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SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Assemblea 440 Presidenza del vice presidente ROSSOMANDO, indi del vice presidente CALDEROLI N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: C.A.L. (Costituzione, Ambiente, Lavoro)-Alternativa-P.C.-I.d.V.: CAL-Alt-PC-IdV; Forza Italia Berlusconi Presidente-UDC: FIBP-UDC; Fratelli d'Italia: FdI; Italia Viva-P.S.I.: IV-PSI; Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione: L-SP-PSd'Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP-PATT, UV): Aut (SVP-PATT, UV); Misto: Misto; Misto-ITALIA AL CENTRO (IDEA-CAMBIAMO!, EUROPEISTI, NOI DI CENTRO (Noi Campani)): Misto-IaC (I-C-EU-NdC (NC)); Misto-Italexit per l'Italia-Partito Valore Umano: Misto-IpI-PVU; Misto-Liberi e Uguali-Ecosolidali: Misto-LeU-Eco; Misto-MAIE: Misto-MAIE; Misto-+Europa - Azione: Misto-+Eu-Az; Misto-Potere al Popolo: Misto-PaP. Presidenza del vice presidente ROSSOMANDO PRESIDENTE . La seduta è aperta (ore 15,35). Si dia lettura del processo verbale. TOSATO, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del giorno precedente. PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato. Comunicazioni della Presidenza PRESIDENTE . L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Sull'ordine dei lavori PRESIDENTE . Informo l'Assemblea che all'inizio della seduta il Presidente del Gruppo MoVimento 5 Stelle ha fatto pervenire, ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento, la richiesta di votazione con procedimento elettronico per tutte le votazioni da effettuare nel corso della seduta. La richiesta è accolta ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento. Discussione dei disegni di legge: Doc 2595 Deleghe al Governo per la riforma dell'ordinamento giudiziario e per l'adeguamento dell'ordinamento giudiziario militare, nonché disposizioni in materia ordinamentale, organizzativa e disciplinare, di eleggibilità e ricollocamento in ruolo dei magistrati e di costituzione e funzionamento del Consiglio superiore della magistratura (Approvato dalla Camera dei deputati) Doc 2119 Modifiche alla legge 24 marzo 1958, n. 195, in materia di costituzione e funzionamento del Consiglio superiore della magistratura GRASSO. - (Votazione finale qualificata, ai sensi dell'articolo 120, comma 3, del Regolamento) (Relazione orale) PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca la discussione dei disegni di legge nn. 2595, approvato dalla Camera dei deputati, e 2119. Il relatore, senatore Ostellari, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta. Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore. OSTELLARI, relatore . Signor Presidente, rappresentanti del Governo, colleghi, l'Atto Senato che ci apprestiamo a esaminare, già approvato dalla Camera dei deputati, contiene una delega al Governo per la riforma dell'ordinamento giudiziario e per l'adeguamento dell'ordinamento giudiziario militare, e introduce nuove norme immediatamente precettive in materia ordinamentale, organizzativa e disciplinare, di eleggibilità e ricollocamento in ruolo dei magistrati e di costituzione e funzionamento del Consiglio superiore della magistratura. Quanto alla relazione da un punto di vista tecnico non vi voglio annoiare e rimando al documento che depositerò. Tuttavia, volevo fare con voi una riflessione, partendo da quanto ha sottolineato anche il nostro presidente Mattarella: il Consiglio superiore della magistratura costituisce un presidio fondamentale voluto dalla nostra Costituzione a garanzia dell'indipendenza e autonomia dell'ordinamento giudiziario e dell'ordine giudiziario, costituisce un ruolo di garanzia imprescindibile nell'ambito dell'equilibrio democratico, non per favorire la condizione dei magistrati, ma per garantire che la giurisdizione non subisca alcun tipo di condizionamento. Purtroppo, invece, il Consiglio superiore della magistratura è stato travolto dagli scandali, che hanno scosso le fondamenta del sistema della giustizia. La giustizia non è solo sentenze, provvedimenti, atti o scadenze, ma è molto di più: rappresenta il livello di civiltà e testimonia la qualità della democrazia di uno Stato. Non c'è solo il rischio per una più o meno ristretta platea di persone, magari impegnate in attività politica, di finire al centro di inchieste stravaganti e dispendiose, che magari alla fine portano solo all'omicidio politico di chi le subisce. C'è un grave, gravissimo deficit di democrazia all'interno dei rapporti e dei poteri democratici del nostro Paese. (Brusio). Presidente, le chiedo la cortesia di richiamare i colleghi. PRESIDENTE . Ha ragione, presidente Ostellari. Sa che io sono sempre molto solerte in questo. Colleghi, vi chiedo di abbassare moltissimo il volume della voce, se non addirittura di non parlare. Stiamo ascoltando il presidente Ostellari che sta svolgendo la relazione su questo importante provvedimento, tra l'altro esponendo alcuni punti di vista di cui credo sia opportuno, ciascuno per il suo orientamento, prendere nota. OSTELLARI, relatore . Signor Presidente, come dicevo, c'è un grave, gravissimo deficit dei rapporti tra i poteri democratici del nostro Paese. Cari colleghi, la Lega non sta puntando il dito contro qualcuno, non ce l'ha né con i giudici e nemmeno con il Governo. Chiedo ai rappresentanti, anche del Partito Democratico, di smetterla di usare i provvedimenti per piantare bandierine ideologiche o per creare polemiche. (Brusìo). PRESIDENTE . Presidente Ostellari, chiaramente non la voglio interrompere, ma lei sta comunque rappresentando tutta la Commissione e anche la maggioranza che sostiene questo provvedimento. Adesso sta svolgendo la relazione, dopo potrà fare queste considerazioni, altrimenti diventa un po' complicato. OSTELLARI, relatore . Presidente, rappresento la maggioranza e ho detto questa cosa proprio per il rispetto che nutro per la mia funzione e per la Commissione giustizia che mi onoro di rappresentare. Quindi, chiedo che i rappresentanti politici tutti siano rispettosi del lavoro del Parlamento e delle Commissioni. Semplicemente qui si è posto un tema e si chiede che questa Assemblea non fugga davanti agli interrogativi degli italiani e dei magistrati che lavorano, la stragrande maggioranza dei quali lavora in silenzio. Si è chiesto semplicemente di lavorare in Commissione, di poter essere liberi di rappresentare, all'interno della Commissione, le idee di tutti; questo è il lavoro che è stato fatto, garantendo la trasparenza, lo spazio e quindi il lavoro a beneficio di un provvedimento. In veste di relatore (l'ho fatto in Commissione e lo faccio anche in Assemblea) chiedo che il Parlamento abbia il coraggio di guardare in faccia i problemi e di aumentare il livello di civiltà e di qualità della democrazia nel nostro Paese. Forse per qualcuno è importante licenziare velocemente le riforme (e non mi riferisco ovviamente alla ministra Cartabia); io credo che, invece, siano importanti il dibattito, l'approfondimento e la possibilità di essere liberi all'interno del lavoro che deve essere garantito nel nostro Parlamento. Credo che riforme come questa abbiano la necessità di essere fatte bene: non velocemente, ma bene; non in fretta, ma con coscienza e scienza. Credo che un surplus di approfondimento, come è stato chiesto da tanti, e uno sforzo di dialogo e di collaborazione facciano bene a questa riforma, ai nostri magistrati, ai cittadini e anche al futuro del nostro Paese. Questa è la riflessione che intendevo fare. In conclusione, auguro buon lavoro al Senato, affinché sia dato ampio spazio al dibattito, come siamo abituati a fare per provvedimenti che caratterizzano in positivo il nostro Paese. (Applausi) . PRESIDENTE . Dichiaro aperta la discussione generale. È iscritto a parlare il senatore Dal Mas. Ne ha facoltà. DAL MAS (FIBP-UDC) . Signor Presidente, rappresentanti del Governo, quello oggi in discussione è un provvedimento importante quanto sofferto: è la legge delega di riforma dell'ordinamento giudiziario, di riforma del processo civile, di riforma del processo penale, nonché di modifica della crisi di impresa. Si tratta di una serie di interventi che questo Governo ha messo in piedi. Piaccia o non piaccia, in un anno e poco più il Governo Monti e il ministro Cartabia, appoggiati da questa maggioranza, hanno creato queste condizioni. (Commenti). Volevo dire Governo Draghi: è un lapsus calami . In realtà, la questione è viziata dal fatto che pochi giorni fa gli italiani sono stati chiamati a votare su un referendum che, qualora avesse visto il prevalere dell'affermazione del voto popolare, avrebbe comunque modificato parte (almeno attraverso tre quesiti) di alcuni provvedimenti contenuti nel disegno di legge oggi al nostro esame. Io dico che il presente disegno di legge delega di riforma dell'ordinamento giudiziario contiene degli aspetti positivi: limita il sistema delle porte girevoli, limita ed impone una riduzione dei cosiddetti magistrati fuori ruolo che occupano i Ministeri (il magistrato ministeriale è quasi un ossimoro) e comunque stabilisce anche dei limiti ben precisi, dei paletti molto stringenti alla possibilità di passare dalla magistratura alla politica e ritornare immediatamente, come se nulla fosse, in magistratura. Sicuramente queste misure ci sono e sono scritte nella riforma, che contiene le nuove norme per l'elezione del CSM, che viene anche ampliato nel numero (al riguardo confesso la mia perplessità), ma con un sistema elettorale che certamente non è quello che qualcuno divisava o che avrebbe divisato, perché probabilmente era più favorevole. Se gli italiani non sono andati a votare per questo referendum, lo si deve alla faccia di ciò che è successo, e cioè allo strapotere della magistratura, ma anche a ciò che Cossiga ha detto: la faccia di Palamara non poteva essere un elemento di garanzia di questo sistema. Vogliamo capirlo o no? (Applausi) . Avremmo pensato che il tema della giustizia si sarebbe risolto nella pura e semplice semplificazione di ciò che succedeva all'hotel Champagne, come se fosse qualcosa di non noto; purtroppo era qualcosa di straordinariamente noto per gli addetti ai lavori e questa è l'Italia. Se Montesquieu nell'opera «De l'esprit des lois» citava la separazione dei poteri, noi sappiamo che nel nostro Stato c'è l'unicità dei poteri. L'unicità dei poteri dei magistrati è un fatto indubbio, ma la colpa è della politica, che dal 1992 non ha saputo fare nulla. Abbiamo contrapposto giustizialismo e garantismo secondo una concezione che non è sostenibile, perché i cosiddetti giustizialisti sono divisibili quantomeno in due categorie: quelli che pongono l'accento su esigenze securitarie, anche comprensibili, e quelli che hanno, invece, posto l'accento sull'aspetto morale, cioè il fatto che c'è una classe dominante che vive di privilegi ed una classe che non li ha. È giusto dal punto di vista sostanziale, ma è assolutamente sbagliato nel messaggio dell'«uno vale uno». Lo dico agli amici del MoVimento 5 Stelle e sarebbe anche il caso che talvolta anche da parte loro incominciasse un mea culpa e un'autocritica rispetto a ciò che hanno fatto e a cosa hanno fatto con il provvedimento cosiddetto spazza corrotti, con la riforma della prescrizione. Sono tutti aspetti a cui finalmente questo Governo è riuscito a porre un freno, non dimentichiamocelo. (Applausi) . Siamo veramente sicuri e convinti? Agli amici della Lega dico che sono stato un raccoglitore di firme, ho costruito e partecipato a banchetti per raccolta di firme per il referendum, ma probabilmente non abbiamo centrato i temi che stanno nella carne viva della questione della giustizia. È bene ricordare - signor Sottosegretario, lei questi numeri li conosce bene - che ci sono sei milioni di cause pendenti in Italia, un panpenalismo esasperato, 6.000 norme incriminatrici oltre alle norme del codice penale e anche a quelle sul funzionamento del rito, cioè del codice di procedura penale. Abbiamo pensato che qualsiasi problema si risolva solo ricorrendo alla via penalistica e sappiamo che il risultato è stato l'indeterminatezza della norma e la violazione del principio di legalità e di tipicità. Il traffico di influenze, ad esempio, è un reato che non spaventa nemmeno Chiara Ferragni, che è una nota influencer. Siamo sinceri: abbiamo costruito un sistema penale sull'ipotesi che qualsiasi problema in Italia avrebbe trovato una soluzione nell'inasprimento della pena, in un'esigenza carceraria e non pensando ai veri problemi della giustizia. Qual è stato, quindi, il rischio? Quanto all'unicità del potere del magistrato, Montesquieu diceva che sarebbe un dramma se in una sola persona si sommasse la figura di chi fa le leggi, di chi le applica e di chi deve giudicare sui diritti. Ebbene, queste tre figure le ritroviamo in una sola, perché i magistrati sono nei Ministeri, fanno le leggi, le applicano perché sono nell'Esecutivo e poi esercitano anche una funzione giurisdizionale. Ma la soluzione del problema non era nei referendum e nei quesiti referendari, che ponevano alcune questioni sostanziali importanti come la legge Severino, ignorate e snobbate da una TV di Stato che non ha saputo guardare ai diritti fondamentali: penso alla sospensione dopo la sentenza di primo grado o all'applicazione retroattiva sulla base del principio che, trattandosi di norma di matrice amministrativa, era applicabile retroattivamente; un mostro giuridico che qualcuno è riuscito a sostenere e con il quale sono andatati avanti per anni. Chiedo scusa se sto abusando della vostra pazienza, ma sto esaurendo i già pochi argomenti che fanno parte delle mie scarse conoscenze. Le definisco scarse perché purtroppo ci siamo abituati ad un linguaggio deludente. Non so se sia conseguenza dei social , non so a chi dare la colpa o se sia colpa di qualcuno, ma non c'è più la cultura dell'approfondimento in questo Paese; c'è solo la cultura di chi insegue i sondaggi, non di chi è leader ma di chi è follower e noi continuiamo ad andare avanti così. Pensavamo che su alcuni quesiti avremmo risolto il problema, ma è impossibile spiegare la separazione delle carriere, è impossibile spiegare i meccanismi di votazione all'interno del CSM, è stato impossibile perché non è stato dato spazio ai promotori del "sì" per spiegare quanto fosse necessario modificare questo sistema. Abbiamo un processo penale che, come ha ricordato un noto magistrato, è una carrozzeria della Ferrari montata su una Cinquecento, un rito accusatorio messo all'interno di un sistema costituzionale che non regge, che non sta in piedi. Penso all'obbligatorietà dell'azione penale: mi spiegate perché esiste ancora l'obbligatorietà dell'azione penale, quando il 60 per cento dei procedimenti finiscono in archiviazione? Ricorriamo a norme che sono indeterminate e quindi, essendo indeterminate, non generali e astratte come vorrebbero il diritto generale e la teoria generale del diritto, consentono di aprire provvedimenti anche laddove non c'è il benché minimo straccio di prova, laddove l'articolo 125 delle disposizioni attuative del codice di procedura penale, che quasi sempre ignoriamo, a partire da noi avvocati, perché non siamo convinti di questo, dovrebbe impedire che si prosegua un'azione penale laddove non ci sono i presupposti. Credo che questo provvedimento debba essere licenziato così com'è. Probabilmente non viviamo nel migliore dei mondi possibili e forse questa è la peggiore delle riforme possibili in questo momento, perché scontenta tutti e quindi accontenta tutti. Scontenta i magistrati, che pensano di avere vinto ma non hanno vinto, perché gli italiani non sono andati a votare. Avrebbero vinto quelli che inneggiavano a non andare a votare, perché inneggiavano ad andare al mare. Qui le condizioni sono diverse. Ma la riforma scontenta, evidentemente, anche parte dell'avvocatura. È però una riforma che nel complesso consente a questo Paese di andare avanti, di affrontare le sfide che ha davanti: prima di tutto il Piano nazionale di ripresa e resilienza e la ricostruzione progressiva di questo Paese. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pillon. Ne ha facoltà. PILLON (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, Gramsci, nei «Quaderni dal carcere», scriveva che il momento dell'egemonia è essenziale nella sua concezione statale e nella valorizzazione di un fronte culturale. Si può dire che i partiti sono gli elaboratori delle nuove intellettualità integrali e totalitarie. Per raggiungere l'egemonia occorre conquistare le aree di maggiore influenza culturale: la scuola, in tutti i suoi gradi, i giornali, le riviste, l'attività libraria, le istituzioni scolastiche, oltre, ovviamente, alla magistratura. Questi sono i «Quaderni dal carcere» di Antonio Gramsci; sono stati scritti all'incirca cento anni fa. La scuola, secondo Gramsci, insieme ai giornali, alle riviste, all'attività libraria e alla magistratura, è uno strumento per raggiungere l'egemonia. E per Gramsci, l'egemonia e il totalitarismo sono essenzialmente la stessa cosa, fatta eccezione per l'uso della violenza fisica. Quando le forze che si ispirano al marxismo, poi comunismo, poi democrats , poi liberals , oggi PD, compiono operazioni di egemonia, come quelle che abbiamo sentito nelle intercettazioni tra Palamara, Lotti, Zingaretti, Minniti e molti altri esponenti del PD, non fanno, dunque, nient'altro che realizzare un progetto egemonico, una strategia scritta a chiare lettere cento anni fa. Noi magari non abbiamo letto Gramsci, ma vi assicuro che loro lo hanno fatto. Dunque, è velleitario e anche un po' ingenuo prendersela perché le azioni di Governo di centrodestra vengono regolarmente frustrate dall'azione di una parte della magistratura politicizzata. Le parole di Palamara su Salvini, che va comunque colpito anche se non c'entra nulla, risuonano, da ultimo, anche nelle ultime udienze delle aule di Milano, dove si celebra l'ennesimo processo contro Silvio Berlusconi, accusato da ultimo di immoralità che, se forse è un peccato, non è certo un reato. Ma dico ai colleghi del MoVimento 5 Stelle che le stesse situazioni si sono venute a creare nei processi contro Virginia Raggi e contro Chiara Appendino. Oppure, rivolgendomi ai colleghi di Italia Viva, nei processi contro i genitori di Renzi. Tutti processi magari conclusi con assoluzioni, ma che sono serviti allo scopo di gettare l'ombra sull'avversario politico. Questa è l'egemonia: eliminazione dell'avversario. I totalitarismi lo facevano col carcere, con il lager , con il gulag , con il plotone d'esecuzione; l'egemonia lo fa così, con i processi politici, con la demolizione mediatica, la ridicolizzazione dell'avversario, l'uso strumentale dell'istruzione, dell'educazione e della cultura per dare la morte civile a chi si opponga al pensiero liberal . Il risultato non cambia. Quando, e non sono pochi, qualcuno cede al suicidio davanti a una tale mole di pressione, poi scorrono lacrime di coccodrillo. Alcuni se ne vanno dalla politica, altri ancora vengono costretti al silenzio: il sistema funziona molto bene. Il problema, però, cari colleghi, e mi rivolgo soprattutto a chi siede alle mie spalle, non sono loro. In fin dei conti, loro sono coerenti con se stessi: portano avanti la stessa strategia da cento anni. Il problema siamo noi, cioè le altre forze politiche. Saremo o no capaci di costruire un apparato normativo in grado di garantire l'indipendenza di uno dei più formidabili poteri che lo Stato Leviatano abbia preteso per sé, cioè la magistratura? A leggere questa riforma, onestamente, cari colleghi, non posso che rispondere negativamente. I passi sono stati timidi, a volte inutili, spesso di facciata. Certo, si potrebbe dire, e lo diremo, che è meglio di niente. Sul rapporto tra magistratura e politica, però, non si è avuto il coraggio di essere chiari: chi entra in un partito, da candidato o da eletto poco importa, non può più essere considerato imparziale. Invece abbiamo ancora le porte girevoli. Sulla separazione delle carriere le parole di Falcone, contrariamente a quanto sostenuto ieri in Commissione dalla collega Cirinnà e dal collega Grasso, sono chiarissime e sono state pronunciate nel 1991, dopo e non prima la riforma del 1989. Diceva Falcone: «un sistema accusatorio parte dal presupposto di un pubblico ministero che raccoglie e coordina gli elementi di prova da raggiungersi nel corso del dibattimento, dove egli rappresenta una parte in causa». Occorrono quindi esperienze, competenze, capacità e preparazione, anche tecnica, per perseguire l'obiettivo. Il pubblico ministero «nel dibattimento non deve avere nessun tipo di parentela col giudice e non essere», come invece allora, ma anche oggi, «una specie di para giudice. Il giudice, in questo quadro, si staglia come figura neutrale, non coinvolta, al di sopra delle parti. Contraddice tutto ciò il fatto che, avendo formazione e carriere unificate, con destinazioni e ruoli intercambiabili, giudici e pm siano, in realtà, indistinguibili gli uni dagli altri. Chi, come me, richiede che siano, invece, due figure strutturalmente differenziate nelle competenze e nelle carriere, viene bollato come nemico dell'indipendenza del magistrato, un nostalgico della discrezionalità dell'azione penale, desideroso di porre il pm sotto il controllo dell'Esecutivo. È veramente singolare che si voglia confondere la differenziazione dei ruoli e la specializzazione dei pm con questioni istituzionali totalmente distinte». Invece noi, a distanza di oltre trent'anni da queste parole, abbiamo ancora le due figure completamente indistinte e mescolate. La responsabilità civile sarebbe la vera riforma della magistratura perché finalmente porterebbe il cittadino, che di professione fa il magistrato - quindi non è un magistrato, ma fa il magistrato - allo stesso livello di tutti gli altri cittadini che fanno altre professioni, ma che sono cittadini. In fin dei conti questa è l'unica professione di fatto completamente irresponsabile sotto il profilo economico. Ciò non può che alimentare il rischio che questa irresponsabilità coinvolga anche ogni altro profilo. Dopo un'assoluzione, dopo un processo portato avanti con dolo o con colpa, chi ha sbagliato dovrebbe pagare e questo non accade. Eppure di tutto questo non vi è traccia nella riforma, nonostante il referendum del 1987, quello sì, vinto dall'80 per cento dei partecipanti, che non fu mai trasformato in una legge. Quella volontà popolare è rimasta sulla carta. Per quanto riguarda il Consiglio superiore della magistratura, mi pare evidente che l'unica soluzione di fronte alle chat e alle cene all'hotel Champagne, sia quella del sorteggio, magari temperato. La soluzione prospettata dalla riforma che voteremo, presenta tabelle dei distretti elettorali che non saranno neanche scritte dal Parlamento, ma - guarda caso - da quegli stessi magistrati fuori ruolo di cui abbiamo conservato le funzioni in modo essenzialmente compiacente alle correnti che sicuramente si faranno sentire per la definizione dei collegi elettorali. In conclusione, Presidente, siamo soddisfatti? No, faremo di meglio quando vinceremo le lezioni nel prossimo anno; per ora ci accontentiamo. Noi abbiamo presentato emendamenti a questa riforma, li abbiamo mantenuti, li voteremo con convinzione e invitiamo le altre forze politiche a fare altrettanto. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pepe. Ne ha facoltà. PEPE (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, signor Sottosegretario, colleghe e colleghi, vorrei fare alcune riflessioni sul dibattito che si è creato in queste ore e in questi giorni a proposito della riforma al nostro esame. Abbiamo sempre detto, come Lega, che siamo favorevoli ad una riforma integrale, organica e incisiva del sistema giudiziario e abbiamo sempre detto che, all'indomani dell'approvazione alla Camera dei deputati, avremmo lavorato in questa Camera per migliorare la cosiddetta riforma Cartabia. Lo abbiamo sempre detto, perché la Lega è stata coerente con se stessa, è stata trasparente nei confronti degli italiani ed è stata anche corretta nei confronti degli alleati che in questo momento compongono la maggioranza che sostiene il Governo Draghi. Abbiamo sempre detto che la riforma, così come uscita dalla Camera dei deputati, non ci dà soddisfazione e che avremmo provato, così come faremo, a migliorarla presso il Senato. Per chi è malfidato - e la cosa mi dispiace - c'è la rassegna stampa del 22 aprile, in cui si dice chiaramente che la volontà della Lega è quella di migliorare la riforma Cartabia al Senato; lo dice il "Corriere della Sera", lo dice "Libero", lo dice "la Repubblica", lo dice "La Stampa" e lo dice "Il Sole 24 Ore". E non è vero nemmeno - come qualcuno ha voluto far credere questa mattina - che la volontà di mantenere gli emendamenti al testo sia una reazione al referendum . Lo avevamo detto dall'inizio, perché avevamo un convincimento forte e consolidato sin dall'inizio e l'unico effetto che ha suscitato il referendum è stato rafforzarlo. Il referendum è stato di per sé una grande e straordinaria vittoria, in quanto è stato un esercizio democratico, che noi abbiamo voluto, insieme a tanti altri soggetti politici e della società civile italiana; altri lo decantano, ma evidentemente poi al momento pratico non riescono a dargli il giusto valore. È stato un grande successo anche perché i "sì" hanno prevalso di gran lunga sui "no" e quei 10 milioni di italiani che si sono recati alle urne meritano rispetto e considerazione. (Applausi) . In questo momento, l'unico modo per dare rispetto e considerazione è portare avanti quegli emendamenti, per migliorare il testo che è uscito dalla Camera. Dico per inciso - mi permetto di farlo perché, prima di me, lo hanno detto persone molto più autorevoli di me, che appartengono a un mondo diverso dal mio, ovvero Violante e Spataro - che l'unico vero fallimento in questa vicenda è rappresentato dallo sciopero incomprensibile dei magistrati. Questo è stato l'unico vero fallimento, che ha segnato uno spartiacque tra un vecchio modo di intendere il rapporto tra la magistratura e il Paese e un nuovo modo di intendere quel rapporto, che evidentemente è stufo della vecchia logica e della vecchia interpretazione. Quindi noi siamo contro la riforma Cartabia? No, per niente. Noi siamo favorevoli a che si riformi la giustizia, altrimenti non avremmo promosso il referendum . Diciamo però che la riforma dev'essere degna di questo nome: deve essere una riforma più incisiva, una riforma vera. Non ci accontentiamo dell'equilibrismo che questa maggioranza innaturale comunque impone, perché noi dobbiamo dar conto al nostro Paese e dobbiamo dar conto agli italiani. Quella del CSM - come ha detto prima il collega Simone Pillon - è una riforma scialba, che in realtà non annulla le correnti e non annulla il potere delle correnti. Siamo convinti, ancora oggi, che la via maestra perché ciò accada sia il sorteggio, integrale e temperato. Andiamo sulla logica del sorteggio, perché è l'unica strada che ci consente di spezzare il legame tra le correnti e la magistratura. Sulla valutazione dei giudici va bene che ci sia un fascicolo annuale e non più quadriennale, ma va anche bene che a pronunciarsi sulla valutazione non siano soltanto i membri togati dei consigli giudiziari, ma anche i membri laici (docenti universitari e avvocati). Sulla separazione delle funzioni avremmo voluto e vogliamo più coraggio (e lo faremo in questo dibattito, oggi in quest'Aula), perché si decida dall'inizio del percorso lavorativo e professionale se si sta dalla parte della magistratura requirente o se si sa dalla parte della magistratura giudicante. (Applausi) . Anche sulle porte girevoli siamo d'accordo, perché riteniamo che chi fa politica debba rimanere fuori dalla magistratura. Chi decide di appartenere a un partito o movimento politico decide, in maniera legittima, di non essere più imparziale e abbracciare un'ideologia, un mondo e determinate logiche che non gli consentono più di essere magistrato. Questo, che purtroppo il testo su cui stiamo lavorando non prevede, deve valere non solo per chi ha l'onore e l'onere di essere eletto all'indomani di una campagna elettorale, ma anche per chi vuole semplicemente candidarsi. Il momento del discrimine è non l'elezione, ma la candidatura: in quel momento si manifesta la volontà di appartenere a un'area politica, piuttosto che a un'altra. Siamo soddisfatti dello stop alle nomine a pacchetto e anche della riduzione del numero dei magistrati che - lo dico con rispetto - vengono "parcheggiati" presso i Ministeri. Avremmo però voluto più coraggio, incisività e organicità. Qualcuno dice: facciamo presto, perché ce lo chiede l'Europa e perché dobbiamo attuare il PNRR. È vero e questa volontà va rispettata. Tuttavia, come ha detto prima il presidente Ostellari, l'Europa ci chiede non solo di fare presto, ma anche di fare bene e meglio rispetto a quanto è stato fatto in passato. Diciamo di più: dobbiamo riformare il sistema giustizia perché ce lo chiedono l'Italia e gli italiani da decenni (e non da qualche mese, come l'Europa) affinché il nostro Paese sia all'altezza della sua storia e della sua grande civiltà. Per questo motivo non possiamo sciupare quest'occasione storica, che non si ripresenterà in questa legislatura. Certamente lo faremo nella prossima, quando ci sarà una maggioranza di centrodestra più coraggiosa, omogenea e con una visione diversa e più sana del sistema giustizia. Rivolgo un ultimo appello a quest'Assemblea. Parliamo di giustizia, cioè di quel pezzettino del nostro sistema Paese che giudica, in alcuni casi, la nostra libertà e, in altri, il nostro patrimonio. Sfruttiamo quest'occasione storica per fare una vera e reale riforma che gli italiani vogliono e per la quale ci hanno dato fiducia. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Giarrusso. Ne ha facoltà. GIARRUSSO (Misto-IpI-PVU) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, questa riforma nasce male e si sviluppa peggio. Nasce male perché si fonda su un presupposto molto triste, ossia il tradimento, da parte della principale forza politica presente in questo Parlamento, di 11 milioni di elettori che mai avevano dato mandato agli eletti di sedersi al tavolo con Forza Italia e PD per rivoltare sottosopra la giustizia. Questi elettori, anzi, avevano dato un grande mandato per far sì che il nostro Paese diventasse più giusto e non fosse più quello con il più basso indice di libertà di stampa e il più alto in termini di corruzione in Europa. Con queste premesse e con un falso (ossia che ce lo chiede l'Europa), questa riforma arriva in Aula. Ripeto che si tratta di un falso, perché l'Europa chiedeva di rendere efficiente la giustizia e non di stravolgere l'ordinamento giudiziario. L'Europa non chiedeva di dare la possibilità ai partiti, che sono nati dopo Tangentopoli e che su quella scia hanno continuato, di prendersi una rivincita sui magistrati. Non chiedeva questo l'Europa: invece, è stata fatta una pessima riforma del processo penale, che non accorcerà i tempi della giustizia, ma che semplicemente cancellerà la giustizia nel nostro Paese. Non ci sarà giustizia, con i processi liquidati in appello. Chiediamoci dunque il perché di questa riforma. Essa viene fatta perché si coglie l'occasione di aver sottomesso il principale partito di opposizione per prendersi qualche rivincita sui magistrati. La scusa è il disastro Palamara, ma è una scusa, perché non si affrontano e, anzi, si peggiorano le condizioni che hanno portato a tale disastro, né si affronta con coraggio, come sarebbe stato invece necessario ed opportuno, la questione delle correnti, che da questa riforma verranno facilitate nel controllare il CSM. Non si affronta nemmeno il nodo del rapporto fra la politica e la magistratura: si tratta di un nodo davvero molto delicato, che ha creato molti problemi nel nostro Paese. Viene da sorridere, pensando che uno degli elementi più forti, ovvero la determinazione dei collegi elettorali, sulla base dei quali si voterà per il CSM, viene addirittura sottratto al Parlamento, per riconsegnarlo mani e piedi proprio alle correnti, che lottizzavano non solo il CSM, ma anche il Ministero della giustizia, in cui c'era Fulvietto, come capo di Gabinetto dell'allora ministro Bonafede. Ci ricordiamo come lo chiamava Palamara: Fulvietto. Ebbene, consegniamo al Ministero della giustizia la possibilità di prevedere quali siano i collegi elettorali e quindi li consegniamo esattamente a quel sistema che la riforma dice di combattere. Cosa sta combattendo, dunque, questa riforma? Essa sta combattendo l'autonomia e l'indipendenza del magistrato, che viene messa in discussione, trasformando il magistrato in un burocrate, che si deve occupare di processi da poco per non danneggiare la sua carriera, che si deve occupare delle statistiche e che deve stare attento a non disturbare i potenti, che possono permettersi grandi collegi difensivi e di poter ribaltare in tanti modi le decisioni dei giudici. Ebbene, questi giudici verranno valutati proprio sulla base del fatto che non si saranno uniformati ai propri colleghi: meno si saranno uniformati e più saranno penalizzati. Dobbiamo dunque ricordare, visto che tanti "coccodrilli", anche presenti in quest'Aula, ricordano ogni anno i magistrati che hanno perso la vita nella lotta contro le mafie, che quei magistrati erano proprio quelli che non si uniformavano al cattivo andazzo dei propri colleghi: si tratta di magistrati il cui sacrificio viene offeso con questa riforma, magistrati come Giovanni Falcone, che con questa riforma non avrebbero avuto nessuna possibilità di operare. Questo è il segno della riforma al nostro esame. Per questo motivo Italexit è assolutamente contrario a questa riforma, che è addirittura inemendabile e che non ha nessun collegamento col PNRR, ma molto ha a che fare con la corruzione del nostro Paese. (Applausi) . Come Paese pagheremo carissimo questa riforma, e non solo come un'occasione mancata, ma come l'occasione in cui il Parlamento avrebbe potuto veramente discutere - cosa che non ha potuto fare, e si è visto - nelle Aule del Senato di una vera riforma che tenesse lontani Palamara e gli altri maneggioni dalla politica e dalla magistratura. Questo fanno i maneggioni come Palamara: occupando il CSM e occupando manu militari, coi propri sodali, il Ministero della giustizia e le stanze degli uffici legislativi della politica, mettono le mani su un potere decisionale che spetta a queste Assemblee, che invece sono state defraudate ancora una volta da questa cattiva politica. Non ci si venga a raccontare che ce lo chiede l'Europa; non ce lo chiede l'Europa, assolutamente. Qua si cerca di mettere la museruola ai giudici, che non potranno più raccontare nemmeno delle loro inchieste; le racconteranno soltanto gli inquisiti, gli indagati e gli arrestati, sempre grazie alle riforme passate tramite il tradimento degli italiani. Ebbene, questa riforma farà cadere sulla giustizia il macigno della fine delle grandi indagini: nessun magistrato potrà più farle; addirittura, si arriverà all'interferenza massima nell'autonomia della magistratura, che è quella del potere politico nell'organizzazione delle procure, che dev'essere ovviamente portata a conoscenza. Non è soltanto un'operazione verticistica del procuratore, e noi sappiamo con Palamara che cosa vuol dire controllare pochi magistrati invece di avere un potere diffuso, orizzontale o autonomo. Avere pochi magistrati da controllare, i procuratori, è molto più facile da gestire per un sistema alla Palamara. Bene, addirittura anche questo sistema verticistico passerà dal Ministero della giustizia, quindi dalla politica, che indicherà quali siano gli obiettivi da percorrere. Per tutto questo diciamo no a questa riforma. (Applausi) . PRESIDENTE . Colleghi, prima di dare la parola al Senatore Urraro - che mi perdonerà - faccio la seguente comunicazione all'Assemblea. Com'è noto, da domani viene meno l'obbligo di utilizzo dei dispositivi di protezione delle vie aeree in occasione delle sedute dell'Assemblea, delle Commissioni e degli altri organi collegiali, nonché nel corso dei convegni e delle iniziative aperte al pubblico. Naturalmente, ciò non fa venir meno la possibilità per ciascun senatore, ove lo ritenga, di utilizzare dispositivi di protezione delle vie respiratorie, che continueranno a essere resi disponibili - questo è importante - con le ordinarie modalità. È iscritto a parlare il senatore Urraro. Ne ha facoltà. URRARO (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, membri del Governo, colleghi, l'intervento odierno di cui si discute è assai rilevante per l'ordinamento giudiziario vigente, sia con riferimento alla materia strettamente ordinamentale, e dunque alle modalità di elezione e funzionamento del CSM, sia quanto al sistema organizzativo della stessa magistratura. Le innovazioni oggetto della discussione presentano profonde implicazioni tra la proposta sulla tenuta di fondamentali principi e diritti costituzionalmente garantiti; la precisione del modello di organizzazione nella definizione di ruoli, compiti e attribuzioni, infatti, dev'essere rispettosa delle prerogative costituzionali assegnate agli attori essenziali del servizio giustizia: la magistratura, ma anche l'avvocatura. Riforma dell'ordinamento giudiziario, nuove norme in materia ordinamentale, organizzativa, disciplinare, ricollocamento in ruolo dei magistrati e costituzione e funzionamento del CSM: la riforma mira ai criteri di assegnazione degli incarichi direttivi e semidirettivi, alla revisione del numero degli incarichi semidirettivi, alla revisione dei criteri di accesso alle funzioni di legittimità, del procedimento di approvazione delle tabelle organizzative degli uffici giudicanti e soprattutto al riordino della disciplina del collocamento in posizione di fuori ruolo dei magistrati ordinari, amministrativi e contabili; in particolare, ai principi e ai criteri direttivi per la revisione, secondo principi di trasparenza e valorizzazione del merito, dei criteri di assegnazione degli incarichi direttivi e semidirettivi. Il testo su cui abbiamo ampiamente discusso anche nella lunga interlocuzione in Commissione - e ringrazio tutti i colleghi per l'impegno - detta principi per lo svolgimento di procedure comparative per l'attribuzione degli incarichi, dalla pubblicità delle stesse al divieto per ciascun magistrato di presentare contemporaneamente più di due domande, all'ordine di definizione dei procedimenti e alle stesse audizioni dei candidati. Interviene sulla valutazione delle attitudini e del merito degli stessi candidati. Il legislatore delegato, in ogni caso, dovrà tener conto delle specifiche competenze richieste per l'incarico al quale il candidato aspira, considerando le esperienze fatte in posizione di fuori ruolo solo se idonee a favorire l'acquisizione di competenze coerenti con le funzioni direttive e semidirettive. Di non poco conto sono i principi e i criteri direttivi per la riforma del procedimento di approvazione delle tabelle organizzative degli uffici giudiziari, disciplinando anche la documentazione che il presidente della Corte d'appello dovrà allegare ai progetti inviati al Consiglio superiore della magistratura e semplificando anche le fasi successive di approvazione. Il provvedimento individua principi e criteri direttivi per la revisione dei criteri di accesso alle funzioni di consigliere di Cassazione e di sostituto procuratore generale presso la Corte di cassazione. Un punto chiaro su cui ci siamo soffermati, anche con interventi migliorativi in ordine alla valutazione di professionalità dei magistrati, è quello che contiene, all'articolo 3, determinati principi e criteri direttivi di merito molto chiari sul funzionamento dei consigli giudiziari, nei quali è esteso il ruolo dei componenti laici ed è soprattutto consentito agli avvocati di esprimere un voto unitario sul magistrato in verifica. Lo stesso articolo attiene anche ai criteri di valutazione della professionalità, tra i quali sono inseriti il rispetto dei programmi annuali di gestione dei procedimenti e l'esito degli affari nelle successive fasi del giudizio; alla semplificazione della procedura di valutazione in caso di esito positivo della stessa; al rapporto tra procedimento disciplinare e valutazione di professionalità, stabilendo che i fatti accertati in via definitiva in sede disciplinare debbano comunque essere oggetto di valutazione ai fini della progressione della carriera; all'istituzione del fascicolo per la valutazione del magistrato, da tenere in considerazione oltre che in sede di verifica della professionalità anche in sede di attribuzione degli incarichi direttivi e semidirettivi; agli effetti sulla progressione economica e sull'attribuzione delle funzioni di reiterati giudizi non positivi. È chiaro il riferimento anche a un intervento sulla disciplina dell'accesso stesso in magistratura, dettando principi nuovi e criteri direttivi che sono volti ad abbandonare l'attuale modello del concorso di secondo grado, così da ridurre i tempi che intercorrono tra la laurea dell'aspirante magistrato e la sua immissione in ruolo. Si lavorerà pertanto per consentire lo svolgimento del tirocinio formativo presso gli uffici giudiziari anche ai laureandi in giurisprudenza per prevedere che la Scuola superiore della magistratura organizzi corsi di preparazione al concorso destinati a coloro che abbiano svolto il tirocinio formativo, oltre a coloro che abbiano prestato la propria attività nell'ambito dell'ufficio del processo, in attuazione del grosso investimento previsto dal PNRR. L'articolo 5 detta principi molto chiari in ordine alla disciplina dei fuori ruolo, tra magistrati ordinari, amministrativi e contabili. Bisognerà individuare - su questo punto ci siamo particolarmente spesi - tra i vari incarichi extragiudiziari quelli che determinano obbligatoriamente il collocamento fuori ruolo e quelli che possono essere svolti ponendosi in aspettativa, dettando una regolamentazione specifica per gli incarichi da svolgere anche a livello internazionale, garantendo un complessivo ridimensionamento dell'istituto del collocamento fuori dal ruolo organico, riducendo il numero dei magistrati - e siamo intervenuti specificamente sul punto - che possono accedervi e contenendo tanto la durata del periodo, quanto la tipologia degli incarichi che essi potranno assumere. Bisognerà prevedere quindi che il magistrato possa essere collocato fuori ruolo solo dopo aver svolto funzioni giudiziarie per almeno un certo numero di anni e consentire il collocamento fuori ruolo solo quando l'incarico che il magistrato intende assumere risulti necessario per il suo specifico grado di preparazione, per la sua competenza e per la sua esperienza e l'incarico stesso corrisponda a un interesse specifico dell'amministrazione, dovendo valutare l'organo di autogoverno eventuali ricadute dell'incarico su imparzialità e indipendenza dello stesso magistrato. Importanti sono anche le modifiche su cui siamo intervenuti in merito all'ordinamento giudiziario in materia di organizzazione degli uffici di giurisdizione e di incompatibilità di sede per ragioni di parentela o di coniugio o di tramutamenti ad altra sede o ufficio. Si interviene sulla norma del 1941, prevedendo che le tabelle degli uffici giudicanti siano adottate per un quadriennio (attualmente sono previste per un triennio). Si aggiunge un ulteriore punto, prevedendo che il dirigente dell'ufficio verifichi che la distribuzione dei ruoli e dei carichi garantisca obiettivi di funzionalità ed efficienza dell'ufficio, assicurando costantemente l'equità tra tutti i magistrati dell'ufficio e tra tutti i magistrati delle sezioni e dei collegi. In conclusione, si tratta di una riforma significativa, che pone il tema del rapporto tra poteri. Non è la riforma che avevamo auspicato e da ciò derivano i nostri interventi migliorativi, che anche nel seguito illustreremo. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pellegrini Marco. Ne ha facoltà. PELLEGRINI Marco (M5S) . Signor Presidente, colleghe e colleghi, rappresentanti del Governo, ci stiamo occupando, com'è noto, del disegno di legge delega al Governo per la riforma dell'ordinamento giudiziario e del CSM. Il testo che stiamo esaminando prende spunto dal testo Bonafede (Atto Camera 2681), che però è stato modificato in parti significative dagli emendamenti presentati dal ministro Cartabia e approvati nel Consiglio dei ministri dell'11 febbraio 2022 e ulteriormente subemendato da interventi normativi votati alla Camera. Di certo questa non è la nostra riforma, non è la riforma che il MoVimento 5 Stelle avrebbe voluto. Infatti, il testo definitivo, che giunge oggi all'attenzione dell'Assemblea del Senato, segna importanti passi indietro rispetto al più incisivo e coraggioso testo dell'ex ministro Bonafede; testo che - lo ricordo - fu osteggiato in ogni modo da precisi settori politici e - ne sono convinto - fu una delle cause della caduta dei precedenti Governi. (Applausi) . Tuttavia, grazie alla caparbietà del MoVimento 5 Stelle, sono presenti in questo provvedimento aspetti importanti, come ad esempio lo stop alle cosiddette porte girevoli tra magistratura e politica. Tutti hanno il diritto di partecipare alle competizioni elettorali o di avere ruoli di governo, anche i magistrati ovviamente. Ma se un magistrato entra in politica (e ne siamo felici), venendo eletto dai cittadini oppure nominato dal Governo, quando finisce il proprio mandato non può tornare nelle aule dei tribunali e questo per garantire la terzietà e l'imparzialità di chi opera in questo settore così strategico per il Paese e anche per garantire i cittadini, che chiedono giustizia giusta e celere. Alcune ulteriori restrizioni sono previste anche per quei magistrati che si candidano, ma non vengono eletti. Il tutto - lo ribadisco con forza - senza alcun intento, se non quello di assicurare il bene supremo dell'indipendenza della magistratura e della terzietà dei magistrati, che sono ambedue capisaldi dell'azione politica del MoVimento 5 Stelle. Voglio rimarcare altri aspetti importanti, che riguardano l'assegnazione degli incarichi direttivi e semidirettivi. Uno di questi prevede che l'assegnazione di tali incarichi si decida in base all'ordine cronologico delle scoperture, in modo da evitare le cosiddette nomine a pacchetto, cioè scongiurando il realizzarsi di eventuali accordi spartitori tra le diverse correnti di magistrati. Anche questo aspetto è stato ripreso dal testo originario dell'ex ministro Bonafede. Inoltre, viene dato un peso importante alla formazione dei magistrati, prevedendo appositi corsi organizzati dalla Scuola superiore della magistratura, sia prima, sia dopo l'accesso alla nuova funzione, dando al contempo valore al possesso di caratteristiche specifiche e rilevanti nel decidere l'assegnazione di tali incarichi. Inoltre, si migliora la trasparenza delle procedure di selezione, con la pubblicazione sul sito Intranet del CSM (noi del MoVimento 5 Stelle avevamo invece richiesto la pubblicazione sul sito Internet del CSM) di tutti i dati del procedimento, nonché dei vari curricula , proprio per dare la trasparenza che i cittadini richiedono e meritano. Per quanto riguarda, invece, le pubblicazioni scientifiche dei magistrati, grazie a un nostro subemendamento presentato alla Camera la commissione esaminatrice dovrà tenerne conto, con speciale riguardo alla rilevanza scientifica della stessa. Un altro aspetto a nostro giudizio importante, su cui si interviene, è quello che riguarda le modalità e i tempi di accesso alla magistratura, con l'obiettivo specifico di ridurre i tempi tra la laurea dell'aspirante magistrato o magistrata e l'immissione in ruolo, abbandonando l'attuale modello del concorso di secondo grado. Ricordo infatti che con la riforma dell'ordinamento giudiziario del 2006 il concorso in magistratura è divenuto di secondo grado; prima, infatti, potevano partecipare al concorso i laureati in giurisprudenza semplicemente dopo il completamento degli studi universitari. Il testo in esame riprende in buona parte l'originario disegno di legge Bonafede, prevedendo una serie di aspetti che elenco in maniera veloce: l'accessibilità al concorso direttamente dopo la laurea, come ho detto, decadendo l'obbligo di frequenza delle scuole di specializzazione; la valorizzazione dei tirocini formativi, prevedendo la possibilità di iniziarli dopo il superamento dell'ultimo esame del corso di laurea, quindi senza aspettare la laurea finale, e l'attribuzione alla Scuola superiore della magistratura, come accennavo prima, dell'organizzazione di corsi di preparazione al concorso per tirocinanti, anche in sedi decentrate. Il testo prevede anche la facoltà di svolgere i corsi di preparazione al concorso in sedi decentrate per chi abbia svolto attività a tempo determinato presso l'ufficio del processo per l'attuazione degli obiettivi del PNRR; sono poi previsti tre elaborati scritti (civile, penale e amministrativo, anche alla luce dei principi costituzionali e dell'Unione europea), che devono essere finalizzati ad accertare le capacità di inquadramento teorico-sistematico del candidato. Infine, è prevista la riduzione delle materie orali, ma con l'aggiunta del diritto della crisi e dell'insolvenza. Questa riforma è il risultato di un faticosissimo compromesso tra le diverse visioni politiche che contraddistinguono l'attuale composita maggioranza di Governo ed è frutto di un lungo lavoro, che peraltro ha lasciato parzialmente insoddisfatti noi del MoVimento 5 Stelle, ma anche altre forze politiche. Noi ovviamente preferivamo la riforma Bonafede, da cui l'attuale testo ha preso spunto, ricalcandolo almeno in alcune parti. Tuttavia, vista questa premessa, non si capisce il comportamento della Lega che, dopo aver approvato questo testo alla Camera, ha deciso di mettere in scena una specie di farsa in Commissione giustizia al Senato, presentando emendamenti che dal nostro punto di vista avrebbero peggiorato di gran lunga questo testo, ottenendo una semplice bocciatura. Lo stesso, peraltro, ha fatto Italia Viva, in questo senso alleata della Lega in Parlamento, così come nella fallimentare campagna referendaria sulla giustizia di qualche giorno fa, di cui abbiamo visto i risultati. (Applausi) . Queste due forze politiche hanno provato a ideologizzare il dibattito in una visione punitiva nei confronti della magistratura, ma gli italiani hanno rispedito al mittente questo maldestro tentativo. Tra l'altro, viene da osservare che, se non si ha la forza politica di raccogliere 500.000 firme per la proposizione dei referendum , ma si ricorre all'intervento di alcuni Consigli regionali, è difficile immaginare che milioni di cittadini vadano a votare, specie se si chiede loro di abolire sostanzialmente la legge Severino, cioè di consentire l'elezione di soggetti che hanno ricevuto condanne, seppur non ancora definitive. Infatti, gli italiani sono rimasti a casa, certificando una vera e propria catastrofe politica di chi li ha proposti e registrando la più bassa percentuale di votanti nella storia di referendum. Evidentemente, però, c'è chi, come Renzi per esempio, non si rassegna e li perde uno dietro l'altro. Eppure, tutti noi sappiamo, dentro e fuori da questo Parlamento, che la magistratura ha bisogno di interventi importanti, perché ci sono diverse cose che ancora non funzionano. Quei quesiti referendari, però, riuscivano nell'impresa di essere del tutto fuori luogo, fuori contesto e fuori fuoco rispetto agli obiettivi reali e talvolta erano assai dannosi per la legalità e per la giustizia nel nostro Paese. L'istituto del referendum popolare è fondamentale per la nostra democrazia e ha scritto pagine importantissime della storia repubblicana. Questo istituto è stato sempre usato per affrontare tematiche alte che, stimolavano e coinvolgevano le coscienze dei cittadini. Sarebbe stato importante, per esempio, affrontare il tema del fine vita, visto che in Parlamento in questa legislatura - come anche nelle precedenti - non si riesce a trovare una posizione condivisa da una qualsiasi maggioranza. Il referendum non va svilito nel tentativo di operare un taglia e cuci di norme nell'esclusivo interesse di alcuni settori politici e non nell'interesse dei cittadini. Spero che una cosa del genere non si ripeta mai più. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Abate. Ne ha facoltà. ABATE (CAL-Alt-PC-IdV) . Signor Presidente, colleghi e colleghe, oggi stiamo discutendo il disegno di legge n. 2595 approvato dalla Camera, che delega il Governo a riformare l'ordinamento giudiziario e ad adeguare l'ordinamento giudiziario militare ed introduce norme immediatamente precettive in materia ordinamentale, organizzativa e disciplinare, di eleggibilità e di ricollocamento in ruolo dei magistrati e soprattutto di costituzione e funzionamento del Consiglio superiore della magistratura. Esso è articolato in sei capi e 43 articoli. Naturalmente non potrò soffermarmi su tanti punti, ma cercherò di fare alcune modeste considerazioni e riflessioni su alcuni di essi. Vale ricordare che questo disegno di legge fu presentato alla Camera nel settembre 2020 dall'allora ministro Bonafede; poi - ahimè - il Governo cambiò, subentrò quello attuale (quello dei migliori, per capirci) e la ministra Cartabia ha apportato tutta una serie di modifiche al provvedimento, frutto anche del lavoro della Commissione cosiddetta Luciani. Purtroppo, un giurista e politico dei tempi passati - sono reminiscenze dell'università, queste - Pietro Calamandrei, diceva che quando la politica entra nella stanza della giustizia, la giustizia se ne esce dalla finestra. Considero questa frase quanto mai attuale, tenendo presente anche il pericoloso clima e il pericoloso assetto politico che in questo preciso momento storico si sono venuti a creare, in cui il democratico dibattito politico è stato completamente azzerato e - cosa ancora più grave e pericolosa per la democrazia e per la sopravvivenza dei principi fondamentali della nostra Costituzione - il margine di azione del Parlamento italiano sull'attività legislativa, potere che gli riconosce la Costituzione, è stato completamente massacrato e assassinato, consentitemi il termine, da un Governo assolutista e accentratore. Come ho detto in altra occasione, siamo - ma soprattutto siete - in tempo: fermatevi. Vi state rendendo responsabili di uno scempio in tutti i settori, che sta portando la nostra Nazione su un baratro senza precedenti. Fermatevi, con un voto contrario a questo provvedimento, che non contiene norme che risolveranno la questione delle correnti nel Consiglio superiore della magistratura, ma contiene solo ed esclusivamente precetti che legheranno le mani della magistratura e soprattutto - perché ce n'è - di quella sana, che esercita e amministra la giustizia in Italia in nome del popolo italiano. Soprattutto vi prego, colleghi, risparmiateci ipocriti interventi che criticano questo provvedimento, ma che poi concedono a questo Governo voti favorevoli e fiducie ad oltranza. Non io, egregio Presidente, perché potrei essere qui l'ultima voce che i cittadini hanno mandato in quest'Aula, ma un profilo autorevole, un grande rappresentante della magistratura in Italia quale il procuratore Nicola Gratteri, proprio in merito a questa riforma, afferma che essa, insieme a tutte le altre del ministro Cartabia, che sono deleterie, è una sorta di vendetta che arriva dopo trent'anni. E continua, definendo questa riforma una offesa ai pubblici ministeri. Anziché bloccare il passaggio delle carriere da una funzione all'altra, sarebbe opportuno facilitare il passaggio tra le procure e tribunali, affinché si abbia una competenza completa del magistrato. Altra importante criticità è rappresentata dal controllo esterno sul lavoro dei magistrati nelle valutazioni di professionalità, riconoscendo il diritto di voto agli avvocati nei consigli giudiziari. Per inciso, nella vita cerco di fare l'avvocato, quindi conosco bene determinate situazioni. Situazione alquanto anomala questa, perché si consente la valutazione di una categoria da parte di altra categoria, che spesse volte integra anche dei gravi casi di incompatibilità. Tutto questo in violazione dei principi costituzionali dell'autonomia, della indipendenza e della terzietà della magistratura. A nulla è valso il documento che i magistrati hanno redatto. Non solo non sono stati considerati, ma nemmeno ascoltati. Mi devo limitare per questioni di tempo (altrimenti ci sarebbe da parlare anche per ventiquattro ore) o, questi due punti per affermare che quello al nostro esame è un provvedimento grossolano che va collegato alle altre riforme della Cartabia, quale la riforma del processo penale, come un tentativo di piegare la magistratura alla politica di turno, violando così il principio sacro, costituzionale, che vuole la magistratura libera e indipendente. Onorevoli colleghi, questa è la democrazia in questo momento. Questo è quello che il Parlamento dimostra al popolo italiano in ginocchio, affamato, degradato e venduto all'Europa. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Cucca. Ne ha facoltà. CUCCA (IV-PSI) . Signor Presidente, signor Sottosegretario, onorevoli colleghe e colleghi, affronto questa discussione con una vena di rammarico. Noi di Italia Viva abbiamo fortemente voluto il Governo Draghi: è un fatto notorio; abbiamo sostenuto il Governo Draghi, fatto altrettanto notorio, e continuiamo a sostenere il Governo Draghi anche oggi in questa sede. Sono, però, rammaricato e dispiaciuto. Italia Viva ha cercato di portare avanti delle proposte, con un dialogo che fosse costruttivo; di portare avanti una riforma che cogliesse nel segno; di portare avanti alcune proposte che sicuramente avrebbero potuto incidere sul funzionamento del Consiglio superiore della magistratura, quindi portando una ventata di novità nella magistratura in genere. Abbiamo portato queste proposte per dare una risposta concreta e decisiva a questo Governo Draghi, nel quale oggettivamente crediamo, ma non abbiamo avuto alcuna soddisfazione. Nella sostanza, non c'è stato possibile incidere in alcun modo. I nostri emendamenti hanno ricevuto parere negativo; pur se qualche volta abbiamo sentito dire che erano condivisibili, non andavano bene. Poi mi riferirò anche a qualcuno degli aspetti che riescono a connotare in maniera assolutamente sintomatica questa riforma. La nostra responsabilità oggi l'abbiamo confermata. Oggi abbiamo ritirato tutti gli emendamenti che avevamo proposto. Erano i più numerosi: mi pare fossero circa 86, ma non ricordo con precisione. Li abbiamo ritirati per un senso di responsabilità e anche - devo dire - per il rispetto che dobbiamo al presidente Draghi, per quello che ha fatto già per il nostro Paese, per quello che sta continuando a fare e, sono certo, per quello che farà in un momento tra l'altro di una difficoltà estrema sotto tutti i profili, considerate le contingenze che si stanno presentando in continuazione. Abbiamo manifestato questo senso di responsabilità anche per ossequio al presidente Mattarella che, anche in occasione del suo reinsediamento, ha chiesto con forza di procedere all'approvazione di questa riforma, considerata la grandissima difficoltà nella quale il Consiglio superiore della magistratura ha operato negli ultimi anni, come è stato richiamato da tanti colleghi che mi hanno preceduto. È doveroso dire però una cosa in questa sede perché rimanga agli atti, perché un domani noi possiamo dire che ve l'avevamo detto, perché domani possiamo richiamare gli errori che noi stiamo evidenziando da quando ormai è stata introdotta questa riforma, che viene chiamata riforma Cartabia, ma che io oggettivamente ho difficoltà a definire così per il rispetto che devo alla ministra Cartabia e per la stima che nutro nei suoi confronti. Ho difficoltà a chiamarla Cartabia perché questa è semplicemente la riscrittura di quello che era stato proposto, con qualche correzione e qualche modifica apportata a quella che era la cosiddetta riforma Bonafede. Eppure ciò è strano due volte perché ci hanno messo fretta, non potevamo perdere tempo per l'incalzare delle elezioni per il rinnovo del Consiglio superiore della magistratura. Questo però lo sapevamo da un anno e mezzo. Eppure, nonostante questo, si è cercato di abbreviare e accorciare i tempi, incaricando la cosiddetta commissione Luciani. Cosa ha fatto il professor Luciani? Non sono io che debbo dirlo, ma è un fatto notorio. Il professore è una persona di assoluto valore e stimabile. Tale commissione, voluta dalla ministra Cartabia, è arrivata ad alcune conclusioni assolutamente straordinarie. Mi domando perché l'ha voluta la ministra Cartabia se poi tutte le conclusioni sono state disattese e si è ripreso in mano semplicemente quello che era il testo, riveduto e corretto, con qualche passata di bianco, che però si scrosta molto facilmente, rispetto a quella che era del mai rimpianto ministro Bonafede. Si è detto che questa riforma avrebbe dovuto ristabilire un equilibrio anche fra i poteri dello Stato. Le riforme in tema di giustizia, come abbiamo ripetuto mille volte, non devono mai essere punitive, ma soprattutto non devono mai cedere alle suggestioni. La delicatezza dei temi che trattiamo ha indotto taluno ad introdurre elementi di confusione e devo dire che, proprio poco fa, mi è parso che l'orologio di qualche collega si sia fermato al 2018 e non si sia accorto di quello che è capitato in Italia anche nel corso delle ultime elezioni. La smetterei con i toni trionfalistici e accusatori; non è stata Italia Viva a mistificare la realtà e non lo sarà mai. Chi mistifica la realtà, anche in tempi recenti, sono coloro che si sono pronunciati ripetutamente a ogni piè sospinto, anche con il referendum (visto che è stato citato poco fa) sulla riforma di una delle esigenze cautelari che è cosa diversa dalla custodia cautelare. Si è detto che con quel referendum si voleva abolire la custodia cautelare. Ho ascoltato tantissime sciocchezze, mi piange però il cuore che vengano dette in quest'Aula, se non altro per la sua sacralità e per il rispetto che dovremmo averne anche fra noi. Dovremmo smetterla con questo modo di fare e cercare di lavorare tutti quanti insieme per conseguire un risultato che sia utile. Ho paura che questa riforma di utile avrà davvero poco. Vedete, infatti, la politica anche di fronte al potere giudiziario non può mai arretrare, deve dare un'impronta, deve collaborare per costruire e creare percorsi nuovi. In molte circostanze, da parte nostra che rappresentiamo il potere legislativo, è stata chiesta una collaborazione in questo senso. È successo infatti che la magistratura stessa ha ovviato rispetto all'incapacità della politica di dare risposte e talvolta lo ha fatto con circolari raccolte anche nel provvedimento al nostro esame. Non abbiamo fatto altro allora che introdurre nella nostra legislazione il contenuto di alcune circolari che erano del CSM. Mi riferisco, per esempio, al tema dell'organizzazione giudiziaria in materia di tabelle; mi riferisco ai temi in materia di conferma degli incarichi direttivi e in materia di valutazione della professionalità. Questo è un tema molto dibattuto, per esempio; si è discusso molto sul perché si debba mantenere il vecchio sistema, ma non voglio introdurre questo argomento perché ci sarebbe davvero tantissimo da dire e il tempo, purtroppo, è sempre tiranno. Valutando quello che è stato fatto con questa riforma, non si può sostenere qualcosa di diverso rispetto al fatto che questa non è una riforma con la "R" maiuscola, come pretendiamo di farla passare. È una mini riforma, ma soprattutto è una riforma totalmente inutile. Questa è la verità vera. Negli ultimi due o tre anni (sappiamo esattamente da quando) abbiamo parlato e abbiamo ripetuto più volte: basta con il carrierismo dei magistrati e basta con il sistema correntizio. Molto bene. Il sistema che questa normativa sta introducendo premia il carrierismo e le correnti. Anche nella valutazione dei magistrati, di cui parlavo testé, è evidente che interverranno ancora una volta le correnti più forti, che saranno in condizione di determinare una valutazione positiva o negativa dei magistrati. Certo, non possiamo non dire che sicuramente non nuoce ai cittadini. Ma certamente non giova granché, anche nel sistema europeo. Come dicevo, agevola e favorisce il carrierismo dei magistrati, agevola e favorisce il sistema correntizio. Diciamo che è in continuità con il sistema che era stato introdotto in precedenza. Certamente, con questo sistema, saranno prevedibili i nomi di coloro che saranno eletti nel CSM, ciò che effettivamente volevamo evitare. Avevamo proposto una sorta di estrazione a sorte temperata, ma non è stata accolta nemmeno quella. Si pensava che ci fossero dubbi di costituzionalità, ma noi non concordiamo neanche su questo fatto. Per ribadire il dato essenziale di questa riforma, credo che basti riferirsi al contenuto dell'articolo 5, laddove si creano alcune incompatibilità, perché si è detto che, quando qualcuno viene distaccato fuori ruolo, una volta che finisce il periodo non può rientrare. Io apprezzo molto il collega Giacomo Caliendo, che, con la sua consueta correttezza, ha reiteratamente detto che si è trattato di una dimenticanza. Io purtroppo sono meno benevolente rispetto al senatore Caliendo e credo che quella non sia stata una dimenticanza, ma sia stata una svista voluta, con l'intento di escludere i capi dell'ufficio del legislativo dall'elenco delle incompatibilità. Così in questo modo - e passerà in questa maniera, ma spero che vi si possa porre rimedio in un secondo tempo, con un emendamento o con un sistema qualsiasi - si favoriranno tutti coloro che si trovano a svolgere le funzioni di capo del legislativo, che, lungi dal tornare a fare i magistrati, una volta che avranno finito in quel ruolo, avranno la possibilità di andare a ricoprire il ruolo di capo del legislativo. Questo è un segnale estremamente chiaro e molto profondo di cosa significhi questa riforma, che - torno a dire - non è certamente una riforma che faccia bene ed è una riforma che porta una firma ben definita. Mi dispiace, perché abbiamo perso un'occasione. La stessa ministra Cartabia ha perso un'occasione straordinaria per lasciare un'impronta che fosse indelebile nella storia del nostro Stato, nella storia della separazione dei poteri e nella storia della magistratura. Ci abbiamo rinunziato. Noi - ripeto - lo stiamo facendo con grande responsabilità; l'abbiamo fatto per senso di responsabilità e per i motivi che ho enunciato poco fa. Però certamente non possiamo tacere. L'auspicio è che, da qui al periodo futuro, ci sia un'effettiva assunzione di responsabilità sui temi cardine del nostro sistema democratico; sono stati il cardine fino ad oggi e lo devono essere ancora, perché noi vogliamo credere nella magistratura, nonostante le storture a cui abbiamo assistito e di cui anche oggi abbiamo avuto dei segnali. Noi vogliamo continuare a credere nella magistratura sana, quella di coloro che lavorano dalla mattina alla sera, che stanno lì al buio delle loro stanze, qualche volta anche correndo rischi serissimi. Noi crediamo in quella magistratura e vogliamo che la si smetta con la strumentalizzazione del potere giudiziario a favore di pochi. Questo è l'auspicio. Speriamo che questo sia il primo passaggio e che un domani si riesca davvero a mettere mano a una riforma che in questo momento - torno a dire - mi pare davvero inutile. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Balboni. Ne ha facoltà. BALBONI (FdI) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, ci accingiamo a esaminare e votare una riforma che sarà completamente inutile per molte parti, o - addirittura - otterrà l'effetto contrario a quello che, a parole, viene prospettato. Sarà quindi una riforma dannosa che non affronta e risolve nessuno dei temi centrali che sono oggi al centro della discussione sulla politica che riguarda la giustizia e, soprattutto, non risolve il grave deficit di credibilità che si è creato a causa delle note vicende che hanno coinvolto vertici della magistratura e della politica. L'opinione pubblica non ha ormai più fiducia nella magistratura e non credo proprio che con questa riforma si riuscirà a invertire questa tendenza. Ormai, purtroppo, in questo Parlamento quello che approva un ramo non può essere toccato dall'altro. Quello che approva la Camera, non può essere toccato al Senato. In Commissione giustizia abbiamo esaminato tanti pregevoli emendamenti che, al di là di quelli più politicamente sensibili, in molti casi contribuivano a risolvere evidenti difetti di carattere tecnico e giuridico. Eppure, sono stati tutti quanti respinti. Poco fa è intervenuto il collega Cucca. Fratelli d'Italia ha votato tutti (o quasi tutti, tranne forse uno o due) gli emendamenti proposti dal collega Cucca, che erano certamente pregevoli. Non riusciamo però a comprendere la ragione per cui ieri abbiamo svolto ore e ore di discussione in Commissione giustizia per poi vedere, oggi, il ritiro di tutti questi emendamenti da parte non soltanto di Italia Viva, anche di Forza Italia e altri Gruppi. Della serie: vorrei ma non posso. Cari colleghi, noi siamo qui per svolgere una funzione legislativa che non può rispondere al criterio del «vorrei ma non posso». Infatti, volendo, c'era il tempo di fare alcuni interventi "chirurgici" in questa normativa che fa acqua da tutte le parti e si sarebbe potuti tornare alla Camera per la terza definitiva lettura. (Applausi) . La verità è che gli equilibri interni alla maggioranza sono molto precari e rivolti sempre al compromesso al ribasso. Il collega Cucca ha prima fatto riferimento all'esigenza che almeno in una legge sull'ordinamento giudiziario non risulti che qualcuno è più uguale degli altri. Penso, ad esempio, al capo dell'ufficio legislativo che viene escluso dalle incompatibilità pur avendo un ruolo politico preminente rispetto a tante altre figure che, invece, vengono inserite nell'elenco delle incompatibilità. Orwell ci ha insegnato che quando uno è più uguale degli altri, siamo vicini a una dittatura. Non è stato affrontato nessuno dei problemi che più stanno a cuore all'opinione pubblica e, soprattutto, agli addetti ai lavori che vedono ormai una giustizia che non è più in grado di svolgere appieno il suo compito. Nessuno di questi problemi è stato affrontato. Il principale è la commistione, la contiguità, lo scambio di favori tra politica e magistratura. (Applausi) . Attenzione, però: quando si parla di commistione tra politica e magistratura si usa un eufemismo, perché bisognerebbe essere più precisi e parlare di commistioni tra alti vertici di un determinato partito politico, che si chiama Partito Democratico (Applausi) , e vertici di una determinata componente della magistratura, perché questo è quello che ci consegnano le intercettazioni che sono state da tutti noi lette e studiate e i libri intervista, il primo e il secondo, che Palamara ha scritto a quattro mani con il direttore Sallusti. Mi riferisco alla commistione tra un partito politico, che in verità ha questa tradizione da sempre - il collega Pillon citava Gramsci a proposito - e una determinata componente della magistratura, che è il braccio di quel partito politico all'interno della magistratura. Onorevoli colleghi, come si può pensare che il problema dello strapotere del Partito Democratico all'interno della magistratura e il problema dello strapotere di una determinata corrente della magistratura si possano risolvere escludendo che il magistrato che si candida al CSM debba raccogliere le firme? Il problema non sono le firme, ma sono i voti: il magistrato a chi va a chiedere i voti se non alle correnti (Applausi) , attraverso un accordo trasversale di do ut des? Il sistema elettorale che in questo disegno di legge viene disegnato, paradossalmente - ma forse non tanto, perché chi lo ha scritto sono gli stessi magistrati che sono all'interno del Ministero della giustizia - enfatizza e moltiplica all'ennesima potenza il potere contrattuale delle correnti (Applausi) , perché istituzionalizza la possibilità di accordi tra liste e tra candidati. C'è una eterogenesi dei fini, evidentemente, perché se il fine era quello di togliere potere alle correnti, onorevoli colleghi, con questo nuovo sistema elettorale aggiungete invece potere alle correnti. Abbiamo cercato in tutti i modi, con i nostri emendamenti di cui poi parleremo, quando entreremo nel merito e nella discussione dei singoli elementi, di disegnare un sistema diverso e alternativo, come quello del sorteggio, magari con un sorteggio previa selezione o con una elezione previo sorteggio: ci sono tante soluzioni che possiamo trovare, per fare sì che il potere contrattuale delle correnti, il loro strapotere, venga tolto di mezzo. La vera domanda da porsi, però, è quanti davvero vogliono questo. Sappiamo infatti molto bene che, nel momento in cui ad esempio si tratta su tutte le più importanti cariche all'interno delle procure italiane, conta avere voce in capitolo sulla nomina di un procuratore capo alla procura di Roma, di Milano, di Napoli o in un'altra delle procure più importanti d'Italia. Un partito che ha procure amiche è certamente favorito rispetto ad un partito che non ha procure amiche. Questo spiega anche perché, in certi casi, le indagini vanno avanti in tempi da record e in altri casi le indagini non vanno proprio mai avanti. (Applausi) . Non è con il disegno di legge al nostro esame e con questo sistema elettorale che si risolve il problema dello strapotere delle correnti e della politica nella magistratura. Non è poi con la soluzione che avete adottato per porre termine all'altro fenomeno molto discutibile delle porte girevoli che si risolve il problema. Onorevoli colleghi, quando un magistrato si candida, non ha nessuna rilevanza se venga eletto o meno. Nel momento in cui si candida, si schiera. E nel momento in cui si schiera perde quell'immagine di imparzialità che deve avere chi giudica; e il cittadino, quando vede che è un magistrato si è schierato, non si pone il problema se sia stato eletto o meno; si pone il problema - sapendo che l'orientamento politico del cittadino sottoposto a giudizio è un altro - se quel giudice sia davvero in grado di spogliarsi della sua ideologia, della sua appartenenza politica, e di giudicarlo serenamente. A tempo perso faccio l'avvocato e vi garantisco che molte volte la prima domanda che mi fa il cliente non è se quel giudice è bravo, competente o rapido nelle decisioni, se studia le carte oppure fa le cose in modo approssimativo. No. La prima cosa che mi chiede è se quel giudice è di destra o di sinistra. La risposta, purtroppo, è abbastanza facile (Applausi) perché, se anche esiste qualche giudice di destra, pensa bene prudentemente di starsene abbastanza defilato. Dunque, chi si schiera, eletto o meno, non deve tornare a svolgere funzioni giurisdizionali: questa è la vera svolta. (Applausi) . In questo senso vanno gli emendamenti di Fratelli d'Italia. Nel ringraziarla per il tempo che mi ha concesso, Presidente, concludo con un'ultima considerazione. Colleghi, la cifra con cui si può leggere l'intero disegno di legge sapete dov'è? Nell'articolo 21, che innalza da 24 a 30 i componenti del CSM. Ma come? Abbiamo votato una riforma costituzionale con cui abbiamo ridotto del 37,5 per cento i componenti del Parlamento (Applausi) e innalziamo di un quarto i componenti del CSM? (Applausi) . Attenzione, non parlo solo dell'articolo 21 e dei sei componenti in più; parlo dell'articolo 26 - ne parlerò meglio quando entreremo nel merito degli emendamenti - perché esso, in ragione dell'aumento previsto dall'articolo 21, innalza i contratti di collaborazione continuativa dagli attuali 26 a 62. Se non è un regalo alle correnti questo, ditemi voi cos'è! (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Morra. Ne ha facoltà. MORRA (Misto) . Signor Presidente, colleghi, credo che anche la distrazione con cui si segue questo dibattito... PRESIDENTE . Mi scusi, senatore Morra, chiedo ai colleghi di Fratelli d'Italia se possono consentire la prosecuzione del dibattito, perché le loro voci stanno addirittura coprendo quella dell'oratore. Prego, senatore, il tempo le rimane intatto. (Brusio) . Colleghi, per cortesia, vi chiedo di consentire la prosecuzione del dibattito. (Commenti) . Quando presiedo io non vi capita; non è così. La Presidenza è assolutamente serena e tranquilla e vuole garantire a quest'Assemblea di discutere serenamente, a cominciare dall'opposizione verso la quale è sempre molto attenta. Quindi, invito a moderare termini e toni. Prego, senatore Morra. MORRA (Misto) . Signor Presidente, la ringrazio, ma vorrei far capire al collega che non ho cessato io di parlare, ma sono stato invitato dalla Presidenza a tacere per ottenere un pochino più di decoro. PRESIDENTE. Esatto. Sottolineo che sono stata io. Prego. (Commenti) . MORRA (Misto) . Sì, ma vorrei far capire questo e vorrei poter parlare senza dover alzare la voce. PRESIDENTE. Senatore Morra, si rivolga alla Presidenza, per cortesia. MORRA (Misto) . Vorrei far capire a chi soprattutto potrà ascoltare da casa queste parole quanto poco interessi al Parlamento la riforma della giustizia. Un tempo su queste leggi delega... (Commenti) . PRESIDENTE. Mi perdoni di nuovo. Come sapete molto bene, la mascherina è richiesta se si ha una persona vicino. Di fronte non c'è nessuno e neanche vicino. Intanto l'ha già indossata. Andiamo avanti, prego senatore Morra. Le chiedo la cortesia di indossarla, così magari riusciamo a proseguire. MORRA (Misto) . Debbo ricordare a me stesso che in precedenza altri colleghi sono intervenuti parlando senza il dispositivo e nessuno ha fatto rilevare niente. Adesso, vorrei semplicemente sottolineare all'Assemblea come questo dibattito sia viziato da una sostanziale ipocrisia, dettata dal fatto che a parole tantissimi, per non dire tutti, ritengono che forse il problema fondamentale da risolvere affinché si possa restituire fiducia nei confronti dell'istituzione Stato è quello della giustizia. Badate, poc'anzi qualcuno, anche ironizzando, commentava ricordando che ai cinque quesiti referendari hanno risposto pochissimi elettori, circa un quinto. Ma io vado oltre: quanti sono gli italiani che hanno votato per eleggere le loro amministrazioni comunali e i loro sindaci? Perché questo è il segnale della crisi delle istituzioni. E se noi abbiamo, come faceva capire Corrado Alvaro, la percezione che sia inutile provare a cambiare, noi veniamo afflitti dalla disperazione, quella disperazione che è tipica di chi, leggendo il libro di Luca Palamara o l'ultimo libro di Matteo Renzi, scopre tante nefandezze che hanno investito anche il mondo della politica e constata che tanto nulla cambia. Allora, scusatemi, vi pare normale che i trojan , per quanto siano programmati per rimanere accesi fino alla mezzanotte, vengano a spegnersi prima di un'importante cena fra il dottor Palamara e l'allora procuratore capo della Repubblica di Roma? Vi pare normale? Il dottor Pignatone, certamente. (Applausi) . PRESIDENTE. Senatore Morra, le ricordo, ovviamente, che si assume la responsabilità delle sue affermazioni. MORRA (Misto) . Io ho domandato se pare normale che si spenga all'improvviso il trojan : se questo costituisce il motivo per essere perseguito penalmente perseguitimi. PRESIDENTE. Benissimo. MORRA (Misto) . Allora, il 23 maggio scorso abbiamo ricordato con grande ipocrisia Falcone e Borsellino, ma gli stessi Falcone e Borsellino hanno dovuto fare la guerra all'interno della magistratura per ribadire che alcune linee d'azione contro la criminalità organizzata di stampo mafioso non potevano essere oggetto di mercimonio e tutti hanno ricordato la figura di Giammanco. Ma senza andare indietro nel tempo, coloro che osannavano pochi giorni fa Falcone e Borsellino replicano le stesse dinamiche e gli stessi schemi con cui alcuni magistrati, coraggiosamente, stanno provando a far giustizia; far giustizia non è una cosa semplice, anzi, e fare ingiustizia è qualcosa da cui dovremmo essere tutti distanti. Quando in Commissione antimafia mi sono trovato alla mia destra Giuseppe Gulotta, che ha scontato ventun'anni di detenzione a seguito di un cosiddetto errore giudiziario, io ho avuto accanto a me un essere umano che è stato segnato dalla - debbo usare le parole con attenzione - cattiveria di uno Stato che, per salvaguardare qualcuno, massacra gli innocenti. Io sono stanco di assistere ad una gestione politicizzata della giurisdizione. Ma da cosa nasce questa mia stanchezza? Tutti sappiamo che se un terzo dei membri del Consiglio superiore della magistratura è designato da questo Parlamento, allora gioco forza è il peso della politica o della partitocrazia che determina le scelte del governo autonomo della magistratura, perché è su quel terzo che poi si modellano le correnti stesse. A me da cittadino non spaventa il fatto che il magistrato abbia una sensibilità politica, ma che quella sensibilità politica possa orientare e dirigere l'esercizio dell'azione penale e non soltanto. Queste sono cose che tutti sappiamo, perché tutti abbiamo anche capito, come ci hanno detto i magistrati Gratteri, Di Matteo e tanti altri, che per esempio la riforma attuale del metodo di elezione dei membri elettivi togati del CSM, esattamente come ribadiva poc'anzi il senatore Balboni, non soltanto non evita, ma neanche riduce e addirittura potenzia lo strapotere delle correnti, con meccanismi elettorali che incentivano accordi e cordate. Pochi giorni fa la trasmissione «Report» ci ha fatto capire qualcosa, in funzione di una precisa azione strategica che si è tentato di attuare fin dalla riforma Castelli e che poi è andata in porto con la riforma Mastella, attraverso la gerarchizzazione di un potere che doveva essere diffuso e capillare, ma libero e indipendente. Attraverso questa gerarchizzazione per cui il capo dell'ufficio ha potere di avocare a sé e di penalizzare anche il magistrato che cerca di indagare, basta controllare sette o otto procure per controllare l'azione giudiziaria. Ci siamo mai chiesti perché Palamara non riceveva mai richieste per poter esser messo a capo di uffici giudiziari considerati periferici? Perché tutti quanti volevano controllare Roma, Palermo, Milano, Perugia? Queste sono cose che dobbiamo capire, perché, ex articolo 11 del codice di procedura penale, con questi meccanismi si può controllare anche l'operato dei colleghi. Signor Presidente, c'è sfiducia nei confronti dello Stato, perché il cittadino non avverte più la protezione di un'amministrazione della giustizia che, non guardando in faccia nessuno, penalizza anche il potente. Qualcuno di voi potrebbe ricordare quanto è avvenuto a Taranto, ove, attraverso il fare di alcuni avvocati e di alcuni magistrati, si impediva che il diritto alla salute dei cittadini tarantini potesse essere salvaguardato, ma la stessa cosa adesso si sta disvelando per Priolo e qualcuno ricorderà anche che c'è la terra dei fuochi, su cui forse si doveva essere molto più attenti. Noi dovremmo avere il coraggio di far capire che se proprio vogliamo che il Parlamento indichi membri laici di designazione parlamentare nel Consiglio superiore della magistratura, magari ridurre da un terzo a un decimo la componente significherebbe ben altro. Stesso discorso per la burocratizzazione della funzione giurisdizionale: se il magistrato viene valutato in funzione del numero di fascicoli che porta a sentenza, tra fascicolo complesso - che potrebbe anche far gemmare altre ipotesi di reato, per cui con stralcio si potrebbero fare altre indagini - e fascicolo decisamente lineare, univoco e semplice, il magistrato che non vuole avere problemi, che asseconda la volontà di normalizzazione del potere e che sceglie quindi il fascicolo più leggero e più debole, risulterà alla fine più bravo e il cittadino avrà meno giustizia. Se è questo quello che vogliamo, possiamo anche votare la riforma che è al voto oggi. Io non la voterò. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Mirabelli. Ne ha facoltà. MIRABELLI (PD) . Signor Presidente, parlerò come Capogruppo in Commissione giustizia del Partito Democratico, perché condivido con il presidente Ostellari che sia fondamentale restituire dignità al Parlamento e che ognuno rispetti il proprio ruolo. I relatori ricevono un mandato dalla Commissione, presentano la relazione sui lavori della Commissione e poi c'è la discussione politica a cui partecipo in qualità di senatore del Partito Democratico. Signor Presidente, penso che non dobbiamo dividerci tra di noi su un punto, possiamo avere idee diverse sulle cause e magari sulle soluzioni, ma la giustizia in questo Paese non funziona, funziona male, non è in grado di dare le risposte che i cittadini si aspettano e questo ci ha spinti, come diceva il senatore Dal Mas nel suo intervento, in questo anno, a mettere in... (Applausi). L'applauso è sempre per la serie rispetto del Parlamento quando fa comodo, sì. La giustizia non funziona e di questo abbiamo provato a farci carico in questa legislatura, soprattutto negli ultimi due anni e abbiamo messo in campo riforme importanti per risolvere i problemi concreti della giustizia visti dalla parte dei cittadini, soprattutto guardando a quelli che hanno problemi seri di fronte ad una giustizia in cui i processi durano troppo, i tempi sono troppo incerti, una giustizia che ha problemi organizzativi molto seri, in cui non sempre sono garantiti i diritti. Lo abbiamo fatto in parte con la riforma del processo penale, con la riforma del processo civile, l'abbiamo fatto utilizzando i soldi del PNRR per assumere 18.000 persone da inserire nelle sedi giudiziarie, negli uffici del processo e per affiancare i magistrati al fine di rendere il loro lavoro più rapido e ridurre gli arretrati. L'abbiamo fatto investendo sulla digitalizzazione delle strutture giudiziarie; lo abbiamo fatto - cosa che abbiamo dimenticato tutti - con il provvedimento sulla presunzione di innocenza, che ha già cambiato un certo modo di presentare gli imputati di fronte all'opinione pubblica, l'abbiamo fatto modificando e migliorando la norma sull'abuso d'ufficio. Abbiamo fatto cose importanti quindi, ma voglio sottolineare che abbiamo fatto cose concrete, riforme che aggrediscono i nodi veri della giustizia, non chiacchiere. C'è un problema molto serio tra quelli che definiscono il non funzionamento della giustizia. Certo, c'è un problema di credibilità: di credibilità del sistema, della stessa magistratura, su cui sicuramente hanno avuto un impatto molto negativo gli scandali e le vicende cui si è fatto riferimento. Pertanto la presente riforma è fondamentale proprio in questo senso, per iniziare a restituire credibilità al sistema giudiziario. Non è per l'Europa che dobbiamo fare le riforme, ma per noi, per il nostro Paese, per restituire credibilità alla giustizia. Interveniamo sul CSM, interveniamo sull'ordinamento giudiziario, affrontiamo e miglioriamo l'ordinamento, anche rispetto ai temi proposti dal referendum. I temi proposti dagli ultimi tre referendum , infatti, trovano una risposta dentro la riforma di cui stiamo parlando. Questa legge è frutto del lavoro del Governo e della maggioranza. Un lavoro approvato con i voti di tutta la maggioranza e l'astensione di Italia Viva. Questa legge non soddisfa tutti, ma è un punto di equilibrio, un punto positivo di equilibrio, che interviene e fa fare un passo avanti, accrescendo le responsabilità della magistratura, riformando il sistema elettorale del CSM, intervenendo sul passaggio di funzioni riducendole a una sola, introducendo nuovi criteri di valutazione. È oggettivamente meglio dell'esistente. Sui referendum , alla fine non mi interessa sapere chi ha vinto e chi ha perso. Mi interessa rilevare che dal referendum emerge un messaggio chiaro: i cittadini chiedono al Parlamento di fare le riforme. E questa è la riforma possibile e necessaria oggi, visto che, non è solo possibile, ma il rischio che non si riesca ad eleggere il CSM con le nuove regole, se oggi noi non approviamo questo testo così com'è, è un rischio reale. Perciò abbiamo detto che questa è l'unica legge possibile: possibile in questo Parlamento, possibile con questa maggioranza. Oggi c'è un testo che credo vada approvato così com'è. Oggi abbiamo questa opportunità. Possiamo scegliere se buttarla via e lasciare le cose come stanno, oppure migliorare l'esistente. (Applausi) . Tutti i Gruppi, in misura diversa, hanno ammesso che questa legge ha migliorato e migliora l'esistente. Ho sentito in molti interventi che non si è contro di essa. Registro però un tentativo di modificarla, ben sapendo che questo significherebbe affossarla. Migliorarla è un'aspirazione legittima che credo debba fare i conti con il possibile. Tutti vorremmo fare meglio, visto che questa è una riforma fatta trovando un equilibrio tra una maggioranza molto ampia. Se però questo vuol dire rinunciare alla riforma, facendola restare così come è, io dico che si sbaglia. C'è però di più in questa vicenda; è una riforma importante, proposta dal Governo, su cui la maggioranza ha costruito equilibrio e condivisione. È sul merito che si è costruito un accordo e quindi un vincolo di maggioranza su quell'accordo e sul merito c'è. Nessuno mette in discussione la libertà di dibattere e di criticare. Certamente non saremo noi a mettere in discussione né il Governo né la maggioranza. Voglio chiarirlo: non saremo noi. Non ci interessa neppure rispondere alle oscenità che ho sentito dire sul Partito Democratico in questa Aula in diversi interventi. (Applausi) . Noi pensiamo un'altra cosa e diciamo che ci dobbiamo assumere tutti la responsabilità, la maggioranza si deve assumere le responsabilità che le competono. C'è una difficoltà? Può darsi, ma ognuno si assuma le proprie responsabilità. Per noi non può e non deve mai venire meno la responsabilità verso il Paese e verso il Governo. A proposito delle citazioni di Gramsci, Enrico Berlinguer diceva che c'è un partito di lotta e un partito di Governo. Purtroppo, caro Pillon, non ho mai conosciuto un partito di Governo che fa l'opposizione. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Modena. Ne ha facoltà. MODENA (FIBP-UDC) . Signor Presidente, Governo, colleghi, stiamo per approvare una normativa estremamente importante e vorrei fare un ringraziamento ai miei colleghi di Commissione, in modo particolare ai miei colleghi di Forza Italia per il lavoro che è stato fatto, a cominciare dai senatori Caliendo e Dal Mas. È stata sicuramente una partita complessa, pur arrivando già con un'istruttoria ben fatta. Credo che sulla questione vadano puntualizzati solo alcuni aspetti. Il primo: quando parliamo di leggi delega (quella al nostro esame è la terza o la quarta che stiamo affrontando) non possiamo mai vederla o concepirla senza il quadro generale di quanto si sta facendo da un anno e mezzo a questa parte nel settore della giustizia. Abbiamo approvato la legge delega di riforma del processo civile, la legge delega di riforma del processo penale, il decreto-legge sulla composizione negoziata della crisi. Abbiamo affrontato il decreto legislativo che applicava la normativa sull'insolvenza. Abbiamo affrontato tutta la partita del PNRR e anche del piano complementare che riguarda i prestiti per l'edilizia penitenziaria. C'è poi la digitalizzazione, con l'obiettivo specifico del processo telematico, ed è in arrivo la giustizia tributaria (provvedimento assegnato alle Commissioni 2 a e 6 a ), che è un punto nodale, come ha sempre ricordato il senatore Caliendo, perché, se non leviamo di mezzo tutti i processi che ha la Corte di cassazione, non andiamo da nessuna parte in termini di riduzione dei tempi. Questo è il quadro, e chiudo con questo argomento. Un quadro che non viene dal nulla, ma da risoluzioni votate dal Parlamento e che si sono tradotte, grazie soprattutto al Governo Draghi, nel PNRR e in una serie di riforme che stiamo facendo. Certo, quando si fanno le riforme tutte insieme, queste non accontentano mai nessuno; ma sarebbe strano il contrario. I migliori accordi, come diciamo noi avvocati, si fanno quando tutte le parti escono scontente dal tavolo e questo è un po' quanto stiamo venendo. Ma non dobbiamo dimenticare da dove venivamo. Abbiamo aperto la legislatura all'insegna del disprezzo più totale per le garanzie costituzionali di base; abbiamo aperto la legislatura con lo "spazza corrotti", con il fine processo mai, che, sebbene siano state in parte corrette, già adesso si capisce che non hanno concluso assolutamente niente (vi dico la sincera verità). Presidenza del vice presidente CALDEROLI (ore 17,47) ( Segue MODENA). Grazie al cambio di passo nell'ambito del Governo e anche al fatto che il Presidente della Repubblica ha stimolato più volte il Parlamento da questo punto di vista, si è cercato di imboccare una direzione diversa. Alcuni colleghi hanno ricordato alcuni aspetti positivi con riferimento a questa normativa. Personalmente ritengo che l'articolo 13 sia uno di quelli più rilevanti; mi riferisco alle modifiche in materia di progetti organizzativi delle procure, che consentono al Parlamento di dare delle indicazioni specifiche e dei criteri generali con riferimento alle notizie di reato da trattare con precedenza, in ragione del numero complessivo degli affari da trattare. Queste, secondo me, sono innovazioni rilevanti, perché molto spesso, nei piani organizzativi fatti a livello territoriale dalle procure e dai presidenti dei tribunali, non sempre c'è un'oculatezza gestionale e organizzativa e ciò è alla base di tutta una serie di problematiche. Sicuramente è una legge delega importante, perché prevede la possibilità di dare principi e criteri direttivi per quanto attiene agli incarichi; mi riferisco alle tabelle organizzative, che sono il vero punto centrale dell'organizzazione e degli incarichi. È sicuramente importante il fatto che si affrontino vecchi totem , cioè i fuori ruolo oppure, per esempio, le nomine a pacchetto. In sostanza, non è la nostra riforma, come molte altre forze politiche hanno detto. Se l'avessimo fatta in un regime diverso a livello di maggioranza e minoranza, sicuramente sarebbe stata una riforma diversa. Ma è una direzione giusta, una direzione esatta, per la quale ci siamo impegnati su un doppio fronte: nel momento in cui abbiamo firmato il PNRR e nel momento in cui abbiamo applaudito, nel modo che tutti ricordiamo, il presidente Mattarella quando ci ha detto che questa norma doveva essere fatta. Desidero soffermarmi brevemente sulla terza questione. Mi accorgo, con una vena di tristezza perché non è una cosa che mi dà grande soddisfazione, che nel corso degli anni il campo dei garantisti si è andato ad ampliare. Prima eravamo solo noi di Forza Italia, che abbiamo avuto un Presidente perennemente sotto attacco della magistratura, il quale ha detto cose che oggi ho sentito ripetere in quest'Assemblea e che è andato avanti con una forza e una determinazione straordinarie. Si sono poi man mano unite tante altre forze politiche e persone che hanno dovuto provare sulla loro pelle cosa significa una carriera politica stroncata da un'azione giudiziaria leggermente avventata. Non voglio dire che abbiamo un primato da questo punto di vista, perché sarebbe scorretto in questa fase, ma penso che se si fosse ascoltato di più il presidente Silvio Berlusconi nel momento in cui faceva delle battaglie per il Paese, oggi saremmo forse un pezzo avanti in ciò che oggi affrontiamo. (Applausi) . Consentitemi di dirlo - chiaramente non mi rivolgo a nessuno dei presenti - perché lo penso sempre quando ascolto la necessità di cambiare i rapporti tra la politica e la giustizia. Ci sono state tanta strada e forse anche delle orecchie molto sorde. Per questo riteniamo oggi che si sia imboccata una strada equilibrata che può portare a dei miglioramenti. Per tale ragione, abbiamo collaborato e pensiamo che il provvedimento vada licenziato al più presto. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pellegrini Emanuele. Ne ha facoltà. PELLEGRINI Emanuele (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, fa un po' specie discutere oggi della riforma dell'ordinamento giudiziario e del funzionamento del Consiglio superiore della magistratura a firma dell'ex ministro Bonafede, in quanto durante il Governo Conte II questo percorso si è bloccato. Con questa delega abbiamo - o, meglio, avevamo - la possibilità di mettere un paletto e un punto fermo nel percorso di riforma democratica di questo Paese. Partiamo dalla riforma dell'ordinamento giudiziario. Perché dobbiamo riformare l'ordinamento giudiziario? È evidente: se qualcosa non va bene, va riformato. C'è ancora qualcuno che, opponendosi a determinati passaggi di riforma, sostiene che le cose tutto sommato vanno bene e che bisogna semplicemente limarne alcune. Noi diciamo, invece, che le cose non vanno per niente bene. Ci sono evidenti errori, lungaggini e distorsioni nel mondo della giustizia. Ci sono dei passaggi che vanno contro il diritto e noi, come patria del diritto, abbiamo il dovere di eliminare errori, lungaggini e distorsioni. Abbiamo approvato la riforma del processo penale e la riforma del processo civile perché ce lo chiedeva l'Europa per allinearci alle richieste del PNRR, ma anche - l'ho già detto e lo ripeto - perché non eravamo e non siamo in grado di reggere l'inefficienza della macchina della giustizia così come oggi è improntata. Qual è la morale di questi passaggi di riforma che abbiamo affrontato fino ad oggi? Abbiamo varato delle riforme - questo è evidente - e credo che siamo arrivati vicino alla meta, ma ci è mancata un'ultima iarda. Ci è mancata nel processo penale, ci è mancata nel processo civile e credo ci manchi anche in questa riforma. Logiche di equilibrio, di Governo e di bilanciamento di poteri, non necessariamente costituzionali, hanno portato a riforme o "riformine". Non metto minimamente in dubbio l'impegno e la volontà del ministro Cartabia - purtroppo non è qui presente oggi, ma ci sarà domani - che vanno comunque ricordati: ha portato infatti in Assemblea una serie di provvedimenti che il suo predecessore e l'allora presidente del Consiglio Conte non sono riusciti a portare e di questo dobbiamo comunque dare atto. Non possiamo però nemmeno tacere il fatto che eravamo - e lo siamo ancora - in un momento in cui si poteva e, aggiungo, si doveva fare di più. Qui passiamo all'altro punto fondamentale del provvedimento in esame, che è l'analisi del CSM e delle regole che fanno funzionare questo organo. Premetto che chi utilizza strumentalmente l'argomento per cui chi vuole mettere in dubbio le regole attuali del CSM mette in dubbio il principio di indipendenza della magistratura è evidente che mente sapendo di mentire, perché nessuno - né io, né il mio Gruppo - ha mai messo in dubbio questo tipo di principio. Troppe volte, in modo strumentale, abbiamo visto che, anche solo sollevando la questione, viene detto che si è contro l'indipendenza della magistratura e quindi contro la magistratura, la giustizia e il diritto. Non è assolutamente vero: sono polemiche strumentali che rimandiamo al mittente. Ci siamo visti mettere alla berlina perché si voleva semplicemente discutere e approfondire il problema, ma non mettiamo in dubbio, come ho già detto prima, l'autonomia nel giudicare dei magistrati. Voglio però ricordare che i magistrati sono persone come noi e che, come tali, hanno talenti e difetti, come tutti hanno vite e difficoltà. Chi però decide di fare il magistrato - ricordiamo che si decide di fare il magistrato - ha un compito più grande, ovvero quello di amministrare la giustizia e di decidere della vita delle persone. La giustizia è infatti amministrata nel nome del popolo e la legge è uguale per tutti: queste sono frasi che conosciamo tutti e sono principi che tutti dovremmo avere consolidati nel nostro bagaglio pre-politico. Ricordo però un professore di istituzioni di diritto romano, che al primo anno di giurisprudenza, alle prime lezioni, ci disse che tutti sanno che la legge non è uguale per tutti. È questo il punto di tensione che con queste riforme dobbiamo riuscire ad approfondire e, per far sì che la giustizia sia uguale per tutti davvero, dobbiamo anche incidere su un organo come il CSM che - lo ricordo - è un organo di rilievo costituzionale e ha il compito di mantenere disciplinarmente alto il livello dei magistrati. Disciplina: ricordiamo questa parola. Le vicende ormai stranote, che abbiamo visto, letto e ascoltato nei libri e nei telegiornali hanno sollevato infiniti dubbi e riflessioni sul corretto funzionamento del CSM, ma non possiamo fare nemmeno una Commissione d'inchiesta, perché quando abbiamo voluto sollevare la questione è stato detto che non si poteva. Cosa facciamo dunque per riformare il CSM? Anche in questo caso facciamo un percorso importante, iniziamo un discorso legislativo, ci avviciniamo alla meta, ma anche in questo caso ci fermiamo a pochi passi. Ricordo a tutti che il CSM è organo di rilevanza costituzionale e non è ultra-costituzionale. Qualcuno ha detto che non possiamo modificare talune norme, perché sono di livello costituzionale e come giurista dico che ha pienamente ragione. Faccio però il passaggio da giurista a politico e mi chiedo perché non siamo andati ad incidere più profondamente su questa riforma. Abbiamo visto che se c'è la volontà politica, possiamo modificare tutto in poco tempo. Ecco la chiave di tutto: se c'è la volontà. (Richiami del Presidente). Concludendo, signor Presidente, temo che per qualcuno qui dentro la volontà non ci sia, forse per pigrizia, forse per comodità o forse per convenienza. Qual è la morale? Non voglio sembrare irriverente nei confronti di questo Parlamento, ma lo studente si è applicato, ma poteva fare di più! Il popolo ringrazia, e come lo fa? Non andando più a votare, non volendo più esprimersi perché tanto, come ha ricordato anche il senatore Morra, non cambia nulla. E di questa disaffezione siamo tutti responsabili. Quindi, quando lo strumento di democrazia diretta, che è stato una bandiera di una notevole parte politica qui rappresentata, viene deriso, anche quando abbiamo cercato e ottenuto di portare il popolo a votare su determinate tematiche sulle quali altrimenti non si sarebbe potuto esprimere, ricordo per correttezza che le 500.000 firme c'erano, lo ricordo per tutti; quindi, ridicolizzare lo strumento referendario è ridicolizzare il popolo, quel popolo che con la democrazia diretta si voleva portare avanti e riconoscere. Invece, facendo in questo modo, anche chi si esprime all'interno di quest'Aula, denigrando lo strumento di democrazia diretta com'è il referendum abrogativo, va contro i propri stessi principi, ma questa è una questione che decideranno gli elettori. Concludo, Presidente. Ricordiamoci le priorità, che sono gli ingiusti detenuti, i diritti riconosciuti ma negati nel concreto. Se abbiamo ancora un po' di dignità, cambiamo, e facciamolo ora. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Lomuti. Ne ha facoltà. LOMUTI (M5S) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, l'Assemblea oggi è chiamata a deliberare sul progetto di riforma dell'ordinamento giudiziario e del CSM, così come modificato dopo un lungo e intenso lavoro prima del Governo e poi del Parlamento, nello specifico della Camera dei deputati, dove si è raggiunto un compromesso tra le forze politiche che compongono questo Parlamento, cioè maggioranza e opposizione. La riforma che meglio ci rappresentava, come ha già riportato nel precedente intervento il mio collega Pellegrini, era quella dell'ex ministro della giustizia Alfonso Bonafede: per noi era quello il testo da approvare per una riforma incisiva dell'ordinamento giudiziario e del CSM. Eppure, su quella riforma sono intervenuti gli emendamenti del Governo e anche noi abbiamo dovuto ingoiare bocconi amari, ma non siamo disponibili ad accettare ulteriori compromessi qui in Senato. Voglio anzitutto ricordare quel che c'è di buono, le nostre battaglie, le nostre vittorie, quelle del MoVimento 5 Stelle, in questa riforma, quella forse più importante, di cui tanto si parla, che segna finalmente un confine netto e chiaro tra politica e magistratura: parlo del cosiddetto stop delle porte girevoli. Questa è una battaglia vinta dal MoVimento 5 Stelle. (Applausi) . Come sempre, però, abbiamo dovuto lottare, incontrando le solite, forti resistenze. Come ho detto, Presidente, non è la riforma dei nostri sogni, non lo diciamo. Il testo che siamo chiamati e esaminare oggi ha visto anche nostre proposte di modifica. Per questo abbiamo presentato diversi emendamenti: dalla cancellazione dell'illecito disciplinare nei casi di dichiarazioni fornite dagli organi di stampa in quanto assegnataria ai titoli dell'azione disciplinare: un potere di controllo e condizionamento, a nostro avviso, amplissimo sul procuratore della Repubblica. In secondo luogo, per noi si pone ai limiti al diritto di cronaca previsto dall'articolo 21 della Costituzione. C'è poi la proposta relativa alla soppressione del fascicolo per la valutazione del magistrato, e infine la separazione delle funzioni. Vigileremo affinché la separazione delle funzioni non determini una separazione di fatto delle carriere. Sul tema abbiamo presentato diversi emendamenti volti a ripristinare in maniera graduata la situazione ex ante . Il MoVimento 5 Stelle si schiererà sempre a favore dell'indipendenza e dell'imparzialità della magistratura che non può assolutamente - e non deve - essere posta sotto il controllo della politica a proprio piacimento. Con senso di responsabilità, e consapevoli del fatto che questo è il compromesso ultimo da rispettare per l'impegno preso da tutti noi, maggioranza e opposizione, abbiamo rinunciato alle nostre proposte di modifica. Peccato che altre forze non lo abbiano fatto e forse qualche motivo lo troviamo in quanto è accaduto domenica scorsa - è utile ricordarlo a questa Assemblea - con il referendum sulla giustizia, che a suo modo ha scolpito nella storia della Repubblica un dato molto importante, un primato: la più bassa affluenza a un referendum , peraltro su una materia molto importante. Non si è raggiunto nemmeno il 21 per cento; eppure c'erano 978 Comuni che andavano al voto, di cui 26 capoluoghi di Provincia o di Regione. I quesiti, tra l'altro sulla legge Severino e sull'abrogazione delle misure cautelari inerenti il pericolo di reiterazione del reato, hanno quasi visto vincere il «no». Sulla legge Severino addirittura il «no» ha raggiunto il 46 per cento, quindi non canterei tutta questa vittoria con quell'affluenza bassissima. Non è vero che i quesiti erano incomprensibili, non è vero che non sia stata data pubblicità; non è nemmeno vero che i cittadini non hanno preferito andare al voto. Semplicemente i cittadini hanno bocciato quei quesiti referendari nel merito e questo è accaduto. Evidentemente, la lezione che era stata impartita ai proponenti di quesiti referendari maldestri, quella del 4 dicembre 2016 sulla riforma della Costituzione, non è servita a nulla. Gli altri tre quesiti, invece, erano compresi nei contenuti della riforma in discussione e non con operazioni di abrogazioni, con un "taglia e cuci", ma in virtù di quella che deve essere la riforma della giustizia, cioè una visione organica nel suo complesso. Un ulteriore tema è quello relativo alla riforma sulla legge elettorale (Il microfono si disattiva automaticamente) . È stata disciplinata per mezzo dell'approvazione degli emendamenti governativi. Il nostro giudizio non è pienamente favorevole, preferivamo quella contenuta nel testo Bonafede, ma sicuramente è migliorativa rispetto a quella che ha consentito a noti soggetti come Palamara di gestire nomine e eletti al Consiglio superiore della magistratura. Presidente, c'è una scadenza alle porte: i togati a luglio, o in caso di proroga a settembre, dovranno andare a comporre la nuova consigliatura e non ci possiamo permettere di mantenere inalterata la legge elettorale. In conclusione, Presidente, colleghi, il testo presenta delle luci e delle ombre. Tuttavia, rappresenta il miglior accordo possibile con l'attuale maggioranza. (Applausi) . PRESIDENTE . Dichiaro chiusa la discussione generale. Il relatore e il rappresentante del Governo non intendono intervenire in sede di replica. Comunico che sono pervenuti alla Presidenza - e sono in distribuzione - i pareri espressi dalla 1 a e dalla 5 a Commissione permanente sul disegno di legge in esame e sugli emendamenti, che verranno pubblicati in allegato al Resoconto della seduta odierna. La Presidenza, conformemente a quanto stabilito nel corso dell'esame in sede referente, dichiara improponibili, ai sensi dell'articolo 97, comma 1, del Regolamento, per estraneità di materia rispetto ai contenuti del provvedimento, gli emendamenti 2.0.1, 6.0.2, 8.0.1, 11.0.5 e 11.6. OSTELLARI, relatore . Signor Presidente, su tutti gli emendamenti mi rimetto al voto dell'Assemblea. SISTO, sottosegretario di Stato per la giustizia . Signor Presidente, esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti. PRESIDENTE . Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.1. CUCCA (IV-PSI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CUCCA (IV-PSI) . Signor Presidente, vorrei fare una dichiarazione di voto che vale per tutti gli emendamenti, salvo un ulteriore intervento. Quando lei riterrà di darmi la parola, la farò. PRESIDENTE. Se vuole può farla subito. CUCCA (IV-PSI) . Ribadendo il contenuto del mio intervento in discussione generale e considerato l'atteggiamento che manteniamo verso una riforma che reputiamo totalmente inutile, annuncio che su tutte le votazioni degli emendamenti ci asterremo. Il Gruppo Italia Viva esprimerà un voto di astensione su tutto quanto verrà proposto in Aula. Vorrei che si mettesse a verbale che per tutte le votazioni ci sarà, da parte di Italia Viva, un voto di astensione. Interverrò successivamente per un altro emendamento. PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.1, presentato dai senatori Balboni e Ciriani. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 1.2, presentato dai senatori Balboni e Ciriani, fino alle parole «prevedendo l'obbligo». (Segue la votazione) . Il Senato non approva. (v. Allegato B) . Risultano pertanto preclusi la restante parte e l'emendamento 1.3. L'emendamento 1.4 è stato ritirato. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.5, presentato dal senatore Pellegrini Emanuele e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'emendamento 1.6, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. PELLEGRINI Emanuele (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PELLEGRINI Emanuele (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, lo ritiro. PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.7, presentato dai senatori Balboni e Ciriani. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.8, presentato dai senatori Balboni e Ciriani. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.9. PELLEGRINI Emanuele (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PELLEGRINI Emanuele (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, lo ritiro. PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.10, presentato dai senatori Balboni e Ciriani. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.11, presentato dai senatori Balboni e Ciriani. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.12, presentato dai senatori Balboni e Ciriani. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.13, presentato dai senatori Balboni e Ciriani. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.14, presentato dai senatori Balboni e Ciriani. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 1. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . L'emendamento 1.0.1 è stato ritirato. Passiamo all'esame dell'articolo 2, sul quale sono stati presentati emendamenti che si intendono illustrati e su cui invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi. OSTELLARI, relatore . Signor Presidente, mi rimetto all'Assemblea. SISTO, sottosegretario di Stato per la giustizia . Signor Presidente, esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti. PRESIDENTE . L'emendamento 2.1 è stato ritirato. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.2, presentato dai senatori Balboni e Ciriani. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . L'emendamento 2.3 è stato ritirato. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.4, presentato dal senatore Pepe e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . L'emendamento 2.5 è stato ritirato. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.6, presentato dal senatore Pepe e da altri senatori, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.7, presentato dal senatore Pepe e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.8, presentato dal senatore Pepe e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . L'emendamento 2.9 è stato ritirato. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.10, presentato dal senatore Pellegrini Emanuele e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.11, presentato dal senatore Pellegrini Emanuele e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . L'emendamento 2.12 è stato ritirato. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.13, presentato dal senatore Pellegrini Emanuele e da altri senatori, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.14, presentato dal senatore Pellegrini Emanuele e da altri senatori, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.15, presentato dal senatore Pepe e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.16, presentato dai senatori Balboni e Ciriani. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . L'emendamento 2.17 è stato ritirato. Passiamo alla votazione dell'emendamento 2.18. BALBONI (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BALBONI (FdI) . Signor Presidente, questo emendamento mira a contenere l'eccesso di discrezionalità del Consiglio superiore della magistratura, spiraglio attraverso il quale penetra il peso dell'appartenenza correntizia e ideologica, sbilanciando il giudizio ed esponendo alla censura del giudice amministrativo le decisioni del CSM. Appare infatti opportuno valorizzare maggiormente il criterio dell'anzianità, rendendolo non residuale come fa questa norma, ma quantomeno concorrente con quello delle attitudini e del merito. Si tratta non di un ritorno al passato, bensì di tener conto dell'esperienza acquisita sul campo unitamente al merito e non disgiuntamente da esso. La direzione di un ufficio giudiziario richiede non soltanto il possesso di un bagaglio di tipo tecnico, che sia verificato attraverso prove solo tecniche e teoriche riservate alla Scuola superiore della magistratura, ma anche e soprattutto capacità di gestione dei rapporti con tutti gli interlocutori dell'amministrazione della giustizia e di controllo dei processi decisionali che solo una fruttuosa e provata esperienza è in grado di assicurare. Con questo emendamento pensiamo quindi di ridurre il potere discrezionale delle nomine e di valorizzare ulteriormente quello dell'anzianità. (Applausi) . PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.18, presentato dai senatori Balboni e Ciriani. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Gli emendamenti 2.19, 2.20 e 2.21 sono stati ritirati. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.22, presentato dai senatori Balboni e Ciriani. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.23, presentato dal senatore Pellegrini Emanuele e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.24, presentato dai senatori Balboni e Ciriani, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.25, presentato dal senatore Pepe e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Gli emendamenti 2.26 e 2.27 sono stati ritirati. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.28, presentato dal senatore Pellegrini Emanuele e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.29, presentato dai senatori Balboni e Ciriani. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Gli emendamenti 2.30, 2.31 e 2.32 sono stati ritirati. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.33, presentato dal senatore Pepe e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Gli emendamenti 2.34, 2.35 e 2.36 sono stati ritirati. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.37, presentato dai senatori Balboni e Ciriani. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Gli emendamenti 2.38 e 2.39 sono stati ritirati. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.40, presentato dal senatore Pepe e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . CRUCIOLI (CAL-Alt-PC-IdV) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CRUCIOLI (CAL-Alt-PC-IdV) . Signor Presidente, intervengo sull'ordine dei lavori. Due questioni: in primo luogo, non si vedono i voti sul tabellone e i nostri voti non vengono riportati; in secondo luogo, non si sente quando lei chiama gli articoli. PRESIDENTE . Senatore Crucioli, sull'ultimo punto credo che possa aver ragione. Io, però, vedo i voti sul tabellone. Quindi, io ho problemi di voce, ma lei ha problemi di vista. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 2. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . L'emendamento 2.0.1 è improponibile. Passiamo all'esame dell'articolo 3, sul quale sono stati presentati emendamenti che invito i presentatori ad illustrare. BALBONI (FdI) . Signor Presidente, il nostro emendamento 3.3 riguarda la questione relativa all'esercizio del diritto di voto degli avvocati e dei professori universitari all'interno dei consigli giudiziari, tema che è stato posto anche al voto degli italiani domenica scorsa. Con il nostro emendamento, noi vogliamo far sì che, innanzitutto, anche i professori universitari possano esercitare il diritto di voto. Non si capisce perché gli avvocati, seppure con un voto unitario deliberato dal Consiglio dell'ordine, possano esercitare il diritto di voto quando si esprimono valutazioni in ordine al magistrato e non lo possano fare i professori universitari. Di più: non comprendiamo perché l'avvocato debba essere vincolato a un voto unitario, e cioè un voto prestabilito in altra sede al di fuori del consiglio giudiziario. L'avvocato deve avere il diritto di esprimere il proprio voto secondo la propria coscienza, senza dover rispondere ad altri che non alla propria coscienza, come avviene in tutti i consigli democratici. Non comprendiamo nemmeno la resistenza della magistratura nei confronti di questa norma, perché in democrazia tutti quanti dobbiamo essere sottoposti a un giudizio. Questa pretesa corporativa e medievale della magistratura di poter essere l'unica a esprimere un giudizio su se stessa è veramente fuori del tempo. Non si capisce perché operatori del diritto, che calcano ogni giorno le aule dei tribunali e conoscono perfettamente i problemi dell'organizzazione della giustizia, della gestione della giustizia, dell'attività giurisdizionale, non possano esprimere un loro voto. Per questo abbiamo proposto l'emendamento in esame e chiediamo all'Aula di esprimere un voto favorevole, perché è un principio alla base di ogni principio democratico. PRESIDENTE . I restanti emendamenti si intendono illustrati. Invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti in esame. OSTELLARI, relatore . Signor Presidente, mi rimetto all'Assemblea. SISTO, sottosegretario di Stato per la giustizia . Signor Presidente, esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti all'articolo 3. PRESIDENTE . Gli emendamenti 3.1 e 3.2 sono stati ritirati. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.3, presentato dai senatori Balboni e Ciriani. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.4, presentato dai senatori Balboni e Ciriani. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Gli emendamenti 3.5, 3.6 e 3.7 sono stati ritirati. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.8, presentato dal senatore Pepe e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Gli emendamenti 3.9 e 3.10 sono stati ritirati. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.11, presentato dai senatori Balboni e Ciriani. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.12, presentato dal senatore Urraro e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Gli emendamenti 3.13 e 3.14 sono stati ritirati. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.15, presentato dai senatori Balboni e Ciriani. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . L'emendamento 3.16 è stato ritirato. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.18, presentato dai senatori Balboni e Ciriani, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.19, presentato dal senatore Urraro e da altri senatori, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Gli emendamenti 3.20, 3.21 e 3.22 sono stati ritirati. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.23, presentato dal senatore Pepe e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Gli emendamenti 3.24, 3.25 e 3.26 sono stati ritirati. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.27, presentato dal senatore Pepe e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Gli emendamenti 3.28 e 3.29 sono stati ritirati. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 3. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'esame dell'articolo 4, sul quale sono stati presentati emendamenti che si intendono illustrati e su cui invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi. OSTELLARI, relatore . Signor Presidente, mi rimetto all'Assemblea. SISTO, sottosegretario di Stato per la giustizia . Signor Presidente, esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti all'articolo 4. PRESIDENTE . Gli emendamenti 4.1 e 4.2 sono stati ritirati. Passiamo alla votazione dell'emendamento 4.3. BALBONI (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BALBONI (FdI) . Signor Presidente, con l'emendamento 4.3 ribadiamo che il reclutamento basato esclusivamente sulle conoscenze apprese all'università non è sufficiente a garantire quella competenza necessaria ad assumere un ruolo così importante come quello di magistrato. In base alla norma che stiamo per votare sarebbe sufficiente la laurea quadriennale, e cioè anche quella del vecchio ordinamento, per partecipare al concorso da magistrato. Questo comporterebbe la cancellazione definitiva di esperienze come quella delle scuole professionali di specializzazione legale. Per questa ragione proponiamo che, per partecipare al concorso di magistrato, si debba anche dimostrare di aver frequentato una scuola di specializzazione per le professioni legali. Voglio ricordare che è sotto gli occhi di tutti l'esito veramente deludente degli ultimi concorsi di magistratura, dai quali emerge come i giovani candidati molto spesso siano sprovvisti anche delle elementari nozioni, addirittura a volte anche della capacità di scrivere correttamente una frase compiuta in lingua italiana senza errori, e non dico di grammatica, ma almeno di sintassi. Per questa ragione noi crediamo che, per garantire quell'alto livello che ha sempre contraddistinto i nostri magistrati, sia necessario ripristinare e mantenere la possibilità, anzi l'obbligo di frequenza della scuola di specializzazione. (Applausi) . PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 4.3, presentato dai senatori Balboni e Ciriani. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Gli emendamenti 4.4 e 4.5 sono stati ritirati. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 4.6, presentato dal senatore Urraro e da altri senatori, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 4.7, presentato dal senatore Urraro e da altri senatori, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 4.8, presentato dal senatore Urraro e da altri senatori, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo alla votazione dell'emendamento 4.9. BALBONI (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BALBONI (FdI) . Signor Presidente, con questo emendamento proponiamo che i magistrati in servizio non possano svolgere un ruolo didattico e organizzativo presso le scuole private che offrono corsi di preparazione al concorso in magistratura. Ci sembra chiaramente un conflitto di interessi che un magistrato in servizio debba occuparsi di tenere lezioni a coloro che intendono partecipare ai corsi di magistrato. Reputiamo questo un elementare principio di trasparenza e imparzialità, che credo l'Aula dovrebbe valutare positivamente. (Applausi) . PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 4.9, presentato dai senatori Balboni e Ciriani. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 4. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . L'emendamento 4.0.1 è stato ritirato. Passiamo all'emendamento 4.0.2, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, procediamo alla votazione. BALBONI (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BALBONI (FdI) . Signor Presidente, con l'emendamento 4.0.2 noi introduciamo - poi ci sarà tutta un'altra serie di emendamenti che rafforzerà questa nostra proposta - il principio che il nostro ordinamento giudiziario debba avviarsi verso la separazione delle carriere. Quindi, per cominciare ad adottare misure propedeutiche in questo senso, con l'emendamento in esame chiediamo che, dall'entrata in vigore della presente legge, siano banditi due distinti concorsi per l'accesso alla magistratura, uno per la funzione inquirente e uno per la funzione giudicante. La funzione inquirente e la funzione giudicante rispondono a requisiti, norme, forma mentis e abito mentale assolutamente distinti e distanti tra loro. Un conto è il pubblico ministero, che deve ricercare ogni prova, certo anche quelle a favore dell'indagato, ma ogni prova, e quindi rappresentarsi ogni situazione, anche la più inverosimile, per arrivare ad accertare la verità; egli sostanzialmente deve essere animato da una cultura che definirei una cultura del sospetto, esattamente il contrario del giudice. Il giudice deve essere invece, come vuole la nostra Costituzione, assolutamente imparziale e deve giudicare avendo di fronte un'accusa e una difesa che hanno gli stessi diritti, gli stessi doveri, le stesse facoltà e prerogative. E allora si capisce molto bene che un giudice che giudica, avendo fatto la stessa carriera magari con il collega pubblico ministero; avendo fatto il concorso insieme; avendo svolto il ruolo di uditore giudiziario insieme; avendo una sorta di comunanza e anche di colleganza professionale, anche non volendo, potrebbe non riuscire a spogliarsi completamente della cultura che ha acquisito nel suo percorso professionale; a maggior ragione se magari fino a un anno prima, sia pure in un altro distretto e in un'altra Regione, svolgeva il ruolo di pubblico ministero. La forma mentis, la cultura e la mentalità del pubblico ministero sono assolutamente incompatibili con quelle del giudice. Sappiamo bene che, quando si acquisisce una mentalità, poi, anche se in modo inconscio e inconsapevole, si continua a rispondere a essa. Potrei capire un giudice che va a fare il pubblico ministero, ma mai e poi mai si può accettare un pubblico ministero che va a fare il giudice. È pertanto necessario avviare un percorso di separazione delle due funzioni e, poi, delle due carriere. Per questa ragione, sosteniamo questo nostro emendamento. (Applausi) . PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 4.0.2, presentato dai senatori Balboni e Ciriani, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . L'emendamento 4.0.3 è stato ritirato. Passiamo all'esame dell'articolo 5, sul quale sono stati presentati emendamenti e un ordine del giorno che si intendono illustrati e su cui invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi. OSTELLARI, relatore . Signor Presidente, per gli emendamenti mi rimetto all'Assemblea, per l'ordine del giorno al parere del Governo. SISTO, sottosegretario di Stato per la giustizia . Signor Presidente, il parere è contrario su tutti gli emendamenti. Sono favorevole all'accoglimento dell'ordine del giorno come raccomandazione a condizione che dalla premessa vengano espunte le parole da «la lettura» fino alle parole «alla giurisdizione» e con il seguente dispositivo: «a valutare l'opportunità di monitorare gli effetti delle disposizioni di attuazione del criterio di delega sulla durata massima degli incarichi fuori ruolo per lo svolgimento di incarichi in ambito internazionale al fine di verificarne le ricadute sulle attività del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale, del Ministero della giustizia e delle rappresentanze italiane all'estero». PRESIDENTE . Senatrice Lonardo, accoglie la proposta avanzata dal Governo? LONARDO (Misto-IaC (I-C-EU-NdC (NC))) . Sì, signor Presidente. PRESIDENTE. Gli emendamenti 5.1 e 5.2 sono stati ritirati. Passiamo alla votazione dell'emendamento 5.3. BALBONI (FdI) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BALBONI (FdI) . Signor Presidente, chiedo di aggiungere all'emendamento in esame la firma mia e dei senatori del mio Gruppo, perché stiamo parlando proprio di quella incongruenza di cui ho discusso nel mio intervento in discussione generale. Siamo di fronte al fatto, stigmatizzato anche dal collega Cucca, per cui c'è qualcuno più uguale degli altri. Stiamo parlando delle incompatibilità per il fuori ruolo e, stranamente, sono tutti incompatibili - anche figure meno importanti del capo ufficio legislativo e del vice capo dell'ufficio legislativo di un Ministero - ma, guarda caso, il capo dell'ufficio legislativo, che evidentemente ha scritto questa norma, non è incompatibile. Non può esserci uno più uguale degli altri di fronte alla legge. Per questa ragione, sosteniamo convintamente l'emendamento dei colleghi Pillon, Emanuele Pellegrini, Pepe e Urraro. Ci rammarichiamo che analoghi emendamenti a prima firma dei senatori Caliendo e Cucca siano stati ritirati, in quanto si tratta di una disparità di trattamento assolutamente inaccettabile e anche incostituzionale, perché viola apertamente l'articolo 3 della Costituzione. (Applausi) . GIARRUSSO (Misto-IpI-PVU) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GIARRUSSO (Misto-IpI-PVU) . Signor Presidente, chiedo anzitutto, a nome della componente Italexit per l'Italia, di apporre la firma all'emendamento in esame. PRESIDENTE. Senatore Giarrusso, vedo segni di assenso da parte del senatore Pillon. GIARRUSSO (Misto-IpI-PVU) . Signor Presidente, la componente Italexit per l'Italia voterà a favore dell'emendamento in esame perché - come abbiamo detto nell'intervento in discussione generale - quella al nostro esame è una brutta riforma, scritta da coloro i quali non dovevano metterci le mani. Qui probabilmente c'è addirittura la firma, perché nel testo del provvedimento è "scappato", al capo e al vice capo dell'ufficio legislativo del Ministero, di scrivere le proprie incompatibilità nella riforma. Un lapsus : mentre scrivevano, signor Presidente, è venuto loro difficile scrivere che erano incompatibili a fare quello che facevano. Quindi, la componente Italexit per l'Italia voterà a favore dell'emendamento in esame. PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 5.3, presentato dal senatore Pillon e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 5.4, presentato dai senatori Balboni e Ciriani. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Gli emendamenti 5.6 e 5.7 sono stati ritirati. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 5.5, presentato dal senatore Urraro e da altri senatori, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Gli emendamenti 5.9, 5.10 e 5.11 sono stati ritirati. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 5.12, presentato dal senatore Urraro e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . L'emendamento 5.13 è stato ritirato. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 5.14, presentato dal senatore Urraro e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo alla votazione dell'emendamento 5.15. BALBONI (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BALBONI (FdI) . Signor Presidente, quello in esame è forse uno dei temi più delicati tra quelli affrontati fino ad ora. Sappiamo che, in base alla legislazione attuale, possono essere messi fuori ruolo 200 magistrati, oltre a 20 magistrati amministrativi. Quindi 220 magistrati, sui circa 9.000 in servizio, oggi possono essere messi fuori ruolo per andare a svolgere ruoli apicali, direttivi o semi-direttivi, all'interno dei Ministeri, soprattutto all'interno del Ministero della giustizia, degli organi costituzionali, internazionali e quant'altro. Nell'articolo 5, che - come sappiamo - è un articolo di delega e non è immediatamente precettivo, a un certo punto si dice, alla lettera h) del comma 1, che uno degli obiettivi che dovrà poi perseguire il Governo col decreto legislativo è ridimensionare il numero dei magistrati fuori ruolo. Non dice però di quanto: dell'1 per cento, del 2 per cento, del 10 per cento, del 50 per cento o del 100 per cento? Nessuno è in grado di saperlo. Mi sembra una delega troppo ampia, che lascia una discrezionalità eccessiva al Governo, che potrebbe ritenere di avere adempiuto questa delega anche riducendo di poche unità il numero dei magistrati fuori ruolo. Onorevoli colleghi, pensate che di tutti i ruoli di vertice, apicali, all'interno del Ministero della giustizia, uno soltanto è ricoperto da un funzionario che non è magistrato. Sono tutti magistrati! Ritengo che, se un giovane vuole fare il magistrato, studia per diventare magistrato, vince il concorso da magistrato, sia giusto che vada a fare il magistrato. Se invece vuole fare il funzionario pubblico all'interno del Ministero, c'è una carriera apposita per questo. (Applausi) . I magistrati devono fare i magistrati, anche perché, purtroppo, viviamo una carenza cronica del ruolo della magistratura. (Applausi) . Se mi consente, Presidente, illustrerei contemporaneamente anche l'emendamento successivo, il 5.16, perché è un altro caso di qualcuno che è sempre più uguale degli altri. Sappiamo che alla Camera c'è stata una battaglia importante su questo argomento, purtroppo persa. Sappiamo che il magistrato fuori ruolo somma gli emolumenti che percepisce in qualità di magistrato - li continua a percepire anche mentre è fuori ruolo - alle indennità che percepisce per la funzione che va a svolgere all'interno del Ministero o dell'altro organo; somma i due redditi. È un privilegio assolutamente inaccettabile. Quante volte in quest'Aula abbiamo sentito la retorica sulle persone che non arrivano a fine mese, giustamente (Applausi) , per criticare giustamente gli eccessi, le pensioni d'oro, gli stipendi dei politici. E oggi che abbiamo l'occasione di dare un piccolo taglio e di fare un'azione moralizzatrice, tutti contrari! Tutti contrari, anche quelli che volevano aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno, zitti e muti contro questo vergognoso privilegio. (Applausi). Zitti e muti, perché non sia mai che l'approvazione di questo emendamento possa creare qualche perturbazione nel Governo e si vada a votare qualche mese prima, e di 100 e più che siete ritorniate in quattro o cinque. Allora, zitti e muti su tutto, anche su un'evidente e inaccettabile ingiustizia come questa. Noi diciamo una cosa molto semplice: il magistrato che vuole andare fuori ruolo - è lui che decide di andarci - sceglie se continuare a prendere lo stipendio da magistrato o se prendere le indennità previste per il ruolo che va a svolgere. Sommarle è veramente inaccettabile. Chi vota contro questo emendamento - a mio modesto parere - dovrebbe evitare in futuro certa retorica contraddetta anche adesso nei fatti. (Applausi). GIARRUSSO (Misto-IpI-PVU) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GIARRUSSO (Misto-IpI-PVU) . Signor Presidente, a nome del Gruppo Italexit, chiedo di poter sottoscrivere gli emendamenti 5.15 e 5.16, se il collega Balboni è d'accordo. Riteniamo di condividere assolutamente il senso e l'opportunità dell'emendamento che dimezza i fuori ruolo e soprattutto l'analisi fatta dal collega Balboni sulla presenza di magistrati al Ministero della giustizia nel 99 per cento dei ruoli apicali. Dobbiamo anche chiederci se quanto avviene nella giustizia non sia frutto di questa fattispecie, e cioè di personale assunto per un ruolo, quello della giurisdizione, che viene distaccato a fare altro al Ministero che, evidentemente, sotto questo profilo, in questi ultimi anni non ha brillato. Quindi, condividiamo l'emendamento 5.15 così come condividiamo il 5.16 relativo all'accumulo di prebende ed emolumenti, che in questo momento di grande crisi ci sembra cosa assolutamente inopportuna. PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 5.15, presentato dal senatore Balboni e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . L'emendamento 5.17 è stato ritirato. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 5.16, presentato dal senatore Balboni e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Poiché i presentatori non insistono per la votazione, l'ordine del giorno G5.200 (testo 2) è accolto come raccomandazione. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 5. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 6. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'esame emendamento 6.0.1, volto a inserire un articolo aggiuntivo dopo l'articolo 6, che si intende illustrato e su cui invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi. OSTELLARI, relatore . Signor Presidente, mi rimetto all'Assemblea. SISTO, sottosegretario di Stato per la giustizia . Signor Presidente, esprimo parere contrario sull'emendamento 6.0.1. PRESIDENTE . Comunico che sull'emendamento 6.0.1 è stata presentata da parte del prescritto numero di senatori una richiesta di votazione a scrutinio segreto, ai sensi dell'articolo 113, comma 4, del Regolamento. La Presidenza ritiene ammissibile lo scrutinio segreto. Passiamo alla votazione dell'emendamento 6.0.1. CUCCA (IV-PSI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CUCCA (IV-PSI) . Signor Presidente, come le avevo annunciato e la ringrazio per avermi dato la parola, dichiaro anche su questo emendamento, con votazione a scrutinio segreto, il voto di astensione da parte dei dieci componenti del Gruppo di Italia Viva, esattamente per le medesime motivazioni che ho esposto in precedenza. VALENTE (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. VALENTE (PD) . Signor Presidente, mi permetto di intervenire su questo emendamento, che trovo particolarmente significativo. È significativo, delicato e importante e mi permetto di rivolgermi all'Assemblea e in maniera accorata a ciascuno di noi, alla coscienza di ciascuno di noi, che è chiamato a fare i conti con quello che votiamo in quest'Aula e con quello che con questo voto accade fuori da quest'Aula. Ricordo a tutti noi che parliamo di abolire non la carcerazione preventiva, ma tutte le misure cautelari che il nostro ordinamento prevede molto spesso a tutela di soggetti vittime di reati abituali, contemperando sostanzialmente interessi contrapposti, che sono, da un lato, la garanzia dell'indagato o dell'imputato e, dall'altro, la sicurezza della vittima: è una scelta che l'ordinamento ha fatto. Voglio dirlo da donna che si è sempre ascritta in una cultura profondamente garantista e che crede che siamo tutti innocenti in questo Paese fino al terzo grado di giudizio: se il nostro ordinamento ha previsto alcune misure o alcune circostanze nelle quali è possibile contemperare interessi contrapposti, forse qualche ragione c'è. Vorrei portare la discussione fuori da quest'Aula a quello che sta accadendo in queste ore, in questi giorni, nel nostro Paese. Soltanto negli ultimi dieci giorni, dal 5 giugno ad oggi, sono state ammazzate dieci donne. Sono state ammazzate, nella stragrande maggioranza dei casi, perché non sono state applicate nella misura corretta misure cautelari che pure era possibile e - dico di più - doveroso applicare, guardando con occhi competenti, specializzati e formati le circostanze che avevamo davanti. Lo vediamo e lo studiamo insieme in Commissione d'inchiesta sul femminicidio e ogni giorno ciascuno di noi parlamentari in quest'Aula, di fronte a una donna ammazzata per mano di un uomo, lamenta una cultura della violenza, l'incapacità dello Stato di intervenire e l'inefficienza del sistema. (Brusio. Richiami del Presidente) . Ognuno di noi si affanna a fare dichiarazioni su una donna ammazzata e noi abbiamo un compito, come Commissione parlamentare d'inchiesta: abbiamo fatto un'indagine e ci siamo chiesti che cos'è che non funziona e cos'è che impedisce all'ordinamento oggi di tutelare in maniera adeguata una donna che pure ha denunciato, si è rivolta allo Stato e ha chiesto di essere protetta. Come abbiamo detto fin dal primo momento, è inaccettabile che una donna che si rivolge allo Stato non solo spesso non trovi uno Stato efficiente, ma rischi di morire ammazzata, nonostante la richiesta di aiuto. Lo abbiamo visto e abbiamo detto che è evidente che la battaglia è innanzitutto di carattere culturale: sarà sempre così e anche questo mio intervento conferma tale impostazione. Attenzione: questa battaglia culturale interviene nel nostro Paese che, lo ricordo, sostanzialmente colpevolizza le donne, giustifica gli uomini, ancora non crede alle donne e pensa che una donna che ha subito violenza se la sia andata a cercare o, quantomeno, non abbia fatto tutto quanto in suo potere per evitarlo. Questa stessa cultura alberga nelle aule di giustizia quando, di fronte alla possibilità di applicare una misura cautelare, molto spesso il giudice, ma anche gli avvocati, come anche chi deve aiutare il giudice a valutare la pericolosità sociale di quel soggetto, è tutto sommato sempre portatore di tali stereotipi e pregiudizi e di una cultura che alberga dentro la società e che arriva nelle aule di giustizia. Altrimenti, non si spiegherebbe e non si potrebbe spiegare perché una donna sia stata ammazzata dopo tante denunce, semplicemente perché il giudice ha valutato di scarcerare quell'uomo, perché lo ha ritenuto non pericoloso dal punto di vista sociale. Quel giudice ha valutato non pericoloso il comportamento. Ovviamente non voglio gettare la croce sul singolo giudice, ma quell'operatore della giustizia era stato chiamato a valutare la pericolosità sociale di un indagato e di un soggetto che in quel caso era stato addirittura condannato in primo grado e aveva una pena che era stata oggetto di appello, per cui nei suoi confronti era stata emessa una misura sostanzialmente cautelare. Rispetto a quelle misure cautelari, a un certo punto il giudice di appello ha riconosciuto la possibilità di praticare la sospensione condizionale della pena e lo ha messo in libertà. Quell'uomo, messo in libertà, ha ammazzato quella donna. PRESIDENTE. Senatrice, la invito a concludere. VALENTE (PD) . Mi hanno detto che avevo dieci minuti. PRESIDENTE. Ne ha cinque e sono passati. Non ce ne sono dieci, ma cinque per la dichiarazione di voto. VALENTE (PD) . Dico semplicemente che oggi in Italia nei confronti di tantissimi reati abituali, come sono sicuramente quelli legati alla violenza, abbiamo la necessità che le misure cautelari vengano adottate di più. Non parliamo di carcerazione preventiva custodiale in carcere, ma di tutte le misure cautelari, come il divieto di avvicinamento e l'allontanamento dell'uomo maltrattante dalla casa dalla donna. Parliamo di tantissime misure che metterebbero in sicurezza la donna, per questo chiederei a ciascuno di noi di mettersi una mano sulla coscienza. (Commenti). PRESIDENTE. Senatrice, concluda il suo intervento. Siamo arrivati a sette minuti. VALENTE (PD) . Approvando questo emendamento, noi sostanzialmente rischiamo di esporre le donne non solo a più violenza, ma alla possibilità di essere ammazzate più facilmente. UNTERBERGER (Aut (SVP-PATT, UV)) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. UNTERBERGER (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente,vorrei associarmi alla collega Valente e ricordare che la questione non riguarda solo le donne, ma la tutela di tutta la società nei confronti di soggetti gravemente indiziati di aver commesso un reato, in presenza del pericolo della reiterazione. È ovvio che occorrono misure cautelari per tutelare tutta la società di fronte a quei soggetti e devo dire che mi meraviglio veramente che proprio il partito del law and order , di quelli che vogliono metterli dentro e buttare la chiave e di quelli che si lamentano degli extracomunitari che sono criminali ai quali non succede niente, voglia abolire il pericolo di reiterazione del reato come causa di una misura cautelare. (Applausi) . È veramente un'assurdità e non riesco a capire in base a quale ragionamento si possa proporre di abolire questa fattispecie. (Applausi) . BONGIORNO (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BONGIORNO (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, durante la campagna referendaria, ho sentito una serie di affermazioni non opinabili, ma semplicemente false. Credo che su tante cose possiamo essere d'accordo o meno, ma poi esiste una linea di confine tra verità e falsità. In questo emendamento, noi replichiamo esattamente il testo che era previsto per il referendum. Ebbene, quello che noi vogliamo è, solo ed esclusivamente in relazione ad alcuni - e sottolineo alcuni (Applausi) - reati, limitare gli abusi di custodia cautelare. Mi dispiace, quando una donna sbaglia clamorosamente a leggere un testo. (Applausi) . Questo testo non attiene assolutamente alla violenza sulle donne; questo testo non attiene assolutamente allo stalking , e sa perché? Perché li abbiamo esclusi. Leggete e poi parlate: è una vergogna che diciate cose campate in aria. (Applausi. Commenti) . LA RUSSA (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LA RUSSA (FdI) . Signor Presidente, la ringrazio per essersi accorto della mia richiesta di dichiarazione di voto. Chi è stato attento sui risultati referendari si sarà reso conto che sui primi due quesiti la distanza tra i sì e i no è stata molto diversa da quella che si è registrata sugli altri tre quesiti. Dato per assodato che a sinistra chi ha votato no abbia votato no su tutti e cinque, abbiamo ritenuto - magari sbagliando - che il no ai primi due quesiti referendari espresso da Giorgia Meloni e da Fratelli d'Italia sia stato ascoltato da una parte di coloro che hanno deciso di andare a votare, anche perché dai sondaggi è emerso molto chiaramente che Fratelli d'Italia è stato tra i partiti i cui elettori hanno maggiormente partecipato al referendum , rispetto anche agli stessi proponenti. Su questo emendamento, quindi, siamo nettamente contrari e non per le ragioni che ho sentito qui, non per la questione che la collega ha ben espresso, ovvero che possano essere - almeno solo parzialmente - usati strumentalmente, ma perché riteniamo che la materia della custodia cautelare vada affrontata in maniera più profonda. Andrebbe cioè non soltanto riproposto il testo necessariamente sintetico del quesito referendario - non ne facciamo una colpa ai proponenti - ma, una volta che il referendum non c'è, il modo per modificare il tema della custodia cautelare, a nostro avviso, non può essere sic et simpliciter uguale al testo referendario, quindi il nostro no sostanziale a questo testo viene ribadito con trasparenza. C'è però un dato di contrapposizione in quest'Aula, anche attraverso gli argomenti che ho sentito per giustificare il no, che ci fa immaginare che non si voglia affrontare più compiutamente questo tema, come invece desidera Fratelli d'Italia. Ci sorprende per esempio - devo dirlo agli amici di Forza Italia - che il partito di Silvio Berlusconi voti diversamente dalla Lega, che ha proposto il referendum , ma che nella storia si è espressa sempre in maniera più cauta su questo tema rispetto a Forza Italia. Fratelli d'Italia, nel ribadire il no al testo e la necessità di un dibattito più approfondito sui guasti dell'attuale normativa della custodia cautelare, che spesso ha creato inutili sofferenze e che in altri casi riteniamo invece assolutamente giustificata, non vuole in questo caso unirsi semplicemente al no espresso dalla sinistra - e ho sentito con quali argomenti - e neanche partecipare con un sì o con un no a una strana divisione del centrodestra su questo tema tra chi partecipa pure al Governo, e verso entrambi abbiamo rispetto. Non vogliamo cioè, in questo caso, dividere e dividerci all'interno del centrodestra su un tema sul quale abbiamo una sensibilità comune di fondo, cioè quella di volerlo riesaminare. Allora, signor Presidente, pur essendo, lo ribadisco, assolutamente contrari al testo, necessariamente sintetico, del quesito referendario, noi non parteciperemo al voto, al fine di stimolare una vera e approfondita fase di dibattito attorno al tema della custodia cautelare. MALPEZZI (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MALPEZZI (PD) . Signor Presidente, intervengo per un richiamo al Regolamento, ai sensi dell'articolo 113, comma 4- bis : non per contestare la scelta, che lei ha fatto, di ritenere ammissibile e legittima la richiesta di voto segreto, ma per sottolineare l'anomalia di quello che sta succedendo in quest'Aula, anche nella richiesta. Sappiamo che, soprattutto quando ci sono provvedimenti che sono portati dal Governo, il voto segreto è uno strumento delle opposizioni per mettere in difficoltà il Governo stesso che esse non sostengono. E io devo sottolineare con rammarico il fatto che, invece, questa richiesta venga da una forza che dice di voler sostenere questo Governo e che, nell'altro ramo del Parlamento, ha poi votato questa riforma, cercando quindi di portarla a compimento, cosa che invece qui sembra non voler fare. Dico anche però, signor Presidente, che l'anomalia l'abbiamo vista dall'inizio di questo dibattito. PRESIDENTE. Senatrice Malpezzi, questo però non è un richiamo al Regolamento e lei lo sa bene. MALPEZZI (PD) . Mi perdoni, signor Presidente, ma questo fatto va sottolineato. L'anomalia è che il relatore, senatore Ostellari, che non più tardi di stanotte, ha ricevuto mandato dalla Commissione a riferire favorevolmente su questo provvedimento, ha deciso, pur non dimettendosi, di mantenere questo ruolo senza esercitarlo. Dal nostro punto di vista, anche questo dev'essere stigmatizzato, perché lo riteniamo un fatto grave, nonché una mancanza di rispetto nei confronti del Parlamento tutto. (Applausi) . PRESIDENTE. Lo si potrà fare in sede di dichiarazione di voto, senatrice Malpezzi. ROMEO (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ROMEO (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, troviamo abbastanza inaccettabili queste accuse nei nostri confronti, anche perché il Partito Democratico per tutta la campagna referendaria ha sottolineato la necessità che le riforme le facesse il Parlamento. (Applausi) . Bene, questo è il Parlamento e non il Governo. E il Parlamento, con il voto segreto, è libero di decidere quello che meglio crede per quanto riguarda il futuro nel campo della giustizia, solo in questa occasione; così, almeno, abbiamo capito tutti quanti qual è la motivazione vera della nostra richiesta. (Applausi) . PRESIDENTE . L'emendamento 6.0.1 modifica il comma 1, lettera c) , dell'articolo 274 del codice di procedura penale in materia di misure cautelari, sopprimendo in particolare la parte in cui si prevede la possibilità di disporre tali misure per delitti della stessa specie di quello per cui si procede. L'eventuale approvazione o meno dell'emendamento determinerebbe, pertanto, ricadute significative sotto il profilo generale delle misure limitative della libertà personale, di cui all'articolo 13 della Costituzione, quali appunto le misure cautelari. Si tratta dunque di una deliberazione atta a incidere sui rapporti civili disciplinati da tale norma costituzionale, in base a quanto stabilito dall'articolo 113, comma 4, del Regolamento. Questo non l'ha deciso il vice presidente Calderoli, ma la Presidenza del Senato. Procediamo pertanto alla votazione dell'emendamento 6.0.1. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione a scrutinio segreto risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori. (La richiesta risulta appoggiata) . Ai sensi dell'articolo 113, comma 4, del Regolamento, indìco la votazione a scrutinio segreto dell'emendamento 6.0.1, presentato dal senatore Urraro e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva. (v. Allegato B) . L'emendamento 6.0.2 è improponibile. Passiamo all'esame dell'articolo 7, sul quale è stato presentato un emendamento che si intende illustrato e su cui invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi. OSTELLARI, relatore . Signor Presidente, mi rimetto all'Assemblea. Mi consenta però una precisazione. Siccome c'è qualcuno che cerca di creare lo scontro - e mi riferisco all'intervento della presidente Malpezzi - penso che sia assolutamente scorretto non ricordare che il relatore di un provvedimento si può rimettere all'Assemblea, è tra le sue facoltà. Tali facoltà sono previste dal nostro Regolamento a tutela di tutti. Io non sono qui per rispondere a qualche parte politica nella mia funzione. Ho prima ricordato a me stesso e ricordo ancora a voi e a tutti coloro che cercano la polemica che io non mi faccio tirare la giacchetta da nessuno. (Applausi) . Svolgo quindi il mio ruolo e lo porto fino al termine nel rispetto nel rispetto del Regolamento e delle mie prerogative. SISTO, sottosegretario di Stato per la giustizia . Signor Presidente, esprimo parere contrario sull'emendamento 7.1. DE PETRIS (Misto-LeU-Eco) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DE PETRIS (Misto-LeU-Eco) . Signor Presidente, siccome il relatore ha voluto sottolineare la questione, è bene però che sia chiaro che può accadere, come abbiamo visto in alcuni provvedimenti, che i relatori prima esprimano parere favorevole e poi esprimano voto contrario. Abbiamo visto di tutto. È certamente nelle facoltà del relatore, in alcuni casi, di avere un parere diverso da quello del Governo, rimettendosi, all'Assemblea oppure addirittura di dare un parere diverso da quello del Governo. Il problema, però, Presidente, è un po' diverso: il relatore si sta rimettendo all'Assemblea su tutti gli emendamenti. Si doveva dimettere da relatore, allora. (Applausi) . Quando un relatore non è in grado di esprimere nemmeno un parere su un emendamento, è previsto dal nostro Regolamento che si possa dimettere. PRESIDENTE . Senatrice De Petris, il mandato al relatore viene dato da un voto in Commissione. (Commenti) . Scusate, per puntualizzare: abbiamo 184 votazioni e ne abbiamo fatte 61. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 7.1, presentato dai senatori Balboni e Ciriani. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 7. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Gli emendamenti 7.0.1 e 7.0.2 sono stati ritirati. Passiamo all'esame dell'articolo 8, sul quale sono stati presentati emendamenti che si intendono illustrati e su cui invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi. OSTELLARI, relatore . Signor Presidente, mi rimetto all'Assemblea. SISTO, sottosegretario di Stato per la giustizia . Signor Presidente, esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti all'articolo 8. PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 8.1, presentato dal senatore Urraro e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 8.2, presentato dal senatore Urraro e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 8.3, presentato dai senatori Balboni e Ciriani. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 8. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . L'emendamento 8.0.1 è improponibile. Passiamo all'esame dell'articolo 9, sul quale è stato presentato l'emendamento 9.1, successivamente ritirato. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 9. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . L'emendamento 9.0.1 è stato ritirato. Passiamo all'esame dell'articolo 10, sul quale sono stati presentati emendamenti che si intendono illustrati e su cui invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi. OSTELLARI, relatore . Signor Presidente, mi rimetto all'Assemblea. SISTO, sottosegretario di Stato per la giustizia . Signor Presidente, esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti. PRESIDENTE . Gli emendamenti 10.1 e 10.2 sono stati ritirati. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 10.3, presentato dai senatori Balboni e Ciriani, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 10.4, presentato dai senatori Balboni e Ciriani, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 10. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . L'emendamento 10.0.1 è stato ritirato. Passiamo all'esame dell'articolo 11, sul quale sono stati presentati emendamenti che si intendono illustrati e su cui invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi. OSTELLARI, relatore . Signor Presidente, mi rimetto all'Assemblea. SISTO, sottosegretario di Stato per la giustizia . Signor Presidente, esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti. PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 11.1, presentato dai senatori Balboni e Ciriani. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . L'emendamento 11.200 è stato ritirato. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 11.2, presentato dal senatore Pillon e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . L'emendamento 11.3 è stato ritirato. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 11.4, presentato dai senatori Balboni e Ciriani. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 11.5, presentato dai senatori Balboni e Ciriani. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Gli emendamenti 11.6, 11.7, 11.8 e 11.9 sono stati ritirati. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 11.10, presentato dai senatori Balboni e Ciriani, identico all'emendamento 11.11, presentato dal senatore Urraro e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva. (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 11.12, presentato dal senatore Urraro e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 11. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . L'emendamento 11.0.1 è stato ritirato. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 11.0.2, presentato dal senatore Urraro e da altri senatori, identico all'emendamento 11.0.100, presentato dal senatore Pepe e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva. (v. Allegato B) . L'emendamento 11.0.3 è stato ritirato. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 11.0.4, presentato dai senatori Balboni e Ciriani. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Gli emendamenti 11.0.5 e 11.0.6 sono improponibili. Passiamo all'esame dell'articolo 12, sul quale sono stati presentati emendamenti, successivamente ritirati. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 12. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'esame degli emendamenti volti a introdurre articoli aggiuntivi dopo l'articolo 12, su cui invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi. OSTELLARI, relatore . Signor Presidente, mi rimetto all'Assemblea. SISTO, sottosegretario di Stato per la giustizia . Signor Presidente, esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti. PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 12.0.1, presentato dal senatore Urraro e da altri senatori, fino alle parole «sono soppresse.». (Segue la votazione) . Il Senato non approva. (v. Allegato B) . Risultano pertanto preclusi la restante parte e l'emendamento 12.0.100. Passiamo all'esame dell'articolo 13, sul quale sono stati presentati emendamenti che si intendono illustrati e su cui invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi. OSTELLARI, relatore . Signor Presidente, mi rimetto all'Assemblea. SISTO, sottosegretario di Stato per la giustizia . Signor Presidente, esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti. PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 13.1, presentato dai senatori Balboni e Ciriani. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Gli emendamenti 13.2 e 13.3 sono stati ritirati. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 13.4, presentato dai senatori Balboni e Ciriani. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 13.5, presentato dai senatori Balboni e Ciriani, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 13. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'esame dell'articolo 14, sul quale sono stati presentati emendamenti che si intendono illustrati e su cui invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi. OSTELLARI, relatore . Signor Presidente, mi rimetto all'Assemblea. SISTO, sottosegretario di Stato per la giustizia . Signor Presidente, il parere è contrario su tutti gli emendamenti. PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 14.1, presentato dai senatori Balboni e Ciriani. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 14.2, presentato dal senatore Urraro e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 14.3, presentato dal senatore Urraro e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 14. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'esame dell'articolo 15, sul quale sono stati presentati emendamenti che si intendono illustrati e su cui invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi. OSTELLARI, relatore . Signor Presidente, mi rimetto all'Assemblea. SISTO, sottosegretario di Stato per la giustizia . Signor Presidente, il parere è contrario su tutti gli emendamenti. PRESIDENTE . L'emendamento 15.1 è stato ritirato. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 15.2, presentato dai senatori Balboni e Ciriani. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 15.3, presentato dai senatori Balboni e Ciriani, fino alle parole «cinque anni». (Segue la votazione) . Il Senato non approva. (v. Allegato B) . Risultano pertanto preclusi la restante parte e l'emendamento 15.4. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 15.5, presentato dal senatore Pellegrini Emanuele e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 15.6, presentato dal senatore Pellegrini Emanuele e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 15.7, presentato dai senatori Balboni e Ciriani. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 15. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'esame dell'articolo 16, sul quale sono stati presentati emendamenti che invito i presentatori a illustrare. BALBONI (FdI) . Signor Presidente, inizia ora l'esame degli articoli che, in teoria, dovrebbero porre rimedio al deprecabile fenomeno delle cosiddette porte girevoli. Si tratta di magistrati che si candidano alle elezioni o che assumono ruoli di Governo o comunque incarichi importanti all'interno di organi esecutivi di valenza politica. Gli emendamenti presentati da Fratelli d'Italia a questo e agli articoli successivi mirano tutti - è inutile entrare nel dettaglio - a un obiettivo molto chiaro. Come ho detto in discussione generale, il magistrato che decide di candidarsi o che assume incarichi all'interno di organismi politici si spoglia - secondo noi, per sempre - di quel ruolo di imparzialità che dovrebbe garantire che tutti i cittadini sottoposti a un giudizio vengano trattati in modo uguale. Quando andiamo in tribunale, c'è scritto: «La legge è uguale per tutti». È chiaro che un magistrato che si è candidato e schierato, anche se non eletto, ha assunto un'etichetta politica e non può più avere un'immagine di imparzialità. A nostro parere, che venga eletto o no, non deve più tornare a svolgere una funzione giurisdizionale; può svolgere altre funzioni all'interno dell'ordinamento giudiziario, ma non giurisdizionali. Oppure può essere posto fuori ruolo e svolgere incarichi fuori ruolo, ma - lo ripeto - non deve più svolgere funzioni giurisdizionali, né giudicanti, né inquirenti. A questo mirano tutti i nostri emendamenti. Affinché la magistratura recuperi credibilità, occorre dare un segno di discontinuità rispetto a quanto si è verificato fino a oggi. È inutile negare che, purtroppo, gli scandali nei quali anche recentemente la magistratura è stata coinvolta hanno scosso l'opinione pubblica, tanto che tutti coloro che devono presentarsi di fronte a un giudice, anziché chiedersi se è uno che legge le carte, preparato ed equilibrato, la prima cosa che si chiedono è quale idea politica abbia e se loro, avendo un'idea diversa dal giudice, corrono il rischio di essere discriminati a causa di questa opinione. Vogliamo quindi dare un taglio netto con il passato: se uno ha la vocazione del magistrato, lo faccia. Per parlare di me, anche se non lo faccio mai, da ragazzo mi sarebbe piaciuto fare il concorso in magistratura e forse avevo anche le competenze per farlo, visti i risultati che ho ottenuto all'esame da avvocato, ma ho scelto di fare l'avvocato, perché volevo fare politica. Fin da ragazzo avevo questa "malattia" e, sapendo che, per fare politica, non avrei dovuto trovarmi nelle condizioni di essere criticato, non ho voluto fare il magistrato, ma l'avvocato, proprio perché volevo fare politica. (Brusìo). PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, lasciate tranquilla l'Assemblea, in modo che il senatore Balboni possa intervenire: lo dico anche al rappresentante del Governo. BALBONI (FdI) . Signor Presidente, trattandosi di funzioni fra loro completamente diverse, chi fa il magistrato deve fare il magistrato e chi fa il politico deve fare il politico. Se il magistrato improvvisamente viene fulminato sulla via di Damasco, lasci la magistratura e potrà sempre iscriversi all'ordine degli avvocati. (Applausi) . PRESIDENTE . I restanti emendamenti si intendono illustrati. Invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti in esame. OSTELLARI, relatore . Signor Presidente, mi rimetto all'Assemblea. SISTO, sottosegretario di Stato per la giustizia . Signor Presidente, esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti. PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 16.1, presentato dai senatori Balboni e Ciriani. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 16.2, presentato dai senatori Balboni e Ciriani. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 16.3, presentato dai senatori Balboni e Ciriani. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 16.4, presentato dai senatori Balboni e Ciriani, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 16. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 17. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'esame dell'articolo 18, sul quale sono stati presentati emendamenti che si intendono illustrati e su cui invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi. OSTELLARI, relatore . Signor Presidente, mi rimetto all'Assemblea. SISTO, sottosegretario di Stato per la giustizia . Signor Presidente, esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti. PRESIDENTE . Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 18.1, presentato dai senatori Balboni e Ciriani, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Gli emendamenti 18.2 e 18.3 sono stati ritirati. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 18.4, presentato dai senatori Balboni e Ciriani. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 18. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'esame dell'articolo 19, sul quale sono stati presentati emendamenti che si intendono illustrati e su cui invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi. OSTELLARI, relatore . Signor Presidente, mi rimetto all'Assemblea. SISTO, sottosegretario di Stato per la giustizia . Signor Presidente, esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti. PRESIDENTE . L'emendamento 19.1 è stato ritirato. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 19.2, presentato dal senatore Pillon e da altri senatori, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 19.3, presentato dai senatori Balboni e Ciriani, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Gli emendamenti da 19.4 a 19.8 sono stati ritirati. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 19. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'esame dell'articolo 20, sul quale sono stati presentati emendamenti che si intendono illustrati e su cui invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi. OSTELLARI, relatore . Signor Presidente, mi rimetto all'Assemblea. SISTO, sottosegretario di Stato per la giustizia . Signor Presidente, esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti. PRESIDENTE . Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 20.1, presentato dal senatore Pillon e da altri senatori, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 20.2, presentato dal senatore Pellegrini Emanuele e da altri senatori, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Gli emendamenti 20.3 e 20.5 sono stati ritirati. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 20.6, presentato dai senatori Balboni e Ciriani, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Gli emendamenti da 20.7 a 20.11 sono stati ritirati. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 20.12, presentato dai senatori Balboni e Ciriani. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . L'emendamento 20.13 è stato ritirato. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 20.15, presentato dai senatori Balboni e Ciriani, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Gli emendamenti da 20.200 a 20.16 sono stati ritirati. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 20. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 20.0.1, presentato dal senatore Urraro e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'esame dell'articolo 21, sul quale sono stati presentati emendamenti che si intendono illustrati e su cui invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi. OSTELLARI, relatore . Signor Presidente, mi rimetto all'Assemblea. SISTO, sottosegretario di Stato per la giustizia . Signor Presidente, esprimo parere contrario. PRESIDENTE . L'emendamento 21.1 (testo 2) è stato ritirato. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 21.2, presentato dai senatori Balboni e Ciriani. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 21. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'esame dell'articolo 22, sul quale sono stati presentati emendamenti che si intendono illustrati e su cui invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi. OSTELLARI, relatore . Signor Presidente, mi rimetto all'Assemblea. SISTO, sottosegretario di Stato per la giustizia . Signor Presidente, esprimo parere contrario. PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 22.1, presentato dai senatori Balboni e Ciriani. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 22.2, presentato dal senatore Pellegrini Emanuele e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 22. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'esame dell'articolo 23, sul quale sono stati presentati emendamenti che si intendono illustrati e su cui invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi. OSTELLARI, relatore . Signor Presidente, mi rimetto all'Assemblea. SISTO, sottosegretario di Stato per la giustizia . Signor Presidente, esprimo parere contrario. PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 23.1, presentato dai senatori Balboni e Ciriani. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 23.2, presentato dai senatori Balboni e Ciriani. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 23. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'esame dell'articolo 24, sul quale è stato presentato un emendamento che si intende illustrato e su cui invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi. OSTELLARI, relatore . Signor Presidente, mi rimetto all'Assemblea. SISTO, sottosegretario di Stato per la giustizia . Signor Presidente, esprimo parere contrario. PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 24.1, presentato dai senatori Balboni e Ciriani. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo alla votazione dell'articolo 24. CIRIANI (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CIRIANI (FdI) . Signor Presidente, intervengo su questo articolo, e in generale su tutti gli articoli che abbiamo molto frettolosamente votato, perché riguarda forse la parte più importante del disegno di legge, e cioè la riforma del CSM. Credo di aver ascoltato, in quest'Aula e fuori da quest'Aula, in televisione, in questi anni, che qualcuno ha chiamato la lunga guerra dei trent'anni tra politica e magistratura, centinaia di denunce vibranti da parte dei colleghi, soprattutto del centrodestra, sull'uso politico della magistratura e sulla politica entrata nelle indagini per colpire gli avversari. Quante volte abbiamo lamentato questo e quante volte abbiamo denunciato il fatto che la politica doveva riprendersi un ruolo e una dignità, sapendo rispondere e riformare la giustizia. Ebbene, alla fine le proteste sull'uso politico della magistratura, sul correntismo, sulle indagini fatte per carriera che poi sfociano in nulla, non hanno prodotto nulla; l'indignazione non produce nulla, perché stiamo votando una riforma che è poco più che acqua calda. Il cuore della politica nella magistratura nasce dal fatto che c'è la politica all'interno del Consiglio superiore della magistratura. Quindi, se noi non eliminiamo la politica all'interno del Consiglio superiore della magistratura, tutto il resto è perfettamente inutile. Dobbiamo esserne consapevoli, dovete esserne consapevoli soprattutto voi che spesso avete denunciato gli attacchi della magistratura alla politica, sin dai tempi in cui il presidente Berlusconi ricevette un avviso di garanzia a Napoli, nel 2007, appena dopo essersi insediato come Presidente del Consiglio. Mi domando: a cosa sono serviti tutti questi anni di battaglia politica, se poi, alla prova dei fatti, le riforme che si mettono in campo e si votano sono poco più che acqua calda? Il problema è che se non si introduce il sorteggio, tutte le altre formule che si possono inventare non servono ed evitare il correntismo. Non lo dico io, lo ha detto il dottor Palamara in audizione, sia in Commissione giustizia che in Commissione antimafia, laddove ha dichiarato che soltanto il sorteggio può interrompere, bloccare e sconfiggere il cancro della politica all'interno della magistratura sotto forma di corrente. Questa riforma che votate non serve a tale scopo, perché il CSM continuerà, con le formule che voi avete scelto, con lo strumento della politica a favorire delle carriere e a designare le nomine e continuerà, sempre con lo strumento della politica all'interno della magistratura a non colpire con sanzioni disciplinari quei magistrati che fanno il loro mestiere non per amore di verità, ma per amore di fazione politica. Quindi, ripeto ancora una volta: il nostro voto è favorevole a questo emendamento, ma contrario agli articoli, perché purtroppo con grande amarezza riscontriamo che tanti anni di battaglia non sono serviti davvero a nulla. Ancora una volta ripeto che, se non si interviene nella politica all'interno del CSM, la politica continuerà a irraggiarsi dal Consiglio superiore della magistratura in tutte le procure, perché saranno convinti di avere ancora una volta vinto la battaglia contro la politica e poter ancora una volta impunemente svolgere il loro ruolo non di magistrati, ma di agenti politici e di parte, con la certezza di essere al sicuro e che nessuno mai riuscirà a colpirli. Questa è la battaglia che abbiamo condotto per tanti anni e non possiamo sottrarci adesso che c'è finalmente la possibilità di dare un segnale. (Applausi) . PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 24. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'esame dell'articolo 25, sul quale sono stati presentati emendamenti che si intendono illustrati e su cui invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi. OSTELLARI, relatore . Signor Presidente, mi rimetto all'Assemblea. SISTO, sottosegretario di Stato per la giustizia . Signor Presidente, esprimo parere contrario. PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 25.1, presentato dal senatore Pellegrini Emanuele e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 25. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 25.0.1, presentato dal senatore Pepe e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'esame dell'articolo 26, sul quale è stato presentato l'emendamento soppressivo 26.1 e l'emendamento 26.2, successivamente ritirato. Passiamo dunque alla votazione del mantenimento dell'articolo. BALBONI (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BALBONI (FdI) . Signor Presidente, chiedo scusa se disturbo; i colleghi dicono basta, ma io penso di dover fare il mio dovere; se poi loro non lo vogliono fare è un problema loro. (Applausi) . Signor Presidente, ho chiesto di intervenire in dichiarazione di voto sull'articolo 26 perché, avendo noi proposto un emendamento soppressivo (come giustamente lei ha precisato), non si vota la proposta di modifica, ma il mantenimento dell'articolo, pertanto noi voteremo contro questo articolo che aumenta in modo spropositato il numero dei contratti di collaborazione coordinata e continuativa all'interno del CSM. Si tratta di quel regalo alle correnti di cui ho parlato in discussione generale. Noi aumentiamo del 20 per cento il numero dei componenti del CSM, quando abbiamo votato la riduzione del numero dei parlamentari nella misura del 37 per cento; la logica avrebbe voluto che, se il tema era il contenimento della spesa, si facesse una riduzione corrispondente anche degli altri organi costituzionali o di rilevanza costituzionale, come nel caso del CSM. Non dico che sarebbe stato il caso di praticare una riduzione del 37,7 per cento, ma magari di un quarto o di un quinto come proponiamo noi con i nostri emendamenti. Il tema, infatti, non è soltanto il maggior costo relativo all'aumento del numero dei consiglieri, ma, come capisce chiunque legga l'articolo 26, quello delle spese connesse all'enorme aumento anche del personale corrispondente. Oggi il limite massimo delle assunzioni esterne è di 26 (guarda caso), approvando questo articolo il numero diventa pari a 62, più del doppio. Mi interrogo quindi sulla logica del contenimento della spesa. Se questo non è un regalo alle correnti, ditemi voi cos'è, perché io modestamente non riesco a trovare altra risposta. Per queste ragioni annuncio il voto contrario di Fratelli d'Italia sull'articolo 26. (Applausi) . PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del mantenimento dell'articolo 26. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'esame dell'articolo 27, sul quale sono stati presentati emendamenti che si intendono illustrati e su cui invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi. OSTELLARI, relatore . Signor Presidente, mi rimetto all'Assemblea. SISTO, sottosegretario di Stato per la giustizia . Signor Presidente, esprimo parere contrario. PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 27.1, presentato dal senatore Pepe e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . L'emendamento 27.2 è stato ritirato. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 27.3, presentato dal senatore Pepe e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 27.4, presentato dai senatori Balboni e Ciriani. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 27. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . L'emendamento 27.0.1 è stato ritirato. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 27.0.2, presentato dai senatori Balboni e Ciriani. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 28. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 29. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'esame dell'articolo 30, sul quale è stato presentato l'emendamento 30.1, successivamente ritirato. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 30. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'esame dell'articolo 31, sul quale sono stati presentati emendamenti che si intendono illustrati e su cui invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi. OSTELLARI, relatore . Signor Presidente, mi rimetto all'Assemblea. SISTO, sottosegretario di Stato per la giustizia . Signor Presidente, esprimo parere contrario. PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 31.1, presentato dai senatori Balboni e Ciriani. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 31.2, presentato dal senatore Pepe e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 31.3, presentato dai senatori Balboni e Ciriani, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 31.4, presentato dai senatori Balboni e Ciriani. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 31.5, presentato dai senatori Balboni e Ciriani. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . L'emendamento 31.6 è stato ritirato. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 31.7, presentato dal senatore Pepe e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 31.8, presentato dai senatori Balboni e Ciriani, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . L'emendamento 31.9 è stato ritirato. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 31.10, presentato dal senatore Pillon e da altri senatori, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 31.11, presentato dal senatore Pepe e da altri senatori, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 31.12, presentato dal senatore Pepe e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 31. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 31.0.1, presentato dai senatori Balboni e Ciriani. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'esame dell'articolo 32, sul quale sono stati presentati emendamenti che si intendono illustrati e su cui invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi. OSTELLARI, relatore . Signor Presidente, mi rimetto all'Assemblea su tutti gli emendamenti. SISTO, sottosegretario di Stato per la giustizia . Signor Presidente, esprimo parere contrario. PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 32.1, presentato dai senatori Balboni e Ciriani. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 32.2, presentato dal senatore Giarrusso. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 32.3, presentato dal senatore Pepe e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Gli emendamenti 32.4 e 32.5 sono stati ritirati. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 32.6, presentato dai senatori Balboni e Ciriani. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 32.7, presentato dai senatori Balboni e Ciriani. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 32. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'esame dell'articolo 33, sul quale sono stati presentati emendamenti che si intendono illustrati e su cui invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi. OSTELLARI, relatore . Signor Presidente, mi rimetto all'Assemblea su tutti gli emendamenti. SISTO, sottosegretario di Stato per la giustizia . Signor Presidente, esprimo parere contrario. PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 33.1, presentato dai senatori Balboni e Ciriani. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . L'emendamento 33.2 è stato ritirato. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 33.3, presentato dal senatore Pepe e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . L'emendamento 33.4 è stato ritirato. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 33. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 34. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'esame dell'articolo 35, sul quale è stato presentato l'emendamento 35.1, successivamente ritirato. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 35. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'esame emendamento 35.0.1, volto a inserire un articolo aggiuntivo dopo l'articolo 35, che si intende illustrato e su cui invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi. OSTELLARI, relatore . Signor Presidente, mi rimetto all'Assemblea. SISTO, sottosegretario di Stato per la giustizia . Signor Presidente, esprimo parere contrario. PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 35.0.1, presentato dai senatori Balboni e Ciriani. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'esame dell'articolo 36, sul quale sono stati presentati emendamenti che si intendono illustrati e su cui invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi. OSTELLARI, relatore . Signor Presidente, mi rimetto all'Assemblea. SISTO, sottosegretario di Stato per la giustizia . Signor Presidente, esprimo parere contrario. PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 36.1, presentato dai senatori Balboni e Ciriani. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 36.2, presentato dai senatori Balboni e Ciriani. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 36. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 37. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'esame dell'articolo 38, sul quale sono stati presentati emendamenti che si intendono illustrati e su cui invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi. OSTELLARI, relatore . Signor Presidente, mi rimetto all'Assemblea. SISTO, sottosegretario di Stato per la giustizia . Signor Presidente, esprimo parere contrario. PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 38.1, presentato dai senatori Balboni e Ciriani. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 38.2, presentato dai senatori Balboni e Ciriani. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 38. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Gli emendamenti 38.0.1 e 38.0.2 sono stati ritirati Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 39. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'esame dell'articolo 40, sul quale sono stati presentati emendamenti che si intendono illustrati e su cui invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi. OSTELLARI, relatore . Signor Presidente, mi rimetto all'Assemblea. SISTO, sottosegretario di Stato per la giustizia . Signor Presidente, esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti. PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 40.1, presentato dai senatori Balboni e Ciriani. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 40.2, presentato dai senatori Balboni e Ciriani. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 40.3, presentato dai senatori Balboni e Ciriani. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 40.4, presentato dai senatori Balboni e Ciriani, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 40.5, presentato dai senatori Balboni e Ciriani, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 40.7, presentato dai senatori Balboni e Ciriani. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 40.8, presentato dai senatori Balboni e Ciriani. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 40.9, presentato dai senatori Balboni e Ciriani. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 40.10, presentato dai senatori Balboni e Ciriani. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 40. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 41. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 42. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 43. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Rinvio il seguito della discussione dei disegni di legge in titolo ad altra seduta. Atti e documenti, annunzio PRESIDENTE . Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Ordine del giorno per la seduta di giovedì 16 giugno 2022 PRESIDENTE . Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica domani, giovedì 16 giugno, alle ore 9,30, con il seguente ordine del giorno: ( Vedi ordine del giorno ) La seduta è tolta (ore 19,53) . Pareri espressi dalla 1a e dalla 5a Commissione permanente sul testo del disegno di legge n. 2595 e sui relativi emendamenti La Commissione affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'interno, ordinamento generale dello Stato e della pubblica amministrazione, esaminato il disegno di legge in titolo, nonché i relativi emendamenti, esprime, con riferimento al riparto delle competenze normative fra lo Stato e le Regioni, parere non ostativo. La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge in titolo e acquisita la relazione tecnica aggiornata, di cui all'articolo 17, comma 8, della legge di contabilità e finanza pubblica, positivamente verificata, esprime, per quanto di competenza, parere non ostativo. In merito agli emendamenti, esprime, per quanto di competenza, parere contrario, ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, sulle proposte 1.6, 2.1, 2.6, 2.12, 2.13, 2.14, 2.20, 2.24, 2.32, 2.0.1, 3.18, 3.19, 3.26, 4.5, 4.6, 4.7, 4.8, 4.0.2, 5.5, 5.17, 6.0.2, 7.0.2, 9.0.1, 10.2, 10.3, 10.4, 11.7, 11.8, 11.9, 11.0.6, 13.5, 15.1, 16.4, 18.1, 18.2, 19.1, 19.2, 19.3, 19.4, 19.5, 19.6, 19.7, 20.1, 20.2, 20.3, 20.5, 20.6, 20.7, 20.9, 20.10, 20.11, 20.13, 20.15, 20.16, 21.1, 21.1 (testo 2), 31.3, 31.8, 31.9, 31.10, 31.11, 33.4, 35.1, 40.4 e 40.5. Su tutti i restanti emendamenti, il parere è non ostativo. VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA SEGNALAZIONI RELATIVE ALLE VOTAZIONI EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA Nel corso della seduta sono pervenute al banco della Presidenza le seguenti comunicazioni: DISEGNO DI LEGGE N. 2595: sull'articolo 4, la senatrice Valente avrebbe voluto esprimere un voto favorevole; sull'emendamento 10.4, il senatore Ferrazzi avrebbe voluto esprimere un voto contrario; sull'emendamento 20.1, il senatore Collina avrebbe voluto esprimere un voto contrario. Congedi e missioni Sono in congedo i senatori: Accoto, Alderisi, Auddino, Barachini, Battistoni, Bellanova, Bini, Bongiorno, Bonifazi, Borgonzoni, Bossi Umberto, Catalfo, Cattaneo, Centinaio, Cerno, D'Angelo, Damiani, De Poli, Di Girolamo, Di Marzio, Donno, Endrizzi, Faggi, Ferro, Floridia, Galliani, Gallone, Ghedini, Merlo, Messina Assunta Carmela, Moles, Mollame, Monti, Napolitano, Nisini, Pichetto Fratin, Pinotti, Pisani Giuseppe, Pucciarelli, Quagliariello, Ronzulli, Saccone, Santangelo, Sciascia, Segre, Sileri, Taverna, Turco e Vanin. Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Cucca e Pacifico, per attività di rappresentanza del Senato; Arrigoni, Fazzone, Magorno e Urso, per attività del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica. Sono considerati in missione, ai sensi dell'art. 108, comma 2, primo periodo, del Regolamento, i senatori: Pizzol e Romano. Governo, trasmissione di atti per il parere. Deferimento Il Ministro della difesa, con lettera del 6 giugno 2022, ha trasmesso, per l'acquisizione del parere parlamentare - ai sensi dell'articolo 536, comma 3, lettera b) , del codice dell'ordinamento militare, di cui al decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66 - lo schema di decreto ministeriale di approvazione del programma pluriennale di A/R n. SMD 40/2021, relativo alle capacità Comando e Controllo (C2) Multidominio della Difesa nell'ambito del progetto Defence Information Infrastructure (DII) (n. 395). Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139- bis del Regolamento, lo schema di decreto è stato deferito - in data 14 giugno 2022 - alla 4ª Commissione permanente, che esprimerà il parere entro 40 giorni dall'assegnazione. La 5ª Commissione potrà formulare le proprie osservazioni alla 4ª Commissione in tempo utile rispetto al predetto termine. Il Ministro dell'istruzione, con lettera del 7 giugno 2022, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 1, comma 40, della legge 28 dicembre 1995, n. 549, e dell'articolo 32, comma 2, della legge 28 dicembre 2001, n. 448 - lo schema di decreto ministeriale concernente il riparto dello stanziamento iscritto nel capitolo 1261 dello stato di previsione della spesa del Ministero dell'istruzione per l'anno 2022, relativo a contributi ad enti, istituti, associazioni, fondazioni ed altri organismi (n. 396). Ai sensi delle predette disposizioni e dell'articolo 139- bis del Regolamento, lo schema di decreto è stato deferito - in data 14 giugno 2022 - alla 7ª Commissione permanente, che esprimerà il parere entro 20 giorni dall'assegnazione. Governo, trasmissione di atti e documenti La Presidenza del Consiglio dei ministri, con lettera in data 6 giugno 2022, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 8, comma 3, del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 303, e dell'articolo 13, comma 6, del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 22 novembre 2010, il conto finanziario della Presidenza del Consiglio dei ministri per l'anno 2021. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1 a e alla 5 a Commissione permanente (Atto n. 1198). Il Ministro della giustizia, con lettera in data 10 giugno 2022, ha inviato, ai sensi dell'articolo 7, comma 2, della legge 28 aprile 2014, n. 67, la relazione sullo stato di attuazione delle disposizioni in materia di messa alla prova dell'imputato, relativa all'anno 2021. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 2 a Commissione permanente ( Doc . CCVII, n. 5). Il Ministro della giustizia, con lettera in data 13 giugno 2022, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 19 della legge 30 giugno 2009, n. 85, la relazione - per la parte di sua competenza - sull'attività della banca dati nazionale del DNA e del laboratorio centrale per la medesima banca dati, relativa all'anno 2021. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, primo comma, secondo periodo, del Regolamento, alla 1 a e alla 2 a Commissione permanente ( Doc . CLXI, n. 3). Il Ministro della giustizia, con lettera in data 13 giugno 2022, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 5, comma 3, della legge 22 giugno 2000, n. 193, la relazione sullo svolgimento da parte dei detenuti di attività lavorative o di corsi di formazione professionale per qualifiche richieste da esigenze territoriali, relativa all'anno 2021. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 2 a e alla 11 a Commissione permanente ( Doc. CXCIV, n. 4). Il Ministro della giustizia, con lettera in data 13 giugno 2022, ha inviato, ai sensi dell'articolo 5, comma 1- bis , del decreto legislativo 4 marzo 2010, n. 28, la relazione sugli effetti prodotti e sui risultati conseguiti dall'applicazione dell'istituto della mediazione finalizzata alla conciliazione delle controversie civili e commerciali, riferita al 2021. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 2 a Commissione permanente ( Doc . CCLI, n. 4). Governo, trasmissione di atti e documenti dell'Unione europea di particolare rilevanza ai sensi dell'articolo 6, comma 1, della legge n. 234 del 2012. Deferimento Ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, sono deferiti alle sottoindicate Commissioni permanenti i seguenti documenti dell'Unione europea, trasmessi dal Dipartimento per le politiche europee della Presidenza del Consiglio dei ministri, in base all'articolo 6, comma 1, della legge 24 dicembre 2012, n. 234: - Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni - Interventi a breve termine nei mercati dell'energia e miglioramenti a lungo termine dell'assetto del mercato dell'energia elettrica (COM(2022) 236 definitivo), alla 10 a Commissione permanente e, per il parere, alla 14 a Commissione permanente; - Relazione della Commissione - Belgio, Bulgaria, Cechia, Germania, Estonia, Grecia, Spagna, Francia, Italia, Lettonia, Lituania, Ungheria, Malta, Austria, Polonia, Slovenia, Slovacchia e Finlandia - Relazione preparata a norma dell'articolo 126, paragrafo 3, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (COM(2022) 630 definitivo), alla 5 a Commissione permanente e, per il parere, alla 14 a Commissione permanente; - Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni - Risparmio energetico nell'UE (COM(2022) 240 definitivo), alla 10 a Commissione permanente e, per il parere, alla 13 a e alla 14 a Commissione permanente; - Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio - Verso una pesca più sostenibile nell'UE: situazione attuale e orientamenti per il 2023 (COM(2022) 253 definitivo), alla 9 a Commissione permanente e, per il parere, alla 14 a Commissione permanente; - Proposta di decisione del Consiglio relativa ai contributi finanziari che le parti devono versare al Fondo europeo di sviluppo, compresa la seconda quota per il 2022 (COM(2022) 265 definitivo), alla 5 a Commissione permanente e, per il parere, alla 14 a Commissione permanente; - Proposta di decisione del Consiglio che autorizza la Repubblica di Polonia a ratificare, nell'interesse dell'Unione europea, la modifica della convenzione per la conservazione e la gestione del merluzzo nella zona centrale del Mare di Bering (COM(2022) 263 definitivo), alla 9 a Commissione permanente e, per il parere, alla 14 a Commissione permanente; - Comunicazione congiunta al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle Regioni - Strategia UE di mobilitazione esterna per l'energia in un mondo che cambia (JOIN (2022) 23 definitivo), alla 10 a e alla 13 a Commissione permanente e, per il parere, alla 14 a Commissione permanente; - Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio - Adeguamento tecnico del quadro finanziario pluriennale per il 2023 conformemente all'articolo 4 del regolamento (UE, Euratom) 2020/2093 del Consiglio che stabilisce il quadro finanziario pluriennale per il periodo 2021-2027 (COM(2022) 266 definitivo), alla 5 a Commissione permanente e, per il parere, alla 14 a Commissione permanente; - Comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo - Sesta relazione annuale sullo strumento per i rifugiati in Turchia (COM(2022) 243 definitivo), alla 1 a Commissione permanente e, per il parere, alla 3 a e alla 14 a Commissione permanente; - Comunicazione della Commissione al Consiglio - Informazioni finanziarie sul Fondo europeo di sviluppo - Fondo europeo di sviluppo (FES): esecuzione finanziaria 2021 e previsione 2022 - 2025 (COM(2022) 264 definitivo), alla 5 a Commissione permanente e, per il parere, alla 14 a Commissione permanente. Corte costituzionale, trasmissione di sentenze. Deferimento La Corte costituzionale ha trasmesso, a norma dell'articolo 30, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, la sentenza n. 140 del 26 aprile 2022, depositata il successivo 7 giugno, con la quale dichiara l'illegittimità costituzionale dell'articolo 66, comma 2, del decreto del Presidente della Repubblica 26 aprile 1986, n. 131 (Approvazione del Testo unico delle disposizioni concernenti l'imposta di registro), nella parte in cui non prevede che la disposizione di cui al comma 1 non si applichi al rilascio della copia della sentenza o di altro provvedimento giurisdizionale, i quali debbano essere utilizzati per proporre l'azione di ottemperanza dinanzi al giudice amministrativo. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 139, comma 1, del Regolamento, alla 1 a , alla 2 a e alla 6 a Commissione permanente ( Doc. VII, n. 156). Corte dei conti, trasmissione di documentazione. Deferimento Il Presidente della Sezione centrale di controllo sulla gestione delle Amministrazioni dello Stato della Corte dei conti, con lettera in data 9 giugno 2022, ha inviato, ai sensi dell'articolo 3, comma 6, della legge 14 gennaio 1994, n. 20, la deliberazione n. 12/2022/G - "I processi di formazione del personale delle pubbliche amministrazioni centrali e il ruolo della Scuola nazionale dell'Amministrazione". La predetta deliberazione è deferita, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1 a , alla 5 a e alla 11 a Commissione permanente (Atto n. 1197). Commissione europea, trasmissione di progetti di atti legislativi dell'Unione europea. Deferimento La Commissione europea ha trasmesso, per l'acquisizione del parere motivato previsto dal Protocollo (n. 2) sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità allegato al Trattato sull'Unione europea e al Trattato sul funzionamento dell'Unione europea: in data 10 giugno 2022, la Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (UE) 2021/241 per quanto riguarda l'inserimento di capitoli dedicati al piano REPowerEU nei piani per la ripresa e la resilienza e che modifica il regolamento (UE) 2021/1060 il regolamento (UE)2021/2115, la direttiva 2003/87/CE e la decisione (UE)2015/1814 - (COM(2022) 231 definitivo). Ai sensi dell'articolo 144, commi 1- bis e 6, del Regolamento, l'atto è deferito alla 14 a Commissione permanente ai fini della verifica della conformità al principio di sussidiarietà; il termine di otto settimane previsto dall'articolo 6 del predetto Protocollo decorre dal 10 giugno 2022. L'atto è altresì deferito, per i profili di merito, ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, alla 10 a e alla 13 a Commissione permanente, con il parere della Commissione 14 a . Interrogazioni, apposizione di nuove firme Il senatore De Bertoldi ha aggiunto la propria firma all'interrogazione 3-03344 del senatore Calandrini. Il senatore Morra ha aggiunto la propria firma all'interrogazione 3-03374 della senatrice Corrado ed altri. La senatrice Rauti ha aggiunto la propria firma all'interrogazione 3-03385 della senatrice Drago. Interrogazioni Atto n. 3-03387 DURNWALDER UNTERBERGER Julia STEGER LANIECE Al Ministro della transizione ecologica Premesso che: l'articolo 13- bis del decreto-legge 3 settembre 2019, n. 101, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 novembre 2019, n. 128, ha introdotto modifiche al sistema sanzionatorio e dei controlli in materia di incentivi nel settore elettrico e termico erogati dal Gestore dei servizi energetici (GSE), di cui all'articolo 42 del decreto legislativo 3 marzo 2011, n. 28; il nuovo sistema sanzionatorio prevede che, in deroga alle disposizioni sulla decadenza dagli incentivi e al fine di salvaguardare la produzione di energia da fonti rinnovabili, l'energia termica e il risparmio energetico, conseguente agli interventi di efficientamento degli impianti che al momento dell'accertamento della violazione percepiscono incentivi, il GSE disponga la decurtazione dell'incentivo in misura ricompresa fra il 10 e il 50 per cento, in ragione dell'entità della violazione e che il Ministro dello sviluppo economico, con proprio decreto, definisca la disciplina dei controlli di cui al comma 5, lettera c-bis) , dell'articolo 42; nell'attuale compagine governativa si tratta di una competenza del Ministro della transizione ecologica; considerato che: dal 3 novembre 2019, data di entrata in vigore del nuovo sistema sanzionatorio, ad oggi non è stato ancora emanato il decreto attuativo sulla disciplina dei controlli, nonostante esso sia stato annunciato più volte come di imminente pubblicazione da parte dei rappresentati del Governo che, di volta in volta, sono stati chiamati a rispondere alle diverse interrogazioni parlamentari presentate sul tema; il citato decreto è di fondamentale importanza, in quanto non solo permetterebbe di evitare futuri contenziosi giudiziari, ma anche di ridurre i contenziosi giudiziari attualmente pendenti, consentendo quindi ai produttori, tramite la decurtazione degli incentivi, di continuare comunque con la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo voglia illustrare le ragioni di tale ritardo e se sia a conoscenza dei tempi ulteriormente necessari per l'adozione del decreto attuativo, di cui all'articolo 42, commi 5 e 6, del decreto legislativo 3 marzo 2011, n. 28. Atto n. 3-03388 QUARTO L'ABBATE Patty PAVANELLI Emma PISANI Giuseppe Al Ministro della transizione ecologica Premesso che: l'Italia ha un territorio geologicamente fragile, perché ubicato in un contesto geodinamico molto attivo e complesso. Ciò determina terremoti di grande energia, un vulcanesimo di tipo esplosivo, dissesti idrogeologici, amplificati dal cambiamento climatico in atto, emissioni di gas tossici; questi fenomeni naturali, data la notevole vulnerabilità del costruito e l'intensa antropizzazione del Paese, determinano un rischio molto elevato, che spesso vede soccombere il territorio, con distruzione e vittime; la strategia vincente è la mitigazione, riduzione e prevenzione dei rischi. Ma per far ciò è indispensabile una dettagliata conoscenza geologica del territorio, tra l'altro necessaria anche per la gestione sostenibile delle risorse naturali e delle energie rinnovabili; rilevato che: esiste il progetto CARG, cartografia geologica e geotematica, coordinato dall'ISPRA, per la realizzazione della carta geologica in scala 1:50.000 con relativa banca dati; tale progetto è iniziato alla fine degli anni '80, ed ha subito poi forti ritardi, per un'incomprensibile interruzione ventennale dei relativi fondi; i finanziamenti sono ripresi con la legge di bilancio per il 2020 (legge n. 160 del 2019) e implementati nelle due successive, con una dotazione di 31 milioni di euro fino a tutto il 2022: ciò ha permesso all'ISPRA una vigorosa ripresa, con la stipula di 48 convenzioni con tutte le Regioni, con le università e il CNR, e l'avvio di ben 69 fogli geologici; considerato che: date le strutture di ricerca disponibili, occorrono almeno dieci anni per completare il progetto CARG che, se non sarà finanziato con la prossima legge di bilancio, subirà un intollerabile ritardo, se non il rischio di un deleterio arresto; il 26 aprile 2022 il Senato ha approvato un ordine del giorno (G2 testo 2 al Doc. XXIV, n. 64-A) che impegna il Governo a individuare, nel prossimo disegno di legge di bilancio, i fondi necessari per il completamento del progetto CARG, con relativa cartografia tematica idrogeologica, con l'impegno di spesa, a legislazione vigente, di 20 milioni di euro all'anno, dal 2023 al 2033, si chiede di sapere se e come il Ministro in indirizzo intenda attivarsi per il completamento del progetto CARG. Atto n. 3-03389 CORRADO Margherita ANGRISANI Luisa GRANATO Bianca Laura LANNUTTI Al Ministro della cultura Premesso che: un articolo di "GiornaleNews" dell'11 giugno 2022 ha dato risalto alla notizia dell'annullamento, da parte del Ministero della cultura, di alcuni vincoli gravanti su "metà dell'area oggetto di scavi e ricerche archeologiche" che, in territorio di Maddaloni (Caserta), è interessata sia da opere afferenti all'alta velocità Napoli-Bari, sia da lavori di Autostrade per l'Italia, finanziati con quasi 20 milioni di euro, tesi alla realizzazione di uno svincolo della A30 Caserta-Salerno, quello di "Maddaloni-Interporto" (con relativo casello autostradale, avviato fin nel 2005), per i quali il Comune è ente attuatore, e che, dichiarano, completate entro due settimane le prospezioni ancora in corso, saranno ultimati entro 12 mesi lavorativi (consegna 1° luglio 2023); il cronoprogramma dei lavori, ritenuti strategici per l'area interportuale di Maddaloni e Marcianise, nonché per l'intera provincia di Caserta, aveva subito effettivamente molte modifiche, nell'ultimo biennio, anche a motivo dell'avvicendamento delle ditte incaricate da Autostrade per l'Italia di eseguire le indagini archeologiche prescritte dalla competente Soprintendenza archeologia belle arti e paesaggio, e delle pause a ciò connesse (si veda "Blocco lavori per svincolo autostradale di Maddaloni-Interporto, i sindacati scrivono alle istituzioni" su "casertaweb.com"; "Bloccati lavori per l'autostrada a Maddaloni, vertice in Prefettura" su "edizionecaserta.net"; "Casello autostradale sull'A30. Comune sollecita ripresa lavori dell'area pedaggi" su "GiornaleNews"; "Casello autostradale Maddaloni sull'A30. Il sindaco De Filippo: 'Pretesa e ottenuta la ripresa dei lavori'" su "GiornaleNews"; "Maddaloni, sospesi i lavori per il nuovo svincolo dell'autostrada A30" su "Vivi Campania"); in merito alle emergenze archeologiche, il citato articolo di "GiornaleNews" riferisce alquanto confusamente che: "Resta da completare la ricognizione finale sulle tracce dell'antica chiesa di Santa Fede, delle molte tombe rurali e altre emergenze come tracce di carro e una fornace. Ancora a lavoro archeologi e per l'attività di catalogazione, scavo e rilievi antropologici" (si veda "Casello autostradale Maddaloni-Interporto. Revocati gran parte dei vincoli. Ripartono i lavori a pieno regime"); considerato che: le informazioni raccolte in loco dai cittadini più attenti alla tutela del patrimonio culturale coincidono solo in parte con quanto riferito dalla stampa: le verifiche archeologiche svolte avrebbero portato alla luce una necropoli del V secolo a.C. con tombe a camera e a cassa (alcune completamente affrescate) dotate di corredi funerari; vasti tratti dell'Appia antica, una basilica paleo-cristiana (IV-V sec.) con annessa necropoli, una fornace, tratti di mura urbiche forse appartenenti all'antica città di Calatia e altri resti monumentali; su quanto sopra vige un riserbo comprensibile data la delicatezza delle operazioni in corso, ma così ferreo da suscitare il dubbio, altrettanto legittimo, che l'ufficio di tutela territoriale del Ministero intenda evitare che la comunità possa avanzare pretese in ordine alle decisioni da assumere in materia di tutela conservativa delle emergenze archeologiche, sacrificando gli interessi della collettività a quelli delle grandi società di infrastrutturazione, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia in grado di fare chiarezza in ordine alla natura, alla cronologia e alla rilevanza scientifica di tutti i resti antichi messi in luce nel corso dei lavori e di precisare l'ammontare della spesa affrontata per la loro discoperta; se possa illustrare la ratio delle scelte della Soprintendenza per le province di Caserta e Benevento in ordine alla strategia d'indagine, alla tutela, alla conservazione ed eventualmente alla fruizione degli edifici e dei resti monumentali messi in luce, precisando se e come s'intenda garantire la convivenza nelle vestigia antiche con l'opera nuova prevista senza danneggiare o addirittura sacrificare quei beni culturali appena acquisiti al patrimonio dello Stato. Atto n. 3-03390 SBROLLINI Daniela FARAONE Al Ministro dell'università e della ricerca Premesso che: con l'articolo 13 della direttiva 82/76/CEE del Consiglio, del 26 gennaio 1982, che modifica la direttiva 75/363/CEE del Consiglio, del 16 giugno 1975, concernente il coordinamento delle disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative per le attività di medico, è stato introdotto l'obbligo per gli Stati membri di garantire "un'adeguata rimunerazione" alle formazioni relative alle specializzazioni mediche; gli Stati membri erano tenuti a conformarsi alla direttiva entro e non oltre il 31 dicembre 1982, ma l'Italia l'ha recepita con ben 8 anni di ritardo, attraverso il decreto legislativo n. 257 del 1991; lo Stato italiano dava seguito alla suddetta direttiva con il decreto legislativo n. 257, che riconosceva una borsa di studio ai medici specializzandi solo per gli anni dal 1991 in poi, non prevedendo nulla per gli specializzandi degli anni precedenti; solo nel 1999, con la legge n. 370, il legislatore è intervenuto tenendo in considerazione anche i medici specializzandi degli anni dal 1983 al 1991, concedendo, però, la borsa di studio solo a coloro i quali, essendo in possesso dei requisiti soggettivi richiesti dall'articolo 11, commi 2 e 3 (sostanzialmente aver frequentato un corso di specializzazione per l'intera durata legale del corso di formazione, con impegno di servizio a tempo pieno e con il mancato svolgimento concomitante di qualsiasi attività libero-professionale esterna, o attività lavorativa anche in regime di convenzione o di precarietà con il Servizio sanitario nazionale), avessero anche fatto ricorso al TAR e avessero beneficiato di una positiva sentenza irrevocabile in tal senso; considerato che: sul tema è, di recente, intervenuta la Corte di giustizia dell'Unione europea, che, con sentenza 3 marzo 2022, C-590/20, ha riconosciuto, non solo che l'"adeguata rimunerazione" degli specializzandi decorra dal 1° gennaio 1983, cioè dal primo giorno di mora dell'amministrazione italiana nel recepimento della direttiva 82/76/CEE, ma anche che tale diritto valga altresì per i mesi di specializzazione precedenti al 1° gennaio 1983, ove la specializzazione sia poi continuata dopo tale data, confermando, pertanto, la spettanza della borsa di studio anche per i medici iscritti alla scuola di specializzazione prima del 1982; a questo aspetto, si aggiunge la posizione assunta dalla Commissione europea in occasione dello stesso procedimento, la quale ha affermato che l'articolo 11, comma 1, ultimo periodo, della legge n. 370 del 1999 si pone in contrasto con le norme dei Trattati (in particolare con gli artt. 288 del Trattato di funzionamento dell'Unione europea e 4 par. 3 Trattato dell'Unione europea), in quanto prevede che non si dia luogo al pagamento di interessi e di importi per rivalutazioni monetarie; il requisito richiesto dall'articolo 11 della legge n. 370 del 1999, relativo all'esistenza di un precedente giudizio amministrativo conclusosi favorevolmente, per molti anni ha, di fatto, impedito l'esercizio delle azioni volte al conseguimento del diritto all'adeguata rimunerazione per i medici specializzandi degli anni 1983-1991, che non avessero fatto ricorso e ottenuto sentenza positiva di riconoscimento dello stesso, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti e quali urgenti iniziative intenda adottare al fine di dare piena attuazione alla direttiva 82/76/CEE e dar seguito alle indicazioni della Corte di giustizia dell'Unione europea e della Commissione europea, evitando la possibile infrazione dello Stato italiano rispetto alle decisioni assunte presso le istituzioni europee, e consentendo ai medici specializzandi degli anni 1983-1991 di beneficiare del diritto ad un'adeguata rimunerazione. Atto n. 3-03391 NASTRI CIRIANI Al Ministro della transizione ecologica Premesso che: il conflitto russo-ucraino e la forte dipendenza europea dal gas russo hanno imposto ai Paesi membri dell'Unione europea un sollecito adattamento delle politiche energetiche allo scopo di ridurre la dipendenza dalla Russia; in Italia è in corso una gravissima emergenza legata all'incremento dei costi energetici per le famiglie e per le imprese; la sicurezza e la diversificazione degli approvvigionamenti di gas hanno assunto un'importanza tanto più strategica in relazione alla guerra in Ucraina da indurre il Governo ad avviare interlocuzioni con diversi Stati, al fine di stipulare nuovi accordi volti a ridurre la dipendenza dal gas russo; secondo dati recenti, il fabbisogno di gas naturale dell'Italia è di circa 70 miliardi di metri cubi di gas e di questi solo 4,5, quindi poco meno del 6 per cento, sono estratti in Italia, che pur possiede ricchi giacimenti di metano, il componente principale del gas naturale, il meno inquinante tra i combustibili fossili; le riserve, stando ai numeri ufficiali contenuti nel piano per la transizione energetica sostenibile delle aree idonee (PiTESAI), ammontano a circa 90 miliardi di metri cubi, concentrate principalmente nella pianura Padana, nel mar Adriatico, in Basilicata e in Sicilia, ma sono ferme da anni, non sfruttate, inutilizzate a causa dei limiti e dei divieti derivanti dalla moratoria del blocco a trivellazioni ed estrazione entro le 12 miglia, oltre ai tempi della burocrazia; il riconoscimento del gas naturale come fonte energetica "ponte" verso la transizione ecologica costituirebbe un'opportunità storica per i giacimenti nazionali di gas, che potrebbero essere estratti in tempi sufficientemente brevi, al pari di altri Stati come la Croazia che, in quanto confinante, attinge copiosamente ai nostri medesimi giacimenti; invece, appena due giorni fa, martedì 14 giugno, i parlamentari europei del Partito democratico e del Movimento 5 Stelle si sono opposti alla proposta della Commissione di includere il gas nell'elenco tassonomico delle fonti energetiche finanziabili, votando a favore di un'"opinion" (un'obiezione) che andrà in votazione alla prossima assemblea plenaria del Parlamento europeo; il Ministro in indirizzo ha già riconosciuto che l'attuale situazione di crisi energetica internazionale è particolarmente grave per il nostro Paese a causa delle "scelte sbagliate del passato" per cui "abbiamo deciso che era meglio comprare all'estero il gas invece di utilizzare il nostro" e "abbiamo fatto 'una politica implosiva'" per cui "nel 2000 producevamo 20 miliardi di metri cubi di gas, oggi ne produciamo solo 4,5"; si ritiene necessario rimuovere subito tutte le barriere burocratiche e ideologiche che impediscono l'estrazione di gas naturale dai giacimenti di cui l'Italia è ricca, essendo l'autosufficienza energetica fondamentale anche sul fronte della sicurezza nazionale, non potendosi accettare una dipendenza totale da Paesi esteri, si chiede di sapere quale sia l'opinione del Ministro in indirizzo in merito alla posizione, sostenuta in sede europea anche dai parlamentari rappresentanti di alcuni dei partiti che sostengono la maggioranza del Governo, volta ad escludere l'inserimento del gas tra le fonti energetiche finanziabili e se, comunque, il Governo abbia intenzione d'incrementare la produzione nazionale di gas rinnovando le autorizzazioni per i giacimenti già esplorati e procedendo a nuove esplorazioni, rivedendo i divieti vigenti al fine di ridurre quanto più possibile la dipendenza energetica da Stati stranieri. Atto n. 3-03392 FERRARI MALPEZZI Simona Flavia BITI Caterina TARICCO BOLDRINI Paola Al Ministro della transizione ecologica Premesso che: l'ondata di estremo calore che ha investito l'Italia nell'ultimo mese rappresenta solamente la coda di un'annata meteorologica estremamente complicata per il nostro Paese, e che ha avuto e sta avendo ripercussioni gravi su ambiente e agricoltura, lasciando presagire un ulteriore peggioramento nella stagione estiva alle porte; in particolare, appare gravissima la situazione nel bacino del Po, colpito da una siccità eccezionale nonostante le piogge del mese di maggio 2022, motivata essenzialmente dal susseguirsi di una serie di eventi eccezionali e senza precedenti per complessità e concomitanza di fattori di criticità; da gennaio ad oggi, infatti, un accumulo nevoso ai minimi storici per tutto il periodo, il livello idrometrico dei laghi costantemente prossimo ai minimi e una costante depressione della falda freatica, unito a temperature assai più elevate della media stagionale del periodo, hanno determinato un'emergenza idrica di portata significativa, aggravata nell'ultimo mese dall'ulteriore incremento delle temperature e tale da comportare il rischio di un evento calamitoso di estrema gravità; l'ondata di calore che ha investito il nostro Paese ha disciolto le riserve nevose e le falde si confermano in uno stato di progressiva depressione; le scarse precipitazioni nevose dell'inverno e le alte temperature di maggio hanno compromesso totalmente l'accumulo nevoso, che si è quasi esaurito anche alle quote più elevate; l'accumulo di riserva idrica nei laghi prealpini è al minimo storico: il lago Maggiore, ad esempio, a fronte di una capacità di invaso di 150 centimetri risulta essere a 15 centimetri; le falde in ambito risicolo, bacino fondamentale per tutto il bacino padano dal momento che svolgono una funzione di accumulo e rilascio naturale di quasi un miliardo di metri cubi, faticano a riprendersi, compromettendo quindi l'andamento di riuso della risorsa che rappresenta il 30 per cento della disponibilità irrigua in ambito risicolo; i dati raccolti dai soggetti istituzionali preposti, nonché dalle associazioni ambientaliste e di categoria del settore agricolo e agroalimentare, hanno confermato una situazione eccezionale ed in ulteriore peggioramento: in particolare, i bollettini mensili dell'osservatorio permanente sugli utilizzi idrici nel distretto idrografico del fiume Po, che fornisce, oltre ai dati sulle portate, livelli idrometrici, pioggia e temperature, intrusione salina, accumuli nevosi e accumulo idrico nei laghi e negli invasi montani, anche gli scenari attuali e di tendenza della severità idrica, nonché uno studio specifico sulla genesi della siccità 2022 elaborato da Confagricoltura Pavia, con uno sguardo precipuo sugli effetti della siccità sull'agricoltura dell'area; lo stesso osservatorio permanente sulle crisi idriche, convocato a fine maggio e ancora il 10 giugno dall'Autorità di bacino distrettuale del fiume Po e dal Ministero della transizione ecologica e la cui prossima riunione è prevista per il 21 giugno, ha dichiarato la gravità degli attuali livelli di siccità, definita "la peggior crisi da 70 anni ad oggi", nonostante le precipitazioni di maggio sul bacino del Po che non hanno potuto colmarne l'assenza negli ultimi mesi, anche considerando che l'andamento nel trimestre febbraio-aprile risulta simile all'andamento estivo medio del periodo giugno-agosto, lasciando presagire l'esigenza di affrontare la stagione estiva con strumenti eccezionali; risulta infatti estremamente complesso, nell'attuale situazione, colmare il deficit idrico accumulatosi nell'assenza prolungata di piogge con il conseguente impoverimento della falda acquifera sotterranea, che, sommatasi all'innalzamento delle temperature, ha comportato il mancato accumulo di depositi nevosi e nei laghi; anche il sopraggiungere delle piogge, che sempre più spesso in questi anni si sono manifestate in precipitazioni concentrate in poche ore con effetti distruttivi sul territorio, mette in luce come una delle aree più densamente popolate e area di produzione agricola essenziale per l'economia e la sufficienza agroalimentare del Paese sia minacciata direttamente dagli effetti distruttivi del cambiamento climatico; considerato che: il cambiamento climatico in atto, la particolare gravità di quanto avvenuto nei primi mesi di quest'anno nel distretto del Po e l'evoluzione ultima che ha visto gli indicatori idro-meteo-climatici assimilabili a quelli della stagione estiva, più che a quella primaverile, hanno avuto serie ripercussioni sull'ecosistema, mettendo in serio pericolo l' habitat naturale, e rischiano di compromettere ampie quote di produzione agricola in tutto il bacino padano; in tale situazione, un'ulteriore preoccupazione per il comparto agricolo era data dalla necessità di rendere operativo, anche a ragione degli impegni europei in materia, un sistema di gestione delle acque fondato sul "deflusso ecologico" (il volume d'acqua necessario affinché l'ecosistema continui a prosperare e fornire i servizi necessari) che si innesterà sul "deflusso minimo vitale", introdotto per garantire il razionale utilizzo delle risorse idriche superficiali e profonde salvaguardando le caratteristiche chimico-fisiche del corpo idrico; l'evoluzione della normativa europea si è innestata infatti nel quadro emergenziale descritto, richiedendo strumenti operativi adeguati a garantire l'ecosistema ma non creare criticità eccessive sul comparto agricolo; in tal senso è andato d'altronde il decreto-legge 21 marzo 2022, n. 21, che in sede di conversione ha visto l'introduzione di un nuovo articolo 21- bis che prevede che, per contemperare le esigenze di tutela ambientale e di produzione agroalimentare e garantire la gestione integrata quali-quantitativa e il razionale utilizzo delle risorse idriche, le autorità di bacino distrettuale procedano al completamento delle sperimentazioni sul deflusso ecologico entro il 31 dicembre 2024 e al monitoraggio, alla raccolta dati e alle sperimentazioni connesse, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo stia valutando di proporre l'adozione dello stato di calamità per la siccità che sta colpendo il bacino padano, garantendo altresì lo stanziamento di opportune risorse per fronteggiare la situazione eccezionale e strumenti di attenuazione dei potenziali danni all'ambiente, alle imprese agricole e alla produzione agroalimentare; se, considerata l'emergenza idrica in atto, intenda costituire un tavolo di gestione dell'emergenza anche con finalità di mappatura, nel quale siano rappresentati oltre ai Ministeri direttamente interessati (oltre a quello della transizione ecologica, quelli delle politiche agricole alimentari e forestali e delle infrastrutture e della mobilità sostenibili) anche le plurime esigenze del territorio, dall'Autorità di bacino per il Po, le Regioni, gli enti regolatori laghi prealpini, l'Associazione nazionale della bonifica, le associazioni agricole maggiormente rappresentative, i rappresentanti dei gestori degli invasi idroelettrici alpini; se, nell'ambito delle proprie competenze, stia valutando opportune iniziative al fine di supportare le sperimentazioni previste dall'articolo 21- bis del decreto-legge n. 21 del 2022, convertito dalla legge n. 51 del 2022, nonché di favorire l'adozione di specifiche deroghe sulle concessioni di derivazione d'acqua pubblica, così da consentire, in caso di aumenti di portata nei corsi d'acqua pubblica in conseguenza di piogge, di derivare transitoriamente portate fino alla massima capacità dei corpi idrici derivati, e di adottare protocolli straordinari di rilascio delle portate invasate nei bacini idroelettrici così da attenuare l'assenza di accumulo nevoso; quali urgenti iniziative intenda porre in essere al fine di garantire l'adozione in tempi stretti di ogni necessario provvedimento finalizzato a prevenire ulteriori criticità ed attenuare gli effetti dell'attuale grave stato di siccità. Atto n. 3-03393 LOREFICE Al Ministro dello sviluppo economico Atto n. 3-03394 ARRIGONI BRIZIARELLI BRUZZONE PAZZAGLINI BERGESIO PERGREFFI Simona CAMPARI CORTI RUFA SUDANO Valeria Al Ministro della transizione ecologica Premesso che: con il pacchetto "Fit for 55" formalizzato dalla Commissione europea il 14 luglio 2021, con la finalità di rivedere gran parte della legislazione attualmente vigente in materia di clima ed energia, l'Unione europea si è posta l'ambizioso obiettivo di ridurre le emissioni delle auto di nuova immatricolazione del 55 per cento al 2030 rispetto al 2021 e del 100 per cento al 2035; in occasione dell'informativa presentata in Parlamento in vista della riunione dei Ministri dell'energia e dell'ambiente del G7 di Berlino di maggio 2022, il Ministro in indirizzo ha riferito di un forte impegno dei Paesi G7 per supportare la decarbonizzazione del settore trasporti, quale contributo significativo alla riduzione delle emissioni per mantenere il rialzo della temperatura entro gli 1,5 gradi centigradi; il Ministro ha ribadito la posizione italiana a favore di una veloce decarbonizzazione del settore automobilistico, evidenziando tuttavia la necessità di identificare tempistiche diversificate tra veicoli leggeri e veicoli pesanti, al fine di consentire di avviare una transizione ambiziosa ma giusta, tarata sulle specificità nazionali relativamente allo sviluppo delle necessarie infrastrutture, all'adattamento del sistema produttivo alle nuove tecnologie, all'importanza di puntare anche su altri combustibili sostenibili e tecnologie innovative; tuttavia, relativamente al pacchetto di misure del Fit for 55, il Parlamento europeo nella recente seduta dell'8 giugno 2022 ha approvato il divieto di vendita, a partire dal 2035, di auto a combustione interna, ritenendo tale decisione un contributo prioritario alla riduzione del 55 per cento delle emissioni di anidride carbonica entro il 2030, in vista del raggiungimento della neutralità climatica dell'Unione al 2050 dettata dalla tabella di marcia del green deal europeo; ciò comporterà che nell'immediato futuro sarà consentita la sola vendita delle auto elettriche in Europa, considerate dalla UE una soluzione praticamente esclusiva al trasporto sostenibile dell'Unione, a giudizio degli interroganti dimostrando un approccio ideologico e demagogico alla transizione ecologica; considerato che: la filiera dell' automotive italiano vale il 5,6 per cento del PIL nazionale e impiega oltre 250.000 addetti, rappresentando un'eccellenza sullo scenario mondiale, anche in termini di avanguardia e innovazione tecnologica e quindi di sostenibilità ambientale, ed è evidente che la misura comporterà un'alterazione notevole nel settore e nelle economie dei Paesi; nel percorso verso il full electric dell' automotive , l'Europa è ancora lontana dall'essere indipendente dalle economie extra UE, per quanto concerne la disponibilità di materie prime, la loro capacità di trasformazione e di creazione di tutti i componenti necessari alla costruzione del veicolo, ivi incluse le batterie, con il concreto rischio di incentivare il mercato di componenti e materie prime da Paesi extra UE, quali la Cina, all'avanguardia nel settore elettrico e titolare di gran parte delle concessioni minerarie di minerali critici e terre rare; è evidente altresì la necessità di applicare i principi di life cicle assessment , per valutare gli impatti ambientali di tutto il ciclo di vita dei veicoli adibiti al trasporto su strada, dalla produzione all'utilizzo allo smaltimento nonché del principio di neutralità tecnologica per garantire un approccio realistico e flessibile all'utilizzo e alla promozione delle tecnologie disponibili nel settore dell' automotive , si chiede di sapere quali misure il Ministro in indirizzo intenda mettere in atto a livello nazionale ed europeo per contrastare l'approccio ideologico intrapreso dalla UE per il raggiungimento della neutralità climatica attraverso misure drastiche e utopistiche nel settore dell' automotive elettrico, e per favorire una vera transizione ecologica sostenibile e graduale a garanzia della tenuta del sistema economico del Paese. Atto n. 3-03395 BERNINI Anna Maria GALLONE Maria Alessandra GALLIANI GIAMMANCO Gabriella MALLEGNI MANGIALAVORI RIZZOTTI Maria RONZULLI Licia AIMI ALDERISI Francesca BARACHINI BARBONI BERARDI BINETTI Paola BOCCARDI CALIENDO CALIGIURI Fulvia Michela CANGINI CESARO CRAXI Stefania Gabriella Anastasia DAL MAS DAMIANI DE BONIS DE POLI DE SIANO FAZZONE FERRO FLORIS GASPARRI GHEDINI GIRO MESSINA Alfredo MODENA Fiammetta PAGANO PAPATHEU Urania Giulia Rosina PAROLI PEROSINO SACCONE SCHIFANI SCIASCIA SERAFINI SICLARI STABILE Laura TIRABOSCHI Maria Virginia TOFFANIN Roberta VITALI VONO Gelsomina Al Ministro della transizione ecologica Premesso che: la transizione verso la mobilità elettrica al ritmo previsto dal pacchetto detto "Fit for 55", deciso a livello europeo, renderà difficile gestire la trasformazione del settore auto e della sua forza lavoro senza traumi, prevedendo che i nuovi veicoli messi in commercio, e in particolare le autovetture, dovranno emettere nel 2030 il 55 per cento di anidride carbonica in meno rispetto ai livelli del 2021, mentre nel 2035 il taglio delle emissioni dovrà arrivare al 100 per cento, con la conseguenza che da quella data i produttori potranno immettere sul mercato solamente modelli elettrici o a idrogeno; gli obiettivi di riduzione di anidride carbonica proposti dalla Commissione europea mettono a rischio oltre 500.000 posti di lavoro nel settore dei motori in Europa, mentre in Italia il comparto è costituito da oltre 5.500 imprese e impiega circa 274.000 addetti, pari al 7 per cento della forza lavoro del manifatturiero italiano; inoltre l'elettrificazione della mobilità comporta il rischio di creare dipendenze dalle importazioni di materie prime e batterie prodotte al di fuori della UE senza reciprocità delle regole; occorre prevedere norme più aperte al contributo di tutte le tecnologie e della ricerca per la transizione ecologica dei veicoli, includendo i carburanti alternativi derivati da idrogeno e prodotti con energia elettrica rinnovabile; è necessario correggere l'impegno dell'Europa per la messa a bando entro il 2035 delle auto con motori a combustione interna, con l'obiettivo di conciliare l'ambizione europea sui target ambientali con la salvaguardia della sostenibilità industriale, occupazionale e sociale, tenendo presente che è opportuno lasciare le scelte anche all'economia di mercato, alle imprese e alla contrattazione tra le parti sociali, piuttosto che imporre percorsi troppo rigidi per legge, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo non intenda porre all'attenzione delle istituzioni europee la necessità di un arco temporale più ampio per affrontare il passaggio verso il green deal europeo e orientare le decisioni verso un mix coerente col principio della neutralità tecnologica, che consenta di tutelare la filiera dell' automotive nazionale, promuovendo perciò proposte che consentano una transizione sostenibile anche in termini sociali ed industriali e prevedano target realisticamente raggiungibili per il settore, ponendo pertanto, ove occorra, il proprio veto in sede europea a decisioni in contrasto con questa impostazione; se non intenda individuare percorsi alternativi al raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione e allo sviluppo di politiche in grado di rinnovare la filiera dell' automotive , scongiurando i licenziamenti e impedendo la delocalizzazione di importanti aziende e al contempo implementando processi di ricerca e sviluppo che favoriscano la riconversione degli impianti delle aziende nei settori del powertrain tradizionale ed incentivando contestualmente le realtà dalle forti potenzialità aziendali, che già operano nei settori della guida autonoma, dei motori elettrici, della connettività, delle batterie e del fuel cell e infine rafforzando i consorzi per il ritiro e lo smaltimento delle batterie elettriche delle automobili al termine del ciclo di vita. Atto n. 3-03396 PILLON Al Ministro della giustizia Premesso che: il 13 maggio 2022 è stato presentato il rapporto sulla "vittimizzazione secondaria", in cui si è fatto più volte richiamo all'ordinanza di Cassazione n. 9691/22 del 24 marzo scorso che ha previsto il rinvio in appello del caso che riguarda il signor Apadula, la signora Massaro e suo figlio, cassando l'allontanamento del minore dalla madre dichiarata decaduta dalla responsabilità genitoriale, provvedimento preso dal Tribunale dei minori di Roma dopo 8 anni in cui la signora Massaro non ottemperava ai provvedimenti impedendo la frequentazione del padre al bambino; non si sono citati i passaggi dell'ordinanza in cui si precisava che la bigenitorialità è diritto del minore da attuarsi, che il padre non è mai stato violento come comprovato dalle risultanze istruttorie, che la signora Massaro è invitata caldamente ad un percorso psicologico per accettare il diritto del figlio ad avere due e non uno genitore; nel luglio 2021, mentre era in corso l'esecuzione di un ordine di rintraccio del minore, alcuni parlamentari si sono schierati in favore della signora Massaro, dichiarando che avrebbero fatto tutto quanto in loro potere e forse oltre, facendo addirittura il nome del bambino; nel caso Massaro il pubblico ministero è stato rappresentato in Cassazione dalla dottoressa Francesca Ceroni, che aveva trattato il caso Massaro nella Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio, nonché su ogni forma di violenza di genere, sulla scorta della documentazione proveniente dalla signora Massaro, con gli avvocati della quale, il 25 novembre 2021, aveva inoltre partecipato ad una trasmissione organizzata dall'agenzia di stampa DIRE; il giorno 4 settembre 2021, successivamente alla notifica del ricorso per Cassazione, il dottor Rosario Caiazzo (giudice relatore dell'ordinanza della Corte di cassazione n. 9691/2022) ha partecipato ad un convegno sulla violenza domestica in cui, tra gli altri, era relatrice la dottoressa Maria Serenella Pignotti, consulente tecnico di parte della signora Massaro; la commistione tra la politica e gli stessi magistrati che si sono occupati del caso Apadula-Massaro ha ingenerato nel signor Apadula la netta impressione che gli stessi magistrati avessero aderito pubblicamente a una precisa corrente di pensiero, contrassegnata ideologicamente e politicamente, impressione a giudizio dell'interrogante confermata dai fatti, si chiede di sapere come il Ministro in indirizzo intenda intervenire acché la magistratura appaia sempre indipendente nella valutazione del singolo caso senza dare mai l'impressione di aderire a correnti ideologiche o politiche di qualsiasi natura, se ritenga che, con riferimento ai casi di denunce che si rivelano infondate e strumentali, si debbano prevedere modifiche alla normativa, e come ritenga di intervenire per garantire il superiore interesse del minore a ricevere educazione, cura e accudimento da entrambi i genitori. Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento Atto n. 3-03397 BOCCARDI Al Ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili Premesso che: in relazione alle prossime sfide che la stazione appaltante Rete ferroviaria italiana dovrà affrontare nei prossimi anni, a partire dalla gestione delle risorse del PNRR, da cui dipenderà la credibilità dell'Italia nel prossimo futuro, diventa rilevante porre attenzione sull'efficacia e l'efficienza del processo di affidamento e approvvigionamento delle gare in carico alla stazione stessa per garantire l'impiego rapido e razionale delle risorse; la sicurezza dei passaggi a livello rappresenta un fattore estremamente critico per il sistema ferroviario italiano; a quanto consta all'interrogante, già in ripetute occasioni ANSFISA ha opportunamente sollecitato RFI e le altre società del gruppo Ferrovie a provvedere a porre in essere tutte le misure idonee per la messa in sicurezza dei passaggi a livello, si chiede di sapere: quali iniziative stia ponendo in essere il Ministro in indirizzo relativamente alla messa in sicurezza dei passaggi a livello, all' upgrade tecnologico e all'impiego di idonei sistemi di sicurezza automatici per la rilevazione di ostacoli nell'area dell'attraversamento stradale a passaggio a livello chiuso per il transito dei treni; in particolare, vista la criticità e il potenziale rischio di imprevedibili incidenti sui passaggi a livello, spesso con conseguenze drammatiche, quale sia il motivo per cui una tecnologia innovativa già esistente sia ad oggi impiegata in maniera quasi irrilevante rispetto all'elevato numero di attraversamenti stradali che insistono sulla rete ferroviaria italiana; se tali iniziative siano inquadrate in un approccio di piano "accelerato", coerentemente a quello che RFI sta operando con altri investimenti tecnologici come dimostrato dall'impegno economico previsto dall'implementazione della tecnologia ERTMS. Interrogazioni con richiesta di risposta scritta Atto n. 4-07143 ANGRISANI Luisa GIANNUZZI Silvana LA MURA Virginia SBRANA Rosellina LEZZI Barbara NUGNES Paola ABATE Rosa Silvana MORONESE Vilma LANNUTTI CRUCIOLI GRANATO Bianca Laura Ai Ministri dello sviluppo economico e del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: il 14 luglio 2021 presso il Ministero dello sviluppo economico è stata presieduta dal viceministro Alessandra Todde una riunione per il caso Whirlpool, nella quale l'azienda avrebbe dovuto esprimersi circa l'opportunità di accedere alle 13 settimane di cassa integrazione; in quella data, tuttavia, è stato annunciato dall'azienda l'avvio tempestivo della procedura di licenziamento collettivo, terminato, dopo una lunga trattativa, con una proposta di trasferimento verso lo stabilimento di Cassinetta, in provincia di Varese, o con dimissioni volontarie, con incentivo di 85.000 euro a dipendente; il viceministro Alessandra Todde aveva ribadito, con le organizzazioni sindacali, la disponibilità a considerare alternative per l'industrializzazione del sito di Napoli, evidenziando come le 13 settimane di cassa integrazione avrebbero favorito un percorso già avviato in collaborazione con Invitalia, implementando un piano industriale volto a scongiurare l'impoverimento del territorio e conservando le attività produttive e salvaguardando l'occupazionale. Le organizzazioni sindacali avevano rimarcato come fosse vigente già un precedente accordo (2018), chiedendo alle istituzioni di permetterne il rispetto, in primo luogo con l'investimento nella sede di Napoli; il 5 agosto 2021, dunque, veniva annunciato un progetto di hub della mobilità sostenibile come una proposta industriale in grado di risolvere la vertenza ed evitare i licenziamenti, con una soluzione a cui il Governo, secondo le dichiarazioni del viceministro, stava lavorando già ai tempi in cui era ministro dello sviluppo economico Stefano Patuanelli; il 23 settembre 2021 Invitalia ha fornito una prima illustrazione del progetto di hub della mobilità sostenibile atto alla reindustrializzazione e al rilancio dello stabilimento di Napoli e l'azienda ha annunciato che avrebbe reso disponibili da subito gli asset aziendali presenti sul sito di Napoli; il 28 settembre 2021 Invitalia ha dichiarato di aver avuto interlocuzioni con l'azienda e il costituendo consorzio e che si sarebbe proceduto a stretto giro al sopralluogo tecnico sul sito di Napoli. Il 15 ottobre 2021, in seguito, si è chiesto alla Whirlpool di concedere ulteriori proroghe alla procedura di licenziamento collettivo, atte a definire il progetto di riconversione industriale. L'azienda, tuttavia, si rammaricava che i progetti presentati fossero ancora in una fase abbozzata e non compatibile con le proprie esigenze, ritenendo, quindi, conclusa la procedura di licenziamento collettivo; considerato che: Invitalia ha comunicato che il consorzio si sarebbe costituito entro il 15 dicembre 2021 e, congiuntamente, sarebbe stato pronto anche il piano industriale con riguardo alla continuità occupazionale; i Ministeri dello sviluppo economico e del lavoro e delle politiche sociali, confrontandosi con la Presidenza del Consiglio dei ministri, si erano impegnati ad individuare strumenti idonei per tutelare la continuità occupazionale; il 20 dicembre 2021 sono stati illustrati i punti dell' hub denominato "Sistema hub per la smart mobility", ovvero "hub sostenibile; investimento previsto parte privata circa 200 milioni di euro; cantierabilità del sito di via Argine per fine luglio 2022; assunzioni di tutti i lavoratori entro 18 mesi dalla cantierabilità con 2/3 del bacino entro 12 mesi dalla cantierabilità; mantenimento RAL esistenti"; il Ministero del lavoro aveva anche illustrato la gestione unitaria dell'intero bacino dei lavoratori per i percorsi di formazione e riqualificazione professionale; nel frattempo, le organizzazioni sindacali avevano richiesto, tra l'altro, alle istituzioni e consorzio: l'assorbimento di tutto il bacino; il mantenimento dei trattamenti economici e normativi di provenienza del bacino; la continuità territoriale presso il sito di via Argine; un percorso definito entro il tempo della fruizione degli ammortizzatori sociali; la verifica su coerenza industriale, sostenibilità finanziaria e affidabilità nelle relazioni industriali delle imprese coinvolte tramite contratto di rete; il 23 marzo 2022 è stata confermata la validità del progetto hub mobilità e la presentazione delle aziende e i relativi progetti industriali legati al consorzio: capofila Adler, e a seguire Midsummer, Envision, Garnet Service S.r.l.; la Whirlpool, allo stesso tempo, si è impegnata a vendere a prezzo simbolico l'immobile di via Argine; le organizzazioni sindacali chiedevano unanimemente chiarimenti urgenti rispetto alla disponibilità di Whirpool circa il superamento dei problemi strutturali ed ambientali, e risposte chiare circa la cumulabilità delle indennità di formazione con la NASPI, l'illustrazione di tutti i progetti delle aziende aderenti al consorzio e in quale modo Invitalia potesse rappresentare un soggetto di garanzia verso gli impegni presi; valutato, infine, che ad oggi, dopo il 23 marzo 2022 e nonostante la promessa di ulteriore incontro al 13 aprile 2022 poi rinviato a data da destinarsi, non si hanno ancora certezze sull'attività del consorzio e non è ancora quantificabile la rassicurazione che ci sia l'occupazione per tutti i lavoratori già licenziati (e circa la collocazione di questi ultimi presso il sito di via Argine), al termine di una trattativa che ha visto, durante le consultazioni presso il Ministero dello sviluppo economico, il Ministro del lavoro Andrea Orlando garantire la continuità occupazionale e il ministro Giancarlo Giorgetti affermare che si sarebbe individuato un contenitore unico per risolvere questo problema, si chiede di sapere: che cosa sia emerso dal sopralluogo nel sito di Napoli e, laddove vi siano stati ostacoli e impedimenti, se i Ministri in indirizzo possano chiarirli e possano fornire una data definitiva per la loro risoluzione; se non vi siano ostacoli alla cumulabilità delle indennità di formazione con la NASPI; se sia possibile procedere al più presto all'illustrazione di tutti i progetti delle aziende aderenti al consorzio; quali siano le modalità specifiche attraverso cui Invitalia possa rappresentare un soggetto di garanzia verso gli impegni presi. Atto n. 4-07144 LANNUTTI ANGRISANI Luisa LA MURA Virginia GRANATO Bianca Laura Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: nel 1997, l'INPGI ha avviato il trasferimento del proprio patrimonio immobiliare al fondo "Giovanni Amendola", di proprietà dell'Istituto stesso, che, a sua volta, l'ha dato in gestione a InvestiRe Iimobiliare SGR, una società privata di proprietà della banca Finnat, della famiglia Nattino; la InvestiRe ha predisposto un piano di dismissione che coinvolge complessivamente 650 milioni di euro di patrimonio, per un totale 69 indirizzi, 1.564 abitazioni, 57 negozi e 76 uffici; considerato che, a quanto risulta agli interroganti: la giornalista della RAI, Maria Grazia Mazzola, inviata di punta del TG1, mentre realizzava l'ultimo speciale sull'anniversario della strage di Capaci, si è ritrovata con la casa, di proprietà del fondo dell'INPGI, venduta a sua insaputa dopo 30 anni di affitto. Mazzola aveva esercitato il diritto di prelazione, assistita dall'avvocato Vincenzo Perticaro, e aveva chiesto nelle more una proroga in attesa della visione dei relativi documenti, oltre a voler conoscere le condizioni in alternativa dell'eventuale nuovo contratto di locazione. La giornalista non ha ricevuto alcuna risposta e dopo tre mesi, a metà maggio, ha invece ricevuto una raccomandata dell'INPGI che le comunicata l'avvenuta vendita, il 9 maggio, del suo alloggio; quello di Mazzola non è un caso isolato. Il Sindacato degli inquilini alloggi INPGI (SIAI) ha segnalato negli ultimi 2 mesi decine di casi analoghi. Le varie società immobiliari, che si occupano delle vendite per conto di InvestiRe, in alcuni casi delegherebbero i portieri ad avvisare i giornalisti inquilini INPGI di imminenti visite di ipotetici compratori, soprattutto in zone considerate appetibili; considerato inoltre che: a fine 2020, i rogiti stipulati erano pari a 343,3 milioni di euro, pertanto l'obiettivo iniziale di vendite indicato dall'INPGI insieme a InvestiRe è stato ampiamente disatteso, in quanto sono state fatte vendite per circa la metà dell'importo previsto a fine 2020, che doveva essere di 700 milioni di euro. La previsione era stata poi aggiornata dalla stessa InvestiRe a 650 milioni di euro; stando agli ultimi dati disponibili, gli alloggi messi in vendita sono stati finora 1.564, ovvero i tre quarti del patrimonio, nel corso di cinque tranche (ne erano state varate quattro, ma se n'è aggiunta un'altra a settembre 2018): un fallimento, dunque, soprattutto imputabile ai valori siderali di partenza. Il SIAI aveva infatti proposto di agire partendo dai reali prezzi di mercato, come fotografati dall'osservatorio OMI dell'Agenzia delle entrate, che è la base per tutti gli operatori del settore. INPGI-InvestiRe, invece, ha preferito adottare un sistema, a giudizio degli interroganti, opaco, che di fatto ha portato a valori spesso superiori a quelli di mercato, benché sia previsto per gli inquilini degli immobili in vendita uno sconto del 25 per cento. Inoltre, in questa campagna di dismissione non è stata rispettata la decisione presa dal consiglio di amministrazione il 14 giugno 2016 di non vendere i gioielli del patrimonio, e quindi di attenersi a valori unitari per ogni alloggio comunque non superiori ai 500.000 euro, e di non cedere immobili su cui l'INPGI avesse investito forti risorse per ristrutturazioni ed "efficientamento energetico". Condizioni del tutto ignorate. Due esempi su tutti: per via Sanzeno a Roma, una traversa di via Cortina d'Ampezzo, si è partiti dal prezzo folle di 4.900 euro a metro quadro. La vendita è proseguita nonostante ci fosse una sola proposta d'acquisto su 30 alloggi. Questi valori hanno determinato il fallimento di tutte le cessioni nelle aree limitrofe (via Misurina, via Courmayeur, eccetera), con una perdita di molti milioni di euro e con il persistente paradosso di non poter dare in affitto gli alloggi vuoti, perché appartenenti al patrimonio in dismissione. Il secondo caso riguarda un gioiello, via Novelli a Parioli-piazzale delle Muse. Non ne era prevista la vendita, perché l'immobile era stato appena valorizzato con un cappotto termico e altri interventi per un costo per l'Istituto superiore al milione di euro. Ebbene, è stato inserito nella quarta tranche di vendite; considerato infine che l'esercizio di prelazione per l'acquisto dell'immobile condotto o abitato, nel pieno delle trattive precontrattuali, viene sempre più spesso disatteso se non ostacolato dall'INPGI, come è successo per la giornalista Maria Grazia Mazzola, e nonostante l'ente sia stato già condannato in diverse occasioni all'ostensione della documentazione afferente agli immobili ricompresi nel programma di dismissione patrimoniale (si veda TAR Lazio, Roma, n. 1179372019, Consiglio di Stato, sezione III, n. 4771/2020), si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto esposto e se intenda intervenire, per quanto di competenza, vista la condotta lesiva dei diritti e degli interessi dei reali soggetti che dovrebbero beneficiare degli alloggi dell'ente, e cioè i giornalisti, e soprattutto in vista del passaggio previsto il 31 luglio 2022 dell'INPGI all'INPS. Atto n. 4-07145 LANNUTTI ANGRISANI Luisa Al Ministro della giustizia Premesso che: il 12 maggio 2022 la Procura di Torino ha emesso 11 misure cautelari (tre in carcere, quattro agli arresti domiciliari e altrettanti con obblighi di firma) nei confronti di partecipanti al corteo studentesco svoltosi a Torino il 18 febbraio 2022 nell'ambito della mobilitazione nazionale studentesca contro l'alternanza scuola-lavoro e di commemorazione per i giovani Lorenzo e Giuseppe che hanno perso la vita mentre erano impegnati nei PCTO (ex alternanza scuola-lavoro), il primo schiacciato da una trave d'acciaio in una fabbrica siderurgica e il secondo a seguito di un incidente stradale, mentre si trovava sul furgoncino della ditta; tra gennaio e febbraio 2022 si sono svolte numerose manifestazioni studentesche in molte città contro i PCTO introdotti con la "Buona scuola" (legge n. 107 del 2015) e in particolare a Torino, Milano, Napoli le forze dell'ordine si sono scontrate con i manifestanti e a seguito delle cariche della Polizia sono rimasti feriti diversi studenti; la dura e sproporzionata reazione delle forze dell'ordine contro gli studenti alle manifestazioni del 23 e del 28 gennaio 2022 è stata fortemente criticata. Lo stesso Ministro dell'interno nei giorni successivi giudicò "incresciose" le manganellate agli studenti e dichiarò che le immagini disponibili erano a disposizione della magistratura affinché fosse nelle piene condizioni di accertare la dinamica dei fatti e le responsabilità, anche quelle eventuali della Polizia; durante la successiva manifestazione del 18 febbraio 2022 a Torino si sono nuovamente verificate tra manifestanti e forze dell'ordine delle tensioni davanti alla sede dell'Unione industriale. Agli studenti raggiunti dalle undici misure cautelari vendono contestati dei reati riferibili a quei disordini; considerato che: le persone raggiunte dal provvedimento di custodia cautelare si trovano private della loro libertà, alcune addirittura in carcere da settimane, per fatti accaduti 3 mesi fa; il 27 maggio 2022, il Tribunale del riesame ha riformato l'ordinanza, disponendo l'obbligo di firma quotidiana per tre su quattro studenti prima ai domiciliari, diminuendo la frequenza dell'obbligo di presentazione per altri tre su quattro già sottoposti all'obbligo di firma, ha disposto la carcerazione preventiva per una delle persone indagate, dell'età di 20 anni, e ha disposto gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico e divieto di comunicazione e visite per altri due studenti, Emiliano e Jacopo, inizialmente sottoposti a carcerazione preventiva; pur rispettando l' iter giudiziario e il lavoro della magistratura, che stabilirà eventuali responsabilità individuali, l'applicazione di tali misure cautelari, per di più a mesi di distanza, risulta all'interrogante totalmente sproporzionata, considerando anche che le persone colpite sono molto giovani e incensurate; ciò che è accaduto, e continua ad accadere ai danni degli studenti e delle studentesse che hanno deciso legittimamente di manifestare per la tragica e violenta morte di loro coetanei e per chiedere di fermare i PCTO, desta molta preoccupazione a causa dell'atteggiamento assunto sia dalle forze dell'ordine durante le manifestazioni di piazza, per i cui comportamenti non risulta peraltro avviato alcun procedimento disciplinare, sia da parte della magistratura che, come a Torino, ha fatto ricorso a provvedimenti di custodia cautelare apparentemente non necessari; gli importanti temi posti dal movimento studentesco vanno ascoltati e raccolti dalle istituzioni, non silenziati e repressi facendo apparire tali mobilitazioni come provenienti da piccole frange violente e non rappresentative, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti e se non intenda promuovere, per quanto di competenza e nei limiti dell'autonomia e dell'indipendenza della magistratura, alla luce dei fatti richiamati, la più ampia riflessione sull'istituto della custodia cautelare e sui connessi aspetti applicativi, anche al fine dell'eventuale adozione di iniziative normative al riguardo, considerando peraltro, nel caso specifico, che un tale utilizzo delle misure cautelari appare all'interrogante potenzialmente lesivo dei diritti degli indagati e l'auspicio è quello che il ricorso a tali misure venga ridotto soltanto a casi e a periodi temporali in cui la stessa appaia davvero indispensabile. Atto n. 4-07146 GIARRUSSO PARAGONE DE VECCHIS MARTELLI Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: Covisian-Almaviva, società di call center dell'ex compagnia di bandiera Alitalia, è attualmente interessata da una vertenza che riguarda 543 operatori palermitani a rischio di licenziamento; stando a quanto riferito agli interroganti, a ottobre 2021, ITA Airways, attuale compagnia di bandiera a totale partecipazione statale, ha siglato un accordo commerciale per la gestione del servizio clienti con l'aggiudicatrice Covisian, presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, garante dell'operazione resa possibile grazie all'applicazione della clausola sociale, con la relativa rinuncia del 30 per cento dello stipendio da parte dei lavoratori; stando a quanto risulta agli interroganti, l'accordo sarebbe inspiegabilmente saltato ad aprile 2022, con conseguente apertura della procedura di licenziamento con la quale si comunicava ai 221 lavoratori precedentemente assunti in Covisian che dal successivo 1° maggio sarebbero stati definitivamente licenziati entro poche settimane e che i restanti 308 lavoratori di Almaviva, ancora in cassa integrazione a zero ore, non sarebbero stati più assorbiti e, anzi, il 31 maggio sarebbe stata avviata anche per loro la procedura di licenziamento; il 9 giugno, al tavolo convocato presso il Ministero fra le parti sociali, sembrerebbe che ITA si sia resa disponibile ad assumere 100 lavoratori entro il 2022 e ulteriori 100 entro il 2023, secondo specifiche condizioni contrattuali, e altrettanto avrebbe fatto Covisian che potrebbe assumerne 136 entro l'anno in corso e 186 entro il prossimo mentre Almaviva garantirebbe il mantenimento del posto di lavoro e la cassa integrazione per i lavoratori durante il processo; stando a quanto riferito agli interroganti, però, c'è il rischio concreto che le proposte avanzate da ITA e Covisian non garantiscano la continuità occupazionale di tutti i lavoratori attuali e infatti non sarebbe stata ancora assicurata una soluzione per salvaguardare tutte le persone coinvolte, si chiede di sapere: se e in che modo il Ministro in indirizzo intenda vigilare e assicurare continuità lavorativa a tutti gli oltre 500 lavoratori coinvolti e condizioni contrattuali eque, in linea con i contratti collettivi nazionali del lavoro; in che tempi ritenga che le parti interessate possano giungere a un accordo definitivo. Atto n. 4-07147 TRENTACOSTE GAUDIANO Felicia PUGLIA RUSSO Loredana L'ABBATE Patty PAVANELLI Emma DONNO Daniela LOREFICE Al Ministro della transizione ecologica Premesso che: in data 30 marzo 2022, è stato pubblicato sul sito internet del Ministero della transizione ecologica l'avviso pubblico "per la presentazione di proposte di intervento di forestazione urbana, periurbana ed extraurbana nelle Città metropolitane da finanziare nell'ambito del PNRR-Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, Misura 2 - Componente 4 - Investimento 3.1 'Tutela e valorizzazione del verde urbano ed extraurbano'"; l'avviso prevede a parere degli interroganti un'arbitraria esclusione degli iscritti nell'albo professionale degli agrotecnici e degli agrotecnici laureati competenti nelle attività oggetto di incarico, nonostante lo stesso avviso all'art. 9, comma 3, reciti che "I progetti devono essere timbrati e firmati da un tecnico iscritto all'albo dei dottori agronomi e forestali", pertanto con l'effetto di determinare un'infondata riserva di attività in capo ai predetti soggetti; in data 5 aprile, ravvisata tale "esclusione", il collegio nazionale degli agrotecnici e degli agrotecnici laureati ha provveduto a inviare al Ministero una nota con la quale si chiedeva la possibilità di incontrare i rappresentanti del Ministero stesso per individuare una soluzione condivisa relativamente alla problematica; considerato che: fra le competenze professionali tipiche degli agrotecnici e agrotecnici laureati espressamente previste ai sensi dell'art. 11, comma 1, della legge 6 giugno 1986, n. 251, si riscontrano, fra l'altro, le seguenti: "l'assistenza tecnica per i programmi e gli interventi fitosanitari e di lotta integrata"; "la direzione e manutenzione di parchi e la progettazione, direzione e manutenzione di giardini, anche localizzati, gli uni e gli altri, in aree urbane"; il 19 maggio, il Tribunale amministrativo regionale per il Lazio ha pronunciato il decreto n. 03186/2022, su ricorso proposto dal collegio nazionale, contro il Ministero della transizione ecologica (non costituito in giudizio) per l'annullamento, previa sospensione dell'efficacia, del suddetto avviso pubblico; considerato, infine, che tale esclusione, oltre a penalizzare ingiustamente, a parere degli interroganti, un ordine professionale che possiede le giuste competenze per le azioni richieste dall'avviso del Ministero, compromette, attraverso la sospensiva decisa dal TAR del Lazio, gli obiettivi del PNRR, rallentando l' iter amministrativo e progettuale connesso al bando, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti; se intenda adottare le opportune iniziative affinché sia fatta chiarezza sulla vicenda, nonché ristabilito l'accesso al bando per l'ordine nazionale degli agrotecnici e degli agrotecnici laureati. Atto n. 4-07148 DESSÌ PETROCELLI Al Ministro dell'interno Premesso che: in data 13 giugno 2022, davanti alla sede dell'ambasciata cubana a Roma, alcuni manifestanti hanno insultato violentemente le autorità cubane, nonostante la presenza dei militari dell'Esercito italiano posti alla sicurezza dell'edificio; la registrazione della manifestazione avveniva sui profili sui social network dei manifestanti. A quanto risulta agli interroganti sarebbero stati allertati dalla sede diplomatica cubana: il capitano N.B., responsabile del posto di guardia dell'Esercito dinanzi all'ambasciata; il comandante dei Carabinieri S.L.D.; il funzionario di pubblica sicurezza M.L. e il dottor G.P. del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale. A loro sarebbe stato manifestato un invito urgente all'azione per garantire la sicurezza della sede, del personale diplomatico e dei visitatori; risulta agli interroganti che sarebbero intervenute due pattuglie di polizia, che non avrebbero interrotto la manifestazione non autorizzata, definendola "estemporanea"; considerato che l'attuale fase conflittuale geopolitica, che vede l'Italia particolarmente esposta anche dal punto di visto bellico, dovrebbe consigliare una maggiore attenzione alla protezione di tutte le sedi diplomatiche internazionali, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti descritti e quali misure intenda adottare per evitare il ripetersi di simili episodi di tensioni che danneggiano l'immagine dell'Italia a livello internazionale. Interrogazioni, da svolgere in Commissione A norma dell'articolo 147 del Regolamento, le seguenti interrogazioni saranno svolte presso le Commissioni permanenti: 2ª Commissione permanente (Giustizia): 3-03396 del senatore Pillon, su un noto caso di affidamento di minore; 10ª Commissione permanente (Industria, commercio, turismo): 3-03393 del senatore Lorefice, sull'area di crisi industriale complessa di Gela (Caltanissetta). Interrogazioni, ritiro È stata ritirata l'interrogazione 3-03326 della senatrice Lunesu.