Document Type: ddlpres
Token Count: $#tokens

Disciplina dell'attività del consulente chimico di porto. Onorevoli Senatori. -- L'attività dei consulenti chimici di porto ha assunto, nel tempo, una crescente rilevanza non solo per l'emanazione del decreto legislativo 27 luglio 1999, n. 272 recante «Adeguamento della normativa sulla sicurezza e salute dei lavoratori nell'espletamento di operazioni e servizi portuali, nonché di operazioni di manutenzione, riparazione e trasformazione delle navi in ambito portuale, a norma della legge 31 dicembre 1998, n. 485», ma anche a seguito dell'adozione della normativa relativa al trasporto di carichi solidi alla rinfusa e di merci pericolose. Per tali ragioni, si ritiene necessario disciplinare in modo uniforme l'attività suddetta. Nell'ambito del nostro ordinamento, infatti, la figura e le funzioni del consulente chimico di porto sono regolate solo dalla circolare DEM 3/1160 del 10 dicembre 1999 del Ministro dei trasporti e della navigazione emessa all'indomani dell'approvazione del decreto legislativo 27 luglio 1999, n. 272, confermata dalla circolare n. 912 del 21 gennaio 2011. In particolare, la circolare DEM 3/1160 sopra richiamata, all'articolo 1.1 recita «l'attività svolta dai chimici di porto è finalizzata alla sicurezza della nave, delle operazioni portuali e del porto. Tale attività, in considerazione degli aspetti di interesse pubblico che riveste, è soggetta alla vigilanza dell'autorità competente ai sensi dell'articolo 68 del codice della navigazione e dell'articolo 8, comma 3, lettera h) , della legge 28 gennaio 1994, n. 84 recante "Riordino della legislazione in materia portuale"». Inoltre, l'articolo 68 del codice della navigazione, al primo comma stabilisce che coloro che esercitano un'attività nell'ambito del demanio marittimo sono «soggetti, nell'esplicazione di tale attività, alla vigilanza del comandante di porto», mentre al secondo comma dispone che coloro che esercitano tali attività possono essere soggetti «all'iscrizione in appositi registri, eventualmente a numero chiuso, e ad altre speciali limitazioni». Tale disposizione non istituisce la figura professionale del consulente chimico di porto, né prevede o attribuisce ad alcuna Autorità il compito e il potere di stabilire requisiti formativi o professionali per esercizio delle attività nell'ambito del demanio marittimo. Dalla lettura dell'articolo 68 del codice navale emerge chiaramente che: 1) la vigilanza di cui al primo comma ha come presupposto l'esplicazione dell'attività nell'ambito del demanio marittimo, postulando la capacità e competenza di coloro che la esercitano; capacità e competenza che dovranno essere accertate e valutate dalle leggi che disciplinano l'attività medesima; 2) le limitazioni di cui al secondo comma sono strettamente correlate all'esplicazione della vigilanza di cui al primo comma. Giova inoltre evidenziare che, nel nostro ordinamento, l'istituzione di professioni il cui esercizio è condizionato all'iscrizione in albi o elenchi è espressamente demandato dall'articolo 2229 del codice civile alla legge. La Corte Costituzionale ha costantemente escluso il potere delle stesse regioni di legiferare in materia ai sensi dell'articolo 33, comma 5, e dell'articolo 11 della Costituzione. E, infatti, nella sentenza n. 424 del 2005 testualmente si legge che la potestà legislativa delle regioni in materia di professioni deve rispettare il principio secondo cui l'individuazione delle figure professionali, con i relativi profili e ordinamenti didattici, e l'istituzione di nuovi albi – si veda anche la sentenza n. 355 del 2005, nella quale è scritto: «Esula, pertanto, dai limiti della competenza legislativa concorrente delle regioni in materia di professioni l'istituzione di nuovi e diversi albi (rispetto a quelli istituiti dalle leggi statali) per l'esercizio di attività professionali, avendo tali albi una funzione individuatrice delle professioni preclusa in quanto tale alla competenza regionale». – è riservata allo Stato. Tale principio, al di là della particolare attuazione che recano i singoli precetti normativi, si configura infatti quale limite di ordine generale, invalicabile dalla legge regionale (sentenza n. 319 del 2005). Alla luce di quanto sopra esposto, è di tutta evidenza che l'istituzione della figura professionale del consulente chimico di porto ad opera di un atto amministrativo da parte di un'Autorità amministrativa (territoriale) è