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Ratifica ed esecuzione dell'Accordo sulla cooperazione di polizia e doganale tra il Governo della Repubblica italiana e il Consiglio federale svizzero, fatto a Roma il 14 ottobre 2013. Onorevoli Senatori. -- L'Accordo sulla cooperazione in materia di polizia e doganale tra il Governo della Repubblica Italiana e il Consiglio federale svizzero sancisce l'impegno dei due Paesi a rafforzare e ad intensificare la cooperazione transfrontaliera, nonché il reciproco scambio di informazioni, esperienze e prassi al fine di prevenire e combattere la criminalità e il terrorismo. L'intesa si pone l'obiettivo di creare uno strumento giuridico più aderente alla realtà e più attuale rispetto all'accordo attualmente in vigore risalente al 1998, per regolamentare nel miglior modo possibile la collaborazione operativa, intensificando i rapporti tra gli omologhi organismi dei due Paesi. Il contesto internazionale e la contiguità territoriale pongono l'obbligo di aumentare e perfezionare la collaborazione nel contrasto alle attività della criminalità organizzata, al fine di garantire la sicurezza e il benessere delle comunità. Sotto il profilo tecnico-operativo, l'intesa si rende necessaria per realizzare una più efficace cooperazione bilaterale di polizia e doganale in materia di lotta alla criminalità e al terrorismo, ai traffici illeciti e alla immigrazione illegale, a ragione della comune frontiera, in modo da renderla più aderente alle attuali e rispettive esigenze, nei limiti di quanto previsto dai propri ordinamenti giuridici, dagli obblighi internazionali e da quanto stabilito nell'atto stesso. A tal fine l'Accordo si pone l'obiettivo di sviluppare nuovi strumenti di cooperazione operativa tra le forze di sicurezza interna dei rispettivi Stati, prendendo anche spunto da strumenti giuridici di collaborazione transfrontaliera già esistenti in ambito internazionale. Ci si riferisce in particolare ad alcune forme di cooperazione di polizia previste dal Trattato di Prüm del 27 maggio 2005, trattato che attualmente non è esecutivo né per l'Italia -- che a causa di una serie di molteplici e diversificate questioni non l'ha ancora ratificato -- né per la Svizzera che lo sta ancora valutando. In ogni caso, alcune forme di collaborazione ivi previste e ritenute utili, sono state trasfuse nell'accordo bilaterale. L'Atto internazionale specifica innanzitutto nel Titolo I (Definizioni e obiettivi della cooperazione) gli obiettivi dell'Accordo, ossia l'intensificazione della cooperazione transfrontaliera tra i rispettivi organi competenti, anche mediante la definizione di nuove modalità di cooperazione in materia di polizia, nonché le attività del centro comune (articolo 1); individua poi le autorità competenti preposte all'applicazione dell'Accordo (articolo 2), che per la Repubblica italiana è il Dipartimento della pubblica sicurezza del Ministero dell'interno e, limitatamente ai soli aspetti doganali, il Ministero dell'economia e delle finanze attraverso le sue articolazioni; per la Confederazione svizzera, le autorità federali in materia di polizia, di immigrazione e di dogana, in particolare il Corpo delle guardie di confine, nonché le polizie cantonali e le autorità cantonali in materia di migrazione. L'Accordo sancisce quindi quali sono le rispettive «zone di frontiera» ove esercitare le singole modalità di cooperazione (articolo 3), nonché definisce i termini «centro comune», «agenti» e «sorveglianza» utilizzati nell'articolato corpo dell'Accordo (articolo 4). Nel Titolo II (Disposizioni generali sulla cooperazione) seguono le disposizioni che definiscono l'ambito della cooperazione, la cui attuazione avverrà in conformità alle proprie legislazioni nazionali e agli obblighi internazionali; sono quindi elencati i seguenti ambiti criminosi oggetto dell'Accordo: la criminalità organizzata transnazionale; i reati contro la vita e l'integrità fisica; i reati contro il patrimonio; la produzione illecita e il traffico di sostanze stupefacenti, psicotrope e dei loro precursori; la tratta di persone e il traffico di migranti; i reati contro il patrimonio storico e culturale; i reati economici e finanziari, anche al fine della localizzazione dei patrimoni di provenienza illecita; la criminalità informatica, con particolare riguardo