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SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Assemblea 7 Presidenza del presidente ALBERTI CASELLATI, indi del vice presidente CALDEROLI N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Forza Italia-Berlusconi Presidente: FI-BP; Fratelli d'Italia: FdI; Lega-Salvini Premier: L-SP; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP-PATT, UV): Aut (SVP-PATT, UV); Misto: Misto; Misto-Liberi e Uguali: Misto-Leu; Misto-Più Europa con Emma Bonino: Misto-PEcEB; Misto-PSI-MAIE: Misto-PSI-MAIE. Presidenza del presidente ALBERTI CASELLATI PRESIDENTE . La seduta è aperta (ore 16,33). Si dia lettura del processo verbale. CASTALDI, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del 2 maggio. PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato. Comunicazioni della Presidenza PRESIDENTE . L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Sulla situazione politica italiana TONINELLI (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. TONINELLI (M5S) . Signor Presidente, colleghi, prima di iniziare il mio intervento vorrei fare una premessa. Parlo da quest'Aula a nome del Movimento 5 Stelle, ma guardando fuori, rivolgendomi al Paese, ai cittadini che stanno al di fuori di quest'Aula. L'Assemblea del Senato esprimerà oggi il suo primo voto su un provvedimento importante, il "decreto Alitalia", che riguarda migliaia di cittadini: ne avremmo voluti affrontare molti altri di decreti importanti, per sostenere famiglie e imprese italiane e, invece, ci troviamo davanti una legislatura che nasce già morta. Non ho alcuna intenzione di perdermi in polemiche: credo siano francamente inutili. Credo sia stato detto tutto; credo che ogni singolo italiano abbia perfettamente compreso ciò che è accaduto in Italia in queste settimane. Nelle recenti elezioni del 4 marzo, 11 milioni di persone hanno sostenuto il Movimento 5 Stelle, che con fatica, ma senso di responsabilità, ha scelto di sedersi ad un tavolo. Mentre l' establishment ci tacciava come una forza eversiva, noi abbiamo aperto un dialogo, ci siamo confrontati con un'altra forza politica e abbiamo proposto la realizzazione di un contratto di governo, che contenesse le richieste del popolo italiano. Che piaccia o no, abbiamo riacceso un barlume di speranza per questo Paese; abbiamo ricordato a tutti che la democrazia non è morta; abbiamo ricordato che c'è un'altra via percorribile; ma soprattutto, abbiamo ricordato che esiste un Paese in carne ed ossa, che esistono pensionati colpiti dalla Fornero, 10 milioni di persone che vivono sotto la soglia di povertà e migliaia di imprese affogate dall'altissima pressione fiscale. Abbiamo ricordato che le famiglie italiane non sono né numeri né matrici, al contrario di quel che invece ha detto il commissario europeo al bilancio, Günther Oettinger: «I mercati insegneranno agli italiani come votare». Ma ci rendiamo conto? Oettinger si sbaglia: saranno gli italiani ad insegnare a lui il reale valore della democrazia. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP). Questi sono toni intimidatori, come lo sono stati anche quelli di alcuni quotidiani internazionali che, negli ultimi giorni, ci hanno dato degli scrocconi; periodici che ci hanno preso in giro diffondendo l'immagine di un BOT italiano da 5 euro con la foto epica di Marco Tardelli dei mondiali di Spagna 1982; vignette che ritraevano Luigi Di Maio e Matteo Salvini come due malattie che si avventano sul corpo dell'Italia. Quanto ancora possiamo accettare tutto questo? Noi no, non possiamo più accettarlo, ma purtroppo qualcuno lo ha fatto. Come è infatti possibile che un Presidente della Repubblica esprima un giudizio che non riguarda in alcun modo il livello di adeguatezza di un possibile Ministro, bensì il suo pensiero e le sue idee... PRESIDENTE . Scusi, senatore Toninelli, il Presidente della Repubblica lo tenga fuori. Lei sa che ci sono dei limiti. (Applausi dai Gruppi PD e FI-BP). TONINELLI (M5S). Tengo fuori il Presidente della Repubblica, ma non le sue responsabilità. PRESIDENTE. Ci sono dei limiti costituzionali e non possiamo travalicarli. (Applausi dai Gruppi PD e FI-BP). TONINELLI (M5S) . La ringrazio, signor Presidente. Terrò fuori il Presidente della Repubblica, ma non le sue responsabilità. Sia chiaro, signor Presidente: nessuno in questa sede vuole contestare le prerogative costituzionalmente garantite del Capo dello Stato. In quest'Aula forse nessun'altra forza politica come il Movimento 5 Stelle ha lottato per difendere la Carta costituzionale. (Applausi dal Gruppo M5S). Ma permettetemi di dire che è inaccettabile porre un veto sulle posizioni e sulle idee di un Ministro, le quali, per logica, rappresentano l'indirizzo politico del Governo e che, a loro volta, rappresentano dunque la volontà di più della metà degli italiani che si è espressa nel voto del 4 marzo. Non si può pensare di prendere la volontà popolare, metterla da parte e tirare dritti, senza porsi immediatamente e minimamente il problema. Ciò anche perché un tale comportamento può determinare un rischio, ossia che i cittadini si allontanino ancora di più dalla vita politica, disertando persino le urne. L'Italia è tra i primi contribuenti dell'Unione europea e tra i Paesi fondatori dell'Unione europea. Abbiamo sempre onorato i nostri impegni e rispettato i parametri comunitari, a differenza di molti altri partner europei che predicavano austerità ai sottoscritti mentre silenziosamente questa austerità la violavano. L'Italia è un Paese che merita rispetto: il suo popolo, il popolo italiano, merita rispetto. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP). E il popolo merita, Presidente, di poter incidere, perché lo prevede la Costituzione, nel processo politico esercitando il suo diritto di voto. E tutto questo non è accaduto. Anzi, peggio ancora: è accaduto quando il 4 marzo gli italiani hanno alzato la testa con il loro voto, ma sono stati ignorati. Allo stesso tempo, è stato avallato il principio secondo cui è qualcun altro che decide per noi, qualcuno che siede in qualche ufficio a Bruxelles, che passa le ore al telefono con Berlino e che oggi elogia la nascita di un Governo fantasma, sottolineo: un Governo fantasma. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP). Un Governo che non esiste e che forse avremo nelle prossime ore in quest'Aula, un Governo che non esiste signor Presidente, senza una fiducia, senza un perché, senza un'identità, privo di temi e privo di soluzioni. Qui è stato fatto fuori un possibile Governo con una maggioranza solida per mettere dentro un altro Governo che una maggioranza non ce l'ha: ma ci rendiamo conto di che cosa è accaduto in queste ore e in questi giorni in Italia? Un fatto che non ha precedenti nella storia della Repubblica italiana. (Applausi dai Gruppi M5S e, L-SP e FdI). Ma dov'è la logica di tutto questo? Con che faccia si presenterà il nuovo Esecutivo di fronte a questo Parlamento se nessuno - e sottolineo nessuno - dei Gruppi parlamentari qui presenti ha annunciato che lo sosterrà? Non ci sarà un Gruppo parlamentare che depositerà una mozione di fiducia nei confronti di un Governo. (Applausi dai Gruppi M5S, L-SP e FdI). Diventeremo, se dovesse accadere, lo zimbello mondiale e questo non deve accadere, Presidente. Noi, oltre al decreto Alitalia, volevamo fare molto altro: volevamo abolire la legge Fornero, volevamo detassare le imprese italiane per rilanciare la crescita, volevamo introdurre il reddito di cittadinanza che aiutasse chi, magari a cinquant'anni, perde il lavoro e non riesce a reinserirsi immediatamente. Noi volevamo introdurre misure a tutela dell'ambiente, volevamo fare una legge sul conflitto di interessi, che la sinistra in trent'anni non ha mai fatto. (Applausi dal Gruppo M5S) . Noi volevamo fare una legge contro la corruzione, aiutare i disabili, individuare un piano serio per il Sud e sì, volevamo anche rivedere i trattati comunitari che danneggiano la nostra economia e i nostri agricoltori. Volevamo fare tutto questo e non ce lo hanno permesso. Ma se qualcuno, signor Presidente, crede che ora ce ne staremo in silenzio, si sbaglia di grosso. Non illudetevi: il Movimento 5 Stelle non molla. Ripeto: il Movimento 5 Stelle non molla, anzi ci state rafforzando ogni giorno di più. (Applausi dal Gruppo M5S) . Ci state rafforzando. Dobbiamo tornare al voto, - ripeto - dobbiamo tornare al voto e dobbiamo farlo il prima possibile. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP) . E dobbiamo, giustamente e finalmente, dopo quanto è accaduto, segnare il riscatto di milioni e milioni di italiani. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP) . CASINI (Aut (SVP-PATT, UV)) . Domando di parlare in sostituzione della Capogruppo, senatrice Unterberger. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CASINI (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente, vorrei far notare ai colleghi che l'Italia, come ha detto giustamente il Capogruppo del Movimento 5 Stelle che mi ha preceduto, merita rispetto, ma non c'è qualcuno in quest'Aula che ha il monopolio della rivendicazione del rispetto. Tutti noi vogliamo rispetto, soprattutto davanti ad affermazioni come quelle del commissario Oettinger, che sono esempio di eurostupidità. (Applausi dai Gruppi Aut (SVP-PATT, UV e PD) . Pertanto, onorevoli colleghi, la distinzione in quest'Assemblea non è tra chi accetta qualcosa e chi non la accetta, perché davanti alla stupidità, all'arroganza, all'autolesionismo, siamo tutti italiani dalla stessa parte. All'onorevole senatore che mi ha preceduto vorrei far presente una cosa con riferimento alla stampa internazionale. Per favore, evitiamo di scandalizzarci. La critica a volte dà fastidio, soprattutto quando la si riceve, ma io non ho visto eguale indignazione da parte del Movimento 5 Stelle quando i Governi di Berlusconi, prima, e di Renzi e Gentiloni Silveri, dopo, sono stati attaccati con eguale arroganza dalla stampa internazionale. Silenzio totale. (Applausi dai Gruppi Aut (SVP-PATT, UV), PD e FI-BP) . E forse, colleghi, c'è stato anche qualcuno che ha approfittato della lettura di questi giornali internazionali per operare, all'interno del Paese, al fine di delegittimare i Governi - fossero essi di centrodestra o di centrosinistra - che si sono democraticamente susseguiti alla guida del nostro Paese. Qui, colleghi, non siamo all'anno zero. Lo dico perché c'è una rappresentazione di comodo di tutto quello che sta capitando nelle ultime ore in Italia, come se fossimo all'anno zero della democrazia: secondo questa rappresentazione finora qualcuno avrebbe estorto al popolo il Paese in modo antidemocratico; mentre oggi ci sarebbe qualcun altro, cavaliere solitario, che ha restituito lo scettro al popolo. No, colleghi, da De Gasperi a Gentiloni, qui nessuno ha espropriato niente e gli italiani si sono espressi con il voto democratico. (Applausi dai Gruppi Aut (SVP-PATT, UV) e PD). Onorevoli colleghi, purtroppo per tutti noi, nessuno ha vinto le elezioni dello scorso 4 marzo. (Commenti dal Gruppo M5S) . Io sì, le ho vinte nel mio collegio! VOCI DAL GRUPPO M5S. Bravo, bravo! CASINI (Aut (SVP-PATT, UV)) . C'è stato qualcuno che ha vinto... (Commenti dal Gruppo M5S) . Guardate, l'intolleranza con cui mi interrompete è esattamente la dimostrazione di quello che siete, perché qui devono parlare tutti. (Applausi dai Gruppi Aut (SVP-PATT, UV), PD e Misto-LeU). Colleghi, qui c'è un partito che ha avuto la maggioranza relativa e c'è un raggruppamento - una coalizione - che ha avuto la maggioranza relativa. Tuttavia, quello che non era stato detto ad alcun italiano era che questa coalizione fosse virtuale e che il giorno dopo un pezzo di essa si sarebbe staccato per fare un'alleanza con coloro con cui, in campagna elettorale, si erano aspramente contrapposti. E questo è un grande inganno, cari colleghi. (Applausi dai Gruppi Aut (SVP-PATT, UV) e PD) . Commenti dal Gruppo M5S). AIROLA (M5S) . Non abbiamo mai visto questo! PRESIDENTE. Per favore, colleghi, lasciare esprimere il senatore Casini. Ognuno ha diritto di dire quello che ritiene. Il Parlamento è fatto per questo. CASINI (Aut (SVP-PATT, UV)) . Onorevole Presidente, se c'è qualcuno che pensa di potermi intimorire... (Commenti dal Gruppo M5S). PRESIDENTE. Per favore, fatelo finire. CASINI (Aut (SVP-PATT, UV)) . Mi sembra di essere in un asilo infantile. Dopo trentacinque anni si figuri se ho il problema che qualcuno mi interrompe. Dunque, nessuno ha vinto le elezioni e probabilmente va detto agli italiani che questo patto che ci è stato annunciato come il Governo del Paese non era voluto da almeno uno dei due contraenti, che si è preso gioco dell'altro, portandolo nel fosso. (Commenti dai Gruppi M5S e L-SP) . CENTINAIO (L-SP) . Buffone! CASINI (Aut (SVP-PATT, UV)) . Cari colleghi, vi capisco. Vi esprimo solidarietà, cari colleghi, perché capisco che essere presi in giro dà fastidio, ma questo è quello che è capitato ed è sotto gli occhi di tutti gli italiani. (Applausi dai Gruppi Aut (SVP-PATT, UV) e PD) . Infine, esiste la Carta costituzionale. Quello che valeva per tutti i Governi della Repubblica nell'atto della nomina dei Ministri non poteva non valere anche per questo. E se voi difendete la Costituzione, con la tensione morale che avete enunciato, dovete difenderla tutta, non a piacimento e a intermittenza, a seconda dei vostri comodi. Cari colleghi, qui non c'è in fieri alcun Governo che espropria. Semmai, c'è un Governo che, per la correttezza istituzionale, viene istituito per evitare che il Governo passato possa gestire, perché frutto di un equilibrio politico diverso, il processo elettorale. Pertanto, ci sarà semmai un Governo di garanzia, per dare agli italiani la parola che voi richiedete, a dimostrazione del cumulo di contraddizioni che sono state portate anche oggi all'Assemblea del Senato. (Applausi dai Gruppi Aut (SVP-PATT, UV) e PD) . GRASSO (Misto-LeU) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GRASSO (Misto-LeU) . Onorevole Presidente, colleghi, la Costituzione è ciò che ci unisce, al di là delle ragionevoli divergenze di indirizzo politico e di idee, appartiene a tutti noi e tutti noi abbiamo il dovere di difenderla, quando essa viene tradita nel suo significato più profondo. In queste ore la nostra Costituzione è minacciata da comportamenti, gesti e intenzioni, che minano le fondamenta della nostra Repubblica. Vi invito, cari colleghi del Movimento 5 Stelle e della Lega, a fare un passo indietro, perché temo che voi non abbiate chiare fino in fondo le drammatiche conseguenze delle vostre azioni. (Proteste dai Gruppi M5S e L-SP) . Non vorrei parlare del Presidente della Repubblica, ma è stato evocato e dico che il Presidente della Repubblica è il supremo custode della Carta, rappresenta l'unità della Nazione... (Commenti del senatore Santangelo). PRESIDENTE. Scusi senatore Grasso, abbiamo detto che non parliamo del Presidente della Repubblica e questo vale in tutti i sensi. D'accordo? La pregherei... GRASSO (Misto-LeU) . Sì, ma nessuno ha il diritto di trascinarlo in bagarre che nulla hanno a che fare con la tradizione repubblicana. Vorrei dire che in queste ore, per fortuna, stiamo assistendo a una larghissima e diffusa manifestazione di affetto e di fiducia nei suoi confronti e noi di Liberi e uguali ci uniamo convintamente a quelle donne e a quegli uomini di cui siamo fieri e che ringraziamo. Detto questo, sulla situazione politica, come membri di questa Assemblea saremo chiamati a dare dignità parlamentare al dibattito, che si è svolto fino ad ora attraverso roboanti dichiarazioni mediatiche da parte di alcuni esponenti politici e, in quella circostanza, ciascuno dovrà pubblicamente assumersi le responsabilità delle proprie azioni di queste settimane. Lega e Movimento 5 Stelle hanno doppiamente ingannato i cittadini (Vivaci commenti dai Gruppi M5S e L-SP) , prima conducendo una campagna elettorale senza mai esplicitare le loro reali intenzioni, poi fingendo per settimane di perseguire l'intento di formare un Governo politico. Così facendo hanno esposto le istituzioni, l'Italia e tutti i cittadini a pesantissime e pericolosissime sollecitazioni internazionali. Diciamolo chiaramente: vi siete presentati agli elettori forti di due programmi irrealizzabili, in contrapposizione. Poi siete giunti a un accordo al grido di: «Contano i temi e non le persone, i contenuti e non i nomi, le cose da fare e non le poltrone!». Poi, proprio su un nome avete deciso, irresponsabilmente, di non dare avvio a questa legislatura e di lasciare il Paese senza un Governo politico, che pure avete reclamato per settimane, con il basso calcolo di guadagnare qualche consenso in più. (Commenti del senatore Candiani). Voglio essere chiaro: nel vostro programma - chiamarlo contratto è un'ennesima truffa - c'è un'idea di democrazia che non ci piace, c'è la volontà di fare ulteriori discriminazioni tra gli abitanti del nostro Paese, c'è l'idea che l'Italia sia più sicura armando le persone, che i ricchi debbano pagare le stesse tasse dei poveri e che, comunque, tutto si risolverà cacciando qualche migliaio di stranieri. Eravamo e siamo pronti a sfidarvi qui, in Parlamento, e nel Paese... SANTANGELO (M5S) . Ma che sfidi? Siete in due! GRASSO (Misto-LeU) . ...sui temi che toccano la vita dei cittadini: il diritto al lavoro, la lotta alla precarietà, il contrasto alle diseguaglianze, la sanità pubblica, il superamento della legge Fornero, il rilancio del Mezzogiorno, un piano verde di investimenti pubblici, i temi dell'ambiente, della sicurezza, della giustizia e i diritti civili e di cittadinanza. Voi avete scelto altro: avete scelto di esporre il Paese e i cittadini a grandi rischi (e lo vediamo in queste ore) per il vostro tornaconto. Le urla e gli attacchi di queste ore sono pericolosi; state aizzando i vostri sostenitori contro le istituzioni, contro gli uomini e le donne che le rappresentano. Rappresentare i cittadini è, prima che un grande onore, un'enorme responsabilità; lo dico da uomo che per tutta la vita, con ruoli diversi, ha servito orgogliosamente le istituzioni e che oggi in quest'Aula non intende concedere nulla a chi le ingiuria. In gioco c'è molto più che la contesa politica, qualche consenso in più alle prossime elezioni o una maggiore copertura mediatica nei tg della sera; in gioco c'è molto di più che opposte visioni del futuro dell'Italia. Se consentiamo alla dialettica politica di tracimare in espressioni violente ed eversive, se non ci sentiamo tutti a disagio davanti a certi gesti, allora è la stessa tenuta della nostra comunità che è davvero a rischio. Ciascuna forza politica ha il dovere di prendere le distanze da tali comportamenti, di condannarli e di prendere provvedimenti contro i propri esponenti. È vostro dovere assumervi la responsabilità di chi è chiamato a guidare una comunità politica. Ed è nei passaggi più delicati che si vede la differenza tra chi pensa solo alla convenienza a breve termine e chi ha a cuore il Paese che dice di voler difendere. Pertanto, abbiate il coraggio di porre dei limiti ai comportamenti vostri, dei vostri compagni di partito e dei vostri sostenitori. Per nascondere i vostri errori e i vostri calcoli state fomentando un odio che può travolgere le fondamenta stesse della nostra comunità. (Commenti dai Gruppi L-SP e M5S). Noi di Liberi e Uguali non staremo a guardare. Non possiamo certo, come voi, accettare che il commissario europeo al bilancio ci dica che i mercati ci insegneranno a votare. Ma, allo stesso tempo, crediamo che non esista altro orizzonte se non quello dell'Europa, diversa, radicalmente diversa da quella di oggi. Noi non siamo nazionalisti, non vogliamo uscire dall'euro, non crediamo che la soluzione sia di tornare indietro; rivendichiamo però le possibilità di uno spazio di critica che costruisca finalmente un'Europa politica dei diritti sociali e civili, capace di superare, una volta e per sempre, i meccanismi dell'austerità e della speculazione finanziaria. Noi lanceremo, nelle prossime ore, un'iniziativa politica forte, sulla quale ci auguriamo convergano le forze civiche del nostro Paese. Noi spiegheremo ai milioni di cittadini che guardano con preoccupazione alla vostra irresponsabilità che, con le vostre azioni, state mettendo a rischio la qualità della nostra democrazia, la stabilità dell'Italia, la tenuta dell'economia, i risparmi delle famiglie, il credito alle imprese. (Commenti dal Gruppo L-SP). Voi state aprendo la strada a una crisi ben più forte e profonda di quanto si riesca a immaginare. State ipotecando il presente e il futuro della nostra nazione. (Applausi dal Gruppo Misto-LeU). RAUTI (FdI) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. RAUTI (FdI) . Signor Presidente, onorevoli colleghe e onorevoli colleghi, noi siamo tutti qui in base all'articolo 1 della Costituzione, che prevede che la sovranità appartiene al popolo. Ed è proprio il concetto di sovranità che viene sacrificato oggi e lo è stato nei giorni scorsi, dall'inizio di questa legislatura così zoppicante, che ha visto sostanzialmente ottantacinque giorni di impasse e di stallo. Perché dico che il concetto di sovranità viene anche oggi sacrificato? Lo è, con tutta evidenza, come non può sfuggire a nessuno, né qui né fuori da quest'Assemblea, quando si sente il commissario europeo al bilancio Günther Oettinger dire - cito testualmente - che «i mercati insegneranno agli italiani a votare nella maniera giusta». La maniera giusta, si dice; ma come si fa a insegnare a qualsiasi popolo quale sia il voto giusto? Troviamo in queste parole una minaccia alla sovranità nazionale, un attacco alle fondamenta della democrazia, e non ho visto alcun rappresentante delle istituzioni italiane inalberarsi e chiedere conto di queste parole. Allo stesso modo, al di là dell'intervento di Tusk, non abbiamo visto il presidente Juncker chiedere una rettifica né intervenire. Tutto questo rappresenta una minaccia per tutti, per la democrazia e per la sovranità. Non sfuggirà a nessuno, né qui né fuori da questa Assemblea, che dal 4 marzo ci troviamo in uno stato, come dicevo, di impasse in quella che era inizialmente una crisi politica, una crisi del sistema elettorale, perché abbiamo votato con una legge che Fratelli d'Italia non ha condiviso e che ha gettato il Paese nel caos; dalla crisi politica e del sistema elettorale siamo passati a una crisi istituzionale. Si chiama crisi istituzionale quella che neanche l'intervento del Capo dello Stato riesce a risolvere, e così è avvenuto. Non si è trovata una soluzione con i due mandati esplorativi asimmetrici, e noi sottolineiamo e continuiamo a ripetere che si sarebbe dovuto dare un incarico alla coalizione di centrodestra, nella figura di Matteo Salvini, che aveva comunque ottenuto un consenso popolare che superava il 37 per cento. (Applausi dai Gruppi FdI, FI-BP e L-SP) . A distanza di ottantacinque giorni, siamo ancora a ripetere la stessa domanda: perché non è stata esperita questa strada quantomeno ragionevole? (Applausi del senatore Pisani Pietro) . Si disse che non avevamo la maggioranza. Perché, forse il Governo tecnico l'avrà? A me non sembra. Quale Governo tecnico fin qui ha i numeri per ottenere la fiducia? Lo vedremo. La domanda che continuiamo a fare è perché non è stata esperita e presa in considerazione questa ragionevole via. E perché dico ragionevole? Perché nel 2013 alla coalizione di centrosinistra, che aveva raggiunto una percentuale inferiore che non arrivava al 30 per cento, è stato conferito un incarico per andare a cercare con larghissime intese una maggioranza di Governo. Tanto irragionevole, questa ipotesi, allora non doveva essere. Pertanto la domanda è: cosa è intervenuto, quali "niet", quali divieti per perseguire questa strada? La domanda resta e continueremo a riproporla. Voglio però entrare più nello specifico. Presidente, stia tranquilla, non intendo toccare i nervi più scoperti di questo Paese, però c'è qualcosa che voglio e debbo dire e che vogliamo sottolineare. Anche noi abbiamo sostenuto che si fosse andati oltre il perimetro costituzionale nell'esercizio dei poteri del Presidente della Repubblica nel non accettare un Governo per non aver accettato un Ministro indicato. Eppure, sono andata a leggere con molta attenzione e curiosità non già le tesi di chi, come noi, sosteneva questo, ma di chi respingeva al mittente quanto detto. Ho letto con molta attenzione le tesi di fini costituzionalisti. Non faccio nomi, ma cito testualmente quanto afferma un costituzionalista: «Ribalterei questa accusa» - quella di aver attentato alla Costituzione - «esattamente nella posizione inversa. Mattarella ha difeso la sovranità nazionale» - il concetto dal quale siamo partiti in quest'Aula all'inizio dell'intervento - «quando ha fermato un'azione... PRESIDENTE . Mi scusi, senatrice, quando uno vuole parlare delle prerogative del Capo dello Stato non lo può fare in questa sede; ci sono le sedi opportune per farlo. Qui non si vuole togliere la parola a nessuno. (Proteste dal Gruppo FdI). RAUTI (FdI) . Presidente, non abbiamo... PRESIDENTE. Mi scusi lei, senatrice. Questo dibattito, che avrei anche potuto non ammettere, nasce proprio per la gravità della situazione politica. Quando, però, si parla di Presidente della Repubblica, se si critica l'operato del Presidente della Repubblica, lei sa benissimo che c'è un iter particolare per poterlo fare, che non è sicuramente un intervento in questa Assemblea. Lei lo conosce meglio di me - siamo tutti giuristi qui - e non lo si può fare in questa sede. Lo potete fare nelle sedi opportune. La pregherei di attenersi alle regole e null'altro. RAUTI (FdI) . E infatti le regole prevedono che vi siano degli organismi che non sono stati nominati, lo so bene: quindi, anche volendo, non se ne potrebbe parlare. Io sto citando il pensiero di un costituzionalista tratto da un articolo di giornale: questo lo potrò dire in quest'Aula, se l'articolo è stato pubblicato! Il costituzionalista ci parla di sovranità nazionale difesa, quando si è fermata «un'azione politica» - voglio semplicemente finire di leggere - «che puntava a rompere gli impegni europei, che l'Italia ha assunto da cinquant'anni e che è tenuta a rispettare in base all'articolo 11 della Costituzione» - Benissimo! - «La nomina del professor Savona, persona sicuramente competente ma favorevole»... PRESIDENTE . Allora le tolgo la parola! D'accordo? Se lei non la smette io sono costretta a toglierle la parola! Non stiamo qui rifacendo tutto l' iter della formazione di un Governo che purtroppo non c'è stato! D'accordo? SANTANGELO (M5S) . E falla parlare! GIARRUSSO (M5S) . No, non siamo d'accordo! PRESIDENTE. Se lei continua, le tolgo la parola. RAUTI (FdI) . Allora posso chiudere, con la parola tolta, semplicemente con una frase? Posso? PRESIDENTE. Ma lei sa quello che può e quello che non può, non me lo deve chiedere. Lei è una parlamentare e lo sa. RAUTI (FdI) . Lo so, infatti penso di poter leggere… PRESIDENTE. Per favore, continui stando nei perimetri della Costituzione, dentro i perimetri della Costituzione. RAUTI (FdI) . Bene, allora concludo dicendo soltanto questo, che mi sarà sicuramente consentito: Fratelli d'Italia, per la fine di questa settimana, lancerà una raccolta di firme, una petizione online e un appello in difesa della democrazia attraverso un concetto a caro a noi e alla nostra storia, che è l'elezione diretta del Capo dello Stato. Questa è la nostra iniziativa. Concludo dicendo che la prova della democrazia non è se un popolo vota, ma se un popolo governa: questo, dal 4 marzo non è stato possibile realizzarlo! (Applausi dai Gruppi FdI e FI-BP). MARCUCCI (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MARCUCCI (PD) . Signor Presidente, autorevoli colleghi, il presidente Toninelli ha esordito con la considerazione che oggi, finalmente, quest'Aula, il Parlamento, comincia a lavorare su votazioni e discussioni che riguardano l'Italia, il nostro Paese, nello specifico l'Alitalia. Quello che ha omesso di dire, che però dirò io con chiarezza, è perché a questo Parlamento non è stato permesso di lavorare in questi ottantacinque giorni: perché le forze che noi abbiamo riconosciuto essere uscite vincitrici dalla tornata elettorale il 4 marzo non sono state in grado o, meglio, non hanno voluto fare un Governo per questo Paese! Non hanno voluto dare un Governo che gestisse i problemi della nostra comunità nazionale. (Applausi dai Gruppi PD e Aut (SVP-PATT, UV)) . Preciso anche che il Commissario europeo che inopportunamente ha parlato ha ricevuto una richiesta molto precisa, solo da parte del Partito Democratico: di dare subito le dimissioni. Mi auguro che tutte le altre forze politiche, che oggi fanno finta di contestarlo, abbiano la forza, che abbiamo avuto noi, di chiedergli le dimissioni. (Applausi dai Gruppi PD e Aut (SVP-PATT, UV) e del senatore Casini) . Lo facciano subito, con i loro Gruppi parlamentari al Parlamento europeo! Sia la campagna elettorale, sia questi ottantacinque giorni sono stati caratterizzati da troppi malintesi, da cose non dette, in qualche caso anche da falsità e da brutte e cattive interpretazioni degli eventi. Le falsità sono evidenti nei programmi elettorali. La falsità è stata evidente anche nelle aggregazioni elettorali che si sono presentate. Si sono promesse cose che non erano realizzabili: lo si sapeva, tant'è che mai si è spiegato come le cose sarebbero dovuto essere, come i provvedimenti dovevano essere coperti. Ma non è bastato. Non ci si è accontentati del risultato che ha premiato questo tipo di atteggiamenti, si è voluti andare oltre. Movimento 5 Stelle e Lega hanno lavorato sul cosiddetto contratto di Governo, un patto elettorale, un programma denso di cose irrealizzabili, di coperture che non esistevano, di provvedimenti che non erano praticabili. Alcuni hanno sottoscritto questo contratto o patto elettorale o di Governo in buona fede. Io credo di sì: credo che alcuni abbiano sottoscritto in buona fede. Altri hanno utilizzato quello strumento per arrivare dove siamo arrivati e dove è che siamo arrivati? Bisogna avere il coraggio di dire la verità al Paese e solo perché voi, in maniera irrituale, avete chiesto di parlarne oggi che c'è un altro ordine del giorno, lo facciamo oggi, altrimenti lo avremmo fatto nel Paese. Noi lo faremo oggi in tutte le piazze dei Comuni d'Italia, lo faremo il 1° giugno, qua a Roma, manifestando la nostra posizione forte di vicinanza alla Costituzione e alla democrazia e alle istituzioni. (Commenti dai Gruppi L-SP ) . Bisogna avere il coraggio di dire la verità: il Movimento 5 Stelle e - per quanto ho letto e sento - soprattutto la Lega non hanno voluto fare il Governo, non hanno voluto dare un Governo al Paese! (Applausi dai Gruppi PD e Aut (SVP-PATT, UV)) . Se avessero accettato un loro Governo con all'interno un Ministro autorevole, un Vice Segretario della Lega riconosciuto per le sue competenze, che sicuramente aveva le condizioni politiche (sicuramente era stato eletto dagli elettori, cosa che vi dovrebbe suonare abbastanza familiare), oggi saremmo qua a discutere della fiducia al Governo, a discutere dell'impossibilità di realizzare quel contratto, a scoprire quali erano le bugie contenute all'interno del contratto. Ma qualcuno ha teso un tranello. Qualcuno ha voluto giocare sulla pelle degli italiani, prima per aspettare un'elezione regionale, poi per aspettarne un'altra, poi, ha portato la situazione avanti perché si vuole lucrare elettoralmente sulla pelle degli italiani. (Applausi dai Gruppi PD e Aut (SVP-PATT, UV) . Le facce di oggi sono chiare: da una parte, c'è la tristezza e la delusione di essere stati presi in giro di quelli che probabilmente erano in buona fede; dall'altra, la soddisfazione di quelli che, da furbi, sono voluti andare avanti su questa strada, pericolosa per il Paese. Lo ripeto: pericolosa per il Paese, come è pericoloso quando si parladi spread e si dice che alcune forze politiche - nello specifico, l'accusa spesso è verso il Partito Democratico - sono serve dello spread . Lo spread sono i costi che abbiano sui nostri conti corrente; lo spread è il costo che noi, come sistema Paese, dobbiamo pagare per farci pagare quei soldi, lo spread è il mutuo della nostra casa; lo spread è la nostra capacità di acquisto, la vita e la qualità della vita delle nostre famiglie. (Applausi dai Gruppi PD e Aut (SVP-PATT, UV) . Voi sorridete su queste vicende. Lo state facendo anche ora. Noi abbiamo a cuore l'Italia; abbiamo a cuore il nostro Paese; abbiamo a cuore la nostra comunità nazionale! (Commenti dal Gruppo L-SP. Applausi ironici dal Gruppo M5S) . Lo abbiamo dimostrato con la serietà del nostro programma di Governo. (Molti commenti ironici dal Gruppo M5S. Applausi dal Gruppo PD) . Esso non conteneva le bugie che contenevano i programmi del Movimento 5 Stelle e della Lega. (Commenti dal Gruppo M5S) . Lo abbiamo dimostrato. SANTANGELO (M5S) . Guarda il Presidente! PRESIDENTE. Per favore, fatelo finire. SANTANGELO (M5S) . Presidente, deve guardare lei, non noi. MARCUCCI (PD) . Le bugie erano contenute nei vostri programmi elettorali. Noi abbiamo dimostrato il nostro attaccamento alla comunità nazionale con il nostro programma di Governo e lo abbiamo dimostrato riconoscendo la nostra sconfitta. Lo abbiamo dimostrato aspettando che voi faceste un Governo, che deste delle risposte, che il Paese e il corpo elettorale vi avevano chiesto e che non siete stati in grado e non avete voluto dare a questo Paese. (Applausi dal Gruppo PD. Commenti del senatore Airola) . L'ultima notizia emersa è che il segretario e portavoce del Movimento 5 Stelle, onorevole Di Maio, e il senatore Salvini hanno chiesto l'istituzione delle Commissioni permanenti di Senato e Camera per cominciare a lavorare. Mi sembra anche questa la solita bugia. Noi, signor Presidente, autorevoli e onorevoli senatori, chiediamo una cosa diversa: un passaggio formale della richiesta di fiducia di questo Governo di servizio - lo definirei un Governo elettorale - per chiedere immediatamente lo scioglimento delle Camere, perché noi sì che vogliamo, a questo punto, andare alle elezioni, noi sì che chiediamo la verifica! (Applausi dal Gruppo PD. Molti commenti dal Gruppo M5S. Applausi ironici dai Gruppi M5S e L-SP) . PRESIDENTE. Senatore, la prego di terminare il suo intervento. MARCUCCI (PD) . Signor Presidente, termino specificando quanto ho appena detto: se si chiede di cominciare a lavorare è evidente che da parte vostra non c'è la volontà di andare subito alle elezioni. È evidente! (Applausi dal Gruppo PD) . Concludo con un'ultima verità che corrisponde anche all'ultima bugia: la verità, cari concittadini - visto che oggi parliamo al Paese - è che Cottarelli, il Presidente incaricato (Commenti del senatore Candiani) che verrà presto in Aula, è stato voluto da questa sceneggiata di Lega e Movimento 5 Stelle. (Applausi dal Gruppo PD) . Saluto ad una rappresentanza di studenti PRESIDENTE . Saluto a nome dell'Assemblea i docenti e gli studenti dell'Istituto d'istruzione superiore «Alpi-Montale» di Rutigliano, in provincia di Bari, che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi) . Sulla situazione politica italiana CENTINAIO (L-SP) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CENTINAIO (L-SP) . Signor Presidente, prima di iniziare il mio intervento vorrei esprimere alcune opinioni che ho condiviso con i colleghi, sentendo parlare chi mi ha preceduto. Innanzitutto, signor Presidente, mi sembra strano che in quest'Aula parlino due esponenti del Partito Democratico: il capogruppo, che è appena intervenuto, e poi il senatore Casini, detto Oettinger (mi dica lei come chiamarla, caro senatore Casini). (Applausi dai Gruppi L-SP e M5S) . Lei, senatore Casini, viene a fare la morale a chi è stato eletto in una coalizione di Centrodestra, ma lei è maestro nel cambiare partito. (Applausi dai Gruppi L-SP, M5S e FdI) . Non so se cambia più partiti o calzini. (Applausi dai Gruppi L-SP, M5S e FdI) . La sua storia politica ci insegna che cambiando da Destra a Sinistra, poi da Sinistra a Destra e poi ancora da Destra a Sinistra si è sempre eletti, perché si trova sempre qualcuno che dà la "cadrega" per mantenersi a fine mese. (Commenti del senatore Airola). Ricordo ai nostri colleghi che erano qui nella scorsa legislatura e ai colleghi del Partito Democratico, in special modo al collega Marcucci, che il 1° giugno vanno in piazza a difendere la Costituzione, ma quella Costituzione loro l'hanno calpestata con una finta riforma costituzionale. (Applausi dai Gruppi L-SP, M5S e FdI. Commenti del senatore Verducci) . Avevate varato una riforma costituzionale che toglieva il diritto di voto agli italiani! Ricordo inoltre al presidente Marcucci che proprio loro ci avevano detto che in quest'Aula non si sarebbe più chiesta la fiducia, invece, chi era seduto tra i banchi del Governo a dire che non avrebbe più chiesto la fiducia in questo Senato adesso fa il senatore. (Applausi dai Gruppi L-SP, M5S e FdI) . Chi ci aveva detto che i senatori non avrebbero più dovuto essere eletti adesso è senatore. (Applausi dai Gruppi L-SP, M5S e FdI) . Colleghi, è sotto gli occhi di tutti che dal 5 marzo ad oggi la Lega con gli alleati di centrodestra e il Movimento 5 Stelle hanno agito responsabilmente nell'interesse del Paese (Commenti del senatore Collina), cercando di varare un Governo che potesse iniziare a dare immediatamente delle risposte alle esigenze degli italiani, in un contesto complesso creatosi a seguito del responso elettorale. PRESIDENTE. Per favore: si può anche non essere d'accordo, ma lasciate esprimere il pensiero tranquillamente. CENTINAIO (L-SP) . Presidente, sono abituato. Ricordo, a chi magari è un po' più distratto, i tanti tentativi fatti in questi mesi per sbloccare la situazione. La Lega ha chiesto un incarico per formare il Governo a nome della coalizione vincente del centrodestra, senza ottenere una risposta positiva. Il Movimento 5 Stelle ha cercato un contatto con il Partito Democratico in modo da formare un Governo, ottenendone un rifiuto, in quanto era indisponibile a sedersi ad un tavolo a trattare con i colleghi pentastellati. Poi non diteci che vi abbiamo fatto perdere tempo: abbiamo aspettato per giorni la vostra riunione di partito, perché dovevate decidere di che morte dovevate morire! (Applausi dai Gruppi L-SP e M5S) . La Lega ha chiesto, ottenendo una risposta positiva, ai suoi alleati di fare un passo di lato, in modo da provare a trovare un accordo con il Movimento 5 Stelle per dare un Governo al Paese, sempre più inquieto a causa della situazione di stallo politico istituzionale. Lega e Movimento 5 Stelle, faticosamente e generosamente hanno raggiunto un accordo sul programma di Governo, hanno individuato un candidato Premier , trovandosi d'accordo sui criteri per la definizione della squadra che quel programma avrebbe dovuto realizzare. Un programma di Governo equilibrato e in linea con quanto necessario al Paese per ripartire e dare fiducia ai nostri cittadini. Un programma di Governo che ha come punti cardine il rilancio dell'economia, la sicurezza, la giustizia, una scuola più efficiente (dopo la vostra "buona scuola", non ci voleva molto), una diversa gestione dei flussi migratori, una politica internazionale che avrebbe dovuto vedere il nostro Paese protagonista, un Premier all'altezza e una squadra di Governo composta da rappresentanti politici e tecnici di alto valore riconosciuti in Italia e all'estero. Il tutto con una maggioranza parlamentare, cosa di non poco conto, disposta a concedere la fiducia al Governo che stava per nascere. Nella giornata di domenica abbiamo appreso le riserve del Presidente della Repubblica su alcuni nomi, anzi, meglio, su un nome, riserve che, a nostro parere, nascondono delle riserve sul programma di Governo, a causa di una errata interpretazione e da pressioni mediatiche esercitate anche dalla stampa estera. Io vi vorrei leggere la parte di programma di contratto di Governo. Ma non lo faccio. (Commenti ironici dal Gruppo PD) . RICHETTI (PD) . No, no, grazie! MIRABELLI ( PD ). L'abbiamo letto. CENTINAIO (L-SP) . No, non lo faccio, altrimenti dovrei subire il continuo scampanellio del Presidente. PRESIDENTE. L'ho suonata per un altro motivo, senatore Centinaio. CENTINAIO (L-SP) . Comunque, colleghi, il programma di Governo lo trovate e, se siete in grado di leggerlo, fatelo. (Commenti dal Gruppo PD) . Lega e Movimento 5 Stelle, responsabilmente, hanno quindi preso atto della situazione venutasi a creare e dell'impossibilità di dare seguito alla loro idea di dare al Paese un Governo impegnato alla realizzazione di un programma, frutto di un impegnativo confronto, partito da posizioni diverse e talora molto distanti. Lega e Movimento 5 Stelle si sono rimesse alle prerogative che la Costituzione assegna al Presidente della Repubblica e valuteranno con favore qualsiasi ipotesi che consenta alla volontà dei cittadini di esprimere al più presto un voto che assicuri la governabilità del Paese: Marcucci, votiamo subito! Confrontiamoci e scontriamoci. Diventerete come i panda, sempre di meno! ( Applausi dai Gruppi L-SP, M5S e FdI). Quanto accaduto in queste ore ci lascia basiti e perplessi, Presidente: l'incarico di formare una squadra di Governo al dottor Cottarelli, sapendo benissimo che il Premier incaricato non riuscirà a superare la prova delle Aule parlamentari. Un incarico conferito pochi minuti dopo aver bloccato il nostro Governo, che stava per nascere, e dopo un comunicato che ha dipinto quel progetto di Governo come quello di coloro che volevano uscire dall'euro e affossare il nostro Paese. Sfidiamo chiunque a trovare una sola riga del contratto di Governo in cui si parli di uscita dall'euro: sfidiamo chiunque a trovare una sola riga che porti a pensare a un progetto irresponsabile. In queste lunghe settimane il gruppo di lavoro ha sempre operato per dare un futuro migliore ai nostri giovani e mai per mettere in difficoltà la nostra gente . (Applausi dai Gruppi L-SP e M5S). Ci siamo rivolti agli italiani per bene, a quelli che pagano le tasse, a quelli che ogni mattina hanno la fortuna di poter andare a lavorare, a quelli che purtroppo un lavoro non lo trovano, ai nostri giovani costretti a scappare all'estero, a chi aspetta di andare in pensione dignitosamente e a chi in pensione lo è già; agli imprenditori, sommersi dalle tasse, che falliscono per crediti nei confronti di uno Stato solerte a chiedere il pagamento delle tasse, ma cattivo pagatore dei propri debiti. In queste ore, colleghi, un commissario europeo ha affermato: «I mercati insegneranno agli italiani come votare». Gli italiani non devono prendere lezioni di finta democrazia da nessuno, soprattutto dai vostri amici, che avete appoggiato in tutti questi anni. (Applausi dai Gruppi L-SP e M5S. Commenti dal Gruppo PD) . Il nostro motto è «prima gli italiani» (il vostro non lo so, non lo abbiamo ancora capito) e lo rivendichiamo con orgoglio. (Commenti dei senatori Cirinnà e Faraone) . Non siamo riusciti a realizzare un Governo ora e questo ci dispiace anche per tutte quelle persone che credevano in noi e che ci fermavano per strada e ci incitavano ad andare avanti. Colleghi, noi siamo ricchi di una cosa: abbiamo la forza delle idee; abbiamo la forza dei nostri senatori e dei nostri deputati, che sono stati eletti dai nostri cittadini; abbiamo la forza di tutti quegli uomini e quelle donne che hanno creduto e credono nel nostro lavoro e siamo pronti a votare domani. Signor Presidente, torniamo a votare domani e vi manderemo ancora a casa! (Applausi dai Gruppi L-SP e M5S. Congratulazioni). BERNINI (FI-BP) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BERNINI (FI-BP) . Signor Presidente, devo confessare che ho ascoltato con grande, grandissimo rispetto, come facciamo sempre tutti in quest'Aula, gli interventi dei colleghi che mi hanno preceduto, a partire dall'intervento del collega Toninelli, che ha dato il via a questa disamina sulla situazione politica attuale. Francamente non colgo lo spirito - ma mi adeguo - di queste comunicazioni. Ritengo che questa sia una discussione che avrà un senso nel momento in cui un Governo si proporrà a questo Parlamento e noi decideremo, ciascuno per la propria parte (mi sembra che ognuno di noi abbia già anticipato i propri intendimenti), se concedere o no la fiducia. Tuttavia, mi hanno colpito alcuni punti di quanto hanno evidenziato i colleghi che mi hanno preceduto. Il primo tema, a mio avviso fondamentale per le persone che ci guardano da fuori - mi sembra infatti che questi interventi fossero molto, moltissimo orientati, e mi sembra legittimo, ad essere ascoltati dalle persone che ci guardano da fuori - è la nostra posizione rispetto all'Europa. Ebbene, colleghi, alcuni di voi sono reduci da un tentativo di contratto di Governo, noi abbiamo la forza delle nostre posizioni da sempre: in questo momento l'Europa - una porzione dell'Europa, una porzione di rappresentanza dell'Europa - certamente non ci sta aiutando. È evidente che le dichiarazioni del commissario al bilancio Oettinger costituiscano un'offesa nei confronti del nostro Paese. ( Applausi dai Gruppi FI-BP). Nessuno può permettersi di dire all'Italia e agli italiani che saranno i mercati a insegnarci a votare! È altrettanto vero, colleghi, che nemmeno noi possiamo permetterci di lasciare il nostro Paese in una situazione di stallo tale che gli italiani, i nostri primi danti causa, i nostri rappresentati, gli europei, il mondo ci guardino con un atteggiamento sospettoso rispetto alla nostra capacità di trovare una soluzione a questa crisi. Guardate, vorrei essere molto chiara con voi, davvero: noi di Forza Italia sul punto dei veti, delle discriminazioni e delle esclusioni non accettiamo lezioni da nessuno. (Applausi dal Gruppo FI-BP ). Quando ci siamo presentati in Europa, Silvio Berlusconi, primo tra i grandi leader europei, è stato critico nei confronti dell' austerity , critico nei confronti dello strapotere dell'euroburocrazia, critico nei confronti dell'asse Parigi-Berlino, o Merkel-Sarkozy che dir si voglia, pagando sulla propria pelle il prezzo di questo atteggiamento critico. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Pagandolo fino in fondo, con esclusioni che non solo la nostra storia, ma la storia del nostro Paese, tutta, ancora deve raccontare. Noi siamo stati, ancora una volta, i primi in Europa a dire che era sbagliato fare la guerra alla Libia. Perché faccio questa considerazione, colleghi? Mentre noi scarichiamo le nostre tensioni su noi stessi e sull'Europa, c'è qualcuno a Parigi, Macron, che in questo momento sta facendo una conferenza sulla Libia, di fatto prendendo il posto dell'Organizzazione delle Nazioni Unite e tentando di esercitare un potere di influenza su una zona che è sempre stata nostra, italiana, prima che si facessero scelte sciagurate. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Noi, ancora una volta, siamo stati i primi - ed è per questo, perdonatemi, che con un po' di assertività ci sentiamo di dire che non prendiamo lezioni da nessuno - a dire che era profondamente sbagliato imporre sanzioni economiche alla Russia, che per la prima volta nella storia fanno peggio a chi le infligge che a chi le subisce. (Applausi dal Gruppo FI-BP). Riceviamo più danno noi, da queste sanzioni, che la Russia stessa. Perché vi dico tutto questo, signor Presidente, onorevoli colleghi? Perché questo è il momento delle decisioni; è il momento in cui veramente tutta l'Europa, il mondo, gli italiani ci guardano aspettandosi da noi un Governo autorevole. Noi lo diciamo, signor Presidente, senza fare citazioni e senza assumere atteggiamenti critici, ma con una punta di amarezza nei confronti di quello che è accaduto, in questi ottanta giorni e più, dal 4 marzo. Noi avremmo veramente ritenuto opportuno, logico, oserei dire doveroso, che un incarico venisse attribuito a quel centrodestra che non ha solamente acquisito un consenso degli italiani pari al 37 per cento dei voti, ma il 43 per cento dei seggi in Parlamento, colleghi. (Applausi dal Gruppo FI-BP). E noi volevamo fortemente proporre al Parlamento un programma di governo, un grande appello su punti condivisi e inclusivi, a guida centrodestra. Abbiamo proposto l'onorevole Matteo Salvini come Presidente del Consiglio, ma non ci è stato assegnato questo incarico. Signor Presidente, non faccio citazioni, ma rilevo con molta amarezza che questa è stata una grande occasione perduta, perché è stata il proemio delle situazioni successive (Applausi dal Gruppo FI-BP) , dove ancora una volta, colleghi, noi abbiamo dimostrato non voglio dire responsabilità, che ormai è una parola abusata, ma sicuramente lungimiranza, correttezza e buon senso, facendo un passo in avanti - come ha ricordato l'onorevole Centinaio - per consentire al Paese di avere un Governo. Lo abbiamo detto, sono tali e tanti i problemi - e non voglio evocare suggestioni che sono state in passato usate contro di noi - che abbiamo bisogno di un Governo autorevole: questo è il motivo per cui ci siamo determinati a fare un passo in avanti verso la governabilità. Non è bastato. Qual è la soluzione per noi? La più naturale, quella di ridare la parola a chi, solo, in questo momento ha il diritto di parlare: il popolo, il popolo sovrano. Tornare a elezioni riportando Forza Italia nel cammino di un centrodestra unito che sia in grado di riproporre il nostro programma in dieci punti, che è già stato validato dai nostri elettori, dal Paese, che gli hanno garantito e conferito consenso. Questa, onorevoli colleghi, signor Presidente, è la nostra posizione su di un tema che penso meriti, molto più ampiamente di così, di essere sviscerato. Lo ripeto, mi ricollego ad alcune suggestioni per punti che sono state portate all'attenzione di quest'Assemblea, ma soprattutto dell'esterno di questa Assemblea, degli italiani, di tutti coloro che ci stanno guardando, sollecitando però tutti noi, oltre all'apposizione di problemi e alle critiche reciproche, a trovare presto una soluzione. La nostra soluzione è questa, ci crediamo fortemente, non possiamo permetterci di portare alla politica ulteriore discredito. Non possiamo permettere che i nostri elettori siano ulteriormente demotivati a manifestare il loro voto e ad esprimere il loro consenso, comunque configurato. Il 10 giugno si voterà per le elezioni amministrative, lo sappiamo. Dobbiamo motivare fortemente il Paese, per far capire che ora abbiamo bisogno che si esprima nuovamente per dare all'Italia quel Governo forte, autorevole, efficace, capace di risolvere i problemi e le emergenze del Paese che in questo momento, qui, non si è generato. (Applausi dal Gruppo FI-BP e del senatore Candiani. Molte congratulazioni) . Sui lavori del Senato PRESIDENTE . La Conferenza dei Capigruppo, riunitasi mercoledì 23 maggio, ha approvato il calendario dei lavori della settimana corrente, che prevede l'esame dei decreti-legge sulla cessione dell'Alitalia e in materia di funzionalità dell'Autorità di regolazione dell'energia reti e ambiente, con sedute fino a giovedì 31 maggio. Ai sensi dell'articolo 55, comma 2, del Regolamento, come modificato dalla recente riforma, l'Assemblea terrà sedute uniche, con sospensioni tra la sessione antimeridiana e quella pomeridiana, comunicate solo a titolo indicativo. Pertanto, le sedute di domani e giovedì 31 maggio, con orari dalle ore 9,30 alle ore 20, saranno sospese in linea di massima tra le ore 13,30 e le ore 16. Calendario dei lavori dell'Assemblea Discussione del disegno di legge: DDL 297 Conversione in legge del decreto-legge 27 aprile 2018, n. 38, recante misure urgenti per assicurare il completamento della procedura di cessione dei complessi aziendali facenti capo ad Alitalia S.p.A. (Relazione orale) PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 297. Ilrelatore, senatore Turco, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta. Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore. TURCO, relatore . Signor Presidente, onorevoli colleghi, signori del Governo, il decreto-legge al nostro esame modifica in tre punti l'articolo 12 del decreto-legge n. 148 del 2017. In particolare, si sposta il termine per l'espletamento delle procedure finalizzate alla definizione della procedura di amministrazione straordinaria della società Alitalia - Società Aerea Italiana SpA dal 30 aprile di codesto anno al 31 ottobre 2018. Si sopprime, inoltre, la previsione secondo cui il finanziamento ad Alitalia sia restituito entro il termine dell'esercizio in corso, prevedendo che i finanziamenti concessi per un totale di 900 milioni di euro siano restituiti entro la scadenza del 15 dicembre 2018. La citata norma, vigente fino all'entrata in vigore del decreto in esame, ossia l'articolo 12, prevede infatti due scadenze differenziate: per la quota di 600 milioni di euro, erogata con decreto-legge n. 50 del 2017, la restituzione è prevista entro il 30 settembre 2018, mentre per la quota di 300 milioni di euro, concessa con decreto- legge n. 148 del 2017, la restituzione è prevista entro il termine dell'esercizio dello stesso anno 2018. Sul piano tecnico, i prestiti in questione, rispettivamente concessi per indilazionabili esigenze gestionali e per evitare l'interruzione del servizio pubblico, sono garantiti dalla prededucibilità e hanno danno un'onerosità pari all'Euribor a sei mesi maggiorato di 1.000 punti base. Il tasso attualmente è pari al 10 per cento annuo. Si segnala che la relazione tecnica allegata al provvedimento in esame afferma che la norma non determina nuovi oneri a carico del bilancio dello Stato, né alcun effetto finanziario, atteso che la nuova scadenza del finanziamento ricade nel medesimo esercizio precedentemente individuato. Come rilevato anche dal Servizio del bilancio del Senato, andrebbe comunque verificata l'assenza di effetti finanziari sul fabbisogno derivante dalla proroga, di due mesi e mezzo, della restituzione della quota di 600 milioni di euro del finanziamento. Ciò nella misura in cui si potrebbero determinare maggiori oneri ed esigenze finanziarie dello Stato, che per finanziarsi, potrebbe far ricorso ad emissioni di titoli del debito pubblico, con connessi oneri per interessi. È opportuno soffermarsi sulle alterne e a tratti irresponsabili vicissitudini che hanno caratterizzato, da oltre due lustri, la conduzione delle problematiche che hanno investito, purtroppo, la nostra compagnia di bandiera. È doveroso inoltre rammentare che l'attuale Società Aerea Italiana SpA è giunta all'ingloriosa conclusione di essere ammessa alla procedura di amministrazione straordinaria, da ultimo, con decreto del Ministro dello sviluppo economico del 2 maggio 2017, ai sensi degli articoli 1 e 2 del decreto-legge 23 dicembre 2003, n. 347 (cosiddetta legge Marzano). Con il medesimo decreto è stato nominato il collegio commissariale della società, in un numero di tre componenti, di cui uno già facente parte del precedente organo amministrativo. La documentazione posta a corredo del decreto di ammissione alla procedura straordinaria, resa nota solo recentemente, evidenzia una situazione patrimoniale ampiamente deficitaria. I dati aggiornati alla data del 28 febbraio 2017 mostrano una situazione così strutturata: un deficit patrimoniale rientrante nella fattispecie di cui all'articolo 2447 del codice civile, con capitale proprio al di sotto del minimo di legge, ovvero negativo di 72,8 milioni di euro, dovuto a persistenti perdite economiche conseguite, pari a oltre un miliardo di euro; un manifesto stato di insolvenza derivante da una permanente situazione di squilibrio monetario, con passività correnti, ovvero scadenti entro i dodici mesi, di circa 2,3 miliardi di euro, a fronte di attività correnti disponibili di soli 921 milioni di euro, insufficienti a soddisfare gli impegni assunti; uno squilibrio finanziario strutturale, con una debitoria complessiva di oltre 3,2 miliardi di euro, sbilanciata sul breve termine e indirizzata inspiegabilmente a finanziare, per circa un miliardo di euro, attività finanziarie non produttive, ovvero crediti finanziari e derivati. Sul piano tecnico operativo le cause di questo fallimento annunciato vanno ricercate principalmente nel modello di business adottato, il quale ha privilegiato soprattutto voli di breve raggio, con conseguente irragionevole disimpegno progressivo dell'offerta sui collegamenti intercontinentali. Questo ha esposto Alitalia a subire la crescente concorrenza delle compagnie low cost , con conseguente caduta graduale della redditività. Le scelte strategiche sono state condizionate in parte dalle esigue risorse investite dai soci di Alitalia, insufficienti a sostenere investimenti durevoli e a favorire strategie commerciali maggiormente redditizie dei voli di lungo raggio. In questa errata visione strategica è stata ridotta progressivamente la flotta degli aerei per i collegamenti extraeuropei e sono stati venduti nel 2014 a Etihad, dopo il suo ingresso nella compagine sociale di Alitalia, persino i diritti di decollo e atterraggio, i cosiddetti slot , sull'aeroporto londinese. Su quest'ultima operazione, seppur persistano dubbi sulla convenienza economica dell'operazione in sé, che di fatto ha costretto l'azienda a privarsi di un importante asset strategico, permane, a detta dei commissari, la possibilità di poter riacquistare detti diritti allo stesso prezzo di vendita realizzato. Nel corso della gestione ante-commissariamento hanno inciso sulle menzionate perdite economiche sia la sensibile riduzione dei ricavi operativi, in particolare di quelli attinenti ai passeggeri, sia gli elevati costi della flotta, riconducibili principalmente agli extracosti dei contratti di manutenzione e di leasing , sia gli alti costi del sistema informatico e degli oneri finanziari, tra cui quelli sui derivati per la copertura del rischio di cambio e delle oscillazioni del rialzo del carburante. Questi ultimi sono risultati tanto esosi quanto pleonastici, in un periodo di continua riduzione dei prezzi del petrolio. A seguito dell'ammissione all'amministrazione straordinaria si è assistito ad un vero e proprio vuoto informativo, che inevitabilmente ha accresciuto il clima di sfiducia degli stakeholder e che potrebbe influire sulla stessa procedura di cessione del complesso aziendale tutt'ora in corso. Non risulta infatti redatto ed approvato, ai sensi dell'articolo 2364, secondo comma, del codice civile, il bilancio di esercizio 2016, il quale, come noto, avrebbe dovuto essere deliberato entro il 30 aprile 2017, così come si riscontra l'assenza di documentazione contabile in seno alla richiesta di ammissione alla procedura straordinaria. In sede di indagine conoscitiva, infatti, è emerso che non risulterebbero depositate, presso la cancelleria del tribunale, la situazione patrimoniale aggiornata a non più di trenta giorni dalla richiesta di ammissione alla procedura, il deposito della documentazione contabile e la relazione sulle cause. L'assenza di informazioni contabili è stata in parte riscontrata anche in seno alla medesima gestione commissariale, laddove lo stesso comitato di sorveglianza ha confermato la mancata redazione delle relazioni trimestrali ex articolo 61, comma 2, del decreto legislativo n. 270 del 1999, da presentarsi al Ministero dello sviluppo economico a decorrere dall'inizio della procedura di amministrazione straordinaria. Sempre sul piano informativo, si rileva la non tempestiva comunicazione del Governo italiano alla Commissione europea in merito al prestito concesso, avvenuta solo a gennaio 2018 per l'intera cifra erogata (900 milioni di euro). La notifica ha fatto seguito a una serie di denunce che la Commissione europea ha ricevuto nel 2017, nelle quali si sosteneva che il prestito costituiva un aiuto incompatibile con le vigenti norme europee. Il comunicato stampa della Commissione europea del 23 aprile 2018, che riporta le dichiarazioni della commissaria responsabile per la concorrenza, riferisce che è in corso un'indagine approfondita per valutare se il prestito costituisca un aiuto di Stato e se sia conforme alle norme UE in materia di aiuti alle imprese in difficoltà ( ex articolo 107 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea). In particolare, la Commissione teme che la durata del prestito superi la durata massima di sei mesi prevista dagli orientamenti per i prestiti di salvataggio e nutre dubbi sul fatto che l'aiuto si limiti al minimo necessario. L'entità del finanziamento concesso, infatti, più che sopperire a un momentaneo stato di necessità, sembra concesso per avviare una ristrutturazione senza che sia stato presentato preventivamente il relativo piano di salvataggio. I dati emersi dalle audizioni hanno comprovato le politiche di risanamento avviate dai commissari, rivolte principalmente a salvaguardare i ricavi operativi e a contenere i costi strettamente di funzionamento. Gli esiti gestionali, però, sono ancora contrastanti. Particolarmente significativi risultano le riduzioni dei costi operativi, così come l'aumento dei ricavi. Però i risultati finali del periodo maggio-dicembre evidenziano ancora un risultato economico negativo di -168 milioni di euro. Ad aggravare il citato quadro economico, va tenuto presente che l'esaminata situazione economica non ha considerato gli aspetti negativi non ricorrenti, nonché l'incidenza degli oneri finanziari. In funzione di tale possibile prospettiva, la Commissione speciale ha esaminato, discusso e approvato l'emendamento 1.1, così come riformulato nel testo 2, alla luce del complesso delle proposte emendative presentate. È sotto gli occhi di tutti che, nel caso in cui non dovessero intervenire soluzioni di carattere straordinario, quali l'accesso di nuovi investitori e/o la partecipazione statale al capitale di Alitalia, sarà inevitabile assistere all'ennesimo fallimento della società, da cui conseguirebbero gravi e incontrollabili problemi occupazionali, sociali ed economici. Diventa pertanto irresistibile, e più che mai attuale, citare la famosa frase del grande Nietzsche: «Il rimedio è stato peggiore del male». (Applausi dal Gruppo M5S) . Saluto ad una rappresentanza di studenti PRESIDENTE . Vorrei rivolgere il saluto dell'intera Assemblea ai rappresentanti dell'Istituto di istruzione superiore «Francesco De Sanctis» di Sant'Angelo dei Lombardi, in provincia di Avellino. (Applausi). Ripresa della discussione del disegno di legge n. DDL 297 PRESIDENTE . Dichiaro aperta la discussione generale. È iscritto a parlare il senatore Caliendo. Ne ha facoltà. CALIENDO (FI-BP) . Signor Presidente, è con vero piacere che posso appellarla con questa tale qualifica in quest'Aula, dopo aver lavorato alcuni anni insieme. Il relatore ha riassunto con puntualità e precisione il lavoro della Commissione. Un modo di procedere che ha caratterizzato tutti i provvedimenti esaminati: 20 o 21 - il presidente Crimi mi correggerà, se ricordo male - che hanno registrato un consenso generale unanime, a testimonianza che c'è quindi la possibilità di lavorare insieme. Nell'ipotesi specifica, quello all'esame è stato forse uno dei pochissimi provvedimenti che, pur registrando un'unanimità di consensi, mi ha visto in disaccordo rispetto all'aggiunta di un comma. Tale disaccordo, che oggi non c'è - ragion per cui voterò a favore della conversione in legge di questo decreto-legge - nasceva da un solo elemento. Il comma che veniva aggiunto aveva una sua connotazione specifica che era corretta, ma la mia preoccupazione e quella del mio Gruppo era se fosse il caso di correre il rischio che quella aggiunta venisse interpretata come ipotesi di non correttezza nei confronti dei commissari laddove nel corso delle audizioni avevamo avuto una sequela manifestazione di consenso alla loro azione; un consenso peraltro confortato dai dati statistici ed economici che hanno caratterizzato la loro gestione. Perché avevo questa preoccupazione? Personalmente - ma credo di interpretare anche il pensiero di molti di voi, colleghi - sarei felice di poter avere un vettore italiano caratterizzato dalla bandiera italiana, ovvero una compagnia di bandiera, ma questo dovrebbe fare i conti con i costi e con la possibilità di continuare a gestirla. E allora, di fronte a tale impossibilità, dobbiamo tentare di avere un vettore che - sia pure non di proprietà dello Stato italiano, ma di altre compagnie - si caratterizzi per un'attenzione particolare alle necessità del nostro Paese. Il nostro Paese deve competere sotto il profilo della concorrenza turistica con Paesi come la Francia, la Spagna, ed altri Paesi del Mediterraneo e non può correre il rischio che i vettori vadano nei loro hub principali con la conseguente impossibilità di avere la gestione diretta sui nostri scali e sui nostri aeroporti. Vi è una necessità. Ebbene, se vi è una necessità di vendita, dobbiamo fare in modo che, contestualmente, vi sia un apprezzamento del mercato nei confronti di un marchio. Abbiamo una fortuna. Il marchio Alitalia, ancora oggi, nel mondo ha una sua caratterizzazione e una sua dignità, sia sotto il profilo della professionalità e capacità dei piloti che sotto il profilo della gestione del parco meccanico, se così posso chiamarlo. Abbiamo, cioè, la possibilità di insegnare agli altri come gestire la manutenzione degli aerei. Questo è un marchio che, quindi, ha un valore ancora oggi. Ciascuno di noi che ha un'esperienza minima di volo anche con altre compagnie, sa e riconosce come nel mondo dire Alitalia sia sinonimo di sicurezza: sicurezza nel volo, sicurezza nei mezzi. Una critica, sia pur sfumata, potrebbe allora togliere quella aureola di bravura che caratterizza l'Alitalia e che noi dobbiamo garantire per arrivare non solo ad una migliore vendita sotto il profilo del ritorno economico, ma una vendita che garantisca, attraverso gli accordi che possono essere assunti, un vettore che abbia caratteristiche molto simili a una compagnia di bandiera. Perché questo si realizzi è necessario un Governo forte, che abbia la capacità di dialogare su queste materie. Io credo che in questo momento vi sia molta difficoltà a riconoscere una capacità del Governo, sia di quello attuale o di quello che potrà nell'immediato futuro arrivare, anche se si fosse trattato di quello politico appena nominato. Occorre, invece, avere quel minimo di spatium deliberandi perché possa realizzarsi al meglio un obiettivo che io interpreto come comune dopo quello che abbiamo detto in Commissione e che qui ha ribadito il relatore. Per questo motivo io voterò a favore del provvedimento. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Lucidi. Ne ha facoltà. LUCIDI (M5S) . Signor Presidente, interveniamo oggi in quest'Aula in un clima surreale. Stiamo parlando di un argomento fondamentale per la nostra Nazione ma è chiaro che la nostra testa purtroppo è altrove. Cerchiamo di essere concentrati su un argomento altrettanto importante, ma è evidente che il clima è abbastanza surreale. Mi verrebbe quasi da dire che, anziché parlare di Alitalia, stiamo parlando di "Ah, l'Italia" per quei discorsi che abbiamo fatto fino ad ora. Mi permetto di dire una cosa a lei, signor Presidente, perché lei è la nostra rappresentante ed è stata eletta da noi. Io ho sentito applausi che rappresentano la stragrande maggioranza di quest'Assemblea e, secondo me, questo è un segnale importante. Mi ha molto toccato, non tanto come senatore ma come cittadino, sentire un'Aula ricoperta dalla maggioranza degli applausi e poi ascoltare quello che invece sta accadendo al di fuori di quest'Aula. Ma veniamo al tema di questo decreto-legge. Questo decreto-legge verrà convertito, non so da quale maggioranza. Non sappiamo chi sia seduto in quei banchi e se sia qualche reminiscenza di un partito che, molto probabilmente, a luglio scomparirà definitivamente dalla memoria degli italiani, oppure magari no. (Applausi dal Gruppo M5S) . È chiaro che gran parte dei problemi di cui stiamo discutendo è stato generato proprio da voi. È stato generato anche all'interno del Ministero dove la vice ministro Bellanova ha abitato in questi anni. Il Ministero dello sviluppo economico è centrale, a mio avviso. Mi sono occupato molto di questo Ministero perché al suo interno succedono cose molto interessanti: passano tutte le crisi aziendali del nostro Paese, che molto spesso sono state gestite con leggerezza, per usare un eufemismo, Vice Ministro. Con leggerezza è stato trattato il tema Alitalia. Questo lo diranno anche i miei colleghi fra poco anche nella nostra fase emendativa perché è un aspetto che traspare. Ciò, secondo me, si ricollega a quanto dicevamo prima e, cioè, al fatto che il Parlamento nel corso della scorsa legislatura - e, a maggior ragione, adesso - è completamente depauperato del potere che ci è stato assegnato. È vero anche nel caso Alitalia perché è stato gestito in una maniera che abbiamo contestato. Non siamo mai stati informati su quanto accadeva. È vero per questa vertenza, ma anche per molte altre che sono passate anche per il suo tavolo, Vice Ministro. Questo noi lo abbiamo sempre detto. Noi abbiamo contestato in passato questo metodo di affrontare le questioni e lo contesteremo anche in fase emendativa chiedendo più informazioni. C'è poi il tema dei commissari, di come vengono nominati e gestiti. Non vale solo per Alitalia, ma anche per tutte le crisi d'impresa che passano per quel Ministero e che avete gestito voi. Questo è un tema che probabilmente nella prossima legislatura dovremo affrontare e rivedere completamente. Dovremo ripensare completamente a come il Governo italiano e l'Italia gestiscono le crisi d'impresa. Sicuramente non come lo avete fatto voi finora. Io mi fermo qua perché il mio interesse era semplicemente lasciare nero su bianco parte della mia attività nella scorsa legislatura, appena conclusa. Chiudo dicendo alcune cose. Qualcuno ha detto poco fa che non ci sono dei vincitori, ma sicuramente sappiamo chi ha perso le elezioni. Almeno un dato certo queste elezioni ce l'hanno dato. (Applausi dal Gruppo M5S) . Il presidente Grasso ha fatto delle accuse al Movimento 5 Stelle. Probabilmente ha la memoria corta, perché tutte le porcate che ha condannato è stato lui a calendarizzarle. (Applausi dal Gruppo M5S) . Magari ci poteva pensare un pochino prima. Il Partito Democratico nel grande rispetto istituzionale chiede le dimissioni del commissario Oettinger e questo aumenta il grado di schizofrenia politica di questi momenti. Poiché tra poco si svolgeranno le dichiarazioni di voto, non so come voterà il mio Gruppo in ordine a questo provvedimento. Sicuramente non me lo dirà il commissario Oettinger, ma il mio collega e amico, senatore Cioffi, che è un cittadino eletto democraticamente dai cittadini italiani perché il mio voto conta! (Applausi dal Gruppo M5S) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Cirinnà. Ne ha facoltà. CIRINNA' (PD) . Signor Presidente, lei è abituata a vedermi in basso, ma ora sono quassù. Parlerò per dieci minuti di Alitalia, a differenza di quanto ha fatto il mio predecessore che, non sapendo cosa dire su una grandissima azienda italiana, l'ha "buttata in caciara". LUCIDI (M5S) . Ma piantala! Allora dimmelo tu di cosa parla. CIRINNA' (PD) . Conosciamo il collega dal precedente mandato. Noi sappiamo esattamente come voteremo su questo provvedimento, non aspettiamo che ce lo dica qualcun altro. (Commenti e proteste del senatore Lucidi). Noi voteremo a favore, perché voteremo esattamente per il bene dell'Alitalia, dei lavoratori e del nostro Paese. Il decreto-legge presentato dal Governo autorizza il prolungamento della procedura di vendita al fine di massimizzare i risultati della liquidazione, garantire i creditori sociali, conservare il patrimonio produttivo dell'impresa e salvaguardare i livelli occupazionali (che è ciò che veramente ci interessa in questo momento). Grazie al decreto-legge in esame abbiamo avuto la possibilità di un rinvio al 31 ottobre 2018 del termine entro cui dovrà essere ultimata la procedura di cessione. Siamo davanti a un finanziamento già in corso di 600 milioni di euro, che è stato concesso per far fronte alle indilazionabili esigenze gestionali della società Alitalia, mentre quello aggiuntivo è volto a garantire l'adempimento delle obbligazioni di trasporto ed evitare l'interruzione del servizio pubblico aereo. È questo il motivo per cui il decreto-legge in esame ci interessa e per cui lo voteremo. Sulla sorte di Alitalia è stato fatto molto lavoro, in particolare dagli enti locali (di cui ho seguito moltissimo il lavoro), in primis dalla Regione Lazio, dal Comune di Fiumicino e dal Comune di Roma. Vi dovrebbe interessare, cari colleghi, perché anche il Comune di Roma si è occupato della questione Alitalia. Questi enti locali se ne sono occupati per non restare con le mani in mano a guardare cosa succede, ma per cercare di dare un contributo con soluzioni e proposte. Una cosa è certa: si tratta della più grave crisi occupazionale che colpisce il territorio della Regione Lazio e tutta l'area romana, con epicentro nel Comune di Fiumicino. Proprio per questo sono state presentate dai nostri enti locali proposte di rilancio della compagnia, chiamando in causa le grandi aziende a partecipazione dello Stato che si occupano di trasporto, di energia e di manutenzione. Oltre al piano precedentemente presentato, si può comunque fare un'analisi approfondita e dare ulteriori contributi. Non è il caso di analizzare solo lo stato di crisi di Alitalia, ma occorre provare a segnalare anche possibili linee di sviluppo per la compagnia che con la proroga offerta dal decreto-legge in discussione diventano possibili. Partiamo dall'analisi delle principali cause dei tre default successivi che, uno dopo l'altro, in meno di dieci anni hanno colpito l'Alitalia. Per farlo, ci si può soltanto rifare al bilancio 2015, perché è l'ultimo bilancio pubblico depositato. Da quel bilancio di esercizio 2015 si evincono le principali criticità che affliggono Alitalia da tempo immemore e che mai hanno trovato soluzioni serie, reali e concrete; è inoltre opportuno precisare che il teorema secondo cui Alitalia è una palla al piede per lo Stato italiano che incide da decenni sulle tasche dei contribuenti ha un elevato tasso di qualunquismo misto a populismo. Alitalia è una grande impresa italiana e, come tale, merita ogni sforzo per il suo salvataggio. Sia chiaro a tutti che Alitalia non è una qualunque impresa privata; Alitalia è stata ed è ancora il biglietto da visita del nostro Paese nel mondo e, come ha ben detto il collega Caliendo, ha comunque un valore importante per molti consumatori di ogni continente che ancora oggi scelgono Alitalia malgrado gli eventi accaduti dal 2008 ad oggi. Sono oltre 20 milioni i passeggeri trasportati - sempre secondo i dati 2015 - con una flotta sottodimensionata e disomogenea, ma sono la prova tangibile che ancora c'è fiducia in questa azienda. Appare inoltre inconcepibile che un Paese a vocazione turistica come il nostro possa rimanere senza la propria compagnia di bandiera, considerando l'incidenza della voce turismo sulla nostra bilancia commerciale. Esaminiamo adesso, dall'analisi dei bilanci 2015, i reali costi principali che Alitalia sostiene. Si tratta di una spesa purtroppo spropositata. Pensate che la prima voce è di 700 milioni per il carburante, poi vi sono 600 milioni per i costi non legati alla gestione; 600 milioni per il leasing degli aeromobili, comprensivi delle locazioni secondo la formula aircraft, complete crew, maintenance and insurance (ACMI) e dei block space ; 500 milioni per il personale; 400 milioni per costi legati alla manutenzione della flotta; 300 milioni per i costi relativi alle operazioni di scalo, handling e diritti aeroportuali; 250 milioni imputabili ai diritti di sorvolo e infine 100 milioni imputabili ai costi per il sistema di prenotazione e vendita dei biglietti. Presidenza del vice presidente CALDEROLI (ore 18,15) ( Segue CIRINNÀ). Tra i costi evidenziati, questi numeri che vi ho letto, questi otto elementi di costo, gli unici che per incidenza si trovano ad essere in linea con gli standard europei di tutti gli altri Paesi, sono quelli relativi al personale e ai diritti di sorvolo, i diritti aeroportuali. Tutte le altre voci di costo sono palesemente lontane da ogni logica reddituale. Esaminiamo adesso la prima voce, quella più spropositata di tutte, il costo del carburante che incide addirittura sul costo pieno per circa il 20 per cento. Considerando il numero di aerei in flotta, la loro tipologia, i percorsi e le ore volate nell'esercizio relativo all'anno 2015, risulta che Alitalia abbia pagato per il carburante intorno al 20 per cento in più rispetto ai valori di mercato. Altra voce da tenere presente è quella dei costi relativi al leasing degli aeromobili. Alitalia ha i peggiori contratti di leasing mai negoziati in aviazione moderna e non solo per il rateo mensile riferito al nolo degli aeromobili che è di circa il 15 per cento maggiore della media di mercato, ma anche per condizioni economiche relative alle riserve di manutenzione e alle condizioni di riconsegna che sono assolutamente spropositate, totalmente fuori da ogni logica di mercato e gravano sui conti della compagnia per centinaia di milioni. Se ciò non bastasse, dovete sapere che Alitalia noleggia alcuni aeroplani secondo una formula definita Wet Lease o ACMI che è l'acronimo con cui si definisce un modello di noleggio che comprende, oltre l'aeromobile ( aircraft ) anche l'equipaggio ( crew ), la manutenzione del velivolo ( maintenance ) e l'assicurazione dello stesso ( insurance ). Questa formula di noleggio è assolutamente antieconomica e venne istituita solo per dare la possibilità alle aerolinee di potere far fronte ad eventuali avarie di un aeromobile della propria flotta, sostituendolo per un periodo limitato con un aeromobile operato da altra compagnia soprattutto allo scopo di tutelare la carta dei diritti del passeggero in materia di riprotezione del volo. Alitalia invece, facendo un grave errore, utilizza questa formula di noleggio con Ethiad regional (che altro non è che la compagnia regionale svizzera Darwin) operando tratte che invece potrebbero essere operate in proprio con i componenti della propria flotta con notevoli risparmi. Viene da pensare che forse occorreva aiutare la compagnia svizzera nell'impiego degli aeromobili, nell'interesse esclusivo del socio Ethiad che altrimenti avrebbe dovuto coprire anche le copiose perdite di Darwin, oltre quelle di Air Berlin. Veniamo ad un'altra voce di spesa sempre piuttosto importante che è quella relativa ai costi della manutenzione degli aeromobili. Alitalia, dal 2008 in poi, inizia un processo di esternalizzazione della manutenzione che è una delle cause primarie dei successivi dissesti dell'aerolinea. Chi di voi frequentava i lavoratori dell'aeroporto - Presidente le chiedo un attimo ancora - si ricorderà quali e quanti erano gli hangar di manutenzione, quale immenso lavoro si faceva sui motori, sulla componentistica e sulla parte interna degli aerei. Bene, quegli hangar di manutenzione non esistono più, sono stati interamente smantellati. È stato fatto un accordo con una compagnia israeliana. Alcuni motori vengono caricati sui cargo e spediti in Israele per essere aggiustati, smantellando non solo tutta la parte degli hangar ma anche l'immensa ed infinita competenza dei nostri lavoratori. Aggiungo velocemente che se Alitalia avesse puntato su Alitalia Manutenzione, curandone lo sviluppo e la crescita, invece di farla miseramente fallire, avrebbe potuto performare in casa la manutenzione dei propri motori e allo stato è costretta invece a mandarli in differenti parti del mondo. Signor Presidente, visto che non voglio abusare del mio tempo, sorvolo sui costi relativi alle operazioni di scalo e chiedo di poter depositare questa parte del mio intervento perché venga allegata al Resoconto della seduta odierna. PRESIDENTE. Sorvoli pure, si tratta anche di Alitalia! CIRINNA' (PD) . Signor Presidente la sua ironia è sempre meravigliosa, ci fa sempre tornare il sorriso. Sono sempre contenta quando la vedo. Consegno agli atti anche la parte relativa ai costi relativi al sistema di prenotazione biglietti. Ho bisogno solo di un minuto per concludere sui punti più importanti. Come potremmo, davanti all'ipotesi di approvazione di questo decreto-legge che allunga i tempi, ottenere dei risparmi? Alitalia risparmierebbe circa 150 milioni di euro annui rispetto ai costi di manutenzione, come vi ho detto; verrebbero ad essere reimpiegate migliaia di unità lavorative oggi in cassa integrazione; verrebbero ad essere reimpiegati anche hangar e numerose strutture; verrebbe restituita dignità professionale a ingegneri aeronautici, meccanici e professionisti; Alitalia potrebbe vendere a terzi i servizi di manutenzione prodotti in casa; si potrebbe ottimizzare la flotta in relazione alla soglia dimensionale e strategica di questo network . Concludo, signor Presidente, nel dire che la politica manageriale attuata in questi anni ha cercato solo di scaricare sui lavoratori Alitalia e sui contribuenti il susseguirsi di errori strategici e ha prodotto solo disastri, risultati sempre peggiori, in un clima interno che contribuisce non poco alla decrescente redditualità della società. Alitalia certamente necessita di una rivisitazione dell'organizzazione interna, ma lo sforzo deve essere quello di ricollocare le risorse in essere nelle caselle a loro congeniali, iniziando con il valorizzare le competenze e la qualità professionale che caratterizzano non pochi soggetti all'interno della compagnia. Si pensi, ad esempio, al ritorno in termini economici (e non solo) che si potrebbe ottenere nel ricostituire una scuola di volo in Alitalia, certamente considerata la qualità e la tradizione dei piloti italiani. Potrebbe diventare un punto di riferimento di molte compagnie del mondo, a iniziare da quelle cinesi e dei Paesi emergenti come i Paesi arabi, che necessitano costantemente di competenze. Con un po' di coraggio, signor Presidente, e votando a favore della conversione in legge di questo decreto-legge, noi potremmo ridare respiro a una grande compagnia, al nostro territorio, a migliaia di lavoratori. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Laniece) . PRESIDENTE. Senatrice Cirinnà, la Presidenza l'autorizza a consegnare la restante parte dell'intervento affinché venga allegata al Resoconto. È iscritto a parlare il senatore Siclari. Ne ha facoltà. SICLARI (FI-BP) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, il decreto-legge che siamo chiamati oggi a convertire in legge detta misure urgenti per assicurare il completamento delle procedure di cessione dei complessi aziendali facenti capo ad Alitalia. In particolare, esso differisce al 31 ottobre 2018 il termine per l'espletamento di tali procedure di cessione e proroga al 15 dicembre 2018 la durata del finanziamento a titolo oneroso di 900 milioni di euro, sopprimendo le disposizioni che ne prevedevano la restituzione entro il termine dell'esercizio. Tale esigenza nasce per ben valutare e ponderare, oltre all'offerta economica e di acquisto, anche la politica industriale sottesa alle stesse offerte. Il lavoro svolto in Commissione speciale al Senato è stato meritorio e valido e per questo ringrazio i colleghi senatori. Si è acquisita la posizione dei tre commissari straordinari, dei tre Ministeri coinvolti e dei sindacati. Colleghi, Presidente, dare il via libera alla conversione del decreto-legge, accettando la proroga sui termini delle procedure di cessione di Alitalia, non significa spingere per una cessione della compagnia di bandiera; si tratta, bensì, di un atto di responsabilità nei confronti dell'azienda e di chi ci lavora, soprattutto alla luce dello stallo politico attuale. Ad Alitalia serve un rilancio da attuare, consentendo allo Stato di fare tutto il possibile e, in prospettiva, di realizzare una vera e grande compagnia di bandiera, che sia espressione del made in Italy , dell'italianità e del genio italico nel mondo, quale volano di promozione turistica e di pubblicità dell'imprenditoria italiana. Il nostro Paese, infatti, rappresenta una delle più importanti e preziose vetrine internazionali, ricca di storia, di tradizioni, di beni architettonici e culturali che conosciamo tutti, di paesaggi incantevoli, di clima e luoghi invidiabili, che permettono di sfruttare le quattro stagioni favorendo il turismo, che oggi in Italia rappresenta la prima e la più importante industria. Alitalia deve investire in rotte a lungo raggio, portando a un aumento delle presenze di turisti che, decidendo di visitare l'Europa, trovano comodo raggiungere il nostro amato Paese, anche per l'offerta che deriva dalla compagnia stessa. Investire sulle tratte a lungo raggio, che sono quelle più remunerative, non solo permette di rilanciare l'azienda con l'aumento del numero dei passeggeri, ma permette anche di aumentare il PIL del nostro Paese con un maggior numero di visitatori che portano ossigeno alle nostre piccole e medie imprese. Per tale ragione, serve il tempo necessario per la scelta di un partner industriale che tuteli gli interessi italiani evitando che l'Alitalia diventi una compagnia regionale di un altro vettore europeo. La flotta dell'Alitalia è troppo incentrata verso il corto-medio raggio, il segmento con più concorrenza, mentre è estremamente debole rispetto ai competitors per le rotte intercontinentali, che consentono i margini di maggiore ricavo. Il management , prima, ed i commissari, poi, hanno ridotto i costi operativi, ma hanno potuto fare ben poco senza investimenti nella flotta a lungo raggio. Occorre avere più tempo per ripensare la politica industriale, unitamente al partner commerciale che verrà individuato dal prossimo Governo, avendo di mira il complessivo sistema dei trasporti, senza politiche a compartimenti stagni ovvero misure tampone che si limitino a differire le decisioni. Occorre una visione unitaria e sistematica che consenta di garantire il trasporto come servizio pubblico essenziale, diversificando l'offerta senza mettere in concorrenza inutilmente comparti differenti: penso all'Alta velocità ed al trasporto aereo, che devono garantire con il loro servizio opportunità di collegamento veloce e quindi di sviluppo di tutti i territori del nostro amato Paese. In questo momento - consentitemi - il mio pensiero va al Sud, che deve essere al centro del progetto industriale della compagnia aerea, perché esso rappresenta un potenziale turistico fondamentale per il rilancio, non solo del territorio, ma anche e soprattutto dell'intero Paese. La conversione in legge del decreto-legge che oggi ci accingiamo a varare deve essere un punto di partenza per ridare dignità ed efficienza ad un settore strategico e fondamentale per lo sviluppo futuro del nostro amato Paese e, naturalmente, a tutela della nostra Alitalia. (Applausi dal Gruppo FI-BP. Congratulazioni) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pittella. Ne ha facoltà. PITTELLA (PD) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, questo dibattito conferma come il tema della salvezza della nostra compagnia di bandiera e il suo rilancio siano un nostro dovere primario per difendere migliaia di posti di lavoro, anche nelle aziende dell'indotto che offrono servizi in tutti gli scali italiani, da Napoli a Fiumicino, da Milano a Palermo, e il ruolo strategico che il nostro vettore sta svolgendo a casa nostra e nel mondo per chiudere una lunga fase, come hanno iniziato a fare i commissari incaricati, di errori e sprechi. La gestione commissariale ha conseguito risultati apprezzabili sul piano della riduzione dei costi e dell'aumento dei ricavi. Le perdite sono state ridotte rispetto alle gestioni precedenti e si prevede un ulteriore miglioramento durante la stagione estiva senza considerare i risultati operativi raggiunti, che vedono Alitalia da mesi stabilmente tra le prime compagnie del mondo per puntualità. Questi risultati - occorre sottolinearlo - sono stati raggiunti senza intaccare il prestito concesso dal Governo. Ciò dimostra che la nostra compagnia può ancora recitare un ruolo fondamentale nel mercato del trasporto aereo, soprattutto per la connettività del nostro Paese. L'Italia è infatti un Paese sottoservito per quanto riguarda i voli diretti a lungo raggio, se consideriamo che su ogni cento passeggeri che arrivano o partono direttamente per una destinazione internazionale e intercontinentale ce ne sono sessantadue che devono fare almeno uno scalo negli hub dei maggiori vettori europei per raggiungere la destinazione finale. Questo dato è fondamentale per capire che il Paese ha bisogno di un vettore nazionale che non sia al servizio di altre compagnie alimentando i loro hub , ma colleghi l'Italia con il resto del mondo per favorire il turismo e l'imprenditorialità. La compagnia, anche come motore di sviluppo nazionale, può essere rilanciata mediante il coinvolgimento di nuovi soggetti pubblici e privati, disponibili a investire capitali adeguati nell'attuazione delle linee strategiche individuate durante la gestione commissariale, soprattutto per il rinnovamento della flotta e lo sviluppo delle rotte intercontinentali. Il rilancio può passare anche per un riequilibrio del mercato del trasporto aereo nazionale mediante regole trasparenti, soprattutto in materia di incentivi da parte degli aeroporti ai vettori low cost nell'ambito di un più ampio sistema nazionale di trasporti integrato. Vorrei cogliere, per gli ultimi secondi che restano del mio intervento, quest'opportunità per dire che il tema Alitalia si collega al più generale tema della logistica nel nostro Paese. Ci sono grandi novità nella geografia della logistica, che riguardano il Mediterraneo e che interessano direttamente il Mezzogiorno d'Italia e l'Italia. C'è un grande interesse di grandi player internazionali; c'è la Cina che sta attuando moltissime attività geostrategiche sul piano della logistica, con attenzione rivolta al Mediterraneo. Noi abbiamo fatto delle cose importanti con i Governi che ci hanno preceduto, ma dobbiamo insistere nel rafforzare l'intelaiatura logistica del nostro Paese, quindi ovviamente gli aeroporti, ma anche i porti, gli interporti, l'infrastrutturazione sulla ferrovia dell'alta velocità; tutto ciò che può consentire al Mezzogiorno d'Italia e all'Italia di svolgere un ruolo di hub nel Mediterraneo. Questa opportunità, signor Presidente, non la dobbiamo perdere. Se questo significa fare alleanze in Europa, che non vuol dire andare con il cappello in mano verso qualcuno, lo dobbiamo fare, perché se non saremo presenti nelle grandi sfide europee e internazionali abdicheremo al nostro ruolo importante e alla grande funzione che può avere l'Italia nei nuovi assetti geoeconomici strategici. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore De Bertoldi. Ne ha facoltà. DE BERTOLDI (FdI) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, da professionista, da uomo d'impresa, sono felice di parlare in questa sede di argomenti concreti qual è l'argomento di Alitalia, un argomento sicuramente drammatico e che da anni attanaglia il nostro Paese e la nostra economia. Dispiace, però, constatare che di questi argomenti e di questa concretezza avremmo avuto tanto bisogno di parlare anticipatamente. Sono ormai tre mesi, signor Presidente, che siamo senza un Governo; sono tre mesi che il nostro Paese aspetta di vedere l'amministrazione agire su problemi veri e concreti - quali, appunto, quello dell'Alitalia - e credo che sia un record nella storia repubblicana: nessun politico, nessun amministratore si è presentato come candidato Presidente a chiedere la fiducia in una Camera e precisamente al Senato della Repubblica. Questa è una vera criticità, una drammaticità che stiamo vivendo e alla quale noi tutti dobbiamo saper rispondere con senso di responsabilità. Quindi, eccomi sull'Alitalia: «misure urgenti su Alitalia», come recita il titolo delle note senatoriali su questo decreto-legge. Già qui mi sento di apostrofare il Governo con una critica, perché quando noi professionisti, noi uomini d'impresa, dobbiamo chiedere una proroga per i nostri lavori, già siamo in difetto e quando poi la proroga magari è la seconda, molti di noi verrebbero mandati a casa. Ebbene, qui siamo a chiedere una seconda proroga su un decreto per Alitalia che - ricordo a noi tutti - vuole ora spostare al 15 ottobre i termini per l'espletamento della procedura di gara. Ebbene, siccome nessuno di noi è ingenuo, oggi o nelle prossime ore saremo qui chiamati a votare su un decreto di proroga al 15 ottobre, quando sappiamo benissimo, anche sulla base delle audizioni che ci sono state, che non c'è nulla di concreto in termini di acquisizioni di Alitalia. Quindi, è oltre un anno che - di fatto - non si è fatto nulla e nei prossimi mesi non si farà ancora nulla, perché in un contesto di crisi economica, come quello attualmente esistente a livello europeo, per non dire internazionale, una compagnia come Alitalia non si vende in pochi mesi (luglio, agosto e settembre). Questa è la drammaticità politica che ognuno di noi deve portare con sé e nei propri partiti. Abbiamo quindi un altro termine - fissato al prossimo 15 dicembre - per il rimborso del finanziamento. Qui la questione è per certi versi ancora più grave, perché, onorevoli colleghi, stiamo entrando in una procedura di infrazione. Sappiamo benissimo che la normativa comunitaria concede dei prestiti per il finanziamento delle situazioni di emergenza, ben condizionati: in prima istanza, al rimborso entro sei mesi ovvero come alternativa, a un piano di ristrutturazione. Oggi non è prevedibile un rimborso, appunto perché si chiede un rinvio, ma non abbiamo nemmeno la benché minima idea di un piano di ristrutturazione della compagnia. Questi sono i problemi che ci stanno attanagliando. I signori del Governo presenti oggi in Aula dovrebbero rispondere del perché siamo arrivati a questo punto. Il Governo Gentiloni Silveri dovrebbe rispondere al popolo italiano del perché questa compagnia aerea versa da oltre un anno in questa situazione. Addirittura, per chi non lo sapesse, la precedente amministrazione è sotto inchiesta presso la procura di Civitavecchia per bancarotta fraudolenta. La scorsa settimana gli uffici dell'Alitalia sono stati visitati dai militi della Guardia di finanza per i gravi dubbi che stanno attanagliando la procura. Questa, purtroppo, è l'Alitalia di oggi. Su questi aspetti dovremmo chiedere scusa al nostro popolo e naturalmente, in primis , al Governo che ci ha portato a questa situazione. Signor Presidente, se questo è lo status e se non ci sono un piano di rilancio, né prospettive, io chiedo a noi tutti come possiamo interrogarci su questo tema, al di là del voto che esprimeremo. Di certo non abbiamo ancora visto nemmeno un piano industriale. Nel corso delle audizioni svolte presso la Commissione speciale su atti urgenti del Governo, cui ho avuto il piacere e l'onore di partecipare, non abbiamo avuto riscontri su un piano di ristrutturazione e su progetti reali e concreti. Questo è lo status attuale: non ci sono una trattativa in essere, né un piano di ristrutturazione in fieri . Ci viene solamente chiesto - questo dobbiamo saperlo - di prorogare per altri sei mesi, andando incontro, lo ribadisco, a una pressoché certa procedura di infrazione. Avviandomi alla conclusione, quali sono le domande tecniche che potremmo porci in questo contesto? Vorremmo sapere meglio dove vuole andare Alitalia. Vorremmo capire meglio cosa è successo quando sono stati ceduti in modo piuttosto controverso - per non dire preoccupante, secondo la procura della Repubblica - gli slot a quell'Etihad che era parte della nostra compagnia. Tali slot sono stati ceduti a un valore che sembra essere nettamente inferiore a quello reale. Quindi, si è svenduto un patrimonio di Alitalia e, peraltro, non si è neppure attivata la clausola che avrebbe permesso e permetterebbe di rientrare in possesso di questi beni. Quindi, si tratta di criticità importanti e responsabilità ancora più gravi del Governo su questo tema. Pertanto, ora non sappiamo dove dovremo andare. Nel corso delle audizioni svolte in Commissione abbiamo sentito che le prospettive che potrebbero delinearsi sono quelle delle rotte internazionali, per le quali però servirebbero degli ingenti investimenti. Si parla di oltre un miliardo di euro già dal primo anno; però sono tutte parole, tutte chiacchiere e nessuna concretezza. Concludo davvero per non rubare altro tempo, signor Presidente, esprimendo una seria preoccupazione al riguardo. Sarà poi il nostro Capogruppo a esprimere la dichiarazione di voto di Fratelli d'Italia su questa proroga e sul decreto-legge Alitalia al nostro esame; ho voluto però contestualizzare la gravità del problema, che coinvolge tutti noi e ho voluto chiarire le responsabilità di un Governo che, in oltre un anno, non ha saputo dare risposte al popolo italiano su un tema così importante. (Applausi dal Gruppo FdI e del senatore Bergesio) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Gallone. Ne ha facoltà. GALLONE (FI-BP) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, l'Alitalia è la società aerea che porta le insegne del tricolore e che, grazie all'attuale nazionalizzazione, resta pur sempre la nostra compagnia di bandiera e continua quindi a interessare la politica italiana, nonostante le attuali vicende. Dopo la cessione in larga parte delle azioni ad Etihad, che ne aveva assunto la gestione nel 2014, è stato registrato il mancato ripristino di criteri di redditività, si è visto azzerare il patrimonio netto della compagnia tra il 2015 e il 2016 e si è adottato un ennesimo piano di ristrutturazione nel 2016. L'amministrazione straordinaria, come è stato più volte ricordato, si sta ora facendo carico di trovare delle offerte vincolanti per l'ottimizzazione degli asset del vettore aereo e, in questo senso, bisognerà capire come si articoleranno le nuove offerte e quale sia la più opportuna valorizzazione della compagnia: quindi il decreto-legge in esame è certamente funzionale allo scopo. La gestione commissariale, portata avanti da tre manager di assoluto valore, in questi ultimi anni ha operato per contenere i costi, incrementare l'efficienza, gestire meglio la liquidità e, soprattutto, mantenere i ricavi a livelli adeguati ad una così grande compagnia aerea. In tal senso va rammentato che, nell'epoca delle compagnie low cost , l'obiettivo di presidiare il mercato domestico con un prodotto che sia differenziato da quello dei voli a basso costo non è sicuramente un compito facile, ma non lo è nemmeno mantenere i collegamenti su rotte come quelle per il Medio Oriente o il Nord Africa, presidiate dalle grandi compagnie arabe, oppure sulle rotte europee, contro dei colossi come Lufthansa e Air France-KLM, ovvero sulla rotta verso la Russia, presidiata dalla compagnia di bandiera russa Aeroflot. Quello che va apprezzato è quindi ora lo sforzo per razionalizzare le rotte esistenti e per incrementare l'efficienza nell'utilizzo della flotta. Sono tutte azioni che hanno consentito anche una piccola crescita dei ricavi, che però rappresenta a mio avviso un'importante inversione di tendenza. Al contempo registriamo un'azione positiva dei commissari straordinari per contenere i costi attraverso una revisione e un'ottimizzazione della struttura organizzativa, l'internazionalizzazione di diversi servizi di bordo, la rinegoziazione dei contratti esistenti con i fornitori, il ritorno alla gestione diretta delle attività di cargo. Diversi passi avanti sono stati fatti anche sul piano delle relazioni industriali, anche se va ricordato che permane un ricorso importante gli ammortizzatori sociali, quali la cassa integrazione guadagni straordinaria (CIGS) full time equivalent , che pur sgravando la compagnia, sono a carico della fiscalità generale. Grazie a questi strumenti è possibile gestire quasi 1.500 figure professionali, di volo e di terra, che altrimenti graverebbero interamente sull'azienda. Evidenziati gli aspetti comunque positivi di una gestione commissariale certamente non facile, va detto che uno dei principali indicatori di performance non è positivo: Alitalia perde mediamente passeggeri (anche se ne guadagna sul lungo raggio, cioè sulle rotte più redditizie), tiene su ricavi (come detto addirittura aumentandoli nel primo trimestre di quest'anno, rispetto al primo trimestre dello scorso anno) ma soprattutto riesce a ridurre le perdite operative nell'ultimo anno rispetto al precedente. Quindi, nella scelta da adottare per quanto riguarda l'Alitalia (se vendere, a chi vendere, come vendere), va fatta una serie di valutazioni, che non solo valutano la convenienza delle varie opzioni, ma che estendano il giudizio su altri elementi. Al contempo, bisogna tenere conto dei limiti posti alla conferma del prestito all'Alitalia, che potrebbe costituire aiuto di Stato, ove rinnovato e non restituito. C'è poi la solita domanda, che insegue l'Alitalia e la storia della sua cessione: può un Paese a larga vocazione turistica come l'Italia non possedere un vettore aereo di bandiera? Anzi: può un Paese come l'Italia rinunciare alla propria compagnia aerea? Bisogna cioè chiedersi se vale la pena cedere un asset strategico per il nostro Paese, come quello del trasporto aereo, in un momento in cui l'apporto al PIL dato dal turismo fiorisce e l'economia del trasporto aereo ha potenzialità e numeri di crescita molto importanti. Tutto sommato, ritengo che la storia dell'Alitalia non sia poi così diversa dalla storia del Paese Italia, per le tribolazioni e per il rapporto con gli altri Paesi. E, come per il Paese Italia cerchiamo una via per farci rispettare, così anche per l'azienda Alitalia - che a me piace sempre e comunque definire compagnia di bandiera - dobbiamo trovare il sistema ideale per andare avanti nella maniera migliore per non disperdere un patrimonio così importante. La soluzione? Secondo me ha un nome: confidence ; anzi, lo traduco in italiano: la fiducia. Grazie alla fiducia che in quest'ultimo periodo gli utenti stanno ritrovando, i ricavi nel primo trimestre del 2018 sono aumentati del 6 per cento (lo ricordo anch'io) e le perdite operative si sono dimezzate. Stefano Paleari, uno dei commissari straordinari - peraltro mio concittadino - lo ha indicato nel corso dell'audizione alla Commissione speciale del Senato. Parlando dei ricavi in termini concreti, questi si attestano a 597 milioni di euro, con una crescita del 4 per cento, in cui i ricavi da passeggeri crescono del 6 per cento rispetto allo stesso periodo del 2017. E l'EBITDA, esclusi i ricavi e i costi non ricorrenti, riduce il rosso di 111 milioni di euro (nel periodo peggiore dell'anno per le compagnie). Lo stesso più o meno dicasi per il risultato operativo. Non dobbiamo dimenticare anche, come ha sottolineato il presidente dell'ENAC Riggio, che il perdurare della crisi dell'Alitalia potrebbe comportare grandi difficoltà anche sull'aeroporto di Fiumicino, principale scalo italiano della compagnia. Per concludere, oggi siamo chiamati a una scelta politica necessaria e urgente, per consentire alla nostra compagnia e a chi l'amministra di non dover volare a vista, ma di poter progettare e operare rispetto a un orizzonte temporale almeno di medio periodo. (Applausi dal Gruppo FI-BP. Congratulazioni) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Santillo. Ne ha facoltà. SANTILLO (M5S) . Signor Presidente, onorevoli senatrici, onorevoli senatori, la scelta dei commissari da parte del Ministero dello sviluppo economico poco più di un anno fa per la gestione dell'amministrazione straordinaria dell'Alitalia che, come sappiamo, prevedeva centottanta giorni di tempo per presentare un piano di risanamento della compagnia, alla luce dei fatti, non si è rivelata propriamente consona alla problematica della compagnia aerea stessa. Il settore delle compagnie aeree è un business complesso e dalle mille variabili, che richiede competenze specifiche, come ha evidenziato il professor Intrieri, stimato esperto del settore aeronautico, nel suo intervento in Commissione speciale le scorse settimane. Intrieri, inoltre, ha evidenziato che nessuno degli amministratori delegati dell'Alitalia degli ultimi vent'anni proveniva dal settore aereo, il che è un caso unico al mondo. Nel caso in specie, per la gestione commissariale si è pensato ad ingaggiare sì un esperto, il professor Paleari, con ampissima esperienza in campo accademico, ma che forse non ha trovato il giusto coordinamento con la triade commissariale per disegnare una strategia avvincente. Il commissario Gubitosi, per sua stessa ammissione in recente audizione, è alla sua prima esperienza. Per quanto riguarda il commissario Laghi, non può passare inosservato il fatto che il conferimento dell'incarico commissariale era il suo ventiquattresimo incarico contemporaneo: quindi una situazione così grave e complessa, come quella del nostro vettore nazionale, che richiedeva tutta l'attenzione, si è vista probabilmente penalizzata dai numerosi impegni del commissario. La nomina dello stesso Laghi, altresì, è stata oggetto di un esposto all'Anac da parte del nostro Gruppo parlamentare, in quanto presentava profili di illegittimità, non rispettando praticamente nessuno dei requisiti relativi alle nomine dei commissari impartite dal decreto ministeriale n. 60 del 10 aprile 2013. L'Anac, con delibera n. 699 del 28 giugno 2017, ci ha dato ragione, dichiarando legittime le perplessità di chi sosteneva la possibile esistenza di un conflitto di interessi da parte di Laghi, in quanto pareva difficile che, avendo ricoperto il ruolo di presidente del consiglio di amministrazione di Midco SpA (la nuova società creata da CAI nel momento dell'ingresso di Etihad nell'azionariato Alitalia), non avesse mai partecipato all'amministrazione che ha portato Alitalia nelle condizioni attuali, cioè pessime. Solo per fare un esempio, si può ricordare la vendita - o meglio dire svendita - di ben sei slot pregiati dell'aeroporto di Heathrow nel 2014, con bande orarie ricercatissime, venduti a soli 60 milioni di euro complessivamente, mentre Air France vendeva un solo slot delle stesse caratteristiche e nello stesso periodo a ben 74 milioni di dollari; i commissari, che in quel momento avrebbero potuto esercitare il diritto di recesso della vendita, si sono invece limitati a effettuare una perizia interna che ha trovato congruo il prezzo. I dati oggettivi, però, erano altri e andavano approfonditi, tenuto conto della situazione contabile della compagnia. Quello di Heathrow è uno degli aeroporti europei in cui la fascia aerea si paga a caro prezzo ed è forse l'unico aeroporto al mondo dove si possono comprare e vendere diritti di atterraggio e decollo come se fossero titoli di borsa. Difficile quindi effettuare una perizia attendibile. Ma considerato che solo due anni prima la stessa Alitalia aveva venduto uno slot alla Continental per 30 milioni di euro, bastava farsi due conti e a quel punto sì che si potevano incassare dalla vendita a Etihad oltre i 60 milioni di euro ricevuti. Contestualmente alla vendita, Alitalia concordava il pagamento di un affitto piuttosto alto all'acquirente per il diritto di decollo e atterraggio dai medesimi slot di 3,5 milioni l'anno con un vincolo quinquennale. È evidente che i commissari avrebbero dovuto fare altri approfondimenti, visto che tutta questa trattativa ha penalizzato pesantemente Alitalia e ha presumibilmente contribuito al suo fallimento. In conclusione, proprio prendendo spunto dalle difficoltà di gestione e amministrazione della compagnia aerea non colte sin da subito dai commissari, si rileva la necessità che il Parlamento possa intervenire con maggiore incisività nelle vicende dell'Alitalia e di ogni altro asset strategico per il nostro Paese, e pertanto si concorda con una proroga nel corso della quale chiedere maggiore trasparenza, con la pubblicazione dei dati economici e tecnico-amministrativi con cadenza prefissata, affinché chiunque possa anche esercitare in ogni momento il monitoraggio della situazione. (Applausi dal Gruppo M5S). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Mallegni. Ne ha facoltà. MALLEGNI (FI-BP) . Signor Presidente, voglio ringraziare anche io il collega relatore perché ritengo che in Commissione sia stato fatto un lavoro importante: quella che era una semplice proroga del finanziamento ponte è diventata un'analisi approfondita da parte di questo nuovo Parlamento, che non so quanto durerà, ma che almeno ha avuto modo di discutere e approfondire la questione Alitalia. Ebbene, al di là dell'esame del decreto-legge, la Commissione speciale della quale mi onoro di far parte - che è stata, almeno in questo caso, un'esperienza importante per quanto mi riguarda, essendo io alla prima legislatura - ha voluto esaminare - e debbo dire che lo ha fatto bene - tutte le questioni attraverso audizioni, non soltanto dei commissari nominati dal Governo, ma di tutti i soggetti coinvolti, dalle parti sociali agli esperti del sistema aeroportuale e degli aerotrasporti. Insomma, si è cercato non solo di dare un senso a una proroga, ma di capire quello che si voleva fare di questa compagnia, quello che era questa compagnia e come se si fosse arrivati all'epilogo di un prestito ponte, quindi al commissariamento dell'azienda e, di conseguenza, alle scelte che si sono fatte nel tempo. Ebbene, lo spaccato che è emerso non è fantastico, perché da parte dei commissari ma anche degli esperti e dei rappresentanti dei lavoratori è saltato immediatamente all'occhio che negli ultimi anni, in particolare negli ultimi sette-otto anni, si sono cambiati dai sette ai nove amministratori delegati, nessuno dei quali si è mai occupato di aviolinee e compagnie aeree. Se raccontassimo questo particolare all'esterno (che purtroppo, visto che se ne parla in quest'Aula, probabilmente all'esterno si sa già) ci verrebbe chiesto: come mai, dopo l'esperienza di un salvataggio (i cosiddetti capitani coraggiosi), siete andati in quella direzione? Ebbene, qualcuno molto più autorevole diceva in quest'Aula: che a pensar male si fa peccato ma di solito si indovina. Da quando è entrato il socio (senza far nomi: Etihad) abbiamo assistito a un depauperamento della compagnia, quasi con l'obiettivo preciso e specifico di mangiarsi la compagnia, puntando, in un momento storico in cui si stava lanciando l'alta velocità (quindi, la ferrovia), sul domestico e annientando quasi il lungo raggio, andando a fare quelle operazioni, come qualcuno prima ha ricordato, della vendita degli slot in un aeroporto fondamentale come, per esempio, quello di Heathrow, vendendo - così ci hanno riferito in Commissione - slot che avevano un valore dai 70 agli 80 milioni di euro a poco più di dieci milioni di euro, con un danno enorme per la compagnia. Ma non basta questo: non basta. Il conto economico, l'ultimo sul quale abbiamo potuto discutere, evidenzia che, in particolare per quanto riguarda i leasing degli aeromobili a lungo raggio, la compagnia pagava dal 60 al 65 per cento in più dei costi di mercato e, per le manutenzioni, più del 30 per cento, mentre stava chiudendo un punto di eccellenza per la manutenzione e la sistemazione di motori, dove tutto il mondo veniva ad imparare. Oggi, quegli stessi ingegneri sono fuori a lavorare per le altre compagnie. Questo giochetto è costato alla compagnia, in termini di extra costi, oltre 450 milioni di euro solo nel 2016: 450 milioni di euro! Non vogliamo parlare poi dei derivati e di tutto il resto, ma voglio che i colleghi riflettano su un argomento. Possiamo noi affidare a un nostro concorrente i nostri interessi? Ma voi, singolarmente o strutturati in azienda, affidereste mai ai vostri concorrenti i vostri interessi? È una follia. Una follia! Un'altra cosa. Parlare con il Governo è difficile perché uno esce e un altro non entra; quindi, è complicato; io però chiederei volentieri al Governo uscente come mai tutti questi applausi e sostegno per Air Italy, quando la nostra compagnia di bandiera, come ricordava prima il senatore Caliendo, ha un marchio riconosciuto nel mondo (come la Ferrari del resto), con un grande valore per la qualità (in ogni caso siamo valutati ancora come una compagnia di bandiera di grandissimo livello). Come mai, con un marchio di questo tipo, con i capitani coraggiosi che l'avevano costituita, con la voglia di andare avanti, con la necessità di mantenere aperta un'azienda di questo genere, facciamo l'applauso e sosteniamo Air Italy? Io qui non so chi mi potrà rispondere: credo nessuno. In ogni caso, è la questione che ci siamo trovati di fronte. Pensate: ci hanno chiesto di parlare del prolungamento del prestito ponte e ci siamo trovati di fronte a questo disastro. Da questo punto di vista, però, c'è da dire che l'attività commissariale ha svolto un lavoro importante e che, se oggi siamo qui a discutere di questo con una prospettiva, dobbiamo ringraziare la gestione commissariale. Chiudo su una questione. Trovo fuori luogo e anacronistico che l'unico mandato dato ai commissari sia quello per la vendita dell'azienda. (Applausi del senatore Dal Mas). L'azienda non deve essere svenduta. L'azienda deve rimanere e mantenere alto il marchio italiano, la bandiera italiana; l'unica cosa che, almeno in questo momento, resta a questa Nazione. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Laniece. Ne ha facoltà. LANIECE (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente, credo che in questa difficile crisi e stallo politico per cercare di contribuire, da parte del Senato, alla risoluzione di una questione complessa come quella di Alitalia costituisca un modo per interessarsi dei problemi concreti che interessano il nostro Paese. Devo ringraziare il Presidente della Commissione speciale, relatore di questo provvedimento, per aver già ben spiegato nel dettaglio i contorni di una questione difficile, che già da anni sta interessando una compagnia di bandiera importantissima come l'Alitalia. Purtroppo, attraverso la conversione in legge di questo decreto-legge, ci troviamo, ancora una volta, ad aiutare un'importante azienda pubblica del nostro Paese per non farla cadere nel baratro. Prima di me sono stati fatti degli interventi molto approfonditi che sono scesi nello specifico delle criticità di questi anni, con riferimento ai bilanci, al personale e della strategia delle aziende. Si diceva come questo decreto-legge detti le misure per cercare di assicurare il completamento delle procedure di cessione dei complessi aziendali che fanno capo all'Italia. Ricordo anche io come differisca al 31 ottobre 2018 il termine per l'espletamento di tali procedure e prevede, inoltre, la proroga al 15 dicembre 2018 del finanziamento a titolo oneroso di 600 milioni di euro, come originariamente previsto dal precedente decreto-legge del 2017, successivamente incrementato di altri 300 milioni di euro. Sono in totale impiegati 900 milioni di euro per tentare di salvare un'azienda importante; credo quindi sia giusto porre un'attenzione particolare. Ricordo come il termine originario del 15 ottobre 2017 servisse per concludere l'espletamento di una fase negoziale volta a migliorare le offerte nell'ambito di una cessione. Ricordo però - è già stato rammentato in Aula - come già dal 2008 il Parlamento e la politica italiana si siano impegnati per cercare di salvare questa importante azienda. Credo che in dieci anni il centro‑destra e il centro-sinistra possano in qualche modo spartirsi passaggi positivi e passaggi negativi su questo dossier . È quindi un po' difficile dare colpe a una parte o all'altra, anche perché si tratta di una situazione molto complessa. Per quanto riguarda il lavoro della Commissione, abbiamo avuto la possibilità di partecipare a importanti audizioni di rappresentanti sindacali di tutte le sigle, che non sto qui a citare. Tutti gli attori si sono presentati, incluso il collegio commissariale della procedura. Abbiamo audito anche l'ENAC, e il comitato di sorveglianza nella procedura di amministrazione straordinaria, che hanno permesso di aggiornare un quadro importante e preoccupante. Le preoccupazioni erano soprattutto riguardanti il personale. Sono stati fatti dei tagli importanti, ma soprattutto i sindacati hanno espresso preoccupazione per il fatto che oltre questo non si potesse andare per garantire un'adeguata qualità di servizio in tutta l'attività aeroportuale. Ricordo che all'inizio del 2017 fu indetto un referendum tra il personale su una pre-intesa che intendeva anticipare il piano industriale e in occasione di quella consultazione il personale bocciò quell'accordo con il 70 per cento, proprio in ragione delle preoccupazioni emerse circa eventuali riduzioni di personale e quindi si arrivò al commissariamento. Per quanto riguarda la politica industriale abbiamo potuto rilevare delle criticità, legate ad esempio alla riduzione dei voli a lungo raggio e ci è stato spiegato come effettivamente questo rappresenti un aspetto negativo. Infatti, se una compagnia vuol rimanere leader a livello internazionale deve promuovere i voli intercontinentali a lungo raggio per poter mantenere una qualità adeguata. Non mi dilungo oltre, perché rischierei di ripetere concetti già ben espressi. Vorrei fare un'unica osservazione. È stato presentato un emendamento della Commissione che obbliga i commissari straordinari di Alitalia a relazionare ogni sessanta giorni su tutta una serie di aspetti riguardanti la loro attività. Siamo d'accordo anche noi; io ho solo espresso, come altri commissari, alcune perplessità riguardanti l'iperburocratizzazione della procedura per il fatto di dover presentare ogni sessanta giorni una relazione contenente una serie di punti dettagliati; tuttavia, se questo può servire a mantenere un contatto ancora più stretto con la parte politica, ben venga. In conclusione rilevo che il nostro Gruppo ha seguito con attenzione questo dossier in Commissione e posso già anticipare come da parte nostra ci sarà un atteggiamento favorevole verso il decreto-legge in esame, che tende a facilitare un passaggio verso una soluzione migliore per un'azienda importante come Alitalia. (Applausi dal Gruppo Aut (SVP-PATT, UV)) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Malpezzi. Ne ha facoltà. MALPEZZI (PD) . Signor Presidente, signori rappresentanti del Governo, mi piacerebbe poter ragionare insieme rispetto all'argomento di cui stiamo trattando oggi partendo da tre parole: fiducia, opportunità e tempo. Durante l'indagine conoscitiva svolta in sede di Commissione speciale abbiamo audito diversi soggetti ed è emerso come negli ultimi mesi si sia creato un clima di fiducia, che forse è anche l'elemento che ha consentito, durante questa fase di commissariamento, di ridare slancio ad Alitalia. Finalmente sembra ci sia l'opportunità di provare a guardare il futuro, forse anche con qualche possibilità in più di ampliare l'orizzonte delle prospettive. La ripresa della compagnia aerea a partire dal maggio 2017 (ricordiamo che questa è la data di avvio dell'amministrazione straordinaria) risulta essere abbastanza sostenuta; abbiamo visto i dati, che sono pubblici, e sappiamo anche da dove stavamo partendo. I buoni risultati raggiunti sembrano dovuti in particolare proprio a una ritrovata fiducia della clientela rispetto alle sorti della compagnia e ciò ha reso possibile un aumento dei ricavi, connesso essenzialmente all'incremento del numero dei passeggeri. Questo è un punto da tenere sicuramente in considerazione, perché poi si registra una crescita stimata per il primo semestre del 2018, con un aumento dei ricavi del 4-5 per cento e un incremento in particolare proprio dei passeggeri sui voli intercontinentali. Le azioni della gestione commissariale, come veniva ricordato prima, hanno consentito quasi una sorta di programmazione per i prossimi mesi. È evidente a tutti il fatto che c'è stato un aumento delle prenotazioni, che prefigura un ulteriore miglioramento delle performance di Alitalia a medio termine. Ciò non significa che vada tutto bene, ma che strategicamente le mosse del Governo Gentiloni hanno consentito di seguire una direzione giusta, soprattutto perché sono state messe a disposizione di Alitalia risorse in misura sufficiente a garantire la compagnia in un'azione di medio termine, primo elemento necessario - e lo ribadisco ancora una volta - per recuperare fiducia e garantire agli utenti e a chi si serve di Alitalia di poter avere uno sguardo anche positivo. Quindi fiducia. Fiducia, però, che non deve soffermarsi solo sul presente. Abbiamo bisogno di guardare al futuro, abbiamo bisogno di avere uno slancio ulteriore per provare a rafforzare ulteriormente il posizionamento strategico della compagnia aerea. Quali interventi sono necessari? Anche in questo caso li abbiamo ascoltati e noi, come Partito Democratico, abbiamo provato anche a ribadirli: il potenziamento delle tratte a lungo raggio, tenendo conto, però, dell'importanza che rivestono anche le tratte a medio raggio, perché sappiamo benissimo che il ruolo di Alitalia è anche quello di unire il Paese attraverso le diverse rotte; un migliore sfruttamento dello scalo di Linate con lo sviluppo di ulteriori collegamenti internazionali e ulteriori miglioramenti del processo operazionale (la digitalizzazione e la fatturazione elettronica). Tutto questo si avvicina al secondo tema che volevo sottolineare in quanto importante ai fini della discussione: l'opportunità. A questo punto consentitemi una parentesi proprio sull'opportunità di un aeroporto che ha ritrovato la propria natura, quello di Linate, che finalmente non è più in competizione con l'aeroporto di Malpensa. Ha una nuova natura e ciascun aeroporto ha potuto trovare una nuova carta d'identità. C'è stata l'espansione completa di Malpensa, e Linate sicuramente sta trovando uno spazio non indifferente. Nell'aeroporto di Linate, Alitalia ha una posizione dominante: circa 200 movimenti al giorno, una quota di mercato del 65 per cento, una grande quantità di slot . Dobbiamo guardare con molta attenzione a questo asset perché da esso possono partire opportunità anche per il Paese e lo dico anche da milanese, non solo da lombarda. Linate è un aeroporto molto amato dai milanesi che lo vedono come collegamento diretto alla città. Sappiamo anche che esiste un progetto che riguarda una fermata della metropolitana proprio a Linate, che garantirà un ulteriore collegamento e una vicinanza ulteriore alla città, aumentando il ruolo strategico dello stesso aeroporto. Come può Alitalia valorizzare la sua presenza a Linate? Si può riflettere sul fatto che occorrerà una politica commerciale forte per rendersi appetibili sul breve e medio raggio. Sappiamo che nelle vicinanze c'è l'aeroporto di Bergamo, quindi stiamo parlando di sinergie non di riduzioni. Stiamo parlando di sinergie tra forze che stanno svolgendo con professionalità i loro compiti. Linate è anche il City Airport migliore d'Europa. Offre 20 destinazioni. Possono crescere facilmente senza modificare l'attuale numero di passeggeri in transito. Siamo convinti, proprio per questo, che Linate sia un aeroporto strategico per lo sviluppo e il potenziamento di Alitalia in termini di ricavi, fatturato e voli. È necessario, quindi (veniva ricordato anche prima), non svendere quello che è considerato un patrimonio. Si parla di vendere non svendere. A tale proposito il Governo aveva fatto uno scelta intelligente e interessante per provare a trovare il tempo, cioè l'altro termine che vorrei utilizzare nella mia riflessione. Per non svendere c'è bisogno di tempo, ma i tempi devono essere certi e la politica deve assumersi la responsabilità di tempi certi per portare a compimento anche i progetti di accompagnamento già avviati. Sappiamo benissimo quali sono le scadenze. Gli incarichi assegnati ai commissari sono prossimi alla scadenza. Entro il 31 ottobre 2018 devono essere concluse le procedure di gara per la cessione dei complessi aziendali. Entro il 15 dicembre il prestito concesso alla compagnia aerea deve essere restituito. Pertanto, è possibile rinunciare alle opportunità, è possibile rinunciare alla fiducia che sta nascendo all'interno del mondo che ruota intorno ad Alitalia e alla compagni aerea per mancanza di tempo? Anche in questo caso, la scelta fatta è istituzionalmente corretta: il Governo sottolinea la necessità di proseguire, sempre con data certa, in un percorso che ha già dato dei risultati. La mancata decisione sul futuro di Alitalia nei prossimi mesi, oltre a generare vantaggi competitivi in favore di altre compagnie aeree, renderà ulteriormente più complessa la soluzione dei problemi della compagnia. Noi siamo convinti che il prossimo intervento da adottare entro breve termine, comunque prima della fine dell'estate, sia rappresentato da iniziative e soluzioni che possano garantire davvero la continuità operativa di Alitalia nei termini che abbiamo provato prima a descrivere. Forse sarebbe tempo - concedetemelo - che la politica si assumesse, anche in questa circostanza, una responsabilità maggiore; intendo con politica non solo chi aveva i numeri nella scorsa legislatura, ma anche chi questi numeri sembra averli ottenuti ora, affinché si allontani dalle becere urla che troppo spesso accompagnano alcuni provvedimenti, perché il Paese ha bisogno, invece, di provare ad andare avanti. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Vallardi. Ne ha facoltà. VALLARDI (L-SP) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, desidero innanzitutto ringraziare anche io il relatore Turco, con il quale abbiamo avuto un ottimo rapporto in Commissione. Su questo provvedimento, pur essendo complicato, relativo a una questione molto difficile, che prosegue da una decina d'anni, alla fine con senso di responsabilità in Commissione abbiamo trovato la quadra. Passando alla disamina del provvedimento, bisogna ricordare che il decreto‑legge in esame mette in atto una serie di misure urgenti per assicurare il completamento delle procedure di cessione dei complessi aziendali facenti capo ad Alitalia. In particolare, sposta al 31 ottobre 2018 il termine per l'espletamento di tali procedure, previste dal decreto-legge n. 148 del 2017, e proroga fino alla fine di quest'anno la durata del finanziamento a titolo oneroso di 600 milioni di euro, già disposto dal decreto-legge n. 50 del 2017, che è poi stato incrementato di ulteriori 300 milioni di euro, sopprimendo contemporaneamente le disposizioni che ne prevedevano la restituzione entro il termine dell'esercizio finanziario. Tutto questo, evidentemente, per dare un certo respiro e beneficio alla difficile situazione economica della società. Alitalia è stata ed è ancora oggi la nostra compagnia aerea di bandiera; ricordo che ha iniziato le sue operazioni di volo nell'immediato dopoguerra, esattamente nel 1947. Per quanto riguarda la situazione attuale della Società Aerea Italiana (SAI), che è in amministrazione straordinaria, ricordo che essa ha avviato le operazioni il 1° gennaio 2015, dopo aver rilevato le attività operative di Alitalia - Compagnia Aerea Italiana, poi rinominata CAI, che detiene in Alitalia una quota di controllo pari al 51 per cento. Il 49 per cento delle azioni è di proprietà di Etihad Airways, compagnia di bandiera degli Emirati Arabi Uniti. Fallito il piano di rilancio di Etihad, che prevedeva il break even (il punto di pareggio tra le entrate e le uscite) nel 2017, la compagnia, che non ha un bilancio positivo ben dal 2009, ha subìto perdite per 500 milioni di euro nel 2016. Poi, nell'aprile del 2017, ha siglato un preaccordo sui tagli e indetto un referendum tra gli allora 12.500 dipendenti. Il 24 aprile 2017 i lavoratori di Alitalia hanno, però, bocciato il preaccordo, che prevedeva una ricapitalizzazione in cambio di tagli al personale, aprendo così la strada al commissariamento della compagnia e, in mancanza di nuovi finanziatori, alla dichiarazione di insolvenza da parte del tribunale. Il 2 maggio 2017 il Ministero per lo sviluppo economico ha nominato i tre commissari Luigi Gubitosi, Enrico Laghi e Stefano Paleari per occuparsi dell'amministrazione straordinaria della società. Per garantire l'operatività nei mesi immediatamente successivi al commissariamento, il Governo ha concesso un prestito ponte di oltre 600 milioni. L'evoluzione della situazione di Alitalia nel corso di questi ultimi dieci anni ha avuto, come abbiamo visto in Commissione e dagli interventi di chi mi ha preceduto, degli aspetti a dir poco grotteschi ed è giusto sottolinearlo. Risulta difficile, praticamente impossibile, pensare che le gestioni passate siano state del tutto corrette e trasparenti. Gestioni acrobatiche di una società fallita ben due volte (quasi tre, se teniamo conto di quanto sta accadendo ora, se non la rifinanziamo) e per due volte rinata nell'arco di dieci anni. Oggi noi, con questo decreto di finanziamento, dovremmo contribuire a farla rinascere per la terza volta, il tutto, chiaramente, con i soldi dei cittadini italiani. Questo credo che sia un motivo di riflessione, perché per l'araba fenice, come sappiamo tutti, risorgeva dalle proprie ceneri, mentre Alitalia risorge con i soldi dei contribuenti di questo Paese. Negli ultimi anni, imprenditori, banchieri e manager , con il decisivo contributo delle casse pubbliche, si sono esibiti spesso in una sorta di gioco di prestigio finanziario pur di evitare il crack della compagnia aerea, che ha smarrito da tempo immemorabile la rotta dei profitti. Eppure, quanto è successo nelle ultime settimane, e quanto ancora avviene in questi giorni tra polemiche politiche e scaricabarile assortiti, sembra davvero l'ultima possibilità per vincere una partita che a molti sembra dall'esito già irrimediabilmente compromesso per la terza volta. Un po' di storia. La società opera sia nel settore passeggeri che in quello cargo. Dal novembre 2014 al 2 maggio 2017 il presidente della compagnia è stato Luca Cordero di Montezemolo, e devo dire che il presidente Montezemolo, visti i risultati e le perdite di quegli anni, sicuramente non verrà ricordato molto positivamente nei libri di storia delle prossime generazioni. Le prime peripezie industriali e finanziarie prendono le mosse negli anni Novanta, quando, a fronte delle prime, evidenti difficoltà economiche, l'allora premier Romano Prodi lancia la prima privatizzazione. Siamo nel 1996 e la quotazione in borsa del 37 per cento della società non porta i frutti sperati. Un secondo tentativo verrà poi fatto nel 2006, sempre da Prodi, con una modalità questa volta diversa: invece della borsa, si sceglie di mettere sul mercato un altro 39 per cento con una procedura di gara che però fallisce fin da subito, perché chi vi doveva partecipare, non appena va a vedere i conti della società, prende paura talmente erano in rosso. Siamo ancora negli anni Novanta quando si prova a mettere in campo una prima alleanza strategica con il vettore KLM. La partnership però fallisce e la compagnia olandese decide nel 2000 di ritirarsi subito dall'operazione in maniera unilaterale. A seguire, sotto il Governo Berlusconi vi è il tentativo dell'operazione cosiddetta dei capitani coraggiosi. Dopo che infatti Alitalia porta i libri in tribunale e ottiene una sorta di fallimento controllato grazie alla cosiddetta legge Marzano, scende in campo la Compagnia aerea italiana (CAI), una cordata guidata allora da Roberto Colaninno e da altri investitori come Benetton, Riva, Ligresti, Marcegaglia e Caltagirone. Alla cordata partecipa anche una banca di peso come Intesa San Paolo, allora guidata da Corrado Passera. La parte sana della compagnia viene rilevata dalla CAI per 300 milioni mentre tutto il passivo, ovvero circa 2 miliardi di euro, viene messo in una bad bank e diventa debito di Stato, quindi a carico di tutti i cittadini di questo Paese. Nel mese di marzo 2017 Alitalia è di nuovo sull'orlo del fallimento: si prevede che la cassa disponibile, nel giro di un mese, non sia sufficiente né per il rifornimento dei velivoli né per pagare gli stipendi. Da metà marzo, infatti, Governo, Alitalia, sindacati e proprietà degli Emirati cercano una soluzione per risanare la società. A seguito dell'esito del referendum sindacale, tenutosi dal 20 al 24 aprile 2017, vi è un rigetto (con il 67 per cento) da parte dei 13.000 dipendenti Alitalia del preaccordo, del piano di salvataggio, ed è una chiara spinta verso il commissariamento della compagnia. Arriviamo ad oggi: compito dei commissari straordinari è di individuare l'offerta migliore, per poi aprire la fase della negoziazione in esclusiva, per entrare nel dettaglio di alcuni nodi fondamentali, come gli esuberi e i costi per lo Stato. Il 2 maggio, quasi un mese fa, è passato un anno dalla nomina dei tre commissari di Alitalia. Un arco di tempo che non è stato ancora sufficiente alla vendita, che - ricordiamolo - è lo scopo dell'amministrazione straordinaria, e che per questo si presta a varie considerazioni sulla gestione commissariale. La prima considerazione è che la gestione corrente - l'abbiamo visto in Commissione dopo aver audito i tre commissari - è stata comunque positiva, con significativi miglioramenti dei conti. Non si cada però subito nell'illusione, nell'inganno di pensare che Alitalia sia rinata, perché assolutamente non lo è. Nel primo trimestre ha perso due milioni di euro al giorno. È vero che si tratta della stagione meno redditizia dell'anno, tuttavia questa cifra ci fa pensare ai tempi più bui. A favore del lavoro dei commissari va detto e sottolineato che gli stessi numeri del trimestre dicono anche che, rispetto allo stesso periodo degli anni precedenti, sono aumentati i ricavi e sono calate significativamente le spese e questo di fatto promuove la gestione ordinaria. Concludendo, credo sia assolutamente prioritario che quanto prima si ponga termine alla gestione commissariale e si proceda alla nomina di un nuovo consiglio di amministrazione con degli obiettivi e strategie adeguati soprattutto alla nuova richiesta di mobilità globale. Questo chiaramente nell'interesse della società, nell'interesse dei lavoratori di Alitalia, nell'interesse dei lavoratori dell'indotto aeroportuale e nell'interesse dei cittadini Italiani, che fino ad oggi, grazie alle scelte degli ultimi Governi, in Alitalia hanno investito e purtroppo buttato al vento diversi miliardi di euro. (Applausi dal Gruppo M5S). Sui lavori del Senato CRIMI (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CRIMI (M5S) . Signor Presidente, vorrei avanzare una richiesta. Domani mattina, presso la Commissione speciale per l'esame degli atti urgenti del Governo, si terrà un'audizione congiunta con l'omologa Commissione della Camera in merito a un decreto legislativo. Si tratta di un'audizione importante, quindi chiedo se è possibile posticipare l'inizio della seduta dell'Assemblea alle ore 11,30, in modo tale da consentire ai senatori di partecipare all'audizione. PRESIDENTE . Uditi i Gruppi per le vie brevi, vi è unanime favore rispetto a questa proposta. Prevedo però che l'indicativa sospensione dei lavori intorno alle ore 13,30 possa essere rimodulata dalla Presidenza alla luce della conclusione dell'esame del provvedimento. La seduta di domani è pertanto posticipata alle ore 11,30, si riprenderà dalla replica del relatore e del Governo e si procederà quindi alla votazione degli articoli e dei relativi emendamenti. Ripresa della discussione del disegno di legge n. DDL 297 PRESIDENTE . È iscritto a parlare il senatore Gasparri. Ne ha facoltà. GASPARRI (FI-BP) . Signor Presidente, rappresentanti del Governo, il Gruppo di Forza Italia ha già, con diversi interventi - fra gli altri quelli del senatore Caliendo e del senatori Mallegni - illustrato la posizione che abbiamo tenuto nella Commissione speciale, in questa fase un po' particolare dei lavori del Parlamento, in cui però l'eterna questione dell'Alitalia ha trovato modo di spuntare. Parlo di eterna questione perché è molto tempo che il Paese si misura con la vicenda della compagnia che un tempo avremmo definito di bandiera e quindi siamo preoccupati di quella che può essere la prospettiva. Mentre parliamo, non sappiamo quali sorti toccheranno all'Italia in termini di Governo, ma certamente della questione ci si dovrà occupare. Non vorremmo che la concitata fase politica potesse cagionare danni alla gestione e alle prospettive dell'Alitalia, il cui valore occupazionale e strategico e la cui ricaduta sul turismo hanno l'importanza che tutti abbiamo sottolineato. Il nostro Gruppo, quindi, voterà a favore della conversione di questo decreto-legge perché ritiene che le misure già discusse e illustrate siano indispensabili. Vogliamo però cogliere l'occasione di questo dibattito per far presente a chi avrà responsabilità di governo nella media prospettiva - in queste ore è un'incognita assoluta e quindi parliamo veramente in totale buona fede e ignorando le prospettive - che questo dibattito ha messo in luce gli errori commessi anche in fasi che sono state vantate come fantasmagoriche: la vicenda Etihad, gli esponenti preclari del mondo industriale che avevano prospettato questa soluzione come una soluzione mirabolante. Ci sono addirittura aspetti inquietanti di questa vicenda che dovranno essere approfonditi, forse più nelle sedi giudiziarie che altrove. Nella storia passata di Alitalia ci sono pagine di sprechi e costi eccessivi e anche pagine che hanno dimostrato come il mondo imprenditoriale (che spesso dà lezioni a quello politico) chiamato a gestire questa vicenda, poi non ne fu capace. Ricordo l'operato dei Governi di centrodestra, chiamati a difendere la funzione strategica di Alitalia, allora sì, non vendendola ai francesi e mantenendo la struttura sotto controllo italiano per evitare di perdere scali italiani, anche quelli di grande rilevanza turistica (praticamente tutti, perché l'Italia è tutta visitabile e meta ambita del turismo). Ricordo che noi, come schieramento politico, chiamammo in causa il meglio dell'imprenditoria italiana. Coloro che furono messi a svolgere dei ruoli non erano degli sconosciuti (ne potrei declinare i nomi, i gruppi e le società). Le cose non ebbero un grande esito. Dico questo perché oggi vediamo una situazione in cui la politica è sul banco degli accusati e dimostra anche le sue insufficienze. In Italia molti si sono messi su dei podi a impartire lezioni, eppure, quando sono stati chiamati a svolgere delle funzioni nella pratica, non hanno operato al meglio. Con riferimento a quella cordata, se posso dire che non fu un errore costituirla, posso anche dire che i protagonisti hanno operato al di sotto delle aspettative. Oppure no? Così è stato. Vedo che almeno il senatore Mallegni è d'accordo. È già qualcosa. Dopo di che, ci sono i temi di Etihad e dei capitali internazionali. Non faccio il nome del grande condottiero imprenditoriale che andava a visitare i Paesi arabi per proporre la questione. Noi abbiamo preso atto della gestione di questa fase. In questo momento Alitalia, in numeri assoluti (sono stati ricordati), è purtroppo piccola cosa rispetto ad altre compagnie, anche dominanti, presenti nei mercati europei. Quindi, mi rendo conto che è forse difficile immaginare un futuro roseo, in autonomia e in solitudine, perché i macronumeri sono impietosi. Basta vedere la grandezza delle compagnie aree, che ci hanno ricordato i commissari intervenuti in audizione presso la Commissione speciale su atti urgenti del Governo. Tuttavia, invitiamo alla riflessione il Governo che ci sarà, se ci sarà (casomai resta quello che c'è, che del resto segue doverosamente il dibattito). Infatti, gli annunci troppo facili e anticipati di vendita della compagnia Alitalia (stavo per dire anche io compagnia di bandiera) potrebbero essere intempestivi. Pertanto, credo si debba contare fino a 10 prima di dare per scontate alcune soluzioni. Oggi la gestione commissariale, con i poteri limitati che ha, si è rivelata saggia. Tutti noi, in ragione della nostra attività, siamo utenti delle compagnie aeree, soprattutto nazionali. Personalmente ho riscontrato, forse anche per la paura del destino, maggiore puntualità ed efficienza in Alitalia. Probabilmente quando un'azienda è un po' in bilico, chi ci lavora è più cauto, attento e svolge con più diligenza il proprio lavoro. Io, che sono un frequente utente della compagnia, rilevo che la situazione è migliore. Avviandomi alla conclusione, c'è un altro tema da affrontare. In questa sede noi ci interroghiamo sui temi di Alitalia, dei soldi che lo Stato ci ha rimesso, del prestito ponte, del passato, dei manager strapagati e degli sprechi. Si tratta di una storia con luci e ombre: con molte ombre e - si spera - qualche luce. Tuttavia, anche in questo settore c'è un problema di concorrenza sleale. Infatti, si pretende da Alitalia una competitività sui mercati. È bellissimo avere le compagnie low cost , i cui biglietti costano poco. Ma chi paga quei biglietti? Le società aeroportuali, i Comuni, eccetera. Si pagano con le collette. Pur di avere i voli di quella compagnia (la conosciamo tutti) che porta un milione di presenze, Comuni e aeroporti si tassano. In questo modo, arriva la gente e tutti campano. Va benissimo, ma è sussidiato, oppure no? È un aiuto di Stato, o altro? Sull'aereo c'è la pubblicità con cui si invita a visitare la città. Questa pubblicità viene pagata. Non è un aiuto di Stato, è una pubblicità. Ma che cosa è? Io vado sull'aereo - già ci sto andando - e vedo la pubblicità. Già ho deciso di andarci. A cosa serve la pubblicità sull'aereo che mi dice dove sto andando? Quindi, il vero tema del futuro di Alitalia riguarda tutti noi. La concorrenza sleale è presente anche nel campo dell'informazione, della siderurgia e del tessile. Non si possono pretendere dalla compagnia principale italiana comportamenti ipervirtuosi, quando altri si vendono a poco prezzo, perché - ad esempio - il contratto dei piloti viene stipulato in Irlanda o perché l'aiuto di Stato si configura come sussidio pubblico. Quindi, c'è anche questa situazione di concorrenza sleale che Alitalia ha subito e che ho voluto menzionare affinché rimanga agli atti. Questo tema della concorrenza sleale deve essere affrontato quale che sia, presidente Calderoli, il Governo che l'Italia avrà, perché - mi creda - prima o poi avrà un Governo. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE . Mi rallegro delle sue certezze, senatore Gasparri. È iscritta a parlare la senatrice Lupo. Ne ha facoltà. LUPO (M5S) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, oggi stiamo discutendo del decreto-legge su Alitalia, il n. 38 del 2018 - vari anni sono passati dai primi decreti Alitalia - recante misure urgenti per la situazione attuale della compagnia di bandiera, per la quale si prevede una proroga del prestito di 900 milioni di euro e il processo di vendita. Abbiamo richiesto delle audizioni formali, che sono risultate davvero importanti sia dal punto di vista della trasparenza sia dal punto di vista dell'attività parlamentare. Durante l'esame in Commissione speciale abbiamo molto apprezzato gli interventi, indistintamente, di tutti i colleghi senatori. La problematica inerente ad Alitalia ha quindi avuto una grande rilevanza, da parte di tutti i Gruppi parlamentari, sottolineando che, in un Paese come il nostro, Alitalia è un asset strategico. Ciò risulta evidente per una nazione come la nostra, a forte vocazione turistica, con un mercato manifatturiero che è tra i primi in Europa, e per un territorio pieno di ricchezze culturali, bellezze geografiche e storiche, in cui il mercato del trasporto aereo - si tratta di un dato concreto - si posiziona tra il secondo e il terzo posto in Europa e al sesto posto nel mondo. Come Gruppo parlamentare abbiamo approfondito al massimo la tematica, studiando a fondo la poca documentazione amministrativa e tecnica che era stata messa a disposizione, anche dai commissari, prima delle audizioni. Abbiamo riportato alla luce voci di ingenti costi fissi non ancora chiariti ed abbiamo anche cercato di capire dove possono essere le perdite attuali di Alitalia, che paradossalmente risulta essere l'unica compagnia aerea d'Europa in perdita, in un mercato che da dieci anni è sempre in crescita, con un valore che si aggira intorno all'8 per cento annuo. Nello stesso giorno in cui si votavano l'emendamento 1.1 (testo 2) e gli ordini del giorno è arrivata la notizia che la Guardia di finanza si stava recando negli uffici amministrativi di Alitalia, per sequestrare i computer aziendali e tutta la documentazione economica inerente alla gestione di Etihad e anche a quella commissariale. Apprendiamo da fonti di stampa che fin da subito sono stati rilevati dati non chiari, soprattutto nei primi tre mesi del 2017, quando l'azienda perdeva diversi milioni di euro. È venuto a galla, grazie anche alla nostra insistenza in audizione, che sono stati venduti degli slot di alto valore ad un prezzo che potrebbe essere non congruo, quindi recando ulteriore danno alla compagnia e che risultano non chiari i costi di hedging sul carburante e le relative coperture, da cui potrebbe derivare la maggiore perdita per Alitalia. La ragione non è il prezzo del carburante che sale o scende: sono le coperture che possono fare danno, soprattutto se mancano. Abbiamo rilevato anche dei problemi riguardo al wet leasing , ovvero riguardo al noleggio degli aeroplani. Ci sono diverse società di cui non si conosce la provenienza, ci sono società in Irlanda e società che fanno capo all'Italia, ma il problema è quanto costa il wet leasing ad Alitalia. In seguito alle audizioni, il commissario Laghi ha fatto sapere a mezzo stampa e non in audizione che esistono crediti da recuperare da Etihad pari a circa 600 milioni di euro ed è quindi evidente che il nostro emendamento in Commissione speciale sia giustificato dalla possibilità di implementare un controllo diretto e anche proattivo sull'operato dei commissari e sulla precedente gestione. La proroga del prestito non può essere vanificata e deve essere fortemente limitato il rischio di perdita ulteriore di soldi statali, quando invece questa proroga deve avere lo scopo di salvaguardare Alitalia, i suoi dipendenti e tutto l'indotto, che spesso non viene citato. Proprio in virtù di un vero cambio di rotta - per rimanere in tema - non si può più andare avanti sulle strade già percorse, ma bisogna finalmente risolvere anche questa annosa vicenda, che ormai, a cadenza di due o tre anni, comporta mattanze sociali, perdite economiche per il Paese a vantaggio di altri e ulteriore cassa integrazione, nonché disoccupazione e questa è una sconfitta per un Governo. Il mercato aereo in Italia è stato aggredito in modo incontrollato e anche disinteressato da parte dei vari Governi. È stato concesso di tutto a chi, di fatto, ha aumentato la precarietà e ridotto i minimi salariali, in alcuni casi non pagando nemmeno una tassazione equa nel nostro Paese, ma facendo ciò che voleva. La politica ha quindi fatto la sua parte fino ad oggi, già, ma andando contro gli interessi dell'Italia stessa, compartecipando alla distruzione dei nostri asset a beneficio di terzi, includendo l'opera ingannevole di posizionare manager presentati come grandi esperti, ma che di fatto hanno palesemente dimostrato di saper fare interessi ben diversi da quelli delle aziende che avevano avuto l'onore di gestire. Le verità vengono fuori giorno dopo giorno, inesorabilmente, anche grazie a chi dedica tantissimo tempo alle tematiche specifiche, approfondendo a favore di chi ha sempre subito ingiustamente, come i dipendenti e i cittadini italiani, che sono stati male informati, sempre per far ricadere le colpe su chi di fatto non ne ha avute. Bene dunque la proroga del prestito, fatto più che responsabile ai fini della continuità della compagnia di bandiera; ma non possiamo pensare di lasciare che la vicenda Alitalia solchi ancora il percorso di sempre, nel silenzio-assenso. L'attività parlamentare deve tornare ad essere attiva nelle vicende importanti del Paese. Riteniamo più che opportuno aiutare il nostro asset strategico a recuperare crediti, invece di fare debiti ulteriori, perché ad oggi non ci risultano utili. Nonostante il potere dei commissari rispetto alla risoluzione di contratti sfavorevoli alle casse aziendali, nonostante anche il cattivo operato della precedente amministrazione e di quella che c'era ancora prima dei capitani coraggiosi, c'è assoluta necessità dunque di approfondire in modo trasparente. La procura farà altrettanto il suo percorso, ma anche noi parlamentari siamo assolutamente chiamati a fare il nostro lavoro. (Applausi dal Gruppo M5S) . PRESIDENTE . Dichiaro chiusa la discussione generale. Rinvio il seguito della discussione del disegno di legge in titolo ad altra seduta. Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno BOLDRINI (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BOLDRINI (PD) . Signor Presidente, onorevoli senatori colleghi, il mio intervento questa sera è per ricordare che oggi è il sesto anniversario del sisma che ha colpito nel 2012 il territorio della mia Regione, l'Emilia-Romagna, causando morte e distruzione, e che ha colpito soprattutto le attività produttive. Ritengo doveroso oggi in quest'Aula ricordare le 28 vittime di quel nefasto evento, i 300 feriti, le 45.000 persone sfollate e i danni inerenti che hanno investito i territori delle Province di Modena, Ferrara, Bologna e Reggio Emilia. Nel corso di questi anni, grazie allo spirito di collaborazione che ha visto coinvolti cittadini, imprese, professionisti, associazioni, volontari, dipendenti pubblici e istituzioni, l'Emilia-Romagna non si è mai fermata. Sono stati fatti grandi passi in avanti nel percorso della ricostruzione: ben l'87 per cento delle ricostruzioni, che presenta comunque aspetti e questioni ancora da risolvere. A sei anni di distanza l'area del cratere, nonostante gli eventi sismici, continua a crescere e a produrre grazie a fabbriche, a capannoni e a strutture nuove rese più sicure ed efficienti. Oltre 10.000 attività economiche, negozi, uffici, botteghe artigiane ed oltre 3.000 strutture produttive industriali, artigianali, agricole, commerciali e di servizi hanno ottenuto, grazie anche all'impegno del commissario delegato dal Governo (il presidente della Regione Stefano Bonaccini) e al lavoro congiunto dei parlamentari (deputati e senatori) della precedente legislatura, finanziamenti per poter ripartire. Sono oltre 14.800 le famiglie rientrate nelle proprie abitazioni, il 90 per cento delle 16.500 costrette a uscire nel 2012 dopo le scosse, e quasi 14.000 le abitazioni rese di nuovo agibili. Il Governo Gentiloni Silveri, in continuità con i Governi di centrosinistra precedenti, con la legge di bilancio per il 2018 ha dimostrato ancora una volta grande attenzione per le popolazioni e i territori colpiti dal sisma. Voglio ricordare le misure contenute nella finanziaria: prorogato fino al 31 dicembre 2018 il termine ultimo entro il quale i fabbricati inagibili, colpiti dal sisma del 20 e 29 maggio 2012, sono esenti dall'applicazione dell'IMU; prorogata al 2019 la possibilità per gli enti locali di Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto colpiti dagli eventi sismici, di sospendere gli oneri relativi al pagamento delle rate dei mutui concessi dalla Cassa depositi e prestiti; incrementato di 17,5 milioni di euro per ciascuno degli anni 2019-2020 la dotazione del fondo per la ricostruzione. C'è ancora molto da fare, una ricostruzione così complessa richiederà ancora tempo per essere debitamente conclusa, ma la situazione di stallo in cui versa il Paese e le prospettive future sempre più confuse e incerte evidentemente non aiutano. Ricordo però che proprio oggi, alla stregua di quanto è stato fatto nella nostra Regione Emilia-Romagna, Gentiloni Silveri ha emanato in Consiglio dei ministri un nuovo decreto-legge che dà alle Regioni che, purtroppo, si trovano nello stesso stato della mia, la possibilità di nuove agevolazioni fiscali. Tutto questo è servito da apripista, sull'esempio concreto della mia Regione, di un percorso che è iniziato nel 2012, che ancora sta portando i suoi frutti. (Applausi dal Gruppo PD). Mozioni, interpellanze e interrogazioni, annunzio PRESIDENTE . Le mozioni, interpellanze e interrogazioni pervenute alla Presidenza saranno pubblicate nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Ordine del giorno per la seduta di mercoledì 30 maggio 2018 PRESIDENTE . Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica domani, mercoledì 30 maggio, alle ore 11,30, con il seguente ordine del giorno: (Vedi ordine del giorno) La seduta è tolta (ore 19,47). Integrazione all'intervento della senatrice Cirinnà nella discussione generale del disegno di legge n. 297 Costi relativi alle operazioni di scalo, handling e diritti aeroportuali => incidenza sul costo pieno pari al 8 per cento Alitalia paga per i servizi di assistenza a terra dei voli ( handling ) in media un 15 per cento in più rispetto a quanto pagato da alcune Low Cost sugli scali italiani e circa il 18 per cento più della media di mercato sugli scali esteri. In termini economici vuol dire che si potrebbero risparmiare circa 30 milioni di euro su base annua solo rinegoziando i contratti in essere. Circa i diritti aeroportuali e le tasse passeggeri, da anni Ryanair con una efficace politica di marketing con le società di gestione di molti degli scali in cui opera, è riuscita di fatto a compensare i costi relativi a questi oneri. Si è arrivati al paradosso che mentre Alitalia ha pagato tariffe molto elevate, molti scali hanno utilizzato i maggiori introiti provenienti da Alitalia per sovvenzionare Ryanair. Inoltre malgrado la limitazione recentemente imposta sull'aeroporto di Fiumicino al numero di società di servizi handling operanti nel sedime aeroportuale, i ricavi di Alitalia nel vendere i pur ottimi servizi di terra di cui dispone presso il proprio hub sono insoddisfacenti se si considera il livello di domanda e la capacità di assorbimento attuale della stessa. Costi relativi al sistema di prenotazione e vendita biglietti => incidenza sul costo pieno pari al 3 per cento Alitalia ha recentemente acquisito il sistema Sabre per la gestione delle vendite in sostituzione di Arco. La migrazione da un sistema all'altro è stata una " condition precedent " imposta da Etihad al momento dell'entrata nel capitale della nuova Alitalia. Non vi è dubbio che il nuovo sistema presenta un range di funzionalità maggiore, anche perché costantemente implementato e sviluppato a differenza del "vecchio" Arco su cui Alitalia ha investito ben poco per lo sviluppo e soprattutto per adattarlo all'evoluzione del mercato. La fornitura oggetto del contratto riguarda il sistema di prenotazione, Biglietteria e DCS con in più Airvision e Aircentre che sono due prodotti del portafoglio Sabre relativi alle vendite ancillari e al revenue management . L'implementazione del sistema è costata circa 57 milioni di dollari a cui vanno aggiunti circa 35 milioni di euro annui, considerando il numero di passeggeri trasportati da Alitalia nell'anno solare e la fee a passeggero pari ad euro 1,45 da riconoscere a Sabre per come previsto nel contratto. Ergo, il contratto con Sabre della durata di tredici anni allo stimato attuale dei passeggeri Alitalia prevede un investimento complessivo di circa 500 milioni di euro. Di certo non si può negare che oggigiorno le cosiddette ancillary sono diventate una voce di ricavo sempre più rilevante e certamente il vecchio sistema Alitalia non era competitivo nell'attuale scenario, ma ciò premesso anche in questo caso Alitalia si trova a fare i conti con accordi di fornitura fuori mercato e strategia illogiche, si è scelto di non implementare il sistema proprietario (ARCO) ed in alternativa si è firmato un contratto a condizioni proibitive il cui rapporto costi/benefici è inopinatamente sfavorevole ad Alitalia. Alla luce di quanto sin qui esposto appare del tutto evidente che ci troviamo di fronte ad una impresa i cui costi sono oltremodo fuori controllo. Purtroppo Alitalia da oltre un decennio esiste al solo scopo di essere venduta a qualcuno, dai tedeschi ai francesi per poi arrivare ai "capitani coraggiosi" ed infine ai ricchi petrolieri del Golfo, con la convinzione da parte di molti che essa sia il classico "carrozzone di Stato" che ha solo drenato soldi alla collettività. Eppure malgrado il maltrattamento manageriale subito ancora oggi Alitalia è un "marchio", un segno di valore inconfondibile e unico "dell' Italian style " nel mondo; ha quasi del miracoloso come questo appeal che esercita su un segmento ampio di utenti fa si che dopo 10 anni a dir poco turbolenti che avrebbero annientato le quote di mercato di qualsiasi impresa, Alitalia trasporti ancora oggi oltre 20 milioni di passeggeri con una flotta pressoché dimezzata rispetto al 2008 anno della privatizzazione. Coloro i quali sono dell'opinione che Alitalia vada chiusa o venduta a pezzi, evidentemente non tengono in considerazione la drammatica ricaduta sociale che ciò avrebbe sull'economia italiana ed in particolare sulla regione Lazio e sui comuni di Roma e Fiumicino; e non solo riferito al dramma di 12.000 persone che si troverebbero senza lavoro, ma anche riferito all'indotto generato dalle attività di Alitalia che coinvolge tante piccole e medie imprese che a loro volta danno lavoro ad ulteriori migliaia di persone. La chiusura della compagnia sarebbe uno shock economico notevole per il nostro Paese che certamente attraverso un processo di "autopoiesi" potrebbe espandersi ad altri settori dell'economia con ricadute gravissime sull'occupazione e sul welfare in genere. Occorre seriamente riflettere su come un Paese a vocazione turistica come l'Italia possa privarsi della compagnia di bandiera; peggio ancora appare insostenibile e altamente provocatorio pensare di abdicare a vettori stranieri il trasporto aereo in Italia dichiarandoci di fatto incapaci di fare quello che a francesi, tedeschi, irlandesi, inglesi, spagnoli, romeni ecc.... riesce benissimo. Step 1: Revisione e ristrutturazione dei processi e dei programmi di manutenzione. In poco tempo e con investimenti esigui, Alitalia potrebbe riportare in house la manutenzione primaria dei propri aeromobili con riferimento sia alla cellula che ai motori. Occorrerebbe ripensare integralmente i programmi di manutenzione, riportare Atitech nel perimetro aziendale e riesumare Alitalia Maintenance System, la gloriosa officina motori di Alitalia oggi fallita. Occorrerebbe inoltre definire una seria politica di gestione delle parti di ricambio cercando di performare " in house " le operazioni di riparazione e di ricertificazione delle stesse ed infine rinegoziando i contratti attualmente in essere con gli OEMs ed i TC Holder. I vantaggi sarebbero i seguenti: Alitalia risparmierebbe circa 120 milioni di euro annui rispetto ai costi di manutenzione iscritti a bilancio in relazione all'esercizio 2015. Verrebbero ad essere re-impiegati migliaia di unità lavorative oggi in Cassa Integrazione che incidono profondamente sulle tasse degli italiani. Quindi anche la collettività avrebbe un vantaggio con buona pace di coloro i quali si divertono ad esercitarsi facendo ì conti sul costo per la Stato dell'ultimo travagliato decennio di Alitalia. Verrebbero ad essere reimpiegati alcuni degli hangar presenti all'aeroporto di Fiumicino anch'essi costati miliardi di lire alla collettività ad oggi vuoti e residenza permanente di piccioni e altri volatili. Verrebbe ridata dignità professionale ad ingegneri aeronautici, meccanici e professionisti del settore, molti dei quali ancora giovani e umiliati dalla situazione di sussidio di disoccupazione, in cui loro malgrado sì sono venuti a trovare. Alitalia potrebbe vendere a terzi i servizi di manutenzione prodotti in casa così come fanno le altre compagnie di bandiera, incrementando in tal modo i propri ricavi. Solo per citare un esempio a riguardo, Lufthansa Technik, polo manutentivo della compagnia di bandiera Tedesca ha ricavi per servizi per terze parti; parti a circa 5 miliardi di euro annui. Step 2: Ottimizzazione della flotta in relazione alla soglia dimensionale e alla strategia di network . Alitalia è troppo piccola per essere grande e troppo grande per essere piccola, vive in uno strano limbo ove creare una strategia vincente diventa " mission impossible ", tanto più se si pensa che i 121 aeromobili attualmente componenti la flotta drasticamente ridotta negli anni, sono di differenti tipologie e quindi costituiscono un fattore di anti economicità sia in relazione all'ottimizzazione dei costi fissi, che alla standardizzazione e all'efficienza delle performance . Occorre quindi incrementare la flotta condividendo con le società di leasing un piano industriale serio e realistico e soprattutto rendere la flotta coerente al network che si intende implementare anche in relazione al settore cargo azzerato ai tempi della privatizzazione e che invece è prezioso centro di ricavi per molte Legacies. Non ultimo occorre rinegoziare le condizioni dei contratti di leasing attualmente in essere sia in termini di rateo mensile sia in termini di Maintenance Reserve oltre che ridefinire le re - delivery conditiones . I vantaggi sarebbero i seguenti: Alitalia risparmierebbe circa 150 milioni di euro annui rispetto ai costi di leasing per come iscritti a bilancio in relazione all'esercizio 2015 compreso il costo da imputare alle redelivery conditions . Una soglia dimensionale maggiore ottimizzerebbe la gestione dei costi fissi. Il ripristino del settore Cargo oltre a divenire un notevole centro di ricavo per Alitalia, aiuterebbe non poco il sistema Paese agevolando non poco il tessuto di piccole e medie imprese vera architrave dell'economia del nostro Paese ad integrarsi ai processi di globalizzazione che hanno caratterizzato lo scenario economico mondiale di quest'ultimo decennio. Una flotta di dimensioni maggiori aiuterebbe ad implementare le attività del polo manutentivo che si tradurrebbe in un ulteriore incremento occupazionale ed in un ulteriore ottimizzazione dei processi interni. Step 3: Ottimizzazione della gestione del carburante attraverso modelli avanzati di controllo a reti neurali ed intelligenze artificiali . Questi permettono quindi una scelta rapida ed efficace sul quantitativo di carburante da imbarcare considerando tutte le variabili di sistema in relazione: alle condizioni atmosferiche previste presso l'aeroporto di partenza, quello di arrivo e durante la tratta; al piano di volo; al numero di passeggeri imbarcati; al peso dei bagagli in stiva ed al loro centraggio. I vantaggi sarebbero i seguenti: Alitalia risparmierebbe circa 65 milioni di euro annui rispetto ai costi per come iscritti a bilancio in relazione all'esercizio 2015 ai netto della sopravvenienza passiva relativa al " hedging fuel " contrattualizzato che quindi non viene tenuto in considerazione ai fini di questo conteggio e anche al netto di eventuali rinegoziazioni sul differenziale riconosciuto rispetto al Platts. Considerando invece i due fattori citati, il risparmio sarebbe di oltre 150 milioni. L'ottimizzazione dei pesi e quindi anche del bilanciamento dell'aeromobile incide positivamente sulla performance del volo anche in termini di usura di alcuni componenti ad iniziare dai carrelli, dai freni e dai pneumatici che subiscono minori sollecitazioni e quindi minori rischi di avarie dovute ad usura. La politica manageriale attuata in questi anni di scaricare sui lavoratori Alitalia e sui contribuenti il susseguirsi di errori strategici e manageriali ha prodotto solo disastri, risultati sempre peggiori ed un clima interno che contribuisce non poco alla decrescente redditualità. Alitalia certamente necessita una rivisitazione dell'organizzazione interna, ma lo sforzo deve essere quello di ricollocare le risorse in essere nelle caselle a loro congeniali iniziando nel valorizzare le competenze e la qualità professionale che caratterizzano non pochi soggetti all'interno della compagnia. Si pensi ad esempio al ritorno in termini economici e non solo che si potrebbe ottenere nel ricostruire un scuola del volo Alitalia. Certamente, considerata la qualità e la tradizione dei piloti italiani, potrebbe diventare punto di riferimento di molte compagnie nel mondo ad iniziare da quelle cinesi e da quelle dei Paesi emergenti (Arabi compresi) che necessitano costantemente di competenze specifiche di settore e che stanno facendo le fortune di Lufthansa ed Air France. Forse i dipendenti Alitalia e con loro quelli di AMS e di Atitech prima di essere additati come dei privilegiati da alcuni soggetti che parlano di aviazione senza conoscere minimamente alcun processo interno di una compagnia aerea, dovrebbero avere per una volta la possibilità di vedere la loro azienda gestita da manager competenti ovvero manager del trasporto aereo con strategie imprenditoriali chiare e lungimiranti. Paradossalmente proprio gli errori manageriali che oggi sono sulla bocca di tutti, sono il fattore che dimostra che l'azienda gestita secondo criteri di economicità e da manager competenti e di settore potrebbe velocemente e facilmente invertire il trend negativo che l'accompagna da troppi anni. Questo modello di business non ammette l'incompetenza e per costruire un manager vero nel trasporto aereo ci vogliono anni, poiché oltre alla preparazione accademica ci vuole l'esperienza sul campo, occorre studiare, sperimentare e anche sbagliare per raggiungere un livello di competenza tale da gestire un aerolinea con le sue innumerevoli variabili esogene e per gestire un modello organizzativo che per come già detto si caratterizza per la varietà di background delle proprie risorse umane. Un Paese come il nostro al netto del facile populismo non può permettersi la perdita della compagnia che per anni ha rappresentato l'Italia nel mondo e non solo per un fatto d'immagine che ne uscirebbe devastata ma soprattutto per le enormi conseguenze che avrebbe sul PIL di questo Paese. Congedi e missioni Sono in congedo i senatori: Cattaneo, Napolitano, Nencini e Pianasso. Gruppi parlamentari, Ufficio di Presidenza Il Presidente del Gruppo parlamentare Partito Democratico, con lettera in data 4 maggio 2018, ha comunicato che il Gruppo stesso, in data 2 maggio 2018, ha proceduto all'integrazione del proprio Ufficio di Presidenza. Sono risultati eletti: Vice Presidenti: senatore Franco Mirabelli e senatrici Simona Malpezzi e Valeria Valente Segretario d'Aula: senatore Alan Ferrari Segretari: senatrici Caterina Bini e Monica Cirinnà Tesoriere: senatore Stefano Collina. Gruppi parlamentari, variazioni nella composizione La Presidente del Gruppo Misto, con lettera in data 3 maggio 2018, ha comunicato che il senatore Cario entra a far parte della componente PSI-MAIE all'interno del Gruppo. Di conseguenza la componente USEI cessa di esistere. Commissione speciale per l'esame degli atti urgenti presentati dal Governo, variazioni nella composizione Con lettera in data 11 maggio 2018, il Presidente del Gruppo parlamentare Lega-Salvini Premier ha comunicato la sostituzione della senatrice Stefani con il senatore Bagnai nella Commissione speciale per l'esame degli atti urgenti presentati dal Governo. Con lettera in data 14 maggio 2018, il Presidente del Gruppo parlamentare MoVimento 5 Stelle ha comunicato la sostituzione del senatore Grassi con il senatore Perilli nella Commissione speciale per l'esame degli atti urgenti presentati dal Governo. Con lettera in data 16 maggio 2018, il Presidente del Gruppo parlamentare Lega-Salvini Premier ha comunicato la sostituzione del senatore Bagnai con la senatrice Stefani nella Commissione speciale per l'esame degli atti urgenti presentati dal Governo. Insindacabilità, richieste di deliberazione Il Tribunale Ordinario di Roma - Sezione del Giudice per le indagini preliminari, con lettera in data 30 marzo 2018, pervenuta il successivo 19 aprile, ha trasmesso - ai sensi dell'articolo 3, commi 4, 5 e 6 della legge 20 giugno 2003, n. 140, e ai fini di una eventuale deliberazione in materia di insindacabilità ai sensi dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione - copia degli atti di un procedimento penale (n. 537/18 R.G.PM. - n. 9011/18 R.G. Gip) nei confronti del senatore Maurizio Gasparri ( Doc . IV- ter , n. 4). Domande di autorizzazione ai sensi dell'articolo 68, terzo comma, della Costituzione, trasmissione Il Tribunale di Napoli Nord - Sezione del Giudice per le indagini preliminari, con ordinanza del 3 aprile 2018, pervenuta il successivo 18 aprile, ha richiesto - ai sensi dell'articolo 6, comma 2, della legge 20 giugno 2003, n. 140 - l'autorizzazione all'utilizzazione delle intercettazioni delle conversazioni alle quali ha preso parte il senatore Luigi Cesaro, con riferimento al procedimento penale n. 16519/17 R.G.N.R. e n. 8701/17 R.G. GIP ( Doc . IV, n. 1). Disegni di legge, trasmissione dalla Camera dei deputati Presidente del Consiglio dei ministri Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 10 aprile 2018, n. 30, recante misure urgenti per assicurare la continuità delle funzioni dell'Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente (ARERA) (349) (presentato in data 09/05/2018) C.484 approvato dalla Camera dei deputati . Disegni di legge, annunzio di presentazione Senatori Malan Lucio, Bernini Anna Maria, Berardi Roberto, Gallone Maria Alessandra, Berutti Massimo Vittorio, Toffanin Roberta Modifica alla legge 13 luglio 2015, n. 107, in materia di