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SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Commissione AGRICOLTURA E PRODUZIONE AGROALIMENTARE (9ª) 159 VALLARDI La seduta inizia alle ore 13,05. IN SEDE REFERENTE Disposizioni in materia di limitazioni alla vendita sottocosto dei prodotti agricoli e agroalimentari e di divieto delle aste a doppio ribasso per l&#39;acquisto dei medesimi prodotti. Delega al Governo per la disciplina e il sostegno delle filiere etiche di produzione DDL 1373 Disposizioni in materia di limitazioni alla vendita sottocosto dei prodotti agricoli e agroalimentari e di divieto delle aste a doppio ribasso per l'acquisto dei medesimi prodotti. Delega al Governo per la disciplina e il sostegno delle filiere etiche di produzione (Seguito e conclusione dell'esame) Prosegue l'esame, sospeso nella seduta del 2 marzo. Il presidente VALLARDI comunica che è pervenuto il parere della Commissione bilancio sul nuovo emendamento presentato in Commissione. Sono stati espressi pertanto tutti i prescritti pareri. Avverte che si passa all'esame degli emendamenti. Il relatore TARICCO ( PD ), anche a nome della relatrice Fattori, esprime parere contrario sull'emendamento 1.0.2 e raccomanda l'approvazione degli emendamenti 3.1 e 5.1. Fa presente che sull'emendamento 1.0.2 la Commissione bilancio ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Ricorda altresì che gli emendamenti 3.1 e 5.1 sono diretti a recepire alcune condizioni poste dalla stessa Commissione bilancio al fine di superare problemi di copertura riscontrati sul testo approvato dalla Camera dei deputati. Il sottosegretario BATTISTONI esprime parere conforme a quello dei relatori. Verificata la presenza del prescritto numero di senatori, viene posto in votazione e respinto l'emendamento 1.0.2. Con successive e distinte votazioni vengono posti in votazione e approvati all'unanimità gli emendamenti 3.1 e 5.1. Il presidente VALLARDI avverte che è così conclusa la votazione degli emendamenti e che si passa alle dichiarazioni di voto finali. Il senatore TARICCO ( PD ) preannuncia anche a nome del proprio Gruppo il voto favorevole sul provvedimento, dopo averne ricordato l' iter tortuoso, anche a causa della pandemia sopravvenuta, che ha rallentato la procedura non solo in Commissione di merito. Sottolinea come l'abrogazione del meccanismo delle aste a doppio ribasso è un fatto estremamente positivo anche per il principio che vi è sottinteso, ossia che esiste un sistema di regole nel mercato agricolo che devono essere rispettate anche da coloro che operano nel settore commerciale. Ricorda in conclusione che la pratica contro cui interviene il disegno di legge ha provocato danni particolarmente gravi alla filiera agricola ed è per questo che auspica una rapida conclusione dell' iter anche presso l'altro ramo del Parlamento. Il senatore LA PIETRA ( FdI ) preannuncia il voto favorevole del proprio Gruppo dopo aver ricordato che quella delle aste a doppio ribasso è una pratica illegale che ha danneggiato profondamente molti agricoltori; rimarca come con l'approvazione del provvedimento venga fatto un grosso passo in avanti a tutela del mondo agricolo e di tutta la sua filiera. La senatrice FATTORI ( Misto-LeU ) dichiara il proprio voto favorevole esprimendo grossa soddisfazione per la conclusione dell' iter del provvedimento. Ricorda che oggi la Commissione porta a termine un percorso iniziato la scorsa legislatura e sottolinea come l'ottimo risultato raggiunto sia dovuto in larga parte allo spirito di collaborazione con cui si è lavorato in Commissione. Auspica infine un rapido passaggio alla Camera del provvedimento, in modo tale da giungere alla sua approvazione definitiva nel più breve tempo possibile. La senatrice CALIGIURI ( FIBP-UDC ) annuncia il voto favorevole del proprio Gruppo ricordando come il provvedimento sia stato lungamente atteso dal mondo delle imprese e delle associazioni datoriali; il disegno di legge è di particolare rilievo anche perché pone finalmente in primo piano la tutela del reddito degli agricoltori. La senatrice NATURALE ( M5S ) dichiara il voto favorevole del proprio Gruppo sottolineando l'importanza del lavoro svolto dalla Commissione, ponendo in primo piano il ruolo dei produttori agricoli e la centralità della loro remunerazione. La senatrice LONARDO ( Misto ) annuncia