Document Type: sommcomm
Token Count: $#tokens

SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Commissione COMMISSIONI 2ª e 3ª RIUNITE 3ª(Affari esteri, emigrazione) 3 PETROCELLI La seduta inizia alle ore 9,15. IN SEDE REFERENTE A.S. 1764 Ratifica ed esecuzione del Protocollo addizionale alla Convenzione del Consiglio d'Europa sulla criminalità informatica, riguardante la criminalizzazione degli atti di razzismo e xenofobia commessi a mezzo di sistemi informatici, fatto a Strasburgo il 28 gennaio 2003, e modifica all'articolo 604-bis del codice penale DDL 1764 Ratifica ed esecuzione del Protocollo addizionale alla Convenzione del Consiglio d'Europa sulla criminalità informatica, riguardante la criminalizzazione degli atti di razzismo e xenofobia commessi a mezzo di sistemi informatici, fatto a Strasburgo il 28 gennaio 2003, e modifica all'articolo 604-bis del codice penale A.S. 1524 Ratifica ed esecuzione del Protocollo addizionale alla Convenzione del Consiglio d'Europa sulla criminalità informatica, riguardante la criminalizzazione degli atti di razzismo e xenofobia commessi a mezzo di sistemi informatici, fatto a Strasburgo il 28 gennaio 2003 DDL 1524 Ratifica ed esecuzione del Protocollo addizionale alla Convenzione del Consiglio d'Europa sulla criminalità informatica, riguardante la criminalizzazione degli atti di razzismo e xenofobia commessi a mezzo di sistemi informatici, fatto a Strasburgo il 28 gennaio 2003 (Esame congiunto e rinvio) Il presidente PETROCELLI ricorda, in via preliminare, che il disegno di legge n. 1764, originariamente assegnato alla sola Commissione affari esteri, che aveva già avviato l'esame per proprio conto, è stato, su sollecitazione della Commissione giustizia, in relazione ai rilevanti profili di natura penale, riassegnato alle Commissioni 2 a e 3 a riunite. Questo consente l'avvio dell'esame congiunto dei disegni di legge nn. 1764 e 1524, di analogo contenuto. Peraltro, come già avvenuto in Commissione esteri, propone di adottare lo stesso Atto Senato n. 1764, come testo base, per l'esame da parte delle Commissioni. Convengono le Commissioni riunite. Il presidente PETROCELLI ( M5S ), in sostituzione del senatore Alfieri, relatore per la 3 a Commissione, impossibilitato a prendere parte all'odierna seduta, illustra, quindi, il disegno di legge, relativamente alle parti di competenza della Commissione affari esteri, spiegando che esso reca la ratifica del Protocollo addizionale alla Convenzione del Consiglio d'Europa sulla criminalità informatica, riguardante la criminalizzazione degli atti di razzismo e xenofobia commessi a mezzo di sistemi informatici, fatto nel gennaio 2003. La Convenzione del Consiglio d'Europa sulla criminalità informatica, ad oggi ratificata da 65 Paesi, costituisce il primo trattato internazionale sulle infrazioni penali commesse via internet e su altre reti informatiche, relativo in particolare alle violazioni dei diritti d'autore, alla frode informatica, alla pornografia infantile e alle violazioni della sicurezza della rete. Suo obiettivo principale è quello perseguire una politica penale comune per la protezione della società dalla cyber-criminalità mediante l'adozione di legislazioni appropriate e la promozione di forme strutturate di cooperazione internazionale. Il Protocollo addizionale oggetto della presente ratifica è stato finora sottoscritto da 45 Paesi - fra cui alcuni non membri del Consiglio d'Europa quali il Sudafrica e il Canada - e ratificato da 32, fra cui Germania, Francia, Paesi Bassi e Spagna, ricevendo peraltro l'adesione anche di ulteriori Stati extra-europei come il Marocco, il Paraguay e il Senegal. Il testo, entrato in vigore nel 2006, è finalizzato ad estendere la portata della Convenzione sulla cyber-criminalità anche ai reati legati alla propaganda a sfondo razzistico e xenofobo, consentendo alle Parti di utilizzare gli strumenti della cooperazione stabiliti dalla Convenzione anche per questa fattispecie di reati. L'obiettivo sotteso - come evidenza la relazione illustrativa del provvedimento - è quello di ricercare un punto di equilibrio tra le esigenze della sicurezza e quelle della tutela della riservatezza dei dati personali e delle libertà fondamentali, le cui limitazioni possono essere giustificate, ai sensi di quanto sancito dal Patto internazionale sui diritti civili e politici del 1966 e dalla Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali del 1950, unicamente per ragioni connesse ad esigenze superiori quali la protezione della sicurezza nazionale, della salute e dell'ordine pubblico. Composto da un ampio preambolo e da 16 articoli, il Protocollo - che l'Italia ha sottoscritto nel 2011 - definisce "razzista e xenofobo" qualsiasi materiale scritto, immagine o altra rappresentazione di idee o teorie che incitino o incoraggino l'odio, la discriminazione o la violenza contro una persona o un gruppo di persone in ragione della razza, del colore della pelle, dell'origine nazionale o etnica o della religione, se tali fattori vengono utilizzati come pretesto per tali comportamenti (articolo 2). Il testo, nel Capitolo II (articoli 3-7), chiama i Paesi parte ad adottare nei rispettivi ordinamenti interni misure legislative per l'individuazione di fattispecie di reato come la diffusione via internet di materiale razzista e xenofobo (articolo 3), la minaccia e l'insulto con motivazioni razziste e xenofobe (articoli 4 e 5), la negazione, o la palese minimizzazione, o ancora l'approvazione o la giustificazione del genocidio o dei crimini contro l'umanità (articolo 6). In particolare l'articolo 6 prevede che ciascuna delle Parti proceda, nel proprio diritto interno, alla criminalizzazione della diffusione per via informatica  se commessa intenzionalmente e senza autorizzazione  di materiali che neghino, minimizzino palesemente, approvino o giustifichino atti inquadrabili nelle fattispecie di genocidio o di crimine contro l'umanità in base al diritto internazionale, e in particolare riconosciuti come tali dalla giurisprudenza del Tribunale militare internazionale istituito con l'accordo di Londra dell'8 agosto 1945, ovvero di ogni altra Corte internazionale della quale la Parte interessata riconosca la giurisdizione. I successivi Capi III e IV del protocollo (articoli 8-16) disciplinano le relazioni tra la Convenzione e il Protocollo (articolo 8), gli aspetti relativi alla manifestazione del consenso da parte degli Stati ad essere vincolati dal Protocollo (articolo 9), all'entrata in vigore (articolo 10), all'adesione (articolo 11), alle riserve e alle dichiarazioni (articolo 12), allo status e alla revoca delle riserve (articolo 13), all'applicazione territoriale (articolo 14), alla denuncia (articolo 15) e alla notifica delle firme e degli altri strumenti di ratifica, accettazione o adesione (articolo 16). Il disegno di legge di ratifica della Convenzione si compone di 5 articoli. Non sono previsti oneri per l'attuazione del provvedimento. L'articolo 3, in particolare, novella l'articolo 604- bis del codice penale, al fine di includere nel reato di propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale etnica e religiosa, anche quelli commessi con mezzi informatici o telematici. Evidenzia, da ultimo, come la Convenzione non presenti profili di incompatibilità con la normativa nazionale, né con l'ordinamento dell'Unione europeo e gli altri obblighi internazionali sottoscritti dal nostro Paese. Prende, quindi, la parola il senatore Giarrusso, relatore per la 2 a Commissione, per l'illustrazione del disegno di legge, relativamente alle parti di competenza della Commissione giustizia. Il senatore GIARRUSSO ( Misto ) mette in risalto che di diretta competenza della Commissione giustizia è l'articolo 3, il quale novella l'articolo 604- bis del codice penale, al fine di includere, nel reato di propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale etnica e religiosa, anche quelli commessi con mezzi informatici o telematici. Ricorda, in questa sede, che i primi due commi dell'articolo 604- bis contemplano un esteso catalogo di fattispecie di reato, punite in via sussidiaria rispetto ad altri eventuali più gravi reati. In particolare, al primo comma, lettera a ), sono puniti - con la reclusione fino ad 1 anno e 6 mesi o con la multa fino a 6.000 euro - i delitti di propaganda di idee fondate sulla superiorità o sull'odio razziale o etnico nonché i delitti di istigazione e di commissione di atti discriminatori (non violenti) per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi. Rammenta poi che per la giurisprudenza di legittimità (Cass. pen. Sez. I, 13/12/2019, n. 1602) la propaganda razzista, per assurgere a fatto di reato, non può esaurirsi in un sentimento di generica antipatia, insofferenza o rifiuto riconducibile a motivazioni eventualmente anche attinenti alla razza, alla nazionalità o alla religione; parimenti la nozione di "discriminazione per motivi razziali" richiede la commissione di una condotta discriminatoria che si fonda proprio sulla qualità personale del soggetto, e non invece, sui suoi comportamenti. Il disegno di legge interviene proprio su questi delitti sanzionando espressamente anche le condotte commesse con mezzi informatici o telematici. Impregiudicati gli effetti dell'approvazione del disegno di legge n. 812, già approvato dalla Commissione in tema di diffamazione a mezzo stampa, segnala che finora la tutela più comunemente invocata era quella civilistica, fondata sulle clausole del contratto per adesione in cui si sostanzia l'iscrizione ad una piattaforma digitale social : per Tribunale Roma Ord., 24/02/2020 (causa X e altri c. Facebook Ireland Ltd ) "non sussistono i presupposti per concedere la tutela cautelare invocata dagli utenti di un social network che lamentino la disattivazione dei relativi account e delle pagine da loro amministrate, da considerare legittima in quanto tali pagine erano riconducibili a un'organizzazione d'odio e i contenuti ivi reiteratamente immessi incitavano all'odio e alla discriminazione, violando le condizioni contrattuali e la normativa, interna e internazionale, di contrasto ai discorsi d'odio e discriminatori" (Foro It., 2020, 3, 1, 1050). Il relatore rammenta, infine, che l'articolo 604- bis , al primo comma, lettera b ), punisce con la reclusione da 6 mesi a 4 anni i delitti di istigazione e provocazione alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi, nonché di commissione di atti di violenza per i medesimi motivi. Al secondo comma sono punite, con la reclusione da 6 mesi a 4 anni, la partecipazione o l'assistenza ad organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi che si prefiggono l'incitamento alla discriminazione violenta o non, per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi e, con la reclusione da 1 a 6 anni, la promozione o direzione di tali enti. Il comma 3, infine, contempla la cosiddetta aggravante di negazionismo, che si applica quando la propaganda ovvero l'istigazione e l'incitamento, commessi in modo che derivi concreto pericolo di diffusione, si fondino in tutto o in parte sulla negazione, sulla minimizzazione in modo grave o sull'apologia della Shoah o dei crimini di genocidio, dei crimini contro l'umanità e dei crimini di guerra. Il presidente PETROCELLI ringrazia i relatori per le relazioni svolte e dichiara aperta la discussione generale. Il seguito dell'esame congiunto è, quindi, rinviato. La seduta termina alle ore 9,25.