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SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Commissione INDUSTRIA, COMMERCIO, TURISMO (10ª) 15 GIROTTO La seduta inizia alle ore 11,35. IN SEDE CONSULTIVA Nota di aggiornamento del documento di economia e finanza 2018 Doc Doc. LVII, n. 1-bis Nota di aggiornamento del documento di economia e finanza 2018 - Allegati I, II, III e IV - Annesso (Parere alla 5ª Commissione. Seguito e conclusione dell'esame. Parere favorevole) Prosegue l'esame, sospeso nella seduta di ieri. Poiché non vi sono ulteriori interventi in discussione generale, il presidente GIROTTO dichiara conclusa tale fase procedurale. Dopo che il rappresentante del Governo e il presidente GIROTTO (M5S), relatore, hanno rinunciato alla replica, questi illustra la proposta di parere favorevole pubblicata in allegato. La senatrice BELLANOVA (PD) deposita, a nome del suo Gruppo, lo schema di parere alternativo pubblicato in allegato. Si procede quindi alle dichiarazioni di voto. Il senatore CASTALDI (M5S), dopo aver espresso apprezzamento per le previsioni che indicano una crescita del PIL e un rilancio degli investimenti pubblici, nonché per la volontà di ridurre la pressione fiscale sulle piccole e medie imprese, incentivare l'efficienza energetica e stabilizzare l'"ecobonus" e il "sisma bonus", dichiara il voto favorevole del suo Gruppo. Il senatore MARTI (L-SP-PSd'Az) dichiara il voto favorevole a nome del proprio Gruppo. La senatrice GARNERO SANTANCHE' (FdI) e il senatore MANGIALAVORI (FI-BP) dichiarano il voto contrario a nome dei rispettivi Gruppi. La senatrice BELLANOVA (PD) dichiara il voto contrario del suo Gruppo, ritenendo la Nota in esame gravemente inadeguata quanto alle misure in materia di investimenti, politiche di crescita per il Mezzogiorno e rilancio dell'occupazione. Verificata la presenza del numero legale, il PRESIDENTE pone ai voti la proposta di parere favorevole del relatore, che risulta approvata, restando pertanto preclusa la votazione della proposta alternativa presentata dal Gruppo del Partito Democratico. IN SEDE REDIGENTE Disposizioni in materia di produzione e vendita del pane DDL 169 Disposizioni in materia di produzione e vendita del pane (Discussione e rinvio) Il relatore VACCARO (M5S) illustra il disegno di legge, che si compone di 16 articoli e ripropone il testo dell'Atto Camera n. 3265, già approvato nella scorsa legislatura dall'altro ramo del Parlamento. Secondo quanto enunciato nella relazione illustrativa, i proponenti si pongono l'obiettivo di portare a compimento un progetto fondamentale per la promozione delle produzioni tipiche e dell'agroalimentare italiano, perseguendo la duplice finalità di garantire il diritto all'informazione dei consumatori e valorizzare le produzioni artigianali, evidenziandone la specificità e la tipicità. Si tratta di un patrimonio inestimabile. Il pane fresco infatti è il risultato di competenze e conoscenze, pratiche e tradizioni che costituiscono un patrimonio culturale nazionale e che abbiamo il dovere di preservare e valorizzare con norme specifiche, necessarie sia ad informare il consumatore sull'origine e sul processo produttivo impiegato sia a consentire ai produttori artigianali di valorizzare il frutto del proprio lavoro. Passando all'esame del testo, l'articolo 1 indica le finalità del provvedimento, ossia garantire il diritto all'informazione dei consumatori e valorizzare il pane fresco, che è considerato patrimonio culturale nazionale. L'articolo 2, da una parte, fornisce la definizione dei pani e delle sue principali caratterizzazioni ("pane", "pane fresco", "pane di pasta madre" e "pane con pasta madre"), dall'altra, pone una serie di divieti connessi alla definizione di "pane fresco", pane di giornata", "pane appena sfornato" e "pane caldo", nonché di qualsiasi altra denominazione che possa indurre in inganno il consumatore e stabilisce i casi in cui è vietato utilizzare in commercio la denominazione di "pane fresco". Stabilisce poi le indicazioni da riportare in etichetta in caso di prodotto surgelato, di prodotto ottenuto da cottura parziale e di prodotto ottenuto dalla cottura di impasti preparati con farine alimentari. Individua infine le sanzioni