integrazione delle graduatorie ad esaurimento del personale docente (308) (presentato in data 02/05/2018); senatore Vitali Luigi Istituzione del ruolo dei magistrati di complemento (309) (presentato in data 02/05/2018); senatore Laus Mauro Antonio Donato Istituzione del salario minimo orario (310) (presentato in data 03/05/2018); senatori Caliendo Giacomo, Giammanco Gabriella, Sciascia Salvatore, Messina Alfredo, Mallegni Massimo, Pichetto Fratin Gilberto, Malan Lucio Istituzione e funzionamento delle camere arbitrali dell'avvocatura (311) (presentato in data 03/05/2018); senatori Bini Caterina, D'Arienzo Vincenzo, Garavini Laura, Grimani Leonardo, Patriarca Edoardo, Taricco Mino, Ferro Massimo Modifica all'articolo 3 della legge 20 febbraio 1958, n. 75, concernente l'introduzione di sanzioni per chi si avvale delle prestazioni sessuali di soggetti che esercitano la prostituzione (312) (presentato in data 04/05/2018); senatori Conzatti Donatella, Bernini Anna Maria, Testor Elena, Gallone Maria Alessandra, Caliendo Giacomo, Lonardo Alessandrina, Fantetti Raffaele, Perosino Marco, Mangialavori Giuseppe Tommaso Vincenzo, Moles Giuseppe, Pagano Nazario, Mallegni Massimo, Rizzotti Maria, Toffanin Roberta Istituzione di una Commissione parlamentare per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere (313) (presentato in data 02/05/2018); senatore Vitali Luigi Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sulle problematiche relative al fenomeno della mafia e alle altre associazioni criminali similari (314) (presentato in data 02/05/2018); senatori Astorre Bruno, Giacobbe Francesco, Cirinna' Monica, Mallegni Massimo, Fusco Umberto, Ferro Massimo Modifica all'articolo 110, comma 2, del codice della strada, di cui al decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, in materia di macchine agricole (315) (presentato in data 04/05/2018); senatore Verducci Francesco Disposizioni per favorire l'internazionalizzazione delle micro e piccole imprese artigiane (316) (presentato in data 04/05/2018); senatore Verducci Francesco Disposizioni per il recupero degli edifici storici ed architettonici danneggiati o distrutti dal sisma del 2016 nelle regioni Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria (317) (presentato in data 04/05/2018); senatore Verducci Francesco Disciplina dell'attività di relazioni istituzionali per la rappresentanza di interessi (318) (presentato in data 04/05/2018); senatori Lannutti Elio, Lezzi Barbara Norme a tutela e garanzia del diritto di proprietà della prima casa, quale fondamentale diritto costituzionalmente riconosciuto dall'articolo 47 della Costituzione (319) (presentato in data 24/04/2018); senatore Marsilio Marco Disposizioni in materia di utilizzo dei defibrillatori semiautomatici e automatici in ambiente extraospedaliero (320) (presentato in data 07/05/2018); DDL Costituzionale senatori Bertacco Stefano, Balboni Alberto, Ciriani Luca, de Bertoldi Andrea, Fazzolari Giovanbattista, Garnero Santanche' Daniela, Iannone Antonio, La Pietra Patrizio Giacomo, La Russa Ignazio, Magoni Lara, Marsilio Marco, Nastri Gaetano, Rauti Isabella, Ruspandini Massimo, Stancanelli Raffaele, Totaro Achille, Urso Adolfo, Zaffini Francesco Modifiche agli articoli 11 e 117 della Costituzione, concernenti l'introduzione del principio di sovranità rispetto all'ordinamento dell'Unione europea (321) (presentato in data 08/05/2018); DDL Costituzionale senatori Bertacco Stefano, Balboni Alberto, Ciriani Luca, de Bertoldi Andrea, Fazzolari Giovanbattista, Garnero Santanche' Daniela, Iannone Antonio, La Pietra Patrizio Giacomo, La Russa Ignazio, Magoni Lara, Marsilio Marco, Nastri Gaetano, Rauti Isabella, Ruspandini Massimo, Stancanelli Raffaele, Totaro Achille, Urso Adolfo, Zaffini Francesco Modifiche agli articoli 97, 117 e 119 della Costituzione, concernenti il rapporto tra l'ordinamento italiano e l'ordinamento dell'Unione europea (322) (presentato in data 08/05/2018); DDL Costituzionale senatori Bertacco Stefano, Balboni Alberto, Ciriani Luca, de Bertoldi Andrea, Fazzolari Giovanbattista, Garnero Santanche' Daniela, Iannone Antonio, La Pietra Patrizio Giacomo, La Russa Ignazio, Magoni Lara, Marsilio Marco, Nastri Gaetano, Rauti Isabella, Ruspandini Massimo, Stancanelli Raffaele, Totaro Achille, Urso Adolfo, Zaffini Francesco Modifica all'articolo 53 della Costituzione, in materia di princìpi del sistema tributario e di limite alla pressione fiscale complessiva (323) (presentato in data 08/05/2018); senatori Bertacco Stefano, Balboni Alberto, Ciriani Luca, de Bertoldi Andrea, Fazzolari Giovanbattista, Garnero Santanche' Daniela, Iannone Antonio, La Pietra Patrizio Giacomo, La Russa Ignazio, Magoni Lara, Marsilio Marco, Nastri Gaetano, Rauti Isabella, Ruspandini Massimo, Stancanelli Raffaele, Totaro Achille, Urso Adolfo, Zaffini Francesco Disciplina delle elezioni primarie per la selezione dei candidati a cariche pubbliche elettive (324) (presentato in data 08/05/2018); senatori Bertacco Stefano, Balboni Alberto, Ciriani Luca, de Bertoldi Andrea, Fazzolari Giovanbattista, Garnero Santanche' Daniela, Iannone Antonio, La Pietra Patrizio Giacomo, La Russa Ignazio, Magoni Lara, Marsilio Marco, Nastri Gaetano, Rauti Isabella, Ruspandini Massimo, Stancanelli Raffaele, Totaro Achille, Urso Adolfo, Zaffini Francesco Modifiche al decreto legislativo 26 marzo 2010 n. 59, e al decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114, in materia di commercio sulle aree pubbliche (325) (presentato in data 08/05/2018); senatori Bertacco Stefano, Balboni Alberto, Ciriani Luca, de Bertoldi Andrea, Fazzolari Giovanbattista, Garnero Santanche' Daniela, Iannone Antonio, La Pietra Patrizio Giacomo, La Russa Ignazio, Magoni Lara, Marsilio Marco, Nastri Gaetano, Rauti Isabella, Ruspandini Massimo, Stancanelli Raffaele, Totaro Achille, Urso Adolfo, Zaffini Francesco Modifiche all'articolo 2233 del codice civile e al decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1, convertito con modificazioni, dalla legge 24 marzo 2012, n. 27, e altre disposizioni in materia di compenso delle prestazioni professionali e di termine di prescrizione per l'azione di responsabilità professionale (326) (presentato in data 08/05/2018); senatori Bertacco Stefano, Balboni Alberto, Ciriani Luca, de Bertoldi Andrea, Fazzolari Giovanbattista, Garnero Santanche' Daniela, Iannone Antonio, La Pietra Patrizio Giacomo, La Russa Ignazio, Magoni Lara, Marsilio Marco, Nastri Gaetano, Rauti Isabella, Ruspandini Massimo, Stancanelli Raffaele, Totaro Achille, Urso Adolfo, Zaffini Francesco Modifica all'articolo 10 del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, in materia di determinazione degli oneri deducibili, e delega al Governo per la revisione della disciplina delle spese fiscali (327) (presentato in data 08/05/2018); senatori Bertacco Stefano, Balboni Alberto, Ciriani Luca, de Bertoldi Andrea, Fazzolari Giovanbattista, Garnero Santanche' Daniela, Iannone Antonio, La Pietra Patrizio Giacomo, La Russa Ignazio, Magoni Lara, Marsilio Marco, Nastri Gaetano, Rauti Isabella, Ruspandini Massimo, Stancanelli Raffaele, Totaro Achille, Urso Adolfo, Zaffini Francesco Modifica alla tabella A allegata al decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, per la riduzione dell'aliquota dell'imposta sul valore aggiunto relativa ai prodotti igienici e alimentari e ad accessori per l'infanzia (328) (presentato in data 08/05/2018); senatori Bertacco Stefano, Balboni Alberto, Ciriani Luca, de Bertoldi Andrea, Fazzolari Giovanbattista, Garnero Santanche' Daniela, Iannone Antonio, La Pietra Patrizio Giacomo, La Russa Ignazio, Magoni Lara, Marsilio Marco, Nastri Gaetano, Rauti Isabella, Ruspandini Massimo, Stancanelli Raffaele, Totaro Achille, Urso Adolfo, Zaffini Francesco Disposizioni per il recupero e la valorizzazione delle città e dei nuclei di fondazione in Italia (329) (presentato in data 08/05/2018); senatori Bertacco Stefano, Balboni Alberto, Ciriani Luca, de Bertoldi Andrea, Fazzolari Giovanbattista, Garnero Santanche' Daniela, Iannone Antonio, La Pietra Patrizio Giacomo, La Russa Ignazio, Magoni Lara, Marsilio Marco, Nastri Gaetano, Rauti Isabella, Ruspandini Massimo, Stancanelli Raffaele, Totaro Achille, Urso Adolfo, Zaffini Francesco Modifica all'articolo 24-bis del decreto-legge 22 giugno 2012, n. 83, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 134, in materia di divieto di affidamento di servizi da parte delle pubbliche amministrazioni a operatori che abbiano delocalizzato l'attività di call center (330) (presentato in data 08/05/2018); senatori Bertacco Stefano, Balboni Alberto, Ciriani Luca, de Bertoldi Andrea, Fazzolari Giovanbattista, Garnero Santanche' Daniela, Iannone Antonio, La Pietra Patrizio Giacomo, La Russa Ignazio, Magoni Lara, Marsilio Marco, Nastri Gaetano, Rauti Isabella, Ruspandini Massimo, Stancanelli Raffaele, Totaro Achille, Urso Adolfo, Zaffini Francesco Modifica all'articolo 612-bis del codice penale concernente il reato di atti persecutori commesso nell'esercizio di attività di recupero crediti (331) (presentato in data 08/05/2018); senatori Bertacco Stefano, Balboni Alberto, Ciriani Luca, de Bertoldi Andrea, Fazzolari Giovanbattista, Garnero Santanche' Daniela, Iannone Antonio, La Pietra Patrizio Giacomo, La Russa Ignazio, Magoni Lara, Marsilio Marco, Nastri Gaetano, Rauti Isabella, Ruspandini Massimo, Stancanelli Raffaele, Totaro Achille, Urso Adolfo, Zaffini Francesco Abrogazione della legge 2 agosto 1999, n. 264, recante norme in materia di accessi ai corsi universitari (332) (presentato in data 08/05/2018); senatori Bertacco Stefano, Balboni Alberto, Ciriani Luca, de Bertoldi Andrea, Fazzolari Giovanbattista, Garnero Santanche' Daniela, Iannone Antonio, La Pietra Patrizio Giacomo, La Russa Ignazio, Magoni Lara, Marsilio Marco, Nastri Gaetano, Rauti Isabella, Ruspandini Massimo, Stancanelli Raffaele, Totaro Achille, Urso Adolfo, Zaffini Francesco Modifiche alla legge 4 maggio 1983, n. 184, in materia di adozione del minore (333) (presentato in data 08/05/2018); senatori Bertacco Stefano, Balboni Alberto, Ciriani Luca, de Bertoldi Andrea, Fazzolari Giovanbattista, Garnero Santanche' Daniela, Iannone Antonio, La Pietra Patrizio Giacomo, La Russa Ignazio, Magoni Lara, Marsilio Marco, Nastri Gaetano, Rauti Isabella, Ruspandini Massimo, Stancanelli Raffaele, Totaro Achille, Urso Adolfo, Zaffini Francesco Norme in materia di impiego di collaboratori familiari dell'imprenditore nel settore della panificazione (334) (presentato in data 08/05/2018); senatori Bertacco Stefano, Balboni Alberto, Ciriani Luca, de Bertoldi Andrea, Fazzolari Giovanbattista, Garnero Santanche' Daniela, Iannone Antonio, La Pietra Patrizio Giacomo, La Russa Ignazio, Magoni Lara, Marsilio Marco, Nastri Gaetano, Rauti Isabella, Ruspandini Massimo, Stancanelli Raffaele, Totaro Achille, Urso Adolfo, Zaffini Francesco Istituzione di un fondo per la solidarietà alle vittime dei reati intenzionali violenti (335) (presentato in data 08/05/2018); senatori Bertacco Stefano, Balboni Alberto, Ciriani Luca, de Bertoldi Andrea, Fazzolari Giovanbattista, Garnero Santanche' Daniela, Iannone Antonio, La Pietra Patrizio Giacomo, La Russa Ignazio, Magoni Lara, Marsilio Marco, Nastri Gaetano, Rauti Isabella, Ruspandini Massimo, Stancanelli Raffaele, Totaro Achille, Urso Adolfo, Zaffini Francesco Norme per la prevenzione e il contrasto del gioco d'azzardo patologico, nonché in materia di pubblicità del gioco d'azzardo, di tutela dei minori e di disciplina dell'apertura di sale da gioco (336) (presentato in data 08/05/2018); senatori Bertacco Stefano, Balboni Alberto, Ciriani Luca, de Bertoldi Andrea, Fazzolari Giovanbattista, Garnero Santanche' Daniela, Iannone Antonio, La Pietra Patrizio Giacomo, La Russa Ignazio, Magoni Lara, Marsilio Marco, Nastri Gaetano, Rauti Isabella, Ruspandini Massimo, Stancanelli Raffaele, Totaro Achille, Urso Adolfo, Zaffini Francesco Modifiche al decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602, in materia di impignorabilità dell'abitazione principale, e altre norme per la tutela dei contribuenti (337) (presentato in data 08/05/2018); senatori Bertacco Stefano, Balboni Alberto, Ciriani Luca, de Bertoldi Andrea, Fazzolari Giovanbattista, Garnero Santanche' Daniela, Iannone Antonio, La Pietra Patrizio Giacomo, La Russa Ignazio, Magoni Lara, Marsilio Marco, Nastri Gaetano, Rauti Isabella, Ruspandini Massimo, Stancanelli Raffaele, Totaro Achille, Urso Adolfo, Zaffini Francesco Introduzione del comma 639-bis dell'articolo 1 della legge 27 dicembre 2013, n. 147, in materia di esenzione dall'imposta unica comunale (338) (presentato in data 08/05/2018); senatori Bertacco Stefano, Balboni Alberto, Ciriani Luca, de Bertoldi Andrea, Fazzolari Giovanbattista, Garnero Santanche' Daniela, Iannone Antonio, La Pietra Patrizio Giacomo, La Russa Ignazio, Magoni Lara, Marsilio Marco, Nastri Gaetano, Rauti Isabella, Ruspandini Massimo, Stancanelli Raffaele, Totaro Achille, Urso Adolfo, Zaffini Francesco Introduzione del reato di integralismo islamico (339) (presentato in data 08/05/2018); senatori Bertacco Stefano, Balboni Alberto, Ciriani Luca, de Bertoldi Andrea, Fazzolari Giovanbattista, Garnero Santanche' Daniela, Iannone Antonio, La Pietra Patrizio Giacomo, La Russa Ignazio, Magoni Lara, Marsilio Marco, Nastri Gaetano, Rauti Isabella, Ruspandini Massimo, Stancanelli Raffaele, Totaro Achille, Urso Adolfo, Zaffini Francesco Modifiche alla legge 30 marzo 2004, n. 92, recante istituzione del "Giorno del ricordo" in memoria delle vittime delle foibe, dell'esodo giuliano-dalmata, delle vicende del confine orientale e concessione di un riconoscimento ai congiunti degli infoibati (340) (presentato in data 08/05/2018); senatori Bertacco Stefano, Balboni Alberto, Ciriani Luca, de Bertoldi Andrea, Fazzolari Giovanbattista, Garnero Santanche' Daniela, Iannone Antonio, La Pietra Patrizio Giacomo, La Russa Ignazio, Magoni Lara, Marsilio Marco, Nastri Gaetano, Rauti Isabella, Ruspandini Massimo, Stancanelli Raffaele, Totaro Achille, Urso Adolfo, Zaffini Francesco Modifica all'articolo 444 del codice di procedura penale, concernente l'esclusione dell'applicazione della pena su richiesta nei procedimenti per delitti sessuali contro i minori (341) (presentato in data 08/05/2018); senatori Bertacco Stefano, Balboni Alberto, Ciriani Luca, de Bertoldi Andrea, Fazzolari Giovanbattista, Garnero Santanche' Daniela, Iannone Antonio, La Pietra Patrizio Giacomo, La Russa Ignazio, Magoni Lara, Marsilio Marco, Nastri Gaetano, Rauti Isabella, Ruspandini Massimo, Stancanelli Raffaele, Totaro Achille, Urso Adolfo, Zaffini Francesco Norme per l'attribuzione a soggetti pubblici della proprietà della Banca d'Italia (342) (presentato in data 08/05/2018); senatori Bertacco Stefano, Balboni Alberto, Ciriani Luca, de Bertoldi Andrea, Fazzolari Giovanbattista, Garnero Santanche' Daniela, Iannone Antonio, La Pietra Patrizio Giacomo, La Russa Ignazio, Magoni Lara, Marsilio Marco, Nastri Gaetano, Rauti Isabella, Ruspandini Massimo, Stancanelli Raffaele, Totaro Achille, Urso Adolfo, Zaffini Francesco Modifica all'articolo 10 del testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia, di cui al decreto legislativo 1 settembre 1993, n. 385, in materia di separazione tra le banche commerciali e le banche d'affari (343) (presentato in data 08/05/2018); senatori Bertacco Stefano, Balboni Alberto, Ciriani Luca, de Bertoldi Andrea, Fazzolari Giovanbattista, Garnero Santanche' Daniela, Iannone Antonio, La Pietra Patrizio Giacomo, La Russa Ignazio, Magoni Lara, Marsilio Marco, Nastri Gaetano, Rauti Isabella, Ruspandini Massimo, Stancanelli Raffaele, Totaro Achille, Urso Adolfo, Zaffini Francesco Disposizioni in materia di pubblicazione degli elenchi dei debitori insolventi degli istituti di credito che beneficiano di interventi pubblici (344) (presentato in data 08/05/2018); senatori Bertacco Stefano, Balboni Alberto, Ciriani Luca, de Bertoldi Andrea, Fazzolari Giovanbattista, Garnero Santanche' Daniela, Iannone Antonio, La Pietra Patrizio Giacomo, La Russa Ignazio, Magoni Lara, Marsilio Marco, Nastri Gaetano, Rauti Isabella, Ruspandini Massimo, Stancanelli Raffaele, Totaro Achille, Urso Adolfo, Zaffini Francesco Disposizioni in materia di pensioni superiori a dieci volte l'integrazione al trattamento minimo INPS (345) (presentato in data 08/05/2018); senatori Bertacco Stefano, Balboni Alberto, Ciriani Luca, de Bertoldi Andrea, Fazzolari Giovanbattista, Garnero Santanche' Daniela, Iannone Antonio, La Pietra Patrizio Giacomo, La Russa Ignazio, Magoni Lara, Marsilio Marco, Nastri Gaetano, Rauti Isabella, Ruspandini Massimo, Stancanelli Raffaele, Totaro Achille, Urso Adolfo, Zaffini Francesco Modifiche al codice penale in materia di violenza, minaccia o resistenza a pubblico ufficiale (346) (presentato in data 08/05/2018); senatori Bertacco Stefano, Balboni Alberto, Ciriani Luca, de Bertoldi Andrea, Fazzolari Giovanbattista, Garnero Santanche' Daniela, Iannone Antonio, La Pietra Patrizio Giacomo, La Russa Ignazio, Magoni Lara, Marsilio Marco, Nastri Gaetano, Rauti Isabella, Ruspandini Massimo, Stancanelli Raffaele, Totaro Achille, Urso Adolfo, Zaffini Francesco Modifiche all'articolo 90-ter del codice di procedura penale e all'articolo 30-bis della legge 26 luglio 1975, n. 354, in materia di comunicazioni dovute alle persone offese dal reato (347) (presentato in data 08/05/2018); senatori Conzatti Donatella, Testor Elena, Serafini Giancarlo, de Bertoldi Andrea Modica della legge 11 febbraio 1992, n. 157, in materia di specie lupo (Canis lupus) e di specie orso (Ursus arctos) (348) (presentato in data 09/05/2018); senatori Bertacco Stefano, Balboni Alberto, Ciriani Luca, de Bertoldi Andrea, Fazzolari Giovanbattista, Garnero Santanche' Daniela, Iannone Antonio, La Pietra Patrizio Giacomo, La Russa Ignazio, Magoni Lara, Marsilio Marco, Nastri Gaetano, Rauti Isabella, Ruspandini Massimo, Stancanelli Raffaele, Totaro Achille, Urso Adolfo, Zaffini Francesco Norme in materia di riconoscimento della personalità giuridica e di finanziamento dei partiti politici, nonché delega al Governo per l'emanazione di un testo unico delle leggi concernenti i partiti politici (350) (presentato in data 08/05/2018); senatori Centinaio Gian Marco, Stefani Erika, Arrigoni Paolo, Augussori Luigi, Bagnai Alberto, Barbaro Claudio, Bergesio Giorgio Maria, Bonfrisco Anna Cinzia, Bongiorno Giulia, Borghesi Stefano, Borgonzoni Lucia, Bossi Simone, Bossi Umberto, Briziarelli Luca, Bruzzone Francesco, Calderoli Roberto, Campari Maurizio, Candiani Stefano, Candura Massimo, Cantu' Maria Cristina, Casolati Marzia, De Vecchis William, Faggi Antonella, Ferrero Roberta, Fregolent Sonia, Fusco Umberto, Iwobi Tony Chike, Marin Raffaella Fiormaria, Marti Roberto, Montani Enrico, Nisini Tiziana, Ostellari Andrea, Pazzaglini Giuliano, Pellegrini Emanuele, Pepe Pasquale, Pergreffi Simona, Pianasso Cesare, Pillon Simone, Pirovano Daisy, Pisani Pietro, Pittoni Mario, Pizzol Nadia, Pucciarelli Stefania, Ripamonti Paolo, Rivolta Erica, Romeo Massimiliano, Rufa Gianfranco, Salvini Matteo, Saponara Maria, Saviane Paolo, Sbrana Rosellina, Siri Armando, Solinas Christian, Tesei Donatella, Tosato Paolo, Vallardi Gianpaolo, Vescovi Manuel, Zuliani Cristiano Modifiche al codice penale, al codice di procedura penale e altre disposizioni in materia di legittima difesa e di aggravamento delle pene per i reati di furto in abitazione e furto con strappo (351) (presentato in data 09/05/2018); DDL Costituzionale senatore Vitali Luigi Modifiche agli articoli 107 e 110 della Costituzione, in materia di esercizio dell'azione disciplinare nei confronti dei magistrati (352) (presentato in data 09/05/2018); senatore Vitali Luigi Introduzione dell'articolo 315-bis del codice di procedura penale, concernente la riparazione per ingiusta intercettazione di comunicazioni telefoniche o di conversazioni (353) (presentato in data 09/05/2018); senatore Vescovi Manuel Istituzione della banca dati nazionale unica dei veicoli utilizzati da cittadini disabili (354) (presentato in data 09/05/2018); senatori Pittoni Mario, Centinaio Gian Marco, Arrigoni Paolo, Augussori Luigi, Bagnai Alberto, Barbaro Claudio, Bergesio Giorgio Maria, Bonfrisco Anna Cinzia, Borghesi Stefano, Borgonzoni Lucia, Bossi Simone, Bossi Umberto, Briziarelli Luca, Bruzzone Francesco, Calderoli Roberto, Campari Maurizio, Candiani Stefano, Candura Massimo, Cantu' Maria Cristina, Casolati Marzia, De Vecchis William, Faggi Antonella, Ferrero Roberta, Fregolent Sonia, Fusco Umberto, Iwobi Tony Chike, Marin Raffaella Fiormaria, Marti Roberto, Montani Enrico, Nisini Tiziana, Ostellari Andrea, Pazzaglini Giuliano, Pellegrini Emanuele, Pepe Pasquale, Pergreffi Simona, Pianasso Cesare, Pillon Simone, Pirovano Daisy, Pisani Pietro, Pizzol Nadia, Pucciarelli Stefania, Ripamonti Paolo, Rivolta Erica, Romeo Massimiliano, Rufa Gianfranco, Salvini Matteo, Saponara Maria, Saviane Paolo, Sbrana Rosellina, Siri Armando, Solinas Christian, Stefani Erika, Tesei Donatella, Tosato Paolo, Vallardi Gianpaolo, Vescovi Manuel, Zuliani Cristiano Modifica alla legge 13 luglio 2015, n. 107, in materia di contratti a tempo determinato del personale docente (355) (presentato in data 09/05/2018); senatore Centinaio Gian Marco Dichiarazione di monumento nazionale della Basilica di San Michele a Pavia (356) (presentato in data 19/04/2018); senatrice Cirinna' Monica Disposizioni in materia di tutela della scelta alimentare vegana (357) (presentato in data 10/05/2018); senatori Malan Lucio, Centinaio Gian Marco, Urso Adolfo, Aimi Enrico, Arrigoni Paolo, Balboni Alberto, Caliendo Giacomo, Carbone Vincenzo, Craxi Stefania Gabriella Anastasia, De Poli Antonio, Messina Alfredo, Modena Fiammetta, Nastri Gaetano, Paroli Adriano, Perosino Marco, Rauti Isabella, Rizzotti Maria, Schifani Renato, Sciascia Salvatore, Totaro Achille, Testor Elena, Gallone Maria Alessandra Disposizioni in materia di temporanea insequestrabilità delle opere d'arte prestate da uno Stato, da un ente pubblico o da un'istituzione di rilevante interesse culturale o scientifico stranieri, durante la permanenza in Italia per l'esposizione al pubblico (358) (presentato in data 09/05/2018); DDL Costituzionale senatore Rampi Roberto Riconoscimento allo straniero dell'elettorato attivo e passivo nelle elezioni amministrative (359) (presentato in data 02/05/2018); senatrice Cirinna' Monica Modifiche al codice penale, al codice di procedura penale e altre disposizioni in materia di reati contro gli animali (360) (presentato in data 11/05/2018); senatori Garavini Laura, Giacobbe Francesco Norme per la promozione della conoscenza dell'emigrazione italiana nel quadro delle migrazioni contemporanee (361) (presentato in data 14/05/2018); senatori Segre Liliana, De Petris Loredana, Grasso Pietro, Bonino Emma, Cattaneo Elena, Piano Renzo, Buccarella Maurizio, Errani Vasco, Laforgia Francesco, Rubbia Carlo Istituzione di una Commissione parlamentare di indirizzo e controllo sui fenomeni di intolleranza, razzismo e istigazione all'odio e alla violenza (362) (presentato in data 14/05/2018); senatori Arrigoni Paolo, Centinaio Gian Marco, Augussori Luigi, Bagnai Alberto, Barbaro Claudio, Bergesio Giorgio Maria, Bonfrisco Anna Cinzia, Borghesi Stefano, Borgonzoni Lucia, Bossi Simone, Bossi Umberto, Briziarelli Luca, Bruzzone Francesco, Calderoli Roberto, Campari Maurizio, Candiani Stefano, Candura Massimo, Cantu' Maria Cristina, Casolati Marzia, De Vecchis William, Faggi Antonella, Ferrero Roberta, Fregolent Sonia, Fusco Umberto, Iwobi Tony Chike, Marin Raffaella Fiormaria, Marti Roberto, Montani Enrico, Nisini Tiziana, Ostellari Andrea, Pazzaglini Giuliano, Pellegrini Emanuele, Pepe Pasquale, Pergreffi Simona, Pianasso Cesare, Pillon Simone, Pirovano Daisy, Pisani Pietro, Pittoni Mario, Pizzol Nadia, Pucciarelli Stefania, Ripamonti Paolo, Rivolta Erica, Romeo Massimiliano, Rufa Gianfranco, Salvini Matteo, Saponara Maria, Saviane Paolo, Sbrana Rosellina, Siri Armando, Solinas Christian, Stefani Erika, Tesei Donatella, Tosato Paolo, Vallardi Gianpaolo, Vescovi Manuel, Zuliani Cristiano Modifiche al decreto-legge 7 giugno 2017, n. 773, convertito, con modificazioni, dalla legge 31 luglio 2017, n. 119, in materia di prevenzione vaccinale (363) (presentato in data 14/05/2018); senatori Lannutti Elio, Lezzi Barbara, Sileri Pierpaolo, Castellone Maria Domenica, Fattori Elena, Morra Nicola, Di Nicola Primo Disposizioni in materia di incompatibilità con la partecipazione ad associazioni che comportano vincolo di obbedienza come richiesto da logge massoniche o associazioni similari fondate su giuramenti o vincoli di appartenenza (364) (presentato in data 24/04/2018); DDL Costituzionale senatori Nannicini Tommaso, Valente Valeria Modifica all'articolo 117 della Costituzione in materia di tutela della salute (365) (presentato in data 14/05/2018); senatori Romeo Massimiliano, Centinaio Gian Marco, Arrigoni Paolo, Augussori Luigi, Bagnai Alberto, Barbaro Claudio, Bergesio Giorgio Maria, Bonfrisco Anna Cinzia, Borghesi Stefano, Borgonzoni Lucia, Bossi Simone, Bossi Umberto, Briziarelli Luca, Bruzzone Francesco, Calderoli Roberto, Campari Maurizio, Candiani Stefano, Candura Massimo, Cantu' Maria Cristina, Casolati Marzia, De Vecchis William, Faggi Antonella, Ferrero Roberta, Fregolent Sonia, Fusco Umberto, Iwobi Tony Chike, Marin Raffaella Fiormaria, Marti Roberto, Montani Enrico, Nisini Tiziana, Ostellari Andrea, Pazzaglini Giuliano, Pellegrini Emanuele, Pepe Pasquale, Pergreffi Simona, Pianasso Cesare, Pillon Simone, Pirovano Daisy, Pisani Pietro, Pittoni Mario, Pizzol Nadia, Pucciarelli Stefania, Ripamonti Paolo, Rivolta Erica, Rufa Gianfranco, Salvini Matteo, Saponara Maria, Saviane Paolo, Sbrana Rosellina, Siri Armando, Solinas Christian, Stefani Erika, Tesei Donatella, Tosato Paolo, Vallardi Gianpaolo, Vescovi Manuel, Zuliani Cristiano Delega al Governo per l'adozione di norme in materia di regionalizzazione, tutela previdenziale antinfortunistica della componente volontaria del Corpo nazionale dei vigili del fuoco (366) (presentato in data 14/05/2018); senatore Mantero Matteo Introduzione del divieto della propaganda pubblicitaria dei giochi con vincite in denaro (367) (presentato in data 14/05/2018); senatore Rampi Roberto Modifiche al testo unico di cui al decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151, in materia di congedo di maternità per ricongiungimento familiare (368) (presentato in data 15/05/2018); senatori Valente Valeria, Verducci Francesco, D'Arienzo Vincenzo Disposizioni in materia di commercio sulle aree pubbliche (369) (presentato in data 15/05/2018); senatore Vitali Luigi Delega al Governo in materia di determinazione dei criteri di priorità nell'esercizio dell'azione penale (370) (presentato in data 02/05/2018); senatore Vitali Luigi Delega al Governo per la definizione delle carriere dei giudici e dei pubblici ministeri (371) (presentato in data 02/05/2018); senatori Iannone Antonio, La Pietra Patrizio Giacomo Modifiche agli articoli 380, 381 e 383 del codice di procedura penale, in materia di arresto in flagranza per il delitto di violazione di domicilio (372) (presentato in data 16/05/2018); senatori Iannone Antonio, La Pietra Patrizio Giacomo Modifiche al codice penale, al codice di procedura penale e altre disposizioni in materia di sicurezza pubblica e di tutela delle vittime di reati (373) (presentato in data 16/05/2018); senatori Iannone Antonio, La Pietra Patrizio Giacomo Disposizioni concernenti la tutela assicurativa per infortuni e malattie del personale del comparto sicurezza e difesa (374) (presentato in data 16/05/2018); senatori Iannone Antonio, La Pietra Patrizio Giacomo Modifica all'articolo 512-bis del codice penale in materia di trasferimento fraudolento di valori (375) (presentato in data 16/05/2018); senatori Iannone Antonio, La Pietra Patrizio Giacomo Delega al Governo per l'adozione di uno "statuto partecipativo" delle imprese finalizzato alla partecipazione dei lavoratori alla gestione e ai risultati dell'impresa (376) (presentato in data 16/05/2018); senatori Iannone Antonio, La Pietra Patrizio Giacomo Delega al Governo per l'istituzione di un Servizio nazionale militare di volontari per la mobilitazione (377) (presentato in data 16/05/2018); senatori Iannone Antonio, La Pietra Patrizio Giacomo Modifiche agli articoli 703, 1014 e 2199 del codice dell'ordinamento militare, di cui al decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66, in materia di riserve di posti in favore dei volontari delle Forze armate in ferma prefissata e in ferma breve (378) (presentato in data 16/05/2018); DDL Costituzionale senatori Iannone Antonio, La Pietra Patrizio Giacomo Modifica dell'articolo 27 della Costituzione in materia di responsabilità penale (379) (presentato in data 16/05/2018); DDL Costituzionale senatori Iannone Antonio, La Pietra Patrizio Giacomo Modifiche al titolo V della parte seconda della Costituzione, in materia di soppressione delle regioni e delle province e di costituzione di trentasei nuove regioni (380) (presentato in data 16/05/2018); senatori Iannone Antonio, La Pietra Patrizio Giacomo Modifiche all'articolo 5 della legge 22 maggio 1975, n. 152, e all'articolo 380 del codice di procedura penale, concernenti il delitto di travisamento in occasione di manifestazioni che si svolgano in luogo pubblico o aperto al pubblico (381) (presentato in data 16/05/2018); senatori Iannone Antonio, La Pietra Patrizio Giacomo Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sulle responsabilità del mancato adeguamento degli istituti penitenziari e sul sovraffollamento delle carceri (382) (presentato in data 16/05/2018); DDL Costituzionale senatori Iannone Antonio, La Pietra Patrizio Giacomo Modifica all'articolo 111 della Costituzione in materia di tutela delle vittime di reati e delle persone danneggiate da reati (383) (presentato in data 16/05/2018); senatori Urso Adolfo, Iannone Antonio, Rauti Isabella Modifica alla tabella A allegata al decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, per la riduzione dell'aliquota dell'imposta sul valore aggiunto relativa a prestazioni rese in strutture recettive (384) (presentato in data 16/05/2018); senatori Conzatti Donatella, Serafini Giancarlo Istituzione del Consiglio superiore della lingua italiana (385) (presentato in data 16/05/2018) senatori Iannone Antonio, La Pietra Patrizio Giacomo Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sulla condotta delle autorità nazionali nella vicenda relativa ai fucilieri di marina Massimiliano Latorre e Salvatore Girone (386) (presentato in data 16/05/2018); senatori Bertacco Stefano, Balboni Alberto, Ciriani Luca, de Bertoldi Andrea, Fazzolari Giovanbattista, Garnero Santanche' Daniela, Iannone Antonio, La Pietra Patrizio Giacomo, La Russa Ignazio, Magoni Lara, Marsilio Marco, Nastri Gaetano, Rauti Isabella, Ruspandini Massimo, Stancanelli Raffaele, Totaro Achille, Urso Adolfo, Zaffini Francesco Legge quadro sull'ordinamento della polizia locale (387) (presentato in data 08/05/2018); DDL Costituzionale senatore Vitali Luigi Disposizioni per l'individuazione delle priorità di esercizio dell'azione penale (388) (presentato in data 09/05/2018); senatore Verducci Francesco Istituzione di un credito di imposta per il sostegno alla ricerca, sviluppo, studio, ideazione e realizzazione di campionari destinato alle imprese del settore manifatturiero del tessile e della moda (389) (presentato in data 04/05/2018); senatore Mantero Matteo Modifiche al decreto-legge 13 settembre 2012, n. 158, convertito, con modificazioni, dalla legge 8 novembre 2012, n. 189, e al testo unico di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, in materia di limiti all'apertura di sale da gioco e di orari di funzionamento degli apparecchi per il gioco lecito (390) (presentato in data 16/05/2018); senatori Boldrini Paola, Alfieri Alessandro, Cirinna' Monica, Cucca Giuseppe Luigi Salvatore, Grimani Leonardo, Iori Vanna, Patriarca Edoardo, Pittella Gianni Disposizioni in materia di tutela della salute mentale volte all'attuazione e allo sviluppo dei principi di cui alla legge 13 maggio 1978, n. 180 (391) (presentato in data 16/05/2018); senatori Mallegni Massimo, Gallone Maria Alessandra, Toffanin Roberta, Rizzotti Maria, Gasparri Maurizio, Damiani Dario Modifica all'articolo 55 del codice penale in tema di eccesso colposo (392) (presentato in data 17/05/2018); senatori Mallegni Massimo, Rizzotti Maria, Damiani Dario Modifiche al codice di procedura penale in tema di inammissibilità del ricorso per cassazione (393) (presentato in data 17/05/2018); senatori Mallegni Massimo, Gasparri Maurizio, Pichetto Fratin Gilberto, Causin Andrea, Caliendo Giacomo, Craxi Stefania Gabriella Anastasia, Gallone Maria Alessandra, Toffanin Roberta, Damiani Dario, Rizzotti Maria, Battistoni Francesco Modifiche al decreto legislativo 26 marzo 2010, n. 59, in materia di esclusione delle concessioni demaniali e del patrimonio dello Stato e degli enti pubblici territoriali dall'applicazione della direttiva 2006/123/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 dicembre 2006 (394) (presentato in data 17/05/2018); senatori Pellegrini Emanuele, Romeo Massimiliano, Arrigoni Paolo, Augussori Luigi, Bagnai Alberto, Barbaro Claudio, Bergesio Giorgio Maria, Bonfrisco Anna Cinzia, Borghesi Stefano, Borgonzoni Lucia, Bossi Simone, Bossi Umberto, Briziarelli Luca, Bruzzone Francesco, Calderoli Roberto, Campari Maurizio, Candiani Stefano, Candura Massimo, Cantu' Maria Cristina, Casolati Marzia, Centinaio Gian Marco, De Vecchis William, Faggi Antonella, Ferrero Roberta, Fregolent Sonia, Fusco Umberto, Iwobi Tony Chike, Marin Raffaella Fiormaria, Marti Roberto, Montani Enrico, Nisini Tiziana, Ostellari Andrea, Pazzaglini Giuliano, Pepe Pasquale, Pergreffi Simona, Pianasso Cesare, Pillon Simone, Pirovano Daisy, Pisani Giuseppe, Pittoni Mario, Pizzol Nadia, Pucciarelli Stefania, Ripamonti Paolo, Rivolta Erica, Rufa Gianfranco, Saponara Maria, Saviane Paolo, Sbrana Rosellina, Siri Armando, Solinas Christian, Stefani Erika, Tesei Donatella, Tosato Paolo, Vallardi Gianpaolo, Vescovi Manuel, Zuliani Cristiano Norme in materia di blocco delle procedure esecutive in caso di crediti verso la Pubblica amministrazione da parte del fallito (395) (presentato in data 18/05/2018); senatore Gasparri Maurizio Norme per la utilizzazione dei beni confiscati alla criminalità organizzata al fine di agevolare lo sviluppo di attività produttive e favorire l'occupazione (396) (presentato in data 18/05/2018); senatore Gasparri Maurizio Disposizioni per la tutela degli appartenenti alle Forze di polizia, dei militari e del Corpo nazionale dei vigili del fuoco (397) (presentato in data 18/05/2018); senatore Gasparri Maurizio Ridefinizione delle aree del demanio marittimo a scopo turistico-ricreativo e misure per favorire la stabilità delle imprese balneari, gli investimenti, la valorizzazione delle coste (398) (presentato in data 18/05/2018); senatore Gasparri Maurizio Disposizioni in materia di previdenza complementare integrativa per il personale delle Forze di polizia, delle Forze armate e del soccorso pubblico (399) (presentato in data 18/05/2018); senatore Gasparri Maurizio Istituzione del Fondo di rotazione per la solidarietà alle vittime dei reati di tipo terroristico (400) (presentato in data 18/05/2018); senatore Gasparri Maurizio Istituzione dell'Alto Commissario per l'edilizia residenziale (401) (presentato in data 18/05/2018); senatore Gasparri Maurizio Abrogazione dell'articolo 11 del decreto-legge 20 febbraio 2017, n. 14, convertito, con modificazioni, dalla legge 18 aprile 2017, n. 48, in materia di occupazioni arbitrarie di immobili (402) (presentato in data 18/05/2018); senatore Gasparri Maurizio Disposizioni in materia di disciplina della morosità nella corresponsione del canone di locazione per gli scopi abitativi (403) (presentato in data 18/05/2018); senatore Gasparri Maurizio Introduzione di un regime speciale per il commercio sulle aree pubbliche (404) (presentato in data 18/05/2018); senatore Gasparri Maurizio Delega al Governo in materia di specificità del ruolo e dello stato giuridico del personale delle Forze armate, delle Forze di polizia e del Corpo nazionale dei vigili del fuoco (405) (presentato in data 18/05/2018); senatori Bertacco Stefano, Balboni Alberto, Ciriani Luca, de Bertoldi Andrea, Fazzolari Giovanbattista, Garnero Santanche' Daniela, Iannone Antonio, La Pietra Patrizio Giacomo, La Russa Ignazio, Magoni Lara, Marsilio Marco, Nastri Gaetano, Rauti Isabella, Ruspandini Massimo, Stancanelli Raffaele, Totaro Achille, Urso Adolfo, Zaffini Francesco Introduzione dell'obbligo di un dispositivo acustico e luminoso collegato ai sistemi di ritenuta per bambini previsti dal comma 1 dell'articolo 172 del codice della strada, di cui al decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (406) (presentato in data 21/05/2018); senatore Urso Adolfo Regime fiscale agevolato per i pensionati che trasferiscono la loro residenza in Italia, in uno dei comuni delle Regioni dell'ex Obiettivo Convergenza (407) (presentato in data 21/05/2018); senatori Iannone Antonio, La Pietra Patrizio Giacomo Modifiche all'articolo 274 del codice di procedura penale, in materia di condizioni per l'adozione delle misure cautelari (408) (presentato in data 21/05/2018); senatori Iannone Antonio, La Pietra Patrizio Giacomo Abrogazione dei delitti di tortura e di istigazione del pubblico ufficiale a commettere tortura e previsione di una aggravante comune per i pubblici ufficiali (409) (presentato in data 21/05/2018); senatori Iannone Antonio, La Pietra Patrizio Giacomo Introduzione dell'articolo 187-bis del codice penale e altre disposizioni in materia di risarcimento dei danni da parte dello Stato in favore delle vittime di reati (410) (presentato in data 16/05/2018); senatori Lannutti Elio, Di Nicola Primo, Castaldi Gianluca Norme per il contrasto, la riduzione e la prevenzione del gioco d'azzardo patologico (411) (presentato in data 22/05/2018); senatori Ginetti Nadia, Alfieri Alessandro, Astorre Bruno, Bini Caterina, Collina Stefano, Garavini Laura, Grimani Leonardo, Margiotta Salvatore, Marino Mauro Maria, Misiani Antonio Modifiche agli articoli 624-bis e 628 del codice penale in materia di furto in abitazione e rapina (412) (presentato in data 23/05/2018); senatrice Boldrini Paola Modifica all'articolo 9 della legge 22 maggio 1978, n. 194, recante norme per la tutela sociale della maternità e sull'interruzione volontaria della gravidanza, in materia di obiezione di coscienza del personale sanitario ed esercente le attività ausiliarie (413) (presentato in data 23/05/2018); senatrice Giammanco Gabriella Modifiche alla legge 4 maggio 1983, n. 184, per favorire l'adozione nazionale dei minori da parte delle persone affidatarie (414) (presentato in data 23/05/2018); senatori Gallone Maria Alessandra, Toffanin Roberta, Caliendo Giacomo, Masini Barbara, Damiani Dario, Modena Fiammetta, Mallegni Massimo Modifica all'articolo 172 del codice della strada, di cui al decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, in materia di applicazione di dispositivi per prevenire l'abbandono di bambini a bordo dei veicoli (415) (presentato in data 23/05/2018); senatori Pichetto Fratin Gilberto, Gallone Maria Alessandra, Toffanin Roberta Disposizioni in materia di distribuzione di carburanti (416) (presentato in data 23/05/2018); senatrice Bini Caterina Modifiche al codice di procedura penale, in materia di inapplicabilità e di svolgimento del giudizio abbreviato, nonché modifica all'articolo 69 del codice penale, in materia di concorso di circostanze aggravanti e attenuanti (417) (presentato in data 23/05/2018); senatore Mangialavori Giuseppe Tommaso Vincenzo Disposizioni in materia di pagamento dei debiti delle pubbliche amministrazioni (418) (presentato in data 24/05/2018); DDL Costituzionale senatori Cangini Andrea, Gasparri Maurizio, Mallegni Massimo Modifiche alla parte seconda della Costituzione concernenti l'elezione e le prerogative del Presidente della Repubblica (419) (presentato in data 23/05/2018); senatrice De Petris Loredana Modifica dell'articolo 4 della legge 24 marzo 2001, n. 89 in materia di previsione di equa riparazione in caso di violazione del termine ragionevole del processo (420) (presentato in data 24/05/2018); senatori Bertacco Stefano, Ciriani Luca, de Bertoldi Andrea, Fazzolari Giovanbattista, Garnero Santanche' Daniela, Iannone Antonio, La Pietra Patrizio Giacomo, La Russa Ignazio, Marsilio Marco, Nastri Gaetano, Rauti Isabella, Stancanelli Raffaele, Urso Adolfo, Zaffini Francesco, Balboni Alberto Norme in materia di concessioni demaniali marittime, lacuali e fluviali (421) (presentato in data 24/05/2018); senatore Richetti Matteo Disposizioni in materia di partiti politici in attuazione dell'articolo 49 della Costituzione. Norme per favorire la trasparenza e la partecipazione democratica (422) (presentato in data 24/05/2018); senatore Rampi Roberto Iniziative a sostegno della mobilità ciclistica (423) (presentato in data 25/05/2018); senatrice Garavini Laura Estensione della riduzione della tassa sui rifiuti (TARI) a tutti i cittadini italiani iscritti all'Anagrafe degli italiani residenti all'estero (AIRE) (424) (presentato in data 25/05/2018); senatori Centinaio Gian Marco, Arrigoni Paolo Norme per l'esclusione delle concessioni demaniali e del patrimonio dello Stato e degli enti pubblici territoriali dall'applicazione della direttiva 2006/123/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 dicembre 2006 (425) (presentato in data 28/05/2018); senatore Iannone Antonio Modifiche all'articolo 64 del testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali, di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, in materia di incompatibilità tra la carica di assessore comunale e le funzioni di consigliere comunale (426) (presentato in data 29/05/2018); senatori Stefani Erika, Candura Massimo, Fregolent Sonia, Ostellari Andrea, Pizzol Nadia, Saviane Paolo, Tosato Paolo, Vallardi Gianpaolo, Zuliani Cristiano Modifiche al decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248, in materia di aperture domenicali e festive degli esercizi commerciali (427) (presentato in data 29/05/2018); senatore Gasparri Maurizio Disciplina dei pagamenti per l'affrancamento dal diritto di superficie per alloggi di edilizia residenziale pubblica (428) (presentato in data 29/05/2018); senatore Gasparri Maurizio Istituzione del Tavolo permanente di confronto sulle politiche abitative (429) (presentato in data 29/05/2018); senatori Causin Andrea, Binetti Paola, Papatheu Urania Giulia Rosina, Barboni Antonio, Testor Elena, Ferro Massimo, Serafini Giancarlo, Modena Fiammetta, Urso Adolfo Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sullo stato della sicurezza e del degrado delle città italiane e delle loro periferie (430) (presentato in data 29/05/2018); senatore Causin Andrea Modifiche al codice civile in materia di riconoscimento della personalità giuridica delle associazioni e delle fondazioni (431) (presentato in data 29/05/2018); senatore Causin Andrea Istituzione dell'Osservatorio euro-mediterraneo - Mar Nero sull'informazione e la partecipazione nelle politiche ambientali e azioni di sviluppo economico sostenibile locale per il rafforzamento della cooperazione regionale e dei processi di pace (432) (presentato in data 29/05/2018); senatore Causin Andrea Modifiche al decreto legislativo 28 agosto 2000, n. 274, in materia di sanzioni applicabili dal giudice di pace per comportamenti lesivi della sicurezza e del decoro urbano (433) (presentato in data 29/05/2018); senatore Causin Andrea Modifiche al decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 471, e al decreto legislativo 24 settembre 2015, n. 159, in materia di sanzioni per tardivi versamenti e di oneri di riscossione dei tributi (434) (presentato in data 29/05/2018). Disegni di legge, assegnazione In sede referente Commissione speciale su atti urgenti del Governo Presidente del Consiglio dei ministri Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 10 aprile 2018, n. 30, recante misure urgenti per assicurare la continuità delle funzioni dell'Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente (ARERA) (349) C.484 approvato dalla Camera dei deputati (assegnato in data 09/05/2018). Disegni di legge, ritiro Il senatore De Poli, in data 2 maggio 2018, ha dichiarato di ritirare i seguenti disegni di legge: De Poli. - "Disposizioni in materia di accertamenti diagnostici neonatali obbligatori per la prevenzione e la cura delle malattie metaboliche ereditarie" (128); De Poli e altri. - "Disposizioni per la realizzazione della rete di cure palliative" (130). Il senatore De Poli, in data 11 maggio 2018, ha dichiarato di ritirare il disegno di legge: De Poli. - "Modifiche al decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 109, in materia di valutazione della situazione economica dei soggetti che richiedono prestazioni agevolate" (135). Inchieste parlamentari, annunzio di presentazione di proposte In data 10 maggio 2018 è stata presentata la seguente proposta d'inchiesta parlamentare d'iniziativa del senatore Rampi. - "Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sul caso di Cambridge Analytica" ( Doc . XXII, n. 3). In data 17 maggio 2018 è stata presentata la seguente proposta d'inchiesta parlamentare d'iniziativa del senatore Nannicini. - "Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sulla sicurezza e sullo sfruttamento del lavoro" ( Doc . XXII, n. 4). Governo, trasmissione di atti per il parere Il Ministro dell'economia e delle finanze, con lettera in data 24 aprile 2018, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 1, comma 13-bis, del decreto-legge 22 ottobre 2016, n. 193, convertito, con modificazioni, dalla legge 1° dicembre 2016, n. 225 - lo schema di atto aggiuntivo alla convenzione tra il Ministro dell'economia e delle finanze e il direttore dell'Agenzia delle entrate per la definizione dei servizi dovuti, delle risorse disponibili, delle strategie per la riscossione nonché delle modalità di verifica degli obiettivi e di vigilanza sull'ente Agenzia delle entrate-Riscossione, per il periodo 1° gennaio-31 dicembre 2018 (n. 21). Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 10 maggio 2018, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 13 della legge 25 ottobre 2017, n. 163 - lo schema di decreto legislativo recante disposizioni per l'adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni del Regolamento (UE) 2016/679, relativo alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonché alla libera circolazione di tali dati e che abroga la direttiva 95/46/CE (regolamento generale sulla protezione dei dati) (n. 22). Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139- bis del Regolamento, lo schema di decreto è stato deferito - in data 14 maggio 2018 - alla Commissione speciale per l'esame degli atti urgenti presentati dal Governo, che esprimerà il parere entro il termine del 23 giugno. Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 14 maggio 2018, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 1 della legge 25 ottobre 2017, n. 163 - lo schema di decreto legislativo recante attuazione della direttiva (UE) 2017/853 che modifica la direttiva 91/47CEE, relativa al controllo dell'acquisizione e della detenzione di armi (n. 23). Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139- bis del Regolamento, lo schema di decreto è stato deferito - in data 14 maggio 2018 - alla Commissione speciale per l'esame degli atti urgenti presentati dal Governo, che esprimerà il parere entro il termine del 23 giugno. Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 17 maggio 2018, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi degli articoli 1 e 14 della legge 25 ottobre 2017, n. 163 - lo schema di decreto legislativo recante attuazione della direttiva (UE) 2016/2102 relativa all'accessibilità dei siti web e delle applicazioni mobili degli enti pubblici (n. 24). Ai sensi delle predette disposizioni e dell'articolo 139- bis del Regolamento, lo schema di decreto è stato deferito - in data 21 maggio 2018 - alla Commissione speciale per l'esame degli atti urgenti presentati dal Governo, che esprimerà il parere entro il termine del 30 giugno. Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 18 maggio 2018, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi degli articoli 1 e 8 della legge 25 ottobre 2017, n. 163 - lo schema di decreto legislativo recante norme di adeguamento della normativa nazionale alle diposizioni del regolamento (UE) n. 596/2014, relativo agli abusi di mercato e che abroga la direttiva 2003/6/CE e le direttive 2003/124/CE, 2003/125/CE e 2004/72/CE della Commissione (n. 25). Ai sensi delle predette disposizioni e dell'articolo 139- bis del Regolamento, lo schema di decreto è stato deferito - in data 21 maggio 2018 - alla Commissione speciale per l'esame degli atti urgenti presentati dal Governo, che esprimerà il parere entro il termine del 30 giugno. Il Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, con lettera in data 9 maggio 2018, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 32, comma 2, della legge 28 dicembre 2001, n. 448 - lo schema di decreto ministeriale concernente il riparto dello stanziamento iscritto nello stato di previsione della spesa del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale per l'anno 2018, relativo a contributi ad enti, istituti, associazioni, fondazioni ed altri organismi (n. 26). Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 9 maggio 2018, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 6, comma 5, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni dalla legge 30 luglio 2010, n. 122 - lo schema di decreto del Presidente della Repubblica recante modifiche alla composizione degli organi di amministrazione della Cassa ufficiali e del Fondo di previdenza per sottufficiali, appuntati e finanzieri della Guardia di finanza (n. 27). Il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, con lettera in data 18 maggio 2018, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 7, comma 2, del decreto legislativo 5 giugno 1998, n. 204 - lo schema di decreto ministeriale per il riparto del Fondo ordinario per gli enti e le istituzioni di ricerca per l'anno 2018 (n. 28). Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 21 maggio 2018, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 1, commi 82, 83 e 85, lettera f), della legge 23 giugno 2017, n. 103 - lo schema di decreto legislativo recante disposizioni in materia di giustizia riparativa e mediazione reo-vittima (n. 29). Governo, trasmissione di atti e documenti Con lettere in data 3 e 11 maggio 2018 il Ministero dell'interno, in adempimento a quanto previsto dall'articolo 141, comma 6, del decreto legislativo 8 agosto 2000, n. 267, ha comunicato gli estremi del decreto del Presidente della Repubblica concernente lo scioglimento del consiglio comunale di Turi (Bari), Montefano (Macerata), Carlantino (Foggia), Novoli (Lecce) e Palagianello (Taranto). La Presidenza del Consiglio dei ministri, con lettere in data 30 marzo e 13 aprile 2018, ha inviato - ai sensi dell'articolo 19 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni e integrazioni - le comunicazioni concernenti il conferimento o la revoca dei seguenti incarichi di livello dirigenziale generale: alla dottoressa Giovanna Boda, il conferimento incarico di funzione dirigenziale, nell'ambito del Ministero del ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca; ai dottori Virginio Di Giambattista e Angelo Mautone, il conferimento di incarico di funzione dirigenziale, nell'ambito del Ministero delle infrastrutture e trasporti; alla dottoressa Donatella Donati, magistrato ordinario collocato fuori ruolo organico della magistratura, il conferimento di incarico di funzione dirigenziale, nell'ambito del ministero della giustizia. Tali comunicazioni sono depositate presso il Servizio dell'Assemblea, a disposizione degli onorevoli senatori. Il Ministro dello sviluppo economico, con lettera in data 24 aprile 2018, ha inviato, ai sensi dell'articolo 1- quater , comma 8, del decreto-legge 29 agosto 2003, n. 239, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 ottobre 2003, n. 290, la relazione sull'andamento delle autorizzazioni concernenti la realizzazione o il potenziamento di centrali termoelettriche di potenza superiore a 300 MW termici, riferita al periodo 1° aprile 2017-31 marzo 2018 (Atto n. 10). Il Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri per le politiche e gli affari europei, con lettera in data 20 aprile 2018, ha inviato l'elenco delle direttive con termine di recepimento in scadenza entro il 30 settembre 2018, con indicazioni in ordine al relativo stato di attuazione, predisposto ai sensi dell'articolo 39, comma 2, della legge 24 dicembre 2012, n. 234, nonché l'elenco aggiornato delle direttive con termine di recepimento in scadenza nel periodo dal 1° gennaio 2018 al 31 marzo 2018 (Atto n. 12). Il Commissario di cui all'articolo 86 della legge 27 dicembre 2002, n. 289, con lettera in data 6 aprile 2018, ha inviato, ai sensi dell'articolo 2, comma 2, primo periodo, del decreto-legge 12 maggio 2014, n. 73, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 luglio 2014, n. 97, la relazione sull'attività svolta dal medesimo Commissario e sull'entità dei lavori ancora da eseguire, nonché relativa rendicontazione contabile, aggiornata al 31 marzo 2018 (Doc. CCXIX, n. 1). Il Ministro della giustizia, con lettera in data 11 maggio 2018, ha inviato, ai sensi dell'articolo 16, comma 3, della legge 22 maggio 1978, n. 194, la relazione - per la parte di sua competenza - sullo stato di attuazione della legge concernente norme per la tutela sociale della maternità e sull'interruzione volontaria della gravidanza, relativa all'anno 2017 ( Doc . XXXVII- bis , n. 1). La Ministra per i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 8 giugno 2018, ha inviato, ai sensi dell'articolo 15, comma 1, della legge 16 aprile 2015, n. 47, le relazioni - predisposte dal Ministero della giustizia - sull'applicazione delle misure cautelari personali, riferite rispettivamente, all'anno 2016 ( Doc . XCIV, n. 1) e all'anno 2017 ( Doc . XCIV, n. 2). Il Ministro della giustizia, con lettera in data 11 maggio 2018, ha inviato, ai sensi dell'articolo 20, ultimo comma, della legge 26 luglio 1975, n. 354, la relazione sull'attuazione delle disposizioni di legge relative al lavoro dei detenuti, relativa all'anno 2017 ( Doc . CXVIII, n. 1). Il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, con lettera in data 14 maggio 2018, ha inviato, ai sensi dell'articolo 3, comma 2, lettera e) , della legge 14 gennaio 2013, n. 10, la relazione concernente i risultati del monitoraggio sull'attuazione delle disposizioni con finalità di incremento del verde pubblico e privato e la prospettazione degli interventi necessari per l'attuazione della normativa di settore, predisposta dal Comitato per lo sviluppo del verde pubblico, aggiornata al mese di maggio 2018 ( Doc . CCXV, n. 1). Il Ministro dell'economia delle finanze, con lettera in data 10 maggio 2018, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 30- te r, comma 9, del decreto legislativo 13 agosto 2010, n. 141, la prima relazione sull'attività di prevenzione delle frodi nel settore del credito al consumo e dei pagamenti dilazionati o differiti, con specifico riferimento al furto di identità, aggiornata al 31 dicembre 2017 ( Doc . CCXXVII, n. 1). Il Ministro della giustizia, con lettera in data 11 maggio 2018, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 11, comma 2-bis, del decreto legge 12 settembre 2014, n. 132, convertito, con modificazioni, dalla legge 10 novembre 20147, n. 162, la prima relazione sullo stato di attuazione delle disposizioni in materia di procedura di negoziazione assistita, relativa all'anno 2017 ( Doc . CCXXVIII, n. 1). Il Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri per le politiche e gli affari europei, con lettera in data 20 aprile 2018, ha inviato, ai sensi dell'articolo 14 della legge 24 dicembre 2012, n. 234, l'elenco delle procedure giurisdizionali e di precontenzioso con l'Unione europea, riferito al primo trimestre 2018 ( Doc . LXXIII- bis , n. 1). Governo, trasmissione di atti concernenti procedure d'infrazione Il Ministro dei beni culturali e delle attività culturali e del turismo, con lettera in data 27 aprile 2018, ha inviato, in ottemperanza dell'articolo 15, comma 2, della legge 24 dicembre 2012, n. 234, la relazione sulla procedura d'infrazione n. 2018/0081, - avviata ai sensi dell'articolo 258 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea - concernente il mancato recepimento della direttiva (UE) 2015/2302 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 novembre 2015, relativa ai pacchetti turistici e ai servizi turistici collegati, che modifica il regolamento (CE) n. 2006/2004 e la direttiva 2011/83/UE del Parlamento europeo e del Consiglio e che abroga la direttiva 90/314/CEE del Consiglio (Procedura d'infrazione n. 2/1). Garante per l'infanzia e l'adolescenza, trasmissione di atti e documenti Il Garante per l'infanzia e l'adolescenza, con lettera in data 2 maggio 2018, ha inviato, ai sensi dell'articolo 18, comma 3, del Regolamento di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 20 luglio 2012, n. 168, il conto finanziario dell'Autorità garante per l'infanzia e l'adolescenza per l'esercizio 2017 (Atto n. 11). Il Garante per l'infanzia e l'adolescenza, con lettera in data 26 aprile 2018, ha inviato, ai sensi dell'articolo 3, comma 1, punto p ), della legge 12 luglio 2011, n. 112, la relazione sull'attività svolta dall'Autorità garante per l'infanzia e l'adolescenza nell'anno 2017 ( Doc . CCI, n. 1). Corte dei conti, trasmissione di relazioni sulla gestione finanziaria di enti Il Presidente della Sezione del controllo sugli Enti della Corte dei conti, con lettere in data 5, 24 e 26 aprile e 4, 10, 11, 15 e 17 maggio 2018, in adempimento al disposto dell'articolo 7 della legge 21 marzo 1958, n. 259, ha inviato le determinazioni e le relative relazioni sulla gestione finanziaria: di ENI S.p.A., per l'esercizio 2016 ( Doc. XV, n. 15); dell'Ente Nazionale di Previdenza e Assistenza Farmacisti (E.N.P.A.F.) per l'esercizio 2016 ( Doc. XV, n. 16); dell'Ente Nazionale di Previdenza per gli Addetti e per gli Impiegati in Agricoltura (Fondazione E.N.P.A.I.A.) per l'esercizio 2016 ( Doc. XV, n. 17); dell'Ente nazionale di assistenza per gli agenti e rappresentanti di commercio (ENASARCO), per gli esercizi dal 2015 al 2016 ( Doc. XV, n. 18); dell'Autorità portuale di Cagliari, per l'esercizio 2016 ( Doc. XV, n. 19); del Comitato Olimpico Nazionale Italiano (CONI) per l'esercizio 2016, e la interconnessa determinazione e relazione del CONI Servizi S.p.A., per l'esercizio 2016 ( Doc. XV, n. 20); dell'Istituto Nazionale per l'Assicurazione contro gli Infortuni sul lavoro (INAIL), per l'esercizio 2016 ( Doc. XV, n. 21); dell'Autorità portuale di Manfredonia, per l'esercizio 2016 ( Doc. XV, n. 22); di INARCASSA - Cassa Nazionale di Previdenza ed Assistenza per gli Ingegneri ed Architetti Liberi Professionisti, per l'esercizio 2016 ( Doc. XV, n. 23). Corte dei conti, trasmissione di documentazione Il Presidente della Corte dei conti, con lettera in data 18 aprile 2018, ha inviato, ai sensi dell'articolo 17, comma 9, della legge 31 dicembre 2009, n. 196, la relazione, approvata dalla Corte stessa a Sezioni riunite con delibera n. 3/2018, sulla tipologia delle coperture adottate e sulle tecniche di quantificazione degli oneri relativamente alle leggi pubblicate nel quadrimestre settembre-dicembre 2017 ( Doc . XLVIII, n. 1). Consigli regionali e delle province autonome, trasmissione di voti Sono pervenuti al Senato i seguenti voti regionali: dalla regione Piemonte, concernente "Solidarietà alla popolazione di Afrin e ai civili vittime di violenza" (Voto regionale n. 4); dalla provincia autonoma di Trento concernente "Sessione europea - anno 2018. Esame della comunicazione COM (2017) 650 final della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni sul programma di lavoro della Commissione per il 2018 - Un programma per un'Unione più unita, più forte e più democratica" (Voto regionale n. 5). Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro, trasmissione di atti Il Presidente del Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro, con lettera in data 8 maggio 2018, ha inviato, ai sensi dell'articolo 21 della legge 30 dicembre 1986, n. 936, copia del bilancio di previsione per l'esercizio 2018, approvato con determinazione del 30 aprile 2018 (Atto n. 13). Assemblea parlamentare della NATO, trasmissione di documenti Il Segretario Generale dell'Assemblea parlamentare della NATO, in data 29 gennaio 2018, ha inviato il testo di otto risoluzioni, approvate da quel consesso nel corso della Sessione annuale, svoltasi a Bucarest, il 9 ottobre 2017: risoluzione n. 436 su «La disinformazione e l'uso dell'informazione come arma» (Doc. XII- quater , n. 1); risoluzione n. 437 su «Stabilità e sicurezza nella regione del Mar Nero» (Doc. XII- quater , n. 2); risoluzione n. 438 su «Sostegno alle forze di sicurezza e difesa nazionali afghane» (Doc. XII- quater , n. 3); risoluzione n. 439 su «Una cooperazione NATO-UE più stretta» (Doc. XII- quater , n. 4); risoluzione n. 440 su «La base industriale della Difesa europea» (Doc. XII- quater , n. 5); risoluzione n. 441 su «La risposta alle sfide provenienti da Sud» (Doc. XII- quater , n. 6); risoluzione n. 442 su «La ripartizione degli oneri - mantenere le promesse» (Doc. XII- quater , n. 7); risoluzione n. 443 su «Preservare la competitività tecnologica della NATO» (Doc. XII- quater , n. 8). Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa, trasmissione di documenti L'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa ha trasmesso sei raccomandazioni e undici risoluzioni adottate dall'Assemblea nel corso della prima parte della sessione ordinaria, svoltasi a Strasburgo dal 22 al 26 gennaio 2018, nonché una raccomandazione e due risoluzioni adottate dall'Assemblea nel corso della riunione della Commissione permanente, svoltasi a Parigi il 16 marzo 2018, che saranno assegnate alle competenti Commissioni, non appena costituite: raccomandazione n. 2118 - La tutela e la promozione delle lingue regionali o minoritarie in Europa ( Doc . XII- bis , n. 1); raccomandazione n. 2119 - Le conseguenze umanitarie della guerra in Ucraina ( Doc . XII- bis , n. 2); raccomandazione n. 2120 - Verso un quadro normativo per un governo dello sport moderno ( Doc . XII- bis , n. 3); raccomandazione n. 2121 - Per una convenzione europea sulla professione forense ( Doc . XII- bis , n. 4); raccomandazione n. 2122 - Immunità di giurisdizione delle organizzazioni internazionali e diritti del personale ( Doc . XII- bis , n. 5); raccomandazione n. 2123 - Rafforzare la normativa internazionale contro il commercio di merci utilizzate per la tortura e la pena capitale ( Doc . XII- bis , n. 6); risoluzione n. 2196 - La tutela e la promozione delle lingue regionali o minoritarie in Europa ( Doc . XII- bis , n. 7); risoluzione n. 2197 - Un reddito di cittadinanza di base: un'idea da sostenere ( Doc . XII- bis , n. 8); risoluzione n. 2198 - Le conseguenze umanitarie della guerra in Ucraina ( Doc . XII- bis , n. 9); risoluzione n. 2199 - Verso un quadro normativo per un governo dello sport moderno ( Doc . XII- bis , n. 10); risoluzione n. 2200 - Il buon governo del calcio ( Doc . XII- bis , n. 11); risoluzione n. 2201 - Il rispetto degli obblighi e degli impegni da parte della Bosnia-Erzegovina ( Doc . XII- bis , n. 12); risoluzione n. 2202 - Il processo di pace israelo-palestinese: il ruolo del Consiglio d'Europa ( Doc . XII- bis , n. 13); risoluzione n. 2203 - L'evoluzione della procedura di monitoraggio dell'Assemblea (gennaio-dicembre 2017) e la periodica revisione del rispetto degli obblighi da parte di Estonia, Grecia, Ungheria e Irlanda ( Doc . XII- bis , n. 14); risoluzione n. 2204 - Proteggere i minori colpiti dai conflitti armati ( Doc . XII- bis , n. 15); risoluzione n. 2205 - Contestazione per motivi procedurali delle credenziali non ancora ratificate della delegazione parlamentare di Andorra ( Doc . XII- bis , n. 16); risoluzione n. 2206 - Immunità di giurisdizione delle organizzazioni internazionali e diritti del personale ( Doc . XII- bis , n. 17); raccomandazione n. 2124 - Modifica del Regolamento dell'Assemblea: l'impatto della crisi di bilancio sulla lista delle lingue di lavoro dell'Assemblea ( Doc . XII- bis , n. 18); risoluzione n. 2207 - Parità di genere e mantenimento dei figli ( Doc . XII- bis , n. 19); risoluzione n. 2208 - La modifica del Regolamento dell'Assemblea: l'impatto della crisi di bilancio sull'elenco delle sue lingue di lavoro ( Doc . XII- bis , n. 20). Mozioni, apposizione di nuove firme La senatrice Fattori ha aggiunto la propria firma alla mozione 1-00003 della senatrice Bonino ed altri. La senatrice Testor ha aggiunto la propria firma alla mozione 1-00005 della senatrice Rizzotti ed altri. Interrogazioni, apposizione di nuove firme La senatrice Toffanin e il senatore Berutti hanno aggiunto la propria firma all'interrogazione 3-00007 della senatrice Bernini ed altri. I senatori Malan, Rizzotti e Serafini hanno aggiunto la propria firma all'interrogazione 4-00060 del senatore Arrigoni ed altri. Mozioni Atto n. 1-00008 PITTONI CENTINAIO ARRIGONI AUGUSSORI BAGNAI BARBARO BERGESIO BONFRISCO BONGIORNO BORGHESI BORGONZONI Simone BOSSI Umberto BOSSI BRIZIARELLI BRUZZONE CALDEROLI CAMPARI CANDIANI CANDURA CANTU' CASOLATI DE VECCHIS FAGGI FERRERO FREGOLENT FUSCO IWOBI MARIN MARTI MONTANI NISINI OSTELLARI PAZZAGLINI Emanuele PELLEGRINI PEPE PERGREFFI PIANASSO PILLON PIROVANO Pietro PISANI PIZZOL PUCCIARELLI RIPAMONTI RIVOLTA ROMEO RUFA SALVINI SAPONARA SAVIANE SBRANA SIRI SOLINAS STEFANI TESEI TOSATO VALLARDI VESCOVI ZULIANI Il Senato, premesso che: l'articolo 3, comma 2, della legge n. 341 del 1990 istituì un corso di laurea preordinato alla formazione iniziale degli insegnanti della scuola materna ed elementare, oggi dell'infanzia e primaria, prevedendo altresì che la laurea così ottenuta costituisse, e a tutt'oggi costituisca, titolo necessario per l'insegnamento negli stessi gradi di istruzione e, dunque, per iscriversi nelle graduatorie utili a tal fine; in sede di attuazione della norma, ai sensi del decreto ministeriale 10 marzo 1997, ai diplomati magistrali entro l'anno scolastico 2001/2002 fu comunque riconosciuto il valore abilitante del titolo conseguito, ai fini della partecipazione alle sessioni abilitanti e ai concorsi; l'articolo 1, comma 6, della legge n. 124 del 1999 trasformò le graduatorie provinciali, nelle quali sino a quel momento poteva iscriversi chiunque avesse superato le sessioni abilitanti, in graduatorie permanenti, nelle quali era concesso iscriversi unicamente ai vincitori di concorso pubblico; nel 2007, ai sensi dell'articolo 1, comma 605, lettera c) , della legge n. 296 del 2006 (legge finanziaria per il 2007), le graduatorie permanenti furono trasformate in graduatorie ad esaurimento (GAE), senza possibilità di ulteriori nuovi inserimenti, fatte salve alcune eccezioni non rilevanti per i diplomati magistrali; per effetto delle predette norme, ai diplomati magistrali che non si iscrissero nelle graduatorie provinciali, perché non interessati a farlo oppure perché diplomatisi successivamente, fu inibita l'iscrizione dapprima nelle graduatorie permanenti, salvo che fossero anche vincitori di concorso, e poi, senza alcuna eccezione, in quelle ad esaurimento; più di 130.000 aspiranti docenti, in possesso di diploma magistrale conseguito entro il 2001/2002, che non poterono iscriversi nelle graduatorie provinciali nei termini di legge, hanno comunque scelto di lavorare nella scuola, iscrivendosi a tal fine nella seconda fascia delle graduatorie di istituto, utili per gli incarichi annuali, ma non per quelli a tempo indeterminato; numerosi docenti hanno così maturato anni di servizio, senza poter accedere al ruolo, vista anche la mancata organizzazione, per più di 10 anni, di concorsi pubblici, con la conseguente violazione delle direttive comunitarie in materia di accesso all'impiego, che condannano la reiterazione eccessiva dei contratti a tempo determinato; per questo, decine di migliaia di diplomati magistrali ante 2001/2002 hanno proposto istanza di iscrizione nelle GAE, al fine di ottenere comunque l'immissione in ruolo; la legge però non permetteva tale iscrizione e comunque erano presenti numerosi contro-interessati, tra gli iscritti nelle GAE, quelli nella seconda fascia delle graduatorie di istituto e i vincitori del concorso, finalmente bandito nel 2016. Di fronte al rifiuto del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, decine di migliaia di diplomati magistrali hanno deciso di ricorrere alla giustizia; alcune pronunce giurisprudenziali, inizialmente favorevoli ai ricorrenti, hanno concesso a più di 60.000 diplomati magistrali di iscriversi nelle GAE e a 7.000 di costoro di ottenere anche l'immissione in ruolo, avendo anche superato il periodo di prova; tuttavia, con la sentenza n. 11 del 2017, il Consiglio di Stato, riunito in adunanza plenaria, ha deciso definitivamente sul merito della questione, stabilendo che il diploma magistrale conseguito entro il 2001/2002 è utile per la partecipazione ai concorsi, ma non all'inserimento nelle GAE e che, comunque, anche per coloro che avrebbero avuto diritto ad inserirsi nelle graduatorie provinciali prima del 1999, o in quelle permanenti prima del 2007, la richiesta di inserimento nelle GAE è oramai tardiva; alla sentenza del Consiglio di Stato seguiranno le sentenze di merito nei confronti di ciascun ricorrente, con la conseguenza che i già immessi in ruolo perderanno il posto a tempo indeterminato e gli iscritti nelle GAE dovranno tornare nelle graduatorie di istituto, con danno per la continuità didattica e ripristinando la situazione di vantaggio per i contro-interessati, sin qui danneggiati; la presenza di numerosi docenti abilitati all'insegnamento nei gradi della scuola dell'infanzia e primaria, sia laureati in Scienze della formazione primaria, sia diplomati magistrali, in possesso dell'esperienza derivante da anni di servizio nella scuola, è una ricchezza per la scuola italiana che merita di essere valorizzata; le sentenze di merito giungeranno in tempi differenziati, in funzione della calendarizzazione delle udienze, con la conseguenza che tra luglio e agosto 2018, quando le graduatorie saranno utilizzate per le nomine a tempo indeterminato e determinato per l'anno scolastico 2018/2019, alcuni diplomati magistrali saranno tornati nella seconda fascia e altri saranno ancora iscritti nelle GAE, circostanza che produrrà disservizi e inciderà negativamente sull'ordinato avvio dell'anno scolastico; sino alla costituzione delle Commissioni permanenti in Parlamento, i progetti di legge di iniziativa parlamentare non possono essere esaminati e fare il loro corso, impegna il Governo ad assumere iniziative, anche urgenti e di natura legislativa, volte a una soluzione politica, chiesta unanimemente dalle parti sociali, che, da una parte, arrivi in tempo utile per assicurare la regolarità delle operazioni propedeutiche all'avvio dell'anno scolastico 2018/2019 e, dall'altra, tenga conto della necessità di rispettare dignità e aspettative di tutte le categorie interessate di docenti precari, per agevolarne il percorso e per evitare di generare ulteriori criticità. Atto n. 1-00009 PILLON CENTINAIO ARRIGONI AUGUSSORI BAGNAI BARBARO BERGESIO BONFRISCO BORGHESI BORGONZONI Simone BOSSI Umberto BOSSI BRIZIARELLI BRUZZONE CALDEROLI CAMPARI CANDIANI CANDURA CANTU' CASOLATI DE VECCHIS FAGGI FERRERO FREGOLENT IWOBI MARIN MARTI MONTANI NISINI OSTELLARI PAZZAGLINI Emanuele PELLEGRINI PEPE PERGREFFI PIANASSO PIROVANO Pietro PISANI PITTONI PIZZOL PUCCIARELLI RIPAMONTI RIVOLTA ROMEO RUFA SALVINI SAPONARA SAVIANE SBRANA SIRI SOLINAS STEFANI TESEI TOSATO VALLARDI VESCOVI ZULIANI Il Senato, premesso che: nel contesto delle metodiche di procreazione medicalmente assistita, la maternità surrogata o di sostituzione (altrimenti detta surrogate mother o surrogacy ) riveste una posizione del tutto speciale rispetto alle ordinarie procedure di fecondazione artificiale (omologa o eterologa), in quanto richiede la collaborazione di una donna estranea alla coppia (che può essere la stessa donatrice dell'ovulo impiegato per la fecondazione o una donna diversa), la quale mette a disposizione il proprio utero per condurre la gravidanza e si impegna a "consegnare il bambino", una volta nato, alla coppia "committente" (ossia alla coppia che ha manifestato la volontà di assumersi la responsabilità genitoriale nei confronti del nato); a giudizio dei proponenti del presente atto la pratica mette a serio rischio la salute fisica e psichica della gestante, al solo scopo di soddisfare il bisogno di terzi. Essa conduce infatti a un'effettiva mercificazione della madre e del bambino, i quali divengono soggetto e oggetto di mere transazioni commerciali o rapporti di scambio, e non è un caso che si sottopongano a tali processi principalmente quei soggetti in condizioni di disagio, indigenza e sofferenza sociale, prevalentemente nei Paesi del "terzo mondo"; la maternità surrogata, pur vietata dalla normativa italiana dalla legge 19 febbraio 2004, n. 40, ha visto una progressiva diffusione, potendo i fruitori rivolgersi al mercato dei Paesi stranieri, ove la pratica è consentita o tollerata; a giudizio dei proponenti, poiché la pratica dell'utero in affitto rappresenta effettivamente una violazione dei diritti fondamentali dell'individuo, essa corre il rischio di vanificare le conquiste di libertà raggiunte dalle donne, andando per di più a recidere il rapporto tra gestante e nascituro, così da individuare consapevolmente una situazione di rinuncia e di abbandono; anche la Corte costituzionale, con la recente sentenza n. 272 del 2017, ha ribadito che la surrogazione di maternità "offende in modo intollerabile la dignità della donna e mina nel profondo le relazioni umane"; si ritene dunque opportuno che la maternità surrogata venga espressamente configurata e prevista quale reato universale contro la persona, da perseguire pertanto anche nei confronti di coloro che hanno usufruito di tale pratica al di fuori del territorio nazionale, con conseguente impossibilità di vedere civilmente riconosciuto nell'ordinamento interno qualunque effetto giuridico connesso alla responsabilità genitoriale; stante la gravità di tale procedura, la quale configura un vero e proprio crimine contro l'umanità, si ritiene necessario che si addivenga a una moratoria internazionale per bandire questo reato, impegna il Governo a farsi promotore, in tutte le sedi competenti, di una moratoria internazionale della pratica della maternità surrogata, anche conosciuta come "utero in affitto" o "gestazione per altri", e ad adottare tutti i provvedimenti necessari per giungere al riconoscimento del reato universale di maternità surrogata. Atto n. 1-00010 MALPEZZI MIRABELLI VALENTE FERRARI ALFIERI BITI COMINCINI IORI MAGORNO NANNICINI PARRINI RAMPI SBROLLINI Il Senato, premesso che: la povertà economica è spesso legata anche a una condizione di povertà educativa: le due si alimentano reciprocamente e si trasmettono da una generazione all'altra. Secondo l'Istat sono più di un milione (ovvero il 10 per cento del totale) i bambini in stato di povertà e senza istruzione. Più aumenta la povertà economica, più cresce la povertà educativa; le conseguenze di tale "impoverimento" sono evidenti e si misurano con i livelli delle competenze, che purtroppo (in media) sono molto bassi: quasi il 20 per cento dei quindicenni non raggiunge la soglia minima in lettura, il 25 per cento in matematica, mentre il tasso di dispersione scolastica è al 13,8 per cento (cioè circa 4 punti percentuali in più rispetto alla soglia minima fissata dalla UE); inoltre, si registrano profonde differenze territoriali: secondo "Save the children", l'offerta di qualità nella scuola si misura innanzitutto attraverso il numero di classi che garantiscono il tempo pieno, considerandolo sia in riferimento al numero di ore previste per le attività didattiche, sia a quello per le attività extracurricolari (musica, teatro, sport) e per il sostegno ai bisogni educativi speciali. Se si analizza questo aspetto, in media circa il 70 per cento delle classi della scuola primaria non offre il tempo pieno. Solo la Basilicata vanta un'offerta di poco superiore al 50 per cento, mentre in Molise, Sicilia, Campania, Abruzzo e Puglia più dell'80 per cento delle classi non garantisce l'orario lungo; combattere la povertà educativa e la dispersione scolastica deve essere, dunque, una delle priorità nazionali, perché questa è la base per combattere le altre povertà: da qui partono le disuguaglianze, così come le opportunità; nel 2014 la VII Commissione permanente (Cultura, scienza e istruzione) della Camera dei deputati ha svolto un'indagine conoscitiva sull'insieme dei processi che caratterizzano la dispersione scolastica e sulle strategie per contrastarla, concentrandosi, in particolare, sulla prevenzione del fenomeno e sugli aspetti necessari all'inclusione. Gli indirizzi forniti al Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca per contrastare tale fenomeno consistono nelle seguenti linee di azione: costanza nel tempo delle azioni, nonché valutazione dei risultati; approccio basato sulle competenze di base e sulla personalizzazione degli apprendimenti; alleanza tra scuola, territorio, famiglia e agenzie educative; potenziamento della scuola dell'infanzia; tra il 2013 e il 2017 sono stati promossi una serie di interventi che vanno proprio in questa direzione: sostenere la lotta alla dispersione scolastica e favorire un potenziamento del ruolo della scuola nelle aree dove sono più evidenti le disuguaglianze socio-economiche. A tal fine sono stati investiti 9,5 miliardi di euro per la ristrutturazione, l'adeguamento antisismico, la messa in sicurezza degli edifici scolastici e la costruzione di strutture innovative; 1,2 miliardi di euro per finanziare 35 azioni organizzate in ambiti (strumenti, competenze e contenuti, formazione e accompagnamento) per realizzare il Piano nazionale scuola digitale; 140 milioni di euro per rendere curricolare l'alternanza scuola-lavoro per tutte le scuole secondarie superiori. Si sono poi rafforzati i servizi educativi per l'infanzia grazie alla creazione di un sistema integrato da 0 a 6 anni; finanziate, con i fondi PON (Programma operativo nazionale), azioni per una scuola più aperta, innovativa e inclusiva e prevista l'erogazione del reddito di inclusione vincolata all'effettiva frequenza scolastica dei ragazzi; il documento finale della cabina di regia sulla dispersione scolastica e la povertà educativa, istituita a maggio 2017 presso il Ministero dell'istruzione, ha indicato una serie di linee di indirizzo e raccomandazioni sulle azioni da realizzare nel prossimo quinquennio per continuare questo lavoro di contrasto della dispersione e della povertà educativa; fra gli obiettivi previsti dal documento vi sono: l'abbattimento dei tassi di abbandono al di sotto del 10 per cento (che è il limite europeo) in tutte le aree del Paese e l'aumento degli investimenti per elevare il livello delle conoscenze e competenze di base e di cittadinanza e, soprattutto, a livello scolastico la predisposizione di strumenti per valutare modalità specifiche di composizione delle classi, rafforzare e favorire la didattica laboratoriale con una gestione più flessibile e aperta delle classi stesse, promuovere un'edilizia scolastica di qualità, estendere il tempo pieno, promuovere attività che vadano oltre l'orario scolastico, sostenere l'innovazione digitale, i laboratori e la formazione dei docenti; in particolare, per realizzare l'allungamento del tempo scuola e la riduzione del numero degli alunni per classe, determinante per migliorare la qualità dell'istruzione complessiva e offrire maggiori opportunità ai bambini nelle zone ad alto rischio sociale, consentendo loro di fare percorsi educativi di qualità nei primi anni di vita e aumentando le possibilità di proseguire gli studi, si rende necessario procedere ad un piano di assunzioni pluriennale che garantisca, quindi, continuità didattica; a tal fine si rende necessario un apposito intervento normativo per riorganizzare il sistema di reclutamento nella scuola dell'infanzia e nella scuola primaria che, a causa di numerosi interventi normativi succedutisi negli ultimi decenni, non consente di realizzare in modo coerente le finalità di cui sopra; considerato che: vi sono annosi problemi legati al reclutamento nella scuola dell'infanzia e nella scuola primaria che richiedono un intervento normativo non più procrastinabile; il testo unico delle disposizioni legislative in materia di istruzione (di cui al decreto legislativo n. 297 del 1994) stabilisce che il reclutamento dei docenti si basa per metà sullo scorrimento delle graduatorie concorsuali di merito e per l'altra metà sullo scorrimento delle graduatorie permanenti, trasformate nel 2007 in graduatorie ad esaurimento; alle graduatorie di merito (GM) possono accedere i vincitori di concorso, mentre a quelle ad esaurimento (GAE) possono accedere i docenti in possesso di determinati requisiti; il diploma magistrale costituiva titolo per l'inserimento nelle GAE solo se accompagnato dall'idoneità concorsuale sino al concorso 1999/2000 e da un titolo di idoneità conseguito attraverso procedure riservate, che negli anni sono state previste per i diplomati magistrali con almeno 360 giorni di servizio; la laurea in Scienze della formazione primaria (SFP) costituisce titolo di accesso alle GAE solo per gli iscritti ai percorsi entro l'anno accademico 2007/2008. È stata prevista una fascia aggiuntiva per chi abbia conseguito il titolo di laurea entro l'anno accademico 2010/2011. Tutti gli altri laureati in SFP sono iscritti alle graduatorie d'istituto (GI) che danno diritto alle supplenze e a partecipare alle procedure concorsuali per titoli ed esami; anche i diplomati magistrali ante 2001/2002 hanno diritto ad essere inseriti nelle GI, poiché il titolo conseguito è considerato a tutti gli effetti abilitante: in tal senso, sia i diplomati che i laureati in Scienze della formazione primaria possono ottenere, secondo le disposizioni di legge, le supplenze e partecipare al concorso che consente di accedere al ruolo; tuttavia, i diplomati magistrali ante 2001/2002 hanno avviato una serie di contenziosi, poiché ritenevano che fosse stato leso il loro diritto ad essere inseriti nelle GAE: la legge n. 124 del 1999, recante "Disposizioni urgenti in materia di personale scolastico", infatti, ha trasformato le graduatorie provinciali, aperte a chiunque avesse superato un corso abilitante, in graduatorie permanenti, nelle quali potevano iscriversi solo i soggetti che avessero superato un concorso pubblico e nel 2007, a seguito della trasformazione delle graduatorie permanenti in graduatorie ad esaurimento, furono di fatto impediti nuovi inserimenti nelle predette graduatorie; una serie di pronunce giurisprudenziali favorevoli ai ricorrenti ha concesso a migliaia di diplomati magistrali di iscriversi nelle GAE e a circa 7.000 di questi di ottenere l'immissione in ruolo; per dirimere la questione, con la sentenza n. 11 del 2017, è intervenuto il Consiglio di Stato che, riunito in adunanza plenaria, ha stabilito in via definitiva che il diploma magistrale conseguito entro il 2001/2002 non è titolo sufficiente per l'inserimento nelle GAE, che danno diritto all'accesso al ruolo, impegna il Governo: 1) ad assumere iniziative urgenti che, al fine di contrastare il fenomeno della dispersione scolastica e della povertà educativa, soprattutto nelle aree a maggiore rischio sociale, consentano alle scuole, nell'ambito dell'autonomia loro riconosciuta, di procedere all'allungamento del tempo scuola nella scuola primaria, alla trasformazione di sezioni della scuola dell'infanzia funzionanti a tempo ridotto in sezioni funzionanti a tempo normale, all'allungamento degli orari di funzionamento delle sezioni di scuola dell'infanzia oltre le 40 ore settimanali e alla riduzione del numero di alunni per classe e sezione; 2) a potenziare l'organico dell'autonomia della scuola dell'infanzia e della scuola primaria, al fine di realizzare i suddetti obiettivi; 3) a valutare l'opportunità di realizzare un piano di reclutamento, anche alla luce di quanto stabilito dalla sentenza dell'adunanza plenaria del Consiglio di Stato del 20 dicembre 2017, che, al fine di garantire la continuità didattica e i diritti di tutti i docenti coinvolti nell'annosa vicenda descritta in premessa, quali i precari storici iscritti alle GAE, i laureati in Scienze della formazione primaria e i diplomati magistrali, preveda l'istituzione di graduatorie di merito, regionali o provinciali, per gli abilitati, predisposte tenendo conto del percorso individuale di ciascun docente (titoli e servizio), cui attingere per l'immissione in ruolo in subordine all'esaurimento delle GAE. Atto n. 1-00011 GALLONE TOFFANIN DAMIANI MODENA CONZATTI MASINI MALLEGNI MALAN TIRABOSCHI Il Senato, premesso che: la pratica dell'educazione fisica e dello sport è un diritto fondamentale per tutti; ai sensi della Carta internazionale per l'educazione fisica, l'attività fisica e lo sport, adottata il 21 novembre 1978 dall'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'educazione, la scienza e la cultura (UNESCO), ogni essere umano ha il diritto fondamentale all'educazione fisica, all'attività fisica e allo sport, senza discriminazione sulla base di origine etnica, genere, orientamento sessuale, lingua, religione, opinione politica o di altra natura, origine nazionale o sociale, economica o qualsiasi altra base; nel nostro Paese il fenomeno sportivo rappresenta una delle manifestazioni di massa che ha comportato importanti campagne di sensibilizzazione per il pieno riconoscimento di un diritto allo sport per ogni singolo individuo; nonostante ciò, le differenze di genere in ambito sportivo sono ancora troppo evidenti. Basti considerare che, a tutt'oggi, in Italia nessuna disciplina sportiva femminile è qualificata come professionistica ai sensi della legge n. 91 del 1981, recante "Norme in materia di rapporti tra società e sportivi professionisti"; l'articolo 2, nel definire il professionismo sportivo, dispone che: "sono sportivi professionisti gli atleti, gli allenatori, i direttori tecnico-sportivi ed i preparatori atletici, che esercitano l'attività sportiva a titolo oneroso con carattere di continuità nell'ambito delle discipline regolamentate dal CONI e che conseguono la qualificazione dalle federazioni sportive nazionali, secondo le norme emanate dalle federazioni stesse, con l'osservanza delle direttive stabilite dal CONI per la distinzione dell'attività dilettantistica da quella professionistica"; in questa prospettiva, la mancata qualificazione delle discipline sportive femminili come "professionismo" determina pesanti ricadute in termini di assenza di tutele sanitarie, assicurative, previdenziali, nonché di trattamenti salariali adeguati all'effettiva attività svolta. Si configura pertanto una vera e propria discriminazione delle atlete che, sebbene spesso facciano dello sport il loro lavoro, di fatto gareggiano come dilettanti e, conseguentemente, oltre a guadagnare meno dei colleghi maschi, non possono usufruire delle medesime garanzie contributive, previdenziali e sanitarie previste dagli inquadramenti contrattuali; occorre aggiornare le norme sportive coerentemente con i principi costituzionali, nonché con il più avanzato diritto europeo e internazionale, in materia di pari opportunità tra donne e uomini; l'articolo 1, comma 369, della legge n. 205 del 2017 (legge di bilancio per il 2018), al fine di sostenere il potenziamento del movimento sportivo italiano, ha istituito presso l'Ufficio per lo sport della Presidenza del Consiglio dei ministri un apposito fondo denominato "Fondo unico a sostegno del potenziamento del movimento sportivo italiano", con una dotazione pari a 12 milioni di euro per l'anno 2018, a 7 milioni di euro per l'anno 2019, a 8,2 milioni di euro per l'anno 2020 e a 10,5 milioni di euro a decorrere dall'anno 2021. Tra le finalità del fondo vi è il sostegno alla maternità delle atlete non professioniste e il sostegno alla realizzazione di eventi sportivi femminili di rilevanza nazionale e internazionale; l'Unione europea è più volte intervenuta per denunciare la disparità di genere nell'accesso e nello svolgimento dell'attività sportiva, chiedendo espressamente alle federazioni nazionali e alle relative autorità di tutela di assicurare alle donne e agli uomini parità di accesso allo statuto di atleta di alto livello, garantendo gli stessi diritti in termini di reddito, di condizioni di supporto e di allenamento, di assistenza medica, di accesso alle competizioni, di protezione sociale e di formazione professionale, nonché di reinserimento sociale attivo al termine delle loro carriere sportive, impegna il Governo: 1) a prevedere, qualunque sia la disciplina sportiva regolamentata dal CONI, il divieto di qualsiasi discriminazione da parte delle federazioni sportive nazionali per quanto riguarda la qualificazione del professionismo sportivo in ambito femminile e maschile; 2) a garantire a donne e uomini pari possibilità di accesso ad ogni livello di rappresentanza in organi nazionali e internazionali e in ogni disciplina sportiva; 3) a sensibilizzare il mondo dell'informazione e dell'educazione nonché ad incentivare politiche e programmi, per aumentare la conoscenza e la comprensione sulle donne e lo sport, riconoscendone il valore sociale, economico e culturale finora sottovalutato; 4) a prevedere iniziative volte a favorire pari diritti per uomini e donne nello sport e nel professionismo sportivo in termini di reddito, di condizioni di supporto e di allenamento, di assistenza medica, di accesso alle competizioni, di protezione sociale e di formazione, nonché di reinserimento sociale attivo al termine delle loro carriere sportive. Atto n. 1-00012 CANDIANI ARRIGONI AUGUSSORI BAGNAI BARBARO BERGESIO BONFRISCO BORGHESI BORGONZONI Simone BOSSI Umberto BOSSI BRIZIARELLI BRUZZONE CALDEROLI CAMPARI CANDURA CANTU' CASOLATI CENTINAIO DE VECCHIS FAGGI FERRERO FREGOLENT FUSCO IWOBI MARIN MARTI MONTANI NISINI OSTELLARI PAZZAGLINI Emanuele PELLEGRINI PEPE PERGREFFI PIANASSO PILLON PIROVANO Pietro PISANI PITTONI PIZZOL PUCCIARELLI RIPAMONTI RIVOLTA ROMEO RUFA SAPONARA SAVIANE SBRANA SIRI SOLINAS STEFANI TESEI TOSATO VALLARDI VESCOVI ZULIANI Il Senato, premesso che: ad avviso dei proponenti del presente atto di indirizzo l'agricoltura prealpina e pedemontana è sovente equiparata, dal punto di vista del trattamento normativo, all'agricoltura svolta nelle aree pianeggianti, rispetto alle quali risulta peraltro disomogenea e presenta delle peculiarità legate a specifici fattori di svantaggio, tra cui, segnatamente, la frammentazione dei fondi e una minore produttività rispetto alle zone di pianura; mentre la montagna ha spesso politiche di sostegno dedicate, tutta l'area prealpina e pedemontana si trova ad essere ingiustamente, equiparata alla pianura fertile, quando, in realtà, vive una situazione difficilissima dal punto di vista economico; esiste un'evidente differenza tra l'agricoltura prealpina e pedemontana e quella della pianura irrigua, sia in termini di costi di produzione, sia in termini di rese, ma soprattutto in termini generali di competitività del settore. Lo svolgimento dell'attività agricola nelle fasce prealpine e pedemontane rappresenta un importante fattore di sviluppo; nelle zone prealpine e pedemontane si aggrava il fenomeno rilevante della frammentazione e polverizzazione fondiaria. Migliaia di proprietari di particelle catastali di poche centinaia di metri quadrati rendono di fatto impossibile la stipula di contratti di affitto scritti e registrati; è necessario intervenire sulla normativa relativa ai titoli di conduzione dei terreni agricoli, estendendola anche ai terreni agricoli prealpini di collina, pedemontani e della pianura non irrigua, caratterizzati, appunto, da un'elevata frammentazione fondiaria. La normativa attualmente in vigore, valida per la montagna, permette di non disporre di titolo di conduzione per la dichiarazione nel fascicolo dei terreni di superficie inferiore ai 5.000 metri quadrati, onde contrastare la crescente frammentazione e polverizzazione fondiaria; i titoli di conduzione sono strettamente legati all'erogazione dei contributi comunitari. Gli agricoltori spesso si trovano ad essere ingiustamente "criminalizzati", proprio per la mancanza di titoli di condizione formali per superfici effettivamente condotte. Questo provoca danni economici e soprattutto pesanti ripercussioni nell'assegnazione dei titoli della PAC (politica agricola comune); da un primo riscontro effettuato su un campione di 400 aziende situate nel territorio prealpino e pedemontano, che va dal comune di Cernobbio, al triangolo lariano, fino a Rovello Porro, tra il 2014 e il 2016, si sono persi circa 800 ettari come superficie valevole per effettuare gli spandimenti reflui zootecnici (grave problema in Lombardia), come superficie valida all'abbinamento dei titoli della PAC (e il titolo medio è di un importo pari a 230 euro all'ettaro) e infine, ma non per ultimo, come superficie valevole per l'assegnazione del gasolio agevolato; è necessario, inoltre, contemperare l'esigenza dell'individuazione di aree protette dal punto di vista ambientale con le caratteristiche dell'agricoltura prealpina e pedemontana e con la crescente urbanizzazione; nella fascia prealpina e pedemontana si assiste anche al fenomeno, sempre crescente, dell'aumento della presenza di fauna selvatica, soprattutto di ungulati, specie particolarmente dannosa per l'agricoltura. È necessario contrastare i danni arrecati dalla fauna selvatica ai terreni a destinazione agricola, in generale, e a quelli della zona prealpina e pedemontana in particolare; ancora, per ragioni territoriali, culturali e climatiche, nelle zone prealpine e pedemontane si era andata radicando la tradizione florovivaistica, che oggi ha subito una preoccupante contrazione a causa dell'eliminazione dell'esenzione dell'accisa sul gasolio agricolo utilizzato per il riscaldamento delle serre. Sarebbe quanto mai opportuno intervenire sulle accise sul gasolio, al fine di sostenere la serricoltura e il florovivaismo; infine, è importante considerare il trattamento fiscale dei redditi dell'attività agricola prealpina e pedemontana, anche dal punto di vista della necessaria multifunzionalità, che la stessa ha dovuto assumere per compensare la scarsa redditività del settore primario; in seguito a quanto detto, in data 27 luglio 2016, a conclusione dell'esame in 9ª Commissione permanente (Agricoltura e produzione agroalimentare) del Senato dell'affare assegnato sulle «problematiche dell'agricoltura nelle zone prealpine», è stata approvata una risoluzione (Doc. XXIV, n. 63) che ha messo in evidenza le criticità e le caratteristiche della particolare area territoriale prealpina e pedemontana, in relazione allo svolgimento dell'attività agricola; impegna il Governo a voler dare seguito agli impegni assunti durante la XVI Legislatura, a seguito dell'approvazione della suddetta risoluzione, in merito alle problematiche nelle zone prealpine e pedemontane, con particolare riguardo ai titoli di conduzione dei terreni agricoli. Interpellanze Atto n. 2-00003 LANNUTTI DI NICOLA Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: l'Ufficio della Direzione centrale dei servizi del tesoro del Dipartimento dell'amministrazione generale, del personale e dei servizi del Ministero dell'economia e delle finanze è competente a procedere al pagamento, a favore dei privati creditori muniti di titolo esecutivo debitamente notificato al detto ufficio, in merito all'equa riparazione per il ritardo irragionevole nei procedimenti giudiziari, di cui alla legge n. 89 del 2001, e successive modifiche per il mancato e tempestivo pagamento in forza di sentenze di condanna dell'amministrazione finanziaria, a seguito di giudizi di ottemperanza con nomina del relativo commissario ad acta ; tuttavia, l'Ufficio stesso a quanto risulta agli interpellanti procederebbe ai dovuti pagamenti con notevole ritardo (normalmente anche 10 mesi), contraddicendo palesemente la disciplina dell'equa riparazione; il ritardo sarebbe particolarmente grave, perché l'amministrazione sottoporrebbe i creditori interessati all'invio dell'apposito modulo (sottoscritto dal relativo creditore) che, ai sensi dell'art. 5- sexies , comma 1, della legge n. 89 del 2001, condiziona il pagamento delle somme liquidate dal giudice a titolo di equa riparazione; nonostante sia stata sollevata questione di legittimità costituzionale della legge suddetta, per la violazione degli articoli 3; 24, commi 1 e 2; 113, comma 2; 117, comma 1, della Costituzione, l'amministrazione non rispetterebbe il termine prescritto (6 mesi) per il relativo pagamento; la Corte europea dei diritti dell'uomo condanna sistematicamente lo Stato italiano al risarcimento del danno in presenza di pagamenti effettuati in ritardo rispetto al termine di 6 mesi; in tale situazione di conclamato inadempimento, i creditori interessati si vedono costretti a procedere con giudizio di ottemperanza, producendo, in tal modo, una gran mole di procedimenti pendenti avanti ai rispettivi tribunali amministrativi regionali. A nulla varrebbero anche le conseguenti nomine dei commissari ad acta , individuati nei dirigenti responsabili dell'Ufficio X della Direzione centrale dei servizi del tesoro; per ovviare alle conseguenti responsabilità dei commissari ad acta , in persona dei funzionari estranei all'amministrazione finanziaria, la stessa amministrazione ha previsto, all'art. 5- sexies , comma 8, della legge n. 89 del 2001, una diversa disciplina, ai sensi della quale deve essere nominato commissario ad acta un dirigente interno all'amministrazione soccombente, determinando, in tal modo, un conseguente stallo dei pagamenti, in ragione del ritardato o del tutto omesso pagamento da parte della stessa amministrazione finanziaria; inutile sottolineare la rilevante dequalificazione dell'istituto del commissario ad acta , che rende praticamente impossibile o comunque difficile l'azione giudiziaria di ottemperanza; per giurisprudenza pacifica della Corte europea dei diritti dell'uomo (sentenza Salomone c/o Italia, risalente al 2010), lo Stato italiano è condannato sistematicamente al risarcimento del danno nei confronti dei creditori interessati, si chiede di sapere: quali provvedimenti il Ministro in indirizzo intenda adottare per rendere l'attività dell'Ufficio preposto rispettoso al principio del buon andamento, previsto dall'art. 97 della Costituzione, nonché al fine di evitare gravissimi danni all'erario; quali siano le necessarie misure urgenti per impedire sia le condanne, sia ulteriore sperpero di pubblico denaro. Atto n. 2-00004 LANNUTTI Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che, per quanto risulta all'interrogante: "Striscia la Notizia", la più seguita trasmissione televisiva satirica di Antonio Ricci, a giudizio dell'interrogante conduce da oltre un anno una lodevole campagna informativa, con inchieste e servizi dal titolo eloquente, "Rapine in corso", sulle intollerabili vessazioni fiscali dell'Agenzia delle entrate, che da tempo molesta migliaia di contribuenti, bollandoli come evasori fiscali per il semplice fatto di aver pagato un immobile meno di quanto l'Agenzia delle entrate ritenga che valga, in base ad un confronto con immobili "analoghi", con vere e proprie estorsioni ed avvisi di accertamento spesso illegali, inducendo in tal modo i cittadini a pagare per evitare lunghi contenziosi tributari; il 17 novembre 2016, ha mandato in onda un servizio sulle evidenti incongruità di un edificio in via Costi a Roma, di proprietà di Polis Fondi immobiliare di Banche popolari S.G.R.p.A. affittato all'Agenzia delle entrate ad un canone annuo di 1.508.750 euro, immobile costato 13 milioni di euro, il cui rendimento, superiore al 10 per cento, è più alto al 6 per cento dei valori della zona, quindi più elevato di circa 600.000 euro all'anno, secondo un esperto intervistato, al valore di 920 euro al metro quadro, contro un prezzo congruo della Camera di commercio fissato in 1.400-1.500 euro al metro quadrato, che porta la valutazione dell'immobile a 22 milioni invece dei 13 milioni di euro; nella delibera del 25 febbraio 2016 infatti, l'Agenzia delle entrate ha valutato l'offerta economica della società Polis Fondi immobiliare, visto che l'Agenzia del demanio ha ritenuto congruo un canone annuo pari a 1.775.000 euro al netto di IVA, ed ha contestualmente rilasciato il nulla osta alla stipula del contratto per un importo pari a 1.508.750 euro, al netto di IVA, ed ha accettato il canone di locazione determinato dall'Agenzia del demanio; quindi, ha dato l'autorizzazione alla stipula del contratto di locazione dell'immobile sito a Roma, via Raffaele Costi n. 58-60, di proprietà della società Polis Fondi immobiliare al canone annuo di 1.508.750 euro oltre all'IVA (1.840.675 euro IVA compresa), per una spesa complessiva per il sessennio 2016-2022 di 8.592.331,15 euro oltre all'IVA (10.482.644 euro IVA compresa); risulta che l'Agenzia delle entrate ha messo in atto in questi anni una serie infinita di pratiche che l'interrogante ritiene non conformi al principio di ragionevolezza irrogando sanzioni illecite a decine di migliaia di cittadini, sul valore stimato sempre più alto di quello effettivamente pagato nelle compravendite, bollando i malcapitati cittadini tutti come "presunti evasori"; risulta, infatti, impossibile rispettare un valore che non si conosce in quanto deciso di volta in volta dai funzionari dell'Agenzia; nel caso di specie dell'affitto a Roma in via Costi, sarebbero state evase le imposte con una differenza di 9 milioni di euro, tra il costo di 13 milioni e la valutazione congrua di circa 22 milioni di euro; nel comunicato di risposta del 18 novembre 2016 al servizio di Striscia la Notizia del 17 novembre 2016 sulla nuova sede dell'Ufficio di Roma, l'Agenzia delle entrate ha fornito alcune precisazioni, senza rispondere ai rilievi più importanti riguardanti la congruità del prezzo dell'immobile di proprietà di Polis Fondi, molto più basso del valore di mercato, come del relativo affitto, molto più elevato, senza contare che in 6 anni l'esborso di 10,5 milioni di euro a favore della società delle Banche popolari S.G.R.p.A riuscirebbe ad ammortizzare quasi il 90 per cento del costo complessivo dell'immobile pari a 13 milioni di euro, con un vero e proprio sperpero di pubblico denaro; considerato che: un comunicato stampa dell'Agenzia delle entrate del 30 settembre 2016 informava che dal 10 ottobre 2016 la sede dell'Ufficio di Roma si trasferiva da viale Ciamarra (Cinecittà Est non distante dal capolinea Metro A Anagnina e fermata Cinecittà) nella nuova sede di via Raffaele Costi 60, nel quartiere Tor Sapienza; "Purtroppo l'ufficio pur se nuovo funzionale bello e confortevole, è sito in un luogo altrettanto disagiato desertico e fuori mano per i collegamenti da non essere conosciuto alla gran parte dei cittadini romani, in via Raffaele Costi, Tor sapienza a ridosso di stabilimenti e altrettanti palazzi ed uffici disabitati. Un luogo che obbliga di fatto a prestare attenzione di sera all'uscita invernale del personale, in quanto adiacente a campi nomadi e accampamenti fortuiti di senza tetto e vagabondi", si legge in una nota sindacale UGL dell'11 novembre, che riporta l'inaugurazione "in pompa magna" dei vertici del giorno precedente; un servizio del 31 marzo 2017 di Striscia torna a denunciare uno sperpero di 1.525.000 euro sull'affitto pagato a viale Ciamarra, ossia 305.000 euro al mese sborsati a vuoto, oltre ad ulteriori annessi ed oneri, in un edificio con tutte le utenze non disdette, come dimostrato dall'illuminazione accesa all'interno degli uffici nel servizio realizzato dall'inviato Riccardo Trombetta; in data 3 aprile 2017, in un esposto inviato alla Procura della Corte dei conti, Adusbef chiede di aprire un'indagine sul comportamento dell'Agenzia delle entrate, per accertare l'evidente danno erariale concretizzato nel trasferimento della sede da viale Ciamarra nella nuova sede di via Raffaele Costi 60, nel quartiere Tor Sapienza, si chiede di sapere: se i descritti comportamenti dell'Agenzia delle entrate, che appaiono all'interrogante vessatori, non risultino, ad avviso del Ministro in indirizzo, controproducenti per l'interesse pubblico e non possano generare responsabilità amministrative o penali; se la scelta dell'Agenzia delle entrate di trasferire dal 10 ottobre 2016 la sede dell'Ufficio di Roma da viale Ciamarra nella nuova sede disagiata di via Raffaele Costi 60, nel quartiere Tor Sapienza, non abbia favorito Polis Fondi immobiliare SGR p.a, senza contare che in 6 anni l'esborso di 10,5 milioni di euro a favore della società di Banche popolari S.G.R.p.A riuscirebbe ad ammortizzare quasi il 90 per cento del costo complessivo dell'immobile pari a 13 milioni di euro, configurando un vero e proprio sperpero di pubblico denaro; se tale sperpero quantificato in 1.525.000 euro sull'affitto pagato all'immobile di viale Ciamarra, ossia 305.000 euro al mese sborsati a vuoto, non debba essere segnalato alla Corte dei conti, la quale, per quanto a conoscenza dell'interrogante, non ha aperto alcun procedimento dopo le denunce di Adusbef e di Striscia la Notizia; quali misure urgenti il Ministro intenda attivare, per limitare le descritte prassi che i contribuenti percepiscono come vessatorie e arbitrarie da parte dell'Agenzia delle entrate, la quale a giudizio dell'interrogante non viene chiamata a rispondere ad alcuno del suo operato. Interrogazioni Atto n. 3-00008 VITALI Ai Ministri dell'economia e delle finanze, della giustizia e dei beni e delle attività culturali e del turismo Premesso che, per quanto risulta all'interrogante: il giorno 8 marzo 2017 il giornalista Franco Bechis ha pubblicato integralmente sul proprio canale "YouTube" il contenuto di uno stralcio dell'informativa riepilogativa dell'attività dell'indagine delegata nell'ambito del procedimento penale n. 6285/13 DDARGNR n. 246/557, più comunemente nota come "inchiesta Consip", condotta dai sostituti procuratori Henry Woodcock e Celeste Carrano, indirizzata alla Direzione distrettuale antimafia di Napoli; oggetto del capitolo 4 dell'informativa (pagine da 126 a 181) è un immobile di pregio sito al centro storico di Roma denominato "palazzo Capponi", già sede dell'ANAC, preso in locazione dalla Romeo Gestioni, prima di essere restituito a quest'ultima nel 2015, per essere dalla stessa società ristrutturato ed adibito a struttura ricettiva, più precisamente a hotel di lusso; nel corso dei lavori di ristrutturazione sarebbero stati rinvenuti alcuni reperti di interesse artistico e storico-culturale risalenti all'epoca romana, dunque di valore archeologico. Nel dettaglio, una cinta muraria e un mosaico ancora intatto, entrambi risalenti a 2.000 anni fa che, come da normativa vigente, avrebbero dovuto essere segnalati alla Soprintendenza territorialmente competente. Come viene riferito dal giornalista, Romeo e i suoi collaboratori avrebbero omesso di procedere con la segnalazione per non interferire con i lavori di ristrutturazione dell' hotel che sarebbero stati bloccati; per non dover adempiere alla segnalazione, sembrerebbe che la società Romeo abbia elargito benefit (valore stimabile di 6.000 euro) alla funzionaria della Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio del Comune di Roma, la quale avrebbe attestato falsamente che si trattava di manufatti "probabilmente" settecenteschi di nessun valore artistico o archeologico, autorizzandone la distruzione e lo smaltimento; nel corso di una delle conversazioni telefoniche intercettate e pertanto presente agli atti dell'indagine, Alfredo Romeo e il direttore dei lavori si sarebbero espressi in questo modo in merito al mosaico appena ritrovato: "lo sta macinando (...) non sia mai (...) qualcuno ha fatto qualche fotografia (...) Non voglio sapere niente" (pag. 178 dell'informativa); considerato che, nonostante il gravissimo quadro indiziario già emerso in sede processuale e quello che emergerebbe dalle notizie riportate, l'impresa Romeo Gestioni è stata finora assoggettata esclusivamente per un breve periodo a interdittiva per i fatti di Consip, ovvero per aver corrotto il funzionario Marco Gasparri che ha patteggiato una pena di un anno e 8 mesi di detenzione. Al contempo, ad oggi, nonostante l'accusa di corruzione e distruzione di beni archeologici a carico della funzionaria della soprintendenza, dottoressa Rossella Pesoli, per i fatti di palazzo Capponi, i lavori di ristrutturazione di quest'ultimo ancora proseguono, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano al corrente dei fatti esposti, come li valutino e se ne abbiano considerato l'incidenza sul funzionamento dell'attività amministrativa, anche in relazione agli elementi emersi con il cosiddetto "processo Consip"; se intendano verificare, anche tramite l'attivazione dei propri poteri ispettivi, la presenza di eventuali anomalie nell'ambito delle procedure indicate. Atto n. 3-00009 VITALI Al Presidente del Consiglio dei ministri Premesso che, per quanto risulta all'interrogante: secondo quanto testualmente riportato da un articolo pubblicato da "il Fatto Quotidiano" in data 9 dicembre 2017 dal titolo "Il giudice scrittore che decise su B. e sulle quote Mediolanum" a firma di Gianni Barbacetto, nel corso di una perquisizione ai danni del dipendente del Consiglio di Stato Renato Mazzocchi, attualmente indagato nel procedimento relativo alla cessione della quota in banca Mediolanum imposta dalla Banca d'Italia a Silvio Berlusconi, l'autorità giudiziaria avrebbe rinvenuto «appunti manoscritti sulla sentenza Mediolanum (...) in una scatola insieme a bottiglie di spumante e a 247 mila euro in contanti»; sempre in base a quanto riportato da Barbacetto, «Secondo gli investigatori quei suggerimenti giuridici finiscono nella sentenza, depositata il 3 marzo, in cui vengono bocciate le richieste di Bankitalia»; a seguito della sentenza n. 882/2016 emessa dalla VI sezione del Consiglio di Stato in data 14 gennaio 2016, Francesco Caringella e Roberto Giovagnoli, rispettivamente presidente e relatore del procedimento, in data 1° febbraio 2016, quindi appena due settimane dopo la chiusura del procedimento stesso innanzi al giudice speciale amministrativo, sarebbero stati entrambi trasferiti d'ufficio dalla VI alla V sezione Consiglio di Stato, competente in materia di appalti e servizi pubblici, con decreto n. 6/2016 del presidente del Consiglio di Stato, avvocato Alessandro Pajno; i medesimi magistrati amministrativi Caringella e Giovagnoli saranno chiamati a decidere in merito al ricorso proposto dalla Romeo Gestioni SpA avverso l'esclusione di quest'ultima, dovuta all'ipotesi di corruzione avanzata dall'autorità giudiziaria nel corso dell'apposito procedimento penale a carico di Alfredo Romeo, dalla cosiddetta gara FM4 bandita dalla Consip, la cui udienza dinanzi la V sezione del Consiglio di Stato era fissata per il 26 aprile 2018; le stesse risultanze del citato procedimento penale sono riportate nella sentenza emessa dalla II sezione del TAR Lazio n. 1092 del 30 gennaio 2018, avverso la quale la Romeo Gestioni si è appellata, come già esposto, al Consiglio di Stato; il tutto nonostante il grave sospetto di corruzione in atti giudiziari avanzato «dalla Procura di Roma che vuole capire se c'è una "fabbrica delle sentenze" dentro il Consiglio di Stato», come riferito dal giornalista Gianni Barbacetto nel citato articolo, si chiede di sapere: se il Presidente del Consiglio dei ministri sia al corrente dei fatti esposti e come li valuti; se ritenga di valutarne l'incidenza sul funzionamento dell'attività giudiziaria, anche in riferimento al procedimento giudiziario noto alla cronaca come "processo Consip", e a quali considerazioni e relative determinazioni sia pervenuto in merito. Atto n. 3-00010 STEGER DURNWALDER Al Ministro dell'interno Premesso che secondo quanto riportato, la scorsa settimana, da alcuni quotidiani locali del Trentino-Alto Adige, il questore di Trento avrebbe trasmesso una circolare ai commissariati di Rovereto e di Riva del Garda in cui, a causa della carenza di personale della Polizia di Stato, richiede l'allungamento di un'ora del turno serale fino alle ore 01.00 per cancellare quello di pattugliamento notturno; considerato che: tale notizia avrebbe messo in allarme i sindaci dei Comuni interessati e, ovviamente, tutti i cittadini residenti; tale provvedimento rappresenterebbe un'evidente attenuazione del controllo del territorio con il rischio per la sicurezza e un incentivo per la delinquenza e la criminalità ad operare nelle ore non coperte dal servizio di pubblica sicurezza; altresì, l'articolo 7 del decreto-legge 16 ottobre 2017, n. 148, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 dicembre 2017, n. 172, recante "Disposizioni urgenti in materia finanziaria e per esigenze indifferibili", destina risorse per l'incremento delle facoltà assunzionali per la Polizia di Stato, si chiede di sapere se la notizia in premessa corrisponda al vero e, in caso affermativo, se il Ministro in indirizzo non intenda intervenire per dare ai Comuni e ai cittadini rassicurazioni in merito al controllo del territorio e alla sicurezza, prevedendo anche nuove assunzioni, avvalendosi delle risorse a tale scopo destinate dall'articolo 7 del citato decreto-legge. Atto n. 3-00011 LANNUTTI Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che, a parere dell'interrogante: i gravissimi danni inferti dal Governo Renzi-Padoan a risparmiatori espropriati col bail in , alle famiglie saccheggiate, alle imprese con i conti in rosso taglieggiate, si manifestano tangibilmente dopo il ripristino dell'anatocismo bancario, una odiosa pratica di ricapitalizzare gli interessi, che era stata debellata dalla Corte di cassazione e dalla Corte costituzionale dopo 20 anni di battaglie giudiziarie dell'Adusbef. Nel 2013 l'art. 1, comma 629, della legge n. 147 del 2013 (legge di stabilità per il 2014), modificando l'art. 120 del TUB (testo unico bancario, di cui al decreto legislativo n. 385 del 1993), aveva reso illegittima, a decorrere dal 1° gennaio 2014, ogni prassi anatocistica nei rapporti bancari, vietando l'addebito di interessi passivi; la pratica di far pagare gli interessi sugli interessi, adottata dagli istituti di credito per oltre mezzo secolo, espressamente vietata dal legislatore dal 1° gennaio 2014, è diventata a tutti gli effetti consentita su base annua da un emendamento del 7 aprile 2016, approvato al Senato dalla maggioranza di Governo con il decreto di riforma delle banche di credito cooperativo e dalla delibera n. 343 del Comitato interministeriale per il credito e il risparmio (CICR), organismo presieduto dal Ministro dell'economia e delle finanze, varata il 3 agosto 2016, in attuazione dell'articolo 120 del TUB, che accoglie l'articolo 17- bis del decreto-legge n. 18 del 2016, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 49 del 2016; i tre procedimenti per pratiche commerciali scorrette, avviati dall'Antitrust (Autorità garante della concorrenza e del mercato, Agcm) nei confronti di Bnl, Intesa Sanpaolo e Unicredit, hanno portato in data 17 novembre 2017 una multa da 11 milioni di euro, per avere applicato l'addebito di interessi sugli interessi, sanzione per "condotte aggressive", finalizzate a ottenere dai clienti l'autorizzazione preventiva ad applicare l'anatocismo. Le comunicazioni fornite in filiale e attraverso l' home banking "non consentivano di fornire il diniego" e informavano solo sulle conseguenze negative in caso di mancata sottoscrizione, volti ad accertare se le tre banche avessero posto in essere condotte in violazione del codice del consumo (di cui al decreto legislativo n. 206 del 2005) in relazione alla pratica dell'anatocismo bancario, fino all'entrata in vigore del decreto banche (decreto-legge n. 18 del 2016) che all'articolo 17- bis ha ribadito il divieto di anatocismo, contenuto nella legge di stabilità per il 2014, ed anche dopo il nuovo e definitivo fermo del decreto banche del 2016; considerato che, a quanto risulta all'interrogante: in data 3 marzo 2017, a fronte di evidenti abusi, Adusbef aveva presentato esposti denunce alle maggiori procure della Repubblica, ipotizzando l'omissione d'ufficio della Banca d'Italia, che, doverosamente informata dalle associazioni dei consumatori presenti nel CNCU (Consiglio nazionale consumatori ed utenti), invece di esercitare la potestà prevista dall'art. 128 del testo unico bancario, per "inibire ai soggetti che prestano le operazioni e i servizi disciplinati dal presente titolo la continuazione dell'attività, anche di singole aree o sedi secondarie, e ordinare la restituzione delle somme indebitamente percepite e altri comportamenti conseguenti" (art. 1, lettera a) ), non sarebbe intervenuta, come di consueto, per non disturbare gli interessi delle banche socie, configurando, oltre all'omissione in atti d'ufficio, eventuali più gravi reati a danno degli utenti dei servizi bancari; in particolare, aveva scritto Adusbef negli esposti presentati, alla luce dei fatti, nonché dei richiami giurisprudenziali, dottrinali e alle disposizioni di legge indicati, anche nell'art. 128 del TUB, si chiedeva alla Procura di accertare: a) se sotto il profilo degli omessi controlli e della mancata vigilanza non si configurasse il reato, ex art. 328 del codice penale (Rifiuto d'atti d'ufficio. Omissione); b) se dal tenore letterale delle missive e dalle palesate minacce non si configurassero i reati, ex artt. 640 del codice penale e seguenti, nonché ex art. 646 (Appropriazione indebita); c) se la responsabilità penale eventualmente accertata ed imputabile ai soggetti richiamati non potesse altresì aver configurato il reato, ex art. 170- bis del decreto legislativo n. 58 del 1998, e altri eventuali illeciti penali come rubricati nel decreto legislativo n. 58 del 1998; facendo un calcolo sul volume medio degli impieghi affidati, ricapitalizzati con l'illecito anatocismo, effettuati dagli esperti contabili Adusbef, si evincerebbe un indebito lucro, solo per i fidi alle imprese, di 2.410 miliardi di euro dal 1° gennaio 2014 al 31 ottobre 2016 (ossia 811,830 miliardi di euro nel 2014; 808,338 nel 2015; 790,085 miliardi di euro tra il 1° gennaio ed il 30 settembre 2016), di 34,33 euro ogni 1.000 euro di scoperto, quindi una somma da rimborsare o compensare, approssimata per difetto, tra 6,7 e 7,8 miliardi di euro, incamerati dal sistema bancario, che non dovevano essere percepiti e che in virtù della legge e delle pronunce dei tribunali nelle inibitorie, dovrebbero essere restituiti. Invece di procedere alla restituzione del "maltolto" ad imprese ed altri affidati, il sistema bancario avrebbe preteso, dal 1° marzo 2017, interessi capitalizzati nel trimestre 30 settembre-30 dicembre 2016 e gli interessi di mora a partire da mercoledì 1° marzo 2017, in virtù del ripristino dello stesso anatocismo, evitando, accuratamente, il diritto alla restituzione o compensazione, di circa 7 miliardi di euro in media, stimati su impieghi affidati e tassi di interessi medi praticati, intimando che, a far data dal 1° marzo 2017, l'istituto di credito provvederà ad addebitare gli interessi debitori relativi al trimestre 1° ottobre-31 dicembre 2016, ed ordinando alla clientela di provvedere alla copertura, pena il blocco operativo del conto corrente; risulta all'interrogante che almeno 2 procure della Repubblica (Milano e Palermo) abbiano aperto l'inchiesta dopo le denunce di Adusbef, si chiede di sapere: quali siano le ragioni che avrebbero indotto la Banca d'Italia ad attivare quella che all'interrogante appare una violazione dell'art. 128 del testo unico bancario, per inibire ai soggetti che prestano le operazioni e i servizi disciplinati dall'articolo la continuazione dell'attività, anche di singole aree o sedi secondarie, e ordinare la restituzione delle somme indebitamente percepite e altri comportamenti conseguenti, alla luce di azioni inibitorie e sentenze dei tribunali, che avevano condannato le principali banche a non praticare più alcuna forma di capitalizzazione degli interessi passivi e ogni pratica anatocistica in tutti i contratti di conto corrente con i consumatori; se risponda al vero che le procure della Repubblica di Milano e di Palermo abbiano attivato indagini per verificare i reati penalmente rilevanti dall'illecita prassi dell'anatocismo dal 1° gennaio 2014 al 30 settembre 2016, lucrando in media 7 miliardi di euro, che devono essere restituiti o compensati, e quale sia la situazione odierna delle inchieste giudiziarie; quali misure urgenti si intenda attivare, per ripristinare quella che l'interrogante ritiene essere una legalità violata, dato che l'ordinamento giudiziario non sembra contemplare "leggi speciali" a favore dei banchieri e della Banca d'Italia, come la prassi degli ultimi anni al contrario sembrerebbe indicare, con la più totale immunità degli autori di crac e dissesti bancari, addossati invece a milioni di risparmiatori, in condizioni di preoccupante assenza di vigilanza; quali idonee iniziative si intenda assumere per tutelare cittadini, piccole e medie imprese ed affidati, espropriati da prassi bancarie a parere dell'interrogante illegittime. Atto n. 3-00013 RIZZOTTI Ai Ministri della salute, dell'economia e delle finanze e dello sviluppo economico Premesso che, per quanto risulta all'interrogante: nel luglio 2017 è stato pubblicato dall'editore Edra il volume "Lo strano caso Avastin-Lucentis", nel quale il direttore generale pro tempore dell'Agenzia italiana del farmaco (AIFA), professor Luca Pani, ricostruisce la vicenda relativa al presunto cartello relativo a medicinali per la cura della maculopatia, che ha dato luogo al provvedimento sanzionatorio del 27 febbraio 2014 da parte dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato (AGCM) nei confronti delle imprese farmaceutiche Novartis e Roche; uno dei medicinali in questione viene fabbricato da alcune farmacie ospedaliere o industriali attraverso la manipolazione di Avastin, farmaco oncologico endovenoso, da cui si realizza un prodotto a base dello stesso principio attivo bevacizumab, da somministrare per via intraoculare e privo di autorizzazione all'immissione in commercio ("Avastin off label "); in relazione agli eventi avversi causati dalla somministrazione ai pazienti del prodotto intraoculare a base di bevacizumab, il professor Pani ha evidenziato che in Italia "il numero di segnalazioni era di migliaia di volte inferiore" a quello registrato negli altri Paesi europei, negli USA o in Canada, dando così luogo a "numeri assolutamente ridicoli e impossibili da ritenere veritieri"; secondo il professor Pani, nella propria istruttoria, l'AGCM non avrebbe tenuto conto del "fatto che il mercato dei farmaci è sottoposto a numerosissimi vincoli e controlli, a delle regole che non sono inferiori o meno importanti di quelle che sorvegliano la concorrenza dei mercati"; dichiara inoltre che "l'AGCM, senza peraltro compiere alcuna istruttoria tecnico-scientifica perché non ne aveva alcuna competenza, si è spinta ad affermare con una serie di leggerezze e di inesattezze scientifiche e cliniche 'l'equivalenza dei due farmaci' e a sostenere che Roche e Novartis avrebbero effettuato un'enfatizzazione dei profili di sicurezza di Avastin off label, ingannando in tal modo gli Enti regolatori che, sempre a detta dell'Antitrust, evidentemente non sarebbero in grado di valutare i segnali e i comportamenti illegittimi"; si legge: "L'Antitrust in ultima analisi ravvisa un comportamento anticoncorrenziale dovuto a un eccesso di precauzione, prudenza e tutela della salute dei cittadini che spesso invece guida molti dei provvedimenti proprio della stessa Authority", con la conseguenza che "la delegittimazione delle regole e dei regolatori è il primo passo per minare il diritto alla salute"; aggiunge inoltre che "È una grave violazione delle norme poste a tutela della salute dei cittadini il fatto di mettere in commercio un prodotto che non è stato approvato da autorità nazionali o comunitarie ed è una altrettanto grave violazione, quando il farmaco si trova in commercio, non rispettare minimamente i principi che lo sottopongono a una farmacovigilanza di sicurezza ed efficacia. Queste due cose fondamentali sono totalmente mancate nell'impiego di Avastin intraoculare"; già in precedenza, nel corso dell'XI congresso dell'associazione "Luca Coscioni", svoltosi a Roma tra il 19 e il 21 settembre 2014, il professor Pani, all'epoca ancora direttore generale di AIFA, aveva ipotizzato che gli oculisti avessero omesso di segnalare gli eventi avversi riconducibili all'utilizzo di bevacizumab non approvato, dichiarando che "In Italia la quantità globale di effetti collaterali è di 0,01%, cioè tra cento e 2500 volte di meno di tutto il resto del mondo (…) Non possiamo credere, abbiamo grande stima degli oftalmologi italiani, ma non possiamo credere che siano così bravi da non produrre mai nessun effetto collaterale mentre tutti gli altri oculisti del mondo producono invece questi effetti collaterali. Quindi sospettiamo una grave sotto segnalazione e naturalmente ci chiediamo perché. Guardiamo i dati di farmacovigilanza, non riusciamo a capire, chiediamo alle Regioni di darci i numeri della farmacovigilanza, stiamo tutelando la salute dei cittadini, e non otteniamo i dati. Nel frattempo l'Agenzia Europea dice: non usate l'Avastin nell'occhio, è pericoloso. A un certo punto andiamo a guardare la conclusione. I motivi di una segnalazione volontaria sono di solito questi. In tutti questi, non solo sull'Avastin, in tutti i casi quando non c'è segnalazione è perché il medico si è 'dimenticato' di farsi firmare un consenso veramente informato"; nella stessa sede avrebbe sottolineato la presunta opacità dell'interesse di una parte degli oculisti privati rispetto all'utilizzo di bevacizumab intravitreale, denunciando che "un flacone di Avastin costa al pubblico 300 euro più IVA. L'oculista se lo può ordinare. Da un flacone si ricavano 40 siringhe. Si va in farmacia e si dice: per favore, fammi 40 siringhe. È un reato, non lo puoi fare. Puoi fare preparazioni galeniche per ognuno di voi singolarmente con nome e cognome. Quindi ogni siringa costa circa 8 euro. Non c'è bisogno di essere Pitagora. Considerati tutti i costi accessori si può arrivare sino a 30 euro, anche se un sacco di gente ci fa la cresta. Quello che vi sto dicendo sono accertamenti a verbale. Abbiamo trovato che il prezzo di vendita dell'Avastin nell'occhio è stato tra 11, 50 euro e 20 euro il massimo: l'oculista quando tratta con Avastin fa pagare, abbiamo trovato anche questo, tra 600 e 1000 euro per occhio. A chi rimane la differenza?"; considerato che: ai sensi l'articolo 3, comma 2, del decreto-legge 17 febbraio 1998, n. 23, convertito, con modificazioni, dalla legge 8 aprile 1998, n. 94: "In singoli casi il medico può, sotto la sua diretta responsabilità e previa informazione del paziente e acquisizione del consenso dello stesso, impiegare un medicinale prodotto industrialmente per un'indicazione o una via di somministrazione o una modalità di somministrazione o di utilizzazione diversa da quella autorizzata, ovvero riconosciuta (…) qualora ritenga, in base a dati documentabili, che il paziente non possa essere utilmente trattato con medicinali per i quali sia già approvata quella indicazione terapeutica o quella via o modalità di somministrazione e purché tale impiego sia noto e conforme a lavori apparsi su pubblicazioni scientifiche accreditate in campo internazionale"; tali limitazioni sarebbero note allo stesso presidente della Società oculisti italiani (SOI), il quale avrebbe dichiarato che "tutto è legato alle leggi che da un lato ci impediscono di frazionare il flacone di Avastin da 40 dosi per ricavarne dosi singole da iniettare, e dall'altro (legge Di Bella) vietano di usare un farmaco non specifico se ne esiste un altro specifico per quella patologia (…) il problema attuale è un problema di operatività rappresentato dalla legge Di Bella che vieta l'uso off off-label di un medicinale per l'indicazione registrata di un altro medicinale disponibile in commercio e (…) il medico che utilizzasse Avastin infrange una legge dello Stato italiano", come si legge nel testo dell'audizione del dottor M. Piovella, presidente della SOI, innanzi al Consiglio superiore di sanità, del 14 aprile 2014, nell'ambito dell'istruttoria condotta su mandato del Ministro della salute in merito alla possibilità di prescrizione di bevacizumab intraoculare; nel marzo 2018 una sentenza del Tribunale amministrativo della Lombardia ha confermato un provvedimento sanzionatorio emesso da parte dei NAS, in data antecedente all'indagine dell'AGCM, nei confronti della farmacia che produce la maggior quantità di bevacizumab intravitreale, per averlo prodotto illecitamente, in violazione della normativa in materia di formulazioni magistrali; oltre ad una violazione della normativa regolatoria, la produzione e la commercializzazione seriale delle siringhe di bevacizumab intraoculare potrebbe anche dare luogo a violazione del marchio e del brevetto di Avastin; a giudizio dell'interrogante dalla lettura del provvedimento sanzionatorio dell'AGCM non risulterebbe che l'istruttoria abbia approfondito i profili e le possibili illegittimità descritte, né che abbia chiesto chiarimenti agli oculisti o alle farmacie industriali che producono bevacizumab intraoculare, e neppure che abbia preso in alcuna considerazione le riserve espresse da AIFA, nonostante l'articolo 14, comma 2, della legge 10 ottobre 1990, n. 287, stabilisca che "L'Autorità può in ogni momento dell'istruttoria richiedere alle imprese, enti o persone che ne siano in possesso, di fornire informazioni e di esibire documenti utili ai fini dell'istruttoria; disporre ispezioni al fine di controllare i documenti aziendali e di prenderne copia, anche avvalendosi della collaborazione di altri organi dello Stato; disporre perizie e analisi economiche e statistiche nonché la consultazione di esperti in ordine a qualsiasi elemento rilevante ai fini dell'istruttoria"; già in costanza del procedimento avviato dall'AGCM, il Governo aveva sottolineato la necessità di osservare un elevato livello di cautela nell'utilizzo di bevacizumab intraoculare, a fronte del suo profilo di sicurezza ancora incerto, come si evince dalla risposta del sottosegretario di Stato per la salute, Paolo Fadda, resa, nella seduta del 27 novembre 2013, all'interrogazione parlamentare presentata dall'on. Bini, 5-00800, sull'inserimento di "Avastin uso oculistico" nella lista dei farmaci off label , nella quale si afferma che "Il farmaco Avastin non è mai stato autorizzato per l'uso intravitreale, in quanto la questione del suo utilizzo per tale uso pone delle problematiche molto serie sotto il profilo della sicurezza, ed ha costituito oggetto di attenta valutazione sia da parte della competente Autorità europea (EMA) che da parte della stessa AIFA. (...) Al fine di garantire la sicurezza dei pazienti trattati, l'AIFA ha recepito le indicazioni provenienti da altre Agenzie europee del farmaco e dall'EMA, provvedendo a raccomandare ai medici un'attenta valutazione dei profili di beneficio/rischio per ogni utilizzo del farmaco in esame, informando i pazienti dei possibili rischi legati al trattamento, in particolar modo per quanto riguarda l'uso intravitreale"; ai sensi dell'art. 48, comma 4, del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2003, n. 326, il direttore generale AIFA è nominato dal Ministro della salute, sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome; con ordinanza dell'11 marzo 2016 il Consiglio di Stato ha sottoposto alla Corte di giustizia dell'Unione europea 5 quesiti pregiudiziali, il quarto dei quali richiede: "se assuma rilevanza accertare, oltre alla sostanziale fungibilità dei prodotti farmaceutici dal lato della domanda, se l'offerta degli stessi sul mercato sia o meno avvenuta in conformità al quadro regolamentare avente ad oggetto la commercializzazione dei farmaci", mentre il quinto domanda: "se possa comunque considerarsi restrittiva della concorrenza per oggetto la condotta concertata volta ad enfatizzare la minore sicurezza o la minore efficacia di un farmaco, quando tale minore efficacia o sicurezza, sebbene non suffragata da acquisizioni scientifiche certe, non può, comunque, alla luce dello stadio delle conoscenze scientifiche disponibili all'epoca dei fatti, neanche essere incontrovertibilmente esclusa"; nell'articolo a firma di Luciano Capone, pubblicato su "Il Foglio" il 22 novembre 2017, il giornalista, commentando la mancata assegnazione a Milano della sede dell'Agenzia europea per i medicinali (EMA), faceva una riflessione sullo "spazio di competenza e il raggio di azione delle autorità regolatrici" in caso di sovrapposizioni e, in particolare citava il caso dell'Avastin, concludendo: "Il punto centrale della vicenda e del libro di Pani è: chi ha più diritto e più competenza a decidere? È un problema di concorrenza o di regolazione? La risposta, giuridica più che scientifica, e il posizionamento dei nuovi paletti per delimitare il territorio di authority e enti regolatori arriverà dalla Corte di giustizia europea"; il Governo avrebbe avuto la facoltà di intervenire nel giudizio pendente innanzi alla Corte di giustizia dell'Unione europea, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo, per quanto di loro competenza, in assenza di un'idonea istruttoria da parte dell'AGCM in merito ai profili evidenziati dal direttore generale pro tempore dell'AIFA, non ritengano urgente, alla luce delle esigenze di tutela della salute dei pazienti, del rispetto del quadro regolatorio nazionale ed europeo in materia di autorizzazione e fabbricazione di medicinali e della normativa in tema di brevetti e marchi, verificare l'eventuale esistenza dei comportamenti illeciti, così come riportato; se, indipendentemente da una valutazione sulla presunta condotta illecita delle imprese coinvolte nell'eventuale cartello, il Governo pro tempore sia effettivamente intervenuto in sede di rinvio pregiudiziale della causa innanzi alla Corte di giustizia dell'Unione europea e quale orientamento abbia ivi assunto in ordine agli aspetti che attengono alla prescrizione e alla commercializzazione dei farmaci in questione, alla loro illiceità, alla farmacovigilanza e ai profili di rischio, tenendo conto di quanto segnalato dal direttore generale pro tempore dell'AIFA, della complessità della situazione e della molteplicità delle normative, di cui sarebbe necessaria una corretta interpretazione, anche ai fini di un pertinente inquadramento della vicenda concorrenziale; se intendano procedere all'approfondimento di quanto descritto così come delle riserve espresse da AIFA, ai sensi dell'articolo 14, comma 2, della legge 10 ottobre 1990, n. 287. Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento Atto n. 3-00012 D'ARIENZO Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Premesso che: come riportato da un articolo pubblicato il 17 maggio dal quotidiano "L'Arena", una ragazza diciottenne di Verona, Farah, sarebbe stata riportata in patria, in Pakistan, dalla propria famiglia e costretta ad abortire con la forza; la ragazza, studentessa diplomanda dell'istituto professionale "Sanmicheli", era fidanzata con un ragazzo di Verona. Dopo essere rimasta incinta alcuni mesi fa, insieme al suo ragazzo, aveva deciso di portare a termine la gravidanza. Conseguentemente, aveva chiesto all'istituto un provvedimento straordinario per poter sostenere anticipatamente gli esami di maturità, stante la prossimità degli stessi con la data del parto; dal mese di gennaio 2018 si sono perse le tracce della ragazza. A denunciare la vicenda sono state le compagne di scuola, che hanno ricevuto la notizia dalla stessa tramite "Whatsapp", attraverso un drammatico messaggio nel quale si parla di un aborto forzato e della volontà del padre di costringerla ad un matrimonio con un connazionale; dalle testimonianze dei compagni sono stati ricostruiti i rapporti non sereni tra Farah e la sua famiglia. Lo scorso anno, infatti, la diciottenne aveva denunciato il padre per maltrattamenti e si era rifugiata in una casa-famiglia, che ha lasciato a gennaio per tornare dai genitori, con i quali aveva detto di essersi riappacificata, per poi scomparire dopo poco tempo; il padre e il fratello della ragazza sono attualmente ancora a Verona e secondo quanto riferito dall'assessore per i servizi sociali del Comune di Verona, Stefano Bertacco, risulterebbe la ferrea volontà da parte della famiglia di non lasciare libera la ragazza; infatti ella sarebbe costantemente sorvegliata dalla madre e dalla sorella e, in aggiunta, le sarebbero stati sottratti i documenti; Farah ha aderito al "progetto Petra", una struttura che si occupa delle violenze sulle donne, in particolare tra le mura familiari, ed è stata ospitata in un appartamento protetto fino al 9 gennaio, quando ha comunicato, come già evidenziato, l'avvenuta riconciliazione con la famiglia; la giovane aveva anche chiesto di continuare a partecipare agli incontri di mutuo aiuto organizzati dal centro con le donne vittime di violenze in famiglia, dove, però, non si è mai recata. Successivamente, si è appreso del suo ritorno in Pakistan per il matrimonio del fratello, verosimilmente, alla luce di quanto accaduto, una scusa per farla allontanare dall'Italia. Farah, infatti, non ha più fatto ritorno e la sua scomparsa è stata denunciata dal fidanzato, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non intenda intraprendere con la massima sollecitudine, nelle competenti sedi, le necessarie e urgenti azioni al fine di avviare una collaborazione con le autorità pakistane e accertare che la ragazza non sia trattenuta contro la sua volontà e, in caso affermativo, se non ritenga di adoperarsi urgentemente al fine di agevolare la liberazione della medesima e il suo ritorno in Italia. Atto n. 3-00014 DE PETRIS Ai Ministri dello sviluppo economico e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Premesso che: il Ministero dello sviluppo economico, congiuntamente con il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, risulta essere in procinto di adottare un decreto interministeriale, concernente la revisione della disciplina sui TEE, titoli di efficienza energetica, comunemente noti come certificati bianchi; la motivazione che il Ministero adduce alla revisione della disciplina è la presunta volatilità del prezzo di scambio dei certificati bianchi, con conseguente necessità di evitare eccessi di rialzo del prezzo di scambio dei TEE. Eccessi di volatilità verificatisi peraltro solo in coincidenza del fermo all'emissione dei TEE da parte del gestore dei servizi energetici (GSE), con il coincidente obbligato aumento degli scambi tra privati; l'elemento centrale del nuovo provvedimento risulterebbe essere l'introduzione di un tetto al valore dei certificati bianchi pari a 250 euro, avente l'obiettivo di stabilire un equilibrio tra la domanda e l'offerta dei TEE. Viene inoltre configurato il GSE quale fornitore di TEE a 260 euro; tali titoli verranno emessi dal GSE su richiesta dei soggetti obbligati, qualora questi abbiano difficoltà a realizzare i propri obblighi. I soggetti obbligati che acquistano certificati bianchi dal GSE potranno riscattarli a fronte di TEE generati tramite la realizzazione di progetti di efficienza energetica; viene inoltre introdotta la possibilità di compensare nei due anni successivi quanto non già adempiuto in termini di obiettivo minimo, nonché l'inserimento di altre 30 tipologie di nuovi progetti con la presenza di 6 schede di progetti standardizzabili già pronte; a giudizio dell'interrogante, non si comprende l'urgenza di regolare un mercato così complesso in una situazione che vede il Governo in carica unicamente per gli affari correnti, in un settore di portata significativa misurabile in miliardi di euro; tra l'altro, le criticità del provvedimento sono numerose: in primo luogo, stabilire un tetto al prezzo massimo di scambio dei TEE favorisce, di fatto, i grandi inquinatori, e non incentiva i soggetti virtuosi ad effettuare investimenti in efficienza energetica, oggi premiati con l'emissione di certificati bianchi negoziabili; aumentare a due anni il tempo massimo per adempiere agli obiettivi minimi di efficienza si configurerebbe poi quale ulteriore disincentivo alla realizzazione di interventi a tutela dell'ambiente, con un conseguente danno alla collettività, si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo non intendano desistere dall'adozione del decreto interministeriale, al fine di consentire una discussione approfondita al nuovo Parlamento e alla nuova maggioranza di Governo, su un tema tanto significativo per i processi di riconversione ecologica del consumo energetico e di tutta l'economia del Paese. Interrogazioni con richiesta di risposta scritta Atto n. 4-00086 URSO Ai Ministri dello sviluppo economico e del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: l'amministratore delegato di Invitalia ha dichiarato in un'intervista al quotidiano "la Repubblica" rilasciata nei giorni scorsi di aver revocato il contratto di sviluppo con l'azienda Blutec, newco del gruppo Metec, per il sito ex Fiat di Termini Imerese (Palermo); Invitalia avrebbe avviato le procedure per ottenere da Blutec la restituzione dei 20 milioni di euro già erogati all'azienda sui 67 milioni di finanziamento pubblico, per i quali l'azienda non avrebbe fatto alcuna rendicontazione malgrado le ripetute sollecitazioni; gli ex lavoratori della Fiat hanno occupato la sede del Consiglio comunale per richiamare l'attenzione delle istituzioni e denunciare il clamoroso silenzio del Governo; il presidente della Regione Siciliana ha incontrato i vertici dell'azienda e dichiarato apprezzamento per il ruolo svolto dai rappresentanti dei lavoratori, condividendone le richieste e sollecitando la convocazione del tavolo presso il Ministero dello sviluppo economico; il sindaco di Termini Imerese ha fatto appello al Presidente della Repubblica, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza della revoca del contratto di sviluppo e per quale motivo non siano intervenuti per evitare che la situazione degenerasse; se risulti che le risorse erogate non sono state utilizzate per gli investimenti necessari alla riconversione produttiva ma solo per la manutenzione degli immobili a beneficio della proprietà; se il Ministro dello sviluppo economico abbia intenzione di convocare il tavolo ministeriale per dare risposte concrete, a fronte delle garanzie che erano state date sulla realizzabilità del progetto di riconversione dello stabilimento ex Fiat e sui livelli di occupazione che erano stati programmati; se risulti che la Blutec non ha mantenuto gli impegni sulla occupazione dei lavoratori ex Fiat nei tempi programmati e quali azioni siano state intraprese per richiamare l'azienda affinché rispettasse quanto sottoscritto; se si intenda prorogare la cassa integrazione e con quali reali prospettive; quali siano i reali rapporti tra la Blutec, la Metec e la Fiat e quali siano le considerazioni del Governo in merito a quanto accaduto anche alle aziende dell'indotto, le quali hanno in gran parte chiuso le proprie attività e licenziato i loro lavoratori. Atto n. 4-00087 IANNONE Al Ministro dell'interno Premesso che: l'articolo 21 della Costituzione sancisce che "Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure"; la legge n. 69 del 1963 prevede l'ordinamento della professione di giornalista; come riportato da un articolo a firma di Alberto Spampinato, pubblicato da "notiziario.ossigeno" il 3 maggio 2017, "ventotto giornalisti italiani sono stati uccisi fra il 1960 e il 1993, nove dalle mafie, altri due da movimenti terroristi, altri diciassette mentre raccoglievano informazioni di pubblico interesse fuori dal territorio nazionale. Questi giornalisti sono stati uccisi da chi voleva impedire a tutti i costi che facessero liberamente il loro lavoro, che cercassero la verità su fatti di indubbio interesse pubblico per farla conoscere a tutti"; i giornalisti che vedono lesa la propria libertà professionale subendo minacce, intimidazioni, ritorsioni, gravissimi abusi sono decine; considerato che ad Arzano (Napoli), Comune già sciolto per infiltrazioni mafiose nel 2008 e 2015, in data 24 marzo 2018 il giornalista del quotidiano "Roma" Giuseppe Bianco è stato raggiunto e minacciato sotto la propria abitazione da un uomo armato di pistola che gli ha intimato di "non parlare e stare zitto", e solo un caso fortuito ha consentito al giornalista di sottrarsi ad un possibile ferimento. Il giornalista già nel 2014 era stato oggetto di minacce anonime con l'invio di proiettili presso la propria abitazione unitamente al collega Domenico Rubio anch'egli raggiunto da minacce e intimidazioni nelle ultime settimane. Situazione tanto complessa da essere denunciata anche durante la conferenza stampa del 25 aprile 2018 presso il Pan, palazzo delle Arti, di Napoli, nella sala intitolata al giornalista Giancarlo Siani ucciso dalla camorra, dove le massime cariche degli organismi di categoria, con il segretario generale e il presidente della FNSI, Raffaele Lorusso e Giuseppe Giulietti, il presidente nazionale dell'ordine dei giornalisti, Carlo Verna, il segretario del sindacato unitario dei giornalisti della Campania, Claudio Silvestri, il presidente dell'ordine dei giornalisti della Campania, Ottavio Lucarelli, hanno evidenziato la necessità di tutelare i giornalisti minacciati i questi mesi e in particolare le minacce subite da Giuseppe Bianco e Domenico Rubio privi allo stato di alcuna tutela nonostante le gravi e reiterate minacce, si chiede di sapere: quali misure la Prefettura di Napoli (già precedentemente informata degli accadimenti, dei rischi e della situazione insistente nel medesimo comune) e le forze dell'ordine titolari delle indagini abbiano attivato nel merito a tutela del cronista; anche alla luce degli atti di sindacato ispettivo della XVII Legislatura 4-07756 del 5 luglio 2017, 4-08284 del 19 ottobre 2017, 3-04170 del 20 dicembre 2017 e 4-18938 del 22 dicembre 2017, indirizzati al Ministro dell'interno in cui si è evidenziata una possibile continuità e contiguità mafiosa di alcuni apparati politici e imprenditoriali con il mondo della criminalità organizzata e in particolare con i clan egemoni dei Moccia e degli Amato-Pagano, quali procedure il Ministro in indirizzo intenda attivare al fine di salvaguardare l'incolumità fisica e familiare del cronista che in questi mesi, attraverso articoli di stampa, ha determinato una serie di attività investigative; quali azioni intenda intraprendere a protezione e a tutela della libertà di informazione e degli stessi giornalisti. Atto n. 4-00088 DE POLI Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che, a quanto risulta all'interrogante: il decreto attuativo per definire i criteri di accesso ai ristori finanziari, le modalità di erogazione e l'entità dei rimborsi del "Fondo delle vittime di reati finanziari", previsto dalla legge di bilancio per il 2018 (legge n. 205 del 2017), sarebbe prossimo alla sua emanazione, previa approvazione da parte del Consiglio di Stato; il Fondo prevede una dotazione di 100 milioni di euro in 4 anni (dal 2018 al 2021) e sarà finanziato attraverso il Fondo interbancario di garanzia e il Fondo dei conti dormienti; l'indennizzo è pensato per "sanare" il misselling , cioè la vendita fraudolenta di titoli rischiosi a investitori privi del profilo e delle informazioni adeguate, e vi potranno accedere i risparmiatori, senza distinzione tra obbligazionisti e azionisti, delle ex banche popolari venete (Veneto banca e Popolare di Vicenza) e delle 4 banche poste in liquidazione (Cassa di Risparmio della Provincia di Chieti SpA, Banca Etruria, Nuova Cassa di Risparmio di Ferrara SpA e Banca Marche); considerato che: l'attribuzione del danno è riconosciuta soltanto da una sentenza del giudice o attraverso il ricorso alla camera arbitrale dell'Autorità nazionale anticorruzione (Anac); i risparmiatori dovranno produrre documentazioni adeguate da cui emerge il misselling , e, pertanto, coloro che hanno acquistato da più di 10 anni i titoli o che non ha avuto dalla banca alcuna documentazione, non potranno ottenere il lodo favorevole da parte dell'Anac e si vedranno esclusi dall'accesso al Fondo, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno ed urgente intervenire per un riesame dei criteri di accesso ai ristori e le modalità d'erogazione del Fondo delle vittime dei reati finanziari per garantire a tutte le incolpevoli vittime, senza discriminazione alcuna, il risarcimento dovuto. Atto n. 4-00089 MARSILIO Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e della salute Premesso che, a quanto risulta all'interrogante: da tempo il territorio del comune di Tocco da Casauria (Pescara) è interessato da un fenomeno naturale di fuoriuscita di idrocarburi che si riversano nelle acque del torrente Arolle e finiscono nel fiume Pescara; la Stazione ornitologica abruzzese (Soa), come risulta da recenti notizie di stampa, ha denunciato alle autorità competenti la preoccupante condizione di insicurezza, degrado e abbandono in cui versa l'intera zona, presentando anche un reportage fotografico realizzato durante un sopralluogo; l'associazione ha altresì ricordato che notizie relative alla raccolta degli idrocarburi da parte della popolazione del luogo e all'impatto delle fuoriuscite sull'ambiente circostante risalgono addirittura al Medioevo; considerato che: per anni la vicenda ha suscitato l'interesse degli addetti ai lavori solo per quanto concerne la possibilità di attivare operazioni di sfruttamento industriale degli idrocarburi; tali tentativi sono comunque rimasti infruttuosi e le strutture realizzate (vasche di raccolta e pozzi i cui resti sono ancora visibili) sono abbandonate; soprattutto in occasione di fenomeni di piena aumenta il rischio ambientale di contaminazione delle acque e la condizione di disagio per gli abitanti delle zone, anche per i cattivi odori derivanti dal ristagno delle acque determinato da alcuni sbarramenti artificiali; sarebbe quanto mai urgente a giudizio dell'interrogante predisporre adeguate misure di monitoraggio delle acque per valutare l'effettiva presenza di idrocarburi, di studio approfondito del territorio e degli effetti prodotti negli anni dal fenomeno di dispersione degli idrocarburi, nonché di mitigazione del rischio e di messa in sicurezza, anche eventualmente attraverso la riattivazione di vasche di decantazione e il posizionamento di filtri, si chiede di sapere: se e quali iniziative di propria competenza i Ministri in indirizzo abbiano adottato o intendano adottare al fine di fronteggiare le criticità connesse alla vicenda e tutelare la salute degli abitanti della zona; quali ulteriori informazioni ritengano di poter fornire al fine di fare chiarezza sulla vicenda e, in particolare, se non ritengano in qualche modo sussistenti eventuali responsabilità derivanti dai molteplici interventi antropici realizzati nell'area (scavi, pozzi, serbatoi, vasche), che potrebbero aver modificato sia le condizioni di rilascio, sia quelle ambientali delle aree immediatamente circostanti i manufatti. Atto n. 4-00090 DE POLI Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che, a quanto risulta all'interrogante, il project financing che impegnava la Veneto Strade a realizzare il completamento della strada regionale 10 Padana inferiore, opera infrastrutturale importante per la viabilità dell'area tra Este e Monselice e che, una volta conclusa, collegherebbe la strada Monselice mare con la Transpolesana, innestandosi con le due autostrade A13 Padova-Bologna e A31 Piovene Rocchette-Rovigo, ha subito un nuovo arresto, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo, già interessato con altro analogo atto di sindacato ispettivo, 4-08437, pubblicato il 27 novembre 2017, non intenda verificare lo stato del project financing ed intervenire, nell'ambito delle proprie competenze, affinché vengano definitivamente affrontate e superate le criticità che hanno determinato l'attuale stallo e consentire il completamento di un'opera strategicamente necessaria per lo sviluppo della bassa padovana. Atto n. 4-00091 CAUSIN Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: la navigazione da diporto italiana è stata regolamentata per la prima volta con il decreto legislativo 18 luglio 2005, n. 171, recante "Codice della nautica da diporto ed attuazione della direttiva 2003/44/CE, a norma dell'articolo 6 della legge 8 luglio 2003, n. 172"; il codice è stato oggetto di una profonda revisione e integrazione con il decreto legislativo 3 novembre 2017, n. 229, emanato sulla base della legge delega 7 ottobre 2015, n. 167, entrato in vigore il 13 febbraio 2018; l'articolo 39 del codice della nautica da diporto reca disposizioni in materia di patenti nautiche; la vecchia formulazione del citato articolo 39, al comma 1, disponeva: "La patente nautica per unità da diporto di lunghezza non superiore a ventiquattro metri è obbligatoria nei seguenti casi, in relazione alla navigazione effettivamente svolta: (...) b) per la navigazione nelle acque interne e per la navigazione nelle acque marittime entro sei miglia dalla costa, quando a bordo dell'unità sia installato un motore avente una cilindrata superiore a 750 cc se a carburazione a due tempi, o a 1.000 cc se a carburazione a quattro tempi fuori bordo o se a iniezione diretta, o a 1.300 cc se a carburazione a quattro tempi entro bordo, o a 2.000 cc se a ciclo diesel, comunque con potenza superiore a 30 chilowatt o a 40,8 cv"; il testo vigente dello stesso articolo 39, al comma 1, lettera b) , dispone che: "per la navigazione nelle acque interne e per la navigazione nelle acque marittime entro sei miglia dalla costa, quando a bordo dell'unità è installato un motore di cilindrata superiore a 750 cc se a carburazione o iniezione a due tempi, o a 1.000 cc se a carburazione o a iniezione a quattro tempi fuori bordo, o a 1.300 cc se a carburazione o a iniezione a quattro tempi entro bordo, o a 2.000 cc se a ciclo diesel non sovralimentato, o a 1.300 cc se a ciclo diesel sovralimentato, comunque con potenza superiore a 30 kW o a 40,8 CV (2)"; nel mercato italiano vengono offerte diverse possibilità di acquisto di un motore fuoribordo al limite di patente (con potenza non superiore a 30 chilowatt o a 40,8 cavalli vapore), con variazioni che riguardano il ciclo termico, il numero di cilindri, la cilindrata, il peso e il prezzo; inoltre, la categoria dei motori fuoribordo dei 40 cavalli è la più venduta e quindi la più richiesta da parte dei diportisti; il codice della nautica da diporto, nel testo previgente equiparava i motori fuoribordo a iniezione a due tempi diretta ai quattro tempi fuoribordo, stabilendo come limite massimo di cilindrata i 1.000 centimetri cubici e 40,8 cavalli vapore; il nuovo codice della nautica da diporto, in vigore dal 13 febbraio 2018, ribadisce il principio che la patente nautica è obbligatoria qualora il propulsore sviluppi una potenza superiore ai 40,8 cavalli e non reca più l'equiparazione dei motori fuoribordo due tempi a iniezione diretta ai quattro tempi fuoribordo; da un esame comparativo dei modelli di motore con potenza non superiore ai 40,8 cavalli vapore, in commercio nel mercato italiano, viene individuato un solo modello chiamato "Evinrude 40 E-tec" della BRP (società canadese), il quale presenta un ciclo termico a 2 tempi a iniezione diretta che supera i 750 centimetri cubici di cilindrata ma non supera il limite della potenza dei 40,8 cavalli vapore; in Italia sono stati venduti circa 9.000-10.000 modelli Evinrude 40 E-tec che appartengono ad altrettanti diportisti, i quali, fino ad oggi, hanno potuto condurre le proprie imbarcazioni senza necessità di patente nautica; la modifica dell'articolo 39 del codice della nautica da diporto ha messo, di fatto, fuori dal mercato italiano "senza patente" la casa Evinrude, compromettendone a giudizio dell'interrogante arbitrariamente le vendite e l'assistenza post vendita a vantaggio di altri produttori, con un inevitabile e ingente danno economico; la rete distributiva Evinrude è costituita da quasi un centinaio di concessionari (95 per l'esattezza) che danno impiego a circa 400-500 persone tra imprenditori, collaboratori e dipendenti; il modello di motore viene utilizzato ampiamente anche da aziende di noleggio senza conducente proprio per agevolare il noleggio a clienti che non hanno conseguito la patente nautica; le sanzioni previste per la conduzione di unità di navigazione senza la patente nautica, laddove richiesta, vanno dai 2.755 agli 11.017 euro; a parere dell'interrogante, l'attuale formulazione della norma, discriminatoria e ingiusta, potrebbe indurre i diportisti divenuti "fuorilegge" e sanzionati dalle forze dell'ordine a presentare ricorsi alle autorità preposte quali Prefetture e Tribunali, già di per sé intasati per altre e ben più importanti questioni; occorre, inoltre, sottolineare che la situazione sta creando enorme disparità di trattamento rispetto a quei diportisti che, pur disponendo di un motore (di altro marchio) con una potenza complessiva pari a quello del motore "incriminato", potranno invece condurre le proprie unità senza la necessità di conseguire la patente nautica, si chiede di sapere quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda adottare al fine di tutelare le migliaia di piccoli diportisti italiani proprietari del modello di motore Evinrude E-tec 40 cv, che, in seguito alle modifiche apportate al codice della nautica da diporto, non possono più condurre le proprie imbarcazioni a meno che non abbiano conseguito la patente nautica. Atto n. 4-00092 ARRIGONI FAGGI Al Ministro dell'interno Premesso che, a quanto risulta agli interroganti: nella giornata di lunedì 30 aprile 2018 si è consumato nei pressi della stazione ferroviaria di Olgiate Molgora (Lecco) quello che è soltanto l'ultimo grave episodio di violenza compiuto da bande di giovani extracomunitari, spesso minorenni, che da almeno 6 mesi agiscono sui treni e nelle stazioni della tratta ferroviaria Lecco-Milano; questo grave episodio che ha visto suo malgrado coinvolto il giovane titolare di un negozio di alimentari nei pressi della stazione, selvaggiamente aggredito per aver rifiutato dopo l'orario di chiusura l'ingresso nel suo esercizio commerciale ad una decina di minorenni maghrebini, non risulta essere che il culmine di un crescendo di violenza e insicurezza che all'inizio del mese di aprile ha registrato anche il brutale pestaggio una ragazza di 18 anni su un treno serale della tratta Lecco-Milano; casi simili vengono riportati ormai regolarmente dalle cronache locali: a fine gennaio erano stati denunciati dei ragazzini che minacciavano sui treni i pendolari con armi ad aria compressa; il 25 gennaio un ragazzo tunisino era stato aggredito con calci e pugni e derubato da due marocchini nella stazione di Lecco; pochi giorni più tardi, il 29 gennaio, sono stati un libanese e un marocchino a rapinare un altro passeggero su un treno all'altezza della stazione di Airuno; sempre il 29 gennaio in orario serale, a Lecco, un pensionato veniva affrontato da un giovane parzialmente travisato che tentava di rapinarlo per poi desistere alla reazione della vittima; il 31 gennaio un giovane italiano veniva aggredito da due persone e privato di denaro contante lungo la tratta Calolziocorte-Lecco Maggianico; l'8 febbraio una donna è stata invece scippata della borsa nel sottopasso della stazione di Calolziocorte da due cittadini albanesi. Per arrivare alla cronaca più recente, poco più di un mese fa, nella stazione di Lecco è andata in scena una rissa tra gruppi di stranieri di diverse etnie, mentre il 21 marzo venti ragazzini tra i 15 e i 17 anni hanno assediato il bar della stazione di Calolziocorte trafugando la merce in vendita e nulla hanno potuto i proprietari; le indagini condotte dai Carabinieri delle compagnie di Merate e Lecco hanno consentito, ad inizio febbraio, di identificare gli autori di alcuni di questi fatti e di denunciarli alla competente autorità giudiziaria. Due marocchini di 19 e 20 anni, residenti in provincia di Lecco, sarebbero ritenuti infatti responsabili dell'episodio del 25 gennaio; a un 19enne libanese residente in città e a un minore, originario del Marocco, residente a Sondrio, sarebbe stata imputata la rapina del 31 gennaio, mentre sempre al minore e a un 20enne del Burkina Faso sarebbero ascrivibili i due episodi commessi il 29 gennaio a Lecco e ad Airuno; una successiva e più vasta attività d'indagine del comando dei Carabinieri di Vimercate ha permesso di notificare, il 24 aprile 2018, ordinanze di custodia cautelare in carcere emesse dal tribunale dei minorenni di Milano e dal tribunale di Monza per una baby gang di 8 ragazzi composta da due italiani maggiorenni e da 6 minorenni, tra cui un italiano, due marocchini, due romeni e un egiziano che commetteva rapine sui treni; considerato che: gli episodi contestati risulterebbero in totale 21, tra novembre e dicembre 2017, lungo la tratta ferroviaria Lecco-Milano e sui mezzi pubblici dell' hinterland milanese. Il fatto più grave si sarebbe consumato a Olgiate Molgora dove due componenti della banda hanno avvicinato un giovane che si trovava nel sottopasso della stazione e, dopo averlo minacciato pesantemente e avergli strappato il cellulare, lo avrebbero obbligato a seguirlo (di fatto sequestrandolo) e una volta arrivati ad un bancomat lo avrebbero costretto a prelevare la somma di 1.000 euro. Ritornati in stazione lo avrebbero quindi fatto salire sul primo treno in arrivo, senza cellulare in modo da non dargli tempo di chiamare tempestivamente il 112 e ritagliandosi così spazio per la fuga. Sempre a Olgiate Molgora, in un altro momento, un viaggiatore era stato derubato di 60 euro, dello smartphone e di un pacchetto di sigarette; mentre ad Airuno sono stati depredati portafogli, tablet , cuffie a una persona che si trovava sul treno e che era stata minacciata con pistola e coltello. Così come alla stazione di Cernusco-Merate due rapine avevano fruttato un cellulare e denaro contante e a Calolziocorte un viaggiatore era stato fermato e costretto a consegnare, sotto minaccia di una pistola e un coltello puntati, il portafoglio e il telefono cellulare; le baby gang specializzate in rapine sui treni della tratta Milano-Lecco, sgominate nei giorni e nei mesi scorsi dalle compagnie dei Carabinieri di Merate, Lecco e Vimercate, con ogni probabilità non erano le sole in azione tra il capoluogo meneghino e quello lariano, dato che un altro manipolo di giovanissimi sembra essere entrato in azione, spadroneggiando in treno come in stazione, come documenta l'episodio del 30 aprile a Olgiate Molgora; il prefetto di Lecco, interpellato dagli interroganti sulla questione, ha assicurato che il piano di sicurezza per le stazioni, adottato in sede COSP (centro operativo soccorso pubblico), nell'ambito di specifici progetti ritenuti prioritari per il territorio, e sul quale anche il Ministero dovrebbe essere informato con specifici report , risulterebbe dare buoni esiti a seguito del rafforzamento delle misure di controllo del territorio e degli interventi delle forze di polizia all'interno delle stazioni; sempre secondo il Prefetto sarebbe stato richiesto più volte un potenziamento del servizio di Polizia ferroviaria competente al compartimento di Milano, e che per quanto riguarda gli ultimi episodi di violenza registrati sarebbero in corso le indagini che dovranno essere poi valutate anche in vista della proroga del citato piano straordinario per la sicurezza; non è più accettabile che servizi essenziali per i cittadini come quello del trasporto ferroviario o che luoghi come le stazioni siano diventati zone di spaccio, rapine e violenza e che, giustamente, siano percepiti dalla popolazione come estremamente pericolosi, si chiede di sapere quali provvedimenti il Ministro in indirizzo intenda adottare per garantire la sicurezza dei cittadini utenti del servizio di trasporto pubblico nelle tratte ferroviarie lombarde. Atto n. 4-00093 GALLONE Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Premesso che, per quanto risulta all'interrogante: il signor Valentino Sonzogni, imprenditore cinquantenne di Villa d'Almè (Bergamo), è bloccato in Cina, dove si trovava per una breve vacanza, dal 3 dicembre 2017, a causa di un provvedimento disposto dal fisco cinese che gli attribuisce un'evasione fiscale di 4 milioni di euro per una società costituita attraverso una joint venture italo-cinese; l'imprenditore bergamasco sarebbe vittima, a suo dire, di una frode architettata da un cittadino cinese, al quale era stata data in gestione, all'insaputa di Sonzogni, la ditta che egli aveva fondato nel 2005 con un cugino attraverso la joint venture ; il signor Sonzogni, come ha sempre affermato anche tramite i suoi legali, non è da ritenersi responsabile dell'evasione fiscale ma, al contrario, sarebbe stato truffato dai soci orientali; infatti la società, benché fallita nel 2008, risultava ancora sotto la sua responsabilità sebbene egli non ne fosse al corrente e tale tesi è avvalorata dal fatto che da tempo il signor Sonzogni non si recava in Cina; dalle notizie assunte, risulta inoltre che in questi anni, sempre a sua insaputa, la società avrebbe continuato ad operare falsificando firme e bilanci e l'imprenditore bergamasco sarebbe venuto a conoscenza della situazione solo quando è stato fermato dalla polizia doganale dell'aeroporto di Pechino, che gli ha impedito di rientrare in Italia, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo non ritenga di dover intervenire con la massima urgenza affinché il Governo cinese accerti in tempi rapidi la verità dei fatti riguardo al signor Sonzogni; se siano stati attivati tutti gli strumenti di protezione diplomatica nei confronti dell'imprenditore bergamasco. Atto n. 4-00094 BARBARO Al Ministro della giustizia Premesso che: è evidente la discrasia che si è realizzata a seguito della modifica dell'art. 5- sexies della legge n. 89 del 2001 (cosiddetta legge Pinto) in materia di equa riparazione per l'irragionevole durata del processo; con l'art. 1, comma 777, della legge n. 208 del 2015 (legge di stabilità per il 2016) con decorrenza 1° gennaio 2016 è stato introdotto un termine dilatorio di 6 mesi per effettuare il pagamento delle somme liquidate, termine che non decorre prima che il creditore abbia provveduto ad una serie di adempimenti indicati dal comma 1 del medesimo articolo 5- sexies ; in realtà le amministrazioni debitrici (principalmente il Ministero della giustizia) hanno nuovamente posticipato tale pagamento, che già con la nuova disciplina legislativa si attarda normalmente di ben 10 mesi dalla pubblicazione dei decreti di condanna emessi dalle varie Corti d'appello italiane; a giudizio dell'interrogante la vicenda ha dell'incredibile giacché i cittadini destinatari di tali provvedimenti giudiziari, dopo aver atteso a volte decenni per ottenere una sentenza ed ulteriori 3-4 anni per ottenere un decreto di risarcimento ex legge Pinto, sono costretti ad attendere ulteriori anni per ricevere le somme dovute per l'irragionevole durata dei processi in cui sono stati coinvolti; si pensi che dalla pubblicazione del decreto ex legge Pinto all'introduzione del giudizio di ottemperanza innanzi ai TAR competenti attualmente passano ulteriori 10 mesi giacché il Ministero non ottempera al pagamento nel termine di 10 mesi stabiliti dalla legge di stabilità per il 2016; si tenga presente che su tale norma (art. 1, comma 777) è stata sollevata una questione di legittimità costituzionale dal TAR Liguria per l'eccessivo appesantimento della procedura volta ad ottenere il risarcimento dovuto da parte del Ministero, si chiede di sapere quali siano le risorse economiche che il Ministero della giustizia ha stanziato per far fronte a tali risarcimenti per gli anni 2018-2019 nonché quali iniziative concrete il Ministro in indirizzo intenda adottare per rendere più semplice l'ottenimento di quanto dovuto da parte dei legittimi beneficiari. Atto n. 4-00095 BERARDI MALLEGNI MASINI Ai Ministri dell'interno e per la semplificazione e la pubblica amministrazione Premesso che: la legge n. 124 del 2015, recante "Deleghe al Governo in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche", all'articolo 8, comma 1, lettera a) , reca la delega al Governo per adottare decreti legislativi in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche, dettando principi e criteri direttivi relativi al complessivo riordino delle forze di polizia, alla razionalizzazione, al potenziamento dell'efficacia delle richiamate funzioni, al transito del personale del Corpo forestale dello Stato nella forza di polizia, che assorbe il medesimo corpo; l'articolo 4 del decreto legislativo n. 177 del 2016, adottato al fine di dare attuazione del citato articolo 8, comma 1, lettera a) , reca la soppressione delle squadre nautiche della Polizia di Stato e dei siti navali dell'Arma dei Carabinieri, fatto salvo il mantenimento delle moto d'acqua per la vigilanza dei litorali e delle unità navali impiegate nella laguna di Venezia, nelle acque interne e nelle isole minori, ove, per esigenze di ordine e sicurezza pubblica, è già dislocata una unità navale, nonché dei siti navali del Corpo di Polizia penitenziaria, ad eccezione di quelli dislocati a Venezia e Livorno; le squadre nautiche della Polizia di Stato garantiscono il controllo delle acque territoriali marine e di quelle interne, nonché la vigilanza delle coste, per prevenire e contrastare diversi reati; contribuiscono, altresì, all'attività di ricerca e soccorso dei natanti e delle persone in difficoltà e nell'azione di controllo delle attività nautiche e della circolazione delle navi; la chiusura dei predetti uffici comporterebbe a parere degli interroganti, oltre tutto, un evidente passo indietro sul fronte della sicurezza e del controllo del territorio, in quanto in molte realtà d'Italia scomparirebbero uffici, che attualmente rappresentano l'unico presidio delle rispettive questure nel raggio di decine e decine di chilometri; giova, inoltre, considerare l'importanza di questi "avamposti" per un Paese come l'Italia che ha poco meno di 7.500 chilometri di coste, e in particolare per zone come Talamone (Grosseto), che per la loro peculiarità necessitano di un presidio strategico per il territorio; in particolare, nel caso della squadra nautica di Talamone, non si avrebbe più la presenza di alcun ufficio di polizia sul litorale, da Livorno a Civitavecchia, per un totale di 220 chilometri completamente scoperti e l'intera provincia di Grosseto non avrebbe più a disposizione alcun ufficio, né mezzo nautico a disposizione per espletare i propri servizi; nel caso specifico, la squadra nautica di Talamone insiste su uno specchio di mare che è caratterizzato dalla presenza di diverse isole facenti parte dell'arcipelago toscano (Giglio, Giannutri, Formiche di Grosseto, eccetera) e, nella competenza di questa articolazione, da Follonica alla foce del Chiarone, esistono altre importanti località di mare (monte Argentario, Ansedonia, Capalbio, eccetera) che non possono essere private di questo importante presidio di polizia; nella rada di Talamone avvengono importanti operazioni di imbarco e sbarco di armi e munizioni dirette e provenienti da numerosi Paesi del mondo, operazioni che vengono effettuate lungo tutto l'arco dell'anno e per le quali, oltre alla vigilanza, si rende spesso necessario l'intervento di sommozzatori del CNES (centro nautico e sommozzatori) di La Spezia della Polizia di Stato per gli interventi di ispezione e bonifica delle carene, interventi che vengono effettuati in collaborazione con il personale della squadra nautica di Talamone, dotata di una motovedetta d'altura classe "Intermarine", di un gommone costiero e di 2 moto d'acqua assegnate a febbraio 2016; la bozza dello schema di decreto del capo della Polizia che dovrebbe dare attuazione al citato articolo 4, comma 1, del decreto legislativo n. 177 del 2016, relativo alla soppressione delle squadre nautiche, prevede l'assegnazione delle moto d'acqua e delle unità navali, a seguito di ricognizione delle stesse già in uso alle medesime squadre nautiche, alle questure a ai commissariati di pubblica sicurezza indicati nelle tabelle allegate allo schema di decreto; la stessa bozza di decreto, nel prevedere l'assegnazione del personale in servizio presso le soppresse squadre nautiche alle questure e ai commissariati di sicurezza pubblica, ne dispone la destinazione allo svolgimento dei servizi ordinari, qualora non impegnato in servizio in qualità di conduttore di moto d'acqua; come osservato anche dal SAP (Sindacato autonomo di Polizia) occorre prevedere disposizioni volte a non disperdere la professionalità acquisita dal personale in servizio presso le soppresse squadre nautiche e ad assicurare ai cittadini un servizio di polizia efficiente; in particolare, lo stesso ha suggerito l'istituzione di un'apposita sezione nautica presso l'Ufficio prevenzione generale e soccorso pubblico, con relativa assegnazione dei natanti e di tutte le attrezzature necessarie, si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo, ciascuno per le proprie competenze, non intendano assumere iniziative finalizzate alla modifica del citato articolo 4 del decreto legislativo n. 177 del 2016, per evitare la soppressione dei suddetti organi, ai fini di un'efficace azione di controllo del territorio e la dispersione della professionalità acquisita dal personale in servizio presso gli stessi. Atto n. 4-00096 LONARDO Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Premesso che: a seguito della straordinaria grandinata abbattutasi nella giornata del 3 maggio 2018 sul Sannio, ingenti danni sono stati provocati alle strade, alle infrastrutture rurali e alle campagne della valle Telesina, il territorio con la maggiore densità di viti di tutta la regione, e di vari comuni della valle Caudina; oltre alla grandine, che ha paralizzato le strade, il forte vento ha determinato la caduta degli alberi e il nubifragio ha provocato smottamenti e allagamenti anche in numerose proprietà private e attività commerciali; le colture arboree, erbacee e orticole, ricoperte da una coltre di ghiaccio, che in alcune zone ha raggiunto anche una decina di centimetri, sono state irreparabilmente danneggiate, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga, in conseguenza degli straordinari eventi meteorologici verificatisi, di dichiarare lo stato di calamità naturale per i comuni colpiti. Atto n. 4-00097 LAFORGIA Ai Ministri degli affari esteri e della cooperazione internazionale e della difesa Premesso che: dal 2 maggio 2018, presumibilmente, risultano dispersi nell'Atlantico, tra le isole Azzorre e la costa portoghese, il velista Aldo Revello con l'amico skipper Antonio Voinea, marinai esperti che stavano rientrando in Italia dai Caraibi a bordo di una barca a vela "Bright"; nonostante le prime ricerche attivate con mezzi marini e aerei, a partire dall'ultimo segnale rilevato dal sistema satellitare dell'imbarcazione Bright, a 300 miglia a est di Sao Miguel nelle Azzorre, non vi sono stati, purtroppo, esiti positivi, essendo stati ritrovati, come riportato dal sito portoghese "Correiro de Manhà", solo tre giubbotti di salvataggio, che però potrebbero non appartenere al natante, oltre ad alcuni resti dell'imbarcazione; secondo quanto si apprende da organi di stampa, le ricerche in mare sarebbero state incredibilmente sospese dopo appena 3 giorni; da fonti del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale si è appreso che "la Farnesina, attraverso l'Ambasciata d'Italia a Lisbona, sta compiendo ulteriori passi sulle Autorità portoghesi affinché possano riprendere le ricerche dell'imbarcazione"; Rosa Cilano, la moglie di Aldo Revello, ha fatto appello al Presidente della Repubblica e al Governo affinché facciano le dovute pressioni sulle autorità portoghesi per non interrompere le ricerche dei 2 skipper dispersi; la Marina militare si è mossa in relazione al naufragio, disponendo che la sua nave "Alpino", nell'ambito di un transito programmato in quelle acque, effettui un'ulteriore ricerca il 7 e l'8 maggio con l'impiego di un elicottero di bordo, spiegando che "il Portogallo è informato che l'iniziativa è su base di non interferenza ma mirata a ottimizzare l'intervento dato il transito della nostra unità", si chiede di sapere quali azioni di propria competenza i Ministri in indirizzo intendano attuare per garantire in ogni modo che le ricerche dei 2 dispersi, Aldo Revello e Antonio Voinea, continuino senza alcuna interruzione, a tutela dell'integrità della loro vita e del rientro tra le rispettive famiglie. Atto n. 4-00098 TOSATO ZULIANI Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e dello sviluppo economico Premesso che: la vertenza Unilever, dopo l'annuncio meno di un mese fa da parte della proprietà di esuberi e della volontà di aprire la procedura di mobilità per 42 dipendenti dello stabilimento scaligero, è sfociata venerdì 4 maggio 2018 in uno sciopero di 8 ore, che ha visto coinvolti i 200 dipendenti di tutti i reparti, operai ed impiegati; dall'annuncio, sindacati e azienda si sono già incontrati due volte nella sede cittadina di Confindustria, per l'esame congiunto del documento che prevede i licenziamenti, ma il confronto si è concluso con un nulla di fatto ed il terzo è previsto per martedì 8 maggio; la sede secondaria ( branch ) italiana della multinazionale proprietaria del marchio Knorr, leader nella produzione di dadi da brodo e risotteria, ha anche chiesto l'introduzione di misure di flessibilità degli orari di servizio, con margini più ampi rispetto al contratto collettivo nazionale a compensi inferiori (il contratto prevede 88 ore e l'azienda ne ha ipotizzate 120 in deroga); i sindacati, di contro, chiedono che la società riveda gli esuberi e limiti i licenziamenti solo a chi "accetterà volontariamente di lasciare", ma soprattutto che sia più chiara circa le reali intenzioni sul futuro dello stabilimento di Sanguinetto (Verona); sembrerebbe, infatti, che nonostante le ripetute richieste sindacali, l'azienda non abbia mai illustrato il piano industriale e, nello specifico, quali progetti interessino lo stabilimento del veronese; il timore diffuso tra i dipendenti è che si celi la volontà di ridurre drasticamente la produzione e, di conseguenza, che i paventati licenziamenti siano solo il primo passo verso ulteriori tagli, si chiede di sapere: se e quali iniziative, nell'ambito delle proprie competenze, anche in termini di moral suasion , i Ministri in indirizzo intendano urgentemente adottare al fine di scongiurare i licenziamenti preannunciati e salvaguardare i posti di lavoro in un'area del veronese che già di per sé offre poche prospettive occupazionali; se non convengano sull'opportunità di istituire un tavolo istituzionale con tutte le parti coinvolte per una disamina del piano industriale ed un'attenta valutazione di tutte le possibilità percorribili in alternativa ai licenziamenti, nell'intento di raggiungere una soluzione condivisa. Atto n. 4-00099 DAL MAS Al Ministro dello sviluppo economico Premesso che, a quanto risulta all'interrogante: nella regione Friuli-Venezia Giulia, attualmente sono presenti 3 Camere di commercio: Pordenone: imprese registrate 31.771; imprese attive 28.945; dipendenti (giugno 2017) 39; aziende speciali una; Udine: imprese registrate 62.253; imprese attive 54.729; dipendenti (giugno 2017) 76; aziende speciali 2; Venezia Giulia: imprese registrate 34.594; imprese attive 30.443; dipendenti (giugno 2017) 72; aziende speciali 3; totali: imprese registrate 128.618; imprese attive 114.117; dipendenti (giugno 2017) 187; aziende speciali 6; il decreto del Ministro dello sviluppo economico 16 febbraio 2018 reca, tra gli altri, l'accorpamento della Camera di commercio, industria artigianato e agricoltura di Pordenone e quella di Udine, nonché il mantenimento della Camera di commercio, industria artigianato e agricoltura della Venezia Giulia; l'assetto previsto dal decreto, le cui procedure sono già state avviate, è il seguente: Camera di commercio di Pordenone Udine: sede: Udine; imprese registrate 94.024; aziende speciali 0; dipendenti (proiezione al 31 dicembre 1919) 113; Camera di commercio della Venezia Giulia: sede: Trieste; imprese registrate 30.443; aziende speciali 2; dipendenti (proiezione al 31 dicembre 1919) 69; l'assetto descritto evidenzia a parere dell'interrogante lo squilibrio in termini di potenziali ricadute sui servizi a favore delle imprese e dei territori; la giunta camerale di Pordenone avrebbe contestato l' iter del riordino delle Camere di commercio, industria artigianato e agricoltura, in quanto non rispettoso delle prerogative che le norme costituzionali e lo statuto di autonomia garantiscono alla Regione Friuli-Venezia Giulia; nella seduta della Conferenza Stato-Regioni del 30 luglio 2015, la Regione aveva considerato accoglibile l'accorpamento della Camera di commercio, industria artigianato e agricoltura di Gorizia e Trieste, "auspicando che questo accorpamento potesse costituire il primo passo verso il riordino del sistema camerale regionale con il quale, tenendo conto delle specificità geo-economiche dei territori, si potesse giungere alla creazione di un'unica CCIAA in Regione"; allo stato attuale, risulta che la Camera di commercio, industria artigianato e agricoltura di Pordenone abbia presentato ricorso al Tar del Lazio, lamentando violazione di legge e delle norme costituzionali sul riparto delle attribuzioni fra lo Stato e la Regione Friuli-Venezia Giulia, posto che la sua adozione, a seguito della mancata acquisizione dell'intesa in Conferenza Stato-Regioni (11 gennaio 2018), è stata autorizzata da una delibera del Consiglio dei ministri, priva a giudizio dell'interrogante dei necessari requisiti motivazionali e procedimentali; nel ricorso è stata anche richiesta la misura cautelare di sospensione dell'efficacia del decreto ministeriale impugnato (oltre al suo annullamento), limitatamente alla parte in cui ridefinisce la circoscrizione della Camera di commercio, industria artigianato e agricoltura di Pordenone, mediante l'istituzione della Camera di commercio, industria artigianato e agricoltura di Pordenone e Udine, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga di attivarsi per favorire, nell'ambito delle procedure previste dall'ordinamento, la transizione della competenza sul riordino delle camere di commercio alla Regione autonoma Friuli-Venezia Giulia. Atto n. 4-00100 URSO BALBONI DE BERTOLDI ZAFFINI RAUTI Ai Ministri dello sviluppo economico e delle politiche agricole alimentari e forestali Premesso che: il decreto legislativo 15 settembre 2017, n. 145, predisposto sulla base della delega contenuta nella legge 12 agosto 2016, n. 170 (legge di delegazione europea 2015), è volto ad adeguare l'ordinamento nazionale alle disposizioni del regolamento (UE) n. 1169/2011 del 25 ottobre 2011 del Parlamento europeo e del Consiglio relativo alla fornitura di informazioni sugli alimenti ai consumatori; il provvedimento ha reintrodotto nel nostro ordinamento l'obbligo di indicazione in etichetta della sede dello stabilimento di produzione o, se diverso, di confezionamento dei prodotti alimentari, nonostante la citata normativa europea abbia abrogato, tra le altre, la direttiva 2000/13/CE, che aveva concesso agli Stati membri la facoltà di mantenere tale obbligo per garantire la tracciabilità degli alimenti preimballati; tale previsione è stata resa possibile sulla base dell'articolo 114, paragrafo 4, del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE), il quale sancisce la possibilità per uno Stato membro di richiedere di mantenere proprie disposizioni nazionali, giustificate sulla base di alcune esigenze (tra le quali quelle legate alla tutela della salute e dell'ambiente), nonostante sulla materia sia stata adottata una misura di armonizzazione da parte del Parlamento europeo e del Consiglio, ovvero del Consiglio o da parte della Commissione; in tal caso è previsto che il Paese membro debba notificare tali disposizioni alla Commissione, precisando i motivi del mantenimento; come evidenziato nella relazione illustrativa che accompagnava lo schema di decreto, la possibilità di introdurre l'obbligo era subordinata, inoltre, al rispetto delle disposizioni recate dalla direttiva (UE) 2015/1535 del 9 settembre 2015, che prevede una procedura di informazione nel settore delle regolamentazioni tecniche e delle regole relative ai servizi delle società dell'informazione; al fine di garantire il buon funzionamento del mercato interno e la massima trasparenza, la direttiva prevede che la norma tecnica che lo Stato intende introdurre nel proprio ambito nazionale debba essere comunicata alla Commissione europea, con indicazione espressa dei motivi che ne giustificano la formulazione; considerato che, a quanto risulta agli interroganti: le autorità italiane, lo scorso 28 settembre 2017, hanno notificato alla Commissione europea lo schema del suddetto decreto legislativo, sulla base di quanto previsto dall'articolo 114, paragrafo 4, del TFUE, a quanto pare interrompendo il processo di notifica previamente attivato ai sensi invece di una disposizione del regolamento (UE) n. 1169/2011; il 30 gennaio 2018, la Commissione europea, senza entrare nel merito del contenuto, ha emesso una decisione di rigetto della notifica, ritenendola irricevibile, conformemente all'articolo 114, paragrafo 6, del TFUE: in sostanza, trattandosi di uno schema di decreto non in vigore al momento della notifica, ha specificato che il provvedimento non rientra nell'ambito di applicazione delle disposizioni di cui all'articolo 114, paragrafo 4, del TFUE, che riguarda unicamente disposizioni nazionali vigenti; le disposizioni in materia di etichettatura obbligatoria sono divenute applicabili lo scorso 5 aprile 2018; tenuto conto che, a quanto risulta agli interroganti: numerose sono le aziende interessate che in questi mesi hanno sostenuto costi finanziari anche ingenti, al fine di adeguarsi alla nuova regolamentazione; la superficialità, anche tecnica, con la quale, a parere degli interroganti, il Governo ha affrontato l'intera materia, oltre a confermare l'inefficacia degli interventi adottati a tutela della salute pubblica, della sicurezza alimentare e del made in Italy , rischia di provocare gravi danni economici e seri svantaggi competitivi alle molteplici imprese operanti nel settore; la previsione di un obbligo di etichettatura dei prodotti alimentari rappresenta, in ogni caso, una misura estremamente utile e opportuna, al fine di assicurare non solo una corretta e completa informazione al consumatore, ma una più efficace tracciabilità dei prodotti da parte degli organi di controllo e una celere tutela della salute, si chiede di sapere: quali ulteriori informazioni i Ministri in indirizzo ritengano di dover fornire al fine di fare chiarezza sulla questione, anche nell'interesse dei consumatori e dei produttori interessati; quali misure abbiano predisposto o stiano predisponendo nelle sedi competenti, anche europee, al fine di ovviare alle problematiche evidenziate e consentire una piena e corretta applicazione delle disposizioni in materia di etichettatura dei prodotti alimentari. Atto n. 4-00101 BRIZIARELLI TESEI PAZZAGLINI BAGNAI BONFRISCO DE VECCHIS FUSCO RUFA ARRIGONI PILLON Al Ministro dello sviluppo economico Premesso che: con l'articolo 46 decreto-legge n. 50 del 2017, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 96 del 2017, è stata istituita la zona franca urbana nei comuni delle regioni Lazio, Umbria, Marche e Abruzzo colpiti dagli eventi sismici che si sono susseguiti a far data dal 24 agosto 2016, di cui agli allegati 1, 2 e 2- bis del decreto-legge n. 189 del 2016, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 229 del 2016; le agevolazioni sono state riconosciute alle imprese con sede o unità locale all'interno della zona franca e che hanno subito a causa degli eventi sismici la riduzione del fatturato almeno pari al 25 per cento nel periodo dal 1° settembre 2016 al 31 dicembre 2016, rispetto al corrispondente periodo dell'anno 2015, nonché alle imprese che hanno avviato la propria attività all'interno della zona franca entro il 31 dicembre 2017; tuttavia, con circolare direttoriale del Ministero dello sviluppo economico n. 157293 del 2 novembre 2017 è stato stabilito il 20 novembre 2017 come termine ultimo per inoltrare le domande per usufruire dei benefici della zona franca; tale termine si presenta alquanto incongruo in quanto anticipa il termine stabilito dalla legge per l'avvio dell'attività di impresa che è quello del 31 dicembre 2017; la legge n. 205 del 2017 (legge di bilancio per il 2018), art. 1, comma 745, ha ampliato i benefici della zona franca ai soggetti con sede principale o l'unità locale nei comuni dell'allegato 2 del decreto-legge n. 189 del 2016, che hanno subito nel periodo dal 1° novembre 2016 al 28 febbraio 2017 una riduzione del fatturato almeno pari al 25 per cento rispetto al corrispondente periodo dell'anno precedente; inoltre con il comma 746 sono stati riconosciuti i contributi previdenziali ed assistenziali ai titolari di imprese individuali o familiari che hanno subito, a seguito degli eventi sismici verificatisi a far data dal 24 agosto 2016, una riduzione del fatturato pari al 25 per cento nel periodo dal 1° settembre 2016 al 31 dicembre 2016, rispetto al corrispondente periodo dell'anno 2015; i termini di presentazione delle domande sono stati fissati con circolare direttoriale del Ministero dello sviluppo economico n. 144220 per i mesi di marzo e di aprile 2018; la riapertura dei termini per la presentazione delle domande per la zona franca urbana non pone rimedio all'incongruo termine per la presentazione delle domande con scadenza antecedente al termine di avvio dell'attività d'impresa nelle aree dei comuni terremotati dell'allegato 1, che peraltro sono quelle che hanno subito i maggiori danni; peraltro, risulta che con circolare del Ministero n. 172230 del 9 aprile 2018 (esplicativa delle modalità di funzionamento degli interventi alla luce delle novità introdotte dal decreto interministeriale 5 giugno 2017) sono state chiarite le modalità e i termini per poter beneficiare delle agevolazioni fiscali e contributive in favore di micro e piccole imprese localizzate nelle zone franche urbane delle regioni dell'"obiettivo convergenza", anche i professionisti ubicati nelle nuove zone franche urbane dei comuni di Pescara, Matera, Velletri, Sora, Ventimiglia, Campobasso, Cagliari, Iglesias, Quartu Sant'Elena, Massa-Carrara; in analogia, a giudizio degli interroganti anche la situazione della zona franca urbana del sisma Centro Italia potrebbe essere risolta con apposita circolare, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo intenda adottare un'apposita circolare con nuovi termini per la presentazione delle domande, per dare la possibilità a tutte le imprese che hanno avviato l'attività, entro il 31 dicembre 2017, nelle zone colpite dal sisma del Centro Italia di cui all'allegato 1 del decreto-legge n. 189 del 2016, di usufruire dei benefici della zona franca, conformemente al comma 3 dell'articolo 46 del decreto-legge n. 50 del 2017, ovvero se attivarsi al fine di adottare un provvedimento urgente per correggere la situazione anomala che si è creata. Atto n. 4-00102 ASTORRE MARCUCCI Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: in data 8 maggio 2018, nella città di Roma, si è verificata un'esplosione sull'autobus della linea 63 dell'Atac in via del Tritone che ha scatenato il panico tra i passeggeri e i passanti e bloccato il traffico nel centro storico; a seguito della forte esplosione, il mezzo dell'Atac si è incendiato e si è alzata una densa colonna di fumo che ha reso l'aria della zona irrespirabile. L'incendio ha rischiato di allargarsi e di provocare ulteriori danni per via dello sversamento del gasolio contenuto nel serbatoio dell'autobus che ha invaso la sede stradale di via del Tritone fino a raggiungere piazza San Silvestro; il tempestivo intervento delle forze dell'ordine e dei vigili del fuoco ha consentito di mettere in sicurezza la zona e di spegnere l'incendio; a seguito dell'esplosione sul mezzo dell'Atac risulta ferita una persona e un negozio risulta seriamente danneggiato; la Procura di Roma ha aperto immediatamente un'inchiesta sul fatto. L'ipotesi di reato, allo stato, è quella di "delitto colposo di danno", in tema di incolumità pubblica, disciplinato dall'articolo 449 del codice penale. Il procuratore aggiunto Nunzia D'Elia è in attesa di una prima informativa da parte dei vigili del fuoco per ricostruire quanto accaduto e si sta valutando se allargare l'inchiesta ad altri roghi avvenuti sui mezzi Atac; la stessa azienda ha aperto un'indagine interna per accertare le ragioni dell'incendio sulla vettura andata completamente distrutta, in servizio dall'anno 2003; tale vicenda evidenzia il pessimo stato di manutenzione del parco automezzi, che nel corso degli ultimi mesi sono stati al centro di diversi incidenti e di continui malfunzionamenti, con frequenti interruzioni del servizio di trasporto. Dall'inizio del 2018, infatti, risultano altri 7 incendi sui mezzi dell'Atac di cui l'ultimo ad aprile in via di Portonaccio, mentre nel 2017 risultano almeno altri 10 incendi. Il numero dei malfunzionamenti e delle interruzioni di servizio di trasporto sono nettamente superiori alla media registrata dalle principali aziende di trasporto pubblico di superficie del Paese; la mancata manutenzione ordinaria e straordinaria dei mezzi dell'Atac è un fatto più volte denunciato e, alla luce dei più recenti accadimenti, è ora motivo di grave preoccupazione per l'incolumità dei cittadini e dei turisti, ed in particolare di coloro utilizzano i mezzi di trasporto pubblico per gli spostamenti quotidiani; allo stato attuale, su 2.500 autobus a disposizione dell'azienda, circa la metà risulta inutilizzabile per le precarie condizioni di manutenzione e circa il 55 per cento degli interventi di riparazione non riesce a risolvere i problemi dei mezzi danneggiati. Gli autobus dell'Atac hanno una vita media di 12 anni, si chiede di sapere: quali siano le valutazioni del Ministro in indirizzo sui fatti descritti; se intenda richiedere all'Atac e rendere noto ai cittadini quale sia lo stato di manutenzione, di efficienza e sicurezza dei mezzi di trasporto pubblico di superficie dell'Atac e se vi siano, in ragione del livello di manutenzione, rischi per i cittadini e i turisti che li utilizzano per i loro spostamenti quotidiani; se intenda richiedere all'Atac e rendere noto ai cittadini quali iniziative siano state intraprese dall'azienda per ridurre il fenomeno degli incendi sulle vetture e delle frequenti interruzioni del servizio di trasporto per altri guasti; se, alla luce dei recenti accadimenti, ferme restando le ipotesi di reato formulate dalla Procura di Roma non ravvisi in capo agli amministratori e ai dirigenti dell'Atac evidenti responsabilità gestionali in relazione all'utilizzo quotidiano di mezzi privi dei requisiti di sicurezza e di adeguata manutenzione. Atto n. 4-00103 STEFANI CANDURA FREGOLENT OSTELLARI PIZZOL SAVIANE TOSATO VALLARDI ZULIANI Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: le conseguenze nefaste del declassamento del Paese e del successivo grave attacco speculativo ad esso ed alla sua democrazia si sono fatte sentire progressivamente sulla capacità di reazione del sistema economico-produttivo, creando un quadro di recessione, senza precedenti nella storia recente, che si sta ancora scontando; tra gli effetti più insidiosi e dirompenti di questo brutale attacco speculativo all'assetto democratico, campeggia in primissimo piano anche il vistoso e brusco soffocamento del sistema bancario nazionale; nel contempo, il Governo ha emanato numerosi decreti-legge in un arco temporale che va da novembre 2015 a giugno 2017, che hanno visto coinvolta anche la crisi di Veneto Banca e di Banca Popolare di Vicenza; i giudici del Tribunale di Trani in data 30 marzo 2017 (sentenza n. 837/17 "processo rating") hanno sentenziato che il doppio declassamento decretato il 13 gennaio 2012 nei confronti del nostro Paese avvenne sulla base di un macroscopico errore; con il decreto-legge n. 99 del 2017, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 121 del 2017, sono state introdotte disposizioni urgenti per facilitare la liquidazione coatta amministrativa di due istituti bancari Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza, per garantire la continuità del sostegno del credito alle famiglie e alle imprese del territorio; le misure indicate hanno previsto la vendita di parte delle attività delle due banche a un acquirente, di fatto individuato in Intesa Sanpaolo, ed il trasferimento del relativo personale; per garantire la continuità dell'accesso al credito da parte delle famiglie e delle imprese, nonché per la gestione dei processi di ristrutturazione delle banche in liquidazione è stata, tra l'altro, disposta la concessione di garanzie statali, per un ammontare massimo di circa 12 miliardi di euro, sul finanziamento della massa liquidatoria dei due istituti da parte di Intesa Sanpaolo; tuttavia l'accesso al "fondo di ristoro per i risparmiatori" risulta essere molto complicato, oltre che arduo sotto il profilo dei presupposti di accesso; a complicare l'aspetto risolutorio della situazione, vi è il rimpallo dei procedimenti penali aperti tra la procura della Capitale e quelle periferiche, con probabilità che i reati subiscano l'istituto della prescrizione ad ulteriore svantaggio dei risparmiatori che, già truffati, si vedrebbero nuovamente truffati e questa volta dallo Stato, con le lungaggini e i rimpalli giudiziari; è necessario e indispensabile a giudizio degli interroganti garantire il primato del diritto dei risparmiatori rispetto ad un quadro complessivo, che si va a connotare in un contesto di mercato sempre più difficile, si chiede di sapere quali provvedimenti il Governo intenda adottare al fine di dare tutela certa a tutti i risparmiatori di Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza, per evitare che i truffati rimangano privi di alcun ristoro, con conseguente e gravissimo pregiudizio per l'intero sistema economico italiano nel suo complesso. Atto n. 4-00104 BORGONZONI Al Ministro dell'interno Premesso che, per quanto risulta all'interrogante: nel blog antagonista "Emilia Antifascista" è stato pubblicato un dettagliato dossier con nomi, cognomi, indirizzi e movimenti di tutte le realtà di destra tra Modena, Reggio Emilia, Carpi e Bologna. Nella "lista di proscrizione" si trovano anche nomi di rappresentati dei cittadini democraticamente eletti; a giudizio dell'interrogante tale vile azione ricorda tempi passati e bui della nostra Repubblica, quando simili "schedari" venivano redatti e resi pubblici da movimenti extraparlamentari che avevano scelto la lotta armata; stando a quanto si apprende dalla lettura del blog e dalle notizie riportate dagli organi di stampa, l'obiettivo è quello di creare una "mobilitazione sempre più partecipata contro la presenza neofascista che prevede la realizzazione di azioni violente che si possono ritenere giuste a livello strategico"; in occasione della ricorrenza del 25 aprile, l'Unione dei comuni di Reno Galliera (Bologna) avrebbe promosso e comunicato pubblicamente una manifestazione organizzata dall'associazione "Primo Moroni", al Casone del partigiano Alfonso Saccenti di san Pietro in Casale (per giunta struttura di proprietà pubblica). In occasione di questa manifestazione sarebbe stata presentata la "lista di proscrizione"; dalle indiscrezioni riportate dagli organi di stampa non è possibile comprendere se le amministrazioni comunali che avrebbero promosso l'incontro fossero a conoscenza del programma dell'evento che ricomprendeva anche la presentazione pubblica delle "liste di proscrizione"; a giudizio dell'interrogante le amministrazioni comunali non dovrebbero con atti ufficiali promuovere iniziative organizzate da collettivi antagonisti extraparlamentari che perseguono nella propria militanza il rifiuto delle istituzioni e della legalità, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti e quali provvedimenti intenda adottare per monitorare e contrastare sul nascere iniziative violente come quella descritta e se e quali provvedimenti intenda, inoltre, intraprendere, nell'ambito delle proprie competenze, nei confronti delle amministrazioni comunali che hanno promosso tali iniziative. Atto n. 4-00105 BORGONZONI Ai Ministri della salute e delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che, a quanto risulta all'interrogante: l'aeroporto "G. Marconi" di Bologna è l'ottavo scalo italiano con circa 6,2 milioni di passeggeri all'anno; dal 15 giugno 2018, sono previsti voli da e per la Cina, per un totale di 60 voli in arrivo e altrettanti in partenza, che aumenteranno ulteriormente i passeggeri in transito; l'aeroporto è anche la prima porta d'accesso alla città di Bologna per i passeggeri provenienti anche da zone a rischio di malattie infettive endemiche; risulta all'interrogante che dal 1° gennaio 2015 il servizio di pronto soccorso sanitario aeroportuale sia sprovvisto del medico e sia fornito unicamente di un'ambulanza con 2 operatori; la presenza del medico in aeroporto e la fornitura delle ambulanze è regolata sulla base di direttive dell'ENAC, attraverso protocolli firmati tra Asl e azienda di gestione dello scalo; l'interrogante ritiene inaccettabile l'assenza del medico presso un aeroporto importante come quello Marconi di Bologna, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo ritengano che la mancanza di un medico presso l'aeroporto Marconi di Bologna sia rispettoso delle vigenti normative e se siano a conoscenza della composizione del personale sanitario presente nell'aeroporto; se la salute pubblica sia tutelata con l'organizzazione attuale del servizio di emergenza medica presso l'aeroporto Marconi di Bologna e se tutti gli aeroporti versino in simile situazione. Atto n. 4-00106 BORGONZONI Al Ministro della salute Premesso che, a quanto risulta all'interrogante: dal marzo 2017 vi è stata una progressiva sottrazione di medici ed infermieri dalle centrali del 118 e sulle autoambulanze vi sono unicamente soccorritori volontari, i quali hanno seguito semplici corsi, che non permettono loro di praticare manovre d'emergenza, come iniezioni per via endovenosa e fleboclisi e altre attività e manovre atte a salvaguardare le funzioni vitali; le conseguenze di tali scelte, compiute in quasi tutte le regioni, non assicurano al paziente, in evidente e imminente pericolo di vita, diagnosi e terapia potenzialmente salvavita, nonostante il sistema di allarme sanitario sia sancito dall'articolo 2 del decreto del Presidente della Repubblica 27 marzo 1992, recante "Atto di indirizzo e coordinamento alle regioni per la determinazione dei livelli di assistenza sanitaria di emergenza", che è tuttora in vigore; il medesimo decreto, all'articolo 12, ha assegnato alla Conferenza Stato-Regioni la verifica delle iniziative assunte, lo stato di attuazione del sistema emergenza sanitaria in ciascuna regione e provincia autonoma, nonché le risorse finanziarie impiegate; il ruolo del medico nell'attività di diagnosi e cura è fondamentale ai fini della garanzia della qualità, della sicurezza e dell'efficienza delle cure e, pertanto, tali carenze ledono il sistema di emergenza sanitaria dell'intero Servizio sanitario nazionale, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno un suo specifico intervento, anche attraverso l'esame della questione da parte della Conferenza Stato-Regioni, finalizzato al potenziamento delle centrali del 118 da parte delle Regioni. Atto n. 4-00107 NASTRI Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: l'interrogante evidenzia come, da decenni, le condizioni di sicurezza della strada statale 34 del lago Maggiore, che percorre la sponda occidentale dell'alto Verbano, verso il confine di Stato con la Svizzera, siano precarie e disagiate per l'attraversamento dei centri abitati, in particolare nei tratti di forte percorrenza; si rileva altresì come, nonostante negli anni siano stati predisposti numerosi progetti che prevedevano lunghi tratti in galleria per aggirare il capoluogo, i lavori per la realizzazione dell'infrastruttura non sono in realtà mai stati avviati neanche per il primo lotto (attraversamento della frazione di Fondotoce); i numerosi incontri istituzionali a livello locale e nazionale, avvenuti nel corso del 2017, finalizzati a pianificare una seria progettazione per l'avvio effettivo dei lavori, unitamente ad un cronoprogramma delle opere stradali per la messa in sicurezza della strada statale, a giudizio dell'interrogante, non hanno determinato significativi sviluppi, per migliorare i livelli di viabilità frontaliera divenuti attualmente emergenziali, si chiede di sapere: quale sia lo stato di progettazione della variante di Verbania lungo la strada statale 34 e se al contempo siano previsti nel breve termine progetti definitivi finalizzati ad un concreto avvio dei lavori; se corrisponda al vero che ANAS abbia ceduto al Comune di Verbania la gestione di alcuni tratti dell'attuale percorso stradale e quale sia il chilometraggio relativo; quali siano le motivazioni dell'avvenuta cessione e se da tale decisione possano derivare conseguenze in merito alla costruzione della circonvallazione cittadina. Atto n. 4-00108 BORGONZONI Ai Ministri dell'interno, dell'economia e delle finanze, dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e dei beni e delle attività culturali e del turismo Premesso che: l'estate 2017 è stata contrassegnata dagli "sbarchi fantasma", come specificatamente chiamati dai media , caratterizzati da una o più imbarcazioni alla deriva, vicino alle spiagge siciliane e sarde, alcuni vestiti abbandonati di fretta e furia, altri segni evidenti del passaggio di un gruppo di immigrati e poi null'altro, nessun uomo o gruppi di uomini; gli abitanti delle campagne vicine al mare hanno più volte segnalato strani movimenti notturni e spostamenti di gruppi di persone tra i boschi a ridosso del mare, armati di torce e lampade, per raggiungere le vie di comunicazione principali; da giugno 2017 si assiste all'aumento delle notizie dei media su questi "sbarchi fantasma", e sul crescente numero di imbarcazioni abbandonate vicino alle nostre spiagge; l'associazione "MareAmico" ha denunciato l'abbandono nelle spiagge di innumerevoli imbarcazioni che nessuno sta rimuovendo; tale manomissione delle nostre spiagge provoca innumerevoli danni ambientali e lede irreparabilmente la valenza turistica delle nostre coste, si chiede di sapere: quali siano i dati dall'anno 2006 all'anno 2017 e quelli dell'anno 2018 ad oggi riguardanti il numero degli sbarchi, i fermi effettuati, le nazionalità della gente riconosciuta, il numero delle persone che hanno ottenuto uno status di protezione, il costo degli interventi effettuati dalle autorità competenti, da quello sanitario alle restanti spese (precisando le motivazioni degli interventi), ivi incluse le spese ambientali per la bonifica delle spiagge; se l'Agenzia delle dogane e dei monopoli sia intervenuta per eliminare i relitti degli "sbarchi fantasma" e, in caso di intervento, quale sia la stima dei costi e le tempistiche; se sia stata tenuta in considerazione la soluzione di affidare le barche abbandonate da eventuali nuovi sbarchi alle cooperative di pescatori. Atto n. 4-00109 DE BERTOLDI URSO Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Premesso che: da notizie di stampa si apprende che la Commissione europea ha presentato la proposta di bilancio 2021-2027 che prevede 1.279 miliardi di euro, corrispondenti all'1,11 per cento del Pil complessivo dei Paesi membri; il piano di Bruxelles prevedrebbe più fondi per i migranti, la difesa, la ricerca e al contempo tagli ai fondi per le politiche agricole e di coesione; verrebbero, dunque, incrementati i fondi per l'accoglienza dei migranti richiedenti asilo e rifugiati migranti che prevedono un aumento da 13 a 33 miliardi di euro delle risorse e previsti tagli di due importanti e storici capitoli dell'integrazione comunitaria che vedranno diminuire il loro peso nel bilancio: i fondi per la Pac (Politica agricola comune) e per la coesione; la quota della spesa agricola sul bilancio della UE è calata drasticamente dai livelli degli anni '70, in cui era attorno al 70 per cento, a circa il 38 per cento attuale; la proposta del nuovo bilancio UE prevede tagli di circa il 5 per cento ai fondi di coesione e alla Pac, ma vede più che raddoppiate o quasi le risorse per migranti (2,6 volte in più rispetto ai fondi ora disponibili): una scelta emblematica che indica le priorità di Bruxelles e i progetti di "crescita" per gli Stati membri; l'agricoltura è un settore in cui la responsabilità è pienamente condivisa da tutti i Paesi dell'Unione europea, alla quale sono destinati i necessari finanziamenti pubblici; l'annunciato taglio del 5 per cento del bilancio agricolo significherebbe togliere più di 20 miliardi di euro alla Pac in 7 anni; un calo considerevole, considerando, altresì, che ai Paesi della vecchia Europa, tra cui l'Italia, è anche chiesto di proseguire nella convergenza degli aiuti diretti, ora più elevati rispetto a quelli dei nuovi partner europei; sul fondamentale capitolo agricolo, i tagli annunciati non sono a giudizio degli interroganti accettabili per l'importanza strategica che occupa l'agricoltura dal punto di vista socioeconomico e ambientale, per il ruolo determinante che essa svolge per l'ambiente, il territorio e la salute, si chiede di sapere: se i dati esposti corrispondano al vero e, in ogni caso, quali ulteriori informazioni il Governo ritenga di poter fornire sull'argomento; quali iniziative intenda adottare, nelle competenti sedi europee e nazionali, a tutela dell'agricoltura, per scongiurare i tagli paventati e tutelare uno dei settori trainanti dell'economia italiana. Atto n. 4-00110 PILLON CENTINAIO ARRIGONI AUGUSSORI BAGNAI BARBARO BERGESIO BONFRISCO BORGHESI BORGONZONI Simone BOSSI Umberto BOSSI BRIZIARELLI BRUZZONE CALDEROLI CAMPARI CANDIANI CANDURA CANTU' CASOLATI DE VECCHIS FAGGI FERRERO FREGOLENT IWOBI MARIN MARTI MONTANI NISINI OSTELLARI PAZZAGLINI Emanuele PELLEGRINI PEPE PERGREFFI PIANASSO PIROVANO Pietro PISANI PITTONI PIZZOL PUCCIARELLI RIPAMONTI RIVOLTA ROMEO RUFA SALVINI SAPONARA SAVIANE SBRANA SIRI SOLINAS STEFANI TESEI TOSATO VALLARDI VESCOVI ZULIANI Al Ministro della salute Premesso che: in data 28 marzo 2018 sul quotidiano "La Verità" è stato pubblicato un articolo a firma di Marianna Baroli intitolato: "Via libera in Italia alla prescrizione della pillola per cambiare il sesso". In tale articolo si dava atto che l'Agenzia italiana del farmaco (AIFA) avrebbe annunciato ufficialmente la possibilità di somministrare farmaci a base di triptorelina gratuitamente, a carico del Servizio sanitario nazionale, anche ai minori che manifestino «il contestato "disturbo dell'identità di genere"». Tale molecola era fino ad oggi utilizzata per la cura di alcuni tumori, dei fibromi e dell'endometriosi e per ritardare la pubertà precoce; altri organi di stampa online tra cui "il Giornale" e il "Quotidiano" hanno ripreso la notizia senza tuttavia pubblicare il provvedimento ufficiale dell'AIFA; tra le controindicazioni della triptorelina risultano: osteoporosi, depressione, infertilità femminile, malattia policistica dell'ovaio; a giudizio degli interroganti l'esposizione del minore al rischio di tali effetti collaterali, comprensibile se controbilanciata dal tentativo di curare patologie oncologiche, risulta di difficile giustificazione se bilanciato dal semplice dubbio circa la propria identità sessuale; tra l'altro, un'altissima percentuale di minori che abbiano inizialmente manifestato dubbi circa la propria identità sessuale, si sono poi naturalmente allineati al proprio sesso biologico, con il semplice maturamento del processo di crescita, come autorevolmente riconosciuta dalla letteratura scientifica in materia; secondo coloro che si sono fatti promotori di tale richiesta di autorizzazione, l'impiego del principio attivo per curare la disforia di genere sarebbe "un cruciale intervento precoce, volto a limitare possibili atti di bullismo omotransfobico e di isolamento sociale"; tale affermazione tuttavia pare agli interroganti davvero un paradosso ed evidenzia una discrasia sul piano educativo, visto che si tenta di contrastare il fenomeno del bullismo elidendo farmacologicamente le differenze biologiche, quando sarebbe utile e opportuno educare ad accogliere e rispettare le differenze stesse; ai sensi dell'art. 32, comma primo, della Costituzione, "La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività" e spetta dunque al Ministro della salute compiere tutte le attività necessarie a che la salute dei cittadini, e specialmente dei minori, sia costantemente garantita e tutelata in ogni modo, si chiede di sapere se corrisponda al vero che l'AIFA ha autorizzato l'uso di farmaci a base di triptorelina per l'utilizzo e la somministrazione gratuita, a carico del Servizio sanitario nazionale, anche su pazienti minorenni per il trattamento della disforia di genere; quali siano le evidenze scientifiche e gli studi che avrebbero supportato tale autorizzazione; se si ritenga prioritario destinare importanti risorse pubbliche per un farmaco potenzialmente dannoso per la salute dei minori; quali siano i provvedimenti che il Ministro in indirizzo intenda adottare per tutelare il diritto dei genitori a educare la prole e il diritto alla salute dei cittadini, e particolarmente dei minori, nel rispetto degli artt. 30 e 32 della Costituzione. Atto n. 4-00111 LA PIETRA BERTACCO BALBONI DE BERTOLDI FAZZOLARI GARNERO SANTANCHE' IANNONE MARSILIO RAUTI STANCANELLI Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca Premesso che: ai sensi degli articoli 194 e 197 del testo unico delle norme in materia di istruzione, di cui al decreto legislativo n. 297 del 1994, il diploma di maturità magistrale conseguito entro l'anno scolastico 2001/2002 ha valore abilitante ai fini dell'insegnamento nella scuola materna ed elementare, ora dell'infanzia e primaria; in seguito all'istituzione del corso di laurea in Scienze della formazione primaria, il legislatore, nel riconoscere valore abilitante a tale nuovo corso di studi, ha sancito al contempo che avrebbero conservato valore legale abilitante anche i diplomi dell'istituto magistrale conseguiti entro l'anno scolastico 2001/2002; la natura abilitante di tali diplomi è stata riconosciuta per la prima volta dal Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca con il decreto n. 353 del 22 maggio 2014, ma soltanto ai fini dell'inserimento nella seconda fascia delle graduatorie di istituto, utilizzate per le supplenze; con il precedente decreto n. 235 del 1° aprile 2014, il Ministero aveva, invece, precluso a tali docenti di presentare domanda di inserimento nelle graduatorie ad esaurimento, utilizzate sia per le supplenze sia per le immissioni in ruolo; la VI sezione del Consiglio di Stato, con la sentenza n. 1973 del 16 aprile 2015, ha annullato il decreto ministeriale n. 235, nella parte in cui non consentiva ai docenti in possesso del diploma magistrale abilitante per l'iscrizione anche nelle graduatorie ad esaurimento, atteso che la legge n. 296 del 2006 impone al Ministero di inserire nelle stesse, al momento della trasformazione delle graduatorie permanenti in graduatorie ad esaurimento, "i docenti già in possesso di abilitazione"; tale orientamento è stato ribadito dal Consiglio di Stato con le sentenze n. 3628, n. 3673, n. 3675, n. 3788 e n. 4232 del 2015, confermando l'illegittimità del decreto ministeriale n. 235 del 2014, poiché "lo stesso articolo 1 (...) della legge n. 296/2006, nel fare riferimento alla definizione di un piano triennale per l'assunzione a tempo indeterminato allo scopo di dare soluzione al fenomeno del precariato, fa espressamente salvi gli inserimenti (...) a favore dei docenti già in possesso di abilitazione, pur escludendo la possibilità di nuovi inserimenti"; l'Avvocatura dello Stato si è costituita nei giudizi pendenti senza contestare la natura abilitante del diploma magistrale conseguito entro l'anno scolastico 2001/2002, ma sostenendo che lo stesso non sarebbe sufficiente per l'inserimento nelle GAE in quanto l'immissione nelle soppresse graduatorie permanenti avrebbe richiesto anche il superamento di un pubblico concorso, senza considerare che le GAE rappresentano già un pubblico concorso per soli titoli; nonostante l'univoca e ormai consolidata posizione, la VI sezione del Consiglio di Stato, con ordinanza n. 364/2016, ha disposto la remissione all'adunanza plenaria del medesimo Consiglio della sola "questione della riapertura delle graduatorie ad esaurimento, per i possessori di diploma magistrale conseguito entro l'anno scolastico 2001/2002"; l'adunanza plenaria, con la sentenza n. 11/2017, ha rigettato l'appello di coloro che sono in possesso di diploma magistrale, nonostante, a quanto risulta agli interroganti, la loro lesiva esclusione sia avvenuta per l'orientamento incoerente del Ministero che si è più volte contraddetto nell'emanazione dei propri decreti; se si dovesse dare un'applicazione generalizzata alla sentenza n. 11/2017, ben 55.000 diplomati si troverebbero non solo cancellati dalle GAE, dove avevano ottenuto l'inserimento con riserva, ma anche nell'impossibilità di lavorare sia nelle scuole pubbliche che in quelle paritarie, posto che l'affermata assenza di abilitazione precluderebbe loro qualsiasi attività di insegnamento; inoltre, la generale applicazione della sentenza n. 11/2017 condurrebbe al licenziamento di 6.669 insegnanti già assunti con contratti a tempo indeterminato e confermati in ruolo dopo il superamento dell'anno di prova; infine, condurrebbe alla revoca di 23.356 incarichi al 30 giugno o 31 agosto e di 20.110 supplenze brevi conferite ai possessori di diploma magistrale; la disparità di trattamento tra insegnanti nella medesima condizione sostanziale è peraltro aggravata dal fatto che il Ministero ha consentito l'accesso alle graduatorie permanenti ad esaurimento, se non addirittura al ruolo, senza che fosse loro richiesto il superamento di alcuna procedura concorsuale per titoli ed esami, a cittadini in possesso di un titolo di abilitazione equiparabile al diploma di maturità magistrale, conseguito in altri Stati dell'Unione europea, in particolare in Romania; la decisione dell'adunanza plenaria è stata contestata con un reclamo collettivo al Consiglio d'Europa, con un ricorso alla Corte europea dei diritti dell'uomo, nonché attraverso la presentazione di un ricorso per Cassazione per eccesso di potere giurisdizionale, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga di emanare un provvedimento d'urgenza prima del 30 giugno 2018 per garantire la continuità didattica e il regolare avvio dell'anno scolastico 2018/2019, attraverso la riapertura delle graduatorie ad esaurimento a tutto il personale docente in possesso di un'abilitazione all'insegnamento, nonché al fine di evitare sperequazioni tra i lavoratori della scuola pubblica italiana. Atto n. 4-00112 DE BERTOLDI Ai Ministri dell'interno e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Premesso che, per quanto risulta all'interrogante: l'amministrazione comunale di Rovereto (Trento) ha presentato ed approvato nell'anno 2017 le varie fasi di un progetto di riqualificazione che prevedeva il rifacimento del marciapiede e della pista ciclabile del lato est del viale Trento, con il conseguente abbattimento dei 45 alberi storici che adornavano il viale e che determinavano la mitigazione degli effetti antropici sull'ambiente urbano nonché un notevole beneficio ai residenti in termini di vivibilità; l'alberatura a doppio filare su viale Trento risale all'Ottocento come documentato da immagini d'epoca, da ampia letteratura storico-architettonica e dalla mappa catastale del 1859, nella quale viale Trento è rappresentato fiancheggiato da degli alberi stilizzati; la cittadinanza, venuta a conoscenza del progetto tramite articoli apparsi sui quotidiani locali nel periodo estivo, ha subito contestato il progetto ritenuto non necessario; nel mese di luglio 2017, si è costituito il comitato spontaneo "Salviamo gli alberi di viale Trento" che da subito ha chiesto all'amministrazione comunale chiarimenti riguardo alle linee guida progettuali e di effettuare un controllo preventivo sulla spesa pubblica e sui potenziali danni ambientali; l'amministrazione ha risposto asserendo la necessità dell'abbattimento degli alberi dichiarandoli pericolosi per la comunità, in quanto ammalati e potenzialmente a rischio di schianto, avvalendosi per questo di una relazione redatta dal dottor Giorgio Maresi della fondazione "Mach" di San Michele all'Adige (Trento) datata 6 luglio 2016 (relazione menzionata nella delibera della Giunta comunale n. 199/2017); il comitato spontaneo, avviando una colletta popolare come modalità di autofinanziamento, ha richiesto una perizia sugli alberi interessati dal progetto al dottor Marco Corzetto, agronomo (iscrizione all'albo n. 25 collegio Genova-La Spezia), già perito tecnico del tribunale di Genova, che ha redatto una meticolosa perizia comprensiva della tomografia sonica di ogni pianta del viale; tale relazione è stata presentata pubblicamente alla cittadinanza e ai rappresentanti dell'amministrazione comunale in data 5 settembre 2017 nel corso dell'assemblea circoscrizionale ed è stata menzionata anche nella delibera di Giunta comunale n. 237/2017; risultava che le patologie sofferte dalle piante non mettevano a rischio né la sicurezza del viale Trento né della popolazione, ma più semplicemente erano necessarie manutenzione e cure adeguate; successivamente, sulla scorta della perizia specialistica, il comitato, affiancato da alcuni consiglieri comunali e circoscrizionali di Rovereto di diversa estrazione politica, ha promosso ogni iniziativa legittima prevista da norme statutarie e regolamentari inclusa la richiesta di referendum popolare, con l'obiettivo di salvaguardare la preziosa e storica alberatura del viale, riscontrando ferma indisponibilità della Giunta comunale a considerare le istanze della popolazione e a rivedere le proprie determinazioni amministrative; i rappresentanti del comitato hanno anche promosso un ricorso straordinario al Capo dello Stato, sottoscritto a vario titolo anche da molti cittadini e componenti di organi istituzionali della città, individuando profili di illegittimità e notificato al Comune di Rovereto il 20 aprile 2018 come da relata di notifica dell'ufficiale giudiziario; domenica 22 aprile 2018, all'alba, nonostante il ricorso straordinario al Capo dello Stato regolarmente notificato il precedente venerdì 20 aprile 2018, il Comune di Rovereto, dopo avere richiesto a mezzo del sindaco l'intervento dei reparti speciali delle forze dell'ordine (Carabinieri di Laives e celere di Padova), ha proceduto ad abbattere gli alberi di viale Trento in presenza di un folto gruppo di cittadini e consiglieri comunali, attoniti e sconsolati, ed in assenza del sindaco e di tutti i componenti della Giunta comunale, avendo costoro delegato il compito alle forze dell'ordine; di quanto avvenuto si ha ampiamente notizia nei servizi stampa pubblicati dai quotidiani locali, anche con pubblicazione di fotografie; dalle notizie giornalistiche si rileva che, come già evidenziato nella perizia specialistica, gli storici alberi di viale Trento abbattuti erano in assoluta prevalenza sani; i quotidiani locali di data 25 aprile 2018 hanno pubblicato gli interventi della presidente provinciale dell'Enpa del Trentino e della presidente dell'Enpa nazionale e del delegato regionale della Lipu che, con riferimento a quanto avvenuto in viale Trento, in pieno periodo di nidificazione, hanno evidenziato evidenti violazioni di legge, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti; con quali motivazioni il sindaco di Rovereto il 22 aprile 2018 abbia richiesto la presenza nel comune dei reparti speciali delle forze dell'ordine; per quali motivi l'amministrazione comunale (sindaco e Giunta) non abbia presenziato all'abbattimento degli alberi, in sostanza delegando le forze dell'ordine a garantire l'effettuazione dei lavori; se, pendente il ricorso straordinario al Capo dello Stato e in attesa del relativo pronunciamento, non fosse in obbligo all'amministrazione comunale sospendere il provvedimento contestato; se l'abbattimento degli alberi di viale Trento a Rovereto, avvenuto in pieno periodo di nidificazione, non sostanzi la violazione della legge provinciale n. 24 del 1991, della legge n. 157 del 1992 e delle direttive europee in materia di tutela dell'avifauna. Atto n. 4-00113 ASTORRE CUCCA CIRINNA' VERDUCCI GIACOBBE STEFANO PATRIARCA PITTELLA MARINO FERRARI MALPEZZI BITI MANCA GINETTI GRIMANI ALFIERI COLLINA FERRAZZI PARENTE D'ALFONSO VATTUONE Ai Ministri dello sviluppo economico, del lavoro e delle politiche sociali e delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: è stata resa nota da alcuni mesi dagli organi di stampa, non solo di settore, la grave situazione in cui versa la Società italiana per condotte d'acqua SpA, terzo attore nazionale nel settore delle costruzioni, con ricavi annui superiori a 1,3 miliardi di euro (dato consolidato 2016), un portafoglio ordini di oltre 6 miliardi di euro e una forza lavoro di circa 5.000 unità, tra dipendenti diretti, delle società partecipate e delle consortili. È presente in Italia e all'estero e vanta una storia ultracentenaria (l'azienda è stata fondata nel 1880). Soltanto nel 2016 la forza lavoro era di 1.195 impiegati e 3.164 operai, esclusi i dirigenti; tra i principali lavori in corso o in fase di partenza si citano sul mercato domestico la "Città della salute e della ricerca" sulle aree ex Falck a Sesto San Giovanni (Milano), e per quanto riguarda le opere dell'alta velocità italiana la stazione "Foster" e il tunnel a Firenze, i lotti dell'alta velocità Milano-Genova e il primo lotto funzionale delle tratte Brescia-Verona e Verona-Padova; all'estero il tunnel base del Brennero in Austria, la tratta ferroviaria ad alta velocità Oued Tlelat-Tlemcen in Algeria di 130 chilometri, il ponte Storstroem in Danimarca, l'ospedale di Chillan in Cile; nell'importante scenario internazionale è giusto segnalare gli accordi firmati dalla capogruppo Condotte nel mese di gennaio 2016 con il Governo iraniano per circa 4 miliardi di euro. Prima della crisi in Libia la Società aveva sottoscritto un accordo per i lavori di un'autostrada dal valore di 146 milioni di euro. Non ultimo un importante lavoro in Kuwait per la costruzione e la manutenzione di strade ponti e lavori di drenaggio delle acque piovane, fognature e opere minori per Cairo Street dal valore di 316 milioni di euro; si sta parlando, in estrema sintesi, di una realtà molto significativa dell'apparato industriale italiano che è stata capace, nei suoi 138 anni di storia, di contribuire in modo significativo all'innovazione di settore e portare anche il buon nome dell'imprenditoria italiana all'estero, e che ad avviso degli interroganti deve essere messa nelle condizioni di superare un momento di difficoltà; in data 15 gennaio 2018 è stata accolta dal Tribunale di Roma la richiesta di concordato con riserva presentata in data 8 gennaio 2018 dalla società Condotte, motivata dall'esigenza, descritta dalla stessa nel proprio comunicato, di "fare fronte finanziariamente al corposo portafoglio ordini (arricchito nel corso del 2017 da nuovi lavori che lo hanno portato a circa sei miliardi di euro) e all'oggettiva difficoltà di incasso degli ingenti crediti vantati nei confronti delle pubbliche amministrazioni. Condotte S.p.A., nel miglior interesse dei creditori sociali, sta lavorando all'elaborazione di un piano di ristrutturazione aziendale fondato, tra l'altro, sulla costituzione in-house di una NewCo". L'azienda ha quindi prospettato la propria intenzione di varare un "nuovo piano industriale che prevedrà un incremento dell'efficienza operativa e un riequilibrio del capitale circolante, anche attraverso il reperimento di nuove risorse finanziarie e l'allungamento della scadenza media del debito". La scelta concordataria quindi sembra legata alla necessità di mettere al riparo l'azienda da eventuali istanze di fallimento che avrebbero potuto essere avanzate dai creditori, prendendo di fatto tempo per elaborare un nuovo piano industriale in cui prospettare una ristrutturazione del debito; la società affronta un calo sensibile della finanza, principalmente dovuto all'andamento negativo del settore delle grandi opere infrastrutturali sia in Italia che all'estero, la generale stretta creditizia che ha comportato anche difficoltà di accesso al regolare finanziamento di nuovi progetti e di progetti già avviati nonché ritardi, dovuti principalmente alla natura pubblica di buona parte dei debitori e committenti ed ai lunghi tempi della giustizia italiana, nella riscossione di un ingente portafoglio di crediti, che dapprima l'ha portata ad avviare, nella seconda metà del 2017, un processo di analisi di sostenibilità e di ridefinizione dell'indebitamento finanziario e commerciale delle società da questa controllate, salvo poi deliberare l'avvio della procedura concordataria al fine di metterla al riparo da istanze di fallimento dei propri creditori, che tra banche e fornitori ammontano alla considerevole cifra di circa 1,5 miliardi di euro; i dipendenti, non appena sono venuti a conoscenza della domanda di concordato, hanno provveduto ad interpellare le principali sigle sindacali e nei mesi di febbraio, marzo e aprile 2018 si sono tenute numerose riunioni sindacali volte in sia a divulgare le poche informazioni note e disponibili che a valutare azioni da porre in essere per salvaguardare il futuro, anche occupazionale, dell'azienda; i lavoratori, partecipando attivamente alle assemblee, hanno da un lato sottolineato la preoccupazione per le sorti aziendali anche in relazione alla risoluzione in danno dei contratti in Norvegia da parte del committente e hanno segnalato che nel corso dei primi 3 mesi del 2018 non risultano essere stati pagati gli stipendi e i salari di società consortili controllate dalla capogruppo né tantomeno quelli di altre società facenti parte del gruppo a causa delle difficoltà finanziarie di Condotte. Di conseguenza, il 16 aprile 2018 sono state proclamate 2 ore di sciopero e il successivo 26 aprile è stato proclamato un ulteriore sciopero di 4 ore, con presidio presso il Ministero dello sviluppo economico, in occasione del secondo incontro convocato tra Ministero, società e organizzazioni sindacali al fine di discutere delle prospettive di salvataggio dell'azienda; ad inizio del mese di marzo sono uscite sugli organi di stampa ("il Messaggero") notizie secondo cui Oxy capital Italia, collegato a un fondo anglosassone presente anche in Portogallo, sarebbe pronto a impegnare 100 milioni di euro per acquistare la maggioranza del gruppo Condotte, ridimensionando Ferfina, holding controllata da Fimoven sas di Isabella Bruno Tolomei Frigerio, che ha in mano il 92,5 per cento mentre un 2,5 per cento è in mano all'impresa Pizzarotti & C SpA di Parma e il 5 per cento sono azioni proprie. Alla stesura del piano industriale propedeutico all'investimento di detto fondo parteciperebbero, con ruoli diversi, Rothschild, advisor di Condotte assieme a Dla Piper, nonché advisor industriali di fama internazionale. L'operazione, studiata dal gruppo di costruzioni insieme all' advisor Rothschild, prevede la creazione in house di una newco che conterrà le attività core del gruppo e una bad company con i crediti, i contenziosi e i debiti vantati nei confronti delle pubbliche amministrazioni. Ci sono circa 30 istituti esposti, tra i quali Unicredit, Intesa San Paolo, Banca popolare di Milano, Monte dei Paschi di Siena e Banca Ifis; nessuna notizia, nonostante le reiterate richieste, è stata fornita ai dipendenti dagli amministratori della Società, che hanno motivato la reticenza con ragioni di "riservatezza". Nessuna rassicurazione è stata data ai lavoratori e alle organizzazioni sindacali sulle eventuali iniziative intraprese e da intraprendere a salvaguardia della continuità aziendale e dei livelli occupazionali, non essendo stata nemmeno in grado la stessa azienda di fornire rassicurazioni o comunicazioni sullo stato delle interlocuzioni con gli organi della procedura nominati dal Tribunale di Roma, creando un muro di silenzio, avendo i commissari quali sostanziali interlocutori gli advisor legali e finanziari, artefici della macchinosa procedura avviata dalla proprietà di Condotte; non è dato, allo stato attuale, conoscere i termini dell'offerta formulata da Oxy capital Italia, ma si teme che si tratti di un'operazione altamente speculativa, affatto interessata a garantire un rilancio dell'azienda, quanto piuttosto a garantire agli investitori un cospicuo profitto tramite una politica di sostanziale dismissione di tutti gli asset positivi dell'azienda; è opinione degli interroganti che sarebbe importante un interessamento non formale dei Ministri in indirizzo, finalizzato a verificare quali passi si possano compiere per tutelare l'occupazione e garantire il rilancio dell'attività, nonché l'esito positivo della trattativa con le banche; nell'incontro tenutosi il 26 aprile 2018 presso il Ministero dello sviluppo economico alla presenza dell'azienda e delle organizzazioni sindacali, alcuna risposta è stata fornita dalla stessa società ai numerosi quesiti ed interrogativi posti dal Ministero e dalle parti sociali al fine di comprendere le reali intenzioni del management e della proprietà di Condotte; il tutto sotto lo spauracchio di un possibile "spezzatino", comunque già ventilato dall'azienda, con la vendita alla concorrenza dei principali asset del gruppo (INSO SpA, Cossi Costruzioni SpA, Tenuta Roncigliano, eccetera), con conseguente ulteriore impoverimento dell'azienda facendo mancare società caratterizzate da specifico ed elevatissimo know how , si chiede di sapere: quali azioni di competenza i Ministri in indirizzo intendano intraprendere, stante anche il sostanziale fermo in cui versano le opere di cui Condotte SpA è appaltatore, direttamente o per il tramite delle proprie controllate, considerando le possibili ricadute sull'effettiva possibilità di conseguire l'avvio o l'ultimazione di opere di interesse strategico, anche per effetto della continua perdita di professionalità ad alta specializzazione dovuta alla continua fuoriuscita di personale in ragione delle dimissioni volontarie, e le possibili ricadute negative anche a livello di immagine per il "sistema Paese"; se non ritengano di dover assumere urgentemente informazioni relativamente ad eventuali proposte di acquisto da parte di fondi speculativi (ad esempio fondo Oxy capital) o, eventualmente, di attivarsi per trovare soluzioni alternative a salvaguardia dell'integrità di Condotte e della continuità occupazionale dell'azienda, come accaduto in passato e di recente per importanti realtà aziendali (Ilva, Trevi SpA, eccetera), anche per il tramite di Cassa depositi e prestiti, eventualmente consentendo l'utilizzo in deroga di ammortizzatori sociali. Atto n. 4-00114 VITALI GALLONE DAMIANI Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Premesso che: il decreto ministeriale 13 febbraio 2018, n. 4999, emanato dal Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale 6 aprile 2018, n. 80, definisce le misure fitosanitarie per prevenire e contenere la diffusione dell'organismo nocivo Xylella fastidiosa e reca l'approvazione del piano nazionale di emergenza, di cui all'allegato IV del medesimo decreto; l'articolo 11 (Ulteriori misure fitosanitarie) del decreto, al comma 2, lett. b) , dispone che per il controllo dei vettori di Xylella fastidiosa debbano essere effettuati i seguenti interventi: a) nel periodo compreso tra il mese di marzo e il mese di aprile, devono essere effettuate operazioni meccaniche per l'eliminazione delle piante erbacee spontanee al fine di ridurre la popolazione degli stadi giovanili degli insetti vettori, individuate tra le seguenti tipologie di intervento: lavorazioni superficiali del terreno; trinciatura delle erbe; pirodiserbo; trattamenti erbicidi; b) nel periodo compreso tra il mese di maggio e il mese di dicembre, è obbligatorio eseguire sulle piante ospiti coltivate tutti gli interventi insetticidi, così come stabilito dal Servizio fitosanitario regionale competente; gli interventi insetticidi, a base di neonicotinoidi (4,2 milioni di litri di insetticida per 700.000 ettari circa di territorio), si effettueranno dal mese di maggio al mese di agosto e proseguiranno fino al mese di dicembre, su tutto il territorio agricolo compreso tra l'Adriatico e lo Ionio, da Martina Franca (Taranto) a Locorotondo (Salerno) e Fasano (Brindisi) fino al capo di Leuca (Reggio Emilia); sia l'aria che i prodotti alimentari pugliesi saranno potenzialmente contaminati dagli insetticidi, neurotossici per insetti impollinatori, molto tossici per gli organismi acquatici con effetti di lunga durata (con codice H410); gli interventi di aratura o diserbo, meccanico o chimico, di tutti i campi urbani ed extraurbani, previsti dal decreto, in un periodo di piena fioritura come i mesi di aprile e maggio, provocherà la sicura decimazione (o estinzione) degli insetti pronubi in gran parte della regione Puglia, e della biodiversità delle piante selvatiche da cui provengono gli ortaggi destinati al mercato alimentare; le pratiche agricole imposte dal decreto citato, cioè l'uso indiscriminato di insetticidi nicotinoidi, unito alle lavorazioni meccaniche (arature) e chimiche (erbicidi), stanno causando un danno incalcolabile e dalle conseguenze non prevedibili, come sostenuto dall'Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA), in quanto la decimazione degli insetti impollinatori, oltre a provocare il crollo di produzione di frutti di alberi, legumi e ortaggi allogami, causerà l'estinzione delle piante definite "infestanti", ma che costituiscono la fonte di biodiversità da cui deriva la nostra attuale alimentazione vegetale; nel solo Sud Italia esiste il 30 per cento di biodiveristà europea; l'emergenza fitosanitaria che da anni colpisce gli ulivi del Sud Italia, e in particolare della Puglia, ha assunto dimensioni gravi senza precedenti, con conseguenze drammatiche sul piano economico, ambientale e sociale; il decreto ministeriale ha sollevato vibrate proteste in tutta la regione e la gravità del problema sta allarmando fortemente le imprese agricole dell'intero territorio pugliese, con il rischio di alimentare la già devastante crisi economica che attanaglia il settore agricolo; per tali motivi, a parere degli interroganti, gli interventi imposti dal decreto ministeriale 13 febbraio 2018, finalizzati al controllo dei vettori di Xylella fastidiosa, dovrebbero essere proporzionati e volti a promuovere una sana gestione agronomica; sarebbe più opportuno intervenire a tutela del settore in modo tempestivo e prioritario, per evitare il grave impatto economico ed occupazionale che questa prolungata situazione comporterebbe, nonché le inevitabili ripercussioni sulla salute umana e sull'ambiente; la direttiva 2009/128/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 21 ottobre 2009, recepita con il decreto legislativo 14 agosto 2012, n. 150, ha istituito un quadro per realizzare un uso sostenibile dei pesticidi, riducendone i rischi e gli impatti sulla salute umana e sull'ambiente e promuovendo l'uso della difesa integrata e di approcci o tecniche alternativi, quali le alternative non chimiche ai pesticidi, si chiede di sapere: se siano allo studio misure volte a una soluzione definitiva della diffusione della Xylella fastidiosa, e se siano svolte attività ulteriori di ricerca per il superamento della situazione di criticità; in caso affermativo, se il Ministro in indirizzo non ritenga di fornire gli ulteriori riscontri; considerate le gravi perdite che gli agricoltori stanno subendo ancora una volta, se ritenga di adottare misure urgenti per compensare i costi aggiuntivi da loro sostenuti e le perdite subite, per garantire la ricostituzione del potenziale produttivo delle aziende agricole danneggiate e per salvaguardare l'ambiente e i comparti agricolo e produttivo agroalimentare. Atto n. 4-00115 BARBARO Ai Ministri dello sviluppo economico e per la coesione territoriale e il Mezzogiorno Premesso che: la centrale termoelettrica di Rossano (Cosenza), costruita nel 1971 e ripotenziata nel 1989, si compone di 4 unità termoelettriche a vapore con caldaie alimentate a gas metano o olio combustibile per una potenza installata di 320 Megawatt ciascuna, e da 4 turbogas per una potenza installata di 115 Megawatt. L'impianto è inoltre dotato di un deposito di oli minerali, costituito da 6 serbatoi da 53.700 metri cubi ciascuno e di un impianto di trattamento di acque reflue; nel 2005 Enel ha presentato un progetto di riconversione dell'impianto che prevede la demolizione delle 4 sezioni a vapore e la loro sostituzione con una nuova caldaia alimentata a carbone e biomassa, integrata con un impianto solare termodinamico, per un investimento di 1,2 miliardi di euro; il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, nell'aprile 2010, ha dato parere consultorio negativo alla procedura di valutazione di impatto ambientale (VIA) presentata da Enel, e, nonostante la trasmissione di alcune integrazioni al progetto, nel 2012 il procedimento di VIA è stato archiviato, e con esso il progetto di riconversione della centrale; dopo i necessari lavori di adeguamento, due unità turbogas sono attualmente in assetto di "conservazione", mentre le restanti sono poste definitivamente fuori servizio. Per quanto riguarda le sezioni a vapore, un'unità è disponibile, una è in assetto di "conservazione", mentre due unità sono state poste fuori servizio; nell'ottobre 2015, è stato organizzato un incontro con tutte le parti interessate per la costituzione di un "tavolo di lavoro", finalizzato ad individuare soluzioni per la valorizzazione ed il riutilizzo del sito. Il presidente della Regione e l'azienda hanno manifestato, ciascuno nell'ambito delle proprie competenze, la disponibilità a supportare, anche con l'impiego di fondi regionali ed europei, un accordo di programma quadro, per l'attuazione delle iniziative necessarie al raggiungimento dell'obiettivo; il 22 marzo 2016 è stato sottoscritto da Enel produzione SpA ed il Comune di Rossano, rappresentato dal commissario straordinario per la provvisoria gestione del Comune, un accordo di programma (deliberazione n. 105) per "l'iniziativa volta ad individuare la migliore proposta progettuale per la riqualificazione del sito della centrale termoelettrica sita in Rossano località Cutura". Tale accordo recepisce un protocollo di intesa dove sono previsti "impegni" dell'Enel e quelli del Comune; nel luglio 2016, l'Enel ha lanciato "Futur-E", ovvero una proposta concorsuale di idee e di progetti per la riqualificazione e la contemporanea vendita del sito Rossano, tra cui figurava il progetto Tecn-E, che prevedeva una serie di attività produttive con annessi laboratori di ricerca e sviluppo, senza alterare l'attuale destinazione d'uso del sito, ma dotandolo di infrastrutture tecnologiche e produttive idonee allo sviluppo locale, strategiche per l'economia regionale e nazionale; con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 25 gennaio 2018, n. 12, è stato adottato il regolamento recante l'istituzione di zone economiche speciali (ZES), che riguarda anche la Calabria, in particolare l'area portuale del porto nazionale di Corigliano; il 15 febbraio 2017, con la deliberazione del Consiglio comunale di Rossano (n. 5) con oggetto "Progetto futur-E- Enel; linee di indirizzo", si affermava, fra l'altro: a) "il successivo passaggio (ossia la scelta sull'idoneità o meno dei progetti) richiede che sul tema si pronunci il Consiglio comunale quale organo democratico rappresentativo della comunità, al fine di verificare l'idoneità soltanto dei progetti che hanno caratteristiche di compatibilità con gli strumenti della programmazione locale di cui dovrà tener conto il Sindaco al momento della valutazione dei progetti in senso alla Commissione"; b) "di escludere che possano essere approvati progetti interessanti solo una porzione dell'area, che peraltro potrebbe pregiudicare l'utilizzo della rimanente"; c) "prevedere impianti per la produzione di energia esclusivamente per autoconsumo ad esclusivo servizio delle realizzande strutture e comunque con esplicita esclusione di ogni combustione"; il 17 febbraio 2017 una commissione giudicatrice, alla quale partecipavano il politecnico di Milano, l'università della Calabria, la Regione ed il Comune di Rossano, nell'ambito della procedura concorsuale "Futur-E", ha decretato l'idoneità di tutti e sei i progetti presentati al concorso; il decreto direttoriale del Ministero dello sviluppo economico n. 55/2/2017, dell'8 marzo 2017, ha autorizzato l'Enel produzione SpA, ai sensi del decreto-legge n. 7 del 2002, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 55 del 2002, a modificare l'attuale configurazione della centrale termoelettrica di Rossano mediante la demolizione dei componenti situati nel retro caldaia e, eventualmente, delle caldaie delle unità 3 e 4, da attuare entro 13 mesi dalla pubblicazione del decreto, impegnando l'azienda a redigere un rapporto semestrale da inviare anche al Comune; il 27 marzo 2018 con la deliberazione del Consiglio comunale si invitava "l'Enel a rendere pubblici i progetti in concorso al bando Futur-E" e ad inviare agli "Uffici competenti un report semestrale sullo stato di demolizione, di bonifica e messa in sicurezza del sito", anche virtù "del decreto direttoriale del MISE n. 55/02/2017, giusto accordo di programma tra Enel e Comune di Rossano del 23.3 2016", verso il quale l'Enel "risulta inadempiente"; il 31 marzo 2018 è stato avviato il processo di fusione tra i Comuni di Rossano e Corigliano; nell'aprile 2018, l'Enel ha fatto sapere di aver dato avvio ad una trattativa con due dei sei responsabili dei progetti risultati "idonei"; allo stato attuale non è possibile apprenderne i dettagli, soprattutto per quanto concerne la sostenibilità finanziaria e i risvolti occupazionali diretti ed indiretti dei progetti di investimento; la vicenda, a giudizio dell'interrogante, sembra acquisire contorni sempre meno definiti, rischiando di danneggiare un territorio, che oltre ad aver subito la perdita di 600 posti di lavoro diretti e nell'indotto, a seguito dello smantellamento della centrale, risulta pesantemente colpito dalla crisi, la quale ha dapprima coinvolto il settore dell'edilizia, con la perdita di oltre 700 unità lavorative, a cui si sommano le perdite derivanti dalla chiusura del Tribunale e dallo smantellamento degli ospedali di Corigliano e Rossano; a tutt'oggi la società è inadempiente circa gli eventuali interventi previsti dal citato decreto ministeriale; il rischio è che il progetto Futur-E possa diventare un espediente per evitare lo smantellamento dell'impianto e la bonifica del sito; in tal senso, appare necessario recuperare l'intero pacchetto progettuale relativo all'operazione Futur-E per la riconversione e riqualificazione della centrale, integrando tutte le proposte che prevedano ricadute positive sulle attività produttive ed occupazionali del territorio, realizzino sinergie tra energia da fonti rinnovabili, efficientamento energetico con tecnologie abilitanti per l'impresa "4.0", innovazione tecnologica, ricerca e formazione, servizi per la banda larga ed ultralarga e, al contempo, garantiscano un incremento dei margini di sicurezza della gestione della rete elettrica, si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo vogliano favorire l'apertura di un tavolo di concertazione che coinvolga tutti i soggetti interessati, al fine di arrivare a soluzioni il più possibile condivise, anche in merito ad un eventuale ripensamento della strategia di vendita del sito di Rossano, ed in ogni caso al fine di: a) apprendere quali siano le iniziative in corso e quali siano i costi e i tempi per la bonifica e lo smantellamento del sito, in ottemperanza a quanto stabilito dal decreto del Ministero dello sviluppo economico, e quali siano i tempi, in particolare, per lo smantellamento delle unità turbogas, qualora esse non dovessero più risultare strategiche e di interesse nazionale; b) considerare l'obiettivo della riconversione della centrale di Rossano come l'elemento rigeneratore di una più vasta area industriale in profondo declino ed insieme una forte "componente" della strategia di sviluppo che sottende al processo di fusione tra i Comuni di Rossano e Corigliano; c) sottoscrivere un accordo di programma, anche alla luce delle opportunità offerte con il finanziamento delle zone economiche speciali, che utilizzi il pacchetto progettuale Futur-E come elemento di sintesi di proposte per la riconversione produttiva dell'intera area. Atto n. 4-00116 DE BERTOLDI RAUTI Ai Ministri della difesa, dell'interno e dell'istruzione, dell'università e della ricerca Premesso che: nella notte tra l'8 e il 9 maggio 2018 in via Verdi, a Trento, davanti alla facoltà di Sociologia, sono stati affissi degli striscioni anarchici contro gli alpini: "Alpini, una faccia da fiumi di vino, un cappello da lago di sangue", "Alpini assassini", "La rivolta non è un'arma da museo. Sociologia occupata"; come attestato anche da fonti stampa, gli studenti appartenenti all'area anarchica "Saperi Banditi", hanno firmato tali striscioni e dichiarata occupata la facoltà ballando a ritmo di musica altissima fino all'alba; nella stessa notte il negozio "Adunata store", che espone gli oggetti ufficiali della 91ª adunata degli Alpini, in via SS. Trinità, è stato colpito da sassi che ne hanno infranto le vetrine e alcuni stand e gazebo , posizionati in via Verdi, sono stati tranciati con taglierini; altre manifestazioni si sono svolte nel capoluogo trentino, dove i centri sociali hanno vandalizzato vari muri per la città con scritte ingiuriose; sulle pagine del blog "Romperelerighe" si legge: "Tra 11 e il 13 maggio si svolgerà l'annuale Adunata Nazionale degli alpini. Per chi non l'ha mai vissuta sono tre giorni in cui centinaia di migliaia di uomini ubriachi, maneschi e sessisti se ne vanno per le strade della città che subisce la loro calata"; da anni presso la facoltà di Sociologia di Trento vi è la consuetudine di tollerare l'occupazione di un'aula posta in essere da parte di movimenti collegati al locale centro sociale "Bruno" ed al mondo anarchico; tale spazio, sottratto all'attività di studio, funge anche da sede logistica per l'organizzazione di manifestazioni non autorizzate ed altre forme di propaganda ideologica che non di rado assumono una dimensione violenta come l'aggressione alle postazioni gazebo di movimenti politici, atti intimidatori ed affissioni abusive; tali comportamenti risultano altamente lesivi dell'immagine degli Alpini, il più antico corpo di fanteria da montagna attivo nel mondo, uno tra i più amati dagli italiani, che hanno sempre difeso la patria con valore e sacrifici, dentro e fuori i confini; resta, comunque, ad avviso degli interroganti inammissibile il livello di tolleranza delle istituzioni negli ultimi anni in ordine all'occupazione abusiva di spazi universitari e agli atti vandalismo che hanno avuto come teatro Trento e come attori esponenti del mondo anarchico e dei centri sociali, tali da indurre il questore, nel dicembre 2015, a dichiarare che: "Sono personaggi nati, cresciuti e tollerati in questa realtà. Molti sono anche figli della 'Trento bene', con una presunzione d'impunità", si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti e se considerino tollerabile la situazione così come emerge dai fatti; in particolare, se il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca sia a conoscenza che presso la facoltà di Sociologia, in via Verdi a Trento, un'aula viene occupata con una certa ripetitività da movimenti anarchici e dei centri sociali contravvenendo al regolamento dell'ateneo che esclude espressamente "la concessione delle aule per manifestazioni aventi finalità politiche e sindacali", e quali iniziative urgenti voglia intraprendere per porre fine a simili condotte irrispettose di un'equa e legittima distribuzione ed utilizzo degli spazi universitari e per ripristinare la legalità all'interno dell'ateneo; quali misure il Ministri dell'interno e della difesa intendano prendere per tutelare il glorioso Corpo degli Alpini e la loro storia centenaria fatta di valori come la solidarietà, l'identità, l'attenzione al territorio, che tengono ancora insieme l'identità del nostro popolo. Atto n. 4-00117 BORGONZONI Ai Ministri dell'interno e delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che, a quanto risulta all'interrogante: il giorno 2 maggio 2018 la stazione ferroviaria di Bologna sarebbe stata teatro di gravi episodi di molestie sessuali ai danni di 5 donne, 2 delle quali minorenni, da parte di un cittadino afghano di 23 anni, arrestato poco dopo dalla Polizia ferroviaria con l'accusa di violenza sessuale aggravata e continuata. Il giovane avrebbe avuto già precedenti per reati a sfondo sessuale, oltre che per furto, violazione di domicilio e resistenza a pubblico ufficiale; la frequenza con cui si registrano episodi di violenza nella stazione di Bologna è a dir poco preoccupante: non è a parere dell'interrogante tollerabile che un cittadino debba sentire minacciata la propria sicurezza recandosi a prendere un treno in una stazione o addirittura che corra il rischio di subire atti di violenza e delinquenza, mentre utilizza un servizio essenziale come il trasporto ferroviario; notizie di stampa di giugno 2017 riportano l'annuncio dell'amministratore delegato di Fs italiane, Renato Mazzoncini, di voler introdurre i tornelli nelle 620 stazioni principali italiane per consentire l'accesso ai binari e ai treni solo ai possessori di biglietto, per "garantire la sicurezza e creare un ambiente confortevole per i viaggiatori"; a luglio 2017 è stato convocato un vertice dal prefetto Matteo Piantedosi per cercare una risposta alla questione della sicurezza all'interno del grande snodo ferroviario bolognese per il transito passeggeri, considerando le specifiche problematiche di una stazione caratterizzata da diversi accessi; la soluzione studiata già da tempo da Rfi e adottata da alcune stazioni ferroviarie nazionali, ma inspiegabilmente non ancora attuata a Bologna, prevede un adeguamento strutturale della stazione per filtrare gli accessi: come nelle stazioni di Roma e Milano, si dovrebbe prevedere l'installazione di varchi presidiati che consentano l'accesso ai binari solo ai possessori di un titolo di viaggio; i cittadini necessitano di maggiori tutele per la propria sicurezza e devono ottenere risposte chiare e decise per contrastare i fenomeni criminosi commessi per mano di delinquenti che hanno trasformato le stazioni in luoghi pericolosi, dove prolifera lo spaccio di droga e dove si consumano reati di ogni genere, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza della crescita esponenziale degli episodi di violenza registrati nella stazione ferroviaria di Bologna, ultimi quelli descritti e, alla luce dei problemi legati alla sicurezza che perseverano ormai da anni, soprattutto nell'area "vecchia" con accesso da piazzale Medaglie d'Oro, quali azioni intendano mettere in atto al fine di garantire la tranquillità di quanti transitano nella stazione, anche facendosi promotori di un controllo coordinato ed un presidio pianificato per rispondere al meglio alle esigenze di sicurezza della collettività; se non reputino opportuno intervenire con provvedimenti mirati per potenziare i sistemi di sicurezza interni alla stazione, anche chiarendo la tempistica prevista per l'installazione di varchi presidiati che consentano l'accesso ai binari solo ai possessori di un titolo di viaggio, così come annunciato dai vertici di Fs, e i relativi costi preventivati. Atto n. 4-00118 LANNUTTI Ai Ministri dell'economia e delle finanze, dello sviluppo economico e dell'istruzione, dell'università e della ricerca Premesso che, per quanto risulta all'interrogante: 500.000 famiglie vittime dei crac di Banca Etruria, Banca Marche, Cassa di risparmio di Chieti, Cassa di rispario di Ferrara, Veneto banca, Banca popolare di Vicenza, Monte dei Paschi di Siena, oltre ad aver subito l'esproprio del risparmio col bail-in , hanno dovuto subire nel 2016 le offese del governatore della Banca d'Italia Ignazio Visco, che ha ad avviso dell'interrogante offeso i risparmiatori italiani, accusandoli di essere "analfabeti funzionali" perché non sufficientemente esperti di prodotti finanziari truffaldini, proponendo l'educazione finanziaria come rimedio, alla stessa stregua di uno scippato vittima dello strappo o di un rapinato a mano armata, accusato di non avere la guardia del corpo, la licenza di porto d'armi o di non aver frequentato un corso di arti marziali; il Governo ha prontamente raccolto le indicazioni del governatore, con l'articolo 24- bis del decreto-legge 23 dicembre 2016, n. 237 (convertito, con modificazioni, dalla legge 17 febbraio 2017, n. 15, recante "Disposizioni urgenti per la tutela del risparmio nel settore creditizio"), rubricato "Disposizioni generali concernenti l'educazione finanziaria, assicurativa e previdenziale"; la norma stabilisce che il Ministero dell'economia e delle finanze, d'intesa con il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, adotta il programma per una "Strategia nazionale per l'educazione finanziaria, assicurativa e previdenziale". Essa è affidata al "Comitato per la programmazione e il coordinamento delle attività di educazione finanziaria", nominato dal Ministro dell'economia, di concerto con i Ministri dell'istruzione e dello sviluppo economico. Il comitato è composto da 11 membri, ed è presieduto da un direttore, nominato dal Ministro dell'economia, d'intesa con il Ministro dell'istruzione, scelto fra personalità con comprovate competenze ed esperienza nel settore; i membri diversi dal direttore sono designati: dal Ministro dell'economia, dal Ministro dell'istruzione, dal Ministro dello sviluppo economico, dal Ministro del lavoro e delle politiche sociali, dalla Banca d'Italia, dalla Commissione nazionale per le società e la borsa (CONSOB), dall'Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni (IVASS), dalla Commissione di vigilanza sui fondi pensione (COVIP), dal Consiglio nazionale dei consumatori e degli utenti ed dall'Organismo di vigilanza e tenuta dell'albo dei consulenti finanziari (OCF). Il comitato opera attraverso riunioni periodiche, prevedendo, ove necessario, la costituzione di specifici gruppi di ricerca cui possono partecipare accademici ed esperti nella materia; la composizione è la seguente: professoressa Annamaria Lusardi, direttore, Denit trust endowed chair of economics and accountancy at The George Washington university school of business; dottor Roberto Basso (Ministero dell'economia); dottor Rocco Pinneri (Ministero dell'istruzione); avvocato Mario Fiorentino (Ministero dello sviluppo economico); dottoressa Concetta Ferrari (Ministero del lavoro); dottoressa Magda Bianco (Banca d'Italia); dottor Giuseppe D'Agostino (CONSOB); dottoressa Elena Bellizzi (IVASS); dottoressa Elisabetta Giacomel (COVIP); avvocato Antonio Tanza (Consiglio nazionale consumatori ed utenti, CNCU); professoressa Carla Rabitti Bedogni (OCF); considerato che: in un articolo pubblicato su "il Fatto Quotidiano" del 19 febbraio 2018, scrive il professor Beppe Scienza, ordinario di Matematica ed uno dei massimi esperti nel settore del risparmio e della previdenza: «Come si può essere contro una migliore formazione e maggiori conoscenze? Si può, se viene gabellata per informazione una pubblicità camuffata, se viene spacciata per insegnamento una manipolazione della realtà. Sta iniziando la sua attività il Comitato per l'educazione finanziaria (Edufin), voluto dal governo dopo i crac bancari dello scorso biennio. Visti i precedenti è giusto partire prevenuti e fare il processo alle intenzioni. E marca male che ne parli bene Ferruccio de Bortoli sul Corriere della Sera, rispolverando la storiella che le perdite dei risparmiatori derivano da "titoli che promettevano contestualmente bassi rischi e alti rendimenti". Discendono piuttosto dalle malversazioni di parecchi banchieri e dai silenzi di chi doveva vigilare. Presiede il comitato Annamaria Lusardi, sui cui per ora sospendiamo il giudizio. È certo sottoscrivibile quanto dichiarò al Sole 24 Ore il 18 settembre 2010: "A fare l'alfabetizzazione finanziaria non può essere un bancario, come invece accade in Italia con le iniziative dell'Associazione Bancaria Italiana". Peccato che la strada dell'Inferno sia lastricata di buone intenzioni. C'è un aspetto positivo: è la nomina di Antonio Tanza, a rappresentare i consumatori. È infatti il presidente dell'Adusbef, associazione non adusa alle pastette con banche e assicurazioni, a differenza di molte altre. Ma cosa farà invece il rappresentante dei venditori porta a porta, ribattezzati in consulenti, e poi la Banca d'Italia, la Covip ecc.?. Due sono comunque i punti focali da chiarire. Primo: a chi verrà demandata questa sedicente educazione finanziaria? C'è da scommettere che la parte del leone o addirittura il monopolio l'avranno soggetti quale il Museo del Risparmio, che è un pezzo di Banca Intesa, o la Feduf finanziata da decine e decine di banche. Pare addirittura che avranno titolo per fare "educazione finanziaria" Banca Intesa, BNL, Unicredit, l'Ania (assicurazioni) ecc. Il loro fine è ammorbidire i clienti per rifilargli i prodotti più redditizi per sé, ovvero peggiori per i risparmiatori (polizze, piani previdenziali, fondi ecc. stracari e straopachi). E perché non dovrebbero agire così, trattandosi o essendo finanziati da società con fini di lucro? Altra questione: come verranno ripartiti i soldi destinati alla educazione finanziaria, che potrebbero arrivare a 5,5 milioni di euro? Magari finiranno a chi già lucra sul risparmio degli italiani e invece niente a chi difende i risparmiatori»; a giudizio dell'interrogante, ha rincarato la dose Francesco Bonazzi, in un articolo per "La Verità" del 27 aprile 2018: «Pronti, via, casino. Il comitato Edufin per l'educazione finanziaria, quello che dovrebbe "rieducare" i risparmiatori italiani in modo che la smettano di perdere soldi stupidamente con le banche, rischia di perdere la copertura delle associazioni dei consumatori a neppure 10 giorni dalla partenza del portale internet varato da Ministero dell'Economia, Consob, Bankitalia e via vigilando. Il rappresentante del coordinamento dei consumatori nel comitato Edufin, Antonio Tanza, nell'ultima riunione ha criticato pesantemente tutto l'impianto dell'operazione, sia dal punto di vista dell'impostazione ideologica (tutta "filo-banche"), sia della trasparenza nell'uso dei fondi pubblici. E ha scritto alla ventina di associazioni che rappresenta, da Adusbef a Federconsumatori, passando per Cittadinanzattiva e Adiconsum, aprendo un dibattito che potrebbe portare all'uscita dei consumatori dall'iniziativa. L'antefatto di questa trovata del Ggoverno Gentiloni sono le crisi bancarie di questi ultimi anni che si sono mangiati i risparmi di oltre mezzo milione di italiani, in avventure che La Verità ha raccontato fin dalla sua nascita, come Popolare Vicenza, Banca Etruria. In un paese normale, sarebbero stati messi sul banco degli imputati i banchieri che hanno violato la legge e, eventualmente, i vigilanti che non hanno vigilato. Da noi, invece, il centrosinistra è riuscito a far passare un messaggio subliminale ben diverso: se uno ha perso i soldi, per esempio, nei bond convertibili di Banca Etruria, non è che qualcuno lo ha truffato, ma è lui che è ignorante. Il comitato per l'Educazione finanziaria è stato istituito ad agosto con apposito decreto del ministro Pier Carlo Padoan, che ha nominato come presidente l'economista Annamaria Lusardi e altre dieci personalità tra le quali spiccano il proprio portavoce Roberto Basso e i rappresentanti di Bankitalia, Consob, Covip (fondi pensione), Ivass (assicurazioni), Ocf (consulenti finanziari). E l'avvocato Tanza, presidente di Adusbef, su indicazione di tutta la galassia dei consumatori. Bilancio annuo: un milione di euro. Lo scorso 16 aprile è finalmente partito il portale internet, intitolato "Quello che conta", ma nella riunione del 13 aprile il rappresentante dei consumatori ha sollevato varie questioni che ha poi riversato in una lettera ai propri mandatari e che La Verità ha potuto leggere. Tanza ha innanzitutto contestato l'impostazione del sito internet, dove "si mira esclusivamente a promuovere le magnifiche e progressive sorti del sistema bancario, nel tentativo di acquisire gli ultimi 3 o 4 milioni di cittadini non ancora bancarizzati". Quando si apre il sito, ci sono subito alcuni video che presentano in ordine alfabetico i vari strumenti bancari e di risparmio, anziché in ordine di popolarità e complessità. Nel primo modulo, ad esempio, ci si imbatte subito nel "Bonifico Sepa", ma Tanza fa notare che non è esattamente la prima cosa con cui introdurre il cittadino al magico mondo bancario. "Le guide già presenti sul sito di Bankitalia, dai mutui per la casa al credito al consumo, sono addirittura più accattivanti di quelle sfornate dal Comitato", scrive il presidente Adusbef. Che poi definisce il sito "carente" perché "non è stato studiato tenendo conto delle ampie conoscenze dei consumatori". Quello che dovrebbe connotare un'iniziativa del genere dovrebbe essere almeno la trasparenza, a dire dei consumatori manca anche quella. Il bilancio 2017 non è stato ancora consegnato ai membri del comitato, anche se è stato loro detto che una copia di questo sarebbe stato pubblicata nel sito del ministero dell'Economia. Anche qui Tanza allarga le braccia e scrive: "Pare sia nella sezione Trasparenza del sito del Mef, ma io non sono stato capace di trovarlo". A dire il vero, non è riuscito neppure a noi. In ogni caso, si sa che circa 750.000 euro sono stati spesi per attrezzature varie e per far partire il portale, mentre il resto del milione sarebbe finito in borse di studio e consulenze. Ma è la proposta di bilancio per il 2018 che è già ritenuta "inaccettabile" dai consumatori. Le loro associazioni, in prima fila nell'assistere decine di migliaia di truffati, sono contemplate solo in quanto riceveranno 100.000 calendari, che dovranno poi distribuire gratuitamente. "Ho lottato perché i calendari arrivassero almeno a spese del comitato presso le sedi delle associazioni: inizialmente avremmo dovuto curare noi anche il ritiro", scrive Tanza ai colleghi. Per gestire il portale si spenderanno invece 13.500 euro al mese, ovvero molto di più quanto spendono le associazioni per i propri siti, mentre ben 640.000 euro se ne andranno in "pubblicità ed eventi". Di questi, ben 400.000 euro andranno in inserzioni sui giornali. Ma non mancheranno anche 15.000 penne a sfera con il logo Edufin da regalare qua e là. Sul budget 2018 hanno espresso perplessità anche altri quattro consiglieri, ma è con i consumatori, che si vedranno il 3 maggio, che si rischia lo strappo più doloroso. Il tutto mentre da oltre quattro mesi si attende lo sblocco di 10 milioni di euro derivanti dalle multe Antitrust, in buona parte frutto delle denunce dei consumatori», si chiede di sapere: se risponda al vero che il governatore della Banca d'Italia Ignazio Visco, che si permette di pronunciare espressioni che l'interrogante ritiene ingiuriose, riceva una pensione dalla Banca d'Italia dall'età di 65 anni, in caso affermativo quale ne sia l'ammontare, oltre agli emolumenti per la carica pari a 450.000 euro all'anno, che, diversamente da altri dirigenti del pubblico impiego, non sembra sia soggetta al cumulo per i dirigenti dell'intero direttorio compreso il presidente Ivass e direttore generale Salvatore Rossi; se risponda al vero che il comitato Edufin, presieduto dalla professoressa Lusardi, abbia speso circa 750.000 euro per attrezzature varie e per far partire il portale, mentre il resto del milione sarebbe finito in borse di studio e consulenze; se sia vero che per gestire il portale Edufin si spenderanno 13.500 euro al mese, ovvero molto di più quanto spendono le associazioni per i propri siti, mentre ben 640.000 euro se ne andranno in "pubblicità ed eventi", ben 400.000 euro in inserzioni sui giornali; quali siano le valutazioni del Governo rispetto a tale gestione "allegra" (che l'interrogante ritiene anche clientelare) dei fondi pubblici, per offrire il monopolio dell'"educazione" a soggetti quale il museo del risparmio di Intesa Sanpaolo, alla Feduf finanziata da decine e decine di banche associate all'Abi, che avranno titolo per fare "educazione finanziaria" (in testa banca Intesa, BNL, Unicredit, l'Ania, cioè le assicurazioni), con la finalità, secondo le accuse, di ammorbidire i clienti per affibbiare loro i prodotti più redditizi per loro stessi, ovvero peggiori per i risparmiatori (polizze, piani previdenziali, fondi molto cari ed opachi, piani assicurativi, piani individuali di risparmio e polizze vita dai dubbi rendimenti); se non sia più utile sottrarre il monopolio dell'educazione finanziaria a soggetti che a giudizio dell'interrogante avrebbero bisogno di un corso accelerato di "rieducazione", alla luce di crac e dissesti che hanno ridotto sul lastrico almeno 500.000 famiglie per un valore stimato da Adusbef in 110 miliardi di euro, per affidarlo invece alle strutture pubbliche di insegnamento, ossia alle scuole secondarie di primo e secondo grado; se, infine, il portale denominato "Quello che conta" non rappresenti una ben congegnata beffa, in aggiunta alla truffa patita dalle incolpevoli famiglie i cui risparmi sono stati azzerati. Atto n. 4-00119 LANNUTTI DI NICOLA Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri della giustizia e dello sviluppo economico Premesso che: in data 1° giugno 2016, sull'anomalo andamento delle copie vendute del quotidiano di Confindustria "Il Sole-24 ore", l'associazione Adusbef presentava un esposto alla Consob, dopo la decisione del consiglio di amministrazione Ads di sospendere la certificazione delle copie multiple degli abbonamenti digitali, ben 109.000 copie, chiedendo l'immediata apertura di un'indagine sugli ultimi due bilanci del gruppo editoriale, quotato in borsa, per verificarne la veridicità contabile e la congruità dei ricavi iscritti nei bilanci, con le copie vendute, dato che nel periodo della presidenza Benedini (nominato durante il secondo quadrimestre 2013), la posizione finanziaria netta, al netto delle operazioni straordinarie, era passata da un negativo di 37,4 milioni a un negativo di 141,6 milioni di euro, con un deterioramento pari a 104,2 milioni; in data 19 settembre 2016, a giudizio degli interroganti a fronte dell'inattività della Commissione, Adusbef presentava un esposto alla Procura della Repubblica di Milano, in merito alla cattiva gestione dei conti, probabilmente manipolati alla luce del rapporto tra costi e ricavi, copie vendute, che la Consob avrebbe il dovere di verificare con attenzione e rigore per una società quotata, che sembra abbia dissipato buona parte dei 250 milioni di euro dalla quotazione in borsa del gruppo "Il Sole-24 ore", rovinando in tal modo circa 27.000 malcapitati risparmiatori, dalla mala gestio di una primaria società editoriale, che sembra aver utilizzato il pubblico risparmio per tappare i buchi dell'allegra gestione e i mega stipendi dei direttori maestri nelle prediche sul rigore, facendo conseguire perdite superiori al 90 per cento dell'investimento iniziale; tale gestione potrebbe aver integrato i reati di manipolazione di mercato, falso in bilancio, false comunicazioni sociali, in violazione delle vigenti normative comunitarie recepite in Italia; per manipolazioni del mercato ( market abuse ), disciplinate dagli artt. 185 e 187- ter del testo unico della finanza (di cui al decreto legislativo n. 58 del 1998, e successive modificazioni e integrazioni) e art. 2637 (aggiotaggio) del codice civile, si intendono tutti quei comportamenti messi in atto su strumenti finanziari atti a mistificare in qualsiasi maniera la realtà. Più in dettaglio, costituiscono manipolazioni del mercato la diffusione di notizie, informazioni, voci o notizie false o fuorvianti che forniscano o siano suscettibili di fornire indicazioni false ovvero fuorvianti in merito agli strumenti finanziari e il porre in essere operazioni simulate o altri artifizi concretamente idonei a provocare una sensibile alterazione del prezzo degli strumenti finanziari; in data 11 ottobre 2016, la Procura di Milano ha aperto un fascicolo d'indagine a "modello 45", cioè senza ipotesi di reato né indagati al momento, sulla situazione contabile del quotidiano economico a seguito dell'esposto che l'associazione di consumatori aveva presentato, in cui ipotizzava la falsità dei bilanci. Come si legge su un articolo pubblicato su l'"Huffington Post" del 19 ottobre 2016, per il quotidiano economico erano giorni molto difficili. «La vicenda è esplosa con l'approvazione dei conti semestrali che ha scoperchiato una situazione drammatica per le finanze del giornale e che ha portato alle dimissioni di cinque membri del cda e del presidente Giorgio Squinzi. A finire nell'occhio del ciclone è stato il direttore Roberto Napoletano, sfiduciato dalla stragrande maggioranza dei giornalisti del quotidiano e poi riconfermato dal cda». Secondo "il Fatto Quotidiano", nei 9 anni precedenti il quotidiano avrebbe accumulato "quasi un miliardo di perdite"; il 10 marzo 2017, l'inchiesta sul rosso di bilancio dell'editrice ha degli indagati. Come si legge su un articolo de "la Repubblica" dello stesso giorno, «La procura ha ordinato perquisizioni, già eseguite dal Nucleo speciale di Polizia valutaria della Guardia di finanza, nei confronti di Benito Benedini, ex presidente del Gruppo editoriale, Donatella Treu, ex amministratore delegato, e Roberto Napoletano, direttore del quotidiano economico. Il fascicolo, assegnato al procuratore aggiunto Fabio De Pasquale e al sostituto Gateano Ruta, è aperto per il reato di false comunicazioni sociali. Altri dirigenti del gruppo, e di società partner, sono indagati invece con l'accusa di appropriazione indebita. In questo secondo filone i fari si puntano sulla società Di Source Limited, che avrebbe "pompato" gli abbonamenti digitali, con indagati l'ex direttore dell'area digitale del gruppo, Stefano Quintarelli, (…) con suo fratello Giovanni, l'ex direttore finanziario, Massimo Arioli; l'ex direttore dell'area vendite, Alberti Biella; Filippo Beltramini, manager di una controllata di Di Source Limited, il commercialista Stefano Poretti. I giornalisti hanno annunciato dopo un'assemblea straordinaria uno sciopero che "si protrarrà fino alle dimissioni del direttore": 142 i favorevoli, solo 4 i no e 10 gli astenuti. L'ultima semestrale del Gruppo si è chiusa con un buco di 50 milioni. E il valore delle azioni è crollato a poco più di 30 centesimi, portando in sette anni a una perdita del 95 per cento del valore. Il sospetto - sollevato da più esposti, presentati dall'associazione di consumatori Adusbef e da alcuni giornalisti del Sole24Ore - è che almeno a partire dal 2012 i dati di diffusione del quotidiano siano stati gonfiati, di modo da falsare il mercato pubblicitario. In particolare, acquisti fittizi di oltre 100mila abbonamenti digitali sarebbero stati fatti da società in qualche modo riconducibili a manager ed ex manager del gruppo, fra cui l'anonima britannica Di Source Limited. Nei mesi scorsi, su indicazione dei pm, la guardia di finanza aveva acquisito documentazione dalla società di consulenza Kpmg, incaricata di certificare i bilanci del gruppo editoriale di Confindustria. Un'indagine parallela a quella della procura è stata aperta anche dalla Consob. Sempre nell'ambito dell'inchiesta, lo scorso novembre la procura di Milano ha sentito Mauro Bini, professore ordinario della Bocconi, incaricato per anni dal Gruppo 24 Ore di svolgere gli impairment test (la valutazione degli attivi). Secondo uno dei tre esposti presentati alla Consob dal giornalista Nicola Borzi, l'ultima perizia di Bini sul patrimonio dell'editrice "avrebbe dato un esito iniziale negativo, nel senso che avrebbe evidenziato una svalutazione patrimoniale nell'ordine dei 50 milioni, di dimensioni comunque tali da intaccare sensibilmente il patrimonio societario" e, per tenere nascosto il crollo patrimoniale, "esponenti di rilievo e dirigenti del gruppo avrebbero chiesto all'estensore o a terzi di rivedere i risultati di questa perizia in senso non pregiudizievole alla propria stabilità patrimoniale". Per quanto riguarda la contestazione dell'appropriazione indebita, il sospetto della procura è che i soci occulti di Di Source fingessero l'attività di distribuzione e promozione degli abbonamenti digitali, trattenendo come compenso importi per servizi che di fatto non fornivano. Fra questi, anche Airoli, Biella e Quintarelli che a vario titolo e in momenti diversi hanno ricoperto ruoli e cariche nel gruppo 24 Ore. Fra il 2013 e il 2015, i soci occulti avrebbero così intascato senza averne titolo 3 milioni di euro, in danno al Gruppo 24 Ore, che risulta parte lesa. Nell'inchiesta rientra anche la gestione delle copie cartacee del quotidiano di viale Monterosa. Una parte delle copie stampate ogni giorno sarebbe infatti stata inviata direttamente dalla tipografia al macero, per fare risultare alti i dati di tiratura e diffusione. Si tratta di migliaia di copie, stampate solo per "far numero" e non transitate nemmeno dal circuito delle edicole e degli abbonamenti. Ma sarebbe comunque un traffico marginale, rispetto al "trucco" contabile messo in atto per quanto riguarda le copie digitali»; il 4 dicembre 2017, i rappresentanti sindacali de "Il Sole-24 ore" e del "Corriere della Sera" hanno chiesto conto al direttore Luciano Fontana della vistosa recensione dell'ultimo libro dell'ex direttore Roberto Napoletano, travolto dall'inchiesta giudiziaria sulla casa editrice. Si legge su un articolo de "il Fatto Quotidiano" dello stesso giorno: «Nel mirino di alcuni giornalisti del Sole 24 Ore era finito direttamente Federico Fubini, il vicedirettore del Corriere autore dell'articolo pubblicato a pagina 10 del quotidiano sulla presentazione del libro Il Cigno nero e Il Cavaliere Bianco. Nel testo non viene mai citata l'inchiesta che vede Napoletano e gli ex vertici dell'editrice di Confindustria, Donatella Treu e Benito Benedini rispettivamente ex amministratore delegato ed ex presidente del gruppo, indagati nel filone dell'inchiesta del pm Gaetano Ruta per false comunicazioni sociali. I giornalisti del Sole nei tweet si sono quindi precipitati a ricordare non solo che Napoletano è indagato, ma anche che ha costituito un trust in cui ha allocato i suoi immobili. Dopo una serie di scambi infuocati e distinguo tra libro e inchiesta il vicedirettore del Corriere di via Solferino ha ammesso di aver sbagliato»; il 7 marzo 2018, secondo l'agenzia di stampa "Radiocor", «la procura di Milano ha chiesto una proroga delle indagini sul gruppo editoriale. Gli inquirenti vogliono più tempo per vagliare le posizioni dell'ex presidente del Sole 24 Ore (ed ex numero uno della Fondazione Fiera Milano) Benito Benedini, dell'ex amministratore delegato Donatella Treu e dell'ex direttore del quotidiano Roberto Napoletano. I tre sono indagati per false comunicazioni sociali, ma la scadenza delle indagini, prevista al 9 marzo, impedirebbe alla procura di acquisire alcuni atti che attende. Sarebbero invece completi gli accertamenti su altri 7 indagati nel caso per appropriazione indebita»; a giudizio degli'interroganti vi è un rallentamento dell'inchiesta giudiziaria a carico di indagati per reati gravissimi a carico di potenti personaggi ai vertici di Confindustria, che predicano l'altrui trasparenza pubblica, praticando la più totale opacità negli affari e malaffari, ben difesi da principi del foro, con il gruppo "Il Sole-24 ore" che continua a macinare perdite, le azioni crollate in 7 anni del 95 per cento del valore, i posti di lavoro di giornalisti e poligrafici a rischio, mentre l'ex direttore Roberto Napoletano, dopo aver messo al riparo i propri beni in un trust , continua a pontificare sui mass media e salotti televisivi, dopo aver ricevuto una liquidazione di 700.000 euro per i disastri provocati, si chiede di sapere se il Governo sia a conoscenza della situazione descritta. Atto n. 4-00120 LANNUTTI Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: le nuove norme sull'onorabilità dei banchieri, in applicazione della direttiva europea 2013/36/UE (CRD IV), prevedono che il semplice fatto di un procedimento giudiziario a carico di un amministratore di una banca rilevi ai fini dell'onorabilità e quindi in merito alla decadenza dall'incarico; il caso dell'amministratore delegato di Monte dei Paschi di Siena, Marco Morelli, è solo il più eclatante e si accompagna all'apparente imbarazzo del Ministro dell'economia e delle finanze, Pier Carlo Padoan, che da 3 anni non firma il decreto attuativo delle nuove severe norme europee sui requisiti tecnici e morali dei banchieri, dopo il recepimento della citata direttiva da parte del decreto legislativo n. 72 del 2015. The European House-Ambrosetti ha già lanciato l'allarme: tra i 271 consiglieri delle prime 19 banche italiane, ben 63 non avrebbero i nuovi requisiti di "competenza". Se poi si verificassero anche altri requisiti imposti dalle nuove norme (onorabilità, correttezza, indipendenza e disponibilità di tempo), probabilmente dovrebbero lasciare l'incarico metà dei banchieri. La direttiva europea, nota come CRD IV, è del 26 giugno 2013, ma, a quasi 5 anni dal suo varo, per l'Italia resta lettera morta; come scrivono Carlo Di Foggia e Giorgio Meletti su "il Fatto Quotidiano" del 13 settembre 2017, in un articolo dal titolo "Monte dei Paschi, Padoan illusionista dei decreti che deve salvare il soldato Morelli. L'Italia attende dal 2013 l'entrata in vigore delle norme Ue che rendono più severi i requisiti morali dei banchieri. Su 271 consiglieri, almeno 63 sarebbero fuori norma": «Ma al momento dell'entrata in vigore non dovrebbe scattare una revisione dei requisiti di tutti i banchieri? Così scriveva Mario Draghi il 16 giugno 2015, illudendosi che Padoan avrebbe fatto il decreto attuativo "entro l'estate 2015". Nella lettera di diniego all'acquisto della banca Bim da parte della cordata guidata da Pietro D'Aguì, il presidente della Bce avvertiva che, "una volta entrate in vigore in Italia le nuove norme, l'autorità competente dovrebbe verificare nuovamente i requisiti fit and proper di D'Aguì". Quindi di tutti, si deduce. Il Fatto ha chiesto se è prevista la revisione dei requisiti di tutti i banchieri alla luce delle nuove norme. Il ministero dell'Economia non ha risposto. La Bce ha risposto che una decisione sarà presa alla luce del nuovo decreto. Padoan sembra orientato a proteggere i banchieri italiani dal ciclone che potrebbe travolgerli. In questi due anni di vuoto ci sono state valanghe di nomine. Per esempio nel 2016 sono stati eletti consiglio di sorveglianza e consiglio di gestione dell'Ubi, il cui stato maggiore è quasi interamente imputato per gravi reati commessi nella gestione della banca. Per non parlare delle ripetute nomine ai vertici delle due banche venete avviate verso il baratro»; considerato che, a quanto risulta all'interrogante: in data 27 aprile 2018, il giudice per le udienze preliminari di Bergamo, Ilaria Sanesi, ha disposto il rinvio a giudizio per il banchiere Giovanni Bazoli, presidente emerito di Intesa Sanpaolo, per l'amministratore delegato di Ubi, Victor Massiah, e per altri 29 imputati, tra cui la stessa banca, in virtù della legge n. 231 del 2001 sulla responsabilità amministrativa degli enti, per la vicenda Ubi banca. Le accuse sono di ostacolo agli organismi di vigilanza e presunte interferenze illecite in vista della formazione dell'assemblea del 2013, tramite raccolta di deleghe che avrebbe influito sulla governance della banca. Il processo, spiega una fonte finanziaria, inizierà il 25 luglio 2018. Il giudice per le udienze preliminari ha accolto la tesi sostenuta dal pubblico ministero Fabio Peluso e ha accolto la richiesta di rinvio a giudizio. Secondo il provvedimento di chiusura indagini, Bazoli, in qualità di presidente dell'Associazione banca lombarda e piemontese, sarebbe accusato di far parte "della cabina di regia" che "decideva le nomine degli organi della banca e delle sue partecipate in condivisione con quelle decise dalla 'commissione Zanetti'", in riferimento a Emilio Zanetti (anch'egli rinviato a giudizio), ex presidente dell'associazione "Amici di Ubi". Il patto "occulto", secondo quanto emerge nell'avviso di conclusione delle indagini, sarebbe "funzionale a garantire" ai soci storici bresciani e bergamaschi "il controllo del governo" di Ubi, consentendo, secondo la tesi accusatoria, di prendere le decisioni cruciali fuori dall'istituto; tra le persone che dovranno affrontare il processo anche il presidente del consiglio di sorveglianza (cds) Andrea Moltrasio, il vicepresidente vicario del cds Mario Cera e Francesca Bazoli, componente del consiglio di sorveglianza di Ubi e figlia del grande vecchio della finanza, Giovanni Bazoli. Oltre a loro, sono stati rinviati a giudizio gli uomini dei due presunti "fronti" all'intero di Ubi, ovvero i bergamaschi: l'avvocato Giuseppe Calvi (ex vice presidente vicario del cds), il commercialista Italo Lucchini (ex cdg), il notaio Armando Santus (vice presidente cds), Mario Mazzoleni (ex cds), Carlo Garavaglia (ex cds), Federico Manzoni (ex cds) e i bresciani: Franco Polotti (ex presidente cdg), Enrico Minelli (ex cds), Flavio Pizzini (vice presidente cdg), Pierpaolo Camadini (cds). Per il capo di imputazione relativo alla illecita influenza sull'assemblea, il processo riguarderà ancora Zanetti, Bazoli, Italo Folonari, Victor Massiah, Andrea Moltrasio, Ettore Medda e Marco Mandelli (entrambi direttori responsabili in Ubi) Giuseppe Sciarrotta e Guido Marchesi (referenti a livello nazionale della gestione libro soci di Ubi), Gemma Maria Baglioni (responsabile raccolta deleghe), Enrico Invernizzi (referente operazioni assembleari), Antonella Bardoni (ex direttrice Confiab), Angelo Ondei (ex presidente Confiab) e i componenti della cdo bergamasca Rossano Breno, Matteo Brivio, Ettore Ongis, Stefano Lorenzi, Giovanni d'Aloia, si chiede di sapere: quali siano le ragioni che avrebbero indotto il Ministro in indirizzo ad attuare quella che all'interrogante parrebbe una forma di protezione dei banchieri italiani dagli effetti delle diffuse critiche che sono seguite alle crisi di Mps, Veneto Banca, Banca Popolare di Vicenza, CariChieti, Cariferrara, Banca Etruria, Banca Marche, vicende che hanno ridotto sul lastrico 500.000 famiglie; se si ritenga che i comportamenti descritti, in merito ai requisiti di correttezza imposti dalla citata direttiva europea ed invocati dal presidente della BCE, Mario Draghi, non costituiscano un censurabile vulnus ed una premialità di vantaggio, nonché un incentivo ai banchieri a continuare nelle deplorevoli pratiche che danneggiano il pubblico risparmio, con pregiudizio per famiglie e piccole e medie imprese. Atto n. 4-00121 LANNUTTI Ai Ministri dello sviluppo economico e dell'economia e delle finanze Premesso che: nonostante la direttiva europea 2006/112/CE imponga che l'Iva (imposta sul valore aggiunto) non possa essere applicata sulle componenti di prezzo imposte autoritativamente da enti pubblici o da enti privati su delega pubblica, rendendo così illegittimo il prelievo sulle accise presenti nelle bollette di luce e gas, che non possono costituire base imponibile Iva, le società erogatrici di gas o energia continuano ad applicare l'Iva anche sulle accise dovute allo Stato (calcolate sulle forniture di gas o energia); tale meccanismo tributario, discutibile in base alla legge nazionale, dichiarato illecito da alcune sentenze, appare erroneo per l'ordinamento europeo, ha indotto alcuni giudici di pace ad emettere sentenze di condanna contro tale illecita prassi (luglio 2015, giudice di pace di Venezia contro Enel su ricorso di un cittadino del Veneto, che ha ingiunto ad Enel di rimborsare al consumatore circa 103 euro per l'Iva applicata in bolletta sulle accise, affermando la presenza illegittima dell'imposta applicata su un'altra tassa; maggio 2016, sempre il giudice di pace di Venezia ha condannato Eni divisione Gas & Power e GDF Suez Energie a rimborsare un utente per lo stesso principio: un tributo non può gravare su un altro analogo, senza un'espressa statuizione legislativa); il giudice ha richiamato il principio stabilito dalla Corte di cassazione a sezioni unite nella sentenza n. 3671/97, secondo il quale, salvo deroga esplicita, un'imposta non costituisce mai base imponibile per un'altra, rendendo così illecita l'Iva applicata su tutte le voci che compaiono in bolletta (quindi sull'importo totale), ma esclusivamente sui servizi di vendita e sui servizi di rete, per tutte le bollette di luce e gas in cui siano presenti accise o addizionali regionali; i consumatori possono richiedere la restituzione dell'Iva pagata in eccedenza a società erogatrici di gas o energia sulla base della regola dell'"ingiustificato arricchimento" (art. 2041 del codice civile) ovvero, in subordine, del risarcimento del danno (art. 2043 del codice civile), entro il termine di prescrizione di 10 anni (quindi per tutte le bollette pagate dall'anno 2008), con una media annua su un consumo medio di 1.000 euro, di circa 150 euro (quindi 1.500 euro per il decennio); l'Enel, a seguito della sentenza del 2015, ha affermato che "l'applicazione delle accise e dell'Iva e il relativo pagamento, sono a carico del venditore della commodity che ha poi il diritto di richiederne il pagamento ai consumatori finali". Enel o all'azienda venditrice, scansando l'onere, effettua un prelievo sulle bollette di luce e gas sui clienti finali addossando loro l'onere di dimostrarne l'illegittimità, nonostante una sentenza pilota che ha decretato l'illegittimità dell'applicazione dell'Iva su una tassa risalente al 2012, quando il giudice di pace di Venezia, in applicazione della sentenza n. 238 del 2009 della Corte costituzionale, ha condannato l'azienda responsabile dei servizi ambientali in Veneto a restituire agli utenti l'Iva indebitamente applicata sulla Ta.Ri e sulla Tia, le tariffe di igiene ambientale; una sentenza della Corte di cassazione del marzo 2016 ha stabilito che l'Iva al 10 per cento non può essere applicata sulla Ta.Ri, a pena di duplicazione di imposizione fiscale, e che la competenza è del giudice ordinario, non di quello tributario; l'ex Autorità per l'energia elettrica, il gas e il sistema idrico (Aeegsi), ora ARERA, che ha previsto di addossare, con la delibera 1° febbraio 2018, n. 50, sulle spalle di famiglie, consumatori e utenti dei servizi elettrici in regola con i pagamenti gli oneri non recuperabili per mancato incasso degli oneri di sistema, quantificati in circa un miliardo di euro su base annua a difesa degli interessi delle imprese inadempienti, tentando di spalmare sugli incolpevoli consumatori e sulle famiglie, già saccheggiate da rincari, balzelli e vincoli imposti dall'Autorità (che ad opinione dell'interrogante sembra tutelare gli interessi delle imprese fornitrici, i cui costi sono tra i più elevati d'Europa), il mancato recupero degli utenti morosi, siano essi allacci di energia elettrica abusivi non pagate o altre fattispecie di consumi non recuperati. A giudizio dell'interrogante l'Agenzia potrebbe riordinare una giungla di tasse gravanti sulle famiglie, offendo così una tangibile tutela dei diritti dei consumatori ed utenti dei servizi elettrici e del gas, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo ritengano di intervenire con urgenza, per bloccare il prelevamento dell'Iva sulle accise delle bollette di luce e gas; quali misure urgenti intendano adottare, per evitare che le società erogatrici possano continuare impunemente ad applicare l'Iva anche sulle accise dovute allo Stato (calcolate sulle forniture di gas o energia), in assenza dell'azione collettiva o " class action ", che potrebbe permettere di azionare un unico giudizio per ottenere il risarcimento del danno subito da un gruppo di cittadini danneggiati dal medesimo fatto così riducendo i costi, decongestionando la giustizia, soffocata da milioni di procedimenti giudiziari singoli, e garantendo la certezza del diritto, l'efficacia e l'equità del risultato. Atto n. 4-00122 LANNUTTI Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: titola «Paga l'auto con l'assegno, maxi multa da 6mila euro. Grosseto, si dimentica la scritta "non trasferibile" quando versa 2.500 euro il ministero delle Finanze gli presenta il super conto»: un articolo su "Il Tirreno" del 6 maggio 2018 firmato da Luca Signorini, raccoglie lamentele ed incredulità degli incolpevoli cittadini, rei di non essere stati informati dalle banche e dalle istituzioni; si legge: «I casi sono diversi ma la reazione è sempre la stessa: incredulità, ira, spavento. La portata del fenomeno è in aumento, alla Ragioneria Generale dello Stato di Firenze, competente per tutta la Toscana, ci sono quattro audizioni al giorno e l'agenda è piena fino a luglio. Appuntamenti a perdita d'occhio. Centinaia di cittadini toscani con lo stesso problema: hanno ricevuto un verbale di contestazione (in gergo giuridico si chiama "oblazione"). Il mittente è per tutto lo stesso: il ministero dell'Economia e delle Finanze. Secondo il Mef queste persone hanno violato il decreto legislativo 90 del 2017: la legge antiriciclaggio. (...) Adusbef Toscana ne segue a decine di persone con sorte simile. Spiega l'avvocato Davide De Gaetano dell'associazione a difesa degli utenti dei servizi bancari e finanziari: "Secondo noi vi è anche una corresponsabilità delle banche, che dovrebbero mettere a conoscenza il cliente e correntista a cosa va incontro con un vecchio blocchetto di titoli di credito". Invece le banche non hanno obbligo di legge in questo senso"; in un altro punto dell'articolo si legge: «In realtà non sono criminali incalliti. Sono cittadini comuni. Il corpo del reato, per tutti, è un assegno superiore a 999,99 euro privo della dicitura "non trasferibile", la clausola che servirebbe anche per contrastare l'evasione. Magari è stato utilizzato per pagare il funerale del nonno, un regalo al figlio, un matrimonio, l'acquisto di un'auto. Nonostante il flusso di denaro sia trasparente e tracciabile, con fatture e contratti come prova, il Mef fin qui non ha sentito ragioni. E per chiudere il contenzioso invia a tutti una proposta di oblazione - il pagamento di una cifra concordata, senza contestazione - dell'importo di 6.000 euro, da versare entro 60 giorni dal ricevimento della comunicazione. (...) Altrimenti scatta la sanzione per truffa e riciclaggio: minimo 3.000, massimo 50.000 euro. Il procedimento è sempre doppio: viene avviato sia per chi emette l'assegno (il soggetto traente) sia per il beneficiario (cioè chi lo incassa). Succede, dunque, come a Gabriella Biserni di San Giovanni Valdarno che per acquistare un'auto si fa compilare l'assegno da 10.900 euro dallo stesso concessionario con il risultato che l'oblazione arriva sia a lei che al rivenditore. "Abbiamo avuto la sensazione di essere tutti un po' rimbambiti - ironizza Gianluigi Aquilini, umbro, promotore del gruppo Facebook "Maxi sanzione per assegno privo del non trasferibile", che oggi ha 2.000 aderenti e 20.000 visitatori al giorno - secondo la legge abbiamo sbagliato, anche se la direttiva europea (la 849 del 2015, ndr) recepita dalla legge italiana non cita mai gli assegni. Comunque questi sono tutti pagamenti fatti in buonafede con vecchi carnet di assegni privi della dicitura "non trasferibile", che andava inserita a mano»; considerato che: il decreto legislativo 21 novembre 2007, n. 231, recante l'attuazione della direttiva 2005/60/CE sulla prevenzione dell'utilizzo del sistema finanziario a scopo di riciclaggio dei proventi di attività criminose e di finanziamento del terrorismo, è stato da ultimo modificato ed integrato dal decreto legislativo 25 maggio 2017, n. 90, il cosiddetto decreto antiriciclaggio, che a sua volta ha attuato la direttiva (UE) 2015/849 di modifica della normativa comunitaria del 2005; la nuova lettera dell'articolo 49, al comma 5, recita che "Gli assegni bancari e postali emessi per importi pari o superiori a 1.000 euro devono recare l'indicazione del nome o della ragione sociale del beneficiario e la clausola di non trasferibilità"; in virtù di questa norma, molti ignari cittadini, che si sono rivolti all'Adusbef, (Associazione difesa utenti dei servizi bancari e finanziari) sono stati ingiustamente accusati di riciclaggio e il Ministero dell'economia e delle finanze sta comminando loro delle pesantissime multe (dai 3.000 ai 50.000 euro), con possibilità di definizione del procedimento solo tramite oblazione (pagamento in misura ridotta pari alla terza parte del massimo della sanzione prevista per la violazione commessa (circa 16.000 euro) o, se più favorevole, pari al doppio del minimo della sanzione (6.000 euro), come stabilito dall'articolo 65, comma 9. Si rischia, dunque, di dover pagare, per un importo di poco superiore ai 1.000 euro, un'oblazione di 6.000 euro o una sanzione minima di 3.000 euro; il comma 4 dell'articolo 49 stabilisce soltanto che: "I moduli di assegni bancari e postali sono rilasciati dalle banche e da Poste Italiane S.p.A. muniti della clausola di non trasferibilità. Il cliente può richiedere, per iscritto, il rilascio di moduli di assegni bancari e postali in forma libera". La dicitura "non trasferibile" può essere infatti anche trascritta manualmente; a quanto risulta banche e Poste non hanno provveduto a ritirare i blocchetti degli assegni bancari e postali, omettendo di informare la clientela sui rischi che potevano correre con la nuova normativa sull'antiriciclaggio, staccando assegni per importi superiori ai 1.000 euro. I soggetti interessati, dagli istituti di credito ai notai, sono obbligati esclusivamente alla comunicazione alle autorità competenti dell'amministrazione finanziaria dell'avvenuta emissione o incasso dell'assegno non conforme alla normativa vigente, si chiede di sapere quali urgenti iniziative il Ministro in indirizzo intenda attivare, compresa una sanatoria per quei cittadini che hanno emesso assegni bancari e postali in buona fede, per evitare che debbano pagare per l'omessa informazione degli istituti di credito bancari e postali. Atto n. 4-00123 BONFRISCO Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Premesso che: il 30 aprile 2018, parlando a Ramallah durante una riunione del Consiglio nazionale palestinese, il presidente dell'ANP, Abu Mazen, ha espresso posizioni quanto meno controverse, di chiari contenuti antisemiti; un video diffuso in rete e numerosi reportage della stampa internazionale attestano, in particolare, come Abu Mazen abbia esplicitamente attribuito al comportamento tenuto dagli ebrei la causa dell'Olocausto, aggiungendo nel suo discorso i peggiori stereotipi creati dalla propaganda razzista durante i secoli; non contento, il leader dell'ANP ha, altresì, proposto ai suoi interlocutori una propria personale rivisitazione della storia contemporanea, secondo la quale Hitler non avrebbe perseguito l'obiettivo di sterminare il popolo ebraico; è invece noto come ben 6 milioni di ebrei innocenti furono uccisi senza pietà nelle camere a gas, unicamente per la loro appartenenza etnica e religiosa; le sconcertanti dichiarazioni del leader palestinese sono giunte proprio mentre Israele si accinge a celebrare i 70 anni dalla propria fondazione; ricorre, altresì, il settantesimo anniversario della nascita delle relazioni diplomatiche tra il nostro Paese e lo Stato d'Israele, circostanza che ha contribuito a suggerire di far partire proprio da Israele il giro d'Italia, mentre Gerusalemme insigniva Gino Bartali della cittadinanza onoraria, per quanto fatto dal ciclista italiano per salvare la vita degli ebrei durante il regime fascista; nonostante il leader palestinese si sia successivamente scusato, peraltro con una formula dalla quale non risulta essere intervenuta alcuna smentita dei concetti precedentemente espressi, Israele ha ufficialmente definito Abu Mazen "un patetico negazionista"; appare necessario stigmatizzare nel modo più fermo possibile le parole di Abu Mazen, riconsiderandone anche il ruolo nel processo di pace in Medio Oriente e sottoponendo a delle condizioni politiche la prosecuzione degli aiuti garantiti anche dal nostro Paese all'ANP, anche sotto forma di partecipazione attiva alla formazione del personale delle forze di sicurezza palestinesi, si chiede di sapere: per quali ragioni il Governo italiano abbia esitato a condannare vigorosamente le vergognose parole antisemite attribuite ad Abu Mazen; quali misure conti di assumere per indurre la leadership palestinese ad adottare permanentemente una narrativa ed atteggiamenti più equilibrati e responsabili a proposito dell'Olocausto e delle cause che lo determinarono; se non ritenga di dover interrompere alcuni programmi di cooperazione in atto a profitto dell'ANP, in particolare sospendendo la partecipazione del nostro Paese all'addestramento delle forze di sicurezza palestinesi e l'erogazione di fondi concessi a qualsiasi titolo a coloro che amministrano la Cisgiordania e la Striscia di Gaza, fintanto che non si avranno prove tangibili che la predicazione dell'odio sia terminata; se non intenda infine anche chiedere alle competenti autorità della Commissione europea di condizionare la concessione dei 42,5 milioni di euro promessi ai palestinesi lo scorso gennaio alla fine immediata di ogni incitamento alla violenza. Atto n. 4-00124 ARRIGONI FAGGI Al Ministro dell'interno Premesso che, a quanto risulta agli interroganti: nella giornata di lunedì 30 aprile 2018 si è consumato nei pressi della stazione ferroviaria di Olgiate Molgora (Lecco) quello che è soltanto uno degli ultimi episodi di violenza compiuto da bande di giovani extracomunitari, spesso minorenni, che da almeno 6 mesi agiscono sui treni e nelle stazioni della tratta ferroviaria Lecco-Milano; questo grave episodio che ha visto suo malgrado coinvolto il giovane titolare di un negozio di alimentari nei pressi della stazione, selvaggiamente aggredito per aver rifiutato dopo l'orario di chiusura l'ingresso nel suo esercizio commerciale ad una decina di minorenni maghrebini, non risulta essere che il culmine di un crescendo di violenza e insicurezza che all'inizio del mese di aprile ha registrato anche il brutale pestaggio una ragazza di 18 anni su un treno serale della tratta Lecco-Milano; casi simili vengono riportati ormai regolarmente dalle cronache locali: a fine gennaio erano stati denunciati dei ragazzini che minacciavano sui treni i pendolari con armi ad aria compressa; il 25 gennaio un ragazzo tunisino era stato aggredito con calci e pugni e derubato da due marocchini nella stazione di Lecco; pochi giorni più tardi, il 29 gennaio, sono stati un libanese e un marocchino a rapinare un altro passeggero su un treno all'altezza della stazione di Airuno; sempre il 29 gennaio in orario serale, a Lecco, un pensionato veniva affrontato da un giovane parzialmente travisato che tentava di rapinarlo per poi desistere alla reazione della vittima; il 31 gennaio un giovane italiano veniva aggredito da due persone e privato di denaro contante lungo la tratta Calolziocorte-Lecco Maggianico; l'8 febbraio una donna è stata invece scippata della borsa nel sottopasso della stazione di Calolziocorte da due cittadini albanesi. Per arrivare alla cronaca più recente, poco più di un mese fa, nella stazione di Lecco è andata in scena una rissa tra gruppi di stranieri di diverse etnie, mentre il 21 marzo venti ragazzini tra i 15 e i 17 anni hanno assediato il bar della stazione di Calolziocorte trafugando la merce in vendita e nulla hanno potuto i proprietari; le indagini condotte dai Carabinieri delle compagnie di Merate e Lecco hanno consentito, ad inizio febbraio, di identificare gli autori di alcuni di questi fatti e di denunciarli alla competente autorità giudiziaria. Due marocchini di 19 e 20 anni, residenti in provincia di Lecco, sarebbero ritenuti infatti responsabili dell'episodio del 25 gennaio; a un 19enne libanese residente in città e a un minore, originario del Marocco, residente a Sondrio, sarebbe stata imputata la rapina del 31 gennaio, mentre sempre al minore e a un 20enne del Burkina Faso sarebbero ascrivibili i due episodi commessi il 29 gennaio a Lecco e ad Airuno; una successiva e più vasta attività d'indagine del comando dei Carabinieri di Vimercate ha permesso di notificare, il 24 aprile 2018, ordinanze di custodia cautelare in carcere emesse dal tribunale dei minorenni di Milano e dal tribunale di Monza per una baby gang di 8 ragazzi composta da due italiani maggiorenni e da 6 minorenni, tra cui un italiano, due marocchini, due romeni e un egiziano che commetteva rapine sui treni; considerato che: gli episodi contestati risulterebbero in totale 21, tra novembre e dicembre 2017, lungo la tratta ferroviaria Lecco-Milano e sui mezzi pubblici dell' hinterland milanese. Il fatto più grave si sarebbe consumato a Olgiate Molgora dove due componenti della banda hanno avvicinato un giovane che si trovava nel sottopasso della stazione e, dopo averlo minacciato pesantemente e avergli strappato il cellulare, lo avrebbero obbligato a seguirlo (di fatto sequestrandolo) e una volta arrivati ad un bancomat lo avrebbero costretto a prelevare la somma di 1.000 euro. Ritornati in stazione lo avrebbero quindi fatto salire sul primo treno in arrivo, senza cellulare in modo da non dargli tempo di chiamare tempestivamente il 112 e ritagliandosi così spazio per la fuga. Sempre a Olgiate Molgora, in un altro momento, un viaggiatore era stato derubato di 60 euro, dello smartphone e di un pacchetto di sigarette; mentre ad Airuno sono stati depredati portafogli, tablet e cuffie a una persona che si trovava sul treno e che era stata minacciata con pistola e coltello. Così come alla stazione di Cernusco-Merate due rapine avevano fruttato un cellulare e denaro contante e a Calolziocorte un viaggiatore era stato fermato e costretto a consegnare, sotto minaccia di una pistola e un coltello puntati, il portafoglio e il telefono cellulare; le baby gang specializzate in rapine sui treni della tratta Milano-Lecco, sgominate nei giorni e nei mesi scorsi dalle compagnie dei Carabinieri di Merate, Lecco e Vimercate, con ogni probabilità non erano le sole in azione tra il capoluogo meneghino e quello lariano, dato che un altro manipolo di giovanissimi sembra essere entrato in azione, spadroneggiando in treno come in stazione, come documenta l'episodio del 30 aprile a Olgiate Molgora; nei giorni successivi al 30 aprile ai crimini elencati e già oggetto di un precedente atto di sindacato ispettivo a firma degli interroganti (4-00092), sono venuti alla luce nuovi episodi delinquenziali di considerevole gravità; questi episodi riguardano il pestaggio, avvenuto lunedì 30 aprile su un treno in direzione Milano tra le stazioni di Lecco e Calolziocorte, di un ragazzino di 15 anni aggredito da 8-10 coetanei extracomunitari nel tentativo riuscito di rubargli lo smartphone ; il furto ad opera di un giovane gambiano senza fissa dimora di un portatile nella serata di venerdì 4 maggio su un treno in direzione Lecco, all'altezza di Carnate e, nel primo pomeriggio di domenica 6 maggio, la gravissima aggressione su un treno partito da Milano e diretto a Lecco ai danni di un agente non in servizio della Questura di Lecco, intervenuto per proteggere il capotreno accerchiato durante l'esercizio delle sue funzioni da una banda di 8 extracomunitari; entrambe le vittime delle due aggressioni hanno avuto bisogno di cure mediche per le quali sono state accompagnate in ospedale; due degli extracomunitari che sono stati individuati tra gli autori dell'aggressione all'agente di Polizia e che sono stati arrestati nella stazione ferroviaria di Calolziocorte, da notizie apparse sugli organi di informazione, sarebbero richiedenti asilo di nazionalità nigeriana; il gambiano autore del furto è stato arrestato e rimesso in libertà per sospensione della pena a 4 mesi di reclusione; recenti controlli effettuati nella stazione di Lecco e su un treno partito da Lecco in direzione Bergamo da parte della Polizia ferroviaria hanno consentito di denunciare all'autorità giudiziaria un marocchino irregolare per furto aggravato e porto di armi od oggetti atti a offendere e un tunisino con precedenti penali per reati contro il patrimonio e contro la persona per ricettazione, appropriazione di cose smarrite e porto di armi od oggetti atti a offendere; il prefetto di Lecco, interpellato dagli interroganti sulla questione, ha assicurato che il piano di sicurezza per le stazioni, adottato in sede COSP (centro operativo soccorso pubblico), nell'ambito di specifici progetti ritenuti prioritari per il territorio, e sul quale anche il Ministero dovrebbe essere informato con specifici report , risulterebbe dare buoni esiti a seguito del rafforzamento delle misure di controllo del territorio e degli interventi delle forze di polizia all'interno delle stazioni; sempre secondo il prefetto sarebbe stato richiesto più volte un potenziamento del servizio di Polizia ferroviaria competente al compartimento di Milano, e che per quanto riguarda gli ultimi episodi di violenza registrati sarebbero in corso le indagini che dovranno essere poi valutate anche in vista della proroga del citato piano straordinario per la sicurezza; non è più accettabile che servizi essenziali per i cittadini come quello del trasporto ferroviario o che luoghi come le stazioni siano diventati zone di spaccio, rapine e violenza e che, giustamente, siano percepiti dalla popolazione come estremamente pericolosi, si chiede di sapere: quali provvedimenti il Ministro in indirizzo intenda adottare per garantire la sicurezza dei cittadini utenti del servizio di trasporto pubblico nelle tratte ferroviarie lombarde, nonché del personale viaggiante; quale sia lo status degli extracomunitari autori dei crimini elencati e fermati dalle forze dell'ordine, in particolare se tra loro risultino irregolari, richiedenti asilo, titolari di protezione internazionale (rifugiato o protezione sussidiaria) o umanitaria e, in caso affermativo, quali provvedimenti si intenda adottare in ordine al rimpatrio ovvero al mantenimento dei benefici connessi ai programmi di protezione. Atto n. 4-00125 BORGONZONI Al Ministro dell'interno Premesso che, a quanto risulta all'interrogante: il programma televisivo di LA7 "Non è l'arena", nell'ultimo mese, ha dedicato più servizi ed approfondimenti riguardo al caso delle tre sorelle Napoli (Irene, Anna ed Ina) residenti nel paese di Mezzojuso (Palermo) e titolari di un'azienda agricola, con 90 ettari di terreno al confine con Corleone; le titolari dell'azienda agricola hanno dichiarato di aver già depositato 28 denunce sui fatti che da alcuni anni stanno subendo, che passano da minacce a raid di bovini spinti dentro ai loro terreni per distruggerne le coltivazioni, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa e di altre situazioni simili e come intenda intervenire per tutelare le persone vessate da comportamenti come questi, di chiaro stampo mafioso. Atto n. 4-00126 GIACOBBE Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Premesso che: il decreto a firma del direttore generale per la promozione del sistema Paese del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale n. 3615/2501 dell'8 gennaio 2018 stabilisce l'assegnazione a docenti con contratto locale dell'insegnamento di numerose materie come lingua e letteratura inglese, matematica e fisica, scienze, arte, scienze motorie, tecnologia e musica, depauperando il carattere distintivo dell'offerta formativa della scuola italiana, pubblica e statale, come sancito dalla Costituzione; ciò genera a giudizio dell'interrogante un evidente contrasto con la volontà espressa nel decreto legislativo n. 64 del 2017, che intende invece potenziare e rafforzare la presenza delle istituzioni scolastiche statali all'estero e gli strumenti per la promozione della lingua e della cultura italiana nel mondo; il decreto ministeriale prevede un numero limitato di cattedre da affidare a contrattisti locali, in contrasto con il nostro sistema scolastico, determinando una serie di disfunzioni che rischiano di compromettere il regolare svolgimento delle attività didattiche; esso non rispetta le finalità della scuola italiana e del suo carattere pubblico, togliendo ai nostri istituti scolastici all'estero gli indispensabili standard di qualità e di professionalità della scuola statale; le scuole italiane statali con sedi a Parigi, Istanbul e Addis Abeba hanno già evidenziato difficoltà applicative circa la possibilità di sostituire il personale di contingente con contrattisti locali, come previsto dal decreto ministeriale; nella sede dell'istituto italiano statale omnicomprensivo di Asmara si segnala, nel breve termine, la riduzione di circa 15 cattedre di contingente nella scuola secondaria di primo e di secondo grado; le criticità denunciate dal personale scolastico della scuola statale di Asmara nell'appello rivolto al Presidente della Repubblica sono: l'assenza di personale locale in possesso dei titoli di studio, la mancanza delle abilitazioni necessarie e delle certificazioni linguistiche di livello avanzato di conoscenza della lingua italiana e che di conseguenza, sia per il presente anno scolastico che per il prossimo, non è possibile reclutare presso la sede di Asmara alcun docente locale, tenuto conto che il Governo eritreo richiede, per l'assunzione dei contrattisti di nazionalità eritrea, il possesso del " release " (cioè il congedo dal servizio militare) estremamente difficile da ottenere, si chiede di sapere quali azioni intenda promuovere il Ministro in indirizzo in relazione alla scuola italiana di Asmara e se applicare una deroga al decreto ministeriale n. 3615/2501, con l'invio di personale docente di ruolo con comandi annuali, così come previsto dall'art. 24 del decreto legislativo n. 64 del 2017 rubricato "Assegnazioni temporanee e invio in missione", al fine di consentire alla scuola di Asmara di avvalersi di docenti in possesso delle professionalità richieste dagli ordinamenti didattici della nostra scuola statale. Atto n. 4-00127 GALLONE TOFFANIN Ai Ministri dello sviluppo economico e dell'istruzione, dell'università e della ricerca Premesso che: Margherita Magello è stata barbaramente assassinata il 20 gennaio 1976 nella sua abitazione con 59 coltellate. Per quell'efferato crimine è stato condannato a 18 anni di reclusione dalla Corte d'assise d'appello di Venezia, con la pena che venne confermata dalla Corte di cassazione, nel 1982, Massimo Carlotto, poi a giudizio delle interroganti graziato ingiustamente, per motivi di salute; Massimo Carlotto, che ha goduto e gode ancora oggi di ottima salute, è diventato uno scrittore di successo ed avrebbe ampiamente lucrato sulla vicenda che lo ha visto protagonista; dal 18 maggio 2018, ogni venerdì alle 21, conduce, su RAI 4, 24 puntate del format americano "Real criminal minds", una selezione di episodi della popolare serie televisiva americana dedicata ai profiler dell'Fbi e prodotta dagli "ABC studios", che racconta le gesta di noti serial killer americani; la scelta di far condurre un programma che racconta ciò che hanno fatto dei pluriassassini, da persona riconosciuta e condannata dallo Stato, è secondo le interroganti assolutamente deplorevole e profondamente irrispettosa; ciò che indigna maggiormente è che tale scelta, operata a parere delle interroganti con una totale mancanza di attenzione e rispetto per la vittima e i suoi familiari, sia stata fatta dalla televisione di Stato, lo stesso Stato che ha condannato Massimo Carlotto per l'efferato omicidio di Margherita, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo, ciascuno nell'ambito della propria competenza, ritengano opportuno che una persona condannata per un efferato omicidio abbia la ribalta televisiva e sia invitata a condurre un programma su un canale televisivo edito dalla RAI, società concessionaria in esclusiva del servizio pubblico radiotelevisivo; se il Ministro dello sviluppo economico non ritenga doveroso dissociarsi da una scelta a giudizio delle interroganti assolutamente vergognosa e palesemente diseducativa e fuorviante, che mette in risalto modelli negativi che ledono fortemente l'immagine del nostro Paese e offendono profondamente, in modo particolare, la vittima e i suoi familiari; come sia conciliabile la scelta di una tale conduzione da parte del servizio pubblico con le campagne di sensibilizzazione sul femminicidio. Atto n. 4-00128 MAGORNO Ai Ministri dello sviluppo economico, per lo sport e dei beni e delle attività culturali e del turismo Premesso che: venerdì 11 maggio 2018 si è svolta la settima tappa del Giro d'Italia, la corsa ciclistica a tappe più importante che si tiene sul territorio nazionale; la tappa ha interessato il territorio calabrese con partenza da Pizzo calabro (Vibo Valentia) e arrivo a Praia a Mare (Cosenza); l'evento, come è noto, è seguito in diretta radiotelevisiva da parte del servizio pubblico attraverso Rai Sport, e catalizza l'attenzione di milioni di telespettatori; la copertura mediatica diventa anche un importante strumento di promozione territoriale, soprattutto per comprensori ad alta vocazione turistica come nel caso della costa tirrenica calabrese; nel corso della diretta televisiva da parte di Rai Sport, i cronisti si sarebbero resi responsabili della diffusione di informazioni che avrebbero arrecato discredito al territorio, evocando il caso della nave "dei veleni", archiviato come inesistente dalla Procura nazionale antimafia nel 2009; è stata immediata la reazione indignata di cittadini e istituzioni locali, costretti ad assistere in diretta al dileggio del proprio territorio, senza alcuna possibilità di replica anche in considerazione delle importanti battaglie portate avanti per appurare la verità e per salvaguardare il territorio; il ritorno sui mezzi di comunicazione di notizie destituite di ogni fondamento, tra l'altro per mezzo del servizio pubblico, è stato devastante e a poco sono servite le scuse della Rai; è interesse del territorio e dei cittadini calabresi che venga ricostruita in maniera puntuale tutta la vicenda della telecronaca della tappa, e che si appuri quali sono state le fonti di informazione utilizzate, nonché i motivi per i quali, considerata la gravità della questione, vi sia stato un approccio così superficiale, si chiede di conoscere: se e quali iniziative i Ministri in indirizzo intendano assumere per appurare quanto accaduto, e individuare le precise responsabilità, nel corso della diretta dell'evento sportivo; quali misure intendano assumere, sulla base del contratto di servizio in essere con Rai Sport, per risarcire il territorio calabrese, a tutela della sua dignità a della sua economia, in considerazione della gravissima disinformazione, cui si è stati costretti ad assistere e che, proprio a causa della larga risonanza dell'evento sportivo, si è diffusa ben oltre i confini nazionali. Atto n. 4-00129 BARBARO Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e dello sviluppo economico Premesso che, a quanto risulta all'interrogante: il 9 maggio 2018, si è tenuto un esame congiunto fra "distribuzione centro sud" (Ipercoop) e gruppo AZ, ai sensi dell'art. 47 della legge n. 428 del 1990, relativo alla cessione del punto vendita Ipercoop di Avellino, in via Pescatori, dove sono occupati 139 lavoratori; la realtà acquirente, gruppo AZ di Catanzaro, ha già comunicato il proponimento di chiudere 5 reparti (bar, macelleria, elettronica, panetteria e parafarmacia) e tale provvedimento potrebbe riguardare circa 60 lavoratori della precedente gestione, nel presupposto che tali unità siano da considerarsi non necessarie, visto il format di vendita al pubblico esclusivamente di prodotti confezionati; i lavoratori della Ipercoop di Avellino sono in agitazione dal 10 maggio ed attualmente sono in sciopero, con presidio permanente notturno e diurno all'ingresso del punto vendita; le istituzioni locali non hanno ancora prodotto atti significativi per far fronte alla grave situazione, peraltro aggravata dalla condizione di sofferenza di una piccola città dell'entroterra meridionale, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza della vicenda descritta e se abbiano preso i necessari provvedimenti o intendano prenderne, al fine di scongiurare i licenziamenti e gli esuberi paventati, a seguito della cessione del punto vendita; quali iniziative intendano adottare, qualora dovesse verificarsi l'effettivo esubero di decine di lavoratori della Ipercoop di Avellino, per l'immediato ricollocamento nel mercato dei dipendenti licenziati, le cui famiglie traggono dal loro reddito l'unica fonte di sostentamento. Atto n. 4-00130 LANZI ORTOLANI Ai Ministri dello sviluppo economico e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Premesso che; in data 2 agosto 2017, per la concessione di stoccaggio di gas già in essere "San Potito e Cotignola" (in provincia di Ravenna) concessa con decreto ministeriale del 24 aprile 2009, la Edison SpA ha presentato al Ministero dello sviluppo economico una richiesta di autorizzazione a condurre prove di iniezione in sovrappressione nel giacimento BB1 di San Potito, finalizzate all'ampliamento della capacità di stoccaggio. Attualmente per la richiesta è in corso la verifica di assoggettabilità a valutazione di impatto ambientale (VIA) presso il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare; secondo quanto riportato nella domanda stessa, il giacimento BB1 si sarebbe di fatto dimostrato inadeguato allo stoccaggio, presentando livelli di pressione più alti rispetto ai valori attesi e le ulteriori indagini effettuate con prove di iniezione terminate il 10 luglio 2017 hanno dimostrato in via definitiva che prestazioni di stoccaggio accettabili possono essere raggiunte solo se, in fase di iniezione, si può operare con pressioni dinamiche di fondo superiori all'originaria pressione statica del giacimento; il concessionario sembrerebbe dunque rilevare la presenza di un acquifero, sottostimato in una prima analisi, che, nella domanda e nella relazione di studio del giacimento depositata presso i Ministeri interessati, viene attualmente definito molto attivo, unico, di dimensioni infinite e di spinta molto forte. Questo acquifero che ora si vuole tentare di spiazzare ha invaso completamente anche alcuni pozzi del giacimento BB1; la richiesta di autorizzazione della Edison sembrerebbe pertanto non rispondere ad una reale potenzialità del giacimento ma prendere le mosse dalla necessità economica dell'azienda di aumentare in maniera forzata il rendimento del giacimento BB1 senza tenere adeguatamente conto dei rischi connessi, dato che questa zona è caratterizzata da sorgenti sismogenetiche superficiali a soli 2,5 chilometri di profondità circa, da subsidenza, rischio idrogeologico e liquefazione dei suoli; si rileva in particolare la pericolosità dell'operazione dal momento che lo stoccaggio insiste proprio nell'area epicentrale del disastroso terremoto del 1688, e ciò nonostante la struttura geologica tridimensionale del sottosuolo non è stata ricostruita adeguatamente, come si evince nelle sezioni geologiche allegate al progetto dove non sono rilevate le faglie sismogenetiche che hanno causato lo stesso terremoto, ubicate sia a diversi chilometri di profondità, anche alla profondità a cui si trova la struttura geologica in cui va stoccato il metano; la normativa attualmente in vigore distingue, ai sensi dell'articolo 13 del decreto legislativo 23 maggio 2000, n. 164, tra uno stoccaggio di gas in giacimenti e uno stoccaggio di gas in unità geologiche profonde (acquiferi o cavità saline); tale distinzione sarebbe arbitraria secondo il parere di eminenti scienziati tra cui il professor Enzo Boschi, che ha chiarito a mezzo stampa (come si può leggere in un articolo di Jacopo Giliberto, "Così la scienza contesta il parlamento", su "Il Sole-24 ore" del 29 gennaio 2016, e in un suo articolo, "Tutti i depositi di gas in Italia vanno chiusi. Per legge!", su "Il Foglietto della Ricerca" del 9 marzo 2017), che acqua e gas sempre si contendono lo spazio nelle rocce o nelle sabbie che impregnano e che, anche nel caso di giacimenti vuotati dal gas e non ancora riutilizzati come stoccaggio, l'acqua negli anni di inattività va ad occupare lo spazio lasciato libero dal gas estratto, quindi anche un giacimento depleto può tornare ad essere un acquifero profondo; l'attuale concessione di Edison è rilasciata per stoccaggio in giacimento ma, stante la difformità rilevata dal concessionario rispetto all'autorizzazione in essere e la novità dell'importante presenza dell'acquifero, a parere dell'interrogante la richiesta avanzata dall'azienda non può più configurarsi come ampliamento della capacità di stoccaggio di una concessione vigente ma, piuttosto, come di una nuova richiesta di concessione in unità geologica profonda; l'articolo 70 della legge 28 dicembre 2015, n. 221 ("collegato ambientale"), delega il Governo all'adozione di uno o più decreti legislativi per l'introduzione di un sistema di pagamento dei servizi ecosistemici e ambientali (PSEA): la delega prevede tra i principi e criteri direttivi quello di ritenere precluse le attività di stoccaggio di gas naturale in acquiferi profondi (lett. l) del comma 2); anche se la delega è scaduta il 2 agosto 2016 e non risulta attuata benché il Parlamento abbia in più occasioni evidenziato l'importanza di intervenire sulla materia (si veda il parere espresso dalla VIII Commissione permanente (Ambiente, territorio e lavori pubblici) della Camera in data 6 luglio 2016 in sede di conversione del decreto-legge 24 giugno 2016, n. 113, o ancora con l'articolo 38 del disegno di legge AS 119 nel testo unificato dalla 13ª Commissione (Ambiente) del Senato nella XVII Legislatura), il principio risulta tuttavia ancora valido ai sensi di legge; in conclusione, la situazione registrata nel giacimento BB1 risulterebbe diversa rispetto a quella rilevata al momento della concessione e il giacimento sembrerebbe essere tornato ad essere un acquifero profondo, pertanto, ai sensi del citato articolo 70 della legge n. 221, qualsiasi tipo di stoccaggio dovrebbe essere precluso nel giacimento BB1 di San Potito e la concessione negata, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo intendano dare attuazione all'articolo 70 della legge 28 dicembre 2015, n. 221; se, anche alla luce delle citate osservazioni del professor Boschi, intendano valutare la necessità di aggiornare la normativa sullo stoccaggio di gas, anche prevedendo una definizione specifica di acquifero profondo; se, alla luce dei dati forniti da Edison, ritengano vero che il giacimento depleto BB1 San Potito abbia assunto le caratteristiche di acquifero; se, ai sensi dell'art. 70 della legge n. 221, la concessione di stoccaggio e l'autorizzazione a prove di iniezione in sovrappressione debbano essere negate per il giacimento BB1 di San Potito; se ritengano opportuno rigettare la domanda di Edison SpA presentata come ampliamento di concessione vigente ai sensi dell'articolo 13 del decreto ministeriale 21 gennaio 2011 in quanto le caratteristiche attualmente assunte dal giacimento depleto richiederebbero piuttosto un vaglio per una nuova autorizzazione di concessione in unità geologiche profonde; se ritengano che la non adeguata conoscenza del sottosuolo interessato dalla concessione Edison di San Potito e Cotignola rappresenti una carenza insuperabile al rilascio di qualunque autorizzazione dal momento che lo stoccaggio insiste proprio nell'area epicentrale del terremoto del 1688 e che le ripetute iniezioni ed estrazioni di metano potrebbero destabilizzare le faglie, con il rischio di un nuovo sisma. Atto n. 4-00131 DE PETRIS Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: con il decreto legislativo n. 149 del 2015, in attuazione della legge delega n. 183 del 2014 (cosiddetto Jobs Act), è stata istituita l'agenzia unica per le ispezioni del lavoro denominata "Ispettorato nazionale del lavoro" (INL), di cui, in successiva data, sono stati approvati lo statuto e le normative di organizzazione; l'INL, che dovrebbe avere una propria autonomia organizzativa e contabile ed è posto sotto la vigilanza del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, a cui spetta il monitoraggio periodico sugli obiettivi e sulla corretta gestione delle risorse finanziarie, deve svolgere le attività ispettive già esercitate dal Ministero, dall'INPS e dall'INAIL; a giudizio dell'interrogante inspiegabilmente, il personale dell'Arma dei Carabinieri, appartenente al comando tutela lavoro, in forza presso l'Ispettorato, è stato escluso, con circolare del 30 gennaio 2015, a firma del direttore generale pro tempore dell'attività ispettiva del Ministero, dai benefici economici riconosciuti al personale ispettivo civile, che utilizza il mezzo proprio per lo svolgimento delle attività istituzionali, dal momento che il decreto ministeriale 25 novembre 2014 (cosiddetto decreto incentivi) non pone distinzione alcuna fra il personale civile e quello militare, ma si riferisce alla sola attività espletata; una tale semplificazione amministrativa sembra aver comportato un sostanziale smantellamento dei controlli, se è vero che i morti sul lavoro non sono diminuiti. Nel 2018 i decessi sono già più di 255, come riportato dall'Osservatorio indipendente di Bologna. Arrivano a 450 con le morti sulle strade e in itinere : Giorgio Nebbia, su "il manifesto" del 29 aprile 2018 l'ha giustamente definita "una guerra infinita e a bassa intensità" contro i lavoratori; gli ultimi episodi hanno coinvolto un operaio di 56 anni di origini croate, Dragan Zekic, colpito da una lastra di metallo caduta da oltre 20 metri d'altezza, e Matteo Smoilis, 19 anni, morto sotto gli occhi del padre in un'area Fincantieri a Monfalcone. Il 13 maggio, 4 operai sono stati colpiti da un getto di acciaio fuso presso le Acciaierie venete di Riviera Francia (Padova), e versano tutti in gravi condizioni; in un servizio de "la Repubblica", a firma di Marco Ruffolo, sempre il 29 aprile, viene sottolineato come la sicurezza sul lavoro sia messa a repentaglio anche da trucchi contrattuali, per cui non solo nei cantieri vi sono molti lavoratori con forme precarie che li privano del potere di far valere i loro diritti, ma vi è una sorta di scambio di tipologie. Lavoratori delle pulizie guidano escavatori per la posa dei cavi e florovivaisti lavorano nell'edilizia; adibire all'edilizia lavoratori il cui rapporto è regolato da contratti nazionali di altri comparti è una tecnica per ridurre gli oneri per le misure di sicurezza e per retribuire di meno il lavoro; peraltro, recenti fatti registratisi a Foggia rivelano anche allarmanti metodi corruttivi che affliggono il sistema dei controlli ispettivi, si chiede di sapere: quali intendimenti il Ministro in indirizzo abbia per dare indicazioni all'INL per una reale prevenzione degli infortuni sul lavoro e se non intenda revocare tutte le direttive che, di fatto, escludono i Carabinieri dall'attività di controllo sul rispetto delle regole di sicurezza; se non intenda promuovere una rinnovata e riqualificata valorizzazione degli ispettori del lavoro, onde rendere più efficiente e moderno il sistema dei controlli sulla sicurezza nei cantieri; se non intenda adottare misure finalizzate alla prevenzione della corruzione, quali per esempio la rotazione degli incarichi direttivi nell'INL. Atto n. 4-00132 LAFORGIA Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e dello sviluppo economico Premesso che: FedEx Corporation e TNT Express sono due note società di trasporto specializzate in spedizioni espresse con servizi overnight di posta e plichi, in trasporti via terra, trasporti aerei e servizi logistici; nel maggio 2016 TNT è stata acquisita da FedEx. Con questa operazione il gruppo FedEx è andato ad occupare la seconda piazza del mercato europeo, dietro a Deutsche e DHL; l'obiettivo alla base di tale acquisizione, come si apprende dalle interviste rilasciate dai vertici delle società interessate, era quello di integrare le aree di mercato delle due società e i business complementari per un'offerta globale e più estesa ai clienti e una consequenziale tutela maggiore dei dipendenti; considerato che: la società FedEx express Italy e TNT Global express Italy hanno in corso un progetto di integrazione aziendale che, a seguito dell'acquisizione del 2016, prevede il licenziamento collettivo di 315 lavoratori in FedEx e 46 in TNT; gli esuberi sarebbero dunque 361; il progetto di integrazione aziendale prevede anche il trasferimento di 23 dipendenti FedEx e 92 dipendenti di TNT. A causa delle distanze delle sedi attuali, molto probabilmente anche i citati trasferimenti potrebbero sfociare in ulteriori licenziamenti; la Lombardia, in particolare, è una delle regioni dove sono localizzati molti stabilimenti coinvolti: Cernusco sul Naviglio, Ornago in Brianza Concorezzo, Malpensa, Peschiera Borromeo; per il 17 maggio 2018 è già stato proclamato uno sciopero generale; tenuto conto che: le organizzazioni sindacali Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti, non condividendo il progetto di ridimensionamento, hanno chiesto un incontro urgente al Ministero dello sviluppo economico al fine di salvaguardare l'occupazione e scongiurare i licenziamenti previsti; il volume positivo di affari delle società che propongono gli esuberi dovrebbe consentire la continuità lavorativa dei dipendenti, molti dei quali giovani; le volontà di crescita di imprese multinazionali non possono tradursi negativamente nel licenziamento di lavoratrici e lavoratori italiani, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo non ritengano di adoperarsi per salvaguardare l'occupazione dei 361 lavoratori coinvolti nel piano di integrazione annunciato dalle società FedEx e TNT, tenuto anche conto del volume positivo di affari delle società; in subordine, se non ritengano opportuno convocare urgentemente, nelle sedi appropriate, le parti interessate, stante la grave situazione in cui versano i lavoratori, al fine di assumere i provvedimenti opportuni. Atto n. 4-00133 DE PETRIS Ai Ministri dell'economia e delle finanze, delle infrastrutture e dei trasporti, dello sviluppo economico e dei beni e delle attività culturali e del turismo Premesso che: negli ultimi anni si è verificato un calo abnorme di presenze balneari nella parte storica del litorale di Roma, con Atene, uniche capitali europee sul mare, che, oltre a determinare un danno notevole all'economia del territorio, ha messo in luce la palese assurdità, ormai fuori tempo, del vigente sistema delle concessioni marittime demaniali. Da un lato si assiste al "mare in gabbia", saldamente in mano a "imprenditori del mare", che si macchiano troppo spesso di abusivismo e di violazioni di norme urbanistiche, che mortificano il territorio e, dall'altro, alla sparizione delle poche "spiagge libere" residue nelle quali sia possibile godere liberamente il mare, bene comune inalienabile; ogni osservatore può constatare come gli stabilimenti balneari di Ostia siano posizionati, con paradossale continuità, lungo il "Lungomuro" che si protende per 8,9 chilometri da Ostia levante ad Ostia ponente. Praticamente l'intero lungomare è di fatto "proprietà" degli stabilimenti balneari, salvo tratti residui di spiagge libere, che corrispondono a una decina di piccoli spazi a fronte di ben 70 stabilimenti, alcuni dei quali presentano un fronte mare più esteso della somma di tutte le spiagge libere residue; l'aumento delle tariffe e l'impossibilità di una fruizione equa del mare hanno determinato un abbandono in massa di Ostia e del suo litorale come meta turistica, apportando un calo enorme di presenze balneari nella parte storica del litorale di Roma con una conseguente depressione dell'economica turistica del territorio, principale fonte di reddito; la situazione complessiva del litorale romano, dell'arenile e della fascia costiera di Ostia rappresenta un vero e proprio coacervo di abusivismo, illegalità, corruttela e assenza di gestione pubblica oculata, di controlli, risultando così compromessa che appare sempre più urgente la necessità di interventi decisi per la rimozione delle cause del dissesto idrogeologico, affrontando prioritariamente la questione della gestione degli arenili; l'illegalità sostanziale è diventata norma, imposta dalla prepotenza e dalla corruzione: si tratta non solo di un danno economico al territorio e all'imprenditoria locale, ma di un danno culturale enorme, che mette moralmente in ginocchio l'intera comunità sana della Capitale; da un lato l'abusivismo imporrebbe da parte dei pubblici poteri una lotta serrata e implacabile contro gli abusivi, mentre si presentano troppo spesso conniventi e fiancheggiatori degli abusivi, quando non direttamente interessati, anche a soli scopi elettoralistici; dall'altro lato il risultato più grave dell'abusivismo, tollerato e non combattuto, è un preoccupante fenomeno di dissesto idrogeologico, che colpisce una fascia di popolazione