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SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Commissione AFFARI COSTITUZIONALI (1ª) 31 BORGHESI La seduta inizia alle ore 14,35. SUI LAVORI DELLA COMMISSIONE Il PRESIDENTE riferisce l'esito della riunione dell'Ufficio di Presidenza integrato dai rappresentanti dei Gruppi parlamentari appena conclusa. Comunica che non si è realizzato un consenso comune sulla proposta, formulata dal senatore Grassi, di inserire immediatamente all'ordine del giorno i disegni di legge costituzionale n. 805 , n. 214 e n. 515 , in materia di riduzione del numero dei parlamentari, e di iniziarne l'esame nella seduta che sarà convocata martedì prossimo, 16 ottobre. Conseguentemente, la proposta dovrà essere posta in votazione. Il senatore VITALI ( FI-BP ) sottolinea la piena disponibilità del proprio Gruppo a discutere su tale argomento, considerato che in passato sono già state presentate proposte in tal senso. Tuttavia, sarebbe stato preferibile rinviare l'avvio della discussione, come richiesto dalle opposizioni, anche per consentire un miglior coordinamento con la omologa Commissione della Camera dei deputati sulla organizzazione dei lavori in materia di riforme costituzionali. Annuncia, in ogni caso, un voto favorevole, anche per evitare il rischio che un orientamento differente sia interpretato in modo strumentale e inteso come contrarietà sul merito. Il senatore BRESSA ( Aut (SVP-PATT, UV) ) dichiara il proprio voto favorevole, pur evidenziando che sarebbe stata preferibile una differente organizzazione dei lavori, considerato che - nei prossimi giorni - la Commissione sarà già impegnata nell'esame del decreto in materia di sicurezza pubblica. Il senatore PARRINI ( PD ) esprime il proprio rammarico per l'indisponibilità della maggioranza ad accogliere la proposta di rinviare di due settimane l'avvio dell'esame dei disegni di legge costituzionale, al fine di favorire una più efficace organizzazione dei lavori. Considerato che sul tema della riduzione dei parlamentari vi è un orientamento condiviso anche da parte delle opposizioni, sarebbe stato preferibile un atteggiamento più conciliante da parte della maggioranza, che probabilmente intende utilizzare l'argomento solo a fini propagandistici. La senatrice DE PETRIS ( Misto-LeU ) esprime il proprio rammarico per la decisione unilaterale della maggioranza di avviare immediatamente l'esame dei disegni di legge costituzionale in materia di riduzione del numero dei parlamentari, senza tenere conto della necessità di modificare parallelamente la legge elettorale. Rileva, infatti, che, in assenza di correzioni in senso proporzionale del meccanismo attualmente vigente, si potrebbero determinare effetti distorsivi della rappresentanza democratica. In ogni caso, dichiara il proprio voto favorevole, condividendo la proposta nel merito. Il senatore GRASSI ( M5S ), dopo aver ringraziato i colleghi per la disponibilità ad avviare l'esame dei disegni di legge costituzionale in materia di riduzione del numero dei parlamentari, auspica che sia possibile collaborare in modo costruttivo al fine di individuare soluzioni condivise alle questioni di carattere tecnico connesse all'argomento in esame. Accertata la presenza del prescritto numero di senatori, posta in votazione, è accolta la proposta di iscrivere all'ordine del giorno della Commissione i disegni di legge costituzionale n. 805 , n. 214 e n. 515 e di iniziarne l'esame congiunto nella seduta che sarà convocata martedì prossimo, 16 ottobre. IN SEDE REFERENTE (846) D-l 115/2018 - giustizia sportiva DDL 846 Conversione in legge del decreto-legge 5 ottobre 2018, n. 115, recante disposizioni urgenti in materia di giustizia amministrativa, di difesa erariale e per il regolare svolgimento delle competizioni sportive (Esame e rinvio) La relatrice PIROVANO ( L-SP-PSd'Az ) riferisce sul decreto-legge n. 115 del 2018, recante disposizioni urgenti in materia di giustizia amministrativa, di difesa erariale e per il regolare svolgimento delle competizioni sportive. Il provvedimento, composto di due articoli, apporta alcune modifiche al codice del processo amministrativo, di cui al decreto legislativo n. 104 del 2010, introducendo strumenti finalizzati a migliorare l'efficienza e la funzionalità della giustizia amministrativa, nonché della difesa del Comitato olimpico nazionale italiano (CONI) davanti alla giurisdizione amministrativa. Il decreto riserva alla competenza del Tribunale amministrativo regionale (TAR) del Lazio le controversie che hanno a oggetto provvedimenti di ammissione ed esclusione da competizioni professionistiche delle società o associazioni sportive professionistiche, escludendo quindi la competenza degli organi di giustizia sportiva, con l'eccezione di determinati casi in grado di garantire statuizioni definitive entro 30 giorni. In particolare all'articolo 1, comma 1, mediante alcune novelle agli articoli 133 e 135 del suddetto codice, si prevede che tali controversie siano soggette al rito abbreviato di cui all'articolo 119 del codice del processo amministrativo e siano attribuite alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo nonché alla competenza funzionale inderogabile del TAR del Lazio. Nell'ambito della giurisdizione amministrativa è poi previsto un rito accelerato per consentire la rapida definizione delle controversie e l'avvio dei campionati professionistici, ai quali è limitato l'intervento. Si introduce, infatti, un particolare regime processuale, avente ad oggetto i decreti cautelari eventualmente adottati in corso di causa e si prevede un autonomo regime impugnatorio. Questo, limitato ai decreti di accoglimento, prevede il ricorso al Consiglio di Stato, che può decidere l'impugnazione nell'arco di tempo intercorrente fra l'adozione del decreto e la sua conferma in sede collegiale da parte del tribunale. Il comma 2 conferisce al CONI la possibilità di avvalersi del patrocinio dell'Avvocatura dello Stato, ai sensi dell'articolo 43 del testo unico di cui al regio decreto 30 ottobre 1933, n. 1611. Il comma 3 è volto a coordinare le disposizioni introdotte dal comma 1 con la disciplina di cui all'articolo 3, comma 1, del decreto-legge n. 220 del 2003, individuando, sempre per le sole controversie inerenti le ammissioni ed esclusioni ai campionati, un nuovo schema di riparto fra giustizia sportiva e giustizia statale. È altresì fatta salva la possibilità che lo statuto e i regolamenti del CONI, e conseguentemente delle Federazioni sportive di cui gli articoli 15 e 16 del decreto legislativo n. 242 del 1999, prevedano organi di giustizia dell'ordinamento sportivo che decidono tali questioni anche nel merito ed in unico grado e le cui statuizioni siano rese in via definitiva entro il termine perentorio di trenta giorni dalla pubblicazione dell'atto impugnato, decorso il quale i soggetti interessati, nei successivi trenta giorni, possono proporre ricorso dinanzi al tribunale amministrativo regionale. Il comma 4 dispone che il CONI e le Federazioni sportive debbano conseguentemente adeguare i propri statuti ai nuovi principi. Precisa, infine, che le nuove disposizioni si applicheranno da subito anche ai procedimenti e alle controversie già in corso. L'articolo 2 dispone in merito all'entrata in vigore del provvedimento. Il senatore BRESSA ( Aut (SVP-PATT, UV) ) chiede che sia svolto un ciclo di audizioni informali, in considerazione della rilevanza della materia. Il PRESIDENTE accoglie la proposta. Il seguito dell'esame è quindi rinviato. IN SEDE CONSULTIVA (Doc. LVII, n. 1-bis) Nota di aggiornamento del documento di economia e finanza 2018) Doc Doc. LVII, n. 1-bis Nota di aggiornamento del documento di economia e finanza 2018 - Allegati I, II, III e IV - Annesso (Parere alla 5 a Commissione. Seguito e conclusione dell'esame. Parere favorevole) Prosegue l'esame, sospeso nella seduta del 9 ottobre. Il relatore GARRUTI ( M5S ) propone di esprimere parere favorevole. La senatrice DE PETRIS ( Misto-LeU ) ritiene positiva la scelta di alzare il rapporto tra deficit e PIL, in contrasto con i rigidi parametri europei imposti con il fiscal compact , al fine di favorire la crescita economica del Paese. Tuttavia, ciò sarebbe accettabile se le risorse reperite con l'ampliamento del deficit fossero destinate alla promozione degli investimenti pubblici, al sostegno della domanda interna, alla creazione di posti di lavoro e al rafforzamento del welfare . Al contrario, dal documento in esame risulta che gli stanziamenti destinati a queste finalità aumenteranno solo dello 0,2 per cento. Ritiene criticabili la scelta di ricorrere al condono fiscale e la previsione della disattivazione totale delle clausole di salvaguardia per il solo 2019. Inoltre, segnala l'esigenza di maggiore chiarezza sulle misure in materia pensionistica e l'introduzione del reddito di cittadinanza, in quanto il susseguirsi di notizie sui media crea incertezza e pone a rischio l'efficacia di tali interventi. Al contempo, appaiono eccessivamente ottimistiche le stime di crescita del PIL, soprattutto in considerazione dei provvedimenti annunciati, che a suo avviso sono insufficienti per qualificare la manovra in senso espansivo e redistributivo. Evidenzia la necessità di contrastare le politiche deflazionistiche, ma in un quadro di alleanze a livello europeo che non può certo essere quello dei Paesi del cosiddetto gruppo di Visegrad, i quali applicano le stesse politiche economiche neoliberiste finora seguite dalla Commissione europea. Con riferimento ai profili di competenza della Commissione affari costituzionali, rileva l'assenza di risorse per il rinnovo dei contratti per il pubblico impiego. Ritiene inoltre inaccettabili le nuove politiche dell'immigrazione e della sicurezza. Dichiara, pertanto, il proprio voto contrario. Il senatore PARRINI ( PD ) presenta una proposta alternativa di parere in senso contrario, pubblicata in allegato. Ritiene che il documento presenti gravi profili di incostituzionalità, per violazione dell'articolo 81, sesto comma, della Costituzione, che prevede il principio dell'equilibrio tra le entrate e le spese dei bilanci. Infatti, nella Nota di aggiornamento del DEF si prefigura un deterioramento del saldo strutturale di 0,8 punti percentuali di PIL nel 2019, a fronte dell'impegno