priva di qualsiasi giustificazione normativa. Giova inoltre evidenziare che in data 9 gennaio 2013, il Ministero della giustizia -- Dipartimento per gli affari di giustizia -- Direzione Generale della giustizia civile --, in relazione a quanto indicato nella circolare del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti n. 1160 del 10 dicembre 1999, concernente la disciplina dell'attività dei consulenti chimici di porto, e in risposta alla nota del Ministero datata 7 novembre 2012, ha confermato la non applicabilità del decreto del Presidente della Repubblica 7 agosto 2012, n.137 ai consulenti chimici di porto. Infatti, il campo di applicazione del menzionato testo normativo afferisce alle professioni regolamentate il cui esercizio è consentito solo a seguito d'iscrizione in ordini o collegi subordinatamente al possesso di qualifiche professionali o all'accertamento delle specifiche professionalità. I consulenti chimici di porto non risultano essere iscritti in ordini o collegi professionali autonomi, ma piuttosto in un registro istituito ai sensi dell'articolo 68 del codice della navigazione e, pertanto, essi appaiono esclusi dall'applicazione diretta della disciplina in questione. Occorre, inoltre, considerare l'esercizio di funzioni peritali in materia di prevenzione da rischi di natura chimica a bordo di navi concerne il generale interesse alla pubblica incolumità degli ambiti portuali e sulle navi e che le stesse funzioni sono strettamente connesse alle più generali attribuzioni in materia di sicurezza riconosciute dal codice della navigazione e dalle altre leggi speciali al comandante del porto. Per i motivi suesposti, si ribadisce la necessità che l'attribuzione dei titoli di autorizzazione all'esercizio dell'attività di consulente chimico del porto debba avvenire con modalità idonea garantire adeguata professionalità e capacità tecnica da parte dei soggetti abilitati, ed il cui livello essenziale deve essere assicurato su tutto il territorio nazionale attraverso un'uniforme azione di controllo da parte della pubblica amministrazione. Il presente disegno di legge si pone l'obiettivo di prevedere disposizioni che disciplinino, sul piano tecnico, i requisiti necessari per regolare in modo uniforme l'esercizio della specifica attività di consulente chimico del porto ed in particolare per i profili riconducibili nell'ambito della sicurezza delle navi. Il disegno di legge, inoltre, ha il merito di ampliare le possibilità di svolgere l'attività di consulente chimico di porto rendendola accessibile ad un gran numero di laureati in materie scientifiche e non limitarla solo ai laureati in ingegneria o chimica.. Art. 1. (Servizio di chimico del porto) 1. È istituita la categoria dei consulenti chimici del porto, inquadrata nel personale addetto ai servizi portuali ai sensi dell'articolo 116, comma 1, del codice della navigazione. 2. Il consulente chimico del porto esercita funzioni di supporto al Comandante del porto laddove si prospetti come necessaria la conoscenza di elementi di natura tecnico-specialistica. 3. Il consulente chimico del porto opera in accordo con le linee di attività di cui all'allegato 1 alla presente legge. L'obbligatorietà delle prestazioni del consulente chimico del porto è stabilita con il decreto di cui all'articolo 2, comma 1, previa valutazione delle esigenze funzionali dei porti di giurisdizione. Art. 2. (Organizzazione del servizio) 1. Il Capo del compartimento marittimo, nel termine di trenta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, determina con proprio decreto le modalità di svolgimento del servizio in conformità con le disposizioni di cui alla presente legge, nonché il numero dei consulenti chimici del porto autorizzati ad operare nei porti compresi nel compartimento di competenza, sentiti i rappresentanti delle categorie interessate e le associazioni degli utenti portuali. Dell'istituzione del servizio è data comunicazione, nel termine di dieci giorni dall'adozione del provvedimento, al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e al Comando generale del Corpo delle Capitanerie di porto. 2. Nella determinazione del numero dei consulenti chimici di porto operanti nel compartimento si tiene conto delle esigenze operative determinabili in relazione alla presenza di bacini di carenaggio e di attività cantieristica, alla tipologia e alla quantità del traffico di naviglio che trasporta merci pericolose solide e liquide. 