conseguenti al mancato rispetto dei divieti indicati. L'articolo 3 riguarda il prodotto intermedio di panificazione, definendo l'impasto, preformato o no, lievitato o no, destinato alla conservazione prolungata e alla successiva cottura per l'ottenimento di pane, ricomprendendo in tale categoria anche l'impasto sottoposto a congelamento, surgelazione o ad altri metodi di conservazione, che mantengano inalterate le caratteristiche del prodotto intermedio per prolungati periodi di tempo, determinando un'effettiva interruzione del ciclo produttivo. L'articolo 4 concerne il pane conservato o a durabilità prolungata: ai sensi dell'articolo in questione ricade in tale categoria il pane sottoposto a trattamenti che ne aumentino la durabilità. Sono inoltre enunciate alcune indicazioni di massima circa l'etichettatura e le modalità di commercializzazione. All'articolo 5 vengono definiti i prodotti utilizzabili per la lievitazione nella panificazione, statuendo la definizione di lievito e dei concetti ad esso correlati. L'articolo 6 stabilisce l'utilizzo delle paste acide, distinguendo tra versione essiccata, versione liquida e in pasta. L'articolo 7 stabilisce la definizione di "panificio" e attribuisce al titolare la facoltà di vendere allo stato sfuso i prodotti di propria produzione per il consumo immediato, utilizzando i locali e gli arredi dell'azienda. Interviene anche in materia di procedure amministrative per l'avvio di un nuovo panificio e il trasferimento o la trasformazione di panifici esistenti, subordinandoli alla segnalazione certificata di inizio attività (SCIA). All'articolo 8 viene introdotta la definizione di "Forno di qualità" riservata in via esclusiva al panificio che produce e commercializza pane fresco e che può essere usata nella denominazione della ditta, dell'insegna o del marchio. L'articolo 9 individua il responsabile dell'attività produttiva, che può essere il titolare dell'impresa; il collaboratore familiare del titolare; un socio o lavoratore dipendente dell'impresa di panificazione designato dal legale rappresentante dell'impresa stessa all'atto della presentazione della SCIA. Vengono inoltre individuati i compiti del responsabile: assicurare l'utilizzo di materie prime in conformità alle norme vigenti e garantire l'osservanza delle norme igienico-sanitarie e la qualità del prodotto finito. Infine, in capo al responsabile dell'attività produttiva è posto l'obbligo di frequentare un corso di formazione professionale, salvo alcuni casi di esonero ove sia in possesso determinati requisiti. Facendo salve le disposizioni del regolamento (CE) n. 852/2004 sull'igiene dei prodotti alimentari, l'articolo 10 stabilisce che le disposizioni della proposta di legge non si applicano ai prodotti fabbricati o commercializzati negli altri Stati membri dell'Unione europea, in Turchia o in uno Stato membro dell'Associazione europea di libero scambio (EFTA), parte contraente dell'Accordo sullo Spazio economico europeo (SEE). L'articolo 11 introduce il concetto di: "pane tradizionale di qualità", stabilendo che possono ottenere tale qualifica tutti i tipi di pane tradizionali tipici locali identificati dalle Regioni, che dovranno essere riportati negli elenchi regionali e inseriti nell'elenco nazionale dei prodotti agroalimentari. All'articolo 12 viene disposto che la vigilanza sull'attuazione della legge sia esercitata dalle aziende sanitarie locali e dai Comuni competenti per territorio, cui spettano i proventi derivanti dall'applicazione di eventuali sanzioni amministrative stabilite dalle Regioni. L'articolo 13 prevede l'adeguamento della normativa regionale e la clausola di salvaguardia per le Regioni a Statuto speciale e le province autonome di Trento e di Bolzano. L'articolo 14 prevede invece l'adeguamento alle nuove disposizioni del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 novembre 1998, n. 502. L'articolo 15 stabilisce una serie di abrogazioni normative esplicite. L'articolo 16 reca infine l'entrata in vigore e le disposizioni transitorie. In conclusione informa che sulla stessa materia il 2 agosto 2018 è stato depositato l'Atto Senato n. 739, a prima firma Mollame (M5S) e altri, recante: "Norme in materia di produzione e vendita del pane". Il seguito della discussione è quindi rinviato. Disposizioni per la promozione e la disciplina del commercio equo e solidale DDL 594 Disposizioni per la promozione e la disciplina del commercio equo e solidale DDL 622 Disposizioni per la promozione e la disciplina del commercio equo e solidale (Discussione congiunta e rinvio) Il relatore ANASTASI (M5S) illustra dapprima l'atto Senato n. 594, a prima firma del senatore Girotto, che reca disposizioni per la promozione e la disciplina del commercio equo e solidale. Il provvedimento, che si compone di 17 articoli, ripropone, con alcune modifiche, il testo dell'atto Camera n. 72, a prima firma dell'onorevole Realacci (PD), già approvato nella scorsa Legislatura dall'altro ramo del Parlamento in un testo risultante dall'unificazione degli atti Camera nn. 75, 241, 811 e 2726. Passando all'esame del testo, l'articolo 1 disciplina l'oggetto e la finalità della legge che, riconoscendo al commercio equo e solidale una funzione rilevante nella crescita economica e sociale nelle aree economicamente marginali del pianeta, si propone di stimolare un più ampio e trasparente accesso al mercato nazionale delle merci prodotte, trasformate e distribuite attraverso le filiere del commercio equo e solidale, favorendo la concorrenza leale e l'adeguata protezione dei consumatori. L'articolo 2 contiene definizioni di carattere generale tra cui quella di commercio equo e solidale e filiera integrale, introducendo, inoltre, il concetto di prezzo equo, idoneo cioè a generare un reddito da destinare a investimenti e a consentire al produttore di remunerare i lavoratori in misura adeguata ai propri bisogni e a quelli della propria famiglia. L'articolo 3 delinea le organizzazioni del commercio equo e solidale quali soggetti, costituiti potenzialmente in diverse forme giuridiche, senza scopo di lucro e con un ordinamento interno a base democratica, che svolgono alcune specifiche attività. Sono esclusi dalla possibilità di essere considerati organizzazioni del commercio equo e solidale enti pubblici, partiti, movimenti politici, organizzazioni sindacali ed enti da essi istituiti o diretti. L'articolo 4 disciplina gli enti rappresentativi delle organizzazioni del commercio equo e solidale. Si tratta di soggetti, costituiti su base associativa con un'adeguata rappresentanza territoriale e un'ampia base associativa, senza scopo di lucro e con un ordinamento interno a base democratica, i cui statuti prevedano la promozione e il sostegno del commercio equo e solidale. L'articolo 5 regola l'attività degli enti di promozione del commercio equo e solidale. Gli articoli 6 e 7 istituiscono, rispettivamente, l'Elenco nazionale del commercio equo e solidale e la Commissione per il commercio equo e solidale presso il Ministero dello sviluppo economico, disciplinandone la composizione e i compiti. In sede di prima attuazione i membri della Commissione da nominare sulla base delle proposte formulate dagli enti rappresentativi delle organizzazioni di commercio equo e solidale e dagli enti di promozione delle filiere e dei prodotti del commercio equo e solidale sono nominati dal Ministro dello sviluppo economico (articolo 17). Essa cura la tenuta dell'Elenco nazionale e esercita poteri di vigilanza sugli enti rappresentativi delle organizzazioni e sugli enti di promozione delle filiere per il mantenimento dei requisiti da parte degli iscritti. L'articolo 8 fissa il principio di mutuo riconoscimento stabilendo che le tutele e i benefici previsti dalla presente legge sono estesi alle imprese e alle merci riconosciute o certificate in altri Stati membri dell'Unione europea tramite procedure equivalenti a quelle previste dalla medesima legge. L'articolo 9 stabilisce che i prodotti del commercio equo e solidale, importati o distribuiti da un'organizzazione del commercio equo e solidale, nell'ambito del sistema di filiera integrale, sono presentati, etichettati e pubblicizzati con una serie di denominazioni, anche in lingue straniere. L'articolo 10 prevede che lo Stato, le Regioni e le Province autonome possano svolgere attività di sostegno alla diffusione della conoscenza e delle attività degli operatori del commercio equo e solidale. Per questa previsione opera una clausola di invarianza finanziaria. L'articolo 11 attribuisce allo Stato il compito di promuovere l'utilizzo dei prodotti e dei servizi del commercio equo e solidale nei propri acquisti e, in particolare, per le mense e per i servizi di ristorazione delle amministrazioni pubbliche. L'articolo 12 istituisce la Giornata nazionale del commercio equo e solidale. L'articolo 13 stabilisce i contenuti del regolamento di attuazione da emanare entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge. L'articolo 14 individua i principi cui devono attenersi le Regioni e le Province autonome, previa invarianza finanziaria, nell'attuare la legge. L'articolo 15 istituisce nello stato di previsione del Ministero dello sviluppo economico il Fondo per il commercio equo e solidale con una dotazione di 1 milione di euro a decorrere dall'anno 2018, mentre l'articolo 16 prevede la relativa copertura finanziaria. Infine, l'articolo 17 contiene le disposizioni transitorie e finali oltre a fissare il principio per il quale i benefici e le tutele riconosciuti dalla legge e, in particolare, le disposizioni in materia di marchi e di etichettatura applicabili alle imprese e ai prodotti del commercio equo e solidale, non devono comportare ostacoli agli scambi nell'ambito dell'Unione europea. Connesso all'esame del disegno di legge n. 594 è quello del disegno di legge n. 622, a prima firma del senatore Patriarca (PD), composto da 14 articoli. I due testi sono sostanzialmente identici proprio per 14 articoli. L'unica differenza che si registra tra i due è che il disegno di legge n. 622, al contrario del disegno di legge n. 594, non prevede le norme relative al sostegno al commercio equo e solidale negli appalti pubblici e al fondo per il commercio equo e solidale, con relativa copertura, in quanto, secondo la relazione illustrativa, tale disposizioni sono state superate dalle previsioni contenute nei commi 1089 e 1090 dell'articolo 1 della legge di bilancio per il 2018 (legge n. 205 del 27 dicembre 2017). In proposito fa comunque rilevare che tale Fondo non risulta ancora istituito e che il decreto del Ministro dello sviluppo economico con cui individuare i criteri e le modalità per la definizione dei prodotti del commercio equo e solidale che beneficiano del riconoscimento del rimborso non è stato ancora adottato. Il seguito della discussione congiunta è quindi rinviato. SULLO SVOLGIMENTO DI SOPRALLUOGHI NELL'AMBITO DELLE ISTRUTTORIE PER GLI AFFARI ASSEGNATI N. 59 E N. 60 Il presidente GIROTTO (M5S) avverte che la Presidenza del Senato ha autorizzato la missione di una delegazione della Commissione che si recherà in località Casaccia, in provincia di Roma, il prossimo 26 ottobre, per visitare il centro di ricerche dell'Enea, per l'istruttoria dell'affare assegnato n. 59 (sul sostegno alle attività produttive mediante l'impiego di sistemi di generazione, accumulo e autoconsumo di energia elettrica), e gli impianti Sogin e Nucleco, per l'istruttoria dell'affare assegnato n. 60 (sulla gestione e messa in sicurezza dei rifiuti nucleari sul territorio nazionale). Tale delegazione, guidata dallo stesso Presidente, sarà composta da un rappresentante dei Gruppi di opposizione e da un rappresentante dei Gruppi di maggioranza. Invita pertanto i rappresentanti dei Gruppi a comunicare, nei tempi più brevi, le designazioni. La Commissione prende atto. La seduta termina alle ore 12. Allegato PARERE APPROVATO DALLA COMMISSIONE SUL DOCUMENTO LVII, n. 1-BIS, ALLEGATI E RELATIVO ANNESSO La 10ª Commissione, esaminati, per le parti di competenza i documenti in titolo, valutato il nuovo quadro programmatico di finanza pubblica; espresso apprezzamento per le previsioni che indicano un incremento del PIL italiano previsto per l'anno in corso e per gli anni immediatamente successivi, nonché la tendenziale diminuzione del tasso di disoccupazione nell'arco temporale di riferimento; apprezzato il fatto che gli obiettivi indicati nel nuovo quadro programmatico sono definiti tenendo altresì conto dell'intendimento di neutralizzare completamente per il 2019 e parzialmente per il 2020 e il 2021 le clausole di salvaguardia dai precedenti provvedimenti legislativi di finanza pubblica; condividendo l'obiettivo di favorire il rilancio degli investimenti pubblici e della ricerca scientifica e tecnologica, nonché la promozione dei settori chiave dell'economia, in primis manifatturiero avanzato, infrastrutture e costruzioni; condividendo altresì l'obiettivo di conseguire, a partire con il prossimo disegno di legge di bilancio, la riduzione della pressione tributaria e amministrativa sulle piccole e medie imprese, da realizzare sostenendo, nella prima fase, le attività di minori dimensioni svolte da imprenditori individuali, artigiani e lavoratori autonomi, attraverso la cosiddetta flat tax dal 2019; valutata positivamente la volontà, al fine di incentivare gli investimenti e gli incrementi occupazionali, di adottare misure per il taglio dell'imposta sugli utili d'impresa per le aziende che reinvestono i profitti e assumono lavoratori aggiuntivi; preso atto dell'intenzione di rafforzare strumenti quali il Fondo di Garanzia per le piccole e medie imprese e in particolare la relativa sezione speciale dedicata alla micro-imprenditorialità, che costituisce uno dei principali strumenti di sostegno pubblico finalizzati a facilitare l'accesso al credito delle piccole e medie imprese; osservata la necessità, ribadita nel Documento in esame, di favorire il sostegno alle attività produttive, attraverso: la tutela del "Made in Italy", da perseguire anche tramite l'attività promozionale degli istituti italiani di cultura, lotta alla contraffazione e sostegno all'internazionalizzazione delle imprese italiane; la conferma delle misure contenute nel Piano "Impresa 4.0", in considerazione del positivo riscontro del Piano stesso, anche attraverso il potenziamento del dialogo con le associazioni di categoria; il contrasto al fenomeno delle delocalizzazioni, già avviato con le misure contenute nel decreto-legge 12 luglio 2018, n. 87, recante "Disposizioni urgenti per la dignità dei lavoratori e delle imprese", il quale, all'articolo 5, introduce limiti alla delocalizzazione delle imprese beneficiarie di aiuti; la promozione dell'attività di impresa e in particolare delle start-up innovative, attraverso l'introduzione di semplificazioni amministrative, anche con l'uso di strumenti telematici e digitali ICT e la riduzione dei costi di iscrizione delle società nel registro delle imprese; l'attuazione della riforma organica dell'intera materia dell'insolvenza e delle procedure concorsuali; apprezzate le previsioni in favore della promozione dell'innovazione e delle competenze digitali, nonché dell'importanza di investire sull'innovazione e sulla tecnologia, sull'offerta di servizi e sulla penetrazione della banda larga e ultralarga per recuperare un gap consistente in campo digitale; condividendo pienamente la prevista adozione di misure di sostegno per le politiche pubbliche e degli investimenti, in particolare attraverso l'implementazione delle misure per incentivare l'efficientamento energetico degli edifici e l'operatività del Fondo nazionale per l'efficienza energetica; espresso apprezzamento, infine, per l'impegno assunto per la stabilizzazione dell' "ecobonus e del "sisma bonus", esprime, per quanto di competenza, parere favorevole. Allegato SCHEMA DI PARERE PROPOSTO DAI SENATORI BELLANOVA, FERRARI, RICHETTI E ROSSOMANDO SUL DOCUMENTO N. LVII N. 1-BIS, ALLEGATI E RELATIVO ANNESSO La 10ª Commissione (Industria, commercio, turismo) esaminata la Nota di aggiornamento al documento di economia e finanze 2018; premesso che: la nota di aggiornamento al documento di economia e finanza 2018 è stata depositata alle Camere in palese ritardo rispetto a quanto previsto dalla legge di contabilità pubblica. L'articolo 7, comma 2, lettera b), della legge 31 dicembre 2009, n. 196, infatti, stabilisce in modo perentorio che il deposito della nota di aggiornamento debba avvenire entro il 27 settembre di ogni anno, per le conseguenti deliberazioni parlamentari. Tale ritardo, oltre ad evidenziare le difficoltà della maggioranza nel trovare una sintesi fra le diverse posizioni, comprime in modo mai verificatosi in passato l'iter di esame parlamentare del documento; la nota di aggiornamento, diversamente da quanto previsto dall'articolo 10-bis della legge n. 196 del 2009, risulta altresì priva di alcuni elementi fondamentali. In