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Istituzione del Giorno della memoria delle vittime sul lavoro e altre disposizioni per l'informazione sui problemi della sicurezza sul lavoro. Onorevoli Senatori. -- Viviamo in un'epoca di grandi trasformazioni che producono una insicurezza diffusa. L'abbattimento di barriere doganali e un'informazione a livello mondiale incoraggiano gli scambi e i rapporti tra i popoli ma, nello stesso tempo, stimolano migrazioni bibliche in cerca di condizioni migliori di vita e di un lavoro a qualsiasi condizione. Certo, è indispensabile accrescere la vigilanza sul rispetto delle regole. Siamo scesi a livelli inaccettabili. E di pari passo, adeguare la legislazione alle trasformazioni produttive, verificare i meccanismi degli appalti, premiare i corretti e punire gli scorretti, dare garanzie di indennizzo agli infortunati ed ai loro familiari. È necessario collocare in una corretta scala di valori il lavoro, inteso in tutte le sue accezioni, quello manuale come quello intellettuale con pari dignità. Per garantire sicurezza sul posto di lavoro devono essere soddisfatte tre condizioni: in primo luogo, il datore di lavoro, oltre alla ovvia responsabilità delle scelte produttive, deve garantire la massima sicurezza anche con il ricorso alle necessarie tecnologie, garantire la massima informazione e il coinvolgimento dei lavoratori. In secondo luogo, il lavoratore deve essere informato, chiamato a rispettare le regole e ad arricchirle sulla base della propria esperienza. Nessuno più del lavoratore è interessato a tutelare la propria salute, per sé e per i propri familiari. Infine, una gran parte delle attività produttive sono strettamente connesse al territorio e le autorità locali devono essere chiamate a collaborare. Alcuni importanti provvedimenti, varati negli ultimi anni, sembrano andare nella giusta direzione, ultima l'approvazione del «codice» in materia di tutela della salute e della sicurezza sui luoghi di lavoro, di cui al decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81. Tale provvedimento dà maggior forza ai rappresentanti dei lavoratori, soprattutto a quelli che operano nelle piccole imprese, responsabilizza gli imprenditori committenti in tutto il ciclo produttivo, incluse le aziende appaltatrici, introduce misure di sostegno, assistenza, formazione e informazione alle imprese, promuove la formazione nelle scuole. Se il numero dei decessi sul lavoro cala, ciò avviene a ritmi più lenti rispetto alla media dell'Unione europea. In dieci anni gli infortuni mortali nell'Unione europea sono diminuiti del 29,41 per cento mentre in Italia del 25,49 per cento. Il richiamo costante del Capo dello Stato al problema indica con chiarezza che il fenomeno deve essere affrontato e risolto con maggior impegno ed energia. «È doveroso tenere viva l'attenzione al fenomeno, non demordere nell'allarme sulla sua gravità sociale, applicare e migliorare le norme legislative. È, questo, un obiettivo di civiltà che dobbiamo al sacrificio dei tanti caduti, mutilati ed invalidi sul lavoro». L'Associazione nazionale fra lavoratori mutilati e invalidi del lavoro (ANMIL) sottolinea la persistente gravità del fenomeno infortunistico: «la sicurezza dei lavoratori rappresenta una priorità assoluta per il nostro Paese. Questa consapevolezza deve spingerci ad un costante impegno per valorizzare e diffondere tra i cittadini una cultura di maggior attenzione e precauzione negli ambienti lavorativi, l'attuazione delle norme a tutela della salute e della vita dei lavoratori deve essere piena ed efficace». È infatti solo il pieno esercizio del diritto del nostro popolo di lavorare e generare ricchezza che può liberare l'economia dalle secche della stagnazione ed è solo il diritto di ogni cittadino ad avere un lavoro dignitoso ed equamente retribuito che può liberare le famiglie dal bisogno e dal timore dell'emarginazione sociale. Come garantire effettiva concordia tra capitale e lavoro, come aumentare la produzione della ricchezza nazionale, come distribuirla in modo equo, secondo le capacità e i bisogni di ognuno, è ormai interrogativo che riguarda l'intera politica europea chiamata, anche su questo versante, a confrontarsi con il tramonto delle ideologie classiste e vetero-liberiste del Novecento e sempre più obbligata alla sfida epocale della globalizzazione dei mercati. Mi auguro che anche su queste questioni, che si riflettono sulla qualità della vita quotidiana degli italiani, il Senato della Repubblica sappia, nel confronto fra Governo e opposizione, fornire risposte capaci di rafforzare la credibilità delle istituzioni e fare imboccare al Paese la via della ripresa economica, dello sviluppo, della giustizia sociale. Sono altresì certo che tutte le senatrici e tutti i senatori, senza distinzione di appartenenza politica, avvertano oggi l'imperativo morale del massimo impegno per garantire che il diritto al lavoro possa essere esercitato in condizioni di sicurezza. In Italia bisogna recuperare molto sul terreno della sicurezza sui luoghi di lavoro, ed in questo senso è indispensabile creare una nuova cultura che coinvolga tutti i soggetti in campo: le imprese che devono capire che l'investimento in sicurezza non è un costo da evitare, ma la scelta corretta sulla strada della competitività qualitativa a vantaggio del prodotto e della risorsa umana; i lavoratori che devono pretendere che le norme sulla sicurezza siano efficacemente e correttamente applicate, opponendosi all'eventuale ricatto occupazionale che spesso oscura il tema delle condizioni di lavoro; ed infine i sindacati che spesso oscurano il tema delle condizioni di lavoro e che devono riprendere le fila di una contrattazione su queste tematiche. Con il presente disegno di legge proponiamo, pertanto, l'istituzione del Giorno della memoria per le vittime sul lavoro, ritenendo simbolicamente significativa la data del 6 dicembre, giorno in cui scoppiò il rogo alla ThyssenKrupp, nel quale sette lavoratori persero la vita. L'incidente di Torino è diventato il simbolo della lotta per la sicurezza sui luoghi di lavoro, ma non vogliamo dimenticare le altre tragedie che hanno colpito duramente i lavoratori e le loro famiglie, come quello di Campello sul Clitunno, Ravenna, Fossano, Mineo, Molfetta, Taranto, Marghera e purtroppo molte altre ancora. In questo contesto abbiamo voluto riprendere il lavoro già intrapreso nel corso della XV legislatura, a fronte dei diversi progetti di legge presentati sul tema, con particolare riguardo alla proposta dei colleghi senatori Alfonzi, Tibaldi e Casson (atto Senato n. 1988 della XV legislatura) che abbiamo voluto, in parte, riproporre.. Art. 1. (Istituzione del Giorno della memoria delle vittime sul lavoro) 1. La Repubblica italiana riconosce il giorno 6 dicembre, anniversario della morte di sette lavoratori presso la fonderia ThyssenKrupp di Torino, quale «Giorno della memoria delle vittime sul lavoro» al fine di ricordare le migliaia di lavoratori che ogni anno pendono la vita sui luoghi di lavoro. 2. In occasione della ricorrenza di cui al comma 1, le istituzioni pubbliche, di intesa con le organizzazioni sindacali dei lavoratori maggiormente rappresentative, con le organizzazioni dei datori di lavoro e con i soggetti che a vario titolo operano sul territorio nazionale in tema di sicurezza sui luoghi di lavoro, promuovono e organizzano cerimonie, iniziative, incontri nelle scuole di ogni ordine e grado e nei luoghi di lavoro, al fine di ricordare e commemorare tutte le vittime del lavoro. Art. 2. (Conferenza nazionale sulla salute e sicurezza sul lavoro) 1. Dopo l'articolo 14 del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, e successive modificazioni, è inserito il seguente: «Art. 14- bis. - (Conferenza nazionale sulla salute e sicurezza sul lavoro). -- 1. È istituita la Conferenza nazionale sulla salute e sicurezza sul lavoro, da tenersi annualmente al fine di presentare e rendere pubblici dati, rapporti, ricerche e studi relativi alla salute e alla sicurezza sui luoghi di lavoro, con particolare riferimento alla dimensione territoriale, alle differenze di genere, alla condizione delle lavoratrici e dei lavoratori italiani e stranieri. 2. Il Ministro del lavoro e delle politiche sociali organizza la Conferenza di cui al comma 1 d'intesa con gli enti locali e le regioni interessate». Art. 3. (Modifica al decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, in materia di elezione dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza) 1. Il comma 6 dell'articolo 47 del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, è sostituito dal seguente: « 6 . L'elezione dei rappresentanti per la sicurezza aziendali, territoriali o di comparto, salvo diverse determinazioni in sede di contrattazione collettiva, avviene di norma il 6 dicembre, in occasione del Giorno della memoria delle vittime sul lavoro». Art. 4. (Assemblee dei lavoratori per diffondere nei luoghi di lavoro la cultura della prevenzione per la salute e la sicurezza sul lavoro) 1. Al fine di sensibilizzare tutti gli interessati e di diffondere la cultura della prevenzione per la salute e la sicurezza sul lavoro, tra tutti i lavoratori e le lavoratrici, dipendenti o parasubordinati, sono attribuite due ore di assemblea all'anno, fatte salve condizioni di maggior favore previste da contratti di lavoro collettivi nazionali o aziendali. Art. 5. (Istituzione del Fondo per la diffusione della cultura della prevenzione e della tutela della salute e sicurezza sul lavoro) 1. Al fine di diffondere la cultura della prevenzione e della tutela della salute e della sicurezza sui luoghi di lavoro, il Ministero del lavoro e delle politiche sociali promuove attività di ricerca e di studio, nonché campagne d'informazione e di comunicazione tramite apposite convenzioni con il sistema pubblico radiotelevisivo per la produzione di spazi e programmi sul tema in oggetto. A tali fini è istituto, presso il medesimo Ministero, il Fondo per la diffusione della cultura della prevenzione e della tutela della salute e della sicurezza sul lavoro, con una dotazione di 10 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2013. 2. All'onere derivante dall'attuazione del comma 1, pari a 10 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2013, si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento del fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini del bilancio triennale 2013-2015, nell'ambito del programma «Fondi di riserva e speciali» della missione «Fondi da ripartire» dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2013, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al medesimo Ministero. 3. Il Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.