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SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Commissione GIUSTIZIA (2ª) 75 OSTELLARI La seduta inizia alle ore 13,45. IN SEDE REFERENTE 5-199-234-253-392-412-563-652-B - Legittima difesa DDL 5-199-234-253-392-412-563-652-B Modifiche al codice penale e altre disposizioni in materia di legittima difesa (Esame e rinvio) Il presidente relatore OSTELLARI ( L-SP-PSd'Az ) illustra il disegno di legge in titolo recante misure urgenti per la massima tutela del domicilio e per la legittima difesa, già approvato dal Senato, che torna nuovamente all'esame della Commissione, in quanto il testo - seppure limitatamente ai profili di copertura finanziaria - è stato modificato dalla Camera. Fa presente che il provvedimento consta di 9 articoli, i quali, oltre ad apportare modifiche in materia di legittima difesa domiciliare e di eccesso colposo, intervengono anche su alcuni reati contro il patrimonio (furto in abitazione e rapina) e sul delitto di violazione di domicilio. Rileva che solo l'articolo 8 è stato oggetto di modifiche. In particolare, l'articolo 8, comma 1, del disegno di legge introduce il nuovo articolo 115- bis all'interno del T.U. delle spese di giustizia: la previsione estende le norme sul gratuito patrocinio (criteri e modalità di liquidazione dei compensi e delle spese per la difesa) a favore della persona nei cui confronti sia stata disposta l'archiviazione o il proscioglimento o il non luogo a procedere per fatti commessi in condizioni di legittima difesa o di eccesso colposo. E' comunque fatto salvo il diritto dello Stato di ripetere le spese anticipate, qualora a seguito di riapertura delle indagini o revoca del proscioglimento, la persona sia poi condannata in via definitiva. Trattandosi di una disposizione onerosa, il comma 2 dell'articolo 8 provvede alla copertura finanziaria del nuovo art. 115- bis del Tu spese di giustizia. Proprio la norma di copertura è stata oggetto di modifica da parte della Camera dei deputati: rispetto al testo approvato dal Senato nell'ottobre 2018, che prevedeva una copertura anche per tale esercizio finanziario, l'altro ramo del Parlamento è intervenuto facendo decorrere l'onere dall'anno 2019 e adeguando di conseguenza la copertura finanziaria al corrente triennio 2019-2021. Tale modifica si è resa necessaria in quanto, ai sensi dell'articolo 18, comma 3, della legge n. 196 del 2009, le quote dei fondi speciali di parte corrente riferite a provvedimenti non approvati in via definitiva entro la fine dell'anno costituiscono economie di bilancio. Segnala che solo il secondo comma dell'articolo 8 del disegno di legge, oggetto di modificazioni nel corso della seconda lettura, è oggetto dell'esame e può essere emendato. Propone pertanto la fissazione di un breve termine per la presentazione di ordini del giorno ed emendamenti per oggi, martedì 12 marzo, alle ore 18. La Commissione conviene. Il seguito dell'esame è quindi rinviato. IN SEDE CONSULTIVA DDL N. 189 - Disturbi del comportamento alimentare DDL 189 Introduzione dell'articolo 580-bis del codice penale, concernente il reato di istigazione al ricorso a pratiche alimentari idonee a provocare l'anoressia o la bulimia, nonché disposizioni in materia di prevenzione e di cura di tali patologie e degli altri disturbi del comportamento alimentare (Parere alla 12 a Commissione. Seguito dell'esame del testo e dei relativi emendamenti e rinvio) Prosegue l'esame, sospeso nella seduta del 6 marzo. Il relatore Emanuele PELLEGRINI ( L-SP-PSd'Az ) illustra una proposta di parere (pubblicata in allegato). Il senatore CALIENDO ( FI-BP ) esprime perplessità in merito alla formulazione del parere nella parte in cui si propone la soppressione della espressione "capacità di intendere e di volere". Il senatore CUCCA ( PD ) propone che le osservazioni proposte vengano trasformate in forma di condizioni vista l'importanza della materia che risulta strettamente collegata alla giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo. Il