particolare: nel descrivere i principali ambiti di intervento della futura manovra di bilancio, non include le indicazioni quantitative di massima circa le misure di entrata e di spesa ai fini del raggiungimento degli obiettivi programmatici; non contiene, nell'annesso relativo alla Relazione al Parlamento: a) il Piano di rientro di cui all'articolo 6, comma 3, della legge n. 243 del 2012, previsto in caso di scostamento dall'obiettivo di medio periodo (OMT), dettagliato anno per anno; b) nei presupposti della Relazione non è fatta menzione né agli eventi eccezionali né alle condizioni del ciclo economico nazionale che dovrebbero essere a fondamento della richiesta di scostamento dall'obiettivo di medio periodo (OMT); la nota di aggiornamento presenta, altresì, gravi profili di incoerenza rispetto alla normativa vigente. In particolare, l'articolo 6 della legge 24 dicembre 2012, n. 243, stabilisce che scostamenti temporanei dal saldo strutturale dall'obiettivo programmatico sono consentiti esclusivamente in caso di eventi eccezionali, ossia in caso di periodi di grave recessione economica relativi anche all'area dell'euro o all'intera Unione europea o ad eventi straordinari, al di fuori del controllo dello Stato, ivi incluse le gravi crisi finanziarie nonché le gravi calamità naturali, con rilevanti ripercussioni sulla situazione finanziaria generale del Paese; la scelta del Governo di innalzare l'indebitamento netto al 2,4 per cento nel 2019, al 2,1 per cento nel 2020 e all'1,8 per cento nel 2021 e di rinviare sine die il raggiungimento dell'obiettivo del pareggio strutturale di bilancio, precedentemente previsto per il 2020, avviene in contraddizione con gli impegni assunti il 19 giugno 2018 dal Governo con l'approvazione in Parlamento della risoluzione di maggioranza al Documento di economia e finanza 2018 e con le recenti affermazioni del Ministro dell'economia e delle finanze nell'Aula del Senato del 20 settembre 2018; la situazione di incertezza generata dalla Nota di aggiornamento e le criticità insite nelle scelte di politica economica e di finanza pubblica sottostanti la prossima manovra di bilancio iniziano a minare la credibilità dell'esecutivo e ad alimentare di forte instabilità intorno al nostro Paese i cui riflessi sono evidenziati dall'andamento dello spread, in forte crescita rispetto a sei mesi fa, e dall'aumento della spesa per interessi sui titoli del debito pubblico; il Ministro dell'economia e delle finanze Tria ha partecipato alla fase iniziale del vertice Ecofin, ma in ragione della situazione che si è venuta a creare intorno alla Nota di aggiornamento al DEF 2018, è stato costretto ad un rientro anticipato in Italia senza poter partecipare ai lavori dell'Eurogruppo, con ciò evidenziando la situazione di isolamento nella quale si trova attualmente il nostro Paese nell'ambito dell'Unione europea; nella lettera inviata dalla Commissione europea lo scorso 5 ottobre al Ministro dell'economia e delle finanze Tria, in risposta alla missiva da questo inviata alle medesime autorità, si afferma che gli obiettivi di bilancio rivisti dell'Italia sembrano puntare verso una significativa deviazione dal percorso fiscale raccomandato dal Consiglio. La lettera si chiude con la richiesta alle autorità italiane di assicurarsi che la bozza di legge di bilancio sia coerente con le regole fiscali comuni; nella scorsa legislatura, la credibilità dei governi ha favorito un dialogo continuo e costruttivo con le istituzioni europee in merito alle necessarie riforme della governance economica dell'Ue e in merito a un'applicazione delle regole di bilancio più appropriata alle contingenze e alle caratteristiche dell'economia nazionale, consentendo una maggiore gradualità nel percorso di avvicinamento verso l'obiettivo di medio termine, anche attraverso l'approvazione di ampi spazi di flessibilità per effettuare investimenti pubblici e per attuare riforme che hanno aggredito i limiti strutturali del nostro Paese; i profili che hanno finora caratterizzato le modalità anomale di presentazione della Nota di aggiornamento e lo scambio epistolare aperto tra il Governo e le istituzioni europee, oltre ad indebolire la discussione in atto sul necessario cambiamento delle regole che disciplinano la governance economica e finanziaria in ambito europeo, spinge il Paese verso posizioni di isolamento nel contesto UE esponendolo, tra l'altro, al rischio di attacchi speculativi e al possibile abbassamento del rating sui titoli del debito pubblico; preso atto che: la nota di aggiornamento in relazione al quadro macroeconomico: illustra un ottimistico miglioramento del livello della crescita nel 2019-2021 rispetto alle previsioni tendenziali. Il quadro macroeconomico tendenziale e quello programmatico si discostano tra loro in tutto il periodo previsionale, periodo nel quale lo scenario programmatico è sensibilmente più favorevole con uno scostamento di +0,6 punti percentuali nel 2019, di +0,4 punti percentuali nel 2020 e di 0,4 punti nel 2021; tale ottimistica variazione è per lo più dovuta, in relazione all'anno 2019, agli interventi che il Governo intende predisporre nella prossima legge di bilancio e il maggiore contributo, stante l'andamento negativo delle esportazioni nette (-0,1 punti percentuali), è affidato esclusivamente all'incremento della domanda interna (+1,6 punti percentuali). Si prefigura, in sostanza, un forte incremento dei consumi delle famiglie e un forte miglioramento dello scenario degli ordinativi e del fatturato delle imprese che allo stato attuale non è suffragato da dati e segnali concreti; in relazione agli investimenti, il quadro macroeconomico programmatico evidenzia un andamento positivo rispetto al quadro tendenziale che, tuttavia, non risulta adeguatamente motivato e comunque ad un livello inferiore a quello programmato nella precedente nota di aggiornamento al Def 2017; in relazione al quadro di finanza pubblica si prevede un forte peggioramento di tutti i principali indicatori. In particolare: l'indebitamento netto è stato programmato per l'anno 2019 al 2,4 per cento, in sensibile peggioramento di 1,6 punti percentuali rispetto al dato tendenziale previsto nel Def di aprile scorso e di 1,2 punti percentuali rispetto allo scenario tendenziale contenuto nella Nota di aggiornamento. Nel 2020 e nel 2021 è previsto al 2,1 per cento e all'1,8 per cento; l'indebitamento netto strutturale è programmato per il triennio 2019-2021 all'1,7 per cento, in netto peggioramento sia rispetto al dato tendenziale previsto nel Def di aprile scorso (1,3 punti percentuali nel 2019, e 1,8 punti percentuali nel 2020 e nel 2021) sia rispetto allo scenario tendenziale contenuto nella Nota di aggiornamento (1,3 punti percentuali nel 2019, 1,6 punti percentuali nel 2020 e 1,5 punti percentuali nel 2021); l'andamento dell'indebitamento netto strutturale risulta per l'anno 2019 in peggioramento di 0,8 punti percentuali rispetto al corrente anno evidenziando una decisa interruzione del percorso di convergenza verso l'obiettivo di medio periodo (OMT). Si tratta di una "deviazione significativa" dal percorso verso il pareggio di bilancio che è stata evidenziata anche dalla lettera inviata dai Commissari europei al Ministro dell'economia e delle finanze lo scorso 5 ottobre. In ragione di tale scelta, il Governo ha allegato alla Nota di Aggiornamento la Relazione al Parlamento prevista dall'articolo 6, comma 5, della legge 24 dicembre 2012, n. 243; il saldo primario, presenta un percorso meno favorevole sia rispetto alle previsioni tendenziali del Def di aprile scorso sia rispetto allo scenario tendenziale della Nota di aggiornamento, per effetto del mancato controllo della spesa e ai nuovi interventi previsti che vanno ad aggredire i saldi di finanza pubblica. Nel primo caso, il saldo diminuisce di 1,4 punti nel 2019, di 1,7 punti nel 2020 e di 1,6 punti percentuali nel 2021. Nel secondo, il saldo diminuisce di 1,1 punti percentuali nel 2019, di 1,3 punti percentuali nel 2020 e di 1,2 punti percentuali nel 2021; la spesa per interessi è prevista in sensibile peggioramento nello scenario programmatico. Rispetto al tendenziale del Def di aprile scorso, la spesa per interessi è prevista in aumento progressivo di 0,2 punti percentuali nel 2019, di 0,3 punti percentuali nel 2020 e di 0,4 punti percentuali nel 2021, ovvero per un ammontare complessivo di circa 15 miliardi nel prossimo triennio, confermando l'inversione di fiducia dei mercati internazionali nei confronti del nostro Paese; il debito pubblico interrompe il proprio percorso virtuoso di decrescita rallentando sensibilmente rispetto allo scenario tendenziale. Il rapporto debito pubblico su PIL è atteso scendere nel corrente anno al 130,9 per cento, ad un livello superiore di 0,9 punti percentuali rispetto al dato del Def di aprile. Nel 2019 è previsto scendere al 130 per cento (2 per cento in più rispetto al tendenziale), nel 2020 al 128,1 per cento (3,4 per cento in più rispetto al tendenziale) e nel 2021 al 126,7 (4,7 per cento in più rispetto al tendenziale). Si tratta di una minore decrescita del debito pubblico il cui costo è stimato in circa 80 miliardi di euro; per quanto di propria competenza della Commissione, rilevato che: l'attuale quadro macroeconomico beneficia degli effetti positivi delle politiche economiche e di bilancio adottate negli scorsi anni, periodo in cui i Governi a guida PD sono riusciti a coniugare la stabilità della finanza pubblica e la fiducia dei mercati con politiche di crescita, occupazione ed equità; in questo contesto, le scelte del Governo evidenziate nella nota di aggiornamento al documento di economia e finanza 2018, prefigurano uno scenario completamente diverso, caratterizzato da forte instabilità della finanza pubblica generata dall'extra-deficit previsto nel 2019 e negli anni successivi, che verrà utilizzato per interventi di tipo assistenzialistico, iniqui, non in grado di generare nuova occupazione, incentrati per lo più sulla spesa corrente e insufficienti dal lato degli investimenti pubblici e delle misure di stimolo della crescita e di riduzione del divario territoriale; l'annunciata composizione della prossima manovra di bilancio, fondata su interventi di politica economica, ancora non delineati nel dettaglio, quali l'avvio del Reddito di Cittadinanza, l'introduzione di modalità di pensionamento anticipato, l'avvio della prima fase della "flat tax" a favore di piccole imprese, professionisti e artigiani, il taglio dell'imposta sugli utili d'impresa per le aziende, non appare in grado di garantire la crescita economica attesa, come evidenziato sia dalle recenti previsioni economiche del fondo monetario internazionale sia dalla mancata validazione del quadro macroeconomico programmatico da parte dell'Ufficio parlamentare di bilancio; nella documentazione illustrata dal Ministro dell'economia e delle finanze in sede di audizione sulla Nota di aggiornamento al Def 2018 presso le Commissioni congiunte 5ª Senato e Vª Camera, in data 9 ottobre 2018, si apprende che le misure che verranno introdotte nella prossima manovra di bilancio relative agli incentivi, agli investimenti, all'innovazione e alle piccole e medie imprese avranno un impatto sul Pil pari a zero nel 2019 e a 0,1 punti percentuali nel biennio 2020-2021; in attesa del dettaglio delle suddette misure appaiono del tutto inaccettabili gli interventi annunciati nella Nota di aggiornamento che vengono portati a copertura finanziaria dei cambiamenti dell'imposizione su piccole imprese e utili reinvestiti. A tal fine, si prevede: l'abrogazione dell'imposta sul reddito imprenditoriale (IRI), che doveva entrare in vigore nel 2019 con aliquota al 24 per cento e che ora viene superata dalla flat tax per le piccole imprese e lavoratori autonomi; l'eliminazione dell'aiuto alla crescita (ACE) per realizzare la misura di riduzione dell'aliquota sugli utili reinvestiti; si tratta di interventi che erano stati predisposti per agevolare un insieme ampio di imprese (IRI) e favorire la loro capitalizzazione (ACE), che ora vengono abrogati per favorire un numero ristretto di soggetti beneficiari; ma ciò che più preoccupa, oltre alle misure di risoluzione del contenzioso fiscale, sono gli ulteriori aumenti di gettito preventivati che saranno realizzati attraverso le annunciate modifiche ai regimi agevolativi, alle detrazioni fiscali e alle percentuali di acconto d'imposta che riguardano imprese e cittadini, con ricadute sulla pressione fiscale a carico dei soggetti colpiti; preso atto dell'assenza di misure indirizzate allo stimolo della crescita economica, al sostegno delle imprese e alla riduzione del divario territoriale, esprime parere contrario.