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SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Commissione AGRICOLTURA E PRODUZIONE AGROALIMENTARE (9ª) 182 VALLARDI La seduta inizia alle ore 14,05. SULL'ORDINE DEI LAVORI Il presidente VALLARDI propone di invertire l'ordine del giorno della seduta, iniziando con l'esame degli affari assegnati. La Commissione conviene. AFFARI ASSEGNATI Problematiche del settore agrumicolo in Italia Doc n. 148 Problematiche del settore agrumicolo in Italia (Seguito dell'esame, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, primo periodo, e per gli effetti di cui all'articolo 50, comma 2, del Regolamento, e rinvio) Prosegue l'esame, sospeso nella seduta dell'8 giugno. La senatrice ABATE ( Misto ) reputa inammissibile il comportamento del Governo che, trascorse ormai diverse settimane dalla presentazione della proposta di risoluzione, non è ancora in grado di fornire le risposte necessarie per concludere l'esame di questo importante affare assegnato. La senatrice abbandona pertanto per protesta l'aula della Commissione. Il presidente VALLARDI manifesta rincrescimento per la decisione assunta dalla senatrice e, dopo aver rilevato che non esiste alcuna volontà da parte della Commissione di ostacolare la prosecuzione della discussione, auspica che sin dalla prossima settimana l'esame dell'affare assegnato possa giungere a conclusione. Il seguito dell'esame è quindi rinviato. Problematiche del settore dell'apicoltura Doc n. 338 Problematiche del settore dell'apicoltura (Seguito e conclusione dell'esame, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, primo periodo, e per gli effetti di cui all'articolo 50, comma 2, del Regolamento. Approvazione della risoluzione: Doc . XXIV, n. 42) Prosegue l'esame, sospeso nella seduta dell'8 giugno. Il relatore TARICCO ( PD ) presenta ed illustra una nuova proposta di risoluzione, pubblicata in allegato, in cui sono presenti ulteriori aggiustamenti rispetto al testo precedentemente presentato. Su tale nuova proposta, fatta circolare informalmente tra i colleghi della Commissione, sono state già recepite le indicazioni positive da parte del Ministero competente. Il rappresentante del GOVERNO esprime parere favorevole su tutti gli impegni proposti dal relatore nella risoluzione. Tuttavia, per quanto concerne l'ultimo punto, relativo agli apicoltori produttori di idromele, fa presente che il parere è favorevole per quanto di competenza. Sottolinea infatti come vada tuttavia verificata la compatibilità con la normativa unitaria, in quanto disposizioni nazionali che ignorassero le norme sovraordinate dell'Unione europea esporrebbero lo Stato all'apertura di una procedura di infrazione da parte della Commissione europea. L'idromele è una bevanda alcolica fermentata che, al pari del vino e delle altre bevande alcoliche, è soggetta al regime dell'accisa mentre l'articolo 37 del Testo Unico delle Accise (TUA) detta disposizioni semplificative in materia di accisa con riferimento ai piccoli produttori di vino, individuati in base alla produzione media annua di prodotto (1.000 ettolitri anno). In relazione a tale soglia produttiva il TUA prevede che i soggetti piccoli produttori di vino non siano tenuti agli obblighi previsti per la generalità dei soggetti che producono bevande alcoliche (tra i quali rientrano: regime del deposito fiscale, obblighi relativi alla circolazione dei prodotti soggetti, contabilità di deposito). In tale contesto il rappresentante del Governo evidenzia che l'articolo 15 della direttiva (UE) 2008/118/CE, al par. 2, impone che la fabbricazione dei prodotti sottoposti ad accisa debba avvenire in un deposito fiscale. Tale previsione è derogata, ai sensi dell'articolo 40 della medesima direttiva (UE) 2008/118/CE, per i piccoli produttori di vino per i quali, peraltro, i suddetti obblighi (contabilizzazione della produzione, inventari e controllo della circolazione) sono assolti mediante il rispetto delle specifiche disposizioni relative al settore vitivinicolo. Il dettato derogatorio contenuto nel citato articolo 40 della direttiva 2008/118/UE non contempla la generale produzione dell'idromele o di altre bevande fermentate. Il relatore TARICCO ( PD ) prende atto di quanto precisato dal rappresentante del Governo facendo presente che di norma gli agricoltori produttori di idromele non raggiungono dimensioni paragonabili a quelle dei produttori di vino. Concorda ovviamente con la necessità di verificare la compatibilità di tale previsione con quanto previsto a livello comunitario. Nessun altro chiedendo di intervenire, si passa alla fase delle dichiarazioni di voto. Il senatore BERGESIO ( L-SP-PSd'Az ) ringrazia il relatore per aver portato all'esame della Commissione un settore che, mai come oggi, ha bisogno di un'attenzione particolare e di interventi di sostegno da parte del Governo. Pone in particolare rilievo le necessità di modificare la direttiva miele nonché l'opportunità di intervenire sull'etichettatura dei prodotti attinenti a questo settore, nonché l'esigenza di giungere ad una definizione chiara del prodotto che giunge sulle tavole dei consumatori; ulteriori aspetti che sottolinea riguardano poi la questione delle aliquote IVA nonché i registri di carico e scarico per chi opera nel settore. Preannuncia in conclusione il voto favorevole del proprio Gruppo. La senatrice FATTORI ( Misto ) ringrazia il relatore per il lavoro svolto che ha portato all'attenzione della Commissione un tema di assoluto rilievo. Reputa importantissimo il tema dell'etichettatura dei prodotti al fine di poter risalire in modo chiaro all'origine del miele e sottolinea altresì le importanti previsioni concernenti l'IVA sulla pappa reale e la possibilità di estendere ai produttori di idromele determinate agevolazioni, sperando che comunque il tema venga affrontate in sede europea. Dopo aver ricordato che la protezione degli insetti impollinatori