senatore PILLON ( L-SP-PSd'Az ) raccomanda un maggior rispetto del principio di tassatività della fattispecie incriminatrice nella parte in cui essa fa genericamente riferimento a pratiche idonee a produrre le patologie previste dalla proposta di legge. Il senatore CALIENDO ( FI-BP ) in replica al senatore Pillon ritiene che non si pongano problema di deficit di tassatività dal momento che l'espressione utilizzata dalla introducenda norma penale potrebbe essere interpretata nel suo ambito applicativo con riferimento ai reati di istigazione al suicidio già presente nel vigente codice penale. Il relatore Emanuele PELLEGRINI ( L-SP-PSd'Az ) ringraziando tutti per gli interventi si riserva di adeguare il parere alle osservazioni proposte. Il seguito dell'esame è quindi rinviato. IN SEDE REDIGENTE Istituzione e funzionamento delle camere arbitrali dell'avvocatura DDL 311 Istituzione e funzionamento delle camere arbitrali dell'avvocatura (Discussione e rimessione all'Assemblea) Il PRESIDENTE fa presente che è stata avanzata da parte dei senatori Caliendo, Dal Mas, Modena, Balboni e Stancanelli una richiesta di rimessione all'Assemblea del disegno di legge in titolo. Poiché la richiesta in oggetto risulta essere appoggiata da un numero di componenti della Commissione superiore ad un quinto, dispone che l'esame prosegua in sede referente ai sensi del comma 3, articolo 36, del Regolamento del Senato. IN SEDE REFERENTE Istituzione e funzionamento delle camere arbitrali dell'avvocatura DDL 311 Istituzione e funzionamento delle camere arbitrali dell'avvocatura (Esame e rinvio) Il relatore LOMUTI ( M5S ) illustra il disegno di legge in titolo che propone di regolare la costituzione delle camere arbitrali dell'avvocatura quale strumento volontario alternativo rispetto alla giurisdizione civile. Tale materia è attualmente disciplinata dal decreto ministeriale 14 febbraio 2017, n. 34. Il provvedimento in esame reca quindi, con riguardo alla disciplina delle camere arbitrali, una rilegificazione della materia. Fa presente che nel merito la proposta consta di 15 articoli e di un allegato. L'articolo 1, oltre ad esplicitare la finalità dell'intervento legislativo, prevede che sia costituita, presso ciascun consiglio dell'ordine degli avvocati (o più consigli dell'ordine, caratterizzati da contiguità territoriale e tra di loro convenzionati), una camera arbitrale dell'avvocatura, con la finalità di promuovere il ricorso ad arbitrati rituali per la risoluzione delle controversie e di amministrarne lo svolgimento. La camera arbitrale dell'avvocatura è composta dai consiglieri dell'ordine presso il quale è stata costituita. I componenti del consiglio dell'ordine in carica non possono svolgere la funzione di arbitri ed essere dunque iscritti nell'elenco relativo. Il Consiglio nazionale forense è chiamato a vigilare sul corretto funzionamento delle camere arbitrali, con facoltà, nel caso di gravi irregolarità nel funzionamento, di poterne deliberare lo scioglimento. In tal caso il Consiglio nazionale forense designa contestualmente un commissario che esercita le relative funzioni fino a che il consiglio dell'ordine cui la camera arbitrale si riferisce non sia rinnovato e questa non sia ricostituita. L'articolo 2 prevede che possono svolgere la funzione di arbitri gli avvocati, che essendo iscritti all'albo del circondario da almeno tre anni, abbiano comunicato la propria disponibilità a esercitare la relativa funzione, assumendo l'impegno di svolgere gli incarichi di volta in volta assegnati, salvo che non ricorrano casi di incompatibilità o gravi ragioni di inopportunità. Con riguardo alla provincia autonoma di Bolzano si precisa che possono svolgere la funzione di arbitro i soli avvocati in possesso dell'attestato di conoscenza della lingua tedesca (oltre che italiana). La definizione dei criteri in base ai quali il consiglio dell'ordine delibera in merito alle domande di iscrizione ed all'eventuale cancellazione dall'elenco degli arbitri - elenco che è pubblico e