il proprio voto favorevole su un provvedimento fortemente atteso dal mondo agricolo di cui beneficeranno quei 400.000 lavoratori che attualmente vengono sfruttati proprio a causa di tali pratiche. Ricorda altresì come il ricorso ai meccanismi vessatori oggetto del provvedimento ha causato anche un maggiore utilizzo di pesticidi e prodotti chimici in agricoltura, costringendo gli agricoltori a ridurre all'osso i costi di produzione con tutti i mezzi a disposizione. Il senatore BERGESIO ( L-SP-PSd'Az ) annuncia il voto favorevole del proprio Gruppo su un provvedimento che incide positivamente sull'intera filiera agroalimentare sino al consumatore. Grazie al disegno di legge si chiarisce che non spetta al cliente finale la fissazione del prezzo di un prodotto, che invece deve dipendere dall'intero percorso che questo compie lungo la filiera, a partire dai costi di produzione. Un ulteriore aspetto su cui occorrerà lavorare concerne poi la creazione di filiere etiche e di qualità. Conclude ricordando che il testo che si va ad approvare deriva da una proposta di legge presentata due anni fa alla Camera dei deputati da un Gruppo che si trovata allora all'opposizione, un testo su cui oggi si riscontra l'apprezzamento di tutte le componenti politiche. Il presidente VALLARDI , dopo aver ricordato l' iter lungo e sofferto del disegno di legge, sottolinea come - a dispetto di quello che può essere apparso all'esterno - non è in alcun modo imputabile alla Commissione il ritardo con cui si è arrivati all'approvazione odierna bensì alla tempistica con cui altre Commissioni hanno espresso i loro pareri. Ritiene comunque prioritario guardare all'esito finale che ha consentito di giungere all'approvazione del disegno di legge. Il sottosegretario BATTISTONI ringrazia i senatori per l'ottimo lavoro svolto su una problematica che lo ha visto impegnato anche personalmente in Commissione. Rivolge un particolare ringraziamento al Presidente per la capacità di sintesi dimostrata e il coinvolgimento nelle decisioni di tutte le componenti politiche della Commissione. Il presidente VALLARDI pone pertanto in votazione il mandato ai relatori a riferire favorevolmente in Assemblea sul disegno di legge, così come modificato nel corso dell'esame in Commissione, con contestuale autorizzazione a svolgere la relazione oralmente e ad apportare le modifiche di coordinamento che si rendessero necessarie. La Commissione approva. Il presidente VALLARDI rileva che la deliberazione è avvenuta all'unanimità. IN SEDE CONSULTIVA Schema di decreto legislativo recante la disciplina sanzionatoria per la violazione delle disposizioni del regolamento (UE) n. 528/2012 relativo alla messa a disposizione sul mercato e l'uso dei biocidi Doc n. 242 Schema di decreto legislativo recante la disciplina sanzionatoria per la violazione delle disposizioni del regolamento (UE) n. 528/2012 relativo alla messa a disposizione sul mercato e l'uso dei biocidi (Osservazioni alle Commissioni 2 a e 12 a riunite. Esame e rinvio) La relatrice FATTORI ( Misto-LeU ) riferisce sullo schema di decreto legislativo in esame, assegnato alla Commissione agricoltura in sede osservazioni alle Commissioni 2 a e 12 a , e diretto a definire l'apparato sanzionatorio per le ipotesi di violazione delle norme del regolamento n. 528/2012/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 maggio 2012, relativo alla messa a disposizione sul mercato e all'uso dei biocidi. Lo schema è stato predisposto sulla base dell'articolo 2 della legge n. 117 del 2019, che ha delegato il Governo all'adozione di decreti legislativi recanti sanzioni penali o amministrative per le violazioni di obblighi contenuti in direttive europee attuate in via regolamentare o amministrativa. Riguardo al suddetto regolamento europeo, esso ha posto una nuova disciplina (avente efficacia diretta negli Stati membri) in materia di messa a disposizione sul mercato e impiego dei biocidi; questi ultimi sono costituiti dalle sostanze, miscele o articoli che rientrano in una delle seguenti fattispecie: "qualsiasi sostanza o miscela nella forma in cui è fornita all'utilizzatore, costituita da, contenenti o capaci di generare uno o più principi attivi, allo scopo di distruggere, eliminare e rendere innocuo, impedire l'azione o esercitare altro effetto di controllo su qualsiasi organismo nocivo, con