stimabile in decine e decine di migliaia di famiglie dai quartieri di Axa, Casal Palocco, Infernetto, Acilia, Ostia e Ostia antica; la cementificazione selvaggia e incontrastata, troppo spesso tollerata dai pubblici poteri, operata dagli stabilimenti balneari ha costretto alla deviazione per circa 8 chilometri del canale Palocco, importante opera pubblica di bonifica del territorio, determinando la diminuzione della pendenza naturale con la conseguenza di una minore capacità di smaltimento nel mare, causa di frequenti tracimazioni e allagamenti forieri di danni economici rilevanti, all'Infernetto, Axa e zone limitrofe, tutte densamente popolate; in più, la cementificazione selvaggia del litorale ha aggravato le conseguenze del dissesto del territorio, riducendo il terreno sabbioso destinato all'assorbimento, ben oltre i previsti 300 metri da bagnasciuga, provocando, inoltre, con l'aumento esponenziale di bagni e docce abusivi, un notevole inquinamento dell'ambiente con lo scarico diretto nel sottostante sabbioso di acque contenenti saponi e antisolari che percolando raggiungono il mare antistante, che presenta moria di fauna e un permanente velo superficiale untuoso; l'abusivismo poggia la sua forza sul sistema delle concessioni, formalmente pro tempore , ma sempre prorogate tanto da renderle pressoché "ereditarie" con canoni irrisori, che hanno nel tempo determinato un contenzioso di arretrati non soluti spaventoso; altra piaga che aggrava la situazione è la concessione di arenili sotto forma di "guardiania" mediante bandi di "gestione", diversificandoli ad arte dalle "concessioni demaniali" e, di fatto, aggirando più di un ostacolo per far diventare col tempo tali "guardianie" discoteche ed esercizi abusivi di somministrazione di bevande e alimenti, creando di fatto nuovi stabilimenti gestiti spesso con licenze inesistenti oppure abusive per mancanza oggettiva di requisiti; considerato, inoltre, che, a giudizio dell'interrogante: risulta altamente improprio, come invece si verifica, accorpare la questione del sistema delle spiagge libere della zona centrale di Ostia e delle spiagge libere di Castel Porziano e Capocotta con quella degli arenili della zona ad alta urbanizzazione. Tale accoppiamento di tratte assai diverse cerca soltanto di sottrarre i gestori balneari all'obbligo di garantire la prevista metà dell'arenile a spiaggia libera, come prevede il piano di utilizzo degli arenili (il cosiddetto PUA); il sistema delle spiagge libere va affrontato con decisione rimuovendo tutti gli ostacoli all'accesso e alla fruibilità di un bene comune inalienabile, procedendo ad una radicale bonifica dei luoghi, rimuovendo materialmente tutte le opere abusive prodotte e ultimando la demolizione dei numerosi chioschi, che ingombrano le spiagge stesse, bloccando e cancellando l'efficacia degli affidamenti diretti che di fatto aggirano la regolare procedura dei bandi; particolarmente significativa è la vicenda della spiaggia libera ex Arca (Caritas), di proprietà comunale, ridotta ora in condizioni vergognose, diventata negli anni un'autentica discarica. Una spiaggia libera che da 3 anni è praticamente blindata all'interno di un reticolato e di due cancelli di ingresso, uno chiuso con catena e lucchetto e l'altro divorato dalla corrosione. Un tratto di litorale nei pressi della stazione ferroviaria Cristoforo Colombo completamente abbandonato, che dovrebbe essere destinato alla libera fruizione dei cittadini e invece è tenuto prigioniero. Solo l'impegno civile e la lotta di associazioni e di cittadini ha costretto recentemente le autorità a togliere almeno il lucchetto e ad impegnarsi nel procedere a un sopralluogo per verificare lo stato dei luoghi, così da rimuovere il reticolato che insiste sulla spiaggia libera e che viola palesemente l'ordinanza balneare 2018, impedendo il libero accesso alla battigia, si chiede di sapere: se non si ritenga opportuno intervenire con la dovuta tempestività ed energia al fine di verificare la legittimità e congruità delle concessioni, nonché la presenza di abusi relativi alla cementificazione nella fascia dei 300 metri dal bagnasciuga e della loro immediata rimozione; se non si ritenga, inoltre, urgente ripristinare la legalità attraverso la confisca e l'abbattimento immediato delle costruzioni abusive sequestrate; quali iniziative si intenda porre in essere al fine di giungere al più presto al ripristino della piena fruibilità delle spiagge libere del litorale di Ostia, verificando gli abusi perpetrati anche con l'accorpamento con stabilimenti confinanti e contigui, con azioni di stimolo e di controllo di legalità sugli atti e le scelte relative alla demolizione dei chioschi, al ripristino dei siti e all'indizione di nuovi bandi pubblici, congrui e validi per l'assegnazione di nuove concessioni. Atto n. 4-00134 SAPONARA CENTINAIO CAMPARI Ai Ministri dei beni e delle attività culturali e del turismo e delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: le case cantoniere, in capo ad Anas, distribuite sul territorio nazionale, sono 1.244 e solo una parte continua a svolgere il ruolo di supporto all'attività di manutenzione stradale per cui erano state inizialmente concepite; esse rappresentano un patrimonio storico-edilizio importante, soprattutto in quelle regioni in cui le più frequentate arterie di traffico stradale son costellate dalla loro presenza, e spesso risultano dismesse, abbandonate o pericolanti, soprattutto nei territori montani, con conseguente impressione negativa per gli utenti delle strade; in accordo con il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e l'Agenzia del demanio, l'Anas ha promosso nel luglio 2016 un progetto di riqualificazione di parte di queste realtà all'insegna del turismo sostenibile; il progetto di valorizzazione delle case cantoniere è legato a un bando di gara rivolto a soggetti di cui all'art. 45 del decreto legislativo n. 50 del 2016, nel rispetto delle prescrizioni poste dagli artt. 47 e 48 del medesimo decreto legislativo; sono state individuate da Anas 30 case cantoniere la cui ristrutturazione, secondo il progetto pilota di riqualificazione, sarebbe a carico di Anas, mentre al concessionario spetterebbe la corresponsione di un canone di concessione, oltre ad un contributo variabile in funzione del fatturato generato dall'attività imprenditoriale; il valore complessivo stimato per la realizzazione del progetto ammonterebbe a 47.076.933,50 euro; la riqualificazione delle case cantoniere si pone come un obiettivo importante per il recupero del patrimonio edilizio esistente, per la valorizzazione dell'ambiente circostante, in un'ottica di risparmio e tutela del suolo, nonché come opportunità di creare strutture ricettive alternative e sostenibili per un tipo di turismo di nicchia (turismo lento) che sempre di più si sta affermando, si chiede di sapere: quale sia lo stato di avanzamento del progetto di riqualificazione delle case cantoniere, promosso da Anas nel luglio 2016 a fini turistico-culturali; quante case cantoniere, tra quelle individuate, siano state effettivamente coinvolte nella riqualificazione e quale sia l'ammontare effettivo dei contributi assegnati da Anas per la loro riqualificazione; se i Ministri in indirizzo ritengano di rinnovare il progetto estendendolo ad altre case cantoniere; quale sia il destino di quelle case cantoniere non rientranti nel progetto, che presentano un avanzato stato di abbandono. Atto n. 4-00135 PILLON CENTINAIO ARRIGONI AUGUSSORI BAGNAI BARBARO BERGESIO BONFRISCO BORGHESI BORGONZONI Simone BOSSI Umberto BOSSI BRIZIARELLI BRUZZONE CALDEROLI CAMPARI CANDIANI CANDURA CANTU' CASOLATI DE VECCHIS FAGGI FERRERO FREGOLENT FUSCO IWOBI MARIN MARTI MONTANI NISINI OSTELLARI PAZZAGLINI Emanuele PELLEGRINI PEPE PERGREFFI PIANASSO PIROVANO Pietro PISANI PITTONI PIZZOL PUCCIARELLI RIPAMONTI RIVOLTA ROMEO RUFA SAPONARA SAVIANE SBRANA SIRI SOLINAS STEFANI TESEI TOSATO VALLARDI VESCOVI ZULIANI Al Presidente del Consiglio dei ministri Premesso che: in data 5 aprile 2018 è stato pubblicato sul sito internet della Commissione per le adozioni internazionali (autorità centrale italiana in materia di adozione di minori stranieri in base alla Convenzione de L'Aia del 1993 e relativa legge di ratifica n. 476 del 1998) un avviso dal titolo "Adozioni in Polonia", con cui veniva reso noto quanto segue: negli ultimi mesi alcune famiglie adottanti instradate in Polonia, e che avevano ricevuto il parere favorevole all'abbinamento con minori polacchi da parte di uno degli enti polacchi autorizzati (Centro adottivo cattolico di Varsavia), dopo diversi mesi di attesa, sono state informate che il Ministero della famiglia e del lavoro e delle politiche sociali, in qualità di autorità centrale polacca, ha negato il proprio consenso al proseguimento delle relative procedure adottive; la vice presidente della Commissione italiana per le adozioni internazionali (CAI) ha scritto due lettere all'autorità centrale polacca per avere spiegazioni in merito ai numerosi dinieghi; nella risposta ricevuta dal Ministero polacco, è stato comunicato all'Italia che il Governo della Repubblica di Polonia ha deciso di restringere le adozioni internazionali, dando priorità alle adozioni nazionali, nella convinzione di trovare in Polonia delle famiglie adottive disponibili o un ambiente familiare sostitutivo; inoltre, il Ministero della famiglia e del lavoro e delle politiche sociali ha informato la CAI di avere richiesto al Centro provinciale adozioni di Varsavia la revoca dell'adozione internazionale per tutti i minori per i quali il Ministero polacco ha rifiutato il consenso; tale situazione ha generato aspettative successivamente deluse nelle famiglie; per tale motivo la CAI ha invitato, in via cautelativa, gli enti autorizzati operanti in Polonia a non accettare nuovi incarichi da parte di coppie che intendono adottare in Polonia e a non depositare nuovi fascicoli; la Polonia, al pari dell'Italia, ha ratificato la "Convenzione sulla protezione dei minori e sulla cooperazione in materia di adozione internazionale", fatta a L'Aia il 29 maggio 1993, già dal 1995; pur avendo la CAI in occasione di tale vicenda, e nel riferito comunicato del 5 aprile, già assicurato il proprio attivo interessamento, anche attraverso i canali diplomatici, al fine di "porre in essere le azioni finalizzate ad una possibile soluzione della vicenda nell'interesse primario dei minori in stato di abbandono e delle famiglie italiane che da tempo attendono di realizzare il loro progetto di adozione", vicende come questa rappresentano una sostanziale interruzione della cooperazione tra Stati prevista dalla Convenzione, affinché l'adozione internazionale possa svolgersi con le migliori garanzie e "offrire l'opportunità di dare una famiglia permanente a quei minori per i quali non può essere trovata una famiglia idonea nel loro Stato di origine"; essendo gli Stati europei pienamente sovrani nella materia del diritto di famiglia e delle misure di protezione dell'infanzia e adolescenza, la comune appartenenza di questi due Paesi all'Unione europea rappresenta un particolare vincolo, in considerazione dei principi generali sanciti in materia di diritti fondamentali della persona e del superiore interesse del minore; ogni minorenne "ai fini dello sviluppo armonioso e completo della sua personalità deve crescere in un ambiente familiare in un clima di felicità, di amore e di comprensione" (Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell'infanzia e adolescenza, preambolo); "in tutti gli atti relativi ai bambini, siano essi compiuti da autorità pubbliche o da istituzioni private, l'interesse superiore del bambino deve essere considerato preminente" (Carta dei diritti fondamentali dell'unione europea, art. 24); pur non esistendo dati certi in materia, già da anni le stime parlano di un milione di minorenni fuori famiglia solo in Europa (Eurochild, "Children in alternative care national surveys", gennaio 2010); non esistono dati univoci neppure sui minori fuori famiglia nei vari Paesi europei, né banche dati che consentano di monitorare per quanto tempo i bambini rimangono fuori dalla famiglia di origine, perché affidati a famiglie o a strutture, né ancora quanti siano i minorenni, tra quelli fuori famiglia, che già abbiano avuto un riconoscimento formale dello status di adottabilità per effetto di accertamento della condizione di abbandono; sui criteri stessi che conducono alla declaratoria di adottabilità o alla revoca o meno delle responsabilità genitoriali, l'instaurazione di un'uniformità o quanto meno armonia tra le legislazioni e prassi dei Paesi membri sarebbe da considerarsi quanto meno opportuna proprio alla luce dell'obiettivo sancito all'articolo 3 del Trattato sull'Unione europea, in base al quale "l'Unione combatte l'esclusione sociale e le discriminazioni e promuove la giustizia e la protezione sociali, la parità tra donne e uomini, la solidarietà tra le generazioni e la tutela dei diritti del minore"; da tempo alcuni studi psicosociali hanno dimostrato che per ogni anno passato all'interno di un istituto di assistenza, dunque in un luogo in cui sono assenti le figure genitoriali, un minore accumula un ritardo evolutivo (sia fisico che cognitivo) di circa 3 mesi (aprile 2010, studio agli atti della terza Conferenza internazionale sulle ricerche in materia di adozione, ICAR); gli Stati europei sono tenuti ad "operare un controllo adeguato per evitare il collocamento dei minori in istituzioni e, quando ciò avviene, prevedere riesami della situazione a scadenze regolari" nonché a "limitare l'espansione delle istituzioni di collocamento per i minori sottratti alla cura parentale a vantaggio di altre soluzioni di presa a carico di qualità, in strutture di prossimità o in famiglie di accoglienza, prendendo nella dovuta considerazione il parere dei minori" (raccomandazioni della Commissione europea nel documento 2013/112/UE del 20 febbraio 2013), si chiede di sapere: se il Governo intenda promuovere, anche nell'interlocuzione con le istituzioni europee, la consapevolezza del problema dell'abbandono minorile, affinché siano definiti standard minimi nella materia della protezione dell'infanzia e affinché l'istituzionalizzazione prolungata dei minorenni venga considerata anche in sede europea quale abuso sulla persona essendo in contrasto con i principi fondamentali dell'ordinamento; se non ritenga utile creare a tale scopo un tavolo per affrontare il problema principale della mancanza di dati all'interno del nostro Paese e dell'Europa, con l'obiettivo di istituire delle regole comuni, partendo dalla raccolta dei dati sui minorenni fuori famiglia all'interno dell'Unione europea, per regolamentare l'adozione europea; se e come il Governo intenda promuovere e agevolare l'adozione all'interno dell'Unione europea, considerato che si tratta di uno strumento di presa in carico dei minorenni in stato di abbandono in Europa da parte di famiglie con la medesima cittadinanza. Atto n. 4-00136 IWOBI Al Ministro dell'interno Premesso che: l'articolo 37, paragrafo 1, della direttiva 2013/32/UE, recante procedure comuni ai fini del riconoscimento e della revoca dello status di protezione internazionale, dispone la possibilità per i Paesi membri di "introdurre una normativa che consenta (...) di designare a livello nazionale paesi di origine sicuri ai fini dell'esame delle domande di protezione internazionale"; dispone, nei paragrafi seguenti, il riesame periodico della situazione dei Paesi di origine qualificati come sicuri, le fonti in base alle quali accertare il Paese come sicuro e la notifica dei nomi dei Paesi designati come sicuri alla Commissione; l'articolo 38, paragrafo 1, disciplina il campo di applicazione del concetto di Paese terzo sicuro e il paragrafo 2 subordina l'applicazione del concetto di Paese terzo sicuro alle norme stabilite dal diritto nazionale, lasciando quindi ampio margine al Paese membro nell'attuazione dell'articolo; l'articolo 38 regola la procedura necessaria ai fini dell'applicazione del concetto di Paese terzo sicuro in modo chiaro e puntuale; l'allegato I alla direttiva definisce i parametri per la designazione dei Paesi di origine sicuri; il decreto-legge 17 febbraio 2017, n. 13 (cosiddetto decreto Minniti), convertito, con modificazioni, dalla legge 13 aprile 2017, n. 46, recante "Disposizioni urgenti per l'accelerazione dei procedimenti in materia di protezione internazionale, nonché per il contrasto dell'immigrazione illegale", ha modificato, al fine di raggiungere gli scopi prefissati, il decreto legislativo 18 agosto 2015, n. 142, di attuazione della direttiva 2013/33/UE recante norme relative all'accoglienza dei richiedenti protezione internazionale nonché della direttiva 2013/32/UE, si chiede di sapere: per quali ragioni non si dia attuazione agli articoli 36, 37, 38 e 39 della direttiva 2013/32/UE per "consentire l'accelerazione dei procedimenti in materia di protezione internazionale", obiettivo del "decreto Minniti", considerata l'ottimizzazione delle tempistiche nell'analisi delle domande d'asilo derivata dall'applicazione del concetto di Paese terzo sicuro; quali motivazioni abbia la mancata armonizzazione delle normative nazionali in materia di procedure di analisi delle domande d'asilo con il resto degli Stati membri, considerato che, secondo la Commissione, già 12 Paesi membri hanno attuato il concetto di Paese terzo sicuro (Austria, Belgio, Bulgaria, Repubblica Ceca, Danimarca, Francia, Germania, Irlanda, Lussemburgo, Malta, Slovacchia, Regno Unito). Atto n. 4-00137 FERRERO CASOLATI BERGESIO MONTANI PIANASSO Al Ministro dello sviluppo economico Premesso che: l'articolo 45, comma 2, del testo unico della radiotelevisione, di cui al decreto legislativo n. 177 del 2005, individua le attività che il servizio pubblico generale radiotelevisivo deve comunque garantire, fra cui la diffusione di tutte le trasmissioni televisive e radiofoniche di pubblico servizio della società concessionaria con copertura integrale del territorio nazionale (lett. a) ); con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 28 aprile 2017 è stata rinnovata la concessione in esclusiva alla Rai SpA dell'esercizio del servizio pubblico radiotelefonico, televisivo e multimediale, ed è stato approvato lo schema di convenzione stipulata tra il Ministero dello sviluppo economico e la società concessionaria, in data 27 luglio 2017, recante le condizioni e le modalità di esercizio; fra gli obblighi imposti al concessionario è specificato nel contratto di servizio 2018-2022 che la Rai debba "garantire la fornitura del servizio pubblico radiofonico, televisivo e multimediale", "assicurando la ricevibilità gratuita del segnale al 100 per cento della popolazione via etere o, quando non sia possibile, via cavo e via satellite". Se per l'accesso alla programmazione fosse necessaria "una scheda di decrittazione" la concessionaria "è tenuta a fornirla all'utente senza costi aggiuntivi" (art. 23, comma 1, lettera j)); nonostante gli obblighi previsti dal testo unico della radiotelevisione e ribaditi nel contratto di servizio fra Rai e Ministero, molti cittadini piemontesi lamentano da anni numerosi problemi riferiti alla ricezione del segnale della maggioranza dei canali Rai, con ingiustificati lunghi periodi di "completo oscuramento" di diversi canali, aggravati in seguito al passaggio dalla televisione di tipo analogico al metodo digitale terrestre che non ha garantito, come avrebbe dovuto, condizioni di accesso alle reti almeno pari, se non superiori, alla situazione garantita con il sistema analogico; a prescindere dalle cause che generano il disservizio, sembra paradossale che i cittadini piemontesi, a cui viene negato l'accesso ad un servizio pubblico garantito per legge, vengono regolarmente chiamati a pagare, congiuntamente alla bolletta elettrica, il canone Rai che, nel caso di esercizi turistici e di ristorazione, raggiunge anche cifre molto alte; la norma che addebita automaticamente il canone anche a chi non ha un apparecchio televisivo per il solo fatto di essere intestatario di un'utenza elettrica appare illegittima e incostituzionale oltre ad essere ingiusta nei confronti di quanti, già esonerati in passato dal pagamento del canone, si trovano a dover adempiere anno dopo anno a una serie di pratiche burocratiche per chiedere che venga riconosciuto il loro diritto di non pagare, si chiede di sapere: quali misure il Ministro in indirizzo intenda mettere in atto per salvaguardare il diritto di accesso alle reti del servizio pubblico radiotelevisivo a tutti i cittadini del territorio nazionale, così come garantito dall'articolo 45 del decreto legislativo n. 177 del 2005 e ribadito nella convenzione fra la concessionaria e il Ministero, mettendo fine all'ingiustizia che subiscono da anni gli utenti dei comuni piemontesi che sono chiamati a pagare regolarmente il canone senza essere messi nelle condizioni di accedere al servizio; quali siano gli interventi previsti, e le relative tempistiche, per la manutenzione ordinaria e straordinaria degli impianti di ricezione del segnale televisivo Rai collocati nel territorio piemontese; se non ritenga doveroso, a causa dei disagi subiti dai cittadini dei comuni piemontesi, valutare la possibilità di sospendere il pagamento del canone Rai fintanto che non sia garantito il servizio di trasmissione. Atto n. 4-00138 D'ARIENZO Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: Verona è nodo ferroviario strategico nella rete nazionale; la stazione ferroviaria di Verona Porta nuova serve inoltre migliaia di turisti, che utilizzano il treno per recarsi nella quarta città italiana per numero di visitatori; nonostante ciò, a quanto risulta all'interrogante, la stazione è oggetto di profondo disinteresse da parte della società proprietaria, Rete ferroviaria italiana; sono infatti numerosi, come anche riportato dalla stampa locale, i disservizi e le problematiche che i viaggiatori devono affrontare in stazione; si tratta, in particolare, dell'insufficienza o della totale mancanza di servizi basilari, a partire da una sala d'aspetto degna, un ufficio informazioni, toilette pulite, ascensori capienti e scale mobili funzionanti; la stampa riporta infatti di ascensori troppo piccoli per trasportare viaggiatori e bagagli voluminosi, in alcuni casi inutilizzabili perché in sostituzione, ma senza conoscerne i tempi, e ciò con la stagione estiva in arrivo; la mancanza di una sala d'aspetto in grado di accogliere il numero elevato di viaggiatori in stazione, e di un ufficio informazioni, nonché l'assenza di avvisi e segnaletica multilingue necessari ad un luogo che deve accogliere un alto numero di turisti stranieri; ancora, le pensiline sui binari vetuste, non in grado di riparare dagli eventi atmosferici; le toilette pubbliche, a pagamento, e spesso sporche e non curate; considerato altresì che: nonostante la buona volontà dei lavoratori impiegati in stazione e l'impegno, pur importante, da loro profuso, alcuni limiti e disservizi non possono essere superati se non con interventi strutturali; anche nell'area antistante alla stazione la situazione non sembra migliore, a cominciare dall'insufficiente numero dei parcheggi gratuiti a disposizione degli accompagnatori e dalla pericolosa mancanza di regolazione dei flussi di pedoni e mezzi viaggianti; l'insieme di questi fatti è senza dubbio il peggior biglietto da visita per la città di Verona, si chiede di sapere: se e quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda assumere affinché Rete ferroviaria italiana affronti e risolva le criticità esistenti presso la stazione ferroviaria di Verona Porta nuova; se siano già previsti investimenti che permettano gli interventi strutturali necessari a risolvere le criticità e i disservizi. Atto n. 4-00139 PILLON Al Ministro dell'interno Premesso che: nel mese di maggio 2018 l'associazione pro life "CitizenGo" ha fatto regolarmente affiggere a Roma alcuni manifesti su cui si legge "L'aborto è la prima causa di femminicidio al mondo #stopaborto"; l'immagine ivi rappresentata in bianco e nero è quella di una pancia femminile gravida accarezzata da due mani maschili e a giudizio dell'interrogante non ha in alcun modo connotazioni offensive o colpevolizzanti; il contenuto dei manifesti è purtroppo scientificamente inoppugnabile visto che, come noto e riportato da numerosi organi di stampa, in Paesi come Cina e India trova larga applicazione la pratica dell'aborto selettivo praticato per eliminare milioni di embrioni umani di sesso femminile; nonostante questo il Comune di Roma con proprio provvedimento ha censurato i manifesti e ha ordinato in data 15 maggio 2018 la loro immediata rimozione perché il contenuto sarebbe "lesivo delle libertà individuali e dei diritti civili"; dal mese di aprile 2018 e ancora in questi giorni di maggio 2018 l'associazione Pro vita onlus ha regolarmente chiesto il permesso di far affiggere in molti comuni italiani alcuni manifesti in cui viene rappresentato graficamente un essere umano a circa 11 settimane dal concepimento. Sui manifesti si legge la scritta: "Tu eri così a 11 settimane e ora sei qui perché la tua mamma non ti ha abortito"; a giudizio dell'interrogante il contenuto di tali manifesti è scientificamente inoppugnabile, e le immagini riprodotte sono serene e dolci, scevre da qualsiasi inutile crudezza; nonostante ciò, i manifesti sono stati oggetto di un'aspra campagna di censura sia a Roma sia in altri comuni italiani, in alcuni casi come a Magione (Perugia) le amministrazioni hanno negato il permesso e in molti casi dopo la concessione del permesso i manifesti sono stati rimossi o coperti per ordine delle stesse amministrazioni municipali; a giudizio dell'interrogante tale forma di censura, fondata su evidenti ragioni ideologiche e politiche, viola in modo inaccettabile i principi fondanti della nostra democrazia quali la libertà di pensiero, la libertà religiosa e la libera manifestazione del pensiero stesso, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo, nell'ambito delle proprie competenze, ritenga che vada consentito nel nostro Paese manifestare e diffondere liberamente mediante la stampa e ogni altro mezzo di diffusione le proprie idee in favore della tutela della vita umana fin dal concepimento; quali strumenti il Ministro in indirizzo intenda impiegare per impedire ogni forma di censura ideologica, garantire il rispetto e dare piena attuazione all'art. 21 della Costituzione in ogni ambito, ivi compreso quello relativo al tema dell'aborto. Atto n. 4-00140 BORGONZONI MONTANI BERGESIO PIANASSO CASOLATI Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: nel marzo 2018 sono stati avviati i lavori di rinnovamento del tunnel del monte Bianco, su una porzione di 555 metri di galleria, tra il sesto e il settimo chilometro; i lavori prevedono un importante intervento di risanamento della soletta dell'impalcato che sorregge la carreggiata e divide la parte utilizzata dai veicoli dal condotto di aerazione e vani tecnici sottostanti; dai media si apprende che i cantieri sono stati organizzati in maniera tale da operare principalmente in orario notturno e di riaprire l'infrastruttura ogni mattina, "garantendo la sicurezza del personale di cantiere e degli utenti del traforo", con 27 notti di interruzione della circolazione e 5 mattine domenicali, nonché due interruzioni prolungate da 30 ore e mezza ciascuna, a cavallo tra domenica e martedì, per un totale di 385 ore di traffico interrotto, tra marzo e giugno 2018; la società di gestione del tunnel raccomanda agli utenti di informarsi preventivamente sulle condizioni di agibilità del traforo; tuttavia, le chiusure continue e improvvise del traforo creano disagi alla popolazione locale ai pendolari e ai turisti. Inoltre, nella "Stampa d'Aosta" del 21 aprile, il presidente della Regione Valle d'Aosta ha lanciato l'allarme di una possibile chiusura del traforo per almeno 2 anni, per lavori di rifacimento della volta, al di là del rifacimento della soletta, prefigurando il rischio di un lungo fermo alla circolazione tra Italia e Francia; infatti, sembra che, per rispettare i sempre più stringenti standard di sicurezza, si renda necessario, a medio termine, intervenire anche sulla volta della galleria lunga oltre 11 chilometri. La questione è da tempo sul tavolo del Geie-Tmb, l'organismo italo-francese che gestisce il traforo; riportano i media che, nella discussione, qualcuno è andato anche oltre, manifestando il timore che la lunga chiusura del tunnel possa diventare definitiva, magari su pressione di amministratori locali francesi o degli ambientalisti transalpini; la necessità dei lavori sulla volta viene confermata anche da fonti riconducibili alla Società italiana traforo del monte Bianco (Sitmb), che, tuttavia, precisa l'improbabilità dell'ipotesi della chiusura biennale del tunnel , considerando anche il danno economico che ne conseguirebbe; il problema si sovrappone all'annosa questione della "seconda canna", ovvero il raddoppio del traforo, lavori per i quali la Sitmb prevede un orizzonte temporale di almeno 3 anni; l'esecuzione dei lavori di rifacimento della volta a seguire dei lavori del raddoppio della galleria eviterebbe l'interruzione della circolazione; sull'ipotesi del raddoppio della galleria si è di espresso per l'ennesima volta anche il Consiglio comunale di Chamonix, con un giudizio negativo che definisce il progetto come "inaccettabile, in quanto in netta contraddizione con tutti gli sforzi fatti da numerosi anni dal territorio per limitare l'impatto delle attività umane sulla salute e l'ambiente e costruire uno sviluppo sostenibile locale", si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia al corrente delle continue chiusure del traforo del monte Bianco che comportano ingenti disagi a cittadini locali, pendolari e turisti e come intenda risolvere la prospettata chiusura del traforo per un periodo di 2 anni, che si palesa molto lungo in relazione ai pregiudizi economici che causerebbe, anche in considerazione della contrarietà del Consiglio comunale di Chamonix al raddoppio della galleria. Atto n. 4-00141 SBRANA Al Ministro della salute Premesso che: nei giorni scorsi, così come riportato ampiamente da organi di stampa locale ("La Nazione" di Pisa), sulla strada di grande comunicazione Firenze-Pisa-Livorno, si è verificato un incidente che ha visto coinvolto un cane abbandonato e un automobilista; quest'ultimo, dopo aver inavvertitamente travolto il cucciolo, ha provveduto a soccorrerlo; mentre le forze dell'ordine stanno ancora ricercando il colpevole dello spregevole gesto dell'abbandono, l'automobilista, che ha prestato soccorso al cane, dovrà sostenere anche le ingenti spese dell'intervento clinico resosi necessario per salvare la vita al cucciolo, si chiede di sapere se non si ritenga opportuno adottare iniziative legislative, nell'ambito delle proprie competenze, per favorire l'inasprimento le sanzioni a carico di chi si rende responsabile di maltrattamenti contro gli animali promuovendo altresì le necessarie iniziative, anche legislative, volte ad istituire un apposito fondo per le cure che dovessero rendersi necessarie a favore dei medesimi animali vittime di violenze o maltrattamenti. Atto n. 4-00142 FAZZOLARI BERTACCO CIRIANI DE BERTOLDI GARNERO SANTANCHE' IANNONE LA PIETRA MARSILIO NASTRI RUSPANDINI TOTARO URSO Ai Ministri per lo sport e dell'interno Premesso che: la "Star Judo club Napoli " è una società sportiva fondata nel 1980 da Gianni Maddaloni, maestro di judo famoso a livello internazionale, e sita nel quartiere di Scampia, uno dei uno dei luoghi simbolo della città di Napoli, tristemente noto alle cronache per episodi delittuosi legati alla criminalità organizzata; la struttura di Maddaloni è un esempio di vivibilità e di civiltà nel cuore del quartiere di Scampia e rappresenta un luogo di educazione e formazione per moltissimi giovani che vi trovano la speranza di una vita sana, lontana dalle logiche criminali della strada, e risulta essere oggi una delle associazioni maggiormente impegnate in prima linea per il recupero di giovani in difficoltà, compresi bambini diversamente abili e non vedenti e i ragazzi con bisogni educativi speciali (BES); Gianni Maddaloni ha sempre visto nello sport una funzione sociale ed uno strumento per contrastare la criminalità e l'illegalità; nonostante le difficoltà egli continua a portare avanti la sua missione, che è anche il suo lavoro e il suo impegno, riportando sulla retta via giovani che non avrebbero avuto la possibilità di mostrare il loro valore in ambito sportivo e permettendo ai figli di detenuti, ai ragazzi con disabilità, alle famiglie molto numerose e agli atleti in gravi difficoltà economiche di allenarsi gratuitamente all'interno della sua palestra; la palestra Star Judo club è iscritta dal 1997 al registro Coni nazionale delle associazioni e società sportive dilettantistiche, affiliata alla Federazione italiana judo lotta karate arti marziali (FIJLKAM) ed ha regalato all'Italia straordinari successi sportivi, di livello nazionale e internazionale: dalla medaglia d'oro alle olimpiadi di Sidney del 2000, di Pino Maddaloni, figlio del fondatore, alle innumerevoli vittorie degli atleti della società in Italia e all'estero; l'associazione di Maddaloni è altresì affiliata all'OPES (Organizzazione per l'educazione allo sport) insieme alla quale propone lo sport come risposta al disagio dei giovani, come mezzo per la trasmissione di valori, con lo scopo di aiutare le fasce più giovani a combattere droga e doping , svolgendo attività sportiva e al contempo sociale; per queste più che meritevoli ragioni, nel 2005, il Comune di Napoli ha offerto, in comodato d'uso al maestro Maddaloni, i locali in cui insiste la palestra siti in viale della Resistenza, che è, dunque, il cuore pulsante di una comunità di sportivi che ha ottenuto importanti riconoscimenti anche dal Ministero della giustizia in quanto società impegnata nel recupero e reintegro di giovani minori detenuti, dal Ministero della gioventù e delle pari opportunità per l'impegno profuso nei giovani e nella famiglia; nonostante l'elevato impatto sociale conseguito dal "percorso Maddaloni" e la stima attestata dalle collaborazioni con altri enti di promozione sportiva, del servizio civile, del mondo imprenditoriale e del volontariato, oggi la "Star" di Scampia potrebbe dover chiudere a causa dell'ottusità delle istituzioni, e soprattutto del Comune, che ha iniziato a chiedere canoni d'affitto esorbitanti e insostenibili per una realtà la cui retta di partecipazione è poco più che simbolica (20 euro mensili) ed è versata solo da 150 delle 600 persone che settimanalmente frequentano la palestra; il Comune, infatti, cambiando la rotta delle precedenti amministrazioni che avevano aiutato e sostenuto l'attività sportiva e sociale di Maddaloni, ha improvvisamente inviato, a mezzo di un bollettino postale, una richiesta di pagamento mensile di 1.755 euro come canone di locazione, senza che sia mai stata trasmessa alla struttura una comunicazione, una contestazione o qualsiasi altra tipologia di atto; tale atteggiamento ostile dell'amministrazione comunale appare del tutto inspiegabile anche alla luce della benevolenza mostrata dalla stessa nei confronti delle attività dei centri sociali cui viene concesso di occupare illegalmente luoghi pubblici anche di pregio; risulta agli interroganti che, addirittura, una delibera di Giunta avrebbe trasformato 7 edifici occupati in "beni comuni emergenti quali ambienti di sviluppo civico", dandoli in gestione ai centri e così legalizzando e istituzionalizzando le occupazioni; il sindaco aveva dichiarato all'Ansa (il 21 ottobre 2017) che si tratta di "beni abbandonati che si rigenerano grazie all'attivismo di quelli che è riduttivo chiamare centri sociali perché ormai sono movimenti sociali, sono eventi di popolo, collettività urbane che si mettono insieme e fanno un grande lavoro di riqualificazione" ed ha rivendicato la primogenitura di questo riconoscimento dichiarando: "Siamo stati il primo Comune italiano a dare valore giuridico a questi spazi autogestiti"; lo stesso sindaco e alcuni rappresentanti della sua amministrazione, come si apprende da fonti di stampa, sembrano aver partecipato ad un party di compleanno organizzato all'interno di uno di questi edifici occupati illegalmente dai centri sociali in via Mezzocannone, in pieno centro storico, venerdì 4 maggio 2018, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza delle gravi condizioni economiche in cui versa la società "star Judo club" di Scampia e se risulti loro che il Comune di Napoli abbia avanzato richieste di pagamento e promosso azioni di messa in mora di una struttura che fa dello sport una leva per formare e promuovere il senso civico, combattere il degrado, regalare un'identità ai giovani e recuperare spazi di vivibilità in luoghi difficili; quali iniziative urgenti di competenza intendano prendere per sostenere il centro Maddaloni che è un'eccellenza italiana riconosciuta nel mondo, un vero e proprio avamposto dello sport e della legalità, che contribuisce ogni giorno a togliere dalla strada un incredibile numero di giovani in una delle zone più critiche di Napoli, e che rappresenta per tutti un modello da emulare con la promozione della pratica sportiva tra i giovani a rischio e il raggiungimento contestuale di risultati sportivi; quali iniziative il Ministro per lo sport intenda promuovere per diffondere una cultura sportiva capace di rendere la dignità e la speranza a ragazzi che la società ritiene senza futuro e per mobilitare una campagna di sensibilizzazione per salvare questo centro vero e proprio patrimonio sociale e culturale per la città di Napoli e per l'Italia tutta; se il Ministro dell'interno non ritenga opportuno avviare iniziative, anche di natura ispettiva, per fare chiarezza sull'operato dell'amministrazione comunale di Napoli, che sembra agli interroganti, almeno da quanto si apprende da notizie di cronaca, premiare le iniziative dei centri sociali consentendo loro di occupare luoghi anche di pregio nel centro del capoluogo partenopeo e al contempo penalizzare, inviando richieste di insostenibili canoni di locazione, quelle svolte dall'associazione "Star Judo club Napoli", che svolge coraggiosamente un'attività sociale e di contrasto alla criminalità organizzata in una zona disagiata e a rischio quale è Scampia. Atto n. 4-00143 BORGONZONI Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca Premesso che, a quanto risulta all'interrogante: la Provincia di Bologna, tramite l'Osservatorio provinciale sulla scolarità, ha realizzato un rapporto sulla dispersione scolastica e formativa per gli anni 2009-2013; i confronti anagrafici tra banche dati effettuati nel corso del quinquennio hanno consentito di stimare gli abbandoni scolastici che si verificano tra un anno scolastico e l'altro; dal raffronto tra le informazioni raccolte emergono i seguenti elementi di sintesi: ogni anno scolastico all'incirca 200 studenti (pari allo 0,8 per cento) hanno abbandonato la scuola nel passaggio tra la classe III media e la classe I superiore; nel passaggio tra un anno scolastico e quello successivo all'incirca 1.400 studenti (pari al 4,3 per cento) hanno abbandonato la scuola nel ciclo secondario di II grado; nel passaggio tra classe I e classe II della scuola secondaria di II grado si verifica all'incirca il 50 per cento degli abbandoni; ogni anno scolastico all'incirca 150 ragazzi (pari al 7,8 per cento) hanno abbandonato un corso di formazione professionale; i confronti tra banche dati hanno consentito inoltre di stimare il numero di coloro che hanno abbandonano i diversi canali prima dell'assolvimento del diritto-dovere scolastico e formativo; nel corso del quinquennio considerato, ogni anno, all'incirca 750 giovani hanno abbandonato la scuola e non si sono inseriti in un percorso di formazione professionale o di apprendistato, ritrovandosi quindi in una condizione di rischio di non assolvimento del diritto-dovere scolastico e formativo; analogamente, ogni anno, all'incirca 30 ragazzi minorenni hanno abbandonato un corso di formazione professionale, non risultando in alcun canale per l'assolvimento del diritto-dovere scolastico e formativo; in sintesi, nel periodo 2009-2013, le informazioni disponibili inducono ad ipotizzare un tasso annuo di dispersione scolastica e formativa in provincia di Bologna pari a circa il 2,6 per cento dei ragazzi in età 14-17 anni (intorno agli 800 giovani), si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia in possesso di dati più recenti relativi all'abbandono scolastico femminile e maschile nella provincia di Bologna; in particolare, per quello femminile, se sia possibile avere il dato suddiviso per età, ovvero 14-15, 15-16 e 16/17 anni e per nazionalità italiana o straniera (precisando il Paese di origine), al fine di comprendere se vi siano stati abbandoni scolastici che possano ricondursi al fenomeno delle "spose bambine"; infine, per il caso delle "spose bambine", oltre al dettaglio di Bologna, se sia possibile avere l'aggregato su tutta Italia, sempre per età e nazionalità. Atto n. 4-00144 TOSATO STEFANI CANDURA FREGOLENT OSTELLARI PIZZOL SAVIANE VALLARDI ZULIANI Ai Ministri dell'interno e dei beni e delle attività culturali e del turismo Premesso che: a seguito dei noti accadimenti di Torino del 3 giugno 2017, il capo della Polizia, direttore generale del Dipartimento della pubblica sicurezza del Ministero dell'interno ha diramato la circolare 7 giugno 2017 n. 555/OP/0001991/2017/1 (cosiddetta circolare Gabrielli), al fine di innalzare i livelli di sicurezza nello svolgimento di pubbliche manifestazioni; la circolare introduce nuove strategie di sicurezza integrata che coniuga le misure di security , relative all'ordine e alla sicurezza pubblica, con quelle di safety , afferenti alla tutela dell'incolumità delle persone, mettendole su un pari livello nella gestione delle manifestazioni pubbliche; come esplicitato nel testo della circolare, tale approccio richiede un'attenta e condivisa valutazione dell'evento pubblico e delle sue "vulnerabilità" e necessita pertanto di un'analisi del contesto di rischio di cui si dovrà tener conto ai fini dell'adozione o implementazione di apposite misure aggiuntive strutturali da parte delle amministrazioni e degli enti coinvolti; in tal senso, le amministrazioni, le società, gli enti pubblici o privati competenti sono chiamati ad effettuare preventivi e mirati sopralluoghi nelle località di svolgimento di tutte le iniziative pubbliche in programma e a garantire lo scrupoloso riscontro delle garanzie di safety e security integrate, quale requisito imprescindibile di sicurezza, senza il quale le manifestazioni non potranno avere luogo; ai fini pratici, l'attenersi da parte degli organizzatori alla direttiva, si traduce in una serie di oneri e responsabilità aggiuntive che, in molti casi, risultano difficili da sostenere, anche per le scarse risorse disponibili, mettendo a rischio la realizzazione stessa dell'evento; è questo il caso delle numerose manifestazioni che si svolgono nei nostri territori, espressione di storiche e tradizionali feste locali, come le sagre e le feste patronali, che hanno come obiettivo quello di aggregare le comunità e diffondere la conoscenza di usi e costumi tipici del territorio; l'immagine e la promozione del nostro territorio passa anche attraverso la organizzazione e la promozione di tali eventi che rappresentano un importante canale di attrazione del turismo in Italia; al riguardo sarebbe opportuno adottare linee guida per agevolare l'adozione di misure organizzative più snelle di promozione degli eventi strettamente legati al territorio, che certamente sono più contenuti e di minore impatto in termini di ordine e di sicurezza pubblica, si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo vogliano adottare linee guida capaci di garantire l'adozione di giuste misure di sicurezza, che siano meno onerose, di modo che non venga compromessa la realizzazione di eventi e manifestazioni strettamente legati ai territori, che oltre a rappresentare la storia e le tradizioni, sono anche un importante fattore di attrazione turistica nel nostro Paese. Atto n. 4-00145 DE PETRIS Ai Ministri delle politiche agricole alimentari e forestali e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Premesso che: è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale , Serie generale, n. 80 del 6 aprile 2018 il decreto 13 febbraio 2018 recante "Misure di emergenza per la prevenzione, il controllo e l'eradicazione di Xylella fastidiosa (Well et al.) nel territorio della Repubblica italiana", al fine di definire misure fitosanitarie per prevenire e contenere la diffusione dell'organismo nocivo Xylella fastidiosa; prevede un calendario di esecuzione delle misure per la lotta alla Xylella con mezzi meccanici nel periodo che va dal 1° marzo al 30 aprile di ciascun anno, ulteriori trattamenti obbligatori, nonché ordinari interventi fitosanitari nei confronti dei comuni parassiti dell'olivo per il controllo del rodilegno, della tignola, della mosca delle olive, della margaronia, eccetera, con insetticidi autorizzati, con efficacia buona o ottima nei confronti del Philaenus spumarius, ovvero con acetamiprid; il decreto non solo non va nella direzione di tutelare le aziende biologiche, né di valorizzare un approccio sostenibile nella gestione di parassiti e infestanti, ma anzi va nella direzione opposta perché prevede all'allegato 4 un elenco di principi attivi utilizzabili per la lotta al Philaenus spumarius notoriamente dannosi, come ad esempio l'imidacloprid e l'acetamiprid; è importante sottolineare che l'imidacloprid è tra neonicotinoidi recentemente vietati dalla UE perché notoriamente dannosi per la biodiversià mentre per quanto riguarda l'acetamiprid l'EFSA lo ha dichiarato un neurotossico; i possessori di terreni, al fine di tutelare il territorio, sono tenuti: a svolgere le operazioni di potatura e pulizia, a tagliare i rami delle piante che si protendono, in modo da costituire pericolo, oltre il ciglio stradale, e a pulire sistematicamente sia i terreni che il tratto di strada occupato da rami, foglie e frutti caduti dagli alberi dei fondi privati, a tagliare la vegetazione incolta; considerato che, a parere dell'interrogante: il Salento è da tempo soggetto ad una grave piaga che sta decimando gli ulivi, arrecando un grave danno sia ambientale che economico per tutta la regione; l'obbligo del trattamento insetticida in un'area così estesa, che va da Santa Maria di Leuca (Lecce) fino alla bassa provincia di Bari, rappresenta un rischio reale per la salute dei residenti, oltre che per gli insetti impollinatori, perché saranno utilizzati dei potenti neurotossici; considerato inoltre che: le misure obbligatorie contenute nel piano del commissario straordinario nominato per l'emergenza Xylella, Giuseppe Silletti, porteranno all'espianto di migliaia di piante nel Salento e l'obbligo di trattamenti di pesticidi a partire dal mese di maggio; il commissario UE alla salute e sicurezza alimentare, Vytenis Andriukaitis, ha sottolineato, dopo il Consiglio Agricoltura e pesca della UE del 16 marzo 2015, l'urgenza di "tagliare subito tutti gli olivi contagiati da Xylella fastidiosa", si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo non intendano intervenire nell'immediato, per quanto di loro competenza, per monitorare il processo decisionale e riconsiderare le misure contenute nel decreto; se non vogliano valutare altre soluzioni rispetto all'eradicazione degli ulivi affetti da Xylella, alla luce del fatto che circa 500 piante sono tornate a rivegetare, grazie a cure naturali e alternative che hanno già dato esito positivo; se non intendano avviare anche ulteriori studi della problematica e garantire politiche agricole che favoriscano la qualità dei prodotti, l'ambiente, la tutela dei diritti e della salute dei lavoratori agricoli. Atto n. 4-00146 DE POLI Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che, a quanto risulta all'interrogante: i decreti attuativi inerenti al "fondo di ristoro finanziario" da destinarsi ai risparmiatori vittime dei reati bancari, scaduti il 30 marzo 2018, non sono stati ancora emanati; la questione è stata già portata all'attenzione del Ministro dell'economia e delle finanze pro tempore con analogo atto di sindacato ispettivo, 4-00014, pubblicato l'11 aprile 2018, ed è in attesa di risposta, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo intenda intervenire per emanare, con urgenza, i decreti attuativi necessari a garantire a tutti i risparmiatori coinvolti, azionisti e obbligazionisti compresi, un giusto ristoro del danno subito e se non reputi necessario considerare un aumento delle risorse destinate al fondo, la cui entità, a detta dello stesso sottosegretario di Stato pro tempore per l'economia, sarebbe del tutto insufficiente. Atto n. 4-00147 TOSATO Al Ministro della salute Premesso che: il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 12 gennaio 2017 definisce i nuovi livelli essenziali di assistenza (LEA) e sostituisce integralmente il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 29 novembre 2001, con cui sono stati definiti per la prima volta le attività, i servizi e le prestazioni che il Servizio sanitario nazionale (SSN) è tenuto a fornire a tutti i cittadini, gratuitamente o dietro pagamento di una quota di partecipazione ( ticket ), con le risorse raccolte attraverso la fiscalità generale; in particolare il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 12 gennaio 2017 aggiorna gli elenchi di malattie rare, croniche e invalidanti che danno diritto all'esenzione dal ticket . Inserisce più di 110 entità, tra malattie rare singole e gruppi, e 6 nuove patologie croniche; è previsto, altresì, che i LEA verranno aggiornati annualmente; affinché i livelli essenziali di assistenza possano essere aggiornati in modo continuo, sistematico, basandosi su regole chiare e criteri scientificamente validi, la legge di stabilità per il 2016 (legge 28 dicembre 2015, n. 208, art. 1, comma 556) ha previsto l'istituzione della commissione nazionale per l'aggiornamento dei LEA e la promozione dell'appropriatezza nel Servizio sanitario nazionale, presieduta dal Ministero della salute, con la partecipazione delle Regioni e il coinvolgimento dei soggetti con competenze tecnico-scientifiche disponibili a livello centrale e regionale (Istituto superiore di Sanità, CSS, società scientifiche, Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri, Società italiana di medicina generale e delle cure primarie, eccetera); la sindrome di Sjogren è una malattia sistemica autoimmune, caratterizzata da flogosi cronica delle ghiandole a secrezione esocrina con associato deficit funzionale; il quadro clinico è caratterizzato da sintomi quali secchezza delle fauci (xerostomia) e dell'area oculare (cheratocongiuntivite secca). La malattia può decorrere isolatamente (forma primaria) o associata ad altre patologie autoimmuni, tra cui più spesso l'artrite reumatoide, il lupus eritematoso sistemico e altre connettiviti (forma in overlap ). La malattia può colpire tutte le età, ma si manifesta più frequentemente nelle donne tra la quinta e la sesta decade di vita. Il rapporto tra donna e uomo è 9 a 1; la sindrome di Sjogren non è stata mai inclusa nei livelli essenziali di assistenza, neanche nella ridefinizione del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 12 gennaio 2017 provocando un trattamento decisamente iniquo rispetto ad altre malattie, e negando quindi ai pazienti la gratuità delle cure farmacologiche; la sindrome è inserita come malattia rara a livello europeo nel gruppo ERN delle connettiviti, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della situazione e in base a quali criteri la sindrome non sia stata inserita nelle malattie rare in sede di revisione dei LEA avvenuta con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 12 gennaio 2017; se non ritenga opportuno, nell'ambito dell'aggiornamento annuale dei LEA operato dalla commissione nazionale, così come previsto dal decreto stesso, inserire nell'elenco delle malattie rare anche la sindrome di Sjogren. Atto n. 4-00148 CANDURA CENTINAIO ARRIGONI AUGUSSORI BAGNAI BARBARO BERGESIO BONFRISCO BORGHESI BORGONZONI Simone BOSSI Umberto BOSSI BRIZIARELLI BRUZZONE CALDEROLI CAMPARI CANDIANI CANTU' CASOLATI DE VECCHIS FAGGI FERRERO FREGOLENT FUSCO IWOBI MARIN MARTI MONTANI NISINI OSTELLARI PAZZAGLINI Emanuele PELLEGRINI PEPE PERGREFFI PIANASSO PILLON PIROVANO Pietro PISANI PITTONI PIZZOL PUCCIARELLI RIPAMONTI RIVOLTA ROMEO RUFA SAPONARA SAVIANE SBRANA SIRI SOLINAS STEFANI TESEI TOSATO VALLARDI VESCOVI ZULIANI Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che, secondo quanto risulta agli interroganti: ad un giorno dalla scadenza per la rottamazione delle cartelle esattoriali, il 15 maggio 2018, il sito dell'Agenzia delle entrate ha subito forti rallentamenti nell'accettazione delle domande on line e già diversi giorni prima si erano riscontrati problemi relativi alle comunicazioni sui ruoli, in molti casi non consegnate ai destinatari; fino alle ore 9 del 14 maggio era disponibile un banner nell'area libera del sito internet dell'Agenzia, che consentiva di accedere e scaricare l'estratto di ruolo. Il banner però, in seguito al comunicato stampa dell'Agenzia-Riscossione di sabato 12 maggio, è stato tolto e dal 14 il prospetto è stato consultabile fino alle ore 23.59 del 15 maggio solo nell'area riservata; il problema era stato sollevato già giorni prima dall'Adc, l'Associazione dei dottori commercialisti e degli esperti contabili, che aveva segnalato al direttore dell'Agenzia delle entrate la parziale digitalizzazione. In merito a ciò, nella lettera dell'Adc, si legge: «La Pubblica Amministrazione, che impone la digitalizzazione obbligatoria a tutti i cittadini, non ha tenuto in considerazione che la maggior parte di questo Paese non è un nativo digitale e non ha conoscenze digitali adeguate per svolgere i numerosi adempimenti fiscali autonomamente»; il malfunzionamento è stato probabilmente causato da un effetto ad imbuto dovuto dall'alto numero di accessi al sito, visto l'approssimarsi della scadenza, ma, essendosi già verificata una situazione molto simile nel 2017, sarebbe stato necessario prevedere via alternative, vista l'altissima probabilità del ripetersi del blocco telematico anche per questa seconda rottamazione; la giunta dell'Adc, in attesa che si risolvano i problemi legati a una normativa troppo farraginosa e che venga superata l'eccessiva complessità degli strumenti ora a disposizione, ha suggerito varie ipotesi: la possibilità di integrare l'istanza anche successivamente alla scadenza della domanda da inoltrare via "pec" personale o tramite commercialista oppure prevedere una proroga per la presentazione dell'istanza, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della situazione esposta e se non ritenga opportuno, alla luce dell'ormai avvenuta scadenza per la presentazione dell'istanza di definizione agevolata, promuovere i provvedimenti necessari ad una breve riapertura dei termini per permettere a quei contribuenti che non hanno avuto la possibilità di completare l' iter per cause accertate di malfunzionamento del sito telematico dell'Agenzia delle entrate, di accedere alla rottamazione, tenuto conto che costoro sono stati impediti da cause indipendenti dalla loro volontà e di responsabilità dell'Agenzia di riscossione. Atto n. 4-00149 BATTISTONI Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca Premesso che: la legge n. 62 del 2000 ha stabilito al comma 7 dell'art. 1 che le varie tipologie di scuole non statali previste dall'ordinamento vigente prima dell'entrata in vigore di quest'ultima sarebbero state ricondotte a due: scuole paritarie e scuole non paritarie; le scuole paritarie svolgono un servizio pubblico e sono inserite nel sistema nazionale di istruzione; esse sono state incluse, al pari delle scuole statali, nel sistema nazionale della pubblica istruzione; le scuole paritarie, dunque, seppur gestite da soggetti privati, contribuiscono al perseguimento degli obiettivi e finalità pubbliche del sistema di istruzione ed educazione che la Costituzione assegna alla scuola; considerato che: il Programma operativo nazionale (PON), intitolato "Per la scuola - competenze e ambienti per l'apprendimento", finanziato dai fondi strutturali europei, contiene le priorità strategiche del settore istruzione e ha un durata settennale, dal 2014 al 2020; esso punta a creare un sistema di istruzione e di formazione di elevata qualità, efficace ed equo, offrendo alle scuole l'opportunità di accedere a risorse comunitarie aggiuntive rispetto a quelle stabilite dalla legge "La Buona scuola" (di cui alla legge n. 107 del 2015); per la programmazione 2014-2020 sono disponibili poco più di 3 miliardi di euro divisi in diversi fondi a loro volta divisi in diversi assi; in nessuno dei bandi pubblicati nel corso del tempo dal Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca è data la possibilità di un accesso diretto alla partecipazione alle scuole paritarie ed agli istituti di istruzione non statali; spesso, all'interno degli avvisi pubblici, vi è il richiamo all'accordo di partenariato CCI 2014IT16M8PA001 per i PON 2014-2020, che stabilisce come "in linea con i deficit e i bisogni identificati nella mappatura delle esigenze, il FSE e il FESR interverranno nel settore dell'educazione pubblica, con esclusione delle scuole private e/o parificate"; detta definizione è a parere dell'interrogante scorretta, probabile frutto di un refuso di vecchi accordi ante 2006, poiché ad oggi non esistono scuole private o parificate, ma solo scuole paritarie e non paritarie; il Parlamento italiano ha tentato di porre rimedio a questa esclusione, stabilendo con la legge n. 232 del 2016 (legge di bilancio per il 2017), al comma 313 dell'art. 1, "Nel programma operativo nazionale Per la scuola - competenze e ambienti per l'apprendimento - riferito al periodo di programmazione 2014-2020, di cui alla decisione della Commissione Europea C (2014) 9952 del 17 dicembre 2014 per istituzioni scolastiche, si intendono tutte le istituzioni scolastiche che costituiscono il sistema nazionale di istruzione, ai sensi dell'articolo 1 della L. 62/2000"; il Ministro in indirizzo, preso atto della situazione e della risoluzione del Parlamento favorevole all'effettiva parità di tutte le scuole del sistema nazionale, si è impegnata a risolvere la situazione, promuovendo la rettifica dell'accordo di partenariato e accantonando una parte dei fondi per le scuole paritarie in attesa di tale rettifica, si chiede di sapere: se, ad oggi, la situazione di discriminazione e disparità verso il mondo dell'istruzione paritaria sia del tutto immutata; se il Ministro in indirizzo si sia attivato in modo concreto e fattivo per aprire la partecipazione di bandi PON anche al mondo dell'istruzione paritaria; se e come intenda procedere per far sì che i fondi accantonati per le scuole paritarie, in attesa di rettifica, possano essere impegnati, spesi e rendicontati entro il termine improrogabile del 2020, rischiando, altrimenti, di dover essere restituiti all'Europa. Atto n. 4-00150 CANDIANI Al Presidente del Consiglio dei ministri Premesso che: nella seduta del Consiglio dei ministri del 21 marzo 2018, come risulta dal comunicato stampa n. 75, è stato approvato, in esame preliminare, uno schema di decreto legislativo recante disposizioni per l'adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni del regolamento (UE) 2016/679, relativo alla protezione delle persone fisiche, con riguardo al trattamento dei dati personali; tale schema di decreto legislativo dovrebbe essere sottoposto all'esame della Commissione speciale per l'esame degli atti urgenti presentati dal Governo per l'adozione del parere prescritto; successive indiscrezioni di stampa (ad oggi non smentite) avrebbero rivelato la previsione di un aumento del 20 per cento della retribuzione dei dipendenti dell'autorità Garante per la protezione dei dati personali (in equiparazione al trattamento economico del personale dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni), oltre alla possibilità di affidamento di consulenze esterne e il ricorso a prestazioni professionali esterne per il patrocinio del Garante in caso di contenzioso; la normativa attuale prevede l'attribuzione al personale dell'80 per cento del trattamento economico del personale Agcom (art. 156, comma 3, lettera d) ) e il ricorso obbligatorio all'Avvocatura dello Stato; la legge delega n. 163 del 2017, all'articolo 13, prescrive al Governo di modificare il codice in materia di protezione dei dati personali, di cui al decreto legislativo n. 196 del 2003, limitatamente a quanto necessario per l'adeguamento al regolamento (UE) 2016/679, applicabile dal 25 maggio 2018. Dispone, inoltre, che dalla delega non debbano derivare nuovi o maggiori oneri a carico dello Stato e che ad essa si provveda con le risorse umane e finanziarie previste dalla legislazione previgente; dalla lettura della tabella pubblicata nella sezione "Amministrazione trasparente" del sito internet del Garante per la protezione dati personali è possibile avere cognizione dei compensi liquidati ai dirigenti (peraltro il dato risale all'ormai lontano 2015), potendo così dedurre il già più che dignitoso livello stipendiale dei dipendenti dell'Autorità, si chiede di sapere: se quanto riferito in premessa corrisponda al vero, ed in tal caso se detto incremento della spesa pubblica, alla luce delle norme menzionate, non configuri un palese eccesso della delega; a quanto ammonterebbe l'effettiva spesa per il personale del Garante, considerato che non è ancora disponibile sul sito il dato del bilancio consuntivo 2017; se negli ultimi anni vi siano stati accordi interni che abbiano assicurato un trattamento giuridico ed economico di maggior favore che di fatto già equipari, nella sostanza, le retribuzioni dei dipendenti del Garante a quelle di Agcom. Atto n. 4-00151 DE PETRIS Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: presso la Sevel di Atessa (Chieti) del gruppo Fca, la più grande fabbrica in Europa per la produzione di Ducato e di altri veicoli commerciali leggeri, risultano essere state comminate numerose multe agli operai a causa di parcheggi irregolari all'esterno dello stabilimento; ai lavoratori, tuttavia, sin dal 2014 è consentito parcheggiare all'interno dei grandi piazzali della fabbrica soltanto a condizione che possiedano o si rechino in fabbrica con veicoli e Peugeot-Citroen, i marchi aziendali; l'evidente assurdità della questione ha provocato la reazione del sindacato, che ha chiesto un incontro urgente alla direzione; com'è ovvio, le irregolarità degli automobilisti devono essere sanzionate: appare tuttavia ingiustificabile che attualmente gli operai siano costretti a recarsi a lavoro su mezzi pubblici descritti come "vere e proprie mulattiere", spesso in ritardo, su strade non illuminate e soggette all'abbandono, con il rischio di multe quotidiane qualora si muovano con il mezzo privato per il divieto di parcheggio all'interno dello stabilimento; tra l'altro, numerosi lavoratori denunciano i continui furti di auto parcheggiate all'esterno, a causa dell'assenza di sorveglianza; la Fca ha dichiarato che le sanzioni elevate nei primi giorni di maggio erano relative a gravi casi di intralcio alla viabilità e pericolo e che l'azienda è "da sempre impegnata in tutti i propri impianti a trovare le migliori soluzioni sul fronte dei trasporti", si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto riportato e quali iniziative intenda intraprendere, per quanto di sua competenza, al fine di sollecitare l'azienda a rintracciare soluzioni di mobilità che consentano a tutti gli operai di recarsi a lavoro in condizioni di sicurezza ed efficienza, anche attraverso la promozione della mobilità condivisa, con l'apertura del parcheggio interno ai lavoratori o l'individuazione spazi facilmente accessibili e facilmente raggiungibili nelle vicinanze. Atto n. 4-00152 CANDIANI Ai Ministri delle politiche agricole alimentari e forestali e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Premesso che: negli ultimi 10 anni il numero dei cinghiali presenti in Italia è praticamente raddoppiato, si è passati dai 600.000 del 2005 ai 900.000 del 2010 e nel 2015 avrebbero raggiunto e superato il milione di esemplari. In molte aree del Paese la presenza di ungulati ha raggiunto numeri incalcolabili; a parere dell'interrogante i cinghiali sono animali non necessari, dannosi e pericolosi e la loro presenza sul territorio italiano, ed in particolare in Lombardia, è diventata oramai incontrollabile. In passato sono stati inseriti sul territorio italiano esemplari di cinghiali provenienti dall'est europeo che si sono adattati così bene da richiedere interventi di riequilibrio; i cinghiali sono animali pericolosi per le persone e rappresentano un grosso problema per agricoltori e allevatori, infatti sono molteplici e ingenti i danni causati alle colture e agli animali da questi ungulati, che gli agricoltori non possono più sopportare; nelle fasce collinari e pianeggianti si sviluppano colture agricole, quali grano, mais, orzo, ma anche castagne, farro, mele e uva, che diventano alimento ideale per questi animali. Essi, tra l'altro, sono molto prolifici, basti pensare che una femmina della specie può arrivare a partorire fino a 10 esemplari e in condizioni ottimali anche tre volte all'anno; gli agricoltori sono fortemente preoccupati per i danni ingentissimi alle loro coltivazioni e per la salute del bestiame, quindi sarebbe indispensabile intervenire urgentemente con provvedimenti rapidi ed efficaci per evitare che il futuro dell'agricoltura venga irrimediabilmente compromesso, si chiede di sapere quali iniziative i Ministri in indirizzo, ognuno per quanto di propria competenza, intendano adottare al fine di individuare strumenti specifici e urgenti per contrastare il fenomeno crescente dello sviluppo incontrollato dei cinghiali e quali misure finanziarie intendano prevedere, nell'ambito delle risorse stanziate e pertinenti, per riparare i danni ingenti agli agricoltori che questi ungulati stanno arrecando. Atto n. 4-00153 TOSATO Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: la normativa vigente in materia di revisioni periodiche dei veicoli di interesse storico e collezionistico, costruiti prima del 1° gennaio 1960, prevede che tali revisioni debbano essere effettuate dagli uffici della Motorizzazione civile; la norma, ribadita nella circolare ministeriale 4 ottobre 2010, prot. n. 79260, intende tutelare i veicoli da possibili danni dovuti ai metodi di controllo degli impianti di frenata utilizzati dalle officine private, non compatibili con la vetustà dei veicoli; con circolare 19 gennaio 2018 prot. 4862 la Direzione generale delle infrastrutture e dei trasporti ha inviato una comunicazione all'ufficio Motorizzazione civile di Firenze e agli uffici della direzione generale del Centro Italia specificando che "non si ravvisano ostatività affinché la revisione di tali veicoli venga effettuata oltre che presso gli Uffici della Motorizzazione Civile anche presso i Centri di Revisione autorizzati, stante la valenza legale dell'operazione, che ne autorizza la circolazione e ne attesta il positivo superamento di tutte le verifiche previste"; a quanto risulta all'interrogante, gli uffici delle direzioni generali del Nord est, del Nord ovest e del Sud non operano secondo questa indicazione, creando, nei fatti, disparità di trattamento fra i cittadini di diverse città, si chiede di sapere se sia stata inviata una circolare ministeriale a tutti gli uffici della Motorizzazione del territorio nazionale che ricalchi il contenuto di quella inviata agli uffici della direzione generale del Centro Italia in data 10 gennaio 2018 e come il Ministro in indirizzo intenda rendere noto a tutti gli uffici competenti che è possibile effettuare le revisioni periodiche dei veicoli di interesse storico e collezionistico costruiti prima del 1° gennaio 1960, oltre che presso gli uffici della Motorizzazione civile, anche presso i centri di revisione autorizzati. Atto n. 4-00154 DE BONIS GALLICCHIO ABATE Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, dello sviluppo economico, dell'economia e delle finanze e dell'interno Premesso che, per quanto risulta agli interroganti: la centrale a biomasse del Mercure rappresenta il fulcro del dibattito politico all'interno della valle del Mercure, il quale tocca una serie di tematiche di rilevanza enorme: dalle implicazioni di carattere ambientale, intese sia sotto il profilo dell'inquinamento che del disboscamento selvaggio, fino ai danni alla biodiversità locale allo sviluppo economico, in riferimento ai posti di lavoro promessi ma in realtà assolutamente limitati, o al lucroso business legato al mercato delle biomasse, appetito dalla criminalità organizzata, come recentemente disvelato proprio con riferimento alla centrale del Mercure dall'inchiesta "Stige" della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, nell'ambito della quale sono stati arrestati fornitori di biomasse allo stesso impianto; a oggi il parco nazionale del Pollino è una delle aree protette di interesse nazionale più estese e più importanti in termini di biodiversità del territorio italiano, la cui importanza è stata confermata e riconosciuta dall'istituzione di una zona di protezione speciale, area di alto interesse ambientale, naturalistico a carattere comunitario, anche per l'inclusione tra i beni protetti dall'Unesco; la centrale è un impianto a biomasse dalla potenza di 41 megawatt elettrici, che funziona producendone 35, e che brucia oltre 300.000 tonnellate all'anno di cippato di legna vergine con un rendimento del 26 per cento: solo un quarto dell'energia termica prodotta dalla centrale, secondo stime di Enel, diventa energia elettrica, il che significa che a fronte di 41 megawatt elettrici si impegnano circa 164 megawatt termici; giova evidenziare, peraltro, come a fronte di costi elevatissimi per il trasporto delle biomasse l'Enel abbia ricavato appena 10 milioni di euro dalla vendita dell'energia prodotta e ben 40 da contributi pubblici (il cui presupposto, ad avviso dell'interrogante del tutto insussistente, è quello di produrre energia), sicché l'iniziativa industriale non solo è devastante per l'impatto sociale ma sarà anche palesemente insostenibile sotto il profilo industriale quando verranno meno le suddette incentivazioni; l'impianto è localizzato nel comune di Laino Borgo (Cosenza), al confine con la Basilicata, nel cuore del parco nazionale del Pollino; nel 1997 si decise per la dismissione della pregressa struttura che funzionava a olio combustibile ma successivamente Enel optò per la riapertura dello stesso impianto nel 2005, attraverso una conversione a biomasse autorizzata dalla Provincia di Cosenza nel 2002; la relazione di piano per il parco del Pollino del 2011, vol. V, precisa che "la centrale Enel del Mercure rappresenta un nodo spinoso, nonché un caso emblematico della possibilità di realizzare impianti di produzione di energia in aree protette. Allo stato attuale, il progetto di riattivazione in esercizio con impiego di biomasse quale combustibile, appare improponibile, per i motivi di seguito riportati: scarsa efficienza dell'impianto con rendimenti di appena il 26%, che sono alquanto modesti in relazione ai più recenti criteri di efficienza energetica; eccessive dimensioni dell'impianto (41 MW elettrici) che va in contrasto con un modello di filiera biomassa-energia sostenibile secondo quanto auspicato dalle leggi in materia, nonché dal Programma Quadro per il settore forestale del M.A.T.T.M. del 2009"; nel vecchio regolamento del Parco del Pollino è prevista l'attività di impianti del genere, ma a patto che non superino i 3 MW elettrici"; l'11 giugno 2015 il Consiglio dei ministri (seduta n. 67), dopo che più volte la giustizia amministrativa, accogliendo i ricorsi dei Comuni di Rotonda e Viggianello, delle associazioni e dei comitati, aveva annullato le autorizzazioni rilasciate poiché palesemente illegittime, ha approvato una deliberazione, a firma del presidente Matteo Renzi, in cui prendeva atto, nonostante il dissenso dell'ente parco, esclusivamente "delle posizioni e delle relative motivazioni della Regione Calabria, della Regione Basilicata e della Amministrazioni che si sono espresse a favore del progetto in esame e di dare atto che sussiste la possibilità di procedere alla riattivazione e all'esercizio di un impianto di energia elettrica alimentato a biomassa vegetale prodotta in via diretta con l'esclusione di prodotti classificabili come rifiuti, della potenza di 35 MW netti, nel Comune di Laino Borgo (CS), a condizione che siano rispettate le prescrizioni impartite in sede di conferenza di servizi, che siano attuate le disposizioni contenute nell'Accordo di compensazione sottoscritto il 14 ottobre 2014, e che, con riferimento all'articolo 11 dell'Accordo stesso, in sede di approvazione del Piano del Parco da parte delle Regioni interessate venga apposta espressa deroga relativamente alla potenza installata"; la Regione Calabria si è subito affrettata a rilasciare una nuova autorizzazione (del pari, oggetto di verifica in sede giudiziaria) in aperta violazione del deliberato governativo, posto che ad oggi nessuna di tali condizioni consta essersi avverata: non la modifica al piano per il parco, che continua a fissare in 3 megawatt il limite di potenza per tale tipologia di impianti; non le prescrizioni impartite dagli enti che hanno partecipato alla conferenza dei servizi; non le misure di compensazione che avrebbero dovuto mitigare gli effetti negativi prodotti dall'impianto; in specie, non ha svolto e non svolge alcuna effettiva attività di monitoraggio dell'impatto ambientale dell'impianto l'"osservatorio ambientale", organo di vigilanza previsto dallo stesso accordo, le cui riunioni, oltretutto, secondo statuto sono segrete, in spregio di ogni principio di massimo accesso alle informazioni ambientali ed alla funzione di controllo e garanzia che l'organismo dovrebbe espletare; particolare non trascurabile è il fatto che l'organismo è non solo finanziato da Enel, con 100.000 euro all'anno per 8 anni, ma si limita, come pure l'ARPACAL e gli altri enti aventi competenza in materia, a recepire i dati rimessi da Enel, che, dunque, è ad un tempo soggetto controllato e controllore; per non dire dell'assoluta assenza o inattendibilità dei dati utilizzati per l'istruttoria della domanda, come del resto ammesso dallo stesso amministratore delegato dell'azienda che ha dovuto ufficialmente riconoscere di avere indicato nel progetto i dati microclimatici della valle di Latronico (relativi ad un'area distante decine di chilometri e con caratteristiche assolutamente diverse) a giudizio degli interroganti spacciandoli (una volta scoperto l'inganno) come "analoghi"; per ciò che attiene poi all'approvvigionamento di biomasse va rilevato che la stessa relazione di piano per il parco del Pollino del 2011 segnalava "l'evidente l'impossibilità di reperire il combustibile (le biomasse) in un raggio ragionevole dalla centrale. Secondo il progetto dell'Enel il combustibile è composto per l'80% da cippato di legno e segatura e per il 20% da sansa esausta d'oliva, con consumo nominale orario pari a 34 t/h di cippato di legno e 6 t/h di sansa esausta"; la Regione Basilicata con delibera di Giunta n. 750 del 19 luglio 2017 rilasciava il nulla osta al trasferimento dal territorio regionale di biomassa solida vegetale verso la centrale del Mercure, nell'ambito di 70 chilometri; con la stessa delibera la Regione demandava alla stessa Enel Produzione SpA di produrre un report descrittivo delle quantità e qualità di biomasse da trasmettere entro la fine di febbraio dell'anno successivo alla sua acquisizione; si evidenzia, tenuto conto delle vicende di cronaca giudiziaria, che tale nulla osta potrebbe aprire, anche sul fronte lucano, problematiche legate ai controlli sulla natura, tipologia e legalità dei conferimenti di biomasse, preso atto che si demanda alla stessa Enel il compito di effettuare il report descrittivo; come ricordato in altri atti di sindacato ispettivo nella XVII Legislatura, come l'interrogazione 4-16654 presentata alla Camera dei deputati da Paolo Parentela il 19 maggio 2017, fin dall'inizio del 2016, in concomitanza temporale con l'apertura della centrale del Mercure, si è verificata in Calabria una recrudescenza senza precedenti di tagli boschivi illegali che stanno distruggendo le foreste, contribuendo al dissesto idrogeologico, ai processi di desertificazione, allo sviluppo del fenomeno di criminalità organizzata noto come "mafia dei boschi"; la già citata maxinchiesta "Stige" della DDA di Catanzaro, coordinata dal procuratore Nicola Gratteri, ha certificato che la criminalità organizzata ha messo in atto un modello organizzativo estremamente efficace, con ampie infiltrazioni nelle forniture a tutte le centrali calabresi, e quella del Mercure, per il notevole fabbisogno di forniture che richiede e l'assenza di validi controlli, è, ad oggi, proprio quella più appetibile, si chiede di sapere: se, constatata la mancata modifica al limite della potenza installata relativa agli impianti di biomasse all'interno del piano del parco del Pollino, condizione prevista dalla delibera del Consiglio dei ministri dell'11 giugno 2015, nonché l'inosservanza della quasi totalità degli impegni assunti in sede di accordo di compensazione, i Ministri in indirizzo non intendano promuovere una revoca della deliberazione riguardo all'esercizio dell'impianto di energia elettrica alimentato a biomassa vegetale nel comune di Laino Borgo; se non intendano almeno attivare un procedimento volto a declassare la potenza dell'impianto dagli attuali 35 a 3 megawatt, potenza questa ipoteticamente sostenibile con il reperimento di biomassa "a filiera corta", modificando in tal senso la vigente autorizzazione e confermando l'attuale limite di potenza ammesso dal piano del parco; se non intendano attivarsi al fine di istituire un nucleo interforze, coordinato dalla Guardia di finanza, con la partecipazione anche di tecnici dell'Azienda di sanità pubblica e dell'ARPA e rappresentanti degli enti locali e delle associazioni locali, al fine di controllare costantemente, per almeno un anno, la provenienza e la qualità delle biomasse conferite alla centrale del Mercure, affinché possano essere indagate le forti criticità già ripetutamente emerse durante il periodo di funzionamento; se non intendano intervenire sull'attuale sistema di monitoraggio dell'impatto ambientale dell'impianto in considerazione dell'inerzia dell'osservatorio ambientale, della sua struttura chiusa e del conflitto di interessi dovuto alla sostanziale coincidenza dei ruoli di controllore e controllato. Atto n. 4-00155 GALLONE Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che, a quanto risulta all'interrogante: da alcuni mesi, gli uffici della Motorizzazione civile di Bergamo versano in una situazione organizzativa di difficoltà, a causa di una carenza di organico tale da non poter garantire lo svolgersi degli esami di guida, sia teorici che pratici, agli allievi delle autoscuole di Bergamo e della provincia, secondo le esigenze necessarie; lo stato di disagio per l'utenza è aumentato a seguito dei recenti fatti di cronaca, che hanno visto sottoposti ad indagini giudiziarie alcuni funzionari, sospesi dal servizio; la situazione, più volte riportata dalla stampa locale e in particolare da "L'Eco di Bergamo", sta provocando un gravissimo pregiudizio a tutta la comunità bergamasca, anche a causa dei ritardi nelle revisioni dei mezzi per l'autotrasporto e degli autobus e nel rilascio di duplicati delle carte di circolazione e delle patenti, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della situazione di disagio degli uffici della Motorizzazione civile di Bergamo; quali misure di propria competenza intenda adottare per garantire servizi efficienti ai cittadini di Bergamo e alle aziende di trasporto, che si avvalgono regolarmente della Motorizzazione. Atto n. 4-00156 DE PETRIS Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca Premesso che il decreto legislativo n. 62 del 2017, recante "Norme in materia di valutazione e certificazione delle competenze nel primo ciclo ed esami di Stato a norma dell'art. 1, commi 180 e 181, lettera i) , della legge 13 luglio 2015, n. 107", ha, fra l'altro, previsto la presenza in commissione di esame dei docenti di religione cattolica (art. 4); considerato che: l'art. 309 del decreto legislativo n. 297 del 1994 prevede che i docenti di religione cattolica (IRC) partecipino alle valutazioni periodiche e finali solo degli alunni che si sono avvalsi di tale insegnamento, non esprimano valutazioni e non svolgano esami, limitandosi a consegnare alle famiglie una speciale nota relativa all'interesse manifestato dall'alunno e al profitto conseguito; il decreto del Presidente della Repubblica n. 202 del 1990, attuativo dell'intesa tra l'autorità scolastica italiana e la Conferenza episcopale italiana sull'insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche, modificando l'intesa del 14 dicembre 1985, resa esecutiva in Italia con decreto del Presidente della Repubblica n. 751 del 1985, precisa che: "Nello scrutinio finale, nel caso in cui la normativa statale richieda una deliberazione da adottarsi a maggioranza, il voto espresso dall'insegnante di religione cattolica, se determinante, diviene un giudizio motivato iscritto a verbale"; considerato inoltre che, nonostante sia compito del collegio docenti definire i contenuti delle attività alternative all'insegnamento della religione cattolica, ai fini dell'affidamento delle stesse, si riscontra che l'attività rimane ancora troppo spesso elusa, malgrado Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca e Ministero dell'economia e delle finanze abbiano comunicato tutte le modalità per renderla esecutiva; ritenuto che: a parere dell'interrogante il docente di IRC, in base all'ordinamento scolastico italiano, non è titolare di un insegnamento obbligatorio, non esprime valutazioni e non svolge esami; la presenza dell'insegnante di religione, generalmente titolare di tutte o della gran parte delle classi terze impegnate nell'esame, impedendo lo svolgimento contemporaneo dei colloqui di più classi arrecherebbe un forte disagio organizzativo alle istituzioni scolastiche, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo non voglia fornire tempestivamente indicazioni alle scuole, confermando, come ad avviso dell'interrogante prevede la normativa, che l'insegnante di religione cattolica, nel rispetto dell'ordinamento, non partecipa agli esami evitando inutili appesantimenti nello svolgimento dei colloqui; se non voglia, altresì, avviare ulteriori misure per garantire l'insegnamento delle attività alternative all'insegnamento della religione in tutte le istituzioni scolastiche, al fine di attuare le disposizioni costituzionali che delineano una scuola statale democratica, inclusiva, laica e pluralista per la Repubblica italiana. Atto n. 4-00157 DE PETRIS Ai Ministri dell'istruzione, dell'università e della ricerca, del lavoro e delle politiche sociali e dell'economia e delle finanze Premesso che: le società Ma.Ca, Servizi generali e Smeraldo, che sono state affidatarie nell'appalto delle pulizie e decoro delle scuole pubbliche del lotto 5, province di Frosinone e Latina, dal febbraio 2014, hanno ripetutamente violato gli accordi ministeriali e territoriali, oltre ai capitolati di appalto ed i contratti nazionali di lavoro e per questo sono state richiamate e segnalate agli enti preposti ed addirittura condannate in giudizio a seguito di azioni legali promosse da parte delle organizzazioni sindacali che hanno chiesto più volte alla Consip, al Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca e al Ministero del lavoro e delle politiche sociali la risoluzione della convenzione; la risoluzione è avvenuta il 1° dicembre 2017; considerato che: le stesse aziende continuano ad operare sull'appalto, come se avessero avuto una proroga; il personale non riceve lo stipendio da più di 9 mesi, pur avendo lavorato anche nel mese di agosto 2017 (tra l'altro a molti sono state anche negate le ferie estive); l'Ispettorato del lavoro di Frosinone ha certificato i crediti dovuti ai lavoratori e inviati alle singole scuole per il pagamento in surroga, ma solo 54 istituti scolastici, su 140 delle due province, hanno proceduto al pagamento diretto dei lavoratori, mentre le restanti, in particolar modo della provincia di Latina, non hanno ancora provveduto, trattenendo di fatto i fondi pubblici; a parere dell'interrogante, è inaccettabile quanto sta accadendo ai lavoratori che hanno garantito le pulizie, la sanificazione e il decoro delle scuole delle province di Frosinone e Latina ed è inoltre molto grave quanto avvenuto, dato che gli appalti hanno carattere pubblico, quindi sono risorse della collettività erogate dal Ministero dell'istruzione attraverso la Consip, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza della situazione e quali iniziative intendano adottare, al fine di risolvere la problematica esposta, far in modo che venga ripristinata la legalità nella gestione del servizio e soprattutto che ai lavoratori vengano restituiti il salario, il lavoro e la dignità; se intendano vigilare sulle mancanze elencate, in modo da trovare una definitiva soluzione a queste inadempienze e risolvere la difficile situazione nella quale versano le scuole. Atto n. 4-00158 TOFFANIN Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali Premesso che, a quanto risulta all'interrogante: domenica mattina 13 maggio 2018 negli stabilimenti di Acciaierie venete di Padova, nel reparto fonderia, si è verificato un drammatico incidente, che ha coinvolto quattro persone, due dipendenti diretti e due della Hayama Tech, che lavora in appalto nel siderurgico; per cause ancora in corso di accertamento, il crollo della siviera, la "cesta" che conteneva 90 tonnellate di acciaio fuso, avrebbe provocato lo sprigionamento di un'ondata di aria bollente che ha colpito i quattro operai impegnati nello spostamento del contenitore. La caduta, avvenuta da un'altezza di 4-5 metri, sarebbe stata definita "imponderabile" da Acciaierie venete, che ha sottolineato come l'impianto fosse stato revisionato lo scorso mese; il gravissimo incidente di Padova è purtroppo l'ultimo di una serie interminabile che negli ultimi tempi ha colpito il Veneto, ponendo la regione al primo posto in Italia per morti sul lavoro; il testo unico in materia di sicurezza sul lavoro (di cui al decreto legislativo n. 81 del 2008) è in vigore da circa 10 anni e ciononostante continuano a verificarsi sul lavoro tanti, troppi incidenti, anche mortali; secondo l'Osservatorio indipendente di Bologna, fondato il 1° gennaio 2008 dal metalmeccanico in pensione e artista sociale Carlo Soricelli per ricordare i sette lavoratori morti della Thyssenkrupp di Torino, nel 2017, all'inizio dell'anno al 31 dicembre, i morti sui luoghi di lavoro sono stati 634, oltre 1.350, se si sommano a questo dato le morti per infortunio con i mezzi di trasporto. Dal 1° gennaio al 16 maggio 2018 sono stati 262: 30 in Veneto, 28 in Lombardia, 22 in Campania, 19 in Piemonte, eccetera; secondo i dati pubblicati nel Bollettino trimestrale delle denunce di infortunio e malattie professionali dell'INAIL, le denunce di infortunio con esito mortale riferite al periodo gennaio-marzo 2018 sono 212, l'11,58 per cento in più rispetto al periodo gennaio-marzo 2017. L'aumento riguarda principalmente la componente maschile, per la quale si rilevano 20 denunce in più rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, mentre per la componente femminile i casi mortali passano da 30 a 32. Tra le regioni che hanno registrato aumenti si evidenziano: la Lombardia, dove sono stati denunciati 14 casi in più, il Lazio e il Piemonte, rispettivamente con 10 e 9 denunce in più, l'Emilia-Romagna e la Calabria dove, in entrambi i casi, si rilevano 6 denunce in più, il Veneto (più 4 casi) e la Basilicata (più 3), si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo non ritenga di adottare iniziative urgenti per contrastare la situazione di insicurezza sui luoghi di lavoro, causa di incidenti spesso anche mortali; se le disposizioni del decreto legislativo n. 81 del 2008 siano efficaci ed adeguate al contesto lavorativo che negli ultimi anni ha subito radicali cambiamenti e che tuttora è in fase di evoluzione; se non ritenga di assumere iniziative finalizzate ad un'adeguata campagna di informazione e sensibilizzazione per tutti gli attori coinvolti, compresi i giovani, a partire dalla scuola, che deve garantire le basi fondamentali per un'adeguata educazione in merito. Atto n. 4-00159 CANGINI Ai Ministri dell'istruzione, dell'università e della ricerca e delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: alle ore 7.15 del 14 maggio 2018 è crollato il tetto della classe numero 32 dell'istituto tecnico industriale "Montani" di Fermo; a parere dell'interrogante i controlli di agibilità effettuati nelle strutture scolastiche a seguito dei recenti eventi sismici, che hanno colpito la zona, avrebbero dovuto evidenziare situazioni di pericolo e invece, da quanto si apprende, sembrerebbe che sia stata decretata l'agibilità del suddetto istituto di Fermo; la vicenda del crollo è estremamente grave e assolutamente inaccettabile e rappresenta, purtroppo, le condizioni di rischio di tutte le strutture presenti nell'area del cratere; giova evidenziare che se lo stesso evento fosse accaduto un'ora più tardi avrebbe potuto provocare una tragedia, si chiede di sapere: quali e quanti siano gli interventi di adeguamento sismico effettuati e quale sia il grado di efficacia dei controlli svolti; se i Ministri in indirizzo non ritengano, ciascuno per la propria competenza, di accertare eventuali responsabilità del presidente della Regione Marche, in quanto subcommissario del Governo per la ricostruzione delle aree colpite dal terremoto del Centro Italia del 2016 e del 2017; quale sia lo stato di attuazione del piano generale di edilizia scolastica che obbligava il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca ad adottare precisi provvedimenti in materia; quale sia lo stato di attuazione del "Piano Scuole" sicure annunciato dal Governo pro tempore Renzi; se, considerati il perdurare dello sciame sismico, i rischi incombenti sulle strutture della zona del cratere e la vulnerabilità delle scuole, non ritengano di intervenire con misure urgenti allo scopo di salvaguardare la vita e l'incolumità degli studenti, degli insegnanti e del personale ausiliario. Atto n. 4-00160 DE BERTOLDI URSO Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: la legge di bilancio per il 2018 (legge 27 dicembre 2017, n. 205), modificando la disciplina contenuta nel decreto legislativo 5 agosto 2015, n. 127, in materia di trasmissione telematica delle operazioni IVA e di controllo delle cessioni di beni effettuate attraverso distributori automatici, ha disposto l'avvio anticipato, a partire dal 1° luglio 2018, della fatturazione elettronica obbligatoria per le cessioni di benzina o di gasolio destinati ad essere utilizzati come carburanti per motori e per le prestazioni dei subappaltatori nei confronti dell'appaltatore principale, nel quadro di un contratto di appalto di lavori, servizi o forniture stipulato con una pubblica amministrazione; dal 1° gennaio 2019 entrerà in vigore l'obbligo di fatturazione elettronica per la quasi totalità degli operatori economici (regimi di vantaggio e forfetari esonerati); le fatture elettroniche saranno emesse esclusivamente attraverso il sistema di interscambio (SDI), che avrà il compito di "postarle" al destinatario e gestire le relative "notifiche"; il file "xml" andrà firmato digitalmente e conterrà il riferimento di ricezione del destinatario (PEC o "codice destinatario"); esse, essendo documenti informatici rilevanti ai fini delle disposizioni tributarie, sono soggette agli obblighi di conservazione, previsti dal decreto del Ministero dell'economia e delle finanze 17 giugno 2014; nell'imminenza dell'entrata in vigore dell'obbligo della fatturazione elettronica fra privati, numerosi sono i soggetti (società di software , enti certificatori, banche e società di intermediazione bancaria) che stanno mostrando particolare interesse economico per l'operazione complessiva, profilandosi nuove e ampie opportunità di business ; in particolare, le società di software a quanto risulta agli interroganti starebbero offrendo alle aziende e ai commercialisti il servizio di fatturazione elettronica al prezzo di 0,50 euro a documento, giustificando tale prezzo sulla base principalmente del costo che esse devono sostenere per la conservazione sostitutiva (pari a 0,15 euro a documento); alcune società di software prevedono già l'acquisizione di un numero significativo di aziende, con un aumento considerevole del fatturato; di contro, si assisterà, inevitabilmente, ad un incremento dei costi per gli studi di commercialisti, e conseguentemente per i clienti; l'eliminazione della conservazione sostitutiva e dell'apposizione della firma digitale farebbe diminuire in modo significativo i costi complessivi ed eviterebbe un business per gli enti certificatori; per le attività di rifornimento di carburante, sono le banche e le società di intermediazione bancaria che si faranno carico dell'emissione della fattura al costo di 0,50 euro a carico del gestore, generando una protesta generalizzata da parte delle associazioni dei gestori dei rifornimenti di carburante, in quanto il ricavo a litro di carburante erogato non consentirebbe la copertura del costo di emissione della fattura; sarebbe invece opportuno a parere degli interroganti che l'Agenzia delle entrate o la Sogei consentissero l'accesso tramite il loro portale per stampare la copia della fattura emessa o ricevuta e che tale documento fosse valido ed opponibile ai terzi; sarebbe, inoltre, opportuno che la fattura elettronica fosse recapitata direttamente alla PEC del cliente e del commercialista delegato al cassetto fiscale, mentre la normativa vigente prevede l'inserimento di qualsiasi indirizzo e, ovviamente, le società di software tendono ad indicare il loro; infine, sarebbe opportuno realizzare un apposito portale dei commercialisti, anche attraverso gara d'appalto, per la gestione di tutto ciò che interessa i nuovi obblighi di fatturazione elettronica tra privati (in particolare, per l'emissione, l'invio e la ricezione delle fatture elettroniche, nonché per l'importazione sui gestionali di contabilità), per evitare l'intermediazione di altri soggetti, che potrebbero far lievitare i costi, come evidenziato, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno adottare le necessarie iniziative per modificare la normativa in materia di fatturazione elettronica nei sensi indicati in premessa, soprattutto per quanto concerne l'obbligo della conservazione sostitutiva e dell'apposizione della firma digitale, al fine di evitare il paventato incremento dei costi per gli operatori e per gli studi di commercialisti. Atto n. 4-00161 DE PETRIS Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca Premesso che, per quanto risulta all'interrogante: nel corso della XVII Legislatura sono stati presentati alcuni atti di sindacato ispettivo concernenti l'insostenibile situazione venutasi a creare al conservatorio Santa Cecilia di Roma, ente sottoposto a vigilanza del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, a causa della mala gestione del direttore insediatosi nel novembre 2016. Atti che, tuttavia, non risultano aver ricevuto risposta da parte del Ministro; né ha dato risposta alla segnalazione di una grave interferenza del direttore Giuliani, il quale avrebbe minacciato gli studenti del conservatorio affinché non incontrassero la sen. Ricchiuti, che si era interessata alla questione nel corso della Legislatura (si veda l'atto 4-08186); il direttore Giuliani, oltre alla nota questione concernente il master di secondo livello in "Interpretazione della musica contemporanea" per l'anno accademico 2016/2017 (mai attivato, dopo aver ricevuto i pagamenti degli studenti), avrebbe messo in atto comportamenti discutibili nei confronti del personale. In sintesi, il direttore: 1) avrebbe denegato in passato l'accesso agli atti amministrativi a tre unità di personale interno (due docenti e un tecnico-amministrativo), i quali si sono poi rivolti al TAR ottenendo pieno riconoscimento delle loro ragioni. Ciò avrebbe comportato un danno per il conservatorio, che sarebbe stato condannato alle spese per diverse migliaia di euro; 2) avrebbe seriamente compromesso il corso, fiore all'occhiello del conservatorio, di direzione d'orchestra, dissipando un patrimonio didattico e di talenti; 3) avrebbe anche operato in modo che a tre precari del personale tecnico-amministrativo, che avevano diritto di essere inseriti nelle graduatorie d'istituto permanenti utili per le successive procedure di stabilizzazione, non fosse rinnovato, senza motivazione alcuna, il contratto di lavoro. Sono in corso le relative vertenze innanzi al giudice del lavoro di Roma; l'ultimo episodio concerne la contrattazione decentrata all'interno del conservatorio. Come è noto, oltre al contratto collettivo nazionale, il rapporto di lavoro presso gli Istituti dell'alta formazione artistica, musicale e coreutica italiani è integrato e arricchito dalla contrattazione di istituto ai sensi del l'art. 40- bis del decreto legislativo n. 165 del 2001 e contratto integrativo nazionale di comparto AFAM 12 luglio 2011; le risorse da destinare ai contratti integrativi sono stabilite dal consiglio d'amministrazione del conservatorio sulla base di una programmazione formale e i criteri di distribuzione del montante contrattuale devono essere contrattati con le organizzazioni sindacali in apposito contratto decentrato, sottoposto alla validazione dei revisori dei conti ex artt. 40 e 41 del medesimo decreto legislativo n. 165 del 2001; in data 14 dicembre 2017, i revisori dei conti avrebbero dato un giudizio assai pesante sul contratto decentrato di istituto sottoscritto dal direttore Giuliani e dal presidente per la parte pubblica, da due organizzazioni sindacali non rappresentative in conservatorio e dalla minoranza della rappresentanza sindacale unitaria, muovendo rilievi contabili e gestionali molto significativi; il direttore avrebbe infatti ottenuto dal consiglio d'amministrazione l'approvazione di una delibera che avrebbe destinato al fondo per il contratto decentrato più di 326.000 euro, proponendo poi alle organizzazioni sindacali un contratto dimensionato su tale cifra. Senonché i revisori, già il 7 dicembre 2017, avrebbero espresso su quella determinazione un parere contrario per patente violazione di norma di legge, in particolare dell'art. 23, comma 2, del decreto legislativo n. 75 del 2017; acquisito tale parere negativo, senza il dovuto nuovo passaggio con i sindacati per definire il contratto secondo le indicazioni ricevute dai revisori, il consiglio di amministrazione nella seduta del giorno 11 dicembre, di cui il direttore è componente di diritto, avrebbe unilateralmente determinato il nuovo montante contrattuale; il 14 dicembre i revisori, tornati sull'argomento, avrebbero obiettato che la riduzione del fondo operata in tal modo non era intelligibile, poiché, oltre all'irregolarità procedurale della mancata consultazione con le organizzazioni sindacali, non avrebbe indicato le modalità operative della riduzione. I revisori avrebbero inoltre imputato al conservatorio, di cui il direttore è rappresentante legale, di non aver dato riscontro agli altri rilievi precedentemente resi, tutti rilevanti ai fini del rigoroso rispetto delle norme di legge regolanti la materia; a giudizio dell'interrogante occorre al più presto ristabilire il buon andamento e l'imparzialità nell'azione amministrativa del conservatorio, anche in virtù del fatto che tale modalità di gestione espone l'erario ad azioni risarcitorie che potrebbero danneggiare il patrimonio pubblico, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non intenda promuovere immediatamente un'ispezione presso il conservatorio Santa Cecilia di Roma, onde verificare i presupposti per la rimozione del direttore e il commissariamento del conservatorio. Atto n. 4-00162 CASTALDI SANTANGELO PUGLIA LANZI GIROTTO PESCO Al Ministro per lo sport Premesso che: il CONI è la confederazione delle federazioni sportive nazionali e delle discipline sportive associate (come da articolo 2 del decreto legislativo n. 242 del 1999), cui è affidata l'organizzazione delle attività sportive sul territorio nazionale, ai sensi dell'articolo 2, comma 4- bis , dello statuto (adottato dal consiglio nazionale l'11 giugno 2014); l'art. 16, "Statuti delle federazioni sportive nazionali e delle discipline sportive associate", comma 1, del decreto legislativo n. 242, come modificato dal decreto legislativo n. 15 del 2004, così dispone: "Le federazioni sportive nazionali e le discipline sportive associate sono rette da norme statutarie e regolamentari sulla base del principio di democrazia interna, del principio di partecipazione all'attività sportiva da parte di chiunque in condizioni di parità e in armonia con l'ordinamento sportivo nazionale ed internazionale"; al comma 5 è previsto che: "Negli organi direttivi nazionali deve essere garantita la presenza, in misura non inferiore al trenta per cento del totale dei loro componenti, di atleti e tecnici sportivi, dilettanti e professionisti, in attività o che siano stati tesserati per almeno due anni nell'ultimo decennio alla federazione o disciplina sportiva interessata ed in possesso dei requisiti stabiliti dagli statuti delle singole federazioni e discipline associate. A tal fine lo statuto assicura forme di equa rappresentanza di atlete e atleti. Lo statuto può prevedere, altresì, la presenza degli ufficiali di gara negli organi direttivi"; rilevato che: l'art. 20 dello statuto del CONI al comma 3 dispone: "Le Federazioni sportive nazionali sono rette da norme statutarie e regolamentari in armonia con l'ordinamento sportivo nazionale ed internazionale e sono ispirate al principio democratico", così come lo statuto della Federazione italiana giuoco calcio (FIGC) prevede all'art. 1, comma 3, che "l'ordinamento della FIGC si ispira al principio di democrazia interna" al fine garantire "la partecipazione degli atletici, dei tecnici all'attività sportiva e federale"; lo statuto FIGC, che è approvato dal CONI, all'art. 1, comma 2, recita che: "è l'associazione delle società e delle associazioni sportive (le "società") che perseguono il fine di praticare il giuoco del calcio in Italia e degli altri organismi a essa affiliati che svolgono attività strumentali al perseguimento di tale fine"; dal 2004, l'ordinamento della FIGC prevede, con la formale approvazione del CONI e degli organismi internazionali, la partecipazione degli ufficiali di gara nell'assemblea generale (con la quota del 2 per cento) e di conseguenza del consiglio federale, attraverso il presidente dell'Associazione italiana arbitri (AIA) quale membro di diritto con potere di voto (come ribadito il 23 ottobre 2012 dal commissario ad acta , nominato dal CONI, in sede di approvazione del nuovo statuto federale, atteso il combinato disposto dei principi fondamentali degli statuti federali, dell'art. 4, comma 2, del regolamento sugli arbitri della FIFA, federazione mondiale del calcio, e del principio democratico su cui si basa l'elezione del presidente AIA; in forza della facoltà concessa dall'art. 33, comma 2, dello statuto del CONI ("Le Federazioni sportive nazionali (...) possono riconoscere gruppi o associazioni di ufficiali di gara"), la FIGC ha riconosciuto l'AIA all'art. 32 del suo statuto quale associazione in cui sono organizzati "con autonomia operativa e amministrativa" gli ufficiali di gara, che hanno il compito di assicurare "la regolarità tecnica e sportiva delle gare"; determinando, senza ombra di dubbio, il fatto che l'AIA, svolgendo tale "attività strumentale" per la pratica del giuoco del calcio in Italia, sia componente, a tutti gli effetti, della FIGC; l'art. 33, comma 1, dello Statuto CONI demanda a ciascuna "competente Federazione sportiva nazionale" l'attribuzione della "qualifica" agli ufficiali di gara e la FIGC ha assolto tale onere inquadrando gli ufficiali di gara tra i soggetti, quali tesserati, dell'ordinamento federale ("I regolamenti federali disciplinano il tesseramento degli atleti, dei tecnici, degli ufficiali di gara, dei dirigenti e degli altri soggetti dell'ordinamento federale"); evidenziato che: nella riunione della giunta nazionale del CONI del 9 aprile 2018 sono stati approvati i nuovi principi fondamentali degli statuti delle federazioni sportive e, stando alle affermazioni del presidente CONI nonché, ad oggi, commissario straordinario della lega nazionale professionisti di serie A, la partecipazione degli ufficiali di gara negli organi direttivi federali (e, cioè, nell'assemblea federale) sarebbe stata subordinata ad un requisito non previsto nella vigente legge statale, vale a dire la previsione di una tale presenza negli organismi sportivi internazionali di riferimento; secondo quanto risulta agli interroganti, in maniera specifica nell'articolo 5, "Principio di democrazia interna a base personale", che riguarda, in sostanza, l'attribuzione del diritto di voto ad atleti, e tecnici per l'elezione dei propri rappresentanti negli organi direttivi nazionali, solo per l'elezione facoltativa dei rappresentanti degli ufficiali di gara nei consigli federali, sarebbe presente una sostanziale modifica, in senso peggiorativo, di quanto previsto dai precedenti principi; tale differenza si sostanzia, principalmente ma non esclusivamente, nel passare da una statuizione che prevede che gli "ufficiali di gara maggiorenni eleggeranno i rispettivi rappresentanti nel Consiglio federale, ove previsto negli statuti federali, secondo le modalità stabilite negli statuti stessi" al fatto che gli statuti possono prevedere la presenza dei rappresentanti degli ufficiali di gara nei consigli federali, ove tale presenza sia prevista dai regolamenti delle relative federazioni internazionali di appartenenza; gli stessi statuti possono prevedere la presenza con diritto di voto dei rappresentanti degli ufficiali di gara nei consigli federali, ove tale presenza sia prevista dai regolamenti delle relative federazioni internazionali di appartenenza; ulteriormente rilevato che: solo per un gruppo di tesserati federali (e solo loro, gli arbitri) si determinerebbe l'esclusione dalla partecipazione agli organismi direttivi collegiali della federazione di cui fa parte a pieno titolo, anche con diritto di voto, creando dei soggetti dell'ordinamento federale vincolati ai doveri derivanti dall'appartenenza ad esso, ma senza diritti di rappresentanza; a giudizio degli interroganti il richiamo contenuto nelle ipotesi di modifica dei principi degli ordinamenti sportivi nazionali e internazionali sotto ripetuti profili appare fuorviante, fuori luogo ed inappropriato in quanto: a) gli statuti della FIFA e della UEFA non prevedono esplicitamente la presenza di ufficiali di gara nelle assemblee generali e nei comitati esecutivi, ma neppure la vietano, attesa comunque la norma FIFA prima richiamata; b) i medesimi statuti non prevedono, peraltro, esplicitamente la presenza in tali organi direttivi né di atleti, né di tecnici e, dunque, non si comprende perché il richiamo agli ordinamenti internazionali, per una possibile esclusione dagli organi federali interni, andrebbe a valere solo per gli ufficiali di gara; c) gli statuti federali di altre nazioni prevedono la presenza degli ufficiali di gara, senza alcun intervento degli organismi internazionali; d) come si legge nel comunicato ufficiale FIGC del 21 marzo 2007, l'attuale statuto, che prevede la presenza degli ufficiali di gara negli organi direttivi federali, risulta essere stato approvato dalla FIFA, che nulla ha mai eccepito sul tema; dunque, il richiamo operato dal CONI appare del tutto fuori luogo; tali variazioni dei principi fondamentali degli statuti delle federazioni sportive, così come risulta agli interroganti, sono state adottate sostanzialmente contra institutionem , perché sono contro unicamente, nella negazione del diritto di voto e rappresentanza, all'AIA, in quanto unica realtà federale attualmente esercitante la rappresentanza democratica, seppure nella forma il provvedimento del CONI è rivolto a tutte le 44 federazioni sportive, ed è ancora più grave che a determinarle sia il CONI, luogo di elezione degli sportivi dilettanti che toglie rappresentatività a 33.000 arbitri di calcio dilettanti solo per la necessità di ridistribuirla ad altra componente, verosimilmente per aumentare la percentuale di voto alle leghe professionistiche; il presidente del CONI attualmente è commissario straordinario della lega nazionale professionisti di serie A; agli interroganti appare risibile il richiamo operato dal commissario straordinario della lega di serie A alla funzione arbitrale quale causa giustificativa della non partecipazione agli organismi e alle scelte federali, posto che un conto è lo svolgimento, da parte degli arbitri, delle specifiche proprie funzioni di giudici dell'attività sportiva "in osservanza dei principi di terzietà, imparzialità ed indipendenza di giudizio" (come prescrive lo statuto CONI e come viene fatto quotidianamente con competenza e professionalità riconosciute unanimemente); ed altra cosa è, invece, partecipare a pieno titolo alla vita federale, a tutela dei predetti valori e dell'autonomia arbitrale, si chiede di sapere: il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti; se intenda esercitare il potere di indirizzo politico al fine di garantire la rappresentanza democratica per atleti, tecnici e ufficiali di gara, al fine di scoraggiare l'ipotizzata variazione dei principi fondamentali degli statuti delle federazioni sportive; se non intenda attivarsi al fine di sollecitare un ripristino dei principi di lealtà sportiva ed imparzialità che la delibera della giunta nazionale del CONI del 9 aprile 2018, sottraendo il quorum partecipativo dell'AIA, mette a rischio anche tenendo conto del fatto che essa viene adottata da un organo presieduto da chi, nello stesso tempo, ha nominato il legale rappresentante pro tempore dell'ente dove viene esercitato il medesimo quorum , che a sua volta ha nominato il presidente del CONI al vertice della lega di serie A, ponendo in essere un intreccio di cointeressenze tra controllori e controllati; se non intenda attivarsi al fine di sospendere l'emanazione degli atti di propria competenza relativi all'applicazione dei nuovi principi informatori degli statuti delle federazioni sportive. Atto n. 4-00163 CASTALDI PUGLIA LANZI GIROTTO PESCO Al Ministro della giustizia Premesso che, a quanto risulta agli interroganti: sono iniziate il 2 marzo 2018, presso il Consiglio superiore della magistratura, le udienze del processo a carico del giudice Camillo Romandini, ex giudice del Tribunale di Chieti e ora in servizio presso la Corte d'appello a Roma, dopo un concorso pubblico per titoli la cui documentazione non sarebbe mai stata pubblicata sul sito del Consiglio superiore in violazione delle più elementari regole della trasparenza; il giudice è accusato di "gravi scorrettezze nei confronti di altri magistrati" nel corso del processo sulla "megadiscarica dei veleni" di Bussi sul Tirino (Pescara), conclusosi in primo grado con l'assoluzione dei 19 imputati, e di "incompatibilità con la funzione giudiziaria" per essere stato titolare di un'azienda agricola; tale situazione è stata già evidenziata, dal primo firmatario della presente interrogazione, nell'atto 4-08296, pubblicato il 24 ottobre 2017; in tale atto di sindacato ispettivo viene evidenziato come «il dottor Camillo Romandini sarebbe titolare di una ditta individuale, con codice ATECO 01135 "Colture miste viticole, olivicole, frutticole", che ha ricevuto fino al 2015 contributi statali attraverso il sistema AGEA (Agenzia per le erogazioni in agricoltura), istituito con decreto legislativo n. 165 del 1999 per lo svolgimento delle funzioni di organismo di coordinamento e di organismo pagatore»; ed ancora che: «il Consiglio superiore della magistratura nella delibera del 2 maggio 2007, su specifico quesito riguardante la possibilità per un giudice di essere titolare di società unipersonale nel settore dell'agricoltura, ha chiarito in maniera inequivocabile che una tale situazione comunque rientra tra le previsioni dell'articolo 16 dell'ordinamento giudiziario in cui si fa divieto per i giudici di "esercitare industrie e commerci". Infine, "l'esercizio della ditta individuale non sarebbe stato possibile, non potendo avere il giudice Camillo Romandini una posizione contributiva e, di conseguenza, percepire contributi»; rilevato che, per quanto risulta agli interroganti: da un'indagine specifica del Nucleo di polizia tributaria di Pescara della Guardia di finanza, verrebbe rilevato, nella relazione del 2 maggio 2017, che sono emersi fatti di rilevanza penale a carico del giudice dottor Camillo Romandini; rispetto alla "incompatibilità con la funzione giudiziaria" per essere stato titolare di un'azienda agricola, l'inchiesta specifica della Guardia di finanza avrebbe accertato 46.000 euro di contributi concessi al giudice dalla Regione Abruzzo; nella relazione informativa, rimessa al pubblico ministero del caso, la Guardia di finanza scrive: «Pertanto, alla luce di quanto sopra» riterrebbe di ipotizzare, «a carico del dottor Romandini Camillo, le ipotesi di reato previste e punite dagli artt. 81 e 316 ter c.p., in quanto presentando più istanze tendenti ad ottenere contributi erogati dalla Regione Abruzzo, ometteva di informare l'autorità competente del proprio ruolo di Magistrato, a cui era preclusa la possibilità di essere titolare di impresa, conseguendo a proprio beneficio, pertanto, indebitamente detti contributi, per un totale di € 46.658,46»; la Guardia di finanza riporterebbe inoltre che «risulta altrettanto documentato come si evince dalle risultanze della banca che in relazione alle predette Campagne venivano effettuati pagamenti decretati per iban da parte di AGEA in favore del nominativo Romandini Camillo presso Carichieti Spa di Pescara per contributi pari a € 46.658,46»; il dottor Romandini, tra l'altro, ha continuato a percepire i finanziamenti pubblici AGEA anche dopo la cessazione dell'impresa nel 2015 come risulta dalla documentazione della Guardia di finanza; evidenziato che: in data 16 aprile 2018, l'OLAF, Ufficio europeo per la lotta antifrode, ha confermato, su segnalazione di un cittadino, che il caso del giudice Romandini è "oggetto della procedura di selezione di cui all'Articolo 5 del Reg (EC) 883/2013 sul funzionamento di OLAF", determinando in sostanza l'apertura di un'indagine tesa all'acquisizione di un completo quadro informativo, al riscontro dei documenti eventualmente sottoposti, all'integrazione dell'informazione trasmessa con quanto acquisibile presso banche dati, pubblici registri, fonti aperte; tale procedura di selezione porterà ad una decisione del direttore generale che "non è discrezionale ma è vincolata ai principi cardine del Trattato UE (in particolare proporzionalità e sussidiarietà) ed ai criteri che sono esplicitati dalla richiamata disposizione di cui all'Articolo 5"; sul quotidiano on line "primadanoi" del 27 aprile 2018 viene evidenziato che "A carico di Romandini dunque rimane il residuo procedimento disciplinare nel quale il giudice deve difendersi da presunti comportamenti scorretti nei confronti di altri magistrati ma anche di svolgimento di attività incompatibili con la funzione giudiziaria per la vicenda legata ad un'impresa di sua proprietà che non avrebbe potuto detenere in quanto giudice"; evidenziato che: la valutazione in concreto delle caratteristiche dell'azienda, per le sue dimensioni e connotazioni, indurrebbe a ritenere chiaramente incompatibile la sua conduzione con le funzioni di magistrato o presidente della Sezione civile del Tribunale di Chieti; è stato accertato, con prove documentali sempre dalla Guardia di finanza, che il dottor Romandini, rivestendo la funzione di magistrato e al contempo quella di imprenditore agricolo con partita Iva, avrebbe omesso e sottaciuto di dichiarare la propria carica di magistrato nelle plurime domande di erogazione all'ente pubblico e nei mandati di pagamento sottoscritti dallo stesso Romandini al fine dell'ottenimento dei contributi statali per i propri fondi agricoli tramite AGEA; tali comportamenti con profilo penale si sarebbero realizzati non solo nel caso di dichiarazioni attestanti cose non vere ma anche, come in questo caso, con l'omissione di informazioni rilevanti (ricoprire l'ufficio di magistrato) all'autorità pubblica affinché vengano erogati i finanziamenti pubblici in proprio favore ed in danno dello Stato; dalle ulteriori indagini svolte e dalla documentazione acquisita, la Guardia di finanza avrebbe accertato anche la violazione dell'obbligo di astensione da parte dello stesso giudice con conseguente incompatibilità nell'esercizio delle sue funzioni, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti; se intenda attivare in maniera immediata iniziative di competenza, valutando se sussistano gli estremi per adottare gli opportuni provvedimenti, anche di impulso alla funzione disciplinare. Atto n. 4-00164 SAPONARA Al Ministro della difesa Premesso che: il 21 maggio 2018 un operaio di 37 anni è rimasto ferito in modo grave per un incidente sul lavoro avvenuto nello stabilimento militare di ripristini e recuperi del munizionamento situato a Noceto (Parma); secondo i primi riscontri, stando a quanto riportato dalla stampa locale, l'uomo sarebbe stato investito dall'esplosione di un ordigno bellico di natura artigianale che stava rendendo inerte; lo stabilimento militare di ripristini e recuperi del munizionamento di Noceto, a suo tempo una fabbrica che produceva proiettili, ospita attualmente un impianto di distruzione di esplosivi e residuati bellici al quale sono addetti circa 50 dipendenti civili e una decina di militari; sul luogo dell'incidente, oltre ai medici del 118, sono intervenuti i vigili del fuoco e i carabinieri; l'operaio ferito è stato ricoverato nel reparto di rianimazione dell'ospedale "Maggiore" di Parma, avendo riportato nell'incidente diverse ferite, fra cui una grave lesione a un arto; l'incidente occorso il 21 maggio non è il primo del suo genere. Di un precedente risalente al gennaio 2015 diede conto il direttore pro tempore , colonnello Giulio Botto, nel corso di un'audizione svoltasi il 12 aprile 2017 presso la Commissione parlamentare di inchiesta sugli effetti dell'utilizzo dell'uranio impoverito; con riferimento alla struttura di Noceto, le rappresentanze sindacali hanno chiesto "l'immediata sospensione delle lavorazioni, in attesa delle opportune verifiche e fino a quando non siano state compiute tutte le operazioni di messa in sicurezza dello stabilimento e dei lavoratori coinvolti attraverso il completo adeguamento dei processi lavorativi alla normativa che disciplina la sicurezza nei luoghi di lavoro, dando corso a tutti gli adempimenti previsti dal decreto legislativo n. 81/2008"; lo stabilimento di Noceto è gestito dall'Agenzia industrie difesa, in cui è confluita buona parte dell'area tecnico-industriale appartenente alle forze armate, al dichiarato scopo di accrescerne l'efficienza, alleggerendo parallelamente gli oneri a carico del bilancio del dicastero militare, si chiede di sapere quali misure il Ministro in indirizzo intenda assumere per prevenire incidenti di questo tipo, garantendo efficacemente la sicurezza di coloro che prestano la propria delicata attività lavorativa nello stabilimento militare di ripristini e recuperi del munizionamento di Noceto, anche con investimenti che ne assicurino l'ammodernamento costante. Atto n. 4-00165 BERGESIO ARRIGONI AUGUSSORI BAGNAI BARBARO BONFRISCO BORGHESI BORGONZONI Simone BOSSI Umberto BOSSI BRIZIARELLI BRUZZONE CALDEROLI CAMPARI CANDIANI CANDURA CANTU' CASOLATI CENTINAIO DE VECCHIS FAGGI FERRERO FREGOLENT FUSCO IWOBI MARIN MARTI MONTANI NISINI OSTELLARI PAZZAGLINI Emanuele PELLEGRINI PEPE PERGREFFI PIANASSO PILLON PIROVANO Pietro PISANI PITTONI PIZZOL PUCCIARELLI RIPAMONTI RIVOLTA ROMEO RUFA SAPONARA SAVIANE SBRANA SIRI SOLINAS STEFANI TESEI TOSATO VALLARDI VESCOVI ZULIANI Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Premesso che: nel settore della gestione del rischio in agricoltura esistono misure di sostegno pubblico, in particolare attraverso lo strumento del fondo di solidarietà nazionale, che sostiene gli agricoltori in caso di danni causati da calamità naturali ed eventi eccezionali. L'obiettivo è quello di garantire, tramite la stipula di contratti assicurativi, le produzioni agricole e zootecniche, le strutture aziendali e le infrastrutture da questi eventi eccezionali con azioni di prevenzione volte alla stabilizzazione dei redditi delle imprese; nel tempo le polizze assicurative, anche in considerazione dei piani assicurativi annuali, hanno reso assicurabili ulteriori avversità atmosferiche, fitopatie ed epizoozie nonché produzioni vegetali, strutture aziendali ed allevamenti zootecnici; la politica agricole comune (PAC) attraverso il sostegno dello sviluppo rurale ha proposto nuovi strumenti di gestione del rischio; risulta che si stiano perpetrando dei ritardi nei pagamenti degli aiuti finanziari a copertura delle polizze assicurative stipulate dalle aziende agricole. Sembra che solo il 50 per cento delle risorse del 2015 sia stato erogato, mentre per le annualità 2016-2017 non sia in corso alcun pagamento; in un comunicato stampa del febbraio 2018 il Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali ha annunciato lo sblocco di 60 milioni di euro di pagamenti dei contributi a favore degli agricoltori che hanno sottoscritto polizze assicurative a fronte di avversità atmosferiche nel settore agricolo nel 2015 e nel 2016. Contributo che dovrebbe essere erogato in tre tranche a partire dal marzo 2018, ma che allo stato attuale sembra non sia ancora entrato in pagamento; nella provincia di Cuneo, ad esempio, si parla di pagamenti non ancora erogati per circa 10 milioni di euro. Tale situazione non è più sopportabile per le aziende agricole. Queste, a causa di questi continui ritardi, sono costrette ad operare in una situazione di concorrenza sbilanciata rispetto agli operatori di altri Paesi; i consorzi di difesa hanno cercato di sopperire al ritardo di questi pagamenti anticipando le somme spettanti a favore delle aziende agricole, nella speranza di rientrare dei costi, ma la gestione dell'intera operazione non è più sostenibile da parte dei consorzi stessi, in quanto a fronte degli anticipi non corrispondono pagamenti celeri da parte dell'Agenzia per le erogazioni in agricoltura (AGEA); il ritardo dei pagamenti da parte di AGEA è un elemento che porta ad una disaffezione verso lo strumento delle assicurazioni agevolate portando gli agricoltori ad un utilizzo sempre meno frequente di questo strumento, si chiede di sapere se il Ministro sia a conoscenza dei ritardi nei pagamenti dei rimborsi assicurativi agevolati e quali iniziative urgenti intenda intraprendere affinché le imprese agricole siano risarcite di quanto dovuto, al fine di ridare sicurezza al settore primario. Atto n. 4-00166 TOSATO Al Ministro della giustizia Premesso che, secondo quanto risulta all'interrogante: da denunce e proteste dell'Unione sindacati Polizia penitenziaria (USPP) e del Sindacato autonomo Polizia penitenziaria (Sappe) si apprende che nell'aula magna della scuola di formazione e aggiornamento del corpo di Polizia penitenziaria di Cairo Montenotte (Salerno), nella mattinata del 22 maggio 2018, oltre 300 allievi frequentanti il corso di formazione di agente di Polizia penitenziaria hanno dovuto assistere all'"orazione" tenuta da un ergastolano al carcere di Rebibbia; infatti, Cosimo Rega, ex boss della camorra, ergastolano del carcere di Rebibbia, 40 anni di condanna già scontati e 3 omicidi alle spalle, ma anche premiato come miglior attore al "Palm Springs international film festival" (con "Cesare deve morire"), si è recato nella scuola di formazione, usufruendo di un permesso per rappresentare una pièce teatrale; i sindacati, nelle denunce di protesta, ritengono «inammissibile, inaccettabile, intollerabile ed insopportabile che un camorrista ergastolano, con "fine pena mai", in permesso per rappresentare una pièce teatrale, condannato e quindi ritenuto colpevole di diversi gravissimi fatti di sangue, si sia potuto sedere nell'aula magna della scuola di Polizia penitenziaria per parlare alle oltre 300 ragazze e ragazzi che stanno frequentando il corso di formazione di agente di Polizia penitenziaria, magari per discutere del sistema penitenziario e dell'esecuzione penale: una decisione gravissima che non può rimanere senza conseguenze per chi ha consentito tutto ciò»; risulta, inoltre, che agli ignari allievi pervenuti anche da altre scuole per attività di perfezionamento del tiro con l'arma di servizio, oltre ai colleghi istruttori, sia stata inibita l'attività formativa che avrebbero dovuto seguire per essere dirottati nell'aula magna della scuola ad assistere allo spettacolo, che si è concluso con questa lezione, a giudizio dell'interrogante del tutto inopportuna ed in contrasto con qualsiasi criterio formativo possibile; sempre nelle note dei sindacati, si dichiara che Cosimo Rega abbia enunciato agli agenti la sua visione del suo status , non mostrando alcun pentimento e conseguentemente creando disagio ai presenti per la crudezza dell'esposizione; all'interrogante risulta davvero discutibile ed altamente censurabile che un ergastolano con "fine pena mai", proprio in considerazione delle pesanti responsabilità che ha avuto e che ancora ha, anche moralmente, sia stato invitato e si sia potuto sedere nell'aula magna della scuola di Polizia penitenziaria a tenere lezione in merito al "progetto di ripensamento del carcere", si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti; quali siano le sue valutazioni e se non ritenga indispensabile assumere opportune iniziative al fine di scongiurare il ripetersi di quanto accaduto, a parere dell'interrogante lesivo della dignità del corpo di Polizia penitenziaria e del percorso formativo del personale appena arruolato. Atto n. 4-00167 LANNUTTI CRIMI LEZZI DI NICOLA PESCO MORRA ABATE GRANATO VONO CORRADO AUDDINO Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: la Consob (Commissione per le società e la borsa), regolata attraverso la legge n. 216 del 1974 e la legge n. 281 del 1985, ha il compito di svolgere attività di tutela degli investitori, per l'efficienza, trasparenza e lo sviluppo del mercato mobiliare italiano; è un organo collegiale composto da un presidente e da quattro membri, nominati con decreto del Presidente della Repubblica su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri (previa deliberazione del Consiglio stesso), i cui membri, oltre ai normali requisiti richiesti per ogni ufficio pubblico, per la nomina a componente della Commissione devono anche possedere una "specifica e comprovata competenza ed esperienza" e una "indiscussa moralità ed indipendenza". Al requisito dell'indipendenza sono collegate le ipotesi di incompatibilità previste tassativamente: i componenti della Commissione non possono rivestire, a pena di decadenza dall'ufficio, alcuna delle seguenti qualifiche: liberi professionisti, ivi compresi i consulenti; amministratori, ovvero soci a responsabilità illimitata di società commerciali; sindaci, revisori o dipendenti di imprese commerciali o di enti pubblici o privati; titolari di uffici pubblici di qualsiasi natura; imprenditori commerciali. L'attività decisoria è di esclusiva competenza della Commissione che adotta le proprie delibere collegialmente, salvi i casi d'urgenza previsti dalla legge, nei quali il presidente può assumere provvedimenti provvisori, imputabili alla Commissione ove questa ne approvi il contenuto entro i termini di legge, pena l'inefficacia dei provvedimenti stessi. L'esigenza di salvaguardare l'effettiva collegialità delle decisioni è altresì confermata dal divieto di delega permanente di funzioni ai commissari nell'attività istruttoria. Al presidente compete, invece, in esclusiva, di sovraintendere all'attività istruttoria e di curare l'esecuzione delle delibere dell'organo, oltre che la rappresentanza della Commissione e i rapporti con il Ministero dell'economia e delle finanze; considerato che, per quanto risulta agli interroganti: il 22 dicembre 2017 Mario Nava, funzionario della Commissione europea, dirigente della vigilanza sul sistema finanziario, è stato designato quale nuovo presidente della Consob, con ratifica del Consiglio dei ministri il 22 febbraio 2018 per motivi di carattere procedurale, riferiti alla posizione lavorativa presso la Commissione europea: Nava ha richiesto il distacco e non l'aspettativa dal suo precedente incarico di direttore per il monitoraggio del sistema finanziario e di gestione delle crisi alla Direzione generale per la stabilità finanziaria e dei mercati dei capitali (Fisma); in generale, in un "distacco", il dipendente viene distaccato "nell'interesse" del soggetto distaccante e resta in essere il rapporto di dipendenza con l'amministrazione di origine, senza perdita dell'avanzamento di carriera e dello stipendio. Nel caso del distacco, infatti, resta in essere il sostanziale rapporto di dipendenza con l'amministrazione di origine, senza perdita dell'avanzamento di carriera e dello stipendio da funzionario europeo. Inoltre, la retribuzione corrisposta dalla Consob, circa 240.000 euro lordi annui, beneficerebbe dei vantaggi fiscali riservati al personale europeo; il distacco sarebbe stato richiesto per soli 3 anni, quando invece il mandato alla Consob è di 7 anni, il cui termine andrebbe a coincidere con il rinnovo delle nomine ai vertici delle direzioni generali della Commissione europea, creando in tal modo un vulnus ai criteri di indipendenza stabiliti dalla legge di istituzione dell' authority (decreto-legge n. 95 del 1974, convertito, con modificazioni, dalla citata legge n. 216 del 1974); il Presidente della Repubblica ha firmato il decreto di nomina (il 9 aprile 2018) e il nuovo presidente si è insediato il 16 aprile 2018 (quasi 4 mesi dopo la sua designazione), dichiarando che non esisterebbero incompatibilità, poiché, in quanto dipendente della Commissione europea, a lui non si applicherebbe la legge italiana, ma la norma comunitaria; l'articolo 1, comma 5, del decreto-legge n. 95 di istituzione dell' authority stabilisce infatti che: "Il presidente e i membri della Commissione non possono esercitare, a pena di decadenza dall'ufficio, alcuna attività professionale, neppure di consulenza, né essere amministratori, ovvero soci a responsabilità illimitata, di società commerciali, sindaci revisori o dipendenti di imprese commerciali o di enti pubblici o privati, né ricoprire altri uffici pubblici di qualsiasi natura, né essere imprenditori commerciali. Per tutta la durata del mandato i dipendenti statali sono collocati fuori ruolo e i dipendenti di enti pubblici sono collocati d'ufficio in aspettativa. Il rapporto di lavoro dei dipendenti privati è sospeso ed i dipendenti stessi hanno diritto alla conservazione del posto"; gli uffici giuridici, compresa la Corte dei conti, hanno convalidato la nomina, ma ciò non impedirebbe gli eventuali ricorsi al TAR del Lazio da parte delle imprese eventualmente sanzionate che volessero contestare l'incompatibilità del presidente; nell'ordinamento della Consob la figura del segretario generale, ex art. 26- bis del Regolamento di organizzazione e funzionamento della Consob, "supporta il Presidente ed i Componenti del Collegio nello svolgimento delle loro funzioni di indirizzo e controllo"; da indiscrezioni della stampa, non smentite da Nava, sembrerebbe che egli sia intenzionato a nominare quale segretario generale della Consob l'avvocato Giulia Bertozzolo, che, essendo anch'ella un funzionario della Commissione europea, verosimilmente, verrebbe a sua volta distaccata in Consob in violazione dell'art. 2, comma 6, del decreto-legge n. 95, in base al quale "Al personale in servizio presso la Commissione è in ogni caso fatto divieto di assumere altro impiego o incarico o esercitare attività professionali, commerciali o industriali", si chiede di sapere: se il Governo sia a conoscenza di quanto sopra; come ritenga che Nava, distaccato "nell'interesse" della Commissione europea, possa assicurare l'indipendenza della Consob e gli interessi dei risparmiatori italiani anche in considerazione di alcuni importanti dossier sul tavolo della Consob che vedono soggetti esteri tentare di acquisire il controllo di società italiane, operanti anche in settori strategici; sempre al fine di accertare l'idoneità di Nava a tutelare gli interessi dei risparmiatori italiani e dell'industria nazionale, quale risulti essere stato il ruolo di Nava nella stesura della direttiva sul bail in e se e in quale misura nei mesi intercorsi tra la sua designazione e l'assunzione dell'incarico di presidente della Consob (o precedentemente) egli abbia lavorato a ipotesi "dell'Europa a due velocità"; come ritenga che Nava, distaccato dalla Commissione europea presso la Consob, possa assicurare il rispetto, nei confronti del suo datore di lavoro estero, del segreto d'ufficio a cui è tenuto relativamente a ciò che apprende in Consob ai sensi dell'art. 16 del Regolamento di organizzazione e funzionamento; se, dato che il distacco in Consob è stato al momento assicurato solo per 3 anni, si intenda limitare a tale periodo temporale il conferimento degli incarichi fiduciari di direttore generale, vice direttore generale e segretario generale, proprio per il loro legame fiduciario con il presidente che viene nominato per un periodo più lungo in base al Regolamento Consob; quali rassicurazioni abbiano fornito Nava e il suo attuale datore di lavoro circa il rinnovo del suo distacco per tutta la durata del mandato che gli è stato conferito (7 anni); se sia coerente con l'ordinamento della Consob che un semplice funzionario della Commissione europea possa essere designato ad un ruolo apicale come quello di segretario generale per il quale è prevista un'indennità di posizione funzionale in misura corrispondente alla retribuzione complessiva del vice direttore generale; se il Governo non ritenga di intervenire, per riconsiderare tale scelta, evitando così un grave danno alla reputazione di una Commissione verso la quale, a giudizio degli interroganti, dopo la presidenza Vegas, la fiducia dei risparmiatori sembra essere al minimo storico. Atto n. 4-00168 MARSILIO Al Ministro dell'interno Premesso che: come si apprende da fonti di stampa e da video pubblicati on line , nella notte tra il 23 e il 24 maggio 2018, persone incappucciate hanno invaso le strade dell'VIII municipio di Roma; questi "incappucciati" urlavano scandendo slogan antifascisti degli anni '70 e imbrattando i muri (peraltro da poco ripuliti) con scritte anacronistiche, affiggendo anche manifesti abusivi; la scorribanda ha seminato allarme nella popolazione residente con lancio di razzi e bombe carta negli spazi verdi cittadini; questi gravissimi ed inqualificabili atti d'intimidazione, soprattutto perché posti in essere di notte, hanno procurato panico e sconcerto tanto da chiamare le forze dell'ordine, affinché la situazione tornasse alla normalità; le forze dell'ordine, allertate da centinaia di segnalazioni degli abitanti, si sono prodigate per mettere fine alla scorribanda notturna; la protesta sembra essere riconducibile alle imminenti elezioni amministrative del prossimo 10 giugno, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia al corrente dei gravissimi fatti descritti che hanno seminato il panico nella popolazione, devastando il bene pubblico; quali iniziative urgenti intenda adottare per garantire la serenità e la sicurezza della campagna elettorale in corso e al contempo della popolazione residente nell'VIII municipio di Roma. Atto n. 4-00169 PERGREFFI PIROVANO IWOBI Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: gli uffici della Motorizzazione civile di Bergamo versano in una situazione organizzativa di forte criticità, dopo la sospensione dal servizio di tre funzionari sottoposti ad indagini giudiziarie ed il pensionamento nell'ultimo decennio di una quindicina di dipendenti; la grave carenza di organico, infatti, rischia di impedire lo svolgersi degli esami di guida sia teorici che pratici da parte degli allievi di tutte le autoscuole della provincia, oltre a provocare disagi a tutta la comunità bergamasca per i ritardi nella revisione dei mezzi di autotrasporto e degli autobus e nel rilascio di duplicati di carte di circolazione e patenti; il 16 maggio 2018, una settantina di titolari di autoscuole della bergamasca, sulle 120 totali, hanno manifestato dinanzi alla Motorizzazione, in segno di protesta contro tali rallentamenti oramai cronici; come riportato da alcuni articoli di stampa locale, i tempi di attesa dal foglio rosa all'esame di guida si attestano oramai intorno ai 5 mesi, invece dei tradizionali 2 e mezzo; a titolo di esempio, nel mese di febbraio si è registrata una riduzione del numero di esami del 22 per cento rispetto al fabbisogno, riduzione salita al 49 per cento a marzo ed al 57 per cento ad aprile 2018, si chiede di sapere se e quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda celermente adottare per risolvere la situazione descritta, al fine di garantire all'utenza tempi ragionevoli di attesa. Atto n. 4-00170 DE BERTOLDI Ai Ministri della difesa e dell'interno Premesso che: nella notte tra il 27 e il 28 maggio 2018 è stato appiccato un incendio all'interno dell'area della caserma del Genio guastatori a Roveré della Luna (Trento); gli incendiari hanno appiccato fuoco ad una betoniera, andata completamente distrutta, insieme ad altri 7 mezzi militari destinati ad uso civile; i Carabinieri stanno indagando sull'accaduto e il reato ipotizzato è di condotta di matrice terroristica; l'intenzione evidente del gesto sembra essere stata quella di colpire il Corpo dell'Esercito; un anno fa l'area militare di Roveré della Luna, ex poligono, era salita alla ribalta delle cronache per essere stata individuata dal Ministero dell'interno per allestire il centro permanente dei rimpatri per i migranti (Cpr), ma il progetto non andò a buon fine perché il Ministero della difesa, proprietario della struttura, negò la concessione; si tratta di atti intimidatori inaccettabili contro l'Esercito, contro lo Stato, che seguono nel tempo gli ignobili attentati di matrice anarchica verificatisi in occasione del recente raduno degli alpini, ed al ritrovamento di tre molotov piene di benzina nascoste sotto una panchina, nel cuore della città di Trento, accanto al duomo, proprio dietro la facoltà di Sociologia, dove si sono svolti gli ulteriori incresciosi fatti di matrice anarchica, già denunciati in una precedente interrogazione (4-00116); a giudizio dell'interrogante il ripetersi di eventi di questo genere costituisce un esempio della natura criminale di certe frange troppo a lungo tollerate dalla classe politica al governo del Trentino-Alto Adige, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti descritti e se considerino tollerabili gesti così plateali contro l'Esercito e, prima, contro gli Alpini; come considerino il susseguirsi, in così breve tempo, di manifestazioni di matrice anarchica e attentati di matrice terroristica che vedono come protagonista la città di Trento; quali iniziative urgenti, ciascuno per sua competenza, intendano intraprendere, da un lato per tutelare l'onore e il buon nome dell'Esercito italiano e degli Alpini e, in genere, delle forze armate, e, dall'altro, per proteggere la libertà e la sicurezza dei cittadini, ormai quotidianamente esposti ad attentati che mettono a repentaglio la loro incolumità e, comunque, la loro serenità. Atto n. 4-00171 CONZATTI Ai Ministri dell'interno e della giustizia Premesso che: la certezza della pena resta un principio ineludibile del diritto e costituisce la funzione deterrente alla commissione del reato, in quanto la sua funzione è quella di prevenzione; nel nostro Paese spesso chi delinque non viene punito, torna a piede libero e puntualmente reitera i propri comportamenti criminosi; conseguentemente, tra la popolazione cresce l'allarme sociale per fatti che coinvolgono soggetti che si dimostrano non rispettosi delle leggi e delle comunità che li hanno accolti; la percezione d'insicurezza da parte dei cittadini è sempre più elevata: la presenza costante, anche nelle ore diurne, per strada, nei parchi, sulle panchine, di decine di persone senza fissa dimora e senza occupazione, spesso, in evidente stato di alterazione, rende i nuclei urbani sempre meno frequentati e, addirittura, lasciati in uno stato di abbandono nelle ore notturne; il presidente della sezione di Rovereto e Vallagarina di Confcommercio Trento, ha evidenziato come il Trentino non sia più "un'isola felice" e come la situazione dell'ordine pubblico, in riferimento ai fatti di microcriminalità (risse, aggressioni, atti di vandalismo, danneggiamento alla proprietà privata), si sia progressivamente aggravata anche ai danni dei titolari di pubblici esercizi; posto che, a quanto risulta all'interrogante: a causa, in particolare, della carenza di personale da parte delle forze di Polizia, il questore di Trento si è trovato nelle condizioni di disporre la cancellazione del servizio di vigilanza notturna, con particolare riferimento alle città di Rovereto e Riva del Garda; l'organico delle forze dell'ordine nella Provincia autonoma di Trento è stato ridimensionato a causa dei pensionamenti ed è penalizzato dall'elevata età media del personale, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo abbiano contezza e condividano le preoccupazioni circa la carenza dell'organico delle forze dell'ordine destinato alla Provincia autonoma di Trento; se il Ministro dell'interno non ritenga opportuno allocare un maggior numero di agenti di pubblica sicurezza al controllo attivo del territorio trentino; se i Ministri non ritengano, ciascuno per le proprie competenze, che un quadro normativo che determini la messa in libertà di soggetti ripetutamente dediti alla commissione di reati, possa determinare l'insorgenza di un sentimento d'impunità e di sostanziale licenza a delinquere da parte dei medesimi soggetti e quali modifiche normative intendano conseguentemente porre in essere. Atto n. 4-00172 TESTOR Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Premesso che: alcuni grandi carnivori come lupi e orsi sono aumentati di numero negli ultimi anni: si stima che i lupi siano da 5 a 10 volte più numerosi rispetto alla metà degli anni '70 del secolo scorso e questo ha determinato la ricolonizzazione di territori, come Alpi orientali e regioni appenniniche, da dove era scomparso da oltre un secolo. Nella maggior parte dei casi questo è dovuto ad azioni di reintroduzione messi in atto dalle istituzioni e dall'esistenza di parchi e riserve che tutelano le specie; in Trentino-Alto Adige, nel mese di dicembre 2017, sono stati avvistati alcuni esemplari di lupo, in particolare nelle vicinanze di una scuola e nei pressi di un centro abitato. Per tale motivo sono intervenuti il Servizio forestale e i veterinari per presidiare e controllare la zona ed è stata avanzata richiesta al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare per intervenire con proiettili di gomma per dissuadere il branco dalla frequentazione del paese. I servizi veterinari, ispezionando le fotografie, hanno ipotizzato che l'animale avvistato fosse affetto da rogna sarcoptica, malattia tipica del camoscio trasmissibile anche ai canidi. Episodi di attacchi agli allevamenti sono sempre più frequenti e non solo nelle zone degli alpeggi come gli ultimi verificatisi di recente nelle vallate trentine; la direttiva 92/43/CEE riguardante la conservazione degli habitat naturali e seminaturali, nonché della flora e della fauna selvatiche, vieta l'abbattimento delle specie Ursus arctos e Canis lupus per la tutela e la conservazione delle specie, salvo casi particolari come quelli legati a un alto livello di pericolosità, ovvero quando l'abbattimento non pregiudica o non mette a rischio la conservazione della specie; il regolamento attuativo della "direttiva Habitat", di cui al decreto del Presidente della Repubblica 8 settembre 1997, n. 357, all'articolo 11, ha disciplinato le deroghe, ovvero i casi e le fattispecie in cui il Ministero dell'ambiente può disporre la cattura o l'abbattimento degli esemplari; in Trentino-Alto Adige, in virtù delle caratteristiche condizioni del territorio, negli ultimi anni è divenuto quanto mai improcrastinabile prendere provvedimenti volti a garantire la naturale e normale convivenza della vita in montagna e lo svolgimento delle attività agricole, pastorali e turistiche in presenza dei grandi carnivori; il Ministero è attuatore per il Governo italiano della Convenzione delle Alpi ( ex legge n. 403 del 1999) e partecipa alle riunioni dei gruppi di lavoro tematici tra cui: gestione dell'acqua nelle Alpi, grandi predatori, ungulati selvatici e società, strategia macro regionale per le Alpi, agricoltura di montagna, foreste montane e turismo sostenibile; la commissione paritetica del Trentino-Alto Adige della XVII Legislatura ha avviato l' iter per l'approvazione di una normativa che integri la precedente norma di attuazione dello statuto speciale in materia, decreto del Presidente della Repubblica n. 279 del 1974, volta proprio a demandare alle Province la competenza sulla gestione delle situazioni di maggiore criticità legate alla presenza dell'orso e del lupo, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo ritenga opportuno valutare la possibilità di assumere le opportune iniziative di competenza, al fine di attribuire alle Province autonome di Trento e di Bolzano le funzioni in materia di tutela, programmazione e gestione delle specie Ursus arctos e Canis lupus , per garantire un'equilibrata convivenza tra questi grandi carnivori, l'uomo e gli animali domestici e da allevamento. Atto n. 4-00173 BINETTI Ai Ministri della giustizia, del lavoro e delle politiche sociali, della salute e dell'istruzione, dell'università e della ricerca Premesso che: di recente, l'interrogante è stata informata del caso di una madre alla quale, durante una CTU (consulenza tecnica d'ufficio), nel procedimento di accertamento tecnico del Tribunale civile di Venezia, è stata negata preventivamente, prima ancora che la psicologa si pronunciasse in merito ai fatti reali, la possibilità di vedere il proprio figlio, mettendo in atto un allontanamento radicale del bambino; se non si interviene tempestivamente, si creerà a parere dell'interrogante nel bambino una ulteriore difficoltà ad accedere alla figura materna, a riconoscerla nella specificità del suo ruolo di madre e ad avere un rapporto naturale con lei; dalle notizie giunte all'interrogante risulta che la situazione descritta, ovviamente, sta causando anche nella madre uno stato di apprensione e di ansia, aggravato dal fatto che il padre del bambino non le fornisce in tempo reale le indispensabili informazioni sulla salute del figlio e la scuola, contravvenendo alle disposizioni del Ministero stesso, la tiene all'oscuro dell'andamento degli studi del bambino; quanto descritto si sta verificando, nonostante le leggi internazionali e quella italiana in primis affermino che il bambino ha il sacrosanto diritto alla "genitorialità", intendendo, in tal modo, il rapporto con entrambi i genitori, fino ad un'eventuale sentenza definitiva del tribunale, cosa che nel caso specifico non è ancora avvenuta; l'articolo 155 del codice civile, rubricato "Provvedimenti riguardo ai figli", come modificato dall'articolo 1 della legge 8 febbraio 2006, n. 54, recante "Disposizioni in materia di separazione dei genitori e affidamento condiviso dei figli", dispone che: "Anche in caso di separazione personale dei genitori il figlio minore ha il diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno di essi, di ricevere cura, educazione e istruzione da entrambi e di conservare rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale.", mentre la legge 4 maggio 1983, n. 184, recante "Diritto del minore ad una famiglia", delinea un ampio sistema di misure finalizzate a tutelare l'interesse del minore a crescere e ad essere educato nel proprio nucleo familiare e il diritto soggettivo alla genitorialità, ormai pacificamente riconosciuto dalla giurisprudenza e dotato, secondo la Cassazione, di rilevanza costituzionale; è noto che il metodo dell'allontanamento del figlio dalla madre, detto "Transitional Site Program", si attua solo in caso di situazioni di grave alienazione parentale, e mai quando i problemi del minore sono generati esclusivamente, come nel caso specifico, da una grave conflittualità tra i genitori; non si può non evidenziare che, se si attuasse quanto previsto dal CTU, vale a dire un incontro madre-figlio di un'ora e mezza, ogni quindici giorni, partendo da metà maggio ed arrivando a fine giugno, il bambino vedrebbe la madre tre volte per un totale di quattro ore e mezza; giova evidenziare anche che: a) il CTU incaricato ha rimesso ai servizi sociali la programmazione della progressione, dell'intensità e della durata degli incontri, senza programmare, né le modalità dell'incontro, né la loro frequenza, mentre giova ricordare che ai sensi di quanto stabilito nell'articolo 4, comma 3, della legge n. 184 del 1983, nel provvedimento di affidamento familiare, reso esecutivo con decreto del giudice tutelare del luogo in cui si trova il minore, devono essere indicate specificatamente le motivazioni di esso, nonché i tempi e i modi dell'esercizio dei poteri riconosciuti all'affidatario, e le modalità attraverso le quali i genitori e gli altri componenti il nucleo familiare possono mantenere i rapporti con il minore. Il comma 4 dello stesso articolo stabilisce, inoltre, che nel provvedimento di cui al comma 3, deve essere indicato il periodo di presumibile durata dell'affidamento, che deve essere rapportabile al complesso di interventi volti al recupero della famiglia d'origine; b) va acquisita immediatamente dalla psicologa una dettagliata relazione sullo stato psicologico della madre, onde evitare ulteriori ritardi, che danneggerebbero, sia il bambino che la madre stessa; gli studi scientifici in questo ambito specifico, eseguiti a livello europeo e riportati su diverse riviste scientifiche internazionali, e successivamente ripresi anche a livello nazionale, per esempio dalla rivista "Pediatria preventiva e sociale", dimostrano che i bambini allontanati da uno o da entrambi i genitori riportano spesso danni psico-fisici, a cominciare da uno scarso sviluppo psico-motorio, nel breve e nel lungo termine. Sono frequenti ritardi nell'apprendimento, disturbi che rientrano nella vasta casistica del DSA (disturbi specifici di apprendimento), quadri di intolleranza alimentare, con disturbi dell'alimentazione e della nutrizione; disturbi nel ritmo sonno-veglia e non raramente patologie di tipo dermatologico. Osservazioni che trovano riscontro anche nel blog giuridico e sociale "affidamenti minorili" di M. Rosselli del Turco, terzo quaderno, "Conseguenze nella qualità di vita del minore allontanato dai genitori"; il caso citato non è unico, come è possibile rilevare dalle riviste scientifiche di settore, che analizzano varie storie di bambini, che hanno subìto una sorta di maltrattamento da abbandono, così come accade frequentemente che si deleghino ai servizi sociali, senza neppure aver accertato la specifica competenza, funzioni che sono di stretta competenza del Tribunale, si chiede di sapere per le ragioni esposte, e soprattutto per salvaguardare la salute psicofisica del bambino, se i Ministri in indirizzo, ciascuno per la propria competenza, non ritengano opportuno avviare iniziative ispettive per accertare eventuali responsabilità sulla correttezza del lavoro svolto dai CTU e da tutti coloro, compresi i servizi sociali, che stanno gestendo il caso in questione, pur nel rispetto dell'autonomia e delle prerogative dell'Autorità giudiziaria. Atto n. 4-00174 BORGONZONI Al Ministro dell'interno Premesso che: il parco della Montagnola è stato il primo vero giardino pubblico di Bologna ed è l'unico all'interno del centro storico di tali dimensioni. La sua posizione, tra la stazione ferroviaria, l'autostazione delle corriere e il centro cittadino, ne fa, da una parte, un luogo nevralgico della città (di fatto ne è quasi la "porta" di accesso per chi viene da fuori), dall'altra, un punto di aggregazione; come è noto, già dal piazzale della stazione è possibile intravedere la monumentale scalinata d'ingresso risalente alla fine dell'Ottocento, il "Pincio" di Bologna, realizzato nel 1896 su progetto di Tito Azzolini e Attilio Muggia, alla cui base si trova una fontana scolpita da Diego Sarti e Pietro Veronesi; all'interno del parco è collocata una vasca circolare costruita in occasione dell'Esposizione emiliana del 1888 contenente delle sculture di animali ad opera di Diego Sarti. Ricordato da illustri letterati come Montesquieu e Stendhal, il parco ospita al suo interno alcuni imponenti platani secolari, oltre a filari di tigli ed ippocastani; nel 1878, con la chiusura di piazza Maggiore alle bancarelle, nel giardino e nella piazza antistante si trasferì il mercato dell'usato "la Piazzola", che esiste ancora. Inoltre, all'interno del parco della Montagnola è collocata la scuola d'infanzia comunale "Betti Giaccaglia" dotata di un suo giardino, immerso nel parco e diviso da questo per mezzo di una semplice rete; da anni il parco non è più un luogo sicuro: centro di spaccio di droga, degrado e criminalità, fatti descritti settimanalmente nelle cronache cittadine e non di rado nelle nazionali, anche portare i bambini a scuola sta diventando un problema, tra le siringhe abbandonate nei pressi della scuola, alla presenza di numerosi spacciatori, spesso aggressivi e in stato di alterazione psicofisica; il 15 novembre 2017 una troupe di "Striscia la notizia" è stata aggredita e rapinata, mentre realizzava un servizio sullo spaccio di droga nella zona. Innumerevoli sono le denunce di crimini che si consumano all'interno del parco, ultima quella di uno studente di 15 anni minacciato con un coltello e rapinato del cellulare; si segnalano positivamente gli sforzi messi in atto dalle forze dell'ordine. Negli ultimi mesi, infatti, sono state potenziate le operazioni di controllo e contrasto alla microcriminalità; la presenza in città del centro regionale di smistamento dei richiedenti asilo ha fatto sì che la zona del parco, già interessata da una forte presenza di attività di microcriminalità, divenisse anche luogo aggregativo per i cittadini extracomunitari vittime del caporalato e delle associazioni criminali; è importante ricordare che le ultime retate operate dalle forze dell'ordine hanno fatto emergere come le attività criminali di spaccio siano gestite e organizzate proprio da cittadini extracomunitari, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti e quali azioni intenda mettere in atto per contrastare le attività criminali all'interno del parco della Montagnola di Bologna e garantire la sicurezza dei cittadini che frequentano il parco, in particolar modo nell'area dove è presente dove è presente la scuola dell'infanzia; se sia a conoscenza di un sistema di reclutamento strutturato all'interno dei centri di accoglienza da parte della criminalità organizzata. Atto n. 4-00175 DAL MAS Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: il decreto legislativo 15 settembre 2017, n. 147 ha introdotto una misura nazionale di contrasto alla povertà, prevedendo, a decorrere dal 1° gennaio 2018, l'istituzione del reddito di inclusione (REI) quale misura unica a livello nazionale di contrasto alla povertà e all'esclusione sociale; il REI si compone di due parti: un beneficio economico, erogato mensilmente attraverso una carta di pagamento elettronica (carta REI) e un progetto personalizzato di attivazione e di inclusione sociale e lavorativa volto al superamento della condizione di povertà; il ReI è riconosciuto, su richiesta, ai nuclei familiari che risultano, al momento della presentazione della richiesta e per tutta la durata dell'erogazione del beneficio, in possesso congiuntamente dei requisiti indicati nell'articolo 3 del citato decreto; l'articolo 1 del decreto stabilisce che all'attuazione territoriale del ReI provvedono i comuni coordinandosi a livello di ambito territoriale, svolgendo le funzioni di cui al successivo articolo 13. Le regioni e le province autonome adottano specifici atti di programmazione per l'attuazione del ReI con riferimento ai servizi territoriali di competenza, anche nella forma di un Piano regionale per la lotta alla povertà, di cui all'articolo 14 e possono rafforzare il ReI con riferimento ai propri residenti a valere su risorse regionali, secondo le modalità, di cui al medesimo articolo 14; lo stesso articolo dispone che il Ministero del lavoro e delle politiche sociali è responsabile dell'attuazione, del monitoraggio e della valutazione del ReI; da notizie giunte all'interrogante e riportate da articoli di stampa, risulta che nella Regione Friuli-Venezia Giulia si stiano verificando ingiustificabili ritardi nell'erogazione delle misure di sostegno, con gravi disagi per le famiglie in difficoltà; con riferimento alla regione, con la delibera regionale n. 186 del 2 febbraio 2018, è stata modificata la competenza dell'assegnazione degli assegni, ora non più in capo ai Comuni, ma all'INPS; nei giorni scorsi, presso l'Inps di Gorizia si è svolta una manifestazione di protesta e in tutta la regione le persone in attesa hanno segnalato i disagi derivanti dai ritardi, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della situazione esposta in premessa; se voglia provvedere a intraprendere le opportune interlocuzioni per garantire l'uniformità della prestazione sul territorio, pur nel rispetto delle procedure e delle prerogative delle regioni ad autonomia differenziata in materia di finanza pubblica. Atto n. 4-00176 OSTELLARI Al Ministro dell'interno Premesso che a quanto risulta all'interrogante: il centro di accoglienza di Bagnoli di Sopra, in provincia di Padova, fu istituito il 2 novembre 2015 come "temporaneo", sebbene ancora oggi risulti operativo; nel corso degli anni le presenze all'interno del centro, poi trasformato in hub , sono aumentate progressivamente fino a raggiungere la quota di quasi 1.000 ospiti, tanto che già nel 2016 la situazione era ormai al collasso, con evidenti problemi di sovraffollamento, al limite dell'umana accoglienza, e di gestione che hanno inciso negativamente sul decoro e la sicurezza della zona; tale struttura, difatti, è stata spesso al centro della cronaca, anche nazionale, per le numerose proteste e rivolte organizzate in più occasioni da parte degli ospiti e per aver causato, fin dalla sua apertura, diversi problemi di ordine pubblico, determinando, nonostante l'impegno delle forze dell'ordine nell'affrontare tale emergenza, un forte senso di insicurezza tra la cittadinanza; tra i diversi episodi riportati dalla stampa, quello dell'ottobre 2017 relativo ad un ventisettenne nigeriano, ospite proprio del centro di accoglienza di San Siro a Bagnoli, indagato per violenza sessuale, lesioni volontarie e rapina aggravata nei confronti di due donne, reati compiuti nel 2016 nell'arco di meno di un mese; considerato che: già nel giugno 2017 il Ministro pro tempore Minniti, in visita a Padova e Verona, aveva dichiarato alla stampa che avrebbe provveduto alla chiusura del centro di accoglienza a Bagnoli; nonostante le dichiarazioni e gli impegni presi pubblicamente dal Ministro, ancora oggi tale struttura risulta operativa e dovrebbe, dopo diversi rinvii per alcune anomalie rilevate durante la procedura, essere gestita dalla cooperativa "Badia Grande", che si sarebbe da tempo aggiudicata la gara di appalto per la gestione del centro indetta dalla Prefettura di Padova per i prossimi due anni, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto riportato in premessa; quali provvedimenti intenda assumere in proposito, in particolare se ritenga opportuno procedere alla immediata chiusura del centro di accoglienza di San Siro a Bagnoli affinché tale struttura possa invece essere messa a disposizione della comunità locale e a favore dei cittadini di Bagnoli, e, in caso affermativo, quali siano le tempistiche previste. Atto n. 4-00177 GASPARRI Al Ministro dell'interno Premesso che: un agente di polizia, con 30 anni di servizio operativo, ha riportato la frattura del setto nasale per aver ricevuto due testate da parte di un cittadino tunisino di 27 anni; da notizie pervenute all'interrogante risulta che l'aggressore sia sbarcato per l'ennesima volta in Italia, nonostante varie espulsioni, una delle quali dal Centro di identificazione ed espulsione di Roma; dalla ricostruzione dell'accaduto è emerso che il poliziotto è intervenuto per placare l'ira del tunisino che, appena sbarcato, insultava ed inveiva contro un'operatrice della cooperativa dell' hotspot di Pozzallo (Ragusa); l'aggressore avrebbe più volte ripetuto all'operatrice che non doveva parlare in quanto donna; si tratta di un episodio gravissimo, che ancora una volta vede coinvolto purtroppo un cittadino extracomunitario; negli ultimi anni, il numero degli agenti feriti è aumentato sensibilmente, soprattutto per colpa di soggetti abitualmente dediti alla delinquenza, come nel caso di specie, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti; quali iniziative intenda assumere per evitare che situazioni del genere che mettono a rischio non solo l'incolumità di donne e uomini in divisa, ma anche quella di operatrici e operatori sanitari non si ripetano in futuro. Atto n. 4-00178 PUGLIA GIROTTO VACCARO Ai Ministri dello sviluppo economico e dell'economia e delle finanze Premesso che: nel mese di aprile 2018 il gruppo Intesa Sanpaolo, tra i primissimi gruppi bancari dell'eurozona con una capitalizzazione di mercato di 53,1 miliardi di euro e leader in Italia in tutti i settori di attività ( retail, corporate e wealth management ), e la società Intrum Justitia SpA, presente in Europa con servizi di gestione e recupero crediti, hanno siglato un accordo al fine di costituire una partnership strategica in Italia riguardante i crediti deteriorati (NPL). Sostanzialmente, il gruppo bancario ha avviato una delle più importanti operazioni di cessione e cartolarizzazione realizzate nel mercato italiano su un portafoglio di crediti in sofferenza pari a 10,8 miliardi di euro al lordo delle rettifiche di valore; l'accordo riguarda, però, anche un'altra operazione, ovvero l'integrazione delle piattaforme italiane di Intesa Sanpaolo e Intrum. Nello specifico, la costituzione di un operatore di primo piano nel servicing di NPL nel mercato italiano, con circa 40 miliardi di euro in servicing ; il 51 per cento della nuova piattaforma detenuto da Intrum ed il 49 per cento da Intesa Sanpaolo. Le operazioni suddette comportano una plusvalenza di circa 400 milioni di euro dopo le imposte nel conto economico consolidato di Intesa Sanpaolo (la piattaforma di servicing viene valutata 500 milioni di euro e le sofferenze da cartolarizzare circa 3,1 miliardi di euro); considerato che: la partnership così costituita prevede un contratto di durata decennale per il servicing delle sofferenze di Intesa Sanpaolo a condizioni di mercato. Inoltre, sono circa 1.000 i dipendenti interessati, di cui 600 i lavoratori provenienti dal gruppo Intesa Sanpaolo per i quali si attende il confronto con le organizzazioni sindacali affinché la collaborazione valorizzi le risorse coinvolte e non ne comporti, invece, conseguenze peggiorative. Ed invero, nei termini dell'operazione è previsto il trasferimento di tali 600 unità, facenti parte del comparto recupero crediti del gruppo bancario, alla società di servicing. Di queste, circa 250 lavoratori risulterebbero localizzati nel Meridione d'Italia: le risorse attualmente impiegate nell'attività di gestione delle sofferenze, infatti, sono dislocate lungo tutto il territorio nazionale ed il 50 per cento è occupato nel Sud Italia; così come riportato dagli organi di stampa nazionale, per lungo tempo i vertici del gruppo Intesa Sanpaolo hanno riconosciuto e ribadito l'efficacia, l'efficienza e la strategicità della gestione interna dei crediti deteriorati. Quest'ultima, infatti, è stata, sin dall'origine, demandata ad una struttura composta da risorse specialistiche le cui doti di professionalità e competenza hanno condotto ai risultati straordinari registrati negli anni. Infatti, la gestione interna dei crediti deteriorati è risultata vincente ed ha consentito alla banca di ridurre lo stock di crediti deteriorati di 11 miliardi di euro in 18 mesi. Ed ancora, basti rimembrare il salvataggio del Banco di Napoli ossia il lavoro ultraventennale sul recupero dei crediti effettuato dalla Società per la gestione di attività (Sga) SpA. In particolare, la Sga SpA è una società acquisita dal Ministero dell'economia e delle finanze nel 2016, creata nel 1997 come sorta di " bad bank " alla quale sono state trasferite le sofferenze bancarie del Banco di Napoli, per recuperare i crediti in sofferenza. Il Banco di Napoli ha ceduto alla Sga crediti "incagliati" per circa 6,4 miliardi di euro e tale società è riuscita a rientrare di circa il 90 per cento delle esposizioni cedute dall'istituto partenopeo. Attualmente, la Sga è tornata sotto i riflettori in quanto scelta per la gestione delle sofferenze delle banche venete, con la speranza di replicare l'esperienza passata 20 anni fa con la ristrutturazione del Banco di Napoli; le linee guida BCE sulla gestione dei NPL potrebbero indurre gli istituti di credito italiani ad aumentare il livello di accantonamenti sui crediti deteriorati e, di conseguenza, favorire un aumento nei volumi delle operazioni di dismissione. In particolare, l'incentivo alla cessione dovrebbe riguardare i crediti sprovvisti di garanzie che andranno svalutati integralmente dopo due anni dalla classificazione a deteriorato. Sul tema degli accantonamenti impatteranno anche le nuove regole proposte dalla Commissione europea così come occorre, inoltre, considerare, anche alla luce del processo di private equity sulle piattaforme di servicing , l'incentivo a dismettere le operation dedicate al recupero onde evitare i costi di adeguamento alle normative più stringenti; considerato infine che: occorre ricordare come il gruppo Intesa Sanpaolo, per la creazione di una struttura in Basilicata, abbia ricevuto una contribuzione pubblica regionale, assumendo i dipendenti per la durata di 4 anni con contratto di apprendistato professionalizzante ed applicando condizioni in deroga al contratto collettivo nazionale di lavoro (retribuzione decurtata del 20 per cento, buono pasto di valore inferiore, eccetera), al fine di un intervento occupazionale straordinario nel Mezzogiorno che ha, poi, previsto la stabilizzazione del personale interessato; le forti preoccupazioni per il futuro dei lavoratori coinvolti riguardano tanto la salvaguardia di dei posti di lavoro quanto il futuro dell'economia e del mondo del lavoro nel nostro Paese, in particolar modo per il Meridione d'Italia; l'operazione banche venete ha scongiurato i tagli agli stipendi attraverso la salvaguardia dei trattamenti economici contrattuali per la quasi totalità dei lavoratori coinvolti e l'integrazione del personale dalle ex BpVi e Veneto banca. Pertanto, sono stati confermati inquadramenti ed anzianità maturati alla data di passaggio al gruppo. Per limitare la mobilità, peraltro, banca Intesa si è impegnata a cercare nuove possibilità sui territori dove c'è maggiore concentrazione di personale anche attraverso l'apertura di nuove filiali on line , come pure l'accesso al part - time e lo smart working , si chiede di sapere quali iniziative di propria competenza il Ministro in indirizzo intenda intraprendere, al fine di verificare, nel dettaglio, la fattibilità e la concretezza delle politiche industriali del gruppo Intesa Sanpaolo e, conseguentemente, le prospettive occupazionali dei lavoratori interessati dalle operazioni di partnership cui si è accennato. Interrogazioni, da svolgere in Commissione A norma dell'articolo147 del Regolamento, le seguenti interrogazioni saranno svolte presso le Commissioni permanenti: 1ª Commissione permanente (Affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno, ordinamento generale dello Stato e della Pubblica Amministrazione): 3-00010, dei senatori Steger e Durnwalder, sulla carenza di personale della Polizia di Stato in provincia di Trento; 6ª Commissione permanente (Finanze e tesoro): 3-00011, del senatore Lannutti, sulla pratica dell'anatocismo bancario.