consultabile sul sito internet del consiglio dell'ordine -, è demandata a successivo regolamento che il Ministro della giustizia, sentito il Consiglio nazionale forense, deve adottare entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge. I consigli dell'ordine degli avvocati devono organizzare corsi gratuiti di formazione in materia arbitrale. L'articolo 3 demanda ad un successivo regolamento la determinazione dei criteri di assegnazione, da parte delle Camere arbitrali, degli incarichi agli arbitri. Ai sensi dell'articolo 4, le parti possono fare ricorso al procedimento arbitrale solo volontariamente, ed a tal fine, devono depositare, presso la segreteria della camera arbitrale, una domanda personalmente sottoscritta con firma recante l'autentica di un avvocato e versare i diritti per il funzionamento della camera arbitrale ed il compenso dell'arbitro. L'arbitrato amministrato dalle camere arbitrali dell'avvocatura può essere promosso per tutte le controversie che non siano di competenza del giudice di pace e che non abbiano un valore superiore a euro 150.000, con eccezione di quelle concernenti diritti indisponibili e di quelle per le quali il ricorso alla procedura arbitrale è espressamente vietato dalla legge. La proposizione della domanda di arbitrato esonera le parti dal tentativo di conciliazione e dall'obbligo di proposizione del procedimento di mediazione, nei casi in cui gli stessi siano previsti dalla legge in via obbligatoria o sotto pena di improcedibilità. L'articolo 5 prevede che le controversie siano trattate e decise da un arbitro unico designato dalla camera arbitrale. L'arbitro, con la comunicazione della propria accettazione dell'incarico, deve dichiarare espressamente l'insussistenza di cause di incompatibilità; l'assenza di relazioni con le parti, con i loro difensori o con ogni altro soggetto coinvolto nella controversia, che possano pregiudicare, ovvero semplicemente far dubitare della sua imparzialità o della sua indipendenza; l'assenza di qualunque interesse personale o economico, diretto o indiretto, relativo all'oggetto della controversia. In mancanza di tale comunicazione o in mancanza di accettazione dell'incarico si procede immediatamente alla designazione di un nuovo arbitro. L'articolo 6 oltre a stabilire che la sede dell'arbitrato deve essere individuata presso lo studio professionale dell'arbitro designato dalla camera arbitrale, indica in modo dettagliato i criteri per calcolare il valore della controversia ai fini della determinazione del compenso dell'arbitro designato, ai sensi di quanto previsto dall'allegato A, in maniera direttamente proporzionale al crescere del valore della controversia. L'articolo 7 regola le ipotesi di sostituzione dell'arbitro in caso di ritardo o negligenza o nell'ipotesi di rinuncia ovvero di sua ricusazione. In quest'ultimo caso la parte che vi ha dato luogo ha l'obbligo di darne contestuale comunicazione alla camera arbitrale e il Presidente del tribunale deve comunicare alla stessa l'esito del relativo procedimento. L'articolo 8 disciplina il procedimento di arbitrato, richiamando gli articoli 806 e seguenti del codice di procedura civile. La disposizione precisa, inoltre, che è sempre possibile l'impugnazione del lodo avanti la corte di appello per errore di diritto, ai sensi dell'articolo 829, terzo comma, del codice di procedura civile. Le parti devono essere assistite da un avvocato. I termini fissati nel procedimento sono perentori. Le comunicazioni, lo scambio delle memorie ed il deposito di documenti avvengono tra le parti, e tra le parti e l'arbitro, esclusivamente tramite posta elettronica certificata (PEC), firmate digitalmente. Solo la domanda di arbitrato, il verbale delle udienze (rilasciato alle parti dall'arbitro alla fine di ogni udienza) e il lodo hanno anche formato cartaceo; la conservazione dei dati presso i consigli è pertanto principalmente telematica e per questa ragione realizzata secondo le regole fissate dal codice in materia di protezione dei dati