assunto a livello europeo di realizzare un miglioramento dello 0,6 per cento, peraltro senza neanche indicare un piano di rientro per il conseguimento dell'obiettivo nel medio termine. Ricorda che, in base alla legge n. 243 del 2012, recante disposizioni per l'attuazione del principio del pareggio di bilancio, è ammesso uno scostamento dall'obiettivo dell'equilibrio dei bilanci solo in caso di eventi eccezionali o in relazione all'andamento negativo del ciclo economico. Attualmente, tuttavia, non si riscontrano circostanze tali da consentire il riconoscimento all'Italia, in sede europea, di ulteriori margini di flessibilità. Sottolinea che la deviazione rispetto ai parametri europei sta già determinando gravissime conseguenze a livello finanziario, in quanto le risorse previste con l' extra deficit sono assorbite dall'aumento della spesa per interessi sul debito pubblico, causato dall'innalzamento dello spread tra BTP e Bund tedeschi. Ritiene, infine, particolarmente grave la sottovalutazione, da parte del Governo, degli ammonimenti della Banca d'Italia, della Corte dei conti e dell'Ufficio parlamentare del bilancio circa l'impatto della manovra nell'attuale quadro macroeconomico e sulle conseguenze di un'espansione dell'indebitamento. A nome del Gruppo, annuncia quindi un voto contrario. Il senatore PAGANO ( FI-BP ) esprime preoccupazione per la manovra di bilancio delineata dalla Nota di aggiornamento al DEF, che è stata già giudicata negativamente dalla Banca d'Italia nonché in sede europea. A suo avviso, tra gli interventi illustrati, appare condivisibile unicamente la riduzione della pressione fiscale, con l'estensione del regime forfetario sostitutivo di IRPEF e IRAP, sebbene la misura non sia paragonabile alla flat tax inizialmente annunciata dal Governo. Per il resto, si prefigura una manovra di carattere assistenzialista, che finirà per deprimere ulteriormente l'economia nazionale. A suo avviso, oltre a una riduzione drastica della imposizione fiscale, si sarebbe dovuto promuovere lo sviluppo delle infrastrutture, in modo da creare nuovi posti di lavoro. Sottolinea, infine, che un eventuale disavanzo nei conti pubblici dovrebbe essere preventivamente concordato con gli organismi comunitari, come accaduto in passato. A suo avviso, infatti, non può ritenersi sufficiente l'approvazione a maggioranza qualificata della Nota di aggiornamento del DEF per consentire lo scostamento dall'obiettivo del pareggio di bilancio, previsto dall'articolo 81 della Costituzione. Su questo aspetto, chiede chiarimenti al rappresentante del Governo. Conclude annunciando, a nome del Gruppo, un voto contrario. Il senatore PERILLI ( M5S ) ritiene pretestuose le argomentazioni del senatore Parrini sulla presunta incostituzionalità della Nota di aggiornamento del DEF. Sottolinea, inoltre, che anche le previsioni di crescita stimate dal Governo Renzi nel 2016 furono smentite dall'Ufficio parlamentare di bilancio, tanto da costringere l'allora Ministro dell'economia a correggere il Documento di economia e finanza. Il senatore BRESSA ( Aut (SVP-PATT, UV) ), replicando al senatore Perilli, sottolinea l'esigenza di rispettare il principio dell'equilibrio di bilancio, sancito dall'articolo 81, sesto comma, della Costituzione. Del resto, tale disposizione non risulta neppure attenuata dalla previsione - introdotta invece nella Costituzione tedesca - che il pareggio debba essere perseguito "in linea di principio". A suo avviso, la manovra prefigurata dal Governo non può che destare particolare allarme, essendo stata valutata negativamente da tre organismi imparziali, quali la Banca d'Italia, la Corte dei conti e l'Ufficio parlamentare di bilancio. Infatti, sulla base di stime di crescita irrealistiche nell'attuale congiuntura economica mondiale, si prevede un aumento dei livelli di spesa, tale da provocare un considerevole disavanzo strutturale. Evidenzia che la reazione negativa dei mercati finanziari determinerà ripercussioni economiche molto gravi sui cittadini, in termini di aumento dei tassi di interesse e perdita del potere di acquisto. Accertata la presenza del prescritto numero di senatori, la Commissione approva il parere favorevole, proposto dal relatore, pubblicato in allegato. La proposta alternativa di parere, formulata dal senatore Parrini ed altri, è quindi preclusa. La seduta termina alle ore 15,30. Allegato PARERE APPROVATO DALLA COMMISSIONE PARERE APPROVATO DALLA COMMISSIONE SUL DOCUMENTO LVII, N. 1- BIS , ALLEGATI E RELATIVO ANNESSO La Commissione, esaminato il documento in titolo, gli allegati e l'annesso, premesso che: - la Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza 2018 rappresenta il primo documento di programmazione economica del Governo in carica; - alla Nota di aggiornamento risultano allegati: le relazioni sulle spese di investimento e sulle relative leggi pluriennali, il rapporto programmatico recante gli interventi in materia di spese fiscali, il rapporto sui risultati conseguiti in materia di misure di contrasto all'evasione fiscale e contributiva, nonché la relazione sull'economia non osservata e sull'evasione fiscale e contributiva. È altresì