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SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Assemblea 103 Presidenza del vice presidente ROSSOMANDO, indi del vice presidente CALDEROLI, del presidente ALBERTI CASELLATI e del vice presidente TAVERNA N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Forza Italia-Berlusconi Presidente: FI-BP; Fratelli d'Italia: FdI; Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione: L-SP-PSd'Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP-PATT, UV): Aut (SVP-PATT, UV); Misto: Misto; Misto-Liberi e Uguali: Misto-LeU; Misto-MAIE: Misto-MAIE; Misto-Più Europa con Emma Bonino: Misto-PEcEB; Misto-PSI: Misto-PSI. Presidenza del vice presidente ROSSOMANDO PRESIDENTE . La seduta è aperta (ore 9,37). Si dia lettura del processo verbale. CASTALDI, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del giorno precedente. PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato. Comunicazioni della Presidenza PRESIDENTE . L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Sull'ordine dei lavori PRESIDENTE . Informo inoltre l'Assemblea che all'inizio della seduta il Presidente del Gruppo Movimento 5 Stelle ha fatto pervenire, ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento, la richiesta di votazione con procedimento elettronico per tutte le votazioni da effettuare nel corso della seduta. La richiesta è accolta ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento. DESSI' (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DESSI' (M5S) . Signor Presidente, intervengo brevemente per segnalare un episodio increscioso accaduto ieri nel Comune di Fiumicino. Un consigliere del MoVimento 5 Stelle, Ezio Pietrosanti, ha ricevuto prima uno schiaffo, poi è stato preso per il collo e, infine, è stato letteralmente sbattuto al muro (come riportato stamattina, purtroppo, dalla stampa) da un consigliere di maggioranza della Giunta di centrosinistra presieduta dal sindaco Montino. Noi vogliamo assolutamente stigmatizzare questo tipo di comportamento. Nel momento in cui è stato aggredito, il nostro consigliere stava semplicemente leggendo un comunicato, dimostrando la sua contrarietà verso le politiche della maggioranza di centrosinistra del Comune. Chiedo pubblicamente in quest'Assemblea, soprattutto ai colleghi di centrosinistra del Partito Democratico e in particolare alla senatrice Cirinnà, moglie del sindaco Montino, se possono per cortesia prendere immediatamente posizione contro questo atto. Si tratta di un gesto veramente incredibile nei confronti di un ragazzo che stava svolgendo la sua attività politica e civile e che si trova adesso con un referto del pronto soccorso a denunciare l'accaduto dai Carabinieri. Nel ringraziarla per il tempo a disposizione, signor Presidente, do un abbraccio, a nome mio e di tutto il MoVimento 5 Stelle, a Ezio Pietrosanti. (Applausi dal Gruppo M5S. Reiterati commenti del senatore Mirabelli) . PRESIDENTE. Senatore Dessì, il suo intervento era stato preannunciato a nome del Gruppo, come se parlasse il Capogruppo, perché normalmente interventi di questo tipo si svolgono a fine seduta. Non l'ho interrotta, ma questo vale ora e per il futuro. Discussione e approvazione del disegno di legge: Doc 1018-B Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 28 gennaio 2019, n. 4, recante disposizioni urgenti in materia di reddito di cittadinanza e di pensioni (Approvato dal Senato e modificato dalla Camera dei deputati) (Relazione orale) PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 1018-B, già approvato dal Senato e modificato dalla Camera dei deputati. Ricordo che, ai sensi dell'articolo 104 del Regolamento, oggetto della discussione e delle deliberazioni saranno soltanto le modificazioni apportate dalla Camera dei deputati, salvo la votazione finale. Le relatrici, senatrici Catalfo e Nisini, hanno chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta. Pertanto, ha facoltà di parlare la relatrice, senatrice Catalfo. CATALFO, relatrice . Signor Presidente, onorevoli colleghi, innanzitutto mi preme ringraziare tutti i colleghi della Camera dei deputati e i membri, sia di maggioranza che di opposizione, della Commissione lavoro pubblico e privato, previdenza sociale del Senato per il lavoro svolto nelle ultime settimane. Quanto stiamo per approvare oggi in terza lettura - lo ripeto - è un provvedimento storico, doveroso e necessario per salvaguardare la coesione sociale di questo Paese. Si tratta di una misura che tanti altri Paesi europei hanno messo in atto da tempo e che viene proprio dall'esigenza di contrastare una situazione aggravatasi negli anni e precipitata durante la crisi economica internazionale che ha portato l'Italia a possedere il non invidiabile record del più alto tasso di incremento dei soggetti a rischio di esclusione sociale in Europa (un dato statistico che - di fatto - si tramuta in milioni di persone in povertà assoluta e in circa 10 milioni in povertà relativa). L'urgenza del provvedimento è confermata non solo dai dati ISTAT, ma anche e soprattutto dalle tantissime domande per accedere al reddito e alla pensione di cittadinanza che sono arrivate fino ad ora tramite Poste italiane e attraverso i Centri di assistenza fiscale (CAF). Per la precisione, gli ultimi dati di Poste italiane ci parlano di oltre 220.000 domande. Le domande presentate tramite i CAF, invece, risultano essere oltre 500.000. Le richieste arrivano indistintamente da Nord a Sud. Le città ove vi è un numero maggiore di richieste sono Milano, Torino, Roma, Napoli e Palermo. Si tratta di un provvedimento necessario anche - lo ribadisco - alla luce del pilastro europeo dei diritti sociali che all'articolo 14 statuisce: «Chiunque non disponga di risorse sufficienti ha diritto a un adeguato reddito minimo che garantisca una vita dignitosa in tutte le fasi della vita e l'accesso a beni e servizi. Per chi può lavorare, il reddito minimo dovrebbe essere combinato con incentivi alla reintegrazione nel mercato del lavoro». E appunto queste sono le finalità e la ratio del provvedimento, quindi perfettamente in linea con il pilastro europeo dei diritti sociali. Si tratta di una misura di sostegno al reddito, ma non solo: una misura proattiva collegata all'inserimento nel contesto sociale e lavorativo del cittadino, un grande investimento nei centri per l'impiego, nell'interoperabilità delle banche dati e nelle politiche attive del lavoro. Il reddito di cittadinanza costituisce dunque anche una grande innovazione delle politiche attive del lavoro e un importantissimo e necessario investimento nell'interoperabilità delle banche dati. Vengono, tra l'altro, istituite due piattaforme digitali propedeutiche al funzionamento della misura: il Sistema informativo unitario delle politiche del lavoro e il Sistema informativo unitario dei servizi sociali per il coordinamento dei Comuni. Queste due piattaforme formeranno un grande portale unico per permettere la comunicazione e lo scambio di informazioni tra Comuni, Centri per l'impiego, Agenzie per il lavoro, ANPAL, Ministero del lavoro e INPS. Il lavoro parlamentare ha permesso di perfezionare un testo che era già efficace. Gli emendamenti approvati, sia al Senato che alla Camera, mirano a facilitare ancor di più l'accesso al reddito e alla pensione di cittadinanza. Inoltre, vanno incontro ad alcune categorie che più di altre in questi anni hanno subìto la crisi e le politiche di austerity , come i pensionati, le persone diversamente abili e i cosiddetti working poor , ossia persone che pur lavorando guadagnano talmente poco da non potersi permettere una vita dignitosa. Illustro brevemente alcuni degli interventi introdotti nel corso dell'esame in Senato. È stata prevista la definizione di offerta congrua fatta a un percettore di reddito di cittadinanza, che dovrà prevedere una retribuzione di importo uguale o superiore al 10 per cento in più di 780 euro. È stato introdotto un tetto temporale di trentasei mesi entro il quale il datore di lavoro che licenzia un percettore di reddito di cittadinanza, che ha assunto e per il quale ha ricevuto il bonus , deve restituire l'incentivo. È stata data la possibilità di esonero contributivo anche in caso di assunzione di persone in contratto di apprendistato. È stata disposta, in caso di dimissioni volontarie, la perdita del beneficio solo e unicamente da parte del dimissionario e non da parte di tutto il nucleo familiare. È stata prevista una modifica delle sanzioni ai CAF in caso di trasmissione infedele delle pratiche. Si è introdotta la previsione secondo cui i datori di lavoro che non sono in regola con la legge n. 68 del 1999 sul collocamento dei disabili, che determina le quote obbligatorie dedicate ai disabili, non potranno godere dell'incentivo. Infine, è stato previsto che le competenze acquisite dai beneficiari del reddito di cittadinanza saranno registrate sulle piattaforme. Si tratta quindi di uno storico delle competenze acquisite dal beneficiario del reddito in precedenti esperienze lavorative o percorsi di formazione e istruzione, che andrà inserito nelle suddette piattaforme completandone il profilo. Nel corso dell'esame alla Camera è stato previsto che il reddito di cittadinanza assuma la denominazione di pensione di cittadinanza oltre che nel caso di nuclei familiari composti esclusivamente da uno o più componenti di età pari o superiore a sessantasette anni, anche nell'ipotesi in cui uno o più componenti del nucleo possiedano il suddetto requisito anagrafico e convivano esclusivamente con una o più persone in condizione di disabilità grave o di non autosufficienza. La Camera ha altresì elevato i limiti massimi del valore del patrimonio mobiliare con riferimento ai nuclei in cui siano presenti soggetti in condizione di disabilità grave o di non autosufficienza portando l'incremento da 5.000 a 7.500 euro per ogni componente in condizione di disabilità grave o di non autosufficienza. È stato introdotto, inoltre, uno specifico innalzamento del parametro della scala di equivalenza (fino a 2,2) per l'ipotesi in cui nel nucleo familiare siano presenti membri in condizione di disabilità grave o di non autosufficienza. Inoltre, nella nozione di stato di disoccupazione è stata introdotta la possibilità che rientrino anche i soggetti il cui reddito da lavoro dipendente o autonomo corrisponda a un'imposta lorda pari o inferiore alle detrazioni relative ai redditi da pensione o da lavoro. È stato previsto l'incremento di cento unità della dotazione organica degli ispettori della Guardia di finanza e un incremento di 65 unità del contingente di personale per la tutela del lavoro dell'Arma dei carabinieri. Sono state introdotte diverse altre modifiche che riguardano le assunzioni da parte di Regioni, Province autonome, agenzie ed enti regionali: per la precisione, un aumento della dotazione organica fino a 3.000 unità con decorrenza dal 2020 e fino a 4.600 unità a decorrere dal 2021 del personale dei centri per l'impiego. Le quote inoltre includono la stabilizzazione delle unità di personale reclutate mediante procedure concorsuali bandite per le assunzioni con contratto a tempo determinato. Sempre con riferimento alle modifiche operate dalla Camera all'articolo 12, si ricorda che le risorse finanziarie in favore di ANPAL Servizi SpA, inerenti sia alla selezione di soggetti e alla conseguente stipulazione di contratti di collaborazione per concorrere all'organizzazione dell'avvio del reddito di cittadinanza, sia alla gestione delle spese, sono state previste in 90 milioni di euro per l'anno 2019, 130 milioni di euro per l'anno 2020 e 50 milioni di euro per l'anno 2021. Si è precisato inoltre che la pensione di cittadinanza potrà essere ritirata alle Poste o in banca anche in contanti e non necessariamente essere caricata sulla carta del reddito. Numerose altre sono le proposte effettuate dai Gruppi di maggioranza e dai Gruppi di opposizione inserite all'interno del disegno di legge che quindi modificano il decreto: il passaggio parlamentare è stato quindi completo, consentendo di modificare il testo e migliorandolo laddove c'era possibilità di farlo o dove vi erano delle carenze. Reputo pertanto che il lavoro parlamentare sia stato svolto in modo efficace. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az) . PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare la relatrice, senatrice Nisini. NISINI, relatrice . Signor Presidente, in questa mia breve relazione mi limiterò a illustrare le modifiche e le integrazioni apportate alla Camera sugli articoli relativi a quota 100. L'articolo 14 è stato integrato con norme transitorie in materia di procedure concorsuali e di assunzioni del Ministero per i beni e le attività culturali al fine dichiarato di far fronte alle esigenze di sostituzione del personale, derivanti dall'ampliamento delle possibilità di pensionamento operato dal presente decreto e di assicurare la funzionalità degli uffici del Dicastero. In base a un analogo ordine di considerazioni, il comma 2 del successivo articolo 14- bis consente che gli enti e le aziende del Servizio sanitario nazionale procedano alle assunzioni, anche tenendo conto delle cessazioni di personale che intervengano in corso d'anno, fermo restando il rispetto della programmazione regionale e dei piani triennali dei fabbisogni di personale approvati dalle Regioni di appartenenza. Con una norma inserita nel comma 1 dell'articolo 14- ter , si ridefiniscono le modalità di utilizzo delle graduatorie dei concorsi pubblici, con riferimento ai soggetti rientranti nelle categorie beneficiarie del cosiddetto collocamento obbligatorio. In merito alla possibilità di riscatto introdotta dai commi da 1 a 5 dell'articolo 20, per il triennio 2019-2021, con riferimento ad alcuni soggetti e fattispecie (riscatto relativo a periodi precedenti la data di entrata in vigore del presente decreto, non coperti da contribuzione presso forme di previdenza obbligatoria, né soggetti ad alcun obbligo contributivo), la Camera ha precisato che la domanda può concernere, fermi restando i suddetti presupposti, anche qualsiasi periodo temporale dei due anni in cui risultano accreditati, rispettivamente, il primo e l'ultimo contributo. Riguardo alla possibilità di applicazione di nuovi criteri di calcolo dell'onere di riscatto (sempre a fini pensionistici) dei corsi di studio universitario, relativamente a periodi da valutare con il sistema contributivo, possibilità prevista dal comma 6 dello stesso articolo 20, la Camera ha soppresso il limite massimo anagrafico per il richiedente, limite posto dal testo originario del decreto-legge e pari a quarantacinque anni. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S ) . PRESIDENTE . La relatrice di minoranza, senatrice Toffanin, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta. Pertanto, ha facoltà di parlare la relatrice di minoranza, senatrice Toffanin. TOFFANIN, relatrice di minoranza . Signor Presidente, onorevole rappresentante del Governo, colleghe senatrici e colleghi senatori... PRESIDENTE. Mi scusi se la interrompo un momento, senatrice Toffanin. Prego di lasciare libero il banco del Governo per cortesia. TOFFANIN, relatrice di minoranza . Grazie Presidente. Sappiamo benissimo tutti che in questo passaggio al Senato il «decretone» dovrà essere solo ed esclusivamente convertito in legge così come ci è arrivato dalla Camera dei deputati, ovvero blindato, pena la decadenza del decreto stesso e la conseguente fine del Governo giallo-verde. La forzatura è stata evidente a tutti i livelli, a partire dalla scelta di procedere per decreto pur in assenza dei requisiti - lo ricordiamo - di straordinaria necessità e urgenza, al ricorso alla fiducia alla Camera dei deputati per limitare la discussione e l'emendabilità del provvedimento e riuscire così a rispettare la scadenza dettata dalle norme relative alla conversione in legge. Vi è stata una forzatura persino nella comunicazione istituzionale effettuata attraverso la pubblicità in Rai. Dal 5 febbraio scorso si è venduto il reddito di cittadinanza come legge vigente mentre, in realtà, non è ancora legge, nemmeno in via provvisoria. Non solo si tratta di una comunicazione illegittima e non veritiera, a proposito di onestà e trasparenza, ma anche di una palese, inaccettabile svalutazione del ruolo del Parlamento. In sede di prima lettura, avevamo evidenziato come il testo presentasse carenze e ambiguità macroscopiche non solo formali ma anche sostanziali. In generale, le modifiche introdotte alla Camera dei deputati, numerose e complesse, tanto che gli articoli da 29 sono passati a 44 e le norme attuative da 24 a 38, impattano su un'operatività che è già stata avviata almeno dal 6 marzo scorso, generando delle criticità notevoli. In effetti, essendo stati modificati tra gli altri anche i requisiti e le condizioni per accedere al beneficio, sono state necessariamente introdotte delle norme transitorie all'articolo 13, comma 1- bis , ovvero per far salve le richieste presentate prima dell'entrata in vigore della legge di conversione, viene comunque riconosciuto il beneficio erogato per almeno sei mesi, pur in assenza di una eventuale ulteriore certificazione, documentazione o dichiarazione sul possesso dei requisiti. Quindi, a tutte le richieste accettate precedentemente alla conversione in legge del decreto, verrà in ogni caso corrisposto il reddito di cittadinanza per almeno sei mesi, indipendentemente dal fatto che i richiedenti risultino poi rispondenti ai requisiti. Ma questo è grave, vuol dire erogare il beneficio anche a chi, magari, non ha i requisiti necessari per richiederlo. Pensate forse che dopo averne certificato il diritto o meno, le somme erogate a titolo di reddito cittadinanza possano tornare indietro, se i richiedenti non posseggono i requisiti richiesti? Ma è una follia! Alla Camera dei deputati, il Gruppo Forza Italia ha presentato emendamenti migliorativi che sono stati però accolti solo eccezionalmente e in ridottissima parte: l'emendamento per cui si deve denunciare non solo il valore del patrimonio immobiliare posseduto in Italia ma anche quello posseduto all'estero, l'emendamento che specifica che il reddito di cittadinanza è compatibile anche con l'indennità di disoccupazione per i lavoratori con rapporto di collaborazione coordinata ed infine quello che prevede il termine entro cui adottare il decreto ministeriale che disciplina il contributo INPS a copertura dei periodi contributivi scoperti per i lavoratori in somministrazione. Altri emendamenti sono stati invece assorbiti, così come era successo in sede di prima lettura in Senato, per esempio l'aumento dei limiti del patrimonio immobiliare per i nuclei familiari con componenti disabili. Coerentemente con la nostra attenzione verso le fasce più deboli della popolazione abbiamo presentato fin dall'inizio degli emendamenti a favore delle persone con disabilità e dei nuclei familiari più numerosi, perché «il decretone» non lo prevedeva fatto. Tali richieste si sono tradotte, però, in modifiche insufficienti rispetto a quanto da noi ritenuto indispensabile; anzi, per i nuclei familiari numerosi non si è previsto proprio nulla, a parte un aumento della scala di equivalenza di 0,1 punto percentuale per i componenti con disabilità grave o non autosufficienti, ma è giusto un contentino, è ben poco. La maggioranza ha voluto di fatto essere impermeabile alle molteplici proposte migliorative della minoranza e non ha dedicato attenzione e risorse a coloro che ne hanno veramente bisogno, a quanti hanno difficoltà anche ad accedere all'iscrizione perché in effettive condizioni di disagio sociale e che questo provvedimento rischia invece di escludere. Altro che abolire la povertà! Finalmente alla Camera dei deputati è stato posto rimedio, anche su nostra sollecitazione, ad una grave lacuna preesistente, escludendo l'erogazione del reddito di cittadinanza a chi sia stato sottoposto a misura cautelare personale o abbia avuto condanne definitive nei dieci anni precedenti la richiesta, sempre che qualcuno in questa situazione non abbia già provveduto a fare richiesta del beneficio e, per via della norma transitoria che ricordavo prima, possa quindi percepire il reddito per i famosi sei mesi, salvo poi magari restituirvelo. Il provvedimento, da un lato, mira a sostenere i poveri, dall'altro, pretende di avviare i disoccupati alla formazione e all'inserimento nel mondo nel lavoro. Chi dovrebbe principalmente prendere in carico queste attività sono i centri per l'impiego e i Comuni, anche se i Comuni non sono pronti per le attività loro assegnate da questo provvedimento. Si tratterà infatti per loro di un onere enorme, che intaserà letteralmente la loro attività amministrativa e che dovrà essere fronteggiato con risorse proprie - già troppo scarse, soprattutto per i Comuni medio-piccoli - nei limiti delle risorse disponibili sul Fondo per la lotta alla povertà e all'esclusione sociale. Ma sapete quanti Comuni hanno a disposizione questi fondi e in che misura? Colleghi della Lega, preparatevi bene, ma molto bene, a spiegare tutto ciò ai vostri sindaci nel territorio perché lo dovrete giustificare: è troppo comodo, infatti, demandare compiti ai Comuni senza prevedere maggiori oneri per la finanza pubblica. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Per quanto riguarda poi i centri per l'impiego, avevamo detto fin dall'inizio che non potevano essere pronti ed efficienti per svolgere tale attività e adesso siete stati costretti a prenderne atto; troppo tardi. Avete cercato di metterci una toppa, riscrivendo tutto l'articolo 12 per inserire il Piano straordinario di potenziamento dei centri per l'impiego, demandandolo tra l'altro ad un ennesimo decreto del Ministero del lavoro e delle politiche sociali. Tutto ciò, però, doveva essere già predisposto e attuato prima dell'avvio, non solo dell'erogazione, ma anche della richiesta stessa, anzi ben prima. Invece non vi è stato un approccio lungimirante, ma abborracciato e, soprattutto, vincolato ai termini della campagna elettorale delle elezioni europee, perché questo è il tema vero. Allo stesso modo, non è stato effettuato un confronto con le Regioni e gli enti preposti nei tempi dovuti, ma solo dopo aver già predisposto il decreto-legge. Vi avevamo anche detto che non si possono prevedere le assunzioni in massa dei cosiddetti navigator da dedicare ai centri per l'impiego in modo approssimativo, senza una progettualità. Ecco allora che le assunzioni sono demandate per un numero dimezzato rispetto a quello inizialmente previsto al 2020, mentre per ulteriori 4.600 unità al 2021. Ritardo negli accordi tra Stato e Regioni, ma anche mancanza di organizzazione e strutturazione, oltre che un'evidente scarsità di risorse. In sede di audizione si è presentato colui che sarebbe dovuto diventare il nuovo presidente di ANPAL e ANPAL Servizi, il professor Parisi, che quindi avrebbe da subito dovuto gestire il processo di ristrutturazione dei centri per l'impiego. Noi abbiamo ascoltato lui e non altri e la sua nomina è stata anche votata in Commissione. Le nomine del nuovo presidente e del nuovo direttore di ANPAL e ANPAL Servizi sono differite nel tempo di centoventi e centottanta giorni. Ci appare quindi evidente che non si abbiano le idee chiare né su come incrementare efficienza ed efficacia dei centri per l'impiego né su chi debba gestirne la riorganizzazione, senza considerare che intanto i tempi si allungano, i percettori di reddito non verranno presi in carico dagli enti preposti, mentre l'erogazione del sussidio proseguirà come puro assistenzialismo e il tutto avverrà in deficit . Non ce lo possiamo dimenticare: tutto in deficit . Altre modifiche apportate dalla Camera dei deputati coinvolgono l'articolo 7, che prevede un incremento di 65 unità del contingente di personale dell'Arma dei carabinieri, e l'articolo 6, che autorizza l'assunzione di 100 ispettori della Guardia di finanza al fine di rafforzare l'attività di contrasto. Signor Presidente, si sono resi conto della necessità di contrastare il lavoro nero che il reddito cittadinanza causerà certamente. Tuttavia, 165 unità fanno veramente ridere rispetto al numero dei percettori del reddito di cittadinanza che dovranno essere controllati. Concludo dicendo che su quota 100 non sono state apportate grandi modifiche. Rimane una finestra limitata per poche persone e anche nel tempo, perché dura solo tre anni. Non è il superamento della legge Fornero. Noi ci aspettavamo di più. Rimane una misura costosa e ricordo che con il blocco dell'indicizzazione si tolgono soldi a quei pensionati che percepisco 1.200 euro al mese di pensione per pagare siffatta misura. Insomma, tutto ciò è molto lontano dai programmi di Forza Italia e del centrodestra che gli italiani hanno votato l'anno scorso; i costi e le ripercussioni sul futuro non li avete considerati. Certo, per voi erano e sono preponderanti gli obiettivi a fini elettorali, ma ricordate che anche e soprattutto dopo il 26 maggio le conseguenze della realizzazione del reddito di cittadinanza e di quota 100 vi metteranno di fronte non solo al vostro elettorato, ma anche all'intero Paese. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE . La relatrice di minoranza, senatrice Parente, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta. Pertanto, ha facoltà di parlare la relatrice di minoranza, senatrice Parente. PARENTE, relatrice di minoranza . Signor Presidente, siamo giunti alla terza lettura del cosiddetto decretone sul reddito di cittadinanza e quota 100 e le modifiche apportate dalla Camera di cui oggi discutiamo non sono state poche. Tuttavia, nell' iter parlamentare, nonostante le numerose e purtroppo sempre respinte proposte del Partito Democratico, il reddito di cittadinanza non muta nel suo impianto di fondo, confondendo sostegno al lavoro e contrasto alla povertà. In nessun Paese del mondo le due misure sono così confuse, perché il sostegno al lavoro abbisogna, oltre che di un sistema di accompagnamento alle persone, della promozione di un clima imprenditoriale che favorisca gli investimenti e crei nuove opportunità di lavoro, soprattutto nelle aree più deboli del Mezzogiorno. La lotta alla povertà porta con sé l'individuazione reale dei veri poveri, dei senzatetto, di tutti coloro che vivono spesso in famiglie a forte rischio di disagio sociale. Pur con tutti i limiti - lo dico - i Governi della XVII legislatura di Renzi e Gentiloni avevano individuato, da una parte il reddito, d'inclusione e, dall'altra, la costituzione, per la prima volta in maniera strutturale, di un'agenzia nazionale per le politiche attive, con la conseguente impostazione di una nuova impalcatura di diritti come - per esempio - l'assegno di ricollocazione per chi perde il lavoro. Secondo il Partito Democratico andava proseguita e rafforzata la strada intrapresa. Potevate anche chiamarlo reddito di cittadinanza - non ci saremmo soffermati su una questione nominalistica - ma bastava avere una impostazione giusta del reddito di cittadinanza. La confusione, al contrario, recata in questo decreto-legge tra misure di sostegno al lavoro e contrasto alla povertà crea un mostro giuridico e il rischio concreto di non aiutare davvero i poveri veri, le disoccupate e i disoccupati, le persone con disabilità e in molti casi le donne. Fa male, come cittadina, ancor più che come rappresentante dei cittadini, rendersi conto che l'Italia farà un salto nel buio: è probabile che aumenteremo il debito pubblico e i nostri figli si troveranno domani a non poter prendere decisioni economiche perché stretti dalla morsa del debito, com'è già accaduto purtroppo nella nostra storia. C'è un bellissimo libricino di Edmondo Berselli, purtroppo scomparso, che si chiama «L'economia giusta». A fronte dell'aumento del debito il reddito di cittadinanza lascerà indietro molte persone e famiglie davvero bisognose. E quota 100 rappresenta un intervento pensionistico a termine (fino al 2021) che, con la necessità dei due requisiti insieme (sessantadue anni di età e trentotto di contributi), non intercetterà lavoratrici e lavoratori più deboli e con carriere discontinue. Focalizzerò ora alcune modifiche apportate dalla Camera in tema soprattutto di intesa Stato-Regioni, disabilità, assunzioni, controlli, livelli essenziali delle prestazioni. Nel corso dell'esame presso la Camera dei deputati sono state introdotte molte novità, soprattutto in tema di intesa Stato-Regioni. Quanto tempo voi della maggioranza ci avete fatto perdere in Commissione per chiedere una cosa che andava già inserita nel decreto-legge, ossia l'intesa Stato-Regioni, poiché sappiamo che sono materie di competenza regionale, alcune concorrenti. Avremmo dovuto dividerci sulle soluzioni politiche e non su una questione che andrebbe inserita. Vi faccio una domanda: perché non l'avete fatto prima? Perché il Governo non si è presentato con un testo che già recepiva l'intesa Stato-Regioni? Sono molte le risposte: incompetenza - io difficilmente dico questo - o la mancata visione di uno Stato rispettoso dei vari livelli istituzionali, oppure - in quest'Aula molto solenne userò un'espressione dialettale romanesca - «ce state a prova'». Riteniamo che anche l'accordo politico con i livelli regionali, recepito nel testo approvato dalla Camera, sia stato molto importante. Ma in questo modo il comma 3 dell'articolo 12, da una decina di righe del testo iniziale, è diventato di due pagine nel testo modificato dalla Camera, aggiungendo i commi 3- bis , 3- ter e 3- quater . Questo provvedimento, come molti altri del Governo, risente anche di una scrittura dei testi ridondante, noncurante dell'accessibilità delle norme, soprattutto quando esse si rivolgono a cittadine e cittadini maggiormente fragili. Il disordine è spesso indice della difficoltà - l'abbiamo constatato nella dialettica in Commissione, in Aula, nei ritardi ancora ieri della Commissione bilancio e tra Governo e maggioranza - di una maggioranza non compatta che va avanti per somma di provvedimenti, purtroppo senza una visione d'insieme del Paese. Passiamo alla questione dei cosiddetti navigator . Nel testo iniziale era prevista l'assunzione di «professionalità» - così dice il testo, perché navigator è un termine dato in pasto all'opinione pubblica, mentre nel testo giuridico si parla di «professionalità» - nel numero di 6.000, ma alla Camera è stata apportata una modifica grazie all'intesa Stato-Regioni, e sono diventate 3.000 le persone con professionalità che andranno a fornire assistenza tecnica - questo dice l'intesa Stato-Regioni e il testo legislativo che oggi dovremo votare - ma rimane il peccato originale: si immettono nei servizi per il lavoro in Italia 3.000 precari laureati, le cui modalità di selezione non sono ancora rese pubbliche, i quali dovranno essere formati sul campo presumibilmente da altri precari, che sono già operanti nell'ambito di ANPAL Servizi. Noi, ancora una volta, vi chiediamo l'assunzione dei 654 precari della ANPAL Servizi; anzi, credo che siano 652, perché già due persone (due donne) non hanno visto rinnovato il loro contratto di collaborazione. Nel corso del dibattito parlamentare il Governo ha risposto in maniera surreale e a tratti cinica - fatemelo dire, trattandosi di persone - alle nostre richieste di stabilizzazione di professionalità, che sono molto rare nel sistema italiano, adducendo motivazioni riferite al fatto che la situazione dei precari di ANPAL Servizi è responsabilità dei Governi della passata legislatura. È vero che sono ventidue anni che si accumula personale precario, avendolo ANPAL Servizi ereditato da Italia Lavoro, ma ci troveremo di fronte a una situazione per cui il personale di ANPAL Servizi sarà per il 90 per cento precario e solo per il 10 per cento avrà contratti di lavoro stabile. Quindi, saranno altri precari a dover aiutare i disoccupati a trovare lavoro. Sul tema della disabilità torneremo nel corso dell'esame degli emendamenti, ma non c'è nulla nella scala di equivalenza che dia di più alle persone con disabilità. Si usa infatti una scala di equivalenza unica al mondo: non c'è da nessuna parte una scala di equivalenza che non dia di più a chi merita di più e sicuramente le famiglie di cui fanno parte persone con disabilità hanno bisogno di maggiori attenzioni. Per quel che riguarda i controlli - come ha ricordato la relatrice, presidente della Commissione lavoro pubblico e privato, previdenza sociale - nel testo approvato dalla Camera dei deputati sono state aggiunte assunzioni nella Guardia di finanza e nei Carabinieri. Ciò la dice lunga, ancora una volta, sulla natura del provvedimento in esame: invece di assumere assistenti sociali e ispettori del lavoro, si assumono Carabinieri. (Applausi dal Gruppo PD) . Naturalmente non siamo assolutamente contrari ad aumentare le risorse per i Carabinieri e la Guardia di finanza e pertanto non abbiamo esercitato attività emendativa su questo punto: si tratta infatti di uomini e donne che si prendono cura della nostra sicurezza. Inserire però, in un testo contro la povertà, l'assunzione di Carabinieri dà la misura del provvedimento in esame. Del controllo sui consumi abbiamo discusso davvero molto nel corso della prima lettura del provvedimento in Senato. La misura di contrasto alla povertà diventa una carta per i consumatori, che implica un controllo su quello che fanno. Le persone e le famiglie in condizioni di bisogno hanno diritto di essere libere di scegliere la propria vita e non devono essere controllate, perché sono in difficoltà economica. La politica deve adoperarsi per consentire a tutte e a tutti pari opportunità, perché lo sviluppo è libertà, come dice un grande del nostro tempo, Amartya Sen. Signor Presidente, concludo dicendo che, a proposito dei livelli essenziali, una volta che si è stipulato l'accordo tra Stato e Regioni, lo Stato deve vigilare affinché i livelli essenziali siano garantiti. Delle due, l'una: o questo meccanismo farraginoso non parte e, quindi, le persone non saranno messe in un percorso di inclusione e dunque si tratta di una misura assistenziale; o lo Stato, dal minuto dopo l'approvazione del provvedimento in esame, si prende veramente cura della realizzazione dei livelli essenziali, perché si parla di diritti. Vigileremo sui livelli essenziali, dall'opposizione, senza fare sconti, perché ognuno dei nostri concittadini può avere il diritto di esigere quello che è previsto dalla legge e di esprimere i propri doveri. Utilizzeremo poi la nostra capacità di proposta per istituire una misura universale europea di sostegno al reddito, perché questa è l'unica strada da percorrere. Infine, signor Presidente, ritengo che gli effetti delle norme in esame saranno misurati soprattutto sul benessere delle donne, che spesso sono capofamiglia e affrontano le maggiori difficoltà. Di recente una donna illuminata, Luisa Muraro, a proposito del reddito di cittadinanza ha ripercorso il dibattito tra le donne, nel femminismo, a proposito di salario e lavoro domestico. Ebbene, le donne scelsero il mercato del lavoro piuttosto che il salario del lavoro domestico. Analogamente al racconto di questa esperienza dobbiamo prendere ad esempio la vita delle donne e il loro desiderio di costruire una società di persone libere e solidali, con una politica che fornisca strumenti e opportunità per esserlo. In conclusione, riteniamo che un reddito di cittadinanza senza percorsi di inclusione, i controlli al posto della responsabilità, le punizioni in luogo dell'accompagnamento e del sostegno, il reddito senza il lavoro e l'esclusione dei cittadini immigrati dagli aiuti sociali non siano le strade da percorrere per la nostra comunità ed è anche questo il discrimine politico tra destra e sinistra. Continueremo a stare sempre dalla stessa parte, quella che persegue la libertà dal bisogno e l'emancipazione delle cittadine e dei cittadini, sostenendo chi si trova in difficoltà in un contesto ampio di sviluppo di opportunità di lavoro per tutti. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE . Dichiaro aperta la discussione generale. È iscritto a parlare il senatore Siclari. Ne ha facoltà. SICLARI (FI-BP) . Signor Presidente, onorevoli colleghi senatori, onorevoli membri del Governo, oggi siamo impegnati a discutere uno dei tanti provvedimenti spot che questo Governo ha voluto proporci o, meglio, imporci. Capisco che la linea politica di una maggioranza si sostanzia in alcuni capisaldi, ma è anche vero che misure come il reddito di cittadinanza e le pensioni non possono e non devono essere imposte attraverso l'uso e l'abuso della decretazione di urgenza. Si tratta di misure che avrebbero necessitato di un'ampia condivisione parlamentare e, invece - come già avete fatto con la legge di bilancio - per superare divisioni interne alla maggioranza costringete il Parlamento, come al solito, a prendere o lasciare, senza creare quella giusta interlocuzione con le minoranze parlamentari che serve a migliorare i provvedimenti normativi, a contemperare le esigenze della collettività, che magari voi non vedete o non riuscite a considerare. Avete dovuto modificare più volte i presupposti di accesso al reddito di cittadinanza e alla pensione perché - ormai gli italiani lo hanno capito - la coperta è corta e siete consapevoli che, in assenza di un sistema efficace di controlli, gli abusi e le truffe saranno all'ordine del giorno. State dando un reddito di furbizia, senza peraltro aiutare le vere sacche di povertà e indigenza. State togliendo valore al lavoro per dare valore a un falso reddito di cittadinanza, che non è quel reddito di cittadinanza che avete promesso in campagna elettorale. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Continuate a non occuparvi dei veri problemi, ma lo fate benissimo soltanto in campagna elettorale o all'opposizione, cercando di essere credibili e poi al Governo non riuscite a fare un provvedimento che sia coerente con quanto dite in campagna elettorale. Non vi state occupando del lavoro che manca sempre di più in tutto il Paese e soprattutto al Sud e tra i più giovani. Non vi state occupando delle opere pubbliche bloccate, della carenza infrastrutturale, che è la causa della mancanza di occupazione, soprattutto nel Centro-Sud. Non vi state occupando di quelle opere strategiche che costituirebbero un volano di sviluppo economico: l'alta velocità al Nord, come l'alta velocità al Sud, il ponte sullo Stretto, i porti del Sud come quello di Gioia Tauro, che sono stati completamente esclusi dal progetto "Via della Seta" che avete firmato con la Cina. Non volete che la ricchezza arrivi in Italia e al Sud e dal Sud; preferite l'assistenzialismo. Non volete completare la statale 106, che riguarda quattro Regioni, che non è percorribile. Non volete supportare gli aeroporti, che sono la prima fonte di ricchezza turistica di ogni Paese. Avete abbandonato le aziende agroalimentari al loro triste destino e saranno schiacciate dalla concorrenza e dalla contraffazione internazionale. È per questo che con Forza Italia abbiamo presentato un provvedimento a tutela del made in Italy agroalimentare, collaborando con un'importante università italiana. Vorrei che si parlasse di questo oppure di un vero sostegno alle famiglie che non hanno lavoro, di un vero reddito dignitoso e non di questo falso reddito. Proprio sul reddito di cittadinanza Grillo è andato in Calabria a fare il suo spettacolo e ha offeso tutti i calabresi dicendo che sono 'ndranghetisti o lavorano in nero perché non hanno fatto la domanda per il reddito di cittadinanza in un paese che ha meno di mille anime. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Non è giusto scherzare con qualcosa di così importante che offende la dignità di una Regione intera. Avete promesso miliardi per il reddito di cittadinanza per arrivare poi, forse, a 7 miliardi. Ecco perché non bastano le risorse. Colleghi della Lega, non potete accettare qualcosa di così inutile per i più bisognosi. Questo finto e demagogico decreto-legge, che non è un sussidio, non sarà mai un lavoro e addirittura rischia di trasformarsi in un meccanismo di distruzione del lavoro vero e di incentivazione al lavoro nero. Cari colleghi della maggioranza, ritornate con i piedi per terra. State guidando il Paese - e vorrei che lo dicesse anche De Falco - come Schettino ha guidato la Concordia: risalite sulla nave e salvate gli italiani. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Pizzol. Ne ha facoltà. PIZZOL (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, colleghe senatrici, colleghi senatori, rappresentante del Governo, oggi licenziamo definitivamente, con ferma convinzione, la conversione in legge del decreto-legge n. 4 del 28 gennaio 2019, che reca disposizioni in materia di reddito di cittadinanza e pensioni. Rispetto al testo già approvato in quest'Assemblea, la Camera dei deputati, in estrema sintesi, ha aggiunto ulteriori tutele per le famiglie al cui interno vi siano disabili e figli minori; ha aumentato i casi di sospensione o perdita definitiva del reddito di cittadinanza per alcune fattispecie di reati e condanne penali; ha soppresso il limite di quarantacinque anni per poter riscattare le annualità dei corsi di studio universitario. È previsto un incremento del personale preposto a verifiche e controlli sui richiedenti il reddito di cittadinanza. Quest'ultima è una misura unica e innovativa di contrasto alla povertà, alle diseguaglianze e all'esclusione sociale con ricerca attiva del lavoro. Per i nuclei familiari composti esclusivamente da una o più persone di età pari o superiore a sessantasette anni si chiama pensione di cittadinanza. Con diversi emendamenti si è voluto evitare la possibilità che ci fossero richiedenti tentati dal dichiarare il falso pur di ottenere il suddetto beneficio, magari nell'impossibilità, da parte dei preposti al controllo, di verificare la veridicità delle dichiarazioni, come invece è possibile fare nei confronti dei nostri concittadini italiani ed europei. Sembra che ci siano persone desiderose di fare profitti e che taluni avvocati, tifosi dell'invasione dell'Italia, stiano affilando le loro armi per estendere questo beneficio indistintamente a tutti gli stranieri presenti nel nostro Paese. Poiché sono stati acclarati più di 5 milioni di italiani in povertà assoluta, e le risorse economiche e finanziarie sono limitate, auspico che si comprenda quali siano le effettive intenzioni del legislatore e l'impossibilità materiale di poter mantenere tutti i diseredati che ci hanno già invaso. Parliamo di provvedimenti molto auspicati dagli italiani, come la meglio nota quota 100, ovvero la facoltà concessa ai lavoratori - in via sperimentale e per tre annualità - di andare in pensione avendo sessantadue anni di età e trentotto di contributi. I lavoratori privati che hanno raggiunto i requisiti entro il 31 dicembre 2018 potranno ritirarsi dal lavoro già dal primo aprile; chi li raggiungerà successivamente potrà andare via tre mesi più tardi e la finestra è trimestrale. I lavoratori pubblici avranno invece finestre di sei mesi, con un preavviso di altri sei, e potranno lasciare il lavoro dal primo agosto. Per evitare disservizi nel mondo scolastico, i lavoratori della scuola, invece, dovranno aspettare il 28 febbraio di ogni anno per poter andare in pensione all'inizio del successivo anno scolastico o accademico. Tutti coloro che optano per la cosiddetta quota 100 - e finora è stata richiesta già da 100.000 lavoratori (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S) - non potranno cumulare l'assegno con redditi da lavoro superiori a 5.000 euro annui fino al raggiungimento dei sessantasette anni di età. Inoltre, il loro assegno pensionistico sarà più leggero, stante il versamento di minori contributi. Per favorire e stimolare il ricambio generazionale tra lavoratori anziani e giovani, la legge di conversione prevede lo sviluppo di una formula già esistente ma poco utilizzata finora. Le imprese in crisi o con esuberi potranno utilizzare i fondi di solidarietà di settore per consentire l'uscita con tre anni di anticipo rispetto a quota 100 (a cinquantanove anni e con trentacinque anni di contributi). Il fondo, con oneri a carico delle imprese, pagherà l'anticipo pensionistico fino al raggiungimento dei requisiti per quota 100. La novità è che le imprese non devono pagare anche i contributi per gli anni mancanti alla pensione. Il provvedimento oggi in esame si è reso necessario alla luce degli effetti distorsivi e devastanti della cosiddetta legge Fornero nei confronti del mercato del lavoro e dell'aumento sempre più preoccupante della disoccupazione giovanile. Negli ultimi anni abbiamo assistito a un progressivo allungamento dell'età pensionabile per adeguarla alla speranza di vita dei lavoratori. La legge Fornero col tempo è diventata una diga di contenimento a un grosso bacino di lavoratori da tempo in età pensionabile, che la percepiscono sempre con maggiore insofferenza, in particolar modo nella pubblica amministrazione, dove il blocco del turnover , abbinato al prolungamento dell'età pensionabile, ha aumentato l'età media dei lavoratori a cinquantacinque anni: un'età esageratamente elevata rispetto alla media europea. Al fine di ovviare a questo problema si è già intervenuti con il cosiddetto provvedimento concretezza che, sbloccando il turnover e consentendo un rapporto paritario fra lavoratori in entrata ed uscita, permetterà sicuramente un significativo e auspicato ricambio generazionale attraverso l'assunzione di giovani che sostituiranno i lavoratori che andranno in pensione. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Quota 100 continua convintamente in questa direzione e nei prossimi tre anni cercherà di far defluire dal collo di bottiglia un po' di lavoratori, così da rendere successivamente più agevole il raggiungimento del vero obiettivo che si è posto questo Governo: quarantuno anni di servizio indipendentemente dall'età. Nel lavoro privato probabilmente non ci sarà di sicuro un ricambio paritario, ma si è voluto contribuire al ricambio generazionale fornendo alle aziende un impulso positivo che può renderle economicamente più forti, competitive e appetibili sul mercato del lavoro. Poiché questa opportunità è stata già accolta favorevolmente da 100.000 lavoratori in possesso di tali requisiti, possiamo affermare che avrà un impatto positivo sul mondo del lavoro; infatti, ci troviamo nella condizione di ribadire con forza che si può stimolare e sostenere il passaggio generazionale. Data l'età di molti lavoratori ancora in servizio si può dire che i nonni stanno lasciando il posto di lavoro ai figli; in tal modo avranno tempo da trascorrere in famiglia e con i propri nipoti. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . È altamente probabile che un posto di lavoro sicuro consenta ai nostri giovani di pensare a una famiglia e sia un forte impulso anche per le natalità. Quota 100 è una facoltà volontaria, un modo aggiuntivo per accedere alla pensione insieme a tutti gli altri accessi ordinari già previsti o regolati dalla disastrosa riforma Monti-Fornero. Pertanto, si potrà continuare ad andare in pensione utilizzando indifferentemente sia la Fornero, sia quota 100, l'APE social, la pensione di anzianità, l'opzione donna o i provvedimenti previsti per i lavoratori precoci e quelli per le attività particolarmente usuranti. Fra le norme che stiamo approvando si prevede che l'INPS effettui un monitoraggio mensile per l'anno 2019 e trimestrale negli anni seguenti sulle domande di pensionamento e fornisca al Ministero del lavoro e delle politiche sociale e a quello dell'economia e delle finanze la rendicontazione tempestiva degli oneri che ne derivano, proprio per evitare scostamenti dalla spesa prevista; disciplinano inoltre la riforma della governance dell'INPS, l'ente che gestisce le pensioni e l'assistenza, e quella dell'Inail, l'Istituto per l'assicurazione sugli infortuni sul lavoro. Dispone il passaggio da una gestione accentrata nelle mani del presidente a una collegiale «senza comportare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica». In questi enti verranno ripristinati i consigli di amministrazione che erano stati aboliti molti anni fa, che saranno composti da cinque membri di nomina governativa, compreso il presidente. Oggi è un giorno speciale perché finalmente le Lega mantiene la promessa di scardinare la legge Fornero fatta in campagna elettorale. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Nessuno può dimenticare il dicembre 2011 e quel provvedimento che il Governo Monti ironicamente chiamò salva Italia. È proprio approvando la riforma Fornero e in particolare l'articolo 24 che quel Governo tecnico e chi lo ha sostenuto - alcuni dei quali purtroppo sono ancora seduti in quest'Aula (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) - ha creato la piaga sociale degli esodati e bloccato il ricambio generazionale nel mercato del lavoro, colpendo i lavoratori italiana in maniera vigliacca, subdola e ingiusta, giustificando gli interventi come necessari e urgenti e facendo cassa a spese dei pensionati e di chi stava andando in pensione. Sono storie di questo Paese anche i miliardi di aumento del deficit pubblico che il Governo Monti ha prodotto e aggiunto sulle spalle dell'Italia. PRESIDENTE. La invito a concludere, senatrice Pizzol. PIZZOL (L-SP-PSd'Az) . Quota 100 è un esercizio di coerenza per la Lega, che sancisce ufficialmente la fine di una stagione di supina obbedienza alle leggi calate dall'alto e dettate dall'alta finanza europea contro gli italiani, com'è stata per l'appunto la legge Fornero, che vietò le pensioni ai lavoratori che, dopo una vita di lavoro, avevano il sacrosanto diritto di godersi il meritato riposo. Abbiamo così cercato di mitigare gli effetti punitivi di quella legge che, dall'oggi al domani, ha innalzato repentinamente l'età anagrafica di accesso alla pensione e allungato di parecchi anni la maturazione del diritto alla pensione di vecchiaia ed eliminato quella di anzianità. Quota 100 dimostra, se ancora ce ne fosse bisogno, il rispetto e la coerenza fra le promesse elettorali e quello che poi questo movimento traduce in fatti, cosa che contraddistingue la Lega dagli altri. Secondo la mia opinione, l'INPS dovrebbe essere scorporata tra assistenza e previdenza come negli altri Paesi europei: si farebbe finalmente luce sull'entità dei contributi versati dai lavoratori, che dovrebbero essere utilizzati esclusivamente per le loro pensioni. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az). All'assistenza dovrebbe provvedere invece la fiscalità generale: probabilmente si scoprirebbe che anche gli italiani possono andare in pensione prima dei sessantasette anni attualmente previsti. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az. Congratulazioni). Saluto ad una rappresentanza di studenti PRESIDENTE . Saluto a nome dell'Assemblea i docenti e gli studenti del Liceo scientifico statale «Galileo Galilei», di Verona, che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi) . Ripresa della discussione del disegno di legge n. DDL 1541-B AIMI (FI-BP) . Signor Presidente, onorevoli rappresentanti del Governo e colleghi, è un provvedimento, questo, che ha creato grande inquietudine anche all'interno del nostro movimento, perché abbiamo la consapevolezza che la povertà in Italia è un problema reale, ma al tempo stesso che la risposta che viene data con tale provvedimento è sbagliata, per una serie di innumerevoli ragioni. Innanzi tutto, per uscire da un equivoco, voglio dire di non avere tutti i convincimenti dalla maggioranza in merito all'efficacia del provvedimento in esame, ma di avere invece un sospetto che deriva da due ragioni e considerazioni molto semplici. Da una parte, ritengo che esso sia esclusivamente di natura strumentale (Applausi dal Gruppo FI-BP) , perché siamo di fronte a tentativi di arrivare all'obiettivo a marce forzate, con sulle spalle uno zaino nel quale sono contenuti i fardelli e l'appesantimento degli errori commessi da qualcuno; dall'altra, ormai dal mese di febbraio di quest'anno, vengono mandati in onda spot elettorali - in maniera improvvida, come ha ricordato la nostra collega, senatrice Toffanin - che pubblicizzano una legge che non esiste. Tutto questo arriva alla vigilia di un appuntamento elettorale molto importante, quello delle elezioni europee del mese di maggio, per il quale credo ci sia un particolare interesse da parte delle forze politiche. Se a pensar male si fa peccato, ma a volte ci si azzecca, ritengo che questa sia la ragione reale e fondamentale per la quale si è arrivati - come dicevo - a marcia forzata all'approvazione, probabilmente, del provvedimento in esame. È un problema reale, quello della povertà in Italia. Sono milioni gli italiani in queste condizioni. La Lega aveva fatto una promessa iniziale. Quando abbiamo presentato il programma per le elezioni del 4 marzo 2018 aveva promesso: «Prima gli italiani». Tuttavia, se andiamo a esaminare il provvedimento in oggetto, ci rendiamo immediatamente conto che 241.000 nuclei familiari che beneficeranno del reddito di cittadinanza sono composti da persone che provengono da Paesi stranieri. Dove è allora l'italianità? Lo dico agli amici della Lega: dove è la difesa dell'Italia? Il Gruppo Forza Italia aveva presentato un emendamento per portare a vent'anni l'obbligo della residenza in Italia per poter beneficiare della misura, ma lo avete bocciato. Ed eccoci qui, di fronte a un provvedimento che darà aiuti, mance e sussidi a 241.000 nuclei familiari di stranieri. E ciò significa che 241.000 nuclei familiari di italiani non ne beneficeranno. Questo è un dato che dovrebbe assolutamente far riflettere. Si tratta di un provvedimento spot , che non aiuta gli italiani e, soprattutto, non va nella direzione di aiutare il lavoro degli italiani. Infatti, se si fosse veramente voluto creare qualcosa di positivo per l'economia italiana, non si sarebbe andati in questa direzione. Si tratta di un provvedimento assistenzialista, questa è la verità. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . È un provvedimento assistenzialista che non riuscirà a risolvere i problemi della povertà in Italia, perché la povertà - ricordiamo che sono princìpi elementari di economia - si aiuta attraverso la ricchezza. Non ho mai visto fare il sociale senza il capitale. E di questo ce ne dobbiamo rendere conto. La redistribuzione del reddito e tutte quelle forme di impostazione economica di stampo marxista, che ancora albergano anche in questa Camera alta, ma soprattutto in Italia, portano a un'infezione dell'economia. E questa infezione graverà in maniera molto pesante soprattutto sui veri poveri, i quali non avranno quegli aiuti e quelle possibilità che invece dovrebbero essere date loro. Forza Italia si batte da sempre in questa direzione e ha adottato provvedimenti estremamente importanti in difesa delle classi deboli. Io mi domando se, a questo punto, siete davvero convinti che tutta la platea a cui avete raccontato che andrà il reddito di cittadinanza effettivamente potrà beneficiarne. Credo che saranno molti di più gli scontenti e coloro che lo otterranno magari facendo i furbetti e, soprattutto, avendo dimestichezza con la burocrazia. Quelle persone riusciranno così a fregare - come si suol dire - coloro che veramente si trovano in condizioni di povertà. Per queste ragioni, credo che il nostro Gruppo dovrà convintamente votare contro il provvedimento in esame. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Manca. Ne ha facoltà. MANCA (PD) . Signor Presidente, onorevoli senatori, rappresentanti del Governo, stiamo sicuramente parlando del provvedimento più importante per il Governo e la maggioranza che lo sostiene. La senatrice Catalfo lo ha addirittura definito di portata storica. Io per il momento non scomoderei la storia. Noi lo possiamo definire immediatamente rilevante anzitutto per l'impatto che genera sui saldi della finanza pubblica: oltre 40 miliardi di euro nel triennio, tutti finanziati ricorrendo al debito. Come rilevato dall'Ufficio parlamentare di bilancio - e questa è la prima misura strutturale che lo determina - gli effetti sul debito sono strutturali e diventa strutturale anche l'incremento del debito dello Stato che con il provvedimento si genererà nel triennio. Se penso alle accuse che ci sono state rivolte in quest'Aula in pochi minuti, accuse peraltro sbagliate e lanciate da chi dimentica che il debito lo si misura in relazione al PIL, alle accuse che sono state rivolte al Partito Democratico di incremento del debito, mi corre l'obbligo ricordare che questo provvedimento innanzitutto rende strutturale l'incremento del debito scaricando sulle giovani generazioni, sull'Italia che produce, che lavora, che fatica gli oneri di questo incremento strutturale del debito. (Applausi dal Gruppo PD) . Noi abbiamo presentato molte proposte emendative: credo di poterlo dire con forza, perché tutto questo è dimostrato dai nostri atti e dalle diverse proposte che sono state avanzate nella Commissione in sede referente. Sì, lo diciamo con forza: abbiamo un'altra idea per contrastare le povertà, abbiamo un'altra idea per sostenere le politiche attive per il lavoro e abbiamo un'altra idea e un'altra visione anche di come sarebbe stato necessario intervenire sulle pensioni. Ripeto che di fronte a tutte le nostre proposte sono mancate le risposte da parte della maggioranza e del Governo; qualcosa a mio avviso di insostenibile, un'occasione sprecata, un errore politico della maggioranza, proprio perché attraverso il confronto cresce la qualità del dibattito e proprio perché solo attraverso il confronto si può allargare l'orizzonte e guardare un po' più avanti rispetto al triennio e un po' più in profondità nelle esigenze del futuro di questo Paese. Anzi, pur di fronte ad una terza lettura in Commissione bilancio, pur di fronte, quindi, ai limiti che la terza lettura determina nelle proposte emendative, noi ci siamo trovati a rivivere l'incubo della legge di stabilità, cioè ci è stata presentata una relazione tecnica e si pretendeva che, senza leggere quel documento, in pochi minuti, si arrivasse ad esprimere un parere. Peraltro, rinunciando a qualsiasi tipo di approfondimento, si determinano anche numerose ambiguità, che segnano una cattiva gestione politica del provvedimento, sia in prima che in seconda lettura alla Camera, sia in questa terza lettura al Senato. Diverse nostre proposte emendative hanno trovato la contrarietà ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione solo perché rendevano più incerta la platea degli aventi diritto e ci troviamo di fronte a relazioni tecniche che, nell'incertezza della platea, non rilevano oneri per la finanza pubblica. Se ci fosse stato un confronto di merito, avremmo potuto migliorare insieme il provvedimento, perché il Partito Democratico ha sempre sottolineato l'esigenza di incrementare le risorse per sostenere le povertà e per contrastarle nella dimensione territoriale. Se alzassimo un attimo lo sguardo e restituissimo una corretta centralità alla persona, ci accorgeremmo immediatamente che le politiche attive per il lavoro non sono sovrapponibili e non si possono confondere con le azioni necessarie per contrastare la povertà nella dimensione territoriale. (Applausi dal Gruppo PD) . Questo mi porta a dire con grande autorevolezza - lo ha ricordato molto bene prima la relatrice Parente - che concludere in terza lettura questo provvedimento, con l'assunzione di elementi nelle Forze dell'ordine (nella Guardia di finanza e nell'Arma dei carabinieri) - tutte dotazioni probabilmente necessarie e ancora insufficienti rispetto al lavoro che lo Stato deve garantire nel sistema di controllo e di sicurezza del nostro Paese - anziché di 6.000 o 7.000 assistenti sociali da collocare nella dimensione territoriale per contrastare la povertà (Applausi dal Gruppo PD) rafforza in noi la convinzione che questo reddito di cittadinanza, così come è stato pensato, lascerà nella dimensione territoriale nuove povertà, ancora più forti, che rimarranno in solitudine nella dimensione territoriale perché non si è voluto rafforzare la presa in carico della povertà, che può venire solo nella dimensione territoriale. Dovevamo assumere un assistente sociale per distretto, dovevamo formarli in relazione alle nuove dimensioni sociali del fenomeno, che è molto complesso e molto diverso, lo abbiamo ricordato più volte. Non necessariamente chi è povero può trovare un lavoro e non necessariamente un disoccupato è povero: sono due casi diversi, due persone differenti, che probabilmente hanno bisogno di due azioni completamente distinte. Ecco perché era giusto incrementare le risorse per sostenere la povertà, così com'era giusto, d'altra parte, ridare centralità alle politiche attive attraverso la riforma del sistema dei centri per l'impiego. Queste azioni sono state confuse e l'esito (a proposito del non richiamare la storia) a mio avviso sarà negativo. Il tempo sarà galantuomo e dimostrerà gli effetti di questa misura. Signor Presidente, non è con l'ideologia del passato che si fa crescere l'economia del futuro e del presente. Ricordiamoci bene che siamo di fronte a un Paese in recessione sul piano economico, che scarica sulle giovani generazioni un debito crescente. Se guardo alle priorità e al futuro del nostro Paese, alla domanda se sarebbe stato giusto incrementare le risorse per la povertà, rispondo di sì nella dimensione territoriale, ma sarebbe stato più naturale non dire che si abolisce la Fornero, perché non è vero. Rispetto allo scalone che dovremmo recuperare tra tre anni, infatti, probabilmente chi sarà al Governo non disporrà delle risorse sufficienti per eliminarlo di fronte al contesto macroeconomico che si sta consolidando. Ecco perché diciamo con forza che questo è un provvedimento ideologico; utile a un'ideologia, ma probabilmente sbagliato nel merito al fine di garantire un futuro migliore alla crescita economica del nostro Paese. Penso - ripeto - che il tempo sarà galantuomo e ci auguriamo che si torni a pensare al futuro e alle giovani generazioni e non alle elezioni. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Caliendo. Ne ha facoltà. CALIENDO (FI-BP) . Signor Presidente, mi trovo a dover discutere di un provvedimento che prende spunto da una realtà del nostro Paese, quella della povertà, che avrebbe avuto necessità di ben altri provvedimenti. Abbiamo rivolto una critica forte a una visione che ritenevamo sbagliata, ma nello stesso tempo mantenendo la nostra caratteristica: quando si votano o discutono le leggi, pensiamo sempre di fare qualcosa nell'interesse dell'intera popolazione del nostro Paese e abbiamo allora tentato di dare una mano per migliorare il testo del provvedimento. Vi eravate dimenticati che la povertà è maggiormente avvertita dalle famiglie in cui vi sia un disabile. Vi ha ricordato la collega Toffanin che avete soltanto in parte accolto la denuncia di un errore formidabile: se confrontiamo chi guadagna, ad esempio, 9.000 euro e non ha un disabile in famiglia e chi ne guadagna 15.000 e ha un disabile in famiglia, quest'ultimo molto probabilmente, in alcune condizioni, è più povero. Questa è la realtà. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Ma voi siete andati avanti come un treno senza tener conto di nulla. L'altra sera abbiamo visto ritornare dalla Camera - lo sanno benissimo i componenti della Commissione giustizia - il testo corretto. Che cosa è stato introdotto alla Camera? La previsione che la sospensione dell'erogazione del reddito di cittadinanza si applichi nei confronti del beneficiario o del richiedente che abbia avuto una condanna non definitiva per taluno dei delitti indicati all'articolo 7, oppure sia sottoposto a misura cautelare è corretta, ma si prevede anche che la medesima sospensione si applichi (probabilmente molti di voi non l'hanno nemmeno letto) «nei confronti del beneficiario o del richiedente dichiarato latitante ai sensi dell'articolo 296 del codice procedura penale o che si è sottratto volontariamente all'esecuzione della pena». Vi rendete conto dell'assurdità? In un provvedimento che si regge esclusivamente sul rapporto di fiducia tra Stato e cittadino, il quale dovrebbe dichiarare correttamente quali sono le sue condizioni, addirittura prevediamo la sospensione del reddito di cittadinanza se il beneficiario è latitante. Non voglio discutere poi del comma 5 dello stesso articolo del testo proveniente dalla Camera che si occupa del ripristino dell'erogazione degli importi dovuti in caso di revoca della sospensione del beneficio. È una situazione che veramente non possiamo accettare. Eppure avevamo presentato alcuni emendamenti. Vi ricordo che avevo segnalato in quest'Aula, anche con un emendamento, l'incostituzionalità del limite dei quarantacinque anni per coloro che dovevano operare un riscatto dei periodi da valutare con sistema contributivo. Avete detto di no senza motivazione, ma è una caratteristica di questa maggioranza. Presidente, probabilmente non si è attenti ma questa maggioranza ha una sua tecnica. Una parte della maggioranza non riesce immediatamente a percepire quali sono le correzioni che non hanno intento di contrapposizione politica. Quando presentai la suddetta correzione, che aveva una sua giustificazione dal punto di vista costituzionale, mi è sembrato che non ci fosse neanche la possibilità di discutere. Si è arrivati alla Camera, dove per fortuna abbiamo avuto un po' di tempo e, dopo aver riflettuto, hanno accolto l'emendamento che qui aveva ricevuto parere contrario. Concludo, Presidente, dicendo che basta guardare le sanzioni previste dall'articolo 7. Avevamo apportato delle correzioni perché non è possibile immaginare che in un rapporto basato sulla fiducia in caso in cui i beneficiari non rispettino nessuno degli impegni assunti per ottenere il reddito di cittadinanza si stabilisca di sottrarre solo una mensilità la prima volta che sbagliano. Dopodiché si può sbagliare una seconda e una terza volta e soltanto alla quarta decadrà il beneficio. È una logica che probabilmente presiede solo al fatto che si tratta di un contributo che deve essere dato per soddisfare chi darà il voto. E questa è una logica che non ci appartiene. (Applausi dal Gruppo FI-BP. Congratulazioni). PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Ferrero. Ne ha facoltà. FERRERO (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, finalmente oggi l' iter parlamentare di questo provvedimento cardine della manovra di bilancio per il 2019 arriva al suo ultimo voto. Finalmente oggi discutiamo del testo definitivo, così come ritoccato, rivisto e migliorato dal Parlamento. Sono orgogliosa di essere stata partecipe della buona riuscita di questo provvedimento che restituisce finalmente agli italiani quei diritti che erano stati negati in particolare a partire da quel fatidico 2011. Un provvedimento che da un lato restituisce la possibilità di anticipare la pensione a decine di migliaia di lavoratori e, dall'altro, aiuta quei cittadini in difficoltà economica, magari disoccupati, magari occupati ma con entrate insufficienti, a trovare un posto di lavoro con dignità. Personalmente, il discorso sul reddito di cittadinanza non mi ha mai appassionata e invece il grande lavoro parlamentare ha fatto sì che si arrivasse ad una formulazione che riesce a legare strettamente il contributo contro la povertà all'inserimento e al reinserimento lavorativo, evitando al meglio l'accesso al beneficio per i cosiddetti furbetti. Penso ai requisiti di residenza, ai controlli sui beni immobiliari, al monitoraggio previsto sui cambi di residenza avvenuti a partire dal 1° settembre 2019 e, per evitare discriminazioni tra italiani e stranieri, arriva la cosiddetta norma Lodi con la quale anche i cittadini di Stati non appartenenti all'Unione europea sono tenuti a produrre l'apposita certificazione rilasciata dalla competente autorità dello Stato estero, tradotta in lingua italiana e legalizzata dall'autorità consolare italiana. Sono esclusi dal reddito di cittadinanza coloro che sono sottoposti a misura cautelare personale o coloro che sono stati condannati per talune fattispecie delittuose. Insomma, tutto converge in un provvedimento il cui fulcro è il lavoro. Con quota 100 non so se si creeranno più posti di lavoro di quanti beneficeranno dell'anticipo pensionistico, ma un dato è certo: si creeranno nuovi posti di lavoro. Su quota 100 già tante parole sono state dette. Voglio ricordare che si tratta di una lotta ormai storica della Lega. Tutti i colleghi del mio Gruppo ricorderanno le giornate trascorse sotto i gazebo a raccogliere le firme per l'abolizione della legge Fornero. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Io in prima persona, nella mia Piossasco, ne ho raccolte tante di firme. Noi sì che abbiamo toccato con mano il disagio di una vasta fascia di lavoratori ingiustamente penalizzati ed oggi, con quota 100, abbiamo trovato la formula migliore per superare la legge Fornero, la formula per raggiungere l'obiettivo di dare la possibilità ai lavoratori, che tanto hanno già contribuito al tessuto produttivo del nostro Paese, di andare in pensione fino a cinque anni prima. Certamente quota 100 è una misura abbastanza intuitiva (minimo sessantadue anni di età e minimo trentotto anni di contributi), migliorata poi per i lavoratori precoci e per tante altre situazioni, ma io ci tengo a portarvi oggi una testimonianza di vita. Il mio amico Walter compierà sessantatré anni a giugno; lavora da quarantuno anni, fa un lavoro appagante, non usurante, ma stressante, perché sempre in viaggio. Ha qualche problema di salute e, con la legge Fornero, avrebbe dovuto obbligatoriamente attendere marzo 2021 per andare in pensione. Ebbene, signori, Walter il prossimo mese di maggio andrà in pensione: dice che imparerà a volersi bene e finalmente potrà dedicarsi di più alla sua famiglia. Grazie. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S. Congratulazioni). PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Binetti. Ne ha facoltà. BINETTI (FI-BP) . Signor Presidente, credo che la parola d'ordine che è rimbalzata in tutti gli interventi fatti dall'opposizione, sia da parte nostra che da parte del Partito Democratico, fa leva sul concetto di confusione. Il decreto-legge di cui stiamo discutendo è soprattutto confusivo e voglio spiegarmi, perché è proprio dalla chiarezza che si sarebbe potuta fare e che invece non si è voluta fare che dipenderanno poi l'effettiva applicazione e i risultati che si potranno o meno raggiungere grazie a questo provvedimento. La prima confusione si fa mettendo insieme le politiche per la povertà, che vanno incontro a situazioni e a contesti in cui i bisogni delle persone sono, per esempio, quelli legati alla salute (penso alla grande categoria delle disabilità, dei malati cronici e con malattia rara), con quelle rivolte a coloro che non hanno condizioni concrete di formazione e di competenze raggiunte, con un profilo formativo, non solo scolastico, ma anche professionale e di apprendistato. Per queste persone le misure avrebbero dovuto avere un sapore totalmente diverso: avrebbero dovuto chiamare in causa in modo molto più sostanziale quello che è da un certo punto di vista l'invisibile Ministero per la famiglia e le disabilità l'ancor meno visibile Sottosegretario per la famiglia e le disabilità. Non sono a conoscenza di misure concrete che siano state adottate in questa chiave in questo anno di Governo. Le misure avrebbero dovuto chiamare in causa anche il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca per andare a vedere quali competenze maturano effettivamente i nostri giovani dopo la scuola media superiore, dopo un percorso di laurea, dopo un master e un dottorato. Perché non trovano lavoro? Perché persone con altissimi profili di competenza non trova lavoro? C'è la possibilità che forse queste competenze non siano concordate o in qualche modo armonizzate adeguatamente con le attuali richieste del mondo del lavoro. Mi preoccupa molto, signor Presidente, che le uniche persone che potranno effettivamente trovare lavoro con l'approvazione di questo provvedimento siano i navigator . Mi preoccupa sapere quale profilo di competenza avranno i navigator , perché è chiaro che attuare questa armonizzazione, facendo coincidere la richiesta e la ricerca di lavoro con la possibilità di trovare il lavoro, di avere un contratto e di essere inseriti stabilmente nel mondo del lavoro, implica passaggi molto complessi. Invece il passaggio alla Camera ha avuto un valore incrementale sotto il profilo della cultura del sospetto: ho sentito parlare di furbetti. È possibile, ma noi abbiamo incrementato soprattutto la presenza della Guardia di finanza e dei Carabinieri, abbiamo addirittura stabilito degli organici e dei profili gerarchici di presenza e non ci siamo realmente preoccupati di fare la cosa più normale per ogni territorio, che è la mappa di quell'area con le effettive possibilità di lavoro che quel territorio offre (Applausi dal Gruppo FI-BP) , per attivare quel patto di formazione che effettivamente mette i ragazzi in condizione di essere non soltanto formati, ma anche formati in funzione del lavoro. È chiaro che i famosi 780 euro sembrano tantissimi se li confrontiamo con i 500 euro che molte persone che lavorano nei call center possono percepire (Applausi dal Gruppo FI-BP) , ma se una persona si trasferisce fuori dalla famiglia e dal proprio territorio, come ci si può mantenere? In altri termini, esistono delle ambiguità strutturali nel decreto-legge in esame. Mi permetta anche di fare riferimento, per quanto riguarda quota 100, a una domanda che sembra occupare l'orizzonte delle speranze, da un lato, e della diffidenza, dall'altro: davvero per ogni persona che uscirà dal mondo del lavoro ci sarà una nuova persona che vi entrerà? Mi chiedo inoltre se siamo sicuri che alla saggezza e all'esperienza accumulata nel tempo potranno rispondere le nuove competenze, sia pure quelle maturate nel campo della digitalizzazione, capaci di garantire anche a tutta la grande politica del pubblico impiego un rinnovamento del lavoro burocratico, che oggi come oggi è veramente un cimitero degli elefanti? Siamo sicuri che da questo possa derivare un effettivo incremento nella qualità dello sviluppo del Paese o avremo semplicemente appesantito la nostra macchina burocratico-amministrativa, togliendo speranza e perdendo una grande opportunità? Concludo dicendo che resta per me un elemento di grande dispiacere pensare che i più poveri dei poveri, quei poveri senza dimora e senza residenza, non potranno nemmeno aspirare alle misure in discussione. Abbiamo discusso se erano i sans papier o i barboni o comunque li si voglia chiamare; ne abbiamo una esperienza materiale uscendo dal Senato dalla parte di San Luigi dei Francesi, dove c'è la Casa della misericordia, presso cui è attiva una mensa. Questa gente non potrà aspirare alle misure contenute nel provvedimento in esame, perché manca dei requisiti di base che però sono formali, dal momento che l'unico requisito veramente sostanziale è la documentata, sperimentale povertà e miseria di queste persone. Non aver pensato a loro è un ulteriore vulnus del decreto-legge in esame (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pellegrini Marco. Ne ha facoltà. PELLEGRINI Marco (M5S) . Signor Presidente, oggi noi del Movimento 5 Stelle siamo emozionati e felici perché stiamo per approvare definitivamente un complesso di norme che contribuiranno concretamente a far vivere meglio tanti milioni di italiani che la cattiva politica aveva dimenticato o ignorato e che noi, invece, abbiamo messo al centro della nostra azione. Stiamo finalmente per approvare un provvedimento che è una delle colonne portanti della proposta politica del MoVimento 5 Stelle; un provvedimento che ha lo scopo di contrastare l'impoverimento progressivo di milioni di italiani che non trovano lavoro o che, pur lavorando, si trovano sotto la soglia di povertà essendo sfruttati e vessati; un provvedimento che ha lo scopo di migliorare le politiche attive per il lavoro, di aumentare le pensioni e di superare la sciagurata legge Fornero. Ci arriviamo oggi dopo esserci contrapposti per anni alle altre forze politiche su tali tematiche, perché il MoVimento 5 Stelle ha proposto il reddito di cittadinanza e il superamento della legge Fornero sin dal suo ingresso in Parlamento nel 2013. Questa contrapposizione politica è stata totale, ed è stata ribadita ieri ed oggi dai colleghi delle opposizioni. C'è chi, come loro, descrive alcuni milioni di italiani come fannulloni, come truffatori, come gente che rimarrà sul divano e percepirà comodamente il reddito di cittadinanza. E c'è chi, come noi del MoVimento 5 Stelle, vuole aiutare questi nostri connazionali colpiti dalla crisi economica, dalle politiche di austerità e dalle disuguaglianze che dal 2011 ad oggi sono aumentate a dismisura. Soprattutto, c'è chi, come noi del MoVimento 5 Stelle, vuole dare attuazione, dopo settant'anni, all'articolo 38 della nostra amata Costituzione, il quale statuisce che «i lavoratori hanno diritto che siano preveduti ed assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria». Ripeto: mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di disoccupazione involontaria. La risposta a questo problema è nel reddito di cittadinanza e nelle politiche attive del lavoro, che noi oggi approviamo definitivamente. In questi ultimi anni e mesi, e ancora oggi, si è palesata chiaramente la contrapposizione tra il MoVimento 5 Stelle, che vuole dare attuazione ai princìpi costituzionali, e alcune forze politiche e alcuni potentati economico-finanziari, che vogliono lasciare le cose come stanno, forse perché fa comodo tenere in condizioni di bisogno e di disperazione milioni di italiani a cui, magari, chiedere il voto e il sostegno a ogni tornata elettorale. (Applausi dal Gruppo M5S) . Tra l'altro, questa contrapposizione tra visioni politiche e socioeconomiche diverse si palesa per la verità ad intermittenza, perché in campagna elettorale invece eravate tutti a favore del reddito di cittadinanza. Sono indimenticabili, a questo proposito, le dichiarazioni di Berlusconi, che voleva dare un reddito di cittadinanza non di 780 euro al mese - anche se oggi dite che è tanto - ma di 1.000 euro al mese. Salvo poi rimangiarsi la promessa elettorale, come al solito. (Applausi dal Gruppo M5S) . Per fortuna degli italiani, il MoVimento 5 Stelle è diverso, non dimentica gli impegni elettorali, anzi li mantiene, e in questo caso li tramuta in provvedimenti di legge in solo otto mesi di Governo. Il reddito di cittadinanza cambierà radicalmente la vita e il futuro di milioni di italiani che oggi soffrono, perché non sarà un sussidio assistenziale - come ancora oggi abbiamo sentito - ma sarà implementato da un sistema efficiente e articolato di politiche attive per il lavoro, basato sui centri per l'impiego che saranno finalmente messi in condizioni di ben operare anche grazie alle migliaia di nuove assunzioni di operatori, a cui si affiancheranno i navigator che prenderanno in carico i beneficiari del reddito di cittadinanza e li accompagneranno, passo dopo passo, fino al nuovo impiego. Inoltre, si realizzerà il sistema informativo unitario delle politiche del lavoro, che sarà collegato al sistema informativo unitario dei servizi sociali, il che permetterà di interconnettere tutte le banche dati esistenti, in modo che di ogni lavoratore si conoscano la formazione e le competenze, da mettere a disposizione delle aziende presenti sul territorio nazionale. L'investimento complessivo nelle politiche attive del lavoro sarà di circa 2 miliardi nel biennio 2019-2020. Questi interventi aiuteranno a colmare il gap che in questo settore esiste tra il nostro e gli altri Paesi europei, che è figlio di politiche del lavoro sbagliate dei precedenti Governi. A titolo di paragone, si pensi che nei centri per l'impiego di Germania e Francia lavorano rispettivamente 100.000 e 54.000 addetti: sono numeri enormi rispetto ai nostri attuali (8.000). Non è un caso che i tassi di disoccupazione di questi due Paesi siano del 5 per cento in Germania e dell'8,9 per cento in Francia, mentre in Italia in questo momento sono superiori al 10 per cento. A volte capita, infatti, che l'offerta di lavoro esista, ma che non venga soddisfatta perché non sono stati mai approntati strumenti per incrociare domanda e offerta. Basti pensare che, attualmente, i centri per l'impiego non comunicano tra loro e che, addirittura, alcuni sono sprovvisti di un proprio sito Internet. Ma tutto questo cambierà. La riforma strutturale che oggi approviamo definitivamente aiuterà a rimettere nel circuito della formazione e della ricerca attiva del lavoro anche una parte di quegli oltre 3 milioni di inattivi che, da anni, non cercano più fattivamente lavoro. E questo aspetto importantissimo della nostra riforma, ossia il previsto afflusso di questi scoraggiati e inattivi presso i centri per l'impiego, permetterà di rivedere al rialzo il tasso di partecipazione alla forza lavoro che, per il metodo di calcolo adottato in Europa, contribuirà alla crescita del PIL potenziale, il che migliorerà i conti pubblici. Del resto, oltre a queste considerazioni, ce ne sono tante altre di natura strettamente economica, che dovrebbero far riflettere chi, continuamente, parla di mercato, di liberismo e di crescita. Infatti, continuare ad avere 5 milioni di poveri, che inevitabilmente rimangono ai margini della società, costituisce un vero e proprio danno economico per l'intero Paese, perché questi nostri connazionali sfortunati non hanno potuto contribuire, fino ad oggi, al progresso e al benessere collettivo e, ad esempio, si sono ammalati in misura maggiore rispetto agli altri e quindi hanno usufruito in misura maggiore del Servizio sanitario nazionale, costituendo dunque un ulteriore costo per lo Stato. In definitiva, i vantaggi che porterà al nostro Paese il reddito di cittadinanza non li vede solo chi si copre gli occhi, perché non li vuole vedere. Per ciò che riguarda la famigerata legge Fornero, in campagna elettorale noi del MoVimento 5 Stelle avevamo preso l'impegno di superarla, istituendo la cosiddetta quota 100, favorendo il ricambio generazionale, liberando posti di lavoro per i giovani e, in tal modo, ringiovanendo e migliorando le competenze della forza lavoro. (Applausi dal Gruppo M5S) . In buona sostanza, con il provvedimento in esame si compie il primo passo per risolvere quello spaventoso conflitto generazionale, che ha costretto migliaia di ultrasessantacinquenni a continuare a lavorare e che ha causato la disoccupazione o l'emigrazione di centinaia di migliaia di giovani. Grazie al provvedimento in esame, fortemente voluto dal MoVimento 5 Stelle, un milione di lavoratori nel prossimo triennio potrà anticipare la pensione fino a cinque anni rispetto ai requisiti della legge Fornero. Concludendo, oggi non approviamo solo un provvedimento di legge atteso da anni da milioni di italiani che soffrono. Oggi arriva a compimento una parte importante di un percorso politico, un pezzo delle nostre vite di attivisti e di portavoce del MoVimento 5 Stelle, che valeva la pena di essere vissuto. (Applausi dal Gruppo M5S. Congratulazioni) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Mangialavori. Ne ha facoltà. MANGIALAVORI (FI-BP) . Signor Presidente, membri del Governo, inizio il mio intervento con una convinzione: il welfare è una delle conquiste più importanti e più nobili dell'azione politica dell'ultimo secolo. C'è però da stare attenti, perché le attuali politiche internazionali, spesso ispirate a un processo di radicale liberalismo e di globalizzazione senza umanesimo, stanno spazzando via molti pezzi del welfare . Per tutelare tutto ciò, ritengo servirebbero ben altro approccio, ben altre conoscenze e ben altra visione politica. Ahinoi, l'ondata demagogica delle 5 Stelle, per fortuna ormai cadenti, rende difficile persino il confronto. Prima di passare a parlare del reddito di cittadinanza, penso però sia addirittura indispensabile fare una premessa. Provenendo da una delle Regioni giù disagiate del Paese, conosco perfettamente la sofferenza di tanti giovani in cerca di occupazione, di tante donne, laureate e non, di commercianti, che per loro sfortuna hanno dovuto chiudere la loro attività per colpa della crisi, di tanti professionisti ormai incapaci di continuare la propria attività, di tanti lavoratori di mezza età che hanno perso il loro posto di lavoro. Con queste categorie anche io mi confronto giornalmente e, ahimè, la frustrazione più grande è quella di non poter offrire loro una risposta immediata e una soluzione dei loro problemi. Per alleviare questo disagio occorre sì continuare ad individuare dei metodi per rafforzare il welfare ma, cari colleghi del Governo, serve soprattutto creare occupazione, lavoro, sviluppo e investimenti strategici. I provvedimenti occasionali come il reddito di cittadinanza limitati nel tempo e assolutamente disancorati da ogni prospettiva di crescita purtroppo non offrono alcun rimedio. Nel merito della proposta del reddito di cittadinanza va detto innanzitutto che potrebbe essere destinato a una platea assolutamente inferiore rispetto a quanti ne avrebbero bisogno. In effetti, la discordanza tra i dati dell'INPS e quelli del Governo sono sotto gli occhi di tutti, ma voi, colleghi del Governo, non ne avete assolutamente preso atto. Siamo di fronte a un vero bailamme, con il rischio che ampie fasce della popolazione in stato di povertà non siano raggiunte da questa misura. Ciò produrrà, purtroppo, discriminazioni nelle discriminazioni, acuendo l'invidia sociale e una guerra tra poveri di cui l'Italia non ha assolutamente bisogno. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . C'è poi la domanda delle domande: quante sono le probabilità che a un disoccupato beneficiario del reddito di cittadinanza - penso sempre alla mia Regione Calabria - vengano offerte in diciotto mesi non una o due, ma ben tre proposte di lavoro congrue? Io mi chiedo una cosa: un disoccupato calabrese, che conosce perfettamente il proprio territorio e le proprie aziende, quale beneficio dovrebbe trarre da un navigator , anche lui precario e che viene chissà da dove, al quale non viene offerta alcuna garanzia di poterlo aiutare? (Commenti del Gruppo M5S). Sì, io ritengo nessuna. Signori del Governo, in altri termini vi siete concentrati nell'allestire nuove attività e nuovi negozi (che sarebbero questi centri per l'impiego), vi siete impegnati ad assumere a tempo determinato dei commessi e dei lavoratori (che sono i navigator ), ma non vi siete in alcuna maniera posti il problema di reperire la merce da offrire e, cioè, il lavoro. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Per quanto riguarda quota 100, il rischio è che cento rischi di diventare l'età di pensionamento della nuova generazione perché, purtroppo, queste scelte scellerate hanno un prezzo economico altissimo che pagheranno, in modo particolare, le future generazioni. (Applausi dal Gruppo FI-BP. Congratulazioni) . Saluto ad una rappresentanza di studenti PRESIDENTE . Saluto a nome dell'Assemblea i docenti e gli studenti dell'Istituto di istruzione superiore «Ludovico Geymonat», di Tradate, in provincia di Varese, che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi) . Ripresa della discussione del disegno di legge n. DDL 1541-B MARTELLI (Misto) . Signor Presidente, vorrei iniziare il mio intervento parlando della prima parte del "decretone" e, cioè, del reddito di base. Come premessa vorrei dire che farò finta che siano rispettate le condizioni ideali, come succede in fisica e, cioè, che i percettori siano realmente poveri, non ci siano truffe, finti licenziamenti e altre gabole di questo tipo. (Commenti del senatore Marco Pellegrini) . Detto questo, un'erogazione di questo tipo dovrebbe essere in teoria un reddito di base e, come tale, totalmente svincolato da richieste di natura lavorativa. Questo è lo spirito e su un intervento di questo tipo sarei assolutamente d'accordo. Lo scopo di un reddito di base è essere una misura redistributiva, ma questa non lo è perché non viene finanziata con una tassazione sui profitti, sul patrimonio o sui grandi redditi. A prescindere dal fatto che possa essere d'accordo o meno con questa filosofia di tassazione e di redistribuzione, questo principio non viene rispettato. Lo paga, quindi, la platea indistinta dei contribuenti perché il maggior debito e gli oneri sul debito sono pagati dalla collettività indistinta. In secondo luogo, non è una misura che genera ricchezza purtroppo. Anche in questo caso la matematica, per fortuna, viene sempre ad aiutarci. La prima stima che è uscita dice che questa misura - che non si chiama neanche «reddito di cittadinanza», perché non andrà solo ai cittadini italiani, come era stato promesso per molto tempo - produrrà un incremento del PIL di circa lo 0,2 per cento, a fronte di un'erosione potenziale del PIL dello 0,4-0,5, perché il rapporto tra le risorse investite e il PIL è tra lo 0,4 e lo 0,5. Ciò significa che c'è un impoverimento netto nazionale che vale circa lo 0,2-0,3 per cento del PIL, e questo è un numero. Quindi, il famoso moltiplicatore keynesiano, che è stato invocato per dire che questa manovra avrebbe generato più di quanto costava, è tristemente a 0,5:1 è la soglia di pareggio; più di uno è la soglia in cui la collettività ne guadagna; a meno di uno perde. Purtroppo - e dico purtroppo, perché personalmente sono favorevole a un reddito incondizionato - questa misura comporta un impoverimento netto nazionale, perché gli acquisti, supponendo naturalmente che ogni percettore faccia un acquisto di tipo etico, verranno dirottati (essendo percettori a basso reddito) su beni di prima necessità: beni di consumo, non beni durevoli. I beni di consumo, come sappiamo, sono per la maggior parte di importazione. Quindi, ogni volta che compreremo qualcosa che è un bene di importazione ci sarà un deflusso netto di capitali verso l'estero. Se anche lo spirito era «compra italiano», purtroppo una persona che ha poco reddito disponibile va a comprarsi qualcosa che costa poco; quindi, deflusso netto di capitali. A tal proposito apro un inciso sul controllo di eticità degli acquisti. Supponendo che idealmente si fosse fatta una cosa di questo tipo, a me purtroppo fa molto pensare alla famosa tessera annonaria: il diritto ad acquisire un paniere di beni e servizi che sono stabiliti a livello etico nazionale. Colleghi, questa non è una bella cosa; non lo è per niente. Non mi soffermo sui controlli, perché ovviamente la mole dei controlli insufficienti che vengono messi in campo fa capire come la trasposizione al reale di un provvedimento ideale raramente può funzionare. Ho già fatto l'esempio: posso prendere questa tessera, metterla in una busta, spedirla a un parente che sta in Costa Rica; questa persona fa degli acquisti, la rimette nella busta, mi mette il contante, me la rispedisce ed è tutto regolare, perché non c'è neanche un controllo sulla localizzazione del pagamento. Si tratta di un altro aspetto importante di cui tenere conto. Faccio un brevissimo inciso - e concludo - su quota 100. Sono assolutamente d'accordo a qualunque provvedimento che consenta l'uscita anticipata dal mondo del lavoro; vorrei, però, che all'interno di questa Aula e nel futuro ci si ponesse il seguente problema: come vogliamo trasformare il sistema pensionistico italiano. Molto praticamente su cosa è basato il sistema pensionistico? Su una proiezione della durata residua mediana della vita. L'INPS fa questo tipo di calcolo e dice che se la vita mediana dura tot e si va in pensione a una determinata data, allora c'è uno sbilancio positivo per l'ente previdenziale, con la conseguenza che l'ente previdenziale si autosostiene. La quota 100, naturalmente, è una misura temporanea ma nel futuro, con l'aumento della vita media e mediana, la sostenibilità di un sistema pensionistico o si trasforma in uno schema Ponzi o viene completamente rivisto, per esempio, con la tematica della riduzione dell'orario di lavoro, una cosa di cui si parla da tanti anni che non viene mai implementata. Il compito del Parlamento adesso e per il futuro è questo, perché senza questo non esisterà mai il concetto di sostenibilità e dovremo porci il problema di gente che dovrà lavorare fino a settant'anni perché la media e la mediana di vita si saranno spostate in avanti di cinque, sei, sette od otto anni. In conclusione, si crea un conflitto di interesse con lo Stato che da una parte tutela la salute, quindi il prolungamento dell'esistenza in salute, e dall'altra è in conflitto di interessi con se stesso, perché risulta negativo per se stesso il fatto che la vita si prolunghi e che l'onerosità del mantenimento in pensione delle persone sia incompatibile con il precedente caso. Questo è un tema che ci dovremmo porre tutti quanti. (Applausi del senatore Errani) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Balboni. Ne ha facoltà. BALBONI (FdI) . Signor Presidente, cari colleghi, rappresentanti del Governo, che il provvedimento oggi in esame, con particolare riferimento al reddito di cittadinanza, sia il più clamoroso caso di pubblicità ingannevole di questa legislatura - e forse anche di quelle precedenti - credo sia ormai chiaro a tutti. È chiaro anche agli italiani, visti i risultati elettorali che il MoVimento 5 Stelle sta conseguendo laddove, grazie alla pubblicità ingannevole del reddito di cittadinanza, soltanto un anno fa aveva conseguito percentuali bulgare. È pubblicità ingannevole, cari colleghi, perché basta una semplice calcolatrice per rendersi conto che 780 euro al mese con le somme stanziate dalla legge possono soddisfare soltanto 750.000 persone, mentre, ipotizzando una platea di 5 milioni di persone, come ha fatto il ministro Di Maio, il risultato sarebbe molto semplice: 133 euro a persona. Pubblicità ingannevole volta, come hanno già detto molti colleghi che mi hanno anticipato, a conseguire qualche voto in più alle prossime elezioni europee. Tuttavia, se anche così non fosse, entrando nel merito, è evidente che si tratta di una misura che rappresenta un potente incentivo al lavoro nero. Secondo l'Associazione artigiani e piccole imprese (CGIA) di Mestre i lavoratori in nero oggi sono circa 2 milioni. È difficile immaginare che il reddito di cittadinanza non vada in gran parte anche a costoro. Ricordo che 4,2 milioni di contribuenti italiani percepiscono all'anno meno di 10.000 euro; si tratta soprattutto di giovani e donne residenti al Sud. Ed è in particolare al Sud che il 43 per cento dei dipendenti guadagna meno di 9.360 euro; gli 858 euro al mese che rappresenterebbero l'offerta congrua secondo il provvedimento al nostro esame. Un soldato guadagna 850 euro al mese, un poliziotto guadagna dai 1.100 ai 1.200 euro al mese. In una situazione come questa non ci vuole uno scienziato per capire che oltre ad essere un incentivo al lavoro nero, il provvedimento sarà anche una misura altrettanto potente per disincentivare le persone a cercarsi un lavoro vero. (Applausi dal Gruppo FdI) . Questo è ciò che state facendo. In tutto il mondo, dove il reddito di cittadinanza è stato applicato, gli esperti hanno stabilito che esso non deve mai superare il 50 per cento del reddito minimo in vigore nel Paese. Esattamente il contrario di quello che state facendo voi. E che si tratta di una norma criminogena la riconoscete voi stessi. Come sancisce la Guardia di finanza, il 40 per cento delle dichiarazioni ISEE non sono veritiere. Ecco perché alla Camera hanno stabilito di assumere 100 funzionari della Guardia di finanza e 65 carabinieri per andare a controllare le dichiarazioni e le pratiche dei beneficiari del reddito di cittadinanza. Avete messo nuovi agenti di polizia giudiziaria non a perseguire reati, non a contrastare la criminalità, ma a controllare le dichiarazioni ISEE e le pratiche dei beneficiari del reddito di cittadinanza perché vi rendete conto benissimo che state approvando una legge che determinerà migliaia di migliaia di persone a commettere dei reati. (Applausi dal Gruppo FdI e della senatrice Papatheu) . State facendo una legge per indurre la povera gente a commettere dei reati! Questo è ciò che state facendo, cari colleghi della maggioranza. Noi di Fratelli d'Italia avevamo detto che la strada era un'altra, quella di incentivare le imprese ad assumere e a creare lavoro vero, non assistenzialismo per lasciare la gente sul divano tutto il giorno. Avevamo proposto - e ce li avete respinti - 20.000 euro di decontribuzione per ogni nuovo assunto dalle imprese: così si sarebbe creato lavoro vero. Avevamo anche chiesto il raddoppio delle misere pensioni d'invalidità per coloro che hanno davvero bisogno, ma anche questo ce lo avete respinto. Avevamo chiesto il reddito di maternità per far sì che l'Italia non fosse l'ultimo Paese al mondo per nuovi nati (applausi dal Gruppo FdI) , ma anche questo ce lo avete respinto. Ciò che fa più rabbia in questa legge, però, è che sappiamo benissimo non solo che il reddito andrà a tantissimi furbetti, magari a discapito delle persone perbene, che ne avrebbero davvero bisogno, ma che vi è una cosa ancor più vergognosa: voi date il reddito di cittadinanza anche ai delinquenti, a chi rapina, agli assassini, a chi sfrutta la prostituzione, ai pedofili e a un'infinità di criminali. (Commenti dal Gruppo M5S). Sì, signori: avendo respinto il nostro emendamento, che chiedeva di escludere dal beneficio tutti coloro che hanno conseguito condanne superiori ai due anni, è esattamente così. Anche la norma inserita dalla Camera, per cui sarebbero esclusi coloro che sono stati o sono sottoposti a una misura cautelare personale, è ridicola. Non ci vuole un giurista per sapere che le misure cautelari oggi possono essere applicate soltanto in determinati e specifici casi (gravi indizi di colpevolezza, pericolo di fuga, pericolo di inquinamento delle prove e di reiterazione del reato), per cui può benissimo darsi che, se mancano questi requisiti, resti a piede libero anche chi è incriminato di gravissimi reati. Questa vostra misura approvata alla Camera, quindi, è soltanto un palliativo e, ancora una volta, un modo per buttare il fumo negli occhi alla gente e confondere le persone perbene, facendo loro credere che avrà certi effetti mentre ne avrà molti altri. Come hanno già detto diversi colleghi prima di me, questi soldi andranno a chi non ne ha diritto e agli extracomunitari appena arrivati in Italia: sapete benissimo che il requisito di risiedere in Italia da almeno dieci anni è incostituzionale, infatti gli avvocati degli extracomunitari sono già pronti a presentare ricorsi alla Corte costituzionale, che certamente dichiarerà incostituzionale tale requisito. Nello stesso tempo, negate il reddito di cittadinanza agli italiani che lavorano all'estero e vogliono tornare in Italia. (Applausi dal Gruppo FdI). Questa è la norma che state approvando ed è per questo che noi di Fratelli d'Italia non soltanto voteremo contro questo disegno di legge, ma da domani cominceremo a raccogliere le firme per il referendum abrogativo di questo normativa. (Applausi dal Gruppo FdI. Congratulazioni). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Laus. Ne ha facoltà. LAUS (PD) . Signor Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, tra le nostre imprese cresce l'incertezza e aumentano quelle che prevedono un calo della produttività: è l'Istat che vi parla, dopo aver fotografato a colori il comparto produttivo del nostro Paese. E voi, forze politiche della maggioranza, che sostengono il Governo, cosa fate? Festeggiate le elezioni regionali, che avete vinto; festeggiate la vostra organizzazione del consenso; aspettate con particolare attenzione le elezioni europee, convinti di poter festeggiare anche in quell'occasione. Questo consenso viene però organizzato su che cosa? Su quali basi? Sulla paura - sì, sulla paura - e costruito sulle promesse e su un debito che pagheremo noi italiani, le future generazioni e le imprese. Come e cosa rispondete alle imprese? Come e cosa rispondete ai giovani e ai disoccupati? Come e cosa rispondete al Sud del Paese, che piange lacrime di dolore? Con il reddito di cittadinanza, cioè con un sussidio: la peggior terapia che una forza politica possa elaborare. E sia chiaro che questa terapia somministrata agli italiani non è stata elaborata dal MoVimento 5 Stelle. Sarebbe troppo comodo, amici e colleghi della Lega. Questa è una terapia elaborata, costruita, pensata e studiata scientificamente dal Governo. Se le cose andranno bene, il merito sarà del Governo; se le cose andranno male, il demerito sarà principalmente della Lega, che ha permesso questa sorta di iattura. Presidenza del vice presidente CALDEROLI (ore 11,41) ( Segue LAUS). Avete avuto la possibilità di ascoltare le audizioni durante l'esame in prima lettura al Senato e alla Camera, sono stati proposti tanti suggerimenti. C'era la possibilità di correggere un testo, secondo me inemendabile, ma ci siamo comunque sforzati e abbiamo esercitato un'attività emendativa costruttiva. Eppure, quelle poche modifiche apportate alla Camera dei deputati hanno solo ed esclusivamente reso più tortuoso il percorso, apportando solo qualche piccolo ritocco. La prima macroscopica stortura la leggiamo all'articolo 1 del decreto-legge, come ho già detto diverse volte in Commissione in sede referente. Come si può pensare di scrivere in apertura di un provvedimento di questa portata, che ha delle finalità sociali per intercettare la povertà e risolvere questo affannoso problema: «Il Rdc costituisce livello essenziale delle prestazioni nei limiti delle risorse disponibili»? Si tratta di una contraddizione in termini: non è possibile garantire dei livelli essenziali di prestazione e poi vincolarli alla compatibilità delle risorse. Così non è un diritto soggettivo. Agli italiani lo spieghiamo noi o voi? (Applausi dal Gruppo PD) . Voi no, non potete spiegarlo agli italiani, perché avete di fronte le elezioni europee fondate su una comunicazione distorta e di professionisti illusionisti. Come è stato già detto - l'abbiamo detto in tutti i modi e occasioni - si tratta di un provvedimento che sostanzialmente mortifica le famiglie numerose e quelle al cui interno vi sono purtroppo - ahimè - disabili, per le quali è sempre più crescente la difficoltà di "sbarcare il lunario". E mortificate anche quelle famiglie all'interno delle quali ci sono bambini. Vi abbiamo detto in tutte le salse di correggere la scala di equivalenza. E invece no, voi ve ne siete inventata una. (Applausi dal Gruppo PD) . E mi chiedo chi è questo scienziato che ha elaborato una soluzione di questa portata. Non chiedetelo a me: chiedetelo alle associazioni, al terzo settore, se ho visto bene o ho visto male. Con l'articolo 8, poi, sugli incentivi per l'impresa e per il lavoratore, evitate in modo scientifico di incentivare le imprese che danno lavoro a tempo determinato o part-time , preferendo, in alternativa, che le persone continuino a percepire il reddito di cittadinanza. PRESIDENTE. Deve concludere. LAUS (PD) . Presidente, mi avvio alla conclusione. Avevo molte altre cose da dire, ma ne dirò soltanto una. Quota 100 è una vera e propria lotteria, che sarà pagata dalle future generazioni e - su questo potete stare tranquilli, colleghi - altro che la l'abolizione della legge Fornero: nei prossimi mesi arriveranno una Fornero- bis e un Monti- bis. (Applausi dal Gruppo PD) . Cambieranno solo i cognomi, ma i sacrifici saranno raddoppiati e voi dovrete andare a dare spiegazioni in ogni angolo del nostro Paese. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Rivolta. Ne ha facoltà. RIVOLTA (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, io nel dicembre 2011... AIROLA (M5S) . Sei stato condannato per licenziamento ricattatorio e intimidatorio dalla quarta sezione penale di Torino! PRESIDENTE. Senatore Airola, faccia il bravo! Consenta la discussione del decreto, per cortesia, la richiamo per la prima volta. LAUS (PD) . Non andrò all'inferno. PRESIDENTE. Prego, senatrice Rivolta. RIVOLTA (L-SP-PSd'Az) . Grazie, Presidente, ricomincio il mio intervento, visto che ora posso farlo grazie ai suoi richiami. Io nel 2011 non ho votato la legge Fornero. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) perché sono stata da subito convinta che non fosse la strada giusta. Non mi sono limitata a quello, ma come tutti gli altri colleghi sotto i gazebo per moltissime giornate ho passato il tempo a raccogliere le firme e ad ascoltare le storie delle persone che sottoscrivevano la nostra proposta. Erano storie di persone normalissime, che avevano fatto dei programmi di vita e che vedevano gli stessi completamente distrutti. Quei programmi di vita molto spesso prevedevano un cambio, l'idea di ritirarsi e potere così aiutare i propri figli e nipotini, o di aiutare i grandi anziani, permettendo ai propri familiari di inserirsi nel mondo del lavoro, di continuare a lavorare, di rientrare dopo una maternità il prima possibile, insomma di fare una vita normale (ma potrei raccontarvi tantissime altre cose). Questo è stato impedito. Noi, quindi, da subito abbiamo detto che questa misura era sbagliata e abbiamo fatto di tutto per cancellarla. Con questo decreto, noi cominciamo a cancellarne una grande parte e questo è un successo. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Quando sento certe affermazioni, come da parte del collega che ci accusava di aver usato il decreto-legge, permettetemi di chiedere se ci ricordiamo cosa è successo nelle passate legislature, nelle quali si legiferava soltanto con la decretazione d'urgenza (ovviamente sia a destra che a sinistra, ma questa era la modalità). Mi sembra che questa sia la prima legislatura durante la quale si usa molto meno la decretazione d'urgenza e questo penso sia un progresso a favore della dignità del Parlamento, tanto per cominciare. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Vorrei dare un'altra risposta al collega Manca, il quale lamentava moltissimi aspetti: ricordo sommessamente che partiamo dai vostri risultati, che non sono stati così brillanti. Magari pensavate di far meglio, però questi sono i risultati. L'ho già detto un'altra volta qui in Aula: se facciamo un sondaggio tra gli insegnanti, più che parlare bene della legge sulla buona scuola ci chiedono quota 100. Tutti quest'anno hanno continuato a chiederci quando avremmo portato avanti quota 100. È una risposta che riteniamo giusta, perché se è vero che un'altra delle emergenze è permettere la creazione di nuove famiglie e finalmente un aumento della natalità, dobbiamo passare da questo ricambio. Mi fa sorridere sinceramente che molti colleghi parlino di una situazione dove o è bianco o è nero, cioè sono tutti geni quelli che vanno in pensione, mentre sono tutti stupidini quelli che entrano. In Italia vi sono persone che vanno in pensione e che magari hanno rubato il lavoro, perché erano un po' lazzaroni, come diciamo noi in Lombardia, così come ci sono persone alla soglia della pensione che sono molto in gamba e superperformanti. Abbiamo anche giovani motivatissimi che sono riusciti a fare corsi brillanti di studio e sono arrivati alla laurea o direttamente alla professione frequentando istituti tecnici. Potranno essere ottimi operai e ottimi lavoratori. Questo ricambio è necessario, altrimenti il nostro Paese non va assolutamente avanti. Il decreto-legge, tra le altre cose, è stato migliorato alla Camera, dove sono state inserite modifiche - non eravamo riusciti a farlo qui e l'hanno fatto i colleghi deputati - sull'aspetto che riguarda i disabili. Ricordo che sono stati inseriti fondi che in passato erano stati azzerati, come quelli per il trasporto dei disabili: 100 milioni di euro. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S) . Stiamo parlando di numeri. Ci prendiamo allora la responsabilità di portare avanti questo provvedimento con reddito di cittadinanza e quota 100. Riteniamo che sia certamente una proposta fatta con una dotazione importante di fondi, ma le vostre politiche del passato - ripeto - non hanno funzionato; serve una manovra espansiva, se necessario anche in deficit . L'importante è che si possa rimuovere quell'economia e che - come abbiamo detto in mille altre occasioni - il PIL possa aumentare. Ci crediamo ed è una sfida che lanciamo, ma ne siamo convinti perché percepiamo tutti i giorni (e non solo che coloro che otterranno il reddito o potranno accedere a quota 100 ma anche da altri soggetti, come imprenditori e artigiani) che qualcosa sta cambiando in meglio. Questo Paese deve e può ripartire. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Floris. Ne ha facoltà. FLORIS (FI-BP) . Signor Presidente, dopo le considerazioni di merito che il mio Gruppo ha ampiamente argomentato, consentitemi di aggiungerne alcune di carattere generale. Il disegno di legge al nostro esame avrà un impatto sia sulla vita degli italiani che sui conti pubblici. Lo avrà sulla vita degli italiani più poveri che noi per primi abbiamo sempre avuto a cuore (la carta acquisti l'ha inventata il Governo Berlusconi ed è bene ricordarlo sempre), ma l'avrà anche sulla vita di tutti gli altri italiani, perché le scelte di carattere economico o di politica economica non possono mai essere considerate neutrali. Non basta quindi dire che con il reddito di cittadinanza aiutiamo i poveri, come hanno affermato i due Vice Premier ; la misura contenuta in questo disegno di legge ormai non può più essere venduta con gli argomenti della propaganda elettorale. Adesso ha numeri precisi (i destinatari sono circa un 1,3 milioni) e valutazioni precise riguardo alla spesa: 6,2 miliardi di euro quest'anno e 7 miliardi di euro a regime. Si aiuteranno sicuramente un certo numero di famiglie, ma se ne lasceranno fuori molte altre, posto che le persone considerate povere in assoluto in Italia sono 5 milioni. Non si aiuteranno gli ultimi perché almeno un milione e mezzo dei veri poveri rimarranno esclusi da qualsiasi beneficio, come è stato ricordato in quest'Aula in un intervento precedente al mio dalla senatrice Binetti, oltre che naturalmente - fuori da quest'Aula - da associazioni come la Caritas. A prendere il reddito ci saranno senz'altro i più scaltri, i più avveduti a districarsi in una misura che, come tutte quelle a forte vocazione assistenzialista, si presta ad essere aggirata. Si tratta di un intervento assistenziale dunque, che avrà effetti sociali simili a quelli creati sinora dalle false pensioni di invalidità, dal reddito garantito ai lavoratori socialmente utili e dall'accoglienza umanitaria accordata agli stranieri. Ma soprattutto va ricordato - e lo ripeto - che a pagarlo saranno tutti gli italiani. Va detto tutto anche sullo slogan gridato in campagna elettorale da uno dei Vice Premier : «Prima gli italiani». Sappiamo, invece, che la relazione tecnica di stima parla di circa 241.000 stranieri, che potrebbero però essere 480.000 se venissero accolte le pronunce più volte ribadite da parte della Consulta per cui cinque anni sarebbe il limite del soggiorno di lunga durata, il che raddoppierebbe il numero degli stranieri. Dunque in questa legge vengono prima gli stranieri che si prenderanno più di un terzo degli assegni e lo stesso termine «cittadinanza», quindi, non sembra essere appropriato per questa forma di sostegno al reddito. Soprattutto non può essere considerata una misura per l'inserimento e il reinserimento nel mondo del lavoro per mancanza di offerta di lavoro attraverso i centri per l'impiego e per la tortuosità burocratica del percorso richiesto. I centri per l'impiego - lo ribadisco oggi - sono assolutamente impreparati a gestire tutte queste pratiche e non hanno avuto il tempo necessario per riorganizzarsi. Il legislatore deve prima riorganizzare la macchina burocratica e solo dopo prevede leggi di questo tipo, non il contrario. Ma torniamo agli aspetti di finanza pubblica: nella legge di bilancio si sono creati due fondi ricorrendo a nuovo indebitamento per oltre 11 miliardi di euro per accogliere le misure previste con questo provvedimento. Mi avvio a concludere, Presidente, non senza ricordare che oggi, in quest'Aula, non avremmo dovuto parlare noi della Commissione lavoro ma avrebbero dovuto parlare i membri della Commissione bilancio e finanze. Infatti le stime che oggi riporta «Il Sole 24 Ore», che non sono sicuramente di questo giornale ma delle più autorevoli società di rating , dicono che l'Italia passerà da una crescita del prodotto interno lordo dell'uno per cento allo 0,2 per cento e che il rapporto deficit -PIL non è più il 2,04 ma siamo già al 2,3 o 2,4 per cento. Tutto ciò inevitabilmente sta a significare che voi, con questa legge, state provvedendo a dare un aiuto alla povertà, state provvedendo a creare posti di lavoro in maniera che ritengo inopinata e a dare corso al sistema pensionistico con quota 100 (provvedimento che, come ho già detto ieri, ci piace poco per la sua portata e per la sua limitatezza nel tempo), ma non avete provveduto a dare copertura ai nuovi oneri che la legge prevede. Presidente, si dica chiaramente, perché non lo hanno fatto Salvini e Di Maio, che approvando questa legge noi dovremo per forza aumentare le tasse e aumentare le tasse in questo momento significa, Presidente, dare un colpo mortale ad alcune aziende che sono già in crisi; significa creare nuova disoccupazione e non lotta alla povertà o nuova occupazione. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice L'Abbate. Ne ha facoltà. L'ABBATE (M5S) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, membri del Governo, molti economisti del passato come James Meade, Oskar Lange, anche conservatori come von Hayek, Milton Friedman e Karl Polanyi hanno sostenuto la necessità economica e sociale di uno strumento di sostegno al reddito nelle diverse varietà di sussidio sociale, di reddito garantito, di dividendo sociale, di reddito minimo. Presidenza del presidente ALBERTI CASELLATI (ore 11,59) ( Segue L'ABBATE). L'esigenza di uno strumento come il reddito di cittadinanza trova le sue basi nella Costituzione italiana agli articoli 3 e 38, nei quali si ritiene necessario l'intervento dello Stato nel rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che limitano la libertà e l'uguaglianza dei cittadini. Si stabilisce il diritto al mantenimento e all'assistenza sociale dei poveri, degli indigenti e dei disoccupati. L'articolo 14 del pilastro europeo dei diritti sociali stabilisce chiaramente il diritto al reddito minimo per garantire una vita dignitosa e ritiene utile combinare tale reddito minimo con incentivi all'integrazione nel mercato del lavoro. In periodi di crisi, come quella che ha colpito gran parte dell'Europa dal 2009 in poi, strumenti come il reddito minimo sono necessari per stabilizzare o almeno compensare il ciclo negativo, sostenere i consumi, la domanda aggregata e quindi l'economia, evitando anche e soprattutto l'esplosione della povertà. Questo però è ciò che è accaduto in quanto, in base ai dati Eurostat del 2016, l'Italia risulta essere il nono Paese per livelli di povertà e questo prima dei trasferimenti sociali (il che indica che c'è in partenza un grave squilibrio del nostro sistema economico in termini sociali) la sua posizione peggiora infatti dopo i trasferimenti, raggiungendo il settimo posto, ad indicare una bassa efficienza del nostro sistema sociale, appunto a causa dell'assenza di uno strumento di ultima istanza sociale quale il reddito di cittadinanza. Nel 2017 l'Istat ha stimato in Italia una povertà assoluta di 1,778 milioni di famiglie: parliamo di 5,058 milioni di individui, un numero enorme. Questo indice di povertà ha continuato a crescere in maniera costante dal 2014, perché due lunghe recessioni hanno danneggiato il tessuto sociale del Paese. Il reddito di cittadinanza doveva essere istituito già da tempo, ma così non è stato. (Applausi dal Gruppo M5S) . Il vecchio sistema probabilmente ha fallito: è questo che stiamo cercando di capire. In questo Paese non è mai stata data la giusta importanza al lavoro, ai lavoratori e alle famiglie, tutti temi di cui ci si è occupati solo marginalmente o durante le campagne elettorali. Il primo dei 17 obiettivi di sviluppo sostenibile dell'Agenda 2030, collegato all'attuazione di tutti gli altri, è sconfiggere la povertà. Ciò significa che agire con strumenti di contrasto alla povertà, come il reddito di cittadinanza, è indispensabile per realizzare gli altri 16 obiettivi di sostenibilità, tra cui figurano una stabilità economica e la riduzione delle disuguaglianze. La bontà della nostra misura è confermata anche dall'indicatore BES, ossia dall'indicatore del benessere equo e sostenibile. Perdonatemi, io non parlerò del PIL perché il PIL non ci ha mai fatto sapere nulla della povertà che continua ad aumentare in Italia. (Applausi dal Gruppo M5S e del senatore Rufa) . Non dice nulla del benessere dei cittadini, mentre qui stiamo parlando di persone. Che cosa dice il BES? Ci dice che il reddito di cittadinanza e quota 100, che è l'altro pilastro della nostra riforma, sono strumenti ad elevato potenziale di aumento del reddito pro capite , in grado di ridurre le disuguaglianze arginando la povertà assoluta. Sono state dette cose assurde: si è parlato di una manovra per i furbi, per gli scansafatiche. Io non riesco tranquillamente a vedere sul divano chi un momento prima sta cercando tra i rifiuti per trovare qualcosa da portare in tavola e queste cose le abbiamo viste tutti. (Applausi dal Gruppo M5S e del senatore Rufa) . Provate a dirlo poi a una famiglia che stenta ad arrivare a fine mese perché magari tutti e due i genitori sono disoccupati. Bisogna avere il coraggio, perché è molto facile parlare di furbetti dietro una telecamera o dietro uno schermo. Provate a dirlo in faccia a queste persone guardandole negli occhi. C'è un'altra cosa che abbiamo sentito: le vacanze dei poveri. Avete mai pensato alla preoccupante differenza tra lo stato di salute di chi ha un lavoro e quello di chi invece è disoccupato? Una ricerca dell'Istat del 2017 riporta che il 9 per cento dei disoccupati con un'età fra i trentacinque e i sessantaquattro anni soffre di disturbi di depressione o ansia cronica grave, un valore che sale al 10,8 per cento fra gli inattivi, mentre per i loro coetanei occupati si ferma al 3,5 per cento. Questo è un dato preoccupante, quindi uscite dal vostro guscio e guardate la realtà, confrontatevi con la gente, ascoltatela (Applausi dal Gruppo M5S) . Noi siamo continuamente nelle piazze, tutti i sabati e tutte le domeniche, perché siamo cittadini tra i cittadini, perché li ascoltiamo, ascoltiamo il territorio. Parliamo quindi di benessere non di ben-avere o di profitto, perché noi facciamo riferimento a persone, individui che necessitano di cura; parliamo di cittadini che hanno dei diritti, come il diritto ad un lavoro e ad avere politiche attive efficaci ed efficienti. Papa Francesco ha detto che non devono esserci poveri e non c'è peggior povertà di quella che non ci permette di guadagnarci il pane, che ci priva della dignità del lavoro. Con questa straordinaria manovra (perché è straordinaria) noi non regaliamo alcuna illusione; noi offriamo un'opportunità ai dimenticati, a chi non è raccomandato, a coloro che vogliono vivere - e hanno il diritto di farlo - dignitosamente, perché nessuno deve restare indietro. (Applausi dal Gruppo M5S. Molte congratulazioni) . PRESIDENTE . Dichiaro chiusa la discussione generale. Ha facoltà di parlare la relatrice, senatrice Catalfo. CATALFO, relatrice . Signor Presidente, cercherò di riassumere e di rispondere agli interventi dei senatori che mi hanno preceduto. Sono state dette diverse cose, come ad esempio che il decreto-legge in discussione è un'ondata demagogica, che il nostro provvedimento è confuso, che gli altri Paesi non lo hanno messo in atto come stiamo facendo noi, che non prevede controlli efficienti né un percorso reale di inclusione; cercherò pertanto di rispondere nel merito a tutte queste osservazioni. Sicuramente non è un provvedimento legato al contesto elettorale e la dimostrazione è che il MoVimento 5 Stelle sin dall'inizio, quindi dal primo ingresso in Parlamento circa sei anni fa, ha proposto e aveva anche nel programma per le elezioni politiche il reddito di cittadinanza. Non solo lo ha proposto, ma lo ha portato avanti per cinque anni malgrado fosse all'opposizione. È chiaro che il primo punto del programma alle elezioni politiche del 2013 e del 2018 diventa uno dei primi punti da portare avanti con urgenza per questa maggioranza e per questo Governo. Parlo di urgenza perché il dato di fatto inconfutabile è che in Italia ci sono 5 milioni di persone in povertà, 1,7 milioni di famiglie e bambini in povertà; una povertà che è aumentata nel corso degli anni e che quindi le politiche messe in atto dai precedenti Governi non sono riuscite a contrastare: una povertà che certamente influisce non solo sulla vita dei cittadini italiani, ma anche sulla vita delle imprese, sul benessere del Paese, sul PIL. Quello in esame è quindi un provvedimento necessario e urgente. Mi è stato contestato il fatto di averlo definito un provvedimento storico. È un provvedimento storico, in primo luogo perché si prefigge l'attuazione degli articoli della Costituzione italiana; in secondo luogo, perché contrasta la povertà che purtroppo affligge il nostro Paese; in terzo luogo, perché fa il primo importante investimento, dopo decenni, nelle politiche attive del lavoro e nei centri per l'impiego. (Applausi dal Gruppo M5S) . Ricordo che tali centri in Italia hanno 8.000 addetti. Con questo provvedimento rafforziamo i centri per l'impiego aumentando il personale con ben 7.600 addetti; aumentiamo le risorse strutturali; implementiamo le piattaforme informatiche, quindi consentiamo l'interoperabilità delle banche dati, e questo è un altro importantissimo investimento che non si era fatto in Italia negli ultimi anni. Inoltre, non solo aumentiamo le risorse dei servizi per l'impiego, investiamo in politiche attive del lavoro e nell'interoperabilità delle banche dati, ma mettiamo in rete tutti quegli attori che, a vario titolo, si occupano in Italia di erogazione di servizi per l'impiego, quindi anche le agenzie per il lavoro private, che hanno un ruolo all'interno dell'erogazione dei servizi per i beneficiari di reddito. Ampliamo, tra l'altro, i servizi a tutti coloro i quali - i cosiddetti working poor - si trovano in una situazione di occupazione, ma in un contesto reddituale troppo basso. Quindi diamo loro la possibilità di poter accedere a tutti quei servizi che aiutano l'inserimento lavorativo. È stato detto in quest'Aula che questa riforma è difforme da quanto realizzato negli altri Paesi europei. Bene, la Commissione lavoro del Senato ha effettuato un'indagine conoscitiva importante sul contesto nazionale ed europeo dei servizi per l'impiego e si è recata, a tale scopo, in visita in Germania e in Francia per vedere come gli altri Paesi hanno strutturato l'inserimento lavorativo e i centri per l'impiego. In Germania, ad esempio, dove la situazione era simile a quella italiana, hanno collegato i servizi sociali dei Comuni e i centri per l'impiego in un unico ufficio chiamato job center , che prende in carico il cittadino e, nell'ambito di un progetto, lo aiuta all'inserimento lavorativo. Noi, di fatto, attuiamo questo collegamento mettendo in raccordo Comuni e centri per l'impiego, perché è vero che, da una parte, il beneficiario (quindi il nucleo), a seconda del disagio che ha bisogno probabilmente di un primo aiuto fornito dai servizi sociali dei Comuni, ma è anche vero, dall'altra parte, che la persona si deve rendere proattiva e capace di poter poi avere una vita indipendente e quindi di essere inserita nel contesto lavorativo. Per tale motivo, noi colleghiamo i servizi sociali dei Comuni ai centri per l'impiego e creiamo anche una rete, che è stata ancor più dettagliata nel corso dell'esame del provvedimento alla Camera, tale da consentire una presa in carico, anche incrociata, del soggetto. Detto questo - e rispondo anche ad alcune osservazioni del Gruppo del Partito Democratico - non si può lasciare l'unica presa in carico ai Comuni in quanto i fatti, recenti ma anche quelli meno recenti, dimostrano che la presa in carico attuata dai soli Comuni fa sì che non sia efficace ai fini dell'inserimento nel contesto sociale lavorativo e della futura vita indipendente del beneficiario (indipendente nel senso che può avere un lavoro e un salario futuro). Questo non solo viene dimostrato dai dati relativi alle misure approvate non troppo tempo addietro, come il REI e la carta acquisti SIA (sostegno per l'inclusione attiva) e dai diversi rapporti che lo dimostrano, ma ricordo anche all'Assemblea, come feci circa tre anni fa in occasione della discussione sul REI, che quando il Governo Prodi approvò il reddito minimo di inserimento, in via sperimentale, in taluni Comuni d'Italia, la misura fu poi valutata dalla cosiddetta Commissione Onofri, che fece un rapporto. Se dunque si va a leggere attentamente tale rapporto, si comprende che la difficoltà dell'inserimento fu data della presa in carico non efficace e non efficiente da parte dei servizi sociali. È chiaro, quindi, che va fatto un collegamento tra la prima presa in carico e l'aiuto all'inserimento lavorativo, necessario per avere poi un effetto e un impatto positivo sul cittadino e sul beneficiario che viene accompagnato. Quindi, quello in esame è il primo importante investimento nei servizi per l'impiego, nelle prese in carico e nel reale, effettivo ed efficace aiuto all'inserimento lavorativo. Esso viene proposto insieme alla misura sulla cosiddetta quota 100, che - lo ricordo all'Assemblea e a tutti i colleghi - non è un mero provvedimento elettorale, ma era già prevista nei programmi del MoVimento 5 Stelle e della Lega, prima di essere eletti in quest'Aula e di diventare parte della maggioranza che sostiene il Governo. Si tratta dunque di un provvedimento con cui gettiamo le basi per un nuovo Stato sociale, realizzando un nuovo statuto delle garanzie e non solo del lavoro, basato sul fatto stesso di essere cittadini. Si tratta dunque di un concetto idoneo a ridisegnare il diritto all'esistenza e a garantire una piena autodeterminazione dei cittadini. (Applausi dal Gruppo M5S) . Saluto ad una rappresentanza di studenti PRESIDENTE . Saluto a nome dell'Assemblea i docenti e gli studenti dell'Istituto Comprensivo «Zapponeta - Borgo Mezzanone», di Zapponeta, in provincia di Foggia, che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi) . Ripresa della discussione del disegno di legge n. DDL 1541-B NISINI, relatrice . Signor Presidente, onorevoli colleghi, rappresentanti del Governo, come spesso viene sottolineato dalle opposizioni - è stato fatto anche oggi - la Lega e il MoVimento 5 Stelle sono due partiti che su molte questioni e su molti argomenti hanno sensibilità diverse, ma credo - e lo dico convintamente - che, proprio grazie a queste sensibilità, siamo riusciti ad apportare migliorie importanti al cosiddetto decretone che è ora al nostro esame. Lo abbiamo fatto sia con emendamenti in prima lettura al Senato, sia con emendamenti in seconda lettura alla Camera dei deputati. Ciò è stato fatto grazie a una maggioranza compatta, che in queste ultime settimane ha portato avanti un percorso di condivisione e anche di confronto, ma che è riuscita a trovare una quadra su tutto. Voglio dunque ringraziare il Presidente e tutti i componenti della Commissione lavoro pubblico e privato, previdenza sociale, per il percorso intrapreso, che è stato costruttivo e di condivisione. Molto spesso - è stato fatto anche oggi - ho sentito criticare la Lega e il Governo, tacciati più volte di considerare lo straniero un furbo a prescindere. Ad alcuni sfugge, però, la grande politica anti furbetti che sta facendo la Lega a livello locale e i dati alla mano dimostrano che non c'è distinzione tra un furbo italiano e un furbo straniero. Un furbo è un furbo, qualsiasi sia la sua nazionalità, tant'è che in prima lettura al Senato è stato approvato un emendamento che prevede che il cambio di residenza venga certificato da un apposito verbale della polizia locale in caso di separazione o divorzio avvenuto successivamente al 1° settembre 2018. Questo emendamento si è reso necessario proprio per le numerose segnalazioni giunte dai sindaci, che hanno evidenziato come il numero dei cambi di residenza fosse cresciuto in maniera esponenziale. Questi cambi di residenza - lo sottolineo - erano richiesti sia da italiani che da stranieri. È stato approvato anche un altro emendamento, che ha provocato forse qualche mal di pancia in più alle opposizioni. Mi riferisco a quello relativo alla presentazione della certificazione delle proprietà immobiliari del Paese d'origine da parte dei cittadini extra UE. Vorrei soffermarmi nuovamente su questo punto, anche se l'avevo fatto in prima lettura in sede di replica, perché tanti non hanno capito il senso. La richiesta della certificazione si è resa necessaria per una questione di equità nei confronti degli italiani e non perché si considera lo straniero un furbo a prescindere, come è stato detto più volte. Mentre per beneficiare dei servizi sociali dei Comuni l'italiano è soggetto al controllo puntuale e immediato al catasto dei beni immobiliari di proprietà e senza alcun costo in capo all'ente, ciò non avviene per lo straniero extra UE che, grazie ai Governi di sinistra, se l'è sempre cavata con una semplice autocertificazione. Il fatto è che per mancanza di strumenti o per la carenza di risorse finanziarie i Comuni non sono in grado di fare gli opportuni controlli sulla veridicità delle informazioni fornite. Con questo emendamento abbiamo ristabilito finalmente - e lo sottolineo - equità nei confronti degli italiani. (Applausi dal Gruppo M5S) . Inoltre, la presentazione della certificazione in capo al cittadino va incontro anche alle critiche mosse più volte dall'opposizione legate all'appesantimento delle incombenze in capo ai Comuni e l'applicazione del criterio è già stato sperimentato con esiti positivi in molti Comuni dove la Lega governa. Non ci si ferma qui perché tante altre sono le migliorie inserite. Ad esempio, rispetto al testo base, che prevedeva per i lavori socialmente utili solamente otto ore settimanali, siamo passati da un minimo di otto a un massimo di sedici ore, previo accordo consensuale tra le parti. Queste e tante altre modifiche hanno portato a migliorare il decreto-legge con la finalità di andare incontro a richieste e osservazioni pervenute anche dalle stesse opposizioni. Veniamo a quota 100. Ne parlo con infinito orgoglio perché è l'ennesima promessa agli italiani che aspettavano da anni una risposta concreta. Mi perdoni l'opposizione, ma non accettiamo lezioni da chi ha votato e sostenuto la legge Fornero, compresa Forza Italia, da cui sono arrivate le critiche più pesanti. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az) . Questo proprio non lo accettiamo. Quota 100 non è una finestra per pochi, ma un finestrone che in tre anni consentirà a quasi un milione di persone di andare in pensione a un'età accettabile, un'età che consentirà loro di dedicarsi alle famiglie e ai nipoti. La figura dei nonni e della famiglia è, ancora una volta, al centro della nostra azione politica. Di questo siamo fieri e ne andiamo orgogliosissimi. Quota 100 è stata una scelta consapevole per cominciare a svuotare il bacino della legge Fornero e dare respiro al mercato del lavoro. Il numero di richieste di adesioni ci dà una sola risposta: che abbiamo ragione. A chi critica parlandoci di quota 41, rispondo che il sistema economico e lavorativo non avrebbe retto se, in base ai dati, avessero chiesto di andare in pensione tutte insieme le 700.000 persone che ne avrebbero avuto diritto. Non dimentichiamo inoltre - e l'abbiamo attuato - il blocco dell'aumento dell'aspettativa di vita per le pensioni anticipate. Di questo ne beneficeranno tutti. Vogliamo parlare anche della questione dei dipendenti pubblici, che molto spesso è stata sollevata sia in Commissione che in Aula. È vero, tanti dipendenti pubblici beneficeranno della quota 100, e meno male. Dico meno male se si pensa che i dipendenti della pubblica amministrazione hanno un'età media di cinquantacinque anni e che gli under trentacinque partecipano solamente per il 2 per cento. Questo anche in linea con il disegno di legge concretezza, che è stato tanto criticato, ma che prevede assunzioni mirate, rivolte proprio ai giovani con specifici requisiti, volte a migliorare ed efficientare la macchina amministrativa pubblica. Inoltre, da novembre ci sarà lo sblocco del turnover , con il rapporto tra coloro che vanno in pensione e i nuovi assunti pari a uno a uno, e i posti di lavoro che verranno liberati grazie allo sblocco delle assunzioni - sempre ad opera di questo Governo - consentiranno a tanti giovani di entrare nel mondo del lavoro. Ho sentito il senatore Laus paragonare quota 100 a una grande lotteria: se è una lotteria, quota 100 è una lotteria da guinness dei primati perché in tre anni ci saranno un milione di vincitori che si meritano questo premio; persone che sono rimaste in attesa per anni per colpa della legge Fornero. E poi vorrei dire basta: basta con la continua accusa che la Lega campa di meri spot elettorali. Ormai non siete neanche più credibili, e sapete perché? Perché sono i numeri che parlano da soli. Il 26 febbraio, durante la mia replica in prima lettura, avevo dato un numero: 67.738, ovvero il numero delle richieste presentate per quota 100. Oggi, a distanza di un mese, queste richieste hanno raggiunto quota 103.000: circa 35.300 richieste in più in un solo mese. Gli italiani sanno benissimo che quota 100 non è uno spot ma un'ulteriore promessa mantenuta e a darci ragione sono i quasi 36.300 lavoratori dipendenti che hanno fatto richiesta per quota 100; i 35.800 dipendenti pubblici che hanno fatto richiesta; gli 8.500 commercianti e i quasi 9.000 artigiani. Va sottolineato inoltre che quota 100 è una facoltà, non un obbligo, e i 103.000 italiani che hanno fatto richiesta lo hanno fatto liberamente, senza alcuna costrizione. Concludo, Presidente, sostenendo convintamente che quota 100 è un ulteriore esempio di come la Lega sia passata dalle parole ai fatti: l'ennesima promessa mantenuta, e ancora una volta le percentuali ci danno ragione. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S) . PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare la relatrice di minoranza, senatrice Toffanin. TOFFANIN, relatrice di minoranza . Signor Presidente, rappresentanti del Governo, colleghe senatrici e colleghi senatori, Forza Italia è stata sempre attenta alle fasce più deboli della popolazione. (Commenti dal Gruppo M5S). Lo abbiamo sempre dimostrato nei fatti, lo sosteniamo e ne abbiamo dato prova anche con questo provvedimento perché tanti e tanti sono stati i nostri emendamenti che cercavano di apportare migliorie al testo, proprio a favore di quelle fasce che sono state lasciate fuori da questo decretone, dal reddito di cittadinanza. Ci dispiace, ma riteniamo che il provvedimento sia nato male e sia stato costruito peggio. I cambiamenti apportati alla Camera dei Deputati si sono rilevati molteplici perché, come ha rilevato anche la relatrice di maggioranza, senatrice Catalfo, le ambiguità e le carenze dell'articolato erano molte. Ciò ha creato distorsioni, provocato contenziosi, ma soprattutto ha fatto arrivare alla norma prevista dall'articolo 13, comma 1- bis , per cercare di sanare tutte le domande che, effettuate con requisiti precedenti rispetto alla conversione in legge del decreto-legge, non rispettano i cambiamenti che sono stati apportati. Ciò è gravissimo perché le mancanze di certificazione da parte degli stranieri, tanto decantate dalla senatrice Nisini, sicuramente non potranno essere certificate in tempi utili; pertanto verranno erogati sei mesi di mensilità anche senza avere i requisiti necessari proposti dalla conversione in legge del decreto-legge. Noi diciamo no al provvedimento perché esso vede un mix di politiche attive di assistenzialismo fatto e costruito male. Si tratta inoltre di misure che non andranno ad abolire la povertà. Dovete dirlo al ministro Di Maio, che crede di aver abolito la povertà già da qualche mese. Dovete dirglielo che non è così, che la povertà non è stata abolita nel mese di dicembre, né, tantomeno, verrà abolita nel futuro. Purtroppo il provvedimento non porterà nemmeno alla diminuzione della disoccupazione e tutte le strutture che dovrebbero essere messe in condizione di prendersi in carico i beneficiari del reddito di cittadinanza, come ha già detto chiaramente la senatrice Catalfo, non sono pronte. Ciò dimostra ancora una volta che il provvedimento servirà soltanto per le prossime elezioni europee, ma non darà beneficio a chi ne ha veramente bisogno. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Per quanto riguarda quota 100, ci dispiace che gli amici della Lega applaudano contro Forza Italia, perché noi in realtà ci eravamo presi un impegno, firmato da noi e dagli amici della Lega, per fare in modo di superare veramente la cosiddetta legge Fornero e non di adottare una misura riduttiva, limitata nel tempo, che darà accesso a pochi, pochissimi rispetto a chi avrebbe veramente diritto di andare in pensione. Non è una misura che supera la legge Fornero e ciò è dimostrato dal semplice fatto che chi andrà in pensione con quota 100 non prenderà l'intero importo, ma vedrà riconosciuta la pensione rispetto agli anni di versamento dei contributi con riferimento alla legge Fornero. Si tratta quindi di un'ennesima finestra e questo accade perché è una misura spot che, come tutte le altre misure del Governo, che vedono due forze politiche in contrasto tra loro, si è dovuto procedere con la regola del ribasso. Noi invece avremmo voluto farlo in maniera efficace affinché tutti andassero in pensione e non soltanto il signor Walter. Per carità, siamo felicissimi che egli possa andare in pensione e prendersi cura della sua persona, ma avremmo voluto che ci andassero anche il signor Antonio, il signor Mario, il signor Giacomo (Applausi dal Gruppo FI-BP) e tutti i lavoratori che nei prossimi tre anni non compiranno sessantadue anni di età, ma hanno già versato più di trentotto anni di contributi, svolgendo magari i cosiddetti lavori usuranti. Questa è la discriminazione che il provvedimento al nostro esame produce. Del resto, questo è il risultato a cui si arriva facendo soltanto degli spot di comunicazione, senza pensare al contesto in cui il provvedimento viene calato e senza tener conto della realtà economica, sociale e geografica del Paese. Se invece di finanziare in deficit le misure, si fosse prima provveduto a un vero rilancio economico del Paese, avremmo avuto sicuramente un provvedimento capace di contrastare la povertà e superare la legge Fornero. (Applausi dal Gruppo FI-BP. Congratulazioni) . PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare la relatrice di minoranza, senatrice Parente. PARENTE, relatrice di minoranza . Signor Presidente, ho un sentimento contrastante di rabbia, nervosismo e tristezza per come in questi due mesi di permanenza del decretone in Parlamento è avvenuta la dialettica, e ora non abbiamo altro. Purtroppo sarà approvato, anche se sono ad esso fermamente contraria: solo la realtà ormai sarà il principio di verità per misurare queste norme, che includeranno ed escluderanno, ma non aumenteranno i diritti. Il tema dei diritti è molto importante in uno Stato democratico e queste norme non supereranno la legge Fornero. Il mio amico Carmine - equivalente all'amico Walter della collega Ferrero - dal 1º gennaio 2022 avrà i requisiti per la pensione, ma non l'accesso a questa norma, che sarà sperimentale fino al 2021. La preoccupazione sui nonni - non a caso si usa il maschile - non comprende le madri (Applausi dal Gruppo PD) , che lasciano il lavoro quando affrontano periodi di cura, per cui hanno carriere più discontinue: tale norma le penalizza, per cui non solo non hanno potuto fare le madri, pur avendo un bel compito di cura, ma non potranno fare le nonne, perché - come dimostrano i dati - meno donne usciranno, dato che questa norma non premia le carriere discontinue. (Applausi dal Gruppo PD). Signor Presidente, colleghi, c'è una cosa che i poveri e le persone in difficoltà sanno: si può avere un bisogno, ma non avere un diritto; stabilendo regole burocratiche e rigide, qualcuno andrà al centro per l'impiego e qualcun altro ai Comuni, agli assessorati del sociale, come questa norma stabilisce. Durante la discussione generale mi sono chiesta se davvero abbiamo letto tutte le norme che stiamo votando. La senatrice Catalfo sostiene che non siamo d'accordo sul fatto che tutti andranno ai servizi sociali, dato che lì c'è una carenza: perché, nei centri per l'impiego non c'è? (Applausi dal Gruppo PD. Commenti dal Gruppo M5S). Penso e pensiamo, come vi abbiamo detto sempre... (Commenti del senatore Romagnoli). Forse mi sono sbagliata, può succedere, ma voi non costruite una norma che va ai diritti sociali, tant'è che i suoi beneficiari non vi andranno tutti. ROMAGNOLI (M5S) . State inventando le cose. (Commenti della senatrice Malpezzi). PARENTE, relatrice di minoranza . È scritto nella norma. Alcuni, per criteri rigidi e burocratici, andranno ai centri per l'impiego, mentre altri andranno... (Commenti dal Gruppo M5S). Anche se ho compreso male, la norma parla: non vanno in prima istanza le persone in povertà. Un cittadino della Calabria ha la stessa possibilità di un cittadino della Lombardia di rendere davvero esigibili i propri diritti, a trenta giorni dall'approvazione della norma, secondo quanto essa prevede? Non si garantiscono pari diritti. Persino il nostro Ufficio del bilancio ha detto che questa norma sul reddito di cittadinanza non stabilisce diritti soggettivi, quindi per tutti. Chiudo dicendo che è molto facile - lo sarebbe per tutti i Governi - fare norme che includono ed escludono altre persone. Faccio un solo esempio, riprendendo il tema della disabilità: perché non si è messo mano a una scala di equivalenza che dia di più alle famiglie che hanno persone con disabilità? (Commenti della senatrice Taverna). Non l'avete fatto: la norma parla, perciò il principio di realtà sarà quello di verità. Ho avuto il grande onore di essere relatrice di una legge bellissima come quella sul dopo di noi e conosco la sofferenza delle famiglie e quello che succede. Quindi, chi ha una famiglia povera e una persona con disabilità in casa - anche valutando le diverse forme di disabilità - deve avere. Concludo ricordando un bellissimo principio della nostra Costituzione, che molti di voi hanno citato, che parla di uguaglianza sostanziale (all'articolo 3): quello delle persone con disabilità e delle loro famiglie è un caso del genere, che riguarda il diritto all'uguaglianza sostanziale che qui viene negato. (Applausi dal Gruppo PD). PRESIDENTE . Il rappresentante del Governo non intende intervenire in sede di replica. Comunico che sono pervenuti alla Presidenza - e sono in distribuzione - i pareri espressi dalla 1 a e dalla 5 a Commissione permanente sul disegno di legge in esame e sugli emendamenti, che verranno pubblicati in allegato al Resoconto della seduta odierna. Onorevoli colleghi, la Presidenza, analogamente a quanto già stabilito in sede referente, dichiara inammissibili, ai sensi dell'articolo 104 del Regolamento, gli emendamenti 1.5, 2.3, 2.4, 2.40, 3.4, 4.6, 4.10, 6.1, 6.50 (già 7- ter .l), 6.2, 6.3, 7 -ter .0.1, 7 -ter .0.2, 8.1, 10.5, 13.2, 14 -ter .2, 23.1, 25 -ter .0.l, 26- septies .2, 26- septies .0.l, 26- septies .0.2 e 26 -septies .0.3, in quanto non correlati alle modifiche apportate dalla Camera dei deputati. CATALFO, relatrice . Signor Presidente, esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti riferiti all'articolo 1. (Applausi ironici dal Gruppo FI-BP) . COMINARDI, sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali . Esprimo parere conforme a quello espresso dalla relatrice. PRESIDENTE . Passiamo all'emendamento 1.1, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.1, presentato dal senatore Patriarca e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'emendamento 1.2, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.2, presentato dalla senatrice Parente e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'emendamento 1.3, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.3, presentato dal senatore Laus e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'emendamento 1.4, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, procediamo alla votazione. LAUS (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LAUS (PD) . Signor Presidente, con l'emendamento 1.4 si propone, al comma 2, ultimo periodo, di sostituire le parole: «di età inferiore al predetto requisito anagrafico» con le seguenti: «a prescindere dall'età anagrafica della persona in condizione di disabilità o di non autosufficienza». Tale emendamento è volto ad avvalorare quanto ha già esternato, in modo molto compiuto, la collega Parente sulla mortificazione subita dalle persone disabili. Signor Presidente, approfitto della parola per rivolgermi ai colleghi del MoVimento 5 Stelle e, in modo particolare, se mi può ascoltare, al collega Airola, visto che abbiamo parlato della dignità delle persone, degli italiani sfruttati e delle persone che non lavorano perché ci sono sciacalli che le sfruttano. Ebbene, cosa succede - poi - proprio nel Ministero dello sviluppo economico del nostro Paese? Qualche settimana fa c'è stato un bando per cercare custodi e portinai da assumere presso le sedi del MISE a Roma di via Molise 2, via Molise 19 e via di San Basilio 14. Questi lavoratori percepiscono - non percepiranno - 4 euro l'ora. Faccio una domanda. A fine mese questi lavoratori riusciranno a interloquire e ringraziare il vice premier Di Maio? Sono sfruttati, o no? Qual è la vittima e qual è il carnefice nel nostro Paese? È lo Stato, o sono solo le imprese private? Come è possibile, dopo l'adozione del cosiddetto decreto dignità e dopo che le Assemblee parlamentari hanno parlato di dignità dei lavoratori, che il Ministero dello sviluppo economico assegni gare nel cui ambito i lavoratori percepiscono oggi - non cinque o sei anni fa - 4 euro l'ora? Voi dovete vergognarvi, questa è la dignità! (Applausi dal Gruppo PD) . Vergogna! Rispondetemi su quanto sto dicendo, se è vero o falso. Se è vero, mi aspetto che il ministro Di Maio chieda scusa non a me, ma a quei lavoratori, e che voi del MoVimento 5 Stelle riandiate in tutte le piazze del Paese a chiedere scusa per quanto sciacallaggio avete fatto, finalizzato all'organizzazione del consenso. Vergognatevi, avete bisogno di dignità politica. (Applausi dal Gruppo PD. Commenti dal Gruppo M5S) . PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.4, presentato dal senatore Nannicini e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . AIROLA (M5S) . Non va bene così... Annulliamo la votazione. (Commenti dal Gruppo PD). PRESIDENTE. Non sento nulla senza microfono. L'emendamento 1.5 è inammissibile. Passiamo all'emendamento 1.6, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.6, presentato dalla senatrice Toffanin e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'esame degli emendamenti e degli ordini del giorno riferiti all'articolo 2, che invito i presentatori ad illustrare. CIRIANI (FdI) . Signor Presidente, inizio con l'illustrare gli emendamenti 2.10, 2.11 e 2.12, con i quali il Gruppo Fratelli d'Italia chiede di escludere dal reddito di cittadinanza le persone condannate per peculato, concussione e corruzione. Spetta a voi, adesso, la responsabilità di decidere. PRESIDENTE . Invito le relatrici e il rappresentante del Governo a pronunciarsi sugli emendamenti e sugli ordini del giorno in esame. CATALFO, relatrice . Esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti riferiti all'articolo 2. Per quanto riguarda gli ordini del giorno G2.1, G2.2 e G2.3, esprimo parere favorevole al loro accoglimento condizionato a una riformulazione, con l'inserimento delle parole «a valutare l'opportunità di». COMINARDI, sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali . Esprimo parere conforme a quello espresso dalla relatrice. PRESIDENTE . Passiamo all'emendamento 2.1, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.1, presentato dalla senatrice Toffanin e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.2, presentato dal senatore Patriarca e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Gli emendamenti 2.3 e 2.4 sono inammissibili. Passiamo all'emendamento 2.6, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, procediamo alla votazione. GALLONE (FI-BP) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GALLONE (FI-BP) . Signor Presidente, intervengo sull'emendamento 2.6, ma anche in generale sugli altri emendamenti presentati all'articolo 2. Noi abbiamo tanto insistito per riuscire in qualche modo a migliorare un testo che ci vede palesemente contrari, perché si tratta soltanto di un provvedimento di bandiera, un provvedimento che unisce le due bandiere dei due partiti al Governo facendone, di fatto, due mezze bandierine che non porteranno a niente. Quello che ci dispiace molto e che ci era stato garantito durante la discussione in Commissione lavoro è che sui temi della disabilità e del sostegno alle famiglie numerose non vi sia stata un'attenzione maggiore, quantomeno durante la discussione alla Camera. Vediamo, invece, che è stata aumentata soltanto dello 0,1 per cento la scala di equivalenza per le famiglie con disabili e sulle famiglie numerose in realtà nulla è stato fatto. Continuiamo a rimanere convinti che il reddito di cittadinanza debba servire alle persone veramente in stato di bisogno. Un ragazzo di venti o venticinque anni deve poter trovare una corretta collocazione nel mondo del lavoro senza ricorrere all'uso di un reddito di cittadinanza che lo renderà una persona senza grinta, senza mordente e senza la volontà di aumentare le proprie competenze e attitudini. È stata invece prestata scarsa attenzione nei confronti delle famiglie che già soffrono una penalizzazione in casa propria, come i caregiver familiari, figure che non vengono assolutamente tutelate. Ci aspettavamo, come da promesse del Governo, che sarebbero state attenzionate come avremmo voluto. È per questo motivo che vi chiediamo, almeno qui in Senato, di ritornare sui vostri passi e apportare quelle piccole modifiche che renderebbero il provvedimento non dico accettabile, ma socialmente sostenibile. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.6, presentato dalla senatrice Toffanin e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'emendamento 2.5, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, procediamo alla votazione. PATRIARCA (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PATRIARCA (PD) . Signor Presidente, su questo emendamento in prima lettura avevamo chiesto ripetutamente di prestare attenzione, e lo ricorderanno bene i colleghi della Commissione. Quello in esame è un provvedimento importante - come ha già ricordato la senatrice Catalfo - ma è utile se indica all'interno del tema della povertà quali sono le persone e i settori più fragili del Paese che - come ci raccontano il Censis e i dati Istat - sono le famiglie, quelle numerose e quelle con disabili. Ci domandiamo, allora, per quale motivo in prima lettura, poi in seconda e ancora in terza, la partita sia stata chiusa. Ci chiediamo perché su questo provvedimento la partita sia stata chiusa e perché la maggioranza e il Governo, che tanto parlano di famiglie - in questa settimana abbiamo un florilegio di dichiarazioni a favore delle famiglie - non provvedano con un semplice emendamento a rafforzare le politiche di contrasto alla povertà in favore delle famiglie più affaticate e fragili: sono le famiglie con disabili e le famiglie numerose. Chiedo se davvero la maggioranza presti attenzione ai richiami e agli inviti che stanno provenendo in questa settimana dalle associazioni. Noi frequentiamo i territori e ascoltiamo chi ci vive: in queste settimane, persino ieri, associazioni che hanno a cuore le disabilità e le famiglie numerose hanno dichiarato la propria delusione per il fatto che non sia stato accolto un emendamento di questo tipo. Avete posto un piccolo aggiustamento, ma i dati dell'Ufficio di bilancio dicono che l'aggiustamento minimo sulla scala di equivalenza cuba, se ricordo bene, è di 12 milioni di euro. Avete spostato, su 7 miliardi di investimento per le politiche di contrasto alla povertà, 12 milioni di euro (praticamente una minuzia) sulle famiglie. Allora vi dico: basta parlare di famiglie, di politica per la famiglia e di sostegno alle famiglie. Proviamo a fare cose concrete. Questo poteva essere un provvedimento che lasciava un segnale importante per le famiglie più povere del Paese. Non l'avete fatto e state sbagliando clamorosamente. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.5, presentato dal senatore Nannicini e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo alla votazione dell'emendamento 2.7. LAUS (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LAUS (PD) . Signor Presidente, l'emendamento 2.7 - per rimarcare quanto ha già detto il collega che mi ha preceduto e quanto ha detto prima la nostra collega relatrice Parente - insieme a quelli successivi mira a incidere, a tentare di modificare questa famosa scala di equivalenza. Non siamo ossessionati: siamo solo attenti e cerchiamo di ascoltare e venire incontro alle vostre finalità di rappresentazione degli ultimi, delle persone in difficoltà. Con l'emendamento in esame diamo anche la soluzione, indichiamo quale sia la scala di equivalenza che proponiamo, e cioè quella relativa al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri n. 159 del 2013. In ogni caso, tutti gli emendamenti presentati all'articolo 2 sono finalizzati a raddrizzare un torto che è stato fatto alla disabilità. Capisco e comprendiamo che siamo in terza lettura, siamo alla fine, quindi è impossibile che i nostri emendamenti possano essere accolti, ma vogliamo rivendicare - come hanno già fatto i colleghi - il nostro lavoro scrupoloso e dettagliato; abbiamo espletato, con tutta la nostra fantasia, un esercizio emendativo finalizzato a rimettere un certo ordine nell'ambito della cosiddetta scala di equivalenza. Non ci siamo riusciti. E, allora, l'unica cosa che possiamo fare è cercare di capire, dalle repliche del Governo, per quale motivo vi siete così intestarditi nel voler chiudere o sbattere addirittura la porta in faccia alla disabilità. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.7, presentato dal senatore Patriarca e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo alla votazione dell'emendamento 2.8. BALBONI (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BALBONI (FdI) . Signor Presidente, intervengo sugli emendamenti 2.8 e 2.9 che trattano quasi lo stesso punto. Colleghi, alla Camera la maggioranza, dopo aver visto che in fila per conseguire il reddito di cittadinanza c'erano anche noti delinquenti, ha introdotto una norma secondo la quale tra i requisiti per ottenere tale reddito ci deve essere anche la mancata sottoposizione a misura cautelare personale. Va bene, ma c'è un piccolo problema, come ho detto anche in discussione generale: intanto non è detto che tutti debbano per forza essere sottoposti a misura cautelare personale perché, se non esistono pericolo di fuga, pericolo di inquinamento delle prove e di reiterazione del reato, non c'è la misura cautelare. In dottrina si fa l'esempio, piuttosto concreto, del marito uxoricida che uccide la moglie perché è geloso, perché la scopre in flagranza di reato, che confessa e si costituisce. A quel punto non c'è pericolo che ripeta il reato perché la moglie non c'è più; non c'è pericolo che scappi perché si è costituito; non c'è pericolo che inquini le prove perché ha confessato; non è sottoposto neanche un giorno a custodia cautelare, viene condannato e, quando esce di galera, voi gli date il reddito di cittadinanza. (Applausi dal Gruppo FdI) . Capiamo bene tutti il paradosso della situazione che avete creato. Per questo ribadisco che sarebbe il caso, invece, di escludere definitivamente i delinquenti dall'elenco di coloro che possono ottenere il reddito di cittadinanza. Ho quindi proposto l'emendamento 2.8, con cui si chiede di escludere dal beneficio chi ha subìto una condanna per delitti non colposi a una pena non inferiore a due anni, e ancora meglio il 2.9, con cui si dice che i due anni possono essere anche il frutto delle somme delle condanne perseguite. Facciamo - ad esempio - l'ipotesi di chi vive sfruttando i minori o commette furti in appartamento e ha cinque, dieci, quindici o venti condanne, tutte inferiori ai due anni, al quale daremo comunque il reddito di cittadinanza. Per queste ragioni spero che quest'Assemblea si renda conto di ciò che stiamo votando ed esprima un parere favorevole su almeno uno di questi due emendamenti. (Applausi dai Gruppi FdI e FI-BP). PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.8, presentato dal senatore Balboni e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.9, presentato dal senatore Balboni e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 2.10, presentato dal senatore Balboni e da altri senatori, fino alle parole «condanne definitive,». (Segue la votazione) . Il Senato non approva. (v. Allegato B) . Risulta pertanto preclusa la restante parte dell'emendamento. Gli emendamenti 2.18, 2.19, 2.29 e 2.38 sono stati ritirati; sono preclusi i restanti emendamenti da 2.11 a 2.39. L'emendamento 2.40 è inammissibile. Passiamo all'emendamento 2.41, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.41, presentato dal senatore Patriarca e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'emendamento 2.42, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, procediamo alla votazione. PATRIARCA (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PATRIARCA (PD) . Signor Presidente, si tratta di un emendamento molto simile a quello che abbiamo votato in precedenza e che è stato respinto, nel quale viene riproposto il tema che nel lungo mese di lavoro in Commissione, anche in prima lettura qui in Senato, abbiamo ribadito e ribadiamo nuovamente. Davanti al silenzio del sottosegretario Cominardi e del Governo rispetto al quesito che abbiamo posto e che ha posto anche la collega di Forza Italia sul motivo per il quale non sono stati accolti gli emendamenti che riguardano le famiglie numerose e con disabili, sono a riproporre la domanda. Mi rivolgo, in particolare, al sottosegretario Cominardi: non capiamo per quale strano motivo questi emendamenti - per nulla minacciosi peraltro della struttura e dell'impianto del decreto - siano stati rifiutati da quelle forze politiche che proclamano ripetutamente il valore della famiglia, dei figli, dei papà, delle mamme e dei nonni. Ci domandiamo ancora una volta il perché del rifiuto e ci aspettiamo una risposta, magari prossimamente a Verona - e lo dico con un pizzico di polemica - quando i ministri Salvini e Fontana ci diranno finalmente che cosa intendono fare sul serio, e non con dichiarazioni altisonanti, con le famiglie che hanno figli disabili e con le famiglie numerose con minori. Ripeto che attendiamo una risposta e speriamo di averla presto. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.42, presentato dal senatore Patriarca e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'emendamento 2.43, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.43, presentato dalla senatrice Parente e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'emendamento 2.44, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, procediamo alla votazione. PARENTE (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PARENTE (PD) . Signor Presidente, intervengo per ribadire ancora una volta il nostro voto a favore di questo emendamento come degli altri da noi presentati. Per amore di verità, sempre per quanto concerne la questione della disabilità, il passaggio alla Camera dei deputati ha aumentato il massimale da 2,1 a 2,2 per le famiglie che hanno persone con disabilità. Noi con questo emendamento riconosciamo per ogni componente del nucleo familiare con disabilità grave uno 0,4 nella scala di equivalenza e uno 0,2 per ogni componente con disabilità media, per un massimo di 2,5. È quello che ho detto poc'anzi in replica e che hanno ribadito anche i miei colleghi. Questa è la verità: nel testo attuale non c'è alcun riconoscimento al singolo componente con disabilità grave per una modifica della scala di equivalenza, al fine di una maggiore equità e giustizia. L'emendamento 2.44 naturalmente sarà respinto, ma noi continueremo a essere vicini alle famiglie delle persone con disabilità fino a quando non vinceremo questa battaglia. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.44, presentato dalla senatrice Parente e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'emendamento 2.45, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, procediamo alla votazione. CIRIANI (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CIRIANI (FdI) . Signor Presidente, intervengo sull'emendamento 2.45, ma in realtà intendo esternare la nostra perplessità rispetto al fatto che lei ha dichiarato non ammissibili gli emendamenti successivi al 2.17. Secondo noi, invece, si potevano votare separatamente i singoli reati, in modo da poter mettere il Senato nelle condizioni di decidere se c'erano alcuni specifici reati per cui escludere le persone dall'accesso al reddito di cittadinanza. Mi riferisco a reati particolarmente odiosi come la pedofilia, l'omicidio, l'infanticidio, la mutilazione degli organi genitali, la riduzione in schiavitù, la prostituzione, lo sfruttamento dei minori, l'accattonaggio, il sequestro di persona, la violenza sessuale, la corruzione, la rapina, il sequestro. Noi chiedevamo al Senato di esprimersi rispetto alla nostra richiesta di escludere questi odiosi reati dalla possibilità di accedere al reddito di cittadinanza (Applausi dal Gruppo FdI e della senatrice Rizzotti). Non ci è stata data questa possibilità, ma rimanga agli atti che era la nostra richiesta e la responsabilità è in capo a chi ha votato contro i nostri emendamenti. (Applausi dal Gruppo FdI) . PRESIDENTE . Senatore Ciriani, vorrei solo farle presente che gli emendamenti cui lei fa riferimento non sono stati dichiarati inammissibili, ma sono rimasti preclusi dalla reiezione di un emendamento precedente. Dico questo solo come specificazione in ragione degli emendamenti cui lei faceva riferimento. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.45, presentato dal senatore Iannone e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'emendamento 2.46, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, procediamo alla votazione. FLORIS (FI-BP) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. FLORIS (FI-BP) . Signor Presidente, sapendo di non poter incidere sull'impianto del decreto-legge in maniera globale, come Gruppo Forza Italia ci siamo limitati a sollecitare un particolare interessamento per le classi deboli e, nel caso specifico, per le famiglie che hanno disabili in casa. Per questo chiedevamo un aumento - lo abbiamo fatto in prima lettura e, tramite i colleghi della Camera, in seconda lettura; lo abbiamo fatto in Commissione e adesso lo facciamo in Aula - una maggiore considerazione per le famiglie che hanno disabili al loro interno, elevando i parametri di 0,4 per i disabili assoluti e di 0,2 per i disabili di media gravità, prevedendo però un limite di 2,5. Si sta parlando di un'eventuale cifra che avrebbe dovuto incidere all'interno del contesto del provvedimento veramente per pochissimi milioni, ma avremmo dato un segno di particolare attenzione verso le famiglie in difficoltà per la presenza di un disabile. Mi auguro ancora che ci possa essere un ravvedimento, ma non credo che ci sarà. Chiedo però che questa materia possa essere compresa all'interno dei decreti attuativi (ce ne saranno 24 o anche più). PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 2.46, presentato dalla senatrice Toffanin e da altri senatori, fino alle parole: «massimo di 2,5.». (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Risultano pertanto preclusi la restante parte e l'emendamento 2.47. Passiamo all'emendamento 2.48, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.48, presentato dalla senatrice Toffanin e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Chiedo ai presentatori se accolgono la richiesta di riformulazione avanzata dalla relatrice in ordine agli ordini del giorno presentati. LAFORGIA (Misto-LeU) . Signor Presidente, accolgo la richiesta di riformulazione dell'ordine del giorno G2.1. PATRIARCA (PD) . Signor Presidente, accolgo la richiesta di riformulazione degli ordini del giorno G2.2 e G2.3. PRESIDENTE . Essendo stati accolti dal Governo, gli ordini del giorno G2.1 (testo 2), G2.2 (testo 2) e G2.3 (testo 2) non verranno posti in votazione. Passiamo all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 3, che si intendono illustrati, su cui invito le relatrici e il rappresentante del Governo a pronunziarsi. CATALFO, relatrice . Signor Presidente, esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti riferiti all'articolo 3. COMINARDI, sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali . Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello della relatrice. PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.1, presentato dal senatore Patriarca e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.2, presentato dalla senatrice Parente e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'emendamento 3.50, identico all'emendamento 3.3, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.50, presentato dal senatore Floris e da altri senatori, identico all'emendamento 3.3, presentato dai senatori Bertacco e Ciriani. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . L'emendamento 3.4 è inammissibile. Passiamo all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 4, che si intendono illustrati, su cui invito le relatrici e il rappresentante del Governo a pronunziarsi. CATALFO, relatrice . Signor Presidente, esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti riferiti all'articolo 4. COMINARDI, sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali . Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello della relatrice. PRESIDENTE . Passiamo all'emendamento 4.1, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 4.1, presentato dalla senatrice Parente e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 4.2, presentato dalla senatrice Toffanin e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 4.3, presentato dal senatore Patriarca e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 4.4, presentato dal senatore Floris e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 4.5, presentato dalla senatrice Toffanin e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . L'emendamento 4.6 è inammissibile. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 4.7, presentato dal senatore Laus e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo alla votazione dell'emendamento 4.8. PATRIARCA (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PATRIARCA (PD) . Signor Presidente, sottolineo che l'emendamento 4.8 non crea alcun problema, ancora una volta, di copertura. Mi preme ricordare alla maggioranza e al Governo che in questo emendamento si propone l'approccio che noi abbiamo cercato di proporre - scusate il gioco di parole - contribuendo al dibattito sul provvedimento in esame. Nell'emendamento 4.8 noi proponiamo la nostra idea di come si contrasta la povertà e richiamiamo all'appello tutta la comunità, il terzo settore, gli enti locali, e direi anche gli imprenditori, per ribadire ancora una volta che, quando parliamo di contrasto alla povertà, di presa in carico, di welfare , di attenzione alla fragilità, non si tratta di un tema relegato soltanto ai centri per l'impiego o soltanto agli enti territoriali. È un tema che deve coinvolgere tutta la comunità, il terzo settore, i servizi territoriali, i centri per l'impiego - ci mancherebbe altro! - e, laddove è possibile, le imprese, che partecipano alla co-progettazione nei territori su come si possa fare welfare e contrastare la povertà. (Applausi del senatore Ferrari) . PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 4.8, presentato dal senatore Nannicini e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 4.9, presentato dalla senatrice Toffanin e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . L'emendamento 4.10 è inammissibile. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 4.11, presentato dalla senatrice Parente e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 6, che si intendono illustrati, su cui invito le relatrici e il rappresentante del Governo a pronunziarsi. CATALFO, relatrice . Signor Presidente, esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti riferiti all'articolo 6. COMINARDI, sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali . Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello della relatrice. PRESIDENTE . Gli emendamenti da 6.1 a 6.3 sono inammissibili. Passiamo alla votazione dell'emendamento 6.4. BERTACCO (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BERTACCO (FdI) . Signor Presidente, già nel corso della prima lettura del provvedimento in esame avevo parlato con il Sottosegretario, che mi aveva detto che probabilmente sarebbero intervenuti alla Camera dei deputati sul tema sollevato dall'emendamento in esame, che non fa altro che introdurre nel sistema dell'offerta, e quindi delle banche dati disponibili, anche quelle delle Camere di commercio. Sinceramente non capisco il motivo di una sua bocciatura, perché esso non tocca la struttura del provvedimento, ma mette a disposizione una banca dati presente su tutto il territorio nazionale che raccoglie offerte di lavoro. PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 6.4, presentato dai senatori Bertacco e Ciriani. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo alla votazione dell'emendamento 6.5. AIROLA (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. AIROLA (M5S) . Signor Presidente, intervengo per annunciare il voto contrario all'emendamento in esame, che va a togliere il soddisfacimento dei livelli essenziali di cui all'articolo 4, comma 14, e che è tipico dell'atteggiamento che ha avuto in precedenza il suo proponente, senatore Laus, chiamandomi in causa. Mi vergognerei a parlare di basse retribuzioni, fossi in lui, visto che continua a pagare le persone 4 o 3,50 euro l'ora. Non è una questione di mercato (Applausi dal Gruppo M5S) , perché non esiste solo il mercato, ma c'è anche l'etica: l'etica di un senatore che ha lasciato ai suoi congiunti un'azienda e quella dei sindacati confederali, CGIL, CISL e UIL, che hanno votato accordi per lavori multiservizi a prezzi da schiavi. MIRABELLI (PD) . Ma cosa c'entra? AIROLA (M5S) . Come ho già avuto modo di dire, esisteva già la schiavitù nella Virginia del 1800 e si poteva avere un campo di cotone pieno di lavoratori che non si pagavano, ma io non l'avrei fatto, perché è una questione etica, anche se la legge lo permette. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az). PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 6.5, presentato dal senatore Laus e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'emendamento 6.6, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, procediamo alla votazione FLORIS (FI-BP) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. FLORIS (FI-BP) . Signor Presidente, mi sento coinvolto e intervengo con una certa determinazione per aver svolto la funzione di sindaco per dieci anni. Anche con questo provvedimento, così come in altri, si prevedono maggiori carichi di lavoro per le verifiche, i controlli e tutti gli accertamenti della residenza, cui è tenuto il Comune, senza dare alcun contributo. Sono già stati ridotti i trasferimenti ai Comuni e adesso si aumentano gli oneri per gli stessi. Ritengo che ciò sia veramente poco dignitoso e poco rispettoso da parte del Governo nei confronti delle autonomie locali. Sono certo che anche questa volta l'emendamento in esame - nonostante ritengo che il voto favorevole sia più che giustificato - verrà cassato dalla maggioranza. Cionondimeno invito il Ministro, che conosce la situazione del Sud e non solo, con riferimento alle difficoltà delle casse dei Comuni, a voler provvedere in un atto separato e successivo, date le tante occasioni che ci saranno per l'applicazione di questo provvedimento, al sostegno dell'attività lavorativa del Comune e dei costi relativi anche alla sua applicazione con un contributo particolare. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE . Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 6.6, presentato dalla senatrice Toffanin e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Gli emendamenti 7- ter .0.1, 7- ter .0.2, e 8.1 sono inammissibili. Passiamo all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 10, che si intendono illustrati, su cui invito le relatrici e il rappresentante del Governo a pronunziarsi. CATALFO, relatrice . Signor Presidente, esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti riferiti all'articolo 10. COMINARDI, sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali . Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello della relatrice. PRESIDENTE . Passiamo all'emendamento 10.1, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 10.1, presentato dalla senatrice Parente e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo alla votazione dell'emendamento 10.2. LAUS (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LAUS (PD) . Signor Presidente, con questo emendamento chiediamo di aggiungere al comma 1- bis , primo periodo, la seguente frase: «comprensiva dello stato di attuazione delle singole misure e dell'effettivo conseguimento degli obiettivi di cui all'articolo 1, comma 1.» L'articolo 10 si concentra sul monitoraggio. Noi crediamo che, per un monitoraggio e un'analisi costi-benefici - al MoVimento 5 Stelle piace tantissimo - di una misura di questa portata, si abbia bisogno di una verifica e di una sorta di vera clausola valutativa, che può essere esercitata solo ed esclusivamente da un organo terzo; altrimenti il monitoraggio fatto dal Ministero altro non è che una sorta di autocertificazione. Noi non chiediamo questa terzietà per il dibattito politico, per avere vantaggi da un punto di vista politico e poter dire che avevamo ragione o che ve l'avevamo detto. In una qualsiasi impresa, attività privata o pubblica, per un qualsiasi provvedimento normativo è necessario e dispensabile capire se quelle finalità vanno a impattare così come sono state previste. Se, invece, impattano in un modo diverso e discordante rispetto alle finalità, si può intervenire. Questi sono i motivi e i presupposti per cui abbiamo suggerito in prima lettura, in seconda lettura alla Camera, e in terza lettura ancora adesso, di creare uno spazio all'interno dell'articolo 10 per dare la possibilità a esperti o tecnici di migliorare il vostro provvedimento. Questo, purtroppo, non è stato attuabile e nei prossimi mesi non sapremo effettivamente dove andare a migliorare e che cosa rettificare nel più breve tempo possibile per evitare tutta una serie di storture. Anche nel caso specifico, non riusciamo a capire perché vi intestardite in questo modo. Una risposta poi ce la diamo: perché siamo alla sagra della autocertificazione. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 10.2, presentato dal senatore Laus e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 10.3, presentato dalla senatrice Parente e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'emendamento 10.4, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 10.4, presentato dal senatore Nannicini e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . L'emendamento 10.5 è inammissibile. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 10.6, presentato dalla senatrice Parente e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo alla votazione dell'emendamento 10.7. GALLONE (FI-BP) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GALLONE (FI-BP) . Signor Presidente, rimaniamo veramente sconcertati dalla chiusura assoluta - ribadisco quello che ho detto prima - nei confronti di ogni possibilità emendativa in termini propositivi, senza oneri per lo Stato. In questo caso, l'emendamento, che si riferisce all'articolo 10 e riguarda i monitoraggi, nel dettaglio entra nel merito dei monitoraggi rispetto alle famiglie con persone con disabilità e soprattutto di famiglie che hanno al loro interno la figura del caregiver familiare, cioè di quella persona che si prende cura dei suoi familiari in stato di bisogno o di disabilità. Nessun onere per lo Stato. Tra l'altro, poteva essere un'occasione per andare a effettuare un monitoraggio su un tema già all'attenzione della Commissione lavoro. Infatti, i disegni di legge sulla figura del caregiver familiare sono in itinere all'interno della Commissione, sono allo studio. Quindi, approvando un emendamento del genere, al di là della dimostrazione dell'attenzione, che - ribadisco - pare comunque continuare a non esserci nei confronti delle famiglie con disabili e soprattutto della figura del caregiver , che come lavoratore deve avere necessità di un'attenzione particolare, restiamo veramente sconcertati. Come è stato già detto, due facce, un Giano bifronte: da una parte, chi dice di essere dalla parte dei disabili e delle famiglie, e dall'altra, nella pratica, l'abbassamento totale della saracinesca nei confronti di ogni iniziativa semplicemente propositiva da parte delle opposizioni, che in questo caso non fanno opposizione, appunto, ma fanno proposizione costruttiva. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 10.7, presentato dalla senatrice Toffanin e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'esame dell'emendamento riferito all'articolo 11, che si intende illustrato, su cui invito le relatrici e il rappresentante del Governo a pronunziarsi. CATALFO, relatrice . Esprimo parere contrario. SANTANGELO, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri . Esprimo parere conforme a quello della relatrice. PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 11.1, presentato dal senatore Patriarca e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 12, che si intendono illustrati, su cui invito le relatrici e il rappresentante del Governo a pronunziarsi. CATALFO, relatrice . Esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti riferiti all'articolo. SANTANGELO, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri . Esprimo parere conforme a quello della relatrice. PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 12.1, presentato dai senatori Bertacco e Ciriani. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 12.2, presentato dai senatori Bertacco e Ciriani. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 12.3, presentato dal senatore Laus e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 12.4, presentato dai senatori Bertacco e Ciriani. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 12.5, presentato dai senatori Bertacco e Ciriani. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 12.6, presentato dai senatori Bertacco e Ciriani. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 12.7, presentato dai senatori Bertacco e Ciriani. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'emendamento 12.8, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, procediamo alla votazione. PARENTE (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PARENTE (PD) . Signor Presidente, l'emendamento 12.8 si inserisce nell'articolo 4- bis intervenuto all'ultimo minuto alla Camera dei deputati; presentato dalle relatrici, esso ha destinato altri 25 milioni di euro, nell'arco di tre anni, ad ANPAL per spese di funzionamento non ben definite, in barba ai princìpi di trasparenza anche del Governo stesso. Qualche giornale ha fatto un po' di illazioni in merito, che a me però non piace riprendere. Se fosse così, sarebbe abbastanza grave. Proponiamo di destinare parte di queste risorse aggiuntive ad ANPAL Servizi S.p.A. per proseguire il percorso di stabilizzazione del personale con contratto di lavoro a tempo determinato e con contratto di collaborazione coordinata e continuativa. Ricordo che attualmente ANPAL dispone di 1.103 addetti, con un'incidenza rilevante del personale precario, pari al 60 per cento. Il personale precario negli ultimi anni ha partecipato anche a procedure di selezione ad evidenza pubblica secondo le decisioni dell'azienda, sottoponendosi a prove selettive, a volte per la stessa posizione ricoperta in precedenza. Proponiamo quindi di proseguire il percorso di stabilizzazione e l'emendamento vi indica la strada, perché nel 2017 sono state stabilizzate 48 persone. Vi proponiamo di proseguire perché se è vero che il vostro è un grande impiego di risorse per i servizi per il lavoro, allora perché non cominciare da queste persone le cui professionalità e competenze acquisite sul campo da anni, realizzando assistenza tecnica alle Regioni, ai centri per l'impiego e a tutto il sistema dei servizi al lavoro, (come sanno bene tutti coloro che si occupano di tali temi) sono molto rare nel Paese? Se l'emendamento 12.8, come prevediamo, sarà ulteriormente respinto, anche noi continueremo a stare al fianco del personale di ANPAL Servizi S.p.A. dei sindacati che hanno seguito il percorso di stabilizzazione nel 2017, e del coordinamento dei precari: tutte persone che meritano in questa fase l'assunzione. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 12.8, presentato dalla senatrice Parente e da altri senatori. (Segue la votazione). Il Senato non approva. (v. Allegato B). Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 12.9, presentato dal senatore Laus e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Invito le relatrici e il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli ordini del giorno riferiti all'articolo 12. CATALFO, relatrice . Sugli ordini del giorno G12.1 e G12.2 avanzo un invito al ritiro, altrimenti esprimo parere contrario. COMINARDI, sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali . Signor Presidente, esprimo parere conforme. PRESIDENTE . Chiedo ai presentatori dell'ordine del giorno se intendono accogliere l'invito al ritiro. PARENTE, relatrice di minoranza . Signor Presidente, vorrei che fosse votato. PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G12.1, presentato dalla senatrice Parente e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Chiedo al senatore Errani se intende accogliere l'invito al ritiro dell'ordine del giorno G12.2. ERRANI (Misto-LeU) . No, signor Presidente, ne chiedo la votazione. PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G12.2, presentato dal senatore Errani e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 13, che si intendono illustrati, su cui invito le relatrici e il rappresentante del Governo a pronunziarsi. CATALFO, relatrice . Esprimo parere contrario sugli emendamenti riferiti all'articolo 13. COMINARDI, sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali . Signor Presidente, esprimo parere conforme. PRESIDENTE . Passiamo all'emendamento 13.1, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 13.1, presentato dalla senatrice Parente e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . L'emendamento 13.2 è inammissibile. Passiamo all'esame degli emendamenti e degli ordini del giorno riferiti all'articolo 14, che si intendono illustrati, su cui invito le relatrici e il rappresentante del Governo a pronunziarsi. NISINI, relatrice . Signor Presidente, esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti riferiti all'articolo 14. Propongo di accogliere l'ordine del giorno G14.1 come raccomandazione; sul 14.2 il parere è contrario alle premesse mentre per quanto riguarda il dispositivo propongo la seguente riformulazione: «a valutare l'opportunità di». COMINARDI, sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali . Esprimo parere conforme. PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 14.1, presentato dal senatore Patriarca e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 14.2, presentato dalla senatrice Parente e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'emendamento 14.3, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, procediamo alla votazione. MALPEZZI (PD) . Signor Presidente, questo emendamento - e, a seguire, gli altri due che abbiamo presentato - vuole aiutare il Governo. Lo dico perché ho ascoltato la senatrice Rivolta dire poc'anzi una cosa giusta, ossia che gli insegnanti ci hanno chiesto di andare in pensione. Lo condividiamo, perché sappiamo che gli insegnanti vogliono andare in pensione e immaginiamo proprio che le domande di pensionamento saranno tantissime. Il problema - e mi rivolgo al Governo - è che non avete pensato chi metterete in classe, perché non avete attuato alcun sistema che garantisca che, a fronte di un numero tanto elevato di insegnanti che andranno in pensione, ce ne siano altri pronti a garantire la continuità didattica e non avete dato diversi ordini di risposte. Che cosa farete con gli insegnanti che hanno più di trentasei mesi di servizio? Si tratta del punto 22 del vostro contratto di Governo dedicato alla scuola, a cui vi rifate sempre. Avevate promesso loro la fase transitoria: dov'è? Non c'è nulla e gli insegnanti stanno scrivendo e protestando, perché, a fronte di cattedre scoperte, non ci sarà un sistema pronto a reinserire altri docenti all'interno del mondo del lavoro. Ancora, vi abbiamo dato un altro suggerimento: fate in modo di far fare i cosiddetti passaggi di cattedra ad insegnanti abilitati, che hanno già vinto il concorso e possono andare ad insegnare in altri ordini di scuola. Liberereste posti e avreste già personale qualificato, ma anche da questo punto di vista siete sordi. Aggiungo che avete abolito ed eliminato il FIT (formazione iniziale e tirocinio), l'unico percorso che consentiva abilitazione e inserimento ai docenti per garantire la continuità didattica. L'avete abolito: è una scelta politica, ne abbiamo già discusso tante volte. Il problema è che non avete messo nulla in sostituzione, per cui a settembre la nostra scuola sarà un disastro e sarà solo ed esclusivamente colpa vostra. (Applausi dal Gruppo PD). PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 14.3, presentato dalla senatrice Malpezzi e da altri senatori, fino alle parole «sistema scolastico,». (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Risultano pertanto preclusi la restante parte e gli emendamenti 14.4 e 14.5. Senatore Laforgia, conviene sull'accoglimento dell'ordine del giorno G14.1 come raccomandazione? LAFORGIA (Misto-LeU) . Sì, signor Presidente. PRESIDENTE. Poiché i presentatori non insistono per la votazione, l'ordine del giorno G14.1 è accolto come raccomandazione. Senatore Patriarca, accoglie la proposta di riformulazione dell'ordine del giorno G14.2? PATRIARCA (PD) . Sì, signor Presidente. PRESIDENTE. Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G14.2 (testo 2) non verrà posto ai voti. Passiamo all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 14- bis , che si intendono illustrati, su cui invito le relatrici e il rappresentante del Governo a pronunziarsi. NISINI, relatrice . Signor Presidente, esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti. COMINARDI, sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali . Signor Presidente, il parere è conforme a quello espresso dalla relatrice. PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 14- bis .1, presentato dal senatore Patriarca e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'emendamento 14- bis .2, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 14- bis .2, presentato dalla senatrice Parente e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 14- ter , che si intendono illustrati, su cui invito le relatrici e il rappresentante del Governo a pronunziarsi. NISINI, relatrice . Signor Presidente, esprimo parere contrario. COMINARDI, sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali . Signor Presidente, il parere è conforme a quello espresso dalla relatrice. PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 14- ter .1, presentato dal senatore Iannone e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . L'emendamento 14- ter .2 è inammissibile. Passiamo all'esame dell'emendamento riferito all'articolo 22, che si intende illustrato, su cui invito le relatrici e il rappresentante del Governo a pronunziarsi. NISINI, relatrice . Signor Presidente, esprimo parere è contrario. COMINARDI, sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali . Signor Presidente, il parere è conforme a quello espresso dalla relatrice. PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 22.1, presentato dalla senatrice Toffanin e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . L'emendamento 23.1 è inammissibile. Passiamo all'esame dell'emendamento riferito all'articolo 25- bis , che si intende illustrato, su cui invito le relatrici e il rappresentante del Governo a pronunziarsi. CATALFO, relatrice . Signor Presidente, esprimo parere contrario. COMINARDI, sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali . Signor Presidente, il parere è conforme a quello espresso dalla relatrice. PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 25- bis .1, presentato dal senatore Floris e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . L'emendamento 25- ter .0.1 è inammissibile. Passiamo all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 26- septies , che si intendono illustrati, su cui invito le relatrici e il rappresentante del Governo a pronunziarsi. CATALFO, relatrice . Signor Presidente, esprimo parere contrario. COMINARDI, sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali . Signor Presidente, il parere è conforme a quello espresso dalla relatrice. PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 26- septies .1, presentato dalla senatrice Parente e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Gli emendamenti da 26- septies .2 a 26- septies .0.3 sono inammissibili. Colleghi, su richiesta del Gruppo Partito Democratico, sospendo la seduta fino alle ore 17, quando avranno inizio le dichiarazioni di voto. (La seduta, sospesa alle ore 13,44, è ripresa alle ore 17,01) . Presidenza del vice presidente TAVERNA STEGER (Aut (SVP-PATT, UV)) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. STEGER (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente, su quota 100 rispetto al mese scorso possiamo oggi fare qualche riflessione, partendo dai numeri delle domande. Appare evidente che questa misura produrrà effetti molto limitati sul fronte del ricambio generazionale nel mondo del lavoro. Importanti studi ci dicono che nel privato ci sarà un ricambio di uno a dieci e questo per la semplice ragione che a chiedere la pensione sono dipendenti di aziende in difficoltà e che lo saranno ancora di più per la recessione economica. Sulle domande presentate dagli autonomi, il rischio molto concreto è che continueranno a svolgere la loro mansione lavorativa, intestando l'attività a familiari. Nella pubblica amministrazione in molti hanno denunciato i problemi che avranno il mondo della scuola e la sanità. Qui, anche con tutta la buona volontà, per avere un ricambio ci vorranno anni, quelli necessari per bandire e realizzare i concorsi pubblici, per procedere poi con le assunzioni. Vi è poi il tema dello squilibrio di genere: 75.000 domande maschili contro appena 25.000 femminili. Questo perché con quota 100 non è stato affrontato il problema delle donne che hanno meno contributi e a cui non viene riconosciuto il lavoro di cura e accudimento familiare. Soprattutto, ciò avviene nella cornice di una nuova recessione economica. Se l'obiettivo era creare nuovo lavoro, forse non era meglio destinare queste risorse per il taglio del cuneo fiscale o sotto forma di agevolazioni per le imprese? Permane infatti il grande problema della sostenibilità del sistema pensionistico. Il punto vero è che in Italia si parla di pensioni sempre dal punto di vista di chi ci vuole andare e mai da quello di chi quelle pensioni dovrà poi pagare. Sul reddito di cittadinanza, come abbiamo già detto in prima lettura, siamo favorevoli a misure di contrasto alla povertà, simili a quelle di tanti altri Paesi europei. Tuttavia, abbiamo forti perplessità sul come è stata costruita la misura. La prima riguarda il collegamento tra povertà e lavoro. La povertà è un concetto molto più vasto e complesso. La povertà è quella, ad esempio, di una madre single , con figli piccoli, in assenza di strutture e servizi pubblici adeguati. È la condizione di marginalità sociale in cui versano minori che non hanno occasioni e strumenti di apprendimento e che sono a rischio dispersione scolastica. C'era quindi bisogno di uno strumento che affrontasse il problema coinvolgendo i servizi sociali dei Comuni e non scaricando tutto sui centri per l'impiego, che non hanno il personale e la formazione adeguata per farsene adeguatamente carico e che non funzioneranno neanche per la ricerca di lavoro. Mancano le strutture adeguate, il personale, i computer e anche i nuovi navigator non porteranno valore aggiunto, visto che è diventato semplice personale di supporto tecnico. Dai dati sul reddito quello che più colpisce è l'assenza dei giovani. Pochissime domande, gli under 30 sono solo il 6,8 per cento, eppure il reddito è sempre stato raccontato come lo strumento per mettere in moto una generazione. Non sta succedendo e non succederà. Per incoraggiarli ad andar via di casa, a cercare la strada dell'indipendenza, la legge andava scritta in altro modo. La verità è che ci voleva tempo per coinvolgere le parti sociali, per non sovrapporre povertà e lavoro, per riformare i centri per l'impiego, per bandire concorsi pubblici per i navigator , per avere controlli e verifiche efficaci sui percettori del reddito. Per questi motivi di merito del provvedimento, dovremmo votare contro. Tuttavia, diamo atto al Governo di aver accolto la clausola di salvaguardia che consentirà ai cittadini delle Province autonome di poter optare tra il percorso nazionale e il reddito d'inclusione provinciale, che noi valutiamo molto più efficace e rispondente alle necessità dei cittadini che si trovano in condizioni di difficoltà o di fragilità sociale. Esprimeremo pertanto un voto d'astensione. (Applausi dal Gruppo Aut (SVP-PATT, UV) e del senatore Ferro) . LAFORGIA (Misto-LeU) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LAFORGIA (Misto-LeU) . Signor Presidente, noi ci asterremo su questo provvedimento: è la sintesi di un giudizio che abbiamo già espresso in prima lettura e che abbiamo ribadito nel passaggio alla Camera. Per noi l'astensione vuol dire, innanzitutto, non contrarietà rispetto ad uno strumento che, nella sua ispirazione di fondo, ha un obiettivo ambizioso che è quello di contrastare le povertà e di immaginare una misura di sostegno al reddito. Per noi ogni euro del bilancio pubblico che viene messo a disposizione per fare questa operazione è un euro ben speso, soprattutto in un Paese nel quale le povertà sono aumentate. Lo si dice spesso con molta facilità e persino con un pizzico di retorica, ma è la fotografia reale del Paese. Ce lo dicono le statistiche ma dietro quei numeri, così freddi, si nasconde la vita reale delle persone. Stiamo parlando della povertà assoluta, di coloro che non arrivano alla fine del mese (molte di queste famiglie non arrivavo neanche alla terza settimana). Stiamo parlando, anche in questo caso con una categoria un po' algida propria degli istituti di statistica, della cosiddetta povertà relativa il che vuol dire sostanzialmente quella condizione nella quale le persone non possono fare quelle cose che magari altri hanno la possibilità di fare e nel non farle stanno compromettendo la propria dignità. Sono persone che non possono svolgere una vita normale, non possono assicurare a sé stessi, ai propri cari e ai propri figli delle condizioni dignitose di vita. Molto spesso, anche se può sembrare una cosa assolutamente secondaria, mi imbatto in genitori che non riescono neanche a fare la festa di compleanno per i propri bambini e quando in un Paese che si bea, persino a ragione, di essere uno dei più grandi e ricchi Paesi al mondo, incontri persone che, con qualche pudore, ti presentano una condizione che non ha soltanto a che fare con la dimensione materiale - quindi con l'impossibilità di arrivare alla fine del mese - ma con il senso di vivere normalmente, come esemplifica il riferimento che ho fatto prima, vuol dire che non siamo sulla strada giusta. Questa è la ragione per cui non sentiamo di poter contrastare a testa bassa un provvedimento che ha innanzitutto come obiettivo quello di tirare fuori le persone dalla trappola della loro povertà e cercare di rimpicciolire quelle faglie che si sono allargate in ragione della crisi economica e sociale molto pesante degli ultimi dieci anni; faglie che esistevano già, che dividevano già la popolazione di questo Paese tra categorie di lavoratori, tra aree geografiche, e che dividevano e dividono persino generazioni. Questa è la ragione per cui noi sentiamo di guardare con interesse a questo provvedimento e lo abbiamo fatto sin dall'inizio. I miei colleghi sanno che in Commissione lavoro lo spirito con cui abbiamo proposto e affrontato la fase emendativa è stata esattamente questa, cioè quella di non contrastare in modo pregiudiziale, ma di capire come modificare in senso positivo un provvedimento che avesse innanzitutto questo tipo di principio e di ambizione, che ci sentiamo di condividere. Aggiungo anche - l'ho già detto in precedenti interventi, ma mi sento di ribadirlo - che ci sentiamo molto lontani da quelli che propongono la tesi del divano, cioè da quelli che dicono che il reddito di cittadinanza favorirebbe il poltrire dei nostri giovani sul divano, perché disincentiva la ricerca di un lavoro in quanto l'integrazione al reddito è molto vicina al livello medio dei salari. Questa è una tesi non solo un po' curiosa, ma persino offensiva, perché vuol dire che chi la propone non conosce la condizione di molti giovani e anche di molti meno giovani di questo Paese, ma soprattutto perché non mette al centro un altro tema: se il livello del reddito di cittadinanza è molto vicino ai salari medi del Paese, vuol dire che l'Italia ha una gigantesca questione salariale da risolvere e che bisogna aumentare i salari. (Applausi dal Gruppo M5S) . Credo che sia questo il centro della discussione che dobbiamo fare. Detto questo, visto che dall'opposizione ci prendiamo la libertà e - fatemi dire - persino l'autonomia intellettuale e politica di astenerci di fronte al provvedimento simbolo di un Governo che noi contrastiamo, con la stessa libertà ci sentiamo di dire - l'abbiamo già detto nei passaggi precedenti - quali sono gli enormi buchi e le contraddizioni del provvedimento, che, per una strana eterogenesi dei fini, rischiano di portarlo in una direzione diversa, se non in alcuni casi opposta agli obiettivi che il legislatore si prefigge e quindi che la maggioranza si è posta. Mi riferisco, ad esempio, al rischio di non arrivare là dove il provvedimento deve arrivare, cioè là dove il bisogno reale si genera e si determina. L'abbiamo detto: perché un provvedimento che dovrebbe aggredire le fragilità e le marginalità rischia di tenere fuori i senza fissa dimora, cioè gli ultimi degli ultimi della nostra società? Perché non è stato messo sufficientemente al centro il tema dei minori poveri? Perché non avete fatto uno sforzo adeguato (anche se qualche piccolo ritocco lo avete fatto) rispetto a una grande questione, cioè al fatto che molte famiglie, avendo al loro interno e nel loro nucleo persone disabili, assommano a una condizione materiale molto pesante, che fa diventare persino più drammatica la loro condizione di povertà, anche una condizione non squisitamente materiale, cioè una condizione umana? Perché non avete dato il giusto peso a questo aspetto? Poi ci siamo chiesti - l'abbiamo fatto non con una domanda, ma attraverso degli emendamenti - per quale diavolo di motivo (noi in realtà sappiamo che tale motivo è tutto politico) avete immaginato un criterio così stringente come quello della residenza da almeno dieci anni. È del tutto evidente che c'è una motivazione squisitamente politica, perché, in un Governo numericamente a trazione MoVimento 5 Stelle, ma politicamente guidato ormai dai colleghi della Lega, è evidente che questo criterio è stato inserito nel provvedimento e lo informa nella sostanza, determinandone il perimetro dei beneficiari, per un motivo ben preciso: esso è stato immaginato contra personam e contro qualcuno. E noi sappiamo che questo qualcuno ha a che fare con persone migranti che vivono regolarmente nelle nostre città e nelle nostre comunità. C'è poi tutto il tema della gestione dello strumento, di questo meccanismo per cui si creeranno precari a mezzo di precari; l'idea che non abbiate risolto la questione dei precari dell'ANPAL a noi sembra un'assurdità e una contraddizione. Il provvedimento che dovrebbe far emergere dalla condizione di frammentazione del lavoro e di precarietà dovrebbe essere gestito da chi continua a restare precario e rispetto al quale non è stata trovata una soluzione di stabilizzazione. Sono criticità che riguardano il reddito di cittadinanza ma anche quota 100, rispetto alla quale, anche in questo caso, non abbiamo un pregiudizio: pensiamo sia un elemento di sollievo l'introduzione di uno strumento di maggiore flessibilità ed il fatto che qualche piccola ingiustizia sia stata sanata. Dopodiché, non dite che questo provvedimento ha scassato la legge Fornero, perché non è così. Questa non è una quota 100, è soltanto un passaggio sperimentale e soprattutto non risolve i nodi strutturali del sistema pensionistico, che riguardano le carriere discontinue delle donne e dei giovani, e non risolve il problema dei lavori usuranti, oltre al fatto che non avete messo mano alla questione degli esodati. Per queste ragioni noi ci asterremo. Ci sono luci, noi le vediamo, ma ci sono molte ombre. Ci auguriamo che il Governo - questa è la richiesta che facciamo - possa in qualche modo risolvere i tanti problemi rimasti aperti nella fase di implementazione e di attuazione del decreto-legge. (Applausi del senatore Errani) . BERTACCO (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BERTACCO (FdI) . Signor Presidente, rappresentanti del Governo, onorevoli colleghe e onorevoli colleghi, voglio iniziare la mia dichiarazione di voto facendo una breve cronistoria del percorso che ci ha portato a votare oggi su questo disegno di legge di conversione del decreto-legge n. 4 del 2019. Abbiamo cominciato con una farsa - non ho altre parole - che è iniziata in Commissione ed è proseguita per vari giorni, con continui rimandi, non tanto per problemi tecnici, quanto perché la maggioranza non riusciva a mettersi d'accordo per quanto riguardava gli emendamenti presentati. Ciò era abbastanza evidente, dato il numero degli emendamenti presentati al reddito di cittadinanza da parte della Lega e gli emendamenti su quota 100 da parte del MoVimento 5 Stelle. Quando finalmente, dopo una riunione a Palazzo Chigi, siamo riusciti a tornare in Commissione e a iniziare la discussione, ma soprattutto a illustrare gli emendamenti, essendo il provvedimento partito da questo ramo del Parlamento, pensavamo che ci si potesse lavorare; pensavamo soprattutto di poter dare il nostro contributo. In realtà, in pochissimo tempo abbiamo invece capito, perché ci è stato spiegato, che tutto sarebbe stato rivisto e corretto alla Camera, perché erano ancora in corso trattative all'interno della maggioranza e al tavolo con le Regioni. È stato quindi impossibile contribuire. Abbiamo guardato con fiducia i lavori svolti alla Camera ma alla fine abbiamo dovuto constatare, per l'ennesima volta, l'ulteriore presa in giro. Vi avevamo con forza sottolineato la situazione delle persone disabili, che da questo provvedimento praticamente erano state ignorate; avete detto che ve ne sareste fatti carico alla Camera, che avreste fatto le correzioni dovute, invece avete solo cambiato la scala di equivalenza solo dello 0,1 per cento. Credo che avreste fatto meglio a lasciarla come era, perché è un insulto ulteriore nei confronti delle persone disabili, per non parlare, poi, delle famiglie numerose. So che dà particolarmente fastidio al Movimento 5 Stelle, ma di fatto questo è un provvedimento assistenziale a fini elettoralistici, che non mira ad altro se non ad arrivare alla data del 26 maggio delle elezioni europee potendo dire che avete inviato la card con cui incassare i denari. L'errore iniziale che è stato commesso è stato voler riunire in un provvedimento le politiche attive del lavoro e gli interventi sociali: sono due interventi completamente diversi, che non possono stare insieme. Soprattutto, non avete mai voluto chiarire - e non lo avete chiarito all'interno del provvedimento - quale sarà il percorso che distribuirà i diversi carichi sul Comune o sui centri per l'impiego. In realtà, il provvedimento oggi in esame non chiarisce nulla che verrà lasciato ad una interpretazione sul territorio. Già oggi ci sono persone che si rivolgono ai CAF e che chiedono, nel caso dovessero rifiutare il lavoro a causa di un chilometraggio troppo alto, se dovranno restituire i soldi che nel frattempo avranno preso. Nella zona del padovano la CGIL dice che li dovranno restituire, mentre la CISL dice di no; questo in base a una circolare che è stata inviata dall'INPS, che evidentemente non ha chiarito assolutamente nulla. Ma la cosa scandalosa è che si dà un carico agli enti locali in maniera folle e che all'interno del decreto-legge si stabilisce che ciò avviene senza oneri per lo Stato. Ma come pensate che i Comuni possono reggere all'ondata che ci sarà? Ve l'ho detto anche nella fase della prima lettura: la presa in carico è una cosa importante che viene fatta dai servizi sociali, e spesso e volentieri non si riduce alla singola persona, ma è una presa in carico anche del nucleo familiare. Non avete poi dato disposizioni per quanto riguarda l'aumento del personale che dovrà occuparsi di queste cose. Avete negato qualsiasi tipo di modifica per gli incentivi alle aziende che andranno ad assumere le persone con reddito di cittadinanza, creando tra l'altro una contraddizione, perché l'azienda che dovesse assumere una persona che prende il reddito di cittadinanza probabilmente selezionerà quelli che il reddito di cittadinanza hanno appena iniziato a prenderlo, perché quelli che sono quasi alla fine daranno un contributo all'azienda praticamente pari a zero. Questo creerà una discriminazione tra le persone. Vi avevamo anche detto che dei navigator forse sarebbe stato meglio parlare con le Regioni visto che è di loro competenza, ma avete bocciato tutti gli emendamenti, per poi ritrovarvi al tavolo delle Regioni a diminuire il numero dei navigator e affidarvi a loro per quanto riguarda il reclutamento dei suddetti. Inoltre, non si capisce ancora - può darsi che io abbia un po' la testa dura - come l'ANPAL assumerà. Vi avevamo presentato un emendamento che chiedeva il rispetto dei principi di massima trasparenza, pubblicità, imparzialità e pari opportunità per quanto riguarda i criteri di assunzione: bocciato, perché forse la trasparenza in questo periodo al MoVimento 5 Stelle poco interessa. Vi avevamo anche chiesto di poter dare la possibilità di utilizzare il contante, nell'ambito della disponibilità delle carte, anche in un periodo non ristretto all'arco temporale di un mese. Infatti, se delle persone vengono fuori da un periodo di difficoltà credo che una loro educazione alla spesa non possa essere fatta costringendoli a spendere tutto nell'arco di un mese. Mi sembrava una cosa sensata e che potesse agevolare queste persone nell'utilizzo di questo denaro e soprattutto nello spenderlo bene. Abbiamo poi cercato più volte di dirvi anche che dovevano essere incrementati i contributi per chi decidesse di intraprendere la strada dell'autoimpresa, perché crediamo che anche quella possa essere un incentivo soprattutto per quanto riguarda i giovani. Ma avete bocciato anche questa proposta. Il collega Balboni questa mattina ha anche ricordato più volte che con questo provvedimento probabilmente si darà il via libera al reddito di cittadinanza per i delinquenti. Mi preme inoltre sottolineare particolarmente che questa mattina, durante la discussione generale, ho sentito parlare di poveri quasi con voce clericale. Io vi dico: non strumentalizzate i poveri (Applausi dal Gruppo FdI) , perché tutti noi qui dentro - credo tutti, nessuno escluso - abbiamo a cuore la situazione dei poveri. Abbiamo sicuramente una visione diversa di come affrontare il problema, quindi vi piacerebbe che Papa Francesco venisse citato anche quando ricorda, ad esempio, che la famiglia naturale è fondata su un uomo e su una donna. (Applausi dai Gruppi FdI e FI-BP). Altrimenti, lasciate stare Papa Francesco e andiamo sui contenuti di questa legge che, ripeto, ci porterà in una situazione di totale confusione. Sapete che in alcuni Comuni ognuno degli assistenti sociali ha più di ottanta tutele di minori da seguire? E noi aggiungiamo loro del carico lavorativo senza poi dare la possibilità di riorganizzare e di incrementare gli uffici. Io continuo a sottolineare questo aspetto, perché rischieremo davvero un collasso del sistema. Ripeto, secondo me voi in un Comune o in un ente locale non ci siete neanche mai entrati. Forse ci sarete andati per fare un certificato di residenza, ma non so se qualcuno di chi è seduto qui del MoVimento 5 Stelle abbia mai fatto l'amministratore locale, abbia amministrato la cosa pubblica e si renda conto della complessità organizzativa di questo provvedimento. Mi riferisco anche ai progetti di utilità, che devono comunque rispettare le capacità e le conoscenze delle persone che li andranno a realizzare, non rendendosi conto che si tratta di un'ulteriore complicazione che non porterà da nessuna parte. Presidenza del presidente ALBERTI CASELLATI (ore 17,25) ( Segue BERTACCO). Per quel che riguarda i criteri nell'assunzione dei navigator , non riesco a capire perché sono state scelte alcune tipologie di lauree e altre no. Forse sarebbe stato meglio adottare criteri un po' più larghi: ad esempio, se va bene la laurea in scienze politiche, non si vede perché escludere quella in lettere o in filosofia. C'è dunque tutta una serie di contraddizioni, che ci porta a capire che qui non c'è un ragionamento sulla povertà. Le associazioni che sono venute in Commissione a parlarci di come tutti i giorni, sulla strada, affrontano la povertà, ci hanno chiesto perché non valutiamo e non verifichiamo le esperienze del territorio e perché vogliamo intestardirci a mescolare le politiche attive del lavoro con l'intervento sociale. Ci hanno invitato ad andare a vedere le loro esperienze, fatte anche sulla base di errori, che nel tempo sono stati corretti. Invece non lo si è fatto, perché bisogna comunque arrivare alla conclusione entro maggio e quindi siamo qui oggi. Anche nel corso degli ultimi passaggi in Commissione abbiamo subito tutta una serie di rimandi, sempre giustificati - ancora una volta - da ragioni tecniche. Avete approvato il provvedimento con voto di fiducia alla Camera dei deputati e sinceramente faccio un po' fatica a capire che tipo di problematiche ci siano. D'altra parte, l'utilizzo di questa Assemblea e il rispetto nei confronti di chi ci lavora ormai è quasi pari a zero. Passo dunque a parlare di quota 100 e, tra le tante cose, ci dispiace che si sia scelto di approvare un decreto-legge unico. PRESIDENTE. La invito a concludere, senatore. BERTACCO (FdI) . Sto concludendo, signor Presidente. Siamo sicuramente consapevoli che questo provvedimento non è e non sarà la revisione della legge Fornero. Ci è dispiaciuto sicuramente tanto vedere che con la norma in materia di trattamento di fine servizio (TFS) sia stato fatto un ulteriore bel regalo alle banche e invece il tema avrebbe forse dovuto essere affrontato in maniera diversa, utilizzando o fondi INPS pubblici o con l'intervento, in caso di bisogno, della Cassa depositi e prestiti. Avrei tante altre cose da dire, ma il tempo a mia disposizione è scaduto e dunque, per tutti i motivi che fin qui ho elencato, annuncio il voto contrario del Gruppo Fratelli d'Italia. (Applausi dal Gruppo FdI) . Saluto a rappresentanze di studenti PRESIDENTE . Saluto a nome dell'Assemblea gli studenti del Liceo classico e scientifico «FAES Città studi» di Milano e dell'Istituto Comprensivo «Zapponeta - Borgo Mezzanone» di Zapponeta, in provincia di Foggia, che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi) . Ripresa della discussione del disegno di legge n. DDL 1541-B PATRIARCA (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PATRIARCA (PD) . Signor Presidente, colleghe e colleghi, rappresentanti del Governo, siamo al terzo esame del provvedimento e per noi - mi spiace dirlo - è stato un mese perso nel provare a suggerire e a indicare modifiche migliorative e ragionevoli ad un decreto-legge nato male, sin dall'inizio. Siamo stati presi in giro. Il ministro Di Maio in queste settimane ha auspicato un confronto, un ascolto attento, possibili convergenze sulle politiche sociali e sulle politiche del lavoro: è una grande bugia, una grandiosa preso in giro. I confronti si fanno alla luce del sole, si fanno qui in Aula e soprattutto nelle Commissioni e non certo ricorrendo al decreto-legge. Sul provvedimento in esame avete fatto dichiarazione altisonanti. Avete parlato di cancellazione della povertà, quando oggi la crisi economica incombe sul Paese: lo ha certificato solo ieri pomeriggio il Fondo monetario internazionale. Siamo in recessione senza che abbiate mosso un dito. I poveri non scompariranno - ahimè per le famiglie - ma rischieranno di aumentare nei prossimi mesi. Avete parlato di riforma strutturale del welfare e anche questa mattina ho ascoltato questo passaggio. In realtà, avete introdotto un provvedimento con risorse a debito; avete introdotto un principio costituzionale un po' farlocco; avete introdotto i diritti "in dissolvenza", cioè diritti che valgono per un po' finché ci sono risorse. (Applausi dal Gruppo PD) . Lo avete fatto con il reddito di cittadinanza e con quota 100, una finestra aperta - o un finestrone, come ricordava la collega Nisini - che si chiuderà presto. Non avete poi riformato il welfare ed il provvedimento si poggia su infrastrutture storicamente fragili, in primis i centri per l'impiego, che sono quelli che conosciamo. Avevate annunciato una riforma strutturale; l'aveva annunciato lo stesso Di Maio. Abbiamo avviato una serie di audizioni in Commissione, non ancora concluse e di cui non si conosce lo sbocco: una proposta di legge o una riforma contenuta nel decretone? Se la riforma annunciata dal ministro Di Maio sui centri dell'impiego fosse questa, davvero potremmo dire di essere a «Scherzi a parte». Avete fondato il provvedimento sulle piattaforme digitali, ma è noto come sia difficile per le persone più fragili accedere a queste ultime. Sappiamo anche - lo dicono anche gli esperti - che quel potenziamento delle piattaforme digitali cui auspicate nel decreto richiederà anni di tempo. Avete azzerato il lessico, le parole chiave che hanno percorso in questi anni il dibattito pubblico e scientifico a livello europeo. Neppure avete fatto proprio il linguaggio e il lessico del pilastro europeo dei diritti sociali: welfare di comunità, prossimità, multidimensionalità, ascolto, presa in carico, responsabilità, reciprocità, parole escluse dal dibattito e neppure presenti nel decreto. Non vi siete fidati di due infrastrutture strategiche quelle sì già esistenti. Mi riferisco agli enti locali, che sui temi del welfare e della povertà sono il cuore pulsante di una comunità, e alle reti del terzo settore, che oggi e nel futuro prossimo - lo sappiamo tutti - svolgeranno un ruolo strategico per la coesione sociale. (Applausi dal Gruppo PD) . Insomma, avete dimenticato i territori; è da lì che occorreva ripartire perché, quando si parla di welfare più giusto e più inclusivo e di attenzione alle fragilità, parliamo di territori. Sono le comunità che si prendono carico delle fragilità; sono le reti di comunità, le reti di terzo settore, i nostri amministratori e i nostri assessori che voi avete trascurato. In questo provvedimento chiedete impegni agli enti locali senza offrire alcunché, senza offrire risorse e senza aiutarli in un processo di nuova infrastrutturazione. Avete dimenticato la sussidiarietà orizzontale (mi stupisco dei colleghi della Lega, che sulla sussidiarietà nei decenni scorsi hanno fatto grandi battaglie anche ideologiche) le realtà civili e religiose. Non avete neppure accennato alla necessità di riconquistare una cultura di progettazione condivisa a livello locale, uno strumento prezioso per contrastare la povertà, per ridurre la frammentazione della comunità; sono parole care a noi tutti, a coloro che hanno a cuore il welfare , la povertà e le fragilità; come anche coprogettazione, reti, comunità, presa in carico, collaborazioni, sinergie persino con le imprese (chiamate invece in un gioco strano e artefatto). Avete dimenticato persino la sussidiarietà verticale, scavalcando le Regioni e i Comuni, recuperati malamente in "zona Cesarini". Non pensiamo sia un caso; non credo che tutto questo sia un caso e che il decreto sia dovuto a qualche distrazione. I vostri provvedimenti si nutrono del pregiudizio e del sospetto sul quale avete costruito un'impalcatura antropologica - vedi i vari decreti concretezza eccetera - fondata sulla diffidenza, sul cittadino da solo, una monade, disperso, senza comunità e senza reti. (Applausi dal Gruppo PD) . Un cittadino da solo che guarda il suo leader in attesa della soluzione finale. Nondimeno avete introdotto una normativa punitiva verso i poveri che lascia sconcertati. Avete persino introdotto il controllo sui consumi. Sapete bene che i cosiddetti furbetti si contrastano con i controlli che - ahimè - non saranno incrementati con la soluzione di una piccola pattuglia, generosa e coraggiosa, di carabinieri e finanzieri. I controlli si incrementano assumendo assistenti sociali, cosa che avete rifiutato, e potenziando l'ispettorato del lavoro. Un tradimento, quindi, soprattutto verso le famiglie numerose e con persone disabili; un tradimento verso i bambini e le bambine che si attendono risposte coraggiose e durature nel tempo. Un tradimento verso i lavoratori precoci (parliamo di quota 100), verso le donne lavoratrici, verso i lavoratori con attività gravose e usuranti. Perché non avete indirizzato la vostra azione riformatrice verso quelle categorie maggiormente colpite dalla legge Fornero? Perché non farsi attenti verso coloro che nella propria vita non hanno potuto, per ragioni indipendenti dalla propria volontà, avere una continuità contributiva? Le donne, per esempio, su cui spesso grava la cura nelle famiglie o le persone che hanno avuto prolungati problemi di salute. Avreste potuto fare tutto questo senza minare la tenuta finanziaria del nostro sistema contributivo, senza ipotecare il futuro delle migliaia di giovani che hanno il diritto di accedere a un trattamento pensionistico dignitoso. Mettete in campo una misura che non è strutturale; bisogna dircelo, occorrerebbe ricordarlo parlando con sincerità al Paese. Questa non è una riforma strutturale: si rivolge a una platea ristretta di poveri, seppur importante (non sono i 5 milioni che enunciate, ce lo dicono i dati INPS e Istat), e a una platea ristretta di pensionati, perlopiù non persone fragili. In sostanza, tra tre anni - questo è il risultato finale - e dopo aver speso più di 20 miliardi di euro, tutti i problemi strutturali legati alla Fornero resteranno irrisolti, come pure quelli del welfare italiano. Avete introdotto a tempo un mero contributo e poco altro, perché alla fine questo provvedimento che a breve approveremo - che voi dite importantissimo, ci mancherebbe altro - si ridurrà a un mero trasferimento economico, molto piccolo, molto breve. La povertà non si sconfigge soltanto con trasferimenti economici - questa è una politica di destra; è stata sempre questa la politica di destra - ma si sconfigge nelle relazioni, nella presa in carico, non soltanto nel lavoro, in un piccolo sussidio economico, peraltro a tempo determinato. Le future generazioni saranno gravate da un debito pesantissimo: risorse sottratte al Paese che avrebbero potuto essere investite nella crescita e nel benessere di tutti i cittadini italiani. In conclusione, la vita - quella vera - vi verrà incontro; vi aspettiamo tra qualche mese con la presentazione del Documento di economia e finanze, e poi con la prossima manovra. Ci spiegherete come questo provvedimento si sosterrà nei prossimi anni. Ahimè ci accorgeremo - spero di no soprattutto per le famiglie povere e per i pensionati più fragili e in difficoltà - che questo sarà stato un grande bluff , una grande promessa, un gioco falso e bugiardo. (Applausi dal Gruppo PD) . Per queste ragioni voteremo convintamente contro questo provvedimento. (Applausi dal Gruppo PD) . TOSATO (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. TOSATO (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, colleghi e colleghe, rappresentanti del Governo, il provvedimento ormai prossimo all'approvazione è un decreto-legge molto importante per questa legislatura e per la realizzazione del programma di questo Governo. Finalmente verrà approvata quota 100 in via definitiva da parte del Parlamento alla sua seconda lettura: un punto fondamentale del programma della Lega; e verrà approvato il reddito di cittadinanza, punto fondamentale del programma del MoVimento 5 Stelle, nel pieno rispetto del contratto di Governo che ha portato alla formazione di questo Esecutivo. La prima questione che ritengo doveroso affrontare sono le critiche che sono state avanzate dalle opposizioni nei confronti di questo provvedimento: critiche mosse a quota 100 perché si doveva fare di più e si doveva fare meglio. Critiche prevedibili, ma - permettetemi - la domanda di fondo è un'altra: chi ha reso necessario un intervento legislativo per approvare questa riforma? Per essere più chiari, chi ha votato la legge Fornero? Non Certamente noi, non certamente la Lega. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S) . Proprio coloro che oggi criticano e giudicano il nostro operato, insegnano e danno lezioni. Permettetemi e perdonateci: lezioni da voi non ne possiamo accettare. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S) . I responsabili di quanto sta avvenendo in questa sede sono proprio le forze d'opposizione che oggi si oppongono nuovamente alla correzione e al superamento della legge Fornero. Avete avuto a disposizione cinque anni di Governo per rimediare agli errori commessi e alle ingiustizie che proprio voi avete approvato. Avete perso l'occasione e siete stati giustamente puniti dagli elettori. Nei vari dibattiti in quest'Aula e in quella della Camera avete criticato aspramente il reddito di cittadinanza affermando che è una misura sbagliata. La domanda però è sempre la stessa: dov'è la coerenza? Chi ha approvato poco più di un anno fa il reddito di inclusione e chi ha promesso in campagna elettorale l'approvazione di un reddito di dignità di 1.000 euro al mese, garantito per tutti? (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S) . Le stesse forze politiche che oggi criticano un provvedimento che, anche grazie al contributo della Lega, non ha il solo obiettivo di aiutare le famiglie in grave stato di povertà, ma soprattutto l'obiettivo di far accedere al mondo del lavoro coloro che un lavoro lo hanno perso o non lo riescono ad ottenere. Il reddito di inclusione e di dignità delle opposizioni erano, quelli sì, puri provvedimenti assistenziali. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S) . Questo modello di reddito di cittadinanza investe sulla formazione, sui centri per l'impiego, prevede l'impegno a svolgere lavori socialmente utili, incentiva con la detassazione per le imprese l'assunzione di nuovo personale, prevede numerose prescrizioni affinché nessuno possa approfittare di questa opportunità. Non è, in definitiva, un provvedimento che elargisce denari a pioggia ma vuole essere uno strumento per dare slancio all'occupazione ed un futuro alle nuove generazioni. Sono state mosse poi altre critiche al provvedimento. L'Italia, è vero, si trova nuovamente in una condizione di crisi della crescita economica; è un dato reale e innegabile. È una situazione difficile per l'Italia e per l'Europa intera, Germania compresa. È stato più volte osservato che in questa situazione non era opportuno investire importanti risorse per la riforma del sistema pensionistico. Queste sono ovviamente le affermazioni delle opposizioni. A nostro avviso invece ci sono momenti e temi per i quali non ci si può permettere dubbi e incertezze. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Certe decisioni vanno prese, punto e basta, semplicemente perché è giusto e doveroso farlo. La modifica della legge Fornero è un atto di giustizia non più rinviabile ed è esattamente quello che noi oggi stiamo facendo in quest'Aula: un atto di giustizia. Stiamo restituendo una prospettiva di vita decorosa a uomini e donne cui è stata sottratta da una riforma profondamente ingiusta che proprio voi, tutti insieme, avete votato nel 2011. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az e del senatore Lanzi) . Il nostro percorso è totalmente diverso. La Lega, tutti noi senatori siamo coloro che non hanno dato la fiducia al Governo Monti. Siamo coloro che non hanno mai governato con il PD e con la sinistra; siamo coloro che hanno votato contro la legge Fornero; siamo coloro che hanno raccolto più di 500.000 firme per un referendum che cancellasse questa legge vergognosa. Siamo coloro che si sono battuti in Europa - lo voglio ricordare - perché quota 100 potesse trovare attuazione in una difficilissima legge di bilancio. Oggi, finalmente, ancora una volta in questa legislatura, siamo coloro che manterranno un impegno preso con i cittadini italiani. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S) . Noi non realizziamo questa riforma per la campagna elettorale delle elezioni europee: noi la realizziamo perché questo è il mandato che abbiamo ricevuto dagli elettori; un punto di partenza e non un punto di arrivo. Quota 100 è un atto di coerenza e di giustizia. È un atto di giustizia per i cittadini che hanno lavorato una vita intera e hanno il sacrosanto diritto di poter andare in pensione ad un'età dignitosa. È un atto di giustizia per dare il via ad un necessario ricambio generazionale nel mondo del lavoro e per ridare una speranza di vita ed un futuro in Italia ai nostri giovani. Avete insistentemente provato a difendere posizioni indifendibili, ma in definitiva voi dell'opposizione passerete alla storia per aver votato la legge Fornero nel 2011 e contro il suo superamento oggi. Siamo e potremo sempre dichiararci orgogliosi di non averla votata allora e di averla doverosamente smantellata oggi in quest'Aula. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S). Ecco la verità dei fatti che rimarrà agli atti di questa legislatura e oggi finalmente giustizia è fatta. Dichiaro pertanto il voto favorevole alla conversione in legge del decreto-legge da parte del Gruppo Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S. Congratulazioni). VITALI (FI-BP) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. VITALI (FI-BP) . Signor Presidente, onorevoli rappresentanti del Governo, onorevoli colleghi, avremmo desiderato e preferito che su questo provvedimento vi fosse stata un'apertura che avesse consentito a tutti i rappresentanti del popolo che siedono qui di portare il loro contributo. Quando infatti si parla di povertà, di disagio, dei più deboli e di coloro che stanno indietro, credo che tutto il ceto politico possa e debba parlare la stessa lingua. Chi parla fa parte di un Gruppo parlamentare che ha dimostrato, nei fatti e non con le chiacchiere, non soltanto di essere sensibile ai problemi della povertà e del bisogno, ma anche di essere riuscito a risolverli. Voglio ricordare i successi del Governo Berlusconi, quel Governo che ha aumentato la pensione minima a 1,3 milioni di pensionati (Applausi dal Gruppo FI-BP) , che ha creato un milione di posti di lavoro (Commenti dal senatore Giarrusso) e che ha introdotto il bonus bebè e la social card : abbiamo quindi titolo per parlare. Non è dunque questo quello che ci aspettavamo, come non lo è l'atteggiamento che la maggioranza ha avuto per questo provvedimento, che nasce come decreto-legge sul reddito di cittadinanza e quota 100 e, ancora una volta, finisce per essere un omnibus , nel quale c'è di tutto e di più e soltanto nel titolo rimane limitato al solo reddito di cittadinanza e alla povertà. (Applausi dal Gruppo FI-BP). Ci auguriamo che il provvedimento in esame, sia pure storto e arraffazzonato, possa avere un qualche risultato: temiamo che non sarà così, ma ci auguriamo di essere smentiti nei fatti, perché siamo favorevoli ad andare incontro ai bisogni delle persone più deboli. A questo provvedimento, infatti, ne sono collegati altri 38: a fronte di un decreto-legge già operativo, cioè, mancano 38 provvedimenti attuativi, che non so come, quando e dove farete (Applausi dal Gruppo FI-BP) e che non riguardano soltanto l'attività del Governo, ma i regolamenti, gli accordi con gli enti locali e quant'altro. Pensavamo di assistere ad una novità sensazionale, ma avete rispolverato la card , che è la famosa social card che aveva introdotto il Governo Berlusconi (Applausi dal Gruppo FI-BP) , con la differenza che imponete al cittadino di ritirare soltanto 100 euro al mese e vi preoccupate di stabilire come, quando e quali altri soldi dovranno essere spesi: questa è la democrazia partecipata che volete introdurre. Inoltre, ricordiamoci sempre che questo è un provvedimento in deficit , cioè lo paghiamo tutti quanti e quindi avremmo interesse che provocasse risultati positivi. Tra coloro che faranno la domanda per accedere al reddito o alla pensione di cittadinanza dovranno essere controllati 2,3 milioni di soggetti e voi cosa fate? Assumete 65 Carabinieri e 100 finanzieri in più: secondo voi sono sufficienti a controllare il grande flusso di dati, persone e domande che si verrà a produrre? Ma la cosa clamorosa è che, per bocca del vice ministro Di Maio, il problema della povertà sarà risolto non soltanto con i soldi di tutti quanti (perché, ripeto, questo è un provvedimento in deficit ), ma anche, nientemeno, con la partecipazione dei navigator , che io chiamerei avatar perché non si capisce che cosa faranno, da dove verranno e con quali qualifiche opereranno. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . I navigator inizialmente sono 6.000, poi diventano 3.000 che nel triennio arriveranno probabilmente a 4.500. Il ministro Di Maio prende a esempio il sistema della Germania. Cominciamo allora a evidenziare qualche differenza. In Germania vi sono 2.500 centri per l'impiego; in Italia ve ne sono soltanto 600. In Germania vi sono 110.000 addetti a tempo indeterminato con alto profilo culturale e professionale; in Italia ce ne sono 8.000, il 50 per cento dei quali non è neanche laureato. (Commenti dal Gruppo M5S). In Germania sono stati spesi miliardi per creare una piattaforma digitale; da noi non vi è alcuna traccia ed è forse questo il motivo per cui oggi in Italia i centri per l'impiego riescono a dare risposta a due persone ogni 100 che si propongono per un'attività lavorativa. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . C'è un altro dato che non avete considerato. Il 30 per cento dei contribuenti italiani dichiara un reddito inferiore a 10.000 euro annui, il 40 per cento dei quali si trova al Sud. Voi offrite 750 euro mensili a persone che non dovranno lavorare, sino a prova contraria, e andrete a mortificare centinaia di migliaia di lavoratori che mantengono le loro famiglie con una somma molto inferiore a questa! (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Colleghi del MoVimento 5 Stelle, credo che il vostro cavallo di battaglia sarà il vostro cavallo di Troia. Se voi pensate di comprare i voti dei meridionali con qualche spicciolo vi sbagliate, perché al Sud c'è qualcosa che non potete comprare, che nessuno ha comprato e che nessuno comprerà: la dignità di noi meridionali! (Applausi dal Gruppo FI-BP) . I meridionali non vogliono elemosine, ma chiedono di sapere quali sono le vostre politiche industriale, ambientale e infrastrutturale. È questo che vogliono sapere e probabilmente neanche voi lo sapete! (Applausi dal Gruppo FI-BP. Commenti dal Gruppo M5S) . Vedete, i risultati elettorali... (Ilarità). Lo so, si ride. Risus abundat in ore stultorum , dicevano i latini. I risultati - anzi, le disfatte - delle ultime elezioni, non soltanto in Basilicata, ma anche in Abruzzo e in Sardegna, sono il campanello d'allarme di un popolo, quello meridionale, che si sente tradito dalle vostre promesse che sono state disattese e che quindi vi farà pagare un prezzo altissimo anche alle elezioni europee. Pertanto, quello che doveva essere il manifesto delle europee sarà un manifesto, sì, ma funebre del MoVimento 5 Stelle e della sua politica. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Avete disposto cicli di audizioni, ma non avete ascoltato la parola, non dico delle opposizioni (in particolar modo di Forza Italia), ma neanche di quelle associazioni che hanno qualche titolo per parlare di terzo settore e aiuto alla povertà. Non avete ascoltato la Comunità di Sant'Egidio, la Caritas e neanche Confindustria, che credo abbia qualche competenza nella creazione di posti di lavoro. Vi siete arroccati nelle vostre posizioni incomprensibili. Signor Presidente, devo poi dire una cosa: se non fossimo in un'Aula parlamentare sembrerebbe di essere su «Scherzi a parte». Nel provvedimento c'è una chicca favolosa. Leggendo l'articolo 7- ter, che è stato introdotto alla Camera dei deputati, ci accorgiamo che il reddito di cittadinanza può essere dato anche ai pregiudicati e ai latitanti, però lo Stato non lo deve sapere. Infatti, quando lo Stato lo viene a sapere, Presidente, non procede ad una sospensione con effetto retroattivo, bensì ad una sospensione con effetto immediato, ma i soldi che sono stati percepiti non tornano indietro. È questa la barzelletta. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Ma vi è di più! Un partito che ha fatto dello "spazza corrotti" un cavallo di battaglia si trova nella impossibilità di escludere dal reddito di cittadinanza corrotti e corruttori. I corrotti e i corruttori possono infatti, accedere al reddito di cittadinanza. Sembrerebbe una contraddizione: prima si fa lo "spazza corrotti" per buttare fuori i corrotti e poi si dà loro il reddito di cittadinanza. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . No, signor Presidente, non è una contraddizione, è un filo logico. Il MoVimento 5 Stelle vuole fuori dalle amministrazioni della politica i corrotti; però, siccome anche i corrotti tengono famiglia, vuole dare loro il reddito di cittadinanza, a carico di tutti gli italiani! Complimenti! (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Signor Presidente, due parole anche su quota 100. Amici della Lega, diciamo le cose come stanno. Questa quota 100 non supera affatto la legge Fornero e, probabilmente, fra tre anni l'avremo nuovamente, aggravata dei debiti che state creando. Infatti, un record l'avete raggiunto: aumentate di sei miliardi al mese il debito pubblico. Questo è il vostro primato! (Applausi dal Gruppo FI-BP) . La quota 100 è soltanto un beneficio temporaneo, che si applicherà per tre anni a pochi fortunati e che costa dai 30 ai 33 miliardi, se si tengono in considerazione il mancato introito da parte dell'INPS e le erogazioni. (Commenti dal Gruppo M5S). Se invece avessimo utilizzato questi 30 miliardi per... (Vivaci commenti dal Gruppo M5S). Ecco, mi avete fatto confondere! VOCI DAL GRUPPO M5S: Tempo! Tempo! PRESIDENTE. Senatore Vitali, la prego di voler concludere. VITALI (FI-BP) . Sì, mi scusi, signor Presidente, ma era una considerazione simpatica, perché nel programma degli amici della Lega c'era la misura del superammortamento del 130 per cento. Dov'è andato a finire il 130 per cento di superammortamento? Valutando in 30 miliardi la spesa per quota 100, se fosse stata impiegata per il superammortamento al 130 per cento, e valutando un contributo di 17.000 euro a domanda, avremmo creato 1,7 milioni di posti di lavoro! Questa è la verità! (Applausi dal Gruppo FI-BP. Commenti e applausi ironici dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az, i cui senatori si levano in piedi). Allora, agli amici della Lega dico: "chi troppo in alto sal, sovente cade". Meditate, colleghi della Lega. Noi ve lo abbiamo detto. Non potete dire che non ve l'abbiamo detto. E, per darvi un contributo di resipiscenza, voteremo in maniera convinta no a questo provvedimento! (Applausi dal Gruppo FI-BP. Molte congratulazioni. Applausi ironici dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az) . MATRISCIANO (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MATRISCIANO (M5S) . Signor Presidente, colleghi, rappresentanti del Governo, 1.974 giorni: tanti ne sono passati da quando, il 29 ottobre 2013, abbiamo presentato, proprio qui in Senato, il primo disegno di legge per l'istituzione del reddito di cittadinanza, a prima firma della senatrice Nunzia Catalfo. (Applausi dal Gruppo M5S) . Perciò, signor Presidente, colleghi, oggi è un giorno storico: per il MoVimento 5 Stelle, per chi l'ha fondato, per chi, in questi anni, ha portato avanti, con coraggio, tante battaglie, ma soprattutto per l'Italia intera. Oggi, infatti, milioni di cittadini che, giorno dopo giorno, sono stati dimenticati, lasciati volutamente (ribadisco, volutamente) ai margini da una politica cieca e sorda agli epocali cambiamenti avvenuti, senza prendere le adeguate contromisure, sanno che possono contare sullo Stato. Uno Stato forte, che tende loro la mano, invitandoli a stringere un nuovo patto sociale, restituendo loro la dignità perduta e ridando loro la speranza nel futuro. (Applausi dal Gruppo M5S) . Lo dico senza troppi giri di parole. Vista la cruciale portata di questo provvedimento, ci saremmo aspettati che oggi l'Assemblea del Senato lo votasse all'unanimità, soprattutto la sinistra che invece, in maniera sprezzante, ad un certo punto, con qualche illustre esponente, ha persino ironizzato, parlando dei futuri beneficiari del reddito di cittadinanza come di poveri che avrebbero passato la loro vita in vacanza. Addirittura c'è chi ha lanciato l'idea di raccogliere le firme per un referendum contro il reddito di cittadinanza, cosa che peraltro, in una riedizione del famigerato patto del Nazareno, ha detto di voler fare anche la destra. (Applausi dal Gruppo M5S) . Siamo proprio curiosi di sentire cosa direbbero se si trovassero di fronte Salvatore che a sessantadue anni, dopo una vita di lavoro come muratore, tre anni fa si è ritrovato improvvisamente senza più niente e oggi, purtroppo, vive chiedendo l'elemosina e mangiando alla Caritas; o se dovessero incontrare Francesco, che a ventidue anni è stato costretto a mettere in secondo piano gli studi per un lavoro saltuario che non lo facesse pesare sui suoi genitori; o ancora davanti a Cesare che a cinquantadue anni, dopo la chiusura dell'azienda nella quale era impiegato, fa le pulizie per meno di 250 euro al mese con i quali deve dare da mangiare a sua moglie e a suo figlio; per non parlare di Matteo che prende 450 euro al mese di pensione e ha un figlio disoccupato. Non solo sono storie vere queste. Questi, signori, sono solo alcuni esempi del Paese che ci hanno lasciato i vecchi Governi, un Paese passato da due a oltre cinque milioni di persone in povertà assoluta, proprio negli anni in cui questi stessi Governi andavano in Europa con il cappello in mano, facendosi imporre delle politiche economiche da macelleria sociale. (Applausi dal Gruppo M5S) ; anni in cui abbiamo sentito Ministri dare dei bamboccioni e degli sfigati ai nostri ragazzi, dicendo che per loro, per poter trovare lavoro, era meglio giocare a calcetto che mandare curriculum . Ma vi rendete conto? Noi oggi, con questa riforma che tra i punti qualificanti ha un investimento senza eguali in politiche attive del lavoro, diciamo a questi stessi ragazzi: andate nei centri per l'impiego, perché finalmente non rappresenteranno più un'umiliazione per voi e per quelle tante persone che in questi anni si sono rivolte ad essi, mescolando rabbia a frustrazione. (Applausi dal Gruppo M5S) . Infatti, mentre i vecchi Governi investivano lo 0,05 per cento del PIL in servizi per il lavoro, Francia e Germania mettevano sul piatto rispettivamente cinque e sette volte più di noi. E meno male che siete quelli competenti. (Applausi dal Gruppo M5S) . Fortunatamente quel tempo è finito. Una volta al Governo, il MoVimento 5 Stelle ha messo al centro della propria azione politica i cittadini e i loro reali bisogni, un'azione che ha avuto come direttrice e fondamento la tutela e la garanzia della dignità di tutti i cittadini i quali hanno pari dignità sociale, come è scritto nell' incipit dell'articolo 3 della nostra Costituzione. Per troppo tempo questo assunto è stato dimenticato, sacrificato sull'altare del profitto e della globalizzazione sfrenata. Molti di voi, cari colleghi, si sono abituati alla brutale idea che chi è povero deve restare e morire povero ma non noi che infatti, come primo provvedimento, una volta arrivati al Governo abbiamo varato proprio il cosiddetto decreto dignità, quello che a detta dei detrattori avrebbe provocato l'apocalisse e invece gli ultimi dati ci dicono che c'è stato un vero e proprio boom di trasformazioni di contratti a termine in contratti a tempo indeterminato. (Applausi dal Gruppo M5S) . Adesso, questo percorso continua con il reddito di cittadinanza che ha come Stella Polare quella parola, carica di significato e di responsabilità per chi amministra il Paese, che è presente sempre nella nostra Costituzione, stavolta all'articolo 1: lavoro. Anche su questo punto la vostra fantasia si è scatenata: pur di non voler ammettere che con questo provvedimento chi oggi si ritrova fuori dal mercato del lavoro potrà godere di una nuova opportunità, frutto di un serio percorso di formazione e riqualificazione, ne avete dette di tutti i colori. La verità invece è che nessun Governo prima del nostro aveva mai investito così tanto in servizi per il lavoro per colmare quel gap che ci separa dai principali partner europei. Con questa riforma cominciamo a portare in Italia il livello di Germania e Francia, nei cui centri per l'impiego lavorano rispettivamente 100.000 e 54.000 addetti. Addirittura negli uffici locali tedeschi operano i consulenti per il lavoro, 6.000 dei quali specializzati nei rapporti con le imprese: numeri incredibili se confrontati con quelli del nostro Paese, che solo grazie a questo intervento, dopo anni di immobilismo, vedrà aumentare significativamente il numero dei propri addetti che al momento sono solo 8.000. L'investimento non sarà solo in capitale umano, ma anche in infrastrutture tecnologiche per mettere finalmente in comunicazione domanda e offerta di lavoro. Se questo processo fosse iniziato anni fa, se ci aveste dato ascolto quando da questi banchi gridavamo l'urgenza di istituire il reddito di cittadinanza, oggi saremmo sicuramente un passo avanti. Ma come si dice: meglio tardi che mai. (Applausi dal Gruppo M5S) . Con questa misura, come diceva qualcuno a noi molto caro, nessuno resterà più indietro. Solo così possiamo ricostruire quel senso di comunità che questo Paese ha perduto. Solo così possiamo riattivare il motore della crescita, un motore grazie al quale guideremo l'Italia verso un futuro fatto di diritti e opportunità. Crescita e futuro: sono i due pilastri del provvedimento in discussione e della futura azione di Governo con la fissazione del salario minimo orario. Infatti, è possibile rilanciare la produttività e i consumi solo emancipando i cittadini dalla condizione di bisogno. Il combinato disposto di reddito di cittadinanza e salario minimo orario avrà effetti positivi sull'economia, in quanto aumenta il potere d'acquisto per i lavoratori, rilancerà i consumi e conseguentemente alimenterà la domanda interna, con più profitti per le imprese, alle quali saranno destinate ulteriori misure di riduzione del cuneo fiscale. Con questo provvedimento mandiamo in porto anche un altro dei punti qualificanti del nostro programma e del contratto di Governo, ovvero quota 100. La legge Fornero ci è costata carissima, sia in termini sociali che economici. Vedere per credere quanto lo Stato ha speso per le varie salvaguardie. Nei prossimi tre anni un milione di lavoratori avrà la possibilità di andare in pensione anticipatamente, aprendo al ricambio generazionale, tanto nel pubblico impiego quanto nel settore privato. Abbiamo confermato APE sociale e opzione donna, altre due misure importanti. Signor Presidente, tornando al reddito di cittadinanza desidero citare i nostri fondatori, Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio. (Applausi dal Gruppo M5S. Commenti dal Gruppo FI-BP e del senatore Faraone) . Il primo ha sempre detto che «il reddito di cittadinanza è vedere il mondo del lavoro in un altro modo, è un diritto civile»: si tratta di dare un'occasione alla gente. Il secondo sosteneva che «togliere dalla disperazione e dalla povertà milioni di poveri è un obbligo morale», «una battaglia di civiltà in cui le appartenenze politiche devono scomparire». (Applausi dal Gruppo M5S) . Con queste frasi, che sono state la nostra guida nel percorso di genesi e realizzazione del reddito di cittadinanza, dichiaro il voto favorevole del MoVimento 5 Stelle. (Applausi dai Gruppi M5S, i cui senatori si levano in piedi, e L-SP-PSdAZ.) . PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del disegno di legge, composto del solo articolo 1. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . (Vivi, prolungati applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSdAZ. Alcuni senatori del Gruppo M5S mostrano lo schermo del tablet su cui è scritto «Reddito di cittadinanza. È legge»). Non siete autorizzati ad esporre cartelli, né tablet . Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno D'ARIENZO (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. D'ARIENZO (PD) . Signor Presidente, il Governo non ha ancora compensato i danni subiti da tante famiglie e imprese veronesi a causa dell'alluvione dello scorso 1° e 2 settembre. Il 27 febbraio scorso è stato emanato il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri che ripartisce le risorse per fronteggiare i gravi eventi calamitosi che si sono verificati in diversi Comuni del Paese; quindi la realizzazione di investimenti strutturali e infrastrutturali per compensare i danni che quegli eventi hanno provocato. I beneficiari delle risorse nel Paese sono i territori colpiti da eventi atmosferici eccezionali accaduti negli anni 2017 e 2018. Il decreto però esclude i Comuni di Verona, Negrar, San Pietro in Cariano, Colognola ai Colli, San Martino Buon Albergo, Zevio, Belfiore, Soave, Monteforte d'Alpone, Cazzano di Tramigna e Illasi, ovvero Comuni che sono stati colpiti da una grave alluvione nei giorni 1° e 2 settembre 2018, per i quali peraltro la Regione Veneto aveva già dichiarato lo stato di crisi e richiesto lo stato di emergenza, decretato dal Consiglio dei Ministri il 17 gennaio scorso. Perché il Governo ha escluso Verona? Sono in corso le procedure per stanziamenti mirati? Sul territorio c'è una grande preoccupazione, anche perché nel corso dell'esame del disegno di legge di bilancio 2019, lo scorso dicembre, un mio emendamento con il quale chiedevo 10 milioni di euro per coprire quei danni è stato respinto dal Governo. Signor Presidente, voglio qui segnalare il fatto, sollecitando l'urgente necessità di riesaminare la posizione del Governo, ovvero il diniego finora ricevuto, al fine di non discriminare il territorio veronese interessato da questi eventi rispetto ad analoghi accadimenti avvenuti altrove e già compensati. (Applausi dal Gruppo PD) . BERGESIO (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BERGESIO (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, il mio intervento è volto a segnalare a quest'Assemblea e al Governo la situazione di criticità e le problematiche relative alla circolazione dei mezzi pesanti adibiti al trasporto merci sulla route départementale 6204 della Val Roia, che si collega, nel tratto italiano, alla strada statale 20 del Colle di Tenda, che interessa il trasporto e lo scambio di merci tra le Regioni Piemonte e Liguria e il Sud-Est della Francia. Mi riferisco in particolare all'ordinanza di divieto di transito per il traffico pesante emanata da parte dei comuni francesi il 1° settembre 2017. Presidenza del vice presidente ROSSOMANDO (ore 18,13) ( Segue BERGESIO). In quella data i sindaci della Val Roia (in tutto cinque) presentarono presso la prefettura di Nizza un'ordinanza congiunta, con la quale decretarono la limitazione sulla strada 6204 nei rispettivi territori municipali ai veicoli aventi massa massima superiore alle 19 tonnellate. Un'ordinanza generica, che indica in modo assolutamente scorretto ai trasportatori di scegliere quali itinerari alternativi - udite bene - il tragitto sulle autostrade A6 e A10, con un aggravio di sette ore in più per viaggio e di 180 euro di costo in più per viaggio e con un allungamento del viaggio per i mezzi pesanti di ben 200 chilometri. È scritto sul divieto che tempi e tragitti alternativi sarebbero minimi. Queste assurde considerazioni, messe nero su bianco nelle ordinanze, non sono state supportate da alcun dato statistico sul reale utilizzo di questo valico strategico per il nostro Paese, ma anche per la Francia. Le cinque municipalità francesi interessate sono di fatto collocate in una lingua di territorio in cui transita una via di comunicazione internazionale, non una stradina comunale; è una via di importanza vitale. Considerata la gravità del provvedimento emanato dai sindaci della Valle Roia, ritenuto da noi inopportuno e in contrasto con gli interessi produttivi e commerciali delle Regioni interessate, noi ribadiamo la richiesta di ritiro e di annullamento dell'ordinanza, come già espresso dalle associazioni di categoria e dalle imprese produttive italiane. Le stesse imprese che il 18 marzo, in occasione della visita del presidente Conte e del ministro Toninelli in quel di Cuneo, hanno sollecitato questo provvedimento; entrambi erano venuti a Cuneo per presentare l'avvio dei lavori dell'Asti-Cuneo - per cui siamo loro grati, dopo sette anni di interruzione di questa importante autostrada - ed entrambi in quella occasione dissero che avrebbero preso a cuore questo provvedimento. PRESIDENTE. La invito a concludere. BERGESIO (L-SP-PSd'Az) . Noi saremo vigili e monitoreremo affinché questo avvenga, soprattutto per coloro che vivono, lavorano e transitano nei territori liguri, piemontesi e della vicina Francia. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . FENU (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. FENU (M5S) . Signor Presidente, lo scorso 10 marzo in Sardegna, sulla strada provinciale che collega il centro abitato di Siniscola alla vicina frazione Marina della Caletta, ha perso la vita Emanuele Tancale, un ragazzo di diciotto anni, travolto da un'auto mentre con un amico rientrava a casa a piedi dopo aver partecipato ai festeggiamenti del carnevale. Alla guida dell'auto c'era un altro ragazzo come lui, di ventidue anni. La tragedia è avvenuta su una strada provinciale; una strada come tante in Italia, una di quelle strade che portano verso il mare, che d'estate i ragazzi percorrono con gli scooter , in bicicletta o a piedi. È una strada pericolosa, come tante altre strade provinciali in Italia: un rettilineo di 5 chilometri senza illuminazione, dove si affacciano ingressi di abitazioni private, una scuola, dove convergono altre strade, con scarsa segnaletica orizzontale e verticale, senza marciapiedi, con una carreggiata troppo stretta, soprattutto per l'ingente afflusso e traffico estivo. Una strada provinciale in stato di abbandono, come tante in Italia, a causa dei tagli delle risorse subiti negli ultimi anni dalle Province, realizzati nel tentativo di soffocare gli enti territoriali cosiddetti di Area Vasta. Oggi, signor Presidente, voglio esprimere la mia vicinanza, da siniscolese, alla famiglia di Emanuele Tancale, alla madre Antonella, al padre Gianfranco; voglio esprimere la mia vicinanza anche a Maria Antonietta, la madre del ragazzo alla guida dell'auto, tutti, seppur in modo diverso e da diversi punti di vista, vittime di un dramma. Ma vorrei anche invitare tutti ad una riflessione. La nostra attenzione, l'attenzione dei media , ultimamente è stata catalizzata dai dubbi sull'opportunità di realizzare alcune grandi opere. Credo sia necessario pensare nuovamente e con maggiore attenzione anche alle piccole opere, fondamentali per la sicurezza nostra e dei nostri cari. Quante sono le strade provinciali che percorriamo durante l'anno? Quante sono le strade provinciali che percorrono i nostri amici, i nostri familiari, i nostri figli, in auto, in bici o a piedi, proprio come Emanuele la notte del 10 marzo scorso? (Applausi dal Gruppo M5S) . DE POLI (FI-BP) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DE POLI (FI-BP) . Signor Presidente, cari colleghi, sottopongo oggi alla nostra attenzione e all'attenzione dell'Assemblea un tema che sta a cuore ai cittadini, al di là delle bandiere politiche. Parliamo di sanità, quindi di diritto alla salute. In Veneto, in provincia di Padova, la casa di cura di Abano rischia di essere declassata da ospedale a struttura integrativa della rete ospedaliera pubblica. In parole povere, ciò comporta una riduzione di servizi, quindi una penalizzazione per i nostri cittadini. Vuol dire riduzione del numero delle prestazioni erogate, sia ai cittadini residenti, sia a tutti i visitatori di un'area turistica come quella delle Terme euganee, con più di 3 milioni di visite all'anno. Vuol dire chiudere il pronto soccorso, che ogni anno registra 38.000 accessi. Rischiano di chiudere anche la terapia intensiva, la traumatologia, l'ostetricia, la rianimazione e tutta una serie di altri servizi. Parliamo di numeri, ma anche di qualità, e soprattutto di persone. Secondo l'ultimo rapporto dell'Agenas, l'ospedale di Abano è tra i primi in Italia come qualità dell'assistenza nell'ambito della chirurgia della prostata e della chirurgia del ginocchio. È impensabile che le centinaia di migliaia di turisti (circa 800.000 ogni anno) che visitano il bacino euganeo debbano far riferimento per i servizi di urgenza e pronto soccorso a strutture ospedaliere, come l'ospedale di Schiavonia o quello di Padova, raggiungibili nelle ore di punta dopo più di un'ora. Non si toccano i servizi ai cittadini. Come si può pensare di chiudere una struttura che registra 42.000 utenti all'anno? Alla Presidenza e a tutti voi, colleghi, intendo porre questa situazione che - ne sono certo - è solo un esempio di disinvestimento rispetto al nostro sistema sanitario, che necessita di un piano di intervento strategico, possiamo dire di un "piano Marshall". Mi avvio alla conclusione, ponendo all'attenzione di quest'Assemblea il tema della spending review in sanità. Bisogna cambiare rotta: non è possibile disinvestire sul diritto alla salute; bisogna tornare a investire sulla salute dei nostri cittadini. Credo che questo sia un tema da cui non possiamo prescindere, come dicevo all'inizio, indipendentemente dai colori e dalle appartenenze politiche. Lo faccio perché, come è noto, a livello nazionale ormai da anni si registra una pesante carenza di medici, infermieri e personale sanitario, sia nei nostri ospedali al Nord che in quelli al Sud. Da parte della maggioranza, allo stato attuale, c'è un'assoluta mancanza di strategia per difendere il livello di qualità e di eccellenza del nostro Servizio sanitario nazionale, che in tutto il mondo, nonostante le criticità e le differenze a livello territoriale, ci invidiano. Stipulare dei contratti ai medici in pensione, come sta avvenendo in questi giorni in alcune Regioni, è sicuramente una soluzione, ma è solo una soluzione tampone. Ad esempio, lo sta facendo la Regione Veneto - ma, come dicevo, non è l'unica, perché altrettanto stanno facendo in Molise e in altre Regioni - per ridurre il danno. Il problema della carenza dei medici tuttavia permane: lo dicono i numeri. Secondo l'Anaao Assomed, in Italia nei prossimi cinque anni mancheranno 45.000 medici. Sempre secondo le associazioni, stando ai recenti dati dell'Eurostat, negli ospedali italiani nel 2016 operavano circa 213 medici ogni 100.000 abitanti, cifra che sale in Francia a 264, in Germania a 237, in Spagna a 227 medici. Ma la situazione nazionale rischia di passare a 181 medici ogni 100.000 abitanti entro il 2025: una situazione che non può reggere per la sanità e per la salute dei nostri cittadini. Bisogna quindi rivedere il sistema di formazione dei medici nelle nostre università e il numero chiuso. Occorre investire più risorse nelle scuole di specializzazione e serve anche un nuovo modello nel servizio sociosanitario; serve più personale parasanitario. Oggi i medici passano troppo tempo a occuparsi di burocrazia. C'è un problema di risorse e investimenti. Disinvestire sul diritto alla salute è una scelta sbagliata. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . EVANGELISTA (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. EVANGELISTA (M5S) . Signor Presidente, l'associazione "Italiadecide - Associazione di ricerca per la qualità delle politiche pubbliche", presidente Luciano Violante, qualche giorno fa ha premiato alla Camera dei deputati, alla presenza del presidente della Repubblica Mattarella, la società per azioni Abbanoa, il cui capitale è interamente pubblico, la quale gestisce in house l'intero servizio idrico integrato sardo. «Un efficace esempio di recupero di una situazione deficitaria scarsamente industriale e frammentata che ora marcia su un profilo di efficace e sana gestione»: con queste motivazioni ad Abbanoa è stata riconosciuta la menzione speciale per il prestigioso Premio Italiadecide, riservato quest'anno alle società pubbliche dei servizi idrici integrati. È vero che Abbanoa ha consentito di superare il servizio gestito da amministrazioni comunali e società deficitarie e in liquidazione, ma la riorganizzazione e il risanamento societario, come l'ammodernamento delle strutture, lo hanno pagato amaramente i cittadini sardi, e non soltanto i termini di più elevati costi, ma anche di disservizi gravissimi. Sono anni che i cittadini sardi combattono, persino nelle aule dei tribunali, contro fatture assurde, con importi davvero da infarto per costi di servizi mai erogati o conguagli pregressi, contro minacce e talvolta lo slaccio a intere famiglie impossibilitate a pagare queste esose, talvolta ingiustificate, fatture. Interi condomini lasciati senza acqua per la morosità di alcuni condomini, acqua non potabile, gialla o marron , che sgorga per giorni dai rubinetti di intere città a causa delle condotte ormai vetuste, per non parlare di quando interi paesi sono stati lasciati per giorni completamente senza acqua, persino durante la stagione estiva. Abbanoa ha perso diverse cause davanti ai giudici, che l'hanno condannata a risarcire ai cittadini i danni da essa arrecati e la stessa Antitrust le ha inflitto una sanzione di 680 milioni di euro per pratiche aggressive e vessatorie nei confronti dei cittadini. Ciò detto, conferire ad Abbanoa un premio per sana ed efficiente gestione appare davvero una barzelletta agli occhi di tutti i sardi. Sembra un'operazione sostenuta da una certa area politica, che ha bisogno di gratificarsi da sola per biechi fini propagandistici. (Applausi dal Gruppo M5S) . MANTOVANI (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MANTOVANI (M5S) . Signor Presidente, colleghe senatrici e colleghi senatori, ieri è stato un giorno nero per la libertà in Internet, a causa dell'approvazione da parte del Parlamento europeo della direttiva sul copyright , contro cui in questo fine settimana hanno manifestato decine di migliaia di persone ed è stata firmata una petizione con milioni di firme. Anche "Wikipedia" ha oscurato le proprie pagine per dare visibilità alla protesta. C'è chi ha detto che il 26 marzo 2019 il web , per come lo abbiamo conosciuto, è morto: creato nel 1989 da uno scienziato, Tim Berners Lee, e distrutto dopo trent'anni, nel 2019, da un politico, Axel Voss, relatore di questa pessima riforma. Una delle migliori invenzioni dell'uomo è stata mutilata dalla politica, probabilmente per mancanza di conoscenze tecniche o per semplice ignoranza. Per una persona come la sottoscritta che ha partecipato attivamente alla nascita e alla realizzazione di Internet in Italia, questa direttiva dimostra come, fino all'ultimo, l'attuale classe politica europea - che ancora per poche settimane avremo a Bruxelles e a Strasburgo - invece di tutelare i diritti e le libertà dei cittadini preferisca in realtà schierarsi a favore della lobby degli editori. Il web, fin dalla sua nascita, ha rappresentato una rinata opportunità per tutti di collocare il diritto di scrittura sullo stesso piano del diritto di lettura, il diritto di produrre informazione sullo stesso livello di quello di ricevere informazione. Il web è la possibilità tecnico-economica di esercitare questi diritti. Questa direttiva tende invece all'introduzione per legge dell'asimmetria: solo pochi hanno il diritto di informare, mentre tutti hanno il diritto di ricevere informazioni, da pochi content provider . I pochi che mantengono il diritto di informare sono coloro per i quali sarà conveniente pagarne i diritti d'autore. Oltre ai dubbi sulle difficoltà di recepimento, dovuti ai lunghi tempi tecnici, che non permettono di sapere se tali regole saranno ancora utili in futuro e alla vaghezza e approssimazione di alcune norme, che avranno come conseguenza leggi diverse per ogni Stato membro dell'Unione europea, l'aspetto più grave è che non esiste un solo studio di impatto della nuova disciplina sul mercato editoriale e su quello dei contenuti creativi online . Il rischio concreto è che la riforma trasformi i gestori delle grandi piattaforme, che sin qui hanno ospitato contenuti prodotti dagli utenti, in editori. La mia speranza e quella di tanti altri, che condividono la mia visione, è che l'attuale Governo che si era espresso contro la riforma, definisca al meglio i contorni esatti di questa nuova riforma, in modo che vengano esaltati i pochi aspetti positivi e limitati quelli fortemente negativi, al fine di tutelare i veri sconfitti di ieri, che non sono i giganti del web , ma i cittadini europei, i quali hanno un'ultima possibilità: cambiare la classe politica alle prossime elezioni europee. (Applausi dal Gruppo M5S) . Atti e documenti, annunzio PRESIDENTE . Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Ordine del giorno per la seduta di giovedì 28 marzo 2019 PRESIDENTE . Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica domani, giovedì 28 marzo, alle ore 9,30, con il seguente ordine del giorno: (Vedi ordine del giorno) La seduta è tolta (ore 18,30) . Pareri espressi dalla 1a e dalla 5a Commissione permanente sul testo del disegno di legge n. 1018-B e sui relativi emendamenti La Commissione affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'interno, ordinamento generale dello Stato e della pubblica amministrazione, esaminate le modifiche apportate dalla Camera dei deputati al disegno di legge in titolo, rilevato favorevolmente l'accoglimento dell'osservazione espressa nei propri pareri resi in sede di esame in prima lettura con riferimento al riparto delle competenze legislative e amministrative tra Stato e regioni, esprime, per quanto di competenza, parere non ostativo. Esaminati altresì i relativi emendamenti, esprime, per quanto di competenza, parere non ostativo. La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge in titolo e acquisiti gli elementi informativi contenuti nella relazione tecnica aggiornata, esprime, per quanto di competenza, parere non ostativo. In merito agli emendamenti trasmessi dall'Assemblea, esprime, per quanto di competenza, parere contrario, ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, sulle proposte 1.1, 1.2, 1.3, 1.4, 1.5, 1.6, 2.1, 2.5, 2.41, 2.42, 2.43, 2.44, 2.47, 2.48, 2.3, 2.4, 2.6, 2.40, 2.45, 2.46, 2.49, 3.3, 4.1, 6.2, 6.3, 6.6, 7- ter .0.1, 7- ter .0.2, 8.1, 10.1, 10.4, 12.8, 13.1, 13.2, 14.3, 14.4, 14.5, 14- bis. 2, 23.1 e 25- ter .0.1. Sulla proposta 25- bis .l, il parere è di semplice contrarietà. Il parere è non ostativo su tutti i restanti emendamenti. VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA SEGNALAZIONI RELATIVE ALLE VOTAZIONI EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA Nel corso della seduta sono pervenute al banco della Presidenza le seguenti comunicazioni: Disegno di legge n. 1018-B: sugli emendamenti 2.1 e 4.7, il senatore Stefano avrebbe voluto esprimere un voto favorevole; sugli emendamenti 2.3 e 4.9, la senatrice Toffanin avrebbe voluto esprimere un voto favorevole; sull'emendamento 2.43, il senatore Comincini avrebbe voluto esprimere un voto favorevole; sull'emendamento 4.3, la senatrice L'Abbate avrebbe voluto esprimere un voto contrario; sull'emendamento 10.7, il senatore Puglia avrebbe voluto esprimere un voto contrario; sulla votazione finale, la senatrice Ronzulli avrebbe voluto esprimere un voto contrario. Congedi e missioni Sono in congedo i senatori: Arrigoni, Barachini, Battistoni, Bellanova, Bogo Deledda, Borgonzoni, Bossi Umberto, Candiani, Cattaneo, Cioffi, Crimi, D'Angelo, De Poli, Drago, Galliani, Giacobbe, Lucidi, Maffoni, Marin, Merlo, Monti, Nannicini, Napolitano, Renzi, Ronzulli, Santangelo, Siri, Solinas e Zanda. Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Taverna, per attività di rappresentanza del Senato (fino alle ore 11.30) ; Castiello, Fazzone, Magorno e Urso, per attività relative al Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica; Giarrusso e Grasso, per attività della Commissione parlamentare d'inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere; Berutti e Briziarelli, per attività della Commissione parlamentare d'inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati; Alderisi, Casini e Garavini, per partecipare a incontri internazionali. Alla ripresa pomeridiana della seduta sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Giarrusso e Grasso, per attività della Commissione parlamentare d'inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere; Berutti e Briziarelli, per attività della Commissione parlamentare d'inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati; Alderisi, Casini e Garavini, per partecipare a incontri internazionali. Commissione parlamentare per l'attuazione del federalismo fiscale, variazioni nella composizione Il Presidente del Senato ha chiamato a far parte della Commissione parlamentare per l'attuazione del federalismo fiscale il senatore Nicola Calandrini in sostituzione del senatore Marco Marsilio, cessato dal mandato parlamentare. Disegni di legge, annunzio di presentazione Senatori Barboni Antonio, Fantetti Raffaele, Aimi Enrico, Floris Emilio, Serafini Giancarlo, Cangini Andrea, De Siano Domenico, Malan Lucio, Mallegni Massimo, Pagano Nazario, Dal Mas Franco, Stabile Laura, Ferro Massimo, Gallone Maria Alessandra, Conzatti Donatella, Minuto Anna Carmela, Moles Giuseppe, Masini Barbara Modifiche al Nuovo codice della strada, di cui al decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, in materia di circolazione di veicoli (1173) (presentato in data 27/03/2019); senatori Floridia Barbara, Granato Bianca Laura, De Lucia Danila, Corrado Margherita, Russo Loredana, Vanin Orietta Disposizioni per il potenziamento dell'insegnamento della storia nel biennio delle scuole secondarie di secondo grado (1174) (presentato in data 27/03/2019); senatori Binetti Paola, Bernini Anna Maria, Malan Lucio, De Poli Antonio, Vitali Luigi, Mallegni Massimo, Papatheu Urania Giulia Rosina, Tiraboschi Maria Virginia, Rizzotti Maria, Toffanin Roberta, Aimi Enrico, Gallone Maria Alessandra, Masini Barbara, Ferro Massimo, Conzatti Donatella, Saccone Antonio, Carbone Vincenzo, Fantetti Raffaele, Mangialavori Giuseppe Tommaso Vincenzo, Floris Emilio, Minuto Anna Carmela, Sciascia Salvatore, Messina Alfredo, Serafini Giancarlo, Stabile Laura, Dal Mas Franco, Craxi Stefania Gabriella Anastasia, Schifani Renato, Cangini Andrea, Caliendo Giacomo, Testor Elena Nuovo codice della famiglia (1175) (presentato in data 27/03/2019); senatori Maiorino Alessandra, Russo Loredana, Mollame Francesco, Airola Alberto, Perilli Gianluca, Patuanelli Stefano, Montevecchi Michela, Castellone Maria Domenica, Vanin Orietta, Granato Bianca Laura, De Lucia Danila, Leone Cinzia, Giarrusso Mario Michele, Corbetta Gianmarco, Accoto Rossella, Lannutti Elio, Pirro Elisa, Giannuzzi Silvana, Angrisani Luisa, Botto Elena, Grassi Ugo, Di Girolamo Gabriella, Taverna Paola, Romagnoli Sergio, Coltorti Mauro, Donno Daniela, Romano Iunio Valerio, Pellegrini Marco, Bottici Laura, Matrisciano Susy, Lanzi Gabriele, Mantero Matteo, Abate Rosa Silvana, Evangelista Elvira Lucia, Gaudiano Felicia, Croatti Marco Modifiche all'articolo 604-bis del codice penale e istituzione dei centri antiviolenza per le vittime di omofobia e transfobia (1176) (presentato in data 26/03/2019); senatori Briziarelli Luca, Arrigoni Paolo, Bergesio Giorgio Maria, Bruzzone Francesco, Pazzaglini Giuliano, Ripamonti Paolo, Vallardi Gianpaolo, Romeo Massimiliano, Faggi Antonella, Augussori Luigi, Bagnai Alberto, Barbaro Claudio, Bonfrisco Anna Cinzia, Borghesi Stefano, Bossi Simone, Calderoli Roberto, Campari Maurizio, Candura Massimo, Cantu' Maria Cristina, Casolati Marzia, De Vecchis William, Ferrero Roberta, Fregolent Sonia, Fusco Umberto, Iwobi Tony Chike, Marin Raffaella Fiormaria, Marti Roberto, Montani Enrico, Nisini Tiziana, Ostellari Andrea, Pellegrini Emanuele, Pepe Pasquale, Pergreffi Simona, Pianasso Cesare, Pillon Simone, Pirovano Daisy, Pisani Pietro, Pittoni Mario, Pizzol Nadia, Pucciarelli Stefania, Rivolta Erica, Rufa Gianfranco, Saponara Maria, Saviane Paolo, Sbrana Rosellina, Solinas Christian, Tesei Donatella, Tosato Paolo, Vescovi Manuel, Zuliani Cristiano Norme per l'uso razionale e responsabile del suolo, del patrimonio edilizio e delle risorse naturali (1177) (presentato in data 27/03/2019). Disegni di legge, assegnazione In sede redigente 1ª Commissione permanente Affari Costituzionali sen. Ciriani Luca Modifiche alla legge 30 marzo 2004, n. 92, per rendere onore e memoria dei martiri delle foibe (1038) (assegnato in data 27/03/2019); 1ª Commissione permanente Affari Costituzionali sen. Ortis Fabrizio Onorificenze agli addetti alle operazioni di bonifica da ordigni e residuati bellici (1051) previ pareri delle Commissioni 4ª (Difesa), 5ª (Bilancio) (assegnato in data 27/03/2019); 2ª Commissione permanente Giustizia sen. Dal Mas Franco ed altri Misure per promuovere lo sviluppo dell'efficienza energetica degli immobili destinati ad uso diverso da quello abitativo (1007) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 13ª (Territorio, ambiente, beni ambientali) (assegnato in data 27/03/2019); 2ª Commissione permanente Giustizia sen. Ciriani Luca Modifica dell'articolo 590-bis del codice penale, concernente il delitto di lesioni personali stradali gravi o gravissime, in materia di punibilità a querela della persona offesa (1045) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 8ª (Lavori pubblici, comunicazioni) (assegnato in data 27/03/2019); 6ª Commissione permanente Finanze e tesoro sen. Fazzolari Giovanbattista ed altri Abolizione del limite all'uso del denaro contante (946) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 14ª (Politiche dell'Unione europea) (assegnato in data 27/03/2019); 7ª Commissione permanente Istruzione pubblica, beni culturali sen. Dessi' Emanuele ed altri Istituzione di una Commissione parlamentare di indirizzo e controllo in materia di sport (1041) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio) (assegnato in data 27/03/2019); 11ª Commissione permanente Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale sen. Laforgia Francesco ed altri Misure in materia di tutela dei lavoratori contro i licenziamenti illegittimi (84) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 5ª (Bilancio), 10ª (Industria, commercio, turismo) (assegnato in data 27/03/2019); 11ª Commissione permanente Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale sen. Garavini Laura ed altri Disposizioni per la concessione di contributi previdenziali figurativi per maternità o adozione (847) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio) (assegnato in data 27/03/2019); Commissioni 1ª e 12ª riunite sen. Giammanco Gabriella Disposizioni per garantire la sicurezza e l'incolumità degli operatori sanitari presso i pronto soccorso dei presìdi ospedalieri e gli ambulatori di guardia medica, nonché modifica all'articolo 583-quater del codice penale (1050) previ pareri delle Commissioni 2ª (Giustizia), 5ª (Bilancio), Commissione parlamentare questioni regionali (assegnato in data 27/03/2019). In sede referente 1ª Commissione permanente Affari Costituzionali sen. Nastri Gaetano Disposizioni in materia di videosorveglianza negli asili nido e nelle scuole dell'infanzia nonché presso le strutture socio-assistenziali per anziani, disabili e minori in situazione di disagio (1034) previ pareri delle Commissioni 2ª (Giustizia), 5ª (Bilancio), 7ª (Istruzione pubblica, beni culturali), 11ª (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale), Commissione parlamentare questioni regionali (assegnato in data 27/03/2019); 1ª Commissione permanente Affari Costituzionali sen. Puglia Sergio ed altri Disposizioni per l'esercizio del diritto di voto per le elezioni del Senato della Repubblica e della Camera dei deputati e per i referendum di cui agli articoli 75 e 138 della Costituzione da parte dei lavoratori marittimi imbarcati (1067) previ pareri delle Commissioni 3ª (Affari esteri, emigrazione), 5ª (Bilancio), 8ª (Lavori pubblici, comunicazioni), 11ª (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale) (assegnato in data 27/03/2019); 1ª Commissione permanente Affari Costituzionali sen. Perilli Gianluca, Sen. Calderoli Roberto Modifica all'articolo 117 della Costituzione concernente l'introduzione di limiti al recepimento del diritto sovranazionale (1115) (assegnato in data 27/03/2019); 2ª Commissione permanente Giustizia Gov. Conte-I: Pres. Consiglio Conte ed altri Delega al Governo per la revisione del codice civile (1151) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 6ª (Finanze e tesoro), 10ª (Industria, commercio, turismo), 14ª (Politiche dell'Unione europea) (assegnato in data 27/03/2019). Disegni di legge, presentazione di relazioni A nome della 11ª Commissione permanente Lavoro in data 26/03/2019 i senatori Parente Annamaria, Patriarca Edoardo, Laus Mauro Antonio Donato, Nannicini Tommaso hanno presentato la relazione 1018-C/ bis di minoranza sul disegno di legge: "Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 28 gennaio 2019, n. 4, recante disposizioni urgenti in materia di reddito di cittadinanza e di pensioni" (1018-B) (presentato in data 21/03/2019) S.1018 approvato dal Senato della Repubblica C.1637 approvato con modificazioni dalla Camera dei deputati ; A nome della 11ª Commissione permanente Lavoro in data 26/03/2019 la Senatrice Toffanin Roberta ha presentato la relazione 1018-C/ ter di minoranza sul disegno di legge: "Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 28 gennaio 2019, n. 4, recante disposizioni urgenti in materia di reddito di cittadinanza e di pensioni" (1018-B) (presentato in data 21/03/2019) S.1018 approvato dal Senato della Repubblica C.1637 approvato con modificazioni dalla Camera dei deputati. Corte dei conti, trasmissione di relazioni sulla gestione finanziaria di enti Il Presidente della Sezione del controllo sugli Enti della Corte dei conti, con lettere in data 13, 14 e 19 marzo 2019, in adempimento al disposto dell'articolo 7 della legge 21 marzo 1958, n. 259, ha inviato le determinazioni e le relative relazioni sulla gestione finanziaria: del Gestore dei Servizi Energetici - GSE S.p.A., per l'esercizio 2017. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5 a e alla 10 a Commissione permanente ( Doc . XV, n. 124); dell'Unione Italiana delle Camere di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura (UNIONCAMERE), per l'esercizio 2017. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5 a e alla 10 a Commissione permanente ( Doc . XV, n. 125); di Arexpo S.p.A., per l'esercizio 2017. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5 a e alla 10 a Commissione permanente ( Doc . XV, n. 126). Corte costituzionale, trasmissione di sentenze. Deferimento La Corte costituzionale ha trasmesso, a norma dell'articolo 30, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, le seguenti sentenze, che sono deferite, ai sensi dell'articolo 139, comma 1, del Regolamento, alle sottoindicate Commissioni competenti per materia, nonché alla 1 a Commissione permanente: sentenza n. 34 del 6 febbraio 2019, depositata il 6 marzo 2019. La Corte ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'articolo 54, comma 2, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112 (Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria), convertito, con modificazioni, nella legge 6 agosto 2008, n. 133, come modificato dall'articolo 3, comma 23, dell'Allegato 4 al decreto legislativo 2 luglio 2010, n. 104 (Attuazione dell'articolo 44 della legge 18 giugno 2009, n. 69, recante delega al Governo per il riordino del processo amministrativo) e dell'articolo 1, comma 3, lettera a ), numero 6, del decreto legislativo 15 novembre 2011, n. 195 (Disposizioni correttive ed integrative al decreto legislativo 2 luglio 2010, n. 104, recante codice del processo amministrativo a norma dell'articolo 44, comma 4, della legge 18 giugno 2009, n. 69) ( Doc. VII, n. 37) - alla 2 a Commissione permanente; sentenza n. 40 del 23 gennaio 2019, depositata l'8 marzo 2019. La Corte ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'articolo 73, comma 1, del decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309 (Testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza), nella parte in cui prevede la pena minima edittale della reclusione nella misura di otto anni anziché di sei anni ( Doc. VII, n. 38) - alla 2 a Commissione permanente; sentenza n. 49 del 6 febbraio 2019, depositata il 15 marzo 2019. La Corte ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'articolo 32, comma 7- ter , secondo periodo, del decreto-legge 21 giugno 2013, n. 69 (Disposizioni urgenti per il rilancio dell'economia), convertito, con modificazioni, nella legge 9 agosto 2013, n. 98 (Doc. VII, n. 39) - alla 9 a e alla 11 a Commissione permanente. Parlamento europeo, trasmissione di documenti. Deferimento Il Vice Segretario generale del Parlamento europeo, con lettera in data 7 marzo 2019, ha inviato il testo di trenta risoluzioni approvate dal Parlamento stesso nel corso della tornata dal 10 al 13 dicembre 2018, deferite, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alle sotto indicate Commissioni competenti per materia, nonché alla 14 a Commissione permanente: risoluzione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (UE) n. 516/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio relativamente al reimpegno della quota residua degli importi impegnati per sostenere l'attuazione delle decisioni (UE) 2015/1523 e (UE) 2015/1601 del Consiglio o alla loro assegnazione ad altre azioni previste dai programmi nazionali, alla 1 a Commissione permanente ( Doc . XII, n. 223); risoluzione sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 2004/37/CE sulla protezione dei lavoratori contro i rischi derivanti da un'esposizione ad agenti cancerogeni o mutageni durante il lavoro, alla 11 a e alla 12 a Commissione permanente ( Doc . XII, n. 224); risoluzione sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce un Centro europeo per lo sviluppo della formazione professionale (Cedefop) e che abroga il regolamento (CEE) n. 337/75, alla 7 a Commissione permanente ( Doc . XII, n. 225); risoluzione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce l'Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro (EU-OSHA) e che abroga il regolamento (CE) n. 2062/94 del Consiglio, alla 11 a e alla 12 a Commissione permanente ( Doc . XII, n. 226); risoluzione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce la Fondazione europea per il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro (Eurofound) e che abroga il regolamento (CEE) n. 1365/75 del Consiglio, alla 11 a Commissione permanente ( Doc . XII, n. 227); risoluzione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che integra la legislazione dell'UE in materia di omologazione in relazione al recesso del Regno Unito dall'Unione, alla 3 a e alla 10 a Commissione permanente ( Doc . XII, n. 228); risoluzione sulla proposta di direttiva del Consiglio che modifica la direttiva 2006/112/CE relativa al sistema comune d'imposta sul valore aggiunto con riguardo all'applicazione temporanea di un meccanismo generalizzato di inversione contabile alle cessioni di beni e alle prestazioni di servizi al di sopra di una determinata soglia, alla 6 a Commissione permanente ( Doc . XII, n. 229); risoluzione sulla proposta di direttiva del Consiglio relativa al sistema comune d'imposta sui servizi digitali applicabile ai ricavi derivanti dalla fornitura di taluni servizi digitali, alla 6 a Commissione permanente ( Doc . XII, n. 230); risoluzione sulla proposta di direttiva del Consiglio che stabilisce norme per la tassazione delle società che hanno una presenza digitale significativa, alla 6 a Commissione permanente ( Doc . XII, n. 231); risoluzione sulle raccomandazioni alla Commissione concernenti i visti umanitari, alla 1 a e alla 3 a Commissione permanente Commissione permanente ( Doc . XII, n. 232); risoluzione sulla piena applicazione delle disposizioni dell' acquis di Schengen in Bulgaria e Romania: abolizione dei controlli alle frontiere interne terrestri, marittime e aeree, alla 1 a e alla 3 a Commissione permanente Commissione permanente ( Doc . XII, n. 233); risoluzione sulla mobilità militare, alla 4 a Commissione permanente ( Doc . XII, n. 234); risoluzione sulla posizione del Consiglio sul progetto di bilancio rettificativo n. 6/2018 dell'Unione europea per l'esercizio 2018: Riduzione degli stanziamenti di pagamento e di impegno in linea con le previsioni aggiornate delle spese e l'aggiornamento delle entrate (risorse proprie), alla 5 a Commissione permanente ( Doc . XII, n. 235); risoluzione sulla posizione del Consiglio relativa al secondo progetto di bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2019, alla 5 a Commissione permanente ( Doc . XII, n. 236); risoluzione sul progetto di decisione del Consiglio relativa alla conclusione dell'accordo tra l'Unione europea e il Giappone per un partenariato economico, alla 3 a e alla 10 a Commissione permanente Commissione permanente ( Doc . XII, n. 237); risoluzione non legislativa sul progetto di decisione del Consiglio relativa alla conclusione dell'accordo tra l'Unione europea e il Giappone per un partenariato economico, alla 3 a e alla 10 a Commissione permanente ( Doc . XII, n. 238); risoluzione sul progetto di decisione del Consiglio relativa alla conclusione, a nome dell'Unione europea, dell'accordo di partenariato strategico tra l'Unione europea e i suoi Stati membri, da una parte, e il Giappone, dall'altra, alla 3 a Commissione permanente ( Doc . XII, n. 239); risoluzione non legislativa sul progetto di decisione del Consiglio relativa alla conclusione, a nome dell'Unione europea, dell'accordo di partenariato strategico tra l'Unione europea e i suoi Stati membri, da una parte, e il Giappone, dall'altra, alla 3 a Commissione permanente ( Doc . XII, n. 240); risoluzione non legislativa sul progetto di decisione del Consiglio relativa alla conclusione, a nome dell'Unione e dei suoi Stati membri, di un protocollo che modifica l'accordo euro-mediterraneo sui trasporti aerei tra l'Unione europea e i suoi Stati membri, da una parte, e il Regno hascemita di Giordania, dall'altra, per tenere conto dell'adesione della Repubblica di Croazia all'Unione europea, alla 3 a e alla 8 a Commissione permanente ( Doc . XII, n. 241); risoluzione sul pacchetto sul mercato unico, alla 10 a Commissione permanente ( Doc . XII, n. 242); risoluzione sulla relazione annuale sull'attuazione della politica estera e di sicurezza comune, alla 3 a Commissione permanente ( Doc . XII, n. 243); risoluzione sulla relazione annuale sull'attuazione della politica di sicurezza e di difesa comune, alla 4 a Commissione permanente ( Doc . XII, n. 244); risoluzione sulla relazione annuale sui diritti umani e la democrazia nel mondo nel 2017 e sulla politica dell'Unione europea in materia, alla 1 a Commissione permanente e alla Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani ( Doc . XII, n. 245); risoluzione sulle raccomandazioni alla Commissione concernenti la composizione rapida delle dispute commerciali, alla 2 a e alla 10 a Commissione permanente ( Doc . XII, n. 246); risoluzione sul progetto di decisione del Consiglio relativa alla conclusione, a nome dell'Unione europea, di una modifica dell'accordo tra gli Stati Uniti d'America e la Comunità europea sulla cooperazione in materia di regolamentazione della sicurezza dell'aviazione civile, alla 3 a e alla 8 a Commissione permanente ( Doc . XII, n. 247); risoluzione sull'Iran, segnatamente sul caso di Nasrin Sotoudeh, alla 3 a Commissione permanente e alla Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani ( Doc . XII, n. 248); risoluzione sull'Egitto, in particolare sulla situazione dei difensori dei diritti umani, alla 3 a Commissione permanente e alla Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani ( Doc . XII, n. 249); risoluzione sull'adeguatezza della protezione dei dati personali offerta dal Giappone, alla 1 a e alla 3 a Commissione permanente ( Doc . XII, n. 250); risoluzione sulla relazione annuale concernente le attività del Mediatore europeo nel 2017 e ha deciso di trasmetterla, unitamente alla relazione della commissione per le petizioni, ai parlamenti degli Stati membri, alla 1 a Commissione permanente ( Doc . XII, n. 251); risoluzione sulle deliberazioni della commissione per le petizioni nel 2017, alla 1 a Commissione permanente ( Doc . XII, n. 252). Mozioni, apposizione di nuove firme Il senatore Renzi ha aggiunto la propria firma alla mozione 1-00094 della senatrice Cirinnà ed altri. L'ordine delle firme deve intendersi il seguente: Cirinnà, Marcucci, D'Arienzo, Bonino, De Petris, Grasso, Errani, Bressa, Nencini, Nugnes, Malpezzi, Mirabelli, Valente, Stefano, Ferrari, Collina, Bini, Rossomando, Alfieri, Astorre, Bellanova, Biti, Boldrini, Bonifazi, Cerno, Comincini, Cucca, D'Alfonso, Faraone, Fedeli, Ferrazzi, Garavini, Giacobbe, Ginetti, Grimani, Iori, Laus, Magorno, Manca, Margiotta, Marino, Messina Assuntela, Misiani, Nannicini, Parente, Parrini, Patriarca, Pinotti, Pittella, Rampi, Renzi, Richetti, Rojc, Sbrollini, Sudano, Taricco, Vattuone, Verducci, Zanda e Unterberger. Interrogazioni, apposizione di nuove firme Il senatore Moles ha aggiunto la propria firma all'interrogazione 4-01452 del senatore Gasparri ed altri. Mozioni Atto n. 1-00100 D'ALFONSO MISIANI MARINO MARCUCCI MALPEZZI MIRABELLI VALENTE STEFANO COLLINA FERRARI BINI CIRINNA' MANCA BONIFAZI COMINCINI GRIMANI - Il Senato, premesso che: la Banca d'Italia è il quarto detentore di riserve auree al mondo, dopo la Federal Reserve statunitense, la Bundesbank tedesca e il Fondo monetario internazionale. Il valore delle riserve auree della Banca d'Italia a fine gennaio 2019, secondo quanto riportato nella pubblicazione "Banca e moneta" della Banca medesima, è pari a 91,5 miliardi di euro; il quantitativo d'oro di proprietà dell'istituto è frutto di una serie di eventi avvenuti negli oltre 120 anni di storia della Banca. Nel 1893, la fusione dei tre istituti di emissione (la Banca nazionale del Regno d'Italia, la Banca nazionale toscana e la Banca toscana di credito) diede vita alla Banca d'Italia con una propria dotazione aurea iniziale. La riserva aurea aumentò negli anni fino all'avvio della seconda guerra mondiale, per poi raggiungere il suo minimo alla fine del conflitto, anche a seguito dell'asportazione di una parte di esso ad opera delle truppe di occupazione. Nel dopoguerra, l'Italia divenne un Paese esportatore e per tale motivo beneficiò di cospicui afflussi di valuta estera che vennero utilizzati anche per convertirli in oro. In quegli anni gli acquisti di oro venivano effettuati anche dall'Ufficio italiano cambi (UIC). Nel corso degli anni successivi, a partire dal 1951 e fino al 1960, l'UIC acquistò ingenti quantità di oro fino ad accumularne poco meno di 2.000 tonnellate. Nel 1960 e nel 1965 vennero attuati due trasferimenti dalle riserve dell'Ufficio a quelle della Banca d'Italia per complessive 1.890 tonnellate. Alla fine degli anni '90, a seguito dell'acquisto dell'oro residuo di disponibilità dell'Ufficio italiano cambi (570 tonnellate) e al conferimento di una parte delle riserve alla BCE in occasione dell'avvio dell'Unione economica e monetaria, la riserva aurea si attestò alle attuali 2.452 tonnellate, costituito prevalentemente da lingotti (95.493) e per una parte minore sotto forma di moneta (871.713 pezzi di moneta il cosiddetto oro monetato); presso la sede della Banca d'Italia sono attualmente custodite 1.100 tonnellate di oro (44,86 per cento del totale delle riserve), comprendenti anche la totalità dell'oro "monetato", insieme a una quota pari a 100 tonnellate delle riserve conferite alla BCE. Le restanti quote sono detenute in Paesi esteri: negli Stati Uniti presso la Federal Reserve bank di New York (1.061,5 tonnellate, pari al 43,29 del totale delle riserve), in Svizzera presso la Banca nazionale svizzera (149,3 tonnellate, pari al 6,09 per cento del totale) e nel Regno Unito (141,2 tonnellate, pari al 5,76 per cento del totale); la scelta di dislocare all'estero poco più della metà della riserva aurea, presso diverse banche centrali, deriva, oltre che da ragioni storiche legate ai luoghi in cui l'oro fu acquistato, anche da una strategia di diversificazione finalizzata alla minimizzazione dei rischi. Inoltre, la localizzazione prescelta dalla Banca riflette la primaria importanza di tali piazze finanziarie per il mercato internazionale dell'oro; considerato che: la Banca d'Italia è la banca centrale della Repubblica italiana ed è un istituto di diritto pubblico, la cui governance e le cui attività sono disciplinate da norme nazionali ed europee. La Banca d'Italia è parte integrante dell'eurosistema, composto dalle banche centrali nazionali (BCN) dell'area dell'euro e dalla Banca centrale europea (BCE), e del sistema europeo di banche centrali (SEBC), composto dalla BCE e dalle BCN dei 28 Stati membri della UE, nonché autorità nazionale competente nel meccanismo di vigilanza unico; con il Trattato di Maastricht gli Stati contraenti hanno trasferito alla UE in maniera esclusiva le proprie competenze sovrane in materia di politica monetaria. In particolare, le competenze afferenti alla detenzione e alla gestione delle riserve valutarie rientrano fra i compiti dell'eurosistema, come previsto dall'articolo 127 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE) e dall'articolo 3 dello statuto del SEBC; l'articolo 127 del TFUE definisce la detenzione e la gestione delle riserve ufficiali degli Stati membri come uno dei compiti fondamentali del SEBC, mentre l'articolo 130 garantisce la piena indipendenza della BCE e delle BCN nell'assolvimento delle loro funzioni rispetto alle altre istituzioni, agli organi comunitari e ai Governi degli Stati membri. Infine, l'articolo 131 dispone che ciascuno Stato membro assicuri che la propria legislazione, incluso lo statuto della BCN, sia compatibile con i trattati e con lo statuto del SEBC e della BCE; la normativa BCE che ha disciplinato il trasferimento di parte delle riserve valutarie delle banche centrali nazionali alla stessa BCE, ai sensi dell'articolo 30, paragrafo 1, dello statuto, ha espressamente incluso l'oro fra le attività di riserva in valuta. Ai sensi dell'articolo 31, paragrafo 2, dello statuto, le riserve ufficiali contribuiscono a sostenere la credibilità dell'eurosistema e possono essere utilizzate, per interventi sul mercato dei cambi. Quelle che rimangono nella disponibilità delle banche centrali nazionali possono essere utilizzate oltre che per i medesimi fini di quelle conferite alla BCE, per adempiere agli impegni nei confronti di organismi finanziari internazionali, come il Fondo monetario internazionale, o per espletare il servizio di debito in valuta del tesoro. In tale quadro, le BCN sono tenute al rispetto degli indirizzi e delle istruzioni impartite dal consiglio direttivo della BCE; possono essere destinatarie della richiesta di ulteriori conferimenti in aggiunta alle riserve già trasferite; sono tenute, nella gestione delle stesse riserve, a obblighi di preventiva informazione e approvazione sulle operazioni rilevanti da parte della BCE, al fine di assicurare la coerenza con la politica monetaria e del cambio dell'Unione; le riserve auree della Banca d'Italia sono parte integrante delle riserve valutarie ufficiali del nostro Paese, rappresentano un presidio di sicurezza per lo svolgimento delle funzioni pubbliche attribuite alla Banca d'Italia, costituiscono parte integrante delle riserve dell'eurosistema, congiuntamente alle riserve delle altre banche centrali degli Stati membri a quelle di proprietà della BCE, e contribuiscono a sostenere la credibilità dell'eurosistema e del SEBC. Queste funzioni divengono importanti quando le condizioni geopolitiche o la congiuntura economica internazionale possono generare rischi aggiuntivi per i mercati finanziari; preso atto che: le autorità nazionali, legislative e di governo, sono tenute al rispetto dell'indipendenza della BCE e delle BCN. In particolare, ai sensi dell'articolo 130 del Trattato UE e dell'articolo 7 dello statuto del SEBC, le BCN non possono essere destinatarie di prescrizioni vincolanti per quanto attiene allo svolgimento dei compiti istituzionali nelle materie di competenza dell'eurosistema, incluse la detenzione e la gestione delle riserve valutarie. Gli Stati membri sono tenuti a rispettare il principio di indipendenza finanziaria, secondo cui le BCN devono avere sufficienti risorse finanziarie per adempiere al loro mandato, per quanto attiene alle competenze dell'eurosistema e per i propri compiti nazionali; in particolare, devono essere in condizione di corrispondere alle richieste finanziarie della BCE, in forma di sottoscrizione di aumento di capitale, rinuncia al reddito monetario in caso di perdite, conferimento di ulteriori quote di riserve valutarie; devono poter costituire riserve e accantonamenti, a tutela del loro capitale e a protezione dei rischi; devono poter disporre in via autonoma di mezzi e personale necessari per lo svolgimento dei propri compiti; nell'ultimo rapporto sulla convergenza del maggio 2018, la BCE, in un ampio capitolo dedicato alle ragioni che sottostanno all'indipendenza finanziaria delle BCN, dopo aver chiarito che l'indipendenza di una BCN potrebbe essere messa a repentaglio se essa non potesse reperire autonomamente risorse finanziarie sufficienti a espletare il proprio mandato, ha evidenziato che qualunque diritto di terzi, ad esempio del Governo o del Parlamento, di influenzare le decisioni di una BCN sulla gestione delle riserve ufficiali non sarebbe coerente con il disposto dell'articolo 127, paragrafo 2, terzo trattino, del Trattato assegna al SEBC il compito di detenere e gestire le riserve ufficiali in valuta estera degli Stati membri; rilevato, altresì, che: l'oro non è soggetto al rischio di solvibilità in quanto non è "emesso" da alcuna autorità. Esso presenta caratteristiche peculiari che lo contraddistinguono da gran parte dei metalli presenti in natura e che lo hanno reso uno strumento efficace per misurare il valore dei beni e come mezzo di pagamento. L'oro è utilizzato dalle BCN per diversi motivi: per scopi finanziari, per variare il livello delle riserve di una BCN, per ricavare un reddito e infine come garanzia per ottenere dei prestiti sul mercato; tutte le principali BCN presentano forti esposizioni in oro e sono in cima alla classifica dei detentori mondiali di tale metallo. Nel corso degli ultimi anni le BCN sono tornate ad essere acquirenti nette di oro anche in considerazione dell'aumento dei rendimenti conseguenti alla riduzione del quantitativo di oro prodotto su base globale; in considerazione dell'importanza che il metallo prezioso riveste sui mercati finanziari internazionali, molte importanti banche centrali hanno sottoscritto un accordo volto a limitare la propria attività sul mercato dell'oro, soprattutto in vendita. L'accordo prende il nome di Central bank gold agreement (CGBA) e nell'ultima versione (la quarta, del settembre 2014) prevede un coordinamento tra le banche centrali al fine di non turbare il mercato dell'oro. La Banca d'Italia è tra le banche centrali firmatarie dell'accordo fin dalla prima versione nel 1999 (cosiddetto Washington agreement). L'accordo quinquennale, in vigore dal 27 settembre 2014, scadrà nel 2019 e, finora, la politica di gestione dell'oro dell'Istituto è stata improntata anche al rispetto di quanto stabilito da tali accordi internazionali; considerato, infine, che: l'eventuale riduzione delle riserve auree detenute dalla Banca d'Italia per iniziative volte a ridurre il debito pubblico, il deficit o per sostenere interventi di sviluppo economico, oltre a rappresentare un'infrazione alla normativa UE e agli accordi sottoscritti a livello internazionale, presenta una serie di controindicazioni che rendono tale scelta del tutto irrazionale, tecnicamente difficile e con costi di sistema ben superiori ai benefici attesi. La vendita di tutte le riserve auree della Banca d'Italia, nella migliore delle ipotesi, potrebbe ridurre il debito pubblico di poco meno del 4 per cento. La vendita delle riserve auree garantirebbe entrate una tantum, e in quanto tali non idonee alla copertura di oneri di natura permanente. Con la vendita di tutta o parte delle riserve auree, anche per finalità di sviluppo economico, il merito di credito del nostro Paese diminuirebbe sensibilmente sui mercati internazionali, con conseguente aumento dello spread e dei tassi di interesse sui titoli, e con ricadute dirette sull'accesso al credito di imprese e famiglie. Un'ulteriore conseguenza derivante dalla vendita delle riserve auree sarebbe il segnale di ingerenza dello Stato nei confronti della banca centrale italiana, la cui indipendenza rappresenta un aspetto di vitale importanza; la gestione prudente delle riserve auree della Banca d'Italia rappresenta un importante baluardo a difesa delle crisi valutarie e contro il rischio sovrano, e la loro conservazione rappresenta un presidio di sicurezza per il nostro Paese, impegna il Governo: 1) a confermare, nel rispetto di quanto previsto dall'articolo 127, paragrafo 2, terzo trattino, e dall'articolo 130 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, la piena autonomia della Banca d'Italia nella detenzione e nella gestione delle riserve ufficiali e, nell'ambito di queste, delle riserve auree; 2) ad adoperarsi, per quanto di propria competenza, nelle diverse sedi istituzionali internazionali, per il rinnovo dell'accordo internazionale CGBA per il coordinamento tra le banche centrali, con l'obiettivo di garantire la stabilità del mercato dell'oro e dei mercati finanziari, la cui scadenza è prevista nel mese di settembre 2019; 3) ad escludere l'adozione di qualsiasi intervento volto a ridurre la disponibilità di risorse auree detenute dalla Banca d'Italia per iniziative volte a ridurre il debito pubblico, il deficit o per sostenere altri interventi, i cui costi di sistema sarebbero ben superiori ai benefici attesi. Atto n. 1-00101 DE PETRIS GRASSO DE FALCO BONINO BUCCARELLA LAFORGIA ERRANI FATTORI SEGRE ALDERISI NENCINI MODENA - Il Senato, premesso che: Radio Radicale, nel corso della sua intera storia, si è fatta carico, spesso da sola, di rendere pubblici momenti centrali della vita istituzionale italiana. Sin dalla nascita ha dedicato ampia parte della sua programmazione alle dirette dal Parlamento, dai congressi dei partiti, dalle aule di tribunale in occasione dei processi di maggior rilievo. Si è pertanto sempre configurata come una struttura privata impegnata però nello svolgimento di un prezioso servizio pubblico; Radio Radicale, unica fra tutte le testate italiane, ha sempre evitato ogni manipolazione dell'informazione trasmettendo integralmente gli eventi politici e istituzionali, senza operare tagli o interventi; Radio Radicale ha introdotto innovazioni di notevole portata nel quadro complessivo dell'informazione italiana: prima fra tutte la rassegna stampa del mattino, seguita quotidianamente da moltissimi ascoltatori; considerato che: in base alla convenzione con il Ministero dello sviluppo economico, l'emittente è tenuta a trasmettere almeno il 60 per cento delle sedute delle Camere nella fascia oraria che va dalle ore 8 alle ore 20; la radio si occupa altresì di documentare puntualmente l'attività di tutte le altre istituzioni, i più importanti appuntamenti nella vita dei partiti, i principali convegni ed eventi culturali; Radio Radicale copre, con 250 impianti di diffusione terrestre, il 75 per cento del territorio nazionale e raggiunge l'85 per cento della popolazione; l'archivio di Radio Radicale costituisce un patrimonio inestimabile per la storia d'Italia degli ultimi decenni per un totale di oltre 540.000 registrazioni, che includono le sedute del Senato della Repubblica a partire dal 7 giugno 1977, quelle della Camera dei deputati dal 26 settembre 1976, quelle del Consiglio superiore della magistratura dal 24 settembre 1985, gli atti completi dei più rilevanti processi degli ultimi due decenni, con 23.500 udienze registrate, e quelli dei congressi dei partiti e dei sindacati, per complessive 3.300 giornate registrate, oltre a comizi, conferenze stampa, convegni e manifestazioni culturali; l'emittente mette a disposizione di tutti gli utenti, su internet , la registrazione audiovisiva di tutte le sedute del Senato e della Camera dal novembre 1998, organizzate in modo da rendere possibile una facile fruizione degli interventi specifici a cui si è interessati; ritenuto doveroso, pertanto, consentire la prosecuzione dell'attività del Centro di produzione SpA al fine di garantire la trasmissione radiofonica delle sedute dei lavori parlamentari da parte dell'emittente Radio Radicale, garantita ad oggi solo fino a maggio 2019, impegna il Governo: 1) a reperire le risorse per il rinnovo della convenzione dopo il 21 maggio 2019 e fino alla fine dell'anno, consentendo il completamento della programmazione editoriale della Radio che verrebbe ad interrompersi inopinatamente a metà anno fiscale; 2) a rinnovare, conseguentemente, la convenzione con lo Stato italiano. Atto n. 1-00102 SILERI CASTELLONE PISANI Giuseppe MAUTONE MARINELLO DI MARZIO ENDRIZZI ROMAGNOLI - Il Senato, premesso che: con il regolamento (UE) 2017/745 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 5 aprile 2017, relativo ai dispositivi medici, che modifica la direttiva 2001/83/CE, il regolamento (CE) n. 178/2002 e il regolamento (CE) n. 1223/2009 e che abroga le direttive 90/385/CEE e 93/42/CEE del Consiglio, è stata introdotta la possibilità di ricondizionamento dei dispositivi medici monouso; l'articolo 17 del regolamento, al comma 1, dispone che "Il ricondizionamento e l'ulteriore utilizzo dei dispositivi medici monouso è autorizzato solo se consentito dal diritto nazionale e solo a norma del presente articolo"; alcuni Paesi, come il Regno Unito e la Germania, hanno già legiferato in merito, consentendo il remanufactoring dei dispositivi medici monouso e hanno definito le linee guida; altri Paesi, come la Francia, hanno vietato il ricondizionamento, mentre in altri Stati membri non esiste ancora una regolamentazione specifica; considerato che: l'attuale comparto sanitario del monouso è sottoposto a regime transitorio fino al termine ultimo del 26 maggio 2020, data in cui i Paesi che non lo hanno fatto, come ad esempio l'Italia, devono provvedere a legiferare armonizzando le normative nazionali alle prescrizioni previste nel regolamento; all'articolo 24 lascia libera la circolazione dei prodotti conformi al regolamento e non vietati agli Stati membri: "Salvo laddove altrimenti previsto nel presente regolamento, gli Stati membri non rifiutano, vietano o limitano la messa a disposizione sul mercato o la messa in servizio sul loro territorio di dispositivi conformi alle prescrizioni del presente regolamento"; nel corso degli anni si è verificata una coesistenza sul mercato europeo di dispositivi medici monouso e ricondizionati non regolamentata da idonee disposizioni di legge; la disposizione contenuta nell'articolo 24 ha creato dubbi interpretativi per le aziende ospedaliere nazionali se consentire o meno il ricondizionamento dei dispositivi medici; considerato, inoltre, che: il risparmio che le aziende ospedaliere vedrebbero realizzato sarebbe considerevole, acquistando dispositivi medici ricondizionati ad un prezzo sensibilmente inferiore rispetto a quello di vendita delle aziende produttrici; in tema di impatto ambientale, la pratica del ricondizionamento sarebbe particolarmente incisiva per la salvaguardia dell'ambiente, consentendo un minor ricorso alla pratica dello smaltimento dei rifiuti speciali ospedalieri, molto gravosa in termini economici e di inquinamento ambientale, impegna il Governo, nelle more della legge di delegazione europea 2019, ad armonizzare la legislazione nazionale alle prescrizioni presenti nel regolamento, in modo tale da consentire il ricondizionamento dei dispositivi medici usati. Interpellanze Atto n. 2-00030 LANNUTTI PESCO BOTTICI DI NICOLA LEONE TRENTACOSTE ABATE NATURALE MOLLAME PELLEGRINI Marco BOTTO AGOSTINELLI FENU LOMUTI FEDE DI PIAZZA DRAGO GIARRUSSO MORRA Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che, a quanto risulta agli interpellanti: tra il 1997 ed il 2000 Abbey national bank ha commercializzato in Italia migliaia di prodotti denominati "Assimutuo", con uno schema contrattuale che addossava al cliente il pagamento della quota di interessi del mutuo mentre la quota capitale, pure versata dal cliente, veniva utilizzata per pagare il premio di una polizza "Commercial Union" il cui ricavato a scadenza sarebbe stato versato alla banca a saldo del capitale mutuato; nel 2004 Abbey national bank ha ceduto i mutui a Unicredit banca per la casa (nel 2010 incorporata da Unicredit banca), che da quel momento è subentrata nel rapporto coi clienti incamerando la quota di interessi. Non si è modificato invece il rapporto assicurativo con Commercial Union, divenuto poi "Aviva" nel 2006; il prodotto veniva commercializzato al cliente sulla base della comunicazione fraudolenta secondo la quale, a scadenza del mutuo e della polizza, il ricavato di quest'ultima sarebbe servito ad estinguere integralmente la quota capitale del mutuo. Così non è stato per lo scarso rendimento del capitale investito, con conseguente richiesta al mutuatario di importi cospicui assolutamente inattesi; in tali mutui è previsto che la quota di interessi venga pagata alla banca, mentre la quota di capitale viene riscossa mediante una o più polizze assicurative dalla Aviva Life spa, già Commercial Union, con il mutuatario che stipula la polizza aderendo però alla convenzione stipulata tra la banca e l'assicurazione, mediante un collegamento negoziale tra mutuo e convenzione assicurativa; nella convenzione assicurativa è scritto chiaramente che la polizza coprirà quantomeno la quota capitale che al termine del mutuo verrà liquidata alla banca che ne è beneficiaria, e poiché le quote confluiscono nel fondo "Lifin" se le somme saranno superiori al capitale da erogare alla banca la differenza verrà liquidata ai mutuatari: ad avviso degli interpellanti niente di più falso, perché il fondo non riesce a coprire neanche il capitale, pertanto al termine del contratto il mutuatario, che ritiene di avere pagato tutto, si vede recapitare due lettere dalla banca, dove nella prima si richiede documentazione per riscuotere la polizza, ma già si scrive che qualora i conferimenti non siano sufficienti dovrà essere il mutuatario a coprire la differenza (quindi il mutuatario lo viene a sapere per la prima volta con questa lettera). Nella seconda si dice che i conferimenti non sono stati sufficienti, l'assicurazione ha liquidato una parte e pertanto la differenza dovrà pagarla il mutuatario; i consulenti dell'associazione di difesa degli utenti bancari Adusbef hanno già esaminato una serie di questi contratti e hanno evidenziato delle criticità anche dal punto di vista della determinazione ed applicazione del tasso di interesse al rapporto, individuando una serie di possibili azioni ai danni della Unicredit, che sono già al vaglio della magistratura; considerato che: le associazioni dei consumatori hanno ricevuto centinaia di reclami, con richieste alla scadenza dei mutui di somme considerevoli fino ed oltre 30.000 euro ai mutuatari che avevano sottoscritto mutui ventennali di 100.000 euro; di fronte alle resistenze dei clienti che non hanno voluto pagare, la banca avendo l'ipoteca sull'immobile presenta atti di pignoramento con conseguenti esecuzioni sugli immobili, anche per somme non elevate; per quanto risulta agli interpellanti vi è stato un caso impugnato in tribunale di 14.000 euro che con gli interessi usurari di mora arrivano a 18.000 euro: all'udienza di discussione dell'opposizione all'esecuzione, nonostante il legale del frodato avesse chiaramente spiegato la situazione ed il contratto capestro, con la raccomandazione di analizzare bene la questione perché tante famiglie sono nella stessa situazione, il giudice ha ritenuto di non approfondire motivando che il tasso di mora in usura viene calcolato in virtù di sommatoria tra tasso convenzionale e moratorio, per l'indeterminatezza degli interessi priva di pregio, condannando il ricorrente alle spese con la fissazione dell'udienza non ad un giudice terzo, ma davanti allo stesso per la vendita della casa, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia al corrente del dramma di migliaia di famiglie, titolari di un contratto "Assimutuo"; se non ritenga di intervenire con urgenza per richiamare Unicredit alle sue evidenti responsabilità in merito, per aver incamerato con l'acquisizione dei mutui contratti fraudolenti a danno di migliaia di famiglie; se non ritenga, come agli interpellanti, platealmente viziati tali contratti capestro a danno delle famiglie, con i sottoscrittori non compiutamente informati del rischio di perdite, i cui contratti non sarebbero stati sottoscritti nel caso di informazioni chiare e trasparenti sull'alea di rischi addossati esclusivamente ai cittadini contraenti; se non ritenga opportuno attivare al riguardo le procedure ispettive e conoscitive previste dall'ordinamento. Interrogazioni Atto n. 3-00738 CANGINI Al Ministro della difesa Premesso che: il maggiore Sandro Sborgia, comandante del reparto Nucleo antisofisticazioni e sanità dell'Arma dei Carabinieri delle Marche, con sede ad Ancona, si è distinto per innumerevoli inchieste e operazioni nel campo delle frodi alimentari, sofisticazioni farmacologiche e irregolarità amministrative; notizie di stampa pubblicate all'inizio di marzo 2019 da quotidiani locali nelle Marche suggerivano al lettore l'intenzione del maggiore Sandro Sborgia di candidarsi alla carica di sindaco di Camerino (Macerata) nelle prossime elezioni amministrative del 26 maggio (in concomitanza con le votazioni per il rinnovo del Parlamento europeo), città che ricade nella competenza territoriale del reparto di Ancona; in data 23 marzo, il maggiore Sborgia ha annunciato e ufficializzato tale volontà con un comunicato: "Ho deciso di avanzare la mia candidatura a sindaco della città dopo aver ricevuto molte richieste da parte di tanti cittadini di Camerino, di ogni estrazione sociale e dalle diverse sensibilità politiche, tutti accomunati dal senso di insoddisfazione rispetto all'attuale situazione, ma tutt'altro che rassegnati alla speranza che un ritorno alla normalità, in tempi ragionevoli, sia ancora possibile"; evidenziato che nelle ultime settimane articoli di giornale hanno ritratto il maggiore Sborgia con la divisa dell'Arma ad una serie di incontri e iniziative politiche: naturalmente, la presenza del maggiore Sborgia in divisa è pienamente giustificata se nell'esercizio delle sue funzioni, anche di rappresentanza, o su invito, si chiede di sapere: se al Ministro in indirizzo risulti che il comandante Sborgia abbia comunicato all'Arma, nelle modalità e nei tempi previsti, la sua intenzione di candidarsi alla carica di sindaco di Camerino; in considerazione delle iniziative politiche alle quali il comandante ha presenziato in questo periodo, e presumibilmente parteciperà nel futuro prossimo, a far data da quale giorno avrà inizio il suo periodo di aspettativa o congedo dal servizio, al di là di quello obbligatorio previsto per partecipare alla campagna elettorale. Atto n. 3-00739 PARRINI BINI MARCUCCI VERDUCCI ALFIERI NANNICINI COMINCINI BOLDRINI SBROLLINI SUDANO ROJC MAGORNO CIRINNA' MARINO MESSINA Assuntela D'ARIENZO ROSSOMANDO MALPEZZI MARGIOTTA VATTUONE GINETTI BELLANOVA CUCCA FEDELI MANCA BITI STEFANO FERRAZZI PINOTTI Al Ministro dell'interno Premesso che, a quanto risulta agli interroganti: nella giornata di sabato 23 marzo 2019, l'organizzazione di estrema destra "Forza nuova" ha manifestato a Prato nella ricorrenza dei cento anni dalla nascita dei Fasci di combattimento; l'organizzazione ha celebrato l'anniversario con la scritta "100", ben visibile sui manifesti preparati per il corteo, ufficialmente organizzato per protestare contro le attuali politiche sull'immigrazione; il dirigente di Forza nuova, Roberto Fiore, già condannato in passato per banda armata e associazione sovversiva come capo di "Terza posizione", l'organizzazione che alla fine degli anni '70 ha riunito alcuni dei criminali più violenti della destra neofascista, ha dichiarato a margine della manifestazione: "Come cento anni fa, quando pochi ma decisi italiani iniziarono a risollevare il destino della patria, oggi Forza nuova è pronta a salvare l'Italia per portarla laddove il suo destino la chiama"; considerato che: la XII disposizione transitoria e finale della Costituzione vieta la ricostituzione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista; la legge n. 645 del 1952 sanziona chiunque promuova od organizzi sotto qualsiasi forma la costituzione di un'associazione, di un movimento o di un gruppo avente le caratteristiche e perseguente le finalità di riorganizzazione del disciolto partito fascista, oppure chiunque pubblicamente esalti esponenti, principi, fatti o metodi del fascismo, oppure le sue finalità antidemocratiche; rilevato che, secondo quanto risulta agli interroganti: il segretario nazionale di Forza nuova, Roberto Fiore, ha scritto una lettera dal contenuto apertamente intimidatorio al questore per avvertire che, se fosse stata revocata l'autorizzazione a manifestare il 23 marzo a Prato, la città sarebbe stata trasformata in un " test case ", dove la sua organizzazione avrebbe imposto in modo permanente la sua presenza; nella stessa missiva, Fiore ha dichiarato che Forza nuova non avrebbe accettato nessuna compressione del diritto alla parola, né qualsivoglia tentativo di discriminazione, ricordando al questore l'orientamento politico del nuovo Governo e il fatto che la carica di Ministro dell'interno è ricoperta dal segretario federale della Lega, Matteo Salvini; tenuto conto che il prefetto e il questore hanno deciso di non vietare la manifestazione di Forza nuova, nonostante la richiesta ufficiale del sindaco, di partiti e associazioni democratiche e la natura apertamente celebrativa della nascita dei Fasci di combattimento assunta dalla manifestazione, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo non ritenga che le autorità di pubblica sicurezza avessero il dovere di non autorizzare lo svolgimento di un'iniziativa di palese apologia del fascismo e in aperto contrasto con norme imperative di legge e con i principi fondanti della Costituzione repubblicana; come intenda porre riparo al grave discredito di cui è oggetto il Ministero di cui è titolare, in conseguenza delle dichiarazioni intimidatorie di un ex terrorista neofascista e del suo sparuto gruppo di nostalgici del ventennio, che non solo hanno indebitamente condizionato le decisioni di ordine pubblico di un rappresentante delle istituzioni democratiche, ma che lo hanno fatto alludendo ad una supposta protezione politica che organizzazioni neofasciste come Forza nuova godrebbero da parte del Governo e, in particolare, da parte del Ministro dell'interno. Atto n. 3-00741 FERRAZZI ALFIERI ASTORRE BELLANOVA BITI BOLDRINI CUCCA FEDELI FERRARI GINETTI LAUS MAGORNO MALPEZZI MESSINA Assuntela MISIANI PARRINI PATRIARCA PINOTTI PITTELLA ROJC ROSSOMANDO STEFANO TARICCO VALENTE VATTUONE VERDUCCI Al Ministro dell'interno Premesso che, a quanto risulta agli interroganti: nella giornata di domenica 24 marzo 2019, nel pieno svolgimento delle votazioni per le elezioni regionali in Basilicata, il Ministro in indirizzo ha rotto il silenzio elettorale con un tweet indirizzato agli elettori lucani per invitarli ad andare a votare per il suo partito, la Lega, di cui è segretario federale; il 10 febbraio 2019, durante lo svolgimento delle elezioni regionali in Abruzzo il Ministro in indirizzo ha invitato su "Twitter", per ben tre volte, i cittadini abruzzesi a sostenere la Lega; la stessa gravissima violazione del silenzio elettorale è stata commessa dal Ministro nel corso delle votazioni per le elezioni regionali in Sardegna del 24 febbraio; considerato che: l'articolo 9 della legge n. 212 del 1956, come modificato dalla legge n. 130 del 1975, dispone che nel giorno precedente ed in quelli stabiliti per le elezioni sono vietati i comizi, le riunioni di propaganda elettorale diretta o indiretta, in luoghi pubblici o aperti al pubblico, la nuova affissione di stampati, giornali murali o altri e manifesti di propaganda. Chiunque contravviene a tali norme è punito con la reclusione fino ad un anno e con la multa; l'articolo 9- bis del decreto-legge n. 807 del 1984, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 10 del 1985, estende il divieto stabilendo che nel giorno precedente ed in quelli stabiliti per le elezioni è fatto divieto anche alle emittenti radiotelevisive private di diffondere propaganda elettorale; sebbene non sia stata ancora introdotta una norma volta ad estendere in modo esplicito tale divieto ai moderni social network , l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, nelle sue linee guida per la parità di accesso alle piattaforme on line durante la campagna elettorale per le elezioni politiche 2018, del febbraio 2018, ha affermato la necessità, per assicurare effettività al divieto di ogni forma di propaganda elettorale nel giorno del voto e in quello precedente, che i soggetti politici si astengano in quei giorni da ogni forma di propaganda anche sulle piattaforme digitali, per evitare di influenzare con pressioni indebite l'elettorato ancora indeciso; tenuto conto che: è compito del Ministero dell'interno, ed in particolare della Direzione centrale dei servizi elettorali, incardinata nel Dipartimento per gli affari interni e territoriali, curare gli adempimenti preparatori ed organizzativi per lo svolgimento di tutte le consultazioni elettorali e referendarie. In particolare, la struttura svolge la funzione di supporto giuridico e tecnico-organizzativo agli uffici elettorali delle Prefetture e dei Comuni sui procedimenti elettorali, sulla tenuta e revisione delle liste elettorali ed in materia di vigilanza sulla propaganda elettorale; il Ministro dell'interno, a parere degli interroganti, ha già violato apertamente la legge dello Stato, per soddisfare un interesse elettorale personale e del partito politico di cui è segretario federale, gettando nel discredito l'istituzione che rappresenta e che dovrebbe, al contrario, operare per garantire la sicurezza, la regolarità e l'effettiva democraticità delle consultazioni elettorali; la reiterazione di tali comportamenti rischia di mettere in dubbio di fronte alle forze di opposizione e a tutti i cittadini italiani l'indispensabile imparzialità del Ministero nell'organizzazione, nella gestione e nella comunicazione dei risultati delle consultazioni elettorali, gettando un'ombra intollerabile sull'effettiva democraticità delle elezioni per rinnovo delle cariche nelle istituzioni rappresentative della Repubblica a livello nazionale, regionale e locale, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo, tuttora titolare della carica di segretario federale della Lega, non ritenga indispensabile, per salvaguardare la credibilità del Ministero di cui è titolare, astenersi dal reiterare tali gravi comportamenti in violazione del silenzio elettorale, in modo da permettere il corretto svolgimento delle prossime consultazioni europee al riparo da ogni influenza illecita, soprattutto da parte di quei soggetti che ne dovrebbero al contrario garantirne la regolarità; se non ritenga necessario, al fine di mettere riparo al grave discredito che le ripetute violazioni del silenzio elettorale hanno gettato sul Ministero di cui è titolare, farsi promotore di un'iniziativa volta ad inserire nel prossimo provvedimento utile una specifica disciplina che estenda il divieto di propaganda elettorale, di cui all'articolo 9 della legge n. 212 del 1956, anche alle piattaforme digitali oggi più diffuse. Atto n. 3-00742 CIRINNA' PARRINI Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell'interno Premesso che: in data 23 marzo 2019 si è svolta, nella città di Prato, una manifestazione statica di aderenti a Forza nuova, volta a commemorare la fondazione dei Fasci di combattimento, avvenuta a Milano il 23 marzo 1919; risulta dagli organi di stampa, da una nota dell'Associazione stampa toscana e dalle testimonianze dei diretti interessati che, a margine di tale manifestazione, è stato richiesto ai giornalisti ivi presenti nell'esercizio del diritto-dovere di cronaca, dalle forze dell'ordine, di identificarsi mediante esibizione del tesserino; tuttavia, della documentazione di identità esibita è stata acquisita e trattenuta traccia fotografica e, a precisa richiesta degli interessati, nessuna informazione è stata fornita in merito alla destinazione di tale documentazione, né alle motivazioni in fatto e in diritto che ne avrebbero giustificato l'acquisizione, limitandosi gli agenti a richiamare "ordini superiori"; considerato che: ai sensi dell'art. 4 del regio decreto n. 773 del 1931 (testo unico delle leggi di pubblica sicurezza), fermo restando che l'autorità di pubblica sicurezza ha facoltà di richiedere a chiunque di identificarsi, ulteriori rilevazioni segnaletiche sono consentite unicamente nel caso di impossibilità o rifiuto di fornire le proprie generalità; l'articolo 21 della Costituzione e le leggi che a esso hanno dato attuazione tutelano la libertà di manifestazione del pensiero, che comprende il diritto-dovere di cronaca e si traduce nella più ampia garanzia per la libertà di svolgimento di funzioni, compiti e ogni altra attività inerente all'esercizio della professione di giornalista, si chiede di sapere: se il Governo sia a conoscenza dell'accaduto; su quale base normativa o provvedimentale sia stato ordinato agli agenti di pubblica sicurezza di acquisire e trattenere copia dei tesserini identificativi dei giornalisti presenti alla manifestazione di Forza nuova, svoltasi a Prato il 23 marzo 2019; quali iniziative si intenda intraprendere per assicurare la piena libertà di svolgimento di funzioni, compiti e ogni altra attività inerente all'esercizio della professione di giornalista. Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento Atto n. 3-00740 FEDELI VALENTE SBROLLINI MALPEZZI BELLANOVA BOLDRINI CUCCA FERRAZZI IORI MANCA MARGIOTTA MESSINA Assuntela PITTELLA ROJC STEFANO PINOTTI Al Presidente del Consiglio dei ministri Premesso che, secondo quanto risulta agli interroganti: in data 23 marzo 2019 si è svolta la partita di calcio Agropoli-Sant'Agnello, rientrante nel campionato di Eccellenza campano; nel corso della telecronaca, poco prima dell'inizio della gara, il cronista dell'emittente locale "CanaleCinqueTv", Sergio Vessicchio, ha utilizzato nei confronti dell'assistente di linea, Annalisa Moccia della sezione di Nola, frasi gravemente sessiste, discriminatorie e basate su evidenti pregiudizi e stereotipi; in diretta televisiva il cronista ha definito l'assistente di linea "una cosa inguardabile, una cosa impresentabile per un campo di calcio (...) uno schifo vedere le donne che vengono a fare gli arbitri in un campionato dove una società spende centinaia di migliaia di euro. (...) È una barzelletta della Federazione"; a seguito di quanto successo Vessicchio pubblicando un post nella propria pagina "Facebook" non si è scusato per le parole offensive e, ribadendo quanto detto, ha definito quanti avevano espresso pubblico disaccordo "squallidi moralisti"; considerato che: come annunciato dal presidente Ottavio Lucarelli, il telecronista iscritto all'albo dei pubblicisti è stato sospeso dal consiglio di disciplina dell'ordine dei giornalisti della Campania; la commissione per le pari opportunità dell'ordine stesso da tempo lavora per costruire una cultura del rispetto e della dignità, partendo dal buon uso della parola; nonostante le decisioni assunte dal presidente dell'ordine giornalisti Campania, sulla home page del sito internet dell'emittente televisiva è tuttora presente il video della diretta, né ad oggi è stata comunicata l'adozione di alcun provvedimento nei confronti del telecronista; considerato, inoltre, che: l'articolo 17 della Convenzione del Consiglio d'Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica, fatta a Istanbul l'11 maggio 2011 e ratificata dall'Italia con legge 27 giugno 2013, n. 77, dispone che: "Le Parti incoraggiano il settore privato, il settore delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione e i mass media, nel rispetto della loro indipendenza e libertà di espressione, a partecipare all'elaborazione e all'attuazione di politiche e alla definizione di linee guida e di norme di autoregolazione per prevenire la violenza contro le donne e rafforzare il rispetto della loro dignità", menzionando, dunque, esplicitamente il ruolo dei media nel contrasto e nella prevenzione della violenza; il decreto-legge 14 agosto 2013, n. 93, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 ottobre 2013, n. 119, recante disposizioni in materia di contrasto alla violenza di genere, all'articolo 5 prevede l'adozione di un piano d'azione straordinario contro la violenza sessuale e di genere: in particolare, l'articolo al comma 2, lettera b) , indica tra i suoi obiettivi "sensibilizzare gli operatori dei settori dei media per la realizzazione di una comunicazione e informazione, anche commerciale, rispettosa della rappresentazione di genere e, in particolare, della figura femminile anche attraverso l'adozione di codici di autoregolamentazione da parte degli operatori medesimi"; l'articolo 5, comma 2, lettera g) , del decreto legislativo 15 aprile 2017, n. 70, recante "Ridefinizione della disciplina dei contributi diretti alle imprese editrici di quotidiani e periodici, in attuazione dell'articolo 2, commi 1 e 2, della legge 26 ottobre 2016, n. 198", tra i requisiti di accesso per i contributi diretti concessi alle imprese editrici, prevede espressamente: "impegno ad adottare misure idonee a contrastare qualsiasi forma di pubblicità lesiva dell'immagine e del corpo della donna, assunto anche mediante l'adesione al Codice di autodisciplina della comunicazione commerciale"; a tal riguardo, si evidenzia come nell'ambito del servizio pubblico radiofonico, televisivo e multimediale, l'articolo 3, comma 1, lettera v) , del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 28 aprile 2017 (con il quale è stata affidata alla RAI la concessione, per 10 anni a decorrere dal 30 aprile 2017) preveda espressamente che la concessionaria si impegni a garantire la promozione e la valorizzazione di una rappresentazione non stereotipata della figura femminile, nel rispetto della dignità culturale e professionale delle donne, si chiede di sapere: se il Governo sia a conoscenza dei fatti esposti e quali siano le sue valutazioni in merito; se non ritenga, altresì, di intraprendere le opportune iniziative, al fine di garantire l'utilizzo da parte delle emittenti televisiva "CanaleCinqueTv", nonché in generale da parte delle imprese televisive tutte, sia private che pubbliche, di un linguaggio pienamente rispettoso dell'immagine e del ruolo della donna all'interno del nostro Paese. Interrogazioni con richiesta di risposta scritta Atto n. 4-01485 TOSATO Al Ministro delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo Premesso che: nella legge di bilancio per il 2019 (legge n. 145 del 2018) si è provveduto a disporre l'emanazione di un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, al fine di stabilire una generale revisione del sistema delle concessioni demaniali marittime; è stata prevista, inoltre, nelle medesima legge, un'estensione di 15 anni per le concessioni demaniali marittime a carattere turistico-ricreativo e ad uso residenziale e abitativo; il demanio marittimo rappresenta uno dei principali asset dell'intero comparto turistico italiano; le modifiche inserite nell'ultima legge di bilancio escludono dall'estensione e dal riordino del sistema delle concessioni le "acque interne", cioè le concessioni fluviali e lacuali; questo provoca una discriminazione rispetto alle concessioni insistenti sul demanio marittimo; le concessioni relative alle acque interne, allo stesso modo di quelle insistenti sul demanio marittimo, sono fondamentali per lo sviluppo di attività commerciali e turistiche legate al territorio; in data 22 gennaio 2019 le commissioni 1ª e 8ª riunite del Senato, in merito alla discussione del provvedimento AS 989, recante "Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 14 dicembre 2018, n. 135, recante disposizioni urgenti in materia di sostegno e semplificazione per le imprese e per la pubblica amministrazione", hanno approvato un emendamento, 3.0.57 (testo 2), che prevedeva l'estensione di 15 anni per le concessioni insistenti sulle acque interne, in coerenza con le disposizioni previste dalla legge di bilancio per il 2018 sulle concessioni demaniali marittime; in occasione dell'esame del provvedimento in Aula, l'emendamento è stato dichiarato inammissibile per estraneità della materia; l'equiparazione tra la situazione delle concessioni marittime e quella delle acque interne rappresenta una necessità al fine di tutelare, con le stesse modalità, il futuro delle diverse realtà produttive che sono coinvolte nelle dinamiche descritte, si chiede di sapere quali azioni il Ministro in indirizzo intenda valutare per rispondere a tali esigenze. Atto n. 4-01486 D'ARIENZO Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: la circolare dell'Agenzia delle entrate n. 11 del 21 maggio 2014, con riferimento all'articolo 26 del testo unico delle imposte sui redditi (di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 917 del 1986), ha ribadito che i redditi fondiari sono imputati al possessore indipendentemente dalla loro effettiva percezione; in base a tale principio anche per il reddito da locazione non è richiesta, ai fini dell'imponibilità del canone, la materiale percezione del provento; di conseguenza, ove il reddito fondiario sia costituito da canoni di locazione, non rileva il canone effettivamente percepito dal locatore, bensì l'ammontare di esso contrattualmente previsto per il periodo di imposta di riferimento; tuttavia per le sole locazioni di immobili ad uso abitativo, l'articolo 8, comma 5, della legge n. 431 del 1998, introducendo due periodi al citato articolo 26 del testo unico, ha stabilito che i relativi canoni, se non percepiti, non concorrono alla formazione del reddito complessivo del locatore dal momento della conclusione del procedimento giurisdizionale di convalida dello sfratto per morosità del conduttore; conseguentemente, detti canoni non devono essere riportati nella relativa dichiarazione dei redditi se, entro il termine di presentazione della stessa, si è concluso il procedimento di convalida di sfratto per morosità e, nel caso in cui il giudice confermi la morosità del locatario, viene riconosciuto un credito di imposta di ammontare pari alle imposte versate sui canoni venuti a scadenza e non percepiti; tuttavia non è prevista una disposizione analoga per le locazioni di immobili diversi da quello abitativo; per detti immobili il relativo canone, ancorché non percepito, va comunque dichiarato nella misura in cui risulta dal contratto di locazione e fino a quando non intervenga una causa di risoluzione del contratto medesimo; le relative imposte assolte sui canoni dichiarati, ma non percepiti, non potranno essere recuperate; la sentenza n. 362 del 2000 della suprema Corte di cassazione, esaminando le modifiche apportate dall'articolo 8 della legge n. 431 all'articolo 26 del decreto del Presidente della Repubblica n. 917 del 1986 (in base al quale il canone se non percepito è escluso dalla formazione del reddito, dal momento della conclusione della formazione del procedimento giurisdizionale di convalida di sfratto per morosità del conduttore e le imposte assolte sui canoni possono essere recuperate) ha concluso che non possono trovare applicazione ai contratti di locazione ad uso non abitativo; appare evidente che ci si trova di fronte ad una palese disparità di trattamento fiscale, si chiede di sapere quali azioni il Ministro in indirizzo intenda porre in essere per armonizzare la normativa, estendendo il contenuto dell'art. 26 del testo unico delle imposte sui redditi anche alle locazioni di natura diversa da quella abitativa. Atto n. 4-01487 MALLEGNI Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: la navigazione da diporto italiana è stata regolamentata per la prima volta con il decreto legislativo n. 171 del 2005, recante "Codice della nautica da diporto ed attuazione della direttiva 2003/44/CE, a norma dell'articolo 6 della legge 8 luglio 2003, n. 172"; il codice è stato oggetto di una profonda revisione e integrazione con il decreto legislativo n. 229 del 2017, che è stato emanato sulla base della legge delega n. 167 del 2015, ed è entrato in vigore il 13 febbraio 2018; con decreto del Presidente della Repubblica n. 152 del 2018, è stato introdotto il sistema telematico centrale della nautica da diporto, tassello principale della riforma sulla nautica; il sistema telematico centrale della nautica da diporto (SISTE) introduce una radicale semplificazione e razionalizzazione nel settore della nautica, prevedendo l'informatizzazione della tenuta dei registri di iscrizione delle unità da diporto, precedentemente gestiti in formato cartaceo in ciascun circondario marittimo, e la cessione delle relative competenze ad un'unica autorità centrale competente su tutto il territorio nazionale; tale sistema telematico costituisce un risultato importante, ma non esaustivo delle norme contenute nel nuovo codice della nautica; non sono stati ancora emanati i decreti attuativi in materia di: requisiti psicofisici per il conseguimento e il rinnovo delle patenti nautiche; portualità legata alla piccola nautica; "punti d'ormeggio" e adozione della bandiera italiana per le unità da diporto, che risultano altrettanto importanti per gli operatori della nautica; a causa di questo ritardo, gli operatori della filiera della nautica non hanno ancora a disposizione regole e istruzioni chiare per operare correttamente sul mercato, si chiede di sapere quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda intraprendere al fine di velocizzare il meccanismo di emanazione dei decreti attuativi, i cui ritardi si ripercuotono sulla complessa filiera della nautica, sulle imprese che la compongono, sui lavoratori e, non ultimo, sui benefici ambientali e di sicurezza per l'intera collettività. Atto n. 4-01488 DE VECCHIS Al Ministro dell'interno Premesso che, a quanto risulta dall'interrogante: il 21 marzo 2019 si è registrato l'ennesimo caso di violenza sul territorio nazionale; i fatti si sono verificati nei pressi dell'istituto "De Felice", storico palazzo nel centro di Catania, sede dell'istituto tecnico-commerciale fondato nel 1919; nei pressi del palazzo, in particolare, circa 30 estremisti della sinistra extraparlamentare etnea, vicina ai centri sociali del posto, hanno aggredito un giovane militante di "Assalto studentesco", procurandogli una frattura allo zigomo e una prognosi di 30 giorni; episodi simili riportano, amaramente, a tempi ed epoche che dovrebbero essere ormai definitivamente superate; il mondo delle istituzioni non può assistere all'ennesimo caso di violenza ai danni di un giovane cittadino, si chiede di sapere: se i fatti richiamati corrispondano al vero e quali siano, più in dettaglio, i contorni della vicenda; se le forze dell'ordine abbiano già individuato i responsabili dell'accaduto e stiano adottando i provvedimenti più idonei per reprimere la vergognosa condotta e garantire la sicurezza dei cittadini che vivono nelle zone interessate. Atto n. 4-01489 BERGESIO Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: Giordano Vini è una storica azienda italiana, fondata nel 1900, specializzata nella produzione e nella distribuzione di vini e di specialità alimentari; l'azienda ha sede a Valle Talloria, una frazione di Diano d'Alba, in provincia di Cuneo; circa due anni fa, in un processo di esternalizzazione di alcuni rami d'azienda, Giordano Vini ha ceduto il proprio servizio clienti alla Koinè Srl, una società terza specializzata nel telemarketing ; in tal modo, 41 ex dipendenti Giordano Vini sono stati assorbiti dalla Koinè, e hanno continuato a lavorare in questi due anni negli uffici a Valle Talloria; considerato che: Giordano Vini ha comunicato, a inizio marzo 2019, che l'azienda Comdata group ha acquisito la commessa della gestione "servizio clienti" a partire dal 1° aprile; Comdata group è un'azienda fondata a Torino, operante nel settore dei servizi alle imprese, e controllata dal gruppo statunitense Carlyle group; l'azienda ha comunicato di essere intenzionata ad assorbire i 41 lavoratori Koinè, ex dipendenti Giordano Vini, operanti a Valle Talloria, e 46 dipendenti Koinè operanti a Torino; Comdata group ha specificato la propria disponibilità ad assorbire il personale in capo a Koinè, a condizione che l'attività venga svolta nel centro operativo della società, sito a Ivrea; la nuova sede si trova a oltre 150 chilometri dalle precedenti, comportando un notevole disagio, fisico ed economico, per i dipendenti, che si troverebbero ad affrontare quotidianamente 300 chilometri per raggiungere il nuovo posto di lavoro e rientrare a casa a fine turno; le trattative tra diverse sigle sindacali e istituzioni comunali e regionali per provare a risolvere la situazione dei futuri dipendenti di Comdata group, secondo quanto risulta all'interrogante, sono in fase di stallo, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti, e quali iniziative di sua competenza intenda intraprendere per tutelare i lavoratori coinvolti nella vicenda Atto n. 4-01490 PUGLIA DONNO VACCARO LANNUTTI LEONE ANGRISANI LANZI TRENTACOSTE BOTTO CASTELLONE PELLEGRINI Marco GIANNUZZI Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali Premesso che, a quanto risulta agli interroganti: la Cimes srl si contraddistingue per la sua professionalità, offrendo una gamma di multiservizi che trovano le loro radici nelle pulizie industriali delle piccole e medie imprese passando attraverso la cura del verde, concludendosi con l'edilizia. La società, inoltre, propone anche servizi di traslochi; si tratta di una società ad ampio raggio, che si contraddistingue per la presenza di personale specializzato e competente che risulta esserne il cuore pulsante, facendo di essa una grande impresa in grado di ben competere nel settore; la società ha fornito alla Unilever, multinazionale olandese britannica, presente in oltre 190 Paesi e titolare di 400 marchi tra i più diffusi (nel campo dell'alimentazione, bevande, prodotti per l'igiene e per la casa), servizi di pulizie, mediante un contratto di appalto della durata di circa 20 anni; considerato che: da varie testate giornalistiche si apprende che la Cimes intende procedere al licenziamento di circa 13 lavoratori, che prestano il servizio di pulizie presso lo stabilimento dell'Unilever di Caivano (Napoli) . Le motivazioni sottese a tale decisione risiedono nell'asserita mancanza di commesse ; sembrerebbe, inoltre, che la Cimes abbia preso tale decisione senza informare preventivamente i 13 dipendenti interessati i quali, pertanto, si sono mobilitati, unitamente alle parti sindacali (ULSSA e FLAICA), dal 6 marzo 2019, mediante un presidio senza soluzione di continuità presso lo stabilimento; considerato inoltre che a quanto risulta agli interroganti alla Cimes srl subentrerà la San Vincenzo srl, che sembrerebbe non avere alcuna intenzione di assorbire i lavoratori interessati dal licenziamento e, quindi, di dar luogo alla successione nell'appalto. Nello specifico, nonostante l'intervento dei sindacati, la società subentrante parrebbe non voler osservare il dovere di assunzione dei lavoratori interessati dal licenziamento. A detta della parte sindacale sarebbe stata proprio la Unilever (stabilimento Caivano) a dare un tale input alla San Vincenzo srl; considerato infine che si apprende da notizie di stampa che in data 27 marzo 2019 è convocato presso la Prefettura di Napoli un tavolo di confronto in merito ai licenziamenti e alla mancata assunzione tramite il cambio di appalto con la direzione dello stabilimento, la società uscente Cimes, la subentrante San Vincenzo e le organizzazioni sindacali (notizia sul sito "ilgazzettinovesuviano" del 17 marzo 2019), si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto esposto; quali iniziative di competenza intenda assumere al fine di tutelate le prospettive occupazionali dei lavoratori interessati dalla vicenda. Atto n. 4-01491 DE BONIS Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Premesso che, secondo quanto risulta all'interrogante: a Deliceto, in provincia di Foggia, è attivo un impianto complesso di trattamento meccanico biologico (Tmb) e discarica di servizio soccorso, ex Agecos SpA; i servizi televisivi di "Striscia La Notizia" andati in onda il 18, 20 e 25 marzo 2019 hanno trasmesso dei video dai quali, insieme ad alcune testimonianze anonime raccolte, emergerebbe che dall'impianto, mediante l'utilizzo di appositi macchinari, verrebbe aspirato del percolato per poi essere sversato in un canale a pochi metri dal sito, precisamente in un adiacente canale che sfocia nel torrente Carapelle, fino al golfo di Manfredonia. L'acqua di tale canale viene utilizzata dagli agricoltori, ignari, per irrigare i loro campi, coltivati principalmente a cereali e ortaggi, che poi vengono acquistati e consumati dai cittadini; la trasmissione televisiva ha evidenziato anche la continua assenza di controlli nei pozzetti ricavati vicino alla discarica in cui confluisce il percolato, perché dichiarati senza liquidi, nonostante le piogge cadute in diversi periodi dell'anno; il "percolato", nelle scienze ambientali, è un liquido che trae origine dall'infiltrazione d'acqua nella massa dei rifiuti o dalla loro decomposizione. Il percolato che viene prodotto dalle discariche controllate di rifiuti solidi urbani è un refluo con un tenore elevato di inquinamento organico ed inorganico, derivante dai processi fisico-chimici all'interno delle discariche. La normativa nazionale vigente ha stabilito che il percolato deve essere opportunamente trattato nel sito stesso della discarica oppure trasportato in impianti specializzati nello smaltimento di rifiuti liquidi. Essendo una sostanza potenzialmente pericolosa per l'ambiente, è necessario trattarla e smaltirla con determinati procedimenti chimico-fisici, in modo che diventi innocua per l'ecosistema e le persone; pertanto, la situazione denunciata, se corrispondesse al vero, sarebbe gravissima; la concessione della Biwind per la gestione dell'impianto scade il 31 marzo 2021, dunque fra due anni, mentre nel frattempo, nonostante la gravità della denuncia, sarebbe in corso una procedura di rilascio di nuova AIA per l'ampliamento dell'impianto; l'aggiornamento dell'autorizzazione, in base a quanto riporterebbe la Regione, consisterebbe in un aumento della volumetria, pari a 483.000 metri cubi; sulla vicenda sarebbe intervenuto anche il Comune di Deliceto presentando un esposto alla Procura e ai Carabinieri del Noe (Nucleo operativo ecologico); alcuni consiglieri comunali hanno inoltrato al sindaco di Deliceto una richiesta di convocazione di un Consiglio comunale straordinario monotematico, appunto riguardante la discarica. In particolare, si chiede quali siano le azioni, anche pregresse, messe in campo dall'amministrazione comunale in considerazione delle allarmanti notizie di stampa circa lo sversamento illegale di percolato nei luoghi adiacenti alla discarica; l'approvazione di un atto di indirizzo che vincoli il Comune a costituirsi parte civile in un eventuale procedimento penale e la revoca del parere favorevole all'ampliamento della discarica. Oggi, analoga missiva al sindaco è stata inviata dal capogruppo del gruppo consiliare "Deliceto nel Cuore"; del caso pare che si sia interessata l'Arpa, che dovrà svolgere gli opportuni accertamenti con particolare riferimento a indagini analitiche su suolo, sottosuolo e acque nel canale limitrofo, mentre l'Ager, l'agenzia che ha il compito di gestire i contratti di tutti gli impianti della Regione, in una nota si dice pronta a formulare contestazioni per le violazioni al contratto che prescrive il rispetto di determinate procedure al soggetto gestore; considerato che, a quanto risulta all'interrogante: in un'interrogazione depositata alla Regione Puglia si evince che la discarica attualmente risulta non in esercizio, in quanto le volumetrie sono esaurite. Con delibera di Giunta del 17 novembre 2017 è stato stabilito di considerare gli interventi in ampliamento e risagomatura della discarica per circa 500.000 metri cubi ed è stato disposto di dare mandato alla sezione autorizzazioni ambientali della Regione al fine di verificare la sussistenza di tutti i requisiti tecnici ed ambientali per il rilascio dei titoli autorizzativi per questi interventi. Risulta, quindi, attualmente in corso il procedimento di modifica sostanziale dell'AIA per la realizzazione nuovo lotto di discarica da 492.000 metri cubi. Da quanto si evince dall'aggiornamento del nuovo piano di gestione dei rifiuti urbani, i tempi di realizzazione del nuovo bacino sono stimati in 6 mesi dal rilascio del provvedimento di modifica sostanziale di AIA. Dai verbali dei controlli svolti nel 2017 nei pozzetti ispettivi della discarica, come riporta l'interrogazione, si evince come la società non abbia potuto eseguire i prelievi e quindi campionare le acque superficiali di drenaggio e le acque sotterranee dei pozzi come da programma, a causa di mancanza di acqua; un paradosso se si pensa che nella zona in quell'anno ci sono state abbondanti nevicate; si conferma, quindi, l' iter di una procedura di ampliamento dell'impianto piuttosto che l'esercizio di controlli stringenti su quanto si sta paventando; tenuto conto che: la riforma del Titolo V della Parte II, all'articolo 117, comma secondo, lett. s) , della Costituzione ha attribuito alla legislazione esclusiva dello Stato "la tutela dell'ambiente, dell'ecosistema e dei beni culturali"; il decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, all'articolo 3- quinquies , rubricato "Principi di sussidiarietà e di leale collaborazione" prevede, al comma 3, che "Lo Stato interviene in questioni involgenti interessi ambientali ove gli obiettivi dell'azione prevista, in considerazione delle dimensioni di essa e dell'entità' dei relativi effetti, non possano essere sufficientemente realizzati dai livelli territoriali inferiori di governo o non siano stati comunque effettivamente realizzati"; la Corte costituzionale ha chiarito, nella sentenza n. 378 del 2007, che "la disciplina ambientale, che scaturisce dall'esercizio di una competenza esclusiva dello Stato, investendo l'ambiente nel suo complesso, viene a funzionare come un limite alla disciplina che le Regioni e le Province autonome dettano in altre materie di loro competenza, per cui queste ultime non possono in alcun modo derogare o peggiorare il livello di tutela ambientale stabilito dallo Stato". Nella sentenza n. 58 del 2015, la Corte afferma che "la materia di competenza esclusiva interferisce con alti interessi e competenze, di modo che deve intendersi riservato allo Stato il potere di fissare livelli di tutela uniforme sull'intero territorio nazionale, ferma restando la competenza delle Regioni alla cura di interessi funzionalmente collegati con quelli propriamente ambientali", si chiede di sapere se e quali iniziative il Ministro in indirizzo voglia assumere perché vengano al più presto effettuati i dovuti controlli sulla discarica di Deliceto circa il presunto sversamento di percolato nel canale adiacente all'impianto, ai fini del supremo interesse della tutela della salute pubblica, del patrimonio culturale e storico, ambientale e paesaggistico, culturale e sociale, dell'immagine della comunità e delle attività economico-produttive locali. Interrogazioni, da svolgere in Commissione A norma dell'articolo 147 del Regolamento, la seguente interrogazione sarà svolta presso la Commissione permanente: 4ª Commissione permanente (Difesa): 3-00738 del senatore Cangini, sulla candidatura di un maggiore dei Carabinieri a sindaco di Camerino (Macerata).