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Straniero e apolide - Espulsione amministrativa - Delitto di trattenimento, senza giustificato motivo, nel territorio dello Stato, in violazione dell'ordine di allontanamento impartito dal questore - Arresto obbligatorio e celebrazione del giudizio con rito direttissimo - Denunciata violazione di numerosi parametri costituzionali nonché inosservanza del divieto di discriminazione tra cittadini e stranieri ex art. 14 della CEDU - Sopravvenuto mutamento del quadro normativo - Necessità di una nuova valutazione della questione sollevata - Restituzione degli atti al giudice remittente.. Vanno restituiti al giudice rimettente gli atti delle questioni di legittimità costituzionale - sollevate in relazione agli artt. 3, primo comma; 13, primo, secondo e terzo comma; 10, in relazione all'art. 14 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali; 24, secondo comma; 97, primo comma, e 111, primo, secondo, terzo, quarto e quinto comma, della Costituzione - dell'art. 14, commi 5- ter e 5- quinquies , del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 (Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero), nella parte in cui dispone - nel testo vigente all'epoca in cui sono state emesse le ordinanze di rimessione, vale a dire tra il gennaio 2003 ed il maggio 2004, ancorchè esse siano pervenute presso la cancelleria della Corte il 5 ottobre 2010 - nei confronti dello straniero accusato del reato di cui al citato comma 5- ter , che si proceda obbligatoriamente all'arresto ed alla celebrazione del giudizio con rito direttissimo. Invero, in epoca successiva alla deliberazione delle ordinanze di rimessione, per un verso, è stata dichiarata la illegittimità costituzionale dell'art. 14, comma 5- quinquies , del d.lgs. n. 286 del 1998, nella parte in cui stabiliva che per il reato previsto dal comma 5- ter del medesimo art. 14 fosse obbligatorio l'arresto dell'autore del fatto (sentenza n. 223 del 2004); per altro verso, in epoca ancora successiva, attraverso la riforma del comma 5- ter del citato art. 14, il legislatore ha configurato la condotta di inottemperanza all'ordine di allontanamento quale delitto punito con la pena della reclusione fino a quattro anni (art. 1 del decreto-legge 14 settembre 2004, n. 241, recante «Disposizioni urgenti in materia di immigrazione», convertito, con modificazioni, dall'art. 1 della legge 12 novembre 2004, n. 271), e dunque quale fattispecie suscettibile dell'applicazione di una misura custodiale a norma dell'art. 280, commi 1 e 2, del codice di procedura penale, con la conseguenza che la rinnovata previsione di arresto obbligatorio, recata dal successivo comma 5- quinquies , risulta connessa alla sostanziale modificazione della fattispecie di reato cui si riferisce. Pertanto, gli indicati mutamenti del quadro normativo impongono la restituzione degli atti al giudice rimettente per una nuova valutazione circa la rilevanza e la non manifesta infondatezza delle questioni sollevate. In ordine alla dichiarazione di illegittimità costituzionale dell'art. 14, comma 5- quinquies , del d.lgs. n. 286 del 1998, nella parte in cui stabiliva che per il reato previsto dal comma 5- ter del medesimo art. 14 fosse obbligatorio l'arresto dell'autore del fatto, v. la richiamata sentenza n. 223 del 2004. In ordine agli indicati mutamenti del quadro normativo che, sulla specifica questione in esame, impongono la restituzione degli atti al giudice rimettente per una nuova valutazione circa la rilevanza e la non manifesta infondatezza della questione sollevata, v., con riguardo a numerose fattispecie analoghe, le richiamate ordinanze n. 332 del 2004 e nn. 97, 368, 369, 372, 375 del 2005.