Document Type: sommcomm
Token Count: $#tokens

SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Commissione POLITICHE DELL'UNIONE EUROPEA (14ª) 302 STEFANO La seduta inizia alle ore 16. IN SEDE CONSULTIVA AS 1571-B Disposizioni per il recupero dei rifiuti in mare e nelle acque interne e per la promozione dell'economia circolare ('legge SalvaMare') DDL 1571-B Disposizioni per il recupero dei rifiuti in mare e nelle acque interne e per la promozione dell'economia circolare ("legge SalvaMare") (Parere alla 13 a Commissione. Esame. Parere non ostativo) La senatrice GINETTI ( IV-PSI ), relatrice, introduce l'esame del disegno di legge in titolo, approvato dalla Camera dei deputati, modificato dal Senato e nuovamente modificato dalla Camera dei deputati. Nel soffermarsi sulle modificazioni introdotte dalla Camera dei deputati, evidenzia che con l'articolo 1, comma 2, e l'articolo 2, commi 3 e 5, sono stati aggiornati i richiami normativi al decreto legislativo n. 182 del 2003, di recepimento della direttiva 2000/59/CE, relativa agli impianti portuali di raccolta per i rifiuti prodotti dalle navi ed i residui del carico, facendo rinvio alle disposizioni nel frattempo introdotte dal decreto legislativo n. 197 del 2021, di recepimento della direttiva (UE) 2019/883, relativa agli impianti portuali di raccolta per il conferimento dei rifiuti delle navi, il quale ha abrogato il precedente complesso normativo. Viene anche soppresso l'articolo 12 del testo precedentemente approvato dal Senato, che recava disposizioni in materia di prodotti che rilasciano microfibre, volte in particolare a prescrivere obblighi di etichettatura per i prodotti tessili o di abbigliamento che rilasciano microfibre al lavaggio. La previsione di obblighi di etichettatura ulteriori rispetto a quelli previsti nella normativa europea non è stata ritenuta in linea con il corretto funzionamento del mercato interno e non conforme alla direttiva (UE) 2015/1535. Non risultando profili di contrarietà con l'ordinamento europeo, illustra quindi un conferente schema di parere non ostativo. Il PRESIDENTE , accertata la presenza del prescritto numero di senatori, pone in votazione lo schema di parere illustrato dalla relatrice, pubblicato in allegato. La Commissione approva. IN SEDE REFERENTE AS 2481 Delega al Governo per il recepimento delle direttive europee e l'attuazione di altri atti normativi dell'Unione europea - Legge di delegazione europea 2021 DDL 2481 Delega al Governo per il recepimento delle direttive europee e l'attuazione di altri atti normativi dell'Unione europea - Legge di delegazione europea 2021 (Seguito dell'esame e rinvio) Prosegue l'esame, sospeso nella seduta del 26 aprile. Il PRESIDENTE comunica che è pervenuto il parere della 5ª Commissione su tutti i restanti emendamenti. Si riprende dall'esame dell'ordine del giorno e degli emendamenti che erano stati accantonati. Sull'ordine del giorno G/2481/4/14, la relatrice MASINI ( Misto-+Eu-Az ) e il rappresentante del GOVERNO ribadiscono l'invito alla riformulazione di alcune parti delle premesse, preannunciando quindi il parere favorevole sul testo riformulato. Il senatore BRIZIARELLI ( L-SP-PSd'Az ) accetta la riformulazione e pertanto l'ordine del giorno G/2481/4/14 (testo 2), pubblicato in allegato, viene accolto dal Governo. Gli identici emendamenti 4.12, 4.4 e 4.13, su invito della RELATRICE e del rappresentante del GOVERNO, sono ritirati dai proponenti. Gli identici emendamenti 4.14 (testo 2), 4.7 (testo 2), 4.8, 4.9, 4.10 e 4.15, su cui la 5 a Commissione ha espresso un parere contrario ex articolo 81 della Costituzione, previo parere favorevole della RELATRICE e del rappresentante del GOVERNO, e previa verifica della presenza del prescritto numero di senatori, posti ai voti, sono approvati con un'unica votazione. L'emendamento 6.1, su cui la RELATRICE esprime un parere favorevole e su cui il rappresentante del GOVERNO si rimette alla Commissione, posto ai voti, è approvato. La senatrice GINETTI ( IV-PSI ) presenta una riformulazione dell'emendamento 6.2, volta solo a chiarirne meglio il senso letterale. Il PRESIDENTE , considerata la natura della riformulazione, che non incide su aspetti finanziari, non ritiene necessaria la trasmissione alla 5 a Commissione per il parere. Posto, quindi, ai voti, con il parere favorevole della RELATRICE e con il rappresentante del GOVERNO che si rimette alla Commissione, è approvato l'emendamento 6.2 (testo 2), pubblicato in allegato. Con il parere favorevole della RELATRICE e del rappresentante del GOVERNO, posto ai voti, è approvato l'emendamento 10.2 (testo 2). La RELATRICE e il rappresentante del GOVERNO invitano a ritirare l'emendamento 10.4 ed esprimono un parere favorevole su una riformulazione dell'emendamento 10.0.1, in cui si mantengono le parole: "uno specifico divieto di importazione, conservazione e commercio di fauna selvatica ed esotica" e in cui si aggiungono le parole: "nell'ambito di una regolamentazione complessiva