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SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Assemblea 222 Presidenza del vice presidente CALDEROLI, indi del vice presidente ROSSOMANDO e del vice presidente TAVERNA N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Forza Italia Berlusconi Presidente-UDC: FIBP-UDC; Fratelli d'Italia: FdI; Italia Viva-P.S.I.: IV-PSI; Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione: L-SP-PSd'Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP-PATT, UV): Aut (SVP-PATT, UV); Misto: Misto; Misto-Liberi e Uguali: Misto-LeU; Misto-MAIE: Misto-MAIE; Misto-Più Europa con Emma Bonino: Misto-PEcEB. Presidenza del vice presidente CALDEROLI PRESIDENTE . La seduta è aperta (ore 9,39). Si dia lettura del processo verbale. GIRO, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del giorno precedente. PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato. Comunicazioni della Presidenza PRESIDENTE . L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Discussione e approvazione del disegno di legge: Doc 1492 Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra il Governo della Repubblica italiana e l'Assemblea parlamentare dell'Unione per il Mediterraneo sui locali del Segretariato permanente situati in Italia, con Allegati, fatto a Bruxelles il 6 febbraio 2019 e a Roma il 9 febbraio 2019 (Approvato dalla Camera dei deputati) (Relazione orale) PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 1492, già approvato dalla Camera dei deputati. Il relatore, senatore Alfieri, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta. Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore. ALFIERI, relatore . Signor Presidente, l'Assemblea è chiamata a esaminare il disegno di legge, che è già stato approvato dalla Camera dei deputati, recante la ratifica di un accordo di sede del febbraio 2019 tra l'Italia e l'Assemblea parlamentare dell'Unione per il Mediterraneo, che è il luogo in cui si costruisce la dimensione parlamentare dell'Unione per il Mediterraneo. Si tratta di un'organizzazione composta da 43 Paesi europei e dell'area del Mediterraneo, compresa la sponda sud, che ha lo scopo di garantire stabilità e integrazione nell'area. Non ha compiti esecutivi, però è un luogo di discussione e di costruzione di relazioni in un'area per noi strategica. Questo è il motivo per cui nel marzo 2018 i Presidenti delle Camere hanno proposto che il Segretariato permanente dell'Assemblea parlamentare avesse sede a Roma. La scelta è stata poi adottata all'unanimità da tutti i Paesi nell'ufficio politico che si è svolto a Bruxelles e oggi siamo a chiedere di poter votare rispetto a quella scelta all'unanimità l'accordo per cui il Segretariato permanente sia fissato a Roma. L'articolato si compone di cinque articoli. Il costo complessivo è di 35.000 euro e non ci sono profili di incompatibilità con l'ordinamento nazionale, con quello europeo e con gli obblighi internazionali. Si propone, pertanto, l'approvazione del disegno di legge da parte dell'Assemblea. PRESIDENTE . Non vi sono iscritti a parlare nella discussione generale e il rappresentante del Governo non intende intervenire. Comunico che è pervenuto alla Presidenza - ed è in distribuzione - il parere espresso dalla 5 a Commissione permanente sul disegno di legge in esame, che verrà pubblicato in allegato al Resoconto della seduta odierna. IWOBI (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. IWOBI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, tutte le ratifiche di accordi internazionali in discussione questa mattina in Aula, già approvate dalla Camera dei deputati, non presentano per noi del Gruppo Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione alcuna criticità. Ritengo quindi opportuno dichiarare, a nome del mio Gruppo, il voto favorevole su tutti i provvedimenti di ratifica oggi in discussione. (Applausi) . ALFIERI (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ALFIERI (PD) . Signor Presidente, intervengo per annunciare il voto favorevole del Partito Democratico sul provvedimento in esame e sulle successive ratifiche in esame, vista l'ampia condivisione che c'è stata anche nel corso della discussione in Commissione affari esteri su tutti i disegni di legge di ratifica. GARAVINI (IV-PSI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GARAVINI (IV-PSI) . Signor Presidente, ci apprestiamo in giornata a ratificare una serie di accordi internazionali. Anch'io in via preventiva, a nome del Gruppo Italia Viva-PSI, annuncio il voto favorevole su tutte le ratifiche di cui discuteremo questa mattina, proprio per la valenza dei provvedimenti che, a fronte di piccoli o relativamente piccoli importi di investimento, vanno a favorire i rapporti di amicizia e di collaborazione con tutta una serie di Paesi, vuoi in materia di promozione dei rapporti culturali, di approfondimento scientifico e tecnico, vuoi invece in ambito di cooperazione alla difesa o giudiziaria. (Applausi) . AIMI (FIBP-UDC) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. AIMI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, colleghi, il disegno di legge in esame ratifica l'accordo tra l'Italia e l'Assemblea parlamentare dell'Unione per il Mediterraneo (UPM), già Assemblea parlamentare euro-mediterranea (APEM), relativamente ai locali dell'associazione intergovernativa ubicati a Roma. L'accordo, che si compone di sette articoli e di due allegati, a seguito dell'assegnazione decisa all'unanimità dall'Ufficio di presidenza dell'UPM stessa nel luglio 2018, disciplina la messa a disposizione dell'immobile sito nel complesso monumentale «Buon Pastore», in via della Penitenza 37. Si tratta di un accordo internazionale, come pare di capire, di poco momento. Annuncio il voto favorevole del mio Gruppo sul provvedimento in esame e rassegno le conclusioni favorevoli anche per le altre ratifiche delle convenzioni internazionali oggi in discussione, voto pronunciato ovviamente in maniera sintonica con la posizione già assunta dal nostro Gruppo in Commissione. (Applausi). FAZZOLARI (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. FAZZOLARI (FdI) . Signor Presidente, esprimo il mio grande stupore nel sentire le dichiarazioni di voto preventive dei Gruppi parlamentari, prima che si sia svolta la discussione generale e siano state espresse le dichiarazioni di voto di ogni singolo Gruppo. Ora, va bene che ormai il Parlamento viene sistematicamente calpestato, ma anche le ritualità vogliono la loro forma. Siamo qui e il Regolamento, di cui lei è maestro, prevede che ogni Gruppo abbia la possibilità di chiedere di intervenire in discussione generale e fare una dichiarazione di voto; in linea del tutto teorica, qualcuno di noi, se a un certo punto dovesse dire qualcosa di particolarmente intelligente, potrebbe convincere i suoi colleghi senatori a prendere una posizione piuttosto che un'altra. Come facciamo - mi riferisco a tutti i Gruppi - a dichiarare in modo preventivo, da qui alla fine della discussione, qualunque cosa accada e venga detta o qualunque considerazione venga fatta, di aver già deciso come votare, perché magari qualcuno ce lo ha scritto sui nostri appunti? Fratelli d'Italia ascolterà quello che ognuno ha da dire, prenderà in considerazione ogni singola parola che verrà detta e si esprimerà in coscienza su ogni cosa che oggi verrà messa in votazione. PACIFICO (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PACIFICO (M5S) . Signor Presidente, colleghi senatori, membri del Governo, il 13 luglio 2018 a Bruxelles l'Assemblea parlamentare dell'Unione del Mediterraneo ha stabilito di ubicare la sede del suo Segretariato permanente a Roma. Dopo venticinque anni, si concretizza un progetto che parte dalla dichiarazione di Barcellona del 1995 e che vede il nostro Paese ospitare la sede del già citato Segretariato, cosa che - non può sfuggire - ribadisce la centralità dell'Italia, per posizione non solo geografica, ma soprattutto politica. Nei sette articoli che compongono l'accordo, risulta chiaro che il nostro Governo, oltre a fornire i locali e disegnare il necessario quadro normativo del personale chiamato a farne parte, non ravvisa ulteriori spese. Per questi motivi, il MoVimento 5 Stelle dichiara il voto favorevole sul disegno di legge n. 1492. PRESIDENTE . Metto ai voti il disegno di legge, nel suo complesso. È approvato. Discussione e approvazione del disegno di legge: Doc 1506 Ratifica ed esecuzione dell'Accordo di cooperazione in materia di istruzione, università e ricerca scientifica tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo dello Stato del Qatar, fatto a Roma il 16 aprile 2012 (Approvato dalla Camera dei deputati) (Relazione orale) PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 1506, già approvato dalla Camera dei deputati. Segnalo che, essendo stata presentata una questione sospensiva, questa dovrà essere votata con scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico. Invito quindi i colleghi che si trovano nelle tribune ad attivare i loro iPad. La relatrice, senatrice Pacifico, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni, la richiesta si intende accolta. Pertanto, ha facoltà di parlare la relatrice. PACIFICO, relatrice . Signor Presidente, onorevoli colleghi, signori membri del Governo, l'Assemblea è chiamata a esaminare il disegno di legge, già approvato dalla Camera dei deputati, di ratifica dell'accordo di cooperazione in materia di istruzione, università e ricerca scientifica, sottoscritto nell'aprile 2012 dall'Italia e dal Qatar. L'Italia vanta, come noto, buoni rapporti con le autorità di Doha, anche in ragione di una consonanza di vedute su molti dossier regionali, così come sul sostegno alle candidature presentate dall'Italia nelle sedi internazionali, tanto che negli ultimi anni si sta assistendo a una significativa intensificazione della collaborazione in svariati settori d'interesse bilaterale. L'accordo di cooperazione al nostro esame, composto di un breve preambolo e di 13 articoli, ha l'obiettivo di estendere la cooperazione bilaterale in materia d'istruzione, università e ricerca scientifica e mira a definire un quadro di riferimento per i programmi di cooperazione diretta tra istituzioni scolastiche e universitarie. Il disegno di legge di ratifica dell'accordo si compone di cinque articoli. Per la copertura dei relativi oneri economici, l'articolo 3 autorizza una spesa complessiva di 196.165 euro annui a decorrere dall'anno 2019. L'accordo non presenta profili di incompatibilità con la normativa nazionale, con l'ordinamento dell'Unione europea, né con gli altri obblighi internazionali sottoscritti dal nostro Paese. In conclusione, si propone l'approvazione del disegno di legge da parte dell'Assemblea. PRESIDENTE . Comunico che è stata presentata la questione sospensiva QS1. Ha chiesto di intervenire il senatore Fazzolari per illustrarla. Ne ha facoltà. FAZZOLARI (FdI) . Signor Presidente, il Gruppo di Fratelli d'Italia chiede che il voto di ratifica di questo accordo sia posticipato a quando avremo chiarito meglio determinate questioni riguardanti il Qatar. Il Governo ha ricordato che tra Italia e Qatar c'è già una serie di accordi; è vero, Italia e Qatar hanno una serie di accordi commerciali importanti, collaborano su determinati dossier , ad esempio in Libia. In questo caso, però, non stiamo parlando di fare un accordo per ridurre, ad esempio, l'utilizzo delle mine antiuomo, stiamo stringendo un accordo di natura culturale, formativa; per dirlo in termini che ora vanno di moda, abbiamo un accordo internazionale per favorire una reciproca contaminazione tra l'Italia e il Qatar. Bisogna quindi entrare nel merito di qual è la cultura con la quale noi chiediamo di contaminarci tramite interscambio di studenti, interscambi universitari, la possibilità di pagare borse di studio, la possibilità di instaurare collaborazioni universitarie, di insegnare l'arabo in Italia, eccetera. Con chi ci vogliamo contaminare? Ci vogliamo contaminare con uno Stato, il Qatar, che dichiara fieramente di essere uno Stato salafita, quindi integralista islamico, e che applica al suo interno la sharia, prevedendo nel proprio ordinamento la supremazia della sharia sulle leggi nazionali. Ricordo che in Qatar non c'è la parità di diritti tra uomini e donne: tanto per fare alcuni esempi, in tribunale la testimonianza di una donna vale la metà di quella di un uomo e può non essere accolta; sappiamo che le donne hanno discriminazioni in ambito di diritto matrimoniale, di divorzio, di eredità, di nazionalità, di tutela dei figli e questo è un primo punto. (Brusio). Signor Presidente, io chiederei di poter parlare in un contesto più consono. PRESIDENTE. Colleghi, c'è più brusio proprio nei banchi a fianco del senatore che sta intervenendo. FAZZOLARI (FdI) . Signor Presidente, la ringrazio. Se potesse invitare chi non è interessato a lasciare l'Aula, ne saremmo contenti. Ricordo che in Qatar, come in tutti i Paesi islamici nei quali si applica la sharia, è ammessa la pratica delle spose bambine: in virtù di Aisha (nome che ricordiamo perché recentemente è stato assunto da qualcuno), bambina data in sposa a Maometto tra l'età di sei e nove anni, nei Paesi che applicano la sharia , Qatar compreso, sono ammessi i matrimoni con bambine di quella età; in caso di adulterio sono previste 100 frustate; in caso di adulterio, se la donna è musulmana e l'uomo non lo è, è prevista anche la pena di morte, perché c'è un aggravante che noi non capiamo; nelle scuole, ovviamente, le ragazze sono separate dai ragazzi. In Qatar è ammessa la tortura, non secondo il genere delle leggi che girano in Italia, ma con la previsione di pene corporali, per consumo di alcol, in caso di furto e in caso di rapporti sessuali illeciti, e qui non sappiamo bene a che cosa si riferiscano. Alla grande sensibilità di alcuni nostri colleghi, tra i quali vedo la senatrice Cirinnà, ricordo che in Qatar l'omosessualità è un reato, che prevede la pena di morte, ma, loro bontà, non la applicano da tempo e per gli omosessuali è prevista solamente la reclusione, solitamente di tre o cinque anni. C'è una totale assenza di libertà religiosa. Ricordo che il reato di apostasia è punito con la pena di morte e, se in virtù del nostro accordo, a un certo punto, nella contaminazione, qualche qatariota che viene in Italia dovesse convincersi che è interessato ad altra religione rispetto all'Islam, torna in patria e rischia la pena di morte. Per il proselitismo sono previsti dieci anni di carcere. La responsabilità penale in Qatar inizia a sette anni. Quindi, richiamando l'attenzione del Governo su un tema importante, noi prevediamo interscambio culturale dei nostri ragazzi anche nelle scuole tra l'Italia e il Qatar; mandiamo, ad esempio, una scolaresca di dieci anni in Qatar. Se il bambino in Qatar commette un reato, secondo la legge qatariota è pienamente responsabile, anche se ha sette anni. Tra i reati che possono essere contestati al bambino, c'è anche, ad esempio, il proselitismo: se il bambino prega Gesù Bambino prima di andare a dormire, rischia dieci anni di carcere. È inutile che faccia così, lo dica al Qatar se quella legge non le piace, vada in Qatar e dica che la legge è ignobile, medievale e che noi non l'accettiamo, ma non firmi un accordo di collaborazione con il Qatar. Per quanto riguarda i diritti umani, non siamo noi di Fratelli d'Italia a sollevare queste questioni: vi segnalo che in tutte le sedi internazionali il Qatar è stato richiamato su questi ambiti, dalla vostra cara Amnesty International e dalle varie Organizzazioni non governative (ONG). Non dovete cercare nella biografia dei sovranisti per andare a vedere quali siano le violazioni dei diritti umani in Qatar. A proposito di diritto dei lavoratori - visto che il tema è molto sensibile e c'è gente che si commuove parlando di braccianti - vi ricordo che in Qatar c'è la pratica della kafala e cioè un lavoratore straniero che arriva in Qatar, è di fatto al servizio in stato di schiavitù del proprio datore di lavoro finché non ripaga il costo del viaggio che ha sostenuto per arrivare in Qatar. Questa pratica è stata denunciata da tutte le organizzazioni internazionali, con riferimento particolare all'organizzazione dei mondiali del 2022. Questo accordo tuttavia è stato firmato nel 2012, in un'epoca geologica molto antica rispetto a oggi perché nel frattempo si è verificato l'aggravamento della guerra in Siria, ci sono stati una serie di conflitti e si è definito uno scontro a livello geopolitico nel Golfo tra il Qatar e l'Arabia Saudita, che, come sappiamo, pur essendo entrambi due Paesi integralisti islamici, si contendono la supremazia dell'integralismo nel mondo sunnita. Ciò ha fatto sì che i rapporti tra Qatar, Turchia, Fratelli musulmani, da una parte, e Arabia Saudita, Egitto, Emirati Arabi, eccetera, da un'altra, sono in questi anni particolarmente aggravati e peggiorati. Ci ricordiamo tutti che c'è una serie di azioni di denuncia di favoreggiamento del terrorismo da parte di questi Stati nei confronti del Qatar e quindi nella stipula di questo accordo ci sono anche implicazioni di natura geopolitica. Noi ci stiamo perciò apertamente schierando in una disputa tra monarchie del Golfo. Lo stiamo facendo solamente perché non abbiamo capito cosa oggi votiamo o lo stiamo facendo con consapevolezza? In conclusione, la richiesta di una questione sospensiva è semplicemente la richiesta di rinviare la discussione a quando avremo chiarito due aspetti: le accuse di favoreggiamento del terrorismo mosse da diversi Stati al Qatar (chiariamole, anche in un contesto geopolitico) e tutte le accuse di violazione dei diritti umani fondamentali mosse al Qatar. Credo che una volta che avremo chiarito tutto questo, saremo in grado di votare questo accordo con maggiore libertà e consapevolezza. (Applausi) . PRESIDENTE . Ricordo che, ai sensi dell'articolo 93 del Regolamento, nella discussione sulla questione sospensiva può prendere la parola non più di un rappresentante per Gruppo per non più di dieci minuti. *RAUTI (FdI) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. RAUTI (FdI) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, questo brusio in Aula circonda spesso i nostri dibattiti e i nostri incontri intorno ai temi delle ratifiche di accordi internazionali. Non è la prima volta che discutiamo di accordi internazionali, ma lo facciamo - lasciatemelo dire - con questo atteggiamento un po' distratto, con questo chiacchiericcio di fondo e con un po' di disattenzione, in un clima che vorrei definire (pregando i colleghi di fare silenzio e di prestare attenzione) di unanimismo che spesso circonda queste scelte. Non è l'unanimismo un valore aggiunto della politica del confronto e del dibattito, piuttosto è una superficialità, una disattenzione, quando non addirittura, in alcuni casi, una vera e propria ipocrisia. Vengo al merito della ratifica in oggetto, che - com'è stato anticipato - Fratelli d'Italia non condivide, non sottoscrive e di cui chiede addirittura la sospensiva. Con questo intervento non solo vogliamo spezzare questo clima - che non ci piace in questo caso - di unanimismo, ma vogliamo attirare l'attenzione (perché ce n'è bisogno) sul perché questo accordo non deve essere ratificato. Naturalmente conosciamo molto bene gli importanti legami che esistono tra l'Italia e il Qatar: sono legami di carattere economico e legati all'industria militare e non sfugge a nessuno che nell'ultimo anno e mezzo tali rapporti si sono infittiti con un susseguirsi di visite ufficiali e - lo sottolineo - anche non ufficiali, ma comunque importanti, tutti ad omaggiare l'emiro al-Thani. Molte visite sono state anche restituite. Insomma, questo emirato affacciato sul golfo Arabico naturalmente attira molte attenzioni, nonostante la vicinanza ai Fratelli musulmani (questo dovremmo ricordarlo a chi ci va in pellegrinaggio) e nonostante la predilezione dell'emirato per l'integralismo più estremo. E anche quelle visite fatte invece da esponenti o dall'emiro stesso del Qatar in Italia non ci debbono piacere quando si rivelano - e si sono rivelate - uno shopping da supermercato, perché si viene in Italia non a finanziare la charity , ma a comprare interi immobili di lusso e non solo immobili. Penso - per esempio - all'aver rilevato il 49 per cento della compagnia aerea Meridiana; penso all'Excelsior Hotel Gallia di Milano, al Four Seasons Hotel di Firenze o ad alcuni alberghi della Costa Smeralda, alla Maison Valentino. Per non parlare - e non voglio - degli interessi legati al settore del calcio, anche in vista dei Mondiali 2020, e ad altre questioni di cui parlerò dopo. Quindi, shopping da supermercato e profitto economico al massimo livello. Questo, naturalmente, a vantaggio dei fondi di investimento del Qatar. Quindi, scambi assidui di visite non casuali, perché la regia è quella di trarre maggiore profitto, anche perché non sfuggirà a nessuno che oltre l'80 per cento dell'esportazione qatariota in Italia ruota intorno a gas liquefatto, che poi viene trattato in Italia, di aziende che, però - guarda caso - sono di comproprietà della Qatar Petroleum. E potremmo continuare. Ma veniamo ad altri punti. Ci potreste anche obiettare che il Qatar, durante la pandemia, ci ha regalato ben 260 tonnellate di beni, ma questa non è solidarietà. È sempre tutela di quell'interesse primario che dicevo prima. E non ci convince - anzi, tutt'altro - il contenuto di questo Accordo in cui si parla di università, di ricerca scientifica, di formazione. Ebbene, colleghi - ve lo voglio dire con sentimento - non regge; non può reggere questa cornice così civile di università, di formazione e di ricerca scientifica; e sapete perché? Perché non si fanno accordi, perché nessun accordo è possibile, per quanto riguarda Fratelli d'Italia, con chi nel nostro Paese viene a fare la spesa da supermercato. Non solo. Voglio citare un dossier , non di Fratelli d'Italia ma di due giornalisti francesi, il famigerato «Qatar papers», che ci racconta con dettaglio - parlo del 2014 - di ben 71 milioni di euro per costruire circa 113 centri di preghiera islamica in tutta Europa tramite la Qatar Charity. Vengono a islamizzare l'Europa e l'Italia sotto la copertura della charity quando tutti noi, quindi anche voi, sappiamo benissimo cosa si nasconde dietro tutto questo. Perché, allora, volete chiudere gli occhi quando tutto questo è di estrema evidenza? Al di là di alcuni leciti accordi di carattere energetico e militare, non dovete chiudere gli occhi, non dobbiamo, non possiamo chiudere gli occhi dietro agli interessi del petrodollaro che serve per islamizzare il nostro Paese e per favorire - lo vogliamo dire con chiarezza - la pericolosa deriva dell'estremismo radicale islamico, che viene favorita da questo Paese. Fratelli d'Italia non fa e non farà mai accordi con chi conserva il reato di apostasia e di blasfemia. Fratelli d'Italia non fa accordi con chi perseguita i fratelli cristiani. Fratelli d'Italia non fa accordi con chi perseguita ogni minoranza religiosa nel Paese. E poi, voglio dirlo, Fratelli d'Italia - ma credo che nessuno dovrebbe - non fa accordi con chi impone la supremazia della sharia , con chi impone un diritto consuetudinario incivile. Proprio perché l'Accordo prevede aspetti culturali, Fratelli d'Italia difende il patrimonio confessionale italiano ed europeo; Fratelli d'Italia difende l'identità culturale italiana ed europea, il nostro percorso storico. Fratelli d'Italia non fa accordi - e non dovrebbe farne nessuno - con chi contraddice i diritti umani. Ribadisco quanto ha già detto il mio collega Fazzolari: come fate ad accettare un accordo con un Paese che viola sistematicamente i diritti umani? E ancora - non lo dico solo alle colleghe - viola anche i diritti delle donne, che sono a tutti gli effetti diritti umani. Questo radicalismo religioso, questo diritto consuetudinario, questa prevalenza della sharia non vi fanno orrore? Non fanno orrore a tutti quelli come noi, che insegnano alle proprie figlie e alle proprie sorelle ad essere rispettate? Colleghe, ognuna di noi è impegnata o lo è stata in organismi di parità, a livello istituzionale, regionale e nazionale. Dunque mi chiedo: cosa ci sforziamo a fare qui, in favore delle donne, se poi mandiamo le nostre figlie a studiare in un luogo in cui per l'adulterio è prevista la pena di cento frustate, secondo l'articolo 88 del loro codice, e in cui ci sono le donne velate, che vengono nascoste al mondo e a cui il mondo viene nascosto. Signor Presidente, mi lasci un solo minuto per concludere. È inutile fare retorica sui diritti delle donne e poi accettare di fare accordi con chi - è vero - le fa votare e le fa eleggere, ma non le fa partecipare a nessun evento sociale e le tiene segregate, divise nelle scuole e separate dagli elementi maschili. Colleghi, veramente non vi capisco, col cuore e col cervello, e non capisco come si possa sottoscrivere un Accordo con un Paese, in cui le turiste violentate che denunciano le violenze subite vengono arrestate, in cui le lavoratrici domestiche straniere sono sfruttate: andate a leggere i rapporti di Amnesty International - io l'ho fatto - sulla vita delle lavoratrici domestiche straniere, senza nessun diritto. È troppo facile difendere i diritti qui e consentire che vengano violati altrove. PRESIDENTE. La invito a concludere, senatrice Rauti. RAUTI (FdI) . Se devo scegliere, come la ratifica dell'Accordo al nostro esame ci impone di fare, non scelgo l'integralismo estremo, ma l'integrità dei diritti umani e della nostra civiltà millenaria. (Applausi) . AIMI (FIBP-UDC) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. AIMI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, colleghi, non siamo pregiudizialmente ostili al riesame del provvedimento in Commissione e lo voglio dire con grande chiarezza. Mi permetto di osservare, tuttavia, che le questioni, come quella delle spose bambine di Maometto, sono certamente di ordine culturale e storico e costituiscono un argomento estremamente interessante. Figuriamoci se da parte nostra, come movimento politico, ci possa essere un'adesione a principi e valori ovviamente contrari a quelli iscritti nella natura dell'uomo, prima ancora che nella nostra Costituzione. Mi sia consentito però di dire, signor Presidente, che nell'Accordo al nostro esame stiamo parlando d'altro. Sarebbe assurdo che una convenzione internazionale e un accordo con un Paese estero dovessero basarsi sulla considerazione di posizioni, magari anche estreme. Se fosse così, non faremmo accordi praticamente con nessuno. Recentemente, nel mese di febbraio, gli Stati Uniti hanno stipulato un Accordo internazionale, proprio a Doha, per il ritiro delle truppe dall'Afghanistan. Il Santo Padre incontra comunità straniere e Paesi esteri, anche se magari non è in sintonia con la loro cultura e la loro tradizione religiosa. Credo che l'Italia abbia la necessità, in questa situazione, di guardare certamente con molta attenzione al punto centrale della vicenda, ovvero con chi facciamo gli accordi. Non possiamo però dimenticare - lo devo dire per onestà intellettuale e per amore di verità - che buona parte delle argomentazioni espresse non rientrano assolutamente nel corpus giuridico dell'Accordo al nostro esame. Questo è un aspetto che non possiamo dimenticare, perché nell'Accordo in esame tali aspetti non vengono assolutamente considerati. Aggiungo che il ministro Giulio Terzi di Sant'Agata non aveva certamente l'uzzolo di cacciarsi in questa situazione, nel momento in cui è stato siglato l'Accordo. Nel corpus giuridico non ho assolutamente trovato violazione di detti principi. Gli accordi internazionali prescindono da questi ed è la ragione per la quale annuncio che il Gruppo Forza Italia esprimerà un voto di astensione. (Applausi). PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della questione sospensiva QS1, presentata dal senatore Fazzolari. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . BALBONI (FdI) . Signor Presidente, cari colleghi, mi dispiace molto, ma veramente molto, della vostra distrazione. Non stiamo parlando di un accordo commerciale; non stiamo parlando di vendere o comprare qualcosa dal Qatar; non stiamo parlando di economia, cari colleghi della sinistra, anime belle femministe, anime belle LGBT. Qui non stiamo parlando di questo. (Applausi). Stiamo parlando di diritti fondamentali dell'essere umano. Stiamo parlando di mandare giovani italiani, cristiani, che credono nei valori della democrazia, che credono nell'uguaglianza tra i sessi, che credono nel rispetto delle culture, in un Paese nel quale la responsabilità penale scatta all'età di sette anni. Voi, votando questo Accordo, vi assumete una gravissima responsabilità. E voglio che resti agli atti, cari colleghi, che voterete a suo favore. Devono restare agli atti il nome e il cognome di ciascuno di voi. Cari colleghi della Lega, vi pregherei di ascoltare che cosa accadrà se un nostro giovane minorenne, magari omosessuale, si trovi in Qatar in esecuzione di questo Accordo per gli scambi culturali con quell'avanzato Paese? Se un nostro minorenne, legittimamente omosessuale, intratterrà una relazione con un giovane di quel Paese, cosa accadrà? Verrà probabilmente lapidato, perché lì scatterà la responsabilità penale. PRESIDENTE. Senatore Balboni, mi scusi, ma le postazioni sono state studiate proprio per permettere di parlare in assenza di antistanti. Se lei si gira dall'altra parte, temo che tale misura venga meno. BALBONI (FdI) . Le chiedo scusa, signor Presidente. Cosa accadrà se un nostro giovane minorenne avrà una relazione con una donna sposata in quel Paese o, viceversa, se una ragazza italiana avrà una relazione con un uomo sposato in quel Paese? Voi vi rendete conto di cosa state votando, vero? Voi vi rendete conto di cosa succederà ai nostri giovani che si dovessero trovare in quella situazione? Io vi prego, cari colleghi. Avete respinto la questione sospensiva: ebbene, allora ragioniamo nel merito. Voi state votando un Accordo che viola tutti i principi fondamentali su cui è basata la nostra Costituzione, su cui è basato il patto fondamentale che tiene insieme la società italiana. Io posso capire che vi siano degli interessi di natura economica. Perseguiamo gli interessi di natura economica, ma tuteliamo i nostri giovani. Votiamo contro questo assurdo Accordo. (Applausi). PRESIDENTE . Dichiaro chiusa la discussione generale. La relatrice e il rappresentante del Governo non intendono intervenire in sede di replica. Comunico che è pervenuto alla Presidenza - ed è in distribuzione - il parere espresso dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge in esame, che verrà pubblicato in allegato al Resoconto della seduta odierna. GARAVINI (IV-PSI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GARAVINI (IV-PSI) . Signor Presidente, confermo il voto favorevole del mio Gruppo. Capiamo le legittime dichiarazioni dei colleghi dell'opposizione, ma ribadisco quanto il provvedimento, invece, sia estremamente positivo, dal momento che prevede forme di cooperazione tra i due Paesi in ambito di istruzione, di università, di ricerca. Incoraggia scambi tra studenti, tra giovani e associazioni di carattere sportivo. Favorisce l'apprendimento delle reciproche lingue. Promuove cooperazione accademica e scambio di informazioni. Credo che, anche in Paesi nei quali ci sono senz'altro difficoltà, la promozione dei reciproci rapporti di amicizia e approfondimento in ambito culturale e scientifico possa soltanto contribuire al superamento di eventuali problemi e anche, oltre a favorire la stabilizzazione politica, al miglioramento del rispetto dei diritti civili. Esprimo quindi il voto favorevole del nostro Gruppo. FAZZOLARI (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. FAZZOLARI (FdI) . Signor Presidente, mi permetta innanzitutto di rappresentare il mio stupore rispetto alla faccenda che il Governo non replica. Mi sembra che qualcosa sia stato detto e che il Governo potesse replicare dicendo che sono state dette delle idiozie oppure che è stato detto qualcosa di intelligente. Ciò detto, vorrei leggervi un passaggio: «Esteriormente non c'era nulla di nuovo in facoltà, a parte una stella e un crescente di luna di metallo dorato che erano stati aggiunti all'antica scritta « Université Sorbonne Nouvelle - Paris 3 », ma all'interno degli edifici amministrativi le trasformazioni erano più visibili. Nell'anticamera si veniva accolti da una fotografia di pellegrini che effettuavano la loro circumdeambulazione attorno alla Ka'ba e gli uffici erano decorati con poster che rappresentavano versetti del Corano in calligrafia; le segretarie erano cambiate, non se ne riconosceva nemmeno una ed erano tutte velate». Questo è un estratto del romanzo «Sottomissione» di Houellebecq, e il bello è che è stato poi ripreso in Francia perché particolarmente calzante rispetto a una situazione che poi si è presentata veramente, e cioè il Qatar ha finanziato con 1,8 milioni di euro borse di studio a siriani rigorosamente musulmani per studiare alla Sorbonne di Parigi. E ciò è avvenuto perché quella che porta avanti il Qatar in Occidente è un'azione scientifica. Credo che tutti voi abbiate nozione dei Quatar paper , perché avete seguito il dibattito che si è sviluppato a livello internazionale e quindi, ovviamente, non mi permetto di ricordarveli. Ma il Qatar rivendica fieramente l'azione di proselitismo all'integralismo islamico che conduce in Occidente. Come sapete, il Qatar è lo Stato capofila dei fratelli musulmani e rivendica - ad esempio - di essere riuscito a trasformare la laica Turchia in un sultanato di Erdogan, grazie al proselitismo dei fratelli musulmani che ha finanziato in quel Paese. Conoscete sicuramente tutte le polemiche portate avanti dai musulmani moderati in Italia, in Europa e nel mondo arabo di contrasto alla fase di proselitismo integralista promossa dal Qatar. Le conoscete sicuramente, vero? Ho sentito affermare cose un po' bizzarre, purtroppo anche da colleghi del Gruppo Forza Italia, come il fatto che non possiamo certamente sottoscrivere gli accordi internazionali solo con gli Stati dei quali condividiamo tutto, altrimenti non ne sottoscriviamo affatto. È giustissimo e sono ben felice che l'Italia - ad esempio - abbia venduto delle Corvette, tramite Fincantieri, al Qatar. E sono anche contento che il Qatar spenda parte dei suoi soldi nell'ambito dell'economia italiana, ma non stiamo parlando di questo. Con chiunque si fanno accordi commerciali o di natura militare, e ricordo che anche durante la Guerra fredda si sono stipulati gli accordi sul contenimento delle armi atomiche tra Stati Uniti e Unione sovietica. Ma questo cosa c'entra? Noi stiamo facendo un accordo con il quale consentiamo legalmente al Qatar di fare proselitismo integralista a casa nostra: questo è ben diverso dal fare un accordo per limitare le armi di sterminio di massa. Se qualcuno non lo ha letto, faccio notare che l'Accordo prevede scambi di studenti: quindi i nostri studenti andranno in Qatar e vedranno quanto sono belle la cultura e le leggi del Qatar, vedranno anche che non esiste parità di diritti tra uomini e donne; si accorgeranno anche che un Paese musulmano può fare proselitismo nei confronti dei Paesi cristiani e di un cristiano, ma, se lo fa un cristiano nei confronti di un musulmano, viene condannato a dieci anni di pena e, se il musulmano si converte, scatta il reato di apostasia punito con la pena di morte. Bene: noi mandiamo i nostri ragazzi a farsi spiegare quanto è bello tutto ciò. L'articolo 3, che si compone di una sola riga, prevede che entrambe le parti incoraggino lo studio della lingua dall'altra parte. Vorrei sapere dal Governo quanti miliardi spenderà l'Italia per insegnare l'italiano ai qatarioti; temo zero euro, mentre vi assicuro che il Qatar spenderà centinaia di milioni o miliardi per insegnare sistematicamente l'arabo nelle scuole e nelle università italiane. Quindi, non prendiamoci in giro dicendo che entrambe le parti incoraggiano lo studio della reciproca lingua. Incoraggiamo poi gli accordi tra le università e ammettiamo la possibilità delle borse di studio. Stessa domanda: quanti miliardi l'Italia spenderà in borse di studio per gli studenti qatarioti al fine di educarli alla democrazia occidentale? Quanti miliardi spenderemo nelle università qatariote in modo da renderle un po' meno integraliste e un po' più democratiche? Zero euro. Quanti euro spenderà invece il Qatar per condizionare l'educazione delle università italiane? Quanti miliardi spenderà in borse di studio indirizzate solamente a studenti musulmani o a chi asseconda le versioni qatariote? Ve lo dico io: centinaia di milioni di euro. Anche in questo caso sarebbe bastato leggere i Qatar paper , perché la gente scrive, studia e documenta sperando che poi i legislatori leggano tutto ciò. Temo, però, che non sia accaduto neanche questo. Noi oggi stiamo consegnando le chiavi di casa nostra al peggior integralismo islamico, quello che, se non è direttamente collegato a organizzazioni terroristiche, sicuramente crea quell' humus nel quale si formano i terroristi islamici. È quanto stiamo facendo, e le testimonianze sono davvero molte. Voglio ricordarvi come esempio ciò che disse Souad Sbai, una nostra ex collega e presidente dell'Associazione delle donne marocchine in Italia, in merito all'approvazione di questo Accordo alla Camera dei deputati: disse che, con il voto a favore dell'Accordo di cooperazione in materia di istruzione, università e ricerca scientifica con il Qatar, si sarebbero aperti definitivamente i porti dell'Italia al proselitismo fondamentalista di Doha e dei Fratelli musulmani. Questa affermazione proviene da una donna marocchina coraggiosa, la quale ha recentemente scritto un libro dedicato a Rachida - si intitola «Rachida: un'apostata in Italia» - la donna marocchina uccisa a martellate dal marito e rimasta in obitorio decine di giorni senza che nessuno ne rivendicasse il corpo, per la grave colpa di essersi convertita al cristianesimo. Questo succede in Italia, e succede all'interno di una comunità dove l'islam è moderato, quello marocchino; ma essa stessa denuncia come, con la complicità dei Governi occidentali, si stia consentendo a Paesi come l'Arabia Saudita e il Qatar di fare sistematica propaganda integralista a casa nostra, penalizzando prima di tutto le comunità islamiche moderate e creando l' humus che poi genera quei terroristi che ammazzano la nostra gente dentro le città. E tutto questo avviene per una vigliacca compiacenza nei confronti di chi ha i soldi per regalare ogni tanto prebenda a qualche organizzazione influente. Noi non ci pieghiamo a questo. Non ci piegheremo all'islamizzazione dell'Europa e dell'Italia e, quindi, Fratelli d'Italia voterà contro questo pessimo Accordo. ( Applausi ). SALVINI (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. SALVINI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, il dibattito è interessante. Ci tengo a dire che sarebbe opportuno che quest'Aula, oltre a occuparsi e preoccuparsi giustamente del Qatar perché non firmiamo cambiali in bianco, si occupasse anche di quanto accade in altri Paesi a rischio. Ricordo che il Qatar ha una popolazione che non arriva a tre milioni di abitanti e che la settimana scorsa il leader iraniano Khamenei ha definito Israele un virus, un cancro, un tumore da estirpare e l'Iran ha non 3 milioni di abitanti, ma 81 milioni. Peraltro, a proposito dello shopping di alberghi e aziende di cui hanno prima parlato gli amici di Fratelli d'Italia, sono anche più preoccupato dello shopping di alberghi, aziende e dati sensibili degli italiani non del Qatar, ma della Repubblica Popolare Cinese. ( Applausi ). È quella una dittatura comunista popolata da 1,5 miliardi di persone. È giusto preoccuparsi dei diritti umani ovunque nel mondo e, quindi, noi non potremo votare a favore della ratifica dell'Accordo in esame. Ma sarebbe ora che questa Aula si preoccupasse anche di un Paese con cui sono in atto collaborazioni e su cui in quest'Aula ci sono sempre silenzi che mi fanno venire in mente più di un dubbio: un leader politico e spirituale che definisce una democrazia come quella di Israele un cancro da estirpare merita un dibattito nell'Aula del Senato della Repubblica italiana. ( Applausi ). I nemici di Israele sono nemici di questo Senato e dell'Italia. Per quanto riguarda le responsabilità cinesi sulla diffusione del virus, penso e spero che ci uniremo alla richiesta almeno di istituire una Commissione d'inchiesta per capire chi ha fatto e chi non ha fatto cosa, perché potremmo finire il 2020 con l'assurdo di avere un'unica economia mondiale che cresce, che è quella cinese, la quale, dopo aver volontariamente o involontariamente - non sta a me giudicarlo - causato una pandemia globale, sulle sue macerie acquista aziende, dati, telefonia e alberghi in Italia e nel mondo. ( Applausi ). Non possiamo permetterlo. Spero, quindi, che il Ministro degli affari esteri venga quanto prima a dirci qual è la posizione del Governo italiano in merito alle dichiarazioni folli di Khamenei, all'atteggiamento cinese e ai silenzi dell'Organizzazione mondiale della sanità, di cui chiedo vengano rimessi in discussione i contributi della Repubblica italiana se non tutela la sanità dei cittadini italiani. Da ultimo faccio una riflessione. Continuando ad augurare buona vita e buona fortuna a Silvia Romano o, anzi, ad Aisha, aspettiamo di avere con le dovute cautele chiarezze e certezze sul fatto che siano stati dati o meno soldi all'organizzazione estremista e terrorista islamica di al-Shabaab, perché un conto è la cooperazione sulla ricerca e lo sviluppo, un altro è dare valigette con milioni di euro a chi con quei soldi compra armi per preparare attentati in Italia e nel mondo. Speriamo di poter parlare, oltre che dei problemi del Qatar, anche dei problemi degli estremisti di tutto il mondo. ( Applausi ). FERRARA (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. FERRARA (M5S) . Signor Presidente, si è fatto un po' un minestrone. È giusto ricordare Israele, ma ricordiamo anche il popolo palestinese che subisce un'invasione da tantissimi decenni e soffre tantissimo. Noi, a differenza di quanto è stato detto, crediamo molto nella cooperazione scientifica e culturale tra gli Stati, perché è il modo migliore per consolidare i rapporti proficui tra i vari Paesi. La cooperazione e le relazioni sono molto importanti e l'ha capito anche il deputato di Fratelli d'Italia Salvatore Caiata, che è andato in Qatar e ha donato la maglietta del Potenza Calcio, di cui mi pare sia il presidente. Poi risulta anche - lo sanno un po' tutti - che l'ex deputato di Fratelli d'Italia Crosetto sia il migliore amico del Qatar in Italia. Si poteva quindi evitare tutto questo sproloquio, secondo me un po' ridondante e inutile. Potremmo definire la cooperazione un vero e proprio bene immateriale che - come abbiamo potuto constatare durante la triste fase dell'emergenza da Covid-19 - si traduce poi in sostegno concreto e tangibile. Grazie ai buoni rapporti che l'Italia ha con la stragrande maggioranza dei Paesi nel mondo, è stato possibile ricevere mascherine, respiratori, ventilatori polmonari, assistenza di medici, personale sanitario, esperti in procedure di sanificazione che hanno aiutato concretamente il nostro Paese a uscire dalla fase critica dell'epidemia. In particolare, per quanto riguarda il Qatar, grazie al lavoro del nostro ministro degli affari esteri Luigi Di Maio, Doha ha inviato due ospedali da campo per accogliere 500 pazienti: direi che sicuramente è andata meglio rispetto al baraccone dell'Expo, che ha ospitato soltanto 21 pazienti. Spesso sono gli accordi di cooperazione culturale e scientifica a dare lustro al nostro Paese, alle sue tradizioni e all'innovazione insita nel lavoro degli italiani. Da questo punto di vista il nostro Paese ha molto da trasmettere in termini di know how ad altri Paesi. Concludo quindi, signor Presidente, augurandomi che dall'Accordo in esame possano nascere legami sempre più forti tra il nostro popolo e quello del Qatar e il nostro contributo più grande sia quello di promuovere la pace e la concordia tra popoli, di cui la cultura e la conoscenza reciproca sono i semi più promettenti per il futuro. Annuncio dunque il voto favorevole del Gruppo MoVimento 5 Stelle del Senato. (Applausi) . CASINI (Aut (SVP-PATT, UV)) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. Prima di dare la parola al senatore Casini, ricordo che le Commissioni 5 a e 7 a erano autorizzate a convocarsi nel corso dei lavori dell'Assemblea. Prego, senatore Casini. CASINI (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente, sono un pochino meravigliato - mi rivolgo al senatore Salvini - perché leggo che la ratifica ed esecuzione dell'Accordo di cooperazione in discussione è stata presentata alla Camera, tra gli altri, dal ministro Bussetti (Applausi) , che non mi sembra sia un Ministro del Partito Democratico o del MoVimento 5 Stelle: è un Ministro della Lega. Evidentemente, dunque, si tratta di un accordo sul quale ha lavorato il Governo che precede in questa legislatura l'Esecutivo attualmente insediato. (Applausi). Francamente non vedo dunque a chi si dovrebbe indirizzare l'indignazione. È un accordo come tanti altri. Se ogni accordo prevedesse l'omologazione dei sistemi politici, culturali e religiosi, non faremo accordi con nessuno. È dunque un accordo che è doveroso che il Senato approvi, come hanno detto anche altri esponenti dell'opposizione. Vorrei aggiungere due considerazioni. Per quanto riguarda le frasi del leader , della guida spirituale iraniana, ha totalmente ragione. Quello che ha detto Salvini oggi qui rappresenta quello che pensa il Senato: per noi il diritto all'esistenza di Israele è questione su cui non ci possono essere idee che non siano quelle di respingere al mittente le parole di Khamenei. (Applausi) . È inutile quindi che su questo inseriamo in Aula degli argomenti su cui tutti siamo d'accordo o, se qualcuno non è d'accordo, senatore Salvini, non ha il coraggio di dirlo in quest'Aula. Sfido chiunque oggi pensasse una cosa analoga a venirlo a dire al Senato: credo che nessuno avrebbe il coraggio di alzarsi in quest'Aula, perché il diritto all'esistenza di Israele è il minimo comune denominatore di tutte le forze politiche che stanno in Parlamento. (Applausi) . Il secondo punto riguarda l'Organizzazione mondiale della sanità. Senatore Salvini, mi segua solo un attimo su questo, se è così cortese. Vede, penso che Trump non abbia tutti i torti. Sappiamo tutti che il segretario dell'Organizzazione mondiale della sanità, che è un etiope, è stato portato in quel posto per un grande aiuto dei cinesi. Se devo dare la mia opinione, considerando le varie posizioni che l'Organizzazione mondiale della sanità ha preso in questi mesi, dico che lei nn ha tutti i torti, come non li ha Trump, perché c'è stata una mancanza di autonomia rispetto a uno stakeholder , che era ed è la Cina, nell'Organizzazione mondiale della sanità. Il punto su cui oggi dobbiamo riflettere e discutere in quest'Aula non riguarda tanto gli errori, che sono palesi, e neanche la necessità di fare un'indagine indipendente, che è già stata deliberata dalla stessa Organizzazione mondiale della sanità; il punto è capire - ed è dirimente - se la risposta di Trump, di togliere gli aiuti all'Organizzazione mondiale della sanità, è la via da seguire, perché è quella con cui si abbatte completamente il multilateralismo, mentre oggi sappiamo che una delle questioni del mondo, proprio dopo il Covid-19, è rafforzarlo, non indebolirlo. Tutte le critiche pertanto sono legittime e forse in parte anche giuste, ma la risposta finale è di rafforzare il multilateralismo, non di indebolirlo togliendo i fondi. Se c'è una cosa su cui l'Italia è sempre stata d'accordo, è la premessa della nostra politica estera, basata su tre punti: l'Europa, la scelta atlantica e il multilateralismo. Oggi la scelta atlantica è messa in discussione dalla necessità di ridefinire un'identità della NATO, che non è chiara, perché le sfide sono cambiate. L'Europa vediamo che sta cercando di rispondere a quest'epidemia, e speriamo che lo faccia in modo convincente per tutti. Il multilateralismo è minato, quindi lo sono la nostra impostazione e il nostro interesse, perché non siamo una potenza dittatoriale ed egemonica, ma abbiamo bisogno che la comunità degli Stati liberi ritrovi il suo punto di unione in un concerto multilaterale. Questo per me è un tema di fondo, con riferimento al quale vedo che la linea di tendenza della politica estera italiana è stata confermata dall'attuale Ministro: certamente vogliamo essere amici della Cina e della Russia, ma non possiamo confondere le nostre alleanze tradizionali con i giusti rapporti di amicizia che abbiamo con altri Paesi. Penso che questo trattato, se offre lo spunto per parlare anche di politica estera, visto che da questo punto di vista il Parlamento è abbastanza assente, non sia un'occasione sprecata. (Applausi). AIMI (FIBP-UDC) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà, ma raccomando a tutti i colleghi - come ho già ricordato prima al senatore Balboni e lo ricordo ora al senatore Casini - di rivolgersi in un'unica direzione quando si parla, senza guardare a destra e sinistra, né eccedere nei toni, altrimenti saremo costretti a chiedere a tutti di intervenire indossando la mascherina, perché da qui, avendo una visione dell'Aula, si comprende che vi è un certo tipo di rischio. AIMI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, la sicurezza più grande e maggiore che abbiamo nel votare questo provvedimento, sul quale dichiaro il voto di astensione del Gruppo Forza Italia, è che l'accordo è stato stipulato da un Ministro sul quale nessuno può certamente avere qualcosa da ridire in termini di difesa dei valori e di principi fondamentali. Mi riferisco a Giulio Terzi di Sant'Agata, il quale non ha firmato l'accordo con la scimitarra sul collo, ma l'ha fatto liberamente, difendendo principi fondamentali. Nella lettura dell'accordo stesso, esiste l'insegnamento delle lingue. L'accordo favorisce la cooperazione accademica, gli scambi di visite tra docenti, lettori e ricercatori, lo sviluppo della ricerca scientifica, la produzione di studi e documenti tra l'Italia e il Qatar, prevede inoltre l'assegnazione di borse di studio a studenti e laureati. Ovviamente non trovo bambini in questo accordo. Vorrei aggiungere che nel 2022 i Mondiali di calcio verranno celebrati in Qatar. Cosa facciamo, non ci andiamo? Lo dico perché qui siamo nazionalisti, sventoliamo la bandiera tricolore, poi quando si parla di questioni importanti come lo sport non facciamo accordi? Vorrei premettere, a scanso di ogni equivoco, che Forza Italia è stellarmente lontana dall'accettare principi oscurantisti; siamo per la difesa delle libertà e della democrazia, per il rispetto della persona umana; se noi siamo qua, coloro che sostengono principi diversi sono al confine del cosmo e viceversa. Noi abbiamo il compito di difendere questi principi e lo facciamo fino in fondo, ma le argomentazioni che ho ascoltato in quest'Aula non possono rappresentare lo specchio deformante di accordi commerciali né essere oggetto di grottesche interpretazioni, signor Presidente, che lascerebbero l'Italia assolutamente isolata a livello internazionale e soprattutto economico. Non possiamo dimenticare che abbiamo stretto accordi anche con Paesi canaglia, ma tali accordi hanno guardato alla ricerca di canali privilegiati affinché i principi di democrazia e di libertà potessero trovare un canale. La ragione per la quale noi esprimiamo questo voto di astensione, allora, è anche che questa è la missione della Organizzazione mondiale del commercio (WTO) di cui siamo parte attiva; ne facciamo parte e dobbiamo rispettarla, ma un conto sono gli accordi e un conto sono i principi che altri Stati sostengono. Credo e spero di essere stato sufficientemente chiaro sul punto, quindi confermo il nostro convinto voto di astensione sul provvedimento in discussione (Applausi). FANTETTI (FIBP-UDC) . Domando di parlare per dichiarazione di voto in dissenso dal mio Gruppo. PRESIDENTE. Ne prendo atto e le do la parola per un minuto. FANTETTI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, annuncio il mio voto contrario sul provvedimento in esame e faccio notare che si tratta della ratifica e quindi il trattato entra in vigore solo in seguito alla ratifica, non in seguito alla firma, pertanto ciò che è accaduto in precedenza non conta. Faccio altresì notare che in sede europea si è stabilito che tra i criteri vincolanti della cooperazione internazionale, che saranno implementati col quadro finanziario pluriennale che viene deciso in queste ore, c'è il rispetto dello Stato di diritto. PRESIDENTE. Senatore Fantetti, le ho dato proprio un minuto perché lei non è in una postazione dove può parlare ed è senza mascherina. FANTETTI (FIBP-UDC) . Per mancanza di rispetto dello Stato di diritto io voterò contro la ratifica di questo Accordo. PRESIDENTE . Metto ai voti il disegno di legge, nel suo complesso. È approvato. Essendo stata avanzata una richiesta di controprova, ordino la chiusura delle porte. Procediamo alla controprova mediante procedimento elettronico. È approvata . Discussione e approvazione del disegno di legge: Doc 1507 Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra il Governo italiano e il Governo di Singapore di cooperazione scientifica e tecnologica, fatto a Roma il 23 maggio 2016 (Approvato dalla Camera dei deputati) (Relazione orale) PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 1507, già approvato dalla Camera dei deputati. Il relatore facente funzioni, senatore Petrocelli, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta. Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore facente funzioni. PETROCELLI, f. f. relatore . Signor Presidente, il disegno di legge al nostro esame, già approvato dalla Camera dei deputati, riguarda la ratifica dell'accordo di cooperazione scientifica e tecnologica, sottoscritto a maggio del 2016, tra Italia e Singapore. Tale accordo è composto da 10 articoli e si pone il duplice obiettivo di sviluppare ulteriormente i rapporti di amicizia tra Italia e Singapore e di approfondire e strutturare ulteriormente la collaborazione in campo scientifico e tecnologico, già prevista da una precedente intesa bilaterale risalente al 1990, prevedendo anche la possibilità di finanziare progetti ed attività congiunte. Il disegno di legge di ratifica dell'accordo consta di 5 articoli. Con riferimento agli oneri economici derivanti dall'attuazione del provvedimento, sottolineo che l'articolo 3 li valuta in 440.000 per ciascuno degli anni dal 2019 al 2020 e in 449.000 euro a decorrere dall'anno 2021. Si propone l'approvazione del disegno di legge da parte dell'Assemblea. PRESIDENTE . Non vi sono iscritti a parlare nella discussione generale e il rappresentante del Governo non intende intervenire. Comunico che è pervenuto alla Presidenza - ed è in distribuzione - il parere espresso dalla 5 a Commissione permanente sul disegno di legge in esame, che verrà pubblicato in allegato al Resoconto della seduta odierna. GARAVINI (IV-PSI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GARAVINI (IV-PSI) . Signor Presidente, dichiaro il voto favorevole sul disegno di legge in esame. LUCIDI (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LUCIDI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, anch'io dichiaro il voto favorevole sul disegno di legge in esame. FERRARA (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. FERRARA (M5S) . Signor Presidente, l'accordo di cooperazione con Singapore è particolarmente importante perché questa città Stato è uno dei nodi di rete economica più importanti del mondo. Va infatti ricordato che Singapore è sede di centinaia di aziende dei comparti più avanzati, le industrie sono sviluppate soprattutto nel settore meccanico, chimico, petrolchimico, elettronico, farmaceutico e delle biotecnologie. Singapore è anche un'importante meta turistica e il principale centro di congressi asiatico. Quest'ultimo aspetto risulta promettente riguardo al tema del presente accordo e permette un significativo scambio di know how a livello tecnologico soprattutto sui nostri settori di punta, quali la ricerca e la cantieristica navale, che troverebbe applicazioni immediate, visto il ruolo che Singapore riveste anche come nodo dei trasporti marittimi. Non è da sottovalutare anche il mercato interno del Paese, che conta ben 5,6 milioni di abitanti e un'altissima percentuale di benestanti che possono dare valore aggiunto alle nostre startup in qualità di consumatori finali. Quindi, riteniamo questo accordo importante come apripista per una vigorosa penetrazione nel mercato asiatico nel prossimo futuro in chiave di potenziamento dell' export delle nostre imprese, su cui il sottosegretario Di Stefano e il nostro ministro degli affari esteri Di Maio stanno lavorando instancabilmente come chiave di rilancio della nostra economia post-Covid. Annuncio quindi convintamente il nostro voto favorevole. AIMI (FIBP-UDC) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. AIMI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, per economia dei tempi chiedo di allegare al Resoconto della seduta odierna il testo scritto della mia dichiarazione di voto sul disegno di legge in esame. PRESIDENTE . La Presidenza la autorizza in tal senso. Metto ai voti il disegno di legge, nel suo complesso. È approvato. Discussione e approvazione del disegno di legge: Doc 1079 Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo della Mongolia sulla cooperazione nel settore della difesa, fatto a Roma il 3 maggio 2016 (Relazione orale) PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 1079. Il relatore, senatore Ferrara, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta. Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore. FERRARA, relatore . Signor Presidente, l'Assemblea è chiamata ad esaminare il disegno di legge di ratifica ed esecuzione dell'accordo inerente la cooperazione nel settore della difesa sottoscritto tra l'Italia e la Mongolia nel maggio 2016. Si tratta di un accordo che ricalca analoghi provvedimenti già esaminati dalle Camere nelle scorse legislature, rispondendo all'esigenza di fissare la cornice giuridica entro cui sviluppare la cooperazione bilaterale tra i due Paesi. Questo disegno di legge di ratifica si compone di 5 articoli e con riferimento agli oneri economici li quantifica in 5.358 euro ad anni alterni a decorrere dal 2020, imputabili alle sole spese di missione e di viaggio. L'accordo non presenta profili di incompatibilità con la normativa nazionale, né con l'ordinamento comunitario e gli altri obblighi internazionali sottoscritti dal nostro Paese. In conclusione, si propone l'approvazione del disegno di legge da parte dell'Assemblea. PRESIDENTE . Non vi sono iscritti a parlare nella discussione generale e il rappresentante del Governo non intende intervenire. Comunico che è pervenuto alla Presidenza - ed è in distribuzione - il parere espresso dalla 5 a Commissione permanente sul disegno di legge in esame, che verrà pubblicato in allegato al Resoconto della seduta odierna. GARAVINI (IV-PSI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GARAVINI (IV-PSI) . Confermo il voto favorevole al disegno di legge di ratifica in esame. VESCOVI (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. VESCOVI (L-SP-PSd'Az) . Anch'io ribadisco il voto favorevole alla ratifica in esame. AIROLA (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. AIROLA (M5S) . Dichiaro il voto favorevole sul disegno di legge in esame. AIMI (FIBP-UDC) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. AIMI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, per economia dei tempi chiedo di allegare al Resoconto della seduta odierna il testo scritto della mia dichiarazione di voto sul disegno di legge in esame. PRESIDENTE . La Presidenza la autorizza in tal senso. Metto ai voti il disegno di legge, nel suo complesso. È approvato. Discussione e approvazione del disegno di legge: Doc 1239 Ratifica ed esecuzione dei seguenti Protocolli: a) Protocollo addizionale alla Convenzione sul trasferimento delle persone condannate, fatto a Strasburgo il 18 dicembre 1997; b) Protocollo di emendamento al Protocollo addizionale alla Convenzione sul trasferimento delle persone condannate, fatto a Strasburgo il 22 novembre 2017 (Relazione orale) PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 1239. Il relatore, senatore Petrocelli, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta. Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore. PETROCELLI, relatore . Signor Presidente, il Protocollo addizionale del 1997, che è composto da 9 articoli, ha una particolarità in quanto prevede, a determinate condizioni, il trasferimento delle persone condannate indipendentemente dal loro consenso. L'articolo 2, infatti, nello specifico stabilisce che, nel caso in cui un cittadino di uno Stato-parte, nei cui confronti sia stata pronunciata una sentenza definitiva di condanna in un altro Stato-parte, tenti di sottrarsi all'esecuzione della pena rifugiandosi nel territorio di cui è cittadino, lo Stato di condanna possa chiedere a quello di cittadinanza di procedere all'esecuzione della pena, anche previo arresto della persona condannata. Stanti le difficoltà denunciate da molte parti contraenti nel dare effettiva esecuzione al suddetto Protocollo addizionale, il comitato di esperti sul funzionamento delle convenzioni europee sulla cooperazione nel settore penale ha avviato, sin dal 2015, un lavoro di stesura di una bozza modificata di tale normativa, che ha portato alla sottoscrizione, nel novembre 2017, di un ulteriore protocollo emendativo del medesimo Protocollo addizionale. Il testo derivante è finalizzato alla costruzione di una cornice normativa in materia di trasferimento delle persone condannate entro cui gli Stati possano cooperare, su base volontaria, in particolare relativamente alle situazioni in cui un soggetto condannato non si trovi all'interno del territorio dello Stato di condanna o sia oggetto di decreto di espulsione al termine del periodo di reclusione. Con riferimento agli oneri economici, l'articolo 3 del disegno di legge li valuta complessivamente in 9.189 euro annui a decorrere dal 2020. Si propone l'approvazione del disegno di legge in oggetto da parte dell'Assemblea. PRESIDENTE . Non vi sono iscritti a parlare nella discussione generale e il rappresentante del Governo non intende intervenire. Comunico che è pervenuto alla Presidenza - ed è in distribuzione - il parere espresso dalla 5 a Commissione permanente sul disegno di legge in esame, che verrà pubblicato in allegato al Resoconto della seduta odierna. GARAVINI (IV-PSI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GARAVINI (IV-PSI) . Signor Presidente, confermo il voto favorevole del mio Gruppo sul provvedimento. PELLEGRINI Emanuele (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PELLEGRINI Emanuele (L-SP-PSd'Az) . Anch'io, signor Presidente, annuncio il voto favorevole. PACIFICO (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PACIFICO (M5S) . Signor Presidente, intervengo per sottolineare l'importanza di questo disegno di legge, che va a ratificare e a dare esecuzione al Protocollo addizionale alla Convenzione sul trasferimento delle persone condannate, siglato a Strasburgo il 18 dicembre 1997, e al Protocollo di emendamento al Protocollo addizionale alla Convenzione sul trasferimento delle persone condannate, fatto a Strasburgo il 22 novembre 2017. Questi due provvedimenti non sono altro che l'esegesi di un unico progetto o di una visione degli Stati membri del Consiglio d'Europa inerente al trasferimento di condannati dallo Stato che ha emesso la condanna all'altro dove si intende far concludere la pena detentiva. Si precisa che il protocollo che stiamo definendo non impone - né per lo Stato che emette la condanna né tantomeno per lo Stato che dovrà applicare la misura restrittiva - alcun obbligo. È semplicemente la condivisione di una cornice normativa in cui i Paesi aderenti possono volontariamente cooperare. Rispetto ai passati protocolli, quest'ultimo prevede che, ferme tutte le garanzie, il trasferimento del detenuto può avvenire anche senza la volontà dello stesso. Per questi motivi, il MoVimento 5 Stelle dichiara il proprio voto favorevole. AIMI (FIBP-UDC) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. AIMI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, chiedo di allegare al Resoconto della seduta odierna il testo scritto della mia dichiarazione di voto sul disegno di legge in esame. PRESIDENTE . La Presidenza la autorizza in tal senso. Metto ai voti il disegno di legge, nel suo complesso. È approvato. Discussione e approvazione del disegno di legge: Doc 1084 Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra la Repubblica italiana e la Repubblica orientale dell'Uruguay sulla cooperazione nel settore della difesa, fatto a Roma il 10 novembre 2016 e a Montevideo il 14 dicembre 2016 (Relazione orale) PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 1084. Il relatore, senatore Vescovi, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta. Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore. VESCOVI, relatore . Signor Presidente, quello al nostro esame è un Accordo che ricalca analoghi provvedimenti già approvati dal Senato, riprendendo l'esigenza di disciplinare la cooperazione bilaterale tra le Forze armate dei due Paesi, con l'intento di consolidare le rispettive capacità difensive e di migliorare la comprensione reciproca sulle questioni di sicurezza. Il disegno di legge si compone di 5 articoli. Con riferimento agli oneri economici, il disegno di legge li quantifica in 5.648 euro - anche in questo caso, signor Presidente, parliamo tanto di burocrazia, ma approvare una legge per una spesa di 5.648 euro, mi induce a pormi una domanda - a decorrere dal 2020, imputabili alle sole spese di missioni e di viaggio. L'articolo 4 del disegno di legge pone altresì una clausola di invarianza finanziaria, stabilendo eventuali oneri. Faccio un ultimo appunto, signor Presidente: da parte dei nostri colleghi c'è veramente un'ossessione sugli ospedali da campo fatti a Milano, perché, nella discussione del disegno di legge di ratifica dell'Accordo con il Qatar, sono tornati sull'ospedale da campo di Milano, sebbene si parlasse di una questione internazionale: a mio avviso è qualcosa che ci porta a porci davvero delle domande sulle priorità. (Applausi) . PRESIDENTE . Non vi sono iscritti a parlare nella discussione generale e il rappresentante del Governo non intende intervenire. Comunico che è pervenuto alla Presidenza - ed è in distribuzione - il parere espresso dalla 5 a Commissione permanente sul disegno di legge in esame, che verrà pubblicato in allegato al Resoconto della seduta odierna. GARAVINI (IV-PSI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GARAVINI (IV-PSI) . Signor Presidente, dichiaro il voto favorevole sul disegno di legge in esame. PELLEGRINI Emanuele (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PELLEGRINI Emanuele (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, dichiaro il voto favorevole sul disegno di legge in esame AIROLA (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. AIROLA (M5S) . Signor Presidente, dichiaro il voto favorevole sul disegno di legge in esame. AIMI (FIBP-UDC) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. AIMI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, per economia dei tempi chiedo di allegare al Resoconto della seduta odierna il testo scritto della mia dichiarazione di voto sul disegno di legge in esame. PRESIDENTE . La Presidenza la autorizza in tal senso. Metto ai voti il disegno di legge nel suo complesso. È approvato. Discussione e approvazione del disegno di legge: Doc 1085 Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo della Repubblica di Corea sulla cooperazione nel settore della difesa, fatto a Roma il 17 ottobre 2018 (Relazione orale) PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 1085. Il relatore, senatore Petrocelli, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta. Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore. PETROCELLI, relatore . Signor Presidente, siamo chiamati ad esaminare il disegno di legge di ratifica ed esecuzione dell'Accordo sottoscritto tra l'Italia e la Repubblica di Corea nell'ottobre 2018. Come il precedente, si tratta di un Accordo simile ad analoghi provvedimenti già esaminati nell'Assemblea del Senato e, anche in questo caso, risponde all'esigenza di fissare una cornice giuridica ben precisa, entro cui incrementare la cooperazione bilaterale tra le Forze armate dei due Paesi, che nel caso specifico è stata avviata fin da 1998, con l'entrata in vigore di un memorandum d'intesa in materia, con l'intento di consolidare le rispettive capacità difensive e di migliorare la comprensione reciproca sulla questione della sicurezza. Gli oneri economici, in questo caso, sono stati quantificati in 2.072 euro, ad anni alterni, a decorrere dal 2020 e sono imputabili alle sole spese di missione e di viaggio. L'articolo 4 del disegno di legge pone una clausola di invarianza finanziaria, stabilendo che ad eventuali oneri addizionali derivanti dall'attuazione dell'intesa bilaterale, si dovrà fare fronte con apposito provvedimento legislativo. Anche questo è un carattere che riscontriamo periodicamente nelle nostre ratifiche. Concludendo, propongo all'Assemblea l'approvazione del disegno di legge in esame. PRESIDENTE . Non vi sono iscritti a parlare nella discussione generale e il rappresentante del Governo non intende intervenire in sede di replica. Comunico che è pervenuto alla Presidenza - ed è in distribuzione - il parere espresso dalla 5 a Commissione permanente sul disegno di legge in esame, che verrà pubblicato in allegato al Resoconto della seduta odierna. GARAVINI (IV-PSI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GARAVINI (IV-PSI) . Signor Presidente, confermo il mio voto favorevole. VESCOVI (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. VESCOVI (L-SP-PSd'Az) . Anch'io, signor Presidente, confermo il mio voto favorevole. AIROLA (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. AIROLA (M5S) . Signor Presidente, annuncio il mio voto favorevole. AIMI (FIBP-UDC) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. AIMI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, per economia dei tempi chiedo di allegare al Resoconto della seduta odierna il testo scritto della mia dichiarazione di voto sul disegno di legge in esame. PRESIDENTE . La Presidenza la autorizza in tal senso. Metto ai voti il disegno di legge, nel suo complesso. È approvato. Discussione e approvazione del disegno di legge: Doc 1608 Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo del Turkmenistan sulla cooperazione nel settore della difesa, fatto a Roma il 29 marzo 2017 (Approvato dalla Camera dei deputati) (Relazione orale) PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 1608, già approvato dalla Camera dei deputati. Il relatore ricorrente, senatore Alfieri, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta. Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore. ALFIERI, relatore . Signor Presidente, il disegno di legge in esame, già approvato alla Camera dei deputati, propone di ratificare l'accordo in campo di cooperazione nel settore della difesa tra il nostro Governo e il Governo del Turkmenistan. È un classico accordo standard , come altri già firmati con altri Paesi, che promuove forme di collaborazione tra le nostre Forze armate e la formazione reciproca nello scambio di best practice . Il disegno di legge si compone di cinque articoli, con oneri molto limitati, di poco superiori ai 4.000 euro. Non ci sono profili di incompatibilità con la normativa nazionale ed europea e con gli obblighi internazionali, quindi si propone l'approvazione del disegno di legge da parte dell'Assemblea. PRESIDENTE . Non vi sono iscritti a parlare nella discussione generale e il rappresentante del Governo non intende intervenire. Comunico che è pervenuto alla Presidenza - ed è in distribuzione - il parere espresso dalla 5 a Commissione permanente sul disegno di legge in esame, che verrà pubblicato in allegato al Resoconto della seduta odierna. GARAVINI (IV-PSI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GARAVINI (IV-PSI) . Signor Presidente, confermo il mio voto favorevole. IWOBI (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. IWOBI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, annuncio anch'io il mio voto favorevole. AIROLA (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. AIROLA (M5S) . Signor Presidente, confermo il mio voto favorevole. AIMI (FIBP-UDC) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. AIMI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, per economia dei tempi chiedo di allegare al Resoconto della seduta odierna il testo scritto della mia dichiarazione di voto sul disegno di legge in esame. PRESIDENTE . La Presidenza la autorizza in tal senso. Metto ai voti il disegno di legge, nel suo complesso. È approvato. Discussione e approvazione del disegno di legge: Doc 1609 Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra il Ministero della difesa della Repubblica italiana e il Segretariato della difesa nazionale e il Segretariato della marina militare degli Stati uniti messicani in materia di cooperazione nel settore delle acquisizioni per la difesa, fatto a Città del Messico il 17 agosto 2018 (Approvato dalla Camera dei deputati) (Relazione orale) PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 1609, già approvato dalla Camera dei deputati. Il relatore ricorrente, senatore Petrocelli, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta. Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore. PETROCELLI, relatore . Signor Presidente, la ringrazio in maniera ricorrente. Anche il disegno di legge in esame è stato già approvato dalla Camera dei deputati e riguarda la ratifica di un accordo sottoscritto nell'agosto del 2018 tra il Ministero della difesa italiana e i Segretariati della difesa nazionale e della marina militare del Messico in materia di cooperazione nel settore delle acquisizioni per la difesa. L'Accordo è composto da undici articoli e ha lo scopo, anche in questo caso, di consolidare la collaborazione in materia di sicurezza con gli Stati Uniti messicani nel quadro di un comune proposito a contribuire alla pace e alla stabilità internazionali. L'intesa, in questo caso, fa seguito a una dichiarazione congiunta di partenariato strategico tra i due Paesi, che è stata sottoscritta nel 2012 e che ha fissato la comune intenzione di avviare un dialogo bilaterale nel campo della sicurezza. Con riferimento agli oneri economici, nel disegno di legge questi sono stati valutati in 7.694 euro ad anni alterni, a decorrere dal 2019. Anche in questo caso, l'articolo 4 del disegno di legge pone la clausola di invarianza finanziaria. Si propone pertanto l'approvazione del presente disegno di legge. PRESIDENTE . Non vi sono iscritti a parlare nella discussione generale e il rappresentante del Governo non intende intervenire. Comunico che è pervenuto alla Presidenza - ed è in distribuzione - il parere espresso dalla 5 a Commissione permanente sul disegno di legge in esame, che verrà pubblicato in allegato al Resoconto della seduta odierna. GARAVINI (IV-PSI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GARAVINI (IV-PSI) . Signor Presidente, annuncio il voto favorevole del Gruppo Italia Viva-PSI al provvedimento. LUCIDI (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LUCIDI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, annuncio il voto favorevole del Gruppo Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione al provvedimento. FERRARA (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. FERRARA (M5S) . Signor Presidente, annuncio il voto favorevole del Gruppo MoVimento 5 Stelle al provvedimento. AIMI (FIBP-UDC) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. AIMI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, per economia dei tempi chiedo di allegare al Resoconto della seduta odierna il testo scritto della mia dichiarazione di voto sul disegno di legge in esame. PRESIDENTE . La Presidenza la autorizza in tal senso. Metto ai voti il disegno di legge, nel suo complesso. È approvato. Colleghi, propongo di sospendere i lavori fino alle ore 15. Poiché non vi sono osservazioni, così resta stabilito. Sospendo, quindi, la seduta fino alle ore 15. (La seduta, sospesa alle ore 11,24, è ripresa alle ore 15,05) . Presidenza del vice presidente ROSSOMANDO Sull'ordine dei lavori PRESIDENTE . Ha chiesto di intervenire il presidente Pittoni per riferire sui lavori della 7 a Commissione permanente in merito al disegno di legge n. 1774. Ne ha facoltà. PITTONI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, la Commissione sta esaminando il disegno di legge di conversione del decreto-legge n. 22 del 2020, al quale sono stati presentati originariamente circa 400 emendamenti, cui si sono aggiunte numerose riformulazioni presentate da vari Gruppi politici di maggioranza e di opposizione. In alcuni casi si tratta di riformulazioni suggerite dalla relatrice e sulle quali c'è il parere favorevole anche del Governo. Nella seduta odierna la Commissione ha proseguito l'esame. Ci restano al momento circa 60 emendamenti e 65 ordini del giorno da votare. Contiamo, comunque, di concludere i lavori intorno alle ore 16,30. ( Applausi ). PRESIDENTE . Colleghi, in relazione a quanto appena riferito dal presidente Pittoni, sospendo i lavori dell'Assemblea fino alle ore 16,40. La seduta è sospesa. (La seduta, sospesa alle ore 15,07, è ripresa alle ore 16,49) . Disegni di legge, trasmissione dalla Camera dei deputati PRESIDENTE . Comunico all'Assemblea che è stato trasmesso dalla Camera dei deputati il seguente disegno di legge: «Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 8 aprile 2020, n. 23, recante misure urgenti in materia di accesso al credito e di adempimenti fiscali per le imprese, di poteri speciali nei settori strategici, nonché interventi in materia di salute e lavoro e di proroga di termini amministrativi e processuali» (1829). Discussione del disegno di legge: Doc 1774 Conversione in legge del decreto-legge 8 aprile 2020, n. 22, recante misure urgenti sulla regolare conclusione e l'ordinato avvio dell'anno scolastico e sullo svolgimento degli esami di Stato (Relazione orale) PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 1774. La relatrice, senatrice Angrisani, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta. Pertanto, ha facoltà di parlare la relatrice. ANGRISANI, relatrice . Signor Presidente, colleghe e colleghi, innanzitutto mi corre l'obbligo di ringraziare uno ad uno tutti i componenti della 7 a Commissione ed i tecnici stessi della struttura che hanno contribuito, tra mille difficoltà e peripezie, alla definizione di un testo condiviso, capace di raccogliere il consenso e la soddisfazione di tutte le forze politiche che hanno partecipato alla sua stesura. Colleghe e colleghi, in via preliminare mi preme ricordare a voi tutti il clima di totale emergenza nel quale abbiamo operato. Raggiungere questo risultato, sebbene passo dopo passo, centimetro dopo centimetro, non era affatto scontato; spesso tendiamo a sottovalutarlo, ma dobbiamo renderci conto che questo Governo e noi tutti ci siamo dovuti confrontare con un'immane situazione d'emergenza, non solo sanitaria, che ha comportato un imprevisto sociale di dimensioni epocali. Mai prima d'ora avevamo assistito ad un fenomeno di tale portata, che ha modificato interamente il nostro vivere civile e sociale. L'impatto devastante del Covid ha cambiato le nostre vite e quelle dei nostri figli. Già questo provvedimento nasce con le esigenze di salvaguardare il diritto allo studio dei nostri figli ed assicurare loro, in una condizione mai verificatasi precedentemente, un accesso possibile ed efficace alla cultura e ad un'istruzione adeguata. Al di là delle polemiche che nelle dinamiche politiche possono esserci, vi chiedo l'onestà intellettuale di non sottolineare né sminuire la volontà che abbiamo dimostrato di rispettare questa esigenza di tutela. Non è un dato accessorio o una mera formalità osservare, in via introduttiva, come il testo del presente decreto-legge sia stato dettato da ragioni d'urgenza e insieme dall'incertezza da cui è rimasta inevitabilmente caratterizzata qualsiasi possibile proiezione sull'evolversi e sugli effetti diretti ed indiretti della pandemia. Il presente decreto-legge, pertanto, da un punto di vista normativo, ha risposto all'esigenza di disciplinare, con strumento adeguato ed efficace, il complesso delle operazioni relative alla chiusura dell'anno scolastico 2019-2020 e all'avvio dell'anno scolastico 2020-21, tenendo conto dell'esigenza di dover ragionare su categorie duttili e comunque fuori da eccessive rigidità, potendo valutare l'impatto di quanto ipotizzato e stabilito solo a posteriori . In estrema sintesi, come abbiamo visto, se è verosimile valutare che una reale e compiuta uscita dallo stato d'emergenza sarà possibile solo quando diverranno disponibili cure farmacologiche e il vaccino per combattere il virus, ciò lascia intendere che fino ad allora difficilmente potranno riprendere e aver luogo, almeno nel modo tradizionale che conosciamo, tutte quelle attività di carattere sociale che presuppongono e necessitano un contatto ravvicinato, a cominciare dall'universo scolastico, universitario e della didattica, ma anche purtroppo, come sappiamo, dall'intero complesso delle attività culturali, come spettacoli, teatri, proiezioni, eccetera. Quindi, caduta l'ipotesi di poter far ritorno in classe prima del 18 maggio, si trattava di non mortificare, valorizzando il più possibile le prove e garantendo loro dignità, i circa 460.000 studenti che devono sostenere l'esame di Stato, insieme ai 500.000 studenti di tredici-quattordici anni che devono anch'essi affrontare gli esami del primo ciclo. Tuttavia, al di là anche del discorso obbligato a forme di insegnamento innovative come la didattica a distanza, problemi di non poco conto presentava nel medesimo tempo l'avvio del prossimo anno scolastico, alla luce di alcuni nodi essenziali di non facile soluzione, che possono essere rapidamente qui di seguito elencati: la capacità, da parte dell'istituzione scolastica, di garantire eventuali dispositivi di sicurezza e spazi adeguati per un'efficace distanziamento tra studenti; l'esigenza e la volontà di promuovere e incentivare l'intera filiera della formazione didattica a distanza nelle sue diverse declinazioni. La povertà economica infatti avrà riflessi su quella educativa, in specie per i più fragili ed esposti con un combinato disposto che coniugherà, per alcune fasce di studenti, la penuria di mezzi con la mancanza di istruzione e, dunque, con il non poter accedere ad un'adeguata formazione. Il protrarsi dell'emergenza epidemiologica e la necessità di doversi conformare a misure di distanziamento sociale hanno procrastinato le nuove modalità adottate di didattica a distanza, ma occorre fare tutto il possibile, fatte salve le misure che sono state e sarà necessario adottare nella condivisa e crescente preoccupazione per la possibile liquidazione della scuola nella sua configurazione tradizionale, per salvaguardare l'insegnamento in presenza quale esperienza non sostituibile e il cosiddetto gruppo classe, inteso come sistema di rapporti, insieme con la funzione primaria della scuola come socialità, in senso orizzontale, tra allievi e, verticale, con i docenti. Garantire quindi un ordinato avvio del prossimo anno scolastico significa non surrogare con misure emergenziali, bensì con interventi strutturali, calibrati e intelligenti, la carenza di insegnanti, garantendo principi di equità, trasparenza e meritocrazia, per il reclutamento e l'immissione in ruolo, la continuità didattica e in particolare il sostegno, visto lo scenario che affiora dall'emergenza sanitaria che penalizza in maggior misura, talvolta non sanabile, le disabilità più gravi, fino alle diverse problematiche che afferiscono ai disturbi specifici dell'apprendimento e ai bisogni educativi speciali. Nello specifico, l'articolo 1 definisce la cornice generale della disciplina speciale per l'anno scolastico 2019-2020 per la valutazione finale degli studenti, per tutti gli ordini e gradi di scuola, nonché per l'ammissione degli studenti della scuola secondaria di primo e di secondo grado alla classe successiva per l'eventuale integrazione e recupero degli apprendimenti dei medesimi studenti e per lo svolgimento degli esami di Stato conclusivi del primo e secondo ciclo. L'articolo 2, commi 1 e 2, demanda ad ordinanze del Ministro dell'istruzione l'adozione di misure per l'avvio dell'anno scolastico 2020-21, anche in deroga a norme vigenti in merito, la data dell'inizio delle lezioni, le procedure riguardanti le immissioni in ruolo, le utilizzazioni e le assegnazioni provvisorie e le supplenze, da concludersi comunque entro il 15 settembre 2020, all'utilizzo solo per l'anno scolastico 2020-21 delle vigenti graduatorie. Si tratta del cuore del decreto e sul testo originario... PRESIDENTE. Mi scusi un momento. Senatrice Granato, c'è qualche questione che ci vuole sottoporre? Altrimenti la prego di prendere posto. Prego relatrice, può proseguire. ANGRISANI, relatrice. Sul testo originario approdato in Commissione, grazie alla capacità di confronto delle forze governative, che pur divergendo su taluni aspetti sono riuscite a trovare un'ampia sintesi condivisa, e grazie al proficuo apporto delle opposizioni, sono stati apportati significativi miglioramenti e modifiche. Si ricordino nello specifico l'emendamento 4.0.100 con cui si istituiscono procedure su base regionale finalizzate all'accesso in ruolo su posti di sostegno. Ci sono poi i posti vacanti disponibili all'avvio del prossimo anno scolastico, che saranno ricoperti da incarichi a tempo determinato in attesa dell'espletazione delle procedure concorsuali straordinarie che il medesimo testo istituisce. L'emendamento 2.300, infatti, stabilisce norme e criteri relativi alla procedura concorsuale straordinaria finalizzata all'immissione in ruolo del corpo docente per l'anno scolastico 2021-2022. Tuttavia, a coloro che rientrano nella quota dei posti destinati alle procedure per l'anno scolastico 2020-2021 viene riconosciuta retrodatazione giuridica del rapporto di lavoro, fissata al 1° settembre 2020. L'emendamento 7.01 che sostituisce l'articolo 7, reca misure volte ad assicurare la continuità della gestione delle università e dell'AFAM. Inoltre, l'emendamento 7.0.26, detta misure urgenti per la riqualificazione dell'edilizia scolastica. Si precisa che per contenere ogni diffusione del contagio, il personale docente assicura le attività didattiche nella modalità a distanza e che le prestazioni lavorative e gli adempimenti connessi dei dirigenti scolastici, nonché del personale scolastico, possono svolgersi nelle modalità di lavoro agile. Si stabilisce poi che esclusivamente per l'anno scolastico 2019-20, in relazione alla reiterazione del periodo di formazione e prova del personale docente ed educativo, a seguito di valutazione negativa, le attività di verifica da parte dei dirigenti tecnici, qualora non effettuate entro il 15 maggio, sono sostituite da un parere consultivo reso dal dirigente tecnico. L'articolo 3 riduce da quarantacinque a quindici giorni il termine per l'espressione dei pareri da parte del Consiglio superiore della pubblica istruzione. L'articolo 4 reca un'interpretazione autentica dell'articolo 87, comma 5, del decreto-legge n. 18 del 2020, precisando che la sospensione delle procedure concorsuali connesse all'emergenza sanitaria è riferita solo allo svolgimento delle relative prove. L'articolo 5 estende l'applicazione, in quanto compatibile, delle disposizioni di cui all'articolo 87, comma 5, del decreto-legge n. 18, anche alle procedure concorsuali previste dagli ordinamenti delle professioni regolamentate sottoposte alla vigilanza del Ministero della giustizia e agli esami di abilitazione per l'accesso alle medesime professioni. L'articolo 6 prevede che il Ministero dell'università e della ricerca, con uno o più decreti, possa definire, anche in deroga alle vigenti disposizioni normative, l'organizzazione e le modalità della prima e della seconda sessione del 2020 degli esami di Stato di abilitazione all'esercizio di professioni ivi indicate, nonché delle prove integrative per l'abilitazione all'esercizio della revisione legale. L'articolo 7 prevede la sospensione, nelle università e nelle istituzioni di alta formazione, fino al perdurare dello stato di emergenza e in deroga alle disposizioni degli statuti degli atenei e delle istituzioni AFAM, delle procedure elettorali per il rinnovo degli organi collegiali e monocratici in corso alla data di entrata in vigore del decreto-legge. L'articolo 8 reca le clausole di salvaguardia e di invarianza finanziaria. (Applausi) . PRESIDENTE . Comunico che sono state presentate alcune questioni pregiudiziali. Ha chiesto di intervenire la senatrice Gallone per illustrare la questione pregiudiziale QP1. Ne ha facoltà. GALLONE (FIBP-UDC) . Signor Presidente, faccio una premessa fondamentale ponendo una questione su tutte. Questo decreto-legge reca un titolo ben preciso: «Misure urgenti sulla regolare conclusione e l'ordinato avvio dell'anno scolastico e sullo svolgimento degli esami di Stato». Questo provvedimento, quindi, avrebbe dovuto contenere poche indicazioni essenziali, le linee guida per consentire alla scuola italiana di attraversare e superare il momento di emergenza che ha travolto l'Italia, garantendo - secondo i dettami della Costituzione - il diritto allo studio per tutti, le modalità di apprendimento, la regolarità dello svolgimento dell'anno scolastico e dei relativi esami di passaggio da un ciclo di studi all'altro o finali. Questo decreto-legge avrebbe dovuto garantire il sostegno - in maniera equa e paritetica - alla scuola pubblica statale e alla scuola pubblica paritaria, consentendo al sistema scolastico nella sua interezza di superare indenne un momento così difficile, salvaguardando un sistema integrato e sussidiario che oggi più che mai deve lavorare unito, rappresentando una risorsa essenziale per realizzare il diritto-dovere di apprendere, essenziale per la formazione della persona e del cittadino, per non parlare della libertà di scelta educativa delle famiglie, fondamento di ogni Stato democratico. A prescindere da ogni considerazione ideologica, questo decreto-legge avrebbe dovuto quantomeno salvaguardare la tutela degli equilibri di bilancio, alla luce del buco che si andrà a creare nel momento in cui le centinaia di migliaia di studenti delle paritarie si dovessero riversare nella scuola statale - che collasserà - vuoi perché chiuderanno tante paritarie vuoi perché le famiglie dovranno, giocoforza, cambiare per necessità economiche realizzando finalmente la vera discriminazione tra ricchi e poveri. Se a questo aggiungiamo l'immane sforzo logistico-organizzativo per assicurare il diritto allo studio e contemporaneamente il rispetto delle norme di distanziamento sociale, chi ci perderà, ovviamente, sarà la qualità. Questo decreto-legge avrebbe dovuto, inoltre, garantire la stabilizzazione degli insegnanti e dei docenti superando una volta per tutte ogni questione aperta, anche quella dei dirigenti scolastici - contenziosi polverosi - e salvaguardando la dignità professionale di una categoria, quella degli insegnanti, che nei Paesi più evoluti rappresenta la punta della piramide sociale, dando certezza, peraltro, della continuità didattica in un momento già abbastanza destabilizzante per gli alunni e gli studenti, che almeno avrebbero dovuto ritrovare gli insegnanti dell'anno precedente all'avvio - speriamo! - dell'anno scolastico successivo a settembre. Eppure, nonostante il sostegno di tutta la minoranza, il Governo è riuscito a bocciare anche gli emendamenti del senatore Verducci del PD, che chiedevano la stabilizzazione. (Applausi) . Questo decreto-legge avrebbe dovuto coadiuvare l'ente locale in questo percorso, dai Comuni al rapporto Stato-Regioni (motivo anche della questione pregiudiziale). Non è stato chiarito ancora, per esempio, se l'ordinanza del Ministro dell'istruzione, adottata d'intesa con la Conferenza Stato-Regioni, potrà sostituire per il prossimo anno le singole deliberazioni regionali in merito al calendario scolastico per quel che concerne la data di avvio delle lezioni. Questo decreto-legge avrebbe dovuto arrivare a creare le condizioni per poter riaprire le scuole in concomitanza con la riapertura del Paese, che oggi piano piano sta avvenendo; condizioni tra cui era necessario prevedere anche il potenziamento degli uffici amministrativi e degli uffici scolastici territoriali. Oggi, invece, la scuola rimane l'ultimo avamposto ancora distaccato, ancora isolato: riaprono le attività produttive, si ricomincia a circolare, riaprono i parrucchieri, i negozi, i ristoranti; si parla di turismo, di dove andremo in vacanza, ma non riapre la scuola, e questo sta compromettendo il funzionamento di interi sistemi, a partire dal sistema famiglia, perché dalla scuola dipende anche la possibilità di lavorare per le famiglie. (Applausi). Oppure - questa sarebbe stata la nostra ambizione, che speravamo condivisa - il Governo avrebbe potuto cogliere l'occasione di un momento, che rimarrà nella storia per la sua violenta drammaticità, e trasformarlo nell'opportunità di dare finalmente alla scuola un assetto nuovo, un rinnovamento e un consolidamento che in tempi normali non si sarebbe riusciti a dare. Un po' come quando si costruisce una casa nuova, perché l'occasione per ripensare il futuro della scuola era adesso, ma voi l'avete sprecata. Ad esempio, a vent'anni dalla legge sulla parità scolastica, avreste potuto avviare una grande alleanza tra scuola statale e scuola paritaria, per ricostruire insieme e attualizzare il sistema dell'istruzione, stimolando l'una e l'altra a dare il meglio di sé, in una gara a fare meglio, in cui i vincitori sarebbero stati gli studenti, perché non ci può essere rilancio, se si uccide uno dei comparti importanti dell'istruzione. Oppure avreste potuto fornire in maniera omogenea gli strumenti didattici informatici a tutte le scuole d'Italia, introdurre il coding , un sistema di formazione degli insegnanti o la figura dello psicologo. Niente, un'altra occasione persa dal Governo in cui la trazione grillina condiziona ogni scelta: l'ha fatto prima e lo fa adesso, arrivando ad annichilire persino posizioni tradizionalmente imprescindibili del resto della maggioranza (come il PD o Italia Viva), di cui fa parte persino un ex Ministro dell'istruzione, la senatrice Fedeli, che fu capace di andare oltre le rigidità ideologiche, aprendo lei, dopo il ministro Berlinguer che sancì la parità scolastica vent'anni fa, il tavolo per studiare l'introduzione del costo standard per studente, che potrebbe cambiare e attuare finalmente quel sistema scolastico pubblico integrato oggi più che mai necessario alla possibilità di scelta delle famiglie. Allo stesso modo, un altro Ministro dell'istruzione del PD, il ministro Giannini, venne duramente contestato, sempre dal MoVimento 5 Stelle, quando osò ricordare che sostenere la scuola paritaria significa sostenere la scuola pubblica, in linea con il dettato costituzionale, per non parlare poi del già sottosegretario Toccafondi, che di questo tema, che adesso è ovviamente tutto ritirato e cancellato, fece proprio il senso del suo mandato di Governo. Tornando all'oggi, ci siamo insomma trovati, come nella migliore tradizione grillina al Governo, un Governo e una maggioranza che regalano pesci al posto di insegnare a pescare. La scuola è il Paese nel Paese. Si potrebbe dire: «Dimmi qual è il tuo modello di scuola e ti dirò che Paese sei» e voi volete chiudere la scuola in un recinto, come vorreste chiudere l'Italia in un recinto. Noi diciamo no, perché oggi la scuola, pilastro della crescita, rimane ancora il comparto più colpito e l'ultimo avamposto. Dal punto di vista procedurale, entrando sempre nel merito della questione pregiudiziale da noi avanzata, non ci meravigliamo più per il ritardo con il quale il Governo adotta provvedimenti che invece dovrebbero essere per loro natura urgenti, confermando ancora una volta una prassi inaccettabile per il bene del Paese già in tempi normali e intollerabile per il momento che stiamo vivendo. Se infatti dal punto di vista formale i tempi per la conversione del decreto-legge sono ad oggi regolari, dal punto di vista sostanziale stupisce che un decreto-legge ritenuto di assoluta urgenza e priorità, emanato l'8 aprile, ovvero più di un mese e mezzo fa - oggi siamo al 27 maggio e le scuole stanno per chiudere, nel senso che pur non essendo aperte, dovremmo essere vicini al momento dell'ultimo giorno di scuola - sia ancora al vaglio, in prima lettura, di un solo ramo del Parlamento, rendendo prassi consolidata di questo Governo un iter lungo e inutile in una delle due Camere, con fiducia incorporata, e l'assoluta compressione dei tempi della discussione nell'altro ramo. Le proposte avanzate dal Gruppo Forza Italia in Commissione istruzione pubblica, beni culturali andavano nella direzione di modificare in modo costruttivo alcune palesi carenze contenute nel decreto-legge. Tuttavia i suggerimenti costruttivi non sono stati accolti - mi avvio alla conclusione - denotando da parte del Governo un atteggiamento di annoiata sufficienza, scarsa considerazione, indisponibilità al confronto nel merito, perfino sulle azioni di supporto psicologico rivolte a studenti, docenti e famiglie per superare le difficoltà intervenute e persino su tutta una serie di proposte per gli studenti con disabilità. Avremmo voluto coadiuvare gli interventi in modo che non si limitassero solo a mettere una pezza, ma potessero costruire una nuova visione di Paese, partendo proprio dalla scuola. Nulla verrà accolto, tutto si ridurrà, come abbiamo detto, all'ennesimo voto di fiducia: si tratta però di una fiducia tutta vostra e tutta interna a quest'Assemblea, perché fuori, secondo me, le persone già cominciano a protestare. Però allora anche la responsabilità sarà tutta vostra e del Governo, chiuso nel bozzolo di un laicismo statalista e bigotto ai limiti dell'ortodossia. Il problema è che non andrete a sbattere solo voi, ma con voi andrà a sbattere tutto il Paese. Noi finché avremo fiato cercheremo di impedirvelo, perché l'Italia è il nostro Paese, il Paese che amiamo e che difenderemo a ogni costo. Per questo abbiamo presentato tale questione pregiudiziale a un provvedimento che, per come è stato costruito (forse sarebbe meglio dire raffazzonato), non dovrebbe vedere la luce. Ai sensi dell'articolo 93 del Regolamento, chiediamo pertanto di non procedere all'esame dell'Atto Senato 1774. (Applausi). PRESIDENTE. Ha chiesto di intervenire la senatrice Saponara per illustrare la questione pregiudiziale QP2. Ne ha facoltà. SAPONARA (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, colleghi senatori, rappresentanti del Governo, il Gruppo Lega-Salvini Premier ha ritenuto, per una serie di motivazioni che andrò a spiegare, di presentare una questione pregiudiziale relativa al decreto-legge 8 aprile 2020, n. 22, che oggi dovrebbe essere in discussione in Assemblea per la sua conversione in legge e che reca nel suo titolo «misure urgenti sulla regolare conclusione e l'ordinato avvio dell'anno scolastico e sullo svolgimento degli esami di Stato». Il decreto-legge, quindi, doveva definire la cornice generale della disciplina speciale relativa all'anno scolastico 2019-2020 per quanto riguarda la valutazione finale degli studenti di tutti gli ordini e gradi di scuola, nonché per l'ammissione degli studenti della scuola secondaria di primo e secondo grado alla classe successiva e, ancora, per l'eventuale integrazione e il recupero degli apprendimenti da parte dei medesimi studenti e per lo svolgimento degli esami di Stato conclusivi del primo e del secondo ciclo di istruzione, vale a dire gli esami di terza media e di maturità. Tutto questo attraverso l'adozione di specifiche misure con ordinanza del Ministro dell'istruzione. Proprio per l'obiettivo perseguito dal decreto-legge, noi del Gruppo Lega, tra le diverse criticità in esso individuate, riteniamo di estrema gravità, invece, l'incertezza nella quale il Governo ha lasciato le famiglie, indicando nel testo l'eventuale ripresa delle lezioni in presenza entro la data del 18 maggio, soluzione assolutamente impensabile già dalla data di emanazione del decreto-legge. Non esiste, infatti, a tutt'oggi, nessuna indicazione... PRESIDENTE. Mi scusi, senatrice, se la interrompo per un istante. Mi segnalano che stanno facendo foto nell'Aula. Sapete che ciò non è possibile. Prego, senatrice, continui. SAPONARA (L-SP-PSd'Az) . Dicevo che il provvedimento prevede, in una opzione, il rientro a scuola entro la data del 18 maggio, soluzione assolutamente impensabile già dalla data di emanazione del decreto-legge perché non esiste a tutt'oggi nessuna indicazione applicabile in merito. Questo è indice dello stato di assoluta improvvisazione che ha caratterizzato l'operato del Governo nel suo insieme fin dall'inizio dell'emergenza. Consideriamo poi il fatto che il provvedimento demanda a ordinanze del Ministro dell'istruzione l'adozione di misure per l'avvio dell'anno scolastico 2020-2021, anche in deroga alle norme vigenti. A proposito di questo, deve essere ricordato che la legislazione vigente prevede che l'anno scolastico abbia inizio il 1° settembre e si concluda il 31 agosto. Il medesimo decreto-legge stabilisce che spetta al Ministro dell'istruzione fissare, con ordinanze, il termine delle lezioni, le scadenze per le valutazioni periodiche e le date delle festività. D'altra parte, però, ai sensi del decreto legislativo n. 112 del 1998, alle Regioni è chiesta la definizione del calendario scolastico. (Brusio). Signor Presidente, mi scusi, ho un brusio nelle orecchie, non riesco a parlare. PRESIDENTE. No, è l'Assemblea che si deve scusare. Non manco mai di richiamare tutti almeno al dovere del rispetto per chi sta parlando. Il brusio in effetti è fastidioso. Prego i colleghi di abbassare il tono della voce prima che io li richiami singolarmente. Prego, senatrice. SAPONARA (L-SP-PSd'Az) . Tutto questo crea un'ulteriore incertezza normativa, in quanto si possono generare potenziali conflitti di attribuzione tra lo Stato e le Regioni se l'ordinanza del Ministro dell'istruzione, adottata d'intesa con la Conferenza Stato-Regioni, potrà sostituire per l'anno scolastico 2020-2021 le singole deliberazioni regionali in merito al calendario scolastico. Andiamo avanti. L'articolo 3 del provvedimento introduce poi, a decorrere dal giorno successivo alla data di entrata in vigore del decreto-legge e per tutta la durata dello stato di emergenza, la riduzione da quarantacinque giorni a sette giorni del termine ordinario per l'espressione dei pareri da parte del Consiglio superiore della pubblica istruzione. Tale termine ridotto si applica anche ai pareri ancora non resi su provvedimenti già trasmessi. Tutto ciò, tradotto, significa che in tal modo la misura dettata dall'articolo 3 comprime oltremodo l'attività consultiva del Consiglio superiore della pubblica istruzione, annullandone di fatto l'operatività. A quanto detto va aggiunto che appare inconcepibile come un decreto-legge di assoluta urgenza, emanato l'8 aprile, sia dopo tutto questo tempo ancora all'esame del Senato in prima lettura e che, a due giorni dall'inizio previsto per l'esame in Assemblea del provvedimento, la Commissione di merito (cioè la Commissione istruzione pubblica, beni culturali) non avesse ancora votato un solo emendamento e la Commissione bilancio non avesse ancora terminato il vaglio finanziario degli emendamenti. Ad oggi, nonostante il tempo dilatato di discussione in Commissione, restano aperte e ancora irrisolte questioni fondamentali, quali la definizione del piano di stabilizzazione dei precari in vista della riapertura a settembre (peraltro in situazione di distanziamento sociale); la data dell'esame di Stato per i privatisti (per non privarli della possibilità di svolgere i test di accesso alle università già previsti per settembre); le modalità di avvio dell'anno scolastico 2020-2021. Questo modus operandi comporterà, di conseguenza, una compressione dei tempi di discussione del provvedimento in seconda lettura alla Camera dei deputati. Del resto, tale modus operandi è divenuto prassi normale per questo Governo, a tutto discapito della giusta articolazione della dialettica democratica. Con rammarico - e concludo - sottolineo che la dilatazione dei tempi di esame in Commissione, peraltro, non è andata a favore della collaborazione tra le forze politiche per trovare le soluzioni migliori per il comparto scuola, specie in una situazione come l'attuale, di estrema difficoltà sia per gli studenti, che per le famiglie, i docenti e tutto il personale scolastico. Al contrario, tutte le proposte avanzate dalla Lega sono state ostacolate in ogni modo e maniera prevenuta, cercando di bloccarle fin dalla Commissione bilancio, spesso sulla base di una preconcetta presunzione di onerosità. Per tutti questi motivi, il Gruppo Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione ritiene che, ai sensi dell'articolo 93 del Regolamento del Senato, non si debba procedere all'esame dell'Atto Senato 1774. (Applausi). PRESIDENTE . Ai sensi dell'articolo 93 del Regolamento, nella discussione sulla questione pregiudiziale potrà intervenire un rappresentante per Gruppo, per non più di dieci minuti. CIRIANI (FdI) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CIRIANI (FdI) . Signor Presidente, il Gruppo Fratelli d'Italia voterà a favore della questione pregiudiziale che i colleghi di opposizione hanno presentato non solo per una questione di merito e per i contenuti che sono stati illustrati, ma anche perché c'è un problema che va oltre il decreto scuola di cui discuteremo - temo - di qui a pochi minuti. Il tema riguarda l'utilizzo del decreto-legge, che non viene più presentato al Parlamento come una eccezione una tantum , per motivi straordinari di necessità e urgenza come ci ricorda la Costituzione, ma ormai è la prassi, la regola, e l'utilizzo del decreto-legge continua a crescere secondo una logica malata ed