agli attacchi alle infrastrutture critiche; gli atti terroristici, in conformità alla normativa in vigore nei propri Paesi e agli obblighi internazionali, comprese le pertinenti Convenzioni internazionali e Risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite (articolo 5). L'articolo successivo individua le forme materiali della collaborazione, che avverrà attraverso: lo scambio di informazioni; lo scambio di esperienze; la formazione professionale congiunta; l'utilizzo di tecniche specialistiche per il contrasto alla criminalità; la definizione di misure congiunte di sorveglianza della frontiera comune, se del caso istituendo unità miste; l'adozione di misure di contrasto al traffico illecito di stupefacenti; l'attività del centro comune. Inoltre le autorità competenti stabiliscono di comune accordo procedure di informazione nonché piani di intervento congiunti per le situazioni che necessitino un coordinamento delle rispettive unità, in particolare in occasione di avvenimenti che mettono in pericolo l'ordine pubblico e la sicurezza pubblica e che richiedono l'adozione di particolari misure di polizia nella zona di frontiera, nonché in altri casi espressamente indicati (articolo 6). L'Accordo indica quindi le procedure per l'esecuzione delle richieste di assistenza, individuandone i requisiti formali e sostanziali (articolo 7), i casi e le modalità per il rifiuto (articolo 8), le forme di esecuzione (articolo 9) e l'assistenza spontanea (articolo 10). Nel Titolo III (Modalità particolari di cooperazione di polizia) sono poi indicate in maniera dettagliata forme particolari di collaborazione quali: l'osservazione transfrontaliera (articolo 11) e l'inseguimento transfrontaliero (articolo 12). A proposito dell'inseguimento transfrontaliero si osservano due importanti innovazioni rispetto al regime attualmente in vigore. Esse riguardano: la completa rimozione di un limite spaziale (finora fissato a 30 chilometri); la reciproca concessione, a determinate condizioni, del cosiddetto «diritto di fermo» in favore degli agenti «stranieri» impegnati nell'inseguimento nel territorio dell'altro Paese. Sono poi disciplinate anche le consegne sorvegliate, con il richiamo alla specifica Intesa firmata nel 2009 tra Italia e Svizzera (articolo 13); gli interventi comuni (articolo 14); il distacco di personale di collegamento (articolo 15); la protezione testimoni (articolo 16); le misure in caso di pericolo grave ed imminente (articolo 17); l'assistenza in caso di eventi di vasta portata, catastrofi e sinistri gravi (articolo 18); il sostegno in situazioni di crisi o eventi straordinari (articolo 19); gli agenti di sicurezza nell'aviazione (articolo 20); il sostegno in caso di rimpatri e allontanamenti congiunti (articolo 21); il transito (articolo 22). Nel Titolo IV (Cooperazione diretta in zone di frontiera) sono invece indicate in maniera dettagliata forme e modalità della collaborazione diretta alla frontiera comune quali: il pattugliamento misto e la sua attuazione (articoli 23 e 24); le misure transfrontaliere in ambito ferroviario e lacustre (articolo 25); i servizi di scorta transfrontalieri (articolo 26). Il Titolo V (Centro comune), con gli articoli 27 e 28, tratta del centro comune di polizia e doganale, istituito con specifico Protocollo bilaterale del 2002, nonché la gestione (trattamento, conservazione e cancellazione) delle informazioni che vi transitano. Il Titolo VI (Protezione dei dati) contiene le disposizioni relative ai limiti sull'utilizzo delle informazioni e dei documenti scambiati nell'ambito della cooperazione, che dovrà avvenire nel rispetto della Convenzione del Consiglio d'Europa del 28 gennaio 1981 e conformemente ai rispettivi ordinamenti nazionali (articoli 29 e 30). Il Titolo VII tratta dei «Rapporti giuridici durante atti ufficiali nell'altra Parte». Si tratta per lo più di norme internazionali già vigenti, che derivano dal Trattato di Prüm, dalle decisioni 2008/615/GAI e 2008/616/GAI del Consiglio dell'Unione europea del 23 giugno 2008 e dalla Convenzione di Applicazione dell'Accordo di Schengen del 14 giugno 1985. In particolare il Titolo VII si occupa di: movimenti degli agenti dei due Paesi nel territorio dell'altra Parte (articolo 31); uso di uniformi, armi di servizio e mezzi di comunicazione (articolo 32); impiego di mezzi