personali, cosiddetto codice della privacy . L'articolo 9, inserendo un ulteriore comma all'articolo 637 del codice di procedura civile, riconosce la possibilità di presentare avanti la camera arbitrale dell'avvocatura, ricorso per ingiunzione ai sensi dell'articolo 641, primo comma, del codice di procedura civile. Spetta all'opponente, che intende far valere le sue ragioni in sede di opposizione, scegliere se aderire alla competenza speciale arbitrale (proponendo l'opposizione presso la segreteria della camera arbitrale medesima e così avvalendosi di tutti i vantaggi che il disegno di legge prevede), ovvero  non accettando la stessa  proponendo l'opposizione nelle forme tradizionali, davanti il tribunale competente. In tal caso l'opposizione è proposta con citazione notificata all'altra parte. Attraverso una modifica all'articolo 645 del codice di procedura civile, si prevede che le parti possano concordare di proporre l'opposizione a decreto ingiuntivo dato da tribunale avanti la camera arbitrale del tribunale al quale appartiene il giudice che ha emesso il decreto. Per garantire la terzietà del giudizio proposto in sede di opposizione è previsto che l'arbitro designato per decidere sull'opposizione non possa essere il medesimo che ha pronunciato il decreto opposto. L'articolo 10 introduce l'obbligo per l'arbitro di tentare la conciliazione delle parti, con la facoltà di formulare loro una proposta transattiva senza che questo possa costituire motivo di ricusazione. Se il tentativo riesce, è redatto, a cura dell'arbitro stesso, verbale recante i termini dell'accordo raggiunto dalle parti e degli obblighi assunti dalle stesse, che è sottoscritto dalle medesime e dall'arbitro medesimo. Questi provvede altresì ad autenticare le sottoscrizioni delle parti. Il verbale autenticato costituisce titolo esecutivo. L'articolo 11 precisa che il lodo costituisce titolo esecutivo, ed è titolo per la trascrizione. Il lodo ed il verbale di conciliazione sono resi esecutivi, a richiesta di una delle parti, dal presidente del consiglio dell'ordine con provvedimento che autorizza l'apposizione della formula esecutiva da parte della cancelleria del tribunale, senza nessun altro onere o spesa per la parte richiedente e senza nessun particolare aggravio di lavoro per i tribunali. L'articolo 12 reca disposizioni sul regime fiscale e sul gratuito patrocinio. La disposizione prevede che tutti gli atti, documenti e provvedimenti siano esenti dall'imposta di bollo e da ogni altra imposta, spesa, tassa o diritto di qualsiasi specie e natura. Sono introdotte poi ulteriori agevolazioni in materia di imposta di registro, di imposta di registrazione e di IVA. Inoltre, la parte che si trova nelle condizioni per l'ammissione al patrocinio a spese dello Stato, ai sensi dell'articolo 76 del TU delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia, (decreto del Presidente della Repubblica n. 115 del 2002), è esonerata da ogni onere ed è ammessa a godere dei relativi benefici anche per le procedure previste nel presente disegno di legge. L'arbitro che ha reso la sua prestazione nel relativo procedimento matura, per questa ragione, un credito d'imposta pari al compenso professionale previsto nel presente disegno di legge. L'ammissione ai benefici del patrocinio a spese dello Stato è deliberata dalla camera arbitrale su istanza della parte interessata ed il credito d'imposta ai sensi del periodo che precede sarà certificato con dichiarazione della segreteria della camera arbitrale. L'articolo 13 detta ulteriori disposizioni fiscali, prevedendo che l'attività svolta dalle camere arbitrali non è assoggettabile ad alcuna imposta e, in considerazione che i compensi percepiti dagli arbitri per i procedimenti previsti nel presente disegno di legge sono particolarmente bassi e di servizio, si prevede che i compensi siano soggetti a tassazione separata ai fini dell'imposta sui redditi e siano esenti da IVA e da qualsiasi contribuzione previdenziale. Infine la disposizione precisa che le camere