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SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Assemblea 220 Presidenza del vice presidente ROSSOMANDO, indi del vice presidente TAVERNA, del presidente ROSSOMANDO e del presidente ALBERTI CASELLATI N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Forza Italia Berlusconi Presidente-UDC: FIBP-UDC; Fratelli d'Italia: FdI; Italia Viva-P.S.I.: IV-PSI; Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione: L-SP-PSd'Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP-PATT, UV): Aut (SVP-PATT, UV); Misto: Misto; Misto-Liberi e Uguali: Misto-LeU; Misto-MAIE: Misto-MAIE; Misto-Più Europa con Emma Bonino: Misto-PEcEB. Presidenza del vice presidente ROSSOMANDO PRESIDENTE . La seduta è aperta (ore 9,34). Si dia lettura del processo verbale. CARBONE, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del giorno precedente. PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato. Comunicazioni della Presidenza PRESIDENTE . L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Seguito della discussione e approvazione del disegno di legge: Doc 1811 Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 25 marzo 2020, n. 19, recante misure urgenti per fronteggiare l'emergenza epidemiologica da Covid-19 (Approvato dalla Camera dei deputati) (Relazione orale) Discussione e approvazione della questione di fiducia PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge n. 1811, già approvato dalla Camera dei deputati. Ricordo che nella seduta di ieri il relatore ha svolto la relazione orale, hanno avuto luogo la discussione generale e la replica del rappresentante del Governo e il Governo ha posto la questione di fiducia sull'articolo unico del disegno di legge, nel testo approvato dalla Camera dei deputati. Invito i colleghi a prendere posto e, da questo momento, a non transitare davanti ai banchi del Governo né ad occuparli o impegnarli mentre intervengono gli oratori. NENCINI (IV-PSI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. NENCINI (IV-PSI) . Signor Presidente, membri del Governo, colleghi senatori, sia benvenuta la correzione apportata dalla Camera al decreto-legge che oggi discutiamo, in modo particolare all'articolo 2. Dico che sia benvenuta, perché rendere edotto il Parlamento preventivamente rispetto alle misure che il Governo intende assumere è tanto più decisivo in situazioni di particolare emergenza e di crisi. È in questo momento, infatti, nelle situazioni di emergenza e di crisi, che, più che in ogni altro caso e più che un'altra situazione, le libertà personali vengono messe a dura prova e vengono messe a dura prova su due fronti. Uno è il fronte dello Stato, con lo Stato che si rafforza ed è obbligato a intervenire; ma le libertà personali vengono messe a dura prova anche per un fattore psicologico soggettivo: la paura si trasforma in angoscia. Nei periodi di lunga quarantena, come quello vissuto dagli italiani, l'angoscia molto spesso declina verso il rancore e la rabbia; una ragione in più perché le misure che si assumono debbano essere, di fatto, condivise. Non immagino - come è stato detto ieri più volte - che si possa evocare per la condizione italiana una sorta di uomo solo al comando, dotato di pieni poteri. Immagino, invece, in concreto, una situazione che potrebbe rivelarsi decisamente meno preoccupante, ma non senza preoccupazione. Non c'è dubbio, infatti, che nelle fasi di emergenza - e in Italia la cosa è avvenuta e sottolineo decisamente avvenuta - le procedure verticistiche aumentano, si moltiplicano, vengono liberate dai contrappesi parlamentari. E a queste si sommano spesso norme che rendono la privacy e, quindi, uno dei diritti fondamentali del cittadino decisamente molto più circoscritto e molto più limitato. Se non facciamo attenzione, la somma di questi due fattori è l'indebolimento del sistema democratico. Signor Presidente, membri del Governo, sottolineo un aspetto. La Costituzione - come è risaputo - non tratta lo stato di emergenza. L'articolo 78 della Costituzione parla soltanto di stato di guerra. Non è un caso. Non dimenticarono i Costituenti di trattare l'argomento emergenziale; decisero, di proposito, di non trattare lo stato di emergenza per la preoccupazione che fossero posti limiti, ancorché - dal punto di vista temporale - circoscritti, che cancellassero, anche solo per un breve periodo, le singole libertà. Essi avevano alle spalle la situazione del Ventennio italiano e avevano alle spalle quello che era accaduto con la Repubblica di Weimar. Quindi, stabilirono coscienziosamente di non trattare quell'argomento. Io capisco che la pandemia sia un caso decisamente nuovo, e meno male che è nuovo. Il Novecento aveva conosciuto la spagnola. L'aveva conosciuta dopo la Prima guerra mondiale, ma un fattore di crisi emergenziale di questo tipo era decisamente ignoto alle società occidentali, subito dopo la Prima guerra mondiale e, quindi, per un secolo intero. Dunque, non c'è dubbio che allo stato di emergenza andassero affiancate misure decisamente di emergenza; quindi, misure di emergenza che si giustificavano per lo stato di emergenza, ma secondo tre condizioni. La prima condizione è che bisogna tutelare diritti di pari rango, sempre; la seconda condizione è il rispetto di determinate regole procedurali; la terza condizione è che vanno salvaguardati e protetti i principi di necessità, proporzionalità, ragionevolezza e temporaneità. Io sono fra coloro - e l'ho scritto - che non sempre si è trovato d'accordo nell'utilizzo dei decreti del Presidente del Consiglio dei ministri. Quindi, saluto con favore il fatto che oggi discutiamo un decreto-legge che prevede, all'articolo 2, una modifica di quella condotta che - capisco - è figlia di uno stato particolare. Signor Presidente, la fase 2, però, non può essere guidata e governata come la fase 1: giugno, luglio, agosto e i mesi che verranno non possono essere governati come i mesi di marzo e aprile. E quindi, saluto altrettanto felicemente, leggendo il decreto rilancio che verrà trasmesso alle Aule nelle prossime settimane, la cancellazione o la "spiegazione" - tra virgolette - data dal Governo circa la limitazione del periodo di emergenza al mese di luglio, perché ciò obbliga a ritornare alla centralità del Parlamento. Suggerisco tre cose al vice Ministro che mi sta ascoltando. Innanzitutto, va ripristinata una corretta dialettica parlamentare per molti motivi, ma soprattutto per una ragione: non siamo fuori dalla pandemia e, soprattutto, non siamo fuori da una situazione di crisi economica che potrebbe esplodere nell'autunno prossimo, prevedibilmente un autunno particolarmente caldo. Si devono utilizzare le Aule parlamentari per generare un forte spirito civico e un patriottismo deciso, repubblicano e convinto, altrimenti affrontare un'emergenza socio-economica qual quella che si prevede sarà decisamente molto più complicato. La strada non è più, pertanto, quella dei decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, ma è quella che hanno scelto il primo ministro francese Philippe - è andato in Aula a discutere con il Parlamento le norme relative al Governo del postemergenza - e il richiamo del presidente del Parlamento Schäuble alla Merkel, che è stata obbligata ad andare in Aula a riferire al Bundestag esattamente ciò di cui stiamo oggi discutendo. In secondo luogo, ci devono essere meno task force e più utilizzo delle Commissioni parlamentari, le quali devono avvalersi del lavoro delle task force e non possono essere tenute ai margini su provvedimenti che riguardano temi che vanno dalla mobilità dei cittadini all'emergenza sanitaria, e via dicendo. Devono esprimere una loro opinione che sia funzionale all'attività del Governo e del Parlamento. In ultimo, occorre dare più spazio ai sindaci e meno ai governatori di Regione. Se, infatti, non ricreiamo una rete civile attraverso i municipi, affrontare i prossimi frangenti, che non si presentano assolutamente facili, sarà decisamente più complicato. Signor Presidente, come lei sa in quanto giurista, nelle fasi di passaggio la geografia dei poteri viene sempre ridisegnata. La mia opinione è che il ridisegno migliore sarebbe un ritorno al passato e, quindi, a una migliore definizione dell'equilibrio dei poteri su cui si fonda la nostra Costituzione. FAZZOLARI (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. FAZZOLARI (FdI) . Signor Presidente, voglio far notare che il fatto che il Governo abbia posto il voto di fiducia non sia molto opportuno. Adesso stiamo convertendo un decreto-legge con il quale il Governo ha compiuto delle palesi forzature per effetto di una serie di decreti del Presidente del Consiglio dei ministri di contenimento delle libertà fondamentali e, quindi, sarebbe giunto il momento di rimettere il Parlamento al centro della dinamica istituzionale. Il Governo, però, ponendo la fiducia compie di nuovo un atto di forza nei confronti del Parlamento, e ciò è quantomeno inopportuno. Non si sa se si comporta così per inadeguatezza o proprio perché ha la volontà di umiliare sistematicamente il Parlamento. Tutto ciò che è successo in questo periodo non è normale; è inutile continuare a raccontarsi che va tutto bene. Non va bene tutto, e non lo dico io. Che la nostra Costituzione sia stata più volte calpestata lo dicono importanti giuristi e costituzionalisti. Il presidente della Corte costituzionale Cartabia ha ricordato che nella Costituzione italiana non esiste la possibilità di dare poteri speciali al Governo durante fasi di emergenza. È una possibilità che altre Costituzioni prevedono, come accade in Ungheria, ma la Carta costituzionale italiana non lo prevede. Non possiamo consentire, pertanto, che il Governo vada avanti a colpi di decreti e di decreti del Presidente del Consiglio dei ministri. Con tutto il rispetto per l'avvocato del popolo Conte e l'esimio giurista Alfonso Bonafede, il professor Cassese e il presidente emerito della Corte costituzionale Antonio Baldassarre hanno avanzato delle critiche e, a occhio, non da costituzionalista tendo a fidarmi più delle parole di Cassese e di Baldassare che di quelle di Conte e Bonafede. Sarebbe il caso, quindi, di stare un po' più attenti a quello che è accaduto. Come siamo arrivati a questa situazione? Il 31 gennaio il Governo emana lo stato di emergenza e ci dice che è tutto sotto controllo. Fratelli d'Italia, Giorgia Meloni e molte persone chiedono al Governo se fosse proprio sicuro perché, mentre sostenevano che tutto era a posto e sotto controllo, ci arrivavano dalla Cina immagini di intere città sorvegliate dall'esercito, di gente bardata, di strade sanificate con i camion. Visto che quel Paese non è particolarmente famoso né per la sua igiene, né per la tutela della vita umana, di fronte a quelle scene, come era possibile che andasse tutto bene? Ci hanno risposto che seminavamo paura. Era l'epoca degli aperitivi a Milano, di «abbraccia un cinese» e si invitava a non diffondere la paura e si sosteneva che l'unico virus era il razzismo. Arriviamo così a fine febbraio, scoppiano i primi focolai e il Governo ci racconta che non è vero che era pronto, tanto è vero che ha dovuto emanare una serie di decreti emergenziali, e si parte con quello del 23 febbraio. Il Governo ci aveva detto che era pronto e non lo era, ma nessuno ha polemizzato al riguardo. Scoppia un'emergenza ed è normale che il Governo si precipiti a emanare atti emergenziali, e gli è stato consentito di farlo. Da quel momento in poi, però, tutto quello che viene dopo diventa totalmente indifendibile: se in una situazione di totale emergenza ci sta che il Governo intervenga con forzature e decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, non è però consentito farlo a tre mesi di distanza dalla dichiarazione di emergenza. Faccio presente che neanche durante i periodi di guerra viene congelato lo Stato di diritto: durante il periodo di guerra si applica una legge particolare e le autorità ad esse si attengono, la rispetta. Il Governo dal 23 febbraio ad oggi ha emanato 236 atti tra decreti, decreti del Presidente del Consiglio dei ministri e ordinanze, dei quali nessuno capisce nulla. E quei 236 atti sono stati lo strumento per il Governo per agire in totale discrezionalità, togliendo ogni diritto ai cittadini. E tale discrezionalità è stata usata per multare i commercianti che protestavano, ma anche per consentire le parate del 25 aprile; per fare, in violazione di ogni legge e del codice degli appalti, l'assegnazione dell' app Immuni. Se il Governo decide che il codice degli appalti non è sospeso, perché non lo rispetta? È stata istituita la task force contro le fake news . Le stesse autorità, però, ci hanno anche a suo tempo detto che la mascherina era inutile - vero, Ministro? - che gli asintomatici non trasmettevano il virus e ci hanno raccontato una serie di menzogne. Quello stesso Governo ha inviato circolari ai medici degli ospedali dicendo loro di non eseguire le autopsie. Grazie al cielo, medici coraggiosi a Milano e a Bergamo non hanno seguito quelle indicazioni, hanno fatto le autopsie e, grazie al loro coraggio, abbiamo scoperto che la causa di morte principale erano la trombosi, per cui si è potuto intervenire da un punto di vista clinico ed è stata abbassato il tasso di mortalità. Lo stesso discorso vale adesso per il plasma iperimmune. Vogliamo allora sapere se la task force contro le fake news vuole censurare tutto questo. Penso che i virologi debbano fare i virologi all'interno dei laboratori per sconfiggere il virus e lasciare ai medici svolgere il loro compito e combattere la malattia. PRESIDENTE. Mi scusi, senatore Fazzolari. Ho già invitato tutti a lasciare libero il banco del Governo, perché sono in corso le dichiarazioni di voto. Siccome i colleghi, in modo assolutamente bipartisan , non hanno però accolto il mio invito, sono costretta a intervenire nuovamente. FAZZOLARI (FdI) . Signor Presidente, questo è però sintomatico di tutta la situazione. Come dicevo, siamo qui in procinto di esprimere un voto di fiducia su un provvedimento che doveva essere centrale, ma l'attenzione è pari a zero. Nel frattempo, il presidente Conte sta facendo altre promesse alla Camera dei deputati. È tutto veramente molto fastidioso. Non capisco come ai colleghi tutto questo possa andare bene. Cosa è stato tutto questo? La voglia di totalitarismo di Conte? Siamo davanti a una nuova forma di golpe in guanti bianchi e pochette ? No, è tutto molto più terra terra. Conte e il Governo hanno tratto un enorme vantaggio dallo scoppio dell'epidemia. Qualche osservatore un po' distratto ci dice che il Governo e Conte hanno agito bene, tanto è vero che gli indici di gradimento nei confronti dell'Esecutivo salgono. Voglio consigliare a delle persone di leggere gli scritti del politologo americano John Mueller sulla teoria dello stringersi attorno alla bandiera durante la crisi. Durante tutte le crisi si consolida il potere dei governanti. Dopo l'11 settembre il consenso per Bush arrivò al 90 per cento e attualmente quello della Merkel è pari all'80 per cento. Ciò ovviamente favorisce anche Conte, il quale ha deciso di adoperare appieno questo vantaggio, sotto il consiglio di Rocco Casalino, il suo Rasputin. Ognuno ha il Rasputin che si merita. (Applausi). Il Governo sta continuando ad adoperare in modo cinico questa posizione di vantaggio, che potremmo chiamare abuso di posizione dominante. È chiaro che le conferenze stampa fatte sistematicamente in prima serata, a ridosso del telegiornale, nelle quali il Presidente del Consiglio comunica ai cittadini quali diritti hanno o meno e attribuiscono un enorme vantaggio in termini di visibilità. Agli osservatori spesso distratti consiglio di vedere l'andamento del profilo Facebook del presidente Conte, che per lungo tempo è rimasto stabile a circa un milione di follower. A partire dallo scoppio dell'emergenza ad oggi - quindi in poco più di sessanta giorni - i follower sono aumentati a 2 milioni, un fatto mai visto. Il Governo è consapevole di ciò e continua a utilizzare la situazione con grande sapienza. Non so se quest'Assemblea si è accorta che, in realtà, oggi stiamo solamente perdendo tempo, chiacchierando del nulla. Vi comunico che, qualora mai il Senato dovesse avere un sussulto di dignità e non convertire il decreto-legge in discussione, il Governo ha già adottato un nuovo provvedimento (il decreto-legge 16 maggio 2020, n. 33) che lo reitera. Non solo lo reitera, ma - vi invito a leggere il testo - lo cita espressamente e ne richiama gli articoli, ma nella versione scritta dal Governo e non in quella modificata dalle Camere. Pertanto, vi comunico che è totalmente indifferente cosa voterà oggi il Senato: se anche non convertissimo il decreto-legge in esame, il Governo ne ha già varato uno nuovo in cui dice che se ne frega del Parlamento. Cari colleghi, non so se vi imbarazza o no farvi prendere a pesci in faccia dal Governo... PRESIDENTE. Senatore Fazzolari, la invito a concludere. FAZZOLARI (FdI) . Noi non abbiamo questa abitudine. Il Gruppo di Fratelli d'Italia ha sempre combattuto l'arroganza del Palazzo contro il popolo. Ci troverete sempre dalla parte della libertà contro ogni forma di sopruso e anche per questo il 2 giugno saremo in piazza per dare voce a quegli italiani che vorreste in ginocchio. (Applausi) . DE PETRIS (Misto-LeU) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DE PETRIS (Misto-LeU) . Signor Presidente, trovo incredibili le ricostruzioni che vengono fatte di tutto ciò che è accaduto, anche della parte che ha un impatto sulla nostra legislazione e delle nostre norme, pure costituzionali, e del modo in cui queste ultime si rapportano con le decisioni assunte dal Governo. Le trovo incredibili perché - come si evince anche dall'ultimo intervento che abbiamo ascoltato del collega del Gruppo Fratelli d'Italia - è come se ci fosse stata una sorta di tsunami o di uragano - e all'inizio è stato così, in effetti, e non lo può negare nessuno - ma poi il Governo ci avrebbe preso gusto. E, quindi, avrebbe utilizzato artatamente i decreti del Presidente del Consiglio dei ministri e la possibilità di avere un potere non controllato dal Parlamento per assumere decisioni o fare dirette Facebook, perché ne sarebbero derivati vantaggi elettorali e consenso. Ecco, francamente, pur non negando che ci sono stati sicuramente dei problemi legati al rapporto tra l'utilizzo dei decreti del Presidente del Consiglio e le norme costituzionali, reputo assolutamente incredibile che si voglia portare avanti - trovando addirittura le pezze di appoggio - una tesi quasi complottista, pensando che in questa situazione il Governo si sia mosso unicamente al fine di avere un ritorno elettorale. Noi continuiamo, evidentemente, forse perché si è aperta la fase 2, a non renderci conto di ciò che è accaduto e del fatto che ci troviamo ancora in una situazione molto delicata. Sono ripartiti gli appelli. Conosciamo - ad esempio - i problemi che ci sono stati lunedì scorso in alcune città perché i ragazzi avevano voglia di uscire. Siamo ancora in una situazione in cui bisogna applicare la massima precauzione. E voglio ricordare tutto ciò perché la pandemia e quanto il Paese si è trovato a dover improvvisamente fronteggiare non era certamente codificato. Torno quindi al punto sostanziale: altri ordinamenti, come quello tedesco, spagnolo o francese, individuano casistiche e ambiti connessi agli stati emergenziali ben precisi in seguito ai quali si può intervenire anche con la compressione dei diritti individuali e prevedendo la derogabilità delle disposizioni costituzionali. La Costituzione italiana invece è diversa, come è noto. Vorrei ricordare da dove viene e quando è stata approvata. È evidente che, venendo dopo la dittatura fascista e dopo tutto ciò che questa aveva comportato, la nostra Costituzione non ha proprio voluto toccare l'ipotesi di codificare gli stati di emergenza. Questa è la storia, perché la Costituzione viene appunto da quel percorso. Quindi ci siamo trovati, e il Governo si è sicuramente trovato, in una situazione nuova, non avendo dei punti di riferimento di carattere generale per capire come governare l'emergenza dal punto di vista normativo. Non esiste infatti una disciplina costituzionale emergenziale per quanto riguarda ciò che sta molto a cuore a quest'Assemblea e a tutti noi, cioè la limitazione dei diritti e delle libertà personali a causa dell'epidemia. È evidente che è stato utilizzato lo strumento del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri per quanto riguarda la pandemia. Ma sull'utilizzo di questo strumento, anche in altri campi e per altri motivi, ci sono dei pronunciamenti della Consulta (come insegna il presidente Grasso); si tratta quindi di uno strumento che non viene usato solo adesso, ma che già in passato era stato un po' abusato, per certi versi. Il Governo, nel mettere in campo strumenti efficaci per poter immediatamente disporre una serie di norme e di divieti, si è trovato di fronte alla necessità di intervenire anche in campi dove era chiara la riserva di legge. Però - questo è il punto - tutto è dipeso dalla proclamazione dello stato di emergenza; tutti gli atti normativi e tutto quanto è avvenuto, dopo si è tentato di riportarlo all'interno di un canale normativo assolutamente ordinario (questa è la questione più importante ed è la ragione del decreto-legge al nostro esame) e soprattutto nella potestà del Parlamento. Questo decreto-legge interviene su una serie di misure, alcune per fortuna superate e che speriamo non debbano essere più utilizzate; è importante che tutto questo avvenga. Tra le modifiche apportate dalla Camera vorrei ricordare l'emendamento presentato dall'onorevole Ceccanti, poi modificato nel corso dei lavori alla Camera, che inizialmente prevedeva che tutti i decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, prima di essere emanati, fossero trasmessi alle Camere e alle Commissioni competenti, che si dovevano esprimere entro sette giorni; la successiva riformulazione dell'emendamento prevede comunque la preventiva illustrazione al Parlamento da parte del Presidente del Consiglio. Questo decreto-legge e il decreto-legge n. 33 del 2020, già assegnato al Senato, fanno in modo che l'adozione di queste misure ritorni pienamente nella potestà parlamentare. I decreti-legge vengono emanati dal Governo e poi ovviamente il Parlamento è sovrano nel modificarli. Tutto questo sforzo è sembrato molto farraginoso - lo sappiamo, signor Presidente - a causa delle norme che sono state inserite e dei decreti che si sono susseguiti; ma l'obiettivo chiaro era riportare alla normalità del processo legislativo e quindi della potestà parlamentare tutte le norme emanate, e che speriamo non dovranno essere più assunte, in modo così rigido, in riferimento soprattutto alla limitazione dei diritti e delle libertà individuali. Tutto è stato affrontato in assoluta emergenza, e l'emergenza - vorrei ricordarlo - non è finita. È assolutamente normale, quindi non c'è nessun complotto, ma c'è la reale possibilità - che anche con questo decreto-legge e con questi passaggi si sta riaffermando - che si ritorni pienamente alla parlamentarizzazione. Questa è la richiesta che viene da tutti noi e che viene dal Parlamento, ma tenendo conto di tutto il percorso e di tutto ciò che è accaduto: tornare ad una piena parlamentarizzazione perché - torno a ripetere - tutto quanto è accaduto ci dovrebbe insegnare moltissime cose. Non ci sono i complotti e francamente alcune critiche le trovo un po' incredibili, soprattutto da parte di chi per anni ha abusato totalmente della decretazione, espropriando il Parlamento delle sue funzioni. Questo percorso e pertanto anche la conversione definitiva del decreto-legge che ci apprestiamo a votare, nonché il lavoro che ci aspetta sul decreto-legge n. 33, dimostrano che stiamo tornando pienamente alla totale parlamentarizzazione di tutto questo processo e anche dell'emergenza. Speriamo quindi - ed è quello che ci auguriamo tutti - che questa emergenza sia in fase di conclusione. (Applausi). PARRINI (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PARRINI (PD) . Signor Presidente, colleghi, credo che un'emergenza grande come quella che abbiamo vissuto e stiamo vivendo - perché molto opportunamente la collega De Petris ha ricordato che la gravità dell'emergenza è di qualche scalino più bassa di quella di qualche tempo fa, ma ancora in emergenza siamo - ponga a tutti noi dei doveri: innanzitutto un maggior senso della misura e di equilibrio nell'espressione delle nostre posizioni; quindi la ricerca della massima efficacia nella nostra azione. Lo dico perché ho ascoltato con attenzione la discussione generale che si è svolta ieri in quest'Aula e devo osservare che, a fronte di molti interventi di merito nei quali ci si è sforzati di tenere i toni bassi, che credo sia un fatto di sostanza e non soltanto di forma, ne ho ascoltati alcuni che mi sono parsi decisamente fuori misura. Poiché detesto le polemiche e non voglio farne contro chi ha fatto questi interventi, voglio soltanto dire che ogni volta che non riusciamo a tenere sotto controllo il modo in cui ci esprimiamo in una situazione così drammatica, veniamo meno a un preciso dovere connesso alla nostra funzione istituzionale. Oggi abbiamo 60.000 malati e 10.000 persone ricoverate nei nostri ospedali, ma non più tardi dell'inizio del mese di aprile avevamo 30.000 persone negli ospedali e più di 100.000 malati, che risultavano positivi al Covid-19. Fino a poche settimane fa esisteva sulle nostre strutture ospedaliere una pressione gigantesca e ci trovavamo nel mezzo di una situazione così emergenziale da farci dire che il nostro Paese non aveva mai vissuto niente di simile dalla fine della Seconda guerra mondiale. Quando affermavamo questo, dicevamo una cosa vera e penso che non possiamo dimenticarcene quindici giorni dopo. Il Governo ha agito in questa situazione completamente eccezionale fronteggiando tutte le difficoltà che in una condizione del genere si presentano, andando incontro a molti rischi e anche a molte incomprensioni. Ma io credo lo abbia fatto in una generale tendenza ad assumere provvedimenti adeguati e proporzionali al rischio che stavamo correndo. Mi sembra sia andata in quella direzione una misura come il decreto-legge n. 6 del 23 febbraio scorso, che è stata la prima cornice giuridica dei nostri provvedimenti operativi. Mi sembra sia andato in quella direzione il decreto-legge n. 19 del 25 marzo, di cui oggi noi stiamo discutendo in sede di conversione in legge. Mi sembra sia andato in quella direzione, con una differenza di cui tra poco parlerò, anche con il disegno di legge n. 33 presentato il 16 maggio scorso e di cui abbiamo cominciato a discutere in Commissione affari costituzionali del Senato questa mattina perché, a differenza del precedente, partirà da questa Camera. Questi provvedimenti sono stati importanti, per tre ragioni principali. Non ho tempo per soffermarmi sui dettagli e cercherò di dire qualcosa sulle linee generali. La prima ragione che li rende significativi e giusti è lo sforzo di fissare, in una norma di rango primario, la durata dello stato di emergenza. L'articolo 32 della nostra Costituzione riconosce che la salute pubblica è un diritto fondamentale dell'individuo e un interesse della collettività e, come tale, per essere protetto, può richiedere la limitazione di alcuni fondamentali diritti di libertà, richiamati da altri articoli della Costituzione. Questo può avvenire soltanto con una norma di rango primario e il decreto-legge è una norma di rango primario, perché è sottoposto alla conversione, è sottoposto al controllo del Presidente della Repubblica e richiede il coinvolgimento fattivo del Parlamento. Così si è scelto e mi pare si sia fatto bene. Il provvedimento in esame mi convince per una seconda ragione e cioè che con il decreto-legge abbiamo fissato dei limiti al margine di manovra dei decreti adottati dal Presidente del Consiglio dei ministri. È vero che tali decreti, nel pieno dell'emergenza, nel momento più difficile, sono stati adottati con un coinvolgimento del Parlamento, che - diciamocelo chiaramente - non è quello che tutti avremmo voluto, immaginato o desiderato. Ma in che condizioni eravamo? Era davvero possibile - lo dico fuori da ogni spirito polemico - fare diversamente? Non credo fosse possibile e credo anzi che dovremmo sforzarci di capire che, ora che siamo in una fase diversa, si può prevedere anche un allentamento dello spirito di emergenza e un salto di qualità nel rapporto, nel confronto e nel dialogo tra le forze parlamentari all'interno della Camera dei deputati e del Senato. Guardo il senatore Pagano, seduto davanti a me: oggi l'abbiamo detto in Commissione affari costituzionali, incardinando il disegno di legge di conversione in legge del decreto-legge 16 maggio 2020, n. 33. Siamo fuori dall'ansia dei giorni più bui e abbiamo più tempo per avviare audizioni e approfondimenti, per discutere di quanto è avvenuto in termini di rapporti tra diversi livelli istituzionali e anche per cercare di capire quale guida possiamo avere per agire nel miglior modo possibile dal punto di vista normativo, nel prossimo futuro. La terza ragione, che rende importante il provvedimento in esame, è che ci siamo sforzati di fornire un quadro al rapporto tra Regioni ed enti territoriali e anche al rapporto tra Regioni e Stato. Credo che questo sia molto significativo. Concludendo, vi devo dire la verità: alla luce di tutte le considerazioni svolte, faccio molta fatica a comprendere quello che qualcuno ha chiamato il "costituzional-apocalitticismo". È una parola difficile, ma in questo Paese non ci facciamo mancare nulla. Ci sono anche i catastrofisti del diritto costituzionale, che vedono dietro ad ogni angolo uscite dalla Costituzione, minacce di sovvertimento del nostro ordine democratico, violazioni della nostra Carta fondamentale, aggressioni allo Stato di diritto. Sempre tenendo i toni molto bassi, perché non voglio andare contro l'impegno che ho preso all'inizio del mio intervento, invito a fare attenzione alle parole che usiamo. In nessun momento siamo andati fuori dal perimetro della nostra Costituzione, considerando la condizione di emergenza nella quale ci trovavamo. I Paesi in cui avvengono le violazioni e le aggressioni dello Stato di diritto nel nostro Continente sono l'Ungheria e la Polonia, non l'Italia e questo dovremmo ricordarlo in ogni momento, perché altrimenti diamo a tutta la nostra discussione una torsione paradossale, che non ci fa onore. Concludo con un'osservazione sulle due aggiunte che sono state fatte al provvedimento approvato in Consiglio dei ministri durante il primo passaggio di conversione alla Camera dei deputati, che condivido. La prima è quella rivolta ad avere la massima parlamentarizzazione possibile dei decreti del Presidente del Consiglio dei ministri in questa seconda fase dell'emergenza, che (come ricordava il senatore Nencini) è una fase molto diversa dalla prima e ci consentirà uno spazio di azione molto più grande, che come Parlamento dovremo utilizzare. La seconda ha fissato una cornice importante per la ripresa della libertà di tutti i culti religiosi nel Paese, perché, grazie a quella modifica, il 15 maggio il nostro Governo ha firmato un protocollo con la confessione cattolica, che è la principale e la più largamente seguita nel nostro Paese, ma anche con altre otto confessioni minori, che credo sia stato molto importante. Da questa emergenza abbiamo avuto anche un'indicazione di lavoro per l'avvenire, come mi pare che dicesse ieri nel suo intervento la senatrice Pinotti. Nel rapporto tra Stato e Regioni non possiamo considerare soddisfacente l'apparato normativo esistente. Il nostro Gruppo ha presentato un disegno di legge rivolto a regolare la clausola di supremazia, quindi rivolto a rivedere il Titolo V. È una materia molto complessa e ne dovremo discutere a fondo, ma credo che un criterio di preminenza nell'emergenza dell'interesse nazionale su altri interessi sottordinati e la possibilità di dare più ordine e più organicità alla nostra azione in periodi delicatissimi ed eccezionali sia qualcosa che corrisponde a un bisogno del nostro Paese e mi auguro che il Parlamento possa affrontare questo compito di analisi e di decisione in maniera unitaria e responsabile. (Applausi) . BAGNAI (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BAGNAI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, raccogliendo l'invito ad abbassare i toni, dico pacatamente che il Gruppo Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione esprimerà un voto contrario sulla questione di fiducia,non tanto per il merito del provvedimento che ci viene sottoposto, quanto per una fondamentale questione di metodo. Del resto, sul merito della questione, cioè su come i diritti costituzionali soggetti a riserva di legge o addirittura a riserva giurisdizionale siano stati vincolati per atto amministrativo, ci siamo già espressi quando abbiamo cordialmente accolto in quest'Aula il signor Presidente del Consiglio in un'occasione in cui ci aveva graziosamente onorato della sua presenza per informarci di quanto stesse facendo. Non ci può essere chiesto di fidarci di un Governo che ha approfittato di una catastrofe naturale per prendere una simile scorciatoia e che continua ad approfittare di questa catastrofe per regolare i conti coi suoi nemici ideologici: le piccole e medie imprese, le partite IVA sono i kulaki della rivoluzione in pochette . Vorrei anche attirare l'attenzione di quest'Assemblea sul grande assente di questa triste vicenda, l'Unione europea, quella stessa Unione europea che ha bacchettato Orban per aver dichiarato lo stato di pericolo, ai sensi dell'articolo 53 della Costituzione ungherese, con tutti i prescritti passaggi parlamentari, restando nell'alveo della legalità costituzionale del suo Paese e che avrebbe lapidato Matteo Salvini, se avesse fatto un decimo di quanto abbiamo visto fare a Conte. (Applausi) . Avremmo visto esasperato il doppiopesismo già constatato in ambito economico. Credo che tutti qui, dentro e fuori da quest'Aula, dobbiamo gratitudine ai giuristi del comitato Rodotà che, snobbati dal presidente Conte, hanno avuto il coraggio civile di appellarsi al Presidente della Repubblica per motivare, il 16 maggio scorso, le loro perplessità alla lettura dell'articolo 16 delle bozze del decreto rilancio, in cui, con un gesto di pericolosa spregiudicatezza, il Governo prorogava di sei mesi, da luglio a gennaio, lo stato di emergenza. Devo dire che la lettura di quell'articolo aveva suscitato in me una curiosità che vorrei condividere con voi. Mi sarebbe piaciuto potermi immedesimare in qualche modo, magari leggendo qualche giornale dell'epoca o guardando qualche foto in bianco e nero, in un cittadino tedesco nel gennaio del 1933. Noi siamo costretti a guardare i fatti storici col senno di poi e quindi ci immaginiamo quel cittadino come consapevole, come preoccupato, ma il fatto è che noi sappiamo com'è andata a finire, quel cittadino invece no. Credo che il senno di poi ci induca in un errore di prospettiva. Quel cittadino probabilmente era del tutto tranquillo, anzi, sereno. Difendere la democrazia sarebbe molto facile, se i dittatori si annunciassero come tali. Purtroppo il male non si presenta così: ce lo hanno insegnato proprio i nostri fratelli tedeschi. Basta pensare al «Faust», in cui Mefistofele si presenta nelle vesti familiari e dimesse di un barboncino smarrito, non certo nel fulgore di tutta la sua infinita maleficenza. Fa simpatia anche lo stimatissimo accademico di provincia, sarà probabilmente innocuo, ma questo ce lo dovrà dire la storia, quella che ancora per qualche anno dovremo agire insieme. Quindi, la prudenza è d'obbligo e le preoccupazioni sono fondate. A chi ci racconta che non succederà mai più, magari perché l'Europa ci ha dato la pace, perché l'Europa ha dimostrato il fallimento degli Stati nazionali, faccio notare che questa rimozione freudiana del passato, questa negazione su cui si fonda il mito regressivo del progressismo è esattamente il motivo per cui il passato poi si ripresenta. «Gli Stati uniti d'Europa equivalgono a un accordo per la spartizione delle colonie, ma in regime capitalistico non è possibile altra base, altro principio di spartizione che la forza». Queste parole del compagno Lenin un tempo vi appartenevano, prima della vostra involuzione culturale; vi invito a rifletterci. A chi blatera di superamento degli Stati nazionali faccio notare che l'Europa intera in questi giorni sta discutendo un'iniziativa franco-tedesca, l'iniziativa di due Nazioni. Non è lo Stato a essere un modello inadeguato; alcuni Stati sono inadeguati per l'incapacità delle proprie élite di interpretare e difendere l'interesse nazionale. (Applausi). A chi considera archiviato il XX secolo, a chi pensa che basti ricordarne le sue tragedie un giorno ogni 365 o, come quest'anno, ogni 366, per scongiurarle, faccio umilmente notare che lo shock economico che stiamo vivendo quantitativamente è il doppio di quello che subimmo nel 1929, con tutte le considerazioni che ne conseguono, dato anche il contesto istituzionale in cui siamo e il contesto europeo in cui le regole ci hanno impedito, in tredici anni, di ritornare al livello del PIL del 2007. Vi confesso, quindi, che ho provato un grande sollievo leggendo, nell'articolo 14 del decreto-legge rilancio, l'inciso «diversi da quello dichiarato con delibera del Consiglio dei ministri del 31 gennaio per il Covid-19». Mi piace pensare che questo inciso sia dovuto all'iniziativa del Comitato Rodotà e anche all'alta intercessione del supremo garante della legalità repubblicana, a cui, come sempre, va il nostro rispetto, e in questo caso specifico andrebbe anche la nostra sollevata gratitudine. Questo per quanto concerne il merito. Resta il discorso sul metodo, che svilupperò con un esempio banale, ma significativo, di come questo Governo si adoperi per escludere sistematicamente il Parlamento, espressione della sovranità che appartiene al popolo, dal circuito decisionale della nostra democrazia. (Applausi). Oggi stiamo discutendo la fiducia su un decreto-legge dal contenuto assolutamente opinabile, ma che almeno un merito ce l'ha: quello della concisione. Se non sbaglio, sono mal contati 6 articoli. Su 6 articoli di un provvedimento emesso il 25 marzo scorso, il Governo non è stato in grado di assicurare a questo ramo del Parlamento un esame degno di questo nome e si trova costretto a mettere la fiducia. (Applausi). Consideriamo, allora, un altro provvedimento tanto atteso: il mirabolante decreto-legge rilancio, e parliamone sotto il profilo del metodo, non per quello che darà ai cittadini (poco) ma per quello che ci dice sul modus operandi di questo Governo (molto): un decreto-legge di 266 articoli con cui questo Governo sale sul podio di un triste primato, quello del provvedimento legislativo più complesso e farraginoso della storia parlamentare italiana, battendo se stesso (perché questo record finora era detenuto dal cura Italia). Non so che impressione abbiate voi, però, leggendo l'articolato - in filigrana, 260 pagine - ho come letto il sonetto di un noto poeta autoctono, «Li soprani der Monno vecchio»: «C'era una vorta un Re cche ddar palazzo mannò ffora a li popoli st'editto: "Io sò io, e vvoi... "» Ora non mi ricordo come va a finire, ma forse qualcuno troverà una rima. Correva l'anno 1832. L'editto di questo grazioso sovrano del mondo vecchio era più conciso di quello del nostro attuale autocrate: due endecasillabi invece di 266 articoli, ma una cosa ce l'hanno in comune questi due editti: entrambi sono immodificabili; non è tecnicamente possibile emendare un provvedimento di queste dimensioni. Vi risparmio ovviamente le dotte disquisizioni sul tema dell'omogeneità di materia e sulla giurisprudenza della Suprema corte, che su questo merito è stata piuttosto ondivaga, ma i cittadini devono sapere che emettere un decreto omnibus di 266 articoli significa di fatto impedire alle Commissioni di merito di approfondire i singoli provvedimenti, al netto di qualche mancetta contrattata nel suk della 5 a Commissione per accontentare schegge di maggioranza. (Applausi) . Significa di fatto sprangare il Parlamento