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SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Commissione GIUSTIZIA (2ª) 72 OSTELLARI La seduta inizia alle ore 11,10. IN SEDE CONSULTIVA DDL n. 1063 - d.l. 1/2019 misuere a sostegno della Banca Carige SpAa DDL 1063 Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 8 gennaio 2019, n. 1, recante misure urgenti a sostegno della Banca Carige S.p.a. - Cassa di risparmio di Genova e Imperia (Parere alla 6 a Commissione. Esame. Parere non ostativo) La senatrice RICCARDI ( M5S ) illustra il provvedimento in titolo che prevede la conversione in legge del decreto-legge 8 gennaio 2019, n. 1 recante misure urgenti a sostegno della Banca Carige S.p.A. Su tale provvedimento, già esaminato dall'altro ramo del Parlamento, la Commissione è chiamata a rendere parere alla Commissione finanze. Più in generale il decreto-legge in conversione - così come risultante dalle modifiche approvate nel corso dell'esame alla Camera dei deputati - si compone di 24 articoli, suddivisi in tre Capi e di un allegato. Il Capo I del provvedimento (articoli 1-11) disciplina la concessione della garanzia dello Stato su specifici strumenti finanziari emessi dalla Banca Carige S.p.A. (articoli 1-8) e sui finanziamenti erogati discrezionalmente alla medesima banca dalla Banca d'Italia per fronteggiare gravi crisi di liquidità ( emergency liquidity assistance  ELA, articoli 9-10). Il Capo II del provvedimento (articoli da 12 a 21- bis ) disciplina gli interventi di rafforzamento patrimoniale, che consistono in una ricapitalizzazione precauzionale pubblica; a tale scopo viene autorizzato il Ministero dell'economia e delle finanze a sottoscrivere o acquistare azioni di Banca Carige, previa specifica richiesta dell'istituto. Il Capo III del provvedimento (articolo 22) è composto da una sola disposizione che disciplina la copertura degli oneriderivanti dalle operazioni di sottoscrizione di azioni effettuate per il rafforzamento patrimoniale di Banca Carige (ai sensi del Capo II) e dalle garanzie concesse dallo Stato su passività di nuova emissione e sull'erogazione di liquidità di emergenza (ai sensi del Capo I) a favore della medesima banca. Con riguardo alle parti di stretta competenza della Commissione giustizia - le quali sono in realtà di portata decisamente limitata - segnala, in primo luogo, l'articolo 1. Tale disposizione, non modificata dalla Camera, autorizza il Ministero dell'economia e finanze a concedere, fino al 30 giugno 2019, la garanzia dello Stato sulle passività di nuova emissione di Banca Carige S.p.A., fino a un valore nominale di 3 miliardi di euro. Come chiarito dall'articolo 5 del provvedimento (anche esso non modificato nel corso dell'esame alla Camera), tale garanzia è onerosa, incondizionata, irrevocabile e a prima richiesta e copre il capitale e gli interessi. Il valore nominale degli strumenti finanziari con durata superiore ai 3 anni sui quali può essere prestata la garanzia non può eccedere un terzo del valore nominale totale degli strumenti finanziari emessi dalla banca. Sono escluse dalla garanzia le passività computabili nei fondi propri a fini di vigilanza. Di interesse della Commissione sono poi le previsioni di cui all'articolo 10 (in relazione al quale la Camera dei deputati non ha apportato modifiche). Tale disposizione detta le modalità di escussione della garanzia statale sull'erogazione di liquidità di emergenza. Ai sensi del comma 1, in caso di inadempimento della Banca Carige S.p.A. alle proprie obbligazioni di pagamento nei confronti della Banca d'Italia rivenienti dal contratto di finanziamento ELA, la Banca d'Italia, in esito all'escussione del collaterale (attività finanziaria posta in garanzia) stanziato a copertura del finanziamento e nei limiti dell'importo garantito, presenta richiesta di attivazione della garanzia statale al Dipartimento del Tesoro, allegando la documentazione relativa all'escussione del collaterale e indicando gli importi residuali dovuti. Il comma 2 dello stesso articolo stabilisce che il Dipartimento del Tesoro, accertata la fondatezza della richiesta, provvede tempestivamente entro 30 giorni alla corresponsione dell'importo dovuto dalla banca. Di rilievo per la Commissione è poi l'articolo 17, il quale disciplina le modalità concrete di realizzazione dell'intervento statale di ricapitalizzazione precauzionale di Banca Carige. Il piano di ristrutturazione e le sue eventuali successive variazioni sono notificati alla Commissione europea, ai fini di una decisione sulla compatibilità delle misure con le norme in tema di aiuti di Stato. Ad esito positivo della valutazione della Commissione, le norme affidano a un provvedimento del Ministro dell'economia e delle finanze, adottato su proposta della Banca d'Italia, l'applicazione delle misure di burden sharing, nonché l'aumento di capitale della banca e la sottoscrizione o l'acquisto delle azioni da parte del MEF. L'adozione dei predetti provvedimenti è subordinata all'assenza delle condizioni per avviare la risoluzione dell'istituto bancario, nonché all'assenza dei presupposti che danno luogo alla conversione forzosa di azioni, partecipazioni e altri strumenti di capitale nell'ambito della risoluzione delle crisi, ovvero quale misura adottata per rimediare allo stato di dissesto. In particolare, il comma 9 dell'articolo 17, prevede che l'adeguamento dello statuto della banca emittente per riflettere la nuova composizione del capitale sociale deve essere curato dal consiglio di amministrazione nel modello tradizionale o quello di gestione nel modello duale: a tale fine la disposizione richiama l'articolo 2443, terzo comma, del codice civile ai sensi del quale il verbale della deliberazione degli amministratori di aumentare il capitale deve essere redatto da un notaio e deve essere depositato e iscritto a norma di legge. Infine afferisce a profili di rilievo per la Commissione l'articolo 20, il quale disciplina le misure che prevedono la partecipazione di azionisti e creditori subordinati agli oneri di ricapitalizzazione della banca (cosiddetto burden sharing ). Ai fini di minimizzare l'intervento pubblico, in coerenza con i principi fissati dalla Commissione europea in materia di aiuti di Stato per il settore bancario, l'eventuale sottoscrizione delle azioni da parte del Ministero dell'economia e delle finanze è effettuata solo dopo la conversione in azioni di nuova emissione degli strumenti subordinati in circolazione. Nello specifico, il comma 6 di tale articolo dispone che, in relazione all'assunzione di partecipazioni conseguente alle misure di conversione, si deroghi alla disciplina ordinaria in materia di autorizzazioni e comunicazioni relative all'acquisto o all'incremento di partecipazioni qualificate (applicando l'articolo 53 del decreto legislativo 16 novembre 2015, n.180). Non trovano, inoltre, applicazione i limiti codicistici, ovvero le altre limitazioni previste dalla legge, da contratti o dallo statuto, che possono ostacolare la conversione (ai sensi dell'articolo 58, comma 2, del medesimo decreto legislativo n. 180 del 2015). Non si applicano i divieti di acquisto previsti dal codice civile nel caso di controllo societario, né si applica il divieto di sottoscrizione reciproca di azioni (articoli 2359- bis e 2359- ter , 2359- quinquies e 2360 del codice civile), né l'articolo 121 del testo unico della finanza (decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58) in tema di disciplina delle partecipazioni reciproche. Per quanto concerne la tutela giurisdizionale avverso le misure di conversione forzosa e aumento del capitale, è opportuno ricordare che il comma 7 dell'articolo in esame rinvia alla tutela giurisdizionale prevista dalle norme nazionali di recepimento della direttiva 2014/59/UE che istituisce un quadro di risanamento e risoluzione degli enti creditizi e delle imprese di investimento (cosiddetta BRRD  Bank Recovery and Resolution Directive ). In particolare l'articolo 95 del decreto legislativo n. 180 del 2015, dispone che la tutela giurisdizionale davanti al giudice amministrativo sia disciplinata dal Codice del processo amministrativo. Ove sia violato il principio della parità di trattamento rispetto al caso di liquidazione dell'ente in applicazione dell'articolo 89, comma 1, del richiamato decreto legislativo, ciascun creditore ha diritto a ricevere un indennizzo, corrisposto dall'Emittente mediante l'attribuzione di nuove azioni. Il comma 8 dell'articolo 20 del decreto-legge disciplina gli effetti dell'azione delle misure di burden sharing e di erogazione del sostegno pubblico sui rapporti contrattuali dell'intermediario. A tale proposito, si estende a tale fattispecie l'articolo 65 del decreto legislativo 16 novembre 2015, n. 180, prevedendo in primo luogo l'inefficacia delle pattuizioni contrattuali che ricollegano a tali misure conseguenze negative per l'intermediario o per altro componente del gruppo bancario di appartenenza (clausole risolutive espresse, clausole di event of default ; di cross-default o di acceleration event ). In secondo luogo, viene chiarito che le misure disposte dal Ministero dell'economia e delle finanze non costituiscono di per sé inadempimento contrattuale e pertanto non consentono ai creditori di attivare i rimedi previsti in tali casi (ad esempio risoluzione, decadenza dal beneficio del termine, escussione delle garanzie e altro). Da ultimo, ai sensi del comma 9 dell'articolo in commento, le norme in esame vengono qualificate come disposizioni di applicazione necessaria ai sensi dell'articolo 9 del regolamento (CE) n. 593 del 17 giugno 2008 (Regolamento «Roma I» che disciplina l'individuazione della legge applicabile, in caso di conflitti di legge in materia di obbligazioni contrattuali civili e commerciali) e dell'articolo 17 della legge 31 maggio 1995, n. 218 (norme che disciplinano il diritto internazionale privato). Si tratta dunque di norme la cui applicazione è ritenuta irrinunciabile in virtù dell'oggetto o della finalità perseguita. Esse costituiscono provvedimenti di risanamento ai sensi della direttiva n. 24 del 4 aprile 2001 in materia di risanamento e liquidazione degli enti creditizi e si applicano e producono i loro effetti negli altri Stati dell'Unione europea, secondo le regole contenute nel Titolo IV, Sezione III- bis , del Testo unico bancario in tema di applicazione delle procedure di crisi delle banche comunitarie. Propone quindi l'espressione di un parere non ostativo. Nessuno chiedendo di intervenire, verificata la presenza del numero legale, la proposta di parere della relatrice, posta ai voti, è approvata. IN SEDE REFERENTE Inapplicabilità del giudizio abbreviato ai delitti puniti con la pena dell'ergastolo DDL 925 Inapplicabilità del giudizio abbreviato ai delitti puniti con la pena dell'ergastolo (Seguito dell'esame e rinvio) Prosegue l'esame, sospeso nella seduta del 13 febbraio. Il PRESIDENTE ricorda che sono stati presentati dieci emendamenti (pubblicati in allegato). Il senatore CALIENDO ( FI-BP ) illustra gli emendamenti a sua firma finalizzati, a ridurre gli eccessivi vantaggi attualmente riconosciuti a coloro che optano per il regime del giudizio abbreviato. Infatti come noto tali soggetti potranno ottenere non solo la riduzione di un terzo della pena ma anche la concessione delle attenuanti generiche. Gli emendamenti suggeriscono una riflessione su tali questioni al fine di eliminare le distorsioni attualmente presenti nel sistema del giudizio abbreviato. Il senatore CUCCA ( PD ) illustra gli emendamenti a sua firma diretti a raccogliere suggerimenti provenienti dalle audizioni nel corso delle quali è emersa, a parere degli auditi, l'inutilità se non addirittura la dannosità del provvedimento in questione, che potrebbe portare problemi nella gestione dei procedimenti penali in corte d'Assise fino al rischio di paralisi delle medesime. Il seguito dell'esame è quindi rinviato. SCONVOCAZIONE DELLA SEDUTA POMERIDIANA Il PRESIDENTE comunica che la seduta già convocata per oggi, mercoledì 20 febbraio, alle ore 17,30 non avrà luogo. La Commissione prende atto. La seduta termina alle ore 11,30. Allegato