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SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Assemblea 205 Presidenza del vice presidente CALDEROLI, indi del vice presidente ROSSOMANDO, del vice presidente LA RUSSA e del vice presidente TAVERNA N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Forza Italia Berlusconi Presidente-UDC: FIBP-UDC; Fratelli d'Italia: FdI; Italia Viva-P.S.I.: IV-PSI; Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione: L-SP-PSd'Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP-PATT, UV): Aut (SVP-PATT, UV); Misto: Misto; Misto-Liberi e Uguali: Misto-LeU; Misto-MAIE: Misto-MAIE; Misto-Più Europa con Emma Bonino: Misto-PEcEB. Presidenza del vice presidente CALDEROLI PRESIDENTE . La seduta è aperta (ore 9,31). Si dia lettura del processo verbale. LAFORGIA, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del 1° aprile. PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato. Comunicazioni della Presidenza PRESIDENTE . L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Sui lavori del Senato PRESIDENTE . La Conferenza dei Capigruppo, riunitasi ieri, ha approvato il calendario dei lavori fino al 16 aprile. Nella seduta di oggi si svolgerà la discussione generale, fino alla sua conclusione, del decreto-legge sul potenziamento del Servizio sanitario nazionale e il sostegno economico connessi all'emergenza coronavirus. I tempi sono stati ripartiti fra i Gruppi. Poiché il Governo ha preannunciato l'intenzione di porre nella giornata di domani la questione di fiducia sul provvedimento, la Conferenza dei Capigruppo ha proceduto all'organizzazione della discussione. Dopo la valutazione dell'ammissibilità, ai sensi dell'articolo 161, comma 3- ter , del Regolamento, alle ore 10 di domani avrà inizio la discussione sulla fiducia, per la quale è stata ripartita un'ora e venti minuti. La 5ª Commissione permanente è autorizzata a convocarsi durante la discussione per l'esame di sua competenza. Seguiranno le dichiarazioni di voto e, intorno alle ore 12,40, la chiama. Per la chiama, ciascun senatore voterà dal proprio posto, con entrata nell'Emiciclo scaglionata in gruppi di cinquanta ogni dieci minuti, secondo l'ordine alfabetico. La discussione generale sulla fiducia e le dichiarazioni di voto avranno luogo con trasmissione diretta televisiva. L'Assemblea tornerà a riunirsi giovedì 16 aprile. L'ordine del giorno prevede due informative con trasmissione diretta televisiva, rispettivamente alle ore 9,30 e alle ore 12,30, dei Ministri delle politiche agricole e del lavoro sulle iniziative di competenza dei rispettivi Dicasteri in relazione all'emergenza coronavirus. I Gruppi potranno intervenire per dieci minuti per ciascuna informativa. Nella stessa giornata di giovedì 16 aprile, si svolgerà un'audizione del Ministro degli affari esteri presso le Commissioni affari esteri congiunte di Camera e Senato. Calendario dei lavori dell'Assemblea PRESIDENTE . La Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari, riunitasi il 7 aprile 2020, con la presenza dei Vice Presidenti del Senato e con l'intervento del rappresentante del Governo, ha adottato - ai sensi dell'articolo 55 del Regolamento - il calendario dei lavori fino al 16 aprile: Mercoledì 8 aprile h. 9,30 - Disegno di legge n. 1766 - Decreto-legge n. 18, Potenziamento Servizio sanitario nazionale e sostegno economico connessi emergenza coronavirus (voto finale non oltre il 17 aprile) (scade il 16 maggio) Giovedì 9 " h. 9,30 Giovedì 16 aprile h. 9,30 - Informativa del Ministro delle politiche agricole sulle iniziative di competenza del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali per fronteggiare l'emergenza epidemiologica del COVID-19 (ore 9,30) - Informativa del Ministro del lavoro sulle iniziative di competenza del Ministero del lavoro e delle politiche sociali per fronteggiare l'emergenza epidemiologica del COVID-19 (ore 12,30) Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. 1766 (Decreto-legge n. 18, Potenziamento Servizio sanitario nazionale e sostegno economico connessi emergenza coronavirus) Gruppi 7 ore, di cui: M5S 1h 30' FI-BP 1h 7' L-SP-PSd'Az 1h 7' PD 49' Misto 40' FdI 38' IV-PSI 37' Aut (SVP-PATT, UV) 32' Dissenzienti 5' Sull'ordine dei lavori PRESIDENTE . Ha la parola il presidente della 5ª Commissione permanente, senatore Pesco, per riferire sui lavori della Commissione in ordine al disegno di legge n. 1766. PESCO (M5S) . Signor Presidente, questa notte abbiamo concluso le votazioni degli emendamenti, ma i Gruppi chiedono giustamente di poter discutere in modo adeguato e completo gli ordini del giorno, in quanto contengono impegni importanti che il Governo deve assumere per i prossimi decreti in uscita. Si chiede quindi di poter discutere quantomeno fino alle ore 13 questi ordini del giorno e si avanza anche la richiesta ai Gruppi di concentrarsi in modo prioritario su quelli condivisi da tutti, tralasciando quelli più specifici, in modo da arrivare pronti per quell'ora ad affrontare il seguito dei lavori. PRESIDENTE . Se non vi sono osservazioni, la seduta è sospesa fino alle ore 13. (La seduta, sospesa alle ore 9,36, è ripresa alle ore 13,02) . Presidenza del vice presidente ROSSOMANDO Discussione del disegno di legge: Doc 1766 Conversione in legge del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, recante misure di potenziamento del Servizio sanitario nazionale e di sostegno economico per famiglie, lavoratori e imprese connesse all'emergenza epidemiologica da COVID-19 (Relazione orale) PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 1766. Il relatore, senatore Pesco, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta. Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore. PESCO, relatore . Signor Presidente, prima di iniziare, voglio ringraziare tutti per essere riusciti a far pervenire l'esame di questo decreto in Aula, oggi, nei tempi che ci eravamo dati: è un gran risultato di cui devono andare fieri il Senato, il Governo, tutti i senatori, ma soprattutto i lavoratori che ci hanno dato una mano per giungere a tale obiettivo. Mi scuso con tutti per non essere riuscito a preparare una relazione degna del momento, ma sono sicuro che saprò rappresentare quanto meno i temi fondamentali presenti in questo decreto davvero importante per la Nazione, in un momento così delicato e critico come quello attuale. A questo proposito, un pensiero va alle persone che ci stanno aiutando oggi all'interno degli ospedali e delle strutture socio-sanitarie, cui penso debba necessariamente andare l'abbraccio fortissimo di tutti, perché è la cosa più importante. (Applausi) . Stiamo cercando veramente di fare il possibile per tutti. Signor Presidente, il decreto che stiamo modificando e a breve approveremo in quest'Aula nasce dall'esigenza di far fronte a una crisi sanitaria con conseguenze economiche di una portata mai vista in Italia, ma penso in tutto il mondo, dal secondo conflitto mondiale. Stiamo pagando un prezzo altissimo in termini di vite spezzate, ad oggi più di 17.000: persone perlopiù anziane e fragili, che non hanno potuto avere in un momento delicato come la fine della vita neanche il conforto dei loro cari, ai quali lasciano un vuoto incolmabile. È una lezione dura e triste che ci deve in primo luogo far riflettere su quali siano i veri valori per cui vivere e per cui siamo chiamati a svolgere il nostro ruolo in Parlamento. Il Paese sta affrontando con coraggio e dignità una crisi sanitaria le cui conseguenze si stanno rapidamente trasmettendo al tessuto produttivo, con relativa perdita di ricchezza e lavoro. Ritengo che la prima risposta del Governo sia stata all'altezza dell'immagine che l'Italia sta trasmettendo al mondo intero, grazie a tutti gli uomini e alle donne impegnate nei servizi sanitario, civile e militare, nelle filiere agroalimentari, nei vari settori economici essenziali, oltre a tutte le persone che lavorano nei supermercati e nei negozi alimentari, cui va veramente il nostro ringraziamento. PRESIDENTE. Mi scusi se la interrompo, senatore Pesco, ma vorrei invitare tutti i colleghi a rispettare le distanze e usare le mascherine: so che è faticoso e magari alcuni comportamenti vengono istintivi, ma chiedo a tutti di prestare un po' di attenzione. Prego, senatore Pesco. PESCO, relatore . Rinnovo il ringraziamento anche a tutti i lavoratori del Senato, ma anche dei Ministeri, che ci hanno consentito di arrivare a questo punto. Sicuramente sto tralasciando qualcuno e me ne scuso. Il decreto-legge è stato emanato e discusso in un quadro generale complesso e in continua evoluzione, nell'incertezza su quale fosse la durata dell'emergenza e l'entità delle conseguenze che ne derivano sui tessuti economici, sociale e culturale del Paese. Va anche sottolineato che nel decreto-legge n. 18 del 17 marzo 2020 sono confluiti - sotto forma di emendamenti di coordinamento normativo proposti dal Governo - altri decreti emessi precedentemente, contenenti le prime misure a sostegno delle persone delle zone rosse iniziali, poi superati dal fatto che si è reso necessario estendere e ampliare tali misure all'intero territorio nazionale per contenere gli effetti negativi sullo svolgimento dell'attività giudiziaria. Sono stati, quindi, inseriti in questo decreto-legge - ed è una delle questioni più importanti - i contenuti del decreto legge n. 14 del 9 marzo 2020, degli articoli 12 e 34 del decreto-legge n. 9 del 2 marzo 2020 e del decreto-legge n. 11 dell'8 marzo 2020. In pratica, è come se avessimo quattro decreti in uno. Il decreto-legge n. 18 del 2020 consegue la richiesta di aggiornamento del piano di rientro verso l'obiettivo di medio termine, avanzata dal Governo in Parlamento ai sensi dell'articolo 6, comma 5, della legge n. 243 del 2012, e approvata con risoluzione 6-00103 alla Camera e 6-00102 al Senato (il famoso scostamento). Gli effetti finanziari che vanno a modificare quelli previsti in occasione della legge di bilancio 2020, per il triennio 2020-2022, prevedono un maggior saldo netto da finanziare per 24,8 miliardi, un aumento del fabbisogno di 18,8 e un incremento di quasi 20 miliardi dell'indebitamento netto. Il decreto-legge in esame si può - secondo me - racchiudere in cinque pilastri fondamentali: il primo è riferito al finanziamento e potenziamento della capacità di intervento del Sistema sanitario, della Protezione civile e degli altri soggetti pubblici impegnati sul fronte dell'emergenza; il secondo è quello riferito al sostegno ai lavoratori e alle aziende per la difesa del reddito e del lavoro; il terzo pilastro è riferito al sostegno alla liquidità delle famiglie, ma soprattutto delle imprese, tramite il sistema bancario e l'utilizzo del Fondo centrale di garanzia. Con il quarto pilastro c'è la sospensione degli obblighi di versamento di tributi e contributi e altri adempimenti fiscali e l'introduzione di incentivi fiscali. Infine, vi è tutta una serie di articoli fondamentali che permettono a tutte le amministrazioni pubbliche e private di non avere problemi in questa fase così delicata, visto che molte attività sono sospese. PRESIDENTE . Presidente Pesco, mi perdoni se la interrompo nuovamente. Poiché mi segnalano che diversi colleghi stanno scattando foto in Aula, sia dai banchi che occupiamo abitualmente sia dalle tribune, li pregherei di non farlo perché - come sapete - non si può fare. Prego, presidente Pesco, prosegua. PESCO, relatore . Secondo me è opportuno citare le misure più importanti a sostegno dei lavoratori. Sono state previste un'indennità per i professionisti e lavoratori con rapporto di collaborazione coordinata e continuativa; un'indennità per i lavoratori autonomi iscritti alle gestioni speciali dell'Ago; un'indennità ai lavoratori stagionali del turismo e degli stabilimenti termali; un'indennità specifica per i lavoratori del settore agricolo e un'indennità per i lavoratori dello spettacolo. È un'indennità netta per tutti di 600 euro, ma sappiamo già che a brevissimo verrà portata a 800 euro. Va detto che le richieste per il bonus di aprile sono già state 3,5 milioni, per una spesa di 2,1 miliardi di euro, la qual cosa reputo davvero molto importante. Abbiamo, poi, l'istituzione di un fondo per il reddito di ultima istanza a favore dei lavoratori danneggiati dal virus Covid-19: si tratta di un fondo da 300 milioni per l'erogazione di un reddito di ultima istanza che vedrà l'assegnazione di 600 euro - come ho detto prima - per ogni futuro beneficiario. Il decreto-legge è una prima base di partenza per gli aiuti alle imprese, in un quadro di norme europee in merito agli aiuti di Stato, che era in corso di evoluzione in uno scenario europeo in cui non è ancora chiaro quali risorse comunitarie potranno agevolare gli interventi a sostegno dell'economia; una buona base di partenza sicuramente, realizzata interamente con risorse interne. Sappiamo che dovremo fare di più, dare maggiore liquidità netta alle imprese e in tempi rapidi, ricercare soluzioni che, nei tempi, attraverso la garanzia crediti a lunga scadenza o nelle modalità di rimborso flessibili e legate all'andamento aziendale, possano non solo mantenere viva - lo sottolineo - la nostra rete di imprese, ma farla crescere e divenire ancora più competitiva nei mercati internazionali. È questo l'auspicio che ci diamo perché veramente dobbiamo farlo, colleghi, altrimenti rischiamo di perdere una parte troppo importante della nostra economia, e questo non ce lo possiamo permettere. (Applausi dal Gruppo M5S). Il decreto-legge comprende una moratoria sulle rate di finanziamento o leasing fino al 30 settembre senza alcuna commissione bancaria; le rate in moratoria saranno traslate a fine periodo finanziario di finanziamento e vi è un utilizzo completo delle aperture di credito precedenti senza possibilità di revoca da parte della banca. Colleghi, in tale provvedimento non siamo riusciti a includere quei finanziamenti che molte famiglie hanno preso oltre il mutuo per la prima casa - per esso vi è il fondo Gasparrini, a cui molte possono accedere avendo avuto una riduzione del lavoro - per comprare la macchina o elettrodomestici. Il pagamento delle rate di tali finanziamenti deve essere sospeso per forza per quelle famiglie che stanno subendo una riduzione del proprio reddito. Su questo veramente spero che alla Camera dei deputati o nei prossimi decreti si possa fare qualcosa per ricordarci dei problemi che stanno vivendo le famiglie. È stato incrementato il sistema di aiuti alle imprese tramite ulteriori garanzie: il fondo garantito al 33 per cento delle esposizioni bancarie già esistenti, in modo da assicurare la stabilità nel tempo dei debiti aziendali pregressi. È stato incrementato il fondo di garanzia PMI, garantiti nuovi prestiti fino a 1,5 milioni di euro per tutte le PMI, fino a 2,5 milioni per le startup e le PMI innovative e fino a 5 milioni per le PMI che rientrino nelle sezioni speciali. È stato poi attuato un fondo di solidarietà per i mutui prima casa ed è stato esteso l'accesso al fondo prima casa a tutti i dipendenti che abbiano subito una diminuzione delle ore lavorate e dei lavoratori autonomi che abbiano subìto una perdita di fatturato del 33 per cento a causa dell'emergenza coronavirus. L'accesso al fondo consente di sospendere le rate in conto capitale fino a diciotto mesi, mentre la parte di rata in conto interessi viene pagata al 50 per cento attraverso il contributo pubblico del fondo di solidarietà. Anche al riguardo, colleghi, rivolgo una preghiera al Governo: non siamo riusciti a fare ciò in questo momento perché non c'erano risorse adeguate, ma non sarebbe utile estendere il fondo mutuo prima casa a tutti coloro che hanno avuto una riduzione del reddito o non hanno reddito o sono senza lavoro? Purtroppo, attualmente questo fondo prima casa ha ancora delle limitazioni molto importanti che andrebbero secondo me eliminate. (Applausi dal Gruppo M5S) . Vorrei ricordare poi che proprio in queste ore il Pontefice ci ha ricordato che quello attuale è il momento più critico, nell'ambito del quale la malavita può spadroneggiare nei confronti delle persone in difficoltà. (Applausi dal Gruppo M5S) . Molte persone sono in crisi di liquidità e dobbiamo quindi aiutarle per fare in modo che abbiano la liquidità necessaria per far fronte alle esigenze del quotidiano. Legiferare in emergenza non è facile, ma ritengo che il Governo e l'intero Parlamento stiano dando prova di sintonia con il Paese, adeguandosi rapidamente all'evoluzione della crisi sanitaria nell'adottare provvedimenti a sostegno delle persone che si sono improvvisamente trovate ad avere necessità di sostegno economico e a favore delle imprese superiori anche rispetto agli altri Paesi europei. Il quadro è in continua evoluzione e non dobbiamo cercare provvedimenti legislativi esaustivi immediati, ma accompagnare il percorso evolutivo nella crisi giorno dopo giorno, in modo che le risorse vengano non disperse, ma impiegate nel modo migliore. Presidente, colleghi, vi ringrazio e andiamo avanti così. (Applausi dal Gruppo M5S e del senatore Pittella) . CALDEROLI (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CALDEROLI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, le chiedo di intervenire sulla nuova dislocazione che abbiamo realizzato all'interno dell'Aula del Senato. Ho proposto io per primo l'estensione dell'Aula anche sui palchetti, che ha consentito l'ampliamento dello spazio a disposizione, convinto che la Costituzione e il Regolamento prevedano la presenza dei senatori. Ringrazio i senatori Questori per aver realizzato anche il dispositivo tecnico che ci consente di votare dalle tribune di secondo e terzo ordine e questo ha fatto sì che siano garantite le distanze minime di sicurezza che ci consentono di lavorare in tranquillità. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az, M5S e della senatrice Bernini) . È evidente che tali distanze concernono l'aspetto statico e, nel corso della dinamicità dei lavori, non sempre possono essere mantenute. Voglio rivolgere quindi ai colleghi la preghiera di adottare i presìdi che consentono di lavorare in sicurezza. Lo dico perché vedo senatrici e senatori senza la mascherina. Non voglio entrare nelle varie dinamiche delle mascherine, ma tutti e tre i tipi - chirurgico, FFP2 e FFP3 - proteggono nel senso che non espongono a contagio nel caso qualcuno portasse dentro di sé il virus. Se mettiamo tutti la mascherina, impediamo che questo si possa determinare. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az, M5S e della senatrice Bernini) . Chi è senza mascherina non è un eroe, ma rappresenta un pericolo per tutti gli altri che invece la portano. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az e della senatrice Bernini) . Se per entrare in Senato per i signori senatori è obbligatoria la cravatta, decidiamo allora che per questo periodo - e solo per questo periodo - sia obbligatoria la mascherina. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Diversamente uno è libero di starsene a casa. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az, M5S, FIBP-UDC e PD) . PRESIDENTE . Ringrazio il vice presidente Calderoli, che ha interpretato il pensiero di chi sta presiedendo e di tutta l'Assemblea. È altrettanto evidente che per i senatori della Repubblica non c'è bisogno di un richiamo a un obbligo; dovrebbe bastare il senso di responsabilità che dobbiamo avere sicuramente in prima linea rispetto anche gli altri cittadini. So che è faticoso parlare e lavorare con la mascherina, ma è una piccola cosa in confronto ai sacrifici che vengono chiesti a tutti. Se riusciamo a osservare queste minime cautele, evitate anche a me di dover fare dei richiami che non sono piacevoli e non fanno onore all'Assemblea. ROMEO (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, membri del Governo, abbiamo finalmente iniziato la discussione generale del decreto-legge cura Italia, che è il primo decreto economico e contiene misure anche sanitarie. Indubbiamente governare è sempre difficile e in un momento come questo lo è decisamente di più e, quindi, è facile - qualcuno potrebbe dire - criticare dall'opposizione. È però anche vero che dall'altra parte è giusto non negare il diritto di critica, tanto più quando detta critica diventa ed è costruttiva, anche perché - diciamocelo - non c'è un Governo di unità nazionale. Quindi, forse è meglio porsi il tema - come spesso è stato detto anche dal collega Bagnai - che non si può fare l'unità nazionale senza un Governo di unità nazionale. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Quindi, è giusto che ognuno faccia la propria parte, la maggioranza decide, l'opposizione farà e porterà avanti quelle che sono le varie ed eventuali critiche. Sul tema del metodo, che tengo a sottolineare, si è parlato di cabina di regia e di collaborazione. Si immagina che in una cabina di regia i provvedimenti si prendano e si scrivano tutti insieme; invece nei numerosi tavoli che ci sono stati, naturalmente attraverso le videoconferenze, in realtà abbiamo visto che da parte del Governo c'era solo la volontà di informare le minoranze circa i provvedimenti che volevano essere presi. Di fatto il Governo decideva da solo e chiedeva collaborazione al Parlamento per cercare di abbreviare quello che è il corso dell'attività parlamentare, per cercare di facilitare il meccanismo. Ciò - a nostro avviso - non è assolutamente corretto, non è questo il campo della condivisione, ma è tutt'altro. Abbiamo inteso la cabina di regia in tutto altro modo e fino ad ora non siamo stati assolutamente soddisfatti da questo punto di vista. Collaborare infatti significa condividere, non informare; di informative ne fate quante volete in Parlamento, ma una cabina di regia richiede decisamente dell'altro. Del resto, l'atteggiamento di chiedere collaborazione mettendo però in evidenza nei fatti qualcosa di diverso lo abbiamo già visto anche in alcuni comportamenti che ha preso il Presidente del Consiglio sul mancato coinvolgimento del Parlamento stesso. Ricordo i famosi decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, che hanno disposto anche delle limitazioni della libertà personale di tante persone, emanati senza passare per il Parlamento. Abbiamo visto in più casi, anzi in questi giorni vediamo una trattativa, un negoziato che il Governo sta portando avanti in Europa sul tema del Meccanismo europeo di stabilità e dei trattati internazionali che però non passa per il Parlamento. Per tutte queste ragioni dico che il coinvolgimento non c'è stato. Mi verrebbe da fare una battuta: avete tirato fuori la storia dei pieni poteri, quella frase pronunciata da Salvini la scorsa estate, ma alla prova dei fatti i pieni poteri se li sta prendendo il presidente del Consiglio Conte. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Non è, però, una questione solo di metodo, ma anche di merito e su questo abbiamo detto, da un punto di vista costruttivo, che per noi della Lega, ma anche per molti colleghi del centrodestra che ho consultato, al Governo è mancato il fatto di avere una visione. Ho sentito prima il presidente Pesco, ora di fianco a me, dire che dobbiamo accompagnare la crisi dell'emergenza per poi pian pianino trovare le misure giuste. La parola "accompagnare" è sbagliata: un Governo deve guidare la crisi e non accompagnare. Il senso vero della situazione è avere una visione futura, anticipare quello che potrebbe capitare, avere già in mente prima la strada che si vuole decisamente percorrere. In questi momenti di emergenza bisogna evitare le soluzioni parziali e il decreto-legge che oggi discutano e domani verrà votato con la fiducia è sostanzialmente una soluzione molto parziale. Io ricordo che all'inizio prima si era parlato di 3 miliardi, poi si era detto che ne bastavano 7,5, poi siamo saliti a 25, adesso stiamo pensando a un altro decreto-legge di altrettanti 25-30 miliardi (non ne conosciamo ancora adesso l'entità. Forse bisognava - come qualche Paese ha fatto e avevamo suggerito - mettere in campo subito 100 miliardi. Qualcuno potrebbe dire che è facile parlare dall'opposizione, perché vanno trovati i soldi, c'è la questione del debito, e c'è l'Unione europea. Noi però vi abbiamo dato anche questo suggerimento. Vi abbiamo detto una cosa che, tra l'altro, hanno sostenuto anche personaggi che, dal nostro punto di vista, hanno grande competenza, come l'ex ministro dell'economia Tremonti: bastava emettere dei buoni del tesoro a lunga scadenza riservati a investitori italiani, dando loro delle agevolazioni fiscali, magari promettendo che per qualche tempo non sarebbero stati fatti accertamenti fiscali e probabilmente avremmo liberato delle risorse nostre, italiane, in questa direzione, da mettere subito in campo per sostenere le nostre imprese. Voi pensate davvero che l'Europa ci aiuterà? Oggi, nella discussione sul MES con condizionalità minime, sentivamo che dall'Olanda si parlava di non condizionalità su spese mediche, ma di prevedere invece per il resto condizionalità generali. Voi pensate davvero che il Meccanismo europeo di stabilità sia una soluzione positiva per il nostro Paese? Anche nella stessa maggioranza non si ha lo stesso tipo di idea. Pensate davvero che gli eurobond o i coronabond - come li volete chiamare - verranno istituiti, quando sappiamo benissimo che, per farlo, la Germania deve cambiare la propria Costituzione, perché in essa c'è scritto che in un anno non si può mutualizzare il debito? Qualsiasi decisione presa dall'Europa per noi, allora, rischia comunque di diventare una fregatura. Quindi, cominciamo a fare da soli, liberiamo le risorse che già molti italiani hanno e mettiamole a disposizione di tutto il Paese per superare questa fase assolutamente importante e fondamentale. Anche da questo punto di vista, però, non ci avete ascoltato. Non siamo venuti solo a fare critica - ecco, dovevate tirare fuori i soldi, non li avete; dovevate fare come Germania o Francia - ma abbiamo anche proposto delle soluzioni, ma la risposta è stata negativa. (Commenti del senatore Airola). PRESIDENTE . Senatore Airola, cortesemente si rivolga alla Presidenza e intervenga quando ha la parola. Prego, presidente Romeo. (Commenti del senatore Airola). Si interloquisce con la Presidenza. (Commenti dal Gruppo M5S). Senatore Airola, non mi costringa a richiamare lei e tutti singolarmente. (Commenti del senatore Airola). Senatore Airola, non mi costringa a richiamarla verbalmente. Prego, senatore Romeo. ROMEO (L-SP-PSd'Az) . Anche lo stesso Mario Draghi, più volte celebrato in quest'Aula... (Commenti dal Gruppo L-SP-PSd'Az). PRESIDENTE. Colleghi, non rispondiamo al senatore Airola, che è già stato richiamato verbalmente dalla Presidenza. Non costringetemi a richiamare verbalmente anche altri. Prego, senatore Romeo. ROMEO (L-SP-PSd'Az) . Stavo dicendo che anche lo stesso Mario Draghi ha sostenuto che bisogna comunque fare debito. Pertanto, certe soluzioni che sono state prospettate sono sostenute anche da personaggi illustri che sono stati riconosciuti da tutte le parti come coloro che, in determinate fasi della nostra storia, hanno salvato il nostro Paese. La sensazione - poi magari il Governo e la maggioranza la smentirà - è che ci troviamo di fronte a un Governo un po' debole da questo punto di vista, soprattutto nei rapporti con l'Unione europea, e che cede sovranità ai tecnici. Infatti, sull'aspetto sanitario voi fate sostanzialmente tutto quello che il comitato tecnico-scientifico vi dice di fare. Ciò è stato richiamato più volte. Sui temi economici, di fatto, fate quello che vi dicono gli eurocrati, i burocrati di Bruxelles, per essere chiari. Insomma, non riuscite a fare un passo senza che non ci sia l'ok da parte dell'Unione europea. Forse, in una situazione così drammatica e difficile, dove non c'è più nulla da perdere, sarebbe servito - perdonatemi - un po' di coraggio in più, un po' di voglia di forzare la mano e mettere in campo la vera forza del nostro Paese, tutte cose che - a nostro giudizio - sono mancate. Infatti, nel decreto di marzo, a parte la maggior parte delle tutele messe in evidenza nei confronti dei lavoratori dipendenti con la cassa integrazione, sono previste briciole per i lavoratori autonomi. Nel provvedimento c'è pochissimo per gli autonomi. Soprattutto, non siete riusciti neanche a prendere un impegno per il decreto di aprile. Chi non fattura, a fine mese - signori - i soldi non li ha. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Migliaia di artigiani e commercianti stanno soffrendo e si stanno chiedendo cosa verrà dato loro, quali aiuti potranno avere da questo punto di vista. Nel decreto in esame non c'è nulla che va in questa direzione. Inoltre, occorre fare attenzione perché fra poco si comincerà ad alimentare il sentimento per cui ci sono italiani di serie a e italiani di serie b. Chi è dipendente dello Stato e si trova sotto il suo ombrello indubbiamente gode di una posizione privilegiata. Il problema è rappresentato da tutti coloro che sono fuori dall'ombrello dello Stato che per anni hanno prodotto, pagato le tasse e si sono dati da fare e oggi sembra che non venga loro davvero riconosciuto quasi nulla. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Questo è un tema che dobbiamo porre perché, altrimenti, si corre davvero il rischio della rivolta sociale. Cosa fare? Anche qui, abbiamo suggerimenti. Sulla cassa integrazione vi abbiamo chiesto di semplificare, non coinvolgendo i sindacati. Del resto, se l'azienda e lo Stato dicono di chiudere, non chiudono perché ci sono dei problemi di crisi particolari. Invece, voi avete detto che i sindacati non si possono toccare. Il secondo suggerimento: innalzamento e estensione dell'indennizzo a tutte le varie categorie. I 600 euro, sinceramente, sono sembrati un po' pochi, quando poi a chi prende il reddito di cittadinanza ne diamo 750. Anche questo, sinceramente, è un elemento sicuramente necessario da mettere in evidenza. Però, anche al riguardo, sul decreto, ci avete detto assolutamente di no: non va bene, non possiamo, rivedremo, penseremo meno. Sulla sospensione dei pagamenti, abbiamo detto fin dall'inizio che bisognava sospenderli per un tempo più lungo. Non ci avete ascoltato. Adesso arriverà il decreto, che non è ancora stato pubblicato e stiamo aspettando, con la sospensione fino a fine maggio, ma bisognerà pagare tutto entro fine giugno. Tra l'altro, poi, non si capisce perché lo Stato dica di chiudere e poi debba essere l'azienda a dimostrare di aver avuto la riduzione del fatturato. Lo sappiamo benissimo quali sono le aziende che possono avere ricavato, magari, anche qualche vantaggio in un momento del genere, per qualche situazione particolare, e quali invece hanno incontrato notevoli difficoltà. Poi c'è il tema della liquidità delle imprese. Adesso uscirà questo decreto. Avete fatto, anche qui, dichiarazioni roboanti: 750 miliardi. Come se regalaste soldi a tutti! Signori, vi dico che, questi non sono soldi regalati: questi sono nuovi debiti che molte imprese dovranno contrarre, nuovi debiti. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Tra l'altro, il meccanismo sembra che funzioni solo fino a 25.000 euro, perché c'è la garanzia al 100 per cento dello Stato. Da lì in su, anche fino a 800.000, il rischio vero è che si comincia con le valutazioni bancarie, con il merito di credito, con il rating e tutta quella burocrazia - poi, magari, speriamo di sbagliarci - e le imprese vedranno i soldi fra tre o quattro mesi, quando ormai sarà troppo tardi. Serviva una garanzia molto più forte, da questo punto di vista, ma anche qui, purtroppo, non vi siete spinti oltre quelle che sono le regole europee, le solite regole europee cui bisogna sempre dare totale ossequio. Era forse meglio andare in infrazione - lo diciamo chiaramente - per aiutare le nostre imprese in questo momento di difficoltà, dare loro una mano seria e, soprattutto, anche la capacità di potere, in qualche modo, per andare in una certa direzione. Sono tante le cose che noi possiamo mettere in evidenza, ma la condizionalità sono davvero troppe e rischiano di non aiutare veramente le persone che hanno necessità e hanno bisogno di denaro subito. Questo è il vero aspetto che mettiamo in campo. Avviandomi alla chiusura, vi è sicuramente il tema del reddito minimo alle persone che ne hanno bisogno; ma non dimentichiamo neanche i nostri pensionati, che sono in una situazione di gravissima difficoltà in questo momento. Quindi, un accenno anche a loro non sarebbe male. Vi è il tema degli investimenti, se vogliamo pensare a un piano della ripresa. Senza gli investimenti, difficilmente il nostro Paese potrà, una volta che ci sarà la fase della riapertura, andare nella direzione giusta. Questo vale per le grandi opere, modello ponte di Genova e non modello "sospendiamo la TAV" che - scusate - non è la soluzione per il futuro del Paese, indubbiamente. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Dall'altra parte, vi è anche il sostegno nei confronti dei nostri Comuni che, con i progetti pronti, dovrebbero essere liberi di spendere per portarli avanti, andando in deroga al codice degli appalti, come ci chiede la stessa Commissione europea. È la stessa Commissione che, con un documento, ci ha detto di andare in deroga ma, anche qui, non ci si muove di un millimetro, perché prevale l'ideologia rispetto al concetto di emergenza. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Così, signori, non si andrà da nessuna parte. PRESIDENTE. Senatore Romeo, la invito a concludere. ROMEO (L-SP-PSd'Az) . Certo, signor Presidente, concludo, anche se ho perso un paio di minuti a causa degli insulti che ho ricevuto. PRESIDENTE. La Presidenza ne ha tenuto conto e li ha già recuperati. ROMEO (L-SP-PSd'Az) . La ringrazio, signor Presidente. Dalla liquidità ai Comuni, alla sospensione dell'ISA alle ZES, le zone economiche speciali, per le zone rosse, come le zone di Lodi e altre zone che hanno dovuto subire le chiusure; dai voucher sull'agricoltura e il turismo alla detassazione del personale sanitario e al tema dei rifiuti, che gli altri Paesi europei non ci bruciano più: tutte queste proposte hanno ottenuto una risposta negativa, senza neanche un minimo di impegno per i futuri decreti, che devono essere o dovranno essere emessi. La strada, signori, è questa qui. Avrete anche il consenso, che in questo momento hanno tutti i leader di tutti i Paesi del mondo - nel momento dell'emergenza, indubbiamente, tutti si aggrappano a chi in quel momento giustamente sta governando - ma è un consenso di carta. Quando infatti la gente comincerà a stare male, prima o poi, i conti si dovranno fare. Cercate allora di correggere la strada sulla base delle proposte che la Lega e tutto il centrodestra hanno fatto e stanno facendo da più di un mese a questa parte. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az e del senatore De Bertoldi) . PRESIDENTE . Colleghi, vorrei illustrarvi le corrette modalità di utilizzo dei microfoni, così come sono state stabilite dai senatori Questori. Escluso il Gruppo Fratelli d'Italia e il Gruppo Misto, che intervengono dal loro angolo nella prima fila, per quanto riguarda il lato destro dell'emiciclo, i Gruppi Forza Italia e Lega possono intervenire dalla loro prima fila di banchi e possono utilizzare, in aggiunta, il microfono sul banco dei relatori che è già stato utilizzato dal presidente Romeo. Per quanto riguarda, invece, il lato sinistro dell'emiciclo, il Gruppo MoVimento 5 Stelle interviene dalla prima fila dei suoi banchi, al lato adiacente alla porta all'ingresso principale. Analogo discorso vale per i Gruppi Italia Viva e Partito Democratico, che intervengono dalla prima fila, come sta indicando il senatore questore De Poli, così come per il Gruppo Per le Autonomie. Spero che sia tutto chiaro, in ogni caso il senatore Questore ci aiuterà in caso di incertezza. È iscritto a parlare il senatore Damiani. Ne ha facoltà. DAMIANI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, colleghi senatori, rappresentanti del Governo, approda finalmente oggi in quest'Aula il percorso di un decreto-legge iniziato in una lunga, travagliata e anche complicata seduta della Commissione bilancio, che è andata avanti per tutta la notte; inizia finalmente quindi oggi l'esame di un provvedimento da un nome simbolico molto importante, il cosiddetto decreto cura Italia. In questo momento particolare tutti gli italiani si aspettano veramente una cura di questa emergenza, che è iniziata come emergenza sanitaria ma che oggi è diventata in pieno anche un'emergenza economica. Pertanto, le parole e gli atti devono essere assolutamente concreti e importanti e non soltanto degli slogan . Mi rivolgo al Governo. Io ammetto e capisco, oggi, in un momento particolare in cui l'emergenza sanitaria diventa emergenza economica, che certamente non è facile amministrare la cosa pubblica, non è facile governare. Tuttavia, come succede sempre in ambito scientifico, quando c'è una cura da trovare si siedono tutti intorno a un tavolo, si confrontano, cercano una soluzione, parlano di diverse cure e, alla fine, trovano una sintesi. Noi in questo abbiamo sperato e in questo ci siamo adoperati fino all'ultimo secondo, accettando, fin dal primo momento, la "chiamata alle armi". Siamo stati chiamati oggi per fronteggiare questa emergenza sanitaria ed economica proprio nell'interesse unico ed esclusivo della salute degli italiani e dell'economia del nostro Paese. Noi quindi abbiamo accettato da subito la proposta di partecipare a un tavolo e di collaborare. Purtroppo non è andata assolutamente come noi chiedevamo e come noi volevamo. Noi abbiamo portato le nostre proposte migliorative, scevre da condizionamenti di partito e ideologici, abbiamo partecipato a tavoli, riunioni, videoconferenze e incontri a Palazzo Chigi in cui abbiamo portato le nostre proposte. Di contro non c'è stata assolutamente fiducia nei confronti nostri e delle nostre proposte. Noi abbiamo manifestato collaborazione in tutte le sedi, tant'è che anche oggi, in questa sede, in quest'Aula e in questo Parlamento, siamo venuti con un mandato al relatore sul provvedimento. Non abbiamo quindi fatto assolutamente alcun tipo di ostruzione al provvedimento stesso, ma voi non avete saputo cogliere la fiducia che noi vi davamo nell'interesse generale del Paese. Invece, di contro, cosa succede? Succede che in un momento delicato come questo, nel momento in cui tutto l'arco costituzionale era propenso a votare il provvedimento e a salvare il Paese e l'Italia, voi ponete la questione di fiducia (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC) . Non è una questione di fiducia posta in Aula da un punto di vista tecnico nei confronti di un'opposizione che sta facendo ostruzionismo al fine di velocizzare i tempi: voi avete invece paura del "fuoco amico" che è dentro voi stessi, del fuoco amico che è con voi, al vostro interno. (Applausi dai Gruppi FIBP-UDC e L-SP-PSd'Az) . Ecco perché oggi ponete la questione di fiducia, in un momento così grave in cui, come dicevo, l'intero arco costituzionale era pronto a votare il provvedimento in esame: lo fate per paura. Quindi manca una strategia unitaria e si vede dai provvedimenti, che vengono sfornati dal Governo: il decreto successivo abroga alcune parti del decreto precedente e il decreto che verrà toglierà alcune parti di quello attuale. Oggi in Commissione è successo anche questo, perché il nuovo decreto-legge, quello ancora non pubblicato, andrà a cassare anche tanti articoli del decreto-legge in esame. Arrivate quindi in ritardo anche nella soluzione: ecco perché è evidente una mancanza di strategia. Si tratta pertanto di una situazione assolutamente fuori controllo, perché, colleghi, non siete una maggioranza politica, siete soltanto una maggioranza algebrica, una somma di voti messa insieme per fare una maggioranza. Non c'è però assolutamente nulla di politico e in questi provvedimenti lo stiamo vedendo. Come dicevo, insieme con il Governo siamo stati ben disponibili ad offrire una soluzione e soprattutto una cura al Paese, ma purtroppo è stata respinta. Potrei fare tanti esempi: abbiamo ascoltato famiglie, imprenditori e categorie. Ad esempio, ieri in Commissione abbiamo evidenziato una proposta che in questo momento viene avanzata da tanti settori, in particolar modo dal mondo agricolo, sulla flessibilità del lavoro, per avere una parentesi di flessibilità. Abbiamo proposto di introdurre i voucher per questo periodo di emergenza, per dare la possibilità di andare a raccogliere in campagna. Altrimenti, così come stanno denunciando le associazioni dei consumatori, i prezzi delle derrate alimentari aumenteranno. In questo momento è diventato difficile per gli italiani anche fare la spesa! Occorre fare attenzione a queste cose e invece avete respinto anche questa proposta sui voucher . Il Governo è dunque miope rispetto a questa situazione e procede per tentativi e a tentoni. Ecco perché noi in questo quadro, così come l'ho disegnato - ma è un quadro reale - da un punto di vista politico, non ci ritroviamo, perché non avete assolutamente preso in considerazione le nostre proposte e oggi non ci avete dato un minimo di fiducia politica per stare seduti a quel tavolo. Quindi, la cura che oggi proponete è assolutamente inefficace e inefficiente. Con il provvedimento in esame muoviamo 25 miliardi di euro, ma i cittadini e le imprese italiane ad oggi non ancora hanno ricevuto un euro (Applausi dai Gruppi FIBP-UDC e L-SP-PSd'Az) e questo è un decreto-legge che risale al 17 marzo, quasi un mese fa! Gli italiani non hanno ancora avuto un euro in tasca! Rendiamoci conto che poi c'è anche la burocrazia, che dà problemi. Anche in questo caso abbiamo proposto tante soluzioni che riguardano gli automatismi per far arrivare oggi questi soldi direttamente nelle tasche degli italiani. Anche su questo, però, non ci avete ascoltato. Concludendo, si tratta quindi di una situazione assolutamente difficile, perché siamo ancora ai blocchi di partenza. C'è un decreto-legge del 17 marzo che mobilita 25 miliardi di euro, che però non arrivano agli italiani e oggi siamo ancora qui, in Aula a discutere della sua conversione e, quindi, siamo ancora fermi. Ecco perché dico di porre attenzione a quello che facciamo. Colleghi della maggioranza, avete proposto una cura ma siamo ancora fermi e quindi siamo fermi anche a quel vecchio detto di un tempo: «Mentre il medico studia, il paziente muore». (Applausi dai Gruppi FIBP-UDC e L-SP-PSd'Az) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Crucioli. Ne ha facoltà. CRUCIOLI (M5S) . Signor Presidente, la pandemia in atto mette le istituzioni europee e nazionali di fronte ad un severo banco di prova. Con questo mio intervento intendo segnalare con forza alcuni rischi che intravedo sia a livello comunitario, che a livello interno. Il decreto-legge che ci accingiamo a convertire è la prima reazione dello Stato all'eccezionale situazione sanitaria, economica e sociale che il nostro Paese, come tutto il mondo, è costretto ad affrontare in queste terribili settimane. Pur contenendo misure necessarie ed importanti, è evidente a tutti che sul fronte economico servirà un piano ben più ampio per tutelare famiglie, lavoratori ed imprese. In tal senso, occorre chiarire immediatamente, al di là di ogni ambiguità, il ruolo che vorrà svolgere l'Europa. Se l'Unione europea vorrà comportarsi da casa comune per tutti i suoi cittadini, a prescindere dalla nazionalità degli stessi, ed emetterà titoli comuni per finanziare l'enorme esigenza di liquidità che tutti gli Stati, seppure in misura differente fra loro, stanno incontrando per far fronte al blocco della maggior parte delle attività produttive, allora saremo felici di proseguire nell'idea di un'Europa unita. Se, viceversa, gli Stati meno colpiti o comunque economicamente più forti intendono nascondere i propri egoismi dietro il paravento delle attuali regole europee, sbagliate in tempi normali e feroci in tempo di pandemia; se tali Stati metteranno in cima alla scala dei valori europei un rigore ragionieristico ed ipocrita cercando di approfittare della crisi come lo strozzino approfitta dello stato di necessità di chi chiede un prestito; se quindi le istituzioni europee dovessero pretendere che gli aiuti agli Stati colpiti siano assistiti dalle condizioni previste dal MES, allora il velo cadrebbe, svelando che il reale fine dell'Unione non è il bene dei popoli europei (Applausi dal Gruppo M5S) ma la garanzia dei crediti dei ceti dominanti dei Paesi più ricchi. La questione va chiarita immediatamente perché da essa discendono le scelte che ciascun parlamentare di quest'Assemblea sarà chiamato a fare nei prossimi giorni. Al momento ho fiducia nel fatto che il Presidente del Consiglio saprà difendere in Europa gli interessi del popolo italiano, soprattutto dei più deboli, e l'idea di comunità che aveva ispirato la creazione dell'Unione europea. A lui chiedo di relazionarci costantemente e con la massima trasparenza sulle proposte europee per la gestione di questa crisi. A livello di ordinamento interno, pur consapevole della necessità di approntare strumenti decisionali rapidi e compatibili con il distanziamento sociale che, allo stato, non consente alle sedute del Parlamento di celebrarsi con modalità ordinarie, segnalo il rischio di un insalubre attenuarsi dei compiti attribuiti dalla nostra Carta costituzionale al Parlamento. Mi riferisco, in particolare, alla strada intrapresa dal Governo che intende disciplinari e con decreti del Presidente del Consiglio dei ministri (DPCM), anziché con decreti-legge, le limitazioni ritenute necessarie per sconfiggere la pandemia. Come noto, i DPCM sono atti amministrativi non soggetti, né al vaglio preventivo del Presidente della Repubblica, né a quello successivo del Parlamento: ritengo dunque che non siano lo strumento idoneo per incidere in via generale ed astratta su diritti costituzionalmente garantiti. Auspico, dunque, che alle inedite esigenze, anche normative, richieste dal tragico momento che stiamo attraversando si sappia rispondere contemperando la celerità delle decisioni con il rispetto del principio di rappresentanza e democraticità, valorizzando e non sminuendo il ruolo del Parlamento. Per tali ragioni, domani non farò mancare la mia fiducia al Governo, spronandolo tuttavia a proseguire con coraggio nella tutela dell'interesse del popolo italiano - ed in particolare dei più bisognosi - in Europa e ammonendolo sul fronte interno a non ridurre la dovuta attenzione per il ruolo del Parlamento. (Applausi dal Gruppo M5S) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Modena. Ne ha facoltà. MODENA (FIBP-UDC) . Signor Presidente, colleghi, signori rappresentanti del Governo, buon pomeriggio a tutti. Dopo aver ascoltato gli interventi svolti, è sorta in me una considerazione spontanea: se il nostro presidente della Repubblica Mattarella non avesse fatto richiamo a una responsabilità collettiva, non oso pensare cosa avrebbe potuto fare questa maggioranza nei confronti delle proposte che abbiamo portato avanti e che, a una lettura veloce, ho visto decisamente falcidiate dal cosiddetto lavoro comune. Credo allora che si possa togliere dal tavolo un punto: qui non c'è una minoranza che si comporta, in pratica, come un bambino capriccioso e urla alla ricerca di critiche, ma un'opposizione che ha fatto il proprio lavoro, mentre dall'altra parte evidentemente si cercava solo di avere un po' di "acqua cheta" per poter gestire i problemi interni. Vorrei affrontare quattro aspetti molto rapidamente. Il primo riguarda alcune incongruenze che vorrei stigmatizzare: abbiamo un decreto-legge di "cura" che dà all'Agenzia delle entrate due anni di tempo in più per perseguire i cittadini ma non si è voluto neanche sospendere l'attività relativa agli studi di settore. Quando si dice che c'è troppa burocrazia credo che ai cittadini si sarebbe potuto dare un segnale in questo senso. C'è poi un'altra questione relativa ai rinvii o ai rifiuti di cui abbiamo dovuto prendere atto su tante materie, dall'agricoltura al turismo e sicuramente all'artigianato. Terzo aspetto, ci sono molte "illusioni ottiche": ad esempio, ho visto vari interventi ed emendamenti del Governo in materia di giustizia che partono dal presupposto che i cancellieri possano lavorare da casa con la famosa modalità smart working . I cancellieri a casa non hanno accesso ai sistemi e ai fascicoli, quindi per questo settore bisogna pensare anche a calarsi nella realtà. Veniamo così a un ragionamento che chiude il concetto delle illusioni ottiche che abbiamo potuto vedere con questo decreto-legge cura: vengono emanate alcune norme e poi vi è un fiorire di circolari interpretative restrittive che complicano enormemente la vita ai cittadini. L'abbiamo visto con l'Agenzia delle entrate e con le circolari che escono dal Ministero della giustizia. Le illusioni ottiche non sono possibili: non si può andare in televisione a dire in diretta che si fanno determinate cose e poi lasciare i consulenti del lavoro, i cittadini e i professionisti in mezzo alle pastoie delle circolari. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC). Vado a concludere con il quarto punto che mi sta particolarmente a cuore: vi sono circolari su cui questo Parlamento deve aprire una riflessione in modo particolare, quelle del Ministero della salute. Non abbiamo norme che impongano di fare i test a personale medico, medici di famiglia, operatori sanitari, infermieri, dipendenti delle RSA e personale che compie le sanificazioni: non ci sono le norme in questa materia. Il che non vuol dire che il Parlamento e il Governo abbiano dato il tema in mano ai tecnici (come qualcuno ha ricordato qualche volta da parte di Italia Viva); è molto peggio: significa che non si sono voluti affrontare - perché c'è stata e c'è una fuga dalle responsabilità - oneri che tutti chiedono. Quando il presidente dell'ordine medici Anelli dice che il Parlamento deve far sentire la propria voce, perché fino all'altro ieri non si avevano neanche le mascherine non possiamo solo allora scoprire che la materia è gestita tramite le circolari del Ministero della sanità. Su questo reclamo infatti delle scelte che sono di natura e di carattere politici. Poi voi mi direte che si imporrebbero a questo punto delle norme che non troverebbero attuazione, perché le mascherine e i reagenti non ci sono, ci sono problemi per chi gestisce le strutture e così via. A quel punto, però, la norma la costruisco sapendo, non posso però esautorare il dibattito politico in merito a questo aspetto, che è un tema fondamentale di cui tutto il Paese sta parlando e che è uno dei punti su cui la gestione da parte della politica è importantissima. Comprendo e ho capito - credo che si possa anche spiegare - il problema intrecciato delle responsabilità che "cascano" dai Presidenti di Regione alle ASL e così via; ma io posso leggere una circolare del Ministero della salute per capire le priorità con cui vanno fatti i test? Non è una questione che deve essere posta comunque a livello parlamentare, visto che tutte le forze politiche stanno dicendo e hanno detto che i test vanno fatti a tappeto? Che succede invece? Succede che gli emendamenti che vanno in questo senso vengono "inguattati" e non vanno a buon fine. PRESIDENTE. La invito a concludere, senatrice Modena. MODENA (FIBP-UDC) . Ritengo che tra le quattro questioni che ho espresso in modo breve, stando nei tempi, questa sia quella su cui il Parlamento deve riflettere e che deve risolvere, perché non si tratta solo di dare in mano ai tecnici, ma è una fuga politica inammissibile. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Taricco. Ne ha facoltà. TARICCO (PD) . Signor Presidente, siamo qui oggi chiamati alla conversione di un decreto-legge straordinariamente importante per il Paese. Tutti coloro che sono impegnati in prima linea in questa drammatica emergenza, ma in generale tutti i cittadini, le loro forme organizzate, le famiglie, gli enti locali e le imprese hanno ben chiaro qual è la posta in gioco e il motivo per cui siamo qui oggi. Sappiamo tutti che la prima emergenza che siamo chiamati a fronteggiare è quella che attiene alla salute e alla vita delle persone; sappiamo che questo provvedimento deve innanzitutto - già lo si è fatto con il decreto-legge e, a maggior ragione, si dovrà farlo con le integrazioni che ci saranno durante l' iter di conversione - riguardare gli strumenti per affrontare l'emergenza su questo piano, ma sappiamo anche che il Paese sta soffrendo. Purtroppo le crisi normalmente evidenziano le diseguaglianze e colpiscono più duro chi è già in difficoltà e il nostro sistema economico in queste settimane ha avuto già danni gravissimi. In questo quadro di difficoltà il settore delle filiere agroalimentari è stato fortissimamente colpito e ciò perché c'è stata una contrazione dei mercati, perché sono saltati gli schemi tradizionali di commercializzazione (soprattutto per il fatto che gran parte dei prodotti agricoli sono più deperibili di altri), perché l' export si è praticamente inchiodato e perché tutto il sistema che produceva prodotti di qualità destinati a quello che tecnicamente viene chiamato Horeca (hotellerie-restaurant-café), vale a dire tutto il sistema dei ristoranti e dei servizi, è sostanzialmente fermo. Tutti questi aspetti messi insieme hanno pesato in maniera molto forte su gran parte delle colture dei nostri territori. Abbiamo di fronte una situazione drammatica per quel che riguarda la manodopera, per le questioni agronomiche di questo momento, ma soprattutto per la prospettiva della primavera e, quindi, dell'inizio delle campagne di raccolta. Nei giorni scorsi alcune associazioni di categoria hanno manifestato preoccupazione per la mancanza di fino a 200.000 lavoratori nelle nostre campagne per riuscire a raccogliere i prodotti e metterli a disposizione dei cittadini. Da questo punto di vista sapevamo che c'era tutto un tema legato, ad esempio, ai non tantissimi stranieri ancora presenti in Italia, per cui il Governo era già intervenuto prorogando fino al 15 giugno - e in questo provvedimento li abbiamo prorogati fino a fine anno - i permessi di soggiorno, e sappiamo che la posta in gioco di situazioni di questo tipo è molto pesante. Sapevamo e sappiamo che c'era poi un tema di liquidità per le imprese che, non incassando, non sono in grado di far fronte alle spese ordinarie ma neanche ai mutui e agli investimenti. Credo che l'intervento messo in atto dal Governo nei giorni scorsi sia fondamentale. Da questo punto di vista voglio cogliere l'occasione per esprimere anche al Governo l'apprezzamento per aver chiarito che il comparto agricolo è pienamente coinvolto nelle misure di questo provvedimento. Sapevamo inoltre che ci sono settori particolarmente colpiti da questa crisi: pensiamo al comparto della pesca e dell'acquacoltura. Gran parte della nostra piccola pesca vive della vendita immediata del proprio pescato e della fornitura ai ristoranti. Tutto questo tema è sostanzialmente chiuso. Anche il comparto florovivaistico, che normalmente, nei primi mesi dell'anno, realizza oltre 70 per cento del proprio fatturato, è praticamente "inchiodato": è stata buttata una valanga pazzesca di prodotto. Ancora, c'è poi tutta la partita del settore lattiero-caseario e della filiera avicola, delle uova, che hanno una loro specifica durata, per cui moltissimo prodotto non riesce a raggiungere i tradizionali sbocchi di quel mercato. Ancora, il settore del vino con le piccole produzioni e soprattutto l' export : tutto fermo. Non è un dramma perché probabilmente recupereranno, ma in questo momento liquidità zero, quindi c'è necessità di intervenire immediatamente. Pensiamo poi al fronte dell'agriturismo, che si giocava il 60 per cento degli incassi nel periodo pasquale: tutto fermo, tutto da buttare. Anche, ad esempio, tutto il comparto della quarta gamma ortofrutticola, sta faticando enormemente a trovare sbocchi, soprattutto i piccoli produttori che vendevano sui mercati locali, che in gran parte del territorio, per esigenze di salute pubblica, sono stati chiusi. Avevamo chiaro tutto questo quadro: sapevamo che c'era la necessità di intervenire nei confronti di questi settori e sapevamo anche che in questo provvedimento non avevamo disponibilità di risorse aggiuntive perché era stato chiaro che, nonostante l'autorizzazione data dal Parlamento per il superamento dei parametri di indebitamento previsti dal bilancio, queste erano sostanzialmente esaurite; abbiamo quindi lavorato su questo provvedimento intervenendo su tutta una serie di misure che, anche se non sono risorse economiche, sono fondamentali per dare un sollievo immediato alle aziende. Siamo intervenuti per le misure di anticipazione sulle risorse europee e nazionali per poterle stanziare; siamo intervenuti sul settore avicolo; abbiamo rinviato moltissime scadenze e autorizzato gestioni in deroga per quel che riguarda, come dicevo prima, i permessi di soggiorno, i corsi di formazione e l'abilitazione ai patentini per i fitofarmaci, le certificazioni dei motopescherecci, le deroghe sugli scarti di lavorazione del latte (che sono adesso utilizzabili negli impianti a biogas), la certificazione dei prodotti bio e delle indicazioni di origine. Abbiamo fatto questo lavoro e lo abbiamo accompagnato con un ordine del giorno importante di maggioranza che indica quelle che saranno le priorità fondamentali del prossimo decreto-legge economico, su cui credo dovremo fare molta attenzione perché molti comparti agricoli si giocano la possibilità di guardare a un futuro legato a quel provvedimento. Signor Presidente, avviandomi alla conclusione, dobbiamo avere tutti chiaro che è fondamentale riuscire a dare risposte in grado di mettere in gioco il settore agricolo, ma dovremo avere anche una consapevolezza, Presidente: non usciremo da questa crisi uguali a come eravamo prima di entrarci; o saremo meglio o saremo peggio. Voglio sperare che su tematiche quali l'ambiente, la salute, le diseguaglianze, il tema delle semplificazioni e delle infrastrutture portanti per il Paese saremo capaci di fare quel salto in avanti che il Paese si aspetta da noi. Il decreto-legge di aprile sarà quell'occasione; in questo ritengo che abbiamo fatto un buon lavoro e, se ciò è stato possibile, è perché a mio avviso c'è stata una grande collaborazione, un gioco di squadra tra tutti i senatori e tutti i Gruppi parlamentari. Penso che questo possa essere di buon auspicio per il lavoro che saremo chiamati a fare con l'esame del prossimo provvedimento. (Applausi dai Gruppi PD e M5S). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Paragone. Ne ha facoltà. PARAGONE (Misto) . Signor Presidente, il decreto-legge che andiamo a discutere è nato in un periodo in cui a casa e da casa prendevamo purtroppo e maledettamente confidenza con immagini drammatiche che arrivavano dalle terapie intensive. Tutti ci ricordiamo di quelle terapie intensive, dove i pazienti erano messi in una strana posizione; forse lo ricorderete tutti: quei pazienti erano messi in posizione prona, a pancia in giù. Poco tempo dopo il professor Luciano Gattinoni, che ha per primo consigliato questa posizione, ha raccontato la reazione che gli altri avevano avuto rispetto al suo consiglio. Egli diceva: se rovesciate semplicemente il paziente date la possibilità alla macchina, a quei respiratori, di lavorare meglio. E tutti a dire: «Ah è arrivato il professore! La fa facile, basta rovesciarlo!». E sì, bastava rovesciarlo per dare maggiore efficacia a quelle macchine. Il professore consigliava quella posizione perché la capacità polmonare ha maggiore possibilità di far lavorare al meglio i respiratori. Però tutti a dire «Ah, ma la fa facile! Bastasse questo!». Ripeto, dopo la posizione prona è diventata quella adottata da tutti; una posizione semplice, quasi banale per intuizione, con cui però si riusciva a salvare i pazienti e a liberare anche posti nelle terapie intensive. Che cosa voglio dire? A volte difendere una scelta apparentemente semplice, forse per qualcuno anche banale, ha una portata rivoluzionaria. E perdonatemi se riprendo uno dei monologhi di Giorgio Gaber che si chiamava «L'equazione». A un certo punto Gaber dice: «Sì, un errore innocente impercettibile, che poi col tempo si è ripetuto moltiplicato, ingigantito, fino a diventare gravissimo, irreparabile. Già, ma perché l'errore si ingigantisce? Dev'essere un po' come quando a scuola facevamo le equazioni algebriche. Cioè, tu fai uno sbaglietto, una svista, un più o un meno, chi lo sa... È che poi te lo porti dietro, e nella riga sotto cominci già a vedere degli strani numeri. E dici, vabbè tanto poi si semplifica. E poi numeri sempre più brutti, più grossi, sgraziati anche. Addirittura enormi, incontenibili, schifosi.» - me lo ricordo Gaber con il suo pathos - «E alla fine: X = 472.827.324 / √87.225.035 + C. E ora prova un po' a semplificare. Non c'è niente da fare. La matematica deve avere una sua estetica: X = 2. Bello, la semplicità.». Il consiglio che voglio dare al Governo, che finora si è sottratto a questi inviti, è di cercare la semplicità e di cercarla con chi gli sta suggerendo la rivoluzione della semplicità. Guardate che è inutile che ci andiamo a impelagare con prestiti e soldi che non sono generati di per sé ma devono essere restituiti, perché non è quella la via semplice: quella è la via tortuosa. Quando i nonni ci dicevano «senza soldi non si cantano messe», i soldi non erano soldi in prestito. I soldi con cui cantavi la messa erano i soldi tuoi. Stiamo allora attenti al grande rischio cui andiamo incontro, perché il rischio è di continuare a ripetere l'equazione di Gaber, pensando che tanto poi si semplifica. Gli errori che però ci portiamo dietro con questi decreti si sommeranno ad altri errori, perché sono errori di matrice; è sbagliata la matrice con cui stiamo tentando di risolvere un'emergenza che è straordinaria. Se l'emergenza è straordinaria, allora anche la reazione deve essere tale. Se l'Europa non capisce l'effetto delle parole e della portata straordinaria, perdonatemi ma l'Europa non mi serve, non ci serve. È un'Europa che rischia di rimanere, lei stessa, prigioniera e fonte di altri errori nell'equazione. Io adesso devo però andare dritto per dritto, quello che ci chiedono gli imprenditori, i soggetti interessati alla produzione, le famiglie o i lavoratori, è la semplicità. Io non posso andare in banca con la paura che un algoritmo mi ha già fatto "saltare", perché questo è un Paese in cui si salta per gli algoritmi, in cui in banca tu finisci nell'elenco dei cattivi pagatori perché un terminale ti ha messo - per un difetto di pagamento - in quella lista. E non ne esci. Vi dico anche che nessun dipendente in nessuna banca ti aiuterà perché non può rischiare il posto. Vi sarà allora sempre un conflitto tra chi si sente più garantito di un altro. Come faremo ad affrontare una risposta di questo tipo quando già è sbagliata la matrice del Governo e poi si sommano tutti gli stress e le tensioni che si accumulano nella società? Noi abbiamo chiesto alla società un esercizio difficilissimo, quasi impossibile se ci pensate. Abbiamo chiesto di limitare e di comprimere uno dei diritti costituzionalmente a noi più cari: la libertà di movimento. Se però tu lo fai - ed è giusto che tu lo faccia per evitare il rischio di propagazione del virus - tu devi sapere che conti su una classe dirigente che ti sta dicendo che al tuo sacrificio corrisponderà un nostro esercizio di pari intensità che ti darà la possibilità di ripartire. Prima o poi il tasto reset lo dovremo pigiare e allora esso coinciderà con l'esercizio di semplicità. In conclusione, riprendiamoci quelle immagini, teniamocele nella nostra memoria, non soltanto per il dramma che esse ci hanno consegnato ma anche perché qualcuno ha salvato delle vite semplicemente rovesciando il paziente, mettendolo in una posizione naturale. L'Italia non è un paese perfetto: è un po' un calabrone, come disse qualcuno, ma non possiamo impedire al calabrone nella sua imperfezione - che sfida le leggi dell'aerodinamica - di poter volare perché quel calabrone ha il diritto sacrosanto, con tutte le sue imperfezioni, di restare in natura. Invito quindi il Governo ad avere il senso rivoluzionario della semplicità e di costruirla condividendola con noi. PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Sbrollini. Ne ha facoltà. SBROLLINI (IV-PSI) . Signor Presidente, Governo, colleghe e colleghi, in queste ore stiamo davvero decidendo e facendo passi importanti con provvedimenti che non hanno precedenti. Provvedimenti d'urgenza, emergenziali, ma molto importanti e fondamentali; dal decreto coronavirus al decreto liquidità, ad altri provvedimenti che arriveranno subito dopo Pasqua, al decreto sulla scuola. Quello che dobbiamo fare, come hanno ripetuto i miei colleghi e che voglio ribadire anch'io, è certamente azzerare la burocrazia, rendere tutto semplice e immediato perché le persone sono in difficoltà, i nostri cittadini tutti hanno bisogno di essere sostenuti e lo possiamo fare dando loro delle risposte immediate. È necessario quindi pensare oggi al domani, ad un domani che speriamo sia vicino e che sia subito migliore rispetto alla tragedia che stiamo attraversando. È necessaria quindi la collaborazione di tutte le forze politiche di maggioranza e di minoranza. Questa emergenza, purtroppo, ci ha fatto capire che siamo tutti piccoli, ma dobbiamo essere uniti di fronte alle sfide globali che abbiamo davanti a noi. Ci sarà un dopo e ci sarà il momento opportuno, come abbiamo chiesto anche noi di Italia Viva, per istituire una Commissione di inchiesta per capire cosa non ha funzionato e accertare le responsabilità. Ma oggi no. Oggi stiamo cercando di mettere in campo tutti gli strumenti necessari per arginare un dramma immenso, che purtroppo vede migliaia di morti in Italia e nel mondo. La sera possiamo vedere l'immagine del Tricolore che illumina la facciata di Palazzo Chigi, del Senato, di tanti palazzi ma anche di tante case che hanno deciso di esporlo; ebbene, quel tricolore non deve essere solo il simbolo dell'unità nazionale, dei nostri valori di solidarietà e di rispetto, ma deve virtualmente abbracciare e sostenere chi è in difficoltà e quelle persone che non abbiamo fisicamente potuto abbracciare, a cui non abbiamo potuto stare vicini e che abbiamo perso. Abbiamo perso troppi nostri cari, amici, in particolare troppe persone anziane che appunto non abbiamo potuto stringere, abbracciare, a cui non abbiamo potuto fare un funerale, dare un addio. Pensiamo alle persone ricoverate in questo momento, alle loro famiglie: come istituzioni abbiamo il dovere di essere accanto a loro in ogni momento. Stiamo infatti perdendo una generazione, gli affetti più cari, la memoria storica di questo Paese e abbiamo il dovere di ricordarli con tutto il rispetto che meritano quando ci sarà consentito di farlo. Allo stesso modo desidero ringraziare e sostenere con azioni concrete - dobbiamo farlo - tutti coloro che sono in prima linea: i nostri medici, i nostri infermieri, i nostri operatori sociosanitari, le operatrici dei centri di aiuto alle donne (perché purtroppo abbiamo visto che la violenza non si ferma neanche in questi giorni), le nostre Forze dell'ordine, tutti coloro che sono in prima linea e lavorano per consentirci di avere tutti quei beni necessari per vivere, non dico normalmente, ma per vivere. Vanno tutelati prima di tutto dal punto di vista della loro salute e delle persone che assistono ogni giorno. Per questo c'è la necessità di parlare concretamente di questo tema: troppi operatori ancora non hanno fatto i tamponi e non hanno le protezioni necessarie. Desidero però ringraziare anche i nostri imprenditori, i nostri artigiani, i nostri agricoltori, i liberi professionisti, tutti i lavori autonomi, gli operatori del turismo, della cultura, tutti coloro che ogni giorno stanno affrontando questo dramma del lavoro con le loro preziose aziende e i loro dipendenti. Pertanto dobbiamo dire zero burocrazia. Abbiamo detto che non lasceremo indietro nessuno e questo è oggi il nostro dovere, il nostro obbligo morale che dobbiamo ribadire qui, in Senato. Abbiamo detto che tutti devono essere aiutati, però vorrei soffermarmi ancora una volta, signor Presidente, sull'eccesivo numero di morti avvenute nelle case di riposo e nelle case di cura, non solo in Lombardia ma in tutta Italia. Anche a questo proposito è necessario l'intervento del Governo, delle Regioni, di chi dirige queste strutture. Va bene l'avvio di ispezioni di vigilanza, perché dobbiamo capire fino in fondo cosa sta succedendo e stare vicino a questi operatori sociali, socio-sanitari che fanno turni massacranti e che poi devono tornare nelle loro case, dalle loro famiglie. Questa è la priorità. Infine, signor Presidente, rubo ancora qualche secondo per rivolgermi alle generazioni degli anziani, dei nostri genitori, dei nostri nonni e dei nostri ragazzi e giovani. Anche questi ultimi stanno affrontando un'emergenza e fortunatamente non hanno mai conosciuto momenti di guerra, paura e tragedie. Spero che non accadrà mai. Dobbiamo fare un in bocca al lupo a chi dovrà affrontare gli esami di maturità e di terza media e a tutti i ragazzi, i docenti e le famiglie diciamo che siamo con loro. Stiamo sperimentando anche un modo diverso di didattica, quella a distanza. Io non so se la scuola riuscirà ad aprire a maggio, oppure no. Però io dico che, se la scuola non riaprirà a maggio, dobbiamo cercare di investire subito - anche qui, senza burocrazia - 2 miliardi di euro (lo abbiamo chiesto come Italia Viva) per mettere in sicurezza le nostre scuole, perché abbiamo troppi edifici scolastici che ancora non lo sono. Facciamo in modo che quando si tornerà a scuola questi ragazzi e queste ragazze siano messi nelle condizioni di studiare anche con strumenti nuovi e soprattutto in edifici scolastici sicuri. Rivolgo un ringraziamento al Governo per tutto quello che faremo nei prossimi giorni. Rimaniamo uniti e cerchiamo di dare risposte immediate alla nostra comunità. (Applausi dal Gruppo IV-PSI) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Dal Mas. Ne ha facoltà. DAL MAS (FIBP-UDC) . Signor Presidente, questa drammatica vicenda ha colto noi e il mondo di sorpresa, anche se, in un certo senso, potremmo dire che qualcosa era già stato annunciato e qualcuno ha sottaciuto ciò che è accaduto, ma questi ragionamenti li faremo più avanti. Il fatto però chiaro e inequivocabile è che dal 23 febbraio ad oggi abbiamo avuto ben 8 decreti-legge, 9 decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, una serie infinita di ordinanze della Protezione civile, decreti del Ministro dell'interno e del Ministro della salute, ordinanze regionali. Insomma, una bulimia dal punto di vista normativo e legislativo che ha scosso fortemente la tenuta del nostro sistema della gerarchia delle fonti. Abbiamo fonti normative senza una precisa gerarchia. Si è inciso sulla libertà personale, che è però competenza del Parlamento. È compito del Parlamento definire i limiti entro i quali si può determinare la libertà personale. Quindi, è certo che tutto ciò passa necessariamente all'esame e al vaglio del Parlamento. Ma, a dir la verità, se il sistema delle fonti è in difficoltà e scosso, è anche vero che la nozione di autorità non c'è. D'altronde, un vecchio filosofo, Kojève, ci aveva insegnato che la nozione di autorità è una delle cose meno studiate. A questo riguardo, basta capire l'incertezza dei cittadini in questi giorni, la serie innumerevole di autodichiarazioni. Ogni volta si chiede loro il codice fiscale e la residenza. Sono tutti dati che l'amministrazione dovrebbe già avere, ma vengono sistematicamente e ripetutamente richiesti. Nel 1919 Don Luigi Sturzo diceva: vogliamo la riforma della burocrazia, la riforma dell'ordinamento giudiziario e la semplificazione legislativa. Era il 1919 e sono passati centouno anni, eppure l'Italia è ancora ferma con problemi connessi alla burocrazia soffocante che impedisce qualsiasi azione. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC) . Vogliamo capire che se non stabiliamo, quantomeno in questi momenti di emergenza, un sistema che consenta di aiutare direttamente le persone, i cittadini e le imprese non ne verremo mai fuori? Su questo problema, come ci si approccia davanti alla conversione in legge sulla quale voi domani porrete la questione di fiducia? L'atteggiamento non può che ricordarmi la filosofia di Benjamin quando, davanti al dipinto Angelus Novus di Paul Klee, lo descriveva come un angelo che ha le ali spiegate ma il volto e lo sguardo rivolti al passato. Noi, oggi, convertiamo una norma, guardiamo dietro, ma sappiamo che tutta l'attenzione è rivolta a ciò che verrà e, quindi, al decreto liquidità, al decreto di aprile, al quale si affidano magnifiche sorti progressive di questo Governo per rilanciare e per mettere almeno in sicurezza il Paese rispetto a questa drammatica crisi. Ci sono poi stati alcuni argomenti che alcuni colleghi prima hanno affrontato: il tema della responsabilità dei medici, il tema della responsabilità delle strutture. Anche lì: pavidi! Tutti quanti! Tutti, lo stesso giorno, presentano gli stessi emendamenti che modificano l'articolo 590- sexies del codice penale che, sappiamo, è stato potentemente rivisto da una sentenza delle Sezioni Unite della Corte di cassazione del dicembre 2017. Ebbene, tutti avete ritirato quell'emendamento per la paura dei social . Non avete capito che quello sarà un tema importantissimo, che non riguarda solo la responsabilità dei medici ma la responsabilità delle strutture! (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC) . Riguarda la responsabilità di questo Paese dopo la riforma del Titolo V, quando si stabilisce che la sanità è una sanità con funzioni concorrenti, dove non si sa chi decide cosa e fino a che punto. Noi di Forza Italia avevamo chiesto in modo chiaro, sin dall'inizio, uno stanziamento di 100 miliardi. Bisogna mettere tutto ciò che abbiamo a disposizione ora: 25 li spendiamo adesso; 75 li possiamo trovare; almeno 30 vanno al sistema delle imprese con i suoi moltiplicatori; gli altri servono per dare una moratoria dal punto di vista fiscale: moratoria fiscale per quest'anno. Mettiamo il fieno in cascina. Questo è un anno sabbatico, perché non ci sono altre soluzioni. Le saracinesche dei negozi vengono tirate giù, e non avete avuto nemmeno il buon senso di introdurre una norma facilissima come la cedolare secca per le locazioni commerciali! Avete respinto un emendamento di Forza Italia che, tra l'altro, voi del MoVimento 5 Stelle avevate votato, quando eravate al Governo con la Lega nel 2019. L'unica misura decente che avevate fatto, l'avete eliminata e non pensate di reintrodurla adesso. Così come non pensate di defiscalizzare per i proprietari che non ricevono il pagamento del canone dall'inquilino in evidente difficoltà. Questo abbiamo chiesto noi. Speriamo di sbagliarci ma ci sembra che, in realtà, la risposta che darà questa maggioranza sarà una risposta modesta, una risposta confusa, una risposta che pensa che, forse, il reddito di cittadinanza (o l'estensione del reddito di cittadinanza) sia la soluzione dei problemi. Non è assolutamente la soluzione dei problemi. Quella impostazione lì non crea cittadini e non dà reddito al Paese. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore De Bertoldi. Ne ha facoltà. DE BERTOLDI (FdI) . Signor Presidente, noi di Fratelli d'Italia avremmo voluto, in questa sede e in questo drammatico momento per il Paese, prendere la parola in senso davvero entusiasta per la collaborazione che avrebbe dovuto esserci tra tutti i componenti di questa Aula parlamentare e tra tutte le forze politiche che partecipano alle istituzioni democratiche di questo Paese. Devo dire però che avremmo voluto, perché così è. E lo dimostrerò, non con un parere, ma con dati di fatto. Voi non siete stati in grado di far seguire alle parole e alle intenzioni l'oggettività, la realtà. È stata musica per me, presidente Pesco, sentire il suo richiamo alla collaborazione, alle persone, ai nostri concittadini che stanno soffrendo, magari negli ospedali e nelle case, attendendo il rientro dei propri cari, nella speranza che siano guariti. È stato un piacere ed è stato musica per me sentire la collega Sbrollini parlare di burocrazia da annientare, di collaborazione tra forze politiche: era ciò che davvero noi di Fratelli d'Italia, il partito dei patrioti italiani, avevamo nel nostro cuore e lo abbiamo detto fin dal primo giorno. E ci avevamo anche creduto, forse perché qualche volta siamo ingenui; avevamo creduto alle parole del presidente Conte, quando, con la sua verve elegante, ci disse: «Vi ascoltiamo, collaboriamo, dobbiamo condividere un percorso». Certamente, cari colleghi, ci ha ascoltati e, da quanto mi risulta, ci ha ascoltati con la massima serenità e con un apprezzamento formale, che ci faceva ben sperare. Ma qual è il risultato, cari colleghi? Il risultato è che non solo sul decreto-legge cura Italia non si è fatto nulla con l'opposizione, non solo non si è recepito praticamente nulla dall'opposizione, ma addirittura si è fatto lavorare la Commissione bilancio per poi comunicare - anche in modo inusuale, durante lo svolgimento dei lavori - che sarebbe stata messa la fiducia, nel disprezzo più totale, più completo delle istituzioni democratiche e della collaborazione che avevate chiesto e che noi vi avevamo offerto. (Applausi dal Gruppo FdI) . Voi invece avete irriso voi stessi, per primi, poi l'opposizione, ma soprattutto avete irriso e state irridendo il popolo italiano, quel popolo che soffre, presidente Pesco, che si aspettava costruttività, propositività, collaborazione e che invece dalla maggioranza vede solamente un autoritarismo egocentrico, che nulla ha a che fare né con la collaborazione, né con la serietà dei rapporti politici. Caro Presidente, questi decreti-legge vengono soprattutto annunciati prima che letti. Noi stiamo continuamente commentando decreti-legge che perlopiù apprendiamo, nei contenuti prospettici, via Facebook e che poi leggiamo qualche giorno dopo, magari anche una settimana dopo, sulla Gazzetta Ufficiale : un altro modo anomalo di interpretare la democrazia, ma forse una parte politica maggioritaria di questo Governo interpreta in questo modo l'operatività delle istituzioni democratiche. Questi decreti, il decreto-legge al nostro esame, così come il decreto-legge che ci è stato annunciato (che, ribadisco, ancora non abbiamo letto, se non in qualche articolo che ogni tanto appare), sono - non ho timore di dirlo e non lo dico in modo provocatorio, ma purtroppo, come ho prima spiegato, in modo oggettivo - cara sottosegretario, professoressa Guerra (e mi dispiace che sia lei, che, come più volte le ho ribadito, stimo molto, a dover ricevere le mie considerazioni sul Governo: vorrei tanto avere qui davanti il presidente Conte per dirlo a lui), una presa in giro e ve lo dimostro. Sono una presa in giro delle opposizioni, per quello che ho detto prima: da una parte avete richiesto collaborazione e dall'altra di fatto non avete voluto nemmeno riflettere sulle proposte che il centrodestra vi ha fatto. Sono una presa in giro, ritengo, verso voi stessi e verso le stesse componenti della vostra maggioranza; mi rivolgo alla mia concittadina, conterranea, onorevole senatrice Conzatti, che qui rappresenta Italia Viva, perché un vostro ex vice ministro e nostro collega, il dottor Zanetti, ha ribadito più volte e continua a ribadire, come un grido di dolore delle professioni e del mondo economico, l'inconsistenza dei vostri provvedimenti. Quindi non sto citando uomini di Fratelli d'Italia, ma esponenti che hanno fatto parte del vostro mondo, del mondo del centrosinistra, che sono stati Vice ministri nel Governo Renzi. Queste stesse persone dichiarano in modo chiaro che quello in esame è un decreto-legge a saldo zero e che si tratta di proposte inconsistenti. Voi stessi lo dite, perché lo sapete. Allora vorrei che, almeno da questa parte della maggioranza, che parrebbe a parole avere un maggior senso di responsabilità, seguissero poi delle azioni concrete, perché non si può essere opposizione e maggioranza allo stesso momento. Signor Presidente, il decreto-legge annunciato - mi sembra giusto collegare questi decreti-legge, visto che fanno parte di un unicum nell'intervento dello Stato - e non letto - lo ribadisco - l'ho definito una presa in giro, per le ragioni espresse dagli stessi esponenti delle categorie professionali. Oggi sono su tutti i giornali le dichiarazioni del presidente del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti, Miani, che critica pesantemente la realtà di questi provvedimenti, mentre sono sul quotidiano «Il Sole 24 ORE» di oggi le parole dei rappresentanti dell'Associazione bancaria italiana (ABI). Quindi continuo a citare non elementi di parte, ma le istituzioni economiche del nostro Paese, i dottori commercialisti, l'ABI, le categorie professionali: sono loro che sui giornali specializzati stanno evidenziando la vostra l'inconsistenza e quella di un provvedimento, che viene venduto dal premier Conte, con la sua eloquenza, innanzitutto come l'inserimento di 400 miliardi di euro nell'economia. Il cittadino medio, quando sente le parole di Conte, dice: «Finalmente lo Stato, che non aveva neanche un euro, oggi investe 400 miliardi di euro per il nostro futuro!». Magari andava precisato un po' meglio che quei 400 miliardi di euro in realtà sono soldi che saranno a debito e che dovranno essere pagati dalle imprese produttive italiane. Questo però sarebbe nulla. Voi in realtà non avete movimentato neanche 400 miliardi di euro, perché per fare ciò - cito sempre la relazione pubblicata su «Eutekne», l'organo dei dottori commercialisti, dell'ex vice ministro Zanetti - occorrevano dai 25 ai 30 miliardi di euro alla base di questo decreto liquidità. Ebbene, il vostro decreto annunciato - e non letto - di fatto non prevede neanche un euro, perché recupera un miliardo di euro dalla riproposizione del vecchio articolo 49 del decreto-legge n.18 del 2020 e prende un miliardo di euro dai fondi della Sace. Quindi, di fatto, non mette nulla di nuovo e, come spesso accade, quando si vogliono fare le nozze coi fichi secchi, succede quello che è successo e cioè che promettete 400 miliardi di euro, sapendo che queste risorse, con tale decreto, nei fatti non le muoverete mai. Questo è quanto vi stanno ricordando, non un senatore di Fratelli d'Italia, ma i rappresentanti dell'ABI e gli organi tecnici delle istituzioni economiche italiane. Signor Presidente, mi avvio a concludere: visto che avrei tante altre cose da dire, mi conceda almeno un minuto o un minuto e mezzo per cercare di terminare il mio intervento. Nel merito cito due cose, la prima delle quali è ancora negativa, poi cercherò di concludere, per il bene che voglio al Paese e per lo spirito di fiducia che voglio avere ancora in questo Parlamento, con qualcosa di positivo. Per quanto riguarda la critica oggettiva al decreto-legge che stiamo esaminando, voglio citare i 600 euro, che date di fatto a gran parte dei lavoratori a partita IVA. Il problema intanto è che siete iniqui, perché date 600 euro anche a chi di quella cifra non ha bisogno. Ci sono fior di milionari, nel patrimonio e nel reddito, che hanno fatto istanza e che otterranno i 600 euro, quindi con uno sperpero di denaro pubblico. D'altra parte, le persone che hanno bisogno, gli artigiani ridotti alla miseria, prendono gli stessi 600 euro, che prenderanno coloro che hanno macchine e case a iosa. Ecco perché siete iniqui ed inefficienti. Alla fine, siete anche discriminatori un'altra volta, perché a quella categoria che da sempre non vi sta molto simpatica, cioè quella dei liberi professionisti, date - giustamente da un certo punto di vista ma incoerentemente nell'ottica dei 600 euro - i limiti di ricavi. Per questo siete irrazionali, inefficienti e incoerenti. Signor Presidente, mi avvio a terminare, come promesso, con una speranza: le negatività sono tante, troppe, soprattutto il venir meno della fiducia. Oggi ho saputo che una delle poche cose che è stata recepita dalla maggioranza non è un emendamento - guai a pensare che si possa costruire qualcosa assieme in modo concreto - ma un ordine del giorno. Sappiamo che gli ordini del giorno spesso vengono dati come un contentino. Ebbene, io voglio provocarvi in senso costruttivo e positivo, signor Sottosegretario. Oggi avete approvato un ordine del giorno, a mia prima firma, nel quale chiedo che venga finalmente attuata una politica per la moneta fiscale, peraltro sulla linea di un disegno di legge che da un paio di mesi - non da un paio di anni - il MoVimento 5 Stelle ha presentato in Parlamento. Se davvero si vogliono superare gli steccati; se davvero si vuole avere coraggio; se davvero questa Italia non vuole essere succube di chi da Bruxelles ci ha rovinato e ci sta tutt'oggi rovinando, abbiamo il coraggio di alzare la voce assieme e di dire "sì" in breve tempo ad una politica che determini, con i crediti fiscali, con i certificati di credito fiscale, un futuro più roseo per questo Paese e per la nostra economia. (Applausi dai Gruppi FdI e FIBP-UDC) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Augussori. Ne ha facoltà. AUGUSSORI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, onorevoli senatori, chi vi parla è un semplice senatore dell'opposizione, ma è anche l'unico rappresentante in questa Assemblea che arriva da una delle Province più piccole, sinora poco conosciute, quella di Lodi. Per questo vi chiedo di ascoltarmi, perché tramite le mie parole vi stanno parlando tutti i 230.000 lodigiani, i 15.000 abitanti di Codogno e i 50.000 cittadini della Bassa, quelli della prima zona rossa. Il lodigiano è terra di gente umile, gran lavoratori, senza tanti grilli per la testa; gente che ha dato dimostrazione di enorme dignità e che ha anche affrontato questa immane difficoltà da sola, rimboccandosi le maniche e piangendo in silenzio, come si usa fare dalle nostre parti. Il lodigiano è il territorio che sta pagando più di tutti... (Brusio). PRESIDENTE. Senatore Augussori, mi scusi se la interrompo. Colleghi, vi sembrerà strano, ma più siamo distanziati e più rimbomba la voce in Aula, quindi non si riesce a sentire l'intervento del senatore Augussori. Prego, senatori Augussori, continui. AUGUSSORI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, la ringrazio anche perché, mi creda, non è affatto facile. Come dicevo, il lodigiano è il territorio che sta pagando più di tutti, non in valori assoluti vista la sua piccola dimensione, ma sicuramente in termini proporzionali, ancor più della martoriata terra bergamasca a noi vicina e a cui ci stringiamo con un abbraccio. (Applausi). Un'intera generazione è stata cancellata, non quella dei più giovani come accade in guerra, ma quella dei più deboli: i nonni, i nostri padri, le nostre madri. Le vostre fredde statistiche contano ogni giorno, ogni pomeriggio, i positivi e i deceduti. Quando tutto sarà finito, noi conteremo i vivi, i sopravvissuti. Quello che stiamo vivendo e che sta vivendo chi lotta in prima linea è una lotta impari contro due nemici: il virus e la burocrazia. Il primo ti colpisce frontalmente, la seconda ti attacca alle spalle e ti uccide con invii sbagliati di mascherine inutili, con ventilatori promessi che non arrivano mai. Permettermi, quindi, di ringraziare ancora una volta chi, quasi a mani nude, sta sacrificando anche la propria vita per salvarne molte altre (Applausi) , i dottori degli ospedali, il personale infermieristico e i medici di base. Per farlo, voglio citare due di loro, affinché anche simbolicamente i loro nomi restino scolpiti nei Resoconti di quest'Assemblea: si tratta del direttore del pronto soccorso di Lodi, le cui procedure di gestione dell'emergenza sono state prese a modello da tutti, e dell'anestesista di Codogno, che, scavalcando i protocolli impartiti dallo Stato centrale, ha permesso la scoperta di quello che conosciamo tutti come il «paziente 1»; i loro nomi sono Stefano Paglia e Annalisa Malara. (Applausi). Come sappiamo, l'emergenza sanitaria si è trasformata subito in economica e i residenti nella prima zona rossa hanno potuto sperimentare anche questa situazione prima e più degli altri, perché sono stati soggetti a una chiusura totale dal 23 febbraio all'8 marzo, due settimane in più di ogni altro italiano. Per un criterio di equità, vi chiedo di riconoscere il maggior danno subito da questi dieci Comuni e da tutta la provincia di Lodi. Vi chiedo tre interventi precisi e puntuali, che, viste le piccole dimensioni di questo territorio, sono per il Governo poco più che simbolici, ma che possono significare la differenza tra la vita e la morte per il nostro tessuto produttivo e sociale. Il primo consiste nell'istituzione della ZES (Zona economica speciale) per la provincia di Lodi o, in subordine, per la sola ex zona rossa, che garantisca un pacchetto di misure fiscali, ma non solo, per rilancio occupazionale e produttivo. Il secondo consiste in un fondo per rivestimenti, che abbiamo stimato in 20 milioni di euro, da destinare ai Comuni della zona rossa per scuole, strade ed edifici del patrimonio comunale. Il terzo consiste nel raddoppio dell'indennità per autonomi, partite IVA e via dicendo per compensare il danno economico subito nel periodo antecedente alla chiusura generale. Sono queste le tre semplici proposte che abbiamo avanzato e che insieme al mio Gruppo abbiamo predisposto sotto forma di emendamenti e che vi chiediamo di approvare, per dare davvero un senso alla vicinanza espressa, finora solo a parole, alla terra lodigiana. Avete però deciso di porre la questione di fiducia, quindi per vostra scelta questi emendamenti - come tanti altri - diventeranno cartastraccia, perché non potranno nemmeno essere posti in votazione. Non avrete il mio voto sulla richiesta di fiducia politica, ma voglio provare ad avere io la fiducia che possiate tener conto di queste proposte, inserendole nel prossimo decreto-legge. Sarò qui a ricordarvelo, a nome di tutti i lodigiani che oggi si sentono da voi traditi e abbandonati e che vi guardano: non dimenticatelo, non dimenticateli. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az)I. PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Richetti. Ne ha facoltà. RICHETTI (Misto) . Signor Presidente, non riesco a respirare mentre parlo, quando indosso la mascherina, quindi la abbasserò solo un momento, perché ho questo problema. Credo che anche il nostro dibattito di oggi mostri i limiti del modo in cui stiamo affrontando la fase attuale. La reciproca recriminazione sulla mancata collaborazione, su una disponibilità solo evocata e poi non manifestata o sull'irresponsabilità utilizzata in una fase tanto difficile non ci porta molto lontano. Mi rivolgo al sottosegretario Cecilia Guerra, di cui conosco le capacità di ascolto e di attenzione: dalla pochezza della forza politica che rappresento, chiedo uno sforzo al Governo di porre fine ad una modalità che anticipa i provvedimenti, ossia le conferenze stampa delle 20, dopo il telegiornale, a cui ormai avete preso gusto; comprendo che raccontano e creano l'elemento del gradimento e del consenso, sentimento dal quale immagino che il Premier si faccia accarezzare, ma si tratta di una prassi profondamente sbagliata. È stata sbagliata quando si è anticipata l'iniziativa dei 600 euro per le partite IVA, senza aver messo a fuoco una procedura che funzionasse. È stato sbagliato, anche se di grande effetto, anticipare il sabato sera, con le famiglie a tavola e peraltro con scarso rispetto per chi è davvero in prima linea, vale a dire i sindaci di questo Paese, la misura di sostegno dei Comuni, che era una tecnicalità - e lei potrebbe spiegarlo molto meglio di me, signor Sottosegretario - cioè l'anticipo di un fondo di risorse già dei Comuni. Va benissimo comunicare con i cittadini, è fondamentale in una fase come questa, ma quando si è in grado di dire ai cittadini che cosa prevede la misura, quali criteri sono previsti, quali requisiti servono e dove ci si rivolge. Allo stesso modo è profondamente sbagliato quanto accaduto due sere fa quando, al di là delle cifre, di questa rincorsa sciocca, stupida e inconcludente ai numeri delle risorse, si dice che si farà un'iniezione poderosa di liquidità senza avere concluso il provvedimento, senza aver spiegato come si ottengono e quali sono i tempi. Poi giustamente gli imprenditori e non solo, ma chiunque sia interessato alle misure, questa mattina sui giornali legge che il presidente dell'Associazione bancaria italiana (ABI) Patuelli, in un'intervista molto sobria e molto rispettosa, anche con apprezzamento per l'indirizzo che si è utilizzato, dichiara che non sarà possibile fare arrivare alle aziende in tempi da sprint la liquidità assistita dalle garanzie pubbliche varate con il decreto-legge approvato lunedì dal Governo Conte. In sostanza, non vi dico di smettere di comunicare, ma fatelo una volta che i provvedimenti sono conclusi, altrimenti noi stiamo utilizzando - e lo dico senza accusa - una fase nella quale le persone impaurite, soprattutto le più fragili, hanno una propensione ad affidarsi, grazie al cielo, anche alle istituzioni, per costruire una base di fiducia e di consenso che saranno scritti sulla sabbia. Dall'altro lato, comprendo anche come l'atteggiamento delle opposizioni oggi più significative del Parlamento, quelle della destra parlamentare, sia quello di chi anche in questa occasione non rinuncia alla spregiudicatezza, fino all'irrispettoso fare leva sui sentimenti più profondi - penso a quelli legati alla fede religiosa delle persone - per l'ennesima iniezione di antieuropeismo e di sovranismo d'accatto. (Applausi dal Gruppo Misto). Se, infatti, fossimo tutti sinceri con questo Paese, diremmo che il problema dell'Europa è che stanno prevalendo i sovranismi e gli egoismi, che non consentono all'Europa di fare l'Europa, altro che storie. Da questo punto di vista, siccome inter pares mi metto in questa discussione, noi abbiamo proposto come azione alcuni emendamenti. Il ministro Gualtieri ci ha chiesto di rimanere nel perimetro del decreto cura Italia e lo abbiamo fatto: sulla cassa integrazione avevamo chiesto l'equiparazione tra ciò che riceveranno i lavoratori dipendenti e le partite IVA e così non sarà. Alcune cose sono state recepite, anche se molto poche. Io credo che si stia proseguendo in un atteggiamento troppo autoreferenziale e troppo chiuso. La invito dunque, signor Sottosegretario, ad utilizzare le prossime ore per fare ciò che è necessario, vale a dire costruire uno spazio di confronto vero nella definizione dei provvedimenti perché altrimenti, con la sola dinamica parlamentare, non ce la faremo. E poiché io leggo e ascolto - ho visto che il segretario del Partito Democratico propone un decreto ad hoc sulla semplificazione e che quello sulla liquidità non è quello di aprile - questa decretazione così frammentata non consente a nessuno di mettere sul tavolo tutti i problemi che lei conosce bene, forse meglio di tanti di noi, che riguardano il sistema economico attuale. Presidenza del vice presidente LA RUSSA (ore 14,55) ( Segue RICHETTI). Ciascuno di noi sta ricevendo telefonate molto concrete. Scusate, che cosa succede all'obbligo di ricapitalizzazione delle imprese? Vi segnalo che viviamo in un Paese nel quale chi chiude gli esercizi finanziari in perdita anche quest'anno è obbligato alla ricapitalizzazione, cioè a metterci soldi, in un sistema nel quale i soldi non ci sono e stiamo costruendo forme di approvvigionamento che funzionano male ad oggi. Ci sarà quindi il problema di sospendere questa modalità, come ci sarà quello di affrontare in via complessiva tutto ciò che il mancato fatturato comporta: il mancato fatturato e la mancata produzione non sono solo questioni risolte una volta sospesi i mutui alle banche, le tasse allo Stato e con i lavoratori in cassa integrazione, perché ci sono le penalità, c'è il mancato guadagno, ci sono le logiche di magazzino, oltre al deperimento delle materie. Penso, signor Sottosegretario, che serva una sede unica e unitaria nella quale poter dare questo contributo. Non lo faccio in termini rivendicativi: adesso è una scelta vostra. Adesso è una scelta vostra se continuare o no a intendere l'unità delle forze politiche come i bilaterali Conte-Salvini; abbiamo già visto cosa producono i Conte-Salvini in questo Paese: quota 100, reddito di cittadinanza e altre robe che non mi paiono edificanti. Se volete aprire una stagione di unità vera allora fatelo chiamando le migliori competenze del Paese, comprese quelle della politica. Non farlo da soli ma assieme, avrebbe la valenza di dire agli italiani che tutti sono chiamati alla ricostruzione, al ripensamento del nostro Paese, perché lavorare in Italia, studiare in Italia, muoversi in Italia non sarà più come prima. Per avere una chiamata autorevole serve una chiamata dell'unità delle forze politiche. Tutte le volte che Azione sarà chiamata a dare il proprio contributo in questo senso, non lo farà mancare. (Applausi dei senatori Conzatti e Quagliariello). PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Abate. Ne ha facoltà. ABATE (M5S) . Signor Presidente, gentili colleghe e colleghi, il provvedimento che oggi andremo ad approvare reca un complesso di misure necessarie per fronteggiare l'emergenza collegata alla diffusione del coronavirus, incrementando la dotazione di personale, strumenti e mezzi a disposizione del Sistema sanitario nazionale, della Protezione civile e delle Forze di polizia, prevedendo altresì una serie di interventi per affrontare l'impatto economico dell'emergenza sui lavoratori, sulle famiglie e sulle imprese. Il provvedimento reca anche una serie di misure sia per il comparto ortofrutticolo sia per la pesca, settori che, in questo momento, unitamente al settore della sanità, sono strategici. Come prassi consolidata, oramai la Commissione agricoltura ha lavorato anche in questa circostanza tenendo in considerazione le istanze di tutte le forze politiche e presentando emendamenti che, al di là della firma, sono stati condivisi dalla maggioranza. Il settore agricolo è stato gravemente colpito dalla conseguenza dell'emergenza del Covid-19, sia per la contrazione dei mercati e l'impatto sulla commercializzazione a causa dell'estrema deperibilità dei prodotti, sia dalla compromissione di molte pratiche agronomiche e dalle conseguenze negative sul lavoro che avranno ricadute nel resto della stagione. Per alcuni comparti, infatti, la situazione disastrosa venutasi a creare rischia di minare la sopravvivenza di moltissime aziende e tra queste c'è anche il comparto florovivaistico, che ricava tradizionalmente dall'esito di questa stagione il 70 per cento del proprio fatturato. Le misure che riguardano prevalentemente e strettamente l'agricoltura nel decreto-legge in questione sono: l'innalzamento dal 50 al 70 per cento dell'anticipo della PAC (Politica agricola comune); l'istituzione di un fondo di 100 milioni di euro per il 2020 a tutela delle imprese agricole, della pesca e dell'acquacoltura: soldi che serviranno alla copertura totale degli interessi maturati negli ultimi due anni sui mutui contratti dalle imprese; l'incremento di 50 milioni di euro per il 2020 del fondo per la distribuzione di derrate alimentari alle persone indigenti. Ancora, la concessione della cassa integrazione in deroga per i lavoratori del settore privato; il riconoscimento - per coloro che abbiano svolto nel 2019 almeno 50 giornate di lavoro effettive - di un'indennità di 600 euro per il mese di marzo, che non concorrerà a far reddito; la proroga, dal 1° giugno 2020, delle domande per il sussidio di disoccupazione agricola a favore di tutti gli operai; l'istituzione di un fondo di 300 milioni di euro per il 2020 per tutti quei lavoratori che hanno dovuto cessare, ridurre o sospendere la loro attività e il loro rapporto di lavoro; l'istituzione di un altro fondo presso Ismea di 80 milioni di euro per il supporto al credito specifico per le imprese agricole e della pesca. Infine, i mutui e gli altri finanziamenti in scadenza sono sospesi fino al 30 settembre 2020. Per il comparto ittico, specifico che il fondo di 100 milioni di euro servirà a coprire i costi del fermo della pesca e di tutte le certificazioni. Inoltre, i collaudi dei motopescherecci adibiti alla pesca professionale, in scadenza in questi mesi, sono prorogati al 30 settembre 2020. Anche l'acquacoltura beneficerà di tutti questi strumenti a sostegno del comparto. Non ho voluto fare un mero elenco delle misure adottate; ho voluto riepilogare quanto abbiamo messo in campo per far fronte - nel solo mese di marzo - a quella che è stata definita la più grande crisi dal Secondo dopoguerra in poi. I cittadini stiano tranquilli, perché sono stati già posti in essere altri provvedimenti per interventi contro questa terribile crisi e a favore delle aziende e delle famiglie. Nessuno perderà il posto di lavoro; nessuno perderà soprattutto la dignità né verrà lasciato solo in questo momento così difficile per tutta l'umanità. Vorrei ringraziare in particolare i medici, le Forze dell'ordine e anche il presidente Conte, perché in questi momenti e giorni difficili ha tenuto uniti i cuori degli italiani. (Applausi dal Gruppo M5S). PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Binetti. Ne ha facoltà. BINETTI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, rappresentanti del Governo, ci sono alcuni elementi che mi sembra particolarmente interessante mettere in evidenza nel nostro dibattito di oggi e che riguardano quella che a me è sembrata fin dal primo momento una nuova forma di «strage degli innocenti»; solo che questa volta gli innocenti non erano quelli al di sotto dei due anni, ma quelli al di sopra dei settanta, settantacinque o ottant'anni. Una vera e propria strage, nella quale confluivano perlomeno tre elementi importanti: il primo riguarda le condizioni spesso drammaticamente negative in cui vivono abitualmente queste persone. Conosciamo la situazione di alcune RSA e le condizioni di degrado che ci sono state mostrate in televisione in diversi passaggi. Questo era un fattore molto importante, da tenere presente come possibile concausa della strage. Il secondo fattore importante è che le persone morte sono decedute anche perché erano portatrici di altre patologie. Tra le tante patologie, evidentemente, trattandosi di anziani, c'era sicuramente la BPCO, la broncopneumopatia cronica ostruttiva, patologia tipica del fumatore cronico. È quindi una patologia strettamente legata ad un'inadeguata applicazione della vecchia legge Sirchia, che in questo momento avrebbe bisogno di un vero e proprio maquillage , che è qualcosa di più che una semplice spolverata sulla legge, ma è una sua rivisitazione alla luce dei nuovi modelli di fumo che compromettono la funzionalità respiratoria. In tutto questo bastava un solo caso di persona infetta perché tutta la comunità venisse polverizzata dall'infezione, che si è propagata dall'uno all'altro come succede spesse volte con un incendio. Questo significa che le responsabilità sono tante. Direi che coloro che fanno migliore figura in questo caso sono proprio quegli infermieri, che pure abbiamo avuto modo di vedere molte volte in televisione, e quei medici che si sono prodigati nel servizio diretto, in atto in quel momento, ma che nulla hanno potuto fare per le condizioni di degrado di alcune di queste strutture e per le condizioni "di degrado" dei polmoni di queste persone. È quindi un problema complesso. Nella 12 a Commissione, di cui sono componente, avevamo già provato, prima che scoppiasse tutto questo putiferio, ad avviare un'indagine conoscitiva per vedere come nelle RSA vengono applicate, per esempio, le famose cure palliative. Avevamo fatto una sorta di ponte culturale tra la legge n. 38 del 2010 e la situazione attuale, per capire come nelle RSA venivano garantite cure palliative agli anziani. La dimostrazione pratica che abbiamo avuto in questi giorni è il caos massimo. C'è un'altra cosa che voglio mettere in evidenza: si è già detto molto - e mi inchino ad essa - della dedizione incondizionata con cui i medici si sono prodigati: turni prolungati, impossibilità di ricambi, ospedali che sorgono nuovi come funghi, ma che come tali hanno bisogno non solo di letti di terapia intensiva, ma anche di professionisti che sappiano gestire questi pazienti. Abbiamo visto coinvolgere in questa operazione medici neolaureati e non ancora specializzati, abbiamo visto coinvolgere medici specializzandi al secondo o terzo anno, ma non abbiamo visto una misura chiara e strutturale che prendesse atto di come da anni il fabbisogno dei medici del Paese sia sottovalutato e come da anni sia vergognosamente sottovalutato il fabbisogno di borse di studio e di scuole di specializzazione per i medici. Noi avremmo voluto vedere nel provvedimento al nostro esame una misura strutturale forte che, per esempio, equiparasse il numero degli iscritti alla facoltà di medicina, posto che c'è il 98 per cento dei laureati, al numero delle borse di studio per le scuole specializzazione. Avremmo voluto che si capisse che il Paese, in questo momento, davanti ad un'emergenza di questo tipo, non può avere bisogno di ragazzi come quelli che abbiamo visto ieri in televisione, che rispondevano al telefono parlando con i parenti o con i pazienti dei malati e che ci hanno fatto gran tenerezza. Avremmo voluto medici al letto del paziente e lì ci possono stare gli specialisti, coloro cioè a cui noi abbiamo reso disponibile una borsa di studio per la loro specializzazione. Anche in questo caso molte parole, fumose (si è parlato di contratti a tre mesi, a sei mesi, sicuramente non contratti a un anno), ma non una misura che desse ragione del bisogno reale del Paese. Terza cosa e mi avvio alla conclusione: la grande frode che si è fatta nei confronti delle scuole paritarie, alle quali in questo momento, davanti a un numero di famiglie numerose le cui condizioni economiche sono vistosamente peggiorate, che non saranno in grado di pagare le loro quote e le loro rette, non abbiamo saputo offrire pressoché nulla. Stiamo in qualche modo, surrettiziamente, creando le condizioni per cui una grande tradizione culturale del Paese vada piano piano spegnendosi, per misure che sono davvero drammaticamente legate ad una mancanza di prospettiva nonché anche una mancanza di rispetto per quello che prevede la nostra Carta costituzionale. Su questi tre punti chiedo che anche nel prossimo decreto-legge l'attenzione non sia quella benevola, di cui ringrazio anche la Commissione, il suo Presidente e il Governo, che è stato presente, per l'approvazione degli ordini del giorno, perché un ordine del giorno è obiettivo autentico ed efficace soltanto se poi dà piede a decisioni concrete che cambiano il sistema. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Laus. Ne ha facoltà. LAUS (PD) . Signor Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, Governo, prima della pandemia lo stato di salute del nostro Paese non era affatto rassicurante e tutte le forze politiche rappresentate in quest'Aula, nel recente passato, come nel presente, chi più e chi meno, dai banchi della maggioranza e da quelli di minoranza, hanno cercato di dare il proprio contributo per porre rimedio e per contribuire allo sviluppo. Voglio dire che il 22 febbraio scorso l'Italia era già ferita nel corpo e nell'anima, nel corpo delle sue infrastrutture, innanzitutto quelle stradali: pensiamo alla tragedia del ponte Morandi, ed è di oggi la notizia del ponte crollato tra La Spezia e Massa Carrara. Era ferita altresì nelle infrastrutture ferroviarie, idriche, scolastiche e sanitarie; c'erano già gravi carenze e colpevoli ritardi: penso al Parco della salute, che a Torino aspettiamo da venti anni, ma anche alla TAV, che è stata perennemente nella palude delle polemiche. E potrei continuare per ore. Allo stesso modo l'Italia era già ferita nell'anima - sì, nell'anima - con i suoi giovani e le loro scarse speranze per il futuro, con la disoccupazione, le disuguaglianze, l'affronto alla dignità umana e i diritti violati. Poi è arrivata la pandemia che ha reso tragico ciò che era già drammatico e adesso più che mai noi tutti dobbiamo scusarci con i cittadini. Dico bene: scusarci con i cittadini. Per quanto nel passato non è stato fatto e si poteva fare, scusarci perché chiediamo uno sforzo immane ad un corpo già stremato. Dal canto nostro, come classe politica, dobbiamo evitare in ogni modo di commettere gli stessi errori e, ad esempio, cominciare a liberare il Paese dalla stretta soffocante di una burocrazia che impedisce il realizzarsi in tempi ragionevoli anche delle migliori intenzioni. Stiamo vedendo perfino in questi giorni straordinari come sia facile e pericoloso dentro la nostra pubblica amministrazione impantanarsi nelle procedure. Basti vedere l'enorme difficoltà di accesso ai benefici previsti per il sostegno al reddito, sia da parte delle imprese che dei singoli lavoratori. Confesso che se il Governo non si attiva per una forte sburocratizzazione finalizzata ad ottenere tempi certi, avrei in futuro difficoltà a votare i prossimi decreti. Fatichiamo a imparare la lezione del passato, quando litigavamo, a suon di questioni pregiudiziali, sui testi di legge intorno a quali fossero le vere emergenze e le reali necessità. Questa di oggi è emergenza, adesso lo sappiamo, però noi tutti abbiamo il dovere e la responsabilità di tenere unito il Paese affinché nessuno si senta lasciato solo ed è un impegno che vale tanto per le forze di maggioranza, quanto per quelle di opposizione. Ognuno di noi sa, perché possiamo toccarlo con mano, che il presente decreto-legge non sarà risolutivo, che nessun emendamento lo sarà e nemmeno il provvedimento n. 2, nemmeno il provvedimento n. 3 e nemmeno il provvedimento n. 4. Personalmente anche io ho avuto modo di evidenziare, nel confronto con il mio Gruppo, che nel testo di questo primo provvedimento ci sono mancanze e altrettanto ho verificato come siano già in pista altre misure e altre ancora verranno, dopo un attento monitoraggio che dobbiamo fare tutti insieme. Penso al ritardo dei pagamenti dello Stato nei confronti dei fornitori. Lo Stato, con tutte le sue articolazioni, deve onorare i propri debiti e, se questo non è possibile, è indispensabile che i crediti dei fornitori nei confronti della pubblica amministrazione possano essere certificati e compensati con le imposte. Verrà poi il tempo in cui si misureranno le carenze emerse nel corso di questi giorni concitati, ma non è questo il momento, né è quello della conta dei provvedimenti e degli emendamenti che garantiranno la ripresa. Non è questo il momento dei sondaggi e delle accuse; i numeri che importano adesso sono quelli delle persone care che ci hanno lasciato e delle famiglie di lavoratori della sanità, dei trasporti, della filiera alimentare e dei servizi essenziali che sono in prima linea tutti i giorni. È con il pensiero rivolto a loro che dobbiamo rimboccarci le maniche per dare il nostro contributo. Il decreto-legge cura Italia, pur nella grandiosità del titolo, non è e non vuole essere la panacea di ogni male; dal 17 marzo arriva al voto in uno scenario che muta con una velocità ancora quotidiana e a noi è chiesto di tenerne il passo, spesso muovendoci alla cieca a causa della straordinarietà della situazione. Tuttavia, solo la capacità che avremo di renderlo operativo alla svelta ci consentirà di dare le prime necessarie risposte alle famiglie, alle imprese, ai lavoratori, dimostrando di aver compreso il significato nuovo e terribile della parola «emergenza». Il tema di un innesto tempestivo di liquidità, di far atterrare questi primi 23 miliardi di euro del decreto-legge per salvaguardare la sopravvivenza dei singoli, dei nuclei, ma anche il futuro delle nostre aziende, è cruciale; perciò c'è bisogno di dar gambe ai provvedimenti che questa liquidità può mettere in circolo. Dobbiamo farlo e alla svelta, senza indugiare, rinunciando alle vecchie e cattive abitudini, quelle che il Paese oggi non potrà più permettersi. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Rufa. Ne ha facoltà. RUFA (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, il mio cuore e le mie preghiere sono rivolte alle oltre 17.000 vittime del Covid; il mio intervento si concentrerà sulla politica e toccherà gli articoli del decreto-legge, ma senza dimenticare e mancare di rispetto ai familiari, ai parenti, agli amici che stanno piangendo e soprattutto a chi sta lottando negli ospedali. Aggiungo che se mi capiterà di dimenticare qualche uomo, donna o categoria che sta vivendo e subendo questo duro e angoscioso periodo, fin d'ora ne chiedo scusa. Colleghi, occorre il linguaggio semplice, chiaro, più comprensibile ed una politica più efficace, più veloce, più presente per rispondere alle necessità e soprattutto alle urgenze. E più le norme sono complesse e incerte, più traspaiono condizionamenti e complicità di poteri che la gente non vuole più. Più il disegno di legge si mostra complesso, più evidente appare che ci sono troppe mani interessate a volerlo scrivere ed addirittura obblighi e condizionamenti da parte dell'Europa. Ma i giorni passano e con essi le ore, quelle ore che vive la gente comune con l'angoscia, ma anche la speranza che la politica - noi - sia pronta a prepararla e difenderla. Ma voi siete un Governo astuto e arrogante con i deboli e fesso e succube con l'Europa. Vi siete seduti senza esser stati votati a tale ruolo e nemmeno in un momento così grave e di così grave necessità avete accettato consigli e leale collaborazione. È da almeno un mese e mezzo che ci stiamo preoccupando di come rispettare la gente che veramente lavora e parlo di CAI e CRIF. Ma ormai penso sia troppo tardi, o no? Io chiedo al Governo se è tardi o no dare risposta ancora alle imprese e ai dubbi. E vi ricordo - o vi spiego - che sono sigle che marchiano per un mancato o tardivo pagamento e il segnalato è tacciato a vita come cattivo pagatore. La segnalazione in CAI avviene per assegni scoperti; la segnalazione in CRIF avviene per un mancato o ritardato pagamento di un prestito ed è un SIC, ossia un Sistema di informazione creditizia in cui confluiscono i dati relativi alle esposizioni debitorie nei confronti delle banche come mutui, leasing , prestiti e fidi. Sì, i fidi, quelli che più da un mese e mezzo vi sto chiedendo. Il fido è un impegno della banca a mettere a disposizione una somma di denaro a fronte, però, di una garanzia avente a oggetto profili reddituali e soprattutto patrimoniali. Se non paghi la rata del fido, la banca si prende il patrimonio messo a garanzia, il patrimonio che ti sei sudato. Ora, un conto è essere stati irresponsabili, negligenti e impreparati; altro è essere stati obbligati a fermare la propria attività: ciò comporta ovviamente l'impossibilità di onorare l'assegno del proprio fido, mutuo, leasing o rata che sia. Ma ciò significa far chiudere un'azienda e uccidere onori, sacrifici, desideri e progetti di un italiano che per anni ha già pagato troppe tasse anche per mantenere le vostre poltrone. Purtroppo vi cullate nell'idea che, seppur molte piccole e medie imprese penseranno di abbandonare tutto, chiedere il reddito di cittadinanza ed essere campati senza rischi dallo Stato per quanto più possibile, lavorando magari a nero (ed ho sentito addirittura che c'è chi si sta preoccupando per questa categoria), sapete già che ciò non avverrà per la loro onestà e caparbietà. In troppi, però, non sanno cosa significa lavorare, l'entusiasmo di aprire una serranda e curare e far crescere un'attività, investire risorse e cercare sempre migliorie, tecnologia e manodopera, guadagnare con spirito di sacrificio ma sempre con la preoccupazione di arrivare a fine mese per pagare anche e soprattutto lo stipendio ai propri ragazzi e che, pur di pagare tutto e tutti, spesso si rimane senza un euro in tasca. Si tratta delle stesse tasche da cui si estraggono le soddisfazioni di essere un lavoratore vero e leale, che ha sofferto, sudato e pianto e che ha contribuito - lui sì - a far crescere l'Italia e gli italiani, il popolo più ammirato e apprezzato al mondo. Altro che evasori, sfruttatori imbroglioni e ricchi! Anzi, ricchi sì, ma di dignità. Covid-19 sta cercando di infettare questi valori. L'unico vaccino del Governo sarebbe stato un intervento tempestivo, chiaro, forte e concreto: soldi alle banche, le banche alle aziende, le aziende alle aziende, le aziende ai lavoratori, i lavoratori alle famiglie, le famiglie ai figli. E invece no. Il ministro Gualtieri in Commissione ci ha invitato a essere concreti e pragmatici, però parlando di risposte alle imprese ha commentato con eccetera, eccetera, senza capire che dietro gli eccetera ci sono i dubbi e le speranze delle imprese. Purtroppo le lauree in economia e i master non servono se non si comprendono e non si vivono le sofferenze di chi lavora e delle piccole e medie imprese che fanno l'Italia. È come vedere un bel mare dall'alto senza capire che sotto c'è un mondo. In questo decreto-legge, tardivo e incompleto, non avete dato conforto e certezza per bloccare eventuali segnalazioni che sono fango e difficoltà per l'attività. Ma speriamo siate almeno all'altezza di bloccare l'Europa e il mondo che aspettano come avvoltoi che i nostri artigiani, ambulanti, agricoltori, lavoratori e titolari di azienda vengano abbattuti a terra. Mettetelo bene in testa a costoro: le attività italiane solo per scelta di programma si vendono, ma non si svenderanno mai. È possibile che voi non avvertiate la necessità di risposte veloci e la complessità della burocrazia. Sei giorni, ad esempio, per iniziare a produrre delle mascherine, da chi si mette a disposizione; a monte della volontà dell'organizzazione, tre giorni per l'autorizzazione dell'Istituto superiore della sanità e altri tre giorni dalla Protezione civile; e poi un blocco. Oppure sei giorni per chiedere la conversione di trattamento ordinario di integrazione salariale o assegno ordinario, nell'articolo 19, perché, ai tre giorni preventivi delle aziende, occorrono - chissà perché - altri tre giorni di giudizio dei sindacalisti in giacca e cravatta. Anzi, colgo l'occasione per ringraziare il complesso lavoro dei commercialisti, collaboratori e consulenti del lavoro, che devono interpretare articoli con incalzante necessità. Urgenza significa immediatezza di risposte certe. Risposte che ci dovrà dare poi, con calma, il Centro nazionale per la prevenzione e il controllo delle malattie, e l'Organizzazione mondiale della sanità. In questo momento, la più evidente prova di immediatezza, organizzazione, certezza e volontà, ce la stanno sbattendo in faccia i medici, gli infermieri, gli operatori sanitari, i farmacisti e il volontariato tutto, che dimostrano di essere uomini veri e santi. Santi coloro che hanno donato la propria vita per salvarne altre. E non venga in mente a nessuno, come abbiamo chiesto in un articolo, di accollare loro la responsabilità penale, civile, contabile o di rivalsa durante questo difficile periodo. Anzi, venga loro riconosciuta, per nostro obbligo morale e di riconoscenza, una lauta indennità in cambio dei loro sacrifici. E quando si ripartirà occorrerà un metodo chiaro per le nostre aziende. Una flat tax : fatela pure al 30 per cento, ma fatela; una chiara ed unica tassazione. Occorreranno DEA di secondo livello in ogni provincia e, soprattutto, facoltà di medicina senza numero chiuso, dove va avanti chi è già più predisposto dal liceo e chi è più volenteroso. Brecht diceva: non aspettarti nessuna risposta oltre la tua. Questa è la forza di ogni italiano, dei dottori, degli infermieri, delle Forze dell'ordine, della Polizia, della Polizia penitenziaria, cui si chiede di aprire le carceri, nell'articolo 123, della Polizia municipale, dei Carabinieri e dei prefetti, ma anche dei giornalisti, dei trasportatori, dei corrieri, degli autisti e di tutti gli italiani che, grazie all'impegno e al sacrificio, rispettano il momento e lo valorizzano con gesti di vero amore. Chiudo ringraziando fin da ora, rimettendomi al loro lavoro, i ricercatori. Oggi guardiamo con orgoglio e speranza ai ricercatori e alla loro missione. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Quagliariello. Ne ha facoltà. *QUAGLIARIELLO (FIBP-UDC) . Signor Presidente, signori rappresentanti del Governo, stamattina pensavo che non sarebbe stato facile intervenire in questa discussione, per ragioni istituzionali, e devo dire che l'andamento del dibattito mi ha confermato in questa convinzione. In realtà noi esaminiamo oggi un decreto che richiama decreti precedenti, in qualche modo entrati nella sua pancia, e che occhieggia a un altro decreto, che verrà varato, forse, tra poche ore, e i cui effetti, quindi, saranno più o meno contemporanei all'approvazione del presente provvedimento. E, a latere , abbiamo il cosiddetto decreto liquidità. Infatti, nel dibattito abbiamo discusso di tutte queste questioni insieme. Come si è risposto da parte della maggioranza e da parte del Governo a questa situazione, che definirei emergenziale? Lo si è fatto con un tavolo Governo- opposizioni del quale, in rappresentanza della componente parlamentare di Cambiamo!, piccola ma agguerrita, io ho fatto parte. Posso testimoniare della cortesia istituzionale che si è usata in questo tavolo. Cortesia istituzionale che è un dato certamente importante ma che, insomma, non si nega a nessuno. Non fu negata neanche a De Gasperi quando era il rappresentante di una potenza che aveva firmato una resa incondizionata al tavolo della pace. Questa cortesia istituzionale si è tradotta in una serie di ordini del giorno, che dovrebbero essere recepiti nel prossimo decreto-legge. Non è poco, signor Sottosegretario, e di ciò evidentemente, in una situazione di questo tipo, bisogna ringraziare. Io credo tuttavia, anche alla luce delle parole che sono state dette, che dovremmo renderci conto di qualcosa di più e forse dovremmo rendercene conto tutti insieme. Guardate che questa storia non si chiuderà con una conferenza stampa improvvisa del presidente Conte, dopo Amadeus, che ci dirà che da domani torna tutto come il giorno precedente la chiusura. Noi siamo a una svolta epocale, che rimetterà in discussione il nostro modo di stare insieme, i nostri luoghi di socialità, i parametri di sicurezza, la libertà personale e anche la necessaria ritessitura di un tessuto economico, che sarà molto condizionato dalla riapertura. Insomma, la riapertura sarà una ripartenza, un restart . La domanda che io mi pongo e che vi pongo - e alla quale credo che dovrete trovare il modo di dare una risposta - è se questa ripartenza volete affrontarla da soli, usando cortesia istituzionale nei confronti delle forze che non sono nella maggioranza, oppure se questa ripartenza, andando oltre i ruoli che sono e devono rimanere sacrosanti, debba essere gestita tutti quanti insieme. Io credo che questa sia, signor Sottosegretario, la questione di fondo, che sottende molti degli interventi che sono stati pronunciati fin qui. Tutti dicono, anche in maniera un po' retorica, che sarà come dopo una guerra. Ma dopo l'ultima guerra in questo Paese c'erano divisioni ben più profonde di quelle che vi sono oggi tra la maggioranza e l'opposizione, eppure si trovò il modo per una ripartenza comune; quella ripartenza comune fu scolpita in un testo, la nostra Costituzione repubblicana, che probabilmente piace più a lei che a me, ma che tutti in quest'Assemblea rispettiamo. Vogliamo allora porci il problema di come ripartiamo? Vogliamo porci il problema di far sì che questa ripartenza non sia un modo per approfondire ancora di più le divisioni presenti in questo Paese, che non sono divisioni politiche, ma sono magari geopolitiche come quella tra Nord e Sud, che rischiano di essere ulteriormente rafforzate da ciò che sta accadendo? Signor Sottosegretario, più che il parere su un ordine del giorno, del quale comunque, se sarà positivo, la ringrazieremo, vorremmo che il Governo trovasse il modo di dirci questo: se vuole fare da solo o se vuole trovare gli spazi e i modi per poter partire tutti quanti insieme. Mi permetta di aggiungere un'ultima cosa: ripartire tutti quanti insieme, dando agli esperti lo spazio che compete loro. È evidente infatti che in questa situazione gli esperti devono avere uno spazio, ma senza dimenticare, signor Presidente (ho finito), che le scelte, nei momenti drammatici del Paese, le deve fare la politica, non possono farle i tecnici. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC) . PRESIDENTE. Senatore Quagliariello, la ringrazio anche per la perfetta adesione ai tempi che le erano assegnati. È iscritto a parlare il senatore Nencini. Ne ha facoltà. NENCINI (IV-PSI) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei provare a dare una lettura non nel merito - l'hanno già fatto altri colleghi del Gruppo e, condividendo, non ripeto - dei due decreti-legge, quello di cui stiamo parlando oggi e quello che verrà in discussione immagino dopo Pasqua, in maniera sinergica e congiunta. Non vi è dubbio infatti, anche per gli impegni assunti dal Governo nella Commissione competente, quando si è discusso di emendamenti e ordini del giorno, che impegni legati al primo decreto-legge cura Italia siamo stati in qualche modo ritrasmessi nel secondo provvedimento o, perlomeno, nella discussione che si terrà tra non moltissimi giorni. C'è un punto dal quale bisogna partire e che dagli interventi ascoltati mi pare trovi più o meno tutti d'accordo, all'interno dell'Assemblea e immagino anche nel Governo: non esiste un'emergenza come nel caso postbellico. L'emergenza epidemiologica è lunga e dal punto di vista temporale non è fissabile in un calendario. Tutti gli esperti e gli scienziati presumono che abbia una lunghezza temporale non indifferente. Se è così, bisogna cominciare ad immaginare quale sia la strategia per uscire da un dramma straordinario, che non ha eguali e che produce sicuramente tre fattori, al di là della lunghezza, di cui parlava il senatore Quagliariello con un tono di ottimismo, che ahimè non condivido, che vengono messi assolutamente in discussione. Anzitutto, gli elementi su cui l'occidente si fonda da cinquecento anni, ovvero: l'etica del lavoro, la democrazia così come l'abbiamo conosciuta e la valorizzazione della libertà. Questi tre fattori, in questa fase e nel tempo successivo a questo, rischiano di subire danni irreversibili. In secondo luogo, cade l'idea di un progresso illimitato, su cui si fondano le nostre società dalla fine del Settecento. In terzo luogo sta dominando la paura. Gli italiani, in media, vivono in tre stanze, con dei figli e talvolta anche con degli anziani. Tenerli chiusi, come era ed è doveroso fare, per trenta, trentacinque o quaranta giorni e presumibilmente di più, con la consapevolezza che il futuro non sarà uguale al passato, costituisce un fattore di rischio, che rischia di generare profonde fratture sociali. Ecco perché serve, oltre al decreto-legge, una visione legata ad un cronoprogramma, per una fase che, più che fase 2, è la fase che riguarda il futuro e il domani dell'Italia. Quello che sappiamo fin da oggi ha due teste: la prima è che vincerà chi ha una visione larga. Il presentismo va gettato in un canto e magari va lasciato macerare e imputridire lì dentro, senza risollevarlo. La seconda è che ci sarà bisogno di più Stato, di uno Stato che definisco umanizzato, per far fronte a tensioni sociali probabilissime e per far fronte ad una depressione altrettanto probabile. Quindi bisogna cominciare a chiederci, dentro la prossima fase, che sarà quella decisiva, come il Governo, il Parlamento e i poteri di questa straordinaria Italia intenderanno muoversi. Domando: è tempo per ragionare di una Costituente, visto che il Titolo V della nostra Costituzione, perlomeno nella parte che riguarda la suddivisione dei poteri in campo sanitario, viene costantemente messo in discussione? Come si fa a garantire la privacy , dovendo aumentare le forme di vigilanza e di controllo? Questi sono temi che attengono ad una Costituente, perché incidono sulla Carta costituzionale, varata settant'anni fa. Signor Presidente, signor Sottosegretario, svolgo una seconda e penultima considerazione. L'Italia ha vissuto situazioni simili, ma non uguali, per due volte nel Novecento e vi è uscita in due modi non diversi, ma contrapposti. Cosa è accaduto nel 1920-1922 lo sappiamo perfettamente. Ma sappiamo perfettamente anche com'è uscita da una crisi altrettanto drammatica, anzi probabilmente di più, tra il 1943-1944 e il 1948. Io prediligo decisamente il secondo modo di uscita, ma quando si prevede una condivisione avendo un Parlamento decisamente spaccato, con forme di sovranismo fermamente accentuate, che io trovo fuori tempo (ma esistono e vanno prese in considerazione), bisogna prevedere una stazione di passaggio intermedia di questa via dolorosa. La stazione di mezzo va prevista ora: mi riferisco a una cabina di regia dove mettiamo non i segretari politici dei partiti, ma i rappresentanti istituzionali (parlamentari, Governo, Regioni, maggioranza ed opposizione), e dove mettiamo altresì la scienza e le migliori intelligenze di questo Paese. Infatti, non si esce da una crisi del genere se scienza e politica non sommano le loro esperienze e le loro qualità. L'ultima questione riguarda l'Europa. Possiamo girare il calzino come ci pare, signor Presidente, ma l'Europa non c'è. La Storia insegna una cosa sempre, con una fissità decisiva ed allarmante: quando si fanno dei salti e quando si è nelle fasi di passaggio storiche importanti, i processi accelerano. O la politica manifesta una sua presenza radicata e forte, quindi o la politica si impone in questi passaggi, oppure le baronie delle lobby finanziarie e quant'altro predominano. Ed è un predominio da cui poi, se riescono a costruire questa fase di passaggio rendendola stabile e definitiva, non vengono più scalzate. Quindi accanto all'opportunità c'è anche un grande rischio: è una partita che l'Italia da solo non può giocare. C'è soltanto l'Europa che può farlo; servirebbero leader , pionieri, come nel 1944, 1945, 1946 e 1947, ma oggi non se ne vedono. L'unica speranza è che, essendo un tempo di passaggio, questo tempo crei nuovi leader . È già successo ed io mi auguro che possa avvenire. PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Bonino. Ne ha facoltà. BONINO (Misto-PEcEB) . Signor Presidente, signori del Governo, io non voterò contro un provvedimento che avete chiamato cura Italia, anche se si tratta di un sobrio decreto di 120 articoli e 274 pagine, quindi non solo di difficile comprensione, ma persino di difficile lettura. Così come per il cittadino, che più o meno è chiuso in casa, è stato veramente difficile comprendere e muoversi tra i 151 provvedimenti presi fino ad oggi, tra ordinanze, decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, decreti ministeriali e quant'altro. Non voterò contro questo provvedimento perché, come tutti, sono consapevole di quanto sia drammatico il momento che stiamo vivendo; sono consapevole dello sforzo ammirevole di tante e tanti infermieri, poliziotti e quant'altro, che lavorano con impegno perché la sofferenza e le restrizioni di questi tempi bui siano per tutti noi meno pesanti e meno lunghi possibile. Sono consapevole della difficoltà in cui si trovano coloro che lavorano con gli anziani; tutto il terziario, ad esempio, che ci assicura servizi essenziali, commerciali o meno; i lavoratori nei campi e nelle aziende che continuano a produrre; italiani da sempre o persone che sono venuti in Italia da lontano, stranieri, ma che lavorano nelle nostre case, nelle nostre fattorie, nei nostri supermercati. Come diceva il ministro Bellanova, senza di loro tra qualche settimana i prodotti marciranno nei campi. Sono consapevole del lavoro della comunità scientifica del nostro Paese, perché mai come oggi è essenziale conoscere per deliberare. Sono consapevole delle difficoltà di chi si trova a prendere decisioni e per questo, pur vedendo errori ed omissioni che molti fanno finta di non vedere, fino a parlare di un modello italiano, penso si debba aspettare a trarre conclusioni su meriti, demeriti e responsabilità nel contenimento del contagio. Mi riferisco all'impreparazione con cui siamo giunti a questo appuntamento, agli annunci intempestivi, alle decisioni tardive, alle scelte di non fare tamponi a tappeto, alla scarsità di mascherine e di altri dispositivi di protezione, che sono mancati tragicamente all'appello. Mi riferisco inoltre alla diffusione incontrollata del contagio nelle residenze per anziani e negli ospedali e, soprattutto, allo scontro - o alla mancanza di coordinamento - tra Stato e Regioni e tra le Regioni tra loro. Su questo faremo una discussione - spero - seria e dura nelle Aule parlamentari, quando sarà il momento e quando l'incendio sarà domato o almeno sotto controllo. Non voterò contro: nonostante trovi irresponsabile l'incapacità di gestire in condizioni di legalità e sicurezza sanitaria la situazione nelle carceri con un minimo di umanità; nonostante giudichi un errore, proprio oggi, mettere ancora centinaia di milioni di euro in Alitalia, per poi prevederne la nazionalizzazione; nonostante il Governo, che è arrivato alla crisi con il massimo di debito e il minimo di crescita, non abbia mai neanche pensato o avuto il coraggio di sospendere i prepensionamenti di quota 100; nonostante dopo due anni che abbiamo al Governo una forza che pretende di essere il campione dell'innovazione digitale, il sito dell'INPS sia miseramente collassato e l'istituto abbia dato spiegazioni francamente false o ridicole; e nonostante soprattutto una diplomazia dell'epidemia, che vi ha portato a enfatizzare gli aiuti arrivati da Russia, Cina e Cuba, ma a tacere quelli decisivi arrivati dall'Europa, non solo in termini di dispositivi sanitari, ma di prestiti giunti immediatamente dalla BCE, senza i quali non avreste fatto né il decreto-legge cura Italia né quello che vi accingete a varare. E non voglio fare polemica, senatore Nencini, ma non è l'Europa che non c'è: è l'Europa degli Stati membri che non c'è, perché la BCE c'è, la Commissione ha fatto proposte e la BEI si è mostrata disponibile; dove si è bloccato tutto sono le riunioni - ieri, stanotte e, si spera, domani - dei Governi. Non voterò contro, nonostante la vostra posizione in Europa sia stata a rimorchio di veti e pregiudizi del Governo Conte II e delle parole d'ordine delle opposizioni sovraniste. Permettete a una federalista europea mai pentita come me, una che gli Stati uniti d'Europa li vuole davvero, di dire che rifiutare il MES, anche a condizioni decisamente irragionevoli, è un errore per un Paese come l'Italia, a maggior ragione se si richiedono gli eurobond. Penso che l'urgenza di liquidità sia tale per cui tutti gli strumenti possibili vanno usati adesso, per le imprese, per i disoccupati, per le famiglie, e così via. Nel frattempo, occorre pensare agli eurobond, perché, cari colleghi, anche se ci fosse il via politico in materia in questi giorni, tutti sappiamo che ci vorrebbe almeno un anno prima che si mettano in funzione, per via del sistema legale che va messo in moto, delle clausole, e così via. Quindi intanto usiamo quello che c'è e, se non lo vogliamo chiamare MES né bond, chiamiamolo con un altro nome; oggi però non siamo in grado di rifiutare liquidità, pur senza condizioni. Gli eurobond - e chiudo - noi federalisti li chiediamo da tempo, perché vogliamo un bilancio europeo adeguato a finanziare le politiche dell'Unione europea con risorse proprie, debito proprio e non dei singoli Stati. Ma gli eurobond, ripeto, oltre a comportare tempi che non li rendono disponibili subito, comportano anche il riconoscimento di un'accresciuta sovranità europea. La trattativa di queste ore, scusatemi, non è il fallimento dell'Europa comunitaria: è il fallimento degli Stati sovrani, della loro incapacità di derivare un interesse europeo nella mera compensazione di presunti interessi nazionali. E l'Italia non può chiamarsi fuori da questa responsabilità. Nonostante tutto, il mio Gruppo e io stessa non voteremo contro: ci asterremo per non votare contro il Governo del nostro Paese che, dopo queste ore tragiche e decisive per l'Italia, speriamo torni a sedersi domani al tavolo europeo con un atteggiamento seriamente negoziale e seriamente costruttivo. PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Faggi. Ne ha facoltà. Devo invitare anche a lei, senatrice - mi tocca questo compito particolare - a parlare dal microfono che i senatori Questori hanno indicato: non ho capito bene il perché, ma io obbedisco ai colleghi Questori del Senato. FAGGI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, è molto difficile per me parlare oggi; di solito sono molto più disinvolta e faccio anche qualche battuta, ma oggi mi dà molta tristezza e molto dolore. Esprimo innanzitutto parole di vicinanza ai miei colleghi Sindaci, impegnati sul territorio giorno e notte, che non possono neanche venire qui in Senato perché devono occuparsi della loro popolazione. Desidero mandare un mio umile, umilissimo abbraccio a tutti coloro che ci curano, che curano i nostri cari, quelli che sono ancora negli ospedali e quelli che sono stati accompagnati verso la morte e che non abbiamo più potuto stringere. (Applausi) . Inizio il mio discorso con una metafora: perché suonare a quattro mani? In generale, due o più persone che suonano insieme parti diverse sviluppano il senso del ritmo e la concentrazione nell'esecuzione assai maggiormente che se suonassero per conto proprio. I brani per pianoforte a quattro, anche se lo strumento è lo stesso, abituano a tenere il ritmo e mettono duramente alla prova la preparazione tecnica dei due esecutori, dal momento che entrambi sono costretti ad ascoltare, oltre alla propria esecuzione, anche quella del compagno a fianco. Quindi, se la preparazione non è più che solida, è facilissimo confondersi e perciò sbagliare. Quando si suona a quattro mani, il pianista che ha la parte più semplice deve andare dietro agli eventuali errori del suo compagno. Per eseguire al meglio il brano a quattro mani occorre che ognuno dei due pianisti impari alla perfezione la sua parte, studiandola da solo, non subito col suo compagno: successivamente potranno invece provare insieme e il brano riuscirà perfettamente, senza aver fatto troppa fatica. Potrei anche appellarmi semplicemente al cosiddetto fair play o gioco corretto, un comportamento rispettoso delle regole che garantisce le stesse opportunità ai diversi contendenti nello sport, nella politica e nei rapporti umani e sociali. Voglio dire che, in questa occasione così spaventosamente drammatica di emergenza sanitaria, non c'è stato nemmeno questa volta. Ne abbiamo avuto l'occasione; abbiamo sentito prima i colleghi parlare, entrare nel dettaglio di questo decreto-legge che dovrebbe abbracciare in tutte le fattispecie le necessità di un popolo italiano spaventato, che ha paura dell'adesso, ma anche del dopo. Non c'è stato, ne abbiamo avuto una prova. L'ho avuta io stessa, fino a questa notte, alle 2:30, esaminando emendamento per emendamento, i tanti emendamenti non onerosi che avrebbero potuto essere quella nota a quattro mani che avrebbe fatto sì che questa potesse essere una buona composizione. E invece, sono stati tutti respinti, indipendentemente dal loro contenuto, perché non andavano bene, o perché saranno ripresi in un prossimo decreto-legge, oppure perché non abbiamo avuto tempo, perché l'istruttoria non è finita, e chi ne ha più ne metta. Tutto ciò è stato veramente desolante perché, il Governo e noi che rappresentiamo gli italiani che ci hanno regolarmente eletti, siamo tutti portavoce di persone, di piccole porzioni, di segmenti di vita. Tutti avevamo qualcosa di buono da portare che non fosse relegato semplicemente al piccolo emendamento o al piccolo ordine del giorno. Ma questo è stato. Ciò che ne è uscito, che ne uscirà, sarà un componimento, un decreto-legge zoppo, che non saprà cogliere in tutte le parti le necessità che i colleghi prima di me hanno elencato con una forza, una determinazione e un dolore spaventosi, neanche nell'emergenza sanitaria. Questo fa riflettere; ci fa riflettere perché ci mette nelle condizioni, una volta tornati nei nostri territori, di guardare la nostra gente con gli occhi pieni di lacrime; persone che aspettano il tempo in cui si riaprirà, come si riaprirà, cosa faremo del nostro dopo. Aspettano delle risposte, mentre noi non siamo capaci di rassicurarle. Provo una certa vergogna per questo perché non mi appartiene la mostrina, il fatto di avere avuto approvato qualche cosa e di poterlo spendere in una conferenza stampa, magari dissimulando i numeri, alzandoli, gonfiandoli, modificandoli o stravolgendoli nel loro contenuto. Questo non mi appartiene, però mi appartiene la voglia e la necessità di risposte che non sarò in grado di dare, come tutti coloro che hanno parlato prima di me. Quest'Assemblea è così istituzionale nel suo color rosso scarlatto. Oggi mi sono presa la briga di capire perché abbia questo colore così acceso, perché è una parte di Storia; lascio a voi andare a vedere e a scoprire. Ebbene, oggi questo colore scarlatto non ricorda la Storia, ma richiama il sangue degli italiani e le lacrime che continueranno a versare se non comincerete, come Governo, come istituzioni, voi per primi, a deporre le armi, le asce, a mettervi a un tavolo veramente e, con il fair play che ci vuole in queste situazioni drammatiche, di emergenza, che sono una vera e propria guerra, imparare a collaborare. Imparare a provare a suonare a quattro mani, che vi potrà sembrare sciocco e ridicolo, ma è un esercizio di grande dignità e collaborazione che la Storia ci ha anche insegnato in tante occasioni e che noi avremmo potuto ricordare, voi avreste potuto ricordare, e mettere in atto. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Montevecchi. Ne ha facoltà. MONTEVECCHI (M5S) . Signor Presidente, in questo momento di emergenza, in un quadro complessivo in cui tutti stanno vivendo delle enormi difficoltà, i nostri piccoli, i nostri minori stanno vivendo varie forme di disagio materiale, ma anche emotivo e psicologico. Perciò oggi il mio intervento e la mia attenzione vogliono essere rivolti a loro, specialmente a coloro che si trovano a convivere con disabilità e con varie forme di fragilità. Misure importanti sono state prese da questo Governo e ringrazio tra tutte, in particolare, il ministro Azzolina e il ministro Bonetti, ma c'è ancora da fare per implementare le misure a tutela dei diritti dei minori, dei nostri bambini e bambine, dei nostri ragazzi e ragazze. Perciò sono lieta che un Gruppo di parlamentari abbia avviato un lodevolissima e bellissima iniziativa di ascolto che si prefigge di raccogliere spunti e istanze per coadiuvare l'azione del Governo in questo campo. Infatti, è vero che l'isolamento ha prodotto per prima cosa la chiusura delle scuole e quindi la mancanza di luoghi importanti di socializzazione, di occasioni di confronto e dunque di scambio, crescita e creatività condivisa per i nostri piccoli, ma ha procurato anche l'acuirsi o addirittura l'aggravarsi di situazioni problematiche all'interno di nuclei familiari fragili, in cui si consumano violenze di vario tipo, anche psicologiche, e di vario grado, con le ovvie ricadute che esse hanno sulla salute psicologica ed emotiva dei nostri minori che si trovano quotidianamente a dover sopportare un carico emotivo che è già molto pesante per un adulto. Dunque occupo questi pochi minuti per rinnovare un invito che ho rivolto pubblicamente qualche giorno fa, quando, emozionata dall'iniziativa di questi parlamentari (a cui auspico di potermi aggiungere) e con l'intento quindi di sostenere questa iniziativa, ho deciso di porgere questo invito, proprio perché condivido profondamente lo spirito e la finalità del voler avere un dialogo con tutte le associazioni del terzo settore e raccogliere tutte le istanze e tutte le proposte per il Governo. Il mio invito è quello di trovare lo spazio per un provvedimento dedicato e, se non per un provvedimento dedicato, per una sezione, in quello prossimamente in arrivo, interamente declinata a misura di bambino: un «cura-bambini» con cui si possano mettere in campo tutta una serie di iniziative tese a garantire in modo sempre più puntuale i diritti dei nostri bambini e delle nostre bambine, perché sarà solo con un provvedimento o una sezione a misura di bambino che noi ci prenderemo cura del nostro futuro. (Applausi dal Gruppo M5S) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Boldrini. Ne ha facoltà. BOLDRINI (PD) . Signor Presidente, colleghi senatori, Governo presente, prima di iniziare il mio intervento, come tanti colleghi hanno fatto prima di me in quest'Aula, vorrei rivolgere un pensiero commosso a tutte le vittime della pandemia e ai loro familiari, a chi ancora è in terapia intensiva, a chi sta provando a combattere grazie all'ineguagliabile lavoro dei tanti professionisti sanitari, tutti compresi, che più di una volta hanno rifiutato l'appello di eroi, ricordando al Paese che per loro è una missione. Ricordiamo anche coloro che purtroppo sono morti, e sono stati tanti, e che sono rientrati dalla pensione pur di dare il loro contributo. (Applausi dal Gruppo PD) . Ricordiamo altresì tutte le professioni sanitarie, insieme anche al volontariato e a chi faceva le pulizie in quei luoghi dove si è purtroppo contagiato. Dobbiamo tenere in considerazione che quella che stiamo vivendo è un'evenienza straordinaria con cui non avevamo mai avuto contezza. Quella che ci troviamo ad affrontare è la peggiore contingenza del dopoguerra. A febbraio sembravamo l'unico Paese europeo ad esserne colpito, poi l'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha dichiarato la pandemia. Oggi, 8 aprile, non sappiamo neanche quando l'emergenza si risolverà del tutto. Sappiamo solo che avrà pesantissime conseguenze, che sono ad oggi incalcolabili. Nel frattempo la popolazione si chiede e ci chiede. Nel frattempo va ricostruita la fiducia e la speranza perché l'attesa, l'impossibilità di progettare è estenuante. Sanità ed economia sono in questo frangente indissolubilmente legate; lo sono altresì la scienza e la politica, come qualcuno ha detto prima di me. Per una ripresa economica è fondamentale fermare il virus. È questa la prima delle nostre priorità. Gli esperti ce lo hanno spiegato in tutti i modi. Bacchette magiche non ci sono perché a criticare sono tutti bravi, ma poi bisogna prendere delle decisioni. Soluzioni alternative non ci sono, l'alternativa è unica: non permettere al virus di diffondersi ulteriormente per non perdere una generazione di anziani, mettere in sicurezza migliaia di lavoratori e non fare collassare il sistema sanitario. Per questo le problematiche oggi non solo non servono, ma evocano pessimi scenari. Stiamo parlando di vita e di morte, un terreno su cui non si dovrebbe giocare il consenso, ma su cui sarebbe necessario manifestare il buon senso. Il nostro Paese è stato scosso in profondità nelle viscere, nessuno poteva immaginare simili scenari. Il Governo fin da subito ha agito in maniera tempestiva; va detto con onestà e va riconosciuto. Oggi l'Italia è un modello per gli altri Paesi europei - e non solo - che hanno attuato le nostre stesse misure riconoscendone la validità, persino gli scettici hanno dovuto ricredersi. La situazione però è nuova per tutti, anche per il nostro Governo, che di fronte all'emergenza Covid-19 è stato costretto a prendere decisioni impattanti sulla vita di tutti i cittadini; la libertà, che ci manca, ci è stata tolta proprio perché è una necessità. Non c'è ambito che non sia stato toccato; la sanità, la scuola, le imprese, la libertà di tutti noi. Eppure ogni misura ha tenuto conto, da un lato, della necessità primaria di arginare il virus, dall'altro di porre le basi per una ripresa, che dovrà esserci. Il cosiddetto decreto cura Italia, che ci apprestiamo oggi ad esaminare, su cui verrà apposta la fiducia, non è l'ultima misura - perché è già in arrivo un provvedimento per aprile - per dare sostegno economico alle famiglie, ai lavoratori e alle imprese. Per prima cosa si punta a finanziarie e a potenziare il Servizio sanitario nazionale; non a caso viene definito cura Italia. La Protezione civile e gli altri soggetti pubblici - tra cui ricordiamo le Forze dell'ordine - stanno lavorando in queste settimane e sono in prima linea per contrastare l'emergenza. Il secondo obiettivo è quello di sostenere l'occupazione e i lavoratori attraverso l'estensione delle misure speciali in tema di ammortizzatori sociali per tutto il territorio nazionale e a favore di tutti i lavoratori, per la difesa del lavoro, prevedendo norme speciali in materia di sostegno al reddito. Il nostro Servizio sanitario nazionale ha confermato buona qualità e potenzialità nonostante recentemente sia stato consentito di andare in pensione a migliaia di medici e infermieri esperti senza prevedere con anticipo la loro sostituzione. Il numero di posti letto per abitanti è stato rivisto al ribasso negli anni. La sanità è da tempo oggetto di riduzioni di spesa e ciò ha determinato conseguenze negative sulla capacità di cura, mentre oggi è questo il settore che regge il peso della pandemia. Tutto ciò ci deve fare riflettere. Bisogna quindi mettersi tutti al lavoro - e in effetti è grande il lavoro che è stato compiuto dalla Commissione - per mettere a punto in tempi consoni, in fretta, una strategia che coniughi emergenza sanitaria e ripresa economica, avendo ben chiara una visione di salute pubblica che punti su un reale potenziamento dell'assistenza territoriale, sulle cure domiciliari che in questa emergenza, laddove utilizzate, sono risultate vincenti. Ce lo impongono l'invecchiamento sempre crescente della nostra popolazione e l'aumento delle malattie croniche, proprie delle fasce di popolazione che sono state maggiormente colpite dal Covid-19. Dobbiamo avere ben chiaro il fatto che non può essere potenziato il sistema sanitario se non si pone fine al dilemma della disomogeneità delle cure e delle prestazioni oggi esistente nelle Regioni italiane. La salute pubblica ha bisogno di un indirizzo unitario che garantisca ai cittadini su tutto il territorio nazionale lo stesso diritto alle cure; sono quindi necessari spunti di riflessione affinché non si tornino a ripetere gli stessi errori. La pandemia ha messo in luce che le Regioni da sole non avrebbero potuto fare molto e che il coordinamento nazionale è stato decisivo per gestire l'emergenza. Quindi, forse, una riflessione anche sul Titolo V sarà da fare. Il Sistema sanitario nazionale non deve più essere il bancomat dell'austerità, ma semmai dovrà essere il traino della ricostruzione dei settori produttivi. Tuttavia, un altro tema importante è quello delle professioni sanitarie da tutelare, da rendere sempre più consone, e quindi anche quello della formazione medica. Anch'io ribadisco che devono esserci più risorse per le borse di specializzazione dei nostri formatori, perché non possiamo permetterci di rimanere senza specializzazioni. Questo è un altro dato importante. Inoltre, la cosa più importante è retribuire adeguatamente il personale sanitario che oggi diciamo essere in prima linea. Queste sono tutte esigenze fondamentali, perché dobbiamo mantenere il benessere della nostra popolazione. Un altro tema a me carissimo nell'ultimo scorcio di tempo - lo devo dire - è quello della medicina di genere, che anche in questo caso tiene in sé la differenza fra sesso e genere. La pandemia ha messo in luce il fatto che le donne sono meno colpite dal virus, resistono meglio. È arrivato il momento di prendere sul serio questo tema e di fare ricerca su di esso, perché anche in questo caso ci sono delle differenze nella personalizzazione delle cure ed è un tema che va affrontato. Concludo il mio intervento con una considerazione: spero proprio che ciò che ci sta succedendo possa davvero darci lo spunto per migliorare in tutti i sensi. Abbiamo molto da fare. (Applausi dai Gruppi PD e IV-PSI) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Valente. Ne ha facoltà. VALENTE (PD) . Signor Presidente, parto da una considerazione che in ultimo ha ripreso la senatrice Boldrini: non saremo sicuramente uguali a noi stessi dopo questa emergenza, ovviamente molto dipenderà da noi, da come leggeremo questa fase, da quali considerazioni matureranno in seno alla comunità scientifica, da come impareremo a dialogare di più e meglio con quella comunità, da come valorizzeremo quei saperi e quelle competenze. Molto dipenderà dalla politica, dalle scelte che farà nella fase 2, quella della ricostruzione, con la quale tra qualche giorno dovremo fare i conti. Ci sono però alcune verità che in questo momento questa emergenza ci impone di leggere: intanto che nessuno si salva da solo (è una banalità, ma è un'amara verità) e poi che nessuno è al riparo da questa emergenza. Non lo è nessuno, in base alla propria posizione, stato sociale, ricchezza. C'è qualcuno però che all'interno di questa emergenza rischia di pagare un prezzo più alto, come abbiamo detto più volte: sono i fragili, i più deboli, ma io a questi aggiungo anche i soggetti più esposti, più vulnerabili. Chi mi conosce e conosce la mia cultura sa che mai parlerei delle donne come un soggetto fragile, anche perché all'interno di questa emergenza stanno dimostrando esattamente il contrario, ma sono sicuramente i soggetti più esposti, più affaticati e più vulnerabili. E sono anche soggetti che, forse proprio dentro quest'emergenza, rischiano ancora una volta, come in tutte le crisi, di pagare uno dei prezzi più alti. Si stanno dimostrando resilienti. I dati ci dicono che i due terzi delle donne continua a lavorare anche perché le donne sono da sempre impegnate in settori legati alla sanità, alla cura e ai servizi alla persona, ma anche ai servizi bancari e assicurativi. Pensiamo anche alle insegnanti, al mondo della scuola, del sapere. Si tratta di servizi necessari, indispensabili e strategici che continuano a funzionare dentro quest'emergenza. A quelle stesse donne viene oggi chiesto molto di più: viene chiesto loro di stare a casa e, quindi, anzitutto, di farsi carico di un lavoro che continua a pesare sostanzialmente sulle loro spalle (lavoro domestico, di cura e presa in carico dei nostri figli). La stragrande maggioranza delle mamme fa i conti con un apprendimento scolastico con modalità nuove di tipo tecnologico, rispetto alle quali forse i nostri figli molto spesso ci insegnano di più. Tuttavia, rispetto a questo lavoro noi ci sentiamo di doverli supportare, come possiamo e riusciamo, a fianco delle insegnanti, nella stragrande maggioranza donne, che continuano a svolgere questo lavoro in questa fase. Io rivolgo a queste donne anzitutto un ringraziamento, perché ce la stanno mettendo ancora una volta tutta. E credo anche che i dati che venivano richiamati sul fatto che stanno resistendo di più a questo virus (almeno così pare) in questa fase probabilmente ci imporranno una riflessione nella costruzione di una seconda fase - quella della ricostruzione - per ripartire fondamentalmente anche da loro per tante ragioni, ma anche per questa. C'è una cosa su cui vorrei richiamare l'attenzione di questo Parlamento, per poi fare delle considerazioni sul provvedimento e anche sulla lunga nottata che ha visto la Commissione impegnata, nonché sui risultati del lavoro parlamentare, che secondo me ha mostrato di essere responsabile, ma al tempo stesso utile, proficuo e prezioso e non si è sottratto - come era giusto e doveroso - al suo compito e alla sua funzione. Ascoltando la comunità scientifica, abbiamo scelto di chiedere ai cittadini di stare a casa e rinunciare alla loro libertà. Questo significa, sostanzialmente, metterli in sicurezza: il distanziamento sociale si realizza soprattutto stando a casa. Per molti questo ha quindi significato lasciare fuori dalla porta il pericolo: pericolo di ammalarsi, soffrire e a volte - direi troppe - morire. Eppure per molte donne in questo Paese restare a casa significa invece andare incontro a un altro pericolo: alla violenza che, come tutti i dati ci raccontano, si consuma nella stragrande maggioranza delle volte proprio dentro le mura domestiche che dovrebbero essere naturalmente un luogo di protezione, tutela e sicurezza. Dentro quelle mura domestiche noi costringiamo tutti oggi a starci, comprese quelle donne che al loro interno hanno incontrato in questi mesi e anni violenza, soprusi, maltrattamenti, sopraffazione e, a volte, la morte. Come Commissione d'inchiesta sul femminicidio ci siamo dovuti porre il problema di cosa significava per queste donne e lo abbiamo fatto anche perché sollecitate tantissimo da un altro "pezzo" - consentitemi di utilizzare questo termine forse un po' forte - di eroine di questo Paese, che sono le operatrici che lavorano in tantissimi dei nostri centri antiviolenza e delle nostre case rifugio, le quali ci hanno dato un allarme nei primi giorni dicendoci: attenzione, non ci chiamano più le donne che prima erano in contatto con noi e crediamo che ciò sia avvenuto non perché si è improvvisamente interrotto il circuito di violenza, ma perché non sono nelle condizioni e nella libertà di poter fare una telefonata e chiedere aiuto, attenzione. E allora, grazie anche a un pronto intervento e alla risposta del ministro Bonetti e di tutto il Governo, abbiamo rilanciato il 1522 e, insieme alle Forze dell'ordine, applicazioni che consentono alle donne di chiedere aiuto. E poi è arrivata la fase due: le donne sono tornate a chiedere aiuto, ma noi ci siamo trovati a fronteggiare il fatto che molte di loro rischiano di non poter essere accolte (qualcuna perché non aveva la possibilità immediata di consegnare un tampone negativo, qualcun'altra perché aveva bisogno di passare la quarantena, altre perché in dubbio di una possibile contaminazione). Molte operatrici hanno rischiato sulla loro pelle quando hanno potuto, ma quando si è trattato di mettere in discussione la sicurezza delle altre donne ospiti delle nostre case rifugio hanno dovuto fermarsi e dire: un momento, che facciamo? Di qui la necessità di dare una risposta pronta e immediata. Per questo voglio veramente ringraziare tutto il Governo che questa notte ha dato una risposta importante alle istanze avanzate dalla Commissione d'inchiesta sul femminicidio: ossia di una prima importante risposta a questi centri che ci hanno chiesto aiuto e a tutte queste donne per poterle accogliere in sicurezza. È una cifra, importante per noi, quella di 3 milioni di euro, che si aggiunge a quella che il ministro Bonetti riuscirà a racimolare nelle sue disponibilità, che va destinata alle case rifugio, per tentare di aumentare le strutture disponibili e dedicate all'accoglienza di persone che possono essere a rischio di virus, a rischio di infezione, e che, quindi, vanno accolte in altre strutture. Lo avevano già fatto, d'intesa, i ministri Bonetti e Lamorgese, dicendo alle prefetture di mettere a disposizione e di trovare sul territorio altre strutture, che poi però andavano gestite e di qui le risorse che noi abbiamo chiesto. Ma come Commissione di inchiesta abbiamo provato a fare anche qualcosa in più. Abbiamo provato a tracciare un documento che dicesse sostanzialmente quali erano le priorità per affrontare questo dramma nel dramma. Chi mi conosce sa che non definisco mai la violenza contro le donne un'emergenza. Quindi, faccio fatica a dire emergenza nell'emergenza. Forse, in questo caso sarebbe la parola giusta, ma dico, almeno, dramma nel dramma. Occorre dare una risposta a quelle donne, che abbiamo trovato indicando alcune priorità. Mi preme davvero sottolineare che lo abbiamo fatto di intesa e in assoluta trasversalità. Tra le tante misure indicate - non voglio indicarle tutte - cito una che stanotte è stata oggetto di approvazione positiva da parte della Commissione bilancio. E, per questo, ringrazio il ministro Bonafede, che si è dichiarato disponibile anche a mutare un parere in corso d'opera. Noi abbiamo chiesto che la misura dell'allontanamento dell'uomo dalla casa familiare sia la strada maestra, soprattutto in questi casi. È una strada possibile sempre e, lo è a maggior ragione proprio in questo momento. Ripeto: lo è a maggior ragione in questo momento. È l'uomo che va allontanato dalla casa. Abbiamo detto misura di allontanamento dalla casa familiare perché è la misura che mette più in sicurezza la donna. Solo in via residuale, quindi, è la donna che deve uscire da quella casa. Ricordiamo, però, che lasciare la donna a casa significa mettere in sicurezza anche i minori in quella casa. Significa dare maggiore protezione a donne e a bambini. Tante, quindi, di queste misure - lo voglio dire - abbiamo potuto adottare perché c'è stato il contributo unanime di tutte le forze politiche e questo è un dato da sottolineare. (Applausi dai Gruppi PD, M5S, IV-PSI e della senatrice Papatheu) . Tutte le forze politiche hanno firmato un documento. Tutte le forze politiche, all'unanimità, hanno sostenuto gli emendamenti. Io sono onorata, anche come senatrice del Partito Democratico, di presiedere la Commissione sul femminicidio, ma non posso non ringraziare la Camera dei deputati, da dove è venuto un sostegno alla nostra iniziativa con l'intergruppo parlamentare per le donne. Questo - a mio avviso - è un segnale importante. Concludo dicendo che le donne hanno dimostrato e hanno elaborato, in questi anni, un pensiero autonomo anche su come il Paese cresce, si sviluppa e matura stili di vita, di comportamento e consumo. Attingiamo a questo sapere ora che siamo chiamati a pensare la ricostruzione. Ora che i modelli che abbiamo sperimentato fino a oggi mostrano tutti i loro limiti, attingiamo ai saperi delle donne. Sarà un regalo che facciamo non alle donne, ma al Paese che - come ha dimostrato nelle ultime settimane - forse davvero se lo merita. (Applausi dai Gruppi PD, M5S, IV-PSI e della senatrice Papatheu) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Mallegni. Ne ha facoltà. MALLEGNI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, intervengo senza mascherina, essendo a distanza sociale sufficiente da tutti i colleghi e, quindi, non creo danno ad alcuno né alcuno lo crea a me. Francamente, oggi intervenire su questo argomento, non volendo togliere niente al collega Misiani, ma senza la presenza dei Ministri e del Presidente del Consiglio, mi sembra un fatto estremamente strano. Rispetto a un provvedimento che è stato sbandierato come cura Italia, non trovare di fronte a noi neppure i responsabili maggiori dell'azione di Governo francamente lo trovo totalmente irrispettoso nei confronti del Parlamento e dei cittadini che noi tentiamo di rappresentare. L'altra questione è che, dopo qualche giorno e una notte trascorsi in Commissione, francamente ho rafforzato la mia convinzione che tra i banchi del Governo - ripeto, senza che nessuno si offenda - avrei preferito avere un tabaccaio, un artigiano, un piccolo imprenditore, perché probabilmente avrebbero meglio compreso le proposte che Forza Italia ha fatto e le proposte, quelle vere, reali, concrete, che arrivano dalla gente che fino a quattro settimane fa lavorava e si poneva il problema della fine del mese, del modello F24, di pagare i propri dipendenti e collaboratori. Se da una parte abbiamo ristretto nelle nostre abitazioni le nostre famiglie, ci siamo chiusi in casa, perché la ragione sanitaria ovviamente è prevalsa rispetto a una ragione economica; dall'altra parte ci aspettavamo che entrambe le questioni fossero affrontate di pari passo. Nella precedente occasione abbiamo votato convintamente a favore, come Forza Italia, del provvedimento proposto; ci aspettavamo che in questa fase ci fosse il provvedimento che avrebbe aperto le borse del Paese e del Governo per andare incontro alle esigenze delle famiglie: ma niente anche questa volta. Adesso ci viene indicato che ci sarà un altro decreto-legge; ci è stato spiegato che verrà emanato un decreto liquidità, che invece è un decreto indebitamento, che metterà le famiglie e le imprese, dalle piccole alle grandi imprese, nella grande difficoltà di un ulteriore indebitamento. Chi non conosce queste cose vuol dire che non le ha mai vissute. (Applausi dai Gruppi FIBP-UDC e L-SP-PSd'Az) . Ci siamo stancati di avere di fronte persone che, anziché vivere le cose, gliele hanno raccontate e anche male. Questa è la realtà. (Applausi dai Gruppi FIBP-UDC e L-SP-PSd'Az) . Continuano ad avere responsabilità persone che non hanno mai sentito sulla pelle le bruciature della vita reale e concreta. Questa è la realtà. Se qui dentro facciamo un calcolo di persone che hanno questa responsabilità, ce ne sono poche, pochissime, e tutte le volte raccontano una vita che non è la loro, qualcosa che hanno visto fare agli altri ma che non hanno mai vissuto sulla propria pelle. E allora basta. Noi ci siamo impegnati, in ogni caso; siamo andati in Commissione; abbiamo avanzato proposte che ci sembravano pratiche; abbiamo proposto di reintrodurre i voucher per il turismo e per l'agricoltura, per tutti quei settori che hanno bisogno di ripartire; abbiamo chiesto di sospendere il decreto dignità, che blocca e ingessa il lavoro, così da dare flessibilità al lavoro; abbiamo proposto di sospendere l'IMU sui fabbricati, sulle aziende e sui beni strumentali: niente. Abbiamo proposto di dare sostegno al turismo, che rappresenta un'economia importante per questo Paese: il 13,2 per cento del PIL, 232 miliardi di euro di fatturato, 3 milioni e mezzo di persone occupate. La filiera turistica, le attività operanti in strutture ricettive ed extralberghiere, gli esercizi di somministrazione alimenti e bevande, le agenzie di viaggi, i tour operator , i titolari di stabilimenti balneari, le guide turistiche e accompagnatori turistici, i noleggiatori di bus e autovetture, i distributori di bevande, gli artigiani, le gallerie d'arte: insomma, un sistema che non si ferma lì, perché idraulici, geometri, falegnami, imbianchini, architetti e professionisti girano intorno a quel mondo. Il turismo è il sistema centrale dell'economia di un Paese come l'Italia. Abbiamo pensato che sicuramente quelle persone sarebbero state aiutate, che sicuramente anche questo settore sarebbe stato sostenuto e, siccome siamo persone curiose, siamo andati a vedere cosa è successo delle 256.000 domande, fra gli stagionali e i non stagionali, presentate all'INPS: ebbene, abbiamo superato la famosa cifra di 173.000, ossia il limite massimo, il plafond che l'INPS si è dato per dare i quattrini ai nostri collaboratori. Io definisco questo un imbroglio di Stato. Questo è un imbroglio di Stato e i cittadini sono stanchi di essere imbrogliati. Abbiamo anche sperato che ci fosse un protocollo di ripartenza. Cosa faremo domani, quando riapriremo? Quando riapriremo? Perché non consentiamo alle aziende che se lo possono permettere di riaprire, con tutte le precauzioni? Le precauzioni non le avete consegnate: la questione delle mascherine è un'odissea che ha colpito tutti, dai medici, agli infermieri, alla polizia, alle Forze dell'ordine in generale, alle aziende e alle piccole imprese. Le persone si sono attivate, hanno comprato le mascherine - quelle stesse persone di buona volontà che hanno fatto le donazioni - e se le sono viste sequestrare dalla Protezione civile, che le avrebbe dovute consegnare alle persone che ne avevano bisogno. Dobbiamo allora organizzare dei protocolli di riapertura. Dobbiamo dire che l'Italia è un Paese sicuro. Dobbiamo dire che le nostre sono città sicure. Dobbiamo dire quante persone potranno stare in un ristorante e come si farà ad accedervi. E dobbiamo dire al mondo, che ci guarda, che l'Italia sarà un Paese che si aprirà con sicurezza e prima di tutto con la garanzia per la salute, anche per dare un'opportunità a più di 15 milioni di persone che probabilmente potranno perdere il lavoro grazie a persone che - come voi, colleghi - il lavoro lo hanno visto, ma probabilmente non lo hanno mai praticato. (Applausi dai Gruppi FIBP-UDC e L-SP-PSd'Az) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Nisini. Ne ha facoltà. NISINI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, rappresentanti del Governo, oggi ci troviamo nuovamente qui per dare risposte agli italiani, ma - mi spiace dirlo - sono risposte che ai più non piaceranno. Stiamo discutendo da giorni nelle varie Commissioni le proposte che anche noi, come partito, abbiamo portato all'attenzione del Governo e della maggioranza, certi di rappresentare le richieste di cittadini, imprenditori, professionisti, artigiani, associazioni di categoria, terzo settore e tanti altri. Ci siamo illusi, dopo i tanti proclami fatti dal premier Conte, nelle dirette social e nelle dirette televisive del sabato sera, di un'apertura e di una condivisione con le opposizioni, della volontà di lavorare insieme e di accogliere le nostre proposte costruttive. Tutto ciò però non è avvenuto e abbiamo ottenuto una serie infinita di no. Abbiamo raccolto - ad esempio - le richieste di aiuto, avanzate direttamente al Governo dalle associazione di categoria, da Assobibe e da Unionplast, che chiedevano una sospensione di un anno per le tanto discusse sugar tax e plastic tax , che entreranno in vigore a luglio e a ottobre di quest'anno. Lo abbiamo proposto con un emendamento, che però è stato respinto. Tenete conto che per le aziende riconducibili alla sugar tax sono a rischio 80.000 posti di lavoro, ma i relativi emendamenti sono stati bocciati. Abbiamo presentato anche diversi emendamenti riconducibili al tema degli ammortizzatori sociali; abbiamo chiesto più flessibilità, meno burocrazia e un'estensione temporale della cassa integrazione, da nove a quindici settimane, togliendo il limite del 31 agosto, ma considerando come limite temporale la fine dell'emergenza. Anche tutti questi emendamenti sono stati bocciati. Ci siamo preoccupati per le associazione di volontariato, la cui attività è strettamente collegata all'emergenza covid-19. Abbiamo chiesto semplicemente dei rimborsi spese per la sanificazione dei mezzi di soccorso e per l'acquisto di mascherine, essenziali e indispensabili, ma anche il relativo emendamento è stato bocciato e anche a questo ci avete detto di no. Abbiamo chiesto un sostegno, attraverso un emendamento, per le emittenti radiotelevisive locali, che in questo momento si trovano in ginocchio, perché, nonostante abbiano raddoppiato gli ascolti, hanno avuto un calo drastico della pubblicità, che è la loro fonte primaria di sostentamento, con riduzioni che hanno superato anche l'80 per cento, e già dopo poche settimane non sono più in grado di sostenere i costi ordinari. L'attività delle emittenti radiotelevisive locali è importante e di interesse pubblico e lo hanno dimostrato proprio in questo periodo, in cui hanno proposto intrattenimento di qualità ventiquattro ore su ventiquattro, hanno dato informazioni e notizie corrette in tempo reale, soprattutto a quella fascia di cittadini italiani che non usa i social , agli anziani, per molti dei quali rappresentano l'unica forma di compagnia, considerando che sono più di venti giorni che - come tutti noi - sono chiusi in casa. Anche questo emendamento è stato bocciato, sebbene sia stato presentato da tutte le forze politiche. Tutti hanno presentato un emendamento in merito nel fascicolo degli emendamenti, che poi è stato ritirato da tutti, tranne da noi; l'abbiamo portato al voto, ma è stato bocciato. Lo stesso è accaduto per l'emendamento relativo alle imprese editrici di carta stampata, di quotidiani e periodici. Abbiamo presentato emendamenti a sostegno delle edicole, anch'essi bocciati. E dispiace, perché c'è già una prima vittima. Il «Corriere di Siena», un quotidiano del mio territorio - provengo dalla Provincia di Siena - dal 6 aprile ha sospeso l'attività, lasciando in ferie forzate - ahimè - i dipendenti e i giornalisti. Al riguardo ho presentato un'interrogazione parlamentare urgente, perché Siena è il primo caso, l'inizio di un problema importante: si corre il rischio che non ci sarà più pluralismo e le testate chiuderanno perché non hanno supporto. Il Governo se n'è disinteressato: non ha pensato alle emittenti radiotelevisive, non ha pensato alle case editrici. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az e del senatore Cangini) . Un pensiero, però, il Governo l'ha avuto: ha istituito la commissione contro le fake news ; quella, sì, l'ha istituita. Il resto degli emendamenti è stato bocciato. È allucinante. Ci sono poche risorse? Dunque vanno razionalizzate, vanno date delle priorità. Un altro emendamento che abbiamo presentato ed è stato bocciato era a favore dei medici, degli infermieri e degli operatori sanitari. Avevamo chiesto una detassazione sullo stipendio, ma - ripeto - l'emendamento è stato bocciato. Sono persone che tutti chiamiamo "angeli" e "eroi", ma gli angeli e gli eroi sono stanchi delle pacche sulle spalle e hanno bisogno di un riconoscimento vero. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az e della senatrice Papatheu) . Basta con le parole. A volte ci vuole la parola di conforto, ci vuole l'elogio, ma poi ci vogliono i fatti. Va bene che i soldi sono pochi, ma vanno razionalizzati, vanno trovate delle soluzioni. Ma anche delle soluzioni non onerose sono state bocciate per principio. Un emendamento che mi stava particolarmente a cuore concerneva l'integrazione del fondo per le morosità incolpevoli. Avevamo chiesto un'integrazione del fondo e che vi potessero attingere anche gli inquilini dell'edilizia residenziale pubblica. Ma vi rendete conto che in Italia, ancor prima del coronavirus, c'è un grosso problema rappresentato dall'emergenza abitativa? Lo sapete che i Comuni - sono assessore alle politiche abitative del Comune di Arezzo - non riescono più a gestire tutte le persone che non sono in emergenza abitativa? Le persone non riescono a pagare e per i Comuni sarà una situazione insostenibile. Purtroppo non tutti hanno la fortuna di avere una Regione che stanza 30 milioni di euro per gli inquilini delle case popolari, come ha fatto la Regione Lombardia. Ho sentito una risata, ma faccio finta di non averla sentita. Io sono assessore delle politiche abitative nell'ambito di una Regione, la Toscana, targata PD. Ebbene, sono arrivati in provincia di Arezzo 188.000 euro per un patrimonio immobiliare di edilizia residenziale pubblica di 3.000 alloggi. Avevamo portato avanti un emendamento a sostegno delle associazioni dilettantistiche sportive che utilizzano immobili comunali, chiedendo che non pagassero i canoni ai Comuni fino a settembre. Queste associazioni tengono unito il tessuto sociale, fanno aggregazione e inclusione; sono attività essenziali per i nostri ragazzi, ma a settembre probabilmente non riusciranno più ad aprire. C'è un elenco lunghissimo dei "no" che abbiamo ricevuto, come ad esempio per la riduzione della cedolare secca per i proprietari che riducono almeno del 30 per cento il canone d'affitto ai loro inquilini o la sospensione del pagamento delle utenze. Poi ci sentiamo dire che questo Governo entro il 15 aprile aiuterà gli autonomi e i disoccupati. Molti non sono ancora riusciti a presentare la domanda perché la piattaforma non funziona, ha dei grossi problemi. Smettiamola di ingannare gli italiani! Il 15 aprile non arriverà niente e saranno tutti in fila nei Comuni a chiedere soldi e sostentamento (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) , perché le anticipazioni che avete fatto ai Comuni sono solo anticipi, non sono niente di nuovo, quindi servono a risolvere problemi che già c'erano. I Comuni sono allo stremo e non ce la fanno più. Su una cosa, però, il Governo ha aperto gli occhi. È di poche ore la notizia che è stato firmato un decreto con cui hanno stabilito la chiusura dei porti. Finalmente ci hanno dato ragione, perché non sono porti sicuri. Quindi, quello che abbiamo detto da mesi - e siamo passati per cattivi e razzisti - finalmente l'avete fatto voi. Comunque, al di là della polemica, noi ripresenteremo tutti i nostri emendamenti, visto che nel prossimo decreto ci sarà la possibilità, sempre con spirito costruttivo. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az e del senatore Malan) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Mollame. Ne ha facoltà. MOLLAME (M5S) . Signor Presidente, onorevoli rappresentanti del Governo, colleghe e colleghi, sarebbe come la mediocre e scarna scenografia di un film di fantascienza, se non fosse che l'invasione contro il genere umano, neanche marziana, è reale e cadono nella solitudine i nostri cari, che hanno le difese immunitarie provate dagli anni o più deboli. Sono vuote e spettrali le nostre città. È stata usata sovente la metafora della guerra, analogia certamente calzante e condivisibile: la differenza è che oggi, in questa guerra mondiale, l'umanità sta schierata tutta dalla medesima parte, anche se temo ci sia chi non l'ha capito o fa finta di non capirlo. Credo che nella storia dell'umanità mai si sia vissuta una calamità naturale di simile portata planetaria, imprevedibile e inimmaginabile fino a un paio di mesi fa. Nei secoli, le patologie di tipo epidemico nascevano e si esaurivano in contesti locali; oggi, per effetto della globalizzazione, anche i virus viaggiano in aereo, transitano negli hub e in poche ore raggiungono tutte le destinazioni in tutti e cinque i continenti. È toccato a noi italiani il triste ruolo di avanguardia in Europa, trovandoci ad affrontare per primi, come Paese del mondo occidentale e Repubblica parlamentare, uno misconosciuto, terribile e imprevedibile nemico. L'hanno fatto e lo stanno facendo in tanti, rischiando e pagando anche con la loro vita: i nostri medici, i nostri infermieri e gli operatori sanitari tutti, che lavorano in trincea e in prima linea. E l'ha fatto il nostro Governo, che ha agito con tempestività, metodo, giusta ponderazione ed equilibrio, commisurati alla sconosciuta interazione di codesta entità biologica con il genere umano. L'ha fatto con misure eccezionali, nel rispetto del dettato costituzionale, e l'hanno fatto e lo stanno facendo gli italiani tutti, chi stando a casa, chi continuando a lavorare per garantire tutti i servizi essenziali. Penso agli addetti alla distribuzione dei generi alimentari, agli autotrasportatori, alle aziende del comparto agricolo, agli agenti di tutte le Forze dell'ordine e ai lavoratori di tutti gli opifici, che non si sono fermati. Parafrasando le definizioni del nostro diritto privato, direi che il Governo si è occupato e si sta occupando in primis delle persone fisiche, quali esseri umani, anche più deboli; poscia e senza sosta alcuna è passato a occuparsi delle persone giuridiche, quel complesso organizzato di persone e strumenti che sono le nostre aziende - piccole, medie e grandi - che costituiscono la struttura sociale ed economica del nostro Paese (con l'immediato potenziamento del Servizio sanitario nazionale e il sostegno economico ai lavoratori, la cassa integrazione, il contributo ai liberi professionisti e le garanzie per le imprese). Tutto ciò il nostro Governo l'ha fatto e lo sta facendo confrontandosi con dignità e schiena dritta con le istituzioni europee. È già accaduto nella storia, in periodi di crisi o di eventi bellici, che sia nata una contesa fra il sistema politico e quello monetario e bancario finanziario. Motivazioni umanitarie di tipo planetario possono e devono spingere i due sistemi verso un obiettivo comune e oggi più che mai è il momento della solidarietà. Non vorrei essere retorico, né ridondante, ma, ricordandoci la nostra storia, si racconta di una frase pronunciata centosessanta anni fa. In un panorama assai più ampio - consentitemi - chissà che non sia il momento oggi di dire: «Qui si fa l'Europa o si muore», nel senso della prosecuzione di quel percorso che ci dovrebbe portare a una più autentica Europa dei popoli. Un riferimento quanto mai attuale alla questione salute va fatto anche nel merito di quella che definirei solidarietà nazionale: quando si affronta un ciclone di simile portata serve compattezza e unità. Cerchiamo in un prossimo futuro di riflettere e rivedere il tema vitale della nostra salute senza regionalismi differenziati. Chiudo ricordando quello che mi ha detto un medico una decina di giorni fa. Nel mio Comune d'origine, Partinico per l'esattezza, è stata attrezzato in quarantott'ore un Covid hospital e, mentre cercavamo mascherine, presidi e protezioni, un medico diceva a me, quale rappresentante delle istituzioni: «Non fateci sentire soli». Oggi resta ancora questo il nostro compito più importante. Ce la faremo, supereremo l'imprevedibile: ci sono ancora vite umane da salvare e ci prepareremo ancora a sostenere le nostre aziende. Rimbocchiamoci le maniche, non aspettiamoci manna dal cielo. Al triste primato cui facevo cenno stiamo reagendo tempestivamente, con determinazione, buon senso e solidarietà e per primi ne usciremo, facendo ognuno la nostra parte e il nostro lavoro. Non dimentichiamo che oggi tanto sta nelle mani di numerosi operatori di ogni livello del sistema bancario. Ecco, vigiliamo con cura e cerchiamo di essere di positivo sprone. (Applausi dal Gruppo M5S) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Saccone. Ne ha facoltà. SACCONE (FIBP-UDC) . Signor Presidente, colleghe, colleghi, signor Vice Ministro, avrei difficoltà oggi a entrare nel merito di un decreto-legge così complesso e così articolato e allora ho pensato di partire da una fotografia. Se avessimo la possibilità di fare una fotografia del Paese in questi trenta giorni di pandemia, sarebbe impietosa. Il Paese ne esce fuori assolutamente male: è un Paese lento, soggiogato dalla burocrazia; un Paese che ha dimostrato che il Palazzo è distante dalle concrete esigenze del quotidiano del nostro popolo; un Paese - mi permetta di dire, signor Vice Ministro - che ha alcuni esponenti del Governo che hanno speso più tempo nei talk che seduti con il loro gabinetto a delineare i provvedimenti utili al popolo italiano. A questa fiera del pressappochismo - mi si permetta ancora di dire - si sono uniti anche alcuni scienziati, che avevano cominciato con delle affermazioni per poi smentirle un minuto dopo, magari via Twitter o Facebook. In questo tritacarne della vanità, purtroppo, la classe dirigente del Paese non ha dato dimostrazione, almeno inizialmente, di essere all'altezza della sfida. Forza Italia non è il partito del "ci vuole ben altro". È composto da persone consapevoli delle difficoltà cui va incontro il Governo. Peraltro, se questa fotografia potessimo estenderla anche all'Unione europea, potremmo dire che anche l'Unione europea sta dimostrando la sua totale inadeguatezza. L'Unione europea è nata in verità per la lungimiranza dei Padri fondatori su due grandi pilastri: da un lato, unire le paure per costruire una speranza che era l'Unione europea e quindi abbattere la diffidenza, nonostante le macerie; l'altro pilastro, signor Vice Ministro, si chiama solidarietà e qui l'appello è al popolo tedesco. Vede, alla fine degli anni Ottanta, l'Unione europea, nonostante lo scetticismo di tanti leader europei, cedette alla solidarietà concedendo a Helmut Kohl la possibilità di riunificare la sua Germania. Quello fu un atto di lungimiranza - a mio modo di vedere - nonostante l'atteggiamento della Germania degli ultimi giorni. L'appello che, allora, rivolgo al popolo tedesco è di dimostrare che quella fu una scelta saggia e non sbagliata. Arriviamo a questo benedetto decreto-legge chiamato cura Italia, signor Sottosegretario. Avremmo auspicato provvedimenti più diretti, più immediati; avremmo auspicato che quei soldi che state approvando oggi fossero stati destinati direttamente sui conti correnti di nostri concittadini. Lo sta facendo la Spagna; lo sta facendo la Francia. Avremmo auspicato che quei soldi fossero andati direttamente alle imprese. Bastava un codice. Oggi, un imprenditore spagnolo ha ottenuto un codice e con quello va in banca e ottiene i fondi. Voi, invece, con roboanti annunci state creando illusione. Se aveste fatto due chiamate - non tante di più - ai direttori di banca, avreste saputo che sono sobbarcati da numerosi imprenditori che si sono già da essi recati, e questo creerà disillusione. Fate attenzione, perché la rabbia può tramutarsi in una rivolta sociale, signor Sottosegretario. Fate attenzione! Dico con molta franchezza che avete scelto un altro percorso, il famoso click-day dell'INPS. Pensi per un solo attimo, lei che rappresenta il PD, se a parti invertite fosse accaduto quello che è accaduto all'INPS con i 5 Stelle all'opposizione. Si sarebbero barricati sul tetto del palazzo dell'INPS; avrebbero denunciato l'incapacità e l'inadeguatezza di quel presidente, magari anche citando la famiglia, e - perché no? - qualche dirigente. Ecco, questo spero sia da monito per quello che hanno fatto negli anni scorsi, perché quello dovrebbe render loro consapevoli che alcune battaglie erano legittime e giuste, ma altre erano esclusivamente propaganda. Oggi che sono al Governo ormai da due anni sono testimoni diretti di quanto sia complesso governare un popolo di 60 milioni di abitanti. Noi sui tetti non ci andremo, anche se quel giorno non abbiamo fatto una bella figura, come italiani, non come parlamentari del centrodestra o di Forza Italia- UDC. In conclusione, signor Presidente, in questo decreto-legge avremmo auspicato un sostegno autentico alle scuole paritarie; lo avete dimenticato. Ancora volta sono penalizzate: quasi un milione di famiglie avrà enormi difficoltà a pagare le rette, e vi è quasi una miopia ideologica nel comprendere che lo Stato non riesce a fare tutto da solo; ha bisogno del contributo in via sussidiaria. Avete scelto una scorciatoia: quella della fiducia, sbarrando totalmente le porte al contributo dell'opposizione, che in questo lasso di tempo si è dimostrata seriamente disponibile. Lo dico sia a lei sia agli amici che tifano contro l'Unione europea, perché chi tifa contro l'Unione europea sbaglia clamorosamente, dal momento che i primi a pagare saranno le famiglie e le aziende. Dobbiamo auspicare che nei prossimi giorni si trovi un accordo in quel consesso internazionale. Avete scelto una scorciatoia ma, nonostante questo, l'opposizione conterà e continuerà a mantenere un atteggiamento responsabile perché noi tifiamo sempre e comunque Italia. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Urso. Ne ha facoltà. URSO (FdI) . Signor Presidente, noi di Fratelli d'Italia voteremo contro questo decreto-legge. Non avremmo voluto farlo, è stata una scelta presa non a cuor leggero, perché avremmo voluto, invece, dare un segnale diverso al Paese. Avremmo voluto votare questo provvedimento insieme alla maggioranza, nella consapevolezza che il Paese ha bisogno di unità e responsabilità, per dare un segnale a chi è in prima linea: ai medici, agli infermieri, a chi soffre per la malattia e a chi soffre, per le conseguenze della malattia, la paralisi economica del Paese. Ci abbiamo provato in tutti i modi: abbiamo presentato proposte nei giornali e nella comunicazione; abbiamo elaborato emendamenti e ordini del giorno; abbiamo partecipato a tutti i tavoli a cui ci era stato richiesto di partecipare con spirito costruttivo, tentando di dare il nostro contributo per migliorare il provvedimento. E poi a un certo punto è giunto anche l'importante messaggio del Capo dello Stato, che invitava tutti alla collaborazione istituzionale. Quel messaggio ci ha confortato nella nostra scelta e abbiamo proseguito nella collaborazione. Noi di Fratelli d'Italia siamo giunti anche a ritirare la gran parte degli emendamenti, lasciando solo i più sostanziali, una ventina, affinché fossero esaminati nel merito. La maggioranza e il Governo hanno chiuso le porte in faccia a ogni collaborazione; hanno respinto tutte le proposte senza nemmeno esaminarle. Hanno preferito circoscrivere le proprie competenze di maggioranza in una situazione emergenziale e straordinaria e affrontano la guerra - perché di questo si tratta - come ordinaria amministrazione, con l'egoismo dei burocrati, parlando in questi stessi giorni di come spartirsi le nomine, o addirittura elaborando un decreto, quello che è stato annunciato a tutti i canali televisivi, senza poi ancora sostanziarlo nel presentarlo e pubblicarlo nella Gazzetta Ufficiale , litigando sulle competenze della SACE e creando addirittura nuove commissioni che dovrebbero coordinare l'attività con l'equilibrio certosino di inserire nella commissione il rappresentante ministeriale di uno dei quattro partiti del Governo. Addirittura, nel suo annuncio, il premier Conte è stato molto attento a sottolineare che 200 miliardi (fantasma) sono per l' export , cioè amministrati dai 5 Stelle e da Di Maio, e 200 miliardi, la metà, sono invece per le misure interne sotto la giurisdizione dell'Economia. È stato attento a dire «metà a testa» e «ce li dividiamo questi miliardi fantasma», perché purtroppo "fantasma" sono. Questo provvedimento, che è nato sotto altri auspici - e noi abbiamo votato lo scostamento di bilancio - nasce con lo scostamento di bilancio e parla di 25 miliardi, di cui 20 di scostamento di bilancio. I 400 miliardi sono annunciati in un anno. Di cosa stiamo parlando? Per 25 miliardi è necessario lo scostamento di bilancio, mentre per 400 miliardi (200 per l' export e 200 per la crescita interna) nulla? È soltanto debito. Incentivate i cittadini a fare ulteriore debito e noi abbiamo cercato di farvi capire che non è il momento per indebitare ulteriormente le famiglie e le imprese, se anche in sede europea viene lanciato l'allarme sul rischio che altre famiglie e altre imprese finiscano nell'avvitarsi nel debito e vedano il loro debito dichiarato credito inesigibile, NPL. Già sono 1,4 milioni i soggetti italiani che sono nelle mani degli usurai internazionali, perché hanno avuto il loro debito deteriorato, dichiarato NPL e spesso venduto dalle banche a soggetti internazionali che utilizzano lo stalking bancario per rivalersi sui più disgraziati. In questo provvedimento abbiamo chiesto di affrontare detta tematica, portando al suo interno un disegno di legge che è già in discussione in Commissione finanze del Senato e su cui c'è largo consenso, per consentire a questo milione e più di soggetti, famiglie e imprenditori, di riscattare il proprio debito deteriorato con una sorta di sanatoria, che li metta in condizioni di tornare in bonis e quindi di riprendere l'attività lavorativa. No, voi avete fatto di peggio, avete rifiutato questo inserimento e questa proposta e, nel contempo, avete creato un meccanismo per indebitare ulteriormente gli italiani, creando un altro vortice di debito e poi di insolvenza che porterà altre famiglie ed altre imprese al collasso. Ebbene abbiamo provato, ma se non si cambia registro e non si capisce che bisogna passare dall'egoismo della maggioranza, dall'egoismo della parte e dei burocrati, alla generosità degli arditi che partono in guerra senza chiedersi quale fosse la tessera del partito precedente, se non si compie tale passo e si volta pagina, non riusciremo ad affrontare questi giorni e i mesi successivi. Il fatto stesso che questo dibattito si svolga mentre il Governo ancora si divide sul cosiddetto decreto liquidità, che deve essere ancora emanato, è diviso in Europa e non riesce a prendere una decisione su un argomento così fondamentale dimostra ampiamente che è assolutamente necessario in questo Paese un clima di collaborazione nazionale e il rispetto dei ruoli. Noi non vi chiediamo di cambiare il nostro ruolo; noi vogliamo restare all'opposizione di questo Governo, ma non siamo all'opposizione del nostro Paese. Dall'opposizione chiediamo di collaborare con il Governo al protagonismo, possibilmente nazionale, necessario per affrontare le temperie che ci aspettano in Europa e vincere l'egoismo dei burocrati europei e soprattutto l'egoismo di alcuni Paesi europei. Ebbene questo è assolutamente necessario e noi continueremo nel solco che abbiamo intrapreso. C'è un aspetto che ci convince che non è presente nel decreto-legge al nostro esame, ma in quello che state elaborando, ed è quello che vi abbiamo suggerito un mese fa, il 4 marzo, quando abbiamo presentato una proposta in un disegno di legge per chiedere l'estensione della golden power a banche e assicurazioni, e ad altri soggetti e settori sensibili dell'Unione europea, tutelandoci non solo dalla colonizzazione predatoria che avviene da altri continenti, ma anche dalla colonizzazione predatoria che avviene all'interno dell'Europa. Un mese di dichiarazioni, di proposte e di emendamenti; dopo un mese l'avete fatto - o almeno avete annunciato di farlo - nel cosiddetto decreto liquidità che sarà pubblicato. Bene, non vorremmo ritrovarci nella stessa situazione. Abbiamo detto che il settore più a rischio è oggi l'agricoltura. Vi abbiamo proposto delle misure ragionevoli e ci avete risposto con una barriera ideologica. Avevamo chiesto che fossero reintrodotti i voucher , assolutamente indispensabili in questo settore, tanto più in questa stagione quando in Italia non verranno 370.000 lavoratori stranieri perché i loro Paesi glielo impediscono ovviamente: non si possono trasferire. Avevamo chiesto che fossero reintrodotti i voucher e incentivati i percettori del reddito di cittadinanza. Non avete letto nemmeno l'emendamento, che non è affatto punitivo per i percettori del reddito di cittadinanza perché prescrive che essi siano incentivati ad accettare la proposta attraverso il fatto che poi viene prolungato il reddito di cittadinanza e che per quei mesi di stagione lavorativa viene applicato un contratto regolare, incentivando i datori di lavoro perché potrebbero prendere loro - e quindi avere un sollievo vero - il bonus derivante da quella parentesi del reddito di cittadinanza. Non è uno scandalo andare a lavorare nei campi. Chi della nostra generazione non lo ha fatto? Chi della nostra generazione non ha lavorato nei campi? Mio padre che era un imprenditore agrumicolo ha insegnato a me e ai miei fratelli la fatica del lavoro perché a nove-dieci anni ci portava tutte le estati al magazzino - così si chiamava - a lavorare in mezzo agli operai. A sette, otto o nove anni, come gli altri miei fratelli, mi svegliavo alle 5:30 di mattina per essere alle 6 nel magazzino, insieme agli operai. Ero l'unico ovviamente senza un contratto di lavoro; gli altri erano tutti regolari. Quando arrivava l'ispettore del lavoro mio padre ci diceva «fate finta di giocare», perché noi ovviamente non avevamo un contratto: per noi il lavoro era soltanto un mezzo per capire come si affronta la vita; forse pochi di voi l'hanno fatto, per questo non comprendete come gli italiani in questi giorni siano costretti ad affrontare le fatiche di questa "guerra" non avendo dalla loro parte un Governo che li capisca fino in fondo. Noi non molleremo sulla strada della proposta e della collaborazione nazionale; prima o dopo vinceremo la vostra sordità. (Applausi dai Gruppi FdI e FIBP-UDC) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Vono. Ne ha facoltà. VONO (IV-PSI) . Signor Presidente, colleghi, signori rappresentanti del Governo, in questi giorni e in queste ore si è parlato tanto degli interventi governativi, giudicandoli in alcuni casi giusti, in altri sbagliati, in altri ancora insufficienti e incompleti. Credo però che mai come adesso lo strumento della decretazione d'urgenza sia stato usato proprio per lo scopo per cui è previsto dalla nostra Costituzione, che appunto abilita il Governo, in casi straordinari di necessità e urgenza, ad assumere sotto la sua responsabilità provvedimenti immediatamente efficaci. È ovvio che la decretazione d'urgenza accentua la responsabilità politica dell'Esecutivo di fronte al Parlamento, ma ciò non esime quest'ultimo dalle sue importanti responsabilità e dall'esercizio delle proprie funzioni. Proprio in un momento così delicato e malgrado le polemiche piuttosto strumentali, credo che questo Parlamento, rappresentativo della sovranità popolare, non abbia mai smesso, nemmeno per un istante, di pensare a soluzioni e di lavorare quotidianamente con abnegazione per il Paese. Il fatto che il Governo abbia agito con la decretazione d'urgenza non ha mai impedito il lavoro parlamentare. Pecca invece di irresponsabilità chi, ostacolando la collaborazione nell'approvazione delle norme e degli emendamenti a favore degli italiani (con tutte le criticità che possono sicuramente esserci) nei tempi rapidi richiesti proprio dalla situazione emergenziale, ci costringe a ricorrere ad un voto di fiducia, abortendo di fatto quelle stesse ipotesi di collaborazione tanto sbandierate. Ricordo peraltro a me stessa che il voto di fiducia rientra, seppur eccezionalmente, nelle nostre regole democratiche. Pur senza entrare nel merito per questioni di tempo, vediamo quali sono i temi del decreto-legge cura Italia; temi e provvedimenti tanto osteggiati dalle opposizioni, ma senza ombra di dubbio necessari e importanti, che coinvolgono in vario modo ogni settore interessato dalla crisi. Il provvedimento interviene in tema di sanità con norme finalizzate al potenziamento delle risorse umane e strumentali del Servizio sanitario nazionale, e in tema fiscale, estendendo le numerose misure di agevolazione a tutto il territorio nazionale, introducendo ulteriori norme tese a tutelare i lavoratori ed a salvaguardare il sistema produttivo; quello stesso sistema produttivo che Italia Viva sostiene da tempo debba necessariamente ripartire, seppure con le dovute cautele e l'indispensabile gradualità. Il provvedimento, inoltre, potenzia ed estende il fondo di garanzia per le piccole e medie imprese, sia con interventi temporanei che con interventi strutturali, e introduce norme speciali in tema di ammortizzatori sociali e misure per rispondere alle esigenze delle famiglie. Per questo ricordo anche l'introduzione della Carta della famiglia, da noi proposta ed estesa a tutti i Comuni per sconti e agevolazioni. Si prevede anche un'ulteriore spesa di tre milioni di euro per le case rifugio che accolgono le donne vittime di violenza e i loro bambini, in un momento così drammatico in cui, come diceva prima la presidente Valente, molte donne sono costrette a convivere con il loro aguzzino. Il provvedimento in discussione favorisce altresì misure iniziative volte a potenziare le infrastrutture e a questo riguardo mi auguro che presto vengano sbloccati 3 miliardi di euro che rimangono ancora nelle casse dello Stato, quindi ci auguriamo che ci sia lavoro per le imprese e tutti gli operatori del settore. In tema di comunicazione il decreto-legge cura Italia garantisce il funzionamento delle reti e l'operatività e la continuità dei servizi necessari per potenziare e mantenere l'accesso ininterrotto ai servizi di emergenza; sostiene le esportazioni italiane e l'internazionalizzazione del sistema economico nazionale nel sistema agroalimentare; propone interventi rivolti a sostenere la didattica a distanza durante questo periodo di sospensione dell'attività scolastica. Sono tutte misure apprezzabili e indispensabili, cui abbiamo lavorato in modo continuo e sinergico, proponendo - ogni forza politica - emendamenti migliorativi all'unico fine di farvi rientrare tutte le categorie, tutti i settori di attività. Non mi riferisco solo alle attività imprenditoriali, che comunque a mio avviso sono il motore propulsivo della nostra economia, ma alla particolare attenzione posta verso il comparto del sociale e le famiglie. Per quello che non siamo ancora riusciti a fare abbiamo proposto degli ordini del giorno che impegnano il Governo e continuiamo a lavorare. Ringrazio per questo i colleghi della Commissione bilancio, che hanno definito il lavoro non senza difficoltà e, seppure tutto è perfettibile, ritengo che in queste occasioni si può comprendere chi lavora per l'Italia e chi, invece, a danno degli italiani, persiste con una polemica frutto del più bieco sciacallaggio politico. Per questo, concludo fermamente convinta, signor Presidente, che le misure introdotte siano assolutamente valide e necessarie per consentire un ordinato ed effettivo superamento di questa fase critica e una ripresa economica e sociale progressiva per tutto il Paese. Mi rivolgo, infine, a tutti i cittadini italiani. Abbraccio virtualmente le famiglie delle vittime e chiedo a tutti di avere ancora un po' di pazienza rispettando le regole e di avere fiducia perché le istituzioni ci sono. Noi ci siamo e insieme ce la faremo. (Applausi dal Gruppo IV-PSI) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Moles. Ne ha facoltà. MOLES (FIBP-UDC) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Sottosegretario, interveniamo in discussione generale sul cosiddetto provvedimento cura Italia, nome altisonante e pomposo, si disse un tempo «a vasto programma». Su questo provvedimento, purtroppo, il Governo chiede la fiducia. Leggo testualmente le dichiarazioni del presidente Conte che ancora stamani affermava: «No a steccati, la politica deve dare l'esempio», e che «tra il Governo e le opposizioni c'è un confronto costante». A questo punto, non so cosa dire se non, con pacatezza ma anche veramente molta amarezza, che in realtà sarebbe stato molto più rispettoso per il Paese e soprattutto per tutte le categorie che sono in prima linea, che lottano contro il virus e che stanno portando avanti il Paese, se questo provvedimento fosse stato approvato - non a chiacchiere o a parole - con il voto unanime di tutti. Sarebbe stato bello vedere domani il Senato approvare all'unanimità il provvedimento cura Italia, questo sì sarebbe stato simbolicamente un bell'esempio di unità nazionale. Caro Sottosegretario, ho molto apprezzato il lavoro che lei ha fatto in tutti questi giorni. Proprio su questo abbiamo lavorato per giorni e giorni per poter votare insieme questo provvedimento, ma in realtà non ci viene consentito, nonostante tutto quello che è accaduto in questi giorni. Il collega Quagliariello prima ha chiesto se il Governo vuole fare da solo. Il Governo continua a fare da solo; unità e responsabilità sono solo apparenza. Forza Italia e l'intero centrodestra, senza alcuno spirito ostruzionistico - lo abbiamo dimostrato - hanno cercato di proporre una serie di soluzioni, dalla scuola all'agricoltura, dalle famiglie ai lavoratori e alle imprese. Ci sono state ore e ore di videoconferenze. Di fronte a tutto questo il Governo non ha preso alcun impegno. Ci è stato detto che le risorse per questo decreto-legge sono state spese, andremo a ragionare sul prossimo ma non si sa quando e quali risorse ci saranno. Tutte perdite di tempo? A cosa serve allora essere qui oggi a discutere e intervenire? Come testimonianza - ormai resta solo tale - di questa famosa unità nazionale? Noi abbiamo fatto una serie di proposte. Come lei sa, signor Sottosegretario, abbiamo ritirato moltissimi emendamenti, ma quelli su cui abbiamo tentato di continuare a lavorare con voi sono stati tutti bocciati. Sono state ricordate da tanti la questione dei fitti degli studenti fuori sede e la nostra proposta di utilizzare i percettori di reddito di cittadinanza per l'emergenza. Non è una cosa scandalosa; tutti devono dare il proprio contributo. Ricordo anche la proposta di aumentare lo stipendio dei medici, degli infermieri e di tutto il personale sanitario e, soprattutto, il nostro emendamento sulla reintroduzione temporanea dei voucher per un periodo di emergenza, che avrebbe dato una boccata d'ossigeno a tutti: all'agricoltura, all'artigianato, ai servizi alla persona e ai commercianti. È stata una chiusura totale che ritengo ingiustificata. Mi chiedo a cosa siano servite tutte queste ore e ore di riunioni con le opposizioni. Il decreto di aprile nessuno l'ha visto. Addirittura, ci avete detto che non potevate accogliere alcune delle nostre proposte perché eravate ideologicamente contrari. Ma cosa significa «ideologicamente»? Voi avete il dovere, insieme a noi, di fare il bene del Paese, non le guerre ideologiche. Altro che coesione nazionale! Ora basta, però. Basta con questa propaganda di regime. Basta con questa comunicazione ampollosa del Presidente del Consiglio, che invade e pervade l'informazione con i suoi "sermoni". L'altro giorno il presidente Conte ha fatto credere agli italiani che dava soldi ai Comuni, e non era così, perché era solo un anticipo. Ha mentito agli imprenditori, perché ha detto loro che dava 400 miliardi di euro, mentre è solo un prestito, tra l'altro con gli interessi. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC) . Questo è incitamento all'illusione. Signor Presidente, i cittadini e le imprese non meritano tutto questo. I cittadini e le imprese hanno bisogno ora di soldi e di certezze, di indennizzi immediati a fondo perduto e di sostegni economici per tirare avanti. Come si fa a partire con la fase 2, se la fase 1 non è ancora finita e se, quando inizierà la fase 2, magari il Paese sarà finito? Io ricordo a questo Governo che, quanto più chiede la fiducia, tanto più non la merita un Governo la fiducia. Concludo citando il cardinale Suenens: «Chi accende una luce al buio si aspetti le zanzare». Noi abbiamo provato a dare un contributo. Abbiamo provato a migliorare il provvedimento insieme a voi. Abbiamo acceso la luce sul buio di molte parti di questo provvedimento ma abbiamo ricevuto solo zanzare. Signor Presidente, Governo, in bocca al lupo a tutti gli italiani! (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Mirabelli. Ne ha facoltà. MIRABELLI (PD) . Signor Presidente, colleghi, signor sottosegretario Misiani, io dico semplicemente alcune cose. La prima è che questo è un decreto-legge importante, molto importante. Forse uno dei più importanti esaminati in quest'Aula. Lo dico con cognizione di causa, perché siamo di fronte a una fase inedita, drammatica, gravissima e ci stiamo assumendo delle responsabilità; il Governo si è assunto delle responsabilità. È un decreto importante per la dimensione, perché qui ho sentito una discussione molto interessante che nega un dato, il fatto che mettiamo 25 miliardi di euro a disposizione delle famiglie, delle imprese e della sanità di questo Paese; 25 miliardi: una cifra superiore a quella di cui abbiamo discusso nella legge finanziaria qualche mese fa. È però un decreto importante anche perché introduce i primi provvedimenti necessari per affrontare un'emergenza che ha cambiato, e cambierà, le nostre vite e le nostre relazioni. Questo provvedimento inizia ad affrontare la crisi economica e sociale, che già la pandemia sta producendo in tutto il mondo, non solo in Italia, ma sta anche provando ad attrezzare al meglio il Paese per far fronte alla crisi sanitaria. Credo, però, che la cosa più importante sia che, con il provvedimento che voteremo domani, compiamo scelte che indicano una strada, una strategia, almeno le priorità per il Paese, quelle che noi riteniamo tali. La cifra principale di questo decreto è quella di proteggere le persone, il lavoro e le imprese; questa scelta è, deve e dovrà essere quello che guida tutte le decisioni della politica e del Governo. Proteggere le persone; dare risposte rapide e concrete ai bisogni di chi in questa emergenza sta perdendo certamente reddito e vede già oggi peggiorare le proprie condizioni di vita. Questa è la priorità. Oggi serve che gli italiani sappiano di non essere soli di fronte alle difficoltà e alla crisi. Le istituzioni, il Governo, ognuno di noi ha il dovere di non lasciare solo nessuno. Questo dovere non può essere uno slogan , ma deve tradursi in interventi e finanziamenti che facciano arrivare presto l'aiuto a chi ne ha bisogno. Ne va della credibilità delle istituzioni. Oltre che una grande questione sociale ed economica, è una questione che riguarda la salute della nostra democrazia. Il decreto-legge in esame è il primo passo giusto in questa direzione: non lasciare solo nessuno; penso che con il prossimo decreto si possa e si debba proseguire su questa strada. Insisto: la priorità è proteggere le persone e, insieme, difendere il lavoro e sostenere le imprese, come fa il decreto-legge varato l'altro giorno. Ho sentito cose stravaganti; permettetemi di dire che se nel 2008 qualcuno avesse pensato di finanziare i crediti liquidati alle imprese garantendo 400 miliardi di euro forse la storia di questo Paese sarebbe stata diversa. Oggi noi lo stiamo facendo. (Applausi dal Gruppo PD) . Lo stiamo facendo con una straordinaria iniezione di liquidità. Proteggere e non lasciare sole le persone significa sostenere il reddito, come fa questo decreto-legge, e garantire servizi; ma non solo. Voglio insistere su tre questioni, su cui sono stati approvati ordini del giorno importanti, che nel prossimo decreto-legge dovranno essere ricompresi e che sono pertinenti con questo bisogno. In primo luogo, la questione della casa, su cui già il provvedimento in esame contiene disposizioni importanti, come l'estensione del fondo Gasparrini, per evitare che le persone che non ce la fanno a pagare il mutuo perdano la casa, e il blocco degli sfratti. Siamo di fronte a un rischio grave, ossia a quello che tante famiglie, che stanno perdendo o vedono messo in discussione il proprio reddito, non siano più in grado di pagare l'affitto. Si tratta allora di rifinanziare in maniera significativa con il prossimo decreto-legge i fondi che sostengono gli affitti, anche per chi è moroso senza avere colpe. Si tratta di dare sostegno alla proprietà, per evitare che si facciano sfratti; garantire, insomma, la casa: che questa crisi non porti tante famiglie a perdere la casa. Bisogna anche fare in modo che questi soldi arrivino in fretta, magari direttamente ai Comuni, senza passare per la burocrazia delle Regioni. La seconda questione riguarda gli enti locali. Credo sia chiaro a tutti che, nelle condizioni in cui siamo, i bilanci degli enti locali sono fortemente in discussione. Il mio Comune perde una valanga di entrate su cui era costruito il bilancio: non ci sono più i soldi dei profitti delle partecipate (la SEA, come tutti sanno, gestisce gli aeroporti milanesi, che non funzionano più da diverso tempo); non ci sono più le tasse di soggiorno; non ci sono i biglietti del trasporto locale, che continua a funzionare. Noi dobbiamo mettere in condizione i Comuni di poter continuare a fornire servizi ai cittadini e lo possiamo fare con provvedimenti che già sono stati presi. Penso che sia importante aver consentito la ridiscussione dei mutui con la Cassa depositi e prestiti, perché oggettivamente può aiutare i Comuni a sistemare i bilanci; ma non basta. Soprattutto - lo voglio dire - non basta per i Comuni dell'area della crisi più acuta. La mia Regione, un pezzo di Emilia-Romagna e un pezzo di Veneto sono state zone fortemente colpite. Credo che a quei Comuni, che sono un cuore importante per l'economia del Paese, debba essere dato un sostegno particolare. Anche in questo caso, il fatto che in questo frangente si sia votato un ordine del giorno ieri in Commissione è un fatto importante. Veniamo alla terza questione. Ho sentito dire spesso da tanti oggi che noi dobbiamo ringraziare gli operatori sanitari, le persone che sono "al fronte", quelli che si stanno sacrificando di più. Bene, allora lo voglio dire chiaramente. Chi è in prima linea può essere anche costretto a scelte difficili, per il bene comune di tutti. Quelle persone, che sono al fronte, vanno tutelate e questo era il senso del nostro emendamento, questo è il senso dell'ordine del giorno, che prevede che ci si ponga questo problema e che il Governo e i Gruppi parlamentari lo affrontino. Dobbiamo infatti tutelare chi è in prima linea, non chi ha responsabilità politiche. Chi ha responsabilità politiche e ha fatto scelte sbagliate, che hanno reso più permeabili strutture e territori, di certo dovrà rispondere e ci impegneremo perché lo faccia. Il tema però non è quello, ma è tutelare le persone, che hanno subito l'aggressione della crisi e che si sono messe a disposizione, anche rischiando in proprio. Quelle persone vanno tutelate e insisto: non lo facciamo oggi, ma dovremo farlo presto. Signor Presidente, concludo dicendo che sulla giustizia condividiamo e abbiamo condiviso i provvedimenti contenuti nel decreto precedente, trasferito nel provvedimento in esame. In una fase difficilissima come questa abbiamo garantito al meglio il funzionamento dei servizi essenziali e urgenti della giustizia, tutelando gli operatori e non pregiudicando i diritti di alcuno. Come il Ministro sa, avremmo voluto modificare ulteriormente le norme sulle carceri, per ridurre la sovrappopolazione e consentire anche in carcere quel distanziamento necessario per evitare la diffusione del virus. Abbiamo un po' migliorato il testo, estendendo la possibilità di garantire la licenza fino al 30 giugno a tutti i detenuti che godono della semilibertà e migliorando il decreto sull'applicazione dei braccialetti. Siccome però è una bugia dire che c'è il "libera tutti", resta una nostra preoccupazione che la scelta degli arresti domiciliari con i braccialetti comporti che questi apparecchi siano insufficienti e che i tempi di attivazione siano troppo lunghi per ridurre il numero delle persone istituzionalizzate, come dovremmo fare, per salvaguardare meglio la salute dei detenuti, ma anche degli agenti e degli operatori. Su questo nei prossimi giorni verificheremo se il provvedimento sulla detenzione domiciliare funzionerà e se saranno sufficienti i suoi effetti per mettere in sicurezza dal virus le carceri e, se non sarà così, chiederemo altri interventi per assumerci fino in fondo un dovere e una responsabilità che abbiamo tutti insieme: garantire la salute anche dei cittadini reclusi. Forza, ce la faremo! (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Barbaro. Ne ha facoltà. BARBARO (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, non sottrarrò molto tempo alla vostra attenzione e cercherò di essere essenziale. Non è il momento dei sofismi, ma dobbiamo assolutamente cercare di dare risposte al Paese: è il momento dell'assunzione delle responsabilità. Come Lega, ma posso tranquillamente estendere il ragionamento ai colleghi del centrodestra, siamo stati coscienziosi, non abbiamo portato avanti alcun tipo di manovra ostruzionistica, e siamo stati responsabili. Credo che di questo se ne debba dare atto. Dall'altra parte c'è un'altra grande responsabilità, che invece incombe sui colleghi di maggioranza, quella non solo di non aver condiviso il provvedimento, ma di averlo addirittura blindato con la fiducia. Oggi ci troviamo allora qui, impotenti, a dare dei contributi nel merito del provvedimento che abbiamo discusso in lungo e in largo in Commissione, come abbiamo fatto anche oggi in Assemblea. È stata bravissima la collega senatrice Nisini a richiamare la stragrande maggioranza degli articoli sui quali ci siamo soffermati e sui quali la Lega ha presentato emendamenti. Credo però sia inutile andare ora a fare una sintesi di tutto quello che è stato detto, anche perché ci porterebbe via tempo e non ci porterebbe da nessuna parte. Credo che ci sia soltanto un modo per fare sintesi. L'unica idea che mi viene in mente è che, rispetto a tutte le criticità che abbiamo evidenziato nel provvedimento, ad oggi abbiamo una sola certezza: nelle tasche dei cittadini italiani non è entrato neanche un euro. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . A ciò aggiungo un'altra considerazione. Da un mese le nostre vite sono condizionate dal male endemico di questo Paese, la burocrazia, che dovremmo estirpare. Devo dare atto anche a qualche collega della maggioranza che si è espresso sul tema: questo mi fa immensamente piacere, perché quello che abbiamo visto in questo mese è veramente un film dell'orrore. Siamo stati travolti da decine di provvedimenti; i cittadini e le imprese sono rimasti confusi cercando di orientarsi nella miriade di provvedimenti che sono stati emessi, con il solo risultato di creare confusione. Da questo punto di vista mi preme ribadire che la situazione è stata aggravata anche dall'incapacità del Governo di porre freno alla burocrazia. Esaurita questa doverosa premessa, vorrei soffermarmi, utilizzando il tempo rimasto al mio disposizione, su due argomenti che mi stanno particolarmente a cuore. Il primo argomento non credo debba necessariamente ricomprendersi nelle dinamiche di aspetti settoriali perché fa esplicito riferimento alla situazione emergenziale che è sotto gli occhi di tutti e che stiamo vivendo. A tale proposito c'è stato infatti un grandissimo contributo del terzo settore, del volontariato, delle associazioni: tutto il mondo del no-profit è stato essenziale in questa fase emergenziale del nostro Paese. Ebbene, qual è stata la risposta del provvedimento? Un solo articolo ha parlato delle dinamiche del terzo settore; badate bene, si tratta di un articolo che non ha nessuna copertura di spesa, perché si riferisce essenzialmente alla possibilità di far svolgere le assemblee online a tutti gli enti del terzo settore. Quindi, una dignità calpestata, e parliamo di grandi organizzazioni che in questo periodo sono sotto gli occhi di tutti: mi riferisco alla Protezione civile, alla Croce Rossa italiana, alla Caritas; parlo soltanto dei più famosi e mi dispiace di non avere il tempo per poter citare tutti gli altri organismi che hanno avuto la possibilità, e soprattutto la capacità, di dare una mano alla nostra gente in questo momento. Ripeto, dignità calpestata: un solo articolo nel provvedimento cura Italia per il terzo settore. Calpestate! Le nostre associazioni sono state calpestate, nonostante sia di tutta evidenza il lavoro che stanno sopportando in situazioni veramente difficili. Infine, mi soffermo su un altro comparto del mondo del no-profit , quello dello sport dilettantistico: è un mondo totalmente no-profit , fatto nella sua stragrande maggioranza di volontari, che assicura attività sportiva a 20 milioni di italiani, rappresenta il 2 per cento del prodotto interno lordo italiano (il 4 per cento, se consideriamo l'indotto) ed oltre 1 milione di operatori che in questo momento sono a rischio. Si tratta di un comparto che ci aiuta quotidianamente nel miglioramento della nostra qualità di vita, ma soprattutto abbatte la spesa pubblica. Sotto il profilo sanitario, il fatto che si faccia attività sportiva - è di tutta evidenza che in questi giorni gli italiani la stanno facendo anche all'interno delle proprie abitazioni - è un qualcosa che ci aiuta anche nel contenimento della spesa pubblica. L'Organizzazione mondiale della sanità ricorda spesso che la seconda causa di malattia al mondo è la sedentarietà. Pensate quanto è importante l'attività sportiva in un bilancio pubblico. All'interno del decreto-legge cura Italia troviamo però soltanto due articoli che si riferiscono a questa materia. Eppure abbiamo un Ministro; allora delle due l'una: o il Ministro non è stato incisivo oppure il Governo non lo ha neanche ascoltato. Non voglio neanche entrare nel merito di quello che è stato inserito all'interno del decreto-legge relativamente al differimento dei canoni degli impianti sportivi pubblici. La Lega ha presentato un emendamento, ma ne parlerò subito dopo. Presidenza del vice presidente TAVERNA (ore 17,32) ( Segue BARBARO). Il differimento dei canoni voglio chiamarlo per quello che effettivamente è: una grandissima presa in giro; vi è lo spostamento dei canoni di due mesi ma con la permanenza dei costi a carico dei soggetti concessionari. E allora, andiamo a occuparci dei famosi 50 milioni di euro - su 25 miliardi - che sono stati inseriti nel decreto-legge, per un mondo che è così rappresentativo, come ho descritto nel corso mio intervento (lo 0,2 per cento dell'intera cifra stanziata). (Richiami del Presidente) . Vado a concludere, signor Presidente. Il ministro Spadafora ha detto che è stato rapido, tempestivo ed efficace. Rapido? Sono passati ventun giorni per l'emanazione del decreto attuativo. Tempestivo? Non so cosa voglia dire, ma lo cito a titolo di cronaca, perché secondo me corrisponde alla rapidità. Efficace? Sette pagine di un decreto attuativo che sta mandando in tilt non solo sport e salute, ma tutti gli operatori del mondo dello sport. Posso tranquillamente dire che il provvedimento, dal nostro punto di vista, è insufficiente per la copertura finanziaria, complicato per le procedure emanate e iniquo per la disparità di trattamento. Detto ciò, sull'unico segno di vita che c'è stato da parte del Governo per quanto riguarda lo sport, è bene però che in termini di responsabilità gli italiani sappiano a cosa è stato detto di no: alla sospensione dei canoni per gli impianti sportivi pubblici, all'aumento della somma necessaria per gli operatori sportivi, al credito d'imposta per gli affitti degli impianti privati, a un segnale minimo a una categoria del mondo dello sport che è in sofferenza, quella degli sport equestri, perché alle difficoltà dell'utenza si aggiunge anche quella del mantenimento dei cavalli. Voglio concludere con un auspicio: vorrei che tutto quello che abbiamo detto nel corso della trattazione del decreto-legge cura Italia possa essere preso a prestito per migliorare il prossimo provvedimento e soprattutto possa aggiungersi a qualcosa che sia in grado di smuovere l'economia, ovviamente, di tutto il Paese ma nel contesto specifico mi riferisco al mondo dello sport, perché di indebitamento l'Italia non ha bisogno. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Cangini. Ne ha facoltà. CANGINI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, membri del Governo, colleghi senatori, vorrei trattare due questioni di metodo e una di merito. Procediamo quotidianamente con la "conta dei caduti", abbiamo i militari nelle strade e abbiamo accettato di sospendere diritti e prerogative costituzionali che ritenevamo incomprimibili. Forse la metafora bellica non è la più adatta, ma di sicuro siamo nel pieno di uno stato d'eccezione. Personalmente non scandalizza affatto che, essendo nel pieno di uno stato di eccezione, i poteri si concentrino nelle mani di chi legittimamente li detiene, ossia il Presidente del Consiglio. Trovo discutibile il fatto che il Parlamento non sia messo nelle condizioni di esercitare a pieno e a testa alta le proprie funzioni - ce la possiamo raccontare come ci pare, ma questa è la realtà - e trovo inaccettabile che sia stato necessario un intervento del Capo dello Stato per far capire al Presidente del Consiglio che aveva il dovere di condividere con le opposizioni - non era una questione di opportunità, se volete, ma di legittimità - provvedimenti le cui conseguenze ricadranno sulla Nazione non per i prossimi anni ma presumibilmente decenni. Era il 23 di marzo, mi pare di ricordare. Da allora qualcosa è cambiato, ma solo formalmente: il confronto c'è stato, ma di fatto le proposte delle opposizioni, di Forza Italia e degli altri Gruppi, non sono state prese in considerazione. Lo testimonia il fatto che domani voteremo - anzi, voterete - la questione di fiducia e devo dire che quasi tutti gli emendamenti che avevamo proposto sono stati dichiarati inammissibili. Questo, a mio avviso, non è un comportamento consono allo stato eccezionale nel quale ci troviamo. Sicuramente è un comportamento che denuncia una mancanza di cultura istituzionale, la stessa che riscontriamo nella comunicazione del Presidente del Consiglio. Chiunque abbia assistito alla conferenza stampa di lunedì sera del premier Conte ne ha tratto la convinzione che all'indomani fosse sufficiente presentarsi in banca per avere la poderosa quantità di liquidità che veniva immessa nel sistema, anche se poi naturalmente si tratta di prestiti, per cui la BCE presta alle banche, le banche prestano ai cittadini, agli imprenditori, ai professionisti, i quali poi dovranno restituire e tutto questo farà parte di un debito pubblico che qualcuno prima o poi dovrà pagare. Le banche sono state prese d'assalto, con telefonate a migliaia - mi dicono - di imprenditori e di professionisti, ma non era così. Non era così perché non c'era ancora il decreto-legge; non era così perché sappiamo che, quando il decreto-legge graziosamente verrà pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale , poi dovremo necessariamente aspettare il parere della Commissione europea e bisognerà attendere che le banche si attrezzino. In sostanza, è stata creata un'aspettativa falsa che ha leso, a mio avviso, non tanto la credibilità del Presidente del Consiglio in quanto tale - che è un danno accettabile - ma quella dell'istituzione che il Presidente del Consiglio incarna e rappresenta. La questione di merito è quella che a me sta più a cuore e sono tante le categorie che non sono prese in considerazione dal cosiddetto cura Italia. Ce n'è una però che forse, anzi, sicuramente meritava più attenzione. Vedete, colleghi, quelle privazioni che tutti noi per la prima volta nella nostra vita siamo costretti ad accettare, e che ci auguriamo che vengano meno nel minor tempo possibile, rappresentano la normalità per una categoria di nostri connazionali: mi riferisco ai caregiver familiari, coloro i quali, prevalentemente donne, si prendono cura quotidianamente di un familiare costretto alla non autosufficienza da una malattia o da un incidente e che hanno la loro vita sociale e i loro redditi devastati, che si trovano quotidianamente, per una vita, da una vita e per tutta la vita in una condizione che a noi sembra inaccettabile per un breve periodo di tempo. Il cosiddetto cura Italia non cura affatto i bisogni di questa categoria di italiani. Di buono c'è che ho visto non accettato - e poi ritirato - un emendamento del MoVimento 5 Stelle che al danno univa la beffa, dal momento che prevedeva di attingere e rivolgere ad altro fondi destinati ai caregiver , fondi che si accumulano dal 2017 e che per colpa nostra, per colpa del legislatore, non sono stati spesi. Non è stato accettato neanche un mio emendamento, il 30.0.2, che prevedeva banalmente la possibilità di riconoscere ai caregiver familiari l'indennità di 600 euro che riconosciamo alle partite IVA per i due mesi iniziali della crisi (aprile e maggio), intanto per affermare la loro funzione sociale, perché si tratta di un meccanismo naturale che alleggerisce il Sistema sanitario nazionale, di cui tutti quanti oggi ci riempiamo la bocca. Era giusto così, era una questione di giustizia sociale oltre che simbolica, colleghi, perché mai come oggi i caregiver familiari sono il simbolo di questa nostra malata e sofferente Nazione. Mi è stato chiesto di trasformare quell'emendamento in ordine del giorno, ma la mia risposta è no e la affido alla Presidenza: non è sensato, bisognerebbe avere molta fiducia nell'interlocutore e francamente la fiducia non la riscontro. Colleghi, credo che la dignità del Governo oggi e, più del Governo, dell'intero Parlamento e dell'intera classe politica passerà dal fatto se saremo capaci o meno di dare soddisfazione ai bisogni dei caregiver familiari. È un impegno che travolge o rischia di travolgere la nostra reputazione di rappresentanti delle istituzioni. Mi auguro e spero che qualcosa verrà fatto in questo senso. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice L'Abbate. Ne ha facoltà. L'ABBATE (M5S) . Signor Presidente, signori membri del Governo, onorevoli senatori, viviamo come ben sapete in una situazione difficile, inimmaginabile fino a qualche mese fa. Il bilancio italiano di questa esperienza parla di un Paese colpito duramente, ma che è anche stato, come ha sottolineato l'OMS, il modello da prendere ad esempio per le misure da mettere in campo in questa emergenza. L'Italia, in questo scenario, guidata dal nostro premier Giuseppe Conte, si è dimostrata il Paese più deciso e compatto nell'affrontare il virus. Il Governo ha messo la salute dei cittadini al primo posto, affidandosi alla scienza e comunicando con trasparenza la verità su tutto ciò che accadeva. Sono state messe in campo azioni mirate e tempestive, perché non sapete cosa significa quando si ha a che fare con un problema nuovo; nessuno lo conosce, non c'è un'analisi del rischio, bisogna mettere in campo una task force che ci lavori per evitare di creare problemi aggiuntivi, per evitare di sbagliare. Questo lavoro necessita di tempo. Questa è scienza, non fantascienza; questo è affrontare le situazioni con giudizio. Sono state messe in campo azioni mirate per combattere la diffusione del Covid-19. Tutto questo ha portato il nostro Paese a essere un esempio per tutti. Ora siamo ancora in trincea e ci sono una serie di difficoltà. Vorrei parlarvi delle mascherine che anche noi indossiamo: un bene di cui avremo bisogno per un po' di tempo. Purtroppo, in Italia non avevamo una produzione sufficiente a soddisfare l'attuale fabbisogno interno, quindi dall'inizio del problema ho cercato di adoperarmi per mettere in piedi una rete, magari costituita dalle nostre aziende, e devo dire che la creatività degli italiani ha risposto immediatamente. Bisogna, però, mettere a punto ancora qualche altro passo. Attraverso un ordine del giorno, che ho presentato insieme a diversi altri colleghi, avevo cercato di snellire e facilitare il processo di produzione. Detto in poche parole, questo mira a eliminare il collo di bottiglia che si è creato all'Istituto superiore di sanità, dovuto soprattutto alla mancanza di un ente di certificazione italiano in grado di effettuare i test della norma UNI richiesta. Purtroppo, appunto, è un'emergenza e non avevamo nessuno in Italia che facesse questo tipo di test, mentre in Europa, con il problema che abbiamo tutti, hanno necessità di un mese di tempo. Quindi, come è possibile fare? Con il suddetto ordine del giorno è possibile introdurre un silenzio-assenso, dopo tre giorni di mancata risposta, per le imprese che hanno inviato la certificazione, supportate da un istituto di ricerca pubblico, quindi, che hanno già un prototipo che risponde a una linea guida conforme a quella richiesta dall'Istituto superiore di sanità. Mi auguro che il Governo accolga al più presto questo consiglio per velocizzare e poter acquisire uno strumento utile a tutti. Un Governo che merita, a mio avviso, un plauso per il coraggio con cui ha cercato di tamponare la sofferenza di chi oggi è in difficoltà. Il decreto-legge che, insieme al cura Italia, porta le garanzie dello Stato a coprire fino a 750 miliardi di euro di prestiti, rappresenta uno sforzo solenne. Cosa ci insegna questo momento di oscurità? Sicuramente che la salute è un bene pubblico globale, e come tale deve essere tutelata. Qualcuno imparerà che welfare state e la sanità pubblica sono un anticorpo formidabile a tutela dell'equità; non è un carrozzone che può essere sostituito da leve assicurative che si prendono cura solo di chi può pagare. Probabilmente siamo a metà del guado. Ricordate Benigni nel film «La vita è bella» quando, nel campo di concentramento, dice a suo figlio che è tutta una gara e se si è bravi si può vincere quando si arriverà a mille punti? Quali sono i nostri mille punti? Sono rappresentati dai cambiamenti drastici che saremo in grado di effettuare. Il modello economico e lo stile di vita dovranno cambiare se vogliamo vincere, se vogliamo avere un futuro. Questa pandemia è causata da un virus che, a detta di Jeremy Rifkin, è un rifugiato; è emigrato come tutti gli animali costretti a cambiare le loro abitudini perché la temperatura è aumentata nella biosfera, perché usurpiamo il loro habitat, la loro casa. La pandemia - come il cambiamento climatico - è un problema globale, e ha colpito tutta la nostra comunità perché tutto è collegato. Non possiamo più parlare di geopolitica, ma di politica della biosfera. Questa è l'era della resilienza. Bisogna, dunque, ricalibrare i nostri modelli di sviluppo. Quando le pagine più buie di questa immane tragedia saranno scritte sui libri di storia, il patto verde, il green new deal , dovrà sostenere un'economia ecologica e circolare. La pandemia che sta assediando il mondo è a tutti gli effetti una spia di quanto sia stato abusato l'equilibrio planetario. Da un lato c'è chi muore e, dall'altro lato, c'è chi ha fame. E ancora oggi, tra questi due poli negativi, c'è chi finge di ignorare come il tutto sia collegato con l'inquinamento, l'aumento dei gas serra, l'egoismo e la lotta competitiva per giungere al potere. E c'è ancora chi divide e chi fa propaganda. Papa Francesco ci esorta da tempo a intraprendere un cammino collettivo e consapevole verso la sostenibilità ambientale e sociale ed è necessario un patto globale, un dialogo fra tutti i popoli della terra per tutelare e difendere la nostra casa comune, la vita sul pianeta, gli ultimi e i deboli (perché l'equità è necessaria) e il futuro delle generazioni che verranno. (Applausi dal Gruppo M5S) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Gasparri. Ne ha facoltà. GASPARRI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, rappresentanti del Governo, onorevoli colleghi, anche oggi il presidente del Consiglio Conte ha detto che c'è un dialogo positivo con le opposizioni, ma non è così. Noi abbiamo partecipato in questi giorni ai vari livelli a incontri, a confronti, in videoconferenza o diretti, ma poi questo dialogo non ha fruttato assolutamente nulla, perché non c'è stata alcuna possibilità di condividere decisioni efficaci e utili ai cittadini. Anzi, diciamo anche che c'è, in queste ore e in questi giorni, una polemica contro le istituzioni della Lombardia, anche da parte di un partito il cui leader andava in giro per i Navigli di Milano a dire che non c'era nessuna emergenza (e poi è incappato anche lui in quell'emergenza), e con un attacco a istituzioni della Lombardia che vanno sostenute e non attaccate in maniera polemica, occupando a questo scopo anche canali del servizio pubblico in maniera esagerata e anche con la complicità di un telegiornale che fa le interviste alla gente senza neanche il volto scoperto. La RAI del TG1 e di Rai 1 dia una mano al Paese e non alimenti la disinformazione. Cercano le fake news e le trovano sul principale telegiornale. E verrà anche il tempo dei giudizi, non solo politici, per Conte, per Zingaretti e per Sala, che dicevano «nessuna emergenza», «tutti tranquilli» e oggi fanno le polemiche con chi veniva preso in giro perché andava in televisione con la mascherina, come il Presidente della Regione Lombardia. I soldi: dove, quando e come? Hanno invaso l'altra sera, in urgenza, le televisioni pubbliche, ma ancora due giorni dopo il decreto-legge sulla liquidità non c'è. Negli altri Paesi danno soldi alle aziende, qua vogliono far indebitare gli imprenditori nelle banche. Questo sta facendo il Governo Conte. Bisogna sostenere il sistema produttivo, non indebitarlo, riempiendolo di cifre che sono appunto debiti. È stato fatto lo stesso con gli enti locali, con un inganno mostruoso: quei 4,3 miliardi di alcuni giorni fa sono un'anticipazione di soldi dati comunque agli enti locali nel corso dell'anno, mentre i soldi per le spese alimentari dei meno abbienti sono assolutamente insufficienti. Vanno bene i 600 euro? Per noi no; è poco e vanno aumentati. E poi tutto il mondo del lavoro autonomo, del commercio, del turismo, delle professioni e del mondo balneare (che dovrebbe prepararsi da qui a qualche settimana - Dio solo sa come - alla nuova stagione, che nessuno sa come sarà) che risposte hanno avuto? Avete detto in Commissione «no» anche a cose giuste ed elementari, come il ripristino della cedolare secca per gli affitti del commercio, dove i commercianti non avranno un euro incassato e i proprietari non potranno diventare loro le vittime di questa crisi. Avete detto «no» ai voucher in agricoltura, nonostante tutte le imprese del mondo agricolo li invochino, perché c'è un veto ideologico della CGIL. Non potete disobbedire a Landini e rischiate di bloccare l'agricoltura italiana e tutta la filiera agroalimentare. Questa è la verità. Avete fatto, del resto, anche altri disastri. All'INPS ancora non funzionano bene le cose. Abbiamo chiesto e lo ribadiamo le dimissioni di un presidente lottizzato per ragioni politiche, perché non avevate trovato per lui il posto al Ministero, e giorni fa si è impallato tutto e i problemi sono proseguiti. Noi registriamo ogni giorno la preoccupazione di consulenti del lavoro, che per quanto riguarda la cassa integrazione e i bonus non sono riusciti ancora a registrare le posizioni. Come faranno il 15 aprile ad avere l'assegno promesso dal Governo? Ci sono situazioni che noi dall'opposizione abbiamo dovuto rimuovere. Sono stati stanziati questa notte, dopo un lungo braccio di ferro, otto milioni per gli straordinari del popolo in divisa; non bastano, servono altri soldi, perché invocate l'Esercito che si è fatto carico anche del trasporto delle salme. Le Forze armate vengono infatti attaccate e indebolite durante i periodi normali e poi vengono invocate nelle emergenze. Basta pacche sulle spalle, ci vogliono anche soldi per equiparare tutte le Forze impegnate in questi giorni, militari o di polizia. In conclusione credo che dobbiamo anche ricordarci di alcune cose; in quest'Aula, cari colleghi, ci avete fatto perdere tempo con gli argomenti no vax. Attendiamo le scuse di chi ha negato le verità della scienza e della sanità, facendo perdere tempo anche al Senato della Repubblica, dicendo sciocchezze sesquipedali di cui vi dovete vergognare, che hanno fatto prevalere in alcuni momenti l'oscurantismo. Abbiamo dovuto lottare anche in quest'Aula per evitare che argomenti assurdi prevalessero. Vedere al Governo del Paese gente così, che non dialoga con le opposizioni e non rispetta il Parlamento, imporre la fiducia, è veramente qualcosa di difficile da sopportare. Infine, per quanto riguarda l'Europa, noi riteniamo che essa sia quello che noi dobbiamo guardare come orizzonte, ma diciamo agli altri Paesi europei che senza l'Italia, l'Europa non c'è, senza il diritto, l'arte, la letteratura e la civiltà europea, che l'Italia ha alimentato, l'Europa non esiste. Allora, olandesi o tedeschi abbassino le penne: sostenere l'Italia oggi non è un favore o un piacere, è un dovere assoluto, anzi, è un onore per loro (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC) sostenere uno Stato e una terra che ha dato origine, in termini culturali e morali, all'Europa. Quindi niente cappello in mano teso, ma forza, orgoglio e determinazione. Su tutti questi versanti noi esprimiamo un giudizio negativo sull'azione del Governo. Concludo dicendo che se il Presidente della Repubblica, come giustamente deve fare, invoca un dialogo, vigili sul dialogo che non c'è per la vostra arroganza che è perfino superiore alla vostra immensa incapacità. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Comincini. Ne ha facoltà. COMINCINI (IV-PSI) . Signor Presidente, colleghi, ormai da settimane il nostro Paese si trova a combattere contro un'emergenza che ha stravolto la nostra quotidianità, il nostro modo di stare insieme, di relazionarci e di comunicare. Quell'isolamento e quelle distanze sociali che siamo stati costretti ad imporre e ad imporci, chiaramente, per limitare la diffusione di questo virus, ci mettono di fronte ad una situazione che nessuno di noi aveva mai vissuto prima. Una situazione che si ripercuote innanzitutto sul nostro sistema sanitario e sul nostro tessuto economico che sta soffrendo le conseguenze di questa situazione. È di fronte a queste difficoltà che siamo chiamati a dare risposte. Vorrei fare una premessa: ognuno di noi in questa Aula è consapevole di quanto sia complesso il nostro ruolo, di quanto sia difficile il lavoro che in queste ore è chiamato a svolgere per fare scelte al fine di fronteggiare questa crisi. È infatti un compito oggettivamente arduo tenere insieme l'esigenza di garantire il diritto alla salute e, allo stesso tempo, occuparsi dei bisogni di chi di fronte al blocco delle attività produttive, commerciali e sociali, si aspetta che lo Stato gli tenda una mano. Venire però in questa Aula e fare l'elenco delle cose che si dovrebbero fare, come se le risorse fossero infinite, è estremamente semplice, a tratti banale, senatore Gasparri. Più difficile è provare con le risorse di cui disponiamo, con i leciti e responsabili spazi di manovra che si possono utilizzare, a dare risposte concrete, in tempi rapidi e senza lasciare indietro nessuno. A differenza di chi prova ad utilizzare questa tragedia come ennesima occasione per fare propaganda, credo che Governo e Parlamento stiano responsabilmente dandosi da fare per dare questo tipo di risposte, a partire appunto dal decreto-legge al nostro esame, che è il primo di una serie di provvedimenti che il Governo ha varato e varerà. Stiamo parlando di un provvedimento che stanzia 25 miliardi e che agisce principalmente su quattro fronti, partendo ovviamente e innanzitutto dal potenziamento delle risorse per il sistema sanitario, per la Protezione civile e per gli altri soggetti pubblici impegnati nell'emergenza; a loro, ancora una volta, va il nostro immenso grazie. Donne e uomini che stanno mettendo in gioco la loro vita in prima linea, che sia in una corsia di ospedale o per strada stanno garantendo il nostro sistema sanitario, la nostra salute, la nostra sicurezza e anche i nostri legami affettivi, come ha messo in luce ieri - Giornata mondiale della salute - il «New York Times» citando il caso di un ospedale lombardo dove, come in molte altre realtà, grazie a molteplici donazioni, sono stati resi disponibili dei semplici tablet che consentono al personale medico di mettere in comunicazione i degenti con i familiari. Per un puro e semplice caso quell'ospedale lombardo di cui hanno narrato oltreoceano è quello della mia città, l'ospedale Uboldo di Cernusco sul Naviglio, e anche per questi gesti, in aggiunta allo straordinario impegno professionale, non smetteremo mai di ringraziare il personale sanitario dell'Italia intera. Sono destinati a loro, a questi professionisti della salute, 3,5 miliardi dei 25 stanziati nel decreto-legge in esame. Comunque sappiamo (e su questo dobbiamo essere onesti fra noi) che dobbiamo fare di più per garantire a tutti i presidi ospedalieri, ai medici di base e alle case di cura i necessari dispositivi di sicurezza. Il ritardo rispetto a questa situazione andrà indagato a tempo debito, ma anche per garantire la necessaria ripartenza bisogna adeguare le forniture quanto prima. In queste settimane era necessaria anche una prima risposta per le imprese, per i tanti lavoratori e le partite IVA alle quali abbiamo chiesto il sacrificio più grande, quello di stare a casa; certamente lo abbiamo fatto per il bene di tutti, ma comunque è un sacrificio che si traduce per molti in una riduzione o troppo spesso in un totale azzeramento dei profitti e dei guadagni. Per questo abbiamo previsto l'estensione nell'intero territorio nazionale a tutti i dipendenti, a tutti i settori produttivi, della cassa integrazione in deroga; a quei datori di lavoro abbiamo dato la possibilità di ricorrere alla cassa integrazione per nove settimane. Per le partite IVA abbiamo previsto un indennizzo di 600 euro e su questo punto vorrei soffermarmi. Siamo tutti consapevoli che non bastano; Italia Viva da subito ha chiesto che questa misura fosse rafforzata per dare una risposta a tantissimi lavoratori e professionisti. Il Governo, però, è stato chiaro: quella di 600 euro è stata una prima misura emergenziale. Non è questo il momento di approfondire quanto è successo con le procedure INPS per la richiesta dei 600 euro, ma in questa sede desidero ringraziare il Governo e il ministro Gualtieri che hanno ascoltato le nostre richieste e hanno già annunciato che nel prossimo provvedimento il sostegno sarà aumentato, come sarà ampliata la platea dei soggetti che riceveranno un sostegno da parte dello Stato. Questi andranno ad aggiungersi a quelli già previsti nel provvedimento in discussione: penso ad esempio ai 300 milioni del fondo di ultima istanza per gli esclusi dall'indennità di 600 euro. Noi non ci fermiamo. Appena qualche giorno fa è stato varato dal Governo un decreto-legge che sostiene in maniera poderosa la liquidità delle imprese con garanzie pubbliche sui prestiti per un valore di 400 miliardi. Come abbiamo sostenuto fin dall'inizio di questa crisi, l'aiuto alle aziende, ai commercianti, agli artigiani, ai professionisti, alle partite IVA del nostro Paese è essenziale per garantire e salvaguardare i posti di lavoro. Se le aziende vanno a picco per la mancanza di liquidità, perdiamo i posti di lavoro e il conseguente rischio non sarebbe più quello di morire a causa del virus (che passerà, lo batteremo), ma di morire o vedersi rovinata la vita per la mancanza di uno stipendio. Serve fare ancora di più, lo sappiamo, ma una prima risposta è stata data anche a tante famiglie, anche grazie al lavoro e alle proposte di Italia Viva. Penso al sostegno dei genitori lavoratori con il voucher baby sitting di 600 euro, aumentato a 1.000 euro per il personale del Servizio sanitario e delle Forze dell'ordine, all'estensione dei congedi parentali e dei permessi riferiti alla legge n. 104 del 1992, all'equiparazione alla malattia del periodo di quarantena o di isolamento coatto, oppure ancora alla sospensione dei mutui per l'acquisto dell'abitazione principale. Voglio ribadire che il decreto-legge in esame rappresenta la prima risposta ad una situazione imprevedibile che ci ha colto tutti di sorpresa, in Italia come nel resto del mondo, travolti da qualcosa di mai vissuto in precedenza con queste dimensioni nell'epoca moderna e sicuramente mai previsto da nessuno. Colleghi, sappiamo che a questo provvedimento ne seguiranno altri; abbiamo lavorato sodo e bene come maggioranza per articolare alcuni ordini del giorno con i quali il Parlamento vuole impegnare il Governo su misure ed interventi specifici in uno dei prossimi provvedimenti. Dovremo lavorare sodo e al meglio per affrontare quelle che ormai vengono definite le fasi 2 e 3, in risposta a un evento di portata così grande che sarà ricordato per decenni. Non trovo scandaloso confrontarsi sulle modalità e sui tempi di queste fasi. Nessuno ha l'esperienza necessaria per dire dove stia la verità. Raccomando e raccomandiamo al Governo di ascoltare certo gli scienziati, ma anche soggetti esperti di complessità, caos e crisi. L'elaborazione della strategia per uscire dalla crisi e affrontare al meglio le fasi 2 e 3 è responsabilità della politica, che deve decidere dopo aver ascoltato sensibilità e orientamenti anche diversi, purché autorevoli. Questo è per tutti il tempo della serietà e della responsabilità, non della propaganda. È il tempo di stringersi e collaborare, come ho visto fare anche in questi giorni in Commissione tra maggioranza e minoranza - va riconosciuto - non di dividere e diffondere il panico. È un tempo difficile quello che siamo chiamati a vivere e ancora più difficile sarà per i nostri figli se non sapremo assicurare loro un futuro migliore. Noi ci stiamo provando e spero - mi auguro ancora - che si voglia farlo tutti insieme sullo stesso fronte. (Applausi dal Gruppo IV-PSI) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Garnero Santanchè. Ne ha facoltà. GARNERO SANTANCHE' (FdI) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, certo oggi avremmo voluto avere una discussione generale completamente diversa rispetto a quella che stiamo facendo, perché da sempre - penso che questo lo dobbiate riconoscere - Fratelli d'Italia ha detto che voleva esserci, che c'eravamo e che non era il momento delle divisioni. Riteniamo che la nostra nazione stia combattendo una guerra - una guerra diversa rispetto a quelle che la nostra generazione ha studiato sui libri di storia - e, non essendo abituati a essere disertori in tempo di guerra, abbiamo dato la nostra disponibilità a questo Governo. Ripeto, abbiamo sempre detto che Fratelli d'Italia c'è e ci sarà. Purtroppo, però, come capita nella vita, anche in quest'Assemblea e nella politica bisogna essere in due per poter fare le cose insieme. Noi volevamo una collaborazione e credevamo che anche nelle parole del Presidente della Repubblica fosse richiesta questa collaborazione. Si pensava che tutti insieme si potesse vincere e riportare la nostra nazione a una vittoria. Ma, come nella vita, non si vince mai da soli. Voi volete invece cercare di vincere questa grande guerra da soli. Quello che avete fatto oggi, con la richiesta del voto di fiducia, gli italiani devono sapere che è la consacrazione della vostra volontà di andare avanti da soli e per la vostra strada. Allora è bene che noi sottolineiamo che non vogliamo essere corresponsabili delle vostre scelte. Non vogliamo che gli italiani - e tra poche settimane ve ne renderete conto - possano pensare che anche Fratelli d'Italia è corresponsabile di queste sciagurate scelte che state facendo. Oggi parliamo del cosiddetto decreto cura Italia come se si stesse facendo chissà che cosa. Ricordo che era il 6 marzo e oggi siamo all'8 aprile; nel frattempo non c'è un italiano che abbia preso un euro, non c'è un cassaintegrato che abbia ricevuto denari, non c'è una partita IVA che oggi possa spendere quei soldi che voi, in maniera pomposa, col vostro Presidente del Consiglio, avete annunciato in televisione. Noi capiamo che questo è solamente il Governo degli annunci, ma ci dispiace dirlo, perché non vogliamo sottolineare quello che avverrà tra poche settimane, quando gli italiani saranno coscienti e consapevoli che, con questo decreto-legge, di euro nelle loro tasche non ne avete messi. Oggi è l'8 aprile e non li hanno avuti. Tra poco sarà il 15 aprile. Lo dico chiaramente, anche se vorrei che gli italiani mi smentissero: nemmeno il primo maggio, in questa Nazione, ci sarà qualcuno che questi soldi così sbandierati potrà prenderli! Quindi, questa è una vostra responsabilità e vi dico che dovrete spiegarlo. Quando ascoltiamo, tutti i giorni, quella tremenda conferenza stampa della Protezione civile, che ci dà il numero dei morti, non dobbiamo dimenticare che quei numeri sono persone, sono padri, sono nonni, sono zii, che hanno perso la vita. Ma quando tutto questo finirà, il virus economico farà molti più morti rispetto a quelli del coronavirus, grazie anche ai provvedimenti che voi, da soli, con un'unica firma, state prendendo. Vi faccio un esempio. Io, nella vita, faccio l'imprenditore. Avete parlato di cassa integrazione. È giusto: la cassa integrazione era fondamentale in questo momento. Peccato che ci avete aggiunto una bella pezza, perché cassa integrazione, sì, ma la con la contrattazione del sindacato. Questa è una vergogna, perché in questa Nazione avete chiuso tutto, ma avete tenuto le porte spalancate alla burocrazia! (Applausi dal Gruppo FdI) . Forse voi non avete mai assunto! Forse voi non siete mai andati in banca a chiedere un prestito! Forse voi, Governo, non avete mai dovuto pagare i contributi per i dipendenti! (Vivaci commenti dai Gruppi M5S e PD). PRESIDENTE. Colleghi, lasciate parlare la collega. Ognuno ha diritto ad esprimere le proprie opinioni. Prego, senatrice, la invito a continuare. GARNERO SANTANCHE' (FdI) . Non vi arrabbiate! Ma ci mancherebbe che voi possiate essere d'accordo con le mie idee. Capirei che sto dicendo cazzate! (Vivaci commenti dai Gruppi M5S e PD). PRESIDENTE. Senatrice, la prego, continui pure nel suo intervento. Non c'è bisogno di una interlocuzione con l'Aula. E l'Aula dia la possibilità alla senatrice Santanchè di intervenire. GARNERO SANTANCHE' (FdI) . Grazie, signor Presidente. Sono nervosi. La cassa integrazione, utilissimo strumento. Grazie, a nome di tutti gli imprenditori delle piccole aziende per quella bella zeppa che ci avete messo con la contrattazione dei sindacati, anche per le aziende sotto i 15 dipendenti. Saranno contenti i sindacati, perché oggi, nelle aziende che hanno meno di 15 dipendenti, i dipendenti, probabilmente, non erano iscritti al sindacato. PRESIDENTE. Senatrice, si rivolga alla Presidenza. GARNERO SANTANCHE' (FdI) . Oggi si devono iscrivere al sindacato. Complimenti! Grazie per salvare questa burocrazia, che fa molto male alle imprese, che fa molto male ai commercianti e agli artigiani. Voi avete fatto questo. Abbiamo chiesto a voi, Governo, di recepire dei nostri emendamenti a saldo zero. Anche lì, sui voucher , abbiamo chiesto di revocare quello che avevate deciso nel famoso decreto dignità, ma anche sui voucher la risposta è stata no. Abbiamo chiesto che quanti ricevono il reddito di cittadinanza potessero andare, tra poco, a raccogliere le produzioni agricole, perché serve, ma no, anche quello non va bene. Abbiamo chiesto che venissero aboliti i minimi dell'INPS per gli artigiani e i commercianti: no, anche questo non va bene. Abbiamo chiesto, a saldo zero, che venisse abolito il limite del contante: no, anche questo non va bene. Complimenti, andate avanti da soli. Sfracellate, purtroppo, questa nostra Nazione da soli. Voglio concludere dicendo che, anche qui, oggi parliamo di questo decreto cura Italia, con il quale, sottolineo, non c'è un euro e nessuno ha preso niente. Con il pomposo decreto liquidità, invece, date soldi. Tutti gli imprenditori, gli artigiani, commercianti hanno avuto, per un secondo, la convinzione di poter resistere. Invece, oggi cosa scopriamo? Scopriamo il poco che sappiamo, perché il presidente Conte, nella sua pomposa conferenza stampa, si è dimenticato di comunicare in quanti anni e con quali interessi. Poi, oggi, forse scopriamo che si tratta di sei anni, mentre il tasso di interesse ancora non lo sappiamo. Abbiamo, però, scoperto una cosa. Sì, quella l'abbiamo scoperta: che avete segmentato. Avete iscritto quelle aziende in una zona grigia. Io vengo dalla Lombardia, ma non lo dico io: l'ordine dei commercialisti ha detto che nella zona grigia in Lombardia ci sono 580.000 aziende e quelle dovranno fallire. Bene, una montagna di NPL, che poi verranno ceduti a quelle società che ci speculano. Questo decreto liquidità è una farsa. Io sono pronta a scommettere qualsiasi cosa che prendere i soldi sarà difficilissimo. Forse voi del Governo non vi rendete conto che i provvedimenti dovrebbero considerare una cosa chiara, importante: l'urgenza. Infatti gli imprenditori, i lavoratori, gli artigiani, i commercialisti, i liberi professionisti non hanno tempo. Che cosa promettete? Promettete agli imprenditori di indebitarsi, perché questo è il vostro decreto liquidità. Ma perché un imprenditore si dovrebbe indebitare, quando chi ha deciso di chiudere (giustamente) è stato lo Stato? Perché un imprenditore si deve indebitare, deve chiedere soldi in prestito, quando lo Stato ha deciso di chiudere per un'emergenza? Avete voluto andare avanti da soli: complimenti. Avete voluto mettere unicamente la vostra firma: allora, che gli italiani sappiano bene di chi sono le responsabilità. Sottolineo che noi non vogliamo essere corresponsabili del disastro che state procurando, da un punto di vista economico, alla nostra Nazione. (Applausi dai Gruppi FdI, FIBP-UDC e L-SP-PSd'Az) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Martelli. Ne ha facoltà. Deve accomodarsi nella postazione alla mia destra, a uno dei microfoni liberi. Eventualmente evitiamo il primo, al quale si era già accomodata la senatrice. MARTELLI (Misto) . Signor Presidente, credo che un po' di polemica sia ammissibile, ma sul contenuto. Che ci sia un voto di fiducia o che non ci sia per me è irrilevante; mi interessa ciò che c'è in questo decreto-legge. Vorrei parafrasare ciò che scrisse Lewis Carroll in un suo romanzo: i decreti che abbiamo fatto sono sempre buoni, i prossimi saranno buoni, ma il decreto presente non lo è mai. Le cose migliori sono sempre rimandate al prossimo provvedimento, ma ogni volta è sempre il prossimo, nel presente istante non è mai. Vediamo allora cosa c'è in questo decreto-legge, ma soprattutto cosa non c'è. Si capisce che 25 miliardi di euro, quando c'è una crisi economica così grave, non sono niente, non sono neanche i fichi secchi al matrimonio: è proprio l'acqua del rubinetto. In particolare, ho notato che in questo provvedimento non c'è la percezione di come è segmentato il sistema produttivo italiano. Sto ragionando dalla parte delle imprese, non da quella degli utenti dei servizi e degli acquirenti dei beni. Si ragiona come se in Italia vi fosse o la grande impresa o il sistema finanziario. Ad esempio, ci si è accorti solo di recente che la cassa integrazione dovrebbe essere estesa anche alle imprese che hanno un solo dipendente: il barista che ha un dipendente, che sta a casa e lo deve pagare. Ci sono tuttavia dei settori per i quali i beni che non sono stati acquistati in questo periodo non sono recuperabili. Quando riaprirà, le persone che non sono andate al bar per sessanta giorni non chiederanno di consumare in una volta sessanta caffè o sessanta cornetti. Non lo faranno, sempre che, naturalmente, la gente abbia tutta questa voglia di ripresentarsi, con le stesse precise abitudini di prima. Questo vale per tutta una serie di beni di questo tipo, ad esempio nella ristorazione, ma anche per alcune classi di beni durevoli, come, per esempio, l'abbigliamento: qualcuno poteva voler comprare un abbigliamento invernale o primaverile un mese fa e sicuramente adesso non lo comprerà. Di conseguenza, tutti questi beni, che sono comunque durevoli, non si sa che fine faranno; sono stati prodotti, ma non si sa che fine faranno. Invece alcuni beni durevoli, come lavatrici, televisori ed elettrodomestici, possono essere inviati e quindi possono essere ripetibili. Allo stesso modo, prendiamo in considerazione il comparto della produzione agricola. I cereali sono un bene che non ha un problema di produzione: sono semine programmate e non ci sono problemi. Ma tutto il comparto dell'ortofrutta? Voi capite che, nel momento in cui manca un acquirente fondamentale come la ristorazione, il sistema delle semine e della produzione deve cambiare. È vero che la gente mangia a casa, ma il livello e la quantità dei prodotti che vengono scartati dalla ristorazione, per l'esigenza di dover presentare prodotti con una certa qualità, sono molto più elevati e la produzione tiene conto di questo. Adesso, in primo luogo, le persone che devono seminare le orticole non sanno cosa seminare perché non hanno idea di come evolverà il mercato interno e quindi se seminare per l'interno o seminare per l'esportazione e, in secondo luogo, non ce l'avete neanche voi. Mi dispiace, ma è così, perché se sento dire che in Italia bisogna pensare all' export e alla competitività, vi chiedo se capite che c'è da ricostruire un mercato interno e una struttura dei consumi interni, che non sappiamo neanche come sarà. Non lo sappiamo perché, se da un lato le imprese hanno un problema, perché hanno delle cose da pagare e quelle piccole non hanno i soldi per farlo, allo stesso modo gli acquirenti di beni e servizi non hanno i soldi in tasca e stanno erodendo il risparmio. Sappiamo che ogni volta che si va nel post crisi la prima cosa che si fa è la ricostituzione del risparmio e quindi non abbiamo assolutamente la certezza - anzi, la statistica dice il contrario - che il mercato dei consumi interni riesploderà di colpo e cioè che l'italiano avrà tutta questa voglia di ricominciare a spendere e tanto. Attenzione a non concentrarsi solamente sul terzo della popolazione, costituito da dipendenti pubblici o della grande impresa, che hanno uno stipendio assicurato, dimenticando il resto, che invece non è in questa condizione, non sta producendo reddito e, di conseguenza, ha una difficoltà nella sussistenza. È per questo che non sono 600 euro al mese che possono costituire una risposta. La risposta è un sano helicopter money , come era stato proposto in un mio emendamento e come dovrebbe fare uno Stato sovrano, con una moneta sovrana, per il quale la produzione di moneta, come fanno anche le banche private con la moneta scritturale, così come è stato proposto in altre nazioni, in cui questa potestà monetaria esiste, non è un problema. Un'altra cosa importante da dire nel poco tempo che mi è rimasto è relativa ai finanziamenti che si considera di dare alle imprese, sia nel decreto-legge in esame, che nel prossimo decreto liquidità. Guardate che, in un periodo come questo, in cui siamo alla fine di un ciclo economico, in un periodo in cui l'economia si era fermata, la soluzione non è quella di indebitare ulteriormente qualcuno per pagare debiti in scadenza, oppure altre cose come i canoni. Mi riferisco, ad esempio, al pagamento dei canoni di locazione di tutte le attività, come la ristorazione o i bar. Queste persone devono pagare degli affitti. Voi proponete una moratoria per i canoni dovuti ad esempio per i leasing dei beni strumentali agli enti finanziari, ma per le altre cose ci si ritrova spiazzati e disperati. Se io ho un bar e l'ho dovuto chiudere, devo comunque pagare un canone d'affitto: questa cosa non viene assolutamente considerata. Perché poi ci tenete tanto ad assicurare il finanziamento alle imprese in questi termini? Secondo me per un solo motivo, ovvero perché avete bisogno di salvaguardare le entrate tributarie, che è una cosa doverosa, perché in questo sistema, nel quale non possiamo toccare il cambio e non abbiamo la possibilità di battere moneta, le entrate tributarie sono da salvaguardare per lo Stato italiano. Basterebbe dirlo, allora. Avete bisogno che le imprese siano in condizione di pagare tutte quelle tasse che si pagano, a prescindere dal fatto che sia generato fatturato e utile, perché ci sono, ahimè, tasse che si pagano così. Qui è interessante fare due considerazioni veloci. In primo luogo vediamo quant'è la caduta del PIL per il mese di marzo. Ovviamente, la produzione in parte è andata avanti e dunque credo che, in base all'andamento delle entrate tributarie che, come ha detto la Tesoreria generale dello Stato, ha visto una contrazione pari a 20 miliardi di euro, possiamo ipotizzare che il PIL per il solo mese di marzo si sia dimezzato. Facciamo una media: è vero che il PIL non è uguale in tutti i mesi dell'anno, ma per una volta facciamo come con il pollo di Trilussa: più o meno il PIL di un mese è pari a 140 miliardi di euro e quindi mancano all'appello 70 miliardi di euro e, stante la pressione fiscale al 50 per cento, sarebbero 35 miliardi di euro. Capite dunque che i 25 miliardi di euro già sono spariti e siamo anche sotto di 10 miliardi. Quindi la risposta non può essere un decreto-legge che mette in campo 25 miliardi di euro e parla di liquidità e non di elargizione. Questo non è il momento di ragionare in questo modo, cioè con il portafoglio tirato. Occorre pensare che bisogna mettere in campo soldi, eventualmente anche a fondo perduto. Gli Stati con sovranità monetaria fanno questo. Gli Stati, come questo, vanno a chiedere in ginocchio: «cara Europa, per favore, aiutami». Ma lo sapevate anche prima che l'Europa era così. Per fortuna, io allora mantengo la mia coerenza nel continuare a dire che l'Unione europea è una cosa dalla quale si doveva uscire; anzi, è una cosa nella quale non si doveva entrare, e da cui si deve uscire, perché vedere uno Stato sovrano che va, col cappello in mano, a chiedere soldi è inaccettabile. (Applausi del Gruppo L-SP-PSd'Az) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Stefano. Ne ha facoltà. STEFANO (PD) . Signor Presidente, signor Sottosegretario, colleghi, più volte in quest'Aula abbiamo dibattuto nella democratica alternanza dei ruoli e ci siamo confrontati sull'appropriatezza o no della necessità e dell'urgenza che dovrebbero sempre accompagnare il ricorso alla decretazione. Tante volte abbiamo discusso e ci siamo rimpallati responsabilità. Ecco, nel provvedimento di oggi, invece, tutti troviamo pienamente, e purtroppo gravosamente, soddisfatti questi due requisiti. Allo stesso modo, però, le ragioni che ci chiamano oggi qui in Aula segnano in maniera quasi accademica come l'oggettivo carattere di urgenza di ciò che stiamo vivendo non ci esoneri dalla necessità di attualizzare un provvedimento al contesto che cambia giornalmente e che quotidianamente si evolve, a volte in senso positivo, altre volte in senso contrario. Questo perché in emergenza - lo sappiamo tutti - alcuni rischi si possono risolvere dopo poche ore o qualche volta possono evolvere in altre direzioni, aggravandosi. Ecco perché il lavoro parlamentare di questi giorni diventa centrale per garantire quel necessario aggiornamento delle misure e mantenere attuale e non superato un provvedimento che è chiamato all'adozione definitiva. Si tratta di un provvedimento che - lo ricordo - non può essere considerato la panacea alla crisi in atto, la sua definitiva soluzione. Nessuno di noi lo hai mai pensato o affermato. Ma è stato necessario a dare le prime risposte, apporre argini essenziali a scongiurare il rischio di una devastazione di effetti negativi. È quindi solo l'inizio di un percorso complesso e difficile. Di questo aspetto il dibattito politico che ha animato quest'Aula nei primi giorni di crisi, ma anche oggi, avrebbe dovuto tenere conto maggiormente, vincendo soprattutto la tentazione di una continua ricerca della contrapposizione, del consenso sui social, orientandosi piuttosto ad un contributo costruttivo, personale, vero. Avevamo, e abbiamo a tutt'oggi, la necessità di cacciare via il virus dal nostro Paese e non di dare la caccia ai like e ai sondaggi. Invece ci siamo trovati qui quasi davanti al paradosso di chi ha gridato - e grida tuttora - contro la burocrazia che allunga i tempi e vanifica gli effetti delle misure, e poi, paradossalmente, assume atteggiamenti che rischiano di rallentare i lavori, di appesantire la discussione, con posizionamenti spesso ideologici che non trovano giustificazioni neanche nella scelta, miope in questa fase di crisi acuta, di contrapposizione a prescindere. Sconforta, ad esempio, assistere alla scelta di dividersi su argomenti, misure e temi che dovrebbero trovarci tutti insieme: su tutti quella di proteggere i soggetti più esposti in questa crisi, ovvero il personale sanitario. Ma tant'è, si è corso anche questo rischio, salvo poi recuperare nelle ultime ore restituendo beneficio al lavoro di tutti. Come dicevo, il presente decreto-legge è la prima pietra di un argine chiamato a rispondere ad una crisi e ai suoi effetti, che se in termini economici rientra nella definizione di shock simmetrico, dal punto di vista squisitamente politico trova una serie veramente corposa di declinazioni ed implicazioni. Il cura Italia di oggi è un provvedimento che comincia a rispondere - e sottolineo: comincia - alle esigenze e alle emergenze del momento, quelle più immediate, e lo fa impostando quattro pilastri. Il primo interessa il finanziamento e il potenziamento della capacità d'intervento del sistema sanitario, della Protezione civile e degli altri soggetti pubblici impegnati a far fronte all'emergenza con una dotazione robusta, di 3,5 miliardi di euro, e il sostegno indispensabile a coloro che si trovano chiamati a operare sul fronte fisico di quest'epidemia e a quanti animano la prima linea, che combatte e contrasta il contagio. A tal proposito, vorrei sottolineare quanto sia inutile e dannoso l'esercizio di tessere le lodi - dovute, sia ben chiaro - agli operatori, se al contempo si urla e si specula sugli errori del passato, così come esibirsi e consumare energia in piena crisi nell'ennesimo derby all'italiana tra sostenitori della regionalizzazione e quelli della nazionalizzazione del sistema sanitario. Non è questo il tempo per una contesa che distoglie pericolosamente l'attenzione dalla vera sfida, la decisione cioè di tornare e di essere tornati a investire su un settore che, per quanto vituperato, tuttavia nel confronto inevitabile con gli altri Stati si è dimostrato comunque all'altezza della drammatica situazione che ci ha travolti, certamente più di altri. La seconda e la terza direttrice muovono invece dall'obiettivo di mettere in sicurezza famiglie e imprese, lavoratori e mondo produttivo, sostenendo la liquidità con diversi strumenti, quali ad esempio l'accesso al fondo Gasparrini per i mutui sulla prima casa, le indennità ai professionisti (co.co.co., lavoratori agricoli e dello spettacolo), il bonus baby sitter , nonché l'estensione di alcuni strumenti come la cassa integrazione, vero e proprio unicum nella storia del nostro Paese. La quarta e ultima direttrice riguarda la sospensione degli obblighi di versamento di tributi e contributi e di altri adempimenti fiscali, nonché l'introduzione di incentivi accompagnati da un dibattito tra chi chiedeva anni bianchi e chi invece immaginava di provare a contemperare più opportunamente la necessità di sostenere chi è in difficoltà con l'altra, che è altrettanta, di tenere in piedi una struttura fiscale che resta necessaria, proprio per sostenere le funzioni fondamentali dello Stato: sicurezza e sanità. (Applausi dal Gruppo PD). Si tratta insomma di un provvedimento con cui si è voluto delineare il perimetro della crisi e cominciare a declinare le misure da porre a rimedio. Si tratta dell'inizio di una cura, del buon inizio della cura per il nostro Paese, anche perché stiamo già vedendo che non mancano consapevolezza e coraggio di dar vita a ulteriori e necessari provvedimenti all'altezza della situazione straordinaria che viviamo. A volte, infatti, fare del proprio meglio non è abbastanza: dobbiamo fare ciò che è necessario. Oggi possiamo dire allora che il cura Italia non solo è stato migliorato nella fase di esame qui in Senato, ma che è già germinato in ulteriori iniziative, come il decreto-legge liquidità, che dovrà essere la base poderosa per la ripartenza del nostro Paese; e poi il decreto-legge di aprile aprirà alla una versione 2.0 di alcune misure contenute nel provvedimento in fase di conversione, in ossequio a quanto abbiamo argomentato in questi giorni e anche oggi in quest'Aula, il tutto provando a tenere bene a mente la necessità di innovare e snellire procedure e adempimenti burocratici che mai come oggi devono trovarci tutti impegnati nella medesima, non più rinviabile, direzione di coraggio: chi non è d'accordo nello snellire la burocrazia? Per farlo, però, non basta fare video sui social : bisogna operare provando a contribuire al miglioramento dei provvedimenti. Concludo allora questo mio breve intervento per ribadire che la drammaticità della situazione che stiamo attraversando ci chiama tutti, ma proprio tutti, ad esercitare il senso di responsabilità. Dobbiamo cacciare via il virus , non dare la caccia ai like . Dobbiamo abbandonare l'atteggiamento di benaltrismo che spesso deteriora e squalifica non solo il dibattito politico, ma anche l'efficacia e la validità stessa delle policy che abbiamo messo in atto. Lo dobbiamo fare come sempre, prima di tutto, per il Paese e poi lo dobbiamo anche all'autorevolezza delle istituzioni che siamo chiamati a servire; lo dobbiamo però anche, oserei dire, proprio a quegli operatori che sono in prima linea e che continuano a combattere per noi e per il nostro sistema. (Applausi dal Gruppo PD). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Briziarelli. Ne ha facoltà. BRIZIARELLI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, in primo luogo vorrei associarmi anch'io ai colleghi che hanno rivolto un pensiero alle migliaia di nostri connazionali che hanno perso la vita in questa emergenza e ai loro familiari. Credo che la massima forma di rispetto nei loro confronti sia fare il nostro dovere, farlo con serietà e responsabilità e, però, mi sia permesso, dicendo anche la verità. È quello che si aspettano i cittadini. Poco fa una collega del MoVimento 5 Stelle, con enfasi, ha paragonato la comunicazione del Governo a Benigni che nel film «La vita è bella», descrivendo la realtà al figlio nel campo di concentramento, paragonava tutto a un gioco, a una gara per vincere un premio. Mi sia permesso, ma è un paragone tristemente azzeccato, perché, purtroppo, Benigni, anche se con amore nei confronti del figlio, gli raccontava comunque delle bugie. In queste settimane abbiamo sentito troppe volte bugie e mezze verità, e questo va detto perché altrimenti non si può costruire qualcosa insieme e andare oltre. Il decreto-legge cura Italia era il banco di prova. Ricordiamoci come siamo arrivati al provvedimento, dopo richiami forti da parte del Presidente della Repubblica; forse è intervenuto più volte nelle ultime settimane - qualche volta telefonando a qualche Presidente di Regione, altre volte convocando le forze politiche - che negli ultimi mesi e questo la dice lunga. Purtroppo, rispetto a quello che doveva essere un banco di prova, lo stesso Presidente del Consiglio, in una delle tante conferenze stampa - in un momento, forse l'unico, in cui ha ammesso che forse qualcosa non è andato - ha ammesso che la nostra stessa struttura istituzionale e le nostre regole non erano pronte a una situazione come questa, chiosando: vedremo di rimediare. Tuttavia, da quel momento, stendiamo un velo pietoso sugli attacchi ai governatori, sullo scaricabarile nei confronti dei medici, sulle risate in conferenza stampa con le mascherine, sugli appelli in difesa del lavoro nero. Anche tralasciando questo, quello che c'è stato e che continua a esserci - fino a ieri, fino a oggi - è una fuga non dalle responsabilità, ma dalla realtà. Vedere il ministro Azzolina abbandonare la conferenza con gli assessori all'istruzione regionali (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) , andarsene augurando buona giornata perché non aveva nulla da rispondere a domande legittime a un incontro chiesto, implorato e fornito dopo che la stampa aveva ampiamente anticipato, per l'ennesima volta, i contenuti di un decreto, non è corretto. Lo stesso si potrebbe dire - lo farò in seguito - di altre prese di posizione forti: non credo che il presidente dell'ANCI, il sindaco Decaro possa essere accusato di essere un pericoloso leghista, eppure quello che dice è ciò che noi diciamo da settimane. Dicevo, una fuga dalle responsabilità e dalla realtà. Sulla zona rossa, sul cura Italia, sull'elenco dei codici Ateco, sui contributi ai Comuni, sulla liquidità aziendale, abbiamo creato una nuova fase: di solito si ha l'approvazione, la promulgazione e la pubblicazione degli atti; con il Governo Conte abbiamo assistito all'annuncio preventivo, che è diventato una vera e propria fase, sempre. Se errare è umano, perseverare è diabolico. Credo che in una frase del premier ci sia il fallimento di un approccio, nel momento in cui ha detto: «Rifarei tutto, non abbiamo sbagliato niente». Bene, affiancare una dichiarazione del genere - qualcuno prima di me li ha richiamati - alla foto di camion che portano via bare perché non si riesce a gestirle, vuol dire che forse, senza volerne fare una questione personale, tutti abbiamo sbagliato qualcosa. Forse tutti insieme qualcosa di meglio si poteva fare e non l'abbiamo sicuramente fatto con questo decreto-legge. Dove eravate voi? Potrebbe essere facile dire. Al di là delle vicende personali - vorrei salutare il collega Simone Bossi che rientra dopo la quarantena e che è stato sul territorio e rivolgere un pensiero a Daisy Pirovano e a Cristiano Zuliani, che sono anche sindaci - ognuno di noi, noi tutti, ha cercato di essere sul territorio a fianco dei cittadini, a fianco delle imprese, a fianco dei sindaci e degli amministratori. Ognuno di noi è stato anche qui e ha cercato, nelle conference call , negli incontri preventivi e nelle sedute delle Commissioni, di dare il proprio contributo. Allora, collega Vono, non so se lei abbia letto gli emendamenti. Peraltro, la metà erano di maggioranza e quindi delle due l'una: o erano - diciamo così - inutili gli emendamenti, o era inefficace il provvedimento. Non è vero che domani viene posta la fiducia per via dell'ostruzionismo, perché arriviamo in Aula con tutti gli emendamenti trattati (e ringrazio il Presidente della Commissione per come ha condotto i lavori, dato che siamo stati circa venti ore in Commissione fra ieri e oggi) e con un mandato al relatore votato all'unanimità. Lì c'è la nostra responsabilità. Non vedete presentate pregiudiziali di costituzionalità. Ci sarebbe da discutere sull'utilità di costituire una compagnia di bandiera con un provvedimento legato all'emergenza, ma non l'abbiamo fatto. Quindi, questa responsabilità l'abbiamo avuta e mi sia permesso, senatore Comincini, di dire che non siamo venuti ad elencare i problemi e non abbiamo presentato emendamenti con cifre strabilianti. Noi ci siamo sentiti dire «no» su emendamenti che non avevano spesa, su emendamenti ordinamentali che erano il nostro contributo a migliorare la situazione. Pochissimi esempi: vogliamo parlare della gestione dei rifiuti? Volevamo andare a rivedere le regole e le tempistiche in una fase in cui il nostro Paese vede ogni anno 200.000 tir fare avanti e indietro all'interno del Paese e all'estero e vede migliaia di tonnellate di rifiuti portati all'estero: questo non sarà possibile. Andare ad affrontare questo problema ora significa evitare un'emergenza nell'emergenza. Permettere l'utilizzo dei voucher in agricoltura e nel turismo, come chiedevamo, significa dare una risposta: noi siamo stati capaci - e a differenza vostra abbiamo espresso parere favorevole a tantissimi emendamenti di maggioranza - di prorogare il permesso di soggiorno ai lavoratori in agricoltura fino al 31 dicembre, voi non date la possibilità ai cittadini italiani di poter lavorare e alle aziende di poter usufruire di questo strumento, che non avrebbe assolutamente portato a un aggravio di costi. Sentire colleghe dire che è importantissimo che sia stato approvato un ordine del giorno che impegnerà il Governo a sveltire i tempi di produzione delle mascherine è vergognoso. Le mascherine servivano settimane fa e se in tre giorni non ha dato risposte l'Istituto superiore di sanità, trovare regole diverse e intervenire subito a costo zero significava potenzialmente salvare vite ed evitare contagi. C'erano emendamenti che sono stati trattati e bocciati, quindi non si tratta di non voler perdere tempo, un «sì» in più, un «no» in meno o un ritiro in meno avrebbe probabilmente fatto la differenza. È questo che non accettiamo. E badate bene che ci saranno persone che un prossimo decreto non potranno aspettarlo, né in termini economici, né purtroppo magari in termini di salute e di vita, perché ci sono cose che andavano fatte subito. Non faccio altri esempi, perché li hanno fatti in maniera dettagliata i colleghi che sono intervenuti prima di me, come il senatore Barbaro, la collega Nisini e il collega Rufa. Ringrazio per aver introdotto il tema in certi termini (immagino non sia stato facile) il collega Crucioli, che ha parlato di rischi che voleva denunciare con forza, sia a livello interno per le regole, sia per la democrazia, perché non è possibile continuare annunciando decreti, quando ancora stiamo convertendo il primo, andando avanti con decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, ma ha parlato anche di Europa. Mi avvio a concludere nei tempi: tra il dire e il fare c'è di mezzo l'Europa e questo non ce lo possiamo nascondere. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Qualche tempo fa la cella di detenzione è diventata camera di pernottamento. Parlare di MES con condizionalità affievolite è come parlare di strangolamento dolce. Allora noi non possiamo accettare di non avere risposte dall'Europa e di mettere in moto dei meccanismi che sarebbero per noi deleteri. Lo dico con un pensiero che spero sia colto da tutti: c'è qualcuno che per pensare di entrare nei libri di storia, ispirandosi a Churchill magari, non pensa che i libri rischiano di portarli in tribunale le aziende e se chiudono le aziende, non è un danno solo per il proprietario (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) , che non è il padrone, è il datore di lavoro che spesso lavora accanto ai dipendenti, ma è una sconfitta per tutti, per chi in quell'azienda lavora e con dignità assicura un futuro a sé e alla propria famiglia. Servono allora risposte ora, servivano prima, è già tardi e non possiamo aspettare ancora. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pichetto Fratin. Ne ha facoltà. PICHETTO FRATIN (FIBP-UDC) . Signor Presidente, colleghe e colleghi, innanzitutto voglio ringraziare per quello che è stato il rapporto, durante questi giorni di percorso del decreto-legge, con il Governo e con i membri della Commissione, dal presidente e relatore Pesco, ai sottosegretari che hanno partecipato Castelli, Misiani, Castaldi e Malpezzi. Quindi un grazie per la parte di metodo. Il provvedimento al nostro esame, colleghi, è il primo provvedimento che viene varato di valenza economica rispetto all'emergenza. Ciò avviene a seguito del voto sullo scostamento, legge rinforzata ex articolo 81 della nostra Costituzione, fatto nelle Aule della Camera e del Senato qualche giorno orsono. Siamo coscienti tutti che è parziale perché interviene su un'emergenza. È parziale e noi, coscienti di tutto ciò, abbiamo però contribuito così come è stato chiesto dal Governo. Le forze politiche di opposizione, tra cui Forza Italia, hanno partecipato a collaborare nel metodo e nel merito con le proprie proposte. Vogliamo dire che è il primo tentativo di lettura del quadro economico e sociale del nostro Paese, dell'Italia rispetto alla pandemia che non ci ha investito, ma ci investe e ci sta investendo tuttora. Dobbiamo però tener presente che questa è già una lettura del passato perché non guarda al futuro, ma ad un intervento immediato. Noi abbiamo condiviso alcune scelte di valutazione, fatte e chieste dal Governo nel rapporto intercorso con le forze politiche di opposizione, volte a non intervenire sul fronte sanitario e sull'emergenza sanitaria per lasciare spazio ad atti regolamentari più immediati, con meno procedura. Vorremmo certamente interventi regolamentari chiari prima di tutto per i cittadini, prima ancora che per noi. Vorremmo forse meno conferenze stampa e un po' più di chiarezza in quelle che sono le regole per raggiungere il comune obiettivo: uscire da questa emergenza. Gli emendamenti che sono stati approvati sono in gran parte un tentativo di correggere ciò che non c'era nel decreto-legge originario, ciò che in esso non funzionava, ciò che mancava nel testo, oppure - onestà vuole che venga riconosciuto - quanto sopravvenuto. È infatti - ahimè - datato, è passato, una settimana in questa situazione corrisponde probabilmente ad un anno e più. Non ci si chieda se siamo soddisfatti di ciò che è avvenuto e di quello che è il provvedimento. La risposta potrebbe essere no e sarebbe no rispetto agli emendamenti e alle considerazioni di merito che abbiamo portato; tuttavia non è assolutamente la nostra soddisfazione come forza politica a pesare, è la risposta alle esigenze del Paese che ci sta a cuore e di conseguenza è su questo che dobbiamo misurarci. Colleghi, non mi soffermo sui tanti temi trattati e che sono stati oggetto di centinaia di emendamenti e di ordini del giorno approvati, ma su un'elencazione delle emergenze: penso a quella sanitaria, che vediamo come primo titolo del telegiornale ogni giorno, e che abbiamo delegato al Governo per atti regolamentari. Vi è però un'altra emergenza, quella economica, in merito alla quale si danno al Paese alcune risposte rispetto all'assalto che potrebbe avere: la golden power è stata inserita in un provvedimento che vedremo successivamente in Aula, ma fa emergere il grande tema della perdita di produzione, che comporta il rischio di non aprire più e quindi di trovarci fra qualche tempo, tentando di guardare al futuro, non con migliaia bensì con milioni di disoccupati. Il decreto-legge cosiddetto liquidità tenta di dare una risposta in questo senso e lo vedremo quando sarà pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale . Il Governo sostiene che porta oltre 400 miliardi che possono arrivare a 700. Ho una domanda: stiamo riempiendo le taniche di acqua, ma chi di noi è in grado di dire se fra tre o quattro mesi il cavallo berrà ancora? Avremo ancora imprese che attingono a questi fondi? È questo il tema che dobbiamo porci e il ragionamento che dobbiamo fare fin d'ora. In ultimo ricordo anche un'opportunità. Questa crisi ci porta anche a dover fare una valutazione a livello parlamentare sull'utilizzo dello smart working, che comunque sta creando opportunità per una crescita, per un'evoluzione che il Paese può vivere. Il secondo tema è quello del lavoro, rispetto al quale il provvedimento in esame dà tanto, risponde con l'ombrello. Vi è però un piccolo particolare: non lo si fa funzionare. Ricordo che la cassa integrazione doveva arrivare il 15 aprile, ma probabilmente arriverà all'inizio di maggio; normalmente per la cassa in deroga occorrono sei mesi, se acceleriamo ce ne vorranno tre; cosa mangiano in questi tre mesi i lavoratori in attesa della cassa in deroga? I voucher non li avete voluti per ragioni credo di scelta politica, ma si preferisce la disoccupazione o il lavoro nero rispetto ad un periodo definito di cambiamento. In ultimo vorrei fare un ragionamento sull'Europa e su quelle che dovrebbero essere scelte più alte. La distinzione fra rigoristi e lassisti certamente fa parte del dibattito; da europeista io spero e mi auguro (perché comunque Europa non dovrebbe essere solo un'espressione geografica) che si trovi un punto di convergenza, al di là della denominazione, che dimostri che l'Italia e l'Europa sono in grado di rispondere a questa grave situazione. In conclusione, credo che noi dovremo cominciare a prepararci al dopo, a quando rivivremo, e allora per rivivere dobbiamo cominciare a pensare a territori, a settori, a imprese, a dimensioni per riaprire il più presto possibile, perché noi siamo convinti che possiamo farcela. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Accoto. Ne ha facoltà. ACCOTO (M5S) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, Vice Ministro, oggi quest'Assemblea è chiamata a discutere il decreto-legge cosiddetto cura Italia. Si tratta solo del primo di una serie di provvedimenti con cui si intendono fronteggiare a livello nazionale le conseguenze sanitarie, sociali ed economiche prodotte dalla diffusione del coronavirus. Colleghi, viviamo un momento di difficoltà del tutto eccezionale. Di conseguenza, eccezionali devono essere le misure e i tempi di approvazione dei provvedimenti che le contengono, soprattutto perché il cosiddetto decreto cura Italia deve essere inquadrato in un più ampio mosaico di provvedimenti di cui già fa parte il decreto-legge liquidità recentemente approvato in Consiglio dei ministri e di cui faranno parte l'ulteriore decreto atteso per metà aprile e tutti gli altri provvedimenti necessari a prolungare, ove servisse, le misure a tutela della salute e conseguentemente di famiglie, lavoratori e imprese. Si tratta, quindi, di un insieme organico di misure con le quali stiamo cercando di creare la migliore rete possibile di protezione intorno alle famiglie, ai lavoratori, alle piccole imprese, agli artigiani, ai commercianti, a tutti coloro che in un momento come questo sono coinvolti in prima linea nelle attività di contrasto agli effetti del virus. In questo momento le priorità sono il contenimento dell'epidemia e il rafforzamento della capacità di risposta del sistema sanitario, nonché il sostegno di lavoratori, famiglie e imprese. L'azione pubblica deve garantire le risorse necessarie al rafforzamento delle attività di prevenzione della diffusione del contagio e degli interventi di cura a favore dei contagiati per mitigare le conseguenze dell'aumento dei casi da trattare. Al tempo stesso, però, l'azione pubblica deve offrire certezze e garanzie per indurre le imprese a non licenziare, evitando di ridurre i redditi delle famiglie e per metterle in condizioni di superare le difficoltà connesse sia con la forte flessione della domanda, sia con la diffusione del contagio e con le misure di prevenzione dello stesso. Il decreto cura Italia si muove lungo queste direttrici e rappresenta una prima ingente risposta all'emergenza: 25 miliardi di euro stanziati per fronteggiare la sanità, ampliare gli ammortizzatori sociali a tutela del lavoro, dare ossigeno alle imprese, con la sospensione di tutta una serie di adempimenti fiscali e contributivi e con un primo potenziamento del Fondo centrale di garanzia per le piccole e medie imprese. E anche qui facciamo attenzione, perché l'ulteriore estensione della sospensione degli adempimenti tributari che il cosiddetto decreto cura Italia prevede per le aziende entro i 2 milioni di fatturato nei settori produttivi più colpiti è stata già inserita all'interno del cosiddetto decreto liquidità, che ha nettamente esteso le soglie di fatturato, così come anche l'ulteriore potenziamento del Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese, già rafforzato con un miliardo e mezzo di euro aggiuntivi nel cosiddetto decreto cura Italia è stato anch'esso già inserito nel decreto liquidità, che prevede di portare la dotazione dello stesso fondo a 7 miliardi di euro. Mi permetto di insistere sui legami tra i vari provvedimenti affinché si tenga in considerazione il quadro completo, quello stesso quadro che, come spiegato nei giorni scorsi dal presidente del Consiglio Conte, a fronte degli ingentissimi stanziamenti di risorse pubbliche da parte dello Stato, potrà liberare liquidità al nostro tessuto economico-sociale fino a 750 miliardi di euro, considerando tutti i provvedimenti sul tavolo. Una cifra, quest'ultima, che ci mette in linea con gli interventi dei nostri principali partner dell'Unione europea e che, anzi, ci vede andare anche oltre le risorse liberate dalla maggior parte degli altri Paesi europei. Pertanto, non è questo il momento delle polemiche o delle bandierine da piantare. Ma è un fatto - ed è dimostrato da un recente studio - che negli ultimi dieci anni al servizio sanitario siano venuti a mancare, in termini di definanziamento, 37 miliardi di euro e decine di migliaia di posti letto sacrificati sull'altare di quell' austerity che ha fatto danni incommensurabili all'Italia e all'Europa, come purtroppo queste ultime settimane ci hanno ampiamente dimostrato. Il MoVimento 5 Stelle sulla sanità pubblica da potenziare e proteggere, come dimostrano le ultime leggi di bilancio, non è disposto a transigere. (Applausi dal Gruppo M5S) . La crisi eccezionale di fronte alla quale ci troviamo ha visto il Governo rispondere tempestivamente, senza risparmiare sforzi. Non è una situazione facile, non lo è per alcun Paese europeo. Proprio per questo, nel mosaico di cui parlavo all'inizio non potranno non rientrare le decisioni attese a livello europeo per mettere a disposizione, a livello comune, risorse che siano all'altezza della sfida. Ancora in queste ore, purtroppo, ascoltiamo resistenze antistoriche da parte di alcuni Paesi riluttanti a condividere uno sforzo economico comune per fronteggiare in modo corale l'emergenza. Come però ha recentemente ribadito il presidente del Consiglio Conte, la storia sta andando nella direzione opposta a questa riluttanza. L'Italia sta facendo la sua parte in tutto e per tutto, ma l'Europa deve convincersi che condividere oggi uno sforzo significa condividere domani tutte le opportunità che ne conseguiranno. Concludo con alcuni ringraziamenti. Ringrazio il relatore, i sottosegretari Castelli e Misiani, il sottosegretario Castaldi e tutti i senatori della Commissione bilancio per la tenacia nel portare a termine il lavoro delle Commissioni, nonostante le difficoltà, anche logistiche del momento che stiamo vivendo. Un ringraziamento particolare va anche a tutti gli uffici della Commissione bilancio e del Senato, che ci hanno supportato in questo delicato momento di emergenza per il Paese. (Applausi dal Gruppo M5S) . PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale. Ha facoltà di parlare il relatore. PESCO, relatore . Signor Presidente, la replica sarà assolutamente rapida. A quanto pare ci sono state moltissime critiche, ma io vorrei ricordare lo sforzo compiuto da questa maggioranza per riuscire a trovare un dialogo proficuo con le opposizioni. Su questo dialogo, non possiamo che menzionare lo sforzo del nostro Ministro per i rapporti col Parlamento, D'Incà, che, secondo me, ha fatto moltissimo per riuscire a renderlo costruttivo. I risultati che abbiamo ottenuto, secondo me, sono molteplici, in quanto sono stati comunque approvati 90 emendamenti su un articolato di 126 parti. A mio avviso, si sarebbe potuto sicuramente fare di più, se ci fossero state le risorse. Purtroppo, le risorse necessarie per questo provvedimento, insieme a quelli che sono stati raccolti (ricordiamo, infatti, che ci sono altri tre decreti, compreso questo), erano già state utilizzate per tutte le misure comprese in questo provvedimento. Abbiamo, dunque, fatto il possibile per rendere più efficaci le misure presenti: passando dalla cassa integrazione, che abbiamo esteso a tutti coloro che ne hanno necessità, al bonus , andando a modificare e a migliorare le definizioni delle categorie di soggetti che possono approvvigionarsi attraverso questo strumento. Insomma, le proposte fatte sono state veramente tante. Dobbiamo, infatti, renderci conto che non è stata sospesa l'attività di un paese, di un ente, di una società partecipata, ma è stata sospesa l'attività di una Nazione intera. Riuscire ad agire in modo efficace, veloce, rapido, per riuscire a mettere in sicurezza il nostro Paese dal punto di vista economico in questa situazione non è assolutamente facile. Questo perché tutte le attività che possono continuare a svolgersi hanno, comunque, bisogno di una regolamentazione. Pensiamo, ad esempio, all'istruzione e all'apprendimento a distanza, alle attività dei notai, all'attività delle mediazioni, all'attività dei tribunali. Ciò che non è stato sospeso va avanti e, comunque, deve essere normato. Ogni attività ha bisogno, purtroppo, di una regolamentazione e noi, con questi provvedimenti, abbiamo agito in tal senso. Insomma, le cose che sono state fatte sono stato veramente molteplici. Circa 100 proposte emendative approvate in tutti i settori. Potevamo fare di più? Sì, forse si poteva fare di più, ma le condizioni in cui lavoriamo sono proprio quelle create dal problema che ci stiamo trovando ad affrontare, il problema del virus e dell'epidemia. Abbiamo lavorato in situazioni d'emergenza e, secondo me, siamo riusciti, attraverso strumenti nuovi, a creare un dialogo migliore anche con le forze di opposizione. Signor Presidente, non rubo altro tempo all'Assemblea e resto, comunque, orgoglioso del lavoro svolto e del fatto che si possa dialogare in modo migliore con l'opposizione. (Applausi dal Gruppo M5S) . PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo. MISIANI, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze . Signor Presidente, io vorrei unirmi ai colleghi senatori e senatrici che, in quest'Aula, hanno ringraziato i medici, gli infermieri, i membri delle Forze dell'ordine, delle forze armate, i lavoratori dei servizi essenziali, i volontari del terzo settore che, in queste settimane difficilissime, hanno prestato la loro opera e il loro sacrificio per il bene del Paese. Vorrei unirmi ai senatori e alle senatrici che hanno ricordato le oltre 17.000 vittime, le persone che hanno perso la vita in queste settimane per questa terribile epidemia. Tra loro, moltissimi anziani, un'intera generazione che è stata colpita duramente, i cui familiari non hanno avuto nemmeno la possibilità di confortare e di salutare un'ultima volta. Vorrei rendere omaggio al popolo italiano, a cui abbiamo chiesto un sacrificio pesante. Abbiamo chiesto agli italiani di cambiare le loro abitudini di vita, di rimanere chiusi in casa, di ridurre al minimo le loro relazioni sociali, di rinunciare alle loro attività lavorative. Gli italiani lo hanno fatto con un'incredibile disciplina, con spirito di sacrificio, in un modo che nessuno di noi avrebbe potuto immaginare in partenza. Vorrei rivolgere l'omaggio alle comunità locali di questo Paese, a partire da quelle che sono state più colpite dall'epidemia: Bergamo, la mia città, Brescia, Lodi, Cremona, Piacenza, le città e i paesi che hanno visto tanti loro cittadini perdere la vita e che, con grande dignità e grande forza, hanno sopportato un carico di dolore che in questo Paese non si vedeva dalla Seconda guerra mondiale. Il senatore Comencini ha ragione: siamo chiamati ad operare in un tempo difficile e tutti siamo stati chiamati ad agire, ognuno per la propria responsabilità, in una terra incognita. Dobbiamo essere onesti con noi stessi: la pandemia ha colto impreparate tutte le Nazioni dell'Occidente che, a differenza della Cina, di Hong Kong, del Giappone, non avevano avuto a che fare con l'epidemia di SARS del 2002-2003. Questa pandemia ci ha colto impreparati. C'è uno scarto drammatico tra le dichiarazioni dei leader politici di ogni appartenenza nel mese di febbraio e le dichiarazioni degli stessi leader un mese dopo, quando tutto il mondo ha dovuto chiudere le attività economiche e chiedere ai cittadini di rimanere chiusi nelle loro abitazioni, in una gigantesca quarantena. Il Governo italiano, il Governo del Paese che in Europa per primo è stato colpito con inusitata durezza da questa epidemia, ha dovuto costruire una strategia di contrasto partendo da zero. Questa è la verità: mai avevamo avuto a che fare con un fenomeno di questa portata. L'Italia per molti versi - lo dico senza retorica - ha aperto la strada ad altri Paesi che, dopo di noi, hanno dovuto affrontare l'epidemia. Noi abbiamo dovuto costruire una risposta essendo un Paese democratico e orgoglioso di esserlo, orgoglioso delle prerogative del Parlamento e delle istituzioni nazionali e locali, che abbiamo preservato in una fase difficilissima. Abbiamo affrontato questa epidemia essendo un Paese autonomista, un Paese in cui la responsabilità dell'organizzazione del Servizio sanitario è affidata dalla Costituzione alle Regioni, in cui è indispensabile uno stretto coordinamento, un confronto costante tra il Governo nazionale e le autonomie territoriali che hanno delle responsabilità importanti sul versante della tutela della salute dei cittadini. Il disegno di legge che abbiamo discusso ed emendato in Commissione bilancio e che voteremo in Assemblea deve essere inserito in questo contesto, deve essere letto, valutato e analizzato in questa condizione. Esso è parte di una strategia più ampia e sottolineo "parte": viene dopo i primi provvedimenti adottati nell'immediato, della chiusura delle zone rosse in provincia di Lodi e in provincia di Padova, ed è stato seguito dal decreto liquidità, varato dal Consiglio dei ministri poco fa, e sarà seguito da un ulteriore provvedimento di grande portata, che verrà varato dal Governo dopo Pasqua. Esso è parte di una strategia che si fonda su alcuni pilastri: il rafforzamento della capacità di risposta del Servizio sanitario nazionale e della protezione civile, che erano due patrimoni su cui questo Paese poteva contare. Meno male che esiste il Servizio sanitario pubblico, universalistico; meno male che questo Paese ha costruito negli anni un sistema di Protezione civile che può contare in tutta Italia su migliaia di volontari. Ma dovevamo rafforzare la capacità di intervento, sia della sanità che della protezione civile, e lo abbiamo fatto investendo oltre 4 miliardi di euro con questo decreto-legge. Il secondo obiettivo era la tutela del lavoro, nel senso più ampio possibile: il lavoro dipendente, che abbiamo cercato di tutelare estendendo la cassa integrazione a tutte le imprese, a prescindere dalla dimensione e dal settore di appartenenza, ma anche il mondo del lavoro autonomo e professionale, che mai in questo Paese aveva avuto accesso agli ammortizzatori sociali. Questa purtroppo è la storia del welfare italiano, che per la prima volta, pur con tutti i limiti, da questo provvedimento riceve un sostegno massiccio di oltre 3 miliardi di euro, che vanno a beneficio di 5 milioni di lavoratori autonomi e professionali. È, ripeto, un intervento migliorabile. Siamo tutti consapevoli dei disagi, delle difficoltà, del fatto che questi soldi devono arrivare e ci auguriamo che arrivino prima possibile, ma per la prima volta il Paese si prende carico in modo strutturale di una parte fondamentale del mondo del lavoro, che mai aveva avuto accesso a tutele in situazioni di emergenza. Il terzo grande pilastro è costituito dal sostegno al sistema delle imprese e dalle misure fiscali contenute nel decreto in esame, che ha previsto un primo importante intervento sul versante della liquidità. Dal punto di vista economico e sociale siamo chiamati a fare due cose: garantire la continuità del reddito dei lavoratori e delle famiglie e garantire la sopravvivenza del sistema produttivo del Paese, che vuol dire garantire la liquidità alle imprese italiane, per permettere loro di reggere l'urto e di ripartire prima possibile. Nel decreto in esame gli interventi per la liquidità valgono oltre 350 miliardi di euro, tra il rafforzamento del Fondo per le piccole e medie imprese e la moratoria sui finanziamenti bancari. Sono 350 miliardi di euro, a cui si sono aggiunti, come noto, gli altri 400 miliardi di euro di finanziamenti garantiti previsti dal decreto liquidità, varato pochi giorni fa. Moltissimi interventi dei colleghi dell'opposizione hanno chiamato in causa il mancato dialogo, dal loro punto di vista, o la scarsa condivisione. Abbiamo sentito tante critiche: ne prendiamo atto e le registriamo. Ho ascoltato l'intervento del senatore Quagliariello e di altri colleghi, ma non penso che il confronto che c'è stato tra Governo, maggioranza e opposizione possa essere ridotto a mero galateo istituzionale. Abbiamo fatto riunioni su riunioni, ore e ore di confronto, che non sono state solo cortesia istituzionale, ma che hanno avuto risultati concreti e non solo perché alcuni emendamenti sono stati approvati, in una condizione in cui gli spazi erano oggettivamente limitatissimi. Il Governo ha infatti impiegato tutta l'autorizzazione concessa dal Parlamento e sfortunatamente avevamo pochissimi spazi finanziari da dedicare alla discussione parlamentare. Ma ciò ha riguardato i Gruppi di opposizione come i Gruppi di maggioranza e non è stato frutto di un atteggiamento pregiudiziale. Ma il dibattito che c'è stato nelle nostre lunghissime videoconferenze, così come nelle ore e ore trascorse in Commissione bilancio, non va letto solo guardando al numero e alla portata degli emendamenti e degli ordini del giorno approvati, perché è stato un dibattito politico, che si è focalizzato sulle scelte, che sono andate a comporre e che sono state inserite nel decreto liquidità e che saranno previste dal decreto di aprile, che rafforzerà gli interventi sugli ammortizzatori sociali, per gli enti locali e a beneficio del sistema delle imprese. Le discussioni che abbiamo avuto tra di noi e i contenuti che l'opposizione ha portato su quei tavoli di discussione non sono rimasti lettera morta, ma sono diventati parte della strategia con cui il Governo vuole contrastare gli effetti e le ricadute economiche e sociali dell'emergenza sanitaria, naturalmente nella distinzione dei ruoli, sapendo che non c'è un Governo di unità nazionale, ma c'è una condizione di eccezionalità. In una condizione di eccezionalità, il Governo - da questo punto di vista concordo con gli esponenti dell'opposizione - ha il dovere di raccogliere la disponibilità al dialogo, le proposte e la capacità propositiva anche delle forze di opposizione. In una condizione di eccezionalità, tutta la classe dirigente del Paese è chiamata ad una responsabilità peculiare. Certamente la responsabilità di dare al Paese un messaggio di coesione, di unità e di lavoro comune ricade su chi governa, ma ricade anche su chi è collocato all'opposizione. Non ci siamo riusciti sempre - faccio la mia parte di autocritica - ognuno per le proprie responsabilità, ma credo che su questo punto abbiamo segnato comunque un passo in avanti molto importante rispetto al modo in cui la dialettica politica troppe volte si è svolta nel nostro Paese. Anche perché - e sottolineo ancora una volta l'importanza del dialogo tra di noi - non dobbiamo soltanto affrontare l'emergenza, ma dobbiamo progettare la ripartenza del Paese. Ha ragione chi ha detto in quest'Aula che questo tema riguarda la classe politica, ma anche la nostra capacità di chiamare a raccolta le migliori intelligenze del Paese, della comunità medico-scientifica e dell'economia, quelle che si occupano della società italiana, perché nulla sarà come prima, quando questa emergenza sanitaria - speriamo presto - sarà dietro le nostre spalle. Nulla sarà come prima nel modo in cui guarderemo alla sanità e alla scienza, nelle relazioni sociali e familiari, nel sistema scolastico, nel nostro welfare per come l'abbiamo costruito e per come abbiamo imparato che deve cambiare, nel sistema economico e nelle catene globali del valore, piuttosto che nel ruolo dello Stato nel rapporto con il privato e con il terzo settore. Nulla deve essere come prima anche nel nostro rapporto con l'Europa. È in corso una trattativa molto delicata e molto complessa in queste ore nell'eurogruppo. Conoscete la portata della posta in gioco. Sono d'accordo con la senatrice Bonino quando ha ricordato che il problema non sono le istituzioni europee, ma sono gli Stati nazionali che fanno parte dell'Unione europea e che interpretano in modo profondamente diverso rispetto alla nostra sensibilità l'ampiezza, la portata e l'ambizione del progetto europeista. Quando dico che il problema non sono le istituzioni europee, lo dico ricordando il ruolo che la Banca centrale europea sta svolgendo in queste ore per la riduzione delle tensioni sui mercati finanziari e, in ultima istanza, per la difesa anche degli interessi economici del nostro Paese, il quale, se non ci fosse stato il piano straordinario di acquisti della BCE, sarebbe in una condizione molto più difficile quanto a capacità di finanziamento delle risorse con cui abbiamo costruito questo decreto-legge e con cui costruiremo anche gli interventi che saranno via via approvati nelle prossime settimane. La posta in gioco sta quindi nel superare le resistenze che in Europa alcuni Paesi stanno facendo, senza comprendere che siamo in una situazione senza precedenti nella quale ragionare con i vecchi schemi è qualcosa non solo di insensato, ma di controproducente in un Continente fortemente intrecciato e in cui l'emergenza sanitaria, così come l'emergenza economica, non si ferma alle frontiere, non si ferma al Brennero, non si ferma a Ventimiglia, ma riguarda tutto il Continente e tutti i Paesi dell'Unione europea. Abbiamo discusso in Commissione bilancio ed abbiamo raccolto tante proposte utili e di buon senso dalle forze di maggioranza e dalle forze di opposizione, ma l'ho già ricordato: non avevamo gli spazi finanziari per raccoglierle formalmente tutte. Ma queste proposte sono entrate nel dibattito del Governo. Una parte sono state già raccolte nel decreto liquidità, varato pochi giorni fa. Un'altra parte cercheremo di farla nostra nel decreto-legge di aprile che il Governo varerà dopo Pasqua, rafforzando gli ammortizzatori sociali, facendo tesoro delle sollecitazioni sul mondo del lavoro autonomo, lavorando sugli enti locali che sono in grande difficoltà e vanno aiutati, perché sono la prima frontiera del sistema pubblico nella tenuta sociale del nostro Paese. C'è inoltre il tema della sanità e il tema di un primo ristoro delle perdite per i settori maggiormente colpiti, perché le epidemie e le sue conseguenze economiche si sono manifestate in modo molto diverso settore per settore. Non arriveremo dappertutto, dobbiamo esserne consapevoli e dobbiamo essere onesti con gli italiani; non arriveremo dappertutto, ma proveremo a non lasciare da solo nessun cittadino di questo Paese. Faremo tutto quello che è necessario per aiutare le famiglie e le imprese italiane a reggere l'urto di una emergenza inedita, senza precedenti, e a ripartire il prima possibile, più forti di prima, quando questa emergenza sarà finalmente dietro le nostre spalle. (Applausi dai Gruppi M5S, PD e IV-PSI). PRESIDENTE. Rinvio il seguito della discussione del disegno di legge in titolo ad altra seduta. Atti e documenti, annunzio PRESIDENTE . Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Ordine del giorno per la seduta di giovedì 9 aprile 2020 PRESIDENTE . Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica domani, giovedì 9 aprile, alle ore 9,30, con il seguente ordine del giorno: ( Vedi ordine del giorno ) La seduta è tolta (ore 19,18) . Congedi e missioni Sono in congedo i senatori: Barachini, Bertacco, Castaldi, Cattaneo, Crimi, De Poli, Di Piazza, Malpezzi, Margiotta, Merlo, Misiani, Monti, Napolitano, Segre, Sileri e Turco. Sono considerati in missione, ai sensi dell'art. 108, comma 2, primo periodo del Regolamento, i senatori: Alessandrini, Auddino, Bongiorno, Borghesi, Bossi Umberto, Castellone, Donno, Drago, Ferrero, La Mura, Mantero, Marilotti, Marinello, Mautone, Nocerino, Pillon, Pirovano, Pisani Giuseppe, Pisani Pietro, Riccardi, Rivolta, Romagnoli, Russo, Saponara, Saviane, Sbrana, Siri, Vaccaro e Zuliani. Commissione parlamentare per l'indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi, variazioni nella composizione Il Presidente del Senato, in data 7 aprile 2020, ha chiamato a far parte della Commissione parlamentare per l'indirizzo e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi la senatrice Valeria Fedeli in sostituzione del senatore Salvatore Margiotta, entrato a far parte del Governo. Commissione parlamentare d'inchiesta sul femminicidio, nonché su ogni forma di violenza di genere, trasmissione di documenti Il Presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio, nonché su ogni forma di violenza di genere ha inviato la relazione "Misure per rispondere alle problematiche delle donne vittime di violenza dei centri antiviolenza, delle case rifugio e degli sportelli antiviolenza e antitratta nella situazione di emergenza epidemiologica da COVID-19", approvata dalla Commissione stessa nella seduta del 26 marzo 2020 ( Doc . XXII- bis , n. 1). Disegni di legge, assegnazione In sede redigente 6ª Commissione permanente Finanze e tesoro Sen. Siri Armando ed altri Disposizioni in materia di utilizzo ed erogazione del rapporto di conto corrente (1712) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 5ª (Bilancio), 10ª (Industria, commercio, turismo) (assegnato in data 07/04/2020); 7ª Commissione permanente Istruzione pubblica, beni culturali Sen. Licheri Ettore Antonio ed altri Disposizioni in materia di vincolo sportivo per gli atleti minorenni o non professionisti (1657) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 5ª (Bilancio) (assegnato in data 07/04/2020); Commissioni 1ª e 2ª riunite Sen. Lonardo Alessandrina Modifiche alla legge 29 maggio 2017, n. 71, in materia di contrasto ai fenomeni del bullismo e del cyberbullismo (1747) previ pareri delle Commissioni 5ª (Bilancio), 7ª (Istruzione pubblica, beni culturali), 8ª (Lavori pubblici, comunicazioni), 12ª (Igiene e sanita'), 14ª (Politiche dell'Unione europea), Commissione parlamentare questioni regionali (assegnato in data 07/04/2020); 6ª Commissione permanente Finanze e tesoro Sen. Pellegrini Emanuele ed altri Modifica all'articolo 26 del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, in materia di esclusione dei canoni di locazione non percepiti dalla formazione del reddito complessivo (1682) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 5ª (Bilancio), 13ª (Territorio, ambiente, beni ambientali) (assegnato in data 08/04/2020). In sede referente 2ª Commissione permanente Giustizia Sen. Romeo Massimiliano ed altri Modifiche alla disciplina sulla riforma organica della magistratura onoraria (1714) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 12ª (Igiene e sanita'), Commissione parlamentare questioni regionali (assegnato in data 07/04/2020); 6ª Commissione permanente Finanze e tesoro Sen. Ferro Massimo ed altri Delega al Governo per la revisione del sistema fiscale (1435) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 5ª (Bilancio), 10ª (Industria, commercio, turismo), 11ª (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale), 14ª (Politiche dell'Unione europea) (assegnato in data 07/04/2020); 8ª Commissione permanente Lavori pubblici, comunicazioni Sen. Santillo Agostino ed altri Delega al Governo per il riordino delle disposizioni legislative in materia di costruzioni (1679) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 5ª (Bilancio), 13ª (Territorio, ambiente, beni ambientali), 14ª (Politiche dell'Unione europea) (assegnato in data 07/04/2020); 12ª Commissione permanente Igiene e sanita' Sen. Dell'Olio Gianmauro ed altri Deleghe al Governo per il riordino dell'Associazione della Croce Rossa italiana - CRI (1656) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 4ª (Difesa), 5ª (Bilancio), 11ª (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale), Commissione parlamentare questioni regionali (assegnato in data 07/04/2020). Affari assegnati In data 7 aprile 2020, è stato deferito alla 10 a Commissione permanente (Industria, commercio, turismo), ai sensi dell'articolo 34, comma 1, e per gli effetti dell'articolo 50, comma 2, del Regolamento, l'affare sulle iniziative di sostegno ai comparti dell'industria, del commercio e del turismo nell'ambito della congiuntura economica conseguente all'emergenza da COVID-19 (Atto n. 445). Governo, trasmissione di atti per il parere. Deferimento Il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, con lettera in data 13 febbraio 2020, integrata da ulteriore documentazione pervenuta in data 9 marzo 2020, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 27- bis del decreto-legge 29 dicembre 2011, n. 216, convertito con modificazioni dalla legge 24 febbraio 2012, n. 14 - lo schema di decreto ministeriale recante modifiche allo Statuto del Consorzio dell'Oglio (n. 170). Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139- bis del Regolamento, lo schema di decreto è deferito alla 13ª Commissione permanente, che esprimerà il parere entro il termine del 28 aprile 2020. Il Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri, con lettera in data 31 marzo 2020, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 4 del decreto legislativo 3 luglio 2017, n. 111 - lo schema di decreto del Presidente del Consiglio dei ministri recante disciplina delle modalità e dei termini per l'accesso al riparto del cinque per mille dell'imposta sul reddito delle persone fisiche degli enti destinatari del contributo, nonché le modalità e i termini per la formazione, l'aggiornamento e la pubblicazione dell'elenco permanente degli enti iscritti e per la pubblicazione degli elenchi annuali degli enti ammessi (n. 171). Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139- bis del Regolamento, lo schema di decreto è deferito alla 5ª Commissione permanente, che esprimerà il parere entro il termine del 28 aprile 2020. Le Commissioni 1ª, 6ª, 7ª, 11ª e 12ª potranno formulare le proprie osservazioni alla 5ª Commissione permanente entro il 23 aprile 2020. Governo, trasmissione di atti e documenti Il Ministro della salute, con lettera in data 31 marzo 2020, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 2, comma 5, del decreto-legge 25 marzo 2020, n. 19, l'ordinanza del 28 marzo 2020, emanata di concerto con il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, recante "Ulteriori interventi urgenti di contenimento e gestione dell'emergenza epidemiologica da COVID-19", pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale - Serie generale n. 84 del 29 marzo 2020 (Atto n. 442). Il Ministero della giustizia, con lettera in data 24 marzo 2020, ha trasmesso gli aggiornamenti del Dipartimento dell'Amministrazione penitenziaria alla nota informativa urgente resa dal Ministro della giustizia al Parlamento in data 11 marzo 2020 sui gravi fatti accaduti in alcuni penitenziari (Atto n. 443). La predetta documentazione è depositata presso il Servizio dell'Assemblea a disposizione degli onorevoli senatori. Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 3 aprile 2020, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 2, comma 5, del decreto-legge 25 marzo 2020, n. 19, il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 1° aprile 2020, concernente disposizioni attuative del decreto-legge 25 marzo 2020, n. 19, recante misure urgenti per fronteggiare l'emergenza epidemiologica da COVID-19, applicabili sull'intero territorio nazionale, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale - Serie generale n. 88 del 2 aprile 2020 (Atto n. 444). Con lettere in data 20 marzo 2020 il Ministero dell'interno, in adempimento a quanto previsto dall'articolo 141, comma 6, del decreto legislativo 8 agosto 2000, n. 267, ha comunicato gli estremi del decreto del Presidente della Repubblica concernente lo scioglimento dei consigli comunali di Grottole (Matera) e di Fondi (Latina). Il Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, con lettera in data 6 aprile 2020, ha inviato, ai sensi dell'articolo 23 della legge 10 ottobre 1990, n. 287, la relazione sull'attività svolta nell'anno 2019 dall'Autorità garante della concorrenza e del mercato. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 10 a Commissione permanente ( Doc . XLV, n. 3). Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 3 aprile 2020, ha inviato, ai sensi dell'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 25 febbraio 1999, n. 66, il rapporto informativo sull'attività svolta dall'Agenzia nazionale per la sicurezza del volo e sulla sicurezza dell'aviazione civile in Italia, relativo all'anno 2019. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 8 a Commissione permanente ( Doc. LXXV, n. 4). Il Ministro per la pubblica amministrazione, con lettera in data 30 marzo 2020, ha inviato, ai sensi dell'articolo 7, comma 3, della legge 11 novembre 2011, n. 180, la relazione sullo stato di attuazione delle disposizioni in materia di riduzione e trasparenza degli adempimenti amministrativi a carico di cittadini e imprese, relativa all'anno 2019. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1 a e alla 10 a Commissione permanente ( Doc . CCXIV, n. 3). Governo, trasmissione di atti e documenti dell'Unione europea di particolare rilevanza ai sensi dell'articolo 6, comma 1, della legge n. 234 del 2012. Deferimento Ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, sono deferiti alle sottoindicate Commissioni permanenti i seguenti documenti dell'Unione europea, trasmessi dal Dipartimento per le politiche europee della Presidenza del Consiglio dei ministri, in base all'articolo 6, comma 1, della legge 24 dicembre 2012, n. 234: Proposta di Decisione del Consiglio relativa alla posizione che dovrà essere assunta a nome dell'Unione europea nel comitato per il controllo da parte dello Stato di approdo del memorandum d'intesa di Parigi relativo al controllo delle navi da parte dello Stato di approdo (COM(2020) 117 definitivo), alla 3 a , alla 8 a , alla 13 a e alla 14 a Commissione permanente; Comunicazione della Commissione al Consiglio sull'attivazione della clausola di salvaguardia generale del patto di stabilità e crescita (COM(2020) 123 definitivo), alla 1 a , alla 3 a , alla 5 a , alla 6 a , alla 12 a e alla 14 a Commissione permanente; Comunicazione congiunta al Parlamento europeo e al Consiglio - Piano d'azione dell'UE per i diritti umani e la democrazia 2020-2024 (JOIN(2020) 5 definitivo), alla 1 a , alla 3 a , alla 4 a , alla 13 a e alla 14 a Commissione permanente, nonché alla Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani; Comunicazione congiunta al Parlamento europeo, al Consiglio europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni - La politica del partenariato orientale dopo il 2020 - Rafforzare la resilienza - Un partenariato orientale vantaggioso per tutti (JOIN(2020) 7 definitivo), alla 1 a , alla 3 a , alla 5 a , alla 10 a , alla 13 a e alla 14 a Commissione permanente; Relazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo, al Comitato delle regioni e alla Banca europea per gli investimenti relativa all'attuazione della comunicazione della Commissione "Un partenariato strategico rinnovato e rafforzato con le regioni ultraperiferiche dell'UE" (COM(2020) 104 definitivo), alla 3 a , alla 5 a , alla 6 a , alla 10 a , alla 13 a e alla 14 a Commissione permanente. Governo, trasmissione di sentenze della Corte di giustizia dell'Unione europea. Deferimento Il Dipartimento per le politiche europee della Presidenza del Consiglio dei ministri, in data 31 marzo 2020, ha trasmesso le seguenti decisioni della Corte di giustizia dell'Unione europea, relative a cause in cui la Repubblica italiana è parte o adottate a seguito di domanda di pronuncia pregiudiziale proposta da un'autorità giurisdizionale italiana, che sono deferite, ai sensi dell'articolo 144- ter del Regolamento, alle sottoindicate Commissioni competenti per materia, nonché alla 14 a Commissione permanente: sentenza della Corte (Sesta sezione) del 12 marzo 2020, causa C‑576/18. Commissione europea contro Repubblica italiana. Ricorso per inadempimento. «Concorrenza e aiuti di Stato - Inadempimento di uno Stato- Sentenza della Corte che accerta un inadempimento- Mancata esecuzione- Recupero degli aiuti illegittimi concessi al settore alberghiero in Sardegna- Articolo 260, paragrafo 2, TFUE- Sanzioni pecuniarie- Penalità e somma forfettaria»( Doc . XIX, n. 86) - alla 1 a , alla 10 a Commissione permanente ; sentenza della Corte (Prima sezione) del 4 marzo 2020, causa C‑34/19. Telecom Italia SpA contro Ministero dello sviluppo economico e Ministero dell'economia e delle finanze. Domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Tribunale amministrativo regionale per il Lazio. «Comunicazioni elettroniche - Servizi di telecomunicazione - Attuazione della fornitura di una rete aperta di telecomunicazione - Direttiva 97/13/CE - Tasse e canoni applicabili alle licenze individuali - Regime transitorio che istituisce un canone ulteriore rispetto a quelli autorizzati dalla direttiva 97/13/CE - Autorità di cosa giudicata riconosciuta a una sentenza di un organo giurisdizionale superiore ritenuta contraria al diritto dell'Unione»( Doc . XIX, n. 87) - alla 1 a , alla 5 a , alla 8 a , alla 10 a Commissione permanente ; sentenza della Corte (Settima sezione) del 11 marzo 2020, causa C‑338/19. Telecom Italia SpA contro Regione Sardegna. Domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Tribunale amministrativo regionale per la Sardegna. «Concorrenza e aiuti di Stato - Articolo 108 TFUE - Regolamento (CE) n. 659/1999 - Recupero dell'aiuto da parte dello Stato membro di sua propria iniziativa- Regolamento (CE) n.794/2004 - Tasso d'interesse applicabile»( Doc . XIX, n. 88) - alla 1 a , alla 5 a , alla 6 a , alla 8 a , alla 10 a Commissione permanente ; sentenza della Corte (Settima sezione) del 11 marzo 2020, causa C‑94/19. San Domenico Vetraria SpA contro Agenzia delle entrate nei confronti di Ministero dell'economia e delle finanze. Domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dalla Corte suprema di cassazione. «Fiscalità e dogane - Imposta sul valore aggiunto (IVA) - Sesta direttiva 77/388/CEE - Articoli 2 e 6 - Ambito di applicazione - Operazioni imponibili - Prestazione di servizi effettuata a titolo oneroso - Distacco di personale da parte di una società controllante presso la sua controllata - Rimborso da parte della controllata limitato ai costi sostenuti» ( Doc . XIX, n. 89) - alla 5 a , alla 6 a , alla 10 a , alla 11 a Commissione permanente . Garante per l'infanzia e l'adolescenza, trasmissione di documenti. Deferimento La Garante per l'infanzia e l'adolescenza, con lettera in data 1° aprile 2020, ha inviato, ai sensi dell'articolo 3, comma 1, punto p ), della legge 12 luglio 2011, n. 112, la relazione sull'attività svolta dall'Autorità garante per l'infanzia e l'adolescenza nell'anno 2019, corredata della relazione consuntiva concernente il periodo 2016-2020. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1 a Commissione permanente e alla Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani ( Doc . CCI, n. 3). Commissione europea, trasmissione di progetti di atti legislativi dell'Unione europea. Deferimento La Commissione europea ha trasmesso, in data 6 e 7 aprile 2020, per l'acquisizione del parere motivato previsto dal Protocollo (n. 2) sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità allegato al Trattato sull'Unione europea e al Trattato sul funzionamento dell'Unione europea: la proposta di Regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (UE) 2017/745 relativo ai dispositivi medici per quanto riguarda le date di applicazione di alcune delle sue disposizioni (COM(2020) 144 definitivo). Ai sensi dell'articolo 144, commi 1- bis e 6, del Regolamento, l'atto è deferito alla 14 a Commissione permanente ai fini della verifica della conformità al principio di sussidiarietà; la scadenza del termine di otto settimane previsto dall'articolo 6 del predetto Protocollo è fissata al 1° giugno 2020. L'atto è altresì deferito, per i profili di merito, ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, alle Commissioni 5 a , 10 a , 12 a , con il parere della Commissione 14 a ; la proposta di Regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (UE) n. 1379/2013 e il regolamento (UE) n. 508/2014 per quanto riguarda misure specifiche per attenuare l'impatto della pandemia di Covid-19 nel settore della pesca e dell'acquacoltura (COM(2020) 142 definitivo). Ai sensi dell'articolo 144, commi 1- bis e 6, del Regolamento, l'atto è deferito alla 14 a Commissione permanente ai fini della verifica della conformità al principio di sussidiarietà; la scadenza del termine di otto settimane previsto dall'articolo 6 del predetto Protocollo è fissata al 1° giugno 2020. L'atto è altresì deferito, per i profili di merito, ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, alle Commissioni 5 a , 9 a , 12 a , con il parere della Commissione 14 a ; la proposta di Regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica i regolamenti (UE) n. 1303/2013 e (UE) n. 1301/2013 per quanto riguarda misure specifiche atte a offrire flessibilità eccezionale nell'impiego dei fondi strutturali e di investimento europei in risposta alla pandemia di Covid-19 (COM(2020) 138 definitivo). Ai sensi dell'articolo 144, commi 1- bis e 6, del Regolamento, l'atto è deferito alla 14 a Commissione permanente ai fini della verifica della conformità al principio di sussidiarietà; la scadenza del termine di otto settimane previsto dall'articolo 6 del predetto Protocollo è fissata al 2 giugno 2020. L'atto è altresì deferito, per i profili di merito, ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, alle Commissioni 1 a , 5 a , 6 a , 10 a , 11 a , 12 a , con il parere della Commissione 14 a ; la proposta di Regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (UE) n. 223/2014 per quanto riguarda l'introduzione di misure specifiche volte ad affrontare la crisi dovuta alla Covid-19 (COM(2020) 141 definitivo). Ai sensi dell'articolo 144, commi 1- bis e 6, del Regolamento, l'atto è deferito alla 14 a Commissione permanente ai fini della verifica della conformità al principio di sussidiarietà; la scadenza del termine di otto settimane previsto dall'articolo 6 del predetto Protocollo è fissata al 2 giugno 2020. L'atto è altresì deferito, per i profili di merito, ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, alle Commissioni 1 a , 5 a , 6 a , 9 a , 12 a , con il parere della Commissione 14 a . Interrogazioni Atto n. 3-01466 STEFANO Ai Ministri dell'economia e delle finanze e delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: l'Ente nazionale per l'assistenza al volo (ENAV) è la società che gestisce il traffico aereo civile in Italia, operando come fornitore in esclusiva di servizi alla navigazione aerea civile nello spazio aereo di competenza italiana, mediante le torri di controllo di 45 aeroporti e i 4 centri di controllo d'area; ENAV è altresì una componente fondamentale del sistema dell' air traffic management internazionale, partecipa alle attività di ricerca e sviluppo in coordinamento con gli organismi di controllo nazionali e internazionali del settore ed è uno dei principali attori nella realizzazione del "Single European Sky", il programma per armonizzare la gestione del traffico aereo in tutta l'Unione europea con l'obbiettivo di rafforzare la sicurezza e l'efficienza del trasporto aereo continentale; ENAV è una società per azioni, dal 2016 quotata in borsa, controllata per il 53,3 per cento del capitale sociale dal Ministero dell'economia e sottoposta alla vigilanza dell'Ente nazionale per l'aviazione civile (ENAC) e del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti; a quanto risulta all'interrogante, il consiglio di amministrazione di ENAV SpA si è riunito in data 12 marzo 2020, ed ha approvato il progetto di bilancio 2019 e il bilancio consolidato di gruppo 2019, deliberando di proporre all'assemblea, convocata in unica convocazione il prossimo 21 maggio, di distribuire in favore degli azionisti il dividendo il 27 maggio 2020; considerato che: l'emergenza da pandemia Covid-19 sta incidendo in modo significativo sul traffico aereo nazionale ed internazionale, per cui le stime effettuate da Eurocontrol, che prevedevano per il 2020 un incremento del traffico aereo sull'Italia del 4,3 per cento, dovranno necessariamente essere riviste; attualmente non è ancora possibile quantificare gli effetti derivanti dalla diffusione del Covid-19 relativamente alle attività di ENAV, si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo, ciascuno per la propria materia e le proprie competenze, non ritengano opportuno intraprendere iniziative relativamente alla scelta operata dal consiglio di amministrazione di ENAV SpA di distribuire agli azionisti una parte consistente dell'utile relativo all'anno 2019 in siffatto momento. Atto n. 3-01467 CENTINAIO RIPAMONTI Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Premesso che: sono migliaia le richieste di cittadini italiani che, trovandosi all'estero per lavoro e studio, ma anche semplicemente per turismo, desiderano rientrare in Italia, ma sono impossibilitati a causa della soppressione dei voli verso il nostro Paese; molti sono i casi di persone che, terminata la propria quarantena nei Paesi ospitanti, non hanno adesso la possibilità di ritornare in patria; i Paesi coinvolti sono diversi: dalla Spagna, in cui centinaia di persone sono bloccate per la cancellazione di tutti i voli verso l'Italia, al Marocco, alla Tunisia e alla Russia. Anche l'Austria e la Slovenia hanno chiuso le proprie frontiere, mettendo molti italiani nell'impossibilità di tornare a casa; diverse agenzie di viaggio e tour operator si stanno attivando nel tentativo di sensibilizzare il Ministero degli affari esteri riguardo al problema, ma non hanno avuto fino ad oggi alcun riscontro, lasciando i nostri connazionali in balìa degli eventi, creando un'emergenza nell'emergenza; molti sono i giovani che chiedono di poter continuare a lavorare e studiare all'estero in condizioni di sicurezza, ma ai quali al momento non sono arrivate risposte concrete, né sul fronte della tutela sanitaria nei Paesi in cui vivono, né sulle possibilità di un eventuale rientro in Italia; sono circa 100.000 i ragazzi italiani che ogni anno vanno all'estero per motivi di studio, dal liceo fino all'università ed oltre; attualmente si presume che diverse decine di migliaia di studenti siano bloccati in attesa di rientrare in Italia e di ricongiungersi con le proprie famiglie, le quali stanno vivendo momenti di angoscia, anche per la mancanza di risposte da parte delle istituzioni; è necessario che le istituzioni intervengano per risolvere immediatamente questa emergenza; le compagnie aree infatti hanno via via sospeso tutti i voli per l'Italia e molti aeroporti sono stati chiusi, lasciando di fatto il nostro Paese isolato e molti italiani sequestrati all'estero in attesa del rientro, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga di adottare urgentemente un piano, attraverso la promozione di un coordinamento con tutti i Paesi dell'Unione europea, per l'immediato rientro in patria di tutti gli italiani all'estero, anche per mezzo di voli speciali, in accordo con le compagnie aree. Atto n. 3-01468 BERGESIO CENTINAIO VALLARDI SBRANA Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Premesso che: il vino nel 2019 è stato il prodotto agroalimentare italiano più esportato nel mondo, con un aumento del 3,1 per cento. Il fatturato realizzato all'estero è stimato in 6,4 miliardi nel 2019 e supera quello ottenuto sul mercato interno, a conferma dell'importanza delle esportazioni per la tenuta economica ed occupazionale del made in Italy ; quasi i due terzi (63 per cento) delle esportazioni agroalimentari italiane, secondo Coldiretti, interessano i Paesi dell'Unione europea, dove la crescita nel 2019 è stata del 3,6 per cento. Il principale partner è la Germania, verso la quale l' export cresce del 2,9 per cento e raggiunge i 7,2 miliardi, mentre le vendite sono praticamente stagnanti in Gran Bretagna con la Brexit e volano negli Stati Uniti (più 11 per cento) che, con 4,7 miliardi di export e nonostante gli effetti negativi dei dazi, restano il primo mercato di sbocco fuori dai confini comunitari ed il quarto dopo Germania, Francia e Gran Bretagna; ad oggi, si sta assistendo ad un crollo del 20 per cento dell' export con il freno della domanda a livello internazionale, in un contesto in cui anche la logistica delle merci ha subito un arresto che impatta sugli scambi commerciali; le limitazioni agli spostamenti dei cittadini hanno portato ad un cambiamento delle abitudini di consumo, anche per effetto della chiusura di molte attività commerciali, determinando un freno alla domanda interna, ma anche a quella internazionale. Uno scenario reso ancora più drammatico dal blocco dei voli verso l'Italia, in primis dagli Stati Uniti, che ha determinato un crollo dei flussi turistici da sempre un traino importante per l'agroalimentare made in Italy all'estero, per il quale ultimo è venuto, inoltre, a mancare anche l'importante effetto promozionale di eventi e fiere in Italia e all'estero; il made in Italy sta subendo un vergognoso boicottaggio da parte di Paesi dell'Unione europea, che va dalla richiesta di certificati di sicurezza per i prodotti agroalimentari italiani, al blocco immotivato delle merci ai confini, che sta colpendo duramente l' export agroalimentare nel mondo, si chiede di sapere: con quali azioni il Ministro in indirizzo intenda affrontare le diverse criticità emerse, che rischiano di produrre effetti gravi a ogni stadio della filiera, in termini di accesso ai mercati dei vini prodotti, di investimenti in promozione, neutralizzati dall'immobilità determinatasi sui mercati; se non ritenga di adottare provvedimenti urgenti per la defiscalizzazione dei fatturati realizzati con l' export , per l'abolizione del contrassegno fiscale applicato sulle confezioni di prodotti destinati al mercato nazionale e per una diminuzione, anche minima del 2 per cento, delle accise sugli spiriti e sui prodotti intermedi per lasciare alle imprese risorse economiche indispensabili per affrontare l'attuale crisi; se non ritenga, infine, in un momento di così grande difficoltà e incertezza, di agire presso l'Unione europea, affinché la stessa metta in campo azioni forti e concrete contro pratiche insensate compiute ai danni dei produttori italiani, che rischiano di far perdere quote di mercato importanti alle produzioni nazionali, per colpa di una concorrenza sleale che mira a screditare i prodotti provenienti dall'Italia. Atto n. 3-01470 BOLDRINI D'ARIENZO Ai Ministri della salute e dell'interno Premesso che, a quanto risulta agli interroganti: la Giunta comunale di Ferrara, guidata dal sindaco Alan Fabbri, ha previsto, tramite la delibera n. GC-2020-105 del 27 marzo 2020, l'acquisto, per un valore di 110.000 euro, e la distribuzione gratuita di 150.000 pezzi di quelle che ha definito "mascherine", a partire da martedì 31 marzo e sino a venerdì 3 aprile; il medesimo materiale, nella quantità di 2 milioni di pezzi, era stato fornito gratuitamente alla Regione Veneto, che lo ha distribuito attraverso i Comuni e la Protezione Civile, dalla stessa azienda che lo ha ceduto a titolo oneroso al Comune di Ferrara; in occasione della presentazione del prodotto da parte del Presidente della Regione del Veneto Luca Zaia, con un comunicato stampa è stato affermato che: "Grafica Veneta Spa (l'azienda che le produce) ha sperimentato la realizzazione di una mascherina , che ha tutte le caratteristiche per fornire un'ottima protezione per circa l'80% della popolazione, ad esclusione dell'uso prettamente sanitario e chirurgico"; questa dichiarazione può aver ingenerato la diffusa convinzione che quel materiale potesse essere adeguato per la protezione individuale di chiunque, tranne per il personale sanitario; il materiale in questione non può essere definito "mascherina", sia perché non è dimostrato che funzionino meglio delle mascherine chirurgiche, sia perché è la stessa azienda a sottolineare che si tratta di "schermi filtranti che, pur avendo superato tutti i test previsti e ottenuto le certificazioni necessarie, ancora non si possono definire mascherine chirurgiche"; successivamente, la medesima azienda ha pubblicato un'avvertenza sul proprio sito internet in cui richiamava l'attenzione a non lavare il prodotto e nemmeno stirarlo fino a che "l'iter dei test che riguardano i cicli di lavaggio e la temperatura adatta non sono stati conclusi", facendo trasparire che non tutti i test erano stati effettuati, come diversamente annunciato qualche giorno prima nella conferenza stampa di presentazione presso la sede della Protezione Civile del Veneto; l'art. 15 del decreto-legge n. 18 del 2020 detta disposizioni straordinarie per la gestione dell'emergenza Covid-19 e attribuisce all'Inail la funzione di validazione straordinaria e in deroga dei dispositivi di protezione individuale (DPI). La deroga riguarda la procedura e la relativa tempistica e non gli standard di qualità dei prodotti che si andranno a produrre, importare e commercializzare, che dovranno assicurare la rispondenza alle norme vigenti e potranno così concorrere, unitamente all'adozione delle altre misure generali, al contenimento e alla gestione dell'emergenza epidemiologica in corso; il prodotto è stato distribuito dal Comune di Ferrara in confezioni da tre pezzi, all'interno di buste di carta con il logo del Comune; l'Amministrazione comunale ha ammesso che non si tratta di un dispositivo di protezione individuale, ma, seppure in presenza di un prodotto che non rappresenta un reale strumento di protezione per chi lo indossa, l'avvertenza non risulta essere stata riportata né sugli "schermi filtranti" e nemmeno sulle buste in cui erano contenuti; nel primo giorno di distribuzione, sono stati consegnati alla popolazione quasi 75.000 pezzi; secondo diverse testimonianze, anche giornalistiche, la distribuzione è avvenuta in condizioni che non sempre hanno potuto impedire il formarsi di pericolosi assembramenti, comportando quindi il pericolo di esporre i cittadini a rischi per la propria e altrui salute; gli interroganti ritengono che sia gli "schermi filtranti" sia la consegna rischino di ottenere l'effetto opposto, esponendo le persone ad inutili rischi a fronte di un prodotto che, in alcun modo, possa essere considerato come un valido strumento di contrasto all'emergenza sanitaria, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti; se risultino effettuati tutti i test da parte dell'ente competente alla certificazione di questo tipo di dispositivo e quali risultati siano stati ottenuti; se ritenga che sarebbe stato doveroso indicare sugli "schermi filtranti" e/o sulle buste di contenimento la dicitura di avvertenza per chi ne faccia uso; se non ritenga necessario sollecitare, in accordo con la Regione Emilia-Romagna, una sospensione della misura così da non esporre inutilmente i cittadini al contagio, tramite il mancato rispetto delle regole sull'isolamento e distanziamento sociale, e soprattutto non inducendo i cittadini all'utilizzo di una tipologia di mascherine, che non sono in alcun modo da considerarsi come un presidio sanitario (DPI); se non ritenga sussistenti i presupposti per una verifica della spesa sostenuta da parte delle autorità competenti, a fronte di un prodotto che al momento dell'acquisto e della conseguente distribuzione non risulta certificato in quanto rispondente alle norme in vigore. Atto n. 3-01471 D'ALFONSO Al Ministro dello sviluppo economico Atto n. 3-01472 DE FALCO Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro della salute Premesso che, a giudizio dell'interrogante: la decisione di bloccare le attività del Paese, adottata peraltro con eccessivo ritardo e gradualità, anche limitando la libertà di movimento dei cittadini, è di certo necessaria e giustificata, ma non risulta di per sé risolutiva ed efficace, poiché se consente di rallentare la diffusione del contagio, non consente, invece, di recidere le catene di diffusione dell'infezione e per conseguire efficacia, impegnerebbe il Paese intero per un arco temporale verosimilmente incompatibile con la necessaria tenuta socio economica, anche in considerazione del fatto che il contagio procede con diversa velocità nelle diverse zone d'Italia; le misure di distanziamento sociale sinora intraprese non sono messe in discussione, ma non garantiscono la necessaria efficacia, se non vengono coniugate a misure di "sorveglianza attiva", che consiste nella ricerca degli individui positivi asintomatici e nell'isolamento degli stessi e dei focolai del virus , sottoponendo a test tutti i contatti del positivo, nonché i contatti di questi ultimi, se a loro volta positivi, a cominciare dalle categorie di soggetti più a rischio di essere portatori di infezione (medici, sanitari, OSS, assistenti degli anziani, personale delle case di riposo, e di quanti operano a contatto con molte persone, come le Forze dell'Ordine, le cassiere) In tal modo, si ottengono risultati concreti rapidamente, come si evidenzia nel caso della Corea del Sud, laddove sembra che non vi siano praticamente più infetti endogeni e ci si prepara ad affrontare "il contagio di ritorno"; in tal senso, il report 16-24 febbraio dell'OMS - Cina, afferma che è necessario: "dare priorità alla ricerca attiva di casi, con immediata somministrazione di test ed isolamento, tracciamento accurato dei contatti"; l'OMS ha ribadito da ultimo, il 13 marzo 2020 ("Considerations in the investigation of cases and clusters of COVID-19 Interim guidance" 13 March 2020), che la prescrizione di effettuare il tracciamento di tutti i contatti dei soggetti risultati positivi, si estende ai contatti di due giorni precedenti l'insorgere dei sintomi, e che essi debbano essere tutti sottoposti a test , a prescindere dalla sintomatologia; nel nostro Paese, invece, i test sono somministrati ai soli soggetti gravemente sintomatici e che abbiano anche avuto comprovati contatti con soggetti infetti. Si tratta, a parere dell'interrogante, di una scelta gravemente sbagliata, soprattutto in vista della necessità di circoscrivere i focolai nelle zone del Centro-Sud di Italia in cui ciò è possibile, poiché il contagio non è ancora molto diffuso e le catene sono ancora identificabili ed isolabili con relativa facilità; va ricordato che dopo i primi giorni dalla scoperta del primo caso certificato di COVID-19 a Codogno, nei quali si era seguita la via del tracciamento dei contatti dei positivi con somministrazione di test anche a soggetti asintomatici, si era poi deciso di adottare un differente approccio, che ancora oggi trova riscontro nella circolare del Ministero della salute del 9 marzo 2020, da cui si è discostato solo il Veneto; secondo detta circolare, recante le linee guida ministeriali sul tema, e ancora in vigore, per l'effettuazione di un test per la ricerca del COVID-19 occorre che il paziente presenti un'infezione respiratoria acuta grave non altrimenti spiegabile oppure un'infezione acuta, anche non grave, unitamente a possibili contatti con soggetti positivi o in aree in cui è segnalata la diffusione locale del virus . Tale politica limitativa dei tamponi sarebbe stata decisa perché, secondo quanto dichiarato in data 27 febbraio 2020 a "Il Sole 24-Ore" dal direttore del Consiglio superiore della Sanità, Franco Locatelli, il rischio di contagio sarebbe marcatamente più basso per i soggetti asintomatici, oltre che al fine di ridurre il panico e proteggere l'immagine del Paese, in un momento di rapidissima crescita dei dati dei contagiati in Italia rispetto al resto dell'Europa e dell'occidente; sennonché l'ECD (European Centre for Disease Prevention and Control) ha segnalato che i soggetti positivi possono veicolare la trasmissione del virus anche nei due giorni precedenti la comparsa di sintomi. Inoltre, alcuni studi cinesi e anche di autorevoli epidemiologi italiani, quali Andrea Crisanti e Sergio Romagnani, hanno evidenziato che "la grande maggioranza delle persone che si infetta, tra il 50 e il 75%, è completamente asintomatica, ma rappresenta comunque una formidabile fonte di contagio"; in data 1° aprile 2020, nel corso della conferenza stampa svoltasi presso la Protezione civile, il professor Villani del comitato scientifico che supporta il Governo, ha espressamente affermato che la politica dei test ai soli sintomatici gravi è in linea con le indicazioni dell'OMS che, invece, come esposto, indicano tutt'altra strategia; la limitazione del numero dei test effettuati in Italia (pari in totale, dall'inizio dell'epidemia, ai test fatti in una settimana in Germania) ha condotto all'impossibilità di individuare almeno con un ragionevole grado di approssimazione il numero reale dei contagiati effettivi (che sembra essere enormemente più alto di quello ufficiale) e dunque a non poter disporre di dati essenziali e calcolando in modo erroneo calcolo il tasso di letalità. Inoltre, la mancanza di dati certi da un lato, rende difficile verificare l'efficacia della strategia adottata e comporta gravissimi ritardi nella somministrazione delle terapie e dunque i malati sono spesso presi in cura quando oramai la loro situazione è critica, o compromessa; anche sui test ai sanitari attivamente impegnati non risulta che l'Italia si sia adeguata agli standard dell'OMS, non essendo previsto nemmeno per gli operatori sanitari che sono venuti in contatto con un soggetto positivo, in mancanza di protezioni idonee, che essi siano testati, nonostante abbiano sintomi suggestivi di COVID-19; si è sostenuto che sarebbe impossibile incrementare il numero di test nella misura che sarebbe conseguente ad un mutamento delle linee guida nella indicazione del "caso sospetto", per ragioni di sostenibilità economica e di personale. In realtà, potrebbe farsi ricorso ad ulteriori strutture accreditate a livello regionale ed evitare su tutto il territorio nazionale il doppio test , a meno che non si tratti di campioni in cui il risultato è difficilmente interpretabile, come peraltro già previsto dalla nuova circolare del 20 marzo 2020 del Ministero della salute, ma solo per le regioni del Nord. La Regione Toscana ha inserito, come screening di base i test sierologici che, in breve tempo e con meno complessità individuano quanti sono venuti in contatto con il virus , poiché sono in grado di rilevare gli anticorpi specifici contro lo stesso, fornendo un ulteriore importante dato, ovvero la durata nel tempo della immunizzazione, attraverso il perdurare delle IgG nel siero; anche l'obiezione secondo cui non sarebbe lecita in Italia l'adozione di sistemi di sorveglianza attiva sul modello coreano per "ragioni giuridiche", come erroneamente sostenuto dal professor Brusaferro in sede di conferenza stampa, è totalmente inconsistente, atteso che lo stesso Governo ha introdotto espresse deroghe alla disciplina della privacy per l'emergenza in atto. Alla medesima conclusione si perviene anche semplicemente tenendo conto della preminenza logica e giuridica del diritto alla vita, che giustifica deroghe ampie alla privacy , fondate sull'adozione di misure di protezione della salute pubblica; il ritorno rapido alla normalità risponde ad imperative esigenze, in quanto la tenuta del sistema produttivo italiano, messo a dura prova dal blocco, pur giustamente imposto, costituisce il presupposto affinché il Paese possa continuare a fornire un'efficace risposta all'emergenza sanitaria attuale e a quelle future, con cui probabilmente si dovrà per un certo tempo convivere, e ad investire risorse in un efficiente sistema sanitario nazionale, si chiede di sapere: se il Presidente del Consiglio dei ministri ed il Ministro in indirizzo, per quanto di loro competenza, non intendano disporre le misure necessarie per modificare la strategia sin qui tenuta, implementando i metodi di sorveglianza attiva con ricerca dei contatti (anche con sistemi digitali) ed isolamento di tutti i positivi sintomatici ed asintomatici con coinvolgimento dei dipartimenti di Prevenzione; se non intendano, inoltre, sempre per quanto di loro competenza, disporre la sorveglianza e lo screening mediante i test disponibili, secondo le rispettive caratteristiche, ripetuti su tutto il personale sanitario, attualmente fonte di infezioni per la mancata protezione. Atto n. 3-01476 BONINO Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri degli affari esteri e della cooperazione internazionale e della difesa Premesso che: dal 22 marzo 2020 è in corso un'operazione denominata "Dalla Russia con amore", che prevede la partecipazione di ufficiali e militari dell'esercito della Federazione Russa all'attività di contenimento della pandemia di COVID-19; l'operazione, a quanto è dato sapere, è stata suggellata da un colloquio diretto tra il Presidente del Consiglio dei ministri Conte e il Presidente russo Putin; il quotidiano "La Stampa" ha pubblicato alcuni articoli di inchiesta su questa missione, denunciando la sostanziale inutilità delle attrezzature e del personale messi a disposizione dall'esercito russo e riportando i dubbi di alcuni vertici militari italiani circa il pericolo legato alla presenza in Italia di ufficiali dell'esercito di un Paese, che non ha alcuna alleanza di carattere politico-militare con l'Italia; in seguito a questi articoli, da parte russa è giunta prima una protesta da parte dell'ambasciatore in Italia Sergey Razov e quindi una violenta accusa e una esplicita minaccia al giornalista de "La Stampa" Jacopo Iacoboni: " Qui fodit foveam, incidet in eam (chi scava una fossa al prossimo ci finirà prima)" da parte del portavoce del Ministero della difesa, generale Igor Konashenkov; con le informazioni fornite in data 3 aprile dal Governo, con una nota congiunta dei Ministeri degli affari esteri e della difesa, si precisa che il contingente russo è formato da 104 persone, di cui solo 32 sono operatori sanitari (medici e infermieri), che a quella data non avevano ancora prestato servizio presso nessuna struttura sanitaria italiana, ma erano in attesa di essere impiegati presso l'ospedale da campo dell'Associazione nazionale degli alpini a Bergamo; nella nota congiunta, i due Ministeri si sono limitati "a biasimare il tono inopportuno di certe espressioni utilizzate dal portavoce del Ministero della Difesa russo", si chiede di sapere: in che termini possa considerarsi giustificata la presenza di un contingente militare di un esercito non alleato sul territorio nazionale e perché l'apporto russo non potesse essere limitato, come per gli altri Paesi che hanno offerto aiuti, al contributo di personale sanitario civile, o, se militare, sottoposto alle autorità civili italiane; se il Governo non ritenga che le minacce a "La Stampa" e in particolare a Jacopo Iacoboni, pregiudichino la possibilità di un rapporto collaborativo e sereno con il contingente militare russo da parte delle autorità civili e militari italiane. Atto n. 3-01477 DE BERTOLDI Ai Ministri dell'economia e delle finanze e del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: il decreto interministeriale, emanato il 1° aprile 2020 dai Ministeri in indirizzo, che ha previsto un'indennità per i lavoratori autonomi e professionisti iscritti agli enti di diritto privato di previdenza obbligatoria a valere sul "Fondo per il reddito di ultima istanza", istituito dall'articolo 44 del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18 in favore dei lavoratori danneggiati dal virus che causa il COVID-19, sta determinando, ad avviso dell'interrogante, una serie di complicazioni e difficoltà, in relazione ai criteri adottati, in merito all'indennità prevista per il mese di marzo, pari a 600 euro, riconosciuta ai professionisti iscritti alle casse di previdenza private; al riguardo, il contributo di 600 euro, concesso ai titolari di partita IVA, lavoratori autonomi e professionisti ordinistici, si evidenzia, è stato caratterizzato da ulteriori e gravissimi episodi, connessi alla gestione da parte dell'INPS, le dichiarazioni del cui presidente, fuorvianti e contraddittorie, hanno accresciuto gli ostacoli e le incertezze, in merito alle modalità d'accesso al beneficio; in relazione a ciò, l'interrogante ravvisa inoltre che le misure contenute sia all'interno del decreto interministeriale, che anche e soprattutto dall'articolo 44 del decreto-legge citato (non avendo posto alcun significativo parametro per l'accesso all'indennità di 600 euro, tranne che per i professionisti iscritti agli ordini professionali) rischiano di consentire l'accesso al beneficio anche da parte di coloro che non hanno alcun bisogno economico, né tantomeno possiedono i requisiti necessari, si chiede di sapere; quali siano stati gli effettivi beneficiari dell'indennità prevista dal Fondo per il reddito di ultima istanza, nei riguardi dei lavoratori dipendenti, autonomi e professionisti danneggiati dal virus COVID-19, previsto dal decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, nonché dal decreto interministeriale, citato in premessa; se, in relazione alle criticità esposte, i Ministri in indirizzo non ritengano opportuno potenziare il sistema dei controlli e della vigilanza, in relazione alle possibili istanze basate su autocertificazioni, presentate all'INPS e prive dei requisiti indispensabili; quali iniziative urgenti e necessarie il Governo intenda infine assumere, al fine di garantire adeguati interventi volti a sostenere gli iscritti agli ordini professionali, nell'attuale e gravissima emergenza causata dal COVID-19, anche attraverso la possibilità per gli enti, di utilizzare risorse proprie per fronteggiare la situazione critica in cui versano e l'introduzione altresì di procedure più semplificate e con meno vincoli. Atto n. 3-01478 DE FALCO DE BONIS FATTORI Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro della salute Premesso che: il Ministero della salute, con circolare 0001997-22/01/2020-DGPRE-DGPRE-P del 22 gennaio 2020 prescriveva tra l'altro che "i casi sospetti di ncov" andassero "ospedalizzati in isolamento in un reparto di malattie infettive" adottando nel contempo "misure standard di biosicurezza, applicando le precauzioni per prevenire la trasmissione per via aerea e per contatto"; nella medesima circolare, si raccomandava, inoltre, che per motivi precauzionali il "personale sanitario, oltre ad adottare le misure standard di biosicurezza, applichi le precauzioni per prevenire la trasmissione per via aerea e per contatto. In particolare, dovrebbe indossare: mascherina e protezione facciale, camice impermeabile a maniche lunghe non sterile e guanti. Qualora siano necessarie procedure che possono generare aerosol, la mascherina dovrebbe essere di tipo FFP2. Dovrebbero essere utilizzati strumenti mono-uso e strumentazioni portatili (es. raggi X) per evitare di muovere il paziente. Se è necessario trasportare il paziente fuori dalla stanza di isolamento, usare percorsi predeterminati per minimizzare la possibile esposizione di personale sanitario, altri pazienti e visitatori" e quindi far rispettare i