arbitrali dell'avvocatura siano esentate dagli obblighi previsti per i sostituti d'imposta. L'articolo 14 reca disposizioni transitorie, volte alla riduzione del numero dei giudizi pendenti alla data di entrata in vigore del regolamento di cui all'articolo 2, iscritti a ruolo nel corso dell'anno 2015 o in anni precedenti, in misura pari ad almeno il 25 per cento; il giudice invita le parti, nelle cause avanti il tribunale in composizione monocratica, il cui valore sia inferiore a quello previsto all'articolo 4 e per le quali non sia stata già fissata udienza di precisazione delle conclusioni, a richiedere congiuntamente l'esperimento della procedura arbitrale. Le parti, ove intendano aderire all'invito, ne rendono dichiarazione nel verbale di causa e, entro il termine loro all'uopo assegnato dal giudice, chiedono con istanza congiunta alla camera arbitrale del tribunale al quale questi appartiene di avviare la procedura arbitrale. Il giudice dispone che il procedimento prosegua davanti all'arbitro, ferme restando le preclusioni e le decadenze intervenute, e dichiari l'estinzione del procedimento. La cancelleria deve trasmettere alla segreteria della camera arbitrale i fascicoli delle parti e copia dei verbali di causa, oltre ad ogni altro atto e documento eventualmente contenuto nel fascicolo d'ufficio. Le parti sono in tal caso esonerate da ogni spesa afferente la procedura arbitrale, eccettuate quelle riguardanti i diritti di segreteria. Il credito d'imposta è certificato con dichiarazione della segreteria della camera arbitrale. I presidenti dei consigli dell'ordine degli avvocati devono trasmettere annualmente al Ministero della giustizia il numero delle procedure arbitrali proposte, esaurite e pendenti davanti alle camere arbitrali costituite presso i medesimi. Gli enti territoriali, le associazioni di categoria assumono, su richiesta del consiglio dell'ordine degli avvocati e d'intesa con lo stesso, ogni iniziativa, anche con attribuzione di fondi, per favorire la conoscenza dell'attività svolta dalle camere arbitrali dell'avvocatura ed incentivare il ricorso alle procedure arbitrali. L'articolo prevede infine che all'atto del conferimento del mandato, l'avvocato sia tenuto a informare l'assistito della possibilità di avvalersi del ricorso al procedimento arbitrale. L'articolo 15 reca la copertura finanziaria. La Commissione conviene di svolgere un ciclo di audizioni sulla materia. Il seguito dell'esame è quindi rinviato. SUI LAVORI DELLA COMMISSIONE Il PRESIDENTE richiama la necessità di intervenire, come richiesto anche da parte del senatore Caliendo, sul problema interpretativo posto dalla prima applicazione della legge n. 3 del 2019 relativamente alle limitazioni previste per i soggetti appartenenti ad associazioni e fondazioni di diritto privato collegate a partiti politici, nonché in merito alle nuove norme di cui all'articolo 4- bis dell'ordinamento penitenziario sull'accesso ai benefici penitenziari. Il sottosegretario MORRONE assicura il proprio impegno sui profili appena richiamati. La seduta termina alle ore 14,15. Allegato SCHEMA DI PARERE PROPOSTO DAL RELATORE SCHEMA DI PARERE PROPOSTO DAL RELATORE SUL DISEGNO DI LEGGE N. 189 La Commissione, esaminato il provvedimento in titolo, per quanto di competenza, esprime parere non ostativo sul testo osservando quanto segue: - all'articolo 2 che introduce nel codice penale l'articolo 580- bis (Istigazione al ricorso a pratiche alimentari idonee a provare l'anoressia o la bulimia) , al primo comma, occorre eliminare il ricorso congiunto alla sanzione penale e alla sanzione amministrativa dal momento che si rappresenta il rischio che tale sanzione amministrativa possa essere considerata, alla luce dei criteri della giurisprudenza CEDU, sostanzialmente penale con il conseguente rischio di violazione del ne bis in idem. Va al riguardo richiamato il concorrente principio affermato da ultimo dalla giurisprudenza della suprema corte della cassazione a seguito delle sentenze della Corte EDU 4 marzo 