ingiustificabile, tanto che ormai ha quasi smesso di fare notizia. Lo scandalo che nella scorsa legislatura si sollevava per l'abuso dei decreti-legge non c'è più, ma il fatto che l'utilizzo ingiustificato dei decreti-legge non faccia più notizia a mio parere non vuol dire che abbia smesso di essere inaccettabile. Per chi voglia riflettere un po', soprattutto per chi voglia farlo da senatore, da parlamentare, credo vi sia più di un motivo di preoccupazione rispetto al fatto che il nostro sistema costituzionale, giusto o sbagliato che sia, che piaccia o no, è fondato sul cosiddetto bicameralismo perfetto. Ebbene, di questo bicameralismo non c'è più traccia, perché viviamo in una sorta di "monocameralismo e mezzo", nel senso che la discussione sui decreti-legge - perché ormai solo di decreti-legge si parla, dal momento che le iniziative legislative dei Gruppi parlamentari e popolari rimangono nei cassetti delle Commissioni per anni e non vedono mai la luce - avviene in un ramo del Parlamento e poi nel secondo, novanta volte su cento, viene messa la fiducia. Come se non bastasse, adesso è invalsa l'abitudine di porre la questione di fiducia - come credo avverrà da qui a poche ore, lo vedremo - già nella prima lettura presso il primo ramo del Parlamento. Ci sono quindi due Camere - Senato della Repubblica e la Camera dei deputati - le quali non solo devono discutere solo di decreti-legge, con i tempi ristretti che questi prevedono per la conversione, ma hanno anche tempi ristretti e hanno soltanto casualmente la possibilità di approfondire in Commissione il loro esame, perché questo è delegato al buon cuore e alla casualità del Governo, che di volta in volta decide se far partire un decreto-legge dalla Camera o dal Senato. Per tale ragione chi ha la sfortuna di non essere nella Camera assegnataria del decreto-legge in prima lettura, di quel decreto proprio non può dire nulla e la sua funzione di parlamentare viene limitata già più di quanto non lo sia normalmente. Questo della scuola, poi, è un caso lampante di questa prassi: il decreto-legge, assegnato al Senato e lungamente discusso in Commissione, verrà poi sottoposto alla fiducia, con tanti saluti alla possibilità di un successivo intervento anche alla Camera. Vige quindi un sistema di tripartizione dei poteri: quello esecutivo ormai si mangia quello legislativo, perché decide il Governo di cosa si può parlare e di cosa no, mentre il terzo potere, quello giudiziario, è soprattutto impegnato, come leggiamo nelle intercettazioni, a decidere come trasformare - anzi come confermare - il Consiglio superiore della magistratura da organo di autogoverno a organo di autoassoluzione da tutte le malefatte che i magistrati compiono quotidianamente e di cui spero prima o poi qualcuno dovrà farsi carico. Non c'è il Ministro della giustizia, ci sono altri rappresentanti del Governo, speriamo che tra i tanti decreti-legge necessari e urgenti il Governo trovi il tempo anche per varare un decreto-legge necessario e urgente per riformare il Consiglio superiore della magistratura e per mettere mano allo scandalo della magistratura italiana. Di questo volentieri discuteremmo anche domani mattina. Colleghi, Presidente, membri del Governo, su questo decreto scuola abbiamo comunque fatto la nostra parte, abbiamo cercato di far valere le nostre ragioni (come sempre con scarsi risultati). Il fatto che si ponga la questione di fiducia - vorrei che fosse chiaro a chi per caso ci ascolta da casa, attraverso qualsiasi mezzo di comunicazione - non deriva dal fatto che le opposizioni hanno fatto ostruzionismo in Commissione, o che le opposizioni cattive e poco intelligenti si siano opposte in tutti i modi possibili alla conversione del decreto, ma dal fatto che la maggioranza ha smesso di litigare in Commissione pochi minuti fa, dal fatto che è riscontrabile, leggendo Facebook, Twitter e i comunicati stampa, che venivano scambiati messaggi di minaccia tra componenti della maggioranza di notte e di giorno, in cui si minacciavano le dimissioni del Ministro, si minacciava la tenuta della maggioranza, si minacciava lo sfregio anche al lodo Conte, che pareva aver trovato per un attimo la soluzione ai problemi soprattutto dei precari. Noi leggevamo abbastanza sconcertati i messaggi che gli appartenenti alla Camera del PD mandavano agli appartenenti al Senato del PD o degli altri partiti, dicendo di non fare una certa cosa, di votare un certo testo, di non permettersi di non votare un certo emendamento. Insomma, l'avete fatta e ve la siete cantata tra di voi. Quindi il decreto-legge urgentissimo sulla scuola arriverà alla Camera giusto in tempo per essere approvato all'ultimo minuto; quindi anche in questo caso ci sarà ben poco da fare e da esaminare. Presidenza del vice presidente TAVERNA (ore 17,28) ( Segue CIRIANI). Brevissimamente - perché poi temo che lo diremo da qui a poco, quando esamineremo il provvedimento - noi abbiamo cercato di fare la nostra parte. Registriamo il fatto che il decreto-legge scade il 7 giugno e che il tempo rimasto è davvero molto risicato. Tutti coloro che avevano promesso mari, monti e miracoli ai precari qualcosa dovranno inventarsi per spiegare perché non hanno garantito né i mari, né i monti, né i miracoli, ma, molto più prosaicamente, qualcosa di diverso dalle promesse elettorali. Ancora una volta, ribadiamo il fatto che l'esperienza maturata in anni di insegnamento da precario vale forse di più di un concorso e ribadiamo anche la nostra vicinanza alle scuole paritarie, che speriamo nel decreto cosiddetto rilancia Italia possano trovare riscontro alle loro richieste di finanziamento, perché sono un perno fondamentale del nostro sistema educativo. Molte altre cose le abbiamo scritte nei nostri emendamenti, ma non hanno trovato accoglimento. Abbiamo fatto la nostra battaglia con i tempi limitati che ci sono stati assegnati, perché ancora una volta la confusione e l'urgenza con cui vengono affrontati problemi così gravi non derivano dal fatto che noi abbiamo avuto un atteggiamento irresponsabile, ma dal fatto che abbiamo tentato di mettere una pezza alle vostre baruffe e alle vostre divisioni. (Applausi) . ALESSANDRINI (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ALESSANDRINI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, Governo, colleghi, per usare una celebre frase di Gino Bartali, per commentare il contenuto di questo decreto-legge, ma soprattutto la pantomima che ha accompagnato la cosiddetta trattativa sulla stabilizzazione dei precari, si potrebbe ben dire: tutto sbagliato, tutto da rifare. La soluzione che ci è stata servita come lodo Conte è la mediazione politica più fallimentare che si potesse immaginare. Non comprendiamo come sia possibile sedersi attorno a un tavolo partendo dalla richiesta di assumere per titoli e servizi, evitando una prova scritta inutilmente rischiosa per la salute dei candidati e per la necessità di avere docenti in ruolo già da settembre, ed alzarsi dopo aver sostituito la prova scritta con un'altra prova, diversamente scritta, e aver rimandato tutto alla fine dell'emergenza. Un gioco impietoso, che umilia ancora una volta i precari e contrasta con il diritto alla continuità didattica degli studenti; altro che stabilizzazioni. Il prossimo anno scolastico avremo 30.000 precari in più a seguito dei pensionamenti, che porteranno il totale dei supplenti a 200.000. Il risultato dell'accordo di maggioranza della notte tra domenica e lunedì è l'esatto opposto di quanto andava fatto per garantire a tutti gli insegnanti la titolarità di una cattedra il prossimo settembre e per affrontare con efficacia la crisi pandemica, con la necessità di sdoppiare le classi. È evidente che non ci sono mai stati i tempi tecnici per espletare un concorso in piena estate e con tutte le limitazioni dettate dall'emergenza sanitaria. Ma la soluzione pilatesca adottata nottetempo è peggiore del male: migliaia di docenti restano precari e andranno al lavoro a settembre consapevoli che quello potrebbe essere l'ultimo anno di lavoro. Chi impedirà infatti ai neovincitori dell'ennesima prova scritta che dovrà valutare il merito di scalzare coloro che non la supereranno o si porranno in posizione meno utile nelle nuove, ennesime graduatorie concorsuali? E dire che il modo per uscire degnamente da questa situazione paradossale e ingiusta era già pronto, contenuto nella nostra proposta di assunzione da graduatorie (procedura già utilizzata per le graduatorie ad esaurimento). Ma sposare questa soluzione avrebbe significato dare a noi, alla Lega, il merito di un'indigeribile soluzione per il Governo, da evitare a costo di sacrificare i diritti di migliaia di precari. (Applausi) . È per questo che la Lega voterà a favore della questione pregiudiziale, per sottolineare quanto si sarebbe potuto fare per migliorare questo testo in tutto questo tempo ma che si è scelto consapevolmente e colpevolmente di non fare. (Applausi) . MALAN (FIBP-UDC) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MALAN (FIBP-UDC) . Signor Presidente, mi richiamo all'intervento già svolto dalla senatrice Gallone nell'illustrare la nostra questione pregiudiziale. Ribadisco ovviamente che voteremo a favore di questa pregiudiziale perché siamo preoccupati per l'andamento della scuola italiana. La scuola determina ciò che sarà il Paese; anzi, è l'indice di ciò che è il Paese. Il volere una scuola irrigidita, burocratizzata, monopolare, che non consente il pluralismo perché ignora la gravissima difficoltà in cui si trovano le scuole paritarie, i loro allievi e i suoi insegnanti non è davvero un indice di attenzione per la scuola. Oggi è il 27 maggio e ancora non si sa quando ci saranno gli esami di Stato, già chiamati esami di maturità. ( Applausi ). Quasi tutte le sere, però, abbiamo delle uscite di esponenti del Governo che ci dicono che sarà in un modo e poi in un altro; che saranno tutti promossi e poi che non è vero che saranno tutti promossi e questo va avanti da settimane. C'è una disattenzione - per usare una parola molto gentile - veramente molto grave su una materia importante come la scuola. Si dice che l'esperimento della scuola a distanza è stato un grande successo quando, anche da indagini demoscopiche, sappiamo che quasi la metà delle famiglie non è riuscita a far seguire ai propri bambini queste lezioni perché ci sono dei problemi di scarsa copertura Internet in molte parti del nostro Paese e non parlo soltanto del Sud, ma anche di certe aree del Nord. Ci sono tantissime famiglie che non hanno la strumentazione e ci sono delle famiglie con più di un bambino che hanno grosse difficoltà a far seguire a più di un bambino le lezioni. Indubbiamente tali difficoltà erano impreviste, ma non si può dire che è un successo se non si hanno certezze neppure sulla data degli esami e se si discrimina con danno, - neanche nel medio ma nel breve termine - per le finanze pubbliche. Se infatti le scuole private paritarie chiudono, ci saranno centinaia di migliaia di studenti che si riverseranno nelle scuole statali e i costi aumenteranno perché allo Stato costano veramente molto di più gli studenti che frequentano le scuole statali di quelli che vanno alle scuole private, e questo non può essere un successo. Non riteniamo che questo decreto-legge dia le risposte necessarie al Paese e per questo voteremo favorevolmente la pregiudiziale al fine di non far proseguire il suo esame. ( Applausi ). PRESIDENTE . Ai sensi dell'articolo 93, comma 5, del Regolamento, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della questione pregiudiziale presentata, con diverse motivazioni, dalla senatrice Bernini e da altri senatori (QP1) e dal senatore Pittoni e da altri senatori (QP2). (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . MINUTO (FIBP-UDC) . Signor Presidente, il periodo di quarantena che abbiamo vissuto per circa due mesi ha segnato uno stravolgimento del sistema scuola: improvvisazione e inadeguatezza hanno contraddistinto alcune scuole e territori del nostro Paese. In provincia di Novara, sono state denunciate alcune insegnanti per essersi incontrate a scuola, dove avrebbero dovuto svolgere una riunione. (Brusio). Signor Presidente, mi scusi: visto che non c'è il Ministro, se almeno qualcuno sui banchi ci vuole ascoltare. PRESIDENTE. Il richiamo è stato fatto dalla senatrice, signori del Governo, grazie. MINUTO (FIBP-UDC) . Le maestre avevano invitato i rappresentati dei genitori per consegnare i libri di testo che i loro figli che avrebbero utilizzato a casa per svolgere i compiti e le attività didattiche a distanza; un'esagerazione, se si pensa che l'iniziativa era finalizzata ad attuare la didattica a distanza. Non comprendiamo inoltre per quale motivo lo stesso Governo preveda la presenza nei locali scolastici del personale amministrativo e tecnico, che negli istituti più grandi comporta la presenza contemporanea per sette ore al giorno di ben oltre le nove unità, e si debbano poi sanzionare docenti impegnate a svolgere al meglio il proprio dovere anche in una situazione come questa. C'è da dire che, dopo Novara, nei nostri Comuni le scuole elementari non hanno consegnato libri, li hanno chiusi in un sacchetto e depositati sui banchi e, da quel momento in poi, molti bambini non hanno potuto studiare. Ho citato quest'episodio che è uno dei tanti da prendere come esempio su com'è stata disattesa la necessità di dare risposte chiare sin da subito sia ai docenti che agli alunni e quindi alle famiglie che dovevano recepire le disposizioni. (Brusio). PRESIDENTE. Colleghi, posso chiedere a chi è impegnato in altre conversazioni e non sta ascoltando la senatrice che sta intervenendo di accomodarsi fuori dall'Aula per continuare le sue conversazioni private? Grazie. MINUTO (FIBP-UDC) . La ringrazio, Presidente. Molti nuclei familiari oltretutto sono stati provati economicamente dalla quarantena e sono tuttora in fase di stasi. In molte famiglie, purtroppo, i papà disoccupati, senza reddito e spesso senza ammortizzatori sociali, sono costretti in casa con i propri figli, che devono ritagliarsi spazi per studiare e magari lo fanno senza le adeguate tecnologie: è qui che in questo periodo abbiamo notato che il nostro Paese ha un deficit tecnologico assurdo e dobbiamo intervenire immediatamente. Il bambino per fare didattica a distanza ha bisogno di supporti, computer, iPad: l'ho già detto e lo rimarco in questa sede. Nelle scuole della mia città, Molfetta, ma come in altri paesi, sono arrivati a malapena 8.000-10.000 euro, che rappresentano poche briciole in confronto al reale bisogno dettato dall'emergenza. In questi due mesi abbiamo svelato l'inadeguatezza di un sistema d'istruzione carente di un piano pandemico. Badiamo bene: stiamo parlando di istruzione e non dobbiamo lesinare. In un quadro che spinge all'ottimismo, anche in prospettiva futura restano i problemi di tipo strutturale: lo zaino virtuale dello studente in smart learning è vuoto. Circa il 27 per cento evidenzia che in famiglia non c'è nemmeno un dispositivo sufficiente per permettere a tutti i componenti di studiare o lavorare nello stesso momento e stiamo parlando, signori, del nostro Paese, dei bambini che saranno il futuro del nostro Paese. In questi due mesi è mancata la preparazione adeguata dei docenti alla didattica a distanza (DAD), non per colpa loro. Tuttavia, ahimè, se molti insegnanti non erano preparati ed è giunta questa pandemia, a loro volta non hanno fatto la didattica, i dirigenti non potevano obbligarli e di conseguenza i nostri figli non hanno potuto studiare. Bene avrebbe fatto il Governo a stanziare fondi da destinare unicamente alla formazione dei docenti. Fatelo ora. Tornando agli studenti, tra i problemi che il Paese deve risolvere c'è anche quello della connessione Internet. Molti esponenti del nostro Gruppo ne hanno già parlato, ma nessuno ha ancora risolto nulla. Uno su quattro, ad oggi, in casa non ha una connessione Internet all'altezza della situazione; un altro 36 per cento ha rimediato solo all'inizio dell'emergenza. Le cause più ricorrenti della difficoltà di connessione sono imputabili, per il 61 per cento, al fatto di non avere un collegamento veloce che supporti la fluidità delle lezioni, mentre il 23 per cento accede a Internet usando hotspot con pochi giga a disposizione e in una famiglia non si può far studiare un bambino con solo un cellulare (Applausi); il 9 per cento non ha neanche questo (Applausi) . È chiaro che se sommiamo tutti questi problemi, molti studenti rischieranno di stare a casa. Sulle strutture scolastiche ho sentito pochissimo, se non nulla. Bisogna controllare, devono esser stanziati fondi per migliorare le strutture e il sistema scolastico; sulla scorta del sistema scolastico americano, bisogna integrare all'interno delle scuole mense, che da noi non ci sono o sono pochissime, palestre funzionanti, spazi per attività da svolgere in sicurezza. Si parla di fondi che arrivano alle scuole, di cifre stanziate per migliorare la scuola, ma poi nei territori non se ne conosce la destinazione. È ora che i cittadini sappiano che fine fanno queste risorse e dove vanno a finire. Inoltre, è di queste ore l'appello di diverse associazioni non profit affinché si intervenga in sede di conversione del decreto-legge rilancio, per riparare alle gravi ingiustizie nei confronti della fondamentale realtà delle scuole pubbliche e paritarie italiane. È indispensabile considerare il sistema scolastico come unico, ma articolato in scuola statale e scuola paritaria. (Applausi) . In questo modo, è giusto che si trovino risorse adeguate per gli uni e per gli altri. Oggi stiamo ancora discutendo di questo problema e a risentirne saranno sempre i nostri bambini che saranno il futuro del nostro Paese. Ribadisco, in conclusione, la necessità di stabilizzare immediatamente il personale precario, anche se non ha raggiunto i tre anni di servizio. Il Ministro afferma che devono solo avere tre anni di servizio, ma è sbagliato. Penso agli insegnanti che hanno fatto supplenza per un anno intero o che magari hanno svolto corsi di formazione, corsi-concorso, percorsi abilitanti speciali (PAS) o comunque selettivi a fine percorso: che facciamo, dove li mandiamo? In conclusione, mettiamo mano a questa scuola perché, se ci pensate, la maggior parte dei nostri figli trascorre metà giornata o forse più a scuola piuttosto che a casa, è lì che si formano e quindi mettiamoci mano. Mi dispiace che il Ministro non sia presente, avrei voluto conoscerla. Oggi ho ascoltato il telegiornale e al ministro Azzolina va tutta la mia solidarietà per quello che è accaduto; so che ha chiesto la scorta perché è stata minacciata. Ritengo inaccettabile ogni forma di dissenso espresso attraverso atti di violenza fisici o verbali; il confronto civile tra le parti deve essere sempre favorito, ma ahimè mi rendo conto che l'insulto gratuito è facile ed è tipico di chi evidentemente non ha argomenti per parlare; pertanto, al Ministro va tutta la solidarietà del Gruppo Forza Italia. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Alessandrini. Ne ha facoltà. ALESSANDRINI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, rappresentanti del Governo, colleghi, la chiusura delle scuole è una ferita per tutti. È impossibile non riconoscersi in questa affermazione pronunciata dal Presidente della Repubblica in occasione di un messaggio indirizzato al mondo scolastico, che interpreta alla perfezione il sentimento di tristezza di tutti gli operatori della scuola, ma allo stesso tempo si fa portatore del disagio di milioni di famiglie, preoccupate dell'andamento e della qualità del percorso formativo dei propri figli. Noi oggi in quest'Aula stiamo valutando un provvedimento che dovrebbe farsi interprete delle esigenze di certezza che chiedono studenti e genitori, ma che invece è ben lontano dal prevedere azioni che possano fornire soluzioni chiare e definitive. Il Ministro, sin dal momento del suo insediamento, ha mostrato una sostanziale chiusura rispetto alle proposte e alle soluzioni della Lega e del centrodestra in genere, assumendo un atteggiamento prevenuto. Ricordo, anzi ricordiamo bene tutti, il suo repentino abbandono di una videoconferenza con tutti gli assessori regionali alla scuola, nel corso della quale, senza nessuna di forma di preavviso e in totale spregio delle più elementari regole di buona educazione, ha evitato di rispondere alle domande che le venivano rivolte. Se questo provvedimento doveva essere il suo biglietto da visita per mostrare quali fossero le intenzioni reali, cioè mettersi in contrasto con il mondo della scuola, allora posso assicurare che c'è riuscita benissimo. Questo testo costituisce infatti un concentrato di contraddizioni, carenze e soluzioni pasticciate. (Applausi). Non sarebbe stato meglio stabilire fin da subito la chiusura delle scuole e non optare per soluzioni incerte? E poi, che errore proclamare fin da subito che tutti sarebbero stati promossi; in tal modo - lo sappiamo bene - molti studenti si sono potuti adagiare su questa soluzione ed evitare così di impegnarsi fino alla fine nella didattica a distanza. Riguardo alla reale possibilità di svolgere la didattica a distanza, si scopre che i dati sono molto diversi da quelli forniti dal ministro Azzolina in Senato; parlava di oltre l'80 per cento di studenti raggiunti, ma le rilevazioni ci dicono che quasi il 30 per cento non dispone a casa di un dispositivo per seguire la didattica e il 23 per cento ha problemi di connessione. Quindi un 50 per cento degli alunni non può seguire le lezioni o, se lo fa, lo fa con molta fatica. Inoltre, l'Autorità garante per l'infanzia e l'adolescenza ha lanciato l'allarme per i ragazzi con disabilità, per i minorenni in condizioni di povertà e marginalità, per quelli nel circuito penale, per i figli dei detenuti e per i minori segnati dall'epidemia in famiglia. Per rendere effettivo il diritto all'istruzione bisogna fare in modo che chi è privo di PC o tablet connessi ne sia dotato, monitorando costantemente quanti studenti siano effettivamente raggiunti. Riguardo ai problemi di connessione che ho citato voglio ricordare una situazione che riguarda alcune parti del mio territorio, l'Umbria: mi riferisco al cratere sismico, dove la fibra ottica è ancora assente, per cui sostenere il carico dei collegamenti Internet in famiglia e con più di un figlio, con i genitori che magari lavorano in smart working , è difficile, se non impossibile. Voglio stigmatizzare un fatto: in questi giorni di emergenza da coronavirus, nella ridda dei provvedimenti di urgenza e delle conferenze stampa del Governo, non ho mai sentito un accenno alla situazione dei territori terremotati. Gli abitanti di queste zone stanno vivendo un'emergenza nell'emergenza. Gli studenti oggi, quando riescono, visti i problemi citati, svolgono la didattica a distanza in soluzioni abitative provvisorie e disagiate. Domani, cioè da settembre, come faranno a ritornare allo studio in presenza, visto che questo necessiterà ancora del distanziamento sociale? Ante Covid-19 i ragazzi svolgevano le proprie lezioni in container collettivi, già utilizzati dalle famiglie, quindi in locali non pensati per un uso scolastico, con spazi assolutamente sottodimensionati anche prima dell'emergenza. Se sarà un problema rispettare le distanze di sicurezza, dettate dai vari decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, nelle scuole di tutto il territorio nazionale, non so se il Governo si è reso conto o ha minimamente considerato che nel cratere questo sarà impossibile. C'è stato qualcuno che si è preoccupato del futuro di questi ragazzi? Chi assicura loro il diritto allo studio? (Applausi). Su questi problemi c'è stato e continua ad esserci solo un silenzio assordante. Sappiamo che i fondi ci sono per realizzare edifici abbastanza grandi per ospitare gli studenti nel rispetto delle direttive Covid. Facciamo di questi cantieri un secondo ponte di Genova, usiamo normative emergenziali in deroga, impegniamo tutte le forze di cui già disponiamo per realizzare in tempi brevi nuove e definitive strutture scolastiche, dove si prevedano edifici grandi, laboratori, palestre e sale riunioni che per il perdurare di tutta l'emergenza potrebbero rappresentare degli spazi necessari al rispetto della distanza di sicurezza. La distanza siderale dalle difficoltà quotidiane di tutte le famiglie italiane chiamate a fronteggiare le conseguenze delle vostre decisioni si vede anche da come avere ignorato le popolazioni terremotate. Pertanto, posso solo auspicare che si riesca a sviluppare un'azione normativa complessiva sulla scuola, che sia di ampio respiro ideale e non ideologica e che ponga al centro, indistintamente, le esigenze primarie degli alunni, le istanze delle insegnanti, le richieste del personale ATA e amministrativo; norme che rispondano in maniera adeguata ai bisogni delle famiglie italiane, chiamate in questo periodo di emergenza sanitaria ad affrontare problemi nuovi e improvvisi che complicano le loro vite. A maggior ragione queste persone hanno il diritto di sentire le istituzioni scolastiche al loro fianco, pronte a fornire soluzioni adeguate e di buon senso. Ora mi vorrei rivolgere al Ministro che immagino non sia presente, nonostante si parli di scuola, perché avrà sicuramente qualcosa di meglio da fare. PRESIDENTE. Il Governo è presente, senatrice Alessandrini, e la sta ascoltando. ALESSANDRINI (L-SP-PSd'Az) . Bene, questo mi rincuora. Quindi mi rivolgo al Ministro, dicendole che la ritenevo una collega, perché quella dell'insegnante non è solo una professione, ma non lo ricorda probabilmente o forse non lo sa: essere insegnante vuol dire condividere. Come diceva Plutarco «gli studenti non sono vasi da riempire, ma fiaccole da accendere». Ma il Ministro non sa neanche questo, dal momento che di recente è arrivata a costruire la frase - cito testualmente - «gli studenti sono imbuti da riempire»: parole senza senso che mi sono anche vergognata di ascoltare. (Applausi) . Essere insegnante vuol dire avere dei colleghi con cui confrontarsi e il Ministro non lo sa. Essere insegnante vuol dire essere una guida, e il Ministro non lo è, essere insegnante vuol dire imprimere dei segni, ma il Ministro ha voluto strafare e ha lasciato delle gravi lacune e delle gravi cicatrici che saranno difficilmente colmabili. Oggi ho il privilegio di essere qui in questa veste che mi onora e mi dà la possibilità di rappresentare i miei colleghi, i miei alunni, i genitori e tutto il personale scolastico, tutte categorie che invece oggi nei fatti state mortificando, facendo finta di rappresentarle. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Augussori. Ne ha facoltà. AUGUSSORI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, colleghi, Sottosegretario, unico rappresentante del Governo presente, intervengo su una questione che appare più marginale e sicuramente lo è, rispetto alle tematiche che hanno avuto un'attenzione mediatica, come quelle degli insegnanti precari o quella delle scuole paritarie, ma che mi sta particolarmente a cuore e su cui vi invito a prestare attenzione. È il tema dell'esame di maturità degli studenti privatisti: stiamo parlando di una platea di circa 17.000 persone, che sono considerate dal Governo come maturandi di serie B, ma sono prima di tutto persone con gli stessi doveri e diritti degli altri, ma i cui diritti sono stati palesemente violati e calpestati. (Applausi) . Non sono sindacalizzati, non fanno lobbying , non hanno voce e sono quindi inascoltati e abbandonati a loro stessi. È un mondo poco conosciuto e spesso guardato di traverso, pensando che si tratti di cercatori di scorciatoie. Niente di più errato; la maggioranza di essi si trova di fronte ad un'opzione obbligata a fronte di situazioni e di scelte di vita. Parliamo di studenti lavoratori in gran parte, ma le casistiche sono varie e vanno a toccare anche la problematica delle vittime del fenomeno del bullismo. Ci sono vite, storie dietro questi percorsi. C'è Francesca, che lavora all'ospedale di Verbania (fa l'operatore sociosanitario nel reparto Covid) e che vuole diplomarsi per iscriversi a scienze infermieristiche. C'è Tommaso, che gioca a rugby nella nazionale giovanile, che per la sua carriera sportiva vive in una città dove non c'è la scuola che ha frequentato negli anni precedenti. Ce ne sono tanti come loro, che chiedono di essere trattati come gli altri maturandi, seguendo le stesse modalità e gli stessi tempi. E, invece, il Governo li ha discriminati prevedendo, con questo decreto-legge, prove in presenza quando agli interni si prospettavano esami a distanza. Abbiamo protestato a gran voce per chiedere l'equiparazione che, poi, per fortuna, nei fatti è arrivata, ma solo perché è mutato il percorso degli interni. Che dire, poi, dei tempi? Lasciati nell'incertezza totale per settimane, perché il decreto-legge parlava di prove da tenersi a fine emergenza; parlava di sessione straordinaria da definire, non chiarendo nemmeno se a settembre o oltre. Adesso abbiamo una data certa per i test preliminari almeno, quella del 10 luglio. La disparità tra interni ed esterni è così sancita ufficialmente dal Governo. La discriminazione ha forza di legge; ma questo fatto - già gravissimo in sé - apre a un altro problema. Per l'esame di maturità si dovrà aspettare metà settembre, ma c'è chi ha bisogno subito di quel diploma perché magari ha un lavoro che lo aspetta e che ora potrebbe sfuggirgli, o chi - e sono i più - vuole affrontare il percorso universitario senza rischiare di perdere un intero anno. (Applausi). Abbiamo proposto che ci fosse l'impegno del Governo a far svolgere gli esami entro fine luglio, o, al più tardi, i primi di agosto, e invece la soluzione della maggioranza è la classica toppa peggio del buco: viene concesso di fare i test di ammissione ed iscriversi all'università prima di fare la maturità, così avremo studenti che, mentre lavorano, dovranno prepararsi, magari, per gli uni, per il 10 settembre, e per l'altra, per il 20 settembre: una vera follia. Non c'è nemmeno certezza che le date non coincidono; potrebbero essere coincidenti. Come si dice in queste occasioni, cornuti e mazziati. State calpestando i sogni di migliaia di giovani, quelli che già verranno ricordati e bollati come la «generazione Covid» e che ora, con estrema difficoltà e disagio, tenteranno di prendere un diploma, nonostante tutti gli ostacoli che gli state ponendo. Concludo, Presidente, chiedendomi il perché siamo arrivati a questo punto. La colpa a mio avviso è tutta imputabile ai ritardi nelle decisioni del ministro Azzolina. I suoi continui tentennamenti e cambi di opinione ci hanno portato sin qui, a fare delle scelte con le spalle al muro e senza margini di manovra. Abbiamo un Ministro inadeguato che fa solo danni. (Applausi) . Fra i tanti disastri, anche questo danno fatto ai privatisti le resterà sulla coscienza, sempre ammesso che ne abbia una. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Lonardo. Ne ha facoltà. LONARDO (FIBP-UDC) . Signor Presidente, onorevoli senatori, la scuola è stata la prima ad andare in quarantena e, a quanto pare, sarà l'ultima a uscirne, sempre che il Governo ed i suoi ben 448 tecnici trovino una strategia per farla uscire da questa allucinante situazione. Sembrerebbe come se fosse in atto un tentativo, perpetrato col favore della pandemia, di smantellare il sistema scolastico italiano, perché effettivamente, alla luce delle ultime dichiarazioni rese da un membro del comitato di esperti nominato dal ministro Azzolina - al quale va chiaramente la nostra, la mia personale solidarietà per quanto capitato in questi giorni - si starebbe viaggiando verso una scuola cosiddetta ibrida, destinata a diventare permanente e non più emergenziale, con buona pace del decisore politico, che evidentemente ha smesso di essere essenziale, visto che non è mai stato interpellato a proposito. In altri termini, meno tempo in aula e più a casa; più didattica a distanza, più piattaforme, più multinazionali informatiche con la pancia piena, ma soprattutto più disuguaglianze. Quell'isolamento forzato di milioni di bambini italiani che sta mettendo a dura prova loro e le famiglie tutte, sarà destinato a durare vita natural durante? Mi auguro proprio di no. Chiedetelo alle mamme se vogliono la scuola ibrida, mamme che faticano a lavorare, prossime al burnout . A me, tra l'altro, fa impressione anche solo il nome: ibrida. «Ibrido» è un concetto liquido per eccellenza, evoca una chiara contaminazione tra esseri, la didattica in presenza e quella a distanza, tra loro così diversi, che, pur tentando di fondersi, non riusciranno mai, in realtà, a trasformarsi in un unicum , poiché uno è la negazione dell'altro. La didattica in presenza permette il fluire di tutti i canali comunicativi a disposizione degli esseri umani, quello visivo, quello uditivo e, primo fra tutti, quello emozionale ed empatico. La didattica a distanza disconosce completamente qualsiasi forma di trasmissione emotiva, troppo filtrata da schermi e da pixel . Quest'ultima potrà sempre e solo essere un mero supporto, uno strumento al servizio della prima, mai ad essa neanche lontanamente equiparata e mai la potrà e la dovrà sostituire. Chiedetelo ai bambini e ai ragazzi se vogliono la scuola ibrida. Un bambino su dieci non ha accesso allo strumento didattico e quello stesso strumento, quando e se messo a disposizione, richiede competenze tecnologiche e strumentazioni di base spesso assenti nei bambini e nei genitori. Gentile rappresentante del Governo, abbiamo imprudentemente sdoganato un'educazione digitale, quando nella nostra scuola non si è ancora provveduto all'educazione in generale: mi viene di pensare, ad esempio, all'educazione civica. A ciò si aggiunga che la tecnologia stressa e stanca i ragazzi: cito ad esempio il nuovo termine zoom fatigue , definizione neoconiata da vari psicologi e scienziati, che hanno recentemente denunciato numerosi casi di stanchezza e di peggioramento dei livelli di concentrazione di chi svolge la propria attività esclusivamente in videoconferenza. La didattica a distanza è la didattica dell'assenza: assenza degli spazi aperti e degli incontri, assenza di tempo, di odori e profumi. Diciamolo francamente: la didattica a distanza è un vero disastro. Per carità, è utile in un contesto di crisi sanitaria, ma non potrà mai divenire la regola. La DAD è poco più di un cerotto, quella fumettistica coperta corta di Linus, che, per scaldare i piedi, alla fine raggela il cuore dei nostri figli. Non dimentichiamo infatti che proprio nell'età scolare i nostri ragazzi formano le loro mappe emotive, che consentono loro di realizzare quel processo di crescita, che li porterà dal livello impulsivo, al livello sentimentale e in questo passaggio la scuola diventa fondamentale. Va da sé, infatti, che la cura dei sentimenti e delle emozioni è il tratto specifico dell'educazione, che proprio per questo aspetto si differenzia dall'istruzione, che è una mera trasmissione di informazioni da una mente all'altra. Neanche questa potrà però mai essere efficace, se prima non si sarà aperto il cuore, agganciando la dimensione emotiva e sentimentale dello studente. Ciò avverrà solo a due condizioni, che nulla hanno a che vedere con la scuola ibrida. La prima è che gli insegnanti, oltre che un'adeguata conoscenza della psicologia dell'età evolutiva, abbiano un minimo di empatia e siano in presenza in aula, ovviamente, per poterla condividere con gli alunni. In secondo luogo, che le classi smettano di essere formate come classe pollaio e che tornino ad avere un numero ragionevole, che non superi i 15 alunni per aula. Rifletta il signor primo ministro Conte, che nel suo discorso, formulato proprio qui in Senato, ebbe a dire che sarebbe stato l'avvocato difensore del popolo italiano, facendo appello alle emozioni più profonde di tutti i cittadini e utilizzando un chiaro linguaggio evocativo, «avvocato del popolo», che proprio con quelle emozioni intendeva dialogare, quanto sconveniente possa essere affidarsi a tali tecnici e a volte a tali Ministri, che quelle emozioni vogliono invero inaridire e svuotare: errore più grave non potrebbe essere fatto. In questa crisi, in un contesto così drammatico, che mette a dura prova la tenuta materiale dell'intero Paese, bisognava a gran voce prendere atto di un dato: abbiamo potuto tutti contare sugli insegnanti, dimenticati, malpagati, anch'essi vittime dei tagli alla scuola, con i genitori in trincea, perché a volte devono portare la carta igienica da casa. Gli insegnanti, anche in tempi di coronavirus, non solo non ci hanno delusi, ma si sono resi finanche parte totalmente proattiva dell'unica soluzione allo stato percorribile, la didattica a distanza per l'appunto, soluzione che continuiamo a voler definire a gran voce momentanea. Va detto infatti che il ricorso deregolamentato a queste tecnologie di rete ha trovato gran parte dei docenti impreparata all'uso della piattaforma didattica, perché non è mai stata dedicata loro una formazione specialistica adeguata e gratuita e perché anche le scuole sono in larga parte impreparate. Eppure è a loro che va tutto il merito di essere rimasti lì, agganciati ai loro alunni, ancorché dietro uno schermo, con libri dematerializzati e tanta buona volontà, pronti a reinventarsi, a scaldare quei cuori che la coperta corta e la didattica a distanza rischiano di raggelare, come abbiamo detto, giorno dopo giorno. La scuola cade a pezzi, ma gli insegnanti italiani resistono e noi siamo dalla loro parte, accanto a tutti gli insegnanti, oggi più che mai, e accanto a tutti quei docenti precari, con anni di servizio e una formazione specifica nella loro valigetta degli attrezzi, creata giorno dopo giorno con lo studio sul campo, a contatto con i ragazzi e le famiglie; insegnanti precari, in attesa di stabilizzazione, sui quali il sistema si è poggiato per troppo tempo. Ebbene, occorreva considerare... (Richiami del Presidente). Non sono otto i minuti? PRESIDENTE. Sono trascorsi, senatrice. Comunque vada avanti, cerco di farla concludere. Le consento un ulteriore minuto. LONARDO (FIBP-UDC) . Grazie. Occorreva riconsiderare la loro posizione, bisognava farlo lontano da slogan di partiti, che propagandano belle parole piene di vuota retorica. Purtroppo, quanto accaduto oggi in Commissione la dice lunga sulla poca attenzione e sulla poca considerazione. Poiché si chiudono le porte all'assunzione per titoli di queste preziose ed essenziali figure, che almeno non lo si faccia invocando la Costituzione. A settembre la scuola deve riaprire. Può suonare come un Diktat ma di fatto lo è: la scuola deve riaprire, per permettere a tutti i bimbi e i ragazzi di ricongiungersi con le emozioni smarrite. La visione prospettica della situazione emergenziale presupponeva un orientamento verso traiettorie di respiro più ampio e più lungimiranti. Per l'anno che verrà ci saranno tantissime cattedre vacanti e questo ci dovrà far tremare; non bastava quanto già stava accadendo. I concorsi preventivati in questa fase di chiusura del Paese, con divieto di assembramenti, sono assurdi da ipotizzare e sarebbero comunque stati mal strutturati e discriminatori. Mal strutturati, perché il concorso straordinario affiderebbe a una crocetta il futuro lavorativo e la stabilità di decine di migliaia di precari della scuola: il quiz si sostituisce all'esperienza maturata sul campo e ai titoli acquisiti negli anni universitari. Discriminatori, perché la legge n. 62 del 2000 equipara le scuole paritarie alle scuole statali: entrambe appartengono al sistema scolastico nazionale e, tra le altre cose, rilasciano titoli di studio aventi valore legale e svolgono servizio pubblico; non esistono quindi differenze tra docenti con servizio pregresso nello Stato e docenti con servizio pregresso nel sistema paritario. Le scuole paritarie sono spesso invisibili e non hanno voce e per loro non si levano che flebili dichiarazioni a favore di telecamere. Noi lottiamo per dare volto a queste centinaia di migliaia di studenti, di genitori, di gestori che in questi mesi, non ultimo in questi giorni, hanno popolato una piazza virtuale senza precedenti per presenza, per spessore culturale, per garbo, per dignità, con lo slogan «Noi siamo invisibili per questo Governo». Bisognava procedere - e chiudo - con la stabilizzazione dei docenti, che significava continuità didattica agli studenti e miglior offerta formativa alle scuole nel loro complesso; appare chiaro come tutti gli attori coinvolti nel processo educativo didattico ne avrebbero tratto giovamento. Il benessere individuale, Presidente, genera benessere sociale; il benessere sociale genera benessere all'intero Paese e a ciascun individuo che in esso abbia radici, innescando un circolo virtuoso totalmente a vantaggio di tutti. Un circolo virtuoso che non ha nulla a che fare con l' austerity , il debito pubblico e il terrore in cui le nostre vite sono state gettate e, invece, ha a che fare con il welfare State e con la salvifica dose di coraggio, dote che da troppo tempo sembra aver abbandonato il palcoscenico della politica che ci governa. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Bergesio. Ne ha facoltà. BERGESIO (L-SP-PSd'Az) . Signor Sottosegretario, la vedo particolarmente attento. Sono più di dieci mesi ormai che questa maggioranza tiene la scuola ostaggio delle sue dinamiche perverse. Si era capito subito, dal giorno dell'insediamento di questo Governo, che dei nostri ragazzi, cioè del futuro del nostro Paese, a voi interessa poco o nulla. Si è capito da quando avete deciso, per mere ragioni di spartizione di poltrone, di spacchettare il Ministero dell'istruzione e dell'università in due distinti Ministeri, senza che ve ne fosse alcuna esigenza. (Applausi). Questo è molto importante. Poi le cose sono andate sempre peggio. A regnare per tutta la durata della crisi derivante dalla pandemia è stato il caos : basti pensare a come sono state chiuse le scuole. Sembra un gossip . L'annuncio della chiusura delle scuole è stato battuto dall'agenzia all'ora di pranzo; pochi minuti dopo il Governo ha smentito la decisione, salvo poi confermare la sospensione delle lezioni alle ore 18, gettando migliaia, anzi, scusate, milioni di genitori nel panico. Questa sarebbe l'efficienza in un momento di drammaticità. Il peggio, però, doveva ancora avvenire. Mentre noi abbiamo ascoltato il Ministro (che mi spiace sia oggi assente perché il tema è molto importante e delicato, ma vedo che anche la gran parte della maggioranza non è presente in Aula) vantarsi di aver raggiunto il 94 per cento degli studenti con la didattica a distanza e che l'89 per cento degli istituti ha previsto appositi strumenti per gli alunni con disabilità, l'Istat ci ha raccontato, nel suo ultimo rapporto, un'altra realtà, che poi è la verità: un terzo delle famiglie italiane - a oggi - non possiede neanche un computer ; oltre il 40 per cento dei ragazzi, soprattutto nelle Regioni del Sud, non ha gli strumenti tecnologici sufficienti per seguire una lezione online. Per questa ragione... (Brusio) . Mi scusi, ma se deve parlare si prenoti. (Applausi). Sento che mi stanno parlando nelle orecchie... PRESIDENTE. Senatore, c'è confusione in Aula nella misura in cui intervengono tutti. Se c'è da richiamare un collega, lo faccio io. Prego, vada avanti. Grazie. BERGESIO (L-SP-PSd'Az) . La verità fa sempre male. Per questa ragione, in Francia come in molti altri Paesi europei, i Governi si sono posti il problema del fatto che la didattica distanza aumenta le disuguaglianze e si sono affrettati a riaprire le scuole, ovviamente garantendo il distanziamento al fine di tutelare la salute degli alunni. La didattica a distanza non può sostituire integralmente quella in presenza e a dirlo, signor Sottosegretario, non siamo noi, sovranisti, magari anche un po' ignoranti, ma un filosofo - Massimo Cacciari - che dalle parti del partito oggi più assente in Aula - il Partito Democratico - è conosciuto bene. Cacciari dice: perché non riaprire le scuole anche noi? Fa specie vedere che un Governo scarica la responsabilità di una scelta tutta politica sui tecnici. Perché non utilizzare almeno gli spazi esterni delle scuole per consentire ai ragazzi di riprendere un inizio di socialità? Niente da fare. Non avete ascoltato nessuno. Avete deciso di aprire i centri estivi tra quindici giorni e le scuole sono chiuse dal 5 marzo. Badate che gli alunni e gli studenti sono a casa e la gestione dell'educazione scolastica è lasciata completamente in mano alle famiglie. Quelle stesse famiglie per le quali questa mattina il nostro Gruppo è andato dal Presidente dell'INPS anche a protestare perché aspettano ancora la cassa integrazione e il bonus . (Applausi) . Nulla, non c'è sostegno economico, né sul piano educativo-scolastico da parte del Governo. È il caos assoluto. Questi mesi di chiusura e questo dibattito sulla scuola e sulla sua funzione sociale potevano essere una grande occasione per programmare e rimettere in sesto gli istituti scolastici che spesso cadono a pezzi; per fare un aggiornamento su come integrare la scuola online con l'educazione in presenza; per fare tesoro dell'esperienza della didattica a distanza; per riflettere su come evitare il disastro delle classi pollaio, sovraffollate, che sono pericolose per la diffusione del virus, con scuole che al contrario chiudono - e ce ne sono molte - perché hanno pochi studenti, costringendo così gli alunni dei centri più isolati, magari di montagna, a compiere lunghissimi tragitti per veder garantito il diritto all'istruzione, pur sancito dalla nostra Costituzione. Io vengo da una Provincia, come quella di Cuneo, che è per un terzo comunità montana: tutti gli anni ci sono dei problemi enormi, che però vengono affrontati dagli amministratori locali, dai dirigenti scolastici e dai genitori. Il Governo è completamente assente. Le scuole riapriranno a settembre esattamente come sono state chiuse. Voi avete presentato, il 28 aprile, un decreto che reca nel titolo, come questo, misure urgenti sulla regolare conclusione e l'ordinato avvio dell'anno scolastico, ma l'urgenza ve la siete dimenticata quando i partiti della maggioranza hanno iniziato a litigare sulle modalità di assunzione dei nuovi insegnanti. Dietro a un dibattito pubblico tra il Governo, i partiti della maggioranza, tra il quiz a crocette e la cooptazione, si è nascosta una triste lotta su chi voleva rivendicare una nuova ondata di assunzioni. Questo è il motivo per cui avete tergiversato a lungo! Una vergogna, che stride con il momento difficile che sta attraversando il nostro Paese e soprattutto con le legittime aspettative di migliaia di precari che lavorano da anni nel mondo della scuola e aspettano da tempo un'assunzione e che non dovranno certo dire grazie a questo o a quel partito di maggioranza per avere ottenuto ciò che loro spetta legittimamente. Su tutto, ci sono tre temi che dovete affrontare, ma dovete farlo subito, perché i dirigenti scolastici sono lasciati completamente soli. Il primo è quello delle linee guida per la riapertura delle scuole: mancano tre mesi esatti al 1° settembre e non c'è una traccia formale di come agire dal 1° settembre in poi. (Applausi). Il secondo è quello dell'organico: abbiamo parlato di classi sovraffollate, ora le classi si dovranno sdoppiare e i docenti devono essere assunti prima, non a ottobre o a novembre, perché i dirigenti scolastici e le scuole devono essere funzionali dal 1° settembre, abbiamo già perso troppo tempo. Il terzo è quello di tutti quei lavoratori fragili che sono stati assunti nel mondo della scuola, e sono moltissimi, ci sono istituti scolastici che ne hanno addirittura il 20 per cento e c'è una professione, in particolare, molto delicata, che svolge un servizio all'interno della scuola ed è quella dei bidelli. Questi lavoratori fragili vanno tutelati, perché non potranno sicuramente riprendere il lavoro come lo hanno lasciato, ma devono essere sostituiti, le scuole non possono essere lasciate sole. Dobbiamo pensare ai docenti, ma dobbiamo pensare anche a questo personale. Ci sono - signor Sottosegretario, lo dica anche al Ministro - i famosi percettori di reddito di cittadinanza, a cui non va bene far fare gli stagionali, perché dobbiamo assumere i clandestini, a cui non va bene far fare gli agenti per quel servizio di utilità che deve essere avviato in questo momento, né per i lavori socialmente utili: ebbene, utilizziamoli almeno nel mondo della scuola per i servizi che possono svolgere, perché sicuramente ci sarà bisogno di personale umile e capace di dare una mano al mondo della scuola. Per non parlare degli esami di terza media, perché voi avete svuotato il cuore degli adolescenti, ma anche la testa di molti insegnanti che li hanno seguiti tutto l'anno. Per paura del giudizio dei cittadini, state tenendo in ostaggio il nostro Paese, ma soprattutto il futuro dei nostri ragazzi. Migliaia di loro a meno di un mese esatto dalla fatidica data, dopo che il Governo stesso, l'intera maggioranza hanno cambiato idea almeno tre volte, non sanno ancora se l'esame di maturità sarà in presenza, in via telematica o un misto e questo è gravissimo. La colpa è vostra, di una classe dirigente, del Governo che è completamente immaturo nei confronti dei ragazzi. Se i nostri ragazzi, i genitori, i docenti, il personale della scuola sono da 10 e lode, voi siete da zero spaccato. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Briziarelli. Ne ha facoltà. BRIZIARELLI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, ovviamente anch'io avrei volentieri ringraziato il Ministro, ma non c'è. Siamo a posto nella forma, ma non lo siamo nella sostanza, che poi è il problema di questo provvedimento. Il Ministro è in buona compagnia, perché non c'è il premier Conte, non ci sono il ministro Manfredi, il ministro Di Maio, il ministro Bonafede, il ministro Gualtieri, il ministro Dadone. Un conto è mettere una firma su un foglio; altro conto è mettere la faccia su un provvedimento che non risolve i problemi. Siamo abituati alla mancanza di rispetto per il Parlamento, che del resto è stato calpestato più volte. Ma non c'è stata in questo provvedimento la disponibilità all'ascolto e al confronto, e non solo con noi qui dentro, ma nemmeno con le categorie e con gli operatori della scuola. Non ci sono state la capacità e - io aggiungo - neanche la volontà di risolvere insieme i problemi relativi alla scuola. È inutile ricordare, perché purtroppo non lo capite, che la scuola è di tutti. Ci sono decine e decine di citazioni; alcune le abbiamo sentite e altre le sentiremo. Anche io ne ho voluta cercare una che potesse dare senso non tanto al mio intervento, quanto alla situazione che stiamo vivendo. Calamandrei, che sicuramente non era un pericoloso leghista, diceva che la scuola è quell'istituzione che compie il miracolo di trasformare i sudditi in cittadini. Questa frase non potrebbe essere più azzeccata per questo momento. Ma a voi fa comodo che i cittadini rimangano sudditi. Fa comodo che magari restino pure ignoranti e schiavi delle decisioni incomprensibili di un Governo. (Applausi) . Qui c'è la Costituzione, che noi spesso dimentichiamo, ma che andrebbe letta e riletta. Secondo l'articolo 30: «È dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli». Come dovrebbe fare oggi un genitore, di fronte a un provvedimento come questo in esame, per cercare di rispettare quel diritto e quel dovere? Come può farlo di fronte ad esso? Nei casi di incapacità dei genitori la legge provvede a che siano assolti i loro compiti. Ebbene, questo provvedimento non aiuta i genitori, né colma quel vuoto, quando c'è. L'articolo 33 della Costituzione recita: «L'arte e la scienza sono libere e libero ne è l'insegnamento». Io non credo che un insegnante sia stato libero: è stato lasciato solo e allo sbando da questo decreto, così come gli altri operatori della scuola. Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole e istituti di educazione senza oneri per lo Stato. Ma le scuole paritarie, con un provvedimento come questo, non hanno neanche il diritto di esistere e di continuare a esistere. Tralascio di parlare delle scuole ex IPAB attualmente aperte, che sono in un limbo: non hanno i diritti dei privati e neppure le garanzie del pubblico. Ieri abbiamo assistito a una scena vergognosa: un emendamento, pur con i pareri dei Ministeri, si è perso per strada e non è arrivato. Noi calpestiamo la Costituzione anche per quanto riguarda i lavoratori dipendenti che hanno figli e non sapranno come fare per gestirli. Ma soprattutto calpestiamo i bambini, i nostri figli, per la situazione che stanno vivendo. Troppo facile dire che è la prima volta che viviamo una situazione del genere. Forse non è la prima volta che la Francia, la Spagna, la Gran Bretagna o la Germania si trovano a gestire una situazione come questa? Io non so quante task force abbiano mobilitato e quanti esperti abbiano nominato, ma so che una soluzione l'hanno trovata e hanno riaperto o stanno riaprendo le scuole. Noi invece no. Voi cosa facevate? Avete emanato un decreto-legge il 6 aprile, con scadenza il 6 giugno, che dovrebbe gestire un anno scolastico che terminerà il 10 giugno. Ieri la Commissione bilancio sembrava un incrocio fra la trasmissione "Scherzi a parte" e gli spot di Italia 1, quelli fatti dagli spettatori. Noi invece abbiamo avanzato proposte e presentato emendamenti, ma li avete bocciati tutti. Accogliete almeno un consiglio: rimandiamo i ragazzi a scuola e a casa ci stia il Ministro, con tutto il Governo. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Tiraboschi. Ne ha facoltà. TIRABOSCHI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, sottosegretario De Cristofaro, avrei voluto fare oggi un intervento che mettesse in luce una serie di criticità, che poi sono certamente criticità storiche, conseguenza di una mancata pianificazione di un comparto estremamente importante quale è quello della scuola. Ma coloro che mi hanno preceduto hanno già messo in evidenza i limiti del decreto-legge in esame. Certamente non posso non evidenziare il fatto che al signor Ministro manca un po' di esperienza, probabilmente anche perché è molto giovane; in un momento estremamente complicato non ha saputo fare una sintesi tra le urgenze dell'immediato, delle quali siamo tutti assolutamente consapevoli e che nessuno si sarebbe aspettato, e la visione che invece avrebbe dovuto avere fin da subito, pensando non solo alla riapertura, ma anche a quello che sarà il dopo di questo comparto. Oramai ce lo sentiamo dire in tutti i modi: il dopo Covid in tutti i settori dell'economia reale, e quindi anche nel settore educativo, non potrà essere come il periodo prima del Covid. Quindi, questo decreto certamente avrebbe dovuto dare con maggiore coraggio una prospettiva e una visione che - ripeto - non vediamo non tanto per la quantità di soldi che vengono stanziati - sono sicuramente importanti - con il provvedimento in esame, quanto per la qualità della spesa pubblica. Non è certamente un tema da sottovalutare. Mi riferisco, soprattutto, alla possibilità che ci sarebbe stata di impostare un nuovo modello di scuola da intendere sempre di più come una comunità di saperi; un modello che vede come centrale il capitale umano - deve sicuramente essere valorizzato perché rappresenta la futura classe dirigente di questo Paese - e che deve mettere in campo una serie di misure che servono ad arginare la povertà educativa. Non so se avete letto un editoriale di De Bortoli di qualche giorno fa in cui analizza il capitale umano e la povertà educativa. Su questo invito l'Aula e il rappresentante del Governo a riflettere, perché mi riferisco a quei ragazzi che si trovano in una situazione di precarietà per la famiglia dalla quale provengono o anche per i territori nei quali vivono. Già prima del Covid un milione di minori si trovava in condizioni di povertà assoluta e quasi il 14 per cento dei ragazzi abbandonava in maniera prematura lo studio. La chiusura delle scuole e la didattica a distanza certamente comporteranno non solo la perdita di apprendimento per coloro che sono stati investiti da questo evento straordinario, ma anche la perdita - questo è drammatico - di motivazione allo studio, soprattutto se quei ragazzi si trovano in un contesto familiare che - secondo me - scivolerà ulteriormente nella povertà. Voglio dire una cosa che mi è stata raccontata con riferimento a quanto accaduto in un piccolo Comune del collegio nel quale sono stata eletta. Due giorni fa si è impiccata un'adolescente del biennio. Era una ragazza brava - gli insegnanti non la definivano come una ragazza che non si applicava - a cui si attribuiva un carattere solare. Questo lo dico veramente con una grande tristezza e deve farci riflettere, perché è la vera scommessa per il futuro. Lasciare indietro qualsiasi bambino o ragazzo, significa lasciare indietro il nostro Paese. ( Applausi ). Significa sostanzialmente far perdere al nostro Paese una parte di competitività perché i ragazzi rappresentano una parte del capitale umano che dovrà guidare lo sviluppo e la crescita del Paese. Quando parlo di qualità della spesa, mi riferisco anche alle innovazioni che riguardano le tecnologie digitali che avete voluto giustamente introdurre. Non esiste però un grande coordinamento all'interno del Governo: l'ho fatto presente anche al ministro Patuanelli, che è persona assolutamente perbene e ascolta molto. Se la banda ultralarga non arriva nei cosiddetti territori interni, quelli dei Comuni in collina, nell'arco appenninico e nelle Alpi, lasciamo i ragazzi che lì vivono in una condizione di mancato accesso a una forma di istruzione a distanza e, quindi, li impoveriamo. Prima di prevedere dunque tutte le varie agevolazioni, bisognerebbe infrastrutturare il Paese, altrimenti i ragazzi non potranno assolutamente seguire una didattica a distanza, anche se ritengo sia importante. Fatte queste premesse, dico che la didattica a distanza è importante perché la formazione si può confezionare su misura, con riferimento al potenziale di ogni singolo ragazzo. Questo porterebbe in un circuito positivo il rapporto tra la famiglia, il ragazzo che dev'essere formato, i docenti, gli educatori e così via. Dobbiamo ricostruire quindi questo circolo virtuoso, che - ahimè - non si vede assolutamente. Un'ultima osservazione molto breve è la seguente: tutte le discontinuità che abbiamo osservato a seguito delle grandi rivoluzioni industriali non hanno nulla a che vedere con quella forte che stiamo vivendo a seguito di questa crisi e della digitalizzazione. Se non formate il corpo docente, non so dove si possa andare, nonostante con buona volontà - lo ribadisco - vogliate introdurre le tecnologie, con tutto il loro potenziale. Il corpo docente non è pronto a trasmettere il sapere, secondo un modello che non può più essere quello lineare, da chi sa a chi non sa: non è assolutamente ancora in grado di farlo. Se a questo andiamo ad aggiungere il fatto che non conosce come governare queste tecnologie, credetemi: state sprecando i soldi sulle prossime assunzioni, che sono sicuramente importanti per stabilizzare, con tutte le forme che avete individuato, ma che non attribuiranno una qualità formativa alla futura classe dirigente di questo Paese. Le soft skill che stanno al centro di un piano dell'Organizzazione mondiale della sanità e che dovremmo trasmettere ai nostri docenti, perché le trasmettano a loro volta agli allievi (ossia la capacità autocritica, di autocontrollo, di stare insieme, eccetera), non sono assolutamente nelle corde del corpo docente. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pillon. Ne ha facoltà. PILLON (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, signor Vice ministro, che come Paese non ci siamo trovati preparati all'emergenza penso sia un dato che abbiamo tutti condiviso; che però, a distanza di mesi, ancora non si veda la fine in ordine a come risolvere questo problema è grave, e lo sottolineo. Abbiamo avuto mesi nei quali - ad esempio - si sarebbe potuta fare la manutenzione degli edifici scolastici o avremmo potuto fare formazione per gli insegnanti. Abbiamo lasciato decorrere tutto questo tempo senza avere una visione né una prospettiva. A distanza di mesi, diciamo di non aver visto miglioramenti, ma non abbiamo neanche un obiettivo: non sappiamo cosa succederà a settembre, non ne abbiamo idea. Oltre che da senatore, le parlo anche da padre di tre figli: le famiglie, signor Vice Ministro, sono state lasciate da sole (Applausi) davanti alla didattica a distanza e all'immenso carico di ritrovarsi di fatto l'intera educazione dei figli a gravare integralmente sulle proprie spalle. Sulla didattica a distanza non abbiamo dati ufficiali: quanti studenti sono stati davvero raggiunti? Quanti, invece, sono stati completamente esclusi? Quali sono stati gli effetti della didattica a distanza in termini di crescita umana e formativa degli studenti? Quale deficit resterà nella formazione dei giovani che hanno attraversato questi mesi di crisi? Non abbiamo idea di che cosa accadrà poi, se saranno tutti promossi o tutti bocciati. Al di là di questi aspetti che - se vuole - sono legati alla contingenza, vorrei utilizzare i tre minuti che mi restano per alzare lo sguardo. Signor Sottosegretario, la scuola dovrebbe essere il cantiere del futuro di un Paese: lì abbiamo concentrato i maggiori investimenti per quello che sarà il nostro domani. Qual è, allora, la scuola che vogliamo per il nostro Paese? Perché il Governo non promuove un ampio dibattito su questo aspetto? Lo dico anche al sottosegretario Malpezzi che so vivere e sperimentare queste problematiche. Dobbiamo promuovere un nuovo modo di affrontare la questione educativa; per esempio, ci troviamo a voler concentrare - non si sa per quale motivo - la formazione tecnica dei nostri figli, ma lo sapete che ogni anno in Italia ci sono 3.000 laureati in materie scientifiche, quando in India ce ne sono 500.000 e in Cina oltre tre milioni? Con quale mercato pensiamo di avere a che fare? Qual è la prospettiva per i nostri giovani? Puntiamo tutto sulle scuole tecniche, quando tutto il mondo ci invidia il liceo classico, che forma alla bellezza, alla forza, all'onore, al sacrificio, all'impegno; non solo il liceo classico a dire il vero, ma in generale la scuola dovrebbe formare a questo. Siamo ancora convinti come generazione di avere qualcosa da insegnare alla successiva? I nostri figli infatti - e ho visto i miei - sono più bravi di noi a maneggiare il computer, il tablet, a navigare su Internet, a trovare i filmati su YouTube essendo nativi digitali. Tuttavia, questa preparazione tecnica ci esclude dall'avere ancora qualcosa da insegnare loro? Io sono convinto di no: sono convinto che ci siano valori che possono e devono essere insegnati da una generazione convinta di avere qualcosa da dire ai propri figli. Vorrei fare un ultimo accenno ai 900.000 studenti delle scuole paritarie che, per ragioni ideologiche, questo Governo vuole soffocare. Ripeto che avviene per ragioni ideologiche, perché è chiaro che una scuola unica di Stato controllata verticisticamente fa molto comodo e fa molta gola; invece, lasciare che l'articolo 26 della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo sia applicato anche nel terzo comma, dove si dice che i genitori (e non lo Stato) hanno la priorità nella scelta del genere di istruzione da impartire ai loro figli, crea un popolo di persone libere che pensano con la loro testa. Mi chiedo però se questo ci interessa, perché poi persone libere che pensano con la loro testa non voteranno tutte per un partito o per un altro. In conclusione, signor Presidente, un salmo dice che i figli sono frecce in mano a un guerriero. La freccia viene scagliata, viene scoccata e, quindi, si allontana dal guerriero, ma dove andrà a colpire quella freccia dipende anche da chi prende la mira. Abbiamo deciso di prendere questa mira, oppure vogliamo o lasciamo che le frecce vadano a cadere dove capita? Io penso che questo Governo, più che prendere la mira, voglia e abbia già deposto le armi. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Montevecchi. Ne ha facoltà. MONTEVECCHI (M5S) . Signor Presidente, innanzitutto mi lasci manifestare al nostro Ministro, alla nostra Lucia, tutta la nostra solidarietà per le pesanti e vergognose offese sessiste di cui in questi giorni è stata oggetto e financo per le minacce di morte che oggi la obbligano a girare con la scorta (Applausi). Io credo che questa situazione sia dolorosa per tutto il mondo della scuola, fatto di tanti bravi docenti appassionati che ogni giorno profondono il proprio impegno all'interno dell'istituzione scolastica; e lo sia per tutti noi, per tutte le brave persone che popolano la scuola (Applausi). Non mi soffermerò sul contenuto del provvedimento al nostro esame, perché altri colleghi ne parleranno profusamente. Voglio invece cogliere l'occasione per iniziare a guardare al futuro prossimo e al futuro remoto. Del resto, in questo periodo di emergenza epidemiologica in vari ambiti della nostra vita di comunità nazionale e globale, si sta manifestando l'esigenza di approfondire le riflessioni sui cambiamenti che questo momento drammatico ci ha imposto, ha imposto alle nostre vite individuali, ma anche alle nostre vite di cittadini appartenenti alla comunità nazionale e globale. E voglio iniziare dalla didattica a distanza, perché in un decreto già approvato sono state messe a disposizione molte risorse per potenziare e, quindi, garantire un'adeguata strumentazione agli studenti e ai docenti e per consentire anche a questi ultimi un adeguato aggiornamento della propria formazione. Si sono stanziate risorse per potenziare sempre di più la rete infrastrutturale perché - è vero - oggi purtroppo non siamo ancora in grado di coprire tutto il territorio nazionale, ma stiamo stanziando somme importanti per arrivare a raggiungere l'importante obiettivo di dare a tutti la possibilità di connettersi e, dunque, di non essere esclusi dalla nuova comunità che, gioco forza, ha dovuto trovare nuovi modi anche per insegnare e per partecipare ai percorsi di apprendimento. È chiaro che dobbiamo fare di più. È chiaro che occorrerà potenziare e continuare il monitoraggio ed è chiaro anche che bisognerà migliorare e potenziare tre aspetti importanti: la comunicazione, l'interazione e l'inclusione nelle nuove classi virtuali, con particolare attenzione a tutti i bambini e le bambine, a tutti gli studenti e le studentesse che hanno bisogni speciali, sia temporanei, sia permanenti. È importante infatti che non ci sia più uno studente - come è successo in una bella maratona dedicata ai bambini e alle bambine, che si è svolta lunedì pomeriggio, mentre noi eravamo in Commissione a votare il decreto scuola - a dire che la didattica a distanza non deve essere telelavoro. E allora noi dobbiamo adoperarci per migliorare e potenziare sempre di più questi tre aspetti fondamentali. Dobbiamo altresì continuare a lavorare per recuperare la dimensione laboratoriale sospesa in questo periodo. E, dunque, dobbiamo continuare a lavorare alacremente e credendoci per garantire sempre di più il sostegno a tutti gli studenti che ne hanno bisogno e, quindi, per garantire a tutti il diritto all'istruzione e alla cura e lavorare sempre di più affinché si costruisca quella scuola diffusa, quella scuola che esce dalla scuola e trova nuovi spazi. E ciò non solo perché c'è bisogno di garantire il distanziamento tra le persone per le necessità sanitarie - non mi piace l'espressione distanziamento sociale, è un distanziamento fisico imposto - ma anche finalmente per costruire quella scuola che esce dalla scuola, che diventa sempre più esperenziale, che insegna sempre di più a conoscere la vita e ad acquisire competenze attraverso l'esperire direttamente questi luoghi e ciò che in essi avviene: musei, atelier , ma - perché no - anche gli orti. Infine, una cosa che mi preme particolarmente è che dobbiamo sempre più potenziare l'insegnamento delle materie umanistiche, ma in particolar modo dell'arte, della musica, del teatro e della danza, perché, ora più che mai, noi abbiamo bisogno, attraverso queste discipline, non solo di potenziare e di diffondere la conoscenza del nostro prezioso patrimonio culturale, ma anche di fornire palestre di pensiero in cui si impara a ragionare elevando il proprio spirito e anche nuove forme di conoscenza della storia e di acquisizione della cultura generale. Ernesto Galli della Loggia lunedì scorso, riprendendo un articolo di Ferruccio De Bortoli che è già stato citato in quest'Aula dalla collega Tiraboschi, a proposito di classi dirigenti e di che cosa ha bisogno una comunità per formare delle buone classi dirigenti di alto livello - e affiancherei al ragionamento di Galli della Loggia anche un ragionamento su che cosa c'è bisogno per sviluppare un necessario e imprescindibile pensiero critico - ha detto che c'è bisogno di consolidare la propria cultura generale. E questo avviene grazie alla conoscenza della storia, ma anche al potenziamento, appunto attraverso lo studio delle materie umanistiche, della propria cultura generale. Galli della Loggia scrive a un certo punto - cito testualmente - che «bisogna sapere molte cose per avere il senso di ciò che è essenziale. Solo una vasta cultura generale (...) dà la duttilità, la capacità di orientamento, l'ampiezza di orizzonti, che servono a compiere quelle scelte di portata generale e di natura complessa che sono le scelte tipiche che competono a una classe dirigente» e - aggiungo io - che sono gli strumenti e le capacità di cui hanno bisogno tutti i cittadini per essere parte attiva e costruttiva di una società civile e democratica, ma anche per non essere bevitori inconsapevoli di fake news e per sapersi orientare nel mare magnum di un'informazione che tende sempre più a volerci manipolare e a sottrarre spazi di libertà democratica. (Applausi) . Sono sfide ambiziose, ma noi siamo una compagine di Governo coraggiosa. Lo dimostriamo tutti i giorni, combattendo e trovando il modo per stare insieme, pur nelle profonde diversità. (Applausi) . Dunque, questa nostra capacità mi riempie di forza e alimenta me - e credo anche tutti noi - di grande passione per andare avanti e raggiungere questi obiettivi ambiziosi per la nostra comunità. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Nastri. Ne ha facoltà. NASTRI (FdI) . Signor Presidente, la capacità di un Governo si misura sulla qualità dei servizi che è in grado di garantire ai cittadini e la scuola è senza dubbio tra questi. Se già noi dovessimo fermarci e dare un giudizio a questo Governo, dovremmo dire che esso è sonoramente bocciato. L'inadeguatezza di questo Esecutivo si rispecchia nella sufficienza e anche nella superficialità con cui il tema della scuola è stato affrontato negli ultimi mesi. Chi di voi in quest'Aula non si ricorda il vergognoso balletto di dichiarazioni e smentite che accompagnò la notizia della chiusura della scuola a marzo, proprio all'inizio di questa drammatica pandemia. Prima fonti di Governo annunciarono la chiusura, poi dichiarazioni del Ministro smentivano e infine l'ennesima conferenza stampa, chiaramente in tarda serata, che annunciava la chiusura degli istituti scolastici, lasciando così migliaia di famiglie, dal mattino alla sera, sole a fronteggiare la chiusura delle scuole e quindi anche la gestione dei propri figli: un grandissimo disagio. Scuola e famiglia sono due capitoli importanti che sono stati completamente dimenticati da questo Governo; proprio quelle famiglie che, attraverso lo smart working e la didattica a distanza, hanno tenuto insieme questo Paese sul difficile fronte del lavoro e soprattutto, visto che ne stiamo parlando, della scuola. E tutto questo avveniva mentre il Governo non faceva altro che sommare annunci ad annunci, promesse a promesse. Così, con il favore della notte - questo è un Governo che lavora con il favore delle tenebre - avete deciso di chiudere la scuola - e non sarà questa l'unica decisione notturna - lontani dagli occhi degli italiani cosicché non potessero vedere i contrasti interni che avete avuto, che continuate ad avere e sicuramente avrete anche nei prossimi mesi, e soprattutto la vostra incapacità nel gestire un tema così importante qual è il funzionamento del sistema scolastico. Con il fare nella notte avete costretto gli italiani, il personale scolastico e quello docente, da soli - e sottolineo da soli - a portare avanti un settore abbandonato a se stesso. Ancora oggi - ad esempio - non sappiamo come e quando la scuola riaprirà. Lo scontro interno alla maggioranza è sempre più evidente e ha bloccato per settimane il decreto-legge che stiamo qui discutendo. E soltanto una riunione notturna - l'ennesima - ha consentito il varo di questo accordicchio, che alla fine è una nuova beffa per i precari che continueranno a essere tali e che per l'ennesima volta si vedono negati la possibilità di un riconoscimento dopo anni e anni di impegno all'interno della scuola. Altro che lotta alla precarietà, così come ha ripetuto il presidente Conte. Qui siamo alla precarietà che si fa, purtroppo, sistema e anche regola. Fratelli d'Italia, fin dall'inizio, aveva chiarito che questo provvedimento andava rivoluzionato. Abbiamo presentato 41 emendamenti al decreto-legge scuola e diversi ordini del giorno, cercando di dare il nostro contributo, nell'interesse del mondo della scuola. Siamo per la stabilizzazione dei precari e il riconoscimento del loro diritto. Solo in questo modo si può garantire l'inizio del nuovo anno scolastico. Il concorso-farsa che volete mettere in atto a tutti i costi è un crimine ai danni di tutta la scuola italiana. Il Ministero deve piuttosto garantire aggiornamenti, fare delle graduatorie. Ed è scandaloso - lo ripeto perché effettivamente è anche difficile utilizzare altro termine - come ha affermato il ministro Azzolina, che il Ministero non sia oggi in grado di aggiornare quelle che sono le graduatorie. Ancora una volta vengono colpiti e soprattutto umiliati i nostri precari della scuola, coloro che ne hanno retto fino a oggi le sorti e che soprattutto in questi anni ne hanno fatto la storia. E non possiamo fare a meno di denunciare che è vergognoso che in questo decreto-legge non si presti attenzione alle nostre scuole paritarie. Nonostante le nostre iniziative, segnalate negli ultimi mesi al Ministro, questo mondo continua a essere ignorato e considerato figlio di un Dio minore. È evidente, quindi, che sarebbe stato necessario prendere decisioni coraggiose, capaci di cambiare definitivamente e anche in maniera permanente una situazione, che possiamo dire pluridecennale, dettata da instabilità, discontinuità didattica, mancanza di percorsi abilitanti che portano il personale docente al ruolo. La scuola italiana e tutti i suoi attori hanno bisogno di insegnanti che siano formati, e anche preparati alla sfida di una società sempre più complessa, in un'ottica competitiva e che deve essere al pari con la nostra Europa. Gli insegnanti non possono essere selezionati sulla base di mere nozioni, come avverrebbe con la modalità dei test al computer a risposta multipla, come prevede il decreto del 2019, ma devono essere selezionati sulla base delle loro competenze trasversali, le stesse che sono richieste agli studenti. La situazione senza precedenti in cui si è trovato il nostro Paese ha messo tutti noi alla prova. Il personale di ruolo, così come il personale precario, ha dato il massimo per poter continuare anche a distanza il lavoro svolto in presenza. Iniquamente, questo Governo - in particolare il Ministro dell'istruzione e anche alcuni esponenti del MoVimento 5 Stelle - ha criticato - per usare un eufemismo - le 170.000 persone che ogni anno contribuiscono al regolare avvio dell'anno scolastico, invece di trovare soluzioni alternative e di buonsenso all'annosa questione del reclutamento. I dati parlano chiaro: nessun Paese europeo permette di selezionare il personale tramite una prova al computer , a scelta multipla. I docenti precari e di ruolo non si sottraggono alla valutazione, come invece più volte dichiarato da alcuni esponenti del Governo: quello che non accettano è l'illogicità della prova, che, a detta del Ministro, dovrebbe valutare il merito. Ma quale merito si può valutare con un test con 80 domande in ottanta minuti? Ricordiamo che il numero dei deceduti per Covid-19 è ancora elevato, ma allo stesso tempo chiediamo a quegli stessi docenti di spostarsi, in questi mesi, per sostenere una prova illogica, non idonea a selezionarli. Questo è quanto bandito dal Ministro in data 28 aprile 2020. E proprio sul concorso si è nuovamente misurata l'inadeguatezza di questa maggioranza, che somiglia sempre più a dei dilettanti allo sbaraglio. Con il favore delle tenebre avete firmato un'intesa, sulla pelle dei precari e sul futuro della scuola, che la maggioranza si è rimangiata nel giro poi di qualche ora: un concorso da tenersi non più in estate, ma in autunno, senza però salvare la posizione contrattuale dei precari, ai quali sarà garantito soltanto l'ennesimo contratto a tempo determinato. Si tratta nuovamente di una presa in giro nei confronti di coloro che hanno garantito la continuità dell'attività scolastica e consentiranno la stessa apertura delle scuole. L'intero mondo della scuola è stato ostaggio per settimane - e dico per settimane - di questa lotta di potere tutta interna alla maggioranza, aizzando la lotta tra poveri. Dobbiamo essere vicini ai docenti precari e di ruolo, dimostrando loro che la politica è loro vicina. Signor Presidente, le chiedo qualche minuto in più, perché sono l'unico a intervenire per il Gruppo Fratelli d'Italia in discussione generale. Diamo avvio a dei veri corsi abilitativi e selettivi in itinere e in uscita, gestiti dal Ministero, affinché finalmente la formazione sia nazionale e riconosca gli anni di sacrifici che il personale precario ha sopportato e sta sopportando in questo periodo. Nello specifico, i corsi prevedrebbero l'acquisizione dei crediti formativi universitari, suddivisi in corsi teorici e attività laboratoriali, con durata semestrale e anche annuale, gestiti dal Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, in collaborazione con gli atenei italiani, su piattaforma univoca nazionale, in modalità mista, online e in presenza o totalmente online in caso di perdurante emergenza sanitaria da Covid-19. Nel 2020 vogliamo reclutare il personale sulla base delle sue competenze trasversali: sulla base delle competenze non meritocratiche, come vuole qualcuno. La nostra risposta deve essere immediata ed efficace. Tra una settimana i partecipanti ai concorsi dovranno inoltrare la domanda di partecipazione e, quindi, dobbiamo emendare il disegno di legge in esame per dar loro un segnale forte di cambiamento. In conclusione, il decreto-legge in esame era l'occasione giusta per riparare alle tante storture, che da tempo denunciamo e di fatto rendono inadeguata la nostra scuola. Come ho detto, ci sarebbe voluto coraggio e invece è prevalsa la paura del cambiamento, o forse sarebbe meglio dire la convenienza a difendere gli interessi dei singoli partiti della maggioranza. Così si è sacrificata nuovamente la scuola come istituzione, anche nel suo ruolo di formazione. Signor Presidente, termino dicendo che abbiamo anche il timore che sul disegno di legge di conversione del decreto-legge il Governo purtroppo ci riservi un'amara sorpresa finale, e cioè la posizione della questione di fiducia, che servirebbe a superare la difficoltà interne alla maggioranza, vanificando i nostri emendamenti, tutti finalizzati a superare le storture create dal decreto-legge e dall'arrogante azione del Ministro. Il ricorso al voto di fiducia è gravissimo: è un colpo di grazia alla scuola italiana; un crimine ai danni di alunni, famiglie, dirigenti scolastici, personale docente e non docente ed è una scelta che, nuovamente, impedisce all'opposizione di contribuire con i propri emendamenti al miglioramento del provvedimento in esame. Colleghi, non avete assolutissimamente a cuore non soltanto la scuola italiana, ma anche tutti gli studenti e docenti. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Fregolent. Ne ha facoltà. FREGOLENT (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, Sottosegretario, mi sono chiesta se il Parlamento sia stato coinvolto in tempo utile per la conversione di questo decreto-legge. Nel titolo del provvedimento leggo «ordinato avvio dell'anno scolastico». Va bene, ma dove è scritto? Nessun articolo si occupa della questione della riorganizzazione e del recupero degli apprendimenti persi. L'avvio è un concetto che non riguarda soltanto una data, ma anche un sistema complesso, che ha molte ripercussioni sulla vita degli studenti. Avete notato nel testo del decreto-legge il numero di volte in cui vengono citati gli insegnanti, i precari e quante volte invece gli studenti? Vi sembra normale che in tutta Europa i bambini, i ragazzi e gli adolescenti siano tornati sui banchi di scuola e in Italia no? Capisco che il tema della stabilizzazione degli insegnanti sia importante e che elettoralmente paghi. Ma come pensate di organizzare il rientro in classe degli studenti? Ancora con ordinanze, escludendo il Parlamento? Oppure prendendo spunti da come state organizzando i centri estivi? Io mi rifiuto di pensare che voi siate così incapaci. Credete davvero che la didattica a distanza, con un tablet o un video, possa sostituire un insegnamento frontale, fatto di socialità, di interazione, di confronto e di emozioni reali? Sicuramente avrete verificato che gli insegnanti siano preparati adeguatamente per la docenza a distanza; sono sicura che lo avete fatto. E allora, con quale criterio scientifico - visto che la scienza o pseudo tale sembra andare di moda - avete misurato questa efficacia (perché l'avrete misurata)? Molti di voi che hanno figli avranno sicuramente notato che i bambini non ne possono più di stare a casa: vogliono tornare a scuola, rivedere i propri compagni, i propri insegnanti, ritornare alla normalità. Qualcuno sta valutando l'impatto psicologico di questo danno immenso? Chi di voi se ne assumerà la responsabilità? (Applausi) . Lo sapete che un adolescente su tre è depresso? Che cosa fa il Governo di fronte a questo allarme? Quando pensate di occuparvi della salute psicofisica dei più piccoli? Ah già, forse loro sono troppo piccoli e non votano. (Ilarità. Applausi). In questi mesi i genitori si sono sostituiti agli insegnanti. Avrete sicuramente parlato con vostri amici con figli in età scolare; avrete sentito le difficoltà che hanno incontrato. E voi pensate di risolvere tutto con un contributo per l'acquisto dei tablet . Riportiamo i ragazzi in classe, strutturiamo veramente le scuole, investiamo in tecnologie e digitalizzazione, per essere pronti nel caso in cui serva, anche per la didattica a distanza; ma prima di tutto pensiamo agli studenti, a far loro recuperare il tempo perso e le nozioni fondamentali, per una scuola di qualità, per una società che guardi al futuro di tutti. Parliamo delle scuole paritarie, ad esempio: so che per alcuni di voi il pluralismo scolastico non è un valore, ma 150 milioni di euro sono sufficienti per le 12.547 scuole paritarie? Lo sapete che le scuole paritarie fanno risparmiare milioni di euro allo Stato e, in alcune Regioni, sono l'unica risposta per i bambini? Se le scuole paritarie non saranno in grado di riaprire a settembre e di sostenere i costi di gestione, credete davvero che il sistema scolastico sia in grado di farsi carico di tutti gli studenti? Non c'è solo l'ideologia nelle scelte che si fanno, ma soprattutto il futuro dei ragazzi. (Applausi) . Nelle audizioni svolte in Commissione sanità ci è stato riferito che i bambini da zero a dieci anni, per le evidenze riferibili ad oggi, non sono esposti al virus. Sulla base di quali evidenze scientifiche state pensando di limitare il numero dei bambini nell'organizzazione delle classi? È una soluzione che potrebbe anche essere condivisa, se l'obiettivo fosse anche migliorare la didattica. (Richiami del Presidente). Concludo, Presidente. Quali sono, quindi, le soluzioni su cui state riflettendo? E se le scarse basi che guideranno le vostre scelte dovessero rivelarsi infondate, chi pagherà il danno sociale subito in questi mesi e nel prossimo futuro? Uno dei due comitati tecnici di cui il Ministro si avvale? Membri del Governo, onorevoli colleghi, rimettiamo gli studenti al centro; riapriamo le scuole con metodo e organizzazione; costruiamo dei percorsi di recupero per i mesi in cui gli studenti non sono andati a scuola; mettiamo gli enti locali nelle condizioni di potersi organizzare strutturalmente per garantire il diritto allo studio in condizioni di sicurezza, senza dover rinunciare al rapporto con gli altri. Ne va del futuro della nostra società, se non lo avete capito. Se ci tenete davvero al pluralismo scolastico, ad aiutare le famiglie e agli studenti, accogliete il nostro emendamento atto a istituire immediatamente un fondo per le scuole paritarie e gli asili nido privati. Dimostrate, almeno una volta, di pensare davvero alle famiglie. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Marilotti. Ne ha facoltà. MARILOTTI (M5S) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, rappresentanti del Governo, tra i tanti deprecabili e funesti demeriti, il Covid-19 ha però avuto il merito di riportare all'attenzione generale i temi della scuola, del sistema formativo e dell'istruzione. Devo dire che non sono d'accordo con il collega Pillon quando afferma che il dibattito sulla scuola è di basso livello e non guarda al futuro. Io credo che da tempo non si discuteva più in modo approfondito della scuola, il cui miglioramento, sotto il profilo normativo, organizzativo, dell'innovazione e dell'efficienza, è decisivo per il futuro del nostro Paese. Le misure adottate sul distanziamento fisico (sono d'accordo con la collega Montevecchi, in quanto neanche a me piace parlare di distanziamento sociale, che evoca altre situazioni) ci hanno costretto a prendere coscienza dello stato delle nostre scuole: dall'edilizia all'accoglienza, dagli spazi alle dotazioni informatiche. Il tentativo di pensare a una didattica nuova si è dovuto arrendere di fronte ai limiti strutturali e organizzativi che da sempre affliggono i nostri edifici scolastici. Penso alle classi sovraffollate e alle aule ai limiti dell'agibilità già in condizioni normali; agli accorpamenti di istituti e all'altissimo numero di studenti pendolari (fatto, quest'ultimo, che di per sé rendeva impossibile la normale attività scolastica anche se le scuole fossero state tutte a norma, come l'Accademia platonica o il Peripato aristotelico). Anche la didattica a distanza ha dovuto fare i conti con una serie di problemi sia materiali, che legati ai ritardi nell'uso di questa opportunità. Penso alle tante famiglie, come è stato detto, prive di portatili o tablet e all'assenza di Rete in tanti piccoli centri montani o periferici, ma anche al fatto che molti insegnanti hanno dovuto improvvisare nuove modalità di insegnamento alle quali non erano preparati, senza i supporti tradizionali: libri, lavagne, gessetti e soprattutto la capacità affabulatrice che sola può catturare l'attenzione dei ragazzi. Credo che, nonostante questi limiti, dobbiamo dire grazie ai docenti - sia quelli di ruolo, che quelli precari, senza alcuna distinzione - che ce l'hanno messa tutta per supplire all'assenza di contatto fisico, sociale e culturale, che sono elementi indispensabili per il circuito virtuoso della formazione. Diciamocelo: la scuola senza il vocio dei ragazzi, il suono della campanella e le ricreazioni non è la stessa. Una scuola senza una comunità scolastica è un controsenso. Chi di noi non pensa che gli anni del liceo siano stati i migliori della propria vita? Tutto questo si è interrotto per diversi mesi e chissà se e quando si potrà tornare alla normalità. Ma è assolutamente prioritario tornare alla normalità in sicurezza. Ora l'anno scolastico può chiudersi, nella fase dell'emergenza, con le misure adottate dal Governo, con qualche piccola integrazione suggerita dal lavoro della 7 a Commissione sia per quel che riguarda gli scrutini, sia per quanto riguarda gli esami finali della scuola secondaria di primo e secondo grado, con pieno valore legale del titolo di studio. Rimane il problema di non poco conto della povertà educativa, che coinvolge molte fasce sociali e molti territori del Paese, che sicuramente è aumentata con la didattica a distanza. Rimane il problema degli studenti con disabilità, bisognosi di un percorso personalizzato a causa dei loro disturbi nell'apprendimento, che devono essere messi nelle condizioni migliori per poter completare il proprio percorso formativo. Per l'avvio del nuovo anno scolastico occorre investire in risorse aggiuntive sia per gli studenti con disabilità, sia per quelli ammessi all'anno successivo con debiti formativi. Le scuole devono riaprire, questa è un'assoluta priorità, se necessario anche con lo sdoppiamento delle classi o destinando ad esse nuovi spazi idonei. Pensare che la didattica a distanza possa essere anche per il futuro la strada maestra, come qualcuno pure ha sostenuto, è totalmente fuorviante. Certamente essa è un'opportunità offerta dall'impiego delle nuove tecnologie, ma è al più un'opportunità integrativa, non sostitutiva. Al più, potrebbe risolvere i problemi agli studenti pendolari costretti quotidianamente a trascorrere tre-quattro ore della loro giornata tra treni, autobus e lunghe attese nelle stazioni, tempo che potrebbero utilizzare più proficuamente se i loro paesi fossero serviti dalla banda larga e se i presidi scolastici fossero funzionanti. Occorre dunque coniugare con criterio la tradizione con la modernità, in modo che il nostro Paese possa utilizzare appieno le innovazioni tecnologiche senza rinunciare alle sue tradizioni di eccellenza. Siamo la patria dell'Umanesimo, non dobbiamo dimenticarlo mai. Da noi è nato quel pensiero, diffusosi poi in tutta Europa, che attraverso un ripensamento critico del mondo antico ci ha introdotti alla modernità. La nascita del libro, avvenuta fin dai tempi di Platone, ha contribuito non solo alla formazione culturale e umana delle persone, ma anche all'affermazione di una tradizione di pensiero in continuo progresso e di carattere sistematico. L'invenzione della stampa e la successiva diffusione del libro a livello di massa hanno poi inciso sull'evoluzione dell'età moderna, favorendo il progresso e la scienza, influenzando la matrice organizzativa dei saperi trasmessi dalla scuola. A ben vedere, il libro cartaceo è, insieme alla ruota, il più antico oggetto tecnologico ed è in continua evoluzione nei suoi materiali, nelle sue tecniche, nel suo design e non è prevista la sua estinzione, nonostante la perdurante crisi del comparto editoriale. Il fatto che i ragazzi oggi abbiano una maggiore dimestichezza con l'informazione digitale e multimediale non deve portarci a rinunciare allo strumento principe di ogni crescita culturale. L'apprendimento su testi in formato digitale rischia di essere infatti superficiale ed episodico, se non accompagnato da approfondimenti personali, che non scaturiscono certamente in modo automatico, senza cioè gli stimoli da parte dei docenti. Altro tema caldo per il regolare inizio del nuovo anno scolastico è quello che i docenti e tutto il personale della scuola siano al proprio posto dal primo giorno di apertura, anzi occorre pensare a personale aggiuntivo per le esigenze didattiche, per possibili doppi turni, per la vigilanza, per i corsi di recupero. Dunque immissioni in ruolo fin dal primo settembre, anche con la trasformazione delle cattedre di fatto in cattedra di diritto. Il MoVimento 5 Stelle si è sempre dichiarato per l'immissione in ruolo basata sul merito e contrario alle sanatorie, perché ha sempre messo gli studenti al primo posto. Ma proprio questa stessa ragione ci ha portato oggi, vista l'impossibilità di espletare rapidamente i concorsi, se non con test a risposta multipla che tutto possono valutare tranne che il merito, a spostare alla fine dell'estate una prova scritta selettiva che attesti le effettive capacità dei docenti. Questo ci chiedevano i ragazzi e le loro famiglie. Per concludere, signor Presidente, questa funesta epidemia da Covid-19 ha messo a nudo i limiti del nostro sistema di istruzione, facendoci vedere ciò che non sempre eravamo disposti a vedere, e ci costringe ad aguzzare l'ingegno per trovare soluzioni capaci di guardare oltre l'emergenza, agli edifici scolastici finalmente a norma, alle classi non più sovraffollate, al mantenimento dei presidi scolastici nei centri minori, alla riduzione dell'altissima pendolarità, a un precariato non più da primato europeo. Per concludere, dobbiamo fare di necessità virtù, con un coraggioso ma necessario programma di investimenti per il futuro dei nostri ragazzi e dunque dell'intero Paese. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Bagnai. Ne ha facoltà. BAGNAI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, intervengo brevemente in questa discussione generale per portare la voce degli studenti e dei genitori, preoccupati per l'impatto che questa crisi sta avendo sul mondo della scuola. Ma prima vorrei associarmi alle valutazioni che sono state fatte da alcuni colleghi. Come sapete, dal punto di vista parlamentare io non sono competente per materia; mi occupo di altro, di finanze e di stabilità finanziaria. Mi dispiace infatti di essermi perso parte della discussione, essendo impegnato a commentare l'ennesima puntata del nulla europeo per la stampa e per i colleghi interessati. Però ho fatto l'insegnante e devo associarmi pienamente alle parole dei tanti che qui hanno auspicato che la scuola torni a essere di nuovo un luogo di cultura e non una fabbrica e un serbatoio di competenze. Questo è uno snodo fondamentale. Vorrei associarmi a quelli che spero abbiano messo in evidenza come forgiare una scuola che insegue un mondo cosiddetto del lavoro, una realtà che è in perenne evoluzione, condanni a restare sempre indietro e che certe volte volgere lo sguardo indietro, ancorarsi alle proprie radici e ai propri modelli culturali doterebbe i nostri giovani di strumenti per la lettura della realtà che consentirebbero loro di adeguarsi con immediatezza e con creatività alle sfide che il mondo porrà sempre loro davanti con maggiore frequenza e con maggiore imprevedibilità, come è stato imprevedibile questo virus. Vorrei ricordare quindi che la scuola è l'ozio, da mettere in contrapposizione al negozio, cioè all'affanno della vita economica. Vorrei fare qui un elogio della noia e dell'ozio, che tanto rimpiango e che purtroppo qui non ho più modo di assaporare, ma che rappresentano momenti di crescita. Sul tema della didattica, credo che sia già stato detto da molti che la didattica a distanza non può sostituire la presenza. Non può farlo per motivi tecnici e per motivi umani. Noi siamo costretti da qualche mese a lavorare a distanza. Qualcuno di voi ha avuto il bene di fare una teleconferenza senza interruzioni? Eppure noi siamo in Istituzioni tecnicamente molto attrezzate e siamo anche persone mediamente alfabetizzate. Immaginate cosa può succedere con insegnanti o studenti che magari non hanno la preparazione o gli strumenti tecnici. Allora, vorrei portarvi qui la voce di quegli studenti che, avendo avuto negli ultimi mesi l'impossibilità di seguire un percorso scolastico normale, si trovano adesso di fronte a un esame di maturità di cui ancora non sanno esattamente quali saranno le modalità di svolgimento. Voi sapete che la nostra proposta era di procedere con una tesina scritta e con una discussione orale a distanza. Era una proposta di buon senso; sapete anche come è andata. Vorrei anche chiarire una cosa a tutti noi: è giunto il momento di rifiutare la logica dell'emergenza. Mi aspetto che questo invito venga proprio dai fanatici della scientocrazia, ovvero dalla dittatura degli scienziati. Come facciamo noi ad affidarci agli scienziati - escludendo, peraltro, il decisore politico dal circuito democratico - e poi, però, non affidarci alle evidenze scientifiche? Quando questa malattia è arrivata non la conoscevamo. Molte decisioni, forse, viste con il senno di poi, possono sembrare irrazionali, però non mi permetto di valutarle o criticarle più di tanto, ma ora sono passati mesi; abbiamo raccolto dati; li abbiamo interpretati e, quindi, vorrei ricordare - tanto per dirne una - che in qualsiasi matematica zero più zero fa zero. Abbiamo avuto zero vittime di sesso maschile fra i dieci e i diciannove anni, che si sommano alle zero vittime di sesso femminile nella stessa classe di età e che, quindi, danno un totale di zero vittime tra i dieci e i diciannove anni. Sappiamo che la letalità di questa malattia (che deve essere comunque sorvegliata, controllata e contro la quale occorre prendere tutti gli opportuni presidi) al di sotto dei quaranta anni è virtualmente nulla. Dobbiamo ancorarci, quindi, a questo dato dell'evidenza scientifica e statistica che si è accumulata per costruire una strategia che consenta agli studenti di rientrare normalmente in classe, concentrando lo sforzo di protezione su chi, invece, è in classi di età superiori anche nel mondo scolastico. Peraltro, forse sarebbe opportuno abbassare l'età media dei docenti assumendone qualcuno giovane. Questa potrebbe essere un'idea, che è stata anche portata avanti nel corso del dibattito nelle Commissioni di merito. La logica dell'emergenza e del terrore va rifiutata anche perché questa notazione politica - a me spiace doverlo dire - mi sembra sia la logica con la quale questo Governo ha scelto di prendere tante scorciatoie e continua a voler mantenere il suo potere. Vi porto la voce di genitori preoccupati di fronte all'ipotesi che i bambini debbano tornare a scuola in condizioni francamente discutibili, con il volto travisato e con braccialetti che li avvertono. Si è visto e sentito un po' di tutto. Ci sono anche i genitori che hanno pensato sinceramente di organizzarsi con lo homeschooling . Piuttosto che sottoporre i loro figli a un simile trauma, hanno pensato che soluzioni alternative potessero essere migliori. Io spero che il buonsenso prevalga e che ci orientiamo su soluzioni che consentano quell'interazione tra docente e studente che è fondamentale e che consentano anche ai ragazzi di avere una vita sociale normale. La scuola di per sé è un luogo controllato. Certo, ci sono istituti scolastici che, per varie condizioni, forse non consentono un adeguato distanziamento, ma il bicchiere mezzo pieno della crisi demografica è avere spesso delle classi che sono tutto sommato sovradimensionate rispetto al numero degli studenti. Perché non consentire la ripresa dei corsi, pertanto? Questo è quello che ci chiediamo. L'esperienza degli altri Paesi europei ci dimostra che è possibile farlo. Non capisco perché ci ispiriamo sempre a questi Paesi quando si tratta di adottare politiche che ci fanno del male e, per una volta che abbiamo degli esempi che invece sarebbero visti in modo favorevole da molte famiglie, rifiutiamo di osservare le best practice altrui. L'aula può diventare un presidio sanitario rispetto a una famiglia in cui magari il genitore sta "smartworkando" da qualche parte e il figlio pascola, senza neanche la possibilità di controllarlo e misurargli la febbre. Quindi, ragioniamo sulla ripresa della normalità. La scuola è aperta a tutti, dice l'articolo 34 della Costituzione, ma, come l'esperienza dimostra, non è connessa a tutti: e allora, se vogliamo assicurare il diritto allo studio, credo che dovremo tornare all'antico abbastanza rapidamente e, come diceva Verdi, sarà un progresso. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Verducci. Ne ha facoltà. *VERDUCCI (PD) . Signor Presidente, c'è stato un tempo in cui l'istruzione era un privilegio per pochi e non un diritto per tutti. Questo è il tema al quale penso continuamente, in questo tempo così difficile che viviamo, in cui dal 5 marzo - non per colpa nostra, ma per rispondere all'emergenza sanitaria - le scuole del nostro Paese sono chiuse. Questa crisi, che è innanzi tutto un moltiplicatore di ingiustizie e disparità, torna a portare con forza sul nostro terreno della politica il fatto che mai per nessun motivo in democrazia può essere tollerato che l'istruzione sia un privilegio per pochi e non un diritto per tutti. Abbiamo fatto sforzi, noi, certo, per fare in modo che la didattica, attraverso finanziamenti per i tablet e le connessioni, arrivasse il più possibile a chi vive sulla propria pelle l'ingiustizia di nascere nel posto sbagliato o nella famiglia più debole. Sappiamo però che, nonostante i nostri sforzi, oggi viviamo la sconfitta di migliaia di ragazzi a cui non è assicurata la continuità didattica ed è precluso il bene più importante per la propria emancipazione. Per questo sappiamo che oggi stiamo vivendo una sconfitta che ogni giorno che si prolunga è insopportabile, perché la scuola è innanzi tutto socializzazione, prendersi cura gli uni degli altri, sapersi fare carico dei problemi degli altri, che ci fanno maturare coscienza civile e politica. Ho cominciato a maturare il mio impegno politico perché a scuola, alle elementari, non sopportavo che i ragazzi che venivano dalla campagna fossero trattati peggio di quelli che venivano dal paese. È la consapevolezza del mondo che ci circonda. Questo è il tema che oggi abbiamo, per cui dobbiamo fare in modo di avere un piano per la ripartenza. Averlo per la scuola significa avere un piano per l'infanzia e per l'adolescenza, per coloro - soprattutto i bambini più piccoli e i ragazzi che vivono un bisogno educativo speciale o una disabilità - che hanno bisogno di tornare, di stare con gli altri e di crescere insieme agli altri. Lì è la scuola repubblicana e non è un caso, signor Presidente e onorevoli rappresentanti del Governo, che la prima manifestazione che c'è stata dopo troppo tempo sia stata bellissima e colorata, di tantissimi ragazzi con le loro madri, i loro padri e i loro insegnanti, che hanno detto «fateci tornare a scuola, ne abbiamo bisogno come dell'ossigeno o del pane», perché la scuola è una grande intelligenza collettiva. Inoltre, il cartello che più degli altri ha tenuto insieme quelle manifestazioni in così tante città d'Italia citava una frase di Antonio Gramsci: «Istruitevi perché avremo bisogno di tutta la nostra intelligenza». Non possiamo farne a meno perché rischiamo di perdere intere generazioni, con un costo civile ed economico enorme. Tutto ciò ha assolutamente a che fare con il decreto-legge in esame. Noi abbiamo provato a farlo cercando di intervenire sul testo in discussione, che secondo noi (secondo me) era nato troppo circoscritto, troppo legato ad una sola urgenza, seppure importante, quella cioè di mettere in sicurezza l'esame di maturità, l'esame di Stato per gli ultimi anni dei cicli. Con i nostri emendamenti, invece, noi abbiamo provato a fare in modo che si occupasse di reinventare la scuola, di mettere in sicurezza il prossimo anno come anno straordinario che sappia reinventare la scuola a partire dai bisogni di chi oggi è escluso, di quei ragazzi che sono fuori dalla cittadinanza. Per farlo c'è bisogno di mettere al centro chi nella scuola lavora, chi in questi mesi, reinventandosi, ha fatto in modo che la didattica di emergenza andasse avanti, di tenere la mano nei confronti del ragazzo più distante. Penso innanzitutto agli insegnanti, con loro ai dirigenti scolastici, ai tecnici e agli amministrativi, ma innanzitutto agli insegnanti e tra di loro innanzitutto ai precari e tra di loro ai supplenti, che hanno fatto in modo di tenere vivo questo filo di comunità. Quando intervenni qui in Senato a metà marzo dissi che dovevamo assolutamente fare in modo di riuscire ad assumere più dei 24.000 precari che era stato pattuito e per questo venni anche rimproverato dal mio schieramento per aver detto troppo. Invece poi i nostri emendamenti hanno chiesto concretamente che ci fosse questo salto di qualità e noi oggi abbiamo un primo passo avanti, se è vero come è vero che nel cosiddetto decreto-legge rilancio avremo la possibilità di stabilizzare altri 16.000 insegnanti, oltre ai due concorsi per 24.000 ciascuno, per un totale complessivo di quasi 80.000. Abbiamo chiesto con forza che il decreto-legge in esame, nonostante all'inizio non trattasse questo tema, si occupasse della modalità con le quali dobbiamo stabilizzare gli insegnanti precari; si occupasse insomma del precariato, perché è il tema principale nella nostra società e nella scuola. Abbiamo detto con forza: guai a pensare di poter fare una prova in piena emergenza sanitaria con un rischio incalcolabile e guai anche - lo abbiamo detto con forza, rompendo un tabù - a pensare di poter valutare la qualità dell'insegnamento, di poter valutare un insegnante, sulla base di alcuni quiz a crocette, perché è un sistema profondamente ingiusto. In virtù di questa nostra iniziativa politica, dei nostri emendamenti, oggi sia l'una sia l'altra non ci sono più. Tuttavia, signor Presidente, si è ancora lontani da una soluzione e per questo oggi in Senato non ho votato con la maggioranza e per questo non voterò il provvedimento in discussione. Pervade ancora questo testo l'idea che essere precari sia una colpa, che non sia invece frutto dell'ingiustizia del sistema; non c'è in questo provvedimento quella valorizzazione della professione docente che è lo strumento che noi dobbiamo mettere al centro di qualunque procedura di stabilizzazione. C'è, invece, ancora, in maniera pervasiva, l'eco di un dibattito sbagliato, anche denigratorio nei confronti dei precari, che piuttosto che includerli e stabilizzarli, porta a marginalizzarli ancora, a tenerli nel limbo. Non voterò il provvedimento al nostro esame, signor Presidente, perché non c'è praticamente nulla su uno dei temi distintivi del nostro sistema scolastico: gli insegnanti di sostegno, il tema distintivo della didattica inclusiva, ciò che ha fatto grande la scuola nel nostro Paese in riferimento anche a tutto il resto dell'Europa e alle democrazie più avanzate a livello occidentale, perché appunto il sostegno è inclusione e cittadinanza. Il rischio di fare un passo indietro sul tema della valorizzazione della professione docente, il rischio di non affrontare il nuovo anno con strumenti importanti sul tema del sostegno, signor Presidente, è un macigno troppo grande su questo provvedimento. Noi non abbiamo bisogno infatti di tornare alla normalità; chi dice che noi dobbiamo tornare alla normalità dice una falsità, a meno che non voglia avallare una normalità fatta di disparità e di ingiustizie nella scuola e, quindi, nella società. Noi abbiamo bisogno di innovare, di cambiare; abbiamo bisogno di una grande discussione pubblica sulla scuola, abbiamo bisogno di una costituente per la scuola. Abbiamo bisogno di reclamare fondi per la scuola pubblica, che non ci sono, per più classi e più insegnanti. In conclusione, potrei certo dire che ci sono misure importanti nel provvedimento, ad esempio, l'aver introdotto la valutazione discorsiva, anziché quella numerica per la scuola primaria, ma potrei dire che non siamo riusciti ad approvare ad esempio un provvedimento per fare in modo che nelle classi con i ragazzi disabili non ci siano più di 20 alunni o per abbassare il dimensionamento del numero nelle scuole per permettere ai territori, soprattutto quelli marginali, di avere la scuola come comunità. Ecco, signor Presidente, non possiamo non avere un'idea e una visione sulla scuola perché è un torto non solo ad un settore, ma ad un intero Paese, alle nuove generazioni. È un torto che noi non possiamo permettere per alcuna ragione. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Sbrollini. Ne ha facoltà. SBROLLINI (IV-PSI) . Signor Presidente, ringrazio il Governo, in modo particolare i sottosegretari De Cristofaro, Malpezzi e Ascani, il ministro Azzolina e la relatrice, collega Angrisani. (Commenti) . C'è il Governo. PRESIDENTE. Il rappresentante del Governo era salito al banco della Presidenza per vedere l'ordine degli interventi. Quindi, senatrice, se non è stata offesa da questo fatto, può anche continuare senza il richiamo dell'Assemblea. SBROLLINI (IV-PSI) . Signor Presidente, avevo visto che il Sottosegretario era vicino a lei. Voglio altresì ringraziare tutta la 7 a Commissione, maggioranza e minoranza, perché credo davvero che ci sia stato un grande confronto, con toni assolutamente civili, su posizioni anche molto divergenti, ma anche alcune posizioni che invece ci vedevano forse più vicini. Oggi, con ritardo, purtroppo sì, con ritardo, riaffermiamo finalmente il diritto allo studio, il merito, la qualità dell'insegnamento, la parità e l'autonomia scolastica, la tutela dei ragazzi e delle ragazze con disabilità. Permettetemi di dire che per noi di Italia Viva un grande risultato che oggi entra nel decreto scuola è quello dell'edilizia scolastica, con l'approvazione del piano shock per sbloccare i cantieri nelle scuole. (Applausi) . Quei soldi e quelle risorse che sono già nelle casse dei Comuni e delle Province - e che magari non sono stati utilizzati finora - grazie proprio a quella struttura che aveva costruito il Governo Renzi e che Italia Viva ha portato avanti. Finalmente ci siamo arrivati e di questo ringrazio il Governo. Soprattutto, colleghe e colleghi, attraverso questo decreto-legge, ma non solo, dobbiamo rimettere al centro gli studenti, le famiglie e le loro esigenze. La scuola rappresenta uno dei principali patrimoni del nostro Paese; non è soltanto diritto allo studio, non è soltanto sapere e conoscenza, è anche servizio educativo. È formazione e crescita dell'individuo. La scuola è per noi tutto questo, ma anche di più, perché è relazione, è socialità ed inclusione: tutte parole a noi molto care, che credo possiamo condividere in quest'Aula, anche tra maggioranza e minoranza. Voglio citare brevemente alcuni numeri che ci danno l'idea di quanto importante sia questo settore educativo. Pensiamo soltanto alla scuola statale: più di 40.000 sedi scolastiche su tutto il territorio nazionale, più di 13.000 scuole per l'infanzia, quasi 15.000 scuole primarie, 7.000 scuole di primo grado, quasi 6.000 scuole di secondo grado. Un totale di 370.000 classi per ben 8 milioni di studenti. A queste si aggiungono le scuole paritarie, che nel precedente anno scolastico erano quasi 13.000, con quasi 900.000 studenti che le frequentano. Questo perché appunto - come dicevo all'inizio - crediamo nella parità e nel pluralismo scolastico; esistono le scuole statali ed esistono le scuole paritarie. Già solo questi numeri ci danno l'idea di quanto importante sia la scuola. Guardiamo alla fase essenziale dello sviluppo e della crescita dei nostri figli. Se pensiamo a questo, capiamo che con questo provvedimento cominciamo a tutelare tutti i nostri studenti: le ragazze e i ragazzi delle scuole statali, delle scuole paritarie, i disabili e anche i privatisti, di cui si è parlato poco, ma ci sono anche loro: sono 17.000 le ragazze e i ragazzi privatisti che frequentano le nostre scuole e non sono ragazzi di serie B. La scuola è il presidio fondamentale di alcuni dei principali diritti tutelati dalla nostra Costituzione, dove deve vigere una sola regola: la libertà e l'uguaglianza dei cittadini. In sostanza, è un pezzo fondamentale della nostra vita e della nostra scuola, ma è anche un driver fondamentale dello sviluppo economico del sistema Paese. Gli studi economici dimostrano la stretta correlazione tra l'apprendimento scolastico e la crescita economica di un Paese, riaffermando il valore dell'istruzione come leva centrale dello sviluppo. Allo stesso modo è evidente che il livello di istruzione è correlato a un migliore stato di salute e allunga la speranza di vita. Una forte correlazione positiva si osserva con diversi indicatori che danno la misura del funzionamento democratico della società, con il grado di partecipazione ad attività politiche e associative e con il livello di legalità. Sono tanti i motivi per cui da questo decreto-legge (e non solo) ricominciamo a parlare di scuola. Ricominciamo però anche a parlare di come ricostruire un benessere emotivo, sociale e relazionale dei nostri figli, che più di tutti hanno sofferto questo momento difficile e drammatico. La scuola si è trovata a dover reagire in una situazione emergenziale senza preparazione e con il rischio di compromettere il percorso di crescita di intere generazioni di studenti. Eppure, c'è riuscita, perché i docenti sono stati straordinari nello svolgere questo lavoro complicato anche in questi mesi difficili. Allo stesso modo, ci dobbiamo battere per il principio di giustizia intergenerazionale. Grazie davvero. Grazie a tutti i ragazzi e alle ragazze. Permettetemi di dire, facciamo davvero un in bocca al lupo a tutti coloro che, nei prossimi giorni, dovranno affrontare grandi prove, non solo di maturità, ma anche gli esami di terza media. Prima di chiudere il mio intervento, Presidente, vorrei soffermarmi rapidamente su alcuni punti. Il decreto-legge oggi al nostro esame riporta parole come «merito». D'altra parte, come abbiamo detto, non vogliamo una promozione con il 6 politico, non vogliamo una promozione per tutti, ma chiediamo una valutazione dei nostri ragazzi e delle nostre ragazze. La qualità dell'insegnamento è un tema centrale: dobbiamo assolutamente stabilizzare i precari, con altissime qualificazioni, ma da troppo tempo precari, e siamo ben lieti di aver ottenuto decine di migliaia di posti aggiuntivi. Al tempo stesso, però, abbiamo preteso come Italia Viva - e siamo contenti che la nostra proposta sia stata accolta - un concorso vero e selettivo da svolgersi in assoluta sicurezza quando le condizioni lo consentiranno. Ma questo concorso si dovrà fare, anche con una prova scritta. Questi sono alcuni dei risultati che portiamo a casa: il pluralismo, le scuole paritarie. Qui ci sono alcune risorse, c'è uno stanziamento complessivo di 150 milioni di euro per le scuole paritarie; sono ancora pochi, ma sappiamo che altri entreranno nel decreto-legge rilancio. Anche su questo fronte, colleghe e colleghi, ci dobbiamo battere in tutte le sedi, Camera e Senato, per ottenere maggiori risorse per le scuole paritarie. Ancora, la tutela della disabilità, come ho detto prima, piani educativi individualizzati e il coinvolgimento diretto, in questo delicato contesto, del parere delle famiglie, a cui va un grazie infinito anche da parte nostra. Infine, la sicurezza dei nostri edifici. Come Italia Viva avremmo voluto immediatamente riaprire le scuole come è accaduto in altri Paesi. Purtroppo non è accaduto, però approfittiamo di questo momento in cui le scuole sono chiuse per avviarci davvero, attraverso il piano di sburocratizzazione e lo sblocca cantieri, a mettere in sicurezza le nostre scuole, i nostri edifici, e soprattutto a organizzare gli spazi per quando l'anno scolastico riprenderà a settembre. È un lavoro che dobbiamo fare oggi. Ci sono tutte le condizioni per poterlo fare da qui a settembre. Se il Governo lavorerà in questo senso, noi ci saremo e saremo a fianco del Ministro, in questo lavoro difficile, che tutti insieme dobbiamo fare non per il bene di una parte politica, ma per il bene del nostro Paese. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Binetti. Ne ha facoltà. BINETTI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, intervengo alla fine di una lunga giornata in cui abbiamo tardato ad aprire il dibattito perché c'erano questioni da discutere in Commissione prima di arrivare in Aula, e mi ritrovo a parlare alle otto di sera, con il piacere di aver sentito quanto i colleghi hanno detto: per lo più i colleghi dell'opposizione, ma devo dire che anche quei pochi interventi della maggioranza si sono allineati su quelli che sono i valori, gli obiettivi (ma anche le preoccupazioni e le speranze) che vogliamo portare a casa, non da questo provvedimento, ma, come spesso accade, dal prossimo, dal decreto-legge rilancia Italia. Tra gli elementi fondamentali che costruiscono un decreto-legge ci sono i suoi articoli, e il primo e il secondo articolo di questo provvedimento hanno due punti di vista molto concreti che rimandano a una responsabilità precisa, ovvero cosa fare per chiudere l'anno scolastico. Il secondo punto è cosa bisogna fare quando ricomincerà l'anno scolastico. Le domande forti sono come valutare il lavoro fatto in questi mesi, stando distanti sia dall'enfasi eccessiva di chi ha parlato della didattica a distanza come della scoperta dell'acqua calda, sia - senza nemmeno stracciarsi le vesti - dal dramma di chi ha vissuto questi mesi come il grande danno fatto al processo di sviluppo, all'acquisizione di competenze e contenuti e allo stile di vita dei nostri ragazzi. Non vogliamo enfatizzare il successo della didattica a distanza, ma ne riconosciamo il merito, in una situazione che, improvvisa e drammatica, è caduta addosso alla scuola, alla famiglia e al sistema sociale e lavorativo, ma nemmeno possiamo dire che ne siamo del tutto soddisfatti. Ci poniamo però un problema: chi valuterà? Non si tratta di valutare con il 6 politico, perché la valutazione meramente tecnica fatta con un voto (che sia 6, 5 o 4) è una valutazione che tutte le persone che si sono occupate di formazione e di insegnamento a qualunque livello sanno essere comunque parziale. Ci vogliamo invece occupare di cosa hanno realmente imparato i nostri ragazzi e di quale sarà quella che chiamiamo "valutazione diagnostica". Come sono passati questi sei mesi, al di là dei discorsi dei grandi? Cosa hanno realmente appreso, non solo in termini di tecnicalità digitale o di approfondimento culturale (perché suppongo che, ad esempio, sul Covid-19 sapranno quasi tutto, anche più di noi)? Cosa hanno appreso di quel tanto di scienza, che la programmazione forse un po' irrigidita negli anni, che però nasce dalla scienza e dall'esperienza dei docenti, ha previsto per ogni singola classe? Credo che questo sarà il primo obiettivo che i docenti si dovranno porre, senza pregiudizi, né nei confronti degli studenti, né nei confronti delle loro famiglie. Dovranno però chiedersi cosa hanno imparato questi ragazzi e da questo punto dovrà partire una programmazione, che non potrà essere fatta, come tutti sanno, dagli insegnanti nelle lunghissime riunioni dei primi giorni di settembre, in cui cercano di tracciare tutti i piani formativi degli studenti, immaginando di conoscere la posizione di partenza. L'atto di grande umiltà, che tutti gli insegnanti dovranno fare è ammettere di non sapere come troveranno la propria classe, in termini di contenuti, di abilità e di competenze relazionali e affettive. Questi mesi che possiamo pure chiamare di segregazione in casa, qualche traccia l'avranno lasciata, qualche difficoltà l'avranno creata e qualche opportunità probabilmente l'avranno pure risvegliata. Occorre però guardare a questo universo, che sono le classi, con un cuore limpido, con un'intelligenza lucida, con una disponibilità a ripartire con loro. La prossima programmazione, quella dell'anno scolastico 2020-2021, andrà fatta con gli studenti, non per gli studenti e tanto meno sugli studenti. Abbiamo citato tante volte quella frase infelice, che è stata ampiamente commentata dai giornali e non intendo riprenderla, secondo cui i ragazzi non sono imbuti. Qui non si saprebbe né la consistenza dell'imbuto, né cosa metterci dentro, ma occorre semplicemente guardare i ragazzi negli occhi e riscoprire il valore dello sguardo e dell'ascolto. Molto del tempo che gli insegnanti dovranno dedicare ai ragazzi nei primi giorni di scuola sarà proprio per la pedagogia dell'ascolto, che ovviamente fa da falsariga a una didattica, che sappia valorizzare anche l'approccio narrativo e che non si attesta solo nel programma, che è qualcosa ancora di diverso rispetto alla programmazione. Non possiamo nemmeno lontanamente immaginare che il prossimo anno scolastico preveda una sintesi, un accorpamento di tutto ciò che non si è imparato quest'anno, più quello che si dovrebbe imparare, perché è codificato che si apprenda, nell'anno successivo. No. Occorre una cultura della valorizzazione di ciò che è essenziale, una capacità di saper lasciare ciò che potrà essere, poi, ritrovato dai ragazzi in altri modi, in altri momenti della loro vita, per scoprire che cosa hanno davanti: ho sentito poco questa passione per una didattica diversa, che - insisto - non è la didattica a distanza, ma è la potenza della didattica di presenza. E la potenza della didattica di presenza non è nella didattica esclusivamente frontale, ma è nella didattica che si costruisce in termini di co-protagonismo tra i docenti e gli studenti. In questo senso vi sarà un altro obiettivo importantissimo da tener presente. Sicuramente, infatti, ci troveremo con nuove forme di disabilità e con le forme di disabilità che conosciamo e che sappiamo essere state discriminate da questo modello di didattica a distanza. Io non ho sentito che gli insegnanti di sostegno abbiano impegnato le loro energie in un lavoro di piccolo gruppo, fatto con i ragazzi con particolari difficoltà. Non ho sentito che ci sia stata quella creatività nella ricerca delle formule tagliate su misura per il ragazzo con disabilità. Ci saranno quindi ragazzi che avranno probabilmente dimenticato cose che avevano appreso e ragazzi che non avranno appreso cose che avrebbero dovuto apprendere. La didattica, per questi ragazzi, richiederà un investimento in termini di tempo, di strumenti, ma soprattutto in termini di docenti di sostegno. Credo che tutti noi abbiamo ricevuto una quantità di e-mail da parte degli insegnanti di sostegno, che si sentono discriminati nella modalità con cui sono stati costruiti questi nuovi concorsi. Saranno necessari fattori di correzione, perché c'è urgente bisogno che l'insegnante di sostegno non solo non si senta un insegnante di serie B, ma si senta l'insegnante di serie A avanzata. Noi sappiamo quanto parte della didattica montessoriana è entrata nei giocattoli, nelle attività che si svolgono non solo nelle scuole che seguono il modello Montessori, ma anche in tutte le scuole per la fascia di età tra zero e sei anni; tantissime di queste cose nascono da un'intuizione della Montessori, di quella che era forse la prima neuropsichiatra infantile, attenta alle difficoltà di apprendimento dei bambini, attenta a far in modo che il ragazzo scoprisse per evidenza cose che qualche volta si volevano insegnare con un processo di dimostrazione. Chi conosce i famosi triangoli della Montessori per la didattica della matematica sa come in quegli strumenti si veda la regola, senza il bisogno della dimostrazione. Tant'è vero che gli altri insegnanti lamentano che questo processo, materializzando l'esperienza, rendendola così prossima alla realtà del bambino, di fatto lasci indietro il passaggio verso i procedimenti di astrazione, che arriveranno. Ma adesso noi abbiamo bisogno di un corpo di insegnanti che si concentri sulle difficoltà dell'apprendimento. Abbiamo bisogno anche di sapere che l'eccesso di digitalizzazione fa perdere di vista le capacità di argomentazione, perché tutti finiamo col muoverci verso una logica digitale (sì o no), verso una logica che obbliga a trovare la soluzione in quel momento, in quel modo, ma che trascura quel pensiero che noi chiamiamo divergente, cioè quella ricchezza del ragazzo che spiazza, che in qualche modo scopre una cosa diversa. Vorrei veramente che su questi due aspetti vi fosse una grande concentrazione: capire quali ragazzi avremo davanti e, insieme a loro, programmare l'anno successivo. Tutti i ragazzi. Se io facessi un piccolo sondaggio in quest'Aula, scopriremmo che una gran parte di noi proviene dalle scuole paritarie. I ragazzi delle scuole paritarie sono destinati, insieme ai ragazzi della scuola statale, a prendersi sulle spalle la società. Non possiamo consentire che le loro scuole non siano sanificate, non possiamo consentire che ci siano altre difficoltà. (Applausi). Riscopriamo il valore di un sistema scolastico unitario, a due gambe, una statale e una paritaria. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Iori. Ne ha facoltà. IORI (PD) . Signor Presidente, colleghe e colleghi senatori, in questi lunghi mesi di lockdown - e soprattutto oggi che ci stiamo riavviando a una lenta e incerta normalità, ancora sottoposta all'andamento della presenza del virus - il tema dell'istruzione è stato più volte oggetto di dibattito pubblico, rappresentando un tema cruciale, su cui la politica è stata chiamata a fare delle scelte assai complesse, stretta tra la necessità, da un lato, di garantire il diritto allo studio, all'educazione e a una crescita equilibrata, nonché il diritto delle famiglie a vedersi assicurato il sostegno socio-educativo e, dall'altro, la necessità di tutelare la sicurezza della comunità. Tutti sappiamo che l'emergenza non si è ancora conclusa e dovranno passare altri giorni o mesi prima che la comunità scientifica e le istituzioni abbiano un quadro più chiaro sull'andamento dei contagi e, quindi, sulle possibili risposte su modi, tempi e spazi dei nuovi assetti dell'educare. Sappiamo però che il tema del diritto allo studio e all'educazione deve necessariamente essere messo al centro dell'agenda politica del Governo, anche in un'ottica di crescita e sviluppi futuri. La storia dimostra che non ci sono altre strade per crescere e far fronte alla sfida del debito, che oggi è cresciuto enormemente, e all'emergenza economica che si profila. Per questo motivo, ritengo che le istituzioni abbiano ora il compito inderogabile di stabilire le modalità e predisporre strumenti nuovi per consentire, da settembre, a ogni bambino e bambina e a ogni ragazzo e ragazza di esercitare il proprio diritto all'istruzione in condizioni di sicurezza. Non sarà facile, perché parlare di vicinanza nella distanza sembra quasi un ossimoro. Parliamo però di una parte fondamentale del nostro Paese, che riguarda 8 milioni di studenti e un milione di docenti e personale scolastico e che coinvolge milioni di famiglie. Questo significa che servirà non solo costruire un nuovo modo di fare scuola, ma anche stanziare risorse necessarie, utilizzando ogni fondo a disposizione (compresi quelli europei), per un grande piano nazionale di manutenzione e adeguamento degli edifici, come già è stato sottolineato, e degli ambienti di apprendimento. Ma ciò non basta; non è solo una questione di logistica. Occorrono anche formazione pedagogica, didattica relazionale e attività extrascolastiche per contrastare la dispersione scolastica e la povertà educativa, che la crisi da coronavirus ha aggravato e reso ancora più evidenti. Occorre un investimento sulle competenze degli studenti affinché possano affrontare un mondo del lavoro in grande trasformazione e in cui le nuove tecnologie avranno uno spazio sempre maggiore. Occorre anche un investimento - mi preme sottolinearlo - sulla crescita emotiva e sulle competenze necessarie, soprattutto per i più piccoli, per affrontare i vissuti di ansia e paura che hanno connotato questi mesi, aiutandoli a ritrovare fiducia nel domani e a ricostruire relazioni. Questi mesi di didattica a distanza - è stato sottolineato anche negli interventi precedenti - hanno purtroppo comportato la perdita di contatti con i bambini a maggior rischio di dispersione. Non a caso, un punto decisivo, contenuto anche nel provvedimento in esame, è prendersi cura di quest'istanza di recupero sociale degli allievi a maggiore fragilità e rischio di marginalità. È più che mai necessario ribadire l'urgenza di dare alla scuola l'importanza che merita nell'agenda di Governo e non trascurare l'impatto positivo che un buon sistema di istruzione può avere sullo sviluppo cognitivo, umano e relazionale, come dicevamo prima, ma anche sul PIL del Paese, perché i sussidi e l'assistenza necessari oggi non potranno essere il programma di un Paese che deve costruire il domani. È nota la genesi complessa di questo decreto-legge, frutto dell'emergenza che ha cambiato purtroppo le nostre vite, i paradigmi organizzativi e mentali. Molti sono gli aspetti contenuti nel provvedimento, mi limiterò quindi soltanto ad alcune sottolineature. D'altra parte, la maggior parte degli aspetti sono stati già citati. Va intanto sottolineato un dato positivo: nei prossimi tre anni si assumeranno quasi 70.000 docenti. Il compromesso che si è raggiunto nella maggioranza è un risultato che tiene insieme la necessità di reclutare i docenti in base alla valutazione della loro preparazione, tenendo ovviamente conto dei titoli, delle competenze e dell'esperienza. L'emergenza sanitaria che stiamo affrontando non avrebbe consentito di svolgere un concorso in sicurezza, la soluzione individuata va nella direzione di evitare quindi un concorso-lotteria per di più in piena emergenza. È quindi giusto rivedere quello schema. Mi si consenta tuttavia un rammarico sul fatto che il precedente Governo ha purtroppo cancellato il FIT e cioè il sistema di formazione iniziale e tirocinio dei docenti che avrebbe risolto in modo ordinato e logico, rispettando storie e competenze, il problema del precariato storico endemico che affligge questo Paese. Vorrei inoltre fare un accenno alle paritarie, che è stato un tema affrontato in molti interventi e che già in questo decreto-legge vede un riferimento al reclutamento per le scuole dell'infanzia comunali. Consentitemi di segnalare l'impegno assunto dal Governo per aumentare, già nel prossimo decreto rilancio, le risorse a loro disposizione e che sono certa il lavoro dei parlamentari potrà incrementare ulteriormente. Le scuole paritarie sono una parte essenziale del nostro sistema di istruzione e vanno tutelate perché aumentano l'offerta e garantiscono un principio democratico fondamentale, che è quello della libertà educativa. Presidenza del vice presidente ROSSOMANDO (ore 20,10) ( Segue IORI). Per quanto riguarda la maturità, penso si debba fare il possibile per assicurare ai 500.000 studenti italiani di svolgere un esame così importante per la loro vita garantendo le condizioni di sicurezza. A ognuno di loro, in questa sede, vorrei esprimere un augurio speciale e un ringraziamento profondo ai docenti che li hanno accompagnati e li accompagnano in questa maturità così diversa dalle altre. Sul tema della valutazione degli studenti, ritengo poi di particolare importanza la modifica, introdotta in Commissione con un emendamento del Partito Democratico, che prevede che la valutazione finale degli apprendimenti degli alunni della scuola primaria sia espressa attraverso un giudizio sintetico e non un voto numerico, a significare che ogni bambino, ogni bambina è una persona all'interno dell'istituzione scolastica, con caratteristiche uniche e specifiche, con una storia a sé e che non può essere riconducibile a un numero. Pertanto, questo decreto-legge, dopo l'esplosione della pandemia, cerca risposte alla sfida più complessa e importante quella, dell'avvio dell'anno scolastico e quella del piano di investimenti per rilanciare la scuola, il sapere, gli apprendimenti per le nuove generazioni. A loro dobbiamo risposte e la costruzione di un orizzonte di prospettive di senso. Il problema non è soltanto se e quando aprire le scuole, ma il problema è come. Franklin Delano Roosevelt, che ha legato il suo nome al New deal , grazie al quale l'America riuscì a superare la Grande depressione degli anni Trenta, pronunciò una frase che può essere oggi il nostro impegno politico: «La scuola deve essere l'ultima spesa su cui l'America è disposta ad economizzare». Ebbene, dovrà essere così anche per l'Italia. Ora che ci rimbocchiamo le maniche per uscire dalla più grave crisi dal dopoguerra a oggi, dobbiamo sapere non solo che sulla scuola non si dovrà risparmiare, ma che serve il più grande piano di investimenti previsto, perché solo così potremo avere la giusta cura del bene pubblico più importante del Paese. La recessione infatti aumenterà la povertà educativa e le disuguaglianze, allargando il solco, già profondo, che separa chi è dentro e chi è fuori dal sistema. È la politica che dovrà farsi carico di recuperare i ragazzi a rischio di dispersione educativa; questa è una scelta profondamente politica, perché solo così salveremo il futuro di questi ragazzi e, insieme, il futuro del nostro Paese. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Saponara. Ne ha facoltà. SAPONARA (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, colleghi senatori, Sottosegretari, mi sarei rivolta volentieri anche al Ministro, però con molto rammarico vedo che è assente. Oggi, 27 maggio, a dodici giorni dalla conclusione ufficiale dell'anno scolastico 2019-2020, siamo infine giunti alla discussione generale di un decreto-legge che aveva l'obiettivo di delineare la conclusione di un anno scolastico segnato da un'emergenza alla quale nessuno si è potuto sottrarre, neanche purtroppo il settore dell'istruzione. Quando dico che questo decreto-legge doveva delineare come concludere l'attuale ciclo scolastico, intendo dire che, a pochi giorni dalla conclusione di esso, la conversione in legge di questo decreto-legge mi sembra una vera e propria presa in giro nei confronti degli studenti e delle loro famiglie, dei docenti, dei dirigenti scolastici e di quanti sono coinvolti nel mondo della scuola. Se qualcuno in quest'Aula è convinto del contrario, dimostrerò perché. Ma andiamo con ordine. Con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri dell'8 marzo scorso venivano sospesi i servizi educativi e le attività didattiche di ogni ordine e grado in presenza. Ricordo molto bene che la decisione era stata annunciata qualche giorno prima, con una conferenza stampa alla quale il Ministro aveva presieduto insieme al Presidente del Consiglio. Sempre in quei giorni, se non ricordo male il 4 marzo, noi componenti della Commissione istruzione del Senato, insieme ai colleghi della Camera, abbiamo avuto con lei un'audizione a Montecitorio, durante la quale ci ha illustrato le linee che intendeva seguire per il suo Dicastero; solo alla fine ha fatto un brevissimo cenno alla decisione annunciata la sera prima della chiusura delle scuole di ogni ordine e grado. Queste le parole del Ministro, che riporto: «Aggiungo solo una cosa relativa allo tsunami che sta travolgendo l'Italia in questo momento in relazione al coronavirus. Molto probabilmente avete sentito che ci sarà una sospensione didattica in tutte le scuole, esclusa la zona rossa, perché nella zona rossa le scuole sono proprio chiuse. Fuori dalla zona rossa c'è una sospensione delle attività didattiche fino al 15 marzo, resasi necessaria per ritardare i contagi. Dobbiamo salvaguardare il sistema sanitario nazionale e quindi, in accordo con il comitato tecnico-scientifico e con una decisione che abbiamo preso in Consiglio dei ministri, le scuole sospenderanno l'attività didattica fino al 15 marzo. Volevo condividere con voi questa decisione». Queste le parole conclusive dell'audizione che abbiamo avuto con il Ministro il 4 marzo. Questo ha detto il Ministro, scatenando un vero tsunami tra i parlamentari delle Commissioni istruzione congiunte di Senato e Camera; chiusura naturalmente prorogata, come ben ci si aspettava e si sapeva. In molti in quell'occasione le abbiamo rimproverato il fatto che quello avrebbe dovuto essere l'argomento principale dell'audizione. Già allora il Ministro avrebbe dovuto essere pronta a pensare e a ragionare su come concludere l'anno scolastico e a dare un indirizzo preciso; forse addirittura avrebbe dovuto essere già pronta con un decreto che contenesse le misure urgenti per la regolare conclusione e l'ordinato avvio dell'anno scolastico e per lo svolgimento degli esami di Stato, in virtù anche e soprattutto della proclamazione dello stato di emergenza, datato 31 gennaio, che lei in quanto Ministro ben conosceva. (Applausi) . Invece no, quella sera ha detto solo due parole sulla chiusura delle scuole. Abbiamo dovuto attendere oltre un mese (l'8 aprile) perché venisse partorito un mezzo decreto risolutivo di nulla. Non risolveva nulla perché, in un momento in cui studenti, famiglie e docenti avrebbero avuto bisogno di un po' di certezza, questo decreto ha portato ancora più incertezza. Un decreto è una scelta mediante la quale si danno indicazioni; è una linea da seguire; è un provvedimento con cui un Ministro prende decisioni per i cittadini mettendosi al loro servizio e cercando di risolvere un problema che in questo caso si chiama scuola, insegnamento, istruzione e possiamo continuare con tutte le declinazioni che si vuole. Invece, in questo decreto il Ministro ha posto due opzioni. Mi riferisco alla possibilità, poi sfumata, di ricominciare le scuole prima del 18 maggio oppure no. Va bene che al Ministro piacciono i quiz , ma che ponga in un decreto due diverse possibilità mi pare eccessivo. ( Applausi ). Questa doppia possibilità non ha fatto altro che creare confusione: ha lasciato per settimane nell'incertezza studenti, famiglie, insegnanti e dirigenti scolastici che non sapevano se approntare le classi e l'organizzazione degli istituti per un eventuale rientro, oltre ad avere l'incombenza di dover approntare e gestire nel migliore dei modi la didattica a distanza insieme agli insegnanti e, naturalmente, ai genitori. L'incertezza è durata fino all'emanazione del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, datato 26 aprile, con cui è stata definitivamente sancita la chiusura delle strutture scolastiche fino a settembre. Il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri ha tolto il Ministro dall'imbarazzo di tornare sui suoi passi e di dover correggere il suo decreto. Mi chiedo: se i nostri studenti fossero realmente tornati a scuola entro il 18 maggio, il Ministro aveva considerato se le nostre scuole erano realmente pronte e attrezzate per questa evenienza? Penso di no perché ad oggi è ancora così. A prescindere dalle indicazioni del comitato tecnico-scientifico, il Ministro, visto l'evolversi dell'epidemia, avrebbe dovuto prendere una decisione politica fin da subito con coraggio e concentrarsi su una sola decisione al fine di far concludere dignitosamente e senza incertezze l'anno scolastico ai ragazzi e agli insegnanti. Questo non è l'unico errore di questo decreto-legge. I 391 emendamenti e i 23 ordini del giorno inizialmente ad esso apportati sia da noi senatori di minoranza che dai senatori di maggioranza la dicono lunga e impongono una riflessione, perché questo decreto è proprio solo del Ministro. Infatti, nelle 63 audizioni che abbiamo svolto in Commissione ci è parso che il Ministro non avesse parlato con nessuno e con nessuno si fosse confrontata. Le sue fidate scudiere in Commissione avrebbero preteso che noi della minoranza accogliessimo a cuor leggero questo decreto-legge in nome dell'urgenza e della necessità dopo che il Ministro aveva tardato a emetterlo. Con fatica è stata, infine, accolta la nostra richiesta, avallata - a dire il vero - anche da una parte della maggioranza (che non è quella cui il Ministro appartiene), di svolgere le audizioni dei numerosi richiedenti. Tale richiesta era, peraltro, più che legittima. Voglio precisare che non c'è stato nulla di strumentale in tutto questo da parte del Gruppo Lega in quanto abbiamo svolto le 63 audizioni in due giornate concedendo cinque minuti ad ogni audito, collegato in videoconferenza con la Commissione. Ripeto: non c'è stata nessuna strumentalizzazione, ma solo la volontà di ascoltare la voce dei diretti interessati per apportare al decreto proposte emendative ragionevoli e di buonsenso, per rispondere alle reali necessità che la scuola ha in questo momento. Abbiamo ascoltato studenti, docenti e rappresentanti di sigle sindacali, dirigenti scolastici e rappresentanti di comitati di famiglie. Abbiamo ascoltato tutti. Il Ministro chi ha ascoltato? A ben vedere, ci pare che non abbia ascoltato nessuno e che non accetti consigli da nessuno. Nonostante i suoi vecchi proclami di democrazia partecipata e le annunciate intenzioni di non voler lasciare indietro nessuno, in questo decreto-legge ha invece lasciato indietro tanti, anche arrivando a discriminare un buon numero di studenti, i privatisti, scordandosi poi completamente anche del mondo che ruota intorno alla scuola, chi lavora nelle mense e chi guida gli scuolabus. Noi invece, nonostante i tanti difetti appellativi che vi piace attribuirci, abbiamo ascoltato tutti, abbiamo letto centinaia di e-mail e richieste, in molti casi di suppliche, come per esempio quelle degli studenti privatisti che dovranno aspettare settembre per dare l'esame di maturità, rischiando di non riuscire a svolgere i test per l'ammissione all'università. Ognuno con le sue storie e i suoi sacrifici, come i tanti precari che nel Ministro hanno confidato, prima che diventasse tale, ma che ora molto chiaramente scrivono di non sentirsi più rappresentati da lei. È in questo modo che il Ministro ha pensato di non lasciare indietro nessuno? PRESIDENTE. La invito a concludere, senatrice Saponara. SAPONARA (L-SP-PSd'Az) . Avrei bisogno di altri due minuti, signor Presidente. PRESIDENTE. Facciamo uno e mezzo. SAPONARA (L-SP-PSd'Az) . Oltre al coraggio di prendere una decisione netta, in questo decreto-legge il Ministro avrebbe dovuto anche farsi accompagnare da una buona dose di ascolto e umiltà, perché i veri capi sono quelli che ascoltano e si mettono al servizio degli altri. Essere a capo di un Ministero come quello dell'istruzione è una cosa molto importante. Visto che non ho molto tempo, stringo il mio intervento. Domani si va ad approvare o disapprovare - come si preferisce - un decreto-legge che ha bisogno di decine di correzioni e che, nonostante tutto, lascia irrisolti numerosi problemi relativi alla conclusione di quest'anno scolastico, all'inizio del prossimo e alle modalità con cui verranno assegnate le supplenze ai docenti. Insomma, ci sono ancora tante incertezze, proprio nel momento in cui tutti avremmo bisogno di punti fermi. Non so se il Ministro sia consapevole fino in fondo dell'onore che ha, come del resto tutti noi, di far parte di questo Parlamento e di esserci, perché è stata eletta ed è stata scelta dai cittadini. È un grande onore, che ci impone però di essere al servizio di chi ci ha eletto: è a loro che dobbiamo principalmente rispondere e, se non lo facciamo oggi, lo dovremo fare in seguito, perché c'è sempre un momento in cui si devono fare i conti con la propria coscienza e con chi ha riposto fiducia in noi. Non mi sembra che questo decreto-legge risponda a tale logica e questo è grave, perché coinvolge anche cittadini che non hanno ancora l'età per esprimere un voto e una preferenza, motivo per cui questo decreto-legge avrebbe dovuto assumere un significato particolare. Tale particolare significato si traduce in un esempio per chi si deve completamente rimettere alle scelte degli adulti, ma che ci sta a guardare e subirà le conseguenze di quest'anno scolastico. Concludo, signor Presidente, dicendo che il Ministro, per quello che riguarda noi del Gruppo Lega, riceve una grave insufficienza per il suo primo decreto, per le correzioni in blu e in rosso. I quiz non l'hanno premiata. Le consigliamo anche di andare a lezione e le diciamo molto chiaramente che con questo decreto-legge ha perso una grandissima opportunità. (Applausi). PRESIDENTE . Senatrice Saponara, non l'ho voluta interrompere, però mi corre l'obbligo di sottolineare, per così dire, anche per il futuro, l'inopportunità di definire rappresentanti del Parlamento come scudieri di un qualsivoglia Ministro. (Applausi). Non l'ho interrotta, ma mi corre l'obbligo precisarlo, per la dignità di quest'Assemblea: lo farei - e ovviamente lo farò - con chiunque parli dai banchi dei senatori. (Commenti). È iscritto a parlare il senatore Cangini. Ne ha facoltà. CANGINI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, illustri membri del Governo, colleghi senatori, sinceramente non si sa da dove partire per mettere in sequenza gli elementi che andranno presumibilmente a tratteggiare quella che passerà alla storia come una Caporetto della scuola pubblica italiana, e ai colleghi del MoVimento 5 Stelle dico che quando si parla di «scuola pubblica» si intende anche la scuola paritaria; qualcuno fa finta di non saperlo, qualcuno ho l'impressione che non lo sappia davvero. Vorrei poi rassicurare il sottosegretario Malpezzi dicendo che eviterò di fare la cronaca di quello che abbiamo visto (che voi umani non potete neanche immaginare) in questi ultimi giorni e in queste ultime notti dei lavori della 7 a Commissione di questo ramo del Parlamento: un conflitto aperto e senza quartiere all'interno della maggioranza, anche all'interno dei partiti della maggioranza, un vivace profluvio di emendamenti poi ritirati, oppure accantonati, o cambiati e stravolti (nel senso che diventavano il contrario di quello che erano fino a un attimo prima), litigi, tensioni, conflitti; tutto per non farsi carico dei bisogni degli studenti italiani ed eventualmente delle loro famiglie, ma per cercare di catturare il consenso di qualcuna delle tante categorie di cui si compone il mondo della scuola. Temo però che non ci siate riusciti, perché se aveste avuto l'obiettivo degli studenti più che dei docenti forse sareste riusciti anche ad accontentare i docenti. In questa maniera ho l'impressione che tanta è stata la contraddittorietà dell'azione di Governo su questo tema, evidentemente così delicato, che difficilmente potrà tornarvi utile dal punto di vista elettorale. Pertanto partirò constatando quanto è stato fatto o quanto non è stato fatto per gli studenti, per i ragazzi che frequentano le nostre scuole. Intanto tutta questa storia è cominciata con una grande incertezza, quella sulla chiusura: si chiude, non si chiude, come si chiude, quando si chiude. Sì è chiuso improvvisamente; improvvisamente è stata comunicata la chiusura delle scuole, letteralmente dalla sera alla mattina, mettendo così le famiglie nelle condizioni di non sapere come provvedere alla loro quotidianità. La stessa incertezza è un danno, provoca danni e, soprattutto in un'epoca così fragile come quella che viviamo, caratterizza il grande interrogativo su quando e come aprirà la scuola. Alcuni Paesi a noi vicini si stanno organizzando; alcuni hanno già aperto, altri stanno ragionando se e come aprire. Mi riferisco alla Francia, alla Germania, al Regno Unito, alla Danimarca, all'Olanda, alla Svizzera; sono tanti, colleghi, e non hanno avuto un atteggiamento remissivo, passivo, di fronte a quello che evidentemente è un enorme problema di salute pubblica, cioè la pandemia di Covid-19. Noi, invece, ci siamo chiusi in noi stessi, abbiamo chiuso le scuole e non diamo alcuna indicazione, non azzardiamo alcuna ipotesi su come eventualmente riaprirle. Sappiamo che nella seconda metà di settembre ci saranno le elezioni regionali e comunali, sconsideratamente accorpate al referendum costituzionale, perché anticipare il più possibile quella data elettorale rientra evidentemente nell'interesse dei partiti di maggioranza, ma non sappiamo se e quando le scuole riapriranno. Non è stato fatto nulla per i 300.000 studenti disabili che sono stati abbandonati a loro stessi; non è stato fatto nulla per garantire l'assistenza a chi ha bisogno di essere seguito e frequenta il mondo della scuola; non è stato fatto nulla in realtà per colmare quell'immenso vuoto formativo che purtroppo credo caratterizzerà questa generazione, dal momento che il problema si protrae e che le soluzioni non si intravedono. La didattica a distanza, per carità, era una soluzione emergenziale, ma non è andata come ci è stato raccontato dal ministro Azzollina. Io spero che non sia vero quanto ci è stato mostrato dal rapporto di Cittadinanzattiva, per cui il 52 per cento degli studenti ha avuto accesso alla didattica a distanza, perché vuol dire il 48 per cento non vi ha avuto accesso. Se così fosse, sarebbe una catastrofe e non solo un evidente e grande problema. Su questo vorrei mettere in guardia quest'Assemblea del Parlamento, anche se speravo nella presenza del Ministro; mi auguro che qualcuno riferisca, in ogni caso ho depositato un'interrogazione parlamentare al riguardo, che spero avrà una risposta chiara da parte del Ministro. Ho letto nei giorni scorsi un'intervista del professor Giulio Ceppi, uno stimato architetto, docente del Politecnico di Milano, che fa parte del comitato scientifico istituito presso il Ministero dell'istruzione e quindi non parla a caso, quello che dice si immagina rientri in una visione comune di quel comitato scientifico e di quel Ministero. Egli ha candidamente dichiarato che tutto quanto sta accadendo in termini di digitalizzazione, di mancata presenza fisica degli studenti nelle scuole e nelle classi, sarà la norma per il futuro. Non è come io credevo, come noi credevamo, un'emergenza, un modo per superare dignitosamente un problema immenso: è proprio un obiettivo. Lui parla di «scuola ibrida». Ora, colleghi, se qualcuno ha intenzione di stravolgere il senso dell'istruzione ed eliminare il luogo fisico della scuola, considerandolo un disvalore, vi prego fermatevi, quantomeno parliamo e quantomeno cercate di impedire che altri parlino al posto del Parlamento di un tema così delicato. Se il Ministro ha delle idee al riguardo, lo dica, ma induca al silenzio chi in questo caso parla per lei. Abbiamo presentato molti emendamenti, quasi tutti ci sono stati respinti, anche se devo dire il gesto è stato carino, grazioso. Abbiamo apprezzato il gesto di incontrarci e parlare: sono stati presenti i Sottosegretari e i tecnici all'istruzione, persone squisite e molto competenti. Abbiamo sicuramente imparato qualcosa. L'idea era: «Siamo in una condizione di tale sfarinamento politico per cui, per decenza, ci rendiamo conto che potreste legittimamente occupare l'Aula della Commissione e piantare una grana infinita; apprezziamo il fatto che, per senso civico e senso della responsabilità nazionale, che tutti quanti pur essendo all'opposizione ci siamo caricati in spalla, non lo fate e quindi parliamo informalmente degli emendamenti». Benissimo, abbiamo apprezzato il gesto. Bel gesto ma risultati nulli, davvero purtroppo quasi nulli anche se il sottosegretario scuote la testa. Ho fatto una statistica occhio, ma poi sarò preciso: il 98 per cento dei nostri emendamenti sono stati respinti, qualcuno è stato trasformato in ordine giorno, che è, come dire, una pacca sulle spalle, qualcuno è stato accettato, sicuramente non i più importanti. Tra quelli respinti ci sono tutti gli emendamenti che abbiamo presentato in tema di scuole paritarie. Insomma, per dirla francamente colleghi, la scuola è una, il sistema scolastico è uno. Capisco che qualcuno all'interno di questa maggioranza abbia un furore ideologico per cui tutto quello che è privato è male, tutto quello che non è pubblico e gestito dal pubblico è male e vada spazzato via. È un'idea sbagliata, è un'idea fuori dal tempo, che si scontra con l'evidenza della realtà. È un'idea che si scontra con i principi costituzionali che garantiscono la libertà educativa e si scontra con una legge che nel 2000 - ormai esattamente venti anni fa - ha stabilito che la scuola italiana è una e all'interno di quell'unica scuola italiana ci sono a pieno titolo anche le paritarie. Non lo fate perché ci credete, fatelo per intelligenza politica, fatelo per calcolo economico e finanziario, fatevi carico del bilancio pubblico. Ogni studente italiano costa mediamente allo Stato più o meno 6.000 euro. Per ogni studente delle scuole paritarie lo Stato riversa a vario titolo circa 750 euro. C'è una differenza di 5.250 euro. Per ogni studente che dalle scuole paritarie si sposterà alla scuola statale, lo Stato dovrà spendere 5.250 euro. Se è vero quel che si dice, cioè quel che si stima, e che purtroppo è ragionevole che sia vero, cioè che la crisi economica indurrà migliaia di famiglie a ritirare i propri figli dalle scuole paritarie per iscriverli alle scuole statali per evitare di sobbarcarsi la retta, questo vuol dire miliardi in più a carico dello Stato e vuol dire anche far collassare un sistema già di per sé prossimo al collasso. Parliamo di "classi pollaio" non a caso. I 173 euro che sono stati destinati alle scuole paritarie fanno francamente ridere; è poco più di quello che è stato destinato all'acquisto di monopattini elettrici, che capisco che vengano prodotti in Cina, quindi possono avere qualche appeal per qualcuno di voi, ma non metterei i monopattini elettrici sullo stesso piano del destino di 866.000 studenti delle scuole paritarie . (Applausi). È per questo che credo che sia corretto, non sia un'esagerazione polemica parlare di una Caporetto; è la Caporetto della scuola, è la Caporetto della politica più in generale. È senz'altro la Caporetto del ministro Lucia Azzolina, che è stata subornata, bypassata, scavalcata. Ad un certo punto ci si è resi conto che manca di quelle qualità basilari che sono l'essenza della politica: la capacità di mediazione. Di questo tentativo di mediazione si è arrogato il premier Conte con esiti francamente discutibili, ma di fatto è stata esautorata. Ci sono altri illustri esempi all'interno del MoVimento 5 Stelle di ministri politicamente incapaci, per usare un'espressione di Benedetto Croce; non credo quindi che questo avrà un impatto sulla sua carriera. Temo, anzi purtroppo sono sicuro, che questo avrà un impatto sulla carriera scolastica dei nostri figli, dei nostri nipoti e di quella che sarà la classe dirigente di domani: un impatto quindi sul futuro della Nazione. Ed è per questo che parlare di una Caporetto non credo sia esagerato. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Auddino. Ne ha facoltà. AUDDINO (M5S) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, quando parliamo della scuola ci poniamo le domande fondamentali: qual è la scuola che vogliamo difendere? Cosa vogliono gli insegnanti? Abbiamo capito che cosa significa fare scuola nel terzo millennio? Che cosa si aspettano da noi le famiglie? E abbiamo sottolineato abbastanza che l'istruzione è l'unica vera garanzia di libertà? Colleghi, tutto parte dalla scuola. Tutti noi abbiamo fatto esperienza nella scuola, chi da allievi, chi da genitori e qualcuno - come chi vi parla - da insegnante. La scuola ha affrontato tre mesi difficilissimi con grande capacità di adattamento. La didattica a distanza non potrà mai sostituire quella in presenza, ma ha consentito di garantire il diritto allo studio previsto e sancito dalla Costituzione in questo periodo di crisi senza precedenti. (Applausi) . Questo lo ricordo all'opposizione, o almeno a quella che è rimasta in Aula. Grazie agli sforzi compiuti siamo riusciti a salvare l'anno scolastico per gli studenti di ogni ordine e grado. È stato congelato per quest'anno il meccanismo dei debiti della scuola superiore di secondo grado: anche questo abbiamo fatto. A settembre sarà possibile recuperare gli apprendimenti; ciò che non è stato appreso potrà essere recuperato all'inizio del prossimo anno. Non si poteva fare scelta migliore. Ma non abbiamo finito: solo per quest'anno scolastico, per l'ammissione alla maturità vengono derogati alcuni criteri di ammissione validi fino allo scorso anno e che ovviamente torneranno validi dal prossimo anno. Cosa dovevamo fare di più? In questi anni alla scuola pubblica sono spesso mancate le aule (è vero) e sono spesso mancati gli insegnanti (certo), ma non si può far ricadere sulle spalle di questo Governo quanto non si è fatto in questi decenni. (Applausi) . Sapete perché? Lo dico da insegnante: la scuola non è mai stata una voce di investimento seria nei programmi dei Governi passati, come non lo è stata la sanità, sempre oggetto di tagli indiscriminati, come se non ci sarebbe dovuto essere mai un domani su cui investire in salute e istruzione. Questo è il Governo che invece investe - eccome - in sanità e istruzione. L'emergenza del Covid offre ora tutti noi un motivo ulteriore di riflessione fondamentale su sanità e scuola. Non perdiamo questa occasione, cari colleghi: le spese per sanità e scuola siano allora liberate dai vincoli di bilancio per sempre. Lavoriamo tutti per questo obiettivo europeo, lavoriamoci insieme. Avremo un'Europa e una Italia migliori. Avremo tutto da guadagnarci. Inoltre, sanità e istruzione tornino a una gestione centralizzata in capo ai rispettivi Ministeri: anche su questo dobbiamo aprire una discussione nazionale. È una questione di equità nazionale, perché questo è quello che tutti noi adesso siamo chiamati a rappresentare, maggioranza e opposizione. Non solo un'Assemblea di politici eletti a una funzione legislativa, ma uomini e donne, scelti da altri uomini e donne del nostro amato Paese, che hanno il dovere di intervenire con tempestività ed impegno per dare le risposte che i cittadini si aspettano da troppo tempo, per il bene comune. Ed è questo ciò che il Governo sta facendo, anche con questo decreto-legge, più che mai urgente nel suo significato letterale, grazie a misure indispensabili per la regolare conclusione di un anno scolastico fra i più difficili dal dopoguerra, forse il più difficile. Pensiamo per un attimo a com'è stata formata e reclutata la classe docente negli ultimi vent'anni, fra maxiconcorsi, corsi abilitanti, scuole di specializzazione e l'inserimento in blocco di docenti non abilitati. Ciò che è mancato alla scuola italiana, non solo secondo me, ma secondo tanti, è un iter condiviso per un'adeguata formazione all'insegnamento e per sostenere la difesa dell'istruzione senza se e senza ma. La scuola dei nostri figli non può essere e non sarà mai un ammortizzatore sociale. Non possiamo parlare della professione dell'insegnamento come se fosse un posto di lavoro come tutti gli altri. No. Quando parliamo di reclutamento e di formazione degli insegnanti dobbiamo stare molto, ma molto più attenti, tutti quanti. La responsabilità della formazione dei nostri figli dovrebbe farci sobbalzare dalla sedia per la gravità dell'impegno che ciò comporta. Questo, troppe volte, non è accaduto in passato. Adesso il Governo si è impegnato molto su questo fronte. Vogliamo combattere il precariato, sì, ma vogliamo farlo attraverso modalità di assunzione che garantiscano l'accesso all'insegnamento per merito. Disse Einstein: «È l'arte suprema dell'insegnante, risvegliare la gioia della creatività e della conoscenza». Cito anche io Calamandrei, come qualcuno della Lega ha fatto poc'anzi, ma richiamando un'altra frase, per me più bella e più edificante. Egli diceva che la scuola è un organo costituzionale, «un organo vitale della democrazia come noi la concepiamo», al pari del Parlamento, della Presidenza della Repubblica, della magistratura. (Applausi). Insegnare agli allievi delle nostre scuole la differenza fra leggere e studiare, fra sapere e saper fare, come indicato dal nostro caro Enrico Fermi. I nostri ragazzi hanno bisogno di acquisire un metodo per imparare ad imparare, e noi abbiamo bisogno di una scuola che torni a essere il motore di quell'ascensore sociale che possa permettere loro il riscatto della vita (Applausi) , come, del resto, è già stato negli anni della ricostruzione, nel dopoguerra. Abbiamo bisogno di sostenere la socialità e la maturazione dei nostri ragazzi; abbiamo bisogno di una scuola che non si adegui alle mode del momento, ma che detti le regole senza subirle, recuperando il profondo significato dell'insegnamento. Abbiamo bisogno di una scuola che sia consapevole del ruolo fondamentale degli insegnanti adeguatamente formati. La scuola come organo centrale, appunto, della democrazia, perché funzionale alla formazione della sua classe dirigente, come dettato dalla Carta agli articoli 33 e 34. A noi, onorevoli colleghi di maggioranza e di opposizione, toccherà fare in modo che ciò si realizzi. Tutto il Parlamento dovrà prenderne atto in futuro: un cambiamento culturale, prima che politico. Sappiamo come si fa: la politica si occupi di questo. Io ci metto la mia volontà; basta volerlo veramente. (Applausi). Fossimo stati ancora di più, immagino che avrei ricevuto più applausi! Dobbiamo andare nella direzione della scuola selettiva e inclusiva, e le due cose, cari colleghi, non sono in contraddizione. Una scuola rigorosa è certamente selettiva, ma non è certamente classista. La scuola è questione centrale, lo dovrà essere per questo Governo, per il Parlamento e per i Governi futuri. Lo dovrà essere per l'intero Paese, sempre. E quando dico questo penso ai programmi, alla didattica, al metodo, non solo all'organizzazione scolastica. Con l'inaccettabile guerra fratricida tra enti, tra Governo e Regioni, tra Regioni e sindaci, che in questi giorni abbiamo vissuto tutti, il Paese non uscirà certamente prima da questa emergenza. Ne usciremo bene tutti se rimarremo uniti con quell'unità di intenti che farà di noi politici veri statisti. Diversamente, ognuno con la propria bandiera, ognuno con la propria piccola battaglia personale e i propri distinguo, rischiamo tutti di sprofondare miseramente. Per questo, Presidente, difendiamo tutti, con autentica convinzione, le azioni a difesa della scuola. Per questo, onorevoli colleghi, uomini e donne che rappresentate qui, in questo ramo del Parlamento, il popolo italiano in questa grave ora, è necessario sostenere gli sforzi che il Governo, e direi il Paese intero, sta facendo in nome dell'interesse della scuola che ci accomuna tutti, consapevoli, come siamo, che per salvare la Nazione di cui tutti noi siamo rappresentanti - e direi servitori - ci sia bisogno dello sforzo e dell'esempio di tutti. I latini su questo ci ammonivano: verba docent, exempla trahunt. Il grandissimo fisico, premio Nobel per la fisica, e straordinario didatta Richard Feynman, ebbe a dire che l'insegnamento migliore è quello che si realizza nel rapporto diretto fra un buono studente e un ottimo insegnante, quella felice situazione in cui lo studente discute le idee, riflette sulle cose e ne parla. Ecco, dovremmo fare in modo che tutto questo accada nelle nostre scuole, sempre, fra docenti e discenti: discutere le idee, riflettere sulle cose e parlarne insieme. Credo che i nostri figli ce ne saranno grati. Grazie a tutti voi. (Applausi) . PRESIDENTE . Dichiaro chiusa la discussione generale. Rinvio il seguito dell'esame del disegno di legge in titolo ad altra seduta. Atti e documenti, annunzio PRESIDENTE . Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Ordine del giorno per la seduta di giovedì 28 maggio 2020 PRESIDENTE . Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica domani, giovedì 28 maggio, alle ore 9,30, con il seguente ordine del giorno: (Vedi ordine del giorno) La seduta è tolta (ore 20,50) . Allegato A DISEGNO DI LEGGE Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra il Governo della Repubblica italiana e l'Assemblea parlamentare dell'Unione per il Mediterraneo sui locali del Segretariato permanente situati in Italia, con Allegati, fatto a Bruxelles il 6 febbraio 2019 e a Roma il 9 febbraio 2019 (1492) ARTICOLI DA 1 A 5 NEL TESTO APPROVATO DALLA CAMERA DEI DEPUTATI Art. 1. (Autorizzazione alla ratifica) 1. Il Presidente della Repubblica è autorizzato a ratificare l'Accordo tra il Governo della Repubblica italiana e l'Assemblea parlamentare dell'Unione per il Mediterraneo sui locali del Segretariato permanente situati in Italia, con Allegati, fatto a Bruxelles il 6 febbraio 2019 e a Roma il 9 febbraio 2019. Art. 2. (Ordine di esecuzione) 1. Piena ed intera esecuzione è data all'Accordo di cui all'articolo 1, a decorrere dalla data della sua entrata in vigore, in conformità a quanto disposto dall'articolo 7 dell'Accordo stesso. Art. 3. (Oneri) 1. Per fare fronte agli oneri derivanti dall'articolo 2 dell'Accordo di cui all'articolo 1 della presente legge è autorizzata l'erogazione, in favore di Roma Capitale, di un contributo forfetario pari a euro 10.000 annui a decorrere dall'anno 2019. 2. Per fare fronte agli oneri derivanti dal paragrafo 2 dell'Allegato I all'Accordo di cui all'articolo 1 della presente legge è autorizzata l'erogazione, in favore dell'Assemblea parlamentare dell'Unione per il Mediterraneo, di un contributo forfetario annuo di euro 25.000 a decorrere dall'anno 2019. Art. 4. (Copertura finanziaria) 1. Agli oneri derivanti dall'attuazione della presente legge, pari a euro 35.000 annui a decorrere dall'anno 2019, si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento del fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini del bilancio triennale 2019-2021, nell'ambito del programma «Fondi di riserva e speciali» della missione «Fondi da ripartire» dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2019, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale. 2. Il Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio. Art. 5. (Entrata in vigore) 1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale . DISEGNO DI LEGGE Ratifica ed esecuzione dell'Accordo di cooperazione in materia di istruzione, università e ricerca scientifica tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo dello Stato del Qatar, fatto a Roma il 16 aprile 2012 (1506) PROPOSTA DI QUESTIONE SOSPENSIVA ARTICOLI DA 1 A 5 NEL TESTO APPROVATO DALLA CAMERA DEI DEPUTATI Art. 1. (Autorizzazione alla ratifica) 1. Il Presidente della Repubblica è autorizzato a ratificare l'Accordo di cooperazione in materia di istruzione, università e ricerca scientifica tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo dello Stato del Qatar, fatto a Roma il 16 aprile 2012. Art. 2. (Ordine di esecuzione) 1. Piena ed intera esecuzione è data all'Accordo di cui all'articolo 1, a decorrere dalla data della sua entrata in vigore, in conformità a quanto disposto dall'articolo 13 dell'Accordo stesso. Art. 3. (Disposizioni finanziarie) 1. Agli oneri derivanti dagli articoli 1, 2, 3, 4, 6, 8 e 9 dell'Accordo di cui all'articolo 1 della presente legge, pari a 124.140 euro annui a decorrere dall'anno 2019 e valutati in 72.025 euro annui a decorrere dall'anno 2019, si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento del fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini del bilancio triennale 2019-2021, nell'ambito del programma «Fondi di riserva e speciali» della missione «Fondi da ripartire» dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2019, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale. 2. Il Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio. Art. 4. (Clausola di invarianza finanziaria) 1. Dall'attuazione delle disposizioni dell'Accordo di cui all'articolo 1 della presente legge, ad esclusione degli articoli 1, 2, 3, 4, 6, 8 e 9 del medesimo Accordo, non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. 2. Agli eventuali oneri relativi all'articolo 12 dell'Accordo di cui all'articolo 1 della presente legge si farà fronte con apposito provvedimento legislativo. Art. 5. (Entrata in vigore) 1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale . DISEGNO DI LEGGE Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra il Governo italiano e il Governo di Singapore di cooperazione scientifica e tecnologica, fatto a Roma il 23 maggio 2016 (1507) ARTICOLI DA 1 A 5 NEL TESTO APPROVATO DALLA CAMERA DEI DEPUTATI Art. 1. (Autorizzazione alla ratifica) 1. Il Presidente della Repubblica è autorizzato a ratificare l'Accordo tra il Governo italiano e il Governo di Singapore di cooperazione scientifica e tecnologica, fatto a Roma il 23 maggio 2016. Art. 2. (Ordine di esecuzione) 1. Piena ed intera esecuzione è data all'Accordo di cui all'articolo 1, a decorrere dalla data della sua entrata in vigore, in conformità a quanto disposto dall'articolo X dell'Accordo stesso. Art. 3. (Disposizioni finanziarie) 1. Agli oneri derivanti dagli articoli II e IV dell'Accordo di cui all'articolo 1 della presente legge, pari a 362.000 euro annui a decorrere dall'anno 2019 e valutati in 78.000 euro per ciascuno degli anni 2019 e 2020 e in 87.000 euro annui a decorrere dall'anno 2021, si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento del fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini del bilancio triennale 2019-2021, nell'ambito del programma «Fondi di riserva e speciali» della missione «Fondi da ripartire» dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2019, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale. 2. Il Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio. Art. 4. (Clausola di invarianza finanziaria) 1. Dall'attuazione delle disposizioni dell'Accordo di cui all'articolo 1 della presente legge, ad esclusione degli articoli II e IV, non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. 2. Agli eventuali oneri relativi all'articolo VIII dell'Accordo di cui all'articolo 1 si farà fronte con apposito provvedimento legislativo. Art. 5. (Entrata in vigore) 1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale . DISEGNO DI LEGGE NEL TESTO PROPOSTO DALLA COMMISSIONE Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo della Mongolia sulla cooperazione nel settore della difesa, fatto a Roma il 3 maggio 2016 (1079) ARTICOLI DA 1 A 5 NEL TESTO PROPOSTO DALLA COMMISSIONE Art. 1. (Autorizzazione alla ratifica) 1. Il Presidente della Repubblica è autorizzato a ratificare l'Accordo tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo della Mongolia sulla cooperazione nel settore della difesa, fatto a Roma il 3 maggio 2016. Art. 2. (Ordine di esecuzione) 1. Piena ed intera esecuzione è data all'Accordo di cui all'articolo 1, a decorrere dalla data della sua entrata in vigore, in conformità a quanto disposto dall'articolo 10 dell'Accordo stesso. Art. 3. (Copertura finanziaria) 1. All'onere derivante dall'articolo 2, paragrafo 1, lettera d) , dell'Accordo di cui all'articolo 1 della presente legge, valutato in 5.358 euro annui ad anni alterni a decorrere dall'anno 2020, si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento del fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini del bilancio triennale 2020-2022, nell'ambito del programma «Fondi di riserva e speciali» della missione «Fondi da ripartire» dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2020, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale. 2. Il Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio. Art. 4. (Clausola di invarianza finanziaria) 1. Dalle disposizioni dell'Accordo di cui all'articolo 1, ad esclusione dell'articolo 2, paragrafo 1, lettera d) , non derivano nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. 2. Agli eventuali oneri derivanti dagli articoli 3, paragrafo 1, lettera b) , 5 e 11 dell'Accordo di cui all'articolo 1, si farà fronte con apposito provvedimento legislativo. Art. 5. (Entrata in vigore) 1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale . DISEGNO DI LEGGE NEL TESTO PROPOSTO DALLA COMMISSIONE Ratifica ed esecuzione dei seguenti Protocolli: a) Protocollo addizionale alla Convenzione sul trasferimento delle persone condannate, fatto a Strasburgo il 18 dicembre 1997; b) Protocollo di emendamento al Protocollo addizionale alla Convenzione sul trasferimento delle persone condannate, fatto a Strasburgo il 22 novembre 2017 (1239) ARTICOLI DA 1 A 4 NEL TESTO PROPOSTO DALLA COMMISSIONE Art. 1. (Autorizzazione alla ratifica) 1. Il Presidente della Repubblica è autorizzato a ratificare i seguenti Protocolli: a) Protocollo addizionale alla Convenzione sul trasferimento delle persone condannate, fatto a Strasburgo il 18 dicembre 1997; b) Protocollo di emendamento al Protocollo addizionale alla Convenzione sul trasferimento delle persone condannate, fatto a Strasburgo il 22 novembre 2017. Art. 2. (Ordine di esecuzione) 1. Piena ed intera esecuzione è data ai Protocolli di cui all'articolo 1 a decorrere dalla data della loro entrata in vigore, in conformità a quanto disposto, rispettivamente, dall'articolo 4 del Protocollo di cui all'articolo 1, comma 1, lettera a) , e dall'articolo 4 del Protocollo di cui all'articolo 1, comma 1, lettera b) . Art. 3. (Copertura finanziaria) 1. Agli oneri derivanti dalle spese di missione discendenti dall'attuazione degli articoli 2 e 3 del Protocollo di cui all'articolo 1, comma 1, lettera a ), valutati in euro 5.189 annui a decorrere dall'anno 2020, e dalle rimanenti spese derivanti dall'articolo 3 del medesimo Protocollo, pari a euro 4.000 annui a decorrere dall'anno 2020, si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento del fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini del bilancio triennale 2020-2022, nell'ambito del programma «Fondi di riserva e speciali» della missione «Fondi da ripartire» dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2020, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale. 2. Il Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio. Art. 4. (Entrata in vigore) 1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale . DISEGNO DI LEGGE NEL TESTO PROPOSTO DALLA COMMISSIONE Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra la Repubblica italiana e la Repubblica orientale dell'Uruguay sulla cooperazione nel settore della difesa, fatto a Roma il 10 novembre 2016 e a Montevideo il 14 dicembre 2016 (1084) ARTICOLI DA 1 A 5 NEL TESTO PROPOSTO DALLA COMMISSIONE Art. 1. (Autorizzazione alla ratifica) 1. Il Presidente della Repubblica è autorizzato a ratificare l'Accordo tra la Repubblica italiana e la Repubblica orientale dell'Uruguay sulla cooperazione nel settore della difesa, fatto a Roma il 10 novembre 2016 e a Montevideo il 14 dicembre 2016. Art. 2. (Ordine di esecuzione) 1. Piena ed intera esecuzione è data all'Accordo di cui all'articolo 1, a decorrere dalla data della sua entrata in vigore, in conformità a quanto disposto dall'articolo XII dell'Accordo stesso. Art. 3. (Copertura finanziaria) 1. All'onere derivante dall'articolo II dell'Accordo di cui all'articolo 1, valutato in euro 5.648 annui ad anni alterni a decorrere dall'anno 2020, si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento del fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini del bilancio triennale 2020-2022, nell'ambito del programma «Fondi di riserva e speciali» della missione «Fondi da ripartire» dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2020, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale. 2. Il Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio. Art. 4. (Clausola di invarianza finanziaria) 1. Dalle disposizioni dell'Accordo di cui all'articolo 1 della presente legge, ad esclusione dell'articolo II dell'Accordo medesimo, non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. 2. Agli eventuali oneri derivanti dagli articoli V, VI e X dell'Accordo di cui all'articolo 1 si fa fronte con apposito provvedimento legislativo. Art. 5. (Entrata in vigore) 1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale . DISEGNO DI LEGGE NEL TESTO PROPOSTO DALLA COMMISSIONE Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo della Repubblica di Corea sulla cooperazione nel settore della difesa, fatto a Roma il 17 ottobre 2018 (1085) ARTICOLI DA 1 A 5 NEL TESTO PROPOSTO DALLA COMMISSIONE Art. 1. (Autorizzazione alla ratifica) 1. Il Presidente della Repubblica è autorizzato a ratificare l'Accordo tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo della Repubblica di Corea sulla cooperazione nel settore della difesa, fatto a Roma il 17 ottobre 2018. Art. 2. (Ordine di esecuzione) 1. Piena ed intera esecuzione è data all'Accordo di cui all'articolo 1, a decorrere dalla data della sua entrata in vigore, in conformità a quanto disposto dall'articolo 8 dell'Accordo stesso. Art. 3. (Copertura finanziaria) 1. All'onere derivante dall'articolo 2, paragrafo 3, lettera a) , dell'Accordo di cui all'articolo 1, valutato in euro 2.072 annui ad anni alterni a decorrere dall'anno 2020, si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento del fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini del bilancio triennale 2020-2022, nell'ambito del programma «Fondi di riserva e speciali» della missione «Fondi da ripartire» dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2020, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale. 2. Il Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio. Art. 4. (Clausola di invarianza finanziaria) 1. Dalle disposizioni dell'Accordo di cui all'articolo 1 della presente legge, ad esclusione dell'articolo 2, paragrafo 3, lettera a) , dell'Accordo medesimo, non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. 2. Agli eventuali oneri derivanti dagli articoli 3, paragrafo 1, lettera b) , 4 e 9 dell'Accordo di cui all'articolo 1 si fa fronte con apposito provvedimento legislativo. Art. 5. (Entrata in vigore) 1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale . DISEGNO DI LEGGE Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo del Turkmenistan sulla cooperazione nel settore della difesa, fatto a Roma il 29 marzo 2017 (1608) ARTICOLI DA 1 A 5 NEL TESTO APPROVATO DALLA CAMERA DEI DEPUTATI Art. 1. (Autorizzazione alla ratifica) 1. Il Presidente della Repubblica è autorizzato a ratificare l'Accordo tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo del Turkmenistan sulla cooperazione nel settore della difesa, fatto a Roma il 29 marzo 2017. Art. 2. (Ordine di esecuzione) 1. Piena ed intera esecuzione è data all'Accordo di cui all'articolo 1, a decorrere dalla data della sua entrata in vigore, in conformità a quanto disposto dall'articolo 12 dell'Accordo stesso. Art. 3. (Copertura finanziaria) 1. All'onere derivante dall'articolo 3, paragrafo 1, lettera d , dell'Accordo di cui all'articolo 1 della presente legge, valutato in euro 4.226 annui ad anni alterni a decorrere dall'anno 2019, si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento del fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini del bilancio triennale 2019-2021, nell'ambito del programma «Fondi di riserva e speciali» della missione «Fondi da ripartire» dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2019, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale. 2. Il Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio. Art. 4. (Clausola di invarianza finanziaria) 1. Dall'attuazione delle disposizioni dell'Accordo di cui all'articolo 1 della presente legge, ad esclusione dell'articolo 3, paragrafo 1, lettera d , dell'Accordo medesimo, non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. 2. Agli eventuali oneri relativi agli articoli 6, paragrafo 1, lettera b , 8 e 11 dell'Accordo di cui all'articolo 1 della presente legge si farà fronte con apposito provvedimento legislativo. Art. 5. (Entrata in vigore) 1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale . DISEGNO DI LEGGE Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra il Ministero della difesa della Repubblica italiana e il Segretariato della difesa nazionale e il Segretariato della marina militare degli Stati uniti messicani in materia di cooperazione nel settore delle acquisizioni per la difesa, fatto a Città del Messico il 17 agosto 2018 (1609) ARTICOLI DA 1 A 5 NEL TESTO APPROVATO DALLA CAMERA DEI DEPUTATI Art. 1. (Autorizzazione alla ratifica) 1. Il Presidente della Repubblica è autorizzato a ratificare l'Accordo tra il Ministero della difesa della Repubblica italiana e il Segretariato della difesa nazionale e il Segretariato della marina militare degli Stati uniti messicani in materia di cooperazione nel settore delle acquisizioni per la difesa, fatto a Città del Messico il 17 agosto 2018. Art. 2. (Ordine di esecuzione) 1. Piena ed intera esecuzione è data all'Accordo di cui all'articolo 1, a decorrere dalla data della sua entrata in vigore, in conformità a quanto disposto dall'articolo XI dell'Accordo stesso. Art. 3. (Copertura finanziaria) 1. All'onere derivante dall'articolo V dell'Accordo di cui all'articolo 1 della presente legge, valutato in euro 7.694 annui a decorrere dall'anno 2019, si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento del fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini del bilancio triennale 2019-2021, nell'ambito del programma «Fondi di riserva e speciali» della missione «Fondi da ripartire» dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2019, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale. 2. Il Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio. Art. 4. (Clausola di invarianza finanziaria) 1. Dalle disposizioni dell'Accordo di cui all'articolo 1 della presente legge, ad esclusione dell'articolo V dell'Accordo medesimo, non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. 2. Agli eventuali oneri derivanti dall'articolo XI dell'Accordo di cui all'articolo 1 della presente legge si farà fronte con apposito provvedimento legislativo. Art. 5. (Entrata in vigore) 1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale . DISEGNO DI LEGGE Conversione in legge del decreto-legge 8 aprile 2020, n. 22, recante misure urgenti sulla regolare conclusione e l'ordinato avvio dell'anno scolastico e sullo svolgimento degli esami di Stato (1774) PROPOSTE DI QUESTIONE PREGIUDIZIALE Parere espresso dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge n. 1492 La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge in titolo, esprime, per quanto di competenza, parere non ostativo. Parere espresso dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge n. 1506 La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge in titolo, esprime, per quanto di competenza, parere non ostativo. Parere espresso dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge n. 1507 La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge in titolo, esprime, per quanto di propria competenza, parere non ostativo. Parere espresso dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge n. 1079 La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge in titolo, esprime, per quanto di propria competenza, parere non ostativo. Parere espresso dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge n. 1239 La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge in titolo, esprime, per quanto di propria competenza, parere non ostativo. Parere espresso dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge n. 1084 La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge in titolo, esprime, per quanto di propria competenza, parere non ostativo. Parere espresso dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge n. 1085 La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge in titolo, esprime, per quanto di propria competenza, parere non ostativo. Parere espresso dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge n. 1608 La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge in titolo, esprime, per quanto di propria competenza, parere non ostativo. Parere espresso dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge n. 1609 La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge in titolo, preso atto degli elementi informativi forniti dal Governo, da cui risulta che: in relazione all'articolo 4, comma 1, viene confermata la neutralità finanziaria delle attività di cooperazione di cui all'articolo IV dell'Accordo, svolte in Italia sia nell'interesse della controparte (in quanto dalla medesima sostenute) che nell'interesse dell'Italia (in quanto rientranti nei compiti d'ufficio del personale militare e civile partecipante); in relazione all'articolo 3, comma l, si conferma che trova applicazione la disciplina degli "accantonamenti slittati" di cui all'articolo 18, comma 3, della legge n. 196 del 2009, esprime, per quanto di competenza, parere non ostativo. Dichiarazione di voto del senatore Aimi sul disegno di legge n. 1507 L'Accordo di cooperazione scientifica e tecnologica si pone il duplice obiettivo di rafforzare i rapporti di amicizia tra l'Italia e la Repubblica di Singapore, già positivamente avviati da decenni, e di strutturare ulteriormente la collaborazione in campo scientifico e tecnologico, già prevista dall'Accordo di cooperazione culturale, scientifica e tecnologica firmato dai due Paesi nel 1990 e reso esecutivo con la legge n. 140 del 1996. Lo Stato di Singapore è uno dei principali centri finanziari ed economici del mondo, vanta il quinto reddito pro capite più elevato al mondo e costituisce il primo mercato delle esportazioni italiane nella regione, con particolare riferimento ai settori di più alto valore tecnologico. Grande impulso, inoltre, ha conosciuto negli ultimi anni la cooperazione inter-universitaria. L'Accordo si compone di un breve preambolo e di dieci articoli; prevede la cooperazione nell'ambito delle scienze e della tecnologia per scopi pacifici e promuove la prosperità economica. Le Parti incoraggiano e favoriscono i contatti tra gli enti di cooperazione e la conclusione di protocolli esecutivi; possono istituire una Commissione congiunta, che potrà riunirsi alternativamente in Italia e a Singapore, con il compito di supervisionarne l'attuazione di programmi e protocolli. Le parti si impegnano a considerare la protezione e distribuzione dei diritti di proprietà intellettuale e degli altri diritti di natura proprietaria. I costi relativi alle attività di cooperazione saranno sostenuti secondo quanto verrà stabilito di comune accordo. Eventuali divergenze o controversie sull'interpretazione delle disposizioni dell'Accordo saranno risolte amichevolmente per mezzo dei canali diplomatici. Le disposizioni dell'Accordo non pregiudicano gli obblighi delle Parti contraenti derivanti dal diritto internazionale. Ricordo, infine, che a Singapore sono attive, con sede stabile, oltre trecento aziende italiane. Nel mese di marzo del 2019, il Parlamento europeo ha approvato un accordo commerciale con Singapore, per abbattere le tariffe doganali entro cinque anni, difendere i prodotti europei e aprire il mercato degli appalti alle imprese europee. Scambi di merci arrivano a oltre 53 miliardi di euro e a 51 miliardi quelli relativi ai servizi. Dichiaro il voto favorevole di Forza Italia. Dichiarazione di voto del senatore Aimi sul disegno di legge n. 1079 Il quadro normativo dell'Accordo è composto da un breve Preambolo, in cui viene richiamata la comune adesione alla Carta delle Nazioni Unite, e da 12 articoli. L'Accordo intende agevolare e sviluppare la cooperazione nel settore della difesa sulla base dei princìpi di reciprocità, uguaglianza e mutuo interesse, in conformità con i rispettivi ordinamenti giuridici e con gli impegni internazionali assunti dalle parti nonché, per la parte italiana, con l'ordinamento europeo. La cooperazione tra i due Paesi potrà svilupparsi, tra l'altro, nei seguenti settori: politica di sicurezza e difesa; ricerca e sviluppo; supporto logistico ed acquisizione di prodotti e servizi per la difesa; operazioni umanitarie e di mantenimento della pace; organizzazione e impiego delle Forze armate, strutture ed equipaggiamento di unità militari, gestione del personale; questioni relative all'ambiente e all'inquinamento provocato da attività militari; formazione e addestramento in campo militare; sanità, storia e sport militare; altri settori militari di interesse comune per entrambe le parti. La cooperazione tra le parti potrà essere attuata, attraverso lo scambio di esperienze tra esperti, di personale docente e di formazione, nonché di studenti provenienti da istituzioni militari delle due parti; incontri e scambi di visite tra delegazioni e rappresentanti delle istituzioni della difesa; partecipazione a corsi teorici e pratici, a periodi di orientamento, a seminari, conferenze, dibattiti e simposi, organizzati presso organi civili e militari della difesa, di comune accordo tra le parti; partecipazione ad esercitazioni militari, nonché ad operazioni umanitarie e di mantenimento della pace; visite di navi ed aeromobili militari; scambi nel campo degli eventi culturali e sportivi; supporto alle iniziative commerciali relative ai materiali e ai servizi della difesa. Vengono poi stabilite, le modalità per lo svolgimento delle attività di cooperazione nel settore dell'industria della difesa e della politica degli approvvigionamenti, della ricerca, dello sviluppo degli armamenti e delle apparecchiature militari, e si prevede infine che le parti si prestino reciproco supporto tecnico amministrativo, assistenza e collaborazione per promuovere l'esecuzione dell'Accordo e dei contratti da esso discendenti da parte dell'industria nazionale e delle organizzazioni interessate. Per queste ragioni esprimo il voto favorevole di Forza Italia. Dichiarazione di voto del senatore Aimi sul disegno di legge n. 1239 Il disegno di legge reca la ratifica dei protocolli addizionali, fatti rispettivamente nel dicembre 1997 e nel novembre 2017, alla Convenzione del Consiglio d'Europa sul trasferimento delle persone condannate, firmata a Strasburgo nel 1983, che deve essere integrata, per quanto in essa non specificato, dalla normativa codicistica, in particolare, dagli articoli 742 e seguenti del codice di procedura penale (esecuzione all'estero di sentenze penali italiane). La Convenzione sul trasferimento delle persone condannate è stata ratificata da 68 Paesi, fra cui alcuni non appartenenti al Consiglio d'Europa, come gli Stati Uniti, il Giappone e il Messico, e ha quale scopo principale quello di favorire il reinserimento sociale delle persone condannate, permettendo ad uno straniero privato della libertà a seguito della condanna per un reato di scontare la relativa pena nel proprio Paese di origine, a condizione che abbia la cittadinanza dello Stato di esecuzione, che la sentenza di condanna sia definitiva e che la durata della condanna stessa sia pari ad almeno sei mesi. Il Protocollo addizionale del 1997, composto di 9 articoli, è finalizzato a facilitare l'applicazione della Convenzione del 1983, in particolare prevedendo, a determinate condizioni, il trasferimento delle persone condannate indipendentemente dal loro consenso. Il testo individua le condizioni di trasferimento e la procedura per l'esecuzione della condanna dopo il trasferimento. Stanti le difficoltà denunciate da molte parti contraenti nel dare effettiva esecuzione al Protocollo addizionale alla Convenzione sul trasferimento delle persone condannate, il Comitato di esperti sul funzionamento delle Convenzioni europee sulla cooperazione nel settore penale ha avviato, sin dal 2015, un lavoro di stesura di una bozza modifica di tale normativa che ha portato alla sottoscrizione, nel novembre 2017, di un ulteriore Protocollo, emendativo del medesimo Protocollo addizionale. Il testo derivante, composto di 7 articoli, è finalizzato alla costruzione di una cornice normativa in materia di trasferimento delle persone condannate entro cui gli Stati possano cooperare, su base volontaria, in particolare relativamente alle situazioni in cui un soggetto condannato non si trovi all'interno del territorio dello Stato di condanna o sia oggetto di decreto di espulsione al termine del periodo di reclusione. Esprimo il voto favorevole di Forza Italia. Dichiarazione di voto del senatore Aimi sul disegno di legge n. 1084 L' Accordo in esame, sottoscritto nell'autunno 2016, tra l'Italia e l'Uruguay sulla cooperazione nel settore della difesa, era già stato oggetto di un disegno di legge al vaglio della Commissione esteri nella scorsa legislatura. Il contenuto dell'Accordo, formato da un breve preambolo e 13 articoli, ricalca quello di analoghi provvedimenti e intende disciplinare la cooperazione bilaterale tra le Forze armate dei due Paesi per migliorare le reciproche capacità difensive e la sicurezza; nonché per indurre ricadute positive in alcuni settori produttivi e commerciali. Sono indicati i settori di cooperazione che includono, tra l'altro, l'elaborazione di appositi piani annuali e pluriennali, trasferte reciproche di delegazioni, momenti di confronto tra esperti, e la partecipazione a corsi di addestramento e formazione militare. L' Accordo riguarda inoltre i settori della ricerca, sviluppo e acquisto di materiali e servizi per la difesa, sanità militare e operazioni umanitarie internazionali. La cooperazione bilaterale è indirizzata a scopi di ricerca scientifica,- allo scambio di esperienze, alla reciproca produzione e modernizzazione di servizi tecnici, al supporto alle industrie della difesa e interessa categorie di armamenti come navi, aeromobili, carri, armi da fuoco automatiche, esplosivi, sistemi elettronici per uso militare e materiali speciali blindati. È garantita la protezione della proprietà intellettuale, dei brevetti e il trattamento degli atti classificati. L'Italia intrattiene ottimi rapporti con l'Uruguay. L'Accordo che ci accingiamo a ratificare costituisce un ulteriore passo in questa direzione. Solidi sono anche gli scambi commerciali. L'approvazione nel giugno dell'anno scorso del Trattato di Libero Scambio UE-MERCOSUR ha generato un clima di ottimismo in campo economico. L'Uruguay, inoltre, è un Paese con cui abbiamo significativi legami storici, culturali e politici, e dove il 40 per cento della popolazione è di origine italiana. Per queste ragioni esprimo il voto favorevole di Forza Italia. Dichiarazione di voto del senatore Aimi sul disegno di legge n. 1085 L'Accordo in esame delinea una cornice giuridica entro cui rafforzare la cooperazione bilaterale tra le Forze armate dei due Paesi, già avviata nel 1998 con l'entrata in vigore del Memorandum d'Intesa sui sistemi di difesa e relativo supporto logistico. L'Accordo si prefigge l'obiettivo di consolidare le rispettive capacità difensive e di migliorare la comprensione reciproca nel settore strategico della sicurezza. L'approvazione della ratifica avrà effetti positivi anche in alcuni settori produttivi e commerciali dei due Paesi contraenti, anche in considerazione del fatto che l'economia di Seoul, specialmente nel campo della tecnologia industriale, è tra le più sviluppate al mondo. Il quadro normativo è composto da un breve preambolo, in cui viene richiamata la comune adesione alla Carta delle Nazioni Unite, e da 10 articoli. In particolare, la cooperazione potrà prevedere: politica di sicurezza e di difesa; ricerca e sviluppo, supporto logistico e acquisizione di prodotti e servizi per la difesa; sport, storia e sanità militare; industria della difesa; produzione di materiale militare; visite reciproche di delegazioni di enti civili e militari; scambio di esperienze tra esperti delle Parti; incontri tra le istituzioni della difesa; partecipazioni a corsi di addestramento teorici e pratici, a periodi di orientamento, a seminari, conferenze, dibattiti e simposi, organizzati presso enti civili e militari nei settori di interesse della difesa; visite di navi ed aeromobili militari; supporto tecnico e amministrativo per le iniziative commerciali relative ai materiali della difesa ed ai servizi connessi alle materie della difesa e altre aree di cooperazione che possono essere di interesse reciproco. Visto che non si è raggiunto un accordo con l'Autorità coreana sull'accettazione del principio della "legge della bandiera", cioè sul fatto che i militari italiani operanti in territorio coreano siano sottratti alla giurisdizione di quel paese e siano sottoposti esclusivamente alla legge e alla giurisdizione italiana, i militari italiani non opereranno in Corea e le attività di addestramento avverranno esclusivamente su territorio italiano. L'Accordo costituisce comunque un'ulteriore conferma degli ottimi rapporti diplomatici che intercorrono tra i due Paesi e l'interesse dell'Italia in un'area geografica di particolare valore strategico. Esprimo il voto favorevole di Forza Italia. Dichiarazione di voto del senatore Aimi sul disegno di legge n. 1608 L'Accordo, sottoscritto dall'Italia e dal Turkmenistan nel marzo 2017, preceduto da una comune dichiarazione di rispetto delle norme universalmente riconosciute del diritto internazionale e dei principi della Carta delle Nazioni Unite, intende avviare forme di cooperazione bilaterale tra le Forze armate dei due Stati, nell'intento di consolidare le rispettive capacità difensive e di sicurezza, con positivi effetti indiretti nei settori produttivi e commerciali dei due Paesi. Il provvedimento concerne inoltre l'importazione ed esportazione di armamenti, da realizzarsi in conformità alle rispettive legislazioni nazionali, la sanità militare, la ricerca scientifica, il supporto logistico e l'acquisizione di prodotti dell'industria militare e servizi della difesa. La cooperazione prevede anche visite ufficiali di delegazioni e scambio di esperienze tra esperti, incontri tra rappresentanti della Difesa; scambi nel campo della formazione e dell'addestramento, nonché partecipazione a seminari e conferenze. E altresì previsto che le parti potranno sottoscrivere un'intesa per il rafforzamento della cooperazione militare, nonché sviluppare programmi annuali e pluriennali nella cooperazione bilaterale del settore della difesa. L'Accordo, inoltre, disciplina le modalità per il trattamento di informazioni classificate come segrete, la protezione della proprietà intellettuale (compresi i brevetti) derivante da attività condotte in conformità all'Accordo e secondo le rispettive normative nazionali e gli accordi internazionali in materia sottoscritti dalle parti. Gli articoli dal 7 al 12 disciplinano, rispettivamente, la giurisdizione, il risarcimento in caso di danni, la sicurezza delle informazioni classificate, le eventuali controversie, la possibilità di integrare (tramite specifici protocolli), ovvero di rivedere ed emendare l'Accordo e, infine, l'entrata in vigore. Il Turkmenistan, Repubblica sovietica fino al 1991, è oggi una Repubblica presidenziale indipendente che ha mantenuto una stretta neutralità, pur dimostrando la volontà di allargare i suoi rapporti a livello internazionale dimostrando una prima apertura alla democrazia. Il suo status di seconda potenza economica dell'Asia centrale, dopo il Kazakistan, la sua collocazione geografica, gli stretti rapporti con la Federazione Russa, le potenzialità di produttore di energia, ne fanno un partner strategico di primordine e di grande valore per l'Italia. Esprimo il voto favorevole del Gruppo Forza Italia. Dichiarazione di voto del senatore Aimi sul disegno di legge n. 1609 L'Accordo si inserisce nel quadro della dichiarazione congiunta di partenariato strategico tra i due Paesi, firmata a Roma nel maggio 2012, e al successivo Memorandum d'intesa, siglato nel marzo del 2016; intende incrementare le relazioni a livello tecnico-industriale nel settore di competenza, anche in direzione dei mercati di Paesi terzi. Il provvedimento in esame è di particolare rilevanza strategica, in quanto l'Accordo tra il Ministero della difesa della Repubblica italiana e il Segretariato della difesa nazionale e il segretariato della marina militare degli Stati uniti messicani, in materia di cooperazione nel settore delle acquisizioni per la difesa, è teso a instaurare una fattiva collaborazione per garantire pace e sicurezza in un'area del mondo in continuo fermento politico. La cooperazione bilaterale consente in particolare un più efficace sostegno alle industrie nazionali di difesa, e facilita altresì la costituzione di partenariati industriali di settore. l'Accordo delimita il suo ambito di applicazione ed enuncia i principi e le aree della cooperazione, riferendosi in particolare a tipologie di materiali quali - tra gli altri - i sistemi d'arma e di difesa aerea, di monitoraggio atmosferico e oceanico, gli aeromobili, i sottomarini, i sistemi satellitari, le armi automatiche, le bombe e le polveri. L'Accordo disciplina, inoltre, gli aspetti finanziari derivanti dalla cooperazione bilaterale, quelli relativi alla protezione della proprietà intellettuale e le modalità per il trattamento di informazioni classificate. Per evitare le doppie imposizioni, dispone che le tasse e i dazi doganali siano imposti dalle Parti nel cui territorio esse si applicano. Al tal riguardo, la relazione illustrativa precisa che tale previsione è volta favore dell'Italia, atteso che il trasferimento di materiali avverrà esclusivamente dall'Italia al Messico, e non in direzione opposta. Si tratta di un provvedimento utile alla sicurezza internazionale, alla lotta contro la criminalità transnazionale ed è rilevante per la nostra industria, della difesa, che con la collaborazione di quella messicana potrà aprire nuovi orizzonti di mercato. Per queste ragioni esprimo il voto favorevole di Forza Italia. VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA Congedi e missioni Sono in congedo i senatori: Barachini, Barbaro, Bertacco, Bongiorno, Bossi Umberto, Bruzzone, Castaldi, Cattaneo, Causin, Ciampolillo, Crimi, De Poli, Di Micco, Di Piazza, Giacobbe, Malpezzi, Margiotta, Merlo, Misiani, Monti, Napolitano, Nocerino, Pisani Giuseppe, Ronzulli, Schifani, Sciascia, Segre, Sileri, Turco, Unterberger e Vaccaro. Gruppi parlamentari, Ufficio di Presidenza Il Presidente del Gruppo parlamentare MoVimento 5 Stelle ha comunicato che la senatrice Riccardi cessa di essere Segretario all'interno dell'Ufficio di Presidenza del Gruppo stesso. Disegni di legge, trasmissione dalla Camera dei deputati Presidente del Consiglio dei ministri Ministro dell'economia e finanze Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 8 aprile 2020, n. 23, recante misure urgenti in materia di accesso al credito e di adempimenti fiscali per le imprese, di poteri speciali nei settori strategici, nonché interventi in materia di salute e lavoro, di proroga di termini amministrativi e processuali (1829) (presentato in data 27/05/2020) C.2461 approvato dalla Camera dei deputati . Disegni di legge, annunzio di presentazione Senatrice Vanin Orietta Disposizioni in materia di Magistrato alle Acque (1830) (presentato in data 27/05/2020); senatori Siri Armando, Salvini Matteo, Romeo Massimiliano Disposizioni in materia di flat tax per le famiglie fiscali e di riduzione dell'Irpef e dell'Ires per il rilancio dell'economia e della semplificazione. Implementazione della Fase II e della Fase III dell'introduzione della flat tax (1831) (presentato in data 27/05/2020). Disegni di legge, assegnazione In sede referente 6ª Commissione permanente Finanze e tesoro Gov. Conte-II: Pres. Consiglio Conte, Ministro economia e finanze Gualtieri ed altri Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 8 aprile 2020, n. 23, recante misure urgenti in materia di accesso al credito e di adempimenti fiscali per le imprese, di poteri speciali nei settori strategici, nonché interventi in materia di salute e lavoro, di proroga di termini amministrativi e processuali (1829) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 3ª (Affari esteri, emigrazione), 4ª (Difesa), 5ª (Bilancio), 7ª (Istruzione pubblica, beni culturali), 8ª (Lavori pubblici, comunicazioni), 9ª (Agricoltura e produzione agroalimentare), 10ª (Industria, commercio, turismo), 11ª (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale), 12ª (Igiene e sanita'), 13ª (Territorio, ambiente, beni ambientali), 14ª (Politiche dell'Unione europea), Commissione parlamentare questioni regionali C.2461 approvato dalla Camera dei deputati (assegnato in data 27/05/2020). Disegni di legge, ritiro La senatrice Lonardo ha dichiarato di ritirare il disegno di legge: Lonardo ed altri. - "Modifiche alla legge 31 dicembre 2012, n. 247, in materia di accesso alla professione forense e all'esercizio della professione" (1790). Governo, trasmissione di atti Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 27 maggio 2020, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 9- bis , comma 7, della legge 21 giugno 1986, n. 317, le osservazioni formulate dalla Commissione relativamente alla notifica 2020/0076/I relativa al "Progetto di disciplinare di produzione - Filiera suina" su una procedura di informazione attivata presso la Commissione europea dalla Direzione generale per il mercato, la concorrenza, il consumatore, la vigilanza e la normativa tecnica del Ministero dello sviluppo economico. La predetta documentazione è deferita alla 9 a , alla 10 a , alla 12 a , alla 13 a e alla 14 a Commissione permanente (Atto n. 436- bis ). Governo, trasmissione di atti e documenti dell'Unione europea di particolare rilevanza ai sensi dell'articolo 6, comma 1, della legge n. 234 del 2012. Deferimento Ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, sono deferiti alle sottoindicate Commissioni permanenti i seguenti documenti dell'Unione europea, trasmesso dal Dipartimento per le politiche europee della Presidenza del Consiglio dei ministri, in base all'articolo 6, comma 1, della legge 24 dicembre 2012, n. 234: Proposta di Decisione del Consiglio relativa alla posizione che dovrà essere assunta a nome dell'Unione europea in seno al Forum mondiale per l'armonizzazione dei regolamenti sui veicoli della Commissione economica per l'Europa delle Nazioni Unite per quanto riguarda le proposte di modifica dei regolamenti UNECE n. 13, 14, 16, 22, 30, 41, 78, 79, 83, 94, 95, 101, 108, 109, 117, 129, 137, 138, 140 e 152, le proposte di modifica dei regolamenti tecnici mondiali n. 3, 6, 7, 16 e 19, la proposta di modifica della risoluzione consolidata R.E.3. e le proposte di cinque nuovi regolamenti UNECE concernenti la sicurezza, le emissioni e l'automazione nel settore dei veicoli a motore (COM(2020) 216 definitivo), alla 3 a , alla 8 a Commissione permanente e, per il parere, alla Commissione 14 a ; Raccomandazione di Raccomandazione del Consiglio sul programma nazionale di riforma 2020 dell'Italia e che formula un parere del Consiglio sul programma di stabilità 2020 dell'Italia (COM(2020) 512 definitivo), alla 1 a , alla 2 a , alla 5 a , alla 6 a , alla 7 a , alla 8 a , alla 10 a , alla 11 a , alla 12 a , alla 13 a e alla 14 a Commissione permanente. Interrogazioni Atto n. 3-01621 BERNINI MALAN MOLES CANGINI ALDERISI GIRO GALLONE Al Ministro dell'istruzione Premesso che: il mondo della scuola e le istituzioni scolastiche hanno subito negli ultimi anni numerose riforme spesso disorganiche e prive di una visione di insieme e di lungo respiro, necessaria per riportare il livello culturale italiano nella media degli standard europei in materia di istruzione; l'emergenza epidemiologica da COVID-19 ha semplicemente accentuato le carenze strutturali che affliggono il sistema scolastico; durante l'esame del decreto-legge 8 aprile 2020, n. 22, recante misure urgenti sulla regolare conclusione e l'ordinato avvio dell'anno scolastico e sullo svolgimento degli esami di Stato, Forza Italia, nell'ambito delle misure a sostegno delle realtà sociali gravemente colpite, sotto il profilo economico e finanziario, dalle conseguenze dell'emergenza coronavirus, ha presentato numerosi emendamenti a sostegno del mondo della scuola volti a prevedere: un contributo straordinario una tantum per le scuole pubbliche paritarie del Sistema nazionale di istruzione; la detraibilità delle spese sostenute per il servizio scolastico fruito nell'anno 2020 presso le stesse scuole; l'istituzione di un fondo da destinare alle scuole paritarie per mettere a disposizione degli studenti meno abbienti, in comodato d'uso, dispositivi digitali individuali utili per la didattica a distanza; le scuole paritarie sono attualmente quasi 13.000 e accolgono quasi 900.000 alunni; se si superassero steccati ideologici anacronistici e si guardasse alla realtà dei problemi che oggi affliggono la scuola in generale, e con essa le scuole paritarie nel nostro Paese, questo patrimonio porterebbe importanti opportunità al sistema scolastico italiano; se, ad esempio, come più volte sostenuto da Forza Italia, lo Stato si adeguasse ai parametri (e ai richiami) europei e attuasse il costo standard per studente potrebbe persino risparmiare significativamente sulla spesa scolastica globale; i genitori degli alunni delle scuole pubbliche paritarie (che fanno risparmiare lo Stato per l'istruzione dei loro figli e che, pagando le tasse, sostengono anche la sanificazione delle scuole statali) stanno patendo la crisi economica come tutti gli italiani e molti in questo particolare momento non riescono a far fronte alle spese di istruzione; tutelare le scuole paritarie significa tutelare famiglie che molto spesso scelgono di fare rinunce pur di garantire ai propri figli la libertà di scelta educativa così come sancito dalla nostra Costituzione; lo Stato, così come originariamente sostenuto dai padri costituenti, dovrebbe porsi come l'istituzione che agevola la libera iniziativa; in questo quadro, l'articolo 33 della Costituzione, che al quarto comma stabilisce che "La legge, nel fissare i diritti e gli obblighi delle scuole non statali che chiedono la parità, deve assicurare ad esse piena libertà e ai loro alunni un trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni delle scuole statali", è in questi ultimi anni sempre più disatteso; lo conferma anche l'atteggiamento del Governo, che non si prende la responsabilità di agevolare l'assunzione di coloro che negli ultimi anni, pur essendo in possesso del diploma magistrale e avendo prestato il loro insegnamento presso le scuole paritarie, sono esclusi dalle graduatorie ad esaurimento per l'inserimento in ruolo; l'adunanza plenaria del Consiglio di Stato, con le sentenze n. 4 e n. 5 del 2019, ha deliberato infatti che coloro che sono in possesso del diploma magistrale e hanno concluso gli anni di studio entro il 2001/2002, sono fuori dalle graduatorie ad esaurimento; in base all'accordo di maggioranza raggiunto nei giorni scorsi sembrerebbe che il concorso straordinario per l'assunzione dei precari sarà differito presumibilmente a dopo l'estate, determinando ancora una volta un avvio dell'anno scolastico con un quarto dei docenti nella condizione di precari, l'avvicendamento di supplenti ed enormi disagi per le famiglie e gli alunni; il concorso dovrebbe svolgersi con procedure e impostazione diverse basate su una prova scritta con domande a risposta aperta in luogo dei quiz inizialmente previsti, a cui seguiranno la formazione e la prova orale selettiva; tale procedura, se confermata, genererà un inevitabile allungamento dei tempi, in un momento in cui il Paese necessiterebbe di un sistema snello e veloce in grado di garantire un avvio e una conduzione sereni del nuovo anno scolastico; in attesa dello svolgimento del concorso, si dovrebbe procedere con l'aggiornamento delle graduatorie d'istituto e l'assunzione a tempo determinato, dal 1° settembre 2020, di 32.000 precari che saranno immessi in ruolo, quando la situazione emergenziale lo renderà possibile, solo dopo la selezione con la procedura menzionata (prova scritta, formazione, colloquio finale e assunzione retrodatata); il Governo continua ad assumere iniziative senza un previo confronto con le parti sociali e senza tener conto delle proposte provenienti dalle forze di opposizione in Parlamento, ma soprattutto non prestando la dovuta attenzione alle istanze provenienti dal mondo della scuola, si chiede di sapere: quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda assumere per consentire un sereno e ordinato avvio anche alle scuole pubbliche paritarie e se non intenda adoperarsi affinché le procedure selettive per l'immissione in ruolo dei docenti sia garantita a tutti coloro che hanno lo stesso titolo senza distinzioni sul piano formativo per aver prestato servizio nelle scuole statali o in quelle pubbliche paritarie; quali iniziative intenda assumere per garantire ai precari della scuola una prospettiva di lungo termine che porti a stabilizzare i docenti e a garantire una continuità didattica più che mai necessaria in questo momento di crisi; se non ritenga di assumere urgenti iniziative per garantire agli studenti un supporto ed un sostegno psicologico adeguato, anche prevedendo l'istituzione di una figura ad hoc che possa fornire un supporto alle fragilità derivanti dalla presente emergenza. Atto n. 3-01622 IANNONE CIRIANI Al Ministro dell'istruzione Premesso che: la "mobilità studentesca internazionale" è un programma che permette agli alunni italiani dell'istruzione secondaria superiore di compiere esperienze di studio all'estero considerate parte integrante dei percorsi di formazione e istruzione (come riportato dalla circolare ministeriale n. 181 del 17 marzo 1997 del Ministro della pubblica istruzione e come precisato dalla nota prot. n. 843 del 10 aprile 2013 del medesimo Ministero); lo scorso anno sono stati 10.200 gli studenti che hanno frequentato il quarto anno di scuola superiore all'estero (secondo il rapporto 2019 dell'osservatorio nazionale sull'internazionalizzazione delle scuole e la mobilità studentesca della fondazione "Intercultura"), con l'obiettivo non solo di apprendere una lingua ma di fare un'esperienza di studio internazionale che implichi un coinvolgimento delle risorse cognitive, affettive e relazionali dello studente e che contribuisca a sviluppare competenze di tipo trasversale; le famiglie con figli aderenti a tali programmi per l'anno 2020/2021, le cui partenze sono previste per l'estate 2020, sono molto disorientate, considerata la diffusione dell'epidemia coronavirus a livello mondiale e considerato che molti dei Paesi esteri, scelti come destinazione, hanno adottato rigide misure restrittive, e taluni la chiusura delle frontiere; l'adesione ai soggiorni di studio richiede una lunga programmazione, che viene avviata un anno prima della partenza e dunque, per la mobilità dell'anno scolastico 2020/2021, sono già state versate ingenti rate di pagamento o si è proceduto addirittura al versamento dell'intera somma; considerato che: dall'osservazione del contesto pandemico, e alla luce della previsione confermata da tutti i virologi di una probabile recrudescenza del virus in autunno, sarà, di fatto, impossibile o, quanto meno, sconsigliabile, effettuare la mobilità studentesca internazionale in termini di sicurezza della salute e non solo, soprattutto in considerazione del fatto che si tratta di ragazzi minorenni ospitati in famiglie o in istituti collegiali; proprio per queste ragioni l'INPS ha sospeso il bando per il 2020/2021 del programma "Itaca" che prevede il rilascio delle borse di studio per i soggiorni scolastici all'estero, perché, si legge sul sito istituzionale, non si è "in grado di assicurare la partenza degli studenti in totale sicurezza, considerato il rischio sanitario connesso agli spostamenti e alle limitazioni disposte dalle autorità nazionali e internazionali"; le famiglie sono state lasciate sole nella scelta se proseguire o meno il programma di mobilità, peraltro sollecitate perentoriamente dalle agenzie di intermediazione a decidere tra pagare altissime penali di recesso, anche superiori al 40 per cento del costo del viaggio, o accettare, in alternativa, voucher , che per la natura del programma dedicato agli studenti del quarto anno saranno di fatto inutilizzabili per gli stessi scopi formativi; in ogni caso il voucher è uno strumento di rimborso inadeguato, trattandosi non di turisti ma di studenti, che peraltro vantano altissimi meriti scolastici necessari per accedere agli stessi programmi, e le cui famiglie hanno sostenuto enormi sacrifici di ordine economico per concedere loro un'esperienza culturale estremamente formativa; è indispensabile e doveroso mettere tempestivamente un punto fermo sulla questione per togliere dall'incertezza i ragazzi per il loro futuro prossimo e per aiutare famiglie e operatori anche sotto il profilo negoziale, si chiede di sapere: quali iniziative urgenti il Ministro in indirizzo intenda adottare per ovviare alle criticità segnalate che gravano sulle famiglie degli studenti; se ritenga che ricorrano le condizioni perché i suddetti programmi di mobilità studentesca per il prossimo anno scolastico, le cui partenze sono previste per l'estate 2020, siano realizzabili e sicuri, tanto sotto il profilo dell'esperienza formativa quanto sotto quello della tutela sanitaria. Atto n. 3-01623 CORRADO DE LUCIA ANGRISANI GRANATO MONTEVECCHI VANIN Al Ministro dell'istruzione Premesso che: a seguito dell'emergenza sanitaria e dopo la chiusura dei plessi delle istituzioni scolastiche è stato indispensabile disciplinare con strumenti emergenziali le operazioni relative alla chiusura dell'anno scolastico 2019/2020 e l'avvio ordinato dell'anno scolastico 2020/2021; per tale ragione con il decreto-legge n. 22 del 2020, attualmente in corso di esame parlamentare per la conversione in legge, sono state adottate misure ad hoc volte a regolamentare tale materia; in via generale, il decreto-legge ha rimesso ad ordinanze ministeriali la disciplina di dettaglio relativa alla valutazione degli alunni e allo svolgimento degli esami di Stato del primo e del secondo ciclo di istruzione; per questi ultimi è stata disposta ex lege , in ogni caso, la modifica dei requisiti di ammissione di cui al decreto legislativo n. 62 del 2017, con riferimento sia al primo ciclo sia al secondo ciclo di istruzione, per i candidati interni e per i candidati privatisti; nel contesto delineato il decreto-legge n. 22 del 2020 prevedeva due opzioni, relative all'eventuale ripresa dell'attività didattica in presenza entro il termine del 18 maggio 2020: nello scenario "più grave", quello che si è poi concretizzato, tale atto ha stabilito distinte misure per l'esame di Stato conclusivo di entrambi i cicli di istruzione, sia con riferimento alle prove (per il primo ciclo di istruzione, la sostituzione delle modalità di svolgimento ordinarie con una valutazione finale da parte del consiglio di classe, integrata dalla stesura di un elaborato da parte dello studente; per il secondo ciclo di istruzione, la sostituzione delle modalità di svolgimento ordinarie con la previsione di un solo colloquio orale) sia con riferimento alla composizione delle commissioni giudicatici (per il secondo ciclo di istruzione, la presenza di soli commissari interni all'istituzione scolastica con presidente esterno alla medesima); in data 16 maggio 2020 sono state pubblicate le predette ordinanze ministeriali, dopo il parere ottenuto dal Consiglio superiore della pubblica istruzione; valutato che, durante la sospensione delle attività in presenza, la continuazione delle attività didattiche ai fini della conclusione dell'anno scolastico in corso è avvenuta attraverso la modalità della didattica a distanza; in tale contesto, in cui il ricorso a tale modalità è apparso come l'unica alternativa perseguibile durante l'emergenza epidemiologica, il Governo è intervenuto ai fini del potenziamento di tale nuova forma di apprendimento, stanziando ingenti risorse al fine di assicurare sia ai docenti sia agli studenti, con particolare riferimento a quelli meno abbienti, di poter usufruire degli strumenti digitali individuali necessari per svolgere o seguire le lezioni on line , si chiede di sapere quali misure di competenza abbia assunto il Ministro in indirizzo nelle ordinanze citate al fine di permettere lo svolgimento in presenza degli esami di Stato del secondo ciclo di istruzione, in riferimento sia al personale scolastico sia agli studenti, con particolare attenzione alle misure di sicurezza ivi individuate. Atto n. 3-01624 SAPONARA PITTONI ALESSANDRINI BARBARO BORGONZONI FREGOLENT PILLON PIROVANO RIVOLTA Al Ministro dell'istruzione Premesso che: presso il Ministero dell'istruzione opera una task force che, nata nel 2016 per fronteggiare le particolari situazioni nelle aree terremotate, ha visto, nel 2018, ampliata la propria sfera di competenza; il 21 aprile 2020, il Ministro in indirizzo ha istituito, sempre presso il Ministero, un comitato di esperti, coordinato dal professor Patrizio Bianchi, che avrà il compito di formulare e presentare idee e proposte per la scuola con riferimento all'emergenza sanitaria in atto, a seguito del diffondersi dalla pandemia da COVID-19, ma anche guardando al miglioramento del sistema complessivo di istruzione nazionale; considerato inoltre che: malgrado il cospicuo numero di esperti e consulenti del Ministero, ad oggi, al di là delle spesso contraddittorie dichiarazioni del Ministro, non esiste nessun atto ufficiale che sancisca la tempistica e le modalità del rientro a scuola, se avverrà in presenza, a distanza o con sistema misto, se la didattica in presenza si attuerà da subito per i più piccoli, che stanno soffrendo in particolar modo la mancanza di socializzazione di questi ultimi mesi, e tutte le numerose problematiche legate all'interruzione del servizio scolastico; nel resto d'Europa, invece, le scuole stanno gradualmente riaprendo, anche se con molte limitazioni di sicurezza sanitaria, come il distanziamento fisico, la riduzione del numero di alunni per aula, le frequenti sanificazioni alle strutture; alcuni Paesi richiedono agli studenti di indossare la mascherina, altri suddividono le classi in due e ne alternano la didattica, a distanza e in presenza. Come l'Italia, soltanto la Spagna ha previsto un rientro a settembre, aprendo le aule unicamente agli studenti dell'ultimo anno che devono dare l'esame di Stato; l'esperimento della DAD (didattica a distanza) in questi mesi ha messo in luce i limiti legati alla copertura e alla potenza del segnale internet sulla totalità del territorio nazionale, ma soprattutto le difficoltà legate al possesso di dispositivi digitali da parte di tutti gli studenti; la necessità che di certo si avrà, nel caso di ripartenza in presenza, è quella legata al distanziamento sociale. Per poterlo garantire c'è bisogno di moltiplicare le classi, ampliare gli spazi, aumentare gli addetti per la sanificazione costante delle aule e per la gestione delle mense, ma soprattutto aumentare gli insegnanti, compresi quelli di sostegno. Riguardo ai docenti, il Governo in più di un mese e mezzo non è stato in grado, ad oggi, nell'imminente scadenza del "decreto scuola" (di cui al decreto-legge n. 22 del 2020), di trovare una soluzione per assicurare un organico di docenti adeguato alle necessità che l'emergenza imporrà; molti Comuni hanno enormi difficoltà ad ottemperare all'organizzazione scolastica che l'emergenza richiede: non esistono gli spazi per creare nuove scuole o nuove classi, non ci sono le risorse economiche per affrontare i costi che la sanificazione degli spazi impone; la situazione di lockdown totale ha bloccato l'edilizia scolastica e sono ancora troppo pochi i cantieri che sono stati riaperti: questo fatto genera molta incertezza data la situazione in cui versano gli immobili scolastici e l'impatto che la nuova situazione imposta di distanziamento genererà in termini di gestione ed utilizzo degli spazi; le scuole paritarie stanno soffrendo una situazione di profonda crisi in quanto molte famiglie, spaventate dalla diminuzione o scomparsa del reddito, non pagano più le rette. Si stima che circa il 30 per cento delle scuole paritarie a settembre non riaprirà, per una popolazione di 300.000 studenti, di conseguenza l'utenza delle scuole paritarie affollerà le scuole pubbliche, con pesanti ripercussioni sulle casse dello Stato, poiché si calcola che, in media, uno studente costa 10.000 euro all'anno, mentre il contributo che lo Stato versa alle paritarie per ogni studente è di soli 500 euro all'anno, si chiede di sapere quando e in che modo il Ministro in indirizzo intenda far fronte alla riapertura dell'anno scolastico e quale tipo di didattica sarà adottata per assicurare nel modo migliore il diritto allo studio di tutti gli studenti italiani, in condizioni di massima sicurezza sanitaria. Atto n. 3-01625 PITTELLA MARCUCCI FEDELI FERRARI Al Ministro per gli affari europei Premesso che: l'Unione europea sta affrontando una crisi economica profonda a causa della pandemia da COVID-19, che ha determinato una contrazione economica che per entità e rapidità, a detta della Banca centrale europea, non ha precedenti in tempi di pace; secondo le previsioni economiche di primavera 2020 della Commissione europea pubblicate il 7 maggio, l'economia dell'area euro si contrarrà nel 2020 in misura record pari a circa il 7,7 per cento per poi crescere di circa il 6,3 per cento nel 2021. Analogamente, l'economia della UE è prevista contrarsi del 7,4 per cento nel 2020 e poi crescere a un tasso del 6,1 per cento nel 2021. Per l'Italia è previsto uno dei peggiori risultati nella UE: una contrazione del 9,5 per cento nel 2020 e un parziale recupero del 6,5 per cento nel 2021; lo shock all'economia della UE è simmetrico, avendo la pandemia colpito tutti gli Stati membri, ma sia la contrazione della produzione nel 2020, sia la forza della ripresa nel 2021 si prospettano molto diverse da un Paese all'altro, dipendendo non solo dall'evoluzione della pandemia, ma anche dalla struttura economica e dalla capacità di rispondere con politiche adeguate; è di tutta evidenza che la dinamica della ripresa in ciascuno Stato membro influenzerà la ripresa negli altri, data l'interdipendenza delle economie europee, e proprio per questi motivi risulta oggi essenziale la definizione di un piano ambizioso dell'Unione con misure adeguate che permettano agli Stati membri di controbilanciare gli effetti socio-economici della crisi e riprendere la via della crescita; considerato che: a conclusione dei Consigli europei tenutisi nel mese di aprile, sono stati approvati sia l'istituzione di tre reti di sicurezza (meccanismo europeo di stabilità, fondo di garanzia paneuropea della Banca europea degli investimenti, fondo europeo SURE di sostegno a strumenti nazionali per la lotta alla disoccupazione), sia il mandato alla Commissione europea per la presentazione urgente della proposta per l'istituzione di un " recovery fund " che, come specificano le conclusioni del Presidente del Consiglio europeo, "dovrà essere di entità adeguata, mirato ai settori e alle aree geografiche dell'Europa maggiormente colpiti e destinato a far fronte a questa crisi senza precedenti"; dovranno essere definite modalità di finanziamento, il nesso con il quadro finanziario pluriennale (QFP), la forma che assumeranno gli aiuti (prestiti, sovvenzioni o una formula intermedia), le modalità di utilizzo, la durata temporale nonché il livello dei finanziamenti. Le prossime settimane, dunque, saranno decisive per comprendere quale sarà il complessivo piano di interventi della UE destinati a fronteggiare l'emergenza, ed in particolare quale sarà l'architettura del " recovery fund "; il 18 maggio, è stata presentata un'iniziativa congiunta di Germania e Francia per un piano di ripresa dalla crisi; è sollecitata la creazione, nel quadro del prossimo QFP, di un fondo comune per raccogliere sui mercati finanziari 500 miliardi di euro da destinare in primo luogo ai Paesi e ai settori più colpiti, sulla base dei programmi di bilancio dell'Unione e nel rispetto delle priorità della UE (in particolare la transizione verde e il digitale); il finanziamento sarà finalizzato alle difficoltà legate alla pandemia e dovrebbe costituire una previsione straordinaria e complementare, integrata nella decisione sulle risorse proprie, con un volume ed una scadenza chiaramente specificati e collegati ad un piano vincolante di rimborso che ecceda la durata del QFP; si mira a trasferimenti nella forma di grant e non di prestiti, così che essi non andranno a toccare i bilanci pubblici e non contribuiranno ad un aumento del debito. Tale proposta introduce un principio di solidarietà finanziaria che è essenziale in questo momento di crisi e che tenderebbe al rafforzamento dell'Unione, e che, sommata alle ulteriori proposte che ridisegnano la politica industriale e di sviluppo della UE tra strategia sanitaria unitaria e accelerazione della transizione all'economia verde e digitale, potrebbe rappresentare il primo passo verso una compiuta unione politica e fiscale; tale proposta è stata accolta con estrema freddezza da Austria, Danimarca, Olanda e Svezia, che hanno a loro volta presentato una controproposta nella quale affermano di non accettare alcuna mutualizzazione del debito e che l'erogazione di prestiti avvenga a condizioni stringenti per i Paesi più colpiti. Al contrario, la proposta proveniente in particolare da Italia e Spagna e dagli altri Paesi dell'Europa meridionale, particolarmente colpiti dall'epidemia, è più ambiziosa e mira ad un piano per affrontare l'emergenza di almeno 1.000 miliardi di euro, in massima parte a fondo perduto, oltre a prestiti "con una durata molto lunga", da rendere disponibili prima possibile; la Commissione europea dovrà tirare le fila di tutte queste distinte posizioni; il 27 maggio è stato presentato il proprio piano complessivo, in cui è definito il pacchetto di proposte per affrontare l'emergenza, a partire dalla definizione dell'architettura del recovery fund che dovrebbe sostenere i Paesi UE più colpiti e il legame con il QFP, di cui pure la Commissione deve presentare la nuova proposta e sul quale gli Stati membri si erano già confrontati prima dell'inizio della pandemia; l'attenzione è alla dotazione complessiva e alla composizione del recovery fund , ovvero quanta parte sarà destinata a prestiti a lungo termine e quanta parte a sovvenzioni a fondo perduto e quale sarà l'entità del ricorso al mercato. Di particolare interesse per il nostro Paese anche la definizione del metodo di ripartizione delle risorse a disposizione, che permette di individuare l'entità delle risorse di spettanza dell'Italia nelle diverse ipotesi possibili. La prossima convocazione del Consiglio europeo è prevista per il 18 e 19 giugno, ed è in questa sede che l'accordo sul recovery fund dovrà essere ratificato, si chiede di sapere: quale sia lo stato dei negoziati in sede europea per giungere al Consiglio europeo del 18 e 19 giugno che dovrà decidere in merito al recovery fund e al pacchetto complessivo di proposte per fronteggiare l'emergenza post pandemia; quali sia la linea che il Governo intende assumere nel prosieguo del negoziato sulla proposta della Commissione europea del 27 maggio 2020. Atto n. 3-01626 FARAONE SBROLLINI Al Ministro dell'università e della ricerca Premesso che: già da lungo tempo si dibatte del problema della carenza strutturale di medici specializzati nell'ambito del sistema del servizio sanitario nazionale: risalgono infatti a un anno fa le richieste di attenzione da parte delle associazioni di categoria sul tema, con le quali è stata ripetutamente portata all'attenzione della politica tale situazione; in tali richieste si riportava infatti come entro il 2025 sarebbero andati in pensione circa 52.500 medici ospedalieri, ovvero la metà di quelli dell'intero sistema pubblico (si veda l'articolo "L'Italia senza medici" su "la Repubblica" del 23 giugno 2019); le carenze di personale peraltro erano già del tutto evidenti, come è possibile riscontrare dai provvedimenti ipotizzati o adottati per farvi fronte in varie Regioni, quali ad esempio il Veneto, dove si è ipotizzato il richiamo in servizio dei medici pensionati nei due anni precedenti nonché l'ipotesi di accordi con altri Paesi, e in particolare con la Romania, per l'assunzione di specializzandi da far trasferire in Italia; in altre Regioni numerosi medici sono stati chiamati da luoghi molto lontani per brevissimi lassi di tempo o sono stati banditi concorsi per contratti temporanei nei punti di pronto soccorso destinati ai laureati anche non specializzati; negli ultimi mesi la mancanza di medici specializzati si è manifestata in modo drammatico con l'esplosione dell'emergenza epidemiologica da COVID-19; solo grazie alla richiesta di volontari da destinare alle zone più colpite dall'epidemia rispetto alla quale è arrivata una risposta generosa da parte della categoria dei medici si è potuto arginare il problema, ma si tratta, così come per le misure già ricordate relative alla fase antecedente all'emergenza, di soluzioni temporanee non in grado di offrire risposte soddisfacenti a livello strutturale e a lungo termine; considerato che la causa principale del problema risiede infatti nella "strettoia" che si determina per i laureati con l'ammissione alle scuole di specializzazione post lauream , in cui i posti disponibili sono inferiori al numero dei laureati, per cui, anche a fronte di un ingente investimento del sistema pubblico nella formazione dei medici durante il periodo universitario, questi non sono in condizione di specializzarsi, nonostante l'evidente necessità delle loro professionalità e anche in presenza dello sblocco del turnover per le relative posizioni; rilevato che: al riguardo è noto come il Governo si sia impegnato già prima dell'emergenza epidemiologica per l'aumento dei posti disponibili nelle scuole di specializzazione medica e delle relative borse di studio; da ultimo nel decreto-legge n. 34 del 2020, il "decreto rilancio", è stata data un'ulteriore risposta, con l'autorizzazione di spesa di 105 milioni di euro per ciascuno degli anni 2020 e 2021 e di 109,2 milioni di euro per ciascuno degli anni 2022, 2023 e 2024; è anche noto, tuttavia, che tale ulteriore risposta non sarà sufficiente: lo stesso Ministro in indirizzo ha infatti affermato in una recente intervista (si veda l'articolo "Covid-19, più posti nelle scuole di specializzazione: anche la formazione medica corre ai ripari" a cura di Marta Lauro su "Aboutpharma Online" del 15 maggio 2020) che con le nuove risorse del decreto rilancio, complessivamente, ci saranno 14.500 borse di studio a cui si aggiungeranno altre 3.000 per la medicina generale, a fronte di circa 20.000 candidati, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo non ritenga di individuare urgentemente, e dunque già in sede di conversione del decreto-legge n. 34 del 2020, ulteriori risorse, aggiuntive rispetto a quelle già previste, da destinare all'aumento dei posti nelle scuole universitarie di specializzazione in medicina e chirurgia; quali eventuali ulteriori iniziative intenda adottare per far fronte alla strutturale carenza di medici specializzati nei reparti ospedalieri, a tutela dei livelli essenziali delle prestazioni nel fondamentale ambito della tutela della salute. Atto n. 3-01630 RIZZOTTI Al Ministro della salute Premesso che: con la circolare n. 11715 del 3 aprile 2020, riguardante l'aggiornamento delle indicazioni sui test diagnostici e sui criteri da adottare nella determinazione delle priorità, il Ministero della salute è doverosamente intervenuto per cercare di gestire la rapida evoluzione della pandemia in atto alla luce della troppo limitata disponibilità di reagenti e di test ; con la circolare, il Ministero ha ritenuto necessario dover individuare delle priorità per l'esecuzione dei test diagnostici per Sars-CoV-2, al fine di assicurare un uso ottimale delle risorse; nella circolare ministeriale si raccomanda di applicare, nell'effettuazione dei test diagnostici, alcuni criteri di priorità. Tra i soggetti prioritari a cui effettuare i test diagnostici vengono riportati anche gli "operatori, anche asintomatici, delle RSA e altre strutture residenziali per anziani", nonché "le persone vulnerabili, quali le persone che risiedono in residenze per anziani"; nel corso della "fase 2" le Regioni e gli esperti hanno messo in evidenza che la capacità di esecuzione dei test è limitata, dovuta alla carenza di reagenti; il commissario straordinario dell'emergenza, Domenico Arcuri, ha indetto una gara per acquistare un numero considerevole di tamponi, ma secondo molti virologi è prioritario risolvere il problema della carenza di reagenti; l'approvvigionamento di reagenti in queste settimane di "fase 2" è risultato difficile a causa della crescita della richiesta in tutto il mondo, come per le mascherine. Eppure, l'Italia avrebbe potuto acquistare le giuste riserve di reagenti dalle aziende che nel nostro Paese li producono; a parere dell'interrogante sono mancati una ricognizione e un programma del fabbisogno italiano e dei volumi di produzione, come fu fatto invece per tutto quello che riguardava respiratori e ventilatori, per mantenere la produzione italiana sul suolo italiano; secondo quanto apparso sulla stampa, a causa della mancanza di accordi tra il commissario e le aziende, attualmente la gran parte della produzione italiana di reagenti per tamponi e test va all'estero, e una parte di produzione estera finisce in Italia, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto esposto e quali siano le motivazioni che hanno portato l'Italia a non fare un programma sul lungo termine per l'approvvigionamento di reagenti; se non ritenga di dover accertare le eventuali responsabilità del commissario straordinario per non aver proceduto a stipulare accordi con le aziende produttrici di reagenti con l'obiettivo di avere quantità adeguate di reagenti come riserva; come intenda porre rimedio alla carenza di reagenti in Italia. Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento Atto n. 3-01627 DE FALCO Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: nel luglio 2015 la motonave "Ivy", un cargo di bandiera delle isole Cook diretto al porto di Varna, nel mar Nero, ha perso nelle acque del golfo di Follonica (Grosseto) 63 tonnellate di rifiuti suddivisi in 56 ecoballe costituite prevalentemente da materiale plastico pressato, utilizzabile come combustibile solido secondario (CSS) per alimentare termovalorizzatori; al momento circa 40 ecoballe risultano ancora giacenti sul fondale marino, nelle vicinanze dell'isolotto di Cerboli, a sud dell'isola d'Elba. La permanenza in mare aumenta giorno per giorno il rischio che si sfaldino gli imballaggi e che si disperdano tonnellate di plastiche eterogenee in mare e sulle coste vicino al santuario internazionale dei cetacei "Pelagos" e al parco nazionale dell'arcipelago toscano; dopo la caduta in mare la spazzatura in parte è riemersa e si è spiaggiata lungo la costa dell'isola d'Elba, e un'altra parte è stata ripescata accidentalmente dai pescatori locali; si sono verificati inquinamenti da plastiche sulle spiagge del comune di Rio Marina dell'isola d'Elba, a testimoniare il probabile progressivo deterioramento degli imballaggi e il rilascio dei rifiuti sul fondo del mare è in aumento; da ultimo, il 17 maggio 2020, è stato anche registrato l'avvistamento di un "fiume di plastica", orientato da sudest verso nordovest, trasportato della forte corrente a due miglia di distanza dal porto di Salivoli a Piombino; quindi, come afferma l'ISPRA, appare ormai "indifferibile" l'intervento di recupero delle ecoballe dal fondale marino al fine di evitare che con la rottura degli imballaggi si verifichi un vero e proprio disastro ambientale; un tempestivo intervento è stato ritenuto urgente anche da a seguito delle risultanze analitiche dell'ARPA Toscana; con decreto del Presidente della Repubblica in data 25 giugno 2019, ai sensi dell'art. 11 della legge n. 400 del 1988, è stato nominato commissario straordinario del governo il contrammiraglio Aurelio Caligiore, capo del reparto ambiente marino del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, un ufficiale in servizio effettivo del Corpo delle Capitanerie di porto; proprio in relazione a tale incarico l'Autorità garante della concorrenza e del mercato in data 20 dicembre 2019 ha avviato il procedimento volto a verificare l'eventuale incompatibilità con l'ulteriore incarico di commissario straordinario; il termine entro il quale dovrebbe concludersi il procedimento è stato prorogato da ultimo al 31 luglio 2020; considerato che: il ruolo dell'attuale commissario è delineato al citato art. 11 della legge n. 400 come quello di un organo che ha solo funzioni di indirizzo e coordinamento esclusivamente operativo tra amministrazioni statali ordinariamente competenti, ne consegue che tempi e procedure ordinarie sono inconciliabili con la situazione emergenziale che impone di intervenire tempestivamente per evitare che il rischio ambientale in atto, stante il progressivo deterioramento degli involucri, si trasformi in un disastro ambientale; le potestà attualmente attribuite al commissario ex art. 11 non consentono di effettuare l'intervento di recupero urgente dei rifiuti rimasti sui fondali, anche indipendentemente dall'esito del procedimento avviato dall'Autorità; pertanto sembra opportuno valutare l'opzione di dichiarare l'emergenza nazionale e nominare un commissario delegato ai sensi dell'articolo 24 del decreto legislativo n. 1 del 2018, quindi con la potestà di adottare misure che trascendono le ordinarie capacità operative degli enti competenti mediante l'esercizio di facoltà non previste a legislazione vigente, evitando anche la complessità delle procedure occorrenti per indire un appalto pubblico europeo, si chiede di sapere se e quali iniziative di propria competenza si intenda intraprendere per evitare che, perdurando l'attuale situazione di stallo, si verifichi un danno grave all'ambiente marino e costiero alla luce delle problematiche di ordine operativo e amministrativo evidenziate. Atto n. 3-01628 CANGINI BINETTI CALIENDO CALIGIURI CESARO FERRO GALLONE MALAN MODENA PAGANO PAROLI PEROSINO PICHETTO FRATIN ROSSI SCHIFANI Al Ministro dell'istruzione Premesso che: l'Italia è probabilmente l'unico Paese della comunità internazionale dove ogni Legislatura parlamentare che esprime un Governo diverso dal precedente è accompagnata da una nuova organizzazione scolastica dell'istruzione. Mentre i Paesi OCSE e quelli non OCSE ad economia avanzata perseguono un cammino rettilineo nel tempo che ha come obiettivo preciso ed unico quello di rendere l'istruzione un momento altamente formativo per lo studente in termini culturali, civici, di capacità relazionale e critica, ed un trampolino di lancio per il suo futuro professionale, in Italia nel corso degli anni si è assistito un graduale depauperamento culturale e ad una minor capacità competitiva delle nostre giovani generazioni rispetto a quelle di altri Paesi, dove la scuola di qualità, selettiva, che remunera in modo consono gli insegnanti, è considerata, insieme alla famiglia e al lavoro, la pietra d'angolo della società sulla quale costruire un Paese prospero in termini sociali ed economici; in questo periodo di emergenza sanitaria la scuola si è necessariamente dovuta rimodulare per non sospendere i programmi di studio senza tuttavia avere i mezzi tecnologici necessari per l'insegnamento a distanza. Una scuola che si è rimodulata affidandosi senza alcuna esitazione alle risorse tecnologiche personali degli insegnanti e degli studenti. Una scuola che si è dovuta adeguare a continui mutamenti di indirizzo del Ministro, anticipati a mezzo stampa, su esami, scrutini, rientro a scuola di insegnanti e studenti che hanno determinato incertezze nel corpo insegnante, nelle famiglie e negli studenti su tempi, modalità, organizzazione dello studio; la comunicazione non chiara ha naturalmente sollevato perplessità sull'azione del Governo e sulla sua capacità organizzativa di una realtà, quale quella della scuola e dell'insegnamento, articolata e complessa; dalle ultime dichiarazioni alla stampa dell'architetto e professore di disegno industriale Giulio Ceppi, del comitato di esperti del Ministro in indirizzo, parrebbe che il Governo si stia indirizzando in modo certo e definitivo verso un modello di educazione, formazione e istruzione denominato "scuola ibrida". Le dichiarazioni, oltre a palesare una totale inadeguatezza del comitato di esperti a collaborare con le istituzioni dando come acclarate e di certa applicazione loro decisioni ancor prima che vengano conosciute e valutate dal Parlamento, non lasciano dubbi su quello che dovrebbe essere il futuro della scuola in Italia: "Stiamo lavorando su un modello molto più ibrido, che adesso seguirà ancora la forzatura che il Covid ci impone, ma che nel tempo diventerà una modalità permanente. Lavorare con tempi diversi, con modalità diverse, con le differenze che ogni scuola vorrà applicare a seconda del numero di studenti, di come è collocata nel territorio. [Si tratterà] di avere tre piattaforme su cui lavorare: la fisicità della scuola, che è quella a cui siamo tutti abituati- andare a scuola. Si andrà meno a scuola ma si farà più scuola, perché in parte si lavorerà in piccoli gruppi anche da casa e in parte anche lavorando per creare degli spazi nuovi, degli spazi esterni alla scuola e fare quelli che abbiamo chiamato dei 'patti di comunità', quindi agevolare la possibilità per le scuole di avere dei laboratori, delle aule, degli spazi esterni, nelle vicinanze della scuola, ma che possano diventare spazi sicuri ma anche spazi dove fare didattiche alternative"; il comitato di esperti disegna una scuola meno formativa ed inclusiva, in cui le strutture familiari e i contesti relazionali sociali e civici incideranno ben più di quanto avviene oggi alimentando diseguaglianze e iniquità nelle opportunità e nelle occasioni offerte a ciascuno studente; la scelta del Governo verso una scuola meno in presenza e più virtuale rischia di inverare la profezia del filosofo Giorgio Agamben, secondo il quale la pandemia sarebbe stata usata "come pretesto per la diffusione sempre più pervasiva delle tecnologie digitali", si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo condivida l'obiettivo di una "scuola ibrida" enunciato dall'architetto Ceppi; se ritenga opportuno che consiglieri "tecnici" travalichino in maniera così esorbitante le proprie funzioni arrivando a dare per acquisiti obiettivi politici di cui il Parlamento non è informato. Atto n. 3-01629 ALFIERI ZANDA FEDELI GIACOBBE RAMPI Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Premesso che: la polizia antisommossa di Hong Kong ha arrestato almeno 180 persone nel corso delle proteste scoppiate negli ultimi giorni, a seguito della decisione delle autorità cinesi di procedere all'approvazione di una nuova legge sulla sicurezza nazionale per Hong Kong i cui termini saranno discussi nella sessione plenaria dell'assemblea parlamentare cinese che chiuderà i suoi lavori il 28 maggio. La norma, che vieterebbe e punirebbe attività di carattere secessionista o sovversivo, oltre ad interferenze straniere su Hong Kong, limita pesantemente l'amministrazione speciale della regione. Finora, infatti, la pubblica sicurezza era rimasta di competenza del Governo locale, in osservanza del principio "un Paese, due sistemi" che regola le relazioni tra Pechino e Hong Kong; la legge sulla sicurezza nazionale è da tempo un punto di contrasto tra i cittadini di Hong Kong e il Governo centrale. La " basic law ", la mini costituzione della città che dal 1997 ne regola i rapporti con la Cina, prevede che il Governo locale "adotti leggi che proibiscano atti di tradimento, secessione, sedizione o sovversione contro il governo centrale" e che proibiscano attività di organizzazioni politiche straniere sul territorio della provincia autonoma. Nel 2003 il Governo di Pechino aveva già tentato di approvare la predetta legge, ma a fronte delle massicce proteste aveva ritirato il testo; i cittadini di Hong Kong si sono sempre opposti, anche con grandi manifestazioni di piazza e il sostegno internazionale, a qualunque legge che limiti il principio "un Paese, due sistemi", che ha garantito a Hong Kong un'autonomia speciale all'interno della Repubblica popolare cinese. In tal senso si pensi alle proteste scoppiate nel corso del 2019 di fronte al tentativo di approvare una nuova legge sull'estradizione, anche questa ritirata, che avrebbe permesso di processare in Cina, per alcuni reati, anche i residenti di Hong Kong; la nuova legge sulla sicurezza consentirebbe alle autorità continentali di occuparsi direttamente delle minacce alla sicurezza nazionale. Inoltre, le autorità approvando la nuova normativa nel Parlamento cinese e inserendola nell'"annesso III" della basic law di Hong Kong, impedirebbero qualunque ratifica da parte dell'ex colonia britannica; come sottolineato dagli attivisti di Hong Kong, qualora entrasse in vigore la legge sulla sicurezza nazionale, il Governo di Pechino potrebbe utilizzare la nuova normativa per reprimere qualunque forma di dissenso politico, rubricando tali forme di dissenso a atti sovversivi o terroristici. A riprova del fatto che il timore degli attivisti non sia infondato si segnala come il segretario per la sicurezza di Hong Kong John Lee abbia dichiarato che: "Il terrorismo sta crescendo e le attività che danneggiano la sicurezza nazionale, come la richiesta di 'indipendenza di Hong Kong', diventano più dilaganti". Una dichiarazione cui ha fatto seguito quella del ministro degli esteri cinese Wang Yi, che, parlando durante il congresso nazionale del popolo, ha affermato che: "la questione è un affare interno (?) è necessario fermare i separatisti, i sostenitori dell'indipendenza e le forze esterne a sostegno di 'attività violente e terroristiche'"; rilevato che: nonostante il Governo della città abbia cercato di rassicurare gli investitori stranieri venerdì 22 maggio, la borsa di Hong Kong ha ceduto il 5,6 per cento, il peggior risultato di giornata in 5 anni. Come naturale, infatti, gli investitori sono molto preoccupati dalla potenziale perdita di autonomia dell' hub finanziario e le azioni repressive hanno attirato le critiche dei governi stranieri a partire dagli Stati Uniti, di gruppi di difesa per i diritti umani e di importanti lobby commerciali; inoltre, come sottolineato in una dichiarazione della camera di commercio statunitense qualsiasi cambiamento nello stato dell'ex colonia britannica "avrebbe effetti devastanti non solo sul commercio e gli investimenti americani a Hong Kong, ma invierebbe segnali negativi a livello internazionale", con pesanti ricadute per l'economia globale già duramente provata dalla crisi epidemiologica dovuta al COVID-19; l'Alto rappresentante UE per la politica estera Josep Borrell ha dichiarato che "l'Unione europea sta seguendo da vicino gli sviluppi relativi a Hong Kong. Attribuiamo grande importanza al principio 'un Paese, due sistemi'. Il dibattito democratico a Hong Kong e il rispetto dei diritti e delle libertà sono il modo migliore per preservarlo", si chiede di sapere quale sia la posizione del Governo italiano in merito alla legge sulla sicurezza nazionale di Hong Kong e quali iniziative necessarie e urgenti il Ministro in indirizzo intenda assumere nelle opportune sedi internazionali ed europee al fine di garantire il rispetto degli accordi internazionali sottoscritti dal Governo cinese in merito all'autonomia e la salvaguardia dei diritti civili di Hong Kong. Interrogazioni con richiesta di risposta scritta Atto n. 4-03541 MALAN Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: le risposte alle interrogazioni 3-2828 del 4 maggio 2016 e 4-06760 del 20 dicembre 2016 sul completamento dell'autostrada Asti-Cuneo hanno confermato le forti anomalie riscontrate dall'interrogante, in particolare il mancato rispetto delle condizioni con cui il socio privato della concessione aveva vinto la procedura competitiva indetta nel 2003 e la mancanza di alcuna azione da parte del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti per chiederne conto, in primis sul versamento di soli 37,5 dei 130 milioni di euro previsti in sede di gara; il 4 aprile e il 13 agosto 2019 l'interrogante ha presentato sull'argomento le interrogazioni 3-00764 e 3-01134; nella seconda si evidenziavano i gravi danni per l'interesse pubblico derivanti dallo schema approvato dal CIPE il 1° agosto 2019; in mancanza di risposta, presentava l'ulteriore interrogazione 3-01275 del 9 dicembre 2019 con i nuovi elementi emersi; in luogo della risposta, il 14 maggio 2020, nonostante le pesanti criticità riportate nella deliberazione n. 18/2019/G del 18 dicembre 2019 della sezione centrale di controllo sulla gestione delle amministrazioni dello Stato della Corte dei conti, sulla relazione "Le concessioni autostradali" (relatore consigliere Antonio Mezzera), il CIPE approvava due delibere sull'aggiornamento e la revisione dei rapporti concessori e dei piani economico-finanziari delle società A33 Asti-Cuneo SpA e Satap A4 Torino-Milano, con il cosiddetto finanziamento incrociato per il completamento dei lavori di costruzione dell'autostrada A33 (626 milioni di euro), con il che si confermavano tutte le gravi anomalie già evidenziate dall'interrogante; si ha notizia di tali delibere dal sito del Governo, ma non è disponibile il contenuto, essendo la banca dati del CIPE ferma al 20 dicembre e mancando la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale , che non avviene mai prima di due mesi; tuttavia, consta che il piano approvato dal CIPE sarebbe il seguente: per l'Asti-Cuneo, la scadenza è anticipata dal 2038 al 2031, il valore di subentro è stabilito in circa 345 milioni di euro, il valore degli investimenti da realizzare nel biennio 2018-2020 è di 346 milioni di euro; per l'autostrada A4 Torino-Milano, la scadenza è confermata al 2026, il valore di subentro è stabilito in circa 888 milioni di euro; il valore degli investimenti da realizzare nel biennio 2018-2020 è di 114 milioni di euro; per entrambe le concessioni, le tariffe resterebbero ferme fino al 2022 e aumenterebbero del 2,20 per cento ogni anno dal 2023; inoltre, il 21 aprile 2020 il Ministero ha fatto presente di aver ritirato la richiesta di parere alla Commissione europea, non sussistendo più la richiesta di proroga della durata della concessione, motivo della richiesta originaria; il valore di subentro da riconoscere ai concessionari Satap A4 e Asti-Cuneo risulta gravemente aumentato per il mancato aggiornamento del tasso di congrua remunerazione del capitale investito (WACC) riconosciuto alla concessionaria Asti-Cuneo; tale tasso (inspiegabilmente ed in palese violazione delle delibere CIPE n. 27 del 21 marzo 2013 e n. 68 del 7 agosto 2017) è infatti rimasto invariato al 9,23 per cento dal 2013 sino al 2031, generando, oltre all'incremento dei valori di subentro, per il concessionario Asti-Cuneo una super remunerazione degli azionisti, con un rendimento che sfiora il 18 per cento, mentre per il concessionario Satap A4 viene garantita una remunerazione degli azionisti del 10 per cento circa, raddoppiata rispetto al caso di mancato ricorso al " cross financing "; sulla base delle citate delibere CIPE, il WACC andava invece obbligatoriamente aggiornato alla scadenza di ogni periodo regolatorio, come peraltro correttamente effettuato con l'aggiornamento del piano economico-finanziario della Satap A4 che ha registrato una riduzione del WACC dal 10,52 al 7,55 per cento; pertanto, con l'aggiornamento del WACC dell'Asti-Cuneo, in attuazione delle citate delibere CIPE, sulla base dei bilanci di esercizio degli anni 2012 e 2017, il tasso del 9,23 per cento si ridurrebbe al 7 per cento circa per il periodo 2013-2017, e al 6 per cento per i periodi dal 2018 al 2031; conseguentemente, i valori di subentro si ridurrebbero a 700 milioni di euro circa per la Satap A4, e a 150 milioni di euro circa per la A33, con un risparmio totale di circa 383 milioni di euro; inoltre, come risulta anche dalla citata relazione della Corte dei conti (nota 78, alle pagine 48-49), per decisione della Commissione europea, a tutela della concorrenza e dunque dell'utente, il valore di subentro non deve superare il 140 per cento dell'Ebitda (margine operativo lordo) ovvero, qualora una revisione del piano economico-finanziario dopo il termine del periodo oggetto di regolamentazione dovesse determinare un aumento del WACC in base alle norme CIPE, il valore potrebbe essere arrivare a non più del 160 per cento dell'Ebitda; nel 2018 (ultimo dato disponibile nella relazione annuale ministeriale) l'Ebitda della Asti-Cuneo è stato di 8.756.144 euro, quello della Torino-Milano 212.048.000 euro; il valore di subentro complessivo non può dunque superare 353,3 milioni per le due concessioni sommate, mentre il CIPE ha approvato un valore di subentro di 1.233 milioni, superiore di ben 879 milioni; tuttavia il Ministero il 20 aprile 2020 ha annunciato il ritiro della richiesta di parere alla Commissione europea; quanto approvato dal CIPE comporta una serie di vantaggi per il concessionario, a danno dell'erario e dell'utente autostradale: si accetta senza problemi e senza contropartite il mancato rispetto degli impegni presi dal socio privato dell'Asti-Cuneo in sede della gara 2003-2005 (completare l'Asti-Cuneo a un determinato costo, in 5 anni e mezzo, versando 130 milioni di euro), si modifica il percorso dell'infrastruttura rendendone meno costosa la realizzazione, gli si concede un WACC più alto di quello stabilito dai criteri generali CIPE, si anticipa al 2026 l'incasso del guadagno che doveva conseguire sulla Torino-Milano dal 2026 al 2034 in caso di proroga, si anticipa al 2031 l'incasso del guadagno che doveva conseguire sulla Asti-Cuneo dal 2032 al 2038, si falsa a suo vantaggio l'esito della gara dal 2026 imponendo ad eventuali concorrenti valori di subentro abnormi, si azzerano i rischi di gestione per gli anni successivi alla scadenza; sotto il nome di cross financing , inoltre, si configura un semplice prestito da parte della Satap A4 Torino-Milano per il completamento della Asti-Cuneo, con una remunerazione del 9,23 per cento, a carico dei contribuenti, una mera operazione finanziaria, esente da ogni rischio o componente imprenditoriale; con questa operazione, i pedaggi delle due tratte interessate saliranno del 2,2 per cento all'anno dal 2022 al 2026, mentre senza sarebbero scesi del 2-2,5 per cento all'anno fino al 2018; questo comporta che i 38,75 euro occorrenti oggi per la tratta Torino-Milano-Torino nel 2026 diverrebbero 43,20 nel primo caso, 32,3 nel secondo caso, si chiede di sapere: perché si sia ignorato il mancato rispetto delle condizioni stipulate in sede di gara del 2003-2005 per il completamento dell'autostrada Asti-Cuneo, da parte del socio privato; perché il Ministro in indirizzo non abbia risposto all'interrogazione 3-01275 del 9 dicembre 2019 procedendo nel piano di cui l'atto stesso evidenziava le gravi anomalie; perché abbia ignorato gli importanti rilievi della Corte dei conti sulla medesima vicenda; quale sia ragione della mancata pubblicazione delle delibere CIPE del 14 maggio 2020; perché non sia stato aggiornato il tasso di congrua remunerazione del capitale investito (WACC) per l'Asti-Cuneo e se ritenga che pagare il 9,23 per cento sia compatibile con l'interesse pubblico; perché sia stata ritirata la richiesta di parere alla Commissione europea, nonostante il valore di subentro stabilito sia più di 3 volte superiore al limite da essa fissato; perché, per un'operazione che è un prestito per il completamento dell'Asti-Cuneo, ci si sia rivolti a una società autostradale e non al mercato o a un istituto bancario, che con ogni probabilità avrebbero consentito di ottenere tassi assai inferiori al 9,23 per cento, in assenza di fattori di rischio. Atto n. 4-03542 PAVANELLI TRENTACOSTE ORTIS DONNO GIANNUZZI PRESUTTO FERRARA Al Ministro della salute Premesso che: in data 18 marzo 2020 la presidente della Regione Umbria Donatella Tesei ha autorizzato l'acquisto di un primo lotto di 4.000 test rapidi dalla VIM G. Ottaviani SpA, con sede a Città di Castello, esclusivista per la commercializzazione del test rapido sierologico "pungidito" per la rilevazione degli anticorpi IgG e IgM da COVID-19, prodotti dalla Screen Italia Srl, con sede a Torgiano (Perugia), codice REF INCP-402S, al prezzo di 32,94 euro cadauno (27 euro più IVA) per una spesa totale di 131.760 euro; il 19 marzo, è stata redatta una relazione da parte della struttura complessa di microbiologia dell'azienda ospedaliera di Perugia, avente ad oggetto "emergenza COVID-19: strategia di utilizzo test rapidi sierologici e molecolari e fabbisogno previsto per la Regione Umbria", in cui si sosteneva che sugli unici due test rapidi REF INCP-402S provati su pazienti già accertati positivi da 10 giorni al COVID-19 mediante tampone, in un caso si otteneva un falso negativo, ovvero il test non rilevava la presenza dell'infezione; il 20 marzo, sulla base della stima di fabbisogno indicata nella relazione, la fornitura iniziale veniva ampliata con la richiesta di 15.000 test rapidi concordando con la VIM SpA il prezzo di 19,52 euro (16 euro più IVA) al pezzo per un importo totale di 292.800 euro come da determinazione dirigenziale n. 2663 del 25 marzo 2020; nel foglietto illustrativo del test REF INCP-402S al paragrafo "sensibilità e specificità" è riportato che il calcolo degli anticorpi della sensibilità relativa, specificità relativa e precisione è stato ricavato da un totale di 70 campioni; come riportato nell'inchiesta giornalistica pubblicata da "il fatto Quotidiano", a seconda delle tipologie, ognuno di questi test sierologici è costato alle Regioni tra i 4 e i 12 euro più IVA, i test rapidi fino a 9 euro più IVA, mentre il giornalista Marco Lillo ha acquistato in Belgio una scatola di 40 test rapidi pungidito per un totale di 190 euro più IVA quindi per un costo unitario di 5 euro più IVA (6,10 euro) ciascuno, perciò rispetto ai prezzi medi di mercato indicati la Regione Umbria ha acquistato i test rapidi (a 19,52 euro l'uno) pagando un prezzo dal 33 al 77 per cento più alto rispetto a prodotti di pari caratteristiche comprati da altre Regioni; il 10 aprile, a seguito di un focolaio COVID-19, il comune di Giove (Terni) è stato dichiarato zona rossa e, nei giorni successivi, sono stati effettuati 909 test sierologici di cui 73 risultavano positivi, in base alla presenza degli anticorpi IgG e IgM, rendendo necessaria la verifica con il tampone molecolare che, dei 73 sottoposti al controllo, ne ha confermati 13; la circolare del 3 aprile 2020 del Ministero della salute ha precisato che i test diagnostici basati sui referti sierologici non possono essere considerati attendibili per determinare la diagnosi di positività all'infezione da coronavirus; considerato che, secondo quanto dichiarato in data 3 aprile 2020 all'agenzia stampa "Adnkronos" dal dottor Pierangelo Clerici, presidente dell'Associazione microbiologi clinici italiani e direttore dell'unità operativa di microbiologia della Asst Ovest Milanese, i cosiddetti test rapidi "pungidito" possono dare un esito dal 20 al 60 per cento di falsi negativi, ossia il test non rileva la presenza dell'infezione, si chiede di sapere quali azioni di competenza intenda intraprendere il Ministro in indirizzo affinché sia esaminata la correttezza delle procedure seguite dall'amministrazione regionale dell'Umbria in merito all'acquisto di 15.000 test sierologici rapidi codice REF INCP-402S ed al prezzo pagato per ciascuno, e affinché sia fatta ogni ulteriore verifica che si ritenga necessaria a tutela della salute pubblica. Atto n. 4-03543 PILLON Al Ministro della giustizia Premesso che, per quanto risulta all'interrogante: in data 11 aprile 2020 la signora S.R. e il figlio minorenne sono stati allontanati dalla propria abitazione e presumibilmente inseriti in una comunità, a seguito dell'intervento della polizia per un'accesa discussione avvenuta tra la signora S.R. e il compagno M.B., padre del minore; da quella data il signor M.B. non è stato più messo nelle condizioni di vedere il figlio, neanche tramite videochiamate, né di ricevere alcuna sua notizia di lui, ad eccezione di un messaggio della compagna che gli comunicava che il figlio stava bene; nessuna comunicazione o notificazione è pervenuta al signor M.B. dal Tribunale per i minorenni di Torino, competente per il caso; il 20 aprile il legale del signor M.B. ha inviato alla Procura della Repubblica presso il Tribunale per i minorenni di Torino una PEC, con cui richiedeva quantomeno l'attivazione delle videochiamate tra padre e figlio in attesa della rubricazione di un fascicolo, sempre compatibilmente con la situazione emergenziale; il 5 maggio il pubblico ministero competente ha presentato ricorso al Tribunale per i minorenni di Torino, il quale il 14 maggio ha emanato un provvedimento in cui disponeva, tra l'altro, la conferma dello stato di protezione di madre e minore, la loro collocazione in una comunità, l'autorizzazione degli incontri tra minore e padre in luogo neutro, non appena consentito dalla situazione emergenziale, nonché la ripresa dei contatti audiovisivi da remoto tra padre e figlio; soltanto in data 19 maggio, a più di 30 giorni dall'allontanamento, il padre ha finalmente potuto vedere il figlio mediante videochiamata, avvenuta, tra l'altro, in presenza della madre, contrariamente a quanto assicurato in precedenza al signor M.B. dai servizi coinvolti; questo ritardo ha comportato un'evidente violazione dei diritti anzitutto del minore e poi del padre, non solo perché gli è stata preclusa la possibilità di vedere il figlio, ma perché, mancando di fatto un provvedimento, egli non ha avuto di fatto la possibilità di opporsi, procrastinando ulteriormente l'esercizio di diritti di rango costituzionale; un ritardo così rilevante non è giustificabile nemmeno alla luce della riduzione dell'attività degli uffici giudiziari causata dall'emergenza sanitaria in corso, considerato che il Tribunale in questione non è mai stato chiuso per i procedimenti urgenti, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno attivare i propri poteri ispettivi al fine di procedere ai necessari controlli di competenza presso il Tribunale per i minorenni per accertare le ragioni di un ritardo di questa entità. Atto n. 4-03544 PAPATHEU Al Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo Premesso che: il 20 maggio 2020 è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, recante "Misure urgenti in materia di salute, sostegno al lavoro e all'economia, nonché di politiche sociali connesse all'emergenza epidemiologica da Covid-19"; esso prevede una serie di azioni rivolte al sostegno di diverse categorie ed anche al comparto del turismo ma, come già avvenuto nei precedenti decreti emessi dal Governo in riferimento all'emergenza sanitaria da coronavirus, ha escluso alcune figure professionali da qualsiasi tutela per la sopravvivenza; in particolare vengono esclusi agenti di viaggio e tour operator , figure chiave per il turismo e nell'ambito delle dinamiche riguardanti l'industria dell'accoglienza; "il lavoro delle agenzie di viaggio e dei tour operator è stato letteralmente azzerato per i sei mesi passati e per tutta la programmazione futura almeno fino alla fine dell'anno 2020", hanno lamentato in una nota i rappresentanti di "Facciamo gruppo agenti di viaggio e tour operator" e Unimpresa Sicilia, interpretando il sentimento e la preoccupazione per le sorti di oltre 11.000 imprese ed evidenziando che si tratta di realtà produttive che "producono ricchezza e lavoro e pagano le tasse in Italia", non nei paradisi fiscali esteri; in tutti questi anni agenti di viaggio e tour operator non hanno mai chiesto aiuto impegnandosi per superare ogni difficoltà, ma stavolta non possono farcela da soli. Queste aziende sono fatte di persone che lavorano e danno lavoro, cittadini e famiglie, vittime di un dramma economico che rischia di diventare una tragedia sociale. Senza aiuti ma con le tasse da pagare, in un momento in cui il turismo è fermo e le frontiere sono ancora chiuse, gli operatori dell'accoglienza ribadiscono di non poter riaprire; al Governo viene chiesto di riconoscere, in primis , il tour operator come organizzatore e l'agenzia di viaggi come intermediario ma soprattutto una serie di misure urgenti ed indifferibili, tra cui: "la pace fiscale per gli anni 2020-2021, finanziamenti a fondo perduto nella misura dell'80% in rapporto sulle perdite di fatturato in relazione al bilancio dell'anno precedente; ed inoltre il credito d'imposta a far valere su tutti gli oneri contributivi e a garanzia di tutti i lavoratori inclusi i titolari, tasse ed eventuali costo d'affitto locali adibiti all'attività". Inoltre: "Moratoria per 2 anni del fondo di garanzia; applicazione contratti di solidarietà per mantenere la forza lavoro; cassa integrazione ordinaria ed in deroga almeno fino al 31 dicembre 2020 o, fino ad effettiva ripresa del Turismo"; viene richiesto dagli addetti del settore: "il rifinanziamento della CIG in deroga per ulteriori 9 mesi (totale 12 mesi), e renderla attiva cioè permettere al lavoratore la presenza in ufficio per preparare il rientro alla normalità; esonero pagamento contributi Inps per 12 mesi; esonero di tutti i pagamenti fiscali per 12 mesi; rinvio della copertura delle perdite del bilancio 2020; sensibilizzazione dei dirigenti scolastici, da parte del Miur, alla pianificazione ed organizzazione dei viaggi scolastici anno 2020-2021"; sono tutte misure che al momento non sono state previste e nemmeno prese in considerazione dal Governo, che ha dimenticato questo comparto; tali iniziative appaiono vitali per impedire il fallimento delle aziende con la preventivabile perdita di numerosi posti di lavoro ed il concreto rischio di nuovo disagio sociale, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo intenda adottare misure urgenti, ed in tal caso quali, a sostegno della categoria e se ritenga opportuno l'avvio immediato di un tavolo tecnico con agenti di viaggio e tour operator per discutere le problematiche del settore. Atto n. 4-03545 PAPATHEU Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Premesso che: si apprende da notizie di stampa che di recente, a Pozzallo (Ragusa), sono arrivate navi per il trasporto di grano estero nel nostro territorio; ciò non può che rappresentare motivo di apprensione per gli agricoltori siciliani dediti alla produzione di grano duro; da diversi anni il prezzo del grano duro della Sicilia e, in generale, del Sud Italia è oggetto a quanto risulta di speculazioni al ribasso ed è rimasto bloccato a 18-20 euro al quintale, mentre da poco meno di un anno, nel contesto di congiunture internazionali, il prezzo del grano è invece risalito, raggiungendo in alcune aree del Mezzogiorno anche i 30-31 euro al quintale; a spiegare il perché dell'arrivo delle navi a Pozzallo sarebbe il fatto che da qualche settimana il prezzo del grano duro siciliano pagato agli agricoltori sarebbe passato a 27 euro mentre i titolari dei mulini lo pagano 30 euro; le dinamiche in atto hanno subito destato la preoccupazione dei grandi protagonisti del mercato del grano duro italiano, secondo i quali il grano estero sarebbe stato acquistato a un prezzo che si aggirerebbe intorno a 20-22 euro al quintale, quindi anche se fosse stato pagato a 22 euro al quintale, sarebbe ben 5 euro in meno dell'odierno prezzo del grano duro siciliano; uno "schiaffo" agli agricoltori siciliani che, dopo anni di prezzi bassi, stavano cominciando a guadagnare qualcosa; ci si chiede in particolare se il grano estero arrivato a Pozzallo sia di qualità, da dove provenga esattamente e se vi siano tutte le necessarie garanzie del caso, a maggior ragione in un periodo di emergenza epidemiologica mondiale; la prospettiva di una crescita del prezzo del grano preoccupa la filiera, inevitabilmente anche per il concreto rischio di presumibili rincari ai danni dei consumatori; appare fondamentale fare immediata chiarezza sulla vicenda, anche in vista dell'ormai imminente periodo di mieti-trebbiatura prevista tra giugno e luglio, nella quale gli agricoltori siciliani dovranno decidere come impiegare il grano che verrà raccolto, tenendo anche conto che alcuni addetti ai lavori disporrebbero ancora di fornitura di grano duro conservato lo scorso anno; bisogna verificare il prezzo che decideranno di fare gli agricoltori locali, quelli della Sicilia e dell'intero Sud Italia, che ancora una volta si sentono penalizzati, e quali dovranno essere le condizioni più idonee per la vendita del prodotto ai produttori di pasta locale; gli agricoltori siciliani ribadiscono che i derivati del grano che arrivano sulle proprie tavole non hanno nulla a che spartire con la Sicilia; il Governo ha l'obbligo di attivarsi tutelando i nostri agricoltori, anello debole della filiera dove troppo spesso a comandare sono i grandi produttori di pasta e i grandi commercianti di cereali, secondo i quali "si ha la necessità di importare grano duro dall'estero perché la produzione italiana non soddisfa la domanda"; viene da chiedersi se si possa essere certi che il grano duro siciliano non verrà miscelato o peggio ancora sostituito, con ulteriori altri carichi e altri sbarchi di navi, con il grano estero, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia al corrente dei fatti descritti, quali misure siano state sinora assunte a tutela degli agricoltori siciliani e se non intenda fornire risposte circa l'arrivo sulle coste italiane di navi con grano estero, chiarendo la provenienza e le relative misure di certificazione della qualità dei prodotti che vengono importati in Italia. Atto n. 4-03546 PAPATHEU Al Ministro dell'istruzione Premesso che: nell'ambito delle misure assunte dal Governo nell'ambito del contrasto alla diffusione dell'emergenza coronavirus, è stata disposta la chiusura delle scuole di ogni ordine e grado, con l'avvio di lezioni effettuato con modalità DAD (didattica a distanza) che proseguiranno sino all'ormai imminente conclusione dell'anno scolastico 2019/2020; nonostante l'attenuarsi della criticità sanitarie, e la conseguente riapertura in atto per quanto concerne tutte le attività pubbliche e private nel Paese, le scuole rimangono chiuse e non si ha al momento nessuna certezza su tempi e modalità in cui verrà posta in essere la ripresa della normale attività scolastica nei vari plessi; se la decisione di prorogare la chiusura delle scuole alle residue ultime settimane del corrente anno scolastico può essere giustificabile al fine di una prudenziale interpretazione degli sviluppi della situazione, a tutela dei bambini e di tutti gli studenti, appare incomprensibile l'inesistenza di date e relative previsioni per una possibile riapertura anche nell'anno scolastico che inizierà a settembre; ripartono attività frequentate dai bambini, come le piscine e le palestre, ma sulla scuola non si ha alcuna certezza; oltretutto non può che suscitare perplessità l'altrettanto incerta situazione concernente l'esame di maturità, sul quale permangono molteplici punti interrogativi su come verrà effettuato in presenza, circa cioè le regole e le distanze; al contrario gli esami di terza media si faranno solo on line con una scelta esattamente opposta; non si può non evidenziare con preoccupazione come particolari disagi stiano interessando, inoltre, gli studenti diversamente abili, che hanno portato di recente all'appello di una madre al Ministro in indirizzo nel quale si chiede: "Bocciate mia figlia affetta da autismo, con la didattica a distanza non è pronta per le superiori"; il caso riguardava una bambina di 15 anni, di terza media, che dovrebbe iniziare a settembre il percorso delle superiori, ma che secondo questa madre non sarebbe pronta. "Dal 5 marzo ogni rapporto e ogni relazione per mia figlia si è interrotta. Come può affrontare una scuola superiore? Le leggi non possono ignorare i singoli casi di studenti con disabilità per i quali il percorso in presenza risulta insostituibile. Per mia figlia la promozione equivarrà a una sostanziale bocciatura", sottolinea la donna; nel complesso si ravvisa una situazione confusa che genera un vulnus nel sistema sociale e culturale del Paese e l'assenza di chiarezza sulle linee guida, in un settore strategico per il Paese che necessiterebbe di una pianificazione delle scelte, con un Governo che sta "navigando a vista"; il virus è un fattore di cui tenere conto ma non può rappresentare la scusa per mascherare l'inadeguatezza nella gestione dell'emergenza; occorre pertanto affrontare la questione educativa e dare risposte certe e immediate su come si articolerà l'anno scolastico 2020/2021 per milioni di studenti che a settembre (si spera) torneranno in classe insieme agli insegnanti, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia in grado di riferire tempi e modalità in cui ripartirà il nuovo anno scolastico; quali siano le misure previste per il necessario ritorno in aula degli studenti; se non intenda assumere idonee azioni atte alla tutela degli studenti diversamente abili. Atto n. 4-03547 PAPATHEU MALLEGNI Al Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo Premesso che: la tassa di soggiorno è stata introdotta nell'ambito del federalismo fiscale municipale con il decreto legislativo n. 23 del 2011: è stato stabilito che i Comuni possono decidere una tassazione per i turisti che pernottano nel territorio cittadino; negli anni la tassa di soggiorno o tassa turistica, istituita per la promozione del territorio e per sostenere, quindi, il turismo, è diventata (anche in termini impropri evidenziati dalla Corte dei conti) un'entrata che consente ai Comuni italiani di far quadrare i rispettivi bilanci. Tale quantum sarà quest'anno in gran parte ridotto dalla crisi sanitaria ed economica determinata dall'emergenza COVID-19, a seguito della quale sono state chiuse le frontiere tra l'Italia e l'estero e anche in caso di riapertura si avrà nei prossimi mesi un minor gettito da questa imposta; il "decreto rilancio", decreto-legge n. 34 del 2020, recante "Misure urgenti in materia di salute, sostegno al lavoro e all'economia, nonché di politiche sociali connesse all'emergenza epidemiologica da COVID-19", prevede, a tal proposito, all'art. 180 il "ristoro ai Comuni per la riduzione di gettito dell'imposta di soggiorno e altre disposizioni in materia", e nello specifico si afferma: "Nell'anno 2020 è istituito, nello stato di previsione del Ministero dell'interno, un Fondo, con una dotazione di 100 milioni di euro, per il ristoro parziale dei comuni a fronte delle minori entrate derivanti dalla mancata riscossione dell'imposta di soggiorno o del contributo di sbarco di cui all'articolo 4 del decreto legislativo 14 marzo 2011, n. 23, nonché del contributo di soggiorno di cui all'articolo 14, comma 16, lettera e) , del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, in conseguenza dell'adozione delle misure di contenimento del COVID-19"; ad oggi, tuttavia, in Italia sono 997 i Comuni dove si paga la tassa di soggiorno (ai quali se ne aggiungono altri 23 che invece applicano la tassa di sbarco) che introitano, stando alle risultanze dell'anno 2019, un gettito complessivo di 600 milioni di euro all'anno, di gran lunga superiore alla dotazione prevista nel decreto rilancio: basti pensare che Roma che da sola incassa 130 milioni di euro (il 27,7 per cento del totale), una cifra superiore all'intero ammontare inserito nel decreto-legge; se a Roma si aggiunge quanto percepito dalle municipalità di Milano, Venezia e Firenze si arriva con soli quattro Comuni al 58 per cento del gettito totale nazionale; si evidenzia, pertanto, una netta sproporzione tra le somme poste a disposizione dal Governo nel decreto rilancio e la necessità di ristoro, anche parziale, per i Comuni, molti dei quali sono a rischio default ed hanno in corso piani di riequilibrio finanziario, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia in grado di riferire sull'ampia discrepanza tra il ristoro previsto dal Governo e le somme necessarie ai Comuni italiani (città turistiche) che rischiano il default e quali urgenti iniziative intenda adottare al fine di garantire il necessario sostegno agli enti locali. Atto n. 4-03548 PAPATHEU Ai Ministri dell'economia e delle finanze e dello sviluppo economico Premesso che: "Impresa sicura" è l'intervento previsto dal decreto "cura Italia" (decreto-legge n. 18 del 2020, articolo 43, comma 1) che punta a sostenere la continuità, in sicurezza, dei processi produttivi delle imprese, di qualunque dimensione e operanti su tutto il territorio nazionale; il bando di Invitalia (Agenzia nazionale per l'attrazione degli investimenti e lo sviluppo d'impresa) ha inteso dare modo alle aziende di ottenere un rimborso delle spese sostenute per l'acquisto di dispositivi ed altri strumenti di protezione individuale (DPI) finalizzati al contenimento e al contrasto dell'emergenza epidemiologica COVID-19; tale rimborso è stato concesso fino al 100 per cento delle spese ammissibili e fino ad esaurimento della dotazione finanziaria, con relative risorse disponibili quantificate in 50 milioni di euro; il bonus copre l'acquisto di: mascherine filtranti, chirurgiche, FFP1, FFP2 e FFP3; guanti in lattice, in vinile e in nitrile; dispositivi per protezione oculare; indumenti di protezione quali tute o camici; calzari o sovrascarpe; cuffie o copricapo; dispositivi per la rilevazione della temperatura corporea; detergenti e soluzioni disinfettanti e antisettici; la prenotazione dell'agevolazione per la fase 1 partiva dall'11 maggio 2020, quando il titolare o legale rappresentante dell'azienda veniva invitato dalle ore 9.00 ad inserire negli appositi campi i propri dati e poi premere il tasto "invio", ed a seguito di tale procedura denominata " click day " il sito ha rilasciato in automatico l'orario di prenotazione con relativo codice da conservare; tale procedura, assai discutibile, ha generato la comprensibile protesta di molti imprenditori italiani, non solo per il mancato contributo, ma per la delusione nei confronti di un sistema di gestione delle risorse pubbliche inefficiente, inadeguato e sconfortante; l'11 maggio, infatti, un secondo dopo le ore 9, le risorse finanziarie erano già terminate e solo 3.000 aziende in tutta Italia sono riuscite a ad ottenere un rimborso. Moltissime altre, più di 200.000, sono arrivate con qualche istante di ritardo, risultato fatale che non consentirà di avere l'atteso rimborso. Per molte aziende del settore che stanno investendo in sicurezza, micro e piccole imprese del commercio e della ristorazione e della ricettività, non c'è stata quindi la possibilità di ottenere un sostegno economico, a fronte dei sacrifici in atto per la riapertura delle attività; si tratta di imprese che hanno sostenuto delle spese per dotarsi di mascherine, sanificazione, guanti, visiere e quant'altro e che al momento non lo avranno. Le richieste ammontavano in totale a 1.207.561.000 euro; non si possono assegnare alle 3.150 imprese più veloci gli aiuti a fondo perduto per l'acquisto di dispositivi di protezione per l'emergenza COVID-19, tagliando fuori invece migliaia di altre aziende per una questione di un click e di un pulsante da digitare alla velocità della luce, si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo, ciascuno per la propria competenza, non ritengano opportuno attivarsi al fine di disporre una modifica immediata a tale procedura di aiuti che consenta l'assegnazione, in termini di maggiore equità e per una platea più ampia, delle risorse con una differente tipologia di iter e non più con la modalità telematica del " click day ". Atto n. 4-03549 PAPATHEU Al Ministro per le pari opportunità e la famiglia Premesso che: a seguito dell'emergenza da coronavirus che ha colpito anche l'Italia sono state assunte dal Governo, a decorrere dal mese di marzo 2020, misure finalizzate al contrasto della diffusione della pandemia, con la conseguente chiusura di numerose attività in tutto il Paese; dal 4 maggio, e poi dal 18 maggio, per effetto delle disposizioni contenute nei decreti emessi dal Governo, è iniziata la "fase 2", ma tra i settori che ancora non hanno ottenuto la possibilità di riapertura dopo due mesi di lockdown c'è quello ludico-ricreativo ed in particolare le ludoteche, che erogano servizi per l'infanzia a sostegno delle famiglie; l'assenza di una data di riapertura ed il conseguente, a giudizio dell'interrogante ingiustificato, allungamento ulteriore dei termini di ripartenza di questo comparto stanno aggravando la condizione economica di piccole imprese che hanno un'importante funzione sociale ed educativa ma che non hanno un'ampia disponibilità economica e devono far fronte al crollo del proprio fatturato mentre sono chiamate ad adempiere ad obblighi come il pagamento delle bollette e del canone di affitto dei locali, a fronte di ricavi nulli in questi mesi. Si tratta di strutture che offrono a bambini e genitori intrattenimento, giochi, animazione e in molti casi anche laboratori e attività educative, che rischiano di non risollevarsi più dopo l'emergenza, e per questo motivo numerosi gestori di ludoteche hanno già palesato il timore di dover cessare l'attività per l'impossibilità di sostenere affitti e costi fissi; ciò con riflessi negativi anche per gli aspetti occupazionali in quanto numerosi addetti perderebbero l'impiego; considerata l'innumerevole quantità di attività che esistono nel territorio nazionale e le grandi perdite da loro subite per il prolungarsi di una doverosa chiusura, appare d'obbligo trovare una soluzione immediata per una categoria che eroga servizi essenziali alle famiglie ma totalmente dimenticata, strutture che danno modo alle famiglie di portare i loro bambini in luoghi sicuri, dove vengono accuditi con amore e professionalità. Bisogna, quindi, garantire il diritto inalienabile al "gioco" che ogni bambino ha e per i tanti minori rimasti chiusi per mesi in casa. Le ludoteche non sono scuole, sono attività di sostegno alla gestione dei bambini nel nucleo familiare; occorre tenere conto dell'importante funzione sociale che svolgono le ludoteche sia per i bambini che per i genitori, i quali molto spesso si trovano a non poter accudire i propri figli, ed in assenza delle quali i bambini sarebbero in diversi casi portati in case di mamme che si improvvisano babysitter tenendo gruppi di bambini senza rispettare alcuna regola, o nelle mani di soggetti sconosciuti; il numero di operatori del settore sfiora il milione di persone, in quanto per ludoteche si intendono partite IVA, associazioni e cooperative sociali; preso atto inoltre che il Governo ha messo a disposizione dei genitori un bonus da spendere per i "centri estivi", corre l'obbligo di ricordare che le attività che al momento sono chiuse e che non sono mai state menzionate sono anche centri estivi; in tal senso le strutture hanno dato massima disponibilità ad impegnarsi ad adeguare i propri locali con le misure igieniche necessarie come sanificazione dei locali, distanziamento sociale ma soprattutto a rispettare tutte le norme imposte dall'INAIL, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo intenda adoperarsi per la riapertura immediata, ed ormai inderogabile, di tutte le attività che erogano servizi per l'infanzia a vario titolo, consentendo la riattivazione delle ludoteche nel più breve tempo possibile e garantendo le misure idonee a salvaguardare le professionalità del settore. Atto n. 4-03550 PAPATHEU Al Ministro della salute Premesso che: la pandemia da coronavirus risulta alla data del 21 maggio 2020 aver causato in Italia 32.486 decessi, come risulta dai dati diffusi nel bollettino quotidiano del Dipartimento nazionale di protezione civile; si apprende che secondo uno studio dell'INPS, in Italia tra marzo e aprile ci sarebbero state, invece, circa 19.000 vittime in più, concentrate sopratutto al Nord (con un aumento dell'84 per cento rispetto alla media degli ultimi anni); si tratterebbe di decessi dovuti a COVID-19 sfuggiti alle stime della protezione civile, definite "ormai poco attendibili" dall'INPS. Mancherebbero all'appello soprattutto le persone morte in casa (e non in ospedale) e quelle che non sarebbero state sottoposte a tampone; nello studio "Analisi della mortalità nel periodo di epidemia da COVID-19", come riportato dal "Corriere della Sera", l'INPS evidenzia come a gennaio e febbraio i decessi in Italia sono stati 124.662, 10.000 in meno rispetto alla baseline (determinata come media dei decessi giornalieri negli anni 2015-2019 ponderata con la popolazione residente). Poi c'è stata un'inversione di tendenza: i morti tra marzo e aprile sono arrivati a 156.429, ovvero 46.909 in più rispetto alle attese. Di questi, solo 27.938 sono stati dichiarati decessi per coronavirus. "Tale quantificazione, condotta utilizzando il numero di pazienti deceduti positivi fornito su base giornaliera dal Dipartimento di Protezione Civile, è considerata, ormai, poco attendibile"; la stima sarebbe influenzata "dalla modalità di classificazione della causa di morte" e dall'esecuzione di un test con esito positivo. Inoltre, "se il decesso avviene in casa è molto difficile il tampone venga fatto"; circa i motivi di un ulteriore aumento di decessi pari a 18.971, di cui 18.412 al Nord, l'Istituto sostiene che "con le dovute cautele si può attribuire all'epidemia in atto una gran parte dei maggiori decessi avvenuti negli ultimi due mesi"; secondo i dati INPS, i decessi tra marzo e aprile nel Nord Italia sono aumentati dell'84 per cento rispetto alla media degli anni precedenti a fronte di un aumento del 11 per cento al Centro e del 5 per cento al Sud. Inoltre, "la distribuzione territoriale dei decessi strettamente correlata alla propagazione dell'epidemia e la maggiore mortalità registrata degli uomini rispetto alle donne è coerente con l'ipotesi che la sovra-mortalità sia dovuta a un fattore esterno, in assenza del quale una eventuale crescita di decessi dovrebbe registrare delle dimensioni indipendenti sia dal territorio che dal sesso". Aggiunge che "il 94% dei deceduti nel 2020 sono soggetti che percepivano una o più tra questi prestazioni: pensione, assegno sociale, invalidità civile, indennità Inail e assegno di accompagnamento"; l'andamento dei decessi tra marzo e aprile "è stato condizionato anche dalle conseguenze del lockdown". Vi sono state conseguenze negative come "persone morte per altre malattie perché non sono riuscite a trovare un letto d'ospedale o non vi si sono recate per paura di contagio", ma anche conseguenze positive come "la riduzione delle vittime di strada o di infortuni sul lavoro". In ogni caso, conclude l'Istituto, "per comprendere al meglio le vere conseguenze dell'epidemia si dovrà aspettare di debellare completamente il virus, con il vaccino o una terapia antivirale efficace", si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia in grado di riferire sulle pesanti discrasie che si registrerebbero tra i dati del Dipartimento della protezione civile sui morti di COVID-19 in Italia e lo studio diffuso dall'INPS. Atto n. 4-03551 PAPATHEU Al Ministro per il Sud e la coesione territoriale Premesso che: il Ministro in indirizzo ha rilasciato dichiarazioni stampa in data 21 maggio 2020 nelle quali rassicura i cittadini e le imprese del Sud, asserendo che i fondi europei di coesione destinati al Sud resteranno al Sud e che, pertanto "non un soldo sarà tolto alle regioni meridionali"; ha dichiarato: "Mettere in contrapposizione sviluppo e riequilibrio territoriale è un errore del passato, da non ripetere. Ricordo che tra il 2009 e il 2011, con l'allora ministro Tremonti, circa 26 miliardi di spesa in conto capitale vennero dirottati dal Sud per coprire spese nazionali. A pagare le conseguenze del mancato investimento nel Mezzogiorno è tutto il Paese. L'Italia, per rialzarsi, deve sanare le sue fratture sociali e territoriali. Ecco perché la riprogrammazione delle risorse europee e nazionali della coesione va fatta, ma nel rispetto dei vincoli territoriali"; a giudizio dell'interrogante le rassicurazioni del Ministro sono, in realtà, parole preoccupanti, nelle quali si ravvisano gravi imprecisioni e singolari dimenticanze, volendo auspicare l'involontarietà di un fatto in particolare: si continua a sostenere la tesi di "fondi dirottati dal Sud" ma il 32° rapporto di Eurispes sulla spesa pubblica in Italia, che dovrebbe essere noto anche al Ministro, documenta l'esatto opposto e ha rivelato una realtà che stride con il solito luogo comune (e con le parole del Ministro) che riconduce i problemi del Sud soltanto a sprechi di risorse pubbliche. Dal 2000 in poi risulta che siano stati sottratti alle 8 regioni meridionali ben 840 miliardi di euro netti; a conti fatti, ciò significa che, a fronte di 45 miliardi di euro di trasferimenti che ogni anno si sono spostati da Nord a Sud, ve ne sono stati almeno 70,5 finiti al Nord a percorso inverso. Il Sud, quindi, è stato affondato dalle politiche oppressive dei più recenti Governi (ininterrottamente a guida PD dal 2013 in poi, ad esclusione della breve esperienza del Governo Lega-M5S); un Paese umiliato inoltre dalle iniziative del Movimento 5 Stelle e da politiche sociali improntate sull'assistenzialismo con flussi di reddito passivi come il reddito di cittadinanza; ciò nonostante il Sud è l'epicentro che dà forza lavoro e mercato di sbocco per le merci alle industrie del Paese; non possono, inoltre, rassicurare altre affermazioni, tra cui "abbiamo mobilitato risorse senza precedenti nella storia d'Italia, in due mesi, 80 miliardi in deficit, quello che solitamente si fa in 4 o 5 manovre di bilancio", mentre gli italiani riscontrano una realtà di pochi aiuti, senza somme a fondo perduto e con iter complicati che, mediante le banche, prevedono prestiti da dover restituire; il Ministro afferma, inoltre, di aver "chiesto che il Reddito di emergenza valesse per tre mesi e non solo per due", reiterando la volontà di perseguire politiche di assistenzialismo che insistono sulla precarietà di un sussidio a tempo e non prevedono alcuna forma di sviluppo e lavoro; infine, il Ministro "rivendica" che questo Governo "si è mosso per salvare il tessuto imprenditoriale ma anche quello sociale, e per la prima volta in una crisi di queste dimensioni, a pagare il prezzo non è stato il Sud"; volendo precisare anche qui che il Sud si è salvato da solo e non per merito dell'attuale Governo, si riscontra che l'Europa sino ad oggi non ha erogato nemmeno un euro per l'Italia e in questo contesto la soluzione dei problemi del Sud non può essere nemmeno la bozza del documento "L'Italia e la risposta al Covid", messo a punto dal Dipartimento di programmazione economica di palazzo Chigi, che ha ipotizzato, oltre a una "redistribuzione" dei fondi europei, anche l'eliminazione dal Fondo sviluppo e coesione della ripartizione percentuale delle risorse "80-20" tra Sud e Nord, nonché della clausola del 34 per cento quale quota minima di investimenti al Sud, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia in grado di riferire sulle previsioni aggiornate dei fondi che il Governo intende mettere a disposizione delle Regioni del Sud per la ripresa e dunque per il contrasto della crisi economica aggravata dall'emergenza COVID-19, precisando quali siano gli intendimenti definitivi sulle predette stime nell'ambito del Fondo sviluppo e coesione. Atto n. 4-03552 ALESSANDRINI Al Presidente del Consiglio dei ministri Premesso che: "test sierologici, il contact tracing e i tamponi sono le tre frecce del nostro arco che dovremmo usare assai massicciamente, tre dei principali strumenti con i quali affronteremo la fase 2". Con queste parole il commissario per l'emergenza COVID-19, Domenico Arcuri, ha avviato la conferenza stampa del 18 aprile 2020; conclusa la gara fra 72 aziende per i test sierologici, il commissario Arcuri sottolinea l'importanza di partire con l'indagine sui primi 150.000 cittadini organizzati in un campione per anagrafe, zona e censo, per poter avere a disposizione elementi solidi per modulare meglio politiche e misure di contenimento e utili nella ricerca e nella valutazione epidemiologica della circolazione virale; la Lombardia ha il più alto numero di cittadini contattati, pari a oltre 30.000, e a seguire vi sono Veneto (13.000), Emilia-Romagna (12.000), Campania, Lazio e Sicilia (oltre 11.000) e poi tutte le altre regioni. All'Umbria sono stati assegnati 5.000 test sierologici, un numero davvero esiguo considerato che il documento di sintesi nazionale sulla sorveglianza integrata COVID-19 diffuso il 16 maggio evidenzia che in Umbria, in riferimento ai dati 4-10 maggio 2020, la classificazione è passata da bassa a moderata (livello 3), stesso livello della Lombardia; da un lato, quindi l'Umbria viene considerata a rischio (con le inevitabili conseguenze negative per una regione che sta invece cercando di risollevarsi puntando su una promozione del territorio) sulla base di un parametro che (per l'ampio intervallo di confidenza che include valori sotto e sopra ad uno e lo sfasamento temporale tra la data a cui si riferisce l'indicatore e la settimana di valutazione) rende il risultato incerto e poco significativo, e, dall'altro lato, vengono distribuiti solo 5.000 test , che non consentono certamente lo screening epidemiologico che il Governo dichiara di fondamentale importanza; la situazione diventa paradossale allorquando l'amministrazione regionale, per sopperire alle mancanze del Governo centrale ed offrire dati rilevanti e attendibili a livello statistico del contagio nel proprio territorio, si fa carico di anticipare l'acquisto dei test rapidi e il Governo nega il rimborso di tale spesa, si chiede di sapere quale sia la reale importanza, in questa fase dell'emergenza sanitaria, dell'effettuazione dei test sierologici sulla popolazione, chiarendo in che modo 5.000 campioni umbri possano essere considerati rappresentativi della situazione dell'intera regione e quali siano le motivazioni alla base del diniego da parte del Governo del rimborso della spesa sostenuta per i test aggiuntivi acquistati dalla Regione. Atto n. 4-03553 PRESUTTO GIANNUZZI VACCARO CASTELLONE PUGLIA LANNUTTI LA MURA PAVANELLI PIARULLI MARILOTTI TRENTACOSTE ACCOTO CASTIELLO LOREFICE LEONE LANZI SANTANGELO LICHERI MOLLAME SANTILLO FEDE RICCIARDI DELL'OLIO Al Ministro dell'interno Premesso che: il 20 maggio 2020 un pregiudicato è stato ucciso ad Acerra, nell'entroterra a nord di Napoli. L'uomo, Pasquale Tortora, 55 anni, fratello di un boss locale, è stato raggiunto da colpi di arma da fuoco nei pressi della propria abitazione; l'omicidio è avvenuto in una strada centrale, stretta, trafficata ed a pochi passi dal duomo; considerato che: il grave episodio rappresenta solo l'ultimo atto di un' escalation di violenza che da più di un anno interessa la zona. Sono stati molteplici, infatti, gli agguati di stampo camorristico susseguitisi in breve tempo nella cittadina a nord di Napoli; il 16 marzo due killer in sella ad uno scooter hanno fatto fuoco contro un cittadino nigeriano, ferendolo gravemente e colpendo accidentalmente anche un operaio di passaggio; nel mese di febbraio 2019 ben due delitti hanno scosso la cittadina: quello di Vincenzo Mariniello, boss di 46 anni, e, poco prima, quello di un venditore ambulante in rapporto di parentela con un malavitoso di Scampia; considerato infine che atti del genere creano allarme e preoccupazione tra la popolazione, costretta a fare i conti tutti i giorni con la paura per la propria incolumità, si chiede di sapere quali misure intenda porre in atto il Ministro in indirizzo al fine di garantire un maggiore controllo del territorio, soprattutto nelle zone periferiche della cittadina partenopea, spesso teatro di episodi violenti con grave rischio per la popolazione locale. Atto n. 4-03554 DE PETRIS Al Ministro della salute Premesso che: il 26 aprile 2020 il Ministro dell'agricoltura dell'Olanda ha trasmesso all'Organizzazione mondiale della sanità animale (OIE) un'informativa ai sensi dell'articolo 1.1.6.1 del codice di sanità per gli animali terrestri, per comunicare il documentato contagio da SARS-CoV-2 di visoni allevati per la produzione di pellicce; tra il 23 e il 25 aprile, infatti, sono stati rilevati un incremento della mortalità e una diffusione di problematiche gastrointestinali e respiratorie in due allevamenti olandesi di visoni. Gli accertamenti sanitari hanno poi rilevato un'infezione da SARS-CoV-2; le autorità sanitarie hanno confermato inoltre come alcuni operatori degli allevamenti avessero manifestato sintomi compatibili con la malattia COVID-19. Al fine di evitare ogni ulteriore possibile rischio di diffusione del virus, gli allevamenti sono stati isolati (senza possibilità di movimentazione degli animali o dei reflui). Nonostante questi primi interventi, in data 9 maggio la medesima situazione si è verificata in altri due allevamenti di visoni; il 19 maggio il Ministro dell'agricoltura olandese, in una nota scritta, riferiva al Parlamento di come le ricerche condotte avessero rilevato che, per almeno uno dei lavoratori positivi al COVID-19, il ceppo del virus fosse lo stesso individuato nei visoni. È dunque ipotizzabile che proprio l'animale sia stato la fonte dell'infezione; considerato che: quanto accaduto in Olanda sarebbe il primo esempio noto del passaggio del virus SARS-CoV-2 da animale a uomo in Europa; in Italia sono ancora presenti 13 allevamenti di visoni, prevalentemente dislocati proprio nelle regioni più duramente colpite dalla pandemia di COVID-19: 7 allevamenti in Lombardia (nelle province di Bergamo, Brescia, Cremona), 3 allevamenti in Veneto (nelle province di Padova e Venezia), 2 allevamenti in Emilia-Romagna (nelle province di Forlì-Cesena e Ravenna) ed un allevamento in Abruzzo (provincia de L'Aquila). In Italia il numero di visoni allevati è compreso tra i 100 e i 150.000; il ciclo di allevamento del visone solitamente comincia con le nascite dei cuccioli tra fine aprile ed inizio maggio: già oggi, dunque, gli allevamenti registrano la massima capienza, con migliaia di animali stabulati con sistema intensivo; per quanto gli allevatori possano rispettare le normative vigenti, sono di palese evidenza le numerose criticità delle modalità di stabulazione dei visoni in funzione delle esigenze etologiche di questi animali selvatici. Il visone è un animale acquatico e un abile corridore sulla terra ferma dove, solitario e non in branco, occupa sino a 4 chilometri di territorio. I visoni in allevamento vivono invece a migliaia (anche 20-30.000 animali per impianto), a stretto contatto tra di loro e senza alcuna possibilità di riparo, non hanno alcuna possibilità di nuotare, e l'unico mondo che conoscono è fatto da una gabbia in rete metallica delle dimensioni di 2.550 centimetri quadrati (circa 36 per 70 centimetri e alta 45); nel 2001 dal comitato scientifico per la salute e il benessere animale della Commissione europea nel report "The welfare of animals kept for fur production" classificò le condizioni di detenzione degli animali "da pelliccia" negli allevamenti europei come "gravemente lesive del benessere animale"; l'OIE ha confermato che l'infezione degli animali con SARS-CoV-2 soddisfa i criteri di "malattia emergente". Pertanto, qualsiasi caso di infezione di animali con SARS-CoV-2 deve essere segnalata all'OIE in conformità al codice sanitario per gli animali terrestri e includere informazioni sulle specie, test diagnostici e informazioni epidemiologiche pertinenti; in Europa l'allevamento di animali "da pelliccia" è un'attività in declino e sempre più Paesi stanno adottando provvedimenti normativi restrittivi o divieti assoluti: Regno Unito, dal 2000; Danimarca, dal 2009 vietate le volpi; Austria, 2004; Olanda, dal 2024; Croazia, 2017; Slovenia, 2013; Repubblica ceca, 2019; Lussemburgo, 2018; Belgio, dal 2023. In Spagna dal 2007 non è più possibile avviare nuovi allevamenti. In Germania dal 2022 entreranno in vigore standard minimi strutturali per assicurare un migliore trattamento degli animali che, di fatto, hanno giù portato alla chiusura di tutti gli allevamenti esistenti. In Svezia è stata approvata la dismissione di allevamenti di cincillà e volpi. Il divieto è già stato approvato anche da altri 5 Stati non membri della UE: Repubblica di Macedonia (2014), Serbia (2019), Bosnia ed Erzegovina (dal 2029), così come in Norvegia (dal 2025) e Svizzera. Persino l'Olanda, che fino a qualche anno fa era il terzo Paese al mondo produttore di pelli di visone, con oltre 5 milioni di animali allevati all'anno, ha approvato a dicembre 2012 il divieto di allevamento di animali "da pelliccia" che sarà vigente dal 2024; l'Italia il decreto legislativo n. 146 del 2001 dispone, in modo controverso, che i visoni (unica specie allevata nei 18 allevamenti italiani) debbano essere stabulati con sistema intensivo e confinati in gabbie della misura minima prima citata, si chiede di sapere: come si intenda agire al fine di verificare urgentemente e prevenire l'eventuale diffusione del virus SARS-CoV-2 negli allevamenti di visoni presenti in Italia; quali altre azioni si intenda assumere per vietare l'allevamento di animali selvatici allo scopo di produrre pellicce, come già fatto da altri Paesi europei. Atto n. 4-03555 DE PETRIS Al Ministro della salute Premesso che: il 19 marzo 2020 la ASL Roma 6, a causa dell'emergenza COVID-19, ha chiuso il punto nascita degli ospedali riuniti di Anzio e Nettuno, dirottando tale servizio al nuovo ospedale "dei Castelli" nel comune di Ariccia; il reparto ostetricia e pediatria degli ospedali riuniti di Anzio e Nettuno era già a rischio di chiusura nel mese di settembre 2019: grazie alla risonanza mediatica e alla convocazione di un Consiglio comunale congiunto dei Comuni di Anzio e Nettuno, la ASL RM6 ha mantenuto il reparto funzionante, stipulando una convenzione con dei pediatri del "Bambin Gesù"; al momento il reparto dispone di due pediatri, in luogo dei 6 necessari per coprire i turni di servizio, ed il concorso per assumerli risulta al momento bloccato. Alle richieste di chiarimenti, la ASL non risponde né in merito alle procedure concorsuali né circa la data di riapertura del reparto; si segnala come i due comuni contino circa 120.000 abitanti, che raddoppiano durante il periodo estivo; in questi ultimi mesi, coincidenti con la chiusura del punto nascita, le donne sono state costrette a recarsi ad Aprilia in una clinica privata, accreditata, per partorire i propri bambini. La clinica, tuttavia, non dispone di un reparto di pediatria; in caso di emergenza, dunque, il neonato dovrebbe essere portato con urgenza in un altro ospedale, tra cui il nuovo ospedale dei Castelli, che ha registrato molti contagi da COVID-19 tra il personale medico-infermieristico e che dista oltre 30 chilometri. Tale ospedale è tra l'altro raggiungibile solo dalla via Nettunense, nota per la sua pericolosità; la distanza e il tempo necessario a raggiungere i punti nascita rappresentano dunque un serio pericolo per le partorienti e per i nascituri; domenica 24 maggio centinaia di donne, medici, infermieri e cittadini hanno protestato, per sollecitare la riapertura dei reparti chiusi a causa dell'emergenza da COVID-19, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto riportato e quali iniziative intenda intraprendere al fine di verificare la possibilità di riapertura del reparto ostetricia e pediatria degli ospedali riuniti di Anzio e Nettuno, in modo da evitare alle donne in gravidanza e partorienti percorsi difficoltosi e rischiosi per la propria salute e per quella dei nascituri. Atto n. 4-03556 RUOTOLO DE PETRIS NUGNES Al Ministro dell'interno Premesso che: l'art. 146 del testo unico sugli enti locali (decreto legislativo n. 267 del 2000) prevede l'applicazione della procedura stabilita dall'art. 143 dello scioglimento dei Consigli comunali per condizionamento mafioso anche "agli organi comunque denominati delle aziende sanitarie locali ed ospedaliere"; il provvedimento è adottato dal Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dell'interno, e assume la forma del decreto del Presidente della Repubblica; l'istruttoria è di competenza dei prefetti e generalmente si basa sulla relazione di una commissione d'accesso, che viene inviata dal prefetto. Sulla base delle risultanze dell'accesso, il prefetto redige a sua volta una relazione per il Ministro, che si determina, alternativamente, per la proposta al Consiglio dei ministri di scioglimento oppure per la chiusura della procedura senza seguito; lo scioglimento è proposto quando emergano elementi concreti, univoci e concordanti di un condizionamento mafioso sull'ente che ne alteri i processi decisionali e il buon andamento; dalla stampa quotidiana, in particolare l'inchiesta del sito d'informazione "Fanpage", in base a quanto risulta agli interroganti e sulla base delle notizie più recenti, si è appreso che al Ministro in indirizzo sia giunta la relazione conclusiva della commissione d'accesso sulle infiltrazioni camorristiche nell'ospedale "San Giovanni Bosco" di Napoli che dipende dalla ASL Napoli 1 Centro; la vicenda nasce nel giugno 2019 a seguito dell'inchiesta della Procura di Napoli sul cartello camorristico dell'"Alleanza di Secondigliano" che usava l'ospedale come "sede sociale" e portò a 126 ordinanze di custodia cautelare; i magistrati hanno accertato che l'Alleanza di Secondigliano capeggiata dai clan Contini, Mallardo e Licciardi e che ha portato al sequestro di un ingente patrimonio nei confronti delle persone colpite dai provvedimenti cautelari emessi dal giudice per le indagini preliminari di Napoli si occupava delle prenotazioni per le visite specialistiche nell'ospedale, del bar, del ristorante e dello spazio interno adibito a parcheggio del nosocomio oltre che dell'accesso alla farmacia dell'ospedale e della gestione delle salme e dei successivi funerali dei pazienti deceduti; in particolare, secondo gli investigatori, "gli uomini del boss Edoardo Contini controllavano il funzionamento dell'ospedale, dalle assunzioni, agli appalti, alle relazioni sindacali. L'ospedale era diventato la base logistica per trame delittuose, come per le truffe assicurative attraverso la predisposizione certificati medici falsi"; secondo quanto risulta agli interroganti, dopo la maxi operazione, il Ministro pro tempore della salute Giulia Grillo chiese lo scioglimento della struttura, ricevendo un'aggressiva risposta da parte del presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca, che replicò parlando della necessità di commissariare il Ministero; da allora si è sviluppato l' iter previsto per i casi di presunta infiltrazione mafiosa nelle strutture pubbliche, con l'avvio del lavoro di una commissione d'accesso; in seguito, il lavoro della commissione ha riguardato le attività della ASL Napoli 1 Centro guidata da Ciro Verdoliva, che già nel giugno 2019 era al vertice della struttura in qualità di commissario straordinario, e sarebbe stato nominato direttore generale da De Luca, due mesi dopo, il 6 agosto 2019, si chiede di sapere quale sia la valutazione del Ministro in indirizzo, a partire dalla conclusione dell' iter istruttorio, per prevenire il rischio di infiltrazioni criminali nella sanità campana, con un'attenzione particolare per l'emergenza COVID-19. Atto n. 4-03557 DE BONIS Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Premesso che: la Basilicata è una delle poche regioni dell'Italia meridionale che dispone di una notevole quantità di risorse idriche grazie alla presenza di una fitta rete idrografica; il sistema idrografico lucano è incentrato sui 5 fiumi: Bradano, Basento, Cavone, Agri e Sinni, ai quali si aggiungono un'estesa rete di corsi d'acqua minori e numerose sorgenti; la grande quantità di risorsa idrica prodotta in Basilicata, stimabile in media in un miliardo di metri cubi all'anno, è utilizzata mediante grandi opere idrauliche: invasi, traverse, opere di captazione di sorgenti e falde, reti di adduzione e distribuzione, impianti di sollevamento e potabilizzazione. Tale sistema di infrastrutture fu concepito e realizzato in gran parte negli anni '50 e '60, con l'obiettivo principale di sviluppare e valorizzare l'agricoltura, intesa quale fattore determinante per l'emancipazione socio-economica di contesti arretrati e sottosviluppati della Basilicata e della Puglia; negli anni '70 il sistema è stato ampliato e integrato mediante la costruzione di nuove opere al fine di soddisfare anche i fabbisogni civili ed industriali. Il sistema di opere di sbarramento realizzato lungo i principali corsi d'acqua ha, tuttavia, comportato significative trasformazioni delle caratteristiche ambientali del territorio e generato alcune rilevanti criticità. Si pensi alle problematiche idrogeologiche connesse alla realizzazione di grandi infrastrutture idriche in un territorio particolarmente soggetto a movimenti franosi e ad alluvioni, nonché ai fenomeni di arretramento costiero dovuti alla variazione del trasporto solido, che hanno colpito aree ad alta vocazione turistica ed agricola con evidenti ripercussioni sull'economia locale; considerato che: il comparto agricolo dei territori lucani, in perdurante crisi, è fortemente preoccupato a causa delle difficoltà dovute alla siccità, oltre a quelle che sta affrontando per l'emergenza sanitaria legata alla diffusione del virus COVID-19. Il clima sembra ormai impazzito, sono mesi che non piove e l'inverno non fa più "il suo mestiere", così come del resto ha fatto l'autunno, cosicché la siccità si sta manifestando nella più totale gravità e, ancora una volta, c'è il rischio che i contadini e gli agricoltori vengano lasciati soli a fronteggiare la situazione; nonostante la carenza di acqua (che è determinata dalla siccità ma anche da una sbilanciata distribuzione della dotazione idrica) gli agricoltori del metapontino sono comunque obbligati a pagare il canone al consorzio di bonifica. Ci si chiede dove siano andati a finire i 20 milioni di metri cubi di acqua la cui diga del Pertusillo ne può contenere fino a 155 milioni; l'interrogante ha ricevuto numerose segnalazioni in merito a criticità e problematiche dovute sia alla manutenzione che all'insufficienza di alcune tra le più importanti dighe del territorio e non è più rinviabile la definizione di efficaci azioni operative e gestionali per consentire ad un territorio più vasto un adeguato approvvigionamento di acqua, venendo in tal modo a soddisfare le esigenze delle aziende agricole. Una mancata programmazione creerebbe un vero e proprio collasso ad un settore già in profonda crisi e provato da eventi calamitosi; ci si chiede anche che cosa stia facendo il consorzio di bonifica dei bacini dello Jonio per incrementare la dotazione idrica a scopo irriguo in vista dell'estate, che si annuncia più siccitosa del solito. Se lo chiedono, preoccupati, gli agricoltori a cui il consorzio, a fronte delle discutibili e discusse bollette che continua ad emettere a prescindere dai reali benefici fondiari, sarebbe tenuto a garantire almeno la sopravvivenza, si chiede di sapere: quali urgenti iniziative intenda assumere il Ministro in indirizzo perché le competenti amministrazioni locali esaminino e trovino al più presto una soluzione condivisa alle evidenziate criticità e valutino, di concerto, ogni utile provvedimento per sostenere i nostri agricoltori, che rappresentano il cuore dell'economia del metapontino e sono rimasti privi di acqua nonostante la Basilicata vanti una grande ricchezza di risorse idriche; se non ritenga di dovere sollecitare sia il consorzio di bonifica che la classe politica regionale ad attivarsi in tempo per evitare il peggio. È infatti essenziale fin da subito trovare soluzioni rapide ed efficaci al problema della ripartizione dell'acqua a scopo irriguo, con il massimo impegno da parte dell'EIPLI (Ente per lo sviluppo dell'irrigazione e la trasformazione fondiaria in Puglia, Lucania e Irpinia), per non lasciare gli agricoltori da soli a fronteggiare un'emergenza che quest'anno, e forse anche per gli anni a venire, si annuncia di dimensioni epocali; se, infine, non sia del parere che vada sospesa la tassa dovuta al consorzio di bonifica per dare un po' di respiro e sostegno agli agricoltori già in ginocchio. Atto n. 4-03558 QUARTO Ai Ministri della salute e del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: sempre più numerosi sono i soggetti affetti da dipendenza patologica da alcool e droghe che versano in condizioni di disagio e di abbandono. Costoro meritano particolari attenzioni e tutele, prima fra tutte la previsione di un facile accesso alle cure in strutture sanitarie a carattere riabilitativo; la dipendenza da alcool e la dipendenza patologica da sostanze stupefacenti sono state riconosciute dalla comunità scientifica internazionale come patologie psichiatriche e perciò sono state inserite nel quinto manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM V). Si ritiene pertanto che tali patologie debbano essere accertate e trattate dal Servizio sanitario nazionale al pari delle altre patologie psichiatriche, con la possibilità, per i casi più gravi, di un ricovero in strutture a carattere riabilitativo; l'alcolismo e le tossicodipendenze sono patologie il cui trattamento appare complesso: in primo luogo perché il soggetto dipendente deve accettare la sua dipendenza patologica ed in secondo luogo perché questi difficilmente tenderà ad affidarsi alle cure di un sanitario ma preferirà piuttosto affrontare la sua dipendenza nella propria solitudine, di fatto aggravando sempre più le sue condizioni di salute; vi è la necessità di prevedere protocolli di intervento, sia dal punto di vista sanitario che dal punto di vista del reinserimento sociale, che siano personalizzati in base alla gravità della patologia ed alle condizioni sociali del soggetto su cui si intende intervenire. Ciò anche in considerazione del fatto che costoro, specialmente nelle forme più gravi, non sono in grado di provvedere autonomamente alle proprie esigenze di vita quotidiana. Molto spesso, infatti, dietro alle dipendenze patologiche si nascondono altre problematiche psicologiche dettate da stati ansiosi e depressivi, a loro volta determinati da condizioni di abbandono e di degrado sociale; molti sono i servizi posti a tutela della persona offerti dal nostro ordinamento per i soggetti affetti da malattie psicologiche e psichiatriche. Tuttavia, la possibilità di prevedere dei trattamenti si scontra con il diritto all'autodeterminazione del paziente che il più delle volte, disconoscendo di essere affetto da dipendenza patologica, rifiuta di sottoporsi ad analisi diagnostiche e a trattamenti sanitari; considerato che, a parere dell'interrogante: è necessario un intervento urgente del legislatore che anche per le dipendenze patologiche predisponga misure come il trattamento sanitario obbligatorio, quanto meno per l'accertamento della sussistenza della dipendenza patologica e, una volta che questa sia stata accertata, preveda protocolli di intervento affinché il soggetto dipendente, già nella fase dell'insorgenza della patologia, si sottoponga, auspicabilmente sua sponte , al trattamento sanitario; nel caso in cui un soggetto rifiuti o rinunci alle cure e venga del pari rilevata una situazione di incapacità, anche temporanea, a provvedere autonomamente ai propri bisogni di vita quotidiana, si dovrebbe poter avviare tempestivamente, anche d'ufficio, la procedura di volontaria giurisdizione per la nomina di un amministratore di sostegno che possa prestare il consenso al trattamento, specialmente nei casi più gravi; il vuoto normativo è evidente, soprattutto se si considera che un amministratore di sostegno può essere nominato a discrezionalità del giudice tutelare allorquando questi rilevi una situazione di incapacità, anche temporanea, del soggetto beneficiario a provvedere autonomamente ai propri bisogni di vita quotidiana su parere favorevole degli assistenti sociali, ma questa procedura molto spesso comporta un significativo ritardo nell'avvio del trattamento di recupero; un soggetto che non è stato riconosciuto incapace, al contrario, ha il diritto di rifiutare le cure nel rispetto del diritto all'autodeterminazione che trova il suo fondamento nell'articolo 2 della Costituzione e da cui discende il cosiddetto diritto al consenso informato sancito dalla legge n. 219 del 2017; il nostro ordinamento non può abbandonare i più deboli: in altri termini non può consentire che questi rinuncino ad una vita dignitosa. Si deve invece provvedere a colmare il più possibile le disuguaglianze, tutelando la salute di tutti i cittadini. Ciò specialmente se si consideri che la salute viene universalmente riconosciuta come uno stato di completo benessere fisico e psichico coinvolgente anche gli aspetti interiori della vita come avvertiti e vissuti dal soggetto nella sua esperienza; occorre dettare regole che tutelino, prima ancora che l'interesse dell'individuo, l'interesse dell'intera collettività così come ricorda il principio di uguaglianza di cui all'articolo 3 della Costituzione, secondo cui è compito della Repubblica porre in essere politiche attive che rimuovano gli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona umana, si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo, nell'ambito delle rispettive competenze, intendano valutare la possibilità di considerare per coloro che sono affetti da particolari patologie come l'alcolismo trattamenti e forme di integrazione sia individuali che collettivi, a cui ricorrere non solo su base volontaria come attualmente previsto dall'ordinamento.