riveste nella fase attuale un ruolo strategico anche nella lotta per la biodiversità, preannuncia il voto favorevole di Sinistra italiana sulla proposta del relatore. La senatrice GALLONE ( FIBP-UDC ) ringrazia anzitutto il relatore per la capacità di ascolto dimostrata che ha consentito di recepire nella risoluzione proposte provenienti dalle diverse parti politiche. Ricorda che, in quanto componente anche della Commissione ambiente, è ben consapevole del ruolo delle api anche come spie biologiche nonché delle necessità di tutelare l'attività degli apicoltori che svolgono un ruolo fondamentale a tutela dell'agricoltura e dell'ambiente. Ricorda che quest'anno il settore è stato caratterizzato da una riduzione del prodotto significativa, sino al 70-80 per cento di produzione in meno rispetto agli anni precedenti, per cui sono indispensabili interventi di sostegno. Anche sui danni causati alle api dai pesticidi è necessaria maggiore attenzione, facendo presente che norme di tutela già esistono ma vanno piuttosto migliorate le attività di controllo anche da parte degli enti locali. Dopo aver ricordato che per i numerosi giovani agricoltori che si stanno avvicinando a tale comparto andrebbero previste specifiche misure di sostegno, preannuncia in conclusione il voto favorevole del proprio Gruppo. La senatrice NATURALE ( M5S ) sottolinea la centralità del settore apistico non soltanto per l'agricoltura ma per l'intero ecosistema e ringrazia il relatore per l'eccellente lavoro di sintesi delle tante istanze presentate in Commissione. Tra gli altri, pone in rilievo il tema dei controlli sui prodotti che arrivano sul mercato nonché la necessità di una etichettatura trasparente che non tragga in inganno i consumatori. Preannuncia in conclusione il voto favorevole del proprio Gruppo. Il senatore LA PIETRA ( FdI ) ringrazia il relatore per la sua capacità di sintetizzare le tante priorità manifestate dai senatori della Commissione. Ricorda tutti gli importanti argomenti trattati dalla risoluzione in favore del settore apistico, dall'attuazione della PAC al sostegno delle criticità stagionali, dagli interventi in favore del miele nazionale alle semplificazioni normative per il settore dell'apicoltura. Segnala inoltre che quando la Commissione decide di abbandonare le posizioni ideologiche è in grado di raggiungere importanti risultati condivisi da tutti. In conclusione preannuncia il voto favorevole del proprio Gruppo. La senatrice BITI ( PD ) esprime apprezzamenti per il relatore che ha tenacemente portato all'attenzione della Commissione un tema di importanza centrale per l'intero comparto agricolo. Rileva altresì favorevolmente l'intento unitario che ha caratterizzato i lavori di tutti i componenti della Commissione. In conclusione preannuncia il voto favorevole del proprio Gruppo. Nessun altro chiedendo di intervenire, verificata la presenza del prescritto numero di senatori, la proposta di risoluzione viene posta in votazione ed approvata all'unanimità. Affare sui danni causati all'agricoltura dall'eccessiva presenza della fauna selvatica Affare sui danni causati all'agricoltura dall'eccessiva presenza della fauna selvatica Doc n. 337 Danni causati all'agricoltura dall'eccessiva presenza della fauna selvatica (Seguito dell'esame, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, primo periodo, e per gli effetti di cui all'articolo 50, comma 2, del Regolamento, e rinvio) Prosegue l'esame, sospeso nella seduta dell'8 giugno. Il relatore LA PIETRA ( FdI ) rileva come non sia stato ancora possibile giungere ad una formulazione unanimemente condivisa della risoluzione conclusiva sull'affare assegnato. Intende tuttavia provare a ricercare ancora una soluzione possibilmente non andando oltre la prossima settimana. Il presidente VALLARDI , auspicando che per la prossima settimana sia possibile giungere ad una proposta condivisa, propone di rinviare il seguito dell'esame alla prossima settimana. La Commissione conviene. Il seguito dell'esame è quindi rinviato. IN SEDE REDIGENTE Norme per la valorizzazione e la promozione dei prodotti agricoli e alimentari provenienti da filiera corta, a chilometro zero o utile DDL 878 Norme per la valorizzazione e la promozione dei prodotti agricoli e alimentari provenienti da filiera corta, a chilometro zero o utile (Seguito della discussione e rinvio) Prosegue la discussione, sospesa nella seduta dell'11 maggio. Il presidente VALLARDI comunica che sono stati presentati 65 emendamenti ed un ordine del giorno riferiti al disegno di legge, pubblicati in allegato. Considerato che il termine per la presentazione degli emendamenti e degli ordini del giorno è scaduto lo scorso venerdì, propone di rinviare ad una successiva seduta la fase di illustrazione e discussione degli emendamenti. La Commissione conviene. Il seguito della discussione è quindi rinviato. SULLA PUBBLICITA' DEI LAVORI Il presidente VALLARDI comunica che, ai sensi dell'articolo 33, comma 4, del Regolamento, è stata richiesta l'attivazione dell'impianto audiovisivo e che la Presidenza del Senato ha fatto preventivamente conoscere il proprio assenso. Non essendovi osservazioni, tale forma di pubblicità è adottata per il prosieguo dei lavori. SINDACATO ISPETTIVO Interrogazione Il sottosegretario CENTINAIO risponde all'interrogazione n. 3-02496 presentata dal senatore Bergesio e da altri senatori facendo presente che il Ministero segue con particolare attenzione la tematica dedicandovi la massima attenzione, promuovendo ed adottando iniziative a tutela dei prodotti agroalimentari nazionali e ponendo in prima linea la tutela del consumatore. Nel condividere le preoccupazioni espresse nell'interrogazione, con particolare riguardo al caso specifico rappresentato, evidenzia che l'etichettatura di origine assume per il Paese e per il Mipaaf una importanza strategica. La tutela dei prodotti agroalimentari tipici e di qualità, il loro legame con il