presentata, in concomitanza con la Nota, la Relazione al Parlamento che illustra l'aggiornamento del piano di rientro verso l'obiettivo programmatico strutturale, già autorizzato con la Relazione al Parlamento 2017, allegata alla Nota di aggiornamento del DEF 2017 e approvata con apposite risoluzioni delle Camere il 4 ottobre 2017, considerato che: - la Nota rileva come la ripresa dell'economia italiana sia continuata nella prima metà del 2018, ma a un ritmo inferiore alle attese. Il tasso di crescita annualizzato del PIL, che nel 2017 era stato in media pari all'1,6 per cento, è infatti sceso allo 0,9 per cento. Anche alla luce dei più recenti indicatori congiunturali, che prefigurano un modesto ritmo di espansione nei mesi finali dell'anno, la previsione di crescita del PIL per il 2018 scende dall'1,5 all'1,2 per cento; - con riferimento allo scenario tendenziale 2019-2021, la Nota evidenzia che la crescita del PIL prevista per il 2019 scende dall'1,4 del DEF allo 0,9 per cento; quella del 2020 diminuisce dall'1,3 all'1,1 per cento ed infine quella per il 2021 viene ridotta più marginalmente, dall'1,2 all'1,1 per cento; - per quanto riguarda il rapporto debito/PIL, la nuova previsione tendenziale continua a indicare una riduzione nel prossimo triennio, ma di entità inferiore a quanto riportato nel DEF. Partendo da 131,2 per cento nel 2017, il rapporto scenderebbe a 124,6 per cento nel 2021 (contro il 122 per cento nella stima DEF), rilevato che: - la Nota sottolinea come il quadro macroeconomico programmatico includa gli effetti sull'economia delle misure che il Governo intende presentare al Parlamento con il disegno di legge di bilancio 2019. In tale scenario programmatico, il PIL è previsto in crescita dell'1,5 per cento nel 2019, dell'1,6 per cento nel 2020 e dell'1,4 per cento nel 2021; - gli aumenti delle imposte indirette previste dalle clausole di salvaguardia verranno completamente sterilizzati nel 2019 e parzialmente nel 2020 e 2021. Al riguardo la Nota evidenzia che saranno introdotte misure volte alla riduzione della povertà e al sostegno dell'occupazione giovanile, quali il reddito di cittadinanza, la riforma e il potenziamento dei Centri per l'impiego, nonché l'introduzione di nuove modalità di pensionamento anticipato. Sarà avviata la prima fase dell'introduzione della flat tax che prevede l'innalzamento delle soglie minime per il regime semplificato d'imposizione su piccole imprese, professionisti e artigiani. La riduzione della pressione fiscale proseguirà anche per effetto del taglio dell'imposta sugli utili d'impresa per le aziende che reinvestono i profitti e assumono lavoratori aggiuntivi. Il rilancio dell'attività economica sarà, inoltre, stimolato da maggiori investimenti pubblici e da un miglioramento dei processi decisionali nella pubblica amministrazione, oltre che dall'introduzione di modifiche al Codice degli appalti e dalla standardizzazione dei contratti di partenariato pubblico-privato. In questo contesto il Governo intende anche avviare un programma di manutenzione straordinaria della rete viaria e di collegamento italiana. Il Governo provvederà inoltre allo stanziamento di risorse per il ristoro dei risparmiatori danneggiati dalle crisi bancarie degli ultimi anni; - la Nota sottolinea come l'insieme di questi interventi produca un impatto positivo sulla crescita rispetto alla previsione tendenziale per tutto l'arco previsto; - il documento, nell'illustrare la programmazione di bilancio per i prossimi anni, sottolinea come partendo da deficit tendenziali pari all'1,2 per cento del PIL nel 2019, 0,7 per cento nel 2020 e 0,5 per cento nel 2021, la manovra punti a conseguire un indebitamento netto della pubblica amministrazione che, con un profilo comunque decrescente risulti pari al 2,4 per cento del PIL nel 2019, al 2,1 per cento nel 2020 e all'1,8 per cento nel 2021, discostandosi sensibilmente da quanto indicato nel DEF dello scorso aprile; - come rappresentato nella Relazione al Parlamento allegata alla presente Nota di aggiornamento, il saldo strutturale, dopo il miglioramento di 0,2 punti di PIL previsto per quest'anno, peggiorerebbe di 0,8 punti nel 2019 e si manterrebbe costante per il 2020 e il 2021. Il Governo prevede di riprendere il processo di riduzione dell'indebitamento strutturale dal 2022 in avanti. Laddove il PIL reale e l'occupazione oltrepassassero i livelli pre-crisi prima del 2021, i tempi di questa riduzione verrebbero accelerati, rilevato in particolare che: - con riferimento alla pubblica amministrazione, il Governo evidenzia la necessità di una riforma, anche digitale, al fine di modernizzare e migliorare i rapporti tra cittadino o impresa e la pubblica amministrazione stessa. In particolare, nella Nota il Governo sottolinea che un primo intervento, volto a garantire l'efficienza delle pubbliche amministrazioni, il miglioramento immediato dell'organizzazione amministrativa e l'incremento della qualità dei servizi erogati dalle stesse sarà contenuto in uno specifico disegno di legge, da considerarsi provvedimento "collegato" alla manovra di finanza pubblica, contenente misure volte a favorire l'efficienza delle pubbliche amministrazioni per prevenire il fenomeno dell'assenteismo nonché garantire assunzioni mirate in modo da favorire anche il ricambio generazionale in tempi rapidi; - specifici interventi sono stati inoltre individuati per la pubblica amministrazione locale, consistenti nel ripensamento delle procedure di risanamento finanziario, nello sblocco del turn over e nel rafforzamento delle competenze della dirigenza locale. Allo stesso tempo, è intenzione del Governo introdurre misure di semplificazione, dirette a ridurre i costi per cittadini e imprese, mediante procedure amministrative telematiche uniformi sul territorio; - si opererà sui responsabili dei processi e sulle figure manageriali e dirigenziali che dovranno stimolare e promuovere il cambiamento, al fine di migliorare il sistema che la stessa dirigenza è chiamata a coordinare; - la tavola del cronoprogramma stima che la riforma sarà realizzata entro il 2019; - la Nota di aggiornamento dedica un specifico paragrafo al programma di riforme istituzionali che il Governo intende attuare. Esso consiste, in particolare, nel miglioramento della qualità delle decisioni, da realizzare attraverso l'ampliamento della partecipazione dei cittadini alla vita politica e il miglioramento dell'efficacia dell'attività del Parlamento; - il programma, nel dettaglio, prevede: potenziamento degli istituti di democrazia diretta, riconoscendo maggiori responsabilità decisionali ai cittadini, in particolare attraverso: rafforzamento dell'iniziativa legislativa popolare, con l'introduzione del referendum propositivo; eliminazione del quorum strutturale nel referendum abrogativo; semplificazione degli adempimenti per la raccolta delle firme; riduzione del numero dei parlamentari, con la diminuzione del numero dei deputati da 630 a 400 e dei senatori da 315 a 200; soppressione del Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro (CNEL); introduzione del ricorso diretto alla Corte costituzionale sulle deliberazioni assunte dalle Camere in materia di elezioni e cause di ineleggibilità e incompatibilità dei membri del Parlamento; - un'altra priorità consiste nel completamento dei percorsi avviati dalle Regioni Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna nel 2017 in attuazione dell'articolo 116, terzo comma, della Costituzione concernente l'attribuzione di forme e condizioni particolari di autonomia alle Regioni a statuto ordinario; - in materia di sicurezza pubblica, il documento in esame individua quattro direttrici principali delle politiche del Governo: il contrasto dei flussi migratori irregolari, sulla base della condivisione delle responsabilità della difesa delle frontiere esterne dell'Unione europea; la lotta alle mafie e alle altre organizzazioni criminali, anche attraverso misure finalizzate ad aggredire le ricchezze accumulate illecitamente; la revisione dell'ordinamento degli enti locali, per contrastare la criminalità e la corruzione; il potenziamento dell'innovazione tecnologica e l'introduzione delle modifiche ordinamentali per la lotta alla criminalità diffusa; - per quanto riguarda il contrasto all'immigrazione clandestina, si individuano le seguenti azioni di intervento: adozione di un nuovo approccio nelle politiche di contenimento dei flussi migratori verso l'Europa, che devono essere intercettati nei Paesi di partenza e transito, attraverso una gestione europea; ridefinizione della protezione umanitaria; riduzione della durata delle procedure di esame delle domande di asilo; riforma dei servizi di prima accoglienza riservati ai richiedenti asilo; implementazione delle misure, e delle relative risorse, per i rimpatri volontari assistiti, con il finanziamento anche di fondi europei; - con riferimento al contrasto alla criminalità organizzata e alle mafie, il Governo individua come strategica l'azione di aggressione dei patrimoni illeciti attraverso le misure di prevenzione patrimoniali e la confisca allargata. In particolare, il Governo si propone di intervenire sul ruolo e sull'organico dell'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, per semplificare le procedure in materia di gestione contabile e di sequestro e confisca dei beni; - per quanto concerne il contrasto alla criminalità diffusa, il Governo intende attuare gli strumenti normativi che sono intervenuti in materia di misure di prevenzione, testimoni di giustizia e sicurezza delle città, misurandone l'efficacia anche nell'ottica di eventuali correttivi. Al riguardo, assume un particolare rilievo la modernizzazione degli ordinamenti del personale delle Forze di polizia, i cui ruoli sono stati ridisegnati dal decreto legislativo n. 95 del 2017 ma il cui processo di attuazione è tuttora in corso, esprime, per quanto di competenza, parere favorevole. Allegato SCHEMA DI PARERE PROPOSTO SCHEMA DI PARERE PROPOSTO DAI SENATORI PARRINI, COLLINA E ZANDA SUL DOCUMENTO LVII, N. 1- BIS , ALLEGATI E RELATIVO ANNESSO La Commissione affari costituzionali, esaminata la Nota di aggiornamento al Documento di Economia e Finanza 2018 ( Doc . LVII, n. 1- bis ) per le parti di competenza, premesso che: la Nota di aggiornamento al documento di economia e finanza 2018 è stata depositata alle Camere in palese ritardo rispetto a quanto previsto dalla legge di contabilità pubblica. L'articolo 7, comma 2, lettera b) , della legge 31 dicembre 2009, n. 196, infatti, stabilisce in modo perentorio che il deposito della Nota di aggiornamento debba avvenire entro il 27 settembre di ogni anno, per le conseguenti deliberazioni parlamentari. Tale ritardo, oltre ad evidenziare le difficoltà della maggioranza nel trovare una sintesi fra le diverse posizioni, comprime in modo mai verificatosi in passato l' iter di esame parlamentare del documento; la Nota di aggiornamento, diversamente da quanto previsto dall'articolo 10- bis della legge n. 196 del 2009, risulta altresì priva di alcuni elementi fondamentali. In particolare: - nel descrivere i principali ambiti di intervento della futura manovra di bilancio, non include le indicazioni quantitative di massima circa le misure di entrata e di spesa ai fini del raggiungimento degli obiettivi programmatici; - non contiene, nell'annesso relativo alla Relazione al Parlamento: a) il Piano di rientro di cui all'articolo 6, comma 3, della legge n. 243 del 2012, previsto in caso di scostamento dall'obiettivo di medio periodo (OMT), dettagliato anno per anno; b) nei presupposti della Relazione non è fatta menzione né agli eventi eccezionali né alle condizioni del ciclo economico nazionale che dovrebbero essere a fondamento della richiesta di scostamento dall'obiettivo di medio periodo (OMT); la Nota di aggiornamento al DEF e l'annessa Relazione al Parlamento, presentano poi preoccupanti profili di incoerenza rispetto al dettato dell'articolo 81 della Costituzione e della legge 24 dicembre 2012, n. 243, di attuazione del medesimo articolo. L'articolo 6 della legge 24 dicembre 2012, n. 243, stabilisce, infatti, che scostamenti temporanei dal saldo strutturale dall'obiettivo programmatico sono consentiti esclusivamente in caso di eventi eccezionali, ossia in caso di periodi di grave recessione economica relativi anche all'area dell'euro o all'intera Unione europea o ad eventi straordinari, al di fuori del controllo dello Stato, ivi incluse le gravi crisi finanziarie nonché le gravi calamità naturali, con rilevanti ripercussioni sulla situazione finanziaria generale del Paese. Tali condizioni non sono state rispettate, in quanto nei presupposti della Relazione al Parlamento annessa alla Nota di aggiornamento, non è stato esplicitato alcun tipo di evento eccezionale, né è fatta menzione delle condizioni che caratterizzano il ciclo economico nazionale; la scelta del Governo di innalzare l'indebitamento netto al 2,4 per cento nel 2019, al 2,1 per cento nel 2020 e all'1,8 per cento nel 2021 e di rinviare sine die il raggiungimento dell'obiettivo del pareggio strutturale di bilancio, precedentemente previsto per il 2020, avviene in contraddizione con gli impegni assunti il 19 giugno 2018 dal Governo con l'approvazione in Parlamento della risoluzione di maggioranza al Documento di economia e finanza 2018 e con le recenti affermazioni del Ministro dell'economia e delle finanze nell'Aula del Senato del 20 settembre 2018, rilevato che: l'attuale quadro macroeconomico beneficia degli effetti positivi delle politiche economiche e di bilancio adottate negli scorsi anni, periodo in cui i Governi a guida PD sono riusciti a coniugare la stabilità della finanza pubblica e la fiducia dei mercati con politiche di crescita, occupazione ed equità; in questo contesto, le scelte del Governo evidenziate nella Nota di aggiornamento al documento di economia e finanza 2018, prefigurano uno scenario completamente diverso, caratterizzato da forte instabilità della finanza pubblica generata dall'extra-deficit previsto nel 2019 e negli anni successivi, che verrà utilizzato per interventi di tipo assistenzialistico, iniqui, non in grado di generare nuova occupazione, incentrati per lo più sulla spesa corrente e insufficienti dal lato degli investimenti pubblici e delle misure di stimolo della crescita e di riduzione del divario territoriale; l'annunciata composizione della prossima manovra di bilancio, fondata su interventi di politica economica, ancora non delineati nel dettaglio, quali l'avvio del Reddito di Cittadinanza, l'introduzione di modalità di pensionamento anticipato, l'avvio della prima fase della "flat tax" a favore di piccole imprese, professionisti e artigiani, il taglio dell'imposta sugli utili d'impresa per le aziende, non appare in grado di garantire la crescita economica attesa; il piano degli investimenti pubblici annunciato dal Governo si fonda sulla programmazione degli investimenti già delineata nella precedente legislatura dai governi a guida PD, pari a circa 150 miliardi di euro. Nel 2019 è prevista addirittura una riduzione di 0,2 punti percentuali degli investimenti pubblici per poi salire di soli 0,3 punti percentuali nel 2021; la presunta maggiore crescita legata alle proposte di politica economica avanzate dal Governo appaiono, pertanto ottimistiche e scarsamente credibili. Le stime del Fondo monetario internazionale, diffuse l'8 ottobre 2018, evidenziano che l'economia italiana crescerà in