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Modifica dell'articolo 7 della Costituzione, in materia di riconoscimento delle radici culturali giudaico-cristiane. Onorevoli Senatori. – La Presidenza di turno tedesca dell'Unione europea – su iniziativa della Bundeskanzlerin Angela Merkel – inserì nel 2007 fra i primi punti di programma il rilancio dell'inserimento delle radici cristiane nel Trattato costituzionale dell'Unione europea, volendo così incitare l'Europa, della quale proprio in quei giorni ricorreva il cinquantennale, a lottare per i propri valori fondanti. Come si ricorderà, infatti, i Costituenti europei hanno erroneamente cancellato ogni riferimento ai principi più preziosi – e ineguagliabili – dell'identità culturale europea, delle sorgenti che contraddistinguono l'Europa stessa come tale: le radici cristiane e l'eredità greco-romana. Anche la definizione di democrazia tratta da Tucidide fu infatti eliminata incomprensibilmente dal preambolo del Trattato, forse perché per i fautori del compromesso ad oltranza era più opportuno tacere sui temi che ricordavano il grande duello tra Atene e Sparta, cioè tra società aperta e totalitarismo, tra democrazia e oligarchia, tra ciò che è palesemente giusto e ciò che è sbagliato. È evidente dunque, come è stato da più parti e in maniera bipartisan riconosciuto, che questa decisione è stata tra le cause che hanno portato il popolo europeo a un disamoramento per un'istituzione apparsa ai più esclusivamente « di carta », a un sentimento di lontananza che ha portato alla conseguente bocciatura del testo da parte di due Stati membri fondamentali quali la Francia e l'Olanda, nei quali il popolo è stato democraticamente chiamato a esprimere il proprio parere in via diretta. E, soprattutto, questa decisione ha aperto un varco a coloro che vogliono imporci la loro cultura oscurantista, ergo al terrorismo di matrice islamica che sta terrorizzando l'Europa a partire proprio dalla Francia « dei Lumi ». L'Europa, storicamente caratterizzata da una pluralità di culture e di tradizioni, aspirava all'individuazione di una comunanza di valori e di radici attraverso la quale l'identità europea emergesse nitidamente e trovasse non « un » principio fondante, ma « il » principio fondante: le radici cristiano-giudaiche quali sorgenti storiche e madri del patrimonio culturale e spirituale europeo. Viceversa, quello che è emerso da questo lungo travaglio, spesso frutto di compromessi tra spinte contrastanti, è – come è stato detto da più parti – l'immagine di un'Europa senza passione culturale, di un'Europa « senz'anima » che ha ritenuto di trovare la linfa dei suoi valori esclusivamente nella convenienza e non nella convinzione e nella volontà dei popoli di stare insieme attraverso la forza di un credo comune. Un'Europa con un respiro culturale irrisorio, un'Europa definita « di mercanti e di banchieri » e (con tutto il rispetto per queste categorie, che pure hanno avuto delle benemerenze di fronte alla storia): questo al popolo europeo non ha evidentemente suscitato passioni e non ha dato un motivo per amare la nuova Europa unita. Non è questa, storicamente, l'Europa voluta dai Padri fondatori. Quella fu concepita come una comunità ideale e spirituale, di valori e di civiltà. Quella attuale è una comunità di libero mercato, ma solo entro i suoi confini, di sicurezza, ma sotto il rischio costante di attentati. Non è quella di De Gasperi che ne fu l'ispiratore fin da quando sedeva nei banchi del Parlamento austriaco e per il quale « la vera funzione dell'Europa non era militare, bensì politica, morale e spirituale ». L'Europa concepita dai Padri fondatori è quella di « un'Europa della civiltà cristiana. Cristiane – sosteneva De Gasperi – sono le radici culturali dell'Europa », « cristiana – secondo De Gasperi – è la democrazia », « cristiano, infine, l'occidente, compresa l'America » come disse a suo tempo l'ex Presidente del Senato della Repubblica Pera, che parlava di un'Europa così come immaginata da De Gasperi, Adenauer e Schuman, « cristiana, ma non monolitica » in quanto « non esiste un pensiero dominante », non esistono il liberalismo – come sostenne lo stesso Presidente del Senato ricordando ancora le parole di De Gasperi –, il socialismo e neppure il cristianesimo. Per unire davvero gli Stati membri sarebbe stato proficuo che l'Europa, e oggi l'Italia in primis , facessero propria l'esortazione apostolica « Ecclesia in Europa » di Giovanni Paolo II, nella quale il pontefice sottolineava il fondamento della cultura europea che non può non essere condivisa da tutte le idee politiche: « Sono molteplici le radici ideali che hanno contribuito con la loro linfa al riconoscimento del valore della persona e della sua inalienabile dignità, del carattere sacro della vita umana e del ruolo centrale della famiglia, dell'importanza dell'istruzione e della libertà di pensiero, di parola, di religione, come pure alla tutela legale degli individui e dei gruppi, alla promozione del bene comune, al riconoscimento della dignità del lavoro. Tali radici hanno favorito la sottomissione del potere politico alla legge e al rispetto dei diritti della persona e dei popoli. Occorre qui ricordare lo spirito della Grecia antica e della romanità, gli apporti dei popoli celtici, germanici, slavi, ugro-finnici, della cultura ebraica e del mondo islamico. Tuttavia si deve riconoscere che queste ispirazioni hanno storicamente trovato nella tradizione giudeo-cristiana una forza capace di armonizzarle, di consolidarle e di promuoverle » e, inoltre, senza mai emarginarle. Fatta questa doverosa premessa del negativo iter delle radici cristiane in Europa, è doveroso ricordare che, il 10 dicembre 2003, 50 milioni di europei, attraverso una petizione consegnata all'allora Vicepresidente del Consiglio dei ministri italiano Gianfranco Fini, in rappresentanza della Presidenza di turno italiana, ne chiesero la menzione all'interno della Costituzione europea. Fu quella un'affermazione massiccia e un chiaro segnale ai Capi di Stato e di Governo della Conferenza intergovernativa. Tra i tanti firmatari, milioni di italiani. Il presente disegno di legge parte dunque dal concetto democratico della piramide invertita, ovvero che per fare sì che l'Unione europea faccia proprie le sue radici, la sua identità, la sua cultura e ne sia orgogliosa è fondamentale che innanzitutto lo facciano dapprima gli Stati membri che ad essa hanno dato vita. Attraverso lo stesso procedimento di adesione che ha portato gli Stati membri, via via sempre più numerosi, alla sua fondazione e caratterizzazione attuale. Senza imposizioni dall'alto ma partendo dalla base cristiana degli Stati membri d'Europa, ricordando anche che nei Paesi dell'Est la battaglia contro il comunismo e per la libertà è stata contemporaneamente una battaglia per l'Europa e una battaglia per l'identità cristiana della propria nazione e dell'intero continente. In particolare ciò vale per gli Stati fondatori, fra i quali spicca la nostra Italia, che ospita il « soglio di Pietro » e che paradossalmente non annovera nella sua Carta fondamentale le radici cristiane, che sono la cellula stessa dalla quale è generata, l'unico vero principio unificatore di un Paese complesso e tendenzialmente campanilista. Nella Costituzione italiana manca esplicitamente il richiamo al valore fondamentale del cristianesimo come principio di collegamento e unione tra i popoli che compongono l'Italia. Dopo il crollo del muro di Berlino e della cortina di ferro, l'unità degli Stati membri non può con tutta evidenza essere più costruita sulla base di trattati cartacei: sul tappeto vi è una serie di problemi che vanno ben al di là dell'estensione dell'area di libero mercato, dell' austerity , dell'allargamento della NATO o dell'individuazione di regole costituzionali condivise, di leggi elettorali o micro-liberalizzazioni senza senso. L'ingegneria costituzionale non crea né ricostruisce autentici legami sociali. Occorre riannodare il tessuto culturale e sociale brutalmente lacerato dai totalitarismi politici del Novecento e oggi nuovamente minacciati da neo-totalitarismi religiosi: ritrovare un patrimonio spirituale e culturale comune, una memoria e un'identità condivise. L'Europa e l'Italia non hanno bisogno di burocrazia ma di un'anima, e quest'anima, ossia il loro principio vitale e unificatore, non può essere che il cristianesimo. È dato pensare che i Padri costituenti dessero, viceversa, pressoché per scontate le radici cristiane dell'Italia, e non intesero pertanto sottolineare in modo esplicito che la Repubblica si riconosceva in esse. Il collante che, nella nostra visione di costruzione di una Nazione, è rappresentato dall'accettazione dei valori cristiani, dovrà quindi trovare il posto che gli spetta, costituendo in tal modo un momento di crescita spirituale per l'intero Paese e per il continente europeo. La Costituzione di un Paese deve cercare di coagulare nella sua struttura un sistema di valori condivisi dalla maggior parte del popolo: da ciò deriva la necessità del riferimento diretto alle radici cristiane. Ciò potrà anche servire a rendere più coesa l'architettura italiana, formata da un insieme di popoli che hanno ancora difficoltà a riconoscersi nel sentimento patriottico, coraggiosamente riproposto dall'allora Presidente della Repubblica Ciampi fin dal suo insediamento al Quirinale, e che attraverso il riconoscimento di queste radici comuni avranno la possibilità di creare un futuro migliore e ricco di pace e di prosperità per tutto il Paese. L'identità italiana – spesso sconosciuta o non compresa dagli stessi italiani – deve essere plasmata dalla condivisione di una storia comune, da rapporti di scambio e di solidarietà con le altre culture e dal rispetto reciproco delle nostre differenze. Solo attraverso la sottolineatura di quanto ci unisce, non certo annientandosi in una piatta uniformità, l'Europa e l'Italia potranno farsi valere nel mondo intero, per il bene della loro gente e di tutti i popoli che le compongono. Senza un'identità comune, fortemente compresa e riconosciuta, verranno in superficie le divisioni campanilistiche che fecero dire a Massimo d'Azeglio « Fatta l'Italia bisognerà fare gli italiani » e che potrebbero solo far accrescere i dubbi circa il nostro essere e il nostro sistema di regole. Per ciò che riguarda le radici cristiane del nostro continente e del nostro Stato, è sempre necessario ricordare come storicamente l'uomo europeo si è distinto nella sua etica comportamentale per un insieme di valori che hanno la loro fonte nel cristianesimo, nel comune sentire cristiano. Erano certamente tempi diversi quelli nei quali i Padri costituenti redassero la nostra Carta fondamentale, nei quali non vi era la necessità – a fronte di una scarsa immigrazione di altre culture e religioni – di marcare una precisa identità che era data perlopiù per scontata. Oggi, viceversa, per consentire un'integrazione effettiva a chi entra nel nostro Paese e nel continente è fondamentale che le popolazioni autoctone siano pienamente coscienti della propria storia, cultura e tradizione, e le rispettino per prime dando il buon esempio agli altri. L'errore che si deve assolutamente evitare è quello di considerare il presente disegno di legge costituzionale come un provvedimento cattolico-confessionale ostile alle altre religioni o culture. La laicità dello Stato italiano non verrebbe infatti in alcun modo compromessa da questo riferimento, ma verrebbe viceversa rispettata la verità storica, senza la quale non può esistere identità. A sostegno di tutto ciò possiamo ricordare John Fowles che ne « La donna del tenente francese » scrisse: « C'è solo una buona definizione di Dio: la libertà che permette l'esistenza di altre libertà ». A tale proposito ci sovvengono e sostengono ancora più le nostre convinzioni le parole di Luigi Bobba, proveniente dal mondo delle Associazioni cristiane lavoratori italiani (ACLI), che correttamente asserì che « l'affermazione dell'identità non è la negazione del dialogo, anzi il suo presupposto ». Che quando si parla di radici cristiane « non si tratta di confessionalismo, ma solo di riconoscere appunto la storia ». Ma ancor più devono essere d'esempio – per non cadere in facili strumentalizzazioni dei fautori del « politicamente corretto », cioè di coloro che venerano il relativismo dei valori e che istigano all'accusa di intolleranza nei confronti di chi obietta – le parole lungimiranti e riconoscenti di alcuni noti musulmani residenti nel nostro Stato, tra i quali l'ex deputato – dello schieramento opposto – Khaled Fouad Allam, professore di islamistica all'università di Trieste e noto giornalista, purtroppo scomparso da qualche anno. Fouad scrisse che « L'Europa – dunque ancor più l'Italia che ad essa ha dato vita – è debitrice verso il cristianesimo: perché, che lo voglia o no, esso le ha dato forma, significato e valori. Rifiutare tutto ciò significa, per l'Europa, negare sé stessa. La questione delle radici cristiane d'Europa, in un momento in cui tutti parlano di eterogeneità delle culture e di multietnicità, suscita altre problematiche: come accogliere l'altro se si nega se stessi? Come saldare un patto fra le comunità umane se l'Europa rifiuta di riconoscersi? Le radici affondano nella terra, dove incontrano e incontreranno altre radici. Se le radici del cristianesimo affondano nel mondo ebraico e in quello greco, oggi esso incontra l'islam, domani l'Asia e l'Africa. L'incontro è possibile soltanto se si è consapevoli delle proprie radici. Pensare alle radici d'Europa significa pensare ai possibili, a volte inediti, prolungamenti del continente. Oggi l'America, la Cina e l'Africa ci interrogano, ognuna con le proprie radici fatte di dolore e di speranza, mentre in terra d'Europa l'inquietudine ha già preso forma e si sta diffondendo. L'Europa, faccia a faccia con sé stessa, è ricca di saperi ma restia ad accettarsi. Ma per me essa rappresenta l'albero d'ulivo che nel Corano, al versetto 35 della Sura della Luce, è “né d'oriente né d'occidente” ». E ancora Magdi Allam in « Io amo l'Italia ma gli italiani la amano? » scrive: « Sì al valore fondamentale della libertà, sì alla centralità della persona, sì ad un'identità forte e condivisa. La battaglia comune che ci attende, in Italia, in Occidente e nei Paesi musulmani, è essenzialmente una battaglia di idee affinché trionfino valori in grado di cementare una comune civiltà dell'uomo. Sono i valori del primato della vita, della centralità dell'individuo, del rispetto dei diritti fondamentali della persona. Valori patrimonio dell'umanità ». Che, aggiungiamo, sono germogliati dal cristianesimo e che spesso l'Italia dimentica. Vi è un'Italia, come scrive ancora Allam « ammalata di intolleranza schizofrenica che si tramuta in un omicidio-suicidio dell'anima prima ancora che del corpo. L'Italia che ripudia parte di sé, che usa la violenza verbale e fisica per aggredire sé stessa, che esulta “dieci, cento, mille Nassiriya”, che ha trasformato la Festa della liberazione nella giornata della disunione nazionale, che innalza differenti vessilli partigiani ma quasi si vergogna di marciare unita all'insegna del tricolore. L'Italia che brucia le bandiere dell'America, che l'ha liberata, e di Israele figlia dell'Olocausto, che ha alimentato. L'Italia dell'islamicamente corretto che si fa in quattro per condannare le vignette su Maometto, ma tace sull'oltraggio a Gesù e sui cristiani trucidati nel mondo. L'Italia che deve ancora imparare ad amarsi, rispettarsi, fare il proprio bene. Noi vogliamo unire la nostra voce a quella del papa emerito Benedetto XVI contro la “anticultura della morte” e la “codificazione dell'uomo” ». Dunque, per gli stessi osservatori musulmani, un'Europa e un'Italia che non hanno il coraggio di tutelare con forza e convinzione la propria identità, che sono ancora alla ricerca di sé stesse e che non possono offrire ai propri cittadini quel segno di speranza contenuto in ogni radice che genera un albero. Ma ciò che è successo in Europa – e che speriamo induca a un profondo e convinto pentimento – non deve proseguire, in particolare in Italia. L'ortodossia delirante del laicismo spirituale dominante e ascrivibile perlopiù alla socialdemocrazia e alla sinistra estrema – in particolare e sempre più anche in Italia – aggredendo il concetto di « radice cristiana » e riducendola sostanzialmente a un attacco premeditato al cattolicesimo, finisce in realtà per colpire con un provvedimento omnibus tutte le religioni monoteiste. Infatti, per fare un esempio, la concezione del matrimonio e della famiglia fondati sull'uomo e sulla donna sono comuni anche all'ebraismo e all'islamismo. La storia dell'Occidente e quindi dell'Europa e soprattutto dell'Italia, da sempre legata ai princìpi derivanti dalla cultura e dall'etica cristiane, ha mostrato la volontà di trovare sempre un punto di incontro e di unione e in questo la Chiesa cattolica e il cristianesimo hanno incondizionatamente rappresentato uno strumento di appoggio e di sostegno fondamentale. Oggi, viceversa, l'Europa e l'occidente hanno smesso di considerarsi come luogo di religione e, quindi, perdendo i propri valori di riferimento, rischiano di far decadere il nostro continente da un punto di vista spirituale, aprendolo a ogni attacco esterno. Ciò non significa, però, che le comuni radici cristiane su cui si fonda l'Europa siano state dimenticate e oltrepassate. Esse devono solo essere riscoperte in tutta la loro importanza per le future generazioni europee. Ecco, quindi, l'occasione per fare sì che tali radici possano essere riconosciute come base comune su cui si fonda l'Unione europea, intesa come insieme di popoli diversi uniti dal comune sentire cristiano, cominciando da ogni Stato membro. Riconoscere l'importanza di determinati valori religiosi, che hanno accompagnato per ben due millenni lo sviluppo e il progresso delle civiltà che hanno generato l'Unione europea, rappresenta un momento fondamentale di unione e di crescita democratica per il processo di integrazione europeo, che certamente contribuirà alla creazione di un'Unione rispettosa delle diversità dei popoli che la compongono, orgogliosa della sua identità finalmente conosciuta e quindi maggiormente in grado di affrontare le sfide del nuovo millennio.. 1 1 All'articolo 7 della Costituzione è aggiunto, in fine, il seguente comma: « La Repubblica si riconosce nei valori storico-culturali e sociali delle sue radici giudaico-cristiane ».