territorio, costituisce per l'Italia una esigenza primaria, radicata profondamente con la sua storia, tradizione e cultura che ne determina l'immagine nel mondo, e costituisce l'elemento distintivo ed il punto di forza del Made in Italy. Il compito dell'etichettatura è quello di fornire al consumatore un'informazione aggiuntiva, incentivando e spingendo su una comunicazione e giusta cultura della nutrizione, non soltanto al fine della valorizzazione del prodotto stesso, ma anche per la lotta alla contraffazione e al contrasto del fenomeno dell' Italian sounding. Evidenzia, inoltre, che, nelle more dell'adozione degli atti di esecuzione da parte della Commissione europea, ai sensi dell'articolo 26 del regolamento (UE) n. 1169/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio del 25 ottobre 2011, relativo alla fornitura di informazioni sugli alimenti ai consumatori, al fine di garantire una maggiore sicurezza e trasparenza verso i consumatori, l'Amministrazione, attraverso una serie di decreti per prodotti specifici (riso, latte e derivati ecc.), ha introdotto obblighi in materia di indicazione dell'origine degli stessi. Attesa una modifica del regolamento (UE) n. 1169/2011, in corso di elaborazione, con particolare riguardo agli articoli relativi all'etichettatura, assicura che il Governo è impegnato a sostenere in ambito europeo una armonizzazione della disciplina dell'etichettatura obbligatoria dell'origine della materia prima. Da ultimo, ricorda che in data 10 giugno u.s., sono stati accolti gli impegni da parte del Governo, presentati dallo stesso interrogante ed altri Senatori, con le mozioni in aula Senato, relative al Made in Italy , che hanno visto tutte la parti politiche firmatarie delle mozioni, concordi sul tema. In particolare, relativamente alla mozione 371, il Governo ha riconosciuto l'estraneità alla nostra cultura alimentare dell'utilizzo per il consumo umano delle larve. Il Governo, dunque, si muove, in questa direzione, a tutela della distintività del cibo italiano, esprimendo con vigore, sia a livello europeo che internazionale, la contrarietà del Paese, al consumo umano delle larve. Conclude rassicurando che l'obiettivo, particolarmente attenzionato dal Dicastero, è contrastare qualsiasi iniziativa discriminatoria nei confronti del modello alimentare basato sui principi della dieta mediterranea, al fine di difendere la salute dei consumatori da sistemi di etichettatura fuorvianti ed ingannevoli. Il senatore BERGESIO ( L-SP-PSd'Az ) ringrazia il Sottosegretario per la risposta e si dichiara soddisfatto. Sottolinea come sia necessario tutelare il Paese da quanto viene imposto dall'Unione europea a danno dell' Italian sounding e del Made in Italy e ricorda come la scorsa settimana l'Aula del Senato ha approvato una importante mozione in cui si è impegnato il Governo, tra le altre cose, a valorizzare e promuovere le eccellenze agroalimentari italiane riconoscendo l'estraneità alla nostra cultura alimentare dell'utilizzo per il consumo umane delle larve. Il presidente VALLARDI dichiara concluso lo svolgimento dell'interrogazione all'ordine del giorno. SCONVOCAZIONE DELLA SEDUTA PLENARIA E DELL'UFFICIO DI PRESIDENZA CONVOCATI DOMANI Il presidente VALLARDI avverte che la seduta plenaria già convocata domani, mercoledì 16 giugno, alle ore 13,30, è sconvocata e che la riunione dell'Ufficio di Presidenza integrato dai rappresentanti dei Gruppi per la programmazione dei lavori, prevista domani al termine della stessa seduta, non avrà luogo. Prende atto la Commissione. La seduta termina alle ore 14,45. Allegato RISOLUZIONE APPROVATA DALLA COMMISSIONE RISOLUZIONE APPROVATA DALLA COMMISSIONE SULL'AFFARE ASSEGNATO N. 338 ( Doc. XXIV, n. 42) La Commissione, a conclusione dell'esame, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, primo periodo, e per gli effetti dell'articolo 50, comma 2, del Regolamento, dell'affare sulle problematiche del settore dell'apicoltura, richiamato l'ampio ciclo di audizioni svolto con i soggetti istituzionali competenti e gli esperti nonché il materiale acquisito; premesso che: le api e gli altri impollinatori garantiscono, mediante l'impollinazione, la riproduzione di molte piante coltivate e selvatiche, contribuendo naturalmente alla produzione e alla sicurezza alimentare, nonché alla tutela della biodiversità, in Italia, in Europa e nel resto del mondo, e nonostante questo, purtroppo, la loro importanza non è sufficientemente riconosciuta, ed è spesso data anzi per scontata, mentre per esempio negli Stati Uniti ogni anno si spendono due miliardi di euro per l'impollinazione artificiale; secondo uno studio dell'INRA (Istituto Nazionale per la Ricerca Agronomica francese), finanziato dall'UE, il venir meno del ruolo delle api comporterebbe un costo di 153 miliardi di euro a livello mondiale, pari al 10 per cento del valore di mercato dei prodotti alimentari, e circa l'84 per cento delle specie coltivate in Europa dipende dall'impollinazione degli insetti, come anche il 70 per cento delle principali colture utilizzate nel mondo per il consumo umano, e basterebbero questi dati a sottolineare l'importanza e la necessità di proteggere gli insetti impollinatori; i recenti studi condotti dall'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura (FAO) dimostrano come l'incremento della densità e della varietà degli insetti impollinatori abbia un impatto diretto sulla produttività dei raccolti, e come ciò, globalmente, si possa stimare soprattutto per i piccoli agricoltori in aumento della loro produttività media di oltre il 20 per cento; la Commissione UE, alla luce di stime che valutano in circa 5 miliardi di euro la produzione agricola annuale europea attribuibile direttamente agli impollinatori, per affrontarne il declino, ha avviato una consultazione pubblica su un'iniziativa a loro tutela, ed ha invitato scienziati, agricoltori e imprese, organizzazioni ambientali, autorità pubbliche