realtà soltanto dell'1 per cento nel 2019, preso atto che, la Nota di aggiornamento in relazione al quadro macroeconomico: - illustra un ottimistico miglioramento del livello della crescita nel 2019-2021 rispetto alle previsioni tendenziali. Il quadro macroeconomico tendenziale e quello programmatico si discostano tra loro in tutto il periodo previsionale, periodo nel quale lo scenario programmatico è sensibilmente più favorevole con uno scostamento di +0,6 punti percentuali nel 2019, di +0,4 punti percentuali nel 2020 e di 0,4 punti nel 2021; - tale ottimistica variazione è per lo più dovuta, in relazione all'anno 2019, agli interventi che il Governo intende predisporre nella prossima legge di bilancio e il maggiore contributo, stante l'andamento negativo delle esportazioni nette (-0,1 punti percentuali), è affidato esclusivamente all'incremento della domanda interna (+1,6 punti percentuali). Si prefigura, in sostanza, un forte incremento dei consumi delle famiglie e un forte miglioramento dello scenario degli ordinativi e del fatturato delle imprese che allo stato attuale non è suffragato da dati e segnali concreti; - in relazione agli investimenti, il quadro macroeconomico programmatico evidenzia un andamento positivo rispetto al quadro tendenziale che, tuttavia, non risulta adeguatamente motivato e comunque ad un livello inferiore a quello programmato nella precedente Nota di aggiornamento al Def 2017; in relazione al quadro di finanza pubblica si prevede un forte peggioramento di tutti i principali indicatori. In particolare: - l'indebitamento netto è stato programmato per l'anno 2019 al 2,4 per cento, in sensibile peggioramento di 1,6 punti percentuali rispetto al dato tendenziale previsto nel Def di aprile scorso e di 1,2 punti percentuali rispetto allo scenario tendenziale contenuto nella Nota di aggiornamento. Nel 2020 e nel 2021 è previsto al 2,1 per cento e all'1,8 per cento; - l'indebitamento netto strutturale è programmato per il triennio 2019-2021 all'1,7 per cento, in netto peggioramento sia rispetto al dato tendenziale previsto nel Def di aprile scorso (1,3 punti percentuali nel 2019, e 1,8 punti percentuali nel 2020 e nel 2021) sia rispetto allo scenario tendenziale contenuto nella Nota di aggiornamento (1,3 punti percentuali nel 2019, 1,6 punti percentuali nel 2020 e 1,5 punti percentuali nel 2021); - l'andamento dell'indebitamento netto strutturale risulta per l'anno 2019 in peggioramento di 0,8 punti percentuali rispetto al corrente anno evidenziando una decisa interruzione del percorso di convergenza verso l'obiettivo di medio periodo (OMT). Si tratta di una "deviazione significativa" dal percorso verso il pareggio di bilancio che è stata evidenziata anche dalla lettera inviata dai Commissari europei al Ministro dell'economia e delle finanze lo scorso 5 ottobre. In ragione di tale scelta, il Governo ha allegato alla Nota di Aggiornamento la Relazione al Parlamento prevista dall'articolo 6, comma 5, della legge 24 dicembre 2012, n. 243; - il saldo primario, presenta un percorso meno favorevole sia rispetto alle previsioni tendenziali del Def di aprile scorso sia rispetto allo scenario tendenziale della Nota di aggiornamento, per effetto del mancato controllo della spesa e ai nuovi interventi previsti che vanno ad aggredire i saldi di finanza pubblica. Nel primo caso, il saldo diminuisce di 1,4 punti nel 2019, di 1,7 punti nel 2020 e di 1,6 punti percentuali nel 2021. Nel secondo, il saldo diminuisce di 1,1 punti percentuali nel 2019, di 1,3 punti percentuali nel 2020 e di 1,2 punti percentuali nel 2021; - la spesa per interessi è prevista in sensibile peggioramento nello scenario programmatico. Rispetto al tendenziale del Def di aprile scorso, la spesa per interessi è prevista in aumento progressivo di 0,2 punti percentuali nel 2019, di 0,3 punti percentuali nel 2020 e di 0,4 punti percentuali nel 2021, ovvero per un ammontare complessivo di circa 15 miliardi nel prossimo triennio, confermando l'inversione di fiducia dei mercati internazionali nei confronti del nostro Paese; il debito pubblico interrompe il proprio percorso virtuoso di decrescita rallentando sensibilmente rispetto allo scenario tendenziale. Il rapporto debito pubblico su PIL è atteso scendere nel corrente anno al 130,9 per cento, ad un livello superiore di 0,9 punti percentuali rispetto al dato del Def di aprile. Nel 2019 è previsto scendere al 130 per cento (2% in più rispetto al tendenziale), nel 2020 al 128,1 per cento (3,4% in più rispetto al tendenziale) e nel 2021 al 126,7 (4,7% in più rispetto al tendenziale). Si tratta di una minore decrescita del debito pubblico il cui costo è stimato in circa 80 miliardi di euro, rilevato, inoltre, che: la situazione di incertezza generata dalla Nota di aggiornamento e le criticità insite nelle scelte di politica economica e di finanza pubblica sottostanti la prossima manovra di bilancio iniziano a minare la credibilità dell'esecutivo e ad alimentare di forte instabilità intorno al nostro Paese i cui riflessi sono evidenziati dall'andamento dello spread , in forte crescita rispetto a sei mesi fa,e dall'aumento della spesa per interessi sui titoli del debito pubblico; il Ministro dell'economia e delle finanze Tria ha partecipato alla fase iniziale del vertice Ecofin, ma in ragione della situazione che si è venuta a creare intorno alla Nota di aggiornamento al DEF 2018, è stato costretto ad un rientro anticipato in Italia senza poter partecipare ai lavori dell'Eurogruppo, con ciò evidenziando la situazione di isolamento nella quale si trova attualmente il nostro Paese nell'ambito dell'Unione Europea; nella lettera inviata dalla Commissione europea lo scorso 5 ottobre al Ministro dell'economia e delle finanze Tria, in risposta alla missiva da questo inviata alle medesime autorità, si afferma che gli obiettivi di bilancio rivisti dell'Italia sembrano puntare verso una significativa deviazione dal percorso fiscale raccomandato dal Consiglio. La lettera si chiude con la richiesta alle autorità italiane di assicurarsi che la bozza di legge di bilancio sia coerente con le regole fiscali comuni; nella scorsa legislatura, la credibilità dei governi ha favorito un dialogo continuo e costruttivo con le istituzioni europee in merito alle necessarie riforme della governance economica dell'Ue e in merito a un'applicazione delle regole di bilancio più appropriata alle contingenze e alle caratteristiche dell'economia nazionale, consentendo una maggiore gradualità nel percorso di avvicinamento verso l'obiettivo di medio termine, anche attraverso l'approvazione di ampi spazi di flessibilità per effettuare investimenti pubblici e per attuare riforme che hanno aggredito i limiti strutturali del nostro Paese; i profili che hanno finora caratterizzato le modalità anomale di presentazione della Nota di aggiornamento e lo scambio epistolare aperto tra il Governo e le istituzioni europee, oltre ad indebolire la discussione in atto sul necessario cambiamento delle regole che disciplinano la governance economica e finanziaria in ambito europeo, spinge il Paese verso posizioni di isolamento nel contesto UE esponendolo, tra l'altro, al rischio di attacchi speculativi e al possibile abbassamento del rating sui titoli del debito pubblico, rilevato, infine, che: per quanto di competenza della Commissione, l'articolo 81 della Costituzione prevede che lo Stato assicuri l'equilibrio tra le entrate e le spese del proprio bilancio, tenendo conto delle fasi avverse e delle fasi favorevoli del ciclo economico e che il ricorso all'indebitamento sia consentito solo al fine di considerare gli effetti del ciclo economico e, previa autorizzazione delle Camere adottata a maggioranza assoluta dei rispettivi componenti, al verificarsi di eventi eccezionali; su questo punto specifico la Nota di aggiornamento è preoccupante perché teorizza una doppia violazione dell'articolo 81 della Costituzione: 1) l'articolo 81 afferma che ci si può indebitare per andare contro il ciclo. Ciò suppone che il ciclo economico sia oggettivamente negativo, come accadeva nella scorsa legislatura, non che in modo soggettivistico si possa postulare che il ciclo sia negativo rispetto a quelle che sono delle mere aspettative, altrimenti quel limite in Costituzione non limiterebbe in nulla il Governo; 2) non c'è poi traccia del secondo requisito per l'indebitamento, gli eventi eccezionali (come le ondate migratorie della scorsa legislatura o il terremoto nella scorsa legislatura). Nella nota si parla solo di vaghi rischi per le evoluzioni dello scenario internazionale. Anche qui: ci devono essere puntuali e chiari eventi ben precisati altrimenti anche quel limite non sarebbe tale. Insomma, i limiti in Costituzione sono cose serie; nell'articolo 81 i limiti esistono e sono molto chiari. Pertanto non si possono violare impunemente; inoltre si segnala che le affermazioni contenute nella Nota di aggiornamento al DEF riguardanti la Pubblica Amministrazione appaiono generiche e meramente ricognitive di processi di riforma già avviati nelle precedenti legislature: - in materia di sicurezza risultano carenti o del tutto assenti i programmi di investimento nel potenziamento del personale delle Forze dell'ordine e delle strutture. Rispetto a tali temi è invece necessaria la quantificazione certa delle risorse impegnate per progettare una reale politica per la sicurezza pubblica; - in materia di riforme costituzionali non vi è alcun disegno coerente di rivitalizzazione della nostra democrazia parlamentare, ma solo singole misure volte a marginalizzare ulteriormente il Parlamento, i cui componenti vengono presentati come una mera spesa a carico della collettività. Le stesse proposte di riforma dell'istituto referendario e di introduzione del ricorso diretto alla Corte costituzionale sulle deliberazioni assunte dalle Camere in materia di elezioni e cause di ineleggibilità e incompatibilità dei membri del Parlamento, sono declinate in chiave fortemente anti-parlamentare e sembrano volte più a stimolare la sfiducia dei cittadini verso le istituzioni della democrazia rappresentativa che a restituire credibilità e legittimazione politica alle istituzioni democratiche delineate dalla Costituzione del 1948, tutto ciò premesso e per quanto di propria competenza, esprime parere contrario.