del settore". Il senatore BRIZIARELLI ( L-SP-PSd'Az ) preannuncia di non accogliere la proposta di riformulazione, evidenziando i notevoli e immediati danni di natura economica e commerciale, per la salute degli animali, senza benefici per la salute umana, qualora dovesse entrare in vigore una norma di attuazione del criterio di delega di cui alla lettera q) dell'articolo 14 della legge di delegazione 2019-2020, volta a vietare l'importazione, la conservazione e il commercio di specie esotiche animali, ancorché nell'ambito di una regolamentazione complessiva. Sottolinea, inoltre, che tale divieto, stabilito come criterio di delega mediante un emendamento introdotto durante l'esame del disegno di legge di delegazione europea 2019-2020, non è previsto dal regolamento (UE) 2016/429, relativo alle malattie animali trasmissibili e alla sanità animale, né è previsto da alcun altro Paese europeo. Ricorda, peraltro, che in sede di esame della predetta legge di delegazione, il Governo aveva preso l'impegno di rivedere la materia, cosa che poi non è avvenuta. Risulta, pertanto, attualmente uno schema di decreto legislativo per l'adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni del regolamento (UE) 2016/429, che dovrebbe essere presentato al Consiglio dei ministri di domani, in cui si prevede un divieto di importazione, conservazione e commercio di tutte le specie esotiche animali e che rinvia a un decreto ministeriale da emanarsi entro 180 giorni per l'identificazione delle possibili deroghe. Lo schema di decreto legislativo, inoltre, non prevede alcuna forma di ristoro per le numerosissime imprese di allevamento e commercio delle specie coinvolte, né alcuna norma concernente tali specie che dovranno essere soppresse o sottoposte a sterilizzazione o isolamento per bloccarne la riproduzione. Sottolinea, al riguardo, che la stragrande maggioranza delle specie esotiche in questione, come pesci da acquario, pappagalli, canarini e altre, non sono importate ma sono allevate ormai da generazioni in Italia e quindi non sono portatrici di rischi per la salute animale o umana. Ritiene, peraltro, che tale schema di decreto legislativo non è privo di oneri per l'Erario, e che quindi per essere presentato validamente entro la scadenza della delega legislativa prevista per l'8 maggio prossimo dovrà ricevere una adeguata copertura finanziaria. Ribadisce, quindi, di non accogliere la riformulazione proposta e chiede l'accantonamento di queste proposte emendative, in attesa di conoscere gli esiti della presentazione dello schema di decreto legislativo in parola. Il sottosegretario AMENDOLA ribadisce la proposta di riformulazione, che consentirebbe di tenere le maglie aperte alle esigenze delle circa 20 mila imprese coinvolte e anche dei consumatori, e di elaborare una regolamentazione adeguata. Il senatore FAZZOLARI ( FdI ) dichiara di sottoscrivere gli emendamenti 10.4 e 10.0.1 e chiede al senatore Briziarelli di specificare con precisione quali tipi di animali sono in questione, essendo attualmente già vietata l'importazione di talune specie di gatti, di cani, di equini e ovini. La senatrice GIAMMANCO ( FIBP-UDC ) rimarca la ratio che sottende la norma di divieto, che peraltro è condivisa anche dagli altri Paesi europei e che è volta alla tutela della salute animale e umana in Europa, essendo molte specie animali potenziali portatrici di malattie anche trasmissibili all'uomo, ma che è volta anche al benessere degli stessi animali esotici in questione, il cui commercio ne comporta il distacco forzoso dai loro habitat naturali. Ritiene pertanto opportuno il divieto di importazione, prevedendo le opportune misure di ristoro per le aziende che ne verrebbero eventualmente danneggiate. Il senatore LICHERI ( M5S ) si dichiara d'accordo con l'idea di vietare solo l'importazione, consentendo il commercio e l'allevamento delle specie che pur nascendo esotiche ora non lo sono più, essendo nate da generazioni su territorio europeo. La senatrice GIANNUZZI ( CAL-Pc-Idv ) invita a separare l'aspetto economico, di tutela delle imprese coinvolte, da quello della tutela del benessere e della salute degli animali e della salute umana. Ricorda, al riguardo, che la legge di delegazione in cui è stato inserito il criterio di delega del divieto, è stata discussa e approvata in periodo pandemico ed è pertanto figlia di un comune senso di preoccupazione per il rischio di malattie e virus trasmissibili dall'animale all'uomo. Il senatore BUCCARELLA ( Misto-LeU-Eco ) ricorda che gli emendamenti del senatore Briziarelli intervengono a modifica della legge di delegazione europea precedente e ritiene che in tale sede si sia entrato nel merito dell'elencazione precisa della fauna esotica oggetto della normativa. Ritiene, quindi, centrale l'argomentazione, che è avvalorata dagli stessi interventi del senatore Briziarelli, ovvero dell'opportunità di prevedere il divieto per l'importazione delle specie esotiche che sono suscettibili di essere