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SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Assemblea 64 Presidenza del vice presidente LA RUSSA, indi del presidente ALBERTI CASELLATI, del vice presidente ROSSOMANDO, del vice presidente CALDEROLI e del vice presidente TAVERNA N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Forza Italia-Berlusconi Presidente: FI-BP; Fratelli d'Italia: FdI; Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione: L-SP-PSd'Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP-PATT, UV): Aut (SVP-PATT, UV); Misto: Misto; Misto-Liberi e Uguali: Misto-Leu; Misto-MAIE: Misto-MAIE; Misto-Più Europa con Emma Bonino: Misto-PEcEB; Misto-PSI: Misto-PSI. Presidenza del vice presidente LA RUSSA PRESIDENTE . La seduta è aperta ( ore 9,34 ). Si dia lettura del processo verbale. GIRO , segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del giorno precedente. Sul processo verbale MARCUCCI (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MARCUCCI (PD) . Signor Presidente, ho ascoltato attentamente il senatore Segretario, che ha ripercorso i passaggi della giornata parlamentare di ieri. Non mi sembra venga spiegato esattamente cosa è accaduto nella seconda parte della giornata, perché non si capiscono i meccanismi, la discussione e i motivi per cui si è operato il rinvio in Commissione. Io chiedo, sinceramente, che ci sia una maggiore puntualità nel processo verbale. In caso contrario, ne chiediamo la votazione. Dal nostro punto di vista, il processo verbale non corrisponde puntualmente agli atti avvenuti in quest'Assemblea e che dimostrano la totale incapacità di gestione del provvedimento da parte del Governo, della maggioranza, del relatore e della stessa Commissione. Ribadisco che sul processo verbale abbiamo delle osservazioni molto serie. PRESIDENTE . Senatore Marcucci, quando si fanno le osservazioni - peraltro la sua è corretta, secondo me - è sempre bene cercare di dire in che punto il processo verbale va modificato. Nel processo verbale si legge che il Presidente avverte che è stato presentato un emendamento del relatore. Intervengono i senatori Marcucci, Bernini, Romeo, De Petris, Ciriani, Bagnai e il relatore Fenu. Il Presidente, preso atto dell'orientamento espresso dai rappresentanti dei Gruppi, rinvia il predetto emendamento alla competente Commissione, ai sensi dell'articolo 100, comma 11, del Regolamento. È sufficiente? Possiamo inserire questo. MARCUCCI (PD) . Signor Presidente, non è stato presentato un emendamento. L'emendamento è stato presentato successivamente alla discussione che è avvenuta in Aula perché, in realtà, il relatore ha provato a far votare quell'emendamento senza tornare in Commissione e senza presentarne un altro. Il tema è proprio questo. Si è tentato, dal mio punto di vista, di... PRESIDENTE . La ringrazio, le ho dato due volte la parola e credo di aver capito il suo ragionamento. Lei sa che il processo verbale non fotografa parola per parola quello che accade. È una sintesi che va completata con la lettura del Resoconto stenografico. Anche questa sua precisazione rimane agli atti. Io credo, però, che il verbale possa essere integrato con queste parole, se non ci sono altre osservazioni. MARCUCCI (PD) . Non sono d'accordo. PRESIDENTE. Non ero presente in quella fase per questo mi trovo un po' in difficoltà. Credo che la sua osservazione, che resta a verbale, sia sufficiente. MARCUCCI (PD) . Chiediamo di mettere ai voti il processo verbale. PRESIDENTE. Se lei vuole mettere in votazione il processo verbale, possiamo farlo, qualora invece fosse soddisfatto della mia dichiarazione, che dà atto di quanto lei ha appena detto, potremmo proseguire. Mi dica solo se vuole mettere ai voti il processo verbale, solo questo però, per favore. MARCUCCI (PD) . Signor Presidente, il modo in cui sta trattando questa vicenda fa percepire il fatto che lei tema che io voglia perdere tempo ma io non voglio farlo. PRESIDENTE. No: presiedo fino a mezzogiorno, quindi il problema non si porrebbe. BELLANOVA (PD) . Ma che significa "perdere tempo"? MARCUCCI (PD) . Mi faccia parlare, signor Presidente. PRESIDENTE. Si accomodi, senatrice Bellanova, la vedo agitata di prima mattina. MARCUCCI (PD) . Visto che da questo verbale non emerge il tentativo fatto dal relatore... PRESIDENTE . Vuole metterlo in votazione. Bene. A questo punto ho capito. Io le ho dato atto che il processo verbale poteva essere integrato, anche dando lettura delle sue dichiarazioni. Lei ha tutto il diritto di chiedere che il processo verbale venga messo ai voti, così come è stato letto dal Segretario. Metto ai voti il processo verbale. È approvato. FERRARI (PD) . Chiediamo la controprova. PRESIDENTE. Ordino la chiusura delle porte. Procediamo alla controprova mediante procedimento elettronico senza registrazione dei voti. È approvato . Comunicazioni della Presidenza PRESIDENTE . L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Senatore Collina, capisco che lei si fidi di me ma non mi dia le spalle. Sull'ordine dei lavori PRESIDENTE . Informo l'Assemblea che all'inizio della seduta il Presidente del Gruppo MoVimento 5 Stelle ha fatto pervenire, ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento, la richiesta di votazione con procedimento elettronico per tutte le votazioni da effettuare nel corso della seduta. La richiesta è accolta ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento. Seguito della discussione del disegno di legge: Doc 886 Conversione in legge del decreto-legge 23 ottobre 2018, n. 119, recante disposizioni urgenti in materia fiscale e finanziaria (Relazione orale) Approvazione, con modificazioni, con il seguente titolo: Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 23 ottobre 2018, n. 119, recante disposizioni urgenti in materia fiscale e finanziaria PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge n. 886. FENU, relatore . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. FENU, relatore . Signor Presidente, comunico il ritiro da parte mia dell'emendamento 21.0.5000, che ieri è stato presentato tempestivamente, ma annunciato successivamente alla chiusura della discussione. MIRABELLI (PD) . Non abbiamo capito niente! PRESIDENTE . Glielo spiego io: ieri è stato presentato questo emendamento, che ora viene ritirato, come peraltro mi sembra che fosse anche negli auspici della sua parte politica. MARCUCCI (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Mi dica prima su cosa vuole intervenire. MARCUCCI (PD) . Su questa comunicazione del relatore. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MARCUCCI (PD) . Signor Presidente, mi permetta di dirle che il suo atteggiamento rispetto a questo dibattito non mi sembra sia rispettoso, perché il suo modo di porsi nei confronti delle opposizioni su un tema delicato ed importante... PRESIDENTE. Lei vuole intervenire sul mio modo di presiedere o sull'intervento del relatore? Decida. MARCUCCI (PD) . Io voglio intervenire sulla dichiarazione fatta dal relatore. PRESIDENTE. E allora intervenga. MARCUCCI (PD) . Se però lei continua a porsi in questo modo, io ho il diritto, come Capogruppo, di intervenire anche rispetto al suo atteggiamento nei confronti dell'Assemblea, perché non è neanche la prima volta che si pone in questo modo nei confronti del Partito Democratico. (Commenti dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az) . E voi cosa cavolo urlate? PRESIDENTE . La richiamo all'ordine. MARCUCCI (PD) . Lei mi richiami pure all'ordine. PRESIDENTE. Presidente Marcucci, io oggi credevo addirittura di avere dato atto che le sue argomentazioni fossero assolutamente condivisibili (abbiamo messo in votazione il processo verbale), quindi non riesco veramente questa volta - lo dico sinceramente - a comprendere le ragioni delle sue parole. Prego, prenda la parola sull'intervento del relatore, non so cos'altro lei possa pretendere. MARCUCCI (PD) . La ringrazio, signor Presidente. Io vorrei capire la posizione del Governo, che ha chiesto al relatore di intervenire su questo punto. Ieri sera i lavori dell'Assemblea sono stati interrotti per un periodo lungo su questo tema importante, è stato presentato un nuovo emendamento e io voglio capire cosa è successo. Ripeto, voglio capire dal relatore e dal rappresentante del Governo che cosa è successo. Forse i piaceri che dovevate fare, forse è arrivata una manina o una manona riguardo ad Autostrade. PRESIDENTE. Va bene, la ringrazio. MARCUCCI (PD) . Mi deve far terminare. Mi faccia terminare. PRESIDENTE. Ma non le ho tolto la parola. Non sia agitato di prima mattina. Riassumo la vicenda. MARCUCCI (PD) . Ma lei non deve riassumere, lei mi deve far terminare. PRESIDENTE. Non era previsto questo intervento, per la verità, lei non mi ha detto su cosa intende intervenire. MARCUCCI (PD) . Sulla dichiarazione fatta dal relatore. PRESIDENTE. Comunque prosegua, tanto dobbiamo aspettare i venti minuti. MARCUCCI (PD) . Presidente, lei non mi dice di proseguire perché tanto bisogna aspettare i venti minuti, lei mi dice di proseguire perché è un mio diritto proseguire su un tema importante come questo. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. Capogruppo, lei oggi vuole a tutti i costi polemizzare, lo faccia. Prego, prosegua. MARCUCCI (PD) . Signor Presidente, io non voglio polemizzare e l'ho anche precisato, ma credo che il suo atteggiamento meriti le nostre attenzioni. Io chiedo al relatore e al rappresentante del Governo di dare delle spiegazioni precise all'Assemblea e al Paese rispetto al loro atteggiamento: cosa è successo da ieri sera a stamattina? Vorremmo sapere dal Sottosegretario da chi è stato chiamato, persona che evidentemente non era soddisfatta completamente dall'emendamento presentato. Lo vorrei sapere, e non faccia lo spiritoso, dica delle cose serie. Lei ha fatto bloccare i lavori dell'Aula su un provvedimento così importante (Applausi dal Gruppo PD) e allora oggi o lei o il relatore dovete dire cosa è successo in queste ore, quali interessi si stanno tutelando e vogliamo sincerità da parte del Governo su un tema importante come quello delle Autostrade italiane. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE . Il relatore o il rappresentante del Governo intendono prendere la parola su questo punto? FENU, relatore . No, signor Presidente. BITONCI, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze . Signor Presidente, intervengo anche per stemperare gli animi. I commissari che hanno lavorato in queste settimane sul decreto-legge fiscale sanno benissimo che l'emendamento girava nei banchi ormai da più di una settimana. È stato visto e rivisto, non era ancora stato presentato ma era ben conosciuto; quindi, non era assolutamente una novità. L'urgenza - su richiesta del Ministero - ha fatto sì che il relatore lo presentasse durante la giornata di ieri per una valutazione, sapendo benissimo che i lavori sarebbero proseguiti anche nella giornata odierna. Dopodiché, senatore Marcucci, abbiamo valutato che, poiché è in corso di esame alla Camera il disegno di legge di bilancio, per il Governo è opportuno che un argomento così delicato venga valutato non solo in una notte o in una giornata, ma con tempi più consoni a un tema tanto importante. Di conseguenza il relatore ha chiesto il rinvio, il Governo si è dichiarato d'accordo, abbiamo sentito anche il Ministro stamattina, ragion per cui, ovviamente nel rispetto del ruolo dell'opposizione, l'emendamento verrà presentato dal Governo in sede di legge di bilancio e quindi avrete tutto il tempo di valutarlo. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az) . GARNERO SANTANCHE' (FdI) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GARNERO SANTANCHE' (FdI) . Signor Presidente, ho ascoltato con attenzione l'intervento e le osservazioni svolte dal Capogruppo del Partito Democratico, e devo dire che poche volte sono d'accordo con quello che il Partito Democratico esprime. In questa occasione, invece, condivido pienamente quanto manifestato: non è assolutamente possibile l'atteggiamento che avviene in questa Assemblea di mancanza di rispetto non soltanto nei confronti delle istituzioni ma degli italiani. Un emendamento come quello del quale si è parlato, sulle concessioni, che ci riporta, purtroppo, anche al tragico evento di Genova, non si può presentare e ritirare o spostare, come abbiamo sentito nella replica del Governo. Credo che ci voglia rispetto, al quale non possiamo sottrarci. Questo Governo ha dimostrato, a mio avviso, la sua assoluta incapacità e mancanza di educazione istituzionale. (Applausi dal Gruppo FdI) . PATUANELLI (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PATUANELLI (M5S) . Signor Presidente, non avrei voluto intervenire, ma a questo punto mi sento costretto a farlo. Credo si possano fare polemiche politiche su ogni argomento, è giusto che sia così e che vengano fatte in quest'Assemblea. Dopodiché, ritengo, però, che sia difficile mettere in discussione un diritto costituzionalmente garantito e regolamentare della maggioranza di presentare emendamenti in Assemblea attraverso il relatore e ugualmente, nel momento in cui un emendamento ha una complessità per cui riteniamo sia più opportuno presentarlo al disegno di legge di bilancio, ritirare quell'emendamento e ripresentarlo in sede di esame del disegno di legge di bilancio. Quella proposta emendativa è una necessità che abbiamo per intervenire su alcune infrastrutture di questo Paese che sono state abbandonate da un'incuria infrastrutturale che è sotto gli occhi di tutti. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az) . PRESIDENTE . Lei ha sicuramente questo diritto, senatore, così come hanno diritto gli altri senatori di criticarlo. MALAN (FI-BP) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MALAN (FI-BP) . Signor Presidente, anche io mi riallaccio agli interventi precedenti. È vero che è diritto del Governo e della maggioranza presentare e ritirare emendamenti ed effettivamente si ha anche diritto a essere poco seri, ma sarebbe meglio non esserlo. Questo emendamento era già stato presentato in Commissione tardivamente; poi è stato ritirato in Commissione e si pensava che sarebbe stato presentato in un altro provvedimento, invece è stato presentato ieri sera con le modalità che hanno dato luogo, anche comprensibilmente, a una certa accensione degli animi. Questa mattina viene convocata la Commissione finanze alle ore 9, era stato fissato il termine per la presentazione dei subemendamenti e ne sono stati presentati da due Gruppi dell'opposizione; poi, al momento in cui lo si doveva esaminare in Commissione, si apprende, quasi al termine del tempo a disposizione della stessa, che l'emendamento era stato nuovamente ritirato. Ci viene detto che verrà presentato al disegno di legge di bilancio; corre altresì voce che questo intero testo, il decreto fiscale, con i suoi numerosi articoli e i numerosissimi provvedimenti che si sono aggiunti in corso d'opera, mettendo in grave pregiudizio la omogeneità di questo testo, con tutti i rilievi costituzionali che conosciamo, diventerà un maxiemendamento alla legge di bilancio. È tutto nell'ambito del diritto (non ne sono neanche così sicuro), ma di certo non è nell'ambito della serietà. Il punto non è tanto il rispetto per questo o per quello, ma che ci sono delle procedure parlamentari per cui le decisioni vengono prese con trasparenza, in modo che chi ci osserva o chi viene a indagare sui lavori parlamentari una volta conclusi possa capire come e chi ha votato il provvedimento. Con questi pasticci di decreti-legge che confluiscono in un altro provvedimento, emendamenti presentati, ritirati, ripresentati e nuovamente ritirati, la trasparenza che tanti invocavano mi sembra che venga gravemente pregiudicata e sicuramente è pregiudicata la serietà. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . FERRARI (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. FERRARI (PD) . Signor Presidente, non vorrei che il fatto di aver aperto l'Assemblea con un po' di vivacità ci faccia perdere di vista le parole esatte del rappresentante del Governo, il quale ha sostenuto di aver ritirato quell'emendamento in ragione del fatto che, riguardando le concessioni autostradali (e da qualche mese siamo consapevoli di quanto il tema sia complicato da gestire per questo Governo), quell'argomento necessitava che se ne discutesse con la dovuta calma e il giusto approfondimento all'interno del disegno di legge di bilancio. Nessuno ha chiesto di inserire tale argomento all'interno del provvedimento in esame, anche in ragione di una molteplicità di materie e quindi della non omogeneità del decreto-legge; aggiungo però che ieri sera siamo stati noi ad opporci al fatto che si fissasse per le ore 21,30 il termine per la presentazione di subemendamenti; poi questa mattina si dice che è stato ritirato per discuterne con calma nella legge di bilancio, data la sua portata, mentre ieri sera si è chiesto di subemendarlo in mezz'ora, presentandolo dopo il termine che era stato stabilito per la chiusura dei lavori. Mi fa piacere se l'atteggiamento del Governo e della maggioranza è di ritorno alla serietà; lasciamo però agli atti che, se non fosse stato per una nostra battaglia, sarebbe stata stravolta una procedura che va nel rispetto dei lavori dell'Assemblea, quella di concedere tempi adeguati per subemendare gli emendamenti e di non fare in fretta e furia, tra le ore 21 e le ore 21,30, questo delicato lavoro parlamentare. Soprattutto, nessuno avrebbe saputo se davvero questo emendamento poneva un'entità di merito rilevante o no. (Applausi dal Gruppo PD) . BAGNAI (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BAGNAI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, intervengo solo per soddisfare il bisogno di approfondimento sull'accaduto evidenziato dalle minoranze. Vorrei solo portare due elementi fattuali che forse possono rassicurare circa eventuali intenzionalità politiche recondite che sono state evocate. L'emendamento è stato presentato in Commissione ed è stato ritirato perché ha avuto il parere contrario della 5 a Commissione sull'articolo 81 della Costituzione. Faccio notare che in Commissione - il capogruppo D'Alfonso me ne potrà dare atto - tutte le volte che un emendamento viene presentato si danno termini congrui per la presentazione di subemendamenti, ma in Commissione non era stato presentato alcun subemendamento a questo emendamento. Quindi quest'ultimo non era stato ritirato certo per non venire incontro ad eventuali, ulteriori miglioramenti proposti dalle opposizioni. Dopodiché, tale emendamento è stato ripresentato in Aula ieri nel pomeriggio; è stato annunciato al termine della seduta e sono stati assegnati i termini per la presentazione dei subemendamenti. Dal punto di vista procedurale, la Commissione ha fatto quello che poteva e doveva fare. Attualmente il tema mi sembra riguardi una riflessione sulle coperture per un intervento la cui logica credo sia ampiamente condivisa e la cui necessità ci è stata sottolineata in Commissione anche dall'opposizione, perché il tema delle infrastrutture credo che comunque dovrebbe unirci e non dividerci. Tutto qui. Vi ho dato due elementi tecnici: c'era un problema in Commissione per via dell'articolo 81 della Costituzione, ed è il motivo per cui l'emendamento è stato ritirato; quando è stato presentato in Commissione, sono stati dati tempi congrui e non sono state presentate proposte subemendative. Comunque grazie per questa opportunità di chiarimento. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S) . D'ALFONSO (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. D'ALFONSO (PD) . Signor Presidente, credo che la sorte di questo emendamento somigli a quella di Gian Burrasca, che compare e scompare. Si tratta di un emendamento che fronteggia una questione reale, però richiede un metodo, che definisco di coltivazione, che deve tenere da conto la delicatezza del tema e quella del momento. A questo punto, facciamo in modo che non accada mai più che su una materia seria si verifichi questo. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE . È stato chiaro, senatore D'Alfonso. Il suo auspicio è che non accada mai più. Riprendiamo l'esame degli emendamenti volti ad inserire articoli aggiuntivi dopo l'articolo 16 del decreto-legge. Passiamo all'emendamento 16.0.1, identico agli emendamenti 16.0.2 e 16.0.200a, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 16.0.1, presentato dai senatori Gasparri e Pichetto Fratin, identico agli emendamenti 16.0.2, presentato dal senatore De Bertoldi, e 16.0.200a, presentato dal senatore Taricco. (Segue la votazione) . Il Senato non approva. (v. Allegato B) . Passiamo all'emendamento 16.0.201, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 16.0.201, presentato dal senatore Taricco. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . L'emendamento 16.0.3 è stato ritirato. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 16.0.4, presentato dai senatori Iannone e De Bertoldi, identico all'emendamento 16.0.300a, presentato dal senatore D'Alfonso e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva. (v. Allegato B) . Passiamo all'emendamento 16.0.5, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 16.0.5, presentato dal senatore Sciascia e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'esame degli emendamenti e dell'ordine del giorno riferiti all'articolo 17 del decreto-legge, che si intendono illustrati, su cui invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi. FENU, relatore . Signor Presidente, esprimo parere favorevole sugli emendamenti 17.6 (testo 2), 17.11 e 17.15 (testo 2). Sui restanti emendamenti esprimo parere contrario. Per quanto riguarda l'ordine del giorno G17.1 sono favorevole a un suo accoglimento come raccomandazione. BITONCI, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze . Esprimo parere conforme al relatore su tutti gli emendamenti e sull'ordine del giorno. PRESIDENTE . Passiamo all'emendamento 17.1, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 17.1, presentato dalla senatrice Conzatti e da altri senatori, fino alle parole «ad euro 400.000.». (Segue la votazione) . Il Senato non approva. (v. Allegato B) . Risultano pertanto preclusi la restante parte e gli emendamenti da 17.2 a 17.4. Passiamo alla votazione dell'emendamento 17.5. MONTANI (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MONTANI (L-SP-PSd'Az) . Ritiro l'emendamento 17.5. PRESIDENTE . La Presidenza ne prende atto. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 17.6 (testo 2), presentato dalla Commissione. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'emendamento 17.7, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 17.7, presentato dalla senatrice Conzatti e da altri senatori, fino alle parole «"euro 100";». (Segue la votazione) . Il Senato non approva. (v. Allegato B) . Risultano pertanto preclusi la restante parte e gli emendamenti da 17.8 a 17.10. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 17.11, presentato dalla Commissione. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'emendamento 17.12, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 17.12, presentato dal senatore Steger e da altri senatori, fino alle parole «legge n. 108/2018.». (Segue la votazione) . Il Senato non approva. (v. Allegato B) . Risultano pertanto preclusi la restante parte e gli emendamenti 17.13 e 17.14. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 17.15 (testo 2), presentato dalla Commissione. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . L'emendamento 17.16 risulta assorbito dalla votazione precedente. Passiamo all'ordine del giorno G17.1, su cui chiedo al presentatore Sciascia se accetta che venga accolto come raccomandazione. SCIASCIA (FI-BP) . Signor Presidente, accetto. PRESIDENTE . Poiché i presentatori non insistono per la votazione, l'ordine del giorno G17.1 è accolto come raccomandazione. Passiamo all'emendamento 17.0.1, identico agli emendamenti 17.0.300 e 17.0.301, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 17.0.1, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori, identico agli emendamenti 17.0.300, presentato dai senatori Iannone e De Bertoldi, e 17.0.301, presentato dal senatore D'Alfonso e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva. (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 17.0.2, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori, identico all'emendamento 17.0.302, presentato dal senatore D'Alfonso e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva. (v. Allegato B) . Passiamo all'emendamento 17.0.3, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. DE PETRIS (Misto-LeU) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DE PETRIS (Misto-LeU) . Signor Presidente, chiedo l'attenzione del relatore su questo emendamento e sul tema delle prestazioni veterinarie, su cui mi ero già espressa ieri. La proposta prevede una serie di ipotesi. Si tratta, in effetti, di un emendamento complesso, sia per quanto riguarda la lotta al randagismo, sia in materia di IVA agevolata sui farmaci e sui prodotti farmaceutici. Già ieri avevo anticipato al relatore la disponibilità a ritirare l'emendamento e a trasformarlo in ordine del giorno, in caso di parere favorevole del relatore stesso e del rappresentante del Governo. PRESIDENTE . Invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi al riguardo. FENU, relatore .Signor Presidente, sono favorevole alla trasformazione dell'emendamento 17.0.3 in ordine del giorno, che suggerirei però di accogliere come raccomandazione. BITONCI, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze . Signor Presidente, il Governo accoglie l'ordine del giorno G17.0.3 come raccomandazione. PRESIDENTE . Poiché i presentatori non insistono per la votazione, l'ordine del giorno G17.0.3 è accolto come raccomandazione. Passiamo all'emendamento 17.0.303, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, procediamo alla votazione. RIZZOTTI (FI-BP) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. RIZZOTTI (FI-BP) . Signor Presidente, intervengo per annunciare il mio voto favorevole sull'emendamento 17.0.303, che ha l'obiettivo di ridurre il prezzo dei farmaci e dei cibi per la riabilitazione degli animali domestici. Se tale proposta fosse approvata, produrrebbe vari effetti positivi: da una parte, i proprietari di animali domestici potrebbero avere uno sgravio; dall'altra, si potrebbe concorrere a combattere il fenomeno del randagismo e dell'abbandono degli animali. In ogni caso, sono comunque disponibile a ritirare l'emendamento e a trasformarlo in un ordine del giorno. PRESIDENTE . Invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi al riguardo. FENU, relatore .Signor Presidente, sono favorevole alla trasformazione dell'emendamento 17.0.303 in ordine del giorno, che anche in questo caso suggerirei però di accogliere come raccomandazione. BITONCI, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze . Signor Presidente, il Governo accoglie l'ordine del giorno G17.0.303 come raccomandazione. PRESIDENTE. Senatrice Rizzotti, insiste per la votazione? RIZZOTTI (FI-BP) . Sì, signor Presidente, perché sappiamo che una raccomandazione non serve a nulla. PRESIDENTE . Per la verità, anche un ordine del giorno a volte può non avere un grande effetto. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 17.0.303, presentato dalla senatrice Rizzotti. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 17.0.4, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 17.0.5, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 17.0.6, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 18 del decreto-legge, che si intendono illustrati, su cui invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi. FENU, relatore . Signor Presidente, esprimo parere favorevole sugli emendamenti 18.1 e 18.3 (testo 2). BITONCI, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze . Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello del relatore. PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 18.1, presentato dalla Commissione. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . L'emendamento 18.2 è stato assorbito dall'approvazione dell'emendamento 9.10000. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 18.3 (testo 2), presentato dalla Commissione. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Saluto ad una rappresentanza di studenti PRESIDENTE . Prima di passare all'esame dell'articolo 19, ci fa piacere salutare, a nome dell'Assemblea, i docenti e gli studenti dell'Istituto d'istruzione superiore «Via delle Sette Chiese», di Roma, che stanno assistendo ai nostri lavori, e li ringraziamo per la loro visita. (Applausi) . Ripresa della discussione del disegno di legge n. Doc 886 PRESIDENTE . Passiamo all'esame degli emendamenti e dell'ordine del giorno riferiti all'articolo 19 del decreto-legge, che invito i presentatori ad illustrare. SCIASCIA (FI-BP) . Signor Presidente, desidero illustrare l'emendamento 19.1, che tratta una materia abbastanza complessa, ossia il gioco d'azzardo, e consente la possibilità di continuare a mettere in servizio macchine per il gioco elettronico assolutamente sicure dal pericolo di «intrusioni» - chiamiamole così - da parte sia del giocatore sia di terzi. In particolare, però, si cita il comma 943 della legge di stabilità n. 208 del 2015, che leggo pedissequamente: «Con decreto del Ministero dell'economia e delle finanze è disciplinato il processo di evoluzione tecnologica degli apparecchi di cui all'articolo 110, comma 6». Quali sono gli apparecchi di cui all'articolo 110? Qui viene il bello: sono quelli per il gioco lecito che, dotati di attestato di conformità alle disposizioni rilasciate dal MEF, sono necessariamente collegati alla rete telematica di controllo. Sono quelli, quindi, che impediscono quanto non consentito nell'ambito dei giochi. Il suddetto testo prosegue dicendo che i nulla osta per gli apparecchi di cui al citato articolo 110 non possono essere più rilasciati dopo il 31 dicembre 2018. Ecco il motivo della proroga che - a quanto mi dicono - è il ritardo nell'emanazione delle regole tecniche per la nuova generazione degli apparecchi per il gioco. La proroga è necessaria per garantire non solo entrate erariali, che altrimenti diminuirebbero visto il numero di macchine davvero sicure che verrebbe meno, ma anche la possibilità di sospensione del gioco e dell'attività di controllo, perché resterebbero in essere macchinari non perfettamente aderenti alla normativa che abbiamo citato. Invito quindi il Governo ad esprimere parere favorevole, se possibile, sull'emendamento 19.1 e tutti i senatori ad approvarlo. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . D'ALFONSO (PD) . Signor Presidente, voglio intervenire in ragione di un importante emendamento che abbiamo presentato ed illustrato con attenzione, coinvolgimento culturale e - vorrei dire - anche storico in Commissione. Sto parlando dell'emendamento 19.0.3 che toglie capacità di redditualità alle rendite INAIL. Sull'emendamento si è creata un'interessante e positiva riflessione in Commissione con dichiarazioni convergenti da parte sia del relatore che del Governo. Si è svolto davvero un lavoro che ha registrato il consenso non solo istruttorio di ogni componente. Dobbiamo fare in modo che le rendite INAIL non facciano consistenza dal punto di vista dell'imponibile reddituale. La rendita INAIL fa, infatti, seguito a un pezzo di salute e di vita della persona che si è perso, alla rovina della sua vita, quando cioè il suo progetto di vita è messo in difficoltà in ragione del lavoro. Giuridicamente, negli anni Sessanta e Settanta, dei giganti del diritto del lavoro hanno fatto in modo che le rendite INAIL venissero tolte dalla base imponibile; c'è stata poi leggerezza e superficialità e si è prodotta la consistenza in sede normativa sul piano della base reddituale delle rendite INAIL. Dobbiamo a tutti i costi recuperare il principio del diritto del lavoro di coloro i quali, per anni, hanno dovuto anche espatriare alla ricerca del lavoro. Pensate alle famiglie di coloro i quali hanno perso la salute a Marcinelle, ma anche a coloro che vi hanno perso la vita. Provengo dal bacino minerario della Majella e ricordo che decine di persone che da lì provenivano hanno perso la vita o la salute nelle miniere del Belgio. Non è assolutamente giustificabile e considerabile che il diritto positivo delle persone si genufletta nei confronti di una siffatta stravaganza intervenuta in sede di legiferazione, quando si è determinato che la rendita INAIL facesse cubatura di imponibile reddituale. Abbiamo saputo che in questa sede c'è difficoltà e si vuole allora affrontare la questione nell'ambito della legge di bilancio; evitiamo però su questi argomenti il tentativo di scavalcare il momento nel quale si è creata concentrazione. Facciamo in modo che su questo si determini rimedio. Mi aspetto che il Governo ribadisca in questa sede quello che ha detto in Commissione. Devo altresì registrare che tutti i componenti parlamentari della Commissione hanno riconosciuto ed evidenziato la necessità di rimediare. Ho difficoltà a parlarne poiché molti del mio paese di origine hanno dovuto purtroppo convivere con inabilità causate dal lavoro usurante nelle miniere, negli ambienti più logoranti per la vita della persona. DE BERTOLDI (FdI) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DE BERTOLDI (FdI) . Signor Presidente, intervengo per chiedere di aggiungere la firma sull'emendamento 19.0.3, come già fatto in Commissione. PRESIDENTE . Il proponente accoglie la sottoscrizione? D'ALFONSO (PD) . Sì, signor Presidente. PRESIDENTE. La Presidenza ne prende atto. I restanti emendamenti e l'ordine del giorno si intendono illustrati. Invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti e sull'ordine del giorno in esame. FENU, relatore . Signor Presidente, propongo la trasformazione dell'emendamento 19.0.3 in ordine del giorno, che eventualmente accoglierei come raccomandazione. Esprimo parere favorevole sull'emendamento 19.2, contrario sui restanti. Esprimo inoltre parere favorevole all'accoglimento come raccomandazione dell'ordine del giorno G19.1. BITONCI, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze . Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello del relatore. PRESIDENTE . I proponenti accolgono la proposta di trasformazione dell'emendamento 19.0.3 in ordine del giorno? D'ALFONSO (PD) . Sì, signor Presidente, sono d'accordo. PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 19.2, presentato dalla Commissione. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 19.1, presentato dal senatore Sciascia e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 19.3, presentato dal senatore Steger e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'emendamento 19.4,identico all'emendamento 19.0.2, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 19.4, presentato dal senatore Steger e da altri senatori, identico all'emendamento 19.0.2, presentato dal senatore Steger e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'emendamento 19.5,identico all'emendamento 19.0.1, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 19.5, presentato dal senatore Steger e da altri senatori, identico all'emendamento 19.0.1, presentato dal senatore Steger e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Poiché i presentatori non insistono per la votazione, gli ordini del giorno G19.1 e G19.0.3 sono accolti come raccomandazione. Passiamo all'esame degli emendamenti e degli ordini del giorno riferiti all'articolo 20 del decreto-legge, che invito i presentatori ad illustrare. PAGANO (FI-BP) . Signor Presidente, all'articolo 20 del decreto-legge ho presentato due emendamenti che intendo illustrare, che sono il 20.0.209 e il 20.0.210. Il tema da essi trattato è stato affrontato più volte in quest'Aula dall'inizio di questa legislatura. Mi riferisco ai terremotati, in particolare a quelli dell'ultimo terremoto del 2016-2017, i residenti di quattro Regioni (Abruzzo, Umbria, Lazio e Marche), i quali hanno avuto la sospensione del pagamento delle tasse e parliamo di centinaia di migliaia di persone, al netto delle imprese. Per costoro le tasse sono state sospese, nel senso che non le hanno pagate ma, se il Parlamento non interverrà, dal 1° gennaio 2019 - quindi, tra pochi giorni - dovranno pagare tutte quelle sospese, nonché quelle successive. Ciò significa - è giusto ribadirlo ancora una volta, soprattutto a chi ha fatto promesse elettorali, di cui fra un attimo ne ricorderò una fatta nei giorni immediatamente precedenti il voto del 4 marzo - che metteremo davvero l'economia dei territori di quattro Regioni per terra. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . La verità è che, quando si fanno le promesse in campagna elettorale e si dicono certe cose a chi ha subito danneggiamenti da un evento sismico, da una calamità naturale, non mantenerle e quindi non andare incontro alla parte più debole della popolazione che ha subìto avversità di una certa natura, significa fare un danno particolare. È giusto che voi sappiate che con i miei due emendamenti il Parlamento farebbe in modo che i terremotati di quelle quattro Regioni, e in particolare quelli dell'evento sismico del 2016-2017, non vengano trattati come di serie B, rispetto a coloro i quali nel 2009, per intervento del Governo Berlusconi, hanno invece ottenuto la riduzione drastica del 70 per cento dell'importo di quelle imposte e addirittura la possibilità di rateizzarlo in dieci anni. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Non capisco per quale ragione in questa circostanza il Governo e la sua maggioranza, invece, vogliano trattare in siffatto modo cittadini e imprese che hanno subito questo tipo di danno. Non è possibile fare ciò. È giusto ricordare in questa occasione quanto accadde il 18 febbraio di quest'anno. Tal onorevole Antonio Zennaro, oggi deputato del MoVimento 5 Stelle, durante la campagna elettorale ebbe a dire che si sarebbe fatto carico di un intervento di siffatto tenore che trattasse quantomeno nello stesso modo una situazione di economia già depressa di quei territori. Quando un deputato del MoVimento 5 Stelle afferma certe cose - e lo ha fatto il 18 febbraio 2018 - poi riportate dalla stampa ingenerando delle aspettative, non mantenere quelle promesse, oltre al fatto di per sé oggettivo di creare un danno enorme alle popolazioni interessate, significa ancora una volta fare un'ingiustizia sociale a una popolazione che già ha subìto un danno. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . E, quindi, dopo il danno, arriva la beffa. Molte di quelle persone dal 1° gennaio 2019 - alcune neanche lo sanno - subiranno una mazzata che non dimenticheranno più. Forse politicamente ci converrebbe, ma noi pensiamo sempre ai diritti dei cittadini. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . GALLONE (FI-BP) . Signor Presidente, intervengo sull'emendamento 20.0.34, che ci sta particolarmente a cuore. Ci farebbe piacere se la proposta emendativa fosse condivisa dalla maggioranza dell'Assemblea, perché si riferisce ai piccoli Comuni italiani. RENZI (PD) . Il rappresentante del Governo deve stare in Aula! PRESIDENTE. Il sottosegretario Bitonci non è seduto, ma è in Aula. Senatore Renzi, questa sua osservazione è un po' pignola, ma la accetto. Invito il rappresentante del Governo a sedersi al suo banco. LAUS (PD) . Non siamo a teatro! PRESIDENTE. Sottosegretario, si accomodi, per favore. Aiuti la Presidenza a mantenere l'ordine dei lavori. Prego, senatrice Gallone. GALLONE (FI-BP) . Come dicevo, l'emendamento 20.0.34 ci sta particolarmente a cuore perché si riferisce ai piccoli Comuni. Sono oltre 200 i Comuni italiani che non hanno nemmeno un negozio e oltre 500 quelli che hanno un solo esercizio commerciale. In generale, la desertificazione commerciale è in crescita e - cosa molto più grave - ciò comporta poi la desertificazione residenziale nei piccoli Comuni con meno di 1.000 abitanti e in quelli di montagna. Il nostro emendamento nasce proprio con la finalità di salvaguardare i negozi sotto casa, il commercio di prossimità nei piccoli Comuni e nei centri delle aree montane. In quelle zone un negozio diventa, di fatto, una necessità sociale indispensabile, un vero e proprio ancoraggio della comunità, un luogo di aggregazione prima ancora che di acquisto, oltre che punto essenziale di servizio per i turisti. Tra l'altro, in diverse zone montane sono proprio i giovani che oggi, in controtendenza, non volendo abbandonare la propria terra di origine, scelgono di aprire imprese e attività commerciali, avviare start-up e new-co soprattutto nei settori del turismo, dell'agricoltura e della green economy , credendo fortemente nel rilancio dei territori montani e di quelli un po' più spopolati. Quindi, siamo di fronte a un ritorno alla tradizione, con nuovi sistemi che rappresentano la vera innovazione. Per tali ragioni, occorre individuare delle misure fiscali vantaggiose, differenziate e peculiari per gli esercizi commerciali e le imprese presenti nelle aree montane e interne del Paese, così da compensare il naturale svantaggio geografico e territoriale presente ed evitare conseguenze negative come l'abbandono dei territori e l'aumento delle povertà. Proponiamo pertanto l'introduzione di un'aliquota unica, progressiva a seconda dell'imponibile e del grado di marginalità, con la creazione delle zone economiche speciali (ZES). Avevo avanzato questa proposta anche durante l'esame del cosiddetto decreto Genova, per le attività commerciali e i piccoli negozi che si trovano - ahimè - nella zona del ponte, almeno per un tempo limitato. In conclusione, colleghi, vi chiedo di sostenere l'emendamento in esame, perché un minor gettito val bene - secondo me - la vita di borghi meravigliosi del nostro Paese, che sono il nostro futuro. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . DAL MAS (FI-BP) . Signor Presidente, intervengo per illustrare rapidamente l'emendamento 20.0.20, che ha come finalità la semplificazione di alcuni adempimenti. Chiedo l'attenzione dei colleghi di maggioranza su questo tema, perché - come si diceva nell'Ottocento - essi sono i detentori del vapore e oggi potrebbero facilmente agevolare la vita dei cittadini. Parlo dell'obbligo della comunicazione per i contratti a canone concordato e di comodato in linea retta, da padre a figlio, per funzioni abitative degli immobili. Si tratta di una comunicazione inutile per l'ottenimento delle agevolazioni, riferite a IMU e TASI, a carico dei locatori o conduttori. Si tratta di comunicazioni che in realtà sono già note all'Agenzia delle entrate e, quindi, di una comunicazione annuale che potrebbe essere tranquillamente eliminata. Successivamente chiediamo un'armonizzazione dal punto di vista normativo, e cioè una definizione più stringente di ciò che è abitazione di lusso. A questo riguardo riteniamo che la normativa di riferimento dovrebbe essere il decreto ministeriale 2 agosto del 1969 e ciò perché, soprattutto per gli immobili di categoria A1, molte volte vengono indicate come di lusso abitazioni che non lo sono. Credo, quindi, che una piccola ricognizione di questi elementi, in Italia, ci consentirebbe di avere una normativa più attenta al riguardo. Poi si chiede la soppressione della comunicazione dell'anagrafe tributaria delle amministrazioni di condominio. Si tratta di obblighi che l'amministratore di condominio già svolge e sono già noti all'Agenzia delle entrate, per cui si tratta di un obbligo ridondante e inutile. L'ultima questione, che deriva da un'esigenza di equità normativa, riguarda la cedolare secca sulle locazioni ad uso abitativo che - come sappiamo - dal 2011 è stata introdotta con successo in questo Paese dal Governo Berlusconi. Noi chiediamo che lo stesso regime sia consentito per gli immobili di proprietà condominiale. Ciò è possibile perché attraverso la ripartizione dei millesimi si dà la possibilità ai singoli proprietari di poter accedere a questa dichiarazione alternativa. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PESCO (M5S) . Signor Presidente, intervengo sull'emendamento 20.0.200 (testo 2). Ringrazio tutti coloro che si sono dedicati o hanno collaborato alla redazione di questo emendamento che è importante perché - secondo me - è di portata storica. Riguarda le polizze dormienti ed è riferito al fatto che, dopo l'approvazione di questa proposta emendativa, banche e assicurazioni saranno obbligate a fare le verifiche con l'unica banca dati ufficiale che abbiamo su vivi e morti - purtroppo mi dispiace dirlo - che è quella dell'Agenzia delle entrate. Banche e assicurazioni dovranno fare questo controllo annualmente per verificare quali siano effettivamente i loro clienti deceduti. Da questo momento in poi, quindi, saranno informati i legittimi beneficiari, i quali potranno ricevere quanto gli spetta di diritto. È importante perché - pensate - che l'IVASS due anni fa aveva stimato che l'ammontare delle polizze potenzialmente dormienti fosse di circa 130 miliardi di euro. Quindi - a mio giudizio - questo emendamento ha veramente una portata storica e grazie ad esso si potrà fare veramente giustizia per i legittimi beneficiari di polizze e conti correnti. (Applausi dal Gruppo M5S) . LANNUTTI (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LANNUTTI (M5S) . Signor Presidente, chiedo di poter aggiungere la mia firma all'emendamento 20.0.200 (testo 2). PRESIDENTE. La Presidenza la autorizza in tal senso. BRIZIARELLI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, vorrei intervenire sull'emendamento 20.0.209, relativo al terremoto. Considerato l'intervento del collega Pagano, mi corre l'obbligo di dire che, ovviamente, il voto contrario sull'emendamento non inerisce al merito ma alla sua sostenibilità. Quello che non accettiamo è che in questa sede si venga a leggere una letterina, una dichiarazione riportata su un giornale, e non si prenda invece atto che in cinque mesi questo Governo, con la conversione del decreto n. 55, con il cosiddetto milleproroghe e con il decreto emergenze abbia risolto più problemi, ereditati dal precedente Governo, di quante cose abbiano fatto coloro che ci hanno preceduto. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S). Gradiremmo quindi non avere titoli di giornale sui terremotati abbandonati. Per brevità non cito tutti i problemi già risolti, dalle piccole difformità alle sanatorie pendenti a tutti gli interventi che sono stati fatti nei precedenti provvedimenti già approvati. Ricordo anche, per completezza, che nel testo iniziale non erano previste 60 rate e già le 60 rate sono una conquista introdotta da questo Governo. Da ultimo, è stato citato il terremoto del 2009, ma ci si è dimenticati del caso del terremoto dell'Emilia, per il quale non erano 120 le rate, ma 60. Non si tratta solo di una miglioria, quindi, ma dell'allineamento ad un terremoto precedente. Infine, ricordo che c'è un ordine del giorno del Gruppo della Lega, ma che aveva anche l'adesione e il sostegno, ovviamente, del Gruppo MoVimento 5 Stelle, che auspicava la possibilità di valutare l'ulteriore aumento a 120 rate, compatibilmente con la sostenibilità del provvedimento. Non ci si può venire a dire, infatti, che bisogna seguire le indicazioni dell'Europa e stare attenti alle spese, e poi, dall'altra parte, proporre dei provvedimenti con dei costi notevoli, senza indicare come quei provvedimenti si intenda sostenerli sul piano economico. In conclusione, esprimo un voto contrario tecnico, ma di piena consapevolezza - già manifestata da prima con la presentazione di un ordine del giorno - di un problema che intendiamo tener presente e risolvere. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . MONTANI (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MONTANI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, chiedo di sottoscrivere l'emendamento 20.0.200 (testo 2) a firma del presidente Pesco e del presidente Bottici, perché sorregge gli interessi delle famiglie che magari hanno avuto un decesso e vivono situazioni di difficoltà. Sicuramente non possiamo che condividere questo emendamento, quindi chiediamo di sottoscriverlo. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . PRESIDENTE. Va bene, senatore Montani. Anche il senatore Lannutti ha aggiunto la propria firma a questo emendamento. DE PETRIS (Misto-LeU) . Signor Presidente, intervengo sull'emendamento 20.0.18, che riguarda le disposizioni fiscali concernenti il patrimonio immobiliare inutilizzato. Soprattutto nelle grandi città, nelle aree metropolitane, vediamo ormai da molti anni che c'è un grande patrimonio invenduto, un patrimonio che viene completamente inutilizzato e non viene messo sul mercato dell'affitto. Con questo emendamento, quindi, proponiamo di dare la possibilità ai Comuni di elevare, anche di uno 0,2 per cento, il limite dell'aliquota dell'IMU, potendo così avere un introito. È anche un modo per indurre i proprietari (stiamo parlando di grandi proprietà immobiliari) a mettere gli immobili sul mercato dell'affitto. Stiamo parlando di cifre enormi: basti pensare che soltanto a Roma c'è un patrimonio immobiliare inutilizzato che si aggira intorno ad un cifra quasi superiore ai 200.000 immobili e appartamenti. Sarebbe giusto dare la possibilità ai Comuni, dopo cinque anni di inutilizzo, di elevare l'aliquota IMU di uno 0,2 per cento, per poter destinare poi i proventi derivanti dall'incremento dell'aliquota ad interventi rivolti alla riqualificazione del patrimonio pubblico esistente. DE BERTOLDI (FdI) . Signor Presidente, l'articolo 20 è un articolo davvero pesante in questo decreto-legge, ragion per cui noi di Fratelli d'Italia, restando coerenti con la nostra proposizione costruttiva di un'opposizione che non vuole distruggere, che non vuole fare ostruzionismo ma che vuole proporre, nell'ottica di una crescita davvero felice (quella sì), abbiamo riproposto diversi elementi della nostra politica economica attraverso la presentazione di emendamenti all'articolo. I nostri emendamenti, signor Presidente, parlano delle zone logistiche semplificate per i porti del Friuli-Venezia Giulia e del Veneto, per Venezia e per Trieste; benefici fiscali, appunto, mirati a creare nuovi investimenti. Abbiamo altresì presentato emendamenti relativi alla flat tax incrementale, quella che, amici della Lega, è stata una battaglia comune in campagna elettorale e di cui non vorrei vi foste dimenticati. Vi invito, quindi, nella manovra di bilancio a dare un segnale in questo senso. Nei nostri emendamenti abbiamo proposto la flat tax per i residenti all'estero, una misura che avrebbe favorito il rientro dall'estero di contribuenti che avrebbero portato imposte, da una parte, ricchezza e consumi, dall'altra, a tutto vantaggio del nostro PIL. Avevamo presentato emendamenti volti all'eliminazione di quella che era un'ingiusta gabella del populista Governo Monti, quella gabella che, dopo le tasse sugli yacht , aveva introdotto il superbollo sulle autovetture, che di fatto ha comportato la morte di un'intera area legata al commercio di autoveicoli, alla componentistica, ai meccanici, ai carrozzieri; che ha privato di un sogno i nostri giovani, i nostri cittadini che magari potevano utilizzare una macchina sportiva. Abbiamo, quindi, riproposto provvedimenti per i pensionati, per i cosiddetti pensionati al Sud modello Portogallo, quel modello che ha fatto recuperare al Portogallo un punto di PIL e che invece noi abbiamo beatamente ignorato. Se queste sono alcune proposte che Fratelli d'Italia ha presentato a questo decreto-legge omnibus - perché non possiamo più chiamarlo fiscale e su questo mi pare siamo tutti d'accordo - un altro elemento pilastro fondamentale dell'articolo 20 è il tema del credito. Mi sono già accalorato ieri nel corso della discussione generale, quando ho avuto modo di spiegare la nostra disapprovazione sul fatto che siamo dovuti retrocedere, per pressioni probabilmente più alte di noi, su un punto importante quale la protezione, la tutela del credito nazionale, e nella fattispecie dell'unica banca rimasta italiana, com'è ancora oggi il credito cooperativo. Tutto questo, però, forse mi fa pensare che magari una nota positiva, almeno per la maggioranza, ci possa essere, ovvero una convergenza che scorgo sui maggiori punti di questo decreto-legge omnibus tra la maggioranza grillo-leghista, da una parte, e il Partito Democratico, dall'altra. Amici miei, delle due l'una: se sulla fatturazione elettronica vi siete accodati ai Governo Gentiloni Silveri e al Governo Renzi, come sul tema dello Stato quale grande fratello fiscale, quella normativa che permette allo Stato di invadere, di conoscere le nostre risultanze finanziarie senza nemmeno ottenere l'assenso della procura della Repubblica, se su temi come il credito, appunto, vi siete accodati alla riforma Renzi-Padoan, se, cioè, su elementi pilastro, fondamentali, della precedente legislatura, in cui governava il Partito Democratico, voi della maggioranza grillo-leghista vi siete accodati, allora, vuol dire che presto farete un accordo e questo Parlamento avrà una maggioranza ben più ampia di quella che ha oggi. Questo è quello che tenevo a dire. Auspicherei un ravvedimento, me lo auguro in questa sede, quando voteremo gli emendamenti. Comunque, abbiamo ancora una prova d'appello, quindi mi rivolgo davvero di cuore agli amici e alleati della Lega: abbiamo una prova d'appello per il centrodestra, per il nostro popolo, nella legge di bilancio. Ricordiamocene; ricordiamoci dei nostri programmi elettorali, del nostro popolo, dei lavoratori autonomi, delle piccole imprese e votiamo coerentemente. (Applausi dal Gruppo FdI) . MARTELLI (Misto) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MARTELLI (Misto) . Signor Presidente, vorrei chiedere di aggiungere la firma all'emendamento 20.0.18, a prima firma della senatrice De Petris, e al 20.0.200 (testo 2), a prima firma del senatore Pesco, sempre che i proponenti siano d'accordo. PRESIDENTE . Comunico che anche i senatori Quagliariello e Puglia hanno sottoscritto l'emendamento a prima firma del senatore Pesco. I restanti emendamenti e ordine del giorno si intendono illustrati. Invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti e sull'ordine del giorno in esame. FENU, relatore . Signor Presidente, sull'emendamento 20.1 recepisco la condizione posta dalla Commissione bilancio e sulla riformulazione esprimo parere favorevole. Esprimo altresì parere favorevole sugli emendamenti 20.7 (testo 2), 20.10 (testo 2), 20.0.3 (testo 2 corretto), 20.0.5 (testo 2), 20.0.32 e 20.0.200. Invito al ritiro degli emendamenti 20.0.34 e 20.0.20 per una loro trasformazione ordini del giorno, su cui il mio parere sarebbe favorevole ad un accoglimento come raccomandazione. Sull'ordine del giorno G20.1 il parere è favorevole all'accoglimento come raccomandazione. Preciso che sull'emendamento 20.1, su cui ho già espresso parere favorevole rispetto alla condizione posta dalla Commissione bilancio, è stata espunta la lettera c) . Sui restanti emendanti il parere del relatore è contrario. PRESIDENTE . Quindi sull'emendamento 20.1 (testo 2) il parere è favorevole alla condizione formulata dalla Commissione bilancio, l'eliminazione dal testo della lettera c) . BITONCI, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze . Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello del relatore. MARCUCCI (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MARCUCCI (PD) . Signor Presidente, ho una richiesta da sottoporle. I tempi previsti dal calendario dei lavori avrebbero consentito ai senatori del Partito Democratico di partecipare alla direzione nazionale prevista oggi alle ore 13,30. Siccome c'è stata un'evoluzione dei lavori, le sottopongo la nostra esigenza che dalle ore 13,30 alle ore 15,30 si possa sospendere la seduta. PRESIDENTE . Inoltrerò la sua richiesta al Presidente, senatore Marcucci. QUAGLIARIELLO (FI-BP) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. QUAGLIARIELLO (FI-BP) . Signor Presidente, intervengo solo per chiarire un difetto di comunicazione con la Presidenza: avevo chiesto di intervenire in fase di illustrazione, ma non importa, ma non di sottoscrivere emendamenti. Quindi interverrò, poi, in dichiarazione di voto sull'articolo, ma non sottoscrivo altri emendamenti. PRESIDENTE. Ci scusiamo per l'equivoco, senatore Quagliariello. CIRIANI (FdI) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CIRIANI (FdI) . Signor Presidente, in merito alla richiesta del collega del PD, per esigenze del nostro Gruppo chiediamo se la sospensione dei lavori d'Assemblea può essere protratta fino alle ore 16. PRESIDENTE . Quindi lei chiede di sospendere fino alle ore 16, perché anche Fratelli d'Italia ha un'importante manifestazione. Trasferirò anche questa richiesta al Presidente. Colleghi, sospendiamo l'esame del provvedimento per passare al successivo punto all'ordine del giorno. Sospendo la seduta per qualche minuto. (La seduta, sospesa alle ore 11,03, è ripresa alle ore 11,05) . Presidenza del presidente ALBERTI CASELLATI Comunicazioni del Governo sulle decisioni in materia di bilancio e conseguente discussione PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca: «Comunicazioni del Governo sulle decisioni in materia di bilancio». Ha facoltà di parlare il ministro dell'economia e delle finanze, professor Tria. TRIA, ministro dell'economia e delle finanze . Signor Presidente, senatrici e senatori, svolgo a nome del Governo una comunicazione sul disegno di legge di bilancio attualmente in discussione alla Camera. È mia intenzione anche riferire sull'intenso dialogo in atto con la Commissione europea sul quadro programmatico di bilancio che di tale legge è la base e sul quale la Commissione ha espresso una posizione critica. Un dialogo improntato a individuare una possibile soluzione condivisa nel pieno rispetto delle priorità di politica economica delineate dal Governo. Vorrei ricordare che il disegno di legge di bilancio in discussione declina la strategia del Governo di rilancio della crescita e dell'occupazione e di contrasto alla povertà attraverso una manovra fiscale moderatamente espansiva. Questa strategia muove dalla constatazione del basso tasso di crescita di cui ha sofferto l'Italia nell'ultimo decennio e, in particolare, come abbiamo più volte ricordato, dalla constatazione che esso è rimasto costantemente al di sotto di quello medio europeo di circa un punto percentuale. Ciò ha determinato il fatto che, dopo la crisi del 2008, oggi siamo ancora lontani dal livello del PIL di dieci anni fa, dal livello di disoccupazione di dieci anni fa e che, di conseguenza, è aumentata in modo insopportabile l'area della povertà e del disagio sociale, mentre, al contempo, non si è né raggiunto l'obiettivo di riduzione del debito pubblico che pesa sull'Italia, né il pareggio di bilancio, cioè l'obiettivo di medio termine indicato dalle regole fiscali europee. In altri termini, non abbiamo ancora avuto una stabilizzazione né economica, né sociale, né della finanza pubblica. Oltre a ciò, voglio ricordare che si è materializzato, in misura sempre più netta nel corso del terzo trimestre, un rallentamento dell'economia europea e italiana che ci ha posto davanti alla necessità di un intervento teso a contrastare tale dinamica negativa da subito. In altri termini, all'esigenza di agire per un aumento strutturale del tasso di crescita si è aggiunta la necessità di attuare un'azione anticiclica di contrasto al rallentamento dell'economia. In questo quadro, la manovra posta in essere con il disegno di legge di bilancio in discussione alla Camera è stata disegnata per perseguire i due obiettivi fondamentali di natura economica sui quali il Governo si era impegnato fin dal suo insediamento: aumentare il tasso di crescita e ridurre, anche per questa via, il rapporto debito pubblico-PIL. I pilastri dichiarati della strategia del Governo diretta a conseguire questi obiettivi sono il rilancio degli investimenti pubblici, l'avvio delle riforme fiscali, il rafforzamento del contrasto alla povertà e delle politiche attive del lavoro e la riforma del sistema pensionistico allo scopo di eliminare i problemi di transizione creati dalla riforma Fornero. Ho più volte riferito in Parlamento i motivi per i quali tutte queste misure, anche quelle di spesa corrente più dedicate alla protezione sociale, devono concorrere a creare un contesto favorevole alla crescita, determinando le necessarie condizioni di stabilità e inclusione sociale. Per ciò che riguarda il quadro di finanza pubblica, ci siamo trovati, com'è noto, di fronte alla necessità di rivedere al rialzo il deficit programmatico, anche rispetto alle prime intenzioni discusse con la Commissione europea, a causa del rallentamento dell'economia che ha posto il deficit tendenziale stimato per il 2019 all'1,2 per cento (rispetto allo 0,9 stimato dal DEF tendenziale) , deficit che saliva al 2 per cento una volta fatta cadere, secondo la risoluzione approvata da questo Parlamento in giugno, la clausola di salvaguardia relativa all'incremento dell'IVA pari a 12,5 miliardi indicata dal precedente Governo. La manovra programmatica si è quindi limitata ad aumentare per il 2019 il deficit tendenziale di circa quattro decimali al fine di finanziare misure che avessero, al contempo, effetti positivi sul potenziale di crescita di medio e lungo periodo del sistema economico del Paese e un effetto espansivo nel breve periodo. In questo quadro programmatico si è anche posto, in modo più deciso che nel passato, il rapporto tra debito e PIL su un sentiero di riduzione, seppur in misura ancora non soddisfacente. Siete a conoscenza che il bilancio programmatico che sostiene la legge di bilancio in discussione è stato tuttavia contestato dalla Commissione europea, con una prima richiesta di presentare un documento di programmazione del bilancio rivisto e che tenesse maggiormente in conto l'obiettivo di medio termine in merito alla riduzione del deficit e al percorso di riduzione del debito. Le obiezioni della Commissione si sono basate anche sulla contestazione della nostra previsione di crescita e, quindi, sull'evoluzione attesa del deficit e del debito. A questo proposito, tengo a ribadire ancora una volta che le previsioni di crescita programmatiche adottate dal Governo in settembre si basano su una stima metodologicamente corretta dell'impatto del maggior deficit programmato sulla crescita tendenziale, stimata in linea con quelle allora correnti. Le informazioni successive indicano un deterioramento più deciso delle prospettive di crescita, ma faccio osservare che le stime Istat, rilasciate successivamente, in novembre indicano per il 2019 un tasso di crescita che si discosta di soli due decimali (1,3 contro 1,5) da quello indicato in settembre dal Governo come conseguenza delle misure da adottare. Tuttavia, la risposta della Commissione europea al nuovo Documento di programmazione di bilancio, che è stato ripresentato in ottemperanza alle regole europee che sovrintendono al semestre europeo e al confronto comunitario, risposta ufficializzata il 21 novembre scorso, riafferma l'opinione iniziale di non conformità al percorso di aggiustamento strutturale verso l'obiettivo di medio termine raccomandato dalla Commissione, evidenziando una deviazione significativa da questo percorso. Questa opinione, se confermata dal Consiglio europeo dei ministri finanziari, apre la prospettiva di una procedura di infrazione per deficit eccessivo basata sul debito. Si tratta di una prospettiva che pone oggi il Governo e il Parlamento sovrano di fronte alla necessità di assumere decisioni di forte responsabilità nazionale, ma che, proprio per questo motivo, richiede anche una forte operazione di verità sulla quale costruire un ampio consenso. Quanto eccepito dalla Commissione europea - vorrei ricordarlo - consiste nella modifica sostanziale di quei fattori rilevanti analizzati dalla Commissione stessa il 23 maggio 2018, quando decise di non sanzionare il non raggiungimento da parte dell'Italia dell'obiettivo raccomandato di riduzione del debito. La decisione di non sanzionare l'Italia, infatti, fu presa in base al profilo di aggiustamento strutturale proposto dal precedente Governo per il triennio successivo 2019-2021, profilo chiaramente poco realizzabile, sorretto da clausole di salvaguardia fiscale di misura crescente nel tempo e ancora più non sostenibile in una fase di rallentamento dell'economia. Il Governo precedente si era quindi impegnato con la Commissione ad un percorso di aggiustamento del deficit e del debito italiano, prescindendo dal realismo del suo conseguimento. Il nostro bilancio programmatico non poteva quindi confermare quell'impegno e ha deviato per i motivi sopra esposti. La Commissione ha dunque rilevato che cadevano i presupposti della sua decisione di accettare come non deviante il livello del debito riscontrato per il 2017. Non si tratta qui di attribuire responsabilità a chi ci ha preceduto nella responsabilità di Governo, perché di fronte alla Commissione europea c'è lo Stato italiano, rappresentato dal Governo pro tempore , che quindi è tenuto a farsi carico di tutta la nostra storia. Ciò non toglie che dobbiamo chiederci per quale motivo ci troviamo oggi a doverci far carico di una situazione della finanza pubblica che ci pone in obiettiva difficoltà. Non possiamo dimenticare che l'Italia ha beneficiato della politica espansiva monetaria dal 2015, in particolare, del quantitative easing , che ha portato nel periodo 2014-2018 a un risparmio sulla spesa per interessi che può essere stimato in circa 35 miliardi di euro, risparmio che non si è riflesso in una discesa del debito né, se non solo molto parzialmente, in un contenimento del deficit . Dal 2014, abbiamo invece avuto un aumento della spesa corrente, che ha assorbito tale beneficio, in gran parte per finanziare la stagione dei tanti bonus , che ha generato un onore che continua a pesare sul nostro bilancio. Abbiamo avuto una continua caduta degli investimenti fissi lordi della pubblica amministrazione, che quest'anno sono scesi all'1,9 per cento del PIL, a fronte del 3 per cento del periodo precedente alla crisi, investimenti che si sono ridotti anche nell'ultimo triennio, in cui la Commissione ha concesso la flessibilità di bilancio, al fine di aumentare gli investimenti pubblici. Soprattutto, è costantemente diminuita la capacità di programmazione e progettazione degli investimenti, che non ha consentito di sfruttare a pieno neppure le risorse che si sono rese disponibili nel tempo. Tutto questo ha portato l'Italia in una situazione contraddistinta dal consolidato ritardo di crescita rispetto alla media europea, che non ha consentito, neppure negli ultimi anni, di ridurre il peso del debito pubblico sulla nostra economia. Come già detto, non è nostra intenzione parlare di responsabilità del passato, nel momento in cui dialoghiamo con la Commissione europea, perché quella che ho ricordato è la nostra recente storia comune, anche se, nel dibattito domestico, questa storia non ci consente di accettare oggi che qualcuno venga a farci la morale in tema di politiche di crescita. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az). Quanto ricordato ci riporta solo a considerare con lucidità i nostri compiti, per far fronte alla responsabilità che abbiamo, e serve anche a chiarire ai nostri interlocutori in Europa che l'obiettivo che ci poniamo con la nostra legge di bilancio è affrontare problemi concreti, non certo organizzare un affronto all'Europa stessa o un'uscita dall'euro. Tuttavia, dobbiamo tener conto dei timori dei nostri partner europei e del grado d'incertezza che pervade i mercati e il mercato finanziario in particolare, sia per l'incertezza sull'evoluzione dell'economia globale, sia perché preoccupano le divergenze con l'Europa. Soprattutto, dobbiamo tener conto dell'incerto contesto economico in cui ci muoviamo e dell'alto livello dello spread , che incide su tale contesto. Quando abbiamo un rallentamento dell'economia, si pone sempre un dilemma: da una parte si manifesta la necessità di rafforzare le misure di sostegno all'economia, anche se ciò implica un allargamento del bilancio; dall'altra, poiché la minore crescita si riflette negativamente sul bilancio pubblico, si pone il problema di una maggior prudenza di spesa. Si tratta di un dilemma che richiede un serio bilanciamento delle politiche adottate. Oggi, al dilemma richiamato, si sovrappone anche la necessità di non divergere da regole derivanti dai nostri impegni europei, nella misura in cui ciò rischia di produrre, di per sé, effetti negativi sulla crescita e sulla stessa politica espansiva che abbiamo deciso, facendo aumentare il costo del finanziamento del debito pubblico e, in prospettiva, del finanziamento dell'economia. È con questo spirito di ricerca dell'equilibrio che abbiamo costruito la nostra legge di bilancio e stiamo oggi dialogando in modo virtuoso con la Commissione per trovare miglioramenti condivisi, miglioramenti che il Parlamento può apportare nella sua sovranità. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az) . Per parte nostra, abbiamo proposto di rafforzare l'obiettivo di riduzione del debito anche attraverso una mirata dismissione di attività pubbliche, ma il punto centrale è che dobbiamo dedicare ingenti risorse agli investimenti pubblici, investimenti nelle infrastrutture e nei territori, puntando ai settori strategici e alla messa in sicurezza. È necessario inoltre garantire un alto tasso di innovazione tecnologica incorporata in questi investimenti. Dobbiamo però anche tenere conto della preoccupazione della Commissione europea che richiama al rispetto delle regole, pur ribadendo una volontà di dialogo costruttivo con l'Italia. È infatti consolidando un clima di fiducia che potremo invertire le aspettative dei mercati, dei risparmiatori e dei consumatori, affinché gli effetti attesi dalla manovra del Governo si possano realizzare. Stiamo quindi attentamente valutando, man mano che il disegno delle principali misure viene tecnicamente definito e quindi sono più attentamente valutati i loro costi effettivi, se si possano trovare spazi finanziari per migliorare l'equilibrio tra la necessità di sostenere ancor più la crescita e la necessità di consolidare la sostenibilità dei conti pubblici. In questa direzione anche il dialogo con la Commissione europea ed i nostri partner europei può trovare spazi nuovi e condurre ai risultati che da entrambe le parti vengono auspicati. Signor Presidente, senatrici e senatori, questo è il quadro complessivo nel quale ci muoviamo; un quadro caratterizzato dalla volontà imprescindibile di agire in favore della crescita e dello sviluppo per garantire dignità e lavoro ai nostri concittadini, dalla necessità di ripristinare un contesto di fiducia rispetto alle nostre posizioni in Europa, dall'attenzione allo stato attuale della finanza pubblica e dal percorso di riduzione del debito. Questi profili caratterizzano sia la proposta del Governo, sia l'intenso negoziato in corso con la Commissione europea, sia l'interazione con il Parlamento, che rimane il luogo istituzionale dove i miglioramenti alla proposta del Governo possono essere realizzati e approvati. È mio più sincero auspicio che guardando ai fatti senza drammatizzazioni, ma con grande lucidità e responsabilità per il bene del Paese, potremo tutti insieme giungere a un esito che rappresenti la soluzione ottimale rispetto ai tre punti fondamentali che ho esposto. Lo faremo senza rinunciare alle nostre priorità. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az) . PRESIDENTE . Comunico all'Assemblea che le proposte di risoluzione dovranno essere presentate entro la conclusione del dibattito. DE PETRIS (Misto-LeU) . Signor Ministro, con le sue comunicazioni lei ci ha lasciato ancora nell'assoluta vaghezza di come sta procedendo e su quali basi si sta nei fatti articolando il dialogo con la Commissione europea. È venuto in quest'Aula a ripeterci gli assi fondamentali delle proposte di manovra da parte del Governo. Signor Presidente, c'è una confusione totale. (Richiami del Presidente) . Lei è venuto, Ministro, a ricordarci quali sono gli assi su cui avete confezionato la manovra di Governo. È una discussione che abbiamo già affrontato nell'ambito della Nota di aggiornamento. È venuto a spiegarci quali sono le motivazioni delle scelte che consentono - dice lei - al Paese di migliorare il tasso di crescita, basandosi sostanzialmente sulle due questioni attorno alle quali ormai ruota tutto il dibattito pubblico e il confronto con la Commissione europea. Da oltre due mesi, di fatto, la politica e l'economia dell'Italia ruotano intorno a due riforme: la parziale revisione della riforma Fornero e il cosiddetto reddito di cittadinanza. Lei, Ministro, ha ripetuto in questa sede che i due assi fondamentali con cui vi siete prefissi e sperate di aumentare il tasso di crescita del Paese sono sostanzialmente questi. In questi due mesi, peraltro, si è proseguito senza avere assolutamente contezza di come si articoleranno queste due riforme sia per quanto riguarda sia la cosiddetta quota 100 sia il reddito di cittadinanza. Tutto il dibattito politico è stato, nei fatti, condizionato da questo. Ora la situazione rischia di essere ancor più grave, perché l'opacità su queste riforme, e quindi sulla sostanza della legge di bilancio, non solo ha condizionato pesantemente l'andamento dei mercati, ma sta determinando un'incertezza anche nel dialogo con la Commissione europea. Lei sa, signor Ministro, che noi non siamo mai stati le vestali o i custodi del feticcio del rigore; anzi, per la verità, noi abbiamo impostato la nostra discussione e le nostre risoluzioni sempre sulla necessità di finanziare una serie di provvedimenti in deficit e quindi di forzare le regole del rigore. Ricordo, peraltro, che ci siamo astenuti sulla risoluzione concernente lo scostamento. Questo perché abbiamo sempre fatto un ragionamento molto serio. Riteniamo e lo ribadiamo ancora una volta - cosa che evidentemente continua a non essere riconosciuta dal Governo - che l'operazione di forzare le regole del rigore e il parametro del deficit avrebbe dovuto essere fatta per un vero e forte piano di investimenti e non solo e unicamente per misure che, alla fine, si scaricano soltanto sulla spesa corrente. È giusto, infatti, intervenire con misure di lotta alla povertà e di aiuto al reddito; ma per assicurarsi, Ministro, una possibilità reale di ripresa del Paese e di aumento del tasso di crescita è indispensabile una forte manovra di investimenti pubblici. Questo è il punto. Se l'impostazione che lei continua oggi a confermare e a portare avanti, anche nel suo dialogo con l'Europa (con toni molto diversi da quelli, guerrieri, che sono stato usati nei giorni scorsi), è ottimista, noi crediamo fermamente che il dialogo con la Commissione europea dovrebbe comportare una virata della manovra stessa per spostare almeno una parte del deficit sul piano degli investimenti. Gli investimenti certamente non possono essere casuali e hanno la necessità di svilupparsi, come proponiamo da moltissimo tempo, con un piano verde che finanzi la messa in sicurezza del territorio e si articoli su piccole e medie opere. Queste sono le cose necessarie per il Paese. Tra l'altro, le piccole e medie opere ci permetterebbero effettivamente di realizzare gli investimenti. Ministro, lei non mi sta a sentire, ma vorrei tanto che mi ascoltasse. Per quanto riguarda il dialogo con l'Europa voi avete mai forzato? Siete andati in Europa a dire che non ci state a queste regole? Avete posto una questione per cambiare le regole? Noi siamo contrari e ci batteremo fino alla fine per rivedere il fiscal compact , ma quando si va in Europa, ancor prima di presentare la manovra in deficit , si deve avere il coraggio di dire che le regole, seppure non le forziamo, le vogliamo cambiare. La prima questione da porre era quella di cambiare le regole. Ciò si può fare creando le alleanze. Ministro, bisogna creare le alleanze per cambiare queste regole. Il risultato è stato solo e unicamente quello di insultare, alzare i toni e non costruire un'alleanza. I Paesi di Visegrád, infatti, che vi piacciono tanto, sono quelli che maggiormente vi porranno questioni e che più di altri hanno voluto iniziare la procedura di infrazione. Questo è il punto sostanziale. Si va in Europa con serietà se si è contrari, come noi lo siamo sempre stati perché riteniamo che le politiche di austerity e le politiche della Commissione europea, in particolare quelle sul fiscal compact , non abbiamo prodotto una reale possibilità di crescita, né per il nostro Paese, né per tutta l'Europa e soprattutto per l'area mediterranea. Questo avrebbe dovuto fare un Paese serio. Oggi lei è venuto qui a spiegarci quanto è bella la vostra manovra, ma non ci ha voluto spiegare quali sono gli assi su cui state portando avanti il dialogo. Io sono molto franca: voi pensate di spostare la quota 100 e il reddito di cittadinanza più in là per poter risparmiare uno 0,2 per cento nel rapporto deficit /PIL o no? Queste sono le questioni di cui tutti i giornali parlano, ma che lei qui nelle sue comunicazioni non è venuto a dirci. Su questo vi dico un'altra cosa. Se avete impostato il dialogo per una riduzione da 2,4 al 2,2, ancor di più vale il fatto che quello 0,2 non deve andare in riduzione di per sé del deficit , ma dovrebbe essere utilizzato per un piano di investimenti. Come voi siete prigionieri della manovra che siete venuti qui a ripresentarci, anche in Europa sono prigionieri del feticcio del deficit . Per questo dico che era assolutamente necessario impostare una battaglia politica seria e costruire alleanze per modificare le regole. Caro Ministro, in caso contrario, anche il dialogo con l'Europa avverrà per accordarvi su una riduzione dello 0,2 per cento, che andrà però a riduzione del deficit e non invece su un piano di investimenti. Caro Ministro, la manovra nella sua essenza rimarrà impostata nello stesso modo, a parte uno spostamento un po' più in là nel tempo. Quella manovra così com'è, proprio perché non presenta nulla di serio, concreto e nuovo sul piano degli investimenti e quindi di una politica che possa davvero far crescere il Paese, limitandosi semplicemente a uno spostamento delle due vostre riforme principali (quota 100 e reddito cittadinanza) più in là nel tempo, non produrrà alcun beneficio. Per questo io la invito ancora una volta. Che cosa dovremo dire alla fine delle sue comunicazioni? Finalmente i toni sono stati gentili e si apprezza il dialogo, ma ancora una volta non si comprende quali sono gli assi fondamentali su cui si vuole procedere nel rapporto con la Commissione europea. Credo che, da questo punto di vista, non verrà niente di buono e alcun beneficio per il nostro Paese, perché mi pare che voi non vogliate assolutamente cambiare l'impostazione della manovra di bilancio, ma solo spostarne più in là l'attuazione. (Applausi dal Gruppo PD e dei senatori Bressa, Errani e Grasso) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Nannicini. Ne ha facoltà. NANNICINI (PD) . Signor Ministro, lei e il suo Governo state per entrare nei libri di testo di economia. Il problema è che state per diventare un caso di studio esemplare di una nuova fattispecie di politica economica: una politica economica espansiva con effetti recessivi, un vero capolavoro. Fate nuovi debiti, aumentate il PIL programmatico di 1, 2 punti rispetto al tendenziale e peggiorate il deficit strutturale di quasi un punto percentuale, ma le stime dell'Unione europea parlano di numeri e stime ben maggiori, cui voi non state rispondendo (non lo ha fatto oggi neanche lei, signor Ministro). Gli effetti di questa espansione sulla crescita saranno negativi, perché intervenite sulla spesa corrente e non sugli investimenti. Per di più, aumentate la spesa corrente con basso impatto sulla crescita. State inoltre creando un'incertezza che già sta minando la fiducia di famiglie e imprese. Infatti, l'aumento dello spread creerà una stretta del credito e per le imprese che vogliono investire e creare occupazione sarà più difficile trovare i soldi. Risorse del bilancio pubblico saranno dirottate da impieghi produttivi alla spesa sugli interessi. La Banca d'Italia ha parlato di un costo dello spread , in termini di spesa degli interessi sul debito, pari a già 1,5 miliardi quest'anno, per arrivare - forse - a 5 miliardi nel 2019 e a 20 miliardi nel 2020. Insomma, state facendo una manovra espansiva, ma dagli effetti recessivi. E tutto questo per due motivi: il primo è il modo disordinato e autolesionistico con cui avete impostato il dialogo con l'Unione europea, isolando l'Italia rispetto a tutti gli altri Paesi; il secondo motivo è la visione, o - meglio - l'assenza di visione, che sta dietro alla vostra manovra di bilancio. Mi soffermo sul primo motivo. Per carità, con l'Unione europea si deve negoziare, anche in maniera dialettica, dicendo le cose che non vanno, così come è stato fatto dai Governi a guida del Partito Democratico, negoziando flessibilità di bilancio in cambio di riforme strutturali e investimenti per dare ossigeno a famiglie e imprese nel breve periodo e rilanciare la crescita potenziale nel lungo. Tra l'altro, signor Ministro - lo dico per inciso - se vuole abolire i tanto vituperati bonus che non le piacciono, siete al Governo e siete i benvenuti. (Applausi dal Gruppo PD) . Il problema è che l'attuale Governo fa questo negoziato in un quadro disordinato, creando incertezza, riducendo la fiducia di famiglie e imprese e aiutando chi vuole scommettere contro l'Italia e, magari, chi tra un po' si vorrà prendere a saldi pezzetti di tessuto produttivo o bancario. Siete passati da toni bellicosi e proclami di guerra, con tanto di scarpe esibite sui tavoli e offese personali a chi rappresenta noi cittadini europei, alle suppliche un po' imbarazzanti affinché l'Unione europea bocci pure la manovra e applichi le sanzioni previste dai Trattati, ma tra un po' e non ora, non prima delle elezioni europee (Applausi dal Gruppo PD) ; come quegli studenti che, di fronte a una bocciatura, non se ne assumono la responsabilità e non si preoccupano di come rimediare guardando oltre, ma fuggono dalla realtà, la nascondono e supplicano di non dirlo ai genitori. (Applausi dal Gruppo PD) . Il vice presidente Salvini, in questa fuga dalla realtà, è arrivato a dire che la manovra non esiste finché non viene approvata dal Parlamento, come se non esistessero un iter di bilancio e documenti ufficiali in cui il Governo indica le proprie scelte al Paese e ai mercati e contratta in maniera ordinata con l'Unione europea. Tuttavia, il vero problema non è l'Unione europea ma la vostra manovra. Il problema non sono gli zero virgola e i numeretti della legge di bilancio, bensì gli zero, le priorità sbagliate e le soluzioni che non ci sono: zero crescita, zero lavoro di qualità, zero sostegno alle famiglie con figli, zero sostegno alla non autosufficienza, zero investimenti (investimenti veri, non trucchi contabili). Il vice presidente Di Maio, a chi gli chiedeva dei costi dello spread ha risposto che l'aumento dello spread non avrebbe comportato un costo, visto che si parlava di rendimenti a dieci anni. Non mi soffermo sulla castroneria economica (perché i costi dello spread purtroppo gli italiani li stanno già pagando), ma sulla visione politica che sta dietro a quella frase, come se la politica non si debba preoccupare di cosa succede tra dieci anni, del futuro del nostro Paese. Il futuro è la nostra vita, è il nostro benessere, è il Paese che lasceremo ai nostri figli (e ve lo dice qualcuno che, purtroppo, non ha figli). Il futuro è il motivo per cui si dovrebbe fare politica. Il futuro non è una discarica dove nascondere le scorie radioattive delle vostra incapacità di governo e delle vostre promesse irrealizzabili. Per la legge di bilancio individuate due priorità: il fantomatico reddito di cittadinanza e la pensione anticipata per tutti. Concludo dicendo che non individuate misure concrete neanche su queste due priorità. Fate dei fondi e tanti proclami sui giornali o su Facebook ma non ci sono le misure concrete. Create incertezza, create aspettative. Le risorse che sono in quei fondi non basteranno per fare tutto quello che state promettendo. Il problema non sono i numeretti di questa legge di bilancio. Il problema sono i vostri giochetti che mettono a repentaglio il benessere futuro delle italiane e degli italiani. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Marsilio. Ne ha facoltà. MARSILIO (FdI) . Signor Presidente, signor Ministro, è oggettivamente imbarazzante la scena cui abbiamo assistito con il suo intervento perché mentre i tanti mister Hyde del suo Governo vanno nelle piazze a propagandare un atteggiamento molto muscolare nei confronti dell'Europa, uno sprezzo sovrano e dignitoso di ogni attacco ricevuto dalle istituzioni e dai mercati, e rassicurano la popolazione sul fatto che tra breve pioverà denaro nelle tasche di tutti gli italiani, a cominciare giustamente e solennemente dai più poveri, poi arriva qui il dottor Jekyll che ci dice che vi siete accorti che forse qualche allarme che era stato lanciato anche dalle opposizioni responsabili e patriottiche come Fratelli d'Italia era vero. Non siamo cioè nel paese di Bengodi, abbiamo un fardello pesante (tornerò anche su questo), è in atto una fase di recessione economica che sta colpendo l'Europa e il mondo, e l'Italia in questi decenni ha purtroppo sempre dimostrato che in tempi di recessione il suo PIL diminuisce più di quello di altri Paesi e quando invece siamo in tempi di vacche grasse, cioè in tempi di crescita economica, è il Paese che cresce meno. Quindi per quale ragione, nella Nota di aggiornamento al DEF avete avuto la presunzione di dire che, in previsione di una recessione in arrivo, l'Italia avrebbe non soltanto registrato una crescita economica ma anche una crescita veramente molto robusta tale da poter assorbire quest'anno un deficit ampio del 2,4 per cento? Era proprio, come dire, un'esercitazione accademica che se fosse riuscita sarebbe valsa il Premio Nobel per l'economia da qui ai prossimi dieci anni. La realtà, prima o poi, ci costringe a fare i conti. È vero che è in arrivo una recessione economica che inevitabilmente avrà un impatto sull'Italia, al di là della bontà del Governo e delle sue manovre, perché L'Italia sarà, sì, una grande economia ma è sempre troppo piccola di fronte all'economia globale per non dover subire le influenze di una recessione economica che coinvolge tutto il mondo e soprattutto il mondo occidentale e l'Europa di cui facciamo parte. È chiaro quindi che quando arriva una tempesta inevitabilmente noi ne subiamo le conseguenze, anche se avessimo il Governo migliore del mondo all'opera per contrastare questa influenza. Per di più, siamo di fronte anche ad un pesantissimo fardello del passato e a tale proposito devo riconoscere, Ministro, che lei è stato molto elegante, gliene va dato atto e non ha voluto fare polemica più di tanto con chi l'ha preceduto. Ha anche giustamente sottolineato che quando si va in Europa non serve a niente - ed anzi è addirittura dannoso e controproducente - mettersi a fare la bega interna e scaricare la responsabilità sulla parte politica che ha governato prima di chi in quel momento rappresenta l'Italia, perché quando si è all'estero si rappresenta il Paese, bisogna saperlo fare e quindi è giusto assumersi la responsabilità di tutta la storia del proprio Paese, della propria Nazione. Qui però siamo in Italia, siamo nel Senato della Repubblica e qui ci possiamo non soltanto permettere di raccontare, ma anzi è doveroso registrare quello che è accaduto e cioè che negli anni del quantitative easing , cioè dei soldi facili garantiti dalla Banca centrale, che avrebbero dovuto aiutare l'Italia a fare buona scorta e ridurre il deficit , abbiamo avuto invece Governi a guida del Partito Democratico che hanno sciupato quelle condizioni economiche. Lo hanno fatto facendo, peraltro, uno scambio, che noi definiamo criminale, tra accettare l'immigrazione incontrollata e avere quindi la possibilità riconosciuta dall'Europa di una maggiore possibilità di spesa, che oltretutto hanno sciupato ulteriormente non utilizzando i soldi e la flessibilità in più garantita dall'Europa in cambio della volontaria adesione all'invasione del nostro territorio e alla creazione di una bomba sociale, demografica e culturale all'interno dell'Italia che non sappiamo come affrontare. Poi c'è qualcuno che oggi si deve fare carico delle promesse di rimpatriare 600.000 immigrati clandestini che non possono essere assorbiti (ma questo è un altro tema), ma intanto quel Governo, che si è assunto la responsabilità di fare spesa facile invece che per fare gli investimenti per fare i tanti piccoli bonus che pure lei ha ricordato, ha una gravissima responsabilità. Badi bene, però, signor Ministro, che sostituire i piccoli bonus da 80 euro - per raccontarne solo uno - con il mega- bonus del reddito di cittadinanza non è una politica tanto diversa e tanto lungimirante (Applausi dei senatori Zaffini e Rizzotti). Vi ritroverete infatti - e ci ritroveremo e soprattutto si ritroveranno quelli che verranno dopo di noi - con lo stesso problema e cioè che, dopo aver chiesto magari una deroga, trattando con l'Europa in maniera più o meno dignitosa, in piedi piuttosto che in ginocchio, per ottenere un altro margine di flessibilità, lo si brucerà, invece che per diminuire il debito e raddrizzare la bilancia dei pagamenti (mediante politiche di crescita e di sviluppo economico attraverso il taglio delle tasse, la semplificazione burocratica, gli incentivi veri alla crescita economica e a chi dà lavoro), per fare questi bonus. Poi la prossima volta ci ritroveremo un Governo che avrà fatto delle promesse e avrà inserito clausole di salvaguardia pesantissime, che prevedono per i prossimi anni tassazioni esorbitanti e intollerabili, e ciò naturalmente pregiudicherà il futuro dell'Italia. Presidenza del vice presidente ROSSOMANDO (ore 11,49) ( Segue MARSILIO). Signor Ministro, noi avevamo detto esattamente queste parole quando abbiamo dovuto discutere della politica economica all'inizio della manovra di bilancio, in occasione dell'esame della Nota di aggiornamento al DEF e poi già alla Camera nelle audizioni congiunte che si sono svolte sul bilancio: a noi sta anche bene, siamo pronti a sostenere il Governo contro l'Europa per fare magari il deficit che serve, purché quei miliardi recuperati con il deficit siano destinati ad abbassare la pressione fiscale e fare quindi le politiche che noi abbiamo promesso in campagna elettorale, ma non perché sono delle promesse ma perché sono politiche che servono al Paese per fare investimenti infrastrutturali seri che rilancino l'economia e non per buttarli nel reddito di cittadinanza e in altre spese correnti di dubbia utilità. Penso che lei stesso oggi, come economista, non abbia potuto che registrare la situazione e dire con tutta la cortesia possibile alla sua maggioranza: «Attenzione, riflettete, siate lucidi e cercate di capire quello che sta avvenendo e qual è il rischio cui state esponendo il Paese». (Applausi dai Gruppi FI-BP e FdI) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Stefano. Ne ha facoltà. STEFANO (PD) . Signor Presidente, Ministro, colleghi senatrici e senatori, siamo al tedioso e ripetitivo teatrino: il valzer di numeri di questa manovra e delle sue misure, infatti, non sembra arrestarsi Tra un vertice e l'altro, a Palazzo Chigi, sulla manovra riprendono le girandole dei comunicati, delle interviste nei talk-show , delle smentite, dei tweet , delle dirette Instagram, dove si dice che i saldi non cambiano, che i decimali non si limano o ancora che non ci si attacca ai decimali ma che le misure non si ritardano; che le iniziative non si annacquano, che continuerete a tirare dritto. A starvi dietro si fa un'enorme fatica, e ci sta: il mestiere dell'opposizione è cosa impegnativa è seria, si sa, ma qui di poco serio - mi spiace dirlo, signor Ministro, proprio a lei, che invece spesso appare quasi isolato nel dimostrare senso delle istituzioni e rispetto nei confronti degli impegni assunti - c'è il vostro insieme, che risponde al nome di «compagine di Governo». Il famoso gioco del poliziotto buono e del poliziotto cattivo - a proposito, leggevo giusto ieri che la figlia di Salvini pensa che il padre faccia il poliziotto, guarda caso! - o ancora meglio la tecnica del bastone e della carota sono talmente abusati dai principali azionisti dell'attuale Esecutivo che il precipitato reale di questa vostra dialettica si polarizza in una secca perdita di credibilità del nostro Paese. Volerete nei sondaggi, forse, o forse immaginate di riuscirci raccontando bugie, ma gli osservatori internazionali, i partner europei, gli investitori hanno ormai espresso a più riprese un giudizio critico. Avete deciso, infatti, di mettere in piedi un teatro dell'assurdo a ciclo continuo, dove va in scena - da mesi ormai - un'opera che sta demolendo quei segnali di ripresa che si susseguivano da ben quattordici trimestri - ripeto, quattordici - senza soluzione di continuità. Ebbene, avete spezzato il giro e lo state facendo pagare con i risparmi degli italiani. È un prezzo, questo, doppiamente insopportabile perché mette in fibrillazione il presente per via della impennata che ha segnato lo spread e si traduce in un'ipoteca pesante che verrà riscossa nel prossimo futuro. Per questo oggi, signor Ministro, il suo intervento in Aula ci ha deluso, perché speravamo assumesse una diversa rilevanza, un approccio diverso. È stata una relazione, la sua, oggettivamente imbarazzante. Con la risoluzione che il PD ha presentato, volevamo aiutarvi a costruire un argine, un saggio perimetro di contenimento per la salvaguardia dei risparmi degli italiani, e, tramite questo, mettere al riparo anche l'accesso al credito, con buona pace dunque di quelle nuove teorie economiche lanciate dalla viceministro Castelli per la quale lo spread non influisce sui tassi dei mutui. Tuttavia, come se non fosse già abbastanza, la questione spread è, purtroppo, solo una parte di quel Moloch che avete messo insieme con la vostra legge di bilancio. Avete disegnato e immaginato la manovra senza la minima considerazione del contesto macroeconomico in cui va ad insistere. Non avete preso in minima considerazione i segnali di indebolimento dell'economia, con una minore crescita stimata da ISTAT sia nel 2018 che nel 2019 e nel 2020. Lei li ha citati anche oggi qui, ma non ne avete voluto tener conto. Come fanatici totalitaristi, continuate a pensare che il consenso del 4 marzo sia più forte della realtà e che quindi volere è potere, punto e basta. Il tutto, poi, come sempre, condito da una retorica semplicistica e naïf che solo oggi, o meglio da un paio di giorni, vediamo tenuemente venire sconfessata, in primis proprio dall'avvocato del popolo, il professor Conte, e pur tuttavia non convince nessuno. La sensazione è che l'obiettivo di Salvini e Di Maio sia solo quello di arrivare alle elezioni europee senza sanzioni, puntando ad allungare i tempi della procedura UE di infrazione, che di fatto è già stata avviata. Al tavolo dell'Esecutivo, riuniti a più riprese per discutere sulla manovra, la maggioranza resta sempre più divisa: divisa sulle misure, ma unita nella irresponsabilità, e l'Italia già paga un conto di almeno 300 miliardi di euro. PRESIDENTE. La invito a concludere, senatore. STEFANO (PD) . Quel che resta, invece, è il vostro incaponimento nel disegnare una manovra di bilancio espansiva, fatta di voci di spesa corrente e non d'investimenti. Pertanto, se nei prossimi diciotto/ventiquattro mesi dovesse arrivare una recessione internazionale anche lieve - ed è possibile, visto che USA e Germania sono nel nono anno consecutivo di espansione e visti i rischi protezionistici - l'Italia non avrebbe più spazio fiscale per combattere la recessione ed evitare gravi conseguenze su redditi, occupazione e povertà. Signor Ministro, la questione sul tappeto non è da poco. Il quadro di finanza pubblica che si delinea in base alle scelte individuate dal Governo non solo è imprudente, ma non è in linea di principio e in prassi neanche sostenibile, perché le iniziative che avete scelto di finanziare in deficit non sono neanche inserite nella norma. Una su tutte: il reddito di cittadinanza. Affermate che con il reddito di cittadinanza ripartiranno i consumi, ma il modo con cui lo state costruendo è - a voler essere buoni - una scommessa su una promessa insostenibile: attribuite effetti espansivi ad un'iniziativa che di fatto continuerà a non esistere anche quando la manovra sarà legge. Altro che finanza creativa, signor Ministro, qui siamo ben oltre! Fermatevi, forse siamo ancora in tempo. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Mallegni. Ne ha facoltà. MALLEGNI (FI-BP) . Signor Presidente, ho ascoltato i vari interventi e ho seguito con attenzione quello del Ministro, al quale devo dire che da ieri mi chiedevo cosa ci avrebbe detto. Da ieri mi chiedevo come mai oggi, signor Ministro, sarebbe venuto in quest'Aula a parlare di legge di bilancio e a cercare di spiegare qualcosa che tutti noi avevamo e abbiamo letto sui giornali o abbiamo ascoltato dalla radio o dalla televisione. Le debbo dire che probabilmente ho capito che prima di tutto vi è una sua personale soddisfazione dopo settimane: la sua soddisfazione per avere avuto probabilmente ragione di nutrire quella preoccupazione che, nei vari convegni e nei momenti che hanno preceduto l'approvazione da parte del Governo della Nota di aggiornamento al DEF, ricordo infatti che il Governo ha licenziato la Nota di aggiornamento al DEF il 4 ottobre e che l'11 ottobre è stata votata dal Senato e dalla Camera, tentava di illustrare a tutti noi, ai cittadini e ai membri del Governo di cui fa parte. Signor Ministro, cari colleghi, emerge un dato dopo alcune settimane, dopo aver bruciato circa 70 miliardi di euro di capitalizzazioni, dopo che il sistema europeo - non soltanto la Commissione ma anche quanti erano reputati nostri amici all'interno dell'Unione europea - ci ha puntato il dito contro, dopo esser stati richiamati da tutti gli organismi internazionali che guardano con attenzione al sistema economico europeo, dopo aver assistito a manifestazioni di piazza, alla famosa terrazza con gli sventolamenti delle bandiere di fronte a Palazzo Chigi, dopo aver ascoltato in varie occasioni la difesa di questa manovra che doveva essere la soluzione di tanti problemi, dopo che legittimamente le due componenti di questo Governo avevano sostenuto, da una parte, il reddito di cittadinanza come la soluzione ai vari problemi di povertà di questo Paese e che, dall'altra parte, la Lega aveva sostenuto che con quota 100 avremmo risolto i problemi dei pensionati italiani che giustamente dopo l'età di sessantadue anni, o i trentotto/quaranta anni di lavoro dovevano andare legittimamente in pensione. Ebbene, dopo tutto questo, dopo la legittima difesa del rapporto con il proprio elettorato, oggi lei ci dice che questa è una manovra moderatamente espansiva, che la nostra crescita è un punto e mezzo sotto la media europea e che probabilmente il deficit programmato dovrà essere ridotto, altrimenti l'Unione europea ci continuerà ad additare e a mettere sotto la lente di ingrandimento, facendoci pagare questa nostra scelta anche per gli anni futuri. Insomma, lei oggi dice al Senato che il suo punto di vista, ante approvazione della Nota di aggiornamento al DEF, era corretto, e che quello che le dicevano i suoi danti causa era sbagliato. Bene, il tema è proprio questo, e io lo dico agli amici del MoVimento 5 Stelle, lo dico agli amici della Lega: voi oggi prendete atto di una situazione (ed è un problema per gli italiani e non soltanto per voi): quella di non poter portare a casa quegli impegni che vi eravate presi con il cosiddetto contratto di Governo. Questo è il dato. Ma chi ci rimette non siete soltanto voi che - a questo punto emerge effettivamente e plasticamente - non siete in grado di portare a casa gli impegni che avete assunto, ma sono le famiglie e le imprese. Stiamo discutendo in quest'Aula da ieri e in Commissione da settimane del decreto-legge fiscale dove ci sono nuove tassazioni per le imprese, dove sono state cancellate o quasi le detrazioni fiscali e dove non ci sono incentivi per lo sviluppo: il problema è qui. Intestardirsi per andare nella direzione di portare a casa due manovre come quelle che lei ha ricordato oggi, il reddito di cittadinanza e la quota 100, vuol dire impoverire questo Paese. Noi arriveremo ad avere un quasi reddito di cittadinanza, arriveremo ad avere una quasi quota 100, e stiamo arrivando ad avere una quasi legge di bilancio. Guardate che impuntarsi e intestardirsi in questa direzione vuol dire soltanto andare ad impoverire questa nostra Nazione. Noi ci eravamo presi un impegno, e lo dico agli amici che facevano parte della nostra maggioranza eletta dagli elettori il 4 marzo con 12.150.000 voti. Noi avevamo detto che avremmo abbattuto le tasse con una flat tax con aliquota unica; avevamo detto che avremmo previsto un'esenzione per le assunzioni fino a trentacinque anni di età per sei anni; avevamo detto che avremmo dato una soluzione vera alla povertà. Ebbene, oggi, che festeggio i miei primi cinquant'anni (Applausi), avrei voluto avere da parte sua, signor Ministro, un regalo. Lei doveva essere più esplicito, come regalo di compleanno. Lei doveva venir qua e dire: avevo ragione io, il Governo ha sbagliato; stiamo tentando di rientrare in un'impostazione che avevo dato; probabilmente non mi hanno capito e il futuro che abbiamo di fronte è buio, nero e pieno di buche. Quindi invito tutti gli amici della maggioranza a rivedere le proprie posizioni. Guardate che fare i passi indietro e dire «abbiamo sbagliato» è segno di intelligenza e di prospettiva. Ma perseguire questa strada vuol dire andare a far sbattere questo nostro meraviglioso Paese. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE. Senatore Mallegni, auguri anche da parte della Presidenza. Saluto ad una rappresentanza di studenti PRESIDENTE . Salutiamo gli studenti del Dipartimento di scienze politiche ed economia dell'Università di Perugia, che assistono ai nostri lavori. (Applausi). Ripresa della discussione sulle comunicazioni del Governo MISIANI (PD) . Signor Ministro, credo che i fatti di questi giorni confermino che voi avete fatto una manovra da keynesiani della domenica, che si sta ritorcendo contro il nostro Paese. Voi non avete deciso una moderata espansione, ma avete programmato uno sforamento senza precedenti e lo avete fatto non per finanziare misure di crescita, ma per iniziare a pagare le cambiali elettorali di questo Governo. Lo avete fatto senza nemmeno scrivere nella manovra quando entreranno in vigore quota 100 e il reddito di cittadinanza, come funzioneranno e quanto costeranno effettivamente. Voi avete innescato con l'Europa non un dialogo intenso e virtuoso - come lei ci ha raccontato oggi - ma uno scontro durissimo e lo avete fatto per puro calcolo elettorale, perché ne volete fare un pezzo della campagna per le europee. E nelle scorse settimane non c'è stato un minuetto tra il Governo italiano e la Commissione europea, ma una sequela di dichiarazioni e di insulti senza precedenti: una cosa mai vista e controproducente, perché ha bloccato qualunque tentativo di cambiare la governance della zona euro e di archiviare definitivamente le politiche di austerità che tutti vogliamo superare. Purtroppo per voi avete fatto male i conti, signor Ministro, perché avete sottovalutato la reazione dell'Italia reale, di quel Paese che si alza tutte le mattine per andare a lavorare, che si rimbocca le maniche, che ha da parte qualche euro e vuole evitare che i propri risparmi vengano bruciati dallo spread. La fiducia dell'Italia reale è crollata: andate a vedere i dati ISTAT sulla fiducia dei consumatori e delle imprese, che, non a caso, calano da cinque mesi consecutivamente; lo spread è andato alle stelle; i tassi per le imprese e le famiglie stanno iniziando ad aumentare. Si sta avverando purtroppo la profezia di Olivier Blanchard, l'ex capo economista del Fondo monetario internazionale: la vostra è nata come una manovra espansiva, ma sta diventando una manovra recessiva che sta portando l'Italia in stagnazione o addirittura indietro. È un capolavoro all'incontrario, signor Ministro. (Applausi dal Gruppo PD) . La sfiducia è talmente cresciuta che l'ultima asta dei BTP è andata semideserta. Guardate che è un campanello d'allarme grave per un Paese che l'anno prossimo deve collocare 400 miliardi di euro di titoli di stato senza l'ombrello protettivo della Banca centrale europea. Il 13 dicembre, signor Ministro, le imprese e gli artigiani del Nord scenderanno in piazza a Milano contro questo Governo ed è la dimostrazione che il giochino della Lega di governo, di potere a Roma e di lotta sul territorio non regge più e anche la parte del Paese che è più impegnata nella competizione economica rigetta la politica di questo Governo. Di fronte a questa malaparata forse vi siete decisi a fare marcia indietro. Io perlomeno ho interpretato così, signor Ministro, le sue parole di oggi. Però lo state facendo, ancora una volta, in modo furbesco e pasticciato, perché credo che abbiate paura che il popolo non capisca il «contrordine, compagni», non capisca la marcia indietro rispetto ai roboanti proclami dei Ministri che sul balcone di Palazzo Chigi avevano festeggiato il deficit al 2,4. Allora, abbiamo Salvini che da una parte apre, passando dal «tiro dritto» ai decimali che non contano, Di Maio che invece richiude e lei, signor Ministro, che insieme al Presidente del Consiglio, siete - me lo lasci dire - paralizzati da questi veti e da queste posizioni assolutamente divergenti. Signor Ministro, risparmiate agli italiani questo gioco delle tre carte. Non è il momento dei mezzucci, non è il momento dei mezzi passi avanti e dei mezzi passi indietro. Non è il momento dei vertici semiclandestini per non far vedere al popolo la retromarcia. Mettete le carte in tavola: numeri, tabelle ed emendamenti. Cambiate questa manovra e fatelo subito, prima che sia troppo tardi e prima che quel balcone di Palazzo Chigi crolli sotto i vostri piedi, perché prima delle vostre beghe e dei vostri interessi di parte, signor Ministro, ci sono gli italiani e gli interessi dei risparmiatori e dei lavoratori italiani. (Applausi dal Gruppo PD. Congratulazioni) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Tosato. Ne ha facoltà. TOSATO (L-SP-PSd'Az) . Abbiamo ascoltato le sue parole, signor Ministro, e le condividiamo: ne condividiamo i contenuti e gli obiettivi. Le opposizioni vi hanno chiesto di cedere, di mollare, di arrendervi. Noi chiediamo invece al Governo di non fare passi indietro: avete il nostro pieno sostegno. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S). Avete il sostegno della Lega e della maggioranza, quello dei cittadini italiani ed europei che si aspettano un cambiamento, che lo chiedono e lo pretendono. Non c'è alternativa, perché vorrebbe dire arrendersi ad un modello di Europa che spinge alla povertà, all'oppressione e ad un inevitabile declino. Avete la fiducia dei cittadini, andate avanti senza esitazioni. Le attestazioni di apprezzamento quotidiano ai principali esponenti del nostro Governo ne sono una prova. Gli insuccessi elettorali e le contestazioni, anche molto dure, nei confronti degli esponenti politici dei partiti europei tradizionali ne sono una conferma. È paradossale che coloro che oggi giudicano la manovra di bilancio italiana siano esponenti di partiti che sono stati sconfitti e bocciati dai loro elettori. Andate avanti, abbiate coraggio, il popolo è al vostro fianco. Noi crediamo in voi, in un Governo coraggioso che ha l'obiettivo di mettere al centro del modello europeo i popoli e le loro esigenze, non solo i numeri e l'austerità. È ormai dimostrato che le misure restrittive hanno portato al dilagare senza controllo della povertà, della disoccupazione e del disagio sociale, aggravando ulteriormente gli effetti della fase recessiva della nostra economia. L'Italia, dopo la cura Monti e dopo cinque anni di Governi di centrosinistra, resta ancora oggi, al di là delle chiacchiere e delle lezioni che ci vogliono impartire, il fanalino di coda nella crescita della ricchezza tra i Paesi europei. Così non si può andare avanti, sarebbe una follia. È quindi necessario e doveroso cambiare politiche economiche e che questo Governo e questa maggioranza abbiano il coraggio di scegliere una strada diversa, che punti alla crescita, agli investimenti e all'occupazione. I Governi del recente passato hanno ottenuto flessibilità per affinità politiche con i componenti che governano attualmente la Commissione europea e per aver accettato in modo vergognoso di trasformare il nostro Paese nel campo profughi d'Europa. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az). Questo è il risultato della flessibilità che hanno ottenuto. Noi stiamo cambiando le cose: lo stiamo facendo con successo e ne siamo orgogliosi. Nella manovra ci sono precisi impegni per intervenire con misure di finanza pubblica in caso di evidenti difformità rispetto alle previsioni di crescita del Governo. Si ribadisce l'impegno dell'Esecutivo a mantenere sotto controllo l'andamento dei saldi di finanza pubblica, anche attraverso una verifica trimestrale delle spese. Coraggio, quindi, ma anche prudenza e grande senso di responsabilità. Vogliamo il cambiamento, ma nessun salto nel vuoto: non lo vuole nessuno. Vogliamo sfidare i conservatori europei, ma vogliamo che questa sfida abbia successo nell'interesse dei cittadini e delle famiglie italiane. Prosegua quindi il dialogo con gli attuali vertici europei, ma senza recedere di un passo rispetto ai princìpi e alle determinazioni che hanno ispirato la formazione di questo Governo. Nella consapevolezza di rappresentare la maggioranza degli italiani, chiediamo rispetto da parte della Commissione europea, anzi, lo pretendiamo. Non possiamo e non vogliamo fare passi indietro rispetto alla strada tracciata. Gli obiettivi della legge bilancio sono chiari e li condividiamo: investimenti pubblici e privati per rilanciare l'economia; lotta alla povertà e redistribuzione del reddito; attenzione ai nostri giovani che cercano lavoro e che vogliono costruirsi un futuro in Italia; rispetto per chi ha lavorato una vita e ha diritto a una pensione dignitosa; tutela dei diritti dei risparmiatori truffati e traditi dai Governi precedenti; un fisco più equo che stimoli i consumi e la crescita. Il Gruppo Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione non è disposto a sostenere l'azione di un Governo che non abbia coraggio e non punti al cambiamento. Siamo pienamente consapevoli di aver intrapreso un percorso difficile, ma non abbiamo alcuna intenzione di fermarci, tanto meno di tornare indietro. La continuità con le politiche del passato porterebbe ad un sicuro insuccesso, al fallimento non tanto di un Governo, del nostro Governo, ma dell'intero Paese. Rappresentiamo la speranza della maggioranza degli italiani e non dobbiamo mai scordarcelo: andremo avanti accettando ogni sfida, con senso di responsabilità, coraggio e determinazione. Signor ministro Tria, di fronte a voi ci sono tante incognite, ma anche una certezza: avete la fiducia nostra, del Parlamento e dei cittadini italiani. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Ferro. Ne ha facoltà. FERRO (FI-BP) . Signor Presidente, colleghe e colleghi, mi ero preparato un discorso che ho deciso di abbandonare. L'ultima parte del suo intervento, signor Ministro, che cito, ha parlato di dialogo virtuoso con la Commissione europea e di clima di fiducia, che lei ritiene possa cambiare, e dunque mi impone di darle credito su questo aspetto. Preliminarmente, però, le pongo una domanda: è la sua opinione, questa sul dialogo virtuoso e sul clima di fiducia? A sentire i Vice Presidenti del suo Governo, invece, si parla di decimali e di «me ne frego». (Applausi dal Gruppo FI-BP). È la sua posizione o quella del Governo? Quello che dobbiamo capire, quando parliamo in queste sedi e quando lei parla nelle sedi europee, è che il clima è completamente diverso dal dibattito politico e dai due leader di questa maggioranza. Vede, signor Ministro, c'è un pericolo, che ha anche scritto nei suoi studi di macroeconomia e ho riscontrato in qualche sua lezione universitaria: quest'azione macroeconomica di tipo negativo ci pone di fronte al rischio reale che chi sta bene starà sempre meglio e chi sta male starà sempre peggio, con un piccolo problema, ossia un punto di rottura che veramente ci preoccupa. (Applausi dal Gruppo FI-BP). Nella società civile, permettetemi questa breve citazione personale, sono un imprenditore e vengo dal Nord, anzi da quel Nord-Est che, fino a qualche anno fa, era considerato la locomotiva del nostro Paese (ed è qui presente anche il sottosegretario Bitonci, che viene dalla mia stessa Regione). Tutte le categorie economiche vi hanno richiamato all'assoluta necessità di mettere mano in maniera decisa a questa manovra. L'eventuale apertura della procedura d'infrazione nei confronti del nostro Paese, in cui si è inserito anche un rallentamento economico italiano ed europeo che nel terzo trimestre del 2018 ha confermato tale tendenza negativa, impone scelte forti. Come ha fatto il collega Brunetta alla Camera, vi proponiamo - ed è quello che vuole la Commissione europea - di girare a investimenti i fondi destinati al reddito di cittadinanza e alla quota 100. Mantenete pure il rapporto deficit -PIL alla cifra che avete proposto, ma fate investimenti. Lei mi insegna e ha insegnato, come del resto insegnano tutti, che con la spesa corrente non si va a modificare il PIL. Con l'indebitamento fine a se stesso non si modificano i nostri saldi finali. Abbiamo bisogno di infrastrutture e di innovazione. Ieri pomeriggio in quest'Assemblea - e spero gliel'abbiano riferito, signor Ministro - abbiamo tentato inutilmente di far comprendere che l'introduzione della fattura elettronica, ad esempio - sempre con riferimento ai piccoli e medi imprenditori del nostro Paese - è un danno, non un vantaggio. Infatti, anziché far emergere, contribuirà ad aumentare quella fetta di sommerso: anche se qualche collega ha parlato di cifre, i piccoli e medi imprenditori sono artigiani, imprenditori agricoli, coltivatori diretti o falegnami; ebbene, cosa volete che ne sappiano di fattura elettronica? Li stiamo caricando di un costo ulteriore. Tornando alla manovra: perché i due obiettivi che vi siete posti, volti ad aumentare il tasso di crescita e ridurre il rapporto deficit /PIL, non li applicate rigirando i soldi che avete destinato al reddito di cittadinanza e alla quota 100 a investimenti? Perché non lo fate? (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Quella è crescita virtuosa e produce posti di lavoro. Volete un Paese in cui ci sia gente che lavora e gente che consuma; noi vogliamo aiutare quella parte del Paese che lavora, che produce, che ha permesso al nostro Paese di uscire da crisi ben più gravi di quella attuale. Signor Ministro, personalmente ho molta fiducia in lei: si faccia sentire, batta i pugni non solo a Bruxelles, ma anche a Palazzo Chigi. Si faccia ascoltare. Buon lavoro. (Applausi dal Gruppo FI-BP. Congratulazioni) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pellegrini Marco. Ne ha facoltà. PELLEGRINI Marco (M5S) . Signor Presidente, colleghe senatrici, colleghi senatori, membri del Governo; signor Ministro, condividiamo pienamente la sua analisi e la sua ricostruzione dei fatti. L'Europa ci ha fatto un richiamo, facendo il primo passo per un'eventuale procedura di infrazione per debito eccessivo. Sicuramente le istituzioni europee preposte a questi interventi si intendono di numeri, ma mi pare di capire che abbiano anche una cultura classica perché la lettera con cui, sostanzialmente, si contesta la manovra economica mi ha ricordato la famosa favola di Fedro del lupo e dell'agnello, che bevono allo stesso ruscello, ma il lupo, che è a monte, accusa l'agnello, che è a una certa distanza ed è a valle, di intorbidire l'acqua. E, infatti, l'Unione europea fonda la sua contestazione non sulla violazione del rapporto deficit- PIL del 3 per cento, visto che la manovra di questo Governo lo prevede al 2,4, ma contesta che il debito scenderà poco nel 2019, visto che il debito è sceso pochissimo negli anni 2016 e 2017 (di un misero 0,2 per cento per ciascun anno), negli anni dei Governi Renzi e Gentiloni. (Applausi dal Gruppo M5S) . Il documento dice testualmente: «Sulla base dei dati notificati e delle previsioni dell'autunno 2018 della Commissione, l'Italia non ha rispettato il parametro di riduzione del debito nel 2016 ( gap del 5,2 per cento del PIL) o nel 2017 ( gap del 6,6 per cento del PIL)». Durante cioè i Governi precedenti. La lettera prosegue poi dicendo che «complessivamente, la mancanza di conformità dell'Italia con il parametro di riduzione del debito nel 2017 fornisce la prova dell'esistenza prima facie di un disavanzo eccessivo ai sensi del patto di stabilità e crescita, considerando tutti i fattori come di seguito esposti. Inoltre, in base ai piani governativi e alle previsioni dell'autunno 2018 della Commissione, l'Italia non dovrebbe rispettare il parametro di riduzione del debito nel 2018 o nel 2019». Come sappiamo, i Trattati prevedono che i debiti dei Paesi dell'Unione europea debbano tendere al 60 per cento, ma tanti Paesi sono lontani da questa soglia e si prevede che per il 2019 il debito medio per i Paesi dell'Unione europea sia dell'85 per cento. L'Italia, in particolare, è sempre stata lontanissima dalla soglia del 60 per cento, avendo avuto debiti negli ultimi anni dal 100 al 130 per cento. L'Europa oggi ci dice che la manovra espansiva messa in campo dal Governo desta perplessità e che, sostanzialmente, occorre seguire i suoi consigli. Tuttavia, è proprio seguendo i suoi consigli di austerità che il debito è esploso, passando dal 116,5 per cento del 2011, primo anno in cui le politiche di austerity imposte dall'Europa sono state effettivamente messe in campo, al 123,4 per cento del 2012, al 129 per cento del 2013, al 131,8 per cento del 2014 (Governo Renzi) al 131,6 per cento del 2015 (sempre Governo Renzi) al 131,4 per cento del 2016 (sempre Governo Renzi) e, infine al 131,2 per cento del 2017 (Governo Gentiloni Silveri). Come si è detto, proprio sul debito eccessivo degli anni 2016 e 2017 si basa la contestazione odierna dell'Unione europea e l'eventuale apertura della procedura di infrazione. L'Europa, quindi, che da più di vent'anni è stata benevola sul debito pubblico dell'Italia, ben sopra il 60 per cento, improvvisamente si accorge che qualcosa non va e ci contesta che il debito sia sceso poco negli anni 2016 e 2017, cioè proprio negli anni in cui hanno governato quei Governi che tanto l'Europa apprezzava. Ora, invece, ci viene a dire che l'attuale Governo - cioè l'agnello della favola - intorbidisce l'acqua. (Applausi dal Gruppo M5S) . Se non vi piace la favola di Fedro, mi verrebbe da dire che le colpe dei padri ora devono ricadere sui figli, secondo l'Unione europea. La verità è tutta al contrario rispetto a quanto ci dice l'Europa: è stata proprio l'austerità insensata che è stata imposta dai tecnocrati dell'Unione europea a far esplodere il debito pubblico. Sono i numeri che lo certificano, non sono opinioni politiche. PRESIDENTE. La invito a concludere. PELLEGRINI Marco (M5S) . Ho quasi terminato, Presidente. Il debito pubblico è aumentato di circa il 30 per cento in dieci anni proprio applicando le politiche dell'Unione europea. Noi amiamo il nostro Paese, difenderemo i suoi interessi con tutte le nostre forze e faremo valere gli interessi dei cittadini italiani davanti a qualsiasi organismo europeo. Faremo prevalere il buon senso e le buone pratiche di governo. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az). PRESIDENTE . Dichiaro chiusa la discussione sulle comunicazioni del Governo. Comunico all'Assemblea che sono state presentate le proposte di risoluzione n. 1, dai senatori Patuanelli e Romeo, n. 2, dal senatore Marcucci e da altri senatori, n. 3, dalla senatrice De Petris e da altri senatori, n. 4, dalla senatrice Bernini e da altri senatori, e n. 5, dal senatore Ciriani e da altri senatori. I testi sono in distribuzione. Ha facoltà di intervenire il ministro Tria, al quale chiedo anche di esprimere il parere sulle proposte di risoluzione presentate. TRIA, ministro dell'economia e delle finanze . Signor Presidente, esprimo parere favorevole sulla proposta di risoluzione n. 1 e parere contrario sulle restanti proposte di risoluzione. Non ritengo di dover replicare agli interessanti commenti che sono venuti dalle parti politiche. (Commenti della senatrice Biti) . Potrei replicare ad alcune osservazioni di tipo accademico che mi sono venute e che mi hanno fatto sorridere, ma ritengo di non farlo, perché non credo che sia di interesse del Senato. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az). PRESIDENTE . Passiamo alle votazioni. ERRANI (Misto-LeU) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ERRANI (Misto-LeU) . Signor Presidente, colleghe, colleghi, Ministro, che dire? Lei ha fatto un intervento parlando di necessità di equilibrio, dicendo che il Parlamento e il Governo, con responsabilità, devono tenere conto degli equilibri complessivi. Ha detto che bisogna mantenere un equilibrio tra la spesa e gli investimenti, che bisogna dialogare e avere un rapporto costruttivo con l'Europa. Ora, la mia domanda è: un'autocritica? Cosa è successo rispetto a quando avete detto che sareste andati dritto? Nulla di nuovo! Che il ciclo non fosse positivo era chiaro; che tutti gli osservatori internazionali e nazionali sostenessero che la vostra previsione di crescita non fosse credibile era chiaro; che cos'è successo? L'altra domanda, cui non avrò risposta, è questa: forse vi siete resi conto che l'idea, in onore della campagna elettorale, di portare i cittadini italiani a uno scontro totalmente perdente non fa bene al Paese? Devo capire così? Ormai la verità sta in poco posto, al di là di tutti i numeri. Lo spread produce un rischio di credit crunch per le imprese, un danno per i risparmiatori e un danno per il costo degli interessi per lo Stato. Signor Ministro, state tornando indietro? Al di là delle sue opinioni personali, lei qui ha parlato a nome del Governo oppure no? Non vorrei che il tentativo che ora state facendo sia sostanzialmente questo: allunghiamo i tempi, aspettiamo le elezioni europee e le correzioni si faranno dopo. Tutto ciò sarebbe un atto gravemente irresponsabile nei confronti del popolo e dei cittadini italiani. Ministro, noi le presentiamo una risoluzione dove sostanzialmente le sue idee potrebbero essere ricomprese. Nella risoluzione diciamo due cose molto chiare. Innanzitutto, bisogna spostare le spese in deficit sugli investimenti, come ha detto lei. In secondo luogo, bisogna che questi investimenti siano immediatamente realizzabili. Ministro, mi consenta di dirle che non basterà il nucleo nazionale; dovete cambiare la legge di bilancio e produrre uno sforzo per mettere in condizione gli enti locali, le Regioni e il sistema della pubblica amministrazione di realizzare investimenti con un grande piano sulle opere per la messa in sicurezza del territorio e un piano di assunzioni. Ciò può consentire di invertire la deriva recessiva che la vostra manovra rischia di avere intrapreso. Ministro, attendiamo segnali un po' più concreti. Il vice presidente Salvini dice che la manovra non c'è finché non è approvata in Parlamento. Ci dobbiamo attendere che in terza lettura farete le modifiche per arrivare fino alle elezioni europee oppure avrete il coraggio di dire che avete fatto un errore grave nel costruire una manovra senza una strategia chiara e un confronto e che avete rivolto insulti gravi alla Commissione che non porteranno nulla a questo Paese, se non danni per i cittadini e le imprese? (Applausi dal Gruppi Misto-LeU e del senatore Bressa) . UNTERBERGER (Aut (SVP-PATT, UV)) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. UNTERBERGER (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Ministro, abbiamo ascoltato con interesse le sue parole, che purtroppo non ci convincono. Tuttavia, le riconosciamo uno stile e una compostezza che nel rapporto con l'Unione europea ci piacerebbe vedere anche in molti dei suoi colleghi. Oggi l'Unione europea chiede all'Italia responsabilità sulla manovra di bilancio e sulla gestione complessiva dei nostri conti, perché, come ha ricordato il Presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi, i Paesi con un alto debito sono vulnerabili. Ci vuole quindi prudenza, soprattutto quando la situazione dell'economia internazionale vede diverse minacce. E poi c'è anche un tema di rispetto delle regole: altri Paesi lo seguono, perché per l'Italia non dovrebbe valere? Signor Ministro, noi crediamo che questo Governo si dovrà impegnare per ritrovare considerazione in ambito comunitario. Questo atteggiamento di scontro, unitamente a una manovra basata su nuovo debito, ci ha isolati anche all'interno dei cosiddetti amici sovranisti di questo Governo, che si sono espressi a favore di una procedura di infrazione nei confronti dell'Italia. Ma ciò che dovrebbe preoccupare tutti è non solo la posizione in Europa, ma anche la reazione dei mercati. Lo spread è passato da 130 a quota 300 e, come lei ha ammesso alla Camera dei deputati, la principale conseguenza sarà l'aumento del costo dei nuovi mutui e la difficoltà di accesso al credito per le imprese. La Banca d'Italia ha calcolato che, con questa vostra politica, gli interessi sul nostro debito sono aumentati di 1,5 miliardi quest'anno e aumenteranno di ben 14 miliardi per i prossimi due anni. Tutta questa situazione sta generando incertezza e paura nei risparmiatori. Non a caso, la settimana scorsa, con la vendita dei BTP nazionali, sono stati prestati dai risparmiatori allo Stato appena 2,3 miliardi di euro, mentre nel maggio scorso la cifra era pari a 7 miliardi e nel 2013 a 20 miliardi. Questi dati la dicono lunga sulla vostra strategia economica. Oggi annunciate di voler rivedere al ribasso le cifre della manovra. Tuttavia, a mio avviso, la questione non è di decimali, in quanto legata all'impostazione stessa della manovra, perché non basterà spostare alcuni miliardi sulla crescita e sullo sviluppo se prima non si mettono in campo riforme significative, in grado di dare senso anche a misure come il reddito di cittadinanza. Siccome voi parlate sempre di un piano che punta al lungo termine e alla durata dell'intera legislatura, in questo primo anno avreste dovuto aggredire la burocrazia, procedere con una riforma della giustizia, semplificare l'accesso al credito e tagliare le tante leggi inutili di cui avete parlato durante la campagna elettorale. Insomma, occorreva e occorre rendere più snello e agile il sistema Italia e, in una seconda fase, procedere con la messa in circolo di risorse che avrebbero avuto quell'effetto moltiplicatore di cui voi tanto parlate. Purtroppo, invece, voi introducete oggi il reddito di cittadinanza e lo fate in un Paese in cui i centri per l'impiego sono in una condizione disperata, senza computer , personale adeguato e la messa in rete di tutte le informazioni. Fate tutto questo in un Paese dove ancora forte è il lavoro in nero e, prima, ci sarebbe voluta una forte iniziativa per contrastarlo. Dubito pertanto che questa saprà essere una misura attiva per il lavoro e credo che porterà solamente nuovo debito pubblico, senza aiutare la gente a migliorare le proprie condizioni. Per questo motivo, l'invito che facciamo è a rivedere il più possibile una manovra che sarà deleteria per i nostri conti pubblici e non porterà abbastanza benefici alla crescita. Tutti gli organismi internazionali dicono che l'economia italiana frenerà e non si capisce come mai sia solo il Governo a fare stime così diverse da tutti gli altri. Signor Ministro, Google Trends ci dice che la parola « spread » ha superato nelle ricerche sulla rete le espressioni «reddito di cittadinanza» e « flat tax », diventando la più importante delle ultime settimane. L'incertezza e il timore che le cose vadano peggio stanno prendendo il posto delle attese per le promesse elettorali. Ascoltate allora il consiglio di Tsipras, che sa di cosa parla, e abbandonate una manovra che, nel suo insieme, poggia su una visione di corto respiro che non guarda al futuro. L'oggi al posto del domani è stato il vizio peggiore della politica italiana. Per questo si continui il dialogo con l'Europa e si imbocchi con convinzione la strada della responsabilità anche nei confronti delle future generazioni e dell'interesse generale. Per questo motivo il nostro Gruppo esprimerà voto favorevole sulle proposte di risoluzione nn. 2 e 4, rispettivamente a prima firma Marcucci e Bernini, e voto contrario sulle altre. (Applausi dai Gruppi Aut (SVP-PATT, UV) e PD). CIRIANI (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CIRIANI (FdI) . Signor Presidente, signor Ministro, lei è qui a riferire all'Aula in merito al rischio di una procedura di infrazione per il nostro Paese e per il nostro Governo. Da ormai molti mesi la maggioranza e i Ministri sono impegnati in un duro braccio di ferro con l'Unione europea. Sia ben chiaro che anche noi riteniamo che l'attuale configurazione dell'Unione europea abbia moltissimo da farsi perdonare. Negli ultimi anni, gli euroburocrati di Bruxelles sono stati responsabili di una insensata politica di austerity che ha depresso il nostro PIL, ha fatto perdere produzione industriale e ha reso meno competitive le nostre aziende. L'Europa ha mostrato totale indifferenza rispetto al problema gigantesco dell'immigrazione clandestina, si è disinteressata assolutamente degli effetti della globalizzazione, della perdita di potere d'acquisto delle nostre famiglie, della sofferenza di interi ceti sociali. Potremmo parlare anche in questa sede dello spread e della sua capacità di riflettere esattamente e correttamente lo stato di salute di un'economia, ma il tempo è poco. Vede, signor Ministro, se la guerra che voi avete intentato all'Unione europea fosse costruita intorno al programma che il centrodestra ha presentato alle elezioni, noi saremmo al vostro fianco in questa battaglia. Se voi aveste presentato alla Commissione europea un testo che prevedesse il taglio forte e deciso delle tasse nei confronti dei cittadini, delle imprese e delle famiglie, noi saremmo al vostro fianco. Se in questa manovra ci fosse una traccia della flat tax , se in questa manovra ci fosse un'ombra almeno di quegli investimenti ad alto moltiplicatore, ad alto valore aggiunto di cui ha parlato molto spesso il ministro Toninelli, noi saremmo al vostro fianco. Il problema è che di tutto questo non c'è assolutamente nulla, Ministro. Questa manovra, purtroppo, duole dirlo, è concentrata su una sola esigenza primaria, direi assorbente rispetto a tutte le altre esigenze: quella di garantire dieci miliardi di spesa corrente al MoVimento 5 Stelle, fatto in debito per pagare la promessa elettorale del reddito di cittadinanza. (Applausi dal Gruppo FdI) . Altro non c'è in questa manovra. È tutto qua, purtroppo, il senso della manovra finanziaria e dello scontro che abbiamo con Bruxelles. Come questo possa stimolare la crescita per noi rimane assolutamente un mistero. Certo che questo ha consentito al ministro Di Maio di andare sul balcone di Palazzo Chigi ad annunciare - beato lui e poveri noi - la fine della povertà, ha consentito ad un Ministro della Repubblica di annunciare la stampa di cinque, forse sei milioni di tessere prepagate da distribuire in vigilia di campagna elettorale (anche questa è una scena che questo Paese forse non meritava) e molte altre occasioni di propaganda. Adesso, Ministro, lei e altri autorevoli esponenti del Governo comunicate che la rigidità rispetto al deficit fissato al 2,4 per cento non è più tale. Qualcuno dice che si tratta di numerini. Ebbene proprio numerini non sono. Lei lo sa meglio di me, Ministro, che un decimo di PIL vale 1,7 miliardi e due decimi sono 3,4 miliardi, che rischiano di avere effetti anche sulla credibilità della crescita del PIL che voi avete messo nero su bianco nel documento economico e rendono questi numeri ancora meno credibili di quanto già non siano. Vede, Presidente, in questi giorni abbiamo ascoltato molti interventi. La cosa che più ha destato scalpore riguarda una trasmissione televisiva di cui si è molto parlato in questi giorni e che ha riguardato le attività familiari di un Ministro, di cui a me però personalmente non interessa assolutamente nulla perché penso che la politica si debba fare su altri piani e che si possa salire sul ring della politica e battersi anche forte, ma rispettando alcune regole di civiltà. Ma questo, del resto, è il precipitato di iniziative politiche che hanno delle responsabilità molto precise. A parte questo, quello che mi ha molto colpito di quella indagine giornalistica, signor Ministro, è la registrazione precisa della pervasività del lavoro nero nel nostro Paese e ho pensato che quel lavoratore oggi sarebbe sicuramente un percettore di reddito di cittadinanza e che, come lui, molte persone che magari al Sud hanno un piccolo impiego con contratti part time o di apprendistato rinunceranno a lavorare per ottenere il reddito di cittadinanza. Ho pensato che molte persone rinunceranno a cercare un lavoro per ottenere il reddito di cittadinanza e è triste quel Paese che incentra una battaglia 18 contro 1 soltanto per questo motivo. Alla fine voi ci portate a discutere di una manovra finanziaria che ha due grandi poli di riferimento: quota 100 e reddito di cittadinanza. Qui abbiamo la rappresentazione di un Paese in cui c'è un pezzo di Paese che non vede l'ora, legittimamente, di smettere di lavorare e un pezzo di Paese di cinque-sei milioni di persone che non vuole nemmeno iniziare a lavorare. In mezzo, però, c'è il Paese reale, di cui questa manovra non parla, di cui non si occupa più nessuno, i ceti produttivi, le persone che si alzano presto la mattina per andare a lavorare, gli operai, gli impiegati, gli agricoltori. Tutto questo mondo è completamente dissolto perché si parla soltanto di interventi assistenziali e improduttivi, certamente molto efficaci dal punto di vista elettorale, ma la domanda è se siano efficaci anche per la tenuta internazionale di questo Paese. Noi abbiamo molti dubbi. Avete privilegiato la politica dell'assistenza del bisogno e avete completamente dimenticato la politica del merito. Ci sono 100.000 giovani che ogni anno lasciano questo Paese e che non vogliono il vostro reddito di cittadinanza, non vogliono l'elemosina di Stato, non vogliono il metadone di Stato, ma vogliono un Governo che consenta loro di dimostrare che i sacrifici che hanno fatto valevano qualcosa, vogliono la dignità che nasce dal lavoro e in questa manovra finanziaria purtroppo di questo non c'è traccia. C'è molto che riguarda la distribuzione del reddito, ma non c'è nulla rispetto a chi il reddito lo deve creare creando ricchezza. C'è molto legato a domani, a dopodomani o al 28 maggio, ma nulla rispetto a quello che potrà accadere dopo. Lei, signor Ministro, a cui riconosciamo serietà, sicuramente sente su di sé le responsabilità che derivano da fatti molto precisi e molto inquietanti: il fallimento della gara dei buoni poliennali del tesoro, il rallentamento dell'economia, il rallentamento dei consumi, il rallentamento dell'economia internazionale. Le chiedo se onestamente lei pensa che quanto ci è venuto a raccontare oggi sia la soluzione per questo Paese. Io ritengo proprio di no. Signor Ministro, lei ha l'incarico da parte della sua maggioranza, ma anche del Parlamento e di tutto il Paese, di andare a Bruxelles non per chiedere per l'Italia una deroga, la possibilità di farla franca, ma semplicemente lo stesso trattamento che ricevono tutti gli altri Stati, la stessa dignità, la stessa responsabilità. Se lei farà questo, ancora una volta, come sempre, noi saremo al fianco dell'Italia, del Paese, della Nazione, se viceversa farà quanto purtroppo temiamo faccia, ci troverà coerentemente ancora una volta all'opposizione. (Applausi dal Gruppo FdI) . MANCA (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MANCA (PD) . Signor Ministro, onorevoli colleghi, abbiamo ascoltato con grande attenzione la sua relazione e le confesso che avremmo preferito ascoltare parole importanti anche nella sua replica. Purtroppo, il suo silenzio è entrato in sintonia perfino con la risoluzione presentata dalla maggioranza, che mi auguro sia un'assenza cartacea, più che un'assenza di proposte, di idee e di programmi per il futuro di questo Paese. Abbiamo ascoltato con interesse la sua riflessione iniziale sottolineando - e lo voglio dire immediatamente - che la necessaria riapertura di una relazione con l'Europa è sicuramente un passo in avanti, anche se avviene in maniera tardiva, quando le famiglie e le imprese italiane hanno già pagato uno scotto di oltre un miliardo e mezzo a causa dell'instabilità che avete prodotto fin dalla presentazione della Nota di aggiornamento al DEF e più in generale ancora con la presentazione di una manovra che - non dobbiamo dimenticarlo, signor Ministro - si sta discutendo alla Camera dei deputati e probabilmente sarà molto diversa rispetto a quella che verrà approvata, ma ancora oggi non è dato capire quali saranno i nuovi saldi, le nuove prospettive, le nuove proposte che riallineeranno il contesto italiano al contesto necessario per rigenerare stabilità, crescita, affidabilità e serietà nella gestione dei conti pubblici. In sostanza, è stato un capolavoro economico che ha rappresentato un primo enorme fallimento di questa maggioranza e dell'attuale Governo. Infatti, il cuore fondamentale delle parole che lei ha anche introdotto, Ministro (responsabilità nazionale, esigenza di sostenere gli investimenti per il futuro del Paese) è a nostro avviso completamente in contrasto con il contratto di Governo; un contratto che viene venduto e contrabbandato come un investimento importante per il futuro del Paese, ma che in realtà nasconde al suo interno un pericoloso e insidioso ritorno al passato, a politiche che usano il debito per incrementare la spesa, che fanno diventare i sussidi, le mance, i condoni, elementi strutturali che sostituiscono gli enormi investimenti necessari nell'istruzione, nella salute, nell'università e nella ricerca. Insomma, il contratto è un gigantesco ritorno al passato, al cui interno, peraltro, insiste un equivoco strutturale che ritengo inaccettabile: continuare a fare opposizione al passato senza garantire nessuna proposta per il futuro e per lo sviluppo economico di questo Paese. (Applausi dal Gruppo PD) . Signor Ministro, questo è un elemento artificiale che può essere utile alle elezioni, ma un Governo non nasce esclusivamente per piegare le proprie azioni alle elezioni. Nasce, e apre un ciclo, se è in grado di guardare alle generazioni, al futuro di questo Paese, allo sviluppo economico dello stesso, ai suoi fondamentali elementi di investimento. È un pericoloso ritorno al passato per queste ragioni: perché dovete sempre e comunque ricercare nemici per un consenso elettorale. È stato così con l'Europa, ma è così anche in Italia: si cerca inevitabilmente il nemico, che in questo caso individuate in chi ha governato il Paese negli anni precedenti, peraltro senza mai tener conto delle azioni che ci hanno portato a garantire un recupero della crescita, un recupero di una fase difficile che l'economia globale ha attraversato, invertendo i segni e trasformandoli da negativi in positivi, nel lavoro, nell'occupazione e anche nella riduzione della pressione fiscale e nel rilancio degli investimenti. Ancora più grave è che annunciate l'accusa usando i pilastri fondamentali del Governo precedente. Diciamocelo con chiarezza: i due fondi che stanno paralizzando la manovra sono il reddito di cittadinanza e quota 100. Sarebbe stato molto più semplice se non ci fosse stata la volontà di fare opposizione al passato rafforzando il reddito di inclusione, la prima misura universale che il Governo precedente aveva introdotto per contrastare la povertà. (Applausi dal Gruppo PD) . Forse non eravamo riusciti a contrastarla per intero, ma quella è la prima misura universale sulla quale poggia, peraltro, la vostra propaganda su un reddito di cittadinanza che introduce una misura assistenziale, non utile a contrastare povertà, solitudine e indifferenza, ma utile a mantenere un impegno elettorale nei confronti degli elettori, ma a danno del futuro dello sviluppo economico del Paese. Lo stesso discorso vale per gli investimenti, e mi avvio alla conclusione, Presidente. Nel provvedimento c'è un capitolo importante sul rilancio degli investimenti, ma non troviamo le misure per superare il blocco degli investimenti, perché avete cancellato le strutture di missione utili a generare un nuovo piano nazionale per il contrasto del dissesto idrogeologico. L'Italia ha bisogno di un piano di manutenzione straordinaria, e non lo si fa attraverso una centrale unica né con Sviluppo Italia. Lo si fa se si ridanno ai Comuni le condizioni fondamentali per poter ripartire negli investimenti nella dimensione territoriale. (Applausi dal Gruppo PD) . Pertanto, comunicate un enorme processo di cambiamento, ma in realtà state producendo un ritorno al passato pericoloso, per i contribuenti, per le famiglie, ma soprattutto dannoso per lo sviluppo economico e sociale. State riuscendo a fare il contrario di quanto dovremmo fare se vogliamo avere a cuore l'Italia; quell'Italia che volete rappresentare a parole, ma che nei fatti non riuscite a rappresentare perché mancano le misure fondamentali: manca il cuore di un'idea del futuro del Paese. Per questo voteremo la nostra risoluzione, che abbiamo rappresentato per dare voce alle famiglie e alle imprese italiane che cominciano anche in questi giorni a non trovare nell'azione del Governo le basi fondamentali per costruire sviluppo e crescita. (Applausi dal Gruppo PD. Congratulazioni) . SOLINAS (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. SOLINAS (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, signori rappresentanti del Governo, colleghe e colleghi senatori, il dibattito odierno ci ha consegnato l'immagine piuttosto nitida delle idee e dei valori che si misurano sotto la superficie di una contesa solo apparentemente incardinata su numeri e parametri. Siamo una forza parlamentare responsabile, che conosce bene l'importanza degli obblighi internazionali e l'esigenza di qualificare il Paese nella percezione dei mercati in termini di affidabilità, ma non possiamo né vogliamo rinunciare al ruolo proprio, nobile e alto della politica. Non si governa l'Italia e nemmeno l'Europa contro gli italiani e contro gli europei. Se le regole che si pretende e ci si ostina ad applicare non funzionano, è compito della politica metterle in discussione e, se necessario, cambiarle. Veniamo da due lustri di misure restrittive. I loro effetti li subiscono già oggi - non c'è bisogno di attendere il futuro - sulla propria pelle milioni di italiani sprofondati in stato di povertà; si manifestano in un crescente disagio sociale, nell'aumento della disoccupazione, in una complessiva perdita di competitività del Paese. Questa maggioranza ha scelto una netta inversione di rotta rispetto al passato ed ai suoi esiti. Riteniamo che occorra una politica economica declinata in misure anticicliche capaci di contenere gli effetti della fase recessiva e rilanciare la crescita, partendo da una ripresa significativa della domanda interna. Non sono valutazioni estemporanee, ma trovano conferma precisa e scientifica nelle elaborazioni di economisti come il premio Nobel Paul Krugman o di Richard Koo, il primo studioso della crisi asiatica della fine del ventesimo secolo. Tutti concordano, nel solco della lezione keynesiana, che nelle congiunture come quella attuale di dimensione sistemica si debbano adottare politiche espansive. Presidenza del vice presidente CALDEROLI (ore 12,58) ( Segue SOLINAS). Lo stesso Fondo monetario internazionale ha dovuto rivedere le proprie posizioni dinanzi alla spirale recessiva alimentata dall' austerity , ammettendo che perseverare nell'utilizzo di moltiplicatori calcolati nel periodo precrisi potrebbe provocare effetti ancora più negativi. La manovra proposta dal Governo va proprio in questo senso, offrendo uno stimolo all'attività economica e alla domanda privata finalizzato a realizzare un più alto livello del PIL nominale, così da ridurre nel triennio il rapporto debito-PIL operando anche sul denominatore. Il deficit programmatico per il 2019 al 2,4 per cento contiene peraltro - e nessuno lo ha citato - la sterilizzazione delle clausole di salvaguardia relative all'incremento delle aliquote IVA e delle accise sui carburanti, sulle quali tutte le forze presenti in Parlamento avevano assunto precisi impegni con i cittadini italiani. Signor Ministro, l'impegno del Governo a mantenere sotto controllo l'andamento dei saldi di finanza pubblica, anche attraverso un controllo trimestrale delle spese, rappresenta la chiara volontà di perseguire una gestione dei conti più responsabile che in passato e una buona base di partenza per aprire un confronto ampio e aperto con le istituzioni europee. Tale confronto non può però rinunciare alla nostra Weltanschauung , alla nostra visione del mondo, della quale siamo latori. È l'uomo, il cittadino al centro; L'economia e la finanza devono tornare a essere strumenti in mano all'uomo per regolare e governare le risorse. Non possiamo più accettare che siano i numeri e i parametri della finanza e dei mercati a determinare le vite, la povertà e l'infelicità della gente. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S). Senza scomodare la morale benthamiana, noi siamo davvero convinti che il valore della felicità pubblica sia quantificabile e dunque possa essere assunto come criterio dell'agire. Bentham formulò un'algebra morale, cioè un calcolo quantitativo delle conseguenze dell'agire pubblico in termini di felicità collettiva prodotta. Noi vorremmo un'Europa attenta agli effetti delle politiche pubbliche, anche di bilancio, sulla vita dei cittadini e, nella consapevolezza della perfettibilità di ogni scelta, ribadiamo il nostro sostegno all'azione del Governo perché massimizzi l'interesse e la felicità degli italiani. Per tutte queste ragioni, a nome del Gruppo Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione, annuncio il voto favorevole sulla proposta di risoluzione n 1. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S). SACCONE (FI-BP) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. SACCONE (FI-BP) . Signor Presidente, signori del Governo, colleghe e colleghi, innanzitutto ringraziamo il Ministro per gli aggiornamenti che ci ha portato in Aula. Prima di entrare nel merito di questa discussione, per noi adesso è fondamentale ribadire un concetto che accomuna tutto il Gruppo Forza Italia. Signor Ministro, noi tifiamo per l'Italia, noi tifiamo per il nostro Paese, noi siamo accanto ai nostri concittadini: questo bisogna metterselo chiaro e tondo in testa. Non è che qui, se uno intende criticare la vostra manovra, è come se si ponesse in netto contrasto con i nostri concittadini. Signor Ministro, negli ultimi tempi abbiamo espresso delle perplessità su questa manovra, che derivano dalla natura stessa della manovra, perché riteniamo, come lei ha affermato, che in questa congiuntura economica non favorevole la manovra vada ad incidere in modo drammatico sui risparmi delle famiglie e sulle nostre aziende. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Ripeto, lei stesso lo ha detto. Signor Ministro, mi perdoni, ma lo abbiamo fatto con serietà e con rispetto del ruolo del Governo, che ha l'onere di governare questo Paese. Pertanto, la sua prosopopea, che ha utilizzato nella replica, la vorrei archiviare come una caduta di stile. Non voglio utilizzare le parole del sottosegretario Castelli, che ha affermato semplicemente: «Lei lo dice». (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Abbiamo un altro stile. Noi rispettiamo le persone che si sono formate. Spero per lei, non per noi, che non cada più, che non abbia più questa cessione di stile. Signor Ministro, che sia chiaro: a noi non mette paura la vostra discussione, anche accesa e virulenta, con l'Europa. Noi in tempi non sospetti abbiamo detto che questa Europa non ci convince; lo abbiamo detto nel 2005 - lei non se lo ricorderà - in occasione dei Trattati dell'Unione. Abbiamo detto che è una pia illusione quella di fare l'unione dei popoli esclusivamente attraverso l'unione economica e l'unione monetaria. Ma un conto è dire questo, e un conto è mettere in atto una manovra che destabilizza l'Unione europea. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Noi siamo all'opposto rispetto a questa vostra posizione. Signor Presidente, mi perdoni, ma non è strumentalizzazione. A noi preoccupa l'isolamento di questo Governo: ben diciotto Paesi su diciannove sono critici verso questa manovra; non può essere un complotto, non può essere archiviato come un complotto internazionale. Come le dicevo, non ci mette paura l'Europa e non ci mette paura neanche lo spread . Signor Ministro, lei se lo ricorderà, qui c'è una coalizione di centrodestra che ha visto interrotta la sua esperienza di Governo proprio dallo spread . L'ultimo Presidente del Consiglio eletto dal popolo sovrano ha pagato un prezzo a causa dello spread . (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Figurarsi se abbiamo paura dello spread ! Signor Ministro, don Luigi Sturzo diceva che una manovra non si inventa, ma si vive. Noi temiamo che qui rischiamo di non sopravvivere nemmeno. In quest'Aula c'è una parte importante della compagine governativa che fa riferimento alla cultura dei sovranisti, questa nuova dottrina. Allora prendiamola in esame. La dottrina dei sovranisti è: prima l'io nazionale e poi il noi europei. Lei sa quali sono i Paesi più critici verso questa manovra? Sono proprio quelli sovranisti. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Prendo come esempio Orbàn, il Premier ungherese: sa come ha potuto creare le condizioni di crescita economica? Innanzitutto ha messo a posto i conti, poi ha attuato la manovra delle manovre economiche, con cui si è favorita l'impresa attraverso una forte riduzione fiscale (Applausi dal Gruppo FI-BP) , si è abbassato il cuneo fiscale e si è incentivata la natalità non con i bonus ma con politiche sociali a sostegno e con politiche del lavoro. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Di questo non c'è nulla in questa manovra. C'è il reddito di cittadinanza, e lo voglio dire a chiare lettere: noi non contestiamo il reddito cittadinanza, che è certamente un provvedimento di inclusione sociale e di giustizia sociale. Noi contestiamo le modalità e la tempistica con cui lo state attuando. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Prima avremmo dovuto occuparci del taglio del cuneo fiscale, di rilanciare l'economia, di rilanciare l'occupazione, di aiutare le imprese; poi avremmo potuto studiare questo strumento. Lei lo sa meglio di me, perché abbiamo svolto diverse audizioni: lo stipendio medio di un ragazzo sotto i trentacinque anni appena assunto al Nord è di 930 euro, mentre lo stipendio medio dello stesso ragazzo assunto al Sud è di 740 euro netti al mese. Come fa a dire il vice presidente Di Maio che questo provvedimento avrà un effetto positivo sull'occupazione? È un'affermazione del tutto destituita di fondamento. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Caro Ministro, non posso non aprire una parentesi sul lavoro nero in questo Paese: lo chiede l'attualità. Lei sa meglio di me che la CGIA di Mestre con uno studio ha affermato che in questo Paese ben 37 miliardi di euro non vanno nel fisco e non vanno nelle casse dello Stato a causa del lavoro nero. Noi, a differenza di altri, non abbiamo utilizzato la pratica del lavoro nero adottato nella famiglia aziendale di Di Maio. Non lo abbiamo fatto e non vi abbiamo mai fatto ricorso, perché noi, a differenza di altri, non imiteremo mai coloro che hanno avuto esclusivamente fortuna nell'additare il prossimo, salvo poi utilizzare due pesi e due misure se la vittima è amico loro. (Applausi della senatrice Giammanco) . In conclusione, non ho nulla da dire alla maggioranza se non un suggerimento: non cedete alla retorica dei gufi e delle cassandre. A chi lo ha fatto prima di voi non ha portato bene. Ho sentito alcuni amici e colleghi della maggioranza dire che in cinque mesi hanno realizzato l'80 per cento del programma elettorale. Ma pensate che, usciti da qui, la gente vi creda? Pensate che fuori da qui la gente ci creda veramente? (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Dico agli amici della Lega: non chiedeteci di abdicare e rinunciare ai valori e alle idee che abbiamo inserito nel nostro programma comune, quello che abbiamo presentato ai nostri cittadini. Non possiamo farlo e non possiamo abdicare a quelle idee, perché quel programma elettorale non solo contiene idee e progetti di natura economica, ma contiene un patto che abbiamo scritto con i nostri concittadini e quel patto si fonda sul nostro DNA culturale e valoriale. Noi a questo non intendiamo rinunciare. Pertanto, signor Ministro, voteremo a favore della nostra mozione. Chiediamo un po' più di umiltà a questo Governo e gli chiediamo una maggiore umiltà nell'ascoltare chi esprime una voce contraria rispetto a questa manovra. (Applausi dal Gruppo FI-BP. Congratulazioni) . LICHERI (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LICHERI (M5S) . Signor Presidente, senatrici e senatori, signor Ministro, mi rivolgo in particolare al senatore Sacconi: se l'Europa è destabilizzata, non è per colpa della manovra economica e finanziaria degli italiani. Se l'Europa è destabilizzata è perché ha venduto la propria anima comunitaria ai mercati della finanza! Come fate a non capirlo? (Applausi dal Gruppo M5S. Commenti dal Gruppo FI-BP) . Destabilizziamo l'economia dell'Europa, impoveriamo questo Paese. Io vi vorrei invitare ad accompagnarmi a casa stasera e a fare il Lungotevere e passare attraverso il colonnato di via della Conciliazione. Allora lì - lo dico al rappresentante di Forza Italia - non c'è questo meraviglioso Paese che noi rischiamo di impoverire. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az) . Perché in questo suo meraviglioso Paese un italiano su tre non si può permettere le cure sanitarie. Ci sono 5 milioni di italiani che non riescono ad arrivare alla fine del mese. Ci sono famiglie che fanno fatica a sopravvivere. Ci sono aziende che stanno chiudendo. Ci sono persone che stanno gridando la loro disperazione e voi continuate a parlare di questo meraviglioso Paese! (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az. Commenti dai Gruppi FI-BP e PD) . Noi dobbiamo cercare di restare uniti e dobbiamo cercare di vedere le cose da una prospettiva che non può essere quella della logica della contrapposizione ideologica, soprattutto quando poi apriamo il fronte che ci vede in questo momento in anteposizione con l'Europa. (Commenti della senatrice Rizzotti) . Signor Ministro, nei minuti che ho a disposizione dovrei riassumere la posizione del MoVimento 5 Stelle sulla manovra economica e di bilancio, ma la posizione del MoVimento 5 Stelle è stata sempre chiara, netta, certa, fin dal primo giorno di attuazione del contratto di Governo. (Commenti dai Gruppi FI-BP e PD) . Era chiaro e sapevamo benissimo che con 300 miliardi di debito pubblico in sette anni solo uno Stato suicida avrebbe potuto continuare in quella direzione. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az). Eppure ci avevano detto che il jobs act avrebbe fatto volare l'economia; ci avevano detto che l'articolo 18 era il freno alla produttività delle nostre aziende e che, se avessimo tolto l'articolo 18, le nostre aziende sarebbero volate e sarebbero diventate finalmente competitive! ( Applausi dal Gruppo M5S. Vivaci commenti dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. Senatore Misiani, la prego. LICHERI (M5S) . Guardatevi gli indicatori economici, leggeteli e diteci se avete preso in giro gli italiani! (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az). Guardatevi i numeri! Voi volete che noi guardiamo i numeri; ma noi lo facciamo e i numeri li guardiamo tutti. (Vivi e prolungati applausi dal Gruppo M5S. I senatori del Gruppo M5S si levano in piedi . Applausi ironici dal Gruppo FI-BP. Ripetuti commenti dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. Colleghi, lasciate che il senatore Licheri prosegua il suo intervento. Prego, senatore, continui pure. LICHERI (M5S) . E allora, signor Ministro, ho da farle un invito: riprenda la sua comunicazione, quella che ha portato questa mattina all'attenzione dell'Aula e su cui abbiamo presentato la nostra proposta di risoluzione e la porti in Europa, perché l'Europa la veda. (Commenti del senatore Stefano. La senatrice Malpezzi mostra un foglio con la risoluzione n. 1 ). MALPEZZI (PD) . È una risoluzione di due righe. PRESIDENTE. Senatrice Malpezzi stia tranquilla, non è iscritta a parlare. LICHERI (M5S) . La porti però con mano ferma, con orgoglio, a testa alta e dica che quelle comunicazioni non sono le comunicazioni del popolo italiano. (Commenti del senatore Stefano) . No, sono le comunicazioni dei cittadini europei, che stanno dicendo alla Commissione europea che la globalizzazione e il neoliberismo sono ormai implosi, perché non facevano circolare le idee, ma le merci. Questa è la ragione per la quale oggi viviamo tutti - francesi, inglesi, tedeschi - un momento di crisi. E allora, signor Ministro, porti in Europa quelle comunicazioni e quelle parole in cui diciamo che vogliamo un'Europa - e spero che almeno su questo l'Assemblea sia d'accordo - in senso democratico, dove la democrazia, come noi la intendiamo, vuol dire necessariamente una prospettiva di sviluppo sociale e di giustizia da attivarsi nella libertà. (Commenti dai Gruppi FI-BP e PD). Queste sono le idee, queste sono le aspirazioni cui legittimamente deve tendere un popolo, non importa se sia il popolo italiano o francese. Queste sono le idee che devono dare forza all'Europa, devono fortificare quel senso di unità che in questo momento realmente difetta in Europa. Certo, stiamo vivendo e ci accingiamo a vivere i difficili momenti della ricostruzione di un Paese, perché la povertà e l'avvilimento dovranno naturalmente essere sostituiti da questa feroce volontà di rinnovarsi e rinascere. Sono difficili i momenti come questo e come quelli che ci attendono nei prossimi mesi, ma non possiamo fare finta di non sapere che ci sono giovani che in questo momento devono lasciare le proprie case per emigrare all'estero e trovare lavoro. Non possiamo far finta di non sapere che i giovani più coraggiosi, quelli che restano qui, vengono presi al gancio del precariato a vita e del sottopagamento dei lavoratori, a nero. (Applausi ironici dal Gruppo FI-BP. Commenti della senatrice Bellanova). Il lavoratore... VOCI DAL GRUPPO FI-BP. Nero, nero! LICHERI (M5S) . Dica all'Europa, signor Ministro, che è impossibile fermare il moto evolutivo di un Paese che diventa libero e moderno. Noi dobbiamo assolutamente staccarci da questi schemi mentali e da queste persone (Indica i banchi del Gruppo PD) che effettivamente gridano al lavoro nero, ma che nel lavoro nero hanno fatto la loro fortuna. (Applausi ironici dal Gruppo FI-BP. Vivissime, reiterate proteste dal Gruppo PD del quale molti componenti si alzano in piedi. Applausi dal Gruppo M5S). PRESIDENTE . State al vostro posto. Bisogna mettere giù del filo spinato per farvi stare disciplinatamente ai vostri posti! Proceda nel suo intervento, senatore Licheri, la prego, e concluda perché sta esaurendo il suo tempo. (Reiterate proteste dei senatori Bellanova, Biti, Cirinnà, Comincini, Laus, Ginetti, Malpezzi e Valente). LICHERI (M5S) . Lo sapete perché il reddito di cittadinanza non piace alla vecchia classe politica? Perché la disoccupazione, nelle sue sacche croniche... VOCI DAL GRUPPO PD. Questo non lo può dire! Si deve vergognare! MARCUCCI (PD). Il senatore Licheri si deve scusare, ha offeso i colleghi. Lei deve intervenire, signor Presidente! PRESIDENTE . Volete ascoltare? State seduti e date al senatore Licheri la possibilità di concludere. Senatore Marcucci, non ho sentito cosa è stato detto. Senatore Licheri, proceda con il suo intervento e lo concluda. (Molti commenti dal Gruppo PD). COMINCINI (PD) . Questo, Presidente, non si può dire! LICHERI (M5S). Il reddito di cittadinanza cosa fa? PRESIDENTE. Dobbiamo votare le risoluzioni sulle comunicazioni del Ministro. Non buttiamola ogni volta in confusione, perché mi sembra che la cosa sia sufficientemente grave per poter essere discussa e votata entro i termini temporali che sono stati da voi richiesti. VOCE DAL GRUPPO PD. Non può terminare, Presidente! MARCUCCI (PD). Non può dire bugie! PRESIDENTE. Nessuno è stato interrotto nel suo intervento. Leggetevi il Regolamento prima di parlare. LICHERI (M5S) . Il reddito di cittadinanza - e lo dico qui, ancora una volta, nella speranza che poi riusciate a capirlo - prende il disoccupato cronico e, poiché è figlio di un mestiere che nessuno più chiede, lo accompagna verso una nuova formazione professionale, lì dove può avere una speranza di entrare nel mercato del lavoro. (Applausi ironici dal Gruppo FI-BP. Vivissime proteste dal Gruppo PD). PRESIDENTE. Concluda, senatore Licheri. LICHERI (M5S). Non lo sapete perché loro sono contrari? Perché il disoccupato cronico è un voto sicuro per la politica, è un gancio che mettono alla gola... (Il microfono si disattiva automaticamente. Reiterati commenti dal Gruppo PD. Applausi dal Gruppo M5S. Congratulazioni). MONTI (Misto) . Domando di parlare per dichiarazione di voto in dissenso dal mio Gruppo. PRESIDENTE . Ne prendo atto e le do la parola. (Proteste dal Gruppo PD). Senatori, c'è un collega che ha preso la parola per un voto in dissenso e credo che abbia assolutamente la dignità e il diritto per poterlo concludere. CASTALDI (M5S) . Anche il nostro ne aveva diritto. PRESIDENTE. Andrò a leggermi il Resoconto stenografico perché purtroppo non l'ho sentito e assumerò le decisioni del caso non appena avrò la contezza di quanto è stato detto. (Applausi dal Gruppo M5S) . MONTI (Misto) . Signor Presidente, ho ascoltato con attenzione le comunicazioni del Ministro, ho rilevato con interesse gli elementi di novità rispetto alle precedenti posizioni non del ministro Tria, ma del Governo. Considero tali elementi di novità non già come segni di cedimento alle osservazioni dell'Unione europea o alle pressioni dei mercati, bensì come segno di un'evoluzione verso un esercizio più responsabile, più realistico e più proficuo della sovranità nell'interesse nazionale, nell'interesse degli italiani di oggi e di domani. (Commenti dal Gruppo FI-BP) . Ricordo che da Marx in poi quel filone di pensiero ci dice che la politica migliore per proteggere i più deboli e i più poveri in una società è quella di impedire alti tassi di interesse. (Commenti dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Perciò, con riferimento specifico alle comunicazioni rese oggi dal Ministro dell'economia e delle finanze sulle decisioni in materia di bilancio, il mio voto sarà favorevole. (Applausi dal Gruppo M5S . Commenti dai Gruppi FI-BP e L-SP-Psd'Az) . PRESIDENTE . Prima di passare alle votazioni, avverto che, in linea con una prassi consolidata, le proposte di risoluzione saranno poste ai voti secondo l'ordine di presentazione. MARCUCCI (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Senatore Marcucci, non ritorni sull'episodio di prima, perché prima di aver letto il Resoconto stenografico, non posso assumere alcuna decisione. Le tolgo la parola se il suo intervento è relativo a quello. Ne ha facoltà. MARCUCCI (PD) . Signor Presidente, in mancanza delle scuse formali ora del collega - e il fatto è molto grave - sono costretto a chiedere al mio Gruppo di non partecipare alle votazioni. (Applausi ironici dal Gruppo M5S . Proteste dal Gruppo PD). Il collega non si può permettere, visto che da questa parte dell'Assemblea non c'è il ministro Di Maio, di dire che ci siamo arricchiti con il lavoro nero. (Applausi dal Gruppo PD) . Noi non parteciperemo al voto ed è una vergogna che la Presidenza permetta certi toni e certe modalità di fronte al Paese, che il MoVimento 5 Stelle sta portando... (Commenti dal Gruppo M5S). PRESIDENTE . Ho già detto: leggerò il resoconto stenografico e assumeremo le decisioni. MARCUCCI (PD) . Noi non parteciperemo al voto. PRESIDENTE. Ce ne faremo una ragione. (I senatori del Gruppo PD abbandonano l'emiciclo). Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della proposta di risoluzione n. 1, presentata dai senatori Patuanelli e Romeo. (Segue la votazione). Il Senato approva. (v. Allegato B). Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della proposta di risoluzione n. 2, presentata dal senatore Marcucci e da altri senatori. (Segue la votazione).(Commenti dai Gruppi M5S e PD). Il Senato non approva. (v. Allegato B). Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della proposta di risoluzione n. 3, presentata dalla senatrice De Petris e da altri senatori. (Segue la votazione). Il Senato non approva. (v. Allegato B). Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della proposta di risoluzione n. 4, presentata dalla senatrice Bernini e da altri senatori. (Segue la votazione). Il Senato non approva. (v. Allegato B). Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della proposta di risoluzione n. 5, presentata dal senatore Ciriani e da altri senatori. (Segue la votazione). Il Senato non approva. (v. Allegato B). DE PETRIS (Misto-LeU) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DE PETRIS (Misto-LeU) . Signor Presidente, nella confusione che si è creata, pensavamo che avesse posto in votazione un'altra proposta di risoluzione e abbiamo votato contro, mentre sulla proposta di risoluzione n. 3 il nostro voto è favorevole. PRESIDENTE . Ne prendo atto. Come richiesto, sospendiamo i nostri lavori, che riprenderanno alle ore 15,30. La seduta è sospesa. (La seduta, sospesa alle ore 13,27, è ripresa alle ore 15,35) . La seduta è ripresa. FERRARI (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. FERRARI (PD) . Signor Presidente, intervengo affinché rimanga a verbale ciò che sto per dire. Abbiamo avuto la possibilità di visionare il Resoconto stenografico dei lavori di questa mattina e, ai sensi dell'articolo 67 del Regolamento del Senato, chiediamo alla Presidenza del Senato di pronunciare la censura nei confronti del senatore Licheri. Infatti, il Resoconto stenografico riporta esattamente il tono che noi ci eravamo permessi di evidenziare e in ragione del quale pretendevamo che il senatore Licheri venisse immediatamente richiamato, posto che, a fronte peraltro di voci provenienti dai banchi del Gruppo Forza Italia, egli, indicando i banchi del Partito Democratico, ha detto: «Nel lavoro nero hanno fatto la loro fortuna». Il Presidente del Senato potrebbe raggiungerci in Aula per presiedere i lavori nelle prossime ore. Quindi, voglio lasciare subito agli atti che il Resoconto stenografico va esattamente nella direzione della nostra protesta e che gradiremmo, all'arrivo del Presidente del Senato, che sia attivato l'atto di censura a norma dell'articolo 67. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE . Senatore Ferrari, il contenuto del Resoconto stenografico cui lei faceva riferimento è stato già trasmesso alla Presidenza e, quindi, aspettiamo una risposta. PERILLI (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PERILLI (M5S) . Signor Presidente, naturalmente rispetto le prerogative della Presidenza che valuterà quanto riferito dal collega Ferrari. Vi è da dire, però - e lo faccio con grande serenità e veramente con l'intenzione di rasserenare i toni - che in quest'Aula si sono sentite più volte, anche da parte del Partito Democratico, esclamazioni assimilabili a quella che avrebbe proferito il nostro senatore, una esclamazione che rientra nella discussione politica, nella critica politica. Noi tutti sappiamo che determinate frasi - con maggiore o minore accento e con maggiore o minore intenzione nel proferirle - si pronunciano e non mi sembra che possano esulare, Presidente (al di là di una valutazione), da quello che è il normale esercizio dell'attività e delle prerogative del collega. Quindi, mi sembra che l'osservazione sollevata sia una questione che si pone come assolutamente nuova rispetto a una cosa che, invece, è accaduta con toni anche più forti e rispetto ad argomenti molto più delicati. Dico questo nella massima serenità e senza nulla togliere a ciò che è stato detto. Il Gruppo, naturalmente, vuol far pervenire ufficialmente alla Presidenza la propria posizione secondo la quale tale questione non è sollevabile davanti alla Presidenza del Senato. (Applausi dal Gruppo M5S) . PRESIDENTE . Ubi maior minor cessat . Il Resoconto stenografico è ovviamente a disposizione anche del Presidente e, quindi, la valutazione sarà della Presidenza. Ripresa della discussione del disegno di legge n. Doc 886 PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 20.1 (testo 3), presentato dalla Commissione. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 20.2, presentato dal senatore De Bertoldi. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 20.3, presentato dal senatore Quagliariello, identico all'emendamento 20.8, presentato dal senatore De Bertoldi. (Segue la votazione) . Il Senato non approva. (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 20.4, presentato dal senatore De Bertoldi, identico all'emendamento 20.5, presentato dal senatore Quagliariello. (Segue la votazione) . Il Senato non approva. (v. Allegato B) . Passiamo alla votazione dell'emendamento 20.6. QUAGLIARIELLO (FI-BP) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. QUAGLIARIELLO (FI-BP) . Signor Presidente, questo emendamento potrebbe essere definito obbligatorio perché in realtà fa riferimento alla riforma delle banche popolari approvata nella scorsa legislatura. Su questa riforma è intervenuta una sentenza del Consiglio di Stato, che ha rimandato il testo in Europa e si attende, quindi, un verdetto della Corte europea. Ci troviamo, dunque, di fronte a un caso tipico di conflitto tra i poteri: da una parte, c'è una legge che dice ad alcune banche popolari che devono indire le assemblee per trasformarsi in SpA e, dall'altra, c'è una sentenza del Consiglio di Stato che dice loro che devono attendere, perché la Corte europea devi dire se quella riforma è legittima o meno su alcuni aspetti importanti che riguardano gli azionisti di quella banca. In un caso del genere, quindi, una proroga è in qualche modo obbligatoria. Il mio emendamento chiedeva una proroga di due anni, ritenendo questi tempi fisiologici attraverso i quali ci potrà essere un'espressione certa da parte dell'Europa e anche un certo lasso di tempo per metter mano - io spero - a quel problema del credito di prossimità che la riforma delle popolari e delle banche di credito cooperativo nella scorsa legislatura ha posto in termini drammatici, soprattutto per quel che riguarda i territori meridionali. La Commissione ha ritenuto di intervenire con un emendamento identico, che fissa la proroga di un anno al 2019 e non al 2020. Per questo, Presidente, le avrei chiesto e le chiedo una riformulazione del mio emendamento, ponendo «2019» al posto di «2020», in modo tale che l'emendamento diventa identico a quello della Commissione e possa essere votato insieme a quello della Commissione ora che lei lo ha messo ai voti. PRESIDENTE . Mi scusi, senatore Quagliariello, ma a questo punto non resta che mantenere l'emendamento della Commissione, che è stato votato in Commissione. Lei dà la sua adesione all'emendamento della Commissione e consideriamo ritirato il suo emendamento in modo che non vi sia una bocciatura dell'emendamento 20.6. QUAGLIARIELLO (FI-BP) . Va bene, Presidente, e quindi lo ritiro. PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 20.7 (testo 2), presentato dalla Commissione. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 20.10 (testo 2), presentato dalla Commissione. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Poiché i presentatori non insistono per la votazione, l'ordine del giorno G20.1 è accolto come raccomandazione. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 20.0.5 (testo 2), presentato dalla Commissione. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Risulta pertanto precluso l'emendamento 20.0.390. L'emendamento 20.0.1 è stato ritirato. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 20.0.400, presentato dal senatore De Bertoldi. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo alla votazione dell'emendamento 20.0.201. CONZATTI (FI-BP) . Presidente, lo ritiro. PRESIDENTE. L'emendamento 20.0.2 è stato ritirato. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 20.0.3 (testo 2 corretto), presentato dalla Commissione. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Gli emendamenti 20.0.4 e 20.0.6 sono stati ritirati. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 20.0.7, presentato dal senatore Patriarca e da altri senatori, identico all'emendamento 20.0.350, presentato dalla senatrice Bernini e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva. (v. Allegato B) . Passiamo all'emendamento 20.0.19, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, procediamo alla votazione. BOLDRINI (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BOLDRINI (PD) . Signor Presidente, intervengo ancora una volta perché resti agli atti questo mio breve intervento. Si tratta ancora una volta, in maniera reiterata ormai in questa Assemblea, di ricordare che abbiamo una mancata proroga dell'esenzione IMU sugli immobili inagibili per il terremoto del 2008 dell'Emilia-Romagna. Con tutti i condoni che si stanno facendo, non si capisce perché, laddove c'è ancora una dichiarata emergenza fino al 2020, non si possa prorogare l'esenzione dall'IMU per gli immobili inagibili. Lo sto dicendo ormai in occasione di tutti i provvedimenti esaminati, visto che puntualmente ci viene detto che ciò avverrà la prossima volta. Ebbene, ancora non ho trovato «la prossima volta». Ricordo a tal proposito che la legge n. 135 del 2012 aveva i fondi a disposizione e, quindi, considerato il parere già espresso dal relatore e dal Governo, chiedo che ci sia un ripensamento, perché quegli immobili hanno bisogno di una proroga. Invito pertanto l'Assemblea a esprimere un voto favorevole. BALBONI (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Senatore Balboni, prima di darle la parola segnalo che i Gruppi Forza Italia, Fratelli d'Italia e, a breve anche PD, hanno esaurito il tempo a disposizione. Ha facoltà di parlare. BALBONI (FdI) . Signor Presidente, vorrei semplicemente aggiungere la firma all'emendamento a prima firma della collega Boldrini, e annuncio il voto favorevole del Gruppo Fratelli d'Italia. PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 20.0.19, presentato dalla senatrice Boldrini e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'emendamento 20.0.12, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 20.0.12, presentato dal senatore D'Alfonso e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'emendamento 20.0.10, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 20.0.10, presentato dai senatori Iannone e De Bertoldi. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'emendamento 20.0.11, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 20.0.11, presentato dai senatori Iannone e De Bertoldi. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'emendamento 20.0.14, identico all'emendamento 20.0.301, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 20.0.14, presentato dal senatore D'Alfonso e da altri senatori, identico all'emendamento 20.0.301, presentato dai senatori Iannone e De Bertoldi. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 20.0.13, presentato dal senatore D'Alfonso e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 20.0.18, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'emendamento 20.0.209, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 20.0.209, presentato dal senatore Pagano, fino alle parole «è ridotto». Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Risultano pertanto preclusi la restante parte e l'emendamento 20.0.210. Senatore Sciascia, accoglie la richiesta di trasformare l'emendamento 20.0.20 in ordine del giorno? SCIASCIA (FI-BP) . Sì, Presidente. PRESIDENTE. Poiché i presentatori non insistono per la votazione, l'ordine del giorno G20.0.20 è accolto come raccomandazione. L'emendamento 20.0.21 è assorbito. Passiamo all'emendamento 20.0.22, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 20.0.22, presentato dal senatore Sciascia e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'emendamento 20.0.206, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 20.0.206, presentato dal senatore Mallegni. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'emendamento 20.0.23, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 20.0.23, presentato dal senatore Sciascia e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 20.0.24, presentato dal senatore Sciascia e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'emendamento 20.0.25, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 20.0.25, presentato dal senatore De Bertoldi. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 20.0.26, presentato dai senatori Iannone e De Bertoldi. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 20.0.27, presentato dal senatore D'Alfonso e da altri senatori, identico all'emendamento 20.0.28, presentato dai senatori Iannone e De Bertoldi. (Segue la votazione) . Il Senato non approva. (v. Allegato B) . Passiamo all'emendamento 20.0.29, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 20.0.29, presentato dal senatore Sciascia e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'emendamento 20.0.30, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 20.0.30, presentato dal senatore Sciascia e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 20.0.32, presentato dalla Commissione. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 20.0.200 (testo 2), presentato dal senatore Pesco e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'emendamento 20.0.33, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 20.0.33, presentato dai senatori Damiani e Pichetto Fratin. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'emendamento 20.0.34, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 20.0.34, presentato dalla senatrice Gallone e da altri senatori. (Segue la votazione) . CONZATTI (FI-BP) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CONZATTI (FI-BP) . Signor Presidente, avevamo già concordato in Commissione che l'emendamento 20.0.34 venisse ritirato e trasformato in ordine del giorno, sul quale vorrei conoscere il parere del relatore e del Governo. PRESIDENTE . Annullo pertanto la votazione e invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi al riguardo. FENU, relatore . Signor Presidente, sono favorevole alla trasformazione in ordine del giorno da accogliere come raccomandazione. BITONCI, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze . Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello del relatore. PRESIDENTE . Poiché i presentatori non insistono per la votazione, l'ordine del giorno G20.0.34 è accolto come raccomandazione. Passiamo all'emendamento 20.0.35, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 20.0.35, presentato dal senatore Urso e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'emendamento 20.0.36, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 20.0.36, presentato dal senatore Nastri. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'emendamento 20.0.37, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 20.0.37, presentato dal senatore De Bertoldi. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'emendamento 20.0.38, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 20.0.38, presentato dal senatore De Bertoldi. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo alla votazione dell'emendamento 20.0.40. BERUTTI (FI-BP) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BERUTTI (FI-BP) . Signor Presidente, in relazione al fatto che l'agricoltura è uno dei settori economici più importanti su cui tutti stanno investendo, con tre emendamenti noi chiediamo, in relazione alla Tari, di non includere i terreni agricoli nell'inserimento tra le aree scoperte e che gli agriturismi non vengano tassati in quanto sono un'attività a sostegno dell'attività agricola. Nello stesso tempo, ai fini fiscali chiediamo di considerare equiparati ai coltivatori diretti iscritti nella relativa gestione previdenziale e assistenziale gli appartenenti ai rispettivi nuclei famigliari iscritti nella medesima gestione. Riteniamo che questi tre interventi abbiano un senso e soprattutto possano essere un punto d'inizio legato al sostegno di un comparto che è un pilastro del nostro Paese. PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 20.0.40, presentato dai senatori Battistoni e Berutti. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 20.0.41, presentato dai senatori Battistoni e Berutti. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo alla votazione dell'emendamento 20.0.43 (testo 2), su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. CONZATTI (FI-BP) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CONZATTI (FI-BP) . Signor Presidente, avevamo già concordato in Commissione che anche l'emendamento 20.0.43 (testo 2) venisse ritirato e trasformato in ordine del giorno. PRESIDENTE . Invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi al riguardo. FENU, relatore . Signor Presidente, sono favorevole alla sua trasformazione in ordine del giorno da accogliere come raccomandazione. BITONCI, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze . Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello del relatore. PRESIDENTE . Poiché i presentatori non insistono per la votazione, l'ordine del giorno G20.0.43 (testo 2) è accolto come raccomandazione. Passiamo all'emendamento 20.0.44, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 20.0.44, presentato dai senatori Battistoni e Berutti. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 20.0.410, presentato dai senatori De Bertoldi e Urso. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 20.0.45, presentato dal senatore Urso e da altri senatori, fino alle parole «persone fisiche». (Segue la votazione) . Il Senato non approva. (v. Allegato B) . Risultano pertanto preclusi la restante parte e gli emendamenti 20.0.46, 20.0.47 e 20.0.48. Passiamo all'emendamento 20.0.57, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 20.0.57, presentato dal senatore Nastri. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 20.0.49, presentato dal senatore De Bertoldi. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 20.0.50, presentato dal senatore Nastri. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'emendamento 20.0.55, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 20.0.55, presentato dal senatore Nastri. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'emendamento 20.0.51, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 20.0.51, presentato dal senatore Urso. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'emendamento 20.0.300, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 20.0.300, presentato dal senatore Steger e da altri senatori, fino alla parola «ricettivi». (Segue la votazione) . Il Senato non approva. (v. Allegato B) . Risultano pertanto preclusi la restante parte e gli emendamenti 20.0.67 e 20.0.68. Passiamo all'emendamento 20.0.52, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 20.0.52, presentato dalla senatrice Conzatti e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . CONZATTI (FI-BP) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CONZATTI (FI-BP) . Signor Presidente, le ho fatto cenno di intervenire prima della votazione per chiedere di trasformare l'emendamento 20.0.52 in ordine del giorno. PRESIDENTE . Annulliamo pertanto la votazione e invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi sulla richiesta appena avanzata. FENU, relatore . Signor Presidente, sono favorevole alla trasformazione in ordine del giorno da accogliere come raccomandazione. BITONCI, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze . Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello del relatore. PRESIDENTE . Poiché i presentatori non insistono per la votazione, l'ordine del giorno G20.0.52 è accolto come raccomandazione. Passiamo all'emendamento 20.0.56, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 20.0.56, presentato dal senatore Nastri. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 20.0.58, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'emendamento 20.0.205, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 20.0.205, presentato dai senatori Mallegni e Barboni. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'emendamento 20.0.207, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 20.0.207, presentato dai senatori Mallegni e Barboni. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'emendamento 20.0.53, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 20.0.53, presentato dal senatore Martelli, fino alle parole «n. 79"». (Segue la votazione) . Il Senato non approva. (v. Allegato B) . Risultano pertanto preclusi la restante parte e gli emendamenti 20.0.360 e 20.0.370. Passiamo all'emendamento 20.0.208, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 20.0.208, presentato dai senatori Mallegni e Barboni. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 20.0.63, presentato dal senatore Nastri e Ciriani. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'emendamento 20.0.64, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 20.0.64, presentato dai senatori D'Arienzo e D'Alfonso. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'emendamento 20.0.202, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 20.0.202, presentato dal senatore Mallegni e da altri senatori, fino alla parola «2019». (Segue la votazione) . Il Senato non approva. (v. Allegato B) . Risultano pertanto preclusi la restante parte e l'emendamento 20.0.39. Passiamo all'emendamento 20.0.203, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 20.0.203, presentato dal senatore Mallegni e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'emendamento 20.0.204, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 20.0.204, presentato dal senatore Mallegni e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'emendamento 20.0.65, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 20.0.65, presentato dal senatore Steger e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'emendamento 20.0.380, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 20.0.380, presentato dal senatore Fazzolari. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 20.0.66, presentato dal senatore Steger e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'emendamento 20.0.69, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 20.0.69, presentato dal senatore Barboni e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'emendamento 20.0.70, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 20.0.70, presentato dal senatore Barboni e da altri senatori, fino alle parole «L'indennità». (Segue la votazione) . Il Senato non approva. (v. Allegato B) . Risultano pertanto preclusi la restante parte e l'emendamento 20.0.71. Passiamo all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 21 del decreto-legge, che si intendono illustrati e su cui invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi. FENU, relatore . Signor Presidente, esprimo parere favorevole sugli emendamenti 21.0.2 (testo 3)/200 e 21.0.2 (testo 3). Esprimo parere contrario sui restanti emendamenti. BITONCI, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze . Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello del relatore. PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 21.0.2 (testo 3)/200, presentato dal senatore Montani. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 21.0.2 (testo 3), presentato dalla Commissione, nel testo emendato. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Gli emendamenti 21.0.1 e 21.0.5000 sono stati ritirati. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 21.0.3, presentato dal senatore De Bertoldi. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . L'emendamento 21.0.4 è stato ritirato. Passiamo alla votazione dell'emendamento 21.0.5. CONZATTI (FI-BP) . Lo ritiro, Presidente. PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli emendamenti e dell'ordine del giorno riferiti all'articolo 22 del decreto-legge, che si intendono illustrati e su cui invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi. FENU, relatore . Signor Presidente, esprimo parere favorevole sugli emendamenti 22.0.100, 22.0.200 e 22.0.1. Sui restanti emendamenti esprimo parere contrario. Sull'ordine del giorno G22.1 sono favorevole a un suo accoglimento come raccomandazione. BITONCI, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze . Signor Presidente, esprimo parere conforme al relatore. DAMIANI (FI-BP) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DAMIANI (FI-BP) . Signor Presidente, ritiro gli emendamenti 22.2 e 22.3. PRESIDENTE . La Presidenza ne prende atto. Anche il senatore Montani manifesta di voler ritirare l'emendamento 22.1. Poiché la senatrice Gallone non insiste per la votazione, l'ordine del giorno G22.1 è accolto come raccomandazione. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 22.0.100, presentato dalla Commissione. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Passiamo alla votazione dell'emendamento 22.0.200. D'ALFONSO (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. D'ALFONSO (PD) . Signor Presidente, intervengo brevemente per comunicare che questa norma non tiene conto del fatto che la materia di cui si occupa è riservata alle Regioni: parliamo della trasportistica. C'è una parte minoritaria della norma che affronta la questione fiscale delle zone economiche speciali, ma la parte prevalente interviene in materia di trasportistica che è di prevalente competenza delle Regioni e per cui ci vuole l'intesa con le Regioni. Lo dico non solo a memoria documentale, ma perché stiamo invadendo l'autonomia legislativa delle Regioni. L'ho detto in Commissione, ho avuto lo sguardo comprensivo di tutti, ma c'è stata una mancanza di autonomia valutativa. PRESIDENTE . Accolga anche il mio di sguardo comprensivo, a questo punto. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 22.0.200, presentato dalla Commissione. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 22.0.1, presentato dalla Commissione, identico all'emendamento 22.0.300, presentato dal senatore Sileri e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato approva. (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 22.0.2, presentato dalla senatrice Conzatti e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 23 del decreto-legge, che si intendono illustrati e su cui invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi. FENU, relatore . Signor Presidente, esprimo parere favorevole sugli emendamenti 23.3, 23.2000, 23.0.1 (testo 2) e 23.0.3000. Esprimo parere contrario sui restanti emendamenti. BITONCI, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze . Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello del relatore. PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 23.1, presentato dai senatori De Petris e Buccarella. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'emendamento 23.2, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 23.2, presentato dai senatori De Bertoldi e Iannone. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 23.3, presentato dalla Commissione. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 23.2000, presentato dalla Commissione. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'emendamento 23.4, identico all'emendamento 23.5, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 23.4, presentato dalla senatrice Conzatti e da altri senatori, identico all'emendamento 23.5, presentato dal senatore Urso e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva. (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 23.0.1 (testo 2), presentato dal senatore Montani e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'emendamento 23.0.4, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 23.0.4, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori, fino alle parole «strumentali nuovi». (Segue la votazione) . Il Senato non approva. (v. Allegato B) . Risultano pertanto preclusi la restante parte e gli emendamenti da 23.0.2 a 23.0.300a. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 23.0.3000/2, presentato dalla senatrice Bellanova e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 23.0.3000/3, presentato dalla senatrice Bellanova e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 23.0.3000/4, presentato dalla senatrice Bellanova e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo alla votazione dell'emendamento 23.0.3000. ROMANI (FI-BP) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ROMANI (FI-BP) . Signor Presidente, non so se l'Assemblea, un po' distratta e un po' disattenta, si stia rendendo conto della portata storica dell'emendamento in esame. Stiamo parlando infatti della riforma completa dell'infrastruttura digitale del Paese. L'emendamento in questione introduce, nel codice delle comunicazioni elettroniche, all'articolo 50- bis , il comma 5- bis che consente all'Autorità di «indicare uno schema di eventuale aggregazione volontaria dei beni relativi alle reti di accesso appartenenti a diversi operatori in un soggetto giuridico non verticalmente integrato e wholesale, » - chiedo al Governo di indicare in italiano tale termine, che il codice delle comunicazioni traduce con l'espressione «vendita all'ingrosso», che mi sembra molto più semplice - «appartenente a una proprietà diversa o sotto controllo di terzi indipendenti». Nella seconda parte di tale emendamento prevede che l'Autorità determini «adeguati meccanismi incentivanti di remunerazione del capitale investito». Ciò vuol dire che stiamo parlando di scorporo della rete Telecom; vuol dire che si fa un'unica società - un unico veicolo pubblico-privato, suppongo - che diventerà proprietario della più grande infrastruttura digitale del Paese. Si tratta di un problema e di un dilemma sul quale questo Paese e i Governi che hanno preceduto quello attuale si sono dibattuti senza trovare una soluzione. Penso sia un problema sul quale valga la pena che quantomeno la Commissione industria faccia un approfondimento. Mi dicono che in Commissione bilancio non se ne sia parlato: l'emendamento è passato come se fosse una proposta qualunque. Stiamo parlando di qualcosa che coinvolge decine di migliaia di lavoratori e decine di miliardi di debito della Telecom Italia, oggi TIM, cioè l'ex monopolista (una volta si chiamava incumbent ); si sta parlando della più grande infrastruttura digitale che il nostro Paese si appresta a varare. Si parla di un impegno che uno dei Governi precedenti, per la precisione nel 2015, prese nei confronti dell'Europa: l'impegno a digitalizzare il Paese. Digitalizzare il Paese vuol dire raggiungere l'85 per cento della popolazione italiana con una infrastruttura digitale di 100 megabit; con lo stesso impegno si prevedeva inoltre di raggiungere il 100 per cento del Paese con 30 megabit. Con questo impegno si intendeva superare quel digital divide che da sempre ha afflitto il nostro Paese. Io non sono contrario al fatto che una volta tanto si risolva in sede normativa un problema di questo rilievo; mi sorprende però che lo si risolva con un emendamento al decreto fiscale; mi sorprende che si faccia un emendamento di questo tipo senza fare i conti con quello che accadrà. Un esempio che vale per tutti: TIM oggi ha debiti per 28 miliardi, ha un EBITDA di 6 miliardi all'anno (quindi teoricamente sarebbe in grado di diminuire il debito), vanta decine e decine di migliaia di collaboratori. Se quanto è previsto nell'emendamento si dovesse verificare, ciò vuol dire che TIM dovrebbe rinunciare a una parte del debito a favore della rete che si va a costruire, vuol dire che 30.000 dipendenti di TIM dovrebbero essere destinati a qualcosa di diverso o essere utilizzati nell'ambito della rete che verrà prodotta, vuol dire che Open Fiber (anche questo non è scritto), che è di proprietà guarda caso tendenzialmente pubblica (ovvero è partecipata dalla Cassa depositi e prestiti, come in parte lo è TIM), dovrebbe produrre quella capacità tecnologica di cui è capace. (Richiami del Presidente). Signor Presidente, devo terminare? Ho finito il tempo? PRESIDENTE. Non doveva neanche cominciare, senatore Romani; quindi concluda e procediamo al voto. ROMANI (FI-BP) . Approfitto allora della sua cortesia e della gentilezza dell'Assemblea. Vorrei solamente dire all'Assemblea che questo è un problema così enorme che mi sembra francamente riduttivo che lo si possa risolvere con un emendamento al decreto fiscale. Chiedo a quest'Assemblea di porre attenzione a quello che accadrà dopo che questo emendamento sarà stato approvato; chiedo alla Commissione industria di approfondire l'argomento, perché parliamo di decine di miliardi di euro, parliamo di decine di migliaia di lavoratori e parliamo della più importante infrastruttura di questo Paese, ovvero quella digitale. Spero che qualcuno in questa Aula mi abbia ascoltato. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . D'ALFONSO (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. D'ALFONSO (PD) . Signor Presidente, la ringrazio per avermi dato la parola, perché questo è un tema di un tale coinvolgimento strategico che non possiamo non rimanerne coinvolti, anche a seguito delle parole del parlamentare di Forza Italia che ha parlato testé. È una questione di tale centralità per la modernità del nostro Paese e per la sfida competitiva dell'Italia, anche nel quadro europeo, che noi siamo interessati a incoraggiare il tema, la scelta di riorganizzazione, la resa univoca della rete digitale dell'Italia per l'Europa. Ma è curiosa e non è all'altezza della sfida la modalità con la quale siamo arrivati a prendere questa iniziativa e ad assumere questa potenziale decisione. C'è da definire la par condicio di accesso all'infrastruttura e occorre fare in modo che il diritto alla concorrenza caratterizzi l'utilizzo dell'infrastruttura. Noi siamo convinti che l'infrastruttura digitale rappresenti il futuro della sfida, non solo in Italia. Questo significa competitività per le imprese, per i territori, il superamento anche delle distanze che fino ad oggi hanno messo in difficoltà le città e anche l'intrapresa di chi vuole creare ricchezza dal punto di vista dell'economia. Ma quello che non va bene è che il sito normativo del decreto-legge fiscale è diventato tutto e il contrario di tutto. Noi in Commissione abbiamo molto incoraggiato la riflessione su questo punto. Abbiamo detto di scegliere un sedime normativo dedicato per valutare l'impatto non solo sul piano economico, ma l'impatto normativo riguardante tutti i siti che vengono coinvolti da questa rivoluzione strategica e digitale. Per questa ragione ci siamo astenuti in Commissione, nella speranza che in Aula ci fosse un soprassalto di univocità di lettura. Ci asteniamo anche in questa sede e diamo valore alle parole venute dal Gruppo Forza Italia, attraverso il parlamentare che è intervenuto, e speriamo che Governo e Commissione competente si ritrovino. (Commenti dal Gruppo FI-BP) . Parlamentare significa senatore e, in questo caso, meritevole di diritto di parlare. Noi abbiamo bisogno di far sì che la Commissione competente dica, si pronunci e garantisca. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 23.0.3000, presentato dalla Commissione. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 24 del decreto-legge, che si intendono illustrati e su cui invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi. FENU, relatore . Signor Presidente, il parere è favorevole sugli emendamenti 24.0.900 e 24.0.901. Sui restanti emendamenti il parere è contrario. BITONCI, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze . Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello del relatore. PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 24.0.900, presentato dal Governo. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 24.0.901/200, presentato dalla senatrice Parente e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 24.0.901/201, presentato dalla senatrice Parente e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 24.0.901/202, presentato dal senatore Patriarca e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 24.0.901/203, presentato dalla senatrice Parente e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . L'emendamento 24.0.901/204 è stato ritirato. Passiamo all'emendamento 24.0.901/205, identico all'emendamento 24.0.901/206, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 24.0.901/205, presentato dal senatore Patriarca e da altri senatori, identico all'emendamento 24.0.901/206, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'emendamento 24.0.901/207, identico all'emendamento 24.0.901/208, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 24.0.901/207, presentato dal senatore Patriarca e da altri senatori, identico all'emendamento 24.0.901/208, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 24.0.901/209, presentato dalla senatrice Parente e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 24.0.901, presentato dal Governo. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 24.0.1, presentato dal senatore Stefano. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'emendamento 24.0.2, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 24.0.2, presentato dai senatori Garavini e Giacobbe. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'esame degli emendamenti e degli ordini del giorno riferiti all'articolo 25 del decreto-legge, che invito i presentatori ad illustrare. MALLEGNI (FI-BP) . Signor Presidente, onde evitare di richiedere la parola sui singoli emendamenti, vorrei illustrare una serie di emendamenti presentati dal nostro Gruppo all'articolo 25 legati al mondo dell'attività balneare. Lo abbiamo fatto e lo facciamo ormai da giugno scorso, dal famoso 18 giugno in cui il Senato approvò la risoluzione che il Governo avrebbe dovuto portare a Bruxelles, per far inserire nell'agenda europea la questione legata alle attività balneari. Negli emendamenti che abbiamo presentato all'articolo 25 del decreto-legge abbiamo parlato della disparità nell'applicazione dell'IVA per tutte le attività turistiche al 10 per cento e per i balneari al 22; della Tari e della non corretta applicazione della tassa; del diritto d'indennizzo nell'ipotesi in cui vi sia un riscatto; del riconoscimento d'impresa turistica e, ovviamente, della possibilità del prolungamento della concessione fino a trent'anni. Oggi è presente il sottosegretario Bitonci, che credo conosca bene la questione perché ovunque, in ogni trasmissione televisiva, i rappresentanti della Lega o indossano la maglietta «no alla Bolkeistein» o fanno altri tipi di attività o prendono posizione. Su questo siamo d'accordo. Aspettiamo ancora la possibilità di discutere in maniera seria e costruttiva con il Governo della questione legata alla categoria dei balneari: 30.000 imprese e oltre un milione di persone coinvolte. Le questioni sono due: una è legata all'applicazione della direttiva Bolkeistein; l'altra riguarda una serie di elementi i quali fanno sì che probabilmente, se giungeremo alla risoluzione della direttiva Bolkeistein, ci arriveremo con imprese fallite, per via dell'applicazione dell'IVA, del riconoscimento d'impresa turistica, della tassa sui rifiuti, dell'IMU. Ma potete mai pensare che una struttura in concessione paghi l'IMU? È come se, oltre all'affitto di casa, l'IMU la dovessero pagare gli affittuari e non il proprietario di casa. È un'assurdità. Bene, in Italia abbiamo questo problema. Per riassumere, noi vogliamo sapere dal Governo quando volete sedervi al tavolo per risolvere la questione. Noi abbiamo già dato novanta volte la disponibilità e ancora non abbiamo avuto l'opportunità di discutere con voi. Noi ci siamo. Credo che siamo arrivati alla fine della pazienza; non tanto noi come Gruppo parlamentare di Forza Italia, ma le imprese che vedono arrivare il 2020 e vedono portarsi via sessant'anni di lavoro, di storia e di esperienza familiare. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE . Rinnovo gli auguri di buon compleanno al senatore Mallegni e li rivolgo anche al sottosegretario Bitonci, perché è anche il suo compleanno. (Applausi) . Mi dicono che è il compleanno anche del senatore Pittoni. (Applausi) . Mi dicono anche del senatore Zanda. Ma non li festeggiamo più quelli a tre cifre! (Applausi). MARTI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, auguri a tutti i colleghi in Aula. Annuncio il ritiro dell'emendamento 25.0.18. Lo ritiriamo perché ci riteniamo soddisfatti dell'accoglimento da parte del Governo in Commissione di un ordine del giorno che racchiude diverse problematiche che abbiamo sottoposto in questo provvedimento. Partiamo dalla problematica più rilevante, che ingloba tutte le altre che descrivo in ordine, relativa alle concessioni demaniali marittime; si tratta di una materia che attraversa, come diciamo ormai ogni giorni e come ha detto il collega di Forza Italia prima, un periodo di profonda incertezza per tutti i concessionari demaniali e per gli imprenditori del settore a causa di frettolosi interventi normativi imputabili ai passati Governi, che hanno abrogato alcuni principi di diritto senza procedere, in via preventiva o parallela, a introdurre le necessarie disposizioni normative sostitutive o correttive. Mi riferisco all'abrogazione del cosiddetto diritto di insistenza - precedentemente consacrato dall'articolo 37 del codice della navigazione - intervenuta nel 2010 per scongiurare ipotetiche posizioni di contrasto della normativa nazionale valevole nella materia della cosiddetta direttiva Bolkestein. Tutto ciò ha generato una situazione di profonda incertezza negli imprenditori balneari, che rappresentano oggi una fetta importantissima e considerevole dell'economia turistica nazionale. Si consideri che attualmente sono presenti 30.000 imprese circa che operano nel settore turistico-ricreativo-balneare con tutte le conseguenze in termini numerici sull'economia dei singoli territori, sui livelli occupazionali garantiti, sugli indotti della filiera locale di prodotti agroalimentari e sulla promozione del territorio attraverso la canalizzazione del turismo balneare verso altri interessi turistici di carattere culturale, enogastronomico e artigianale nel nostro Paese. A fronte di tale importante e comprovata rilevanza turistica ed economica, si inserisce anche la situazione più grave dell'incertezza normativa in merito alla durata dei titoli concessori, che ha spinto gli imprenditori balneari a stoppare qualsiasi iniziativa finalizzata a investire sulle proprie aziende. Negli ultimi anni le fiere di settore si sono ridotte a incontri e seminari con piccoli stand sempre minori e sempre più vuoti. È una materia che meritava e merita la giusta attenzione e di cui siamo convinti il Governo, tramite il sottosegretario Bitonci e il nostro Ministro all'agricoltura e al turismo, si sta occupando. Presidente, come se non bastasse, negli ultimi periodi alcuni territori del nostro Paese sono stati colpiti da eventi climatici e atmosferici catastrofici, con danni ingenti al territorio e ai beni personali e delle imprese stesse. Di altrettanta importanza e attualità è la problematica che abbiamo inserito all'interno dell'ordine del giorno sulla materia balneare. Mi riferisco al mantenimento, per l'intero anno e non solo per la stagione estiva, di tutti quei manufatti funzionali alle attività turistiche e ricreative balneari ubicati su area demaniale, ovvero su proprietà privata. Permane su tutto il territorio nazionale l'impossibilità per la gran parte dei manufatti funzionali alle attività turistico-ricreativo-balneari, aventi caratteristica di amovibilità, di restare montati per l'intero anno poiché assentiti con titoli stagionali. Tale situazione ha dato vita a un corposissimo contenzioso che ha visto nella gran parte dei casi vittoriosi gli imprenditori balneari, con conseguente danno alle casse dell'erario sul piano delle spese processuali. In alcune Regioni (come, per esempio, la Puglia) la stagionalità dei manufatti viene sistematicamente sancita anche laddove sussiste una legge regionale - mi riferisco alla legge regionale n. 17 del 2015 - che prevede il diritto al mantenimento annuale. La situazione ormai è all'assurdo e porta dei connotati particolarmente gravi e rilevanti. I concessionari, pertanto, si trovano nella condizione di dover promuovere lunghe azioni giudiziarie e di dover rimuovere le strutture al termine di ogni stagione, rimontandole nella stagione successiva: il 30 settembre o il 31 ottobre, a seconda delle Regioni, le montano e le rimontano il 1° aprile o il 1° maggio. Presidente, questa situazione crea un notevole danno al comparto turistico, atteso che di fatto la stagione balneare si restringe sensibilmente nella sua durata, anche in considerazione delle tempistiche necessarie per smontare la struttura e poi rimontarla dopo pochi mesi. Un ulteriore danno nel settore turistico che determina la situazione sopra evidenziata è rappresentato dall'impossibilità di poter garantire durante tutto l'anno l'apertura degli stabilimenti balneari, anche nell'ottica di una destagionalizzazione reale e concreta del turismo balneare, considerando che i flussi turistici, soprattutto quelli stranieri, sono presenti nel nostro territorio nazionale durante tutto l'anno e non solo d'estate e risentono concretamente di una stagionalità della operatività dei lidi balneari. Presidente, per questo motivo sarebbe opportuno e necessario un intervento normativo che autorizzi i titolari delle concessioni demaniali marittime con finalità turistico-ricreative che utilizzino manufatti amovibili a mantenere installati i predetti manufatti per tutto l'anno fino al 31 dicembre 2020, ovvero fino alla scadenza del titolo concessorio. Ciò serve a garantire un'offerta turistica balneare valevole trecentosessantacinque giorni all'anno. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . GRASSI (M5S) . Signor Presidente, chiedo scusa all'Assemblea se il mio intervento sarà di natura strettamente tecnica ma è mio desiderio che rimanga agli atti. Come sapete, stiamo per approvare un emendamento il cui fine è porre rimedio a un problema gravissimo che è stato determinato all'esito della sentenza della Corte di cassazione n. 18135 del 2015. In estrema sintesi, la sentenza ha stabilito che la vendita di taluni beni in regime di edilizia convenzionata, in violazione dei limiti di prezzo, determina la nullità parziale del contratto per la quota esuberante rispetto al prezzo cosiddetto calmierato. Segnalo che la Corte di cassazione ha ritenuto di concludere tout court per la nullità, senza svolgere un'indagine sull'interesse protetto dalla norma. È noto che la nullità assoluta del nostro ordinamento entra in gioco nel caso in cui l'interesse protetto sia sovraindividuale e indisponibile. Che l'interesse in questione sia disponibile è confermato dal fatto che la norma già in vigore consente di eliminare tali vincoli tramite l'affrancazione, quindi trattasi non di un interesse indisponibile, ma di un interesse assegnato alla disponibilità dei privati, ancorché di rango pubblicistico. Dunque, la sanzione della nullità appare ultronea rispetto alla ratio della norma. Sul punto dunque interviene quella che si definisce un'interpretazione autentica del legislatore. Ricordiamo che la norma originale non indica espressamente la nullità, che è frutto di un combinato disposto. Qui l'interpretazione autentica del legislatore indica nella parziale inefficacia del contratto, limitatamente alla quota esuberante di prezzo, la conseguenza della violazione della norma stessa, con delle conseguenze importanti dal punto di vista sistematico, giacché evidentemente la patologia dell'atto può essere sanata dal venditore nel caso in cui questi provveda ad attivare il procedimento, ancorché ex post , per l'eliminazione dei vincoli. Colleghi, vi ringrazio per la pazienza che mi avete concesso. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az) . STEFANO (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. STEFANO (PD) . Signor Presidente, intervengo sull'ordine dei lavori, perché vorrei capire su cosa sono intervenuti i colleghi. Mi sembra che ci sia un po' di confusione. Lei ha accennato qualche attimo fa all'emendamento 25.0.18, che era stato ritirato. O sbaglio? PRESIDENTE. Ci sono una serie di emendamenti aggiuntivi all'articolo 25. STEFANO (PD) . Se ognuno di noi interviene per dieci minuti... PRESIDENTE. I colleghi che sono intervenuti avevano ancora tempo a disposizione e sono presentatori di emendamenti. STEFANO (PD) . Siccome vorremmo partecipare alla discussione, vorrei capire su cosa intervenuti. Posso chiederle di cosa stiamo parlando in questo momento? PRESIDENTE. Bastava ascoltare, senatore Stefano. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . STEFANO (PD) . Signor Presidente, lo chiedo a lei. Stamattina era lei che è stato distratto quando parlava il collega, ora sono io a chiedere aiuto. Se mi può aiutare, le sono grato. PRESIDENTE . Un intervento ha riguardato la cosiddetta direttiva Bolkestein, mentre l'altro ha avuto a oggetto l'emendamento 25.0.2000. I restanti emendamenti e ordini del giorno si intendono illustrati. Invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti e sugli ordini del giorno in esame. FENU, relatore . Signor Presidente, sugli ordini del giorno G25.1 e G25.2, il parere è favorevole ad un loro accoglimento come raccomandazione. Sugli emendamenti 25.0.12, identico all'emendamento 25.0.13, 25.0.6 (testo 2), 25.0.7, 25.0.30 (testo 2), 25.0.39 (testo 3), 25.0.100 e 25.0.2000 il parere è favorevole. Invito i presentatori a ritirare l'emendamento 25.0.33 e a presentare un ordine del giorno che potrebbe essere accolto come raccomandazione. Sui restanti emendamenti il parere è contrario. BITONCI, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze . Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello del relatore. PRESIDENTE . Passiamo all'emendamento 25.1, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 25.1, presentato dalla senatrice Parente e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Senatore Montani, insiste per la votazione degli ordini del giorno G25.1 e G25.2? MONTANI (L-SP-PSd'Az) . No, Presidente. PRESIDENTE. Gli ordini del giorno G25.1 e G25.2 sono quindi accolti come raccomandazione. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 25.0.12, presentato dalla Commissione, sostanzialmente identico all'emendamento 25.0.13, presentato dalla senatrice Bernini e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato approva. (v. Allegato B) . Passiamo all'emendamento 25.0.16 (testo 2), su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 25.0.16 (testo 2), presentato dalla senatrice Bernini e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'emendamento 25.0.5, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 25.0.5, presentato dalla senatrice Bernini e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 25.0.4, presentato dalla senatrice Iori e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 25.0.6 (testo 2), presentato dalla Commissione. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 25.0.7, presentato dalla Commissione. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 25.0.8, presentato dal senatore Damiani e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo alla prima parte dell'emendamento 25.0.300, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 25.0.300, presentato dal senatore Martelli, fino alle parole «servizio principale». (Segue la votazione) . Il Senato non approva. (v. Allegato B) . Risultano pertanto preclusi la restante parte e gli emendamenti 25.0.9 e 25.0.10. Passiamo all'emendamento 25.0.14, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 25.0.14, presentato dalla senatrice Bernini e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 25.0.15, presentato dalla senatrice Bernini e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . L'emendamento 25.0.18 è stato ritirato. Passiamo all'emendamento 25.0.17, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 25.0.17, presentato dalla senatrice Bernini e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'emendamento 25.0.19, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 25.0.19, presentato dai senatori De Bertoldi e Iannone. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'emendamento 25.0.20, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 25.0.20, presentato dal senatore Iannone e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'emendamento 25.0.21, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, procediamo alla votazione. DE BERTOLDI (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DE BERTOLDI (FdI) . Signor Presidente, intervengo velocemente per porre l'attenzione su questo emendamento che riguarda la possibilità di concedere degli incentivi all'acquisto di veicoli ibridi ed elettrici. Riteniamo che la sensibilità ambientale dovrebbe, almeno a quanto si proclama, essere trasversale a questa Assemblea, quindi mi appello davvero brevemente a tutto il Senato affinché ci ripensi e dia voto favorevole per favorire l'ambiente e per favorire anche un settore economico importante come quello dell' automotive . (Applausi dal Gruppo FdI) . PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 25.0.21, presentato dal senatore De Bertoldi. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'emendamento 25.0.22, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 25.0.22, presentato dal senatore De Bertoldi. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 25.0.24, presentato dalla senatrice Conzatti e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'emendamento 25.0.27, identico all'emendamento 25.0.370, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 25.0.27, presentato dal senatore Marsilio, identico all'emendamento 25.0.370, presentato dal senatore Mallegni e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva. (v. Allegato B) . L'emendamento 25.0.302 è stato ritirato. Passiamo all'emendamento 25.0.28, identico agli emendamenti 25.0.303 e 25.0.304, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 25.0.28, presentato dai senatori Marsilio e Iannone, identico agli emendamenti 25.0.303, presentato dal senatore Martelli, e 25.0.304, presentato dal senatore Damiani e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva. (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 25.0.30 (testo 2), presentato dalla Commissione. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . L'emendamento 25.0.31 (testo 2) è assorbito dall'approvazione dell'emendamento 9.10000. Senatrice Iori, accoglie l'invito a trasformare l'emendamento 25.0.33 in ordine del giorno? IORI (PD) . Signor Presidente, accolgo l'invito ma vorrei sottolineare l'importanza dell'emendamento, che consente ai laureati L19 che già lavorano nei presidi socio-sanitari, socioassistenziali e socioeducativi di poter lavorare anche nei presidi sociosanitari in cui già lavorano da molti anni e dove sono apprezzati. Il vantaggio di questo ordine del giorno, quindi, è quello, da un lato, di favorire il miglioramento dell'offerta dei servizi sociosanitari, socioeducativi e socioassistenziali e, dall'altro, di non estromettere del personale, e sto parlando di circa 150.000 operatori che già lavorano, apprezzati, in queste strutture. PRESIDENTE . Poiché i presentatori non insistono per la votazione, l'ordine del giorno G25.0.33 è accolto come raccomandazione. Passiamo all'emendamento 25.0.35, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 25.0.35, presentato dal senatore Mallegni e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'emendamento 25.0.202, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 25.0.202, presentato dal senatore Mallegni e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 25.0.203, presentato dal senatore Gasparri e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'emendamento 25.0.201, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 25.0.201, presentato dal senatore Gasparri e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo alla votazione dell'emendamento 25.0.301, identico agli emendamenti 25.0.36 e 25.0.37. MARSILIO (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MARSILIO (FdI) . Signor Presidente, vorrei sottolineare l'importanza di questo emendamento, che riguarda la questione della direttiva Bolkestein applicata agli stabilimenti balneari. Posso comprendere che, anche per un sano esercizio di realismo, la maggioranza abbia appena respinto una serie di emendamenti che tendevano a risolvere il problema, ma che avevano una onerosità dal punto di vista del bilancio, tant'è che la 5 a Commissione aveva espresso contrarietà ai sensi dell'articolo 81 della Commissione. In questo caso, invece, siamo in presenza di un emendamento che va incontro ad una posizione che credo sia largamente condivisa all'interno del Parlamento. Si tratta di un emendamento che prende spunto da una recente sentenza del Consiglio di Stato che ha chiarito che, proprio sulla base della direttiva Bolkestein, si afferma una deroga al principio della gara pubblica in ragione della rilevanza storico-culturale dell'attività esercitata. Con l'emendamento 25.0.37 vogliamo introdurre una norma - che ha solamente portata normativa e non comporta alcun costo - che, proprio in virtù del fatto che, connotando il paesaggio costiero, i nostri stabilimenti costituiscono un elemento del patrimonio storico-culturale e del tessuto sociale dello Stato italiano, tuteli gli stabilimenti o comunque offra anche al Governo uno strumento in più per tutelare gli stabilimenti. Il ministro Centinaio è impegnato su questo fronte e sappiamo che ha aperto un tavolo di confronto con le categorie che attualmente sta lavorando al Ministero. Noi crediamo che approvare questo emendamento aiuti il ministro Centinaio e il Governo: se davvero si vuole risolvere il tema della Bolkestein e tutelare gli stabilimenti balneari e le migliaia di aziende che vivono di questo, questa previsione normativa che - ripeto - non sovverte alcunché, anzi, prende spunto da una sentenza del Consiglio di Stato nonché esattamente dalle deroghe previste dalla direttiva, quindi in perfetta coerenza con le sentenze dello Stato e con le direttive europee, inserisce uno strumento di rafforzamento e di tutela verso l'azione del Governo. Chiedo al relatore e alla maggioranza di riflettere sull'emendamento 25.0.37 e di volerlo accogliere, perché faremmo tutti insieme un passo avanti positivo verso la soluzione di un problema che credo stia cuore non solo a Fratelli d'Italia, ma a una larga maggioranza o almeno a una qualificata maggioranza di questa Camera. ROMEO (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ROMEO (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, vorrei semplicemente dire che il tavolo organizzato e creato dal ministro Centinaio è aperto anche alle forze politiche, quindi siamo sicuri che il suo contributo a quel tavolo, collega Marsilio, sarà molto determinante. Quella è la sede giusta per trattare l'intera tematica. PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 25.0.301, presentato dal senatore Martelli, identico agli emendamenti 25.0.36, presentato dal senatore Gasparri e da altri senatori, e 25.0.37, presentato dai senatori Marsilio e Iannone. (Segue la votazione) . Il Senato non approva. (v. Allegato B) . Passiamo alla votazione dell'emendamento 25.0.39 (testo 3). PUGLIA (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PUGLIA (M5S) . Signor Presidente, questo è un emendamento fondamentale, dietro al quale c'è stato un lavoro di squadra e da parte del territorio e in questo Parlamento e da parte del Governo. È un emendamento che finalmente dà la possibilità a dei lavoratori che ad oggi erano stati completamente dimenticati e abbandonati di fare un percorso di rientro al lavoro. Nel frattempo, si dà loro la possibilità di un altro anno di proroga dell'indennità di mobilità. Signor Presidente, questo Governo tiene tantissimo ai lavoratori che, purtroppo, sono stati estromessi dal ciclo produttivo a causa di aziende che, vista la crisi, hanno cessato. Difatti, ricordiamo il ripristino, da parte di questo Governo, della cassa integrazione straordinaria nel caso di aziende cessate. Quella cassa integrazione straordinaria che il Partito Democratico ha voluto togliere, lasciando per strada tantissime persone senza reddito. (Applausi dal Gruppo M5S . Commenti dal Gruppo PD). PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 25.0.39 (testo 3), presentato dalla Commissione. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Passiamo alla votazione dell'emendamento 25.0.40. DAMIANI (FI-BP) . Signor Presidente, intendo trasformare questo emendamento in ordine del giorno. PRESIDENTE. Invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi. FENU, relatore . Signor Presidente, sono favorevole ad un accoglimento come raccomandazione. BITONCI, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze . Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello del relatore. PRESIDENTE . Poiché i presentatori non insistono per la votazione, l'ordine del giorno G25.0.40 è accolto come raccomandazione. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 25.0.100/1, presentato dal senatore Faraone e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 25.0.100/2, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo alla votazione dell'emendamento 25.0.100. SILERI (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. SILERI (M5S) . Signor Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, desidero sottolineare l'importanza di questo emendamento, perché finalmente si torna all'incompatibilità tra una figura istituzionale e il commissario ad acta in sanità, quindi non vi sarà più un doppio incarico e il Governatore di una Regione non sarà più il commissario ad acta per riportare i conti in ordine. (Applausi dal Gruppo M5S) . L'esperienza degli ultimi anni è evidente a tutti, ogni settimana leggiamo sui giornali cosa succede in queste Regioni: faccio l'esempio della Campania, con De Luca, e della Regione Lazio, dove lo stesso Zingaretti da mesi informa tutti che stiamo per uscire dal piano di rientro, ma ancora non siamo usciti. Quindi, mai più il doppio ruolo. L'emendamento 25.0.100 delinea anche un'altra cosa, cioè le professionalità di colui che sarà il commissario ad acta . Tale figura dovrà possedere qualificate e comprovate professionalità, nonché specifica esperienza nell'ambito di gestione della sanità, con particolare riguardo alla legalità e all'anticorruzione. Immagino quindi che capirete l'importanza di questo emendamento per migliorare la sanità nelle Regioni in cui i tagli l'hanno praticamente uccisa. (Applausi dal Gruppo M5S) . PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 25.0.100, presentato dalla Commissione. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Passiamo alla votazione dell'emendamento 25.0.2000/1. FERRARI (PD) . Signor Presidente, lo ritiriamo. PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 25.0.2000. DESSI' (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DESSI' (M5S) . Signor Presidente, intervengo su questo emendamento, di cui mi sono fatto promotore insieme a tanti colleghi e che affronta un tema estremamente importante, quello della casa, ma anche dei grandi diritti che hanno accompagnato la popolazione italiana, le fasce medio-basse: il diritto al lavoro, all'istruzione e il diritto alla salute appena richiamato dal collega Sileri. (Commenti dal Gruppo PD). Nel corso degli anni, la legge n. 167 del 1962 per l'edilizia convenzionata ha permesso di costruire in Italia centinaia di migliaia di abitazioni, che hanno accompagnato la vita di tantissime persone. (Commenti dal Gruppo PD) . Non capisco perché strillano, vorrei capirlo anche io. (Applausi dal Gruppo M5S) . La citata legge è stata fondamentale; è nata nei primi anni Sessanta, ed è stata poi perfezionata da ulteriori norme che hanno accompagnato migliaia di famiglia italiane, che questo Stato ha degnamente rappresentato nel corso degli anni, con i suoi successivi Governi. Come diceva poc'anzi, in un precedente intervento, il collega Grassi, che ha espresso tecnicamente un cortocircuito determinatosi nel corso del tempo, in particolare nel 2015, una particolare sentenza ha interessato queste stesse famiglie, a cui lo Stato aveva garantito (con sovvenzioni, convenzioni e aiuti economici anche attraverso lo scorporo di opere urbanistiche) la possibilità di costruire la casa e quindi quel ceto medio importante per l'Italia aveva potuto andare avanti. Ebbene, con questo emendamento cerchiamo soprattutto di eliminare un enorme dramma sociale che stava per coinvolgere queste famiglie. (Applausi dal Gruppo M5S) . Interveniamo immediatamente e legislativamente dove c'è stata, purtroppo, una dimenticanza da parte dello Stato. Queste famiglie sono state abbandonate... (Commenti dal Gruppo PD). PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia. Senatrice Bellanova, l'ho beccata anche stavolta. DESSI' (M5S) . Parliamo di altro. Loro purtroppo queste cose non le capiscono, perché abitano nelle case del deceduto Scarpellini. PRESIDENTE. Siamo arrivati quasi al traguardo. Facciamo i bravi. DESSI' (M5S) . Come dicevo, questo decreto-legge cerca di eliminare questa stortura e di dare alle famiglie, che in questi anni hanno vissuto un vero e proprio panico da abbandono dello Stato, un po' di serenità, un po' di certezza amministrativa. Per questo chiedo a tutti, anche al Partito Democratico, che ha presentato un emendamento (poi ritirato e ripresentato come ordine del giorno) che ricalca esattamente il testo del nostro emendamento, di condividerlo, anche per dare un po' il segno a quei cittadini, che vorrebbero non sentirsi più abbandonati da tutti noi, che siamo in grado di intervenire immediatamente. Voglio contestualmente ringraziare, proprio perché è stata un'azione estremamente condivisa, a partire dall'interlocuzione iniziale con i cittadini e con i comitati che li rappresentavano, tutte le forze politiche, le associazioni di categoria e tutti coloro che si sono prestati alla costruzione dell'emendamento, per finire con le Commissioni che lo hanno elaborato ed il Governo. (Applausi dal Gruppo M5S. Applausi ironici dal Gruppo PD). MALPEZZI (PD) . Bravo! PRESIDENTE . Ho due richieste di intervento da parte di rappresentanti di partiti che però hanno terminato il tempo a loro disposizione. Ne ho concessi di ulteriori in precedenza, ma adesso non intendo più derogare. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 25.0.2000, presentato dalla Commissione. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . MALAN (FI-BP) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MALAN (FI-BP) . Signor Presidente, intervengo per rendere conto del fatto che nel Gruppo di Forza Italia c'è stato un qui pro quo tra un emendamento e un altro. Sull'emendamento 25.0.100 il nostro intendimento era di votare contro, ma per un errore, avendolo scambiato per un altro emendamento, abbiamo votato a favore. La nostra intenzione era di votare contro perché siamo contrati alle norme in esso contenute. PRESIDENTE. La Presidenza ne prende atto. MARCUCCI (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MARCUCCI (PD) . Signor Presidente, avevo chiesto la parola sul precedente emendamento solo per segnalare all'Assemblea, alla Presidenza e ai colleghi di maggioranza, indipendentemente dalle valutazioni dei singoli, sia dei Gruppi che dei parlamentari, sull'emendamento in discussione, l'inopportunità della scelta sulla dichiarazione di voto fatta dal MoVimento 5 Stelle. (Applausi dal Gruppo PD) . TAVERNA (M5S) . Ma come si permette? PRESIDENTE . Ciascuno utilizza il tempo come ritiene più opportuno. ( Commenti dal Gruppo MoVimento 5 Stelle. Il senatore Dessì fa cenno di voler intervenire) . Gli interventi personali si fanno a fine seduta. CASTALDI (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CASTALDI (M5S) . Signor Presidente, intervengo solo per chiarire che nel MoVimento 5 Stelle, qualunque persona intervenga, non ha mai nessun problema di inopportunità, diversamente da chi, precedentemente, è intervenuto in quest'Aula. (Applausi dal Gruppo M5S. Il senatore Dessì fa cenno di voler intervenire) . PRESIDENTE . Senatore Dessì, non le do la parola per un fatto assolutamente personale. Sarei sorpreso se il senatore Marcucci condividesse il suo intervento. Ci sono maggioranza e opposizione e sensibilità diverse. (Commenti della senatrice Taverna). Per fatto personale si interviene a fine seduta e non siamo in quella fase. Senatore Dessì, la iscriviamo per intervenire a fine seduta. Passiamo all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 26 del decreto-legge, che si intendono illustrati e su cui invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi. FENU, relatore . Signor Presidente, esprimo parere favorevole sugli emendamenti 26.1 e 26.0.320. Esprimo parere contrario su tutti gli altri emendamenti. BITONCI, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze . Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello del relatore. PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 26.1, presentato dalla Commissione. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'emendamento 26.2, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 26.2, presentato dal senatore D'Alfonso e da altri senatori, fino alle parole «pubblica, sono». (Segue la votazione) . Il Senato non approva. (v. Allegato B) . Risultano pertanto preclusi la restante parte e gli emendamenti 26.3, 26.4 e 26.5. Passiamo all'emendamento 26.6, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 26.6, presentato dalla senatrice Bellanova e da altri senatori, fino alla parola « sopprimere ». (Segue la votazione) . Il Senato non approva. (v. Allegato B) . Risultano pertanto preclusi la restante parte e gli emendamenti da 26.7 a 26.16. Passiamo all'emendamento 26.0.1, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 26.0.1, presentato dal senatore Damiani e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'emendamento 26.0.300, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 26.0.300, presentato dal senatore Martelli, fino alle parole «del canone». (Segue la votazione) . Il Senato non approva. (v. Allegato B) . Risultano pertanto preclusi la restante parte e gli emendamenti 26.0.2 e 26.0.350. Passiamo all'emendamento 26.0.3, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 26.0.3, presentato dal senatore Gasparri e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'emendamento 26.0.4, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 26.0.4, presentato dal senatore Gasparri e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 26.0.8, presentato dalla senatrice Conzatti e da altri senatori, identico all'emendamento 26.0.9, presentato dal senatore De Bertoldi. (Segue la votazione) . Il Senato non approva. (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 26.0.320, presentato dalla Commissione. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . LANIECE (Aut (SVP-PATT, UV)) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LANIECE (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente, vorrei comunicare che sull'emendamento 26.0.320 il mio voto era favorevole. PRESIDENTE . La Presidenza ne prende atto. Passiamo all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 10 del decreto-legge, precedentemente accantonati, su cui invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi. FENU, relatore . Signor Presidente, esprimo pare favorevole sugli emendamenti 10.20 (testo 2 corretto), 10.0.100/200, 10.0.100 e 10.0.200. Esprimo parere contrario sui restanti emendamenti. BITONCI, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze . Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello del relatore. PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 10.20 (testo 2 corretto)/200, presentato dal senatore D'Alfonso e da altri senatori, fino alle parole «può avvalersi». (Segue la votazione) . Il Senato non approva. (v. Allegato B) . Risultano pertanto preclusi la restante parte e l'emendamento 10.20 (testo 2 corretto)/201. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 10.20 (testo 2 corretto)/202, presentato dalla senatrice Conzatti, fino alla parola «non». (Segue la votazione) . Il Senato non approva. (v. Allegato B) . Risultano pertanto preclusi la restante parte e l'emendamento 10.20 (testo 2 corretto)/203. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 10.20 (testo 2 corretto)/204, presentato dal senatore D'Alfonso e da altri senatori, fino alle parole «avvalersi anche». (Segue la votazione) . Il Senato non approva. (v. Allegato B) . Risultano pertanto preclusi la restante parte e gli emendamenti 10.20 (testo 2 corretto)/205, 10.20 (testo 2 corretto)/206 e 10.20 (testo 2 corretto)/207. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 10.20 (testo 2 corretto), presentato dalla Commissione. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 10.21, presentato dal senatore Grimani, identico agli emendamenti 10.22, presentato dal senatore Sciascia e da altri senatori, e 10.23, presentato dal senatore Steger e da altri senatori . (Segue la votazione) . Il Senato non approva. (v. Allegato B) . Passiamo all'emendamento 10.24, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 10.24, presentato dalla senatrice Conzatti e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'emendamento 10.25, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 10.25, presentato dal senatore Pichetto Fratin e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 10.0.100/200, presentato dalla senatrice Bottici. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 10.0.100, presentato dalla Commissione, nel testo emendato. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 10.0.200/1, presentato dal senatore D'Alfonso e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'emendamento 10.0.200/2, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 10.0.200/2, presentato dai senatori Mallegni e Conzatti. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 10.0.200, presentato dalla Commissione. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'emendamento 10.0.2, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 10.0.2, presentato dal senatore Ciriani e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'emendamento 10.0.3, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 10.0.3, presentato dal senatore Sciascia e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Abbiamo finito la trattazione degli emendamenti. (Applausi) . ERRANI (Misto-LeU) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. Presidenza del vice presidente TAVERNA (ore 17,11) ERRANI (Misto-LeU) . Signor Presidente, colleghe e colleghi, Governo, questo ormai è diventato un decreto omnibus e su questo vorrei porre la prima questione, in quanto è la prima ragione del nostro voto contrario. Ormai è diventata una prassi. (Brusio). Scusi, signor Presidente. PRESIDENTE. Cortesemente, chi si sta allontanando lasci la possibilità a chi interviene di farlo in un'Aula silenziosa. ERRANI (Misto-LeU) . Questa, dicevo, è la prima ragione del nostro voto contrario. Ormai la forma che ha assunto il modo di rapportarsi del Governo con il Parlamento è segnata da questa particolarità. Oddio, non è che sia una novità, è una sottolineatura, però. (Brusio). PRESIDENTE. Mi scusi, senatore Errani. Mi sembra che l'invito della Presidenza non sia stato accolto. Se cortesemente allora agevolassimo l'uscita, in maniera tale che chi sta intervenendo non venga disturbato, ve ne sarei grata. ERRANI (Misto-LeU) . Grazie, signor Presidente. Sta di fatto che questioni rilevantissime questo Governo le affronta, insieme alla maggioranza, in questo modo: emendamenti, spesso all'ultimo minuto, con le Commissioni che non hanno il tempo per approfondire e che vengono convocate e sconvocate. Poi c'è la rincorsa tra MoVimento 5 Stelle e Lega a marcarsi su questo o quel posizionamento, forse elettorale, ma questo sequestra il lavoro delle Commissioni e del Parlamento. Ora, le parole pronunciate dal Presidente del Consiglio e pronunciate da tanti rappresentanti della maggioranza sul rispetto del Parlamento e delle prerogative del Parlamento sono parole assolutamente al vento. In ogni caso, affrontare questioni rilevantissime, come ad esempio quella della rete, di cui si è parlato prima, in questo modo è un gravissimo danno non solo al confronto tra opposizione e maggioranza, ma anche all'approfondimento del lavoro. Da questo punto di vista, vorrei invitare con tranquillità il Parlamento, ma soprattutto il Governo e la maggioranza, a fare una riflessione. Io non ho mai detto che questa maggioranza e questo Governo sono fatti di persone incompetenti. Tuttavia, la scienza in tasca non l'avete neanche voi e sarebbe utilissimo un confronto di merito, nelle sedi istituzionali, tra la maggioranza e l'opposizione. Forse converrebbe anche a voi, per evitare errori che già in altri provvedimenti avete commesso. Nel merito, il relatore, e non solo il relatore, ha detto che si è realizzato, con questo provvedimento, un nuovo rapporto tra fisco e cittadini: no, non è vero, non è assolutamente vero. Questo Governo percorre la più classica strada percorsa in tanti anni da tanti diversi Governi e ora dirò la parola che tanto dà fastidio a molti colleghi della maggioranza: la strada del condono. Diversi rappresentanti del MoVimento 5 Stelle hanno detto che non è un condono. Esatto, non è un condono: sono più condoni, che peraltro non risolvono nemmeno il problema in nome del quale parlate di pace fiscale, perché non affrontate in alcun modo il problema di quei contribuenti che hanno fedelmente fatto la dichiarazione e che, in difficoltà economiche, non sono in grado di pagare. Invece, vorrei dire con chiarezza, a proposito di Governo del cambiamento: voi fate norme condonistiche di sanatoria, puntualmente identificando categorie e vostri potenziali elettori. Non siete nel Governo del cambiamento, siete nel solco classico che ha governato - ahimè - questo Paese lungo questi quarant'anni e su questa strada non farete nessun passo in avanti. Ma la cosa più grave non è solo che non rispondete al primo obiettivo che vi eravate proposti o che non date una risposta alle piccole e medie imprese, dato che l'Istat ha detto che, a seguito dei vostri provvedimenti fiscali, due piccole imprese su tre pagheranno più tasse (è chiaro? Pagheranno più tasse!). La cosa più grave è che nemmeno dal punto di vista delle entrate ottenete un risultato positivo. Da questo punto di vista, è sostanzialmente un capolavoro. Aggiungo che ciò che davvero va sottolineato è che il vostro discorso ha disperso - lo dico anche ai colleghi e alle colleghe del MoVimento 5 Stelle - la lotta all'evasione fiscale. Ora, noi siamo un Paese singolare. Quando si fanno i convegni e i comizi, la lotta all'evasione fiscale è al primo posto e si dice: saremo spietati! Ma poi, cosa succede quando si va al merito e si fanno queste discussioni? Badate bene, io non sono tra quelli che pensano che i lavoratori autonomi siano evasori, ma parliamoci chiaro: se la Banca d'Italia parla di 103, 108, 120 miliardi di mancate entrate per l'erario, chi è che evade? C'è qualcuno che evade? C'è un problema da porsi? Il vero discorso serio da fare sarebbe: si pagano troppe tasse! Sì, troppe tasse per chi le paga, per chi ha la trattenuta alla fonte e per i cittadini onesti che nelle imprese - e ce ne sono tanti - pagano tutte le tasse. Il discorso che voi state facendo al Paese è un discorso che non è in grado di elevare quel senso civico di fedeltà fiscale e il messaggio che voi mandate è un messaggio che incita. Ad esempio, si pensi alla rottamazione- ter e alla rottamazione- bis : perché devo pagare, se so che poi arriva un altro provvedimento che mi darà condizioni migliori di quelle di prima? E quelli che hanno pagato prima, allora, sono cosa? Fessi? Questo è il problema. Questo è quello che state facendo. Sono certo, al di là del racconto, al di là della demagogia, al di là del fatto che in questo Paese nessuno evade, al netto di quei 108 miliardi di evasione, che alla fine state procurando un danno e lo dico a chi, giustamente, parla della necessità di rafforzare la funzione pubblica e la funzione dello Stato. È difficile così parlare di giustizia fiscale e, alla fine, tutti i discorsi stanno a zero. Vi sono poi alcune proposte di emendamenti che noi abbiamo fatto, regolarmente respinte. Signor Presidente, si parla di autonomia speciale per le Regioni, ma avete respinto tutti gli emendamenti che tutelavano l'autonomia delle Regioni e dei Comuni. Avete persino respinto emendamenti nei quali si chiedeva che le addizionali IRAP - sottolineo, le addizionali - rimanessero alle Regioni; avete respinto anche questo. Parlo di addizionali, perché in realtà tutti sanno, o tutti dovrebbero sapere, che l'IRAP è una tassa nazionale. Anche questo avete respinto. Ma dove va l'autonomia? Che fine fa l'autonomia, se non lasciate nemmeno lo spazio a un Comune di decidere se vuole rottamare o meno le cartelle sui propri tributi? Per quale ragione? Poi, nei comizi, si parlerà di autonomia. Avevo altro da dire, ma visto che è finito il tempo a mia disposizione vorrei concludere con questo. Voi avete fatto un atto che, a mio avviso, contraddice lo slogan fondamentale che sorregge la vostra campagna sull'immigrazione. Voi dite: aiutiamoli a casa propria. In verità, non poteva mancare (perché ormai va in automatico, è nel programma di iscrizione di tutti i provvedimenti) una norma contro gli immigrati. Fissate una tassa sulle rimesse. Aiutiamoli a casa propria, ma solo un po'. Queste persone sono immigrati regolari, che quando fanno il trasferimento delle risorse (le rimesse) pagano già l'8 per cento, pagano le tasse, contributi per pensioni che non vedranno mai e che non riceveranno mai indietro; e voi, che li volete aiutare a casa propria, aggiungete una tassa in più, giusto per soddisfare la vostra isteria. (Applausi dal Gruppo Misto-LeU) . DE BERTOLDI (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DE BERTOLDI (FdI) . Signor Presidente, dopo i numerosi interventi che ho potuto fare in quest'Aula in discussione generale e in sede di illustrazione dei singoli emendamenti, nei quali mi sono anche accalorato per l'importanza dei temi che abbiamo trattato, mi sembra corretto e doveroso esordire in questa dichiarazione di voto sottolineando, in particolare, il clima costruttivo che comunque ho potuto riscontrare nella Commissione finanze, con i colleghi della Commissione, con il presidente Bagnai, con il sottosegretario Bitonci (che vedo presente) e con il sottosegretario Garavaglia, che si sono impegnati nel cercare di creare un dialogo anche con le opposizioni. Parto da questa considerazione doverosa e dovuta al Governo e, trasversalmente, a tutti i colleghi della Commissione finanze, alla quale ho l'onore di partecipare, per svolgere alcune considerazioni di carattere, se vogliamo, filosofico, che determineranno anche il voto di Fratelli d'Italia sul disegno di legge di conversione del decreto-legge in esame. Signor Presidente, cari colleghi, il decreto-legge fiscale e, più in generale, la manovra di bilancio del vostro Governo devono essere letti nella contrapposizione tra due termini che, nel pensiero comune e spesso in tanti politici come noi, vengono considerati come concetti equivalenti: quello di sovranismo e quello di populismo. In effetti, però, sono due concetti che identificano realtà ben diverse. Noi siamo fieramente sovranisti; non siamo e non saremo mai populisti. Purtroppo la lettura che io do di questo decreto-legge e, più in generale, almeno per ora, per quello che mi è noto, dell'intera manovra di bilancio, è in chiave populista: si tratta di un decreto-legge e di una manovra che non guardano ai nostri figli, alla nostra Patria, al futuro della nostra Nazione, ma guardano piuttosto alla pancia della persona, al bisogno immediato, attuale del cittadino. Insomma, è un po' la distinzione che c'è oggi tra il politico e la politica, tra la politica che grida necessità di guardare al futuro, di avere una strategia e il politico che, invece, guarda solo al contingente, ad andare sui giornali, a rispondere ai bisogni immediati della persona. Ecco, su questa contrapposizione va letta anche questa manovra di bilancio. Purtroppo non è una manovra che ha una visione e una strategia; è una manovra che risponde solamente alle promesse elettorali. Fratelli d'Italia ha voluto accogliere, invece, il grido di dolore della politica, dei nostri figli, dei nostri nipoti, di coloro che saranno italiani quando ormai non ci saremo più e che chiedono una visione strategica a coloro che sono demandati a fare leggi e atti di Governo. Fratelli d'Italia ha cercato, nell'attività in Commissione e in quest'Assemblea, di darsi un'impronta costruttiva. Non abbiamo fatto ostruzionismo; non abbiamo criticato solo per criticare, ma abbiamo cercato di dare un risvolto di crescita a questo decreto-legge. Abbiamo cercato di far sì che quei 10 miliardi destinati all'assistenzialismo potessero, almeno in parte, essere rivolti alla crescita, cioè essere destinati alle nostre imprese, alle piccole e medie imprese italiane, al lavoro, al cuneo fiscale e ai nostri lavoratori. Abbiamo, cioè, cercato che quei soldi, destinati all'assistenzialismo, fossero in realtà indirizzati verso la crescita economica e morale del Paese. Ricordiamo infatti che non è pagando le persone per stare a casa che si crea felicità, ma è dando obiettivi e stimoli, dando lavoro, facendo lavorare i nostri giovani, dando loro delle opportunità che saremo in grado di avere una Patria e un'Italia migliore. Su questi fronti ci siamo impegnati e abbiamo ottenuto qualche piccola soddisfazione con l'approvazione di tre emendamenti in sede di Commissione, con l'ottenimento del placet del Governo. Saremo attenti a verificare se quest'ultimo prenderà atto dei nostri sei ordini del giorno, che spaziano su vari temi, dalle quote latte (che interessano i nostri agricoltori), fino ad altri aspetti, come quello del credito cooperativo. Ne ho parlato a lungo in questi giorni, ma permettetemi ancora una sottolineatura: è stato abbandonato a se stesso e, quindi, l'unico gruppo bancario nazionale, quello delle banche del Credito Cooperativo e Casse Rurali, è oggi lasciato in balia della finanza internazionale. Come detto, il decreto-legge non è esclusivamente fiscale, ma un decreto omnibus . Ci aspettavamo però che, almeno sul piano fiscale, potesse garantire qualche misura per la crescita. Così non è stato perché si è determinata una piccola pacificazione. Ovviamente prendiamo atto e apprezziamo che si siano date delle risposte alle cartelle esattoriali, a qualche processo verbale che si potrà definire e che si sarebbe potuto definire meglio e che, invece, non si è voluto fare. Accettiamo e condividiamo qualche passaggio, però ricordiamo, innanzitutto, che una pacificazione fiscale ha un senso nel momento in cui si accompagna a una riforma del sistema fiscale. Da una parte riformiamo il fisco, che definiamo iniquo, vorace e occulto e, in quanto lo riforniamo, offriamo una forma di condono ai contribuenti per uscire dal contenzioso. Così non è stato. È stata solamente una piccola pacificazione che sarà inadeguata a fare cassa perché, come ho già anticipato, non porterà ciò che ci si aspetta. Una pacificazione - permettetemi il pensar male - che sembra quasi fatta per nascondere qualcos'altro. Si è, cioè, voluto dare il contentino al povero contribuente vessato dalle cartelle - ripeto: ben venga - nascondendo magari dietro a questo delle misure che hanno reso il sistema tributario italiano ancora di più il Grande Fratello fiscale, uno Stato di polizia fiscale. Ricordiamoci che da domani, grazie al decreto-legge in esame, la Guardia di finanza potrà guardare nei conti correnti di ciascuno di noi senza nemmeno aver avuto preventivamente l'assenso della procura della Repubblica. Quindi, si tratta di una situazione non coerente con il garantismo che dovrebbe appartenere a chiunque si definisca liberale. Questa manovra, in sostanza, sembra fatta apposta per dare delle risposte che, come ho detto prima, soddisfano le richieste non del Paese, ma di quella parte della politica che guarda all'oggi e non al domani. Ciò nonostante - mi avvio a concludere, signor Presidente - noi siamo fieri di aver dato alla maggioranza e all'intera Assemblea delle strade alternative rivolte alla crescita e continueremo su questa strada. Fratelli d'Italia ricorda le misure che ha proposto sulla flat tax : una flat tax incrementale, che per altro non costerebbe nulla all'Erario; una flat tax riservata ai cittadini residenti all'estero che, se agevolati da un sistema fiscale attrattivo e conveniente, tornerebbero nel nostro Paese e consumerebbero il loro reddito nelle nostre città, paesi e aziende. Quindi, una flat tax incrementale a costo zero per gli italiani e una flat tax per i cittadini stranieri, anch'essa a costo zero, perché essi pagano oggi le tasse all'estero, mentre domani le pagherebbero nel nostro Paese. Ci siamo ricordati di ciò che tanti portano in campagna elettorale e lo abbiamo tradotto in emendamenti come quelli sul quoziente fiscale e su quello familiare. Abbiamo ricordato che, su 50.000 euro, non è giusto che un single paghi esattamente quanto una famiglia con cinque figli. Quindi, Fratelli d'Italia si è ricordata del quoziente famigliare. Purtroppo ce ne siamo ricordati solo noi e nessuno ci ha voluto seguire su questo tema. Ci siamo ricordati della fattura elettronica, riprendendo una posizione del Governo del Partito Democratico che voi, maggioranza, avete ostacolato e fieramente contestato nella scorsa legislatura. In questa manovra può - purtroppo - ne avete ripercorso gli stessi viali e le stesse inadatte e inadeguate proposizioni politiche ed economiche. Mi avvio a concludere veramente, ringraziando il Presidente per il tempo che mi ha concesso. Per i motivi sopra esposti dichiaro che Fratelli d'Italia voterà contro il provvedimento in esame, mantenendo però la propria vocazione costruttiva. Ci attendiamo dalla prossima legge di bilancio un segnale, in primis, ovviamente, dal nostro alleato storico, che è la Lega, ma anche da quei tanti parlamentari del MoVimento 5 Stelle onesti e coerenti con i propri ideali, affinché sappiano rivedere qualche posizione e dare una risposta davvero coerente con le necessità del Paese, dei cittadini e del mondo delle imprese. (Applausi dal Gruppo FI-BP. Congratulazioni) . D'ARIENZO (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. D'ARIENZO (PD) . Signor Presidente, rappresentante del Governo, colleghi, il condono fiscale - scusate, il decreto fiscale - è stata l'ennesima occasione per demolire il senso dello Stato, già fortemente incrinato dalle vostre promesse. Poteva essere il momento per parlare seriamente di molti dei temi che avete aggiunto dopo, in Commissione e a volte in Aula. Tuttavia, il peso di questo condono, che è il tratto di fondo della proposta che avete presentato, resta determinante rispetto agli altri temi e, per questo, inaccettabile. Nei testi di scienza delle finanze si legge che l'evasione fiscale indica tutti quei metodi volti a ridurre o eliminare il prelievo fiscale da parte dello Stato sul cittadino contribuente, attraverso la violazione di norme fiscali da parte di quest'ultimo. Costituisce di fatto - continuano i testi di scienza delle finanze - un fenomeno deleterio e contribuisce a far perdere allo Stato una parte non trascurabile delle entrate, creando debito pubblico e mancati interventi per la crescita economica. Questa è l'evasione fiscale. Sotto la voce pace fiscale, di cui vi siete riempiti molto spesso la bocca, non esiste alcuna spiegazione. È solo una vostra invenzione lessicale, nulla di più. (Applausi dal Gruppo PD) . Chi evade rompe il vincolo di solidarietà con la comunità e fa pagare agli altri il prezzo del proprio illecito arricchimento. E chi sono questi altri che pagano? Sono i lavoratori dipendenti, pubblici e privati, i pensionati, i lavoratori autonomi e gli imprenditori onesti. Sono questi che pagano, prima e dopo il condono. (Applausi dal Gruppo PD) . È nella tassazione che si manifesta quel felice connubio tra lo Stato e il contribuente, attraverso un patto: lo Stato fornisce servizi e il contribuente paga parte di questi servizi e partecipa (ovviamente servizi che siano di qualità). E il Governo, anziché contrastare il fenomeno che riduce i servizi e aumenta il debito pubblico che cosa fa? Con un condono favorisce coloro che non partecipano a questo patto. Esattamente il contrario di quello che dovrebbe fare. Sono noti quelli che pagheranno, li abbiamo elencati. Ma chi sono i contribuenti interessati dal decreto-legge? Chi sono questi signori che potranno usufruire del condono fiscale di cui parlate? Sono coloro verso i quali è stato elevato un verbale di constatazione o hanno già ricevuto un avviso di accertamento o hanno una lite pendente fino in Cassazione con il fisco. Non avete dimenticato nessun passaggio amministrativo, pur di premiare i furbi. Non ci sono altre ipotesi nel campo tributario per premiare coloro che hanno evaso. I processi verbali di constatazione, com'è noto, sono quelli che concludono l'attività fiscale e nel quale sono contenute le sanzioni e i vari tributi da pagare. Ebbene, con un colpo di spugna, voi date la possibilità a coloro che sono stati beccati dal fisco, presi con le mani nella marmellata, di condonare tutto, di sanare quello che hanno evaso. (Applausi dal Gruppo PD) . A questo proposito, mi permetto una digressione. Colgo l'occasione offerta dalla quotidianità e ringrazio la famiglia Di Maio per aver offerto questa possibilità. Per l'arricchimento da lavoro nero - e così faccio un riferimento a colui che stamattina impropriamente l'ha detto nei nostri confronti - alla società di famiglia seguirà certamente l'accertamento fiscale e tributario che certamente si concluderà con un rilievo positivo; almeno questi: dichiarazione infedele, irregolarità formali, mancati versamenti dei contributi previdenziali e assistenziali. Ebbene, se queste violazioni fossero state scoperte un anno fa, il signor Di Maio avrebbe potuto usare il vostro condono per sanare tutte le violazioni che ha commesso. (Applausi dal Gruppo PD) . Guardate il segno del destino. Che caso! Scoprire che la famiglia del Vice Premier del nostro Paese poteva, se fosse stata scoperta un anno fa, usufruire del condono che oggi voterete in quest'Aula. È un vero e proprio premio per chi ha evaso. Questo è il decreto-legge. Il vostro regalo difficilmente si spiega con la necessità di fare cassa. Non credo. Si spiega dal punto di vista culturale: avete manifestato una visione malata dello Stato che umilia gli onesti e chi rispetta le regole pur di premiare i più furbi. (Applausi dal Gruppo PD) . Ma questo contribuente, spesso è stato detto in Commissione, è un presunto innocente o è un colpevole evasore? Con il verbale di constatazione è un presunto innocente e può ricorrere fino al terzo grado di giudizio, ma nel momento in cui accetta il vostro condono e presenta la dichiarazione di partecipazione, diventa colpevole di evasione fiscale. Lo dico a chi ci accusava in Commissione di giustizialismo dal punto di vista fiscale. Il contribuente con verbale di constatazione diventa, per voi, evasore fiscale perché accetta di condonare e se questo signore ha nascosto altri redditi che l'amministrazione finanziaria non è stata in grado di accertare con il processo verbale di constatazione, nessun altro potrà andare a vedere i suoi conti per gli anni che condonerà, la farà franca su tutti i redditi che ha evaso, non solo quelli per i quali è stato verbalizzato. Andiamo avanti. Altro che favorire - mi viene in mente un intervento di ieri - la crescita trovando le risorse: voi le regalate, le risorse, a chi ha evaso, peraltro. (Applausi dal Gruppo PD) . Sempre a proposito di evasione di necessità, un'espressione che spesso è risuonata nel dibattito in quest'Aula, mi domando se esiste questa evasione di necessità e se l'avete affrontata. È stato detto che l'evasione di necessità è di colui che presenta la dichiarazione e poi non è in grado di versare i contributi e le imposte che avrebbe dovuto pagare. E questo provvedimento l'affronta? Assolutamente no. Avete usato una narrazione che persuade. Eravamo anche disponibili ad affrontarla, ma nel decreto-legge non c'è assolutamente nessuna misura che si dimostri a favore dell'evasione cosiddetta di necessità. Avete utilizzato questa narrazione retoricamente per premiare coloro che invece sono più furbi e l'hanno fatta franca. Non è un'evasione di necessità quella di chi viene verbalizzato perché nasconde i suoi redditi e non perché non riesce a pagare le imposte. (Applausi dal Gruppo PD) . Tra un condono e l'altro, avete inserito anche una tassa, la tassa di 200 euro per gli errori formali, con un'assurdità: tutti gli economisti sanno che le sanzioni per le irregolarità formali sono singole, quindi per voi una, 10, 1.000 irregolarità formali saranno sanate con 200 euro, nulla di più. È così vero che è una tassa, che la somma di tutte le irregolarità sostanziali sanate con gli altri articoli ammonta a circa 600 milioni di euro, mentre solo con questo articolo le irregolarità formali garantiscono 1,3 miliardi in due anni. Lo sappiamo come funziona in Italia: anche l'onesto, per non avere problemi, sosterrà la spesa di 200 euro (100 l'anno prossimo e 100 nel 2020) per sanare la sua posizione. E che dire dello stralcio dei debiti fino a 1.000 euro? Tanta attenzione verso gli evasori e nessuna considerazione per gli enti locali che perderanno risorse senza alcun ristoro. (Applausi dal Gruppo PD) . Questo è davvero stucchevole: da una parte i Comuni che perderanno soldi e dall'altra gli evasori che la fanno franca. A corollario dello scempio fiscale del condono, che è diseducativo e depressivo per l'erario, ricordo la chicca della sanatoria per le sigarette elettroniche (anziché seguire una sentenza della Corte costituzionale, sanate tasse per 177 milioni di euro) avete cancellato, appunto, tutte le tasse dovute, nonché la pervicace volontà di destrutturare e depotenziare una infrastruttura strategica del nostro Paese qual è quella fiscale della fatturazione obbligatoria. PRESIDENTE. Senatore, le concedo altri due minuti, come ho fatto anche per gli altri colleghi, per terminare il suo intervento. D'ARIENZO (PD) . La ringrazio molto. In conclusione, noi siamo convinti di una cosa: avete abbandonato la strada della lotta all'evasione e all'elusione, avete calpestato lo statuto del contribuente che tanti risultati positivi ha garantito in questi anni e avete iniettato il virus della malafede e del condono, che premia i furbi e rende alcuni contribuenti più uguali degli altri. Questo è sbagliato in uno Stato di diritto. Il condono è un tratto distintivo di questo Governo. Pensate che su quattro decreti-legge, quelli più importanti che abbiamo affrontato anche in quest'Aula, due si riferiscono a un condono (edilizio per Ischia e fiscale come quello che stiamo affrontando adesso). (Applausi dal Gruppo PD) . Credo sia un record negativo mai visto nella storia della nostra Repubblica che il 50 per cento dei vostri provvedimenti affrontati finora sia riferito a condoni (fiscale e edilizio): una vergogna. Oggi siamo convinti, in ragione di queste considerazioni che ho espresso, che avete reso lo Stato ancora più debole e continuerete, da quello che si capisce e da quello che sentiamo, su questa strada. È per queste ragioni che, soprattutto dal punto di vista culturale, il Gruppo Partito Democratico voterà contro il decreto-legge fiscale. (Applausi dal Gruppo PD. Congratulazioni) . Presidenza del vice presidente CALDEROLI (ore 17,45) BAGNAI (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BAGNAI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, gentili colleghi, ho accettato con gratitudine l'incarico del Capogruppo di esprimere la dichiarazione di voto del mio Gruppo sul decreto-legge fiscale: un provvedimento che ho accompagnato nel suo percorso in 6 a Commissione al Senato. Ringrazio i colleghi che hanno generalmente espresso un apprezzamento per il modo con cui abbiamo cercato in quella sede di dare alle nostre opposizioni la possibilità di esprimere il loro contributo. Voglio anche esprimere un ringraziamento non di circostanza agli Uffici, che ci hanno aiutato nel compito complesso di affrontare un provvedimento che, per le sue sfaccettature, necessitava di un supporto consistente, anche sotto il profilo tecnico. (Applausi del senatore D'Alfonso). Quando mi sono affacciato al mondo della politica, l'ho fatto portando con me le parole di un amico, Giorgio La Malfa, che mi aveva detto che questa esperienza mi avrebbe arricchito culturalmente. Credo che volesse dirmi che avrei visto tante cose strane. In effetti, questo, in qualche modo, sta succedendo. Una l'ho vista oggi, quando mi sono sentito rimproverare la mancanza di autonomia valutativa dall'erede del partito che ha eretto a sistema il metodo del centralismo democratico. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S) . Questa è stata per me una sorpresa e per discolparmi, in un certo senso, da questa accusa, e anche perché - devo dire - il mestiere di Presidente di Commissione che sto provando ad apprendere è piuttosto impegnativo, per dare prova di autonomia, se non valutativa quantomeno discorsiva, non ho con me un foglio (perché non ho avuto il tempo di scriverlo, essendo tante le questioni da affrontare). Voglio quindi soffermarmi, con spontaneità, sincerità e con lo spirito di confronto che ha caratterizzato un po' tutta la genesi del provvedimento in Commissione, su tre punti che mi sembrano essenziali, sui quali mi piacerebbe veramente che, posatasi la polvere e attenuatisi i toni, che sono necessariamente accesi in Assemblea, si possa riflettere con calma. Un punto è il contesto; un altro è il metodo e un terzo punto sono i contenuti. Il contesto nel quale questo decreto-legge nasce è stato evocato dalla collega Conzatti, relatrice di minoranza, facendo, però, riferimento alle informazioni giornalistiche degli ultimi giorni e delle ultime settimane, che dipingono un'Italia completamente allo sbando; un Paese sull'orlo della bancarotta per colpa di noi, i barbari. Vi proporrei, tuttavia, un esercizio diverso. Per apprezzare il tipo di operazione che è stata fatta con questo decreto-legge, vi proporrei di allargare un po' lo zoom e magari di non rifarci alle fonti della stampa, che necessariamente esprime un ampio ventaglio di opinioni, ma, come sapete, citando - visto che qualche giorno fa abbiamo commemorato un grande classico del nostro cinema - un classico del cinema statunitense, l'ispettore Callaghan, le opinioni ognuno ha le sue. Io vorrei piuttosto soffermarmi sui dati - guardiamo cosa ci dicono - secondo cui ci vorranno ancora cinque anni perché il livello del reddito in Italia ritorni a essere quello pre-crisi. Questa frase ve l'ho già detta in altre circostanze, quindi rischia di diventare un ritornello un po' stantio. Per arricchirla di icasticità, mi sono permesso di mettere il grafico sul mio blog così chi vuole può andare a vederlo, sta lì. Ci vorranno altri cinque anni, e questo non significa che fra cinque anni la crisi sarà finita: significa che fra cinque anni avremo quindici anni di ritardo sulla nostra storia. Significa che, nella storia del prodotto interno lordo di questo Paese, la crisi appena terminata ha aperto una cicatrice che si vedrà per i prossimi secoli, se qualcuno fra secoli avrà voglia di registrare ancora il PIL come oggi lo concepiamo. L'evento nel contesto del quale ci muoviamo in termini economici ha la dimensione di un evento bellico. Questo per dire che, quando sento porre questioni pregiudiziali rispetto all'urgenza d'intervenire in campo fiscale, non posso resistere alla tentazione di considerare queste eccezioni come strumentali o come derivanti da un non completo apprezzamento della tragicità della situazione nella quale siamo, della drammaticità della situazione del nostro Paese. Questo per il contesto. Vorrei ricordare che altri Paesi, i quali a differenza di noi non hanno ritenuto di fare i primi della classe obbedendo a tutte le regole dettate dai loro concorrenti, hanno già raggiunto - e anche questo lo trovate oggi sul mio blog - il sentiero di crescita di lungo periodo. Fra il sentiero di crescita pre-crisi e quello sul quale siamo adesso c'è un gap di 400 miliardi di euro, che non so se riusciremo mai a recuperare. Teniamo conto di questo quando parliamo di un atteggiamento condonistico. Vorrei poi intervenire brevemente sul metodo, dopo aver individuato il contesto. Ci è stato detto che quello in esame è un provvedimento omnibus, che non era il sedime normativo adeguato. Peraltro devo dire, a titolo di cronaca, che per me è stato, è tutt'ora e sarà un grande piacere avere come Capogruppo del PD in Commissione finanze il senatore D'Alfonso, del quale anche in questa sede abbiamo potuto apprezzare l'eloquenza, che comunque è sempre pregna di contenuti e ci permette di approfondire l'analisi. Egli ha parlato di sedime normativo inadeguato. Beh, io non desidero fare il facile gioco di dire che avete cominciato voi, però voglio notare che nelle pieghe del provvedimento in esame, che era molto complesso, siamo dovuti intervenire anche perché c'è una storia di provvedimenti di struttura presi in un sedime normativo inadeguato. Noi abbiamo cercato di rimediare ad alcune criticità emergenti da riforme del credito fatte per decreto-legge, senza una necessaria adeguata attività istruttoria ed eccependo un'urgenza che in quei casi invece non c'era. Infatti, se prendiamo ad esempio il comparto del credito cooperativo e andiamo a vedere cosa ne dicono le relazioni della Banca d'Italia, noteremo che da nessuna parte emerge una necessità ed un'urgenza d'intervento complessivo in quel comparto. E quando poi si interviene sull'onda di una emotività o di circostanze contingenti, accadono cose come quella che abbiamo dovuto gestire nel provvedimento in discussione. Non so se fosse la sede opportuna per affrontare il tema, ma vi ricordo che una riforma, quella delle banche popolari, adesso è sub iudice alla Corte di giustizia dell'Unione europea per il semplice motivo che qualcuno ha riflettuto sul fatto che neanche i regolamenti europei sono così draconiani da prevedere che chi affida i propri risparmi a un istituito non venga rimborsato mai, che è l'interpretazione data qui in Italia di una regola europea. Ci sarebbe quindi da aprire anche un dibattito sul metodo, su questa nostra velleità di applicare sempre ciò che viene dall'estero in modo estremamente penalizzante per noi stessi. Fino a che noi non apriremo un dibattito sereno - e lo chiedo in questo senso all'opposizione di sinistra - su questo tema, qualsiasi richiamo a regole esterne verrà visto dai nostri concittadini, dai lavoratori italiani, più come una volontà di aggressione nei loro riguardi, che come una volontà di aderire a un progetto di ordine superiore. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az). Questo, se posso sommessamente dirvi dal mio punto di vista, che è settoriale, limitato, di avversario politico, è il principale problema che dovete risolvere. Passando ai contenuti, perché noto che mi devo avviare alla conclusione (ma in questa sede sul serio perché non è come nelle conferenze dove poi si parla per mezz'ora), ci è stato detto che noi, con misure condonistiche, avremmo in qualche modo intaccato ed eroso il patto sociale. Occorre però ragionare su quale riteniamo sia lo scopo della vita. A mia figlia a scuola hanno insegnato che gli articoli più importanti della prima parte della Costituzione sono il decimo e l'undicesimo, perché sono quelli che ci hanno consentito di entrare in Europa. Questo le è stato detto, poverina. Io non l'ho contestato, perché per carità! Non sia mai per me entrare nei percorsi didattici degli insegnanti. Però anche l'articolo 3 non è male. Lo vogliamo leggere insieme? «È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese». (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S). Ce lo ricordiamo. L'austerità, intaccando questi inderogabili doveri di solidarietà, ha messo, quella sì, a rischio il patto sociale del Paese. E che al termine di un periodo in cui abbiamo visto aumentare i poveri si ricorra a interventi di rottamazione che, a differenza dei precedenti, sono più accessibili (perché prevedono una maggiore dilazione delle rateizzazioni), quindi offrono un effettivo ristoro, non mi sembra che ci possa essere imputato come una grave violazione del patto sociale o come un aggiramento dei doveri che il contribuente ha nei riguardi dello Stato. Dobbiamo capire a che punto siamo: siamo in una situazione di estrema, tragica recessione, della quale - ahimè - non riusciamo a vedere effettivamente la fine. E proprio per questo motivo riteniamo - parlando di una cosa della quale qui oggi non si tratta - che l'impianto espansivo della legge di bilancio abbia una piena legittimità di essere e possa contribuire a risolvere il problema. È per questi motivi che dichiaro il voto favorevole del Gruppo Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S. Congratulazioni). PICHETTO FRATIN (FI-BP) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PICHETTO FRATIN (FI-BP) . Signor Presidente, il disegno di legge di conversione del decreto-legge in esame è una prima fase della manovra; potrebbe essere un collegato anticipato della manovra per il triennio 2019-2021. Il Governo con esso precorre la propria politica di bilancio facendo entrare in vigore da subito la propria idea di fisco. E anche la legge di conversione, probabilmente - uso il termine «probabilmente» perché ci sono voci anche di accorpamento rispetto alla manovra - anticiperà di quasi un mese la legge di bilancio. Ma i numeri di questo decreto-legge, anche dopo le modifiche introdotte, sono una cosa secondaria rispetto alla filosofia che sottende, che non condividiamo, perché è solo la continuazione di quella dei Governi precedenti. Non possiamo accettare da parte nostra che la ratio possa essere quella che non si possa intervenire per semplificare e ridurre le incombenze, quali ad esempio la fattura elettronica, perché fanno parte di una misura che genera gettito già previsto dalla legislazione vigente e che altrimenti verrebbe a mancare. Di fatto si dice: non è per sviluppare il Paese, non è per agevolare le imprese, non è per fare un bene, ma è solo per fare cassa. Questa è la logica che sottintende l'articolo 10 del decreto-legge, (Applausi dal Gruppo FI-BP) , ossia la logica del saldo di cassa. Per noi deve essere il contrario: quella che deve essere la finalità in un decreto fiscale è agevolare l'impresa, naturalmente di fare gettito per lo Stato, ma il gettito per lo Stato è l'agevolazione dell'impresa; mentre la vostra posizione, richiamando la fatturazione elettronica quale strumento per far cassa, sottintende l'idea che questo Esecutivo sui generis ha del mondo produttivo e l'importanza che attribuisce alle piccole e medie imprese nel processo di crescita praticamente nullo. Non a caso, vorrei ricordare che le organizzazioni della grande impresa, che non ha problemi sulla fatturazione elettronica, non hanno nemmeno preso parte al confronto sul provvedimento. Solo i rappresentanti della piccola e media imprese, invece, si sono preoccupati delle incombenze. È quindi necessario da parte nostra mettere in moto tutte quelle energie positive che il Paese ha e che può liberare, date da centinaia di migliaia di piccole e medie imprese, da professionisti, da lavoratori autonomi. Era questo il meccanismo basilare. Si è persa l'occasione, in sostanza, nel primo vero provvedimento fiscale che questo Governo ha posto in essere, di togliere ogni incombenza possibile affinché costoro potessero dedicarsi alla loro principale ragione di vita, che è proprio il lavoro. La fattura elettronica a costoro non semplifica la vita: ora è così. Naturalmente crediamo che la fatturazione elettronica possa e debba essere il futuro, ma la sequenza non può essere questa. La sequenza è prima la riforma fiscale, quindi la flat tax , poi la creazione della rete, quindi la possibilità di utilizzo delle strade, e naturalmente il passaggio successivo è la fattura elettronica. Colleghi, è come se avessimo imposto l'automobile a chi non ha ancora la strada per viaggiare e ha solo il sentiero per farci passare l'asino. Questa è la sostanza della fattura elettronica per alcuni di costoro. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Purtroppo il provvedimento contiene anche una serie di disposizioni in continuità con una politica fiscale «rapace e vessatoria»: non è una mia definizione, ma presa a prestito dall'intervento di ieri del collega Lannutti. Per il nostro fisco «rapace e vessatorio» adesso si aggiunge la possibilità, da parte della Guardia di finanza, di accedere ai conti correnti, che è tipico di governi che non sono quelli delle democrazie, ma dei totalitarismi. Non ci vorrà più l'autorizzazione del magistrato, ma potranno agire liberamente. Non credo assolutamente che questo sia un passo avanti nella nostra democrazia. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Noi, colleghi, abbiamo un sistema fiscale in vigore dal 1973: una grande e importante riforma quella di allora, e ho già avuto modo di dirlo a quest'Assemblea, ma a quarantacinque anni di distanza non è più adeguata al nostro tempo. Perfino la progressività va a colpire solo chi produce, le imprese di fascia piccola e media e i lavoratori dipendenti. Non colpisce la grande impresa, non colpisce i grandi capitali e non colpisce i ricchi. Dobbiamo renderci conto della realtà e staccarci da quella che può essere un'impostazione ideologica: con la progressività al 43 per cento è giusto che paghino i ricchi. I ricchi non pagano su tutto questo. Non a caso, il programma del centrodestra presentava la flat tax per far crescere il Paese e spiace che sia stata praticamente abbandonata, se non per una quota minima quando arriverà la manovra. Non a caso, i Paesi che al mondo crescono in misura maggiore hanno adottato la tassa piatta. Va ricordato, peraltro, che con questo provvedimento i nuovi regimi, già previsti per il 2019, vengono abrogati e modificati ed è una caratteristica di legiferare che certamente non piace. Credo non piaccia all'opposizione, ma non piace nemmeno alla maggioranza. L'intervento del collega Bagnai mi conforta e, anzi, esprimo al collega Bagnai, avendo preso parte ai lavori della Commissione che presiede, che ho davvero apprezzato il modo in cui ha condotto i lavori, vista l'enorme difficoltà creatagli dalla sua maggioranza. L'ultima difficoltà è stata quella di ieri sera con la presentazione di emendamenti poi ritirati questa mattina. Quindi staremo sempre dalla parte del lavoro ed essere dalla parte del lavoro vuol dire anche rimarcare come l'appostamento delle maggiori entrate derivanti da questo provvedimento in realtà non vada al fondo per la riduzione della pressione fiscale: durerà un mese ed è un inganno, perché non vanno al fondo per la riduzione della pressione fiscale, in quanto queste entrate verranno assorbite con l'entrata in vigore della legge di bilancio, il 1° gennaio 2019. Non c'è riduzione della pressione fiscale. È vero, siamo usciti da un lungo periodo di crisi e abbiamo una situazione di difficoltà di credito, ma questo tipo di misure non fanno che accentuarlo. Le persone più attive nel nostro tessuto sociale, coloro che ogni giorno si alzano per andare a lavorare da dipendenti, oppure aprono la bottega o lo studio, devono confrontarsi con una situazione di calo dei volumi d'affari, devono onorare debiti e hanno avuto anche difficoltà, a questo punto, a pagare le tasse. Quindi ora si sarebbe dovuta mettere in campo una vera pace fiscale, che sarebbe stata riforma e pace fiscale (Applausi dal Gruppo FI-BP) e soprattutto avrebbe dovuto prevedere la semplificazione e comunque un'attenzione per coloro che onestamente hanno dichiarato le imposte e non riescono a pagarle. Era questa la pace fiscale. Apprezziamo che sia stato approvato l'ordine del giorno a prima firma del nostro presidente Bernini, che impegna il Governo a porre attenzione a queste situazioni, ma l'ordine il giorno, che secondo il detto non si nega a nessuno, non è un provvedimento efficace. Quindi ritengo che non dobbiamo nemmeno cadere nel ragionamento di colpire, sparando nel mucchio, basandoci sugli 871 miliardi di euro del carico di credito storico che abbiamo. In questo caso ci sono evasione e difficoltà: distinguiamo le due fattispecie. Rischiamo anche di premiare la pura evasione e di non aiutare chi è in difficoltà. Addirittura arriviamo a prevedere di far pagare una modica cifra per gli errori formali, ma gli errori formali li hanno fatti coloro che hanno presentato la dichiarazione e non certo coloro che non l'hanno presentata: dobbiamo ricordarlo. Signor Presidente, si tratta quindi di un meccanismo legislativo che riteniamo sbagliato, con delle norme che sarebbero potute essere molto migliori e che, naturalmente, avrebbero potuto avere la flat tax come riferimento. Il provvedimento si chiama "fiscale", ma di fiscale sono rimasti nove articoli e per il resto c'è di tutto. Rimarco l'intervento sulla banda larga, che avrebbe dovuto prevedere una discussione e spero che ci sia ancora discussione nella Commissione di merito. Concludendo, Signor Presidente, con il provvedimento in esame per il prossimo triennio sono preventivate maggiori entrate per 445 milioni di euro nel 2019, 2,5 miliardi di euro per il 2020 e 3,5 miliardi di euro per il 2021. Vorrei ricordare - visto che viene sempre ricordato anche nei dibattiti televisivi, anche dal presidente Conte, che ci sono 17 miliardi di euro investimenti - che ci sono sì 16,5 miliardi di euro di investimenti, ma ci sono 39,5 miliardi di euro in più di spesa corrente e 74 miliardi di euro di debito aggiuntivo. Questo è il risultato complessivo dell'azione, ovvero siamo in presenza di nient'altro che la classica manovra dei Governi della Prima Repubblica, che però avevano la possibilità di stampare denaro e di alimentare inflazione: noi non abbiamo questa possibilità. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Per questi motivi il voto del nostro Gruppo sarà contrario. (Applausi dal Gruppo FI-BP. Congratulazioni) . Saluto ad una rappresentanza di studenti PRESIDENTE . Saluto a nome dell'Assemblea i docenti e gli studenti dell'Istituto d'istruzione superiore «Vincenzo Cardarelli» di Tarquinia, in provincia di Viterbo, che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi) . Ripresa della discussione del disegno di legge n. Doc 886 PARAGONE (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PARAGONE (M5S) . Signor Presidente, ripartire dalle persone, ripartire dalla società, ridare una possibilità alle persone perbene, che sono inciampate: è questa la sfida affascinante che il Governo ci lancia e che la maggioranza raccoglie. Ripartire dalle persone perbene. Del resto, a cosa serve la politica quando si deve curare soltanto della stabilità finanziaria, che è importante, ma che non può mettere in secondo piano la stabilità sociale, che poi è ciò che dà significato, bellezza e densità alla politica? Anche con il decreto fiscale in esame ripartiamo dalle persone, dai cittadini e magari da quei piccoli contribuenti, da quelle piccole imprese che loro malgrado non sono riuscite a pagare il dovuto al fisco. Per questo motivo il decreto-legge si inserisce perfettamente sulla scia di altri provvedimenti che il Governo ha sottoposto alla nostra attenzione: tutti provvedimenti in cui - lo ripeto - la stella polare resta sempre il cittadino. In manovra abbiamo messo il reddito di cittadinanza, per dare un segnale concreto a 5 milioni di poveri, una platea che - ahimè - è raddoppiata rispetto a dieci anni fa, abbiamo messo il superamento della legge Fornero, che potrebbe consentire a centinaia di migliaia di persone di recuperare un po' di tempo e di dedicarlo alla famiglia o anche di dedicarlo a loro stessi, e abbiamo messo il fondo per i risparmiatori truffati dalle banche, che abbiamo finanziato con un miliardo e mezzo, una cifra che è 15 volte superiore rispetto allo stanziamento del precedente Governo. Insomma, stiamo scommettendo sulle persone. E' qui che nasce il concetto di pace fiscale. È vero, c'è una guerra che tanti poveri cristi stanno combattendo tutti i giorni. Per questo si deve chiamare pace fiscale, perché questa è un'altra possibilità che si dà alle persone che sono inciampate. Non c'è un condono, l'ho cercato bene; non c'è un condono. I condoni li avevamo conosciuti, varati da altri Governi, come nel 2001, quando con lo scudo fiscale si pagava solo il 2,5 per cento sull'importo dichiarato per regolarizzare i capitali, con tanto di anonimato garantito; operazione poi replicata nel 2002 e nel 2009. Abbiamo poi avuto la voluntary disclosure nel 2015, dove è stata data la possibilità di far riemergere i capitali dall'estero. Bene, con questo decreto-legge non c'è spazio per sconti a evasori e furbetti vari. È una pace fiscale, perché - ripeto - ci sono state tante guerre combattute da poveri cristi. Allora noi a questi poveri cristi diamo la possibilità di ripartire, anche per esempio con la cancellazione delle cartelle esattoriali sotto i 1.000 euro risalenti al periodo tra il 2000 e il 2010; così diamo respiro ai piccoli contribuenti e soprattutto evitiamo di perdere del tempo per andare a riscuotere dei crediti vecchi, potendo così dedicare quel tempo alla vera lotta all'evasione fiscale. Quello sì che è un grande impegno che questo Governo deve assolutamente centrare. (Applausi dal Gruppo M5S) . Poi abbiamo la rottamazione- ter , che estende da due a cinque gli anni entro i quali i contribuenti possono regolare la loro posizione. Abbiamo la definizione delle liti pendenti, con cui si va incontro ai contribuenti che hanno ottenuto una vittoria nei confronti dell'Agenzia delle entrate in primo o in secondo grado, permettendo un alleggerimento dei carichi sulle commissioni tributarie; anche qui diamo quindi la possibilità di dedicare tempo alla lotta ai grandi evasori. Con la definizione agevolata del processo verbale di constatazione degli accertamenti, abbiamo dedicato un pensiero e un incontro materiale ai contribuenti, che potranno quindi vedersi scontati sanzioni e interessi, fermo restando il pagamento dell'imposta. Ci dicevate che abbiamo cancellato il bonus bebè e invece non è vero che è stato cancellato. Anzi, correggendo alcuni piccoli errori, abbiamo la possibilità di incrementare quel bonus bebè. E soprattutto, attraverso un apposito fondo, diamo la possibilità di finanziare interventi di manutenzione e sviluppo di opere pubbliche nelle zone colpite dalla recente alluvione; anche questa è stata causa di disperazione per molti piccoli imprenditori. Il lavoro è un tema che ci sta talmente a cuore che abbiamo istituito un tavolo dedicato alla lotta al caporalato, per combattere i fenomeni ancora troppo diffusi di sfruttamento dei lavoratori. (Applausi dal Gruppo M5S) . Abbiamo inoltre prorogato di dodici mesi la mobilità in deroga per i lavoratori delle aziende nelle aree di crisi industriali complesse. Importante è anche il provvedimento che riguarda la sanità e la politica, perché è ora di dire basta alla compatibilità tra il ruolo di Presidente di Regione e quello di commissario straordinario; queste due figure non possono essere sovrapponibili, ma devono essere incompatibili. L'edilizia agevolata è un tema su cui, per fortuna, c'è stato un voto ampio, perché dobbiamo metterci in testa che le periferie sono centrali, non sono un pezzo di città lasciato a se stesso. (Applausi dal Gruppo M5S) . Con questo provvedimento, che è soprattutto dedicato a chi ha casa in periferia, abbiamo dimostrato di essere loro assolutamente vicini e gli abbiamo dato la possibilità di ripartire. La rete unica delle telecomunicazioni è la grande scommessa infrastrutturale di cui si parla tanto. La digitalizzazione è un percorso, un pezzo di strada che assolutamente dovremo fare, ma che possiamo fare soltanto se scommettiamo realmente sulle tecnologie e sulle infrastrutture tecnologiche. E allora abbiamo gettato le basi per la realizzazione di una rete unica delle telecomunicazioni. Abbiamo scommesso sul futuro; non ci siamo inventati digitali terrestri. Scommettiamo realmente su un qualcosa che farà viaggiare la nostra economia. Per concludere, diamo la possibilità di riordinare proprio questo settore e apriamo la strada alla costituzione di una società unica della rete, alla quale conferire le attuali reti di Tim-Open Fiber. Pertanto, con questo pezzo di strada, che si inserisce in un quadro organico del Governo, abbiamo dato un segno concreto verso quegli operatori economici, verso quelle famiglie che avevano bisogno di attenzione e avevano bisogno di cura. Questo si inserisce in un disegno più ampio, che sono le proposte di questo Governo. Per tali ragioni su questo decreto-legge il MoVimento 5 Stelle convintamente dice sì. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az). PRESIDENTE . Avverto che il relatore ha presentato la proposta di coordinamento C1, che è in distribuzione. Ai sensi dell'articolo 103, comma 5, del Regolamento, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della proposta di coordinamento C1, presentata dal relatore. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del disegno di legge, composto del solo articolo 1, nel testo emendato, con il seguente titolo: «Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 23 ottobre 2018, n. 119, recante disposizioni urgenti in materia fiscale e finanziaria». (Segue la votazione). Il Senato approva. (v. Allegato B). (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az). Sull'ordine dei lavori ROMEO (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ROMEO (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, avendo sentito tutti i Capigruppo ed essendo ora prevista all'ordine del giorno, come stabilito dalla Conferenza dei Capigruppo, la discussione delle mozioni contro la violenza sulle donne, rilevo che i tempi non ci consentirebbero di terminarne l'esame entro questa sera. Essendo più corretto e più giusto fare una discussione unica, che poi porti alla votazione finale, la richiesta è di concludere la seduta e di riconvocarci domani mattina alle ore 9,30, come già previsto, per finire tutti gli argomenti previsti dal calendario dei lavori. PRESIDENTE. Nemine contradicente , così resta stabilito. Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno ABATE (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ABATE (M5S) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, volevo ricordare a distanza di qualche settimana dalla loro morte, Stefania Signore e i figlioletti Cristian e Nicolò Frijia di sette e due anni, le tre vittime dell'alluvione che lo scorso 4 ottobre ha colpito tutta la Calabria e in particolare le aree di Crotone, Reggio Calabria e Lamezia Terme. La loro auto è stata travolta da un fiume di acqua, fango e detriti causata dalla troppa pioggia caduta. La macchina di Stefania è stata trovata vuota. La furia dell'acqua ha trascinando i tre passeggeri per 900 metri depositandoli, alla fine, in un fosso di scolo a valle a distanza di 50 metri l'uno dall'altro. Proprio in queste ore si sta consumando un altro tragico evento proprio nella mia città Corigliano-Rossano. Stanotte, infatti, le contrade di Thurio e Ministalla sono state completamente coperte dall'acqua, case comprese, a causa di una nuova esondazione del Crati. L'acqua non riesce a defluire perché i fossi di scolo sono pieni e le zone di rispetto usate per coltivare agrumeti. Solo grazie al lavoro dei Vigili del fuoco e della Protezione civile sono state messe in sicurezza una cinquantina di famiglie. I danni sono ingenti e sono morti anche più di 300 capi di bestiame. Questi casi mettono a nudo come alcuni territori siano martoriati dall'abusivismo edilizio, dalla mancata pulizia dei canali, dalla tombatura dei torrenti. Quando l'acqua aumenta di portata non riesce a defluire e, a causa della piena, fiumi, torrenti e canali straripano, provocando danni e disgrazie. In Calabria non bisogna attendere una nuova tragedia. È necessario che i corsi dei fiumi vengano puliti, che si accertino gli abusi edilizi e si provveda al ripristino dello stato dei luoghi, soprattutto nelle zone a rischio idrogeologico. Noi cittadini di Corigliano Rossano abbiamo ancora negli occhi il tragico evento alluvionale del 2015, quando persone e auto vennero trascinate dalla forza delle acque straripate. Questa estate ci aveva pensato la procura della Repubblica di Castrovillari, con i fermi e i sequestri avvenuti nell'ambito dell'operazione «Flumen Luto», a far vedere come le cose non fossero gestite secondo la legge. Da quest'Assemblea invito ancora una volta il presidente della mia Regione, Oliverio, a sollecitare il soggetto attuatore del rischio idrogeologico affinché si possano intraprendere tutte le iniziative possibili. Gli rinnovo l'invito, già fattogli in occasione dell'allerta meteo lanciata della Protezione civile della Calabria martedì 23 ottobre, quando, con una nota stampa, avevo invitato sia il presidente della Regione Calabria Oliverio, ma anche tutti i soggetti responsabili, come Province, consorzi di bonifica e soggetti attuatori, del rischio idrogeologico ad assumersi le proprie responsabilità e a mettere in atto una serie di misure per gestire i problemi creati dalle esondazioni dei fiumi. Sono diversi i tornado che stanno colpendo in questi giorni la Calabria; l'ultimo domenica si è abbattuto sul crotonese, dimostrando come siano in atto importanti variazioni climatiche alle quali bisogna necessariamente far fronte. Bisogna premunirsi e fare prevenzione affinché, in primis , fiumi, torrenti e canali vengano puliti e sia attivata la sorveglianza idraulica dei bacini. Solo così non piangeremo altre morti bianche. (Applausi dal Gruppo M5S) . PRESIDENTE. Colleghi, tutti coloro che stazionano nell'emiciclo o sulle scale, visto che hanno evidentemente intenzione di lasciare l'Aula, se lasciano lo spazio per gli interventi di fine seduta ne gioverebbe la tranquillità. RUSPANDINI (FdI) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. RUSPANDINI (FdI) . Signor Presidente, intervengo per rappresentare un episodio vergognoso e un problema gravissimo, indegno di una Nazione civile come l'Italia. Centinaia di cittadini, che ora sono diventati migliaia, perché con i nuovi mezzi tecnologici è possibile per tutti filmare tranquillamente quello che accade, hanno potuto testimoniare qualcosa di davvero incredibile. Sta girando in queste ore un video che molti parlamentari hanno avuto la possibilità di vedere, che racconta scene apocalittiche. Sembra di essere in Indonesia o in Cina, nel Fiume Giallo, dove una industrializzazione selvaggia, senza precedenti, ha nociuto al sistema ambientale fino a porre fine alla vita di interi corsi d'acqua. Mi riferisco a quanto accaduto venerdì 24 novembre a Ceccano, in provincia di Frosinone, a pochi chilometri da qui. Non parliamo dell'altro emisfero, ma della Valle del Sacco, tra la provincia di Frosinone e la provincia di Roma. Un fiume, il fiume Sacco, noto proprio perché fa parte del SIN (Sito di interesse nazionale), per una riconosciuta e conclamata crisi ambientale, ha esondato della schiuma bianca. Questo ha dato la possibilità ai visitatori di vedere ciò che è successo in maniera davvero incredibile. Sono qui a rappresentare questo incredibile e increscioso episodio, l'ultimo di una serie che sta mettendo a dura prova le nostre popolazioni. La Valle del Sacco è già molto nota proprio perché già inserita nel SIN perché il Sacco, che attraversa questa valle, risulta tra i fiumi più inquinati d'Europa, anche per la presenza di beta esaclorocicloesano, che è uno scarto di lavorazione del lindano, ritrovato a seguito della esondazione di centinaia di fusti interrati nel fondo del fiume. Dagli studi risulta che sia entrato nella catena alimentare e, purtroppo, abbia contagiato anche il sangue degli abitanti della zona. Esistono - e sono comprovate - connessione importanti tra l'inquinamento ambientale della Valle del Sacco e la presenza di numerose patologie tumorali. Lo stesso dipartimento di epidemiologia ha proceduto con una valutazione attenta. PRESIDENTE. Ha esaurito da più di un minuto il suo tempo. Per gli interventi di fine seduta sono previsti tre minuti. RUSPANDINI (FdI) . Mi riservo di portare all'attenzione dell'Assemblea una mozione perché chiaramente non ho esaurito ciò che dovevo dire. Faccio appello alla disponibilità della Presidenza. (Applausi dal Gruppo FdI) . SILERI (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. SILERI (M5S) . Signor Presidente, onorevoli senatrici e senatori, lunedì durante una nota trasmissione televisiva di inchiesta sono emersi alcuni limiti nell'utilizzo dei dispositivi medici che riguardano la registrazione, la tracciabilità e il controllo. Tali limiti sono sia europei che nazionali e per essi sia l'Europa che il Ministero stanno procedendo a variazioni. Abbiamo però assistito all'intervista di un cardiologo che esercita in un noto policlinico romano, il professor Francesco Romeo. Il professor Romeo, di fronte a delle domande formulate in maniera educata da un giornalista durante un congresso all'estero, dichiarava di aver fotografato lo stesso e, quindi, di aver richiesto informazioni sul suo conto, su suggerimento (farfugliando cose poco chiare) dei parenti, della DIGOS (ricordo che la DIGOS è la divisione investigazioni generali e operazioni speciali della Polizia di Stato), con un atteggiamento minatorio e, a dir poco, inquietante e sicuramente poco consono a un medico, a un chirurgo, a un professore universitario. Il professore avrebbe ottenuto informazioni in ventiquattro ore, meglio di qualunque servizio segreto. Non solo; lo stesso cardiologo affermava di conoscere il direttore di Rai 3, il vicedirettore e i caporedattori di una televisione di Stato. Erano tutti gli amici suoi e persone serie, a suo dire, lasciando intendere al giornalista i rischi a cui si stava esponendo continuando il servizio. Le conoscenze nella Rai si sono dimostrate false, come detto e confermato dai conduttori. A questo punto, davvero spero che anche il resto sia stato solamente millantato. In ogni caso, è inquietante. È vero, invece, che il soggetto in questione ha impiantato valvole cardiache senza seguire le linee guida che già dal 2010 impongono agli ospedali di avere un heart team composto da diversi specialisti che insieme valutano l'appropriatezza. La scienza dice che tali procedure devono essere fatte in determinati pazienti ad alto rischio. Viene, quindi, spontaneo domandarsi a quali soggetti il cardiologo ha impiantato le valvole e come stanno oggi i pazienti. Chi ha deciso gli impianti? Quali sono le complicanze? Dov'era la dirigenza dell'ospedale mentre tutto ciò accadeva, visto non vi era un heart team finché i giornalisti hanno chiesto spiegazioni lo scorso ottobre? Lo stesso Romeo ha dichiarato di non aver percepito soldi da una ditta. Falso. Ho chiesto personalmente e ufficialmente mi è stato risposto che dei soldi sono stati dati alla sua unità operativa. Lo stesso Romeo ha dichiarato che la colpa dei prezzi delle valvole è da ricondurre alle ditte che le vendono, che fanno dei prezzi superiori del 300 per cento per il Servizio sanitario nazionale. Falso. Ho chiesto personalmente e i prezzi sono uguali per le strutture private e per il nostro Servizio sanitario nazionale. La verità è una sola: nessuno - ripeto, nessuno - deve pensare che tali comportamenti possano ritenersi consolidati e impunibili. L'ordine dei medici a cui questo medico è iscritto dovrebbe immediatamente intervenire e lo smesso Ministero dell'interno - immagino - avrà da commentare i suggerimenti preziosi della DIGOS, così ben evocati e liberamente esposti. Il Ministro della sanità non potrà esimersi dall'inviare ispettori allo scopo di accertare quanto accaduto. Sarebbe necessaria un'immediata sospensione del cardiologo e di tutta la dirigenza dell'ospedale che non ha vigilato. È stata lesa l'immagine della sanità che si occupa di cittadini con forza, coraggio e sfruttando spesso le poche risorse che ha. Il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca dovrà far luce sui finanziamenti e la trasparenza di essi nell'ambito di un'università che troppe volte appare sui giornali per condotte poco chiare e censurabili. Queste azioni, non difficili da applicare, rappresenterebbero un punto fondamentale per ridare fiducia ai nostri cittadini nel Servizio sanitario nazionale, nella ricerca e nell'università. Chi ha sbagliato, questa volta pagherà. Questo è il Governo del cambiamento e una risposta ferma, decisa e inequivocabile verrà data. Lo Stato non è quello descritto dal professor Romeo, quello è altro. (Applausi dal Gruppo M5S) . NISINI (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. NISINI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, il Comune di Monte San Savino, in Provincia di Arezzo, la notte scorsa, intorno alle ore 4, è stato il teatro dell'ennesimo tragico fatto di cronaca, in cui un onesto cittadino è stato costretto a uccidere per difendere quanto di più sacro esiste: il proprio lavoro e la propria libertà. Fredy Pacini, cinquantasettenne titolare di un'officina ai piedi di Monte San Savino, ha subito stanotte la trentottesima rapina ad opera di due malviventi, tra cui il ventinovenne moldavo colpito poi alla gamba e morto nel tentativo di fuga. Fredy aveva denunciato i continui furti in ogni modo, addirittura gridando la sua esasperazione alle telecamere di Mattino Cinque, che poco tempo fa avevano acceso i riflettori sulla storia di questo cittadino savinese. Egli aveva chiesto di intervenire in modo incisivo per rispondere a una situazione ormai fuori controllo. Fredy chiedeva solo sicurezza per sé e il proprio lavoro. Si è rivolto però a uno Stato che non ha dato le risposte che avrebbe dovuto. Lo Stato, come ha fatto per troppo tempo in passato, ha abbandonato di nuovo un cittadino che chiedeva sicurezza. Fredy dormiva da mesi nella sua officina per difendere la sua unica fonte di sostentamento dalle continue aggressioni di spregiudicati malviventi. Stanotte Fredy è stato costretto a sparare per difendere sé stesso e la sua officina dall'aggressione di due delinquenti entrati con un piccone dalla finestra. Oggi Fredy viene indagato, colpevole di essersi ribellato al trentottesimo rapinatore, da quello stesso Stato cui aveva chiesto protezione. La solidarietà va a Fredy e alla sua famiglia, verso cui lo Stato ha un debito enorme per non aver saputo assicurare la giusta risposta al grido d'aiuto lanciato. Dopo il cosiddetto decreto sicurezza, nelle prossime settimane la Camera dei deputati sarà impegnata a approvare il nuovo testo in tema di legittima difesa, già approvato in Senato nell'ottobre scorso. Dimostreremo a Fredy, alla sua famiglia, alla comunità savinese esasperata da un intollerabile clima di paura e ai tanti Fredy che la cronaca ci consegna che la nostra non è solo una solidarietà di facciata. Dalle parole ai fatti: perché non ci siano più cittadini costretti a difendersi da soli e perché, quando accadono fatti come quello della scorsa notte, quei cittadini non debbano presentarsi di fronte alla giustizia, accusati di reati. Io sto con Fredy, con la legalità e con il diritto alla difesa. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . PELLEGRINI Marco (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PELLEGRINI Marco (M5S) . Signor Presidente, non è la prima volta, purtroppo, che intervengo in quest'Aula per parlare di mafie e, in particolare, di quelle operanti in provincia di Foggia. Si tratta di sodalizi criminosi che nel giro di trenta-trentacinque anni circa si sono costituiti in un'unica entità definita dagli inquirenti e dal Procuratore nazionale antimafia la quarta mafia italiana. Questa mafia, purtroppo, è diventata ormai leader in alcuni traffici e si distingue per ferocia, sfrontatezza, aggressività e stretti vincoli familiari, il che la rende più impermeabile al lavoro e alle indagini degli inquirenti. Questa quarta mafia ha compiuto più di 300 omicidi negli ultimi anni, l'80 per cento dei quali rimasti impuniti - questo è quello che ci dice il CSM - e purtroppo negli ultimi dieci giorni si sono verificati altri due omicidi: uno a Foggia, una decina di giorni fa, in una stazione di servizio dove ha perso la vita un pregiudicato e uno a San Severo, sabato scorso, quando in pieno centro si è realizzato un inseguimento di un altro pregiudicato che è stato poi ucciso. Il tutto con modalità cruente, tipicamente mafiose. I killer hanno inseguito la vittima, che è ritenuta un capo clan , fin dentro un salone di parrucchiere e qui hanno sparato all'impazzata esplodendo almeno 50 colpi di arma da fuoco, uccidendo questo pregiudicato e ferendo altre due persone tra cui un ignaro e innocente cittadino. Le modalità scelte non sono casuali, perché oltre a sopprimere un avversario si è voluto veicolare un messaggio terribile di intimidazione ai cittadini della Provincia di Foggia che vuol dire che comandano loro e ammazzano chiunque, quando e come vogliono loro. È la risposta criminale che queste organizzazioni danno al tentativo dello Stato di contrastarle. Noi crediamo che lo Stato debba innalzare sempre più il livello di contrasto messo in campo sia dal precedente Governo, sia da quello attuale che rispettivamente hanno istituito il reparto prevenzione crimine a San Severo e lo squadrone elitrasportato cacciatori di Puglia che avrà stanza nell'aeroporto militare Amendola di Foggia. Questi due ultimi omicidi devono però farci capire che siamo ancora molto lontani dall'aver sconfitto queste mafie. Ora dobbiamo operare il massimo sforzo per togliere linfa vitale a questi criminali, dobbiamo dotare il territorio di ancora più mezzi, più Forze dell'ordine e più polizia giudiziaria, più magistrati. A quest'ultimo proposito, ho presentato qualche settimana fa un disegno di legge per l'istituzione a Foggia della sezione distaccata della Corte d'appello di Bari e soprattutto per l'istituzione della Direzione distrettuale antimafia a Foggia e spero proprio che questa proposta riceva l'attenzione di tutte le forze politiche. Siamo infatti convinti che avere presidi giudiziari specializzati che hanno sede proprio nei luoghi in cui queste mafie spadroneggiano consentirà un migliore contrasto alle attività criminose. (Applausi dal Gruppo M5S) . Atti e documenti, annunzio PRESIDENTE . Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Ordine del giorno per la seduta di giovedì 29 novembre 2018 PRESIDENTE . Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica domani, giovedì 29 novembre, alle ore 9,30, con il seguente ordine del giorno: (Vedi ordine del giorno) La seduta è tolta (ore 18,40) . VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA SEGNALAZIONI RELATIVE ALLE VOTAZIONI EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA Nel corso della seduta sono pervenute al banco della Presidenza le seguenti comunicazioni: DISEGNO DI LEGGE N. 886: sugli emendamenti 17.15 (testo 2) e 19.2, il senatore Campari avrebbe voluto esprimere un voto favorevole; sugli emendamenti 18.3 (testo 2) e 10.0.100/200, il senatore Dessì avrebbe voluto esprimere un voto favorevole; sull'emendamento 19.1, il senatore Romano avrebbe voluto esprimere un voto contrario; sull'emendamento 21.0.3, il senatore Sileri avrebbe voluto esprimere un voto contrario; sull'emendamento 22.0.100, la senatrice Naturale avrebbe voluto esprimere un voto favorevole; sull'emendamento 23,4, identico all'emendamento 23.5, il senatore Cucca avrebbe voluto esprimere un voto contrario; sugli emendamenti 25.0.16 (testo 2) e 25.0.5, la senatrice Piarulli avrebbe voluto esprimere un voto contrario; sull'emendamento 25.0.30 (testo 2), il senatore Girotto avrebbe voluto esprimere un voto favorevole; sugli emendamenti 25.0.39 (testo 2) e 25.0.2000, il senatore Comincini avrebbe voluto esprimere rispettivamente un voto contrario e uno favorevole; sull'emendamento 25.0.2000, la senatrice Lonardo avrebbe voluto esprimere un voto favorevole; sull'emendamento 25.0.100, il senatore Lorefice avrebbe voluto esprimere un voto favorevole. COMUNICAZIONI DEL GOVERNO SULLE DECISIONI IN MATERIA DI BILANCIO: sulla proposta di risoluzione n. 2, la senatrice Gaudiano avrebbe voluto esprimere un voto contrario. Congedi e missioni Sono in congedo i senatori: Battistoni, Biasotti, Bogo Deledda, Borgonzoni, Bruzzone, Candiani, Cattaneo, Cioffi, Crimi, De Poli, Di Micco, Faraone, Fazzolari, Merlo, Monti, Moronese, Napolitano, Rampi, Rojc, Ronzulli, Santangelo, Sbrollini, Siri e Taverna. Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Arrigoni, Castiello, Fazzone, Magorno e Urso, per attività del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica. Alla ripresa pomeridiana della seduta nessun senatore è assente per incarico avuto dal Senato. Disegni di legge, annunzio di presentazione Senatrice La Mura Virginia Legge quadro per la protezione e la gestione sostenibile del suolo (965) (presentato in data 28/11/2018). Governo, trasmissione di atti e documenti Il Ministro per i rapporti con il Parlamento e la democrazia diretta, con lettera in data 27 novembre 2018, ha inviato, ai sensi dell'articolo 12, comma 1, del decreto legislativo 25 febbraio 1999, n. 66, le relazioni d'inchiesta, predisposte dall'Agenzia nazionale per la sicurezza del volo (ANSV), relative agli incidenti occorsi: all'aeromobile Arcus M, marche di identificazione HB-2503, presso Col Ferret, Courmayeur (AO), in data 12 agosto 2015; all'aeromobile ultraleggero Tecnam P92 Echo Super marche I-7020, presso Dovera (CR), in data 14 aprile 2017. La predetta documentazione è trasmessa, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 8 a Commissione permanente (Atto n. 117). Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, con lettera in data 27 novembre 2018, ha inviato - ai sensi dell'articolo 19, comma 9, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 e successive modificazioni - la comunicazione concernente il conferimento dell'incarico a Capo del Dipartimento per le infrastrutture, i sistemi informativi e statistici, alla dottoressa Assunta Luisa Perrotti, dirigente di prima fascia dei ruoli dell'Autorità di regolazione dei trasporti. Tale comunicazione è depositata presso il Servizio dell'Assemblea, a disposizione degli onorevoli senatori. Il Ministro per i beni e le attività culturali, con lettera in data 23 novembre 2018, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 5-bis, comma 4, del decreto-legge 8 agosto 2013, n. 91, convertito con modificazioni, dalla legge 7 ottobre 2013, n. 112, la relazione conclusiva sull'attività svolta dal Centro di studi per la ricerca letteraria, linguistica e filologica Pio Rajna e sull'utilizzo dei contributi pubblici ricevuti, predisposta dal medesimo Centro, riferita agli anni 2016, 2017 e 2018. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, primo comma, secondo periodo, del Regolamento alla 5 a e alla 7 a Commissione permanente ( Doc . CCXII, n. 1). Governo, trasmissione di atti e documenti dell'Unione europea di particolare rilevanza ai sensi dell'articolo 6, comma 1, della legge n. 234 del 2012. Deferimento Ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, sono deferiti alle sottoindicate Commissioni permanenti i seguenti atti e documenti dell'Unione europea, trasmessi dal Dipartimento per le politiche europee della Presidenza del Consiglio dei ministri, in base all'articolo 6, comma 1, della legge 24 dicembre 2012, n. 234: Proposta di Regolamento del Consiglio che modifica il regolamento (UE) n. 1388/2013 recante apertura e modalità di gestione di contingenti tariffari autonomi dell'Unione per taluni prodotti agricoli e industriali (COM(2018) 746 definitivo), alla 6 a Commissione permanente e, per il parere, alle Commissioni 9 a , 10 a e 14ª; Proposta di Decisione del Consiglio relativa alla posizione da adottare a nome dell'Unione europea alla conferenza delle parti della convenzione di Rotterdam in merito alle procedure per accertare l'adempimento (COM(2018) 753 definitivo), alla 14 a Commissione permanente e, per il parere, alle Commissioni 12 a e 13ª; Comunicazione della Commissione Prepararsi al recesso del Regno Unito dall'Unione europea del 30 marzo 2019: un piano d'azione per ogni evenienza (COM(2018) 880 definitivo), alla 14 a Commissione permanente e, per il parere, alla Commissione3 a ; Raccomandazione di Raccomandazione del Consiglio sulla politica economica della zona euro (COM(2018) 759 definitivo), alla 5 a Commissione permanente e, per il parere, alla Commissione 14ª; Comunicazione della Commissione Analisi annuale della crescita 2019 Per un'Europa più forte di fronte all'incertezza globale (COM(2018) 770 definitivo), alla 5 a Commissione permanente e, per il parere, alla Commissione 14ª; Relazione della Commissione Italia Relazione preparata a norma dell'articolo 126, paragrafo 3, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (COM(2018) 809 definitivo), alla 5 a Commissione permanente e, per il parere, alla Commissione 14ª; Relazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio sul funzionamento della direttiva 2014/53/UE sulle apparecchiature radio (COM(2018) 740 definitivo), alla 8 a Commissione permanente e, per il parere, alla Commissione 14ª. Corte costituzionale, trasmissione di sentenze. Deferimento La Corte costituzionale ha trasmesso, a norma dell'articolo 30, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, la sentenza n. 211 del 25 ottobre 2018, depositata il 22 novembre 2018, con la quale dichiara l'illegittimità costituzionale dell'articolo 47- ter , comma 1, lettera b) , e 8, della legge 26 luglio 1975, n. 354 (Norme sull'ordinamento penitenziario e sulla esecuzione delle misure privative e limitative della libertà), nella parte in cui non limita la punibilità ai sensi dell'articolo 385 del codice penale al solo allontanamento che si protragga per più di dodici ore, come stabilito dall'articolo 47- sexies , commi 2 e 4, della suddetta legge n. 354 del 1975, sul presupposto, di cui all'articolo 47- quinquies , comma 1, della medesima legge, che non sussista un concreto pericolo di commissione di ulteriori delitti. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 139, comma 1, del Regolamento, alla 1 a e alla 2 a Commissione permanente ( Doc. VII, n. 24). Parlamento europeo, trasmissione di documenti. Deferimento Il Vice Segretario generale del Parlamento europeo, con lettera in data 14 novembre 2018, ha inviato il testo di diciannove risoluzioni approvate dal Parlamento stesso nel corso della tornata dal 1° al 4 ottobre 2018, deferite, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alle sotto indicate Commissioni competenti per materia, nonché alla 14 a Commissione permanente: risoluzione sulla proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio che adotta l'elenco dei paesi terzi i cui cittadini devono essere in possesso del visto all'atto dell'attraversamento delle frontiere esterne e l'elenco dei paesi terzi i cui cittadini sono esenti da tale obbligo (codificazione), alla 3 a Commissione permanente ( Doc . XII, n. 152); risoluzione sulla proposta di direttiva del Consiglio recante modifica delle direttive 2006/112/CE e 2008/118/CE per quanto riguarda l'inclusione del comune italiano di Campione d'Italia e delle acque nazionali del Lago di Lugano nel territorio doganale dell'Unione e nell'ambito di applicazione territoriale della direttiva 2008/118/CE, alla 6 a Commissione permanente ( Doc . XII, n. 153); risoluzione sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio recante modifica della direttiva 2010/13/UE relativa al coordinamento di determinate disposizioni legislative, regolamentari e amministrative degli Stati membri concernenti la fornitura di servizi di media audiovisivi in considerazione dell'evoluzione delle realtà del mercato, alla 8 a Commissione permanente ( Doc . XII, n. 154); risoluzione sulla proposta di direttiva del Consiglio che modifica la direttiva 2006/112/CE per quanto concerne l'armonizzazione e la semplificazione di determinate norme nel sistema d'imposta sul valore aggiunto e l'introduzione del sistema definitivo di imposizione degli scambi tra Stati membri, alla 6 a Commissione permanente ( Doc . XII, n. 155); risoluzione sulla proposta di direttiva del Consiglio recante modifica della direttiva 2006/112/CE relativa al sistema comune di imposta sul valore aggiunto con riguardo al periodo di applicazione del meccanismo facoltativo di inversione contabile alla cessione di determinati beni e alla prestazione di determinati servizi a rischio di frodi e del meccanismo di reazione rapida contro le frodi in materia di IVA, alla 6 a Commissione permanente ( Doc . XII, n. 156); risoluzione sulla proposta di regolamento del Consiglio recante modifica del regolamento (UE) n. 389/2012 relativo alla cooperazione amministrativa in materia di accise per quanto concerne il contenuto del registro elettronico, alla 6 a Commissione permanente ( Doc . XII, n. 157); risoluzione sulla proposta di direttiva del Consiglio recante modifica della direttiva 2006/112/CE per quanto riguarda le aliquote dell'imposta sul valore aggiunto, alla 6 a Commissione permanente ( Doc . XII, n. 158); risoluzione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce l'Agenzia dell'Unione europea per la cooperazione giudiziaria penale (Eurojust), alla 2 a Commissione permanente ( Doc . XII, n. 159); risoluzione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo al riconoscimento reciproco dei provvedimenti di congelamento e di confisca, alla 1 a e alla 2 a Commissione permanente ( Doc . XII, n. 160); risoluzione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo a un quadro applicabile alla libera circolazione dei dati non personali nell'Unione europea, alla 1 a Commissione permanente ( Doc . XII, n. 161); risoluzione sul progetto di decisione del Consiglio relativa alla conclusione, a nome dell'Unione, dell'accordo di cooperazione scientifica e tecnologica tra l'Unione europea e il Regno del Marocco volto a stabilire i termini e le condizioni della partecipazione del Regno del Marocco al partenariato per la ricerca e l'innovazione nell'area mediterranea (PRIMA), alla 3 a e alla 7 a Commissione permanente ( Doc . XII, n. 162); risoluzione sul progetto di decisione del Consiglio concernente la conclusione, a nome dell'Unione, dell'accordo sui trasporti aerei tra la Comunità europea e i suoi Stati membri, da una parte, e il Canada, dall'altra, alla 3 a e alla 8 a Commissione permanente ( Doc . XII, n. 163); risoluzione concernente la posizione del Consiglio sul progetto di bilancio rettificativo n. 5/2018 dell'Unione europea per l'esercizio 2018, sezione III-Commissione: Cancellazione della riserva connessa al sostegno alla Turchia a titolo dello strumento di assistenza preadesione (IPA II), rafforzamento dello strumento europeo di vicinato (ENI) e degli aiuti umanitari per ulteriori azioni urgenti e modifica della tabella dell'organico dell'Agenzia esecutiva per l'innovazione e le reti (INEA) nell'ambito dell'iniziativa WiFi4EU, alla 5 a Commissione permanente ( Doc . XII, n. 164); risoluzione su come affrontare le esigenze specifiche delle zone rurali, montane e periferiche, alla 5 a Commissione permanente ( Doc . XII, n. 165); risoluzione sul deterioramento della libertà dei media in Bielorussia, in particolare il caso Carta 97, alla 1 a e alla 3 a Commissione permanente ( Doc . XII, n. 166); risoluzione sugli Emirati arabi uniti, in particolare la situazione del difensore dei diritti umani Ahmed Mansoor, alla Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani ( Doc . XII, n. 167); risoluzione sulla detenzione di massa arbitraria di uiguri e kazaki nella regione autonoma uigura dello Xinjiang, alla Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani ( Doc . XII, n. 168); risoluzione sul pacchetto sulla strategia in materia di appalti pubblici, alla 8 a Commissione permanente ( Doc . XII, n. 169); risoluzione sulla situazione nello Yemen, alla Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani ( Doc . XII, n. 170). Interrogazioni, apposizione di nuove firme La senatrice Pinotti ha aggiunto la propria firma all'interrogazione 4-00907 del senatore Parrini ed altri. Mozioni, nuovo testo La mozione 1-00054, dei senatori Maiorino ed altri, pubblicata il 21 novembre 2018, deve intendersi riformulata come segue: MAIORINO, VANIN, FLORIDIA, CASTELLONE, VONO, GRANATO, MATRISCIANO, PIARULLI, DE LUCIA, RUSSO, MONTEVECCHI, MARILOTTI, CORRADO, SANTILLO, PISANI Giuseppe, COLTORTI, LANNUTTI, ANGRISANI, TRENTACOSTE, LUCIDI, MAUTONE, DONNO, MORONESE, ROMANO, SILERI, NATURALE, DI GIROLAMO, CROATTI, ORTIS, PRESUTTO, GIANNUZZI, AIROLA, MININNO, CRUCIOLI, LUPO, ANASTASI, DESSI', ORTOLANI, RICCIARDI, TURCO, FEDE, DI PIAZZA, DRAGO - Il Senato, premesso che: la violenza sulle donne è un fenomeno sociale drammatico difficile da quantificare, i dati disponibili ne evidenziano le enormi proporzioni: quasi 7 milioni di donne hanno subito qualche forma di abuso nel corso della loro vita, come violenze domestiche, stalking , stupro, insulti verbali e violazioni della propria sfera intima e personale, che rappresentano spesso tentativi di cancellarne l'identità, di minarne l'indipendenza e la libertà di scelta; i numeri del femminicidio, forma estrema del fenomeno, sono inquietanti: negli ultimi 5 anni se ne registrano 774, una media di circa 150 all'anno; in Italia ogni due giorni circa viene uccisa una donna: nel 2016 ci sono stati 120 casi di femminicidio e anche nel 2017 la media è stata di una vittima ogni tre giorni; negli ultimi 10 anni le donne uccise in Italia sono state 1.740, di cui 1.251 (il 71,9 per cento) in famiglia; particolarmente allarmante, come anche attestato da più recenti fatti di cronaca, risulta in Italia l'aumento del numero e della ferocia dei reati di natura sessuale contro le donne, spesso minorenni e quindi più vulnerabili, da parte di stranieri irregolari, in quanto evidente conseguenza di una pregressa e carente gestione del fenomeno migratorio, ed altresì degli atti di violenza, di diversa natura, nei confronti delle donne finalizzati ad impedire loro l'esercizio in Italia dei diritti e delle libertà riconosciute dalla nostra Costituzione, la cui condivisione deve essere, invece, considerata fondamentale per un reale processo di integrazione; l'Italia ha firmato e ratificato la Convenzione del Consiglio d'Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica, ovvero la cosiddetta Convenzione di Istanbul, aperta alla firma l'11 maggio 2011: si tratta del primo strumento internazionale giuridicamente vincolante volto a creare un quadro normativo completo a tutela delle donne contro qualsiasi forma di violenza; la XVII Legislatura si è caratterizzata per la ratifica della citata Convenzione di Istanbul con la legge n. 77 del 2013, per l'introduzione di modifiche al codice penale e di procedura penale, per inasprire le pene di alcuni reati, più spesso commessi nei confronti di donne, per l'emanazione del "Piano d'azione contro la violenza sessuale e di genere 2015-2017" e per l'adeguamento di stanziamenti per il supporto delle vittime; l'articolo 3 della legge precisa che la violenza contro le donne è una violazione dei diritti umani ed è una forma di discriminazione contro le donne; con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 7 luglio 2015 è stato adottato il piano d'azione straordinario contro la violenza sessuale e sulle donne, previsto dall'articolo 5 del decreto-legge n. 93 del 2013, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 119 del 2013, con l'obiettivo di disegnare un sistema di politiche pubbliche che integri dal punto di vista degli interventi le previsioni di carattere penale contenuti nella legge; per tali finalità il decreto-legge n. 93 ha stanziato risorse al fine di dare attuazione agli interventi per la valorizzazione dei progetti territoriali, per la formazione degli operatori impegnati negli interventi, per il sostegno all'emancipazione delle donne maltrattate e alle iniziative di prevenzione culturale della violenza sessuale e sulle donne, soprattutto sul fronte dell'educazione e del recupero; nel dicembre 2017 è stato emanato il piano strategico nazionale sulla violenza maschile contro le donne 2017-2020. Il piano si fonda su quattro linee di intervento: prevenzione, protezione e sostegno, repressione dei reati, assistenza e promozione; tra le finalità del piano nazionale emerge quella di creare e mettere in esercizio una banca dati nazionale informatizzata, come strumento determinante e completo per lo studio del fenomeno della violenza contro le donne basata sul genere e per la conseguente definizione di azioni e politiche di intervento attraverso il miglioramento della conoscenza di dettaglio, tanto per la tutela delle vittime quanto per la prevenzione e la repressione dei fenomeni stessi, nonché per il monitoraggio dell'incidenza dei suddetti interventi; ai sensi della Convenzione, è stato istituito un gruppo di esperti indipendenti sulla lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica (Group of experts on action against violence against women and domestic violence, abbreviato in Grevio), incaricato di monitorare l'attuazione della convenzione da parte degli Stati aderenti; il Grevio è tenuto a pubblicare i report valutativi degli strumenti adottati dalle parti per attribuire efficacia alle previsioni contenute nella Convenzione; il 29 ottobre 2018 è stato trasmesso al Gruppo esperte sulla violenza del Consiglio d'Europa (Grevio) presso il Consiglio d'Europa il rapporto delle associazioni di donne sull'attuazione della Convenzione di Istanbul in Italia, che analizza la situazione italiana in materia di contrasto alla violenza sulle donne. Due i nodi principali all'interno di un contesto culturale italiano fortemente permeato da pregiudizi e stereotipi sessisti: la distanza tra le norme adottate e declamate e la loro applicazione in concreto e l'applicazione disomogenea nel territorio nazionale delle norme e dei finanziamenti per azioni e servizi in contrasto alla violenza contro le donne, con conseguente mancanza di tutela dei diritti delle vittime di violenza; nel marzo 2016 è stata approvata all'unanimità dal Consiglio d'Europa la risoluzione "Systematic collection of data on violence against women", a prima firma D'Arrando ed altri, sulla necessità di creare una banca dati sistematica secondo metodologie omogenee fra Paesi; basti pensare che allo stato attuale, nelle banche dati esistenti, non è stato ancora inserito il dato riguardante la relazione fra autore e vittima; la Convenzione sull'eliminazione di ogni forma di discriminazione della donna adottata a livello internazionale nel 1979 dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite ed entrata in vigore il 3 settembre 1981, ha istituito un Comitato (Committee on the elimination of discrimination against women, Cedaw) con il compito di verificare lo stato di applicazione delle norme contenute nella Convenzione e che è composto da esperte nel campo dei diritti delle donne, provenienti da 23 Paesi ed elette a scrutinio segreto da una lista di candidature presentate dagli Stati firmatari della Convenzione; l'Italia ha ratificato la Cedaw il 10 giugno 1985 e aderito al protocollo opzionale il 29 ottobre 2002; ogni Stato che ratifica la Convenzione, o aderisce ad essa, ha l'obbligo di presentare al Cedaw dei rapporti periodici in cui vengano illustrate le azioni compiute per dare applicazione alle norme contenute nella suddetta convenzione. Il primo rapporto va presentato entro un anno dalla data di ratifica, e successivamente, i rapporti vanno presentati ogni quattro anni; a seguito dell'analisi del rapporto, a carattere quadriennale, presentato a Ginevra dal Governo italiano il 4 luglio 2017, il Cedaw ha pubblicato il rapporto "Concluding observations on the seventh periodic report of Italy", datato 21 luglio 2017, nel quale, sulla base di diffuse criticità, ha esplicitato le proprie perplessità e indicato le lacune alle quali il Governo italiano dovrà provvedere e rispondere con un nuovo rapporto fra due anni; in particolare, il Comitato evidenzia che per l'Italia è necessario rafforzare la consapevolezza delle donne circa i loro diritti ai sensi della Convenzione e i rimedi a loro disposizione per denunciare le violazioni di tali diritti. Allo stesso tempo, si afferma anche che il Governo italiano dovrà impegnarsi a rendere fruibili le informazioni sulla Convenzione, sul protocollo facoltativo e sulle raccomandazioni generali del Comitato a tutte le donne, nessuna esclusa. Dal rapporto si evince che in Italia manca il coordinamento tra le varie componenti regionali e locali e una chiara definizione dei mandati e delle responsabilità. Il Comitato suggerisce di aumentare le risorse assegnate al Dipartimento per le pari opportunità della Presidenza del Consiglio dei ministri e di istituire un Ministero ad hoc necessario per avviare, coordinare e attuare le politiche di uguaglianza tra uomini e donne; per una più incisiva prevenzione appare fondamentale intervenire nelle scuole, avviando con gli studenti un'attività interdisciplinare che conduca a riflettere sulle situazioni attuali e a combattere e a mostrare le continue e distorte costruzioni dei ruoli maschili e femminili. Solo instaurando un dialogo attivo su queste tematiche sarà possibile combattere e superare quei presupposti culturali che alimentano e incentivano la discriminazione tra i sessi e che, se non contrastati, continueranno a crescere; pertanto, sarebbe oltremodo auspicabile che fosse garantita pari opportunità di educazione, istruzione, cura, relazione e gioco, superando diseguaglianze e barriere nonché ai fini della conciliazione tra tempi di vita, di cura e di lavoro dei genitori, della promozione della qualità dell'offerta educativa e della continuità tra i vari servizi educativi e scolastici e la partecipazione delle famiglie; il Parlamento ha approvato la legge n. 4 del 2018, in materia di modifiche al codice civile, al codice di procedura penale e altre disposizioni in favore degli orfani di crimini domestici; quando si parla di violenza contro le donne, più spesso ci si riferisce alla violenza fisica, sessuale, psicologica, ma si parla poco di una violenza altrettanto diffusa e lesiva quale la violenza economica, che rappresenta una forma di violenza difficilmente riconoscibile e poco denunciata e che, ancora prima di radicarsi nell'ambito familiare, comincia nella nostra cultura, dove la donna viene ancora oggi penalizzata da molti punti di vista, compreso il mondo del lavoro, determinando di fatto uno stato di subalternità economica, fisica e psicologica, con tutte le devastanti conseguenze che ne derivano; nella seduta del Consiglio dei ministri del 23 novembre 2017, previa Intesa raggiunta in sede di Conferenza unificata del medesimo giorno, è stato approvato il "Piano strategico nazionale contro la violenza maschile sulle donne (2017-2020)" che definisce la strategia complessiva per dare attuazione alla Convenzione di Istanbul, attraverso un percorso condiviso tra tutti gli attori istituzionali e non coinvolti nella tematica, secondo una logica di partenariato e di definizione di politiche integrate; il predetto piano è articolato secondo tre assi di intervento: prevenzione, protezione e sostegno, perseguire e punire congiuntamente a un asse trasversale di supporto all'attuazione (assistenza e promozione), nel cui ambito è prevista la costruzione di un sistema integrato di raccolta dati e un'azione continua e puntuale di monitoraggio e valutazione; il 26 settembre 2018, si è svolta la prima riunione della cabina di regia politico-programmatica prevista dal piano strategico nazionale sulla violenza maschile contro le donne 2017-2020, convocata dal sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri con delega alle pari opportunità, al fine di dare concreta attuazione al piano strategico attraverso la stesura di un piano operativo; parallelamente è stato istituito un comitato tecnico composto da delegati degli stessi Ministeri, Regioni ed enti locali componenti della cabina di regia, integrato dalle principali associazioni ed organizzazioni di settore , che si è riunito lo scorso 29 ottobre; nel 2017 è stato sottoscritto l'accordo tra il Dipartimento per le pari opportunità e il Consiglio nazionale delle ricerche per la realizzazione di un'indagine quali-quantitativa sull'offerta dei servizi di supporto alle donne vittime di violenza esistenti a livello nazionale nonché di un'analisi valutativa dei processi attuativi del "Piano d'azione straordinario contro la violenza sessuale e di genere" (2015-2017) e di quelli del "Piano strategico nazionale sulla violenza maschile contro le donne (2017-2020)"; complementare al citato accordo è quello sottoscritto nel 2016 tra il Dipartimento per le pari opportunità e l'Istat per elaborare una banca dati nazionale sul fenomeno della violenza e la conduzione di indagini sul tema; il 25 ottobre 2018 è stato presentato al Ministero della giustizia il disegno di legge per la tutela delle vittime di violenza domestica e sulle donne, detto "Codice rosso", che sarà portato a breve in Consiglio dei ministri, impegna il Governo: 1) ad assicurare che i finanziamenti stanziati annualmente siano erogati regolarmente senza ritardi e vincolati all'assunzione di impegni precisi, all'individuazione delle priorità e alla valutazione dei risultati ottenuti; 2) ad assumere iniziative, anche di tipo normativo, per compensare nel breve periodo le gravi lacune del sistema italiano evidenziate dal rapporto "Concluding observations on the seventh periodic report of Italy"; 3) a prevedere indicatori per la valutazione, da effettuarsi con cadenza annuale o comunque per ogni ciclo di finanziamento, dell'impatto degli stanziamenti per informare circa le future strategie di intervento, tramite la consultazione delle organizzazioni della società civile e dei centri antiviolenza; 4) a predisporre una sezione all'interno del sito del Dipartimento per le pari opportunità volta a rendere accessibile, in tempi rapidi, la rendicontazione completa delle attività finanziate con i fondi del decreto-legge n. 93 del 2013, nella quale le amministrazioni regionali e locali possano caricare direttamente e in autonomia la documentazione rilevante (delibere, risultati di bandi, reportistica delle attività svolte da parte dei beneficiari dei fondi e altro), facendo sì che tali informazioni siano disponibili in formato "aperto" ( open data ), nonché uno strumento efficace e incisivo di segnalazione di materiale sessista che non si limiti esclusivamente all'ambito pubblicitario; 5) ad aggiornare la mappatura dei centri antiviolenza del Dipartimento per le pari opportunità secondo la reportistica ricevuta da Regioni e Province autonome, anche al fine di stimare il fabbisogno reale dei centri antiviolenza per la loro sopravvivenza e il loro adeguato funzionamento, informando di conseguenza circa lo stanziamento necessario per assicurare servizi adeguati su tutto il territorio; 6) ad implementare tutti gli strumenti necessari per perseguire le priorità contenute nel "Piano strategico nazionale sulla violenza maschile contro le donne (2017-2020)", nonché a valutare di assumere iniziative in relazione all'ormai improcrastinabile necessità di superare il carattere di straordinarietà del piano stesso a favore di azioni non improntate all'eccezionalità, ma a carattere sistematico; 7) ad assumere iniziative per incoraggiare il settore privato, il settore delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione e i mass media , nel rispetto della loro indipendenza e libertà di espressione, a partecipare all'elaborazione e all'attuazione di politiche e alla definizione di linee guida e di norme di autoregolamentazione per prevenire la violenza contro le donne e rafforzare il rispetto della loro dignità, anche promuovendo una comunicazione improntata al pieno rispetto della dignità culturale e professionale delle donne e vietando forme di comunicazione che possano indurre una fuorviante percezione dell'immagine femminile; 8) ad assumere iniziative per introdurre nell'ambito delle istituzioni scolastiche, anche contemplando il potenziamento dell'offerta formativa, percorsi e progetti mirati a garantire pari opportunità di educazione, istruzione, cura, relazione e gioco, anche con il coinvolgimento delle famiglie, al fine di superare ogni tipo di disuguaglianza e discriminazione, in tal modo educando le nuove generazioni alla parità tra uomo e donna e all'affettività, nonché a definire linee guida che forniscano indicazioni per includere nei programmi scolastici i temi dell'educazione alla legalità, del diritto all'integrità dell'identità personale e del contrasto alla violenza sulle donne e allo sfruttamento della prostituzione; 9) ad assumere iniziative, per quanto di competenza, finalizzate a rendere obbligatoria una formazione specifica di tutti/e gli/le operatori/operatrici di giustizia (giudici, pubblici ministeri, appartenenti alle forze dell'ordine, operatori/operatrici dei servizi sociali, polizia penitenziaria, personale addetto alle case di accoglienza o case rifugio o comunità) per meglio affrontare e contrastare il dilagante fenomeno della violenza sulle donne e allo sfruttamento della prostituzione; 10) ad adottare le iniziative legislative, finanziarie o di altro tipo necessarie, nel rispetto dell'articolo 16 della Convenzione di Istanbul, per sostenere programmi di trattamento per la prevenzione alla recidiva degli autori di violenza, in particolare per i reati di natura sessuale, anche tramite centri di ascolto coordinati a livello nazionale; 11) ad assumere iniziative normative o regolamentari, volte a prevedere percorsi specifici in carcere per gli autori di reati di violenza sessuale sulle donne e allo sfruttamento della prostituzione, inclusi interventi sulla normativa che disciplina l'ordinamento penitenziario volti a rendere obbligatoria per i detenuti per reati contro le donne la destinazione di una percentuale del reddito generato da lavoro in favore del risarcimento delle vittime; 12) ad assumere iniziative volte a verificare l'attività del comitato tecnico composto da delegati degli stessi ministeri competenti, ivi compreso il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, Regioni ed enti locali, componenti della cabina di regia; 13) ad adottare le misure necessarie a garantire, su tutto il territorio nazionale, che le vittime di reati quali lo sfruttamento della prostituzione possano essere inserite in percorsi sociali al fine di rompere definitivamente il legame con gli sfruttatori; 14) ad assumere ogni più opportuna iniziativa, anche a scopo preventivo, avverso qualsiasi atto di violenza nei confronti delle donne volto ad impedire in Italia loro l'esercizio dei diritti e delle libertà riconosciute dalla nostra Costituzione e per garantire che l'effettiva condivisione dei valori in essa sanciti sia un requisito fondamentale per un reale processo di integrazione. (1-00054) (Testo 2) Interpellanze Atto n. 2-00017 NENCINI Al Presidente del Consiglio dei ministri Premesso che, per quanto a giudizio dell'interpellante: da più giorni si assiste ad una campagna violenta e concentrata contro la libertà d'informazione che appare, tra le linee politiche del Governo giallo-verde, una delle più inaccettabili; il vice presidente del Consiglio dei ministri Luigi Di Maio attacca gli operatori dell'informazione sul piano mediatico con minacce e volgari offese; si prospettano provvedimenti di legge per intimorire i mezzi d'informazione e intanto con il "milleproroghe" (di cui al decreto-legge n. 51 del 2018, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 108 del 2018) è stato modificato per legge il nuovo riparto dei fondi nazionali per le televisioni locali. Tale riparto è stato strutturato con un criterio basato sull' auditel , che privilegia di fatto le grandi realtà, punisce quelle minori e zittisce quelle più piccole come il Molise e la Valle d'Aosta; il provvedimento colpisce le realtà più difficili dove, con coraggio e intraprendenza, si sono attivate iniziative nel campo dell'informazione che hanno creato nuovi spazi di civile confronto e anche possibilità di lavoro, in particolare per molti giovani che hanno intrapreso un lavoro confacente ai loro studi ed alle loro competenze; il sostegno pubblico all'informazione è previsto dalla legislazione per garantire la libertà d'informazione, il diritto costituzionale alla conoscenza, la libertà d'espressione con la possibilità per tutti di manifestare le proprie idee e opinioni che non può essere condizionata o negata dalla mancanza di strumenti o dal luogo dove si è nati e si vive, si chiede di sapere: se sia nelle intenzioni del Governo intervenire per correggere un tale vulnus ad un fondamentale diritto costituzionalmente garantito alla conoscenza e alla libertà d'espressione e come intenda procedere per rivedere, con strumenti opportuni, il provvedimento o comunque riequilibrare l'intervento; se sia orientamento del Governo realizzare le minacce realizzare deliberatamente espresse da suoi autorevoli rappresentanti di introdurre provvedimenti di legge volti ad intimorire e condizionare i mezzi di informazione. Interrogazioni Atto n. 3-00428 PARAGONE LUCIDI Ai Ministri degli affari esteri e della cooperazione internazionale e per gli affari europei Premesso che: recentemente il programma di Raidue "Night Tabloid", con un puntuale reportage firmato da Filippo Barone, ha portato all'attenzione del grande pubblico le modalità con le quali la Francia, unico Paese al mondo, riesca ancora a gestire la moneta delle sue ex colonie, nonostante sia trascorso oltre mezzo secolo dalla loro indipendenza. Una sorta di postcolonialismo incentrato su un controllo economico che impedisce alle economie locali di crescere e svilupparsi; l'area delle ex colonie comprende 14 Stati dell'area subsahariana e del centro Africa, con una popolazione di oltre 160 milioni di abitanti: Camerun, Ciad, Gabon, Guinea equatoriale, Repubblica Centrafricana, Repubblica del Congo, Benin, Burkina Faso, Costa d'Avorio, Guinea Bissau, Mali, Niger, Senegal e Togo; nei mesi scorsi tale situazione è stata denunciata, tra gli altri, anche da Mohamed Konare, originario della Costa d'Avorio, che ha fondato un movimento politico con l'intento di denunciare i metodi francesi volti a depredare le ex colonie africane; la moneta con la quale Parigi attua il proprio dominio economico-monetario è il franco CFA (Comunità finanziaria africana). La moneta è battuta dal Tesoro francese e si basa su accordi che prevedono: la libera circolazione dei capitali dai Paesi CFA alla Francia e viceversa, un tasso di cambio fisso all'euro (e prima alla divisa francese), la piena convertibilità del franco CFA garantita dal Tesoro francese, il Fondo comune di riserva di moneta estera a cui partecipano tutti i Paesi CFA come contropartita per la garanzia della convertibilità da CFA a euro e, infine, la partecipazione delle autorità francesi alle politiche monetarie della BCEAO e BEAC; il vincolo principale del franco CFA consiste nell'obbligo per i 14 Paesi di depositare il 50 per cento delle loro riserve monetarie presso il Tesoro francese. In sostanza, quando uno di questi Paesi esporta verso un Paese diverso dalla Francia ha l'obbligo di trasferire il 50 per cento di quanto incassato presso la Banca di Francia. Su tale sistema il controllo francese è capillare vista la presenza di rappresentanti francesi, con diritto di veto, nei consigli di amministrazione e in quelli di sorveglianza delle istituzioni finanziarie delle 14 ex colonie; grazie a questo sistema, la Francia ha potuto disporre di un'enorme mole di risorse (alcune stime parlano di circa 500 miliardi di dollari all'anno) investite in titoli del debito pubblico francese, grazie ai quali ha potuto finanziare per decenni un'ingente spesa pubblica; oltre a quanto esposto, conviene ricordare che tra i numerosi vincoli imposti dagli accordi sulla moneta esiste anche il "primo diritto" per la Francia di acquisire ogni tipologia di risorsa naturale scoperta nelle sue ex colonie (uranio, oro, petrolio, caffè, gas). Solo con un mancato interesse francese questi Paesi sono autorizzati a individuare un diverso compratore; ovviamente, oltre al danno monetario, questo meccanismo è una delle principali cause delle migrazioni economiche dai 14 Paesi ex coloniali. La diffusa povertà di questi popoli, depauperati dal neocolonialismo francese, origina le ondate migratorie verso l'Europa con una Francia che, da un lato, ci guadagna ogni volta che questi migranti spediscono soldi in patria, e dall'altro si erge a moralizzatrice nei confronti di Paesi, come ad esempio l'Italia, che provano a regolare e gestire flussi migratori incontrollati, si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti e quali iniziative intendano assumere nelle competenti sedi europee, affinché venga meno la forma di sfruttamento nei confronti delle ex colonie africane, anche attraverso una revisione dei protocolli aggiuntivi ai trattati UE, che consentono alla Francia di stampare il franco CFA sotto l'esclusivo controllo della Banca centrale francese. Atto n. 3-00429 AGOSTINELLI Ai Ministri delle infrastrutture e dei trasporti e delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo Premesso che: l'articolo 1 del decreto 20 maggio 2015 emanato dal Ministro delle infrastrutture e dei trasporti di concerto con il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, recante "Revisione generale periodica delle macchine agricole ed operatrici, ai sensi degli articoli 111 e 114 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285", al comma 1 prescrive la revisione generale, con periodicità quinquennale, delle macchine agricole, di cui all'art. 57 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (trattori agricoli così come definiti nella direttiva n. 2003/37/CE del 26 maggio 2003, macchine agricole operatrici semoventi, rimorchi agricoli); dall'emanazione del predetto decreto sono passati più di tre anni e, tra meno di due mesi, scadrà il termine per la seconda tranche di controlli, riguardante i trattori immatricolati dal 1974 al 1990. Nonostante la revisione sia obbligatoria, non è stato ancora adottato il relativo decreto attuativo (che deve stabilire nel dettaglio chi se ne occupa, che cosa controlla e come); come ha sottolineato Roberto Guidotti di Cai (Confederazione agromeccanici e agricoltori italiani), "i primi a farne le spese sono le imprese agricole e agromeccaniche, che hanno da un lato l'obbligo di portare il veicolo a revisione, pena sanzione, e dall'altro però non hanno la possibilità di farlo" ("terraevita.edagricole", dell'8 novembre 2018); in caso di veicoli non a norma, oltre all'irrogazione di sanzioni, gli organi di Polizia stradale possono decidere il ritiro della carta di circolazione. Sicché, una volta decorso il termine per effettuare la revisione, considerato che in Italia il numero dei trattori immatricolati da oltre 30 anni ammonta a 680.000 unità (dati dell'Unione nazionale commercianti macchine agricole, Unacma), il numero dei veicoli sanzionabili o passibili di ritiro della carta di circolazione è particolarmente consistente; in assenza di un decreto attuativo, profili di criticità si pongono anche con riguardo alla possibilità di assicurare i trattori non sottoposti a revisione e, quindi, non autorizzati alla circolazione. Ma anche ove il decreto attuativo fosse già in vigore, il rispetto del termine prestabilito, per tutti i trattori immatricolati, sarebbe comunque impossibile, mancando, al momento, un numero adeguato di officine certificate rispetto all'enorme mole di mezzi da controllare; per i suddetti motivi, il segretario generale dell'Unione nazionale commercianti macchine agricole, Gianni Di Nardo, ha evidenziato che "Unacma si sta da anni impegnando per ampliare il numero di punti in cui eseguire la revisione attraverso la creazione di una rete di officine meccaniche certificate (Unacma Roc) e i lavori sono a buon punto". Lo stesso Di Nardo ha ricordato l'impegno di Unacma verso politiche di sostegno agli agricoltori per favorire il rinnovo dei macchinari, nonché il progetto di recupero dei mezzi obsoleti destinati ai paesi in via di sviluppo (come si legge sull'articolo citato), si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo intendano provvedere quanto prima all'adozione del decreto attuativo in questione e se ritengano di assumere tutte le misure necessarie a rafforzare la rete delle officine meccaniche certificate. Atto n. 3-00430 RAUTI CIRIANI Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Premesso che : il 10 e l'11 dicembre 2018 si terrà a Marrakech (Marocco) la conferenza intergovernativa per l'adozione del "Global compact for safe, orderly and regular migration" ed i Governi del mondo saranno chiamati a firmare il "Global compact", ovvero il "Patto globale per una migrazione sicura, ordinata e regolare", presentato come iniziativa strategica di revisione dei flussi migratori e della loro gestione; il Global compact, nella sostanza, è un'iniziativa volontaria di adesione a un insieme di principi giuridici e nasce dalla volontà di promuovere flussi continui, utilizzando motivazioni sia economiche sia demografiche; esso farà cadere ogni distinzione tra chi è profugo e chi è migrante economico, garantendo qualunque tipo di migrazione e al di là delle politiche degli Stati ed in nome di un mondo dai confini aperti, creando obblighi crescenti verso gli Stati in ordine ai servizi da fornire agli immigrati, anche a prescindere dal loro status di rifugiato, impedendo di perseguire penalmente chi fornisce assistenza indebita all'immigrazione; contro l'approccio immigrazionista ed a favore della sovranità nazionale, si sono già schierati: Stati Uniti, Ungheria, Australia e Austria e, più recentemente, la Repubblica Ceca, secondo cui il testo "non stabilisce una netta differenza tra migrazione legale e illegale"; la sottoscrizione del complesso reticolato di impegni del Global compact comporta un'inaccettabile cessione di sovranità sul tema migratorio secondo un'impostazione ideologica che sancisce, di fatto, una sorta di "diritto a migrare"; l'Italia, per la sua posizione al centro del Mediterraneo, costituirebbe il "molo naturale" per le rotte che provengono dall'Africa, divenendo la "porta di accesso" al mondo occidentale, al suo stile di vita, ai suoi diritti e ai suoi doveri, segnando una vera e propria mutazione genetica della dimensione funzionale del confine, il limes degli antichi romani, inteso non solo come linea di demarcazione dell'ambito territoriale nel quale si esercita la sovranità di uno Stato ma anche come linea di demarcazione tra civiltà diverse, con i rispettivi tratti caratteristici e le naturali differenze; considerato che: in merito alla sottoscrizione da parte dell'Italia del Global compact si registrano dichiarazioni contrastanti e contraddittorie da parte di esponenti della maggioranza e all'interno del Governo; la Lega ha presentato alla Camera dei deputati una risoluzione in III Commissione permanente (Affari esteri e comunitari), con la quale si impegna il Governo a non firmarlo e, dopo lunghe giornate di silenzio, due giorni fa, il 27 novembre, il vice premier e Ministro dell'interno Matteo Salvini, in conferenza stampa alla Camera, si è dichiarato "assolutamente contrario al global compact", poiché non ritiene opportuno "delegare ad organismi sovranazionali scelte che spettano ai singoli Paesi", mettendo "sullo stesso piano i migranti cosiddetti economici e i rifugiati politici", si chiede di sapere quale sia la posizione ufficiale del Governo circa la firma del Global compact alla Conferenza di Marrakech del 10 e 11 dicembre 2018 e, in ogni caso, quali ulteriori elementi nuovi di valutazione ritenga di dover fornire rispetto a quanto già dichiarato nei giorni scorsi in merito alla volontà favorevole espressa. Atto n. 3-00431 CASINI Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Atto n. 3-00432 MONTEVECCHI Al Ministro per i beni e le attività culturali Premesso che: i fatti di cronaca recentemente accaduti, in particolare la fuga di gas che si è prodotta nell'archivio di Stato di Arezzo il 20 settembre 2018 causando la morte di due dipendenti, hanno riportato l'attenzione sulla necessità di garantire la sicurezza all'interno dei luoghi e istituti della cultura e del patrimonio culturale nazionale; sul tema il Ministro in indirizzo è intervenuto in più sedi affermando l'impegno del Governo per dare priorità alla sicurezza e all'integrità dei luoghi della cultura e dello stesso patrimonio nazionale, al fine di tutelare anche l'attività dei dipendenti e garantire ai visitatori una fruizione priva di rischi; facendo seguito a queste dichiarazioni il Ministero ha stanziato 109 milioni di euro per la messa in sicurezza e la formazione antincendio di tutti i siti italiani; si tratta di un investimento di notevole portata rispetto al quale lo stesso Ministro ha affermato: "non c'è mai stato un investimento maggiore per la sicurezza nella storia di questo ministero. Si tratta della più ampia programmazione di interventi nel settore della sicurezza antincendio, compresa la formazione, mai realizzata dal Mibac"; per dare ulteriore concretezza agli impegni presi e al fine di favorire la semplificazione burocratica e operativa in materia di sicurezza dei beni culturali, il Ministero ha proceduto inoltre a rendere operativa l'Unità per la sicurezza del patrimonio culturale del Ministero, istituita nel 2017 e mai entrata in funzione. L'Unità ha il compito di unificare le diverse strutture che si occupavano di sicurezza al fine di un migliore coordinamento delle competenze. La struttura si muoverà nell'ambito sia della prevenzione che delle emergenze e per gli interventi ordinari, si chiede di sapere quali ulteriori e concrete azioni il Ministro in indirizzo intenda adottare al fine di dare effettiva attuazione al piano di messa in sicurezza e formazione antincendio di tutti i siti italiani per la salvaguardia di lavoratori, visitatori e opere. Atto n. 3-00433 RUFA PEPE MONTANI Al Ministro per i beni e le attività culturali Premesso che: l'area archeologica di Sibari (Cosenza) è stata la prima colonia fondata dagli Achei sulla costa ionica della Calabria; data la protezione naturale costituita dalle foci di due fiumi e la fertilità della pianura in cui venne fondata, a sud del golfo di Taranto, la colonia in breve tempo divenne ricca e famosa, riconosciuta come la più potente delle città magnogreche, tanto da ricoprire una posizione egemonica su un vastissimo territorio, tale da essere considerata "impero" sotto il controllo di Sibari; le profonde modifiche sul territorio di Sibari, quali l'avanzamento della linea di costa, dovuto ai depositi fluviali del Crati e del Coscile e le modifiche degli alvei dei due fiumi, avevano nei secoli reso difficile la ricerca archeologica; l'esplorazione scientifica del territorio di Sibari ha avuto inizio nel 1879 e si sono avute importanti scoperte, quali la necropoli ellenistica di Thurii, la necropoli enotria ed un insediamento del periodo del bronzo-ferro (XII-VIII sec. a.C.) nell'area di torre Mordillo; fin da subito risultò evidente la complessa stratigrafia dovuta alla sovrapposizione di tre città sullo stesso sito, seppur non totale e con diversa estensione; negli ultimi 20 anni sono stati stanziati per il recupero e la valorizzazione del parco archeologico circa 18 milioni di euro, per la messa in sicurezza idrogeologica per mezzo di trincee drenanti, per costruire nuovi edifici per l'accoglienza turistica, per costruire e arredare magazzini e sale del museo e per aprire nuovi scavi archeologici. In particolare, dopo l'alluvione del 2013 sono state messe in opera alcune trincee drenanti, mai usate prima in un sito archeologico, che avrebbero dovuto risolvere, in maniera definitiva, non solo i problemi di risalita di acqua dalla falda, ma anche quelli dello smaltimento di acqua piovana e di scorrimento, anche se, prima dell'alluvione del 2013, a tenere più o meno all'asciutto le strutture ed i monumenti dalla falda freatica sono stati gli impianti di "w ellpoint "; il 26 ottobre 2018, per le forti piogge, l'area archeologica è stata allagata mettendo in evidenza che l'intervento realizzato di attenuazione del rischio si è rivelato inadeguato, sia come ordinaria manutenzione, che come risoluzione del problema, soprattutto nell'azione tecnico-scientifica di realizzazione delle trincee drenanti, si chiede di sapere: quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda mettere in atto sia per restituire l'area alla fruibilità del pubblico, che per conoscere come siano stati utilizzati i finanziamenti finora erogati; quali azioni intenda intraprendere per garantire una maggior tutela, manutenzione e conservazione, non solo dell'area archeologica di Sibari, ma del nostro immenso patrimonio archeologico nel suo complesso, compreso quello considerato minore, ma ricadente in una regione contermine a Matera, capitale europea della cultura 2019, visto che l'evento potrebbe essere da volano per lo sviluppo anche dei territori contigui. Atto n. 3-00434 BERNINI MALAN BATTISTONI BERUTTI LONARDO SERAFINI Al Ministro delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo Premesso che: in occasione della discussione del Documento di economia e finanza Forza Italia aveva avuto modo di fare alcuni rilievi in merito a quanto inserito sul comparto agricoltura. Nella fattispecie, fra l'altro, si sottoponeva all'attenzione del Parlamento e del Governo che l'agricoltura non è solo programmazione ma soprattutto un'attività soggetta ad imprevisti, calamità naturali che penalizzano fortemente gli agricoltori; nel periodo estivo 2018, ci sono stati diversi episodi di grandinate fuori stagione che hanno annientato fino al 100 per cento della produzione di alcuni agricoltori che hanno visto l'impossibilità non solo di guadagnare per la stagione, ma anche di rientrare dei costi fino ad allora sostenuti; si suggeriva, per questi motivi, la possibilità di prevedere un fondo che potesse dare ristoro a quanti erano rimasti vittime dei suddetti eventi calamitosi; con l'arrivo dell'autunno, si è assistito ad un aumento esponenziale dei danni provocati dal maltempo alle persone, in primis , ma anche all'agricoltura; il mese di novembre, in particolare, è stato caratterizzato da eventi atmosferici di notevole entità che hanno fatto registrare un aumento del 100 per cento rispetto allo stesso periodo dello scorso anno; a mero titolo esemplificativo, le associazioni di categoria segnalano, con una stima approssimativa dei danni, importi pari ad oltre un milione di euro per la Campania, così come in Puglia, Calabria, Sicilia, Marche, Umbria, nel Lazio addirittura di oltre 30 milioni di euro con circa 200 imprese agricole colpite, in Lombardia 60 milioni, mentre in Veneto ed in Trentino-Alto Adige si parla di oltre 110 milioni di euro, eccetera, si chiede di sapere: se non sia il caso di prendere coscienza dell'indiscutibile cambiamento climatico a cui si sta assistendo e fornire immediatamente una risposta concreta alle regioni ed agli agricoltori, istituendo un fondo ad hoc per le aziende agricole vittime di questi eventi e contestualmente investire in fondi che possano migliorare le infrastrutture, come il piano invasi; se il Ministro in indirizzo non ritenga di fornire una risposta alle imprese vittime del maltempo che rischiano di dover cancellare centinaia di migliaia di posti di lavoro attualmente in essere, rispetto alle potenzialità di crearne di nuovi; se non ritenga di destinare una parte adeguata delle risorse previste per il reddito di cittadinanza al fondo ad hoc menzionato, per consentire la ripresa al comparto dell'agricoltura, motore del Paese, tenuto conto che già nello scorso anno aveva registrato un calo di oltre il 4 per cento del Pil, destinato a diminuire drasticamente anche in futuro. Atto n. 3-00435 STEFANO MARCUCCI TARICCO BITI MAGORNO SBROLLINI Al Ministro delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo Premesso che: l'articolo 1, commi 502-504, della legge 27 dicembre 2017, n. 205 (legge di bilancio per l'anno 2018), ha introdotto nell'ordinamento italiano la disciplina dell'attività di enoturismo; tuttavia, affinché essa possa finalmente estrinsecarsi entro regole chiare e certe, è necessario un ulteriore intervento normativo; l'articolo 1, comma 504, della legge di bilancio per il 2018 stabilisce infatti che con decreto del Ministro delle politiche agricole, adottato di concerto con il Ministro dei beni e delle attività culturali, che all'epoca aveva anche competenze in materia di turismo, d'intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano, siano definiti "linee guida e indirizzi in merito ai requisiti e agli standard minimi di qualità, con particolare riferimento alle produzioni vitivinicole del territorio, per l'esercizio dell'attività enoturistica"; lo schema di decreto è stato nella primavera scorsa sottoposto alla Conferenza Stato-Regioni, che si è espressa in data 10 maggio 2018, richiedendo minime modifiche al testo, a seguito delle quali si sarebbe raggiunta, e in tempi rapidi, l'intesa, di cui al comma 504, rinviata, per opportunità istituzionale, dal Governo uscente; considerato che: il riconoscimento normativo dell'attività dell'enoturismo è, anche, il risultato della collaborazione e dell'ascolto delle richieste e delle necessità degli operatori del settore, che da anni chiedevano di poter operare in una cornice chiara e definita, in cui inserire questo rilevante filone, che si stima generi ogni anno oltre 2 miliardi di euro di fatturato, con quasi 15 milioni di ingressi in cantina; è essenziale valorizzare le aree ad alta vocazione vitivinicola e le produzioni vitivinicole del territorio, così come favorire le potenzialità del turismo del vino, come fenomeno culturale ed economico, che possiede ulteriori potenzialità di crescita, soprattutto laddove si riesca a qualificare l'accoglienza turistica e promuovere l'enoturismo, quale forma di turismo dotata di specifica identità; considerato infine che il 26 novembre scorso, il Ministro in indirizzo, intervenendo a "Veronafiere", dove si era aperta la 5ª edizione di "wine2wine", ha dichiarato di voler dotare in tempi rapidi il Paese di una legge sull'enoturismo, ignorando, di fatto, quanto disposto dalla normativa già vigente, e che necessita solo, per diventare operativa, del rapido interessamento proprio del Ministro, che ne invoca l'urgenza, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo, che pure dichiara l'urgenza di avere una normativa sull'enoturismo, sia a conoscenza del fatto che, per rendere pienamente operativa la disciplina, sarebbe sufficiente promuovere, attraverso le opportune modifiche di un testo già esistente, l'intesa proposta dalla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome il 10 maggio 2018, ed in caso affermativo se esistano ragionevoli motivi che gli impediscano tale rapida soluzione; in quali tempi, in ogni caso, intenda affrontare l'essenziale questione del sostegno e della promozione dell'attività enoturistica, in considerazione delle sue grandi opportunità di sviluppo, nonché delle giuste richieste degli operatori del settore, che, se il Ministro agisse con prontezza ed in accordo con i medesimi operatori e le Regioni, potrebbero rapidamente avere a disposizione gli strumenti per valorizzare le produzioni vitivinicole del territorio, qualificare l'accoglienza turistica e favorire le potenzialità del turismo del vino, come fenomeno culturale ed economico precipuo. Interrogazioni con richiesta di risposta scritta Atto n. 4-00939 AGOSTINELLI Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che, a quanto risulta all'interrogante: un articolo de "il Fatto Quotidiano" del 13 maggio 2015 riportava che la convenzione firmata dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e Passante Dorico SpA per la realizzazione di una strada di collegamento del porto di Ancona con la grande viabilità (cosiddetta Uscita ovest) conteneva previsioni di traffico abnormi nel piano economico e finanziario (PEF) e clausole con penali a carico dello Stato nel caso in cui il concessionario avesse deciso di abbandonare l'opera; la copia della convenzione era giunta alla firmataria del presente atto di sindacato ispettivo e subito trasmessa al Consiglio comunale di Ancona tramite il Capogruppo M5S, Andrea Quattrini. Iniziativa censurata dal responsabile della struttura di vigilanza sulle concessioni autostradali, architetto Mauro Coletta, il quale dichiarava che il documento non era legittimamente conoscibile perché non ancora controfirmato dal Ministero dell'economia e delle finanze e registrato dalla Corte dei conti; successivamente, il Ministero dell'economia imponeva un atto aggiuntivo alla convenzione, che veniva firmato il 2 settembre 2014, per eliminare le clausole dannose per lo Stato. Si cita il punto 2, ultimo capoverso: "al Concessionario non spetta alcun indennizzo, né rimborso dei costi di progettazione in caso di mancata approvazione del progetto definitivo e del relativo piano economico finanziario"; dopo diversi mesi, Passante Dorico SpA ha trasmesso un nuovo PEF, che è stato bocciato dal Ministero delle infrastrutture, tanto che in data 19 dicembre 2016 il ministro pro tempore Delrio, nel corso della trasmissione televisiva "Otto e Mezzo", annunciava che la concessione per l'Uscita ovest non si sarebbe mai realizzata perché il PEF "non sta in piedi"; in risposta all'interrogazione 4-14919, Delrio dichiarava che con nota del 15 dicembre 2016 era stato comunicato al concessionario che il progetto definitivo e il corredato PEF, entrambi con le modifiche successivamente proposte da ultimo in data 30 agosto 2016, non potevano essere approvati; in data 9 febbraio 2017 il ministro Delrio firmava un protocollo di intesa con Comune di Ancona, Regione Marche, RFI e Autorità di sistema portuale del mare Adriatico centrale per definire, tra l'altro, un nuovo progetto per una strada di collegamento del porto di Ancona con la grande viabilità (cosiddetta Uscita nord), in sostituzione dell'Uscita ovest; in data 17 febbraio 2017 da un articolo de "Il Resto del Carlino" si è appreso che il Ministero delle infrastrutture, nella bozza del protocollo di intesa, aveva tentato di inserire in premessa che il Comune di Ancona era responsabile della mancata realizzazione dell'Uscita ovest esponendosi, qualora avesse firmato, a richieste risarcitorie milionarie da parte di Passante Dorico SpA; risulta all'interrogante che ad oggi gli studi del nuovo progetto siano sospesi in attesa di comunicazioni da parte della competente Direzione generale per la vigilanza sulle concessioni autostradali sulla definizione delle pratiche per l'Uscita ovest, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti; se ritenga di adottare le opportune iniziative per far luce su eventuali responsabilità al fine di evitare il ripetersi di eventi come quelli descritti; quali iniziative intenda assumere per definire in modo conclusivo la vicenda dell'Uscita ovest, anche al fine di sbloccare i progetti per la nuova Uscita nord, necessaria allo sviluppo del porto di Ancona, ponendo la massima attenzione alle modalità, tenuto conto che la pratica è in capo alla Vigilanza sulle concessioni autostradali, che già aveva avallato la convenzione con dati di traffico abnormi, clausole a danno dello Stato e presunti tentativi di esporre il Comune di Ancona a risarcimenti a favore della Passante Dorico SpA. Atto n. 4-00940 NENCINI Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: il piano pluriennale delle opere pubbliche ANAS, approvato nell'agosto 2016 dal CIPE, prevedeva la realizzazione del tratto Guinza-Mercatello ovest del tracciato della E78 che collega le città di Siena ed Arezzo in Toscana ed Urbino e Fano nelle Marche. Tale piano inseriva l'opera di intervento e completamento a due corsie della galleria Guinza, con ipotesi di finanziamento a valere sulle risorse del fondo unico ANAS e dell'importo stimato di 59,31 milioni di euro. L'ultimazione della progettazione e l'appalto lavori era previsto entro il dicembre 2018; stante il perdurare delle gravi difficoltà di circolazione di persone e merci su quell'importante opera di collegamento stradale e nelle more del previsto completamento delle opere di ripristino nel pieno rispetto delle norme di sicurezza, i sindaci di Mercatello sul Metauro, Urbino, Peglio, Borgo Pace e la vice presidente della Regione Marche chiedevano l'istituzione nella galleria esistente di un senso unico alternato fino al completamento delle opere di sistemazione costate circa 60 milioni di euro; la risposta del Consiglio superiore dei lavori pubblici, giunta solo il 22 novembre 2018 e sconosciuta ai precedenti Governi, è stata categorica: non sarà mai possibile consentire la percorrenza di traffico pesante e leggero in una galleria di 6 chilometri di lunghezza senza sbocchi né vie di uscita laterali. È stata inoltre rigettata la proposta di ANAS e Regione Marche della realizzazione di un cunicolo parallelo di sicurezza, con una spesa prevista di circa 70 milioni, al fine di consentire l'apertura contestuale della galleria a doppio senso; rimane ora sul tappeto la proposta, avanzata da ANAS su sollecitazione della Regione Marche, al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti della messa in opera di una seconda galleria, parallela a quella esistente, al fine di risolvere un'annosa e delicata questione che impatta negativamente sull'economia del territorio, attraverso il finanziamento di un progetto di raddoppio della galleria al costo previsto di 310 milioni di euro, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno attivarsi al fine di inserire nel contratto di programma ANAS e Ministero 2016-2020 un ulteriore finanziamento, non inferiore a 310 milioni di euro, corrispondente alla richiesta inoltrata da parte di ANAS al fine di consentire il raddoppio dell'attuale galleria della Guinza. Atto n. 4-00941 NENCINI Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: la Giunta capitolina, con deliberazione n. 189 del 16 ottobre 2018, ha deciso la "Delocalizzazione dell'Autostazione per i mezzi adibiti alle linee di trasporto pubblico interregionali, nazionali e internazionali all'interno del nodo Anagnina - Approvazione del progetto definitivo per la realizzazione dei lavori dell'autostazione Anagnina"; il progetto approvato causerà grave disagio nell'immediato e nel futuro a milioni di passeggeri e pendolari che transitano attraverso questa struttura con circa 600 corse e 8.000 passeggeri al giorno, secondo i dati ufficiali comunicati dal direttore nazionale dell'ANAV (Associazione nazionale autotrasporti viaggiatori) al tavolo tecnico con le parti sociali ed imprenditoriali convocato venerdì 16 novembre 2018 dall'assessore per i trasporti della Regione Molise Vincenzo Niro; l'autostazione Tiburtina fa parte di una struttura di scambio che consente ai viaggiatori di raggiungere la stazione ferroviaria con i treni dell'alta velocità, i treni regionali del Lazio per le località minori, il sia pur disastrato servizio di autobus cittadini, il collegamento autobus e treno con l'aeroporto, una stazione della metropolitana centrale nel sistema della metropolitana di Roma, che assicura, con sufficiente agevolezza, la mobilità in città; il tempo di spostamento si prolungherebbe di almeno mezz'ora a causa anche dell'inadeguatezza del nodo di Anagnina; il provvedimento creerà gravi disagi innanzitutto ai numerosissimi pendolari che provengono da altre regioni che subiranno l'aumento delle percorrenze di almeno mezz'ora oltre ad un aumento dei costi per loro stessi, per le aziende di trasporto, per le stesse Regioni, alle prese con riduzioni dei trasferimenti di risorse; il provvedimento recherà danni anche alla stessa capitale, in termini di un notevole aumento dell'uso di auto private, con ripercussioni sulla mobilità cittadina, l'inquinamento e le condizioni di vita, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga necessario e doveroso convocare al più presto un tavolo di concertazione con le Regioni interessate, le parti sociali e imprenditoriali per trovare una soluzione adeguata e condivisa. Atto n. 4-00942 FARAONE Al Ministro della salute Premesso che: l'eliminazione delle epatiti virali è una sfida globale, un obiettivo comune a tutti i Paesi del mondo, sollecitati dalla strategia dell'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) che ha individuato ambiziosamente il 2030 come l'anno in cui le morti legate a queste patologie dovranno ridursi sensibilmente, così come il numero dei casi di infezione dovuti ai virus. Stando agli obiettivi enunciati nel documento programmatico dell'OMS, che detta le linee strategiche in questo ambito di salute divenuto prepotentemente un'emergenza mondiale ma, allo stesso tempo (e per fortuna), un traguardo possibile da raggiungere, l'obiettivo è ridurre dell'80 per cento il tasso di infezione da epatite C e del 65 per cento quello della mortalità dovuta al virus in poco meno di 20 anni. Il percorso è delineato e articolato nell'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite; l'impegno del nostro Paese nella lotta all'epatite C negli ultimi anni è stato di particolare rilievo grazie anche alla disponibilità dei nuovi farmaci ad azione antivirale diretta che permettono di curare e guarire la maggior parte dei pazienti a prescindere dallo stadio della malattia; nel 2017, infatti, è stato formalmente adottato il piano di eradicazione del Ministero della salute attraverso il cambiamento dei criteri di trattamento da qui ai prossimi tre anni. Il piano prevede, inoltre, di trattare 80.000 persone all'anno per tre anni; la legge 11 dicembre 2016, n. 232, ha reso strutturale il finanziamento del fondo per i farmaci innovativi il cui stanziamento annuale dovrebbe per la maggior parte coprire i costi per l'attuazione del piano di eradicamento; il sottosegretario di Stato per la salute Maurizio Fugatti, nel rispondere all'interrogazione sul tema 5-00633 in XII Commissione permanente (Affari sociali) della Camera dei deputati il 4 ottobre 2018, ha evidenziato i risultati positivi che a suo dire "hanno consentito di rispettare pienamente le tappe del previsto percorso di eradicazione del virus" ed ha, inoltre, aggiunto che: "è, pertanto, intenzione del Ministero della salute presentare una specifica misura, nell'ambito della legge di bilancio, che possa consentire la destinazione delle risorse economiche resesi disponibili al fine di finanziare, per l'anno 2018, i rinnovi contrattuali del personale dipendente del Servizio sanitario nazionale, recentemente siglati"; tuttavia, secondo una recente indagine condotta dall'associazione EpaC onlus , la stima del numero di pazienti con diagnosi nota in attesa di essere curati è di circa 240.000. A questi si aggiunga una consistente fetta della popolazione inconsapevole di avere un'infezione attiva, da ricercare nei bacini dove si concentrano soggetti esposti a specifici fattori di rischio, quali carceri e SerD. Sulla base delle evidenze disponibili, l'associazione ha, pertanto, stimato che la categoria dei pazienti con infezione non ancora diagnosticata si aggiri tra i 71.000 e i 130.000 persone; appare, pertanto, di tutta evidenza la necessità di proseguire l'attuazione del piano di eradicazione dell'epatite C, al fine di rispondere all'emergenza che attualmente si riscontra in Italia, si chiede di sapere: quali siano le valutazioni del Ministro in indirizzo in merito alle conclusioni rappresentate dal sottosegretario Fugatti alla XII Commissione della Camera dei deputati; se non ritenga opportuno proseguire il piano di eradicazione del virus a fronte dei pazienti con diagnosi nota e non nota presenti in Italia che avrebbero diritto ad accedere alle cure, anche alla luce della capienza di un fondo dedicato ai farmaci innovativi, tra i quali sono da annoverare quelli per la cura dell'epatite C. Atto n. 4-00943 IANNONE Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Premesso che: la mareggiata che in data 27 novembre 2018 si è abbattuta su tutta la costa salernitana ha provocato grossi danni e creato enormi disagi anche alla circolazione stradale; un tratto della litoranea Magazzeno tra Salerno e Pontecagnano Faiano è stato chiuso al traffico perché le onde alte che si sono infrante con violenza hanno invaso anche la sede stradale rendendo impossibile la circolazione; i danni stimati sono ingenti, soprattutto per molte strutture balneari, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della grave situazione che ha generato la mareggiata e se intenda assumere iniziative per tutelare il litorale salernitano e gli operatori turistici. Atto n. 4-00944 PUCCIARELLI Ai Ministri dello sviluppo economico e della salute Premesso che: in Italia, la professione di chimico è attività professionale regolamentata, ai sensi del regio decreto 1° marzo 1928, n. 842, e riconosciuta come professione sanitaria ai sensi della legge 11 gennaio 2018, n. 3; l'articolo 16 del regio decreto recita: "Le perizie e gli incarichi in materia di chimica pura e applicata possono essere affidati dall'autorità giudiziaria e dalle pubbliche amministrazioni soltanto agli iscritti nell'albo dei chimici"; l'iscrizione all'albo professionale dei chimici è subordinata al superamento di apposito esame di Stato, come riformato dal decreto del Presidente della Repubblica 5 giugno 2001, n. 328, al cui articolo 36, comma 1, lettera b) , viene specificato che la direzione dei laboratori chimici è un'attività professionale esclusiva e riservata ai chimici iscritti all'ordine; rientra tra le attività del chimico quella di fornire agli uffici della pubblica amministrazione certificati contenenti giudizi e valutazioni di quanto richiesto; ai sensi dell'articolo 2229 del codice civile, quella di chimico è professione intellettuale e la direzione dei laboratori chimici può essere svolta esclusivamente da chimici regolarmente iscritti all'ordine; pertanto, l'affidamento della direzione dei laboratori a chimici iscritti all'ordine rappresenta una conditio sine qua non per procedere al loro accreditamento ai sensi della normativa UNI CEI EN ISO/IEC 17025:2018; l'accreditamento dei laboratori rientra in un sistema di valutazione della conformità e di vigilanza del mercato, disciplinato dal regolamento (CE) n. 765/2008, e ha lo scopo di garantire un elevato grado di protezione dei consumatori, dell'ambiente e della sicurezza pubblica in generale; il decreto interministeriale 22 dicembre 2009 di attuazione dell'articolo 4 della legge 23 luglio 2009, n. 99, designa Accredia quale unico organismo nazionale italiano autorizzato a svolgere attività di accreditamento degli organismi di certificazione dei sistemi di gestione, dei prodotti, dei servizi offerti dalle imprese e di certificazione della sussistenza dei requisiti della normativa UNI EN 17025 da parte dei laboratori chimici pubblici e privati preposti alla valutazione della conformità per conto della pubblica amministrazione; Accredia opera senza scopo di lucro ed è soggetta alla vigilanza del Ministero dello sviluppo economico; il combinato disposto del decreto interministeriale 22 dicembre 2009 e del regolamento (CE) n. 765/2008 impone che Accredia subordini l'accreditamento alle "disposizioni di pertinenti legislazioni comunitarie o nazionali" e che "verifichi le competenze professionali del responsabile di laboratorio", stabilendo inoltre che l'accreditamento deve essere effettuato con finalità di interesse pubblico; considerato che, per quanto risulta all'interrogante: laboratori sia pubblici che privati vengono accreditati da Accredia secondo la normativa UNI EN 17025 anche in assenza di un direttore chimico iscritto all'ordine; nel modello predisposto per la richiesta di accreditamento per laboratori di prova e laboratori di prova per la sicurezza degli alimenti (DA-02) non si prevede l'obbligatorietà della figura di un chimico regolarmente iscritto all'albo per ricoprire la qualifica di responsabile di laboratorio (direttore); Accredia non verifica l'idoneità professionale del responsabile di laboratorio secondo quanto invece previsto dalla normativa italiana delle professioni regolamentate; la presenza del marchio Accredia senza il preventivo accertamento che a capo del laboratorio ci sia la figura professionale idonea produce una rappresentazione ingannevole della realtà del laboratorio stesso, in quanto fornisce di fatto una legittimazione di adeguatezza in realtà solo formale. Questo, nel caso di laboratori pubblici o privati che operano in materia di sanità pubblica e ambientale, può rappresentare un potenziale pericolo per i consumatori, oltre ad una violazione delle norme di legge sia interne che europee, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano al corrente dei fatti esposti e come li valutino; quali eventuali correttivi e accorgimenti intendano porre in essere, al fine di ripristinare una situazione di rispetto delle norme. Atto n. 4-00945 BARBARO Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: la Giunta della Regione Calabria, con delibera del 6 novembre 2018, ha approvato la proposta di istituzione di un servizio ferroviario ad elevate prestazioni (Frecciargento) che colleghi Sibari (Cosenza) a Roma passando attraverso Paola (Cosenza), interessando così una vasta area, di circa 150.000 utenti, incentrata sulla stazione di Sibari e a forte valenza turistica, che vede le presenze in continua crescita, anche in virtù delle eccellenze rappresentate dall'area archeologica di Sibari, dal castello di Corigliano Calabro, dal museo diocesano di Rossano dove è situato il "Codice purpureo", patrimonio dell'umanità e inserito dall'Unesco tra i 47 nuovi documenti del registro della memoria mondiale; nella Sibaritide, il 31 marzo 2018, ha preso vita il nuovo Comune di Corigliano-Rossano, risultato della fusione dei due enti locali, che per numero di abitanti costituisce la terza città della Calabria, con le potenzialità di svolgere un ruolo primario nelle dinamiche economiche, politiche e sociali del nord-est della regione; considerato che il beneficio del nuovo servizio per gli utenti del nord-est ionico della Calabria, in particolare della zona della Sibaritide, si trova ad essere vanificato dal percorso che gli stessi utenti sono costretti a fare, ovvero per andare al nord (Roma) debbono recarsi prima al sud (Paola-Cosenza), laddove, restando in zona ionica, potrebbero usufruire della stazione di Metaponto (Matera), si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo intenda attivarsi al fine di promuovere, a tutela e in favore della fascia ionica, pesantemente svantaggiata rispetto a quella tirrenica, le coincidenze ed i collegamenti necessari fra Sibari e Metaponto (circa 30 chilometri), dove da anni è già in funzione il servizio Frecciarossa (più veloce di Frecciargento) che collega la Basilicata ionica a Roma in 4 ore e 45 minuti. Atto n. 4-00946 PUGLIA LANZI ANGRISANI CORRADO PIRRO CROATTI MATRISCIANO GALLICCHIO LOMUTI DONNO AUDDINO TRENTACOSTE CAMPAGNA VANIN ORTOLANI MORONESE DE LUCIA GIANNUZZI LA MURA VACCARO CASTIELLO MAUTONE MONTEVECCHI CASTELLONE GAUDIANO PRESUTTO RICCIARDI SANTILLO URRARO Al Ministro per i beni e le attività culturali Premesso che: la reggia di Portici, comune alle porte di Napoli, è una dimora storica fatta costruire dal sovrano Carlo III come palazzo reale per la dinastia dei Borbone di Napoli. Essa si trova all'interno di un ampio parco dotato di un giardino all'inglese e di un anfiteatro con un bosco superiore e uno a valle, di tipo più ornamentale, esteso fino al mare. Il paesaggio che è possibile ammirare dalla reggia è straordinario, il panorama spazia su tutto il golfo di Napoli con vista su Capri, Ischia e Procida; la Provincia di Napoli, ora Città metropolitana di Napoli, è proprietaria della reggia di Portici, in virtù dell'atto n. 3318 stipulato in data 11 aprile 1877, con lo specifico e dichiarato intento di destinarvi la Scuola superiore di agricoltura, la prima per l'Italia meridionale ed insulare, che fu legalmente riconosciuta con regio decreto 14 gennaio 1872, n. 658, e che, a seguito del passaggio della competenza al Ministero della pubblica istruzione, assunse l'attuale denominazione di facoltà di Agraria dell'università degli studi di Napoli; a partire dall'anno accademico 2013/2014, in ottemperanza alla "legge Gelmini" (di cui alla legge 30 dicembre 2010, n. 240), è stato istituito il Dipartimento di agraria. Ancora oggi la reggia è sede della facoltà di Agraria dell'università di Napoli "Federico II" e del museo delle scienze agrarie, appartenente ai centri museali dell'università "Federico II", a cui è stato affidato l'incarico di svolgere, tra l'altro, le funzioni di conservazione e incremento delle collezioni dei musei del centro museale, oltre allo sviluppo e coordinamento di attività didattiche ed espositive per la valorizzazione e fruizione delle collezioni, organizzando stage di studio e visite guidate; considerato che: il Dipartimento di agraria, in attuazione dell'art. 2 dello statuto, dovrebbe concorrere allo sviluppo culturale, sociale, economico e produttivo del Paese, anche attivando forme di collaborazione con soggetti nazionali e internazionali, pubblici e privati, che promuovono attività culturali e di ricerca; l'amministrazione provinciale, in attuazione dello statuto, dovrebbe favorire la salvaguardia e la valorizzazione delle tradizioni locali e delle risorse culturali, storiche, artistiche ed ambientali del proprio territorio. In particolare, considerato il patrimonio culturale dell'ente, la gestione si dovrebbe realizzare attraverso un'attività di valorizzazione consistente nell'esercizio delle funzioni e nella disciplina delle attività dirette a promuovere la conoscenza del patrimonio culturale e ad assicurare le migliori condizioni di utilizzazione e fruizione pubblica del patrimonio stesso, comprendendo anche la promozione ed il sostegno degli interventi di conservazione e restauro; alla Direzione regionale per i beni culturali e paesaggistici della Campania, attraverso la Soprintendenza per i beni architettonici e il paesaggio e per il patrimonio storico-artistico e demoetnoantropologico di Napoli e provincia, è demandato il ruolo istituzionale di tutela e valorizzazione del patrimonio architettonico, storico-artistico e paesaggistico italiano all'interno della regione Campania; considerato inoltre che: la reggia di Portici purtroppo non è fruibile nella sua interezza e bellezza da parte dei cittadini e turisti, che vengono da ogni parte del mondo per visitare i vicini scavi di Ercolano, essendo una sua parte chiusa al pubblico. Sebbene negli ultimi anni siano stati destinati fondi per il recupero edilizio della reggia e per la sua ordinaria manutenzione, anche ad opera della facoltà di Agraria, risulta che, allo stato attuale, parte della struttura abbisogni di opere di risanamento urgenti e, quel che è peggio, alcuni elementi di pregio, quali stucchi del '700, sarebbero andati completamenti distrutti, a dimostrazione che il sito sta sempre più perdendo la sua identità e la sua naturale vocazione turistica; a prova della piega inarrestabile che ha preso la struttura, nelle date del 12, 13 e 14 ottobre 2018, all'interno della reggia, la Città metropolitana e il Dipartimento di agraria, con il patrocinio del Comune di Portici, hanno organizzato un evento denominato "festa della Birra", prevedendo oltre alla vendita di birra anche quella di generi alimentari, cosiddetto food truck ; a parere degli interroganti risulta chiaramente quanto la reggia non solo sia priva di un adeguato progetto di riqualificazione ma addirittura sembri ormai proiettata verso un percorso di decadenza e dequalificazione che trova il suo epilogo nell'organizzazione di "sagre di paese" al suo interno. Tutto questo rappresenta uno svilimento della sua storia che è strettamente collegata non solo ai vicini scavi di Ercolano ma anche alla reggia di Caserta, essendo stata anch'essa voluta dal re di Napoli Carlo di Borbone. L'affluenza turistica irrisoria che interessa la reggia di Portici deve necessariamente costituire un campanello d'allarme e un monito affinché vengano presi degli opportuni provvedimenti per la valorizzazione di tutta l'area. Appare, dunque, tra l'altro, poco efficace la gestione del museo delle scienze agrarie, il quale andrebbe affiancato nell'organizzazione e gestione del sito, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dell'ammontare e della tipologia degli investimenti che la Città metropolitana di Napoli intende effettuare per rilanciare e riqualificare tutta l'area della reggia di Portici; se non ritenga opportuno, nei limiti della propria competenza, promuovere un programma di risanamento e di riorganizzazione dell'intera struttura al fine di rendere maggiormente fruibile la reggia ai cittadini e ai turisti, con l'effetto di creare anche un proficuo indotto di nuovi posti di lavoro; se non ritenga di dover inserire la reggia all'interno di un percorso museale che comprenda tutti i 22 siti reali borbonici in Campania; se siano allo studio piani per rilanciare lo stesso percorso museale nell'ambito di un circuito turistico, condiviso con gli altri enti locali presenti sul territorio e con la fondazione FS che gestisce il museo nazionale ferroviario di Pietrarsa (a Portici); se non consideri conseguentemente di valutare, altresì, l'opportunità di favorire un processo che porti ad attribuire alla reggia di Portici lo stesso regime giuridico vigente per la reggia di Caserta, con l'effetto di agevolare l'espletamento di tutte le attività negoziali all'uopo necessarie. Atto n. 4-00947 IANNONE Al Ministro della salute Premesso che: stando a quanto emerge dalla relazione annuale pubblicata sul portale del Ministero della salute, aumentano i controlli per individuare, in alimenti e mangimi, la presenza di sostanze pericolose come batteri, funghi, metalli pesanti o farmaci; in un anno, in Europa, le segnalazioni di anomalie sono cresciute del 28 per cento e il sistema di controllo vede l'Italia al primo posto per numero di notifiche inviate alla Commissione europea; il sistema di allerta rapido per alimenti e mangimi in ambito europeo (RASFF) consente di notificare, in tempo reale, i rischi per la salute pubblica connessi ad alimenti e mangimi e di intervenire il prima possibile per eliminare i prodotti dal mercato; in particolare, nel 2017 sono state trasmesse 3.759 notifiche a fronte di 2.925 nel 2016 (con un aumento del 28 per cento) e il 42 per cento è costituito da respingimenti al confine; l'Italia risulta essere il primo Paese membro per numero di segnalazioni inviate, con un totale di 548 notifiche, pari al 14,6 per cento, "a conferma della particolare attenzione alle attività di controllo nel settore della sicurezza alimentare", si legge sulla relazione; tra i contaminanti microbiologici, un elevato numero di notifiche riguardano il riscontro della salmonella (781 contro le 455 e 507 segnalazioni dei due precedenti anni). Numerose sono risultate essere anche le segnalazioni per istamina, seguite da listeria monocytogenes e norovirus; i contaminanti chimici più frequentemente notificati sono invece le micotossine (583) e i residui di fitofarmaci (445), questi ultimi in aumento rispetto all'anno precedente e collegate alla presenza di fipronil nelle uova. A seguire vi sono metalli pesanti, additivi e coloranti; il Paese che ha ricevuto il maggior numero di notifiche per prodotti non conformi è il Brasile, seguito dalla Turchia e dalla Cina, e l'Italia è risultata il sesto Paese per numero di notifiche ricevute, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo, alla luce dei dati diffusi dallo stesso Ministero, intenda intraprendere nuove iniziative per tutelare la salute dei consumatori. Atto n. 4-00948 BORGHESI AUGUSSORI ROMEO FAGGI Ai Ministri dello sviluppo economico e del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: la società Abb è una multinazionale elettrotecnica con sede a Zurigo, operante in oltre 100 Paesi, leader nelle tecnologie per l'energia e l'automazione; la società conta circa 6.000 dipendenti in Italia, dislocati nelle diverse sedi presenti principalmente nel Nord e Centro Italia; recenti notizie comunicate dalla stampa internazionale evidenziano una trattativa in essere tra la multinazionale Abb e una multinazionale straniera per la cessione, da parte della società svizzera, delle attività di power grid , divisione che rappresenta il fatturato più elevato e con un valore stimato attorno ai 13 miliardi di euro, con notevoli rischi sul piano degli occupati; considerato che: già nel 2015, con l'ingresso del fondo d'investimento svedese Cevian nell'azienda Abb si è verificata una modifica della politica industriale della società svizzera, attraverso la centralizzazione di diverse funzioni e dell'abbandono dei settori più maturi; nello stesso anno Abb, in funzione di ciò, ha lanciato un piano, "white collar productivity", che ha concentrato una serie di attività in grandi hub continentali, con la conseguente soppressione dei corrispondenti uffici locali; il suddetto piano ha comportato migliaia di esuberi in Europa, di cui 173 in Italia; ha inoltre causato lo spostamento delle linee di produzione di diversi modelli di motori elettrici dall'Italia ad alcuni Paesi dell'est Europa, con l'effetto di aver generato 150 esuberi nel centro di Vittuone (Milano); la politica dell'abbandono dei settori più maturi ha portato alla dismissione delle attività di Engineering, procurement & construction (EPC) del settore Oil & gas tramite la cessione del corrispondente ramo d'azienda al gruppo saudita Arkad. Ciò ha comportato la fuoriuscita di circa 200 lavoratori dal gruppo, con 25 esuberi tra le sedi di Sesto San Giovanni (Milano) e Genova; è stata decisa la chiusura dello stabilimento di San Martino in Strada (Lodi), con conseguenze che coinvolgono il territorio lodigiano, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto esposto e quali iniziative di propria competenza intenda assumere al fine di considerare con attenzione i futuri piani occupazionali dell'azienda Abb, anche attraverso la costituzione di uno specifico tavolo con la presenza delle organizzazioni sindacali nazionali. Atto n. 4-00949 CIRIANI Ai Ministri della salute e dell'istruzione, dell'università e della ricerca Interrogazioni, da svolgere in Commissione A norma dell'articolo 147 del Regolamento, la seguente interrogazione sarà svolta presso la Commissione permanente: 8ª Commissione permanente (Lavori pubblici, comunicazioni): 3-00429, della senatrice Agostinelli, sull'adozione del decreto attuativo relativo alla revisione periodica delle macchine agricole.