terrestri, navali e aerei (articolo 33); rapporti di servizio, protezione e assistenza (articolo 34); responsabilità (articolo 35); situazione giuridica degli agenti nell'ambito del diritto penale (articolo 36). Infine, nel Titolo VIII (Disposizioni finali) vengono enunciate le disposizioni relative: alle spese (articolo 37); alla applicazione pratica e in dettaglio dell'Accordo, secondo cui le Autorità competenti possono concludere accordi di esecuzione per definire aspetti amministrativi e tecnici e possono designare punti di contatto ai fini della sua attuazione (articolo 38); alla non influenza del presente Accordo sui diritti e sugli obblighi derivanti da altri Accordi internazionali (articolo 39); alla lingua da usarsi (articolo 40); alla previsione di un Comitato Misto per valutare periodicamente l'efficacia della collaborazione e l'eventuale risoluzione delle controversie (articolo 41); alle modalità per apportare gli emendamenti al testo (articolo 42) e, infine, all'entrata in vigore e denuncia dell'Accordo, che è concluso a tempo indeterminato e che entrerà in vigore il primo giorno del secondo mese successivo alla data di ricezione della seconda delle due notifiche, con cui le Parti si comunicheranno l'avvenuto espletamento delle rispettive procedure interne necessarie per la sua entrata in vigore (articolo 43). Con la sua entrata in vigore, il presente Accordo sostituirà quello relativo alla cooperazione tra le autorità di polizia e doganali tra la Repubblica italiana e la Confederazione svizzera sottoscritto il 10 settembre 1998.. 1 (Autorizzazione alla ratifica) 1 Il Presidente della Repubblica è autorizzato a ratificare l'Accordo sulla cooperazione di polizia e doganale tra il Governo della Repubblica italiana e il Consiglio federale svizzero, fatto a Roma il 14 ottobre 2013. 2 (Ordine di esecuzione) 1 Piena ed intera esecuzione è data all'Accordo di cui all'articolo 1, a decorrere dalla data della sua entrata in vigore, in conformità a quanto disposto dall'articolo 43 dell'Accordo stesso. 3 (Copertura finanziaria) 1 Agli oneri derivanti dalle spese di cui agli articoli 6, 14, 16, 23 e 41 dell'Accordo di cui all'articolo 1, valutati in euro 78.641 annui a decorrere dall’anno 2015, e dei restanti articoli pari a euro 21.654 annui a decorrere dall'anno 2015, si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento del fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini del bilancio triennale 2015-2017, nell'ambito del programma «Fondi di riserva e speciali» della missione «Fondi da ripartire» dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2015, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale. 2 Ai sensi dell'articolo 17, comma 12, della legge 31 dicembre 2009, n. 196, il Ministro dell'interno provvede al monitoraggio degli oneri valutati di cui al comma 1 del presente articolo e riferisce in merito al Ministro dell'economia e delle finanze. Nel caso si verifichino o siano in procinto di verificarsi scostamenti rispetto alle previsioni di cui al comma 1, il Ministro dell'economia e delle finanze, sentito il Ministro dell'interno, provvede con proprio decreto alla riduzione, nella misura necessaria alla copertura finanziaria del maggior onere risultante dall'attività di monitoraggio, delle dotazioni finanziarie rimodulabili di parte corrente di cui all'articolo 21, comma 5, lettera b) , della legge 31 dicembre 2009, n. 196, destinate alle spese di missione e di formazione nell'ambito del programma «Contrasto al crimine, tutela dell'ordine e della sicurezza pubblica» e, comunque, della missione «Ordine pubblico e sicurezza» dello stato di previsione del Ministero dell'interno. 3 Il Ministro dell'economia e delle finanze riferisce senza ritardo alle Camere, con apposita relazione, in merito alle cause degli scostamenti e all'adozione delle misure di cui al comma 2. 4 Il Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio. 5 Dall'attuazione dell’Accordo di cui all'articolo 1 non derivano nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, ad eccezione di quelli espressamente previsti e quantificati nel comma 1 del presente articolo. Alle eventuali ulteriori attività si provvede con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente. 4 (Entrata in vigore) 1 La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale .