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Elezioni - Operazioni per l'elezione degli organi delle amministrazioni comunali - Ricorsi avverso atti del procedimento elettorale immediatamente lesivi - Possibilità di proposizione solo successivamente alla proclamazione degli eletti, secondo l'interpretazione del Consiglio di Stato, assunta quale "diritto vivente" - Denunciata irragionevolezza nonchè violazione del diritto di difesa, del diritto alla tutela giurisdizionale contro gli atti amministrativi, dei diritti di elettorato attivo e passivo e del principio di buon andamento della pubblica amministrazione - Motivazione perplessa e contraddittoria - Difetto di rilevanza - Manifesta inammissibilità della questione.. È manifestamente inammissibile la questione di legittimità costituzionale dell'art. 83- undecies del d.P.R. 16 maggio 1960, n. 570, introdotto dall'art. 2 della legge 23 dicembre 1966, n. 1147, censurato, in riferimento agli artt. 3, 24, 48, 49, 51, 97 e 113 Cost., nella parte in cui, secondo l'interpretazione dell'Adunanza plenaria del Consiglio di Stato, assunta dal giudice a quo quale diritto vivente, prevede che i ricorsi contro gli atti immediatamente lesivi del procedimento elettorale possano essere proposti solo dopo la proclamazione degli eletti. Invero, l'ordinanza di rimessione è formulata in modo perplesso e contraddittorio, posto che il rimettente, per un verso, assume come diritto vivente l'interpretazione della norma fatta propria dall'Adunanza plenaria, mentre, per altro verso, rileva come, anche dopo detto intervento, la norma sia stata oggetto di contrastanti interpretazioni giurisprudenziali. Pertanto, in assenza di un diritto vivente, la questione sollevata si risolve in un tentativo di ottenere l'avallo della Corte a favore di una diversa interpretazione.