3. I consulenti chimici del porto sono autorizzati all'esercizio dell'attività nell'ambito del compartimento marittimo secondo le modalità di cui all'articolo 3, e sono iscritti in appositi registri tenuti dal Capo del compartimento marittimo. 4. Dall'iscrizione nei registri del compartimento marittimo discende l'obbligo per il consulente chimico del porto di prestare la propria opera negli ambiti portuali del compartimento, sulla base di tariffe approvate dal Capo del compartimento sentite le associazioni nazionali di categoria. Art. 3. (Requisiti) 1. I requisiti necessari per l'esercizio dell'attività di consulente chimico del porto sono: a) diploma di laurea in materie di carattere scientifico, che prevedano che nel corso di laurea siano stati sostenuti e superati, al minimo, i seguenti esami universitari o equipollenti: chimica analitica, chimica inorganica, chimica organica; b) certificato rilasciato da struttura sanitaria pubblica attestante l'idoneità fisica a svolgere l'attività richiesta; c) un attestato dal quale risulti che il richiedente ha svolto un tirocinio pratico, per un periodo di tempo non inferiore a un anno, a fianco di consulenti chimici di porto, secondo le modalità di cui all'allegato 2 alla presente legge. Ai fini della verifica, ogni consulente chimico di porto presso il quale viene svolto il tirocinio redige, per la parte di competenza, una dettagliata relazione nella quale indica, sotto la propria responsabilità, il numero e le tipologie di accertamenti le relative certificazioni a cui il tirocinante ha preso parte e il numero delle ore complessive trascorse in servizio a bordo per lo svolgimento degli accertamenti richiesti; d) un attestato dal quale risulti che il richiedente ha svolto un periodo formativo o un periodo di lavoro dipendente della durata non inferiore a trenta giorni presso un cantiere navale; e) un attestato dal quale risulti che il richiedente è stato imbarcato per non meno di trenta giorni, anche non continuativi, a bordo di navi commerciali per acquisire una familiarizzazione con le strutture e la compartimentazione delle navi e con le procedure operative di bordo; f) aver sostenuto una prova teorica innanzi alla Commissione di cui all'articolo 4, comma 2, sulle materie di cui all'allegato 3 alla presente legge. Art. 4. (Esami) 1. Il Capo del compartimento marittimo, quando necessario o ritenuto opportuno in relazione alle esigenze funzionali degli ambiti portuali ai sensi dell'articolo 2, comma 2, della presente legge, emana un bando di gara al fine di selezionare, tra i concorrenti, i soggetti idonei a soddisfare le esigenze di personale individuate, attraverso la formazione di una graduatoria di merito. 2. In relazione all'esigenza di cui al comma 1, il Capo del compartimento marittimo nomina una Commissione per l'accertamento dell'idoneità dei candidati ai sensi dell'articolo 3, comma 1, lettera g) , composta da: a) Capo del compartimento marittimo, nella qualità di Presidente; b) un consulente chimico del porto, nella qualità di membro; c) un funzionario del Comando provinciale dei Vigili del Fuoco, nella qualità di membro; d) un ufficiale del Corpo delle Capitanerie di porto, nella qualità, rispettivamente, di membro e di segretario. 3. Al termine dell'esame la Commissione provvede all'assegnazione di un punteggio in quarantesimi, computando dieci punti per ciascun membro della Commissione. A parità di voto finale é scelto il candidato che risulta essere da più tempo in possesso del diploma di laurea. Art. 5. (Cancellazione) 1. Alla cancellazione dal registro si procede per i seguenti motivi: a) in caso di morte; b) su richiesta dell'interessato; c) per la perdita della capacità fisica attestata dalla struttura sanitaria pubblica. 2. Il Capo del compartimento può periodicamente verificare le condizioni di idoneità per l'esercizio dell'attività di consulente chimico del porto, nonché richiedere aggiornamenti e titoli formativi in funzione del progresso tecnico. Art. 6. (Disposizioni transitorie) 1. Sono fatti salvi i titoli e le relative autorizzazioni connesse all'esercizio dell'attività di consulente chimico del porto rilasciati in base alle previgenti disposizioni. 2. Sono, altresì, fatte salve la funzione amministrativa e le relative prerogative riconosciute alle Autorità portuali dalla normativa vigente nonché le corrispondenti attribuzioni esercitate a livello centrale dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti.