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SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Assemblea 121 Presidenza del vice presidente ROSSOMANDO, indi del vice presidente TAVERNA e del vice presidente CALDEROLI N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Forza Italia-Berlusconi Presidente: FI-BP; Fratelli d'Italia: FdI; Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione: L-SP-PSd'Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP-PATT, UV): Aut (SVP-PATT, UV); Misto: Misto; Misto-Liberi e Uguali: Misto-LeU; Misto-MAIE: Misto-MAIE; Misto-Più Europa con Emma Bonino: Misto-PEcEB; Misto-PSI: Misto-PSI. Presidenza del vice presidente ROSSOMANDO PRESIDENTE . La seduta è aperta (ore 9,32). Si dia lettura del processo verbale. LAFORGIA, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del giorno precedente. PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato. Comunicazioni della Presidenza PRESIDENTE . L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Sull'ordine dei lavori PRESIDENTE . Informo l'Assemblea che all'inizio della seduta il Presidente del Gruppo Movimento 5 Stelle ha fatto pervenire, ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento, la richiesta di votazione con procedimento elettronico per tutte le votazioni da effettuare nel corso della seduta. La richiesta è accolta ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento. Discussione e deliberazione su proposte di questione pregiudiziale riferite al disegno di legge: Doc 1315 Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 30 aprile 2019, n. 35, recante misure emergenziali per il servizio sanitario della Regione Calabria e altre misure urgenti in materia sanitaria (Approvato dalla Camera dei deputati) PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca la discussione e la deliberazione su proposte di questione pregiudiziale riferite al disegno di legge n. 1315, già approvato dalla Camera dei deputati. Ha facoltà di parlare il senatore Mangialavori per illustrare la questione pregiudiziale QP1. MANGIALAVORI (FI-BP) . Signor Presidente, sono qui a presentare la nostra questione pregiudiziale riferita al decreto-legge proposto dal Governo, chiamato decreto Calabria. Il provvedimento in esame, costituito da diciassette articoli e tre capi, è l'ennesimo presentato dal Governo in carica, le cui componenti politiche - è bene ricordarlo - nelle precedenti legislature avevano sempre stigmatizzato il ricorso e l'uso improprio della decretazione d'urgenza. Le norme contenute nei primi articoli del Capo I - secondo noi e secondo la Costituzione - ledono il principio della legislazione concorrente, in quanto rappresentano un'evidente limitazione del ruolo della Regione nella gestione del servizio sanitario. Alcune disposizioni infatti non sembrano considerare la necessità di rispettare l'articolazione degli assetti istituzionali: l'articolo 2 - ad esempio - conferisce al commissario un potere ulteriore rispetto a quanto previsto nel piano di rientro, quello di verifica straordinaria sull'attività dei direttori generali delle aziende sanitarie e di quelle ospedaliere e ospedaliere universitarie. Inoltre, la nomina dei commissari straordinari delle singole aziende è attribuita al commissario governativo, anziché - come dovrebbe essere - al presidente della Giunta regionale, cosa che depaupera le funzioni di controllo di quest'ultimo. L'articolo 3 stabilisce che, in caso di valutazione negativa del direttore generale, il commissario ad acta, previa intesa con le Regioni, nonché con il rettore, nei casi di aziende ospedaliere universitarie, nomini un commissario straordinario; in mancanza d'intesa, sarà il Consiglio dei ministri a provvedere alla nomina del commissario o del direttore generale. L'articolo 4 stabilisce che i commissari straordinari debbano effettuare periodicamente, e comunque entro sessanta giorni dalla nomina ovvero dalla valutazione positiva... (Brusio) . PRESIDENTE. Mi perdoni un istante, senatore Mangialavori, se la interrompo. Colleghi, è faticoso ascoltare l'intervento dal banco della Presidenza, per cui vi prego di prendere posto in modo più silenzioso. Prego, senatore Mangialavori, continui. MANGIALAVORI (FI-BP) . Stavo dicendo che, entro sessanta giorni dalla nomina ovvero dalla valutazione positiva effettuata dal commissario ad acta , i commissari straordinari devono effettuare una verifica sull'attività dei direttori amministrativi e sanitari delle rispettive aziende, volta ad accertare le competenze di questi ultimi e a verificare se il loro lavoro sia stato positivo o meno. L'articolo 5 estende alle aziende sanitarie della Regione Calabria la disciplina prevista per gli enti locali in tema di dissesto, prevedendo che la dichiarazione di dissesto consegua comunque a una verifica generale sulla gestione dell'ente effettuata dai commissari straordinari. Il Capo I del decreto-legge è interamente dedicato a disposizioni speciali per la Regione Calabria, volte, come specificato dall'articolo 1, a ripristinare il rispetto dei livelli essenziali di assistenza in ambito sanitario (di cui all'articolo 117, secondo comma, lettera m) , della Costituzione), nonché ad assicurare il raggiungimento degli obiettivi del piano di rientro dai disavanzi del servizio sanitario regionale secondo i relativi programmi operativi. Tutti gli interventi proposti si configurano come provvedimenti normativi straordinari, assunti per un periodo temporale limitato a diciotto mesi, con i quali si intende accompagnare la sanità calabrese verso situazioni amministrative "normali". Allo stesso commissario ad acta è dato il potere di far decadere dall'incarico i direttori generali e di nominare un commissario straordinario; inoltre, egli ha anche la facoltà di nominare i commissari straordinari senza particolari requisiti, ma in modo del tutto discrezionale. Anche in questi casi il Governo si assume il potere che la Costituzione attribuisce alle Regioni. Occorrerebbe prendere atto del fallimento dello strumento commissariale, che ha contribuito a peggiorare l'assistenza sanitaria in Calabria, senza ridurre né il debito né il deficit sanitario, creando inoltre, a causa del blocco del turnover, una carenza strutturale di personale che poi si riverbera sui livelli essenziali di assistenza. Eppure il Governo, invece di eliminare tali criticità, con un decreto-legge farlocco sta pensando di attribuire a sé soltanto la possibilità di nominare persone, personale e personalicchio. L'eterogeneità della materia in un decreto-legge costituisce un improprio depauperamento della competenza legislativa delle Camere e la volontà del Governo di realizzare il proprio programma o di rendere operative con immediatezza alcune sue decisioni non può diventare prevalente sulla natura peculiare del decreto-legge. Inoltre, quest'ultimo non può essere il mezzo dell'Esecutivo per introdurre disposizioni e preservare pretestuosamente e comunque gli effetti prodottisi nei sessanta giorni di validità della decretazione d'urgenza, a prescindere dalla conversione in legge delle singole norme emanate. Per tutti questi motivi, riteniamo che non si debba procedere all'esame del disegno di legge n. 1315 del 2019. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il senatore Collina per illustrare la questione pregiudiziale QP2. COLLINA (PD) . Signor Presidente, colleghi, Lega e 5 Stelle governano il Paese da un anno e questo è il primo provvedimento governativo in tema di sanità che arriva all'esame dell'Assemblea. Comprendo la necessità di affrontare approfondimenti e di modificare da parte del Governo del cambiamento tutti gli assetti del Ministero, gli enti consultivi e la composizione di tante commissioni frutto delle nomine del vecchio Governo. Dopo un anno di attività, però, vedere approdare in Aula il provvedimento in discussione lascia enormemente perplessi. Nella scorsa legislatura avevamo proposto una modifica della Costituzione tale per cui, in caso di dissesti finanziari a livello regionale, con legge dello Stato allo stesso si sarebbero potute avocare le competenze relative ad alcuni ambiti (si trattava della modifica dell'articolo 120 della Costituzione). Per poter varare il decreto-legge n. 35 del 2019 avreste dovuto votare sì al referendum (Applausi dal Gruppo PD), perché non ci sono le condizioni e i presupposti costituzionali per emanare un decreto-legge di questo tipo: a Costituzione invariata, il Governo deve infatti conferire con le Regioni e tener conto delle competenze regionali per poter intervenire in una materia come quella sanitaria. Con il provvedimento in discussione non lo fate: esautorate una Regione nei modi e nelle forme, senza i presupposti costituzionali per poterlo fare, e poi intervenite sugli aspetti più complessivi e generali della sanità italiana sempre nello stesso provvedimento. Qui ci sono due decreti, e non uno solo: uno riguarda la situazione di emergenza nella Regione Calabria; nell'altro mettete mano a una serie di problemi presenti nel nostro Paese riguardo alla sanità, che in parte - dobbiamo dirlo - avete contribuito a generare. Varare infatti una misura come quota 100 senza immaginare le sue ricadute e conseguenze sul sistema pubblico nazionale, in particolare sanitario, getta ora in grave difficoltà tutta la sanità del nostro Paese. Oggi viene quindi posta una questione pregiudiziale, con le seguenti premesse: dopo un anno non avete ancora messo mano in modo organico alla sanità italiana, perché evidentemente non avete un'idea. I problemi esistono. Come ho già detto, avevamo pensato di partire a monte, predisponendo i presupposti per agire in modo significativo sulla sanità italiana. Questo non è successo e, quindi, oggi con la questione pregiudiziale in esame vi diamo la possibilità di tornare in Commissione per cercare di dare risposte adeguate alle esigenze non solo della Calabria, ma anche del resto del Paese. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE . Nel corso della discussione potrà prendere la parola un rappresentante per Gruppo, per non più di dieci minuti ciascuno. BOLDRINI (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BOLDRINI (PD) . Signor Presidente, colleghi senatori, dichiaro subito che abbiamo a cuore la sanità di tutti i cittadini, non meno dei calabresi e, quindi, la presentazione della questione pregiudiziale non va contro quei cittadini, ci mancherebbe. Abbiamo però l'impressione che il decreto-legge in esame, oltre a presentare vizi di costituzionalità, sia pasticciato e, come spesso accade con i provvedimenti di questo Governo, ci troviamo di fronte a un testo omnibus. Ci pare soprattutto che ci sia una palese violazione dell'autonomia della Regione Calabria, poiché è mancata qualsiasi forma di collaborazione, citata anche nel parere espresso dalla Conferenza Stato-Regioni, saltando quindi tutte le regole basilari di una leale collaborazione tra lo Stato e le Regioni. Tra l'altro, si è deciso di intervenire platealmente - visto che il decreto-legge è stato programmato e lo si è presentato addirittura in Calabria - dimostrando grande interesse - sì - per la Regione. Il Governo però, considerato il tanto lavoro svolto, avrebbe potuto cogliere l'occasione non solo per fare un atto provvisorio, come spesso succede (dato che ha una validità di diciotto mesi), ma anche per creare magari un prototipo, uno standard utile a prefigurare un nuovo sistema per tutte le altre Regioni del Paese, perché non esiste solo la Calabria. Si sa, però, che si fa tutto così, in maniera molto provvisoria, derogando di fatto a norme prestabilite e introducendo addirittura notevoli discrezionalità e non già criteri oggettivi (parlo, ad esempio, dell'assunzione del personale). Il decreto-legge in esame ha la prerogativa di superare anche i ruoli della magistratura e della Corte dei conti. Nonostante i roboanti annunci fatti, nulla si è detto sulla riorganizzazione del personale della sanità della Regione Calabria, ovviamente in difficoltà, con lo stesso spettro dei futuri pensionamenti di quota 100 di cui ha parlato anche il collega che mi ha preceduto, che creeranno ulteriori vuoti di organico. Anche se si è parlato di urgenza, il decreto-legge è di fatto un normale piano di rientro: è vero che da tanti anni la Regione Calabria e soprattutto i cittadini calabresi lo sopportano, ma qui vi è la pretesa di risistemare tutto a suon di commissari, senza peraltro mai citare, oltre al pedissequo controllo economico, un altro monitoraggio che riteniamo di fondamentale importanza, ossia l'innalzamento dei livelli essenziali di assistenza, attualmente di bassissimo livello, perché monitorati da Agenas (Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali). In questo decreto-legge, però, non se ne fa assolutamente menzione. Il Capo II, poi, che è aggiuntivo - è per questo che il provvedimento a nostro avviso è incostituzionale, perché mette insieme due temi diversi - reca misure urgenti in materia di salute, in palese violazione della regola che impone che i contenuti di un decreto-legge siano omogenei. La formazione specialistica, soprattutto dei medici (quelli importanti, di medicina generale), avrebbe sicuramente meritato un provvedimento a sé stante, ovviamente con gli interlocutori più rilevanti. In questo caso, il Ministero della salute, insieme ai commissari, fa il buono e il cattivo tempo, senza citare neanche una volta l'espressione «di concerto con il Ministero dell'istruzione». Sappiamo infatti che le scuole di specializzazione sono in capo alle università. Ci sono voluti emendamenti che prevedessero in aggiunta la collaborazione con i rettori delle aziende, laddove esistono quelle universitarie. Tutta la riorganizzazione delle borse di studio in funzione delle carenze in sanità, venutesi a creare anche con l'avvento dei pensionamenti, non è stata presa in considerazione. Stesso discorso vale per i fondi per la copertura di ulteriori borse di studio, senza dimenticare altresì che nel testo del decreto-legge sono contenute diseguaglianze enormi, a loro volta ai margini dell'incostituzionalità. In merito - ad esempio - al conferimento di incarichi dirigenziali, si crea un'irragionevole disparità di trattamento in violazione di un principio di uguaglianza tra medici specializzati e in corso di specializzazione. Si tratta di diseguaglianze tali per cui saranno senza dubbio presentati ricorsi da parte dei soggetti coinvolti, con un'ulteriore spesa per la comunità e per tutti noi. Alla luce di tutte queste diseguaglianze, riteniamo che ci siano davvero i margini per una pregiudiziale di costituzionalità. Per tale ragione, signor Presidente, colleghi senatori, chiedo all'Assemblea il voto favorevole alla questione pregiudiziale per non procedere all'esame di un decreto-legge che non è nient'altro che propaganda. (Applausi dal Gruppo PD) . SICLARI (FI-BP) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. SICLARI (FI-BP) . Signor Presidente, colleghi, siamo esattamente a un anno da quando noi di Forza Italia abbiamo denunciato l'emergenza sanitaria calabrese per la prima volta in quest'Aula, davanti al Governo che si presentava al Senato della Repubblica, il 5 giugno del 2018. Proprio un anno fa abbiamo raccontato e illustrato al Governo che in Calabria c'era un'emergenza, quella sanitaria, problema che oggi pensate di iniziare a risolvere con il provvedimento in esame, che invece - a nostro avviso - peggiora la situazione. Quel 5 giugno illustrammo i problemi che vivevamo in quei giorni in Calabria e che tutti ricorderete bene, perché furono uno scandalo a livello nazionale: sei ascensori su sei non funzionavano in un ospedale, per cui i pazienti venivano portati sulle spalle dai medici, e le medicine mancavano al Grande Ospedale Metropolitano di Reggio Calabria per carenza di risorse. Da allora, noi di Forza Italia abbiamo fatto una battaglia per la Calabria, terra dimenticata spesso da tutti e forse anche dai calabresi, o almeno da alcuni. (Brusio). A voi della maggioranza chiedo rispetto per i calabresi e di ascoltare cortesemente: stiamo parlando del decreto-legge sulla situazione sanitaria della Calabria che avete presentato a quest'Assemblea. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE. Senatore Siclari, ho già richiamato l'Assemblea a un maggiore ascolto. Prosegua il suo intervento. SICLARI (FI-BP) . Con questo decreto-legge state calpestando l'articolo 32 della Costituzione: ecco perché è incostituzionale. Quell'articolo, infatti, è uno dei pochi in cui è presente l'aggettivo «fondamentale», che trova attuazione nel Servizio sanitario nazionale, il quale ha compiuto quarantuno anni, ma - ahimè - negli ultimi quindici mesi è a rischio sostenibilità, dato che non avete fatto altro che ridurre le risorse ad esso destinate. Adesso mettete in discussione anche i principi su cui si fondano l'articolo 32 della Costituzione e il Servizio sanitario nazionale, ovvero l'equità, l'uguaglianza e l'universalità delle cure. Colleghi, in Calabria siete venuti qualche mese fa, dopo che abbiamo presentato ventiquattro interrogazioni parlamentari sull'emergenza sanitaria di quella Regione e oltre cento agenzie nazionali, una ogni tre giorni, per informarvi di quanto lì accade e dell'emergenza che viviamo sulla nostra pelle. Siete venuti in Calabria a dire che avreste risolto il problema e ora venite in Aula con un decreto-legge che parla non di assistenza sanitaria, ma solo dell'occupazione di poltrone. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Il decreto-legge in esame promuove uno strumento che ha fallito in Calabria per dieci anni, il commissariamento della salute, che ha aumentato il debito pubblico e la mobilità, né è riuscito a garantire i piani di rientro. I calabresi che si curano fuori sono ogni anno di più, anche sotto la gestione commissariale imposta dallo Stato, e non certo da loro stessi, e voi venite in Aula a presentare la soluzione di supercommissariare la Calabria. Quale scienziato avete pensato di mandare in quella realtà a risolvere il problema che non è riuscito a risolvere nessun commissario negli ultimi dieci anni? E non si trattava di commissari calabresi. Vogliamo conoscerlo, e non credo si tratti di Cotticelli, persona che stimo, sicuramente qualificata e adeguata per il nostro territorio. Serviva davvero un decreto-legge per nominare un nuovo commissario, sollevando un tale polverone? Servivano tanta propaganda e demagogia? Bastava nominare Cotticelli al posto dell' ex commissario Scura, senza annunciare un decreto-legge che non ha nulla di nuovo, non parla di assistenza sanitaria e non prevede un solo euro per l'assistenza sanitaria calabrese. Anzi, qualcosa di nuovo c'è: esiste la possibilità di chiedere il dissesto delle ASP (Azienda pubblica di servizi alla persona), per ripartire così da zero. Mi verrebbe da dire - come farebbe il mio collega Mallegni - che siete dei fenomeni. Mandare in dissesto le ASP significa distruggere le aziende sane che da due anni e mezzo aspettano di essere pagate e non vedranno un euro! (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Manderete a casa quei dipendenti sani che lavorano da venti o venticinque anni in aziende sane, perché la magistratura da noi è attenta e accorta e, quindi, lavora e vigila con estrema cura sul territorio. Le aziende che oggi in Calabria lavorano da circa trent'anni sono state e tuttora vengono controllate puntualmente dagli inquirenti e dalla magistratura, che svolge un nobile lavoro in quella Regione, per i calabresi e per garantire la democrazia e i nostri diritti. Le aziende sane che vivono in un contesto difficile non vanno punite con un dissesto. Abbiamo quindi presentato un emendamento con il quale chiediamo di considerarle come creditori privilegiati e di pagarle. Proprio in quanto sane e non infiltrate dalla criminalità organizzata in un territorio difficile, devono essere premiate dal Governo. Anche i nostri procuratori dicono che la politica deve incentivare le aziende sane, soprattutto nei territori difficili, e non punirle, perché voi ritenete, partendo da zero, di risolvere il problema della Calabria: partiamo da ciò che è sano e tuteliamolo. Voi, con il vostro decreto-legge, colpite tutti, per cui chi ha lavorato e vissuto onestamente viene trattato come chi truffa lo Stato e ha collusioni con la criminalità organizzata. Fate un esame di coscienza perché, quando chiederete e accetterete il dissesto della ASP di Reggio Calabria, già arrivato al commissario di quella città, le aziende che non vengono pagate da due anni e mezzo chiuderanno tutte. Ricevo telefonate ogni giorno da persone disperate, che hanno dato la vita alle loro attività e non hanno mai avuto problemi con la giustizia, pur in un territorio difficile come quello calabrese, perché sane. Il decreto-legge in esame invece, oltre all'articolo 32 della Costituzione, calpesta la dignità di tutti i calabresi. Avrebbe dovuto essere un decreto-legge sull'assistenza sanitaria, mentre sembra certificare che questo Governo guarda i calabresi come criminali. È questo il problema: il provvedimento in esame guarda i calabresi come fossero dei criminali. Avete escluso la centrale unica appaltante della Calabria convinti che anche lì ci possa essere dello sporco, che ad oggi però non risulta. Avete costruito un decreto-legge in base a tale pregiudizio, e ciò porterà un aumento della mobilità e la chiusura dei laboratori sani; porterà la gente che lavora onestamente a non avere più lavoro, perché chiuderanno le strutture sanitarie, e i bambini saranno costretti ad attendere lunghe liste d'attesa per un semplice prelievo e gli anziani a rinunciare alle cure. Il 18 giugno i calabresi saranno in piazza Montecitorio a chiedere al Governo rispetto e ascolto. I calabresi onesti, quel giorno, verranno qui a chiedere semplicemente di essere guardati negli occhi, perché hanno l'onestà dentro e forse sono molto più onesti di tanti altri politici che gridano «onestà, onestà e onestà» e ai quali non importa niente di tutelare la parte più sana della Calabria, che merita invece di essere aiutata e non uccisa, perché abitata solo da criminali. Il nostro appello vi invita a valutare con estrema attenzione gli emendamenti e a fare vostri quelli che abbiamo presentato: ci interessa non che sia approvato l'emendamento a prima firma Siclari o Bernini, ma che le nostre proposte emendative vengano approvate perché provengono dal territorio e servono per aiutare quei cittadini che oggi sono più in difficoltà, dato che - come avete visto anche voi - si vive un'emergenza sanitaria. Risolvete il problema, allora. Ringrazio i miei colleghi che mi hanno affiancato nel corso dei lavori in Commissione igiene e sanità: ringrazio in particolare le senatrici Rizzotti, Boldrini e Stabile, nonché il collega Mangialavori e la capogruppo Bernini perché hanno fatto sentire, tramite la mia persona, la vicinanza del partito a tutti i calabresi. Per questa ragione, continueremo la battaglia in Senato tutti insieme, come Gruppo, perché i calabresi hanno bisogno di sentirsi davvero cittadini italiani e non perché glielo raccontiamo. (Applausi dal Gruppo FI-BP. Congratulazioni) . ZAFFINI (FdI) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ZAFFINI (FdI) . Signor Presidente, a me che non sono un fenomeno - e me ne guardo bene, collega Mallegni; anzi, proprio per questo motivo coltivo ogni giorno il dubbio - il provvedimento al nostro esame desta tantissime perplessità, a cominciare dalla discussione che stiamo ora affrontando. Ricordo infatti che il provvedimento è ancora in Commissione e, quindi, potrebbe essere drasticamente modificato o addirittura mutilato in ogni sua parte, essendo la discussione ancora aperta. Discutere adesso una questione pregiudiziale, quindi, desta in me - lo ripeto - perplessità, ma mi adeguo, nel tentativo continuo di accrescere la mia conoscenza. Vi sono poi altri aspetti che inducono il Gruppo Fratelli d'Italia a votare favorevolmente a entrambe le questioni pregiudiziali presentate, che riteniamo totalmente fondate. Il provvedimento al nostro esame, signor Presidente, esercita a tradimento un'incursione in materie importantissime e, nello stile consueto del Ministro della salute - come componente della Commissione igiene e sanità lo osservo da vicino ogni giorno - adotta tre riforme davvero importanti. La prima riforma è quella della giustizia - non so però se voi, colleghi fenomeni, ve ne siete accorti - mentre la seconda è quella dell'università e la terza è quella della sanità. Nei sei articoli, a parte i primi dieci che riguardano l'emergenza Calabria, il provvedimento, colleghi fenomeni, adotta tre riforme fondamentali, tutte motivate, parzialmente necessarie e, per alcuni versi, anche urgenti, ma non è possibile trattare quegli argomenti in siffatto modo. Si tratta - lo ribadisco - di un'incursione inconsapevole, superficiale e sciatta, che prende in considerazione problemi enormi. Ne cito solo uno: la mancanza di personale medico. Uno studio recente dell'Associazione nazionale medici e dirigenti del Servizio sanitario nazionale (ANAAO) quantifica intorno a 20.000 i professionisti mancanti nei prossimi tre anni. È un problema serissimo che tutti conoscono, ma che non può assolutamente essere risolto in questo modo. Argomenteremo la sostanza del provvedimento in Aula come minimo la settimana prossima, Presidente, perché non so quando avverrà di preciso. Considerato che cominceremo a votare gli emendamenti in Commissione a partire dalla settimana prossima, potremmo riprendere l'esame del provvedimento anche fra quindici giorni. Invece che alla sostanza della materia, che ho sentito trattare dai colleghi che mi hanno preceduto, mi fermo alla forma e all'eccezione di costituzionalità del provvedimento in esame per manifestare l'assoluta condivisione sulle perplessità illustrate nelle due questioni e annuncio, quindi, in coerenza con quanto detto, il voto favorevole del mio Gruppo e partito ad entrambe le questioni pregiudiziali presentate. (Applausi dai Gruppi FdI e FI-BP) . ERRANI (Misto-LeU) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ERRANI (Misto-LeU) . Signor Presidente, vorrei fare un ragionamento soprattutto alla maggioranza che ha proposto il decreto-legge in esame. Noi sosteniamo le pregiudiziali perché il provvedimento è chiaramente incostituzionale; anzi, in relazione alle questioni che attengono al rapporto con le competenze regionali, faccio presente che - pochi minuti fa eravamo in audizione in Commissione per l'attuazione del federalismo fiscale - stiamo discutendo della autonomia differenziata (comma 3 dell'articolo 116). Questo è un decreto-legge che straccia le attuali competenze delle Regioni senza porsi alcun problema, e già questo è incostituzionale. Il fatto ancor più preoccupante è che non riguarda solo le problematiche della Regione Calabria: si affronta una serie di emergenze di carattere ordinamentale in sanità prescindendo da qualsiasi impianto e da qualsiasi ragionamento. In questo caso la ragione di urgenza non esiste e non capisco come faccia il Ministero della salute a pensare di affrontare l'emergenza sanità e del Sistema sanitario nazionale in siffatti termini. È un intervento "alla qualunque" che sostanzialmente fa una cosa sola: accentra i poteri, prescinde dall'ordinamento e non risolve ora e non lo farà neanche in futuro i problemi per quanto riguarda la questione sia del personale e dei professionisti - è stato detto anche dai colleghi prima di me che siamo in emergenza - che strategicamente degli specializzandi, questione tra l'altro che prevede un problema di risorse. Qui non se ne parla. Non affrontiamo il problema di come saranno e sono reclutati i medici nel Servizio sanitario nazionale, dando vita a un sistema provvisorio senza alcun tipo di controllo. Il problema è molto serio e grave. L'emergenza c'è, ma non si affronta così. In questo modo si dice una cosa semplice: "sulla sanità e su questi punti comandiamo noi". Ma questo è incostituzionale. (Applausi dal Gruppo Misto) . PRESIDENTE . Ai sensi dell'articolo 78, comma 3, del Regolamento, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della questione pregiudiziale presentata, con diverse motivazioni, dalla senatrice Bernini e da altri senatori (QP1) e dal senatore Marcucci e da altri senatori (QP2), riferita al disegno di legge n. 1315. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Discussione e approvazione del disegno di legge: Doc 920-B Interventi per la concretezza delle azioni delle pubbliche amministrazioni e la prevenzione dell'assenteismo (Approvato dal Senato e modificato dalla Camera dei deputati) (Collegato alla manovra finanziaria) (Votazione finale qualificata, ai sensi dell'articolo 120, comma 3, del Regolamento) (Relazione orale) PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 920-B, già approvato dal Senato e modificato dalla Camera dei deputati. Ricordo che, ai sensi dell'articolo 104 del Regolamento, oggetto della discussione e delle deliberazioni saranno soltanto le modificazioni apportate dalla Camera dei deputati, salvo la votazione finale. La relatrice, senatrice Nisini, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta. Pertanto, ha facoltà di parlare la relatrice. NISINI, relatrice . Signor Presidente, rappresentanti del Governo, colleghi, sarò breve e illustrerò le modifiche che la Camera dei deputati ha apportato al provvedimento che oggi ci arriva in terza lettura. Ricordo che l'articolo 1 introduce nell'ordinamento il Piano triennale delle azioni concrete per l'efficienza delle pubbliche amministrazioni e istituisce, presso il Dipartimento della funzione pubblica, il Nucleo della concretezza, preposto alla verifica della realizzazione delle azioni concrete per il miglioramento dell'efficienza delle pubbliche amministrazioni. (Brusio) . PRESIDENTE. Senatrice Nisini, mi scusi se la interrompo, ma è difficile lavorare bene con un tale rumore. Colleghi, vi prego di abbassare il tono di voce o di tacere. La prego, senatrice Nisini, di continuare. NISINI, relatrice . Come dicevo, la Camera dei deputati ha apportato modifiche molto specifiche all'articolo 1. Oltre al richiamo ai principi di trasparenza e digitalizzazione delle pubbliche amministrazioni, si introduce un termine temporale per la comunicazione, da parte delle pubbliche amministrazioni, dell'avvenuta attuazione delle misure correttive. Si prevede inoltre la trasmissione, anche alle competenti Commissioni parlamentari, della relazione annua del Dipartimento della funzione pubblica concernente gli esiti dei sopralluoghi e delle visite. Quanto all'articolo 2, ricordo che esso prevede l'introduzione di sistemi di verifica biometrica dell'identità e di videosorveglianza degli accessi per i dipendenti delle amministrazioni pubbliche, ai fini della verifica dell'osservanza dell'orario di lavoro, oltre a recare un principio generale sullo svolgimento della prestazione nella sede di lavoro da parte dei dirigenti delle amministrazioni pubbliche. La Camera dei deputati ha apportato le seguenti modifiche: si introduce un richiamo al principio di proporzionalità di cui all'articolo 52 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea; si esclude il personale docente ed educativo degli istituti e delle scuole di ogni ordine e grado e delle istituzioni educative dall'ambito di applicazione del presente articolo e si specifica che i dirigenti dei medesimi istituti, scuole e istituzioni sono soggetti ad accertamento esclusivamente ai fini della verifica dell'accesso, secondo le modalità stabilite da un regolamento ministeriale. La Camera dei deputati ha soppresso l'originario articolo 3, relativo alle risorse destinate al trattamento economico accessorio del personale delle amministrazioni pubbliche, in quanto tale articolo è stato nel frattempo assorbito dall'articolo 11, commi 1 e 2, del decreto-legge 14 dicembre 2018, n. 135, convertito con modificazioni dalla legge 11 febbraio 2019, n. 12. Viene confermato il limite vigente per le assunzioni da parte delle amministrazioni statali, anche a ordinamento autonomo, e delle agenzie e degli enti pubblici nazionali non economici, e si recano modifiche e integrazioni alle norme sulle procedure per le assunzioni da parte delle suddette amministrazioni, stabilendo anche disposizioni transitorie. Nelle modifiche apportate alla Camera all'articolo 3 vengono inserite le figure professionali con elevate competenze in materia di contabilità pubblica e di gestione finanziaria tra quelle il cui reclutamento deve essere previsto in via prioritaria, nell'ambito della predisposizione dei piani triennali dei fabbisogni di personale delle suddette amministrazioni. Viene specificato che le procedure concorsuali relative alle amministrazioni in oggetto per il triennio 2019-2021 e rientranti nell'ambito di applicazione di cui al comma 4, lettera b) , sono svolte dal Dipartimento della funzione pubblica, e per le suddette procedure vengono posti alcuni criteri e facoltà specifici concernenti le commissioni d'esame, le sottocommissioni, la tipologia e le modalità di svolgimento delle prove d'esame, i punteggi relativi ai titoli. Si prevede, tra l'altro, che le prove d'esame possano essere precedute da una prova preselettiva qualora le domande di partecipazione al concorso siano in numero superiore a due volte il numero dei posti banditi. È previsto che il Dipartimento della funzione pubblica provveda allo sviluppo di un portale del reclutamento, per la raccolta e la gestione delle domande di partecipazione ai concorsi pubblici e delle fasi delle procedure concorsuali, anche mediante la creazione del fascicolo elettronico del candidato. All'articolo 3 sono state altresì apportate modifiche relative a tutte le pubbliche amministrazioni e inerenti a vari profili in materia di procedure di assunzione e di mobilità. (Brusio). PRESIDENTE. Mi perdoni, senatrice Nisini. Adesso devo veramente richiamarvi, colleghi. Prego, senatrice Nisini, prosegua la sua relazione. NISINI, relatrice . La ringrazio, Presidente. Signor Presidente, chiedo ad ogni modo che il testo scritto della relazione venga allegato ai Resoconti della seduta odierna, dato che lo sto sintetizzando visto il poco interesse mostrato ora in Aula. PRESIDENTE. La Presidenza la autorizza in tal senso. NISINI, relatrice . L'articolo 4 è stato introdotto alla Camera. Il comma 1 estende agli altri pubblici dipendenti la disciplina che consente, finora solo per talune categorie di personale, il collocamento in aspettativa senza assegni per lo svolgimento di attività presso soggetti e organismi, pubblici o privati, anche operanti in sede internazionale, e modifica le norme sulla durata della medesima aspettativa. Nel caso di svolgimento di attività presso soggetti diversi dalle amministrazioni pubbliche, il collocamento in aspettativa non può superare i cinque anni. Con riferimento a quest'ultima ipotesi, la novella consente il rinnovo, per una sola volta. Il comma 2 ammette per i dipendenti pubblici collocati in aspettativa, ai fini dell'avvio di attività professionali e imprenditoriali, il rinnovo, per una sola volta, della medesima. Si ricorda che tale aspettativa è concessa dall'amministrazione, tenuto conto delle esigenze organizzative, previo esame della documentazione prodotta dall'interessato. Nel successivo articolo 5 vi è una disciplina specifica per i problemi posti dall'avvenuta risoluzione, da parte di Consip SpA, di alcune convenzioni di fornitura di buoni pasto per pubblici dipendenti. La Camera ha aggiunto i commi 5 e 6, concernenti l'introduzione dell'obbligo, a carico delle società di emissione di buoni pasto, di fornire una garanzia fideiussoria. Nell'articolo 6, recante le disposizioni finali e la clausola di salvaguardia, relativa alle Regioni a Statuto speciale e alle Province autonome, la Camera ha operato esclusivamente una modifica di coordinamento, in relazione alla suddetta soppressione dell'articolo 3 originario. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . PRESIDENTE. La relatrice di minoranza, senatrice Parente, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta. Pertanto, ha facoltà di parlare la relatrice di minoranza, senatrice Parente. PARENTE, relatrice di minoranza . Signor Presidente, interverrò sulle tre questioni principali che pone il provvedimento in esame in terza lettura. Si tratta di sei articoli che la senatrice Nisini, relatrice di maggioranza, ha appena illustrato. Le questioni fondamentali tuttavia sono tre: istituzione del Nucleo della concretezza, misure per il contrasto all'assenteismo e misure per accelerare le assunzioni mirate e il ricambio generazionale. Comincio da quest'ultima questione per continuare a ribadire la nostra contrarietà - altri colleghi interverranno al riguardo successivamente - al provvedimento, che è molto altisonante poiché parla di futuro, di ricambio generazionale, fondamentale per una pubblica amministrazione il cui organico è al di sotto rispetto a quello degli altri Paesi europei e con un livello di anzianità di servizio molto alto. Le uniche aggiunte che la Camera vi ha apportato riguardano, nell'ambito del Piano triennale delle azioni concrete per l'efficienza delle pubbliche amministrazioni, azioni dirette a garantire la corretta applicazione delle disposizioni in materia di organizzazione, funzionamento, trasparenza e digitalizzazione: queste ultime due parole sono le uniche aggiunte nel testo che ci è arrivato dalla Camera. Queste due parole naturalmente importanti, «trasparenza e digitalizzazione» della pubblica amministrazione, sono un'ulteriore riprova che del Nucleo della concretezza non c'era bisogno, perché si tratta di una chiara sovrapposizione con l'Ispettorato per la funzione pubblica, con l'Unità per la semplificazione e la qualità della regolazione e, in parte, anche con le funzioni dell'ANAC. Presidente, onorevoli colleghi, abbiamo già detto molto in prima lettura, ma venendo qui mi è venuto in mente «Il Castello» di Kafka - peraltro un romanzo incompiuto e, se ci fosse un novello Kafka, lo completeremmo con questo provvedimento - quando l'agrimensore chiamato al castello per svolgere il suo lavoro si accorge che è praticamente irraggiungibile, fino a quando non parla con il sindaco, il quale gli dice che c'è un errore e non deve fare l'agrimensore, tanto è vero che va a fare il bidello: un disguido dovuto alla complessità dell'amministrazione. Quindi il castello, ovvero la macchina burocratica cui va incontro il signor K, è fatto di segretari e funzionari che vanno e vengono, scrivono verbali su ogni cosa, ma accedere al castello è un'impresa ardua. Consentitemi, Presidente, una citazione precisa di questo romanzo bellissimo: «Il Castello ha molti ingressi. Ora è in voga l'uno, e tutti passano di lì; ora l'altro, e il primo è disertato. Secondo quali regole avvengano questi cambiamenti non s'è ancora potuto scoprire». Noi invece abbiamo bisogno nella pubblica amministrazione di un unico ingresso, agevole, semplice e accessibile. Tutti i funzionari che vanno e vengono, come prevede il Nucleo della concretezza, allontaneranno efficienza ed efficacia delle azioni amministrative, anche perché sono 52 rispetto a 3 milioni. La nostra proposta consisteva nel far funzionare l'esistente, nel rafforzare sia economicamente che in termini di strumenti quanto già esiste, per dare appunto efficienza alla pubblica amministrazione. L'articolo 2 prevede l'introduzione di sistemi di verifica biometrica dell'identità e della sorveglianza negli accessi per i dipendenti di tutte le amministrazioni pubbliche. Sottosegretario, quante discussioni, quanto contenzioso abbiamo avuto su questo? Vi rimando anche alla relazione in prima lettura. La Camera ha aggiunto un richiamo importante, che peraltro - lo ricorderanno la relatrice e il Sottosegretario - era una proposta del Partito Democratico qui bocciata. Ha aggiunto il richiamo ai principi di proporzionalità ai sensi dell'articolo 52 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea. Ancora, in questo provvedimento - resta invariato l'intervento delle norme nonostante il richiamo aggiunto alla Camera - non si è dato ascolto a quanto sostenuto anche dal Garante per la protezione dei dati personali sia in Senato che alla Camera: la previsione dell'obbligatorio impiego contestuale di due sistemi di verifica del rispetto dell'orario di lavoro (raccolta di dati biometrici, e cioè impronte digitali o controllo dell'iride - di questo stiamo parlando - e videosorveglianza) eccede sicuramente il limite del diritto alla protezione dei dati personali. Nel corso dell'esame della Camera si è inoltre intervenuti su un ambito specifico della pubblica amministrazione: la scuola. La scuola è molto diversa dagli altri settori della pubblica amministrazione. In seconda lettura alla Camera è stato quindi escluso dai controlli biometrici e dalla videosorveglianza il personale scolastico, e quindi i docenti, fatta eccezione per i dirigenti degli istituti soggetti ad accertamento dell'osservanza dell'orario di lavoro esclusivamente ai fini della verifica dell'accesso: questo dice il testo Camera trasmesso al Senato in terza lettura. Aggiungo che si fa politica con il buonsenso. Immaginate voi un preside, un dirigente scolastico che, nell'ingresso a scuola, viene sottoposto alla videosorveglianza e al controllo digitale delle impronte o dell'iride? È chiara l'irragionevolezza della norma: i presidi, i dirigenti scolastici non sono legati a un ufficio ma molto spesso a più plessi e non hanno un orario contrattuale ben definito; i dirigenti sono legali rappresentanti dell'istituzione scolastica, per cui devono garantire i rapporti con gli enti locali, le ASL e le associazioni territoriali. Inoltre, con un tale intervento si viola il principio di uguaglianza, perché si discriminano alcuni lavoratori della scuola rispetto ai dirigenti. Colleghe e colleghi, c'è un ultimo appello dell'Andis arrivato ieri; ci sono gli appelli di CGIL, CISL e UIL, nonché la manifestazione dei sindacati dei dirigenti scolastici. Da madre, da zia, da cittadina, da rappresentante delle istituzioni so che cosa fa un dirigente scolastico. Molte volte noi madri fermiamo i presidi e i dirigenti nell'ingresso della scuola o lungo il marciapiede mentre camminano e, quindi, si corre il rischio che il dirigente scolastico, che ha tanta responsabilità, e al quale affidiamo la vita dei nostri figli, non guardi più in faccia, negli occhi né i genitori, né gli studenti. Sono già pieni di ricorsi: giorni fa è venuto da me un preside per lamentarsi della mole di burocrazia esistente. Si corre il rischio che diventino molto attenti ‑ giustamente ‑ all'osservanza dell'orario di lavoro, ma meno attenti alla natura dell'istituzione scolastica, al senso e al prestigio del loro ruolo. Affidiamo a loro l'educazione e la crescita dei nostri figli. Facciamo quindi un ultimo appello, affinché si cambi la norma. In generale, si tratta di una norma ingiustificata e irragionevole - come ho detto prima - anche perché non c'è una motivazione per assoggettare i presidi e i dirigenti scolastici all'osservanza dell'orario di lavoro. Dovrebbe sussistere una motivazione di maggiore assenteismo, che però non c'è, e quindi è ancora più irragionevole. Sia chiaro che nessuno di noi in quest'Aula pensa di non dover punire chi non osserva l'orario di lavoro. Lo ricordavo in prima lettura e lo ribadisco adesso. La riforma Madia ha accentuato questo tema: l'articolo 55- quater del decreto legislativo n. 165 del 2001 (il Testo unico sul pubblico impiego), così come modificato con i decreti legislativi n. 116 del 2016 e n. 75 del 2017, parla di licenziamento disciplinare per falsa attestazione di osservanza al servizio. Rimando alla mia relazione in prima lettura che conteneva i relativi dati. Chi non osserva l'orario di lavoro deve essere punito ed esistono già le norme. Presumere, però, che tutti i 3 milioni di dirigenti pubblici, in generale, non osservino l'orario di lavoro, per cui si interviene con una tale norma, credo sia profondamente ingiusto e sbagliato. So che si vive un clima, molte viene alimentato dall'attuale maggioranza, dell'uno contro l'altro. Qualche collega in prima lettura, anche giustamente, ha detto che in tal modo chi lavora onestamente lavora più tranquillamente; capisco siffatte motivazioni, ma abbiamo bisogno non di questo, ma di una pubblica amministrazione che sia rivolta davvero all'efficienza e all'efficacia. Nell'articolo che si occupa di assunzioni non si parla di prove di attitudine al ruolo, a quello che una pubblica amministrazione innovatrice dovrebbe fare. Si parla invece di test mnemonici e ciò rappresenta la perdita di una grande occasione. Noi avevamo proposto che i 35 milioni previsti per questo provvedimento fossero utilizzati per la formazione, per lo spirito di servizio e di corpo, ma di questo non vi è traccia. È molto importante e bello quanto ha detto ieri il presidente Casellati nel ricordare Enrico Berlinguer, e cioè che era un uomo di partito e non di parte. Credo che proprio gli interventi sulla pubblica amministrazione non debbano essere di parte, perché i pubblici dipendenti sono il bene più prezioso della nostra comunità. Noi abbiamo bisogno di ricostruire una comunità e non di dividerla. Spero che, fino alla fine, la maggioranza si ravveda almeno su alcuni punti fondamentali che non esaltano il grande ruolo svolto dai nostri servitori dello Stato, ma che al contrario lo avviliscono. Speriamo che in terza lettura qualcuno si ravveda. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE . Comunico che è stata presentata la questione pregiudiziale QP1. Ha chiesto di intervenire il senatore Laus per illustrarla. Ne ha facoltà. LAUS (PD) . Signor Presidente, dopo aver letto nelle prime versioni il cosiddetto disegno di legge concretezza, collegato alla legge di bilancio 2019, c'era qualcuno, tra cui il sottoscritto, che pensava non potesse arrivare nulla di peggio all'esame dell'Assemblea e, in uno slancio di ottimismo, o se volete per effetto di una deriva di disperazione, si credeva che, toccato il fondo della confusione formale, della inutilità pratica e della irragionevolezza legislativa, avremmo potuto solamente risalire. Ma le modifiche introdotte dalla Camera dei deputati, in conseguenza delle quali il Senato si accinge ad affrontare la terza lettura del provvedimento, hanno ribaltato ogni nostro pronostico. Colleghe e colleghi - come dicevo - sembra impossibile fare peggio e invece eccoci qui con un testo che, oltre a mantenere intatte le criticità iniziali, ne svela di ulteriori, persino laddove si scorge il tentativo di andare a migliorare le misure previste a garanzia della concretezza delle azioni delle pubbliche amministrazioni e per la prevenzione dell'assenteismo. Ciò significa, in estrema sintesi, che il disegno di legge sconta un peccato originale, un peccato di approccio, di metodo, di visione. Eppure, da questi banchi l'allarme era suonato da subito. Dicevamo ieri, e diciamo oggi, che non è criminalizzando un'intera categoria di lavoratrici e di lavoratori, trattandoli tutti come potenziali furbetti e presunti fannulloni, che si può dare slancio e restituire credibilità al comparto pubblico. Perciò, a questo stadio, permane il giudizio fortemente negativo già espresso in sede di prima lettura, in particolare sull'istituzione del Nucleo della concretezza; un doppione della funzione generica e dalle competenze poco chiare destinato a sovrapporsi a organismi già esistenti. Ancora di più permane la nostra contrarietà all'introduzione di sistemi di verifica biometrica e di videosorveglianza degli accessi per i dipendenti al posto delle rilevazioni automatiche attualmente in uso poiché - per dirla come piace a questa maggioranza - nessuna analisi costi-benefici potrà confortare il legislatore che intenda istituzionalizzare la cultura del sospetto e della mortificazione. A tale proposito, nonostante nel corso dell'esame alla Camera si sia disposto che il personale docente ed educativo sia escluso dall'ambito di applicazione dell'articolo 2, è stato purtroppo previsto per i dirigenti scolastici, in modo del tutto illogico, l'accertamento ai fini della verifica dell'accesso. Quasi quasi la toppa è peggio del buco, dal momento che i dirigenti scolastici non hanno un preciso orario di lavoro e che la loro valutazione dipende solo ed esclusivamente dai risultati ottenuti. Non è quindi la conoscenza del tempo trascorso in ufficio che può garantire prestazioni migliori da parte loro. Senza contare che questa misura contrasta con le funzioni previste dalla legge e dalla contrattazione collettiva ed è lesiva del principio di uguaglianza tra dirigenti scolastici e il resto del personale scolastico e tra dirigenti scolastici e altro personale dirigenziale delle pubbliche amministrazioni. Ancora, in merito a quanto previsto dall'articolo 2, va poi sottolineato che il presidente dell'Autorità garante per la protezione dei dati personali, nell'audizione alla Camera, ha affermato che la giurisprudenza europea ha ripetutamente chiarito come i dati biometrici siano da considerarsi riconducibili a quelle categorie di dati personali ai quali sono riconosciute maggiori garanzie e che il ricorso ai sistemi di rilevazione biometrica debba considerarsi residuale e utilizzabile esclusivamente qualora gli altri sistemi di rilevazione non risultino adeguati. In pratica, colleghe e colleghi, è l'esatto contrario di quanto dispone il disegno di legge concretezza partorito da questa maggioranza e da questo Governo. Come se non bastasse, il 27 novembre, presso l'11 a Commissione del Senato, lo stesso Garante ha sottolineato come la previsione dell'obbligatorio impiego contestuale di due sistemi di verifica del rispetto dell'orario di lavoro (raccolta di dati biometrici e videosorveglianza) ecceda i limiti imposti dalla stretta necessità del trattamento rispetto al fine perseguito. Questo, in parole povere, significa che il provvedimento è ai limiti della persecuzione. Perciò, se l'obiettivo era quello di prevedere interventi per assicurare l'efficienza e l'efficacia dell'organizzazione delle attività delle pubbliche amministrazioni, il Governo e la sua maggioranza hanno sbagliato mira, a causa - noi crediamo - di una visione miope e superficiale della complessità del problema e del contesto in cui si muove. Lungi dal richiedere un approccio centralista e punitivo, l'obiettivo suggeriva invece flessibilità della norma generale alle specificità delle pubbliche amministrazioni e investimenti sulle risorse umane e sulla formazione continua, per migliorare il livello di qualità dei servizi e la loro accessibilità ai cittadini. Nemmeno le misure per accelerare le assunzioni mirate e il ricambio generazionale, contenute nell'articolo 3, hanno rispettato le aspettative. (Brusio) . PRESIDENTE. Mi scusi un momento, senatore Laus. LAUS (PD) . Signor Presidente, veramente - lo dico con tutto il cuore - vorrei scusarmi con i colleghi se disturbo. Io ho un carattere un po' vivace ogni tanto. Chiedo scusa singolarmente a tutti i colleghi. La ringrazio, signor Presidente. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. Senatore Laus, la discussione non è ovviamente un disturbo. Colleghi della Lega e di Forza Italia, per cortesia, consentiamo al collega Laus di terminare l'intervento e a noi tutti di seguire. (Commenti dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . LAUS (PD) . Se possiamo offrire un caffè ai colleghi... AIROLA (M5S) . Chiedi scusa ai cittadini! LAUS (PD) . Ecco, ci mancava quel collega, di cui non ricordo il cognome, quel collega che urla sempre. PRESIDENTE.Senatore Laus, la Presidenza ha già fatto un richiamo. LAUS (PD) . Volevo scusarmi con quel collega. (Commenti del senatore Airola) . PRESIDENTE.Senatore Laus, si rivolga alla Presidenza e termini il suo intervento. LAUS (PD) . Signor Presidente, per il suo tramite volevo scusarmi con il collega Airola se sono intervenuto. Mi dispiace e cercherò di non farlo più, ma nel Gruppo vogliono che anch'io dia il mio contributo. AIROLA (M5S) . Devi scusarti con i cittadini! FARAONE (PD) . Stai zitto! PRESIDENTE. Senatore Laus, prosegua e non instauriamo un dialogo fuori dal percorso. LAUS (PD) . Signor Presidente, io sto parlando con lei e, per il suo tramite, mi rivolgo al collega. PRESIDENTE. La Presidenza lo ha già richiamato. Adesso torni al merito della questione pregiudiziale. LAUS (PD) . Signor Presidente - come dicevo - nemmeno le misure per accelerare le assunzioni mirate al ricambio generazionale contenute nell'articolo 3 hanno rispettato le aspettative: lo sblocco totale del turnover annunciato dall'Esecutivo era già previsto dall'ordinamento vigente sulla base di una norma del Governo Renzi con decorrenza - per chi non lo sapesse - 2018. Con l'introduzione di una deroga alle procedure concorsuali, le procedure stesse si sono complicate invece di semplificarsi. Pertanto, lungi dal rappresentare un provvedimento innovativo e risolutore dei problemi che affliggono la pubblica amministrazione, il disegno di legge in esame rappresenta l'ennesimo tentativo mal riuscito e mendace di questo Governo nel dare risposta a problemi annosi del nostro Paese e per siffatta ragione andrebbe fermato qui e ora (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE . Ai sensi dell'articolo 93 del Regolamento, nella discussione sulla questione pregiudiziale potrà intervenire un rappresentante per Gruppo, per non più di dieci minuti. Poiché nessuno intende intervenire, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della questione pregiudiziale QP1, presentata dal senatore Marcucci e da altri senatori. (Segue la votazione). Il Senato non approva. (v. Allegato B). MODENA (FI-BP) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, rappresentanti del Governo, vorrei fare una domanda abbastanza semplice sul disegno di legge in esame, che è stato in un certo senso un fiume carsico, in quanto lo abbiamo visto addirittura approvato di notte nel mese di gennaio; poi è riapparso successivamente; alla Camera è stato modificato, rimettendo un pezzo a destra e uno a sinistra, e oggi ritorna all'esame del Senato. La domanda che vi pongo è la seguente: mi dovreste spiegare per quale motivo il disegno di legge sarebbe rivoluzionario e soprattutto per quale motivo ci possiamo improvvisamente trovare davanti a uno Stato che diventa più efficiente in base ad esso. La domanda di fondo è, quindi, per quale motivo una proposta di questo genere dovrebbe motivare i dipendenti pubblici, di qualsiasi ente siano, a lavorare e a produrre al meglio per lo Stato. Intendo dire che noi siamo di fronte a un tentativo di rendere efficiente la pubblica amministrazione attraverso strumenti che sono variati nel tempo: si è cercato di staccarla dalla politica con i decreti Bassanini; successivamente sono state introdotte norme relative ad altri aspetti, come - per esempio - la questione della produttività, e adesso invece prevale più l'aspetto del controllo, punitivo. Io però mi vorrei chiedere insieme a voi per quale motivo oggi un dipendente pubblico non lavora o comunque si nasconde, bara con il cartellino, non si sente parte integrante dell'amministrazione che gli dà mensilmente lo stipendio. Credo quindi che il disegno di legge in discussione non sia la risposta, che doveva essere sicuramente diversa, nascere da una riflessione profonda su come - da un lato - molto spesso il lavoro all'interno delle pubbliche amministrazioni sia concepito come qualcosa che non motiva e - dall'altro - sia visto come un qualcosa di pericoloso sotto il profilo delle responsabilità. Bisognerebbe forse fare un processo esattamente inverso rispetto a quello che è stato fatto, in quanto i controlli di vario genere, nel momento in cui un'amministrazione li vuole mettere in atto, li mette in atto. Noi dovremmo chiederci perché non riusciamo, come classe politica, a trasmettere il senso dello Stato e dell'appartenenza allo Stato in quanto parte di una amministrazione pubblica e, quindi, parte altresì integrante di un disegno che vuole lo Stato, la Provincia, il Comune, la Regione e la ASL efficienti e al servizio del cittadino. Perché non ci si sente contenti e felici di svolgere questo tipo di servizio nel momento in cui si riceve una retribuzione? Il disegno di legge in esame non è una risposta, perché credo che la sua pecca maggiore sia il fatto che è superficiale. E questo è il motivo per cui lo riteniamo una soluzione deludente rispetto ai roboanti programmi e progetti annunciati in materia. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Toffanin. Ne ha facoltà. TOFFANIN (FI-BP) . Signor Presidente, rappresentanti del Governo, onorevoli colleghe e colleghi, siamo alla terza lettura del disegno di legge concretezza, ma i vari passaggi dal Senato alla Camera dei deputati nulla hanno prodotto di significativo: il provvedimento resta sterile, non affronta minimante una vera riforma della pubblica amministrazione, che è invece urgente e non rinviabile per le ricadute in termini di servizi e costi su cittadini e imprenditori. È assurdo, infatti, pretendere di sviscerare efficacemente un lavoro dedicato alla pubblica amministrazione affrontandolo in maniera frammentaria solo attraverso lo sblocco del turnover delle assunzioni, il contrasto all'assenteismo, la costituzione di un nucleo di controllo e il rimborso dei buoni pasto ai dipendenti pubblici della società emettitrice fallita Qui!Ticket. L'articolato del disegno di legge in oggetto si esprime in un insieme eterogeneo di disposizioni, per di più dedicate ognuna solo a una parte limitata del vasto complesso della pubblica amministrazione, a prescindere dai diversi contesti. Non si intravede una visione organica, che pure sarebbe doverosa: prima di parlare di assunzioni, forse, si dovrebbero definire la semplificazione, la sburocratizzazione, la riorganizzazione del lavoro, da cui derivano le competenze e le risorse necessarie per la loro realizzazione. Che senso ha - per esempio - avviare assunzioni nella pubblica amministrazione privilegiando le competenze digitali dei candidati, se per le amministrazioni non sono ancora definite e previste le dotazioni di infrastrutture necessarie per attuare il processo? Ma ditelo: che senso ha! Si parla di sblocco di assunzioni senza poi tener conto delle reali esigenze anche locali; senza considerare che vi sono particolari comparti che hanno esigenze impellenti di personale - pensiamo alla scuola, alla sanità, ma anche alle Forze dell'ordine e ai Vigili del fuoco - comparti che sono esclusi da questo provvedimento e per i quali si rinvia ad altre norme. Peccato che la legge di bilancio abbia paradossalmente previsto lo sblocco delle assunzioni non prima di novembre 2019. Ma la scuola ha bisogno di insegnanti a settembre. I medici servono ora, tant'è vero che vi sono Regioni come il Veneto che hanno deliberato di richiamare i medici in pensione, mentre il Molise fa addirittura ricorso ai medici militari. Invece di provvedere ad aprire i concorsi per tempo, cosa si è fatto? Si è peggiorata la situazione con quota 100. Si parla, poi, di Piano triennale delle azioni positive, che contiene le azioni dirette a garantire l'efficienza della pubblica amministrazione, ma è un piano che non esiste ancora perché demandato a un decreto ministeriale ancora da definire. E che i decreti attuativi, oggi più che mai, siano l'ostacolo per l'attuazione dei provvedimenti di questo Governo - come afferma da sempre Forza Italia - è confermato da dati recenti dell'Ufficio studi della Camera. Si pensi alla legge di bilancio: ben 143 dei 168 provvedimenti governativi devono ancora essere emanati e per il 60 per cento di essi sono già scaduti i termini. Lo stesso dicasi per i decreti degli altri provvedimenti, tra cui il reddito di cittadinanza, nonostante il premier Conte abbia detto che il reddito di cittadinanza è solo da monitorare e controllare. Forse sarebbe anche opportuno che cominciasse a controllare il lavoro dell'Esecutivo per far completare non solo questo ma anche tutti gli altri provvedimenti. Il disegno di legge concretezza rappresenta l'ennesimo testo di propaganda che istituisce ancora nuovi carrozzoni: si pensi al Nucleo concretezza che - nonostante la negazione del Governo - è un vero e proprio organo di vigilanza che si va a sovrapporre a quelli già esistenti e che si relazionerà con le prefetture, evidenziando un maggior controllo dello Stato sulle amministrazioni locali. Colleghi della Lega, altro che autonomia! E come può il Nucleo, con un organico di sole 53 persone, eseguire i controlli e fare da navigator per oltre 10.000 pubbliche amministrazioni? Non servirà proprio a nulla. Sul tema del contrasto all'assenteismo: obiettivo condivisibile, ma occorre conoscere bene le realtà dove entrambi i dispositivi di videosorveglianza e di biometria sono imposti. Abbiamo già detto che vi sono piccoli Comuni, con due-tre dipendenti, piccoli enti locali che non solo non necessitano di tali imposizioni, ma ne vengono penalizzati. Così come è impossibile che i dirigenti della pubblica amministrazione siano sottoposti a controlli, in quanto spesso sono a scavalco tra più enti. Ma avete una vaga idea delle realtà che andate a normare? Ce l'avete? In merito al comparto scuola, i docenti sono ora esclusi dal controllo, che rimane invece imposto per i dirigenti. Vi ricordo che i 7.000 dirigenti scolastici in servizio devono garantire la loro presenza in 43.000 plessi scolastici; devono curare i rapporti con altre scuole, oltre che con enti locali, ASL, uffici territoriali dell'amministrazione scolastica, ordini professionali, associazioni del territorio. Possono - secondo voi - essere sottoposti a controllo? Di che cosa stiamo parlando? Faccio presente che le figure dirigenziali lavorano per obiettivi e non a orario. Poi dovreste pagare anche gli straordinari quando si fermano la sera per terminare il proprio lavoro. Quindi, imponete senza una logica i dispositivi per i controlli, mettendo a disposizione solo 35 milioni di euro, risorse già a suo tempo considerate insufficienti dalla Corte dei conti nel disegno di legge non emendato. Figuriamoci adesso che dovrebbero servire anche per gli istituti scolastici. Colleghi della maggioranza, i sindaci - e, vi garantisco, non solo loro - vi ringrazieranno perché riuscite sempre a imporre obblighi e servizi agli enti locali a loro spese. Qui state imponendo di controllare tutto e tutti per mera propaganda, senza una ratio e senza provvedere con le risorse. Il Governo non riesce a calare nella realtà i provvedimenti che adotta, perché manca di una visione e perché sempre costretto a negoziare al ribasso tra le due componenti Lega e M5S. Anche per quanto riguarda i bandi di selezione per il pubblico impiego, il Governo non pare avere le idee chiare: logica vorrebbe che prima si valutasse il profilo di un candidato, per poi farlo accedere alle prove, e non viceversa. Si punta all'assegnazione di punteggio per titoli e non anche per esperienza maturata. In ogni caso, anche in questo contesto viene istituita una commissione ad hoc . Meno male - e lo sottolineo - che questo doveva essere il Governo del cambiamento: come diciamo sempre, e purtroppo, cambiamento sì, ma in peggio. Nel disegno di legge concretezza si parla anche di rimborso dei buoni pasto ai dipendenti pubblici della società emettitrice fallita Qui!Ticket. Per fortuna, grazie a un emendamento di Forza Italia, è stato inserito l'obbligo di fideiussione che le società emettitrici devono ora garantire ai titolari degli esercizi convenzionali, ma non sono stati previsti aiuti per i pubblici esercizi che hanno subito un danno economico grave per il fallimento. Come potete continuare a girare la testa dall'altra parte davanti a chi rischia, tra l'altro, per responsabilità non proprie? Non vi è una ratio con cui si porta avanti una visione organica della pubblica amministrazione che si vuole e che verrà. Dovrebbe essere un piano di ristrutturazione adeguato alle pubbliche amministrazioni locali. Al contrario, risulta un provvedimento centralista. In questo passaggio, non solo permangono le criticità evidenziate in prima lettura. Anzi, in qualche caso si sono apportate modifiche peggiorative, tali per cui le già scarse risorse destinate vengono spalmate su una platea più vasta. Si afferma che le piccole e medie imprese beneficeranno in maniera indiretta del provvedimento, perché avranno rapporti con un'amministrazione più efficiente, dando per scontato che le norme in esso contenute saranno funzionali per l'obiettivo. Ma abbiamo già visto come questo sia irrealistico. Certo, l'efficienza della pubblica amministrazione è obiettivo lodevole e condivisibile, ma perseguendola - nel contesto attuale italiano - con le modalità del disegno di legge concretezza, è chiaro che queste norme rimarranno, nella migliore delle ipotesi, attuate a macchia di leopardo, lasciando, quindi, la situazione inalterata dal punto di vista dell'efficienza. Ancora una volta, molto rumore, molta propaganda per nulla! Cominciamo, invece, una buona volta a pensare a uno sgravio degli adempimenti burocratici, ormai indifferibile, che da solo costituirebbe un vero risparmio in termini di tempo e di costi per tutti. Tutto questo non c'è, né qui, né negli altri provvedimenti che riguardano la pubblica amministrazione. Il Governo non ha saputo cogliere le priorità: è un bel pacchetto di inconcretezza! (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Iannone. Ne ha facoltà. IANNONE (FdI) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, signori del Governo, Fratelli d'Italia non può che ribadire quanto già detto nel corso delle precedenti letture al Senato e alla Camera, dove abbiamo votato contro un provvedimento che, di concretezza, ha soltanto il titolo. Noi ci saremmo aspettati che si mettesse mano a una reale riforma della pubblica amministrazione, per fare in modo che i cittadini e le imprese potessero trovare una burocrazia amica, uno Stato in grado di aiutarli e che dia quei servizi che, in molti casi, sono completamente e tragicamente negati al cospetto di tasse molto esose versate nelle casse dello Stato. Invece, ci troviamo sostanzialmente di fronte a un provvedimento spot , che dice che, attraverso il riconoscimento biometrico, vengono identificati, e magari puniti, i cosiddetti furbetti del cartellino. Ebbene, noi vogliamo dirlo senza ambiguità e infingimenti: i furbetti del cartellino vanno puniti in maniera severa, perché chi ha la fortuna di avere un impiego non può offendere e mortificare le tante persone, soprattutto giovani, che non hanno una tale possibilità. Ma questo non deve comportare la mortificazione del ruolo di persone che fanno il proprio dovere, anche di alta professionalità, che hanno scelto di servire lo Stato quando avrebbero potuto svolgere un ruolo di manager in attività private, anche con stipendi molto elevati e importanti. La verità è che il problema va affrontato dove esiste; va colpito chi si rende colpevole di condotte che naturalmente devono essere stigmatizzate e affrontate con provvedimenti mirati, seri e severi, che - a nostro avviso - possono portare fino al licenziamento in tronco. Tutto questo però non avviene. Si pensa di affrontare il problema con la creazione di un nucleo centralizzato, per il quale si spenderanno circa 4 milioni di euro, una spesa assolutamente inutile perché l'organismo sarà l'ennesimo che si andrà a sovrapporre a coloro che hanno già compiti di ispezione. Avevamo auspicato, come Fratelli d'Italia, che il comparto della scuola venisse escluso dal riconoscimento biometrico perché siamo convinti che la nobile funzione dell'insegnamento non potesse conoscere un'ulteriore caduta di autorevolezza. Bene: il comparto della scuola è stato escluso, ma ci troviamo nell'assurdo che i dirigenti scolastici sono sottoposti invece al riconoscimento biometrico. È come dire che chi è sottoposto alle dipendenze funzionali del dirigente non viene controllato, mentre il capo sì. Peraltro - come hanno ben detto i colleghi che mi hanno preceduto - i dirigenti scolastici svolgono una funzione a copertura di più plessi, un ruolo di relazione con gli enti e le istituzioni del territorio. Risulta pertanto davvero incomprensibile la volontà di sottoporli a identificazione. Il mio Gruppo aveva presentato in Commissione l'emendamento 2.4, che è stato incredibilmente respinto. Riteniamo che dare una risposta ai dirigenti scolastici avrebbe dovuto essere una questione di buon senso. Ricorriamo, in ultima via, all'appello che l'Associazione nazionale dei dirigenti pubblici e delle alte professionalità della scuola (ANP) ha inoltrato alla Presidenza del Senato, chiedendo la soppressione dell'articolo 2 del cosiddetto disegno di legge concretezza perché sono sottoposti davvero a una discriminazione inaccettabile. Facciamo nostro tale appello, anche se non siamo fiduciosi, perché abbiamo riscontrato un capovolgimento del principio "punirne uno, per educarne cento". Qui si finisce per punire tutti e non educare nessuno. (Applausi dai Gruppi FdI e FI-BP. Congratulazioni) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Tiraboschi. Ne ha facoltà. TIRABOSCHI (FI-BP) . Signor Presidente, onorevoli senatori, membri del Governo, consentitemi di fare una riflessione molto attuale. Qualche giorno fa ho parlato con il sindaco di un piccolo Comune del mio collegio, oggetto di cronaca per la sparatoria di un tabaccaio nei confronti di un uomo che si era introdotto nella sua proprietà privata, che mi ha chiesto perché il Governo non dà maggiori risorse ai Comuni per controllare i territori, soprattutto quelli facenti parti di amministrazioni piccole, dove esistono delle attività commerciali che sappiamo essere importanti per presidiare la vivacità del territorio. Il sindaco si lamentava proprio di questo, considerando che siamo qui ad approvare il provvedimento concretezza che invece stanzia 35 milioni di euro per introdurre dei sistemi di verifica con videocamere e controllare in modo migliore - questo è l'obiettivo - l'efficienza, l'efficacia e la produttività della pubblica amministrazione. Ora credo che di concreto in questo provvedimento ci sia proprio solo il titolo, che è stato ben centrato. Il provvedimento, che poteva essere rivoluzionario e innovativo, non ha nulla di tutto ciò che avremmo, invece, potuto trovare se la maggioranza e il Governo avessero avuto la capacità di individuare un modello di governance adattiva, piuttosto che un modello di governance tradizionale e convenzionale . Mi rendo conto che è molto più semplice introdurre misure repressive come questa. Non voglio addentrarmi su discussioni che riguardano la raccolta dei dati personali e, quindi, su riflessioni che hanno un aspetto tecnico che andrebbe effettivamente approfondito. Vorrei solo fare un'analisi - ha detto bene qualcuno che mi ha preceduto - sulla validità della proposta di spesa. Questo Governo parla sempre di analisi costi-benefici e mi chiedo se il Ministro nell'individuare siffatta spesa abbia fatto un'analisi in tale senso. Ahimè: penso che non sia stata fatta un'analisi approfondita perché, se dovessimo veramente valutare il ritorno dell'investimento dei 35 milioni per misurare meglio l'efficienza, l'efficacia e la produttività della pubblica amministrazione, il giudizio non potrebbe che essere assolutamente negativo. Il Ministro avrebbe potuto introdurre con coraggio, con visione e grande determinazione - lo dicevo prima - un modello di governance adattiva che deve impattare in maniera significativa su alcuni punti. Il primo riguarda un passaggio forte e fondamentale dal rispetto della norma alla capacità di valutare gli obiettivi che il management deve conseguire. Sappiamo che c'è una cultura esasperata di rispetto della norma. Si tratterebbe di disboscare la giungla di leggi, di semplificare - la semplificazione è fondamentale - e orientare tutti i dipendenti della pubblica amministrazione - dal vertice fino alla base, ma chiaramente partendo dal management - verso il raggiungimento dei risultati concreti. In tal modo si sarebbe effettivamente introdotto un elemento pratico e concreto nel disegno di legge in esame. Servirebbe, quindi, un passaggio dalla cultura della norma alla cultura del risultato, anche perché la pubblica amministrazione è un'organizzazione aziendale a tutti gli effetti. Quindi, anche se è vero che i parametri dell'organizzazione aziendale privata non sono totalmente trasferibili nel pubblico, lasciatemi dire, avendoci lavorato per più di venticinque, che si tratta di un'organizzazione estremamente complessa con dinamiche sicuramente non equiparabili in toto a quelle che caratterizzano un'organizzazione privata, ma comunque dinamiche che, per garantire efficienza, efficacia e produttività, devono essere orientate alla cultura del risultato. Questo sarebbe stato il primo punto. Vengo al secondo punto. Il provvedimento, anche in relazione ad altre politiche di Governo, muove a sostituire una parte significativa della forza lavoro pubblico introducendo - speriamo - tanti giovani, che sicuramente saranno molto sensibili e abili a comprendere il potenziale delle tecnologie digitali. Attenzione di nuovo a evitare che queste tecnologie vengano introdotte in una giungla di norme e di processi che non sono semplificati e standardizzati, perché rischiamo di introdurre una vera e propria bomba burocratica. Le tecnologie digitali funzionano molto bene se si semplifica prima il processo a monte. Noi sappiamo quanto la pubblica amministrazione italiana non sia l'esempio della semplificazione. Una delle ragioni maggiormente ostative agli investitori stranieri intenzionati a venire in Italia è, oltre alla giustizia - lo sappiamo, ne parlano tutti i giornali - la pubblica amministrazione. Si tratta, infatti, di una macchina che si presenta come un elefante, estremamente lenta e che non dà risposte in tempi brevi, né - soprattutto - chiare. C'è un'altra iniziativa che il Ministro avrebbe potuto assumere. Sarebbe potuto intervenire in maniera importante nei rapporti con il sindacato, cercando di rivoluzionare le relazioni industriali. Bisogna, con coraggio, pensare che anche nel pubblico si deve passare dalla cultura del posto e dello stipendio fissi a quella del posto che può variare e che vede il dipendente - di qualsiasi livello sia - retribuito, in parte importante, in relazione agli obiettivi che sa conseguire. Una parte significativa dello stipendio del dipendente pubblico deve essere legata alla cosiddetta produttività e alla sua capacità, soprattutto se è ai vertici, di creare squadra, motivare i suoi collaboratori e cercare di raggiungere gli obiettivi non ostacolando la politica, ma - anzi - cercando di fornirle gli strumenti necessari per realizzarli. Tutto questo - ahimè - non l'ho visto nel provvedimento in esame. Pertanto, con tutta la buona volontà, non credo si possa esprimere un parere positivo, perché l'impianto generale introduce burocrazia ulteriore a quella già esistente. Faccio una riflessione finale. L'introduzione del Nucleo della concretezza (in aggiunta all'Ispettorato per la funzione pubblica) e il Piano triennale - sarà un elenco interminabile di attività asfittiche che, ripeto, non serviranno assolutamente a nulla in termini concreti - significa burocrazia ulteriore a quella che già abbiamo e che invece avremmo dovuto semplificare in maniera importante. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Laus. Ne ha facoltà. LAUS (PD) . Signor Presidente, sarò breve e credo che non utilizzerò tutto il tempo a mia disposizione. Siamo in terza lettura ed è veramente frustrante continuare a discutere quando, già dalla prima lettura, tutti i suggerimenti, le suggestioni e il confronto sono stati assai soffocati. Noi chiediamo che venga rispettata l'intelligenza degli italiani, dei nostri concittadini. State continuando a sfornare soluzioni semplici nella scrittura e miracolistiche nelle aspettative. Ve lo dimostro, se mi omaggerete con una nota di attenzione. Approfitto della presenza in Aula del ministro Bongiorno per segnalare alcune contraddizioni. Non ho la presunzione di avere ragione, ma chiedo che mi venga almeno concessa la soddisfazione di far emergere alcune semplici contraddizioni. Comincio dalla prima. Nella relazione di accompagnamento al disegno di legge concretezza - non lo abbiamo scritto noi - voi scrivete testualmente che, con l'approvazione degli articoli in esame, garantite il miglioramento immediato dell'organizzazione amministrativa. Utilizzando un parallelismo con il cosiddetto decreto dignità, con cui avete abolito la povertà, in questa relazione usate la stessa visione di natura prospettica e parlate di miglioramento immediato - io mi chiedo se in una relazione si possa scrivere «miglioramento immediato» - dell'organizzazione dell'amministrazione. Subito dopo - ecco la contraddizione - presentate un disegno di legge sul miglioramento della pubblica amministrazione, con due articoli in più; il primo provvedimento, sulla concretezza, con sei articoli; il secondo sul miglioramento della pubblica amministrazione con otto articoli. E che cosa scrivete? Sempre nella relazione, scrivete che vi proponete di «individuare soluzioni concrete» - dopo il decreto-legge concretezza - «per garantire l'efficienza della pubblica amministrazione, il miglioramento dell'organizzazione amministrativa e l'incremento della qualità dei servizi erogati». È una contraddizione profonda, ed è la seconda. Poi continuate, mica vi fermate! Oggi abbiamo votato le questioni pregiudiziali - per non farci mancare nulla - sulle misure emergenziali per il sistema sanitario della Regione Calabria, e intervenite sulla pubblica amministrazione del sistema sanitario (il sistema sanitario è anche una pubblica amministrazione). E di nuovo andate a mettere mano per risolvere il problema dell'organizzazione, dell'efficacia, dell'efficienza e della produttività della pubblica amministrazione. E lo fate nel giro di pochi mesi. Allora, ritorno sul provvedimento in discussione per chiudere il cerchio. In questo disegno di legge concretezza con sei articoli avevate e avete scritto: garantiamo il miglioramento immediato dell'organizzazione. Capite che questa è la certificazione della vostra superficialità, perché non avete una visione di natura prospettica per intervenire in questo comparto veramente complicato. Poi c'è un'altra contraddizione molto profonda sui dirigenti. Da una parte, nel disegno di legge concretezza ci manca poco che chiediate l'obbligo del braccialetto elettronico - utilizzo una metafora, chiaramente - per il dirigente, mentre nel disegno di legge per il miglioramento della pubblica amministrazione, rivolgendovi ai dirigenti, scrivete che «una migliore organizzazione del lavoro pubblico non può prescindere, inoltre, dalla piena garanzia dell'autonomia del dirigente». Ma se qualcuno ascoltasse non dico voi ma me in questo momento, che cosa penserebbe? È questo il Senato della Repubblica? Ma chi scrive le leggi? Ma come è possibile autorizzare una relazione di accompagnamento di un provvedimento con queste diciture? Se uno studente universitario si presentasse a un esame all'università, orale o scritto che fosse, con tali espressioni secondo voi potrebbe ottenere un 18, per quanto buono e bravo possa essere il professore? Secondo me no. Mi fermo a queste contraddizioni perché voglio accendere la luce su un altro aspetto. Sono previsti un intervento e un investimento per le telecamere e la videosorveglianza per un importo che arriva a 35 milioni di euro. Quando si fa un impianto di videosorveglianza, se è finalizzato a catturare il ladro, non è necessaria un'azione comportamentale quotidiana dell'operatore che ogni giorno verifichi chi è entrato e chi è uscito. Quando accade il furto, si verifica sul nastro in quella particolare data e in quella determinata ora chi è entrato. Nel caso specifico stiamo parlando di una cosa diversa: voi volete scoprire i furbetti del cartellino, che io chiamo truffatori, perché pongono in essere gli elementi di fattispecie di un reato e nessuno li vuole giustificare. Con 35 milioni voi fate l'intervento. Allora le rivolgo una domanda, signora Ministro: nei Comuni o comunque in tutte le pubbliche amministrazioni ci sarà un lavoro assolto da un dipendente per verificare la quotidianità e capire chi è entrato e chi è uscito, facendo il furbetto? Alla fine le registrazioni fatte dalle telecamere verranno viste da qualcuno? Se sì, da chi? Questo ha un costo? Certamente ha un costo che verrà scaricato sulla pubblica amministrazione. Da tutti questi elementi si capisce in modo chiaro, univoco e non equivoco, senza ombra di dubbi, il modo in cui gestite questo Esecutivo. Non credo che lei, Ministro, il Governo e la stessa maggioranza non abbiate contezza e competenza, ma continuate a gestire il vostro mandato come se foste un'agenzia di comunicazione e pubblicità, perché l'abbiccì è la conoscenza delle dinamiche psicologiche all'interno di un comparto produttivo. Voi avete preso una cantonata e anche per questo motivo state bruciando le speranze del nostro Paese. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Gallone. Ne ha facoltà. GALLONE (FI-BP) . Signor Presidente, Governo, cari colleghe e colleghi, il provvedimento al nostro esame è dedicato a un argomento importantissimo e da molto tempo atteso, ma che proprio per la sua complessità e rilevanza avrebbe necessitato di molta più attenzione e - perdonatemi il gioco di parole - di molta più concretezza. Vorrei soffermare la mia attenzione, avendo poco tempo, sulla disposizione prevista dall'articolo 2 che riguarda il controllo biometrico delle presenze dei dipendenti pubblici: nulla da eccepire, se non fosse che c'è una fattispecie che prevede il controllo biometrico sui dirigenti scolastici. Alla Camera sono stati correttamente esentati dal controllo biometrico gli insegnanti e non invece i presidi, i quali si troveranno a subire una situazione profondamente umiliante e irrispettosa del loro ruolo e del loro carico di responsabilità. Mi spiego meglio: partiamo dall'assunto che un docente o un professore - categoria professionale di cui mi onoro di far parte - ha le proprie ore assegnate di lezione frontale, entra in classe insieme ai propri alunni e studenti e firma sul registro di classe e su quello personale la propria presenza e quella dei ragazzi. È un registro che oggi è addirittura elettronico e quindi rileva, senza margine di discrezionalità o errore, l'ora esatta di arrivo e chiusura. Il controllo della presenza del professore sarebbe stato quindi assolutamente pleonastico e bene ha fatto la Camera a depennarlo. Apro una parentesi sulla questione scuola: secondo me, il vero controllo che bisognerebbe eseguire è sulla qualità dell'insegnamento, sul carisma dell'insegnante e sulla sua capacità di coinvolgere gli alunni e giudicarli, e non su quanto tempo trascorre a scuola. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Sono tutte caratteristiche che certamente non si misurano con una macchinetta. Ebbene, il controllo rimane sul preside, su colui che dirige la scuola, la cui responsabilità è profonda. Costui non ha orari di servizio, ma lavora per obiettivi: didattici, reputazionali, gestionali, amministrativi e motivazionali per docenti e discenti e diventa elemento di raccordo con le famiglie e le istituzioni. Da un preside ci si aspetta che possieda capacità organizzative, professionalità, qualità manageriali, caratteristiche di sensibilità umana che favoriscano il coinvolgimento pieno del corpo docente finalizzato all'innalzamento costante del livello qualitativo dell'insegnamento che citavo prima. Ci si aspetta che sia la guida ideale del sistema scuola, affinché si mettano in atto quei processi di accompagnamento ideale della formazione umana e culturale degli studenti per assicurare una crescita personale completa durante tutto il ciclo di studi. Ci si attende che si adoperi per evitare l'abbandono scolastico; ci si aspetta che riesca a far acquisire alla propria scuola una reputazione qualitativa per gli studenti che vogliono poi proseguire gli studi a livello più alto; ci si attende che la scuola abbia collegamenti con il mondo delle imprese, per garantire l'alternanza scuola-lavoro dei ragazzi. C'è una bella lettera scritta dai presidi e indirizzata proprio alla Presidenza del Senato e a tutti i Capigruppo, in cui si ricorda che i presidi garantiscono l'esercizio di numerosi diritti di rango primario previsti dalla Costituzione: il diritto allo studio, il diritto al lavoro, la libertà di pensiero e di insegnamento, il diritto alla salute. Insomma, i presidi non hanno orario; non si può misurare il lavoro di un preside dalla sola presenza. Il preside, tra l'altro, può avere più sedi scolastiche: in media sono sei i plessi della scuola di cui un preside è responsabile, per cui deve essere presente anche nelle altre sedi, oltre che nel proprio ufficio, magari nel plesso primario. Peraltro, non ci risulta che, oltre allo stipendio di dirigente, percepisca rimborsi per spostarsi nelle differenti sedi della scuola, spesso anche a decine di chilometri di distanza. Essendo un dirigente, lavora per quegli obiettivi che abbiamo esposto ed è quindi libero di gestire al meglio il proprio tempo per raggiungerli, senza venire sottoposto a inutili controlli. Per non parlare dei costi: trattandosi di un provvedimento senza oneri aggiuntivi per lo Stato, la spesa necessaria per acquistare e installare dispositivi di controllo biometrico nelle sole scuole, stimabile in circa 100 milioni di euro, assottiglierà corrispondentemente le risorse ordinarie delle scuole stesse e costringerà i capi d'istituto a chiedere alle famiglie ulteriori contributi liberali. Noi ci auguriamo che questa disposizione non trovi attuazione e che il Senato possa modificarla, visto che è demandata a un successivo decreto, perché sarebbe dannosissimo per l'intero comparto della scuola ridurre chi dirige la scuola a un mero burocrate. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Piarulli. Ne ha facoltà. PIARULLI (M5S) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, oggi era mia premura intervenire in quest'Aula per condividere la trasformazione in legge del disegno di legge concretezza in quanto, prima del mandato elettorale, sono stata un dirigente penitenziario, da oltre un ventennio, al vertice di una struttura complessa quale il carcere, appartenente a una pubblica amministrazione. Oggi il Governo del cambiamento compie un passo ulteriore, non più rinviabile, verso quella trasformazione della macchina statale che avevamo promesso ai nostri cittadini. Finalmente, dopo anni, assistiamo a un miglioramento e a un effettivo rinnovamento all'interno della pubblica amministrazione, ottimizzando le risorse, evitando gli sprechi e investendo in tecnologia e merito. Queste sono le parole chiave del disegno di legge concretezza in esame. Più digitale vuol dire meno corruzione. Quando l'economia digitale è trasparente funziona bene, perché tutto è tracciabile. Non solo produce ricchezza, ma la redistribuisce, così come il merito eleva qualitativamente le prestazioni a favore della collettività. Ecco perché vi è necessità di puntare con maggiore decisione sulla pubblica amministrazione digitale e meritocratica e non posso certamente ascoltare interventi in cui si dica che la pubblica amministrazione non è pronta per questa digitalizzazione, non stando al passo con i tempi. In un colpo solo si può sconfiggere la casta, combattere la corruzione, aumentare l'efficienza, eliminare la burocrazia, semplificare i procedimenti, proprio in quest'epoca di trasformazione digitale. Pertanto, non posso che apprezzare i caratteri di concretezza di questo disegno di legge e anche l'istituzione di un Nucleo della concretezza, che certamente non farà venir meno le competenze dell'ispettorato, mentre potrà avere una funzione propulsiva di supporto ai dirigenti, a cui verranno indicate eventuali azioni correttive da intraprendere, proprio al fine di semplificare i procedimenti stessi. La pubblicità on line degli esiti delle visite effettuate da parte di tale Nucleo contribuirà ad evitare il ripetersi di condotte non legittime e a mutuare quelle legittime e virtuose. Il dirigente, in caso di mancata ottemperanza alle indicazioni, potrà risponderne disciplinarmente, ma con questo disegno di legge si cerca di mettere lo stesso dirigente nelle condizioni migliori per poter raggiungere risultati concreti, con specifici stanziamenti inerenti risorse umane e strumentali. A questo proposito, risulta molto importante lo sblocco delle assunzioni in modo da assicurare il turnover all'interno della pubblica amministrazione, per cui ogni pensionato verrà sostituito da un neoassunto, diversamente da ciò che è avvenuto sino ad oggi. Le pubbliche amministrazioni, infatti, non avevano all'interno giovani in quanto la maggior parte dei concorsi erano bloccati. Non si può pensare di far funzionare una macchina così articolata senza fondi, personale e apparecchiature, per cui è necessario garantire un ricambio generazionale mirato e di qualità, dando soprattutto risalto alle figure professionali nuove, che potranno portare a compimento il processo di dematerializzazione e di digitalizzazione, assumendo esperti nell'informatica, nella contrattualistica pubblica e nel controllo di gestione, esperti nell'impiego dei fondi europei. Non possiamo tralasciare, infatti, che oggi molti fondi sono stati restituiti all'Europa proprio per mancanza di figure specializzate. Rilevante è l'istituzione dell'albo nazionale per i componenti delle commissioni esaminatrici, da cui si potrà attingere in maniera trasparente e imparziale, che potrà restare valido per tre anni prorogabili per ulteriori tre anni e, quindi, sarà garantita anche una effettiva rotazione. Né si può far finta di non essere a conoscenza degli innumerevoli episodi di cronaca che attestano una delle piaghe della pubblica amministrazione, e cioè la condotta grave delle attestazioni false in servizio, per cui si ritiene più opportuno, sia per i cittadini, sia per i colleghi dipendenti, prevedere forme di controllo più sofisticate e adeguate ai tempi, così come sistemi di verifica biometrica dell'identità, nonché l'installazione di apparecchi di videosorveglianza, fermo restando che tali strumenti debbono avere carattere non punitivo ma soprattutto preventivo e consentire di avere certezza delle condotte. Il provvedimento al nostro esame serve a tutelare i tanti dipendenti pubblici virtuosi, che rappresentano la maggioranza e che a causa di colleghi disonesti, i cosiddetti furbetti del cartellino, vengono accusati e ingiustamente bollati come fannulloni. Il pubblico dipendente è un soggetto qualificato che gode di una posizione privilegiata basata sul rapporto fiduciario, per cui deve rispettare gli obblighi non solo giuridici ma anche e soprattutto morali. Per questi motivi, non sono accettabili le critiche su questo disegno di legge che mira a rendere la pubblica amministrazione più efficiente, cercando di far star meglio i dipendenti e la collettività tutta. (Applausi dal Gruppo M5S) . PRESIDENTE . Dichiaro chiusa la discussione generale. Ha facoltà di parlare la relatrice. NISINI, relatrice . Signor Presidente, vorrei replicare anche se sono un po' in difficoltà, perché nel corso della discussione generale ho sentito parlare degli effetti negativi del provvedimento al nostro esame, quando ancora ne manca l'applicazione. Ho sentito parlare di ciò che non esiste, perché, per quanto riguarda i dirigenti scolastici, manca ancora un provvedimento ad hoc che regolerà proprio quelle situazioni in cui i dirigenti hanno più plessi, soprattutto nelle amministrazioni più importanti. Non c'è niente di tutto ciò e, quindi, la discussione generale è stata improntata su ciò che non esiste. Sottolineo inoltre, proprio perché si è parlato tanto delle verifiche biometriche, che esse servono soprattutto a quei dirigenti che operano nelle amministrazioni più grandi e devono girare da un plesso a un altro, e quindi non si è in grado di tenere sotto controllo le presenze e le assenze dei sottoposti. Ciò è davvero importante e il provvedimento a me sta a cuore, perché sono un amministratore locale: sono assessore in un capoluogo di Provincia, un'amministrazione comunale con più plessi in cui i dirigenti scolastici, che svolgono le funzioni più disparate, si devono muovere da un immobile comunale a un altro e non hanno la percezione di chi c'è e di chi non c'è. Si è parlato molto, ma poi, alla fine, mi sono resa conto che si tratta delle stesse cose che sono state dette durante la discussione in prima lettura. Non è vero che ci sia duplicazione fra il Nucleo concretezza e l'ispettorato del lavoro: la relazione tecnica spiega qual è il ruolo, quali sono i compiti e quali sono le finalità del Nucleo concretezza. Il Nucleo concretezza è di fatto un tutor , che va a supportare le amministrazioni pubbliche che sono in difficoltà e non riescono a essere efficienti nei servizi erogati ai cittadini; nell'eventualità in cui ce ne fosse bisogno, esso adotta anche delle misure correttive che vanno a supportare quelle realtà più piccole dove magari c'è meno professionalità e meno esperienza e hanno bisogno di un supporto. Ci si chiede se funzionerà o meno, ma - ragazzi - in dieci anni nessuno ha mai fatto niente. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az e della senatrice Catalfo) . Sono state solo messe delle toppe che hanno fatto peggio. Noi ci abbiamo messo la faccia e ringrazio il ministro Bongiorno per essersi dedicata con anima e cuore all'amministrazione pubblica, che per anni è stata messa da parte. L'amministrazione pubblica significa servizi ai cittadini; l'amministrazione pubblica è importante, perché, se non funziona, si ferma il Paese. Noi sappiamo che l'età media dei dipendenti pubblici è pari a cinquantatre anni e la presenza degli under 35 nelle amministrazioni pubbliche è intorno al 2 per cento. Noi vogliamo ringiovanire, efficientare, fare un ricambio generazionale; il turnover , che non è mai stato fatto, adesso c'è, perché, essendo cinquantadue anni l'età media del dipendente pubblico, capite che le persone che hanno lavorato una vita sono più in difficoltà. Abbiamo bisogno di menti fresche e pertanto, grazie all'articolo 3, ci saranno assunzioni mirate e ricambio generazionale. Per quanto riguarda poi la lotta e la prevenzione dell'assenteismo, qualcuno ci critica e dice che l'assenteismo non esiste. Vorrei sottoporre alla vostra attenzione alcune situazioni: ottobre 2015, Sanremo, 196 dipendenti comunali coinvolti e 43 misure restrittive; luglio 2016, Boscotrecase, 30 dipendenti comunali indagati per oltre 200 episodi di assenteismo. E in queste situazioni c'erano anche segretari generali e comandanti della polizia municipale, per cui le verifiche sono essenziali. Questo è il Governo del cambiamento e quello in esame è un provvedimento di buon senso, perché sta dalla parte dei lavoratori per bene e farà una dura lotta contro l'assenteismo perché dobbiamo ricordare che i lavoratori pubblici che non vanno al lavoro, che timbrano il cartellino e poi escono dall'ufficio, vanno a fare la spesa o si trovano in situazioni personali fuori dall'ambiente di lavoro, vengono pagati con i soldi pubblici. Ringrazio il ministro Bongiorno, i rappresentanti del Governo e i componenti della Commissione che hanno lavorato insieme a lei su questo provvedimento, perché è di buon senso, mette olio e benzina nel motore della pubblica amministrazione, ormai da anni quasi fermo. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az, della senatrice Catalfo e del ministro Bongiorno) . PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare la relatrice di minoranza. PARENTE, relatrice di minoranza . Signor Presidente, desidero intervenire soprattutto sullo sblocco delle assunzioni, anche ad integrazione di quanto ho detto nella relazione iniziale. La norma che parla di assunzioni nel triennio 2019-2021 è già vecchia, nel senso che siamo a giugno; la Camera ha avuto in mano il provvedimento per sei mesi e sono intervenute due questioni fondamentali, una delle quali è la legge di bilancio, che ha stabilito che le facoltà assunzionali contenute in tutte le norme previste nel primo testo per tutti i dipendenti (la Presidenza del Consiglio, tutti i Ministeri, tutti gli enti pubblici non economici, agenzie fiscali e università) si rimandano al 15 novembre 2019. Per dovere d'informazione, dico che è intervenuta quota 100 e la prima finestra per i dipendenti pubblici è ad agosto 2019, per cui naturalmente partiremo dal 2020. Tuttavia, la cosa che mi preme maggiormente sottolineare è che - a nostro avviso - le assunzioni devono innanzitutto avere l'obiettivo di migliorare i servizi pubblici per le cittadine e i cittadini e di avvicinare lo Stato alle esigenze delle imprese. Sul Nucleo della concretezza mi sono già espressa e non ci ritorno. Signor Ministro, occorrerebbe un piano di fabbisogni che porti soprattutto più assunzioni nei servizi: penso alle assistenti sociali e ai centri per l'impiego, in cui si riscontrano anche sovrapposizioni di competenze tra ciò che fa lo Stato e ciò che fanno le Regioni, e quindi anche dipendenti in misura maggiore. Probabilmente, su questo dovremmo discutere in maniera bipartisan e lancio un appello in tal senso perché - l'ho detto in tutti i modi - dovremmo rafforzare i servizi, mentre rischiamo, signor Ministro, di fare assunzioni lineari, dopo aver fatto tagli lineari. Avviandomi alla conclusione, c'è una innegabile stratificazione di organismi e norme. Anche sul decreto legislativo n. 165 del 2001, il Testo unico del pubblico impiego, si interviene in modo molto massiccio, appesantendo ulteriormente le norme, che invece abbiamo tanto bisogno di semplificare. Sono poi previste prove selettive centralizzate e tutto il tema della semplificazione dell'accesso al pubblico impiego non è risolto. Dalla Camera, infatti, sono state aggiunte molte modifiche, ma il tema non è risolto perché nelle selezioni di accesso non si richiedono - come dicevo - competenze digitali per il capitale umano di una pubblica amministrazione innovatrice, mentre sarebbero opportuni test non attitudinali mnemonici, ma sulle competenze del personale, perché la nostra pubblica amministrazione deve avere una competitività anche nel nostro sistema economico. Non è vero poi che non si è fatto niente nei dieci anni passati. Probabilmente - lo dico senza mezzi termini - questa maggioranza aveva il dovere di capire - come dice la relatrice - qual è stata, ad esempio, l'attuazione della legge Madia, in parte ancora in itinere. È questo che noi in primo luogo lamentiamo: un legislatore ha prima il compito di vedere la realizzazione e l'attuazione delle norme e non di stratificarle. Lo dobbiamo davvero al bene del nostro Stato. Noi stiamo parlando dell'apparato dello Stato ed è veramente un dispiacere aver perso un'occasione importante, perché tutti assieme potevamo ragionare del nostro bene più prezioso, che è la pubblica amministrazione. PRESIDENTE . Il rappresentante del Governo non intende intervenire in sede di replica. Comunico che sono pervenuti alla Presidenza - e sono in distribuzione - i pareri espressi dalla 1 a e dalla 5 a Commissione permanente sul disegno di legge in esame e sugli emendamenti, che verranno pubblicati in allegato al Resoconto della seduta odierna. NISINI, relatrice . Signor Presidente, esprimo parere contrario sull'emendamento e sull'ordine del giorno presentati all'articolo 1. FANTINATI, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri . Signor Presidente, anche il parere del Governo è contrario sia sull'emendamento 1.1 che sull'ordine del giorno G1.100. PRESIDENTE . Non essendo stati presentati sull'articolo 1 altri emendamenti oltre quello soppressivo 1.1, presentato dal senatore Floris e da altri senatori, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del mantenimento dell'articolo stesso. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G1.100, presentato dal senatore Laus e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'esame dell'articolo 2, sul quale sono stati presentati emendamenti e ordini del giorno, che si intendono illustrati, su cui invito la relatrice ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi. NISINI, relatrice . Signor Presidente, esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti e sugli ordini del giorno presentati all'articolo 2. FANTINATI, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri . Signor Presidente, il parere del Governo è conforme a quello espresso dalla relatrice. PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.1, presentato dal senatore Floris e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.2, presentato dalla senatrice Parente e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.3, presentato dal senatore Floris e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.5, presentato dalla senatrice Parente e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.6, presentato dalla senatrice Malpezzi e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.7, presentato dal senatore Floris e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.8, presentato dalla senatrice Malpezzi e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo alla votazione dell'emendamento 2.10. MALPEZZI (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MALPEZZI (PD) . Signora Ministra, sono qui per chiederle di ripensarci su questo emendamento, come ha sentito anche nel corso della discussione generale. Apprezzo molto il tentativo di replica della relatrice di maggioranza che ha spiegato che, rispetto alla questione dei dirigenti scolastici, verrà emanato in futuro un provvedimento che troverà l'accordo tra lei e il ministro Bussetti. Ma, allora, perché non espungere questa parte dal vostro provvedimento, come avete fatto alla Camera in relazione al resto dei dipendenti che lavorano all'interno della scuola? Vede, Ministra, sono molto contenta che lei non debba timbrare un cartellino. Ritengo sia giusto che lei svolga la sua attività secondo quella che è la libertà di programmazione, di gestione e di incontro. Ritengo che un Ministro abbia il dovere di essere fuori dal palazzo - magari non sempre, ma deve poterlo fare - e mi chiedo, allora, se lei conosce a questo punto il mestiere del dirigente scolastico o, se non altro, quello che i dirigenti scolastici sono chiamati a fare da tanti anni a questa parte. Il dirigente non ha un orario; è un dirigente e non ha un orario di lavoro: lo dice il contratto. Perché, allora, Ministra, il dirigente scolastico dovrebbe timbrare in qualche modo un cartellino con quelle determinate forme di riconoscimento che lei prevede, non essendoci un orario da rispettare? Se volete fare una cosa del genere, contrattualmente, modificate il contratto dei dirigenti scolastici, pagateli in altro modo ma pagate loro anche gli straordinari. Se esiste un motivo per cui dovete dimostrare che un dirigente scolastico entra ed esce da scuola, vuol dire che lo valutate sulla base del tempo di lavoro in cui rimane all'interno della scuola. E invece non state facendo questo: non pagate gli straordinari né le ferie, perché sapete - non è vero? - che i dirigenti scolastici in ferie non vanno. E non ci vanno perché, da quando c'è la firma digitale, il dirigente scolastico non può delegare il proprio vice a firmare gli atti, ma deve occuparsene lui, che possa essere il 13 o il 15 di agosto. Egli, però, sarà l'unico, all'interno del mondo della scuola, a essere costretto a un riconoscimento biometrico, come lo chiamate voi. Per quale motivo? Non abbiamo ancora capito la ratio . Aggiungo che nella scuola di oggi i dirigenti scolastici dirigono situazioni estremamente complesse, che comprendono non un unico edificio ma in alcuni casi sei, sette, otto. Per voi non esiste problema, perché dite che rimanderete tutto a un provvedimento futuro con il ministro Bussetti. Ma noi le chiediamo, Ministro, con quali soldi i dirigenti scolastici saranno chiamati a dover inserire, all'interno delle scuole, siffatta tipologia di misure che serve a voi per il controllo? Al momento, rispetto a quello che scrivete nel testo di sua iniziativa, non sono assolutamente previsti fondi. Ciò significa che un dirigente scolastico, dal momento che questo testo diventerà legge, sarà chiamato a prendere dei soldi dalla scuola, soldi che potevano essere indirizzati ad altre funzioni utili agli studenti, per utilizzarli per creare uno strumento del tutto inutile. A me dispiace, Ministra, vederla non attenta alla questione che stiamo sollevando, perché c'è ben poca ideologia in ciò che stiamo sottoponendo alla sua all'attenzione. Esiste, invece, una grande volontà di venirvi incontro e di dirvi: poiché alla Camera vi siete accorti di aver fatto un errore, inserendo una tale previsione rispetto ai docenti, rendetevi conto che state facendo l'errore anche, se non di più, nei confronti dei dirigenti scolastici. A meno che, Ministra, i docenti vi fanno paura perché sono tanti, possono fare rumore e intaccare il discorso del consenso che tanto a voi piace, mentre i dirigenti scolastici, proprio in quanto dirigenti dello Stato, che sono a scuola anche in questo momento a svolgere il loro determinato servizio, forse, siccome sono pochi, non formano massa critica e non sono sufficienti a smuovere le vostre coscienze. Vi dico che siete ancora in tempo. Questa è una battaglia giusta e non c'è altro decreto-legge o provvedimento che tenga, tra lei e il ministro Bussetti, perché quello che state facendo è dire che l'unica figura che all'interno del mondo della scuola è sottoposta a valutazione, e quindi già a una forma di controllo, deve essere valutata ulteriormente. Da questo punto di vista, la vostra posizione è veramente inaccettabile. (Applausi dal Gruppo PD e della senatrice Gallone) . PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.10, presentato dalla senatrice Malpezzi e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.11, presentato dalla senatrice Parente e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G2.100, presentato dal senatore Patriarca e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G2.101, presentato dal senatore Laus e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 2. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'esame dell'articolo 3, corrispondente all'articolo 4 del testo approvato dal Senato, sul quale sono stati presentati emendamenti e ordini del giorno, che si intendono illustrati, su cui invito la relatrice e il rappresentante del Governo a pronunziarsi. NISINI, relatrice . Signor Presidente, il parere è contrario su tutti gli emendamenti all'articolo 3. Il parere è inoltre contrario sull'ordine del giorno G3.100, mentre è favorevole all'ordine del giorno G3.101, con la seguente riformulazione: sopprimere le parole da «l'articolo 1» fino a «pubblica amministrazione;» e dopo le parole: «impegna il Governo», sostituire «a prevedere» con «a valutare l'opportunità di prevedere». FANTINATI, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri . Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello della relatrice, anche sull'ordine del giorno G3.101 testé formulato. PRESIDENTE . Prima di procedere con le votazioni, chiedo al senatore Patriarca se accetta la proposta di riformulazione dell'ordine del giorno G3.101 testé formulata. PATRIARCA (PD) . Sì, signor Presidente, l'accetto. PRESIDENTE . Passiamo alla votazione dell'emendamento 3.1. FLORIS (FI-BP) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. FLORIS (FI-BP) . Signor Presidente, in questo disegno di legge e in altri presentati precedentemente si compie un'operazione di grandi assunzioni del settore pubblico. Con l'emendamento in esame, chiedo che le assunzioni vengano fatte in base ai fabbisogni e agli accertamenti di quelle che sono le necessità e non in base al criterio numerico di coloro che vanno in pensione per giustificare il turnover . Penso esista la necessità di avere personale profondamente qualificato e non di fare assunzioni di tipo lineare. Visto che le assunzioni dovrebbero essere a breve, nei mesi di novembre o dicembre, questa ricognizione dovrebbe essere pressoché immediata. Vale la pena di ricordare che tutti i dipendenti pubblici hanno anche un costo per l'amministrazione dello Stato, la quale ha sicuramente la necessità di ringiovanire la dipendenza pubblica, come età e professionalità. Tuttavia, bisogna conoscere questi fabbisogni prima di procedere alle assunzioni. PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.1, presentato dalla senatrice Toffanin e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.3, presentato dal senatore Floris e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.4, presentato dal senatore Floris e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.6, presentato dal senatore Floris e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.7, presentato dal senatore Floris e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.8, presentato dal senatore Floris e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.9, presentato dal senatore Patriarca e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.10, presentato dal senatore Floris e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.19, presentato dal senatore Patriarca e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.20, presentato dal senatore Floris e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.21, presentato dal senatore Floris e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.22, presentato dal senatore Laus e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.23, presentato dal senatore Floris e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.24, presentato dal senatore Floris e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.25, presentato dal senatore Laus e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.26, presentato dalla senatrice Parente e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G3.100, presentato dalla senatrice Parente e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Senatore Patriarca, avendone accettato la riformulazione, insiste per la votazione dell'ordine del giorno G3.101 (testo 2)? PATRIARCA (PD) . No, signor Presidente. PRESIDENTE.Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G3.101 (testo 2) non verrà posto ai voti. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 3, corrispondente all'articolo 4 del testo approvato dal Senato. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 4, introdotto dalla Camera dei deputati. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 5. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 6. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . LAFORGIA (Misto-LeU) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LAFORGIA (Misto-LeU) . Signor Presidente, con questa dichiarazione di voto ci sentiamo di ribadire il giudizio che abbiamo già espresso in prima lettura sul provvedimento, che è e resta fortemente negativo. Presidenza del vice presidente TAVERNA (ore 12,05) ( Segue LAFORGIA). Ho l'impressione che nella discussione che abbiamo affrontato nei diversi passaggi, tanto nelle Commissioni quanto in Assemblea e, più in generale, nella discussione pubblica su questo tema, non si abbia fino in fondo - non ce l'ha di sicuro la maggioranza - la consapevolezza dell'oggetto di cui stiamo discutendo. L'oggetto di fondo è l'idea che un Paese moderno ha o dovrebbe avere dello Stato, della sua funzione e, di conseguenza, anche di ciò che dovrebbe rappresentare l'articolazione dello Stato, a partire dalla pubblica amministrazione e da chi ci lavora. Lo dico perché la storia dei Paesi - innanzitutto di quelli più avanzati in giro per il mondo - ci dice una cosa molto semplice se andiamo a leggerla o a rileggerla: non c'è un Paese moderno al mondo, compresi quelli di impianto più liberalista, secondo la declinazione di un paradigma di politica economica, che non abbia fatto la propria fortuna se non puntando innanzitutto su una rivisitazione radicale del ruolo dello Stato e, quindi, della pubblica amministrazione. Ciò si è tradotto, laddove è accaduto, in investimenti nella pubblica amministrazione, in soldi pubblici nella pubblica amministrazione e quindi, in definitiva, nell'aver investito in chi ci lavora, nella valorizzazione delle competenze, nei grandi piani di assunzione, nell'efficientamento della macchina amministrativa. È accaduto per diversi Paesi europei e ci sono altre esperienze in giro per il mondo. È questa l'altezza della discussione che avremmo dovuto fare e che, invece, si continua a non fare anche in un provvedimento che ha il nome suggestivo che gli avete appiccicato, «concretezza», ma che a dispetto del suo nome non ha portato nella realtà una discussione di tale livello. Come infatti ho detto in una dichiarazione di voto precedente, quando ho avuto occasione di farla in prima lettura, l'impressione di fronte a questo disegno di legge è che ci si trovi davanti a una sorta di "brunettismo di ritorno" e non me ne voglia il collega deputato alla Camera, professor Renato Brunetta. Mi riferisco alla discussione per cui, quando si parla della pubblica amministrazione in questo Paese, alla fine, gira che ti rigira, si finisce sempre a parlare di un problema che noi riconosciamo come enorme - parlo dell'assenteismo, dell'inefficienza e dei fannulloni di Stato - ma che rischia di investire un giudizio complessivo sulla pubblica amministrazione. I tanti o pochi casi di assenteismo - non saprei quantificarli ma, anche se fossero pochi, sarebbero comunque gravi - dobbiamo denunciarli e stigmatizzarli e rispetto agli stessi bisogna mettere in campo tutte le azioni previste da leggi già vigenti, a partire dalle sanzioni disciplinari, fino addirittura ai licenziamenti. Ma ciò non può e non deve voler dire investire di un giudizio negativo un'intera categoria - quella dei dipendenti pubblici - che nella maggior parte dei casi (anzi, nella stragrande maggioranza) svolge il proprio lavoro con spirito di abnegazione, vorrei dire persino in condizioni eroiche. Infatti, molto spesso i pubblici dipendenti si trovano a svolgere il lavoro in assenza di una cornice e una motivazione, che dovrebbe dipendere non soltanto da un dato soggettivo (ossia quanta voglia hanno di lavorare durante il giorno), ma anche dalla presenza di specifiche condizioni lavorative caratterizzate da percorsi e progettualità e da un sistema di obiettivi. La sensazione è che si stia sopra quella superficie, con la conseguenza che, alla fine, quando approverete in via definitiva il provvedimento, voi sarete nelle condizioni, in favor di telecamere, di dire: «Abbiamo contrastato e aggredito la questione dei fannulloni di Stato». Se mi consente, signor Presidente, è questo il tema più frustrante, perché la pubblica amministrazione - e quindi, insisto, lo Stato - è la casa comune e in Italia sarebbe necessaria una discussione più alta su questo tema proprio per spingere e rimettere in cammino il Paese, a partire da un investimento serio sulla pubblica amministrazione e sui suoi dipendenti (il che vuol dire valorizzazione del capitale umano, percorsi di riprofessionalizzazione, digitalizzazione, alleggerimento burocratico, rapporto trasparente tra chi eroga i servizi della pubblica amministrazione e chi ne è il destinatario, a partire dai cittadini, i quali devono essere nelle condizioni di valutarne l'efficacia e l'efficienza). Il tema è esattamente questo, perché - lo abbiamo detto in tutte le salse - il punto non è controllare l'orario di ingresso e metterlo in relazione all'orario di uscita e immaginare un meccanismo di controllo di questi due momenti. Il punto è capire che diavolo accade all'interno di questi due momenti, ossia da quando il dipendente fa ingresso nel suo posto di lavoro a quando ne esce. Tutti insieme dobbiamo cercare di capire e valutare - e, quindi, alla fine valorizzare - ciò che accade in quel lasso di tempo. Sempre per citare i classici, il ragionier Ugo Fantozzi diceva che in ufficio si può anche giocare a battaglia navale. È questo il punto. Anche introducendo dei controlli biometrici, i più avanzati offerti dalla tecnologia, voi non sarete però mai nelle condizioni di capire esattamente che cosa accade dentro la macchina. Quindi, in quella macchina non ci state mettendo le mani. Il punto è esattamente questo: siamo di fronte a un'occasione persa. Naturalmente, se questo è l'impianto generale del provvedimento, la sua esecutività ne è diretta conseguenza. Pertanto, il Nucleo della concretezza è esattamente quello che alcuni colleghi che mi hanno preceduto hanno detto che sarà, e cioè una sorta di duplicazione di quanto già esiste. A proposito di inefficienze che andrebbero sanate, voi aggiungete un doppione, qualcosa di ultroneo e che non serviva, qualcosa che si sarebbe potuto fare con quanto esiste già. Anche qui siamo all'interno della dimensione della suggestione: il Nucleo della concretezza è qualcosa che si può spendere tranquillamente in un discorso pubblico... (Richiami del Presidente). Se possibile, signor Presidente, vorrei recuperare almeno un minuto del tempo che ho perso all'inizio del mio intervento durante il cambio di Presidenza. PRESIDENTE. Certo, senatore Laforgia, i trenta secondi di tempo che le ho fatto perdere. Prego, prosegua. LAFORGIA (Misto-LeU) . Naturalmente, dal punto di vista simbolico, ma anche concreto, c'è un elemento di fragilità, che - dal mio punto di vista - è forse quello simbolicamente più potente in senso negativo. Tra i destinatari e le "vittime" di questo provvedimento ci saranno i cosiddetti dirigenti scolastici - è stato ricordato anche qui - e cioè coloro che dovrebbero svolgere una funzione in piena autonomia. Anche loro svolgono infatti una funzione che spesso gli stessi tratti cui facevo riferimento prima, e cioè con un tratto di eroismo dal punto di vista dei mezzi messi loro a disposizione e delle risorse. Quindi, li si costringe a stare dentro questo regime, questa cornice e questi obblighi, e in più si dice al sistema scolastico di farsi carico persino delle risorse per impiantare i sistemi di controllo. Una follia! Per il sistema scolastico è una follia che non può essere permessa: è esattamente quello su cui invece andrebbero dedicate risorse aggiuntive, che voi non state mettendo. È una follia per un Paese che, anziché assistere a una trasformazione positiva e reale della macchina amministrativa nel senso del suo efficientamento e della sua valorizzazione, assiste ancora una volta a un passaggio fatto da molti proclami, da molti slogan e da poca capacità di incidere sulle leve reali del Paese. Per questo noi voteremo, orgogliosamente a questo punto, contro il provvedimento in esame. (Applausi dal Gruppo Misto-LeU) . BERTACCO (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BERTACCO (FdI) . Signor Presidente, rappresentanti del Governo, onorevoli colleghe e colleghi, da un disegno di legge che porta il nome «concretezza» ci aspettavamo di trovare misure concrete per far partire e semplificare la macchina amministrativa e, soprattutto, per dare risposte credibili a problemi irrisolti: penso - ad esempio - al trattamento giuridico ed economico del personale non dirigenziale; alle politiche di reclutamento; alla formazione e alle nuove assunzioni in settori strategici come la scuola. Ed invece è come se vedessimo tante briciole sparse in maniera disordinata su una tavola. Il tantissimo declamato Nucleo della concretezza, strumento che va ad aggiungersi all'Ispettorato per la funzione pubblica, fungerà teoricamente da supporto alle pubbliche amministrazioni. Inspiegabilmente, però, fra le sue attività avete introdotto sopralluoghi e visite di carattere essenzialmente ispettivo, addirittura con la redazione di un processo verbale per ogni verifica: un copia-incolla dell'ennesimo organo ispettivo e di controllo con lo scontato risultato di aumentare la burocrazia, per poi restare in attesa di non so quanti pareri ottenendo come risultato il totale immobilismo. Per un Nucleo che si occupa di fatto dell'intera attività di tutte le pubbliche amministrazioni, che penso voi sappiate spaziano in campi e competenze tra loro molto diverse ed eterogenee, come farete a trovare così vaste e complesse competenze con una dotazione di sole 53 persone? Tanti mondi - come dicevo - con funzioni, compiti e problemi diversi, cui bisogna dare soluzioni diverse. È ovvio che, stando così le cose, come Fratelli d'Italia nutriamo forti dubbi circa l'effettiva utilità di un tale organismo, la cui spesa prevista ammonta già a decorrere da quest'anno a circa 4 milioni di euro. Questo è un disegno di legge che si è posto l'obiettivo di contrastare i comportamenti dei dipendenti infedeli, volti alla falsa attestazione della presenza in servizio: è una battaglia che condividiamo e che va fatta. Ma, conseguentemente, avreste dovuto organizzare strumenti atti ad applicare principi di meritocrazia per chi da sempre lavora con dedizione, serietà e onestà nella pubblica amministrazione - sono la maggioranza - penalizzando i cosiddetti furbetti o fannulloni. Per Fratelli d'Italia, vanno scovati e puniti una volta per tutte. L'assenteismo, così come raffigurato in questo disegno di legge, rischia però di far passare l'idea di essere l'unica causa dell'inefficienza della pubblica amministrazione, con il serio rischio che possa alimentare pericolose generalizzazioni da parte dell'opinione pubblica e far passare la categoria di tutti i lavoratori pubblici come quella solo da controllare e punire. Ci aspettavamo da chi parla di efficienza un'indagine seria sulla condizione dei lavoratori della pubblica amministrazione: avremmo voluto attenzione ai piani formativi, avremmo voluto parlare di sicurezza del posto di lavoro. Sul fronte assunzioni, come Fratelli d'Italia, non possiamo che esprimere soddisfazione per le previsioni di nuovi reclutamenti, ma ciò non basta e non fa fronte al reale bisogno di personale delle amministrazioni pubbliche già ora in difficoltà (difficoltà destinate ad aumentare con le uscite prodotte da quota 100, che andranno ad aggiungersi all'incomprensibile blocco delle assunzioni per tutto il 2019). In questo provvedimento non c'è alcuna traccia di incentivi alla formazione dei dipendenti; nessun investimento serio di risorse economiche per superare remunerazioni sempre più appiattite e indifferenti a ogni considerazione meritocratica. In sintesi, manca ancora un sistema per sapere esattamente che cosa facciano i dipendenti pubblici tra una timbratura e l'altra. Servono investimenti seri per un piano di assunzione straordinario che finalmente riesca a superare il fenomeno del precariato nella sanità, nelle autonomie locali, nella scuola. Siete stati irremovibili e vi accingete a far passare la norma che prevede per il dirigente scolastico di essere sottoposto a verifiche biometriche dell'identità: non avete capito o proprio non sapete quali sono le modalità di lavoro dei dirigenti, così come la quantità di lavoro che gli stessi svolgono quotidianamente. Avete messo la scuola proprio nel mirino, continuando a non risolvere il problema del precariato, perché fa comodo ed è facile parlare di precariato, così come avviene a ogni scadenza elettorale. Promettere una stabilità occupazionale che, invece, molti lavoratori non raggiungeranno mai porta voti, perché precario ormai è il 30 per cento degli organici effettivi delle pubbliche amministrazioni, percentuale molto più elevata rispetto al settore privato; lavoratori che vivono continuamente con il timore di perdere il posto che occupano da anni, una costante incertezza che li mette in una posizione che ne limita fortemente l'efficienza. Sanare vuol dire correggere una situazione illegittima per riportarla alla normalità secondo un principio di giustizia. Avete previsto per tutte le procedure concorsuali che chi vince un concorso è vincitore e chi perde, perde il futuro. Se è vero che ci saranno 450.000 nuove assunzioni nel triennio 2019-2022, di queste molte sono già "in pancia" della pubblica amministrazione e si chiamano «vincitori idonei di concorso». Perché, quindi, non scorrere quelle graduatorie? Perché non tutelare con opportuni provvedimenti normativi gli idonei inseriti nelle graduatorie vincenti di concorsi pubblici e prorogare al 31 dicembre 2019 l'efficacia delle graduatorie e delle assunzioni? Anche a questo tipo di proposte avete risposto no. E non parliamo poi della tormentata vicenda degli aspiranti poliziotti che sono stati esclusi dallo scorrimento della graduatoria degli idonei non vincitori del concorso per allievi agenti della Polizia di Stato bandito nel 2017. Per effetto di un emendamento contenuto nel decreto semplificazione che ha introdotto nuovi requisiti (età non superiore a ventisei anni e diploma di istruzione secondaria superiore), migliaia di aspiranti allievi saranno estromessi dalla selezione perché considerati troppo vecchi. In questo caso si applicano i nuovi requisiti per un concorso bandito precedentemente, al quale hanno preso parte coloro che rispettavano limiti di età e titoli di studio previsti dal bando. Concludo, Presidente: lo avete chiamato disegno di legge concretezza - ci avete abituato ormai a questi nomi attrattivi - ma di concreto non c'è niente. Temo, invece, un ritorno al passato, fatto di controlli ossessivi, di rigidità, di misurazioni, di schedature e centralismi. Per questi motivi dichiaro il voto contrario del Gruppo Fratelli d'Italia. (Applausi dai Gruppi FdI e FI-BP) . Saluto ad una rappresentanza di un comitato di quartiere PRESIDENTE . Saluto a nome dell'Assemblea le ragazze e i ragazzi del comitato di quartiere di Santo Stefano, della città di Bologna, che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi) . Ripresa della discussione del disegno di legge n. Doc 920-B PATRIARCA (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PATRIARCA (PD) .Signor presidente, colleghe e colleghi, signor Ministro, gli oltre tre milioni di dipendenti ringraziano per l'attenzione a loro riservata da questa maggioranza. Nonostante i due passaggi al Senato e alla Camera, Presidente, siamo di fronte - come hanno confermato e ribadito la collega Parente e il collega Laus - a un provvedimento che ha una cornice normativa confusa e profondamente inadeguata. Viene, tra l'altro, riproposto - e alcuni interventi della maggioranza me lo hanno confermato - un paradigma ormai noto e praticato da questo Governo e dalla maggioranza: la cultura della diffidenza e del sospetto, l'incentivo alla facile invettiva verso i dipendenti pubblici, perché i dipendenti pubblici sono inaffidabili, sono assenteisti incalliti, sono i furbetti del cartellino, sono fannulloni e nullafacenti. Va da sé che, se questa è la prospettiva verso la quale si muovono la maggioranza e il ministro Bongiorno - lo vedo ascoltarmi con grande attenzione (Commenti ironici dai banchi del Gruppo PD) - le proposte che ne discendono sono conseguenti e prevedibili e sono proposte che noi riteniamo inaccettabili, Presidente; provo semplicemente ad elencarle. Viene istituito il Nucleo della concretezza: 53 persone, dei supermen , cui verranno affidati, a leggere l'articolo del disegno di legge, compiti davvero alti e impegnativi, quanto improbabili nella loro concreta realizzazione. Va poi da sé, ovviamente, se sono tutti inaffidabili e assenteisti incalliti, l'installazione di sistemi di videosorveglianza e di strumenti di controllo biometrico di fronte agli accessi. Penso agli 8.000 Comuni, per il 70 per cento piccoli Comuni, e posso immaginare come verranno realizzati il controllo biometrico e le videosorveglianze. Penso ai dirigenti scolastici, molti dei quali hanno la reggenza di tre o quattro istituti comprensivi, che verranno continuamente fotofilmati e avranno una rassegna di passaggi interessante per la loro storia biografica e personale. Si introduce inoltre un sistema ancora una volta centrato sulle procedure, Presidente, sulla conformità degli atti. Avete introdotto un nuovo stupefacente istituto giuridico, quello della irregolarità, quando sappiamo che nella pubblica amministrazione esistono gli atti legittimi e gli atti non legittimi: immaginiamo, anche in questo caso, la moltiplicazione di ricorsi degli enti controllati dal Nucleo concretezza presso il Ministero. Ancora, lo si ricordava in un intervento della maggioranza come una sorta di premio e come un esempio di grande visione: si istituisce un sito dei cattivi; nel Ministero avremo l'elenco degli enti inadempienti o irregolari, quando sappiamo - e lei Ministro lo sa, perché è un'esperta di organizzazione - che le grandi organizzazioni civili e mondiali usano un'altra logica: fanno siti per premiare le buone pratiche. Sono, infatti, le buone pratiche che innalzano il livello di un'organizzazione come la pubblica amministrazione; sono le buone pratiche e la narrazione degli enti efficienti ed efficaci. Invece si sceglie, ancora una volta con una logica del sospetto, della cattiveria e della diffidenza, di fare un sito dei cattivi. Immaginate se possa essere questa la prospettiva di una riforma della pubblica amministrazione. Avete reintrodotto un sistema centralistico; ancora una volta c'è un approccio diffidente verso gli enti locali. Avete messo da parte una produzione legislativa ispirata alla Repubblica delle autonomie e al principio di sussidiarietà, di cui agli articoli 5 e 114 della Costituzione. Avete dato nuovi impegni e nuove prerogative ai prefetti e mi stupisce che a proporlo sia una forza politica, i colleghi della Lega, che soltanto alcuni decenni fa proponevano l'abolizione delle prefetture, la libertà dei territori, fino a chiedere, per il Nord, la secessione. Qui abbiamo la riproposta dello Stato centralista, di un Ministero dell'interno che ormai - Ministro, dovrà un po' preoccuparsi - fa di tutto: controlla la pubblica amministrazione, controlla le rotte dei naviganti migranti; controlla tutto ormai. Il Ministro dell'interno è il Ministro della Repubblica. Poi mi domando, Ministro, come mai, piuttosto che impegnarsi in questa avventura, non ha provato a migliorare quanto già prevedeva la riforma del Governo precedente, la riforma Madia, che aveva iniziato a combattere - deve essere combattuto, ci mancherebbe altro - l'assenteismo. Perché non rafforzare quel sistema che già aveva prodotto buoni risultati? Lei sa, Ministro, che l'Ispettorato della funzione pubblica ha dato risultati positivi, rispetto al tema dei controlli di qualità e di quantità, come ha dichiarato un suo organismo, un suo ente interno. Quindi, perché non lavorare in questa direzione? Noi, Ministro, conosciamo le fragilità della nostra pubblica amministrazione. La collega Parente e il collega Laus lo hanno ribadito: la pubblica amministrazione è un bene comune, non della maggioranza o dell'opposizione, e siamo consapevoli che rappresenti una leva fondamentale per rilanciare la competitività e la produttività del sistema Paese. Siamo consapevoli che la pubblica amministrazione sia una dorsale strategica che garantisce e produce più equità, che distribuisce pari opportunità, che favorisce la coesione sociale e riduce gli squilibri territoriali. Ecco, tutto questo, Ministro, nel suo provvedimento, nel provvedimento di questo Governo non c'è. Non c'è nulla sul miglioramento della qualità dei servizi. Non c'è nulla sul miglioramento dell'accessibilità ai servizi per i cittadini. Non c'è nulla sull'investimento formativo professionalizzante e motivazionale dei dipendenti. Nulla si dice sul ricambio generazionale. Nulla si fa per l'immissione di nuovi giovani laureati e formati con competenze digitali e manageriali. Nulla si dice sulla stabilizzazione dei tanti giovani precari nelle nostre pubbliche amministrazioni. Nulla si dice, Ministro, sulla semplificazione, sull'urgenza di attivare processi di semplificazione, sulla sburocratizzazione delle procedure. Nulla si dice, Ministro, sull'informatizzazione, sull'educazione digitale dei cittadini, che è un progetto interessante che poteva essere proposto, e cioè aiutare i cittadini ad accedere alle piattaforme delle pubbliche amministrazioni. Ecco, Ministro, questo non si dice. Alla fine, il suo disegno di legge, concretamente, che cosa propone? Le cose che le ho detto, Ministro, e cioè il Nucleo della concretezza, ossia 53 cavalieri della tavola rotonda - sono aumentati - che cercheranno di modificare e migliorare la qualità della pubblica amministrazione, e la videosorveglianza. In conclusione, Presidente, manca il soggetto più importante che qui non viene citato: mancano i cittadini, manca l'attenzione ai cittadini. Questo provvedimento non tiene conto dell'attenzione ai cittadini. È un provvedimento che parla a voi stessi e non ha guardato ai desideri, ai bisogni dei cittadini. E ciò mi stupisce, ancora una volta, perché lo stesso presidente del Consiglio Conte ha dichiarato di essere l'avvocato dei cittadini. Per questo motivo, proprio perché i cittadini sono lontani e inascoltati rispetto al provvedimento in esame, il Partito Democratico ribadisce il suo no convinto e deciso. (Applausi dal Gruppo PD) . DE VECCHIS (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DE VECCHIS (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, ringrazio il ministro Giulia Bongiorno per il coraggio che sta dimostrando in quella che chiamo non riforma, ma rivoluzione del buonsenso nella pubblica amministrazione, perché ci vuole coraggio a prendere certe decisioni. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Ho sentito parlare di un castello di carta, ma questo Governo non è un castello di carta: è una fortezza, una fortezza contro le ingiustizie, una fortezza a difesa dei più deboli, una fortezza che sta portando avanti dei cambiamenti. (Commenti dal Gruppo PD) . La lotta all'assenteismo è un dovere, e non un obbligo. È un dovere! (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . I furbetti del cartellino sono dei truffatori e truffano i cittadini, e noi stiamo pensando ai cittadini e al loro diritto di essere assistiti in maniera propositiva dalle amministrazioni. (Commenti della senatrice Bellanova) . I controlli biometrici sono il futuro, e non il passato. Comprendo che la sinistra sia ancora rivolta verso le vecchie concezioni del lavoro, ma noi siamo proiettati al futuro e i controlli biometrici ne fanno parte, sono una tutela per la maggior parte dei lavoratori della pubblica amministrazione, che sono persone oneste che non avranno mai paura di confrontarsi con quei meccanismi. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . FARAONE (PD) . Signor Ministro, deve seguire tutti gli interventi e non solo quelli della Lega! PRESIDENTE.Senatore Faraone, ha deciso di introdurre una nuova fase nella discussione? La pregherei di rispettare il silenzio e di ascoltare il collega, così com'è stato fatto per gli altri. Il Ministro sta ascoltando come ha ascoltato gli altri. Fino a prova contraria credo che si ascolti con le orecchie. (Commenti del senatore Faraone) . Senatore Faraone, la richiamo cortesemente all'ordine. Prego, senatore De Vecchis, prosegua con il suo intervento. DE VECCHIS (L-SP-PSd'Az) . La ringrazio, signor Presidente. Purtroppo la maleducazione vige. FARAONE (PD) . La tua! PRESIDENTE.Senatore De Vecchis, richiamo io i colleghi ad essere attenti ai lavori dell'Assemblea. Lei continui con il suo intervento. DE VECCHIS (L-SP-PSd'Az) . La ringrazio, ma noi non abbiamo interrotto nessuno e non vogliamo essere interrotti. Ripeto che stiamo veramente facendo la rivoluzione del buonsenso (Commenti dal Gruppo PD) , contro coloro che hanno supportato e sopportato la legge Madia, rispetto alla quale i sindacati, silenti, non hanno proferito parola. Oggi la CGIL, con Landini in prima fila, inizia a ventilare uno sciopero in autunno. Ma noi rivedremo, dopo quindici anni, anche il contratto collettivo nazionale dei dipendenti pubblici, cosa che voi non avete fatto. Anzi, al contrario, li avete discriminati, cosa che noi non faremo. Tornando al provvedimento, che a breve diventerà legge dello Stato, il Nucleo della concretezza - come ha detto bene la relatrice Nisini, che ringrazio (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) - ha lo scopo di essere un tutor per le amministrazioni pubbliche e di implementarne l'efficienza. Questa efficienza andrà a favore dei cittadini e, quindi, noi pensiamo ai cittadini. Tra l'altro - apro e chiudo una parentesi - a breve avremo anche un provvedimento sul miglioramento della pubblica amministrazione, con il quale supporteremo ancora di più il disegno di legge concretezza. C'è una cosa che mi lascia perplesso. Signor Ministro, confermerà che sono quasi vent'anni che era bloccato il turnover , che noi oggi sblocchiamo, permettendo un ricambio generazionale e ottenendo così due risultati: lavoro per i giovani e pensionamento per il personale anziano. E qui sì che torniamo a quelle che erano le perplessità del Partito Democratico: nuove assunzioni, nuova generazione, digitale e informatizzazione, e quindi miglioramento del lavoro all'interno della pubblica amministrazione. Poi ci sono anche altri provvedimenti: uno è passato inosservato, ma daremo anche delle risposte a quei dipendenti che hanno subito le disposizioni in materia di buoni pasto. Porteremo anche questo miglioramento, ossia la restituzione e la sostituzione dei vecchi buoni pasto, dopo il fallimento della società che li gestiva, che verranno ricollocati, arrecando un guadagno economico alle famiglie e alle aziende. Migliorare la pubblica amministrazione vuol dire anche futuri investimenti da parte delle imprese, perché un'ottima amministrazione pubblica vuol dire anche investimenti e investimento vuol dire anche rilancio economico. Ecco che cosa significa concretezza. Per questi motivi la Lega voterà convintamente a favore del disegno di legge in esame. La ringrazio, signor Ministro. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az. Congratulazioni). FLORIS (FI-BP) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. FLORIS (FI-BP) . Signor Presidente, signor Ministro, colleghe e colleghi, mi piace partire dalla mia esperienza di amministratore. Cito l'esempio del comune di Cagliari, nei dieci anni in cui ho avuto l'onore di esserne sindaco. Arrivammo a essere premiati come l'ufficio relazioni con il pubblico più efficiente in Italia e ciò avvenne responsabilizzando, coinvolgendo, formando e motivando il nostro personale. Questo per dire cosa? La vera riforma della pubblica amministrazione si avrà quando il lavoratore pubblico avrà chiaro che il datore di lavoro non è lo Stato, ma è il cittadino. Questa consapevolezza porterà il lavoratore a essere presente sul posto di lavoro e a improntare la propria azione a criteri di efficienza e soddisfazione del pubblico. La burocrazia deve farsi garante di questo principio: presenza ed efficienza, nel mondo del lavoro pubblico, non sempre sono sinonimi. Manca sopra ogni altra cosa un quadro di visione d'insieme, che potrebbe portare a quella vera riforma complessiva della pubblica amministrazione attesa da decenni da cittadini e imprese; una riforma che, tenendo conto delle mutate esigenze nell'organizzazione dello Stato e della inderogabile necessità di semplificare, presentasse un testo innovativo ed efficace. Purtroppo il Governo non ha compreso la portata di una seria riforma delle amministrazioni pubbliche e prima ancora della semplificazione delle incombenze da esse richieste. Nessuno dei testi sulla pubblica amministrazione sinora presentati da questo Esecutivo - e siamo già a quattro - ha caratteri innovativi: manca soprattutto un cammino in direzione di un'autentica e definitiva semplificazione della macchina pubblica. Bisogna evidenziare proprio il fatto che in questo testo manca quella semplificazione che sarebbe dovuta iniziare da un nuovo modo di concepire l'organizzazione del lavoro pubblico. Per risolvere ciò non basta il Nucleo della concretezza. La parola «concretezza» latita e continuerà a mancare in una pubblica amministrazione che dovrebbe mutuare modelli organizzativi votati alla produttività e all'efficienza. Non bastano gli efficienti dipendenti pubblici, che pure ci sono e spesso sono molto preparati: serve un intero nuovo modello organizzativo che valorizzi i migliori e penalizzi quelli che non fanno il proprio lavoro (Applausi dal Gruppo FI-BP) . La risposta non può allora essere quella dei controlli biometrici all'ingresso e del controllo dell'efficienza a campione quando si presenta il Nucleo della concretezza: il modello organizzativo va studiato, oltre che con i sindacati del lavoro pubblico, con il mondo dell'impresa, che ovviamente ha esempi validi da cui trarre ispirazione. Gli obiettivi che persegue il disegno di legge sono inseguiti da quasi quarant'anni, da Cassese alla Buongiorno, ma non sono mai stati raggiunti, mentre al contrario il mondo produttivo è progredito nell'organizzazione aziendale, nei livelli di produzione, nella qualità dei servizi, nei tempi di risposta alle domande del mercato. Il mondo della pubblica amministrazione, al contrario, è rimasto largamente ancorato a modelli del passato. Peraltro vale la pena ricordare che il Nucleo è composto da 53 unità e avrà a che fare con un numero di amministrazioni di poco inferiore alle 10.000 unità; oltre a questo è stata inserita una bizzarra cooperazione tra il prefetto e il Nucleo della concretezza, che peraltro si va a infilare in un ambito in cui esistono già l'Ispettorato per la funzione pubblica e l'unità per la semplificazione e la qualità della regolazione, di cui però vanno fatte salve le competenze. È altresì necessario lamentare che le riforme della pubblica amministrazione degli anni Novanta hanno tentato di introdurre nel settore pubblico i criteri di organizzazione del lavoro e di buona amministrazione del settore privato; quest'ultimo è ispirato, oltre che al criterio dell'efficienza, anche a quello del profitto che, volenti o nolenti, è il miglior giudice del livello qualitativo della performance. Quest'ultima è un'altra delle parole da sempre rincorse in tutte le riforme della pubblica amministrazione, ma mai raggiunta. Ribadiamo che la pubblica amministrazione, salvo rare e plausibili eccezioni, non riesce a raggiungere i livelli di efficienza del privato. Non si è ancora riusciti a surrogare il criterio del profitto con uno altrettanto valido, che dovrebbe essere quello del servizio o del bene comune, alla cui azione dovrebbero essere sempre ispirati i comportamenti di ogni dipendente pubblico. Oggi, al contrario, chi vince un concorso pubblico dopo un diploma o dopo una laurea, anche senza esperienze di lavoro pregresse, diventa sostanzialmente inamovibile e non esiste una misurazione appropriata della qualità del lavoro; quasi ovunque c'è una carriera pressoché automatica. Dobbiamo quindi amaramente rilevare che nel disegno di legge in esame manca proprio questa spinta innovativa; mancano i riferimenti a modelli organizzativi che, ove non si fossero voluti mutuare dal privato, certamente si sarebbero potuti copiare dai Paesi che hanno una burocrazia molto più efficiente della nostra. Manca un'organicità dell'intervento normativo che sinora è stato frammentato in almeno quattro provvedimenti, cui dovranno seguire ulteriori disposizioni attuative nei prossimi diciotto mesi, con il rischio concreto però che eventuali nuove elezioni di cui si parla possano azzerare tutto il lavoro finora prodotto. Inoltre, se siamo a questo punto, è perché persino la precedente riforma Madia attende ancora molti decreti attuativi. Il sospetto è che si passi da una riforma della pubblica amministrazione all'altra proprio perché tanto a scriverle è sempre la stessa alta burocrazia ministeriale che non vuole cambiare nulla. Mi permetto allora di suggerire un nuovo modello da adottare: scriviamo noi stessi, in Parlamento, una riforma, dopo aver sentito con attenzione tutti gli stakeholder , ossia coloro che hanno titolo per essere sentiti, dai diretti interessati - dipendenti pubblici e sindacati - agli imprenditori e ai cittadini. Ma soprattutto facciamo tesoro delle più qualificanti esperienze estere, i cui modelli organizzativi dovremmo mutuare, visto che le maggiori organizzazioni internazionali li valutano con precisi punteggi. Al contrario, il Governo procede a tappe, senza sapere da dove ripartire e dove si arriverà alla fine: manca, cioè, un quadro d'insieme. Un'impresa, quando deve aprire un'attività a livello internazionale, tiene conto anche della velocità con cui può farlo e risolvere eventuali controversie, per cui in tutta la riforma non manca quella della magistratura. Solo tenendo conto delle migliori esperienze si possono vedere nascere riforme puntuali, condivise e quindi durature. Un'opera gigantesca di riorganizzazione del lavoro pubblico dev'essere preceduta dalla semplificazione delle procedure e del rapporto tra amministrazioni pubbliche e controparti, che sono i cittadini e le imprese. Semplificare l' iter per le domande e le autorizzazioni può consentire ai cittadini e alle imprese di fare, costruire e aprire attività economiche e professionali, insomma di muovere quell'economia ferma anche a causa della burocrazia che tutto rallenta, in alcuni casi fino a fermarlo. Un'altra cosa che non riusciamo ad accettare - nemmeno io che ho superato i settant'anni e sono della generazione degli appunti presi a penna e a mano su carta - è che non ci sia traccia di una vera digitalizzazione delle procedure, che potrebbe consentire di operare in modo più veloce. È evidente che, ove fossero semplificate e magari digitalizzate le procedure, si potrebbero mantenere i controlli ex post , garantendo che non ci siano abusi, con un fabbisogno di personale certamente inferiore a quello odierno. Ci sarebbe persino un impatto positivo sia sui conti pubblici, sia sugli stipendi di coloro che rimangono a lavorare nella pubblica amministrazione, evitando tagli lineari e riprogrammando la spesa degli attuali 164 miliardi di redditi da lavoro dipendente, in modo che chi è bravo possa anche guadagnare di più. La pubblica amministrazione non può continuare a essere una sorta di reddito ante litteram. In conclusione, signor Presidente, è necessario ripartire da un completo ridisegno della macchina pubblica, presentando un bilancio di sostenibilità nei confronti dei cittadini, delle imprese e dell'intero Paese, ossia dell'Italia del fare, che si muove velocissimamente, mentre si vede rallentata da quell'enorme pachiderma che ancora oggi, purtroppo, è la pubblica amministrazione. L'esame della Camera, signor Presidente, non ha modificato la sostanza del provvedimento tornato ora al nostro esame, per cui il Gruppo Forza Italia confermerà il proprio voto negativo e ad esso contrario. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . CAMPAGNA (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CAMPAGNA (M5S) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, rappresentanti del Governo, oggi, con l'approvazione del provvedimento in esame, che coniuga innovazione, onestà ed efficienza, mettiamo un altro importante tassello sulla strada del cambiamento. Infatti, un più efficace sistema di valutazione delle performances della pubblica amministrazione italiana e quindi un reale miglioramento della sua efficienza per i cittadini sono alcuni degli elementi che contraddistinguono, qualificandolo, il contratto di Governo. Spesso la nostra pubblica amministrazione è stata ed è - quando a ragione, quando a torto - oggetto di critiche e stereotipi. Facendo la tara tra i pareri radicali espressi da associazioni di categoria e normali cittadini, per onestà intellettuale non si può certo dire che tutto funzioni per il meglio. A molti sarà capitato, almeno una volta nella vita, d'imbattersi in un ufficio pubblico poco efficiente. Non a caso, secondo il 52° rapporto del Censis sulla situazione sociale del Paese, il 52,1 per cento degli italiani ritiene che la pubblica amministrazione italiana funzioni piuttosto male; per un altro 17,9 per cento la stessa funziona molto male. Insomma, a conti fatti sette cittadini su dieci chiedono un radicale cambio di passo. È proprio questo che ha portato alla stesura e - a breve - all'approvazione del presente provvedimento. Tra i suoi principali obiettivi c'è quello di ridurre costantemente - per arrivare a un suo futuro azzeramento - il malfunzionamento della macchina pubblica, che, secondo la CGIA di Mestre, ha un impatto molto negativo sulla nostra economia, frenandone la ripresa. La stessa associazione ha stimato che il malfunzionamento della pubblica amministrazione costi più dell'evasione fiscale, che in Italia supera i 100 miliardi di euro all'anno. Ecco perché, nei sei articoli che compongono il disegno di legge, abbiamo messo in campo una serie di misure che viaggiano proprio in tale direzione. Il cosiddetto Nucleo della concretezza, la task force che sarà istituita presso il Dipartimento della funzione pubblica di Palazzo Chigi e che agirà insieme all'Ispettorato della funzione pubblica, ma senza sovrapposizioni - lo sottolineiamo - ha come obiettivo quello d'intervenire laddove una pubblica amministrazione si trovi in difficoltà nell'attuazione delle norme e, quindi, agendo da tutor . Inoltre, diciamo basta al principio che chi sbaglia non paga mai e magari fa pure carriera. Diciamolo pure. Stavolta infatti non ci sono scorciatoie: una volta accertate eventuali mancanze da parte loro, le pubbliche amministrazioni dovranno per forza mettersi in regola. Il Nucleo della concretezza effettuerà sopralluoghi per vigilare che ciò avvenga e la mancata attuazione delle misure comporterà una responsabilità disciplinare dei dirigenti e l'iscrizione dell'amministrazione in un'apposita black list che sarà pubblicata sul sito del Dipartimento della funzione pubblica, ma non solo. Il disegno di legge concretezza interviene anche su un altro odioso fenomeno, che negli ultimi anni ha più volte occupato le pagine dei giornali: sto parlando dei cosiddetti furbetti del cartellino, ovvero quei dipendenti pubblici infedeli che, in barba a qualsiasi norma comportamentale o disciplinare, mancano di rispetto a tutti i cittadini onesti e perbene che - tengo a sottolinearlo e a ribadirlo - in Italia sono la maggioranza. (Applausi dal Gruppo M5S e del ministro Bongiorno) . Come dimenticare il caso, verificatosi nei mesi scorsi proprio nella mia Sicilia, a Palermo, dei 42 dipendenti dell'assessorato regionale alla salute finiti sotto inchiesta con l'accusa di truffa aggravata, accesso abusivo al sistema informatico e false attestazioni? Quei signori andavano al supermercato o dal parrucchiere in orario di lavoro, registrando false presenze e coprendosi vicendevolmente. Per non parlare del famoso, ormai famigerato, vigile di Sanremo, che è stato beccato a timbrare in mutande, per poi rientrare indisturbato nella propria abitazione. Ricordo ancora un altro caso salito agli onori della cronaca, ossia la lettera nel 2014 dal sindaco di Locri, che addirittura si rivolse a Gesù Cristo, implorandolo di fare qualcosa per provvedere a liberarlo dall'assenteismo dei dipendenti comunali. E potrei continuare, ma preferisco fermarmi qui. Questo circolo vizioso andava necessariamente spezzato, agendo là dove hanno fallito le precedenti riforme della pubblica amministrazione (in ultimo, quella del Partito Democratico). Anche in questo caso, i numeri parlano chiaro: da un recente approfondimento del quotidiano «La Stampa», basato sulla rielaborazione di dati grezzi raccolti dall'Ispettorato della funzione pubblica, nonché sugli interventi di qualificati specialisti, emerge come il numero dei licenziamenti per motivi disciplinari, sul totale dei dipendenti pubblici, sia residuale (uno ogni 10.015 nel 2017, ovverosia lo 0,009 per cento). Anche guardando alla percentuale dei procedimenti disciplinari che si chiudono con l'allontanamento dal lavoro, i numeri sono risibili: si è registrato appena il 3,77 per cento nel 2017, dato peraltro in calo rispetto all'anno precedente. Proprio per questo motivo, - eccezion fatta per i docenti, elemento che si è prestato a critiche prive di sostanza - il disegno di legge introduce il cosiddetto riconoscimento biometrico dell'identità, oltre all'installazione di apparecchi di videosorveglianza. Voglio essere molto chiara sul punto: non si tratta di un provvedimento punitivo. Diciamolo forte: non lo è. (Applausi dal Gruppo M5S, del senatore De Vecchis e del ministro Bongiorno) . Al contrario, la legge è volta a tutelare tutti i dipendenti pubblici virtuosi, che sono tanti, ma che, a causa di colleghi infedeli, vengono bollati come fannulloni. Veniamo al terzo pilastro del provvedimento, ma certamente non meno importante: alla lotta serrata all'assenteismo viene affiancato un maxipiano di assunzioni per sbloccare definitivamente, al 100 per cento, il turnover nella pubblica amministrazione. Attenzione, però: si tratta non di un'infornata, ma di un ricambio generazionale mirato e di qualità, con giovani preparati. Nel rapporto «Government at a Glance» del luglio 2017, l'OCSE (l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) ha detto che l'Italia, tra i Paesi industrializzati, è quello con la più alta percentuale di dipendenti statali con più di cinquantacinque anni (il 45 per cento, contro una media del 24 nell'intera area, dove il 18 per cento ha meno di trentaquattro anni). Proprio per questo, con l'approvazione del disegno di legge concretezza creeremo un meccanismo che potremmo definire come la scia delle assunzioni. Per ogni dipendente che andrà in pensione, le pubbliche amministrazioni avranno la possibilità di assumere a tempo indeterminato un giovane con competenze digitali di semplificazione dei processi amministrativi, gestione dei fondi strutturali, controllo di gestione e attività ispettiva. Solo così la pubblica amministrazione italiana sarà finalmente al pari con quelle degli altri Paesi europei. Per tutti questi motivi, a nome del Gruppo MoVimento 5 Stelle annuncio il voto favorevole al provvedimento in esame. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az. Congratulazioni). NENCINI (Misto-PSI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto in dissenso dal mio Gruppo. PRESIDENTE . Senatore Nencini, come lei sa, in base al Regolamento ci sarebbero i presupposti per non accettare la sua richiesta d'intervenire in dissenso. Tuttavia, in un clima di piena collaborazione con le opposizioni, la Presidenza prende atto della sua richiesta e le dà la parola per due minuti. NENCINI (Misto-PSI) . Signor Presidente, avevo avvertito la Presidenza che avrei parlato in dissenso dal Gruppo, e ne spiego la ragione. Non parteciperò al voto finale, perché mi aspettavo, in presenza del Ministro, quando si è affrontato l'articolo 4, che sarebbero state fornite alcune delucidazioni all'Assemblea - cosa che non è stata fatta - su una questione già sollevata in quest'Aula anche da due interrogazioni, le quali però non hanno ricevuto risposta dal Ministro competente. Il tema è quello del concorso per dirigenti scolastici bandito nel 2017 e aperto dal 2018. Siamo in perfetta violazione del principio di contestualità e unicità della prova, nonché di anonimato. PRESIDENTE . Senatore Nencini, appartenendo lei al Gruppo Misto, da Regolamento non ho contezza che possa intervenire. Pertanto, se vuole fare una dichiarazione in dissenso da quanto ha detto il senatore Laforgia, ha due minuti. Se invece intende riaprire il dibattito, avrebbe potuto chiedere d'intervenire in fase di discussione generale. NENCINI (Misto-PSI) . Signor Presidente, non intendo riaprire il dibattito, ma vorrei che mi lasciasse ancora i quaranta secondi ai quali ho diritto. PRESIDENTE.Ascoltando il suo intervento, ho fatto un appunto nel merito. NENCINI (Misto-PSI) . Ne sono felice, signor Presidente, e vorrei lo facesse più spesso. PRESIDENTE. Quando presiedo, lo faccio. NENCINI (Misto-PSI) . Mi sono appellato all'articolo 4 e alla presenza di un Ministro che - a mio parere - non ha dato risposta su un tema attualissimo, peraltro già sollevato. In assenza di delucidazioni su un articolo di cui l'Assemblea ha preso contezza votando gli emendamenti ad esso riferiti e poi l'articolo stesso, in previsione del voto finale, non vi parteciperò, proprio perché il tema delle assunzioni in materia scolastica rimane uno dei punti cardine quando si parla di pubblica amministrazione. Fosse stato naturalmente affrontato, avrei evitato di utilizzare i due minuti che la Presidenza gentilmente ha concesso. PRESIDENTE . Ai sensi dell'articolo 120, comma 3, del Regolamento, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del disegno di legge, nel suo complesso. (Segue la votazione). Il Senato approva. (v. Allegato B). Sospendo la seduta, che riprenderà alle ore 15,30. (La seduta, sospesa alle ore 13, è ripresa alle ore 15,31) . Presidenza del vice presidente CALDEROLI Discussione dei disegni di legge: Doc 980 Modifiche al codice penale e al codice di procedura penale e altre misure in materia di circonvenzione di persone anziane OSTELLARI ed altri. - Doc 885 Modifiche al codice penale e al codice di procedura penale, concernenti l'introduzione del reato di frode patrimoniale in danno di soggetti vulnerabili CANGINI. - (Relazione orale) Approvazione, con modificazioni, del disegno di legge n. 980, con il seguente titolo: Modifiche al codice penale in materia di circonvenzione di persone anziane PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca la discussione dei disegni di legge nn. 980 e 885. Il relatore, senatore Pillon, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni, la richiesta si intende accolta. Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore. PILLON, relatore . Signor Presidente, il provvedimento che ci apprestiamo a valutare insieme riguarda una modifica dell'articolo 643 del codice penale volta a introdurre una specifica previsione penale che prevenga maggiormente la circonvenzione di incapace. Come ben sapete, oggi la fattispecie della circonvenzione di incapace è regolata essenzialmente da due norme: l'articolo 643, nella versione attuale, così com'è codificato oggi, e l'articolo 640, sulla truffa generica e le sue aggravanti. È tuttavia necessario introdurre tale nuova fattispecie in quanto, come ben sapete, la truffa necessita di una prova su artifizi e raggiri non sempre agevoli da provare e, in molti casi, si è dimostrato che le truffe agli anziani non venivano sanzionate penalmente in quanto era difficile la prova di tale aspetto. Per quanto riguarda invece l'attuale disposizione sulla circonvenzione d'incapace, la formulazione del delitto di cui all'articolo 643 del codice penale comporta un'interpretazione giurisprudenziale che ha molto ristretto l'ambito di applicazione della norma, restringendola particolarmente solo a danni di natura strettamente patrimoniale e a frodi commesse in danno della persona offesa e non attraverso di essa verso terze persone. Era inoltre, necessario mettere particolarmente in luce la circostanza dell'età della persona offesa, in quanto è ad essa legata tutta una congerie di reati che ci viene raccontata dalle statistiche che mi appresto a illustrare. Negli ultimi tre anni abbiamo avuto in Italia 32.000 casi di clonazione delle carte di credito, 240.000 casi di falsi operatori di enti pubblici, aziende o associazioni che hanno avvicinato anziani per farsi consegnare oggetti di valore, 441.000 casi di donazioni fatte a persone che poi si sono rivelate essere truffatori e 201.000 casi di vere e proprie truffe. Abbiamo poi una notevole incidenza di fatti che poi non sempre si è riusciti a qualificare come reato: mi riferisco per esempio a 1.051.000 casi di contratti firmati per l'acquisto di merci, beni o servizi, terreni, automobili, enciclopedie, corsi di formazione o contratti telefonici svoltisi contro l'effettiva volontà dell'anziano; oppure a 135.000 casi di contratti stipulati con ditte, società o cooperative poi risultati fittizie o inesistenti. Ci sono poi 129.000 casi di inganno con richieste di denaro per aiutare qualcuno con problemi economici o di salute o addirittura fatte a falsi parenti, che poi si sono rivelati non esserlo affatto; si registrano altresì 288.000 casi di inganno a danno di anziani, con la prospettiva di grosse vincite alla lotteria, investimenti vantaggiosi o - peggio ancora - promesse di lavoro; abbiamo inoltre 503.000 casi in cui sono stati stipulati contratti del tutto falsi. Di fronte a quest'immensa congerie di truffe ai danni delle persone anziane, credo che il legislatore non possa più restare inerte. Abbiamo pertanto presentato il disegno di legge in esame, che va a modificare l'articolo 643 del codice penale, ritenendo di aggiungere un comma a quello già in vigore, per non introdurre nel codice penale l'articolo 643- bis, che sarebbe stato sicuramente un appesantimento. Abbiamo poi previsto la fattispecie di cui al comma aggiuntivo all'articolo 643 come segue: «Alla stessa pena (cioè quella di cui al comma precedente, che si configura nella misura della reclusione da due a sei anni e di una multa da euro 500 a euro 2.000) soggiace chiunque, allo stesso fine (abbiamo quindi mantenuto il dolo specifico previsto dalla fattispecie di cui all'articolo 643, comma 1), abusando della condizione di debolezza o di vulnerabilità dovuta all'età di una persona, induce taluno a compiere un atto che importi qualsiasi effetto giuridico per lui o per altri dannoso». Come avete compreso, la fattispecie allarga molto anzitutto la configurabilità del reato, per il quale non è necessario provare l'esistenza degli artifizi e dei raggiri necessari a configurare la truffa. Vi è una condotta tipica - l'abuso della condizione di debolezza o di vulnerabilità - che viene collegata all'età della vittima. L'età non viene definita volutamente, perché è molto difficile dal punto di vista della configurazione della fattispecie penale (ossia la tassatività della norma penale): infatti, se avessimo aggiunto anche solo il riferimento all'età avanzata, si sarebbe posta la questione della valutazione dell'età a partire dalla quale una persona viene considerata anziana. Sono sicuro che in quest'Aula ci sono molti colleghi con più di sessantacinque anni che si guardano bene dal considerarsi anziani (e credo di poter dire anche a ragione). Proprio per evitare questo tipo di discriminazione basata sulla data di nascita, l'espressione è stata lasciata aperta, così da dare al giudice la possibilità di valutare. Peraltro, la fattispecie non è aperta e basta, perché, se andiamo a raffrontarla con il comma 1 (che sanziona condotte consimili portate ai danni dei minorenni), è facile comprendere che in questo caso il problema è tutelare non già i minori (che sono già tutelati dal comma 1), ma - viceversa - le persone anziane. Ancora, è necessario che la condotta porti a un abuso della condizione di debolezza o vulnerabilità; inoltre, affinché si configuri questo reato, che abbiamo voluto sanzionare in modo molto sostanzioso (con pene assai pesanti, da due a sei anni di reclusione), è necessario che l'induzione non sia diretta solo verso la persona offesa vera e propria, ma possa essere configurata anche verso altre. Accade molto spesso, infatti, come comprovato anche dalle statistiche, che la truffa o la circonvenzione vengono operate a danno di una persona per convincerne un'altra: si pensi ad esempio a una coppia di coniugi anziani, nell'ambito della quale si fa pressione sulla moglie per ottenere che il marito compia un atto di disposizione, consegni un bene o sottoscriva un contratto. In questo modo, sarà possibile sanzionare la condotta di circonvenzione, anche se ad agire materialmente (ossia a compiere l'atto dispositivo) è non la persona avvicinata dal malintenzionato, ma un terzo. Come dicevo, le statistiche ci rivelano che questo tipo di attività si svolge soprattutto nei confronti di famiglie o persone anziane che vivono in coppia. Sempre tornando alla fattispecie di cui all'articolo 1, l'atto dispositivo non dev'essere strettamente legato all'ambito patrimoniale, altrimenti ricadremmo nella limitazione del range di applicazione del comma 1. In questo caso, quindi, l'induzione non è un atto strettamente patrimoniale, ma qualunque tipo di atto, purché importi un effetto giuridico, che quindi può essere anche - lo ribadisco - di contenuto non patrimoniale, dannoso per sé o anche per altre persone. Pensiamo pertanto di aver coperto tutto il prevedibile e l'immaginabile in ordine al fenomeno che ho ampiamente tratteggiato nel mio incipit. Per quanto concerne l'articolo 2, prevediamo una modifica dell'articolo 165, sesto comma, del codice penale, introducendo l'obbligo per la persona condannata per questo tipo di reato di risarcire integralmente quella offesa al fine di poter beneficiare della sospensione condizionale della pena. Si tratta pertanto di un segnale molto forte del legislatore, che subordina la concessione della sospensione condizionale - e quindi dei benefici di legge ad essa collegati - al risarcimento integrale del danno alla persona offesa. Concludo, per quanto riguarda l'articolo 3, con l'anticipazione di un emendamento del relatore. Abbiamo cioè fatto una valutazione in Commissione, in quanto l'idea iniziale - il disegno di legge del senatore Ostellari da cui il provvedimento ha mosso i primi passi - prevedeva l'arresto obbligatorio in flagranza di reato. Tuttavia, abbiamo ritenuto di modificare tale previsione, perché potrebbero esserci casi in cui per gli inquirenti sia meglio poter attendere di intervenire in modo da scoprire eventualmente i complici oppure risalire ai mandanti di questo tipo di attività illecite, cosa che un arresto obbligatorio avrebbe impedito. Abbiamo quindi preferito ripiegare sulla fattispecie di cui all'articolo 381 del codice di procedura penale, cioè l'arresto facoltativo in flagranza di reato. Tuttavia, a causa dell'ammontare della pena, che - come ho detto - prevede un massimo di sei anni, la disposizione di cui all'articolo 381 del codice di procedura penale già si applica quoad poenam , quindi è già previsto l'arresto facoltativo in flagranza di reato. Inizialmente avevamo valutato la volontà di mantenere comunque la disposizione di cui all'articolo 3, cioè di dare un segnale non legato alla quantità di pena, quanto alla natura del reato; tuttavia, abbiamo poi ritenuto ultronea questa proposizione, quindi anticipo fin d'ora che chiederò che l'articolo 3 sia soppresso. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . PRESIDENTE . Dichiaro aperta la discussione generale. È iscritta a parlare la senatrice Modena. Ne ha facoltà. MODENA (FI-BP) . Signor Presidente, colleghi, interveniamo innanzitutto perché si tratta di un testo sul quale abbiamo ragionato a lungo insieme al presidente del Gruppo Forza Italia in Commissione, senatore Caliendo, e anche perché è stato presentato a tale proposito un emendamento, di cui parlerò dopo. Vorremmo ringraziare in modo particolare anche il senatore Cangini, perché la discussione svolta in Commissione è nata, sì, dal testo del senatore Ostellari, che è stato scelto come base, ma anche dall'abbinamento con quello del collega Cangini, che, per il suo tipo di professionalità, presumo si sia occupato della questione delle truffe agli anziani. Dopo aver ascoltato con attenzione il relatore con riferimento alle statistiche, emerge un dato non legato solamente ai numeri, che impressionano, ma al loro progressivo aumento: abbiamo registrato di anno in anno un incremento di circa il 10-15 per cento di cifre comunque importanti (mi riferisco a quelle testate, perché non è semplice individuare tutte le truffe fatte agli anziani, alcuni dei quali non denunciano perché si vergognano, circostanza abbastanza comune, o lo ritengono inutile). Per questi motivi, il testo, che sembra di poca importanza, in realtà mette a punto una fattispecie, tenendo conto di fenomeni che ricorrono in questi tempi. Diversi consigli vengono dati dalle Forze dell'ordine, Carabinieri e Polizia, nel tentativo di informare le persone di una determinata età dei rischi che corrono se fanno entrare qualcuno in casa. È vero: sono state perpetrate moltissime truffe attraverso falsi geometri del Comune oppure finti tecnici; una delle più note alla cronaca è addirittura quella di un tizio che si è finto primario per visitare un'anziana e successivamente derubarla; c'è poi la classica truffa di chi finge di avere un figlio malato per chiedere soldi all'anziano di turno. Occorre quindi prestare grande attenzione, anche da un punto di vista squisitamente sociale, perché è vero quello che diceva prima il senatore Pillon: nella nostra società a sessantacinque o settant'anni si è ancora ragazzini, ma vi sono anche novantenni o novantacinquenni che possono essere oggetto di questi raggiri; magari si fa credere loro che c'è la possibilità di ottenere un premio o un guadagno rivendendo beni, oppure si raggirano con la scusa delle bollette dell'Enel o dell'acqua, o delle verifiche dell'INPS. La fantasia degli italiani per la truffa nei confronti degli anziani effettivamente ha superato ogni limite, al punto da rendere necessario questo intervento normativo. Ne parlerà sicuramente in modo più preciso e puntuale di me il senatore Caliendo, ma abbiamo ritenuto opportuno presentare un emendamento e su questo vorremmo svolgere una riflessione. Il disegno di legge contiene una previsione importante: se si vuole ottenere la sospensione condizionale della pena, si deve aver effettuato i pagamenti di legge. Nell'emendamento presentato, abbiamo specificato l'obbligo delle restituzioni e il pagamento della somma liquidata, anche a titolo di provvisionale. Lo diciamo perché, nella nostra cultura giuridica generale, colpire il responsabile di un reato attraverso il dato economico è spesso un deterrente molto più efficace di un aumento sconsiderato o non equo della pena. Crediamo che il testo, da questo punto di vista, possa essere ulteriormente migliorato. Ci auguriamo naturalmente che il disegno di legge al nostro esame, dall'articolazione molto semplice, possa servire a migliorare in linea generale la vita delle persone anziane che vivono nelle nostre città e nel nostro Paese, per le quali non era prevista una fattispecie specifica. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE . Dichiaro chiusa la discussione generale. Ha facoltà di parlare il relatore. PILLON, relatore . Signor Presidente, intervengo solo per ringraziare del lavoro svolto in Commissione la senatrice Riccardi, e con lei tutto il Gruppo MoVimento 5 Stelle, il senatore Caliendo, e con lui tutto il Gruppo Forza Italia, il senatore Cucca, e con lui tutto il Gruppo Partito Democratico, e il senatore Stancanelli, e con lui tutto il Gruppo Fratelli d'Italia, per la collaborazione fattiva che ha portato a redigere questo testo. PRESIDENTE . Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo. SANTANGELO, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri . Signor Presidente, rinuncio ad intervenire. PRESIDENTE . Passiamo all'esame degli articoli del disegno di legge n. 980, nel testo proposto dalla Commissione. Procediamo all'esame dell'articolo 1, sul quale è stato presentato un emendamento, che si intende illustrato e su cui invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi. PILLON, relatore . Signor Presidente, esprimo parere contrario sull'emendamento 1.100. SANTANGELO, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri . Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello del relatore. PRESIDENTE . Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.100. CUCCA (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CUCCA (PD) . Signor Presidente, mi ha fatto molto piacere il ringraziamento del relatore, perché questo è uno dei casi nei quali affrontiamo un tema particolarmente sentito e c'è volontà di dialogo in Commissione, anche se su una proposta di legge oggettivamente molto, molto stringata, ma che dà risposta - questa volta davvero - a situazioni che si sono create e che si creano molto spesso. La senatrice che mi ha preceduto ha ben spiegato le motivazioni per cui è davvero necessaria l'approvazione di questo provvedimento. Tuttavia ritengo doveroso ribadire ancora in Assemblea l'opportunità di individuare una migliore definizione, aggiungendo la parola «avanzata» quando si parla di età, proprio per le motivazioni opposte a quelle esposte dal relatore. Il tema è stato oggetto di lunga discussione in Commissione; io ritengo che questa esigenza nasca dalla lettura dell'ultima giurisprudenza che, quando ci sono dubbi interpretativi, preferisce cancellare l'esistenza di una norma del genere. Individuare l'età avanzata non significa escludere una persona più giovane, perché per le persone giovani - se di giovani si può trattare - vi è l'altra parte dell'articolo. Indicare, invece, l'età avanzata significa qualificare in maniera compiuta la fattispecie normativa. È per questo motivo che abbiamo riproposto questo emendamento, proprio per dare una risposta certa, che non lasci margini interpretativi ai magistrati che dovranno poi applicare la norma; quindi insistiamo e voteremo a favore di questo emendamento. PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.100, presentato dal senatore Cucca e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 1. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . (Applausi) Passiamo all'esame dell'articolo 2, sul quale è stato presentato un emendamento, che invito i presentatori ad illustrare. CALIENDO (FI-BP) . Signor Presidente, l'emendamento 2.100, che non è mio, come potete vedere, ma è preso dal testo della proposta di legge del senatore Cangini, non affronta una questione tecnico-giuridica, ma di lingua italiana. Leggete il testo attuale dell'articolo 165 del codice penale, sesto comma, e questo emendamento: alle persone che saranno vittime dei reati di cui all'articolo 1, viene garantito che colui che commette il reato avrà possibilità di ottenere la sospensione condizionale della pena se avrà soddisfatto certe condizioni: restituzione, risarcimento del danno ed eventuali quote assegnate in via anticipata. Quindi, richiamando lo spirito con cui ci siamo avvicinati a questi disegni di legge sin dall'inizio in Commissione, avendo collaborazione da parte di tutti, mi appello al relatore perché si tratta di garantire una maggiore tutela. Infatti, non è assolutamente una questione politica, bensì tecnica che, attraverso una migliore formulazione della norma nella lingua italiana, allarga il campo di tutela a tutti. Credo quindi che tutti possano rendersi conto di questo e penso che l'intelligenza del relatore non possa essere condizionata dal fatto che l'emendamento sia dell'opposizione o della maggioranza. Pertanto, come mi sono sempre comportato nella mia esperienza parlamentare appoggiando anche emendamenti e attività di partiti o di Gruppi di opposizione - il Presidente ne è consapevole - mi aspetto altrettanto, perché credo che ancora oggi vi sia lo spazio per garantire la migliore formulazione di una norma nell'interesse dei cittadini e delle vittime. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE. Invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi sull'emendamento in esame. PILLON, relatore . Signor Presidente, rispondo velocemente al collega Caliendo proprio per lo spirito di collaborazione leale che si era creato in Commissione. Esprimo parere contrario sull'emendamento 2.100 in quanto l'indicazione politica è di non toccare ulteriormente l'articolo 165 del codice penale che ha già subito notevoli rimaneggiamenti e che rischia poi incoerenze. Per questo abbiamo preferito lasciare la norma così com'è. SANTANGELO, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri . Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello del relatore. PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.100, presentato dal senatore Caliendo e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 2. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'esame dell'articolo 3, sul quale è stato presentato un emendamento che si intende illustrato e su cui invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi. PILLON, relatore . Signor Presidente, esprimo parere favorevole. SANTANGELO, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri . Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello del relatore. PRESIDENTE . Non essendo stati presentati sull'articolo 3 altri emendamenti oltre quello soppressivo 3.100, presentato dal relatore, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del mantenimento dell'articolo stesso. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'esame dell'emendamento Tit.100, che si intende illustrato e su cui invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi. PILLON, relatore . Signor Presidente, proprio in virtù del fatto che abbiamo appena eliminato le modifiche al codice di procedura penale, esprimo parere favorevole sull'emendamento Tit.100, previa la seguente riformulazione: aggiungere prima delle parole: «e altre misure», le parole: «e al codice di procedura penale». Quindi il nuovo testo dell'emendamento sarà il seguente: « Nel titolo del disegno di legge, sopprimere le seguenti parole: "e al codice di procedura penale e altre misure"». SANTANGELO, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri . Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello del relatore. PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento Tit.100 (testo 2), presentato dal senatore Pellegrini Emanuele. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . GRASSO (Misto-LeU) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GRASSO (Misto-LeU) . Signor Presidente, colleghi, non vi è dubbio che le frequenti notizie di truffe ai danni di persone anziane siano particolarmente odiose. La fantasia dei truffatori è ampia. Molte di queste truffe hanno a che fare con finti operatori di luce, di gas, di acqua, addirittura finti carabinieri o poliziotti che con scuse plausibili entrano nelle case delle persone più sole e più vulnerabili. Spesso vengono utilizzate addirittura informazioni sugli affetti più cari (figli, nipoti), per arraffare contanti e gioielli: una sorta di panico indotto adducendo incidenti, guai con la giustizia, situazioni di pericolo. Si tratta, come dicevo, di comportamenti odiosi, di reati che aggiungono meschinità a comportamenti illegali. Ciascuna di queste truffe è già oggi denunciata e, quando possibile, punita dal nostro sistema di leggi e dalla giustizia italiana; solo che spesso non sono posti in essere dal truffatore quegli artifizi e raggiri che costituiscono l'elemento costitutivo del reato di truffa, per cui possono anche andare assolti. Il codice penale, all'articolo 643, già punisce con la reclusione e con una sanzione pecuniaria «chiunque, per procurare a sé o ad altri un profitto, abusando dei bisogni, delle passioni o dell'inesperienza di una persona minore, ovvero abusando dello stato di infermità e di deficienza psichica di una persona, anche se non interdetta o inabilitata, la induce a compiere un atto che importi qualsiasi effetto giuridico per lei o per altri dannoso». Condizioni necessarie per la sussistenza del reato, quindi, sono rappresentate dall'esistenza di un'infermità o deficienza psichica, la cui conoscenza da parte dell'autore costituisce premessa indispensabile. In altre parole, l'abuso si concretizza quando l'autore del reato abbia chiara consapevolezza della condizione di infermità o deficienza e pertanto coscientemente ne approfitti. Queste sono le difficoltà che sono state riscontrate nel cercare di reprimere questo tipo di reati. Nel 2015, ottemperando a quanto l'Unione europea richiedeva da tempo, è stato opportunamente introdotto nel codice di procedura penale l'articolo 90- quater ("Condizione di particolare vulnerabilità"), che inserisce proprio questo concetto, mettendolo anche in relazione con l'età delle vittime, e che così recita: «Agli effetti delle disposizioni del presente codice, la condizione di particolare vulnerabilità della persona offesa è desunta, oltre che dall'età e dallo stato di infermità o di deficienza psichica, dal tipo di reato, dalle modalità e circostanze del fatto per cui si procede». Quindi il concetto di vulnerabilità, questo nuovo concetto che noi introduciamo, in realtà è già presente nel nostro ordinamento ed è ben caratterizzato proprio nel codice di procedura penale da questo articolo 90- quater , seppur riferibile ad altre tipologie di reato. Anche secondo la giurisprudenza, per l'applicazione dell'articolo 143 del codice penale (la circonvenzione di incapaci), non è necessario che il soggetto passivo sia privo in modo totale della capacità di intendere e di volere, ma è sufficiente che lo stesso versi in uno stato che lo privi - dice la giurisprudenza - del normale discernimento e del potere critico e volitivo, inducendolo a compiere atti che una persona di media capacità non sarebbe indotta a compiere. La proposta quindi chiede in definitiva di aggiungere il concetto di vulnerabilità anche al codice penale, rafforzandolo con il concetto di debolezza e corredandolo con l'età. Queste sono le novità che si introducono nel nostro ordinamento penale. Essendo già esplicitata la particolare tutela dei minori nell'articolo 643 del codice penale, anche se si richiede l'abuso dello stato di infermità, delle passioni o dell'inesperienza di un minore, è evidente che con questo disegno di legge ci si vuole riferire all'età senile. Non vi è alcun dubbio che l'anziano possa essere vittima privilegiata di questo reato e i fatti di cronaca purtroppo lo dimostrano. L'avere proposto l'età avanzata secondo me avrebbe limitato questo relativo concetto di età, perché i giudici, dovendo già interpretare la debolezza e la vulnerabilità, con l'età avanzata avrebbero avuto un ulteriore concetto da interpretare. Quindi che non ci sia secondo me è meno riduttivo e dà maggiori possibilità di applicazione della norma da parte dei giudici. La vulnerabilità specifica che caratterizza l'anziano lo espone difatti in maniera particolare al rischio di rimanere vittima di suggestioni, pressioni ambientali, influenze esterne, in altre parole a quell'attività di induzione a compiere atti giuridici di per sé dannosi che costituisce uno degli elementi fondanti già del reato di circonvenzione. Possiamo quindi ritenere che la norma proposta sia una sorta di alert particolare, una lampadina che accendiamo e che, aggiungendo di fatto poco secondo me alla norma esistente, richiama l'attenzione del giudice su una particolare condizione, anche in riferimento all'età della vittima. Pertanto, il provvedimento che stiamo discutendo oggi e che ci apprestiamo ad approvare non rappresenta di certo una rivoluzione in ambito penale, quanto una sua più precisa definizione, andando a riempire in via legislativa una lacuna spesso già colmata dalle interpretazioni dei tribunali. Se però il concetto di vulnerabilità, come visto, è già noto al codice penale a alla giurisprudenza, quello della debolezza è per così dire assolutamente nuovo. Noi confidiamo nella capacità dei giudici di attribuire all'interpretazione di questo concetto la maggiore efficacia possibile per la tutela degli anziani e fra l'altro debolezza e vulnerabilità devono essere correlate. Inoltre, il concetto stesso di età, non essendo esplicitato con una soglia anagrafica, come lo stesso relatore ha affermato, lascia all'interpretazione del giudice del caso concreto i criteri oggettivi cui ancorare la decisione. La seconda novità prevede che anche chi è condannato per il reato di circonvenzione di incapace e truffa debba provvedere al risarcimento integrale del danno per poter accedere alla sospensione condizionale della pena, misura che era già stata introdotta per altri reati, come quello di cui all'articolo 624- bis del codice penale, e che quindi può dare più efficacia all'applicazione di questo articolo. L'articolo 3, opportunamente soppresso, era assolutamente inutile proprio perché il reato di circonvenzione di incapace, essendo punito con la pena da due a sei anni (che quindi superava nel massimo i tre anni), consentiva già l'arresto facoltativo in flagranza di reato, per cui era assolutamente ridondante inserire in questo elenco di cui all'articolo 381 del codice di procedura penale il reato di cui all'articolo 643 del codice penale. Avviandomi alla conclusione, come già argomentato siamo di fronte a un provvedimento che non cambia sostanzialmente il quadro sanzionatorio né quello giuridico, andando solo a specificare alcuni comportamenti che già nella prassi sono stati sanzionati dai tribunali. Ritengo comunque che il disegno di legge in discussione sia positivo in quanto tutela una categoria fragile come gli anziani. Annuncio pertanto il voto favorevole del Gruppo Misto-Liberi e Uguali. (Applausi dal Gruppo Misto-LeU) . BALBONI (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BALBONI (FdI) . Signor Presidente, colleghi, anche il Gruppo Fratelli d'Italia voterà a favore del disegno di legge in esame, perché in questo momento ritiene importante approntare una ulteriore misura legislativa a tutela dei nostri tanti anziani. Sappiamo tutti che l'età media della nostra popolazione aumenta sempre di più, così come fortunatamente la speranza di vita; tuttavia, insieme a questi effetti certamente positivi, milioni di anziani sono spesso lasciati in solitudine e sono sempre più indifesi. Una volta le famiglie erano numerose e al loro interno avveniva spontaneamente la tutela delle persone più deboli e meno capaci di rendersi conto di essere vittime di una frode; oggi invece gli anziani sono spesso soli e abbandonati a sé stessi. Anche su questo credo ci sarebbe bisogno di una maggiore riflessione anche in questa sede. La misura oggi proposta, che va nel senso di modificare l'articolo 643 aggiungendo un secondo comma che tuteli maggiormente gli anziani è, quindi, da noi assolutamente condivisa, anche se riteniamo che non possa essere certo considerata sufficiente. Già i colleghi che mi hanno preceduto hanno spiegato che, per quanto riguarda i minori, la formulazione vigente dell'articolo 643 del codice penale appresta una tutela più che efficace, punendo chi abusa dei loro bisogni, delle loro passioni, della loro inesperienza. Sono già tutelate le persone che si trovano anche in stato di parziale o momentaneo disagio psichico, di infermità mentale o di deficienza psichica. Questo, però, molto spesso sul piano della prova non è sufficiente a punire le innumerevoli frodi con cui purtroppo la fantasia dei delinquenti non smette mai di stupirci. Le cronache, infatti, sono piene ogni giorno di episodi di questo genere, in cui la realtà supera la fantasia, perché questi delinquenti quotidianamente inventano un modo nuovo per approfittare delle persone che non sono più in grado di difendersi adeguatamente. È giusto, quindi, secondo noi, ampliare la fattispecie con riferimento all'età, certamente si tratterà di un'età avanzata, non c'è dubbio su questo, ma è stato giusto non inserirlo nella norma perché questa valutazione deve essere lasciata all'equo apprezzamento e alla valutazione del caso specifico da parte del giudice. Si tratterà però chiaramente di un'età avanzata, che abbia reso il soggetto più vulnerabile, più debole e incapace di rendersi conto di avere di fronte una persona male intenzionata. Comunque ampliare la fattispecie quando c'è di mezzo un anziano è un modo per rendere più agevole la punizione di questi miserabili, spregevoli delinquenti che si approfittano delle persone più deboli. Allo stesso modo siamo d'accordo sull'articolo 2, che prevede che la sospensione condizionale della pena sia subordinata al risarcimento integrale del danno sia nel caso di truffa, sia nel caso di circonvenzione di incapace. Per la verità, noi di Fratelli d'Italia già in più occasioni abbiamo ribadito che a nostro avviso la sospensione condizionale della pena dovrebbe essere sempre subordinata al risarcimento del danno. Oggi non è così, ma riteniamo che lo Stato, nel momento in cui accerta un reato, prima di concedere la sospensione condizionale della pena, debba accertarsi che quantomeno l'autore del reato abbia risarcito il danno e le conseguenze dannose che ha cagionato con la sua azione illecita. Per queste ragioni, cari colleghi, noi voteremo convintamente a favore di questo disegno di legge. (Applausi dal Gruppo FdI) . CUCCA (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CUCCA (PD) . Signor Presidente, sarò molto breve, anche per non ripetere quanto già abbondantemente e esaustivamente illustrato. Mi piace ancora rimarcare il fatto che questo provvedimento interviene su un tema che, come ho detto anche in precedenza, è estremamente sentito. Sono all'ordine del giorno gli ingressi nelle abitazioni delle persone anziane, magari da parte di sedicenti ispettori INPS che si fanno consegnare delle somme di denaro. Sono all'ordine del giorno quelle persone che circolano spacciandosi per incaricati dei gestori - ormai con la liberalizzazione delle tariffe sta accadendo anche questo - e che sostanzialmente convincono le persone prive di difese come può essere una persona anziana, minacciando chissà cosa. A qualcuno è stato detto addirittura che per legge devono cambiare le regole tariffarie del proprio contratto di fornitura di energia elettrica o gas. Sono vicende che hanno occupato trasmissioni come «Le Iene», che anche di recente hanno parlato di casi simili. Di fatto, in tutte queste circostanze si configurano gli estremi della truffa, di ciò che vogliamo colpire con queste norme, cioè la circonvenzione di persone che non siano ovviamente incapaci di intendere e di volere, come è stato fino ad oggi con l'articolo 643. In molte circostanze infatti - lo ha detto molto bene il relatore nella sua relazione introduttiva - il giudice che si è trovato a dover applicare la norma non ha potuto poi di fatto riconoscere la sussistenza di un reato, vuoi perché gli artifizi e i raggiri di cui parla l'articolo 640 del codice penale relativamente alla truffa sono molto difficili da integrare, vuoi per il fatto che l'articolo 643 è applicabile soltanto quando le persone non siano capaci di intendere e di volere. Oggi abbiamo dunque davvero posto rimedio a un'esigenza che era particolarmente sentita e ci auguriamo che l'introduzione di questa norma, su cui tra poco voteremo, possa funzionare anche da deterrente una volta che si inizierà ad applicarla costantemente per quelle fattispecie di cui abbiamo parlato e continueremo a parlare fino all'approvazione. Voglio rimarcare ancora una volta il clima che c'è stato in Commissione: mi è piaciuto molto il modo in cui si è lavorato e credo che sia opportuno sottolinearlo perché, colleghi, la minoranza non fa un'opposizione fine a se stessa: sicuramente non è nelle mie corde e non ho mai inteso farlo. A me piace molto il confronto, che c'è stato: come avete visto, la pensiamo in maniera diversa e io continuo a pensarla in un certo modo, ma la maggioranza giustamente ha votato ed è corretto che si vada avanti così, considerato che eventuali lacune potranno poi essere colmate anche in via giurisprudenziale. Il clima che si è venuto a creare dovrebbe essere quello stesso che auspichiamo intervenga anche per altri provvedimenti di più rilevante importanza, perché credo che il compito del legislatore sia quello di fugare dubbi interpretativi di qualsiasi genere. Purtroppo nell'ultimo periodo, al di là di alcuni spot elettorali che abbiamo rimarcato più volte, abbiamo lasciato oggettivamente ampi margini di discrezionalità nell'interpretazione delle norme che abbiamo approvato e questo non porta sicuramente bene a chi poi le dovrà far osservare o le dovrà applicare direttamente nel corso dei giudizi. Se ci attenessimo a questo confronto serrato e continuo, probabilmente otterremmo risultati nettamente migliori rispetto a quelli che abbiamo avuto fino ad oggi: gli stessi fatti degli ultimi giorni hanno dimostrato che, quando si lasciano dubbi interpretativi, i danni poi arrivano. Come ho detto, anche i fatti degli ultimi giorni relativamente a dei provvedimenti che abbiamo approvato di recente - mi riferisco, per esempio, a quello sulla legittima difesa - sono la dimostrazione che possono crearsi situazioni di disagio, di tensione e che, soprattutto, possono determinarsi margini di dubbio sull'effettiva portata delle norme che sarebbe compito nostro, da buoni legislatori, evitare. Il Partito Democratico voterà convintamente a favore di questo provvedimento, che siamo certi produrrà effetti e, anzi, speriamo che li produca nel più breve tempo possibile. In particolare, ci auguriamo che adesso venga divulgata anche l'esistenza di questa norma, in modo tale che molte delle persone che continuano a circolare indisturbate per le case dei nostri anziani si guardino dal farlo e sappiano che da oggi verranno punite in maniera severa. (Applausi dal Gruppo PD) . PELLEGRINI Emanuele (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PELLEGRINI Emanuele (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, colleghi, devo innanzitutto ringraziare, come è già stato fatto prima, tutto il gruppo della Commissione perché davvero, come ha appena detto il senatore Cucca, si è respirato un bel clima di collaborazione. Credo che la norma che stiamo per approvare oggi sia di qualità, non solo dal punto di vista giuridico, ma anche dal punto di vista politico. Questa norma ha, a mio avviso, una duplice funzione. Ha sicuramente una funzione punitiva, perché comunque andiamo a fornire ai magistrati degli ulteriori strumenti tesi a punire davvero chi si macchia di certi crimini, di certe azioni assolutamente scellerate. È, tuttavia, ulteriormente importante - e io sono d'accordo - che questa norma sia adeguatamente resa nota, anche tramite i mezzi di comunicazione, affinché possa svolgere, non soltanto la funzione punitiva, ma altresì la funzione di deterrente, in modo che questi criminali che, troppo spesso, come leggiamo sui giornali e vediamo attraverso i telegiornali, abusano e sfruttano persone che sono comunque in difficoltà, possano davvero cessare di portare avanti questo tipo di condotta criminale e in modo che tutti i nostri cittadini, anche coloro che hanno un'età che comporta alcuni problemi, possano godere della propria vita in maniera tranquilla. Io non so se a voi sia capitato, ma a me sì: sia nella mia funzione di avvocato sia in veste di nipote, ho visto quali possono essere gli effetti di queste condotte criminali. Ho visto casi di persone che contattano persone anziane, dicendo loro che il figlio ha avuto un problema e che devono pagare anche 1.500 euro, oppure, utilizzando la truffa, già richiamata, dei finti contratti da far firmare, chiedendo somme, e non solo somme, a persone in difficoltà. In un secondo momento si vedono anche le conseguenze: persone che non hanno più la minima fiducia nel prossimo e non hanno più alcuna fiducia in se stesse. Questo, io credo, è un fatto assolutamente grave e, in questo senso, dobbiamo non solo approvare da un punto di vista politico e giuridico questa norma, ma dobbiamo anche renderci partecipi di un processo di maggiore sensibilizzazione nei nostri territori, nelle nostre case, con i nostri vicini, con tutti coloro che incontriamo ogni giorno per cercare di combattere questo fenomeno, assolutamente gravissimo e contrario a qualsiasi principio di umanità, prima ancora che di rispetto. Io non voglio dilungarmi oltre, perché le considerazioni dal punto di vista giuridico fatte, in primo luogo dal relatore e poi da tutti coloro che sono intervenuti, le faccio in qualche parte mie. Quindi, in un clima di rafforzata fiducia verso queste istituzioni, visto che oggi ci accingiamo, mi auguro, a votare all'unanimità questo provvedimento, ritengo che questo possa essere davvero un bell'esempio, non solo per tutte le persone che hanno subito questo tipo di problema, ma anche per tutti i nostri cittadini e i nostri elettori, affinché capiscano che queste istituzioni possono lavorare per delle finalità che vanno al di là dei meri elettorali. In questo senso, davvero con grande orgoglio e senza retorica, annuncio il voto favorevole del Gruppo Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione su questo provvedimento. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az). CANGINI (FI-BP) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CANGINI (FI-BP) . Signor Presidente, membri del Governo, colleghi senatori, io ho sempre ritenuto e continuo a ritenere che la politica abbia molto a che vedere con il conflitto. Parafrasando von Clausewitz, è la prosecuzione della guerra con altri mezzi. E continuo a ritenere che attorno al binomio amico-nemico si svolga il gioco politico e si creino le identità: le identità dei partiti, le identità delle coalizioni, dei Governi, delle leadership . Ci sono, però, momenti e temi rispetto ai quali il conflitto dovrebbe venir meno: e alle volte accade. Questo è uno di quei giorni. Accade, di solito, quando ci sono in gioco dei principi e quando quei principi aderiscono al bisogno di tutelare i più deboli, che in fondo, forse, è il senso più profondo dell'azione politica. Nessuno oggi è più debole degli anziani, non soltanto in ragione della loro debolezza fisica, ma del ruolo sociale, come qualche collega ha ricordato prima, che avevano un tempo e che oggi non hanno più. Oggi gli anziani sono come non mai soli, spesso abbandonati, spesso lontani dai propri affetti; gli sono stati negati di fatto dalla società in cui viviamo la rappresentanza di quei valori in ragione dei quali un tempo l'anziano aveva un prestigio sociale. Quei valori sono la memoria, la conoscenza, l'esperienza: valori oggi svalutati e assieme ad essi si è svalutata la funzione dell'anziano, che è quanto mai debole e vulnerabile. È allora nostro dovere farci carico di tale debolezza e vulnerabilità, creando un sistema che protegga gli anziani il più possibile. I dati sono quelli citati dal relatore; il fenomeno è spaventoso e in crescita. Nell'arco di questo breve tempo del nostro dibattito, dal punto di vista statistico, una quindicina di anziani è stata o sarà truffata. Denunciai il fenomeno, quando ancora ancora se ne parlava poco, con una campagna giornalistica. Mi piace ricordare il primo caso che raccontammo. La signora si chiamava Neva Spagna, aveva ottantotto anni, era di Bologna, fu truffata, cadde in depressione a seguito dell'evento e quattro mesi dopo morì. Non è un caso raro. Abbiamo raccontato tanti, tantissimi casi del genere. Il problema vero non è dato da ciò che viene sottratto, dai beni materiali che vengono sottratti all'anziano, che siano soldi o un pugno di gioielli. Il problema vero sono le ricadute psicologiche sugli anziani di fatti del genere. L'anziano si sente solo, quanto mai solo, vulnerabile, quanto mai vulnerabile, alla mercé di chiunque e non più in grado di condurre una vita dignitosa. Le difese immunitarie calano, le malattie avanzano, molto spesso fatti del genere si concludono con il decesso. Non stiamo quindi parlando di truffe, stiamo parlando di qualcosa di molto più grave e grande. Il Capo dello Stato aderì a questa campagna, ricevemmo una lettera del suo portavoce che parlava di crimine odioso e di inquietante fenomeno; prese il via un processo legislativo che poi si interruppe con l'interruzione della legislatura. Mi sembrò naturale una volta eletto in questa funzione, e fu tra le primissime cose che feci, depositare un disegno di legge per riprendere il tema e sanare questa ingiustizia di fatto. Mi fa piacere davvero aver ascoltato i colleghi in Commissione giustizia e il dibattito di oggi e poter constatare che il conflitto è stato sospeso, le armi sono state deposte e tutti quanti abbiamo partecipato, ognuno in ragione della propria sensibilità e del proprio punto di vista. Naturalmente i punti di vista e le sensibilità non sono tutti uguali, ma tutti hanno condiviso il principio. Sì, la legge, dal mio punto di vista personale e di Forza Italia in generale, poteva essere aggiustata meglio, ma - oserei dire - sono dettagli, si dice che il meglio è nemico del bene. La cosa importante è che la legge veda la luce e che quei vigliacchi senza onore, che si macchiano di reati così odiosi, ora rischino effettivamente il carcere. È davvero una bella giornata per me e, credo, per tutti noi. Oggi il Senato non solo colma un vuoto in termini di norma penale, ma soprattutto afferma un principio quanto mai urgente per le ragioni che dicevo prima, perché abbiamo forse perso di vista alcuni valori, abbiamo forse reciso un po' troppo le nostre radici e, di conseguenza, fatto perdere di ruolo ai nostri anziani. Oggi l'Assemblea fissa un principio, a mio avviso, importante: la vecchiaia è sacra e chi lede la vita, l'interesse o anche solo l'equilibrio di un anziano, commette il più turpe dei reati e non merita di vivere libero accanto a noi. Forza Italia voterà naturalmente a favore di una norma che ha contribuito in maniera sostanziale a scrivere. (Applausi dal Gruppo FI-BP. Congratulazioni) . EVANGELISTA (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. EVANGELISTA (M5S) . Signor Presidente, colleghi senatori, il disegno di legge al nostro esame raccoglie un'istanza non scritta che proviene da una parte importante della popolazione del nostro Paese, quella rappresentata dagli anziani. La categoria delle persone di età avanzata, come giustamente dice il collega Cucca, assurge a centro di interesse perché meritevole di attenzione e della necessaria ed adeguata tutela, quella che deve essere rivolta a chi, in ragione dell'età, spesso si trova in uno stato di particolare vulnerabilità emotiva, con una minorazione della capacità di percezione della realtà, un indebolimento della sfera volitiva che rende fragili e facili prede di profittatori. Questa maggioranza, dimostrando sensibilità su un tema che coinvolge tutta la nostra società, si fa carico del problema e risponde introducendo una modifica alla fattispecie di reato di circonvenzione di persone incapaci prevista dall'articolo 643 del codice penale; una modifica sostanziale voluta in modo specifico per contrastare le condotte criminose e gli abusi in danno delle persone anziane. Il reato di circonvenzione di persone incapaci, come attualmente previsto nel nostro codice penale, non può costituire infatti una risposta sufficiente, essendo una norma di carattere generale rispetto alla quale è stata spesso l'elaborazione giurisprudenziale a modulare la portata dei casi in cui la vittima è anziana. Ecco, allora, che con il disegno di legge che qui ci occupa si inserisce un nuovo comma all'articolo 643 che integra la fattispecie penale punendo in modo specifico le condotte volte ad abusare della condizione di debolezza e di vulnerabilità dovuta all'età avanzata di una persona al fine di indurla a compiere un atto che importi qualsiasi effetto giuridico per lui o per altri dannoso. Abbiamo, quindi, preso atto dell'incremento esponenziale dei reati a danno degli anziani, tanto che l'introduzione del nuovo comma si pone quasi come un atto dovuto in risposta ai fatti di cronaca che quotidianamente sono un forte richiamo che scuote la sensibilità di tutti noi. Non trascorre giorno in cui non si registrano su tutto il piano nazionale - nessuna Regione esclusa, dal Nord al Sud d'Italia - questo tipo di eventi che vedono anziani soli divenire vittime di persone senza scrupoli che si presentano con fare affabile, guadagnano la loro fiducia e approfittano della debolezza originata dalla solitudine o dalla condizione di decadimento delle facoltà mentali che compromette la loro capacità di percepire la realtà e di reagire e che si traduce in una particolare vulnerabilità emotiva. È proprio da questa particolare vulnerabilità, da questo essere portatori di un vulnus e di una ferita che rende fragili che gli autori di questi reati traggono consapevolmente vantaggio inducendo la persona anziana a disporre del proprio denaro e del proprio patrimonio senza opporre resistenza. Ogni volta che la cronaca riferisce di nuovi episodi è come assistere a un film già visto. Le modalità, infatti, si riproducono identiche: i profittatori entrano nelle grazie delle povere vittime e, dopo aver ottenuto la loro fiducia anche fingendosi operatori di ogni genere, persino delle Forze dell'ordine, si fanno consegnare i soldi, prosciugano il conto in banca, fanno fare testamento a loro favore e si fanno intestare beni. Non possiamo trascurare anche l'ulteriore corretta lettura del fenomeno che ci porta a rilevare che evidentemente gli effetti prodotti dalla circonvenzione delle persone anziane non arrecano solo un danno economico, ma cagionano anche un sicuro trauma emotivo e psicologico, che li renderà ancora più fragili e li chiuderà sempre più nella loro solitudine. Spesso la vittima anziana non denuncia gli abusi subiti perché prova vergogna; aumenta così il senso di inadeguatezza e di colpa per non essere stata in grado di capire la situazione e di difendersi. Con l'articolo 1 di questo disegno di legge si introduce un nuovo comma all'articolo 643 del codice penale che estende espressamente anche alla circonvenzione degli anziani la stessa forte risposta sanzionatoria prevista dalla norma che punisce la circonvenzione delle persone incapaci, ossia la reclusione da due a sei anni e la multa da 206 a 2.065 euro. Inoltre, all'articolo 2, nel caso di condanna, si subordina la sospensione condizionale della pena al pagamento integrale della somma liquidata a titolo di risarcimento del danno alla persona offesa. Aver colto questo deprecabile fenomeno riconoscendo la sua specificità in una previsione ad hoc e aver previsto la sua punizione nei termini indicati rappresenta sicuramente una risposta efficace e certa per contrastarlo sia da un punto di vista repressivo che da un punto di vista preventivo. Deve aggiungersi che gli interventi normativi in esame vengono a incidere nella nostra società, che è profondamente mutata rispetto al passato e nella quale, secondo il rapporto annuale ISTAT del 2018, le nascite sono in calo da nove anni e si assicura alla popolazione un'aspettativa di vita sempre più elevata. Infatti, siamo uno dei Paesi più longevi della terra. Fino allo scorso anno l'Italia era il secondo Paese più vecchio al mondo, dopo il Giappone. Attualmente le nuove stime lo attestano al terzo posto. Ciò significa che gli abitanti italiani vivono in media 82,9 anni e che il nostro Paese è destinato a mantenere questo importante primato. Purtroppo, però, è cambiata anche la struttura sociale che tradizionalmente caratterizzava il nostro Paese ed è mutata la struttura familiare rispetto al passato, quando l'anziano rappresentava il depositario del patrimonio culturale della comunità. Attualmente, sono sempre di più gli anziani che vivono in solitudine e lontano dagli affetti. Per loro è sempre maggiore il rischio di isolamento, che li espone a fenomeni criminosi e odiosi, come quello che combatteremo ancor di più con la nuova fattispecie di reato che intendiamo introdurre. Signor Presidente, concludo con l'auspicio che nella nostra società venga riscoperto il valore della vecchiaia. L'impegno del MoVimento 5 Stelle è e sarà ancora quello di riconoscerne i diritti e l'inderogabilità della loro tutela. Per tutti questi motivi, annuncio il voto favorevole del MoVimento 5 Stelle al provvedimento in esame e ringrazio l'Assemblea. (Applausi dal Gruppo M5S. Congratulazioni) . PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del disegno di legge n. 980, nel suo complesso, nel testo emendato, con il seguente titolo: «Modifiche al codice penale in materia di circonvenzione di persone anziane». (Segue la votazione). Il Senato approva. (v. Allegato B). (Applausi). Risulta pertanto assorbito il disegno di legge n. 885. Discussione e approvazione del disegno di legge: Doc 1088 Ratifica ed esecuzione dell'Accordo fra il Governo della Repubblica italiana e il Governo della Repubblica del Kenya relativo al Centro spaziale Luigi Broglio - Malindi, Kenya, con Allegato e Protocolli attuativi, fatto a Trento il 24 ottobre 2016 (Relazione orale) PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 1088. Il relatore, senatore Candura, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta. Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore. CANDURA, relatore . Signor Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, l'Assemblea è chiamata a esaminare il disegno di legge di ratifica ed esecuzione dell'Accordo, con Allegato e relativi Protocolli attuativi, sottoscritto fra l'Italia e il Kenya, relativo al Centro spaziale Luigi Broglio sito a Malindi, in territorio keniota. L'intesa risponde all'esigenza di fornire una cornice normativa aggiornata attraverso cui disciplinare le relazioni tra Italia e Kenya in materia di cooperazione spaziale, in considerazione della storica presenza italiana presso la base di Malindi, unico centro spaziale italiano situato in territorio estero. Si ricorda che il Centro spaziale Luigi Broglio, creato nel 1964 e gestito dal 2004 dall'Agenzia spaziale italiana, è un'importantissima stazione per il controllo da terra delle missioni spaziali ed è stata anche una base di lancio per satelliti spaziali. Tale centro rappresenta un polo di eccellenza della nostra tecnologia al di fuori del territorio nazionale e uno strumento qualificante della nostra collaborazione scientifica con il Kenya e l'intero continente africano. Stante la sua strategica localizzazione geografica, detta stazione rappresenta un sito ideale per il lancio di satelliti e le correlate attività di ricerca scientifica e raccolta di dati. Della struttura si è avvalsa anche l'Agenzia spaziale europea (ESA) nel quadro di un Protocollo trilaterale tra Italia, Kenya ed ESA che attende di essere rinnovato all'esito della conclusione di questo negoziato tra Italia e Kenya. L'attuale funzionamento della base è disciplinato da un accordo intergovernativo firmato nel 1995 e rinnovato, da ultimo, fino al 31 ottobre 2016. La nuova intesa riprende i contenuti del precedente Accordo e definisce i termini e le condizioni relative all'utilizzo della base da parte della nostra Agenzia spaziale. L'intento è quello di fare della base di Malindi, e più in generale del Kenya, il fulcro di una cooperazione spaziale allargata ai Paesi del Corno d'Africa e dell'Africa orientale, con importanti ricadute strategiche a carattere scientifico, tecnologico e programmatico. Il disegno di legge di ratifica si compone di quattro articoli che dispongono in merito all'autorizzazione alla ratifica, all'ordine di esecuzione, alla clausola di invarianza finanziaria ed all'entrata in vigore. L'articolo 3, quello sulla clausola di invarianza finanziaria, dispone che agli oneri derivanti dal provvedimento, quantificati in poco più di 800.000 euro annui, si provveda nell'ambito del bilancio ordinario dell'Agenzia spaziale italiana, senza che da ciò debbano derivare nuovi o maggiori oneri a carico della nostra finanza pubblica. L'Accordo non presenta profili di incompatibilità con la normativa nazionale, né con l'ordinamento europeo o con altri obblighi internazionali sottoscritti dal nostro Paese. Prima di chiedere il voto favorevole all'Assemblea, vorrei che questa Assemblea ricordasse l'ingegner Luigi Broglio, nato nel 1911 e morto nel 2001, visto che il centro è a lui intitolato. (Applausi del senatore Casini). È stato padre dell'aeronautica e dell'astronautica italiana. Tra le cose da lui realizzate, ricordo solo un contributo teorico riconosciuto a livello mondiale sul calcolo strutturale per i jet con ala a freccia, ma soprattutto fu fondatore e direttore della prima facoltà di aeronautica, alla Sapienza di Roma. È stato padre del primo satellite italiano, il San Marco I, che tra l'altro fu il primo satellite non lanciato da Unione Sovietica o Stati Uniti, cioè dalle due superpotenze mondiali, ma da un Paese terzo. Broglio, fondatore di questo centro spaziale, è uno di quei geni tanti italiani a livello di Guglielmo Marconi o di Enrico Fermi, che però qualche volta non vengono adeguatamente ricordati. Lo ricordo perché da noi deve partire il moto di dire che c'è motivo di essere orgogliosi di essere nati in questo Paese. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az, M5S, PD e FI-BP) . PRESIDENTE . Dichiaro aperta la discussione generale. È iscritto a parlare il senatore Urso. Ne ha facoltà. URSO (FdI) . Signor Presidente, ho chiesto di intervenire per due motivi. Il primo è inerente la ratifica di questo Accordo che evidenzia, come prima diceva giustamente il relatore, un'eccellenza italiana che noi spesso, purtroppo, dimentichiamo nella cronaca odierna. Un'eccellenza che riguarda l'aeronautica: l'Italia storicamente è stato il Paese in cui l'aeronautica si è sviluppata nel Novecento, e ciò ha fatto dell'Italia, appunto, un'eccellenza nel mondo. In questo caso, ancora più specifico, si tratta di satelliti, perché dalla base di Malindi sono partiti i satelliti. La fase di Malindi ha segnato l'industria e l'efficienza tecnologica satellitare italiana ed europea. Chiunque sia stato a Malindi - personalmente vi sono stato in missione di Governo - ha potuto apprezzare che cosa è stata e che cos'è ancora quella base, in parte purtroppo inutilizzata, rispetto alle condizioni attuali della competizione globale. Malindi non è soltanto un posto dove gli italiani hanno trovato una località balneare ideale, ma è soprattutto - e noi dobbiamo ricordarlo - il luogo dove è collocata questa base italiana all'estero così significativa oggi, anche grazie a questo Accordo, per la cooperazione con i Paesi dell'Unione europea e con alcuni Paesi africani. Quindi preannunzio fin d'ora che il nostro voto sarà senz'altro favorevole. La seconda considerazione che vorrei fare è di diverso tipo e riguarda più in generale l'attività legislativa del Senato e del Parlamento in questa legislatura. Come ricorderà bene il presente Calderoli, che ha una lunga esperienza, abitualmente le ratifiche internazionali di accordi e di trattati passavano in second'ordine. In questo caso la ratifica riguarda un Accordo del 2016, ma in quest'Aula in questi mesi abbiamo ratificato accordi di cinque, dieci o quindici anni fa. Perché questo? Il caso in discussione concerne un accordo recente, ma in molti altri casi si è trattato di accordi che sono stati realizzati molto indietro nel tempo. Questo perché gli accordi internazionali nella nostra legislazione passano dalle Commissioni e poi nelle Assemblee dei due rami del Parlamento, a differenza di altri Paesi dove vengono ratificati dal Governo, che li sottoscrive talvolta con l'ausilio di qualche Commissione parlamentare specializzata e dedicata a questa materia. Nel nostro caso seguono un iter molto lungo, come qualunque provvedimento legislativo: Commissione Senato-Aula Senato, Commissione Camera-Aula Camera, abitualmente senza modifiche. Perché in questa legislatura ne seminiamo così tanti, a differenza delle altre? Forse, se continua così, riusciremo a colmare il ritardo in alcuni casi ultradecennale. Quante volte chi ha rappresentato il nostro Paese all'estero si è sentito dire: noi abbiamo ratificato l'accordo, mentre voi sono dieci anni che dovete ratificarlo! Vi sono infatti casi in cui gli altri Paesi hanno ratificato gli accordi, perché magari non di competenza parlamentare e comunque senza prevedere un iter così farraginoso, e noi siamo indietro e in tante occasioni questo ritardo ci viene ricordato. Perché in questa legislatura riusciamo a farlo, colmando un ritardo? Sicuramente per l'efficienza del Sottosegretario, ma più verosimilmente perché questa legislatura è vuota di argomenti legislativi più importanti. Sappiamo che oggi è una giornata straordinaria e speciale, in cui stiamo varando provvedimenti legislativi, alcuni dei quali significativi, ma abitualmente abbiamo difficoltà anche solo a individuare l'ordine del giorno su cui poter lavorare, nel senso che non ci sono provvedimenti significativi da portare all'attenzione del Parlamento. Per questo si portano tanti argomenti, come la ratifica dei Trattati internazionali, e per lo stesso motivo riusciamo a colmare un ritardo ultradecennale. Per questo molto spesso ci concentriamo anche sulle mozioni parlamentari, cioè riempiamo il vuoto legislativo del Governo in carica. Questo purtroppo è quello che si evidenzia anche nella ratifica del trattato internazionale al nostro esame. Almeno a questo sta servendo questa legislatura: a colmare il ritardo ultra decennale nella ratifica dei trattati internazionali. (Applausi dal Gruppo FdI) . PRESIDENTE . Dichiaro chiusa la discussione generale. Ha facoltà di parlare il relatore. CANDURA, relatore . Signor Presidente, in merito a quanto affermato poc'anzi sull'accordo, nulla da replicare. Per quanto riguarda invece le attività di questa maggioranza e del Governo penso che il motivo per cui riusciamo a deliberare anche sui trattati dipenda semplicemente dal fatto che stiamo più ore in Aula e siamo disponibili a non porre confini temporali all'attività di Assemblea. Votiamo i trattati come votiamo provvedimenti più importanti: la giornata di oggi ne è una dimostrazione. Quindi sono orgoglioso di far parte di questa maggioranza. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S) . PRESIDENTE . Il rappresentante del Governo non intende intervenire in sede di replica. Comunico che è pervenuto alla Presidenza - ed è in distribuzione - il parere espresso dalla 5 a Commissione permanente sul disegno di legge in esame, che verrà pubblicato in allegato al Resoconto della seduta odierna. ALFIERI (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ALFIERI (PD) . Signor Presidente, la ratifica in esame può sembrare secondaria, ma non lo è. Vorrei ricordare, oltre alla relazione svolta dal relatore, dove si inserisce questo Accordo, firmato nell'ottobre del 2016 a Trento, per impulso del Governo Renzi e del lavoro svolto dall'allora ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca Giannini e poi del ministro Fedeli i quali si impegnarono molto sul tema della ricerca spaziale. A Trento fu indetto il primo forum internazionale sulla ricerca spaziale; l'allora presidente dell'ASI Battiston mise l'accento su come la ricerca spaziale sia il luogo in cui cooperazione spaziale e cooperazione scientifica possono rappresentare un'occasione non solo di sviluppo sostenibile per il nostro Paese, ma anche di cooperazione allo sviluppo in altri Paesi. L'esperienza di eccellenza del centro Luigi Broglio si inserisce nel solco di questo lavoro. È un'eccellenza italiana, che ha subìto delle variazioni. Aveva necessità di un aggiornamento, perché quel centro servì fino al 1988 per il lancio dei satelliti, poi ha subìto delle variazioni e oggi fa altro. Era necessaria una cornice giuridica nuova, che è stata creata nell'ottobre del 2016. Oggi quel centro, sia nel segmento territoriale, sia nel segmento offshore , delle piattaforme marittime, costituisce sicuramente un'occasione per fare cooperazione scientifica, per aumentare la nostra capacità nella ricerca spaziale, per il rilevamento e la tracciabilità dei satelliti, in una zona come quella equatoriale, che si presta benissimo ed è funzionale a operazioni di questo genere; ma è anche un'occasione per sfruttare la nuova finestra di opportunità che si apre nel Corno d'Africa, di collaborazione e cooperazione con quei Paesi. In questo Accordo si prevede una componente di formazione importante non solo per i kenioti, ma anche per ingegneri, tecnici, operatori e ricercatori nel campo della ricerca scientifica e della cooperazione spaziale, che non rappresenta solo un investimento per quel territorio, ma è anche un'occasione di rafforzamento della cooperazione dell'Italia e della presenza dell'Italia nei Paesi del Corno d'Africa. Il nostro, quindi, non può che essere un giudizio positivo su un'eccellenza italiana che si aggiorna e sulla capacità dei nostri tecnici di essere all'avanguardia. Spero che l'esperienza positiva avviata dal Governo Renzi e dalla Presidenza di Battiston all'ASI possa vedere il testimone essere portato avanti, quindi il nostro non può che essere un voto favorevole. (Applausi dal Gruppo PD) . AIMI (FI-BP) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. AIMI (FI-BP) . Signor Presidente, rappresentante del Governo, colleghi, il Gruppo Forza Italia esprime parere favorevole in merito alla ratifica dell'Accordo in esame, ritenendo di fondamentale importanza il contributo che l'unico centro spaziale italiano presente all'estero apporta alla nostra ricerca in ambito aerospaziale e tecnologico. Il Centro spaziale Luigi Broglio di Malindi è stato istituito nel 1964 ed è gestito dall'Agenzia spaziale italiana (ASI); importante polo di eccellenza, come è stato detto e ripetuto più volte, della tecnologia del nostro Paese, rappresenta per la sua ubicazione sulla costa dell'Oceano indiano un sito ottimale per il lancio e il controllo di satelliti e per tutte le attività di ricerca scientifica e di raccolta dati. Il funzionamento della base è regolato da un accordo intergovernativo firmato dai due Paesi nel 1955 e rinnovato fino al 31 ottobre 2016. Il nuovo accordo, invece, ha come obiettivo finale quello di fare della base di Malindi, ma più in generale di tutto il Kenya, il fulcro di una cooperazione spaziale allargata a tutti i Paesi del Corno d'Africa e dell'Africa orientale, con importanti ricadute strategiche a carattere scientifico, tecnologico e programmatico. Il centro si compone di due segmenti: il primo è quello marino, rappresentato dalla piattaforma di lancio oceanica, e il secondo è quello terrestre, rappresentato dal centro dedicato alla ricezione dei dati. I settori attorno ai quali si svolge l'attività del centro, ad uso esclusivamente pacifico (è opportuno sottolinearlo), sono quelli della scienza e della tecnologia dello spazio, dell'osservazione della Terra, del supporto ai servizi anche di videosorveglianza, delle comunicazioni spaziali, della telemedicina, dell'acquisizione dei dati satellitari, dell'attività di ricerca di fisica dell'atmosfera, del lancio e del controllo di satelliti e del telerilevamento. La gestione della base è affidata ad un direttore nominato dal Governo italiano tramite l'ASI, supportato da un vicedirettore keniota. Al Governo italiano è demandato il compito di avviare programmi di formazione a favore dei cittadini keniani, promuovere progetti di sviluppo nell'area, sostenere i costi operativi di funzionamento della struttura, contribuire ai costi di funzionamento relativi al centro regionale per l'osservazione della Terra e, da ultimo, versare al Kenya la metà dei profitti derivanti dai contratti con i terzi. Dall'altro lato, al Governo keniota è demandato il compito di assicurare, naturalmente sotto il profilo della sicurezza, un efficiente funzionamento della base, la protezione dei beni e delle persone, fornire autorizzazione al lancio di satelliti e piattaforme suborbitali, individuare progetti di sviluppo da realizzare nell'area di Malindi. I protocolli attuativi si prefiggono, dunque, come obiettivo quello di disciplinare l'istituzione di un centro regionale per l'osservazione della Terra, di supportare l'Agenzia nazionale spaziale keniana, di promuovere e sostenere la ricerca nel campo della telemedicina, di creare una collaborazione nel settore dell'osservazione della Terra, utilizzando dati di missioni spaziali scientifiche, e di garantire, da parte dell'ASI, attività di istruzione e formazione di studenti e personale tecnico keniano presso le istituzioni italiane specializzate nell'ambito dell'ingegneria e della tecnologia spaziale, dell'osservazione della Terra, delle scienze della politica, della telemedicina e delle telecomunicazioni. Il disegno di legge di ratifica - mi avvio alla conclusione - dispone che per gli oneri derivanti dal presente provvedimento - 800.000 euro annui - si provveda nell'ambito del bilancio ordinario dell'Agenzia spaziale italiana e senza che da ciò debbano derivare nuovi o maggiori oneri a carico del bilancio dello Stato. Dal 2016 l'accordo tra due Stati, relativo alla gestione della base, deve essere ovviamente rinnovato, quindi la disposizione si prefigge di fornire un quadro normativo quanto più chiaro possibile in merito alla gestione delle attività svolte all'interno del Centro spaziale Luigi Broglio, in considerazione dei rapporti di amicizia tra Italia e Kenya. Si ritiene necessario avviare la ratifica sia dell'accordo che dei relativi protocolli attuativi al fine di disciplinare, e anche di tutelare, diritti e doveri spettanti al nostro Paese e alla Repubblica democratica del Kenya. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . LUCIDI (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LUCIDI (M5S) . Signor Presidente, colleghi, il rinnovo dell'Accordo corona un negoziato guidato dalla Farnesina d'intesa con ASI, MIUR, Ministero della Difesa anche altri Dicasteri, come è già stato ricordato, e assicura la prosecuzione dell'attività del Centro che negli anni è stato base di lancio di numerosi satelliti e svolge oggi attività di assistenza a missioni spaziali e di acquisizione di dati satellitari. Anche se in Italia il lavoro di questa struttura è poco conosciuto, essa risulta fondamentale al nostro sistema Paese non solo per fini di ricerca, ma anche per inserire l'Italia in quella che viene definita space economy , ovvero l'apertura dei programmi spaziali a privati, multinazionali ma anche a futuri, così chiamati, "turisti dello spazio", un settore che è in continua ascesa. La base italiana dell'ASI situata a Malindi in Kenya, ha recentemente supportato con successo, ad esempio, il lancio del Falcon 9 di SpaceX, accompagnando in orbita il satellite NASA Transiting Exoplanet Survey Satellite (TESS). Questo è ovviamente un elemento di grande novità ed avanguardia. L'importanza di questo presidio italiano di ricerca e condivisione a livello mondiale è anche un esempio di cooperazione internazionale nel campo del supporto tecnologico ai Paesi africani. Questo ha una doppia valenza nel campo degli affari esteri. Infatti, se nei primi anni il ruolo della Repubblica del Kenya era quello di osservatore e di assistente, nel corso dei decenni si è arrivati alla formazione di una vera e propria scuola di tecnici e scienziati locali, all'interscambio tra università e alla crescita del settore spaziale keniano, che ha portato alla creazione del primo di nanosatellite, creato appunto a Nairobi grazie alla supervisione proprio degli scienziati e dei tecnici italiani. Per questi motivi riteniamo dunque che le somme stanziate a favore del potenziamento del centro spaziale Luigi Broglio in Kenya siano importanti e fondamentali per l'intera ricerca italiana e per il potenziamento della cooperazione con quel Paese; quindi ben venga questo accordo. Il mio Gruppo voterà in maniera molto convinta a favore di questo accordo, augurandoci che esso permetta la nascita - perché no? - di altri Luigi Broglio italiani e magari anche kenioti. (Applausi dal Gruppo M5S) . PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del disegno di legge, nel suo complesso. (Segue la votazione). Il Senato approva. (v. Allegato B). Discussione e approvazione del documento: Doc Doc. XXIV, n. 5 Risoluzione approvata dalla 9a Commissione permanente (Agricoltura e produzione agroalimentare), nella seduta del 16 aprile 2019, a conclusione dell'esame dell'affare assegnato sull'invasione della cimice marmorata asiatica (Halyomorpha halys) (Esame ai sensi dell'articolo 50, comma 2, del Regolamento) PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca la discussione della risoluzione approvata dalla 9 a Commissione permanente (Agricoltura e produzione agroalimentare), nella seduta del 16 aprile 2019, sull'invasione della cimice marmorata asiatica ( Halyomorpha halys ) ( Doc. XXIV, n. 5). La relazione è stata già stampata e distribuita. Ha chiesto di parlare, per integrare la relazione scritta, il senatore Vallardi. Ne ha facoltà. VALLARDI, relatore . Signor Presidente, colleghi senatori, questa relazione accompagna la risoluzione che impegna il Governo su due punti, a conclusione dell'affare assegnato sull'invasione della cimice marmorata asiatica ( Halyomorpha halys ). La Commissione agricoltura si prefigge l'obiettivo di offrire al Governo e al Parlamento un approfondimento sulle problematiche legate all'invasione della cimice marmorata asiatica, un insetto particolarmente infestante proveniente da Cina, Giappone, Taiwan e Corea, che negli ultimi anni ha colpito molte Regioni del nostro Paese, soprattutto nel Nord Italia, e che si sta però progressivamente diffondendo anche nel Centro Italia e in tante altre Regioni del nostro Paese. La cimice asiatica è un insetto dannoso a piante, frutti e semi ed è originaria dell'Asia orientale. A metà degli anni Novanta del secolo scorso è stata rinvenuta negli USA e dal secondo millennio anche in Europa. Recenti segnalazioni arrivano anche dal Sud America (Cile) e dai punti d'ingresso di altri Paesi, ad esempio la Nuova Zelanda e l'Australia. Nelle aree di nuova introduzione la specie si è diffusa con una rapidità che fa veramente attirare l'attenzione, arrecando danni consistenti a tutti i settori dell'agricoltura. Gli interventi di lotta su scala globale sono ad oggi incentrati essenzialmente sull'utilizzo di prodotti chimici, con utilizzo di principi attivi a largo spettro, che si sono però rivelati fondamentalmente inefficaci; questi prodotti hanno di conseguenza gravi ricadute sui sistemi produttivi colpiti dalla cimice. Per questi motivi si stanno cercando strumenti e metodi alternativi di controllo, tenendo ben presente che le potenzialità di sviluppo di questa cimice rendono ogni azione di lotta molto complessa. La cimice asiatica è infatti un insetto polifago (onnivoro, cioè mangia di tutto), che riesce a svilupparsi sia su piante erbacee, annuali e pluriennali, ortive e cereali, sia su frutteti e piante arboree e arbustive, nutrendosi di frutti di tutti i tipi. L'insetto inoltre è un ottimo volatore da adulto e un buon camminatore negli stadi giovanili, quindi si sposta dappertutto, compiendo continui spostamenti tra aree coltivate e vegetazione spontanea. Lo stesso ministro delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo Centinaio, in risposta ad una specifica interrogazione in Assemblea il 18 ottobre 2018, ha confermato tali indicazioni, precisando che il Consiglio per la ricerca in agricoltura e l'analisi dell'economia agraria (Crea) era stato identificato come istituto di supporto per gli approfondimenti degli aspetti scientifici della lotta all'insetto. Inoltre, per quanto riguardava l'utilizzo degli antagonisti naturali provenienti dal territorio di origine della cimice, il ministro delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo Centinaio aveva già autorizzato ad introdurre, in condizioni di quarantena e per soli motivi di studio, la specie ritenuta più efficace a livello mondiale, la cosiddetta vespa samurai ( Trissolcus japonicus ), per condurre i necessari studi, in particolare sull'impatto ambientale negli agrosistemi nazionali, mentre lo stesso Crea proseguiva le ricerche su tutti gli antagonisti naturali della cimice attivi sul territorio nazionale. In quell'occasione il Ministro ha spiegato che l'introduzione in Italia della vespa samurai e di altri insetti non autoctoni poteva avvenire solo per motivi di studio, essendovi un preciso divieto di introdurre - è questa la tematica che trattiamo oggi - sul territorio nazionale specie o popolazioni non autoctone (la cosiddetta direttiva habitat ). Al fine di approfondire la questione, tra novembre e dicembre 2018, la 9 a Commissione ha quindi avviato un ciclo di audizioni nell'ambito dell'affare assegnato, interpellando i competenti organismi scientifici, tra i quali il sopracitato Consiglio per la ricerca in agricoltura, la Fondazione Agrion e il Servizio fitosanitario nazionale. Tutti i soggetti auditi, e in particolare il Crea, hanno confermato in maniera unanime la sostanziale inefficacia nel controllo della cimice marmorata asiatica dell'utilizzo di prodotti chimici e di sistemi alternativi quali reti o trappole antinsetto poste sulle coltivazioni. La strategia ritenuta più efficace, all'esito degli studi e degli esperimenti condotti, è stata quindi individuata negli interventi di lotta biologica classica, utilizzando antagonisti naturali della cimice marmorata asiatica provenienti dalla sua area di origine, quindi l'estremo oriente, in particolare la Cina. Infatti, come detto in precedenza, gli antagonisti autoctoni già presenti in Italia non si sono dimostrati in grado di contrastare in maniera significativa questo insetto. Il Crea e gli altri organismi scientifici hanno quindi evidenziato le buone capacità di contenimento della cimice asiatica dimostrate in particolare dalla già citata vespa samurai. Malgrado il nome, questo insetto dell'ordine degli imenotteri, grande poco più di un millimetro, nulla ha a che vedere con le vere vespe e non presenta particolari controindicazioni (peraltro alcune varietà sono già state avvistate nel nostro Paese). Essa è in grado di contenere in maniera incisiva la diffusione della cimice, andando a parassitare le sue uova: in Cina riesce a raggiungere percentuali di parassitazione superiori al 70-80 per cento sulle uova della cimice asiatica. Pur in presenza di risultati positivi in laboratorio, il Crea non può tuttavia procedere alle necessarie sperimentazioni in campo a causa del già ricordato divieto di introduzione di specie non autoctone contenuto nella direttiva habitat , che in Italia, a differenza degli altri Paesi europei, è stata recepita in termini eccessivamente rigidi, privando così il nostro Paese di uno dei più importanti strumenti di contrasto alla diffusione di specie esotiche invasive, che si basa appunto sull'uso di antagonisti naturali. Tutti i soggetti auditi in 9 a Commissione hanno quindi concordemente sottolineato la necessità di eliminare il suddetto divieto attraverso una modifica dell'articolo 12 del regolamento, di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 357 del 1997, ricordando che tale questione si era posta già da molti anni e che il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare aveva già predisposto a tal fine uno schema di regolamento (sotto forma di decreto del Presidente della Repubblica), al momento ancora in attesa dell'approvazione definitiva. La Commissione ha poi ulteriormente approfondito il tema attraverso una specifica interrogazione rivolta al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, per conoscere lo stato di avanzamento dell' iter di approvazione del suddetto decreto di modifica. Nella seduta della 9 a Commissione del 29 novembre 2018 è emerso che lo schema di decreto aveva acquisito i pareri della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano (in data 10 maggio 2018) e del Consiglio di Stato (in data 20 settembre 2018) e si stavano quindi concludendo le ultime verifiche tecniche ai fini della deliberazione definitiva del Consiglio dei ministri. Nel frattempo, l'urgenza della modifica della direttiva habitat è stata segnalata da più parti, anche in relazione ad altre questioni, ad esempio nell'indagine conoscitiva conclusa il 21 febbraio 2019 presso la Camera dei deputati sull'emergenza legata alla diffusione della Xylella fastidiosa, per consentire la lotta biologica come modalità di contrasto alla diffusione degli insetti vettori del batterio. Finalmente, il 4 aprile 2019 il Consiglio dei ministri ha approvato in via definitiva il decreto del Presidente della Repubblica di modifica dell'articolo 12 del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 357 del 1997, autorizzando pertanto anche in Italia, in presenza di motivate ragioni di interesse pubblico, deroghe al divieto di introduzione di specie o popolazioni non autoctone, sulla base sia di studi che evidenzino l'assenza di effetti negativi sull'ambiente, sia di appositi criteri e fatti salvi i necessari controlli. Va tuttavia osservato che il nuovo articolo 12 prevede una procedura particolarmente articolata e complessa per l'avvio concreto degli interventi di lotta biologica, dovendosi prima adottare, entro sei mesi dall'entrata in vigore del regolamento di modifica, un decreto del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare che fissi i criteri per l'immissione in natura delle specie e popolazioni non autoctone. Sulla base dei suddetti criteri, a fronte di una specifica richiesta delle Regioni, delle Province autonome o degli enti di gestione delle aree protette nazionali, il Ministero può poi autorizzare l'immissione, previa valutazione di uno specifico studio che escluda qualsiasi rischio per la conservazione delle specie e degli habitat naturali. Tale procedura, che mira giustamente a prevenire qualsiasi eventuale effetto negativo derivante dall'immissione degli organismi non autoctoni nell'ambiente, rischia però di allungare eccessivamente i tempi per l'avvio concreto delle sperimentazioni in campo della vespa samurai, che quindi non potrebbe svolgere la sua azione di contrasto alla cimice asiatica nella stagione agricola in corso - qui sta il problema - con grave danno per le coltivazioni interessate da questo flagello. Per tali ragioni, la Commissione agricoltura ha ritenuto opportuno formulare la risoluzione in esame, al fine di segnalare al Governo la necessità, fatti salvi tutti i necessari controlli, di procedere celermente con l' iter di attuazione della nuova disposizione. La risoluzione, approvata all'unanimità dalla Commissione nella seduta del 16 aprile 2019 e che ora si sottopone all'esame di questa Assemblea, impegna quindi il Governo a dare la massima priorità all'adozione del decreto ministeriale previsto dal nuovo articolo che fissa i criteri per l'immissione di specie e popolazioni non autoctone sul territorio italiano L'appello che rivolgo, sia al Ministero dell'ambiente, sia al Governo, è a far sì che non accada quel che accadde duecento anni prima di Cristo, ovvero che mentre a Roma si discuteva, Sagunto cadde. A quel tempo c'erano gli elefanti, che sicuramente creavano più danni delle cimici, ma vi assicuro che per chi le ha provate, soprattutto per gli agricoltori di questo Paese, le cimici, anche se non sono le cavallette, sono sicuramente un flagello di Dio. Rivolgo pertanto un accorato appello per l'approvazione di questa risoluzione. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S). PRESIDENTE . Dichiaro aperta la discussione. Ricordo che eventuali ordini del giorno sul documento in esame potranno essere presentati entro la conclusione della discussione. È iscritto a parlare il senatore Bruzzone. Ne ha facoltà. BRUZZONE (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, la risoluzione che stiamo esaminando affronta un problema anomalo ma anche molto significativo, molto grave e strano: siamo arrivati a discutere in Senato addirittura della cimice asiatica. Ringrazio il presidente Vallardi per il lavoro fatto in Commissione, che ha avuto il massimo approfondimento anche durante le fasi di audizione. L'impatto sulle coltivazioni da frutta ed erbacee in alcuni casi è devastante e i conseguenti danni sono ingentissimi. La rappresentazione fatta poc'anzi dal relatore ne è la testimonianza. Solo l'intervento dell'uomo può porre rimedio e siamo qui per questo. Non è la prima volta che si ricorre all'introduzione di un insetto antagonista per combatterne uno nocivo. L'esperienza vissuta, tra l'altro con esito pressoché positivo, per combattere il cinipide del castagno in questo Paese, che cagionava gravi danni in alcune zone, ne è la dimostrazione. Anche per la cimice, quindi, il ricorso all'introduzione di un altro insetto è la soluzione individuata e consentita grazie al decreto dell'aprile di quest'anno. Questo è quanto la risoluzione propone attivando una disponibilità e un'azione da parte del Governo per intraprendere questa iniziativa. Affrontare questo tema, tuttavia, consente una riflessione sul problema dell'impatto della fauna selvatica alloctona e autoctona nel nostro Paese. Con la risoluzione che stiamo per approvare dimostriamo che l'intervento ponderato dell'uomo sulla natura si ritiene necessario, in questo caso anche sul mondo animale. La razionalità, in alcuni casi, deve necessariamente superare i sentimenti. Le cimici sono infatti animali come tutti gli altri, da quelli di piccole dimensioni a quelli più grandi, che creano altrettanti problemi e danni, non solo alle coltivazioni, ma anche agli allevamenti. Voglio ricordare che in questo Paese - sembra che non c'entri, ma in realtà c'entra a pieno titolo - esiste un problema lupo, che non deve essere affrontato tenendo la testa sotto la sabbia, perché prima o poi qualcheduno dovrà tirarla fuori. (Brusio) . Mi scusi, Presidente, ma è difficile parlare così: probabilmente le cimici sono più silenziose. PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia. BRUZZONE (L-SP-PSd'Az) . Anche le normali attività umane possono avere problemi: ricordiamo le migliaia di incidenti stradali, alcuni dei quali mortali, causati proprio dalla fauna selvatica. L'altro ieri, se n'è parlato poco, all'aeroporto di Genova un aereo, in fase di decollo, ha dovuto recedere a causa dei gabbiani che sono finiti nel motore. L'aereo è riuscito a fermarsi: un po' più avanti c'era il mare, visto che l'aeroporto di Genova finisce proprio vicino al mare. Verrebbe da dire: «Poveri gabbiani, finiti nel frullatore», ma viene anche la dire: «Povere le giocatrici della nostra nazionale femminile di pallanuoto che, insieme ad altri, erano sull'aereo in quel momento». (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Ai cambiamenti ambientali conseguono i cambiamenti faunistici. Ne deriva la necessità di affrontare gli squilibri faunistici con interventi, da quello di oggi sulle cimici, a quello di domani magari sulle cavallette, sugli ungulati in genere, sugli storni, sui corvi, sulle nutrie e così via: l'elenco purtroppo è lungo. C'è l'esempio negativo della Regione Piemonte dove, a causa di una dimenticanza - e spero che si tratti di una dimenticanza o di una incapacità, altrimenti sarebbe grave - della giunta regionale di Chiamparino, fortunatamente mandata a casa dai piemontesi, in queste settimane si stanno creando grandi problemi alla viticoltura piemontese e sappiamo quanto sia importante questa attività per quella Regione. Il fatto di non aver deliberato, né il calendario venatorio, né il piano di prelievo, consente oggi per alcune settimane l'indisturbata azione del capriolo, che è troppo presente in quelle zone. VOCI DAL GRUPPO PD: Viva il capriolo! BRUZZONE (L-SP-PSd'Az) . Chi pagherà i tanti e ingenti danni? Lo dico agli amministratori piemontesi: sicuramente non li pagherà la giunta Chiamparino e continueranno a non pagarli i sostenitori di folli estremismi animalisti che portano anche a questo tipo di disastri. FARAONE (PD) . Viva il lupo! BRUZZONE (L-SP-PSd'Az) . Bravo! In questo Paese urgono risoluzioni come quella che stiamo discutendo, ma urge anche la modifica di una legge del 1992, la n. 157 sulla protezione della fauna selvatica, che deve diventare una legge per la gestione della fauna selvatica. L'ambiente dal 1992 è cambiato: bisogna adeguare la legge proprio in questo Paese, dove la concentrazione di fauna selvatica è tra le più alte in Europa. Spero che questa riflessione - che comunque, dai tentativi di interruzione rispetto a questo intervento, mi pare di aver capito che un effetto lo abbia già provocato - possa servire da provocazione per prendere atto finalmente della realtà da parte di tutti, anche da parte di alcuni colleghi che sono in quest'Aula e non solo e che hanno responsabilità più importanti. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az e del senatore Perosino) . PRESIDENTE . Senatore Faraone, lei è davvero trasversale e polivalente, perché su qualunque argomento trova qualcosa per cui fare un commento. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az e della senatrice Papatheu). È iscritto a parlare il senatore Battistoni. Ne ha facoltà. BATTISTONI (FI-BP) . Signor Presidente, autorevoli membri del Governo, cari colleghi, come abbiamo ascoltato nella relazione del presidente Vallardi, la problematica della cimice asiatica sta ormai invadendo il nostro territorio. Da anni era stata segnalata e con il provvedimento di oggi si cerca di individuare una strada per la risoluzione del problema. Già nel dicembre del 2015, il Comitato fitosanitario nazionale aveva sollevato l'allarme e chiesto provvedimenti in merito a questa tematica. Questo insetto è alloctono ed è capace di provocare ingenti danni alle colture agrarie, come purtroppo si sta registrando. Non da ultimo, i notiziari di domenica sera hanno dedicato ampio spazio ai danni fatti alle colture frutticole dell'Emilia Romagna, ma non solo lì: in tutta l'Italia del Nord e molti focolai sono stati trovati anche in Toscana. Tanto è vero che, dal 2008 al 2013, la cimice asiatica è stata inserita nella lista di allerta dell'Organizzazione euromediterranea per la protezione delle piante, a motivo dell'elevato livello di danno rilevato nei Paesi in cui è stata accidentalmente introdotta. Caratteristiche di questo insetto sono l'alta adattabilità ai diversi climi, fra cui il nostro, il nutrirsi di frutti maturi, non maturi, getti verdi e persino giovani cortecce, ma, soprattutto, la notevole capacità riproduttiva. In particolare, nei nostri territori si è registrata, fortunatamente, una fecondità inferiore, pari a due volte all'anno, contrariamente a quella dei territori di origine, dove la riproduzione avviene circa sei volte l'anno, pur sempre capace, però, di far avere milioni di insetti non graditi in poco tempo. Per fermare i danni che la cimice marmorata provoca alle nostre culture, si è cercato di individuare rimedi opportuni, comprendendo quanto sia difficile fermarla con le reti antinsetto o con le reti trattate con insetticidi o fitofarmaci. Peraltro, noi, come Forza Italia, auspichiamo sempre la lotta biologica e bene ha fatto il senatore Bruzzone a ricordare i successi ottenuti con l'antagonista del cinipide del castagno, con il Torymus , che poi è stato prodotto in grandi quantità in Italia e, di fatto, ha debellato questa annosa problematica. Voglio ringraziare anche il lavoro fatto dal Crea, come già sottolineato per tutte le sperimentazioni fatte a livello nazionale, cercando di individuare e di trovare l'antagonista, prima attraverso insetti autoctoni e poi attraverso insetti alloctoni. Gli scienziati, nella fattispecie, hanno individuato come antagonista principale la cosiddetta vespa samurai. Da qui il problema di superare il divieto di introduzione sul territorio nazionale di specie e popolazioni non autoctone. Secondo quanto disposto dall'articolo 12 del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 357 del 1997, modificato con il decreto del Presidente della Repubblica n. 120 del 12 marzo 2003, con cui l'Italia ha recepito la direttiva habitat , abbiamo purtroppo avuto un effetto ancora più forte della direttiva, vietando l'introduzione di specie non autoctone per la lotta biologica. Quindi, dopo aver vagliato le diverse alternative possibili e dopo numerosi confronti in Commissione agricoltura con molteplici audizioni, il 16 aprile abbiamo votato in maniera unanime questa risoluzione. Credo che dovremmo partire da qui, con questa unità, nel lavoro, che abbiamo trovato in Commissione, grazie anche alla disponibilità del presidente Vallardi, e partendo da questa tematica andare a trattare anche annose problematiche che ha fatto bene il senatore Bruzzone a citare. Non ci dobbiamo infatti nascondere dietro un dito: questa è una delle tante problematiche, ma dobbiamo affrontare anche le problematiche della fauna selvatica e dobbiamo affrontare le problematiche dei cambiamenti climatici, perché i nostri agricoltori, purtroppo, da queste avversità sono fortemente penalizzati e soltanto con una unità di intenti in questo settore potremo dare risposte risolutive ai nostri agricoltori. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Abate. Ne ha facoltà. ABATE (M5S) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, lo scorso 4 aprile il Consiglio dei ministri ha approvato, in esame definitivo, un regolamento, da adottare mediante decreto del Presidente della Repubblica, che modifica la disciplina relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali, nonché della flora e della fauna selvatica, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 8 settembre 1997, n. 357. Un decreto, quest'ultimo, che inciderà - sotto il profilo normativo - anche nella lotta alla cosiddetta cimice marmorata asiatica. La prima segnalazione in Italia di questo insetto marroncino-grigio lungo due centimetri risale al 2012, come diceva il collega Vallardi, in Emilia-Romagna. Originaria dell'estremo Oriente e di recente introduzione in Italia, nell'arco di tre o quattro anni ha causato ingenti danni alle coltivazioni frutticole, orticole e cerealicole. Infatti, le punture di suzione praticate da adulti e degli stadi giovanili su organi vegetativi e sui frutti provocano la comparsa di ingiallimenti, arresti di sviluppo, deformazioni e necrosi. I danni maggiori sono segnalati su alcune varietà di pero e sul nashi (pero giapponese), su nettarine e ciliegie e diverse varietà di mele. In alcune aree corilicole, gli attacchi determinano alti livelli di cimiciato anche nelle nocciole. In campo orticolo, i danni interessano soprattutto le coltivazioni di peperone, mentre tra le colture estensive i danni maggiori si registrano sulla soia e sul mais di secondo raccolto. Nei comparti sopracitati, in alcuni casi, le perdite economiche sono gravissime, fino a toccare l'80 per cento del raccolto e, a volte, anche il 100 per cento. Non avendo limitatori naturali specifici nel nostro continente, questa cimice si sta diffondendo velocemente in nuove aree, attraverso un progressivo incremento. Ci giungono notizie che vengono addirittura invase anche le case. La lotta diretta con insetticidi per la protezione delle colture non risulta agevole, sia per il fatto che non tutte le sostanze attive risultano efficaci, sia per la necessità di rispettare gli interventi di sicurezza dei formulati usati e, infine, per l'elevata mobilità di questi piccoli insetti adulti. Spostandosi velocemente tra ambienti naturali, comprese piante forestali e spontanee e colture agrarie, la cimice riesce a sfuggire in parte agli interventi insetticidi, per poi ricolonizzare nuovamente le coltivazioni trattate. Si tratta, dunque, di un insetto particolarmente fastidioso e dannoso, oltre che per le colture agrarie, anche per orti e frutteti famigliari. C'è però un nemico formidabile: la vespa samurai. La Commissione agricoltura del Senato ha approvato all'unanimità, ad aprile, una risoluzione che impegna il Governo a dare la massima priorità nell'adozione di un decreto ministeriale per l'immissione in Italia di specie e popolazioni non autoctone di organismi antagonisti di insetti alieni. E, nel testo, si raccomanda, in particolare, di accelerare quanto più possibile le altre fasi dell' iter autorizzatorio, anche in considerazione dell'ampia sperimentazione già condotta sulla vespa samurai. Originaria dell'Asia orientale, ma ormai presente in Europa e in America, anche a causa delle variazioni climatiche, la vespa samurai - così nominata per l'origine giapponese e l'aggressività degna dei leggendari guerrieri del Sol Levante - sconfigge l'avversaria alla radice, depositando le uova direttamente in quelle della cimice e uccidendole appena le larve si sviluppano. La cimice asiatica è solo l'ultima delle tante specie alloctone che hanno preso la residenza nel nostro Paese e devastato l'ambiente, dalla Xylella alla coccinella arlecchino. Se la vespa alloctona non troverà, a sua volta, dei predatori naturali, potrebbe finire con l'estinguere non solo le cimici, ma anche altri insetti, innescando una sorta di effetto domino nel ciclo della vita: una reazione a catena sull'ecosistema. Bisogna quindi evitare che specie alloctone diventino invasive quando, cioè, nei territori in cui è stata introdotta, si espande rapidamente (rispetto ai tempi dell'evoluzione naturale), creando impatti tangibili su altre specie ed ecosistemi. L'ordine del giorno G1, da me presentato, ha proprio questo scopo: far valutare al Governo, nel rispetto dei vincoli derivanti dall'ordinamento comunitario e con particolare riferimento all'azione di contrasto alla cimice marmorata asiatica mediante la cosiddetta vespa samurai quale antagonista naturale, la previsione di una specifica azione di monitoraggio con cadenza annuale al fine di garantire una periodica informazione circa le condizioni di inserimento della vespa samurai nel territorio nazionale e un controllo dello stato di emergenza fitopatologica scongiurando eventuali effetti pregiudizievoli agli habitat naturali, alla flora e alla fauna. (Applausi dal Gruppo M5S) . PRESIDENTE . Dichiaro chiusa la discussione. Avverto che al testo della risoluzione della 9 a Commissione permanente è stato presentato l'ordine del giorno G1, a firma della senatrice Abate e di altri senatori, il cui testo è in distribuzione. Ha facoltà di parlare il relatore. VALLARDI, relatore . Signor Presidente, intervengo brevemente per ringraziare tutti i componenti della Commissione agricoltura per il lavoro svolto. Fin da subito si è instaurato un clima positivo. Sono tutti stati comprensivi circa la necessità e l'urgenza che la direttiva habitat potesse arrivare a compimento quanto prima. Presidenza del vice presidente TAVERNA (ore 17,31) ( Segue VALLARDI, relatore ). Il mio invito e il mio ringraziamento lo estendo anche al sottosegretario Gava che è venuta in Commissione e assieme abbiamo predisposto questa risoluzione. Termino il mio intervento con un accorato appello al ministro Costa affinché prenda necessariamente visione dell'urgenza e della necessità di poter quanto prima recepire la direttiva habitat , liberare la vespa samurai che, come il Consiglio per la ricerca in agricoltura e l'analisi dell'economia agraria ha già verificato, è assolutamente compatibile con il nostro ecosistema. Vi è grande attesa da parte di tutti gli agricoltori di questo Paese, che si vedono distrutte le proprie coltivazioni, e anche di tutti i cittadini del Paese, che si vedono invase le loro case da questo dannosissimo insetto. Rivolgo, quindi, un accorato appello affinché il ministro Costa prenda visione dell'urgenza e della necessità che si arrivi alla conclusione di questo iter legislativo. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e FI-BP) . PRESIDENTE . Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo, che invito anche a pronunziarsi sulla risoluzione già approvata dalla 9 a Commissione permanente e sull'ordine del giorno presentato. GAVA, sottosegretario di Stato per l'ambiente e la tutela del territorio e del mare . Signor Presidente, il parere del Governo sull'ordine del giorno G1 è favorevole con riformulazione: propongo di sostituire le parole «a prevedere una specifica azione di monitoraggio» con le parole «a valutare l'opportunità di una specifica azione di monitoraggio». PRESIDENTE . Passiamo alle votazioni. DE PETRIS (Misto-LeU) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DE PETRIS (Misto-LeU) . Signor Presidente, colleghi, è evidente che negli ultimi tempi - e questo era anche il senso del recepimento della direttiva habitat - a causa della globalizzazione, del commercio internazionale, della poca prudenza e anche di errori grossolani compiuti nell'immettere una serie di specie alloctone nel nostro sistema, nonché dei cambiamenti climatici, ci troviamo sempre più spesso ad affrontare delle emergenze. In questo caso stiamo parlando della cimice asiatica, ma potremmo citare purtroppo non solo la Xylella, ma anche tanti altri insetti che stanno producendo situazioni molto serie per la nostra agricoltura. Con riferimento al passato, il collega Bruzzone è sempre molto appassionato, ma potremmo citare cosa è accaduto con l'immissione, per esempio, di cinghiali non autoctoni nelle riserve di caccia o potremmo parlare di quanto accaduto nei laghetti sportivi con l'immissione del pesce siluro. Ci sono stati, quindi, errori umani e contemporaneamente, a causa della globalizzazione e dei commerci internazionali, il mondo è cambiato. Sono avvenuti, inoltre, dei cambiamenti climatici, perché in altri tempi, con altre temperature, questo tipo di insetti non avrebbero avuto la possibilità di sopravvivere. La Commissione, nell'ambito dell'affare assegnato e con le audizioni svolte, ha certamente svolto un lavoro di approfondimento, che ho potuto seguire e grazie al quale mi sono potuta documentare, tuttavia invito tutti quanti a valutazioni molto prudenti e per un motivo semplice. Il dispositivo della risoluzione sottoposta oggi alla nostra attenzione contiene due impegni per il Governo. Anzitutto, si chiede all'Esecutivo di accelerare i tempi di adozione del decreto ministeriale previsto dal nuovo articolo 12 del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 357 del 1997, che ha modificato la direttiva. Non è un caso, come abbiamo recepito la direttiva n. 43 del 1992, anche se qui si dice che è stata una modalità un po' rigida, perché noi eravamo ben coscienti, allora, del grande problema che avevamo nel nostro Paese, che ha una biodiversità molto importante da preservare, anche e soprattutto agricola. Quindi, la rigidità nell'imporre il divieto assoluto, derogabile solo per motivi di emergenza, di immettere specie vegetali e animali alloctone aveva e ha le sue motivazioni. Con la risoluzione in oggetto si chiede altresì di accelerare quanto più possibile le altri fasi dell' iter autorizzatorio per l'immissione della vespa samurai, visto che viene considerata, almeno nel luogo di origine della cimice marmorata asiatica, il predatore e l'antagonista naturale. Peraltro, in questa sede ho ascoltato alcuni interventi in cui un predatore naturale come il lupo è sempre oggetto di brutte e cattive attenzioni, eppure il lupo è il predatore naturale per i cinghiali, i caprioli e altre specie. Poi, a capo della piramide dei predatori c'è la specie umana e non vorrei che, continuando così, avessimo qualche strana intenzione sui predatori naturali. Perché invito alla prudenza? Lo dico anche al relatore e al presidente Vallardi: il rischio è di introdurre nel nostro ecosistema un'altra specie alloctona, come la vespa samurai, senza le dovute accortezze. Noi dobbiamo stare attenti e non accelerare, perché rischiamo di produrre ancora più danni e abbiamo già avuto esperienze passate di leggerezza, anche se non con riferimento specifico alla vespa. Pertanto, sapendo perfettamente che c'è una emergenza e che è un'emergenza grande, come sappiamo tutti perfettamente, il mio invito è a essere molto cauti e a chiedere ancora di più, anche in termini di tempo, con molte possibilità di verifica e con tutto il supporto dal punto di vista scientifico per evitare di produrre danni peggiori di quelli che ci sono attualmente con la cimice. Torno a ripetere che un'immissione non così accuratamente e scientificamente verificata potrebbe produrre danni molto forti alla biodiversità agricola. Pertanto - e mi rivolgo al signor Sottosegretario - lo studio preliminare del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare non deve assolutamente essere sminuito né di importanza, né di ulteriori approfondimenti scientifici e sperimentali, tutti elementi necessari per darci certezza e sicurezza, perché altrimenti, torno a ripetere, il rischio è molto elevato. Il danno lo pagherebbe la biodiversità agricola e potremmo avere altri problemi su altre specie animali autoctone. Torno a ripeterlo: in passato, inserimenti non adeguatamente supportati da elementi scientifici hanno prodotto dei disastri. Per tutti questi motivi, il nostro voto sarà non contrario, ma di astensione, per fare un ulteriore invito alla prudenza e alla ponderazione: tempi certi, ma non procedure affrettate, nell'interesse del preservare il nostro patrimonio naturale, il nostro ecosistema e la biodiversità agricola. (Applausi dal Gruppo Misto-LeU) . LA PIETRA (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LA PIETRA (FdI) . Signor Presidente, colleghi senatori, membri del Governo, nel mio intervento cercherò di non soffermarmi troppo su quelle che sono state le motivazioni, l' iter e le conclusioni di questa risoluzione, che ha visto un voto unanime in Commissione, in quanto molto è già stato detto dai colleghi che mi hanno preceduto e dal relatore. Vorrei invece soffermarmi su alcune considerazioni e riflessioni che vorrei condividere con i colleghi senatori. Partiamo innanzitutto col sottolineare come da anni la nostra agricoltura sia sottoposta a questo tipo di flagello. Nell'immaginario collettivo può sembrare poca cosa quando si sente parlare di cimice, di cinipide o di qualunque altro insetto, non dando il giusto peso invece alle conseguenze economiche, finanziare e sociali che spesso questi insetti possono provocare. Oggi parliamo di cimice asiatica, un insetto che da anni ormai sta attaccando i nostri produttori di frutta prima nel Nord-Est, ed ora si sta diffondendo anche in altre zone e colpisce altre colture. Abbiamo parlato di Xylella, poche giorni fa, in occasione del disegno di legge sul rilancio agricolo, che sta distruggendo migliaia di olivi nel Salento. E ci sono tante altre emergenze ancora in essere che stanno colpendo o hanno colpito settori importanti. Come non pensare, ad esempio, ai tantissimi castagneti distrutti, che hanno messo in ginocchio intere zone montane dove già è difficile fare agricoltura? O come non pensare alla produzione dei pinoli, praticamente azzerata? E tanto altro ancora. Alla luce di quanto esposto, è doveroso ricordare che tutto questo nasce, come evidenziato anche nella relazione al provvedimento, da una rigida applicazione della direttiva europea n. 43 del 1992, recepita dal citato decreto del Presidente della Repubblica n. 357 del 1997. Un'applicazione tanto rigida da non permettere al nostro Paese di poter attuare un sistema di difesa naturale contro attacchi di insetti o di organismi provenienti da altri Paesi. Un'applicazione, a nostro avviso, frutto di un atteggiamento ideologico su come governare l'ambiente, che si è dimostrato disastroso anche in altri ambiti e settori. Mi riferisco, ad esempio, alla fauna selvatica, che sta provocando innumerevoli danni alle produzioni agricole e che sta sconvolgendo l'equilibrio naturale di molti luoghi. Anche su questo aspetto ha prevalso e sta prevalendo un atteggiamento demagogico, figlio di un ambientalismo sbagliato che non ha saputo integrare in maniera efficace l'uomo e l'ambiente, con risultati dannosi visibili a tutti, purtroppo. L'applicazione rigida di questa direttiva, dunque, non ci ha permesso di attuare un'efficace difesa delle nostre produzioni contro attacchi di varia natura. Sto usando questi due termini precisi, difesa e attacchi, non a caso, ma per sottolineare quanto tutto questo possa avere una chiave di lettura diversa dalla casualità, in una visione più ampia del problema. Pensate ad esempio come questi insetti, provocando danni enormi al nostro sistema produttivo, abbiano provocato perdite per milioni di euro e danni ambientali enormi, tutto a vantaggio di altri sistemi economici e di altri Paesi nostri competitori nelle produzioni agricole. Bisogna riflettere sulla possibilità che non solo la globalizzazione, quindi un maggior passaggio di merci da un Paese a un altro, da Paesi anche lontani e appartenenti a zone climatiche completamente differenti, o i cambiamenti climatici possano essere la sola causa di questi danni. È possibile - mi domando e vi domando - che tutto ciò non sia solamente casuale? Non ho una risposta precisa, ma questa domanda l'ho fatta anche durante l'audizione in Commissione dei dirigenti di CREA, i quali ci hanno risposto che ci stanno pensando. Credo che una riflessione nel merito debba essere fatta. Troppi interessi sono un gioco in questa partita che vede il nostro sistema agroalimentare al centro di attacchi economici da parte di una concorrenza, a volte anche sleale, che tende ad annullare la specificità e l'eccellenza di tantissimi nostri prodotti. La guerra economica si combatte in molti modi; quindi alziamo il nostro livello di attenzione. In conclusione, ben venga questa risoluzione che chiede al Governo di accelerare l'applicazione del nuovo articolo 12 e di autorizzare l'uso di insetti antagonisti per combattere la piaga della cimice, perché l'interesse nazionale - di questo anche si tratta - va difeso con ogni mezzo e non possiamo farci frenare né dalla burocrazia, né dalla demagogia. Per tutti questi motivi annuncio il voto favorevole del Gruppo Fratelli d'Italia. (Applausi dal Gruppo FdI) . TARICCO (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. TARICCO (PD) . Signor Presidente, quella di oggi - com'è già emerso dagli interventi dei colleghi - è una giornata, per chi si occupa di questioni agricole e che hanno a che fare col territorio, molto importante. Nello specifico, siamo arrivati a questa risoluzione alla luce dei danni enormi che, almeno nel 2017, la cimice ha cagionato nel nostro Paese, in alcune aree del quale alcune produzioni hanno visto oltre il 60 per cento di produzione distrutta, con aziende messe sul lastrico. Ricordo solo, a mo' di memoria, che la cimice sbarcò in modo pesante negli Stati Uniti nel 2010, anche se la sua prima comparsa fu all'inizio di questo secolo. Nel 2010 ci fu la prima esplosione di presenza dannosa: in quell'anno questo parassita causò oltre 40 milioni di dollari di danni nei due Stati in cui se ne riscontrò la presenza, per poi arrivare a centinaia di milioni di dollari di danni negli anni a seguire. Questi numeri ci aiutano a capire perché c'è una forte preoccupazione. Tra l'altro, nei giorni scorsi, i tecnici delle organizzazioni agricole hanno rilanciato l'allarme, perché mentre per condizioni climatiche avverse nel 2018 c'è stato poco danno, quest'anno si stanno ricreando le condizioni ideali perché si rischi di tornare alla situazione del 2017. Per cui è una situazione che oggettivamente rende necessario un alto livello di attenzione. Perché questo parassita è così pericoloso? Perché diversamente dalle cimici ordinarie europee ha una prolificità di decine di volte superiore, cioè ovidepone da 100 a 500 uova per ogni genere e, diversamente dalle cimici europee, arriva a fare due e in alcune aree del territorio anche tre generazioni. Per cui provate a moltiplicare una cimice per 500, poi 500 per 500 e ancora per altri 500 e vi renderete conto di cosa stiamo parlando in termini di potenziale colonizzazione del parassita. Dagli ultimi studi condotti (il CRA ancora in questi giorni ci ha mandato della documentazione) risulterebbe che l'unica alternativa alla lotta chimica per questo parassita è il Trissolcus japonicus , che, al di là del nome colorito che gli è stato dato di «vespa samurai», è un imenottero di qualche millimetro di lunghezza. Dato che però uccide le larve della cimice asiatica è diventato un samurai, che fa molto più effetto nell'immaginario collettivo. Presidenza del vice presidente CALDEROLI (ore 17,48) ( Segue TARICCO). È un imenottero che ovidepone nelle larve della cimice asiatica, quindi le parassitizza e ne blocca sostanzialmente lo sviluppo. L'importanza di questo intervento di lotta biologica - definiamola in questi termini - è data dal fatto che in alcune aree del territorio, in cui vi sono stati danni così rilevanti - come dicevo prima, del 50-60 per cento - si è arrivati a tre trattamenti antiparassitari, peraltro con scarso effetto, ma con un impatto ambientale devastante dal punto di vista della chimica sparsa sul territorio. Quindi questa è oggettivamente un'emergenza. Qual è la ratio della risoluzione che presentiamo oggi? Essa contiene due questioni. In primo luogo, la normativa oggi vigente, il decreto del Presidente della Repubblica n. 357 del 1997, è il recepimento da parte dell'Italia della direttiva habitat del 1992. Nel 1992 e nel 1997 non si poneva - o era marginalissimo - il problema dei parassiti esotici sul nostro territorio, semplicemente perché non c'erano: abbiamo cominciato ad averne all'inizio di questo secolo. Il problema citato prima del Dryocosmus , il cinipide galligeno del castagno, che ha devastato la castanicoltura italiana, è stato sconfitto con l'introduzione del Torymus sinensis , che ha parassitizzato quell'insetto e ha risolto la questione. Da allora si è innescata la necessità di modificare l'articolo 12 del decreto del Presidente della Repubblica n. 357 del 1997, proprio per prevedere, stanti le mutate condizioni esterne, la possibilità di reagire ad esse. Nel momento in cui entra nel territorio nazionale un parassita che non ha qui antagonisti naturali, si deve cioè poter reintrodurre i suoi antagonisti naturali per ricreare un equilibrio biologico che qui diversamente non ci sarebbe; quel parassita, senza avere antagonisti, può dilagare creando danni devastanti. L' iter di modifica del decreto del Presidente della Repubblica di cui stiamo parlando è iniziato nel 2015, con un testo che l'allora Ministro dell'ambiente ha inviato a tutte le Regioni per aprire una riflessione su come intervenire per dare soluzione a questo problema. Alla fine del 2018 le Regioni hanno espresso parere favorevole sulla bozza di modifica del decreto del Presidente della Repubblica e a marzo del 2018 è stato approvato in via provvisoria il decreto del Presidente della Repubblica dalla Presidenza del Consiglio dei ministri, che prevedeva una procedura molto rigorosa. Anche in questo caso vorrei sfatare alcuni miti: non stiamo parlando di autorizzare l'introduzione dell'antagonista della cimice; stiamo parlando di un decreto ministeriale che deve essere emanato dal Ministero dell'ambiente, che definisca i criteri, le condizioni e le regole, e che preveda, tra l'altro, per legge, l'intervento dell'ISPRA in tutte le fasi del processo, alla luce dei quali le Regioni potranno fare domanda per una singola immissione di qualunque tipo di insetto o di animale (la quale, come detto verrà valutata dall'ISPRA, che dirà se vi sono condizioni di pericolo per l'equilibrio naturale). Solo con una procedura molto cautelante, può essere autorizzata l'immissione di un determinato insetto. Con questa risoluzione chiediamo che il Ministero approvi tali criteri il più velocemente possibile, che non significa autorizzare l'introduzione dell'antagonista della cimice, ma solo autorizzare la procedura che alcune Regioni richiederanno all'ISPRA per avviare il percorso per verificare sostanzialmente se è possibile introdurre questo insetto. Quindi di garanzie e di tutele ce ne sono e ce ne saranno tantissime. Lo chiediamo perché, di fatto, come dicevo prima, nel marzo 2017 è stata inviata alle Regioni la bozza provvisoria del decreto, a maggio dell'anno scorso le Regioni hanno espresso parere favorevole e purtroppo soltanto a novembre il Consiglio di Stato ha dato parere favorevole su questo provvedimento, che è stato approvato in via definitiva il 4 aprile 2019 dalla Presidenza del Consiglio dei ministri. Noi chiediamo che il Ministero dell'ambiente emani il più celermente possibile il decreto ministeriale di definizione delle procedure e dei criteri con cui le Regioni potranno presentare le loro domande. In merito al Trissolcus , che dovrebbe bloccare l'espansione della Halyomorpha halys , ci sono peraltro studi ormai di cinque o sei anni. Su questo, anche l'ultimo studio del Crea ci dice che dal punto di vista ambientale problemi non ce ne sono, che potrebbe essere risolutivo e che deve fatto con la massima celerità possibile. Proprio per questo motivo, per quel che ci riguarda, come Partito Democratico voteremo a favore della risoluzione e ci saremmo astenuti sull'ordine del giorno proprio perché tutte quelle cautele che chiede l'ordine del giorno sono previste nella legge e nelle bozze di decreto che sono state predisposte. (Applausi dal Gruppo PD) . BERGESIO (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BERGESIO (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, rappresentanti del Governo, colleghi senatori, quando parliamo di questo argomento, cioè della cimice marmorata asiatica, non parliamo di un semplice insetto ma di un gravissimo flagello per l'agricoltura nazionale. Lo sappiamo che è originaria, come è stato detto in precedenza, dell'estremo Oriente, però può causare gravi danni su oltre 300 specie di piante. In Cina ha causato danni per oltre un miliardo di dollari, poi si è diffusa a Taiwan, in Giappone e in Corea del Sud per raggiungere gli Stati Uniti nel 1998, dove è stata prontamente individuata, però, come è stato detto prima anche dai colleghi, ha devastato migliaia di ettari di frutteti. La cimice è apparsa in Europa nel 2004. In Italia è stata ritrovata nel 2012 appena fuori Modena. Un anno dopo aveva già colpito intere aziende agricole, interi terreni e territori del Piemonte, Lombardia, Veneto e Friuli, dove ha praticamente distrutto nel tempo il 40 per cento dei raccolti; si andava dalla soia, alla frutta, all'uva. Stagione dopo stagione, la situazione è sistematicamente e inesorabilmente peggiorata. La puntura della cimice avviene nella fase di sviluppo del frutto, crea delle fossette e delle aree necrotiche sulla superficie; se avviene invece nella fase di maturazione crea malformazioni che rendono il frutto deprezzato innanzitutto e non commercializzabile. È un pericolo perché mette a rischio le coltivazioni di pere e di kiwi che rappresentano per il nostro Paese colture di punta a livello di mercato anche mondiale. L'Italia è il primo paese al mondo per la coltivazione di kiwi e il terzo produttore di pere dopo Cina e Stati Uniti secondo i dati che sono stati mandati dal centro servizi ortofrutticoli. Coldiretti ha già quantificato i danni della cimice in un miliardo di euro, che non sono poca cosa. Particolarmente grave è oggi la situazione anche in Piemonte, dove l'insetto è in grado di attaccare, tra l'altro, una coltura importante come quella del nocciolo, così preziosa per l'economia locale. Già nel corso del 2017, nonostante l'applicazione di più trattamenti insetticidi, l'elevata presenza di cimice asiatica in alcune Regioni italiane ha fortemente compromesso la qualità della produzione corilicola. Per far fronte a questo attacco alle colture agrarie, e in particolare come dicevo prima per il nocciolo, in Piemonte è stato costituito l'Osservatorio cimice asiatica all'inizio del 2018 che ha rilevato un incremento delle segnalazioni di moria sia di corileti di recente impianto, cioè quelli che vanno da uno a quattro anni, sia negli impianti più anziani dai sei agli otto anni, che si sono rivelate molto, molto elevate. Ecco perché noi chiediamo oggi al Parlamento un intervento rapido e che il Paese corra ai ripari. Come è stato dei confermato nel ciclo di audizioni in Commissione agricoltura, l'uso degli antiparassitari, che peraltro non è certamente privo di conseguenze per l'ambiente e la salute, si è rivelato uno strumento di contrasto scarsamente efficace. Tra le tecniche di lotta più promettenti ci potrebbe essere l'utilizzo di questi antagonisti naturali, della cosiddetta vespa samurai. La lotta biologica, lo ricordo qui, è una tecnica preziosa per la nostra agricoltura, che tutela i produttori ma soprattutto tutela il consumatore finale e anche in Italia non è sempre stata utilizzata come altrove, a causa, come è stato detto anche in precedenza, di un quadro normativo contraddittorio che paradossalmente avrebbe invece potuto preservare l'ambiente. Tra le poche eccezioni, è stato ricordato prima molto bene dal collega Bruzzone, è da ricordare l'esperienza di contrasto al cinipide del castagno, un imenottero che rischiava di distruggere la castanicoltura da frutto e di creare grave pregiudizio ai castagneti che caratterizzano gran parte del nostro patrimonio boschivo. Questo parassita è stato efficacemente contrastato senza l'uso di fitofarmaci, ma semplicemente introducendo il suo antagonista, il che ha consentito di affrontare, nel pieno rispetto dell'ambiente, un'emergenza che rischiava di provocare conseguenze drammatiche. Era infatti in vigore il decreto del Presidente della Repubblica n. 357, che aveva recepito in Italia in termini eccessivamente restrittivi la cosiddetta direttiva habitat ; l'articolo 12 vieta tassativamente l'introduzione in Italia di specie e popolazioni non autoctone, come è già stato detto in precedenza. Questo Governo si è opportunamente mosso - ringrazio, a questo proposito, il Sottosegretario e tutto il Governo - e lo scorso 9 aprile ha approvato una nuova formulazione dell'articolo 12, che ora prevede che anche in Italia si possa, in presenza di motivate ragioni di interesse pubblico, derogare al divieto di introduzione di specie o popolazioni non autoctone, sulla base sia di studi che evidenzino l'assenza di effetti negativi sull'ambiente sia comunque di monitoraggi importanti. La nuova normativa, approvata con grande celerità, prevede però una procedura articolata; è quello che noi andiamo ad evidenziare oggi invitando ad attuarla al più presto. È infatti necessario che il Ministero dell'ambiente adotti un decreto che fissi i criteri per l'immissione in natura delle specie e popolazioni non autoctone. Questa entrata a regime rischia di rinviare di troppi mesi l'avvio concreto della sperimentazione della vespa samurai (e dunque l'azione di contrasto alla cimice) e di non consentire un intervento rapido già magari in questa stagione agricola. Potrebbe essere troppo tardi se aspettiamo ancora un po' di tempo. Per questa ragione la Commissione agricoltura - di cui ringrazio il Presidente e tutti i componenti - ha lavorato bene e ha trovato una sintesi all'unanimità, in un documento che portiamo in Aula e la cui approvazione qui oggi è importantissima. Oggi l'Aula è chiamata alla medesima approvazione già espressa dalla Commissione agricoltura. Non abbiamo più tempo da perdere: gli ultimi rilevamenti, nei diversi siti monitorati, sullo stato dello svernamento della cimice asiatica hanno dimostrato che le fuoriuscite, da inizio marzo fino al mese scorso, risultano pari a oltre il 27 per cento; un dato superiore a quello verificatosi l'anno scorso. La sintesi delle fonti che emettono previsioni meteorologiche segnalano che queste prime due settimane di giugno sono state e saranno caratterizzate da un graduale e continuo incremento delle temperature, minime e massime, e da un regime, in termini di pioggia, al di sotto della media stagionale; questo è il contesto ideale perché la cimice faccia danni. Oltre a ringraziare naturalmente tutti quelli che sono intervenuti e l'apporto dato da tutti i Gruppi, dico semplicemente che anche e soprattutto gli istituti di ricerca e sperimentazione hanno fatto bene il loro lavoro. Ci siamo avvalsi di documentazione importante - tra cui quella fornita dal Crea - dando valore al lavoro di monitoraggio e di lotta nei confronti di questo dannoso insetto. Giochiamo d'anticipo e usiamo l'intelligenza che ci è propria; è necessario fare blocco e dare una risposta pronta. Possiamo e dobbiamo fare presto; per riuscirci è necessario il voto di oggi. Per questo il nostro Gruppo (Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione) voterà convintamente a favore di questa preziosa e determinante risoluzione, per gli agricoltori e per tutti gli italiani. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . LONARDO (FI-BP) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LONARDO (FI-BP) . Signor Presidente, colleghi, i cambiamenti climatici in atto, unitamente al fenomeno oramai acclarato della globalizzazione, hanno, come noto a tutti, evidenti ricadute sull'ambiente e a cascata sull'agricoltura. Proprio poche settimane fa abbiamo approvato un disegno di legge che affrontava alcune delle emergenze cagionate da questi fattori. Ricordo, a titolo di esempio, il dramma della Xylella o i danni causati dal maltempo, peraltro sempre più frequenti. Questa doverosa premessa mi è necessaria per sottolineare la gravità della situazione, visto che, a distanza di pochi giorni, quest'Assemblea è costretta ad impegnarsi su una nuova emergenza in agricoltura. Questa volta al centro dell'attenzione è la cimice marmorata asiatica, che è un insetto alieno al nostro ambiente, arrivato chissà come nel nostro Paese e che, grazie alle temperature insolitamente alte dei passati autunni, è proliferato in maniera esponenziale, distruggendo importanti colture. Questo è avvenuto al Nord, al Centro e fra un po' potrebbe accadere anche al Sud (speriamo di no). La voracità di questo insetto è immensa: esso è in grado di attaccare più di 100 varietà di vegetali differenti (molti sono gli ortaggi che ne subiscono danni) e ciò rende questo dramma una vera e propria emergenza nazionale. Peraltro questo avviene proprio nel momento in cui può essere messo in campo il massimo profitto degli agricoltori, cioè quando dovrebbero vendere il loro prodotto. L'ulteriore timore deriva dal fatto che nel nostro Paese l'insetto non incontra antagonisti naturali e che grazie al clima particolarmente favorevole, come peraltro è stato già detto e lo ripeto, esso riesce a raddoppiare la sua già pur notevole capacità riproduttiva arrivando a riprodursi fino a due volte l'anno. Per fermare i danni che la cimice marmorata asiatica causa alle nostre colture si è cercato di individuare le soluzioni più opportune. È stato provato quanto sia difficile fermarla con le reti antinsetto e con quelle trattate con insetticidi: tantissime sono le difficoltà ad operare una copertura completa delle colture da proteggere, specie su grandi appezzamenti. Un aspetto molto importante è che i costi per l'utilizzo di questi strumenti sono enormi. I fitofarmaci disponibili poi si sono rivelati assolutamente insufficienti per fermare la proliferazione di questo vero flagello: gli esperimenti condotti dal Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali e dai centri di ricerca pubblici e privati non hanno prodotto in effetti soluzioni definitive e le altre sperimentazioni recentemente avviate dallo stesso Ministero attraverso l'utilizzo di nuovi prodotti fitosanitari o di insetti antagonisti autoctoni hanno evidenziato varie limitazioni e problemi concreti sui tempi. La comunità scientifica, dunque, è pressoché unanime nel ritenere che la lotta biologica classica possa essere la risposta più adeguata a contenere lo sviluppo e i danni causati dalla cimice marmorata asiatica. Per combatterla si devono utilizzare necessariamente gli antagonisti naturali di questo insetto, che però non sono presenti in Italia ed quindi è necessario importarli dall'area di origine dello stesso insetto di cui trattasi. Anche gli scienziati sono quindi convinti che l'unica soluzione siano gli antagonisti naturali che sono in grado di fermarne la produzione perché si mangiano le uova e l'antagonista per eccellenza sembra essere un insetto più volte richiamato in quest'Aula che è la vespa samurai. Senza dilungarmi, perché tanto è stato detto e perché nel documento si fanno chiari riferimenti all'attenzione che si userà nell'introdurre questi insetti nel nostro ecosistema, auspico un mandato unanime dell'Assemblea del Senato per fare in modo che nel più breve tempo possibile si adotti ogni provvedimento che superi gli attuali vincoli normativi previsti dalla direttiva habitat che impedisce ai nostri scienziati di introdurre questi insetti non autoctoni. Tale richiesta ci è peraltro giunta, tra gli altri, dai rappresentanti della Fondazione per la ricerca l'innovazione e lo sviluppo tecnologico dell'agricoltura piemontese (Agrion), auditi in 9 a Commissione. In questa sede oltre ai tanti soggetti auditi, vorrei ringraziare in primo luogo il presidente Vallardi, che è stato come sempre molto attivo, ma anche tutta la Commissione che ha lavorato insieme per addivenire a questa risoluzione che auspico sarà approvata da tutti. Mai come in questo caso il Parlamento deve mostrare unità di intenti e velocità, cui deve seguire altrettanta speditezza da parte di chi dovrà nei fatti combattere questo nuovo flagello del XXI secolo. Come sottolineato anche da rappresentanti del Crea, è ormai acclarato dai più recenti casi verificatisi anche in Italia che intervenire rapidamente può permettere l'eradicazione delle specie aliene con costi economici e sociali contenuti, come ad esempio è successo per il focolaio di tarlo asiatico nell'aria urbana di Roma; al contrario, perdere la capacità di intervenire nella fase iniziale, come si è verificato nel caso della Xylella , porta ad una crescita esponenziale dei costi e all'impossibilità di eliminare in modo definitivo il problema. Insomma, dobbiamo fare presto - è stato detto da tutti - per fermare l'avanzamento della cimice asiatica che distrugge il lavoro e il guadagno di migliaia di nostri agricoltori. Ancora una volta, però, voglio dire con forza in questo Senato che dobbiamo smetterla di avere un approccio esclusivamente emergenziale quando si parla di problematiche legate all'agricoltura. Rivolgendomi al Sottosegretario, che ringrazio per la sua presenza in Commissione, vorrei dire che la globalizzazione ed i cambiamenti climatici ci impongono di avere un approccio rapido e lungimirante, altrimenti tra poche settimane ci troveremo ancora qui ad affrontare una nuova emergenza e purtroppo, colleghi, le notizie che ci arrivano dal Nuorese sull'invasione di cavallette non ci rassicurano affatto. In conclusione, quindi, dichiaro il voto naturalmente favorevole del Gruppo Forza Italia al documento in esame, ma auspico che in brevissimo tempo vengano messe in campo azioni concrete, come l'istituzione di un fondo dedicato a questo tipo di emergenze, per prevenire quando possibile e gestire immediatamente questi avvenimenti che, ahimè, saranno non più un unicum ma, purtroppo, la triste quotidianità. Questo lo dobbiamo al nostro straordinario patrimonio agroalimentare, ma soprattutto lo dobbiamo ai sacrifici che i nostri agricoltori fanno giornalmente per preservare il nostro ambiente e permetterci di godere della bontà dei loro prodotti. (Applausi dal Gruppo FI-BP. Congratulazioni) . NATURALE (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. NATURALE (M5S) . Gentile Presidente, onorevoli colleghi, membri del Governo, parlare di Halyomorpha halys , la cosiddetta cimice asiatica marmorata significa affrontare un problema di interesse globale e di difficile gestione che è causa di drammatiche conseguenze per l'agricoltura e l'ambiente, come tutti abbiamo convenuto. Tale cimice è un insetto particolarmente infestante originario dall'Asia orientale. Dal 2012 ha invaso molte Regioni del nostro Paese, partendo dall'Emilia Romagna, dove è stato catturato il primo esemplare, e da lì ora è in rapidissima espansione verso il Centro Italia. Insetto polifago, si nutre e vive su oltre cento piante ospiti, prediligendo quelle della famiglia delle rosacee (melo, pero, pesco) e le colture erbacee (soia e mais). Si nutre di frutti maturi, ma anche immaturi, di semi, di getti verdi appena formati e anche di giovani cortecce. Ha delle caratteristiche proprie che lo differenziano dalle altre cimici nostrane, può sopravvivere più a lungo, fino a un anno e mezzo di età, ed è molto prolifico, come abbiamo visto: le femmine possono deporre più volte le uova (una trentina alla volta fino a 400-500 in totale per individuo nel corso della vita). Purtroppo le misure di contrasto adottate finora hanno avuto effetti limitati e non apprezzabili; gli insetticidi sono per lo più inefficaci poiché gli insetti per nutrirsi introducono l'apparato boccale in profondità sotto la superficie dei frutti. Si tratta di una vera e propria calamità per le coltivazioni italiane già messe duramente alla prova da tante avversità, alle quali si aggiungono questi danni che arrivano fino al 50 per cento della produzione nel settore ortofrutticolo del Centro-Nord. Si passa dai danni prettamente estetici, che sono causa di svalutazione del prodotto, a quelli più severi, laddove le punture dell'insetto possono determinare la perdita del raccolto. Per questi motivi già il Governo e noi in Commissione agricoltura ce ne siamo occupati tempestivamente. Tra le azioni del Ministero, l'autorizzazione al Crea a svolgere un programma di controllo biologico della cimice asiatica, con il quale, previa acquisizione di tutte le necessarie autorizzazioni, è stata introdotta in condizione di quarantena e per soli motivi di studio, la specie alloctona antagonista naturale della cimice, la Trissolcus japonicus , un imenottero parassitoide più noto con il nome di vespa samurai. A seguito di questi e di altri studi effettuati in collaborazione con i Servizi fitosanitari regionali e condotti in parallelo anche da altre istituzioni scientifiche come l'Università di Modena e Reggio Emilia e l'Università di Torino, il Crea denuncia che l'incidenza degli insetti antagonisti autoctoni nel controllo della cimice è da ritenersi al momento non determinante e quindi inutile per contenere i danni in modo significativo. Allo stesso modo strumenti chimici, quali reti o trappole antinsetto, si sono rivelati sostanzialmente poco efficaci. Allo stato attuale delle cose sembra che la strategia percorribile per il contenimento della cimice asiatica sia rappresentata da interventi di lotta biologica classica da realizzarsi, però, con l'impiego di parassiti esotici provenienti dallo stesso areale di origine della cimice, in particolare facendo ricorso ad ovo-parassitoidi, piccoli microimenotteri che depongono le loro uova nelle uova delle cimici, causandone la morte. Un efficace contrasto alla cimice marmorata è stato quindi identificato nella vespa samurai, insetto che proviene dall'estremo oriente non assimilabile alle vespe presenti nel nostro territorio, in quanto ha dimensioni prossime ai 2 millimetri e non è munito di pungiglione, ma è in grado di parassitare le uova di cimice, così da contenerne la diffusione: in Cina riesce a raggiungere percentuali di parassitazione superiori al 70-80 per cento delle ovature. Utile sarebbe quindi l'introduzione di tale insetto in campo, previa tipizzazione genetica e completati tutti i necessari studi, al fine di valutarne anche gli effetti sulle specie autoctone. Tale introduzione ad oggi in Italia non è consentita a causa della normativa vigente rappresentata dal decreto del Presidente della repubblica del 12 marzo 2003 n. 120, di modifica del decreto del Presidente della repubblica n. 357 del 1997 che, all'articolo 12, comma 3, vieta genericamente l'introduzione di organismi non autoctoni e non prevede nessun percorso in deroga per gli interventi di controllo biologico di specie aliene. Nel nostro Paese sono vigenti quindi norme più restrittive di quelle stabilite dalla cosiddetta direttiva europea habitat del 21 maggio 1992, relativa alla conservazione degli habitat naturali, seminaturali e della flora e fauna selvatica, direttiva che consente invece di introdurre, in modo «regolamentato», nemici naturali di specie dannose aliene. Con questi veti si espone l'Italia al rischio di gravi danni ambientali conseguenti al comunque inevitabile intensificarsi di introduzioni accidentali di insetti e altri organismi dannosi data la mobilità di mezzi, merci e persone derivata dalla globalizzazione che stiamo vivendo. La Coldiretti già cita il dato di due insetti su tre come specie aliene. Per questo esperti del settore sottolineano la necessità di derogare a tale divieto attraverso una modifica dell'articolo 12 del decreto del Presidente della repubblica n. 357 del 1997. Trattasi sostanzialmente di un ritorno al passato in quanto il comma 3, precedente alla modifica operata dal decreto del Presidente della repubblica n. 120 del 2003, consentiva lo studio e l'introduzione di specie non autoctone, a patto che non si recasse danno agli habitat naturali, né alla fauna, né alla flora anche selvatica locale, tenendo conto delle esigenze economiche, sociali e culturali. Dunque, dopo aver consultato le Regioni e aver ottenuto il parere della Conferenza Stato-Regioni e del Consiglio di Stato, il 4 aprile 2019 il Consiglio dei ministri ha approvato in via definitiva un regolamento, da adottarsi mediante decreto del Presidente della repubblica di modifica dell'articolo 12 del decreto del Presidente della repubblica n. 357 del 1997, autorizzando pertanto anche in Italia, in presenza di motivate ragioni di interesse pubblico, deroghe al divieto di introduzione di specie non autoctone, sulla base sia di studi che evidenzino l'assenza di effetti negativi sull'ambiente sia di appositi criteri e fatti salvi i necessari periodici controlli. Il nuovo articolo 12 prevede una procedura estremamente articolata e complessa, che rischia di allungare eccessivamente i tempi per l'avvio concreto delle sperimentazioni in campo. Ciò significa che la vespa non potrebbe svolgere la sua azione di contrasto alla cimice asiatica in tempi brevi, con grave danno per le coltivazioni interessate da questo flagello. È pertanto auspicabile la massima priorità all'adozione del decreto ministeriale previsto dal nuovo articolo 12, che fissa i criteri per l'immissione di specie e popolazioni non autoctone sul territorio italiano, considerando i risultati della sperimentazione già condotta sulla vespa samurai. Ovviamente tutto ciò dovrà avvenire nella salvaguardia dell'ambiente e della biodiversità e, dunque, devono essere svolti tutti i controlli necessari e approfonditi studi, mettendo in atto il monitoraggio costante onde scongiurare alterazioni all'entomofauna e in generale agli equilibri preesistenti. L'esigenza che ci muove è quella di tutelare nel miglior modo l'ambiente e l'agricoltura italiana, cercando di ricorrere il meno possibile a trattamenti chimici e nel contempo contrastare il propagarsi di insetti molto dannosi per un'agricoltura che deve tendere al biologico. Necessario è avere consapevolezza che la globalizzazione, con gli scambi di ogni genere che intercorrono tra gli Stati, inevitabilmente ci metterà di fronte al problema di contenere specie aliene. Quindi, in anticipo dobbiamo strutturarci per mettere in atto efficaci sistemi di contrasto e dotarci di un sistema normativo che lo consenta. Per le ragioni esposte, annuncio il voto favorevole del MoVimento 5 Stelle al provvedimento in esame. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az). PRESIDENTE . Prima di procedere alle votazioni, ricordo che l'ordine del giorno G1 sarà posto in votazione dopo la risoluzione della 9 a Commissione permanente. Approfitto per chiedere alla senatrice Abate se accoglie la richiesta di riformulazione. ABATE (M5S) . Sì, signor Presidente. PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del documento XXIV, n. 5. Il Senato approva. (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G1 (testo 2), presentato dalla senatrice Abate e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno BINETTI (FI-BP) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BINETTI (FI-BP) . Signor Presidente, volevo segnalare una storia, che molti di noi conoscono. Fino a circa un paio di anni fa, per venti mesi di seguito, una tenda è stata piantata in piazza Montecitorio ed ha alloggiato i fratelli Biviano, che, lo ricorderete, sono ragazzi affetti da una distrofia muscolare progressiva di tipo facio-scapolo-omerale (FSO). Giovedì prossimo, il 20 giugno, sarà la Giornata internazionale della distrofia FSO. Mentre ci apprestavamo a festeggiare questa giornata con eventi di carattere scientifico, ma anche di carattere umano, è accaduto, proprio due giorni fa, che il più grande dei fratelli Biviano, Sandro, sia caduto dalla sua carrozzina e si sia fratturato due delle vertebre più importanti, la C2 e la C3, le vertebre più alte. In quel momento è stata chiamata l'autoambulanza, la quale ha sottovalutato il trauma che si era creato e lo ha interpretato, sostanzialmente, alla luce della patologia di cui questo ragazzo è portatore. Egli è stato portato al pronto soccorso del Gemelli, abitualmente un buon pronto soccorso, ma in questa condizione questo ragazzo, Sandro, è stato lasciato solo, disteso su una barella, senza che ci si facesse carico adeguatamente di lui. Faccio presente che è quasi un miracolo che sia vivo perché la frattura della C2 è quella che si crea a seguito della cosiddetta morte per impiccagione; quando uno muore impiccato è perché la C2 si frattura. Egli è stato per molto tempo solo su una barella, in una condizione precaria e dannosa alla sua condizione di sclerosi multipla, essendo un ragazzo che si muove abitualmente in carrozzina, ma soprattutto alla frattura che aveva subito. Il giorno dopo, poiché l'unica terapia è l'immobilizzazione, è stato rimandato a casa. Ora questo ragazzo, che è di Lipari, che si è trasferito da Lipari a Roma per essere seguito presso il Policlinico Gemelli, in questo momento si trova senza poter contare sulle forme di assistenza regionalizzata, come sono l'assistenza domiciliare, la possibilità di avere una fisioterapia a domicilio e, nello stesso tempo, ad aver fatto l'esperienza più drammatica per lui che per venti mesi era stato in piazza Montecitorio per protestare contro una serie di disorganizzazioni tipiche del sistema sanitario nazionale. Si trova quindi in una condizione che è veramente drammatica. Voglio segnalare il caso. Molti colleghi conoscono la situazione e voglio anche chiedere pubblicamente, davanti a tutti, cosa si può fare per venire incontro ai bisogni di un paziente fuori Regione, che non ha trovato collocazione all'interno del Policlinico, ed è stato rimandato a casa in una condizione di trauma aperto e, quindi, si trova davvero in una situazione di emergenza drammatica. Mi piacerebbe che, conoscendo la situazione qualcuno, vuoi all'assessorato regionale del Lazio, o a livello ministeriale, o dovunque sia, capisse che in una famiglia in cui tutti i quattro figli sono affetti da distrofia muscolare progressiva, senza quindi nessuno che si possa fare carico degli altri, lasciarlo questo ragazzo solo è veramente una situazione drammatica, che è indegna della sanità di un Paese civile, soprattutto quando questa sanità è considerata, almeno sul piano teorico, tra le migliori al mondo. PRESIDENTE . Mi auguro che il ministro Grillo e il presidente Zingaretti abbiano ascoltato le sue parole e possano conseguentemente intervenire. URSO (FdI) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. URSO (FdI) . Signor Presidente, mi rivolgo a lei e, di conseguenza all'Assemblea, per quanto riguarda un episodio che riguarda le prerogative del Parlamento e anche il normale rapporto di correttezza istituzionale tra Governo e Parlamento e viceversa. Il fatto che lei presieda con una lunga esperienza l'Assemblea può dare conforto. Leggiamo in questi giorni che è in atto un processo, chiamato «graticola», cui vengono sottoposti per il momento i Sottosegretari e successivamente lo saranno i Ministri del Governo. PUGLIA (M5S) . Finalmente! PRESIDENTE. Senatore Puglia, sembrava un lupo. URSO (FdI) . Ciò secondo una procedura che è stata applicata in precedenza, del tutto legittimamente, quando gli iscritti ad un partito hanno selezionato i candidati poi sottoposti all'elezione (ci mancherebbe altro). Solo che questo caso non riguarda i candidati sottoposti al corpo elettorale, ma persone che hanno giurato, in questo caso come Sottosegretari, di servire le istituzioni e successivamente Ministri che hanno giurato davanti al Presidente della Repubblica. Se fosse un giudizio politico, nulla quaestio . Leggo però che la graticola viene fatta con degli interrogatori, poi registrati e segretati (Ilarità e applausi ironici del Gruppo M5S) . I parlamentari di riferimento sono quindi chiamati a completare in forma anonima delle schede di valutazione per ciascun Sottosegretario. PUGLIA (M5S) . Il mondo è cambiato! URSO (FdI) . La democrazia no, non ancora! La democrazia e il Parlamento no, non ancora. PRESIDENTE. Colleghi! URSO (FdI) . Anche voi dovete attenervi alle regole della democrazia e avere rispetto per il Parlamento e per il Governo. Non è un fatto proprietario, non appartiene a Casaleggio: appartiene alla democrazia e alle regole parlamentari. CASTALDI (M5S) . Sei un nominato! PRESIDENTE. Senatore Castaldi, lei dovrebbe aiutarmi nella conduzione. URSO (FdI) . In questa scheda che viene compilata... (Commenti dal Gruppo M5S) . Ma cosa temete nel sentire il giudizio di un parlamentare nel Parlamento? Di cosa avete paura? Ebbene, ci sarà una valutazione anonima (fortunatamente non vincolante perché poi il capo politico potrà decidere altrimenti), che verrà fatta su una scheda in cui il Sottosegretario risponderà - mi dicono - della sua presenza quando viene chiamato a fare comizi politici e magari non può partecipare e della sua disponibilità all'ascolto. (Commenti dal Gruppo M5S). All'ascolto di cosa? La valutazione riguarda anche le sue capacità di fornire informazioni. Ma quali informazioni deve fornire un Sottosegretario a un parlamentare che non siano fornite al Parlamento come tale con le funzioni che il Parlamento e il parlamentare possono esercitare, per esempio, con le funzioni ispettive? Funzioni che - guarda caso - talvolta vengono delegate al Sottosegretario, ma appartengono al Ministro. Io mi rivolgo al Ministro con il sindacato ispettivo. PRESIDENTE.Senatore, concluda. URSO (FdI) . Talvolta il Ministro può delegare al Sottosegretario perché il Ministro può revocare la delega al Sottosegretario e il Presidente del Consiglio può revocare, come è accaduto recentemente, o tentare di revocare. (Commenti dal Gruppo M5S) . Bene, di quali capacità di ascolto parliamo? Quali informazioni deve fornire? Capacità di fornire risposte, capacità di raggiungere obiettivi e capacità organizzative. (Applausi ironici dal Gruppo M5S) . TAVERNA (M5S) . È finito il tempo. PRESIDENTE.Senatore Urso, concluda. Il suo tempo è scaduto. URSO (FdI) . Mi chiedo, se un Sottosegretario deve essere giudicato attraverso il Ministro, che poi può eventualmente revocare la delega, perché non lo si faccia in Parlamento, che è espressione della democrazia e ha il compito di controllare l'Esecutivo. I singoli parlamentari non hanno un rapporto diretto con il singolo Sottosegretario, che ha anche il diritto di non fornire informazioni al parlamentare, ma ha il dovere di fornirle al Parlamento. (Commenti e prolungati applausi ironici dal Gruppo M5S) . Atti e documenti, annunzio PRESIDENTE . Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. (Commenti del senatore Castaldi all'indirizzo del senatore Urso) . Ordine del giorno per la seduta di martedì 18 giugno 2019 PRESIDENTE . Al di là della standing ovation del suo Gruppo, senatore Castaldi, non torniamo alla scorsa legislatura perché l'ho già espulsa a sufficienza. Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica martedì 18 giugno, alle ore 16,30, con il seguente ordine del giorno: (Vedi ordine del giorno) La seduta è tolta e vi lascio divertire all'esterno. (ore 18,33) . Parere espresso dalla 1a e dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge n. 920-B e sui relativi emendamenti La Commissione affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno, ordinamento generale dello Stato e della pubblica amministrazione, esaminate le modifiche apportate dalla Camera dei deputati al disegno di legge in titolo, esprime, per quanto di competenza, parere non ostativo. Esaminati altresì i relativi emendamenti, esprime, per quanto di competenza, parere non ostativo. La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge in titolo, acquisita, ai sensi dell'articolo 17, comma 8, della legge n. 196 del 2009, la relazione tecnica aggiornata e ricevuti ulteriori chiarimenti da parte del Governo, preso atto che: - lo sviluppo del portale del reclutamento, di cui all'articolo 3, comma 7, già rientra nell'ambito delle attività previste dalla convenzione tra il Dipartimento della funzione pubblica e l'associazione FormezPA, sottoscritta il 26 febbraio 2019, che prevede l'impegno di 7 milioni di euro, a valere sulle risorse del PON GOV; - con riguardo all'articolo 3, comma 8, sono forniti elementi di chiarimento sulla portata applicativa della disposizione, volti ad escludere qualsiasi sovrapposizione con quanto previsto dal precedente comma 4 e, in ragione del suo contenuto ordinamentale, sono esclusi effetti finanziari, intervenendo la previsione su un adempimento prodromico all'indizione di nuovi concorsi; - le previsioni di cui all'articolo 3, comma 9, apportano modificazioni al decreto legislativo n. 165 del 2001 che non comportano oneri per la finanza pubblica; - sono esclusi oneri finanziari in relazione a quanto disposto dai commi 11 e 12 dell'articolo 3, in tema di conferimento al personale in quiescenza di incarichi all'interno delle commissioni esaminatrici dei concorsi pubblici, essendo tali incarichi già sottratti, a normativa vigente, al divieto di cui all'articolo 5, comma 9, del decreto-legge n. 95 del 2012, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 135 del 2012; - in relazione all'articolo 3, comma 13, in materia di aggiornamento dei compensi da corrispondere ai componenti delle commissioni esaminatrici, vengono forniti elementi istruttori di dettaglio volti a suffragare la sostenibilità della relativa clausola di invarianza finanziaria, per cui agli oneri derivanti dal suddetto aggiornamento si provvederà utilizzando le risorse disponibili a legislazione vigente e, in ogni caso, esso riguarderà esclusivamente le commissioni esaminatrici nominate successivamente all'entrata in vigore della disposizione; - con riferimento all'articolo 3, comma 14, si segnala che la disposizione non determina profili di onerosità in quanto la corresponsione diretta ai dirigenti dei compensi ivi previsti, pur incrementando la retribuzione dirigenziale individuale, non comporta complessivamente oneri aggiuntivi dal momento che, in assenza di tale previsione, gli importi dei compensi verrebbero comunque versati sui fondi destinati al trattamento accessorio dei dirigenti; - in merito all'articolo 3, comma 15, che dispone l'istituzione presso il Dipartimento della funzione pubblica dell'Albo nazionale dei componenti delle commissioni esaminatrici dei concorsi pubblici, si conferma trattarsi di attività che verranno assolte dal citato Dipartimento mediante le risorse umane e strumentali disponibili a legislazione vigente, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica; - con riguardo all'articolo 4, recante disposizioni per la mobilità tra il settore del lavoro pubblico e quello privato, si afferma che la disposizione, avendo contenuto meramente ordinamentale, non comporta nuovi oneri per la finanza pubblica; - in relazione all'articolo 5, commi 5 e 6, che interviene sulla disciplina degli accordi stipulati tra le società di emissione di buoni pasto e i titolari degli esercizi, convenzionabili, viene evidenziato che, in ragione del criterio di scelta del contraente per l'affidamento dei servizi sostitutivi di mensa, imposto a tutte le stazioni appaltanti, è da escludere un apprezzabile incremento di costi per le amministrazioni aggiudicatrici, esprime, per quanto di competenza, parere non ostativo. In relazione agli emendamenti il parere è di nulla osta. Parere espresso dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge n. 1088 La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge in titolo, alla luce dei chiarimenti forniti dal Governo, esprime, per quanto di competenza, parere non ostativo. Testo integrale della relazione orale della senatrice Nisini sul disegno di legge n. 920-B La Camera ha apportato un complesso di modifiche ed integrazioni al disegno di legge in esame, già approvato in prima lettura dal Senato. Si ricorda che il disegno di legge, relativo alle pubbliche amministrazioni ed al pubblico impiego, è qualificato come collegato alla manovra di finanza pubblica. Nell'articolo 1 rubricato "Istituzione del nucleo della concretezza" - che introduce nell'ordinamento il "Piano triennale delle azioni concrete per l'efficienza delle pubbliche amministrazioni" ed istituisce, presso il Dipartimento della funzione pubblica, il "Nucleo della Concretezza", preposto alla verifica della realizzazione delle azioni concrete (indicate nel medesimo piano) per il miglioramento dell'efficienza delle pubbliche amministrazioni -, la Camera ha operato modifiche molto specifiche. Esse sono intese a richiamare - con riferimento alle suddette azioni - anche i principi di trasparenza e di digitalizzazione delle pubbliche amministrazioni (comma 1, capoverso articolo 60- bis , comma 2, lettera a )); introdurre un termine temporale per la comunicazione, da parte delle pubbliche amministrazioni, dell'avvenuta attuazione delle misure correttive, termine decorrente dall'attuazione medesima (comma 6 del citato capoverso articolo 60- bis ): prevedere la trasmissione anche alle competenti Commissioni parlamentari della relazione annua del Dipartimento della funzione pubblica, concernente gli esiti dei sopralluoghi e delle visite (relazione prevista dal comma 7 del medesimo capoverso articolo 60- bis ). Si rileva, inoltre, che l'inserimento - da parte della Camera - di un capoverso articolo 60- quinquies e la contestuale soppressione del comma 2 del presente articolo 1 costituiscono una riformulazione esclusivamente formale rispetto al testo già approvato dal Senato. Nell'articolo 2 del disegno di legge, misure per il contrasto dell'assenteismo - che prevede l'introduzione di sistemi di verifica biometrica dell'identità e di videosorveglianza degli accessi per i dipendenti delle amministrazioni pubbliche, ai fini della verifica dell'osservanza dell'orario di lavoro, e che reca un principio generale sullo svolgimento della prestazione nella sede di lavoro da parte dei dirigenti delle amministrazioni pubbliche - la Camera ha apportato le seguenti modifiche (oltre ad alcune riformulazioni di natura tecnica e finanziaria): si introduce un richiamo al principio di proporzionalità di cui all'articolo 52 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea (comma 1); si esclude il personale docente ed educativo degli istituti e delle scuole di ogni ordine e grado e delle istituzioni educative dall'ambito di applicazione del presente articolo e si specifica che i dirigenti dei medesimi istituti, scuole e istituzioni sono soggetti ad accertamento esclusivamente ai fini della verifica dell'accesso, secondo le modalità stabilite da un regolamento ministeriale (comma 4). La Camera ha soppresso l'articolo 3 originario, relativo alle risorse destinate al trattamento economico accessorio del personale delle amministrazioni pubbliche, in quanto tale articolo è stato nel frattempo assorbito dall'articolo 11, commi 1 e 2, del disegno di legge n. 14 dicembre 2018, n. 135, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 febbraio 2019, n. 12. I commi da l a 7, 10 e l3 dell'articolo 3 confermano il limite vigente per le assunzioni da parte delle amministrazioni statali, anche ad ordinamento autonomo, e delle agenzie e degli enti pubblici nazionali non economici e recano modifiche ed integrazioni alle norme sulle procedure per le assunzioni da parte delle suddette amministrazioni, stabilendo anche disposizioni transitorie. In merito a tale disciplina, la Camera ha apportato alcune riformulazioni tecniche ed alcune modifiche di coordinamento, anche in relazione a disposizioni della legge di bilancio per il 2019 (legge, 30 dicembre 2018, n. 145), tra le quali la disposizione (che resta ferma) di cui all'articolo 1, comma 399, di quest'ultima, secondo cui, nel 2019, le assunzioni (da parte delle suddette amministrazioni) non possono decorrere da data anteriore al 15 novembre 2019 (ovvero non da data anteriore al 1° dicembre 2019 per le università e fatte salve alcune norme speciali); ha inserito le figure professionali con elevate competenze in materia di contabilità pubblica e di gestione finanziaria tra quelle il cui reclutamento deve essere previsto in via prioritaria, nell'ambito della predisposizione dei piani triennali dei fabbisogni di personale delle suddette amministrazioni; ha specificato che le procedure concorsuali relative alle amministrazioni in oggetto per il triennio 2019-2021 e rientranti nell'ambito di applicazione di cui al comma 4, lettera b) , sono svolte dal Dipartimento della funzione pubblica ed ha posto, per le suddette procedure, alcuni criteri e facoltà specifici (lettere a) e b) del comma 6), concernenti le commissioni d'esame, le sottocommissioni, la tipologia e le modalità di svolgimento delle prove d'esame, i punteggi relativi ai titoli. Si prevede, tra l'altro, che le prove d'esame possano essere precedute da una prova preselettiva; qualora le domande di partecipazione al concorso siano in numero superiore a due volte il numero dei posti banditi, e che le prove scritte si svolgano secondo modalità semplificate, anche mediante la concentrazione delle medesime in un'unica prova (sulle materie previste dal bando), eventualmente mediante il ricorso a domande con risposta a scelta multipla. Riguardo ai titoli, si prevede l'attribuzione, singolarmente o per categoria di titoli, di un punteggio fisso stabilito dal bando e si dispone che il totale dei punteggi per titoli non possa essere superiore ad un terzo del punteggio complessivo attribuibile; ha previsto (comma 7) che il Dipartimento della funzione pubblica provveda allo sviluppo di un portale del reclutamento, per la raccolta e la gestione delle domande di partecipazione ai concorsi pubblici (delle amministrazioni oggetto dei commi in esame) e delle fasi delle procedure concorsuali, anche mediante la creazione del fascicolo elettronico del candidato. Si demanda (comma 13) ad un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri o del Ministro per la pubblica amministrazione l'aggiornamento dei compensi per i membri delle commissioni esaminatrici (dei concorsi pubblici delle suddette amministrazioni) e per il personale addetto alla vigilanza delle medesime prove concorsuali. La Camera ha inoltre inserito i commi 8, 9, 11, 12 e da 14 a 16 nel presente articolo 3, relativi a tutte le pubbliche amministrazioni ed inerenti a vari profili in materia di procedure di assunzione e di mobilità. In particolare, il comma 8 reca una deroga generale per le procedure concorsuali bandite nel triennio 2019-2021 (e per le conseguenti assunzioni), all'obbligo di espletamento preventivo delle procedure di mobilità volontaria. La lettera a) del comma 9 prevede, al numero 1), la risoluzione del rapporto di lavoro per il caso in cui il personale in disponibilità non accetti due proposte di ricollocazione (formulate nell'ambito della cosiddetta mobilità collettiva), qualora tali proposte concernano l'ambito territoriale della provincia indicata dal medesimo soggetto. Resta fermo che il rapporto di lavoro si risolve decorso il termine di ventiquattro mesi dall'inizio del collocamento in disponibilità. Il successivo numero 2) opera talune esclusioni dall'ambito di applicazione della norma secondo cui l'avvio di procedure concorsuali e le nuove assunzioni a tempo indeterminato, ovvero a tempo determinato per un periodo superiore a dodici mesi, siano subordinate alla verifica dell'impossibilità di ricollocare il personale in disponibilità (iscritto nell'apposito elenco ed in possesso - come specificato dalla medesima novella di cui al numero 2) - della qualifica e della categoria di inquadramento occorrenti). Le esclusioni riguardano: gli incarichi dirigenziali conferiti a soggetti estranei alle pubbliche amministrazioni; gli incarichi conferiti con contratto a tempo determinato negli enti locali e negli enti ed aziende del Servizio sanitario nazionale, ai sensi, rispettivamente, dell'articolo 110 del testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali, di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, e successive modificazioni, e dell'articolo 15- septies del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, e successive modificazioni. La lettera b) del comma 9 reca alcune norme di carattere organizzativo relative alla suddetta mobilità collettiva. La successiva lettera c) specifica che l'obbligo per le amministrazioni pubbliche, di promuovere o proporre programmi di assunzioni per i soggetti rientranti nell'ambito di applicazione del collocamento obbligatorio vige anche per i profili professionali delle aree o categorie per i quali non sia previsto il solo requisito della scuola dell'obbligo. Il comma 11 consente, secondo le norme ivi stabilite, che il presidente ed i membri delle commissioni esaminatrici dei concorsi per l'accesso ad un pubblico impiego, siano scelti anche tra il personale in quiescenza da non più di quattro anni alla data di pubblicazione del bando di concorso. Il comma 12 specifica che gli incarichi di presidente, di membro o di segretario di una commissione esaminatrice (di un concorso per l'accesso ad un pubblico impiego) si considerano conferiti in ragione dell'ufficio ricoperto dal dipendente pubblico o comunque conferiti dall'amministrazione presso cui presti servizio o su designazione della stessa. In relazione a tale norma, il successivo comma 14 chiarisce che i compensi dovuti al personale dirigenziale a titolo di componente di una commissione esaminatrice non rientrano nel principio di onnicomprensività della retribuzione dei dirigenti pubblici. Il comma 15 demanda ad un regolamento ministeriale l'istituzione di un Albo nazionale dei componenti delle commissioni esaminatrici di concorso articolato in sottosezioni su base regionale e per aree o settori tematici omogenei. L'iscrizione all'Albo ha durata di tre anni ed è rinnovabile per una sola volta. L'istituzione dell'Albo viene prevista con riferimento alle procedure selettive svolte secondo la modalità dei concorsi unici (per le amministrazioni dello Stato, anche ad ordinamento autonomo, le agenzie e gli enti pubblici non economici) ed a quelle organizzate avvalendosi della Commissione per l'attuazione del Progetto di Riqualificazione delle Pubbliche Amministrazioni (RIPAM); il successivo comma 16 disciplina la possibilità di utilizzo dell'Albo anche per altri concorsi pubblici. L'articolo 4 è stato introdotto dalla Camera. Il comma 1 estende agli altri pubblici dipendenti la disciplina che consente finora solo per talune categorie di personale il collocamento in aspettativa senza assegni per lo svolgimento di attività presso soggetti e organismi, pubblici o privati, anche operanti in sede internazionale, e modifica le norme sulla durata della medesima aspettativa. Nella versione fino ad ora vigente, la possibilità è ammessa per i dirigenti delle pubbliche amministrazioni, per gli appartenenti alla carriera diplomatica e prefettizia e, limitatamente agli incarichi pubblici, per i magistrati ordinari, amministrativi e contabili e gli avvocati e procuratori dello Stato. Nel caso di svolgimento di attività presso soggetti diversi dalle amministrazioni pubbliche, il collocamento in aspettativa non può superare i cinque anni. Con riferimento a quest'ultima ipotesi, la novella consente il rinnovo, per una sola volta. Il comma 2 ammette per i dipendenti pubblici collocati in aspettativa (senza assegni e per un periodo massimo di dodici mesi) ai fini dell'avvio di attività professionali e imprenditoriali il rinnovo, per una sola volta, della medesima. Si ricorda che tale aspettativa è concessa dall'amministrazione, tenuto conto delle esigenze organizzative, previo esame della documentazione prodotta dall'interessato. Nel successivo articolo 5 recante, nei commi da 1 a 4, una disciplina specifica per i problemi posti dall'avvenuta risoluzione, da parte di Consip S.p.A., di alcune convenzioni di fornitura di buoni pasto per pubblici dipendenti la Camera ha aggiunto i commi 5 e 6, concernenti l'introduzione dell'obbligo, a carico delle società di emissione di buoni pasto, di fornire una garanzia fideiussoria (nei confronti degli esercizi presso i quali possa essere erogato il servizio sostitutivo di mensa - reso a mezzo dei medesimi buoni - e a copertura, quindi, delle eventuali inadempienze delle suddette società di emissione nel pagamento delle prestazioni effettuate dagli esercizi convenzionati). Nell'articolo 6 - recante le disposizioni finali e la clausola di salvaguardia, relativa alle regioni a statuto speciale ed alle province autonome - la Camera ha operato esclusivamente una modifica di coordinamento, in relazione alla suddetta soppressione dell'articolo 3 originario. VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA SEGNALAZIONI RELATIVE ALLE VOTAZIONI EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA Nel corso della seduta sono pervenute al banco della Presidenza le seguenti comunicazioni: Disegno di legge n. 1315: sulla votazione della questione pregiudiziale, il senatore Lorefice avrebbe voluto esprimere un voto contrario. Disegno di legge n. 920-B: sull'ordine del giorno G3.100, il senatore Coltorti avrebbe voluto esprimere un voto contrario; sulla votazione finale, il senatore Gasparri avrebbe voluto esprimere un voto contrario. Doc . XXIV, n. 5 sulla votazione della risoluzione e dell'ordine del giorno G1 (testo 2), la senatrice Piarulli avrebbe voluto esprimere un voto favorevole. Congedi e missioni Sono in congedo i senatori: Alderisi, Bagnai, Barachini, Barbaro, Barboni, Bogo Deledda, Bonfrisco, Borgonzoni, Bossi Umberto, Candiani, Cattaneo, Cioffi, Crimi, De Poli, Fazzone, Fregolent, Maiorino, Mantero, Merlo, Monti, Napolitano, Ostellari, Pittella, Romagnoli, Ronzulli, Santangelo, Sciascia, Solinas e Zanda. Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Puglia, per attività di rappresentanza del Senato (dalle ore 10,30 alle ore 12,15) ; Iwobi, Petrocelli e Vescovi, per attività della 3ª Commissione permanente; Anastasi, Paroli e Pinotti, per attività dell'Assemblea parlamentare della NATO. Commissioni permanenti, presentazione di relazioni A nome delle Commissioni riunite 3 a (Affari esteri, emigrazione) e 4 a (Difesa), i senatori Candura e Tesei hanno presentato, ai sensi dell'articolo 50, comma 3, del Regolamento, la relazione sulla risoluzione, approvata il 6 giugno 2019, a conclusione dell'esame dell'affare assegnato sulla relazione analitica sulle missioni internazionali in corso e sullo stato degli interventi di cooperazione allo sviluppo a sostegno dei processi di pace e stabilizzazione, riferita al periodo 1° ottobre-31 dicembre 2018, anche al fine della relativa proroga per il periodo 1° gennaio-31 dicembre 2019, deliberata dal Consiglio dei ministri il 23 aprile 2019 ( Doc . XXIV, n. 9-A). Commissioni permanenti, approvazione di documenti La 10 a Commissione permanente (Industria, commercio, turismo), nella seduta del 6 giugno 2019, ha approvato una risoluzione, ai sensi dell'articolo 50, comma 2, del Regolamento, a conclusione dell'esame dell'affare assegnato sulle principali aree di crisi industriale complessa in Italia ( Doc . XXIV, n. 7). Il predetto documento è stato inviato al Ministro dello sviluppo economico. Disegni di legge, annunzio di presentazione Senatori Verducci Francesco, Iori Vanna, Malpezzi Simona Flavia, Rampi Roberto, Alfieri Alessandro, Cucca Giuseppe Luigi Salvatore, D'Arienzo Vincenzo, Fedeli Valeria, Manca Daniele, Margiotta Salvatore, Messina Assuntela, Valente Valeria Norme in materia di reclutamento, diritti e stato giuridico dei ricercatori universitari e dei dottori di ricerca (1336) (presentato in data 11/06/2019); senatori Pisani Giuseppe, Trentacoste Fabrizio, Gaudiano Felicia, Angrisani Luisa, Di Marzio Luigi, Drago Tiziana Carmela Rosaria, Corbetta Gianmarco, Pirro Elisa, Castellone Maria Domenica, Mantovani Maria Laura, Lannutti Elio, La Mura Virginia, Taverna Paola, Giannuzzi Silvana, Lucidi Stefano, Bottici Laura, L'Abbate Patty, Donno Daniela, Presutto Vincenzo Applicazione della valutazione di impatto sanitario ai procedimenti di autorizzazione integrata ambientale nonché modifica all'articolo 28 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112 (1337) (presentato in data 12/06/2019). Disegni di legge, assegnazione In sede deliberante 7ª Commissione permanente Istruzione pubblica, beni culturali sen. Sbrollini Daniela Dichiarazione di monumento nazionale del Ponte sul Fiume Brenta detto "Ponte vecchio" o "Ponte degli alpini" (1334) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio) (assegnato in data 12/06/2019). In sede redigente 2ª Commissione permanente Giustizia sen. Floridia Barbara Modifiche alla legge 4 maggio 1983, n. 184, e successive modifiche, in materia di semplificazioni procedurali del sistema delle adozioni nazionali (1227) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 12ª (Igiene e sanita') (assegnato in data 12/06/2019). Governo, trasmissione di atti per il parere. Deferimento Il Ministro per i rapporti con il Parlamento e la democrazia diretta, con lettera in data 6 giugno 2019, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 4, comma 8, del decreto legislativo 31 maggio 2011, n. 91 - lo schema di decreto del Presidente della Repubblica recante regolamento concernente l'amministrazione e la contabilità delle amministrazioni pubbliche di cui all'articolo 4, comma 3, lettera b), del decreto legislativo 31 maggio 2011, n. 91 (n. 87). Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139- bis del Regolamento, lo schema di decreto è deferito alla 5 a Commissione permanente, che esprimerà il parere entro il termine dell'11 agosto 2019. Le Commissioni 1 a e 6 a potranno formulare le proprie osservazioni alla 5 a Commissione entro il 22 luglio 2019. Il Ministro dello sviluppo economico, con lettera in data 5 giugno 2019, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 3 della legge 11 maggio 1999, n. 140 - il programma di utilizzo per l'anno 2019 dell'autorizzazione di spesa per lo svolgimento di studi e ricerche per la politica industriale (n. 88). Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139- bis del Regolamento, l'atto è deferito alla 10 a Commissione permanente, che esprimerà il parere entro il termine del 2 luglio 2019. Governo, trasmissione di atti La Presidenza del Consiglio dei ministri, con lettera in data 3 giugno 2019, ha inviato, ai sensi dell'articolo 8, comma 3, del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 303, e dell'articolo 13, comma 6, del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 22 novembre 2010, il conto finanziario della Presidenza del Consiglio dei ministri per l'anno 2018. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1 a e alla 5 a Commissione permanente (Atto n. 262). Autorità nazionale anticorruzione, trasmissione di documenti. Deferimento Il Presidente dell'Autorità nazionale anticorruzione, con lettera in data 30 maggio 2019, ha inviato, ai sensi dell'articolo 213, comma 3, lettera e), del codice dei contratti pubblici, di cui al decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50, la relazione sull'attività svolta dalla medesima Autorità nell'anno 2018. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1 a e alla 8 a Commissione permanente ( Doc . XLIII, n. 1). Interrogazioni, apposizione di nuove firme I senatori Lannutti, Riccardi, Botto, Pesco e Di Nicola hanno aggiunto la propria firma all'interrogazione 4-01768 della senatrice Giannuzzi ed altri. Risposte scritte ad interrogazioni (Pervenute dal 7 al 12 giugno 2019) SOMMARIO DEL FASCICOLO N. 32 BATTISTONI: sulla situazione del carcere "Mammagialla" di Viterbo (4-01588) (risp. BONAFEDE, ministro della giustizia ) BERGESIO ed altri: sulla tutela dei lavoratori della Mahle Italia di Saluzzo (Cuneo) (4-00954) (risp. CRIPPA, sottosegretario di Stato per lo sviluppo economico ) MAFFONI: sulla partecipazione di diritto ad AMS e OMS da parte di Taiwan (4-01593) (risp. DI STEFANO, sottosegretario di Stato per gli affari esteri e la cooperazione internazionale ) Interrogazioni Atto n. 3-00908 SACCONE Al Ministro delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo Premesso che: la legge 27 dicembre 2017, n. 205 (legge di bilancio per il 2018), all'articolo 1, comma 910, dispone che, a far data dal 1° luglio 2018, i datori di lavoro o committenti corrispondano ai lavoratori la retribuzione, nonché ogni anticipo di essa, attraverso una banca o un ufficio postale per il tramite di uno dei seguenti mezzi: a) bonifico sul conto identificativo del codice "iban" indicato dal lavoratore; b) strumenti di pagamento elettronico; c) pagamento in contanti presso lo sportello bancario o postale dove il datore di lavoro abbia aperto un conto corrente di tesoreria con mandato di pagamento; d) emissione di un assegno consegnato direttamente al lavoratore; al comma 911, dispone che i datori di lavoro o committenti non possono corrispondere la retribuzione per mezzo di denaro contante direttamente al lavoratore, qualunque sia la tipologia del rapporto di lavoro instaurato; la norma ha penalizzato, in particolare, gli imprenditori agricoli che sono gravati da una serie di complicazioni burocratiche e dai relativi costi; l'applicazione delle norme ha avuto una particolare ripercussione negativa sul lavoro agricolo, prevalentemente stagionale, considerato che i nuovi sistemi di pagamento non consentono più la corresponsione giornaliera e, in alcuni casi, generano addirittura dei ritardi; tale modalità di pagamento ha complicato la vita tanto ai datori di lavoro, quanto ai dipendenti del settore agricolo; i sistemi bancario e postale non sono stati in grado di reggere all'urto delle, peraltro prevedibili, numerosissime richieste pervenute dal mondo agricolo, creando gravi disservizi tanto per gli imprenditori agricoli che per i loro dipendenti, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno modificare la menzionata norma della legge di bilancio per il 2018, autorizzando il pagamento in contanti ai lavoratori del settore agricolo impiegati con rapporto contrattuale di durata complessivamente inferiore ad un anno ed entro il limite di 3.000 euro all'anno. Atto n. 3-00909 STEFANO MARGIOTTA BELLANOVA MESSINA Assuntela Ai Ministri dell'economia e delle finanze e dello sviluppo economico Premesso che: il decreto-legge 30 aprile 2019, n. 34, recante "Misure urgenti di crescita economica e per la risoluzione di specifiche situazioni di crisi", attualmente all'esame del Parlamento, all'articolo 44 prevede una riclassificazione degli attuali documenti di programmazione delle risorse del Fondo per lo sviluppo e la coesione relativi ai vari cicli di programmazione, al fine di garantire il coordinamento unitario e migliorare la qualità degli interventi infrastrutturali finanziati con le risorse del fondo destinate alle politiche di coesione, nonché di accelerarne la spesa; sempre all'articolo 44, prevede che in sede di prima approvazione, il piano sviluppo e coesione "può contenere" gli interventi dotati di progettazione esecutiva o con procedura di aggiudicazione avviata alla data di entrata in vigore del decreto-legge oppure gli interventi che siano valutati favorevolmente dal Dipartimento per le politiche di coesione, dall'Agenzia per la coesione territoriale, sentite le amministrazioni titolari delle risorse, in ragione dello stato di avanzamento della progettazione, dell'effettiva rispondenza e sinergia con le priorità di sviluppo dei territori; le previsioni di cui all'articolo 44 rischiano di avviare le procedure di revoca, una volta verificata l'assenza di un progetto esecutivo, del finanziamento di 288 milioni di euro per l'ammodernamento della strada statale 275, tratta Maglie-Santa Maria di Leuca, destinando quelle risorse ad altri interventi più prossimi alla cantierizzazione; considerato che, a quanto risulta agli interroganti: il 10 giugno 2019, presso la Camera di commercio di Lecce, si sono riuniti i rappresentanti di Confindustria Lecce, Confcommercio, Confesercenti, comitato "pro 275", Cgil, Cisl, Uil, Regione Puglia, Provincia di Lecce, con l'obiettivo di elaborare una strategia comune che consenta di salvaguardare il finanziamento di 288 milioni di euro destinati al raddoppio e messa in sicurezza dell'arteria stradale che porta da Maglie a Santa Maria di Leuca; i sindacati Cgil, Cisl e Uil, nel corso della riunione, hanno sottolineato come l'opera rappresenti "un'ancora di salvezza per il martoriato tessuto occupazionale salentino". Secondo le cifre diffuse dai sindacati l'opera dà lavoro a circa 300 persone per ogni anno di cantiere, con un impatto economico stimato in 9,4 milioni di euro; sempre nel corso della riunione l'assessore per i lavori pubblici della Regione Puglia, Giovanni Giannini, ha ribadito l'intenzione di procedere speditamente con la realizzazione dell'opera: "Abbiamo subito la litigiosità del territorio e il lungo contenzioso davanti al Consiglio di Stato. Ora che anche le analisi dei flussi di traffico ci danno ragione, possiamo sbloccare tutto nel giro di poco tempo Nel giro di 3 mesi possiamo ultimare il progetto esecutivo e andare in gara"; tenuto conto che: il progetto preliminare di ammodernamento della strada statale 275 è stato approvato con delibera CIPE n. 92 del 20 dicembre 2004, mentre il progetto definitivo è stato approvato con delibera CIPE n. 76 del 31 luglio 2009; l'intervento è stato interessato, nel corso degli anni, da una serie di contenziosi, che hanno visto il coinvolgimento del TAR Puglia e, in secondo grado, del Consiglio di Stato; a seguito delle rilevazioni dell'ANAC sullo stato di attuazione dell'opera, il 21 novembre 2016 ANAS, al fine di ripristinare la legalità e orientare l'intervento alle mutate esigenze progettuali nel frattempo emerse, ha disposto la revoca della procedura di gara, avviando una project review dell'opera; nel 2018, a seguito dei rilievi dell'ANAC, l'opera fu suddivisa dall'ANAS in due lotti funzionali. Il primo lotto ancora oggi è al vaglio del Consiglio superiore dei lavori pubblici, mentre, per quanto riguarda il secondo lotto, esistono tre ipotesi distinte di tracciato sui cui si esprimeranno a breve i sindaci interessati, si chiede di sapere quale sia l'intenzione del Governo riguardo al finanziamento di 288 milioni destinato all'ammodernamento della strada statale 275 Maglie-Santa Maria di Leuca, considerato che le disposizioni di cui all'articolo 44 del cosiddetto "decreto crescita" rischiano di mettere a repentaglio tali risorse. Atto n. 3-00910 GRANATO Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca Premesso che, a quanto risulta all'interrogante: come si apprende da notizie di stampa e sindacali, l'Ambito territoriale provinciale di Cosenza, nei giorni scorsi, ha recapitato una lettera ai docenti in servizio nell'anno scolastico 2018//2019 nei corsi serali e presso gli istituti penitenziari della provincia, dichiarandoli "perdenti posto" (tali docenti dunque, all'incirca 150, sono stati costretti fare richiesta di trasferimento); la conseguenza che appare profilarsi, il cui esito è assolutamente da scongiurare, è che per il prossimo anno scolastico non si attivino i corsi di istruzione serali e carcerari, a danno degli studenti frequentanti, che si vedrebbero privati del diritto all'istruzione, costituzionalmente garantito; sarebbe dunque opportuno che il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca intervenisse con l'attribuzione di una dotazione organica aggiuntiva per l'anno scolastico 2019/2020, al fine di scongiurare l'ipotesi della mancata continuazione dei percorsi di studio nel territorio della provincia di Cosenza, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti; se non intenda intervenire, con atti di propria competenza, per garantire il diritto allo studio per gli studenti frequentanti i corsi serali e quelli attivati all'interno degli istituti penitenziari nella provincia di Cosenza. Atto n. 3-00911 TESTOR FERRO MALLEGNI RIZZOTTI BERUTTI AIMI CANGINI SERAFINI PAPATHEU STABILE DAL MAS MOLES TIRABOSCHI BIASOTTI PEROSINO DAMIANI PICHETTO FRATIN MODENA CONZATTI BATTISTONI Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo Premesso che: con l'avvicinarsi dell'estate aumentano le opportunità di lavoro per quanto riguarda le professioni stagionali. Diverse aziende hanno iniziato la ricerca già nei primi mesi dell'anno, ma è ad aprile e maggio che si concentra il maggior numero di offerte. La categoria professionale più ricercata da questo punto di vista si conferma quella del turismo e della ristorazione che, anche per il 2019, secondo l'osservatorio "InfoJobs", traina la domanda stagionale; non stupisce che le professionalità del comparto turismo e ristorazione siano quelle più ricercate, dal momento che l'Italia è tra le mete turistiche più ambite e quindi tra i Paesi che si preparano ad accogliere visitatori da tutto il mondo per l'estate 2019. Secondo l'osservatorio, infatti, già nei primi mesi dell'anno sono iniziate le ricerche da parte di aziende e imprese, con ben 9.388 offerte in questi primi 4 mesi (con un aumento del 14,7 per cento rispetto allo stesso periodo del 2018), di cui quasi 3.000 soltanto ad aprile (23 per cento in più rispetto ad aprile 2018). Tra le professioni più ricercate spiccano le tre figure chiave della ristorazione come camerieri, cuochi e personale di cucina, seguiti da baristi, dirigenti nei servizi alberghieri, addetti al banco servizi di ristorazione, chef , receptionist , dirigenti nella ristorazione e addetti alle pulizie in esercizi alberghieri; il direttore dell'associazione albergatori dell'ASAT, Roberto Pallanch, ha lanciato l'allarme sulla difficoltà di trovare personale nel settore. Ogni anno i pubblici esercizi del Trentino-Alto Adige, in particolar modo gli alberghi, per affrontare le stagioni turistiche estiva e invernale necessitano di un numero considerevole, circa 50.000, tra cuochi, addetti alle stanze, barman , lavapiatti; lo stesso ha denunciato le difficoltà di reperire personale che molti alberghi associati stanno avendo in questi giorni di avvio della stagione estiva; i dati recentemente pubblicati dal "Progetto Excelsior", che studia i fabbisogni occupazionali delle imprese italiane, stima che quelle che operano nel turismo abbiano necessità di assumere oltre 12.300 persone; considerato che, a quanto risulta agli interroganti: l'allarme arriva da tutta la penisola, da Nord a Sud, posto che non è possibile reperire camerieri, bagnini e personale di cucina, lavori svolti negli anni scorsi da molti ragazzi che, dal mese di aprile 2019, hanno scelto un "facile guadagno" optando per il reddito di cittadinanza; anche il sindaco di Gabicce (Pesaro e Urbino), Domenico Pascucci, ha lamentato il rifiuto da parte di molti giovani di prestare servizio nelle strutture alberghiere in quanto destinatari del reddito di cittadinanza; è evidente tale misura, come ampiamente dimostrato, sia vista come un incentivo a non far nulla e a non cercare lavoro; nonostante gli insistenti appelli di numerosi imprenditori turistici, si continua a registrare con preoccupazione la mancanza di personale addetto ai servizi; con l'articolo 54- bis del decreto-legge 24 aprile 2017, n. 50, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 giugno 2017, n. 96, è stata introdotta una nuova disciplina lavoristica, inerente allo svolgimento di prestazioni occasionali, sulla base di un sistema di regole e tutele che, tuttavia, ne restringe notevolmente il campo di applicazione rispetto alla precedente normativa. In particolare si consente alle persone fisiche, al di fuori dell'esercizio dell'attività professionale o d'impresa, di acquistare, attraverso la piattaforma informatica dell'Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS), un libretto nominativo prefinanziato, denominato «Libretto Famiglia», per il pagamento delle prestazioni occasionali rese a loro favore da uno o più prestatori nell'ambito di: a) piccoli lavori domestici, compresi lavori di giardinaggio, di pulizia o di manutenzione; b) assistenza domiciliare ai bambini e alle persone anziane, ammalate o con disabilità; c) insegnamento privato supplementare, si chiede di sapere: quali iniziative i Ministri in indirizzo intendano adottare, ciascuno per le proprie competenze, per arginare l'allarme lanciato dal settore del turismo; quali iniziative intendano intraprendere a favore delle strutture ricettive che ad oggi manifestano enormi difficoltà nella ricerca del personale stagionale; quali iniziative intendano promuovere per incentivare le prestazioni di lavoro occasionali, attraverso il recupero dello strumento del voucher , ampliandone il campo di applicazione e superando le restrizioni e i limiti previste dalla normativa vigente. Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento Atto n. 3-00912 RUSSO GRANATO DE LUCIA ANGRISANI CORRADO TRENTACOSTE Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca Premesso che: il decreto-legge n. 50 del 2017, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 96 del 2017, all'art. 22- bis , ha disposto, a decorrere dal 2017, l'avvio di un processo di graduale statizzazione e razionalizzazione delle accademie di belle arti non statali e di una parte degli istituti superiori di studi musicali non statali; per l'attuazione dei processi di graduale statizzazione e razionalizzazione, nonché, nelle more del completamento degli stessi processi, per il funzionamento ordinario di ciascuno degli istituti, è stata prevista l'istituzione di un apposito fondo, con uno stanziamento di 7,5 milioni di euro nel 2017, di 17 milioni di euro nel 2018, di 18,5 milioni di euro nel 2019 e di 20 milioni di euro annui dal 2020; successivamente, la legge di bilancio 2018 (legge n. 205 del 2017, art. 1, comma 652 e 656) ha previsto un incremento del fondo di 5 milioni di euro per il 2018, di 10 milioni di euro per il 2019, e di 35 milioni di euro dal 2020, al fine di consentire la statizzazione di tutti gli istituti superiori di studi musicali non statali; la disciplina dei processi di statizzazione e? stata finalmente definita dopo due anni di attesa con decreto interministeriale n. 121 del 22 febbraio 2019; in particolare, prevede che il processo di statizzazione e? avviato su domanda delle singole istituzioni da presentare al Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca entro 90 giorni dall'apertura della procedura telematica di presentazione delle istanze, secondo modalità definite dalla competente Direzione generale; considerato che: a più di quattro mesi dalla pubblicazione del decreto interministeriale n. 121 del 2019, la procedura telematica per presentare le domande di statizzazione ancora non è stata avviata; le persistenti gravi criticità economiche di alcune istituzioni stanno mettendo in serie difficoltà il personale docente e tecnico-amministrativo nonché il sereno proseguimento degli studi di centinaia di studenti, si richiede di sapere per quale motivo non sia ancora stata avviata la procedura telematica prevista dal suddetto decreto per la presentazione delle istanze, considerato che dall'espletamento della procedura dipenderà l'avvio della statizzazione (già rinviato più volte) e soprattutto l'erogazione dei fondi ordinari e, di conseguenza, la sopravvivenza e il normale funzionamento dei 18 istituti superiori di studi musicali ancora non statali. Interrogazioni con richiesta di risposta scritta Atto n. 4-01791 BATTISTONI Ai Ministri dello sviluppo economico e delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo Premesso che: il regolamento (UE) 1169/2011, che disciplina la modalità per una corretta informazione da riportare in etichetta per gli alimenti, anche preimballati, all'articolo 9 annovera nell'elenco delle indicazioni obbligatorie la quantità netta dell'alimento; tale regolamento reca in modo esplicito il divieto di indicare sul prodotto ittico, in maniera volontaria, una doppia pesatura, ovvero anche quella al lordo della glassa; l'Ispettorato centrale della tutela della qualità e repressione frodi dei prodotti agro-alimentari, con nota prot. n. 0000211 del 28 marzo 2019, ha specificato che un'eventuale doppia informazione sul peso potrebbe indurre in errore il consumatore sulla reale quantità acquistata consumabile; è prassi consolidata da parte dei produttori indicare in etichetta la quantità al netto ed al lordo ed è prassi del consumatore trovare nell'etichettatura il peso sia lordo che netto; la citata nota del 28 marzo 2019 prevede la possibilità di riportare a titolo informativo la doppia pesatura soltanto nel rapporto commerciale "B2B" tra aziende private, mentre lo vieta per la vendita al dettaglio; i prodotti ittici sono acquistati dalle aziende italiane al lordo e poi dovrebbero essere vendute al netto, si chiede di sapere: quali iniziative i Ministri in indirizzo, ciascuno per quanto di competenza, intendano adottare al fine di garantire la corretta informazione del peso del prodotto ittico al consumatore finale e risolvere la problematica di quelle aziende che al momento dell'acquisto di prodotti ittici si trovano nella condizione di non poter vendere i propri prodotti con l'etichetta della doppia pesatura ai soggetti che dovranno effettuare la vendita al dettaglio; per quali motivi, essendo in vigore il decreto legislativo n. 231 del 2017, recante la disciplina sanzionatoria per la violazione delle disposizioni del regolamento (UE) 1169/2011, ad esprimersi sia stata un'autorità sanzionatoria come l'Ispettorato centrale della tutela della qualità e repressione frodi dei prodotti agro-alimentari e non l'apparato legislativo del Ministero delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo. Atto n. 4-01792 SANTILLO DE LUCIA LANNUTTI LANZI MONTEVECCHI NOCERINO TURCO LA MURA ANGRISANI CORRADO FLORIDIA PIRRO VACCARO VANIN DONNO GALLICCHIO CASTALDI CROATTI COLTORTI GUIDOLIN ACCOTO Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che, a quanto risulta agli interroganti: al fine di diminuire gli incidenti ferroviari, dal dicembre 2017, per le ferrovie italiane, incluse le ferrovie "isolate", cioè non connesse alla rete ferroviaria italiana (14 in tutta Italia, l'EAV, Ente autonomo Volturno, è la più grande), è iniziato un programma di adeguamento alle norme di sicurezza dettate dall'ANSF, Agenzia nazionale per la sicurezza delle ferrovie, da realizzarsi in 18 mesi; nello specifico, le ferrovie dovranno adottare il sistema "Scmt", sistema di controllo della marcia del treno, nuova tecnologia di ausilio al macchinista, che consente maggiore sicurezza della marcia dei treni; dal 1° luglio 2019 l'ANSF, organismo autonomo, non dipendente dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, operativo in Italia dal 2008, sarà competente su tutto il sistema ferroviario nazionale, comprese le linee regionali; l'EAV, come dichiarato dallo stesso presidente dell'ente, è attualmente inadempiente al rispetto dei parametri di sicurezza imposti dall'ANSF; considerato che: poiché non è stata predisposta l'installazione del sistema di controllo della marcia del treno, l'ANSF quasi sicuramente potrà imporre, a tutela dei passeggeri, un limite di velocità ai convogli molto più ristretto dell'attuale: 50 chilometri orari contro gli attuali 70 e a volte anche 90 chilometri all'ora; il nuovo limite stravolgerà Circumvesuviana, Cumana e Circumflegrea: aumento notevole dei tempi di percorrenza (per andare da Napoli a Pompei si passerebbe dai 30 minuti attuali ad un'ora di viaggio) e cancellazione di un terzo le corse, con il risultato di assistere alla riduzione dei passeggeri e dei ricavi per la società con forti rischi di squilibrio di bilancio; dei 100.000 pendolari che ogni giorno usufruiscono delle linee Circumvesuviana, Cumana, Circumflegrea, le linee Napoli-Poggiomarino e Napoli-Sorrento, oltre il 30 per cento si riverserà sulle strade e sceglierà il trasporto su gomma o l'auto privata a causa dei disservizi annunciati, con conseguenze rilevanti a scapito della viabilità e dell'ambiente; anche sulle linee di Santa Maria Capua Vetere-Piedimonte Matese e Benevento-Cancello gestite dall'EAV, secondo i dati dell'ANSF, il sistema Scmt è completamente inesistente, nonostante stanziamenti economici già erogati; ritenuto inoltre che: l'EAV è una società in house della Regione Campania e, nel settore del trasporto pubblico locale, la Regione riveste un ruolo di programmazione, coordinamento, finanziamento e controllo, finalizzato alla liberalizzazione e all'efficientamento della mobilità; il ritardo dell'EAV nell'adozione del sistema Scmt avrà effetti non solo sulla sicurezza dei viaggiatori, ma anche sulla stessa efficienza del servizio di trasporto, arrecando gravi disagi ai pendolari, che utilizzano giornalmente una rete ferroviaria essenziale per la mobilità di larga parte della regione, limitandone il diritto alla mobilità, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti, imputabili a parere degli interroganti alla negligenza della Regione Campania e che arreca molti danni al trasporto pubblico locale, e quali altri elementi abbia in suo possesso; se sia a conoscenza dei motivi, e quali siano, dei ritardi per il montaggio del sistema di controllo della marcia del treno, a distanza di 18 mesi dall'obbligo; quali iniziative urgenti, per quanto di sua competenza, intenda intraprendere, anche coinvolgendo gli enti e i soggetti interessati, al fine di garantire gli standard di sicurezza della Circumvesuviana, Cumana e Circumflegrea, oltre alle tratte Napoli-Poggiomarino e Napoli-Sorrento, nonché le altre due linee gestite dall'EAV, la Santa Maria Capua Vetere-Piedimonte Matese e la Benevento-Cancello. Atto n. 4-01793 RUSPANDINI Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Premesso che : l'area dell'ex discarica di via Le Lame, a Frosinone, insiste sulla piana del fiume Sacco, dove copre una superficie di circa 37.500 metri quadrati, e si articola in più bacini: il primo è del 1967, anche se i conferimenti non ancora regolamentati erano iniziati già prima; il secondo è stato operativo dal 1992 al 1994, e il terzo è stato utilizzato dal 1994 al 2001, per essere poi riattivato per la ricezione di balle contenenti sovvalli; già nel 2014, facendo seguito alle indagini svolte dalla polizia giudiziaria, in conseguenza delle analisi dell'ARPA Lazio, e agli approfondimenti tecnici di consulenti nominati dalla Procura della Repubblica, veniva disposto il sequestro preventivo dell'intera area e veniva notificato a quattro persone un provvedimento di avvio d'indagine a loro carico per avvelenamento colposo delle falde acquifere; la causa dell'inchiesta era soprattutto incentrata sulla mancata bonifica dell'area dopo la chiusura della discarica, con la conseguente penetrazione nel terreno del percolato che è giunto fino ad inquinare le falde acquifere sottostanti; nello stesso anno, in un comunicato stampa degli inquirenti, veniva evidenziato che: "in dipendenza della gestione della discarica in difetto di adeguate soluzioni e cautele di ordine tecnico, dell'attuazione di interventi di messa in sicurezza insufficienti e comunque non collaudati e dell'omessa attivazione delle indispensabili operazioni di bonifica del sito, è stato consentito e comunque non impedito che il percolato della discarica raggiungesse la falda acquifera sottostante inquinandola con l'apporto di minerali pesanti (in particolare alluminio, ferro, manganese, bario, nichel e piombo) in quantità notevolmente superiori ai valori definiti nelle Concentrazioni Soglia di Contaminazione (CSC) normativamente previsti per le acque sotterranee, così determinando l'avvelenamento delle predette acque, potenzialmente destinabili in via diretta ed indiretta al consumo umano"; a seguito di ciò, con un'ordinanza del Comune di Frosinone, veniva "interdetto il prelievo e l'uso delle acque sotterranee per un raggio di 200 metri rispetto al piezometro denominato 'S6' nella fascia di terreno potenzialmente contaminata compresa fra la discarica di via Le Lame e il fiume Sacco che ricade nel territorio comunale"; nell'ottobre 2016, a conclusione dell'inchiesta ambientale, i magistrati affermavano che l'inquinamento delle falde acquifere e dei terreni circostanti la discarica sarebbe stato provocato da una mancata attuazione della normativa ambientale e dalla scarsa messa in sicurezza ed impermeabilizzazione del sito, e che, "seppur lo stato di inquinamento si è verificato nel 2006, lo stato dei luoghi ancora oggi risulta essere fortemente compromesso"; nonostante ciò ad oggi i rifiuti non sono mai stati rimossi e il percolato continua ad inquinare il sottosuolo; le varie associazioni a tutela dei consumatori che operano sul territorio e le diverse associazioni a tutela dell'ambiente e della valle del Sacco hanno in questi anni, e continuano oggi, a denunciare tale scempio, cercando di mantenere viva l'attenzione delle istituzioni sulla questione dell'inquinamento dell'area e dei conseguenti rischi per la popolazione residente; nel 2015 l'area dell'ex discarica è stata subperimetrata nell'ambito del sito di interesse nazionale "bacino del fiume Sacco"; ad oggi ancora nulla è stato fatto per risanare l'intera area, si chiede di sapere quali siano le procedure attivate per la bonifica, tenendo conto che nel mese di aprile 2017 (quindi ormai due anni fa) si è tenuta la prima conferenza di servizi istruttoria per il SIN "bacino del fiume Sacco", al fine di supportare i soggetti interessati (Comune di Frosinone), e quali iniziative di competenza il Ministro in indirizzo intenda adottare per fronteggiare l'emergenza ambientale e sanitaria determinata dalle 625.000 tonnellate di rifiuti ancora presenti nel territorio. Atto n. 4-01794 IANNONE Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: secondo il Codacons sono attese brutte notizie per i consumatori della Campania; sarebbero in arrivo, infatti, nelle prossime settimane nuovi rincari delle bollette di luce e gas, che rischiano di avere effetti pesanti sulle tasche delle famiglie; si prevede a breve un sensibile rialzo delle tariffe energetiche, determinato da due fattori: da un lato i forti incrementi delle quotazioni del petrolio tra aprile e maggio che, come noto, hanno effetti diretti sulle tariffe dell'energia; dall'altro il decreto crescita (di cui al decreto-legge n. 87 del 2018, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 96 del 2018) varato dal Governo, il quale, per salvare Alitalia, prevede il prelievo di 650 milioni di euro dalla Cassa per i servizi energetici, fondo alimentato dalle bollette degli italiani e che serve proprio a mitigare e ridurre gli incrementi delle tariffe di luce e gas; la combinazione di questi due fattori porterà dunque ad inevitabili incrementi delle bollette energetiche e proprio per salvare le tasche dei consumatori il Codacons ha lanciato anche in Campania "stoprincarienergia", un gruppo d'acquisto on line sull'energia, al quale hanno già aderito migliaia di famiglie; con l'asta tra i fornitori di energia, tenutasi a marzo, il gruppo di acquisto del Codacons è riuscito ad ottenere un'offerta energetica di 334 euro annui meno cara rispetto al mercato tutelato, tramite accordi con le società Wekiwi, per l'elettricità, e Dolomiti Energia, per il gas; il Codacons ha pertanto invitato tutti i consumatori ad aderire, quantificando il risparmio medio in 140 euro annui, con un periodo minimo garantito di un anno, si chiede di sapere se al Ministro in indirizzo risultino veritiere le notizie diffuse dal Codacons e se, in caso di positiva risultanza, ritenga d'intervenire a tutela dell'utenza campana. Atto n. 4-01795 DE PETRIS Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e per i beni e le attività culturali Premesso che, a quanto risulta all'interrogante: nel comune di Sorrento (Napoli) sono in corso operazioni di taglio di vegetazione sulle sponde dell'alveo del vallone dei Mulini nei pressi del rudere dell'antico mulino. L'intervento di "messa in sicurezza e rimozione detriti da crollo del fabbricato" che si sta eseguendo in questi giorni, sulla scorta di una richiesta fatta nel 2016 dalla società "Il Maccheronificio Srl" proprietaria del fabbricato, parrebbe motivato dalla necessità di messa in sicurezza del rudere che apparirebbe, come descritto nella relazione tecnica allegata alla SCIA, lesionato e a rischio di crollo; le operazioni di "eliminazione delle erbe" dal rudere hanno tuttavia interessato anche arbusti ed alberi cresciuti spontaneamente, come si evidenzia nelle foto dello stato dei luoghi. Il taglio degli alberi, degli arbusti e della vegetazione spontanea viene effettuato nel periodo più delicato per la nidificazione e la tutela degli uccelli, dei chirotteri e dei rari anfibi che nel delicato ecosistema del canyon trovano rifugio; in questo periodo, infatti, e fino a fine luglio, gli uccelli sono in fase di nidificazione e il taglio di vegetazione, rami ed alberi rappresenta una condanna senza appello per le uova e i piccoli accuditi nei nidi dai genitori; considerato che: la legge n. 157 del 1992 sulla protezione della fauna selvatica omeoterma, all'art. 21, lettera o) , e all'art. 31, prevede pesanti sanzioni per la distruzione di uova e nidi; l'art. 5 della direttiva 2009/147/CE sulla tutela dell'avifauna selvatica, resa esecutiva in Italia con la legge n. 157 del 1992, e successive modificazioni ed integrazioni, dispone che "tutte le specie di uccelli viventi naturalmente allo stato selvatico nel territorio europeo degli Stati membri" (art. 1 della direttiva) "il divieto: di ucciderli o di catturarli deliberatamente con qualsiasi metodo; di distruggere o di danneggiare deliberatamente i nidi e le uova e di asportare i nidi; di raccogliere le uova nell'ambiente naturale e di detenerle anche vuote; di disturbarli deliberatamente in particolare durante il periodo di riproduzione e di dipendenza quando ciò abbia conseguenze significative in considerazione degli obiettivi della presente direttiva; di detenere le specie di cui sono vietate la caccia e la cattura"; il disturbo, danneggiamento o uccisione delle specie avi faunistiche in periodo della nidificazione si configura come reato ai sensi dell'art. 544- ter del codice penale e dell'art. 30, comma 1, lettera h) , della legge n. 157 del 1992, e successive modificazioni ed integrazioni o come violazioni di carattere amministrativo ai sensi dell'art. 31 della legge n. 157 del 1992; inoltre le operazioni stanno riguardando un bene monumentale vincolato ai sensi del decreto legislativo n. 42 del 2004 e successive modificazioni ed integrazioni e nell'autorizzazione rilasciata dalla Soprintendenza è prescritto esplicitamente l'obbligo che "l'esecuzione delle opere sia affidata a ditte specializzate nel settore del restauro monumentale con idonea corrispondente certificazione ed adeguato curriculum "; infine, ma non per ultimo, i lavori si stanno eseguendo in un'area classificata dal piano di stralcio dell'autorità di bacino ex Campania Centrale a rischio idraulico molto elevato e rischio di frana molto elevato, senza che sia stata messa in essere alcuna opera di protezione per permettere agli operai l'accesso nell'alveo e l'esecuzione delle opere in un sito già colpito, in passato e di recente, da eventi franosi; considerato che: il vallone dei Mulini costituisce da oltre un secolo e mezzo la "cartolina" d'ingresso nella città del Tasso ed ha una enorme importanza dal punto di vista paesaggistico, storico e naturalistico, per la presenza di essenze botaniche rare favorite dall'ombreggiamento e dall'umidità del sito; grazie ad un microclima umido costante crescono specie arboree particolari che hanno ricoperto il mulino: tra la vegetazione spicca la Phillitis vulgaris , uno splendido e raro esemplare appartenente alla famiglia delle felci; il vallone dei Mulini, proprio per le sue peculiarità di luogo selvaggio e rinaturalizzato, ha meritato un posto in top ten nella sezione "Nature" uno dei profili più seguiti su "Instagram", il social network interamente dedicato alla fotografia, grazie ad una immagine scattata da Dale Tennyson, che ha collezionato in sole poche ore, nel dicembre 2014, più di 300.000 " like ", inseriti soprattutto da utenti stranieri; il canyon dei Mulini subisce spesso frane naturali ed è famoso in tutto il mondo, come fosse uno squarcio temporale da cui si può vedere il passato, non a caso "Buzzfeed" l'ha inserito nella lista dei 30 luoghi più affascinanti del pianeta Terra; le opere di eliminazione della vegetazione segnalate procedono celermente senza che sul cantiere sia affissa o visibile alcuna tabella, come invece richiesto dalla legge, si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo non ritengano necessario, alla luce di quanto illustrato in premessa, un sollecito intervento atto a verificare la legittimità dei lavori eseguiti o in corso d'opera in un periodo delicato per la sopravvivenza degli uccelli e in un luogo ad alto rischio idrogeologico. Atto n. 4-01796 CASTIELLO GAUDIANO GIANNUZZI GALLICCHIO ANGRISANI LANZI PUGLIA CASTELLONE ROMANO MARINELLO GUIDOLIN NOCERINO CAMPAGNA AUDDINO GRASSI PERILLI LANNUTTI PESCO CROATTI LEONE FENU CRUCIOLI MATRISCIANO DI MICCO LOMUTI EVANGELISTA GIARRUSSO ACCOTO DELL'OLIO RICCARDI DI NICOLA MININNO PRESUTTO GARRUTI PIRRO PELLEGRINI Marco LA MURA RICCIARDI SANTILLO DI GIROLAMO FERRARA TURCO DESSI' LUCIDI FEDE ORTOLANI DE LUCIA CORRADO GRANATO DRAGO VACCARO MAUTONE COLTORTI MOLLAME ORTIS LICHERI LOREFICE ABATE AGOSTINELLI Al Ministro della salute Considerato che, a quanto risulta agli interroganti: il giorno 8 giugno 2019 un passante al centro di Napoli, colpito dal crollo di un cornicione, è rimasto a lungo riverso sulla strada, perdendo la vita a causa del tardivo soccorso, in quanto l'ambulanza, chiamata ripetutamente in codice rosso da vari passanti, è giunta sul luogo soltanto un'ora e venti minuti dopo. Il che dimostra, ancora una volta, il pessimo livello dell'organizzazione sanitaria nella in Campania; nello stesso arco temporale, il 9 giugno, una persona, colpita da arresto cardiaco allo stadio comunale di Agropoli, è deceduta per la mancanza di tempestivo e adeguato soccorso, stante il non funzionamento della locale struttura ospedaliera, sita a pochi metri dallo stadio; in data 11 giugno la vittoria elettorale del candidato sindaco di Capaccio-Paestum, Franco Alfieri, è stata festeggiata a sirene spiegate da un gruppo di ambulanze che hanno fatto da corteo ad un camion vela con l'immagine del neo sindaco; le ambulanze appartengono a tal Roberto Squecco, imprenditore funerario condannato con sentenza definitiva per tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso e ritenuto dalla Cassazione in organico al clan camorristico Marandino; lo stesso Squecco aveva messo a disposizione di Alfieri, per l'inaugurazione della campagna elettorale, uno stabilimento balneare di sua proprietà, ora chiuso per sospensione della concessione demaniale, a seguito dell'intervenuta condanna per tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso. Squecco è indagato con Alfieri nella nota indagine di recente promossa dalla Direzione investigativa antimafia di Salerno, tanto che l'europarlamentare PD, già procuratore antimafia di Salerno, Franco Roberti, aveva invitato Alfieri a ritirare la candidatura; con i luttuosi eventi di Agropoli e Napoli stride il frastuono delle sirene delle ambulanze di Squecco, che, violando tra l'altro l'art. 177 del codice della strada, hanno festeggiato, in sinistro corteo, la vittoria elettorale del neo sindaco di Capaccio-Paestum, si chiede di conoscere: quali provvedimenti il Ministro in indirizzo intenda assumere per porre fine allo stato di diffusa illegalità e di inefficienza nel quale versa la sanità in Campania; quali provvedimenti intenda assumere per rimuovere la situazione di incompatibilità nella quale versa, per evidente conflitto di interessi, il presidente della Regione Vincenzo De Luca tuttora insediato nell'incarico di commissario ad acta per la sanità, in violazione dell'art. 25- septies del decreto fiscale (decreto-legge n. 119 del 2018, convertito, con modificazioni, della legge n. 136 del 2018), a norma del quale già dovrebbe essere stato dichiarato decaduto entro 90 giorni. Atto n. 4-01797 AIMI Ai Ministri della giustizia, della salute e del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: "Veleno" è il titolo di un'inchiesta a puntate realizzata dai giornalisti Alessia Rafanelli e Pablo Trincia su presunti abusi sessuali commessi da una setta satanica in Emilia negli anni '90, in particolare nel modenese, tra Mirandola e Massa Finalese. All'epoca 16 bambini furono allontanati dalle loro famiglie naturali. A distanza di 20 anni, alcuni di loro, diventati adulti, avrebbero raccontato di essere stati indotti a inventare i fatti per i quali le famiglie vennero poi accusate; nel tempo quei bambini, divenuti adulti, hanno raccontato di dichiarazioni indotte o estorte. La vicenda comprensibilmente sta facendo scalpore, soprattutto in considerazione della gravità dei provvedimenti assunti: c'è perfino chi morì di crepacuore e chi non rivide più i propri figli; i contenuti dell'inchiesta sono stati riportati, e continuano ad essere riportati, a vario titolo, dalla stampa locale e nazionale; di recente, a mezzo stampa, i coniugi Camparini, la cui figlia è stata data in adozione due anni fa, dopo essere stata allontanata dalla famiglia circa 8 anni fa, hanno chiesto la riapertura della procedura: la psicologa che allontanò la bambina dalla famiglia risulterebbe implicata nell'inchiesta "Veleno"; si tratta infatti della psicologa della Ausl di Modena, successivamente responsabile di una struttura privata di Reggio Emilia, che accoglieva bambini sottratti alle famiglie, che venivano dati in affido e poi in adozione; i coniugi Camparini chiedono oggi la riapertura del procedimento che, all'epoca, portò all'allontanamento e alla successiva adozione della bambina. Procedimento che, come ricorda l'avvocato dei coniugi, "è nato da una serie di errori clamorosi ammessi da tutti, dai Servizi sociali come dal Pubblico ministero, che si era perfino opposto al decreto di adottabilità, tranne che dal Tribunale dei minorenni di Bologna"; il tutto risale al 2007, quando avvenne una perquisizione a casa dei coniugi Camparini: si cercò della droga che non venne trovata, ma i servizi sociali ritennero non idonea la sistemazione della bambina che fu quindi portata al centro gestito dalla citata psicologa. Nel 2010 la bambina è stata data in affido e poi in adozione due anni fa; già in data 14 novembre 2018, con l'atto di sindacato ispettivo 4-00848, l'interrogante ha chiesto spiegazioni ai Ministri in indirizzo senza ottenere risposta, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti; se, in relazione alla vicenda dei coniugi Camparini, intendano "intercedere", per quanto di competenza, al fine della riapertura del procedimento, avviando verifiche in relazione all'operato della psicologa; quali verifiche di competenza abbiano avviato o intendano avviare in merito ai fatti del 1998, e agli sviluppi evidenziati dall'inchiesta "Veleno"; se intendano inviare ispettori ministeriali nelle zone interessate dai fatti stessi, per fare piena luce sugli sviluppi di questa tanto dolorosa, quanto mostruosa vicenda, e anche al fine di verificare l'operato dei servizi sociali dell'epoca. Atto n. 4-01798 PELLEGRINI Marco PIRRO PRESUTTO GARRUTI ACCOTO DELL'OLIO LEONE PESCO Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Premesso che, secondo quanto risulta agli interroganti: nella baia di Mattinatella, località sita nel comune di Mattinata (Foggia), sul mar Adriatico, ai confini del parco nazionale del Gargano, lungo uno dei tratti di costa più belli del Gargano, veniva rilasciata con atto formale della Capitaneria di porto di Manfredonia del 20 giugno 1991, n. 1/1991, in favore della Maricoltura mattinatese soc. coop. a.r.l., la concessione di una superficie di 100.000 metri quadrati di specchio d'acqua per l'espletamento dell'attività di maricoltura, con scadenza il 20 giugno 2006; nell'anno 2001, la Capitaneria di porto di Manfredonia rilasciava concessione demaniale marittima n. 68/2001 del 27 marzo 2001, per una ulteriore superficie di 230.000 metri quadrati, con scadenza 31 dicembre 2004; il 26 ottobre 2005, Maricoltura mattinatese presentava istanza di accorpamento, in unico atto concessorio, delle autorizzazioni relative ai due contigui specchi d'acqua, utilizzati per la maricoltura, dando, nel contempo, consenso all'anticipata scadenza dell'atto formale n. 1/91; il Comune di Mattinata, con prot. n. 6912 del 29 giugno 2005, esprimeva parere negativo al potenziamento dell'attività di maricoltura perché non prevista e incompatibile con la pianificazione urbanistica vigente, affermando che lo specchio d'acqua a "seguito dell'approvazione definitiva del P.R.G. avvenuta con deliberazione del G.R. n.569 del 14 maggio 2002, è stato destinato a zona per attrezzature balneari F5 avendo l'organo regionale definitivamente stralciato la destinazione zona D2 - attività produttive legate alla maricoltura per l'allevamento dei prodotti ittici - prevista in fase di adozione del PRG"; la Regione Puglia, rilasciando il provvedimento n. 115 del registro delle concessioni del 16 maggio 2006, non riteneva ostativo il parere comunale in quanto l'installazione di altre strutture della pescicoltura riguardava una superficie di mare al di fuori del territorio comunale del piano regolatore generale. Pertanto, con il provvedimento n. 115/2006, avveniva il rilascio della concessione suppletiva di consolidamento dell'impianto di maricoltura accorpando l'atto formale n. 1/1991 e la licenza n. 68/2001 in un unico atto con scadenza 31 dicembre 2008, con concessione della relativa area marina complessiva di circa 330.000 metri quadri, precisando che il periodo 1° gennaio 2005-31 dicembre 2005 fosse da ritenersi in sanatoria; in tale area di 330.000 metri quadrati risultavano installate 48 vasche circolari, per l'ingrasso dei pesci, di diametro interno di 17,30 metri, e 4 strutture modulari per il preingrasso, ciascuna articolata in 6 gabbie quadrate, di 6,12 per 6,12 metri, tutte ancorate al fondo marino, profondo 6-7 metri circa, poste ad una distanza dalla costa di circa 200-300 metri. Perimetralmente erano presenti filari di mitili; alla scadenza della concessione demaniale, in data 31 dicembre 2008, la cooperativa Maricoltura mattinatese presentava istanza per il rinnovo. La licenza per l'attività di maricoltura veniva rinnovata dall'ufficio Demanio marittimo del Comune con provvedimento n. 002 dell'8 aprile 2010; considerato che, a parere degli interroganti: l'allevamento, dal punto di vista della qualità delle acque marine, potrebbe avere un impatto non trascurabile a causa della considerevole dispersione dei reflui, cioè delle deiezioni dei pesci allevati, nonché dei mangimi, a differenza dell'attività della sola mitilicoltura che, di norma, non comporta effetti negativi locali, atteso che i mitili si alimentano filtrando l'acqua marina. D'altro canto, però, la mitilicoltura può comportare, invece, un impatto visivo negativo, considerato il notevole numero di galleggianti a cui sono ancorati i mitili, visibili sia dalla costa e sia, in misura ancora maggiore, percorrendo i sentieri e le strade che si inerpicano sul Gargano; la vicinanza delle vasche alla costa, la bassa profondità del fondale (6-7 metri) e l'idronomia limitata della baia potrebbero risultare insufficienti per garantire un'adeguata dispersione dei reflui di allevamento, con una conseguente ricaduta negativa sull'equilibrio dell'ecosistema marino locale; tale possibile impatto (in una zona a così alto pregio ambientale e paesaggistico, così delicata e di grande importanza naturalistica e turistica, caratterizzata dalla presenza di prati di posidonia) meritava, prima del rilascio dell'autorizzazione, un'approfondita relazione biologica e un'attenta valutazione delle caratteristiche dell'area marina e delle compatibilità ambientali in relazione alla considerevole quantità allevata. Cioè, meritava un complesso di analisi e valutazioni che dimostrassero l'assenza di rischi per l'ecosistema preesistente. Peraltro, un effetto negativo parrebbe già rilevabile, atteso che la prateria di posidonia, presente in tutta la zona limitrofa alla baia di Mattinatella, è assente nello specchio d'acqua adibito a maricoltura; inoltre, in questo tratto di costa sono stati posti in essere altri interventi che destano perplessità, come l'utilizzo di una scogliera frangiflutti artificiale, trasformata abusivamente in una specie di porticciolo o ormeggio; considerato inoltre che: dalle analisi condotte da ARPA Puglia nel 2016 risulta che lo stato chimico delle acque per il tratto Mattinata-Manfredonia non ha raggiunto lo stato di "buono"; non risultano le analisi del 2017 mentre sono in corso le analisi dei dati e dei giudizi per il 2018; la Capitaneria di porto di Manfredonia il 29 gennaio 2019 ha posto sotto sequestro preventivo 26.000 metri quadrati di superficie in concessione e 13 natanti da diporto ancorati nella baia; a seguito delle indagini coordinate dalla Procura della Repubblica di Foggia, sono stati contestati alla cooperativa le seguenti violazioni: l'utilizzo dell'approdo di Mattinatella in modo difforme dalla concessione, in violazione dell'art. 1161 del codice della navigazione (regio decreto n. 327 del 1942 successive modificazioni e integrazioni) e dell'art. 24 del relativo regolamento di attuazione (decreto del Presidente della Repubblica n. 328 del 1952); la realizzazione abusiva di 5 gabbie di contenimento del prodotto ittico nonché lo scarico abusivo di acque industriali in mare; l'abbandono di rifiuti provenienti dall'attività di maricoltura, con violazione degli artt. 192, 256 e 137 del testo unico ambientale (decreto legislativo n. 152 del 2006); sono in corso esami sui campionamenti delle acque di scarico prelevate in sede di sequestro e volti ad accertare l'eventuale presenza di agenti inquinanti e dannosi per l'ecosistema marino; considerato infine che: le leggi e i regolamenti regionali in vigore in Puglia non contengono norme di dettaglio in merito a, per esempio, livelli minimi in materia di distanze delle vasche dalla costa, idrodinamica del tratto di mare, profondità dei fondali o distanza dai siti destinati ad attività turistiche; nel medesimo territorio comunale sono state individuate dalla Giunta della Regione Puglia (provvedimento n. 362/2018) una zona speciale di conservazione (SIC "testa del Gargano" IT9110012) e una zona di protezione speciale (ZPS "monte Barone" IT9110010), si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti; se, nei limiti delle proprie attribuzioni, intenda adoperarsi affinché vengano appurati eventuali illeciti compiuti ai danni dell'ambiente e del demanio marittimo; se intenda attivarsi, per quanto di competenza, affinché la Regione Puglia valuti l'opportunità di adottare una regolamentazione più di dettaglio in materia di acquacoltura e maricoltura e affinché gli enti locali e territoriali possano, in futuro, valutare con maggiore attenzione, approfondimento e scrupolo eventuali nuove richieste di autorizzazioni all'esercizio di dette attività. Interrogazioni, da svolgere in Commissione A norma dell'articolo 147 del Regolamento, le seguenti interrogazioni saranno svolte presso le Commissioni permanenti: 7ª Commissione permanente (Istruzione pubblica, beni culturali, ricerca scientifica, spettacolo e sport): 3-00910 della senatrice Granato, sulla garanzia del diritto allo studio negli istituti penitenziari della provincia di Cosenza; 8ª Commissione permanente (Lavori pubblici, comunicazioni): 3-00909 del senatore Stefano ed altri, sul finanziamento destinato all'ammodernamento della strada statale 275 Maglie-Santa Maria di Leuca.