qualsiasi mezzo diverso dalla mera azione fisica o meccanica"; "qualsiasi sostanza o miscela, generata da sostanze o miscele che non rientrano in quanto tali nella precedente nozione, utilizzata con l'intento di distruggere, eliminare, rendere innocuo, impedire l'azione o esercitare altro effetto di controllo su qualsiasi organismo nocivo, con qualsiasi mezzo diverso dalla mera azione fisica o meccanica"; un articolo trattato che abbia una funzione primaria biocida. Passando all'esame dell'articolato, l'articolo 1 dello schema specifica l'oggetto del medesimo. L'articolo 2 - oltre a confermare che l'autorità responsabile per l'applicazione del regolamento europeo da parte dell'Italia è il Ministero della salute - fa rinvio alle definizioni poste dalla normativa europea, ponendo inoltre una norma di coordinamento con la nozione di presidio medico-chirurgico. L'articolo 3, comma 1, commina le sanzioni penali dell'arresto fino a tre mesi e dell'ammenda da 1.000 a 10.000 euro per i casi di immissione sul mercato di un prodotto biocida non autorizzato ovvero in forza di un'autorizzazione non più valida o revocata o in violazione delle prescrizioni della medesima autorizzazione; il comma 2 prevede le stesse sanzioni penali per i casi in cui un utilizzatore professionale o industriale impieghi un prodotto biocida non autorizzato o un prodotto biocida autorizzato in violazione delle condizioni di utilizzo indicate nell'autorizzazione. L'articolo 4 commina la sanzione penale dell'ammenda da 1.000 a 10.000 euro per la mancanza o il ritardo della comunicazione richiesta ai fini dell'immissione sul mercato italiano di un prodotto biocida già autorizzato in base alla procedura semplificata disciplinata dal regolamento europeo. L'articolo 5 prevede la sanzione penale dell'ammenda da 1.000 a 10.000 euro per chiunque metta a disposizione sul mercato un biocida autorizzato da un altro Stato membro senza un'autorizzazione o licenza valida per il mercato italiano. La stessa sanzione penale è comminata dal successivo articolo 6 per un'altra serie di fattispecie, tra cui la violazione dell'obbligo di redazione e detenzione della documentazione in materia di esperimenti o test prevista dal regolamento europeo Il comma 1 dell'articolo 7 commina l'ammenda da 1.000 a 10.000 euro per l'ipotesi di immissione sul mercato di un articolo trattato con biocidi in mancanza o in violazione dei relativi presupposti e condizioni stabiliti dal regolamento europeo; i commi 2 e 3 prevedono invece una sanzione amministrativa pecuniaria - da 2.580 a 15.490 euro - per le violazioni delle norme in materia di etichettatura o per le violazioni degli obblighi di eventuali informazioni al consumatore da parte del fornitore. L'articolo 8 stabilisce una sanzione amministrativa pecuniaria - da 3.000 a 18.000 euro - per la violazione dell'obbligo di detenzione o di messa a disposizione dei registri dei prodotti biocidi immessi sul mercato. L'articolo 9 prevede una sanzione amministrativa pecuniaria - da 2.580 a 15.490 euro - per l'ipotesi di immissione sul mercato di biocidi senza il rispetto delle relative norme in materia di classificazione, imballaggio ed etichettatura. L'articolo 10 stabilisce la medesima sanzione amministrativa pecuniaria per l'effettuazione di annunci pubblicitari in materia di biocidi senza l'osservanza delle relative norme del regolamento europeo. L'articolo 11 commina la sanzione penale dell'arresto fino a tre mesi e dell'ammenda da 1.000 a 10.000 euro per l'ipotesi di messa a disposizione sul mercato di un biocida autorizzato in violazione delle misure provvisorie di divieto eventualmente adottate dall'Italia. L'articolo 12 prevede una sanzione amministrativa pecuniaria - da 3.000 a 18.000 euro - per l'ipotesi di messa a disposizione sul mercato di un biocida da parte di un fornitore che, in relazione allo specifico tipo di biocida, non sia iscritto nell'elenco previsto dal regolamento europeo. L'articolo 13 stabilisce la medesima sanzione amministrativa pecuniaria per chiunque ometta di fornire le informazioni richieste in materia di biocidi dall'autorità competente ovvero si sottragga ai controlli effettuati, nonché per la violazione dell'obbligo di notifica di effetti inattesi e nocivi derivanti da biocidi. L'articolo 14 prevede la sanzione penale dell'arresto fino a tre mesi e dell'ammenda da 1.000 a 10.000 euro per i casi di produzione o immissione in commercio di presìdi medico-chirurgici in assenza di autorizzazione o in assenza delle condizioni poste dall'autorizzazione. L'articolo 15 reca le norme generali relative alle sanzioni amministrative: si specifica, tra l'altro, che la competenza per l'accertamento delle relative violazioni e per l'irrogazione delle sanzioni spetta alla regione o provincia autonoma (nel cui territorio sia stata commessa la violazione), ovvero all'ente individuato dalla normativa regionale o provinciale. L'articolo 16 pone le norme di abrogazione esplicita, mentre l'articolo 17 reca le clausole di invarianza degli oneri a carico della finanza pubblica. L'articolo 18 reca infine le norme di coordinamento tra le disposizioni sanzionatorie stabilite dal presente provvedimento e la disciplina transitoria di cui all'articolo 89 del regolamento europeo, secondo la quale per i biocidi possono ancora trovare applicazione, in via temporanea ed in presenza di determinati presupposti, le norme interne. Il seguito dell'esame è quindi rinviato. Proposta di 'Piano nazionale di ripresa e resilienza' Doc Doc. XXVII, n. 18 Proposta di "Piano nazionale di ripresa e resilienza" (Parere alle Commissioni 5 a e 14 a riunite. Seguito dell'esame e rinvio) Prosegue l'esame, sospeso nella seduta del 2 marzo. Il relatore TARICCO ( PD ) ricorda che sono tuttora in fase di svolgimento una serie di audizioni sul documento per le parti di competenza della Commissione: propone pertanto di rinviare alla conclusione di tali audizioni la presentazione di una propria proposta di parere. Ad una richiesta di chiarimenti del senatore BERGESIO ( L-SP-PSd'Az ) riguardo al documento su cui interverrà il parere della Commissione, replica il relatore TARICCO ( PD ) secondo il quale sarà sul testo già presentato dal precedente Governo che si dovrà lavorare e sul quale presumibilmente verranno apportate le modifiche richieste dal Parlamento. Il seguito dell'esame è quindi rinviato. AFFARI ASSEGNATI Fenomeno della cosiddetta 'moria del kiwi' Doc n. 147 Fenomeno della cosiddetta "moria del kiwi" (Seguito dell'esame, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, primo periodo, e per gli effetti di cui all'articolo 50, comma 2, del Regolamento, e rinvio) Prosegue l'esame sospeso nella seduta del 5 marzo 2019. Il presidente VALLARDI ricorda che sull'affare assegnato in titolo si è svolto un ampio ciclo di audizioni che hanno consentito un adeguato approfondimento della problematica. Tale fase può pertanto essere considerata conclusa. Cede quindi la parola al relatore. Il relatore TARICCO ( PD ) presenta e illustra una proposta di risoluzione, pubblicata in allegato, che è già stata trasmessa in via informale agli altri membri della Commissione. Invita pertanto i colleghi senatori a segnalare eventuali suggerimenti ed integrazioni da apportare al testo, al fine di giungere ad una formulazione condivisa. Il seguito dell'esame è quindi rinviato. La seduta termina alle ore 13,40. Allegato SCHEMA DI RISOLUZIONE PROPOSTO DAL RELATORE SCHEMA DI RISOLUZIONE PROPOSTO DAL RELATORE SULL'AFFARE ASSEGNATO N. 147 La Commissione, a conclusione dell'esame, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, primo periodo, e per gli effetti di cui all'articolo 50, comma 2, del Regolamento, dell'affare sulle problematiche del fenomeno della cosiddetta "moria del kiwi", richiamato l'ampio ciclo di audizioni svolto con i soggetti istituzionali competenti e gli esperti nonché il materiale acquisito; premesso che: l'actinidia, o kiwi, è un frutto coltivato con successo a partire dagli anni '70, ed è da subito diventata una coltura in grado di apportare una importante componente di reddito, di ampliamento di offerta commerciale e di allungamento della stagione produttiva e della distribuzione del lavoro per moltissime aziende del comparto frutticolo nazionale; nel quadro di una produzione mondiale di kiwi di circa 3,5 milioni di tonnellate, quasi la metà della quale realizzata in Cina, l'Italia risultava fino a pochi anni or sono, dopo la Cina stessa, il secondo produttore mondiale, davanti alla Nuova Zelanda, arrivando a produrre oltre mezzo milione di tonnellate annue, con una produzione media purtroppo in calo negli ultimi anni; la "moria del kiwi" è una sindrome che colpisce l'actinidia