Document Type: ddlpres
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Disposizioni in materia di riduzione della spesa pensionistica. Onorevoli Senatori. -- Per garantire il successo dei programmi di risanamento dell'economia e per stimolare la crescita e la competitività, il Governo Monti, nella scorsa legislatura, avviò, con il decreto-legge Salva Italia, la revisione della spesa pubblica. Il processo di revisione della spesa comunemente denominato, sulla base di analoghe esperienze internazionali, « spending review » è stato infatti uno dei pilastri dell'attività del precedente Governo. Attraverso l'utilizzo di una metodologia sistematica si è tentato di migliorare il processo di decisione e di allocazione delle risorse e la performance delle amministrazioni pubbliche in termini di economicità, qualità ed efficienza dei servizi offerti ai cittadini. Nella relazione al decreto Salva Italia si leggeva: « ... riformare la spesa pubblica non è una missione impossibile considerato che nella gestione della spesa pubblica ci sono ampi margini di risparmi e razionalizzazione. Ci sono sprechi nella produzione dei servizi quando una macchina costosa e ad alto potenziale viene sistematicamente sottoutilizzata o quando si acquistano fattori produttivi pagando prezzi superiori al mercato .... ». La spending review , quindi, avrebbe dovuto eliminare sprechi e inefficienze, garantire il controllo dei conti pubblici, liberare risorse da utilizzare per interventi di sviluppo, ridare efficienza al settore pubblico. Eppure, nonostante i continui richiami al contenimento dei costi in generale nonché dei costi degli apparati burocratici, non si è pensato di ridurre sul fronte delle cosiddette «pensioni d'oro». L'editorialista Mario Giordano, nel 2011, ha scritto un libro dal titolo «Sanguisughe», nel quale parla di «pensioni d'oro che ci prosciugano le tasche» riconosciute a giovani di 29 anni, a chi ha lavorato solo un giorno o non ha pagato i dovuti contributi, a personaggi, più o meno famosi, che intascano contemporaneamente pensioni e stipendi, a mafiosi, falsi invalidi e imbroglioni. C'è perfino chi ne cumula due o tre. Una «casta» di pensionati che gode di privilegi, benché la crisi faccia registrare un aumento notevole della disoccupazione giovanile, suicidi, inviti a sopportare gli attuali sacrifici, «necessari», dicono, «per salvare l'Italia» e per accondiscendere all'Unione europea che chiede di allungare l'età pensionabile. Fa rabbia sapere che ci sono pensionati che ricevono dall'Inps più di 100.000 euro lordi al mese e non si è mai stabilito un tetto al loro vitalizio. Per non elencare altro, basta dire che c'è di tutto e di più, nel libro di Mario Giordano che, non a caso, lo inizia scrivendo: «Quando uno Stato si accanisce su una pensione minima di 402 euro (che è già una miseria) e la riduce a 0.78 centesimi (che è appunto un insulto), mentre lascia inalterati i vitalizi, l'insindacabile diritto al cumulo o gli assegni regalati a qualche burocrate d'oro, ebbene, noi non possiamo far finta di niente». Attraverso la lettura di questo libro possiamo conoscere il labirinto degli inganni e degli abusi dei pensionati d'oro che vivono lussuosamente sulle spalle dei contribuenti, aggravando così l'enorme debito pubblico. Una vergogna di cui si parla poco, alla quale il Governo, tecnico o politico che sia, deve mettere un freno. Se non abolendo i precedenti privilegi, almeno bloccandoli in futuro. Il presente disegno di legge riprende un emendamento sul tetto alle «pensioni d'oro» per i manager pubblici presentato dall'onorevole Crosetto alla Camera dei deputati, nella scorsa legislatura, sul quale il Governo diede parere negativo, ma si impegnò ad esaminare il tema nell'ambito dell'esame del «decreto sviluppo». Purtroppo, però, non si è avuto più alcun riscontro in merito. L'articolo unico del disegno di legge prevede che le pensioni erogate in base al sistema retributivo, non possono superare i 6.000 euro netti mensili. Sono fatte salve le pensioni e i vitalizi corrisposti esclusivamente in base al sistema contributivo. Se la pensione è cumulata con altri trattamenti pensionistici erogati da gestioni previdenziali pubbliche in base al sistema retributivo, l'ammontare onnicomprensivo non può superare i 10.000 euro netti mensili.. Art. 1. 1. Le pensioni ovvero i vitalizi erogati da gestioni previdenziali pubbliche in base al sistema retributivo, non possono superare i 6.000 euro netti mensili. Sono fatte salve le pensioni e i vitalizi corrisposti esclusivamente in base al sistema contributivo. 2. Qualora il trattamento di cui al comma 1 sia cumulato con altri trattamenti pensionistici erogati da gestioni previdenziali pubbliche in base al sistema retributivo, l'ammontare onnicomprensivo non può superare i 10.000 euro netti mensili.