portatrici di nuove malattie epidemiche, mantenendo così il senso originario del criterio di cui alla lettera q) dell'articolo 14 della legge di delegazione europea 2019-2020. Suggerisce, pertanto, di riformulare in tal senso gli emendamenti in esame. Il senatore LOREFICE ( M5S ) si dichiara a favore di un rinvio della questione, per poter consentire un ulteriore approfondimento, ritenendo anche opportuno specificare meglio gli aspetti della commercializzazione e della conservazione. Ritiene inoltre necessario poter visionare lo schema di decreto legislativo citato. La senatrice LA MURA ( CAL-Pc-Idv ) ricorda come la questione delle specie esotiche sia strettamente legata anche al tema della tutela della biodiversità, che rappresenta un grande problema in Italia e su cui pende anche una procedura di infrazione. L'introduzione di specie esotiche negli habitat autoctoni produce uno stravolgimento, con gravi conseguenze per le specie locali e per la biodiversità propria dei nostri territori. Si tratta di un problema che andrebbe affrontato procedendo anzitutto a un censimento delle specie esotiche presenti in Italia. La relatrice, senatrice MASINI ( Misto-+Eu-Az ), conviene sull'opportunità di approfondire il tema e di attendere gli esiti della presentazione dello schema di decreto legislativo. Nel merito, condivide l'opinione prevalente volta a limitare il divieto all'importazione delle specie esotiche, in ragione delle importanti esigenze di tutela della salute pubblica da possibili rischi epidemici di malattie importate, e di tutela della biodiversità autoctona. In tal senso, ritiene che i divieti dovranno essere accompagnati da misure, non solo di ristoro delle imprese danneggiate, ma anche di censimento e monitoraggio delle specie coinvolte nei divieti, finalizzate a evitare una loro dispersione nell'ambiente, con conseguenti rischi per gli habitat locali. Il PRESIDENTE , quindi, mantiene accantonati gli emendamenti 10.4 e 10.0.1. Gli emendamenti 11.1, 11.2, 12.1 e 13.1 sono ritirati dai rispettivi proponenti, su invito della RELATRICE e del rappresentante del GOVERNO. Previo parere favorevole della RELATRICE e del rappresentante del GOVERNO, posto ai voti, è approvato l'emendamento 14.0.1 (testo 2). Similmente, previo parere favorevole della RELATRICE e del rappresentante del GOVERNO, posti ai voti, sono approvati con un'unica votazione gli identici emendamenti 16.2 (testo 2), 16.3, 16.4 e 16.12 (testo 2). Con il parere contrario della RELATRICE e del rappresentante del GOVERNO, sono respinti, con un'unica votazione, gli identici emendamenti 16.5 e 16.6. L'emendamento 16.7 (testo 2), con il parere favorevole della RELATRICE e del rappresentante del GOVERNO, posto ai voti, è approvato. Con il parere contrario della RELATRICE e del rappresentante del GOVERNO, sono respinti, con distinte votazioni, gli emendamenti 16.9, 16.11 e 16.13. Con il parere favorevole della RELATRICE e del rappresentante del GOVERNO, è quindi approvato l'emendamento 17.1. Sull'emendamento 18.2, il senatore LOREFICE ( M5S ) presenta una riformulazione, in cui sono soppresse, alla lettera b), le parole: "e di digestati in agricoltura" e, alla lettera c), le parole: "e dei digestati anaerobici". Il PRESIDENTE , considerata la natura della riformulazione, che non incide su aspetti finanziari, non ritiene necessaria la trasmissione alla 5 a Commissione per il parere. Posto, quindi, ai voti, con il parere favorevole della RELATRICE e con il rappresentante del GOVERNO che si rimette alla Commissione, è approvato l'emendamento 18.2 (testo 2), pubblicato in allegato. La RELATRICE e del rappresentante del GOVERNO esprimono parere favorevole su tale riformulazione e, pertanto, posto ai voti, è approvato l'emendamento 18.2 (testo 2) pubblicato in allegato. Con il parere favorevole della RELATRICE e del rappresentante del GOVERNO, posti ai voti, sono approvati con un'unica votazione gli emendamenti 18.1 (testo 2), 18.3 (testo 2) e 18.4. Le senatrici LA MURA ( CAL-Pc-Idv ) e GIANNUZZI ( CAL-Pc-Idv ) sottoscrivono gli emendamenti 19.1, 19.2 e 19.3, i quali, posti ai voti con il parere contrario della RELATRICE e del rappresentante del GOVERNO, sono respinti con distinte votazioni. Con il parere contrario della RELATRICE e del rappresentante del GOVERNO, posto ai voti, è respinto l'emendamento 19.4. Il seguito dell'esame è, quindi, rinviato. IN SEDE CONSULTIVA AS 2553 e 912 DDL 2553 Disposizioni in materia di morte volontaria medicalmente assistita DDL 912 Disposizioni in materia di eutanasia (Parere alle Commissioni 2 a e 12 a riunite. Esame congiunto e rinvio) Il senatore CASTALDI ( M5S ), relatore, introduce l'esame dei disegni di legge in titolo. Il disegno di legge n. 2553, approvato dalla Camera dei deputati in prima lettura il 10 marzo 2022, reca disposizioni in materia di "morte volontaria medicalmente assistita", disciplinando la facoltà di richiedere assistenza medica, al fine di porre fine volontariamente e autonomamente alla propria