e comporta l'appassimento delle piante, con conseguente perdita della produzione e il disseccamento delle stesse, fino a compromettere in maniera irreversibile, anche nel giro di una sola stagione, l'intero frutteto. Gli apparati radicali delle piante sintomatiche appaiono compromessi e caratterizzati da marcescenza diffusa con capillizio radicale assorbente assente; ad oggi la "moria del kiwi" rimane la più grave malattia dell'actinidia; rispetto ad altre, presenta numerosi aspetti che la rendono enigmatica: non è stato identificato un chiaro ed unico agente eziologico; è multifattoriale ovvero si manifesta in concomitanza di diversi fattori presenti contemporaneamente; non esiste allo stato una cura efficace nonostante si sia cercato di controllare i fattori predisponenti, come gli eccessi idrici nel suolo. Anche a causa della difficile individuazione delle cause, non è stato al momento possibile trovare soluzioni efficaci per contrastarla, e a partire dal 2012, quando apparve per la prima volta nel veronese, si è ormai diffusa in tutti gli areali di coltivazione in Italia; apparsa proprio a Verona nel 2012 (dove ha colpito, ad oggi, circa 2.000 ettari su un totale di 2.500 ettari prima presenti), la moria dell'actinidia si è poi diffusa in Friuli nel 2014 (interessando attualmente 60-80 ettari su un totale di 650 ettari), in Piemonte nel 2015 (dove attualmente interessa 4.000 ettari su un totale di 5.500), nel Lazio nel 2017 (dove si stima una perdita di almeno 1.200 ettari, in forte aumento soprattutto in quest'ultimo anno); vi sono altresì alcune segnalazioni in Calabria nel 2018 e in Romagna a partire dal 2019. La moria è attualmente in ulteriore espansione in tutti gli areali di coltivazione, arrivando a colpire ormai oltre il 25 per cento della superficie nazionale (6.560 ettari su un totale di 25.000 ettari); per il 2020, è stato stimato un danno diretto agli agricoltori di oltre 300 milioni di euro; va altresì considerato che il danno arrecato alle superfici è permanente, a differenza di molte altre calamità per le quali, nell'anno successivo, è possibile tornare alla piena produzione: nel caso della moria del kiwi, invece, si sommano ogni anno le mancate produzioni delle superfici colpite alle nuove, per cui la perdita di produzione è quasi esponenziale. In tale prospettiva, si stima che la perdita economica cumulata sfiori ormai il miliardo di euro; premesso altresì che: dal 2013, data la gravità del problema, alcuni enti locali del veronese e altri enti pubblici (Provincia di Verona e Camera di Commercio, Comuni di Sommacampagna, Valeggio sul Mincio, Villafranca e Sona; Consorzio kiwi del Garda) hanno iniziato a finanziare le prime ricerche, ad opera di CREA ed AGREA Centro Studi, per indagare il fenomeno e cercare di individuarne le cause; la problematica si è rivelato fin da subito estremamente complessa; successivamente, la Regione Veneto dal 2015 e la Regione Piemonte dal 2017 hanno finanziato altri ulteriori progetti, rispettivamente il progetto relativo alla "Individuazione di idonee strategie di contrasto alla moria del kiwi nel veronese", condotto in collaborazione tra Veneto Agricoltura (PD), Consorzio di tutela del kiwi del Garda (VR), AGREA Centro studi (VR) e CREA di Fiorenzuola (PC), e il progetto "Kimor", condotto da Agrion (CN), Università di Torino, Servizio fitosanitario e CREA di Torino. In tutti i progetti sono stati indagati gli aspetti agronomici legati alla struttura del terreno, alla sostanza organica ed alla regimazione delle acque; le ricerche portate avanti, pur avendo permesso di approfondire la conoscenza del fenomeno, non riescono purtroppo ancora a fornire risultati risolutivi: non si è potuto infatti chiarire in modo certo le cause per contenere il fenomeno, e di conseguenza individuare i rimedi più efficaci. Le evidenze preliminari ottenute indicano sì un legame della moria con la sistemazione del terreno, l'acqua e la disponibilità di aria per le radici, ma non permettono ancora di trarre conclusioni univoche, in grado di orientare in modo chiaro scelte su materiali, trattamenti fitosanitari, irrigazione e pratiche agronomiche; rilevato che: i cambiamenti climatici in atto stanno determinando una variazione della piovosità, sia in termini di frequenza che di intensità, e delle temperature, influenzando l'evapotraspirazione delle piante e comportando modificazioni significative sul fabbisogno di apporto idrico, anche alla luce del fatto che gli studi effettuati sulla fisiologia e sull'anatomia del kiwi hanno reso evidente la significativa richiesta di acqua ma anche la estrema sensibilità al ristagno idrico e a condizioni anossiche del suolo; è stato evidenziato che la sommersione sia uno dei fattori importanti nell'eziologia della moria del kiwi, e come essa possa portare, anche rapidamente, a condizioni di anossia in grado di compromettere lo stato fisiologico e le capacità di difesa della pianta; tuttavia, una gestione delle colture che provvedesse il miglioramento dell'aerazione del suolo ed evitasse i ristagni di acqua non è stata sufficiente a prevenire l'insorgenza del fenomeno; peraltro, prove in ambiente controllato svolte dall'Università degli Studi di Udine hanno dimostrato che la moria del kiwi non può essere semplificabile come una mera risposta fisiologica della pianta ai periodi di sommersione, dal momento che la sola applicazione di periodi di sommersione in terreni sterilizzati non ha indotto automaticamente la comparsa dei sintomi, che si sono manifestati invece laddove i terreni erano stati prelevati in siti con moria; anche l'alta temperatura del suolo, riducendo contemporaneamente la diffusione dell'ossigeno nel suolo e la crescita delle radici di kiwi è stata testata come possibile causa, o concausa, del fenomeno. L'apparato radicale dei kiwi è infatti notevolmente sensibile alle alte temperature, dato che a oltre 25 °C la crescita radicale diminuisce, con possibile compromissione di crescita e funzionalità, proprio quando, a causa dell'elevata temperatura estiva, la richiesta di traspirazione da parte delle foglie è più alta. Negli ultimi anni, si è verificato un aumento generale delle temperature, in particolare durante l'estate e nel Nord Italia, anche come probabile effetto dei cambiamenti climatici, con temperature del suolo che hanno raggiunto valori elevati, soprattutto dove il terreno non era ombreggiato dalla chioma. L'effetto combinato di alta temperatura del suolo e ridotta disponibilità di ossigeno potrebbe quindi spiegare il verificarsi dei primi sintomi di moria in nuove piantagioni anche in assenza di eccesso di acqua; i cambiamenti climatici potrebbero non solo influenzare la risposta fisiologica del kiwi, ma anche l'attività e l'equilibrio delle popolazioni microbiche del suolo: ad oggi mancano informazioni affidabili per ipotizzare quali fattori possano aver agito in favore di microrganismi patogeni, tuttavia la temperatura potrebbe ancora una volta rivestire un ruolo importante; negli areali e nelle coltivazioni colpite è stata riscontrata la presenza di una pluralità di microrganismi, anche non presenti tutti contemporaneamente, con forti connessioni con la malattia. Ad oggi, specie di oomiceti appartenenti al genere Phytopythium ( P. vexans , P. helicoides ) sembrano essere quelle maggiormente coinvolte, ma la patogenicità è stata dimostrata anche per gli oomiceti Phytophthora infestans e Phytophthora megasperma , Phytophthora cryptogea , Phytophthora citrophthora ; il fungo Desarmillaria tabescens ; i batteri Clostridium bifermentans e Clostridium subterminale ; l'impiego di portainnesti idonei è stata testata come ipotesi di soluzione da ulteriormente verificare, anche in considerazione del fatto che per molte specie frutticole e orticole con l'impiego di idonei portainnesti sono stati superati o mitigati problemi legati al terreno, sia di origine fisica che patologica. Per l'actinidia questo percorso è appena iniziato, sebbene al momento vi siano pochissimi portainnesti presenti sul mercato, che devono comunque ancora essere valutati in condizioni diverse rispetto a quelle in cui è presente la moria; considerato che: il fenomeno della moria del kiwi è un problema di estrema gravità, che sta mettendo in ginocchio un comparto strategico dell'agricoltura nazionale; esso tuttavia, fino ad oggi, è stato studiato ed affrontato in maniera prevalentemente "locale", con azioni promosse da enti territoriali e di ricerca che hanno interessato specifici areali, peraltro dovendo far i conti con materiali di indagine minori rispetto ad altre specie, in quanto il kiwi è ritenuto da sempre una "coltura facile"; il quadro complessivo delle cause della moria è ancora in attesa di una completa definizione: come si è visto, la struttura del terreno, l'acqua ed i microorganismi appaiono avere un ruolo importante, così come i cambiamenti climatici in atto, con le conseguenti variazioni di piovosità e temperature; anche l'impiego di portainnesti idonei rappresenta una via da perseguire, ma i riscontri sperimentali necessari in tale prospettiva richiedono ancora osservazioni pluriennali; rilevato che: per trovare una soluzione concreta e duratura al problema bisogna conoscere meglio le cause e testare varie ipotesi, e questo è possibile esclusivamente con un apposito programma di ricerca nazionale pluriennale che consenta uno studio multidisciplinare del fenomeno, per indagarne ed approfondirne molti aspetti; le conoscenze di cui oggi disponiamo sono di fatto riconducibili al lavoro che alcuni enti ed istituzioni dei territori maggiormente colpiti hanno messo in campo in termini di ricerca, studio e sperimentazione in questi anni sul tema, dai servizi fitosanitari di Veneto, Emilia Romagna, Piemonte e Friuli Venezia Giulia, al Laboratorio di biotecnologie microbiche applicate all'agricoltura e all'agroindustria di Torino, il Genomic Research Center di Fiorenzuola d'Arda, il Centro di ricerca Olivicoltura, Frutticoltura e Agrumicoltura di Roma del CREA, al Dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali ed Alimentari AGROINNOVA e di Chimica del suolo dell'Università di Torino, il Dipartimento di Scienze agroalimentari, ambientali e animali dell'Università di Udine, all'Agrea Centro Studi, Verona, l'Agenzia Regionale per lo Sviluppo Rurale della regione Friuli Venezia Giulia , Veneto Agricoltura e la Fondazione AGRION per la ricerca, l'innovazione e lo sviluppo tecnologico dell'agricoltura (Piemonte); tutti questi soggetti hanno tentato, proprio per ottenere una maggiore efficacia nel loro lavoro, di darsi una sorta di coordinamento spontaneo, che ha dovuto però scontare carenze dovute alle ridotte risorse e ad una non sufficiente strutturazione coordinata del lavoro; rilevato in conclusione che: presso il MIPAAF è stato istituito nel mese di settembre 2020, su indicazione del Comitato Fitosanitario Nazionale, un "Gruppo di lavoro tecnico-scientifico per contrastare la problematica della sindrome della «moria di kiwi»", con l'obiettivo di "coordinare le attività di ricerca e definire linee guida per la gestione di questa emergenza" di cui faranno parte il Servizio fitosanitario centrale, il CREA-DC, e i Servizi fitosanitari regionali interessati, con tre esperti, coinvolgendo anche le istituzioni di ricerca dei territori, ed hanno già comunicato la loro partecipazione i Servizi fitosanitari di Lazio, Veneto, Piemonte, Friuli Venezia Giulia, Emilia-Romagna e Calabria; il gruppo di lavoro dovrà definire i criteri di indagine per determinare le aree in cui si manifesta il fenomeno; indicare le misure utili a rallentarlo; stabilire le linee di ricerca multidisciplinari che affrontino gli aspetti legati alla relazione clima - suolo, alla fisiologia della pianta, nonché agli organismi nocivi secondari"; per quanto premesso, considerato e rilevato, si impegna il Governo: 1. a dedicare la massima attenzione e mettere in campo risorse umane ed economiche adeguate al grave fenomeno della "moria del Kiwi", al fine di giungere ad identificarne le reali cause e di trovare soluzioni adeguate, tutelando gli impianti ancora efficienti ed in essere e salvaguardando le prospettive della coltura dell'actinidia nelle sue diverse varietà, proprio per il suo ruolo così importante assunto nella frutticoltura del nostro paese; 2. a prevedere in particolare il coinvolgimento degli Enti e delle Istituzioni che stanno lavorando sul tema nei molti territori colpiti da questa moria in questi anni nel "Gruppo di lavoro tecnico-scientifico per contrastare la problematica della sindrome della «moria di kiwi»", o di tavolo con funzioni similari, al fine di coordinare le attività di ricerca e definire le linee guida per una gestione sempre più efficiente ed efficace dell'emergenza; 3. a sostenere con un adeguato progetto complessivo, dotato delle risorse necessarie, un programma di ricerca dedicato, valorizzando il lavoro fatto finora dai diversi soggetti interessati (campi prova, impianti commerciali monitorati ed esperimenti messi a punto in condizioni controllate) quale