Document Type: sommcomm
Token Count: $#tokens

SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Commissione AFFARI COSTITUZIONALI (1ª) 55 BORGHESI La seduta inizia alle ore 12,05. IN SEDE CONSULTIVA AG 53 (Schema di decreto legislativo recante codice della crisi di impresa e dell'insolvenza) Doc n. 53 Schema di decreto legislativo recante codice della crisi di impresa e dell'insolvenza (Osservazioni alla 2ª Commissione. Esame. Osservazioni non ostative con rilievi) Il presidente BORGHESI ( L-SP-PSd'Az ), riferisce sullo schema di decreto legislativo in titolo, rimesso alla sede plenaria dalla Sottocommissione per i pareri, e propone di formulare, per quanto di competenza, osservazioni non ostative con rilievi, pubblicate in allegato. Non essendovi richieste di intervento, accertata la presenza del prescritto numero di senatori, la Commissione approva la proposta di osservazioni non ostative con rilievi avanzata dal relatore. IN SEDE REFERENTE (cost. 214 e connessi) Riduzione del numero dei parlamentari DDL 214 Modifiche alla Costituzione in materia di riduzione del numero dei parlamentari DDL 515 Modifiche agli articoli 56 e 57 della Costituzione, in materia di composizione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica DDL 805 Modifiche agli articoli 56 e 57 della Costituzione in materia di riduzione del numero dei deputati e dei senatori (Seguito dell'esame congiunto e rinvio) Prosegue l'esame congiunto, sospeso nella seduta del 12 dicembre. Il senatore VITALI ( FI-BP ) chiede, come anticipato per le vie brevi, che le votazioni degli emendamenti siano rinviate a domani. Il PRESIDENTE , acconsentendo alla richiesta, propone che nella seduta odierna si proceda solo alla illustrazione degli emendamenti e alle dichiarazioni di voto, rinviando le votazioni alla seduta già convocata alle ore 14 di domani, mercoledì 19 dicembre. Il senatore LA RUSSA ( FdI ) concorda. Il senatore BRESSA ( Aut (SVP-PATT, UV) ) obietta che le dichiarazioni di voto potranno essere svolte solo in concomitanza della votazione. La senatrice DE PETRIS ( Misto-LeU ), nel concordare con il senatore Bressa, ritiene irrituale l'anticipazione alla seduta odierna delle dichiarazioni di voto. Il PRESIDENTE osserva che i proponenti degli emendamenti potrebbero anticipare la loro intenzione di voto sulle proposte di modifica dopo averle illustrate. In questo modo, si potrebbe rinviare alla seduta di domani solo le votazioni, come del resto era stato concordato informalmente. Il senatore CALDEROLI ( L-SP-PSd'Az ) sottolinea che sarà comunque possibile intervenire in dichiarazione di voto in occasione del conferimento del mandato al relatore. Il senatore PARRINI ( PD ) assicura la disponibilità da parte del proprio Gruppo a consentire già nella seduta di domani la conclusione dell'esame del nuovo testo in materia di riduzione del numero dei parlamentari. Rileva che le opposizioni hanno finora dimostrato un atteggiamento costruttivo, come si evince anche dall'esiguo numero di emendamenti presentati. Tuttavia, dal momento che quasi certamente non sarà possibile iniziare l'esame del provvedimento in Assemblea prima della sospensione per la pausa natalizia, appare incomprensibile l'accelerazione dei lavori proposta dal Presidente. Chiede, quindi, che nella seduta odierna si proceda solo alla illustrazione degli emendamenti, senza comprimere i tempi riservati alle dichiarazioni di voto. Il PRESIDENTE prende atto dell'impegno formale a concludere l'esame dei disegni di legge in titolo nella seduta già convocata per le ore 14 di domani. Comunica che sono stati presentati solo 12 emendamenti, pubblicati in allegato. Ringrazia, quindi, i commissari per aver confermato, in questo modo, un'ampia condivisione di base - pur nella diversità delle posizioni espresse - sul tema della riduzione del numero dei parlamentari. Avverte, tuttavia, che - seppure a fronte di numeri così ridotti - ha ritenuto opportuno affrontare e risolvere il tema dell'ammissibilità soprattutto sotto il profilo dell'improponibilità per estraneità all'oggetto della discussione di cui all'articolo 97, comma 1, del Regolamento. Precisa, infatti, che l'impostazione adottata nel corso della presente legislatura, dopo l'esito negativo delle consultazioni referendarie del 2006 e del 2016, ovvero di operare revisioni costituzionali il più possibile puntuali e circoscritte, impone, ad avviso della Presidenza, un'interpretazione rigorosa della disposizione citata. Sottolinea che il testo all'esame trae origine da tre disegni di legge costituzionale, dal tenore simile, che si limitano a modificare due soli articoli della Costituzione, il 56 e il 57. All'esito delle audizioni informali di esperti e della discussione generale, il