vita, in presenza di specifici presupposti e condizioni. Il disegno di legge mira a dare una risposta normativa alle indicazioni della Corte costituzionale espresse nella sentenza di incostituzionalità dell'articolo 580 del codice penale (sentenza n. 242 del 2019). Esso si compone di 11 articoli. In base all'articolo 1, il disegno di legge è volto a disciplinare la facoltà di colui che sia affetto da patologie irreversibili e con prognosi infausta, o da una condizione clinica irreversibile, di richiedere assistenza medica, al fine di porre fine volontariamente e autonomamente alla propria vita, in presenza di specifiche condizioni, limiti e presupposti, nel rispetto dei principi della Costituzione, della Convenzione europea dei diritti dell'uomo e della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea. L'articolo 2 qualifica come "morte volontaria medicalmente assistita" il decesso cagionato da un atto autonomo con il quale, in esito al percorso disciplinato dalla legge, si pone fine alla propria vita in modo volontario, dignitoso e consapevole, con il supporto e sotto il controllo del Servizio sanitario nazionale, secondo le modalità previste agli articoli 4 e 5. Tale atto deve rappresentare il risultato di una volontà attuale, libera e consapevole di un soggetto pienamente capace di intendere e di volere. L'articolo 3 disciplina le condizioni e i presupposti che consentono l'accesso alla morte medicalmente assistita. In base al successivo articolo 4, la richiesta di morte volontaria medicalmente assistita deve essere attuale, informata, consapevole, libera ed esplicita, nonché espressa nelle forme dell'atto pubblico o della scrittura privata autenticata ovvero, qualora le condizioni della persona non consentano tali forme, mediante le modalità di cui al comma 2. Il comma 1 dell'articolo 5 specifica che la morte volontaria medicalmente assistita deve avvenire nel rispetto della dignità della persona malata e che quest'ultima ha la facoltà di indicare chi debba essere informato nell'ambito della sua rete familiare o amicale e chi possa essere presente all'atto del decesso. I successivi commi da 2 a 7 definiscono la procedura che i soggetti competenti devono seguire successivamente alla richiesta di morte volontaria medicalmente assistita. L'articolo 6 prevede che l'esercente la professione sanitaria non sia tenuto a prendere parte alle procedure per l'assistenza alla morte volontaria medicalmente assistita nel caso di preventiva dichiarazione di obiezione di coscienza. L'articolo 7 introduce la figura dei Comitati per la valutazione clinica presso le aziende sanitarie locali, che esprimono un parere motivato sull'esistenza dei presupposti e dei requisiti stabiliti dalla legge a supporto della richiesta di morte volontaria medicalmente assistita. L'articolo 8, con riferimento alle procedure di morte volontaria medicalmente assistita eseguite nel rispetto della disciplina in esame, esclude l'applicabilità al medico, al personale sanitario e amministrativo, nonché a chiunque abbia agevolato il malato nell'esecuzione della procedura, di specifiche fattispecie penali; i reati esclusi sono quello di istigazione o aiuto al suicidio e quello di omissione di soccorso. L'articolo 9 reca le clausole di invarianza finanziaria, mentre l'articolo 10 le disposizioni finali, tra cui la previsione che il Ministro della salute presenti annualmente alle Camere una relazione sullo stato di attuazione delle disposizioni di cui al provvedimento in commento. L'articolo 11 disciplina l'entrata in vigore e, nelle more, prevede l'aggiornamento delle prestazioni a carico del Servizio sanitario nazionale in relazione a quelle contemplate dal provvedimento in esame e nei limiti delle risorse finanziarie destinate al medesimo Servizio sanitario nazionale dalla legislazione vigente. Il secondo disegno di legge assegnato per l'esame (A.S. 912) prevede per ogni soggetto maggiorenne, capace di intendere e volere, il diritto, a determinate condizioni, di ricevere il trattamento di eutanasia. In Commissione di merito sono in corso di esame altri disegni di legge connessi ai due assegnati e prima illustrati, ovvero: A.S. 900 (Cerno e altri), A.S. 966 (Marcucci e altri), A.S. 1464 (Binetti e altri), A.S. 1494 (Cirinnà e altri), A.S. 2237 (Montevecchi e altri). Il seguito dell'esame è quindi rinviato. ESAME DI PROGETTI DI ATTI LEGISLATIVI DELL'UNIONE EUROPEA COM(2022) 76 Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che stabilisce norme transitorie per l'imballaggio e l'etichettatura dei medicinali veterinari autorizzati a norma della direttiva 2001/82/CE e del regolamento (CE) n. 726/2004 Doc n. COM(2022) 76 definitivo Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che stabilisce norme transitorie per l'imballaggio e l'etichettatura dei medicinali veterinari autorizzati a norma della direttiva 2001/82/CE e del regolamento (CE) n. 726/2004 (Esame, ai sensi dell'articolo 144, commi 1 -bis e 6, del Regolamento, dei progetti di atti legislativi dell'Unione europea e rinvio) Il senatore Simone BOSSI ( L-SP-PSd'Az ), relatore, introduce l'esame della proposta di regolamento in titolo, che stabilisce norme transitorie finalizzate a consentire ai medicinali veterinari, già autorizzati in conformità della direttiva 2001/82/CE o del regolamento (CE) n. 726/2004, come applicabili al 27 gennaio 2022 (ultimo giorno della loro vigenza), di poter essere immessi sul mercato (oltre che di essere commercializzati) fino al 29 gennaio 2027, anche se la loro etichettatura o il loro foglietto illustrativo non sono conformi al regolamento (UE) 2019/6. Il periodo transitorio si rende necessario al fine di rispondere alle gravi preoccupazioni sollevate dalle autorità competenti degli Stati membri e dai portatori di interessi, in relazione alla necessità di garantire la fornitura continua dei medicinali veterinari necessari, evitando il rischio di interruzione nella disponibilità di tali medicinali, che potrebbe avere gravi ripercussioni sulla salute e sul benessere degli animali, sia di quelli da allevamento che degli quelli da compagnia. Il vigente regolamento (UE) 2019/6 prevede, infatti, all'articolo 152, che i medicinali veterinari già immessi sul mercato prima del 28 gennaio 2022 possano continuare a essere commercializzati fino al 29 gennaio 2027. Tuttavia, tale deroga non è prevista anche per la nuova immissione in commercio, e i titolari delle autorizzazioni all'immissione in commercio dei medicinali veterinari non sono stati in grado di conformarsi per tempo, entro il 28 gennaio 2022, alle prescrizioni relative all'etichettatura e al foglietto illustrativo, di cui agli articoli da 10 a 16 del regolamento (UE) 2019/6. Peraltro, anche le autorità competenti non sono state in grado di trattare, entro tale data, tutte le variazioni alle autorizzazioni, necessarie a garantire la conformità ai citati articoli da 10 a 16 del regolamento (UE) 2019/6. Pertanto, al fine di evitare carenze nella disponibilità di tali medicinali, si rende necessario continuare a consentire non solo la commercializzazione, ma anche la loro immissione sul mercato, nel periodo tra il 28 gennaio 2022 e il 29 gennaio 2027, ancorché non conformi alle nuove regole sull'etichettatura e sul foglietto illustrativo. Restano ferme tutte le altre prescrizioni stabilite nel regolamento (UE) 2019/6, la cui applicazione è confermata per tutti i medicinali veterinari immessi o da immettere sul mercato a decorrere dal 28 gennaio 2022. Per quanto riguarda la valutazione sul rispetto dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità, si osserva che la base giuridica è individuata nell'articolo l'articolo 114 del TFUE, che prevede la procedura legislativa ordinaria per l'adozione di misure di ravvicinamento delle legislazioni nazionali in materia di mercato interno, e nell'articolo 168, paragrafo 4, lettera b) , del TFUE, che prevede la procedura legislativa ordinaria per l'adozione di misure di ravvicinamento delle legislazioni nazionali nei settori veterinario e fitosanitario il cui obiettivo primario sia la protezione della sanità pubblica. Il principio di sussidiarietà appare rispettato in quanto l'obiettivo di assicurare la fornitura dei medicinali veterinari, a fronte della diffusa difficoltà, per i titolari delle autorizzazioni e per le autorità competenti, di conformarsi alle nuove norme europee sull'etichettatura e sul foglietto illustrativo, a decorrere dal 28 gennaio 2022, può essere raggiunto nel modo più appropriato mediante una deroga transitoria stabilita con un atto legislativo dell'Unione. Anche il principio di proporzionalità appare rispettato, in quanto la deroga prevista è limitata alle sole prescrizioni circa l'etichettatura e il foglio illustrativo, e non si estende oltre la data del 29 gennaio del 2027, che corrisponde al termine del periodo transitorio già previsto per la commercializzazione dei medicinali veterinari già immessi in commercio prima del 28 gennaio 2022. La proposta è oggetto di esame da parte di otto Camere dei Parlamenti nazionali dell'UE, che non hanno finora sollevato criticità in ordine al rispetto dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità. Infine, sulla proposta è pervenuta la relazione del Governo ai sensi dell'articolo 6 della legge n. 234 del 2012, in cui si ritiene l'iniziativa conforme all'interesse nazionale e ai principi di sussidiarietà e di proporzionalità, e se ne sottolinea l'urgenza, al fine di non rischiare la carenza di disponibilità dei medicinali veterinari sul mercato. Il seguito dell'esame è quindi rinviato. COM (2022) 105 Proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio sulla lotta alla violenza contro le donne e alla violenza domestica Doc n. COM(2022) 105 definitivo Proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio sulla lotta alla violenza contro le donne e alla violenza domestica (Esame, ai sensi dell'articolo 144, commi 1 -bis e 6, del Regolamento, dei progetti