punto di partenza per un progetto nuovo, con linee di ricerca che dovrebbero indagare quanto meno i seguenti aspetti: a) agronomico, gestione del suolo, dell'acqua e dell'irrigazione, interazione pianta-suolo e pianta-acqua, anche valutando: - la protezione dagli eccessi termici estivi tramite interventi di irrigazione sovrachioma, utile anche per la protezione dalle gelate primaverili, come auspicato nella difesa da batteriosi da PSA, e di irrigazione sottochioma per nebulizzazione per proteggere il suolo dal surriscaldamento e favorire uno sviluppo più esteso e meglio distribuito dell'apparato radicale rispetto all'irrigazione a goccia; - l'effetto delle temperature del periodo invernale in quanto gli inverni miti possono creare in Actinidia squilibri nello sviluppo vegetativo/produttivo dell'anno successivo; il monitoraggio delle temperature invernali andrebbe effettuato ed analizzato come possibile indice di rischio in relazione alla fisiologia della pianta così da poter ipotizzare e programmare interventi agronomici adeguati; - la protezione dall'eccessiva esposizione alla radiazione solare tramite ombreggiamento durante il ciclo vegetativo; - l'interazione con la batteriosi (PSA). La comparsa della moria dopo la diffusione della PSA ed il fatto che i microrganismi recentemente isolati nelle radici di piante sintomatiche siano per lo più patogeni opportunisti induce a ipotizzare che l'indebolimento indotto dalla batteriosi, che è ormai considerata endemica, o possibili squilibri ormonali/fisiologici dovuti all'uso di prodotti per la difesa e la prevenzione della malattia possano aver contribuito a favorire la diffusione della moria; - il miglioramento della qualità delle acque di irrigazione. È possibile migliorare l'apporto di ossigeno a livello radicale arricchendo l'acqua di irrigazione o con prodotti specifici. Inoltre, il rischio di apporto di microrganismi potenzialmente dannosi con le acque irrigue (così come con gli ammendanti) deve essere valutato per escludere possibili sinergie negative. b) microbiologico, analisi degli agenti biotici (singoli e come consorzi microbici, patogeni e agenti utili) presenti nel terreno e nelle radici in diverse condizioni, con approcci ad ampio spettro quali l'analisi metagenomica per evidenziare funghi e batteri presenti e loro comunità; c) fitopatologico, con approfondimenti eziologici: principalmente studi sui patogeni e sulle dinamiche che portano alla degradazione radicale (interazione ospite/patogeni, valutazione delle condizioni ambientali favorevoli/sfavorevoli per l'aggressività dei patogeni più comuni, studio della velocità di degradazione degli apparati radicali), e lavoro sui portainnesti resistenti al fine di fornire risposte reali per la lotta contro la malattia; d) pedologico, ovvero analisi della tessitura e della struttura del suolo, per correlare tutte le osservazioni con le condizioni chimico-fisiche del terreno, analisi chimica e metabolomica, per evidenziare la presenza di sostanze tossiche o metaboliti rilasciate dai microorganismi o dalle piante in condizioni di stress; e) fisiologico, mediante analisi della fotosintesi, traspirazione, efficienza d'uso dell'acqua, nutrizione, bilancio ormonale, crescita epigea (analisi multispettrale puntuale e aerea) ed ipogea (rizotroni), produzione e qualità; f) genomico, ovvero studio della risposta agli stress mediante analisi dei geni chiave implicati nelle diverse vie metaboliche in situazioni di moria vs sano; g) genetico, ovvero valutazione del germoplasma per la ricerca di portainnesti tolleranti e relativa affinità, portamento, produzione quali-quantitativa, e miglioramento genetico; h) climatologico, ovvero analisi climatiche (storiche e monitoraggio real-time) dell'ambiente e del suolo, mitigazione degli eventi che causano stress nelle piante; 4. ad istituire in ogni caso un coordinamento nazionale di lavoro per la sperimentazione, dotato delle risorse necessarie per la mappatura della diffusione, il monitoraggio e la valutazione di nuovi prodotti o soluzioni, che non disperda le sperimentazioni territoriali in atto nelle varie regioni colpite, per la definizione di linee guida e protocolli per la gestione del suolo in frutticoltura, prevedendo la più ampia divulgazione dei risultati raggiunti nei territori, nelle realtà aziendali, anche a livello tecnico.