2014, Grande Stevens c. Italia e 8 giugno 1976, Engel c. Paesi Bassi, nel caso di procedimento penale avente ad oggetto il medesimo fatto per il quale sia stata già irrogata una sanzione amministrativa di natura "sostanzialmente penale" secondo l'interpretazione dell'art. 4 Protocollo n. 7 CEDU adottata dalla Corte EDU. - al secondo comma, occorre eliminare la concorrenza tra sanzione penale e amministrativa e occorre modificare l'espressione "persona in minorata difesa", e il riferimento alla nozione di capacità di intendere di volere; si suggerisce pertanto di riformulare il testo predisponendo una circostanza aggravante per chi ha commesso il fatto nei confronti di un minore di anni 14 o nei confronti di una persona in stato di infermità o deficienza psichica; - in merito alla previsione dell'ultimo comma, se ne suggerisce la soppressione, per violazione dell'articolo 32 comma 2 della Costituzione nonché per la violazione dell'art. 13 della Costituzione nella parte in cui non si provvede a determinare modi e limiti della limitazione della libertà personale connessa al trattamento obbligatorio. In materia è necessario tener presente quanto affermato dalla corte costituzionale nelle sentenzen. 307/1990 e n. 438 del 2008. Relativamente agli emendamenti esprime parere non ostativo osservando quanto segue: - all'emendamento 2.01, occorre eliminare il cumulo tra sanzione penale e sanzione amministrativa; - all'emendamento 2.1, occorre eliminare il cumulo tra la sanzione penale e la sanzione amministrativa. Si fa altresì presente come la previsione secondo cui la pena detentiva può essere commutata nell'obbligo di effettuare sedute con uno specialista per aiutarlo a comprendere i danni che questo comportamento può arrecare alle altre persone e a sé stesso e motivarlo a sottoporsi a un percorso di cura darebbe luogo ad un trattamento sanitario obbligatorio indeterminato, nei modi e nei tempi di attuazione e pertanto violativo della riserva di legge di cui all'articolo 32 comma 2 della Costituzione inoltre, la commutazione è tecnicamente impropria; - all'emendamento 2.5 occorre modificare il riferimento alla minorata difesa; - agli emendamenti 2.6 e 2.7 si segnala come non sia possibile tecnicamente parlare di una commutazione della sanzione detentiva, pertanto sarebbe più corretto precisare che non si applica alcuna sanzione detentiva e tuttavia vi è l'obbligo di segnalazione da parte dell'autorità giudiziaria agli organismi sanitari competenti, quali i Centri di riferimento per la cura dei DCA o in assenza, ai Dipartimenti di Salute Mentale o Servizi per le Tossicodipendenze, che dovranno avviare la presa in carico del reo e attuare tutte le procedure diagnostico-terapeutiche del caso; - all'emendamento 4.0.1 si segnalano i profili di dubbiacompatibilità costituzionale della previsione di un ricovero ospedaliero forzato nei confronti del paziente che rifiuti l'alimentazione ed il trattamento. Tale previsione normativa sembra porsi in contrasto con gli approdi ultimi della giurisprudenza, che sebbene per profili diversi, ha affermato l'esistenza del diritto a rifiutare le cure e di conseguenza l'estrema eccezionalità del trattamento sanitario obbligatorio; - all'emendamento 6.1 si segnala che il comma 1 è in parte ultroneo, poiché prescrive che le agenzie, le società o le federazioni di moda, pubblicitarie, di danza, di atletica, di ginnastica ritmica, artistica non possono avvalersi di modelle, ballerine, ginnaste che non presentano certificato medico, mentre le società sportive sono già obbligate per legge a richiedere certificato medico di idoneità all'attività sportiva agonistica o non agonistica; quanto al comma 2 si segnala che le società di danza, di atletica, di ginnastica ritmica, artistica affiliate a federazioni sportive nazionali godono di autonomia organizzativa e normativa, che devono quindi essere salvaguardate dalla normativa statale. Non si ritiene pertanto opportuno adottare normative sui requisiti degli atleti in violazione di detto ambito.