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SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Commissione FINANZE E TESORO (6ª) 27 BAGNAI La seduta inizia alle ore 14,40. IN SEDE REDIGENTE 494 - Istituzione commissione d'inchiesta sul sistema bancario DDL 494 Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema creditizio e finanziario italiano, sulla gestione delle crisi bancarie e sulle garanzie a tutela dei risparmiatori 690 - Istituzione commissione d'inchiesta sul sistema bancario DDL 690 Istituzione di una commissione parlamentare di inchiesta sul sistema bancario e finanziario (Discussione congiunta e rinvio) Il relatore DI PIAZZA ( M5S ) fa presente in primo luogo l'importanza di ricorrere allo strumento della Commissione parlamentare di inchiesta in considerazione dei recenti casi di dissesto bancario che hanno riguardato i quattro istituti di credito posti in risoluzione nel 2015, nonché della Banca popolare di Vicenza e di Veneto banca, posta la necessità di attuare compiutamente i principi sanciti dall'articolo 47 della Costituzione in materia di tutela del risparmio. Si sofferma quindi sulle disposizioni recate dal disegno di legge n. 690, volto all'istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta per la durata della XVIII Legislatura. Specifica quindi i criteri relativi alla composizione della Commissione stessa, posti dall'articolo 2, in base al quale essa è composta da venti senatori e venti deputati, nominati rispettivamente dal Presidente del Senato della Repubblica e dal Presidente della Camera dei deputati in proporzione al numero dei componenti dei Gruppi parlamentari, assicurando la presenza di un rappresentante per ciascun Gruppo esistente in almeno un ramo del Parlamento. Dà successivamente conto in maniera analitica delle competenze previste dal successivo articolo 3. In relazione all'articolo 4 rileva che la Commissione procede alle indagini e agli esami con gli stessi poteri e le medesime limitazioni dell'autorità giudiziaria. Dopo aver richiamato l'attenzione sulle disposizioni in ordine alla richiesta di atti e documenti di cui all'articolo 5, rileva come l'articolo 6 disciplini l'obbligo del segreto con riguardo ai componenti della Commissione, ai funzionari e al personale addetto e ogni altra persona che collabora con la Commissione stessa o concorre a compiere atti d'inchiesta oppure ne viene a conoscenza per ragioni di ufficio o di servizio. La disciplina riguardante l'organizzazione interna è recata dall'articolo 7, il quale stabilisce altresì che le spese per il funzionamento della Commissione, stabilite nel limite massimo di 75.000 euro per l'anno 2018 e di 200.000 euro per ciascuno degli anni successivi, sono poste per metà a carico del bilancio interno del Senato della Repubblica e per metà a carico del bilancio interno della Camera dei deputati. Il relatore prosegue illustrando il disegno di legge n. 494, notando come ai sensi dell'articolo 1 la Commissione di inchiesta concluda i propri lavori entro un anno dalla sua costituzione. Dà quindi conto delle disposizioni in materia di composizione recate dall'articolo 2, analoghe a quelle contenute dal disegno di legge precedentemente illustrato. Passa quindi ad elencare i temi oggetto di verifica da parte della Commissione di inchiesta in base a quanto disposto dall'articolo 3. Dopo aver rilevato che, stando a quanto disposto dall'articolo 4, i poteri e le limitazioni della Commissione di inchiesta nell'attività di indagine sono analoghi a quelli dell'autorità giudiziaria, richiama le previsioni in materia di richiesta di atti e documenti di cui all'articolo 5. Dà conto quindi dell'articolo 6, finalizzato a disciplinare l'obbligo del segreto cui sono tenuti i componenti della Commissione, i funzionari e il personale addetti alla Commissione stessa e ogni altra persona che collabora con essa o compie o concorre a compiere atti di inchiesta oppure ne viene a conoscenza per ragioni di ufficio o di servizio. Ricapitola quindi le previsioni relative all'organizzazione interna recate dall'articolo 7. In esso è specificato che le spese per il funzionamento sono stabilite nel limite massimo di 150.000 euro, posti per metà a carico del bilancio interno del