di atti legislativi dell'Unione europea e rinvio) La senatrice GIAMMANCO ( FIBP-UDC ), relatrice, introduce l'esame della proposta di direttiva in titolo, rilevando che la violenza contro le donne e la violenza domestica sono diffuse in tutta l'UE. Nell'UE una donna su tre ha riferito, nel 2014, di aver subito una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Secondo stime basate sui dati del 2019, la diffusione di questi atti di violenza nell'UE sarebbe pari al 21,2 per cento. Accanto alle forme di violenza contro le donne e di violenza domestica che avvengono nel mondo reale, la violenza online , sia contro le donne che tra partner , è in aumento; secondo le stime, nel 2020 avrebbe riguardato, nel mondo, il 52 per cento delle giovani donne. L'iniziativa in esame intende quindi prevenire e combattere la violenza contro le donne e la violenza domestica. Più nello specifico, mira a garantire una prevenzione efficace di tali tipi di violenza, a proteggere da simili atti, ad assicurare l'accesso alla giustizia e l'assistenza alle vittime, e a rafforzare il coordinamento. Mira inoltre a garantire che le molestie sessuali e la violenza online siano affrontate in modo efficace. La proposta è composta da 52 articoli, ripartiti in 7 capi. Il capo 1, oltre a contenere le disposizioni generali, tra cui l'oggetto (articolo 1), sottolinea l'attenzione particolare da prestare alle vittime di violenza contro le donne e di violenza domestica più esposte a tale rischio (articolo 2). Il capo 2 prevede un'armonizzazione minima dei reati di stupro (articolo 5) e di mutilazione genitale femminile (articolo 6). Vista la rapidità della trasformazione digitale in corso e tenuto conto dell'aumento della violenza online, esso prevede anche norme minime per alcuni tipi di reati informatici: la condivisione non consensuale di materiale intimo o manipolato (articolo 7), lo stalking online (articolo 8), le molestie online (articolo 9) e l'istigazione alla violenza o all'odio online (articolo 10). Il capo 3 riguarda la protezione e l'accesso alla giustizia delle vittime di tutte le forme di violenza contro le donne o di violenza domestica. Esso contiene norme riguardanti la denuncia dei casi di violenza (articolo 16). Il capo 3 impone anche l'emanazione di misure urgenti di allontanamento e di ordini di protezione da parte degli Stati membri al fine di garantire che le vittime siano efficacemente tutelate (articolo 21). L'articolo 25 garantisce la rimozione da internet di contenuti connessi a reati di violenza online e la possibilità per gli utenti che ne sono vittime di ricorrere in giudizio. Il capo 4 contiene disposizioni riguardanti l'assistenza da fornire alle vittime prima, durante e per un congruo periodo di tempo dopo il procedimento penale. Gli Stati membri sono tenuti a istituire linee di assistenza telefonica nazionali per le vittime e a garantirne il funzionamento mediante un numero telefonico unico a livello dell'UE (articolo 31). Le disposizioni del capo 5 riguardano la prevenzione efficace della violenza contro le donne e della violenza domestica. I professionisti che hanno maggiori probabilità di entrare in contatto con le vittime devono ricevere un'apposita formazione e ottenere informazioni mirate. Il capo 6 contiene norme sul coordinamento delle politiche nazionali degli Stati membri in materia di violenza, ma anche disposizioni riguardanti il coordinamento a livello dell'UE. Il capo 7 contiene le disposizioni finali della direttiva. L'articolo 45 modifica la direttiva sugli abusi sessuali sui minori a fini di coerenza, chiarendo che le circostanze in cui il consenso non può essere validamente prestato da un minore di età superiore all'età del consenso sessuale comprendono quelle di cui all'articolo 5 della presente proposta. Per quanto riguarda la valutazione sul rispetto dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità, osserva che la base giuridica della proposta, ossia la competenza europea a legiferare in materia, è costituita dall'articolo 82, paragrafo 2, e dall'articolo 83, paragrafo 1, del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea. L'articolo 83, paragrafo 1, riguarda le norme minime relative alla definizione dei reati e delle sanzioni riguardanti lo sfruttamento sessuale di donne e minori e i reati informatici, mentre l'articolo 82, paragrafo 2, concerne le norme minime riguardanti i diritti delle vittime di reato. In riferimento al principio di sussidiarietà, rileva che l'ampia diffusione nell'UE della violenza contro le donne e della violenza domestica e i danni che queste forme di violenza causano agli individui e alle società rendono particolarmente necessaria un'azione congiunta. La violenza contro le donne e la violenza domestica possono essere fisiche e avere una componente transfrontaliera allorché le persone si spostano da un Paese all'altro, ma nel mondo virtuale non hanno frontiere. Gli obiettivi strategici possono essere raggiunti solo se, in egual misura, si applicano norme minime a tutti i casi di violenza contro le donne e di violenza domestica. Gli Stati membri hanno affrontato il problema a livello sia legislativo che politico, ma senza giungere a una minor diffusione del fenomeno. Per garantire parità di trattamento per le vittime di violenza contro le donne e di violenza domestica, l'iniziativa creerebbe una convergenza verso l'alto, stabilendo norme minime sui loro diritti. Tali norme mirerebbero a prevenire e combattere questi tipi di violenza prima, durante o dopo il procedimento penale. Si introdurrebbero inoltre definizioni e sanzioni penali riguardanti i comportamenti per i quali esistono lacune a livello di perseguibilità. L'azione dell'UE garantirà la tutela dei diritti fondamentali di metà della popolazione dell'UE in tutto il territorio dell'UE. In merito al principio di proporzionalità, rileva che le misure sono state elaborate sulla base di un'attenta analisi delle lacune effettuata a livello sia dell'UE che nazionale. Le misure: non vanno oltre quanto necessario, evitando di sovrapporsi alle norme nazionali in materia di perseguibilità penale; non obbligano le autorità pubbliche ad adottare misure la cui attuazione sarebbe eccessivamente complessa; e evitano costi sproporzionati per gli Stati membri e per i datori di lavoro. Le misure previste, inoltre, possono essere considerate necessarie per conseguire gli obiettivi in modo efficace e tale da rafforzare l'attuazione dei diritti fondamentali. Sulla proposta è pervenuta la relazione del Ministero della Giustizia, trasmessa ai sensi dell'articolo 6, comma 4, della legge n. 234 del 2012. Nel fornire un giudizio positivo sulla proposta, da ritenere conforme all'interesse nazionale, la relazione evidenzia come la minor diffusione della violenza contro le donne e della violenza domestica potrebbe avere vantaggi economici quantificabili in circa 53,1 miliardi di euro, cifra che, nel lungo periodo, potrebbe potenzialmente raggiungere circa 82,7 miliardi di euro. Il maggior potenziale in termini di vantaggi economici è legato alla riduzione del costo legato ai danni fisici ed emotivi per le vittime (riduzione stimata tra i 32,2 e i 64,5 miliardi di euro). Le ricadute sociali interesserebbero vari portatori di interessi, in particolare le vittime, i testimoni, gli autori dei reati, le imprese, le autorità nazionali e la società in genere. I costi di conformità totali oscillano tra i 5 e i 6,6 miliardi di euro. Tali costi ricadrebbero per la maggior parte sugli Stati membri, con alcune eccezioni relative alle molestie sessuali, che potrebbero comportare costi di conformità per i datori di lavoro. I costi potenziali per i datori di lavoro ammontano a 1,9 miliardi di euro a causa della partecipazione obbligatoria dei dirigenti a corsi di formazione riguardanti le molestie sessuali sul lavoro e le ripercussioni negative della violenza domestica in ambito lavorativo. I costi sarebbero limitati alla partecipazione dei dirigenti a un corso di formazione online di due ore e non sarebbero quindi significativi per le PMI. Quanto alla tempistica di adozione in sede europea entro il 2022 dovrebbe essere raggiunto un accordo politico di massima in Consiglio. La proposta è in corso di esame in 6 Parlamenti/Camere nazionali dell'UE e sinora non sono state sollevate obiezioni in merito al rispetto dei principi di sussidiarietà e proporzionalità. Il seguito dell'esame è rinviato ad altra seduta. COM(2021) 851 Proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio sulla tutela penale dell'ambiente, che sostituisce la direttiva 2008/99/CE Doc n. COM(2021) 851 definitivo Proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio sulla tutela penale dell'ambiente, che sostituisce la direttiva 2008/99/CE (Seguito dell'esame, ai sensi dell'articolo 144, commi 1 -bis e 6, del Regolamento, del progetto di atto legislativo dell'Unione europea, e rinvio) Prosegue l'esame, sospeso nella seduta del 29 marzo. Il senatore CORBETTA ( M5S ), relatore, svolge una relazione integrativa sulla proposta di direttiva in titolo, volta a rafforzare il vigente quadro europeo contro reati ambientali, sostituendo la direttiva 2008/99/CE, in seguito alla valutazione della carente efficacia dell'impianto normativo esistente e a fronte delle crescenti minacce per l'ambiente, soprattutto di carattere transfrontaliero, a danno della qualità dell'aria, della qualità del suolo e delle fonti idriche, nonché dei conseguenti effetti negativi sulla flora e la fauna. In particolare, nel 2020 la Commissione ha pubblicato una valutazione sull'efficacia della direttiva 2008/99/CE, nella quale si segnalavano carenze significative relative all'applicazione concreta, alla definizione dei reati, ai livelli delle sanzioni, alla scarsa cooperazione transfrontaliera, e al sistema di responsabilità per le persone giuridiche. Per questo motivo, al fine di migliorare l'efficacia delle indagini e delle azioni penali nell'ambito dei reati contro l'ambiente, anche transfrontaliero, garantire l'efficacia delle sanzioni contro la criminalità ambientale, e migliorare la raccolta e diffusione di dati statistici, la proposta in esame provvede ad aggiornare le norme esistenti e rafforzareil ricorso al diritto penale per raggiungere gli obiettivi di tutela ambientale e di sviluppo sostenibile. La base giuridica della proposta è individuata nell'articolo 83, paragrafo 2, del TFUE, il quale consente l'adozione di direttive per fissare norme minime relative alla definizione dei reati e delle sanzioni, necessarie all'attuazione di una politica dell'Unione, che in questo caso è la politica ambientale europea, disciplinata dall'articolo 191 del TFUE. Sulla proposta è pervenuta la relazione del Governo prevista dall'articolo 6 della legge n. 234 del 2012, in cui si ritiene l'iniziativa conforme all'interesse nazionale e ai principi di sussidiarietà e proporzionalità. La proposta è oggetto di esame da parte di dodici Camere dei Parlamenti nazionali dell'Unione europea, che non hanno sollevato criticità in ordine al rispetto dei principi di sussidiarietà e proporzionalità, salvo il Parlamento svedese. Quest'ultimo ha infatti adottato un parere motivato, sostenendo la violazione del principio di sussidiarietà, in relazione all'obbligo per gli Stati membri di prevedere, come sanzioni supplementari nei confronti di persone fisiche che hanno commesso reati ambientali, anche il temporaneo divieto di candidarsi a cariche elettive o pubbliche. Secondo il Parlamento svedese, l'introduzione di una tale norma dovrebbe, invece, rimanere nell'ambito della piena discrezionalità di ogni Stato membro. Peraltro, il Riksdag non ritiene che una tale norma sia necessaria per raggiungere l'obiettivo complessivo della proposta. Inoltre, la stessa competenza dell'Unione in materia di diritto penale non sembra arrivare fino a poter investire le regole democratiche elettorali nazionali. Al riguardo si evidenzia che l'articolo 5 della proposta stabilisce l'obbligo per gli Stati membri di prevedere sanzioni penali per i reati di cui all'articolo 3 (i reati ambientali) e di cui all'articolo 4 (favoreggiamento, istigazione, concorso e il tentato reato). In particolare, per i reati di cui all'articolo 3 devono essere previste sanzioni con una pena massima di almeno dieci anni di reclusione se il reato ha provocato o avrebbe potuto provocare il decesso o lesioni gravi alle persone, ovvero di almeno sei anni di reclusione negli altri casi (o quattro anni per alcuni reati). Inoltre, il paragrafo 5 dell'articolo 5 obbliga gli Stati membri a prevedere sanzioni o misure supplementari, che possono essere comminate in aggiunta alla pena detentiva per i reati di cui all'articolo 3, o alle sanzioni penali per i reati di cui all'articolo 4, al fine di modulare una risposta sanzionatoria su misura a fronte dei diversi tipi di comportamento criminale. Si tratta di sanzioni accessorie tra cui: l'obbligo di ripristinare l'ambiente, sanzioni pecuniarie, l'esclusione dall'accesso ai finanziamenti pubblici, il ritiro di permessi e autorizzazioni, nonché divieti temporanei di candidarsi a cariche elettive o pubbliche, e la pubblicazione, a livello nazionale o dell'Unione, della decisione giudiziaria di condanna o delle sanzioni o misure inflitte. L'obbligo per gli Stati membri di prevedere legislativamente tali sanzioni accessorie non implica minimamente alcun pregiudizio alla piena discrezionalità dei giudici di applicarle o meno al caso concreto. Il giudice resta pertanto del tutto libero di decidere se la persona fisica che ha commesso un determinato reato ambientale, tenendo conto della gravità dello stesso e delle modalità con cui è stato perpetrato, sia meritevole  per esempio  anche dell'interdizione temporanea dalla candidatura a cariche elettive o pubbliche. Il Relatore ritiene, pertanto, di non condividere l'opinione espressa dal Parlamento svedese e di poter confermare l'orientamento favorevole circa il rispetto dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità da parte della proposta in esame. Il seguito dell'esame è rinviato ad altra seduta. La seduta termina alle ore 17,30. Allegato PARERE APPROVATO DALLA COMMISSIONE SUL DISEGNO DI LEGGE N. 1571-B PARERE APPROVATO DALLA COMMISSIONE SUL DISEGNO DI LEGGE N. 1571-B La 14 a Commissione permanente, esaminato il disegno di legge in titolo, cosiddetto "legge SalvaMare", già approvato dalla Camera dei deputati, modificato dal Senato e nuovamente modificato dalla Camera; rilevato che la Camera dei deputati ha aggiornato alcuni riferimenti normativi all'articolo 1, comma 2, e all'articolo 2, commi 3 e 5, nonché ha soppresso l'articolo 12, che recava disposizioni in materia di prodotti che rilasciano microfibre, per possibili pregiudizi al corretto funzionamento del mercato interno; valutato che le modificazioni introdotte dalla Camera dei deputati sono in linea con l'ordinamento europeo; esprime, per quanto di competenza, parere non ostativo. Allegato