e costituire un Governo esclusivamente di task force , come diceva "lui" e come fa il marchese del Grillo senza dirlo. Eh già, perché questo Governo, che vive di annunci, si è dimenticato di annunciarci la cosa fondamentale e cioè che avrebbe attuato, senza annunciarlo, quel progetto di aggressione ed esautorazione della democrazia rappresentativa che nella storia italiana ha avuto due culmini: quello del «bivacco di manipoli» e quello dei meetup . Ad un Governo che è opaca espressione di questa ideologia noi non possiamo che negare convintamente la nostra fiducia e naturalmente gli facciamo anche tanti auguri per i suoi progetti che falliranno, ma per simpatia umana e per carità di Patria mi auguro per voi e per il Paese che il fallimento sia meno tragico del precedente. (Applausi) . PAGANO (FIBP-UDC) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PAGANO (FIBP-UDC) . Signor Presidente, colleghi senatori, rivolgo un saluto all'unico esponente del Governo oggi presente; oggi parlare del decreto n. 19 del 25 marzo sembra quasi parlare di preistoria, perché in due mesi sono accadute talmente tante cose nel nostro Paese e siamo passati dalla fase 1 alla fase 2. Visto che tra l'altro proprio pochi giorni fa è stato approvato un altro decreto-legge, il cosiddetto decreto rilancio, composto da 266 articoli e oltre 450 pagine, mi sembra evidente che il percorso che questo Governo sta portando avanti non sia certo quello della semplificazione, della chiarezza normativa e soprattutto della speditezza e di un ruolo differente che, a nostro giudizio, il Governo dovrebbe svolgere. Voglio però cercare di dimostrare oggi con questa mia dichiarazione di voto che in realtà è attualissimo parlare del decreto-legge n.19. Ho ascoltato con attenzione l'intervento del collega Parrini del PD e ho colto l'aspetto positivo del suo ulteriore invito ad una sorta di concordia nazionale. Leggevo poco fa sul soffitto di quest'Aula, tra i princìpi che avremmo l'obbligo di tenere a mente ogni giorno e ogni volta che entriamo qui dentro, proprio il principio della concordia. Ebbene devo dire, mio malgrado, che questa concordia c'è stata nelle parole, forse anche nelle intenzioni, ma purtroppo non c'è stata nei fatti, perché in tutto quello che è accaduto, soprattutto nelle prime fasi di questa emergenza sanitaria, non è stato detto come dovevano andare le cose e soprattutto le cose non sono andate come sarebbero dovute andare. È stato già ricordato che tutto è iniziato il 31 gennaio con un decreto legislativo del Governo Conte, col quale si stabiliva che, sulla base di un'indicazione dell'Organizzazione mondiale della sanità, era necessario stabilire per legge una fase di emergenza sanitaria ed era stato stabilito che dovesse durare sei mesi, fino al 31 luglio 2020. Quindi saremmo ancora dentro quel periodo. Poi c'è stata una fase sostanzialmente di poco o nulla, salvo alcuni provvedimenti emanati in quei giorni dal Ministro della sanità (com'era giusto che fosse, perché è lui che per legge si dovrebbe occupare di emergenza sanitaria), con i quali erano anche stati limitati i voli dalla Cina. Ebbene, quel decreto legislativo ha spostato l'attenzione verso il Presidente del Consiglio dei ministri e quel passaggio ha poi provocato una serie di decisioni, a nostro giudizio, assolutamente fuori dalle regole del gioco, cioè fuori dalla nostra Carta fondamentale. È giusto che ciascuno di noi conosca bene, in casi come questi, cosa stabilisce la nostra Costituzione. Esistono due articoli che si occupano di stati di emergenza: il 77 e il 78 della Costituzione. Il primo introduce il provvedimento del decreto-legge, che deve intervenire nei casi di emergenza, quali ad esempio questo: il secondo comma, infatti, recita testualmente: «Quando, in casi straordinari di necessità e di urgenza, il Governo adotta, sotto la sua responsabilità, provvedimenti provvisori con forza di legge, deve il giorno stesso presentarli per la conversione alle Camere, che, anche se sciolte» - pensate un po' - «sono appositamente convocate e si riuniscono entro cinque giorni». È chiarissimo quindi quanto hanno voluto dire i nostri Padri costituenti. L'articolo 78 prevede un caso ancor più estremo e grave, cioè lo stato di guerra. In modo chiaro e inequivocabile la nostra Costituzione recita: «Le Camere deliberano lo stato di guerra e conferiscono al Governo i poteri necessari». Orbene, è chiaro a tutti, anche a chi non studia in modo attento la nostra Costituzione, che il sistema adottato dal Presidente del Consiglio dei ministri - e non posso neanche dire dal Governo, perché in realtà il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri l'ha fatto lui, non l'Esecutivo - è fuori dalle regole del gioco. Questo Governo avrebbe dovuto adottare sin dall'inizio l' iter del decreto-legge: è stato accennato da qualcuno, ma non è stato fatto; adottare sin dal primo momento un atto, che di fatto è amministrativo, come il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, è stata una scelta arrogante, sbagliata e soprattutto fuori dalle regole della Costituzione. È stato un errore da parte nostra anche votare il decreto-legge n. 6 del 2020 - che, per consenso, collega Bagnai, abbiamo voluto votare tutti - e forse frutto di una valutazione buonista, anche alla stregua del monito che ci era pervenuto dal Capo dello Stato. Ricorderemo tutti - anche se sono trascorsi, sì e no, tre mesi o forse meno - che il Capo dello Stato intervenne a reti unificate per dirci che al momento c'era un'emergenza sanitaria nazionale, tutto il popolo italiano doveva essere unito, le forze politiche in campo si dovevano dimostrare responsabili e quindi dovevamo perseguire l'unità nazionale. (Applausi). Sulla base di questo monito, da noi colto, abbiamo votato un decreto chiaramente incostituzionale, perché non stabiliva, caro collega Caliendo, i limiti che dovevano essere contenuti in quel decreto-legge e quindi era di fatto fuori dalla Costituzione. Il Presidente del Consiglio dei ministri avrebbe dovuto non solo tenere in considerazione quest'atteggiamento di disponibilità da parte delle forze dell'opposizione, ma anche dare seguito all'invito rivolto dal Capo dello Stato. Purtroppo tutto questo non è avvenuto, perché - si badi bene - tentare di arrivare all'unità nazionale e cercare di renderla reale nei fatti con atti legislativi e provvedimenti di legge non è convocare i capi dei partiti di opposizione a Palazzo Chigi per una chiacchierata in stile «Diteci quello che vorreste che si facesse». Non è questo. Non ha alcun valore, al di là del fatto che alcune di quelle indicazioni e proposte siano state tenute più o meno in considerazione. In una situazione di emergenza come quella, in cui le Camere non si riunivano in modo regolare, bisognava fare molto di più, quantomeno una Commissione speciale. Bisognava trovare un sistema perché quest'unità nazionale trovasse effettivamente una logica che doveva seguire anche il monito del Capo dello Stato. Non lo si è voluto fare e poi dirò, a mio avviso, per quale ragione. Sta di fatto che alla conversione del decreto-legge n. 19 del 2020, che oggi è in discussione, non potremo che votare contro, come ha indicato anche il collega della Lega. È evidente che voteremo contro, per una serie di ragioni, innanzi tutto di natura politica - che sto spiegando e lo farò ancor meglio nei minuti che verranno - ma anche e soprattutto costituzionali. Poco fa il collega Parrini ha citato il decreto-legge n. 33 del 2020, collegato alla cosiddetta fase 2, che però, cari colleghi, è stato approvato nello stesso giorno in cui è stato adottato il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri sulla fase 2. Questo decreto-legge (n. 19), cari colleghi, interviene il 25 marzo a sanare una serie di decreti del presidente del Consiglio dei ministri (molti), che hanno gravemente limitato i diritti costituzionalmente garantiti a ciascuno di noi, non alcuni giorni dopo, ma molte settimane dopo. (Applausi). Quindi, si è vissuta una fase, anche abbastanza lunga, nel nostro Paese, in cui i nostri diritti costituzionalmente garantiti, come la libertà personale (articolo 13), la libertà di circolazione e soggiorno in qualsiasi parte del territorio nazionale (articolo 16), la libertà di riunione (articolo 17), il diritto di esercizio del pubblico culto (articolo 19) e altri ancora, diritti che sono stati, non limitati, ma addirittura esclusi, sono stati esclusi con un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri. Quindi, nemmeno con una riunione del Governo! Non si è ritenuto nemmeno di trovare il tempo per riunire il Consiglio dei ministri ed adottare un decreto-legge al posto di un decreto del presidente del Consiglio dei ministri. (Applausi). Allora, io devo chiedermi: perché è accaduto questo? PRESIDENTE. Senatore Pagano, la invito a concludere. PAGANO (FIBP-UDC) . Sì, signor Presidente. In quei giorni si discuteva tanto della situazione nella quale si viveva. Ho sentito dire, anche dal Vice Ministro, che non è mai accaduto, dal Dopoguerra ad oggi, che vi fosse una situazione come questa, simile e paragonabile a quella di uno stato di guerra. Ed è vero: l'articolo 78 della Costituzione, come dicevo prima, stabilisce che, perfino per dichiarare lo stato di guerra, non può dichiararlo il Governo ma devono dichiararlo le Camere. Cari colleghi del Governo, sono le Camere che devono dire se siamo in una situazione di emergenza tale per cui deve essere dichiarato lo stato di guerra. Se è vero come è vero, che lo stato di emergenza, com'è stato ricordato poco fa da altri colleghi, non è contenuto nella nostra Costituzione, allora sarà pur vero che lo stato di guerra, seppure molto simile alla situazione che ha vissuto questo Paese, è certamente una situazione di maggiore gravità rispetto a uno stato di emergenza sanitaria. Ebbene, se è vero che il più contiene il meno e se è vero, quindi, che all'articolo 78 è stabilito che le Camere, preventivamente e in modo vincolante, devono stabilire lo stato di guerra, immaginiamoci per una situazione di emergenza sanitaria, caro collega Garruti, che mi guardi e mi ascolti con attenzione. Questa è la verità. C'è stata una grave ed evidente lesione dei diritti di questo Parlamento e si è adottato un vero e proprio squilibrio dei poteri fra l'esecutivo e il legislativo. Questo è il problema. I rapporti fra Governo e Parlamento sono stati gravemente lesi, nonostante il monito del Capo dello Stato e, non ultimo, il monito del Presidente della Corte costituzionale. Il presidente Cartabia, infatti, ha detto chiaramente che, anche in situazioni d'emergenza, la linea guida è sempre la Carta costituzionale. (Il microfono si disattiva automaticamente) PRESIDENTE. Senatore Pagano, la invito nuovamente a concludere. PAGANO (FIBP-UDC) . Sì, signor Presidente, concludo. Perché è accaduto tutto questo? Perché il Presidente del Consiglio dei ministri ha ritenuto che, in una tale situazione, non dovesse essere accolto il monito del Presidente della Corte costituzionale e del Presidente della Repubblica? Forse si temeva che, creando una Commissione bicamerale (proposta da noi avanzata e bocciata in sede di Commissione), potesse esservi l'introduzione di un possibile Governo di unità nazionale, che non andava bene. Quindi, si è preferito pensare agli interessi particolari, agli interessi di parte, piuttosto che agli interessi della nazione. Per queste ragioni, molte cose non sono andate bene. Mi auguro che per il decreto-legge n. 33 del 16 maggio 2020 la situazione vada diversamente, ma oggi noi, convintamente, con energia, voteremo no a questo decreto-legge. (Applausi). GARRUTI (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GARRUTI (M5S) . Signor Presidente, colleghi, ho ascoltato la relazione sulla questione pregiudiziale, la discussione generale e le dichiarazioni di voto, prestando particolare attenzione a quanto esposto dall'opposizione. Tocca a me questa volta fare chiarezza, come spesso accade al mio Gruppo. Penso, ad esempio, all'intervento di ieri del capogruppo Perilli sulla mozione di sfiducia al Ministro della giustizia. Ci apprestiamo a dare un voto favorevole alla conversione del decreto-legge n. 19 del 2020 che, in ragione del perdurare dell'emergenza dovuta all'evolversi della situazione epidemiologica conseguente alla diffusione ormai pandemica del Covid-19, ha avuto il compito particolarmente rilevante di tipizzare in un atto di rango primario (il decreto-legge, appunto) le misure potenzialmente applicabili su tutto il territorio nazionale o su parte di esso per contenere e contrastare i rischi sanitari. Mi duole sottolineare, da persona che ha sempre ritenuto giusto porre davanti a ogni esigenza particolare il bene comune, la leale collaborazione e la visione di insieme, come sia estremamente rammaricato dalle polemiche pretestuose sollevate anche su questo decreto-legge, come da buona parte di tutte quelle sollevate sugli altri provvedimenti emergenziali previsti in questa fase delicatissima per il nostro Paese. Tutti gli spunti di riflessione costruttivi e volti a migliorare la normazione sono ben accetti. Sono e siamo come maggioranza sempre pronti al confronto e a condividere e recepire proposte per il bene del Paese, ma ciò che risulta particolarmente sgradevole, soprattutto in una fase delicata come quella che stiamo vivendo, sono i discorsi di costituzionalismo da bar che vengono annunciati come verità assolute, ostentati alla popolazione come minacce all'assetto democratico. Sono pseudo-avvertimenti paternalistici del padre al figlio, non per educarlo, ma per aggirarlo, per creare un nemico che non esiste o, forse, per nascondere un'inconsistenza politica dettata dalla mancanza di contenuti? Allora, si sdoganano formule idonee a qualsiasi cerimonia e occorrenza: potere assoluto, accentramento del potere, mancato rispetto della gerarchia delle fonti e finanche pieni poteri, cercando di rigirare la frittata che li ha evocati il 16 novembre del 1922 nel celebre discorso del bivacco e il 9 agosto del 2019 nel celebre discorso "fuga dalle responsabilità". ( Applausi ). Sono inappropriate e devastanti parole in libertà finalizzate unicamente a racimolare qualche like in più, oltraggiando il ricordo delle vittime della pandemia, svilendo le prove e i sacrifici fatti dai nostri concittadini che cercheranno di rialzarsi dalle dure ripercussioni della pandemia, ma che dovranno farlo con l'aiuto di tutti noi e, in primis , delle forze di maggioranza. Non ci sottraiamo alle nostre responsabilità, ma le forze di opposizione non sono scevre da queste. Colleghi delle opposizioni, non sarà certamente provocando tempeste in un bicchier d'acqua o soffiando sulla cenere che cova sotto il manto di disperazione con pretestuose polemiche che dimostrerete senso di responsabilità, soprattutto su questo specifico decreto-legge che, come sottolineato da più parti, conferisce una cornice normativa ai poteri emergenziali nel rispetto del quadro costituzionale. Mi fa sorridere e allo stesso tempo mi preoccupa non poco chi propone la non conversione del decreto-legge n. 19 del 2020. Vi è chiaro o no che il suddetto provvedimento pone un limite temporale alle misure restrittive a garanzia delle libertà fondamentali del cittadino? ( Applausi ). Vi è chiaro o no che il decreto-legge n. 19 del 2020 pone dei paletti stringenti per l'adozione dei tanto contestati decreti del Presidente del Consiglio dei ministri? Tutti parlano dei decreti del Presidente del Consiglio dei ministri che hanno ristretto le libertà fondamentali, ma nessuno cita i decreti del Presidente del Consiglio dei ministri che hanno decompresso tali restrizioni. Sia gli uni che gli altri sono adottati sulla base di fonti di rango primario: i decreti-legge nn. 6, 19 e 33 del 2020. ( Applausi ). Su tutti e tre i decreti il Parlamento è centrale. In maniera contraddittoria, le opposizioni hanno sollevato molte obiezioni sul decreto-legge n. 19, senza sollevare i medesimi dubbi, come già ammesso dal senatore Pagano, che mi ha preceduto, sul decreto n. 6 del 2020, convertito in pochissimo tempo dalle Camere. Lo sapete che se non si dovesse procedere alla conversione del decreto-legge n. 19 si tornerebbe al quadro delineato dal decreto-legge n. 6, che non prevede tutti i paletti stringenti del decreto n. 19? È chiaro questo? Ovviamente no, altrimenti non vi sarebbero polemiche pretestuose che lasciano presagire che la documentazione non sia stata neanche visionata. Se vi avesse ascoltato un giurista, avrebbe definito le vostre intenzioni come eterogenesi dei fini, conseguenze non intenzionali di azioni intenzionali, un filosofo come paradosso o antinomia, un medico psichiatra come schizofrenia (nel senso etimologico del termine, mente separata). Noi che vi abbiamo ascoltato in quest'Aula avremo usato il termine demagogia, mentre chi ci ha ascoltato e non appartiene ad alcuna delle categorie precedenti, avrebbe parlato di polemiche da bar, appunto, nulla di più. Non contenta delle garanzie enucleate in fase di esame alla Camera, la maggioranza ha previsto anche la cosiddetta parlamentarizzazione del procedimento di adozione dei decreti del Presidente del Consiglio dei ministri (i cosiddetti DPCM). Quindi non solo le Camere hanno, come è giusto che sia, la centralità in fase di conversione, ma si prevede il loro pieno coinvolgimento nell' iter di adozione del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, con l'illustrazione contenutistica del provvedimento da adottare da parte del Presidente del Consiglio o da un Ministro da lui delegato al fine di tener conto degli eventuali indirizzi formulati dal Parlamento stesso. Non solo, quindi, centralità del Parlamento, ma anche correttezza e garbo istituzionale. Si è tornati a disciplinare la fase 2 con decreto-legge, non appena l'emergenza lo ha consentito. Il decreto-legge n. 33 è stato assegnato proprio qui in Senato e, da Capogruppo della mia parte politica in Commissione affari costituzionali, mi auguro che ci sia un confronto onesto, leale e costruttivo sul decreto in Commissione, per il bene di tutti e per il bene del Paese. È bene ribadirlo ancora una volta: i decreti del Presidente del Consiglio dei ministri e le ordinanze sono strumenti legittimi e previsti dal nostro ordinamento giuridico nella cornice del quadro costituzionale, quale strumento per gestire fasi emergenziali che abbiano il carattere di necessità ed urgenza. Si è trattato, quindi, di scegliere lo strumento normativo più agile e adatto a contrastare questa situazione di straordinaria necessità ed urgenza, che ha minacciato e che ancora minaccia la salute degli italiani e che ha messo a dura prova il Servizio sanitario nazionale (il personale in corsia ha lavorato e continua a lavorare senza sosta per assicurare assistenza e cura presso le varie strutture ricettive), che ha di fatto bloccato la nostra quotidianità, lasciando tutti con il fiato sospeso, fino a quando non abbiamo visto decrescere la curva dei contagi, e ha quindi rappresentato una prova importante per la tenuta del nostro sistema Paese, possibilmente la prova più dura che l'Italia abbia dovuto fronteggiare dal secondo Dopoguerra. Ebbene, per tutelare il diritto fondamentale alla salute previsto dall'articolo 32 della Costituzione, il Governo ha adottato una cornice normativa che questa Assemblea è pronta ad approvare oggi, con la quale ha da un lato adottato misure restrittive, con strumenti normativi legittimi e motivate ragioni date da un ragionevole bilanciamento dei diritti in gioco e, dall'altro, ha delineato un accurato quadro sanzionatorio per la violazione delle misure di contenimento. Qualcuno ha scritto che in conseguenza di questa tragica esperienza diventeremo persone migliori, ma faccio mie le parole di Ezio Bosso: «Diventare migliori è una scelta, non una conseguenza». Onorevoli colleghi, scegliamo allora di essere migliori, guardiamo unicamente al bene del Paese. Arriverà il tempo dell'arena elettorale, ma quel tempo non è adesso: adesso è il tempo della responsabilità e della consapevolezza. Per quanto fin qui esposto, annuncio il voto favorevole del mio Gruppo. (Applausi). CIAMPOLILLO (Misto) . Domando di parlare per dichiarazione di voto in dissenso dal mio Gruppo. PRESIDENTE. Ne prendo atto e le do la parola. CIAMPOLILLO (Misto) . Signor Presidente, questo Governo non merita la fiducia; ha subappaltato la gestione dell'emergenza a tecnici - o presunti tali - che non sono stati mai scelti dai cittadini per affrontare le sfide della nostra Nazione. Su tutti, tale scienziato dottor Burioni novello attore televisivo, il quale, tra un cachet e un altro lautamente offerti dalla televisione pubblica, ha letteralmente terrorizzato il popolo italiano. Singolare, poi, che sia Burioni che Conte abbiano inizialmente escluso categoricamente che il virus fosse un problema. Eppure Conte aveva di certo la possibilità di cogliere il pericolo in arrivo e prevenire quantomeno l'assoluta carenza di mascherine e gel. Nulla di tutto questo. Quando poi sono comparsi i primi contagi, si è passato all'esatto opposto, con misure improvvisate e incoerenti che - di fatto - hanno messo in ginocchio l'economia italiana e, soprattutto, i già miseri bilanci di gran parte dei cittadini. È facile dire di restare a casa quando si vive nell'agio di lussuose residenze come quelle dei vari personaggi che hanno invaso le televisioni. Tuttavia, il dato più grave di questa vicenda è l'assoluta incapacità del Governo di gestire il flusso enorme di denaro di cui oggi dispone. Il risultato è il caos totale: gli imprenditori che aspettano ancora i famigerati 25.000 euro e la cassa integrazione che ritarda. Per capire l'assurdità della situazione è sufficiente pensare a quello che è successo in Senato giovedì scorso nel corso dell'audizione del dottor Giuseppe De Donno, dell'ospedale di Mantova, sui risultati positivi della terapia del plasma iperimmune. Di fronte ai successi di questa terapia, l'Istituto superiore di sanità (ISS) e l'Agenzia italiana del farmaco (AIFA) hanno pensato bene di affidare la guida dello studio nazionale su detta terapia all'Azienda ospedaliera-universitaria pisana e non già agli ospedali di Mantova e Pavia. Queste le parole del dottor De Donno: perché Pisa? Non lo so, sono sconcertato da questa decisione. Qui è la politica che vuole ammutolire la scienza. Emerge inequivocabilmente il tentativo in atto da parte dell'ISS e dell'AIFA di boicottare i risultati straordinari che la terapia del plasma iperimmune sta ottenendo attraverso la pratica di una terapia in uso da decenni contro l'epatite B e la rabbia. Il Ministro della salute, con il suo atteggiamento accondiscendente, ha dimostrato la sua sudditanza alle industrie farmaceutiche. Ma vi è di più. Ad oggi non si comprende bene quante siano le vittime effettive del Covid-19 e quanti in realtà i decessi legati ad altre cause. (Richiami del Presidente). Lo stesso vale per i contagi. Non si capisce bene chi abbia vietato le autopsie. Burioni? Il comitato tecnico-scientifico? Solo grazie alle autopsie è stato possibile capire i rischi della terapia e delle intubazioni e si è così potuto veramente salvare le vite umane. Ancora più clamoroso appare oggi il dubbio sull'attendibilità o inattendibilità dei tamponi. Giovedì scorso si è tenuta in Senato l'audizione del professor Ippolito dell'istituto Lazzaro Spallanzani di Roma, il quale ha testualmente ammesso che i tamponi hanno limiti enormi e che, in sostanza, non sono affatto attendibili. Ma allora come è possibile pensare di far dipendere dai risultati dei tamponi le scelte su misure restrittive delle libertà personali? (Il microfono si disattiva automaticamente) . Signor Presidente, chiedo di consegnare il testo integrale del mio intervento affinché venga allegato agli atti. PRESIDENTE . La Presidenza l'autorizza in tal senso. Procediamo dunque alla votazione, di cui desidero ricordare le modalità. Le senatrici e i senatori sono invitati a seguire le indicazioni di accesso e di uscita dall'Aula impartite dai senatori Questori. In particolare, i colleghi sono invitati a entrare in Aula dall'ingresso principale e a prendere posto. Chiamati dal senatore Segretario, esprimono il loro voto e si allontanano dall'Aula uscendo esclusivamente dalle porte laterali, a destra e a sinistra della Presidenza. Ricordo anche che i senatori corrispondenti al primo blocco, quando iniziano le votazioni, restano in Aula seduti al proprio posto. Gli altri colleghi sono invitati invece a uscire. Votazione nominale con appello PRESIDENTE . Indìco la votazione dell'articolo unico del disegno di legge n. 1811, di conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 25 marzo 2020, n. 19, nel testo approvato dalla Camera dei deputati, sull'approvazione del quale il Governo ha posto la questione di fiducia. Ricordo che ai sensi dell'articolo 94, secondo comma, della Costituzione e ai sensi dell'articolo 161, comma 1, del Regolamento, la votazione sulla questione di fiducia avrà luogo mediante votazione nominale con appello. Come stabilito dalla Conferenza dei Capigruppo, invito il senatore Segretario a procedere all'appello iniziando dai membri del Governo, dalle presegnalazioni dei votanti e poi secondo l'ordine alfabetico. Ricordo ancora una volta che i senatori corrispondenti al primo gruppo rimangono seduti e successivamente i senatori entreranno in Aula a gruppi di 50 ogni dieci minuti ed esprimeranno il proprio voto con passaggio al centro dell'emiciclo ed uscita immediata dall'Aula attraverso la porta posteriore. Il primo scaglione comprende i senatori da Abate a Cangini, il secondo scaglione dai senatori Cantù a Evangelista, il terzo scaglione dai senatori Faggi a Leone, il quarto scaglione dai senatori Lezzi a Ostellari, il quinto scaglione dai senatori Pacifico a Ronzulli, il sesto scaglione dai senatori Rossi a Zuliani. I senatori favorevoli alla fiducia risponderanno sì; i senatori contrari risponderanno no; i senatori che intendono astenersi si esprimeranno di conseguenza. Hanno chiesto di votare per primi, e l'ho concesso, i senatori Zanda, Bruzzone, Crucioli, Nastri, Paroli, Ripamonti e Tiraboschi. Invito il senatore Segretario a procedere all'appello di tali senatori. (I predetti senatori rispondono all'appello). Invito il senatore Segretario a procedere all'appello. CARBONE, segretario, fa l'appello. (Nel corso delle operazioni di voto assumono la Presidenza il vice presidente TAVERNA - ore 11,03 -, indi il presidente ROSSOMANDO - ore 11,06 -). Rispondono sì i senatori: Abate, Accoto, Agostinelli, Airola, Alfieri, Anastasi, Angrisani, Astorre, Auddino Bini, Biti, Boldrini, Bonifazi, Bottici, Botto, Bressa, Buccarella Campagna, Casini, Castaldi, Castellone, Castiello, Cioffi, Cirinnà, Collina, Coltorti, Comincini, Conzatti, Corbetta, Corrado, Crimi, Croatti, Crucioli, Cucca D'Alfonso, D'Angelo, D'Arienzo, De Lucia, De Petris, Dell'Olio, Dessì, Di Girolamo, Di Micco, Di Nicola, Di Piazza, Donno, Drago, Durnwalder Endrizzi, Errani, Evangelista Faraone, Fede, Fedeli, Fenu, Ferrara, Ferrari, Ferrazzi, Floridia Gallicchio, Garavini, Garruti, Gaudiano, Giannuzzi, Ginetti, Girotto, Granato, Grasso, Grimani, Guidolin L'Abbate, La Mura, Laforgia, Lanièce, Lannutti, Lanzi, Laus, Leone, Lezzi, Licheri, Lomuti, Lorefice, Lupo Magorno, Maiorino, Malpezzi, Manca, Mantero, Mantovani, Marcucci, Margiotta, Marilotti, Marinello, Marino, Matrisciano, Mautone, Merlo, Messina Assuntela, Mininno, Mirabelli, Misiani, Mollame, Montevecchi, Moronese, Morra, Nannicini, Naturale, Nencini, Nocerino, Nugnes Ortis Pacifico, Parrini, Patuanelli, Pavanelli, Pellegrini Marco, Perilli, Pesco, Petrocelli, Piarulli, Pinotti, Pirro, Pisani Giuseppe, Pittella, Presutto, Puglia Quarto Rampi, Renzi, Riccardi, Ricciardi, Rojc, Romagnoli, Romano, Rossomando, Ruotolo, Russo Santangelo, Santillo, Sbrollini, Sileri, Stefano, Steger Taricco, Taverna, Toninelli, Trentacoste Unterberger Vaccaro, Valente, Vanin, Vattuone, Verducci, Vono Zanda. Rispondono no i senatori: Aimi, Alderisi, Alessandrini, Arrigoni, Augussori Bagnai, Balboni, Barachini, Barbaro, Bergesio, Bernini, Biasotti, Binetti, Borghesi, Borgonzoni, Bossi Simone, Briziarelli, Bruzzone Calandrini, Calderoli, Caliendo, Caligiuri, Campari, Candiani, Candura, Cangini, Cantù, Carbone, Casolati, Causin, Centinaio, Ciampolillo, Ciriani, Corti, Craxi Dal Mas, Damiani, De Bertoldi, De Bonis, De Poli, De Vecchis Faggi, Fantetti, Fazzolari, Ferrero, Fregolent, Fusco Gallone, Garnero Santanchè, Gasparri, Giammanco, Giro, Grassi Iannone, Iwobi La Pietra, La Russa, Lonardo, Lucidi, Lunesu Maffoni, Malan, Mallegni, Marin, Martelli, Masini, Messina Alfredo, Minuto, Modena, Moles, Montani Nastri, Nisini Ostellari Pagano, Papatheu, Paragone, Paroli, Pazzaglini, Pellegrini Emanuele, Pepe, Pergreffi, Perosino, Pianasso, Pichetto Fratin, Pillon, Pirovano, Pisani Pietro, Pittoni, Pizzol, Pucciarelli Quagliariello Rauti, Richetti, Ripamonti, Rivolta, Rizzotti, Romani, Romeo, Ronzulli, Rossi, Rufa, Ruspandini Saccone, Salvini, Saponara, Saviane, Sbrana, Serafini, Siclari, Siri, Stefani Testor, Tiraboschi, Toffanin, Tosato Urraro, Urso Vallardi, Vescovi, Vitali Zaffini, Zuliani. PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la votazione e invito i senatori Segretari a procedere al computo dei voti. (I senatori Segretari procedono al computo dei voti). Proclamo il risultato della votazione nominale con appello dell'articolo unico del disegno di legge n. 1811, di conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 25 marzo 2020, n. 19, nel testo approvato dalla Camera dei deputati, sull'approvazione del quale il Governo ha posto la questione di fiducia: Senatori presenti 278 Senatori votanti 278 Maggioranza 140 Favorevoli 155 Contrari 123 Il Senato approva. Risultano pertanto preclusi tutti gli emendamenti e gli ordini del giorno riferiti al testo del decreto-legge n. 19. Colleghi, la già prevista sospensione fino alle ore 12 è prolungata fino alle ore 12,30 a causa del protrarsi dei lavori della Camera dei deputati. Sospendo quindi la seduta fino alle ore 12,30. (La seduta, sospesa alle ore 11,53, è ripresa alle ore 12,42) . Presidenza del presidente ALBERTI CASELLATI Informativa del Presidente del Consiglio dei Ministri sulle misure per la nuova fase relativa all'emergenza epidemiologica da Covid-19 e conseguente discussione PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca: «Informativa del Presidente del Consiglio dei Ministri sulle misure per la nuova fase relativa all'emergenza epidemiologica da Covid-19». Ricordo che è in corso la diretta televisiva con la RAI. Ha facoltà di parlare il Presidente del Consiglio dei ministri, professor Conte. CONTE, presidente del Consiglio dei ministri . Signor Presidente, onorevoli senatrici e senatori, torno qui in Parlamento per condividere ancora una volta con voi, rappresentanti della Nazione, gli indirizzi che il Governo sta perseguendo allo scopo di riavviare il motore economico e produttivo del Paese dopo il superamento della fase più acuta dell'emergenza sanitaria. Siamo consapevoli che quella che abbiamo davanti è una sfida ancora più difficile, e certamente non meno insidiosa, di quella che abbiamo affrontato all'inizio dell'emergenza quando, di fronte al diffondersi progressivo e a tratti impetuoso del contagio, siamo stati costretti ad introdurre misure contenitive sempre più severe, che in base ai princìpi di massima precauzione e di proporzionalità sono state estese progressivamente all'intero territorio della Penisola. Per tutelare i beni primari della persona, la vita, la salute e l'integrità fisica, siamo stati costretti a limitare il più possibile gli spostamenti, ad imporre il distanziamento sociale, a sospendere ogni attività che contemplasse il contatto e conseguentemente l'incremento esponenziale del contagio. Gli italiani hanno pienamente compreso il rischio rappresentato da questo virus insidioso e sconosciuto, ed hanno condiviso il grande sforzo collettivo realizzato per contenerlo e mitigarlo. Le misure, salvo limitate eccezioni prontamente sanzionate, sono state ovunque rispettate con disciplina e anche consapevolezza. Se oggi possiamo constatare che il peggio è alle nostre spalle - questa affermazione la faccio con la dovuta prudenza - lo dobbiamo ai nostri cittadini, ai sacrifici che hanno compiuto in queste settimane durante le quali è stato chiesto loro di modificare finanche le abitudini di vita. Forse non tutti allora avrebbero assunto decisioni così sofferte, suscettibili di incidere su alcuni dei diritti fondamentali garantiti dalla Costituzione. Tuttavia, a tre mesi esatti dal primo caso registrato all'ospedale di Codogno, posso affermare in coscienza - possiamo affermare, come Governo, in coscienza - di aver compiuto la scelta giusta, l'unica in grado di contrastare il diffondersi dell'epidemia sull'intero territorio nazionale. Con la stessa determinazione ritengo oggi possibile, anzi doveroso, pur in presenza di un quadro epidemiologico non completamente risolto, compiere una scelta coraggiosamente indirizzata verso un rapido ritorno alla normalità. Ora siamo nella condizione di attraversare questa fase 2 con fiducia e con responsabilità. Tutti noi conosciamo meglio il virus , sappiamo come proteggerci, quali sono le regole di distanziamento sociale e di igiene, la funzione utile e a volte necessaria delle mascherine e dei dispositivi di protezione individuale. Mi rivolgo a tutti e in particolare ai giovani, dei quali è pienamente comprensibile l'entusiasmo per aver riconquistato questa libertà di movimento: in questa fase, più che mai, rimane fondamentale, anche quando siamo all'aperto, il rispetto delle distanze di sicurezza e, ove necessario, l'utilizzo delle mascherine. Non è ancora questo il tempo dei party , delle movida e degli assembramenti. Occorre fare attenzione, perché non si tratta solo di esporre se stessi al contagio - questo i nostri giovani lo devono capire - ma significa esporre al contagio anche i propri cari. Abbiamo predisposto un accurato piano nazionale di monitoraggio. È un piano che ci consente, sulla base delle informazioni quotidiane, che debbono pervenirci dalle Regioni, di disporre di un quadro dettagliato della curva epidemiologica, fondato sull'incrocio di una nutrita serie di parametri. È un piano che ci permetterà di intervenire, se necessario, con misure restrittive, nel caso in cui, nei luoghi specifici, dovessero generarsi nuovi focolai. Siamo consapevoli che l'avvio della nuova fase potrebbe favorire, in alcune zone, l'aumento della curva del contagio. Questo è un rischio che abbiamo calcolato e che terremo sotto osservazione. Dobbiamo accettare questo rischio, perché non possiamo fermarci in attesa di un vaccino, altrimenti non saremo mai nelle condizioni di ripartire e ci troveremo con un tessuto produttivo e sociale terribilmente e forse irrimediabilmente compromesso. Non ci possiamo permettere di protrarre l'efficacia di misure sì limitative, per un tempo indefinito. Un ordinamento liberale e democratico non può infatti tollerare una compressione dei diritti fondamentali, se non nella misura strettamente necessaria a difendere i beni primari della vita e della salute dei cittadini, in dipendenza di una minaccia grave e attuale. La permanenza di misure così severe sul piano delle limitazioni dei diritti fondamentali, oltre il tempo necessario ad invertire la curva del contagio, sarebbe dunque irragionevole e incompatibile con i princìpi della nostra Costituzione. In questa prospettiva abbiamo inserito le residue limitazioni alle libertà fondamentali, ancora indispensabili per superare completamente la crisi sanitaria, in disposizioni di rango primario, mentre abbiamo riservato alla normazione secondaria esclusivamente le previsioni più di dettaglio. La scorsa settimana, il 16 maggio, abbiamo adottato il decreto-legge n. 33, che limita le restrizioni alla circolazione esclusivamente agli spostamenti fra le Regioni e, allo stato, solo fino al prossimo 2 giugno. Restano evidentemente confermate le misure limitative per le persone positive al virus e per quelle che hanno avuto contatti stretti con soggetti positivi. All'interno del quadro normativo disposto con queste norme primarie, che quindi adesso è offerto, verrà esaminato, modificato, integrato dal Parlamento in sede di conversione del decreto-legge, si pone poi il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri adottato lo scorso 17 maggio. Il provvedimento è stato definito all'esito di un'interlocuzione serrata e costante con le Regioni e con gli altri enti locali. Ringrazio le Regioni, le Province autonome e gli enti locali per l'impegno profuso e per la collaborazione dimostrata dall'inizio dell'epidemia e ancora adesso, in questo passaggio molto importante, perché l'allentamento delle misure è avvenuto con un disegno condiviso, con un coordinamento anche con le previsioni regionali. Il provvedimento contiene disposizioni specifiche per la riapertura in sicurezza delle attività economiche e sociali, nonché dettagliati protocolli di settore definiti con il supporto del Comitato tecnico-scientifico, nonché con il contributo dell'INAIL, che qui desidero ringraziare per la professionalità e l'impegno fin qui dimostrati. Riassumo le principali disposizioni del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri che, da lunedì 18 maggio, disciplinano, insieme alle ordinanze delle Regioni, l'andamento della fase 2, articolato secondo una scansione temporale ben definita. Per quanto riguarda le attività commerciali al dettaglio e le attività di ristorazione, com'è noto, ne abbiamo fissato la riapertura per il 18 maggio, in virtù dei rigorosi protocolli di sicurezza adottati, nella consapevolezza anche della grave sofferenza economica accumulata da questi settori. Allo stesso modo e nel rispetto dei relativi protocolli, sono state riaperte, sempre a partire dal 18 maggio, le attività inerenti ai servizi di cura alla persona e gli stabilimenti balneari. Dal 25 maggio riapriranno le palestre e le piscine. Dal 3 giugno sarà possibile per i cittadini dell'Unione europea fare ingresso in Italia senza obbligo di quarantena. Dal 15 giugno riapriranno cinema, teatri, centri estivi per l'infanzia. Questo complesso di norme di rango primario e di rango secondario garantisce la possibilità di ritornare, progressivamente, in sicurezza, al pieno svolgimento della vita economica e sociale. D'altra parte, nell'avviare la fase 2 non confidiamo soltanto nell'autodisciplina dei singoli: abbiamo definito in queste settimane un articolato sistema di interventi e controlli degli andamenti epidemiologici affidato alla formula, che ormai ricorre molto spesso, del testare, tracciare e trattare. Sul fronte dei test , stiamo potenziando i controlli tramite i test molecolari, quelli sierologici, utili anche al fine di mappare la diffusione del contagio all'interno del Paese. In Italia sono stati fatti sin qui - lo ricordo - 3.171.719 tamponi: è un numero notevole, che colloca il nostro Paese al primo posto per numero di tamponi per abitanti. Per chi ama le classifiche faccio anche un'ulteriore precisazione: parliamo di 5.134 tamponi per 100.000 abitanti. Ma, soprattutto, in questa fase è importante incrementare l'utilizzo dei test molecolari e per questo, lo scorso 11 maggio, la struttura del commissario ha avviato una richiesta di offerta per kit e reagenti, per permettere la somministrazione di ulteriori 5 milioni di test . Hanno risposto 59 aziende nazionali e internazionali con offerte per 95 tipologie di prodotti, che saranno verificati in tempi rapidissimi. Per quanto riguarda i test sierologici, lunedì 25 maggio partiranno test gratuiti su un campione di 150.000 cittadini per esclusive finalità di ricerca scientifica. Dietro c'è uno sforzo anche organizzativo davvero notevole: verranno impegnati 550 tra volontari e operatori su base regionale, con la predisposizione di una struttura nazionale di coordinamento. Ancora, per quanto riguarda il secondo pilastro della strategia di controllo, il contact tracing , il Governo, con il decreto-legge n. 28 del 30 aprile, ha introdotto una disciplina - come è a voi noto - per realizzare l' app cosiddetta Immuni, in modo da garantire il pieno rispetto della privacy , della sicurezza dei cittadini e tutelare l'interesse nazionale. Per le necessarie attività di verifica e ulteriore sviluppo del codice sorgente e di quelle finalizzate alla distribuzione, all'installazione e alla gestione dell' app , sono state interessate e coinvolte società pubbliche interamente partecipate dallo Stato - PagoPA e Sogei - con le quali sono state stipulate apposite convenzioni a titolo gratuito. Ricordo che il codice sorgente aperto potrà essere conosciuto nei prossimi giorni da chiunque. I dati verranno impiegati solo per tracciare la diffusione del virus e verranno cancellati non appena terminerà l'emergenza. Il decreto-legge n. 28 che ho citato è attualmente all'esame della Commissione giustizia del Senato e, durante l' iter parlamentare, potrà certamente arricchirsi del contributo delle Camere. Il terzo pilastro, quello relativo al trattamento dei pazienti, si fonda su un costante incremento della capacità ricettiva del nostro sistema sanitario. I posti letto in terapia intensiva sono adesso pari a 7.864: abbiamo registrato un incremento del 52 per cento rispetto all'inizio dell'emergenza. I posti letto nei reparti di malattie infettive e pneumologia sono pari a 28.299: qui l'incremento percentuale è considerevole: 334 per cento in più. In prospettiva, grazie al decreto-legge rilancio, appena pubblicato in Gazzetta ufficiale, e quindi allo stanziamento in esso contemplato, pari a 3.200 miliardi di euro per la sanità, potremo rendere stabile l'incremento di 3.500 posti letto in terapia intensiva disposto per far fronte all'emergenza e riqualificare 4.225 posti letto di area semi-intensiva, che saranno fruibili sia in regime ordinario sia in regime di trattamento infettivologico ad alta intensità di cure, il 50 per cento dei quali dovrà essere immediatamente convertibile in posti letto di terapia intensiva. Siamo consapevoli, tuttavia, che la riapertura delle attività non è sufficiente a riattivare il motore della nostra economia, provata da due mesi di restrizioni e - non dobbiamo mai trascurarlo - dal crollo generalizzato della domanda globale. Di fronte a uno shock di tale portata, è necessaria un'azione costante, efficace, prolungata di accompagnamento delle attività produttive e commerciali da parte dei pubblici poteri. Con il decreto-legge n. 34 cosiddetto rilancio, il Governo ha proseguito l'azione di sostegno all'economia già avviata dai decreti cura Italia e liquidità, ma ha anche compiuto - se mi permettete - un passo in più, ponendo le basi per una ripartenza economica del Paese. Il provvedimento stanzia 55 miliardi di euro, se ragioniamo in termini di indebitamento netto; vale, però, 155 miliardi di euro in termini di saldo netto da finanziare, considerando anche il finanziamento delle politiche per la liquidità. Lo offriamo adesso, ovviamente, alla vostra valutazione, alla valutazione del Parlamento e - sono sicuro - anche al contributo migliorativo che ne deriverà. È un testo certamente complesso, che ha richiesto molto impegno, grande fatica, un lungo iter di elaborazione; supera l'entità di una tradizionale manovra economica, tanto per la portata della sua dotazione finanziaria quanto per l'ampio spettro di interventi che in esso ritroverete. Sostegno è un obiettivo che non deve essere incompatibile con il concetto del rilancio. Tutelare le reti di protezione sanitarie, sociali ed economiche che proteggono i diritti costituzionalmente garantiti e che assicurano il benessere dei nostri cittadini è fondamentale per la crescita. Soltanto garantendo questi presidi potremo ricominciare a progettare, con fiducia e sicurezza, l'Italia del domani. Accanto alla necessaria prosecuzione delle misure di sostegno alle famiglie e alle imprese, perciò, abbiamo voluto concentrare risorse significative nei settori di maggiore interesse strategico per la crescita futura. Fra i principali, vorrei ricordare la scuola, l'università e la ricerca, la sanità, il turismo e il settore edilizio. Un primo capitolo del decreto-legge, che vale 5 miliardi di euro, riguarda per buona parte gli interventi di potenziamento a beneficio del sistema sanitario, ad alcuni dei quali ho già accennato, nonché interventi in favore delle Forze dell'ordine e della Protezione civile. Un altro corposo capitolo del decreto-legge riguarda le misure a beneficio dei lavoratori: viene stanziata la ragguardevole cifra di 25 miliardi di euro al fine di estendere, anche per i prossimi mesi, gli ammortizzatori sociali come la cassa integrazione, i sussidi di disoccupazione e le indennità varie per i lavoratori autonomi. Oltre a stanziare le risorse necessarie a questo scopo, il Governo ha introdotto una disciplina drastica di semplificazione delle procedure di erogazione di questi strumenti. Abbiamo visto tutti nelle scorse settimane come sono complessi i meccanismi burocratici legati alla cassa integrazione in deroga. D'altra parte, erano procedure che si completavano anche nel giro di quattro o cinque mesi e chiaramente questi tempi e queste normative non sono adeguati rispetto alla profondità dell'emergenza che stiamo vivendo. È per questo che nel decreto-legge troverete una procedura semplificata, tramite la quale l'INPS potrà anticipare il 40 per cento delle prestazioni all'atto della domanda da parte delle imprese senza passare per l'invio delle domande alle Regioni. Devo ringraziare il ministro Catalfo per il suo impegno. (Applausi) . E non solo per questa semplificazione (insieme al ministro Boccia ha lavorato con le Regioni per mettere a punto questa procedura semplificata), ma anche perché, per tutti coloro che non sono stati coperti da precedente misure di sostegno e che quindi versano in condizioni molto critiche, prevediamo ora un reddito di emergenza, che sarà erogato in due quote di entità variabile, dai 400 agli 800 euro mensili, a seconda dell'ampiezza del nucleo familiare. È stata inoltre introdotta, su impulso del ministro Bellanova e poi ampiamente condivisa, una norma che in presenza di determinate condizioni consente di far emergere il lavoro sommerso nei settori dell'agricoltura e delle attività di sostegno familiare. La sospensione dei procedimenti penali non opera nei confronti dei datori di lavoro in presenza di reati di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, reati di tratta e sfruttamento del lavoro. Il secondo ambito di intervento del decreto-legge è quello relativo alle misure di sostegno alle imprese: è un capitolo molto corposo che mobilita circa 15 miliardi di euro in termini di maggiore disavanzo attraverso aiuti a fondo perduto, sgravi fiscali e un ampio ventaglio di incentivi volti a sostenere la riapertura in sicurezza delle attività economiche. Per le imprese e per i professionisti che hanno conseguito nel 2019 un fatturato inferiore a 5 milioni di euro e che nel mese di aprile 2020 abbiano subìto un calo del fatturato e dei corrispettivi di almeno due terzi rispetto al corrispondente mese di aprile 2019, prevediamo contributi a fondo perduto. Tra le agevolazioni fiscali a beneficio delle imprese viene disposta inoltre l'esenzione dal versamento del saldo IRAP, quello dovuto nel 2019 e anche l'acconto dovuto a giugno 2020, per tutte le imprese con ricavi inferiori a 250 milioni di euro: è una misura che - tengo a ricordarlo - trattiene all'interno delle imprese 4 miliardi di liquidità, a beneficio di oltre 2 milioni di aziende. Al contempo, vengono prorogati dal 30 giugno al 16 settembre i termini per i versamenti di imposte e contributi vari che abbiamo già sospeso per i mesi di marzo, aprile e maggio. Sono previsti anche crediti d'imposta per adeguare gli ambienti di lavoro e per la loro sanificazione, per il rimborso degli affitti commerciali dei mesi di marzo, aprile e maggio, nonché un potenziamento del vigente credito d'imposta per la ricerca e lo sviluppo del Mezzogiorno. A beneficio di alberghi, pensioni e stabilimenti balneari viene pure abolito il versamento della prima rata dell'IMU, che verrà a scadere il 16 giugno, e, per fornire un aiuto concreto a tutte le attività economiche, il decreto-legge dispone anche una riduzione del costo delle bollette elettriche per i mesi di maggio, giugno e luglio di quest'anno. Tutelare la nostra struttura produttiva in questa difficile fase recessiva richiede uno sforzo ulteriore che valga a rafforzare la capitalizzazione delle nostre imprese per difenderne la competitività e la resilienza. Lo abbiamo fatto con significative agevolazioni fiscali e vedrete che ci saranno veramente sconti notevoli per chi ricapitalizza. Inoltre, sempre per favorire il consolidamento delle piccole e medie imprese, il decreto interviene a istituire un apposito fondo affidato a Invitalia, finalizzato a sottoscrivere strumenti finanziari partecipativi emessi delle piccole e medie imprese. È anche prevista poi la costituzione di un patrimonio destinato, che abbiamo definito «patrimonio rilancio», che, attraverso l'intervento della Cassa depositi e prestiti, porterà a impiegare risorse per il sostegno e il rilancio delle grandi imprese, questa volta, quelle strategiche, nel rispetto del quadro normativo europeo in materia di aiuti di Stato. Qualche giorno fa è stato definito il nuovo temporary framework aggiornato, proprio per consentire aiuti di Stato altrimenti non concessi e non permessi. All'interno del decreto-legge vi sono misure in favore delle famiglie, in particolare di quelle con figli, su cui hanno inciso profondamente la chiusura prolungata delle scuole e profondi cambiamenti nei tempi di vita e lavoro generati dalla chiusura delle attività economiche. In primo luogo, potenziamo il bonus baby-sitting , incrementandone il limite fino a 1.200 euro, che poi sale fino a 2.000 euro per i comparti della sicurezza, difesa e soccorso pubblico, e aggiungiamo poi la possibilità, in alternativa, di utilizzare il bonus per l'iscrizione ai servizi dell'infanzia e per i centri estivi. In favore di questi ultimi, abbiamo stanziato anche la somma di 150 milioni di euro per il 2020 al fine di potenziare e sostenere l'offerta di attività ludiche e ricreative a favore dei nostri piccoli. In secondo luogo, aumentiamo a trenta giorni i congedi di cui possono fruire i genitori dipendenti del settore privato con figli minori di dodici anni, riconoscendo un'indennità pari al 50 per cento della retribuzione ed estendendo l'arco temporale di fruizione fino al 31 luglio, sempre di quest'anno. Prevediamo poi misure specifiche per le persone con disabilità, cui abbiamo dedicato una particolare attenzione. Aumentiamo di dodici giornate i permessi retribuiti complessivi nei mesi di maggio e giugno delle persone con disabilità e dei loro familiari. Stanziamo 150 milioni di euro complessivi in favore del fondo per le non autosufficienze, di quello per l'assistenza alle persone con disabilità grave prive di sostegno e di un nuovo fondo di sostegno per le strutture semiresidenziali dedicate alle persone con disabilità. Vi sono poi altre misure di sostegno all'economia, sulle quali non mi soffermo, perché il dettaglio richiederebbe troppo tempo, ma, come ho anticipato, il decreto-legge contiene importanti misure volte a dare impulso alla crescita nei settori di maggior interesse strategico. Grazie al suggerimento del sottosegretario Fraccaro, abbiamo disposto nel decreto un superbonus che incentiva gli interventi di efficienza energetica negli edifici, di diminuzione del rischio sismico e quelli connessi, relativi all'installazione di impianti fotovoltaici e di colonnine per i veicoli elettrici. Per questi interventi, i cittadini potranno beneficiare di una detrazione fiscale pari - pensate - al 110 per cento delle spese sostenute, fruibile in cinque anni, oppure, in alternativa, di uno sconto nella fattura erogata dal fornitore, il quale potrà recuperarlo sotto forma di credito d'imposta cedibile ad altri soggetti, siano essi banche o intermediari finanziari. Grazie a questa misura, le famiglie avranno la possibilità di risparmiare sul costo dell'energia e potranno realizzare nuovi impianti a zero costi. Riusciamo a dare un potente impulso, in questo modo, alle attività di ristrutturazione edilizia e agli investimenti privati nella sostenibilità ambientale. Il decreto-legge, poi, dedica una particolare attenzione al turismo. È un comparto che mobilita oltre il 13 per cento del nostro Pil, messo a dura prova dall'impatto globale del Covid-19. Per sostenere questo settore sarà cruciale puntare, in misura ancora superiore rispetto al passato, sulla mobilità interna. Oltre al già citato taglio dell'IMU a beneficio di alberghi e stabilimenti balneari, mettiamo in campo un bonus vacanze per incentivare la domanda, che verrà riconosciuto alle famiglie con un ISEE non superiore a 40.000 euro e sarà spendibile in ambito nazionale presso varie strutture ricettizie. Interveniamo anche con misure strutturali per sostenere il settore, come la creazione di un fondo turismo dotato di 50 milioni di euro per il 2020; di un fondo per la promozione del turismo in Italia con una dotazione di 30 milioni di euro; di un ulteriore fondo, dotato di 50 milioni di euro, per aiutare le imprese ricettive e gli stabilimenti balneari a sostenere spese di sanificazione e di adeguamento alle misure di contenimento del virus. Siamo consapevoli che il turismo richiede ulteriori interventi. Ci riserviamo di attivare questi nuovi interventi non appena sarà definito il piano dei finanziamenti alla ripresa in sede europea. Come sapete, questi sono dei giorni caldi per completare questo pacchetto di strumenti a livello europeo. Non entro nel dettaglio di tanti altri interventi che abbiamo fatto e di misure di sostegno, ad esempio, per la cultura, il cinema, lo spettacolo e i teatri. Colgo l'occasione per invitare tutti i cittadini a fare le vacanze in Italia. Scopriamo le bellezze che ancora non conosciamo. (Applausi). Torniamo a godere delle bellezze che già conosciamo. In questo modo contribuiremo, anche in questo modo, al rilancio della nostra economia. Guardando ancora più avanti, siamo convinti che non vi sia futuro per il nostro Paese senza investimenti ambiziosi nell'ambito della scuola, dell'università, della ricerca, della formazione. Sono ambiti cruciali, che hanno ricevuto una attenta considerazione nel decreto Rilancio. La gestione del rientro a scuola a settembre comporterà ingenti costi di organizzazione e le scorse settimane ci hanno mostrato l'importanza di aumentare la digitalizzazione dei nostri istituti e della nostra didattica. Proprio a questo fine, stanziano 1,45 miliardi di euro in due anni a beneficio della scuola. Un ulteriore stanziamento, di 1,4 miliardi di euro è destinato a rafforzare il nostro sistema universitario e della ricerca. È uno stanziamento che ci consentirà di assegnare 4.000 posti aggiuntivi da ricercatore, che vanno ad aggiungersi ai 1.600 già deliberati, che avete trovato nella legge di bilancio del 2020. Ci consentiranno di potenziare il diritto allo studio e di investire in un grande programma di ricerca nazionale. A mia memoria, è il più grande investimento fatto per la ricerca e per l'università negli ultimi vent'anni e forse il più importante legato che consegniamo allo sviluppo del Paese. Ancora, il decreto-legge prevede stanziamenti importanti per i Comuni e interventi destinati all' export . Qui devo ringraziare il ministro Di Maio, perché sta lavorando molto per potenziare un programma articolato di sostegno all' export, alla tutela delle filiere in crisi, per il settore agricolo, e a sostegno del settore dei trasporti. Gli interventi fin qui disposti - ne siamo consapevoli - costituiscono una linea di protezione necessaria, ma che non esaurisce le azioni da mettere in campo per riattivare l'economia del Paese. Sento la sofferenza che cresce e si diffonde nel Paese. Avverto le paure, le ansie e le inquietudini di tanti nostri concittadini, di quelli che, dopo aver investito anni ed energie nelle proprie attività commerciali, temono di vedere vanificati i loro sacrifici; di chi non sa se nei prossimi mesi riuscirà a conservare il proprio posto di lavoro e di chi teme di non poter assicurare sostentamento alla propria famiglia. Non mi sfuggono la gravità e la profondità di questa crisi testimoniata anche da gesti forti, da iniziative come quella di riconsegnare le chiavi da parte di tanti piccoli commercianti, imprenditori, e anche dalle numerose lettere che ricevo quotidianamente da tanti cittadini. È una prova molto dura dalla quale ci rialzeremo in fretta se ciascuno farà la propria parte, se riusciremo a coordinare gli sforzi e a creare la necessaria sinergia dell'intero sistema Paese. Il sistema bancario, che pure sta offrendo la sua collaborazione, può e deve fare ancora di più e, in particolare, deve fare di tutto per accelerare le procedure necessarie a erogare i prestiti coperti dalla garanzia pubblica. ( Applausi ). Le norme del decreto-legge che state contribuendo a migliorare consentono - mi riferisco soprattutto alle richieste inferiori a 25.000 euro - di erogare prestiti garantiti veramente in modo molto rapido. Eppure, in molti casi gli istituti bancari non riescono a rispettare queste tempistiche. Mi giungono - immagino anche a voi - numerose segnalazioni di casi in cui questo sta accadendo. È essenziale che le banche riescano ad allinearsi alle pratiche più efficienti assicurando la liquidità garantita nei tempi più rapidi. ( Applausi ). Non possiamo consentire che le imprese, in questo momento in cui sono particolarmente vulnerabili, siano private del denaro necessario per garantire la continuità economica delle proprie attività. È una preoccupazione che ho condiviso personalmente anche in questi giorni con vari presidenti di Confcommercio, Confesercenti e i vari esponenti delle varie categorie interessate, i quali pure mi hanno espresso le difficoltà delle categorie che rappresentano nell'ottenere queste risorse. Se le stime di crescita per l'anno in corso purtroppo non possono sorprenderci, ciò che deve preoccuparci è soprattutto guardando a ritroso - qui bisogna fare attenzione - la dinamica di bassa crescita che il nostro Paese ha sperimentato nell'ultimo decennio, quando abbiamo registrato un divario medio di oltre un punto percentuale rispetto alla media europea di crescita del PIL. Alla luce di questa eredità, non possiamo permettere in alcun modo che i divari socio-economici, già ampi all'interno del continente e fra le diverse aree del nostro Paese, continuino ad accentuarsi. Il compito della politica tutta è di lavorare per elaborare un ampio programma di rinascita economico-sociale insieme e con il contributo delle migliori energie del Paese. Il primo tassello di questo progetto riformatore non può che essere una drastica semplificazione della macchina burocratica; un'architettura che, a causa delle sue eccessive complessità, ha rallentato oltre misura l'arrivo a destinazione delle risorse pubbliche stanziate - lo stiamo sperimentando in questi giorni - e, quindi, sta impedendo il rafforzamento del capitale infrastrutturale del Paese. A questo proposito - l'abbiamo già dichiarato pubblicamente - stiamo lavorando al nuovo decreto-legge, che sarà dedicato alla semplificazione amministrativa e burocratica. Introdurrà molti elementi di novità per fornire all'Italia uno shock economico senza precedenti e, in particolare, nel settore delle infrastrutture. Considero questa riforma la madre di tutte le riforme e l'unica in grado di rilanciare la competitività. L'Italia non può più attendere ed è questo il momento della svolta. (Applausi). Se non riusciremo nell'opera di semplificazione neppure in questa condizione di assoluta emergenza, dubito che sarà possibile farlo in futuro. Attivare il motore delle opere pubbliche è una priorità per tutte le forze di maggioranza che sostengono l'Esecutivo, ma sono convinto anche che su questo troveremo un dialogo con le opposizioni. Alcune delle forze di maggioranza hanno già annunciato ed elaborato delle proposte molto articolate, che troveranno senz'altro ampio spazio nel decreto-legge, al cui interno una sezione specifica sarà dedicata al rafforzamento della capacità di spesa e all'accelerazione dei cantieri. Al riguardo, prevediamo di definire un elenco prioritario di opere strategiche di grandi-medie dimensioni, che potranno essere realizzate con un iter semplificato rispetto al quadro normativo vigente e valutando, laddove opportuno, la concessione di poteri derogatori, senza che ciò faccia venir meno i controlli più rigorosi. (Commenti. Applausi). PRESIDENTE. Sono io che devo tenere l'Aula e basta, d'accordo? Per cortesia, un po' di silenzio. CONTE , presidente del Consiglio dei ministri . Come dicevo, controlli più rigorosi, controlli che assicurino piena trasparenza e tengano lontani gli appetiti delle infiltrazioni criminali. Vogliamo anche promuovere una rivoluzione culturale nella pubblica amministrazione affinché, pur in un'ottica di rigore e trasparenza, i funzionari pubblici possano essere quanto più possibile incentivati a sbloccare le opere e gli appalti pubblici, evitando che sul loro operato gravi un'eccessiva incertezza giuridica e regolamentare. Vogliamo rendere più attrattivo il nostro ordinamento a beneficio delle imprese. Abbiamo in animo di introdurre anche delle riforme per quanto riguarda il diritto societario, per modelli di governance più snelli e più efficienti, senza comprimere i diritti delle minoranze e favorendo la capitalizzazione delle imprese stesse. Mi avvio alla conclusione, perché effettivamente ho delle difficoltà, ho problemi di gola. (Applausi). Un altro capitolo importante sarà sicuramente quello dell'innovazione. Riassumo molto sinteticamente: dobbiamo cercare di favorire la creatività imprenditoriale e organizzativa sociale; dobbiamo potenziare la dotazione digitale delle nostre scuole, abbiamo visto anche quanto è importante in questo periodo avere reti di connettività resilienti, capillari in tutto il territorio, anche per rendere possibile e migliorare il lavoro a distanza. Sono investimenti preziosi. Abbiamo tante eccellenze, le dobbiamo valorizzare; dobbiamo investire nel capitale umano, potenziando le strutture tecniche delle amministrazioni, la loro capacità progettuale e riducendo gli adempimenti ma migliorando i servizi al cittadino, rafforzando la cultura dei dati, della digitalizzazione dei processi. E poi - attenzione - un altro pilastro su cui dobbiamo concentrarci è l'inclusività. Il Paese è reduce da un decennio di divari crescenti tra Nord e Sud. Profonde diseguaglianze lo attraversano; diseguaglianze particolari di genere nell'accesso al lavoro a causa di un basso tasso di partecipazione femminile. Dobbiamo eliminare alla radice questi ostacoli all'eguaglianza sociale e territoriale. Questo è non un lusso, ma la precondizione per lo sviluppo futuro. Per evitare che entrambi i divari continuino ad ampliarsi, è cruciale sfruttare al massimo le risorse europee per gli investimenti nella coesione territoriale e il rafforzamento delle infrastrutture, nonché investire con decisione nelle politiche per la famiglia e l'infanzia, potenziando i progetti educativi e di cura anche con il coinvolgimento degli enti locali del terzo settore e le misure di sostegno per le famiglie. Dobbiamo stimolare e risvegliare la vocazione delle ragazze nelle carriere scientifiche, mettendo in campo politiche che diano maggiore accesso e visibilità a tutte le donne anche in questi ambiti. (Applausi). Devo riconoscere in quest'Assemblea che ancora poco - non abbastanza - abbiamo fatto per le famiglie, complice anche un quadro di finanza pubblica molto complesso, ovviamente anche a causa della pluralità degli interventi necessari per contenere i costi socio-economici del Covid-19. Dobbiamo proseguire con il lavoro già avviato in vista del family act , coordinato dalla ministra Bonetti, che ci potrà permettere di potenziare ulteriormente le misure economiche a sostegno della famiglia e della natalità. Dovrà aumentare l'impegno del Governo nel promuovere al massimo grado l'accessibilità, con particolare attenzione all'abbattimento delle barriere architettoniche negli edifici pubblici, ma anche privati. Quella del Covid-19 è stata e si sta rivelando una crisi profonda, violenta e drammatica; ci restituisce il bisogno di una società che pone al centro del suo sistema di tutele la salute, la qualità della vita e i beni comuni. È una crisi che ci consegna una comunità nella quale la garanzia del benessere individuale, ma anche collettivo non può più essere pensata come mero corollario dell'attività economica; deve essere programmata quale precondizione dello sviluppo, che può anche essere fonte di crescita sostenuta se riusciremo ad affrontarla con soluzioni innovative e anche con la creatività che è nel nostro DNA, tipica del genio italico. Abbiamo di fronte un'opportunità storica. Possiamo sciogliere i nodi, rimuovere le incrostazioni che sin qui ci hanno impedito di produrre benessere diffuso per tutti i nostri cittadini, superando i punti di debolezza che hanno finora frenato lo sviluppo del Paese, in particolare dalla metà degli anni Novanta. Spetta a noi fare in modo che quest'emergenza sia trasformata in opportunità. Non ci illudiamo affatto che sia una sfida facile, ma il nostro impegno sarà massimo. Ci conforta la consapevolezza che l'Italia è un grande Paese: lo sappiamo bene noi e lo sanno anche tanti, tantissimi cittadini del mondo. (Applausi). PRESIDENTE . Dichiaro aperta la discussione sull'informativa del Presidente del Consiglio dei ministri. È iscritto a parlare il senatore Alfieri. Ne ha facoltà. ALFIERI (PD) . Signor Presidente, penso sia importante, anche se qualche giorno dopo la partenza della fase 2, discutere e confrontarsi in Parlamento per - se serve - accompagnare, rafforzare e valorizzare le misure che il Governo ha messo in campo, anche - lo devo dire e intendo farlo subito - correggendole in alcuni casi. Presidente Conte, mi ha fatto piacere il passaggio della parte finale del suo intervento, quando ha detto che dobbiamo fare di più sul versante della famiglia. Io penso che la statura di un leader , di un Presidente del Consiglio, si veda anche quando è in grado di dire che si può fare di più. Questo le fa onore e lo voglio sottolineare all'inizio del mio intervento. Voglio parlare di tre questioni: in primo luogo dell'idea di affermare una differenziazione territoriale nella ripartenza. Trovo che sia una scelta corretta. È stato fatto nel raccordo del lavoro della Protezione civile nell'attenzione nei confronti delle Regioni del Nord nel momento di massima difficolta; è stato fatto nel decreto rilancio, quando oltre ai 3,5 miliardi per i Comuni, le Città metropolitane e le Province, sono stati stanziati 200 milioni in più per le Province maggiormente colpite. Anche questo è sicuramente positivo, come è positiva l'idea di responsabilizzare i territori anche con un confronto molto complicato e difficile. Colgo l'occasione per ringraziare il lavoro di coordinamento svolto dal ministro Boccia, insieme a lei e agli altri Ministri. (Applausi) . Lei lo ha sottolineato come un lavoro poderoso. Immagino la fatica di quelle ore. È utile, quindi, qualche giorno in più per arrivare alla massima condivisione e a una collaborazione istituzionale importante. Mi permetto però di dire di fare attenzione a non differenziare troppo. Mi riferisco in particolare a quegli strumenti sanitari di cura e di diagnostica che devono accompagnare la ripartenza economica e che sono uno degli strumenti fondamentali perché quei protocolli che avete così faticosamente negoziato diventino efficaci. Mi riferisco in particolare ai test sierologici. Faccio l'esempio della mia Regione. Non voglio fare polemica perché la situazione è complessa e difficile. Tutti noi ci siamo trovati davanti a una incognita. In questi giorni la Regione Lombardia ha deciso di aprire ai privati - e fin qui tutto bene - ed è necessario richiamare tutti a rafforzare la capacità di offerta degli strumenti, ma lo ha fatto liberalizzando eccessivamente test di ogni genere senza prezzi di riferimento. Si trovano ormai in commercio test da 25 a 95 euro. Allora - a mio parere - per una Regione già colpita, oltre al danno vi è la beffa della difficoltà dell'accesso alle cure, peraltro con una discriminazione su base reddituale. È inaccettabile. (Applausi) . Non faccio polemica con la Regione Lombardia, ma chiedo al mio Governo di prendere in considerazione la proposta di Nicola Zingaretti di inserire nei LEA i test sierologici, perché ciò permetterebbe di fare ordine, di capire quali siano i test asseverati e certificati, nonché di riaffermare un principio di equità. (Applausi) . In secondo luogo, la tenuta del nostro sistema economico e produttivo passa anche attraverso la riapertura delle frontiere, per la nostra vocazione all' export e per la nostra vocazione turistica. So che i nostri Ministri sono al lavoro per fare qualcosa di complicato. Abbiamo annunciato nel decreto-legge e poi nel decreto del Presidente del Consiglio che riapriremo le frontiere il 3 giugno. Guardo la ministra Lamorgese perché avrà un compito difficile in ambito Schengen insieme ai ministri Amendola e Di Maio e in questo caso, per i flussi turistici, anche al ministro Franceschini: dobbiamo smussare gli angoli, perché la nostra scelta è stata percepita come un atto unilaterale, peraltro giustificato perché dall'altra parte c'era stata una forzatura sugli accordi bilaterali. Evitiamo gli accordi bilaterali; lavoriamo insieme perché si possa ripartire in sede Schengen, soprattutto per le economie di frontiera. Io vengo dalla Provincia di Varese, ma altri colleghi potrebbero raccontare di come, sulle regioni di confine con Austria, Slovenia, Francia e Svizzera le economie siano fortemente interdipendenti. (Applausi) . Le persone lavorano, si spostano e creano ricchezza, anche per i flussi turistici nelle Regioni che vivono di quello. Infine, Presidente, cogliamo la sfida della ripartenza che abbiamo davanti solo come un'occasione per tappare le falle e per affrontare l'emergenza imparando a convivere con il coronavirus o - come ho letto e ascoltato nella fase finale - proviamo a ripensare il modello di sviluppo della nostra società prendendo atto delle lezioni forzate che ci sono arrivate con il coronavirus? Lo dico per titoli: siamo stati a casa e questo ci ha costretto a lavorare con le nuove tecnologie. Abbiamo fatto un'operazione di alfabetizzazione digitale che tante politiche dei Governi passati non avevano mai colto. (Applausi) . Ciò cosa vuol dire da questo punto di vista? Noi abbiamo bisogno, insieme a quei soldi e a quelle misure di emergenza che lei ha elencato, di pensare a una legge complessiva sullo smart working , che ampli le opportunità, che cambi le modalità di lavoro e ripensi la mobilità sostenibile, cioè come ci muoviamo, e che impatto questo ha sull'ambiente. Sono importanti sia le risorse che la cornice normativa, perché sullo smart working si misura anche un'altra battaglia fondamentale di civiltà: ampliamo o diminuiamo le differenze di genere? Non è che poi costringiamo le donne a stare a casa, a occuparsi dei carichi di famiglia e a pensare al lavoro? (Applausi) . Questo è un punto fondamentale, che vale anche per la politica industriale, e non solo per il rationing sui dispositivi medici e sui DPI, cioè su cosa riportiamo di strategico e di importante per la nostra industria, ma anche sull' automotive . Chiudo proprio su questo punto: mi sembra di capire che lei ha già risposto al dibattito sui 6,3 miliardi alla Fiat, dicendo che dobbiamo modificare il diritto societario. Io gli darei anche più soldi a fondo perduto, se questo servisse a indirizzare, in termini di politica industriale, sull'auto elettrica o su altri investimenti che garantiscano l'occupazione sul nostro territorio. (Applausi) . Utilizziamo il dibattito dei prossimi mesi non solo per affrontare l'emergenza, ma anche per costruire un piano strategico che guardi al futuro. Questo vale anche per i fondi europei: non litighiamo sulla dimensione o sul fatto che si tratti di risorse a fondo perduto o di prestiti, ma facciamo sì che quei soldi servano a progettare il futuro del nostro Paese. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Steger. Ne ha facoltà. STEGER (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, i dati dell'ultimo DEF hanno fotografato una situazione di profonda difficoltà: una perdita di PIL di otto punti - alla fine saranno anche più di otto - un forte aumento dell'indebitamento del Paese; un'esposizione sui mercati finanziari che si sostiene solo grazie al massiccio intervento della BCE; e poi un crollo dei consumi; una mortalità degli esercizi commerciali; la perdita di mezzo milione di posti di lavoro solo nel settore del commercio. Non parliamo poi di quello che sta accadendo al turismo, al mondo degli eventi culturali e a quello della produzione industriale che, nelle settimane del lockdown , ha subito un crollo del 28 per cento, con un'esplosione delle domande di cassa integrazione. Per queste ragioni l'ultima volta in Senato il nostro Gruppo l'aveva sollecitata a un grande coraggio sul fronte delle riaperture e della differenziazione regionale. A distanza di alcune settimane siamo lieti che il suo Governo abbia intrapreso quella strada. Dovevamo ripartire e l'abbiamo fatto. Ma, se vogliamo non fermarci più, oggi servono tre cose: sicurezza, organizzazione e responsabilità. Prima di tutto abbiamo bisogno che tutti i luoghi di lavoro siano sicuri. Gli imprenditori stanno facendo uno sforzo incredibile e questo loro percorso va accompagnato; vanno formate figure che supportino le attività di impresa nel compiere le scelte giuste nell'organizzazione degli spazi, nella divisione delle mansioni e anche nell'evitare le spese sbagliate e inutili. Abbiamo bisogno di un approccio organizzato: consolidare il fronte sanitario per tutta la fase di convivenza con il virus; monitorare efficacemente ed efficientemente; sviluppare scenari nel caso di una nuova ondata epidemica per far sì che l'impatto sulla vita delle persone sia il meno invasivo possibile (la misura esatta rispetto alle necessità di contenimento sanitario). E infine abbiamo bisogno di un comportamento responsabile da parte dei cittadini: indossare le mascherine, sanificare gli ambienti, rispettare le norme di distanziamento sociale. Deve passare il messaggio che ciascuno di noi ha sulle spalle non solo la salute del prossimo, ma anche il destino del negoziante di fiducia, quello dell'impresa dove lavora un nostro amico, il posto di lavoro di un nostro parente. Un'Italia che riparte è un'Italia che ritorna a essere collegata con l'Europa. Bene quindi il ritorno alla mobilità interna e la volontà di riaprire le frontiere, ma il vero tema è il pieno ripristino dell'intera mobilità europea. L'Italia assuma con forza e continui ad assumere con la forza degli ultimi giorni questa posizione. Gli accordi bilaterali tra gli altri Paesi oggi ledono gli interessi economici delle imprese italiane e violano il diritto alla circolazione sancito dagli accordi di Schengen. Se faremo questo, potremo vivere i prossimi mesi col piglio giusto, che non può essere quello della paura e del timore. L'Italia oggi chiede un messaggio di speranza, quell'ottimismo della volontà che accomuna tutti i cittadini che sono tornati al lavoro e che hanno solo voglia di lavorare per recuperare il terreno perso. Chi ha la possibilità di parlare con i commercianti e gli imprenditori sa che oggi chiedono alla politica di giocare una politica tutta in attacco, senza cedere neppure un millimetro al virus, ma anche al catastrofismo e alle polemiche sterili e inutili; una politica della responsabilità che vuol dire anche massimo coinvolgimento degli enti e delle autonomie locali. Siamo contenti, signor Presidente, che anche su questo punto il suo Governo abbia registrato un forte cambio di passo dopo una fase di decisioni - secondo noi - un po' centraliste. Siamo contenti anche che si sia finalmente esaurita la fase del ricorso ai decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, che stavano cominciando a prefigurarsi non solo come la sospensione delle prerogative delle autonomie ordinarie e speciali, ma anche come uno svuotamento del ruolo del Parlamento. Gli enti locali sono stati in prima fila nel rapporto coi cittadini e hanno toccato con mano i problemi economici delle imprese che rischiavano di non riaprire o che purtroppo non l'hanno più fatto. Gli amministratori locali conoscono meglio di tutti gli altri i problemi di un territorio, che sono anche problemi di tenuta del tessuto sociale - la mia prima preoccupazione per i prossimi mesi, con una recessione in itinere , è che la tenuta sociale possa essere garantita - e anche le minacce di infiltrazione criminale - come lei ha detto nel suo discorso - nelle situazioni di fragilità. Signor Presidente, i dati sui contagi - mi soffermo ora sulla mia Provincia autonoma - dicono che la Provincia autonoma di Bolzano ha fatto bene ad anticipare le sue riaperture con una legge provinciale. Noi abbiamo svolto un ruolo di apripista grazie alla nostra autonomia speciale che ci dà la possibilità di legiferare. La nostra legge è ispirata a dei princìpi chiari: i princìpi di prudenza, di responsabilità ma anche di speranza, con protocolli di sicurezza che sono più rigidi di quelli che il Governo ha adottato pochi giorni dopo. Per tutto questo spero tanto che non si debba aprire un contenzioso costituzionale tra lo Stato e la Provincia autonoma di Bolzano. Sono molto fiducioso, signor Presidente, che lei possa condividere questo punto di vista. Ad ogni modo, adesso quello che conta è scongiurare nuove chiusure, locali o totali che siano. Come ha ricordato l'Ufficio parlamentare di bilancio, in questo scenario la perdita di PIL sarebbe tra il 10 e il 15 per cento. Concludo, signor Presidente, con alcuni auspici. I mezzi finanziari messi a disposizione in maniera robusta con il decreto-legge rilancio, ma anche già prima con il decreto-legge cura Italia, vadano a destinazione e velocemente. La mia preoccupazione sono i 98 decreti attuativi che ci vorranno, e spero tanto che i 55 miliardi possono veramente andare a destinazione nelle prossime settimane, evitando di trovarci a ottobre a constatare che buona parte o una parte di detti soldi non siano potuti andare a destinazione. Secondo auspicio: i prossimi provvedimenti dovranno andare nell'ottica - e lei l'ha detto - della più grande opera di semplificazione burocratica che l'Italia abbia mai conosciuto. Oggi corriamo il rischio che le risorse restino intrappolate nei troppi adempimenti o nell'incapacità di utilizzo da parte della pubblica amministrazione, come tante volte abbiamo visto anche con i fondi europei. Occorre un cambio di rotta totale e io sono fiducioso che il Governo faccia di tutto in questo senso. Ci vuole anche un lavoro di convincimento con la pubblica amministrazione ed è necessario un nuovo rapporto tra Stato e cittadini: deve essere un rapporto di fiducia, perché è chiaro che è un'opera di semplificazione ha anche dei rischi. Secondo me, non c'è però alternativa. Il terzo auspicio riguarda la distribuzione dei mezzi, che devono puntare sui settori in grado di creare valore per la ripresa economica, rifuggendo da logiche assistenzialistiche che renderebbero ancora più complessa quella riduzione del debito necessaria per non esporre l'Italia alla speculazione sui mercati quando si chiuderà l'ombrello della BCE. L'ultimo auspicio riguarda il mondo della scuola. Se riavvolgiamo il nastro di queste settimane, la chiusura delle scuole, degli asili e degli asili nido è stato il momento più triste e più doloroso. La scuola faceva così parte del nostro paesaggio quotidiano, che non ci rendevamo più conto di quanto fosse importante, nello scandire le nostre vite e quelle dei nostri figli. È bello che i campi scuola riaprano, ma sarà ancora più bello quando comincerà il prossimo anno scolastico. Si faccia davvero tutto il possibile per far sì che le scuole non debbano mai più chiudere, come ci chiedono tutte quelle famiglie che oggi faticano a conciliare lavoro e vita privata. Riformiamo con intelligenza e con coraggio il sistema scolastico perché, se non l'abbiamo capito fino ad ora, il Covid ce l'ha insegnato. Mi riferisco alla digitalizzazione, ma anche a nuovi sistemi didattici e a nuove competenze, che saranno essenziali ai nostri giovani, per imporsi in un mondo globalizzato. Signor Presidente, lavoriamo fin da oggi su quello che ci toccherà nei prossimi mesi e anni. Sarà una sfida difficile, ma deve diventare una sfida entusiasmante, per fare davvero dell'Italia un Paese più libero, più semplice e più forte. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Faraone. Ne ha facoltà. FARAONE (IV-PSI) . Signor Presidente del Consiglio, la ringrazio per le questioni che ha posto con il suo intervento. Parto da una considerazione iniziale, che fa riferimento a quello che è accaduto ieri in quest'Aula. Se ieri fosse stata approvata la mozione di sfiducia nei confronti del ministro della giustizia Bonafede, probabilmente oggi non saremmo qui a svolgere questa informativa; lei sarebbe andato al Quirinale, si sarebbe aperta una crisi di Governo e avremmo certificato una distanza siderale fra la comunità politica e i cittadini. Lo dico perché i giornali nazionali e internazionali avrebbero titolato di una crisi incomprensibile, in un momento in cui il Paese vive già una crisi economica. Il Paese e i cittadini, a causa del coronavirus, vivono già una condizione di difficoltà. Signor Presidente, ieri abbiamo dimostrato, con senso di responsabilità, che per noi vengono prima gli interessi del Paese e poi le considerazioni che abbiamo svolto nei confronti del Ministro della giustizia. (Commenti). Signor Presidente, penso che magari i colleghi si agiteranno ancora di più per quello che dirò più avanti e, quindi, se già si agitano per il nulla che ho detto fino a ora... (Commenti). Io non ho detto chi! PRESIDENTE. Colleghi, facciamo continuare il senatore Faraone. FARAONE (IV-PSI) . Signor Presidente, avrei considerato incomprensibile una crisi di Governo, in questo momento così delicato e così particolare per il nostro Paese, anche se a guida del Governo ci fosse stato un esponente politico rappresentante di coloro che oggi sono all'opposizione. Signor Presidente del Consiglio - come ha detto ieri il senatore Renzi, quando ha parlato di spirito patriottico - credo che valga la pena mettere davanti a tutto l'Italia e ritengo che questa scelta di responsabilità sia stata utile, anche per quegli italiani che hanno firmato e votato le mozioni di sfiducia contro di lei. Credo infatti che mettere davanti l'interesse del Paese sia una considerazione, un'idea che debba appartenere a tutti i rappresentanti delle forze politiche. Purtroppo non è stato così, tanto che ieri ho visto alcuni senatori votare indistintamente mozioni di sfiducia garantiste e giustizialiste, perché l'obiettivo politico era semplicemente mandare a casa il Governo. Se anche lei magari avesse detto che Bonafede doveva andare a casa, il senatore La Russa - come ha detto ieri candidamente - avrebbe presentato una mozione di fiducia nei confronti del Ministro della giustizia, pur di mandarla a casa. Credo che la scelta di ieri - una scelta fatta quando gli italiani si aspettano da noi provvedimenti sulla cassa integrazione a sostegno dei lavoratori che sono stati costretti a stare a casa; si aspettano aiuti alle imprese, aiuti alle famiglie e bonus per i professionisti - debba essere la stella polare di chi oggi guida il Paese, ma anche di chi oggi svolge un ruolo di opposizione. Noi scontiamo un paradosso, signor Presidente: quello di chi tra le forze politiche sovraniste ci ha spiegato in tutti questi anni che l'Europa è un'Unione dalla quale l'Italia deve stare distante anni luce; che l'Europa non è utile, è matrigna nei confronti del nostro Paese e ci vuole male; dopodiché queste persone sono le stesse che oggi dicono che lei, signor Presidente del Consiglio, ha ottenuto troppo poco dall'Europa. Penso che sia paradossale che si inneschino un meccanismo e un ragionamento di questo tipo nei confronti dell'Europa, decisiva per consentire al nostro Paese di stare in piedi. Se non avessimo avuto l'Europa, se non avessimo avuto la Banca centrale europea - anche in quel caso i sovranisti ci hanno spiegato che la Banca centrale europea era uno strumento killer nei confronti del nostro Paese - lo spread dell'Italia sarebbe andato alle stelle e noi saremmo in difficoltà e non avremmo neanche potuto immaginare gli strumenti economici che lei oggi ci ha rappresentato. Credo che il senatore Bagnai e l'onorevole Borghi dovrebbero proprio inginocchiarsi sui ceci e guardare cento volte per punizione «La corazzata Potëmkin» (Commenti) per quello che hanno detto dell'Europa nei mesi passati, così come gli stessi scienziati che hanno criticato l'asse franco-tedesco, quando si riuniva per andare incontro alle esigenze poste dal nostro Paese, semplicemente con uno stolto nazionalismo. Sono convinto che guidare forze di opposizione essendo contro l'Europa, contro le banche centrali, contro l'asse franco-tedesco sia contro l'Italia, Presidente. Queste stesse persone il prossimo 2 giugno manifesteranno per la Festa della Repubblica. Signor Presidente, non voglio citare esattamente ciò che disse il senatore Salvini sulla Festa della Repubblica: disse che non c'era niente da festeggiare, ed elimino una parolaccia che invece fu utilizzata allora da Salvini, perché altrimenti farei la fine del collega Giarrusso e finirei nelle moviole del Senato. Oggi vediamo queste stesse persone organizzare una manifestazione per la Festa del 2 giugno, come se lì ci fossero i repubblicani e qui ci fossero coloro che producono provvedimenti in disprezzo al Paese. Io chiedo anche ai colleghi di Forza Italia, ai senatori di Forza Italia, di non seguire le forze politiche estremiste su questa impostazione che li allontana da un processo di costruzione in un momento nel quale c'è bisogno per il Paese di unità. Lo dico anche rispetto alla foto cui è stato costretto Tajani: Salvini ha organizzato una riunione in un terrazzino che aveva la dimensione di una cabina telefonica per non consentirgli la fuga nel momento di fare la foto in opportunity . Presidente, sono convinto che abbiamo da fare tante cose. Non possiamo ascoltare nemmeno chi all'interno della maggioranza - ne abbiamo anche dentro la maggioranza - pensa che dobbiamo diventare la ventitreesima provincia della Repubblica popolare cinese. Credo che da questo punto di vista, invece, dobbiamo organizzare una serie di iniziative per ripartire - e tante ne abbiamo già messe in campo - perché altrimenti, se avremo tenuto in piedi questo Governo senza realizzare interventi utili per il Paese, lì sì che avremmo costruito un percorso di autoreferenzialità e di mantenimento esclusivo di uno status quo . Presidente, l'unico reato cresciuto nel periodo del lockdown è l'usura. Abbiamo avuto richieste di prestiti con un incremento del 100 per cento da parte delle nostre aziende. Proprio l'altro giorno leggevo un articolo su un giornale che riportava la testimonianza di un imprenditore che raccontava la sua esperienza con un usuraio che si è presentato da lui chiedendogli l'IBAN su cui versare 30.000 euro, chiosando: «Poi vediamo». Pensiamo alla rapidità con cui l'usuraio si introduce nel nostro tessuto imprenditoriale, nella gestione delle pizzerie che in queste giornate stanno riaprendo soltanto in parte (molti decidono di non riaprire e chi riapre ha un calo degli incassi dell'80 per cento). Ebbene, se consentiremo alla criminalità organizzata di introdursi a gestire i bar piuttosto che i negozi di abbigliamento, che hanno dovuto buttare la collezione invernale, se saremo più lenti della criminalità organizzata nell'erogare le risorse economiche, i prestiti che le banche devono dare - e devono farlo rapidamente - avremo fatto un brutto servizio. Avremo dato il segnale che lo Stato non è all'altezza e che l'alternativa è più credibile. Ci sono richieste per 5 miliardi di euro da parte delle imprese: soltanto un miliardo è stato erogato dalle banche rispetto a quelli richiesti. Su questo bisogna intervenire così come, Presidente, dobbiamo intervenire sull'aumento dei prezzi: si rischia un aumento di 536 euro a famiglia, se non governiamo e non diamo una mano alle imprese, che scaricano molto spesso sui consumatori le spese della sanificazione o che comunque hanno incrementato i prezzi proprio perché non ce la fanno. Il più famoso aumento è quello del caffè a 1,30 euro, ma il rischio è complessivo e riguarda tutti i generi di prima necessità. Signor Presidente, a luglio, quando di fatto verrà interrotto il provvedimento che impedisce i licenziamenti, o avremo messo in carreggiata questo Paese o, se pensiamo semplicemente di agire con l'assistenza e le risorse che abbiamo messo a disposizione (i bonus, la cassa integrazione e tutti gli strumenti necessari, che comunque devono essere strumenti straordinari) rischiamo che questo Paese collassi. A questo non dobbiamo arrivare, ragion per cui bisogna investire risorse economiche; bisogna contrattare maggiori risorse in Europa e soprattutto spenderle bene, perché il tema non è soltanto averle: se ci indebitiamo e poi non rimane in questo Paese qualcosa di produttivo, se manca una ricchezza vera che non sia assistenza, rischiamo che quando il Paese riaprirà, e quando sarà lecito licenziare, ci ritroveremo in una condizione di assoluta difficoltà. Bene, quindi, le riaperture speditamente, come ha detto lei, presidente Conte; bene il taglio dell'IRAP (l'alternativa sarebbe stata la sovietizzazione della nostra economia), per cui lei ha fatto una scelta politica che abbiamo apprezzato; bene le regolarizzazioni che aiutano gli imprenditori agricoli italiani, che abbassano i prezzi dei prodotti italiani, che fanno acquistare e vendere merce italiana e non importata. Ancora, bene anche lo strumento dei decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri. PRESIDENTE. Concluda, per cortesia. FARAONE (IV-PSI) . Ora però dobbiamo agire anche nella direzione delle infrastrutture. Abbiamo apprezzato quanto ha detto per quanto riguarda il piano shock per rilanciare le infrastrutture: 120 miliardi che non dobbiamo chiedere a nessuno, Presidente, perché li abbiamo già. Dobbiamo semplicemente sbloccare le opere, interrompere una burocrazia asfissiante e una condizione che non vede sviluppare il Paese. E quando non si sblocca il Paese vuol dire fare a meno di 960.000 posti di lavoro, come ci ha detto l'ANCE. Allo stesso modo, Presidente, sul family act bisogna agire per mettere in campo politiche per la famiglia e per le donne. Qualche giorno fa abbiamo approvato in Senato una mozione in cui abbiamo trattato il tema della chiusura, del lockdown , anche per quanto concerne il lavoro delle donne. Su questo fronte bisogna agire con particolare attenzione perché sarà una grande emergenza a cui dobbiamo dare risposte efficaci. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Ciriani. Ne ha facoltà. CIRIANI (FdI) . Signor Presidente, presidente Conte, una delle accuse che lei e i suoi Ministri più spesso rivolgono a noi dell'opposizione, in particolare a noi di Fratelli d'Italia, è di rappresentare un'opposizione ostile, ostinata e pregiudiziale. Vorrei utilizzare la prima parte del mio intervento per cercare di smentire questa accusa, perché sin dall'inizio abbiamo riconosciuto al Governo di dover agire contro un'emergenza e contro un nemico molto insidioso, perché sconosciuto e davvero molto pericoloso, e abbiamo detto che probabilmente qualche errore era inevitabile e quindi anche scusabile e comprensibile. Voglio anche aggiungere, per onestà intellettuale, che tutti noi che siamo in quest'Aula (e probabilmente anche coloro che sono fuori da quest'Aula), se avessimo la possibilità di riavvolgere il nastro delle ultime settimane e degli ultimi mesi, probabilmente non diremmo tutte le cose che abbiamo detto o le diremmo in maniera diversa. Quindi, al netto di queste cose che dovevo riconoscere, Presidente, ci sono tanti altri errori, spesso anche ripetuti, che non sono né scusabili, né giustificabili e che derivano da precise scelte politiche che lei ha fatto in piena autonomia e libertà: la prima scelta è stata quella dell'autosufficienza. Voi decidete, voi fate e non ascoltate nessuno, nemmeno i suggerimenti di buon senso, e ne sono arrivati a dozzine in questi mesi e in queste settimane. La seconda scelta che non possiamo condividere e che condanniamo è quella dell'ideologismo: ancora, leggendo i provvedimenti, si sente la presa politica ideologica del sindacato, in particolare della CGIL, e della sinistra radicale e in un momento di crisi questa è l'ultima cosa di cui abbiamo bisogno. (Applausi) . L'abbiamo visto nella cassa integrazione e lo abbiamo visto nella decisione, che davvero non era così urgente, di varare una sanatoria per gli immigrati clandestini. Poi c'è il tema della confusione: questo è un Governo, una maggioranza, in confusione e che fa confusione. Lo avete dimostrato ieri in questa stessa Aula quando avete assolto e salvato il ministro Bonafede, non perché pensiate sia un buon ministro, ma perché l'alternativa - lo avete detto voi ed è a verbale - è il voto e nuove elezioni. (Applausi) . Ciò che tiene insieme una maggioranza che dovrebbe salvare il Paese è la paura del voto: niente più. E poi c'è secondo me il difetto più grave, che è la lentezza. In emergenza si possono scusare tante cose, ma bisogna essere veloci, Presidente, perché se ho bisogno del pronto soccorso, chiamo e chiedo un'ambulanza, dall'altra parte del telefono non posso ricevere una risposta del tipo «manderemo un'ambulanza dopo che avremo varato il decreto che, salvo intese, verrà bollinato tra sette giorni», perché questo non mi serve a nulla, mi danneggia e mi condanna a morte se sono un imprenditore. (Applausi) . Presidente, sorvolerò velocemente, perché lo hanno già detto molti colleghi questa mattina nel dibattito che ha preceduto l'informativa, sul fatto che lei governa questo Paese in uno stato d'eccezione che non è previsto dalla Costituzione, utilizzando semplici decreti e ordinanze e lo fa dando spesso l'impressione di ritenere che i diritti costituzionali dei cittadini siano nella sua piena disponibilità, come se fosse non il Presidente del Consiglio, ma qualcosa di molto diverso. Sorvolo velocemente sul fatto che lei dimostra spesso indifferenza e ostilità nei confronti del ruolo del Parlamento, delle opposizioni e delle critiche in generale, ma voglio denunciare il fatto che lei non può pensare di trasformare questa emergenza sanitaria, politica ed economica in un grande show mediatico che ha lei e solo lei come protagonista, perché stiamo trasformando questa pandemia - mi scusi il termine - in una pandemia televisiva, in cui lei appare e riappare ogni sera in televisione non per risolvere i problemi degli italiani, ma per annunciare che verranno risolti, per comunicare che verranno risolti; quando non si sa, l'importante è comunicare. Comunicare che cosa, Presidente? (Applausi) . Abbiamo cercato con le buone e con le cattive maniere, facendo appello al buon senso (ad esempio già a febbraio e ci avete preso in giro), di mettere nei conti correnti degli italiani, soprattutto dei piccoli imprenditori, un anticipo a fondo perduto di alcune migliaia di euro. Lei sa che si può fare ed è facile; si può fare in velocità tramite l'Agenzia delle entrate: nessuna risposta, perché sapete tutto quanto voi. Venti governatori - di venti Regioni diverse, del Centro, del Nord e del Sud, della destra, della sinistra e del centro - ci sono voluti per farvi capire che stavate sbagliando tutto sulle riaperture e che la peggiore ingiustizia è trattare tutti (tutte le province, tutte le Regioni, tutti gli imprenditori, bravi e cattivi) allo stesso modo. Ci aspetteremmo da lei, che ha il grande onore di essere il rappresentante dell'Italia, un appello agli italiani per dire che finalmente, grazie al contributo davvero di tutti, è finita la fase dei divieti e inizia quella delle regole, fondata sulla responsabilità e sulla fiducia nei confronti dei cittadini, che se la meritano, signor Presidente, per il modo leale e corretto in cui si sono comportati in questi mesi davvero molto difficili. È una nuova fase di ripartenza e speranza, ma non vuota e retorica, fatta di aiuti, soldi e liquidità veri, non di crediti d'imposta da riscuotere tra cinque anni. Mi metto nei panni di un cittadino - e vorrei che lo facesse anche lei - al quale lo Stato ha detto - era inevitabile che lo facesse - «da domani stai a casa, non alzi le serrande del tuo negozio, per due o tre mesi non incassi un euro»: adesso quel cittadino chiede ed esige che il Governo e lo Stato stiano al suo fianco e siano suoi amici e i suoi migliori alleati. Se lo Stato non lo aiuta, che perlomeno non lo ostacoli con tutta la burocrazia bancaria, sindacale e ministeriale. Adesso ci ha appena annunciato che la madre di tutte le riforme sarà la semplificazione: però, se devo giudicare da quanto abbiamo visto finora, non c'è da essere molto ottimisti. Come ha risposto il Governo al dolore e alla sofferenza di famiglie e imprese? Con il cura Italia, che non ha curato un accidente, come sapete anche voi; con il decreto liquidità, in cui la liquidità non c'è; con un decreto aprile, diventato maggio, che verrà convertito a giugno. Le sembra una cosa normale, all'altezza dei tempi, rispettosa nei confronti di chi ha rispettato le leggi e ha aspettato finora che il Governo battesse un colpo? Sa, signor Presidente, che aprire troppo tardi significa non poter aprire e che farlo con regole impossibili da rispettare significa aprire per chiudere dopo una settimana? Infine, abbiamo letto del prestito da 6 miliardi di euro che ha chiesto FIAT, cui ha fatto cenno anche un collega del PD. Nella mia piccola storia personale, posso dire di essere filoindustriale e filoimpresa, conosco tutta la filiera e l'indotto dell' automotive e non ho nulla contro la FIAT, ora FCA, però amo le imprese che amano l'Italia, che lo fanno quando si tratta di chiedere, ma anche di dare, e che lo fanno tutti i giorni dell'anno, compreso quello in cui si pagano le tasse. Spero pertanto che lei e i suoi Ministri riusciate a fare un patto vantaggioso per tutti con FIAT (adesso FCA, Fiat Chrysler automobiles) e le rivolgo solo una preghiera: che i soldi e le garanzie a FIAT-FCA giungano almeno un minuto dopo che avrete garantito i soldi ai piccoli commercianti, ai piccoli artigiani e ai piccoli imprenditori, che ancora non hanno visto un euro. Questo le chiedo, signor Presidente. Infine stamattina, a margine dell'intervento del nostro presidente Giorgia Meloni, abbiamo sentito per l'ennesima volta l'accusa da parte di alcuni esponenti della maggioranza di mancato rispetto e sensibilità nei confronti del ministro Teresa Bellanova, che non vedo in Aula, per le sue lacrime e la sua commozione. Personalmente credo di non aver mancato di rispetto a nessuno in quest'Aula, ma se esigete rispetto per quelle lacrime, signor Presidente, abbiatene anche per quelle di chi ha perso o teme di perdere il lavoro e per gli imprenditori che hanno dovuto attingere ai propri risparmi personali per anticipare la cassa in deroga, che - le do una notizia - non è arrivata a nessuno. Vorrei anche comprensione per la tragedia e l'amarezza di chi ha visto andare in fumo una vita di sacrifici e investimenti per il suo piccolo negozio o attività. Questi sono gli invisibili, i veri invisibili, presidente Conte e ministro Bellanova! E senza questi invisibili, l'Italia non riparte e non va da nessuna parte. Infine - purtroppo il mio tempo è finito, ma confido nella generosità della presidente Casellati, che è già stata generosa con i colleghi - sulla Protezione civile apriremo un dibattito a emergenza finita. Vorrei dire, però, presidente Conte, che lei ha scelto il dottor Arcuri, non so per quali meriti, come commissario straordinario con un compito semplice: garantire mascherine, camici, test , tamponi, reagenti. Ha affidato al dottor Arcuri una gestione commissariale, il che significa che egli può fare quello che vuole in deroga a ogni legge. È uno scandalo che questo ancora non sia avvenuto. (Applausi). Quindi, se il dottor Arcuri non è in grado di fare il suo mestiere, vada a fare un altro mestiere, per il bene suo e per il bene del Paese. Infine, noi facciamo il nostro di mestiere, signor Presidente, facciamo l'opposizione. Fare l'opposizione significa tentare di migliorare, correggere e contrastare, con tutti gli strumenti che la demografia ci consente, un Governo che riteniamo gravemente non all'altezza della sfida gigantesca da affrontare. Noi qui, signor Presidente, siamo stati scelti, candidati e infine eletti. Noi di Fratelli d'Italia abbiamo aggiunto un'altra cosa: un patto, sottoscritto con gli elettori, affinché fosse chiara la nostra lealtà e la nostra trasparenza con il programma che tutti hanno votato. Noi continueremo a denunciare i limiti e l'incompetenza di questo Governo, in ogni occasione e in ogni luogo dove ci sarà consentito, perché, così facendo, facciamo il nostro dovere e crediamo di dare il nostro contributo al bene di questa Nazione. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Errani. Ne ha facoltà. ERRANI (Misto-LeU) . Signor Presidente, colleghe e colleghi, mi sembra giusto partire da un apprezzamento per il lavoro del presidente Conte in una situazione inedita, dove nessuno era "imparato". Nessun Paese al mondo era preparato a questa pandemia. Quante affermazioni sono state fatte che si sono dimostrate del tutto infondate. Vede, presidente Conte, lo so bene che lei riceve molte critiche: fanno parte della dialettica democratica. Ci sono anche tante polemiche davvero strumentali e immotivate, ma ciò che conta è che, con onestà intellettuale, nessuno può davvero negare che la gestione della prima fase, nelle sue scelte fondamentali, sia stata una gestione decisiva per contrastare il virus e tutelare questo Paese. Nessuno lo può contestare, oggettivamente, e questo è un punto importante. Ora vorrei dire, senza retorica, anche ai colleghi dell'opposizione, che arriverà il momento di valutare i limiti e gli errori che, in una situazione inedita, abbiamo dovuto affrontare. Lo faremo, e lo dovremo fare con serietà, per imparare da quanto è accaduto non per sparare colpe. Lo dovremo fare: dai dispositivi medici alla questione della comunicazione. Lo dovremo fare anche sulle risposte dei sistemi regionali, non per fare dei processi politici (sarebbe una cosa assurda), ma per capire che, se in una Regione e in un'altra ci sono effetti oggettivamente diversi, bisognerà ragionare su quali sono le ragioni. Le ragioni, per me, stanno in un punto strategico, che in questi anni, con tante responsabilità, si è sottovalutato e che include vari elementi: cure primarie, sanità territoriale, capacità di fare prevenzione. (Applausi). Su questi punti dobbiamo ragionare per essere migliori, per imparare e non per dare le colpe ad altri. La cosa importante è che il Paese e i cittadini hanno capito, anche con uno sforzo straordinario, a partire dai medici. Si parla tanto di rigidità del sistema pubblico, ma i medici e gli operatori sanitari tutti, dalla Lombardia alla Sicilia, hanno dimostrato flessibilità. Pensate solo ai posti di terapia intensiva. A loro dobbiamo essere grati. Non ci possiamo dimenticare le oltre 31.000 vittime, che è un problema sulle spalle di ciascuno di noi e che interroga tutti noi. Se vogliamo mettere davanti prima di tutto l'Italia - lo spero - non si sfuggirà a una discussione seria che ci consenta di fare un salto di qualità. Presidente, si è riscoperta la comunità e i suoi valori. Si sono riscoperti i valori comuni e i beni comuni, prima di tutto sulla sanità. Presidente, vorrei parlare di un'altra cosa ora. La fase 2 è iniziata ed è ancora più difficile della fase 1. La fase 1 non era facile: chiudere tutto non era facile. Per questo apprezzo il suo sforzo e il fatto che ci abbia messo la faccia. Ora, però, dobbiamo convivere con il virus . Lo sappiamo e, purtroppo, dobbiamo conviverci per del tempo. Dobbiamo evitare, pertanto, che la crisi sanitaria diventi una crisi drammatica dal punto di vista economico. Il rischio è evidente. Colleghi, scusatemi se insisto, ma dobbiamo soprattutto evitare che questa crisi economica si trasformi in un conflitto sociale inedito, ciascuno per sé. La politica deve tenere insieme il Paese - questo è il senso del messaggio che ci manda il Presidente della Repubblica - anche sulle posizioni diverse politicamente. ( Applausi ). La politica e questi istituzioni devono tenere insieme il Paese, altrimenti sarà difficile affrontare il problema. Ciò richiede una non sottovalutazione della questione sanitaria e il rischio c'è. Non è un liberi tutti. Diciamolo sempre tutti insieme; diciamolo tutti: portiamo la mascherina anche quando pensiamo non sia necessario. No al liberi tutti perché, se torna la pandemia, il problema di questo Paese diventerà ancora più serio. In secondo luogo, gestire questa fase richiede responsabilità, certezze e un chiaro progetto di cambiamento. Queste sono le tre condizioni. Con riferimento alla responsabilità, ho apprezzato l'accordo con le Regioni e le autonomie locali. Lo sport più diffuso in questo Paese non è il calcio, ma dare la colpa agli altri e, invece, il tema principale è condividere le responsabilità. ( Applausi ). Questo è il messaggio che dobbiamo dare al Paese. L'autonomia non è un fai da te e, anzi, l'autonomia riceve un danno nel momento in cui passa l'idea che è un fai da te. Fatemelo dire per igiene di linguaggio. In questo Paese c'è un unico governatore, ed è il Governatore della Banca d'Italia, gli altri sono presidenti. (Applausi). Questo riguarda un'idea di organizzazione delle istituzioni, non lo dico in polemica, perché ho apprezzato il lavoro delle Regioni da questo punto di vista. Lo dico per i Comuni, per gli enti locali, che sono decisivi nell'iniziativa di svolta. Discuteremo di Titolo V e di autonomia differenziata e spero che riusciremo a venir via dalla terribile morsa tra eventuali ritorni di centralismo che secondo me, Presidente, sarebbero disastrosi, e l'idea di quello che io chiamo federalismo di abbandono, cioè ciascuno per sé. Il nostro è un Paese e l'articolo 120 della Costituzione dice chiaramente che ciascuno non può determinare l'apertura o meno dei confini del suo territorio, perché il suo territorio non ha confini, i confini sono quelli italiani. (Applausi). L'idea, quindi, Presidente, è che sulla leale collaborazione, che è un principio costituzionale, Presidente, bisogna fare passi in avanti. È giusta la differenziazione, ma non perché c'è una mediazione politica. La differenziazione si fa rispetto alle condizioni epidemiologiche oggettive di un territorio e sulla base di un impianto comune dell'Italia. Credo che questo sia il risultato che prima di tutti i Presidenti delle Regioni, insieme a lei, hanno voluto. Ora discutiamo di un decreto che contiene misure molto importanti. Mi permetta solo di dire pubblicamente e chiaramente, non con un post , né con comunicati laterali, che ci sono aspetti molto importanti, per me è fondamentale quello dei tempi. Sul reddito di emergenza abbiamo messo troppi paletti, lo voglio dire con chiarezza. (Applausi). Non vorrei che scoprissimo che ad agosto non è arrivato un euro a chi non ha nessuna copertura e questo è un problema. Le faccio alcune proposte, Presidente. Sulla scuola il Governo ha fatto una scelta importante e giustissima, è il prezzo più alto che stiamo pagando, lei l'ha detto in una sua recente intervista, ma qui l'apertura di settembre è una grande sfida. Ci vuole un salto di qualità, un colpo di reni, perché dobbiamo aprire la scuola e garantire questo servizio alle famiglie, ai lavoratori, alle lavoratrici, agli imprenditori. (Applausi). Per fare questo, bisogna fare un patto con il mondo della scuola, che sia in grado di farci vincere delle sfide difficilissime. Sul turismo, nel cura Italia è stata prevista la creazione di un tavolo con tutte le parti interessate, il mio consiglio è riunire questo tavolo e concordare con le forze economiche del turismo le strade migliori per fare un salto di qualità. Quello che c'è - lo ha detto anche lei - non è sufficiente. Dobbiamo anche capire, Presidente - e su questo potremmo lavorare - che il credito d'imposta non risponde a tutti e che forse dobbiamo premiare chi apre, perché dobbiamo aiutarlo a ridurre i costi fissi. Infatti, dobbiamo assolutamente riaprire per guardare non solo a questa stagione, ma a quella che verrà. La stagione turistica è un tema importante e sono assolutamente d'accordo sulla burocrazia, Presidente, ma con tre punti chiari. Uno l'ha detto: contrasto alla criminalità. Secondo: i diritti del lavoro. Terzo: la tutela dell'ambiente. Non possiamo fare passi indietro. C'è bisogno di una strategia. Qui tutti dicono che con il coronavirus tutto cambierà. Io sarei preoccupatissimo se, dopo il coronavirus, non cambiasse nulla. Noi dobbiamo essere il cambiamento. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Bini. Ne ha facoltà. BINI (PD) . Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, membri del Governo, colleghi, ho apprezzato la relazione del presidente Conte, soprattutto nel passaggio sul fatto che il peggio è alle nostre spalle. Lo crediamo e lo speriamo. Certamente l'andamento della curva epidemiologica di questi giorni ci fa capire che le misure adottate da questo Governo sono state giuste. Lo ha detto bene il presidente Errani prima di me: è stata una vicenda in relazione alla quale nessuno aveva la verità in tasca, neppure gli scienziati. Era un virus nuovo ed era difficile capire le misure da adottare. Penso che questo Governo, nelle difficoltà e con gli errori che avremo eventualmente modo di valutare successivamente, abbia fatto le cose in maniera repentina ed efficace. Credo che sia stato fatto tutto quanto era possibile e che dovremo continuare in questa direzione. Purtroppo - lo dico avendo ascoltato l'intervento del collega Ciriani - sono dispiaciuta che da parte dell'opposizione si dica che non è stato fatto nulla per il mondo del lavoro, le imprese, le famiglie e i cittadini. Sono state fatte molte cose; molte altre ancora sono presenti nel cosiddetto decreto rilancio e credo che le potremo migliorare all'interno del Parlamento. Qual è il contributo che l'opposizione ha dato? Criticare quotidianamente, fare polemiche su tutto, continuare a votare mozioni di sfiducia e fare occupazioni farlocche dell'Aula? Questo è stato il contributo da parte dell'opposizione. (Applausi) . Non abbiamo visto un contributo propositivo di idee. Vogliamo forse parlare dell'ospedale a Fiera Milano e della barzelletta che quella vicenda è diventata? (Applausi) Per favore, fermiamoci e cerchiamo di pensare all'emergenza del Paese e a ciò che il Governo sta facendo. Proviamo a correggere le cose che vanno migliorate, ma nessuno provi qui a fare il maestro perché mi pare che di maestri ce ne siano pochi. Visto che il tempo a mia disposizione è limitato, desidero concentrarmi su due temi di cui più mi occupo: la sanità e gli enti locali. Quanto alla sanità, tengo a sottolineare che i 3,5 miliardi di euro stanziati per gli investimenti sono un fatto storico che questo Paese non aveva mai visto. (Applausi). Allo stesso modo, desidero sottolineare quanto enorme siano stati il lavoro di investimento sulle terapie intensive e sui posti letto in più, nonché la strategia per aumentare i tamponi e i test . Dobbiamo continuare in questa direzione. Dopo questa emergenza, non dimentichiamoci - questa è la mia raccomandazione - della sanità. Non dobbiamo tornare alla normalità di prima, non perché il nostro sistema non fosse buono, ma perché questa vicenda ci ha fatto capire che per troppo tempo abbiamo tagliato in un settore dove non ci possono essere tagli. Dovunque possiamo tagliare, ma non sui servizi universalistici. Teniamo presente questo elemento, presidente Conte. La seconda questione è relativa agli enti locali. La tratto in conclusione del mio intervento ma ci tengo molto perché la mia non è un'idea di governo centrale con un territorio distaccato ma di un governo diffuso. I nostri sindaci, i nostri presidenti di provincia, che sono in trincea quotidianamente, conoscono meglio di tutti i bisogni dei nostri territori, vedono le esigenze e sono in grado di raccogliere le istanze. Abbiamo lavorato per dare tre miliardi e mezzo agli enti locali. Forse ci sarà bisogno di reintegrare quel fondo ma intanto è un primo segnale importante, come è importante il tavolo di monitoraggio che è stato attivato. Lavoriamo, però, sul tema della semplificazione: il Paese riparte anche e soprattutto dagli enti locali. Diamo loro modo di semplificare le procedure, di investire, di fare le gare d'appalto, avendo il personale che progetta e che può far partire le gare in modo rapido. Questo ci chiedono. So che ci avete lavorato, so che ci state lavorando. Facciamo davvero un'opera di semplificazione che consenta ai nostri sindaci e ai nostri presidenti di provincia che stanno sul territorio di far ripartire il Paese, perché la ripartenza passa anche e soprattutto dalle loro gambe, dalle loro teste e dalle loro idee. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Salvini. Ne ha facoltà. SALVINI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, abbiamo ascoltato con attenzione e cerchiamo di portare qualche soluzione. Ho sentito tanta gente che ha detto che siamo stati bravi, belli e veloci. Io penso che a casa ci sia qualcuno che non ha ancora visto un euro di cassa integrazione dopo due mesi. Sono più di due milioni i cittadini italiani che aspettano la cassa integrazione. Scorrendo le centinaia di pagine del nuovo decreto abbiamo visto che c'è una visione diversa anche del calendario da parte del Governo e della maggioranza. Sono previste nove settimane di copertura per la cassa integrazione per i lavoratori da qui a fine ottobre, anche se le settimane - ma questa non è una scelta sovranista o leghista - da qui a fine ottobre non sono nove ma ventidue, quindi ci sarà un evidente problema, che pone la matematica e non la politica, a fronte delle tredici settimane scoperte a carico dei lavoratori e degli imprenditori. Se è impossibile licenziare fino al 17 agosto e scade la cassa integrazione a fine giugno, che cosa fanno milioni di imprenditori, soprattutto piccoli imprenditori, a luglio e ad agosto? Chi paga? Noi vorremmo avere risposte su questo, caro Presidente del Consiglio. Ricordo, infatti, che lei il 6 aprile garantì 400 miliardi subito alle imprese italiane e i dati, ad oggi, dicono che sono stati lavorati - non dati - 13 miliardi. Fra 13 e 400 c'è una bella differenza. Le abbiamo proposto una soluzione, e gliela riproponiamo: il modello svizzero. La piccola Svizzera, ad oggi, ha già erogato sui conti correnti delle imprese 40 miliardi di franchi, rispondendo a 124.000 domande compilando un foglio. Sono sicuro che a casa c'è qualcuno che è andato in banca cinque volte, compilando cinque moduli diversi e ad oggi non ha visto un euro. (Applausi) . Lei non può chiedere che le banche facciano qualcosa. Lei ha il potere. Se si affida al buon cuore delle banche allora abbiamo sbagliato pianeta. Per quanto riguarda la burocrazia, non io ma «Il Sole 24 Ore», che non è un quotidiano sovranista o leghista, nella prima pagina di ieri titola: «Dl rilancio, servono 98 decreti attuativi». Ci sono 400 pagine, 441 articoli nei decreti, 98 decreti attuativi. La nostra soluzione è il modello Genova. È stato costruito il ponte in un mese, senza infiltrazioni e senza morti. Il problema, però, è che questo Governo è ostaggio della CGIL. (Applausi) . Non possiamo essere un Paese ostaggio della CGIL, che non vuole i voucher in agricoltura, non vuole i voucher nel turismo, non vuole fermare il codice degli appalti. (Applausi) . Abbiamo fatto i lavori a casa e quindi, signor Presidente del Consiglio, alla fine del mio intervento le consegnerò il disegno di legge del Gruppo della Lega in Senato sulla sospensione del codice degli appalti fino a dicembre 2026. (Applausi) . Questo aspettano le imprese, non chiacchiere, non sorrisini, ma lavoro, lavoro e lavoro. Proposta e soluzione. (Applausi) . Abbiamo sentito che qualcuno si dovrebbe vergognare perché difende l'interesse nazionale. No. Per noi l'Italia e gli italiani vengono prima di tutti. Ci avete raccontato da quei banchi... (Commenti) . PRESIDENTE. Non è stato interrotto nessuno. SALVINI Matteo (L-SP-PSd'Az) . Qua c'è gente che ride, mentre a casa c'è gente che non ha il pane da mangiare. Lei, prima di ridere, porti rispetto a chi è a casa e non ha una lira. E, se ha voglia di ridere, esca da quest'Aula. Se ha tanto da ridere, vada al bar a ridere; si faccia un caffè e vada a ridere fuori di qua, per rispetto di chi è a casa e sta soffrendo. Cosa c'è da ridere? La pagano per ridere? Ma è roba da matti! (Proteste. Applausi) . PRESIDENTE . Non può essere che in questa Aula ci sia un rispetto che non valga per tutti. Io ho ripreso tutti, quando sono stati interrotti. Abbiate rispetto: è questo il principio della democrazia. Siamo in un libero Parlamento, dove tutti parlano e tutti hanno parlato. Io ho ripreso tutte le interruzioni. (Proteste. Commenti). Stia seduta e si metta la mascherina; la smetta. Prego, senatore Salvini. SALVINI (L-SP-PSd'Az) . La ringrazio, signor Presidente. Non chiedo ai senatori del PD e del MoVimento 5 Stelle rispetto per me; chiedo rispetto per i 30.000 morti e per gli italiani che soffrono a casa e che non hanno visto un euro dei soldi promessi. E, se avete da ridere, uscite a ridere. Signora, esca a ridere; vada a villa Borghese e rida quanto vuole, ma non qua dentro, per rispetto dell'Italia e degli italiani. È una roba incredibile! (Applausi. Proteste) . PRESIDENTE . Si metta la mascherina e stia zitto. Non mi piace mai - l'ho detto anche ieri - che si protesti a senso unico. Quando parla ciascuno di voi e vi interrompono, io riprendo tutti. Abbiate rispetto reciproco; siamo nel Parlamento e Parlamento significa possibilità per ciascuno di esprimere le proprie opinioni. E ci mancherebbe altro. (Commenti) . Prego, senatore Salvini. Guardi me, si rivolga a me. SALVINI (L-SP-PSd'Az) . Non mi stupisce che chi questa mattina ha ironizzato sui morti della mia Lombardia continui a ridere in quest'Aula. Non mi stupisce, da certa gente non mi aspetto altro; ma andiamo avanti. (Applausi) . A queste ironie rispondo non con parole mie, ma con le parole del professor De Donno, primario di pneumologia all'ospedale pubblico Carlo Poma di Mantova, che ha detto: stiamo facendo e abbiamo fatto tutto il possibile, lasciateci lavorare in pace, smettetela con le polemiche. Quindi, se non avete voglia di ascoltare me, ascoltate il professor De Donno, che per primo in Italia ha adottato la cura con il plasma per i malati di coronavirus. E semmai qualcuno risponda, a Roma e in Regione Lazio, sul perché i cittadini di Roma e del Lazio non possono godere della stessa cura del plasma e della banca del plasma; magari ci sono interessi economici diversi rispetto alla cura con il plasma, che è gratuita e democratica. (Applausi) . Magari a qualcuno non piace l'idea della gratuità. Però andiamo avanti. Dove prendere i soldi? Gli italiani, a differenza di qualche ridanciano in quest'Aula, hanno dato una prova eccezionale in questi quattro giorni. Non il MES. Qualcuno ci ha raccontato a reti unificate e al TG1, per un mese, che il MES era un regalo e che dire di no al MES era una roba da folli, perché si trattava di un prestito senza condizioni e senza interessi; solo dei matti avrebbero detto di no al MES, che non ha condizioni e non ha interessi. Ma abbiamo scoperto - ohibò! - in questi giorni che la Grecia dice no al MES, la Francia dice no al MES, la Spagna dice no al MES, il Portogallo dice no al MES; evidentemente all'estero tutti, tranne il Partito Democratico, hanno capito che il MES è una fregatura. (Applausi) . La risposta sono i buoni del tesoro italiani acquistati dai risparmiatori italiani, come è accaduto in questi quattro giorni: più di 20 miliardi di euro di buoni del tesoro a condizioni vantaggiose sottoscritti da risparmiatori italiani e da istituzioni italiane. Non indebitiamo i nostri figli con Berlino o con Pechino; teniamo in Italia il futuro del nostro Paese. La scuola: la grande assente. In questo momento, mentre noi siamo qui, in Francia, un Paese che - ahimè - ha lo stesso nostro numero di morti - sono in classe 1,4 milioni di bambini. Ripeto, nella vicina Francia. Siamo gli unici in Europa che non hanno ancora saputo dire ai genitori se e quando i loro bimbi torneranno a scuola (Applausi) , all'asilo, alle elementari, alle medie e al liceo. Ma che fase 2 è con le scuole chiuse? Ma se mamma e papà lavorano come si fa a parlare di ripartenza? E stiamo parlando della Francia. Avvisate il ministro Azzolina che in Francia, in Svizzera, in Germania, in Belgio, in Grecia, ovunque in Europa, asili, elementari, medie e licei stanno riaprendo. Mi spiace che qualcuno scuota la testa sui banchi del Governo, perché è così. Se qualcuno ha i soldi o la fortuna di poter pagare baby-sitter o di avere i nonni al piano di sopra è un conto, ma pensate anche a chi non è un privilegiato, alla commessa, all'agente di commercio o all'operaio che non possono lasciare un bimbo di sette anni a casa. (Applausi) . La didattica a distanza: spiegatela all'istituto alberghiero o ai geometri. Ma evidentemente qui c'è qualcuno che vive su Marte. C'è chi ride e c'è chi piange, io rispondo al ministro delle politiche agricole Bellanova e - ahimè - anche al Ministro dell'interno, che stanno preparando una sanatoria pericolosissima. Lo dico da ex Ministro, ho letto il testo e non si sanano alcuni lavoratori che avevano il contratto di lavoro, così vanno a raccogliere le fragole. No, nel decreto c'è scritto che potranno presentare domanda di sanatoria per avere il permesso di soggiorno - e questo non lo dico tanto a chi è in Aula, perché lo sa e fa finta di non saperlo, quanto a chi è a casa - tutti coloro che sono illegalmente presenti in questo Paese alla data del 31 ottobre 2019. Tradotto: non c'entra niente con le colf , le badanti e gli agricoltori; state usando il virus per la più grande sanatoria di immigrati clandestini degli ultimi anni (Applausi). Senza un contratto di lavoro, senza un permesso di soggiorno, zero: questo c'è scritto. E questo proveremo a modificarlo con il lavoro in Parlamento. (Applausi) . Un agricoltore della provincia di Cuneo, che non conosco - leggo da «la Repubblica» quindi figurarsi, non è un organo sovranista -, Michele Ponso, che ha un'azienda agricola, non usa la sanatoria, che serve per dare il documento per sei mesi a quelli che magari stanno spacciando adesso davanti alla stazione Termini o davanti alla stazione centrale (Applausi). Questa è la vostra sanatoria. Questo imprenditore agricolo serio di Saluzzo dice: in quarantott'ore ho ricevuto quattrocento domande da cittadini soprattutto italiani per venire a lavorare nei campi, e verranno a lavorare con me quest'anno un cuoco, un grafico pubblicitario e una parrucchiera italiana di sessant'anni. Quindi prima di piangere per i poveri clandestini, occupatevi degli italiani senza lavoro e senza speranza. (Applausi). Ve lo chiedo per favore. Lo dico al presidente Conte, che chiede collaborazione a chi è a casa. Sulla burocrazia zero con la moratoria del codice degli appalti, sul modello Genova, sui soldi alle imprese e il modello svizzero con un modulo, sui buoni del tesoro italiani esentasse per evitare di ingabbiarsi nel MES, sulla cassa integrazione rinnovata in automatico come in Francia, sulla riapertura delle scuole come accade in tutto il resto d'Europa noi presenteremo proposte, emendamenti, miglioramenti. E speriamo di essere più ascoltati e più fortunati di quanto siamo stati fino ad oggi, visto che tutti noi, a differenza di quello che qualcuno pensa, abbiamo a cuore il nostro Paese. Chi è a casa e non ha la cassa integrazione da due mesi non è di destra o di sinistra, ma è un cittadino italiano che è stufo di promesse e di chiacchiere ed ha bisogno oggi di una risposta. Chiudo con una riflessione. Mi domando cosa sarebbe accaduto in quest'Aula e fuori da quest'Aula, visto che ieri abbiamo parlato di giustizia, a proposito di quello che ho letto oggi su un quotidiano italiano, in edicola, «La Verità». Leggo quelli che parrebbero essere gli estratti da una chat di magistrati: Salvini ha ragione, ma dobbiamo attaccarlo; Salvini sull'immigrazione ha la gente con sé, ma dobbiamo fermarlo; Salvini è una merda. Mi domando se sia normale, per un Paese libero e democratico, che qualcuno che dovrebbe amministrare la giustizia in nome e per conto del popolo italiano, usi queste parole nei confronti di un Ministro della Repubblica e di un cittadino di questo Paese. (Applausi) . Mi fa specie che da sinistra, voi che siete garantisti sempre e comunque, non abbiate detto una parola (Applausi) , su una vergogna, che in qualunque altro Paese al mondo avrebbe aperto un dibattito televisivo e pubblico nazionale. Se però ad essere definito una merda, che va fermato, è un Ministro della Lega, tutto va bene (Applausi) . Avete salvato Bonafede in cambio di qualche poltrona, ma non state facendo un buon servizio all'Italia. Signor Presidente, in bocca al lupo e buon lavoro! (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Malan. Ne ha facoltà. MALAN (FIBP-UDC) . Signor Presidente, colleghi senatori, signor Presidente del Consiglio, la pandemia da coronavirus è sicuramente un'emergenza e un fatto eccezionale nella vita del nostro Paese. Nei momenti eccezionali ci vuole un'eccezionale impegno da parte di tutti. Tutti devono collaborare, qualunque ruolo abbiano nella società, per farci uscire, con meno danni possibili da un momento così difficile e in tantissimi lo hanno fatto. L'hanno fatto i medici e gli infermieri, a rischio della propria vita, curando i malati e facendo i test , l'hanno fatto imprenditori, professionisti, commercianti, lavoratori, agricoltori, Forze dell'ordine, che hanno mandato avanti tutti quei servizi essenziali, grazie ai quali, nonostante l'eccezionalità della situazione, tutti hanno avuto servizi di base necessari e indispensabili. Ci sono stati quegli imprenditori, professionisti e commercianti che hanno portato avanti la vita delle aziende, tenendole aperte quando potevano lavorare e anche evitando che naufragassero, quando non potevano lavorare, mettendo di tasca propria i soldi della cassa integrazione che non arrivavano. L'hanno fatto e hanno profuso un impegno eccezionale le madri e i padri di famiglia, i nonni, che hanno badato ai bambini, con le scuole chiuse e con una didattica distanza, che nel 48 per cento dei casi, secondo un attendibile sondaggio, gli allievi non sono riusciti a seguire, per una serie di ragioni (Applausi) . Questo è un problema che bisognerebbe porsi, accanto a un certo trionfalismo. L'hanno fatto tutti, rispettando le norme imposte dal Governo, spesso non facili da comprendere, e, anche quando erano facili da comprendere, vedere la situazione della propria azienda e i propri investimenti, magari vedere probabilmente stroncata sul nascere la vita di una piccola azienda che stava partendo, è stato davvero un sacrificio pesante. Tutti hanno però rispettato le regole. C'è stato un impegno eccezionale da parte di tutti. C'è stato anche da parte del Governo? Sicuramente c'è stato un impegno molto vasto, con una grande presenza e una grande quantità di provvedimenti, ma purtroppo mi sembra che si sia stati più eccezionali nell'usare strumenti che non si erano mai usati prima d'ora per questo tipo di provvedimenti, che nell'efficacia dei provvedimenti stessi. La Costituzione, scritta nel 1947, prevedeva eccome i casi di emergenza. Ho sentito dire che la Costituzione non prevedeva i casi di emergenza, eppure nel 1947 conoscevano bene cosa fosse un'emergenza, visto che una guerra devastante era appena finita e vent'anni prima c'era stata un'epidemia simile a quella di oggi, ma che in Italia ha causato probabilmente un numero di morti dieci volte maggiore (non si conosce neanche il numero certo). Ebbene, c'era uno strumento: il decreto-legge. Il Governo ha deciso di ricorrere ad un altro strumento, il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, che ovviamente agli occhi del grande pubblico sembra la stessa cosa, ma la differenza è che non passa in Parlamento che quindi non può proporre modifiche, per cui non è sottoposto ad una serie di controlli. Ciò diversamente dal decreto-legge che il Parlamento può subito esaminare e che, nel caso, potrebbe anche far decadere subito. Noi, che teniamo innanzitutto al bene degli italiani e a un'efficace e pronta risposta all'emergenza, non abbiamo attaccato su questo punto, ce ne deve dare atto, signor Presidente del Consiglio, pur avendo molti dubbi, anzi, la certezza che non fosse questo lo strumento adatto. Prima di tutto, però, vediamo di salvare la nave e poi vediamo se i modi per salvarla sono stati adatti. Mesi di emergenza, task force di 400 persone che hanno finito per sostituire il Parlamento e uno dice: «Però i risultati sono stati efficaci». I risultati non sono stati efficaci: le norme erano talmente confuse che hanno dovuto esserci circolari interpretative. Lei stesso, Presidente, in una delle sue numerose conferenze stampa nell'ora dei massimi ascolti, ha dovuto dare un'interpretazione alle circolari interpretative e si andava dai dubbi sul sapere se i bambini potevano o non potevano uscire di casa, ai dubbi su quale tipo di attività si potesse fare e quale tipo di lavoro potessero fare le aziende. Le aziende, anche in questi giorni, si trovano in condizione di non sapere esattamente ciò che è in regola e ciò che non lo è. La certezza che hanno riguarda il rischio di avere delle multe (Applausi) , di dover pagare delle tasse e di avere tutt'al più una dilazione del pagamento, salvo alcune eccezioni lodevoli. Ci vuole certezza. Se le leggi scritte di vostro pugno sono confuse, senza dover neanche avere il disturbo di approvarle in Consiglio dei ministri e di passare dal Parlamento, allora dobbiamo davvero dire che questo non è stato uno strumento efficace, perché l'incertezza è la cosa peggiore per le attività economiche, per chi fa impresa: anche chi ha un semplice negozio deve sapere cosa deve e può fare lunedì o martedì prossimi, non può aspettare l'ultimo momento e poi rischiare la multa. Diversamente accade che, oltre a tutti gli altri problemi, ci sono coloro che, nel dubbio tra riaprire, tenere in piedi un'azienda e tenere ancora i dipendenti o chiudere tutto, scelgono di chiudere tutto, perché è sempre meglio che trovarsi con lo Stato che ti blocca l'azienda per una qualche ragione e che addirittura poi prevede le multe non sapendo bene perché. Conosciamo bene i limiti cui si è arrivati, sappiamo della famiglia multata perché portava la bambina a un controllo dopo un grave intervento chirurgico (Applausi) , del marito che andava a prendere la moglie che usciva dal lavoro all'una di notte, multato perché la signora doveva tornare necessariamente con i mezzi pubblici (Applausi) , con le realtà che, com'è noto, ci sono a una certa ora, specialmente nelle grandi città. I risultati, invece, sono stati questi. Per le mascherine, dopo mesi ancora non si è arrivati a una definizione: l'unica cosa certa è stato il limite irrazionale al prezzo. Non serve il limite al prezzo, bisogna fornirle a un prezzo inferiore e fornirle gratis a chi ne ha veramente bisogno. L'unica cosa delle mascherine che è rimasta, invece, è l'IVA al 22 per cento (Applausi) : di questo davvero si poteva fare a meno. È un presidio medico, è indispensabile, è obbligatorio, eppure è rimasta l'IVA al massimo livello. Ora abbiamo una risposta: non c'è più il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, abbiamo un decreto-legge, il decreto rilancio emanato in questi giorni, semplicissimo: sono 266 articoli, centinaia di pagine. Scritto su una sola riga sarebbe lungo 2.100 metri, venti campi di calcio. È un provvedimento in cui è difficile districarsi, in cui poi c'è soprattutto un distacco dalla realtà. Quando si dice alle imprese nel settore del turismo e del commercio, per esempio, di fare i lavori necessari per rispettare le norme, cosa si dà in cambio? Un credito di imposta: si invitano le strutture turistiche ad ospitare delle persone con un buono dato proprio per incoraggiare le persone ad andare nelle nostre strutture - nobile intenzione - dandogli in cambio un credito d'imposta. Ma quale imposta, se queste sono aziende in perdita, che già hanno perso gli incassi dei mesi scorsi? Vanno incontro a una situazione nella quale non si sa quanti turisti arriveranno, perché dall'estero per ora non possono arrivare; quanto agli italiani, se è giusto l'invito a dire di fare le vacanze in Italia - intanto a chi ha i soldi per farle e che è giusto che cerchi di spenderli in Italia - il problema è che chi ha l'impresa, chi ha l'albergo e lo stabilimento balneare come fa a sapere se queste persone verranno? (Applausi). Deve sicuramente spendere i soldi per mettersi a norma e, in cambio, tra qualche anno, se per caso avrà dei profitti, potrà pagare qualche tassa in meno, ma intanto la liquidità, quella promessa ampiamente, non c'è. C'è troppo poco. Ci sono previsioni come i bonus sull'acquisto di monopattini e biciclette; benissimo, lodevole. Ma sono norme irrazionali perché valgono solo per monopattini e biciclette nelle città con una popolazione superiore ai 50.000 abitanti. Quindi, nella mia provincia, quella di Torino, 310 Comuni su 315 non potranno accedere a questo buono; proprio i posti dove tra l'altro è più agevole. (Applausi). È più facile girare in bicicletta a Luserna San Giovanni che a Torino. Detto questo, incoraggiamone l'uso dappertutto almeno, non soltanto nelle grandi città. Pensiamo, poi, all'aiuto alle scuole paritarie. Non si può dire che non abbiate fatto nulla sulle paritarie perché avete stanziato 70 milioni, cioè circa 80 euro (non mensili) per ogni bambino, per ogni studente. (Applausi). I 900.000 studenti delle paritarie se si riverseranno sulle scuole pubbliche costeranno nel complesso 7-8 miliardi allo Stato. Ci sono 120.000 persone tra insegnanti e altro personale che perderebbero il lavoro se queste scuole chiudessero, e rischiano di chiudere se continua così, se non arrivano davvero aiuti consistenti e reali, non certo 80 euro per bambino, che è meglio di niente, ma rischia di essere come fosse niente. Abbiamo fatto tante proposte. Ho sentito colleghi della maggioranza chiederci che cosa abbiamo fatto noi. Abbiamo proposto una serie di interventi: abbiamo proposto il voucher , almeno nei settori dell'agricoltura, del turismo, per le baby-sitter , per lo sport di base, per fare in modo che gli italiani possano lavorare. (Applausi). Voi, invece, vi siete preoccupati di fare la sanatoria. Abbiamo sentito adesso dal senatore Salvini notizie che speriamo non siano reali, ma sarebbe una sanatoria generalizzata. Cominciamo a far lavorare gli italiani in regola e poi pensiamo ad altre cose. (Applausi). Abbiamo chiesto la decertificazione per ottenere i finanziamenti, perché altrimenti sono finanziamenti promessi che non arrivano; abbiamo chiesto che chi percepisce il reddito di cittadinanza vada a lavorare quando almeno ne ha occasione; abbiamo chiesto la moratoria per gli affitti: le persone e in particolare le imprese e i negozi chiusi devono pagare l'affitto e il padrone di casa, alla luce delle norme vigenti, deve pagare le tasse anche se non gli pagano l'affitto. Questo abbiamo chiesto di cambiare. Abbiamo chiesto aiuti veri per le scuole paritarie; abbiamo chiesto aiuti per le bollette non utilizzate; abbiamo chiesto di togliere l'IVA sulle mascherine. Abbiamo ricevuto una serie di no. A questo punto dico una cosa: noi puntiamo sull'Italia della libertà, del lavoro, delle regole certe, della libertà e dei diritti dei cittadini come loro propri, non concessi dallo Stato. Lo Stato deve lavorare per garantire questi diritti, non sono concessioni. Presidente Conte, lei ha detto tante volte che consentite questo e quello nelle conferenze stampa. No, non è lei che lo consente; è la Costituzione che lo consente (Applausi) , e, in casi eccezionali, queste libertà si possono limitare con leggi chiare temporanee e possibilmente efficaci. Lo Stato deve essere quello che tutela i diritti dei cittadini, non la Repubblica delle multe, dei divieti e delle sovvenzioni. (Applausi). Ho la sensazione che i cittadini abbiano coscienza di questo Governo come quello, per l'appunto, delle sovvenzioni a pioggia inefficaci, delle multe e dei divieti. Così non si va avanti. Dobbiamo puntare sulla creatività e sul lavoro degli italiani. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Morra. Ne ha facoltà. MORRA (M5S) . Presidente Conte, non posso che rivolgerle - credo a nome non semplicemente della maggioranza, ma di tanti, forse soprattutto fuori da quest'Aula - un ringraziamento per quello che sta facendo. In tanti hanno pronunciato in queste ore la parola «responsabilità». Responsabilità è qualcosa facile da dirsi, un po' più impegnativo da assumersi. Pochi sanno che, per esempio, John Kennedy - che lei conosce bene - sosteneva che ogni decisione deve partire dalla volontà di prendere quella decisione. Questo lo diceva con le parole efficaci « every accomplishment starts with the decision to try »: c'è la volontà di iniziare a cambiare. In quest'Aula alcuni, soprattutto il senatore Errani, hanno auspicato che quello che stiamo vivendo sia la possibilità di un nuovo cominciamento, perché altrimenti tutto sarà inutile. Vorrei rivolgermi al senatore Salvini, anche se non è più in Aula, per dirgli che certamente alcune delle cose da lui dette hanno un fondamento e una giustificazione, perché è assolutamente inammissibile ad esempio che, seppure in chat private, dei magistrati giudichino un Ministro nel modo in cui è stato appunto giudicato. Su questo il senatore Salvini, con cui sono stato in feroce polemica in passato, non può che avere ragione, perché un magistrato è pur sempre parte di un corpo terzo (la magistratura); c'è una distinzione netta fra potere legislativo, potere esecutivo e potere giudiziario e, per quanto possa pensarla diversamente, ci sono leggi che normano il rispetto reciproco fra poteri, nel caso in cui - Dio ce ne scampi e liberi - quel tipo di atteggiamento dovesse essere prevalente. (Applausi) . È altrettanto vero che il senatore Salvini, a differenza di altri esponenti dell'opposizione che hanno preso la parola, per quanto abbia esordito con un «cerchiamo di portare qualche soluzione», ha indicato delle possibilità che materialmente non sono nelle nostre disponibilità. Potessimo anche noi immediatamente avere liquidità a sufficienza per gonfiare i conti correnti degli italiani. Ma magari! Magari potessimo recuperare gli errori fatti anche forse da chi governava all'epoca e magari c'era anche qualcuno che adesso dimentica di aver commesso qualche errore. (Applausi) . Qua di errori ne sono stati fatti tanti, ma il Presidente del Consiglio - questo è stato rimarcato dall'intervento di chi mi ha preceduto - ha anche detto che certamente potremmo fare di più e meglio, a dimostrazione del fatto che c'è una chiara consapevolezza della necessità di fare di più e meglio. Aggiungo, Signor Presidente del Consiglio, che si dovrebbe fare anche più velocemente, perché - come si dice in Toscana, anche se non è la mia terra d'origine - a babbo morto certe cure risultano inutili. Dobbiamo essere veloci e per essere veloci dobbiamo sburocratizzare. Certamente, dobbiamo rendere tutto ciò che è inutile, appunto perché inutile, un lascito del passato e lo dobbiamo cancellare. (Applausi) . Mi domando: ci troviamo adesso con una situazione al Governo voluta da una legge elettorale che è stata pensata contro qualcuno, ereditando quella burocrazia che tutti a parole volevano e vogliono combattere, salvo poi, pontificando con leggi e leggine, innalzarla fino a farla diventare, come voleva Max Weber, un orpello che appesantisce e poi diventa un tumore, perché la burocrazia troppe volte diventa una struttura autoreferenziale che drena risorse vitali, sottraendole alla società civile e al cuore pulsante della comunità Italia e - aggiungo - non soltanto Italia. Prima citavo un detto toscano, per quanto la Toscana non sia la mia terra d'origine, perché lei, senatore Salvini, ha parlato della «mia Lombardia». Ha detto che qualcuno ha ironizzato sui morti della sua Lombardia. Io direi che siamo tutti esseri umani, che si sia nati in Lombardia, in Puglia, oppure in Repubblica Centrafricana: questo nessuno di noi lo decide. Si è esseri umani nella misura in cui il particolarismo di certe posizioni viene superato attraverso la cultura dell'universalismo, per cui quello che è mio e pretendo per me debbo riconoscere agli altri. (Applausi) . E allora qua diciamo alcune verità: per esempio, stiamo realizzando con fatica un'intesa con enti locali e Regioni che alla fine, attraverso un dialogo che è stato anche sofferto e lacerante, ha prodotto comunque risultati per cui, poco alla volta, non la ripartenza, signor Presidente del Consiglio, ma un ricominciamento su basi diverse, questo Paese lo dovrà avere. Ci dovremo assumere la responsabilità di cambiare tanto, perché nella Regione Lombardia evidentemente qualcosa non deve aver funzionato (Commenti) , se vi si è concentrata circa la metà delle vittime. Per tutte quante bisogna piangere e mostrare comprensione, ma circa la metà delle vittime - che sono vittime del nostro Paese - è concentrata in un'area che evidentemente ha dimostrato di non saper affrontare una pandemia. (Proteste. Commenti.). PRESIDENTE. Colleghi, fate esprimere il senatore Morra. Si può condividere o meno, ma deve poter esprimere la propria opinione. MORRA (M5S) . Infatti erano state fatte scelte di politica sanitaria - e cito un deputato della Repubblica - per cui era stata penalizzata la sanità territoriale, concentrando negli ospedali l'unica risposta sanitaria che si poteva dare. Quando poi è arrivata l'emergenza, questa soluzione si è dimostrata del tutto inefficace e anche all'interno del mondo delle Regioni governate da altri fronti sono state date soluzioni diverse con risultati ben più efficaci. Questa è la verità storica, questa è razionalità. (Commenti). PRESIDENTE. Non si può interrompere: quello che ho detto prima per il senatore Salvini vale anche per il sentore Morra. Ognuno esprima quel che crede. (Applausi). MORRA (M5S) . Presidente Alberti Casellati, voglio ricordare a chi evidentemente non ha ben inteso che è mio motivo di orgoglio, senatore Romeo, da calabrese adottivo, aver saputo che nell'ospedale di Catanzaro sono stati curati due pazienti bergamaschi, perché questo significa solidarietà nazionale. (Applausi. Proteste. Richiami del Presidente). E allora, signor Presidente, credo che sia motivo di orgoglio per tutti avere un sistema sanitario che riesca ad offrire cure e terapie anche a chi non è residente in Regione . (Reiterate proteste). PRESIDENTE. Senatori Augussori e Nisini, fate terminare: uno può dire quel che vuole. State seduti colleghi. Senatore Morra, si rivolga a me, però, e continui. MORRA (M5S) . Sì, signor Presidente, esattamente come faceva il senatore Salvini, giusto? (Applausi). Allora, credo che sia motivo di orgoglio e forse questo non è stato compreso. (Proteste). PRESIDENTE. Salga e si metta la mascherina! Senatore Augussori, si metta seduto. Smettetela, colleghi. MORRA (M5S) . Signor Presidente, io credo che, nella nostra concezione di politica, non ci sia nulla di più alto della capacità di manifestare solidarietà. Così come, con orgoglio, io rivendicavo la capacità della sanità calabrese di aver curato due pazienti che provenivano da Bergamo, credo che sia motivo d'orgoglio per tutti i lombardi poter riconoscere... (Proteste). PRESIDENTE. Senatore Morra, mi guardi. (Proteste) . Senatore Morra, la invito a concludere. MORRA (M5S) . Signor Presidente, volevo chiedere al Presidente del Consiglio una particolare attenzione. Questo punto è stato velocemente accennato da qualcuno, ma anche questa mattina noi abbiamo avuto notizia dell'ennesima operazione relativamente a corruzione nell'ambito della sanità pubblica in Sicilia. Su un ammontare di circa 600 milioni di euro, c'era qualcuno che si vantava di prendere il 5 per cento. Ora, è giusto tutelare i beni comuni, è giusto lavorare per una sanità pubblica, per una scuola pubblica, per un servizio di sostegno ad imprese e lavoratori, nella prospettiva del pensiero di Adriano Olivetti, mai troppo studiato, ma è altrettanto giusto fare in modo che tutto questo avvenga non abbattendo tutte le regole, ma trovando le regole giuste, facendo lavorare chi è onesto e, mi lasci anche dire, impedendo, con la massima severità, che, in nome dell'emergenza, si possa lucrare quello che non va lucrato. (Applausi). Questo Paese, infatti, si rimetterà in piedi semplicemente se iniziamo a rispettare le regole. (Proteste). PRESIDENTE. Per favore, dico io quello che si deve fare e non si deve fare. Non create assembramenti. Senatrice, lei che continua a protestare, si sieda! MORRA (M5S) . Questo Paese ha necessità di rispettare le regole. Anche in queste occasioni si può constatare chi abbia a cuore le esigenze del tutto che noi chiamiamo Paese e chi, invece, deve portare l'acqua al suo mulino per cercare il consenso e per cercare visibilità. La serietà del comportamento di ognuno di noi verrà verificata dalla capacità di dare risposte concrete a questo Paese. Concludo con dei dati. Si è detto che si sta operando una regolarizzazione, una sanatoria. Non voglio entrare nel merito. Voglio ricordare che 634.000 furono le domande di regolarizzazione accolte nel 2002 dalla legge Bossi-Fini e 294.744 quelle accolte nel 2009, quando era ministro dell'interno Roberto Maroni. (Applausi). Domando a tutti, perché la questione riguarda tutti quanti noi: ma se ci sono clandestini, non è un problema del singolo Stato. Evidentemente, è l'Europa ed il mondo tutto che dovranno affrontare compattamente questi problemi. Non ci si può immaginare, infatti, un mondo chiuso e lo abbiamo verificato e lo stiamo verificando proprio in queste settimane. Solo che i flussi vanno governati e, allora, per governarli, bisogna anche combattere certi fenomeni che, magari, vengono innescati da qualcuno che vuole avere lavoro a basso costo. (Applausi). Questa è una sfida. Noi anteponiamo i diritti delle persone ai profitti dei mercati. Se volete, il Presidente del Consiglio ha più volte ripetuto che c'è la possibilità di dialogare. A questo punto, dipende soltanto da voi. (Applausi). PRESIDENTE . Dichiaro chiusa la discussione sull'informativa del Presidente del Consiglio dei ministri, che ringrazio per la disponibilità. Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno ROMEO (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. (Brusio). PRESIDENTE. Per cortesia, se non volete stare in Aula sgombrate perché non voglio vedere assembramenti. Vedo troppa gente. Per cortesia, sgombrate. Chi non vuole stare in Aula, vada fuori. Ha facoltà di parlare senatore Romeo. ROMEO (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente. (Brusio). PRESIDENTE. Smettetela di urlare. Chi non vuole ascoltare, scenda e vada fuori. ROMEO (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, ci tenevo a ricordare quanto abbiamo letto e appreso questa mattina e di cui parlava anche prima il senatore Salvini. Mi riferisco alle informazioni e intercettazioni pubblicate sul quotidiano «La Verità» circa alcuni messaggi che si sono scambiati alcuni magistrati, che rappresentano sicuramente un fatto gravissimo per il nostro Paese. Lo dico perché poi questo fatto grave riguarda un po' tutti coloro che fanno politica in questo Paese: quanto riportato nei confronti del senatore Salvini possiamo immaginare che possa essere stato riportato anche nei confronti di tante altre persone o uomini politici. Alcuni magistrati, tra l'altro anche di diverse correnti nell'occasione mettono in evidenza e criticano l'allora ministro Salvini, nonché Vice Premier : da quanto si vede dalle intercettazioni sul decreto sicurezza sembrerebbe che dicano che ha ragione lui ma che si deve attaccare; anzi, relativamente ad una ricerca di alcuni elementi riguardanti i bilanci del partito della Lega si dice addirittura che si deve arginare Salvini. È come se ci fosse la volontà di attaccare consapevolmente l'ex ministro Salvini, a prescindere dal merito della vicenda e da quello che Salvini faceva. ( Applausi ). Questo è un fatto gravissimo, a memoria non ricordo dei precedenti così precisi e circostanziati. Quello che si chiede è che un magistrato non può non essere indipendente. ( Applausi ). Di fronte a questi fatti, a questo punto noi ci chiediamo con quale serenità l' ex ministro Matteo Salvini, oggi senatore, possa affrontare il processo a suo carico a Catania. Con quale serenità di giudizio il senatore Salvini può affrontare questo? Noi ci appelliamo al Presidente della Repubblica - che è anche il Presidente del Consiglio superiore della magistratura - affinché intervenga, perché riguarda tutti. Concludo, Presidente, e la ringrazio per questi minuti in più che mi ha concesso considerato che il tema è importante. Me lo chiedo io, ma ce lo dovremmo chiedere tutti: come facciamo in questo clima e con queste condizioni a lavorare da uomini politici per il bene e per gli interessi dei nostri cittadini e del nostro Paese (Applausi) indipendentemente dalle nostre idee politiche e dalle proposte che avanziamo? La politica deve essere messa nelle condizioni di poter liberamente esercitare le proprie funzioni. ( Applausi ). BOLDRINI (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BOLDRINI (PD) . Signor Presidente, colleghi senatori, premetto che il valore delle date è molto importante e non solo per il giorno esatto, per questa ragione intervengo oggi. Nella giornata di ieri non potevamo dimenticare un evento drammatico che ha sconvolto il territorio dell'Emilia-Romagna, e che non può essere dimenticato nemmeno durante l'emergenza Covid-19: il terremoto del 2012. Era il 20 maggio, ma poi seguì un'altra scossa il 29 maggio, che interessò le Province di Bologna, Ferrara, Modena, Reggio Emilia, colpendo 54 Comuni e i quattro capoluoghi, causando 28 morti e 300 feriti, con 45.000 sfollati e circa 13 miliardi di euro di danni. Da otto anni, i giorni del 20 e del 29 maggio per noi emiliani evocano un momento che non possiamo dimenticare, ma che dobbiamo e vogliamo ricordare innanzitutto in memoria delle vittime, degli sfollati e dei pesanti danni subiti dai territori delle Province di Modena, Ferrara, Bologna e Reggio Emilia che sono state colpite. Nonostante l'emergenza Covid-19 (che per analogia ci fa provare gli stessi stati d'animo, anche se con il sisma "tutti fuori", con il Covid "tutti dentro"), un evento inatteso per il quale ci si sente impreparati, abbia causato qualche rallentamento, oggi, dopo otto anni, possiamo dire che il processo di ricostruzione post -sisma è in via di completamento: 16.000 abitazioni, 5.400 attività economiche di nuovo agibili e il 95 per cento delle famiglie rientrate nelle loro case. Tutto questo grazie a leggi e procedimenti adottati per il territorio e alla sinergia tra governo regionale e statale, che hanno lavorato in stretto contatto per capire le esigenze. Dal 2012 a oggi sono stati concessi complessivamente contributi per 6,4 miliardi di euro, di cui 4,9 già spesi, liquidati ed erogati alle persone e alle imprese (1,5 miliardi di euro solo nell'ultimo anno). Nella ricostruzione pubblica tantissimi progetti sono stati recuperati e finanziati, avviati soprattutto nell'ultimo periodo quando è stata decisa la accelerazione sugli edifici pubblici. Si è iniziato a ricostruire - lo devo dire - con tanta sensibilità partendo dalle scuole (su cui credo dovremo adesso concentrare nuovamente l'attenzione). Voglio ricordare che nelle zone colpite dal sisma ha sede il più grande distretto biomedicale d'Europa. Proprio questo tessuto produttivo durante l'emergenza del coronavirus non ha mai fermato le produzioni e, in massima sicurezza sanitaria, ha saputo mettersi a disposizione, non solo dell'Emilia-Romagna ma di tutto il Paese. Ora, però, nella fase finale della ricostruzione post -sisma, dobbiamo agganciare l'inizio della ricostruzione post -Covid, che sta mettendo a dura prova l'occupazione, il tessuto produttivo, le famiglie, la coesione sociale. C'è bisogno di creare nuovi posti di lavoro, puntando sull'innovazione - lo abbiamo detto anche prima - avendo bene in mente la lezione che il Covid nella sua drammaticità ci ha insegnato. C'è bisogno di dare sostegno alle imprese e supporto alle famiglie. Gli emiliani, come tutti gli italiani, sono abituati alle sfide e a rimboccarsi le maniche nelle difficoltà. Questo è il momento di ripartire tutti in maniera coesa per riprogettare il Paese, per renderlo ancora più attrattivo e più forte. Da parte mia e del Partito Democratico ci sarà sempre il massimo impegno, questo lo dobbiamo fare per una nuova fase di rinascita e di rilancio per il nostro Paese. Solo così possiamo guardare con speranza e fiducia al futuro che ci aspetta. Lo dobbiamo soprattutto alle nuove generazioni. (Applausi). PAVANELLI (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PAVANELLI (M5S) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, nel Comune di Nocera Umbra dal 2005 è presente un centro sanitario per anziani in sostituzione di quello reso inagibile dal terremoto del 1997. Tra il 2006 e il 2007 l'amministrazione comunale destina uno dei padiglioni all'accoglienza di persone anziane. Nel 2018 il Comune di Nocera Umbra, incorrendo in un disavanzo amministrativo di 814.000 euro, comunicava che il servizio di accoglienza sarebbe cessato poiché ritenuto una spesa non più sostenibile. Dopo varie consultazioni tra istituzioni interessate, Regione, Comune e ASL, si arrivò ad una soluzione transitoria, a partire da maggio 2018, che prevedeva da parte della ASL la concessione dell'immobile in comodato d'uso per pubblica utilità al Comune, il quale a sua volta, deliberata la destinazione dello stabile ad uso abitativo, lo concedeva quale residenza per anziani in cui veniva avviata un'esperienza di autogestione con soddisfazione di tutte le parti interessate. Nell'aprile 2019, in vista della scadenza annuale, gli anziani hanno chiesto una proroga, senza però ricevere risposta, in mancanza della quale il cohousing è nel frattempo proseguito, apportando consistenti migliorie all'immobile attraverso lavori finanziati totalmente dai residenti per oltre 30.000 euro. L'autogestione in cohousing nei due anni trascorsi è risultata molto efficace giacché gli anziani ospiti sono molto felici di vivere lì e fanno fronte a tutte le loro necessità di vita e assistenza sanitaria, utilizzando esclusivamente i soldi privati, senza alcun finanziamento pubblico, a tutto vantaggio dei bilanci molto spesso in sofferenza degli enti locali. Purtroppo, di recente la ASL ha inviato, in piena emergenza sanitaria da coronavirus una lettera raccomandata in cui si chiedeva la riconsegna immediata dell'immobile. Questo comporterebbe il trasferimento degli anziani in varie strutture residenziali, separandoli in ordine sparso nei Comuni limitrofi e provocando un forte trauma psico-fisico e stress emotivo dovuti all'abbandono di un posto ormai considerato come la propria casa, nonché l'addio alle relazioni, agli affetti e alle amicizie consolidati. Desidero ricordare che la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità prevede, all'articolo 19, che le persone con disabilità debbano avere la possibilità di scegliere, sulla base di eguaglianza con gli altri, il proprio luogo di residenza e dove e con chi vivere e non siano obbligate a vivere in una particolare sistemazione abitativa. Da notare che nessun caso di contagio da coronavirus si è verificato finora presso la casa di riposo in questione, mentre lo spostamento degli anziani ospiti in una situazione del tutto nuova potrebbe esporli al contagio. Pertanto, sulla base delle precedenti considerazioni ho presentato un'interrogazione al Ministro della salute, considerando (il microfono si disattiva automaticamente) il principio di precauzione per la salute degli anziani ospiti, nonché per la salute pubblica... (il microfono si disattiva automaticamente) ... per valutare la possibilità di una sospensione della richiesta di lasciare libero l'immobile e trovare una soluzione definitiva. (Applausi). Atti e documenti, annunzio PRESIDENTE . Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Ordine del giorno per la seduta di martedì 26 maggio 2020 PRESIDENTE . Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica martedì 26 maggio, alle ore 16,30, con il seguente ordine del giorno: (Vedi ordine del giorno) La seduta è tolta (ore 15,28) . Allegato A DISEGNO DI LEGGE Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 25 marzo 2020, n. 19, recante misure urgenti per fronteggiare l'emergenza epidemiologica da COVID-19 (1811) ARTICOLO 1 DEL DISEGNO DI LEGGE DI CONVERSIONE E ALLEGATO RECANTE LE MODIFICAZIONI APPORTATE AL DECRETO-LEGGE NEL TESTO APPROVATO DALLA CAMERA DEI DEPUTATI, SUL QUALE IL GOVERNO HA POSTO LA QUESTIONE DI FIDUCIA Art. 1. 1. Il decreto-legge 25 marzo 2020, n. 19, recante misure urgenti per fronteggiare l'emergenza epidemiologica da COVID-19, è convertito in legge con le modificazioni riportate in allegato alla presente legge. 2. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale . ________________ N.B. Approvato con voto di fiducia il disegno di legge composto del solo articolo 1. Allegato MODIFICAZIONI APPORTATE IN SEDE DI CONVERSIONE AL DECRETO-LEGGE 25 MARZO 2020, N. 19 All'articolo 1: al comma 1, dopo le parole: «del 31 gennaio 2020,» sono inserite le seguenti: «pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 26 del 1° febbraio 2020,» ; al comma 2: alla lettera a) sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «. Ai soggetti con disabilità motorie o con disturbi dello spettro autistico, con disabilità intellettiva o sensoriale o con problematiche psichiatriche e comportamentali con necessità di supporto, certificate ai sensi della legge 5 febbraio 1992, n. 104, è consentito uscire dall'ambiente domestico con un accompagnatore qualora ciò sia necessario al benessere psico-fisico della persona e purché siano pienamente rispettate le condizioni di sicurezza sanitaria» ; alla lettera b) , le parole: «aree gioco» sono sostituite dalle seguenti: «aree da gioco» ; alla lettera d) , la parola: «rientrano» è sostituita dalle seguenti: «entrano nel territorio nazionale» e dopo le parole: «da aree» è soppresso il seguente segno d'interpunzione: «,»; alla lettera e), dopo le parole: «misura della quarantena» sono inserite le seguenti: «, applicata dal sindaco quale autorità sanitaria locale,» ; la lettera f) è soppressa; alla lettera g), dopo le parole: «forma di riunione» sono inserite le seguenti : «o di assembramento» ; dopo la lettera h) è inserita la seguente: « h-bis) adozione di protocolli sanitari, d'intesa con la Chiesa cattolica e con le confessioni religiose diverse dalla cattolica, per la definizione delle misure necessarie ai fini dello svolgimento delle funzioni religiose in condizioni di sicurezza;» ; alla lettera i) , dopo la parola: «concerto» è inserito il seguente segno d'interpunzione: «,» ; alla lettera l), le parole: «riunione o» sono soppresse; alla lettera m) , le parole: «centri termali, sportivi» sono sostituite dalle seguenti: «centri termali, centri sportivi» ; alla lettera n) sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «, garantendo comunque la possibilità di svolgere individualmente, ovvero con un accompagnatore per i minori o le persone non completamente autosufficienti, attività sportiva o attività motoria, purché nel rispetto della distanza di sicurezza interpersonale di almeno due metri per l'attività sportiva e di almeno un metro per le attività motorie, ludiche e ricreative» ; alla lettera o) , la parola: «affidare» è sostituita dalla seguente: «demandare», le parole: «, la sospensione o la soppressione» sono sostituite dalle seguenti: «o la sospensione» e sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «in ogni caso, la prosecuzione del servizio di trasporto delle persone è consentita solo se il gestore predispone le condizioni per garantire il rispetto di una distanza di sicurezza interpersonale predeterminata e adeguata a prevenire o ridurre il rischio di contagio» ; alla lettera p) , dopo la parola: «artistica» è inserito il seguente segno d'interpunzione: «,» , le parole: «i corsi professionali e le attività formative svolte» sono sostituite dalle seguenti: «dei corsi professionali e delle attività formative svolti» e dopo le parole: «territoriali e locali» è inserito il seguente segno d'interpunzione: «,» ; alla lettera t), dopo le parole: «sospensione delle procedure concorsuali e selettive» sono inserite le seguenti: «, ad esclusione dei concorsi per il personale sanitario e socio-sanitario,» ; alla lettera u), dopo le parole: «al dettaglio» sono inserite le seguenti: «o all'ingrosso» ; alla lettera v) sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «, ad esclusione delle mense e del catering continuativo su base contrattuale, a condizione che sia garantita la distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro, e della ristorazione con consegna a domicilio ovvero con asporto, nel rispetto delle norme igienico-sanitarie previste per le attività sia di confezionamento che di trasporto, con l'obbligo di rispettare la distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro, con il divieto di consumare i prodotti all'interno dei locali e con il divieto di sostare nelle immediate vicinanze degli stessi» ; alla lettera aa), le parole: «limitazione allo svolgimento» sono sostituite dalle seguenti: «limitazione o sospensione» ; alla lettera bb) , le parole: «dipartimenti emergenze e accettazione e dei pronto soccorso» sono sostituite dalle seguenti: «dipartimenti di emergenza-urgenza e accettazione e dei reparti di pronto soccorso» ; la lettera cc) è sostituita dalla seguente: « cc) divieto o limitazione dell'accesso di parenti e visitatori in strutture di ospitalità e lungodegenza, residenze sanitarie assistite (RSA), hospice , strutture riabilitative, strutture residenziali per persone con disabilità o per anziani, autosufficienti e no, nonché istituti penitenziari e istituti penitenziari per minori; sospensione dei servizi nelle strutture semiresidenziali e residenziali per minori e per persone con disabilità o non autosufficienti, per persone con disturbi mentali e per persone con dipendenza patologica; sono in ogni caso garantiti gli incontri tra genitori e figli autorizzati dall'autorità giudiziaria, nel rispetto delle prescrizioni sanitarie o, ove non possibile, in collegamento da remoto;» ; al comma 3, dopo le parole: «del prefetto» è inserito il seguente segno d'interpunzione: «,». Dopo l'articolo 1 è inserito il seguente: «Art. 1- bis. - (Deroghe straordinarie in materia di ripresa di attività di raccolta) - 1. In ragione delle necessità di approvvigionamento alimentare, in tutto il territorio nazionale sono consentite, limitatamente al territorio del comune di residenza o di dimora e nel rispetto della normativa vigente, le attività di raccolta a mano di prodotti agricoli e selvatici non legnosi, purché siano svolte individualmente». All'articolo 2: al comma 1: dopo il secondo periodo è inserito il seguente: « Il Presidente del Consiglio dei ministri o un Ministro da lui delegato illustra preventivamente alle Camere il contenuto dei provvedimenti da adottare ai sensi del presente comma, al fine di tenere conto degli eventuali indirizzi dalle stesse formulati; ove ciò non sia possibile, per ragioni di urgenza connesse alla natura delle misure da adottare, riferisce alle Camere ai sensi del comma 5, secondo periodo» ; al terzo periodo, le parole: «Comitato tecnico scientifico» sono sostituite dalle seguenti: «Comitato tecnico-scientifico» e sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 32 dell'8 febbraio 2020» ; al comma 3: al secondo periodo, le parole: «per come» sono sostituite dalle seguenti: «, pubblicati rispettivamente nella Gazzetta Ufficiale n. 59 dell'8 marzo 2020, n. 62 del 9 marzo 2020, n. 64 dell'11 marzo 2020 e n. 76 del 22 marzo 2020, come» ; al terzo periodo, dopo le parole: «Le altre misure» è soppresso il seguente segno d'interpunzione: «,» . All'articolo 3: al comma 1, dopo le parole: «ulteriormente restrittive» sono inserite le seguenti: «rispetto a quelle attualmente vigenti» ; al comma 2, dopo le parole: «in contrasto con le misure statali» sono inserite le seguenti: «e regionali». All'articolo 4: al comma 1: al primo periodo, le parole: « ai sensi dell'articolo 2, comma 1,» sono sostituite dalle seguenti: « ai sensi dell'articolo 2, commi 1 e 2,» e le parole: «euro 3.000» sono sostituite dalle seguenti: «euro 1.000» ; al secondo periodo, le parole: «le sanzioni sono aumentate» sono sostituite dalle seguenti: «la sanzione prevista dal primo periodo è aumentata» ; al comma 3: il primo periodo è sostituito dai seguenti: « Si applicano, per quanto non stabilito dal presente articolo, le disposizioni delle sezioni I e II del capo I della legge 24 novembre 1981, n. 689, in quanto compatibili. Per il pagamento in misura ridotta si applica l'articolo 202, commi 1, 2 e 2.1, del codice della strada, di cui al decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 »; al secondo periodo, le parole: «di cui all'articolo 2, comma 1,» sono sostituite dalle seguenti: «di cui all'articolo 2, commi 1 e 2,» ; sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 aprile 2020, n. 27» ; al comma 4, primo periodo, le parole: «violazioni ci cui al comma 2» sono sostituite dalle seguenti: «violazioni di cui al comma 2» e le parole: «l'autorità procedente» sono sostituite dalle seguenti: «l'organo accertatore» ; il comma 5 è sostituito dal seguente: « 5. In caso di reiterata violazione della disposizione di cui al comma 1, la sanzione amministrativa è raddoppiata e quella accessoria è applicata nella misura massima» ; al comma 7, le parole: «Al comma 1» sono sostituite dalle seguenti: «Al primo comma» ; al comma 9: al primo periodo, dopo le parole: «delle Forze di polizia» sono inserite le seguenti: «, del personale dei corpi di polizia municipale munito della qualifica di agente di pubblica sicurezza» ; dopo il secondo periodo è aggiunto il seguente: «Il prefetto assicura l'esecuzione delle misure di contenimento nei luoghi di lavoro avvalendosi anche del personale ispettivo dell'azienda sanitaria locale competente per territorio e dell'Ispettorato nazionale del lavoro limitatamente alle sue competenze in materia di salute e di sicurezza nei luoghi di lavoro». Dopo l'articolo 4 è inserito il seguente: «Art. 4- bis . - (Proroga dei piani terapeutici) - 1. I piani terapeutici che comprendono la fornitura di protesi, ortesi, ausili e dispositivi necessari per la prevenzione, la correzione o la compensazione di menomazioni o disabilità, per il potenziamento delle abilità nonché per la promozione dell'autonomia dell'assistito, in scadenza durante lo stato di emergenza deliberato dal Consiglio dei ministri in data 31 gennaio 2020, sono prorogati per ulteriori novanta giorni. I nuovi piani terapeutici sono autorizzati in base a protocolli e procedure semplificati stabiliti dalle regioni». All'articolo 5: il comma 3 è sostituito dal seguente: «3. Dall'attuazione del presente decreto non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. Le amministrazioni interessate provvedono alle attività previste dal medesimo decreto mediante l'utilizzo delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente». ARTICOLI DA 1 A 6 DEL DECRETO-LEGGE NEL TESTO COMPRENDENTE LE MODIFICAZIONI APPORTATE DALLA CAMERA DEI DEPUTATI Articolo 1. (Misure urgenti per evitare la diffusione del COVID-19) 1. Per contenere e contrastare i rischi sanitari derivanti dalla diffusione del virus COVID-19, su specifiche parti del territorio nazionale ovvero, occorrendo, sulla totalità di esso, possono essere adottate, secondo quanto previsto dal presente decreto, una o più misure tra quelle di cui al comma 2, per periodi predeterminati, ciascuno di durata non superiore a trenta giorni, reiterabili e modificabili anche più volte fino al 31 luglio 2020, termine dello stato di emergenza dichiarato con delibera del Consiglio dei ministri del 31 gennaio 2020, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 26 del 1° febbraio 2020, e con possibilità di modularne l'applicazione in aumento ovvero in diminuzione secondo l'andamento epidemiologico del predetto virus. 2. Ai sensi e per le finalità di cui al comma 1, possono essere adottate, secondo princìpi di adeguatezza e proporzionalità al rischio effettivamente presente su specifiche parti del territorio nazionale ovvero sulla totalità di esso, una o più tra le seguenti misure: a) limitazione della circolazione delle persone, anche prevedendo limitazioni alla possibilità di allontanarsi dalla propria residenza, domicilio o dimora se non per spostamenti individuali limitati nel tempo e nello spazio o motivati da esigenze lavorative, da situazioni di necessità o urgenza, da motivi di salute o da altre specifiche ragioni. Ai soggetti con disabilità motorie o con disturbi dello spettro autistico, con disabilità intellettiva o sensoriale o con problematiche psichiatriche e comportamentali con necessità di supporto, certificate ai sensi della legge 5 febbraio 1992, n. 104, è consentito uscire dall'ambiente domestico con un accompagnatore qualora ciò sia necessario al benessere psico-fisico della persona e purché siano pienamente rispettate le condizioni di sicurezza sanitaria; b) chiusura al pubblico di strade urbane, parchi, aree da gioco, ville e giardini pubblici o altri spazi pubblici; c) limitazioni o divieto di allontanamento e di ingresso in territori comunali, provinciali o regionali, nonché rispetto al territorio nazionale; d) applicazione della misura della quarantena precauzionale ai soggetti che hanno avuto contatti stretti con casi confermati di malattia infettiva diffusiva o che entrano nel territorio nazionale da aree ubicate al di fuori del territorio italiano; e) divieto assoluto di allontanarsi dalla propria abitazione o dimora per le persone sottoposte alla misura della quarantena, applicata dal sindaco quale autorità sanitaria locale, perché risultate positive al virus; g) limitazione o sospensione di manifestazioni o iniziative di qualsiasi natura, di eventi e di ogni altra forma di riunione o di assembramento in luogo pubblico o privato, anche di carattere culturale, ludico, sportivo, ricreativo e religioso; h) sospensione delle cerimonie civili e religiose, limitazione dell'ingresso nei luoghi destinati al culto; h-bis) adozione di protocolli sanitari, d'intesa con la Chiesa cattolica e con le confessioni religiose diverse dalla cattolica, per la definizione delle misure necessarie ai fini dello svolgimento delle funzioni religiose in condizioni di sicurezza; i) chiusura di cinema, teatri, sale da concerto, sale da ballo, discoteche, sale giochi, sale scommesse e sale bingo, centri culturali, centri sociali e centri ricreativi o altri analoghi luoghi di aggregazione; l) sospensione dei congressi, di ogni tipo di evento sociale e di ogni altra attività convegnistica o congressuale, salva la possibilità di svolgimento a distanza; m) limitazione o sospensione di eventi e competizioni sportive di ogni ordine e disciplina in luoghi pubblici o privati, ivi compresa la possibilità di disporre la chiusura temporanea di palestre, centri termali, centri sportivi, piscine, centri natatori e impianti sportivi, anche se privati, nonché di disciplinare le modalità di svolgimento degli allenamenti sportivi all'interno degli stessi luoghi; n) limitazione o sospensione delle attività ludiche, ricreative, sportive e motorie svolte all'aperto o in luoghi aperti al pubblico, garantendo comunque la possibilità di svolgere individualmente, ovvero con un accompagnatore per i minori o le persone non completamente autosufficienti, attività sportiva o attività motoria, purché nel rispetto della distanza di sicurezza interpersonale di almeno due metri per l'attività sportiva e di almeno un metro per le attività motorie, ludiche e ricreative; o) possibilità di disporre o di demandare alle competenti autorità statali e regionali la limitazione, la riduzione o la sospensione di servizi di trasporto di persone e di merci, automobilistico, ferroviario, aereo, marittimo, nelle acque interne, anche non di linea, nonché di trasporto pubblico locale; in ogni caso, la prosecuzione del servizio di trasporto delle persone è consentita solo se il gestore predispone le condizioni per garantire il rispetto di una distanza di sicurezza interpersonale predeterminata e adeguata a prevenire o ridurre il rischio di contagio; p) sospensione dei servizi educativi per l'infanzia di cui all'articolo 2 del decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 65, e delle attività didattiche delle scuole di ogni ordine e grado, nonché delle istituzioni di formazione superiore, comprese le università e le istituzioni di alta formazione artistica, musicale e coreutica, di corsi professionali, master , corsi per le professioni sanitarie e università per anziani, nonché dei corsi professionali e delle attività formative svolti da altri enti pubblici, anche territoriali e locali, e da soggetti privati, o di altri analoghi corsi, attività formative o prove di esame, ferma la possibilità del loro svolgimento di attività in modalità a distanza; q) sospensione dei viaggi d'istruzione, delle iniziative di scambio o gemellaggio, delle visite guidate e delle uscite didattiche comunque denominate, programmate dalle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado sia sul territorio nazionale sia all'estero; r) limitazione o sospensione dei servizi di apertura al pubblico o chiusura dei musei e degli altri istituti e luoghi della cultura di cui all'articolo 101 del codice dei beni culturali e del paesaggio, di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, nonché dell'efficacia delle disposizioni regolamentari sull'accesso libero o gratuito a tali istituti e luoghi; s) limitazione della presenza fisica dei dipendenti negli uffici delle amministrazioni pubbliche, fatte comunque salve le attività indifferibili e l'erogazione dei servizi essenziali prioritariamente mediante il ricorso a modalità di lavoro agile; t) limitazione o sospensione delle procedure concorsuali e selettive, ad esclusione dei concorsi per il personale sanitario e socio-sanitario, finalizzate all'assunzione di personale presso datori di lavoro pubblici e privati con possibilità di esclusione dei casi in cui la valutazione dei candidati è effettuata esclusivamente su basi curriculari ovvero con modalità a distanza, fatte salve l'adozione degli atti di avvio di dette procedure entro i termini fissati dalla legge, la conclusione delle procedure per le quali risulti già ultimata la valutazione dei candidati e la possibilità di svolgimento dei procedimenti per il conferimento di specifici incarichi; u) limitazione o sospensione delle attività commerciali di vendita al dettaglio o all'ingrosso, a eccezione di quelle necessarie per assicurare la reperibilità dei generi agricoli, alimentari e di prima necessità da espletare con modalità idonee ad evitare assembramenti di persone, con obbligo a carico del gestore di predisporre le condizioni per garantire il rispetto di una distanza di sicurezza interpersonale predeterminata e adeguata a prevenire o ridurre il rischio di contagio; v) limitazione o sospensione delle attività di somministrazione al pubblico di bevande e alimenti, nonché di consumo sul posto di alimenti e bevande, compresi bar e ristoranti, ad esclusione delle mense e del catering continuativo su base contrattuale, a condizione che sia garantita la distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro, e della ristorazione con consegna a domicilio ovvero con asporto, nel rispetto delle norme igienico-sanitarie previste per le attività sia di confezionamento che di trasporto, con l'obbligo di rispettare la distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro, con il divieto di consumare i prodotti all'interno dei locali e con il divieto di sostare nelle immediate vicinanze degli stessi; z) limitazione o sospensione di altre attività d'impresa o professionali, anche ove comportanti l'esercizio di pubbliche funzioni, nonché di lavoro autonomo, con possibilità di esclusione dei servizi di pubblica necessità previa assunzione di protocolli di sicurezza anti-contagio e, laddove non sia possibile rispettare la distanza di sicurezza interpersonale predeterminata e adeguata a prevenire o ridurre il rischio di contagio come principale misura di contenimento, con adozione di adeguati strumenti di protezione individuale; aa) limitazione o sospensione di fiere e mercati, a eccezione di quelli necessari per assicurare la reperibilità dei generi agricoli, alimentari e di prima necessità; bb) specifici divieti o limitazioni per gli accompagnatori dei pazienti nelle sale di attesa dei dipartimenti di emergenza-urgenza e accettazione e dei reparti di pronto soccorso (DEA/PS); cc) divieto o limitazione dell'accesso di parenti e visitatori in strutture di ospitalità e lungodegenza, residenze sanitarie assistite (RSA), hospice , strutture riabilitative, strutture residenziali per persone con disabilità o per anziani, autosufficienti e no, nonché istituti penitenziari e istituti penitenziari per minori; sospensione dei servizi nelle strutture semiresidenziali e residenziali per minori e per persone con disabilità o non autosufficienti, per persone con disturbi mentali e per persone con dipendenza patologica; sono in ogni caso garantiti gli incontri tra genitori e figli autorizzati dall'autorità giudiziaria, nel rispetto delle prescrizioni sanitarie o, ove non possibile, in collegamento da remoto; dd) obblighi di comunicazione al servizio sanitario nazionale nei confronti di coloro che sono transitati e hanno sostato in zone a rischio epidemiologico come identificate dall'Organizzazione mondiale della sanità o dal Ministro della salute; ee) adozione di misure di informazione e di prevenzione rispetto al rischio epidemiologico; ff) predisposizione di modalità di lavoro agile, anche in deroga alla disciplina vigente; gg) previsione che le attività consentite si svolgano previa assunzione da parte del titolare o del gestore di misure idonee a evitare assembramenti di persone, con obbligo di predisporre le condizioni per garantire il rispetto della distanza di sicurezza interpersonale predeterminata e adeguata a prevenire o ridurre il rischio di contagio; per i servizi di pubblica necessità, laddove non sia possibile rispettare tale distanza interpersonale, previsione di protocolli di sicurezza anti-contagio, con adozione di strumenti di protezione individuale; hh) eventuale previsione di esclusioni dalle limitazioni alle attività economiche di cui al presente comma, con verifica caso per caso affidata a autorità pubbliche specificamente individuate. 3. Per la durata dell'emergenza di cui al comma 1, può essere imposto lo svolgimento delle attività non oggetto di sospensione in conseguenza dell'applicazione di misure di cui al presente articolo, ove ciò sia assolutamente necessario per assicurarne l'effettività e la pubblica utilità, con provvedimento del prefetto, assunto dopo avere sentito, senza formalità, le parti sociali interessate. Articolo 1- bis. (Deroghe straordinarie in materia di ripresa di attività di raccolta) 1. In ragione delle necessità di approvvigionamento alimentare, in tutto il territorio nazionale sono consentite, limitatamente al territorio del comune di residenza o di dimora e nel rispetto della normativa vigente, le attività di raccolta a mano di prodotti agricoli e selvatici non legnosi, purché siano svolte individualmente. Articolo 2. (Attuazione delle misure di contenimento) 1. Le misure di cui all'articolo 1 sono adottate con uno o più decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro della salute, sentiti il Ministro dell'interno, il Ministro della difesa, il Ministro dell'economia e delle finanze e gli altri ministri competenti per materia, nonché i presidenti delle regioni interessate, nel caso in cui riguardino esclusivamente una regione o alcune specifiche regioni, ovvero il Presidente della Conferenza delle regioni e delle province autonome, nel caso in cui riguardino l'intero territorio nazionale. I decreti di cui al presente comma possono essere altresì adottati su proposta dei presidenti delle regioni interessate, nel caso in cui riguardino esclusivamente una regione o alcune specifiche regioni, ovvero del Presidente della Conferenza delle regioni e delle province autonome, nel caso in cui riguardino l'intero territorio nazionale, sentiti il Ministro della salute, il Ministro dell'interno, il Ministro della difesa, il Ministro dell'economia e delle finanze e gli altri ministri competenti per materia. Il Presidente del Consiglio dei ministri o un Ministro da lui delegato illustra preventivamente alle Camere il contenuto dei provvedimenti da adottare ai sensi del presente comma, al fine di tenere conto degli eventuali indirizzi dalle stesse formulati; ove ciò non sia possibile, per ragioni di urgenza connesse alla natura delle misure da adottare, riferisce alle Camere ai sensi del comma 5, secondo periodo. Per i profili tecnico-scientifici e le valutazioni di adeguatezza e proporzionalità, i provvedimenti di cui al presente comma sono adottati sentito, di norma, il Comitato tecnico-scientifico di cui all'ordinanza del Capo del dipartimento della Protezione civile 3 febbraio 2020, n. 630, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 32 dell'8 febbraio 2020. 2. Nelle more dell'adozione dei decreti del Presidente del Consiglio dei ministri di cui al comma 1 e con efficacia limitata fino a tale momento, in casi di estrema necessità e urgenza per situazioni sopravvenute le misure di cui all'articolo 1 possono essere adottate dal Ministro della salute ai sensi dell'articolo 32 della legge 23 dicembre 1978, n. 833. 3. Sono fatti salvi gli effetti prodotti e gli atti adottati sulla base dei decreti e delle ordinanze emanati ai sensi del decreto-legge 23 febbraio 2020, n. 6, convertito, con modificazioni, dalla legge 5 marzo 2020, n. 13, ovvero ai sensi dell'articolo 32 della legge 23 dicembre 1978, n. 833. Continuano ad applicarsi nei termini originariamente previsti le misure già adottate con i decreti del Presidente del Consiglio dei ministri adottati in data 8 marzo 2020, 9 marzo 2020, 11 marzo 2020 e 22 marzo 2020, pubblicati rispettivamente nella Gazzetta Ufficiale n. 59 dell'8 marzo 2020, n. 62 del 9 marzo 2020, n. 64 dell'11 marzo 2020 e n. 76 del 22 marzo 2020, come ancora vigenti alla data di entrata in vigore del presente decreto. Le altre misure ancora vigenti alla stessa data continuano ad applicarsi nel limite di ulteriori dieci giorni. 4. Per gli atti adottati ai sensi del presente decreto i termini per il controllo preventivo della Corte dei conti, di cui all'articolo 27, comma 1, della legge 24 novembre 2000, n. 340, sono dimezzati. In ogni caso i provvedimenti adottati in attuazione del presente decreto, durante lo svolgimento della fase del controllo preventivo della Corte dei conti, sono provvisoriamente efficaci, esecutori ed esecutivi, a norma degli articoli 21- bis , 21- ter e 21 -quater della legge 7 agosto 1990, n. 241. 5. I provvedimenti emanati in attuazione del presente articolo sono pubblicati nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana e comunicati alle Camere entro il giorno successivo alla loro pubblicazione. Il Presidente del Consiglio dei ministri o un Ministro da lui delegato riferisce ogni quindici giorni alle Camere sulle misure adottate ai sensi del presente decreto. Articolo 3. (Misure urgenti di carattere regionale o infraregionale) 1. Nelle more dell'adozione dei decreti del Presidente del Consiglio dei ministri di cui all'articolo 2, comma 1, e con efficacia limitata fino a tale momento, le regioni, in relazione a specifiche situazioni sopravvenute di aggravamento del rischio sanitario verificatesi nel loro territorio o in una parte di esso, possono introdurre misure ulteriormente restrittive rispetto a quelle attualmente vigenti, tra quelle di cui all'articolo 1, comma 2, esclusivamente nell'ambito delle attività di loro competenza e senza incisione delle attività produttive e di quelle di rilevanza strategica per l'economia nazionale. 2. I Sindaci non possono adottare, a pena di inefficacia, ordinanze contingibili e urgenti dirette a fronteggiare l'emergenza in contrasto con le misure statali e regionali, né eccedendo i limiti di oggetto cui al comma 1. 3. Le disposizioni di cui al presente articolo si applicano altresì agli atti posti in essere per ragioni di sanità in forza di poteri attribuiti da ogni disposizione di legge previgente. Articolo 4. (Sanzioni e controlli) 1. Salvo che il fatto costituisca reato, il mancato rispetto delle misure di contenimento di cui all'articolo 1, comma 2, individuate e applicate con i provvedimenti adottati ai sensi dell'articolo 2, commi 1 e 2, ovvero dell'articolo 3, è punito con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 400 a euro 1.000 e non si applicano le sanzioni contravvenzionali previste dall'articolo 650 del codice penale o da ogni altra disposizione di legge attributiva di poteri per ragioni di sanità, di cui all'articolo 3, comma 3. Se il mancato rispetto delle predette misure avviene mediante l'utilizzo di un veicolo la sanzione prevista dal primo periodo è aumentata fino a un terzo. 2. Nei casi di cui all'articolo 1, comma 2, lettere i) , m) , p) , u) , v) , z) e aa) , si applica altresì la sanzione amministrativa accessoria della chiusura dell'esercizio o dell'attività da 5 a 30 giorni. 3. Si applicano, per quanto non stabilito dal presente articolo, le disposizioni delle sezioni I e II del capo I della legge 24 novembre 1981, n. 689, in quanto compatibili. Per il pagamento in misura ridotta si applica l'articolo 202, commi 1, 2 e 2.1, del codice della strada, di cui al decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285. Le sanzioni per le violazioni delle misure di cui all'articolo 2, commi 1 e 2, sono irrogate dal Prefetto. Le sanzioni per le violazioni delle misure di cui all'articolo 3 sono irrogate dalle autorità che le hanno disposte. Ai relativi procedimenti si applica l'articolo 103 del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 aprile 2020, n. 27. 4. All'atto dell'accertamento delle violazioni di cui al comma 2, ove necessario per impedire la prosecuzione o la reiterazione della violazione, l'organo accertatore può disporre la chiusura provvisoria dell'attività o dell'esercizio per una durata non superiore a 5 giorni. Il periodo di chiusura provvisoria è scomputato dalla corrispondente sanzione accessoria definitivamente irrogata, in sede di sua esecuzione. 5. In caso di reiterata violazione della disposizione di cui al comma 1, la sanzione amministrativa è raddoppiata e quella accessoria è applicata nella misura massima. 6. Salvo che il fatto costituisca violazione dell'articolo 452 del codice penale o comunque più grave reato, la violazione della misura di cui all'articolo 1, comma 2, lettera e) , è punita ai sensi dell'articolo 260 del regio decreto 27 luglio 1934, n. 1265, Testo unico delle leggi sanitarie, come modificato dal comma 7. 7. Al primo comma dell'articolo 260 del regio decreto 27 luglio 1934, n. 1265, Testo unico delle leggi sanitarie, le parole «con l'arresto fino a sei mesi e con l'ammenda da lire 40.000 a lire 800.000» sono sostituite dalle seguenti: «con l'arresto da 3 mesi a 18 mesi e con l'ammenda da euro 500 ad euro 5.000». 8. Le disposizioni del presente articolo che sostituiscono sanzioni penali con sanzioni amministrative si applicano anche alle violazioni commesse anteriormente alla data di entrata in vigore del presente decreto, ma in tali casi le sanzioni amministrative sono applicate nella misura minima ridotta alla metà. Si applicano in quanto compatibili le disposizioni degli articoli 101 e 102 del decreto legislativo 30 dicembre 1999, n. 507. 9. Il Prefetto, informando preventivamente il Ministro dell'interno, assicura l'esecuzione delle misure avvalendosi delle Forze di polizia, del personale dei corpi di polizia municipale munito della qualifica di agente di pubblica sicurezza e, ove occorra, delle Forze armate, sentiti i competenti comandi territoriali. Al personale delle Forze armate impiegato, previo provvedimento del Prefetto competente, per assicurare l'esecuzione delle misure di contenimento di cui agli articoli 1 e 2 è attribuita la qualifica di agente di pubblica sicurezza. Il prefetto assicura l'esecuzione delle misure di contenimento nei luoghi di lavoro avvalendosi anche del personale ispettivo dell'azienda sanitaria locale competente per territorio e dell'Ispettorato nazionale del lavoro limitatamente alle sue competenze in materia di salute e di sicurezza nei luoghi di lavoro. Articolo 4- bis . (Proroga dei piani terapeutici) 1. I piani terapeutici che comprendono la fornitura di protesi, ortesi, ausili e dispositivi necessari per la prevenzione, la correzione o la compensazione di menomazioni o disabilità, per il potenziamento delle abilità nonché per la promozione dell'autonomia dell'assistito, in scadenza durante lo stato di emergenza deliberato dal Consiglio dei ministri in data 31 gennaio 2020, sono prorogati per ulteriori novanta giorni. I nuovi piani terapeutici sono autorizzati in base a protocolli e procedure semplificati stabiliti dalle regioni. Articolo 5. (Disposizioni finali) 1. Sono abrogati: a) il decreto-legge 23 febbraio 2020, n. 6, convertito, con modificazioni, dalla legge 5 marzo 2020, n. 13, ad eccezione degli articoli 3, comma 6- bis , e 4; b) l'articolo 35 del decreto-legge 2 marzo 2020, n. 9. 2. Le disposizioni del presente decreto si applicano alle Regioni a statuto speciale e alle Province autonome di Trento e di Bolzano compatibilmente con i rispettivi statuti e le relative norme di attuazione. 3. Dall'attuazione del presente decreto non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. Le amministrazioni interessate provvedono alle attività previste dal medesimo decreto mediante l'utilizzo delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente. Articolo 6. ( Entrata in vigore ) 1. Il presente decreto entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana e sarà presentato alle Camere per la conversione in legge. EMENDAMENTI E ORDINE DEL GIORNO NON PRESI IN CONSIDERAZIONE A SEGUITO DELLA POSIZIONE DELLA QUESTIONE DI FIDUCIA SULL'ARTICOLO UNICO DEL DISEGNO DI LEGGE DI CONVERSIONE Testo integrale della dichiarazione di voto del senatore Ciampolillo nella discussione della questione di fiducia posta sull'approvazione dell'articolo unico del disegno di legge n. 1181 Questo Governo non merita la fiducia. Ha subappaltato la gestione dell'emergenza a tecnici - o presunti tali - che non sono mai stati scelti dai cittadini per affrontare le sfide della nostra Nazione. Su tutti, tale scienziato dottor Burioni, novello attore televisivo, il quale, tra un cachet ed un altro, lautamente offerti dalla televisione pubblica, ha letteralmente terrorizzato il popolo italiano, prefigurando scenari drammatici e costringendo il nostro caro Conte a rinchiudere in casa tutti noi poveri cittadini. Singolare poi che sia Burioni che Conte abbiano inizialmente escluso categoricamente che il virus fosse un problema. Eppure Conte di certo aveva la possibilità di cogliere il pericolo in arrivo e di prevenire quantomeno l'assoluta carenza di mascherine e gel disinfettante. Nulla di tutto questo. Quando poi sono comparsi i primi contagi, si è passati all'esatto opposto, con misure improvvisate ed incoerenti che, di fatto, hanno messo in ginocchio l'economia italiana e, soprattutto, i già miseri bilanci di gran parte dei cittadini. È facile dire «restate a casa» quando si vive nell'agio di lussuose residenze come quelle dei vari personaggi che hanno invaso le televisioni con i loro patetici inviti alla reclusione domestica. Il dato, tuttavia, più grave di questa vicenda è l'assoluta incapacità del Governo di gestire il flusso enorme di danaro di cui oggi dispone. Il risultato è il caos totale. Gli imprenditori che aspettano ancora i famigerati 25.000 euro. La cassa integrazione che ritarda. Il casato Agnelli che incassa decine di miliardi, pur pagando le tasse in Olanda. Le banche che hanno trasformato i loro crediti chirografari in crediti garantiti dallo Stato. Prima o poi la verità verrà a galla ed emergerà come questa sia stata l'ennesima occasione persa per l'Italia. Per capire l'assurdità della situazione è sufficiente pensare a quello che è successo in Senato giovedì scorso, nel corso dell'audizione in Senato del dottor Giuseppe De Donno dell'ospedale Carlo Poma di Mantova relativa ai risultati positivi che sta ottenendo la terapia del plasma iperimmune nella lotta contro il Covid-19. Ebbene di fronte ai successi di questa terapia l'istituto superiore della sanità e dall'AIFA hanno pensato bene di affidare la guida dello studio nazionale su detta terapia all'Azienda ospedaliera universitaria di Pisa e non già agli Ospedali di Mantova e Pavia. Queste le parole del dottor De Donno: «Perché Pisa? Non lo so, sono sconcertato da questa decisione. Qui è la politica che vuole ammutolire la scienza»; emerge inequivocabilmente il tentativo in atto da parte dell'Istituto superiore della sanità e dell'AIFA di boicottare i risultati straordinari che la terapia del plasma iperimmune sta ottenendo, attraverso la pratica di una terapia in uso da decenni contro l'epatite B e la rabbia, fondata sulla generosità dei donatori di plasma e non già sulla bramosia di profitto delle aziende farmaceutiche che le nostre istituzioni sanitarie dimostrano invece di voler proteggere. Il Ministro della salute, con il suo atteggiamento accondiscendente, ha dimostrato la sua sudditanza alle industrie farmaceutiche e non già ai legittimi interessi dei cittadini italiani. Ma vi è di più! Ad oggi non si comprende bene quante siano le vittime effettive del Covid-19. Quanti in realtà siano i decessi legati ad altre cause. Lo stesso vale per i contagi. Non si capisce bene chi abbia vietato le autopsie. Burioni? Il comitato tecnico scientifico? Solo grazie alle autopsie è stato possibile capire i rischi della terapia e delle intubazioni e si è così potuto veramente salvare le vite umane. Ancora più clamorosa appare oggi il dubbio sull'attendibilità stessa dei tamponi. Anzi direi esattamente il contrario. Ossia la certezza della relativa inattendibilità! Giovedì scorso, difatti, nel corso della audizione al Senato, il professor Ippolito dello Spallanzani di Roma ha testualmente ammesso che i tamponi hanno limiti enormi e che in sostanza non sono affatto attendibili. Ma allora come ,è possibile pensare di far dipendere dai risultati dei tamponi le scelte su misure restrittive delle libertà personali o della libertà economiche? Tutto questo è assurdo e denota l'assoluta incapacità di questo Governo, che ha messo nelle mani di qualche asserito scienziato, promesso attore televisivo, la libertà e il destino dei cittadini. Oggi con questo decreto, con questi provvedimenti a pioggia, assistenziali e senza alcuna visione del futuro, distruggiamo le casse pubbliche per avvantaggiare i soliti noti. Stiamo ipotecando il futuro dei nostri ragazzi. Ai cittadini normali, come al solito, arriverà forse, solo un po' di elemosina. Non ci sono parole. Siamo insomma di fronte ad una vera e propria banda di incapaci! Una desolazione! Il mio voto sarà ovviamente no alla fiducia! Congedi e missioni Sono in congedo i senatori: Barachini, Barboni, Berardi, Bertacco, Berutti, Bongiorno, Bossi Umberto, Castaldi, Cattaneo, Crimi, De Poli, Di Piazza, Malpezzi, Mangialavori, Margiotta, Marti, Merlo, Misiani, Monti, Napolitano, Parente, Ronzulli, Schifani, Sciascia, Segre, Sileri, Stabile e Turco. Commissioni permanenti, variazioni nella composizione Il Presidente del Gruppo parlamentare MoVimento 5 Stelle ha comunicato la seguente variazione nella composizione delle Commissioni permanenti, con decorrenza dal 25 maggio 2020: 5 a Commissione permanente: entra a farne parte la senatrice Pirro, in qualità di sostituto del senatore Di Piazza, membro del Governo; cessa di farne parte la senatrice Bottici, in qualità di sostituto del senatore Di Piazza, membro del Governo. Disegni di legge, trasmissione dalla Camera dei deputati Ministro della salute Disposizioni in materia di sicurezza per gli esercenti le professioni sanitarie e socio-sanitarie nell'esercizio delle loro funzioni (867-B) (presentato in data 21/05/2020) S.867 approvato dal Senato della Repubblica C.2117 approvato con modificazioni dalla Camera dei deputati (assorbe C.704, C.909, C.1042, C.1067, C.1070, C.1226, C.1246, C.1590, C.2004). Disegni di legge, annunzio di presentazione Senatori Garavini Laura, Comincini Eugenio, Cucca Giuseppe Luigi Salvatore, Unterberger Julia Disposizioni relative alla definizione di un quadro normativo per l'incentivazione del riciclo di telefoni cellulari (1824) (presentato in data 21/05/2020). Governo, trasmissione di atti e documenti dell'Unione europea di particolare rilevanza ai sensi dell'articolo 6, comma 1, della legge n. 234 del 2012. Deferimento Ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, è deferito alle sottoindicate Commissioni permanenti il seguente documento dell'Unione europea, trasmesso dal Dipartimento per le politiche europee della Presidenza del Consiglio dei ministri, in base all'articolo 6, comma 1, della legge 24 dicembre 2012, n. 234: Relazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio sull'attuazione della direttiva 2011/99/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 dicembre 2011, sull'ordine di protezione europeo (COM(2020) 187 definitivo), alla 2 a e alla 14 a Commissione permanente. Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro (CNEL), trasmissione di atti e documenti. Deferimento Il Presidente del Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro (CNEL), con lettera in data 14 maggio 2020, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 12 della legge 30 dicembre 1986, n. 936, i seguenti documenti approvati dall'assemblea del CNEL nelle sedute dell'8 e del 22 aprile 2020: "Appello all'Europa occasione unica per una nuova identità". Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 14 a Commissione permanente (Atto n. 472); " Documento di lavoro per un progetto di legge di iniziativa del CNEL in tema di tutele per i lavoratori autonomi iscritti alla gestione separata INPS ". Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 11 a Commissione permanente (Atto n. 473); " Il mondo che verrà. Interpretare e orientare lo sviluppo dopo la crisi sanitaria globale". Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 5 a Commissione permanente (Atto n. 474) ; osservazioni e proposte relative al disegno di legge di conversione del decreto-legge 2 marzo 2020, n. 9, recante "Misure urgenti di sostegno per le famiglie, lavoratori e imprese connesse all'emergenza epidemiologica da COVID-19" (Atto Senato n. 1746). Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 5 a Commissione permanente (Atto n. 475); osservazioni e proposte relative al disegno di legge di conversione del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, recante "Misure urgenti di potenziamento del Servizio sanitario nazionale e di sostegno economico per le famiglie, lavoratori e imprese connesse all'emergenza epidemiologica da COVID-19" (Atto Senato n. 1766 e Atto Camera 2463)". Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 5 a Commissione permanente (Atto n. 476); osservazioni e proposte concernenti l'"Affare sulle iniziative di sostegno ai comparti dell'industria, del commercio e del turismo nell'ambito della congiuntura economica conseguente da COVID-19". Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 10 a Commissione permanente (Atto n. 478) ; osservazioni e proposte concernenti la ricostruzione dopo la crisi coronavirus. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 5 a Commissione permanente (Atto n. 479); " Emersione degli stranieri soggiornanti in condizione irregolare". Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1 a Commissione permanente (Atto n. 480); osservazioni e proposte concernenti "Documento di economia e finanza 2020 ( Doc . LVII, n. 3)". Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 5 a Commissione permanente (Atto n. 481) . Il Presidente del Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro (CNEL), con lettere in data 14 maggio 2020, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 10, comma 1, lettere a) , f) e g) , e 12 della legge 30 dicembre 1986, n. 936: un documento, approvato dall'assemblea del CNEL nella seduta dell'8 aprile 2020, concernente osservazioni e proposte sul progetto di legge recante disposizioni concernenti la vigilanza e la sicurezza sul lavoro nonché prevenzione e assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali (Atto Camera 1266) ( Doc . XXI, n. 5). Il predetto documento è stato deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 11 a Commissione permanente; un documento, approvato dall'assemblea del CNEL nella seduta dell'8 aprile 2020, concernente osservazioni e proposte sul progetto di legge concernente abrogazione della legge 11 giugno 1974, n. 252, recante regolarizzazione della posizione assicurativa dei dipendenti dei partiti politici, delle organizzazioni sindacali e delle associazioni di tutela e rappresentanza della cooperazione (Atto Camera 503) ( Doc . XXI, n. 6). Il predetto documento è stato deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 11 a Commissione permanente; un documento, approvato dall'assemblea del CNEL nella seduta dell'8 aprile 2020, concernente osservazioni e proposte sui progetti di legge recanti disposizioni per il superamento del divario retributivo tra donne e uomini e per favorire l'accesso delle donne al lavoro (Atti Camera 522, 615, 1320, 1345, 1675, 1732, 1925, e 2338) ( Doc . XXI, n. 7). Il predetto documento è stato deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 11 a Commissione permanente; un documento, approvato dall'assemblea del CNEL nella seduta del 22 aprile 2020, concernente osservazioni e proposte sul disegno di legge concernente conversione in legge del decreto-legge 8 aprile 2020, n. 23, recante misure urgenti in materia di accesso al credito e di adempimenti fiscali per le imprese, di poteri speciali nei settori strategici, nonché interventi in materia di salute e lavoro, di proroga di termini amministrativi e processuali" (Atto Camera 2461) ( Doc . XXI, n. 8). Il predetto documento è stato deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 6 a e alla 10 a Commissione permanente. Interrogazioni, apposizione di nuove firme I senatori Astorre, Biti, Iori, Taricco e Verducci hanno aggiunto la propria firma all'interrogazione 3-01593 del senatore Stefano ed altri. Risposte scritte ad interrogazioni (Pervenute dal 14 al 21 maggio 2020) SOMMARIO DEL FASCICOLO N. 64 AIMI ed altri: sugli italiani bloccati in Nuova Zelanda e in Australia (4-03159) (risp. MERLO, sottosegretario di Stato per gli affari esteri e la cooperazione internazionale ) D'ALFONSO: sullo svolgimento di un concerto presso la marina di Vasto (Chieti) (4-02122) (risp. VARIATI, sottosegretario di Stato per l'interno ) FANTETTI: sul ritardo nelle elezioni dei rappresentanti dei Comites (4-02683) (risp. MERLO, sottosegretario di Stato per gli affari esteri e la cooperazione internazionale ) GALLONE ed altri: sulla carenza dei segretari comunali, specie in Lombardia (4-02037) (risp. VARIATI, sottosegretario di Stato per l'interno ) IANNONE: sul caso di 300 italiani bloccati in Argentina (4-03153) (risp. MERLO, sottosegretario di Stato per gli affari esteri e la cooperazione internazionale ) MALLEGNI: sul rientro in Italia dal Kenya di un connazionale ferito in un incidente stradale (4-02956) (risp. MERLO, sottosegretario di Stato per gli affari esteri e la cooperazione internazionale ) SANTANGELO ed altri: sulla situazione del carcere "Pietro Cerulli" di Trapani (4-02814) (risp. BONAFEDE, ministro della giustizia ) TIRABOSCHI: sul piano di attuazione della banda ultra larga (4-02496) (risp. PATUANELLI, ministro dello sviluppo economico ) Mozioni Atto n. 1-00236 CANGINI AIMI BARBONI BATTISTONI BERARDI CALIENDO CALIGIURI DAL MAS FERRO GALLIANI GALLONE GIAMMANCO GIRO LONARDO MALAN MOLES PAGANO PAROLI PEROSINO PICHETTO FRATIN RIZZOTTI ROSSI SACCONE SCHIFANI SERAFINI SICLARI STABILE VITALI - Il Senato, premesso che: in Italia il Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale rende noto, attraverso il suo portale telematico, quali sono i Paesi da considerarsi "non sicuri". Le notizie devono essere intese come esortazione per chi viaggia ad evitare alcune mete per motivi turistici od altri; il recente caso della giovane Silvia Romano, rapita in Kenya, liberata in Somalia e rimasta prigioniera per 18 mesi, ha riproposto la questione degli italiani che lavorano nel settore dell'aiuto allo sviluppo o umanitario per organizzazioni non governative o associazioni senza fine di lucro in Paesi considerati dalla comunità internazionale non sicuri per viaggi o permanenze, a causa della presenza di bande armate o di gruppi terroristici; sia coloro che dirigono le strutture private ricordate che coloro che accettano di lavorare a vario titolo per esse sono infatti consapevoli che alcuni Paesi, o loro territori, risultano essere pericolosi in termini di sicurezza; per tali motivi, per le organizzazioni e le associazioni che operano in aree non sicure è un'assunzione di responsabilità derogare alle indicazioni della Farnesina, svolgere attività in Paesi "sconsigliati", utilizzare personale qualificato; la vicenda di Silvia Romano ha gettato un'ombra sull'intero mondo della cooperazione. Ci si è chiesti come sia stato possibile per la onlus "Africa Milele" avvalersi per un progetto in un'area del Kenya sconsigliata dal Ministero in indirizzo di una persona giovane ed inesperta in materia di cooperazione. Una giovane che si è trovata ad operare in un Paese non sicuro, senza assicurazione per malattie o infortuni ed in possesso unicamente di un visto turistico. Un'associazione che non ha nemmeno provveduto a dare comunicazione al Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale della presenza in Kenya di una propria operatrice; la vicenda, non la prima, sollecita con urgenza una riflessione da parte dei Comuni, delle Regioni, del Parlamento e del Governo sulla professionalità, qualità e serietà delle organizzazioni ed associazioni private che si occupano di cooperazione decentrata con interventi di aiuto allo sviluppo o di sostegno di carattere umanitario. Molte di queste hanno rapporti stretti con le amministrazioni pubbliche attraverso contributi o l'organizzatore di eventi e manifestazioni; l'esperienza, per chi si occupa di cooperazione, è fondamentale, in quanto permette alla persona di operare non solamente con buona volontà, ma anche con professionalità, e la rende, al contempo, in grado di valutare l'ambiente circostante, le situazioni, prevedendo, anticipando ed evitando possibili criticità. Le modalità d'azione di organizzazioni come "Africa Milele" danneggiano l'immagine dell'associazionismo, mettono a repentaglio la vita dei volontari, espongono lo Stato italiano a gravi ripercussioni economiche, politiche, diplomatiche e militari; si rende quindi necessario che lo Stato dissuada singoli cittadini, onlus e ONG dal recarsi in Paesi, o loro territori, classificati ad alto rischio e non sicuri, a motivo della presenza di gruppi terroristici, o radicali, che utilizzano il rapimento e il pagamento di un riscatto quale fonte di finanziamento, impegna il Governo: 1) a proporre che sia disciplinato con legge: a) l'obbligo di comunicazione al Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale: - da parte delle organizzazioni non governative e delle associazioni od organizzazioni senza finalità di lucro, del personale con cittadinanza italiana da loro impiegato all'estero in Paesi, o loro territori, ritenuti non sicuri; - da parte del singolo viaggiatore che intende recarsi in Paesi, o loro territori, ritenuti non sicuri, specificando il motivo del viaggio; b) che al singolo viaggiatore che si è recato in un Paese, o sui territori, considerati ad alto rischio e non sicuri, siano addebitate le spese che lo Stato italiano deve sostenere per assicurargli il rientro in Italia in sicurezza; c) che alle onlus o alle ONG siano addebitate le spese che lo Stato italiano deve sostenere per assicurare il rientro in Italia in sicurezza della persona da loro impiegata in Paesi, o loro territori, classificati ad alto rischio e non sicuri. Interrogazioni Atto n. 3-01605 CORRADO DE LUCIA PAVANELLI DONNO MARILOTTI ANGRISANI LANNUTTI PRESUTTO VANIN BOTTO GIANNUZZI MORRA Al Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo Premesso che: risulta agli interroganti che dal 5 maggio 2020 la dottoressa Enrica Pagella, direttrice dei Musei reali di Torino, a seguito di apposito interpello pubblicato ad inizio aprile, rivesta ad interim anche il ruolo di dirigente dell'ex Polo museale del Piemonte, ribattezzato Direzione regionale Musei dall'ultima "riforma" decretata dal Ministro in indirizzo; l' interim assegnato alla Pagella dovrebbe consentirle di traghettare il suddetto ufficio regionale del Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo verso la nomina del nuovo dirigente con incarico triennale (che la stampa suppone possa avvenire tra 4 o 5 mesi), mediante selezione affidata ad un ulteriore interpello bandito il 15 maggio ("Corriere della Sera", del 6 maggio 2020); è facile immaginare che la sostituzione del precedente direttore del Polo, architetto Ivaldi, abbia fatto felici molti, all'interno della Giunta regionale piemontese, a cominciare dall'assessore alla Cultura che non aveva lesinato critiche esplicite nei suoi confronti per una gestione eccessivamente burocratica delle Residenze reali, in capo al Ministero dal 2015, penalizzate, quanto alla fruizione, soprattutto dall'ormai scarnificata pianta organica dei dipendenti statali; l'accusa mossa alla Ivaldi di mancare di sensibilità turistica, e dunque di procurare danni economici al territorio, si aggiungeva ad una più generica insofferenza della Regione per l'impossibilità di garantire ad ogni costo le aperture delle Residenze reali, finanche finanziando essa stessa l'Istituto, divieto che cadrebbe se la gestione fosse affidata in convenzione al consorzio pubblico-privato che le riunisce, creato nel 2017, di cui fanno parte 5 soggetti: Ministero, Regione Piemonte, Città di Venaria Reale, Fondazione 1563 per l'Arte e la Cultura e Compagnia di San Paolo; la nomina della Pagella sembra soddisfare appieno, invece, le aspettative degli scontenti, poiché la sua gestione dei Musei reali di Torino, istituto dotato di autonomia speciale, ha sposato completamente la ratio della massima collaborazione con gli enti locali e dell'apertura ai privati, tant'è che la dirigente, selezionata espressamente per le Residenze reali, ma estranea fino ad allora alla Pubblica amministrazione, appare all'interrogante incarnare gli orientamenti impressi all'amministrazione dei beni culturali dal Ministro in indirizzo; considerato che: il 3 giugno 2019 è stata presentata al pubblico, a Torino, una ricerca finanziata dalla Fondazione Compagnia di San Paolo e condotta dal Politecnico di Milano su tre musei nazionali autonomi: le Gallerie Estensi di Modena, il Palazzo Ducale di Mantova e gli stessi Musei Reali. Detta ricerca è stata denominata "Benchmarking museale: un modello per misurare l'impatto dei Musei", dove il modello è basato su 3 criteri: quantificazione del pubblico reale e potenziale, impatto su individuo e società, risorse a disposizione; la scelta del titolo è sintomatica, poiché il benchmarking , nel linguaggio tecnico dell'economia, è una metodologia basata sul confronto sistematico di un'azienda con le migliori del suo settore, in modo da imitarne i comportamenti allo scopo di migliorare sé stessa; nell'occasione, mentre i direttori tre dei musei citati tessevano le lodi dell'autonomia loro concessa, contrapponendola alle deplorevoli condizioni ante riforma degli istituti coinvolti, il presidente della Fondazione Compagnia di San Paolo, dottor Francesco Profumo, ha ribadito più volte il concetto che, nei confronti dei musei (statali), le fondazioni non intendono continuare ad essere solo un bancomat ma vorranno accordare contributi a fronte di una programmazione dei guadagni sperabili dai propri interventi, guadagni da reinvestire in altre attività nei musei stessi, compresa l'assunzione di personale; detta impostazione è gravida di conseguenze, poiché apre la strada ad una interferenza delle fondazioni, in quanto erogatrici di finanziamenti, anche nella programmazione culturale dei musei statali, nei criteri di gestione e persino nella selezione delle competenze; da quanto esposto deriva anche il timore diffuso che la direzione ad interim dell'ex Polo museale del Piemonte, che il 6 maggio 2020 il direttore generale Musei, Antonio Lampis, ha giustificato sulla pagina "Facebook" della prima firmataria con un laconico "Partecipazione all'interpello: 2 dirigenti. Uno avrebbe dovuto viaggiare", sia stata assegnata con il preciso intento che faccia da garante di una metamorfosi indolore del Consorzio delle Residenze Reali in una fondazione di partecipazione; considerato, infine, che se a Torino la scena è tutta della Compagnia di San Paolo, a Racconigi un processo analogo si legge in trasparenza nell'ampliamento in corso dell'accordo siglato dal Ministero nel 2017 con "Le Terre dei Savoia", associazione di enti locali che ha sede nel Castello reale, legata alla Fondazione CRT, riconducibile ad Unicredit, con procuratore legale l'ex dirigente FIAT Umberto Pecchini, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia al corrente dell'accaduto e non creda meritevoli di verifica le voci insistenti secondo le quali alla dottoressa Ivaldi sarebbe stato "sconsigliato" dall'Amministrazione stessa di partecipare all'interpello di aprile 2020, dirottandola, lei, architetto, all'Archivio di Stato di Genova, a svolgere compiti del tutto estranei alle sue competenze ed esperienza, solo per garantirle un incarico di livello non inferiore al precedente e a distanza grossomodo equivalente dalla sua residenza, in modo da "attutire" le conseguenze della sostituzione; se, in merito ai Musei Reali di Torino, non veda una contraddizione nel fatto che il Ministero sia stato partner di un progetto teso, nell'ottica economicistica del benchmarking (e di un benchmarking che sembra mirare alla ristrutturazione aziendale più che al miglioramento incrementale qualitativo) ad elaborare un sistema di misurazione del "contributo del museo alla creazione di valore" fondato con tutta evidenza su un'idea generale di cultura "come elemento trainante la creazione di valore" solo in senso mercantile, tant'è che equipara gli istituti culturali ad aziende e interviene su di essi con gli strumenti propri dell'economia; se non ritenga che la sudditanza dei musei statali alle fondazioni bancarie, tendenza che il vertice politico e amministrativo del Ministero sembra non solo non voler contrastare, ma anzi sforzarsi di imporre, anche grazie alla sistematica cooptazione di soggetti esterni alla Pubblica amministrazione e con formazione diversa da quella della tradizionale dirigenza dei beni culturali, avrebbe implicazioni molto pesanti, allontanando definitivamente detti musei dal modello delineato dalla Costituzione, in base al quale il solo reddito che gli istituti statali dovrebbero impegnarsi a produrre è quello misurabile con la crescita del livello culturale dei cittadini. Atto n. 3-01606 CORRADO DE LUCIA PAVANELLI DONNO MARILOTTI CASTELLONE TRENTACOSTE ANGRISANI LANNUTTI PRESUTTO BOTTO MORRA Al Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo Premesso che: risulta agli interroganti che il 9 novembre 2019, nel Museo comunale di Sovana, frazione di Sorano (Grosseto), sia stato scoperto il furto di 66 delle 83 monete d'oro ivi custodite, avvenuto giorni prima, ma passato inosservato perché l'apertura al pubblico, da ottobre a marzo, è limitata al fine settimana; dette monete erano state trovate nel 2004, insieme ad altre 415, tutte trasferite immediatamente al Museo archeologico nazionale di Firenze per essere catalogate e studiate da Ermanno Arslan; la scoperta avvenne nello scavo condotto sotto il pavimento della chiesa d'impianto romanico dedicata al patrono di Sovana, ristrutturata per trasformarla nel "Museo di San Mamiliano", che restituì tombe rinascimentali, ma anche resti di un preesistente impianto termale di epoca romana; si trattava di un "ripostiglio" di 498 solidi risalenti al V secolo, coniati in ben 34 zecche diverse, ma in prevalenza a Costantinopoli sotto gli imperatori Leone I (457-474) e Antemio (467-472), contenuto in un vaso di terracotta nascosto per precauzione, sul finire del secolo, e non più recuperato; a prescindere dal cospicuo valore venale di detto ripostiglio (circa 4 milioni di euro), quello storico e numismatico è altissimo, oltre che per l'ottima conservazione, il numero eccezionale di esemplari e di imperatori documentati, anche per la prevalenza di emissioni orientali, anomala nei tesoretti italiani coevi, e per le attestazioni della zecca gallica di Arles, di una moneta rarissima di Aelia Ariadne (452-515) e di esemplari barbarizzati; considerato che: diversamente dai due giovani ladri che, nella notte del 9 novembre scorso, hanno agito nel Museo di Castiglion Fiorentino (Arezzo), portando via, prima di essere costretti alla fuga, appena 61 medaglie d'argento e rame su oltre 500 pezzi esposti, ma quattro giorni dopo erano già stati identificati e il bottino recuperato, sembra che nel caso di Sovana poco sia stato lasciato all'improvvisazione; secondo la ricostruzione dell'accaduto riferita dai media , gli autori del furto di Sovana, penetrati nel museo (privo di finestre) senza che, pare, i due ingressi siano stati scassinati, hanno prima disattivato il sistema d'allarme, se funzionante, poi il doppio circuito di telecamere di sorveglianza (e asportato le cassette contenenti le registrazioni), quindi, dopo avere tentato invano di infrangere i vetri delle teche blindate, con miglior fortuna hanno scassinato le serrature e razziato il contenuto; considerato inoltre che: il museo comunale oggetto del furto, aperto dal 28 luglio 2012 e gestito da una cooperativa di servizi culturali, era stato creato appositamente intorno al fortunato rinvenimento del 2004, che peraltro ha ridato vigore alla tradizione locale del tesoro di san Mamiliano di Palermo (V sec.), morto nell'isola di Montecristo e custode di un fantomatico tesoro che avrebbe ispirato Alexandre Dumas; detto museo fa parte della rete d'iniziativa locale del "Parco archeologico Città del Tufo" (comprendente anche la necropoli etrusca di Sovana, la Fortezza Orsini di Sorano e l'omonimo Museo civico archeologico, gli insediamenti rupestri di Vitozza e San Rocco), oggi soggetto alla Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio (ABAP) di Siena e Grosseto; il Comune di Sorano e poi il Consiglio regionale hanno chiesto, negli anni, di riunire ai solidi esposti nel Museo di San Mamiliano anche quelli trasferiti a Firenze, ottenendo l'assenso della soprintendente ABAP, Anna Di Bene, "previa verifica dei luoghi e delle condizioni di sicurezza", come la stessa ha riferito alla stampa, mentre il direttore del Museo archeologico nazionale di Firenze, Mario Iozzo, sottolineava la discontinuità della fruizione consentita dal museo di Sovana durante l'inverno e il numero comunque irrisorio di visitatori rispetto a quelli del suo Istituto ("Il Tirreno", del 28 gennaio 2018), si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di eventuali progressi compiuti dai Carabinieri del Comando tutela patrimonio culturale nelle indagini sul clamoroso furto nel Museo comunale di Sovana e se le stesse abbiano sanato l'incongruenza tra quanto accaduto e quanto asserito in una nota del Comune di Sorano in merito ai sistemi di allarme e alle telecamere di videosorveglianza, posizionate a 5 metri da terra, cioè che detti strumenti erano regolarmente funzionanti e sottoposti a controlli periodici; se, a prescindere dalle responsabilità dell'ente locale, non ritenga di riconoscere una imperdonabile leggerezza, da parte del Dicastero e dell'allora Soprintendenza Archeologica per la Toscana, nell'avere autorizzato il Comune di Sorano all'utilizzo di teche antisfondamento non allarmate, confidando nel solo allarme cosiddetto volumetrico; se sia a conoscenza dell'esito della verifica dei luoghi e delle condizioni di sicurezza preannunciata dal soprintendente ABAP ad inizio 2018 in relazione a quell'ipotesi di ricomposizione dell'intero tesoretto a Sovana, che due anni fa sembrava cosa fatta; se detto esito, ammesso che la verifica sia stata effettuata, non abbia evidenziato dubbi circa la sicurezza del Museo di San Mamiliano rispetto al quantitativo di pezzi già esposto, prima ancora, cioè, che la favolosa implementazione richiesta e assentita facesse lievitare il valore dei beni numismatici custoditi da 400.000 euro a 4 milioni; se non ritenga di voler dare il proprio supporto alle indagini sui clamorosi furti di monete avvenuti in passato in tutto il Paese, a danno dei musei statali e non (in modo particolare nel Sud Italia), eventualmente costituendo un gruppo di lavoro ad hoc , formato anche da numismatici, data la peculiarità dei manufatti trattati e la facilità con cui se ne perdono le tracce una volta immessi nei circuiti del mercato illegale. Atto n. 3-01607 STABILE Al Ministro della salute Premesso che: l'atteggiamento ondivago che ha caratterizzato l'approccio istituzionale e scientifico sulla validità della mascherina quale dispositivo di protezione respiratoria contro il contagio da COVID-19, rappresenta senza dubbio la metafora per eccellenza della confusione e della fragilità con cui è stata gestita fin dalle prime battute l'emergenza epidemiologica; il rapporto dell'Istituto superiore di sanità "COVID-19 n. 2/2020 Rev." in materia di utilizzo razionale delle protezioni per infezione da SARS-COV-2 nelle attività sanitarie e socio-sanitarie, disponeva che non fossero necessari i DPI in caso di pazienti senza sintomi; in data 4 aprile 2020, in occasione della quotidiana conferenza stampa informativa della Protezione civile, il capo del Dipartimento Angelo Borrelli ha precisato che «più che la mascherina in futuro saremo sempre più costretti ad adottare comportamenti di distanziamento sociale. Io non porto la mascherina normalmente, non voglio dire che sia inutile»; nelle stesse ore veniva emanata in Lombardia un'ordinanza che prevedeva l'obbligo per tutti i cittadini di indossare la mascherina o «qualunque altro indumento a copertura di naso e bocca», al fine di limitare la diffusione del Coronavirus; nel corso della prima metà del mese di aprile 2020, anche altre regioni hanno inteso normare l'obbligo di mascherine sebbene con regole di ingaggio diverse: mentre in Toscana e in Friuli-Venezia Giulia l'obbligo era previsto in ogni luogo fuori casa, nelle regioni Veneto e Lazio l'obbligo vigeva solo negli esercizi commerciali, mentre in altre regioni come la Liguria, sebbene non vi fosse obbligo, veniva garantita la distribuzione dei dispositivi tra i cittadini; secondo uno studio di alcuni ricercatori di Oxford e dell'Università di San Francisco veicolato dalla Fondazione Gimbe circa le valutazioni scientifiche sull'utilità delle mascherine «una semplice mascherina in tessuto indossata da un soggetto infetto riduce di 36 volte la quantità di virus trasmessa e permette di attuare il cosiddetto "controllo della sorgente": ovvero, è molto più facile bloccare le goccioline ( droplets ) quando escono dalla bocca, piuttosto che arginarle quando si disperdono nell'aria»; secondo invece, le conclusioni dell'European Center for Disease Prevention and Control (ECDC), "l'uso delle mascherine può avere qualche plausibilità di efficacia all'interno di stanze o in luoghi affollati. Le mascherine non mediche (quelle di cotone o fai da te) sono addirittura dannose soprattutto perché offrono un falso senso di protezione alle persone e distraggono da comportamenti igienici importanti come lavarsi le mani o il distanziamento. L'uso delle mascherine richiede precise ed attente istruzioni per non rivelarsi dannoso"; a parere dell'interrogante il principio di precauzione andrebbe invocato sul non uso delle mascherine all'esterno, perché gli effetti avversi dell'uso indiscriminato delle mascherine sembrano essere maggiori dei loro benefici e pertanto il principio di precauzione, ex art. 191 TFUE (già articolo 174 del TCE) e della Comunicazione della Commissione sul principio di precauzione COM (2000) nella sua versione definitiva, suggerirebbe proprio di non usarle, ribaltandosi in tal modo l'onere della prova sui sostenitori delle mascherine in qualsivoglia contesto; le classiche mascherine chirurgiche, infine, consigliate per chi non lavora in prima linea, che costano circa 1,5-2 euro l'una in farmacia sono, in maggioranza, monouso: dovrebbero quindi essere gettate dopo un utilizzo di alcune ore e ogni volta che si bagnano. Questo significa che, se obbligatorie da indossare sempre, per la cosiddetta "fase 2", dovrebbero essere cambiate almeno una volta al giorno e, facendo un conto approssimativo, per una famiglia di 4 persone la spesa sarebbe circa di 200 euro al mese; sono prevedibili effetti disastrosi sul turismo, e quindi sull'economia, perché gli stranieri difficilmente sceglieranno di trascorrere le vacanze nell'unico Paese europeo dove vigono tali obblighi, in quanto inutili e dannosi per il benessere della persona, si chiede di sapere: se non si ritenga necessario, per quanto di competenza, avviare opportuni approfondimenti tesi alla comprensione dell'approccio contraddittorio degli ultimi due mesi verso la validità delle mascherine di protezione respiratoria, anche nella prospettiva di vagliarne le responsabilità sul piano sanitario e su quello istituzionale; se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno procedere a un esame accurato sulle prevedibili conseguenze sul turismo, soprattutto balneare, ma presumibilmente anche montano e nelle città d'arte; se non ritenga utile, alla luce dei più recenti e accreditati pareri della comunità scientifica esposti in premessa, limitare l'obbligo della copertura di naso e bocca con le mascherine all'interno di negozi, nei trasporti pubblici o in luoghi affollati, quando non è sempre possibile mantenere la distanza di sicurezza, anche al fine di evitare una onerosa spesa per le famiglie italiane ed effetti disastrosi sul turismo. Atto n. 3-01609 LANNUTTI PAVANELLI PRESUTTO GAUDIANO VANIN BOTTO TRENTACOSTE Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: nel 2011, nel tentativo di costituire un punto di riferimento per gli operatori della provincia di Messina, una delle più povere del Paese, un gruppo di imprenditori e professionisti locali, con la collaborazione di alcuni dirigenti bancari di consolidata esperienza, è stata costituita a Messina la Banca di credito peloritano SpA; grazie alla competenza degli addetti, alla loro capacità di offrire un onesto servizio di consulenza, alla rapidità delle risposte, la banca ha avuto un rapido sviluppo, con risultati che, già dal terzo anno di attività, hanno consentito di realizzare utili, coprire le inevitabili perdite dei primi due anni, e corrispondere un dividendo agli azionisti. E sulla base dei risultati al 31 dicembre 2018 la banca, che contava già tre sportelli, un patrimonio più che doppio rispetto ai parametri di vigilanza ed un CET 1 ai massimi livelli non solo nazionali, ma addirittura europei, entrando nella classifica delle "banche leader" (secondo l'atlante del 2019 edito da "Milano Finanza") collocata al primo posto tra le banche italiane di minori dimensioni; per il 2019, il consiglio di amministrazione, in considerazione della rapidità della crescita e preso atto che i volumi già raggiunti avrebbero assicurato l'equilibrio patrimoniale anche per il futuro prossimo, aveva programmato di porre un freno all'ulteriore sviluppo, per concentrare l'attenzione sul miglioramento della situazione patrimoniale e finanziaria, sulla revisione del portafoglio crediti e sul rafforzamento delle strutture di controllo per adeguarle agli accresciuti volumi; considerato che, per quanto risulta agli interroganti: il programma, regolarmente formalizzato in atti deliberativi consiliari ed assembleari, era in piena fase attuativa, quando è intervenuta, a metà settembre 2019, un'ispezione della Banca d'Italia, condotta da soggetti che, fin dall'inizio, avrebbero dimostrato di non capire, o di non voler capire, il senso e le finalità del programma in corso di svolgimento; nonostante tutte le segnalazioni riguardanti la normativa antiriciclaggio fossero state rimosse nel corso dell'ispezione stessa, la Banca d'Italia avrebbe deciso di segnalare lo stesso le disfunzioni risolte; nonostante il 17 marzo 2020 il consiglio di amministrazione abbia approvato, con il parere favorevole del collegio sindacale e con la condivisione della società KPMG, il progetto di bilancio al 31 dicembre 2019, che, in perfetta sintonia con il programma, si chiudeva con un ridimensionamento dei volumi, un miglioramento sostanziale della situazione finanziaria, la corresponsione di un dividendo pari all'1 per cento del valore nominale delle azioni e con ulteriore irrobustimento del patrimonio, che era già più che doppio di quello prescritto, la Banca d'Italia ha notificato un decreto di rimozione di amministratori e sindaci, emesso superficialmente dall'Assessorato regionale per l'economia, senza alcuna istruttoria, in base ad una proposta della Banca d'Italia che riportava le solite frasi di stile dei rapporti di Vigilanza, a giudizio degli interroganti tanto roboanti quanto prive di contenuto sostanziale e significativo. In altre parole, commissariando una banca una banca senza alcuna preventiva contestazione e superando la formale prassi prevista dalle istruzioni di vigilanza che prevede, tra l'altro, le fasi di contestazione, replica, accesso agli atti e controdeduzioni; atteso, inoltre, che, a quanto risulta agli interroganti la Banca d'Italia ha giustificato un tale provvedimento in virtù di una direttiva europea chiamata "Bank recovery and resolution directive", che prevede la rimozione degli organi amministrativi quando esiste il pericolo che le politiche adottate possano comportare rischi di stabilità. La soluzione adottata dalla Banca d'Italia assomiglia tanto a una scorciatoia, non esistendo obiettivamente alcun elemento sul quale, in base alla normativa di Vigilanza, si potesse impiantare una procedura sanzionatoria, che prevede invece specifici presupposti, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di questi eventi, che arrecano grave danno all'economia della provincia di Messina, specie nell'attuale fase molto critica per la pandemia da COVID-19; se non ritenga necessario ripristinare la regola che prevedeva che ad emanare il decreto di amministrazione straordinaria fosse il Ministro dell'economia su proposta della Banca d'Italia, senza quindi l'intervento dell'organo politico. Regola che è stata abolita dall'articolo 70 del testo unico bancario (di cui al decreto legislativo n. 385 del 1993, e successive modifiche) al recepimento della direttiva europea, senza che ci fossero necessità reali per tale abolizione. Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento Atto n. 3-01608 TESTOR Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Premesso che: i Paesi UE che nella fase iniziale dell'emergenza sanitaria da COVID-19 hanno reintrodotto i controlli alle frontiere interne dello spazio Schengen (vietando il passaggio di merci e di persone), oggi si apprestano a riaprire gradualmente alla libera circolazione mettendo in atto le misure previste per la cosiddetta "fase 2"; alcuni Stati europei, tra cui Germania e Austria, hanno raggiunto accordi per riaprire le frontiere tra loro, mantenendo invece le restrizioni nei confronti dell'Italia. In particolare, l'apertura tra i due Paesi rischia di tagliare in due la regione transfrontaliera Euregio, formata da Tirolo, Provincia autonoma di Trento e Provincia autonoma di Bolzano - Alto Adige Südtirol, non prevedendo all'interno del suo territorio il libero spostamento; anche la Commissione europea, pochi giorni fa, ha spiegato che le riaperture differenziate senza criteri omogenei rischiano di creare delle asimmetrie non giustificate, aumentando malcontenti tra Paesi che invece proprio in questo difficile momento dovrebbero essere ancora più coesi; il ripristino in sicurezza del normale funzionamento dello spazio Schengen di libera circolazione deve essere affrontato in modo coordinato, la riapertura delle frontiere tra vari Stati dell'area Schengen, che escludono l'Italia, potrebbe creare una condizione asimmetrica a discapito delle imprese italiane, in primis quelle del comparto turistico, dei nostri cittadini e dell'intero sistema economico italiano; le misure che Germania e Austria avrebbero intenzione di adottare, potrebbero risultare molto penalizzanti per il Trentino e conseguentemente per tutto il Paese; dal valico del Brennero, infatti, dipende un ecosistema cruciale per l'Italia intera, che interessa non solo scambi commerciali ma anche la libera circolazione delle persone e quindi dei turisti, si chiede di sapere quali urgenti iniziative il Ministro in indirizzo intenda adottare al fine di trovare soluzioni appropriate a risolvere questa incoerente discriminazione e di prevenire decisioni di grave impatto su una situazione già incerta e preoccupante per gli aspetti esposti e per gli esiti della stagione turistica già compromessa gravemente. Interrogazioni con richiesta di risposta scritta Atto n. 4-03497 DE POLI Al Presidente del Consiglio dei ministri Premesso che: il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 17 maggio 2020 recante le disposizioni attuative del decreto-legge 25 marzo 2020, n. 19, recante misure urgenti per fronteggiare l'emergenza epidemiologica da COVID-19, e del decreto-legge 16 maggio 2020, n. 33, recante ulteriori misure urgenti per fronteggiare l'emergenza epidemiologica da COVID-19, all'art.1, lettera z) , enuncia che "sono sospese le attività di centri benessere, centri termali (fatta eccezione per l'erogazione delle prestazioni rientranti nei livelli essenziali di assistenza "a"; non vi sono evidenze scientifiche che attestino la trasmissibilità del virus Sars-Cov2 in ambiente termale, come evidenziato dall'Istituto Superiore di Sanità; sul divieto di attività dei centri termali e di benessere, hanno preso posizione le principali categorie di settore, come Federalberghi e Federterme, denunciando il danno enorme inferto al loro comparto, che consta di 378 stabilimenti sul territorio nazionale, con circa 65.000 addetti; solo le terme Euganee, bacino termale più grande d'Europa, occupano circa 6.000 persone, non tutti beneficiari di ammortizzatori sociali; considerando che il termalismo è uno dei pochi settori che ancora non ha avuto l'autorizzazione alla riapertura dell'attività, si chiede di sapere se il Governo non reputi urgente e necessario emanare nuove disposizioni che consentano anche ai centri benessere, centri estetici e stabilimenti termali, finora incomprensibilmente esclusi dalle riaperture decretate, la ripresa dell'attività consentendo la salvaguardia dei livelli occupazionali. Atto n. 4-03498 LUCIDI PELLEGRINI Emanuele IWOBI CANDURA Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Premesso che: nel dicembre 2019 diversi ospedali di Wuhan, capoluogo della provincia dello Hubei, hanno ricevuto un certo numero di pazienti con polmonite da causa sconosciuta; il 30 dicembre il dottor Li Wenliang ha postato in una delle sue chat di gruppo "WeChat" diversi messaggi di testo di allarme, tra i quali: "sette casi di SARS sono stati confermati al mercato della frutta e dei frutti di mare di Huanan"; "secondo le ultime informazioni, è confermata l'infezione da coronavirus. Il tipo di virus è in corso di determinazione", e inoltre una prima allerta: "vi preghiamo di avvertire le vostre famiglie e di prendere precauzioni"; il 3 gennaio 2020 una stazione di polizia locale dell'ufficio di Pubblica sicurezza di Wuhan ha "convocato" il dottor Li Wenliang, e lì le forze di polizia lo avrebbero obbligato a ritrattare ufficialmente l'allarme. Il dottore morirà il 7 febbraio a causa del Coronavirus; anche la dottoressa Ai Fen, capo del dipartimento per le emergenze dell'ospedale centrale di Wuhan, ha rivelato di aver postato su "WeChat", popolare sito di messaggistica cinese, il 30 dicembre, un'immagine di una cartella diagnostica di un paziente affetto da un'infezione polmonare simile alla Sars, venendo redarguita dai suoi superiori e ricevendo l'ordine di non menzionare la questione; come riporta "Citizen Lab" dell'Università di Toronto, dal 31 dicembre alcune piattaforme social cinesi come "YY" e "WeChat", hanno iniziato a subire una censura governativa volta a impedire il diffondersi di informazioni sul COVID-19; tra fine dicembre e inizio gennaio la Repubblica popolare cinese, nel tenere informato l'OMS sull'andamento della malattia, non comunica ancora il contagio uomo-uomo, anche se già evidente, secondo quanto riportato da diversi medici; il 3 gennaio, secondo quanto riportato da organi di stampa locali, la Commissione sanitaria nazionale cinese avrebbe ordinato di distruggere alcuni campioni di COVID-19 da vari laboratori; Liu Dengfeng, funzionario della Commissione, nei giorni scorsi, ha confermato che all'inizio della pandemia l'agente patogeno di quello che ora si conosce come COVID-19 era stato classificato come Classe II, altamente patogeno, e che le autorità avevano deciso di imporre misure di sicurezza che prevedevano, tra altre precauzioni, anche la distruzione dei campioni prelevati dai laboratori non autorizzati; il 9 gennaio scoppia ufficialmente l'epidemia a Wuhan, e l'11 gennaio viene annunciata la prima vittima ufficiale di Coronavirus; il 12 gennaio viene chiuso il laboratorio dello Shangai Public Health Center, dove a gennaio, un team guidato dal dottor Yong-Zhen Zhang, aveva pubblicato il genoma virale iniziale su due siti ad accesso aperto; il 18 e il 19 gennaio, secondo quanto riportato dal Wall Street Journal e dal Washington Post, a Wuhan si è svolto il banchetto più grande della storia, che ha coinvolto circa 40.000 persone; il 23 gennaio è stato annunciato l'inizio del lockdown della città di Wuhan, ma lo stesso giorno il sindaco confermava alla stampa che circa 5 milioni di cittadini erano usciti dalla città nelle giornate precedenti; considerato che: il 5 febbraio l'agenzia governativa cinese che regola la gestione del web nel Paese ha annunciato strette misure per punire chiunque avesse diffuso paura e ansie tra la popolazione, e avesse agito cercando di aggirare la censura; tra la fine di gennaio decine di imprenditori, giornalisti e cittadini sono stati arrestati dalla polizia dopo aver diramato informazioni e allarmi sulla gestione poco trasparente della crisi epidemica da parte delle autorità cinesi, tra i quali Fang Bing, imprenditore, e i giornalisti Chen Qiushi e Li Zehua; l'organizzazione che si occupa dei diritti umani in Cina, la "Chinese Human Rights Defenders", ha pubblicato un report con una lista di 897 casi di repressione a seguito dell'emergenza COVID-19; valutato infine che: il primo firmatario del presente atto, con l'interrogazione 4-03231, aveva sottoposto all'attenzione del Ministro in indirizzo la questione relativa alla gestione dell'emergenza in Cina, e soprattutto i casi di persone scomparse a seguito del tentativo di informare i cittadini della scarsa trasparenza da parte delle autorità; in merito a ciò, l'interrogante riceveva in data 12 maggio 2020 la risposta del sottosegretario di Stato agli affari esteri Manlio Di Stefano; la risposta, però, a parere dell'interrogante, non tratta dei quesiti espressi nell'atto 4-03231, si chiede di sapere, alla luce degli ultimi eventi, quale sia la posizione del Ministro in indirizzo sulla gestione dell'epidemia in Cina, con particolare riferimento ai numerosi casi di repressioni nei confronti di medici e giornalisti, e quale sia la posizione riguardo l'ipotesi di un'inchiesta internazionale, con missioni scientifiche indipendenti, per identificare la fonte del virus e la sua introduzione nella popolazione umana, e per valutare l'effettiva gestione e trasparenza delle autorità cinesi nei confronti dell'epidemia. Atto n. 4-03499 CROATTI DI GIROLAMO LOMUTI SANTILLO GARRUTI LANNUTTI LEONE VACCARO D'ANGELO ANGRISANI PUGLIA TRENTACOSTE DONNO MATRISCIANO PRESUTTO MONTEVECCHI GUIDOLIN ROMANO PAVANELLI MAUTONE ANASTASI PESCO GRANATO LANZI ACCOTO FEDE Ai Ministri dell'interno e delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: il Ministero dell'interno ha programmato un piano di razionalizzazione della Polizia stradale che dispone la soppressione di alcuni distaccamenti su tutto il territorio nazionale, tra cui quelli di Casalecchio, Lugo e Rocca San Casciano in Emilia-Romagna; in particolare il presidio lughese del distaccamento di Polizia stradale, cui afferiscono circa 100.000 abitanti, si trova in un territorio nel quale si registra un numero elevato di incidenti stradali mortali e che ancora oggi deve affrontare problematiche serie come la circolazione spericolata da parte di malintenzionati e delinquenti, che grazie ai collegamenti della superstrada A14 dir (la quale consta di tre svincoli nel territorio della Bassa Romagna, tra Lugo, Cotignola e Bagnacavallo) trovano accesso ad un'importante arteria come la A14; considerato che: i distaccamenti della Polizia stradale sono un importante presidio non solo per questioni di natura strategica relativamente alla sicurezza dei territori, ma anche di natura operativa e logistica; inoltre la dotazione di personale della Polizia stradale è già in sofferenza in quanto, rispetto alle 13.354 unità previste in organico ora è di 10.693 unità effettive, ossia il 20 per cento in meno del previsto. Con la chiusura dei distaccamenti, a presidio del territorio, alla fine del piano di razionalizzazione, si passerà da 166 a 142 agenti, ben 24 in meno; una siffatta situazione comporterebbe gravi ripercussioni a danno delle comunità locali, con un drastico calo della sicurezza e del controllo stradale; per giunta tutti i presidi interessati dal suddetto piano di razionalizzazione sono posizionati su strade extraurbane, statali e provinciali, sulle quali si registra il maggior numero di incidenti mortali: 1.615 i morti nel 2017 e 1.596 nel 2018 sulle strade extraurbane; 1.467 nel 2017 e 1.402 nel 2018 sulle strade urbane (incluse le provinciali, statali e regionali), si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo, nell'ambito delle rispettive competenze, non ritengano necessario operare una revisione del piano in questione, ritenendo che la razionalizzazione dei distaccamenti della Polizia stradale possa arrecare grave pregiudizio alla sicurezza stradale, nonché a quella dei cittadini e, in particolare, se intendano valutare la possibilità di evitare la chiusura del suddetto presidio di Lugo, o in subordine la possibilità di trasferire personale, mezzi e infrastrutture, attualmente in essere nell'attuale presidio oggetto di chiusura, presso il locale Commissariato di Polizia sito in Lugo, o presso altra sede idonea da ricercare sul territorio lughese. Atto n. 4-03500 PEROSINO Al Ministro dell'istruzione Premesso che, a quanto risulta all'interrogante: nel mese di maggio 2020, sui siti istituzionali di alcuni istituti scolastici sono stati pubblicati degli inviti a partecipare ad una votazione on line per sostenere dei progetti che partecipano ad un concorso denominato "facciamoecoscuola"; tale concorso è stato bandito sulla piattaforma on line denominata "Rousseau"; nulla osta a che un istituto scolastico presenti un progetto che possa partecipare ad un concorso sulla sostenibilità ambientale; non appare opportuno, però, a giudizio dell'interrogante, che sui siti istituzionali di istituti scolastici venga pubblicato un invito di tale tenore: "Siamo lieti di annunciare che il progetto di riqualificazione di spazi sottoutilizzati all'interno della scuola e non fruibili come aule né laboratori, è stato selezionato per partecipare alla votazione on-line promossa dal Movimento 5 stelle attraverso la piattaforma Rousseau"; vi è infatti un chiaro riferimento ad un movimento politico ed un esplicito invito a collegarsi ad una piattaforma sostanzialmente organo di informazione di quel partito o movimento, indipendentemente dalle finalità del concorso, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di tale situazione e se ritenga di adottare provvedimenti consequenziali. Atto n. 4-03501 VANIN ORTIS PAVANELLI ENDRIZZI PRESUTTO LANNUTTI ABATE CORRADO ANGRISANI MORONESE DE LUCIA PUGLIA ROMANO Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Premesso che: la mattina del 15 maggio 2020 si è verificata un'esplosione che ha innescato un incendio alla "3V Sigma" di Marghera, azienda specializzata in prodotti chimici che occupa un'area di 12.000 metri quadri, a poca distanza dal punto in cui si incrociano via Fratelli Bandiera, la strada regionale 11 e via Malcontenta; si sono verificate diverse esplosioni e un'impressionante nube di fumo denso nero, visibile da tutta la terraferma veneziana, si è alzata in cielo, attirando l'attenzione dei cittadini, che sono usciti in strada per osservare il rogo, soprattutto a Marghera; il Comune di Venezia e, in particolare, la centrale operativa della Polizia locale e la Protezione civile comunale hanno invitato tutti i residenti nel territorio della municipalità di Marghera a portarsi in un luogo chiuso e tenere serrate porte e finestre; di lì a poco analoghi inviti precauzionali sono stati diramati da tutti i comuni limitrofi; un grande dispiegamento di forze si è riversato sul posto tra Vigili del fuoco, ambulanze, Forze dell'ordine e Protezione civile, e le operazioni di spegnimento e messa in sicurezza si sono prolungate fino alle ore 14 quando, con l'incendio ormai circoscritto, è stato annunciato il cessato allarme; tuttavia, nel pomeriggio sono comunque continuate le operazioni di spegnimento degli ultimi focolai e la messa in sicurezza degli impianti; due operai, rimasti direttamente coinvolti e gravemente feriti per le ustioni, sono stati immediatamente trasportati nei centri grandi ustioni di Padova e Verona. Si tratta di dipendenti che lavorano alla "3V Sigma" per conto di un'azienda esterna, con sede a Terni. Altri lavoratori sembrerebbero comunque essere stati intossicati; per garantire la sicurezza degli operatori è stata chiusa la viabilità per un raggio di 1,5 chilometri. I lavoratori della zona sono stati evacuati dai rispettivi stabilimenti e una parte di loro, trovatasi bloccata con le strade chiuse dalle pattuglie, si è rifugiata, al pari di altri cittadini che si trovavano nelle vicinanze, presso i centri commerciali limitrofi; da notizie di stampa si apprende che avendo molti cittadini e le stesse amministrazioni segnalato anche un forte odore nell'aria, l'Agenzia regionale per la prevenzione e protezione ambientale del Veneto (Arpav) ha attivato indagini a tutto campo per verificare le sostanze che stavano bruciando e sono stati raccolti svariati campioni di aria e acqua nonché realizzate analisi speditive e di spettro con gascromatrografo. Durante l'incendio i campioni sono stati presi nei pressi dell'azienda, in via F.lli Bandiera, vicino all'ospedale "dell'Angelo" e infine vicino all'ospedale civile di Venezia. Nel pomeriggio, ad incendio ormai sotto controllo, si è proceduto ad ulteriori campioni di aria in via della Chimica a Porto Marghera, in piazza Barche nel pieno centro a Mestre e nei pressi del parco di San Giuliano. I primi risultati hanno evidenziato presenza di sostanze tipiche da incendio e solventi a concentrazioni elevate nei pressi dell'incendio (benzene, etilbenzene, xilene, etanolo, acetone) con riscontro delle sostanze utilizzate nel ciclo produttivo; sempre dalla stampa si apprende che sembrerebbe che uno degli impianti interessati dal rogo fosse in manutenzione; considerato che: il grave e impressionante incendio appare essere un "disastro annunciato" dato che, dalle notizie di stampa, si apprende che lavoratori e rappresentanze sindacali da tempo hanno denunciato la mancata manutenzione degli ultimi anni dell'impianto chimico, che avrebbe abbassato notevolmente i livelli di sicurezza; gli scioperi si sono protratti per mesi lamentando, in particolare, proprio le criticità dell'impianto antincendio ed è stata inviata una lettera anche al Prefetto; l'assenza di investimenti adeguati, sia sul ciclo produttivo che sulla sicurezza interna, rende la situazione pericolosa, considerato altresì che la "3V Sigma" è inquadrata tra quelle attività che, nell'area industriale di Porto Marghera, è a rischio di incidente rilevante e perciò dovrebbe essere soggetta a particolari misure per manutenzione e sicurezza; è anche sottoposta al piano di emergenza esterno con l'intervento della protezione civile e delle autorità competenti in presenza di incidente rilevante; i rappresentanti sindacali hanno denunciato un sostanziale ritardo fra il divampare dell'incidente e l'attivazione degli alert alla popolazione come anche dell'arrivo del personale dell'ARPAV; la cittadinanza ha, inoltre, lamentato la poca comprensione di ciò che stava succedendo, in particolare dell'avvenuto suono continuativo dell'allarme sonoro al quale, solo molto più tardi (l'incidente è avvento alle 10.15, mentre l' alert è stato diramato alle 11.00), è seguito il riscontro confermativo tramite siti e messaggistica dedicata e ha osservato che tali alert non sono stati estesi immediatamente a tutto il territorio interessato dai fumi fuoriusciti. Al riguardo occorre evidenziare che le condizioni meteo di bassa pressione hanno fatto alzare i fumi lontano da Marghera e più tardi la pioggia ha fatto depositare a terra gli inquinanti ma se il fumo si fosse diffuso nei dintorni nessuno sarebbe stato avvisato con prontezza; a parere degli interroganti è necessario fare chiarezza sollecitando la massima collaborazione tra gli enti competenti quali, in particolare, ARPAV, enti di controllo e istituzioni, al fine di ottenere tutte le informazioni necessarie sui fatti accaduti, sui concreti impatti dell'evento inquinante su tutte le matrici ambientali e approfondire le indagini per determinare le cause dell'innesto del rogo e, di conseguenza, le effettive le responsabilità, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti accaduti; quali iniziative di competenza intendano intraprendere per dare corso alle necessarie verifiche e ispezioni al fine di accertare i fatti accaduti; come mai la ditta "3V Sigma" non sia all'interno del circuito di allarme SIMAGE (Sistema integrato di monitoraggio ambientale e gestione delle emergenze), un sistema di monitoraggio della qualità dell'aria nell'area industriale di Porto Marghera nato nel 1998, gestito dall'ARPAV e finanziata completamente dalla Regione del Veneto; quali siano le ragioni per cui sul sito del Comune di Venezia, nelle schede previste dalla normativa "Seveso" vi sia ancora, per la "3V Sigma", la scheda della "3V CPM - Chimica Porto Marghera S.p.A." del 2006 e se le sostanze stoccate nonché le relative quantità siano ancora quelle che appaiono nella scheda 2006; quali siano i motivi per cui non abbia funzionato, ancora una volta, l'allerta della cittadinanza, se non con grave ritardo, anche alla luce del deficit nei meccanismi di allerta in questa delicata zona industriale ove mancano, in questi casi, protocolli per l'intervento immediato della protezione civile, o di altre autorità, con megafoni o allerte telefoniche, come succede in molte realtà europee; se la ditta rientri in quelle per rischi industriali rilevanti e quando sia stato effettuato l'ultimo controllo periodico, nonché quali controlli da parte delle autorità preposte siano stati effettuati nell'arco dell'ultimo anno; quando il piano emergenza esterno del Comune di Venezia sia stato aggiornato, in quanto quello che appare sul sito del Comune risale al 2009. Atto n. 4-03502 GASPARRI MALLEGNI Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Premesso che: il decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, all'articolo 103, ha introdotto la possibilità per i datori di lavoro di presentare all'INPS istanza per concludere un contratto di lavoro subordinato con cittadini stranieri presenti sul territorio nazionale, ovvero dichiarare la sussistenza di un rapporto di lavoro irregolare, tuttora in corso, con cittadini italiani o cittadini stranieri; l'articolo prevede, altresì, per i cittadini stranieri con permesso di soggiorno scaduto dal 31 ottobre 2019, non rinnovato o convertito in altro titolo di soggiorno, la possibilità di richiedere permesso di soggiorno temporaneo della durata di 6 mesi; esistono altre fasce di lavoratori italiani, come ad esempio gli addetti al controllo e alla disciplina delle corse ippiche e delle manifestazioni del cavallo da sella organizzate dal Ministero che versano in uno stato di precarietà assoluta, senza alcuna copertura assistenziale e previdenziale; detti lavoratori, per ironia della sorte, vengono definiti "funzionari onorari" e qualificati come "pubblici ufficiali" nell'esercizio delle loro funzioni quando vengono utilizzati come addetti al controllo e alla disciplina delle corse ippiche e delle manifestazioni del cavallo da sella, titolo quest'ultimo che non dà luogo ad alcuna tutela, ciò provocando, in tempi di crisi generalizzata, disagi e sofferenze indicibili che coinvolgono intere famiglie che rischiano di fare letteralmente la fame, anche a causa della sospensione a partire dagli inizi del mese di marzo scorso di ogni attività ippica; i suddetti lavoratori subiscono una pesantissima discriminazione, considerato che il Governo provvede quasi quotidianamente a prevedere aiuti e sussidi a favore in particolare delle fasce deboli alle prese con la crisi economica legata alla pandemia, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga di procedere ad una stabilizzazione del rapporto di lavoro, atteso che i lavoratori addetti al controllo e alla disciplina delle corse ippiche e delle manifestazioni del cavallo da sella, storici precari, sono da anni direttamente gestiti dal Ministero e, nell'immediato, se non ritenga di adottare le più idonee misure volte a tutelare i medesimi lavoratori rimasti esclusi da ogni tipo di provvidenza intesa ad alleviare le difficoltà gravissime che sono costretti a subire in questa congiuntura di crisi economica. Atto n. 4-03503 GASPARRI Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: in piena emergenza sanitaria, il Governo ha effettuato le nomine dei vertici delle società partecipate pubbliche in scadenza; ancor prima che le nomine venissero confermate, svariate fonti di stampa avevano segnalato la proposta, che sarebbe stata caldeggiata dal M5S, per l'avvocato Lucia Calvosa ai vertici dell'ENI, impresa d'interesse strategico nazionale e mondiale, poi effettivamente avvenuta; l'avvocato Calvosa, con esperienza pregressa in alcuni consigli di amministrazione, fra i quali TIM, Monte dei Paschi (in quota al comune di Siena, quindi di area PD), Carige, è, attualmente, consigliere di amministrazione indipendente di CDP Venture Capital SGR SpA e di Banca Carige SpA, ed è stata fino al 4 maggio 2020 consigliere indipendente della società editoriale Il Fatto SpA, si chiede di sapere quali siano state le modalità con le quali si è proceduto alle nomine delle maggiori società partecipate pubbliche. Atto n. 4-03504 GASPARRI MALLEGNI Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che a quanto risulta agli interroganti: il lotto B4b della strada statale 117 "Nord-Sud", in provincia di Enna, risulta completato da ormai cinque mesi, ma resta chiuso al traffico a causa dei ritardi su alcuni adempimenti da parte di ANAS tra i quali, il collaudo amministrativo, la certificazione dai Vigili del fuoco, l'allaccio fornitura elettrica; l'assessore alle Infrastrutture della Regione Siciliana, Marco Falcone, assieme a sindaci e rappresentanti delle amministrazioni locali dall'Ennese e dalle province di Palermo e Messina, ha tenuto una provocatoria marcia di "apertura" della statale Nord-Sud per mettere in evidenza le pesanti ripercussioni che la mancata consegna dell'opera comporta per le attività e l'economia di un comprensorio montano già fortemente penalizzato; la Regione Siciliana ha chiesto l'intervento del Ministero delle infrastrutture per ottenere il rispetto dei tempi di consegna dell'opera e la dovuta attenzione da parte dell'ANAS sul futuro della SS 117, al fine di giungere al completamento nei tempi previsti degli altri lotti che, pur essendo in lavorazione, hanno già accumulato un ulteriore insopportabile ritardo, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della vicenda e se non intenda provvedere immediatamente per assecondare le richieste della Regione Siciliana, evitando ulteriori ritardi nella realizzazione di una infrastruttura fondamentale per il territorio. Atto n. 4-03505 GRANATO AUDDINO ANGRISANI BOTTO GIANNUZZI LANNUTTI NATURALE PAVANELLI PRESUTTO TRENTACOSTE Al Ministro della salute Premesso che a quanto risulta agli interroganti: lo scorso 12 maggio 2020 il deputato del Movimento 5 Stelle, Francesco Sapia, ha esposto all'autorità giudiziaria d'aver ricevuto un file contenente il messaggio di un operatore del 118 dell'Azienda sanitaria provinciale (ASP) di Cosenza, secondo cui in un magazzino aziendale erano presenti, in alcuni frigoriferi, migliaia di tamponi non processati. Ivi si ascolta che, secondo disposizioni ricevute, i tamponi effettuati non dovevano essere portati «assolutamente in Virologia» perché «poi si vedrà»; il 13 maggio, un primario dell'ASP di Cosenza ha scritto all'on. Sapia una nota in cui si legge che l'11 maggio egli avrebbe visto, nella centrale operativa del 118, «un magazzino» in cui «erano allocati in maniera alquanto strana alcuni "frigoriferi" accesi e funzionanti»; nella nota è scritto che lo stesso ha saputo da un infermiere che quei frigoriferi erano «pieni di tamponi effettuati, prevalentemente, e non solo, ai cittadini tornati nei giorni scorsi dal Nord su ordinanza della Santelli, in attesa di essere processati»; in un'intervista pubblicata sulla testata "LaCnews24" il 12 maggio 2020, il commissario dell'ASP di Cosenza, Giuseppe Zuccatelli, anche commissario dell'Azienda ospedaliera e dell'Azienda ospedaliera universitaria di Catanzaro, ha affermato che al momento «nei magazzini dell'ASP di Cosenza» giacciono «250 tamponi che stanno per essere portati all'Azienda ospedaliera di Reggio Calabria» e che «si trovano all'interno di un frigorifero appositamente acquistato che può» contenerli, «con garanzia assoluta per ben 5 giorni»; Zuccarelli ha anche aggiunto che il «collo di bottiglia» sta nel fatto che i laboratori di Microbiologia dell'ASP cosentina non sono «in grado di assorbire complessivamente la quantità di tamponi che ogni giorno produciamo»; in una nota del 12 maggio il direttore generale del dipartimento regionale Tutela della salute, Antonio Belcastro, ha affermato: «Sono circa 1.500 in tutta la Regione i tamponi in corso di lavorazione: 500 circa presso il "Pugliese", 500 all'ASP di Reggio Calabria e 500 presso la Centrale operativa del 118 dell'ASP di Cosenza», tutti «custoditi sulla scorta della circolare del Ministero della Salute del 22 gennaio 2020, che prevede la conservazione degli stessi fino a 5 giorni a una temperatura di 4 gradi»; ivi si legge, circa l'audio citato, che lo stesso dipartimento ha informato «le competenti autorità giudiziarie al fine di valutare l'esistenza di eventuali ipotesi di reato, anche rispetto al procurato allarme», benché il segnalatore di eventuali illeciti sia protetto per legge; sulla gestione dei tamponi in Calabria, in cui l'emergenza sanitaria è nella responsabilità del Presidente della Regione, i consiglieri regionali di «Io resto in Calabria» hanno presentato un'interrogazione. Sulla vicenda anche i sindacati regionali hanno chiesto chiarezza; nelle proprie «Raccomandazioni» sui tamponi per la diagnosi di COVID-19, aggiornate al 17 aprile 2020, l'Istituto Superiore di Sanità ha precisato che essi «devono essere inviati immediatamente al laboratorio o in alternativa possono essere conservati in frigo (+4°C) per un tempo < 48 ore» e che «se il campione non può essere processato entro 48 ore va conservato a -80°C». Sono raccomandate inoltre le cautele per il trasporto dei tamponi: «refrigerato (utilizzando i siberini) o» con «ghiaccio secco per campioni congelati»; valutato che non è chiaro quanti tamponi siano conservati, da quanto tempo e con quali precise modalità, presso la centrale operativa del 118 dell'ASP di Cosenza e delle altre aziende nominate dal direttore generale Belcastro, si chiede di sapere: di quali precise informazioni disponga il Ministro in indirizzo in relazione alla vicenda riassunta, con particolare riferimento alle specifiche modalità di conservazione dei tamponi non processati in Calabria e all'approvvigionamento dei medesimi e dei materiali correlati; se non ritenga urgente, sulla scorta delle contraddizioni od omissioni rilevate dagli interroganti, verificare la situazione riportata per il tramite di ispettori ministeriali. Atto n. 4-03506 BORGONZONI Al Ministro dell'interno Premesso che a quanto risulta all'interrogante: pochi giorni fa, alcuni componenti del collettivo bolognese "Hobo", cinque dei quali già con precedenti penali, dopo essersi resi responsabili di atti gravi, sono stati destinatari di sei misure cautelari, per la precisione cinque divieti di dimora nel Comune di Bologna e un divieto di avvicinamento alle parti offese; i provvedimenti sono arrivati all'esito delle indagini iniziate a seguito delle azioni del collettivo per una "campagna", durante la quale sono avvenuti numerosi reati, anche a carattere violento, ai danni di esercizi commerciali, società o cooperative di servizi; non è la prima volta che vengono denunciati atteggiamenti aggressivi, occupazioni, danneggiamenti causati da persone riconducibili ai centri sociali bolognesi e, nel corso di queste ultime indagini, sono emersi i reati di tentata estorsione, lesioni personali, violenza privata, diffamazione, imbrattamento; le forze dell'ordine sono impegnate regolarmente in azioni volte a riportare la sicurezza pubblica nella città, tutelando i commercianti e gli imprenditori dalle mire dei delinquenti che si approfittano dell'apertura e dell'accoglienza che contraddistingue la città di Bologna, si chiede di sapere: come il Ministro in indirizzo intenda intervenire per ripristinare l'ordine pubblico nella città, troppo spesso minato dalle azioni criminali portate avanti da soggetti appartenenti o vicini ai centri sociali bolognesi, che compiono atti violenti mascherandoli da azioni politiche; se non reputi sia doveroso, per tutelare la legalità e la sicurezza pubblica, intervenire per sgombrare immediatamente le aree abusivamente occupate dai centri sociali che non svolgono attività per la collettività, ma diventano solo un luogo di aggregazione per delinquenti e disagiati, che trovano in motivazioni lontanamente riconducibili ad ideali politici una scusa per poter compiere azioni violente. Atto n. 4-03507 CENTINAIO BRUZZONE Ai Ministri delle politiche agricole alimentari e forestali e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Premesso che a quanto risulta agli interroganti: a seguito dell'emergenza sanitaria dovuta al COVID-19 l'attività di gestione faunistica svolta dalle pubbliche amministrazioni, anche tramite gli ATC (Ambiti territoriali di caccia), da marzo 2020 è fortemente rallentata; oltre a ciò, la sospensione della caccia di selezione gestita dagli ATC, ha comportato il venir meno dello svolgimento degli interventi di riduzione della proliferazione della fauna selvatica, così come la sospensione dei censimenti degli ungulati. A ciò va aggiunto che si è interrotta anche la quantificazione dei danni provocati dai selvatici alle aziende agricole; i servizi dedicati dagli ATC alla fornitura dei materiali di prevenzione sono stati sospesi, impedendo alle aziende agricole di attuare tutte le forme di prevenzione dei danni alle colture, senza le quali non è possibile richiedere i risarcimenti per i danni prodotti dalla fauna selvatica; la chiusura dei macelli per il recupero delle carcasse ha aggravato la situazione, costituendo di fatto un altro ostacolo al contenimento della proliferazione della fauna selvatica, in particolare dei cinghiali; seppure l'attività di controllo da parte dei soggetti previsti dall'articolo 19 della legge n. 157 del 1992 sia proseguita, poiché è configurabile come servizio pubblico non sospeso dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 9 marzo 2020, i metodi di selezione quali l'appostamento prevalentemente utilizzati non hanno dato i risultati sperati; gli scarsi risultati derivanti dalle attività delle guardie provinciali e regionali testimoniano come Regioni e Provincie dovrebbero essere poste in condizione dallo Stato, attraverso l'adozione di adeguata normativa, nel rispetto delle regole e applicando le modalità previste dal decreto COVID-19 (distanziamento sociale), di autorizzare anche l'attività di controllo tramite la pratica della "braccata" o della "girata"; ma soprattutto autorizzare, definendo regole chiare, gli agricoltori, ancorché non selettori, a "difendersi" dal proliferare degli ungulati procedendo direttamente con abbattimenti selettivi; come se ciò non bastasse, in questo periodo di pandemia sono state segnalate, tra l'altro, numerose azioni di disturbo alle attività svolte dai coadiutori o dai singoli agricoltori abilitati alla gestione delle gabbie o allo "sparo libero, nonché complicazioni notevoli per lo svolgimento della attività da parte degli operatori, in particolare da parte delle guardie venatorie volontarie; altri metodi di contenimento quali le gabbie di cattura per le nutrie, corvidi e grossa fauna sono stati oggetto di atti vandalici compiuti da sconosciuti, rendendo vane anche queste azioni: non tutte le Regioni concedono all'agricoltore che ne ha titolo, l'autodifesa per il cinghiale, o il prelievo straordinario di corvidi e piccioni da parte del titolare dell'azienda agricola, rendendo così disomogeneo l'intervento sul territorio di specie che si muovono nei territori confinanti tra le diverse regioni; in alcune regioni altri strumenti di contenimento alternativi all'abbattimento selettivo come la posa dei dissuasori visivi sul bordo delle strade, non è stata autorizzata, in quanto gli strumenti adottati non sono omologati; molte aziende non fanno la segnalazione del danno, perché l' iter di riconoscimento dello stesso molte volte non è compatibile con i tempi delle coltivazioni agricole; con la nota del 29 gennaio 2019 C(2019) 772-final la Commissione europea rispondeva ad un'istanza del Ministero delle politiche agricole, definendo i risarcimenti dovuti alle imprese agricole per i danni da fauna selvatica fuori dalla norma dell'aiuto di Stato e quindi del regime de minimis , si chiede di sapere: se non sia necessario coordinarsi con le Regioni per definire, in maniera uniforme, come effettuare i risarcimenti economici dei danni subiti e richiesti all'ATC o alla Regione per il periodo di blocco generalizzato di ogni azione dovuto al COVID-19, indipendentemente dalla competenza territoriale; se non sia necessario dare attuazione all'indirizzo della Commissione europea che esclude gli indennizzi per i danni da fauna selvatica dagli aiuti di Stato; se non sia necessario autorizzare le Regioni e le Provincie, nel rispetto delle regole e applicando le modalità previste dal decreto COVID-19 (distanziamento sociale), a consentire anche l'attività di controllo tramite la pratica della "braccata" o della "girata" o altre forme, anche attraverso l'adozione di puntuali modifiche alla normativa nazionale; per eseguire i piani di abbattimento e di controllo straordinario e per il raggiungimento dell'obiettivo di riequilibrare la densità animale nel territorio, se non sia necessario introdurre nella norma nazionale di settore ed abilitare nuove figure come i coadiutori, da intendersi come gli operatori abilitati dalle Regioni e dalle Province autonome di Trento e di Bolzano, previa frequenza di appositi corsi ed in possesso di licenze per l'esercizio venatorio, anche relativo alle specie selezionate, che agiscono secondo indirizzi definite dalle amministrazioni, nonché ai proprietari o conduttori dei fondi sui quali si attuano i piani di abbattimento e i controlli straordinari. Atto n. 4-03508 DE BONIS Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Premesso che: l'Agenzia per le erogazioni in agricoltura, l'organismo pagatore che gestisce direttamente a livello nazionale la maggior parte dei fondi destinati all'agricoltura ed ha funzione di coordinamento anche per le regioni in cui sono presenti organismi pagatori regionali, pare che in questi giorni stia avendo problemi di funzionamento; il giornale on line "Agricolae.eu" riporta, in un articolo del 20 maggio 2020, che il sistema delle erogazioni in agricoltura sta presentando delle difficoltà, visto che sono circa 2 settimane che i Centri di assistenza agricola (CAA) non riescono ad accedere al sistema AGEA, attraverso il quale le imprese agricole possono chiedere i contributi europei della domanda unica e del PSR; da quindici giorni, infatti, si stanno verificando importanti malfunzionamenti che fanno andare a rilento il lavoro. Potrebbe essere a causa della concentrazione delle attività, dopo il lockdown , che ha mandato in collasso il sistema informativo, ma anche, da quanto si apprende, a causa di alcuni aggiornamenti che sono in atto sulla procedura fascicolare del sistema SIAN, che gestisce, sia la parte fascicolare, che la parte amministrativa delle domande PAC e PSR; molti i problemi per gli operatori che non riescono ad elaborare le domande e, purtroppo, il tempo trascorre; le domande scadono, infatti, il 15 giugno, ma i CAA sono a poco meno del 50 per cento di tutto il lavoro da fare, che, a causa dell'emergenza sanitaria del COVID-19, si è concentrato nell'ultima parte di maggio e di giugno. Ora il blocco del sistema, al quale non è stato possibile accedere da parte degli operatori, mette a serio rischio la presentazione delle domande nei tempi previsti; ovviamente a subirne le conseguenze sono solo gli agricoltori. Infatti per quanto riguarda la domanda unica è possibile procedere in ritardo fino al 10 luglio senza alcuna penalità, mentre per il PSR occorre il nulla osta da parte delle Regioni, altrimenti ogni giorno di ritardo costa all'agricoltore l'1 per cento sul pagamento di premio; considerato che: gli operatori hanno scritto ad AGEA, ma pare che finora non abbia dato cenni di risposta alle legittime domande dei CAA; eppure, il direttore dell'AGEA, più volte intervenuto in Senato, in audizioni varie presso la 9a Commissione permanente (Agricoltura e produzione agroalimentare), non ha fatto altro che ribadire che l'Agenzia esprime la sua competenza istituzionale e la sua professionalità soprattutto nell'erogazione dei contributi comunitari e nazionali alle imprese agricole, ma poi, nei fatti, risulta impossibile produrre le relative domande per accedere agli stessi contributi, si chiede di sapere: quali urgenti iniziative intenda assumere il Ministro in indirizzo nei riguardi di AGEA, perché riprenda al più presto la normale funzionalità dei suoi uffici e si dia modo, così, ai Centri di assistenza agricola di portare a compimento le domande nei tempi previsti; in mancanza del raggiungimento degli obiettivi per i quali è preposta l'Agenzia, se non ritenga utile provvedere ad un suo commissariamento e, nel contempo, adoperarsi per trovare una nuova figura con compiti direzionali più proficua e attenta alle improrogabili esigenze degli agricoltori. Atto n. 4-03509 LANNUTTI PRESUTTO ANGRISANI VANIN TRENTACOSTE GAUDIANO Ai Ministri dell'interno, della giustizia e degli affari esteri e della cooperazione internazionale Premesso che a quanto risulta agli interroganti: la signora L. B. ha avuto una relazione con tale A. S. S. H., nato a Fayum (Egitto) il 9 luglio 1988 e dalla cui relazione è nato il minore M. B. (Palermo, 27 gennaio 2016). La relazione è stata caratterizzata da parecchi episodi di violenza fisica e psicologica da parte di A. S. S. nei confronti della compagna e per tali episodi è pendente un procedimento penale presso l'ufficio del giudice dell'udienza preliminare del Tribunale di Agrigento a seguito dell'esercizio dell'azione penale da parte della Procura della Repubblica, nel corso del quale è stata anche emessa la misura cautelare del divieto di avvicinamento nei confronti dell'imputato, sostituita in seguito con altra per decorrenza dei termini; pendente, tra le parti, anche un procedimento presso il Tribunale per i minorenni di Palermo, aperto di ufficio a tutela del minore e della madre. Nel corso delle proprie denunce la signora B. ha infatti segnalato più volte che A. S. S. avrebbe minacciato di portar via il bambino se la madre non si fosse piegata alle sue violenze e minacce. La madre, dal canto suo, ha ritenuto molto preoccupanti tali minacce, non soltanto per la personalità dell'ex compagno, gravato da un precedente per rapina aggravata dall'uso dell'arma, poi derubricato in lesioni personali dolose e dal disprezzo mostrato dallo stesso in relazione alle regole, ma soprattutto perché, durante la convivenza, L. B. ha potuto osservare la dimestichezza con il quale l'ex compagno ha falsificato un passaporto e, spesso, cambiato alias e identità. Inoltre, secondo il racconto della dottoressa B., A. S. S. sarebbe stato, in passato, considerato un disertore nel Paese di origine, per non aver svolto il servizio di leva obbligatorio; A. S. S. sarebbe fuggito dall'Egitto nel 2007 e avrebbe raggiunto l'Italia con un barcone partito dalla Libia. In alcune interviste, rilasciate in qualità di mediatore per le ONG con le quali ha lavorato, A. S. S. ha invece raccontato di aver raggiunto Lampedusa su un barcone nel 2001. In alcune di queste interviste ha dichiarato anche di essersi laureato in Giurisprudenza, mentre risulta che A. S. S. si sia diplomato presso l'Istituto Tecnico di Cammarata e abbia poi completato un corso di formazione per mediatori culturali gestito dall'Associazione culturale "Acuarinto" di Agrigento. Di certo, dal 2007 A. S. S. ha utilizzato diversi alias , con date e luoghi di nascita diversi. Persino nella sentenza di condanna per il reato di lesioni volontarie aggravate dall'uso dell'arma inflittagli il 9 maggio 2016, A. S. S. è stato condannato con una data e un nome diversi da quelli accertati successivamente. Tra i tanti alias , il soggetto ha dimostrato di essere particolarmente legato al nome "El Sharawi", presente in due dei sei alias segnalati; A. S. S. ha dimostrato di avere una grande "dimestichezza" anche con i documenti di identità "falsi". Emblematico è l'episodio raccontato in una delle denunce dalla signora B.. Il 18 luglio 2017 A. S. S. si sarebbe recato all'Ambasciata egiziana a Roma per rinnovare il passaporto, ma poiché non ha assolto all'obbligo di leva, gli è stato rifiutato. Il 23 luglio, A. S. S. è tornato quindi ad Agrigento, ma il suo passaporto riporta un rinnovo effettuato a Roma in data 28 luglio, con scadenza 28 dicembre 2018. A riprova del rinnovo c'è anche una scansione del passaporto fatta il 29 luglio 2017 e inviata via email alla ONG "Save the Children International" per consentire ad A. S. S. l'imbarco come soccorritore sulla nave "Vos Hestia", incarico assegnatogli dopo essersi recato ad Amsterdam, sempre utilizzando lo stesso passaporto. A riprova del mancato rinnovo del passaporto, il 4 maggio 2018 la Questura di Agrigento non rinnova a A. S. S. il permesso di soggiorno proprio perché sprovvisto di un documento valido. Se ne deduce, quindi, che A. S. S. sia stato ingaggiato da Save The Children sulla base di un documento falso e che questo documento sia stato utilizzato da A. S. S. anche per viaggiare all'estero; inoltre, a quanto risulta agli interroganti: A. S. S. ha lavorato su diverse navi delle ONG che solcano il Mare Mediterraneo. Per un determinato periodo, A. S. S. ha anche partecipato al progetto "Frontex Triton". Nell'ottobre 2014 A. S. S. è stato infatti assunto dall'ONLUS C.I.E.S. (Centro Informazione e Educazione allo Sviluppo), la quale forniva all'epoca i mediatori culturali alle questure del territorio italiano e per l'appunto anche sulle navi delle operazioni "Mare Nostrum". Ad ottobre 2014, dunque, A. S. S. viene imbarcato su una nave e poi spostato a Pozzallo per le operazioni di frontiera al momento dello sbarco dei migranti. Tutto ciò fino a marzo 2015, quando bruscamente viene licenziato dal C.I.E.S. su segnalazione del Ministero dell'interno. Di questo licenziamento, vi sarebbe traccia in una lettera del 23 marzo 2015 che fa riferimento ad una nota del 18 marzo 2015 inviata dalla Direzione centrale dell'immigrazione e della Polizia delle frontiere-Dipartimento P.S. del Ministero dell'interno, nella quale si segnala che A. S. S. non è in possesso di requisiti idonei a collaborare con le forze di Polizia; all'inizio del 2018, A. S. S. avrebbe istaurato una relazione con la sua collega di lavoro, cittadina francese, imbarcata sulla nave della ONG "SOS Mediterranée". I due si sono sposati nel 2018 e dalla loro unione è nata ad Agrigento una bambina, registrata sia presso l'Ambasciata egiziana, sia in Francia. Nonostante A. S. S. abbia ormai una nuova famiglia, ha più volte comunicato alla dottoressa B. di voler registrare presso l'Ambasciata d'Egitto anche il figlio M. B.. La dottoressa B. si è sempre rifiutata, perché con la registrazione sarebbe difficile, se non impossibile, un teorico rimpatrio e il ritrovamento del minore in caso di sottrazione. Un pericolo che diventa ancora più concreto se si considera la dimestichezza con la falsificazione di documenti, l'abitudine a fornire false generalità e la frequenza dei viaggi internazionali di A. S. S.; infine, considerato che: le sottrazioni di minori rappresentano una grave violazione dei diritti umani, sia delle vittime che dei genitori ai quali vengono sottratti, ed è sempre causa di effetti psicologici a lungo termine; fare false dichiarazione sulla identità o sulla qualità personali proprie ad un pubblico ufficiale o a una persona incaricata di un pubblico servizio, nell'esercizio delle funzioni o del servizio, è un reato ai sensi dell'art. 496 del Codice penale ed è punito con la reclusione da uno a cinque anni. Come pure chiunque è trovato in possesso di un documento falso valido per l'espatrio è punito con la reclusione da due a cinque anni, e la pena di cui al primo comma è aumentata da un terzo alla metà per chi fabbrica o comunque forma il documento falso, ai sensi dell'art. 496 -bis del Codice penale; il Testo unico sull'Immigrazione (di cui al decreto legislativo n. 286 del 1998) non consente il soggiorno in Italia agli stranieri che non siano muniti di un valido documento che lo autorizzi, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza della vicenda descritta; se non ritengano di dover di porre in essere tutte quelle iniziative che si riterranno opportune per la protezione della signora B. e di suo figlio M. al fine di proteggerli da un soggetto altamente pericoloso come ha dimostrato di essere A. S. S.. Interrogazioni, da svolgere in Commissione A norma dell'articolo 147 del Regolamento, le seguenti interrogazioni saranno svolte presso le Commissioni permanenti: 6ª Commissione permanente (Finanze e tesoro): 3-01609 del senatore Lannutti ed altri, sulla messa in amministrazione straordinaria della Banca di credito peloritano di Messina; 7ª Commissione permanente (Istruzione pubblica, beni culturali, ricerca scientifica, spettacolo e sport): 3-01606 della senatrice Corrado ed altri, sul furto di monete d'oro avvenuto presso il museo comunale di Sovana, in provincia di Grosseto.