Document Type: massime
Token Count: $#tokens

Reati e pene - Delitto di ingiuria - Abrogazione e trasformazione in illecito civile soggetto a sanzione pecuniaria - Denunciata lesione di diritti inviolabili inerenti al principio fondamentale della dignità umana, lesione di obblighi internazionali e irragionevole disparità di trattamento rispetto al reato di diffamazione - Questioni sostanzialmente identiche ad altre già dichiarate (anche manifestamente) inammissibili - Assenza di sviluppo argomentativo per l'ulteriore profilo di censura - Manifesta inammissibilità delle questioni.. Sono dichiarate manifestamente inammissibili le questioni di legittimità costituzionale degli artt. 2, comma 3, della legge n. 67 del 2014 e 1, comma 1, lett. c ), del d.lgs. n. 7 del 2016, censurati dal Giudice di pace di Venezia in riferimento agli artt. 2, 3, 10 e 117, primo comma, Cost., quest'ultimo in relazione all'art. 1 CDFUE e agli artt. 8 e 10 CEDU, nella parte in cui dispongono l'abrogazione del reato di ingiuria di cui all'art. 594 cod. pen., trasformando la relativa fattispecie in un illecito civile sottoposto a sanzioni pecuniarie civili. Le censure proposte in riferimento agli artt. 2, 3, 10 e 117, primo comma, Cost., in relazione all'art. 1 CDFUE, incorrono nelle medesime ragioni di inammissibilità - per richiesta di intervento additivo in malam partem in materia penale, al di fuori dalle eccezioni desumibili dal sistema - e di manifesta inammissibilità - per radicale assenza di motivazione sulla non manifesta infondatezza - già rilevate dalla sentenza n. 37 del 2019 rispetto a questioni sostanzialmente identiche sollevate dallo stesso rimettente; mentre l'ulteriore profilo di censura, formulato in riferimento all'art. 117, primo comma, Cost., in relazione agli artt. 8 e 10 CEDU, è sfornito di qualsiasi sviluppo argomentativo. ( Precedente specifico citato: sentenza n. 37 del 2019 ).