Senato della Repubblica e per metà a carico del bilancio interno della Camera dei deputati. Si apre la discussione generale. Il senatore DE BERTOLDI ( FdI ) auspica una discussione approfondita e proficua, al fine di disporre di una nuova Commissione di inchiesta, particolarmente necessaria al fine di delineare un quadro completo degli avvenimenti che hanno interessato il settore bancario. Ritiene peraltro sufficiente la durata annuale dell'inchiesta parlamentare, giustificabile anche in un'ottica di contenimento dei costi. Per quanto riguarda le finalità, pone in evidenza il bisogno di accertare la conformità alla legge dei comportamenti che hanno caratterizzato i casi di crisi bancaria, evitando che l'attività di indagine sia oggetto di strumentalizzazione a fini politici. Il presidente BAGNAI in riferimento a articoli di stampa riportanti affermazioni a lui attribuite erroneamente, fa presente i rischi per un dibattito sereno derivanti da distorsioni operate dagli organi di stampa, quali l'attribuzione di intenzioni peraltro mai manifestate, che possono mettere a rischio i rapporti con le autorità di vigilanza. Il senatore SCIASCIA ( FI-BP ) condivide le considerazioni del presidente Bagnai. Propone quindi, allo scopo di un prosieguo rapido della discussione, l'unificazione dei disegni di legge, peraltro notevolmente simili. Il senatore LANNUTTI ( M5S ) rileva che la Commissione parlamentare di inchiesta, lungi dal dover essere un organo deputato a giudizi affrettati, da esibire all'opinione pubblica, è uno strumento necessario a fare adeguatamente chiarezza su casi di particolare gravità, che hanno comportato per numerose famiglie la perdita dei risparmi e sui quali è opportuno che il Parlamento continui ad indagare alla ricerca delle responsabilità a tutti i livelli. Dopo aver rammentato l'importanza del ricorso ai fondi dormienti a fini risarcitori, pone in evidenza la finalità dell'accertamento delle responsabilità nella gestione delle crisi bancarie, nonché della rivalutazione dei rapporti con l'ordinamento dell'Unione europea in materia bancaria. Il senatore D'ALFONSO ( PD ) osserva che l'attività della Commissione di inchiesta ha tra i propri obiettivi l'individuazione di criteri per il miglioramento della normativa vigente. Rileva in particolare la qualità talvolta deficitaria della legislazione, per esempio riguardo agli obblighi di informazione a favore dei risparmiatori. Sottolinea quindi l'interesse della questione del rapporto fra enti locali e fondazioni bancarie. Prosegue formulando l'auspicio di una sintesi tra i disegni di legge in esame, riguardo i contenuti e la durata della Commissione d'inchiesta. Rispetto a tale profilo si sofferma sulla necessità di evitare che la conclusione dei lavori coincida con il termine della Legislatura. Il senatore MONTANI ( L-SP-PSd'Az ) manifesta il favore della propria parte politica riguardo all'istituzione della Commissione parlamentare d'inchiesta, sottolineando l'opportunità dell'impegno delle istituzioni al fine di ricostruire con la dovuta chiarezza i fatti e le responsabilità. Il senatore STEGER ( Aut (SVP-PATT, UV) ) fa presente che i lavori della Commissione d'inchiesta non dovrebbero essere sottratti ad un uso strumentale dovendo tale organo procedere a un'analisi di carattere tecnico con finalità di trasparenza. Condivide quindi le considerazioni del senatore D'Alfonso in merito alla durata della Commissione. Il senatore DI NICOLA ( M5S ) sottolinea la rilevanza della Commissione d'inchiesta ai fini di una vigilanza attenta sulla gestione del risparmio nazionale. Apprezza inoltre la questione dell'istituzione di una procura specializzata per i reati bancari e finanziari, di cui al disegno di legge n. 690. Tra i compiti della Commissione d'inchiesta avrà peraltro particolare pregnanza l'attività volta a far luce sui conflitti di interesse e sull'operato delle autorità di vigilanza. Rileva quindi come taluni errori degli organi di informazione non possano sminuire i meriti del giornalismo d'inchiesta. Il presidente BAGNAI ritiene opportuno puntualizzare una serie di gravi travisamenti compiuti da organi di stampa in relazione a sue dichiarazioni. Il sottosegretario VILLAROSA suggerisce la previsione di un obbligo relativamente al compito di verifica della documentazione raccolta dalla Commissione parlamentare d'inchiesta istituita nella scorsa Legislatura. Questa comprende peraltro materiale pervenuto successivamente alla conclusione dei lavori e verbali secretati. Il presidente BAGNAI invita a una riflessione sulle modalità migliori per il prosieguo della discussione. Il seguito della discussione congiunta è quindi rinviato. IN SEDE REFERENTE 1 - Contrasto finanziamento mine antipersona DDL 1 Misure per contrastare il finanziamento delle imprese produttrici di mine antipersona, di munizioni e submunizioni a grappolo (Esame e rinvio) Dopo aver riassunto il quadro giuridico internazionale nel quale va contestualizzato il disegno di legge n. 1, il relatore GRIMANI ( PD ) specifica che l'articolo 1 vieta il finanziamento di società, in qualsiasi forma giuridica costituite, aventi sede in Italia o all'estero, che  direttamente o avvalendosi di società controllate o collegate secondo i criteri del codice civile - svolgono attività di costruzione, impiego, stoccaggio, distribuzione, trasferimento o trasporto di mine antipersona, munizioni e submunizioni cluster , di qualunque natura o composizione, o di parti di esse. Vieta altresì di: svolgere ricerca tecnologica, fabbricazione, vendita e cessione, a qualsiasi titolo, esportazione, importazione e detenzione di munizioni e submunizioni cluster , di qualunque natura o composizione, o di parti di esse. Le società che svolgono tali attività non possono partecipare a bandi o programmi di finanziamento pubblico. Tali divieti valgono anche per tutti gli intermediari abilitati (come definiti dall'articolo 2, comma 1, lettera a) ). Inoltre si vieta alle fondazioni e ai fondi pensione di investire il proprio patrimonio nelle predette attività. L'articolo 2 reca le definizioni rilevanti ai fini dell'applicazione della disciplina proposta. La lettera a) definisce intermediari abilitati le società di intermediazione mobiliare italiane, le banche italiane, le società di gestione del risparmio italiane, le società di investimento a capitale variabile, gli intermediari finanziari iscritti nell'elenco di cui all'articolo 106 del Testo unico bancario, ivi inclusi i confidi, le banche di Paesi membri dell'Unione europea, le imprese di investimento di Paesi membri dell'Unione europea, le banche extracomunitarie, gli agenti di cambio iscritti nel ruolo unico nazionale tenuto dal Ministero dell'economia e delle finanze, nonché le fondazioni di origine bancaria e i fondi pensione. La successiva lettera b) definisce finanziamento ogni forma di supporto finanziario, tra cui - a titolo esemplificativo - la concessione di credito sotto qualsiasi forma, il rilascio di garanzie finanziarie, l'assunzione di partecipazioni, l'acquisto o la sottoscrizione di strumenti finanziari emessi dalle società indicate dalla proposta in esame, anche tramite società controllate. Per mina antipersona la lettera c) del provvedimento si riferisce a ogni ordigno o dispositivo corrispondente alle caratteristiche individuate dall'articolo 2, commi 1 e 2, della Convenzione sul divieto d'impiego, di stoccaggio, di produzione e di trasferimento delle mine antipersona e sulla loro distruzione, firmata a Ottawa il 3 dicembre 1997 e ratificata dall'Italia ai sensi della legge 26 marzo 1999, n. 106. Si tratta di mine progettate in modo tale da esplodere a causa della presenza, prossimità o contatto di una persona e tale da incapacitare, ferire o uccidere una o più persone. Le mine progettate per essere detonate dalla presenza, prossimità o contatto di un veicolo, invece che di una persona, e dotate di dispositivi di anti manipolazione, non sono considerate mine antipersona per il solo fatto di essere così congegnate. La successiva lettera d) reca la definizione di mina, intendendo per tale una munizione progettata per essere posta sotto, sopra o presso il terreno o qualsiasi altra superficie e per essere fatta esplodere dalla presenza, prossimità o contatto di una persona o veicolo. La lettera e) reca la definizione di munizioni e submunizioni cluster . In particolare, ai sensi dell'articolo 2 della Convenzione di Oslo sulla messa al bando delle munizioni a grappolo, fatta a Dublino il 30 maggio 2008, di cui alla legge 14 giugno 2011, n. 95, si tratta di ogni munizione convenzionale idonea a disperdere o rilasciare submunizioni esplosive ciascuna di peso inferiore a 20 chilogrammi, fatte salve le specifiche di esclusione indicate dalle lettere a) , b) e c) del comma 2 del medesimo articolo 2 della Convenzione. La lettera f) individua gli organismi di vigilanza rilevanti ai sensi delle norme in esame: essi sono la Banca d'Italia, l'Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni (Ivass), la Commissione di vigilanza sui fondi pensione (Covip) e gli eventuali altri soggetti cui sia attribuita in forza della normativa vigente la vigilanza sull'operato degli intermediari abilitati di cui alla precedente lettera a) . L'articolo 3 prevede che entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della legge gli organismi di vigilanza emanino, di concerto tra loro, apposite istruzioni per l'esercizio di controlli rafforzati sull'operato degli intermediari abilitati, al fine di contrastare il finanziamento della produzione, utilizzo, assemblaggio, riparazione, promozione, vendita, distribuzione, importazione, esportazione, stoccaggio, detenzione o trasporto delle mine antipersona, delle munizioni e submunizioni cluster e di loro singoli componenti. Nel medesimo termine, essi provvedono a istituire l'elenco delle società operanti nei settori individuati dall'articolo 1, comma 1, indicando l'ufficio responsabile della pubblicazione annuale del medesimo elenco. Nell'ambito dei compiti riguardanti l'Unità di informazione finanziaria per l'Italia (UIF) i controlli dei flussi finanziari sono estesi alle imprese e alle società di cui all'articolo 1, comma 1. L'articolo 4 definisce i compiti per gli intermediari i quali devono, entro novanta giorni dalla pubblicazione dell'elenco delle società operanti nei settori individuati dall'articolo 1, comma 1, escludere dai prodotti offerti ogni componente che costituisca supporto finanziario alle società incluse nell'elenco medesimo. L'articolo 5 disciplina le verifiche dei divieti posti dalle norme in esame; in particolare, la Banca d'Italia può richiedere dati, notizie, atti e documenti agli intermediari abilitati e, se necessario, può effettuare verifiche presso la sede degli stessi. Il comma 2 dispone che gli organismi di vigilanza provvedano, nell'ambito delle ispezioni e dei controlli a carico dei soggetti vigilati, anche a controlli specifici di valutazione dell'attività connessa alla funzione di compliance in relazione ai divieti di cui al provvedimento in esame. L'articolo 6 disciplina le sanzioni comminate agli intermediari abilitati che non osservano il divieto di finanziamento delle società operanti nel settore delle mine e delle munizioni. In particolare, ai sensi del comma 1, gli intermediari abilitati che violano il divieto di finanziamento sono puniti con la sanzione amministrativa pecuniaria da 150.000 a 1.500.000 euro, ove ne ricorrano le condizioni secondo quanto previsto dall'articolo 5 del decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231, sulla responsabilità amministrativa delle persone giuridiche. Per quanto riguarda le persone fisiche che svolgono funzioni di amministrazione e di direzione degli intermediari abilitati o che, per loro conto, svolgono funzioni di controllo, la sanzione amministrativa pecuniaria conseguente alla violazione dei divieti di cui all'articolo 1 va da 50.000 a 250.000 euro. Inoltre, il comma 3 dispone la perdita temporanea, per una durata non inferiore a due mesi e non superiore a tre anni, dei requisiti di onorabilità per i rappresentanti legali dei soggetti abilitati, delle società di gestione del mercato, nonché per i revisori e i promotori finanziari e, per i rappresentanti legali di società quotate, l'incapacità temporanea ad assumere incarichi di amministrazione, direzione e controllo nell'ambito di società quotate e di società appartenenti al medesimo gruppo di società quotate. L'articolo 7 dispone che il provvedimento in esame entri in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale. Il relatore prosegue notando che il testo del disegno di legge in esame è analogo a quello approvato nella scorsa Legislatura dalla 6ª Commissione in sede deliberante, quindi dalla Camera dei deputati e successivamente rinviato al Parlamento dal Presidente della Repubblica. I rilievi contenuti nel messaggio con il quale il Capo dello Stato ha motivato il rinvio riguardano l'articolo 6, recante la previsione di una sanzione amministrativa pecuniaria per le persone fisiche. A tale proposito il Presidente della Repubblica ha richiamato la disciplina recata dalle leggi n. 374 del 1997 e n. 95 del 2011. Quest'ultima, di ratifica ed esecuzione della Convenzione di Oslo, prevede all'articolo 7 la reclusione da tre a dodici anni e la multa da 258.228 a 516.456 euro per i soggetti che forniscono assistenza finanziaria a favore di chi impiega, sviluppa, produce, acquisisce in qualsiasi modo, stocca, conserva o trasferisce munizioni a grappolo o loro parti. L'articolo 7 della legge n. 374 del 1997 prevede le medesime pene per i casi di utilizzo, vendita, cessione a qualunque titolo, esportazione, importazione e detenzione di mine antipersona o parti delle stesse, oppure di utilizzo o cessione di diritti di brevetto o tecnologie per la fabbricazione. Tale disciplina è fatta salva dall'articolo 9 della legge n. 106 del 1999, relativa alla ratifica e all'esecuzione della Convenzione di Ottawa del 3 dicembre 1997. Il finanziamento concesso per le attività vietate dall'articolo 7 integra uno dei comportamenti di cui all'articolo 1, comma 1, della Convenzione di Ottawa. Le due previsioni incriminatrici richiamate derivano quindi dall'attuazione di obblighi internazionali recati da accordi internazionali ratificati dall'Italia, che richiedono esplicitamente l'imposizione di sanzioni penali volte a reprimere e prevenire ogni attività vietata dagli stessi. La modifica della disciplina descritta contrasta pertanto con l'articolo 117 della Costituzione, che vincola l'esercizio della potestà legislativa al rispetto degli obblighi internazionali. Le leggi di esecuzione dei trattati summenzionati risultano contraddistinte da una forza tale da escludere che le attività di assistenza finanziaria alle attività proibite possano rimanere prive di sanzione penale. La previsione recata dall'articolo 6, comma 2, del disegno di legge in esame non contempla la clausola di salvaguardia penale; pertanto, in ragione del principio di specialità dell'illecito amministrativo posto dall'articolo 9 della legge n. 689 del 1981, priverebbe di rilievo penale le condotte dolose di finanziamento di soggetti qualificati, punite con sanzione amministrativa pecuniaria. Quelle avvenute prima dell'entrata in vigore della legge nel testo in esame non potrebbero peraltro essere punite neanche con sanzione amministrativa a causa della mancanza di una disciplina transitoria. Inoltre, i soggetti che prestino assistenza finanziaria senza appartenere all'ambito degli intermediari abilitati continuerebbero a essere soggetti alle sanzioni penali già richiamate. Risulterebbe dubbia la compatibilità di tale profilo con l'articolo 3 della Costituzione. Al fine di superare i rilievi esposti è necessaria la presentazione di un emendamento volto a premettere la clausola di salvaguardia penale al testo del comma 2 dell'articolo 6. Il presidente BAGNAI dichiara aperta la discussione generale. Il senatore BUCCARELLA ( Misto ) sollecita un approfondimento circa la liceità, in base alla Convenzione di Oslo, della produzione di bombe a grappolo contenenti meno di dieci submunizioni esplosive. Il senatore SCIASCIA ( FI-BP ) si esprime favorevolmente rispetto al disegno di legge in titolo, pur ritenendo poco rilevante la sua portata pratica, in considerazione del fatto che le convenzioni menzionate dal relatore non sono state sottoscritte dagli Stati che producono i maggiori quantitativi di ordigni. Il sottosegretario VILLAROSA fa presente che il parere del Governo sul disegno di legge è favorevole, subordinatamente all'integrazione dell'articolo 6, comma 2, con la clausola di salvaguardia penale già citata dal relatore. Si riserva inoltre un approfondimento in merito alla questione posta dal senatore Buccarella. Il senatore DE BERTOLDI ( FdI ) preannuncia l'orientamento volto all'astensione del proprio Gruppo, rilevando il rischio di un eccesso di produzione