criteri di separazione ivi contemplati; appare del tutto evidente, a parere dell'interrogante, che le disposizioni del Ministero vincolassero di fatto le procedure da tenere per i casi sospetti di COVID-19, con i pazienti tenuti in isolamento assoluto rispetto anche agli altri malati o, comunque, ad altri soggetti non sospetti di essere affetti dal virus ; al contrario, l'8 marzo 2020, con deliberazione n. XI/290, la Giunta della Regione Lombardia individuava nelle RSA la possibilità di utilizzare posti letto per malati ncov, determinando in questo modo focolai di contagio in quelle RSA, che hanno aderito per quella che gli interroganti considerano una stolida obbedienza, causando la morte di molti anziani presenti nelle strutture; in particolare, nella citata delibera, Allegato 2, si legge "Disposizioni in ordine alle Strutture extra ospedaliere. A fronte della necessità di liberare rapidamente posti letto di Terapia Intensiva e Sub Intensiva e in regime di ricovero ordinario degli ospedali per acuti, occorre mettere a disposizione del Sistema Regionale i posti letto delle "Cure extra ospedaliere" (subacuti, postacuti, riabilitazione specialistica sanitaria (in particolare pneumologica), cure intermedie intensive e estensive, posti letto in RSA)"; la delibera della Regione Lombardia è stata duramente criticata dal presidente di Uneba, l'associazione di categoria che mette insieme circa 400 case di riposo lombarde, Luca Degani, il quale in un'intervista ha, tra l'altro, affermato: "Chiederci di ospitare pazienti con i sintomi del COVID-19 è stato come accendere un cerino in un pagliaio"; la decisione della Giunta regionale, oltre ad essere pericolosa, è anche illegittima, a parere degli interroganti, in quanto è lo Stato centrale ad avere competenza esclusiva in materia di prevenzione e profilassi internazionale, a mente dell'articolo 117, comma 2 lettera q) della Costituzione; quindi, nessuna Regione dovrebbe in alcun modo poter derogare ai principi di indirizzo stabiliti dallo Stato in materia di profilassi internazionale, con disposizioni come quella ricordata; la Regione Lombardia era stata già colpevolmente tardiva nell'attivazione delle misure di contenimento ( lockdown ) e aveva evidenziato una palese impreparazione, anche per problemi strutturali, negli ospedali e soprattutto nei Pronto Soccorso, e, in generale, nel territorio nell'azione di prevenzione e contenimento del "rischio biologico"; al riguardo era evidente a tutti la carenza, sotto forma di assoluta mancanza in alcuni casi ed inadeguatezza in altri, dei DPI per categoria di rischio III, quali maschere FFP2 e FFP3, occhiali o visiere, sovracamici e tute, guanti, calzari, copricapo, oltre all'omissione dell'obbligo di sorveglianza della sicurezza per il personale sanitario; infine, è stata disattesa l'indicazione e la tempistica, anche questa prevista da una normativa specifica, all'esecuzione dei tamponi naso faringei con conseguente mancata messa in sicurezza di tutto il personale che garantisce i servizi pubblici essenziali, in primis quello sanitario, si chiede di sapere: se il Presidente del Consiglio dei ministri, anche tramite il Dipartimento della Protezione civile e il Ministro in indirizzo fossero a conoscenza della decisione della Giunta regionale della Lombardia, e se non dovessero, ciascuno per le proprie competenze, vigilare sull'applicazione dei protocolli chiaramente indicati nell'ordinanza del 22 gennaio 2020, facendo rispettare i criteri di separazione ivi contemplati; se non ritengano nemmeno ora necessario intervenire nei riguardi della Regione al fine di far rimuovere quel provvedimento concretamente pericoloso per la salute pubblica e che ha già concorso a creare molti lutti, verosimilmente tutti evitabili nella popolazione delle strutture per anziani impropriamente utilizzate come reparti di malattie infettive senza che venisse predisposta nessuna misura di sicurezza per gli anziani e per il personale di assistenza presente nelle RSA. Atto n. 3-01479 MAGORNO Ai Ministri dell'interno, della difesa e della salute Premesso che: il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 1° aprile 2020 proroga fino al 13 aprile le misure di contenimento dell'emergenza epidemiologica da COVID-19 e quindi anche "il divieto a tutte le persone fisiche di trasferirsi o spostarsi, con mezzi di trasporto pubblici o privati, in un comune diverso rispetto a quello in cui attualmente si trovano, salvo che per comprovate esigenze lavorative, di assoluta urgenza ovvero per motivi di salute"; l'ordinanza del Ministro della salute del 20 marzo 2020, prorogata fino al 13 aprile, prevede tra le altre disposizioni, il divieto, "nei giorni festivi e prefestivi, nonché in quegli altri che immediatamente precedono o seguono tali giorni, di ogni spostamento verso abitazioni diverse da quella principale, comprese le seconde case utilizzate per vacanza"; l'ordinanza del Presidente della Regione Calabria del 3 aprile 2020 proroga fino al 13 aprile tutte le disposizioni previste dalle precedenti ordinanze per la prevenzione e la gestione dell'emergenza epidemiologica da COVID-19 e nello specifico mantiene il "divieto di spostamento delle persone fisiche in entrata e in uscita dal territorio regionale"; il carattere altamente contagioso del virus , unitamente all'enorme flusso di rientri dal centro-nord, avvenuto nella notte dell'8 marzo e nei giorni successivi, ha portato all'insorgere di casi anche sull'intero territorio della Regione Calabria, all'epoca non ancora colpito dall'epidemia; la Calabria è un'ambita meta turistica, che normalmente registra, nei periodi di bella stagione e durante il fine settimana, un aumento delle presenze che, nell'attuale emergenza sanitaria, rappresenterebbe un grave rischio, qualora, per le imminenti festività di Pasqua, si verificassero incomprensibili spostamenti "verso abitazioni diverse da quella principale, comprese le seconde case utilizzate per vacanza" o rientri non consentiti dalle vigenti normative ministeriale e regionale; nei Comuni calabresi, le unità di Polizia locale sono esigue o del tutto inesistenti e, di conseguenza, è problematico garantire, in concorso e in ausilio alle forze dell'ordine, anche queste non sufficienti per numeri e mezzi, l'esecutività di quanto prescritto dai decreti del Presidente del Consiglio dei ministri in materia di contenimento e gestione dell'emergenza epidemiologica da COVID-19; è rimasta inascoltata dal Governo la richiesta di autorizzare i Comuni del Sud ad assunzioni, in deroga e a termine, di agenti di Polizia locale; a parere dell'interrogante, in vista della Pasqua e della "Pasquetta", tradizionalmente festeggiati in compagnia di amici e parenti, con uscite e gite non solo "fuori porta", ma anche fuori regione, è urgente e indispensabile in Calabria, la presenza dell'Esercito per assicurare capillarmente sul territorio le necessarie azioni di controllo, contenimento e blocco di eventuali spostamenti; è già in servizio in Calabria un certo numero di militari che attualmente, per quanto risulta all'interrogante, stanno prestando attività in smart working , e che potrebbero essere impiegati a tale scopo; l'evoluzione epidemiologica del COVID-19, con un incremento di casi sul territorio regionale e il probabile verificarsi di ulteriori situazioni di potenziale propagazione del contagio, destano un diffuso stato di preoccupazione e agitazione tra la popolazione calabrese, si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo, ciascuno per le proprie competenze, a tutela sia della salute dei cittadini che della sicurezza pubblica, intendano intervenire perché siano predisposti, a potenziamento delle forze dell'ordine, presidi dell'Esercito nelle aree urbane e agli ingressi sia lato nord che lato sud dell'A2 -Autostrada del Mediterraneo, della strada statale 18-Tirrena Inferiore e della strada statale 106-Jonica, in modo tale da controllare, contenere e bloccare eventuali spostamenti verso la Calabria. Atto n. 3-01481 MALLEGNI MASINI BERARDI Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: l'8 aprile, intorno alle 10.30, ha ceduto il viadotto sulla strada provinciale 70, che collega Albiano Magra, nel Comune di Aulla (Massa Carrara), e Santo Stefano Magra (La Spezia), spezzandosi in diversi tronconi e collassando su sé stesso; nel crollo sono stati coinvolti due furgoni, i cui conducenti hanno riportato ferite, fortunatamente di lieve entità; in data 3 novembre 2019 era stata segnalata una lunga crepa sul viadotto in questione e, dopo un sopralluogo congiunto dei tecnici dell'ANAS, società gestore del suddetto tratto stradale, e dell'amministrazione comunale, si era proceduto al risanamento della crepa. A quanto si apprende dagli organi di stampa, in quell'occasione ANAS avrebbe provveduto a sanare con conglomerato a freddo per ripristinare il piano viabile a seguito delle piogge del mese di novembre. Sempre secondo le stesse fonti, nella giornata del 3 novembre ANAS avrebbe provveduto ad eseguire un'ispezione del ponte di Albiano Magra, non riscontrando anomalie o difetti tali da assumere provvedimenti emergenziali. ANAS avrebbe, poi, assicurato che il ponte di Albiano Magra era costantemente attenzionato dai propri tecnici della struttura territoriale di competenza; in data 9 agosto 2019, dopo una richiesta di controllo da parte delle amministrazioni interessate dal tratto di strada provinciale in cui insiste il viadotto crollato, ANAS avrebbe inviato una lettera al Comune di Aulla e alla provincia di Massa Carrara, specificando che il viadotto "Albiano in questione non presenta al momento criticità tali da compromettere la sua funzionalità statica: sulla base di ciò non sono giustificati provvedimenti emergenziali per il viadotto stesso"; da fonti di stampa, le ispezioni annuali compiute da ANAS ai fini della verifica della sicurezza dei viadotti di sua competenza sarebbero in cospicuo ritardo e in particolare, nel 2019 le ispezioni obbligatorie sarebbero state solo 1.419 su 4.991, cioè pari al 28 per cento del dovuto; inoltre, a seguito della mappatura operata nel 2019, mancherebbe ancora chiarezza in merito alla proprietà di 763 cavalcavia, creando una questione burocratica di non poco conto, dal momento che non è chiaro di chi sia la responsabilità in termini di ispezione e manutenzione. Inoltre, buona parte di tali infrastrutture sarebbe stata costruita più di 50 anni fa, fattore che rende necessario quantomeno un monitoraggio, si chiede di sapere: se i dati riportati dalla stampa corrispondano al vero e se il Ministro in indirizzo ne sia a conoscenza; quali siano le prossime iniziative che intende intraprendere per aumentare il monitoraggio e la manutenzione del sistema infrastrutturale italiano; se non ritenga necessario intervenire nei confronti dell'ANAS per valutare le modalità di sopralluogo e di definizione del rischio. Atto n. 3-01485 CENTINAIO BERGESIO VALLARDI SBRANA Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Premesso che: il lockdown imposto per affrontare l'emergenza epidemiologica da COVID-19 ha portato ad un crollo della produzione di carne suina, nonostante il boom della domanda alimentare presso supermercati e negozi; il volume di affari è sceso di circa il 20 per cento, anche a causa del blocco delle esportazioni, con gravi ricadute su tutta la filiera, facendo emergere tentativi di speculazione che hanno acuito le difficoltà in cui già versava il settore; da notizie pervenute, sembrerebbe che alcuni macelli, che a causa della diffusione dell'epidemia stanno lavorando a regime ridotto, stiano prospettando un abbassamento dei prezzi agli allevatori nonostante questi continuino a garantire, se pur con difficoltà, la produzione; queste strategie stanno di fatto aprendo l'ingresso alle importazioni di carne suina, con il rischio che venga a ridursi la qualità dei prodotti, a danno in primo luogo della salute dei consumatori, sui quali ricadono inoltre gli effetti dell'aumento del costo delle materie prime, in rialzo del 5 per cento; inoltre il calo della domanda di coscia di maiale sta provocando uno stallo nel circuito della macellazione, con un rallentamento della produzione di prosciutti e altri tagli di stagionatura; con la capacità di lavorazione che cala, i macelli sono costretti ad acquistare meno capi e di fronte ad una domanda che resta alta, calano anche le quotazioni. Gli animali finiscono col restare più a lungo nelle stalle e molte partite destinate al circuito DOP finiscono "fuori peso", subendo un ulteriore deprezzamento; il lockdown ha cancellato un quinto di tutto il fatturato delle aziende che lavorano nella trasformazione della carne, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo non ritenga di intervenire con misure straordinarie a sostegno delle imprese per fare fronte a questa emergenza, anche prevedendo un aiuto diretto alla produzione di prosciutti e altri tagli di stagionatura, e per sollecitare gli operatori dell'intera filiera ad adottare comportamenti virtuosi per un giusto riparto dei costi e dei ricavi, al fine di continuare a fornire al consumatore un prodotto di qualità ad un giusto prezzo; se non ritenga necessario, al fine di scongiurare le speculazioni sui prezzi, mettere in campo misure che riportino le macellazioni a ritmi pressoché ordinari ed invitare la trasformazione a prediligere il prodotto nazionale rispetto a quello estero. Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento Atto n. 3-01469 MARCUCCI NANNICINI LAUS Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: la circolare dell'INPS n. 49 del 30 marzo 2020 fornisce istruzioni amministrative in materia di indennità di sostegno al reddito, introdotte dal decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18 (cosiddetto "cura Italia") per il mese di marzo 2020, in favore di alcune categorie di lavoratori autonomi, liberi professionisti, collaboratori coordinati e continuativi e lavoratori subordinati, le cui attività lavorative sono colpite dell'emergenza epidemiologica da COVID-19, prevedendo che i lavoratori potenziali destinatari delle suddette indennità di 600 euro "al fine di ricevere la prestazione di interesse, dovranno presentare domanda all'INPS esclusivamente in via telematica"; secondo quanto riportato da diverse agenzie di stampa e quotidiani del 1° aprile 2020, il presidente dell'INPS, Pasquale Tridico, avrebbe dichiarato che dalla notte del 31 marzo alle 8.30 della mattina del 1° aprile (prima data utile per presentare la richiesta di indennità) sarebbero arrivate all'INPS 300.000 domande regolari, ben 100 domande al secondo dalle 8.30 e che questa mole di richieste di accesso al sito avrebbe comportato inevitabili intasamenti; poco dopo questa dichiarazione, l'accesso al sito dell'INPS, già molto difficile nelle prime ore della mattina, è diventato impossibile, e diversi utenti hanno segnalato di avere avuto, entrando nella propria area riservata, accesso a dati personali di altri utenti; secondo quanto riportato dal sito del quotidiano "la Repubblica" del 1° aprile, il Presidente dell'Autorità garante per la privacy , Antonello Soro, avrebbe sottolineato la gravità del data breach , contattando subito l'INPS e affermando di aver avviato "i primi accertamenti per verificare se possa essersi trattato di un problema legato alla progettazione del sistema o di una problematica di portata più ampia", chiedendo comunque all'INPS di mettere al più presto in sicurezza i dati; l'INPS ha confermato l'esistenza del problema e a metà giornata sul sito è comparso il messaggio "Il servizio non è al momento disponibile". A fronte del grave disservizio, il presidente Tridico si è giustificato parlando di "violenti attacchi hacker ", che si sono sommati ai molti accessi, e ciò avrebbe comportato il crash del sito; successivamente, nel corso del TG1 dello stesso giorno, il presidente Tridico ha annunciato la riapertura del portale con orari differenziati a seconda degli utenti: "dalle 8.00 alle 16.000 per patronati e consulenti e dalle 16.00 per i cittadini". Alle 12.20 il sito è stato chiuso per poi riaprire alle 17.30; quanto successo non può sorprendere, né risultare inaspettato, dopo che l'INPS ha fornito informazioni errate, poi rimosse dal sito, riguardo al fatto che l'accettazione delle domande sarebbe stata in ordine cronologico in assenza di un criterio di riparto dei fondi, qualora questi ultimi non fossero sufficienti. Ciò ha comportato il simultaneo tentativo di accesso di migliaia di cittadini, a poco servendo la successiva smentita del presidente Tridico e la rassicurazione che tutti gli aventi diritto avrebbero avuto accesso alle indennità previste dal decreto-legge, si chiede di sapere quali siano le ragioni dei gravi problemi, esposti in premessa, che hanno interessato il sito dell'INPS e quali iniziative urgenti il Ministro in indirizzo intenda adottare al fine di garantire una gestione ordinata e celere delle procedure per la richiesta delle suddette indennità, nel rispetto delle esigenze dei cittadini e della loro privacy . Atto n. 3-01473 CALIGIURI Al Ministro della salute Premesso che: l'emergenza COVID-19 ha messo a dura prova il Servizio sanitario nazionale, facendo registrare ad oggi oltre 125.000 contagi e circa 15.000 decessi; la nuova circolare del Ministero della salute del 3 aprile 2020 ha dato via libera ai test molecolari veloci, ovvero i tamponi rapidi, basati sulla rilevazione dei geni virali nelle secrezioni respiratorie permettendo di ottenere risultati in tempi brevi, indicando nello stesso tempo anche i criteri di priorità per l'esecuzione, a partire da pazienti ospedalizzati, operatori sanitari esposti a maggior rischio, soggetti fragili e soggetti con infezione respiratoria ricoverati nelle RSA; tra le categorie prioritarie, è scritto nella circolare del Ministero della salute, a cui effettuare i test tampone rapidi prioritariamente, figurano gli operatori sanitari esposti a maggior rischio (compreso il personale dei servizi di soccorso ed emergenza, il personale ausiliario e i tecnici verificatori), per tutelarli e ridurre il rischio di trasmissione in ospedale. Inclusi anche gli operatori dei servizi pubblici essenziali sintomatici, anche affetti da lieve sintomatologia per decidere l'eventuale sospensione dal lavoro; operatori, anche asintomatici, delle RSA e altre strutture residenziali per anziani; negli ultimi giorni si è accentuato il dibattito sulla presenza in commercio e sulla validità di test rapidi sierologici per la rilevazione degli anticorpi al Sars-Cov-2, prodotti anche da affermate aziende farmaceutiche italiane e presenti sin dall'inizio dell'insorgenza del COVID-19, che consentono una diagnosi immediata (in circa 15 minuti), utile nelle strutture di prima accoglienza e nelle terapie intensive, così come in contesti come il pronto soccorso e le tende triage , ma anche dove si registra un grande afflusso di persone, come aeroporti, stazioni ferroviarie e porti; inaccettabile assistere ad azioni eterogenee nel contesto nazionale in un sistema sanitario unico, seppur regionalizzato, ed in una fase di emergenza nazionale, così come ad iniziative autonome in alcune Regioni o addirittura in singoli comuni per tutelare, giustamente, la salute dei propri cittadini; a breve partirà la cosiddetta "fase II", con l'allentamento delle misure del distanziamento sociale, e i test rapidi sierologici potranno servire per una corretta valutazione epidemiologica sui soggetti che hanno sviluppato gli anticorpi, per tornare prima al lavoro quando ci sarà la riapertura del Paese e per decidere la ripresa delle attività produttive; i test rapidi sierologici sono molto importanti nella diagnosi "indiretta", nella ricerca e nella valutazione epidemiologica della circolazione virale e per effettuare lo screening di massa a tutta la popolazione ed avere il polso reale della diffusione del COVID-19 e capire quanti siano realmente i contagi in Italia, certamente molto più numerosi di quelli censiti; pur consapevole che l'approccio diagnostico al momento e tecnicamente più attendibile e disponibile rimane quello "diretto" basato sul rilevamento del virus in secrezioni respiratorie, si chiede di sapere quanto tempo occorrerà per la validazione dei test rapidi sierologici da parte dell'Istituto Superiore di Sanità, al fine di rendere univoco l'approccio, seppur indiretto, della nuova tecnica diagnostica e rassicurare milioni di italiani attraverso lo screening di massa su tutta la popolazione. Atto n. 3-01474 ASTORRE Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, dello sviluppo economico e delle politiche agricole alimentari e forestali Premesso che: l'emergenza sanitaria da COVID-19 ha reso necessario, da parte del Governo, adottare una serie di provvedimenti di carattere legislativo e amministrativo, finalizzati a contenere la diffusione del contagio e la tutela del bene primario della salute dei cittadini; il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 22 marzo 2020, attuativo del decreto-legge 23 febbraio 2020, n. 6, convertito, con modificazioni, dalla legge 5 marzo 2020, n. 13 e recante misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell'emergenza epidemiologica da COVID-19, applicabili sull'intero territorio nazionale, ha disposto, all'articolo 1, comma 1, lettera a) , la sospensione di tutte le attività produttive industriali e commerciali, ad eccezione di quelle indicate nell'allegato 1; il suddetto allegato 1 non contempla, tra le attività produttive e commerciali che possono continuare ad operare, quelle in ambito di "silvicoltura ed altre attività forestali" (codice Ateco 02.1) e quelle riguardanti "l'utilizzo delle aree forestali" (codice Ateco 02.2); considerato che: la sospensione di dette attività, di cui ai citati codici Ateco, è foriera di preoccupanti rischi di carattere ambientale, dalla prevenzione degli incendi, alla mitigazione dei rischi idrogeologici, alla messa in sicurezza del territorio, tutte operazioni strategiche per la sopravvivenza e la gestione dei territori e della montagna; la permanenza a terra nel bosco di materiale legnoso tagliato in fase di essiccazione può aumentare il rischio di incendio nel periodo di allerta, facendo venir meno le dovute attività di prevenzione, essendo in corso, su tutto il territorio nazionale, tutte quelle attività conclusive di abbattimento ed esbosco, ovvero raccolta e trasporto fuori dalla superficie boschiva di materiale legnoso; inoltre, il materiale legnoso viene utilizzato anche per il riscaldamento ad uso domestico, e, con particolare riferimento alla ramaglia, per l'alimentazione dei forni per la cottura del pane, attività, queste, consentite dal richiamato decreto del Presidente del Consiglio dei ministri; le attività forestali sono svolte da maestranze che operano in un vasto ambiente aperto e largamente distanziate tra loro, in modo tale da garantire tutte le misure di contenimento e gestione dell'emergenza epidemiologica in corso, si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo non ritengano opportuno attivarsi per modificare l'allegato 1 del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 22 marzo 2020, in ossequio a quanto previsto dall'ultimo periodo dell'articolo 1, comma 1, lettera a) , integrando l'elenco delle attività produttive industriali e commerciali consentite, con l'inclusione delle attività di silvicoltura ed altre attività forestali e quelle riguardanti l'utilizzo delle aree forestali di cui ai codici Ateco, rispettivamente 02.1 e 02.2. Atto n. 3-01475 STEFANO Al Ministro dello sviluppo economico Premesso che: Leonardo SpA è un'azienda italiana attiva nei settori della difesa, dell'aerospazio e della sicurezza ed il suo maggiore azionista è il Ministero dell'economia e delle finanze, che possiede una quota di circa il 30 per cento; la Divisione Aerostrutture di Leonardo collabora con Boeing per la realizzazione di importanti componenti in materiali compositi; nella sede di Grottaglie (Taranto), la Divisione Aerostrutture di Leonardo realizza in monocommittenza la parte centrale e posteriore della fusoliera del Boeing 787 Dreamliner; il report sui dati economici e finanziari del quarto quarter 2019, pubblicato il 29 gennaio 2020 da Boeing, conferma la determinazione di ridurre la produzione del B-787 da 14 a 12 velivoli al mese entro l'anno in corso, e prevede l'ulteriore riduzione da 12 a 10 aerei all'inizio del 2021 alla contrazione delle committenze, è da aggiungere la notizia pubblicata sulla pagina "Facebook" "We are Boeing Sc" in data 7 aprile 2020, nella quale si comunica la sospensione temporanea di tutte le operazioni presso lo stabilimento madre di Boeing in South Carolina fino a nuovo avviso a partire dalla fine del secondo turno di mercoledì 8 aprile; tale notizia potrebbe innescare un effetto domino che, partendo dallo stabilimento produttivo di Charleston, potrebbe raggiungere il presidio grottagliese, che lavora sull'unica commessa proveniente da Boeing, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti riportati e se non ritenga necessario, alla luce degli attuali e stringenti scenari, attivare iniziative utili a salvaguardare la produttività del sito, cominciando ad esempio con il superamento della scelta, fortemente limitante, di fare dello stabilimento di Grottaglie un sito monoprodotto e monocliente. Atto n. 3-01480 PITTELLA ALFIERI FEDELI GIACOBBE ASTORRE BITI BOLDRINI CIRINNA' COLLINA D'ALFONSO D'ARIENZO FERRARI FERRAZZI IORI LAUS MANCA MESSINA Assuntela MIRABELLI PARRINI PINOTTI RAMPI ROJC ROSSOMANDO STEFANO VALENTE VATTUONE VERDUCCI Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri degli affari esteri e della cooperazione internazionale e per gli affari europei Premesso che: il primo ministro ungherese Viktor Orban, con legge approvata il 30 marzo 2020 dalla amplissima maggioranza filogovernativa che compone il Parlamento magiaro (137 voti a favore, 53 contrari), ha istituito nel Paese lo stato di emergenza, comprimendo garanzie fondamentali dello stato di diritto e della democrazia parlamentare; lo stato di emergenza, pur avendo avuto quale giustificazione a fondamento il contrasto alla diffusione del COVID-19, risulta infatti privo di limiti temporali (articolo 3, comma 1), viene di fatto impedito qualsiasi efficace controllo parlamentare, già estremamente difficile in una Camera con tale schiacciante maggioranza a sostegno del Governo; è prevista una possibilità di revoca del tutto ipotetica (comma 2 del medesimo articolo) nonché doveri minimi di informazione ai capigruppo e al Presidente della Camera (articolo 4); a tali anomalie del normale funzionamento democratico delle istituzioni, si aggiungono, ancora più gravi, ulteriori norme che vanno nella direzione di comprimere diritti fondamentali, ben oltre quanto accettabile in periodo di emergenza, quale quello che si sta attraversando, come la previsione contenuta nell'articolo 10 della legge, che novella il codice penale introducendovi, in via permanente, due nuovi articoli che, sulla base di due fattispecie genericissime, «falsa rappresentazione di un fatto connesso ad una minaccia pubblica» e, ancor più, «falsa rappresentazione di un fatto» o dichiarazione di «falso al pubblico in modo da ostacolare o intralciare l'efficacia delle misure adottate», prevedono pesanti sanzioni (da 3 a 5 e da 3 a 8 anni di carcere) per chi diffonde notizie false oppure tali da ostacolare la difesa dalla pandemia, e per chi ostruisce l'applicazione di misure eccezionali; la legge che ha introdotto in Ungheria lo stato di emergenza viene a inserirsi nella serie di gravi e preoccupanti innovazioni istituzionali, a partire dal nuovo testo costituzionale del 2011, esplicitamente rivendicate dal Primo Ministro come segno di una complessiva rottura rispetto alle democrazie liberali, che via via hanno compresso nel Paese garanzie democratiche, libertà individuali, libertà d'informazione, indipendenza delle istituzioni e della magistratura, e sulle quali più volte sono intervenuti i giudizi radicalmente critici del Consiglio d'Europa e del Parlamento europeo, in ultimo con la risoluzione approvata il 12 settembre 2018, che valutava tali modifiche quali "minaccia sistemica" per i valori fondanti dell'Unione europea e un evidente rischio di violazione grave di tali valori; sarebbe dunque essenziale che l'Unione europea, proprio in questo difficile momento della sua esistenza, non tacesse di fronte alla deriva autoritaria sempre più marcata in Ungheria, che si configura altresì come una violazione inaccettabile dei diritti democratici e dei valori fondanti l'Unione stessa; per queste ragioni, si ritiene che non esista più alcun motivo valido per cui il Consiglio non debba constatare, a norma dell'articolo 7, paragrafo 1, del Trattato sull'Unione europea, l'esistenza di un evidente rischio di violazione grave da parte dell'Ungheria dei valori su cui si fonda l'Unione, procedendo alle raccomandazioni conseguenti e, in caso di persistenza, alle necessarie sanzioni, si chiede di sapere: quali urgenti iniziative a livello europeo il Governo intenda assumere per contrastare la deriva antidemocratica ed autoritaria che l'Ungheria sta subendo, ed in particolare, se intenda promuovere, assieme a quelli di altri Stati membri, la proposta motivata di cui all'articolo 7, paragrafo 1, del Trattato sull'Unione europea; in caso di difficoltà a giungere a tali esiti, se e quali iniziative alternative efficaci e tempestive intenda predisporre al fine di sancire l'incompatibilità della progressiva costruzione di una democrazia illiberale con i valori di cui all'articolo 2 del medesimo Trattato sull'Unione europea. Atto n. 3-01482 MIRABELLI ALFIERI FERRARI NANNICINI RAMPI Al Ministro della salute Premesso che: per monitorare la situazione dell'epidemia da COVID-19 nelle residenze sanitarie assistite (RSA), dal 24 marzo 2020, l'Istituto Superiore di Sanità ha avviato un'indagine ("Survey nazionale sul contagio COVID-19" nelle strutture residenziali e sociosanitarie); secondo il GNPL National Register, le RSA nel nostro Paese sono 4.629, ospitano 300.000 persone che hanno in media 85 anni e il 60 per cento soffre di una demenza; fra le circa 250 strutture censite, si sono verificati dal 1° febbraio ad oggi 1.845 decessi, di cui il 39,2 per cento di positivi a SARS-CoV-2 o con manifestazioni simil-influenzali. Il tasso di mortalità fra i residenti (residenti al 1° febbraio e nuovi ingressi dal 1° marzo), considerando i decessi di persone risultate positive o con sintomi simil-influenzali, è del 3,7 per cento, ma sale fino al 9,6 per cento in Lombardia; esaminando nel dettaglio i drammatici numeri lombardi, si apprende che su 1.130 decessi il 49,8 per cento era COVID-19 positivo o con sintomi simil influenzali. Inoltre, tutti gli ospedalizzati (85 persone ospedalizzate su 70 strutture che hanno risposto al quesito, per un rapporto di 1,2) presentavano sintomi o positività al COVID-19; la proiezione dei dati sul totale delle RSA (ha risposto all'indagine il 14 per cento delle strutture contattate) potrebbe portare ad un riscontro di migliaia di morti; in merito alle difficoltà riscontrate nella gestione dell'epidemia, delle 235 strutture che hanno risposto alla domanda, l'86,8 per cento ha riportato la mancanza di dispositivi di protezione individuale, mentre il 22,5 per cento ha riportato una scarsità di informazioni ricevute circa le procedure per contenere l'infezione. Inoltre, il 36,2 per cento segnala l'assenza di personale sanitario; nonostante le reiterate richieste di chiusura da parte di molte RSA ai visitatori e di sospensione dei servizi semiresidenziali alle ATS provinciali, in alcune provincie, già ai primi esordi di casi anomali di infezione, le autorità competenti disponevano, in data 24 febbraio 2020, il diniego e l'avvertimento di eventuali accertamenti da parte servizi di vigilanza oltre "alla messa in discussione" degli accreditamenti, ribadita con comunicazione del 1° marzo 2020; nonostante il crescente numero di infezioni, sia degli ospiti, sia del personale delle RSA, non è stato predisposto alcun accertamento tramite tampone al personale sanitario o sociosanitario, spesso privo dispositivi di protezione per difficoltà a reperirli sul mercato, difficoltà registrate da tutte le istituzioni competenti; a creare l'esplosione di casi e vittime nelle RSA lombarde potrebbe aver contribuito anche la deliberazione della Regione Lombardia n. XI /2906 dell'8 marzo 2020, con la quale si è chiesto alle RSA, di ampliare «la ricettività dei pazienti» per ospitare i casi meno gravi di persone infettate, e liberare così alcuni posti letto negli ospedali; è evidente che, l'idea di fare "entrare" il virus all'interno di strutture che ospitano persone fragili e vulnerabili potrebbe essere stata, ad avviso degli interroganti, una scelta scellerata, soprattutto se non sono state fatte preventivamente le opportune verifiche circa l'adeguatezza a trattare questo tipo di pazienti; parallelamente all'emergenza ospedaliera bisognava, infatti, pensare a come sostenere e controllare le strutture, senza rimandare a circolari burocratiche che obbligavano a seguire i protocolli: si ritiene, infatti, che se le RSA devono accogliere i pazienti COVID-19 o curare i propri pazienti COVID-19 già presenti senza poterli ospedalizzare, allora devono essere dotate anche dei farmaci adeguati e dei medici in grado di capire gli effetti di questi farmaci su persone fragili; per diversi di questi casi si stanno muovendo anche le Procure e vi sono inchieste amministrative sulla base di varie denunce; lunedì 30 marzo il Forum del Terzo Settore in Lombardia, insieme a Ledha, Uneba Lombardia e Alleanza Cooperative Italiane- welfare Lombardia, ha definito "strage degli innocenti" la mancanza di presa in carico, da parte della sanità lombarda, dei pazienti più fragili che vengono contagiati dal COVID-19; il presidente dell'Uneba in Lombardia, ha lanciato un durissimo " J'accuse " dichiarando che "Si è deciso, senza dirlo, che non tutti hanno diritto alle cure" e parla di "scelte politiche molto forti", che sono state prese "senza dirlo e senza rappresentarlo fino in fondo"; a parere degli interroganti una scelta che deliberatamente precluda, seppur non in modo espresso, l'accesso alle cure per persone particolarmente vulnerabili è inaccettabile, sia dal punto di vista etico, sia sulla base del dettato costituzionale che sancisce l'universalità del diritto alla salute. Infatti, nel momento in cui si è deciso che una parte della popolazione non può arrivare agli ospedali si sarebbero dovute prendere tutte le misure precauzionali necessarie per gestire i contagi presso le strutture di residenza; il quadro che si registra è invece desolante, con la contabilità dei decessi che aumenta di giorno in giorno e con il rischio che tali strutture si trasformino (e in alcune è già successo) in focolai dell'epidemia, mettendo a rischio, non solo chi vi risiede e chi vi lavora, ma la salute pubblica in generale, si chiede di sapere: quale sia il numero di contagiati COVID-19, dei decessi per COVID-19 e patologie simil influenzali tra gli ospiti e il personale delle strutture RSA della Regione Lombardia e quali siano le proiezioni numeriche di tali dati sul totale della popolazione residente presso le medesime strutture; se il Ministro in indirizzo ritenga che le indicazioni fornite alle RSA da parte della Regione Lombardia o dalle rispettive ATS siano state congrue rispetto alle gravi condizioni epidemiche nelle RSA e nei servizi semiresidenziali e quali verifiche intenda attuare nei confronti dell'attività di prevenzione, vigilanza e di indirizzo effettuata dalle stesse Regione; se ritenga adeguata, dal punto di vista della tutela della salute pubblica, la decisione adottata dalla Regione Lombardia di chiedere alle RSA di ampliare la loro ricettività in modo da ospitare, in funzione deflattiva sugli ospedali, i casi meno gravi di pazienti contagiati da Coronavirus; quali iniziative urgenti intenda intraprendere, nel rispetto delle competenze territoriali in materia, per garantire l'universalità della tutela del diritto alla salute, facendo sì che anche i soggetti più vulnerabili vengano adeguatamente assistiti. Atto n. 3-01483 NUGNES DE FALCO FATTORI MONTEVECCHI RUOTOLO Ai Ministri della salute e per gli affari regionali e le autonomie Premesso che: in base a quanto risulta agli interroganti, sembra che in Lombardia nella prima settimana del mese di marzo 2020 sia iniziato l'orrore delle case di cura per anziani; da quanto appreso dai mezzi di informazione, con una prima denuncia emersa sul quotidiano "Il Giorno", con articolo pubblicato nella giornata del 19 marzo, quando i decessi accertati erano già 44, e ripresa successivamente, in pochi giorni, da tutte le testate giornalistiche, nonché in diversi servizi de "La7" e trasmissioni della RAI, presso la residenza sanitaria per anziani (RSA) Borromea di Mombretto di Mediglia (Milano), sarebbero morti circa 64 ospiti; da alcuni giorni non si hanno più notizie circa l'eventuale aumento della mortalità, né si sa se sia stata eseguita una prima sanificazione della struttura e previsto un intervento determinato della ATS competente, né se via sia e un interessamento dell'assessore alla sanità di Regione Lombardia, Giulio Gallera, per trasferire e mettere in sicurezza gli anziani asintomatici e il personale, così da evitare una vera e propria strage; nelle residenze per anziani lombarde il contagio è dilagato e le vittime aumentano giorno dopo giorno. Il 6 marzo le salme "accumulate" al Trivulzio sono arrivate a 40. E anche il Trivulzio, dove sono arrivati gli ispettori del Ministero, è stato al centro di una riunione in Procura del pool reati contro i soggetti deboli, guidato dall'aggiunto Tiziana Siciliano. Le case di riposo sono diventate epicentri dell'epidemia a Milano, e su questo i magistrati hanno raccolto denunce, segnalazioni e notizie giornalistiche: oltre che sul Trivulzio e sulla RSA "Don Gnocchi", ieri sono state aperte indagini anche sulle residenze per anziani del Comune al Corvetto e sulla «Anni azzurri» a Lambrate; si ipotizzano i reati di diffusione colposa di epidemia e violazione delle norme per la sicurezza sul lavoro, con conseguenze sia sui dipendenti, sia sugli utenti; oggi arrivano richieste disperate da parte di parenti e amici dei ricoverati nelle case di cura per anziani lombarde sui social e sulla stampa. Questi, ormai da settimane, non hanno più informazioni sui loro parenti; considerato che: Luca Degani, presidente di Uneba Lombardia, l'associazione di categoria che mette insieme circa 400 case di riposo lombarde, in un'intervista a "Il Quotidiano del Sud" fa un'accusa precisa, tirando in ballo le responsabilità dell'assessore alla Sanità e del presidente della Regione: "Dipendiamo per un buon 30% dai finanziamenti della Regione, logico che molti abbiano paura di perderli. Non parlano (riferendosi a colleghi) e io li capisco, Ma noi, che facciamo parte del Terzo settore e siamo non profit , certe cose dobbiamo dirle: i nostri ospiti hanno una media di 80 anni, sono persone con pluripatologie. Come potevamo attrezzarci per prendere in carico malati spostati dagli altri ospedali per liberare posti-letto? Ci chiedevano di prendere pazienti a bassa intensità Covid e altri ai quali non era stato fatto alcun tampone. Il virus si stava già diffondendo. Stavamo per barricarci nelle nostre strutture, le visite dei parenti erano già state vietate". Secondo Degani questa "mattanza" è stata tenuta segreta, separata dalla contabilità quotidiana della Protezione civile; sempre secondo Degani, la delibera della Giunta lombarda (la numero XI/2906, 8 marzo 2020) chiedeva alle ATS, le aziende territoriali della sanità, di individuare nelle case di riposo dedicate agli anziani strutture autonome per assistere pazienti COVID-19 a bassa intensità; il presidente di Uneba spiega: "Dopo la delibera abbiamo chiesto chiarimenti, maggior parte delle nostre strutture non hanno dato seguito alla richiesta della regione. Ma c'è chi l'ha fatto e poi si è pentito. Come potevamo accettare malati ai quali non era stato fatto alcun tampone né prima né dopo? Senza dire, che il nostro personale sarebbe stato comunque a rischio. Si sono infettati medici e sanitari in strutture molto più attrezzate della nostra. Non ci hanno dato i dispositivi di protezione ma volevano darci i malati… insomma"; considerato altresì che: tutto questo non sarebbe venuto fuori se il direttore sanitario di una Casa di riposo milanese, intervistato da Irene Benassi durante la trasmissione "Agorà", su RAI 3, non avesse accennato alla "strana" richiesta della giunta lombarda; in molte case di riposo lombarde, in base a quanto risulta agli interroganti, ancora si aspettano le mascherine, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti descritti e come intendano intervenire perché si faccia chiarezza sulla vicenda e si indaghi su quali provvedimenti abbiano messo in atto, con documenti ufficiali e presa di responsabilità, ATS e il sindaco di Mediglia a fronte della prima comunicazione del giorno 14 marzo, in cui si afferma e conferma la presenza di 4 casi positivi al virus COVID-19; se, per quanto di loro competenza, intendano intervenire per individuare le precise responsabilità di chi ha tenuto aperte alle visite le strutture, nonostante il contagio appurato e senza che il personale operante all'interno utilizzasse DPI e protezioni indispensabili che invece veniva richiesto di indossare ai parenti degli ospiti; nonché per quale motivo la ATS abbia deciso di non eseguire tamponi e non provvedere all'immediata sanificazione della struttura e consegna di tutti i presidi DPI di protezione individuale a tutto il personale, corredandolo di precise istruzioni comportamentali rispetto alla gestione degli ospiti infetti e dei non infetti, e per quale motivo gli anziani non contagiati non siano stati messi in sicurezza per difenderli dal contagio e perché la stessa cosa non sia stata fatta con tutti coloro che sono venuti a contatto con loro; se vogliano intervenire affinché venga pubblicato l'elenco, a fronte della documentazione in possesso alla RSA, alla ATS, al Sindaco di Mediglia e all'assessorato regionale, di quante persone siano state contattate e messe in isolamento o sottoposte a tampone tra i 105 dipendenti, i 74 parenti, e altro personale che sia transitato presso la struttura; se intendano intervenire, nei limiti delle loro competenze, affinché si provveda al trasferimento immediato in luogo protetto di tutti gli anziani che possono ancora salvarsi prima che si giunga ad una completa e totale perdita delle persone ricoverate e dei loro contatti più stretti. Atto n. 3-01484 NUGNES CORRADO DE LUCIA DE PETRIS FATTORI NOCERINO Ai Ministri della salute e per gli affari regionali e le autonomie Premesso che: in base a quanto risulta agli interroganti, in Campania si stanno costruendo tre ospedali prefabbricati per fronteggiare l'emergenza Coronavirus. Saranno allestiti a Napoli presso l'Ospedale del Mare, a Caserta presso l'Ospedale San Sebastiano e a Salerno presso l'Ospedale Ruggi d'Aragona. Come ha chiarito il Presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, serviranno per permettere ai campani di superare la fase più critica; da quanto appreso dai mezzi di informazione, e in particolare da un servizio giornalistico della testata "Fanpage" a firma di Antonio Musella, gli ospedali prefabbricati sono costati oltre 12 milioni di euro, ma saranno a pieno regime solo dopo il periodo di picco del contagio da COVID-19 indicato dal presidente De Luca; nei giorni scorsi c'è stata la posa della prima pietra per la struttura che sorgerà negli spazi dell'Ospedale del Mare, un complesso che garantirà 70 posti di terapia intensiva. Complessivamente le tre strutture forniranno alla Regione Campania un totale di 120 posti di terapia intensiva, come ha sottolineato lo stesso De Luca. Le postazioni sono strategiche per fronteggiare la pandemia da Coronavirus, si tratta dei posti letto per i pazienti che devono essere intubati, i più gravi che presentano sintomi critici che possono portare alla morte. Attualmente, a quanto sostiene il Presidente, la Campania ha 335 posti tra terapia intensiva e sub intensiva. Dopo l'avvio del cantiere, sono iniziati ad arrivare i primi moduli della struttura in costruzione all'Ospedale del Mare; sembra che per essere operativi gli ospedali prefabbricati necessitino di almeno tre settimane di lavori, quindi la piena attivazione sarà garantita solo per la fine del mese di aprile; secondo la tabella cronologica fornita dalla Regione Campania, il picco del contagio da COVID-19 in regione ci sarà alla metà di aprile. In buona sostanza, gli ospedali prefabbricati non serviranno nella fase più acuta dell'emergenza; considerato che, a quanto risulta agli interroganti: ad aggiudicarsi i lavori per i tre ospedali prefabbricati di Napoli, Caserta e Salerno è stata la stessa ditta, la MED (Manufacturing Engineering & Development) di Maserà di Padova, in Veneto, che ha vinto la gara indetta dalla Soresa lo scorso 19 marzo. L'azienda ha sbaragliato rivali di tutto rispetto, come la Brancaccio Costruzioni e il Consorzio Integra, legato alla Lega delle Cooperative; sempre secondo l'inchiesta di "Fanpage", le cifre si aggirano intorno ai 7,7 milioni di euro per la struttura di Napoli all'Ospedale del Mare, 2,2 milioni per quella di Caserta e altri 2,2 per quella di Salerno. In totale sono ben 12 milioni e 100.000 euro per la MED, al momento la spesa più grande effettuata dalla sanità campana per fronteggiare l'emergenza Coronavirus. L'azienda è tra i partner consolidati di Fincantieri per le forniture di reparti ospedalieri per la Marina Militare; esperti in costruzione di sistemi antisismici, ospedali modulari e reparti ospedalieri, quelli della MED in questo momento fanno la parte del leone tra gli appalti pubblici legati all'emergenza COVID; considerato altresì che: visti i tempi di realizzazione, al netto degli intoppi chiaramente, gli ospedali prefabbricati saranno utili solo dopo il picco dell'emergenza, quando, ci si immagina, diminuiranno anche i pazienti di terapia intensiva negli ospedali pubblici; secondo le stime dell'Ihme, dell'Università degli Studi di Washington, pubblicata sul quotidiano "Il Mattino" in data 8 aprile 2020, in Campania l'ultimo decesso (ferme restando le misure restrittive generali) si prevede per il 22 aprile con un numero di perdite, in termini di vite umane, di 250 persone, ovvero 35 in più rispetto alle 216 perdite stimati alla data del 7 aprile; in Campania, probabilmente, c'è il rischio che gli ospedali prefabbricati possano essere aperti solo quando il peggio sarà passato, al contrario di quanto avvenuto in Cina, ad esempio a Wuhan, da dove è partita la pandemia. I cinesi, infatti, erano riusciti a costruire gli ospedali prefabbricati in pochi giorni, proprio perché fossero utili nella fase di picco dell'epidemia. Quando la curva dei contagi è iniziata a calare, gli ospedali prefabbricati sono stati tutti chiusi mandando i pazienti negli ospedali ordinari; un'inchiesta di "Fanpage" dell'autunno scorso mostrò come all'interno dell'ospedale di Napoli est attualmente ci siano ben 10 reparti chiusi, pur completi di attrezzature, per mancanza di personale, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti descritti e come intendano intervenire perché si faccia chiarezza sul perché una delle strutture prefabbricate sorgerà nell'area del nosocomio che ha più reparti chiusi sul territorio napoletano; se intendano intervenire, nei limiti delle loro competenze, affinché si chiarisca il perché in Campania vi è stata la necessità di investire milioni di euro un ospedale prefabbricato dentro ad un ospedale con 10 reparti chiusi; in che modo siano stati aggiudicati i lavori, considerando che ad aggiudicarsi i lavori di tutte e tre le strutture è sempre la stessa ditta, un'azienda veneta partner di Fincantieri. È la spesa più importante della Regione Campania in questa emergenza, che si aggira intorno ai 12 milioni di euro; quale sarà il destino dopo l'emergenza, di questi ospedali da campo, in considerazione del fatto che il picco del contagio indicato dal presidente De Luca è la prima settimana di aprile e gli ospedali prefabbricati entreranno a pieno regime sono alla fine del mese di aprile, ovvero quando il picco sarà già passato. Interrogazioni con richiesta di risposta scritta Atto n. 4-03091 BORGONZONI Al Ministro della salute Premesso che, a quanto risulta all'interrogante: la casa di cura privata Sant'Antonio Srl di Piacenza è una clinica accreditata con il servizio sanitario nazionale che, con la casa di cura privata Piacenza SpA, si trova al centro di un caso molto inquietante; da notizie di stampa si apprende che, all'interno delle suddette strutture, dal febbraio 2020, pazienti, medici, caposala, Oss, infermieri, addetti alle pulizie e parenti dei ricoverati avrebbero contratto il Covid-19; il tutto deriverebbe dal fatto che i responsabili delle strutture deliberatamente avrebbero sottaciuto i primi episodi di contagio, che riguardavano un medico della struttura e un paziente ricoverato, ammonendo altresì tutto il personale a non comunicare a nessuno quanto avveniva all'interno della struttura stessa, pena il licenziamento; da metà febbraio all'interno delle strutture citate è cominciata l'agonia di pazienti, operatori sanitari, addetti delle pulizie e quanti altri, compresi i parenti dei ricoverati, frequentassero la struttura; ufficialmente, però, all'interno delle strutture non era successo nulla, dal momento che nessuna comunicazione ufficiale da parte della proprietà o della dirigenza veniva fatta alle famiglie dei pazienti ricoverati o al personale; il 13 marzo la AUSL di Piacenza ha annunciato che il Sant'Antonio sarebbe diventato clinica specializzata per il Covid-19; sempre dalle notizie di stampa si apprende che dal giorno 16 marzo le cose iniziano a cambiare: una delle addette alle pulizie della casa di cura viene trovata morta in casa; questo episodio provoca un cambiamento e i dipendenti della struttura iniziano a parlare e a esternare le loro perplessità e inquietudini, denunciando altresì i probabili contagi all'interno delle strutture, ove soggetti sani e soggetti infetti erano trattenuti insieme a lungo nelle stesse camere di degenza, non informando i parenti del fatto che gli stessi medici con cui avevano parlato erano infetti: tutte persone che hanno poi circolato per Piacenza, con grande probabilità avendo contratto il Covid-19 dai propri cari e dai medici della struttura Sant'Antonio; considerato che il problema sanitario poteva accadere, come è accaduto in varie parti d'Italia, non si comprende il silenzio delle strutture Casa di cura privata Piacenza SpA e Casa di cura privata Sant'Antonio Srl; considerato, infine, che a carico della casa di cura privata Piacenza SpA vi è un procedimento in corso, in quanto la stessa avrebbe operato interventi in regime di ricovero seppur breve, anziché ambulatoriale, per ottenere rimborsi superiori dal servizio sanitario, si chiede di sapere: quali azioni intenda intraprendere il Ministro in indirizzo al fine di fare chiarezza su quanto accaduto nelle strutture casa di cura privata Sant'Antonio Srl e casa di cura privata Piacenza SpA; quali azioni, nell'ambito della sua competenza, intenda intraprendere al fine di tutelare la salute dei pazienti, dei loro familiari, degli operatori sanitari e di tutti gli addetti delle medesime strutture. Atto n. 4-03092 SALVINI Matteo BORGONZONI Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro della salute Premesso che: lo scorso 31 marzo 2020, il commissario straordinario per l'attuazione e il coordinamento delle misure di contenimento e contrasto dell'emergenza epidemiologica Covid-19, Domenico Arcuri, ha rilasciato le seguenti dichiarazioni: «abbiamo consegnato ieri quantità sufficiente di mascherine anche all'Ordine dei medici. Devono essere dotati di un magazzino di scorta in modo da poter aggiungere dotazioni a loro destinate»; nello stesso giorno, il presidente della Federazione nazionale ordini medici chirurghi e odontoiatri (FNOMCEO), Filippo Anelli, ha però inviato una e-mail ai presidenti degli ordini regionali dei medici chirurghi e degli odontoiatri, informandoli che le mascherine FFP2 inviate dalla Protezione civile non sarebbero idonee per l'ambito sanitario, e invitandoli a «sospendere immediatamente la distribuzione e l'utilizzo di quanto ricevuto» e a informare «nel contempo eventuali medici o strutture che ne fossero già in possesso»; considerato che: secondo quanto si legge dalle direttive del Ministero della salute: «I facciali filtranti (mascherine FFP2 e FFP3) sono utilizzati in ambiente ospedaliero e assistenziale per proteggere l'utilizzatore da agenti esterni (anche da trasmissione di infezioni da goccioline e aerosol), sono certificati ai sensi di quanto previsto dal decreto legislativo n. 475/1992 e sulla base di norme tecniche armonizzate. La norma tecnica UNI EN 149:2009 specifica i requisiti minimi per le semimaschere filtranti antipolvere, utilizzate come dispositivi di protezione delle vie respiratorie (denominati FPP2 e FPP3), ai fini di garantirne le caratteristiche di efficienza, traspirabilità, stabilità della struttura attraverso prove e test tecnici»; le mascherine inviate dalla Protezione Civile all'ordine dei medici, non avrebbero la certificazione necessaria per essere utilizzate in ambienti ospedalieri; valutato che la mancanza di protezioni in ambiti ospedalieri è una variabile estremamente importante nell'efficacia del contenimento dell'epidemia, a causa del rischio di contagio tra gli operatori sanitari, si chiede di sapere se il Presidente del Consiglio dei ministri e il Ministro in indirizzo fossero a conoscenza delle problematiche esposte in premessa, e quali azioni di loro competenza intendano adottare per risolvere le medesime nel più breve tempo possibile. Atto n. 4-03093 BORGONZONI Al Ministro della salute Premesso che, a quanto risulta all'interrogante: un comunicato sindacale, in una nota inviata alla direzione generale di una USL dell'Emilia-Romagna, ha lamentato la carenza dei dispositivi di protezione individuale (DPI); nella comunicazione si informa che le mascherine (chirurgiche, FFP1, FFP2 e FFP3) non verrebbero consegnate in dotazione agli operatori sanitari che prestano servizio in modalità ordinaria o per l'assistenza a pazienti Covid-19, ma centellinate e custodite sottochiave nei vari uffici dei coordinatori infermieristici di tutti i reparti di degenza; nell'ultima nota pervenuta a firma del direttore sanitario si consiglia un uso parsimonioso dei camici idrorepellenti TNT, utilizzando gli stessi per tutta la durata del servizio ed indossando sopra a questi dei camici monouso che sarebbero del tutto incapaci di adeguata protezione, aumentando così il rischio di contagio del personale e di potenziale diffusione del virus ai degenti; considerato che, a quanto risulta all'interrogante: duecentomila mascherine mandate in Lombardia dalla Protezione civile nazionale e già distribuite negli ospedali sarebbero state ritirate perché non omologate e giudicate non idonee a proteggere gli operatori sanitari che combattono sul fronte del Coronavirus; le mascherine giudicate non idonee assomiglierebbero ad alcune in dotazione presso le USL dell'Emilia-Romagna, ovvero le cosiddette "mascherine filtra batteri"; l'art. 2087 del codice civile impone al datore di lavoro di adottare le misure che, secondo la particolarità del lavoro, l'esperienza e la tecnica, siano necessarie a tutelare l'integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro; vista la delicatezza del momento legato alla pandemia mondiale in corso, si impone che la sicurezza e la salute del personale sanitario, e di conseguenza dei pazienti da loro curati, debbano essere prioritari, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della mancanza dei dispositivi di protezione individuale, come mascherine o camici idrorepellenti TNT, nella regione Emilia-Romagna; quali azioni intenda intraprendere, per quanto di sua competenza, affinché anche i medici dell'Emilia-Romagna siano dotati di tutti i dispositivi di protezione individuale necessari per lo svolgimento delle loro mansioni e per la protezione della salute loro e dei pazienti che hanno in cura. Atto n. 4-03094 NANNICINI Al Ministro per l'innovazione tecnologica e la digitalizzazione Premesso che: in data 31 marzo 2020, è stata comunicata la costituzione presso la Presidenza del Consiglio dei ministri di un " Task force dati per l'emergenza COVID-19"; a questo gruppo di lavoro, organizzato in otto sottogruppi, è stato assegnato il compito di svolgere "attività di studio e analisi, utile a supportare la Presidenza del Consiglio dei ministri e le Amministrazioni pubbliche nella definizione di politiche di contenimento del contagio da COVID-19", specificando che il gruppo "a tal fine procede all'analisi del relativo impatto socio-economico ed epidemiologico sul sistema Paese e delle soluzioni tecnologiche data-driven , tenendo conto dei profili giuridici correlati alla gestione dei dati necessari a fronteggiare l'emergenza"; alcuni sottogruppi rispondono chiaramente a criteri di funzionalità, perché coinvolgono i responsabili dei dati di strutture pubbliche, advisor per la interconnessione delle banche dati o rappresentanti di agenzie pubbliche e organizzazioni internazionali, mentre in altri casi si tratta di esperti esterni, prevalentemente accademici, che si presume siano stati individuati per la rilevanza del profilo scientifico, si chiede di sapere: quali procedure siano state utilizzate per selezionare gli esperti chiamati a ricoprire questo delicatissimo ruolo in un frangente così drammatico per il Paese, garantendo il massimo di imparzialità, trasparenza e competenza dei profili coinvolti sul piano tecnico e scientifico; se sia stata presa in considerazione l'opportunità di far precedere la selezione da una rapida richiesta di interesse o da meccanismi terzi di head hunting , anche a fronte della disponibilità dei maggiori studiosi di ogni disciplina a livello internazionale a mettere le proprie competenze a disposizione del Paese gratuitamente e senza richieste di visibilità in una situazione così drammatica; se siano stati valutati i possibili conflitti di tempo e di attribuzione con chi è chiamato a ricoprire altri ruoli istituzionali in questa fase di emergenza; se si intendano rendere pubblici a tutta la comunità scientifica, come sarebbe auspicabile, tutti i dati utilizzati dal gruppo di lavoro, per fare in modo che altre analisi, proposte e soluzioni scaturiscano indipendentemente dal mondo della ricerca, arricchendo la possibilità del Governo di attingere alle migliori analisi disponibili prima di predisporre il proprio indirizzo politico. Atto n. 4-03095 MAGORNO Al Ministro della salute Premesso che a quanto risulta all'interrogante: vi sarebbe un caso accertato di positività al COVID-19 di un operatore sanitario della casa di cura "Istituto Ninetta Rosano" - Tirrenia Hospital Srl di Belvedere Marittimo (Cosenza); nei giorni scorsi notizie sulla stampa locale, ed anche su numerosi social media , riferivano di un decesso avvenuto presso la stessa casa di cura, nonché della presenza di personale esterno e di ricoveri di pazienti provenienti dalla casa di riposo Santa Maria, sita nel Comune di Bocchigliero (Cosenza), dove sono stati registrati numerosi casi di positività da COVID-19 tanto che, con ordinanza del Presidente della Regione Calabria n. 18 del 24 marzo 2020, è stata disposta la chiusura del paese; la casa di cura "Istituto Ninetta Rosano" - Tirrenia Hospital rappresenta uno dei punti di riferimento per l'utenza del comprensorio, con un numero consistente, sia di pazienti, sia di personale sanitario provenienti dai paesi limitrofi; l'operatore avrebbe avuto anche contatti con personale della RSA di San Nicola Arcella (Cosenza), struttura messa successivamente in quarantena, in considerazione anche di un sospetto caso di contagio da COVID-19 fra i degenti; a parere dell'interrogante, è grave e discutibile che i sindaci del comprensorio non siano stati informati subito e ufficialmente dei fatti, in modo da assumere con immediatezza ed urgenza i dovuti provvedimenti volti a prevenire i rischi sanitari e a contrastare la diffusione del contagio epidemiologico nei propri comuni; tutto ciò crea grande allarme e apprensione nella popolazione dell'alto Tirreno calabrese, soprattutto fra i cittadini che per motivi salute o di lavoro frequentano sistematicamente il Tirrenia Hospital, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto esposto e se, nell'ambito delle proprie competenze, intenda intraprendere eventuali iniziative, anche sotto forma di attività ispettiva, per accertare quanto accaduto e le cause del decesso verificatosi in piena emergenza Coronavirus; se, e in base a quali protocolli, siano avvenuti i trasferimenti di personale sanitario e di pazienti con sintomatologia verosimilmente riconducibile al COVID-19, dalla casa di riposo Santa Maria di Bocchigliero alla casa di cura "Istituto Ninetta Rosano" - Tirrenia Hospital di Belvedere Marittimo, nonché se si intenda verificare la corretta applicazione, da parte della direzione sanitaria, delle misure previste e obbligate, a tutela della salute pubblica, in materia di contenimento e gestione dell'emergenza epidemiologica da COVID-19. Atto n. 4-03096 FARAONE Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: a seguito del peggioramento della situazione di emergenza epidemiologica causata dalla diffusione del COVID-19, nonché del progressivo inasprimento delle misure per far fronte alla situazione, con determinazione direttoriale del 21 marzo 2020, prot. 96788/RU, il direttore dell'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ha sospeso un gran numero di concorsi a gioco, tra i quali Superenalotto, Superstar, Lotto tradizionale, nonché i giochi operati con slot machines ; la determinazione direttoriale ha l'espressa finalità di evitare la permanenza dei consumatori nei locali delle tabaccherie, al fine di scongiurare il più possibile l'assembramento di persone all'interno delle stesse e contrastare la diffusione del contagio; la medesima determinazione muove dalla considerazione che la possibilità di offrire giochi all'interno delle tabaccherie ha costituito un motivo di spostamento, in violazione dei provvedimenti che consentono di spostarsi solo per determinati casi, espressamente previsti; detta sospensione, che ha avuto effetti immediati, perdurerà per tutta la durata dell'emergenza e sino al provvedimento di revoca; considerato che: negli ultimi giorni numerosi sono stati gli appelli espressi da parte delle associazioni impegnate nel garantire una tutela contro le forme patologiche di gioco d'azzardo, le quali hanno invitato a considerare l'idea di destinare le risorse dei jackpot dei premi ancora in palio al contrasto della diffusione del contagio; i dati degli ultimi giorni hanno mostrato un elevato "picco" dei contagi, nonché dei decessi di persone che hanno contratto il virus ; gli ospedali ricevono quotidianamente all'interno delle proprie strutture un numero di malati sempre più elevato, circostanza che ha causato il progressivo diminuire dei posti letto disponibili ed il sovraccarico delle terapie intensive; non è ancora possibile determinare la cornice temporale entro la quale sarà possibile debellare definitivamente l'emergenza, né è ancora chiaro se saranno sufficienti le risorse sinora stanziate con gli ultimi decreti emanati dal Governo, al fine di porre un argine alle conseguenze drammatiche dell'epidemia, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non intenda valutare l'opportunità di consentire l'utilizzo dell'intero ammontare del jackpot dei premi ancora in palio, al fine di destinare le suddette somme alle strutture ospedaliere e sanitarie, costantemente impegnate nella cura degli ammalati e nel contrasto alla diffusione del contagio. Atto n. 4-03097 FARAONE Al Ministro della giustizia Premesso che: a partire da sabato 7 marzo 2020 in decine di carceri italiane si sono verificati pesanti disordini e proteste da parte dei detenuti che sono sfociate in gravi episodi di violenza, danni alle strutture, fughe ed evasioni da alcuni istituti penitenziari, nonché nella morte di alcuni detenuti; tali proteste non sono riconducibili unicamente alle misure poste in essere dalle amministrazioni penitenziarie al fine di ridurre il diffondersi dei contagi dal virus COVID-19 nelle carceri, ma anche alla pessima condizione in cui le carceri medesime versano in questi ultimi anni; in particolare, secondo i dati del Ministero, aggiornati al 29 febbraio 2020, il totale dei detenuti si attesta ad una cifra superiore a 61.000 persone, a fronte di una capienza regolamentare fissata a meno di 51.000 unità; il Ministro in indirizzo ha svolto un'informativa in Parlamento con la quale è stata descritta la situazione carceraria, non fornendo allo stesso tempo, però, indicazioni circa le azioni concrete che saranno messe in campo per far fronte a questa drammatica situazione; alcune fonti di stampa riportano che ad oggi il numero di morti accertate in seguito alle proteste, ammonterebbe a tredici detenuti, altre fonti parlano di quattordici; tali decessi sarebbero dovuti, secondo le fonti ufficiali, all'assunzione di farmaci rubati dalle infermerie, ma su questo sono attualmente in corso indagini da parte della magistratura; considerato che: l'articolo 27 della Costituzione, al terzo comma, prevede che le pene debbano tendere alla rieducazione del condannato e che non possano consistere in trattamenti contrari al senso di umanità; è innanzitutto necessario prendere misure straordinarie contro i responsabili degli atti di violenza verificatisi all'interno delle strutture penitenziarie, come è altrettanto importante valutare se le azioni messe in campo da chi avrebbe dovuto vigilare affinché quelle violenze non fossero perpetuate siano state adeguate; la gestione dell'intera vicenda da parte del capo del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria si è rivelata, a giudizio dell'interrogante, del tutto inadeguata rispetto alla gravità dei fatti e allo spessore richiesto a chi ricopre tale incarico, si chiede di sapere: quali orientamenti il Ministro in indirizzo intenda esprimere in riferimento ai fatti drammatici accaduti negli ultimi giorni; se non intenda adottare tutte le iniziative possibili al fine di porre un freno al sovraffollamento carcerario; quali azioni intenda intraprendere allo scopo di verificare le responsabilità che sono sorte in capo ai dirigenti delle amministrazioni penitenziarie, e se non ritenga necessario procedere alla rimozione del capo del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria dal proprio incarico. Atto n. 4-03098 AIMI Ai Ministri degli affari esteri e della cooperazione internazionale, della salute e della difesa Premesso che: l'emergenza sanitaria legata al diffondersi in Italia del contagio da COVID-19 sta creando criticità anche per i militari italiani impegnati in missioni all'estero; la direttiva n. 1 del 2020, relativa alle misure precauzionali da adottare per emergenza COVID-19 del ministro per la Pubblica Amministrazione, ha avuto come conseguenza il divieto per i militari in licenza di tornare in missione e per chi è all'estero di partire per l'Italia, non consentendo dunque nemmeno l'avvicendarsi dei vari contingenti militari; è inoltre notizia recente dei primi quattro casi di contagio per militari italiani impegnati in missione all'estero, nel caso specifico in Afghanistan, si chiede di sapere: di quali informazioni si disponga circa le condizioni in cui versano i componenti dei contingenti militari italiani all'estero in questa fase di emergenza sanitaria; quali iniziative siano state adottate o si intendano adottare per consentire ai militari di operare in sicurezza. Atto n. 4-03099 ROJC Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Premesso che: la pandemia COVID-19 ha determinato anche un'emergenza ambientale, non solo di tipo sanitario. Nella regione Friuli-Venezia Giulia si sta registrando, infatti, l'impossibilità di esportare i rifiuti della raccolta indifferenziata, come il combustibile solido secondario, che per la gran parte prima veniva conferito all'estero; anche la plastica trova grande difficoltà ad essere riciclata, tant'è che la regione Friuli-Venezia Giulia ha oggi tonnellate di materiale plastico da smaltire; secondo quanto riportato dal quotidiano "Il Gazzettino", in poche settimane, presso la piattaforma Corepla di San Giorgio di Nogaro (Udine), gestita dalla società I.Blu, si sarebbero ammassate oltre 4.000 tonnellate di plastica "pronte a uscire ma bloccate", come ha raccontato al quotidiano veneto Mirko Bottolo, direttore commerciale della società, secondo il quale "con l'emergenza COVID-19 ci sono serissime difficoltà di spedizione dei materiali a tutte le filiere, in Italia e fuori". "Inoltre - chiarisce sempre Bottolo - con il lockdown in Austria e altrove si sono fermati i cantieri, i cementifici, le acciaierie. Noi produciamo un agente riducente per le acciaierie verdi, la Voestalpine in Austria e altre in Nord Italia, ma ora sono ferme. E sono venuti meno anche gli sbocchi in settori tradizionali come la logistica o l'arredo urbano"; la piattaforma Corepla tratta circa 100.000 tonnellate all'anno di plastica, provenienti sia dal Friuli sia dal Veneto; al fine di far fronte a questa emergenza, in data 31 marzo il Presidente della Regione Friuli-Venezia Giulia ha firmato un'ordinanza che prevede la possibilità di aumenti nella raccolta dei rifiuti indifferenziati e per i gestori di ottenere, in deroga alle disposizioni vigenti, l'incremento della capacità di stoccaggio, anche per impianti di incenerimento; a causa dell'epidemia da Coronavirus il consumo di plastica risulta aumentato da parte delle famiglie e le aziende trovano sempre più difficoltà ad assorbire la plastica da differenziata, che ora non può essere riciclata, si chiede di sapere: quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda assumere, anche d'intesa con la Regione Friuli-Venezia Giulia, al fine di trovare una soluzione, seppur temporanea ma percorribile, per fronteggiare questa vera e propria emergenza ambientale; se non ritenga opportuno, a tal fine, anche integrando l'apposito elenco di attività industriali momentaneamente sospese, un coinvolgimento, seppur temporaneo, nella filiera dei rifiuti delle industrie del riciclo, in modo da evitare in misura quanto più possibile lo stoccaggio in discariche di materiali dannosi per l'ambiente. Atto n. 4-03100 PAPATHEU MALLEGNI Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Premesso che: in data 25 marzo, alle ore 11.26, sulla pagina "Facebook" ufficiale dell'Ambasciata d'Italia in Tunisia è apparsa la seguente comunicazione: "Italia e Tunisia continuano a cooperare per superare questo difficile momento insieme. L'Italia, tramite la Cassa Depositi e Prestiti, ha versato 50 milioni di euro (circa 157 milioni di dinari), a titolo di credito d'aiuto alla Banca Centrale Tunisina. Questa somma è destinata a sostenere le imprese tunisine e potrà essere utilizzata per rispondere all'impatto socioeconomico del Coronavirus in Tunisia, supportando le misure messe in campo dal Governo tunisino. È un primo passo, mano nella mano, per far fronte al COVID-19". Lo stesso post è apparso, inoltre, sulla pagina social dell'Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo (AICS) di Tunisi. Tale annuncio è stato poi rimosso nella mattinata del 27 marzo 2020 da entrambe le pagine; appare anomalo ed indubbiamente grave che un'Ambasciata dia una comunicazione sui propri organi di comunicazione istituzionali, per poi rimuovere il tutto, quando la notizia stava già suscitando le perplessità, ed anzi le proteste, di numerosi cittadini italiani. Tali azioni si configurano, quindi, a giudizio degli interroganti, come un goffo e maldestro tentativo di oscurare un'informazione che gli italiani sono legittimati a conoscere. Sulla stessa pagina dell'Ambasciata italiana in Tunisia, di fatti, si è verificata la presa di posizione di diversi cittadini, i quali hanno commentato: "Che un'ambasciata cancelli un post e non permetta a tutti di sapere e poter esprimere il proprio parere è grave tanto quanto il contenuto del post stesso". La rete ha sempre memoria, non è possibile, peraltro, cancellare quello che si scrive e si divulga, ed appare vana ed illusoria qualsiasi azione venga posta in essere, affinché un post non venga visto da nessuno e gli utenti non ne vengano a conoscenza; si è deciso di erogare 50 milioni ad uno Stato straniero, dove non risulta vi sia al momento una grave emergenza, mentre l'Italia viene colpita e flagellata da un dramma senza precedenti e piange oltre 13.000 persone morte per il Coronavirus, si registrano oltre 110.000 contagi e sono numeri la cui portata si aggrava di ora in ora; risulta agli interroganti che, per analoghe finalità, il Ministero degli affari esteri abbia destinato 21 milioni di euro alla Bolivia. I fondi dati dal Ministero alla Tunisia e alla Bolivia farebbero parte di un memorandum firmato circa 7 anni fa, che non è vincolante e che, quindi, di fronte ai fatti epocali di questi giorni, poteva essere annullato o comunque disatteso, vista l'emergenza che sta vivendo l'Italia. Inoltre, a ciò si aggiungerebbe lo stanziamento di 200.000 euro ad una ONG per affrontare l'emergenza Coronavirus in Somalia; mentre l'Italia è senza ventilatori polmonari per le terapie intensive, senza mascherine ed è costretta a far affrontare al personale sanitario negli ospedali una situazione drammatica, il Ministero degli affari esteri invia aiuti e fondi nel mondo, dando priorità agli altri anziché ai cittadini italiani, che muoiono; mentre il COVID-19 iniziava ad infettare l'Italia, il Ministero si è preoccupato di inviare in Cina 2 tonnellate di dispositivi di protezione individuale, comprese le mascherine, difficili già allora da reperire sul mercato, come "regalo del governo italiano"; oggi l'Italia è senza un numero adeguato di dispositivi di protezione individuale, in ritardo sulle forniture, con gli ospedali pieni, gli anziani (e non solo loro) che muoiono, medici e infermieri che vengono contagiati, mentre i Paesi stranieri bloccano all'Italia le forniture di mascherine, ed i ventilatori, vitali per la respirazione dei malati, stando a quanto testualmente dichiarato il 26 marzo 2020 dal commissario Domenico Arcuri ai presidenti di Regione: "per gran parte arriveranno soltanto a luglio"; egli stesso ha ammesso che "degli ottomila ventilatori che Consip ha comprato, ne arriveranno forse la metà che verranno consegnati soltanto a fine emergenza"; da tali comportamenti emergono, dunque, gravi criticità nella gestione dell'emergenza da parte del Ministro in indirizzo, con la destinazione ad altri Stati di risorse che sarebbero dovute servire al contrasto del Coronavirus in Italia; tali atti sembrerebbero posti in essere per dubbie finalità ed appaiono in ogni caso non giustificabili in questo momento, avendo privato di somme preziose la prioritaria lotta all'emergenza, mentre agli italiani, stremati dal COVID-19 e costretti a stare in casa, si chiede di aiutare con le loro donazioni la Protezione Civile e la sanità, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia in grado di riferire sui gravi fatti rappresentati in premessa, al fine di chiarire in particolare i motivi e l'urgenza dei citati stanziamenti in favore di Stati esteri e di una ONG, nonché la motivazione per la quale sia stata rimossa una importante comunicazione dai canali social riguardante il Ministero medesimo. Atto n. 4-03101 DE BONIS Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Premesso che: l'effetto Coronavirus ha innescato una corsa ai beni essenziali, con un'impennata dei prezzi del grano e dei cereali in generale. E tuttavia non mancano altre materie prime alimentari, come caffè, cacao, zucchero, che provengono per lo più da Paesi in via di sviluppo, che stanno invece pagando il dazio, con duri effetti sulle bilance commerciali delle nazioni esportatrici; i principali cereali quotati al Cbot, la borsa merci di Chicago, hanno chiuso le contrattazioni la scorsa settimana in rialzo, con ulteriori guadagni che li hanno spinti sui massimi da oltre 2 mesi. Le quotazioni del caffè hanno perso, invece, oltre il 6 per cento nell'ultima seduta e quelle dello zucchero quasi il 2 per cento; a non mostrare segni di frenata è la corsa del grano: nell'ultima settimana i contratti esteri con consegna a maggio hanno registrato un ulteriore aumento del 5,92 per cento. In crescita anche il valore del mais (più 0,66 per cento), della soia (oltre il 2 per cento), dell'avena (più 1,39 per cento) e della canola (più 0,22 per cento). Volano anche le quotazioni dell'olio di soia, che hanno guadagnato il 4,65 per cento, e del riso (più 5,07 per cento). In calo la farina di soia americana (meno 0,57 per cento); secondo Coldiretti, a causare l'impennata del prezzo internazionale del grano ha influito la decisione della Russia di limitarne le esportazioni, dopo che nel Paese le quotazioni avevano raggiunto i 13.270 rubli per tonnellata, superando addirittura il valore del petrolio degli Urali, sceso a 12.850 rubli per tonnellata; gli effetti della pandemia Coronavirus si trasferiscono, dunque, dai mercati finanziari a quelli dei metalli preziosi, come l'oro, fino alle produzioni agricole, la cui disponibilità è diventata strategica con le difficoltà nei trasporti e la chiusura delle frontiere, ma anche per la corsa dei cittadini in tutto il mondo ad accaparrare beni alimentari di base dagli scaffali di discount e supermercati. Una preoccupazione che ha spinto la Russia a trattenere per uso interno parte della produzione di grano dopo esserne diventata il maggior esportatore del mondo, sostiene la Coldiretti; la tendenza all'accaparramento è confermata anche in Italia, dove nell'ultimo mese di emergenza sanitaria sono praticamente raddoppiati gli acquisti di farina (più 99,5 per cento) e sono drasticamente saliti quelli di riso bianco (più 47,3 per cento) e di pasta di semola (più 41,9 per cento); "l'aumento delle quotazioni alla borsa di Chicago conferma che l'allarme globale, provocato dal Coronavirus, ha fatto emergere una maggior consapevolezza sul valore strategico rappresentato dal cibo e dalle necessarie garanzie di qualità e sicurezza - secondo quanto afferma il presidente della Coldiretti - e l'Italia, che è il Paese con più controlli e maggiore sostenibilità, potrà trarre certamente beneficio da questo scenario, ma solo a patto di invertire la tendenza del passato a sottovalutare il potenziale agricolo nazionale"; considerato che: le condizioni per rispondere alla domanda dei consumatori e investire sull'agricoltura nazionale ci sarebbero, perché l'agricoltura italiana è sempre in grado di offrire produzione di qualità ma, purtroppo, non vi è una politica in grado di valorizzare i primati del made in Italy , garantire la sostenibilità della produzione ed il riconoscimento di un prezzo di acquisto "equo", basato sugli effettivi costi sostenuti; nel corso degli anni, in Italia, il prezzo del grano è calato sensibilmente, anche a causa di fenomeni speculativi non ancora sanzionati e, per questo, nell'ultimo decennio è scomparso un campo di grano su cinque, con la perdita di quasi mezzo milione di ettari coltivati e con effetti dirompenti sull'economia, sull'occupazione e sull'ambiente; in data 4 febbraio 2020, in occasione dell'audizione, presso la 9a Commissione permanente (Agricoltura e produzione agroalimentare) del Senato, dei vertici dell' Antitrust, si è preso atto che, dal 2015 ad oggi, c'è stata una distorsione del mercato del grano duro italiano. Ovvero i prezzi del grano duro del nostro Paese sono sempre più bassi dei prezzi del grano duro estero; in ogni caso, il grano resta la coltivazione più diffusa in Italia, con circa 300.000 agricoltori impegnati in questa coltura. Il nostro Paese è primo in Europa e secondo nel mondo nella produzione di grano duro destinato alla pasta, con una stima di 1,2 milioni di ettari seminati nel 2020 e un raccolto di 4,1 miliardi di chili, ma forte è l'importazione dall'estero (pari a circa 30 per cento del fabbisogno), con ben 793 milioni di chili. Le previsioni di semina del grano tenero per il 2020 sono invece di circa 536.000 ettari, rispetto ai 530.000 del 2019, con una produzione di 2,73 miliardi di chili e importazioni che arrivano al 70 per cento del fabbisogno totale; tenuto conto che: in un periodo di guerra, come quello che si sta vivendo, con i supermercati che vengono assaliti per acquistare beni di prima necessità, come pane, pasta e farina, accade che tali prezzi aumentano sensibilmente, mentre il prezzo della materia prima, cioè il grano, non subisce nessun aumento; nell'ultima settimana i contratti esteri di grano con consegna a maggio hanno registrato un ulteriore aumento del 5,92 per cento, mentre la semola ha subito già un aumento del 10 per cento. I fornai di Altamura, che fino a poco tempo fa la pagavano 40 euro a quintale, la stanno adesso pagando 44 euro, con rincari settimanali; le associazioni di categoria non dicono, però, che il grano duro sulla piazza di Foggia e Altamura non ha subito alcuna variazione, rimanendo al prezzo di 30 euro. Non si capisce come mai si verifichi questo aumento delle semole, atteso l'aumento della produzione molitoria di circa l'80 per cento. È pur vero che la domanda è aumentata ma, in una congiuntura assimilabile a quella di una guerra, i prezzi dovrebbero essere calmierati dallo Stato. I maggiori volumi di produzione dei molini dovrebbero garantire una economia di scala, abbassando l'incidenza dei costi fissi, senza dunque la necessità di aumenti del prezzo. Al contrario dovrebbe esserci una riduzione del costo unitario della semola. Del resto, l'impennata del prezzo del grano avviene solo all'estero e produrrà i suoi effetti solo a maggio; non è possibile che vengano giustificate le anomalie di mercato con le decisioni della Russia, occorrerebbe invece un agire comune al fine di tutelare gli interessi dei produttori e dei consumatori; lo stesso presidente dei panificatori della Campania, Domenico Filosa, ha affermato che sulla filiera del grano c'è una "speculazione" e in particolare "si stanno verificando gravi atti di sciacallaggio nel settore della panificazione", che potrebbero costringere o all'aumento dei prezzi al pubblico o alla chiusura dei panifici; la Campania, con i suoi circa quattro mila panificatori, è il fulcro del mercato italiano, in quanto c'è il più alto consumo di pane e affini d'Italia. Occorre, dunque, evitare una crisi del pane in questo momento di emergenza Coronavirus, specie nelle aree a basso reddito, si chiede di sapere: quali urgenti iniziative il Ministro in indirizzo intenda assumere, anzitutto per contrastare la speculazione in atto da parte dei molini nel mercato italiano, che sta causando l'aumento dei prezzi del pane e della pasta in un momento così difficile per la popolazione; se non ritenga di dover vigilare sulla grave situazione che riguarda le impennate dei prezzi, quale quello della semola, anomalo rispetto a quello del grano nazionale, anche attraverso il coinvolgimento dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato (AGCM). Atto n. 4-03102 CIRIANI Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dello sviluppo economico Premesso che: tra le varie restrizioni alle attività disposte dal decreto cosiddetto «Io resto a casa» (decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 11 marzo 2020) hanno generato confusione le indicazioni date dal Governo in merito alla possibilità, per le attività commerciali che vendono generi alimentari o beni di prima necessità, e che quindi rimangono aperte, di consentire ai clienti l'acquisto anche di beni diversi come, ad esempio, abbigliamento, calzature, articoli sportivi, articoli di cancelleria, giocattoli; la sezione web del sito del Governo dedicata proprio alle domande frequenti relative all'attuazione e interpretazione del decreto «Io resto a casa», esattamente su questa questione, riserva un apposito quesito, confermando, nella risposta fornita, il divieto di consentire la vendita di prodotti diversi «rispetto a quelli agricoli, alimentari o di prima necessità, elencati nelle categorie merceologiche espressamente indicate di cui all'allegato 1 al D.P.C.M. del 11 marzo 2020, per come comunque integrato dall'art. 1, comma 1, lettera f), del D.P.C.M. del 22 marzo 2020»; si aggiunge inoltre che, pertanto, «il responsabile di ogni attività commerciale, comunque denominata (ipermercato, supermercato, discount, minimercato, altri esercizi non specializzati di alimentari vari), può esercitare esclusivamente l'attività di vendita dei predetti generi merceologici ed è, comunque, tenuto a organizzare gli spazi in modo da precludere ai clienti l'accesso a scaffali o corsie in cui siano esposti beni diversi dai predetti. Nel caso in cui ciò non sia possibile, devono essere rimossi dagli scaffali i prodotti la cui vendita non è consentita»; si tratta evidentemente di una questione molto sentita dalle famiglie, specie in relazione al divieto di acquisto di articoli di cancelleria, e al faticoso processo di continuità delle attività scolastiche mediante le piattaforme di didattica a distanza: una continuità che mal si concilia con il divieto di acquistare tali materiali, che risultano indispensabili e necessari allo svolgimento di queste attività e che comunque, in questa fase di grande difficoltà, in cui i bambini sono costretti all'interno delle abitazioni, assumono anche una ulteriore utilità, sotto forma di possibilità di intrattenimento e attività ludico-ricreative, cui i genitori possono ricorrere per dare in qualche modo opportunità di svago e creatività ai più piccoli; sul punto, peraltro, alcuni giorni fa, fonti stampa hanno riportato la notizia che, in risposta a un appello lanciato dal sindaco di Milano, il Governo avrebbe dato il proprio assenso alla vendita di articoli di cartoleria nei supermercati, assenso che però non risulta al momento essere stato formalizzato; infatti, al recepimento di tale istanza da parte del Governo, avrebbe dovuto far seguito proprio un aggiornamento della risposta del quesito citato, modificandola in senso permissivo e specificando espressamente che la vendita di tali articoli è invece consentita; ad oggi, però, tale rettifica non risulta adottata e l'indicazione data dal Governo sul sito web istituzionale permane la medesima, con conseguente aggravio del già elevato livello di confusione nella comunicazione istituzionale riservata agli esercenti attività commerciali e alle famiglie stesse, rispetto alla quale occorre fare chiarezza, si chiede di sapere se ed entro quale termine urgente si ritenga di poter fornire indicazioni chiare, ufficiali e precise in ordine alla possibilità per gli esercizi commerciali di consentire ai clienti l'acquisto dei materiali di cancelleria, anche mediante l'opportuno aggiornamento del relativo quesito sulla sezione del sito web istituzionale appositamente dedicata alle domande più frequenti dei cittadini. Atto n. 4-03103 DE VECCHIS Ai Ministri dell'interno e degli affari esteri e della cooperazione internazionale Premesso che, a quanto risulta all'interrogante: a Fiumicino un hotel sarebbe stato isolato ed è ora piantonato dall'Esercito, per la presenza di 32 persone di nazionalità indonesiana positive al virus COVID-19; le persone attualmente trattenute nell' hotel , sito nell'area di Parco Leonardo, sono attualmente 73, tutti indonesiani sbarcati da una nave da crociera Costa a Savona, che avrebbero dovuto prendere un volo dall'aeroporto "Leonardo da Vinci" per fare rientro in patria, ma sono rimasti bloccati per la negata autorizzazione da parte dell'Indonesia; la ASL, tempestivamente allertata sulla presenza di due persone con sintomi di sospetto COVID-19, ha subito predisposto la verifica dello stato di salute del gruppo, sottoponendolo a tampone: i risultati dei tamponi sono di 32 persone positive; altri 25 cittadini indonesiani, sbarcati da un'altra nave della MSC, invece, sono ospiti dell' hotel "Golden Tulip" di Isola Sacra, una situazione che, però, nulla ha a che vedere con quella di Parco Leonardo, visto che nessuno mostra sintomi da COVID-19 e prima di arrivare in albergo tutti e 25 sono stati visitati dal medico di bordo della nave. In ogni caso è già in atto un'indagine epidemiologica a cura della ASL Roma 3, guidata dal commissario straordinario Giuseppe Quintavalle, si chiede di sapere: quale Autorità abbia rilasciato i permessi necessari allo sbarco dei passeggeri e quali controlli sanitari siano stati fatti a bordo della nave, anche in virtù del fatto che due croceristi presentavano evidenti sintomi influenzali; alla luce delle attuali restrizioni previste dalla legge, se siano stati fatti preventivamente i dovuti accertamenti per assicurarsi che, una volta sbarcati, esistessero tutte le condizioni affinché i passeggeri salissero su un aereo per tornare nel proprio Paese, anche attraverso interlocuzioni con le autorità straniere; quali mezzi siano stati utilizzati e quali luoghi siano stati frequentati dalle 32 persone dal momento dello sbarco fino all'accertamento della condizione di positività al virus COVID-19 e se siano stati informati gli amministratori locali, affinché potessero intervenire con idonee misure di salvaguardia della salute dei propri cittadini; se l'amministrazione comunale di Fiumicino sia stata debitamente e tempestivamente informata della gravità della situazione e come il Governo intenda intervenire per supportare un territorio che si trova ad affrontare l'ennesimo episodio emergenziale legato all'accoglienza di persone a cui è impedito l'imbarco in questo periodo; se i Ministri in indirizzo non intendano chiarire in modo inequivocabile che, in caso di attracco di navi da crociera nei porti italiani, si proceda allo sbarco e al trasferimento in aeroporto esclusivamente previa certezza che sussistano tutte le condizioni ed autorizzazioni, affinché i croceristi possano essere imbarcati sugli aerei e trasferiti nei loro Paesi di origine. Atto n. 4-03104 LAFORGIA NOCERINO Al Ministro della salute Premesso che: oltre agli ospedali, i luoghi più falcidiati dall'emergenza sanitaria sono le residenze sanitarie per anziani, in cui gli ospiti, di età già avanzata, hanno tutti patologie pregresse che spingono, attraverso il COVID-19, alla morte; nessuna RSA può considerarsi esonerata da questi casi; ovunque, nelle zone in cui i focolai sono più accentuati, si registrano veri e propri decessi di massa all'interno delle residenze sanitarie per anziani; colpisce il caso della RSA di Mediglia, nella frazione di Mombretto, a Milano, in cui, su circa 150 ospiti, sono morti più di 60 anziani; il sindaco, Paolo Bianchi, ha dichiarato all'agenzia "ANSA": "i numeri sono troppo alti per non avere una spiegazione, ci deve essere e la chiederemo", precisando che si tratta "di una struttura privata con una direzione sanitaria interna" che era in contatto, da inizio emergenza, con "l'ATS della Regione Lombardia. Dal 23 febbraio, ricevendo il DPCM, abbiamo chiesto di impedire le visite, poi però dopo una settimana pare siano continuate. Ho chiesto tre giorni fa un intervento di sanificazione, come è avvenuto anche in alcune strutture e case di riposo della bergamasca con il nucleo speciale dell'esercito e sto aspettando risposte, ma questa situazione si trascina da un mese e non è assolutamente più tollerabile"; una "denuncia collettiva contro ignoti è pronta a partire" lo racconta all'AGI Leonardo La Rocca, poiché "sua nonna è una delle ospiti della residenza. Suo suocero non c'è più, è stato contagiato verosimilmente andandola a trovare. La Rocca insieme a un gruppo di altri parenti vuole la verità su quello che è accaduto nella palazzina di mattoncini rossi, nel comune di 12 mila abitanti della città metropolitana di Milano, che in meno di un mese si è trasformata in un pericoloso lazzaretto. La denuncia ai carabinieri, contro ignoti, la presentiamo perché si faccia luce su come è stata gestita tutta questa faccenda, sia dentro che fuori dalla struttura - spiega -. Al momento siamo una quindicina di persone tutte con qualcuno che è dentro o che era dentro la rsa, ma si continuano ad aggiungere parenti perché di giorno in giorno cambiano le cose, cambia il numero dei decessi. È questa l'unica ragione per cui non l'abbiamo ancora fatta: continuano a chiamarci parenti di altre vittime dicendo 'anche noi vogliamo unirci'", si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti riportati in premessa, se intenda promuovere in tempi celeri un'indagine ministeriale e come intenda, nel minor tempo possibile, tutelare gli anziani che abitano le RSA ed i loro parenti. Atto n. 4-03105 VANIN ORTIS PAVANELLI ANGRISANI PIRRO ROMANO ABATE Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: il 30 gennaio 2020 l'epidemia da COVID-19 è stata dichiarata dall'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) un'emergenza sanitaria pubblica di rilevanza internazionale e con delibera del Consiglio dei ministri del 31 gennaio 2020 è stato dichiarato, per sei mesi, lo stato di emergenza sul territorio nazionale relativo al rischio sanitario connesso all'insorgenza di patologie derivanti da agenti virali trasmissibili; il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 8 marzo 2020 ha dettato ulteriori disposizioni attuative del decreto-legge 23 febbraio 2020, n. 6, convertito, con modificazioni, dalla legge 5 marzo 2020, n. 13, recante misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell'emergenza epidemiologica da COVID-19, atte ad evitare ogni spostamento delle persone fisiche anche all'interno dei medesimi territori contrassegnati come zona rossa, con ovvie ricadute anche sul normale svolgimento di tutte le attività lavorative; considerato che: con un primo decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 23 febbraio 2020, recante "Disposizioni attuative del decreto-legge 23 febbraio 2020, n. 6, recante misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell'emergenza epidemiologica da COVID-19", il Governo è fin da subito intervenuto per rendere più immediato il ricorso all'istituto del cosiddetto smart working nelle aree considerate a maggiore rischio per l'emergenza COVID-19, ossia i Comuni dell'allora zona rossa. In tali aree, il Governo aveva consentito, in via straordinaria, l'attivazione dello smart working anche in assenza dell'accordo individuale; con successivo decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 1° marzo 2020 recante "Ulteriori disposizioni attuative del decreto-legge 23 febbraio 2020, n. 6, recante misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell'emergenza epidemiologica da COVID-19", sono state sostituite le disposizioni di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 23 febbraio 2020 e decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 25 febbraio 2020 (che cessano di avere efficacia dal 2 marzo 2020) ed è stato previsto che la modalità di lavoro agile disciplinata dagli articoli da 18 a 23 della legge 22 maggio 2017, n. 81 possa essere applicata dai datori di lavoro (imprese e professionisti), anche in assenza degli accordi individuali ivi previsti, per la durata dello stato di emergenza di cui alla deliberazione del Consiglio dei ministri 31 gennaio 2020, ossia per 6 mesi, a ogni rapporto di lavoro subordinato sull'intero territorio nazionale. Resta fermo per datore di lavoro e lavoratore l'obbligo di rispettare la disciplina dello smart working , di cui alla legge n. 81 del 2017; la direttiva 1° giugno 2017 n. 3 del Presidente del Consiglio dei ministri in materia di lavoro agile, contenente le Linee guida per l'attuazione della cosiddetta "legge Madia" (legge 7 agosto 2015 n. 124), detta le regole inerenti alla riorganizzazione del lavoro in un'ottica moderna di efficienza e aumento della produttività non più legata alla presenza fisica, ma ai risultati raggiunti per realizzare economie di gestione e benessere organizzativo; considerato inoltre che: il rapido aggravarsi della situazione epidemiologica, il carattere particolarmente diffusivo dell'epidemia e l'incremento dei casi su tutto il territorio nazionale, e in particolare le Regioni del nord Italia, tra cui il Veneto, rendono necessaria la messa in atto di tutte le misure urgenti per limitare la diffusione dell'epidemia tra le quali favorire il lavoro agile che, a differenza delle altre misure come congedi e ferie, garantisce l'espletamento della mansione lavorativa e l'erogazione dei servizi e limitano gli spostamenti delle persone; il Comune di Venezia in data 10 marzo 2020 ha dato la possibilità ai propri dipendenti di fare domanda di lavoro agile, ma per soli tre giorni a settimana e secondo turnazioni, vanificando in larga misura l'obiettivo di contenimento del contagio del virus ; l' iter di approvazione previsto dal Comune di Venezia non è automatico, bensì sottoposto a nulla-osta da parte del dirigente e viene richiesto di produrre certificati medici, qualora l'interessato ne sia in possesso, certificazione di conformità dell'impianto elettrico e della centrale termica dell'immobile qualora richiesti, nonché un report dell'attività svolta a casa. Una serie di adempimenti che, di fatto, appesantiscono il procedimento di provvedimenti che si vorrebbero emergenziali; presso il Comune di Venezia, alla scadenza del termine dei tre anni indicato dalla "legge Madia" per il raggiungimento del numero minimo di personale impiegato nel telelavoro nella misura del 10 per cento del numero complessivo di dipendenti dell'ente (2.817 - PAP del 30 settembre 2018), risultano essere in regime di telelavoro solo 48 dipendenti (di cui 42 donne e 6 uomini) pari all'1,7 per cento del totale dei dipendenti, dimostrando così una evidente vanificazione degli obiettivi fissati dalla "legge Madia" stessa, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti; quali iniziative di competenza intenda intraprendere al fine di procedere alle opportune verifiche, e se ritenga di adottare o sollecitare l'adozione di tutte le misure necessarie all'attuazione delle disposizioni in materia di lavoro agile per il contenimento dell'emergenza epidemiologica in atto e alla massima tutela del personale in servizio. Atto n. 4-03106 IANNONE Al Ministro dello sviluppo economico Premesso che: nella prassi commerciale è ormai costante consuetudine che, a fronte di un impegno economico, il creditore ed il debitore si accordino sulle modalità di pagamento, prevedendo una rateizzazione delle somme dovute, utilizzando lo strumento del rilascio di assegni postdatati a copertura del debito contratto; questo ha assunto nel tempo la natura di "garanzia" per il venditore o fornitore, ed il titolo di credito viene utilizzato nel caso in cui il debitore non adempia la propria obbligazione entro il termine convenuto; circa la legittimità del rilascio di un assegno postdatato a garanzia si può affermare che non integra una fattispecie di reato, ma sussistono certamente profili di illiceità civilistica da non sottovalutare: si può sul punto affermare che l'emissione di un assegno in bianco o postdatato, è contrario alle norme imperative di cui agli artt. 1 e 2 del Regio decreto n. 1736 del 1933 (Testo unico Assegno), ciò nonostante l'assegno postdatato mantiene la propria piena efficacia cartolare, posto che è sì titolo irregolare, ma non nullo, con dovere di pagamento a vista, previa regolarizzazione dal punto di vista fiscale. Quindi, la prassi dell'emissione di un assegno postdatato si regge sull'esistenza del "patto di non presentazione", ossia di un accordo tra le parti, con cui il creditore si impegna a non presentare l'assegno all'incasso prima della data indicata sull'assegno. In difetto di "copertura" dell'assegno la banca procede ad effettuare la comunicazione per l'iscrizione al C.A.I. (Centrale d'allarme interbancaria presso la Banca d'Italia), ovvero l'elenco dei cosiddetti "cattivi pagatori", con tutte le conseguenze prevedibili per la parte debitrice, la quale viene esposta all'aggressione giudiziale del creditore, con le varie procedure di recupero (ricorso per decreto ingiuntivo, che in questo caso, viene rilasciato provvisoriamente esecutivo; notifica dell'atto di precetto, ricorso per dichiarazione di fallimento); va evidenziato che in questo momento storico e drammatico, il Governo ha, in un certo qual modo, previsto una serie di interventi per "tutelare e garantire" le varie posizioni sociali ed imprenditoriali dalle gravissime conseguenze che deriveranno sull'economia e sulla finanza a causa della crisi sanitaria provocata dal Coronavirus, e addirittura si è pensato anche ad interventi in favore di quella fascia sociale che si sostenta con il cosiddetto "lavoro sommerso" o "lavoro in nero", ma nulla è stato espressamente precisato o previsto per quella categoria di imprenditori (commercianti) che utilizzano la forma di pagamento e di garanzia citata (assegno postdatato) per poter lavorare e portare avanti le loro attività, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo ritenga necessario ed urgente un intervento normativo chiarificatorio al fine di "bloccare", a monte, la negoziazione dei titoli di credito e prevedere una rinegoziazione del credito sulla base della durata dell'attuale "crisi sanitaria" e riguardo al problema dei protesti degli assegni bancari e degli effetti cambiari; se ritenga esaustiva l'interpretazione data dal Consiglio nazionale del notariato, che ha chiarito, all'interno di un suo studio, i dubbi interpretativi con riferimento all'estensione dei termini di scadenza dei protesti (art. 10, comma 5, del decreto-legge n. 9 del 2020). Lo stesso decreto-legge n. 9 del 2020 ha stabilito la sospensione dei termini di scadenza (tra il 22 febbraio 2020 ed il 31 marzo 2020) relativi a vaglia cambiari, alle cambiali e ad ogni altro titolo di credito avente forza esecutiva; se, in ultima istanza, intenda adoperarsi con un immediato intervento al fine di rimediare al "vuoto normativo" indicato. Atto n. 4-03107 BALBONI FAZZOLARI Al Ministro dell'interno Premesso che a quanto risulta agli interroganti: da tempo il Comune di Parma subordina diverse tipologie di richieste (come l'autorizzazione a ottenere un cartello di passo carraio davanti il proprio garage o ad ottenere uno spazio pubblico o una sala civica per eventi o altre iniziative) all'adesione ai valori antifascisti, richiedendo esplicitamente al cittadino di barrare l'apposita casella su moduli parecchio singolari; a mezzo stampa si apprende che l'adesione ai valori antifascisti era stata inizialmente richiesta anche per ottenere il buono spesa concesso dal Governo per le famiglie in difficoltà, a causa dell'emergenza sanitaria determinata dall'epidemia di Covid-19. Comprensibilmente, sono scoppiate numerose polemiche e, il giorno successivo, il sindaco di Parma ha affermato che si era trattato di un errore, almeno per quanto riguarda il contributo per i buoni spesa; per le altre casistiche citate invece, occorre ancora dichiarare di essere antifascisti, di riconoscersi nei valori della Resistenza, di non professare, tra l'altro, ideologie xenofobe, razziste e sessiste. Questo è, infatti, quanto contenuto nello specifico regolamento comunale del Comune di Parma; in altre parole, il Comune di Parma continua a subordinare la concessione di servizi pubblici in favore di un determinato e preciso pensiero unico, operando un vaglio preventivo sulle opinioni dei cittadini: situazione che presenta evidenti profili di incostituzionalità. La libertà di pensiero che è propria di uno Stato di diritto merita massima tutela, così come è opportuno ribadire che le opinioni, in quanto tali, possono presentare migliaia di sfumature. In tale contesto, quello di un regolamento comunale, è lecito dunque chiedersi chi possa decidere quando un'affermazione è connotata da xenofobia, razzismo, sessismo o fascismo, se, per esempio, difendere le famiglie tradizionali possa essere considerato sessismo o se sia razzismo sostenere che, nell'erogazione dei servizi alla persona, debbano essere privilegiati gli italiani, o se equivalga alla denigrazione della resistenza dare una differente lettura storica dell'operato dei partigiani, che pure commisero crimini efferati. È evidente che si tratta di un sindacato sulle idee delle persone che nessuno può condurre, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti e se intenda acquisire elementi conoscitivi ed avviare verifiche di competenza rispetto a quanto esposto in premessa; quali iniziative urgenti si intendano assumere per richiamare il Comune di Parma al rispetto delle norme, evitando che l'amministrazione travalichi le proprie competenze, assumendo iniziative assolutamente arbitrarie e contrarie ai principi della Costituzione. Atto n. 4-03108 LONARDO Al Ministro della salute Premesso che: le case di riposo, in tutta Italia, sono state e sono focolai epidemici, facendo strage di una generazione, quella che ha ricostruito il nostro Paese; gli anziani sono i più fragili, i più esposti alla minaccia del COVID-19. I dati sono chiari: la maggior parte dei casi di Coronavirus si manifesta in persone anziane, circa il 60 per cento dei malati ha un'età superiore a 60 anni. Inoltre, il 99 per cento dei decessi avviene in persone con più di 60 anni e con patologie di base multiple. E un anziano su dieci è ricoverato in una residenza sanitaria assistenziale (pubblica o privata e accreditata) o è ospitato in case di cura; il 3 marzo 2020, il professor Luigi Bergamaschini è stato esonerato dalla Regione Lombardia perché, secondo quanto da lui riferito, aveva autorizzato l'uso di mascherine tra gli operatori sanitari del Pio Albergo Trivulzio di Milano; il 5 aprile, un autorevole quotidiano nazionale ha riferito che in tale polo geriatrico, sarebbero state insabbiate le morti da Coronavirus, disinvoltamente considerate semplici bronchiti, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno avviare un'attività ispettiva in riferimento a quanto espresso in premessa, e quali direttive e quali controlli siano stati fatti e si stiano facendo in tutta Italia. Atto n. 4-03109 LAFORGIA Ai Ministri dello sviluppo economico e dell'interno Premesso che: Acciai Speciali Terni SpA (AST) è uno dei più importati siti siderurgici europei, con sede in Umbria; in seguito all'approvazione del decreto-legge recante misure di potenziamento al servizio sanitario nazionale e di sostegno economico per famiglie (di cui al decreto-legge n. 18 del 2020), lavoratori e imprese connesse all'emergenza epidemiologica da COVID-19, i forni della fabbrica di viale Brin sono stati spenti; successivamente la proprietà ha avanzato richiesta al Prefetto affinché, seppur in misura ridotta, potesse riprendere l'attività del polo siderurgico attraverso l'accensione di alcuni forni; stando a quanto riportato dagli organi di informazione locali, nessuna dichiarazione è pervenuta dal Presidente della Regione Umbria, né dal Sindaco di Terni, ai quali viene imputato il principio del silenzio assenso; a parere dell'interrogante simili procedure contrastano pesantemente con quanto prescritto dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 22 marzo 2020, soprattutto in assenza di un parere della comunità scientifica a riguardo; in data 14 marzo è stato sottoscritto un protocollo fra Governo, Sindacati e Confindustria che segnala come vadano tutelate la salute e la sicurezza dei lavoratori e delle loro famiglie ed una seppur graduale riapertura degli impianti rischia di non rispettare nemmeno il protocollo sulla sicurezza; considerato che CGIL, CISL e UIL ribadiscono "la necessità di promuovere in tutte le attività lavorative in essere la predisposizione di Protocolli anticontagio aziendale come espressamente richiamato dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 22 marzo", si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti riportati in premessa; se abbiano contezza dell'esistenza delle condizioni di sicurezza minima, al punto che sia consentito ad un'azienda a riaprire e come, e nella figura di chi, si intendano garantirle. Atto n. 4-03110 AIMI Ai Ministri dell'economia e delle finanze e della salute Premesso che: l'emergenza Coronavirus ha evidenziato una pressoché cronica carenza di mascherine, di dispositivi di protezione individuale e di gel disinfettante, che spesso vengono venduti a prezzi esorbitanti in vere e proprie operazioni di sciacallaggio commerciale; è assolutamente indispensabile che il Governo dia un segnale forte rispetto alla riduzione dei prezzi su prodotti oggi necessari e sui quali viene ancora applicata l'aliquota IVA al 22 per cento; mascherine, disinfettanti e dispositivi di protezione rappresentano ormai veri e propri beni di prima necessità e sarebbe opportuno prevederne una riduzione o addirittura una esenzione IVA anche per il futuro. Peraltro il costo di tali dispositivi non è deciso arbitrariamente dal farmacista ma dai commercianti all'ingrosso; in tal modo anche i farmacisti, che in questo periodo si stanno prodigando per reperire tali materiali, potrebbero ottenere un guadagno maggiormente dignitoso in un periodo particolarmente difficile. A parere dell'interrogante, appare piuttosto surreale che una simile misura non sia ancora rientrata nei tanti decreti fino ad oggi varati per il contrasto alla diffusione del contagio, si chiede di sapere: se si intendano adottare iniziative tempestive e urgenti al fine di esentare dall'IVA tutti i dispositivi di protezione individuale, come le mascherine, nonché i gel disinfettanti e ogni altro presidio di protezione, oggi a tutti gli effetti da considerarsi come beni di prima necessità; in alternativa, se si intenda prendere in considerazione una riduzione dell'aliquota IVA dal 22 al 4 per cento per i suddetti materiali. Atto n. 4-03111 GASPARRI AIMI Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: il decreto-legge n. 18 2020 ha introdotto misure di sostegno economico in favore dei lavoratori dipendenti del settore privato, dei lavori autonomi e parasubordinati e dei professionisti interessati dalla chiusura o dalla contrazione delle attività conseguente all'adozione delle misure di contrasto alla diffusione del virus COVID-19, tra cui l'erogazione di un'indennità di 600 euro a professionisti e titolari di partita IVA; nei giorni scorsi il presidente dell'INPS, Pasquale Tridico, aveva annunciato che il sostegno economico sarebbe stato erogato fino ad esaurimento delle risorse economiche stanziate e secondo l'ordine di presentazione delle domande, allarmando così una platea di potenziali destinatari di circa 5 milioni di persone; il 1° aprile 2020, data individuata dall'INPS per la presentazione delle domande, migliaia di utenti che si sono collegati al sito "MyInps" con le proprie credenziali hanno invece avuto accesso ai dati personali sensibili (dati anagrafici, numeri telefonici, codici IBAN) di altri utenti, con grave violazione della privacy di persone già vessate dall'attuale situazione economica. A seguito di tale gravissimo disguido è stata sospesa temporaneamente l'operatività del sito dell'INPS; il Presidente del Consiglio dei ministri e il presidente dell'INPS hanno affermato che l'indebita divulgazione di dati personali è stata causata da attività di hackeraggio sul sistema informatico dell'INPS; il presidente e il direttore generale, ciascuno nei rispettivi ruoli di indirizzo e di gestione, non hanno posto in essere alcun intervento di adeguamento del sistema alle esigenze pressanti, che via via si sono presentate e che erano prevedibili; il presidente ha inoltre lanciato un allarme, infondato, sulla mancanza di risorse per il pagamento delle pensioni future, salvo poi rettificare le proprie dichiarazioni; la crisi dei sistemi informativi e del sito INPS è quotidiana ed impedisce agli utenti di ricevere servizi diretti ed essenziali. A questo si deve aggiungere la continua debolezza della rete informatica di INPS, che causa pesanti rallentamenti, se non addirittura blocchi temporanei, nel servizio; nonostante il sistema informatico dell'INPS presenti gravi lacune e nonostante il blocco delle procedure di reclutamento del personale della pubblica amministrazione imposto dai decreti emergenziali del Governo, il presidente dell'INPS sta procedendo in questi giorni, senza attendere l'insediamento del consiglio di amministrazione recentemente nominato, a bandire un concorso pubblico per l'assunzione di 165 funzionari informatici, richiedendo come titolo di studio la sola laurea breve, contravvenendo in tal modo ad una prassi costante dell'ente previdenziale di assumere persone in possesso di laurea specialistica, ed incidendo negativamente sul livello professionale dei dipendenti INPS; in questa gravissima situazione il presidente Tridico ed il direttore generale Di Michele non hanno nominato il responsabile della privacy . Posizione che è rimasta scoperta proprio nei giorni di gravissime violazione dei dati sensibili degli utenti, si chiede di sapere: se sia vero che il malfunzionamento del sistema informatico è effettivamente imputabile ad attività di hackeraggio o, piuttosto, a gravi carenze nella fase di progettazione e realizzazione della piattaforma informatica per la gestione delle domande del bonus e se così fosse, quali provvedimenti il Ministro in indirizzo intenda adottare nei confronti dei responsabili di tale malfunzionamento; se risponda al vero che presso la sede INPS di Sanremo la responsabilità delle attività afferenti alle prestazioni di cassa integrazione guadagni sia stata affidata ad un dipendente con esperienza prevalente nelle mansioni di autista e quali provvedimenti il Ministro intenda adottare per evitare che l'istituto proceda ad assunzioni di personale in possesso di titoli di studio non specialistici, soprattutto in un settore ad alta specializzazione come quello informatico; se si intenda mantenere a presiedere il maggior Ente dello Stato, chiamato nei prossimi anni al compito di maggior impegno per la sopravvivenza socio-economica del Paese, l'attuale presidente, che nel suo curriculum non ha alcuna esperienza di gestione, neanche di piccole aziende. Atto n. 4-03112 SBROLLINI Al Ministro dell'interno Premesso che: durante l'attuale pandemia da COVID-19, tra i presidi sanitari necessari per tutelare la difesa della salute personale, le mascherine si rendono senza dubbio indispensabili per ciascun cittadino; le mascherine sono andate esaurite fin dai primi giorni di conoscenza del contagio; è accertata una carenza di mascherine anche per gli operatori sanitari, i quali lavorano in prima linea per contrastare la diffusione dei contagi; nelle case di riposo le forniture di mascherine sono demandate prevalentemente agli stessi Istituti, IPAB o privati; le forze militari, vista l'emergenza sanitaria, avevano avviato un'attività di controllo, anche su internet , del commercio di prodotti molto ricercati, allo scopo di evitare fenomeni speculativi, in particolare per la vendita di mascherine o di liquidi disinfettanti; considerato che: sono venute alla luce situazioni particolarmente allarmanti riguardo alla lievitazione dei costi delle confezioni di mascherine; recentemente, infatti, su segnalazione proveniente da Roma, e in particolare dai detective del nucleo speciale tutela privacy e frodi tecnologiche del comando generale della Guardia di finanza, è stata segnalata un'azienda con sede nel vicentino che avrebbe praticato offerte esagerate per la vendita on line di queste mascherine; il prezzo proposto dalla azienda sarebbe lievitato nel giro di un mese fino al 400 percento, passando da 2 euro a confezione prima dell'emergenza, a ben 79 euro a confezione, si chiede di sapere: se tale ingiustificato aumento di prezzo possa essere configurato come "una manovra speculativa su merci"; se queste situazioni possano essere evitate attraverso la distribuzione di mascherine alle case di riposo da parte della Protezione civile. Atto n. 4-03113 IANNONE Ai Ministri della salute e per la pubblica amministrazione Premesso che: in data 6 aprile 2020 il quotidiano "la Repubblica" dava notizia di una indagine sui tamponi in Campania, all'interno del filone più ampio che verte anche su assistenza e gestione sanitaria ai tempi del COVID-19, voluta dal procuratore di Napoli, Giovanni Melillo; il procuratore, non a caso, non ha previsto alcuna pausa o sospensione per la sezione dei reati della pubblica amministrazione, esattamente come per la Direzione distrettuale antimafia; al centro degli interrogativi, anche il legame tra l'Istituto zooprofilattico di Portici autorizzato a svolgere i tamponi da poche settimane ed un centro privato di Casalnuovo, la "Ames", che senza autorizzazione, né bandi, né "validazioni" scientifiche da parte del Ministero o dei centri di riferimento, si è scoperto essere l'artefice del boom dei test : dai 58 dei primi giorni, attribuiti al polo di Portici, all' exploit dei 700 di pochi giorni fa; il centro privato vanta un rapporto consolidato da collaborazioni già risalenti nel tempo (con vari enti) e da un contratto in Regione Campania da circa 750.000 euro; "Sui tamponi, la Ames si è messa a disposizione in maniera gratuita, ci ha fornito i locali e consentito di svolgere le analisi sui campioni dei sospetti Covid", ha spiegato a "la Repubblica" il direttore dell'Istituto zooprofilattico, Antonio Limone. Lo corregge, a sua insaputa, nelle stesse ore il dottor Fico: "Gli abbiamo messo a disposizione la tecnologia, i tecnici, si sono trasferiti da noi", integra l'imprenditore che fa da anfitrione al pubblico senza che al Cotugno, unico in grado di certificare le procedure, fossero informati"; Limone e Fico concordavano su un punto. "È stato fatto tutto senza scopo di lucro. Tutto per aumentare il numero dei tamponi", affermavano; il tema tamponi in Campania è un tasto dolente, con troppi pazienti che attendono 10 giorni un risultato o muoiono in casa senza riuscire a ottenere un test ; quando scoppia la storia, però, si aggiunge un ulteriore aspetto: solo il 25 marzo, in piena emergenza, viene siglato il nuovo contratto tra l'Istituto zooprofilattico e la Ames. Importo: 748.317 euro. Servizio: analisi chimica clinica, per il piano di monitoraggio sulla terra dei roghi, test su 10.000 campioni (sangue, urine, dna) di popolazione. La gara era di dicembre. Poi, la chiusura e la firma avvengono nelle stesse ore in cui, stando alle testimonianze degli stessi protagonisti, Ames si "offriva" di salvare Istituto e Regione dalla debacle del numero di tamponi e la Soresa lanciava la manifestazione di interesse alla ricerca di determinati mega laboratori, con requisiti perfetti (500 tamponi al giorno) per Ames e per colossi come la Synlab, che infatti partecipano alla "gara". C'è da chiedersi come facesse la Regione ad autorizzare tutto questo. La risposta arriva da un altro manager di Ames, Nello De Rosa: "Guardi che la Regione sapeva tutto", riporta testualmente l'articolo; a Palazzo Santa Lucia, ora, negano chiarimenti e parlano solo di "requisizione: semplice requisizione di locali"; "la Repubblica" chiede però dettagli ancora ad Ames. E il dottor De Rosa demolisce, senza saperlo, la versione di Palazzo Santa Lucia: "Noi abbiamo messo a disposizione locali, macchinari, strumentazione e sì, certo, anche nostra forza lavoro, abbiamo bravi tecnici. Poi l'Istituto firma i referti". Intanto, quali che siano genesi e rapporti incrociati, da ieri la famosa "indagine di mercato" subisce una durissima frenata; nel pomeriggio della domenica delle Palme, al Centro direzionale, lunga riunione dell'Unità di crisi regionale con vertici di ospedali, ASL, e virologi delle strutture pubbliche. Decisione: meglio congelare tutto, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza di questi gravi fatti e se ritengano di attivare, nel rispetto delle prerogative dell'Autorità giudiziaria, i propri poteri ispettivi per accertare le gravi anomalie emerse nella vicenda in seguito all'inchiesta del quotidiano "la Repubblica"; se il Ministro della salute non ritenga che i cittadini campani stiano ricevendo estremo pregiudizio per la salute, con pazienti COVID-19 defunti per effetto del fatto che, alla data del 6 aprile 2020, la regione Campania risulta essere ultima per numero di tamponi eseguiti in proporzione alla popolazione, e che in molti casi il tampone sarebbe stato eseguito con gravissimo ritardo rispetto al manifestarsi dei sintomi del virus . Atto n. 4-03114 CIRIANI Ai Ministri dell'economia e delle finanze, del lavoro e delle politiche sociali e dell'interno Premesso che: la circolare INPS n. 49 del 30 marzo 2020 ha fornito le istruzioni amministrative in materia di indennità di sostegno al reddito, introdotte dal decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, per il mese di marzo 2020, in favore di alcune categorie di lavoratori autonomi, liberi professionisti, collaboratori coordinati e continuativi e lavoratori subordinati, le cui attività lavorative sono gravemente colpite dell'emergenza epidemiologica da COVID-19; a partire dalla mezzanotte del 1° aprile (termine di avvio della procedura di richiesta delle indennità), si sono verificati malfunzionamenti tecnici che in molti casi hanno portato persino alla diffusione indebita di dati personali; simili malfunzionamenti, come segnalato dai consulenti del lavoro nell'ambito delle procedure di richiesta della cassa integrazione di emergenza, si erano verificati già nei giorni precedenti; ad aggravare ulteriormente la funzionalità del già vulnerabile sistema informatico dell'INPS, è stata la del tutto inadeguata strategia di comunicazione della procedura e dei criteri di assegnazione dell'indennità, con una indicazione diramata ufficialmente dallo stesso Istituto e rivolta alla vastissima platea dei soggetti interessati (che "Il Sole 24 Ore" ha stimato in circa 5.000.000 di persone); al riguardo, con una nota ufficiale comunicata sul sito istituzionale, l'INPS ha comunicato che, in ragione del limite complessivo di euro 203 milioni per l'anno 2020, stabilito dall'articolo 27, comma 2 del decreto «Cura Italia», l'indennità sarebbe stata riconosciuta «in base all'ordine cronologico di presentazione delle domande» (criterio poi categoricamente smentito dal Presidente dell'INPS), generando in tal modo un vero e proprio «assalto al sito», che, oltre a generare turbamento e preoccupazione per una fascia di popolazione già in sofferenza per effetto della crisi economica generata dall'emergenza epidemiologica, ha ulteriormente messo sotto sforzo la piattaforma informatica; con riferimento a tali gravi falle e malfunzionamenti tecnico-informatici, il presidente dell'Istituto, professor Pasquale Tridico, ne ha attribuito la responsabilità ad un attacco informatico da parte di hacker , riferendo che le autorità competenti erano state debitamente informate; l'interrogante sottolinea le gravi ripercussioni della situazione descritta nei confronti dei cittadini destinatari delle indennità: milioni di persone, lo scorso 1° aprile, hanno trascorso la notte in bianco, nell'infruttuoso tentativo di ottenere la somma di spettanza, peraltro, già inadeguata ed insufficiente rispetto alla portata della crisi che va profilandosi; molti di loro hanno subito inoltre un'indebita esposizione dei propri dati sensibili per effetto dei malfunzionamenti descritti, determinando l'emersione di gravissimi criticità sul piano del regolamento generale sulla protezione dei dati (GDPR), che comunque impongono ulteriori e successive valutazioni sulla idoneità dello Stato e delle sue strutture amministrative a tutelare la riservatezza dei dati personali dei cittadini; si è assistito ad un tracollo organizzativo, comunicativo, informatico, con la conseguenza che all'incertezza economica che già moltissime persone stanno vivendo (con la sensazione di essere considerati gli ultimi degli ultimi, con l'ansia di sapere se e quando riusciranno a tornare al lavoro), si aggiunge la beffa e la frustrazione dell'inutile tentativo di accedere ad un portale istituzionale inadeguato, si chiede di sapere: se ed entro quale termine urgente, i Ministri in indirizzo, ciascuno in relazione alle proprie competenze ed eventualmente anche in modo congiunto, ritengano di poter addivenire al più celere superamento e alla risoluzione delle numerose falle emerse negli scorsi giorni e di concorrere ad un ripristino di una funzionalità normale di una infrastruttura amministrativa e informatica di cruciale importanza per la tenuta economica del nostro Paese in questa delicatissima fase; quali indagini abbiano avviato rispetto all'attacco informatico ad opera di hacker di cui ha riferito il presidente dell'INPS e se gli esiti delle stesse abbiano già consentito di identificarne origine ed autori, ed in particolare, quale sia la valutazione degli stessi in ordine ai protocolli di sicurezza e prevenzione da questo tipo di attacchi, alla evidente vulnerabilità del sistema informatico, al rischio del reiterarsi di simili attacchi e alla capacità dello Stato di tutelare e difendere la riservatezza dei dati e in generale, la sicurezza dei cittadini. Atto n. 4-03115 LA PIETRA Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri della salute, dell'interno e per gli affari regionali e le autonomie Premesso che: secondo recenti notizie, riportate su molti giornali on line oltre che sui quotidiani locali regionali, si sono riscontrate gravi incongruenze nei dati relativi all'andamento dell'emergenza epidemiologica da COVID-19, comunicati alla Protezione civile e ad altri soggetti competenti, da parte della Regione Toscana e del Servizio sanitario della Toscana; in particolare, si riscontra una differenza tra i numeri comunicati dai vari enti ai soggetti deputati, sia con riferimento al numero dei contagiati che dei decessi, con divergenze che, nel solo comprensorio di Prato, raggiungono decine di unità rispetto a quelli comunicati dalla ASL competente; a titolo esemplificativo, si riportano alcuni dati, rilevati dalla stampa locale: al 24 marzo 2020, per la Regione Toscana il numero di nuovi contagiati è pari a 22 persone, mentre per la ASL Toscana Centro i nuovi contagiati sono 18; al 1° aprile 2020, per la Regione Toscana il numero di nuovi contagiati è pari a 32 persone, per la ASL Toscana Centro i nuovi contagiati sono 12; al 4 aprile 2020, per la Regione Toscana il numero di nuovi contagiati è pari a 9 persone, per la ASL Toscana Centro sono 19; al 4 aprile 2020, per la Regione Toscana il numero di nuovi contagiati è pari a 332 persone totali, per la ASL Toscana Centro il totale dei contagiati è di 265; dati contrastanti, per i quali non vi è stata una spiegazione da parte dei due enti, si chiede di sapere : quali siano i motivi per i quali dati importanti possano essere così diversi tra la Regione Toscana e le ASL competenti; in particolare, se il Presidente del Consiglio dei ministri e i Ministri in indirizzo non ritengano, ciascuno per i propri ambiti di intervento istituzionale, che tali incongruenze possano minacciare la salute e la sicurezza pubblica nella gestione di un così grave e difficile momento, essendo i dati parametri fondamentali per le scelte operative da fare per il contenimento del contagio; quali siano le eventuali disposizioni in materia per la comunicazione dei dati e quali le linee guida adottate per non incorrere in questi errori; se vi sia una verifica costante, e se sì di quale tipo, sui dati della Regione Toscana e di tutte le altre regioni d'Italia, e se tale tipo di monitoraggio non sia considerato essenziale per le future valutazioni e misure da attuare; quali iniziative urgenti, eventualmente anche in modo congiunto, intendano attuare affinché questi casi non abbiano più a ripetersi. Atto n. 4-03116 MAFFONI Ai Ministri della salute e dell'interno Premesso che: come è tristemente noto, l'emergenza sanitaria legata al COVID-19 ha colpito tutta Italia ed in particolare le provincie di Bergamo, Brescia e Cremona; la situazione ha portato all'istituzione di una "zona rossa" in alcuni Comuni della Provincia di Lodi e a Vo' Euganeo, in provincia di Padova, dove si sono registrati alcuni preoccupanti focolai; secondo le dichiarazioni rilasciate agli organi di stampa nei giorni scorsi dal direttore del dipartimento Malattie infettive dell'Istituto superiore di sanità, Giovanni Rezza, e dal direttore del Dipartimento di Protezione civile e coordinatore del comitato tecnico-scientifico sul Coronavirus, Agostino Miozzo, durante una riunione del Tavolo tecnico per l'emergenza COVID-19 svoltasi il 2 marzo, si è discusso della necessità di istituire nuove zone rosse nei territori dei comuni di Orzinuovi (Brescia), Nembro ed Alzano Lombardo (Bergamo); nulla è stato successivamente deciso in tal senso e nulla è stato comunicato ai sindaci dei tre Comuni interessati, nonostante il numero crescente di contagi e vittime; solo nella notte tra il 7 e l'8 marzo è stato annunciato, e poi varato, il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 8 marzo 2020, che ha vietato ogni spostamento in tutte le regioni d'Italia, si chiede di sapere per quali motivi si sia ritenuto di non tenere conto delle indicazioni rese nella data del 2 marzo 2020 dall'Istituto superiore di Sanità nell'ambito del citato Tavolo tecnico scientifico e non si sia provveduto, conseguentemente, a istituire le "zone rosse" sul territorio dei comuni di Orzinuovi, Nembro ed Alzano Lombardo. Atto n. 4-03117 ROMANO MININNO Al Ministro della difesa Premesso che: in data 25 marzo 2020 sono rientrati da Milano presso il 5° Reggimento Artiglieria terrestre "Superga" di stanza a Portogruaro (Venezia) circa trenta unità impiegate nell'operazione denominata "Strade Sicure"; tali militari sono stati a stretto contatto lavorativo con alcuni soggetti risultati positivi al COVID-19 e, giunti in caserma, mentre alcuni di loro venivano dislocati in infermeria per sospetto contagio, altri venivano isolati in alcuni stabili della base militare e altri ancora erano autorizzati a far rientro alle proprie residenze anche se e, di questi ultimi, alcuni avrebbero deciso spontaneamente di alloggiare presso la base militare; per quanto risulta agli interroganti non sarebbero state adottate le cautele di legge e puntualmente rispettate le indicazioni in ordine alla circolazione all'interno della caserma e all'utilizzo dei DPI, consentendo o tollerando l'uso promiscuo degli spazi pubblici in comune con il personale di rientro da Milano, con grave rischio di contagio per l'intera popolazione del reggimento; considerato che: molti appartenenti alle Forze armate hanno svolto servizi con alto rischio di esposizione al contagio, ad oggi neanche accertato, e comunque in attesa di puntuali specifici protocolli sanitari; è opportuno scongiurare fatti come quelli accaduti in passato in danno degli appartenenti alle Forze armate e le lunghe e dolorose vicende giudiziarie che ne sono seguite, come quelle legate all'esposizione ad agenti chimici, radioattivi e cancerogeni, si chiede di sapere se e quale programmazione il Ministro in indirizzo abbia adottato o intenda adottare per tutelare la salute e l'integrità psicofisica del personale militare, anche in missione, sino alla conclusione dell'emergenza in atto e, più in particolare, quali iniziative siano in corso in ordine ai controlli sanitari, ai fini di contenere il rischio di contagi tra gli operatori della Difesa, compreso il personale delle unità navali. Atto n. 4-03118 FEDELI VALENTE CIRINNA' BOLDRINI MAIORINO CONZATTI BONINO DE PETRIS UNTERBERGER ROSSOMANDO STEFANO ROJC D'ARIENZO ASTORRE PITTELLA Al Ministro della salute Premesso che: in questi giorni di emergenza sanitaria da COVID-19, è emerso, in molte province italiane, soprattutto nelle regioni del nord Italia più colpite dall'epidemia, un grave problema rispetto al diritto di effettuare l'interruzione volontaria di gravidanza in sicurezza e rispettando i tempi previsti dalla legge n. 194 del 1978; in questo momento molti reparti ospedalieri sono stati dedicati alla cura dei pazienti COVID-19, gli accessi in ospedale sono ridotti all'indispensabile e limitati alle sole urgenze, per ridurre le possibilità di contagio, si rischia che le donne non possano esercitare con tranquillità il loro diritto ad interrompere volontariamente la gravidanza; le interruzioni volontarie di gravidanza non possono essere rimandate, occorre immediatamente un piano esecutivo che metta a disposizione delle donne in ogni regione le strutture sanitarie che garantiscano: l'effettuazione degli interventi secondo le diverse necessità contemplate dal nostro ordinamento, potenziando l'uso della procedura farmacologica presso le strutture dove già in uso; la certificazione IVG presso i consultori garantendo la prenotazione presso il centro IVG ospedaliero in modo da evitare eccessivi e pericolosi spostamenti alle donne nella fase di emergenza sanitaria; l'inserimento tra i prelievi pre IVG chirurgica del tampone per il COVID-19 in modo che le donne positive abbiano percorsi dedicati nell'interesse sia delle donne stesse che degli operatori; il potenziamento dei centri IVG con personale dedicato; la sicurezza dei luoghi di accoglienza delle donne rispetto al contagio; in ciascun percorso terapeutico le donne devono essere accolte in regime di sicurezza e là dove sia tecnicamente possibile dovrebbe essere garantita la riduzione massima dei tempi di permanenza in ricovero, favorendo il day hospital , aumentando i tempi delle cure domiciliari attraverso il monitoraggio garantito dalla struttura che ha effettuato la presa in carico, si chiede di sapere: quali iniziative urgenti il Ministro in indirizzo intenda adottare al fine di garantire il prosieguo delle attività di interruzione di gravidanza, monitorando tutto il territorio nazionale e incentivando la dove sia possibile, con il parere positivo dei tecnici, l'accesso a percorsi domiciliari monitorati; se intenda divulgare con urgenza un elenco delle strutture cui fare riferimento, in questo periodo, per l'interruzione di gravidanza, garantendo a tal fine lo spostamento delle donne. Atto n. 4-03119 ROJC Al Ministro dell'interno Premesso che: l'assessore regionale all'Ambiente e all'Energia del Friuli-Venezia Giulia, Fabio Scoccimarro, nella sede istituzionale, per polemica contro le istituzioni comunitarie, ha tolto la bandiera dell'Unione europea dall'ufficio di rappresentanza in Trieste; lo stesso Scoccimarro ha filmato l'atto e lo ha postato sui propri profili social , aggiungendo che "questa bandiera non mi rappresenta e la metto via finché non cambierà radicalmente questa Europa"; considerato che: l'uso corretto dell'esposizione della bandiera italiana e di quella dell'Unione europea è stabilita da una apposita legge dello Stato, la n. 22 del 1998 e dal decreto del Presidente della Repubblica n. 121 del 2000 che al Capo IV, punto 10.1, espressamente prevede che "ogni ente designa i responsabili alla verifica della esposizione corretta delle bandiere all'esterno e all'interno"; le bandiere rappresentano i popoli, le Costituzioni democratiche che sorreggono gli Stati di diritto, non i governanti o i commissari o i presidenti che ci sono e che passano, e, in particolare, la bandiera dell'Unione europea rappresenta il patto di pace sottoscritto da 500 milioni di cittadini europei, dopo secoli di guerre e che la stessa Unione europea ha garantito e garantisce da oltre 70 anni, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo ritenga di assumere iniziative intese a far sì che le disposizioni di legge citate vengano rispettate, e ad impedire che singoli rappresentanti delle Istituzioni distorcano, offendano o deturpino i simboli dell'Unione europea. Atto n. 4-03120 PELLEGRINI Emanuele ROMEO Al Ministro dell'interno Premesso che: in attuazione al decreto del capo della Polizia n. 555/RS/01/58/4426 del 19 febbraio 2019, e per far fronte alla mancanza di personale dell'istituenda sezione Polizia stradale di Monza, veniva soppresso il distaccamento di Seregno, con trasferimento d'ufficio del personale presso la nuova sede monzese; nel decreto del capo della Polizia veniva prevista, per la sezione Polizia stradale di Monza e Brianza, una dotazione in pianta organica di 44 unità, sebbene il personale trasferito da Seregno a Monza, sia di sole 24 unità; ad oggi l'integrazione della pianta organica non è stata oggetto di alcun provvedimento; si apprende che, per le assegnazioni dei 1.851 nuovi agenti provenienti dal 208° corso, non sia stata prevista alcuna designazione per la sezione di Monza; avendo proceduto alla chiusura del distaccamento di Seregno, ove le mansioni operative "su strada" erano prevalenti, ad oggi le predette attività sono state fortemente limitate in favore di mansioni proprie di una sezione, perlopiù di tipo amministrativo ed organizzativo; la vigilanza stradale sulle principali arterie brianzole, ed in particolare sulla strada statale 36, tra Milano e Lecco, fino a pochi mesi fa, era assicurata, 24 ore su 24, dal dismesso distaccamento Polizia stradale di Seregno; pertanto ad oggi viene minata sia l'operatività dei pattugliamenti su strada, di particolare importanza in situazione di emergenza COVID-19, sia la funzionalità degli uffici della costituita sezione di Polizia stradale; alcune rappresentanze delle forze dell'ordine interessate hanno manifestato il disagio ed il pericolo che le azioni sul territorio siano fortemente lese con conseguente riflesso sulla vita dei cittadini, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti e quali azioni intenda intraprendere per ovviare al pericolo che l'operatività delle forze di polizia sia limitata in ogni sua funzione di competenza. Atto n. 4-03121 DE BONIS DE FALCO MARTELLI Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro della salute Premesso che: articoli di stampa di fine marzo denunciano ciò che è successo in merito ai primi contagi da Coronavirus, dal 23 febbraio 2020 in poi, giorni cruciali, in cui era ancora possibile fermare, o almeno rallentare, il disastro in Lombardia; oltre alla stampa, anche la trasmissione televisiva di Rai 3 "Chi l'ha visto" del 27 marzo ha mandato in onda un servizio-inchiesta riguardo ad alcune gravi responsabilità da attribuire, purtroppo, all'ospedale "Pesenti Fenaroli" di Alzano Lombardo, vicino Bergamo. Infatti, attraverso diverse testimonianze, tra cui quella di un infermiere rimasto a sua volta contagiato, il 15 febbraio, prima del caso di Codogno, una persona anziana si sarebbe recata al pronto soccorso dell'ospedale in gravi condizioni di salute e dopo pochi giorni dal ricovero il responso avrebbe confermato la positività al Coronavirus. Nonostante ciò la struttura non è stata isolata né chiusa, se non per poche ore e, invece di prendere serie precauzioni e provvedimenti, sono stati commessi errori estremamente importanti, come il lasciar lavorare addetti ed operatori senza le dovute protezioni (causando successivamente il contagio e la morte di alcuni di questi), la mancata sanificazione, l'accoglienza di altri pazienti con parenti che a loro volta sono diventati "contagiatori" inconsapevoli di ulteriori parenti, amici, commercianti, colleghi di lavoro, eccetera; l'assessore regionale al Welfare Giulio Gallera, a fine febbraio, in un'intervista ha riferito: "Abbiamo condiviso con il Presidente dell'Istituto superiore di sanità, Silvio Brusaferro, la necessità di una zona rossa nell'area di Alzano. Era il mercoledì della seconda settimana. Poi abbiamo atteso, giovedì, venerdì, ma il governo questa decisione non l'ha assunta. Dopodiché, sabato o domenica ha preso una decisione molto forte, di chiudere l'intera regione. Sul perché non l'abbia assunta dovete chiederlo a Conte, non a noi". Il "mercoledì della seconda settimana" di cui parla Gallera è il 4 marzo, mentre poi l'8 marzo il Governo chiuderà l'intera Lombardia; in sostanza, la crisi inizia domenica 23 febbraio, quando all'ospedale "Pesenti Fenaroli" sono stati accertati due casi positivi di COVID-19. Nei giorni precedenti era scoppiato il primo focolaio a Codogno, in provincia di Lodi, territorio che era però stato subito chiuso dal Governo, d'intesa con la Regione, in una "zona rossa". Ad Alzano, invece, non è stato chiuso niente e nell'ospedale, fermato solo per poche ore, il contagio si è diffuso; come riportato anche da "il Fatto Quotidiano", qui ci sarebbe la falla, perché la Regione non è intervenuta e i pazienti dimessi dall'ospedale, i loro familiari, i medici, gli infermieri e i cittadini di Alzano sono stati lasciati andare in giro a diffondere il virus . Le fabbriche sono rimaste aperte e con loro gli impianti sciistici della vicina Valbondione; l'ospedale, dunque, è diventato la causa principale dei contagi; si sono ammalati il primario, i medici, infermieri e portantini. Si sono ammalati, poi, i pazienti dimessi e tornati a casa e si è ammalato chi era entrato per una frattura. Nessuna mappatura, né tamponi, né separazione dei contagiati, e i malati sono così aumentati, soprattutto nel paese vicino di Nembro; il presidente della Regione Attilio Fontana e l'assessore Gallera nel frattempo hanno temporeggiato e il sindaco di Bergamo, Giorgio Gori e quello di Milano, Giuseppe Sala, hanno invitato a non fermare le città e a uscire per l'aperitivo (con i noti motti "Milano non si ferma" e "Bergamo non si ferma"), con un risultato poi spaventoso, visto che ad Alzano si sono verificati più di 50 decessi in tre settimane. Poi il tutto è arrivato a Bergamo, con 9.815 positivi, Brescia 9.477 positivi, Milano 11.538 positivi; ed infine in tutta la Lombardia 51.534 casi totali e 9.202 i morti al 6 aprile 2020; il 2 marzo l'Istituto superiore di Sanità (ISS) ha stilato una nota in cui ha proposto la creazione di una "zona rossa" per isolare il " cluster " infettivo di Alzano e Nembro. La Regione, che avrebbe potuto decretarla subito, ha aspettato, invece, le decisioni del Governo; il Governo decise solo sei giorni dopo, l'8 marzo, con il decreto che ha dichiarato tutta la Lombardia "zona arancione" e bloccato 11 milioni di persone. Ma ormai era troppo tardi, bastava chiudere molto prima un'area di soli 25.000 abitanti e il contagio non sarebbe dilagato in Lombardia; i dieci giorni cruciali, dunque, sono quelli tra il 23 febbraio, quando il contagio è iniziato a diffondersi nella Bergamasca e il 2 marzo, quando l'ISS ha chiesto la "zona rossa" ad Alzano. Poi altri sei giorni, dal 2 all'8 marzo, quando tra Regione e Governo si disputa sulle responsabilità; considerato che: pare che questo blocco non sia stato deciso prima per non fermare, soprattutto, le fabbriche e le attività produttive della zona. A conferma della linea assunta dagli industriali, riluttanti alla chiusura degli stabilimenti per ragioni economiche, vi sarebbero le dichiarazioni del presidente di Confindustria Lombardia su "La Stampa" del 1° marzo 2020: "D'accordo che prima viene la salute, ma ora bisogna tornare a un clima normale se no il danno economico rischia di superare quello sanitario"; la trasmissione "Report" su Rai 3 del 6 aprile, ha mandato in onda un servizio sulla "zona grigia", termine col quale si è soliti indicare quelle situazioni in cui la commistione di interessi influenza le scelte della politica senza esporsi in prima linea, che ha portato la provincia di Bergamo, la Val Seriana, in particolare, ad essere la zona d'Italia più colpita dalla diffusione del COVID-19; la trasmissione ha ricostruito, con testimonianze inedite, quello che è successo a Nembro, Alzano Lombardo, e nella stessa Bergamo, dove, ad influire su scelte sbagliate di cui si paga ancora oggi il prezzo in termini di vite umane, sarebbero stati gli errori della politica regionale e la pressione esercitata dagli industriali, che si sono opposti, fino a quando hanno potuto, alla dichiarazione di istituzione di una "zona rossa" per la Val Seriana, per poter continuare la produzione negli stabilimenti di una delle aree più industrializzate del Paese. Per Andrea Agazzi, segretario dei metalmeccanici della FIOM CGIL di Bergamo, "Confindustria sicuramente ha giocato la sua partita". E una conferma arriva anche da Camillo Bertocchi, sindaco di Alzano: "Sono stato sommerso di telefonate per questa cosa". La "cosa" era la dichiarazione di "zona rossa" che la Val Seriana si aspettava, ma che non è mai arrivata perché confluita nella zona arancione attribuita a tutta la Lombardia l'8 marzo. Dall'altro capo del telefono, e non solo con Bertocchi, ma anche con gli altri sindaci, compreso quello del capoluogo Giorgio Gori, spesso c'erano amministratori dei più grandi complessi industriali della zona, a partire da Piero Persico, titolare dell'omonima azienda, leader nella produzione di natanti. Ma nella zona insistono altri colossi, come la Brembo, 2,6 miliardi di euro di fatturato, che ha relazioni molto intense con la Cina, la Tenaris e la Abb. Per non parlare della miriade di piccole e medie aziende. Molte hanno perfino cambiato il codice Ateco (quello attribuito dalle Agenzie delle entrate ad ogni settore merceologico) per provare a rientrare tra quelle ritenute essenziali e quindi non interrompere la produzione, si chiede di sapere: se il Presidente del Consiglio dei ministri ed il Ministro in indirizzo vogliano avviare le opportune verifiche, al fine di fornire chiarimenti sui fatti riportati in premessa; se non ritengano di estrema gravità che la Regione Lombardia, incoraggiata da Confindustria e dai politici locali, abbia anteposto interessi economici al preminente interesse alla salute. Atto n. 4-03122 URSO Al Ministro dello sviluppo economico Premesso che a quanto risulta all'interrogante: Infratel, in data 17 marzo 2020, ha dato comunicazione dell'avvio del progetto "Wi-Fi Italia Ospedali", attraverso il quale procederà alla fornitura e installazione fino a 5.000 access point Wi-Fi negli ospedali pubblici, che ne possono fare richiesta; il comunicato introduce l'iniziativa "nell'ambito del progetto Piazza Wi-Fi Italia", progetto per la dotazione di hot spot gratuiti outdoor rivolto ai comuni italiani, per il quale Infratel ha lanciato una gara il 28 giugno 2019 sulla fornitura, installazione, esecuzione di servizi di gestione e manutenzione di reti Wi-Fi sul territorio italiano e che ha visto l'aggiudicazione di tutti i lotti da parte di TIM (e, come fornitore, di Huawei); il comunicato inserisce, inoltre, l'azione "nel progetto Solidarietà Digitale", realizzata dal Ministro per l'innovazione tecnologica con il supporto tecnico dell'Agenzia per l'Italia Digitale (AgID), che ha l'obiettivo di ridurre l'impatto sociale ed economico delle misure nelle aree territoriali soggette a restrizioni, avvalendosi di servizi e soluzioni innovativi offerti gratuitamente dagli operatori del settore; in data 31 marzo il Sottosegretario allo Sviluppo economico Liuzzi, in un post pubblicato sul suo profilo personale di "Facebook", dichiarava che "grazie a dei risparmi di gara che ammontano a 15,9 milioni di euro, abbiamo approvato un nuovo "Piano Wi-Fi Italia" per impegnare queste risorse destinandole principalmente alle infrastrutture sanitarie e dei trasporti (porti e ferrovie)"; non è dunque chiaro se tale iniziativa sia stata finanziata tramite il progetto Wi Fi Italia o se sia una donazione gratuita nell'ambito del progetto "Solidarietà Digitale"; non è, soprattutto, chiaro con quale procedura si avvenuta tale disposizione, che di fatto dà accesso a un operatore di rete e al suo fornitore ad una infrastruttura critica, quale la rete di una struttura sanitaria, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto esposto in premessa e quali iniziative di controllo e supervisione intenda assumere nei confronti di Infratel e dell'iniziativa "Wi Fi Italia". Atto n. 4-03123 DE FALCO FATTORI Al Ministro della salute Premesso che: stanno emergendo, grazie ad inchieste della stampa, situazioni terribili riguardanti il Pio Albergo Trivulzio (PAT) di Milano, ma anche molte altre case di riposo non solo lombarde; nella cosiddetta "Baggina" sembrerebbe sia stata a lungo negata ogni ipotesi di possibile contagio, e anzi, imposto il silenzio a operatori sanitari e medici, minacciati di sanzioni qualora avessero anche solo indossato una mascherina per limitare la diffusione del Coronavirus; i dati evidenziano un aumento di mortalità rispetto al 2019 che sarebbe, però, inspiegabile se non con la diffusione del contagio tra gli ospiti della struttura; il fenomeno, già evidente a marzo, nonostante il blocco degli ingressi deciso dalla direzione del PAT, non si è fermato ad aprile, ed anzi si è accentuato, con almeno 30 persone morte in pochissimi giorni; sempre notizie di stampa danno risalto alle testimonianze di parenti delle persone ospitate dal PAT e dimesse senza alcun tampone, e considerate "in buona salute" contro ogni evidenza medica; il Ministero della salute ha annunciato un'ispezione, mentre la magistratura sta indagando, ma non sembra che il fenomeno sia localizzato solo a Milano, dove, però, la stessa Regione ha, con deliberazione dell'8 marzo 2020 stabilito la possibilità di utilizzare posti letto per malati COVID-19, determinando in questo modo focolai di contagio; sembrerebbe in generale che le RSA e le altre strutture che ospitano anziani siano state considerate quasi perse nella guerra contro il virus , con una scelta di sacrificare, o comunque di mettere a rischio, la vita delle persone anziane ospitate, oltre a quella degli operatori sanitari, si chiede di sapere: quali iniziative di propria competenza, oltre le ispezioni già decise, intenda prendere il Ministro in indirizzo per evitare che la strage di anziani continui e si accentui in tutto il territorio nazionale; se non intenda, per quanto di competenza, intervenire per sospendere quei dirigenti degli istituti come il PAT che sembrano aver dimostrato disprezzo per ogni buona pratica, e interesse solo a coprire le loro responsabilità, arrivando a negare la stessa esistenza del virus . Atto n. 4-03124 NASTRI Al Presidente del Consiglio dei ministri Premesso che: secondo quanto risulta da un articolo pubblicato dal quotidiano "Il Sole 24 Ore" il 23 febbraio 2020, la percentuale dei decreti attuativi di norme legislative messi a punto in questi ultimi mesi è ferma all'1,2 per cento, ovvero soltanto 2 decreti sono arrivati al traguardo, rispetto ai 169 previsti (di cui 22 scaduti); il lavoro di attuazione legato alle riforme economiche previste dal Governo Conte II risulta pertanto praticamente immobile ed inoltre, sostiene il quotidiano economico, analizzando nel dettaglio soltanto tre normative prese in considerazione dal rating , risulta ad esempio che, per il decreto cybersecurity (che ha 8 provvedimenti da attuare), soltanto un decreto attuativo sia stato emanato sul versante fiscale, così come per la legge di bilancio per il 2020, è stato pubblicato soltanto un provvedimento di attuazione, sui 124 complessivamente previsti; tali ritardi, evidenzia ancora l'articolo, oltre ad aumentare il numero dei decreti già scaduti che risalgono agli anni precedenti, contribuiscono a rallentare il processo legislativo, notoriamente complesso e lungo, che coinvolge numerosi attori, fra i quali principalmente i Ministeri; al riguardo l'interrogante evidenzia come anche in tale ambito, l'azione dei Governi Conte I e II sia stata assolutamente insufficiente e contradditoria, rispetto alle dichiarazioni, a più riprese, sostenute dai principali leader che hanno sostenuto nella fase precedente e quella attuale entrambi i Governi, considerato peraltro, come gli stessi Esecutivi si fossero presentati all'opinione pubblica come: "il Governo del cambiamento", anche in relazione all'innovazione a supporto dell'azione legislativa del Parlamento; a giudizio dell'interrogante, la necessità di accelerare il processo di emanazione dei decreti attuativi, risulta urgente ed indispensabile, in relazione all'importanza che tali norme rivestono per il tessuto socioeconomico del Paese, si chiede di sapere: quali siano i motivi del grave ritardo nell'emanazione dei decreti attuativi, da parte del Governo, come riportato dal quotidiano economico, citato in premessa; se il Presidente del Consiglio dei ministri non ritenga che tale rallentamento contribuisca ad aumentare il gap di crescita e di sviluppo economico e produttivo del Paese, già fortemente in crisi, a causa di politiche economiche e fiscali adottate sin dall'inizio della Legislatura, dal precedente Governo e da quello attuale, negative e penalizzanti per il sistema-Paese; quali iniziative urgenti e necessarie il Governo intenda attuare, al fine di accelerare l'emanazione dei decreti attuativi, che rappresentano uno strumento normativo imprescindibile per rendere efficace il quadro regolatorio e pienezza di efficacia alle norme. Atto n. 4-03125 MONTEVECCHI VANIN GRANATO ANGRISANI DE LUCIA Al Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo Premesso che: è dovere costituzionale di ogni Istituzione tutelare la salute come fondamentale diritto dell'individuo; l'articolo 31 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea riconosce, ad ogni lavoratore, il diritto a condizioni di lavoro sane, sicure e dignitose; la Presidenza del Consiglio dei ministri adottava, a partire dal giorno 8 marzo 2020, nuove misure di contenimento dell'emergenza epidemiologica COVID-19 sull'intero territorio nazionale prevedendo, tra le altre, quella della sospensione del servizio di apertura al pubblico dei musei e degli altri istituti e luoghi della cultura di cui all'art. 101 del Codice dei beni culturali e del paesaggio, di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42; l'articolo 120 della Costituzione prevede che il Governo possa sostituirsi a organi delle Regioni, delle Città metropolitane, delle Province e dei Comuni nel caso di mancato rispetto di norme e trattati internazionali o della normativa comunitaria oppure di pericolo grave per l'incolumità e la sicurezza pubblica, ovvero quando lo richiedano la tutela dell'unità giuridica o economica, e in particolare la tutela dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali, prescindendo dai confini territoriali dei governi locali, pur nel rispetto delle procedure ex lege atte a garantire che i poteri sostitutivi siano esercitati nel rispetto del principio di sussidiarietà e del principio di leale collaborazione; considerato che : la trasmissione "Report" di Rai 3, nella puntata del 6 aprile 2020, ha dedicato dei servizi all'emergenza sanitaria da COVID-19, trattando, tra l'altro, il caso del decesso del direttore del Parco archeologico di Siracusa, Calogero Rizzuto; pare emergere che al direttore del Parco fosse stata inizialmente negata la possibilità di effettuare il tampone da parte dell'azienda sanitaria di Siracusa, e che questo sia stato effettuato solo con l'aggravarsi del suo quadro sanitario e dopo l'interessamento di alcuni esponenti politici; al direttore non sarebbero state, dunque, prontamente applicate le opportune misure di sicurezza volte al contenimento della diffusione del virus ; dal servizio si apprende anche della successiva morte della collaboratrice del direttore, del ricovero di dieci dipendenti del Parco archeologico di Siracusa e della stessa Soprintendenza, risultati positivi al tampone; nonché del contagio di altri venti dipendenti e del lavoro continuo dei custodi del Museo archeologico regionale "Paolo Orsi"; valutato che la vicenda si inserisce in un contesto di emergenza sanitaria già annunciata, a cui sono seguite una serie di indicazioni dell'Autorità sanitaria da adottare anche sui luoghi di lavoro, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti e se abbia approfondito la vicenda; se non ritenga opportuno approfondire le motivazioni che hanno portato alla decisione di far continuare a lavorare i custodi del Museo archeologico regionale "Paolo Orsi", e se questo sia avvenuto nel rispetto delle misure di sicurezza e dei relativi protocolli applicativi; se stia valutando l'adozione, anche di concerto con gli altri Ministeri competenti, di misure ad hoc per il personale impiegato nei luoghi della cultura e del turismo, nel rispetto delle competenze di legislazione di cui all'articolo 117 della Costituzione, commi secondo e terzo, in vista di una futura graduale, seppur ancora non delineata, riapertura di suddetti luoghi e delle attività coinvolte nel settore. Atto n. 4-03126 FATTORI NUGNES DE FALCO DI MARZIO Al Ministro della salute Premesso che: l'articolo 2, comma 1, dell'ordinanza n. 630/2020 della Protezione Civile dispone che il capo del Dipartimento della Protezione civile, per il superamento dell'emergenza sanitaria da Coronavirus si avvale di un comitato tecnico scientifico, istituito con proprio provvedimento, composto dal segretario generale del Ministero della salute, dal direttore generale della prevenzione sanitaria del Ministero della salute, dal direttore dell'Ufficio di coordinamento degli Uffici di sanità marittima, aerea e di frontiera del Ministero della salute, dal direttore scientifico dell'Istituto nazionale per le malattie infettive "Lazzaro Spallanzani", dal Presidente dell'Istituto superiore di sanità, da un rappresentante della Commissione salute designato dal Presidente della Conferenza delle Regioni e Province autonome e dal coordinatore dell'Ufficio promozione e integrazione del Servizio nazionale della protezione civile del Dipartimento della protezione civile, con funzioni di coordinatore del comitato; il comitato tecnico scientifico si occupa di coadiuvare, dal punto di vista scientifico, la Protezione Civile in merito alle eventuali azioni di profilassi e tutela dalla propagazione del contagio, attraverso la raccolta e l'elaborazione dei dati relativi al virus e alla sua modalità di diffusione; nell'informativa del Presidente del Consiglio dei ministri al Senato del 26 marzo 2020 lo stesso presidente Conte, nel ringraziare il comitato tecnico scientifico, dichiara che le decisioni vengono prese anche sulla base delle relazioni provenienti dal comitato; nella stessa informativa il Presidente del Consiglio dei ministri fa la cronistoria dei provvedimenti presi nella situazione di emergenza e in particolare fa riferimento al tempestivo isolamento dei Comuni di Codogno e di Vo' Euganeo all'insorgenza della prima curva esponenziale di contagi, passati in un solo giorno da uno a quindici unità soggetti, colpiti da Coronavirus il 21 febbraio 2020; il 22 febbraio 2020 analoghe curve di crescita iniziano a percepirsi in alcuni comuni della provincia di Bergamo quali per esempio Nembro e Alzano Lombardo e in altri comuni della Val Seriana; il 23 febbraio l'ospedale di Alzano Lombardo viene chiuso per la presenza di due contagiati ma, da una ricostruzione della trasmissione televisiva "Report", riaperto a distanza di poche ore senza sanificazione e senza dotare il personale di adeguate misure di profilassi; considerato che: ad Alzano Lombardo i casi passano in due ore da due unità a sette, immediatamente trasferite a Bergamo; secondo la ricostruzione della trasmissione "Report", le dichiarazioni dei sindaci di Alzano Lombardo e di Nembro parlano di preavvisi da parte della prefettura di una prossima decretazione che li avrebbe visti inseriti nella "zona rossa", con tanto di esercito pronto e di primi interventi di strutturazione di presidi mobili da parte della Protezione Civile già dal 23 febbraio; nessun Comune della Val Seriana è stato dichiarato "zona rossa"; la Val Seriana è luogo della concentrazione di PIL più alta d'Italia che conta migliaia di aziende e decine di migliaia di lavoratori, basti pensare che nella sola Alzano Lombardo insistono quasi 400 aziende per un totale di 4.000 lavoratori; considerato, inoltre, che: per ammissioni dei primi cittadini i contatti con il sostrato imprenditoriale della zona è stato frequente; i messaggi lanciati da Confindustria Lombardia tra la fine di febbraio e gli inizi di marzo volevano tranquillizzare cittadini e mercati, dicendo che l'espansione del virus era sotto controllo, che sarebbe terminata presto e che le imprese continuavano a lavorare a pieno ritmo con tanto di creazione dell' hashtag "Yeswework"; le fabbriche della Val Seriana hanno continuato a lavorare fino al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 22 marzo e in questo lasso di tempo i contagi sono passati, in 30 giorni esatti, da 2 a 6.000; in una conferenza stampa passata in video dalla trasmissione televisiva "Report", alla domanda sull'esistenza di un rapporto che avesse messo in luce la situazione in Val Seriana che appunto aveva fatto allertare, attraverso i prefetti, i sindaci della zona, la risposta lascia intendere che effettivamente il rapporto esisteva e che era stato trasmesso, si chiede di sapere quali siano stati i motivi e i percorsi delle decisioni assunte nei mesi di febbraio e marzo, da cui sia derivato un diverso trattamento tra i Comuni di Codogno e quelli della Val Seriana, a fronte dell'esistenza di una relazione del comitato tecnico scientifico della Protezione Civile che avrebbe evidenziato uno stato di pericolo analogo, rapporto i cui contenuti si chiede al Ministro di rendere noti. Atto n. 4-03127 MARTELLI Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: il Meccanismo europeo di stabilità (MES) è un ente intergovernativo, istituito con un trattato siglato soltanto da 19 Stati su 28 Paesi dell'Unione europea, pensato per fornire assistenza finanziaria a Stati in difficoltà in cambio del rispetto di una serie di condizioni stringenti per il rispetto dei conti pubblici; le procedure per la concessione del credito prevedono una prima linea chiamata PCCL ( Precautionary Conditioned Credit Line ) accessibile a tutti i Paesi dell'area euro, la cui situazione economica e finanziaria è fondamentalmente solida. I Paesi devono soddisfare alcuni criteri oltre ad impegnarsi nel rispetto del patto di stabilità e della procedura per i disavanzi eccessivi. I Paesi devono avere un debito pubblico sostenibile e l'assenza di problemi di solvibilità bancaria; la seconda linea di credito è l'ECCL ( Enhanced Conditions Credit Line ); essa è accessibile a tutti i Paesi dell'area euro con una situazione economica e finanziaria in generale solida, senza bisogno però di soddisfare alcuni dei criteri di ammissibilità per l'accesso al PCCL, primo fra questi, come detto, il rapporto debito/Pil sotto al 60 per cento (all'ECCL accedono i Paesi con un rapporto debito/Pil superiore al 60 per cento). Il Paese sarà obbligato ad adottare misure correttive per rientrare nei parametri non rispettati ed evitare eventuali difficoltà future per quanto riguarda l'accesso al finanziamento del mercato; l'ipotesi di una ristrutturazione del debito per i Paesi che chiedono di accedere ai programmi di sostegno è stata prevista per evitare che un Paese in difficoltà possa far ricorso all'aiuto del MES senza procedere ad alcun tipo di riforma o intervento strutturale, limitandosi in pratica a incassare il prestito senza tenere sotto controllo i conti pubblici, sapendo che un soggetto terzo provvederà a saldare i debiti con i creditori; per ricevere l'aiuto, uno Stato deve accettare un piano di riforme la cui applicazione sarà sottoposta alla vigilanza della "Troika", cioè il comitato costituito da Commissione europea, Banca Centrale Europea e Fondo Monetario Internazionale; tra le principali modifiche previste si ricordano il " backstop ", ovvero la possibilità di utilizzare il MES come fondo per le risoluzioni bancarie (ossia le ristrutturazioni gestite da autorità indipendenti) e le procedure per la ristrutturazione del debito pubblico, ossia una riduzione concordata del valore del prestito fatto allo Stato; considerato che: il Presidente del Consiglio dei ministri Giuseppe Conte non ha rispettato le indicazioni della maggioranza Lega-M5s che chiedeva al Governo Conte I, prima dell'intesa di giugno 2019, di non dare il via libera a una serie di modifiche al trattato e di aggiornare il Parlamento sull'esito della trattativa, dunque, l'accordo raggiunto con gli altri Paesi avrebbe disatteso queste indicazioni e il Parlamento non sarebbe stato adeguatamente informato; agendo in questo modo il presidente Conte avrebbe infatti violato, a parere dell'interrogante, le "condizioni di parità con gli altri Stati" sancite nell'articolo 11 della Costituzione italiana, fondamentali per garantire la sovranità ai singoli Paesi; sacrificare sull'altare del MES la residua stabilità sarebbe un errore imperdonabile; alla logica dei vincoli comunitari va opposto il principio del patriottismo costituzionale, ricordando che deve essere la Carta del 1948 la stella polare in base alla quale il Parlamento deve valutare se concedere o meno il suo appoggio ai trattati europei, sia per tutelare l'interesse nazionale e, conseguentemente, preservare la futura stabilità degli italiani, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo abbia modo di confermare quanto dichiarato dalle fonti dell'Eurogruppo che, proprio in vista della riunione dei Ministri delle finanze, hanno ribadito che la riforma del MES è già stata concordata e che si sta già lavorando per una legislazione sussidiaria, atteso quanto dichiarato da Bruxelles in merito alla non discutibilità di ciò che si è deciso il 21 giugno 2019 dal Consiglio europeo; se abbia contezza che dal 2022 i nuovi titoli di Stato emessi verrebbero accompagnati da una clausola che sostanzialmente consente a una maggioranza qualificata di investitori di far scattare la ristrutturazione. Questa "semplificazione" potrebbe, secondo alcuni osservatori, aumentare la percezione di rischio sui nostri titoli, spingendo così gli investitori a chiedere tassi di interesse più alti; se sia a conoscenza della conformità tra il trattato di riforma del MES, che vincola i salvataggi del settore bancario al rispetto pluriennale dei vincoli di bilancio, e l'articolo 47 della Costituzione, che tutela il risparmio dei privati cittadini, i quali potrebbero essere oggetto di operazioni di spossessamento dei propri conti correnti e dei propri denari; se non ritenga che l'applicazione del MES non sia un completo ribaltamento dei principi espressi dalla prima parte dell'articolo 47 della Costituzione, che attribuisce alla Repubblica la funzione di coordinamento e controllo dell'esercizio del credito, dato che il MES diventerebbe erogatore e controllante (concessione condizionale di credito) di una parte del credito. Atto n. 4-03128 LANNUTTI TRENTACOSTE PRESUTTO VANIN COLTORTI Ai Ministri della salute e dell'interno Premesso che: il 30 marzo 2020 è andata in onda su Rai Tre la puntata di "Report" sull'emergenza Coronavirus dal titolo "Il paziente zero". Il quadro descritto nella trasmissione è desolante: mancanza di mascherine, tute di protezione inadeguate, ospedali con procedure carenti per la gestione del COVID-19, errori nella sanificazione delle ambulanze. A cui si aggiungono evidenti atteggiamenti inadeguati e, in alcuni casi, irresponsabili da parte di chi, invece, a livello locale ha il compito di gestire l'emergenza; un'infermiera dell'ospedale pubblico di Piacenza ha rivelato che, inizialmente, non si sarebbero utilizzati i DPI, i dispositivi di protezione, nel modo corretto, e gli operatori non sarebbero stati protetti a sufficienza. «Chi indossava la mascherina durante il turno veniva ripreso perché gli veniva detto che non c'era bisogno di indossarle: non dovete creare allarme, non dovete spaventare i pazienti e i loro familiari». Frasi che secondo l'intervistata sarebbero state dette al personale da un coordinatore. Frase non smentita dal direttore dell'AUSL di Piacenza, Luca Baldino: «Noi non abbiamo mai dato indicazioni di non indossare la mascherina perché si spaventava la gente. È vero che abbiamo invece dato indicazioni di usare la mascherina nel modo e con le modalità appropriate e soprattutto in un contesto in cui l'approvvigionamento dei dispositivi era molto difficile», lasciando intendere che i dispositivi scarseggiavano. Risultato: 200 operatori sanitari su 3.600 positivi al COVID-19; l'infermiera che ha rilasciato l'intervista ha raccontato di aver iniziato a star male il 9 marzo e di aver richiesto subito il tampone, ma le sarebbe stato risposto che non aveva i requisiti per farlo, perché non aveva difficoltà respiratorie. La sanitaria aveva richiesto il tampone, perché era entrata in contatto con due pazienti gravi, che si è poi saputo essere entrambi positivi. La donna ha dichiarato di aver lavorato «probabilmente per nove giorni essendo positiva», infettando con ogni probabilità decine di persone. La risposta di Baldino sull'uso dei tamponi ai sanitari è stata la seguente: «Quanti tamponi sono stati fatti al personale? Questo non lo so. Ma è inutile farne a migliaia se poi i laboratori non riescono a processarne più di 200 o 300 al giorno». Aggiungendo: «Quando gli operatori sanitari si contagiano possono anche essersi contagiati fuori ma anche dentro. Può accadere che uno si infetti in ospedale». Proprio la settimana prima il commissario straordinario Venturi si era raccomandato di sottoporre in massa e rapidamente i sanitari ai tamponi proprio per evitare la diffusione ulteriore del virus ; considerato che: sempre a Piacenza, "Report" ha rivelato che la clinica privata Sant'Antonio (del gruppo Sanna) è stata probabilmente la clinica del paziente 1, secondo quanto hanno confermato un medico e un'infermiera che lavorano nella struttura. Il medico si è ammalato di Coronavirus il 21 febbraio e ha anche affermato che un chirurgo, che ha operato fino al 12 febbraio, è poi risultato positivo. Avrebbe scoperto di esserlo il successivo 25 febbraio a Tenerife; l'infermiera ha raccontato di un paziente portato via in bio contenimento prima del paziente 1 di Codogno: «Gli operatori che lo sono venuti a prelevare avevano già le famose tute "Ghostbusters", quindi vestiti di bianco. Lui è stato portato via subito, velocemente e da lì obbiettivamente poi il silenzio, non si è più saputo nulla. L'ho visto portar via»; secondo la stessa infermiera, «non si spiega come così tanti operatori sanitari, soprattutto nella mia struttura, si siano poi ammalati esattamente nello stesso periodo del paziente 1». Sono centocinquanta i dipendenti andati in malattia su 250 in totale. «È stato concesso ai dipendenti uno screening con una TAC, e molte TAC sono risultate positive per polmonite interstiziale virale», ha dichiarato l'infermiera; inoltre, a quanto risulta agli interroganti: la puntata di "Report" ha evidenziato che gli operatori del 118 della Croce Bianca (una delle società private che hanno avuto in appalto il servizio 118 dall'Ares) sono costretti a operare con tute da imbianchino, per nulla idonee al contenimento del virus , e senza maschere FFP2, ma con mascherine chirurgiche. Questo nonostante una circolare ministeriale del 23 febbraio 2020 indichi quali sono i dispositivi che devono indossare gli operatori: maschere con filtro FFP2, protezione facciale, tuta protettiva, doppi guanti non sterili, protezione per gli occhi; il 118 di Benevento non ha fornito i calzari (obbligatori) agli operatori delle ambulanze e ha rifornito gli stessi operatori di tute da pasticcere. Solo dopo le proteste degli operatori finalmente il 118 ha fornito le tute a norma, senza, però, fargli il corso di formazione (obbligatorio) per insegnargli come vestirsi e svestirsi correttamente; considerato infine che dalla puntata è emerso che i vigili del fuoco a volte verrebbero mandati allo sbaraglio, senza nessun tipo di protezione. Ha dichiarato un vigile del fuoco di Roma: «Non abbiamo mascherine, non abbiamo guanti, non abbiamo occhialetti. Le uniche mascherine che ci sono state date, ci è stato imposto di utilizzarle solo ed esclusivamente su interventi in presenza di caso di coronavirus conclamato. Se noi non ci proteggiamo, corriamo il rischio di essere contagiati e di ammalarci. E quando andiamo a fare l'intervento a casa magari della signora anziana che è caduta dentro casa e noi dobbiamo andare a soccorrerla, rischiamo di contagiarla». Casi anche a Bresso, Padova, Milano. L'inchiesta ha fatto emergere i tanti contagiati tra i vigili del fuoco in tutta Italia. Contagi che hanno prodotto altri contagi, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano informati sulla vicenda; se il Ministro della salute non ritenga di dover approfondire l'operato del direttore dell'AUSL di Piacenza, che secondo la trasmissione "Report" avrebbe agito con negligenza; se il Ministro della salute non ritenga di dover indagare sulle presunte gravissime negligenze avvenute all'interno della clinica Sant'Antonio e, qualora fossero riscontrate, non ritenga opportuno ripensare alla convenzione concessa alle cliniche del gruppo Sanna; se il Ministro della salute voglia indagare sulle presunte mancanze da parte dell'ARES del Lazio e della società Croce Bianca e, di conseguenza, valutare le eventuali responsabilità del direttore dell'ARES. In caso fossero accertate, se non ritenga opportuno ripensare alla convenzione per il 118 alla società Croce Bianca; se il Ministro dell'interno voglia accertarsi sulla veridicità delle informazioni emerse nella trasmissione televisiva riguardo ai vigili del fuoco e, se riscontrate, voglia prendere i provvedimenti del caso. Atto n. 4-03129 LANNUTTI DONNO ROMANO CORRADO DRAGO VANIN Ai Ministri dello sviluppo economico, dell'interno e dell'economia e delle finanze Premesso che: da anni, le meritorie campagne di informazioni della trasmissione televisiva "Striscia la Notizia", il TG satirico ideato da Antonio Ricci in onda su Canale 5, smascherano le finte donazioni e gli abusi nella raccolta dei fondi; nella grave emergenza legata al Coronavirus, proseguono i tentativi di truffe volte a cavalcare l'onda della solidarietà; tra le numerose e meritorie campagne di raccolta fondi, si nascondono altre, ingannevoli verso i cittadini i quali, convinti di fare donazioni benefiche a favore delle strutture sanitarie per fronteggiare l'emergenza pandemica, si trovano, ignari, a destinare i propri soldi a soggetti privati che nulla hanno a che vedere con tali strutture; nei giorni scorsi la falsa raccolta fondi per l'ospedale San Camillo di Roma è stata smascherata dalla Polizia postale, con la pagina "Facebook" "Emergenza Crowdfunding San Camillo", che descriveva la situazione drammatica di medici e infermieri costretti a costruirsi camici con buste della spazzatura e, giocando sulla sensibilità delle persone, i truffatori invitavano a versare delle somme di denaro su una carta Poste-Pay; oltre a "Striscia la Notizia", l'associazione dei consumatori Codacons aveva denunciato tale rischio di truffe nell'ambito delle raccolte fondi destinate al Coronavirus pubblicizzate sul web , chiedendo alle competenti Autorità, che tutte le raccolte fondi sorte per l'emergenza fossero accentrate nelle mani o sotto il controllo della Protezione civile; è fondamentale sostenere tutte le iniziative di solidarietà, offrendo garanzie ai donatori circa la destinazione dei fondi e l'assenza di costi e commissioni sapientemente occultate nelle operazioni di beneficenza avviate sul web ; su segnalazione del Codacons, l'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, con provvedimento del 22 marzo 2020, è intervenuta in via cautelare nei confronti del sito web "gofundme" di una piattaforma attraverso la quale è possibile effettuare raccolte di fondi a scopo benefico ( crowdfunding ); il provvedimento è stato motivato dall'esigenza di interrompere la diffusione di una pratica estremamente grave, tale da rendere urgente e indifferibile l'intervento dell'Autorità; il sito, prima dell'intervento dell'Autorità, promuoveva la possibilità di effettuare le donazioni, tra cui molte, come quella promossa dagli influencer Fedez e Ferragni e il conduttore Rai Salvo Sottile, a favore degli ospedali e reparti ospedalieri delle zone più colpite dall'emergenza Coronavirus, garantendo che ciò fosse in maniera gratuita e senza costi per il donatore, quando, in realtà, vi erano dei costi connessi alle transazioni effettuate con carte di credito e debito (oltre il 2,9 per cento); inoltre tale piattaforma, come altre, appariva preimpostata in modo che, al momento dell'effettuazione della donazione, veniva applicato in automatico un costo percentuale a titolo di commissione, che poteva essere annullata solo se il consumatore cliccava su "Altro" in un menu a tendina adiacente (non agevolmente visibile in quanto con caratteri più piccoli), inserendo l'importo zero; l'Autorità ha ritenuto tali modalità di acquisizione delle commissioni ingannevoli, aggressive e lesive dei diritti dei consumatori poiché "Il consumatore viene quindi indebitamente condizionato nella scelta della commissione, che di fatto non è più facoltativa come promesso, "trattandosi di sfruttamento della tragica pandemia in atto"; l'Autorità ha disposto che il meccanismo di preselezione della commissione facoltativa fosse immediatamente eliminato, lasciando piena libertà di scelta al consumatore donante attraverso l'indicazione del valore "zero", che egli potrà eventualmente modificare; la segnalazione del Codacons ha così interrotto una pratica commerciale scorretta assai lesiva per i consumatori, mentre sono al vaglio altre attività di indagine, volte ad accertare le ulteriori truffe denunciate; a seguito di tale iniziativa, alcuni promotori della colletta sospesa dall' Antitrust , hanno scatenato una bagarre verbale usando i propri canali social contro il Codacons, in particolare il cantante Fedez, definite dal Codacons false e diffamatorie, affermazioni diffuse sui suoi social con milioni di followers ; a seguito delle affermazioni e inviti pressanti dati da costui sui suoi social ad attaccare il Codacons, rassicurando che sul web si può dire ciò che si vuole e che non sarebbe punibile qualsiasi cosa si dica, circostanza falsa e smentita dalla giurisprudenza della Corte di cassazione, migliaia di suoi followers hanno inondato i social di minacce di morte e messaggi di violenza inaudita, si chiede di sapere: se il Governo intenda adottare gli opportuni provvedimenti, affinché tutte le raccolte fondi avviate e da avviarsi siano direttamente controllate dal Dipartimento della Protezione civile, in modo tale che le somme raccolte confluiscano direttamente e sicuramente nelle casse degli enti interessati; se intenda attivarsi, anche attraverso gli opportuni interventi normativi, al fine di sostenere il terzo settore, di cui fa parte anche il Codacons come altre meritorie associazioni a tutela dei consumatori e dei diritti civili, ed in particolare le campagne e le attività sociali riguardanti la difesa dei consumatori con azioni meritorie, avviate per aiutare i cittadini nella lotta contro il Coronavirus, per contrastare truffe ed abusi, perpetrate sfruttando la paura e la minore attenzione dei consumatori in una fase di gravissima emergenza sociale. Atto n. 4-03130 URSO Al Ministro dell'interno Premesso che: in data 6 aprile 2020, la trasmissione televisiva "Striscia la notizia", su Canale 5, mandava in onda un servizio girato dall'inviato Vittorio Brumotti in cui è evidente che in alcune strade di Padova, nonostante i decreti del Presidente del Consiglio dei ministri emanati per il contenimento del contagio da Coronavirus, vi sarebbero numerosi spacciatori atti a svolgere l'attività illecita senza alcun disturbo; quanto emerso dal servizio è solo la punta dell' icerberg di un fenomeno che da anni si consuma in alcune zone della città, presidio costante di spacciatori di sostanze stupefacenti: piazzale della Stazione, via Tiziano Aspetti davanti al locale "Bingo", via Annibale da Bassano, angolo via Dalmazia, gli argini del Piovego, piazza de Gasperi, i Giardini dell'Arena, il Portello, piazza Cavour ed il Duomo rappresentano dei centri nevralgici per il commercio di sostanze stupefacenti, destinate all'intero territorio veneto; la situazione è già nota alle forze dell'ordine e all'Amministrazione comunale, grazie al contributo delle tante denunce e segnalazioni di violenze subite da parte dei cittadini; considerato che a quanto risulta all'interrogante: in data 13 gennaio 2020, il Consiglio comunale di Padova approvava con voti favorevoli n. 18, astenuti n. 4, non votanti n. 2 su 24 presenti, una mozione in cui il Comune si impegna: "ad attivare il percorso istituzionale idoneo affinché venga organizzato un Convegno nazionale con i maggiori esperti forensi e di fenomeni mafiosi per dibattere sulle mafie presenti nel nostro territorio al fine di implementare anche nella nostra città maggiori forze di intelligence , una giornata che sia al contempo occasione di riflessione e studio sull'aumento della criminalità organizzata, nonché ad individuare un momento di ricordo collettivo per tutte le vittime innocenti delle mafie"; il numero elevato di spacciatori in città denota un copioso quantitativo di sostanze stupefacenti che circola nel territorio, per un mercato rivolto prevalentemente ad una popolazione giovane, come indicato dai dati Istat, secondo i quali i maggiori consumatori di sostanze stupefacenti in Italia sono i ragazzi tra i 15 e 35 anni; Padova è una città universitaria, con una cospicua presenza di giovani, e al fine di tutelare la salute pubblica oltre che l'ordine pubblico, notevole è stata l'azione di contrasto alla droga, che si è sviluppata in molte operazioni di servizio da parte delle forze dell'ordine: la più recente è stata nel febbraio 2020, con un importante sequestro di sostanze stupefacenti e di soldi in contanti; le grandi quantità di droga che giungono in città sono in mano ad una piazza di spaccio a prevalenza extracomunitaria, nella maggior parte dei casi di nazionalità nigeriana, e vi è riscontro di ciò dal fatto che, per ogni spacciatore arrestato, ne entra in campo immediatamente un altro della medesima nazionalità; si potrebbe pensare che il sistema sia ben strutturato su due piani organizzativi: uno legato alla commercializzazione del prodotto e l'altro legato all'approvvigionamento delle merce e al riciclo del denaro contante frutto dell'attività di cui non si conosce la destinazione, si chiede di sapere : se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di ciò che, come descritto in premessa, avviene nella città di Padova, che è specchio di tante altre città italiane, ovvero, in particolare: dell'attività di traffico delle sostanze stupefacenti; dell'organizzazione territoriale degli spacciatori; del rapporto tra mafie nazionali e la mafia nigeriana; se, inoltre, sia a conoscenza di una attività illecita dovuta al riciclaggio di ingenti somme di denaro derivanti dal traffico delle sostanze stupefacenti e, in ogni caso, quali iniziative intenda intraprendere per far ripristinare la legalità nei vari punti della città controllati dagli spacciatori. Atto n. 4-03131 AIMI Al Ministro della salute Premesso che: la legge n. 648 del 1996 consente di erogare, a carico del Servizio sanitario nazionale, previo parere della CUF (ora Commissione consultiva tecnico scientifica dell'AIFA - CTS) e quando non vi è alternativa terapeutica valida, medicinali innovativi in commercio in altri Stati, ma non sul territorio nazionale, medicinali ancora non autorizzati ma sottoposti a sperimentazione clinica, medicinali da impiegare per una indicazione terapeutica diversa da quella autorizzata. Quando, viceversa, vi è un'alternativa terapeutica valida, secondo l'art. 3 della legge n. 79 del 2014, è consentito somministrare medicinali da impiegare per una indicazione terapeutica diversa da quella autorizzata, purché tale indicazione sia nota e conforme a ricerche condotte nell'ambito della comunità medico-scientifica nazionale e internazionale, secondo parametri di economicità e appropriatezza; risulta all'interrogante che sia stato presentato presso AIFA un documento a firma del professor Beniamino Palmieri (Università di Modena e Reggio Emilia) sulla "stimolazione dell'immunità innata con vaccinazione surrogata a base di " Corynebacterium Parvum ". Per immunità innata si intendono le difese naturali innate, che hanno permesso al genere umano di sopravvivere e moltiplicarsi in epoche pre-vaccinali e pre-antibiotiche, la medesima dei nostri animali domestici al paragone con quelli di allevamento; tale studio potrebbe risultare particolarmente importante per il contrasto al Coronavirus posto che, come evidenziato dallo stesso professor Beniamino Palmieri, "il C. Parvum si è rivelato inaspettatamente in grado di far regredire infezioni virali nei pazienti cancerosi ed in seguito anche su soggetti sani, con gravi infezioni virali di diverso genere"; il farmaco in questione, a nome "Parvulan", risulta registrato regolarmente in Brasile, con la specifica rivendicazione di immunostimolante antivirale e presenterebbe ottime caratteristiche di qualità e sicurezza. Il suo utilizzo, in fase di verifica, peraltro, può non costituire alcun onere da parte di AIFA. Il farmaco potrebbe dunque avere effetti vantaggiosi nell'innalzare la barriera dell'immunità innata individuale contro la dilagante contagiosità del virus cinese, in termini di protezione e di cura nelle fasi non estreme di malattia; il personale medico, paramedico, che ha già pagato un prezzo altissimo in termini di decessi e di contrazione del contagio, e tutto quello comunque chiamato a contrastare il diffondersi del virus , potrebbe ricevere una importante ed efficacie superiore protezione immunitaria; lo stesso intervento potrebbe avere positiva utilità sugli anziani, sugli immunodepressi, su coloro che sono affetti da plurime comorbidità, e sui soggetti in chemioterapia, sui trapiantati, e su tutti coloro che risultano esposti alle gravi conseguenze di tale virus cinese. Inoltre, il farmaco è registrato come specialità immunomodulante antivirale e sono almeno 50 le famiglie di virus patogeni annientati con successo dal prodotto (si segnala che la molecola ha addirittura riscontrato positiva applicazione nel modello sperimentale di epatite nel topo, proprio in relazione ad un ceppo di coronavirus della stessa famiglia di quello attualmente in circolazione), si chiede di sapere: stante la situazione di estrema emergenza, se il Ministro in indirizzo sia o meno a conoscenza dell'esistenza di tale documento; se non intenda con la massima sollecitudine avviare le iniziative di competenza al fine di verificare la possibilità di attivare una pratica di vaccinazione surrogata e compassionevole, mediante l'uso del " C. Parvum ", provandone l'eventuale efficacia su pazienti scelti secondo protocolli prestabiliti. Atto n. 4-03132 MARTI Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Premesso che: il mondo intero è in sincera apprensione per la vita del premier inglese Boris Johnson; diversi sono i messaggi di solidarietà e di incoraggiamento, ma al contempo bande di veri e propri delatori o odiatori dilagano sul web ; tra questi ultimi, con un post di inaudita violenza sul noto social network "Facebook", spicca il pensiero di tale Giuseppe Priore, attuale commissario del Parco Nazionale della Val d'Agri, ente pubblico vigilato dal Ministero dell'Ambiente di straordinaria importanza sia naturalistica che economica; l'interrogante ritiene che il Priore, naturalista, sia stato imposto dal Ministro in indirizzo, a discapito dell'opinione della maggioranza dei cittadini del territorio della Val d'Agri, aggirando, di fatto, il parere necessario ai sensi di legge della Regione Basilicata sulla nomina del Presidente del Parco; la portata del gesto sconsiderato è gravissima, tenuto conto non solo degli storici rapporti tra Italia e Gran Bretagna, ma anche perché proprio con il Governo Johnson fino all'altro ieri il Ministero dell'ambiente lavorava per organizzare la CoP 26 delle Nazioni Unite sul clima di Glasgow e gli eventi preliminari, in particolare la CoP 26 dei giovani di Milano; il suo comportamento pubblico indecoroso rappresenta, ad avviso dell'interrogante, indegnamente la carica ricoperta, recando danno all'Ente Parco, al Ministero vigilante ed al Paese tutto nell'ambito di una drammatica crisi internazionale; peraltro, giova ricordare che Johnson si è quasi certamente contagiato andando in giro per ospedali e andando a trovare gli ammalati da COVID-19, diversamente da quanto fatto dal Presidente del Consiglio dei ministri Conte e dagli altri membri di Governo, totalmente assenti nelle Regioni più colpite, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo intenda adottare con urgenza un provvedimento di revoca del Priore Giuseppe dalla carica di commissario straordinario del Parco Nazionale della Val d'Agri. Atto n. 4-03133 BARBARO Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: l'INPS, con la circolare n. 47 del 28 marzo 2020, ha illustrato le modalità di erogazione degli ammortizzatori sociali previsti dal decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18; per quanto riguarda la disciplina dell'assegno ordinario, erogato attraverso il Fondo di integrazione salariale (FIS), la circolare precisa che: "durante il periodo di percezione dell'assegno ordinario non è erogata la prestazione accessoria degli assegni al nucleo familiare"; a giudizio dell'interrogante si tratta di una conclusione che non trova immediato riscontro nel dato normativo e profondamente ingiusta nel merito; ai lavoratori beneficiari dell'assegno ordinario non spetta espressamente l'assegno per il nucleo familiare, a differenza di quanto accade per i beneficiari dei trattamenti di integrazione salariale ai sensi dell'articolo 3, comma 9, del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 148; nondimeno, l'articolo 30 del medesimo decreto legislativo, nel disciplinare l'istituto dell'assegno ordinario, stabilisce che al medesimo si applica, per quanto compatibile, la normativa in materia di integrazioni salariali ordinarie; il dato normativo testuale non esclude pertanto che anche ai percettori dell'assegno ordinario possa essere accordato l'assegno per il nucleo familiare, tanto più che risulta irragionevole che l'INPS penalizzi proprio coloro che hanno figli a carico, eventualmente con disabilità, si chiede di sapere: quale sia la corretta interpretazione delle disposizioni normative richiamate; qualora il Ministro in indirizzo ritenga conforme alla legge la prassi seguita dall'INPS, quali iniziative di propria competenza intenda assumere al fine di rimuovere la discriminazione operata nei confronti dei percettori dell'assegno ordinario, così come da circolare n. 47 del 28 marzo 2020, e consentire che anche a tali soggetti vengano erogati gli assegni familiari. Atto n. 4-03134 NISINI Al Presidente del Consiglio dei ministri Premesso che negli ultimi anni si sta assistendo ad un crollo delle vendite dei giornali, con conseguente crisi del settore della carta stampata, dovuto soprattutto all'utilizzo, sempre più ampio della rete internet come principale canale d'informazione; considerato che: il periodo di emergenza causato dalla pandemia da COVID-19 e le misure di contenimento basate sull'isolamento hanno acuito, di molto, i già gravi problemi della carta stampata e stanno causando un'ulteriore contrazione del mercato, anche a causa della chiusura temporanea di numerose edicole; anche gli introiti pubblicitari hanno subito una drastica riduzione di incassi a causa dell'interruzione dell'attività della gran parte delle attività produttive, commerciali e dei servizi, nonché dell'attività istituzionale e pubblica spesso legata ad annunci a pagamento; ritenuto che: il calo delle vendite e degli introiti e le conseguenti strategie adottate rischiano di generare una preoccupante crisi occupazionale, in quanto molti editori, per cercare di tamponare la situazione, stanno riducendo la foliazione delle edizioni o, addirittura, prevedendo la loro temporanea sospensione, proponendo ai lavoratori del comparto di utilizzare tutte le ferie e i permessi ancora a disposizione anche in attesa di ricorrere ad eventuali procedure di cassa integrazione; è necessario sostenere il comparto ed evitare un impoverimento, anche solo temporaneo, dell'offerta che non risparmia neppure pubblicazioni consolidate, che da decenni svolgono un'importante funzione di informazione di fatto difficilmente fungibile, soprattutto nel caso delle testate locali, così come accaduto in questi giorni al Corriere di Siena, la cui pubblicazione, dal 6 aprile scorso, è temporaneamente sospesa proprio a causa delle difficoltà contingenti dovute all'emergenza Coronavirus, si chiede di sapere: se il Governo, attraverso il dipartimento competente presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, intenda aprire un Tavolo di confronto con gli operatori del settore al fine di trovare proposte alternative per la soluzione della crisi, per scongiurare il ricorso al licenziamento di giornalisti e collaboratori, conseguente al calo delle vendite dei quotidiani e periodici nelle edicole, visto l'aggravamento avvenuto negli ultimi giorni, di una crisi, già pesante del comparto, anche al fine di tutelare la funzione fondamentale di informazione e di garanzia del pluralismo; se il Governo nei prossimi provvedimenti rivolti a fronteggiare le emergenze da COVID-19 nei vari settori produttivi, non ritenga urgente proporre soluzioni normative per fronteggiare e risolvere la crisi del settore editoriale. Atto n. 4-03135 DE BONIS Al Ministro dello sviluppo economico Premesso che: l'articolo on line di "Leggo" del 3 aprile 2020, riporta dell'impegno di "Facebook" e "WhatsApp" contro le fake news sul Coronavirus. Presto, infatti, partirà un progetto pilota, nell'ambito dell'iniziativa di co-regolamentazione definita dall'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (Agcom) per affrontare la sfida della disinformazione sul Coronavirus attraverso le piattaforme digitali; il servizio, spiega un comunicato stampa di "Facebook" Italia, si basa sulla partnership con Facta, il nuovo progetto di Pagella Politica, firmataria dei «Poyinter international fact checking principles», che è partner di Facebook in Italia dal 2018, nell'ambito del programma globale di fact-checking dell'azienda. Questo servizio permetterà agli utenti di WhatsApp di inviare a Facta messaggi condivisi sulla piattaforma riguardanti il COVID-19, in modo che il fact-checker possa verificarne l'accuratezza; si legge nel comunicato stampa diramato dall'Agcom il 2 aprile scorso che il commissario Antonio Nicita, relatore, ha inserito all'interno del monitoraggio delle iniziative di auto-regolamentazione delle piattaforme on line volte a contrastare la disinformazione sulle tematiche COVID-19, un progetto proposto da Facebook, basato sulla sperimentazione di un nuovo servizio di fact-checking su WhatsApp relativo a notizie e informazioni riguardanti il nuovo Coronavirus; il progetto, presentato al Tavolo permanente Agcom "Piattaforme Digitali e Big Data", si basa su un autonomo accordo tra Facebook e un fact-checker indipendente, selezionato dalla piattaforma e già partner del Facebook Third-Party Fact-Checking Program e membro dell'International Fact Checking Network di Poynter. Il fact-checker selezionato da Facebook è 'Pagella Politica', che opererà attraverso un progetto ad hoc denominato 'Facta'. Dotato di un profilo WhatsApp e di una numerazione dedicata, Pagella politica riceverà le segnalazioni da parte di quegli utenti della piattaforma che vorranno sottoporre contenuti alla verifica di autenticità, assumendosi la responsabilità sulla valutazione del contenuto e sui criteri adottati a tal fine; in sostanza un utente che riceve un'informazione o un contenuto dedicato alla tematica COVID-19 potrà inoltrarlo per una verifica al numero WhatsApp dedicato: il fact checker invierà una notifica all'utente che ha trasmesso la richiesta e, in caso si tratti di una notizia falsa, pubblicherà il risultato dell'analisi sul sito web . Facta, inoltre, aggiornerà costantemente la piattaforma WhatsApp sulle informazioni verificate sul COVID-19 e, agli utenti che lo richiederanno, invierà un messaggio sul resoconto giornaliero delle analisi effettuate e pubblicate sul sito; l'obiettivo sarebbe quello di prevenire e contrastare la disinformazione on line in ambito medico, sanitario, con particolare riguardo all'epidemia da COVID, e la priorità di Facebook sarebbe assicurarsi che tutti possano accedere a informazioni attendibili e accurate e fermare le bufale e la disinformazione; considerato che l'Agcom afferma che questo progetto pilota, compatibilmente con le prescrizioni del Regolamento generale sulla protezione dei dati (GDPR), potrebbe rappresentare una best practice in quanto l'iniziativa sull'approfondimento della veridicità di una notizia o di un contenuto avviene in modalità volontaria e rispettosa delle garanzie di libertà di accesso alle informazioni e ai contenuti da parte degli utenti, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo esprima un parere favorevole al predetto progetto pilota proposto da "Facebook" e "WhatsApp" per affrontare la sfida della disinformazione sul Coronavirus attraverso le piattaforme digitali; se non ritenga, come invece sostiene l'interrogante, che tale progetto possa violare la privacy , seppure involontariamente, attraverso la divulgazione di dati personali che riguardano aspetti sensibili della persona, sui quali lo stesso titolare del diritto ritiene di dover preservare il riserbo; se non ritenga che tale sperimentazione possa seriamente compromettere l'altrui libertà di pensiero, dal momento che i confronti andrebbero svolti nelle sedi opportune e non certamente su WhatsApp. Atto n. 4-03136 DE BONIS Ai Ministri per il Sud e la coesione territoriale, dell'economia e delle finanze e dello sviluppo economico Premesso che: da una lettura degli articoli pubblicati dai media , in particolare "Il Sole 24 Ore" dall'11 al 24 marzo 2020, si evince un tentativo in atto per distrarre i fondi europei destinati al Mezzogiorno a favore delle aree maggiormente colpite da COVID-19; il rischio che correrebbe il Mezzogiorno se ciò avvenisse è gravissimo. In pratica l'Unione europea potrebbe chiedere di rimodulare la spesa. Infatti, è scritto nell'articolo di stampa che "la Commissione sta preparando una lettera destinata al ministro per il Sud, Giuseppe Provenzano, che oltre ad allargare le maglie sugli aiuti di Stato, dovrebbe dare indicazioni sulla possibilità di rimodulare la spesa dei fondi UE". "Rimodulare" è la parola magica che significa poter utilizzare i fondi europei che il Sud non ha ancora speso e destinarli al Nord. Anche quelli eventualmente impegnati. Ma se i fondi si chiamo di "coesione", tali devono rimanere e se servono a ridurre il gap tra le diverse parti d'Italia, non deve essere cambiata la destinazione d'uso; in pratica, dei 74,1 miliardi di euro dei programmi Ue, ben 46,6 miliardi sono destinati al Mezzogiorno, ovvero oltre il 62 per cento. Quindi, le maggiori spese che le regioni del Nord affrontano per il Coronavirus devono essere pagate sforando il deficit e non con fondi europei per il Mezzogiorno. Non si devono toccare le risorse destinate alla coesione sociale, allo sviluppo della scuola, alla formazione professionale nonché all'occupazione dei giovani. L'interrogante ricorda, per esempio, che secondo la Svimez oggi la spesa annua del settore pubblico allargato pro capite al netto degli interessi nel Sud è pari a 13.394 euro, nel Centro-Nord è pari a 17.065 euro. Tale divario nella spesa storica deve essere colmato e non aggravato; la Commissione europea a metà marzo avrebbe dato il via all'utilizzazione di una parte dei fondi strutturali per la coesione (Fse e Fesr) per l'emergenza Coronavirus. Subito disponibili circa 800 milioni, poi ulteriori risorse potranno derivare dai fondi non ancora impegnati della programmazione 2014-2020. Sanità, lavoro e sostegno alle imprese dei settori più colpiti, a partire dal turismo, saranno i tre assi di intervento. Nello specifico i fondi europei saranno spesi per l'acquisto di servizi, strumentazioni e macchinari sanitari, ma anche in formazione e utilizzo del personale medico; il secondo asse riguarda il fronte economico, quindi interventi in favore di Pmi, per il capitale circolante e per sostegni diretti ai settori più colpiti; il Fse dovrà servire infine per avviare politiche attive del lavoro, forme di compensazioni salariali per i lavoratori, anche collegate alla riduzione dell'orario di lavoro; tutto questo deve valere per l'intero Paese e deve essere garantita la piena solidarietà. L'Italia "non riparte senza il Sud" non deve rimanere un vuoto slogan da campagna elettorale. Oggi, più che mai, in piena crisi COVID-19, questo slogan deve diventare una realtà; quei fondi europei sono indispensabili per attuare l'auspicata coesione nazionale per i quali gli stessi sono stati istituiti e cioè per recuperare il gap economico-infrastrutturale maturato in 159 anni e che, di fatto, divide l'Italia; l'azione del Governo deve dunque concretizzarsi agendo nel rispetto del principio di uguaglianza costituzionalmente tutelato. Certo non deve mancare il sostegno all'economia del settentrione d'Italia colpito maggiormente dall'emergenza COVID-19, ma non deve mancare nemmeno all'economia meridionale; non deve mancare il sostegno alle popolazioni del settentrione martoriato dalla violenza della pandemia, a quanto sembra, accentuata nelle fasi iniziali, dalle folli decisioni ispirate dalle lobby economiche devote solo al profitto. Così come, non deve mancare alle popolazioni del Meridione, momentaneamente meno colpite in termini di contagi rispetto al Nord, ma che hanno subito le stesse sorti negative del Paese da un punto di vista economico; il Governo deve fugare il rischio che al Mezzogiorno siano sottratti 46,6 miliardi di euro, una perdita che impedirebbe al Sud di risollevarsi e ripartire dopo questa ennesima emergenza, compromettendo la ripresa di tutta la Nazione. Sono i fondi che l'Europa ha destinato per progetti infrastrutturali nel Mezzogiorno, per l'uso dei quali era necessario il co-finanziamento statale, ma che il Governo non ha mai stanziato e che, di fatto, il Mezzogiorno non ha mai potuto utilizzare; si tratta della mancata attuazione dell'articolo 7 -bis del decreto-legge 29 dicembre 2016, n. 243, e sue successive modifiche avvenute attraverso le leggi di bilancio 30 dicembre 2018, n. 145 (commi 597-598-599-600) e 27 dicembre 2019, n. 160 (comma 310), si chiede di sapere: anzitutto, se corrisponda al vero la richiesta della cosiddetta "rimodulazione" dei fondi strutturali per la coesione territoriale destinati al Mezzogiorno; se i Ministri in indirizzo non ritengano di non dover dare corso al tentativo imposto dall'UE, finalizzato alla sottrazione di risorse stanziate per il meridione d'Italia; se non ritengano di dare attuazione al co-finanziamento statale citato, che sarebbe in grado di avviare a soluzione strutturale le sperequazioni esistenti tra centro-nord e sud del Paese per quel che riguarda la suddivisione dei contributi ordinari dello Stato, da redistribuire rispettando il criterio della percentuale della popolazione residente sul territorio. Così come richiesto e ottenuto dalla petizione 748/2015 dichiarata ammissibile dal Parlamento europeo il 17 marzo 2016. Atto n. 4-03137 DE BONIS Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri per il Sud e la coesione territoriale e delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: con un decreto interministeriale del 1° aprile 2020, e come riportato sullo stesso sito del Ministero in indirizzo, dopo aver acquisito il parere favorevole dalla Conferenza Stato-Regioni, riunitasi nella giornata del 31 marzo, il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, Paola De Micheli, ha firmato un che prevede l'erogazione, nel quinquennio 2019-2023, di 398 milioni di euro a favore di 38 Comuni che nel biennio 2018-2019 hanno registrato i più alti livelli di inquinamento da PM10 e biossido di azoto; si tratta di un importante passo nell'attuazione del Piano nazionale strategico della mobilità sostenibile che per la prima volta finanzia direttamente i Comuni per l'acquisizione di materiale rotabile ad alimentazione elettrica, a metano e a idrogeno; lo scopo è quello di svecchiare i parchi mezzi e di promuovere il miglioramento della qualità dell'aria nelle città, ma soprattutto, in questa situazione di crisi economica finanziaria conseguente all'epidemia in corso, di dare una iniezione significativa di risorse ai territori per sostenere le aziende del Tpl locali e per rilanciare la filiera industriale di produzione degli autobus; al riguardo, in una nota, Roma Capitale ha fatto sapere di aver ottenuto oltre 60 milioni di euro dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti per l'acquisto di bus eco-sostenibili, elettrici o a metano, per il quinquennio 2019-2023. "Tali risorse, dichiara il sindaco Virginia Raggi, permetteranno di rinnovare ulteriormente la flotta di Atac, con mezzi eco-sostenibili, completamente 'green', grazie alla cooperazione fra Istituzioni. Continua il processo di risanamento che abbiamo messo in atto in questi anni. Risorse che si vanno ad aggiungere agli investimenti di Roma Capitale, grazie ai quali abbiamo già messo su strada 227 nuovi mezzi e ne abbiamo ordinati altri 328. In questo momento così difficile per il Paese, queste risorse sono ancora più importanti"; considerato che: nella tabella della ripartizione del Fondo piano nazionale strategico della mobilità sostenibile i 38 comuni interessati alle provvidenze sono: ROMA euro 60.729.137; MILANO euro 45.929.620; TORINO euro 30.863.027; VENEZIA euro 12.249.660; BOLOGNA euro 11.665.534; PADOVA euro 10.667.298; VERONA euro 9.914.852; BRESCIA euro 9.029.319; PARMA euro 8.923.052; MODENA euro 8.618.362; PRATO euro 8.461.797; REGGIO EMILIA euro 8.371.960; LUCCA euro 7.786.941; MONZA euro 7.754.497; VICENZA euro 7.717.414; BERGAMO euro 7.625.506; TREVISO euro 7.523.925; RIMINI euro 7.374.707; FERRARA euro 7.348.350; RAVENNA euro 7.291.644; CAGLIARI euro 7.221.916; PIACENZA euro 7.213.143; ASTI euro 7.206.478; ALESSANDRIA euro 7.124.343; NOVARA euro 7.055.266; TERNI euro 6.733.138; COMO euro 6.395.872; VERCELLI euro 6.316.371; PAVIA euro 6.268.720; CREMONA euro 6.230.086; ROVIGO euro 6.211.185; AVELLINO euro 5.950.485; LECCO euro 5.850.948; FROSINONE euro 5.640.569; MANTOVA euro 5.622.614; VARESE euro 5.482.907; LODI euro 5.405.428; PORDENONE euro 4.223.931; l'unico comune del sud Italia è Avellino; considerato, inoltre, che l'ultima manovra di bilancio aveva sbloccato una norma del 2016 che imponeva di destinare il 34 per cento degli investimenti pubblici alle regioni del Sud. La clausola era stata inserita nel cosiddetto "decreto Sud" del Governo pro tempore Gentiloni, ma è rimasta lettera morta, nonostante il Presidente del Consiglio dei ministri Conte, nella conferenza stampa di fine anno 2019, avesse dichiarato: "Il 34 per cento della spesa pubblica dovrà a priori essere destinato al Sud, è il principio che abbiamo fissato", si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo vogliano fornire chiarimenti circa il fatto che un solo comune del Meridione su 38 abbia beneficiato del Fondo; come mai la clausola del Governo relativa alla destinazione al Mezzogiorno del 34 per cento degli investimenti pubblici sia rimasta inevasa. Atto n. 4-03138 CASINI FEDELI Al Ministro per le politiche giovanili e lo sport Premesso che: gli interroganti hanno preso atto che, nella loro autonomia, diverse Federazioni sportive hanno ritenuto di sospendere prima, e poi definire conclusi, i campionati delle relative discipline; esprimono il più vivo rispetto per queste decisioni, che gli interroganti non ritengono in alcun modo di dover sindacare, ma solo rispettare; considerata l'esperienza analoga di altri Paesi (ad esempio del Belgio per quanto riguarda il campionato di calcio), si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno proporre al CONI e alle Federazioni sportive di assegnare i titoli di vincitori delle competizioni in corso a quelle società che, nel momento attuale, si trovano ad essere in testa ai relativi campionati. Atto n. 4-03139 VESCOVI PUCCIARELLI CAMPARI PERGREFFI CORTI RUFA RIPAMONTI NISINI BRUZZONE SBRANA Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: ad Aulla (Massa Carrara) nelle prime ore del mattino dell'8 aprile, è crollato il viadotto sito in località Albiano Magra sulla strada statale 330, coinvolgendo due furgoni, precipitati sul letto del fiume e rimasti sopra la carreggiata collassata; uno degli autisti, rimasto ferito, è stato trasportato in codice giallo in ospedale; sembra che il secondo sia rimasto illeso, ma sia sotto shock ; da notizie di stampa si apprende che si tratterebbe di una tragedia annunciata, in quanto le crepe sulla struttura erano già state segnalate dalla popolazione, e di un ulteriore disastro evitato per puro caso, vista l'esigua presenza di vetture di passaggio al momento del crollo; si apprende dai media che nel mese di agosto 2019, in una nota inviata al Comune di Aulla e alla Provincia di Massa Carrara, ANAS, che gestisce il viadotto Albiano, spiegava che il viadotto era «già attenzionato e sorvegliato da personale Anas» e che, al momento, non presentava «criticità tali da compromettere la sua funzionalità statica» e pertanto non erano giustificati provvedimenti emergenziali per il viadotto stesso; negli ultimi mesi il viadotto era stato al centro di ulteriori polemiche dopo che, lo scorso novembre, in seguito a un'ondata di maltempo, si era formata una profonda crepa notata anche da molti automobilisti; tuttavia, dopo il sopralluogo dei tecnici ANAS e dopo un intervento di riparazione, era stato dato il via libera alla circolazione senza limiti al traffico; considerato che: il viadotto di Albiano sul Magra rappresenta una infrastruttura importantissima per la popolazione dell'alta Lunigiana, quale punto di collegamento tra la Liguria e la Toscana; si apprende dalle informazioni sul web che ANAS ha avviato gli opportuni accertamenti, su richiesta del Ministro, e che provvederà a fornire tutte le informazioni conseguenti sulla viabilità; il crollo del viadotto, che mette in disagio il traffico dell'intera zona, avviene in un momento di gravissima difficoltà per tutto il Paese e non solo incide sulle attività artigianali e degli abitanti della Provincia di Massa Carrara, ma tocca direttamente tutta la rete dei collegamenti del territorio nazionale; l'ennesimo crollo di un viadotto della rete viaria italiana evidenzia la vetustà e pericolosità delle strutture, la mancanza di manutenzione straordinaria e il peggioramento di una situazione ormai cronica; nonostante le promesse, la continua elaborazione di norme e di elenchi di interventi urgenti, non si vede ancora l'apertura dei cantieri; la situazione è tragica, ma il Governo non ha ancora affrontato con serietà e con le indispensabili risorse il tema delle infrastrutture, si chiede di sapere: quali interventi urgenti il Ministro in indirizzo intenda assumere per accertare le responsabilità del crollo del viadotto di Albiano sul Magro e per porre rimedio alla conseguente situazione dei collegamenti locali; quali siano stati i parametri secondo i quali ANAS ha certificato, soltanto cinque mesi prima, l'assenza di «criticità tali da compromettere la sua funzionalità statica», se esista una procedura prevista per i controlli in seguito a sopralluoghi e che cosa non abbia evidentemente funzionato in tale procedura; se e come si adopererà ANAS per accertare le responsabilità legate al crollo del viadotto di Albiano sul Magro; come intenda affrontare, con serietà e con le indispensabili risorse, il tema delle infrastrutture e della loro manutenzione, per evitare ulteriori crolli e tragedie sul territorio nazionale. Interrogazioni, da svolgere in Commissione A norma dell'articolo 147 del Regolamento, le seguenti interrogazioni saranno svolte presso le Commissioni permanenti: 6ª Commissione permanente (Finanze e tesoro): 3-01295 e 3-01471 del senatore D'Alfonso, rispettivamente sui registri di carico e scarico telematici degli impianti di distribuzione dei carburanti e sui costi derivanti da oneri di sistema nelle bollette delle utenze di elettricità e gas; 8ª Commissione permanente (Lavori pubblici, comunicazioni): 3-01226 e 3-01282 del senatore D'Alfonso ed altri, rispettivamente su limitazioni e chiusure su un lungo tratto dell'autostrada A14 tra le Marche e l'Abruzzo disposte dall'autorità giudiziaria e sulla realizzazione del ponte sul fiume Vomano tra i comuni di Cellino Attanasio e di Castellalto in provincia di Teramo; 3-01481 del senatore Mallegni ed altri, sul crollo del viadotto lungo la strada provinciale 70 nei pressi di Aulla (Massa Carrara); 9ª Commissione permanente (Agricoltura e produzione agroalimentare): 3-01468 del senatore Bergesio ed altri, sulla crisi del settore agroalimentare italiano a causa dell'epidemia da COVID-19; 3-01485 del senatore Centinaio ed altri, sul crollo della produzione di carne suina; 11ª Commissione permanente (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale): 3-01391 e 3-01430 del senatore D'Alfonso ed altri, rispettivamente sulla chiusura dello stabilimento di Lanciano (Chieti) della Faist componenti SpA, sul potenziamento dell'azione della pubblica amministrazione italiana e sulla procedura di licenziamento collettivo avviata in alcuni ipermercati abruzzesi oggetto di cessione al gruppo Conad Adriatico; 13ª Commissione permanente (Territorio, ambiente, beni ambientali): 3-01361 del senatore D'Alfonso, sulla messa in sicurezza del movimento franoso sottostante all'abitato di Lettomanoppello (Pescara). Interrogazioni, ritiro È stata ritirata l'interrogazione 4-03084 del senatore Trentacoste.