relatore ha ritenuto di confermare tale impostazione nel proprio testo, adottato dalla Commissione la scorsa settimana, evitando di introdurre elementi ulteriori, se non per una riformulazione dell'articolo 59 finalizzata a fissare inderogabilmente a cinque, a fronte di un Senato di duecento membri elettivi, il numero massimo di senatori a vita di nomina presidenziale. Tale articolo, peraltro, non è oggetto di proposte emendative. Non sono invece stati introdotti ulteriori oggetti, anche largamente condivisi, come l'ampliamento del suffragio per il Senato di cui all'articolo 58, che potrà costituire, al pari di altre questioni, materia per autonome iniziative legislative. Alla luce di queste considerazioni, e anche al fine di stabilire un criterio univoco per le successive proposte di revisione costituzionale, dichiara improponibili per estraneità all'oggetto della discussione gli emendamenti 2.7, 2.0.1, 3.0.1 e 3.0.2. Il senatore COLLINA ( PD ) ritiene inaccettabile la dichiarazione di improponibilità di emendamenti riferiti ad alcune delle questioni segnalate nel corso delle audizioni e strettamente connesse con la riduzione del numero dei parlamentari, tanto più a fronte dell'atteggiamento costruttivo finora dimostrato dalle opposizioni. La senatrice DE PETRIS ( Misto-LeU ) chiede che sia riconsiderata la inammissibilità dell'emendamento 3.0.2, che rimodula la presenza dei delegati regionali nel collegio per l'elezione del Presidente della Repubblica. Come sottolineato anche dagli esperti di diritto costituzionale, infatti, sarebbe inopportuno lasciare immutato il numero di 58 rappresentanti delle Regioni, a fronte della riduzione a 600 del numero dei parlamentari. In questo modo, infatti, non solo si altera l'equilibrio tra le istituzioni nazionali e quelle regionali, ma si rischia di incidere in modo significativo anche sul quorum per l'elezione del Presidente della Repubblica. Il senatore BRESSA ( Aut (SVP-PATT, UV) ) ritiene molto grave che la maggioranza, oltre a non essere disposta ad accogliere alcuna proposta di modifica delle opposizioni, limiti anche il confronto, circoscrivendo - a suo avviso arbitrariamente - i temi del dibattito. Il senatore PARRINI ( PD ) ritiene ingiustificabile la dichiarazione di improponibilità per estraneità della materia di proposte che riguardano il coinvolgimento dei livelli istituzionali regionali all'esame dei disegni di legge sulle materie di loro competenza, di cui all'emendamento 2.7; la modifica dell'articolo 58 della Costituzione, sull'età per l'elettorato attivo e passivo per il Senato, di cui all'emendamento 2.0.1; la modifica della composizione del collegio per l'elezione del Presidente della Repubblica, di cui all'emendamento 3.0.1. A suo avviso, la decisione della Presidenza è criticabile e provocatoria e inasprisce inutilmente il dibattito. Si sarebbe potuto consentire l'esame dei pochi emendamenti presentati e concludere in modo disteso l'esame del testo, senza svilire il ruolo della Commissione e comprimere l'ambito del confronto democratico. Il senatore ZANDA ( PD ) ritiene che la pronuncia delle inammissibilità sia coerente con un disegno politico, volto a ridurre gli spazi del confronto e sminuire la democrazia rappresentativa. Del resto, anche in Commissione bilancio, le opposizioni hanno più volte contestato i criteri adottati per l'espressione del parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione al quale, sui disegni di legge collegati alla manovra di finanza pubblica, consegue la declaratoria di improponibilità. In tale contesto, a suo avviso, si pongono i disegni di legge costituzionale sulla riduzione del numero dei parlamentari e sulla consultazione referendaria. Il senatore LA RUSSA ( FdI ) sottolinea di aver sollevato anche in altre occasioni la questione del giudizio di ammissibilità degli emendamenti. A suo avviso, infatti, la facoltà riconosciuta dall'articolo 97 del Regolamento è conferita solo al Presidente del Senato, come dimostra la collocazione del medesimo articolo all'interno del Capo XII, relativo alla discussione in Assemblea. Pertanto, sarebbe opportuno sottoporre la questione alla Presidenza del Senato, che potrà consultare a tale proposito la Giunta per il Regolamento. Del resto, ritiene che non possa considerarsi consolidata la prassi che attribuisce un potere simile anche ai Presidenti delle Commissioni, considerata la recente modifica del Regolamento del Senato. Il PRESIDENTE rileva che le improponibilità ai sensi dell'articolo 97, comma 1, del Regolamento potranno essere nuovamente valutate dalla Presidenza del Senato in occasione dell'esame in Assemblea del provvedimento. In ogni caso, respinge con forza le critiche sulla limitazione del dibattito, essendo stati puntualmente illustrati i motivi alla base della decisione sulle improponibilità. Pertanto, pur comprendendo la differenza di opinioni e dando atto dell'atteggiamento costruttivo finora dimostrato dalle opposizioni, conferma la propria valutazione sugli emendamenti improponibili e invita a passare alla fase della illustrazione. La senatrice DE PETRIS ( Misto-LeU ) illustra l'emendamento 1.1, che prevede una riduzione non a 400 ma a 530 del numero dei deputati, di cui dieci, anziché otto, eletti nella circoscrizione Estero. Infatti, se si considera il rapporto tra numero di deputati e abitanti, l'Italia già oggi si colloca in una posizione mediana rispetto ai principali Paesi europei, ovvero Francia, Germania, Spagna e Regno Unito. Del resto, ritiene che la riduzione del numero dei parlamentari non debba essere ispirata solo da obiettivi di risparmi di spesa, né è di per sé garanzia di maggiore efficienza. L'emendamento 2.1 propone di ridurre il numero dei senatori a 265, di cui cinque eletti nella circoscrizione Estero. Infine, con l'emendamento 3.0.2, ancorché dichiarato improponibile, si intendeva riequilibrare l'incidenza dei delegati regionali in sede di elezione del Presidente della Repubblica, riducendone il numero da tre a due per Regione. Il senatore PARRINI ( PD ) osserva che gli emendamenti presentati dal suo Gruppo hanno l'intento di migliorare la riforma costituzionale proposta, mantenendo il carattere puntuale della modifica ma cercando al tempo stesso di correggere le criticità più evidenti, segnalate anche dai costituzionalisti auditi. Non sono stati affrontati, peraltro, temi importanti quali il bicameralismo perfetto, la riforma del Titolo V della Parte II della Costituzione o la riforma elettorale, proprio per evitare di ampliare in modo improprio il tema del dibattito. Con l'emendamento 1.2 si intende evitare la riduzione dei parlamentari eletti nella circoscrizione Estero, in quanto diventerebbero espressione di aree geografiche troppo estese, con relativa perdita di rappresentanza. L'emendamento 2.4 è volto a modificare l'articolo 57, terzo comma, della Costituzione, prevedendo, come il testo del relatore, un minimo di quattro senatori per Regione, ma lasciando inalterato il numero dei senatori eletti in Molise, attualmente pari a due, che invece si vuole ridurre a uno. Inoltre, con l'emendamento 2.6 si prevede che il Trentino-Alto Adige abbia sei senatori, per rispettare l'accordo con l'Austria. Si sofferma anche sugli emendamenti del proprio gruppo dichiarati improponibili: con il 2.7 si intendeva assicurare ai Presidenti delle giunte regionali e delle Province autonome di Trento e di Bolzano di partecipare con diritto di voto all'esame dei provvedimenti su alcune materie di competenza regionale; l'emendamento 2.0.1 era volto a parificare l'età per l'elettorato attivo e passivo del Senato a quella prevista per la Camera dei deputati; l'emendamento 3.0.1, infine, proponeva di ridurre a due il numero dei delegati per Regione che partecipano all'elezione del Presidente della Repubblica. Il senatore BRESSA ( Aut (SVP-PATT, UV) ) richiama in particolare l'attenzione sull'emendamento a propria firma 2.2, con cui si prevede che alle Province autonome di Trento e di Bolzano siano assegnati tre senatori ciascuna, per garantire una rappresentanza equilibrata di tutte le comunità linguistiche della Regione, nel rispetto dell'accordo con l'Austria attuato, in materia elettorale, dalla legge n. 422 del 1991. Avverte che, qualora i seggi fossero portati a cinque, si introdurrebbe anche una disparità tra le Province autonome di Trento e Bolzano, benché abbiano una consistenza demografica simile. Il senatore VITALI ( FI-BP ) precisa di non aver presentato emendamenti, ritenendo condivisibile il testo presentato dal relatore, nel quale è confluito anche il disegno di legge n. 214, d'iniziativa del senatore Quagliariello. Auspica, tuttavia, un'approfondita riflessione sull'emendamento 2.6, al fine di garantire un'adeguata rappresentanza politica alla componente di lingua italiana, minoritaria in Alto Adige. Rilevando tuttavia come la riforma in esame, per assumere consistenza, necessiti di essere contestualizzata in un più ampio disegno di revisione costituzionale, annuncia l'intenzione di presentare alcuni disegni di legge su specifici aspetti connessi alla riduzione del numero dei parlamentari, ovvero la forma di Governo, l'assetto del bicameralismo paritario e la legge elettorale, in modo da riequilibrare il sistema istituzionale, dando seguito anche alle considerazioni espresse dagli esperti auditi. Auspica altresì che anche a questi provvedimenti sarà garantito un iter rapido, per approdare a una riforma costituzionale organica. Il relatore CALDEROLI ( L-SP-PSd'Az ) sottolinea la valutazione positiva degli esperti di diritto costituzionale sulla scelta di modificare la Costituzione con interventi puntuali, anche per poter sottoporre ai cittadini un quesito comprensibile, qualora fosse necessario il passaggio del referendum confermativo. Ritiene che la riduzione del numero dei parlamentari non determini un deficit di rappresentanza democratica, così come non appare sovradimensionato il numero dei delegati regionali nel collegio per l'elezione del Presidente della Repubblica. Tra l'altro, quando la disposizione fu introdotta nella Carta costituzionale, addirittura non erano ancora state istituite le Regioni. Successivamente, vi è stata la riforma del Titolo V e ci si appresta ora ad attuare il terzo comma dell'articolo 116 in materia di autonomia. Invita anche a considerare che la riforma prevista dal Governo Renzi prevedeva un numero di 100 senatori, tutti espressione dei consigli regionali. Quanto alla dichiarazione di improponibilità annunciata dal Presidente, sottolinea che l'articolo 97 del Regolamento non è stato modificato, pertanto deve considerarsi ancora valida, sul punto, la circolare del Presidente del Senato sull'istruttoria legislativa nelle Commissioni del 10 gennaio 1997, che attribuisce al Presidente della Commissione la declaratoria di improponibilità. Precisa che l'inserimento nel testo di un nuovo argomento, con l'articolo 3, che modifica l'articolo 59 della Costituzione, si è reso necessario per evitare che il numero dei senatori a vita diventi troppo elevato. Pertanto, si prevede che il numero complessivo dei senatori di nomina presidenziale in carica non sia superiore a cinque. Esprime, quindi parere contrario sugli emendamenti 1.1 e 1.2, ritenendo congruo il numero dei parlamentari proposto, anche quelli eletti nella circoscrizione Estero, che si pone in linea con la media dei Paesi europei. Per le medesime ragioni, esprime parere contrario sull'emendamento 2.1. Esprime altresì parere contrario sull'emendamento 2.2, in quanto in base a tale formulazione si finirebbe per assegnare addirittura dieci senatori al Trentino-Alto Adige, considerando tre senatori per ciascuna Provincia autonoma e quattro spettanti alla Regione. Il parere è contrario anche sugli emendamenti 2.4, 2.5 e 2.6. Fermo restando che la previsione di un minimo di quattro senatori, oltre a essere un arrotondamento più corretto rispetto a cinque, ha il pregio di riequilibrare la rappresentanza, si riserva tuttavia di effettuare un ulteriore approfondimento, in vista dell'esame in Aula, sul numero di rappresentanti da attribuire alle regioni meno popolose, anche alla luce delle conseguenze che si avrebbero, in virtù del gioco dei resti, sul riparto dei seggi nelle altre regioni. Esprime infine parere favorevole sull'emendamento 4.1. Il rappresentante del GOVERNO esprime parere conforme a quello del relatore. Il senatore COLLINA ( PD ) osserva criticamente che la disposizione sui senatori a vita, introdotta dal relatore, risulta in ogni caso ultronea rispetto al contenuto dei disegni di legge costituzionale in titolo. Il senatore PARRINI ( PD ) ribadisce che le proposte di modifica dichiarate improponibili riguardavano in ogni caso argomenti strettamente connessi alla riduzione del numero dei parlamentari. Ritiene condivisibile l'intento di apportare modifiche puntuali alla Costituzione, purché queste siano inserite in un quadro organico e non frammentario. Il seguito dell'esame congiunto è quindi rinviato. La seduta termina alle ore 13,50. Allegato OSSERVAZIONI APPROVATE DALLA COMMISSIONE OSSERVAZIONI APPROVATE DALLA COMMISSIONE SULL'ATTO DEL GOVERNO N. 53 La Commissione, esaminato lo schema di decreto legislativo in titolo, esprime, per quanto di competenza, osservazioni non ostative, con i seguenti rilievi: - con riferimento all'articolo 1, comma 3, l'inciso "in quanto compatibili con quanto disposto dal presente Codice" circa l'applicabilità delle disposizioni delle leggi speciali in materia di crisi di impresa delle società pubbliche potrebbe creare problemi interpretativi e applicativi atti anche a vanificare l'eccezione ivi prevista; - con riferimento alle misure cautelari previste dalla disciplina sulla responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni anche prive di personalità giuridica, il Governo dichiara, nella sua relazione, di non aver dato attuazione alla norma di delega contenuta nell'articolo 13, comma 2, della legge n. 155 del 2017, che prevede al riguardo il principio della prevalenza del regime concorsuale: valuti la Commissione di merito se ciò non determini, in via sistematica, l'affermazione di un principio opposto a quello contenuto nella norma di delegazione. Allegato