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SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Commissione FINANZE E TESORO (6ª) 314 D'ALFONSO La seduta inizia alle ore 16,10. IN SEDE REDIGENTE Riforma in materia di costituzione e funzionamento dell'aggregazione bancaria cooperativa, quale modello organizzativo di tutela istituzionale e di misurazione e gestione dei rischi DDL 2425 Riforma in materia di costituzione e funzionamento dell'aggregazione bancaria cooperativa, quale modello organizzativo di tutela istituzionale e di misurazione e gestione dei rischi (Discussione e rinvio) Il relatore, senatore DI PIAZZA, illustra il provvedimento in titolo, riferendo sulla portata delle disposizioni da esso recate, osservando che esso pone la questione dell'adeguatezza delle norme che disciplinano l'attività delle Banche di Credito Cooperativo e si pone l'obiettivo di salvaguardare la diversità del modello di business delle banche di credito cooperativo (BCC). Sottolinea che il disegno di legge si concentra sulla "porzione italiana" del quadro normativo, ovvero il Testo Unico bancario. Dopo avere dato conto dell'attività svolta e della quota di mercato delle BCC, osserva che il mondo delle BCC conferma anche l'attualità di un modello giuridico mutualistico che dimostra la propria capacità di adattarsi alle esigenze che cambiano, alle specificità territoriali, alla voglia di coinvolgimento dei cittadini, che diventano soci, eleggono gli amministratori scegliendoli nella base sociale e mantenendo in tal modo nei territori la gestione del risparmio locale che diventa credito a imprese e famiglie di quelle stesse aree geografiche. Anche nel piano d'azione della Commissione Europea, adottato il 9 dicembre scorso, inerente la promozione dell'economia sociale, si riconosce il fondamentale ruolo (con la conseguente necessità di sviluppare quadri coerenti di tutela) di talune forme di impresa tra cui quelle cooperative (e le connesse specificità del modello mutualistico) e le società che più in generale antepongono le finalità sociali a quelle di lucro individuale, reinvestono la maggior parte degli utili nella realizzazione delle loro funzioni sociali, e sono caratterizzate da una governance democratica e/o partecipativa. Svolge ulteriori osservazioni sulla diversità del modello delle banche di credito cooperativo e sulla sua appropriatezza. Tuttavia, con il dispiegarsi degli effetti della grande crisi finanziaria e dell'incremento preoccupante del debito sovrano la redditività ed il livello dei rischi del sistema bancario nazionale sono stati al centro dell'azione di vigilanza, che valuta inadeguata la risposta di « mercato » delle BCC, a causa della qualità del credito che è andata diminuendo in modo consistente. Da tale situazione di difficoltà del sistema bancario, è quindi, scaturita una risposta normativa e regolamentare che non si è limitata a rafforzare i presidi della vigilanza prudenziale, in termini di solidità patrimoniale e di liquidità, ma che ha finito per individuare « soluzioni » organizzative fondate sull'adozione di un modello di business ritenuto più idoneo a garantire la stabilità del sistema. Con queste premesse e su tale impostazione si è definito l'intervento legislativo nazionale di cui al decreto-legge 14 febbraio 2016, n. 18, convertito, con modificazioni, dalla legge 8 aprile 2016, n. 49, che ha introdotto l'obbligo per le BCC di aderire al modello del gruppo bancario cooperativo e che, nelle intenzioni, ha rappresentato la migliore risposta alle difficoltà incontrate da un sistema di banche ritenute subottimali sotto il profilo dimensionale e privo di meccanismi di coesione e coordinamento. E tuttavia, prosegue il relatore, le BCC di minori dimensioni hanno sofferto e soffrono in maggiore misura dell'inasprimento della regolamentazione che ha comportato, da un lato, l'innalzamento non proporzionale dei costi amministrativi ad essa connessi e, dall'altro, ha messo le piccole banche nella condizione di non poter utilizzare gli strumenti di nuova istituzione di gestione delle crisi. Tali considerazioni assumono ancor più valore alla luce dei cambiamenti, anche Regolamentari, che attribuiscono al valore sociale di impresa un peso crescente nella funzione obiettivo delle banche. Per tali ragioni, il disegno di legge intende difendere e rafforzare l'identità territoriale del credito cooperativo nel rispetto sia della direttiva (UE) 2019/2034 (cosiddetta « direttiva IFD ») sia del regolamento (UE) 2019/2033 (cosiddetto « regolamento IFR »). Si vuole, pertanto, consentire alle banche di credito cooperativo di scegliere un diverso modello organizzativo e di sistema di tutela istituzionale ritenuto più adeguato e proporzionato rispetto alle dimensioni, alle tipologie di attività svolte e ai relativi rischi assunti. Il presente disegno di legge intende riformare il quadro giuridico del credito cooperativo, al fine di superare alcuni elementi di criticità e di rigidità della disciplina a cui le banche di credito cooperative sono sottoposte. Allo stesso tempo, il disegno di legge mira ad adeguare la riforma del credito cooperativo introdotta nel 2016 alle nuove linee evolutive emerse nell'ordinamento dell'Unione europea. In particolare, il presente disegno di legge mira a introdurre idonei e già validati strumenti organizzativi affinché le banche di credito cooperativo possano adottare, in alternativa al gruppo bancario, e nel rispetto di determinati requisiti patrimoniali e reddituali, un diverso modello organizzativo che, similmente alle imprese di investimento, sia più aderente alle loro specifiche dimensioni, alle attività svolte e ai rischi sul sistema finanziario. Il seguito della discussione è quindi rinviato. IN SEDE CONSULTIVA Legge annuale per il mercato e la concorrenza 2021 DDL 2469 Legge annuale per il mercato e la concorrenza 2021 (Parere alla 10ª Commissione. Seguito e conclusione dell'esame. Parere non ostativo con condizione) Prosegue l'esame, sospeso nella seduta del 20 aprile. Il senatore MONTANI ( L-SP-PSd'Az ), in sostituzione del relatore incaricato, senatore Bagnai, propone alla Commissione un parere non ostativo con condizione, integrato rispetto alla proposta formulata nella precedente seduta a completamento del dispositivo che chiede lo stralcio dell'articolo 32, in accoglimento di alcune osservazioni emerse nel dibattito. Nessuno chiedendo di intervenire su tale proposta, il PRESIDENTE , verificata la presenza del numero legale per deliberare, dopo l'annuncio di voto contrario del senatore LANNUTTI ( Misto-IdV ) e di astensione del senatore DE BERTOLDI ( FdI ), pone ai voti lo schema di parere non ostativo con condizione (pubblicato in allegato), che viene approvato. SUI LAVORI DELLA COMMISSIONE Il presidente D'ALFONSO comunica gli esiti dell'Ufficio di Presidenza svolto in precedenza, dando conto dei disegni di legge che i Gruppi hanno sollecitato e della prossima ripresa dell' iter dei disegni di legge nn. 892 e 1712. In relazione al disegno di legge in materia di governance delle società quotate, potrà essere compiuta un'istruttoria preliminare prima di avviare l'esame. La Commissione prende atto. La seduta termina alle ore 16,35. Allegato PARERE APPROVATO DALLA COMMISSIONE PARERE APPROVATO DALLA COMMISSIONE SUL DISEGNO DI LEGGE N. 2469 La Commissione Finanze e tesoro, esaminato per le parti di competenza il provvedimento in titolo, premesso che: l'articolo 28 apporta modifiche alla legge n. 287 del 1990 sulla disciplina della valutazione e controllo delle operazioni di concentrazione da parte dell'Autorità garante della concorrenza e il mercato (lett. a) ), sulle soglie di fatturato da cui scaturisce l'obbligo di notifica delle operazioni di concentrazione (lett. b) ) e sul trattamento delle imprese comuni (lett. c) ); l'articolo 32 detta disposizioni comuni sul procedimento di nomina dei membri delle autorità amministrative indipendenti. In particolare, si prevede l'istituzione di una Commissione tecnica, per ciascuna autorità e per ciascuna nomina, chiamata a selezionare le candidature a presidente e componente delle authorities , trasmettendo ai soggetti competenti alla nomina una lista di almeno quattro candidati per ciascun membro da nominare, nel rispetto del principio della parità di genere. La Commissione, considerato che: attribuendo alla Commissione tecnica la facoltà di escludere senza motivazioni alcuni candidati dalla procedura di selezione le si attribuisce un potere di indirizzo politico che va a intaccare l'autonomia del soggetto preposto alla nomina; la preventiva selezione di un sottoinsieme di candidati in particolare mina il potere di elettorato attivo dei Parlamentari, circoscrivendo il numero dei titolari dell'elettorato passivo, nelle fattispecie in cui l'ordinamento espressamente prevede l'elezione come modalità di designazione dei componenti (in particolare, per il Garante per la Protezione dei Dati Personali e per l'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni); a mente del comma 1 sembra inoltre che tale Commissione tecnica debba essere predisposta solo nel caso in cui le nomine siano di origine parlamentare (con elezione da parte delle Camere o designazione da parte dei Presidenti delle stesse), mentre non si ravvisa analoga esigenza per le molteplici fattispecie di nomina governativa, definendo implicitamente un inaccettabile pregiudizio negativo verso la capacità dei corpi parlamentari di svolgere un compito che l'ordinamento affida loro; esprime parere non ostativo con la seguente condizione: - in ragione della rilevanza e della complessità dell'argomento trattato, e allo scopo di garantire una discussione trasparente e partecipata in merito, sia disposto lo stralcio dell'art. 32 dal provvedimento, in vista di una riforma organica della materia.