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SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Assemblea 259 Presidenza del vice presidente ROSSOMANDO, indi del vice presidente LA RUSSA, del vice presidente CALDEROLI e del vice presidente TAVERNA N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Forza Italia Berlusconi Presidente-UDC: FIBP-UDC; Fratelli d'Italia: FdI; Italia Viva-P.S.I.: IV-PSI; Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione: L-SP-PSd'Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP-PATT, UV): Aut (SVP-PATT, UV); Misto: Misto; Misto-IDEA e CAMBIAMO: Misto-IeC; Misto-Liberi e Uguali: Misto-LeU; Misto-MAIE: Misto-MAIE; Misto-Più Europa con Emma Bonino: Misto-PEcEB. Presidenza del vice presidente ROSSOMANDO PRESIDENTE . La seduta è aperta (ore 10). Si dia lettura del processo verbale. LAFORGIA, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del 16 settembre. PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato. Comunicazioni della Presidenza PRESIDENTE . L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Sull'ordine dei lavori PRESIDENTE . Informo l'Assemblea che all'inizio della seduta il Presidente del Gruppo MoVimento 5 Stelle ha fatto pervenire, ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento, la richiesta di votazione con procedimento elettronico per tutte le votazioni da effettuare nel corso della seduta. La richiesta è accolta ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento. Corte costituzionale, Presidenza PRESIDENTE . Comunico che è pervenuta alla Presidenza del Senato la seguente lettera dal presidente Mario Rosario Morelli: «Roma, 16 settembre 2020 Chiarissima Presidente, ho l'onore di comunicarle, ai sensi dell'articolo 6 della legge n. 87 del 1953, che la Corte costituzionale, oggi riunita nella sua sede del Palazzo della Consulta, mi ha eletto Presidente. Firmato: Mario Rosario Morelli» Ovviamente, a nome di tutta l'Assemblea, porgo i migliori auguri di buon lavoro per un incarico così importante, soprattutto anche nell'interlocuzione con il Parlamento. (Applausi) . Sui lavori del Senato PRESIDENTE . La Conferenza dei Capigruppo ha approvato modifiche al calendario corrente e il nuovo calendario dei lavori fino all'8 ottobre. Nella seduta di oggi sarà discusso il decreto-legge proroga emergenza Covid-19, già approvato dalla Camera dei deputati, in ordine al quale il Governo ha preannunciato la posizione della questione di fiducia. La settimana dal 28 settembre al 2 ottobre sarà riservata ai lavori delle Commissioni, con particolare riguardo al decreto-legge sul sostegno e il rilancio dell'economia e alle linee guida per la definizione del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Il calendario dei lavori dal 5 all'8 ottobre prevede lunedì 5, a partire dalle ore 12, la discussione del decreto-legge sul sostegno e il rilancio dell'economia e nei giorni successivi il Rendiconto dello Stato 2019 e l'assestamento 2020, nonché la discussione generale della legge di delegazione europea 2019 e delle connesse relazioni sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea. Giovedì 8 ottobre avrà luogo la discussione sulla relazione delle Commissioni riunite 5 a e 14 a sulle linee guida per la definizione del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Alle ore 18,30 di oggi è convocata la Giunta per il Regolamento per avviare l' iter di modifica del Regolamento del Senato, a seguito dell'esito del referendum costituzionale sulla riduzione del numero dei parlamentari. Calendario dei lavori dell'Assemblea PRESIDENTE . La Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari, riunitasi il 22 settembre 2020, con la presenza dei Vice Presidenti del Senato e con l'intervento del rappresentante del Governo, ha adottato - ai sensi dell'articolo 55 del Regolamento - modifiche al calendario corrente e il nuovo calendario dei lavori dell'Assemblea fino all'8 ottobre: Mercoledì 23 settembre h. 10 - Disegno di legge n. 1928, Decreto-legge n. 83, Proroga emergenza COVID-19 (approvato dalla Camera dei deputati) (scade il 28 settembre) Giovedì 24 " h. 9,30 (se necessaria) La settimana dal 28 settembre al 2 ottobre sarà riservata ai lavori delle Commissioni. Lunedì 5 ottobre h 12 - Disegno di legge n. 1925 - Decreto-legge n. 104, Sostegno e rilancio dell'economia (scade il 13 ottobre) - Disegno di legge nn. 1912 e 1913 - Rendiconto 2019 e Assestamento 2020 (approvati dalla Camera dei deputati) (votazioni finali con la presenza del numero legale) - Discussione generale del disegno di legge n. 1721 - Legge di delegazione europea 2019 (voto finale con la presenza del numero legale) e connessi Doc . LXXXVI, n. 3, e Doc . LXXXVII, n. 3, recanti relazioni sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea - Relazione delle Commissioni riunite 5ª e 14ª sulle Linee guida per la definizione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (giovedì 8) Martedì 6 " h 10 Mercoledì 7 " h. 9,30 Giovedì 8 " h. 9,30 Gli emendamenti ai disegni di legge nn. 1912 e 1913 (Rendiconto 2019 e Assestamento 2020) e n. 1721 (Legge di delegazione europea 2019) dovranno essere presentati entro le ore 18 di giovedì 1° ottobre. Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. 1928 (Decreto-legge n. 83, Proroga emergenza COVID-19) (7 ore, escluse dichiarazioni di voto) Relatori 40' Governo 40' Votazioni 40' Gruppi 5 ore, di cui: M5S 1 h. 4' L-SP-PSd'Az 49' FI-BP 45' PD 35' Misto 31' IV-PSI 27' FdI 27' Aut (SVP-PATT, UV) 23' Dissenzienti 5' Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. 1925 (Decreto-legge n. 104, Sostegno e rilancio dell'economia) (10 ore, escluse dichiarazioni di voto) Relatori 1 h. Governo 1 h. Votazioni 1 h. Gruppi 7 ore, di cui: M5S 1 h. 29' L-SP-PSd'Az 1 h. 8' FI-BP 1 h. 3' PD 49' Misto 43' IV-PSI 38' FdI 38' Aut (SVP-PATT, UV) 32' Dissenzienti 5' Ripartizione dei tempi per la discussione dei disegni di legge nn. 1912 e 1913 (Rendiconto 2019 e Assestamento 2020) (5 ore, escluse dichiarazioni di voto) Relatori 40' Governo 40' Votazioni 40' Gruppi 5 ore, di cui: M5S 38' L-SP-PSd'Az 29' FI-BP 27' PD 21' Misto 19' IV-PSI 16' FdI 16' Aut (SVP-PATT, UV) 14' Dissenzienti 5' Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. 1721 (Legge di delegazione europea 2019) e dei connessi Doc . LXXXVI, n. 3, e Doc . LXXXVII, n. 3 (Relazioni programmatica e consuntiva sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea (7 ore, escluse dichiarazioni di voto) Relatori 1 h. Governo 30' Votazioni 30' Gruppi 5 ore, di cui: M5S 1 h. 4' L-SP-PSd'Az 49' FI-BP 45' PD 35' Misto 31' IV-PSI 27' FdI 27' Aut (SVP-PATT, UV) 23' Dissenzienti 5' Discussione e approvazione del disegno di legge: Doc 1928 Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 30 luglio 2020, n. 83, recante misure urgenti connesse con la scadenza della dichiarazione di emergenza epidemiologica da COVID-19 deliberata il 31 gennaio 2020 (Approvato dalla Camera dei deputati) (Relazione orale) Discussione e approvazione della questione di fiducia PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 1928, già approvato dalla Camera dei deputati. La relatrice, senatrice Valente, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta. Pertanto, ha facoltà di parlare la relatrice. VALENTE, relatrice . Signor Presidente, colleghi senatori, membri del Governo, l'Assemblea avvia oggi l'esame del disegno di legge di conversione del decreto-legge 30 luglio 2020, n. 83, che reca disposizioni urgenti connesse con la scadenza della dichiarazione di emergenza epidemiologica da Covid-19 deliberata il 31 gennaio 2020. Il provvedimento comprende inoltre disposizioni sul rinnovo dell'incarico dei direttori dei servizi di informazione per la sicurezza. Il decreto-legge, dopo l'esame in prima lettura presso la Camera dei deputati, si compone di quattro articoli e un allegato. A causa dell'estensione fino al 15 ottobre dello stato di emergenza, autorizzata dalle Camere con risoluzioni del 28 e 29 luglio 2020 e deliberata dal Consiglio dei ministri il 29 luglio 2020, è sorta l'esigenza di prorogare l'efficacia delle disposizioni contenute nel decreto-legge 25 marzo 2020, n. 19 e nel decreto-legge 16 maggio 2020, n. 33, che hanno disciplinato rispettivamente l'applicazione delle misure per contrastare l'espandersi dell'epidemia e il loro graduale allentamento in rapporto all'evolversi della situazione epidemiologica. Nello specifico, l'articolo 1, comma 1, estende fino al 15 ottobre 2020 la facoltà di adottare, con uno o più decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, misure tra quelle indicate al comma 2 dell'articolo 1 del decreto-legge n. 19 del 2020, allo scopo di contrastare i rischi sanitari da Covid-19. È inoltre soppresso il riferimento alla delibera del Consiglio dei ministri del 31 gennaio 2020. Il comma 1- bis, inserito durante l'esame presso la Camera dei deputati, modifica la lettera l) del comma 2 dell'articolo 1 del decreto-legge n. 19 del 2020, con l'obiettivo di escludere dalla sospensione dei congressi quelli inerenti alle attività medico-scientifiche e di educazione continua in medicina. Il comma 2, intervenendo sull'articolo 3, comma 1, del decreto-legge n. 33 del 2020, estende al 15 ottobre 2020 l'applicabilità delle misure previste da quel provvedimento. Ricordo che quel decreto-legge (cosiddetto decreto riaperture), pure in continuità con gli strumenti predisposti dal decreto-legge n. 19, ha segnato l'avvio di una nuova fase, contribuendo a delineare una nuova cornice normativa dove le misure differenziali si rivolgono prioritariamente a specifiche aree del territorio sulla base dell'evolversi dei dati epidemiologici. Il comma 3 dispone la proroga fino al 15 ottobre dei termini elencati nell'allegato 1, a eccezione di quelli previsti al n. 3 del medesimo allegato, per il reclutamento dei medici di medicina generale e dei pediatri di libera scelta, secondo una modifica approvata dalla Camera dei deputati, e al n. 32 in materia di lavoro agile nel settore privato (che sono prorogati, rispettivamente, al 31 dicembre 2021 e al 14 settembre 2020), prevedendo che le relative disposizioni vengano attuate nei limiti delle risorse disponibili autorizzate a legislazione vigente. Si tratta prevalentemente di misure attinenti alla materia sanitaria, oltre che a quelle del lavoro, della scuola e dell'università, contenute in provvedimenti d'urgenza adottati in connessione all'emergenza epidemiologica da Covid-19. Tra le misure prorogate, ricordo in particolare quelle concernenti l'assunzione degli specializzandi; il conferimento di incarichi individuali a tempo determinato al personale delle professioni sanitarie e a operatori socio-sanitari; l'incremento della dotazione dei posti letto in terapia intensiva; l'istituzione di unità speciali di continuità assistenziale; il fondo per le iniziative di solidarietà in favore dei familiari di operatori sanitari e socio-sanitari deceduti a causa del Covid-19; il ricorso al lavoro agile prioritariamente per i lavoratori dipendenti disabili o che abbiano nel proprio nucleo familiare una persona con disabilità e per i lavoratori immunodepressi; la continuità della governance degli enti pubblici di ricerca durante il periodo dell'emergenza; la continuità dell'attività formativa delle università e delle istituzioni di alta formazione artistica e musicale; le attribuzioni del Commissario straordinario per l'attuazione e il coordinamento delle misure sanitarie di contenimento e contrasto all'emergenza sanitaria; la sperimentazione e l'uso compassionevole dei farmaci con riferimento a pazienti affetti da Covid-19; l'accelerazione dell'esecuzione degli interventi di edilizia scolastica. Durante l'esame alla Camera dei deputati è stato aggiunto all'allegato il n. 30- bis, ai sensi del quale sono prorogati dal 31 luglio al 15 ottobre 2020 le misure previste all'articolo 9 del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34 (cosiddetto decreto rilancio), relativo alla proroga di ulteriori novanta giorni dei piani terapeutici in scadenza nel periodo dell'emergenza epidemiologica in corso. I piani terapeutici interessati si riferiscono a specifiche patologie che includono ausili e dispositivi monouso e protesici. La proroga si rende necessaria al fine di ridurre il rischio di infezioni da Covid, limitando l'affluenza negli ambulatori specialistici per ottenere il rinnovo dei piani in questione. Ai sensi del comma 4, viene poi precisato che i termini previsti da disposizioni legislative diverse da quelle individuate nell'allegato, sebbene connessi o correlati alla cessazione dello stato di emergenza dichiarato con delibera del Consiglio dei ministri del 31 gennaio 2020, non sono modificati a seguito della proroga al 15 ottobre dello stato di emergenza e la loro scadenza resta riferita al 31 luglio 2020. Il comma 5 dispone che, nelle more dell'adozione dei decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, ai sensi dell'articolo 2, comma 1, del decreto-legge n. 19 del 2020, da adottarsi sentiti i Presidenti delle Regioni interessate nel caso in cui le misure riguardino esclusivamente una Regione o alcune Regioni, ovvero il Presidente della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, nel caso in cui riguardino l'intero territorio nazionale, e comunque per non oltre dieci giorni dalla data di entrata in vigore del decreto, continua ad applicarsi il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 14 luglio 2020. A tale proposito, si ricorda che il 7 agosto scorso è stato emanato un nuovo decreto del Presidente del Consiglio dei ministri per disciplinare le misure da adottare per il contenimento del contagio, con efficacia fino al 7 settembre, e che il 7 settembre è stato emanato un ulteriore decreto del Presidente del Consiglio dei ministri in materia valido fino al 7 ottobre prossimo. Il comma 6 stabilisce che il rinnovo dell'incarico dei direttori dei servizi di informazione per la sicurezza possa essere disposto per più di una volta con successivi provvedimenti e per al massimo ulteriori quattro anni. Ricordo che attualmente l'incarico dei direttori, della durata massima di quattro anni, può essere rinnovato una sola volta; viene quindi modificata la durata massima, che rimane pertanto di quattro anni per il primo incarico più un massimo complessivo di ulteriori quattro anni, prevedendo al contempo la possibilità che vi siano più provvedimenti successivi di rinnovo dell'incarico anziché uno solo. Nella relazione illustrativa del decreto si evidenzia che la disposizione introduce un elemento di flessibilità per garantire le diverse situazioni e i possibili contesti, come ad esempio l'attuale stato di emergenza sanitaria, la continuità e la funzionalità della guida degli apparati di intelligence. Si intende così evitare possibili pregiudizi in un settore particolarmente delicato quale quello preposto alla tutela della sicurezza nazionale. Aggiungo una qualità di questo tipo di norma: in tutte le funzioni dello Stato che debbano presentare una garanzia di terzietà - penso per esempio alla Presidenza della Repubblica o alle Authority di controllo - la durata prevista per i loro mandati è sempre più lunga di quella della legislatura, questo a garanzia dell'indipendenza di queste cariche, esattamente come noi richiediamo a coloro che difendono la nostra sicurezza un'indipendenza dalla possibile influenza delle maggioranze delle quali possono essere espressione. Proprio per dare conto di queste disposizioni, nel corso dell'esame presso la Camera dei deputati il titolo del decreto-legge in esame è stato integrato. L'articolo 1- bis inserito nel corso dell'esame presso la Camera dei deputati introduce una disposizione di coordinamento, prevedendo che le disposizioni del decreto-legge n. 19 del 2020 si applichino nei limiti della loro compatibilità con quanto stabilito dal decreto-legge n. 33 del 2020. Deve essere infatti verificato il coordinamento di alcune misure di contenimento all'epidemia adottabili ai sensi del decreto-legge n. 19 con le misure previste dal decreto legge n. 33, di ambito e portata più circoscritti, posto che il provvedimento proroga al 15 ottobre l'applicabilità degli interventi previsti da entrambi i decreti. A tale proposito, si ricorda che l'articolo 3, comma 1 del decreto-legge n. 19 prevede che, nelle more dell'adozione dei decreti del Presidente del Consiglio dei ministri di attuazione delle misure previste dall'articolo 2, comma 1, le Regioni possano adottare unicamente misure ulteriormente restrittive rispetto a quelle vigenti, mentre l'articolo 1, comma 16 del decreto-legge n. 33 consente alle Regioni di introdurre misure sullo svolgimento delle attività economiche, produttive e sociali sia più restrittive sia ampliative rispetto a quelle statali. L'articolo 2, modificato dalla Camera, prevede la clausola di invarianza degli oneri finanziari, disponendo che all'attuazione del presente decreto si provveda nei limiti delle risorse disponibili a legislazione vigente e comunque senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica. L'articolo 3 dispone in merito all'entrata in vigore del provvedimento. Nel corso dell'esame in Commissione, non sono state apportate modifiche. È stato tuttavia approvato all'unanimità un giusto ordine del giorno a favore dei lavoratori fragili: l'articolo 26, comma 2 del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, convertito con modificazioni dalla legge 24 aprile 2020, n. 27 prevedeva infatti fino al 31 luglio 2020 per i lavoratori dipendenti pubblici e privati riconosciuti disabili gravi, nonché per i lavoratori in condizioni di rischio derivante da immunodepressione o da esiti da patologie oncologiche o dallo svolgimento di relative terapie salvavita, l'equiparazione del periodo di assenza dal servizio al ricovero ospedaliero. Poiché tale disposizione non è stata prorogata dal decreto-legge in esame, per la necessità di individuare le idonee coperture finanziarie, con l'atto di indirizzo in questione si impegna il Governo a prorogarla, anche in via retroattiva, fino al termine dello stato di emergenza epidemiologica. Infine, Presidente, una sola considerazione più politica su questo decreto, che è stato seguito lungo queste settimane da vivaci discussioni, se non da polemiche, sull'opportunità di proroga dello stato di emergenza. Anche in occasione della discussione generale qui in Senato si è discusso se vi fossero o no i presupposti di fatto per dichiararne proroga. Credo che l'evoluzione dei dati epidemiologici e il quadro mondiale della pandemia, con intere Nazioni, quando non continenti interi, alle prese ancora con numeri di contagio tanto elevati, renda evidente oggi l'opportunità di prorogare modalità che consentano una rapida ed efficace risposta, sposando l'ottica ovviamente della massima flessibilità al mutare delle condizioni epidemiologiche, che non è solo la ratio di questo provvedimento, ma che in questi mesi si è dimostrata strumento efficace nella difficilissima sfida contro il Covid-19. (Applausi). PRESIDENTE . Dichiaro aperta la discussione generale. È iscritto a parlare il senatore Grassi. Ne ha facoltà. GRASSI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, oggi ci troviamo nuovamente in quest'Aula per discutere e votare un provvedimento che ha per presupposto la sussistenza dello stato di emergenza. Da parte mia è forte una sensazione di déjà vu, mi sembra di tornare indietro di alcuni mesi; tuttavia, lo stato di emergenza - lo sappiamo tutti - ormai non è più sussistente. Attenzione, prima che qualcuno possa obiettare che io mi stia iscrivendo al club dei negazionisti, dico che io guardo i numeri che vengono riportati dai giornali: il «Corriere della Sera», che in questi mesi si sta dimostrando un buon sostenitore di questa maggioranza, ha scritto con grande onestà intellettuale per questa parte che i positivi sono di nuovo allineati ai numeri che avevamo (mi pare, vado a memoria) nel mese di marzo, ma i ricoveri e i casi gravi sono meno di un decimo di quelli di quel periodo. Ciò significa che se oggi un alieno ignaro della nostra storia scendesse sulla terra (consentitemi una battuta, durante questa legislatura è successo di tutto e credo che manchi solo lo sbarco degli alieni) e osservasse oggi questi numeri, avrebbe seri dubbi sulla nostra sanità mentale. Purtuttavia si continua a insistere su questo tema, quando fior di costituzionalisti hanno chiarito che non vi è necessità di mantenere in essere questo stato, anche perché l'eventuale recrudescenza - Dio non voglia - della pandemia potrebbe in poche ore essere fronteggiata con una nuova dichiarazione di stato di emergenza. Quello che mi preoccupa è che noi verremo chiamati ancora una volta a votare la fiducia, a lavorare per la conversione di un decreto-legge quando questo Paese avrebbe bisogno di altro, ad esempio di mettere al lavoro con urgenza delle Commissioni, possibilmente delle Commissioni speciali aperte - quelle sì - alle maggiori competenze del Paese per riformare l'ordinamento. Mi domando se questa maggioranza non sia stanca di essere umiliata, di essere ridotta a fare da passacarte; chiedo se non sia forse meglio avere il coraggio di ammettere il fallimento di quest'azione politica e tornare ai propri lavori con dignità, piuttosto che continuare su questa strada. Ebbene, mi chiedo se questa maggioranza si renda conto del proprio fallimento. Sappiamo tutti che questa maggioranza attende l'arrivo dei fondi del recovery fund, ma quei soldi si comporteranno come della benzina versata in un serbatoio bucato, perché senza riforme urgenti non saremo in grado di spendere in modo efficace quelle risorse, non saremo in grado di consentire al Paese di ripartire. In questo momento è allo studio, come sappiamo, la riforma del processo civile e del processo penale. Abbiamo un Presidente del Consiglio che è un sostanzialista: insegna, come me, diritto civile. Ora, posso capire che un processualcivilista - è comprensibile - veda nella riforma del processo la panacea di tutti i mali; ma chi conosce il diritto sostanziale sa che il rito è al servizio della sostanza, e se le norme sottoposte all' iter processuale sono confuse, caotiche e contraddittorie, non c'è riforma che possa migliorare la situazione. Ma non c'è solo il problema della giustizia civile e di quella penale; c'è anche il problema della giustizia amministrativa, perché i giudici amministrativi sono alle prese (e i cittadini con loro) con un ordinamento amministrativo caotico. Quando servono oltre 70 autorizzazioni - vado a memoria, quindi sicuramente sbaglierò per difetto - per avviare un'attività commerciale, non c'è finanziamento, non c'è recovery fund che possa incentivare il giovane (e sono i giovani le nostre risorse) ad avviare un'attività d'impresa. (Applausi). Fate molta attenzione: state barattando la vostra sopravvivenza in questo Parlamento con il futuro del nostro Paese. (Applausi). Abbiate il coraggio di guardare in faccia la realtà. Quest'Assemblea è composta da persone di grandi competenze; l'errore sta nel credere che il vulnus del Paese risieda nel funzionamento del Parlamento. Il Parlamento ha una competenza straordinaria; il Parlamento è una risorsa straordinaria, e lo dico davvero rivolgendomi a tutte le forze politiche. Io qui, da cittadino entrato in quest'Aula quasi a digiuno di politica, ho avuto modo di conoscere persone di grande esperienza politica e professionale. Non è forse meglio rischiare di tornare alla propria vita piuttosto che continuare ad alimentare, sostenere, difendere e garantire lo stato di ordinaria amministrazione in cui versa questa maggioranza? Abbiate coraggio, abbiate coraggio, perché oggi ognuno di noi deve ricordare di portare sulle proprie spalle la responsabilità del futuro di questo Paese. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Gallone. Ne ha facoltà. GALLONE (FIBP-UDC) . Signor Presidente, parliamo di proroga dello stato di emergenza. L'unico stato di emergenza che questo Paese ha in questo momento, a mio e a nostro avviso, è la permanenza di questo Governo. (Applausi). Forse dovremmo pensare un po' più a questa situazione; sarebbe meglio che ci soffermassimo sul punto. È la permanenza di un Governo che ha approfittato di un momento così tragico, così difficile, per compiere azioni di forza sistematiche e continuative per imporre, attraverso l'istituto dei decreti-legge e gli abusi della fiducia chiesti a un Parlamento completamente esautorato, il completo imbavagliamento del Parlamento stesso, che è la voce dei cittadini. Noi stiamo consentendo - dico noi, ma guardo dall'altra parte dell'emiciclo - la morte della democrazia in modo molle, in modo soft , pian piano, quasi senza che la gente se ne accorga; anzi, addirittura con la complicità, perché si parla alla pancia in maniera dissennata, semplicemente perché in questo modo si fanno reagire i cittadini. Ci sono cittadini che pensano, rispetto alle informazioni che sono state date, che oggi qualcuno entri in questo Parlamento e faccia quello che si faceva una volta con la decimazione dei soldati all'interno degli eserciti che perdevano: a un soldato ogni dieci si puntava il dito e si diceva «tu stai fuori». Questa è l'informazione che passa all'interno dei nostri paesi e delle nostre città, quando senti la gente dire «da domani cambierà tutto» e «da domani sarete tutti a casa». Lo dicono con la bava alla bocca, perché la bruttissima comunicazione e la bruttissima immagine che è stata data, quella di un Parlamento inutile, è una grandissima responsabilità per il Parlamento stesso e per la tenuta dell'istituzione democratica, ma tant'è. Noi cercheremo sempre e in ogni modo di ribaltare la situazione e far sì che la competenza, il merito e la corretta informazione escano da queste Aule. Mi è stato detto che sono troppi i parlamentari e che discutono di cose inutili. Certo, se ci fossero anche solo dieci parlamentari di quelli eletti dalla sera alla mattina, senza un minimo di preparazione, impegno e competenza, anche dieci forse sarebbero troppi. (Applausi) . Il Governo ha gestito l'emergenza pandemica in modo del tutto autoreferenziale, stravolgendo i principi fondamentali dell'ordinamento costituzionale e della gerarchia delle fonti del diritto, consolidando una prassi che si colloca in netto contrasto con i principi sanciti dall'articolo 70 della Costituzione, che attribuisce proprio al Parlamento l'esercizio della funzione legislativa. Chi meglio dei parlamentari, infatti, che rappresentano ognuno una parte del territorio, può rappresentare la voce del Paese stesso? Basti pensare al commissario Arcuri e a come ha gestito un'emergenza, per esempio sul mio territorio, quello bergamasco, uno di quelli maggiormente colpiti, portando via le mascherine alle aziende di produzione del territorio, facendole arrivare a Roma e poi non rimandandole più, o a come sta gestendo in questo momento la sicurezza a scuola, che è nel caos totale, con la grande pensata dei banchi con le rotelle e dei banchi nuovi. (Applausi) . Noi che viviamo il territorio e siamo sul territorio, quando apriamo i giornali locali leggiamo, ad esempio, il grido di dolore dei dirigenti scolastici provinciali - che io chiamo ancora provveditori - che dicono di aver dovuto svuotare le classi di banchi nuovi che avevano perché erano rettangolari; hanno mandato loro dei banchi quadrati e adesso non sanno dove mettere gli altri banchi (che erano comunque nuovi) perché non hanno posto in magazzino e chiedono se qualcuno li vuole. Ecco, questo vuol dire sperperare i soldi pubblici. Questo Governo sta spendendo e sperperando talmente tanti soldi pubblici in azioni inutili che non possiamo non denunciarlo: si comprano i banchi nuovi e intanto non si stabilizzano i docenti, non ci sono gli insegnanti di sostegno e i ragazzini disabili rimangono a casa. Qualcuno all'interno di questo Governo dovrebbe provare a vivere nella vita reale, dovrebbe provare a mettersi nei panni di una mamma di un ragazzino autistico che il primo giorno di scuola si era preparato con lo zainetto sulle spalle, pronto ad uscire, arriva a scuola e gli dicono che non può entrare perché non c'è l'insegnante di sostegno e non c'è l'assistente educatore. Oppure, qualcuno dovrebbe mettersi nei panni di quei ragazzi che vengono controllati prima di entrare a scuola, con il distanziamento e i banchi per gli "autoscontri", però dopo si ammassano e si accalcano all'interno degli autobus, perché questo Governo, che ha i paletti ideologici e le fette di salame sugli occhi, non vuole fare le convenzioni con il trasporto privato per aumentare il numero delle corse e fa accalcare i ragazzi o li fa entrare in tre o quattro turni, comunque accalcati. C'è qualcosa di profondamente sbagliato. Questo è un Governo che aveva già dimostrato di non riuscire a governare con le leggi ordinarie; figuriamoci con le leggi speciali e quando dico «leggi speciali» evoco periodi non certo luminosi. (Applausi) . Quindi, attenzione, perché la nostra preoccupazione principale è la salvaguardia della democrazia che noi riteniamo veramente in pericolo. Abbiamo cercato sempre di spiegare, anche sulla questione del referendum , che un taglio chirurgico di uno solo dei tre poteri dello Stato che hanno bisogno necessariamente di equilibrio per garantire lo Stato di diritto, mette in pericolo la tenuta della democrazia stessa. Infatti, nel momento in cui andiamo ad azzoppare il Parlamento che è la voce dei cittadini, rendiamo più forte l'Esecutivo e la magistratura. Rendere più forte un Esecutivo che ha già esautorato il Parlamento è estremamente pericoloso. Non mi dilungo perché le questioni sul campo e la cattiva gestione dell'emergenza le vediamo su tutti i giornali: l'economia sta andando a rotoli. Non ascoltate la voce degli imprenditori, non ascoltate la voce dei datori di lavoro, non avete voluto introdurre i voucher , non avete voluto creare un semestre bianco che sollevasse un po' dal peso fiscale e dal peso burocratico le nostre imprese, che sono datrici di lavoro e di conseguenza tutelano i lavoratori. Senza gli imprenditori, infatti, non ci sono gli operai. Tante volte mi sono sentita dire che siamo anche noi assistenzialisti perché vogliamo dare fondi e risorse alle imprese, alle attività produttive, e ai commercianti. Ma questo non è assistenzialismo, bensì investimento per il futuro. Infatti dare delle risorse alle imprese e alle attività commerciali e produttive, a chi produce, vuol dire fare in modo che un'azienda, un negozio o un'attività non chiuda e, di conseguenza, che i lavoratori continuino a lavorare e gli imprenditori, i commercianti e chiunque altro possano pagare le tasse al Governo. L'assistenzialismo è un'altra cosa. Il Governo si sta comportando come se il Paese avesse sete perché l'acquedotto non funziona e invece di riparare l'acquedotto desse un bicchiere d'acqua a ciascuno per un giorno: il giorno dopo tutti muoiono di sete. Chiudo come ho cominciato: l'unico stato di emergenza per il Paese è la permanenza di questo Governo. Noi lotteremo fino all'ultimo respiro perché andiate a casa a fare qualcos'altro. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Arrigoni. Ne ha facoltà. ARRIGONI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, colleghi, rappresentante del Governo, intervengo in merito alla modifica introdotta con il decreto al nostro esame alla legge n. 124 del 2007, relativa al Sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica, nella parte relativa alla nomina del direttore dell'agenzia del nostro comparto di intelligence . Una vera forzatura, un blitz operato dal Governo con decreto. Per la Lega, in tempo di emergenza Covid era comprensibile la necessità di una proroga dei vertici delle agenzie in scadenza al fine di garantire la continuità nella gestione operativa del comparto che, sappiamo, soprattutto nei periodi tra marzo e giugno ha impegnato - e molto - donne e uomini che vi operano anche sul fronte del difficile reperimento di dispositivi di protezione individuale e delle attrezzature sanitarie. Per la Lega, lo sottolineo, è assolutamente chiaro che la responsabilità dei Servizi è in capo al Presidente del Consiglio dei ministri pro tempore , il quale, attraverso gli incarichi fiduciari, nomina i vertici del DIS e le agenzie interna AISI ed esterna AISE. Così come ci è assolutamente chiaro che lo stesso Presidente del Consiglio dei ministri ha il potere di nominare l'autorità delegata, facoltà cui però il premier Conte non ha mai ricorso e secondo la Lega sbagliando. (Applausi) . Questi poteri, però, il Presidente del Consiglio dei ministri li deve esercitare nell'ambito di un perimetro chiaro, di una cornice definita che è la legge di riferimento che disciplina il comparto intelligence che, lo sottolineo, stabilendo un delicato equilibrio di poteri, è frutto di mesi e mesi di condiviso lavoro parlamentare, di serrati confronti tra le allora forze di maggioranza e di opposizione, lavoro che ha portato a stabilire, per esempio, che il Presidente del Copasir è eletto tra i componenti del Comitato appartenenti all'opposizione. Ed è per questo - e il nostro ragionamento prescinde dalle persone che oggi sono i vertici delle Agenzie, a cui va la nostra stima e il ringraziamento per il lavoro che stanno svolgendo - che la modifica operata con decreto-legge sulla legge n. 124 del 2007 è profondamente sbagliata nel metodo e nel merito. (Applausi). Perché è sbagliata nel metodo? Se è vero che il tentativo di proroga temporanea del prefetto Parente alla guida dell'AISI, attraverso un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri dello scorso 15 giugno, è abortito per il rilievi della Corte dei conti, allora per intervenire sulla norma primaria sarebbe stato opportuno ricorrere ad una norma transitoria - quante ne abbiamo registrate in questi mesi, per esempio sui vertici delle Authority ? - e non attraverso la decretazione di urgenza direttamente modificando la legge n. 124 del 2007, senza peraltro un'informazione preliminare al Parlamento anche attraverso le sue articolazioni. Ricordiamo invece tutti che di questo decreto sulla proroga dell'emergenza Covid eravamo stati preventivamente informati dei contenuti - ci fu anche una comunicazione in quest'Aula con tanto di risoluzione - tranne che di questa piccola, particolare, ma assai pesante modifica. Anche il comunicato stampa di Palazzo Chigi all'emanazione del decreto non ne faceva menzione. Perché la modifica della legge n. 124 è sbagliata nel merito? Mentre alla Lega sta bene aver rimarcato che il periodo relativo al rinnovo può essere massimo di quattro anni, confermando l'orientamento originale della legge, quello che non ci piace affatto e che riteniamo assolutamente inopportuno è che questi rinnovi - ripeto, sempre nell'arco massimo di quattro anni - possono avvenire per successivi provvedimenti senza precisarne un numero limite. Ciò vuol dire che il Presidente del Consiglio potrebbe rinnovare i vertici ogni sei mesi, addirittura ogni tre mesi, persino ogni mese. Potete capire tutti, onorevoli colleghi, che tutto questo non è funzionale all'indispensabile autonomia dei direttori delle Agenzie. Quale serenità ad operare può avere il direttore di un'Agenzia rinnovato per soli sei mesi o perfino per soli tre mesi? Quale pianificazione e programmazione potrebbe fare, assolutamente indispensabili visti gli scenari geopolitici, in tema anche di economia e di energia, in continuo mutamento? Quale credibilità potrebbe avere il direttore della nostra Agenzia esterna, se rinnovato per pochi mesi, di fronte a un omologo estero, ad esempio il direttore del Mossad israeliano, della CIA statunitense, del MI6 inglese, della BND tedesca, della DGSE francese oppure della SVR russa? Per questo la Lega ritiene necessario intervenire per modificare la norma. Riteniamo opportuno fissare un numero massimo di rinnovi (due, al massimo tre) ovvero, con un ragionamento speculare, fissare una durata minima del rinnovo al fine di garantire uno spazio temporale adeguato di operatività. Per un'auspicata modifica in via parlamentare - lo segnalo - di questa norma sulla nomina dei vertici dei Servizi si sono espressi - lo abbiamo letto ieri dalle agenzie - anche i componenti del Copasir al termine di un'audizione del premier Conte, durante la quale si sono svolte e condivise alcune considerazioni. L'auspicio è che la modifica possa intervenire presto in uno spirito di collaborazione, assolutamente indispensabile in un ambito così delicato, rilevante e significativo per il Paese, quale è la sicurezza nazionale della Repubblica. Mi avvio alle conclusioni, signor Presidente, per dire che la Lega, per la trattazione in Aula di questo provvedimento, ha presentato in tema vari emendamenti, uno anche soppressivo. Se il Governo rinunciasse oggi alla preannunciata fiducia, il Gruppo della Lega sarebbe disponibile a ritirare tutti gli emendamenti tranne l'1.24 (testo 2) che, fissando fino a tre il numero di successivi provvedimenti di rinnovo, sarebbe funzionale a risolvere il problema. Diversamente, se il Governo dovesse confermare la fiducia sul provvedimento, sarebbe sicuramente apprezzabile che il rappresentante dell'Esecutivo oggi presente potesse intervenire per assicurare la disponibilità del Governo a convergere su una prossima proposta parlamentare. Lo sottolineo: il ritocco della norma è assolutamente indispensabile, non solo per i motivi che ho detto in precedenza, ma anche per portare la giusta serenità all'interno del comparto, dove donne e uomini competenti, che dimostrano alta professionalità e spirito di dedizione verso le istituzioni del Paese, vogliono esclusivamente lavorare in serenità ed evitare che il proprio comparto sia continuamente oggetto di attenzioni e di strumentalizzazioni. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Gaudiano. Ne ha facoltà. GAUDIANO (M5S) . Signor Presidente, signori senatori, siamo oggi chiamati a votare la conversione in legge del decreto-legge n. 83 del 2020, recante la proroga dello stato di emergenza, dovuto alla pandemia da Covid-19. Siamo in realtà chiamati a confermare le scelte, che abbiamo assunto ad inizio anno, quando ci siamo trovati di fronte ad una sfida nuova e difficile, con la quale mai avevamo avuto modo di confrontarci. Il Governo ci chiede oggi di continuare a seguire un percorso tracciato con chiarezza, prorogando le misure eccezionali fino al 15 ottobre, che assicurano strumenti di prevenzione e gestione dell'emergenza. Tale emergenza purtroppo è ancora attuale. I dati che registrano aumenti dei contagi non devono spaventarci, ma non possono coglierci impreparati. Siamo stati tra i primi in Europa ad affrontare la pandemia e siamo stati i primi a strutturare in tempi strettissimi una strategia che ha dato i suoi frutti. Non possiamo pensare di sprecare un lavoro ben fatto, perché i dati parlano chiaro e la stessa comunità internazionale lo riconosce: il Governo ha agito con tempismo e ha adottato le misure indispensabili per fronteggiare le nuove difficoltà. Questo ci rassicura, perché dimostra coerenza e competenza nella gestione dell'emergenza. I numeri che costantemente ci aggiornano sui contagi, nel mondo e in Italia, non sono altrettanto rassicuranti e ci chiamano a prendere coscienza del fatto che l'emergenza è tutt'altro che finita. In questo scenario, la proroga dello stato di emergenza e delle misure conseguenti si pone come indispensabile per fronteggiare la pandemia. Garantire, attraverso la proroga, la continuità dell'azione di contrasto vuol dire avere gli strumenti per non lasciare al virus margini di diffusione, isolando i focolai all'origine e monitorando i contagi. Ciò significa quindi assicurarsi che gli ospedali abbiano personale e mezzi sufficienti, per poter sostenere improvvisi picchi di domanda di assistenza. Quelle che proroghiamo oggi, fino al 15 ottobre, sono tutte le misure che ci hanno permesso di uscire dalla situazione critica in cui ci siamo trovati nei primi mesi dell'anno e che, sono convinta, ci permetteranno di gestire i prossimi mesi. Signor Presidente, è importante ricordare che quanto stiamo affrontando è una sfida che coinvolge il mondo intero, in modo grave e pericoloso. Non possiamo correre il rischio di sottovalutare questo pericolo, né possiamo condividere atteggiamenti troppo permissivi, in contrasto con le dinamiche di assoluta attenzione, che questo subdolo virus impone, né tantomeno possiamo tollerare o avallare atteggiamenti di mero allarmismo. Non possiamo non confermare la scelta della responsabilità e della presa di coscienza del pericolo e sono convinta, in questo senso, che sia indispensabile confermare i poteri affidati temporaneamente ai sindaci e alle autorità sanitarie locali, poter limitare la circolazione delle persone che risultano infette, vietarne l'allontanamento e imporre un periodo di quarantena a coloro che sono venuti a contatto con soggetti infetti. Sono scelte che vanno prese in tempi stretti e con assunzione di responsabilità, nella cornice dell'adeguatezza e della proporzionalità. L'elenco esaustivo di tali strumenti, richiamati nelle norme, attiene a quelle misure che, nei momenti peggiori, hanno fatto la differenza e che tuttora fanno la differenza, quando si presenta la necessità di isolare un focolaio, di bloccarne i contagi e di monitorarne gli sviluppi. Sono misure che gli altri Paesi si trovano oggi costretti a prendere, con mesi di ritardo e con effetti catastrofici per la salute dei cittadini. I numeri non mentono: se l'aumento ancora contenuto in Italia ci tiene tutti con il fiato sospeso, i dati riportati in Francia, in Gran Bretagna o in Belgio non lasciano spazio alle chiacchiere. Il numero dei morti negli Stati Uniti non può non suonare come un monito a non abbassare la guardia. Dobbiamo guardare in faccia la realtà, senza allarmismi, ma con raziocinio e prospettiva. Non si possono chiudere gli occhi davanti al pericolo, anzi, bisogna mettere a fuoco e aumentare sempre di più la conoscenza del nemico da sconfiggere. Dobbiamo avere fiducia nelle istituzioni, che hanno saputo guidare il Paese nei momenti più tragici e garantire loro gli strumenti per agire al bisogno. Abbiamo fiducia nel Presidente del Consiglio e nel Governo, che hanno dimostrato prontezza e competenza nel saper scegliere misure adeguatamente proporzionate ai rischi e ai pericoli legati alla diffusione del virus. Abbiamo fiducia in un Esecutivo che ha saputo sfruttare la tecnologia per usarla al servizio delle necessità organizzative dovute all'emergenza sanitaria, permettendo, ad esempio, di svolgere riunioni di organi collegiali in videoconferenza, ma anche di mappare i contagi e strutturare un sistema di allerta Covid-19 con la app Immuni. Siamo fiduciosi perché abbiamo visto l'impegno degli italiani, che hanno compreso che la tutela di ognuno comporta lo sforzo di tutti. L'obiettivo primario deve rimanere quello di assicurare adeguati e omogenei livelli di assistenza, perché tutti abbiano accesso alle cure e non si debba mai più - dico mai più - più dover scegliere chi poter curare. Le norme che oggi proroghiamo sono indispensabili allo scopo. Concludo sottolineando che convertire in legge il decreto-legge n. 83 e prorogare l'emergenza Covid-19 vuol dire mantenere un metodo costruito anche sugli errori del passato, ma che ha indubbiamente dimostrato di essere funzionale e vincente: è la scelta di un approccio scientifico ad un problema prima di tutto sanitario, l'iterazione che permette il miglioramento. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Riccardi. Ne ha facoltà. RICCARDI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, colleghi, è chiaro agli occhi di tutti che la situazione che stiamo vivendo è estremamente complessa sotto ogni punto di vista e come Gruppo Lega lo riconosciamo e lo abbiamo sempre riconosciuto. È tuttavia altresì chiaro ai nostri occhi che gli interventi che il Governo si ostina a mettere in campo per fronteggiare le difficoltà continuano a non essere più appropriati e in troppi casi, come in questo, non sembrano essere quelli indicati dalla nostra Carta costituzionale. Signor Presidente, con il mio intervento di oggi vorrei lasciare ai colleghi che mi hanno preceduto e a quelli che seguiranno l'esame analitico dei contenuti del decreto che ci accingiamo a votare, con le sue problematiche e le sue zone d'ombra, concentrandomi principalmente su come questo decreto e la consequenziale proroga dello stato di emergenza stanno incidendo sul ruolo che in questa legislatura il Parlamento è tristemente costretto a ricoprire. A tal fine mi permetto di fare miei e di condividere il pensiero e i concetti espressi in un recente articolo da un giurista e accademico italiano, nonché giudice emerito della Corte costituzionale, il professor Sabino Cassese. Dopo due anni e mezzo di legislatura e pochi giorni dopo il voto per il referendum sul taglio dei parlamentari, che per molti mesi ha tenuto banco, è utile tracciare un primo bilancio e chiederci se, dati alla mano, stiamo davvero rispettando il ruolo del Parlamento o se forse è il caso di fermarsi e lavorare per restituire la giusta dignità all'istituzione della quale tutti noi ci onoriamo di far parte. Come sappiamo, il Parlamento è o dovrebbe essere, prima di ogni altra cosa, un organo legislativo, eppure i numeri ci dicono che in questa prima parte di legislatura solo un quarto delle leggi è di iniziativa parlamentare e che è molto elevato il numero dei decreti-legge (ben 63), per un terzo dei quali il Governo ha sentito la necessità di porre la fiducia in fase di conversione, quella stessa fiducia ieri aspramente criticata e oggi puntualmente e reiteratamente utilizzata. Negli ultimi sei mesi questa tendenza o, meglio, la cattiva abitudine dell'utilizzo esclusivo dei decreti governativi o addirittura dei decreti del Presidente del Consiglio e i consequenziali voti di fiducia, si sono sensibilmente accentuate ed è anche alla luce di ciò che la proroga dello stato di emergenza, che essenzialmente concede al Governo e al Presidente del Consiglio pieni poteri, limitando di fatto il ruolo del Parlamento a quello di semplice passacarte, non può e non deve trovare i favori di chi, come noi, ha a cuore il rispetto della Costituzione e degli organi della Repubblica. Se è vero che in una fase di conclamata difficoltà è essenziale che ci sia rapidità nell'approvazione delle leggi, spiace dover sottolineare che il Governo non è stato in grado di raccogliere appieno i frutti e i benefici di cui fin qui ha potuto godere. I dati ci dicono che i tempi medi di approvazione delle leggi parlamentari si dimezzano quando parliamo di quelle di iniziativa governativa e ci illustrano in maniera inconfutabile come, specie nell'ultimo periodo, il ruolo del Parlamento sia dovuto necessariamente mutare e come lo stesso abbia dimostrato un'inesausta capacità trasformativa, così come la definisce appunto il «Rapporto sulla legislazione» del 2020. Le migliaia di emendamenti che sono andati a modificare sostanzialmente i vari decreti-legge che si sono succeduti negli ultimi mesi danno l'idea chiara di un Parlamento sempre meno indipendente e sempre più a rimorchio del Governo, che non legifera, ma emenda, e che si condanna a un ruolo interstiziale, con l'insoddisfacente risultato di tante leggi e poco Parlamento, pochissimo Parlamento. A dispetto di quello che ci si potrebbe attendere, il Parlamento da parte sua non sembra aver dimostrato scarsa voglia o attitudine al lavoro; anzi, tutt'altro. I dati ci parlano di un numero elevatissimo di disegni di legge presentati, di interpellanze, di interrogazioni, di tante indagini conoscitive avviate o svolte e di grande solerzia anche nelle attività di controllo. Vi è dunque, nell'operato del Parlamento, un evidente e ingiustificabile problema di incidenza e di efficacia. Un altro aspetto che a noi è tristemente noto e che il suddetto rapporto sulla legislazione mette in risalto è il fenomeno del monocameralismo alternato: una delle due Camere è di fatto sempre costretta ad approvare, sostanzialmente ad occhi chiusi, il testo trasmesso dall'altra parte per evitare la decadenza dell'atto. Riteniamo sia giunta l'ora di porre fine a queste inique consuetudini, se è a questo che serve la vostra proroga dello stato di emergenza. Se questa è la vostra idea di democrazia e di rispetto delle istituzioni, perdonateci, ma ci troverete sempre e comunque sull'altra sponda, sempre e comunque a difesa dell'Italia, dei suoi valori, dei suoi cittadini e della centralità democratica del Parlamento. (Applausi) . Il continuo utilizzo dei decreti del Presidente del Consiglio dei ministri (questa nuova e a quanto pare indispensabile moda di normare) e la leggerezza con la quale questo Governo e questa maggioranza dimostrano di giocare con i decreti, abrogando le norme di altri decreti-legge in fase di conversione, inserendo proroghe in blocco dei termini di delega in scadenza o tralasciando tutte le deroghe alla legislazione vigente con proroga dell'emergenza, sono l'emblema di una pagina triste, nera e mortificante che state regalando al nostro Parlamento. (Applausi) . Pur non condividendo minimamente il vostro modus operandi , qualora questo portasse a dei risultati probabilmente, per il bene del nostro Paese, le nostre critiche sarebbero meno pressanti. Ma purtroppo il vostro modo di agire, oltre a non essere in linea con i dettami delle nostre istituzioni, porta solo a un caos per nulla organizzato; e a farne le spese sono, come sempre, i cittadini italiani, che si ritrovano con leggi frammentari e incomprensibili e mai davvero risolutive. Come tutti noi ben sappiamo - anche se alcuni probabilmente fanno talvolta finta di non ricordarselo - tutta questa massa di norme richiede ulteriori precetti applicativi e a oggi il Governo si ritrova con circa 300 decreti attuativi da emanare; non ci si accorge - o forse sì - che chi pensa di agire in questo modo convinto di abbreviare i tempi in realtà non fa altro che produrre distorsioni e vincoli, che rendono ancora più difficoltosa la vita dei cittadini, le uniche vere vittime dell'operato di questo Governo. Avviandomi alla conclusione, signor Presidente, voglio dirle che, esaminando il decreto-legge oggi in discussione, menzione approfondita meriterebbe - come già fatto dal collega senatore Arrigoni - ciò che è accaduto alla Camera dei deputati sul tema della proroga dei vertici del DIS, dell'AISE e dell'AISI. Molto si è detto e molto altro sarebbe interessante poter dire, ma il tempo è tiranno e su questo mi limito a rimarcare che il Governo e la maggioranza che lo sostiene si sono resi protagonisti di un'ennesima bruttissima figura, dimenticando che in passato l'opacità della gestione di questi apparati statali ha dato adito a diversi episodi dubbi che si trascinano ancora oggi. C'è poi almeno un'ulteriore inspiegabile mancanza nel decreto in esame, che riguarda la necessità di conferire tutela ai cosiddetti lavoratori fragili, una categoria che l'articolo 26, comma 2, del decreto-legge cura Italia aveva protetto, stabilendo che l'assenza dal lavoro per portatori di disabilità e affetti da gravi patologie fosse equiparata al ricovero ospedaliero. Tale tutela era stata poi prorogata dal successivo decreto rilancio fino al 31 luglio 2020, ma poi è scomparsa nei successivi provvedimenti e non è stata fatta rientrare tra le altre proroghe previste fino al 15 ottobre 2020. Oggi migliaia di lavoratori fragili si sono ritrovati davanti alla scelta di rientrare comunque in servizio, con tutti i rischi del caso, oppure restare a casa utilizzando ferie o malattia tramite certificato medico, con il rischio di superare il periodo di comporto, che consente al datore di lavoro di procedere con il licenziamento. Se c'era una disposizione che andava effettivamente prorogata con il decreto-legge in commento era proprio questa. Da qui si doveva partire, dalla tutela dei maggiormente bisognosi, e invece su questo punto non è stato fatto inspiegabilmente nulla, tranne correre ai ripari in Commissione con un ordine del giorno. Il Governo, però, a essere onesti, una cosa l'ha fatta, la stessa cosa che fa da sempre. Ha prima invocato l'emergenza, quando si è trattato di richiedere i pieni poteri, e poi se n'è dimenticato completamente quando è arrivato il momento di tutelare i soggetti più deboli, quando è arrivato il momento di tutelare i cittadini italiani. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Malan. Ne ha facoltà. MALAN (FIBP-UDC) . Signor Presidente, noi ci siamo opposti a questa proroga dello stato di emergenza, non perché non riteniamo che debbano essere mantenute delle precauzioni, che vanno osservate per prevenire la diffusione del virus, che, indubbiamente, è molto meno micidiale di quanto lo fosse questa primavera. Noi riteniamo che bisogna proseguire con le misure di sicurezza, che vanno semmai ragionate e discusse, seriamente e apertamente, con gli esperti e con la comunità scientifica. Non possiamo, infatti, per dare un'idea di sicurezza, mantenere delle misure strette rispetto a ciò che magari la stessa Organizzazione mondiale della sanità suggerisce, come ad esempio una riduzione della quarantena, che so che il qui presente vice ministro Sileri ha proposto. Ci siamo opposti, perché in questi mesi lo Stato d'emergenza è stato usato dal Governo per scopi che non hanno nulla a che fare con l'epidemia e, comunque, in modi ampiamente scorretti, a cominciare dall'uso del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri in luogo di ciò che la Costituzione prevede si possa usare in casi di straordinaria necessità ed urgenza. Poiché questi casi di straordinaria necessità ed urgenza, che determinano l'uso del decreto-legge, sono stati ampiamente abusati nel passato, si è ritenuto che il sistema non fosse abbastanza forte. Questo alla faccia della Costituzione e alla faccia dei Padri costituenti, che di emergenza se ne intendevano, essendo appena usciti da una guerra che aveva fatto centinaia di migliaia di morti (una guerra tra italiani, anche in Italia, con l'occupazione straniera, la miseria e città distrutte dai bombardamenti). Ebbene, loro, che sapevano cos'era l'emergenza, dicevano che, in caso di emergenza, si ricorre al decreto-legge. Poi arriva il Governo Conte, che ne sa molto di più di chi ha vissuto la Seconda guerra mondiale e ha combattuto per la libertà, e decide che si procede con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri rispetto al quale il Presidente della Repubblica non può e non ha necessità di apporre la sua autorizzazione, come per i decreti-legge, che non viene necessariamente annunciato alle Camere e non viene esaminato dal Parlamento, come invece deve essere fatto per il decreto-legge. Questo è gravissimo. Devo dire che, come Forza Italia e come centro-destra, noi siamo orgogliosi del fatto che, nel momento dell'emergenza, quando hanno cominciato a fioccare questi decreti del Presidente del Consiglio, noi non abbiamo denunciato questo grave problema per senso di responsabilità. In una situazione in cui c'erano centinaia di morti al giorno, noi non abbiamo voluto dare l'impressione di disunirci su un punto che sarebbe stato difficilmente percepibile, specialmente in una informazione monopolizzata dal Presidente del Consiglio, che compariva nelle ore di massimo ascolto per fare comunicazioni che avrebbe dovuto fare in Parlamento, non scegliendo l'ora del massimo ascolto con la consulenza di Casalino (che, giustamente, è pagato molto più di un parlamentare e, pertanto, ha un ruolo molto più importante). (Applausi) . Non abbiamo fatto polemica all'epoca ma adesso, con la situazione che è cambiata, dobbiamo denunciare questo fatto: è stata violata la Costituzione sulla questione dell'urgenza con il pretesto dell'urgenza. L'urgenza c'era, ma la Costituzione dice che, in caso di urgenza, si approva un decreto-legge. Invece no: si è proceduto con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, eliminando ogni tipo di ruolo del Presidente della Repubblica e del Parlamento. È proprio il modello dell'atto autoritario. Naturalmente, poi sono arrivati anche i decreti-legge, con palese violazione, anche qui, di ciò che la Corte costituzionale ha detto. La Corte costituzionale ha già dichiarato illegittime delle norme, tra l'altro a distanza di anni (mi riferisco alla cosiddetta legge Fini-Giovanardi sulla droga), perché erano state inserite in modo disomogeneo all'interno di decreti-legge. In questo caso il Presidente della Repubblica l'ha addirittura certificato con una lettera. È stata violata la Costituzione anche dal punto di vista dell'estraneità di materia. Lì la lettera del Presidente della Repubblica si riferiva a un argomento, ma ce ne sono ben altri di argomenti. Faccio riferimento, per esempio, alla disposizione contenuta nel cosiddetto decreto rilancio grazie alla quale, per pura casualità, il padre della compagna del Presidente del Consiglio si è trovato, da un giorno all'altro, dall'essere sotto accusa per il reato di peculato (e, dunque, rischiando fino a dieci anni e sei mesi di carcere, con un minimo di quattro anni e sei mesi) all'essere di fronte alla probabilità di dover fare una transazione e tirare fuori qualche soldo. (Applausi) . Per che cosa? Perché per cinque anni si era dimenticato (sono cose che succedono) di versare la tassa di soggiorno che egli percepiva dai clienti del bellissimo albergo che gestisce. Si tratta di soldi non suoi, ma del Comune di Roma, perché la tassa va al Comune e non certo all'albergatore, che se lo è dimenticato. Questo è un reato di peculato, cui si è posto rimedio con un bel comma inserito nel cosiddetto decreto rilancio, che doveva essere adottato per rispondere all'emergenza Covid, ma che evidentemente ha risposto a ben altra emergenza. Ancora adesso non abbiamo alcuna spiegazione da parte del Presidente del Consiglio. In tanti abbiamo presentato interrogazioni, tra cui quella a prima firma del senatore Ferro, ma non vi è stata risposta, alla faccia del Regolamento del Senato che ha rilevanza costituzionale. Mi viene ora in mente una cosa. Quando è stato approvato il decreto-legge (che è firmato dal presidente del Consiglio Conte e da un altro Ministro), il Presidente del Consiglio è uscito dalla sala del Consiglio dei ministri, oppure lo ha approvato? Ricordo che questa persona viene definita il suocero del Presidente del Consiglio, ma non formalmente in quanto il Presidente del Consiglio non è sposato con la figlia. Tuttavia, ricordo che la cosiddetta legge Cirinnà equipara del tutto il matrimonio all'unione civile e che spetta al giudice stabilire se c'è una situazione di convivenza, comunanza e unione. Pertanto, la parentela virtualmente c'è. L'emergenza è stata usata anche per i banchi. L'ottima collega Gallone ha parlato del problema funzionale dei banchi, che non ripeto perché non si può dire meglio di come lo ha illustrato lei. C'è però un problema di soldi. Siccome per risparmiare si tagliano la democrazia e la Costituzione, ora parliamo di soldi e risparmi veri. (Applausi) . Il 12 agosto scorso è stato annunciato il completamento delle procedure per la fornitura di 2.400.000 banchi, la cui utilità è già stata illustrata: probabilmente non servono assolutamente a nulla; si buttano via banchi nuovi (e non si sa come farlo); probabilmente questi nuovi banchi non sono adeguati. Parliamo però di costi. L'unico contratto che è venuto fuori evidenzia che sono stati pagati 247,78 euro l'uno, quando su Internet se ne trovano di identici a non più di 102 euro l'uno, ma bisogna cercarli bene perché altrimenti si trovano facilmente quelli da 70 o 80 euro l'uno e, qualora se ne acquistino più di 5.000, il prezzo scende addirittura a meno di 30 euro l'uno. Ancora oggi, con interrogazioni depositate e a trentacinque giorni dalla firma di questi contratti, non sappiamo quanto sono stati pagati e da chi sono stati ordinati. (Applausi) . L'unico contratto che è venuto fuori si riferiva palesemente a una società fantasma, costituita per fare profitto su banchi verosimilmente acquistati presso il Paese di riferimento della politica estera di questo Governo, ossia la Repubblica popolare comunista cinese, alla quale si fa anche riferimento come modello di democrazia e magari la si fa entrare nel nostro sistema informativo e di sicurezza. (Applausi) . Come è stato detto dal senatore Arrigoni, poi, è stata inserita anche una previsione che grida vendetta, ovvero la proroga dei servizi di informazione, che mette nelle mani del Presidente del Consiglio la minaccia giornaliera, rispetto ai servizi di informazione, di poterne rimuovere i capi. In altre parole, questi devono obbedire e fare gli interessi del Governo, che purtroppo - l'abbiamo visto nei due esempi che ho citato - non fa gli interessi del Paese, ma gli interessi di qualcuno, altrimenti vengono rimossi. È veramente una situazione degna di un regime autoritario. (Applausi) . È per questo che ci battiamo per difendere il ruolo del Parlamento, perché il Parlamento vigila sulle leggi da approvare e deve approvarle a viso aperto e non con la fiducia, come si farà anche oggi, nonostante ci siano soltanto 29 emendamenti. (Applausi) . La fiducia costringe ad approvare tutto insieme e poi nessuno è responsabile. Voi avete votato il condono al suocero del Presidente del Consiglio. PRESIDENTE. Senatore Malan, devo invitarla a concludere. MALAN (FIBP-UDC) . Voi avete consentito ad Arcuri di comprare i banchi da chi vuole lui, da ditte fantasma. Effettivamente, però, avete inserito tutto in un pacchetto che conteneva anche delle misure utili e di conseguenza non avete responsabilità. Il Paese allora dà la colpa alla politica, ma non esiste la politica, esistono delle persone, esistono dei partiti, ciascuno ha le sue responsabilità e questo Governo e questa maggioranza se ne stanno assumendo di grandissime e gravissime. Noi ci batteremo per difendere la democrazia e il Parlamento fino all'ultimo respiro. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Fregolent. Ne ha facoltà. FREGOLENT (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, Sottosegretari, mi spiace che oggi il ministro Speranza non sia in Aula: avrei voluto rivolgermi direttamente a lui per dirgli che ogni volta che si rapporta con il Parlamento lo fa con apparenti disponibilità e affabilità, ma in realtà leggendo il suo comportamento si possono intravedere l'arroganza e il disprezzo per qualunque contributo possa arrivare da questo Parlamento, tant'è che ha sempre respinto qualsiasi soluzione e rigettato ogni azione, anche se di buonsenso, proposta dalla minoranza. Sapete chi mi ricorda? Il marchese del Grillo, quando con il suo sorriso snob si atteggiava rispetto alla gente ritenuta inferiore, e vi risparmio la citazione. Questo provvedimento di proroga dello stato di emergenza al 15 ottobre 2020 dimostra chiaramente il vostro atteggiamento carico di arroganza e disprezzo per le persone meno privilegiate di voi. Davvero pensate che gli italiani vi credano ancora sulla necessità di prorogare lo stato di emergenza? State andando avanti a stati di emergenza dal 31 gennaio 2020. È una vergogna. (Applausi) . Voi sperate nell'aumento dei casi di Covid, così potrete andare avanti con decreti del Presidente del Consiglio dei ministri e decreti-legge fino al 2023. Ma il giochetto è ormai evidente a tutti. Ormai siete allenati nel violare a vostro piacimento i diritti costituzionalmente garantiti, come avete fatto con il lockdown su tutto il territorio nazionale, esautorando il Parlamento dalle sue prerogative. Da mesi state impedendo ai rappresentanti del popolo di esercitare le loro funzioni, che - ripeto - sono costituzionalmente garantite, sperando che qualcuno mi ascolti. State nascondendo la verità, ovvero che non c'è oggi alcuno stato di emergenza, ma solo la vostra manifesta incapacità. Vergognatevi. (Applausi) . Potete raccontare al mondo che avete vinto alle ultime elezioni, ma la realtà è che la vostra emorragia di consensi è inarrestabile. Dov'è la vostra onestà morale? Gli italiani non vi vogliono più, ma voi continuate sadicamente ad imporre la vostra presenza e intanto - lo dico soprattutto ai parlamentari del Gruppo MoVimento 5 Stelle - dilapidate i vostri voti facendovi lentamente cannibalizzare dal PD, ben più scafato di voi incapaci. Che triste epilogo il vostro! Volete vedere gli italiani con il cappello in mano in attesa dei vostri bonus , vero? Ma vi sbagliate. Gli italiani hanno molta più dignità di quanto pensiate. Gli italiani vogliono un Governo all'altezza di un nuovo patto con lo Stato, che preveda l'abbattimento del cuneo fiscale per tutti, per aiutare finalmente le aziende senza che scappino all'estero per la pressione fiscale; un patto per evitare che le partite IVA si estinguano; un patto per i lavoratori che non potrete tenere per sempre in cassa integrazione, per i pensionati che non arrivano a fine mese. Dovete vergognarvi. Dopo otto mesi lo avete un piano pandemico? Quale idea di sanità avete? Dov'è che collocate l'individuo nella vostra visione della sanità? In tutti i provvedimenti parcellizzati che mettete in campo per sistemare gli amici vi siete dimenticati delle persone. È chiedere troppo dare il proprio contributo per una sanità che metta al centro il paziente? Siete qui a chiedere una proroga dello stato di emergenza, ma perché invece non avete lavorato ad un piano organico e strutturato? Vi rendete conto del disastro che state facendo nella scuola, con un Ministro che dopo sette mesi è riuscito a far iniziare le scuole senza insegnanti, ma con i banchi a rotelle che permettono ai ragazzi di correre per i corridoi e di giocare agli autoscontri (Applausi) ? La Ministra si vanta di avere due lauree, ma mi chiedo dov'era in questi mesi invece di lavorare: forse era impegnata a fare qualche concorso da dirigente? (Applausi) . Forse è stata lungimirante per se stessa sicuramente, dal momento che andrete a casa, ma chi pagherà il danno arrecato ai nostri figli? Dovete pagare voi! Invece di venire in quest'Aula a chiedere proroghe, dovete dire a questo Parlamento e agli italiani quale futuro immaginate per i nostri figli. È difficile pensare a concorsi regionalizzati per dare risposte agli studenti, alle famiglie agli insegnanti sulla base del fabbisogno reale? Perché non mettete lo studente al centro? Serve urgentemente un sistema di valutazione della formazione e del percorso scolastico, compreso quello degli insegnanti. Gli studenti vengono formati per il mondo del lavoro se gli insegnanti sono di qualità, con competenze misurabili; invece state distruggendo la ricerca e i ricercatori, obbligandoli a scappare all'estero. Si tratta di un danno incalcolabile, che va oltre il buon gusto. Siete davvero spudorati. Ciò che mi lascia interdetta è l'assordante silenzio del Presidente della Repubblica: dov'è il garante delle istituzioni e della Costituzione? Dove si trova il Presidente dopo tutti questi mesi? Se è vero ciò che dice il ministro Speranza, siamo il Paese che ha attualmente i tassi di ricovero più bassi, mi chiedo allora perché stiamo subendo impunemente un provvedimento di prolungamento dello stato di emergenza. Per caso il Presidente della Repubblica ha perso l'uso della parola? Abbiamo bisogno di un suo intervento urgente (Applausi) . Avviandomi alla conclusione, avrete anche la compiacenza delle altre istituzioni, ma la certezza è che non avete il popolo con voi e quando questa farsa finirà, voi andrete a casa e il Centrodestra tornerà a governare nell'interesse dei nostri concittadini e non delle lobby che state disperatamente cercando di inculcare nelle stanze delle nostre istituzioni (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Grimani. Ne ha facoltà. GRIMANI (IV-PSI) . Signor Presidente, colleghe, colleghi, rappresentanti del Governo, credo che il provvedimento che oggi siamo chiamati a convertire andrebbe valutato per quello che è, per la sua natura tecnica che oggettivamente ha dei contenuti anche politici, ci mancherebbe altro. Tuttavia il clima di devastante conflittualità politica, che continua anche oggi su un provvedimento di questa natura, appare incomprensibile ed eccessivo. Parlare di questo come di un provvedimento che mina l'ordine democratico del nostro Paese appare una polemica ormai stucchevole oltre che strumentale: stucchevole perché va avanti ormai da troppi mesi, come se le scelte del Governo fossero state dettate da una volontà politica che esulasse da quello che in realtà è accaduto, ovvero da una pandemia che ha prodotto e continua a produrre - come abbiamo visto - contagi e morti nel mondo. Abbiamo assistito nelle ultime settimane a una recrudescenza del virus, con dati - proprio ieri li pubblicava l'Organizzazione mondiale della sanità - che mettono in evidenza che si sono raggiunti i due milioni di contagi e ci sono Nazioni europee che mostrano un aumento sensibile dei contagi. Penso alla Francia e alla Spagna, per rimanere ai Paesi europei più vicini. Non credo ci sia stato un eccesso dal punto di vista del Governo: credo si sia preso atto di una situazione complicata. Noi di Italia Viva siamo stati anche i più critici in alcuni momenti rispetto alla proroga dello stato di emergenza. Ricordo che in Senato parlammo del fatto che bisognava comunque fare talune valutazioni prima di arrivare a una proroga eccessivamente lunga. Ma, alla luce di quanto sta accadendo, mi sembra sia stato giusto aver pensato a un provvedimento di questa natura, che tra l'altro ha un contenuto meramente tecnico. Si tratta sostanzialmente di fornire gli strumenti al Governo per poter emanare decreti del Presidente del Consiglio dei ministri o ordinanze del Ministero della salute per mettere in campo i possibili provvedimenti elencati nel decreto-legge n. 19 del 2020, ovvero quello che ha costituito la cornice giuridica entro la quale collocare i DPCM e le ordinanze del Ministero della salute. In quel decreto-legge sono indicati tutti i possibili campi di intervento, che sono quelli che hanno caratterizzato gli ultimi mesi di vita, le chiusure, l'interruzione dell'attività delle scuole e tutto il resto. Il provvedimento oggi al nostro esame coordina, come previsto con un articolo, i due decreti-legge chiave di questa fase - il citato decreto-legge n. 19, che è sostanzialmente quello delle chiusure, e il decreto-legge n. 33, che ha sancito la seconda fase, quindi la riapertura del Paese - e li coordina soprattutto dal punto di vista dell'equilibrio dei poteri tra Stato e Regioni, uno dei problemi di questi mesi. Esso statuisce che è possibile per le Regioni emanare, come previsto dal decreto-legge n. 19, provvedimenti non soltanto più restrittivi, ma anche di maggiore apertura. Penso al caso delle discoteche, anche se questo può aprire un altro fronte di polemica e considerazioni politiche, ma così è stato. Si ridà equilibrio al rapporto tra Stato e Regioni. Inoltre, il decreto-legge non ha niente di scandaloso. Sembra, infatti, che stiamo parlando di un provvedimento dalle mire sovversive. In realtà, il testo proroga termini relativi a norme - quelle inserite nell'Allegato 1 - che consentiranno a questo Paese di avere più tempo rispetto ad alcuni settori importanti di governo dell'emergenza sanitaria. In quell'allegato sono infatti contenute proroghe relative alla possibilità di assumere personale specializzando nel campo della medicina o personale sanitario o socio sanitario con incarichi a tempo determinato; norme per l'aumento delle terapie intensive; la proroga dei termini per gli acquisti da parte delle aziende sanitarie dei dispositivi di prevenzione individuale; la proroga al commissario per le operazioni di acquisto. Sono in sostanza contenute importanti proroghe. Penso poi anche allo smart working per chi è in condizioni di disabilità, un elemento introdotto nell'esame della Camera, così come all'estensione a novanta giorni dei piani terapeutici, che rappresentano un importante supporto per le famiglie, per chi è in difficoltà e magari doveva recarsi al distretto sanitario per rinnovare i piani terapeutici, che ora saranno prorogati, appunto, di novanta giorni. Nel provvedimento in esame, in sostanza, ci sono aspetti tecnici che devono consentire al nostro Paese di continuare ad affrontare la fase di difficoltà in cui ci troviamo. Non c'è nulla di sovversivo; non c'è la volontà da parte del Governo di assumere poteri che non dovrebbe avere, e credo che questo sia sotto gli occhi di tutti. Anche negli ultimi giorni il dibattito politico culminato nelle elezioni ha in qualche modo evidenziato questo aspetto: gli italiani non pensano che il Governo tenta di limitare i loro diritti democratici e l'opposizione invece vede tutto giusto e come dovrebbe essere visto. Mi pare che il quadro politico abbia espresso anche questo. Crediamo che questo sia un provvedimento che vada licenziato anche con una certa celerità, perché - se ricordiamo bene - la proroga dello stato di emergenza è stata comunicata a questo ramo del Parlamento il 28 luglio; i tempi sono trascorsi e il provvedimento deve vedere la sua conversione per chiudere anche questa ulteriore fase. È importante guardare avanti e siamo anche noi convinti che questo è un Paese in difficoltà dal punto di vista economico. È stato messo in campo un ventaglio di provvedimenti anche dal punto di vista dell'impegno economico-finanziario non irrilevante. Al riguardo ci stiamo confrontando anche in questi giorni con il decreto agosto che è all'esame della Commissione bilancio. Il provvedimento ha una matrice tecnica e deve consentire al Governo di avere gli strumenti per mettere celermente in campo quello che serve per fronteggiare la situazione. Mette evidenza il fatto che il Paese ha comunque affrontato l'emergenza coronavirus, al netto di tutte le polemiche che si vogliono sollevare e continueranno ad essere sollevate in modo migliore rispetto a molti altri Paesi europei. Mi sembra che i dati di questi giorni evidenzino come la nostra ripartenza non sia stata caratterizzata dal "tana libera tutti". Ci sono stati comportamenti che hanno probabilmente determinato lo sviluppo di alcuni focolai nel Paese, ma si rileva una responsabilità molto forte e importante dei cittadini, ancora presente nella quotidianità. C'è un'attenzione da parte del Governo che consente di mantenere il livello dei contagi a un numero sostenibile, tenuto conto anche dell'alto livello dei tamponi che vengano effettuati in tutto il territorio, quasi centomila al giorno. Cerchiamo di trovare anche un minimo di comunanza e di spirito comune su un tema come questo, perché ormai il gioco di chi deve fare l'opposizione per ogni cosa che fa il Governo su un tema come quello in questione sta diventando stucchevole. Ognuno ha il proprio ruolo e rispetto il fatto che ci sia una dialettica democratica in Parlamento - ci mancherebbe altro - ma è anche vero che il livello di complessità del problema Covid dal punto di vista mondiale è tale per cui dovremmo cercare di sottrarre il dibattito dalla polemica politica continua e vedere oggettivamente le cose di cui parliamo e che trattiamo quotidianamente in queste Aule. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Boldrini. Ne ha facoltà. BOLDRINI (PD) . Signor Presidente, colleghi senatori, Ministri e Sottosegretari presenti, la prima cosa che mi viene da dire rispetto a tutto quello che si sta discutendo è che con la salute non si scherza. Al di là di opposizione e maggioranza, il diritto alla salute è sancito dalla nostra Costituzione ed è la prima cosa a cui dobbiamo tendere. E ciò è tanto vero che oggi in questo provvedimento, oltre a prorogare lo stato di emergenza fino al 15 ottobre, non si fa altro che coordinare una serie di leggi e decretazioni emanate negli ultimi mesi di fronte a una pandemia drammatica mai vissuta nel nostro territorio e a livello mondiale; una pandemia che comunque doveva essere tenuta sotto controllo e lo si è fatto con provvedimenti che sono riusciti in parte a tenere insieme tutto il comparto sanitario, che ha vissuto una situazione davvero drammatica. Discutiamo di un decreto-legge che tra l'altro esaurirà la sua efficacia il 15 ottobre - quindi non stiamo parlando di chissà quando - e che è già stato determinato: dal 31 gennaio, data in cui è stata dichiarata l'emergenza, al 15 ottobre. Ci sono decreti e provvedimenti che sono stati messi in atto che vedranno la loro naturale scadenza il 15 ottobre: di questo si sta parlando e di null'altro. Tra l'altro - come potete vedere - il virus non è scomparso, è ancora fra noi, e lo abbiamo già visto. Peraltro, possiamo ancora permetterci di parlarne e di decidere come affrontare e migliorare determinate situazioni, perché lo stiamo controllando. Guardate solo all'apertura delle scuole: al di là di tutte le criticità che possono essere emerse, anche l'apertura delle scuole ci ha dato un grande risultato perché il virus è stato tenuto sotto controllo. Sono state alzate polemiche sui banchi ma, a tutt'oggi, non abbiamo avuto grandi emergenze. Questa è la cosa più importante. Si ritorna al capo primo: la salute è la cosa più importante da tenere in considerazione. Negli altri Paesi, tutti i giorni si vede l'aumento del trend dei contagi, in controtendenza rispetto a ciò che sta da noi succedendo. A tale proposito, anche se mi dispiace tanto - ad esempio - per i cittadini francesi, devo dire che, nonostante il Governo sembri lontano da tali prese di posizione, si sta tornando a pensare che ai cittadini che arrivano nel nostro Paese dalle zone a rischio bisogna fare i tamponi. Si tratta di un controllo ulteriore per contenere i contagi. Non parliamo poi dei Paesi oltre l'Oceano Atlantico che si stanno davvero trovando in situazioni imbarazzanti dato che, purtroppo, alcun provvedimento è stato preso, a differenza di quanto ha fatto il nostro Paese, con tutte le polemiche relative alla mancanza di libertà e sulle mascherine; polemiche che, purtroppo, sono oggetto di una eccessiva attenzione anche mediatica, considerando il fatto che ci sono tanti cittadini molto bravi - questo lo dobbiamo dire - che si comportano civilmente anche nelle situazioni più normali della vita quotidiana, mettono la mascherina, rispettano le distanze richieste e mantengono le accortezze necessarie a evitare il contagio. Sappiamo che i provvedimenti presi sono stati efficaci perché la nostra situazione è positiva rispetto a quella degli altri Paesi. Ritengo che tutti i provvedimenti che abbiamo portato all'attenzione del Parlamento - come è stato detto molto bene prima dai miei colleghi - come aver dato la possibilità di assumere specializzandi, di aver aggiunto nuovi posti letto nelle terapie intensive, aver implementato le cosiddette USCA, cioè le unità speciali di continuità assistenziale sui territori, abbiano davvero dato esito positivo. Stiamo dunque parlando di qualcosa che è già avvenuto, che abbiamo già messo in pratica e che ha dato gli effetti di cui oggi tutti possiamo essere contenti. Il provvedimento al nostro esame, quindi, non andrà a scardinare chissà cosa. È un provvedimento che concluderà, con la sua giusta efficacia, quanto è stato messo in campo negli ultimi mesi. Anche la presa in carico delle delibere da parte delle Regioni ha prodotto in alcune di esse effetti positivi, mentre in altre effetti negativi (l'effetto della riapertura delle discoteche in Sardegna credo sia sotto gli occhi di tutti), e comunque ha dato la possibilità ai territori di interagire direttamente con normative che davano un input a livello nazionale e che poi si potevano migliorare, anche se spesso, purtroppo, sono state peggiorate. Tutte le polemiche degli ultimi mesi non hanno avuto effetti rilevanti dal punto di vista legislativo ma anche sugli equilibri tra maggioranze e minoranze. Abbiamo sentito le polemiche, abbiamo visto gente in piazza manifestare contro l'uso delle mascherine, i cosiddetti negazionisti. Ho partecipato ad alcune iniziative - come sapete - in ambito sanitario relative a persone aventi problemi di immunodepressione e che devono essere tenute davvero lontane dal contagio. Devo dire che le persone, quando manifestano contro una norma che tutela la salute, andando contro l'opinione pubblica, dovrebbero riflettere - come per il tema dei vaccini - e pensare a coloro i quali non possono scegliere e sono obbligati a una certa condizione. Non devono manifestare contro l'uso della mascherina solo perché vogliono essere liberi, perché indossarla rappresenta una forma di rispetto nei confronti di chi non può decidere e deve obbligatoriamente proteggersi per tutelare la propria salute. Se si riesce a tutelare quelle persone grazie alle attenzioni di tutti gli altri, credo che questo possa davvero rappresentare il grande senso civico della popolazione. La cosa più pericolosa che si può fare in questo momento è abbassare la guardia e dire che, in virtù della libertà, si può fare quel che si vuole. No: ribadisco che la salute viene prima di tutto. Credo che una proroga dei tempi dell'emergenza - ribadisco, con efficacia fino al 15 ottobre - sia importante, anche perché dovremo riprendere la nostra vita normale. Devo dire che stiamo arrivando alla quasi normalità: se pensiamo che tutti portiamo ormai ogni giorno la mascherina e ci laviamo frequentemente le mani, un cambiamento è già avvenuto. Devo dire davvero «grazie» anche a tutto il comparto della scuola, ma soprattutto ai ragazzi e ai bambini, che davvero si stanno comportando diligentemente, dando un esempio importantissimo. Quindi, abbiamo fatto benissimo a riaprire le scuole, pur con tutte le criticità. Bisogna anche cercare di capire che era essenziale farlo, perché il nostro Paese, attraverso la scuola e l'educazione, può fare passi grandi, perché il futuro viene da quei ragazzi che oggi vanno a scuola in maniera diligente. Credo che questo sia davvero un passaggio importante che noi dobbiamo fare, sul quale - lo ribadisco - non ci sono ripensamenti, perché non c'è bisogno di discutere di niente rispetto al provvedimento. Del resto, i provvedimenti che perderanno efficacia stanno scemando pian piano. Oltre alle tantissime cose importanti che non menziono, perché sono state ricordate sia dalla relatrice che da altri colleghi intervenuti, è stata tenuta in considerazione anche la possibilità di svolgere in presenza - è uno dei punti discussi anche nei passaggi successivi - i convegni per medici e personale sanitario. Ritengo infatti molto importante - è uno dei tanti bisogni che abbiamo - l'aggiornamento dei professionisti in sanità, perché dai primi mesi in cui è scoppiata l'epidemia sono cambiate tantissime cose e, quindi, l'aggiornamento del personale sanitario (i medici in primis , ma anche infermieri ed altri) è importante. Come avete visto, anche nella comunità scientifica vi è stato un cambiamento in corso d'opera. Sono state tenute in considerazione tante tematiche importanti e, quindi, questo provvedimento - a mio parere - deve essere approvato, perché ormai stiamo andando verso la scadenza del 15 ottobre. PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Modena. Ne ha facoltà. MODENA (FIBP-UDC) . Signor Presidente, colleghi, ho ascoltato con attenzione gli interventi dei colleghi della maggioranza, che cercano un po' di sminuire la portata del provvedimento in esame, quindi, credo sia il caso di ripercorrerne il percorso in Assemblea. Il presidente del Consiglio Conte è venuto alle Camere il 28 e il 29 luglio ad annunciare che avrebbe richiesto la proroga dello stato di emergenza. Vorrei anche ricordare che aveva pensato di arrivare a fine anno, ma poi, per una serie di proteste scoppiate, si parlò del 31 ottobre per poi planare sul 15 ottobre, che è la data che oggi viene presa in esame. Quando il presidente del Consiglio Giuseppe Conte è venuto in Senato, il centrodestra presentò una mozione e credo che la logica della diversità delle posizioni fra gli schieramenti vada riletta guardando quella mozione. Non è una litania - mi dispiace che non sia presente il collega Grimani, ma vi prego di riferirglielo, come anche alla collega Boldrini - il fatto che si dica che c'è un problema di limitazione delle libertà, né è una contrapposizione strumentale. Il centrodestra aveva fatto una richiesta precisa - e alcuni colleghi della Lega nei loro interventi lo hanno ricordato - ossia che al Parlamento fosse portato un piano nazionale di sorveglianza epidemiologica attraverso il quale si potesse monitorare sia il presente che il prosieguo della malattia. A luglio non potevamo certo immaginare quello che poi è successo ad agosto: penso ai contagi scoppiati durante le vacanze, alla questione delle discoteche e quant'altro. Non si tratta di un'emergenza, come lo è - ad esempio - un evento calamitoso, per cui lo stato di emergenza si delibera perché l'evento si è verificato. Si tratta di qualcosa di diverso, perché in questo caso si vogliono prevedere delle urgenze. Il nostro pensiero e la differenza sostanziale li ha specificati molto bene il senatore Malan nel suo intervento e quindi non torno sull'argomento. Il dato di fatto, però, è che esiste una storia quando parliamo del termine del 15 ottobre. Se il Governo avesse almeno presentato un piano chiaro sulla sorveglianza epidemiologica e avesse riferito al Parlamento sullo stato dell'arte della situazione dei vaccini e su come la sanità si è preparata, nel caso di un ritorno della fase acuta dell'epidemia, allora avrebbe un senso questo rapporto basato sulle date che prevedono lo stato di emergenza fino a un certo momento. Così però non ha senso, perché è perlopiù dai programmi televisivi che apprendiamo la situazione relativa ai vaccini o alla preparazione del sistema sanitario. Vengo al punto: l'opposizione non sbandiera la questione della limitazione delle libertà fondamentali attraverso i decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, e quindi senza la legittimazione del Parlamento, perché si diverte e pensa che sia un argomento da utilizzare. Pone invece questo problema, che riguarda parecchi articoli della Costituzione (ovvero il 13, il 16, il 17, il 18 e il 19) e le libertà fondamentali dei cittadini, per il semplice motivo che tali libertà sono state compresse, perché il nostro Sistema sanitario non era pronto ad affrontare il numero dei malati e l'emergenza. Abbiamo tenuto un Paese chiuso, anzi siamo stati chiusi, perché non c'era un Sistema sanitario in grado di reggere quell'onda d'urto. Oggi bisogna chiederci se siamo in grado di reggere l'onda d'urto, se ritorna, in modo tale da non limitare le libertà fondamentali dei cittadini. Quando chiediamo il piano epidemiologico; quando chiediamo informazioni sulla questione dei vaccini antinfluenzali; quando chiediamo a che punto è lo stato dell'arte con riferimento alle strutture sanitarie, la domanda che c'è dietro è la seguente: con i soldi investiti, i provvedimenti presi e i decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, anche in barba alla Costituzione, siamo pronti, se arriva la famosa seconda, terza o quarta ondata, sia essa di Covid o di qualcos'altro, a non chiudere la gente in casa e a riavere un Sistema sanitario che regge? Se a questa domanda non viene data una risposta, significa che lo stato di emergenza, così come richiesto fino al 15 ottobre - nella speranza che il presidente Conte non torni a chiedere una proroga fino al 31 dicembre - non è giustificato in rapporto alle libertà fondamentali dei cittadini. E, quindi, hanno ragione i costituzionalisti quando ci dicono che siamo fuori dalla Costituzione, perché i limiti delle libertà fondamentali devono essere basati non sul timore di un evento, ma sulla legge, tenuto conto che l'evento si è verificato. Aggiungo che, affinché l'evento non si verifichi di nuovo e non ci si ritrovi quindi con gli ospedali e i reparti di rianimazione pieni, non deve esserci quello che è stato chiamato in occasione di altre vicende e in altri casi un concorso colposo dello Stato, cioè il concorso colposo di un Governo che - a nostro avviso - non ha approntato tutto ciò che era necessario. Abbiamo avuto degli avvisi da questo punto di vista: lo abbiamo visto per la scuola in sei mesi - ma fino all'ultimo momento non si sapeva - per i trasporti, ma non possiamo più vederlo per la sanità. Avendo capito che la pandemia non è più un'ipotesi astratta di scuola, ma è un qualcosa che può comunque colpire - sia che venga causata da questo o da altri virus - il punto sostanziale è che dobbiamo essere pronti ad affrontare la situazione. Non è quindi lo stato di emergenza la questione fondamentale, ma capire se abbiamo ospedali pronti. Su questo deve riferire il Presidente del Consiglio. Questo è ciò che dobbiamo sapere (Applausi) , soprattutto considerando il fatto che su questo provvedimento molto probabilmente sarà posta la questione di fiducia. Al di là del fatto che, ove venisse posta la questione di fiducia, noi voteremo contro, credo che sulla fiducia debba ben riflettere quantomeno chi siede sui banchi della maggioranza, perché significa procedere a scatola chiusa, senza sapere esattamente quale sia la strada e, soprattutto, cosa si sia costruito in questi mesi per non avere più gli ospedali pieni. Compito del Governo e dello Stato, infatti, è non avere più negli ospedali condizioni tali da dover chiudere tutte le persone dentro casa. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Candiani. Ne ha facoltà. CANDIANI (L-SP-PSd'Az) . Senatrice Modena, partirò dalla sua considerazione finale. Ma dove sta scritta e qual è la ragione per la quale il Governo pone la questione di fiducia? Stiamo trattando di un argomento che può essere tranquillamente affrontato in via ordinaria, attraverso una votazione in Parlamento, senza che vi sia - lo dico in maniera precisa - la forte e arrogante imposizione della questione di fiducia. Perché continuare con questo meccanismo che sta sostanzialmente esautorando il Parlamento, ovvero la capacità dei cittadini di reagire nei confronti del Governo? Non è scritto da nessuna parte in Costituzione, né c'è un obbligo di legge che dica che il Governo su situazioni di questo tipo debba imporre la questione fiducia. È stato adottato un decreto che è in vigore in quanto ha forza di legge, ma il fatto che la conversione in Parlamento debba passare con la fiducia o attraverso una votazione non è scritto assolutamente da nessuna parte. È evidente che si è instaurato un metodo - ho orrore a dirlo - una prassi e, quando queste prassi cominciano a prendere piede, bisogna fare attenzione perché non si sa poi dove si va a finire. Parto da questa considerazione anche per dire che, quando il Governo venne in Aula per riferire che avrebbe fatto questo tipo di percorso - quindi il decreto e così via - argomentò che la proroga dello stato di emergenza serviva per consentire a chi doveva operare per dare risposte di farlo con sistemi e meccanismi veloci, che non si impastassero con la burocrazia e tutto il resto. Ex post possiamo dire che avete detto una grande bugia perché è oggettivo che, per come è partito, l'anno scolastico tutto è tranne che ordinato, gestito con i giusti tempi e anticipando i problemi. Le questioni erano prevedibili da mesi e per mesi sono state trascurate, per cui si è aperto l'anno scolastico nella più totale e caotica situazione. Chiedo allora ancora una volta: «Perché venite a dire delle cose e poi ne fate altre?». Ci possono essere ovviamente differenti opinioni: non siete in grado di governare, con approssimazione costante su tutti gli atti, mentre costituite comitati e prendete esperti per poter avere un'opportunità. Al presidente Conte tra l'altro voglio dire che non si va in televisione una volta al giorno, salvo poi scomparire e andare sott'acqua perché adesso c'è il problema scolastico, per cui è solo del ministro Azzolina e ci si vuole lavare le mani. Questo non dà infatti neanche il senso di chi rappresenta il Governo nella sua totalità, come dovrebbe essere il Presidente del Consiglio dei ministri, che è sparito, è andato sott'acqua. Quindi, tutto è calcolato in maniera tattica: andare nei programmi televisivi per cercare di avere il massimo consenso quando la gente ha paura e invece sparire quando c'è il caos, facendo scivolare la situazione verso i Ministri, perché così magari diventa meno impopolare il Presidente del Consiglio dei ministri, riservandosi - chissà - uno spazio politico per il futuro. Questo non va bene ed è veramente grave che tutto ciò avvenga in una situazione di pericolo e di crisi per la salute dei cittadini, perché di questo stiamo parlando. Dopodiché, qui dentro ci sono da fare delle considerazioni, signor Presidente. Come hanno già detto i colleghi intervenuti prima di me, che diavolo c'entra la proroga dei vertici dei Servizi con norme che dovrebbero riguardare la tutela della salute dei cittadini? È evidente, anche con questo provvedimento, che il Presidente dei Consiglio dei ministri sta utilizzando in maniera artificiale questa epidemia per costruirsi un sistema di potere autoreferenziale. Lo dico perché resti agli atti e perché resti a verbale: si sta costruendo un sistema di potere autoreferenziale e lo sta facendo nel peggiore dei modi, utilizzando addirittura meccanismi come la decretazione di urgenza. (Applausi) . Le costrizioni delle libertà ci sono, è oggettivo, sono scritte qua dentro. Praticamente arriverà anche quella del 31 dicembre - statene ben tranquilli - perché finché c'è Covid c'è speranza; sembra un gioco di parole, ma nella realtà del Governo abbiamo capito che purtroppo questa è tutt'altro che una frase fatta. I comitati di esperti, tutte le relazioni del Comitato tecnico-scientifico, gli Stati Generali, eccetera: avete dato l'impressione di avere tutte le soluzioni a portata di mano. Non è ammissibile che si sia arrivati a un decreto che mette in stato di emergenza il Paese ancora con il caos nella scuola. Signor Presidente, negli scorsi giorni mi sono arrivate delle segnalazioni da parte di operatori della scuola e anche di genitori; può succedere in qualsiasi Comune. Sono andato a vedere nelle scuole del mio Comune, nelle scuole superiori di Tradate, dopo aver letto una notizia che mi ha inviato un genitore, il quale scrive: «Ma queste sono le mascherine che avete scelto per i nostri ragazzi? Ma qualcuno le ha provate? A mia figlia sono grandissime, non riesce neanche a vedere, le coprono gli occhi. Come fanno questi ragazzi a tenerle per sei ore? E in più sotto sono aperte, è come non averla. Ma come fate così a proteggere i nostri figli? Non comprendo, mi viene voglia di non mandare i miei figli a scuola». Andiamo a vedere. Signor Presidente, mi sono recato agli istituti superiori di Tradate e ho trovato questi pacchetti che sto mostrando; queste sono le mascherine inviate nelle scuole, signor Ministro. PRESIDENTE. Senatore Candiani, lei sa che non si possono esporre. Lo sa benissimo. CANDIANI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, mi espella pure, ma questo è un atto di... PRESIDENTE. Io non la voglio espellere, perché siamo interessati al suo intervento. CANDIANI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, lei mi sta impedendo di mettere a conoscenza del Parlamento quello che sta facendo il Governo nelle nostre scuole. (Applausi) . PRESIDENTE. No, assolutamente. Lo sa che non è così, senatore Candiani. CANDIANI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, per cortesia, abbia almeno il senso dell'istituzione. Siamo in Parlamento; lei deve stare dalla parte del Parlamento e non del Governo. (Applausi) . PRESIDENTE. Senatore Candiani, a lei non mancano gli argomenti e quindi richiamo lei al senso delle istituzioni. CANDIANI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, questo è un argomento: stiamo parlando della salute. Perché non la mette il vice ministro Sileri questa? Perché non la mette il Ministro dell'istruzione? Perché la mandano invece nelle scuole? (Applausi) . PRESIDENTE. Benissimo, può proseguire con il suo intervento. CANDIANI (L-SP-PSd'Az) . Perché lei adesso interviene togliendo a me la comunicazione video? Perché lo fa, signor Presidente? (Applausi) . PRESIDENTE. Io non le ho tolto assolutamente... CANDIANI (L-SP-PSd'Az) . Lei lo sta facendo in questo momento e sa benissimo come funziona il sistema. Io sto sollevando una questione che è nell'interesse dei cittadini e il Governo deve risponderne, perché queste stesse mascherine sono quelle su cui il presidente De Luca ha fatto lo show nei mesi di marzo e aprile, quando diceva che questi erano i panni per pulire i banchi e non mascherine. E oggi il Governo le sta riciclando nelle scuole. (Applausi) . Su queste cose bisogna essere seri, signor Ministro. Perché non le mette lei, che è componente del Governo? Perché non le mette il Ministro dell'istruzione? Perché le mandate invece agli studenti di scuola? E aggiungo di più: l'inganno che c'è scritto qua sopra, signor Ministro. Qui c'è scritto: «Mascherina chirurgica tipo 1». Sotto c'è scritto piccolo piccolo, con parole che non si leggono se non con la lente d'ingrandimento: «Le maschere di tipo 1 non sono destinate all'uso da parte di operatori sanitari in sala operatoria o altre attività mediche con requisiti simili». Mascherina chirurgica! Allora, signor Presidente, se questo non è un argomento degno di entrare in Parlamento, cosa ci stiamo a fare noi qua dentro? (Applausi) . Questo è quello che sta succedendo nelle nostre scuole. Questo è quello che il Governo ci aveva detto che non sarebbe accaduto: l'approssimazione e, addirittura, far passare una cosa per un'altra. Sono molto preoccupato. E noi abbiamo tutte le ragioni per essere preoccupati, signor Ministro. Questa non è una situazione normale e, se siamo in stato di emergenza, voi avete messo una persona che si chiama Arcuri a risolvere questi problemi. Questo è quello che sta facendo Arcuri. Questo è quello che non deve succedere e su questo dovete rispondere in Parlamento e ai cittadini. (Applausi) . PRESIDENTE. Senatore Candiani, la ringrazio per la dialettica istituzionale che siamo riusciti a mantenere. È iscritta a parlare la senatrice Naturale. Ne ha facoltà. NATURALE (M5S) . Signor Presidente, signori rappresentanti del Governo, onorevoli colleghi, il 31 maggio il primario del San Raffaele di Milano, Alberto Zangrillo, ha dichiarato: «Il Covid-19 non esiste più. Qualcuno terrorizza il Paese». Quattro mesi dopo, nel mondo vengono quotidianamente scoperti altri 315.000 nuovi positivi e in Italia più di 1.500. Il 21 agosto, il leader della Lega Matteo Salvini, ha detto: «Ora il Covid-19 è gestibile senza allarmismi. È assurdo parlare di emergenza e mancanza di emergenza. Questo è terrorismo per mantenere il potere». Sono le stesse frasi che abbiamo risentito poc'anzi in Aula. Terrorismo è quel che cerca di fare qui la Lega da alcuni anni a questa parte, spaventando gli italiani per racimolare consensi, inventandosi paure che non hanno riscontro - queste sì - da nessun dato ufficiale. Per quanto riguarda il mantenimento del potere, gli italiani con questa tornata elettorale sono stati chiari: il Governo deve andare avanti. E lo hanno comunicato in maniera democratica: altro che colpo di Stato. Sono alcuni mesi che una parte della politica, dell'informazione e dell'opinione pubblica ripete che il Covid-19 non rappresenta più un pericolo, che l'epidemia è passata. A marzo l'Italia era stata investita da un TIR chiamato coronavirus e tutti noi temevamo per il nostro futuro; secondo gli oppositori al Governo, oggi non è più così e il pericolo è scampato. A marzo tutti noi tolleravamo lo stato di emergenza proprio in virtù di quella realtà; oggi molti lo giudicano un'imposizione degna di uno Stato totalitario. Dobbiamo smetterla di essere antiscientifici e con la memoria corta. A marzo nel mondo si contavano meno di 100.000 nuovi casi giornalieri di Covid-19; oggi sono più di tre volte tanto. Il coronavirus sta mietendo vittime ovunque. I contagiati hanno superato quota 31 milioni e i morti stanno per varcare la soglia psicologica di un milione: un milione di vittime che sarebbe stato in buona parte evitabile se i Governi di tanti Paesi avessero preso seriamente la lotta all'epidemia, se avessero avuto il coraggio che ha avuto il Governo italiano. Il nostro Governo ha adottato provvedimenti straordinari di necessità e di urgenza - come stabilito all'articolo 77 della Costituzione - aventi forza di legge, senza penalizzare il ruolo centrale del Parlamento. Ha messo in atto uno strumento efficace rispetto ad una situazione in perenne cambiamento, che richiedeva continui aggiornamenti su regole e azioni da intraprendere; norme da alcuni giudicate restrittive e che, invece, sono a protezione della salute. Tanti, troppi esponenti politici che si trovano in quest'Aula accusano il Governo di aver distrutto l'economia: punti di vista miopi e poco attenti al quadro complessivo. Le previsioni qualche mese fa davano il PIL in calo del 12 per cento. Grazie al comportamento restrittivo del Governo, oggi quegli stessi organismi nazionali e internazionali dicono che la ricchezza prodotta dal Paese diminuirà del 9 per cento. Magari alla fine dell'anno l'economia italiana avrà avuto un rimbalzo ancora maggiore rispetto al 3 per cento attuale. Le regole rigide imposte dal Governo grazie all'esistenza dello stato di emergenza permettono all'Italia di avere una ripresa economica migliore rispetto agli altri Paesi europei. Noi ne siamo usciti prima, meglio e soprattutto con minor rischio di una seconda ondata. Pensate al contraccolpo psicologico ed economico che stanno subendo gli imprenditori del Regno Unito in questo momento. E che dire di quelli della Spagna, della Francia, di parte della Germania, del Belgio e dell'Olanda? C'è poi la questione sanitaria. Chi ha una visione miope delle cose giudica le questioni sanitarie come temi che riguardano solamente la salute delle persone, non rendendosi conto che una società sana dal punto di vista medico è anche più florida dal punto di vista economico. Ogni persona che va in ospedale per curarsi rappresenta un costo non da poco per la società. Tenere il Covid lontano dai nostri concittadini vuol dire proteggere la salute e non solo, in quanto significa anche proteggere i conti di questo Paese. Il coronavirus, oggi come non mai, sta circolando in tutto il mondo, mettendo in ginocchio, uno dopo l'altro, decine di Paesi. Il Covid ci ha dimostrato che un'epidemia da coronavirus non conosce confini ed è in grado di spostarsi in meno di ventiquattr'ore da un continente all'altro e di diffondersi all'interno di un piccolo territorio con una velocità sorprendente, che purtroppo abbiamo vissuto sulla pelle di tanti di noi. L'esperienza ci ha insegnato che la rapidità della reazione da parte delle autorità è uno degli elementi chiave per riuscire a contenere il contagio. L'esperienza ci ha anche insegnato che il miglior antidoto al Covid, in attesa della cura, resta il distanziamento sociale, che è garantito da una serie di regole possibili solo grazie all'esistenza dello stato di emergenza. Quando questo cesserà, quelle regole decadranno. Le regole per la gestione del Covid nelle scuole sono possibili solo grazie all'esistenza dello stato di emergenza; la limitazione di spettatori negli spettacoli dal vivo è possibile solo grazie all'esistenza dello stato di emergenza. Lo smart working utilizzato in maniera massiccia, la cassa integrazione straordinaria a protezione dei dipendenti di piccole aziende, il divieto di licenziamento, le proroghe alla stipulazione di contratti di lavoro autonomo per personale medico e infermieristico: sono tutte cose possibili solo grazie all'esistenza dello stato di emergenza. È di questi giorni l'ennesimo elogio da parte dell'Organizzazione mondiale della sanità al Governo italiano, indicato come il più virtuoso degli Esecutivi in Europa e nel mondo democratico. In Francia i contagi giornalieri hanno superato nuovamente quota 10.000, in Germania quota 2.000, nel Regno Unito 4.000, in Belgio e Olanda, che hanno una popolazione molto inferiore alla nostra, quasi 2.000; Israele è di nuovo in lockdown. È vero, lo stato di emergenza non è accettabile in condizioni normali. È vero, lo stato di emergenza è da augurarsi finisca al più presto e resti nei nostri ricordi, sperando che il suo spettro non ritorni più nel futuro. Questi però non sono tempi normali: questo è il tempo della pandemia, questo è il momento di cercare di impedire che lo tsunami travolga ancora una volta l'Italia, come sembra sia facendo nei Paesi nostri vicini. È per questo che lo stato di emergenza è necessario e non rappresenta un pericolo, se non per coloro che si nutrono della paura e del fatalismo sconsiderato. (Applausi) . PRESIDENTE . Dichiaro chiusa la discussione generale. La relatrice non intende intervenire in sede di replica. Ha chiesto di intervenire il ministro per i rapporti con il Parlamento, onorevole D'Incà. Ne ha facoltà. D'INCA', ministro per i rapporti con il Parlamento . Signor Presidente, onorevoli senatori, a nome del Governo, autorizzato del Consiglio dei ministri, pongo la questione di fiducia sull'approvazione senza emendamenti, né articoli aggiuntivi dell'articolo unico del disegno di legge n. 1928, di conversione del decreto-legge 30 luglio 2020, n. 83, nel testo proposto dalla Commissione, identico a quello approvato dalla Camera dei deputati. PRESIDENTE . La Presidenza prende atto dell'apposizione della questione di fiducia sull'approvazione del disegno di legge di conversione del decreto-legge n. 83, nel testo identico a quello approvato dalla Camera dei deputati. Sospendo pertanto la seduta in attesa delle determinazioni della Conferenza dei Capigruppo, che è immediatamente convocata in sala Pannini, in ordine all'organizzazione del dibattito sulla fiducia. (La seduta, sospesa alle ore 12, è ripresa alle ore 12,32) . Presidenza del vice presidente LA RUSSA Sui lavori del Senato Organizzazione della discussione della questione di fiducia PRESIDENTE . La Conferenza dei Capigruppo ha proceduto all'organizzazione dei lavori sulla questione di fiducia posta dal Governo sul disegno di legge di conversione del decreto-legge recante misure urgenti connesse con la scadenza della dichiarazione di emergenza epidemiologica da Covid-19 deliberata il 31 gennaio 2020, nel testo approvato dalla Camera dei deputati. Per la discussione sulla fiducia, che avrà inizio alle ore 15,30, sono stati ripartiti trenta minuti, in base a specifiche richieste dei Gruppi. Seguiranno le dichiarazioni di voto e la chiama, che grosso modo sarà intorno alle ore 17,15 o 17,20. Sospendo pertanto la seduta, che riprenderà alle ore 15,30. (La seduta, sospesa alle ore 12,33, è ripresa alle ore 15,33) . Presidenza del vice presidente CALDEROLI Ripresa della discussione del disegno di legge n. Doc 1928 PRESIDENTE . Dichiaro aperta la discussione sulla questione di fiducia. È iscritta a parlare la senatrice Cantù. Ne ha facoltà. *CANTU' (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, già da metà luglio avevamo avuto modo di rimarcare come, a nostro avviso, non sussistesse alcuna evidente motivazione per prorogare lo stato di emergenza, posto che, contrariamente a inizio pandemia, si erano sviluppate conoscenze e competenze tali da garantire una diversa presa in carico dell'eventuale recrudescenza epidemica, in modo da far sì che i malati non dovessero, almeno nella stragrande maggioranza dei casi, neppure "avvicinarsi" alle terapie intensive. Ovviamente, avevate altre motivazioni. Una per tutte, la proroga del commissario e anche di quella non si sentiva il bisogno. Ma tant'è! Quello di cui invece c'era bisogno, un vero piano anti pandemico, non lo avete ancora processato. L'ultima chiamata avrebbe potuto - e dovuto - essere il provvedimento in discussione, ma non ve n'è nessuna traccia. Se qualcuno è pignolo, invece, può andare a vedere cosa dissi il 2 febbraio a Chigi quando si stava per entrare nella pandemia: nostre proposizioni e raccomandazioni, incidenti sul decreto in conversione, che avrebbero potuto porre rimedio almeno ad alcune delle gravi mancanze e incongruenze, di cui si accorge il Paese e che voi continuate a ignorare, non prendendo neanche in considerazione, a colpi di fiducia, di adottare le misure selettive adeguate di governo del rischio di quella che è una co-pandemia cronico-infiammatoria ed infettiva al tempo stesso, coniugando la necessità di normalizzazione dei tempi di erogazione delle prestazioni ed interventi per patologie diverse dal Covid-19 (il cui rischio di incidenza e di mortalità incrementale, se non adeguatamente prese in carico con tempestività e appropriatezza, risulta amplificato dal loro congelamento durante il lockdown ) con misure emergenziali di protezione delle persone e nei luoghi più a rischio, su cui si deve assolutamente intervenire: anziani, malati e cronici negli ospedali e nelle residenze sanitarie assistenziali e continuare a fare Commissioni aiuta pochissimo. Varrebbe invece la pena di testare, in aggiunta agli ordinari, almeno un milione e mezzo al mese di pazienti a maggior rischio nel momento in cui accedono nelle strutture di ricovero, assistenza e cura. Anche a questo, del tutto eccezionalmente, si poteva ascrivere la necessità di mantenere lo stato emergenziale fino a metà ottobre. Ci siamo disinnamorati a continuare a parlare al vento, è giunto il momento che valutiate di interrompere un'esperienza di Governo che, oltre alle manifeste incompetenze, anche nelle elezioni regionali ha dimostrato che non siete maggioranza (Applausi) , ma vi sorreggete su una "instabile" continuità e non avete mai dato contezza di ascoltare suggerimenti e proposte che, con il senno di poi, è troppo facile definire appropriate. Siete riusciti nel "capolavoro" di affossare l'economia e state lavorando pervicacemente per rilanciare l'epidemia: forse è troppo! (Applausi) . Temiamo che il prolungarsi della vostra permanenza al Governo renda difficile per chiunque porre rimedio a quanto alacremente state ponendo in essere: il dramma vero è che le conseguenze di questa gestione costeranno carissime e si pagheranno nei prossimi trent'anni. Avete bruciato un'opportunità per proiettare il Paese dall'arretratezza burocratica, fiscale, amministrativa e infrastrutturale al futuro. Un'opportunità rappresentata dalle ingenti risorse che sono state messe in campo in seguito alla pandemia: ben 100 miliardi di euro di scostamento di bilancio che avrebbero dovuto "educare alla responsabilità" anzitutto dello Stato nel mantenere i propri impegni, che continua invece a non onorare le sue obbligazioni, posto che ha debiti verso fornitori per oltre 50 miliardi di euro e non vi è traccia di uno "straccio" di codicillo che ne preveda il suo assolvimento. Se volete un esempio ulteriore a tutti quelli che vi sono già stati fatti, c'è il rimborso dell'IVA, istanze che, con la scusa del lockdown e dello smart working , non vengono neppure prese in considerazione: anche questo non solo non aiuta, ma affossa l'economia reale perché, in un momento di così alta tensione, rimettere in circolazione liquidità sarebbe il "primo comandamento". Signor Presidente, mi avvio alle conclusioni. È quindi di tutta evidenza che ci si trova di fronte a una condizione nella quale non vi dimenticate di chiedere alle imprese e ai cittadini l'assolvimento dei loro obblighi, ma non vi sembra sia ancora giunto il momento di riequilibrare il rapporto tra Stato e cittadini, secondo il principio del «io faccio quel che dico, ma tu fai quel che devi». Assistiamo alla rivendicazione degli adempimenti fiscali e all'imposizione delle restrizioni sui comportamenti individuali, ma lo Stato continua a non assolvere ai suoi doveri, incapace di trasformare in un'opportunità di crescita gli investimenti in sanità, con una strategia sanitaria a valenza economica di riqualificazione e autentica prevenzione, realizzabile solo evitando gli sprechi, cosa che continua a non essere fra le priorità di questo Governo. Ci sembra che ce ne sia abbastanza! (Applausi) . PRESIDENTE . Dichiaro chiusa la discussione sulla questione di fiducia posta dal Governo. URSO (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. URSO (FdI) . Signor Presidente, in questa sede intervengo, ovviamente, innanzitutto per motivare il no chiaro e limpido del Gruppo Fratelli d'Italia a questo decreto-legge e alla fiducia al Governo, ma anche per portare le motivazioni che hanno spinto il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica - in cui, su delega di questa Assemblea, rappresento, come altri colleghi, il Senato della Repubblica e non una forza politica - a emettere ieri, al termine dell'audizione del Presidente del Consiglio su questa materia, una nota pubblica, in cui sollecita il Parlamento a modificare la normativa introdotta - aggiungo, a titolo personale, con il favore delle tenebre - che modifica e stravolge l'equilibrio tra i poteri e che rappresenta un vulnus istituzionale di estrema gravità, che può rappresentare un precedente pericoloso per chiunque poi governerà questo Paese. Mi riferisco e ci riferiamo a quanto, nottetempo e segretamente, è stato introdotto nel decreto-legge, al punto che poi - unico caso in questa legislatura e, credo, nella storia della Repubblica - ha visto l'apposizione della questione di fiducia nel primo ramo del Parlamento, per evitare che il Parlamento stesso potesse esaminare gli emendamenti, e l'apposizione di una seconda, nell'altro ramo, per evitare che sempre il Parlamento potesse esaminare il provvedimento. Mai era accaduto: anche in questa legislatura è stato concesso che, almeno in un ramo del Parlamento, gli emendamenti fossero esaminati. È stata invece introdotta una modifica al titolo, che spero i colleghi e soprattutto chi ascolta, cioè i cittadini italiani, possano valutare nella loro pienezza: si tratta della specificazione che il decreto-legge non è urgente per lo stato d'emergenza, ma nel contempo - udite udite, colleghi parlamentari - della disciplina del rinnovo degli incarichi di direzione di organi del sistema d'informazione per la sicurezza della Repubblica. Questo decreto-legge, cioè, modifica e stravolge gli equilibri tra i poteri dello Stato, modificando i criteri di nomina dei direttori dei servizi segreti, con un atto d'imperio del Governo che infrange il metodo e lo spirito con cui era stata realizzata la legge istitutiva, la n. 124 del 2007. Mi riferisco allo spirito di condivisione a cui si richiama espressamente con un comunicato all'unanimità il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, invitando il Parlamento a ripristinarlo in questa materia, perché, nel campo della normativa sui servizi segreti, è di straordinaria importanza e mi stupisco che i parlamentari entrati in quest'Aula con la bandiera della trasparenza non si rendano conto di cosa stiamo parlando. Che questo sia stato fatto all'insaputa del Parlamento, con una violazione, che credo sia anche costituzionalmente da sanzionare, dello spirito di leale collaborazione tra gli organi istituzionali, Governo e Parlamento, lo testimoniano gli atti avvenuti in quest'Aula. Il giorno 28 luglio, in questa sede, il Presidente del Consiglio, illustrando obiettivi e contenuti del decreto-legge in esame, non ci disse nulla sulla sua volontà di modificare la normativa relativa alla nomina dei vertici dei servizi segreti. Le risoluzioni approvate in quest'Aula e alla Camera dei deputati non hanno dato tale indicazione al Governo, che aveva chiesto un'indicazione al Parlamento - il quale gliel'ha data - ma non ha mantenuto gli impegni presi in Parlamento. Nella notte di mercoledì 28 luglio il Governo ha inserito una normativa che nel metodo e nel merito rappresenta un vulnus istituzionale. Sapete cos'ha fatto il Governo? Ha introdotto la normativa, ma non ne ha dato atto nemmeno nel comunicato stampa che illustra i contenuti del decreto-legge e che trovate nel sito Internet di Palazzo Chigi: non c'è una riga su quello che è stato introdotto nottetempo all'insaputa del Parlamento dopo il voto di quest'ultimo; il Paese lo apprende soltanto dalla Gazzetta Ufficiale quando alcuni giornalisti se ne accorgono. Questo è un vulnus particolarmente importante, che va assolutamente ricucito nel provvedimento in esame o almeno nel successivo. Credo che il Governo debba solennemente prendere l'impegno in quest'Aula e accettare che il Parlamento possa intervenire a modificare la normativa. Nel merito, cari colleghi, sembra che la normativa sia intervenuta - ci dicono - perché eravamo in lockdown e occorreva prorogare il mandato non più rinnovabile del direttore dell'AISI; se questo fosse vero, chiedo al Governo come mai poche settimane prima il direttore dell'Agenzia informazioni e sicurezza esterna (AISE), che era - quella sì - davvero impegnata durante il lockdown per reperire nel mondo le mascherine e i respiratori di cui avevamo bisogno, viene nominato presidente di Leonardo (siamo a poche settimane prima, in maggio, nel pieno del lockdown ); in quel caso non c'è stata l'emergenza di prorogare i vertici dei servizi segreti, anzi è stato sostituito anticipatamente con un altro direttore. Come mai questo, che non era così urgente - sì da rinnovare anticipatamente il direttore dell'AISE, che è andato a ricoprire l'incarico di presidente di Leonardo - poche settimane dopo, quando invece il lockdown ormai è ridotto, diventa urgente e impellente per il direttore dell'AISI? Le nomine spettano al Governo e nessuno vuole assolutamente incidere su questo; è compito e responsabilità suo, anzi del Presidente del Consiglio, nominare e revocare; sono suoi i pieni poteri di indirizzo sui servizi segreti. Proprio per questo, perché sono suoi i pieni poteri - sia di nomina, sia di revoca, sia di indirizzo - per quanto riguarda i servizi segreti, è il Parlamento a legiferare, non colui che ha i poteri, tanto più con l'arbitrio di un decreto-legge imposto con la fiducia. In tutte le democrazie, l'equilibrio dei Poteri ci dice che più ampio è il potere del Presidente del Consiglio e del Presidente della Repubblica, in questo caso di nomina, di revoca e di indirizzo sui servizi segreti, più ampio dev'essere il controllo del Parlamento e del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, che infatti ha legiferato sempre in materia in uno spirito di condivisione. Nel metodo, è un vulnus istituzionale che costituisce un pericoloso precedente. Nel merito, il provvedimento modifica le modalità di rinnovo e consente una pluralità di rinnovi. Fino a questo momento, secondo la legge istitutiva, i vertici dei Servizi sono nominati con un mandato di un massimo di quattro anni rinnovabile una sola volta; nella storia, cioè nella prassi di questa Repubblica, fino agli anni del Governo Renzi, tutti i Presidenti del Consiglio hanno dato un mandato pieno di quattro anni mai rinnovato, perché sono sufficienti e tutti li hanno ritenuti tali; si era optato per un mandato pieno di quattro anni, mai rinnovato. Renzi cambia la prassi, di fatto mantiene il tetto dei quattro anni e stabilisce un mandato di due, poi rinnovato di altri due; fino ad oggi, dunque, abbiamo sempre avuto un mandato di quattro anni, anche quando è stata utilizzata la possibilità del rinnovo (due più due). Con il provvedimento in esame, invece, si stabilisce che nella seconda fase ci possono essere innumerevoli rinnovi; succede quindi che il Presidente del Consiglio, che sui Servizi ha già i poteri straordinari di indirizzo, di nomina e di revoca, può anche fare nomine di sei mesi o di sei giorni e può rinnovarli ogni sei giorni o ogni sei mesi, in tal modo violando un principio costituzionale tale per cui qualunque mandato nella pubblica amministrazione dev'essere dato con un tempo congruo per essere esercitato in autonomia e responsabilità. Questo tempo congruo non c'è e potrebbe accadere il caso che, essendo rinnovabile innumerevoli volte, può essere rinnovato sei mesi, poi altri sei e ancora altrettanti, trasformando di fatto i direttori dell'Agenzia in attendenti della Presidenza del Consiglio, danneggiando l'equilibrio dei poteri. Stiamo parlando del potere sui servizi segreti, cioè coloro che agiscono con garanzie funzionali per garantire le istituzioni, la democrazia, la libertà, la sovranità e la sicurezza nazionale. In questo campo, ogni parola è importante e ogni norma è decisiva. Il metodo è ancora più importante del merito. In questo caso, ci sono un vulnus istituzionale sul metodo, ma anche una ferita nel merito, perché in questo modo trasformiamo in precari i direttori dei Servizi, che dipendono soltanto da figure che rispondono al Presidente del Consiglio. È un equilibrio di poteri che la legge aveva ben definito: non può essere stravolto con un decreto-legge, nella notte, all'insaputa del Parlamento e con un doppio voto di fiducia, che non ci consente di deliberare nel merito. Lo dico non come rappresentante di Fratelli d'Italia, ma in quanto membro del Senato e della democrazia italiana: non possiamo concederlo a nessuno, nemmeno a questo Governo. (Applausi). PARENTE (IV-PSI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PARENTE (IV-PSI) . Signor Presidente, colleghi, rappresentanti del Governo, discutiamo stamane della conversione in legge del decreto-legge n. 83 del luglio 2020, che consta di soli tre articoli e un allegato. Si tratta essenzialmente, come sappiamo tutti, dell'estensione fino al 15 ottobre dello stato di emergenza deliberato dal Governo il 31 gennaio in seguito all'epidemia da Coronavirus, quindi della proroga dell'efficacia delle disposizioni dei decreti-legge precedenti, soprattutto i decreti-legge nn. 19 e 33 del 2020. Di questo stiamo parlando e tale è la cornice d'intervento. Le suddette normative hanno disciplinato l'applicazione delle misure per contrastare l'epidemia: il decreto-legge n. 19 del 2020 era molto incentrato sul contrasto e sulle limitazioni; il decreto-legge n. 33 ha proseguito con un graduale allentamento delle misure di contenimento, in rapporto all'evolversi della situazione epidemiologica. In più, alla Camera, quello in esame è stato arricchito da una norma di coordinamento tra i citati decreti-legge, anche per misurare e meglio calibrare, in ragione dell'evoluzione epidemiologica territoriale, il rapporto tra lo Stato e le Regioni. Quindi, ci stiamo muovendo in una cornice normativa di rango primario. Sappiamo tutti che Italia Viva è stata tra le prime forze politiche di maggioranza ad aver sollecitato un maggiore protagonismo del Parlamento a prendere decisioni con normative di rango primario, e questo sta avvenendo. Ricordo a tutti che il 28 luglio il presidente del Consiglio Conte, venendo in Senato, ha esplicitamente detto che i successivi decreti del Presidente del Consiglio dei ministri sarebbero stati emanati soltanto in base ai principi di adeguatezza, proporzionalità e precauzione. Quel giorno abbiamo votato una risoluzione tale per cui bisogna definire con norma primaria le eventuali misure di limitazione delle libertà fondamentali e le misure di contrasto all'epidemia, per superare i rilievi di costituzionalità, devono essere non solo limitate nel tempo, ma anche proporzionate all'andamento dell'epidemia. A me pare che in questo quadro ci stiamo muovendo. Ricordo soltanto alcune delle norme che proroghiamo: le assunzioni degli specializzandi, l'aumento dei posti in terapia intensiva e delle unità speciali di continuità assistenziale (USCA), il reclutamento dei medici di medicina generale, iniziative di solidarietà in favore dei familiari dei medici, la facilitazione per l'acquisto dei dispositivi di protezione, nonché misure straordinarie per la produzione di mascherine. A proposito di questo, vorrei dire che dobbiamo anche riflettere su quanto sta avvenendo nel sistema Italia, e qualche volta anche parlare di questioni positive. Ebbene, nell'ambito della produzione delle mascherine sta avvenendo una riconversione molto importante quanto ai macchinari: grandi gruppi industriali italiani stanno producendo macchinari per fabbricare mascherine, che - lo ricordo - in Occidente non si producevano più. Questo è un dato estremamente positivo, perché il sistema Italia, già prima di questa pandemia, quando mai nessuno pensava di dover produrre macchinari per realizzare mascherine, era leader nel mondo per la produzione di macchinari. Queste sono realtà molto importanti di cui tutti, come Italia, dovremmo essere orgogliosi. Vi è una questione che mi sta particolarmente a cuore, ma l'hanno sollevata anche molti colleghi dell'opposizione: ci stiamo impegnando nel prossimo decreto-legge a prorogare quell'articolo 26 del cura Italia che equiparava al ricovero ospedaliero l'assenza dal lavoro dei lavoratori con disabilità grave, immunodepressi, con patologie oncologiche o che necessitano di terapie salvavita, che sono molto esposti al contagio, o meglio alle conseguenze gravissime che potrebbero avere, se contagiati. Questa norma è scaduta il 31 luglio: cercheremo, nel prossimo provvedimento di conversione del decreto-legge agosto, di prorogarla; magari, laddove non sia possibile, vorremmo prevedere per i lavoratori fragili l'applicazione di forme di lavoro agile o altre tutele, ma dobbiamo farlo. Purtroppo non siamo ancora in gestione ordinaria, perché il mondo è in condizioni straordinarie e solo mantenendo alta la guardia e restando in un'emergenza controllata potremo evitare di ricadere di nuovo in condizioni di estrema urgenza. Naturalmente non c'è norma che tenga, se non fare appello all'autocontrollo, al senso civico e alla prudenza dei nostri concittadini, ma questo è stato ampiamente dimostrato nel periodo del lockdown . Ora c'è il rispetto delle norme semplici a cui tutti siamo ormai abituati: mascherina, lavaggio delle mani e distanziamento; regole semplici per vincere una grande battaglia. Questa è una proroga temporale dell'emergenza, ma qualitativamente - lo sappiamo tutti - è molto diversa da marzo, aprile e maggio, quando la decisione era di essere limitati, chiusi e controllati, perché ha un'intensità più leggera. Sappiamo tutti purtroppo come sono messi i Paesi vicino a noi, come la Francia e la Gran Bretagna, e anche uno Stato come Israele, che sono i tre in cui i contagi sono più numerosi. L'Italia in questa condizione è messa meglio rispetto ad altri, ma abbiamo imparato che un piccolo virus, invisibile all'occhio umano, può mettere in rilievo tutta la fragilità umana e dobbiamo quindi essere molto attenti e prudenti. Di qui al 15 ottobre penso che il Parlamento tutto debba fare un ragionamento su come proseguire nello stato di emergenza e calibrare le norme che ci portano a un'emergenza controllata. Abbiamo fatto l'abitudine a questo, ma fermiamoci un attimo a pensare: stiamo gestendo un'emergenza controllata e cerchiamo di tornare a una normalità. Ci sono state due novità importanti in questo mese: l'apertura delle scuole e il voto di domenica e lunedì, giorni in cui tanti nostri concittadini e concittadine si sono recati alle urne e hanno votato. Questa è stata una grandissima dimostrazione di democrazia e di affezione del popolo italiano alla partecipazione democratica, nonostante l'epidemia. Quanto alla scuola, penso che tutti insieme dobbiamo ringraziare i direttori scolastici, i presidi e gli insegnanti, che stanno facendo un lavoro immane per riportare i bambini, le ragazze e i ragazzi a scuola. Ieri un'insegnante e madre mi ha detto che la scuola è tutto. Penso che dobbiamo cercare di non dividerci in materia. Ho sentito tante polemiche in quest'Aula: se ci sono cose che non funzionano, le correggeremo come parlamentari, insieme al Governo, e soprattutto dobbiamo mettere tantissimo impegno sull'edilizia scolastica e fare in modo che le nostre scuole siano messe a posto. Nel primo giorno di scuola sono andata in un istituto importante di Roma, il liceo Virgilio, e anche lì ci sono problemi di edilizia scolastica e di messa a posto, nonostante lo sforzo immane della preside e della direttrice, che hanno fatto fare lavori d'estate. Credo che dobbiamo aiutare i presidi e tutta la comunità scolastica per mettere a posto le scuole, perché a volte non si può aprire neanche un finestrone per arieggiare una classe. Quindi dobbiamo essere vicini a tutte le famiglie che stanno affrontando questo delicato momento. Concludo dicendo che l'Italia sta agendo in maniera molto positiva sulla questione del tracciamento. Dobbiamo fare molto di più sulla medicina territoriale. Dobbiamo tenere insieme scuola e territorio, dobbiamo usare le risorse europee e la settimana prossima affronteremo le linee guida sul recovery fund . L'umanità è chiamata ad una grande prova. Credo che dobbiamo essere tutti all'altezza di questo compito, di ciò che è accaduto in questa fase storica. Il Gruppo Italia Viva, per queste ragioni, voterà a favore della fiducia sul provvedimento al nostro esame. RUOTOLO (Misto) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. RUOTOLO (Misto) . Signor Presidente, rappresentante del Governo, colleghe e colleghi, l'Assemblea affronta oggi l'esame del disegno di legge di conversione del decreto-legge n. 83 del 2020, adottato dal Governo in relazione alla scadenza della dichiarazione dello stato di emergenza ed alla relativa proroga fino al 15 ottobre 2020. Io credo che l'evoluzione dei dati epidemiologici ci racconti che l'incubo pandemia non è alle nostre spalle. Il virus circola con un elevato livello di contagio e, come ci hanno spiegato gli scienziati e gli esperti, potrebbe far configurare il rischio di una seconda ondata. La fine delle misure di lockdown ha portato inevitabilmente in questi mesi ad un rialzo del numero dei contagi che sembrano essere per adesso tenuti sotto controllo. Le misure di testing , isolamento e tracciamento stanno dimostrando la loro validità e l'Italia risulta, tra i Paesi occidentali, un esempio per ciò che riguarda la prevenzione e la cura del Covid. Lo abbiamo detto quando finì il lockdown : con la fase di convivenza con il virus ciò che abbiamo allestito e preparato nei mesi neri di primavera ora deve essere utile esattamente per questo. Ciò che abbiamo imparato in quei mesi deve impegnarci a non abbassare la guardia per non ripiombare in una nuova fase drammatica. Risulta evidente, infatti, che il principio di precauzione e il contenimento cauto e attento del contagio rappresentano in primo luogo la misura giusta e necessaria per garantire la nostra salute ma costituiscono anche, in secondo luogo, il principale strumento che possiede il nostro Paese per far ripartire al meglio e in sicurezza la nostra economia senza esporci a potenziali, probabili ma dolorose battute d'arresto in futuro. Questa è una necessità assoluta per l'Italia. Gli effetti sull'economia li abbiamo visti e non possiamo permetterci di disperdere gli sforzi messi in campo fino ad oggi. Del resto, il quadro europeo e mondiale della pandemia, con intere Nazioni, quando non continenti interi, alle prese ancora con numeri di contagio elevatissimi, rendono evidente l'opportunità di prorogare modalità che consentano una rapida ed efficace risposta, nell'ottica della massima flessibilità, al mutare delle condizioni epidemiologiche, che è appunto la ratio che motiva questo provvedimento che rinnova gli strumenti con cui l'Italia ha contrastato con riconosciuta efficacia, in questi mesi, la difficile sfida. C'è un crescente allarme in Europa: paesi come Francia, Germania, Spagna e Gran Bretagna sono alle prese con una impressionante ripresa del coronavirus, tanto da consigliare l'adozione di provvedimenti emergenziali e anche dei mini lockdown . Metà Francia è zona rossa. Torna la paura in Gran Bretagna. In Spagna oggi ci sono stati 241 morti e 11.000 contagi. In Italia constatiamo da settimane il lento e progressivo incremento di positivi asintomatici, una ripresa dei ricoveri e del numero di deceduti. Ci sono dei focolai diffusi nel Paese e l'età media dei contagiati sta aumentando ed ora è di circa quarantuno anni. Questo vuol dire che evidentemente c'è trasmissione intrafamiliare, cioè il virus passa dai più giovani alle persone più anziane. Questo spiega un certo aumento, lento ma graduale, nelle ospedalizzazioni in Lombardia, Lazio, Campania: un trend significativo nelle ultime settimane di contagio. Il tema resta dunque quello della prevenzione, dell'innalzare il livello dell'attenzione, di applicare tutte le norme codificate di sicurezza personale e collettiva, secondo le prescrizioni dei protocolli anti-Covid. Per questi motivi è sorta l'esigenza di prorogare, con un atto normativo primario, l'efficacia delle disposizioni dei decreti-legge n. 19 e n. 33 del 2020. Oggi si impone però anche una riflessione comune e aggiuntiva, e lo dico per il bene del nostro Paese: troppe volte si è sentito gridare contro lo Stato e contro le misure contenitive del virus, che avrebbero strozzato le libertà individuali e di impresa per una semplice smania o addirittura per un piano di controllo da parte dello Stato. Grida e polemiche miseramente naufragate: senza misure preventive e contenitive il virus ancora sussiste, ancora è pericoloso, ancora fa paura e può scatenare una nuova ondata di contagi, con tutte le conseguenze che ne possono derivare. Non possiamo contrapporre il ragionamento economico al tema della gestione della sicurezza sanitaria, anche perché abbiamo visto come in altri Paesi queste scelte abbiano prodotto risultati negativi. In questo senso la riapertura delle scuole in sicurezza e l'avvio delle attività didattiche hanno rappresentato un evento fondamentale per la ripresa della vita sociale e democratica del Paese. Con le scuole aperte, riparte una delle istituzioni più importanti della Repubblica, il luogo della conoscenza, dell'educazione, della relazione tra generazioni. Consentitemi di dire che non giova a questo obiettivo il fatto che la scuola abbia finito per configurarsi come il bersaglio perfetto nelle settimane scorse, aprendo così il fianco a pesanti e insopportabili strumentalizzazioni. Se prevarrà, come noi chiediamo, una gestione partecipata a tutti i livelli, da quello ministeriale a quello territoriale scolastico, anche le difficoltà che man mano si presenteranno potranno essere superate. Restano da affrontare le sfide per il futuro, per una strategia complessiva di maggiore valore, a cominciare dal rilanciare un servizio sanitario pubblico equo ed universalistico, che rappresenta una conquista sociale irrinunciabile per i cittadini, con investimenti mirati negli ospedali, per il personale, per la ricerca. Non solo è necessario un sistema universalistico fortemente governato dal pubblico, ma anche un riorientamento sostanziale verso la sanità pubblica e l'assistenza primaria. Abbiamo davanti altri mesi molto impegnativi. Abbiamo qualche preoccupazione, perché il periodo più favorevole al contenimento sta per concludersi. L'arrivo dell'autunno e la ripresa delle attività più socializzanti possono metterci in una condizione più difficile. Queste sono le preoccupazioni, ma non serve cavalcare paure e allarmismi, e nemmeno negare l'esigenza di avere prudenza, di evitare rischi e soprattutto di evitare e scongiurare quello che abbiamo già provato: questo è il compito dello Stato, questo è il compito delle istituzioni tutte. Ritengo pertanto che nel complesso le proroghe disposte dal decreto-legge in conversione correlate, come già ricordato, alla proroga dello stato di emergenza sono necessarie per fare in modo che il Paese sia pronto ad affrontare un eventuale nuovo picco di contagi. Noi voteremo a favore quindi di questo provvedimento, perché abbiamo il dovere di coniugare diritti fondamentali: istruzione, sicurezza, salute. Dobbiamo assicurare la ripresa delle attività economiche e la riconversione ecologica del nostro Paese, tornando ad essere competitivi, rendendo solida quella crescita occupazionale che stiamo intravedendo e utilizzando al meglio le potenzialità del recovery fund . (Applausi). PARRINI (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PARRINI (PD) . Signor Presidente, colleghi, membri del Governo, il Partito Democratico voterà a favore della conversione del decreto-legge n. 83 del 2020, in uno spirito di piena condivisione della filosofia che ha ispirato il provvedimento in esame e in generale l'azione di contrasto alla pandemia, che si è prodotta nel nostro Paese dalla fine di gennaio, quando è stato dichiarato lo stato di emergenza, con la prima delibera del Consiglio dei ministri, fino ad oggi. Ringrazio molto i colleghi che hanno sentito la necessità di stigmatizzare la pratica dell'allarmismo, del catastrofismo e del cavalcamento irresponsabile delle paure. Ritengo che questa prassi sia sbagliata, al pari di quella che rappresenta l'altra faccia del problema presente nel nostro Paese, caratterizzato da un dibattito inquinato dalla faziosità: la sottovalutazione del pericolo. C'è infatti un filo sottile, ma evidente, che collega il negazionismo al catastrofismo e spesso vediamo che le stesse forze politiche non si fanno mancare nessuno dei due, ma sono, a giorni alterni, vicine o propense a coccolare i negazionisti oppure i profeti di sventure (che per fortuna non si realizzano) e i profeti dell'incompetenza, dell'incapacità e dei fallimenti del Governo (che mai si sono verificati dal 31 gennaio ad oggi). Penso che un approccio basato sull'equilibrio, sulla ponderazione, sulla flessibilità e sul rigore sia un approccio giusto oggi, come lo è stato in passato e penso che anche il dibattito sull'utilità di prorogare lo stato di emergenza sia stato spesso venato da uno spirito polemico fazioso e da alcune controversie gratuite. Certamente oggi la situazione è meno grave dei mesi di marzo ed aprile, però non possiamo dire che siano scomparsi i pericoli. Ci sono ancora molti rischi dei quali dobbiamo tenere conto e serve ancora una grande prudenza, che si riflette nella necessità di dotarci di una apparato decisionale, che possa seguire anche vie non ordinarie, per l'appunto da stato di emergenza. È esclusivamente questa la ragione per cui si propone una proroga e si è fatta una proroga, con la deliberazione del Consiglio dei ministri del 29 luglio, "coperta" dal decreto-legge emanato il 30 luglio scorso, quindi il giorno successivo. Non mi sento di condividere nemmeno le critiche che sono state rivolte alla maggioranza e al Governo per il metodo che si è seguito durante questa emergenza. Credo che sia stato un metodo corretto e che non ci sia mai stata nessuna volontà di non tener conto e di scavalcare il Parlamento. Abbiamo ad un certo punto ravvisato, nella conversione di un decreto-legge, l'opportunità di mettere nero su bianco la necessità che il Governo venisse con puntualità a rendicontare i risultati della propria azione e i propri intendimenti alle Camere. Da quel momento ciò è puntualmente avvenuto e continuerà ad avvenire, permettendo di arricchire la discussione che si svolge tra di noi, nei vertici delle nostre istituzioni, e di attivare un confronto tra maggioranza e minoranza e tra Governo e Parlamento, che sicuramente ha dato dei risultati importanti, quando lo si è voluto praticare senza faziosità e senza settarismi. Mi pare anche che ci siano state delle prove che siamo riusciti, come Paese, grazie al senso di responsabilità dei cittadini, delle famiglie e delle imprese (ad esempio, grazie alla grande dedizione al lavoro della comunità degli insegnanti e dei dirigenti scolastici del Paese), a superare in maniera efficace, senza traumi e senza sbandamenti e senza che avvenisse nessuno di quei disastri e di quelle situazioni di caos che per giorni e giorni abbiamo visto pronosticare sulla stampa in televisione. L'avvio dell'anno scolastico, certamente non esente da problemi e da difficoltà (ma io non ricordo, anche al di là della pandemia, un anno scolastico non contrassegnato da difficoltà e da carenze), è partito, con la capacità da parte del sistema scolastico nel suo complesso di garantire un buon servizio alle famiglie e ai ragazzi e condizioni di sicurezza certamente idonee. La situazione è destinata a migliorare nelle prossime settimane. Credo che dobbiamo migliorare ciò che ancora non va come vorremmo, ma dobbiamo anche riconoscere che si è lavorato con serietà, in un periodo non facile, durante l'estate, con molte scadenze che pressavano i decisori politici e con i dirigenti delle scuole messi sotto pressione da un susseguirsi di polemiche, di proteste e di preoccupazioni, che non sono proprio il massimo per lavorare in sicurezza. Lo stesso mi pare sia avvenuto per l'organizzazione delle elezioni: quante ne abbiamo lette di previsioni non nere, ma nerissime? Si è detto che si sarebbe compromesso l'esercizio di un diritto fondamentale, che avremmo compromesso la possibilità dei cittadini di esprimere democraticamente le proprie idee, che non saremmo stati in grado di garantire un flusso ordinato e in sicurezza ai seggi, che sarebbe successo il finimondo. E' successo invece che l'affluenza è stata, in questo turno di elezioni regionali, una delle più alte degli ultimi tempi. Si è votato in due giorni e si è votato in maniera tranquilla e ordinata, come deve avvenire in un grande Paese, con istituzioni perfettamente in grado di rispondere alle aspettative dei cittadini e di assolvere ai doveri che sono propri di chi è chiamato a far funzionare la democrazia. Penso che di queste cose si debba tenere conto e penso che si debba continuare a lavorare con questa serenità e con questa operosità. Da ultimo, ritengo che, nel corso di una dichiarazione di voto a favore su un provvedimento di questa natura, sia il caso di rivolgere un appello forte a tutti coloro che ricoprono incarichi politici affinché non si presti assolutamente nessun tipo di collaborazione e non si faccia nessun ammiccamento ai fautori del negazionismo. In quel modo, infatti, si arreca un grande danno alla credibilità delle nostre istituzioni e del nostro sistema politico. Tra l'altro, è difficile spiegare che nelle Commissioni parlamentari in sede deliberante, come avviene nella Commissione che ho l'onore di presiedere e come abbiamo deciso oggi, si approvano leggi per i camici bianchi e gli operatori sanitari, che hanno rappresentato la prima linea nella lotta al virus, e per le vittime del Covid-19, e allo stesso tempo per le elezioni regionali si presentano, collegate ad alcuni candidati presidenti, liste che contengono negazionisti del virus, che dicono che in Italia c'è la dittatura sanitaria e che, oltre a questo, servirebbe anche l'Italexit. (Applausi) . Bisogna mettersi d'accordo con se stessi. Lo dico senza voler fare alcuna polemica, altrimenti farei nomi, cognomi ed elenchi e non lo voglio fare; credo che questo debba essere scientificamente evitato, perché si mandano segnali sbagliatissimi ai cittadini e si indebolisce il fronte di una lotta complessiva alla pandemia che deve vederci uniti come Paese e determinati a dare il meglio, come Italia e come italiani. Penso che i dati di questi giorni, che dimostrano che siamo in grado, molto più di tutte le altre grandi democrazie europee, di tenere sotto controllo il ritorno di fiamma del contagio, che sapevamo sarebbe stato tra noi dopo l'estate, ci esortino a continuare su questa strada, con serietà e con spirito costruttivo. (Applausi) . MODENA (FIBP-UDC) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MODENA (FIBP-UDC) . Signor Presidente, noi non voteremo, come Gruppo, a favore della questione la fiducia su questo provvedimento e, considerate le parole del che ho ascoltato da parte dei colleghi della maggioranza, vorrei fare alcune valutazioni. La prima questione è la seguente: perché noi siamo particolarmente seccati - lo dico chiaramente in termini politici - dal fatto anche su questo provvedimento sia stata posta la questione di fiducia? Lo siamo perché era nata, subito dopo la fine del cosiddetto lockdown , una sorta di promessa - poi rimangiata nei fatti - di collaborazione e comunque sia di attenzione nei confronti delle istanze e delle proposte che l'opposizione portava avanti. Noi ci siamo quindi attenuti alle parole del Presidente del Consiglio, ma anche delle forze di maggioranza, e alla prova dei fatti, al di là di tutte le questioni di fiducia che sono state messe su provvedimenti che valgono non so bene quante manovre di bilancio, almeno sulla proroga dello stato di emergenza ci saremmo aspettati di poter fare una discussione; contingentata, per carità, con i tempi che si ritenevano necessari, però almeno basata sulla parte relativa agli emendamenti. Per noi è una cosa scontata, ma per i cittadini un po' meno, perché magari non conoscono le questioni relative ai Regolamenti parlamentari e alle modalità della legislazione: porre la questione di fiducia, nella traduzione operativa, significa che il singolo parlamentare non può più discutere il proprio emendamento o il proprio ordine del giorno. È soprattutto da questa discussione, quando i provvedimenti non sono così corposi o complessi dal punto di vista economico e finanziario, che si può dare effettivamente un apporto, perché altrimenti non comprendiamo come le forze di maggioranza, il Governo e il Presidente del Consiglio possano ricevere un apporto dall'opposizione. Ci sembra una cosa che dimostra che in realtà ci sono un po' di teatrini: prima Conte dice che telefona e poi non telefona, dice di voler aprire alle proposte dell'opposizione, purché si faccia tutto insieme, dopodiché non si riesce a venire in realtà a capo di nulla. Io mi auguro, anzi lo dico come monito, che questa scenografia non si ripeta sulla questione del recovery fund , perché fino ad oggi - ho fatto un controllo stamattina e lo vorrei sottolineare, perché è una questione importante - ho visto apparire semplicemente delle pagine colorate in blu, con delle linee che sarebbero un atto, dove non vengono indicate delle cifre neanche a titolo indicativo. Invece ho visto circolare sui giornali delle cifre, con riferimento a determinati settori. Lo dico quindi con molta franchezza: cerchiamo di capire che il cosiddetto apporto lo si può dare, ma lo si può dare nel momento in cui quantomeno abbiamo delle linee guida abbastanza elastiche non supportate da un orientamento preciso. Quindi, l'attuale questione di fiducia è peggiore rispetto alle altre, per il contesto all'interno del quale si è composta, è nata ed è cresciuta, soprattutto perché nasceva da una prima volontà "collaborativa". Vi ricordate quando siamo usciti dal lockdown ? Si era detto che i decreti del Presidente del Consiglio dei ministri non sarebbero stati più un atto di imperio del Presidente del Consiglio, ma sarebbe passato tutto dal Parlamento, che avrebbe potuto vedere e migliorare questa roba. In realtà ciò è impossibile, per la semplicissima ragione che anche sulla conversione di questo decreto-legge viene posta la questione di fiducia. La prima fiducia è stata posta - come ricorderete - alla Camera, il che mi fa pensare che non è poi così straordinariamente solida questa maggioranza. Io non mi dimentico che nella prima fiducia alla Camera ci fu quel balletto relativo proprio alle cose che ricordava il collega Urso, cioè alla questione della proroga dei vertici dei servizi segreti. Quindi, direi che la situazione non è sicuramente delle più confacenti. Detto questo, vorrei anche approfittare per fare alcune considerazioni sulla questione relativa alla demonizzazione dei negazionisti. Ho ascoltato l'intervento del collega che è intervenuto prima e su questo punto ritengo che alcune cose vadano dette. Bisogna stare attenti alla questione dei negazionisti. Capisco i colleghi del Partito Democratico, i grillini o, comunque, questa sinistra giallorossa, che mettono un marchio e invitano a fare attenzione perché sono messaggi sbagliati. Questo, però, non è un problema di messaggi. C'è una convinzione strisciante, che io posso constatare nella mia piccolissima interlocuzione con le persone, che la faccenda del Covid-19 sia una specie di cosa inventata o esagerata, che serve esclusivamente a "tenere sotto" la popolazione e tenere sotto il popolo, per usare una espressione che questi soggetti usano spesso. Il negazionismo, allora, non è solamente un problema di messaggi sbagliati e su questo - per carità - siamo tutti d'accordo. C'è un problema a monte, infatti, quello relativo al modo con cui il sentimento popolare vive lo stato di emergenza, vive le notizie che sono date dai telegiornali e vive la diffusione di quello che viene detto con riferimento ai contagi. È un sentimento. Per carità, sta poi in capo alla politica misurare i sentimenti, ma, indipendentemente da questo, sono evidentemente sentimenti che le modalità con cui è stata gestita l'emergenza, e quindi la privazione delle libertà personali, hanno determinato senza che fosse necessaria la spinta o il messaggio di nessuno. Attenzione, dunque, alle proroghe dello stato di emergenza che non sono comunque veicolate e spiegate, soprattutto se poi vengono approvate a colpi di fiducia, quindi evitando di fatto di raccogliere le indicazioni che provengono dalle persone. L'altra considerazione che va fatta è che, molto spesso, ancora oggi la reazione è una reazione di paura. È una reazione di timore, che non va comunque esagerata o coltivata perché, a suo tempo, crea anche delle ulteriori reazioni di asocialità da parte delle persone comuni e normali. Per concludere, naturalmente noi siamo contrari al provvedimento e quindi non voteremo la fiducia. Non la voteremo per quanto concerne l'atto, per la storia che ho raccontato. Non la voteremo inoltre perché, ponendosi la questione di fiducia, con riferimento a quello che è il Governo, con tutto quello che si può dire e pensare rispetto a quanto lo stesso ha fatto in questi mesi (e lo diciamo molto pacatamente), a cominciare dal modo con cui è nato è sorto, è evidente che il nostro giudizio non possa che essere di carattere negativo. AUGUSSORI (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. AUGUSSORI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, ci troviamo in quest'Aula a votare l'ennesima conversione in legge di un decreto-legge sull'emergenza Covid-19, ma la situazione in cui lo facciamo è totalmente nuova. Siamo di fronte, infatti, ad un Parlamento delegittimato, non solo per l'esito del referendum , con cui gli elettori hanno confermato che un terzo di noi non dovrebbe più essere qui, bensì perché il partito che occupa un terzo dei seggi del Senato lo fa in modo abusivo, avendo ormai meno del 10 per cento dei voti del Paese! (Applausi) . Ci troviamo, ancora una volta, a votare la conversione di un decreto-legge, dopo che è stato approvato con la fiducia alla Camera e dopo un rapidissimo passaggio in Commissione, senza alcuna possibilità di intervento, anche a fronte di emendamenti di assoluto buonsenso. Questo ramo del Parlamento dovrà digerire questo provvedimento e farlo in fretta, perché siamo a poche ore dalla sua decadenza. Questa è la tanto sbandierata democrazia del MoVimento 5 Stelle anzi, scusate, forse dovrei usare il nuovo nome: Movimento 5 per 100! (Applausi. Commenti) . Con il provvedimento in esame non votiamo, come qualcuno vorrebbe far credere, la proroga dello stato di emergenza; quella l'ha già stabilita il Governo a fine luglio: questo decreto-legge permette invece a Giuseppe Conte di continuare a limitare le libertà costituzionalmente garantite tramite atti amministrativi. Anche se non è quello che viene posto alla nostra attenzione, molto ci sarebbe da dire anche sulla proroga dello stato di emergenza. Nel nostro Paese non c'è più, per fortuna, un'emergenza sanitaria come quando, nella scorsa primavera, gli ospedali erano in stress gestionale. L'incremento dei positivi registrato nelle ultime settimane è per lo più dato da soggetti asintomatici che emergono grazie al maggior numero di tamponi effettuati. Vi chiedo: il minimale aumento di malati e di decessi, che nessuno nega, è tale da giustificare lo stato di emergenza in modo maggiore rispetto ai morti di infarto, di tumore o di incidente stradale? Perché, allora, non dichiariamo lo stato di emergenza anche per queste categorie? L'unica inconfutabile emergenza è data dalla vostra incapacità di gestire la situazione, dalla vostra incapacità di gestire la crisi economica, dalla vostra incapacità di predisporre un piano nazionale per l'autunno, dalla vostra incapacità di gestire la scuola! (Applausi) . Non siete capaci nemmeno di fornire le mascherine agli scrutatori ai seggi. (Applausi) . Arcuri e Lamorgese le hanno dovute chiedere in prestito alle Regioni per poi, forse, restituirle quando arriveranno quelle che hanno comprato per le elezioni. Vergognatevi! (Applausi. Commenti) . Il provvedimento in esame, invece di normare aspetti fondamentali delle libertà individuali, non fa altro che prorogare la possibilità di utilizzo dei decreti del Presidente del Consiglio dei ministri uno strumento inadeguato, come sottolineato più volte da tantissimi costituzionalisti. Come abbiamo ripetuto più volte, si tratta di un mero atto amministrativo di rango secondario che non potrebbe assolutamente interferire sulle libertà di movimento, di riunione, di religione e di impresa, come invece avvenuto negli ultimi mesi. La nostra Costituzione prevede, all'articolo 77, uno specifico strumento legislativo da adottare in condizioni di necessità e di urgenza: il decreto legge, che è sottoposto al vaglio del Capo dello Stato (proprio per la sua importanza di intervento in situazioni straordinarie) e, soprattutto, a quello del Parlamento (deputato alla sua conversione). La nostra Costituzione prevede quindi, anche in casi straordinari e urgenti, un ruolo attivo del Parlamento per garantire l'equilibrio tra i poteri. I decreti del Presidente del Consiglio dei ministri sono semplici atti normativi secondari e, come tali, non solo sono sottratti al vaglio successivo del Parlamento e del Presidente della Repubblica, ma sono insindacabili anche ex post , in quanto sfuggono al controllo successivo della Corte costituzionale. Tali decreti hanno invece inciso in maniera rilevante sui diritti inviolabili e sulle libertà fondamentali di ogni individuo e della collettività, fino a giungere a comprimerli completamente e continueranno a farlo per tutto il tempo della proroga che si vuole concedere con il presente decreto-legge. Come se non bastasse, il provvedimento contravviene anche all'impegno che il Governo aveva assunto solennemente dinanzi al Parlamento, in virtù del quale si era impegnato ad adottare eventuali nuove misure limitative o sospensive delle libertà fondamentali e dei diritti inviolabili previsti e tutelati dalla Costituzione con legge o atto avente forza di legge. Solo con quelli! (Applausi) . Il decreto-legge in esame, prorogando le norme emergenziali, contribuisce oltretutto ad aumentare un clima di tensione che incide negativamente sull'economia nazionale. Bisognerebbe concentrare l'attenzione su poche e semplici norme di prevenzione (mascherine, distanziamento e igiene), sul ritorno graduale e prudente alla normalità e sul rilancio dell'economia e delle imprese. Si rimane invece in balia del caos dei decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, dei banchi a rotelle, dei monopattini, dei bonus e del reddito di "divananza", strumenti che risultano del tutto privi di effetti a lungo termine. (Applausi) . Ma se, come dite, lo stato di emergenza è davvero così necessario, perché continuate a permettere e ad incentivare gli ingressi illegali nel nostro Paese? (Applausi) . Ma certo, garantite per tutti i clandestini tutti i controlli, tamponi rapidissimi, assistenza sanitaria, luoghi confortevoli e navi di lusso dove trascorrere la quarantena, tutte cose che però non siete in grado di garantire agli italiani. Prima lo straniero, prima il clandestino, questo è il vostro motto! (Applausi) . Avete fatto quadruplicare gli sbarchi, con lo scopo di assicurare quella che per voi è la vera emergenza politica: quella di far riprendere il business dello sfruttamento, il business dell'accoglienza, il business del caporalato e della schiavitù, il business della malavita, senza contare i tantissimi ingressi che non siete in grado di controllare, come ad esempio quelli della pista balcanica. Così facendo, state mettendo a rischio la salute dei cittadini, siete degli irresponsabili e prima o poi ne dovrete rendere conto. (Applausi) . Siete così attenti a pensare ai clandestini che vi siete dimenticati di una fetta di connazionali tanto importante quanto estremamente delicata, quella dei lavoratori fragili, degli immunodepressi e di coloro che sono tutelati dalla legge n. 104. Fino a fine luglio, i decreti precedenti avevano previsto una tutela per queste categorie fortemente a rischio, che lo sono tutt'ora, anche di fronte ad una carica virale limitata come quella in circolazione in questo momento. Ve ne siete dimenticati. Avete detto a queste persone: «Andate in fabbrica, andate sul treno, andate sul tram; anzi, attaccatevi al tram: per voi i soldi non li abbiamo stanziati, perché stiamo ancora facendo i calcoli dell'impegno di spesa, però se volete vi regaliamo un monopattino». (Applausi) . Questo gli avete detto. Li state esponendo ad un rischio inutile, ve ne rendete conto? Concludo, Presidente, toccando un tema estremamente delicato, il comma 6 dell'articolo 1, che va a modificare le modalità di rinnovo dei vertici dei servizi segreti, una disposizione estremamente grave per tre motivi. Il primo è che non vi è stata alcuna anticipazione del dibattito parlamentare e non c'è stato alcun confronto con le forze d'opposizione, cosa che dovrebbe essere sacrosanta quando si interviene sui cardini delle garanzie repubblicane e su una legge che, come in questo caso, era stata approvata con la condivisione di tutto l'arco costituzionale. Il secondo è che si va a limitare l'autonomia dei vertici dei Servizi dando a Conte un potere che nessun altro Presidente del Consiglio ha avuto negli ultimi ottant'anni. Lo stesso Copasir ha richiesto una modifica perché si intervenga quantomeno per definire tempi e modalità delle proroghe. Questo fatto gli è stato ricordato anche questa mattina dal senatore Arrigoni, ma voi fate orecchie da mercante e tirate dritto su un testo che - lo sappiamo tutti - è inviso anche a gran parte della vostra maggioranza. Il terzo è che non vi è alcuna ragione di inserirla in un provvedimento come questo, che tratta tutt'altro e che per il principio di omogeneità del decreto avrebbe dovuto essere stralciata. È una vera e propria forzatura, che pone degli interrogativi molto pesanti. Se c'è un nesso tra servizi segreti e Covid, adesso ci dite qual è. (Applausi) . La casa della democrazia, questo Parlamento, deve essere di vetro, deve essere trasparente, non può esserci nemmeno il minimo dubbio che qualcosa di poco chiaro sia accaduto, magari nei rapporti con una potenza straniera orientale. (Applausi) . E questo non è l'unico punto oscuro: ci sono i verbali del comitato tecnico-scientifico sulle zone rosse, resi pubblici in ritardo e solo parzialmente e ci sono i dossier sulle previsioni della pandemia tenuti segreti e di cui non venne data informazione alle autorità sanitarie e ai governatori delle Regioni. Un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, ma tre indizi fanno una prova, la prova che gli italiani stanno pagando un conto troppo caro ad un Premier e al suo movimento che ad ogni elezione viene umiliato dal voto popolare. Per tutti questi motivi, Presidente, il Gruppo Lega Salvini Premier non voterà la fiducia a questo Governo. (Applausi) . GARRUTI (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GARRUTI (M5S) . Signor Presidente, colleghi, all'indomani della prima ondata di emergenza il 74 per cento degli italiani giudicava positivamente il modo con cui il Governo aveva gestito la crisi da coronavirus; si tratta di uno dei valori più alti fra le grandi economie avanzate, secondo quanto riportato da un sondaggio condotto in 14 Paesi dal Pew Research Center. Non è un segreto per nessuno che la gestione italiana è stata giudicata positivamente dalla stampa mondiale: a marzo l'Italia e la Spagna erano l'epicentro della pandemia da Covid-19; al culmine delle proprie epidemie la Spagna registrava quasi 10.000 casi al giorno e l'Italia più di 6.500; entrambi i Paesi hanno riportato la situazione sotto controllo con una combinazione di leadership, umiltà, partecipazione attiva di ogni membro della società e un approccio globale; entrambi i Paesi hanno affrontato una situazione scoraggiante, ma l'hanno capovolta; lo ha detto il direttore generale dell'Organizzazione mondiale della sanità in conferenza stampa a Ginevra. Di questa corretta gestione stiamo sentendo ancora oggi le ricadute positive: mentre gli altri Paesi sono quasi vicini a nuove chiusure, in Italia si sono tranquillamente potute tenere le consultazioni elettorali e l'indice RT è ancora oggi fra i più bassi d'Europa. L'emergenza non è conclusa e anzi ci prepariamo ad un periodo non facile in cui sarà importantissimo agire beneficiando di quanto abbiamo appreso nei mesi trascorsi. Abbiamo tutti il dovere di non vanificare gli effetti positivi ottenuti grazie ai sacrifici enormi che i cittadini italiani hanno compiuto, con un senso di responsabilità che ha in parte stupito il mondo ma che ci viene oggi riconosciuto. Contenere e contrastare l'emergenza rimangono azioni imperative per preservare la salute dei cittadini, pure alla luce del graduale e giusto allentamento delle misure più restrittive che abbiamo conosciuto nei mesi scorsi. La pandemia è un processo in continua evoluzione, tale da richiedere la massima prudenza possibile. La situazione del resto del mondo è ancora drammatica e presenta anche in Europa un quadro epidemiologico particolarmente deteriorato. La centralità del Parlamento nel definire le linee di indirizzo nella gestione della fase emergenziale è indiscussa. Nel rapporto tra Governo e Camere occorre ricordare che, fermo restando quanto previsto all'articolo 2, comma 1, del decreto-legge n. 19 del 2020. Secondo tale disposizione, il Presidente del Consiglio dei ministri o un Ministro da lui delegato devono illustrare preventivamente il contenuto dei provvedimenti da adottare, al fine di tener conto, così come è stato fatto, di eventuali indirizzi dalle stesse formulati e, ove non sia possibile per ragioni di urgenza connesse alla natura delle misure adottate, comunque il Governo riferisce successivamente. Superata quindi l' impasse creatasi nel primo periodo, dovuta non certo alla malafede ma alla concitazione e alla gravità del momento, mi appello a tutti affinché si possa agire con la massima fiducia e collaborazione. Ho sentito polemiche sterili anche in relazione ai rapporti tra Presidente del Consiglio e servizi segreti (le abbiamo ascoltate poc'anzi); l'audizione di ieri, durata oltre due ore, del presidente del Consiglio Giuseppe Conte presso il Copasir va nella medesima direzione di trasparenza istituzionale a cui il Governo si è sempre attenuto; qualora dovessero emergere criticità, così come affermato dallo stesso Copasir in un comunicato a margine dell'audizione, l'obiettivo sarà quello di intervenire sulle norme della legge n. 124 del 2007 in materia di nomina dei direttori delle agenzie di informazione e sicurezza, in uno spirito di collaborazione che non può e non deve mancare. Oltre a questo, è comunque emersa l'esigenza, superando le logiche emergenziali e contingenti, di avviare quanto prima un'organica azione di aggiornamento della legge stessa, al fine di adeguarla all'evoluzione del quadro istituzionale e alle nuove minacce per la sicurezza. Quindi, colleghi, basta con illazioni infondate, che non fanno bene al nostro Paese, che ora ha ben altre priorità. È sotto gli occhi di tutti la trasparenza con cui questo Governo sta agendo e continuerà a farlo, così come è ben chiara la vostra costante volontà di delegittimare il lavoro svolto dal presidente Conte e da questa maggioranza. Il nostro Governo ha sempre agito nell'esclusivo interesse della salute di tutti noi. Oggi siamo chiamati a garantire continuità alla condotta dell'Esecutivo che, guidato da principi di adeguatezza e proporzionalità, ha permesso di adottare azioni fondamentali di assistenza ai cittadini, così come interverrà nella tutela dei lavoratori fragili, che rappresenta una priorità di questo Parlamento e di tutto il Governo. Il provvedimento che stiamo votando, dunque, è questo, abbiamo tutti il dovere di ribadirlo: non significa andare verso un nuovo lockdown , ma esattamente il contrario. Stiamo lavorando per impedire in maniera preventiva che ciò possa avvenire. Mi avvio alla conclusione, Presidente. I numeri in Italia e nel mondo e l'assenza di un vaccino o di un'efficace terapia farmacologica ci dicono che non possiamo abbandonare il senso di responsabilità che ci ha guidati finora. La proroga dello stato di emergenza è una scelta dettata dal bisogno di sicurezza che si impone in un Paese che si vuole avviare gradualmente alla normalità; è un passaggio determinante che incide su questioni cruciali per la comunità. Per questi motivi, annuncio il voto favorevole del Gruppo MoVimento 5 Stelle. (Applausi). PRESIDENTE. Procediamo dunque alla votazione. Votazione nominale con appello PRESIDENTE . Indìco la votazione dell'articolo unico del disegno di legge n. 1928, di conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 30 luglio 2020, n. 83, nel testo approvato dalla Camera dei deputati, sull'approvazione del quale il Governo ha posto la questione di fiducia. Ricordo che ai sensi dell'articolo 94, secondo comma, della Costituzione e ai sensi dell'articolo 161, comma 1, del Regolamento, la votazione sulla questione di fiducia avrà luogo mediante votazione nominale con appello. Indìco pertanto tale votazione. Come stabilito dalla Conferenza dei Capigruppo, ciascun senatore voterà dal proprio posto, dichiarando il proprio voto. I senatori favorevoli alla fiducia risponderanno sì; i senatori contrari risponderanno no; i senatori che intendono astenersi si esprimeranno di conseguenza. Estraggo ora a sorte il nome del senatore dal quale avrà inizio l'appello nominale. (È estratto a sorte il nome del senatore Berutti). Invito il senatore Segretario a procedere all'appello, iniziando dal senatore Berutti. LAFORGIA, segretario, fa l'appello. (Nel corso delle operazioni di voto assume la Presidenza il vice presidente TAVERNA - ore 17 -). Rispondono sì i senatori: Abate, Accoto, Agostinelli, Airola, Alfieri, Anastasi, Angrisani, Astorre, Auddino Bellanova, Bini, Biti, Boldrini, Bottici, Botto, Bressa, Buccarella Campagna, Carbone, Casini, Castaldi, Castellone, Castiello, Cioffi, Cirinnà, Collina, Coltorti, Comincini, Conzatti, Corbetta, Corrado, Crimi, Croatti, Crucioli, Cucca D'Alfonso, D'Angelo, D'Arienzo, De Lucia, De Petris, Dell'Olio, Dessì, Di Girolamo, Di Micco, Di Piazza, Donno, Drago, Durnwalder Endrizzi, Errani, Evangelista Faraone, Fede, Fedeli, Fenu, Ferrara, Ferrari, Floridia Gallicchio, Garavini, Garruti, Gaudiano, Giannuzzi, Ginetti, Girotto, Granato, Grasso, Grimani L'Abbate, La Mura, Laforgia, Lanièce, Lannutti, Lanzi, Laus, Leone, Lezzi, Licheri, Lomuti, Lonardo Magorno, Maiorino, Malpezzi, Manca, Mantero, Mantovani, Marcucci, Margiotta, Marilotti, Marinello, Marino, Matrisciano, Mautone, Merlo, Messina Assuntela, Mininno, Mirabelli, Misiani, Montevecchi, Moronese, Morra Nannicini, Naturale, Nocerino Ortis Parente, Parrini, Pavanelli, Pellegrini Marco, Perilli, Pesco, Petrocelli, Piarulli, Pinotti, Pirro, Pisani Giuseppe, Pittella, Presutto, Puglia Quarto Rampi, Ricciardi, Rojc, Romano, Rossomando, Ruotolo, Russo Santillo, Sileri, Stefano, Sudano Taricco, Taverna, Toninelli, Trentacoste, Turco Unterberger Vaccaro, Valente, Vanin, Vattuone, Verducci, Vono. Rispondono no i senatori: Aimi, Alderisi, Alessandrini, Arrigoni, Augussori Bagnai, Balboni, Barachini, Barbaro, Barboni, Bergesio, Bernini, Berutti, Biasotti, Binetti, Bonino, Borghesi, Borgonzoni, Bossi Simone, Bruzzone Calandrini, Calderoli, Caliendo, Caligiuri, Campari, Candiani, Candura, Cangini, Cantù, Casolati, Causin, Centinaio, Cesaro, Ciampolillo, Ciriani, Corti, Craxi Dal Mas, Damiani, De Bertoldi, De Poli, De Vecchis Fantetti, Fazzolari, Ferrero, Ferro, Fregolent, Fusco Gallone, Garnero Santanchè, Gasparri, Giammanco, Giro, Grassi Iannone, Iwobi La Pietra, Lucidi, Lunesu Maffoni, Marin, Martelli, Marti, Messina Alfredo, Minuto, Modena, Moles, Montani Nastri, Nisini Ostellari Pagano, Papatheu, Paroli, Pazzaglini, Pellegrini Emanuele, Pergreffi, Perosino, Petrenga, Pianasso, Pichetto Fratin, Pillon, Pirovano, Pisani Pietro, Pittoni, Pizzol, Pucciarelli Quagliariello Rauti, Riccardi, Richetti, Ripamonti, Rivolta, Rizzotti, Romani, Romeo, Ronzulli, Rossi, Rufa, Ruspandini Saccone, Salvini, Saponara, Saviane, Schifani, Serafini, Siri, Stabile, Stefani Testor, Tiraboschi, Toffanin, Tosato, Totaro Urraro, Urso Vallardi, Vescovi, Vitali Zuliani. PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la votazione e invito i senatori Segretari a procedere al computo dei voti. (I senatori Segretari procedono al computo dei voti). Proclamo il risultato della votazione nominale con appello dell'articolo unico del disegno di legge n. 1928, di conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 30 luglio 2020, n. 83, nel testo approvato dalla Camera dei deputati, sull'approvazione del quale il Governo ha posto la questione di fiducia: Senatori presenti 263 Senatori votanti 263 Maggioranza 132 Favorevoli 143 Contrari 120 Il Senato approva. Risultano pertanto preclusi tutti gli emendamenti e l'ordine del giorno riferiti al testo del decreto-legge n. 83. Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno TARICCO (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. TARICCO (PD) . Signor Presidente, intervengo relativamente all'interrogazione 3-00804 sulla questione del segnale Rai nelle vallate piemontesi. All'inizio del 2019 si era celebrato a Cuneo un convegno nel quale i rappresentanti di 150 Comuni lamentavano il fatto che in moltissime aree, soprattutto nelle zone montane, pedemontane e collinari, il segnale Rai arrivava praticamente mai o in modo molto sporadico. A seguito di quella segnalazione, tra l'altro riguardante circa 300.000 abitanti in Piemonte, la Rai interveniva comunicando che dai dati in suo possesso a non ricevere perfettamente il segnale Rai erano al massimo 60.000-70.000 persone e che in ogni caso entro la fine del 2020 ci sarebbe stata copertura totale in tutto il Piemonte, il 100 per cento di segnale in tutta la Regione. Nelle scorse settimane, però, si è avuta la sensazione che non si stava andando nella direzione giusta. L'anno scorso abbiamo presentato l'interrogazione 3-00804 in cui ricapitolavamo le situazioni esistenti e chiedevamo un intervento urgente. Ora siamo a qualche mese dalla scadenza dell'anno che avrebbe dovuto vedere la soluzione del problema al 100 per cento. Nelle ultime settimane, però, dalle vallate arrivano notizie secondo cui il segnale non è praticamente presente in gran parte di esse o in alcuni casi è presente solo per qualche ora al giorno. Questo non è un servizio pubblico per avere il quale i cittadini pagano il corrispettivo. Siamo quindi a chiedere che venga segnalato al Governo e, suo tramite, anche alla Rai che vorremmo vedere nei fatti adempiuto quell'impegno preso all'inizio del 2019, e cioè il 100 per cento di copertura del segnale Rai, che tra le altre cose è un diritto esplicito dei cittadini che giustamente lo stanno rivendicando. CORRADO (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CORRADO (M5S) . Signor Presidente, nei giorni scorsi ho rivolto pubblicamente un appello al ministro Franceschini, nella convinzione che la sua distrazione rispetto a un gravissimo fenomeno in corso non sia ulteriormente tollerabile. Mi riferisco alle demolizioni che soprattutto in Campania, complice il cosiddetto piano casa, ma anche altrove sull'intero territorio nazionale, stanno interessando l'edilizia storica di età rinascimentale e moderna fino al XIX secolo, sia nei centri urbani sia nelle campagne. In questi giorni, fuori e dentro le nostre città complessi monumentali di eccellente qualità architettonica, non di rado pluristratificati, finiscono letteralmente in polvere, anche in una sola giornata di lavoro data la potenza degli escavatori disponibili, per far posto a lottizzazioni che potrebbero tranquillamente sorgere altrove senza questo immane sacrificio. Troppo spesso l'abbandono di edifici e complessi edilizi storici è sufficiente, insieme alla ruderizzazione più o meno avanzata, per giustificare l'abbattimento sconsiderato di questi pezzi della nostra storia con la necessità di garantire l'incolumità pubblica. Persino ruderi dell'antichità classica, come le mura di Teano - per fare un solo esempio - rischiano di soccombere, dopo oltre duemila anni, all'assalto non di eserciti nemici, ma degli incolpevoli Vigili del fuoco, chiamati a intervenire in emergenza, demolendo, su strutture di cui ignorano le reali condizioni di stabilità. Spetta al Parlamento avviare finalmente la discussione della proposta di legge sui centri storici che si deve all'associazione Bianchi Bandinelli, e in questi giorni sembra finalmente muoversi qualcosa in questo senso. Ma un Ministro della cultura - per parte sua - non dovrebbe assistere a uno spettacolo così drammatico senza tentare con ogni mezzo a sua disposizione di porvi un freno e soprattutto tacendo. Proprio oggi, leggevo su «La Prealpina» che, dopo aver ragionato sul punto con il ministro Bellanova, Franceschini auspica un intervento tipo ecobonus per i casali di campagna perché - cito alla lettera - «è un dolore vedere casali meravigliosi abbandonati o crollati». Una prospettiva meramente estetizzante, sentimentalistica, che credevamo superata da decenni, è il solo sentimento che il titolare del Mibact riesca a manifestare, e sia pure, purché serva a salvare quel patrimonio edilizio senza stravolgerlo, e sottolineo senza stravolgerlo. Più concretamente, però, Presidente, mi permetto di affermare che è necessario - e non può attendere oltre - un censimento dell'edilizia storica su tutto il territorio nazionale, sia urbana sia rurale, che al più presto fornisca agli uffici territoriali del Mibact i dati utili a valutare l'opportunità di avviare verifiche dell'interesse culturale e conseguenti vincoli. Ne va della nostra memoria nazionale materializzata nel paesaggio italiano, tanto decantato anche all'estero. Prima di digitalizzare il patrimonio, con tutto il rispetto per una simile iniziativa, anch'essa sponsorizzata nei giorni scorsi, quel patrimonio va difeso, altrimenti molto presto non ci sarà più alcunché da digitalizzare né alcuna identità nazionale in cui riconoscersi. STEFANI (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. STEFANI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, sull'autonomia differenziata, sul regionalismo, dopo un anno di Governo, il Conte- bis , non si vedono ancora iniziative, si sentono solo mere dichiarazioni di intenti. Ricordiamo che il regionalismo differenziato è una grande opportunità, una soluzione per un riassetto generale di uno Stato la cui debolezza istituzionale è ormai nota da tempo e che si è palesata veramente in modo drammatico durante questa emergenza sanitaria. Il regionalismo differenziato è sostanzialmente la valorizzazione di eccellenze e di caratteristiche locali, è responsabilità della politica locale: hai delle competenze, le devi gestire bene. Noi avevamo proposto un impianto; abbiamo fatto più di un centinaio di incontri per la trattativa con le Regioni e con i vari Ministeri: usate quel lavoro senza perdere ulteriore tempo. Il meccanismo di finanziamento, che avevamo elaborato con il superamento della spesa storica verso i fabbisogni standard, consente, sì, di gestire le risorse, ma impone altresì alle Regioni quell'efficientamento che oggi è indispensabile per far sì che questa nostra Italia sia finalmente competitiva e abbia il futuro che merita un grande Paese come il nostro. Ricordate che il regionalismo non nasce nelle segrete stanze di qualche sede di partito - e questo lo dico anche ai colleghi del MoVimento 5 Stelle - ma nasce nel e fra il popolo. Abbiamo appena adesso celebrato un referendum , l'ultimo. I risultati dei referendum non si commentano: semplicemente si rispettano e si eseguono. Abbiamo indetto un referendum in Veneto e in Lombardia: circa 2,3 milioni di veneti e 2,9 milioni di lombardi, il 98 e il 96 per cento, hanno espresso un voto positivo. Penso sia chiara la volontà popolare. E la volontà popolare, signori, è la nostra prima Costituzione. E se in Veneto il presidente Zaia ha avuto un consenso che si è attestato al 76,79 per cento, con un programma che vede l'autonomia e la richiesta di autonomia al primo posto, non si può non ritenerlo costituzionalmente doveroso. Finalmente si dica sì a questa richiesta di autonomia. (Applausi). CALIGIURI (FIBP-UDC) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CALIGIURI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, come Gruppo Forza Italia abbiamo da poco depositato un'interrogazione parlamentare perché è evidente che il diritto di viaggiare con adeguati standard di servizio, uguali su tutto il territorio nazionale, è un lusso del quale i cittadini calabresi non possono godere. Il Governo è responsabile quanto Trenitalia della sempre maggiore distanza tra la Calabria e il resto d'Italia e le oltre sei ore di viaggio che, dal 21 settembre scorso fino - si spera - al 12 ottobre, gli utenti dovranno sopportare per percorrere il tragitto Reggio Calabria-Roma e Roma-Reggio Calabria ne è solo un esempio lampante. Una presenza di collegamenti efficiente è il punto di partenza imprescindibile per lo sviluppo turistico e commerciale di un territorio. Il ricordo del premier Conte che lo scorso 14 febbraio annunciava a Gioia Tauro la diminuzione a quattro ore del tempo di percorrenza dei treni tra Roma e Reggio e Reggio e Roma è ancora nitido nella mia mente, così come sono ben chiare nella mia mente le pagine del Piano Sud 2030, sviluppo e coesione per l'Italia. Tenga questo Governo fede ai propri impegni con la Calabria e faccia partire quanto prima i cantieri per portare la vera Alta Velocità anche a Sud di Salerno. Non possono continuare ad esistere due Italie: una collegata con infrastrutture moderne ed efficienti e un'altra in cui bastano dei semplici lavori per tornare agli anni Sessanta. Presidente, colleghi senatori, è chiaro però, purtroppo, come il vagone su cui viaggia questo Esecutivo sia in ingiustificabile ritardo. Per questo chiedo al Governo e ai Ministri interrogati di rispondere nel più breve tempo possibile, dando certezza della conclusione dei lavori entro la data annunciata e intraprendendo azioni concrete al fine di tutelare il diritto alla mobilità dei cittadini calabresi, nonché dei turisti che vorrebbero visitare i nostri splendidi luoghi viaggiando su treni mediamente veloci, puliti e a costi non eccessivamente alti. (Applausi) . PUGLIA (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PUGLIA (M5S) . Signor Presidente, vorrei sollecitare l'atto di sindacato ispettivo 4-03832 . Vorrei richiamare l'attenzione su una questione inerente lo stato di disagio in cui versano centinaia di lavoratori delle ex agenzie di recapito che oggi sono privi di occupazione, nonostante per decenni queste ultime abbiano svolto attività di recapito di tutti i prodotti postali sull'intero territorio in regime concessorio. Ripercorrendo brevemente la normativa di riferimento, si osserva che con il decreto legislativo n. 261 del 1999, di recepimento della direttiva 97/67 della Comunità europea, erano state revocate le concessioni alle agenzie di recapito, prevedendo l'introduzione degli istituti della licenza individuale e dell'autorizzazione generale per lo svolgimento dei servizi postali non riservati. Si è registrata dunque una progressiva e inesorabile riduzione dei livelli di occupazione all'interno delle agenzie di recapito, le quali hanno visto ridurre il loro numero da 70 nel 2000 a 10 nell'ultimo periodo. Con un primo atto di sindacato ispettivo del'11 ottobre 2018 avevo già evidenziato la problematica de quo . Successivamente alle mie iniziative era stato aperto presso il Mise un tavolo di confronto con Poste italiane per la ricollocazione degli ex lavoratori. Nell'incontro dell'11 luglio 2019, tenutosi al Mise, Poste italiane aveva manifestato l'intenzione di procedere alla suddetta ricollocazione previa consegna di un elenco con i nominativi dei lavoratori interessati e iscrizione nella sezione «lavora con noi» sul sito della stessa società. Nonostante l'inoltro del predetto elenco, in data 19 luglio 2019 non risulta essere stata attivata alcuna procedura di chiamata e, quindi, sulla problematica ho predisposto un altro atto di sindacato ispettivo di cui ho dato sollecito. Spero veramente che il Governo prenda in carico questa problematica e che Poste italiane possa risolvere la questione. Atti e documenti, annunzio PRESIDENTE . Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Ordine del giorno per la seduta di lunedì 5 ottobre 2020 PRESIDENTE . Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica lunedì 5 ottobre, alle ore 12, con il seguente ordine del giorno: ( Vedi ordine del giorno ) La seduta è tolta (ore 17,54) . Congedi e missioni Sono in congedo i senatori: Barachini, Berardi, Bossi Umberto, Cario, Castaldi, Cattaneo, Cerno, Crimi, De Poli, Di Marzio, Di Piazza, Fattori, Giacobbe, Guidolin, Iori, Mallegni, Malpezzi, Margiotta, Masini, Merlo, Misiani, Mollame, Monti, Napolitano, Nugnes, Romagnoli, Ronzulli, Santangelo, Sciascia, Segre, Sileri, Steger, Turco, Zaffini e Zanda. Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Briziarelli, Ferrazzi, Lorefice e Trentacoste, per attività della Commissione parlamentare d'inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati. Alla ripresa pomeridiana della seduta sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Arrigoni, Castiello, Fazzone, Magorno e Urso, per attività del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica; Briziarelli, Ferrazzi, Lorefice e Trentacoste, per attività della Commissione parlamentare d'inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati. Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani, approvazione di documenti La Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani, nella seduta del 9 settembre 2020, ha approvato - ai sensi dell'articolo 50, comma 2, del Regolamento - una risoluzione a conclusione dell'esame dell'affare assegnato concernente il diritto ad una vita libera e dignitosa delle persone con disabilità, con specifico riferimento agli ausili e ai percorsi di riabilitazione personalizzati, alla luce degli atti internazionali firmati e ratificati dall'Italia a tutela dei diritti umani degli individui disabili ( Doc . XXIV- ter , n. 4). Il predetto documento è inviato al Ministro della salute. Disegni di legge, annunzio di presentazione Iniziativa CNEL Ratifica ed esecuzione della Convenzione n. 184 sulla sicurezza e la salute nell'agricoltura, adottata a Ginevra il 21 giugno 2001 dalla Conferenza generale dell'Organizzazione internazionale del lavoro nel corso della sua 89ª sessione (1937) (presentato in data 17/09/2020); Regione Friuli-Venezia Giulia Norme in materia di prevenzione dei danni causati dalla fauna selvatica. Modifica alla legge 11 febbraio 1992, n. 157 recante Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio (1938) (presentato in data 22/09/2020); senatori Nencini Riccardo, Grimani Leonardo, Garavini Laura, Cucca Giuseppe Luigi Salvatore, Astorre Bruno, Biti Caterina Disposizioni per la produzione e la definizione del gelato artigianale italiano di alta qualità nonché per la definizione della figura professionale dell'artigiana gelateria e dell'artigiano gelatiere (1939) (presentato in data 22/09/2020); senatore Trentacoste Fabrizio Modifiche all'articolo 2 della legge 15 dicembre 1999, n. 482, in materia di tutela delle minoranze linguistiche storiche (1940) (presentato in data 22/09/2020); senatori Mautone Raffaele, Marinello Gaspare Antonio, Romano Iunio Valerio, Gaudiano Felicia, Di Micco Fabio, Pesco Daniele, Castiello Francesco, Angrisani Luisa, De Lucia Danila, Croatti Marco Disposizioni per l'istituzione di insegnamenti in materia di ottimizzazione delle modalità gestionali e comunicative nel rapporto tra medico e paziente nei corsi di laurea dell'area medico-sanitaria (1941) (presentato in data 22/09/2020); senatrice Alderisi Francesca Istituzione della Giornata nazionale della rete diplomatico-consolare italiana nel mondo (1942) (presentato in data 23/09/2020); senatrice Nugnes Paola Misure e strumenti per la rigenerazione urbana (1943) (presentato in data 16/09/2020). Disegni di legge, assegnazione In sede redigente 1ª Commissione permanente Affari Costituzionali sen. Faraone Davide ed altri Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sulla diffusione seriale e massiva di contenuti illeciti e di informazioni false attraverso la rete internet, le reti sociali telematiche e le altre piattaforme digitali (1549) previ pareri delle Commissioni 2ª (Giustizia), 5ª (Bilancio), 8ª (Lavori pubblici, comunicazioni) (assegnato in data 23/09/2020); 2ª Commissione permanente Giustizia sen. Maiorino Alessandra ed altri Modifiche alla legge 4 maggio 1983, n. 184, in materia di adozione di minori da parte di cittadini singoli (1843) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio) (assegnato in data 23/09/2020); 2ª Commissione permanente Giustizia sen. Conzatti Donatella Interventi per il potenziamento delle misure a tutela delle vittime di violenza domestica e di genere, al fine di favorire il recupero degli uomini autori di violenza domestica e di genere (1868) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 12ª (Igiene e sanita'), Commissione parlamentare questioni regionali (assegnato in data 23/09/2020); 2ª Commissione permanente Giustizia Sen. Leone Cinzia Misure per disciplinare il ricorso alla procreazione medicalmente assistita da parte dei detenuti (1897) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 12ª (Igiene e sanita') (assegnato in data 23/09/2020); 6ª Commissione permanente Finanze e tesoro sen. Fazzolari Giovanbattista Modifiche allo statuto della Banca d'Italia in materia di riserve auree e alla legge 28 dicembre 2005, n. 262, in materia di partecipazione della Banca d'Italia al sistema europeo di banche centrali (1647) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 14ª (Politiche dell'Unione europea) (assegnato in data 23/09/2020); 8ª Commissione permanente Lavori pubblici, comunicazioni sen. Nisini Tiziana ed altri Modifiche alla legge 15 gennaio 1992, n. 21, e al nuovo codice della strada, di cui al decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, e istituzione del Fondo per la sicurezza dei conducenti di veicoli adibiti al servizio di taxi o di noleggio con conducente (1735) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), Commissione parlamentare questioni regionali (assegnato in data 23/09/2020); 11ª Commissione permanente Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale sen. de Bertoldi Andrea ed altri Disposizioni in materia di tutela dell'equo compenso degli esercenti libere professioni e attività di lavoro autonomo e misure di divieto nei confronti della pubblica amministrazione (1730) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 5ª (Bilancio), 10ª (Industria, commercio, turismo) (assegnato in data 23/09/2020). In sede referente 3ª Commissione permanente Affari esteri, emigrazione Gov. Conte-II: Ministro affari esteri e coop. inter.le Di Maio ed altri Ratifica ed esecuzione dell'Accordo di partenariato strategico tra l'Unione europea e i suoi Stati membri, da una parte, e il Giappone, dall'altra, fatto a Tokyo il 17 luglio 2018 (1923) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 4ª (Difesa), 5ª (Bilancio), 6ª (Finanze e tesoro), 7ª (Istruzione pubblica, beni culturali), 8ª (Lavori pubblici, comunicazioni), 9ª (Agricoltura e produzione agroalimentare), 10ª (Industria, commercio, turismo), 11ª (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale), 12ª (Igiene e sanita'), 13ª (Territorio, ambiente, beni ambientali), 14ª (Politiche dell'Unione europea) (assegnato in data 23/09/2020). Disegni di legge, ritiro In data 17 settembre 2020, la senatrice La Mura ha dichiarato di ritirare il disegno di legge: La Mura ed altri. - "Misure per la tutela dell'ecosistema marino e della gestione integrata e sostenibile delle zone costiere" (1101). Affari assegnati L'Atto di indirizzo concernente gli sviluppi della politica fiscale, le linee generali e gli obiettivi della gestione tributaria, le grandezze finanziarie e le altre condizioni nelle quali si sviluppa l'attività delle Agenzie fiscali, per gli anni 2020-2022 ( Doc . CII, n. 1), già deferito alla 6 a Commissione permanente ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, è stato riassegnato come affare, in data 18 settembre 2020, per gli effetti di cui all'articolo 50 del Regolamento (Atto n. 573). La relazione sullo stato di attuazione della strategia nazionale per l'educazione finanziaria, assicurativa e previdenziale, riferita all'anno 2019 e al primo semestre 2020 ( Doc . CCXXXIII, n. 3), già deferito alla 6 a Commissione permanente ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, è stato riassegnato come affare, in data 18 settembre 2020, per gli effetti di cui all'articolo 50 del Regolamento (Atto n. 574). Governo, trasmissione di atti per il parere. Deferimento Il Ministro della difesa, con lettera in data 7 settembre 2020, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 311, comma 2, del decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66 - lo schema di decreto del Ministro della difesa, di concerto con il Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, concernente la cessione a titolo gratuito di materiale di armamento a favore della Somali Police Force della Repubblica Federale Somala (n. 195). Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139- bis del Regolamento, lo schema di decreto è stato deferito in data 22 settembre 2020 alla 4ª Commissione permanente, che esprimerà il parere entro il termine del 12 ottobre 2020. Le Commissioni 3ª e 5ª potranno formulare le proprie osservazioni alla 4ª Commissione entro il 6 ottobre 2020. Il Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri, con lettera in data 10 settembre 2020, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 7 del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 10 marzo 1998, n. 76 - lo schema di decreto del Presidente del Consiglio dei ministri di rettifica dell'allegato FM 5 al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 14 febbraio 2020, concernente la ripartizione della quota dell'otto per mille dell'IRPEF devoluta alla diretta gestione statale per il 2018, riferito alla categoria "Fame nel mondo", registrato dalla Corte dei conti con il numero 407 (n. 196). Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139- bis del Regolamento, lo schema di decreto è deferito alla 5ª Commissione permanente, che esprimerà il parere entro il termine del 13 ottobre 2020. Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 18 settembre 2020, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 31, comma 5, della legge 24 dicembre 2012, n. 234, degli articoli 1 e 5 della legge 9 luglio 2015, n. 114, e dell'articolo 1, comma 3, della legge 24 aprile 2020, n. 17 - lo schema di decreto legislativo recante disposizioni integrative e correttive del decreto legislativo 21 maggio 2018, n. 68, di attuazione della direttiva (UE) 2016/97 sulla distribuzione assicurativa (n. 197). Ai sensi delle predette disposizioni e dell'articolo 139- bis del Regolamento, lo schema di decreto è deferito alla 10ª Commissione permanente, che esprimerà il parere entro il termine del 2 novembre 2020. Le Commissioni 5ª e 14ª potranno formulare le proprie osservazioni alla 6ª Commissione entro il 23 ottobre 2020. Governo, trasmissione di atti e documenti La Presidenza del Consiglio dei Ministri, con lettera in data 21 settembre 2020, ha inviato, ai sensi dell'articolo 8- ter , comma 4, del decreto del Presidente della Repubblica 10 marzo 1998, n. 76, come modificato dal decreto del Presidente della Repubblica 23 settembre 2002, n. 250, un decreto concernente l'autorizzazione all'utilizzo delle economie di spesa sul contributo assegnato con la ripartizione della quota dell'otto per mille dell'IRPEF, per l'anno 2016, per "Recupero delle terre fortemente degradate per la sicurezza alimentare nel Sahel Burkinabè, capoluogo di Gorom Gorom - Burkina Faso". Il predetto documento è trasmesso, per opportuna conoscenza, alla 5 a Commissione permanente, competente per materia. Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, in data 22 settembre 2020, ha trasmesso il parere reso dalla Conferenza Unificata in ordine al disegno di legge di conversione in legge del decreto-legge 14 agosto 2020, n. 104, recante misure urgenti per il sostegno e il rilancio dell'economia. Il documento è stato inviato alla 5ª Commissione permanente. Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, in data 11 settembre 2020, ha inviato, ai sensi dell'articolo 12, comma 1, del decreto legislativo 25 febbraio 1999, n. 66, le relazioni d'inchiesta relative ai seguenti incidenti aerei: incidente occorso all'aeromobile Pitts (model 12), marche di identificazione I-WILL, in località Mensanello (SI), in data 28 settembre 2014; incidente occorso all'aeromobile Enstrom 480B, marche di identificazione N480W, in località Fundres (BZ), in data 10 maggio 2017; incidente occorso all'aeromobile CESSNA 152, marche di identificazione I-SVFG, in località Malga Casarine (TN), in data 2 giugno 2018. La predetta documentazione è deferita ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 8 a Commissione permanente (Atto n. 575). La Presidenza del Consiglio dei ministri, con lettera in data 15 settembre 2020, ha inviato - ai sensi dell'articolo 19 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni e integrazioni - la comunicazione concernente il conferimento di incarico di livello dirigenziale generale alla dottoressa Marcella Gargano, nell'ambito del Ministero dell'università e della ricerca. Tali comunicazioni sono depositate presso il Servizio dell'Assemblea, a disposizione degli onorevoli senatori. Con lettere in data 8 e 10 settembre 2020 il Ministero dell'interno, in adempimento a quanto previsto dall'articolo 141, comma 6, del decreto legislativo 8 agosto 2000, n. 267, ha comunicato gli estremi dei decreti del Presidente della Repubblica concernente lo scioglimento dei consigli comunali di Montemesola (Taranto), Beinasco (Torino), Bruzolo (Savona), Nasino (Savona), Erchie (Brindisi), San Vito dei Normanni (Brindisi), Capurso (Bari), Guardia Sanframondi (Benevento), Gambara (Brescia), Rodengo Saiano (Brescia), Frignano (Caserta), Celico (Cosenza), Specchia (Lecce), Mariglianella (Napoli), Marigliano (Napoli), Teana (Potenza), Sambuci (Roma), Castellabate (Salerno), Piedimonte Matese (Caserta), Lardirago (Pavia), Polia (Vibo Valentia), Neviano (Lecce). Il Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo, con lettera in data 14 settembre 2019, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 6 della legge 30 aprile 1985, n. 163, la relazione sull'utilizzazione del Fondo unico per lo spettacolo e sull'andamento complessivo dello spettacolo, relativa all'anno 2019. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 7 a Commissione permanente ( Doc . LVI, n. 3). Il Ministro della giustizia, con lettera in data 16 settembre 2020, ha inviato, ai sensi dell'articolo 3, comma 68, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, la relazione sullo stato della spesa, sull'efficacia nell'allocazione delle risorse e sul grado di efficienza dell'azione amministrativa svolta dal Ministero della giustizia, riferita all'anno 2019. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1 a , alla 2 a e alla 5 a Commissione permanente ( Doc . CLXIV, n. 25). Governo, trasmissione di atti e documenti dell'Unione europea di particolare rilevanza ai sensi dell'articolo 6, comma 1, della legge n. 234 del 2012. Deferimento Ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, sono deferiti alle sottoindicate Commissioni permanenti i seguenti documenti dell'Unione europea, trasmessi dal Dipartimento per le politiche europee della Presidenza del Consiglio dei ministri, in base all'articolo 6, comma 1, della legge 24 dicembre 2012, n. 234: Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo alla soppressione dei dazi doganali su determinati prodotti e annessi allegati (COM(2020) 496 definitivo), alla 6 a Commissione permanente e, per il parere, alle Commissioni 3 a , 9 a , 10 a e 14 a ; Proposta di raccomandazione del Consiglio per un approccio coordinato alla limitazione della libertà di circolazione in risposta alla pandemia di COVID-19 (COM(2020) 499 definitivo), alla 1 a Commissione permanente e, per il parere, alle Commissioni 10 a , 11 a , 12 a e 14 a ; Relazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni - Decima relazione sullo stato di applicazione e i programmi per l'applicazione (a norma dall'articolo 17 della direttiva 91/271/CEE del Consiglio concernente il trattamento delle acque reflue urbane) (COM(2020) 492 definitivo), alla 13 a Commissione permanente e, per il parere, alla Commissione 14 a ; Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, alla Banca Centrale Europea, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni - Quadro di valutazione UE della giustizia 2020 (COM(2020) 306 definitivo), alla 2 a Commissione permanente e, per il parere, alle Commissioni 1 a e 14 a ; Relazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio - Trentunesima relazione annuale sulla tutela degli interessi finanziari dell'Unione europea e sulla lotta contro la frode (2019) e annessi allegati (COM(2020) 363 definitivo), alla 6 a Commissione permanente e, per il parere, alla Commissione 14 a ; Relazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio - Prima relazione sull'attuazione del piano pluriennale per gli stock di merluzzo bianco, aringa e spratto nel Mar Baltico e per le attività di pesca che sfruttano questi stock (COM(2020) 494 definitivo), alla 9 a Commissione permanente e, per il parere, alle Commissioni 13 a e 14 a ; Proposta di decisione del Consiglio relativa alla conclusione del protocollo dell'accordo relativo ai servizi internazionali occasionali di trasporto di viaggiatori effettuati con autobus (accordo Interbus) riguardante i servizi internazionali regolari e i servizi internazionali regolari specializzati di trasporto di viaggiatori effettuati con autobus (COM(2020) 567 definitivo), alla 8 a Commissione permanente e, per il parere, alle Commissioni 3 a , 10 a e 14 a ; Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle Regioni - Un traguardo climatico 2030 più ambizioso per l'Europa: investire in un futuro a impatto climatico zero nell'interesse dei cittadini (COM(2020) 562 definitivo), alla 13 a Commissione permanente e, per il parere, alle Commissioni 8 a , 9 a , 10 a e 14 a ; Relazione della Commissione sull'applicazione nel 2019 del regolamento (CE) n. 1049/2001 relativo all'accesso del pubblico ai documenti del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione (COM(2020) 561 definitivo), alla 1 a Commissione permanente e, per il parere, alla Commissione 14 a ; Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio - Relazione 2020 in materia di previsione - Previsione strategica: tracciare la rotta verso un'Europa più resiliente (COM(2020) 493 definitivo), alle Commissioni permanenti 5 a e 14 a e, per il parere, alle Commissioni 1 a , 3 a , 8 a , 10 a , 11 a e 13 a . Segretario Generale della Giustizia Amministrativa, trasmissione di atti Il Segretario Generale della Giustizia Amministrativa, con lettera in data 10 settembre 2020, ha inviato - ai sensi dell'articolo 19, comma 9, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 e successive modificazioni - la comunicazione concernente il conferimento di incarico di dirigente generale della Direzione generale per le risorse informatiche e la statistica della Giustizia amministrativa, al colonnello Domenico Franco Sivilli. Tale comunicazione è depositata presso il Servizio dell'Assemblea, a disposizione degli onorevoli senatori. Regioni e province autonome, trasmissione di atti Con lettera in data 24 agosto 2020, la Presidenza della Regione autonoma della Valle d'Aosta, in adempimento a quanto previsto dall'articolo 70, comma 4, della legge regionale 7 dicembre 1998, n. 54, ha comunicato gli estremi del decreto del Presidente della Regione del 19 agosto 2020, n. 787, concernente lo scioglimento del consiglio comunale di Courmayeur. Con lettera in data 14 settembre 2020, la Presidenza della Regione autonoma della Sardegna, in adempimento a quanto previsto dall'articolo 2, comma 5, della legge regionale 7 ottobre 2005, n. 13, e successive modificazioni, ha comunicato gli estremi del decreto del Presidente della Regione dell'11 settembre 2020, n. 88, concernente lo scioglimento del Consiglio comunale di Riola Sardo (Oristano). Commissione europea, trasmissione di progetti di atti legislativi dell'Unione europea. Deferimento La Commissione europea ha trasmesso, per l'acquisizione del parere motivato previsto dal Protocollo (n. 2) sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità allegato al Trattato sull'Unione europea e al Trattato sul funzionamento dell'Unione europea: in data 17 settembre 2020, la Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo a una deroga temporanea a talune disposizioni della direttiva 2002/58/CE del Parlamento europeo e del Consiglio per quanto riguarda l'uso di tecnologie da parte dei fornitori di servizi di comunicazione interpersonale indipendenti dal numero per il trattamento di dati personali e di altro tipo ai fini della lotta contro gli abusi sessuali sui minori online (COM(2020) 568 definitivo). Ai sensi dell'articolo 144, commi 1- bis e 6, del Regolamento, l'atto è deferito alla 14 a Commissione permanente ai fini della verifica della conformità al principio di sussidiarietà; la scadenza del termine di otto settimane previsto dall'articolo 6 del predetto Protocollo è fissata al 12 novembre 2020. L'atto è altresì deferito, per i profili di merito, ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, alla 8 a Commissione permanente, con il parere delle Commissioni 1 a , 2 a e 14 a ; in data 18 settembre 2020, la Proposta modificata di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce il quadro per il conseguimento della neutralità climatica e che modifica il regolamento (UE) 2018/1999 (Legge europea sul clima) (COM(2020) 563 definitivo). Ai sensi dell'articolo 144, commi 1- bis e 6, del Regolamento, l'atto è deferito alla 14 a Commissione permanente ai fini della verifica della conformità al principio di sussidiarietà; la scadenza del termine di otto settimane previsto dall'articolo 6 del predetto Protocollo è fissata al 13 novembre 2020. L'atto è altresì deferito, per i profili di merito, ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, alla 13 a Commissione permanente, con il parere delle Commissioni 1 a e 14 a ; in data 23 settembre 2020, la Proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 2004/37/CE sulla protezione dei lavoratori contro i rischi derivanti da un'esposizione ad agenti cancerogeni o mutageni durante il lavoro (COM(2020) 571 definitivo). Ai sensi dell'articolo 144, commi 1- bis e 6, del Regolamento, l'atto è deferito alla 14 a Commissione permanente ai fini della verifica della conformità al principio di sussidiarietà; la scadenza del termine di otto settimane previsto dall'articolo 6 del predetto Protocollo è fissata al 18 novembre 2020. L'atto è altresì deferito, per i profili di merito, ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, alla 11 a e alla 12 a Commissione permanente, con il parere della Commissione 14 a . Petizioni, annunzio Sono state presentate le seguenti petizioni deferite, ai sensi dell'articolo 140 del Regolamento, alle sottoindicate Commissioni permanenti, competenti per materia. La signora Gabriella Franzone da Roma e altri cittadini chiedono disposizioni volte a garantire l'erogazione relativa al mese di marzo 2020 del reddito di ultima istanza di cui all'articolo 44 del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18 anche ai professionisti iscritti alla Cassa forense in via non esclusiva, esclusi ai sensi dell'articolo 34 del decreto-legge 8 aprile 2020, n. 23, successivamente abrogato dall'articolo 78, comma 3, del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34 (Petizione n. 667, assegnata alla 5 a Commissione permanente); il signor Renato Lelli da Sant'Ambrogio di Valpolicella (Verona), alla luce della situazione di emergenza legata al virus COVID-19, chiede disposizioni urgenti volte a contrastare il problema del sovraffollamento di alunni nelle classi, all'assunzione dei docenti precari anche attraverso graduatorie d'istituto e all'effettuazione dei necessari interventi di riqualificazione edilizia scolastica (Petizione n. 668, assegnata alla 7 a Commissione permanente); il signor Dario Bossi da Montegrino Valtravaglia (Varese) chiede che l'Ufficio del Procuratore Generale in Cassazione provveda alla pubblicazione online del numero di azioni disciplinari eseguite ogni anno, dell'esito di ciascuna di esse e che, su richiesta della parte che ha dato avvio al procedimento, provveda alla trasmissione della documentazione completa (Petizione n. 669, assegnata alla 2 a Commissione permanente); il signor Ettore Tasca da Calusco d'Adda (Bergamo) chiede che in ogni comunicazione pubblica, televisiva e pubblicitaria venga utilizzata esclusivamente la lingua italiana (Petizione n. 670, assegnata alla 8 a Commissione permanente); il signor Alessio Sundas da Lerici (La Spezia) chiede l'introduzione del divieto di esercizio delle attività di caccia e pesca per gli sportivi iscritti alle Federazioni riconosciute dal CONI (Petizione n. 671, assegnata alla 13 a Commissione permanente). Petizioni, nuova assegnazione La petizione n. 186, presentata dai signori Cristina Monnetti da Monza, Nicola Beghetto da Padova, Mariagrazia Manuelli da Biella, Anna Maria Passador da Bologna, Monica Boscolo Anzoletti da Padova, Antonina Maria Scimone da Genova, Silvia Piccitto da Cisano sul Neva (Savona), Rossana Cremonini da Lissone (Monza e Brianza), Maria Grazia Focanti da Monsano (Ancona), Pietro Renzi da Monsano (Ancona), Marzia Di Giuseppe da Mentana (Roma), Florencia Teresa Meneses Marone da Roma e da numerosi altri cittadini, già assegnata alla 12 a Commissione permanente, è stata nuovamente assegnata alla 11 a Commissione permanente. Interrogazioni, apposizione di nuove firme I senatori Abate, Angrisani, Corrado, De Lucia e Morra hanno aggiunto la propria firma all'interrogazione 4-04062 della senatrice Granato. Risposte scritte ad interrogazioni (Pervenute dal 17 al 23 settembre 2020) SOMMARIO DEL FASCICOLO N. 79 ARRIGONI ed altri: sulla mancata attivazione di classi di scuola secondaria nel comune di Montalto delle Marche (Ascoli Piceno) (4-03407) (risp. AZZOLINA, ministro dell'istruzione ) CORTI: su una visita organizzata dal liceo classico "Muratori" di Modena (4-02983) (risp. AZZOLINA, ministro dell'istruzione ) DE BONIS: su un progetto pilota contro le fake news sul coronavirus proposto da due noti social network (4-03135) (risp. PATUANELLI, ministro dello sviluppo economico ) DE POLI: sulla procedura straordinaria di assunzione dei precari nella scuola secondaria (4-02890) (risp. AZZOLINA, ministro dell'istruzione ) FAZZOLARI, URSO: sulle modalità di voto per gli elettori italiani all'estero in occasione del referendum costituzionale del 20-21 settembre 2020 (4-04000) (risp. MERLO, sottosegretario di Stato per gli affari esteri e la cooperazione internazionale ) IANNONE: su due coniugi italiani in attesa di un'adozione internazionale bloccati a Bogotà (4-03417) (risp. DI STEFANO, sottosegretario di Stato per gli affari esteri e la cooperazione internazionale ) NENCINI: sui bandi di concorso per l'assunzione di docenti in scuole secondarie di primo e secondo grado (4-02910) (risp. AZZOLINA, ministro dell'istruzione ) SAPONARA: sulle misure necessarie per il rientro a scuola nel nuovo anno scolastico alla luce dell'emergenza da COVID-19 (4-03608) (risp. AZZOLINA, ministro dell'istruzione ) VITALI: sulle misure per fronteggiare l'emergenza COVID-19 nelle istituzioni scolastiche (4-03772) (risp. AZZOLINA, ministro dell'istruzione ) Mozioni Atto n. 1-00286 SALVINI Matteo ROMEO PITTONI SAPONARA BARBARO BORGONZONI ALESSANDRINI ARRIGONI AUGUSSORI BAGNAI BERGESIO BORGHESI BOSSI Simone BRIZIARELLI BRUZZONE CALDEROLI CAMPARI CANDIANI CANDURA CANTU' CASOLATI CENTINAIO CORTI DE VECCHIS FAGGI FERRERO FREGOLENT FUSCO GRASSI IWOBI LUCIDI LUNESU MARIN MARTI MONTANI NISINI OSTELLARI PAZZAGLINI PELLEGRINI Emanuele PEPE PERGREFFI PIANASSO PILLON PIROVANO PISANI Pietro PIZZOL PUCCIARELLI RICCARDI RIPAMONTI RIVOLTA RUFA SAVIANE SBRANA SIRI STEFANI TESTOR TOSATO URRARO VALLARDI VESCOVI ZULIANI - Il Senato, premesso che: a ridosso dell'inizio dell'anno scolastico, si registra un clima di esasperante incertezza sugli aspetti principali inerenti alla riapertura delle scuole a seguito della prolungata chiusura, dal mese di marzo, dovuta all'emergenza COVID-19. Continuano a variare le indicazioni alle famiglie e agli addetti ai lavori sugli orari d'ingresso a scuola, se questi saranno o meno diversificati per fasce orarie, se ci saranno doppi turni tra mattina e pomeriggio per attuare il necessario distanziamento in caso di assenza di spazi adeguati, se dovranno essere i genitori stessi a dover effettuare le misurazioni della temperatura corporea dei propri figli, prima dell'ingresso a scuola; questo solo per citare alcuni degli innumerevoli dubbi che, nell'imminenza dell'inizio dell'anno scolastico 2020/2021, destano forte preoccupazione tra i genitori dei ragazzi in età scolare ed aggravano non poco le difficoltà legate alla gestione della situazione; l'incertezza circa l'avvio dell'anno scolastico 2020/2021 e le paventate ipotesi di un nuovo lockdown generano insicurezza nei genitori per la gestione delle dinamiche familiari per quanto attiene all'organizzazione dei tempi e alla conciliazione degli impegni scolastici dei figli con il proprio lavoro. In tale situazione non facile e inusuale, le famiglie si sarebbero aspettate dall'autorità che governa il sistema scolastico italiano un atteggiamento di responsabilità, una gestione autorevole ed efficiente della macchina organizzativa, stante soprattutto l'ampio margine di tempo avuto da marzo per pianificare ogni aspetto inerente al ritorno in aula; al contrario, da mesi si assiste a dichiarazioni confuse e spesso contraddittorie del Ministro dell'istruzione, a ipotesi di soluzioni velleitarie, ma soprattutto a un atteggiamento di chiusura, di cocciuto arroccamento su posizioni che non lasciano spazio ad alcuna mediazione, portando allo scontro continuo con tutte le categorie della scuola: dagli insegnanti, ai dirigenti scolastici, ai sindacati di settore; gli sconclusionati interventi sui media del ministro Azzolina hanno disorientato gli operatori del comparto scuola e i genitori: dal plexiglas all'acquisto dei banchi singoli con le rotelle dal costo insostenibile per il sistema pubblico, dall'utilizzo di cinema, teatri, biblioteche e B&B come aule, sottraendoli alla loro funzione primaria anch'essa importante, ignorando per motivi ideologici la disponibilità delle strutture paritarie, alla mancata fornitura di termoscanner alle scuole, aspetto di fondamentale importanza, lasciando alle famiglie, nonostante la perplessità degli infettivologi, la responsabilità di misurare la temperatura ai figli prima di uscire di casa. Non si sa se gli alunni dovranno presentarsi con l'attestazione della misurazione giornaliera, chi la firmerà nel caso di genitori assenti per motivi di lavoro, quando sarebbe decisamente più semplice e sicuro effettuare la misurazione all'ingresso dell'istituto; inoltre, per l'acquisto dei banchi singoli, l'inerzia dello stesso Ministro ha portato prima alla nomina di un commissario e poi a una discussa gara europea fuori tempo massimo; arrivati al limite di tempo estremo per l'individuazione degli spazi necessari alla ripartenza delle lezioni in presenza, il ministro Azzolina ha dovuto ammettere che la scuola paritaria, in quanto parte integrante del sistema pubblico, va tutelata allo stesso modo della statale, aprendo (a parole) la strada ad accordi per l'utilizzo di locali delle paritarie da parte delle scuole statali. Tale soluzione, proposta già da mesi dalla Lega, poteva tranquillamente essere percorsa con determinazione da subito. Non solo adesso (ammesso che sia vero), a ridosso cioè dell'avvio dell'anno scolastico, compromettendo la buona riuscita dell'intera operazione; considerato che: non c'è stata alcuna chiarezza in merito agli organici dei docenti, malgrado la grande necessità di insegnanti legata all'esigenza di duplicazione delle classi per il distanziamento; il Ministro, anziché adoperarsi per garantire la presenza di insegnanti tutti titolari in cattedra per settembre, attraverso una procedura di stabilizzazione dei precari storici, ha proposto un concorso da effettuarsi in estate, impossibile da realizzare, non a caso poi fatto slittare, visto che non ci sono mai stati i tempi tecnici per espletarlo e viste le limitazioni dell'emergenza sanitaria. Per coprire i posti lasciati scoperti a causa dei pensionamenti, quest'anno saranno necessari 30.000 insegnanti in più, che porteranno a oltre 200.000 il totale dei precari. E dire che, per uscire dall' impasse , sarebbe bastato effettuare l'assunzione dalle graduatorie, sistema già utilizzato per le graduatorie ad esaurimento, procedura pienamente legittima, come affermato da numerose pronunce costituzionali. Per nulla irrispettosa delle regole, come invece continua a ripetere il Ministro, che pure, da insegnante e sindacalista, si era battuta (a parole) per il rispetto della direttiva europea 1999/70/CE, che prevede di non reiterare contratti a tempo determinato ai precari dopo 36 mesi di servizio; atteso che: nelle situazioni di difficoltà, chi ne paga le conseguenze maggiori sono i più deboli, e desta molta preoccupazione la situazione dei ragazzi diversamente abili, visto che sarebbero necessari almeno 50.000 insegnanti di sostegno, ma non c'è stato ancora alcun reale interessamento da parte del Ministro (la Lega chiede almeno 20.000 stabilizzazioni subito); riguardo alla tanto pubblicizzata assunzione di 85.000 docenti sui posti vacanti e disponibili, prima di Azzolina nessun ministro si era vantato per una procedura di fatto automatica, che si ripete ogni anno. Infatti, come previsto dall'art. 39 della legge 27 dicembre 1997, n. 449, recante misure per la stabilizzazione della finanza pubblica, come modificato dall'art. 22 della legge 23 dicembre 1998, n. 448, e dall'art. 20 della legge 23 dicembre 1999, n. 488, per le assunzioni nel comparto del pubblico impiego-scuola, l'amministrazione scolastica chiede al Ministero dell'economia e delle finanze l'autorizzazione relativa. Quest'ultimo, una volta accertato che le assunzioni non comportino aggravio ingiustificato per l'erario, cioè che i posti siano effettivamente vacanti e disponibili nella pianta organica, stila una nota tecnica e predispone uno specifico decreto del Presidente del Consiglio dei ministri. Succede però che nelle graduatorie ad esaurimento di diverse province, in prevalenza al Centro-Nord, molte classi di concorso siano esaurite, come pure le graduatorie di merito. Secondo i sindacati "è difficile che si arrivi a coprire con assunzioni in ruolo più del 30% dei posti disponibili". Stando ad alcune previsioni si apre un anno scolastico con lo spettro di circa 300.000 supplenti, anche perché ai numeri attuali bisogna aggiungere l'organico Covid, circa 70.000 tra professori e collaboratori scolastici. Si è rivelata un flop la "chiamata veloce" dei docenti, messa in piedi dal Ministero dell'istruzione, che consente a chi è in graduatoria, ma non ha ottenuto il ruolo con la normale tornata di assunzioni nella propria regione, di presentare domanda in altra regione, dove ci sono posti disponibili, per ottenere prima la cattedra a tempo indeterminato. Evidentemente il blocco quinquennale di permanenza ha scoraggiato questa scelta da parte dei docenti, per cui sarà necessario ricorrere, ancora una volta, ai supplenti. Un'ulteriore spinosa questione riguarda i docenti che, affetti da patologie o di età più avanzata (cosiddetti lavoratori fragili), stanno chiedendo di restare a casa, visto l'aumento in questi giorni del numero dei contagi; da molte regioni e in particolare dalla Toscana, dalla Puglia e dalla Campania, giungono forti lamentele sulle nuove graduatorie provinciali, dalle quali si dovrebbe pescare i supplenti. I tempi sono strettissimi, il personale è poco, con il risultato di una situazione a dir poco caotica. "La legge non dispone che per l'avvenire" è scritto nelle preleggi del codice civile, ma, per quanto riguarda i punteggi, tale atto del Ministro dispone anche per il passato: è cioè retroattivo, andando a modificare il delicato sistema di rapporti ed equilibri determinato dalla sedimentazione pluridecennale di punteggi e valutazioni. Si determineranno situazioni di contrapposizione, che inevitabilmente sfoceranno in pesanti contenziosi, in dispregio del "buon andamento" della pubblica amministrazione (articolo 97 della Costituzione). Sarebbe stato più opportuno e responsabile adottare un sereno e ponderato regime transitorio per traghettare, senza scosse, il vecchio quadro valutativo verso il nuovo; considerato che: come ripetutamente denunciato dal linguista Massimo Arcangeli sulle pagine de "la Repubblica" e di altri quotidiani nazionali, c'è il dubbio che il ministro Azzolina abbia commesso reato di plagio e di violazione del diritto d'autore, copiando da opere altrui interi brani (complessivamente sarebbero più di 40) sia nella sua tesi per la scuola di specializzazione all'insegnamento secondario (perché di questo si tratta, non di una semplice relazione di tirocinio, come pubblicamente confermato dal funzionario che al tempo coordinava la segreteria della SSIS per la Toscana), discussa all'università di Pisa nel 2010, sia nelle due tesi di primo e di secondo livello, discusse all'università di Catania, mettendo per giunta in vendita i tre elaborati su un sito specializzato; lo stesso Ministro, come segnalato dallo stesso Arcangeli in due articoli del 12 e del 14 agosto 2020 pubblicati da "Il Giornale", risulterebbe essersi di fatto anche "autoassunta" a dirigente scolastico, poiché il Ministro è già ora in posizione utile per essere chiamato a rivestire quel ruolo dopo il via libera del Ministero all'assunzione di 458 nuovi dirigenti scolastici per l'anno scolastico 2020/2021; il TAR ha emesso una sentenza di annullamento dell'intera prova del concorso, cui il Ministro ha partecipato, e se il Consiglio di Stato il prossimo 15 ottobre dovesse confermare quanto previsto dal TAR Lazio, si potrebbe sostanziare una situazione di palese conflitto di interessi; atteso che con 200.000 insegnanti precari non stabilizzati, 50.000 precari assunti e licenziabili, in caso di lockdown , senza alcuna tutela o indennità di disoccupazione, con 20.000 aule mancanti, senza garanzia di spazi adeguati e relative forniture di arredi, senza chiarimenti sulla misurazione della febbre, senza sapere se e come si potrà usufruire di servizio mensa e trasporti in sicurezza, le scuole rischiano di non riaprire e sarebbe un pessimo segnale che getterebbe il Paese nello sconforto più totale; considerato infine che: secondo un sondaggio realizzato in esclusiva per "Affaritaliani" da Roberto Baldassari, direttore generale di Lab2101 e docente di Strategie delle ricerche di opinione e di mercato all'università degli studi "Roma Tre", il 55,2 per cento degli italiani vuole che il ministro Azzolina lasci subito l'incarico; la disastrosa gestione della scuola del Ministro sta tenendo in tensione famiglie, studenti e personale, un Ministro che ha perso molti mesi preziosi in chiacchiere, senza fornire alcuna certezza sul proprio destino a 8 milioni di studenti; il Governo non ha alibi e l'incapacità di chi lo rappresenta pesa ormai irrimediabilmente sulla vita e sulla formazione dei nostri ragazzi. Servono risposte immediate, non c'è più tempo e senza ripartenza in sicurezza della scuola non riparte l'intero Paese; visto l'articolo 94 della Costituzione e visto l'articolo 161 del Regolamento del Senato della Repubblica, esprime la propria sfiducia al ministro dell'istruzione, onorevole Lucia Azzolina, e la impegna a rassegnare le proprie dimissioni. Interpellanze Atto n. 2-00071 LONARDO Al Ministro dell'istruzione Premesso che: con la legge n. 205 del 2017, art. 1, comma 605, nel rispetto di quanto stabilito dal decreto ministeriale n. 863 del 18 dicembre 2018, veniva bandito un concorso nazionale su base regionale per DSGA, ovvero di direttore dei servizi generali e amministrativi nelle scuole; per la Campania il bando di concorso prevedeva, in un primo momento, il reclutamento di 160 dirigenti vincitori di concorso. Tale cifra ha poi subito un incremento del 30 per cento, prevedendo un numero complessivo dei posti messi a concorso pari a 208 dirigenti; attualmente, i posti vacanti in Campania risultano essere 306, per effetto dell'entrata in vigore del decreto-legge n. 4 del 2019, che prevede la "quota 100"; l'art. 9 del bando prevedeva che "All'esito delle procedure concorsuali i candidati sono collocati in una graduatoria regionale di merito, composta da un numero di soggetti pari, al massimo, ai posti messi a concorso regionalmente, il cui numero è determinato dal bando di cui all'articolo 10, compresa una quota di idonei pari al 20 per cento dei posti messi a bando per la singola regione, con arrotondamento all'unità superiore. I posti eventualmente residui sono messi a bando nella procedura concorsuale successiva"; a differenza degli anni precedenti, tuttavia, gli idonei non sono stati inseriti in nessuna graduatoria. In Campania le prove orali si sono concluse l'11 settembre 2020, a causa del COVID-19, e le assunzioni previste per il 1° settembre sono slittate; ancora una volta si è praticata la strada di attribuire agli assistenti amministrativi incarichi dirigenziali di facenti funzione in luogo dei vincitori: tale problematica presenta forte criticità sia sotto il profilo giuridico che sotto il profilo dell'opportunità, dell'economicità e buon andamento della pubblica amministrazione; sotto il profilo giuridico, infatti, è indubbio che la clausola contenuta nell'art. 9 del bando di concorso impedisce di fatto agli idonei di essere assunti nel triennio di validità della graduatoria. Il bando, infatti, non tiene conto della modifica apportata dalla legge n. 205 del 2017, che ha disposto con l'art. 1, comma 604, che "sino al termine di validità, le graduatorie di tutti i gradi di istruzione e di tutte le tipologie di posto sono utili per le immissioni in ruolo anche in deroga al limite percentuale di cui all'art. 400, comma 15, del T.U. delle disposizioni legislative vigenti in materia di istruzione, relative alle scuole di ogni ordine e grado, di cui al d. lgs. 16 aprile 1994, n. 297, limitatamente a coloro che hanno raggiunto il punteggio minimo previsto dal bando, fermo restando il diritto all'immissione in ruolo per i vincitori del concorso"; anche sotto il profilo dell'opportunità occorre fortemente evidenziare la necessità di consentire che i vincitori di un concorso di così grande rilievo prendano servizio entro il presente anno scolastico, senza procedere alla pratica diffusa ed inopportuna di sostituirli con dei facenti funzione reclutati tra il personale amministrativo; è importante, inoltre, anche sotto il profilo di una celere ed efficiente risposta alle effettive esigenze scolastiche, che si coprano tutti i posti vacanti, attingendo alla graduatoria stilata con i concorrenti che abbiano raggiunto la votazione minima prevista dal bando concorsuale; tale soluzione sarebbe opportuna, trasparente ed ispirata a criteri di economicità e buon andamento della pubblica amministrazione ed eviterebbe il proliferare di ricorsi che già si intravedono per le denunciate violazioni di legge. Una soluzione conforme a tali valutazioni è stata assunta in occasione del concorso per dirigente scolastico, quando si è ritenuto, con il decreto-legge n. 162 del 2019, art. 6- bis (cosiddetto decreto Milleproroghe), di assumere, "nel limite dei posti annualmente vacanti e disponibili", gli idonei al concorso stesso, disponendo un'integrazione della graduatoria con tutti coloro che abbiano conseguito il punteggio minimo stabilito dal bando concorsuale, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga di procedere, attraverso un decreto, all'assunzione dei vincitori del concorso ed alla loro presa in servizio entro il presente anno scolastico, attingendo alla graduatoria dei concorrenti che abbiano raggiunto la votazione minima prevista dal bando di concorso, così come già avvenuto per il concorso per dirigente scolastico, in sede di conversione del decreto milleproroghe. Interrogazioni Atto n. 3-01925 NUGNES DE PETRIS BUCCARELLA Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, per il Sud e la coesione territoriale e delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: la costiera Amalfitana è patrimonio dell'umanità, terra da tutelare per le future generazioni nella sua integrità geomorfologica, biologica, storica e culturale, così come riconosciuto dall'UNESCO; il territorio della costiera da molti anni è sottoposto alla pesante aggressione dei flussi veicolari, che ne congestionano il traffico creando rallentamenti di ore, che impediscono la tempestività di intervento dei mezzi di soccorso, oltre a creare grave nocumento alla vivibilità di residenti e turisti a causa degli elevati livelli di inquinamento atmosferico e acustico; con delibera del CIPE n. 26 del 2016 sono state allocate le risorse del FSC 2014-2020 per interventi nelle regioni e nelle città metropolitane del Mezzogiorno, mediante i "patti per il Sud"; con la deliberazione n. 809 del 2016 la Giunta regionale della Campania ha individuato l'elenco degli interventi con i relativi beneficiari cui assegnare le risorse FSC 2014-2020 stanziate nel "patto per lo sviluppo della Regione Campania"; tra le operazioni finanziate è compreso il programma denominato "interventi di mobilità sostenibile nelle costiere amalfitana e sorrentina - I fase"; i Comuni della costiera amalfitana di Minori e Maiori (Salerno) hanno sviluppato uno studio di fattibilità per la realizzazione di una variante in galleria alla strada statale 163; nel 2018 è stato redatto da ANAS il progetto di fattibilità economica di una galleria di 400 metri per un importo previsto di 18 milioni di euro; considerato che: detto intervento non produrrà alcun beneficio per il territorio, giacché non risolverà le criticità legate al traffico sulla strada statale 163; la creazione di una nuova galleria su un territorio estremamente fragile e già ampiamente compromesso può costituire un ulteriore elemento di rischio idrogeologico intervenendo su un costone roccioso instabile e soggetto a frane; l'intervento che si intende mettere in atto si configura come uno spreco di risorse pubbliche oltre a un'aggressione al territorio; per risolvere i problemi legati al traffico veicolare in costiera Amalfitana e per tutelarne il territorio sarebbe opportuno incentivare il trasporto pubblico, su gomma e soprattutto via mare, disincentivando l'utilizzo di autoveicoli, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti descritti e come intendano intervenire per arginare l'ormai consolidata prassi di costruire in maniera indiscriminata, senza una reale politica di contenimento del consumo del suolo; quali azioni e provvedimenti intendano assumere, per quanto di competenza, per evitare la realizzazione dell'opera e prevedere strategie diverse al fine di risolvere le criticità del traffico veicolare della costiera Amalfitana, rispettando le peculiarità del territorio. Atto n. 3-01927 DE BONIS Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Premesso che: l'Autorità garante della concorrenza e del mercato (AGCM) ha di recente inviato al Senato della Repubblica italiana, alla Camera dei deputati, alla Presidenza del Consiglio dei ministri, al Ministero dello sviluppo economico ed a Unioncamere (rif. S3879) una segnalazione relativa all'attività di rilevazione di prezzi, tariffe e usi locali da parte delle camere di commercio (ai sensi dell'art. 21 della legge 10 ottobre 1990, n. 287); l'AGCM chiarisce, in primis , che la rilevazione dei prezzi, organizzata secondo criteri verificabili e pubblici, deve riferirsi sempre a transazioni avvenute in periodi precedenti alla rilevazione, e non deve assumere in alcun caso la connotazione di quotazione fissata per le transazioni future. In secondo luogo, nelle commissioni prezzi deve essere garantita la non contemporanea presenza di soggetti provenienti da imprese che rappresentano una quota predominante del mercato e, soprattutto, la rilevazione deve seguire una metodologia di tipo storico-statistico, ossia come mera rilevazione del valore storico emerso spontaneamente nella realtà economica quale risultato di prezzi liberamente contrattati, e non come proposta di valori da applicare in futuro; i produttori subiscono da sempre l'imposizione dei prezzi stabiliti dai grossi buyer e dagli industriali, senza incidere minimamente nella dinamica di formazione del prezzo. Il Garante sancisce, dunque, che il meccanismo di formazione dei prezzi del grano, come di altri prodotti agricoli, è gravemente distorto dall'illegittimo funzionamento delle commissioni prezzi presso le camere di commercio; su tali alterazioni le istituzioni hanno il dovere di intervenire facendo rispettare la legge e predisponendo strumenti adeguati. Quei luoghi che per legge avrebbero dovuto essere osservatori imparziali delle tendenze storiche di mercato sono diventati, di fatto, tavoli di contrattazione e di fissazione dei prezzi, dove a farla da padroni, letteralmente, sono quelle organizzazioni che hanno più forza. Le commissioni prezzi devono, invece, funzionare nel rispetto della legge e le istituende CUN (commissioni uniche nazionali) devono conformarsi ai principi ribaditi dall'autorità antitrust ; considerato che: come è noto, in ottemperanza alle disposizioni di legge (articolo 6- bis del decreto-legge 5 maggio 2015, n. 51, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 luglio 2015, n. 91, e attuato con decreto ministeriale 31 marzo 2017, n. 72) il Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali ha avviato l' iter procedurale per l'istituzione della CUN sul grano; la partecipazione alla CUN presuppone una delega da parte degli agricoltori alle organizzazioni o associazioni che ritengano più idonee; l'interrogante ha appreso che alcune sigle sindacali stanno raccogliendo le firme per le deleghe all'insaputa degli aventi diritto, ponendo in essere una condotta anzitutto illecita e, in ogni caso, disdicevole e meritevole di censura da parte dell'ordinamento; si evidenzia, inoltre, che la 9a Commissione permanente (Agricoltura e produzione agroalimentare) del Senato è in attesa del parere dell'AGCM circa una più corretta formulazione del modello per le deleghe, improntata su una libera scelta per l'agricoltore, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto riportato circa l'anomala raccolta delle firme per le deleghe; se non sia il caso di effettuare una perizia calligrafica per accertare l'autenticità delle sottoscrizioni già apposte e se non ritenga, per fugare l'incertezza anche in futuro, di stabilire che le firme vengano apposte davanti ad un pubblico ufficiale; se non sia del parere che vada prorogato almeno di un mese il termine per la consegna delle deleghe o, comunque, fino a quando l'AGCM abbia espresso il parere; se non ritenga opportuno prevedere delle sanzioni quali, ad esempio, l'esclusione delle organizzazioni di categoria che si riterranno responsabili di condotte illecite; quali iniziative, infine, intenda intraprendere per garantire la corretta formazione della CUN grano. Atto n. 3-01929 DE FALCO Al Ministro dell'istruzione Premesso che: in questi giorni sono iniziate le attività didattiche nelle scuole statali di Milano e provincia. La scuola è ripartita ma senza nessun organico aggiuntivo per l'emergenza COVID e con una media del 50 per cento di docenti mancanti nell'organico di Milano e provincia; quest'anno le graduatorie provinciali dei docenti supplenti sono state rinnovate per il prossimo triennio a decorrere dal corrente anno scolastico 2020/2021; risulta all'interrogante che, pur essendo noto il fatto che per Milano e provincia il lavoro di predisposizione e compilazione di tutte le graduatorie sarebbe stato molto lungo e complesso, tali graduatorie sono state predisposte ed ultimate dagli uffici centrali competenti solo alla fine della settimana del 7 settembre e che in data 15 settembre gli uffici centrali non avevano ancora iniziato le operazioni di nomina per i vari ordini di scuola. Le operazioni verranno concluse forse alla fine di settembre se non ad ottobre, con il rischio che, a causa degli errori nei punteggi, i candidati presentino poi ricorsi andando ad incidere sulle assegnazioni già effettuate; a questa situazione complessa si è aggiunta la decisione del direttore dell'ufficio scolastico territoriale, dottor Marco Bussetti (ex Ministro dell'istruzione), il quale il 10 settembre ha pubblicato la nota prot. n. 10924, con la quale autorizzava i dirigenti scolastici ad utilizzare le vecchie graduatorie dei supplenti, già in vigore nell'anno scolastico 2019/2020, per coprire i posti vacanti nell'attesa della nomina dell'avente diritto; si tratta di una procedura è stata seguita anche in passato, assicurando comunque la presenza di docenti, la copertura dei posti ed il funzionamento delle scuole, ma che è stata contraddetta nel pomeriggio del giorno successivo, venerdì 11 settembre, da una nuova nota del direttore Bussetti (prot. n. 11095), con la quale veniva revocata l'autorizzazione concessa il 10 settembre. La nuova decisione è stata presa, come recita la nota, sulla base di non meglio precisate "indicazioni recentemente ricevute"; l'inopinata decisione del direttore Bussetti ha costretto i dirigenti scolastici di Milano e provincia, i quali avevano inviato molte convocazioni ai supplenti presenti nelle vecchie graduatorie, a pubblicare immediatamente un avviso di revoca dei provvedimenti da loro presi; in data 16 settembre la responsabile dell'ufficio scolastico regionale ha pubblicato una nota nella quale si prevede che i dirigenti scolastici possano nominare gli aventi diritto quando saranno disponibili le nuove graduatorie d'istituto. Si aggiunge, però, che dette nomine possono essere modificate qualora l'ufficio scolastico provinciale dalla piattaforma "Sigeko" nomini altri docenti; ciò comporta che se è vero che i dirigenti scolastici potranno forse coprire i posti a fine settembre, magari anche in continuità didattica con lo scorso anno, ad ottobre arriveranno nuovi docenti con prevedibili e gravi disfunzioni e rallentamenti, in un periodo delicatissimo come questo; al contrario, vista l'autonomia di cui sono dotati le scuole ed i dirigenti scolastici, a norma del decreto del Presidente della Repubblica n. 275 del 1999, sarebbe una semplificazione importante se le nomine dei supplenti anche sui posti vacanti potessero essere fatte esclusivamente dai dirigenti scolastici stessi, utilizzando le graduatorie provinciali dei supplenti, riferite ai nominativi inclusi per il proprio istituto, non appena disponibili le nuove graduatorie d'istituto; invece, tale autonomia, pur riconosciuta dalla legge, non viene attuata, con gravi conseguenze che ricadono sulle scuole e sulle famiglie, si chiede di sapere: quali iniziative di sua competenza intenda intraprendere il Ministro in indirizzo per comprendere se, come appare evidente all'interrogante, le decisioni prese dal direttore Bussetti non siano un atto politico volto a creare problemi al Governo, ma soprattutto, cosa ben più grave, alle famiglie, e ai docenti, cercando quanto meno di stabilire quali siano le "indicazioni recentemente ricevute" e da chi il direttore Bussetti le abbia ricevute e che cosa contenessero di preciso; quali iniziative di propria competenza intenda intraprendere per consentire che le nomine per i supplenti annuali vengano effettuate dai soli dirigenti scolastici, nel pieno rispetto delle norme e previo controllo dei punteggi attribuiti agli aspiranti supplenti, limitando le nomine decise dagli uffici centrali esclusivamente a quelle di ruolo. Atto n. 3-01930 PARRINI Al Ministro dell'interno Premesso che: nella lista "Toscana Civica", che sostiene la candidata governatrice Susanna Ceccardi nella prossima tornata elettorale, è candidato, nel collegio di Siena, anche un esponente di "Forza Nuova": Nicola Sisi; questo candidato non esita sui suoi profili sui social network ad esibire slogan apertamente fascisti, a pubblicizzare iniziative di organizzazioni neofasciste come Forza Nuova e "Casapound"; tenuto conto che: nei giorni scorsi il candidato ha cominciato a diffondere parole di odio per chi raccomanda l'uso della mascherina e per chi prescrive il necessario distanziamento sociale e, proprio nel momento in cui l'Italia si appresta a ricevere gli stanziamenti del recovery fund , essenziali per la ripresa economica del Paese, propaganda la necessità di un'immediata uscita dell'Italia dall'Europa e dall'euro; per questo ha ricevuto, a pochi giorni dal voto, grandi e pubblici elogi da Roberto Fiore, leader nazionale di Forza Nuova, già condannato in passato per banda armata e associazione sovversiva come capo di "Terza posizione", l'organizzazione che alla fine degli anni '70 ha riunito alcuni dei criminali più violenti della destra neofascista; considerato che: la XII disposizione transitoria e finale della Costituzione vieta la ricostituzione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista; la legge n. 645 del 1952 sanziona chiunque promuova od organizzi, sotto qualsiasi forma, la costituzione di un'associazione, di un movimento o di un gruppo avente le caratteristiche e perseguente le finalità di riorganizzazione del disciolto partito fascista, oppure chiunque pubblicamente esalti esponenti, principi, fatti o metodi del fascismo, oppure le sue finalità antidemocratiche, si chiede di sapere quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda assumere per assicurare che la campagna elettorale in corso, per il rinnovo dei Consigli e dei presidenti delle Giunte in molte importanti regioni, non sia utilizzata da singoli candidati o da note organizzazioni di estrema destra come occasione per promuovere o esaltare pubblicamente esponenti, principi, fatti o metodi del fascismo o le sue finalità antidemocratiche. Atto n. 3-01931 MODENA FERRO Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: la percentuale del 15,6423 per cento individuata dal provvedimento dell'Agenzia delle entrate dell'11 settembre 2020 delude le aspettative di coloro che facevano affidamento sul credito d'imposta per la sanificazione e l'acquisto di dispositivi di protezione individuale. I più amareggiati sono i consulenti che hanno assistito i clienti nella compilazione e nell'invio della comunicazione delle spese sostenute e di quelle previsionali che si prevede di sostenere dal mese di invio della comunicazione fino al 31 dicembre 2020; la suddetta percentuale deriva dal rapporto tra l'ammontare complessivo messo a disposizione dall'articolo 125 del decreto-legge n. 34 del 2020, pari a 200 milioni di euro, e la somma totale richiesta dai contribuenti di oltre 1,2 miliardi di euro corrispondente ad una spesa totale rendicontata di oltre 2,1 miliardi di euro; demoltiplicando le somme si può affermare che il credito d'imposta spettante al singolo beneficiario è del 9,3854 per cento di quanto speso per la sanificazione e l'acquisto dei dispositivi di protezione individuale con un limite massimo di spesa agevolabile di 100.000 euro. Cosicché a fronte, ad esempio, di una spesa di 10.000 euro l'importo teorico del credito d'imposta è di 6.000 euro, mentre quello effettivamente utilizzabile è di 938,54 euro; la riduzione della percentuale dal 60 per cento teoricamente previsto dalla norma al 9,3854 per cento effettivamente spettante deriva anche dal particolare meccanismo di calcolo proposto dal provvedimento del 10 luglio 2020 che monitora anche le spese previsionali per evitare sforamenti del limite di spesa; considerato che: i soggetti aventi i requisiti previsti dalla legge per accedere al tax credit hanno comunicato all'Agenzia delle entrate l'ammontare delle spese ammissibili sostenute fino al mese precedente alla data di sottoscrizione della comunicazione e l'importo che prevedono di sostenere successivamente, fino al 31 dicembre 2020. La comunicazione poteva essere inviata dal 20 luglio al 7 settembre e pertanto coloro che l'hanno inviata a luglio hanno rendicontato le spese effettivamente sostenute dal 1° gennaio al mese di giugno e stimato le spese da sostenere per i restanti mesi (da luglio al 31 dicembre). Invece chi ha inviato la comunicazione successivamente, ad agosto o entro il 7 settembre, ha indicato l'ammontare effettivo sostenuto, rispettivamente, fino al mese di luglio o agosto e stimato i mesi restanti del 2020; la stima previsionale è stata fatta da molti proporzionando a mesi quanto effettivamente speso dal 1° gennaio fino al termine del mese precedente all'invio della comunicazione e moltiplicando tale importo per i mesi che mancano al 31 dicembre 2020. Esemplificando, un contribuente che ha speso 8.000 euro fino ad agosto, per un importo medio di 1.000 euro mese, avrà indicato una spesa previsionale per i mesi da settembre a dicembre di ulteriori 4.000 euro; trattandosi di una stima, il valore rendicontato potrà essere differente da quanto effettivamente verrà speso. Il provvedimento del 10 luglio non prevede un meccanismo di aggiustamento della percentuale spettante in funzione delle spese effettivamente sostenute. Di conseguenza, qualora il beneficiario spenda di più di quanto rendicontato avrà sempre diritto ad un tax credit plafonato al 9,3854 per cento di quanto originariamente indicato nella comunicazione. Potrebbe però accadere anche il caso opposto, ovvero che i contribuenti spendano meno di quanto preventivato, con la conseguenza che non verrebbe utilizzato tutto il budget di 200 milioni di euro messo a disposizione dall'articolo 125 del decreto rilancio, si chiede di sapere quali interventi urgenti il Ministro in indirizzo intenda intraprendere ed attuare per sanare questa grave situazione che vede le imprese recuperare un miliardo di euro in meno di quanto avevano preventivato, ciò rappresentando un ulteriore grave colpo, in particolare per negozi e pubblici esercizi di minori dimensioni, che si trovano già in una situazione critica. Atto n. 3-01932 BERGESIO CASOLATI FERRERO MONTANI PIANASSO Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: come appreso da fonti di stampa la società Alitalia ha deciso di mantenere operative solamente due coppie di voli al giorno sulla tratta Torino Caselle-Roma Fiumicino; secondo quanto riportato dalla Sagat, la società di gestione dello scalo torinese, durante l'estate si è registrato un calo del traffico domestico del 20 per cento circa, proprio a causa dell'inspiegabile decisione di Alitalia di mantenere solo due collegamenti tra Torino e Roma su 7, con una riduzione media, quindi, del 60 per cento dei passeggeri; la situazione è destinata a peggiorare con l'autunno; dopo l'abbandono di Malpensa è del tutto evidente il disinteresse del Governo verso il Nordovest, e Torino in particolare; lo scalo di Caselle serve la terza area metropolitana del Paese, è un centro nodale per la mobilità del Piemonte e del Nordovest oltre a un punto di riferimento per il turismo e l'industria. L'aeroporto è anche sede di due stabilimenti di Leonardo (stabilimenti nord e sud): questi siti sono specializzati in assemblaggio e fase finale della produzione, manutenzione, test al suolo e prove in volo di prototipi e velivoli militari e civili. In particolare vengono prodotti velivoli quali: AMX-ACOL, ATR 42 MP, ATR 72 MP, C-27J, Eurofighter, Tornado MLU e Sky-X; secondo i dati raccolti dall'Associazione dei gestori aeroportuali, il sistema aeroportuale nazionale ha registrato, nel mese di giugno 2020, 1,1 milioni di passeggeri, con un incremento di 885.000 unità rispetto a maggio 2020. La stessa tendenza si è osservata per i movimenti aerei che a giugno raddoppiano attestandosi a circa 28.400, ovvero a 14.400 in più rispetto al mese precedente; si tratta di un importante passo in avanti, dopo il sostanziale azzeramento registrato nel primo periodo della pandemia, che però non rende il quadro meno critico: rispetto al 2019 il traffico passeggeri ha registrato una contrazione del 99,3 per cento ad aprile, del 98,7 per cento a maggio e del 94,2 per cento a giugno; le prospettive per gli scali italiani restano negative. Sebbene le proiezioni del mese di luglio confermino il trend di graduale ripresa (1,2 milioni di passeggeri nelle prime tre settimane in più rispetto a giugno 2020), anche per effetto del riavvio di numerosi collegamenti nazionali ed europei, le stime per il 2020, in costante aggiornamento, continuano ad essere riviste al ribasso. Ad oggi si prevede, infatti, che l'anno possa chiudersi con un volume di traffico complessivo pari a circa 67 milioni di passeggeri, ovvero con un calo del 65 per cento sul 2019 e una perdita di quasi 130 milioni di passeggeri rispetto ai 200 milioni previsti prima della pandemia; l'Assaeroporti ha recentemente dichiarato che i livelli di passeggeri registrati nel 2019 in Europa saranno nuovamente raggiunti non prima del 2024 e la situazione finanziaria degli aeroporti, nonostante i deboli segnali di crescita del traffico aereo, continua pertanto ad essere allarmante; alla luce delle risorse pubbliche versate a favore di Alitalia nel corso degli anni e da ultimo l'ulteriore stanziamento di 3 miliardi di euro, il disimpegno della compagnia sull'aeroporto è del tutto inaccettabile. In un momento in cui l'intero Paese ha bisogno di investimenti, Alitalia dovrebbe garantire un livello accettabile di servizio pubblico, si chiede di sapere quali iniziative urgenti il Ministro in indirizzo intenda porre in essere affinché siano incrementati i collegamenti con l'aeroporto di Torino Caselle. Atto n. 3-01933 ALFIERI Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Premesso che: il 3 settembre 2020 la trasmissione televisiva svizzera "Falò" ha mandato in onda un'indagine relativa alla politica di diniego con cui le autorità del canton Ticino, ignorando le leggi in materia di permessi di soggiorno e di lavoro, starebbero procedendo all'allontanamento di numerosi cittadini stranieri e tra questi anche molti cittadini italiani; qualunque cittadino straniero che voglia vivere in Svizzera necessita di un apposito permesso. Tali permessi sono di diversa natura, in particolare, il permesso G è quello rilasciato ai lavoratori frontalieri, ovvero le persone che svolgono un'attività lavorativa in Svizzera, ma residenti all'estero. Val la pena ricordare come nel canton Ticino i frontalieri siano per lo più cittadini italiani residenti a pochi chilometri dal confine. I permessi più diffusi sono, invece, il B e il C. Il primo per coloro che intendono fare del Ticino la loro residenza, mentre il permesso C, rilasciato a chi ha avuto il B almeno per 10 anni, finisce con l'essere per molti stranieri l'ultimo passaggio prima dell'acquisto della cittadinanza elvetica; i permessi vengono rilasciati dall'ufficio degli stranieri presso il Dipartimento delle istituzioni e sono disciplinati dalla legislazione svizzera in materia, in base alla quale i cittadini stranieri, a seconda del permesso ottenuto, devono dimostrare di avere il centro dei loro interessi in Ticino, di risiedervi almeno per 6 mesi e un giorno di ogni anno solare. Occorre sottolineare come per tutti sia prevista l'espulsione dal Paese, laddove il cittadino dovesse diventare un pericolo per la comunità elvetica; inoltre, a partire da 1° gennaio 2019, gli stranieri residenti in Svizzera devono soddisfare determinati criteri di buona condotta, come il rispetto dell'ordine pubblico e dei valori costituzionali, prima del rilascio o del rinnovo del permesso di soggiorno. Tra gli elementi di cui si tiene conto vi sono anche la partecipazione economica e le competenze linguistiche. Coloro che non danno prova di una volontà d'integrazione possono essere costretti a firmare un contratto in cui figurano le aspettative che vanno soddisfatte. Il mancato rispetto di tale contratto può finanche incidere sul rinnovo del permesso di soggiorno. Pertanto, una persona con un permesso di soggiorno permanente, permesso C, che non soddisfa i criteri di integrazione potrebbe essere retrocessa allo status di residente temporaneo, permesso B; secondo quanto riportato dalla trasmissione televisiva, diversi cittadini italiani che vivono in Svizzera da decenni al momento della richiesta di rinnovo del permesso sono stati invitati a lasciare il Paese entro un periodo che va da uno a 3 mesi. Sempre secondo quanto riportato, la polizia si apposterebbe davanti alle loro residenze centinaia di volte e in diversi orari del giorno e della notte. Finanche i consumi elettrici verrebbero ritenuti indizi utili per capire quanto i cittadini stranieri siano presenti nel proprio domicilio; considerato che diversi cittadini stranieri cui è stato rifiutato un permesso hanno presentato ricorso al Tribunale amministrativo cantonale (Tram). Nel 2015 i ricorsi accettati sono stati il 28 per cento, nel 2019 il 47 per cento e dalla lettura dei numeri emerge chiaramente come un diniego su due sia stato sconfessato dalle autorità competenti. Anche il Tribunale federale, la massima istanza elvetica, ha emesso numerose sentenze in tal senso, sconfessando, pertanto, la politica adottata dal Governo ticinese. Tuttavia, nonostante la consolidata giurisprudenza in merito, la procedura seguita per i dinieghi in materia di permessi di soggiorno non ha subito alcun cambiamento, si chiede di sapere: quali iniziative il Ministro in indirizzo ritenga opportuno intraprendere al fine di tutelare i cittadini italiani possessori di permessi di soggiorno e residenti nel territorio ticinese; se non ritenga opportuno avviare con il Governo elvetico un dialogo politico volto alla conclusione di ulteriori accordi bilaterali in materia di permessi di soggiorno per i cittadini italiani residenti nel territorio del canton Ticino. Atto n. 3-01934 BINETTI Al Ministro della salute Premesso che: la situazione dei pazienti con disabilità in questo periodo di pandemia da COVID-19 si è realmente appesantita e, nonostante la conclusione del lockdown , per loro non si vedono segnali di miglioramento; dopo i lunghissimi mesi di lockdown , durante i quali sono stati imposti numerosi divieti che hanno costretto in particolare le persone disabili e i soggetti esposti a maggiori rischi a restare all'interno delle proprie abitazioni senza aiuto, né assistenza, senza centri riabilitativi, senza terapie, molti genitori hanno sperato che le persone con disabilità potessero avere almeno una settimana di respiro con i soggiorni estivi; la ASL 3 di Roma ha però reso nota la possibilità di fare domanda per i soggiorni estivi dal 21 luglio fino al 7 agosto 2020; successivamente, ha fatto seguito l'avviso per la manifestazione d'interesse per i soggiorni di gruppo fatti da enti gestori, in cui si specificava che gli stessi potevano essere fatti dal 1° settembre 2020 al 10 gennaio 2021; E. D. M., disabile grave al 100 per cento con accompagnamento, non può assolutamente usufruire dei soggiorni individuali, perché per la gravità della sua condizione non può essere gestita da una sola persona e perché sua madre, unica persona di riferimento, è anche lei disabile grave al 100 per cento con accompagnamento; al 19 settembre 2020 non hanno ancora ricevuto nessuna comunicazione di quando e come potrebbero essere svolti tali soggiorni; a causa della mancata risposta, E. e sua madre non hanno potuto godere neanche di un'ora di vacanza. Giova ancora una volta constatare l'assenza di misure finalizzate a riconoscere il bonus vacanze ai caregiver familiari che si prendono cura delle persone care, con ogni sforzo umano possibile, si chiede di sapere, dal momento che non tutti i fondi destinati al bonus vacanze sono stati utilizzati, se il Ministro in indirizzo non ritenga utile mettere a disposizione delle famiglie con figli disabili parte delle risorse per offrire un'occasione di distrazione ai soggetti affetti da disabilità e un analogo periodo di riposo ai caregiver . Atto n. 3-01935 LANZI Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e dello sviluppo economico Premesso che: nel magazzino logistico della Centrale adriatica società cooperativa di Anzola dell'Emilia (Bologna), che gestisce la logistica per i negozi a marchio Coop nel nord Italia, sono impiegati oltre 300 lavoratori, tra lavoratori diretti e i lavoratori in appalto delle società Kamila Srl ed Ellepi Service Srl; il 7 settembre 2020, Centrale adriatica ha comunicato ai sindacati l'avvio di un progetto di ristrutturazione del magazzino di durata biennale, al fine di ammodernare e rendere efficiente la struttura, a partire dal prossimo autunno, con il conseguente dirottamento dei volumi di merce sugli altri magazzini della rete logistica del Nord (Parma, Cesena e San Vito al Tagliamento), determinando la totale sospensione dell'attività di tutti i lavoratori diretti e in appalto ivi impiegati; per tale ragione, Centrale adriatica ha comunicato ai sindacati la rescissione del contratto di appalto, a partire dall'inizio del mese di ottobre, con la società Ellepi Service Srl che, attualmente, sembrerebbe non essere impegnata in altri appalti; conseguentemente, vi sarebbe il rischio di licenziamento collettivo per cessazione dell'attività per i quasi 200 lavoratori dell'impresa; negli ultimi giorni si sono tenuti alcuni incontri, nell'ambito del tavolo metropolitano di salvaguardia del patrimonio produttivo, tra sindacati, società coinvolte, Città metropolitana di Bologna, Regione Emilia-Romagna, sindaco di Anzola dell'Emilia e Agenzia regionale per il lavoro, a seguito dei quali è stata ventilata l'ipotesi di concedere ai lavoratori in appalto il trattamento straordinario di integrazione salariale di cui all'articolo 44 del decreto-legge 28 settembre 2018, n. 109 ("decreto Genova"); il trattamento, ai sensi del citato articolo, può essere "autorizzato sino ad un massimo di dodici mesi complessivi, previo accordo stipulato in sede governativa presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali (...) qualora l'azienda abbia cessato o cessi l'attività produttiva e sussistano concrete prospettive di cessione dell'attività con conseguente riassorbimento occupazionale"; considerato che: appare evidente la disparità di trattamento tra i lavoratori diretti, ai quali sarebbe garantita la cassa integrazione straordinaria per 24 mesi, e quelli in appalto che potrebbero percepirla per soli 12 mesi; risulta difficile per le quasi 200 famiglie provvedere al proprio sostentamento, con una cassa integrazione pro capite mensile che, stando ad alcuni calcoli, non arriverebbe a 1.000 euro netti; una soluzione alternativa, nelle more del termine dei lavori di ristrutturazione, sarebbe il temporaneo assorbimento, su base volontaria, dei lavoratori presso gli altri magazzini del Nord Italia presso i quali saranno dirottati i flussi di merci e che, inevitabilmente, dovranno far fronte ad un maggiore carico di lavoro, con una presumibile necessità di ulteriore forza lavoro; nessuna garanzia è stata fornita in merito al futuro riassorbimento delle forze lavoro dirette e in appalto, all'interno del magazzino di Anzola dell'Emilia, una volta terminati i lavori, si chiede di sapere: se sia stato avviato l' iter per l'accordo relativo alla concessione del trattamento straordinario di integrazione salariale per le imprese in crisi, ai sensi dell'articolo 44 citato; se siano stati affrontati, nella discussione sull'accordo, temi relativi a solide e concrete garanzie, da parte delle società coinvolte, per il completo riassorbimento della forza lavoro diretta e in appalto attualmente impiegata nel magazzino di Anzola dell'Emilia; se i Ministri in indirizzo non intendano, per le parti di propria competenza, anche partecipando al tavolo metropolitano ovvero promuovendo l'istituzione di un tavolo di crisi aziendale, sostenere l'immediato assorbimento, su base volontaria, della forza lavoro attualmente impiegata nel magazzino di Anzola dell'Emilia nei magazzini del Nord Italia che dovranno gestire gli ulteriori flussi di merci a seguito dei lavori di ristrutturazione. Atto n. 3-01936 BOLDRINI PARRINI TARICCO PINOTTI ROJC ASTORRE VERDUCCI IORI NANNICINI FEDELI LAUS D'ALFONSO FERRAZZI ROSSOMANDO VATTUONE D'ARIENZO PITTELLA STEFANO ALFIERI BITI COLLINA GIACOBBE VALENTE Al Ministro della salute Premesso che: il nostro Paese ha dovuto affrontare, e ancora lo farà, il COVID-19, un virus impercettibile quanto pericoloso, in grado di scatenare un'emergenza sanitaria senza precedenti, che nella sua tragicità ha fatto emergere il valore della sanità digitale, intesa come l'applicazione all'area medica e a quella della assistenza sociosanitaria dell' information and communication technology . Sanità digitale non vuol dire solo telemedicina, ma questa ne rappresenta una componente essenziale; la telemedicina (nelle sue componenti principali di televisita, telemonitoraggio e teleconsulto) è intesa, secondo le linee di indirizzo nazionali per la telemedicina, recepite dalle Regioni, una modalità di esecuzione dell'atto sanitario in cui il professionista della salute ed il paziente sono in luoghi differenti, permettendo quindi la cura di un paziente a distanza o in generale l'erogazione di servizi sanitari a distanza, che sono in grado di monitorare e garantire la gestione ordinaria dei pazienti cronici e delle persone con disabilità. La pandemia COVID-19 ha messo in evidenza quanto la telemedicina possa essere di supporto per la tutela ed il monitoraggio della salute e in particolar modo per l'assistenza a quella parte di popolazione più fragile; l'OMS ha definito la telemedicina come servizio essenziale per il "rafforzamento della risposta dei sistemi sanitari al COVID-19", mentre l'OCSE l'ha annoverata tra le misure chiave che i sistemi sanitari stanno adottando per migliorare la cura e l'assistenza alle persone in isolamento rilevandone gli importanti benefici, evitando un sovraccarico delle reti ospedaliere e sanitarie; in Italia i principali riferimenti regolativi riguardo alla diffusione delle nuove tecniche di interazione tra personale sociosanitario e pazienti, e dunque anche alla telemedicina, sono il patto per la sanità digitale e le linee di indirizzo nazionali del Ministero della salute in materia di telemedicina, elaborate da un gruppo di lavoro presso il Consiglio superiore della sanità (2014-2015). Dopo l'approvazione delle linee nazionali sono stati emanati ulteriori indirizzi normativi e programmatori che riguardano l'aspetto organizzativo o tecnologico della telemedicina: il patto della salute 2014-2016, ma anche il più recente patto della salute 2019-2021, ove si fa riferimento a dispositivi e tecnologie mediche e la necessità di coadiuvare e collaborare con "l'industria dei dispositivi e delle tecnologie mediche (per cronicità ed anziani in particolare) per generare nuovo valore a beneficio di medici e pazienti"; le specifiche tecniche per l'interoperabilità tra i sistemi regionali di fascicolo sanitario elettronico (FSE) (2015), le reti di eccellenza per le malattie rare, il teleconsulto, la telecooperazione e la telesorveglianza (2015), il nuovo nomenclatore ambulatoriale e i LEA (2017); le linee di indirizzo nazionali forniscono infatti indicazioni e definizioni di livello generale in merito alla tipologia dei servizi ed alla modalità di erogazione, ma non contengono indicazioni di tipo tecnico per l'implementazione e non risultano essere aggiornate; il Ministero della salute nel 2019 ha stanziato 17.432.447 euro nel 2019 ed altrettanti nel 2020 e nel 2021 per l'obiettivo strategico di promozione delle azioni prioritarie, previste dal patto per la sanità digitale e identificate dalla cabina di regia NSIS integrata, "per il conseguimento degli obiettivi di efficienza, trasparenza e sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale, attraverso l'impiego sistematico dell'innovazione digitale in sanità", tra le quali anche la "mappatura delle esperienze di telemedicina sul territorio nazionale in coerenza con quanto definito nelle linee di indirizzo in materia di telemedicina". Tuttavia, tale mappatura non risulta ancora completata a causa di alcune difficoltà nel dialogo e collaborazione tra amministrazioni e organismi coinvolti; nell'ambito della cronicità, secondo quanto scritto nel piano della cronicità del 2016, i servizi di telemedicina possono realizzare le seguenti finalità sanitarie: prevenzione, diagnosi e cura e riabilitazione; proprio nell'ottica di una sempre più robusta integrazione tra ospedale e territorio e nelle nuove forme di aggregazione, la telemedicina è l'esempio di come la tecnologia possa supportare un'efficace operatività, anche ai fini della gestione della cronicità; i vantaggi e i benefici della telemedicina per i pazienti sono evidenti: meno visite a strutture sanitarie e studi medici, minori costi e fastidi da sostenere per gli spostamenti, soprattutto per aree difficili da raggiungere o in cui le strutture sanitarie non siano vicine; trattamento delle patologie, soprattutto quelle croniche; accesso a trattamenti che altrimenti non sarebbero disponibili se non dopo lunghe attese o solo per periodi limitati (come per esempio riabilitazione e terapia di linguaggio per i pazienti colpiti da infarto o ictus eccetera); allo stesso tempo i potenziali vantaggi per il SSN ed i medici non sono trascurabili: incremento dell'equità nell'accesso ai servizi sanitari e a competenze di eccellenza, grazie al decentramento e alla flessibilità dell'offerta di servizi resi. Inoltre può avere effetti positivi sull'efficacia dell'azione e sulla riduzione dei costi da sostenere; è necessario un lavoro nazionale di approfondimento ed aggiornamento delle linee di indirizzo nazionali sulla telemedicina (approvate il 10 luglio 2012 dall'assemblea generale del Consiglio superiore di sanità) come richiesto da tutti gli stakeholder del settore; proprio durante l'emergenza da coronavirus, numerose Regioni, tra cui il Veneto, la Toscana, la Lombardia e la Provincia autonoma di Trento, hanno emanato delibere attuative sulla telemedicina, basate sulle linee di indirizzo citate, tutte le altre Regioni italiane le hanno recepite; sarebbe utile, a parere degli interroganti, identificare una strategia unitaria che permetta di definire un quadro regolatorio coerente a livello nazionale, al fine di coadiuvare l'utilizzo della telemedicina come strumento di sanità digitale in grado di favorire sia la gestione dell'appropriatezza clinica e prescrittiva, sia l'aderenza terapeutica e l'accessibilità ad elevati standard di servizi nonché per garantire equità territoriale e sostenibilità dei costi, si chiede di sapere quale sia lo stato dell'arte relativo all'attuazione e all'implementazione delle linee guida in materia di telemedicina e se il Ministro in indirizzo non intenda, soprattutto alla luce dell'emergenza da COVID-19, valutare l'opportunità di promuovere, su tutto il territorio nazionale, un protocollo uniforme per la telemedicina e per ogni singola patologia, per la presa in carico e per la gestione dei pazienti con malattie croniche e degli eventuali nuovi casi di Sars-Cov-2 con un monitoraggio degli esiti e della rimborsabilità. Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento Atto n. 3-01926 DE PETRIS Ai Ministri per i beni e le attività culturali e per il turismo e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Premesso che: il parco di palazzo Giustiniani a Bassano Romano (Viterbo) rappresenta un bene di particolare rilievo: al suo interno, oltre al polmone verde di 23 ettari, si trova infatti l'omonimo palazzo, collegato al parco da un ponte levatoio e da un giardino all'italiana di particolare pregio; il parco, progettato con viali, piazzette, statue e arredi in pietra, ospitava un tempo uno splendido patrimonio arboreo fatto di lecci, castagni, cipressi, abeti, pecci, alberi da frutto. Tuttavia, a dimostrazione dello stato di incuria che colpisce buona parte del patrimonio artistico e paesaggistico italiano, esso si è trovato negli anni in uno stato di progressivo abbandono, con cumuli di rovi e sterpaglie che rappresentano oggi un rischio per possibili incendi e frane; come intuibile, il parco e la casina di caccia hanno seguito le vicende del palazzo, alternando periodi di disinteresse e spoliazione, favoriti anche dalla gestione privata, a speranze di rilancio legate alla presa in carico da parte del Ministero per i beni culturali, con l'obiettivo di favorire la ripresa delle attività turistiche; all'inizio degli anni 2000, dopo decenni di chiusura al pubblico, il Ministero ha annunciato infatti lavori parziali di restauro (sia sul palazzo che sulla rocca), consentendo aperture settimanali e visite guidate sotto la gestione del polo museale del Lazio, che hanno permesso al pubblico di accedere agli splendidi affreschi del Domenichino, dell'Albani, del Tempesta; è in questo contesto di parziale, ma costante, riappropriazione del bene da parte della collettività che appare del tutto incomprensibile quanto sta avvenendo oggi nel parco, dove i rovi, le sterpaglie, le ortiche, gli alberi caduti e l'incuria sfigurano i viali, coprendo quel che resta delle statue, soffocando essenze arboree plurisecolari e ostruendo il passaggio verso la casina di caccia, sempre più cinta d'assedio dalle erbacce e da una vegetazione fittissima; il luogo, fiore all'occhiello per l'architettura italiana dei giardini, è stato in passato scelto da attori e registi come scenario di film di grande importanza: su tutti "La Dolce Vita" di Fellini, "Il Gattopardo" di Visconti e "Il Marchese del Grillo" di Monicelli; come accennato, tra l'altro, l'attuale condizione di degrado risulta particolarmente rischiosa sia nella stagione più calda, per via degli incendi boschivi, sia nella stagione autunnale, nella quale le piogge possono attivare frane e smottamenti della cinta muraria, che, nello scorso inverno, ha già ceduto in diversi punti; in questo contesto si è innestata nell'ultimo anno un'ulteriore vicenda: una puntuale diffida al Comune di Bassano Romano, presentata il 1° agosto 2019 dal polo museale regionale del Lazio (oggi Direzione regionale dei musei), affinché cessi lo sversamento di liquami fognari comunali in un fosso che attraversa il versante sudest della villa. Secondo alcune analisi effettuate dalla ASL di Viterbo, il fosso presenta oggi livelli altissimi di contaminazione da Escherichia coli; nel febbraio 2018 il Ministro per i beni e le attività culturali Dario Franceschini, in un incontro a Bassano Romano, annunciò lo stanziamento di 4 milioni di euro per il restauro del complesso, con un probabile successivo raddoppio di tali fondi. Tale stanziamento è effettivamente riscontrabile nel decreto ministeriale 11 gennaio 2018, recante approvazione del programma integrativo degli interventi finanziari con i fondi 2007-2013, si chiede di sapere: a quanto ammontino oggi le risorse complessivamente stanziate per la villa Giustiniani di Bassano Romano; quali siano le motivazioni per le quali, nonostante le risorse annunciate, il parco della villa e la casina di caccia al suo interno siano in uno stato di abbandono e degrado, con un forte rischio di incendi e frane; se i Ministri in indirizzo non intendano valutare l'opportunità di verificare l'inquinamento ambientale per cui il Comune di Bassano Romano è stato denunciato dal polo museale del Lazio, al fine di evitare che i liquami fognari continuino ad essere sversati all'interno di una villa sottoposta ai vincoli paesaggistici previsti dal piano territoriale paesistico regionale per i giardini storici; quali siano le motivazioni del sostanziale immobilismo nei confronti dei necessari lavori di ripristino dei tratti di mura perimetrali crollati nell'anno 2019. Atto n. 3-01928 GIAMMANCO MALAN GASPARRI PAPATHEU GALLIANI AIMI BARBONI BINETTI PEROSINO CALIENDO MODENA FLORIS SICLARI RIZZOTTI Ai Ministri degli affari esteri e della cooperazione internazionale e della difesa Premesso che, per quanto risulta agli interroganti: il quotidiano "Il Foglio", insieme alle testate straniere "Telegraph", "Sunday Times", "Indian Express", "Globe and Mail" e "Australian financial review", in data 13 settembre 2020 denunciava di aver visionato un database appartenente a Okidb, Oversea key information database, una società privata di analisi di big data che per conto del Governo cinese raccoglie e analizza dal 2006 dati e informazioni su persone di interesse pubblico, politici, imprenditori e criminali; solo in Italia, sono state e vengono tuttora raccolte informazioni su 4.544 persone, riguardanti la loro attività politica o economica, vita privata, famiglia, amici, con un apposito capitolo dedicato alle attività strategiche del Paese, come infrastrutture portuali ed aeroportuali; nell'elenco sarebbero presenti parlamentari, nonché leader politici, come il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi, gli ex premier Matteo Renzi ed Enrico Letta e svariate altre personalità del Paese; considerato che: appare evidente che in un mondo interconnesso l'analisi dei big data abbia aperto e aprirà nuove frontiere di sviluppo, ma anche rischi e pericoli per il diritto alla privacy dei cittadini e per le aziende che vedono sempre più concreta la possibilità di furti di tecnologie esclusive e dati; l'analisi e l'utilizzo dei big data non può prescindere da un loro uso etico, nel rispetto del diritto alla riservatezza, utilizzo etico che appare agli interroganti poco coerente con l'attività di un regime come quello cinese che aggredisce in modo spregiudicato i mercati, tenta di espandere la propria influenza nello scacchiere geopolitico e non tutela i diritti fondamentali dei propri cittadini, si chiede di sapere se il Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale intenda avanzare formale richiesta di chiarimento al Governo cinese per l'attività descritta di mappatura e raccolta dati inerente ai cittadini italiani; che cosa intenda fare il Ministro della difesa per aumentare l'impegno dell'Italia nell'ambito della cyber security e se intenda proporre l'incremento dei i fondi ad essa destinati, in considerazione dell'aumento del telelavoro che espone maggiormente le aziende italiane alla possibilità di attacchi. Atto n. 3-01937 CALIGIURI AIMI BARBONI BATTISTONI BERNINI CALIENDO CRAXI DAMIANI FANTETTI GALLONE MANGIALAVORI MINUTO MODENA PAROLI PEROSINO PICHETTO FRATIN RIZZOTTI SERAFINI SICLARI TIRABOSCHI TOFFANIN GIRO Ai Ministri delle infrastrutture e dei trasporti e per il Sud e la coesione territoriale Premesso che: il 14 febbraio 2020 il Presidente del Consiglio dei ministri Conte, a Gioia Tauro (Reggio Calabria), esponeva il piano "Sud 2030 - sviluppo e coesione per l'Italia", il quale mira, al fine di avviare una stagione di sviluppo forte e durevole, a ridurre la distanza temporale fra le ripartizioni territoriali del Paese; durante l'incontro è stato ribadito l'impegno dell'Esecutivo al fine di portare a 4 ore il tempo di percorrenza dei treni tra Roma e Reggio Calabria; dal 21 settembre 2020 il treno "Frecciargento" con partenza da Reggio Calabria centrale alle ore 6.11 e arrivo a Roma Termini alle ore 11.23, il quale impiegava 5 ore e 13 minuti, e il Frecciargento in partenza da Roma Termini alle ore 16.35 e diretto a Reggio Calabria centrale in 5 ore e 5 minuti, sono stati sostituiti rispettivamente dal treno "Frecciarossa" n. 9534, il quale impiega 6 ore e 23 minuti, e dal Frecciargento n. 8419, con un tempo di percorrenza pari a 6 ore e 15 minuti; l'allungamento dei tempi di percorrenza è dovuto ad alcuni lavori sulla linea dell'alta velocità fra Salerno e Napoli che erano stati annunciati già il 2 settembre 2020 e che dovrebbero terminare l'11 ottobre. Al momento, comunque, questi ritardi (tra i 30 e i 60 minuti secondo Trenitalia) stanno rendendo molto difficoltoso raggiungere di mattina la capitale per una larga fetta di viaggiatori calabresi; Trenitalia assicura che il disagio sarà solo per 20 giorni e che dal 12 ottobre i tempi di percorrenza torneranno regolari; nonostante i costi moderatamente alti dei biglietti, nonché la riduzione del bacino d'utenza a causa dell'emergenza epidemiologica da COVID-19, il collegamento, sia quello mattutino che quello pomeridiano, tra Reggio Calabria e Roma risulta sempre pieno, confermandone l'utilità per gli spostamenti dei cittadini calabresi, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo intendano adottare tutte le misure possibili al fine di rispettare l'impegno assunto dal presidente Conte lo scorso 14 febbraio così da ridurre, anziché aumentare ulteriormente, il divario esistente tra il Mezzogiorno e il resto d'Italia, nonché mettere in atto quanto espresso con il piano "Sud 2030"; se non ritengano che sia stata effettuata una carente comunicazione agli utenti in relazione a quanto sopra; se ritengano che quanto affermato da Trenitalia, con riferimento alla fine dei lavori, garantisca il ripristino degli orari ferroviari e consenta un regolare svolgimento del servizio nei confronti dei viaggiatori. Interrogazioni con richiesta di risposta scritta Atto n. 4-04091 IWOBI LUCIDI VESCOVI Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Premesso che: il Ministro degli esteri della Repubblica islamica dell'Iran, Mohammed Zarif, aveva in programma un tour diplomatico in Europa che lo avrebbe portato in Italia, oltre che nel Regno Unito, Francia, Germania e Spagna; il tour sarebbe servito per convincere i Paesi europei a sostenere l'Iran nella battaglia diplomatica contro gli Stati Uniti, intenzionati a ripristinare diverse sanzioni in sede ONU contro Teheran; secondo le ultime notizie, il tour sarebbe stato annullato, e con esso la visita in Italia. Ufficialmente, a quanto riferiscono fonti dell'ambasciata iraniana a Roma, i motivi dell'annullamento sarebbero dovuti a cause di salute del ministro Zarif; considerato che: nei giorni scorsi è stata eseguita la condanna a morte del wrestler iraniano di 28 anni Navid Afkar, colpevole di aver partecipato a diverse manifestazioni di protesta in Iran contro il Governo; il caso ha suscitato molta indignazione internazionale, con diversi appelli per evitare la sua impiccagione, a causa degli innumerevoli dubbi sul processo svoltosi in Iran, si chiede di sapere: quale sia la posizione ufficiale del Governo italiano riguardo ad una possibile nuova applicazione di sanzioni economiche ONU contro l'Iran; quale sia la posizione del Ministro in indirizzo sulle sommarie esecuzioni che avvengono in Iran; se l'annullamento della visita del Ministro degli esteri Zarif possa essere imputabile all'indignazione internazionale riguardo al caso di Navid Afkar. Atto n. 4-04092 ALFIERI Ai Ministri dell'interno e degli affari esteri e della cooperazione internazionale Premesso che: da diversi mesi, secondo quanto risulta all'interrogante, l'ambasciata italiana a Islamabad in Pakistan opererebbe tramite il servizio esternalizzato per la ricezione delle pratiche consolari affidato alla società Gerry's, affiliata alla multinazionale statunitense FedEx; la società Gerry's ha contingentato gli appuntamenti e risulta quasi impossibile accedere agli sportelli. Il contingentamento ha procurato una serie di ritardi, nonché grave nocumento alle migliaia di persone che, nonostante il nullaosta al ricongiungimento familiare ottenuto dalla prefettura di competenza in Italia, non sono riuscite a presentare la richiesta di visto per l'ingresso in Italia presso l'ambasciata a Islamabad; si aggiunga che l'eventuale decadenza del nullaosta comporta una nuova richiesta per la quale i tempi possono variare da 6 mesi a un anno a seconda della prefettura di competenza; considerato che numerosi cittadini pakistani sono tornati nel Paese di origine nel periodo immediatamente precedente all'emergenza epidemiologica da COVID-19, rimanendo quindi bloccati nei mesi successivi a causa della sospensione del traffico aereo. Per una parte di loro, durante questo periodo, è scaduto il permesso di soggiorno. In questi casi, pertanto, si è resa necessaria la richiesta di un visto per il rientro in Italia, ma, come precedentemente evidenziato, a causa del blocco degli appuntamenti della società Gerry's, non è stato possibile procedere con la richiesta, si chiede di sapere: se il Ministro dell'interno non ritenga opportuno valutare la concessione di una proroga per la validità dei documenti necessari al rilascio del nulla osta per il ricongiungimento familiare e non ritenga altresì opportuno concedere ai cittadini pakistani, il cui permesso di soggiorno è scaduto a causa della sospensione dei voli unitamente al disservizio causato dalla società Gerry's, concedere egualmente il rientro in Italia al fine di consentire loro un rapido rinnovo dei permessi di soggiorno; se il Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale non intenda intraprendere le opportune iniziative al fine di garantire la piena funzionalità dei servizi al pubblico degli uffici presso l'ambasciata italiana ad Islamabad. Atto n. 4-04093 LONARDO Al Ministro dello sviluppo economico Premesso che: il 10 novembre 2006 la società Luminosa Srl presentava al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare istanza di autorizzazione AIA per l'installazione a Benevento, nella zona ASI di Ponte Valentino, una centrale a turbogas a ciclo combinato da 385 megawatt; in data 26 luglio 2010 la conferenza dei servizi ministeriale ha concluso positivamente l' iter autorizzativo; il 21 dicembre 2010, con decreto direttoriale del Ministero dello sviluppo economico n. 55/04/2010, la Luminosa Srl è stata autorizzata alla realizzazione dell'iniziativa, ai sensi e per gli effetti dell'art. 1 del decreto-legge n. 7 del 2002, e successive modifiche, nel rispetto di prescrizioni, ed è stato stabilito che la medesima costituisce opera di pubblica utilità; l'art. 2 del decreto direttoriale dispone che i lavori di realizzazione delle opere autorizzate hanno inizio entro il termine previsto dall'art. 1- quater del decreto-legge n. 239 del 2003, e successive modifiche, e che l'impianto deve essere messo in esercizio, ai sensi dell'art. 23, comma 5, lett. a) , della legge n. 51 del 2006, entro 36 mesi a partire dalla data di avvio lavori; in particolare, l'art. 3 del decreto direttoriale dispone che la Luminosa Srl è altresì autorizzata a promuovere, ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica n. 327 del 2001, i provvedimenti per l'occupazione d'urgenza delle aree, anche provvisionali, in quanto necessarie per l'insediamento dei cantieri, occorrenti alla realizzazione delle opere autorizzate, e aggiunge che l'eventuale emanazione del decreto di esproprio delle aree individuate dai piani particolareggiati depositati ai fini dell'apposizione del vincolo preordinato all'esproprio e alla costituzione di servitù, deve avvenire entro 5 anni dalla data di pubblicazione del provvedimento sulla Gazzetta Ufficiale , ai sensi e per gli effetti di quanto disposto dall'art. 13, comma 4, del decreto del Presidente della Repubblica n. 327 del 2001; il decreto direttoriale è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 19 febbraio 2011; considerato che la Luminosa Srl non ha dato avvio ai lavori nei tempi previsti da norme e regolamenti, si chiede di sapere: perché la Direzione generale per le infrastrutture e la sicurezza dei sistemi energetici e geominerari del Ministero abbia concesso alla società la proroga per l'avvio dei lavori, malgrado siano trascorsi oltre 10 anni dall'autorizzazione e siano mutate le valutazioni di opportunità; quali provvedimenti il Ministro in indirizzo intenda adottare per sospendere l'efficacia del provvedimento ed avviare una concertazione territoriale per coinvolgere gli enti locali e territoriali nella scelta di localizzazione di una centrale a turbogas che avrebbe un impatto ambientale notevole sul territorio beneventano e sannita. Atto n. 4-04094 AIMI Al Ministro dell'interno Premesso che: da autorevoli fonti si apprende che di recente, a Modena, un sedicente minorenne tunisino è stato trovato in possesso di una sorta di " vademecum ", scritto in arabo, con tutte le istruzioni utili ad essere accolti senza incappare in problemi di sorta; come si evince dalla traduzione del testo dall'arabo, una volta arrivati a Modena (spesso dal Sud Italia), è sufficiente presentarsi in un posto di polizia (polizia locale, questura, carabinieri, oppure al centro stranieri o nei centri di prima accoglienza) e dichiararsi minorenne non accompagnato. In tal modo si è automaticamente accolti, a spese dei contribuenti, dai servizi sociali italiani, all'interno delle strutture convenzionate; risulta all'interrogante che l'esame auxologico, che un tempo era utilizzato al fine di accertare l'età del soggetto richiedente protezione, oggi non sia più effettuato; il problema dei finti minori stranieri non accompagnati era esploso già qualche anno fa e con diverse indagini che portarono a scoprire delle sistematiche truffe ai danni dello Stato. Infatti, stante il nostro sistema di accoglienza, non occorre dimostrare di avere 18 anni, ma è sufficiente dichiararlo. Pertanto, un qualunque giovane può affermare di non essere maggiorenne, evitando così una denuncia per presenza irregolare sul territorio; solo nella provincia di Modena, nel 2019, si contavano 110 minori stranieri non accompagnati, dislocati in 15 strutture. L'anno scorso, grazie all'attivazione di un progetto legalità, l'ufficio di polizia giudiziaria della polizia locale, in collaborazione con la Polizia di Stato, ha scoperto 12 minori che avevano simulato l'abbandono, ma che in realtà avevano parenti sul territorio, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti; per quale motivo l'esame auxologico per accertare l'età del soggetto richiedente protezione non venga più effettuato e quali iniziative intenda assumere per ripristinarlo; quali iniziative di competenza intenda adottare per contrastare il fenomeno dei finti minori stranieri non accompagnati o dei minori fintamente abbandonati, tutte situazioni che gravano pesantemente sui bilanci dei nostri servizi sociali pagati con i soldi dei contribuenti. Atto n. 4-04095 MALLEGNI Al Ministro della salute Premesso che: da notizie giunte all'interrogante è emerso un problema relativo alle mascherine consegnate alle scuole del Comune di Firenze in prossimità dell'avvio del nuovo anno scolastico; è stato infatti segnalato che sulla confezione risulta la scadenza del 30 aprile 2020, sebbene il sindaco avrebbe scritto su "Facebook" che "purtroppo si tratta di un errore di battitura e che la scadenza è al 2024"; quand'anche si trattasse di un errore, i responsabili sarebbero soggetti a sanzioni amministrative e, in taluni casi, al ritiro della merce recante scadenze o indicazioni errate; diversi genitori si sono lamentati del cattivo odore delle mascherine, e risulterebbe che le stesse, non avendo il marchio CE, non possono essere considerate "mascherine chirurgiche"; risulta inoltre che, nonostante tale evidenza, il sindaco avrebbe ribadito che la confezione riporta il rispetto delle indicazioni della norma tecnica UNI EN 14683; la distribuzione di tali confezioni, che riportano il logo del Ministero della salute, potrebbe essere avvenuta in tutta Italia o almeno in tutta la provincia di Firenze, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto riportato; se non ritenga di assumere iniziative volte a verificare la situazione. Atto n. 4-04096 DE POLI Al Ministro della salute Premesso che: la situazione economica delle residenze sanitarie assistenziali (RSA) in questo periodo di emergenza epidemiologica desta seria preoccupazione; il necessario ed obbligatorio approvvigionamento di dispositivi di protezione e i costi determinati dalle misure di sicurezza e protezione imposti dall'emergenza da COVID-19 hanno aumentato notevolmente i costi di gestione; il segretario URIPA (Unione regionale istituti per anziani) del Veneto, in questi giorni, allarmato dalle problematiche sorte, ha chiesto al Governo un aiuto concreto e rapido per aiutare economicamente le RSA, che rischiano di non poter assistere adeguatamente i loro anziani ospiti, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non reputi opportuno considerare un contributo straordinario da erogare per ogni ospite delle RSA al fine di consentire a queste indispensabili strutture di continuare a prendersi cura degli anziani, i più fragili della nostra società e proprio per questo più bisognosi di attenzione. Atto n. 4-04097 LUNESU Ai Ministri dell'interno, della salute e della difesa Premesso che: nonostante le ripetute denunce e l'allarme più volte lanciato dai sindacati di polizia anche nei mesi scorsi, la situazione all'interno del centro di accoglienza di Monastir (Sud Sardegna) è sempre più grave, sotto il profilo sia sanitario che della sicurezza, e ormai completamente fuori controllo; a causa dei continui arrivi nel centro per effetto del moltiplicarsi degli sbarchi illegali sulle coste meridionali della Sardegna, la struttura è ormai satura e i 195 immigrati clandestini, di cui 33 al momento risultati affetti dal COVID-19, e i 37 richiedenti asilo ospitati al suo interno sono tutti costretti a vivere in condizioni di totale promiscuità per l'impossibilità di isolare i soggetti infetti e garantire lo stato di quarantena; come riportato sempre più frequentemente dalla stampa, il centro è dunque spesso teatro di violente risse e aggressioni, anche contro gli agenti di Polizia, vittime delle contrapposizioni molto aspre che si sono create tra i positivi e i negativi al virus che temono di essere contagiati in quanto costretti a condividere gli stessi spazi; recentemente, dopo l'arrivo nella struttura di altri 30 immigrati sbarcati negli ultimi giorni in Sardegna, nel centro di accoglienza di Monastir è scoppiata una nuova violenta rissa e uno degli ospiti della struttura ha addirittura riportato ferite da taglio; dopo questa ennesima rivolta, il centro è stato perquisito e l'ispezione ha permesso di sequestrare numerose spranghe e oggetti pericolosi che erano detenuti dagli ospiti, senza però che sia stata rinvenuta l'arma da taglio utilizzata per il ferimento dell'immigrato; tale situazione sta mettendo ingiustificatamente a rischio non solo la sicurezza ma anche la salute degli operatori di polizia, che hanno il compito di vigilare sulla struttura e che sono esposti in prima persona al contatto con i clandestini positivi, nonché conseguentemente la salute dei familiari degli agenti; il focolaio all'interno del centro di Monastir rischia di essere molto grave poiché, oltre a quanto sopra, come già denunciato il 16 luglio 2020 con atto di sindacato ispettivo 4-06362 alla Camera dei deputati, è noto altresì che gli immigrati ospitati, dei quali non si conosce con certezza la condizione sanitaria, riescono a fuggire dalla struttura e vagano per le zone circostanti, mettendo così a rischio la popolazione locale sotto il profilo sia sanitario che della sicurezza, si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza di quanto esposto, quali iniziative di competenza intendano adottare nell'immediato al fine di garantire condizioni di sicurezza e legalità all'interno del centro di accoglienza di Monastir nonché a tutela della salute degli agenti delle forze dell'ordine che vi operano ed infine se non ritengano opportuno per presidiare il centro l'invio urgente di militari impiegati nell'operazione "Strade sicure". Atto n. 4-04098 LUNESU Al Ministro dell'interno Premesso che: diversi quotidiani hanno riportato la notizia di un gravissimo episodio di molestie sessuali avvenuto mercoledì 2 settembre 2020 sul treno per Iglesias (Sud Sardegna), ai danni di una ragazzina di soli 17 anni; secondo la ricostruzione dei fatti resa dalla stampa, la ragazzina dapprima sarebbe stata avvicinata da tre immigrati e successivamente uno di loro avrebbe cominciato a molestarla; all'arrivo alla stazione di Villaspeciosa, la ragazza, nonostante lo stato di shock , è riuscita a chiamare il 112 e a denunciare l'accaduto alle forze dell'ordine; i tre immigrati sono stati fermati immediatamente e l'autore delle molestie, un ventiquattrenne di nazionalità algerina, è stato denunciato dai carabinieri di Iglesias per violenza sessuale; a rendere ancora più grave quanto accaduto, sempre secondo quanto riportato dalla stampa, è il fatto che i tre immigrati, nonostante fossero già destinatari di un decreto di espulsione, si trovavano invece ancora in Italia, e, anziché essere trattenuti in un centro di permanenza per il rimpatrio, risultavano liberi di circolare e ospiti in un centro di accoglienza a Villaspeciosa, al quale appunto stavano facendo rientro in treno, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza del gravissimo episodio esposto, se quanto riportato dalla stampa corrisponda al vero e quali provvedimenti siano stati adottati per assicurare il trattenimento in carcere o il rimpatrio immediato dell'immigrato accusato del reato di violenza sessuale nonché degli altri fermati con lui, ospiti, nonostante i decreti di espulsione disposti nei loro confronti, del centro di accoglienza di Villaspeciosa. Atto n. 4-04099 LUNESU Ai Ministri dell'interno e degli affari esteri e della cooperazione internazionale Premesso che: l'emergenza degli sbarchi di immigrati irregolari in Sardegna continua senza sosta, tanto che nel giro di poche ore, nella notte tra venerdì 4 e sabato 5 settembre 2020, si è registrato l'arrivo sulle coste del Sulcis (Sud Sardegna) di ben 30 clandestini; la prima segnalazione è giunta intorno alle ore 19 di venerdì sera quando un barchino lungo 6 metri con a bordo 8 immigrati è stato avvistato al largo di capo Teulada: fermati dai carabinieri al loro arrivo in spiaggia, 5 risultano di nazionalità algerina, mentre 2 sono originari della Nigeria e uno del Mali; dopo poche ore, nel cuore della notte, una motovedetta della Guardia di finanza ha intercettato un altro barchino al largo della costa di Sant'Antioco con a bordo 11 immigrati, tutti adulti e di nazionalità algerina, ed ancora verso le ore 14 di sabato sono sbarcati altri 11 algerini; tutti gli immigrati sono stati rintracciati e poi condotti al centro di accoglienza di Monastir, di cui sono noti da tempo i problemi di sicurezza, teatro più recentemente di violente rivolte al suo interno a causa ormai del sovraffollamento; a destare ulteriore preoccupazione è l'arrivo di immigrati irregolari di nazionalità non più solo algerina ma ora provenienti anche dalla Nigeria, con il conseguente rischio di possibili infiltrazioni nel territorio sardo e nei gangli della criminalità locale di elementi legali alla nota "mafia nigeriana", che, grazie ai flussi migratori illegali, si è conquistata un posto di livello internazionale nel mondo del crimine; è infatti risaputo che la mafia nigeriana ha evidenziato negli ultimi anni una costante evoluzione nel nostro Paese, risultando estremamente versatile e penetrante in diverse regioni, e ha soprattutto concentrato i propri interessi nel traffico internazionale di sostanze stupefacenti, nel favoreggiamento dell'immigrazione irregolare e nella tratta degli esseri umani finalizzata allo sfruttamento della prostituzione e del lavoro nero; già con precedenti atti di sindacato ispettivo alla Camera dei deputati (4-06178, 4-06030, 4-06373, 3-01736) è stata più volte evidenziata la gravità di quanto sta accadendo in Sardegna ed è stato sollecitato l'intervento urgente dei Ministri in indirizzo, si chiede di sapere: quali provvedimenti i Ministri in indirizzo intendano adottare nell'immediato, ognuno per quanto di propria competenza, per fermare i flussi migratori illegali verso la Sardegna; se il Ministro dell'interno non ritenga opportuno promuovere specifiche iniziative per scongiurare il pericolo di infiltrazioni in territorio sardo di elementi legati ad organizzazioni criminali straniere, tra cui in particolare la mafia nigeriana, e potenziare la presenza delle forze dell'ordine e le articolazioni interne al servizio centrale operativo del Dipartimento di pubblica sicurezza e alle squadre mobili delle Questure dedicate alle indagini su tali fenomeni criminosi. Atto n. 4-04100 DE VECCHIS Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e dello sviluppo economico Premesso che: a seguito di un'operazione portata a compimento nel maggio 2019, del valore circa un miliardo di euro, il gruppo Conad ha acquisito la quasi totalità delle attività commerciali facenti capo ad Auchan retail Italia; è entrata dunque a far parte di Conad buona parte dei circa 1.600 punti vendita di Auchan retail Italia, composta da ipermercati, supermercati e negozi, con i marchi Auchan, Sma e Simply; dopo l'acquisizione, il gruppo è diventato il leader indiscusso nel settore della grande distribuzione, in quanto Conad ha una quota di mercato nel settore dei supermercati in Italia di circa il 13 per cento, cui si aggiunge quella di Auchan, pari al 6 per cento; tuttavia, l'operazione ha comportato forti incertezze riguardo al destino dei lavoratori del settore; mentre l'ipermercato di via Collatina, a Roma, è passato sotto l'insegna Conad senza tagli al personale, per gli altri tre ipermercati Auchan di Roma e dintorni le cose sembrano essere più complesse; in particolare, a Fiumicino la trattativa non è ancora iniziata mentre per quello di Porta di Roma si parla già di possibili esuberi; il principale problema concerne il punto vendita Auchan di Casal Bertone, in quanto il passaggio sotto l'insegna Conad porterà alla riduzione degli spazi e al frazionamento della licenza; ciò significa, dal punto di vista pratico, che solo 130 su un totale degli attuali 199 lavoratori avranno certezza di essere ricollocati nel nuovo supermercato Conad; dal momento che 17 lavoratori hanno già dato la preadesione alla mobilità volontaria, resta da capire quale sarà il futuro per i 52 addetti residui, si chiede di sapere quali iniziative di propria competenza i Ministri in indirizzo intendano assumere per garantire che la transizione dal vecchio al nuovo assetto proprietario non comporti la perdita di posti di lavoro. Atto n. 4-04101 AIMI Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Premesso che: il Ministro in indirizzo ha recentemente firmato il decreto sulla decontribuzione per le filiere agroalimentari, che consente l'esonero contributivo per i primi sei mesi del 2020 per le categorie espressamente indicate e a cui sono riferiti specifici codici ATECO; in tutto si tratta di 426 milioni di euro, previsti dal "decreto rilancio" e destinati all'esonero straordinario dai versamenti dei contributi previdenziali e assistenziali a carico dei datori di lavoro dovuti per il periodo dal 1° gennaio al 30 giugno 2020. Ad essere interessate dal provvedimento sono le filiere agrituristiche, apistiche, brassicole, cerealicole, florovivaistiche, vitivinicole, nonché dell'allevamento, dell'ippicoltura, della pesca e dell'acquacoltura; all'appello, tuttavia, manca l'intera filiera ortofrutticola, di fatto l'unico comparto che non rientra nel regime degli sgravi contributivi e fiscali concessi a seguito del lockdown . Si tratta di una discriminazione intollerabile se si pensa che il settore è stato già pesantemente colpito dalle gelate dell'aprile 2020, dalla cimice asiatica e dai disastrosi attacchi fungini della maculatura bruna, che hanno provocato perdite dal 70 al 100 per cento del raccolto. Il settore, al pari degli altri, ha inoltre dovuto sostenere gli aumenti di costi dovuti all'adeguamento alla normativa anti COVID-19; si ricorda a titolo esemplificativo che le produzioni frutticole colpite da cimice asiatica hanno registrato danni ingentissimi che si aggirano sull'ordine di 600 milioni di euro, di cui 350 per il Nord Italia e 250 per il Centro-Sud. Solo in Emilia-Romagna, ad esempio, la perdita della produzione di pere è stata enorme, in alcune province, come quella di Modena, di oltre il 70 per cento; la scelta di escludere alcune filiere dal provvedimento appare pertanto ingiustificata e illogica e creerà in tutta evidenza una grave sperequazione, andando a colpire un comparto strategico per l'economia del Paese, si chiede di sapere quali urgenti iniziative il Ministro in indirizzo intenda intraprendere per superare le criticità descritte, intervenendo con misure compensative atte a consentire alla filiera ortofrutticola, e a tutte le filiere ad oggi escluse dal provvedimento, di usufruire con effetto immediato dell'esonero dai pagamenti dei contributi previdenziali a carico dei datori di lavoro. Atto n. 4-04102 ROJC Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: la stazione del soccorso alpino della Guardia di finanza (SAGF) di Sella Nevea nel comune di Chiusaforte (Udine), in località Sella Nevea, è ospitata, sin dagli anni '70, in una caserma di proprietà demaniale, la cui realizzazione risale a metà degli anni '50; nel 2011 la caserma è stata oggetto di importanti lavori di ristrutturazione, con la realizzazione di un'autorimessa per 4 automezzi e di 4 canili, per una spesa complessiva di circa 170.000 euro, finanziati dalla Regione Friuli-Venezia Giulia; successivamente è stato completato anche il rifacimento dell'impianto elettrico; attualmente sono in forza, presso la stazione di soccorso, 12 militari, di cui 8 specializzati per il soccorso in montagna; per la sua posizione strategica, la stazione permette ai militari di essere prontamente reperibili e di giungere in brevissimo tempo sul luogo degli incidenti, soprattutto sulle montagne di Montasio, Canin e Jôf Fuart, ovvero le montagne principali delle Alpi Giulie; a Sella Nevea è presente un comprensorio sciistico molto noto e affollato di turisti, tanto che nel corso degli anni vi sono stati numerosi incidenti in valanga e per i quali i militari SAGF sono sempre stati utilizzati per il soccorso delle persone; al di fuori della caserma è dislocata una piazzola per atterraggio di elicotteri e la caserma viene anche utilizzata come base d'appoggio per altre tipologie d'intervento (ad esempio speleologico) non prettamente di competenza del Corpo; il comando provinciale della Guardia di finanza avrebbe preso la decisione, improvvida secondo l'interrogante, di chiudere la stazione di Sella Nevea e di trasferire le competenze nella sede di Tarvisio; tale dislocazione comporterebbe, in primis , una perdita di operatività e prontezza di intervento in una località al momento non presidiata in altro modo; a Tarvisio sono già presenti, inoltre, altri enti che si occupano in via primaria di soccorso, con cui il SAGF collabora, come è il caso del Corpo nazionale di soccorso alpino e speleologico e i Vigili del fuoco, oltre a tutte le altre forze di polizia, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della decisione del comando provinciale della Guardia di finanza di Udine di chiudere la stazione di soccorso alpino di Sella Nevea e se non intenda intervenire per scongiurare la chiusura poiché, come è ampiamente noto e dimostrabile, il soccorso alpino di Sella Nevea è diventato negli anni un luogo irrinunciabile di presidio del territorio, utilizzato continuamente in presenza di incidenti sulla neve. Atto n. 4-04103 FREGOLENT ALESSANDRINI FAGGI RICCARDI RUFA PIANASSO LUNESU CANDIANI CAMPARI PISANI Pietro PIZZOL BOSSI Simone PUCCIARELLI STEFANI VALLARDI Al Ministro della salute Premesso che: l'emergenza sanitaria da COVID-19 ha confermato la necessità di rafforzare le misure volte a migliorare la capacità del sistema sanitario di rispondere ad un'eventuale situazione di crisi, nonché a proseguire, ed eventualmente ampliare, i programmi di prevenzione delle malattie infettive; nel mese di giugno 2020, in anticipo rispetto agli scorsi anni, il Ministero della salute ha pubblicato le "raccomandazioni in vista della stagione influenzale 2020-2021", con cui evidenzia l'importanza cruciale del vaccino antinfluenzale nel contribuire a gestire i casi di COVID-19, in caso di una seconda ondata; per ridurre significativamente la morbosità per influenza e le sue complicanze nonché la mortalità, è quanto mai necessario raggiungere coperture elevate nei gruppi di popolazione target della vaccinazione, in particolare nei soggetti ad alto rischio, ma non solo; infatti nella prossima stagione influenzale, come riportano dal Ministero, "non è esclusa una co-circolazione" di virus influenzali e Sars-Cov-2, pertanto un'ampia vaccinazione antinfluenzale risulta rilevante per verificare in anticipo i sintomi del coronavirus e ridurre il carico di malattie su tutta la popolazione e quindi sul SSN; per la stagione 2020-2021, a causa dell'emergenza da COVID-19, al fine di facilitare la diagnosi differenziale nelle fasce d'età di maggiore rischio, il Ministero ha ampliato l'utenza degli aventi diritto a vaccinazione antinfluenzale gratuita, abbassando dai 65 ai 60 anni la soglia di età ed ampliandola a una serie di persone con patologie croniche o situazioni delicate; si apprende da organi di stampa che le Regioni sembrano aver già acquistato tutte le dosi disponibili, ovvero quasi 17 milioni, per la copertura vaccinale gratuita, lasciando in tal modo sguarnite le farmacie della quota di dosi che i cittadini acquistano direttamente ogni anno; oltre agli aventi diritto alla vaccinazione gratuita, infatti, sono circa 800.000 i cittadini che acquistano ogni anno autonomamente il vaccino antinfluenzale e quest'anno, con la concomitanza di influenza e Sars-Cov-2, è verosimile che la domanda sarà nettamente superiore, stimata a circa 1,5 milioni di richieste da parte di privati cittadini; la Conferenza Stato-Regioni ha sancito il 14 settembre 2020 l'intesa che prevede per le Regioni di ampliare la dotazione per le farmacie per una quota minima dell'1,5 per cento di vaccini, da distribuire alla rete sul territorio, che corrispondono a circa 250.000 dosi, insufficienti a coprire l'atteso fabbisogno dei privati; è pertanto altamente probabile il rischio che i cittadini non rientranti nelle categorie a cui spetta la vaccinazione gratuita non avranno la possibilità di acquistare autonomamente il vaccino antinfluenzale, non potendo, dato il livello globale del fenomeno, ricorrere all'ipotesi di coprire il fabbisogno acquistando all'estero le dosi mancanti, si chiede di sapere quali misure urgenti il Ministro in indirizzo intenda intraprendere per assicurare la disponibilità di dosi sufficienti di vaccino antinfluenzale, in grado di scongiurare il verificarsi di una carenza per quella parte di popolazione che non ha diritto a vaccinazione gratuita ma che intenda vaccinarsi dall'influenza, con evidente vantaggio per l'intera comunità. Atto n. 4-04104 GASPARRI MALLEGNI Al Ministro della giustizia Premesso che: nel mese di luglio 2020 il Ministero della giustizia, come confermano notizie di stampa pubblicate in questi giorni, aveva pubblicato un bando di concorso per una posizione da direttore generale del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria; a tale concorso si sarebbero presentati 6 o 7 candidati; con una procedura insolita, il 14 settembre, i termini del bando sono stati riaperti per due settimane, ovvero fino al 28 settembre; si apprende che il motivo di questa improvvisa proroga è stato così spiegato dal Dipartimento e dal Ministero: "tenuto conto che il precedente interpello è stato pubblicato al ridosso del periodo feriale e tale situazione, unitamente allo stato emergenziale determinato dalla pandemia, può avere verosimilmente contribuito alla presenza di un numero ridotto di candidati, si ritiene necessario riaprire i termini della presentazione in modo da consentire una scelta più oculata", si chiede di sapere: se la riapertura dei termini derivi dal non gradimento dei partecipanti al concorso da parte del Ministro in indirizzo o di altri dirigenti del Ministero o del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria; se tale proroga dei termini, giustificata in modo sinceramente pretestuoso visto che l'esistenza dell'emergenza pandemia e il fatto che si fosse in piena estate erano elementi evidenti anche al momento della pubblicazione del bando, sia regolare; se il rinvio del termine non metta a rischio l'intera procedura perché, se dovesse poi vincere una persona che presenterà la domanda ora e non nei termini previsti dal concorso, le contestazioni sarebbero non solo prevedibili ma anche fondate; se non ritenga paradossale che il Ministero della giustizia, che dovrebbe essere elemento di suprema garanzia nella correttezza delle procedure della Repubblica, incorra in un errore a giudizio degli interroganti così vistoso e ingiustificabile. Atto n. 4-04105 BARBARO CANDURA Ai Ministri della difesa e per le politiche giovanili e lo sport Premesso che: l'Unione italiana tiro a segno (UITS) è un ente pubblico posto sotto la vigilanza del Ministero della difesa, in quanto preposto all'organizzazione dell'attività istituzionale svolta dalle sezioni del tiro a segno nazionale (TSN) per l'addestramento di coloro che prestano servizio armato e per quanti siano obbligati ad iscriversi e frequentare una sezione di TSN per legge; sotto il controllo dei Ministeri della difesa e dell'interno, per i profili di rispettiva competenza, le sezioni di tiro a segno nazionale hanno una delicata funzione istituzionale, svolti dalle stesse sezioni TSN con il coordinamento e vigilanza dell'UITS, che ha il compito di mantenerne l'unità di indirizzo sul territorio nazionale; l'UITS è, incidentalmente, anche la federazione sportiva nazionale per la disciplina sportiva del tiro a segno, riconosciuta dal Comitato olimpico nazionale italiano (CONI), e in quanto tale preposta alla promozione, alla disciplina e alla propaganda dello sport del tiro a segno, alla regolamentazione e lo svolgimento di attività sportive, ludiche e propedeutiche all'uso delle armi; considerato che: nonostante il quadro appena descritto, l'UITS è commissariata dal 2017 per via della mancata ratifica dell'elezione del presidente eletto, ingegnere Ernfried Obrist; il commissario uscente, essendo venuta meno ogni ragione del commissariamento, aveva stabilito per il 22-23 novembre 2019 le procedure per l'elezione del presidente e il ripristino della normale vita democratica dell'ente, tuttavia a soli 20 giorni dalle elezioni, il Ministro della difesa, invece, ha nominato un nuovo commissario straordinario, colonnello Igino Rugiero, "fino alla nomina del Presidente dell'ente e comunque per non oltre un anno", attribuendogli "i poteri di amministrazione ordinaria e straordinaria"; il commissario, come primo atto, appena 3 giorni dopo essersi insediato, "ha ritenuto opportuno sospendere la convocazione dell'assemblea elettiva", comunicando che sarebbe stata sua "cura proporre una nuova data solo dopo aver esaminato attentamente le diverse esigenze da affrontare per garantire all'ente una guida stabile e duratura"; il commissario straordinario, in data 19 dicembre 2019, ha inviato una lettera alle sezioni affermando che "dal prossimo mese di gennaio sarà mia cura avere i contatti con il sopracitato Ministero della Difesa, per rivedere alcune disposizioni statutarie dell'ente che ritengo opportuno adeguare alle effettive esigenze che si sono manifestate nel corso del tempo"; è recente una presa di posizione di molte sezioni locali TSN, oltre il 70 per cento, che chiedono a gran voce il ripristino della democrazia interna all'UITS e la ripresa ordinaria delle attività: i presidenti di sezione si chiedono quanto tempo ancora dovranno patire queste incerte dilazioni, nell'assunto che, da quanto asserito dal commissario, non è neanche chiaro se egli intenda proporre all'assemblea delle modifiche del solo statuto UITS od anche degli indirizzi per i singoli statuti sezionali, ipotesi che a questo punto renderebbe i tempi per l'elezione del nuovo presidente oggettivamente imprevedibili ed eccessivamente procrastinati, in danno a tutto il segmento; a giudizio degli interroganti, il quadro è francamente surreale: un neonominato commissario, nell'esercizio di funzioni pubbliche, ha sospeso arbitrariamente elezioni democratiche e ritenuto di dover effettuare modifiche a uno statuto già ritenuto idoneo e approvato dal CONI e dal Ministero della difesa; si consideri, pure, la sofferenza che attualmente vivono le sezioni TSN travolte dall'emergenza da COVID-19, che ha determinato prima il blocco totale ed ora numerose restrizioni di quasi tutte le attività, nonostante il tiro a segno sia, di per sé, uno sport individuale caratterizzato da distanziamento precauzionale, si chiede di conoscere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti; se abbiano dato indicazioni al commissario in ordine alla sospensione e poi all'annullamento dell'assemblea elettorale e quali atti intendano porre in essere per il ritorno alla vita democratica dell'ente pubblico; se abbiano dato indicazioni al commissario Rugiero in ordine alla necessità di ulteriori modifiche statutarie rispetto a quelle già approvate; se il Ministro della difesa, nell'esercizio del suo potere di vigilanza, ritenga legittimo l'operato del commissario straordinario con riferimento all'emanazione della delibera di annullamento delle elezioni sulla base di informazioni istituzionali inesatte, quali la mancata approvazione dello statuto, e in tal caso quali azioni intenda intraprendere; se il Ministro per le politiche giovanili e lo sport, in considerazione della conclamata inerzia dell'UITS, ritenga di svolgere un'azione di supplenza per assicurare il l'emanazione dei protocolli sanitari per far riprendere, completamente, le attività dei TSN. Atto n. 4-04106 GASPARRI Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri dell'economia e delle finanze, della salute e per gli affari regionali e le autonomie Premesso che: la Regione Lazio aveva commissionato alla società Ecotech la fornitura di presidi sanitari per decine di milioni di euro, in parte non consegnati a causa delle inadempienze della stessa Ecotech che non aveva mai operato nel settore dei presidi ospedalieri, occupandosi di tutt'altro; per rimediare a questo incredibile errore la Regione ha siglato un contratto per la fornitura dei presidi necessari da 27 milioni di euro, di cui 5 già versati, con la società Internazionale Biolife di Taranto che, a quanto si apprende da organi di stampa, sarebbe composta da 3 dipendenti, con un fatturato di appena 330.000 euro; le forniture però non sono mai state consegnate in quanto poste sotto sequestro della Procura di Taranto e della Guardia di finanza, che stanno facendo accertamenti necessari su alcuni soci dell''impresa, visto che la stessa sarebbe sospettata dalla Procura antimafia di avere legami con la criminalità organizzata, si chiede di sapere: se il Governo sia a conoscenza dei gravi episodi che stanno caratterizzando la gestione dei presidi sanitari da parte della Regione Lazio; se non ritenga che il commissario nazionale debba effettuare verifiche su questo tipo di forniture; se il Ministro della salute non ritenga di disporre verifiche sulle dotazioni sul territorio a tutela dei cittadini. Atto n. 4-04107 PARAGONE Ai Ministri della salute e dell'università e della ricerca Premesso che: la legge n. 3 del 2018, recante "Delega al Governo in materia di sperimentazione clinica di medicinali nonché disposizioni per il riordino delle professioni sanitarie e per la dirigenza sanitaria del Ministero della salute", ha riconosciuto come professioni sanitarie quelle dell'osteopata e del chiropratico, prevedendo alcuni passaggi per la loro istituzione: accordo tra Stato e Regioni per l'individuazione del titolo professionale, ambito di attività, criteri di valutazione dell'esperienza professionale e criteri per il riconoscimento dei titoli equipollenti, due pareri del Consiglio superiore di sanità e successivo decreto dei Ministeri dell'istruzione, dell'università e della ricerca e della salute per l'istituzione dei corsi di laurea e del relativo ordinamento didattico; a distanza di quasi 3 anni, nonostante il pieno coinvolgimento delle associazioni di categoria nel confronto con il Ministero della salute per la stesura del decreto sul profilo professionale dell'osteopata, non risulta ancora concluso l' iter di emanazione della normativa di attuazione; a quanto risulta all'interrogante, la Conferenza Stato-Regioni non avrebbe ancora calendarizzato il provvedimento, lasciando un'intera categoria in attesa di un accordo che possa avviare definitivamente l'istruttoria sulla formazione; considerato che: in Italia operano da 30 anni circa 12.000 osteopati, con scuole proprie non ancora riconosciute; l'osteopatia è riconosciuta a pieno titolo come professione sanitaria in molti altri Paesi; l'art. 7, comma 2, della legge n. 3 del 2018 fissava un termine di 3 mesi per l'accordo stipulato in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato e le Regioni e di 6 mesi per il decreto del Ministro dell'istruzione, di concerto con il Ministro della salute, si chiede di sapere in che modo i Ministri in indirizzo intendano intervenire, per quanto nelle proprie competenze, per assicurare la conclusione dell' iter in tempi brevi, per garantire un percorso formativo professionalizzate e il pieno di riconoscimento della figura dell'osteopata. Atto n. 4-04108 ARRIGONI RIPAMONTI CAMPARI PIANASSO AUGUSSORI ZULIANI TESTOR BAGNAI RICCARDI URRARO FAGGI BORGONZONI PERGREFFI SBRANA MARIN BERGESIO CORTI VALLARDI STEFANI Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e dell'economia e delle finanze Premesso che: il 27 agosto 2020 si è conclusa la consultazione on line sulle proposte normative per la rimodulazione dei sussidi ambientali dannosi (SAD), avviata dal Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare il 31 luglio 2020; la proposta normativa n. 1 recante "Disposizioni in materia di accisa", che dovrebbe confluire nella prossima legge di bilancio, propone di eliminare, nel periodo 2021-2030, il sussidio En.Si.24, di cui al catalogo dei sussidi ambientalmente dannosi e favorevoli, relativo al trattamento differenziale ai fini dell'accisa tra il gasolio per autotrazione (0,617 euro al litro) e la benzina (0,728 euro al litro); l'accisa italiana sul gasolio è già oggi la seconda più alta dell'intera Unione europea, dopo il Regno Unito, e numerosi studi (dal rapporto "Chi inquina, paga?" dell'Ufficio studi del Senato, all'analisi costi benefici sulla TAV, sino al recente studio della Commissione europea) mostrano come le esternalità negative associabili al gasolio siano già coperte dagli attuali livelli di imposizione; i biocarburanti, nonostante siano prodotti da fonti rinnovabili, sono tassati esattamente come i combustibili fossili e la loro crescente miscelazione nei carburanti "tradizionali", che oggi incide per il 7 per cento e dovrebbe arrivare al 14 per cento nel 2030, dovrebbe a rigor di logica comportare una proporzionale riduzione delle accise e non un aumento; i dati forniti dal Ministero dell'ambiente sembrano prefigurare una previsione dei consumi non dissimile rispetto al calo già in atto e già preventivato nell'arco dei prossimi anni, per effetto della maggiore efficienza dei motori diesel e della maggiore attrattività delle alternative, e pari all'incirca a un declino dei consumi del prossimo decennio, con un'incidenza tra l'1 e il 2 per cento annuo; desta quindi alcune perplessità la metodologia impiegata dal Ministero per la realizzazione delle previsioni relative ai maggiori introiti derivanti dal prospettato aumento delle accise sul gasolio, che non sembrano tenere conto degli effetti dell'implementazione della misura stessa; con la congiuntura economica che si sta attraversando, l'extra gettito relativo ad un incremento delle accise sarebbe verosimilmente nullo: basti considerare che, nel periodo tra gennaio e agosto 2020, la domanda di benzina e gasolio è calata, rispettivamente, del 24,0 e del 20,4 per cento rispetto allo stesso periodo del 2019. L'effetto del lockdown e, soprattutto, della perdita di reddito reale o atteso il calo del reddito disponibile si sta traducendo e per lungo tempo si tradurrà, verosimilmente, anche in un rallentamento nel tasso di ricambio degli autoveicoli, di cui si sono già visti gli effetti nei primi mesi dell'anno (pur tenendo conto del lockdown ): le nuove immatricolazioni nel periodo tra gennaio e agosto 2020 si sono ridotte del 38,9 per cento rispetto allo stesso periodo del 2019. Ancora una volta, il rallentamento colpirà soprattutto chi già si trova in condizioni di disagio economico: non importa quanto generosi saranno gli incentivi al ricambio del proprio mezzo. Chi ha perso (o teme di perdere) il lavoro non può certo permettersi di cambiare auto, tanto meno di comprare una più costosa vettura elettrica; nelle attuali condizioni di generalizzato impoverimento (si attende nel 2020 un calo del PIL del 12-13 per cento), inasprire un'imposta che ha per sua natura un effetto regressivo, cioè grava proporzionalmente di più sui poveri, che hanno mezzi meno efficienti e che destinano all'energia una quota maggiore della propria spesa per consumi, appare non solo politicamente ingiustificato, ma anche socialmente iniquo ed economicamente dannoso, si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo, al fine di tutelare gli investimenti degli operatori del settore, non ritengano opportuno riconsiderare la proposta di aumento delle accise sul gasolio da autotrazione ipotizzato a partire dal 1° gennaio 2021. Atto n. 4-04109 DE POLI Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: da fonti di stampa si apprende della decisione presa da NTV (Nuovo trasporto viaggiatori) di eliminare, dal 1° ottobre 2020, 8 treni ad alta velocità "Italo" sulla direttrice Venezia-Padova-Roma Termini e due sulla tratta Venezia-Padova Milano centrale; già la soppressione del treno Frecciarossa "direttissimo" Venezia-Padova-Roma delle ore 6.06 con arrivo a Roma alle ore 9.30, sostituito con un Frecciargento alle ore 6.25 ed arrivo alla stazione Termini alle ore 10.10, ha creato notevoli disagi a migliaia di lavoratori; considerato che il bacino di utenza dei fruitori del servizio ferroviario è molto vasto e comprende un'area produttiva che da sola rappresenta la quota più significativa del PIL veneto, oltre ad essere tra le più alte del PIL italiano, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo intenda attuare, per quanto di sua competenza, un intervento incisivo e nel più breve tempo possibile al fine trovare una soluzione che non penalizzi il Veneto, già sfavorito da infrastrutture mai realizzate o in attesa da anni di essere completate e che consenta a quanti ne hanno necessità, soprattutto professionisti ed imprenditori, di raggiungere la capitale in orari flessibili e compatibili con gli impegni lavorativi. Atto n. 4-04110 TOFFANIN PICHETTO FRATIN GALLONE MALLEGNI PEROSINO FERRO FLORIS Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: l'articolo 125 del decreto-legge n. 34 del 2020 (cosiddetto decreto rilancio), riconosce ai soggetti esercenti attività d'impresa, arte o professione e agli enti non commerciali, compresi gli enti del terzo settore e gli enti religiosi civilmente riconosciuti, un credito d'imposta pari al 60 per cento delle spese sostenute nel 2020 per la sanificazione degli ambienti e degli strumenti utilizzati, nonché per l'acquisto di dispositivi di protezione individuale e di altri dispositivi atti a garantire la salute dei lavoratori e degli utenti, nel limite complessivo di 200 milioni di euro per l'anno 2020; conseguentemente, è stato abrogato il previgente credito d'imposta per la sanificazione, di cui l'articolo 64 del decreto-legge n. 18 del 2020 (cosiddetto decreto cura Italia) e all'articolo 30 del decreto-legge n. 23 del 2020 (cosiddetto decreto liquidità), che prevedevano, rispettivamente, la concessione di un credito d'imposta, per l'anno 2020, pari al 50 per cento delle spese sostenute per la sanificazione degli ambienti e degli strumenti di lavoro, riservato agli esercenti attività d'impresa, arte o professione, fino ad un importo massimo di 20.000 euro per ciascun beneficiario e nel limite complessivo di 50 milioni di euro e l'inclusione nel credito di imposta anche degli oneri relativi all'acquisto di dispositivi di protezione individuale (quali, ad esempio, mascherine chirurgiche, Ffp2 e Ffp3, guanti, visiere di protezione e occhiali protettivi, tute di protezione e calzari), ovvero all'acquisto e all'installazione di altri dispositivi di sicurezza atti a proteggere i lavoratori dall'esposizione accidentale ad agenti biologici o a garantire la distanza di sicurezza interpersonale (quali, ad esempio, barriere e pannelli protettivi, compresi i detergenti mani e i disinfettanti); le spese ammissibili al credito d'imposta di cui al citato articolo 125 sono le seguenti: a) la sanificazione degli ambienti nei quali è esercitata l'attività lavorativa e istituzionale e degli strumenti utilizzati nell'ambito di tali attività; b) l'acquisto di dispositivi di protezione individuale, quali mascherine, guanti, visiere e occhiali protettivi, tute di protezione e calzari, che siano conformi ai requisiti essenziali di sicurezza previsti dalla normativa europea; c) l'acquisto di prodotti detergenti e disinfettanti; d) l'acquisto di dispositivi di sicurezza diversi da quelli di cui sopra, quali termometri, termoscanner , tappeti e vaschette decontaminanti e igienizzanti, che siano conformi ai requisiti essenziali di sicurezza previsti dalla normativa europea, ivi incluse le eventuali spese di installazione; e) l'acquisto di dispositivi atti a garantire la distanza di sicurezza interpersonale, quali barriere e pannelli protettivi, ivi incluse le eventuali spese di installazione; il comma 4 ha demandato ad un provvedimento del direttore dell'Agenzia delle entrate i criteri e le modalità di applicazione e di fruizione del credito d'imposta, al fine del rispetto del limite di spesa; con provvedimento del direttore dell'Agenzia delle entrate del 10 luglio 2020 (prot. n. 259854/2020), recante "Definizione dei criteri e delle modalità di applicazione e fruizione dei crediti d'imposta per l'adeguamento degli ambienti di lavoro e per la sanificazione e l'acquisto dei dispositivi di protezione, di cui agli articoli 120 e 125 del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34. Modalità per la comunicazione dell'opzione per la cessione del credito di cui all'articolo 122, comma 2, lettere c) e d), del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34", per quanto riguarda il credito d'imposta per la sanificazione e l'acquisto dei dispositivi di protezione, al punto 5.4 ha disposto che "Ai fini del rispetto del limite di spesa, l'ammontare massimo del credito d'imposta fruibile è pari al credito d'imposta richiesto moltiplicato per la percentuale resa nota con provvedimento del direttore dell'Agenzia delle entrate, da emanare entro l'11 settembre 2020. Detta percentuale è ottenuta rapportando il limite complessivo di spesa, di cui all'articolo 125, comma 1, ultimo periodo, del decreto-legge n. 34 del 2020, all'ammontare complessivo dei crediti d'imposta richiesti. Nel caso in cui l'ammontare complessivo dei crediti d'imposta richiesti risulti inferiore al limite di spesa, la percentuale è pari al 100 per cento"; con successivo provvedimento del direttore dell'Agenzia delle entrate dell'11 settembre 2020, prot. n. 302831/2020, è stata determinata la percentuale di fruizione del credito d'imposta nella misura pari al pari al 15,6423 per cento; quindi, di fatto, la percentuale realmente fruibile del credito di imposta è pari al 9,38 per cento; molte imprese, sostenute anche dalla possibilità di fruire del credito d'imposta, hanno effettuato spese e per la sanificazione e l'acquisto di dispositivi di sicurezza e per la corresponsione degli oneri dovuti ai professionisti per l'attività legata al disbrigo delle pratiche amministrative burocratiche; alla luce della rideterminazione della percentuale di fruizione del credito di imposta, le stesse imprese si trovano oggi in difficoltà, si chiede di sapere: sulla base di quale parametro siano state stanziate le risorse per l'erogazione del credito d'imposta visto che la percentuale, inizialmente fissata al 60 per cento, è stata subito rideterminata al 15,6423 per cento, per evidente mancanza di risorse; se il Ministro in indirizzo non intenda, con urgenza, rifinanziare tale misura, al fine di permettere a tutte le imprese, in particolare a quelle che hanno già sostenuto i costi di sanificazione e acquisto di dispositivi di sicurezza, di fruire del credito di imposta nella percentuale inizialmente prevista. Atto n. 4-04111 RAUTI URSO FAZZOLARI Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Premesso che : secondo quanto riportato da fonti di stampa, sono ancora bloccati in Libia i 18 membri dell'equipaggio dei due pescherecci di Mazara del Vallo, "Antartide" e "Medinea", sequestrati la sera del 1° settembre dai militari del generale Khalifa Haftar; nonostante le costanti rassicurazioni da parte del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale, da giorni i familiari non riescono a stabilire un contatto con i marittimi che, dopo essere stati interrogati, sono stati trasferiti nel carcere di El Kuefia, in stato di arresto; agli armatori viene contestata la presenza dei loro pescherecci all'interno delle 72 miglia (60 in più delle tradizionali 12 miglia) che la Libia dal 2005 rivendica unilateralmente come acque nazionali, in virtù della convenzione di Montego Bay, che dà facoltà di estendere la propria competenza fino a 200 miglia; secondo fonti libiche, nel corso di una perquisizione, gli ufficiali di Haftar avrebbero trovato dei panetti di sostanze stupefacenti, ma i pescherecci sono rimasti incustoditi sin dai primi giorni e la contestazione sarebbe saltata fuori soltanto durante gli ulteriori accertamenti; in molti hanno letto il sequestro come una possibile ritorsione, alimentata dalla richiesta di estradizione avanzata dai militari dell'autoproclamato Esercito nazionale libico (LNA): uno "scambio di prigionieri", tra i 18 pescatori italiani e 4 scafisti libici, appartenenti a importanti clan locali, detenuti in Italia e condannati a 30 anni di carcere dalla Corte d'appello del Tribunale di Catania per la "strage di Ferragosto" che nel 2015 portò alla morte di 49 migranti, che viaggiavano a bordo di uno dei tanti barconi partiti dalle coste libiche; la vicenda resta fumosa, l'unica cosa che appare chiara è la prova di forza del generale Haftar, l'escluso dal congelamento della guerra imposto da Mosca, Ankara e Washington, nei confronti di Roma; in particolare, il sequestro dei pescherecci siciliani si incastona nel conflitto libico e in un panorama politico confuso e questa vicenda, che in altri momenti si sarebbe potuta risolvere in maniera più semplice, oggi diventa più complessa e preoccupante, si chiede di sapere: se i fatti descritti corrispondano al vero e quali iniziative di competenza stia assumendo il Governo per garantire l'immediato rilascio dei motopesca "Antartide" e "Medinea", oltre che dei 18 membri dell'equipaggio tuttora trattenuti a Bengasi; quali iniziative di competenza il Ministro in indirizzo intenda adottare per garantire l'incolumità dei pescherecci italiani e sanare la situazione del riconoscimento unilaterale delle acque internazionali come territorio proprio dalla Libia o da altri Paesi. Atto n. 4-04112 LANNUTTI PRESUTTO CORRADO TRENTACOSTE ANGRISANI VANIN Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Premesso che: durante la trasmissione di RAI 3 "Presa diretta" del 24 agosto 2020, dedicata al quarto anniversario del terremoto che ha devastato Amatrice e molte altre località dell'Italia centrale, alcuni ricercatori sono stati intervistati su presunte carenze della "mappa di pericolosità sismica", denominata MPS04, elaborata nel 2004 dall'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (INGV) per conto della Presidenza del Consiglio dei ministri; tale mappa è stata compilata per assistere le Regioni nel compito di aggiornare la classificazione sismica del proprio territorio, come previsto dall'ordinanza del Presidente del Consiglio dei ministri n. 3519 del 2006 (pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 108 dell'11 maggio 2006, "Criteri generali per l'individuazione delle zone sismiche e per la formazione e l'aggiornamento degli elenchi delle medesime zone"); successivamente, nell'ambito di un progetto finanziato dal Dipartimento della protezione civile (2004-2007), l'INGV ha utilizzato lo stesso impianto di dati e di approccio per elaborare un articolato "modello di pericolosità sismica", che è servito poi da base sia per le "norme tecniche per le costruzioni" elaborate nel 2008 (NTC08, decreto 14 gennaio 2008 del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 29 del 4 febbraio 2008), sia per il loro aggiornamento al 2018 (NTC18, decreto 4 febbraio 2018 del Ministero delle infrastrutture, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 42 del 20 febbraio 2018); come previsto dalla legge n. 77 del 2009, dal 1° luglio 2009 tutte queste norme costituiscono un obbligo inderogabile per i progettisti, che devono quindi fare esclusivo riferimento al "modello di pericolosità sismica" dell'INGV, la cui banca dati è depositata presso lo stesso l'INGV, che ne cura l'efficienza; nel corso della citata trasmissione, sono stati intervistati tre esperti, che da anni sostengono apertamente e in svariate sedi l'inadeguatezza delle NTC08, e segnatamente delle accelerazioni di progetto previste dal sottostante modello di pericolosità sismica dell'INGV: il professor Carlo Doglioni, ordinario del Dipartimento di scienze della terra presso l'università "Sapienza" di Roma e accademico dei Lincei, nonché presidente dello stesso INGV; il professor Giuliano Panza, ordinario di Sismologia dell'università di Trieste e accademico dei Lincei, oggi in quiescenza; e l'ingegner Paolo Rugarli, titolare della società di ingegneria "Castalia"; i tre esperti hanno reiterato le loro critiche sul modello di pericolosità sismica, sostanziando una tesi, a parere degli interroganti ampiamente precostituita, anche perché evidentemente ritenuta giornalisticamente vincente, senza alcuna citazione dei numerosi riconoscimenti che la mappa, prima, e il modello, dopo, hanno ricevuto a livello nazionale ed internazionale, e senza alcun contraddittorio con gli autori della mappa stessa, e, in alcuni casi, sostenendo tesi scientifiche errate o addirittura false; il professor Doglioni, ad esempio, ha evidentemente confuso le nozioni di "tempo di ritorno", un concetto meramente ingegneristico e statistico che serve a fissare la durata dell'intervallo per il quale interessa valutare la pericolosità sismica, con il "periodo di ricorrenza", che è un parametro geofisico che indica ogni quanti secoli o millenni una specifica faglia sismogenetica genererà il suo terremoto più forte; il caso del professor Doglioni è certamente singolare, poiché, nella sua veste di docente universitario, e non di presidente dell'INGV, dal 2017 figura come consulente retribuito della struttura di missione "Casa Italia" (oggi trasformata in Dipartimento della Presidenza del Consiglio dei ministri), ambito nel quale parlando del modello di pericolosità ha scritto: "Si noti che in zona a l'aumento dell'accelerazione della forza di gravità attesa è maggiore di 0.25, un valore che si è finora dimostrato spesso inferiore alle accelerazioni misurate nei terremoti nazionali degli ultimi decenni", ribadendo quindi la sua critica ai valori previsti dal Modello stesso e esibendosi in un vistoso errore, laddove parla di "aumento della accelerazione della forza di gravità", perché, come noto, l'accelerazione sismica e quella di gravità sono due cose totalmente distinte; da notizia apparsa sulla stampa ("la Repubblica" del 4 settembre 2020), il professor Doglioni sarebbe stato di recente inserito in una commissione ministeriale di 16 membri, scelti tra "le professionalità di altro profilo tecnico-istituzionale", che dovrà esaminare tutte "le possibili alternative" (ponte, tunnel sommerso o tunnel sottomarino) per collegare Sicilia e Calabria, si chiede di sapere: se il Governo sia consapevole dei danni che potrebbero derivare allo Stato, anche in termini legali, economici e di immagine, da una scientificamente ingiustificata delegittimazione del modello di pericolosità, che è alla base della normativa antisismica vigente ormai da oltre un decennio, ad opera dei citati esperti, ma soprattutto dell'attuale presidente dell'INGV; se non ritenga opportuno rimuovere il professor Doglioni dal delicato incarico di presidente dell'INGV e dagli altri incarichi istituzionali, in virtù della sua a giudizio degli interroganti palese insufficienza nel trattare il tema sismico dal punto di vista scientifico; se, infine, non ritenga di dover segnalare alla Commissione di Vigilanza Rai il programma "Presa Diretta", limitatamente alla puntata del 24 agosto, in considerazione del pericolo che può derivare per la sicurezza nazionale dall'aver veicolato informazioni prive di fondamento scientifico. Atto n. 4-04113 DE BONIS Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Premesso che: gli ultimi dati diffusi dall'ufficio statistico europeo "Eurostat" evidenziano come in Italia, a fronte di una diminuzione del prezzo del grano, i prezzi del pane siano superiori del 14,5 per cento rispetto alla media in Europa, dove il prezzo più alto è in Danimarca e il più basso in Romania; dal grano al pane il prezzo aumenta di quasi 15 volte per effetto delle speculazioni e delle importazioni selvagge di prodotto dall'estero. Oggi un chilo di grano tenero è venduto a meno di 21 centesimi (contro i 27 centesimi per il grano duro), mentre un chilo di pane è acquistato dai cittadini a valori variabili attorno ai 3,1 euro al chilo, con un rincaro, quindi, di quasi 15 volte, tenuto conto che per fare un chilo di pane occorre circa un chilo di grano, dal quale si ottengono 800 grammi di farina da impastare con l'acqua per ottenere un chilo di prodotto finito; secondo i dati dell'osservatorio prezzi, se a Milano una pagnotta da un chilo costa 4,22 euro, a Bologna si arriva addirittura a 4,72 euro. A Napoli si scende fino a 1,89, mentre a Roma costa 2,63 euro, a Palermo 3,02 euro e a Torino 3,05 euro; la forte variabilità da una città all'altra è, peraltro, un'evidente dimostrazione che l'andamento del prezzo del pane dipende solo marginalmente dal costo del grano e le quotazioni dei prodotti agricoli sono, ormai, sempre meno legate all'andamento reale della domanda e dell'offerta e sempre più ai movimenti finanziari ed alle strategie speculative, favorite dalla mancanza di trasparenza; da alcuni giorni anche a Matera il prezzo del pane è aumentato di 50 centesimi al chilo e l'interrogante vorrebbe conoscere quali siano le ragioni di questo incremento, visto che l'andamento dei prezzi del grano duro si mantiene quasi sempre basso, addirittura inferiore a quello dell'anno scorso; già nel 2008 e nel 2014 era accaduto un episodio analogo, a fronte però di un generale innalzamento del costo del grano duro e delle semole. Rispetto a quel periodo il costo della materia prima è sostanzialmente calato di circa la metà ma il prezzo del pane è rimasto inspiegabilmente invariato fino alla scorsa settimana, quando la maggior parte dei panificatori della città dei Sassi ha deciso questo ulteriore aumento del prezzo del pane; considerato che la situazione del grano italiano, stretto tra speculazioni di filiera ed importazioni fuori controllo e non più tollerabili, è "la punta dell' iceberg " delle difficoltà che deve affrontare l'agricoltura italiana. Il risultato è che gli agricoltori devono vendere ben 4 chili di grano per potersi pagare un caffè. Allo stesso modo, per ogni euro di spesa in prodotti agroalimentari freschi, come frutta e verdura, solo 22 centesimi arrivano al produttore agricolo. Ma il valore scende addirittura a 2 centesimi, secondo l'Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare (Ismea), nel caso di prodotti trasformati, dai salumi fino ai formaggi, mentre il resto viene diviso tra l'industria di trasformazione e la distribuzione commerciale, che assorbe la parte preponderante del valore, si chiede di sapere: per quale motivo si verifichino aumenti del prezzo del pane se l'andamento dei prezzi del grano duro si mantiene quasi sempre basso, addirittura inferiore a quello dello scorso anno; se e quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda assumere per tutelare non solo l'intera filiera cerealicola ma anche i consumatori di un prodotto considerato "primario"; se non ritenga che vadano garantiti un giusto compenso agli agricoltori, senza pesare sui cittadini, realizzando al più presto la commissione unica nazionale per la trasparenza dei prezzi del grano duro e la valorizzazione dei primati del made in Italy , distinguendo il grano italiano da quello estero attraverso l'indicazione obbligatoria in etichetta. Solo così sarà assicurata la sostenibilità della produzione in Italia e il riconoscimento di un prezzo di acquisto "equo", basato sugli effettivi costi sostenuti. Atto n. 4-04114 PRESUTTO ACCOTO ANGRISANI GIANNUZZI SANTILLO RICCIARDI VACCARO MAUTONE DI MICCO MORONESE PIRRO DONNO PELLEGRINI Marco SANTANGELO LANZI BOTTICI CROATTI PAVANELLI VANIN TRENTACOSTE D'ANGELO CIOFFI LANNUTTI MATRISCIANO FLORIDIA ABATE GUIDOLIN MANTOVANI CASTELLONE GARRUTI DELL'OLIO ROMANO GALLICCHIO FEDE MARINELLO NATURALE PUGLIA CASTIELLO GAUDIANO DE LUCIA CAMPAGNA Al Ministro dell'interno Premesso che: in data 20 settembre 2020 il primo firmatario del presente atto di sindacato ispettivo si trovava, come di consueto, in qualità di rappresentante di lista per il Movimento 5 stelle presso l'istituto comprensivo statale "47° Sarria - Monti", in via Bernardino Martirano 7 a Napoli, per verificare il corretto svolgimento delle operazioni di voto nei seggi 295 e 299; intorno alle ore 19 l'interrogante, mentre era seduto nel cortile della scuola, assisteva ad un episodio molto grave. Un individuo, poi identificato come A. E., rappresentante di lista del Partito Democratico, nonché consigliere della 6a municipalità, si prodigava a fornire a due non identificate ragazze istruzioni circa le modalità di voto specificando loro con solerzia quali preferenze dovessero esprimere, e indicando addirittura in quale riquadro andasse apposto il loro voto; in particolare, la persona in questione si preoccupava di indicare loro che la preferenza sarebbe dovuta andare al Partito democratico, menzionando anche i nominativi da prediligere; di fronte ad un fatto del genere, in aperto contrasto con quanto previsto dall'articolo 48, secondo comma, della Costituzione, che afferma che "il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico", l'interrogante ha chiesto l'intervento di un agente di polizia; per tutta risposta il signor E. ha iniziato a minacciare l'interrogante prospettando di picchiarlo. Alle sue minacce hanno assistito tutti i presenti, richiamati dai toni di voce alti e preoccupati di difendere E.; successivamente, dopo aver chiamato il questore nonché il dottor Carosella, dirigente del commissariato di pubblica sicurezza di Napoli-San Giovanni, e dopo l'arrivo sul posto di una volante che ha identificato E., l'interrogante si è recato in questura dove ha svolto regolare denuncia e chiesto un effettivo e puntiglioso presidio delle operazioni elettorali; considerato che risulta agli interroganti che episodi del genere siano capitati anche in altre occasioni, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non intenda attivarsi prontamente, ed eventualmente in che modo, affinché le operazioni elettorali si svolgano nel rispetto della legge, adottando ulteriori e più stringenti misure di sicurezza, rafforzando le risorse in capo alle forze dell'ordine in termini di uomini e dotazioni per rendere più capillari i controlli nei seggi, scongiurando il pericolo che i cittadini esprimano un voto che lungi dall'essere libero e segreto sia invece condizionato da atti persuasivi o addirittura intimidatori. Atto n. 4-04115 CIRIANI Ai Ministri delle infrastrutture e dei trasporti e dell'interno Premesso che: il " bonus bici", o " bonus mobilità", istituito dall'articolo 2 del decreto-legge n. 111 del 2019 ("decreto clima"), è lo strumento, mai pienamente attuato, introdotto in via sperimentale con la finalità di riduzione delle emissioni climalteranti; l'articolo 44 del decreto rilancio (decreto-legge n. 34 del 2020) ha previsto un ulteriore incentivo, nella forma di credito d'imposta, per l'acquisto di monopattini elettrici, biciclette elettriche o muscolari, abbonamenti al trasposto pubblico e servizi di mobilità elettrica in condivisione o sostenibile; lo scorso 5 settembre 2020 è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto attuativo per il buono mobilità e a decorrere dal 4 novembre (dopo 60 giorni dalla pubblicazione del decreto) sarà possibile procedere alla richiesta di incentivo; poiché la fruizione del bonus bici ha carattere retroattivo, già a decorrere dal 4 maggio 2020 la misura ha iniziato a generare un considerevole incremento della diffusione e circolazione su strada di questo genere di mezzi, con particolare riferimento ai monopattini; tale accresciuta diffusione non sembra essere stata accompagnata, però, da un adeguato rafforzamento dell'impianto normativo e regolatorio sul versante della sicurezza stradale, con la conseguenza che le cronache quotidiane, a decorrere proprio dal 4 maggio, riportano sempre più spesso notizie di casi di incidenti più o meno gravi con il coinvolgimento di questo tipo di mezzi; oltre alle cronache, altri preoccupanti dati confermano l'emersione di elementi di pericolosità connessi alla fruizione del bonus bici: il recente rapporto di ASAPS (Associazione sostenitori ed amici della Polizia stradale), pubblicato all'inizio del mese di agosto, ha evidenziato come nei soli mesi giugno e luglio si siano registrati in Italia 43 incidenti con lesioni, mentre nel mese di giugno è avvenuto un incidente mortale a Budrio, nel bolognese, dove un 60enne si è scontrato con il proprio monopattino con un'auto nei pressi di una rotatoria; l'interrogante considera necessario, al fine di una valutazione sull'adeguatezza di tali mezzi di circolazione, effettuare una quantificazione quanto più possibile precisa sul numero di sinistri avvenuti dall'introduzione del bonus ad oggi, classificandoli per la gravità delle conseguenze e considerando le problematiche verificatesi per valutare misure per ridurne l'impatto; sorge l'interrogativo in ordine alla prevedibilità di tali conseguenze, legate all'introduzione di forti incentivi per una tipologia di mezzi di mobilità la cui regolamentazione è estremamente blanda e che, nella pratica, è utilizzata nella totale anarchia; l'impatto positivo della misura sull'economia nazionale, specie guardando al rapporto tra costi e benefici, è ancora tutto da valutare, considerando il mercato dei monopattini elettrici in Italia è dominato dalla cinese Xiaomi, che attualmente è protagonista del 39 per cento delle vendite totali: una misura su cui, peraltro, grava il rischio di un " click day " che potrebbe privare molti possibili beneficiari dell'incentivo economico in cui speravano, e soprattutto, potrebbe generare, in assenza di una tempestiva regolamentazione, un inaccettabile costo in termini di sicurezza, sanità e vite umane, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo abbiano avviato, congiuntamente all'introduzione del bonus mobilità, un attento monitoraggio dell'andamento dei dati relativi alla diffusione dei mezzi di trasporto connessi alla fruizione dello stesso sul versante della sicurezza, e se dispongano di statistiche sulla pericolosità o adeguatezza di questi mezzi ad una circolazione sicura; se siano a conoscenza del numero esatto di sinistri registrati a decorrere dal momento dell'introduzione della misura e se non ritengano necessario effettuare una valutazione in ordine ad un corretto bilanciamento tra le esigenze della mobilità sostenibile e la sicurezza e incolumità dei cittadini nella circolazione stradale. Atto n. 4-04116 DE PETRIS Al Ministro dell'istruzione Premesso che da decenni il terzo settore collabora per attività aggiuntive in ambito musicale con le istituzioni scolastiche soprattutto del primo ciclo, attraverso numerosissime attività formative nel campo delle arti performative e su progetti sull'integrazione della disabilità; considerato che: durante il lockdown si sono interrotte le collaborazioni per rispettare le svariate ordinanze sanitarie che si sono susseguite e questo ha privato di conoscenze, abilità e competenze fondamentali le bambine e i bambini, che hanno usufruito solo in parte di alcune lezioni grazie alla didattica a distanza; come ribadito anche dal forum per l'educazione musicale, è fondamentale continuare ad inserire attività formative più ampie che contribuiscano a sviluppare la creatività di tutti e in particolare di coloro che presentano fragilità; ritenuto che a parere dell'interrogante la fase attuale legata all'emergenza da COVID-19 ha visto di fatto un'interruzione di tutte le attività aggiuntive in ambito musicale, si chiede di sapere quali iniziative il Ministro in indirizzo voglia intraprendere al fine di garantire alle studentesse e agli studenti queste attività e assicurare le risorse per una proficua collaborazione consolidata tra le istituzioni scolastiche e le associazioni del terzo settore. Atto n. 4-04117 TOSATO Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: ai sensi dell'articolo 6 del decreto legislativo 16 settembre 1996, n. 564, in favore degli iscritti all'assicurazione generale obbligatoria per l'invalidità, la vecchiaia e i superstiti e alle forme di essa sostitutive ed esclusive, i periodi successivi al 31 dicembre 1996 di formazione professionale, studio o ricerca, privi di copertura assicurativa, finalizzati all'acquisizione di titoli o competenze professionali richiesti per l'assunzione al lavoro o per la progressione in carriera, possono essere riscattati a domanda, qualora sia stato conseguito il relativo titolo o attestato, mediante il versamento della riserva matematica; il medesimo articolo rinvia ad un decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale per l'individuazione dei corsi di formazione professionale, dei periodi di studio o di ricerca e delle tipologie di ingresso al mercato del lavoro ammessi alla copertura assicurativa; per quanto consta all'interrogante, nonostante siano trascorsi ben 24 anni, le norme di attuazione non sono mai state emanate, lasciando quindi che la disposizione normativa restasse lettera morta; a seguito di domanda presentata all'INPS da parte di un interessato, il quale rientra nelle categorie indicate dall'articolo 6, nelle scorse settimane l'istituto previdenziale ha risposto che, in assenza del decreto attuativo di cui al comma 3 dell'articolo 6 del decreto legislativo n. 564 del 1996, le domande di riscatto dei corsi professionali presentate ai sensi della disposizione non possono essere accolte, si chiede di sapere: quali siano le ragioni per le quali il Ministero non ha mai proceduto all'emanazione del decreto; quali iniziative il Ministro in indirizzo abbia intenzione di adottare al fine di consentire ai soggetti interessati di ottenere il riscatto dei periodi di formazione, studio o ricerca di cui al decreto legislativo n. 564 del 1996. Atto n. 4-04118 LANNUTTI NOCERINO NATURALE ANGRISANI CORRADO PAVANELLI BOTTICI VACCARO Ai Ministri delle infrastrutture e dei trasporti, dell'economia e delle finanze e dell'interno Premesso che: secondo il regolamento (CE) n. 1371/2007, relativo ai diritti e agli obblighi dei passeggeri nel trasporto ferroviario, tra "le norme minime di qualità del servizio per le imprese ferroviarie" c'è "il trattamento dei reclami, rimborsi e indennità per il mancato rispetto delle norme di qualità del servizio". Sempre secondo lo stesso regolamento: "Se il viaggio non può continuare nello stesso giorno per soppressione, ritardo o mancata coincidenza e non risulti possibile assicurare la prosecuzione con autoservizi sostitutivi (bus o taxi), Trenitalia provvede al pernottamento con trattamento di qualità media ed al rimborso delle spese necessarie per informare i familiari del ritardo nell'arrivo, ove possibile"; Trenitalia si è impegnata a far rispettare il regolamento e lo riporta nei suoi documenti informativi; considerato che, a quanto risulta agli interroganti: un'ex senatrice, mentre mercoledì 16 settembre 2020 era in viaggio da Lecce a Massa centro, ha visto il suo treno Frecciargento 8314, che la doveva portare a Roma Termini, dove poi avrebbe preso una coincidenza per proseguire il viaggio, in ritardo di 213 minuti: un ritardo tale da farle perdere tutte le coincidenze giornaliere per Massa; l'ufficio assistenza passeggeri di Roma Termini, dove bisognava recarsi per trovare eventualmente una coincidenza, oppure ottenere un voucher per la sistemazione notturna e i pasti, era sottodimensionato nel personale, costringendo i passeggeri a una lunga attesa. Attesa che ha portato l'ex parlamentare a uscire dall'ufficio intorno alle ore 21.30, orario nel quale la zona limitrofa alla stazione inizia a essere pericolosa. Pericolo dimostrato dal fatto che quella stessa sera a via Marsala (una delle due strade costeggianti la stazione) una persona è stata rapinata e un'altra aggredita; all'ex senatrice è stato consegnato un biglietto per un treno in partenza il giorno successivo alle ore 11.57 e un voucher per la notte, sul quale non era segnalata nessuna indicazione per l' hotel , nessun nome, nessun indirizzo, nessun telefono. Indicazione che è stata data solo a voce per l' hotel "Trombetta"; una volta uscita dalla stazione, ella non ha trovato nessun hotel Trombetta, nonostante le affannose ricerche in tutte le direzioni, trasportandosi appresso pesanti valigie e ricevendo più di una avance e approcci da parte di sconosciuti che l'hanno molto impaurita. L'unica attività commerciale col nome Trombetta era un bar, peraltro chiuso; nel frattempo l'ufficio assistenza passeggeri della stazione aveva chiuso e così anche il numero verde di Trenitalia per avere aiuto; solo dopo un'altra ora e mezza abbondante di ricerche e l'aiuto del concierge di un albergo è riuscita finalmente a trovare il suo hotel (che si chiamava "Aphrodite" e non "Trombetta"). L'ex senatrice era distrutta, affranta, impaurita, affamata (visto che era dalla mattina che non mangiava), si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano al corrente di questi fatti; se il Ministro dell'economia e delle finanze, azionista unico di Ferrovie dello Stato, a sua volta azionista unico di Trenitalia, non intenda sollecitare un'indagine interna per comprendere le cause reali dei disservizi, la cui responsabilità non può essere scaricata su un paio di giovani operatori dell'ufficio assistenza passeggeri della stazione Termini; se il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti non ritenga che sia doveroso imporre l'obbligo per una società come Trenitalia di istituire un numero verde attivo 24 ore su 24; se il Ministro dell'interno non ritenga doveroso da parte delle forze dell'ordine riuscire a garantire la sicurezza dei cittadini nelle zone limitrofe la principale stazione della capitale d'Italia, dopo il tramonto del sole. Atto n. 4-04119 LANNUTTI Al Ministro per gli affari regionali e le autonomie Premesso che: i chiropratici sono dei professionisti laureati e si occupano dei problemi di salute delle persone nella maniera più olistica e globale possibile: non solo trattando i sintomi di una patologia, ma cercando di individuare tutte le concause che li determinano per evitare che diventino cronici. Negli Stati Uniti il corso universitario per ottenere il titolo di dottore chiropratico dura 8 anni, in Europa c'è una laurea magistrale di 5 anni: il titolo è riconosciuto e regolamentato in 16 Paesi europei, ma esiste in quasi tutti e 28 Stati membri dell'Unione; l'articolo 7 della legge 11 gennaio 2018, n. 3, individua e istituisce la professione sanitaria del chiropratico, come pure quella dell'osteopata; il comma 2 prescrive che, con accordo in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano, da adottare entro 3 mesi dalla data di entrata in vigore della legge, ovvero entro il 15 maggio 2018, vengano stabiliti "l'ambito di attività e le funzioni caratterizzanti le professioni dell'osteopata e del chiropratico, i criteri di valutazione dell'esperienza professionale nonché i criteri per il riconoscimento dei titoli equipollenti"; prevede, inoltre, che, con decreto del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca (oggi solo Ministro dell'università e della ricerca), di concerto con il Ministro della salute, da adottare entro 6 mesi dalla data di entrata in vigore della legge, acquisito il parere del Consiglio universitario nazionale e del Consiglio superiore di sanità, siano definiti l'ordinamento didattico della formazione universitaria in chiropratica, come pure in osteopatia, e gli eventuali percorsi formativi integrativi; tenuto conto della necessità di riprendere l' iter di regolamentazione del chiropratico e dell'osteopata come professioni sanitarie, in attuazione della legge, onde evitare ulteriori ritardi che danneggino i professionisti e i pazienti che vi fanno ricorso; considerando, inoltre, che: il Ministero della salute ha ipotizzato "la definizione di uno schema di accordo da inviare in Conferenza Stato-Regioni, previo parere del Consiglio superiore di sanità, già nell'ambito della prossima riunione utile"; in attesa di una normativa sanitaria di riferimento la categoria degli osteopati e dei chiropratici permane in una situazione di incertezza, aggravata durante la pandemia di COVID-19 e il lockdown dall'impossibilità di ricevere indicazioni formali circa la propria attività, a differenza delle categorie professionali sanitarie già istituite; i termini previsti dalla legge n. 3 del 2018 sono ampiamente superati, e a oggi lo schema di accordo non risulta ancora calendarizzato, con la conseguenza che non si possono istituire i corsi li laurea, costringendo coloro che vogliono diventare chiropratici o osteopati a conseguire la laurea all'estero; le prestazioni di chi è laureato in chiropratica, con titolo conseguito ad esempio negli Stati Uniti, non vengono considerare dall'Agenzia delle entrate come prestazioni sanitarie, e quindi esenti da IVA, ma assoggettare all'aliquota del 20 per cento, come prestazioni non sanitarie. Le prestazioni chiropratiche avrebbero dovuto essere considerate esenti da IVA, come le prestazioni mediche, in quanto l'art. 2, comma 355, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, ha istituito il registro nazionale, presso il Ministero della salute, degli esercenti la chiropratica, identificandola come professione sanitaria a pieno titolo. Ma l'Agenzia delle entrate considera a tutt'oggi il registro nazionale, pur istituito dalla legge, non ancora concretamente attivato, perché mancano i decreti attuativi che regolamentino il profilo professionale, e perché non sono stati attivati i corsi di laurea magistrale in chiropratica presso le università italiane. Pertanto, per l'Agenzia delle entrate, fino a che non sarà individuato il profilo professionale del chiropratico e non sarà individuato l'ordinamento didattico universitario, le relative prestazioni non possono essere considerate prestazioni sanitarie e, pertanto, non possono beneficiare dell'esenzione IVA, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno attivarsi per sollecitare la calendarizzazione dello schema di accordo in sede di Conferenza Stato-Regioni ai fini del prosieguo dell' iter normativo, in modo completare il riconoscimento di questa professione sanitaria e attivare finalmente i corsi di laurea anche in Italia. Atto n. 4-04120 PAVANELLI VANIN PRESUTTO PIRRO ANGRISANI DONNO CORRADO LANNUTTI MONTEVECCHI Al Ministro dell'università e della ricerca Premesso che: la Procura di Perugia a seguito di notitia criminis ha aperto fascicoli istruttori, le cui indagini sono state affidate alla Guardia di finanza, in merito a presunte e reiterate irregolarità occorse presso l'università per stranieri di Perugia nelle procedure di esame CELI (certificati di lingua italiana per immigrati) del tipo 2i (B1) - cittadinanza, necessario ai fini del conseguimento della cittadinanza italiana; nel caso specifico le irregolarità sono riferite a tale tipo di esame sostenuto in data 17 settembre 2020 presso l'università per stranieri di Perugia dal noto calciatore professionista Luis Suarez, di nazionalità uruguaiana; l'esame, rispetto alla normale tempistica prevista, di circa 2 ore e mezzo, secondo le dichiarazioni (riportate dalla radio spagnola "Cadena SER" in un post sul social media "Twitter") del professor Lorenzo Rocca, presente in commissione durante lo svolgimento, sarebbe durato non più di 15 minuti, a seguito del cui esito favorevole il signor Suarez ha ricevuto il diploma di certificazione di conoscenza della lingua italiana di livello B1 con tutte e quattro le abilità: produzione orale e scritta e comprensione, anche questa orale e scritta; considerato che: a seguito della conclusione delle indagini preliminari e dell'invio degli avvisi di garanzia a soggetti indagati, appartenenti sia al corpo docente sia a quello amministrativo dell'ateneo, sono stati pubblicati stralci dei fascicoli contenenti intercettazioni ambientali e telefoniche, in cui sono riportati dialoghi dei soggetti coinvolti, dai quali appare un insieme di contatti ed interazioni con la finalità di fare in ogni modo superare l'esame al candidato signor Suarez; dalle intercettazioni ambientali e dalle ipotesi accusatorie emerge un quadro di illiceità diffusa, nonché mancanza di etica e correttezza, con l'aggravante di essere perpetrati da persone appartenenti ad un'istituzione di alto prestigio e di notevole importanza storica, determinando un grave danno all'immagine ed al prestigio nazionale ed internazionale dell'ateneo perugino; il diploma di certificazione di conoscenza della lingua italiana di livello B1 risulta essere stato rilasciato al signor Suarez, il quale potrebbe procedere con i successivi passaggi volti ad ottenere la cittadinanza italiana, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti e quali azioni di competenza intenda intraprendere al fine di verificare il corretto operato nell'espletamento dell'esame suddetto. Interrogazioni, da svolgere in Commissione A norma dell'articolo 147 del Regolamento, le seguenti interrogazioni saranno svolte presso le Commissioni permanenti: 3ª Commissione permanente (Affari esteri, emigrazione): 3-01933 del senatore Alfieri, sul rilascio di permessi di soggiorno per i cittadini italiani residenti nel territorio del canton Ticino; 9ª Commissione permanente (Agricoltura e produzione agroalimentare): 3-01927 del senatore De Bonis, sulle commissioni uniche nazionali dei prezzi, specie quella sul grano; 11ª Commissione permanente (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale): 3-01935 del senatore Lanzi, sul futuro dei lavoratori dei magazzini di Anzola dell'Emilia (Bologna) della società Centrale adriatica in ristrutturazione aziendale; 12ª Commissione permanente (Igiene e sanità): 3-01936 della senatrice Boldrini ed altri, sullo sviluppo della telemedicina, specie per la cura dei pazienti cronici.