e cittadini a intervenire con contributi. Premesso altresì che : il modello di vita e di attività degli ultimi decenni, con mobilità di persone e di merci sempre più globalizzate ed interattive, ha incentivato, e vieppiù accelerato e rafforzato, l'interscambio di tecnologie e di merci tra aree di ogni longitudine e di ogni latitudine, intensificando le correlazioni e le interdipendenze tra economie, sistemi e modelli di vita, creando inevitabilmente le condizioni, nonostante gli sforzi e le azioni di prevenzione per evitarlo, di una maggiore e più accelerata mobilità ed approdo nelle varie realtà anche di parassiti, organismi e patologie nei vari contesti prima mai conosciute, anche con effetti e conseguenze allo stato non compiutamente valutabili; il consolidarsi nei decenni passati di un modello di produzione agricola basato in larga parte sulla specializzazione e sulla massimizzazione delle rese per ettaro e abbattimento dei costi di produzione, con il conseguente uso crescente di diserbanti e di prodotti fitosanitari, miranti in molti casi più alla eliminazione delle manifestazioni e delle conseguenze di un disequilibrio ambientale, che non alla ricostruzione dell'equilibrio compromesso, ha oggettivamente, per una stagione non breve, contribuito a comprimere la biodiversità, e anche in alcuni casi a generare e riversare pesanti conseguenze ambientali. Gli effetti di tale tendenza hanno evidenziato la necessità e la urgenza di correzioni di rotta e di approcci diversi che, anche grazie allo stimolo ed al sostegno delle politiche messe in atto dalla Unione Europea, hanno orientato ed accompagnato un intensificarsi di studi, di ricerche, di sperimentazioni ed applicazioni finalizzate ad una agricoltura più attenta all'ambiente, alla biodiversità e alla sostenibilità prospettica, ed indirettamente anche alla creazione di migliori condizioni di vita per api ed impollinatori in genere. Sono significativamente cresciute l'agricoltura biologica e forme di agricoltura integrata ed in generale più ampiamente sostenibili e salubri per l'uomo, per gli animali e per l'ambiente. A questa rinnovata sensibilità ha sicuramente contribuito anche la comunità apistica, che ha saputo sviluppare una propria capacità autonoma di denuncia, di sensibilizzazione e di proposta, verso istituzioni e categorie produttive, anche a partire da crescenti conoscenze scientifiche ed esperienze di campo; la consapevolezza che l'agricoltura è al tempo stesso uno degli attori ambientali più importanti ed un imprescindibile custode ed attivatore della qualità del contesto territoriale e della fertilità dello stesso, ha portato a compiere scelte importanti per la natura, per gli animali e anche e soprattutto per il comparto apistico. Si è così giunti per la prima volta alla introduzione di importanti divieti e limiti ad alcune famiglie di insetticidi e ad alcune molecole biocide che avevano avuto un impatto devastante sulla salute di api, impollinatori e ambiente, riconoscendo alle api, e agli apicoltori, il ruolo di indispensabili partner dell'agricoltura di oggi e di domani. Premesso inoltre che secondo i più recenti dati dell'Osservatorio Nazionale Miele e di ISMEA, l'Italia risulterebbe il quarto paese europeo per numero di alveari (1,6 milioni), dopo Spagna (3 milioni di alveari), Romania e Polonia (rispettivamente 2 e 1,7 milioni di alveari), con una consistenza in aumento del 7,5 per cento nel 2019 rispetto all'anno precedente; l'effettiva produzione italiana di miele sempre secondo i dati dell'Osservatorio Nazionale Miele e di ISMEA, per l'anno 2019 si è attestata su circa 15 mila tonnellate, contro una produzione nazionale attesa di 23 mila tonnellate. La produzione 2020 in leggero recupero si sarebbe invece assestata intorno alle 18.500 tonnellate; la produzione di miele, come sopra accennato, proviene da oltre 1,6 milioni di alveari, di cui oltre 780 mila stanziali e 650 mila nomadi; una piccola quota residua è poi rappresentata da alveari non meglio classificati. Il 74 per cento degli alveari totali (oltre 1.230.000), sono gestiti da apicoltori commerciali che allevano le api per professione. La grande prevalenza di alveari detenuti da apicoltori con partita IVA sottolinea l'elevata professionalità del settore e l'importanza del comparto nel contesto agro-economico. Nel 2019 sono stati quasi oltre 190 mila gli alveari che hanno prodotto miele biologico, mentre quasi 1,4 milioni di alveari producono miele convenzionale. Nei primi 6 mesi del 2020 tali alveari sono saliti rispettivamente a quasi 210 mila e a 1,45 milioni; a livello geografico la produzione è diffusa in tutte le regioni (con le maggiori concentrazioni in Piemonte con oltre 5 mila tonnellate stimate, Toscana con oltre 3 mila tonnellate, Emilia-Romagna con oltre 2 mila tonnellate) Dai dati produttivi medi stimati per regione emergerebbe una resa media per alveare, per le aziende professioniste che praticano nomadismo, di circa 13 kg/alveare per le regioni del Nord e del Centro e circa 25 kg/alveare per le regioni del Sud e delle Isole, con una resa media a livello nazionale di circa 18 kg/alveare; dopo il picco del 2018, le importazioni italiane di miele si sono ridimensionate nel 2019, riducendosi del 12 per cento, ed il trend sembrerebbe in flessione anche nel 2020, contestuale riduzione si sarebbe avuta anche nell' export con un calo in valore anche del 25 per cento. Principale provenienza dell'import resta l'Ungheria, dalla quale provengono il 42 per cento dei volumi importati; dal 2015 al 2019 la spesa per gli acquisti domestici di miele è cresciuta dell'8,8 per cento a fronte di un incremento del 4 per cento dei volumi. Tale dinamica, tuttavia, è il saldo tra un triennio di risultati estremamente positivi (dal 2015 al 2017) e il ripiegamento accusato nel biennio 2018 e 2019. Nel 2020 gli acquisti di miele hanno registrato una tendenza di crescita dei consumi con un recupero delle vendite. Considerato che: per quanto concerne l'aspetto produttivo, come registrato anche nei rapporti annuali ISMEA, la produzione del miele italiano è da alcuni anni in forte calo in tutto il Paese. Per quanto concerne la campagna 2020, sebbene in lieve recupero rispetto al 2019, è proseguita la tendenza negativa delle produzioni su gran parte del territorio nazionale e quella 2021 non sta dando al momento nuovi motivi di speranza. Molto eterogenee e complessivamente deludenti, tranne che per alcune eccezioni in specifiche aree vocate, le produzioni dei monoflora di punta sia per il Nord (l'acacia) che per il Sud (gli agrumi) e una annata pessima per la sulla; diversi fattori fra loro concomitanti e spesso sovrapponibili risulterebbero aver inciso negativamente sulla produzione di miele: - I cambiamenti climatici con il susseguirsi di inverni miti e siccitosi a ritorni di freddo primaverili repentini e l'intensificarsi di fenomeni estremi quali grandine, alta ventosità e precipitazioni torrenziali che hanno comportato una serie di conseguenze negative, dirette ed indirette, sullo sviluppo delle piante e sul benessere delle api. I fenomeni atmosferici avversi, producendo effetti negativi sulla produzione di nettare di molte specie vegetali, hanno generato prolungati stati di stress alimentare nelle colonie di api e hanno costretto gli apicoltori a nutrizioni artificiali di soccorso, molto dispendiose dal punto di vista economico, ed hanno, in molti casi, ridotto drasticamente o azzerato le produzioni; - l'attuale modello di produzione agricola, con significativo utilizzo di fitofarmaci e diserbanti, peraltro non sempre rispettoso delle prescrizioni e delle buone pratiche agronomiche, è anche una delle cause delle criticità e delle mancate o ridotte produzioni in apicoltura. L'impiego di antiparassitari e diserbanti infatti, in alcuni casi rivelatisi poi dannosi e sospesi dall'uso, e spesso utilizzati senza adeguata adozione di pratiche agronomiche per ridurne il contatto con insetti utili, ha riverberato negli anni pesanti conseguenze sulle colonie di api (avvelenamenti, riduzione della popolazione, impatto sulla longevità dell'ape ecc.), soprattutto in areali a maggior concentrazione di colture intensive, quali ad esempio vite, nocciolo, ortofrutta, coltivazioni sementiere; - la riduzione della superficie e delle specie botaniche di interesse apistico: l'antropizzazione e l'introduzione di cultivar ibridate non nettarifere (es. girasole e colza) hanno limitato ulteriormente non solo le produzioni ma la possibilità stessa di far sopravvivere gli alveari senza dovere ricorrere al nomadismo e la stessa gestione agronomica dei terreni marginali, di aree incolte interstiziali e di infrastrutture viarie e idriche di servizio, che ha drasticamente ridotto la possibilità di fioritura di essenze spontanee che sarebbero invece potute diventare fonti di cibo per tutti gli impollinatori; - nuovi nemici delle api: predatori e parassiti anche di nuova provenienza esogena che stanno colonizzando porzioni sempre più vaste della nostra penisola (ad esempio Vespa Velutina, Vespa Orientalis, Aethina Tumida), con un forte impatto sulla salute delle colonie dei territori interessati e una drastica riduzione delle potenzialità produttive degli alveari. Considerato altresì che: relativamente alle problematiche di mercato, nonostante i problemi produttivi evidenziati, e le riduzioni di produzione nazionale, si è registrato negli ultimi anni un calo delle quotazioni dei prezzi del miele nazionale oltre che un'accentuata riduzione della domanda e di conseguenza degli scambi interni e verso l'estero; in un siffatto quadro generale, in cui di norma l'Italia produce circa il 50 per cento del fabbisogno nazionale di miele, tale comportamento anomalo del mercato, anche sulla base delle informazioni e delle indicazioni delle associazioni di rappresentanza del settore, sarebbe motivato e correlato a: - sostituzione di alcune referenze carenti con prodotto di altri Paesi Ue; - crescente import e proposta commerciale di miele asiatico di dubbia qualità e a basso costo; - aumento quantitativo e qualitativo di adulterazioni e frodi, sempre più sofisticate; - insufficiente efficacia dei controlli sul prodotto extra Ue importato; - minore disponibilità economica dei consumatori; - contrazione dei consumi invernali causata dal clima più mite; - carenza di comunicazione sui temi qualitativi. Considerato inoltre che: gli esami di laboratorio che sono stati effettuati negli ultimi anni dal Centro comune di ricerca europeo, ha evidenziato che il 20 per cento dei campioni di miele prelevati presso i posti di frontiera esterna e le sedi degli importatori non rispettava i criteri di composizione e/o i processi di produzione definiti nella direttiva concernente il miele (2001/110/CE), e che il 14 per cento dei campioni rivelava la presenza di zucchero aggiunto, confermando quindi che in Europa continua ad arrivare miele contraffatto e adulterato; il miele è il terzo prodotto più adulterato al mondo e che tale adulterazione causa notevoli danni agli apicoltori italiani ed europei, ed espone i consumatori anche a rischi per la salute; l'articolo 2, paragrafo 4, lettera a), secondo comma, della direttiva sul miele, modificata dalla direttiva 2014/63/UE, stabilisce che, qualora il miele sia originario di più Stati membri o paesi terzi, l'indicazione obbligatoria dei paesi di origine può essere sostituita da una delle seguenti indicazioni, a seconda del caso: "miscela di mieli originari dell'UE", "miscela di mieli non originari dell'UE" o "miscela di mieli originari e non originari dell'UE", e che l'indicazione "miscela di mieli originari e non originari dell'UE" non fornisce informazioni sufficienti ai consumatori, e considerando inoltre che numerose imprese di confezionamento e di distribuzione di miele utilizzano questo tipo di indicazione allo scopo di omettere i reali paesi d'origine e la quantità di miele proveniente da diversi paesi, dal momento che gli acquirenti, sempre più consapevoli, sono diffidenti riguardo ai prodotti alimentari provenienti da alcuni paesi; molti grandi produttori di miele come gli Stati Uniti, il Canada, l'Argentina o il Messico hanno introdotto obblighi di etichettatura del miele molto più rigorosi rispetto alle norme semplificate dell'UE, e che pertanto offrono garanzie molto migliori di quelle dell'Unione per quanto riguarda le informazioni necessarie da fornire ai consumatori; sulla base delle normative vigenti l'Unione Europea, gli Stati membri e l'Italia dovrebbero garantire che tutti i mieli importati anche provenienti da Paesi terzi siano conformi alla definizione di miele nell'UE, e quindi sicuramente incrementare e meglio finalizzare i controlli su prodotto importato. Valutato che: un ruolo importante nell'alterazione delle regole del mercato mondiale del miele, con nefasti effetti su quello nazionale, sarebbe connesso alla disponibilità di ingenti quantità di prodotto proveniente da Paesi extra UE, spesso adulterato con sistemi sofisticati (sciroppi di riso) e difficilmente identificabile come tale ai controlli attualmente in vigore o realizzato con procedimenti industriali di disidratazione, in totale contrasto con la direttiva comunitaria sul miele e con il Codex Alimentarius ; in un contesto generale di grande fluttuazione unitaria e generale delle rese, l'unico paese che non ha manifestato flessioni nella produzione risulterebbe la Cina, con inspiegabili incrementi produttivi non giustificati da analoga crescita del numero di alveari allevati. Questo Paese, principale esportatore mondiale di miele, registra un costante incremento delle capacità produttive accompagnato da una costante stabilità del potenziale teorico. Dal 2013, le importazioni in Unione europea provenienti dalla Cina ammontano mediamente a 80.000 tonnellate l'anno e sono state in costante crescita negli ultimi anni; nel 2019 risulterebbe che il prezzo del miele cinese sia sceso ulteriormente a 1,24 /kg. La sola analisi del prezzo all'importazione può fornire una prima indicazione relativa alla qualità, e motiva più che fondati sospetti. A titolo di esempio, sul mercato interno cinese il miele risulterebbe venduto a un prezzo compreso tra 9,02 e 36,09 /kg mentre il prezzo d'esportazione del miele destinato all'Ue risulta appunto compreso tra 0,90 e 2,71 /kg. Una tale differenza di prezzo autorizza a supporre anche a possibili procedure quanto meno non trasparenti; in Cina, risulterebbe diffusa la prassi di raccogliere miele immaturo, con alto contenuto di acqua, che sarebbe poi conferito a "fabbriche del miele" che provvederebbero a lavorarlo, filtrarlo e deumidificarlo. Tale processo industriale sostituirebbe, di fatto, il processo di maturazione delle api, e priverebbe il prodotto ottenuto di componenti caratteristiche del miele. La modalità cinese di produzione di miele definita dagli standard della Repubblica Popolare della Cina (GB 16740-2014, 2015), che nulla dicono sull'impossibilità di aggiungere o estrarre sostanze dal miele da destinare al mercato o sulla maturazione nei favi dell'alveare, prefigurerebbe produzioni non sempre conformi né al Codex Alimentarius (1981), né alla direttiva 2001/110/CE che individua il miele come sostanza dolce naturale prodotta dalle Apis mellifera, e proibisce l'aggiunta di qualsivoglia ingrediente, congiuntamente alla eliminazione di qualunque componente specifica del miele, conformemente appunto alla norma Codex Alimentarus per il miele (Codex Stan 12-1981); saremmo quindi in presenza di importazioni di prodotto che potrebbe essere definito "miele" secondo la normativa cinese, ma non secondo quella europea e secondo la definizione del Codex Alimentarius . Tutto ciò premesso, considerato e valutato, impegna il Governo: in sede di definizione e di attuazione della PAC: - a promuove una visione rispettosa ed orientata alla salvaguardia e protezione degli impollinatori e alla promozione del loro ruolo vitale per l'agricoltura e l'ambiente; - in particolare nel I pilastro, dare risalto alle misure favorevoli alle api e agli impollinatori previste dalla condizionalità: "Buone condizioni agricole e ambientali" (GAEC) e i "Requisiti di gestione obbligatori" (SMR), assicurando la loro corretta applicazione ; - prevedendo "pacchetti" di misure di sostegno agli impollinatori e alle buone pratiche, per gli agricoltori che attivano innovativi e specifici interventi e colture di interesse per gli impollinatori. Le misure dovrebbero includere anche la diversificazione delle colture, l'impegno reciproco tra apicoltori e agricoltori, anche prevedendo misure più attente e rispettose verso le api e i pronubi, e incentivi alla coltivazione di piante di interesse nettarifero e/o pollinifero e l'inserimento di infrastrutture ecologiche (siepi, stagni, aiuole, strisce di fiori, colture e/o prati permanenti ad alto valore ecologico, bosco); - in merito al II pilastro prevedere: - misure agroambientali e climatiche (AECM) incentrate sui sistemi di produzione rispettosi dell'ambiente, tecnologie di precisione, agricoltura biologica e lotta integrata, energie rinnovabili; - azioni di informazione e formazione degli esperti dei Servizi di consulenza agricola (FAS), sulle esigenze e sui pericoli in cui incorrono gli impollinatori, al fine di poter fornire la migliore consulenza possibile agli agricoltori per la tutela degli impollinatori e per la salvaguardia della biodiversità anche prevedendo che queste azioni siano nel PAN a supporto dei provvedimenti della futura PAC; - incentivi agli investimenti in tecniche non dannose per api e impollinatori (tecniche dropleg, robot autonomi invece di erbicidi, big data, sensori RFID, feromoni, immagini satellitari, agricoltura di precisione, ecc); - azioni per accrescere la conoscenza e per l'innovazione in agricoltura (AKIS) al fine di migliorare le pratiche e la cooperazione in agricoltura, tra coltivatori/allevatori e apicoltori. a coordinarsi con gli altri paesi interessati per ottenere dalla Commissione UE, al fine di favorire le produzioni di qualità, garantire il consumatore e tutelare i produttori italiani ed europei dal rischio di pesanti fenomeni di concorrenza sleale dovuti alla commercializzazione di prodotti apistici di dubbia origine e qualità, e per una efficace azione di contrasto contro le produzioni non conformi: - un nuovo piano di controllo coordinato fra gli Stati membri, almeno per le importazioni di lotti superiori alle 20 tonnellate di miele provenienti da Paesi terzi, per garantire la piena conformità del miele e degli altri prodotti apistici importati con le norme di alta qualità dell'UE, contrastando così sia produttori dei paesi terzi che utilizzano metodi scorretti, sia le aziende di confezionamento e distribuzione che mescolano consapevolmente il miele adulterato di importazione con miele dell'UE, anche attraverso un monitoraggio dei flussi rilevati da Eurostat con una verifica puntuale dei principali partner commerciali di miele proveniente dalla Cina e dalle altre aree di grande importazione, della qualità e della natura degli scambi da questi paesi verso l'Italia; - il riconoscimento, il sostegno, lo sviluppo e la certificazione di metodi di analisi di laboratorio efficaci (analisi melissopalinologiche, microscopiche e polliniche, ma anche tecniche quali la risonanza magnetica nucleare (RMN) e la cromatografia in fase liquida ad alta prestazione (HPLC)) per rilevare ogni marcatore specifico delle api, al fine di individuare casi di adulterazione del miele, anche prevedendo risorse per la formazione di operatori specializzati dedicati, e lo sviluppo di una banca dati ufficiale per il miele, classificando il miele di origini diverse mediante un metodo di analisi comune; - il sostegno alla ricerca per sviluppare e soprattutto validare nuove tecniche di individuazione dell'adulterazione del miele che siano economicamente convenienti per tutti gli operatori, anche attivando o individuando un laboratorio europeo di referenziazione per il miele, con l'obiettivo di verificare l'autenticità del miele e di assistere le autorità di controllo degli Stati membri nell'individuazione delle frodi; - la modifica della cosiddetta "direttiva miele" al fine di: o evidenziare in etichetta tutti i paesi di origine per le miscele di mieli, nonché le percentuali di mieli diversi all'interno della miscela, per permettere distintività e valorizzazione della produzione europea che rispetta severe condizioni di produzione e finalizzato ad una armonizzazione del funzionamento del mercato interno (con particolare riferimento anche alla comprensione dei consumatori (ad es. Repubblica popolare cinese o Cina e non semplicemente RPC)); o fornire definizioni chiare e illustrare le principali caratteristiche del prodotto, ed in ogni caso inserire l'obbligo di indicare paese di origine, per il miele e per i prodotti dell'apicoltura, come miele monoflorale e millefiori, propoli, pappa reale, cera d'api, polline in grani, pane d'api e veleno d'api, come peraltro già richiesto in testi già approvati dallo stesso Parlamento europeo; - di esaminare attentamente, conformemente al disposto del regolamento (UE) 2016/1036, l'importazione massiccia di miele cinese e, in particolare, a controllare le operazioni delle aziende che esportano miele di origine cinese e a valutarne la qualità, il volume e i prezzi di vendita sul mercato del miele dell'Unione; - la possibilità anche nel caso del miele e degli altri prodotti apistici, analogamente ad alcuni prodotti a base di carne o lattiero-caseari, per gli Stati membri di richiedere l'indicazione obbligatoria dell'origine del miele; - un programma di informazione e promozione multipaese sul miele europeo rivolto al mercato interno, che metta in risalto gli standard di produzione europei e italiani, anche con una specifica dotazione nel quadro del programma di lavoro annuale di promozione della Commissione; - la istituzione di un osservatorio europeo del mercato del miele, per rendere il mercato del miele nell'Ue più trasparente, attraverso il monitoraggio economico del settore (prezzi, produzione, stock , importazioni ed esportazioni intra ed extracomunitarie, monitoraggio del prezzo lungo tutta la filiera), con informazioni pertinenti, regolari e affidabili e con la partecipazione dei diversi operatori della catena di commercializzazione; - di orientare maggiormente su qualità ed origine del prodotto, i piani nazionali di campionatura obbligatoria del miele (PNR), incrementando la capacità e il ventaglio dei controlli e delle analisi condotte dagli Stati membri, indirizzandoli in misura maggiore all'individuazione e contrasto di frodi e adulterazione; - la attivazione di campagne di informazione e promozione sulle proprietà nutritive e sui benefici per la salute derivanti dal consumo di miele, anche attivando l'EFSA a formulare indicazioni sulle qualità e sulla salubrità del miele, con particolare attenzione al contenuto di microelementi ed enzimi. Per sostenere le particolari criticità della stagione, a prevedere: - non solo in riferimento alla emergenza da covid-19, ma soprattutto alla crisi che ha colpito il settore apistico già a partire dal 2018 e 2019, un piano di interventi puntuali (microcredito, abbattimento delle commissioni di garanzia, contributi in conto interessi, o accesso a finanziamenti agevolati con garanzie pubbliche, congelamento o dilazione dei pagamenti dei contributi agricoli e di tutti i tributi riguardanti l'apicoltura) soprattutto per le aziende che dall'apicoltura traggono una importante quota del loro sostentamento economico, con riferimento alla riduzione di reddito degli ultimi anni in rapporto ai precedenti, e alla riduzione delle rese produttive in rapporto alle medie rilevate negli anni dall'Osservatorio Nazionale Miele e da ISMEA; - forme di sostegno volte a favorire il progressivo adattamento delle tecniche di allevamento delle api ai cambiamenti climatici, in un'ottica di concreto sostegno e valorizzazione del comparto apistico in chiave ecosostenibile; - incentivi alla creazione di polizze assicurative o fondi mutualistici con contributo pubblico nazionale e comunitario anche per indennizzo dei danni da mancata produzione per il settore apistico; - il massimo impegno nel raggiungimento delle finalità della legge n. 313/2004 per la Disciplina dell'Apicoltura, anche attraverso un aggiornamento del documento programmatico di cui all'articolo 5 della stessa legge, anche con attenzione alla tutela e salvaguardia dell'ape autoctona italiana (sottospecie Ligustica e Sicula o Siciliana ) e delle popolazioni di api autoctone tipiche o delle zone di confine; - ad attivare forme di verifica e controllo sulla cera d'api importata dalla Cina, alla luce del regolamento (UE) n. 1143/2014 sulle specie esotiche invasive, e dei regolamenti sulla salute degli animali e delle piante (regolamenti (UE) 2016/429 e (UE) 2016/2031 rispettivamente, per i rischi di potenziale contaminazione, con possibili conseguenze sulla salute delle api; - un approfondimento scientifico, ed una conseguente forte presa di posizione, ispirati al principio di precauzione, in vista della revisione delle autorizzazioni per l'uso in agricoltura ed in ambiente aperto, di prodotti a base di principi attivi potenzialmente pericolosi per le api (Flupyradifurone, Sulfoxaflor, Glifosato, ecc.); - il miglioramento e potenziamento e strutturazione controlli in campo a seguito di segnalazione di avvelenamenti di api; - la istituzione di una task force operativa interministeriale a tutela del patrimonio apistico nazionale contro predatori o nemici di origine aliena; per il sostegno al mercato del miele nazionale prevedere: - il rafforzamento all'interno della filiera delle procedure di tracciabilità per permettere di avere un'identificazione chiara e immediata dell'origine anche del prodotto sfuso contenuto nei fusti di miele, o di altri contenitori, utilizzato nell'intera filiera; - in ogni caso il rafforzamento nazionale puntuale e organico del controllo sui mieli importati; - l'avvio di campagne promozionali ma soprattutto comunicativo-informative su caratteristiche e distiguibilità del miele italiano; per adeguare e semplificare la normativa per l'apicoltura: - adeguamento del regime fiscale della pappa reale italiana addivenendo ad un chiarimento normativo per la pappa reale, che pur essendo a tutti gli effetti un prodotto agricolo, come da legge n. 313 del 2004 che disciplina l'apicoltura, non viene poi però trattata come tale a fini fiscali, non essendo, infatti, compresa nella prima parte della Tabella A del DPR 633/1972 (disciplina dell'IVA), nella quale sono elencati tutti i prodotti agricoli per la cui cessione effettuata dai produttori agricoli, si applicano per l'IVA le cosiddette aliquote ridotte o a compensazione forfettaria, che ne preveda l'inserimento; - sburocratizzazione delle procedure per la vendita e cessione al dettaglio di prodotti agricoli presso sede aziendale come già avviene per i produttori agricoli che cedono in campo i propri prodotti. L'attività dell'apicoltore è, infatti, ai fini sanitari (reg 852/04), attività primaria, compreso l'invasettamento e il confezionamento del prodotto, e quindi dovrebbero essere estese anche all'apicoltore tutte le semplificazioni anche con riferimento ai locali per la smielatura, lavorazione e alla commercializzazione, e almeno per le piccole produzioni la possibilità di esercitare tale attività in locali di uso temporaneo senza che sia necessario il cambio di destinazione d'uso dei locali stessi. - inserire tra le attività agricole connesse oltre al miele anche la lavorazione e confezionamento di tutti gli altri prodotti dell'alveare anche chiarendone l'interpretazione all' art. 32, comma 2 del TUIR e dell'art. 2135, comma 3 del c.c.  ricomprendendo oltre alla lavorazione ed il confezionamento del miele anche quella degli altri prodotti dell'apicoltura come elencati nella legge 313 del 2004 (Disciplina dell'apicoltura) all'art. 2 comma 2: la cera d'api, la pappa reale o gelatina reale, il polline, il propoli, il veleno d'api, le api e le api regine, l'idromele e l'aceto di miele; - abolizione registro carico e scarico animali allevati per gli allevatori apistici, che si avvalgono della determinazione del reddito imponibile riferendosi al reddito agrario disponibile, dall' obbligo di tenuta del registro cronologico di carico e scarico degli animali allevati di cui all'articolo 18-bis D.P.R n. 600/1973, essendo questo dato già presente nella Banca Dati Apistica nazionale (BDA) e quindi nella piena disponibilità della P.A.; - definire i necessari chiarimenti interpretativi sul sistema sanzionatorio previsto dalla legge n. 154 del 28/7/2016 per la parte relativa alla BDA come definito dalla successiva legge 28 luglio 2016 n. 154 (Deleghe al Governo e ulteriori disposizioni in materia di semplificazione, razionalizzazione e competitività dei settori agricolo e agroalimentare, nonché sanzioni in materia di pesca illegale) con il comma 2 dell'articolo 34 (Disposizioni in materia di apicoltura e di prodotti apistici) in merito alle comunicazioni di detenzione degli alveari, anche in riferimento alla proporzionalità delle sanzioni; - estendere agli apicoltori produttori di idromele le agevolazioni previste dall'articolo 37 del decreto legislativo n 504 del 26/10/1995 ai cosiddetti "piccoli produttori di vino", cioè i produttori di vino che producono in media meno di 1.000 ettolitri di vino all'anno con riferimento agli obblighi burocratici puramente formali legati alla gestione delle accise (deposito fiscale, comunicazioni all'agenzia delle dogane) e relative sanzioni penali e amministrative. Allegato