normativa, con scarsa o nulla utilità effettiva. Il presidente BAGNAI osserva la difficoltà di un equilibrio tra l'eccesso di produzione legislativa e la carenza dei livelli di attività parlamentare frequentemente percepiti dall'opinione pubblica. Il senatore STEGER ( Aut (SVP-PATT, UV) ) manifesta in favore del proprio Gruppo rispetto al disegno di legge in esame, i cui contenuti delle disposizioni pongono in secondo piano la questione degli effetti pratici della sua approvazione. La senatrice BOTTICI ( M5S ) suggerisce una riflessione al fine di garantire la massima efficacia al provvedimento in discussione. Il presidente BAGNAI rimarca la valenza eminentemente etica del disegno di legge in titolo. Il senatore DE BERTOLDI ( FdI ) sollecita una riflessione sull'opportunità di concludere accordi internazionali maggiormente condivisi, quando in generale le misure di divieto adottate unilateralmente rischiano di non risolvere le questioni e favorire il trasferimento di attività produttive. Il senatore BUCCARELLA ( Misto ) fa presente che gli ordigni oggetto del disegno di legge in titolo sono concepiti per colpire in misura prevalente le popolazioni civili e spesso in particolar modo i bambini. Ha quindi la parola per la replica il relatore GRIMANI ( PD ), il quale esprime apprezzamento nei confronti dello spirito del dibattito svolto. Riconosce la qualità etica del disegno di legge in titolo e la limitatezza delle conseguenze pratiche della sua approvazione. Ritiene peraltro giusta la finalità di completare il lavoro notevolmente approfondito compiuto nella scorsa Legislatura. Richiama quindi l'attenzione sul principio alla base del provvedimento, incentrato sull'importanza del controllo dei flussi finanziari e delle forme di finanziamento, al fine di conseguire comportamenti moralmente accettabili della finanza. Il sottosegretario VILLAROSA replica rilevando che alla base del disegno di legge in discussione l'obiettivo di evitare il finanziamento dell'industria delle mine antipersona e degli ordigni a grappolo attraverso i canali di collocamento di strumenti e prodotti finanziari. Il presidente BAGNAI propone di porre il termine per la presentazione di emendamenti e ordini del giorno alle ore 18 di domani. La Commissione conviene. Il seguito dell'esame è quindi rinviato. IN SEDE CONSULTIVA A.G. 47 - Attività e vigilanza degli enti pensionistici aziendali o professionali Doc n. 47 Schema di decreto legislativo recante attuazione della direttiva (UE) 2016/2341 relativa alle attività e alla vigilanza degli enti pensionistici aziendali o professionali (Osservazioni all'11ª Commissione. Esame e rinvio) Il relatore DI PIAZZA ( M5S ), dopo aver riassunto le finalità della direttiva (UE) 2016/2341, si sofferma sui profili di competenza dello schema di decreto legislativo in esame, volto ad apportare modifiche al decreto legislativo n. 252 del 2005. In principio rileva che l'articolo 1, comma 3, apporta modifiche di carattere formale. L'articolo 1, comma 7, inserisce gli articoli 5- bis e 5- ter relativi alle funzioni di cui devono dotarsi i fondi pensione relativamente alla gestione del rischio. Il successivo comma 8 è volto ad ampliare il novero dei soggetti a cui può essere conferita la gestione delle risorse dei fondi, comprendendovi gli OICR. L'articolo 1, comma 9, rafforza il ruolo del depositario. Tale incarico può essere assunto da banche italiane, succursali italiane di banche dell'Unione europea e di banche di Paesi terzi, SIM e succursali italiani di imprese di investimento dell'Unione europea e di imprese di Paesi terzi diverse dalle banche. Il successivo comma 16 riguarda il trasferimento transfrontaliero: ai fondi costituiti con associazioni o soggetti dotati di personalità giuridica, ai fondi aperti e a quelli preesistenti che hanno personalità giuridica e operano secondo il principio della capitalizzazione viene riconosciuta la facoltà di trasferire o di ricevere, previa autorizzazione della COVIP, tutte o parte delle passività, delle riserve tecniche e delle altre obbligazioni e diritti a o da un fondo pensione autorizzato o registrato in un altro Stato membro dell'Unione europea. Il seguito dell'esame è quindi rinviato. La seduta termina alle ore 16,15.