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Ratifica ed esecuzione dei seguenti Trattati: a) Trattato di estradizione tra la Repubblica italiana e la Repubblica dominicana, fatto a Roma il 13 febbraio 2019; b) Trattato tra la Repubblica italiana e la Repubblica dominicana di assistenza giudiziaria reciproca in materia penale, fatto a Roma il 13 febbraio 2019. Onorevoli Senatori. – TRATTATO DI ESTRADIZIONE TRA LA REPUBBLICA ITALIANA E LA REPUBBLICA DOMINICANA, FATTO A ROMA IL 13 FEBBRAIO 2019 I. Premessa Il sopra menzionato Trattato s'inserisce tra gli strumenti finalizzati all'intensificazione dei rapporti di cooperazione tra l'Italia e i Paesi posti al di fuori dell'Unione europea, coi quali si persegue l'obiettivo di migliorare la cooperazione giudiziaria internazionale e di rendere più efficace, nel settore giudiziario penale, il contrasto alla criminalità. Il Trattato permetterà una più stretta e incisiva collaborazione tra la Repubblica italiana e la Repubblica dominicana nel campo della cooperazione giudiziaria penale, in particolare in materia di estradizione. II. Previsioni generali Ciascuno Stato contraente s'impegna a consegnare all'altro le persone ricercate che si trovino sul proprio territorio. Ciò sia al fine di eseguire una misura privativa della libertà personale disposta nell'ambito di un procedimento penale (estradizione processuale); sia al fine di consentire l'esecuzione di una condanna definitiva (estradizione esecutiva) (articolo 1). Non è previsto alcun limite derivante dalla nazionalità del soggetto ricercato (articolo 5). L'estradizione sarà concessa quando il fatto per cui si procede o si è proceduto nello Stato richiedente, sia previsto come reato anche nella legislazione dello Stato richiesto (cosiddetto principio della doppia incriminazione) (articolo 2, paragrafo 1). Per la verifica della sussistenza o meno del presupposto della doppia incriminazione non rileva l'eventuale diversa qualificazione giuridica del fatto (articolo 2, paragrafo 3). Per l'estradizione processuale è previsto un limite di pena di almeno un anno di detenzione nel minimo edittale. È cioè necessario che il fatto di reato sia punibile in entrambi gli Stati con una pena detentiva di durata minima non inferiore a un anno (articolo 2, paragrafo 1). Per l'estradizione esecutiva è previsto un limite di pena pari a sei mesi, quale minimo residuo da scontare. È cioè necessario che la pena detentiva ancora da eseguire abbia una durata residua di almeno sei mesi (articolo 2, paragrafo 2). È prevista la possibilità di concedere unitariamente l'estradizione per due o più fatti, purché tutti siano qualificati come reati in entrambe le legislazioni e per almeno uno di essi sussista l'uno o l'altro dei sopra indicati limiti di pena (articolo 2, paragrafo 4). Degli stessi limiti di pena, invece, non si tiene conto quando la richiesta di estradizione riguardi reati previsti dagli accordi multilaterali, a carattere universale o regionale, dei quali entrambi gli Stati sono parte (articolo 2, paragrafo 5). Il Trattato prevede due tipologie di rifiuto dell'estradizione, segnatamente dei motivi obbligatori e dei motivi facoltativi di rifiuto. Le ipotesi di rifiuto obbligatorio sono previste dall'articolo 3 del Trattato, nel quale più in particolare si prevede che l'estradizione non è concessa – analogamente a quanto previsto nelle convenzioni multilaterali in materia – nei seguenti casi: – quando si procede o si è proceduto per un reato politico, esclusi dal novero dei reati politici quelli di genocidio e terrorismo, nonché gli altri reati non considerati come politici da un qualsiasi accordo internazionale vincolante per entrambe le Parti, come pure l'omicidio o altro reato violento contro un Capo di Stato o di Governo o un suo familiare (lettera a ); – quando si hanno fondati motivi per ritenere che la richiesta di estradizione sia stata formulata in tutto o in parte a fini discriminatori e, quindi, possa essere strumentale a perseguire o punire una persona per motivi di razza, religione, sesso, orientamento sessuale, nazionalità od opinioni politiche (lettera b ); – quando si procede o si è proceduto per un reato meramente militare (lettera e ); – quando l'azione penale ( id est il reato) o la pena alle quali si riferisce la richiesta di estradizione si sono estinte per prescrizione nello Stato Richiedente (lettera d ); – quando la pena alle quale si riferisce la richiesta di estradizione, violi i princìpi costituzionali dello Stato richiesto (lettera e ); – quando la persona richiesta è stata già definitivamente giudicata nello Stato richiesto per gli stessi fatti ai quali si riferisce la richiesta di estradizione (cosiddetto principio del ne bis in idem ) (lettera f ); – quando lo Stato richiesto o lo Stato richiedente hanno concesso l'amnistia, l'indulto o qualsiasi altra forma di estinzione della pena per il reato per il quale si richiede l'estradizione (lettera g ); – quando l'estradizione possa compromettere la sovranità, la sicurezza, l'ordine pubblico o altri interessi essenziali dello Stato richiesto, oppure quando la richiesta di estradizione contrasti coi princìpi fondamentali dell'ordinamento giuridico dello stesso Stato, ovvero coi trattati in vigore per le Parti in materia di Diritti umani (lettera h ); – se lo Stato richiesto ha concesso asilo o analoga forma di protezione alla persona richiesta in relazione a una situazione verificatasi nello Stato richiedente (lettera i ). Le ipotesi di rifiuto facoltativo sono previste dall'articolo 4 del Trattato, nel quale più in particolare si prevede che l'estradizione può essere negata: – quando la persona richiesta è sottoposta a un procedimento penale nello Stato richiesto per lo stesso fatto (lettera a ); – quando le gravi condizioni di salute dell'estradando rendano la consegna pericolosa per la sua vita (lettera b ); – quando lo Stato richiedente proceda o abbia proceduto per un reato commesso fuori dal suo territorio, nel caso in cui la legislazione dello Stato richiesto non consenta il perseguimento dello stesso reato commesso fuori dal suo territorio (lettera e ). In ogni caso lo Stato richiesto può in qualsiasi momento chiedere che all'estradando sia garantito un giusto processo, cosi come che lo stesso estradando non subisca una sparizione forzata, né venga sottoposto a tortura o a pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti (articolo 11). Il principio di specialità è previsto e regolato dall'articolo 6 del Trattato in maniera simile a quella di altri trattati, sia bilaterali che multilaterali. L'estradato, infatti, non può essere sottoposto a un procedimento penale o a una qualsiasi misura restrittiva della libertà personale, come pure all'esecuzione di una pena, in relazione a fatti diversi e anteriori a quelli per i quali è stato consegnato. Fanno eccezione le cosiddette ipotesi di purgazione della specialità elencate nelle lettere a) , b) , c ) e d) del paragrafo 1, che più in particolare si verificano: – quando l'estradato abbia espressamente consentito all'estensione dell'estradizione alla presenza di un difensore e, se necessario, di un interprete; – quando la persona consegnata, dopo aver abbandonato il territorio dello Stato richiedente, vi abbia fatto volontariamente ritorno; – quando l'estradato non abbia abbandonato il territorio dello Stato richiedente nel termine di trenta giorni dalla data in cui abbia avuto la libertà di farlo; – quando lo Stato richiesto acconsenta all'estensione dell'estradizione, sempreché l'estensione riguardi un reato per il quale il Trattato comporti l'obbligo di concedere l'estradizione. La riqualificazione giuridica del fatto non è di ostacolo al perseguimento e/o al giudizio dell'estradato, purché la pena inflitta non ecceda il massimo della pena prevista per il reato per il quale l'estradizione era stata concessa (articolo 6 paragrafo 2). Una procedura semplificata è prevista per il caso in cui l'interessato consenta alla sua estradizione. In tal caso, infatti, lo Stato richiesto deve concederla il prima possibile senza ulteriori formalità (articolo 7, paragrafo 1). Il consenso, peraltro, dev'essere manifestato per iscritto davanti all'autorità competente, con l'assistenza di un difensore e, se del caso, di un interprete (articolo 7, paragrafo 2). L'articolo 8, paragrafo 1 del Trattato prevede che la richiesta di estradizione sia presentata dai Ministeri della giustizia o dall'autorità competente per via diplomatica. L'articolo 8 paragrafo 2 disciplina dettagliatamente la forma e il contenuto della richiesta di estradizione, stabilendo che dalla richiesta e/o dai relativi allegati devono risultare: – l'autorità richiedente; – le generalità della persona richiesta e ogni altra informazione utile per la sua identificazione e localizzazione, nonché, ove disponibili, i dati segnaletici, le fotografie e le impronte digitali; – un'esposizione dei fatti che costituiscono il reato, con l'indicazione della data e del luogo della loro commissione, nonché della relativa qualificazione giuridica; – il testo delle disposizioni di legge applicabili, con particolare riferimento a quelle che precisano gli elementi costitutivi del reato e la pena; – il testo delle disposizioni di legge relative alla prescrizione del reato o della pena. Alla richiesta dev'essere allegata copia dell'ordinanza applicativa della misura cautelare privativa della libertà personale o dell'ordine di esecuzione per la carcerazione, della sentenza di condanna definitiva o di ogni altra decisione giudiziaria emessa dall'autorità competente avente la stessa forza e valore di legge secondo la legislazione della Parte richiedente (articolo 8, paragrafo 2). Nel caso di estradizione esecutiva, alla richiesta dev'essere altresì allegata una certificazione della documentazione che indica la parte di pena che resta da scontare (articolo 8, paragrafo 3). La richiesta e la documentazione allegata sono trasmesse per via diplomatica e devono essere accompagnate dalla relativa traduzione nella lingua dello Stato richiesto, ma sono esenti da ogni formalità di legalizzazione o apostille e si presumono autentiche (articolo 8, paragrafo 4 e articolo 10). Nel caso in cui la documentazione presentata con la richiesta di estradizione sia ritenuta incompleta o comunque insufficiente, lo Stato richiesto chiede tutte le necessarie informazioni supplementari (articolo 9). Lo Stato richiedente può domandare per via diplomatica l'arresto provvisorio dell'estradando, La domanda di arresto provvisorio deve indicare che contro lo stesso estradando è stata emessa un'ordinanza applicativa di una misura cautelare privativa della libertà personale o una sentenza di condanna definitiva. Deve altresì indicare la data e il luogo di commissione dei fatti, illustrando le ragioni che giustificano la domanda. Deve infine fornire tutti gli elementi necessari per l'identificazione dell'estradando, la cui localizzazione può essere compiuta tramite l'Interpol (articolo 12, paragrafi 1 e 3). L'arresto provvisorio perde efficacia, e la persona viene conseguentemente messa in libertà, se nel termine di novanta giorni, decorrente dal giorno successivo all'arresto, lo Stato richiedente non ha formalizzato la domanda di estradizione (articolo 12, paragrafo 2). Quando la domanda di estradizione dello Stato richiedente concorre con l'analoga domanda presentata da uno o più Stati terzi per lo stesso e/o per altri reati, lo Stato richiesto individua lo Stato al quale consegnare la persona valutando tutte le circostanze del caso, con particolare riferimento alla gravità dei reati e ai relativi tempi e luoghi di commissione, come pure al luogo di abituale residenza dell'estradando, nonché alla data di presentazione delle domande (articolo 13). La consegna dell'estradato deve avvenire nel termine di sessanta giorni dalla data in cui lo Stato richiesto lo mette a disposizione dello Stato richiedente, contestualmente o successivamente alla comunicazione per via diplomatica della concessione dell'estradizione. Il sopra indicato termine di sessanta giorni rimane sospeso nel caso d'infermità dell'estradando, come pure nel caso in cui la consegna dello stesso estradando comporti un grave rischio per la sua vita o salute. Dal momento in cui lo Stato richiedente riceve la comunicazione della nuova messa a disposizione, tuttavia, per la consegna inizia a decorrere un nuovo termine di sessanta giorni. Nel caso d'inutile decorso del termine in questione, lo Stato richiesto libera l'estradato e si può rifiutare di estradarlo per lo stesso reato. Lo Stato richiedente è vincolato dalle condizioni e dai requisiti posti dallo Stato richiesto, così come dalle rassicurazioni e garanzie fornitegli. Il periodo di privazione della libertà sofferto dall'estradando dalla data dell'arresto a quella della consegna, è computato come pena scontata nello Stato richiedente (articolo 14). L'articolo 15 del Trattato regola i casi di consegna differita o temporanea. Si ha la prima quando nei confronti dell'estradato è in corso un procedimento penale o l'esecuzione della pena per un reato diverso da quello al quale si riferisce l'estradizione. In tal caso lo Stato richiesto informa quello richiedente che la consegna avrà luogo solo dopo la conclusione del procedimento o l'espiazione della pena (paragrafo 1). Si ha consegna temporanea quando, su richiesta dello Stato richiedente, le Parti si accordano nel senso che l'estradato, sottoposto a procedimento o in esecuzione pena nello Stato richiesto, sia consegnato allo Stato richiedente per un determinato periodo di tempo per lo svolgimento del procedimento a suo carico. Nel periodo in questione l'estradato rimane detenuto nello Stato richiedente, ma lo stesso periodo è computato nella pena da eseguire nello Stato richiesto (paragrafo 2). Il procedimento di estradizione è suppletivamente regolato dalla legislazione interna dello Stato richiesto (articolo 16). Negli ulteriori articoli del Trattato sono specificamente regolate: – la consegna – se del caso differita o temporanea – delle cose sequestrate all'estradato, che è prevista per tutti gli oggetti connessi con il reato o che possano comunque costituire mezzi di prova (articolo 17); – il transito nei rispettivi territori di una persona estradata da uno Stato terzo (articolo 18); – le spese della procedura di estradizione, sostanzialmente poste a carico dello Stato richiesto sino al momento della consegna dell'estradato allo Stato richiedente, a carico del quale, infatti, sono integralmente poste le spese di trasferimento della persona consegnata (articolo 19). III. Previsioni conclusive Lo Stato richiesto assicura allo Stato richiedente, in caso di sua esplicita richiesta, la riservatezza delle informazioni trasmesse a sostegno della domanda di estradizione (articolo 22). Ogni eventuale controversia derivante dall'interpretazione o dall'applicazione del Trattato sarà risolta in via diplomatica, previe consultazioni del caso (articolo 20). Il Trattato si applicherà alle richieste di estradizione successive alla data di entrata in vigore, ivi comprese quelle riguardanti reati commessi prima di tale data (articolo 21). La data di entrata in vigore sarà quella del trentesimo giorno successivo alla data di ricezione dell'ultima notifica con cui le Parti si saranno comunicate, per via diplomatica, il completamento delle rispettive procedure di ratifica (articolo 23, paragrafo 1). Il Trattato avrà durata illimitata. Sono fatte salve sia la facoltà di bilaterale e concordata modifica; sia quella di unilaterale recesso, esercitabile in qualsiasi momento con comunicazione scritta all'altra Parte per via diplomatica. In tal caso il Trattato perderà efficacia il centottantesimo giorno successivo alla sopra citata comunicazione, ma continuerà a regolare le procedure cominciate prima dello spirare di tale termine (articolo 24, paragrafi 2, 3 e 4). Trattandosi di intesa stipulata successivamente al 6 maggio 2016, si assicura il rispetto di standard di protezione adeguati nel caso di trasferimento di dati personali nel Paese terzo, ai sensi degli articoli 31 e seguenti, del decreto legislativo 18 maggio 2018, n. 51, recante attuazione della direttiva (UE) 2016/680 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 aprile 2016, relativa alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali da parte delle autorità competenti a fini di prevenzione, indagine, accertamento e perseguimento di reati o esecuzione di sanzioni penali, nonché alla libera circolazione di tali dati e che abroga la decisione quadro 2008/977/GAI del Consiglio. TRATTATO TRA LA REPUBBLICA ITALIANA E LA REPUBBLICA DOMINICANA DI ASSISTENZA GIUDIZIARIA RECIPROCA IN MATERIA PENALE, FATTO A ROMA IL 13 FEBBRAIO 2019 I. Premessa Il presente Trattato si inserisce nell'ambito degli strumenti finalizzati all'intensificazione ad alla puntuale regolamentazione dei rapporti di cooperazione posti in essere dall'Italia con i Paesi centroamericani, con i quali si persegue l'obiettivo di migliorare la cooperazione giudiziaria internazionale e di rendere più efficace, nel settore giudiziario penale, il contrasto alla criminalità. Ed infatti con tale Trattato si avvia un processo di sviluppo estremamente significativo ed importante dei rapporti tra l'Italia e la Repubblica dominicana, che permetterà una stretta ed incisiva collaborazione tra i due Paesi nel campo della cooperazione giudiziaria penale, ed in particolare nel settore del narcotraffico. L'adozione di norme volte a disciplinare in modo preciso il settore della assistenza giudiziaria penale con la Repubblica dominicana è stata imposta dall'assenza di trattati bilaterali e nel contempo dall'evoluzione dell'attuale realtà sociale, caratterizzata da sempre più frequenti ed estese relazioni tra i due Stati, il cui progressivo intensificarsi favorisce anche lo sviluppo di fenomeni criminali che li coinvolgono entrambi e che richiedono, pertanto, l'approntamento di strumenti idonei a garantire una reciproca ed efficace collaborazione, soprattutto nella lotta alla criminalità organizzata. II. Previsioni generali L'ampiezza degli intenti perseguiti con il Trattato è esplicitata nelle norme generali, laddove è previsto che le Parti s'impegnano a prestarsi reciprocamente la più ampia assistenza giudiziaria in molteplici settori, quali – tra l'altro – la ricerca e l'identificazione di persone, la notificazione di atti e documenti, la citazione dei soggetti coinvolti a vario titolo nei procedimenti penali, l'acquisizione e la trasmissione di atti, documenti ed elementi di prova, l'assunzione di testimonianze o di dichiarazioni (ivi inclusi gli interrogatori di indagati ed imputati), l'espletamento e la trasmissione di perizie, l'esecuzione di attività di indagine e di ispezioni giudiziarie, l'esame di luoghi e cose, l'effettuazione di perquisizioni e sequestri, la confisca dei proventi del reato e delle cose pertinenti al reato, le intercettazioni di comunicazioni, ed, in generale, qualsiasi altra forma di assistenza conforme alle finalità e alle disposizioni del presente Trattato (articolo 2). L'assistenza potrà essere prestata anche quando il fatto per cui procede lo Stato richiedente non sia previsto come reato nello Stato richiesto (articolo 1). L'assistenza giudiziaria potrà essere rifiutata dallo Stato richiesto in una serie di casi divenuti ormai consueti nelle discipline pattizie internazionali, ovvero: – quando la richiesta di assistenza è contrada alla legislazione dello Stato richiesto o non è conforme alle previsioni del Trattato; – quando si procede per un reato politico, o per un reato connesso ad un reato politico, ovvero per un reato di natura esclusivamente militare in base alla normativa dello Stato richiedente; – quando si hanno fondati motivi per ritenere che la richiesta di assistenza possa essere strumentalmente volta a perseguire, in qualsiasi modo, una persona per motivi di razza, sesso, religione, nazionalità od opinioni politiche ovvero che la posizione di detta persona possa essere pregiudicata per i detti motivi. La richiesta di assistenza potrà, altresì, essere respinta anche allorquando il suo accoglimento possa compromettere la sovranità, la sicurezza e l'ordine pubblico o altri interessi essenziali dello Stato Richiesto. Essendosi recepito il cosiddetto principio del ne bis in idem , costituisce motivo di rifiuto dell'assistenza la circostanza che la persona nei cui confronti si procede sia già stata indagata o giudicata per il medesimo fatto nello Stato richiesto (articolo 7). Il Trattato individua poi, le Autorità centrali legittimate alla trasmissione ed alla ricezione – direttamente tra loro e non tramite canali diplomatici – delle richieste di assistenza giudiziaria (articolo 3), disciplinando nel dettaglio i requisiti di forma e di contenuto di queste ultime e prevedendo, in ogni caso, la facoltà dello Stato richiesto di sollecitare le eventuali ulteriori informazioni che si rendessero necessarie ai fini delle valutazioni di sua competenza; di significativa utilità, sul piano operativo, risulta la possibilità di anticipare con « mezzi di comunicazione rapida » (quale la posta elettronica) le richieste di assistenza, da inoltrarsi comunque per le vie ordinarie non appena possibile (articolo 5). Le Parti si impegnano a collaborare tempestivamente in conformità alla legislazione dello Stato richiesto, ma è anche prevista la possibilità di eseguire la domanda di assistenza secondo modalità particolari indicate dallo Stato richiedente, purché ciò non contrasti con la legislazione del primo (articolo 4). III. Previsioni specifiche Una disciplina di dettaglio è prevista per talune attività di assistenza giudiziaria, quali l'assunzione probatoria nel territorio della Parte richiesta (articolo 11) ovvero della Parte richiedente (articolo 15). In relazione a quest'ultima attività, a garanzia della persona escussa, è espressamente riconosciuto il cosiddetto principio di specialità (articolo 16). Ampia ed articolata disciplina è, inoltre, dettata in riferimento alla possibilità di comparizione mediante videoconferenza (articolo 12). Solo laddove quest'ultima non risulti tecnicamente praticabile, è contemplata la possibilità di un trasferimento temporaneo di persone detenute al fine di consentirne la testimonianza, l'interrogatorio o, comunque, la partecipazione ad altri atti processuali dinanzi alle Autorità competenti della Parte richiedente. Tale attività, oltre a non dover intralciare indagini o procedimenti penali in corso nello Stato richiedente, presuppone inoltre necessariamente il consenso del diretto interessato (a favore del quale operano, in ogni caso, le garanzie previste dal citato articolo 16), il previo raggiungimento di un accordo tra le Parti riguardo al trasferimento ed alle sue condizioni nonché il mantenimento dello status detentionis da parte dello Stato richiedente (articolo 17). Le Parti contraenti si sono impegnate a garantire, con le misure approntate dai rispettivi ordinamenti nazionali, la protezione delle vittime, dei testimoni e degli altri partecipanti al procedimento penale con riferimento ai reati ed alle attività di assistenza richieste (articolo 18). Costituiscono, altresì, oggetto di specifica disciplina la trasmissione spontanea di mezzi di prova e di informazioni (articolo 13), la localizzazione e identificazione di persone ed oggetti (articolo 14), nonché le misure sui beni (articolo 20), che includono anche la possibilità di ricorrere al cosiddetto asset sharing . Altre significative ed innovative attività di collaborazione previste, anche e soprattutto alla luce delle peculiarità delle attività investigative che possono interessare la Repubblica dominicana, sono quelle relative alle squadre investigative comuni, cui il Trattato dedica una lunga ed articolata disciplina in relazione alle modalità di composizione, ai poteri dei membri, all'ambito di operatività ed all'utilizzabilità delle prove raccolte, nonché consegne vigilate o controllate (articoli 23 e 24). Il Trattato, inoltre, non impedisce alle Parti di prestarsi altre forme di cooperazione o assistenza giudiziaria in virtù di accordi specifici, intese o prassi condivise, che siano conformi alle loro rispettive legislazioni interne e ai trattati internazionali loro applicabili (articolo 25). IV. Previsioni conclusive È stato assunto l'impegno a rispettare il carattere di segretezza dei documenti e delle informazioni fornite o ricevute dall'altra Parte (articolo 9). Sono presenti specifiche previsioni in ordine alla ripartizione delle spese sostenute per l'esecuzione dell'attività di assistenza giudiziaria. Al riguardo, di regola, le spese per l'esecuzione della rogatoria sono sostenute dalla Parte richiesta, salve specifiche ipotesi in cui gli oneri sono a carico della Parte richiedente articolo 21). Eventuali controversie concernenti l'interpretazione e l'applicazione del Trattato verranno risolte direttamente mediante consultazione diplomatica (articolo 26). L'ultima clausola dell'accordo disciplina le diverse vicende giuridiche (entrata in vigore, modifica e cessazione) che riguardano o potrebbero riguardare il Trattato (articolo 27). Entrambi le Parti dovranno sottoporre il Trattato a procedura di ratifica in conformità alle rispettive legislazioni interne. Trattandosi di intesa stipulata successivamente QUIQUI al 6 maggio 2016, si assicura il rispetto di standard di protezione adeguati nel caso di trasferimento di dati personali nel Paese terzo, ai sensi degli articoli 31 e seguenti, del decreto legislativo 18 maggio 2018, n. 51, recante attuazione della direttiva (UE) 2016/680 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 aprile 2016, relativa alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali da parte delle autorità competenti a fini di prevenzione, indagine, accertamento e perseguimento di reati o esecuzione di sanzioni penali, nonché alla libera circolazione di tali dati e che abroga la decisione quadro 2008/977/GAI del Consiglio.. 1 (Autorizzazione alla ratifica) 1 Il Presidente della Repubblica è autorizzato a ratificare i seguenti Trattati: a Trattato di estradizione tra la Repubblica italiana e la Repubblica dominicana, fatto a Roma il 13 febbraio 2019; b Trattato tra la Repubblica italiana e la Repubblica dominicana di assistenza giudiziaria reciproca in materia penale, fatto a Roma il 13 febbraio 2019. 2 (Ordine di esecuzione) 1 Piena ed intera esecuzione è data ai Trattati di cui all'articolo 1 della presente legge, a decorrere dalla data della loro entrata in vigore, in conformità a quanto disposto, rispettivamente, dall'articolo 23 del Trattato di cui all'articolo 1, comma 1, lettera a) , della presente legge, e dall'articolo 27 del Trattato di cui all'articolo 1, comma 1, lettera b) della presente legge. 3 (Copertura finanziaria) 1 Agli oneri derivanti dalle spese di missione di cui gli articoli 14, 17 e 19 del Trattato di cui all'articolo 1, comma 1, lettera a) della presente legge, valutati in euro 29.077 a decorrere dall'anno 2019, e dalle rimanenti spese di cui agli articoli 7, 8 e 10 del medesimo Trattato, pari a euro 4.000 a decorrere dall'anno 2019, nonché agli oneri derivanti dalle spese di missione di cui agli articoli 15, 17, 20, 21, 22, 23 e 24 del Trattato di cui all'articolo l, comma 1, lettera b) , della presente legge, valutati in euro 75.228 a decorrere dall'anno 2019, e dalle rimanenti spese di cui agli articoli 6, 12, 15 e 21 del medesimo Trattato, pari ad euro 17.200 a decorrere dall'anno 2019, si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento del Fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini del bilancio triennale 2019-2021, nell'ambito del programma « Fondi di riserva e speciali » della missione « Fondi da ripartire » dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2019, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale. 2 Il Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio. 4 (Clausola di invarianza finanziaria) 1 Agli eventuali oneri derivanti dall'articolo 21, paragrafo 2, del Trattato di cui all'articolo 1, comma 1, lettera b) , della presente legge, si fa fronte con apposito provvedimento legislativo. 5 (Entrata in vigore) 1 La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale .