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SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Assemblea 206 Presidenza del presidente ALBERTI CASELLATI N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Forza Italia Berlusconi Presidente-UDC: FIBP-UDC; Fratelli d'Italia: FdI; Italia Viva-P.S.I.: IV-PSI; Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione: L-SP-PSd'Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP-PATT, UV): Aut (SVP-PATT, UV); Misto: Misto; Misto-Liberi e Uguali: Misto-LeU; Misto-MAIE: Misto-MAIE; Misto-Più Europa con Emma Bonino: Misto-PEcEB. Presidenza del presidente ALBERTI CASELLATI PRESIDENTE . La seduta è aperta (ore 9,34). Si dia lettura del processo verbale. NISINI, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del giorno precedente. PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato. Comunicazioni della Presidenza PRESIDENTE . L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Disegni di legge, annunzio di presentazione PRESIDENTE . Comunico che in data 8 aprile 2020 è stato presentato il seguente disegno di legge: dal Presidente del Consiglio dei ministri, dal Ministro dell'istruzione e dal Ministro dell'università e della ricerca «Conversione in legge del decreto-legge 8 aprile 2020, n. 22, recante misure urgenti sulla regolare conclusione e l'ordinato avvio dell'anno scolastico e sullo svolgimento degli esami di Stato» (1774). Sulla scomparsa di Antonino Caruso PRESIDENTE . (Il Presidente e l'Assemblea si levano in piedi). Senatori, desidero esprimere sentimenti di vicinanza e di commossa partecipazione al dolore dei familiari e degli amici del senatore Antonino Caruso, prematuramente scomparso il 2 aprile scorso. Avvocato, fine giurista, uomo di grande senso civico e saldi valori morali, Antonino Caruso è stato un importante protagonista delle istituzioni e della vita politica italiana. Eletto la prima volta al Senato nel 1996, ha sempre vissuto il suo mandato parlamentare con passione, competenza e instancabile impegno, al servizio dei cittadini. Nel corso della sua lunga attività parlamentare protrattasi per ben quattro legislature, il senatore Antonino Caruso è stato promotore e relatore di importanti disegni di legge. Ricordo, in particolare, i tanti provvedimenti in materia di tutela dei minori, contro la pedofilia, lo sfruttamento delle donne e la riduzione in schiavitù; leggi fondamentali nell'interesse di chi è più fragile e più bisognoso di protezione, che il Parlamento ha adottato con larghe maggioranze, anche grazie all'iniziativa, alla capacità di mediazione e alla dedizione del senatore Antonino Caruso. Fondamentale è stato il suo contributo nell'attività della Commissione giustizia, di cui è stato Presidente durante la XIV legislatura, ottenendo l'apprezzamento e la stima di tutti i Gruppi parlamentari, così come del personale del Senato della Repubblica per le sue non comuni doti umane e professionali. La sua scomparsa lascia un grande vuoto nel mondo della politica, lascia un grande vuoto nel nostro animo. Con lui abbiamo condiviso momenti significativi del nostro percorso istituzionale. Ci mancheranno la sua sensibilità, il suo profondo rispetto per l'interlocutore, la capacità di valorizzarne sempre il contributo, guardando all'interesse generale più che a quello particolare. Ideali solidi, radicati, che hanno fatto di Antonino Caruso un esempio di coerenza, di rigore e profonda umanità. In ricordo del senatore Antonino Caruso invito pertanto l'Assemblea a osservare un minuto di silenzio. (L'Assemblea osserva un minuto di silenzio ). ( Applausi). GASPARRI (FIBP-UDC) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GASPARRI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, desidero unirmi alle sue parole di ricordo del senatore Caruso. Non mi è sfuggita la commozione con cui l'ha voluto ricordare. Molti colleghi non hanno avuto la possibilità e la fortuna di conoscere Antonio Caruso, la cui attività parlamentare dal 1996 al 2013 si è svolta, intensa, qui al Senato della Repubblica. Credo che i toni commossi del suo intervento derivino anche dalla comune esperienza che lei certamente ha avuto nella Commissione giustizia con il senatore Antonino Caruso, che l'ha presieduta. Ricordo che tutto il corso della sua vita e il suo percorso politico sono stati intrecciati in decine di occasioni con il senatore Caruso. Nella legislatura dal 2008 al 2013 è stato Capogruppo del PdL, in una legislatura molto impegnativa e direi a tratti tumultuosa, dove anche i temi della giustizia spesso hanno creato spaccature e faticose ricerche di convergenze. Il senatore Caruso, come il presidente Alberti Casellati ha ricordato, è stato in tante occasioni capace di sintesi, di soluzioni, di ricerca di norme che potessero, anche su temi spesso oggetto di confronto aspro e duro, trovare un momento di sintesi. Si è occupato di tante materie, non soltanto di quelle di rilevanza penale che spesso hanno riempito le cronache e anche l'attività del Senato e del Parlamento, ma anche, come è stato ricordato, di tante ratifiche di convenzioni internazionali, dei diritti dei minori, dei diritti delle donne. Potremmo dire che il senatore Caruso è stato un cultore del diritto e un cultore dei diritti, perché si è occupato di mille questioni sempre con una grande capacità di conoscitore del diritto. Non amava calcare il proscenio della politica in senso stretto, ma nelle materie di sua competenza è stato un grande punto di riferimento. Ricordo anche il contributo politico che diede quando, nelle fasi di costruzione di soggetti politici, da Alleanza Nazionale al PdL e in altre fasi, al senatore Caruso tradizionalmente veniva affidato il compito di definire le regole, gli statuti, che sono un elemento importante della vita politica. Se ne parla poco perché nell'organizzazione della politica spesso prevalgono gli aspetti operativi, gli aspetti esteriori e le regole che ci diamo non sempre e non ovunque sono puntualmente rispettate. Antonio Caruso anche in quel campo della politica ha sempre riversato la sua competenza, la sua conoscenza, la sua capacità di aiutare a definire le regole della convivenza democratica nelle organizzazioni politiche. La sua attività, quindi, forse meritava maggiormente i riflettori del proscenio, ma si è svolta con grande competenza, con grande saggezza e con il rispetto unanime di tutti. È morto in questi giorni per cause diverse da quelle dominanti; ha avuto una vita travagliata sotto il profilo della salute: il suo cuore gli aveva causato infortuni ed operazioni ricorrenti, che spesso si erano sovrapposte alla sua attività parlamentare che, appena poteva, riprendeva con grande dedizione e con grande serietà, affrontando le fatiche e le difficoltà che purtroppo ne hanno interrotto il percorso terreno a sessantanove anni. Lo vogliamo ricordare come amico personale, come parlamentare che ha onorato i Gruppi dei quali ha fatto parte e il Senato della Repubblica e per unirci alle parole del presidente Alberti Casellati per rinnovare il cordoglio alla moglie Paola e alle figlie. Antonio Caruso ha onorato il Senato, ha onorato la Repubblica italiana. (Applausi) . LA RUSSA (FdI) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LA RUSSA (FdI) . Signor Presidente, normalmente, quando si commemora un collega, il Gruppo di appartenenza si fa carico di avanzare al Presidente del Senato una richiesta in tal senso. Non è un caso che in questa occasione sia stato il Presidente, prima ancora che noi formulassimo la nostra richiesta, a chiamare noi per comunicarci la decisione di voler approfittare della prima seduta possibile per commemorare personalmente Antonino Caruso. Antonino, per chi non l'ha conosciuto, cioè la stragrande maggioranza di voi, era in qualche modo il mio opposto. Eppure, fin da ragazzi, quindi molto prima che lui facesse politica, eravamo fratelli, nati nello stesso paese, o meglio, per la verità lui era nato a Milano ma suo padre - che era magistrato di Cassazione - è stato compagno di università e amico inseparabile di mio padre. Io sono stato amico inseparabile di Antonio. Insieme abbiamo cominciato a fare gli avvocati, lui civilista e io penalista; insieme prendevamo una decina di caffè al giorno nel tribunale di Milano; insieme abbiamo avuto le prime fidanzate, le amiche e gli amici; insieme abbiamo fondato Radio University, insieme ad Amina, la moglie di Maurizio Gasparri; insieme abbiamo dato vita a Fratelli d'Italia e Antonio Caruso lo fece da senatore uscente, perché l'esiguo primo risultato di Fratelli d'Italia non consentì la rielezione di tutti i senatori che gli avevano dato vita. Egli fu uno dei fondatori di Fratelli d'Italia, ma tutto ciò appartiene alla mia personale storia che si intreccia, come avranno capito coloro che mi hanno ascoltato, in maniera indissolubile con quella di Antonio, Antonino all'anagrafe. In realtà, Caruso, al Senato, ha dimostrato che un uomo di destra, un uomo profondamente di destra, può benissimo essere apprezzato da tutto l'Emiciclo, può benissimo essere protagonista nell'affrontare temi quali la violenza sulle donne, la pedofilia, il divorzio breve e quant'altro che solitamente, nell'immaginario collettivo, sono più appannaggio di altre parti politiche, anche se non si può dire che non lo siano anche della destra. Antonio era soprattutto un giurista, che non a caso ha trovato la sintonia in questo ramo del Parlamento con il presidente Casellati; ma anche con Pera, suo grande amico, che è stato presidente del Senato, e con tutti i colleghi della Commissione giustizia che ha presieduto. Antonio era anche un padre affettuoso. Ludovica, Lulù, la figlia, è all'ottavo mese di gravidanza e tra un mese, un mese e mezzo nascerà una nipotina che non avrà la possibilità di vedere. A Ludovica e Paola, la moglie, va il mio e il nostro pensiero commosso, perché Antonio - si dice sempre così, ma è veramente sentito in chi l'ha conosciuto - rimane vivo ed è qui con noi. Mi auguro che non solo chi siede tra i banchi della destra o in quelli di Forza Italia, che è il prosieguo del Popolo della Libertà di cui anche è stato senatore, (prima insieme ad Alleanza Nazionale e dopo nel PdL) ma chi abbia avuto modo di conoscerlo come è capitato a noi che più da vicino lo abbiamo avuto come amico, non lo dimenticherà. Ciao Antonio. Grazie Antonio. (Applausi) . Seguito della discussione del disegno di legge: Doc 1766 Conversione in legge del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, recante misure di potenziamento del Servizio sanitario nazionale e di sostegno economico per famiglie, lavoratori e imprese connesse all'emergenza epidemiologica da COVID-19 (Relazione orale) Discussione e approvazione della questione di fiducia Approvazione, con modificazioni, con il seguente titolo: Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, recante misure di potenziamento del Servizio sanitario nazionale e di sostegno economico per famiglie, lavoratori e imprese connesse all'emergenza epidemiologica da COVID-19 PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge n. 1766. Ricordo che nella seduta di ieri il relatore ha svolto la relazione orale e hanno avuto luogo la discussione generale e le repliche del relatore e del rappresentante del Governo. Ha chiesto di intervenire il ministro per i rapporti con il Parlamento, onorevole D'Incà. Ne ha facoltà. D'INCA', ministro per i rapporti con il Parlamento . Signor Presidente, intervengo per informare che in questo momento vi è un ritardo nella fase di bollinatura alla Ragioneria generale dello Stato. Quindi, chiederei una sospensione dei lavori fino alle ore 11,30. ROMEO (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ROMEO (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, signor Ministro, colleghi, la proposta del Gruppo della Lega, alla luce dell'annuncio che ha fatto adesso il Ministro, visto che ci sono tantissimi senatori che devono rientrare a casa e sappiamo che il trasporto, sia in aereo che con altri mezzi, in questo momento è un po' difficoltoso (e ne conosciamo tutti le ragioni), se il testo del maxiemendamento sostanzialmente ricalcasse le decisioni prese in Commissione (questo però naturalmente ce lo deve confermare lei, signor Ministro) e non ci sono cambiamenti, anche di sostanza, si potrebbe proseguire rispetto al calendario - mi rivolgo al Presidente - che abbiamo concordato, iniziando comunque la discussione generale sulla questione di fiducia. Infatti, se da un punto di vista formale non c'è ancora il testo bollinato e non è ancora stato presentato, da un punto di vista sostanziale sappiamo benissimo che fra due ore arriverà il testo bollinato e discuteremo della fiducia. Quindi possiamo proseguire, fermo restando naturalmente che ci deve essere da parte del Governo la conferma che il testo, nella stragrande parte del suo contenuto, sia uguale a quello che abbiamo votato in Commissione. Se i colleghi dovessero essere d'accordo su questa proposta, potremmo procedere. Al massimo avremo qualche minuto di ritardo sulle dichiarazioni di voto, però non comprometteremmo sostanzialmente il fatto che i senatori possano svolgere il loro compito e rientrare nei tempi e nei modi dovuti, come stabilito. MARCUCCI (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MARCUCCI (PD) . Signor Presidente, credo che la proposta del presidente Romeo sia di buonsenso e permetta a tutti i Gruppi di esprimere la propria opinione su un tema così rilevante e su un provvedimento tanto importante, anche nella fase della discussione. Ora sentiremo il Ministro, ma se ci conferma che il testo sostanzialmente ricalca quello conosciuto da tutti i Gruppi, credo si possa procedere tranquillamente, se tutti gli altri Capigruppo sono d'accordo. MALAN (FIBP-UDC) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MALAN (FIBP-UDC) . Signor Presidente, sono d'accordo con la proposta avanzata dal senatore Romeo, che credo agevoli tutti per il rientro. DE PETRIS (Misto-LeU) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DE PETRIS (Misto-LeU) . Signor Presidente, anche per noi va bene la proposta, anche perché sappiamo quali sono le difficoltà per il rientro. Anzi, colgo l'occasione per ringraziare i senatori Questori che hanno mandato gli orari di treni e aerei, che però, come si è visto, sono anche molto scarsi; credo quindi che dovremo continuare l'opera di sensibilizzazione del Ministro dei trasporti su questo aspetto. STEGER (Aut (SVP-PATT, UV)) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. STEGER (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente, anche per noi la proposta del presidente Romeo va bene. FARAONE (IV-PSI) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. FARAONE (IV-PSI) . Signor Presidente, anche il mio Gruppo è d'accordo. MAIORINO (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MAIORINO (M5S) . Signor Presidente, anche per il nostro Gruppo va bene accogliere la proposta. CIRIANI (FdI) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CIRIANI (FdI) . Signor Presidente, anche il mio Gruppo è d'accordo. PRESIDENTE . Signor Ministro, sarebbero tutti d'accordo sulla possibilità di proseguire, se lei ci dice che il testo sostanzialmente corrisponde a quello licenziato dalla Commissione. Se invece ci fossero alcune modifiche, la invito a intervenire per leggerle. D'INCA', ministro per i rapporti con il Parlamento . Signor Presidente, per correttezza e trasparenza, devo precisare che il testo ricalca completamente quello uscito dalla Commissione, fatte salve le seguenti modifiche apportate perché alcune norme sono già inserite all'interno dei decreti-legge scuola e liquidità che vi avrei letto successivamente, al momento della dichiarazione della fiducia. In questo momento voglio dirvi con la massima trasparenza che abbiamo abrogato i seguenti articoli del decreto-legge n. 18 del 2020: l'articolo 17, recante disposizioni urgenti in materia di sperimentazione dei medicinali e dispositivi medici per l'emergenza epidemiologica da Covid, che è l'articolo 40 del decreto-legge liquidità preso a pari; poi c'è l'articolo 49, recante il Fondo centrale di garanzia per le piccole e medie imprese, che è contenuto all'interno del decreto-legge liquidità all'articolo 13; poi vi è l'articolo 53, recante misure per il credito all'esportazione, contenuto all'interno dell'articolo 2 del decreto-legge liquidità; l'articolo 62, recante la sospensione del termine degli adempimenti e versamenti fiscali e contributivi, limitatamente al comma 7, che rientra all'interno dell'articolo 19 del decreto-legge liquidità; l'articolo 70, recante il potenziamento dell'Agenzia delle dogane e dei monopoli, che rientra nell'articolo 31 del decreto-legge liquidità. Vi sono poi anticipazioni dell'entrata in vigore di alcune disposizioni, per ragioni di urgenza, già contenute in proposte emendative approvate dalla Commissione. La prima è l'ampliamento della platea dei destinatari dei trattamenti ordinari di integrazione salariale e di cassa integrazione in deroga, precisando che risultano coperti anche i lavoratori assunti dal 24 febbraio al 17 marzo 2020, che è l'emendamento 19.1000, alla lettera a) , n. 2, e alla lettera d) , n. 2, limitatamente alle parole: «al comma 3, primo periodo, dopo la parola: "data" aggiungere le seguenti: "o assunti tra il 24 febbraio 2020 e il 17 marzo 2020"», che è contenuto all'interno dell'articolo 41 del decreto-legge liquidità. La seconda anticipazione consiste nell'esenzione dall'imposta di bollo per le domande relative alla cassa integrazione in deroga, che è l'emendamento 19.000, lettera d) , n. 4, che rientra nell'articolo 24 del decreto-legge liquidità. Poi vi è una terza anticipazione, relativa alle disposizioni in materia contrattuale per la medicina convenzionata, che è l'emendamento 17.0.2.000, che rientra all'interno dell'articolo 38 del decreto-legge liquidità. Vi è poi una quarta anticipazione riguardante le disposizioni in materia di immigrazione, vale a dire l'emendamento 86.0.1 (testo 2), limitatamente alla parte consequenziale relativa all'articolo 44, che rientra all'interno dell'articolo 34 del decreto-legge liquidità. Una quinta anticipazione riguarda le agevolazioni per l'acquisto della prima casa, vale a dire l'emendamento 71.0.16 (testo 3), che rientra all'interno dell'articolo 24 del decreto-legge liquidità. Infine, l'ultima anticipazione concerne le disposizioni in materia di tirocinio professionale, cioè l'emendamento 87.0.1, che rientrano in questo caso nell'articolo 6 del decreto-legge scuola. Vi sono quindi modifiche perché vi sono disposizioni contenute, appunto, nei due decreti-legge che sono stati pubblicati in Gazzetta Ufficiale nella giornata di ieri. MARCUCCI (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MARCUCCI (PD) . Signor Presidente, prendendo atto di quanto testé comunicato dal Ministro, probabilmente tutti i Gruppi hanno bisogno di venti minuti, non per verificare, ma giusto per andare ad approfondire le tematiche che ci sono state sottoposte. La mia proposta sarebbe di proseguire poi con la discussione del provvedimento, fatta salva la verifica che faremo nei prossimi minuti. PRESIDENTE . Senatore Marcucci, le chiedo se questa è una sua esigenza o se lei rappresenta un'esigenza di tutti, perché mi pare che questa necessità non fosse stata espressa, a meno che, dopo l'intervento del Ministro, non ci sia la richiesta da parte di tutti i Gruppi di una pausa di un quarto d'ora o venti minuti in modo da poter verificare il testo. MARCUCCI (PD) . Credo che sia un'esigenza di tutti i Gruppi. In ogni caso, signor Presidente, sottopongo la proposta ai colleghi, perché le modifiche comunicate dal Ministro, seppur dovute al fatto che alcune disposizioni sono state assorbite da altri provvedimenti, precisamente da altri due decreti-legge, meritano comunque un minimo di approfondimento. PRESIDENTE . Poiché dunque c'è l'accordo di tutti i Gruppi sulla proposta del senatore Marcucci, sospendo la seduta, che riprenderà alle ore 10,20. (La seduta, sospesa alle ore 10,02, è ripresa alle ore 10,24) . Avverto che è in corso la diretta televisiva. Invito, pertanto, i colleghi che interverranno al rispetto dei tempi assegnati. PICHETTO FRATIN (FIBP-UDC) . Signor Presidente, colleghe e colleghi, onorevole Sottosegretario, noi abbiamo accolto l'invito a collaborare che il presidente Mattarella ha rivolto alle forze di opposizioni e in un momento di grande difficoltà per il Paese. La nostra disponibilità è stata dichiarata da tutti i leader dell'opposizione e, per Forza Italia, dal presidente Berlusconi e dal vice presidente Tajani, ma con rammarico possiamo dire che, oltre all'ottimo rapporto e alla cortesia - di cui ringrazio certamente le persone che hanno rappresentato il Governo nell'ambito del confronto e in Commissione - non c'è stato riscontro da parte della maggioranza. Certamente ci siamo presentati proponendo ciò che la nostra sensibilità politica oggi ritiene di rappresentare per il disagio che il Paese sta vivendo, rendendoci conto che, non essendo il vostro un Governo di unità nazionale ma di parte, gli elementi di sensibilità politica sono parte del nostro programma e non del vostro. Credevamo, tuttavia, di poter portare un contributo, limitato nel tempo - assolutamente limitato nel tempo, era il nostro augurio - legato a questa esigenza. Abbiamo quindi portato all'attenzione temi quali l'introduzione temporanea dei voucher , se non per tutto, per alcuni settori; l'utilizzo in senso migliorativo, occupazionale, di coloro che percepiscono il reddito di cittadinanza, dando loro lo spazio di poterlo utilizzare nelle attività permesse in questo momento; il tema della cedolare secca, visto il grave momento di difficoltà di proprietari e inquilini; il tema delle scuole paritarie, con 900.000 famiglie coinvolte, in particolare per gli asili nido e, ancora, la burocrazia, il tempo massimo di manifestazione clinica della patologia per quanto riguarda l'Inps, banche, credito, disagio sociale. La risposta è stata nulla. Anzi, rispetto ad alcune situazioni quali l'INPS, si è avuto conferma in Commissione. Mi riferisco all'allargamento massimo possibile dello spazio per gli intermediari per poter intervenire sulle domande: la risposta dell'INPS, a lavori conclusi in Commissione, è stata che non è possibile; ci sono ordini professionali completamente esclusi che invece avrebbero potuto alleviare le difficoltà che quell'istituto sta riscontrando. La risposta è stata nulla. Se la verdura costa il doppio, se l'INPS pagherà più tardi di quanto previsto e dichiarato dal Governo, probabilmente poco conta. Un altro tema oggi ci investe: l'Unione europea. Proprio oggi ci sarà una riunione importante dell'Eurogruppo che riguarderà il salvataggio del sistema Europa, non solo dei Paesi come l'Italia che in questo momento sono quelli che vanno in avanscoperta rispetto al coronavirus e alla pandemia. Siamo coscienti che l'emissione di titoli nazionali sconterebbe dei tassi molto alti ma noi dobbiamo assolutamente intervenire in modo fermo rispetto al futuro di questa realtà, al futuro dell'Unione europea, perché altrimenti non funziona più e non può essere ostaggio del Paese più grande o di un Paese piccolo. Colleghi, il nostro auspicio e la nostra speranza è che si possa trovare un punto di equilibrio per far reggere l'area dell'Unione europea, per renderla più forte, per cambiare i meccanismi che non funzionano. Questo voto doveva rappresentare l'unità di un Paese, l'unità di tutti i rappresentanti del popolo contro un unico nemico invisibile, subdolo e violento. Dovevate distinguere, signori del Governo e della maggioranza, rispetto a cosa siete stati finora, divisi tra voi e uniti contro di noi. Ora rendetevi conto: non è con noi o contro di noi che avete la sfida. Dovete confrontarvi con l'Italia. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC) . PRESIDENTE.È iscritta a parlare la senatrice Conzatti. Ne ha facoltà. CONZATTI (IV-PSI) . Signor Presidente, colleghi, fino a qualche giorno fa la prima domanda del mattino al buongiorno era rivolta a se stessi: ci chiedevamo quale sarebbe stata la nostra giornata. Le nostre agende erano piene di impegni, qualcuna di appuntamenti molto importanti, altre semplicemente fitte. Il nostro sguardo era spesso fisso su un cellulare, alla ricerca più che altro di conferme, rincorsi da news o fake news . Alla domanda «come stai?» rispondevamo «di corsa». Dopo due mesi, ci svegliamo al mattino e ci preoccupiamo degli altri. Il nostro primo pensiero è capire come stanno gli altri, come sta andando la situazione nel mondo, quando e come finirà. Quando guardiamo gli schermi lo facciamo per connetterci con l'altro, per poter avere ancora una relazione, per poter entrare in empatia, costruire, discutere, fare riunioni. La nostra agenda è più vuota, ma quando abbiamo un appuntamento è importante. Alla domanda «come stai?» abbiamo attribuito un valore importante, vero ed empatico: ci interessa davvero sapere come sta l'altro. Anche la dinamica nelle nostre famiglie è molto cambiata perché molti lavori prettamente maschili in questo momento sono in lockdown , mentre i lavori femminili nella scuola, nelle banche, nelle residenze sanitarie assistenziali (RSA), negli ospedali e nel giornalismo sono ancora considerati necessari dall'ultimo decreto del Presidente del Consiglio dei ministri e, quindi, le nostre dinamiche familiari e la nostra vita quotidiana sono molto cambiate. È un cambio di paradigma che ci ha proprio pervasi. In due mesi abbiamo visto morire, senza poterle salutare, 17.000 persone; abbiamo visto morire oltre 100 medici in prima linea; abbiamo visto fabbriche chiuse. Quando viaggiamo, dal finestrino del treno vediamo un mondo fermo, immobile, vuoto e silenzioso. C'è stato un crollo del prodotto interno lordo del 60-70 per cento. Noi siamo così, siamo quelli di prima, ma siamo quelli in mezzo alla tempesta del coronavirus, divisi tra quelli che devono restare a casa e quelli che a casa non possono restare. E tra quelli che a casa non possono restare ci sono naturalmente i medici, le Forze dell'ordine, chi lavora nell'agricoltura, nei supermercati, nella filiera alimentare, e ci siamo noi, noi che siamo stati titubanti a renderci conto della gravità della situazione e che abbiamo forse tardato. Poi siamo stati presi da questa rincorsa di decreti del presidente del Consiglio dei ministri e altri provvedimenti, il decreto-legge "Covid 1" n. 6, il decreto-legge "Covid 2 zone rosse" n. 9 il decreto-legge n. 11 per il contenimento dell'epidemia nell'ambito dell'attività giudiziaria, il decreto-legge n. 18 cura Italia, il decreto-legge n. 22 in materia di scuola e il decreto-legge n. 23 in materia di liquidità. Anche il Governo ha fatto fatica a non farsi trascinare dalla corrente dei bisogni, delle emergenze, delle notizie, dell'organizzazione, delle grandi decisioni internazionali ed europee. Il Parlamento ha esitato. Il Parlamento è stato incalzato da questa decretazione d'urgenza, è stato disorientato, non è riuscito a prendere velocemente il ritmo delle riunioni online , degli emendamenti digitali, di questa capacità profonda di vedere il cambiamento dell'Italia, di vedere una nuova realtà e di capire che tutto va normato di nuovo, tutto va rideciso, tutto va rivalutato, tutto va guidato, nella fase di emergenza e soprattutto ora, nella fase di ripartenza e ricostruzione. Chiudere è stato facile: brutale, ma facile. In pochissimi giorni ci siamo trovati privati delle nostre libertà costituzionali fondamentali, a tratti della nostra democrazia della libertà di movimento, del lavoro e anche, da ieri, dell'accoglienza. Stare a casa, ci è stato detto, è stata una decisione di grande responsabilità. Io non credo sia stata una decisione; credo sia stata una reazione, un comportamento dettato dalla paura. Quando questa sensazione di grande paura, quando questa grande emergenza che stiamo vivendo comincerà a scemare, il nostro sguardo e la nostra paura lasceranno di nuovo spazio al ragionamento: ci sarà chi vorrà capire perché non siamo stati abbastanza tempestivi, cosa abbiamo sbagliato, cosa si può fare di meglio. C'è già oggi chi ha moltissima voglia di ripartire e che vuole capire come si può ripartire. Questa è una decisione che spetta alla politica e la politica sa che l'equilibrio tra la crisi sanitaria, la crisi economica e la crisi sociale è a un punto di rottura; noi non possiamo tardare oltre a decidere come ripartire. Oggi poniamo la questione di fiducia sul cura Italia. Perché lo facciamo? Non ci sono dietrologie: lo facciamo perché abbiamo bisogno di andare in velocità. Il cura Italia è una fotografia vecchia, è una fotografia di ventitré giorni fa; è la fotografia di un pensiero che ha una concezione diversa di quelle che erano le priorità ed è un decreto senza risorse, che non ha più la spinta per riuscire a dare le risposte. Esso va quindi semplicemente convertito velocemente. Non è stato comunque un passaggio banale, è stato un passaggio importante, per due ordini di motivi: ha dato risposte alle esigenze sanitarie della Protezione civile, ha dato le primissime risposte al mondo economico, ma soprattutto ha visto un cambio di paradigma europeo. Abbiamo potuto utilizzare i 25 miliardi di euro del cura Italia grazie alla decisione delle istituzioni europee di derogare al Patto di stabilità e crescita. È stato un passaggio importantissimo, che fino a pochissimi mesi fa non era scontato. L'altro passaggio importante delle istituzioni europee cui abbiamo assistito in questi giorni è la decisione della Banca centrale europea di creare un cappello con il quantitative easing , per garantire la spinta finanziaria e di approvvigionamento di risorse che serve in questa fase. Credo che chi dice che l'Europa, intesa come istituzioni europee, non abbia fatto o non stia facendo alcunché- in questo momento stia descrivendo una realtà destituita di fondamento. Vero è che la difficoltà sta nella composizione dei singoli Stati; lo vediamo in questi giorni e in queste ore all'Eurogruppo, mi riferisco alla difficoltà di trovare una visione e una solidarietà comune. Credo che le critiche a questo stallo dell'Eurogruppo dovrebbero arrivare più dagli europeisti che non dai sovranisti. Mi sembra normale immaginare che la somma di Stati sovranisti non può che portare a un'Europa di rigorismi. Non trovo coerenti le critiche di chi invoca un'Europa che disconosce. Ciò che invece è oggettivo è che l'Europa ci ha dato la possibilità di stanziare 25 miliardi di euro per il cura Italia, mentre altri 35 miliardi di euro li stanzieremo a breve con lo scostamento previsto dal successivo decreto di aprile. Sono risorse fondamentali, però deve essere chiaro che la grande spinta è sulle spalle dell'Italia. La spinta che stiamo dando all'Italia per ripartire è a debito sul bilancio dello Stato: a debito sulle imprese, sui professionisti e sui piccoli imprenditori, a debito sulle famiglie. Deve essere quindi evidente e chiaro che questa situazione non può durare. L'economia reale deve ripartire e, a tal fine, è importante il lavoro che è stato fatto in Commissione bilancio sul successivo provvedimento, non tanto per i poco più di 90 emendamenti che abbiamo approvato per modificarlo e per renderlo migliore, ma per i dieci ordini del giorno di maggioranza che abbiamo scritto e che impegnano il Governo, nel prossimo decreto di aprile, a una nuova visione strategica della ripartenza. Non possiamo immaginare di ripartire nello stesso modo in cui abbiamo chiuso un mese fa le nostre attività. Quello che ci è accaduto deve pervaderci e deve darci la possibilità di ripartire con nuove risorse, con una nuova coesione, con una nuova empatia, con una nuova capacità di ricostruire con grande coesione e grande forza. (Applausi dal Gruppo IV-PSI. Congratulazioni) . PRESIDENTE.È iscritto a parlare il senatore La Russa. Ne ha facoltà. LA RUSSA (FdI) . Signor Presidente, mi rivolgo a lei e alla cortesia del Sottosegretario - anche se è in tutt'altre faccende affaccendato - per segnalare che non è un obbligo del Governo presenziare con un Ministro in Parlamento (lo so bene, sono un parlamentare di lunga data). Tuttavia, la presenza di un Ministro del Governo forse non guasterebbe in occasioni come questa e in un momento in cui è così povera l'interlocuzione con il Parlamento. Anche questo è un segnale di un Governo che vuole fare tutto da sé e che, non voglio dire che disprezza il Parlamento, per carità, se ne infischia dei suggerimenti che gli vengono dalle forze politiche (non solo quelle di opposizione, perché ieri ho sentito anche interventi di maggioranza chiedere una maggiore capacità di colloquio con il Governo) e anche del Parlamento nel suo complesso. Penso anche alla modifica dell'ultimo minuto del provvedimento; ci hanno prima parlato della bollinatura, poi che non era quella e che stavano cambiando delle parti del testo. Noi stiamo discutendo senza avere il testo definitivo del decreto-legge la cui conversione ci apprestiamo a votare. Questa è la realtà, figlia della disattenzione - non voglio dire di peggio - o della sola confusione che c'è in questo Governo, dove anche le parti che dovrebbero essere per l'Italia sono metà del MoVimento 5 Stelle e metà del PD, quasi si trattasse di una spartizione come quelle cui ci hanno abituato da tempo. Signor Presidente, pur sapendo che questo avrebbe comportato un indebito vantaggio per il Presidente del Consiglio e per il Governo, abbiamo abbassato i toni usandone solo di collaborativi e abbiamo fatto proposte una dietro l'altra, consci - ripeto - che ciò avrebbe comportato un vantaggio in termini di pseudo o reale gradimento del Presidente del Consiglio, che ormai - come si usa dire - è come il prezzemolo in ogni pietanza: ce lo troviamo in tutte le reti, sbuca fuori mentre c'è Fiorello e in altri programmi televisivi. Abbiamo detto che non ha importanza e che oggi bisogna essere patrioti, ma a tutto c'è un limite. Ripeto, a tutto c'è un limite: questo Governo incassa la serietà, la collaborazione e le proposte dell'opposizione e, a fronte di una formale cortesia nei confronti privati, non fa altro che disprezzare qualunque apporto e dimenticare qualunque proposta. Peggio ancora: io, per esempio, ho presentato un solo emendamento per aumentare il numero dei militari dell'operazione Strade sicure e cortesemente dal Ministero mi hanno detto di modificarlo in una certa maniera; l'ho modificato come volevano ma non c'è, è sparito. Ma allora che mi chiedete a fare una modifica? (Commenti del senatore Santangelo) . No, troppo comodo, vedo che vi innervosite - poco, perché in questa occasione tutto va fatto in modo limitato - ma la realtà è la seguente. Eppure non abbiamo detto niente e non abbiamo polemizzato dall'inizio, quando i nostri governatori di centrodestra del Nord hanno semplicemente detto che i bambini italiani o cinesi provenienti dalla Cina sarebbero dovuti stare a casa per quattordici giorni. Ci è stato detto: «Siete dei razzisti». Qualcuno è andato a brindare a Milano (il sindaco, che pure è una persona che rispetto), dicendo che bisognava socializzare con i cinesi. Ma che c'entrava che fossero cinesi o no? Eppure non abbiamo alzato i toni quando vi abbiamo chiesto ripetutamente di chiudere (il lockdown ): ve l'hanno chiesto al Nord, ve l'abbiamo chiesto noi come partito, ve l'ha chiesto Giorgia Meloni. Ci avete messo moltissimo, tanto che adesso ci saranno addirittura dei procedimenti per capire perché c'è stato questo ritardo. (Commenti del senatore Santangelo). Addirittura degli avvocati hanno denunziato, forse esagerando, ma l'hanno fatto, è un atto giudiziario per chiedere come mai avete tardato così tanto, come mai continuate a fare una confusione, non voglio dire così ignobile, ma così terribile (Commenti del senatore Presutto) . Non ti innervosire, lasciami parlare, che almeno questo c'è ancora rimasto, o non volete neanche che si possano dire le cose? (Applausi dal Gruppo FdI) . PRESIDENTE.Per cortesia. LA RUSSA (FdI) . Eppure, quando vi abbiamo proposto - lo ha fatto Giorgia Meloni -l'istituzione di un commissario straordinario avete creato un finto commissarietto che non si sa bene di cosa si occupi e sapete perché non avete accolto la proposta della Meloni e di Fratelli d'Italia di istituire un commissario straordinario che saltasse la burocrazia e che decidesse in fretta, sia pure con il controllo del Parlamento? Perché in quel caso come faceva Conte ad andare tutti i giorni a fare il salvatore della Patria in televisione? (Commenti dal Gruppo M5S). E come faceva, altrimenti, il Governo a far sembrare che i suoi errori, nel silenzio responsabile dell'opposizione, sembrassero cose buone? (Commenti dal Gruppo M5S) . Vi dà fastidio che io dica queste cose. ZAFFINI (FdI) . Bravo Ignazio! LA RUSSA (FdI) . Così come vi dà fastidio che io dica che ad oggi non è ancora arrivata una lira a nessuno. Vi riempite la bocca di promesse, ma oggi la gente soffre, c'è gente che non ha una lira per mangiare, ci sono aziende che stanno chiudendo e sapete qual è la soluzione delle soluzioni? Indebitatevi! Indebitatevi, care aziende, care famiglie. (Commenti dai Gruppi M5S e PD). Ma perché si arrabbiano? Non si può neanche più parlare, Presidente? Voglio recuperare il tempo. PRESIDENTE.Avete modo tutti di esprimere le vostre opinioni. LA RUSSA (FdI) . Non sono più abituati, Presidente. PRESIDENTE.Lasciate parlare il senatore La Russa, poi ognuno dirà quello che pensa. Prego, senatore La Russa. LA RUSSA (FdI) . Presidente, stavo per dire una cosa che hanno compreso in anticipo e capisco che li innervosisca. Pensate dov'è arrivato il Presidente del Consiglio: ad annunciare che avrebbe regalato 400 miliardi di euro alle imprese. Così sembrava, perché non ha parlato di tassi, non ha parlato di modalità, non ha parlato delle garanzie necessarie, ma non è altro che un fido, come quando un cittadino compra una casa e accende un mutuo e poi sa che quei soldi li deve restituire. Alle aziende abbiamo allora imposto la chiusura, poi abbiamo detto loro, nel frattempo di indebitarsi ancora; quel debito lo ripagheranno in sei anni, ma, essendo già messe male, magari tra un mese falliranno. Sapete a che serve quel debito che noi imponiamo? A pagare le tasse: da un lato, gli prestiamo i soldi e quei soldi che gli presentiamo li obblighiamo ad usarli per pagare le tasse. È un giro. Glieli prestiamo perché altrimenti non possono pagare le tasse e come facciamo? Che fine ha fatto la soluzione da noi proposta di versare mille euro a tutti coloro che ne fanno richiesta autocertificata (e se si autocertifica male si commette reato)? E la richiesta fatta da noi di abbattere le tasse senza giro dov'è finita? Non c'è. Adesso c'è un'ulteriore proposta, nonostante tutto, Presidente. Nonostante la sordità ed il grigio di questo Governo, noi ci ostiniamo a continuare ad essere responsabili e a fare delle proposte: raccogliamo l'ipotesi avanzata dall'ex ministro Giulio Tremonti che - non dimentichiamolo - nel 2008-2010 insieme a Juncker fece la proposta degli eurobond, che fu bocciata dalla sinistra (il che poi ci portò alla famosa triade che costò a noi, come poi alla Grecia, dolori e sangue). È una proposta semplice (anche se, per carità, vediamo cosa farà l'Europa, seppure quei soldi che ci darà l'Europa saranno comunque un ulteriore indebitamento per la Nazione): abbiamo bisogno di grandi risorse? Apriamo a un grande prestito nazionale patriottico. Facciamo che non sia solo il «Corriere della Sera»... (Il senatore La Russa mostra una pagina che riporta stampato il tricolore. Commenti dal Gruppo M5S). È il «Corriere della Sera»: avete paura di vedere un tricolore? È il tricolore del «Corriere della Sera» non di Fratelli d'Italia. PRESIDENTE.Senatore Presutto, non si possono fare riprese in Aula. (Commenti del senatore Santangelo) . LA RUSSA (FdI) . Che bello che sei con quella mascherina. Lo sai che quella mascherina non protegge? Quella mascherina "sputa fuori" la tua eventuale malattia! (Commenti dei senatori Presutto e Santangelo) . PRESIDENTE.Senatore La Russa, si rivolga alla Presidenza! LA RUSSA (FdI) . Metti questa di mascherina! Quella non va bene. Quello è un untore! (Proteste dal Gruppo M5S) . PRESIDENTE.Senatore Airola si rivolga a me! Concluda, senatore La Russa! LA RUSSA (FdI) . Il collega è nervoso! È in una maggioranza nervosa! È così: capita nella vita che anche la maggioranza possa ricevere delle critiche. (Commenti del senatore Presutto). Come dicevo, Tremonti, come fece Einaudi nel 1948 (non è una grande novità), chiese che ci fosse la possibilità di emettere titoli di Stato - a lunga scadenza naturalmente - esenti da ogni tassa o imposta presente e futura, anche in sede di successione. PRESIDENTE.Senatore La Russa, la prego di concludere. LA RUSSA (FdI) . Tale strumento, insieme ad nuovo modo di emettere il debito, potrebbe dare quelle risorse che oggi servono. Presidente, ho poca fiducia, perché per fare ciò che serve all'Italia ci vorrebbe capacità di ascolto, sarebbe necessario non tra due parti, sarebbe necessario non cambiare all'ultimo minuto i decreti, sarebbe necessario che Conte non annunciasse, prima di promulgare le leggi, quello che deve avvenire, come accadde quando fece scappare tutti verso il Sud. In una parola sola - e concludo, Presidente - per poter fare veramente qualcosa per l'Italia, ci vorrebbe un Governo che purtroppo l'Italia non ha. (Applausi dai Gruppi FdI e FIBP-UDC) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice De Petris. Ne ha facoltà. DE PETRIS (Misto-LeU) . Signor Presidente, per la verità mi ero illusa che la grave situazione che ha colpito il nostro Paese ci avrebbe risparmiato parole strumentali come quelle che ho sentito fino adesso, ma evidentemente il senatore La Russa non cambierà mai: resta imperterrito anche di fronte alla grave situazione che abbiamo da affrontare. (Applausi dal Gruppo M5S. Commenti del senatore La Russa) . PRESIDENTE.Senatore La Russa, lei è un Vice Presidente! DE PETRIS (Misto-LeU) . Voglio invece ringraziare, ve lo dico con molta pacatezza, tutti i senatori di maggioranza e di opposizione che hanno lavorato in questi giorni, anche con difficoltà, per arrivare oggi a varare questo decreto. Lo dico perché sappiamo perfettamente che c'è stato un confronto lungo e, dato che ci sono state delle critiche, non per tutti soddisfacente, ma nessuno può dire che il Governo non abbia aperto un dialogo, un confronto, fino in fondo con tutte le forze di opposizione. Ci siamo trovati di fronte a una crisi gravissima - la più grave dalla Seconda guerra mondiale - e imprevista, ma non soltanto perché il Governo italiano e questo Paese erano impreparati: come abbiamo visto dopo che l'emergenza e il virus ci ha colpito, anche altri Paesi si sono dimostrati assolutamente impreparati. Questo è stato il problema. Noi abbiamo cercato in tutti i modi di reagire subito - torno a ripetere - e forse ci saranno state incertezze o ci sarà stato qualche problema, ma nessuno può dire che questo Governo e questa maggioranza non abbiamo cercato di mettere in campo delle reazioni. Poi vedremo e discuteremo se alcune misure fossero più efficaci, altre meno, e se ci siano state delle responsabilità, ma oggi dobbiamo dire con chiarezza che abbiamo tentato di mettere in campo tutto quello che era possibile. Questo è il primo decreto-legge di emergenza che affronta e mette in campo strumenti per quanto riguarda l'emergenza sanitaria, ma contemporaneamente - questa è l'altra faccia della crisi sanitaria che viviamo, cioè la crisi economica e sociale - mette in campo strumenti e risorse per intervenire sulla perdita del lavoro e sulla crisi economica. È sufficiente? No, certo che è insufficiente, ma sapevamo tutti, quando abbiamo votato qui l'autorizzazione per lo scostamento di bilancio, che quelle erano le risorse. Questo decreto - lo sapete benissimo, perché il confronto c'è stato da subito - praticamente esauriva tutte le risorse che erano state messe in campo, ma ha fatto cose importanti (e poi arriverò a parlare di quello che è invece necessario, di quello che manca e per cui ci siamo impegnati). La collega Conzatti citava gli ordini del giorno, che contengono impegni al Governo - lo ricordo - non «a valutare l'opportunità» ma riferiti al prossimo decreto-legge di aprile. Il decreto al nostro esame ha messo in campo misure che ovviamente non si erano mai viste fino ad oggi nel nostro Paese (pensate alla cassa integrazione allargata in modo molto ampio e anche in deroga, su cui probabilmente bisognerà tornarci sopra). È poi la prima volta che si interviene anche sugli autonomi. Certo che non è sufficiente, lo sappiamo, ma è stata comunque una prima risposta, per un motivo molto semplice che torno qui a ripetere e rivendicare e per quanto riguarda la mia parte politica non indietreggiamo: nessuno deve essere lasciato indietro. Nessuno deve essere lasciato solo: questo è il punto ed è l'elemento su cui fondare tutti gli altri interventi, contemporaneamente sapendo che dobbiamo creare le basi per ripartire. Qui non è solo il problema di ripartire in sicurezza, ma anche con elementi strategici, perché dobbiamo cominciare a ridisegnare bene il futuro, ma non tornando indietro e non rimettendo in campo vecchie idee e concezioni. Questa crisi drammatica ci ha infatti insegnato - spero che non lo dimenticheremo - che oggi paghiamo le conseguenze dell'aver fatto in tanti anni 37 miliardi di tagli alla sanità e al servizio sanitario pubblico (Applausi dal Gruppo Misto e della senatrice Nugnes) . Stiamo pagando le conseguenze anche dell'aver messo in campo un'idea della sanità tutta concentrata sugli ospedali e trascurando in moltissime situazioni e Regioni il sistema territoriale di prevenzione e di capillarità. Quando allora dico che non dobbiamo dimenticare questo aspetto, significa che in futuro, come avevamo già cominciato a fare, dato che finalmente non c'erano più tagli ma si cominciavano a rimettere risorse sulla sanità, dovremo pensare che la salute è una priorità, così come tutto ciò che è ad essa collegato: gli investimenti sull'ambiente, sulla qualità della vita e sul welfare (Applausi della senatrice Nugnes) . Quando dico che nessuno deve essere lasciato solo, significa che in questo decreto-legge ci sono settori scoperti: lo sappiamo perfettamente e su quello dobbiamo intervenire. Ci sono purtroppo milioni di persone che in questo momento sono in grande difficoltà e non sono coperti. Penso alla questione delle badanti, delle collaboratrici domestiche e di altre persone che si arrangiavano con lavoretti e che oggi sono in difficoltà: questa è un'emergenza. Io prego il Governo di fare presto, ma su questo tutta la maggioranza è compatta, nel chiedere appunto nel decreto-legge di aprile, quindi dopo l'altro scostamento, che si intervenga per dare subito quello che serve. L'altra questione riguarda le imprese e la liquidità: stanotte è andato in pubblicazione in Gazzetta Ufficiale il decreto-legge liquidità. È chiaro che qui bisogna mettere in campo tutti gli strumenti di semplificazione, ma questo vale per le imprese e per coloro che devono prendere il bonus di 600 euro. Questo dev'essere il nostro impegno, su cui in questo decreto-legge abbiamo anche tentato di lavorare per semplificare le procedure, e l'altra questione che dobbiamo affrontare fino in fondo. Ho detto poc'anzi di intervenire con un reddito d'emergenza per coloro che in questo momento non hanno nulla, che non possono aspettare giugno per mangiare: sappiamo perfettamente di dover accelerare e semplificare. NUGNES (Misto-LeU) . Brava! DE PETRIS (Misto-LeU) . Questo è quello che significa assumerci l'onere e la responsabilità di una classe dirigente e di un Parlamento: questo è il lavoro che abbiamo fatto, pur sapendo che il decreto-legge in esame - com'è stato detto prima - in qualche modo era già chiuso, con tutto quello che è stato prodotto, gli emendamenti approvati e gli ordini del giorno presentati. Penso infatti a quanto fatto in merito alla sanità, che ha ridisegnato e dato linee: non si intervenuti soltanto per tamponare adesso l'emergenza ma si è iniziato a configurare il nostro intervento futuro. Abbiamo certo un problema di risorse, ma in queste ore la discussione in Europa, anche drammatica, ci dice che stiamo facendo fino in fondo la nostra battaglia, perché non vogliamo, né memorandum, né troike, né cappi al collo, ma chiediamo solidarietà - come Paese che rivendica fino in fondo anche quello che ha fatto e dato all'Europa dal momento in cui è stata fondata - e che l'Europa non siano soltanto le istituzioni europee, da una parte, che dicono una cosa, e poi i Paesi e gli Stati, che fanno altro, a proposito di sovranismo. Oggi serve uno scatto in avanti: le esitazioni di questi giorni dell'Europa e dei Paesi europei e il blocco del fronte del Nord stanno provocando danni. Quelle esitazioni stanno provocando danni, ma su questo siamo compatti come maggioranza, dietro al Governo, perché sappiamo che questo vale per il futuro dell'Europa, ma anche e soprattutto per la possibilità di intervenire in emergenza. Torno a ripetere che, per quanto ci riguarda, nessuno dovrà essere lasciato solo, e questo è l'impegno della mia parte politica e di tutti. Non dimentichiamo, in conclusione, quello che è accaduto, il che significa che si deve ripartire, ma su idee diverse e sull'idea di un Paese che ha al primo posto la questione del benessere dei propri cittadini e non certamente il profitto. (Applausi dai Gruppi Misto-LeU, M5S e PD). PRESIDENTE.È iscritto a parlare il senatore Zanda. Ne ha facoltà. ZANDA (PD) . Signor Presidente, vorrei cercare di fare un intervento politico, anche sapendo che la situazione del nostro Paese è così seria che qualsiasi cosa riuscirò a dire sarà comunque inadeguata. Il mio voto di fiducia ha due obiettivi: approvare un provvedimento importante e apprezzare il Governo per la gestione della crisi. Il lavoro del Governo non era facile e lo si è visto nelle incertezze e nelle difficoltà dei primi giorni, ma l'Italia è il primo Paese occidentale ad essere stato colpito da un virus sconosciuto, ad altissima velocità di contagio e senza esperienze attendibili cui fare riferimento. Altri importanti Paesi colpiti dal virus dopo di noi hanno commesso errori seri e sono caduti in contraddizioni vistose, mostrando quanto in una società complessa sia difficile governare sciagure di questa portata, a dimostrazione che non è semplice assumere decisioni rilevanti e complesse quando persino la stessa scienza non è unanime e il quadro istituzionale alimenta le divergenze tra lo Stato e le Regioni. Con il soccorso di tanti medici e infermieri straordinari il Governo ha operato con responsabilità, assumendo decisioni corrette e adottando misure utili. La crisi ha però dovuto fare i conti con vecchi nodi istituzionali, a cominciare dal rapporto tra lo Stato e le Regioni e dalla necessità di modernizzare una pubblica amministrazione che in vaste parti è ancora novecentesca. Sono problemi giganteschi, oltre che priorità assolute: se non risolti, possono impedire qualsiasi rinascita del Paese. Il nodo però più serio e più difficile da sciogliere è senza dubbio l'Europa. Abbiamo seguito le tensioni sugli eurobond e le difficoltà dell'Eurogruppo. Abbiamo presente il dibattito aspro sull'utilizzo del fondo salva Stati. Sono battaglie che l'Italia sta combattendo dalla parte giusta, ma sarebbe un errore non apprezzare le misure che l'Europa ha deciso di attivare per sostenere i Paesi più colpiti dalla crisi. Sono state sospese le regole sul deficit , sul debito e sugli aiuti di Stato. È stato rimosso l'obbligo di cofinanziamento per i fondi strutturali ed è stata decisa la rinuncia al rimborso dei fondi non ancora spesi; è stato deliberato uno stanziamento voluto dal commissario Gentiloni Silveri a favore dei lavoratori e, senza le risorse messe in campo dalla BCE, il grande sforzo finanziario dell'Italia non sarebbe possibile. Solo poche settimane fa, se qualcuno avesse ipotizzato che l'Europa avrebbe preso queste misure, gli avremmo dato del pazzo. Eppure, nonostante tutto ciò, la diffidenza sul ruolo stesso dell'Europa non diminuisce; una diffidenza che travalica il giudizio positivo o negativo sulle misure adottate e quasi una paura che l'Europa non riesca a superare la crisi senza gravi danni irreversibili. Il disagio e il disincanto sono così forti che stanno facendo breccia persino nell'animo di molti convinti europeisti. Tanti anni di spirito fiacco, la rimozione dell'ideale di Europa, l'emergere di tanti nazionalismi hanno prodotto un danno così profondo da poter essere considerati una concausa della Brexit. Il cancelliere Schröder ha detto che l'Europa è una comunità di destini e ha ragione. Quale Paese può pensare di affrontare da solo problemi come le pandemie, i cambiamenti climatici, l'energia, la fame, le migrazioni? È proprio l'enormità dei problemi e delle speranze a rendere comune - come dice Schröder - il destino di tutti i Paesi d'Europa. Eppure, mai come ora, è apparso chiaro che la pandemia ha confermato che c'è una doppia Europa; in una, assieme ad altri importanti Paesi, ci siamo noi, con la nostra posizione europeista e con il pesante fardello del nostro debito pubblico; nell'altra parte, ci sono Paesi i cui leader , emblematicamente rappresentati da Viktor Orbán, vedono l'unità europea come un mero paravento dietro al quale si può manovrare con molto cinismo per gli obiettivi nazionali. L'amarezza di tanti cittadini europei nasce dall'evidenza di questa realtà e ha quindi natura politica; nasce dalla constatazione che c'è un pezzo di Europa, quella dei falchi del Nord e di quei nazionalismi che tanto piacciono ad alcuni Paesi e a partiti di casa nostra, che continua a lavorare per i propri interessi, incurante di dividere e logorare l'Unione, quasi volesse portarla a un collasso, non solo politico, ma anche economico e sociale. La logica politica e il senso di queste posizioni estreme dobbiamo cercarli nel contesto geopolitico mondiale, perché né la Russia di Putin, né l'America di Trump hanno finora mostrato di gradire un'Europa forte e unita. La politica dei dazi, l'affievolimento dei vincoli della NATO, la trasformazione del Mediterraneo in un mare russo-turco sono solo alcuni degli indizi di un piano inclinato che, lasciato a se stesso, è destinato a cambiare gli equilibri mondiali e a spostare zone di influenza. Nella lotta al Covid-19 non sono in gioco solo la generosità e la solidarietà dell'Unione europea nei confronti dei Paesi più colpiti dalla pandemia. Stiamo parlando non dei sentimenti umanitari dell'Europa, ma della sua intelligenza politica, della sua lungimiranza e della sua capacità di comprendere ciò che sta accadendo nel mondo. Il punto è che sono in ballo i destini dell'Europa per i prossimi decenni, se avrà un peso nello scacchiere internazionale o se tutti noi, compresa la forte Germania, siamo destinati a essere delle semplici comparse nel grande gioco delle superpotenze continentali. Se non vogliamo che la ripresa sia effimera, l'Italia ponga all'Europa il tema dell'urgenza di passi concreti verso la sua unione politica. E lo deve fare con la forza di chi sa che il tempo è scaduto, consapevole del fatto che dal 1954, quando la Francia bocciò il programma di un esercito europeo, l'Europa avanza zoppa e nell'illusione che un'unione solo economica possa darle prosperità e pace, senza accorgersi che la nostra è una ricchezza fittizia e che la nostra pace è in mano ad altri. Pochi giorni fa qui in Senato il ministro Speranza ha ricordato che nel 1978 è stato istituito il Servizio sanitario nazionale. In molti hanno riconosciuto il grande valore sociale di quella riforma e sostenuto che il Servizio vada ancor più valorizzato. La riforma del Servizio sanitario non è nata però per caso: è figlia di un tempo, dagli anni Sessanta agli anni Settanta del secolo scorso quando, nonostante un terrorismo sanguinario, le forze politiche seppero mostrare una visione lucida del futuro dell'Italia mettendo in atto una forza riformista di straordinaria lungimiranza. In quegli anni non si vide nascere solo il Servizio sanitario nazionale; ci furono anche la nazionalizzazione dell'energia elettrica, la legge quadro sull'urbanistica, le leggi di riforma dell'università, la scuola media obbligatoria, lo Statuto dei lavoratori, la nascita delle Regioni, la legge di attuazione del referendum , la legge per l'avvio della Corte costituzionale, la legge sull'obiezione di coscienza, quelle sul divorzio e sull'aborto. Il Servizio sanitario nazionale è nato in una grande stagione di riforme guidata da uomini politici che non si curavano della loro immagine, ma avevano una visione larga delle cose e grandi idee riformiste; coltivavano una prospettiva e un progetto a lungo termine; sapevano scegliere e avevano una determinazione ferrea nel dovere di fare. Dentro quella visione e quel progetto sono nate riforme e grandi leggi che ancora oggi costituiscono assi portanti della legislazione italiana. È la memoria di quella stagione, assieme al bisogno di un orizzonte chiaro, che mi spinge a chiedere al Presidente del Consiglio - sono certo che il Sottosegretario presente in Aula glielo riferirà - di trovare il tempo per venire in Senato e aprire un dibattito sul suo progetto per l'Italia e sulla visione alla quale ispirare le scelte di fondo e le decisioni quotidiane. In un passaggio così difficile nella storia dell'Italia, il Parlamento ha un bisogno assoluto di cultura e di cultura politica ed è compito del Presidente del Consiglio riempire questo vuoto. ( Applausi del Gruppo PD e del senatore Bressa ). PRESIDENTE.È iscritto a parlare il senatore Bagnai. Ne ha facoltà. BAGNAI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, «Ho sempre pensato che l'Europa si sarebbe costruita nelle crisi e che sarebbe stata la somma delle soluzioni che si sarebbero trovate per queste crisi». Così scriveva Jean Monnet nei suoi «Mémoires» pubblicati nel 1976. Questa frase di uno dei Padri fondatori del progetto unionista mi è tornata in mente quando il presidente Pesco ha comunicato alla 5 a Commissione la logica sottostante ai suoi criteri di improponibilità. Ci è stato detto - è stato poi ribadito dal senatore Misiani, e Misiani è un uomo d'onore - che un provvedimento emergenziale non può essere utilizzato per interventi strutturali e, quindi - ad esempio - non ci sarà alcun anno bianco fiscale; una misura che avrebbe dato respiro a tante partite IVA e a tante piccole e medie imprese, svincolandole dalla necessità di versare a giugno un acconto esorbitante delle imposte su quei redditi che non stanno percependo. Questo Governo si è rifiutato di considerarla, sostenendo che il sistema fiscale non vada riformato in condizioni di urgenza. Giusto, saggio, ma quanta improvvisa e improvvida saggezza negli eredi di quella stagione politica, che, nella concitazione di una crisi, allo scellerato e infame grido di «Fate presto!» ha riformato, nell'ordine, il sistema pensionistico, il mercato del lavoro, il sistema delle autonomie locali e quello scolastico. Fu l'urgenza dello spread a giustificare quelle riforme strutturali. Ricordiamo tutti il memorandum che la BCE inviò all'Italia nel 2011, e che Monti, Letta, Renzi e Gentiloni Silveri pedissequamente eseguirono. E perché mai ora l'urgenza di soccorrere i cittadini che rappresentiamo non dovrebbe giustificare interventi ugualmente strutturali? Perché queste asimmetrie? Gli interventi strutturali vi vanno bene solo se penalizzano i cittadini e non se li avvantaggiano? Certo che siete strani, voi unionisti. L'Europa si farà nelle crisi - dite - ma, quando arriva una crisi, l'Italia lasciamola com'è: col suo fisco vessatorio, con la sua burocrazia, col suo codice degli appalti ancora più astruso di quello che vi è stato dettato da Bruxelles, quello al quale noi e il Paese vi imploravamo di tornare. Ma voi: no, duri come il ferro, perché dovete essere sempre più realisti del re, voi unionisti. Quando non potete distruggerlo - il Paese che amate - almeno vi sforzate di non ricostruirlo. Certo che siete veramente strani, eh! (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e FIBP-UDC) . Siete quelli che, prima, con la Commissione Rordorf insediata nel 2015, riscrivono, obbedendo all'Unione europea, il codice della crisi di impresa, salvo poi sospenderlo quando arriva un evento che mette le imprese in crisi. Mah, per fortuna - dico io - meno male: è una delle poche cose buone che rinveniamo nel decreto-legge, ma è anche una cosa da romanzo distopico: la guerra è pace, la crisi è prosperità. Lo capite anche voi, allora, che quello che vi dettano da Bruxelles non funziona? (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Perché, allora, non sospendere anche gli ISA, basati su un cardine del globalismo - la funzione di produzione neoclassica - cioè su un mondo finto, su un mondo distopico, su un mondo di macchine, sul mondo di «Blade runner»? Un imprenditore, che una volta votava per voi, mi diceva ieri sconsolato che forse PD sono le iniziali di Philip Dick ( absit iniuria verbis ). Poi, a ben vedere, la crisi dello spread e quella del virus non sono confrontabili: una dipende da un fenomeno naturale (e non è quella dello spread ) e l'altra dipende da un artefatto umano (e non è quella del virus). Forse dovremmo dircelo finalmente, visto che lo abbiamo constatato con i nostri occhi poche settimane fa: quello che ci avete presentato come un ineluttabile dato di natura cui inchinarsi, lo spread , altro non è che il risultato di una decisione politica: la decisione di impedire ai Governi di finanziarsi presso la propria Banca centrale. Questa decisione, presa nel 1981 in Italia - come sappiamo - con uno scambio di lettere fra Andreatta e Ciampi e iscritta nel 1992 nei trattati europei - come sappiamo - all'articolo 123, primo comma, del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, aveva una sua logica precisa e dichiarata: quella di sottoporre le scelte di Governi democraticamente eletti allo scrutinio dei mercati e - cito - «Da quel momento in avanti la vita dei Ministri del tesoro si era fatta più difficile e a ogni asta il loro operato era sottoposto al giudizio del mercato», Andreatta dixit. Ne parliamo? Volete? Non vengo qui a smentire Andreatta, ma soltanto a riferirvi quello che so. So che questo ragionamento filerebbe se valessero due presupposti: primo, che il mercato fosse più sagace e più legittimato dei cittadini nel giudicare l'interesse dei cittadini stessi; secondo, che il mercato accettasse per sé la disciplina che pretende di imporre agli altri. E qui abbiamo - anzi, avete, cari unionisti - un problema, o meglio due, perché, intanto, il mercato sagace non è, tant'è che spesso e volentieri non riesce a fare nemmeno il suo interesse: lo dimostrano qui in Italia i tanti episodi di dissesto bancario verificatisi nonostante, o meglio grazie all'eccellente vigilanza nazionale; poi, perché il mercato non accetta per sé la disciplina che vuole imporre agli altri, tant'è che quando arriva la crisi va a piagnucolare alle porte dello Stato, come ben sappiamo qui. Tralascio il fatto che il mercato è anche quell'istituzione informale che decide di produrre tutte le mascherine in Cina, perché lì costano meno, ignorando, nella sua prescienza infallibile, cui voi ci avete sottomesso - con Andreatta, Ciampi, Prodi - che questa scelta avrà un costo di vite umane. Nel progetto unionista, tuttavia, c'è di più e c'è di peggio. Vi scandalizza la nostra proposta, la più semplice e la più ovvia: finanziare i necessari interventi con emissione di moneta da parte della Banca centrale, cioè salvare gli Stati lasciando che essi esercitino quella che storicamente è una loro prerogativa, la sovranità monetaria. Eh, ma la disciplina del mercato; eh, ma l'azzardo morale; eh ma poi i governanti corrotti farebbero spesa pubblica per motivi elettorali; forse né voi, né i cittadini sapete che quello che è impedito agli Stati nel progetto unionista, e cioè finanziarsi direttamente presso la Banca centrale, in questo progetto è concesso alle imprese. La BCE può comprare titoli privati sul primario direttamente dalle aziende, quindi finanziandole e facendo di fatto politica industriale: si chiama corporate sector purchase programme (CSPP) e Google aiuterà chi ne ha bisogno. Per le aziende, quelle dei Paesi forti, la disciplina del mercato è quindi attenuata, ma la stessa BCE non può comprare titoli pubblici direttamente dallo Stato monetizzando il fabbisogno, deve passare in banca; si chiama quantitative easing (QE), also sprach Frankfurt . Un altro mondo è però possibile. Da oggi, cari colleghi, illustre Presidente, nel Regno Unito è di nuovo possibile quello che dal 1981 non è più possibile in Italia. Il Governo di sua maestà ha deciso di finanziarsi con moneta. Hoc erat in fatis, ma noi tranquilli, immobili come un semaforo; aspettiamo che gli altri aumentino il distacco da noi, prendendo misure di puro buon senso. Lasciamo che gli imprenditori si indebitino anche per pagare le tasse, così a Bruxelles gli amici ci accoglieranno con un sorriso. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e FIBP-UDC e del senatore La Russa) . A Bruxelles gli amici vi accoglieranno con un sorriso perché avrete obbedito al temporary framework. Non dico Marx, ma neanche Alberto Sordi vi ha insegnato nulla. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Tutti voi amaste o diceste di amare l'Italia un tempo: cosa vi vieta oggi di aiutarla? L'obbedienza a un paradigma farlocco che è già stato spazzato via dall'incontenibile violenza dei fatti e che non dovrebbe essere nella vostra matrice culturale. L'idea che la moneta sia una merce scarsa anziché un'istituzione che può e deve essere amministrata nell'interesse dei cittadini: questo c'è dietro la risposta distopica che abbiamo ricevuto ad ogni richiesta di aiutare i cittadini. Aumentare l'indennità per le partite IVA? Costa. Incentivare la produzione di mascherine? Costa. Sapete cosa c'è di nuovo? C'è che questa roba costa anche negli Stati Uniti, nel Regno Unito, in Svezia e in Giappone e infatti lì la Banca centrale stampa moneta per coprire i costi. I cittadini italiani - non posso dire i vostri elettori perché sapete fin troppo bene di non avere più una base elettorale - hanno le tasche piene di questo continuo strabismo ai loro danni. Voi lo sapete e navigate a vista, negando loro di esprimersi con il voto, negando loro di guardare al futuro con un minimo di prospettiva, quella prospettiva che non potete dargli perché voi per primi ne siete tragicamente privi. In questa discussione sulla fiducia desidero dirvi da vostro ex elettore che con decine di milioni di elettori io fiducia in voi non ne ho, non la meritate per la vostra subalternità culturale, ma questa non è una dichiarazione di voto. Cosa votare me lo farò indicare dal mio leader politico perché, insieme a decine di milioni di elettori italiani, credo che lui meriti fiducia, voi no! (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e FIBP-UDC e del senatore La Russa) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Ronzulli. Ne ha facoltà. RONZULLI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, signori del Governo, tra i quali però non vedo né il Presidente del Consiglio, né alcun Ministro ad ascoltare una discussione così importante su un decreto-legge così importante per la vita del nostro Paese. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC) . Forse questo è il segno del totale disinteresse verso il Parlamento. Questa emergenza sanitaria così violenta, la crisi economica più grave degli ultimi ottant'anni, che ha causato migliaia di morti tra i nostri concittadini, ci avrebbe dovuto vedere tutti allo stesso tavolo per lavorare insieme nell'interesse dei cittadini e nell'interesse dell'Italia. Abbiamo messo le nostre idee al servizio del Paese; le abbiamo presentate a un Esecutivo che però, oltre a ricevere una delegazione delle opposizioni a Palazzo Chigi e a numerosissime ore di videoconferenza, non ha dimostrato alcuna reale volontà di collaborare. Non pensavamo al consenso, noi, ma al modo migliore per tutelare la salute degli italiani, senza però che questo significasse far crollare l'economia del nostro Paese, togliendoci ogni residua possibilità di riprenderci. Abbiamo presentato e depositato proposte di buon senso, ma le avete prima accolte con sufficienza e poi respinte. Avete bocciato la distribuzione gratuita di mascherine e guanti. Avete bocciato la reintroduzione temporanea dei voucher per il settore agroalimentare e per i servizi alla persona, che avrebbe consentito di far lavorare legalmente migliaia di persone. Avete bocciato il sostegno economico di 1.000 euro per gli autonomi e i liberi professionisti, ai quali avete invece promesso 600 euro, non ancora distribuiti, cifra - ricordo - inferiore al reddito di cittadinanza. Avete bocciato la cedolare secca per gli affitti commerciali. Avete bocciato la creazione di un fondo nazionale per il turismo e i pubblici esercizi. Avete bocciato il nostro piano burocrazia zero, che avrebbe consentito di liberarci, una volta per tutte, di quello che si sta dimostrando uno dei problemi più gravi del Paese. Avete bocciato il dovuto riconoscimento (la doppia mensilità, il doppio stipendio) a quei lavoratori che oggi chiamate eroi: medici, infermieri, operatori sociosanitari, che combattono sul campo contro il coronavirus, rischiando la loro vita per salvare la nostra. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC) . Avete bocciato lo scudo penale per questi operatori sanitari, rinviando la decisione a un tavolo successivo. Siamo stati inascoltati. Oggi è il 9 aprile: esattamente a un mese dall'avvio del lockdown gli italiani non hanno ancora nulla di concreto: zero assoluto. Si susseguono annunci, vertici, Consigli dei ministri; si stendono decreti, direttive, circolari, ma non un solo euro è stato dato alle famiglie, ai lavoratori e alle imprese, mentre stiamo qui a discutere in quest'Aula. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC) . Sono stati creati fondi, stanziate risorse, previsti bonus e incentivi, ma ancora nessun quattrino è entrato nelle tasche degli italiani. Tutto è fermo e arenato, in attesa di un'infinità di passaggi burocratici, tra le lungaggini dell'INPS e le mascherine ferme in dogana ad aspettare - chissà - quali timbri. E ancora pochi minuti fa un Ministro della Repubblica ci è venuto a dire che discutiamo di decreti non bollinati della Ragioneria generale dello Stato, cioè senza coperture. Il Governo ha sbandierato un intervento poderoso in diretta tv, annunciando di aver messo sul tavolo 750 miliardi di garanzie per le imprese. Ma raccontiamo la verità agli italiani: le garanzie non sono soldi liquidi. In sostanza, lo Stato fornisce solo le garanzie bancarie, ma il debito resta comunque sulle spalle delle aziende, fino all'ultimo centesimo. (Applausi dai Gruppi FIBP-UDC e L-SP-PSd'Az) . Ha garantito i debiti, sì, ma sempre debiti restano. La liquidità fornita dallo Stato italiano è quindi pari a zero, mentre in Francia, in Germania e negli Stati Uniti - come precedentemente ricordato - hanno invece accreditato risorse fresche a fondo perduto direttamente sul conto corrente di chi ne aveva bisogno. Peggio ancora gli interventi finalizzati alle famiglie. La gente non può aspettare tempi biblici: serve liquidità immediata, servono soldi veri; tutti ne fanno richiesta. Qualcuno del PD ieri sera ha detto che non si possono buttare i soldi dalla finestra. Beh, per noi dare soldi a madri e padri che in questo periodo non riescono nemmeno a fare la spesa significa non buttare i soldi dalla finestra, ma garantire la sopravvivenza. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC) . La peggior crisi che si potesse immaginare viene gestita da una maggioranza aritmetica, priva di una politica e di obiettivi comuni; ogni partito pensa per sé e non al Paese, pensa a come guadagnarsi qualche secondo di visibilità. In questo quadro così caotico, invece di semplificare indicando una voce unica e autorevole, avete consentito al capo della Protezione civile e al commissario straordinario per l'emergenza di non parlare la stessa lingua. Il risultato è un susseguirsi di assoli che confondono chi li ascolta, non ottenendo altro risultato che caos, insofferenza e paura nei cittadini. Avrei voluto consegnare un suggerimento al presidente Conte, se fosse stato qui in Aula: uscire dal tunnel del prime time . (Applausi dai Gruppi FIBP-UDC e L-SP-PSd'Az) . Se vuole parlare con i cittadini e non riesce a farlo utilizzando i canali tradizionali, lo faccia di mattina così gli italiani hanno modo possibilità di informarsi e andare a letto sereni. La vostra comunicazione ha generato paura, ansia e incertezza. Avete destabilizzato il Paese. Chi ha ragione sulle mascherine? Chi decide la data della riapertura? Lasciatemi indovinare: il tanto declamato comitato tecnico-scientifico. È la filosofia dello scaricabarile, del disimpegno e della irresponsabilità. I cittadini hanno votato noi parlamentari e, attraverso il Parlamento, un Esecutivo che governi. Governare significa prendere decisioni e non premere il bottone «inoltra». Siete voi a dovervi assumere la vostra responsabilità di programmare i tempi e la riapertura e non i virologi. Siamo delusi, ma la nostra delusione può anche essere messa da parte. La verità è che la delusione è di tutti i cittadini italiani e si è trasformata in sconcerto, impotenza e rabbia. Non vogliamo essere complici di scelte mancate e scarso coraggio. Pertanto, non intendendo essere complici delle mancate scelte e del mancato coraggio, non voteremo la fiducia. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Leone. Ne ha facoltà. LEONE (M5S) . Signor Presidente, rappresentanti del Governo, «Cura Italia»: non poteva esserci parola più bella e più pregna di significati per connotare questo provvedimento. Se solo si consulta il vocabolario della Zanichelli scopriamo, infatti, che la parola ha almeno dieci accezioni. La parola significa un interessamento sollecito e costante per qualcuno o qualcosa, ma significa pure oggetto di costante interesse e descrive anche l'impegno e lo zelo nel fare qualcosa. L'espressione «Cura Italia» è appropriata anche perché è un provvedimento con un titolo italiano e non è titolato in inglese. Ciò rivela un orgoglio italiano senza anglicismi di sorta. Questa pandemia di portata globale e dal carattere epocale ci ha colto all'improvviso e ci ha scosso tutti quanti, sottraendoci con veemenza alla nostra quotidianità e alla nostra normale routine . Nondimeno, mentre il nostro Paese è in preda allo sgomento e allo sconforto, noi legislatori dobbiamo conservare la lucidità e un sano ottimismo, mantenendo la sollecita attenzione all'incombente presente, ma anche rivolgere la nostra attenzione al medio periodo. La calamità con cui ci stiamo misurando ha messo a nudo tutte le fragilità strutturali del nostro sistema Paese in campo sia sanitario che amministrativo e ha portato all'attenzione dell'opinione pubblica l'entità del nostro debito pubblico e i rischi a cui può esporci sui mercati finanziari. Eppure, abbiamo potuto constatare anche le forze di cui dispone il nostro Paese, che sono forze morali e solidali che possiamo considerare un nostro patrimonio immateriale. Alludo al personale sanitario, che ha mostrato abnegazione; alle Forze dell'ordine e ai Carabinieri che si sono assunti anche il compito di ritirare farmaci per conto di chi non può farlo. Alludo alle varie associazioni di volontariato così presenti nel territorio, ma mi riferisco anche a tutte quelle iniziative solidali che sono sorte spontaneamente in tutto il territorio nazionale e che hanno dimostrato a noi stessi e al mondo la qualità che ci fa essere un Paese apprezzato e amato. Dunque, colleghi, non è una questione di inadeguatezza del provvedimento, né certamente di coraggio, ovvero le accuse strumentali che qualcuno si ostina a muovere. In realtà, a questo Governo il coraggio non manca ed è un coraggio che ha dovuto fare i conti con una necessità finanziaria alla quale faticosamente stavamo e continuiamo a provvedere con diverse tipologie di sostegno. Si tratta di un provvedimento che non vuole discriminare nessuno perché è necessario garantire, anzi anteporre la salute dei cittadini al resto. E certamente non stiamo perdendo nemmeno tempo, perché tante sono le vite umane perse. Non ci si è fermati a niente: siamo stati presenti e solerti nell'andare avanti con forza, senza interrompere un percorso intrapreso, come invece qualcuno la scorsa estate ha fatto. Ebbene, le misure contenute nel provvedimento in esame sono volte a fronteggiare le necessità dei diversi segmenti della struttura sociale, potenziandone in primis il Servizio sanitario nazionale. Pertanto, abbiamo previsto il potenziamento del fondo centrale di garanzia per le piccole e medie imprese; la concessione della garanzia a titolo gratuito; l'innalzamento dell'importo massimo garantito a cinque milioni di euro; l'ammissibilità alla garanzia di finanziamento a fronte di operazioni di rinegoziazione del debito; la possibilità di cumulo con altre forme di garanzia, anche ipotecaria. Abbiamo modificato, agevolandola, la disciplina relativa al fondo indennizzo risparmiatori, abbiamo previsto l'accesso al fondo Gasparrini anche per i lavoratori autonomi e per i professionisti che abbiano autocertificato il calo del proprio fatturato superiore al 33 per cento nell'ultimo trimestre 2019. A questo aggiungiamo anche la sospensione dei termini degli adempimenti e dei versamenti fiscali e contributivi che scadono nel periodo compreso tra l'8 marzo e il 31 marzo, posticipandone il pagamento a fine maggio. La sospensione opera a favore di quei soggetti esercenti attività di impresa, arte o professione con domicilio fiscale, sede legale o sede operativa nel territorio italiano. Sono altresì orgogliosa che questo Governo abbia accolto, su impulso della Commissione d'inchiesta sul femminicidio, alcune indicazioni, mostrando sensibilità e senso di rispetto a tutela delle donne, tutte quelle donne vittime di violenza che segna una terribile piaga sociale dell'epoca contemporanea. Purtroppo questa circostanza pone le donne a stretto contatto con il loro possibile carnefice e ciò ha dato luogo a un calo delle denunce, e non perché non si siano verificate tali violenze. A conferma di ciò, è intervenuto l'ennesimo caso di femminicidio registrato qualche giorno fa: Lorena Quaranta, ventisette anni, studentessa della facoltà di medicina di Messina, uccisa dal compagno. Ebbene, la Commissione d'inchiesta sul femminicidio, che ha dato luogo a un dossier in cui sono state inserite delle misure atte a rispondere alle problematiche delle donne vittime di violenza nella situazione di emergenza epidemiologica da Covid-19, ha proposto due importanti misure recepite all'interno del decreto: per l'anno 2020 è stata autorizzata l'ulteriore spesa di tre milioni di euro in favore delle case rifugio pubbliche e private esistenti su tutto il territorio nazionale, al fine di sostenere l'emersione del fenomeno della violenza domestica e di garantire un'adeguata protezione. Era doveroso da parte nostra suggerire tale misura, proprio perché abbiamo constatato il lavoro che i centri antiviolenza e le case rifugio stanno costantemente garantendo in questi giorni così complicati per il superamento delle difficoltà e dei rischi legati al contagio. Inoltre, è stato inserito un ulteriore intervento volto a gestire gli incontri tra i bambini in affido e i loro genitori; incontri che potranno tenersi attraverso collegamenti a distanza in audio e video, alla presenza anche dell'operatore specializzato. Concludo, pertanto, auspicando che questo momento di crisi epocale possa essere un'opportunità per ripartire con un cambiamento di regole nel solco della ragionevolezza e dell'interesse nazionale sia presente che futuro. (Applausi dai Gruppi M5S e PD) . PRESIDENTE.Dichiaro chiusa la discussione sulla questione di fiducia. Ha chiesto di intervenire il rappresentante del Governo. Ne ha facoltà. D'INCA', ministro per i rapporti con il Parlamento . Presidente, intervengo per chiedere un'ulteriore sospensione fino alle ore 12,30, per poter terminare il lavoro di bollinatura. Mi scuso di questo ritardo, ma abbiamo ancora bisogno di un'ora. ROMEO (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ROMEO (L-SP-PSd'Az) . Presidente, penso che da parte della minoranza ci siano stati tutta l'attenzione e un atteggiamento di agevolazione nei confronti del provvedimento sia in Commissione, sia in Aula. Ci auguriamo davvero che alle ore 12,30 sia pronto il testo, altrimenti l'incapacità di questo Governo sarebbe assolutamente sotto gli occhi di tutti, (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Ci auguriamo davvero che vengano rispettati i tempi. MALAN (FIBP-UDC) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MALAN (FIBP-UDC) . Presidente, anch'io auspico che questo rinvio sia l'ultimo. È vero che abbiamo visto in passato rinvii ben peggiori, di giorni e anche di settimane, ma siamo in condizioni particolari. C'è qualcuno nella discussione che addirittura ha parlato di opposizione che ritarda i lavori. Per fortuna quelli che hanno detto una tale stupidaggine, una falsità, sono casi isolati. Adesso speriamo davvero che si possano riprendere i lavori con il solo ritardo che è stato annunciato adesso dal Ministro, perché siamo davvero in condizioni particolari - è inutile ribadirlo - ma chiediamo che anche il Governo abbia un'attenzione particolare. Non vorrei che il problema fosse di copertura e non di semplice burocrazia. Comunque, l'organismo che pone la bollinatura dipende pur sempre dal Governo e, quindi, ci auguriamo che l'azione di quest'ultimo sia efficace. PRESIDENTE . Onorevoli colleghi, considerato il ritardo maturato rispetto alle previsioni fatte, vi chiedo di far pervenire adesso alla Presidenza gli scambi che dovessero essere effettuati all'interno dei Gruppi, per agevolare le persone che hanno pochi mezzi a disposizione per rientrare a casa. Cerchiamo di essere elastici per favorire soprattutto tutti coloro che vengono da fuori Roma. Possiamo raccogliere le richieste attraverso i senatori Questori per poter poi dare velocemente corso alla chiama. Sospendo la seduta fino alle ore 12,30. (La seduta, sospesa alle ore 11,41, è ripresa alle ore 12,31) . Ha chiesto d'intervenire il ministro per i rapporti con il Parlamento, onorevole D'Incà. Ne ha facoltà. D'INCA', ministro per i rapporti con il Parlamento . Signor Presidente, il Governo sottopone alla Presidenza, ai sensi dell'articolo 161, comma 3- ter , del Regolamento del Senato, il testo di un emendamento che recepisce le modifiche proposte dalla Commissione in sede referente, interamente sostitutivo dell'articolo 1 del disegno di legge di conversione del decreto-legge in esame, sul quale, previa autorizzazione del Consiglio dei ministri, intende porre la questione di fiducia. PRESIDENTE . Alla luce dell'intervento del Ministro, la Presidenza valuta l'emendamento ammissibile, ai sensi dell'articolo 161, comma 3- ter , del Regolamento. Ha chiesto nuovamente di parlare il ministro per i rapporti con il Parlamento, onorevole D'Incà. Ne ha facoltà. D'INCA', ministro per i rapporti con il Parlamento . Signor Presidente, onorevoli senatori, a nome del Governo, autorizzato dal Consiglio dei ministri, pongo la questione di fiducia sull'approvazione dell'emendamento interamente sostitutivo dell'articolo unico del disegno di legge n. 1766, di conversione in legge del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18. PRESIDENTE . La Presidenza prende atto dell'apposizione della questione di fiducia sull'approvazione dell'emendamento interamente sostitutivo presentato dal Governo. Ai sensi dell'articolo 102- bis del Regolamento, trasmette il testo dell'emendamento alla 5 a Commissione permanente, che può convocarsi immediatamente. In attesa della diretta televisiva, sospendo brevemente la seduta. (La seduta, sospesa alle ore 12,33, è ripresa alle ore 12,35) . STEGER (Aut (SVP-PATT, UV)) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. STEGER (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente, gli ultimi dati diffusi dalla Protezione civile ci dicono che le norme di distanziamento sociale stanno avendo gli effetti che tutti speravamo. La curva dei contagi ha iniziato la sua discesa e, proprio per questo, adesso arriva la parte più difficile, quella della convivenza con il virus. Diventa allora ancora più importante il comportamento dei singoli, perché più saranno attenti e prudenti, più il Governo potrà alleggerire le attuali norme. Quello che voglio dire è che c'è una linea oltre la quale la politica non può fare nulla, laddove sono i comportamenti dei singoli a fare la differenza e non soltanto perché si tratta di rispettare norme, ma perché si è mossi da un profondo senso di responsabilità. Abbiamo bisogno di ritornare gradualmente alla normalità: per questo proprio adesso è il momento in cui tenere comportamenti responsabili da parte di ogni cittadino di questo Paese. Abbiamo bisogno di ritornare alla normalità, innanzitutto perché questa situazione ha conseguenze sulla condizione psicologica delle persone, di quanti faticano a lavorare da casa, dei bambini strappati alla possibilità di giocare all'aperto, degli anziani chiusi, dei ragazzi che non vanno a scuola. Ci sono anche delle conseguenze sulla salute e per questo sarebbe opportuno allentare i vincoli sulla possibilità di passeggiare, quanto meno nelle località a bassa densità abitativa. Poi, come i dati Istat ci dicono, ci avviciniamo a un punto di non ritorno per tantissime imprese e per un'economia che si ritroverà a vivere la stagione più difficile dalla fine del Secondo dopoguerra. Ci attende una nuova ricostruzione, nella speranza che le macerie non siano troppe e che le imprese, col sostegno del Governo e delle istituzioni locali, trovino la strada giusta per ripartire, senza trovarsi stritolate dalla burocrazia, dai debiti e dalla mancanza di liquidità. L'Italia è il secondo sistema industriale d'Europa, uno dei più grandi esportatori del mondo, un Paese che non può restare alla finestra, che ha bisogno di agire per non essere tagliato fuori dai flussi commerciali ed economici, per non veder ridimensionato il proprio ruolo di potenza economica del Continente. Bisogna allora consentire la riapertura di quelle attività che non costituiscono un problema in termini di distanziamento sociale: penso alle industrie che possono operare in sicurezza, ai cantieri che, come abbiamo visto anche ieri per l'ennesima volta col crollo del ponte sul fiume Magra, non possono rimanere chiusi per molto. Naturalmente bisogna riaprire anche gli esercizi commerciali che fino ad oggi non sono rientrati tra quelli che vendono beni primari, come le officine e gli artigiani, sempre che non ci siano situazioni di contatto diretto. Bisogna fare poi tutto il necessario per quei settori per cui il virus non ha rappresentato una contrazione nel cammino, ma un crollo vertiginoso, da cento a zero da un giorno all'altro: il mondo della cultura, delle iniziative e delle manifestazioni pubbliche, il mondo del turismo, che oggi è in ginocchio e che avrà bisogno di tempo per rimettersi in piedi. Quindi, come nell'ordine del giorno da me proposto, in accordo con tutti i Gruppi di maggioranza, e che è stato accolto in Commissione: subito sospensioni dei pagamenti e aiuti per quelle imprese che operano in regime di locazione immobiliare, sostegno per i disoccupati stagionali che hanno esaurito la durata del Nuova assicurazione sociale per l'impiego (Naspi) e liquidità subito. La crisi che attraversa questo settore è esemplificativa del lavoro che bisogna fare: non accontentarsi di stanziare le risorse, ma farle arrivare nel più breve tempo possibile nelle tasche delle imprese e delle famiglie in difficoltà. Il punto vero è che oggi abbiamo un sistema burocratico pieno di adempimenti, che possono avere un senso nella fase di piena, ma che si tramuta oggi in una minaccia per l'esistenza stessa di molte imprese. Va messo subito in campo un disegno che punti alla più radicale opera di semplificazione burocratica che il Paese abbia mai conosciuto e va rafforzato l'impegno per una radicale semplificazione delle procedure per fare in modo che le banche e tutti i soggetti coinvolti, dall'INPS all'Agenzia delle entrate, diventino acceleratori e non rallentatori di un processo. Sono stati positivi in tal senso alcuni accordi con l'ABI per la cassa integrazione e per altri interventi e, tuttavia, rimane la questione dell'accesso alla liquidità, che è il vero nodo da sciogliere. Le istituzioni devono farsi garanti al 100 per cento anche oltre la soglia dei 25.000 euro, proprio come sta accadendo in altri Paesi europei e, quando dico le istituzioni, intendo tutte, lo Stato centrale, le Regioni, le Province autonome e i Comuni, perché gli enti locali hanno strumenti e risorse, ma, soprattutto, hanno la prossimità con i cittadini, che favorisce la qualità e l'efficacia degli interventi. Poi c'è l'Europa e sarebbe ingiusto dire di non vedere gli strumenti che ha messo in campo in questi giorni: la cassa integrazione europea; il poderoso acquisto di titoli di Stato da parte della BCE; il riutilizzo dei fondi strutturali che l'Italia non ha ancora speso; le misure a sostegno dell'agricoltura, della liquidità delle imprese; la sospensione del Patto di stabilità; la maggiore flessibilità sugli aiuti di Stato. Tuttavia, è evidente che queste risorse aiutano nell'emergenza, ma non danno garanzie sul futuro, sulle risorse che serviranno per far ripartire l'economia. Alcuni Paesi europei devono capire che qui non si tratta di socializzare i debiti, ma di mettere in campo una politica che consenta all'economia di rialzarsi. Ci vogliono, quindi, strumenti sul lungo termine; si chiamino coronabond o in altro modo non mi interessa, questo non ha importanza; ha importanza che tutte le parti in causa comprendano che ci si salva assieme o non si salverà nessuno. Voglio dire che l'Europa semplicemente non esisterà più come l'abbiamo conosciuta e come l'ha conosciuta la mia generazione se non farà tutto ciò che è in suo potere e che è illusorio pensare che qualche Stato o l'Italia possa farcela da solo senza le spalle larghe dell'Europa. Questo non è, pertanto, il momento delle polemiche o delle accuse; questo è il momento di lavorare pancia a terra perché oggi tutti abbiamo davanti la più dura prova che le nostre istituzioni si siano mai trovate ad affrontare. Le somme si tireranno alla fine e i primi a farlo saranno gli stessi cittadini. Presidente, come Gruppo per le Autonomie apprezziamo naturalmente le misure contenute nel provvedimento. Nascono nel contesto di inizio della crisi e, quindi, come sappiamo tutti, sono il punto di partenza di un percorso che dovrà continuare con i prossimi provvedimenti, dal decreto liquidità agli altri che ci accompagneranno nelle prossime settimane, soprattutto il decreto crescita. Tali provvedimenti dovranno esprime una forza di fuoco molto maggiore e con ben altri importi economici. In quello che approviamo oggi sapevamo che non c'era la possibilità di vedere approvati emendamenti onerosi e, quindi, venendo incontro alla richiesta del Governo, abbiamo concordato ordini del giorno vincolanti per i prossimi provvedimenti. Sono impegni che dovranno essere mantenuti, a cominciare da quelli che favoriscono le immissioni di liquidità nel sistema perché questo continuerà a essere il principale problema nei mesi a venire. In questo senso bisogna liberare la possibilità di spesa degli enti locali, la possibilità di contrarre indebitamento straordinario quantomeno per quelle realtà che hanno i conti in ordine. Spero anche che su alcune proposte emendative che il Governo non ha voluto accogliere in questa fase ci possa essere un ripensamento. Penso, ad esempio, alla possibilità per il datore di anticipare la cassa integrazione in deroga per alleggerire il carico dell'INPS e per consentire al lavoratore di ottenere immediatamente le risorse, proprio come si fa con la cassa integrazione guadagni ordinaria (CIGO) e la cassa integrazione guadagni straordinaria (CIGS). Le aziende sono famiglie e le famiglie si aiutano e i datori di lavoro vogliono aiutare i loro lavoratori. Presidente, credo che la grande questione oggi sia quella di immaginare la nuova fase. Il Governo si confronti anche con gli enti locali e valuti la possibilità di una riapertura a macchia di leopardo in base alla situazione dell'epidemia in ogni singolo territorio, naturalmente rispettando sempre il criterio della sicurezza sanitaria, ma non dimenticando che ogni saracinesca chiusa è oggi un posto di lavoro a rischio per domani. Non dimentichiamocelo e facciamo davvero in modo che la crisi economica che seguirà la pandemia non sia anche peggiore. Per tutte queste ragioni, annuncio il voto favorevole del Gruppo per le Autonomie al provvedimento. (Applausi dai Gruppi Aut(SVP-PATT,UV), IV-PSI e M5S) . FARAONE (IV-PSI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. FARAONE (IV-PSI) . Signor Presidente, quando chiudi tutto - in Europa qualcuno, in particolar modo in Ungheria, ha esagerato chiudendo perfino la democrazia e confinando in casa anche il Parlamento - non resta che lo Stato. John Fitzgerald Kennedy diceva che la parola crisi, scritta in cinese è composta da due caratteri, uno rappresenta il pericolo e l'altro l'opportunità. Lo stesso vale per la parola «Stato». Lo Stato può gestire le emergenze e pianificare la ripartenza scomodamente seduto in una situazione transitoria o può accomodarsi in poltrona trovando conforto e abituandosi piacevolmente alle novità frutto dell'emergenza sanitaria. Sono due strade diverse. Lo Stato può sostituirsi alle imprese e immaginare una nuova IRI o statalizzare le compagnie aeree; lo Stato può - se vuole - perfino sostituirsi ai lavoratori mettendoli in lockdown perenne e pagandoli tutti per stare a casa con un reddito assicurato universalmente per il semplice fatto di essere nati. Lo Stato può farlo se vuole, ma la momentanea e giusta privazione della libertà dovuta all'emergenza sanitaria rischia di riconsegnarci un Paese senza lavoro per imprese e lavoratori. A quel punto, mancherà davvero la libertà per sempre. Credo, invece, che dovremo uscire da questa crisi come accade dopo un terremoto o una guerra, e senza avere bisogno di assistenzialismo di massa, ma di lavoro e sicurezza sociale attraverso il lavoro. Staremo a casa il tempo necessario a limitare il contagio, non per quello che limita lo spazio delle nostre ambizioni, dei nostri legittimi desideri e progetti. Lo Stato deve spostare ricchezza, anche a debito verso le imprese, pure piccolissime, che puntano a mantenere il lavoro e i lavoratori affinché non si perda, però, il nesso fra spesa odierna e produzione futura; e poi deve tornare ad accomodarsi al suo posto, altrimenti riaprirà una sola fabbrica: quella della miseria. Dallo Stato mi aspetto - come accaduto per il decreto-legge liquidità - che si faccia garante con le banche dei prestiti alle imprese, anche se noi avremmo voluto che fossero garantite al 100 per cento per tutti gli importi, perché siamo terrorizzati dalla burocrazia. Lo Stato, poi, paghi immediatamente 50 miliardi di euro - anche con l'aiuto delle banche - che deve agli imprenditori per lavori già effettuati, merce già consegnata, fatture già emesse. Non sarebbero in questo caso né prestiti né aiuti, ma regolare pagamento fin qui ritardato, fino a 600 giorni in alcuni casi. Uno Stato serio, poi, prepara l'Italia alla ripartenza, non si fa cogliere impreparato. Le scuole sono chiuse: diventino subito cantieri per renderle più sicure e più belle; le strade sono deserte: cantieri e lavori per asfaltare e rifare i marciapiedi; il nostro patrimonio artistico e monumentale, le nostre chiese tristemente chiuse anche per Pasqua: pensiamo ad un grande piano dei restauri. Parliamo di 120 miliardi di opere ferme: cosa aspettiamo a far partire i cantieri? Avete visto cosa è accaduto ieri a Massa: quanti ponti ancora devono crollare per diventare una priorità? Intervenire in questa fase di crisi diventa ancora più urgente; partire subito senza burocrazia, naturalmente garantendo le distanze e le protezioni per tutti i lavoratori. Non è dignitoso che si debba arrivare a minacciare lo sciopero generale per avere rispettati i diritti alla sicurezza dei lavoratori. Già oggi c'è chi sta lavorando e non si è mai fermato: il cantiere per il ponte di Genova, ad esempio. Ora si prenda la condotta di chi non ha smesso e con quella si riporti tutti subito al lavoro. Non sono loro pazzi e incoscienti, hanno semplicemente adottato misure di sicurezza e questo varrà per tutti i settori economici, dal commercio al turismo all'agricoltura. Il problema delle mascherine non è obbligare o meno, con scenette un po' irresponsabili, Borrelli-Fontana - di cui faremmo volentieri a meno - ma fornirle: non ci sono. Ci sono aziende che aspettano una settimana per poter avviare la produzione; così come i tamponi, i test sierologici. Ho visto medici e infermieri avvolti dai sacchi della spazzatura e scotch in corsia, per mancanza di protezione. Sono morti 100 medici, come poco fa veniva ricordato, 26 infermieri, 9 farmacisti, 5 soccorritori del 118. A questi eroi dobbiamo rendere omaggio, ma ci sono stati errori e si dovranno trovare i responsabili, senza alcuna impunità. Soprattutto, non si dovranno ripetere certi errori. Con il fondo per le vittime del dovere, che approveremo con questo provvedimento, non cancelleremo il dolore per chi è morto in corsia ma renderemo onore a loro e ai loro cari. Signor Presidente, tra le pochissime cose positive che questa triste emergenza ci consegna, c'è quella di aver reso i No vax No vox, di avere restituito credibilità agli scienziati, ai medici e sono proprio loro che ci dicono di cominciare a pensare al futuro. Organizzare la ripresa spetta alla politica e non alla scienza. Non si abdica proprio compito in favore degli esperti di turno: ieri i magistrati, oggi i medici. Non si fa un favore nemmeno a loro se li si carica di responsabilità decisionali che competono a noi. Infine, l'Italia senza apertura ai mercati internazionali non esiste; non esiste dal Rinascimento, non esiste addirittura dall'Impero romano, e il Governo Conte 2 è nato con un'idea di totale discontinuità con l'impostazione del Governo precedente: quella dei porti chiusi, delle frontiere, dei muri. Così come vorrei ricordare al Presidente del Consiglio che noi il Governo che voleva uscire dall'Europa lo abbiamo contrastato. Non ci serve un'altra volta lo storytelling dell'Europa matrigna che vuole male all'Italia. Non è in atto uno scontro tra Paesi in Europa, come certi sovranisti vorrebbero lasciarci intendere, lo dimostrano queste parole: «Sono convinto che come prossimo passo abbiamo bisogno anche di uno strumento di debito comune europeo». E ancora: «Se c'è un Paese che deve capire che dopo una crisi esistenziale è indispensabile avere un sostegno paneuropeo per la ricostruzione, questo è la Germania», in quanto è stata aiutata molto dopo la Seconda guerra mondiale nonostante fosse stata proprio essa a causarla. Queste parole, signor Presidente, non sono né del senatore Salvini, né della deputata Meloni o di sovranisti d'Oltralpe; sono le parole di un tedesco, un ex cancelliere della Repubblica Federale di Germania, Gerhard Schröder. Usciamo magicamente dalla fuorviante narrazione impostasi nelle ultime settimane che riduce la tensione in atto in Europa ad una riedizione della semifinale dei Mondiali di calcio di Messico 1970, per ricondurla su un terreno più razionale e soprattutto meno isterico, quello cioè che dovrebbe essere lo spazio della visione politica. L'Europa ha fatto tanto, ha messo a disposizione tanti strumenti, ora deve fare di più. Al punto in cui siamo la frase «nessuno si salva da solo» non è uno slogan buono per farci un hashtag su Twitter o uno striscione da appendere al balcone, ma la più ineludibile e ostinata delle verità; in tanti lo hanno compreso a prescindere dal passaporto che possono esibire. Non è intellettualmente onesto oggi parlare di tedeschi contro italiani, italiani contro olandesi, olandesi contro spagnoli, per un motivo semplicissimo: simul stabunt simul cadent , insieme staranno o insieme cadranno. Il cuore della sfida sta dunque nella lettura politica di questa immane tragedia, nella necessità di una risposta politica solidale che rilanci l'unica istituzione dimostratosi finora in grado di assicurare pace e prosperità all'Europa e di una risposta economica inedita che rimuova le antistoriche incrostazioni di egoismo e metta al riparo ogni singolo cittadino europeo dalle conseguenze della crisi. La grande pandemia del 2020 sarà il titolo di un capitolo di storia che le future generazioni si troveranno per forza di cose a dover studiare, cosa sarà scritto su quel capitolo dipenderà dalle azioni che sapremo mettere in campo. In conclusione, se oggi prevarranno gli egoismi, domani quel capitolo parlerà dei giorni in cui è morta l'utopia europea; se invece adesso dimostreremo lungimiranza, visione e unità, il titolo del capitolo successivo sarà il nuovo rinascimento europeo. A noi la scelta. (Applausi dal Gruppo IV-PSI) . CALANDRINI (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CALANDRINI (FdI) . Signor Presidente, prima di qualsiasi considerazione politica, permettetemi di ringraziare quel popolo silenzioso di medici, di infermieri e di personale parasanitario, che sono il simbolo tra i tanti che oggi sono in prima linea, insieme a tanti altri lavoratori che non si sono mai fermati in questa fase emergenziale, per continuare a svolgere il proprio lavoro e per servire la propria Nazione. Senza di loro, questo maledetto virus che stiamo combattendo probabilmente avrebbe fatto molte più vittime e quindi a tutti loro va il nostro ringraziamento. Siamo nella Settimana santa e dobbiamo credere nella Pasqua, nella resurrezione. L'Italia ha dimostrato, Presidente, di essere una grande Nazione. Da un mese buona parte di 60 milioni di Italiani sono chiusi in casa per amore della vita, senza esercito per strada, nella libertà. Meritano di poter tornare al più presto a vivere le proprie relazioni. Ma, per fare tutto questo, serve un Governo che eviti errori, come i tanti errori che sono stati fatti nei decreti che si sono succeduti in queste settimane di emergenza; errori molto gravi, errori di comunicazione che hanno disorientato completamente il popolo italiano. Mi riferisco in particolare - mi dispiace che non ci sia il Governo - alle dichiarazioni del presidente Conte, che diceva che saremmo stati pronti all'emergenza, per poi ritrovarci di punto in bianco senza medici, senza posti di terapia intensiva negli ospedali e senza nemmeno le mascherine di protezione. Penso alle conferenze stampa via Facebook, per annunciare decreti che non ci sono stati, per dire che chiudeva tutto per non chiudere nulla, che hanno generato panico a tutti i livelli. E voglio anche ricordare, per ultimo, gli assalti ai supermercati e alle stazioni ferroviarie. Potrei dire molto altro, ma mi fermo qui, per ovvie ragioni. Anche questo decreto-legge, che si chiama, come diceva una collega prima in italiano il cura Italia, non ci convince assolutamente, perché non cura proprio nulla. Qui servono risposte; voi con questo decreto-legge continuate a porre interrogativi e richieste di moduli da compilare. All'Italia serve invece una terapia d'urto, serve una scossa forte. Ma il messaggio contenuto in questo decreto-legge è quello tipico dei Governi assistenzialisti: sì alla cassa integrazione (e ci mancherebbe altro), ma nessun sostegno a tutte quelle aziende che hanno il coraggio, ancora oggi, di non licenziare e la forza di non chiudere definitivamente, anche quando l'emergenza sanitaria sarà alle nostre spalle. E che dire degli 8.000 Comuni italiani, che sono la spina dorsale del sistema economico e sociale dell'intero Paese, che sono stati lasciati soli, senza nessuna risorsa, e che vorranno in qualche modo continuare a fornire i servizi di prima necessità alle loro comunità? C'è poi questo cancro della burocrazia: è arrivato il momento di semplificare tutto, così come in quest'Aula sento dire da sempre. Dobbiamo rendere ogni pratica a portata di click , per il privato e per l'impresa. E invece cosa sta accadendo con questo decreto? Cito due casi per tutti, che sono forse i più emblematici: il sito dell'INPS, che collassa sotto la richiesta di centinaia di migliaia di utenti che presentano domande per il bonus di 600 euro, e le parole del ministro Azzolina, che dice che siamo l'Italia della didattica online e poi comunica ai propri docenti, scusandosi, che le graduatorie non saranno aggiornate, perché ci sono troppe domande cartacee. Ma come pensiamo di poter essere credibili comportandoci in questo modo? Oggi il sistema economico e produttivo del Paese ci chiede liquidità e i cittadini ci chiedono lavoro, ma voi rispondete con la burocrazia. Penso alle tante aziende che in questo momento dovrebbero avere il massimo sostegno e la massima semplificazione, per aprire o per tentare di restare aperti. Invece voi ci bocciate gli emendamenti sugli ISA, che sono una diabolica evoluzione degli studi di settore; ci bocciate gli emendamenti sul tetto all'uso del contante, ci bocciate gli emendamenti che evitano di concedere due anni in più all'Agenzia delle entrate per fare gli accertamenti fiscali, a fronte solo di quattro giorni in più nel mese di marzo per il pagamento degli F24. Ecco, pochi giorni per pagare, a fronte di due anni in più per poter essere perseguitati dal fisco. Lasciatecelo dire: è vergognoso questo modo di fare. Quello che vi stiamo dicendo qui ora erano tutte proposte di buonsenso che Fratelli d'Italia aveva posto all'attenzione del Governo: vi avevamo presentato proposte importanti per modificare questo decreto-legge, ma avete detto no, siete stati accecati dalla vostra furia ideologica. Noi crediamo che non sia così che si possa curare l'Italia. Questo decreto-legge è la fotografia di un Paese che alza le braccia al cielo e scrolla le spalle, che ammette la propria sconfitta e la propria impotenza. Voi state dando una cura a una cavia; qui bisogna salvare l'Italia, bisogna avere il coraggio dei giovani medici italiani che sono scesi in campo, come i ragazzi del '99, per l'Italia e per la nostra Nazione. Ecco, essere degni di questa Patria è un nostro dovere. Noi siamo l'Italia e siamo una grande Nazione; siamo la culla della civiltà romana. Non ci arrenderemo perché la resa non è nel nostro DNA. Certo, ci saremmo aspettati aiuti dall'Europa, comprensione e solidarietà. Noi nell'Europa ci abbiamo creduto sin dall'inizio; noi l'Europa l'abbiamo fondata; noi siamo l'Europa, ma evidentemente l'Europa non è l'Italia. Ed è stato evidente come in questi giorni non ci sia stata una sola mano tesa nei confronti del nostro Paese. L'Europa dei numeri a noi non interessa, noi vogliamo l'Europa dei popoli e delle civiltà. L'Italia non chiede elemosina; pretende giustizia ed esige rispetto. Signor Presidente, oggi l'Europa deve essere degna del popolo italiano e quando finirà - speriamo presto - quest'emergenza sanitaria e sarà alle nostre spalle, sicuramente verrà il momento per farci delle domande e cercare delle risposte, ma non è questo il momento. Questo è il momento dell'emergenza e dell'unità nazionale. È con questo spirito che Fratelli d'Italia e Giorgia Meloni hanno mostrato sin da subito la volontà di dialogo con il Governo. Eppure - lasciatecelo dire - siamo rimasti completamente delusi. Speravamo di poter scrivere insieme questo provvedimento, ma dalla vostra parte abbiamo ricevuto solo dei no a prescindere. Noi eravamo stati molto chiari fin dall'inizio; non avremmo accolto e votato nulla a scatola chiusa. Purtroppo abbiamo assistito a un crescendo di un atteggiamento ostile da parte del Governo rispetto agli emendamenti che il nostro Gruppo ha presentato. Permettetemi di dire che questa fantomatica cabina di regia è stata inutile, è stata una farsa. Avremmo potuto dire: «fate voi» e metterci a fare ostruzionismo, ma non lo abbiamo voluto fare. Piuttosto, abbiamo continuato a mostrare spirito di collaborazione lasciando in piedi solo 20 emendamenti e sei ordini del giorno, ma ci avete respinto anche quelli, comprese proposte di buonsenso a costo zero per le casse dello Stato. Concludendo, signor Presidente, desidero confermare che abbiamo mostrato tutto il nostro spirito di collaborazione per migliorare un decreto-legge che resta insufficiente. Lo abbiamo fatto per il popolo italiano, che oggi è chiuso in casa, ha perso il lavoro e non sa se domani potrà riaprire le proprie attività. È per i cittadini italiani che vogliamo e dobbiamo salvare il nostro Paese. Votiamo per l'Italia, non per voi; votiamo per la nostra gente, nonostante voi. Quando la Patria chiama, noi rispondiamo sì e non ci chiediamo null'altro, ma restiamo coerenti con la nostra storia. Avrete, se lo vorrete, il nostro supporto in questa fase critica emergenziale, ma non avrete mai il nostro voto favorevole. Per questi motivi, Fratelli d'Italia voterà contro il provvedimento in esame. (Applausi dal Gruppo FdI) . ERRANI (Misto-LeU) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ERRANI (Misto-LeU) . Signor Presidente, colleghe e colleghi, noi voteremo convinti a favore del provvedimento in esame. Ho sentito in questa discussione polemiche anche forti. Devo dire che per un verso non sono sorpreso (fa parte della dialettica politica), per l'altro un po' sì. Noi - e prima il Governo - abbiamo fatto un lavoro in Commissione, coinvolgendo le minoranze. C'erano due dati abbastanza chiari e riconosciuti: il Governo ha utilizzato nel decreto-legge l'intero sfondamento su cui è stato autorizzato, pari a 25 miliardi di euro e c'era (e c'è) l'impegno del Governo a costruire una soluzione che con il nuovo decreto, quello di aprile, fosse in grado di rispondere all'insieme di problemi, alcuni dei quali - ne siamo pienamente consapevoli - sono rimasti aperti con il provvedimento in esame. Tutto questo era chiaro, tant'è che ringrazio l'opposizione per l'atteggiamento che ha avuto in Commissione, un atteggiamento serio che ci ha consentito, in un momento difficile, di concludere il lavoro e in quella discussione - i colleghi dell'opposizione della Commissione bilancio lo possono certamente confermare - abbiamo trovato anche importanti convergenze. Per fare alcuni esempi, abbiamo approvato degli ordini del giorno proposti dalla maggioranza, a dimostrazione che questa fiducia non è stata posta perché ci sono problemi nella maggioranza, che anzi in modo convinto ha presentato ordini del giorno su professionisti, partite IVA, turismo, temi sui quali maggioranza e opposizione hanno insieme espresso indirizzi e chiesto impegni al Governo anche per il prossimo decreto-legge. Dopodiché, è pienamente legittimo richiedere la dialettica e la libertà di critica, si può criticare tutto ma consentitemi di dire - visto che anche nella dichiarazione sulla fiducia della nostra Capogruppo sono stati già chiarito i punti del decreto-legge - una cosa diversa, di fare una riflessione insieme a voi. Ci troviamo a dover gestire un'emergenza inedita. Abbiamo già detto che l'onestà intellettuale ci consentirà di evitare di scagliare la prima pietra, perché nessuno fra noi può farlo. Dobbiamo evitare ciò in cui già siamo: una drammatica crisi economica e sociale, dobbiamo convivere con il virus e costruire un percorso di riapertura di questo Paese, sapendo che siamo tutti chiamati ad una sfida, che non consiste semplicemente nell'aspettare che il virus sia sconfitto: ciò di cui c'è bisogno è una visione, una prospettiva per questo Paese. Lo so, c'è la burocrazia, facciamo tutto il possibile, dobbiamo cambiare il mood , ma ci vuole una visione, perché non si può dire che dopo il secondo dopoguerra non ci fosse uno scontro politico, anzi ideologico. (Applausi dal Gruppo Misto-LeU) . Tuttavia, nel secondo dopoguerra ci fu una visione che produsse la più grande ricostruzione di questo Paese, esempio - questo sì, davvero - in tutto il mondo. Ci manca una visione e su questo pregherei tutti di riflettere, perché non siamo solo di fronte al virus, prima del virus eravamo di fronte alla rottura ambientale, alla rottura tecnologica, alla rottura sulle disuguaglianze. Siamo di fronte a una svolta storica ed epocale del mondo, vogliamo essere all'altezza di questo o ci rincorriamo nel fare demagogia? Questo è il nostro problema. Pongo quattro punti di lavoro. Il Presidente del Consiglio ha giustamente detto di fare una cabina di regia, coinvolgendo i diversi livelli istituzionali, senza guerre istituzionali. Costruiamo il percorso, chiamiamo le menti migliori di questo Paese, non mi interessa a quale squadra corse appartengano, mi interessa elaborare un progetto per l'Italia oggi, non fra un anno. Il primo punto è l'Europa. Mettiamoci d'accordo: se oggi lo spread è quello che è, perché le cose vanno dette, dipende dalla decisione della BCE, per fortuna, di acquistare sul mercato secondario ma - attenzione - senza più percentuali sui Paesi, e fino a quando è necessario. È una buona notizia. La sospensione del Trattato di Maastricht è una buona notizia ma dobbiamo sapere per quanto sarà sospeso. Detto questo, il vero problema (è la discussione di queste ore) è capire se l'Europa sia in grado di rendersi conto che è cambiato tutto e che tutti i suoi strumenti, che erano falliti già prima del coronavirus, oggi non sono in nessun modo adeguati. Non occorre la solidarietà del debito, non chiediamo ai tedeschi che ci paghino il debito ma chiediamo che vi sia un nuovo impianto. Per esempio, al di là del coronavirus, quanto andrà avanti l'Europa senza una piattaforma? Quanto andrà avanti l'Europa se i cinesi e gli americani gestiranno non solo il petrolio ma i dati, i big data , e l'Europa resterà a guardare? Su questo non c'è un colpo di reni strategico? Quanto andrà avanti l'Europa se non è in grado di fare la trasformazione ecologica? I tedeschi a chi e come venderanno le Mercedes o le BMW? Questo è il livello della sfida. In questo momento i sovranisti si possono riposare, possono mettersi a sedere perché l'ipotesi che i sovranisti veri stanno proponendo è quella dell'Ungheria, cioè la sconfitta totale prima di tutto per noi. (Applausi dai Gruppi Misto-LeU e PD) . Il secondo punto di lavoro riguarda le mascherine. Come ho già detto anche nel corso del dibattito precedente, si pone un problema: qual è la funzione dello Stato? Se scopriamo che non solo l'Italia ma tutto il mondo è in difficoltà perché le mascherine, che fanno parte di una filiera produttiva a basso valore aggiunto, non le produce più nessuno, non vi viene in mente che vi sia bisogno di costruire un nuovo rapporto tra Stato e mercato? Nuovo non rispetto ai luoghi teologici del Novecento ma nuovo nel senso che sia in grado di rispondere ai bisogni delle persone. Ho già parlato della sanità: bisogna cambiare tutto. L'unica cosa che non bisogna cambiare è l'universalità del sistema, non bisogna abbandonare il sistema universalistico. Lo vedremo quando ci sarà il vaccino, perché ci saranno Paesi che daranno il vaccino e Paesi che non lo finanzieranno e solo chi avrà i soldi potrà accedervi. È chiaro? Abbiamo chiuso definitivamente il dibattito sulla sanità: è finita la visione culturale sbagliata secondo la quale per la sanità l'unica prospettiva è tagliare. No! La sanità, sulla base del proprio contributo fiscale, deve essere garantita a tutti. Infine, per quanto riguarda la ripresa e la ricostruzione, è necessario un progetto di politica industriale. Va bene non far morire le imprese, ci mancherebbe. Lo sappiamo anche noi cosa sono le imprese. Io vengo da una Regione dove c'è un'impresa ogni otto abitanti, è chiaro? Non prendiamo lezioni da nessuno! Vogliamo fare una politica industriale? Dov'è lo sviluppo futuro: scienze della vita, biotecnologie, innovazione tecnologica? Dobbiamo costruire un progetto, un nuovo patto sociale tra lavoro, impresa e Stato, che sia in grado di farci fare un salto anche dal punto di vista della burocrazia. Se vogliamo vincere la battaglia della burocrazia non possiamo pendolare dall'imposizione dei vincoli, perché troviamo che qualcuno ruba, a nessun vincolo, per poi ritornare a questo problema. È un problema di impianto. Infine, ultimo punto: ci vuole un nuovo welfare . Oggi vediamo gli anziani morire drammaticamente per questa emergenza, ma noi siamo un Paese che ha bisogno demograficamente di un nuovo welfare e di costruire una nuova gamba dell'economia, quella che per me è l'economia sociale: terzo settore, capacità di costruire risposte personalizzate. Siamo di fronte a una grande trasformazione. PRESIDENTE.Senatore Errani, per cortesia concluda. Ha sforato abbondantemente i tempi a sua disposizione. ERRANI (Misto-LeU) . Saremo giudicati non per l'ultimo sondaggio, né per quanti like otteniamo sulle cose che diciamo. Saremo giudicati tutti sulla base della nostra capacità di dare futuro a questo Paese. (Applausi dal Gruppo Misto, M5S, PD e IV-PSI) . MANCA (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MANCA (PD) . Signor Presidente, rappresentanti del Governo, vice ministro Misiani, onorevoli colleghi, mai dal dopoguerra ai giorni nostri le istituzioni, e tra queste il Senato della Repubblica, si sono trovati ad affrontare scenari così gravi, senza certezze, senza anticorpi e con la comunità scientifica ancora alla ricerca delle soluzioni strutturali per le cure e per la prevenzione. Un'emergenza senza precedenti che poteva travolgere l'umanità, a partire dal pilastro più importante per il diritto alla salute: i nostri ospedali e le nostre terapie intensive. Stiamo combattendo insieme una nuova guerra, ma i nemici e gli avversari non sono gli eserciti. I nostri figli certamente non sono impauriti dal fischio di una bomba, ma il nemico purtroppo è invisibile, è tra noi e ha ucciso 17.000 persone in Italia e altre 84.000 nel mondo. Non sono numeri, sono purtroppo uomini e donne, prevalentemente anziani, ma anche tanti giovani, ognuno dei quali ha un volto, un nome, una storia e un'identità. Per questo voglio esprimere qui, a nome del Partito Democratico, il cordoglio ai familiari delle vittime, innanzitutto affinché il loro sacrificio non venga liquidato. Per loro dobbiamo assumerci una responsabilità nuova: ripartire in sicurezza, affinché le immagini che si sono presentate ai nostri occhi, le lacrime sole dei loro familiari, da Bergamo a Brescia, da Lodi a Piacenza, non si presentino mai più tra noi nel nostro Paese. I nostri nonni e i nostri genitori ci hanno liberato dalle dittature, dai regimi autoritari. L'Europa ha garantito settant'anni di pace, riuscendo a sradicare il virus del nazifascismo. A noi spetta il compito di costruire una nuova Europa, nella quale al posto dei vincoli, degli ostacoli e dei patti di stabilità, prenda il sopravvento il progetto e gli investimenti necessari per garantire un nuovo sviluppo economico. È questo il lavoro che dobbiamo compiere e da questo lavoro garantiamo il sostegno al governo Conte, che in queste ore sta negoziando con l'Europa un'idea nuova di Europa, per rilanciare crescita, sviluppo e coesione e per non lasciare gli Stati in solitudine. Ecco perché - lo dico con grande tranquillità - il nostro compito è sconfiggere il virus e riconquistare nuova libertà e nuovo benessere. Ecco perché l'investimento nella ricerca deve aumentare. Ecco perché l'economia della conoscenza può rappresentare un punto di partenza fondamentale per generare nuovo sviluppo economico ed ecco perché - lo dico al Governo - le migliori competenze vanno coinvolte. Serve una regia stretta per costruire un nuovo patto tra il lavoro e l'impresa, che sappia indirizzare e guidare un orizzonte e una visione, costruire un progetto per il futuro del nostro Paese. Oggi gli italiani non ci chiedono solo di essere curati, ma anche di avere una visione, per garantire loro un futuro di certezze. Questo dev'essere il nostro obiettivo, la nostra ambizione. Credo che dobbiamo avere quest'ambizione, per riportare da subito il tasso di mortalità negli standard che fanno dell'Italia uno dei Paesi con l'aspettativa di vita più lunga - e ci sarà una ragione -, indice di benessere, coesione sociale e qualità della vita e dell'ambiente. Pertanto questo decreto-legge, il cura Italia, nasce per non lasciare nessuno nella solitudine. Il virus ci costringe a una rinuncia doverosa, quanto decisiva, per sconfiggerlo, che limita purtroppo le nostre libertà individuali e scardina alcuni pilastri fondamentali, dal diritto all'istruzione a quello al lavoro. Dobbiamo però alzare lo sguardo: se riusciremo a progettare un lavoro in sicurezza e a definire lo studio a distanza un diritto universale per tutti, senza lasciare nessuno nella solitudine, ci accorgeremo che la qualità della vita e delle relazioni sociali potrà addirittura aumentare ed essere il pilastro per costruire nuovo sviluppo. In poche parole, abbiamo spento la nostra quotidianità e abbiamo il dovere di individuare una soluzione in sicurezza per ripartire. Dobbiamo raccogliere le leve fondamentali e avere l'ambizione di progettare e coprogettare un mondo diverso. Una ripartenza non è compatibile con i conflitti. La pandemia non ha una dimensione nazionale: la propaganda che si consuma negli attacchi al Governo e nella critica a prescindere, in una rincorsa a chi la spara più alta, non solo ha toni non compatibili con l'emergenza, ma in tempo di guerra non ha alcuno sbocco, neanche nelle relazioni con i cittadini, che ci chiedono serietà, fatti, azioni e umiltà. Per questa ragione i conflitti tra Regioni e Governo sono incompatibili per affrontare l'emergenza. Certamente avremo tempo e modo di discutere su come ridurre i tempi e sui modi per ridisegnare le funzioni dello Stato e delle Regioni: sapremo superare evidentemente quello che le materie concorrenti rappresentano e reintrodurre il concetto di condivisione e cooperazione istituzionale. Oggi è il tempo della responsabilità e dell'unità e serve anche umiltà al posto di tanta arroganza. (Applausi dal Gruppo PD). Abbiamo scelto di favorire lo sblocco dei oneri e degli avanzi delle Regioni, proprio in ragione della necessità di una forte cooperazione istituzionale tra Regioni ed enti locali: quella liquidità che, anche grazie ai nostri emendamenti, abbiamo liberato per le Regioni aiuterà in realtà i Comuni a potenziare le risorse per il welfare e la tenuta sociale, per l'esigenza fondamentale di una comunità che è quella di garantire sicurezza nei servizi ai cittadini. Per questo chiediamo un impegno al Governo - e lo abbiamo fatto tramite un ordine del giorno approvato da tutta la maggioranza - per garantire agli enti locali la liquidità necessaria e fondamentale per salvaguardare i servizi alle persone. I sindaci sono altri eroi di questa situazione e di questa guerra che ci troviamo ad affrontare. Le comunità che rappresentano hanno proprio attorno alla figura del sindaco il ruolo cruciale per salvaguardare il senso di appartenenza, la fiducia e la qualità della vita. Potranno fare azioni utili, se il Governo garantirà loro, per attraversare questa fase, risorse decisive e determinanti, che sono il frutto di mancati introiti, gettiti e cespiti locali, che vanno sostituiti con un intervento dello Stato. Questo serve, perché salvaguarderà e sarà un pezzo fondamentale del pilastro per la ripartenza. Abbiamo bisogno dei Comuni per ripartire e garantire coesione sociale e qualità della vita e dello sviluppo. All'interno di questa crisi, siamo stati messi a nudo sulle nostre certezze. È emersa con ancor più forza l'importanza del sistema sanitario pubblico. Abbiamo destinato in questo decreto-legge 3,5 miliardi tra sanità e protezione civile. Anche qui voglio ricordare i medici, gli infermieri, gli operatori sociali, la Protezione civile, le Forze dell'ordine, le Forze armate e i Vigili del fuoco, ai quali abbiamo rivolto una particolare attenzione anche nel processo di conversione a saldi invariati per garantire maggiori risorse. Lo diciamo con grande forza: insieme a questo pilastro, l'associazionismo e il volontariato sono il volto migliore dell'Italia, che ci deve portare la fiducia e la forza per reagire e superare questa crisi. Il presidente Marcucci ha presentato un emendamento importante sulle responsabilità dei medici, poi trasformato in ordine del giorno e accolto in Commissione bilancio con il contributo peraltro di tutti i Capigruppo. Io lo voglio ringraziare, perché abbiamo introdotto in questo momento decisivo una questione cruciale. Non è un condono tombale quanto proposto per mettere in sicurezza i medici: abbiamo semplicemente suggerito una riflessione, che adesso chiediamo al Governo di chiudere in tempi rapidi. La riflessione è semplicissima: non stiamo parlando di condoni, di rinunciare alla responsabilità quando si è di fronte a dolo o a colpa grave. Stiamo parlando dell'esigenza di mettere in sicurezza il pilastro più importante e non possiamo rinchiudere i medici nei tribunali: devono stare negli ospedali per garantire il diritto alla salute dei nostri cittadini. (Applausi dal Gruppo PD) . Questo intervento è indispensabile per il Paese, lo dico con grande forza, non possiamo farne a meno: non possiamo farlo, né economicamente, perché lo Stato non può permettersi di sostenere gli oneri di questo conflitto, né culturalmente, perché i medici e il personale sanitario sono fondamentali per una ripartenza, per riprogrammare le attività chirurgiche oggi sospese, oltre che per ripensare ad un sistema sanitario che ha proprio nella medicina territoriale la sfida più grande dinanzi a sé. Per fare prevenzione e cura non si può abbandonare il territorio e c'è bisogno di ripensarlo per intero. Questa è la ragione per cui il decreto cura Italia ha al suo interno importanti azioni per lo sviluppo economico e per dare una mano e una protezione sociale: 10 miliardi per coprire l'universalità degli ammortizzatori sociali. Sono fatti importanti e non capisco come si possa votare contro un'azione che garantisce per la prima volta tutti, anche i lavoratori autonomi, che fino ad oggi mai nella storia della Repubblica si erano trovati nella condizione di avere a disposizione un pilastro di assistenza e di coesione sociale per attraversare le emergenze. Insieme a tutto questo abbiamo anche voluto garantire - ed è un punto fondamentale dal quale siamo partiti - velocità alla generale liquidità per i lavoratori e per le imprese. Voglio sottolineare positivamente gli accordi fatti dal Governo con l'ABI per l'anticipo degli ammortizzatori. Dobbiamo prestare molta attenzione: le banche, che in molti casi sono state usate strumentalmente contro un partito e contro la politica, devono essere le nostre principali alleate per imprimere velocità, ruota e motore ai provvedimenti, affinché le risorse arrivino nelle tasche dei lavoratori italiani. Proprio per assicurare che le risorse siano tali da garantire alle imprese la liquidità necessaria per attraversare questa crisi, abbiamo bisogno di un accordo senza oneri e senza burocrazia proprio con il sistema del credito, che è il nostro principale alleato per assicurare velocità ai provvedimenti che il Governo ha impostato e che il Parlamento si appresta a convertire. Queste sono le ragioni, signor Presidente, e concludo. Abbiamo messo al centro alcune proposte e alcuni temi per il decreto-legge di aprile. Il Partito Democratico si è assunto la responsabilità di convertire questo decreto-legge per salvaguardare la velocità dei processi, dei provvedimenti e della liquidità per le persone, per le famiglie e per le imprese. Il turismo è tra le priorità da affrontare, perché si tratta del settore più stravolto e più coinvolto dentro questa trasformazione e questa crisi. Per questo gli impegni riguarderanno il Governo e per questo chiediamo al Governo di impegnarsi affinché la questione venga definitivamente affrontata. PRESIDENTE.Concluda, per cortesia, senatore Manca. MANCA (PD) . Il nostro è un sì convinto, e non solo per ribadire la nostra fiducia nei confronti del Governo; è un sì convinto per garantire ai lavoratori e alle imprese le risorse necessarie per attraversare la crisi. Sono tante risorse che hanno bisogno, attraverso meno burocrazia e più semplicità, di arrivare alle famiglie e alle imprese italiane per garantire un nuovo sviluppo economico. (Applausi dal Gruppo PD) . SALVINI (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. SALVINI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, parlo a lei, parlo ai colleghi, parlo a chi ha la pazienza di seguirci da casa. Ho ascoltato tutto e abbiamo ascoltato tutti. In questi giorni abbiamo lavorato in Commissione, proponendo tante misure, con il rammarico di non vederne accolta neanche una. Ci dicono: «Magari più avanti», ma forse non tutti hanno contezza del fatto che bisogna fare in fretta. Oggi «Il Secolo XIX» parla di un nonno suicida a Savona, gettatosi dalla finestra per la disperazione di non poter vedere i nipoti e i parenti. Un mese di sequestro inizia a essere lungo; è giusto e gli italiani lo stanno affrontando responsabilmente, però parliamo di provvedimenti economici e bisogna essere seri. Se il Governo fa qualcosa di buono è nostro dovere sottolinearlo e se il Governo, a nostro avviso, commette degli errori è nostro dovere evidenziarlo. Nell'intervento del collega del Partito Democratico ho sentito parlare di sindaci e medici eroi. Non c'è una lira per i sindaci e per i medici. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e FI-BP-UDC) . Non basta dire che sono degli eroi. Noi abbiamo proposto come Lega e centrodestra un emendamento che non comportava centinaia di milioni di euro di spesa: proponevamo di detassare una parte dello stipendio di medici, infermieri e personale sanitario. Ci è stato risposto di no. Abbiamo proposto un altro emendamento che non costava niente allo Stato per sbloccare i fondi per i crediti di dubbia esigibilità da parte dei Comuni. Se ci stanno guardando, i sindaci sanno di cosa stiamo parlando. Sono miliardi di euro. Allo Stato costava zero, ma ci hanno detto di no. Lo dico agli amici: almeno non definiteli eroi. Chi sta rischiando la vita in prima linea da sindaco, da medico o da infermiere si sente dare in diretta televisiva dell'eroe, ma, a fronte di emendamenti della Lega e del centrodestra che lo aiutavano concretamente, si sente dire no dalla maggioranza. Vi chiedo, allora, di evitare di chiamarli eroi, per favore. ( Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az ). Spiegate loro perché non li aiutiamo sullo stipendio e poi ne riparleremo. Per quanto riguarda la burocrazia, qualcuno non ha capito che siamo in tempi di guerra. Siamo ancora ostaggio dei no dei sindacati. Stiamo allungando i tempi della cassa integrazione e lo dico oggi in Aula sperando di non essere accusato di disfattismo. La cassa integrazione per milioni di italiani non arriva il 15 aprile, come promesso dal Presidente del Consiglio. Do un suggerimento al presidente Conte: prima di promettere in televisione e illudere milioni di lavoratori e imprenditori, le cose si fanno; prima si fanno e poi si annunciano in diretta televisiva. ( Applausi dai Gruppi Lega e FIBP-UDC ). In caso contrario, imprenditori e lavoratori vanno in banca e si sentono dire che non c'è niente. Questo è un suggerimento. Sempre con riferimento alla burocrazia, ci sono alcuni imprenditori illuminati che stanno pagando gli stipendi agli operai pur essendo a casa. Fra le tante aziende, la Lube, nelle Marche, integrerà per scelta dei datori di lavoro ai propri collaboratori la differenza fra cassa integrazione e stipendio pieno. Ebbene, lo Stato chiederà le tasse sulla quota di differenza fra la cassa integrazione e lo stipendio pieno. Detassate almeno ciò che gli imprenditori versano ai loro lavoratori in tempi di emergenza. ( Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e FIBP-UDC ). Chiediamo almeno questo. Aspettiamo però l' okay dell'Europa, perché per fare qualsiasi cosa occorre il suo assenso. Con pessimo gusto il giornale tedesco «Die Welt» oggi scrive che gli italiani devono essere controllati dalla Commissione europea e aggiunge che la mafia aspetta soltanto una nuova pioggia di soldi all'Italia da Bruxelles. Sono dichiarazioni che fanno schifo. ( Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az ). Dovrebbero sciacquarsi la bocca prima di parlare di Italia, di italiani e di tirare in ballo la mafia. VOCI DAL GRUPPO LEGA. Bravo! SALVINI (L-SP-PSd'Az) . Noi stiamo aspettando l' okay di queste persone? È vero l'esatto contrario: se non diamo subito dei soldi alle imprese e ai lavoratori, soprattutto nelle aree del Paese più depresse, saranno la mafia, la camorra e la 'ndrangheta a prestare i soldi che non ci mette lo Stato. ( Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e FIBP-UDC ). Alla faccia dei geni di Berlino e di Bruxelles e aspettiamo le scuse. Cambia il mondo, però non sembra che tutti se ne siano resi conto. Quando abbiamo fatto alcune proposte ci hanno guardato con gli occhi a palla. Occorre snellire e velocizzare i passaggi. Lo scriveva oggi Gian Antonio Stella; ci sono cento pagine di decreto sulla liquidità. È molto complicato per il limite di 25.000 euro, per l'obbligo di certificare sopra tale tetto e sotto un certo numero di dipendenti la mancanza di incasso; poi c'è la garanzia del 90 per cento, cui si aggiunge forse la garanzia di un altro 10 per cento probabilmente con un tasso dell'1 per cento. Questo in 37.000 parole per aiutare subito le imprese. In Svizzera basta un foglio e una firma e ti accreditano 500.000 franchi svizzeri sul conto corrente, senza i passaggi dei sindacati, dell'INPS, ANAC, Corte dei conti. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Dobbiamo tagliare, perché qualcuno probabilmente vuole arricchirsi anche durante l'epoca del virus. Sospensione dei mutui: lo abbiamo proposto. Chi ci guarda da casa non è un marziano; chi ha il mutuo non è di destra o di sinistra. Chi ha il mutuo semplicemente ce l'ha, e se non lavora fatica a pagarlo. Si è sentito dire dal Presidente del Consiglio: mutui tutti sospesi. Poi vai a scoprire che, se eri già in difficoltà, magari eri indietro con una rata, non ti si sospende nulla fino a che non versi la rata vecchia. Ma come? Noi dovremmo aiutare gli ultimi. Sentivo gli amici della sinistra: chi ha più bisogno dovrebbe essere aiutato. Eppure, stando alle vostre iniziative, chi ha più bisogno non è aiutato. I soldi ci sono per chi eventualmente non ne ha bisogno, ma chi era già in difficoltà prima del virus - e dopo il virus, ovviamente, lo è a maggior ragione - paga il mutuo, paga l'affitto, paga le bollette. Non è così che si fa. Ci chiedete perché non votiamo questo decreto-legge? Perché sostanzialmente è una presa in giro per milioni di italiani che non vedranno un euro. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e FIBP-UDC) . Non vedranno un solo euro. Speriamo che facciate meglio al prossimo e lo voteremo. In tema di affitti: zero. Abbiamo proposto di incrementare il fondo per l'aiuto agli affitti; ce l'avete bocciato, non ho capito perché. È vero che molti italiani sono proprietari di casa, ma chi non ha i soldi per essersi comprato una casa ed è in affitto privato o in casa popolare non ha da questo decreto-legge un euro per pagare l'affitto. Non abbiamo chiesto la cancellazione - non chiediamo la luna - ma la sospensione delle bollette. In quest'Assemblea ho sentito filosofia, citazioni americane e britanniche: il problema in molte case è la bolletta della luce, dell'acqua e del gas, perché se costringiamo gli italiani a stare in casa, questi consumano più luce, più acqua e più gas, e se non hanno soldi non possono pagare la luce, l'acqua, il gas. Vi sembrava incredibile creare un fondo per aiutare chi non ce la fa a pagare le bollette della luce, dell'acqua e del gas? Neanche questo avete voluto mettere nel decreto-legge. Servirà cancellare il codice degli appalti, servirà aiutare chi ha delle cartelle di Equitalia (abbiamo proposto il saldo e lo stralcio per le cartelle di Equitalia del 2018: bocciato); servirà una tassazione unica, una flat tax per permettere alle imprese di ripartire: bocciato. La risposta generalmente è: non ci sono soldi, aspettiamo quanto ci dirà l'Europa. Onestamente sono stufo di avere il permesso dell'Europa per salvare la vita dei cittadini italiani, i negozi dei cittadini italiani, il lavoro dei cittadini italiani. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Ci chiedete collaborazione, e poi, per leggere quello che fanno alcuni Ministri, dobbiamo andare in televisione o su Facebook. Mi riferisco al Ministro dell'istruzione: non è l'ultimo dei temi. Abbiamo letto un decreto-legge sulla scuola, di cui non si sapeva nulla, che peraltro - alla faccia del merito dei lavoratori! - dimentica, rottama e lascia a casa migliaia e migliaia di insegnanti precari che stavano facendo il loro lavoro da anni, e oggi leggiamo che qualcuno rilancia la proposta che le università da settembre riaprono solo online . Vi riempite la bocca della parola «pubblico»; se qualcuno pensa di far fare lezioni solo online , è la fine dell'università pubblica italiana. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Se qualcuno vuole fare un regalo alle società private lo dica; speriamo che non sia così, ma d'altronde dobbiamo leggere le novità sui giornali. Sulla cassa integrazione, tirando in mezzo i sindacati - ripeto - milioni di italiani non vedranno un euro prima della fine di aprile. Infine, due riflessioni. Parto dalla democrazia. Il Parlamento olandese ha votato non una ma due volte per dire al Governo cosa può o non può fare nelle trattative di Bruxelles. Piaccia o non piaccia, il Governo olandese va a dire i suoi sì e i suoi no in base a un voto del Parlamento che rappresenta il popolo. Noi non sappiamo e non abbiamo dato nessun mandato, a nome del popolo italiano, a Conte o a Gualtieri per andare a trattare a Bruxelles. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e FIBP-UDC) . Se firmeranno anche solo mezzo MES presenteremo una mozione di sfiducia in quest'Aula al Governo, che se ne sta fregando di quanto il Parlamento e i cittadini hanno richiesto. E non è un passaggio tanto per fare. La seconda riflessione riguarda l'Europa, che noi abbiamo fondato. I posti letto in Europa, dal 2000 (moneta unica) al 2017 sono scesi da 5,7 a 5 per abitante. Quindi i posti letto in tutta Europa, per tener fede ai vincoli imposti al tetto deficit PIL, ai limiti di spesa, Italia compresa, sono stati tagliati. Si sono dovute chiudere le scuole di montagna, si sono chiusi i punti nascita e le caserme della polizia e dei pompieri. Spero che gli europeisti a 3 euro al chilo abbiano capito che se l'Europa è fame, morte e sacrificio, non è il futuro che dobbiamo lasciare in mano i nostri figli. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Riprendiamoci in mano il nostro Paese, senza andare col cappello in mano da nessuno. Viva l'Italia, viva gli italiani (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) , e chiunque ci accosti alla mafia e a dei mendicanti si sciacqui la bocca perché abbiamo solo da insegnare ad altri popoli e poco da imparare. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az. Congratulazioni.) . BERNINI (FIBP-UDC) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BERNINI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, signor Ministro, Governo, colleghi, devo dire che noi in questo momento siamo chiamati ad una strana operazione. Non consideratemi puntigliosa; noi, in questo momento, dobbiamo discutere della fiducia sulla fiducia, perché anche se io vedo il ministro D'Incà, mi risulta che il maxiemendamento non sia ancora arrivato in Commissione. Ministro D'Incà, noi ci troviamo in una curiosa, veramente curiosa temperie non solamente parlamentare, ma anche umana. Ci aspettavamo almeno più di un rappresentante del Governo presente oggi a parlare di questioni tanto importanti. Lei è stato gentilissimo ed estremamente disponibile. Ci siamo lasciati qualche settimana fa carichi di buoni propositi. Il presidente Conte ha detto che sarebbe stato presente in Parlamento in misura maggiore, con il suo Governo, per cercare di colmare la mancanza di attenzione nei confronti del Parlamento e la mancanza di ascolto nei confronti delle opposizioni. Noi ci abbiamo creduto; abbiamo creduto che il lavoro che cominciavamo a fare insieme, a cui noi ci siamo impegnati, potesse essere veramente l'organizzazione di una squadra al servizio del Paese, perché questo ci siamo impegnati a fare. Abbiamo detto al Presidente del Consiglio di passarci la palla, che Forza Italia è in campo, pronta a collaborare; che Forza Italia c'è con le sue soluzioni e le sue misure, e sempre ci sarà. Però, ministro D'Incà, mi devo rivolgere a lei e, ovviamente, al vice ministro Sileri - congratulandomi con lui, compiacendomi della sua guarigione - per dire che quanto abbiamo visto non è stata una partita, è stato un gioco solitario del Governo, che ci ha fatto sedere in panchina, ci ha fatto assistere molto garbatamente al lavoro svolto, rifiutando parte delle nostre proposte in maniera assolutamente inspiegabile, come ha detto il collega Salvini prima di me. Se l'obiettivo comune è fare il bene del Paese, per quale motivo avete rifiutato la nostra richiesta di spostare le scadenze fiscali e amministrative (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC) . Equitalia fino al 31 dicembre del 2020? Avete spostato la data di due mesi. Collega D'Incà, questo è surrealismo politico, nemmeno Salvador Dalì sarebbe riuscito a fare altrettanto. Ciò significa che gli italiani, che sono chiusi in casa e non stanno guadagnando, non sanno quando usciranno, non sanno quando ricominceranno a vivere, non sanno quando ricominceranno a lavorare, non sanno - frase cara al Presidente del Consiglio - quando potranno riabbracciarsi, ma hanno l'unica certezza che tra due mesi pagheranno le tasse. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC) . Ma vi sembra possibile, colleghi? Il nostro presidente Berlusconi ha detto oggi che collaborazione non significa essere serventi; noi ve lo abbiamo detto due settimane fa. Essere responsabili non significa essere complici di soluzioni che noi non condividiamo. Abbiamo due priorità fondamentali: mettere il Paese in sicurezza con tutti gli strumenti che abbiamo, qualcuno direbbe whatever it takes , costi quel che costi anche al nostro debito pubblico e risollevare il più velocemente possibile il nostro Paese, cercando di renderlo più forte, più moderno e anche più grande di quanto non fosse prima che questo gelo spaventoso calasse su tutti noi. Allora, a fronte di questa tempesta, quali sono i salvagenti che il Governo effettivamente sta lanciando con questo decreto cura Italia, al netto degli annunci? Per carità, ormai abbiamo imparato tutti a essere non soltanto spettatori in Parlamento, ma anche spettatori televisivi. Ogni settimana, adesso anche due volte a settimana, attendiamo... Ministro D'Incà, non se ne vada anche lei, la prego, altrimenti rimaniamo a parlare da soli. PRESIDENTE.L'ho chiamato io, per sapere lo stato dell'arte. BERNINI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, la ringrazio; è arrivato quel famoso emendamento di cui stiamo discutendo, ma che non era ancora arrivato. Tutto questo è oltre il surrealismo; però andiamo avanti, per il bene del Paese, e facciamo finta che tutto questo vada bene. Dicevo che abbiamo chiesto delle cose molto importanti e che le abbiamo chieste con un atto di grande disponibilità nei confronti del Governo. Noi chiediamo che un Paese che è stato per primo e più duramente degli altri colpito dall'emergenza del coronavirus non sia l'ultimo a prendere provvedimenti a favore delle famiglie, dei lavoratori e delle imprese, quando tutto il resto d'Europa, colpito più tardi, si è già organizzato, quando la Germania ha già dato soldi alle famiglie e alle imprese, quando l'Inghilterra ha rinviato le tasse al 31 gennaio 2021. Lasciamo stare gli Stati Uniti, altra economia e altro contesto. Però la prima cosa da fare non è parlare nei night live e non è fare annunci stupendi; tutti noi siamo d'accordo nel dare più liquidità alle famiglie, alle imprese e agli autonomi e più soldi ai Comuni (è già stato detto). A tal punto questi annunci hanno convinto le persone che i soldi sarebbero effettivamente arrivati, che alcuni sindaci ci hanno detto che i loro cittadini gli mandano i codici IBAN per avere il bonifico, cioè per avere dei soldi che non sono ancora arrivati. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC) . Amici, non è possibile governare così, ingenerando drammatiche aspettative in persone che stanno soffrendo non solamente per l'emergenza sanitaria, ma anche perché la loro situazione economica sta limitando drasticamente le loro possibilità. Andiamo nel concreto. Perché avete messo la fiducia su questo provvedimento? Perché lo avete fatto? Noi non abbiamo mai fatto ostruzionismo; dateci questa risposta. Vorrei che ci fosse il Governo e che fosse presente il Presidente del Consiglio. Capisco che saranno impegnati nei negoziati con l'Europa, mi auguro in maniera più proficua di quanto non sia avvenuto finora, ma almeno uno dei due poteva essere qui ad ascoltarci, per una forma di rispetto nei confronti del Parlamento che ci è stata tante volte promessa e mai mantenuta. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC) . Dicevo che noi abbiamo chiesto, molto concretamente, che arrivassero subito i fondi alle famiglie, agli autonomi, ai professionisti, alle partite IVA, ai lavoratori dell'agricoltura, ai co.co.co.; questo provvedimento li prevede, ma, signori, siamo al 9 aprile. Il 27 del mese scorso era giorno di paga e ancora nulla si è visto. Colleghi, abbiamo parlato tanto del sito INPS: io mi auguro che sia in salute, per poter raccogliere le richieste dei cassaintegrati e di quegli autonomi che non si possono permettere di arrivare a metà maggio per soddisfare le loro legittimissime aspettative. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC) . Si tratta di 600 poveri euro, che noi abbiamo chiesto di alzare a 1.000 per una questione di dignità del lavoro, signor Presidente, colleghi, quando per due anni i percettori del reddito di cittadinanza hanno preso 780 senza alcun dovere. (Applausi dai Gruppi FIBP-UDC, L-SP-PSd'Az e FdI) . Abbiamo chiesto - delitto! - che chi prende ancora adesso il reddito di cittadinanza, a differenza di quelli che dovrebbero avere l'indennità e non ce l'hanno, si mette a disposizione dell'emergenza. (Applausi dai Gruppi FIBP-UDC, L-SP-PSd'Az e FdI) . Lo abbiamo chiesto con un emendamento, per lavorare nei servizi socio-assistenziali, per dare servizi alle persone, per lavorare nell'agricoltura, per evitare - come ci dice la catena della distribuzione agroalimentare - che prima o poi gli scaffali si svuotino, perché c'è tanto bisogno di lavoratori nei campi, ma non c'è nessuno. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC) . Abbiamo chiesto i voucher per questo e ci avete detto di no. Superate gli steccati ideologici del decreto dignità; non è una condizione di normalità quella che stiamo vivendo. Aiutateci ad aiutarvi, ascoltateci. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC) . Tante cose avremmo da dire. La scadenza delle tasse deve essere rimandata: accogliete nel prossimo provvedimento il nostro emendamento. Non potete tra due mesi far pagare le tasse agli italiani, dovete lasciarli in pace. Non potete far pagare l'Imu sugli immobili dedicati ad attività produttive che sono chiusi. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC) . Non potete continuare a negare l'esigenza di una cedolare secca almeno al 10 per cento per quei negozi che rimangono chiusi per crisi, perché lo Stato costringe la gente a non lavorare. Non potete negare un fondo al turismo, all'indotto, agli esercizi al pubblico e a tutti quegli esercizi che, per necessità di garantire il distanziamento sociale, non possono riaprire e stanno soffrendo. Dovete farlo, avete l'obbligo di farlo. Tutti gli altri Paesi lo stanno facendo. Passo velocemente al cosiddetto decreto liquidità. Noi ci siamo detti: questa volta sul provvedimento cura Italia è andata così. Ci avete detto che ci sono pochi soldi, "bambole non c'è una lira", ma sul decreto liquidità abbiamo pensato: questa volta sì che ci coinvolgeranno perché ci hanno detto che vogliono collaborare con noi. Sul decreto liquidità, colleghi, noi non abbiamo ancora capito quanto danaro sarà messo a disposizione, né quanto ne sarà erogato agli imprenditori, con quali modalità e per quanto tempo. Dove è finita la famosa burocrazia zero di cui parla sempre il Presidente del Consiglio in ogni diretta televisiva? (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC) . Con quali interessi? Non è casuale per un imprenditore sapere quanto avrà e come, con quale burocrazia, con quali indagini bancarie e quali indagini della SACE. È inutile, colleghi, che continuiate a fare una competizione, devo dire poco nobile, tra i Ministeri per capire chi gestisce meglio questi fondi, così contribuendo ad allungare i tempi con cui le imprese devono ricevere i loro giusti sussidi. Signor Presidente, ho quasi concluso (ma ho visto che i colleghi, per fortuna, hanno avuto agio di parlare molto di più, quindi chiederei la par condicio anche in questo caso). Vi faccio un esempio. Ho parlato dell'Inghilterra e della Germania, vorrei parlare della Francia. Un nostro imprenditore, leader di un grande settore manifatturiero, ha multilocalizzato. Gli è arrivata una lettera al suo stabilimento, vicino a Parigi, in cu era scritto: caro imprenditore, questo è il tuo codice PIN che puoi andare a presentare in banca per avere accesso a un prestito straordinario garantito dallo Stato nella misura del 25 per cento del tuo fatturato dell'anno precedente (salvo tu non sia coinvolto in una procedura di insolvenza). Perché non possiamo fare così anche noi? (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC) . Perché non possiamo fare così anche noi? È facilissimo. Noi continuiamo a non privilegiare le soluzioni facili e a favorire il famoso ufficio complicazione affari semplici. Allora, cerchiamo di fare di una lunga storia qualcosa di breve, perché sappiamo che tutto si tiene e che questo provvedimento non sarà necessario, né sufficiente come la cassa integrazione. La cassa integrazione è necessaria: prima di tutto è necessario darla, perché al momento nessuno ha visto niente e temiamo che fino a maggio sarà molto difficile vedere qualcosa. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC) . Ma, poi, sono l'impresa e il lavoro che vanno tutelati. Ugualmente, per noi alle parole devono seguire immediatamente i fatti, perché non c'è tempo. È inutile buttare sempre la palla in tribuna dicendo: interessante questo emendamento, ve lo bocciamo perché lo mettiamo nel prossimo provvedimento. E così si dice di quello successivo. L'Italia non può aspettare, il virus corre velocissimo e la fase 2 deve essere programmata, perché il futuro è adesso. Noi diciamo no, signor Presidente, rappresentanti del Governo, colleghi, a questo decreto-legge, perché va nella direzione sbagliata. Per aiutare il nostro Paese - ce lo ha detto anche oggi il nostro presidente Berlusconi - dobbiamo avere la forza di sostenere le nostre proposte nell'interesse del Paese e il coraggio della verità. (Commenti dal Gruppo M5S. Richiami del Presidente). Se fossero d'accordo con me comincerei a preoccuparmi. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC) . Lo dobbiamo alle persone che se ne sono andate nel dolore e nella solitudine. Lo dobbiamo alle loro famiglie, cui dobbiamo rispetto, che stanno soffrendo; lo dobbiamo a tutte quelle centinaia di migliaia di persone che continuiamo a evocare ma che dobbiamo anche aiutare, che stanno lavorando con un coraggio straordinario per farci uscire il più velocemente possibile dall'incubo. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC) . PRESIDENTE. Senatrice Bernini, la invito a concludere. La par condicio è stata applicata ampiamente. BERNINI (FIBP-UDC) . Lo dobbiamo a chi sta a casa con sacrificio e maturità, che ha aspettato e sta aspettando ancora. Noi abbiamo il dovere di andare nella direzione giusta. Questo decreto-legge non va nella direzione giusta. Per andare nella direzione giusta Forza Italia c'è sempre. Ministro, dica al Presidente del Consiglio che chi corre da solo forse ha la sensazione di andare più veloce, ma a correre insieme si va più lontano. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC. Congratulazioni) . TAVERNA (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. TAVERNA (M5S) . Signor Presidente, colleghi, comincio con il tranquillizzare la senatrice Bernini, perché non siamo minimamente d'accordo con lei, quindi stia serena. Ogni volta che si fa un discorso in quest'Aula si dovrebbe fermare un pezzo di tempo, bisognerebbe consegnarlo alla Storia ed oggi queste dichiarazioni di voto dovrebbero avere tutte la solennità e l'importanza che meritano, ma ascoltando i colleghi capisco che diverse sono le sensibilità che ognuno di noi ha dentro. Quello che stiamo approvando non è un semplice provvedimento e lo si capisce già dal titolo, cura Italia. Per l'imponenza delle misure che reca è paragonabile ad una finanziaria, una finanziaria che però è stata pungolata dall'emergenza, segnata dal bollettino delle vittime che giorno dopo giorno riversa sul nostro Paese storie di vite spezzate, drammi di ospedali al collasso, curve di contagio inesorabili che hanno costretto milioni di italiani e miliardi di persone in tutto il Pianeta a chiudersi nelle loro case, mentre la natura fuori si riprende il posto da padrone sulla terra che le abbiamo col tempo rubato. Nessuno di noi uscirà da questa storia così come ricorda di esserci entrato, almeno questo è l'augurio che faccio con il cuore in primis a tutti noi che in questo frangente siamo chiamati a governare gli eventi. In un balzo abbiamo visto il nostro Paese travolto da un nemico che sembrava così lontano e invece era così vicino. Un attimo dopo siamo stati chiamati ad apprestare delle soluzioni e il cura Italia è l'inizio della soluzione, perché da tutto questo noi ne verremo fuori, forse prima di altri Paesi che ci hanno trattati come untori per poi prenderci come esempio. Sì, perché non dobbiamo dimenticare che le critiche dell'opposizione all'operato di questo Governo sono smentite quotidianamente non dalle parole della maggioranza o del Presidente del Consiglio, ma dai fatti, dai riconoscimenti internazionali, dai plausi dell'Organizzazione mondiale della sanità, dal senso del dovere con il quale gli italiani hanno prima compreso e poi rispettato le disposizioni impartite. (Applausi dal Gruppo M5S) . Lo hanno fatto dimostrando, molto più di noi, di essere uniti e coesi, una coesione che ha tinto di speranza quei balconi sulle note del nostro inno nazionale, distanti ma vicini, consapevoli che lo Stato ci sarebbe stato e lo Stato c'è. Oggi invece, incredibilmente, analoga dimostrazione non sta dando la classe politica nella sua interezza e nonostante le ripetute esortazioni del Presidente della Repubblica, i frequenti incontri (perché gli incontri sono stati fatti e sono stati frequenti) e la condivisione realmente offerta dalla maggioranza, siamo chiamati ad un voto di fiducia. Niente è valso, nemmeno in una situazione così drammatica e al contempo epocale, a far sì che si mettesse da parte almeno per il momento l'irriducibile costume di accrescere, anche se in maniera sleale, il proprio consenso. Io, da cittadina prima e da senatrice poi, mi riempio di orgoglio per il grande senso di responsabilità che ha accompagnato la scrittura di ogni singola norma di questo provvedimento sia nella fase di stesura da parte del Governo, sia nella fase di conversione e miglioramento qui in Senato. Mi riempie di orgoglio, da italiana, vedere il coraggio, la tenacia e la determinazione con cui il nostro Paese non si sta piegando a nessuna richiesta, a nessun compromesso che non abbia altro scopo che quello di proteggere, tutelare e sostenere il popolo italiano. (Applausi dal Gruppo M5S) . Lei, senatore Salvini, è orgoglioso dei suoi alleati in Europa, gli olandesi, Wilders, e dell'altro alleato della Meloni, Rutte, che hanno approvato mozioni nel loro Parlamento che mirano a impedire all'Europa di utilizzare gli eurobond per poter aiutare non solo l'Italia ma tutti i Paesi? Ne siete orgogliosi? Sono i vostri alleati in Europa. (Applausi dal Gruppo M5S. Commenti dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Nessuno si può permettere di definire quest'Aula e il Parlamento italiano un circo, perché altrimenti, senatore Bagnai, se fosse così non ci sarebbero dubbi su chi siano i pagliacci. (Applausi dal Gruppo M5S. Commenti dal Gruppo L-SP-PSd'Az ) . Ho ascoltato in Aula le critiche mosse a questo provvedimento dalle opposizioni. La maggior parte non sono sostenibili, ma d'altronde capisco che chi, mentre il Parlamento lavora, sostiene che il Parlamento è chiuso non capisce la complessità di rendere sostenibili alcune proposte. Alcune sono imbarazzanti e sono state infatti ritirate, altre sono ovvie, perché nessuno di noi qui pensa che 600 euro per le partite IVA risolvano definitivamente la situazione. Così come non la risolve neppure l'imponente stanziamento di 25 miliardi, ma è l'inizio. È l'inizio di un percorso che segue le reali necessità del Paese e che ha già visto approvare ulteriori provvedimenti che mirano a produrre un effetto leva pari a 750 miliardi di euro. Ma questo ovviamente non lo dite. (Applausi dal Gruppo M5S) . Io ho ritrovato nei gesti e nelle parole di chi ci governa la reale volontà di non lasciare nessuno indietro, perché nessuno aveva colpa di quanto stava accadendo. Abbiamo sospeso ogni adempimento, versamento e pagamento fiscale; abbiamo erogato stanziamenti per la cassa integrazione straordinaria per i dipendenti e stanziato delle risorse per i lavoratori autonomi, categoria corteggiata da tutti ma mai realmente tutelata. Abbiamo introdotto misure per il sostegno al reddito e benedetto il reddito di cittadinanza che oggi permette a due milioni e mezzo di cittadini di affrontare questa situazione in maniera dignitosa. (Applausi dal Gruppo M5S) . Abbiamo introdotto lo smart working per la pubblica amministrazione e poi, ovviamente, questo provvedimento cura laddove le cure dovrebbero essere garantite, il nostro Sistema sanitario, quello che era il nostro fiore all'occhiello con punte di eccellenza che ci invidiava il mondo intero. Il nostro Servizio sanitario nazionale è stato gradualmente e dissennatamente depredato e mortificato e con esso il diritto costituzionale alla tutela della salute per il quale era stato concepito. (Applausi dal Gruppo M5S) . Un diritto che lo Stato, per il tramite del Servizio pubblico universale, è chiamato a garantire e salvaguardare. La banalità del pubblico, già, con la sua pretesa di trasparenza, di equità, di uguaglianza. E allora leviamo al pubblico e diamo al privato. Vi ricorda qualche storia? E oggi, invece, ci affanniamo a realizzare ospedali con grande urgenza. Nel 2010 i posti letto per degenza ordinaria erano 245.000, nel 2017 191.000. Nel 1997 ogni 100.000 abitanti avevamo 575 posti letto di terapia intensiva; nel 2015 il 51 per cento in meno (275). Nessuno sta messo peggio di noi in Europa, ed era il fiore all'occhiello. I reparti di terapia intensiva, si sa, sono quelli che sono stati travolti dall'ondata di ricoveri che ha portato l'emergenza da coronavirus. Quando è scoppiata l'epidemia avevamo solamente 5.000 posti letto di terapia intensiva. Dal 2009 al 2017 il personale dipendente del Servizio sanitario nazionale è stato privato di 46.000 unità, oltre 8.000 medici e 13.000 infermieri in meno. (Applausi dal Gruppo M5S) . I nostri medici, infermieri ed operatori sono quelli che stanno dimostrando di essere la vera colonna portante del nostro sistema. Senza di loro, senza il loro incommensurabile sacrificio che per molti, troppi, è costato anche la vita, tutto questo non avrebbe retto. Perciò a nome mio, del mio Gruppo, e credo di poter dire di tutto il Senato e del Paese intero, a loro va un grazie immenso. (Applausi dai Gruppi M5S, PD, IV-PSI e Misto-LeU). Possiamo dire che negli ultimi anni siano stati tutelati, valorizzati, dotati delle necessarie strumentazioni tecniche, messi nelle condizioni di lavorare serenamente? Possiamo dire che vi sia stata una programmazione sana e lungimirante del turnover o del passaggio dal mondo della formazione a quello professionale? In questo provvedimento abbiamo previsto un massiccio potenziamento del personale medico ed infermieristico, un vero e proprio piano straordinario di assunzioni per più di 20.000 unità complessive. Abbiamo attinto anche alle nostre giovani e brillanti menti, ai nostri sapienti professionisti già in pensione e se c'è un atto che abbiamo ritenuto doveroso prima d'ogni altro, è stato quello di riconoscere l'incremento degli straordinari cui queste donne e uomini stanno facendo fronte per combattere senza sosta la battaglia contro il coronavirus. Partendo da quelle macerie, abbiamo più che raddoppiato i posti letto nei reparti di rianimazione e malattie infettive. (Proteste dai Gruppi L-SP-PSd'Az, FIBP-UDC e FdI) . Quelli di terapia intensiva oggi hanno superato in poche settimane le 8.000 unità, ma un'epidemia di tale portata non poteva arrestarsi ad una dimensione meramente sanitaria. Trascina con sé pesanti drammi, anche da un punto di vista sociale ed economico. È una crisi che tocca ogni nervo scoperto della nostra società. Siamo fermi da circa un mese, ci siamo dovuti fermare, era ed è necessario. Solo così abbiamo salvato milioni di vite che contano più di ogni altra cosa. Ci siamo fermati, abbiamo dovuto spegnere i nostri macchinari, le luci dei negozi ed i nostri luoghi di ritrovo e di svago, ma fin da subito abbiamo avuto la percezione che lo Stato c'era ed era al fianco di ciascuno di noi, di ogni famiglia, di ciascun lavoratore e di ciascuna impresa. Se c'è una cosa che questa drammatica emergenza sta insegnando a tutti noi (forse a tutti noi) è che in momenti come quello che stiamo vivendo alla smisurata complessità delle scelte da assumere fa da contraltare un'inedita e straordinaria prospettiva da cui osservare ogni cosa. Una prospettiva che solo apparentemente è offuscata dalla premura, ma che mostra al mondo intero le reali priorità a cui chi governa deve dare forma e lo fa con una limpidezza che non dà più alibi. Nessuna gabbia, schema o vincolo precostituito. Ricominciamo. C'è un futuro che preme di essere accompagnato e chi ci dice già che certe strade rovinose non vanno più battute? C'è bisogno che ognuno di noi faccia la sua parte. La grandezza della sfida che ci attende non lascia tempo per aride polemiche. Non c'è più tempo per concentrarsi sulla fortuna di pochi, ma l'unica cosa che è davvero importante è il benessere di tutti. Questa emergenza non lascia più nessun dubbio; non conta essere del sud o del nord del mondo; non fa differenza essere ricchi o poveri. Di fronte alla morte siamo tutti uguali. E allora non cadiamo negli errori del passato, non consentiamo che questa pandemia sia occasione di rivalità, lotte di potere o di profitti perseguiti a danno dell'umanità, altrimenti tutto ciò che l'uomo ha imparato dalla storia è che dalla storia l'uomo non ha imparato niente. (Applausi dal Gruppo M5S. Commenti dai Gruppi FI-BP, FdI e L-SP-PSd'Az) . PRESIDENTE.Ha chiesto di intervenire il ministro per i rapporti con il Parlamento, onorevole D'Incà. Ne ha facoltà. D'INCA', ministro per i rapporti con il Parlamento . Signor Presidente, chiedo ancora quindici minuti di sospensione. CALDEROLI (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CALDEROLI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, ma a questo punto qui c'è qualcosa che non va. Il ministro D'Incà, alle ore 12,31, ha detto che era pervenuto il testo bollinato dalla Ragioneria. Gliel'ha consegnato e lei lo ha giudicato rispetto all'ammissibilità. A questo punto non c'è possibilità di modifica del testo se non per eventuali rilievi che sarebbero potuti nascere in Commissione bilancio. Allora, il testo c'è, sì o no? È lo stesso che le è stato consegnato per la valutazione di ammissibilità, sì o no? Se c'è bisogno ancora di un quarto d'ora, mi spiace, ma nel momento in cui è stata chiesta la fiducia, dopo le dichiarazioni di voto, si vota sul testo che è stato depositato. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Punto. È la procedura, Presidente. Ricordo che a livello regolamentare... Vorrei che anche il ministro D'Incà mi ascoltasse, perché il nostro Regolamento è diverso rispetto a quello della Camera. PRESIDENTE.Stava parlando con me per spiegarmi che cosa era successo. CALDEROLI (L-SP-PSd'Az) . No, lo spiega al Parlamento se vuole. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . PRESIDENTE. Certamente lo farà. Lo dicevo perché prima lo ha richiamato mentre stava parlando con me. Lo farà sicuramente adesso. CALDEROLI (L-SP-PSd'Az) . Visto che il nostro Regolamento prevede che il deposito dell'emendamento governativo su cui si chiede la fiducia travolge tutto il resto, cosa che è stata fatta, adesso il Parlamento chiede di votare, perché ne ha le balle piene. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . PRESIDENTE . Senatore Calderoli, lei è un Vice Presidente. Quindi la inviterei a usare una terminologia corretta per quest'Aula. LA RUSSA (FdI) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LA RUSSA (FdI) . Signor Presidente, mi rivolgo naturalmente al Governo - e aggiungo che il Ministro cortesemente mi ascolterà - associandomi alle argomentazioni del vice presidente Calderoli: penso ci siano anche problemi di costituzionalità, perché se il ritardo non dipende dalla bollinatura, ma da cambiamenti, anche accettabili, ma sostanziali, che - se ho capito bene - sono pezzi del vecchio decreto-legge posti nel nuovo, c'è un problema di reiterazione del decreto-legge stesso, che, come tutti sanno, è vietata o perlomeno può avvenire in determinate, particolarissime circostanze. Non si tratta quindi di cambi formali, ma di un delicato momento di modifica di un decreto-legge sul testo di un altro decreto-legge, che corrisponde a una reiterazione, di fatto, del testo del decreto-legge precedente. Credo quindi che non si possa fare: capisco i momenti di difficoltà e lo stato di confusione - mi si permetta di dirlo - ma tutto si può sostenere, tranne che, dopo le dichiarazioni di voto, vi sia ancora spazio per modifiche. Il Regolamento lo dice chiaramente: non vi è nulla tra la fine delle dichiarazioni di voto e l'inizio della votazione vera e propria. Non ci siamo rotte le..., non userò quel termine, anzi non ne userò nessuno: ci siamo arrabbiati; va bene così, signor Presidente? È un'espressione che si può usare? Ci siamo molto arrabbiati, così, da Vice Presidente, ho detto le stesse cose che ha detto il senatore Calderoli. PRESIDENTE . Intanto, colleghi, vorrei pregarvi di non creare assembramenti, perché i senatori Questori hanno lavorato in questi tempi proprio per cercare di definire i posti e il rispetto delle misure di sicurezza. Vi pregherei quindi di eliminare tutto l'assembramento qui davanti e di riprendere i vostri posti. Adesso il ministro D'Incà ci spiegherà quello che è successo. BERNINI (FIBP-UDC) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BERNINI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, la ringrazio di avermi concesso la parola e le prometto di mantenermi entro i termini, anche perché non c'è bisogno di alcun commento: abbiamo ancora la diretta televisiva e gli italiani si stanno rendendo conto di cosa sta succedendo. Non possiamo continuare a perdere tempo, dopo aver chiesto reiteratamente al Governo di fare una programmazione. Lo vede? Lo dico con molta calma, sereno pacatoque animo : il ministro D'Incà mi è testimone del fatto che sto chiedendo da giorni se il testo del maxiemendamento sarà cambiato o meno. È evidente che è stato cambiato, è inutile che non rispondano a questa domanda. Quello che è passato in Commissione, però, dev'essere quello che viene approvato in quest'Aula, signor Presidente, non ci sono alternative e lei sarà garante di tutto questo. La prego però di metterci nelle condizioni di programmare i lavori dell'Assemblea, perché così non si può andare avanti. È veramente il contenitore che fa aggio sul contenuto: così non si può andare avanti e non c'è più tempo, né per noi, né per il Paese. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC. La senatrice Ronzulli fa cenno di voler intervenire). PRESIDENTE . Essendo già intervenuta la senatrice Bernini, non c'è la possibilità di un secondo intervento per lo stesso Gruppo. Il ministro D'Incà prima ancora, quando c'è stato l'accordo fra tutti i Gruppi parlamentari, sulla proposta del senatore Romeo, quando abbiamo iniziato la discussione, aveva detto che il testo non sarebbe stato cambiato, tant'è vero che, quando ci sono stati i venti minuti di sospensione, tutti i Gruppi hanno potuto verificare - almeno questo era l'obiettivo - tutti i cambiamenti o le eventuali osservazioni che erano stati fatti rispetto al testo, se erano questioni di drafting o di altro. Chiedo ancora una volta al ministro D'Incà la ragione di questo ritardo: magari la spiegherà a tutti, perché non posso pensare che ci siano stati cambiamenti in corso. D'INCA', ministro per i rapporti con il Parlamento . Signor Presidente, ma io non metto nemmeno in dubbio questo, anzi, non so nemmeno per quale motivo vi sia stato questo intervento da parte della senatrice Bernini. Non vi è nessuna modifica rispetto al maxiemendamento che è uscito dalla Commissione, fatte salve le indicazioni della Ragioneria generale dello Stato, che in questo momento sta terminando la bollinatura. Il testo è arrivato adesso; lo stiamo trasmettendo alla Commissione bilancio per il parere. (Commenti dai Gruppi FIBP-UDC e L-SP-PSd'Az) . Credo che il senatore Calderoli, che è uno tra i massimi esperti del Regolamento del Senato, possa dire che in questa maniera - credo che tutto sia arrivato - la questione può essere risolta. Tra l'altro, il percorso di oggi è stato condiviso completamente con la massima trasparenza e vi è un ritardo oggettivo di un'ora e dieci o quindici minuti. GASPARRI (FIBP-UDC) . Incapaci, somari! Andate a casa! (Proteste dal Gruppo M5S) . D'INCA' , ministro per i rapporti con il Parlamento . Penso, quindi, che vi sia tutta la possibilità da parte del Parlamento di poter concludere le operazioni di voto nelle prossime ore, quindi nel primo pomeriggio, senza ritardi ulteriori. Ripeto, è un provvedimento molto importante, che vale 25 miliardi di euro, che contiene all'interno, non soltanto il decreto cura Italia, ma altri tre decreti. (Commenti dai Gruppi FIBP-UDC e L-SP-PSd'Az) . Sono quindi quattro decreti insieme, su cui abbiamo lavorato con grande condivisione e per questo ringrazio sia la maggioranza che l'opposizione. (Commenti dai Gruppi FIBP-UDC e L-SP-PSd'Az) . Il confronto è stato costante nel tempo: lo sanno il senatore Romeo, la senatrice Bernini, il senatore Ciriani, che ho ringraziato più volte. Non credo che questo sia un atteggiamento corretto nei confronti degli italiani, che penso non meritino la polemica continua, ma meritino che vi siano i passaggi ulteriori sotto il profilo regolamentare. In questo momento vi è il deposito del testo in Commissione bilancio e credo che i lavori potranno andare avanti, ripeto, con un'ora e dieci minuti di ritardo rispetto ai tempi previsti e vi ringrazio per la grande pazienza. (Applausi dal Gruppo M5S) . PRESIDENTE.Colleghi, mi dicono che è arrivato il testo, quindi possiamo procedere? D'INCA' , ministro per i rapporti con il Parlamento . Signor Presidente, colleghi, è arrivata la relazione tecnica con la bollinatura: come ho detto, ci volevano ancora dieci minuti o un quarto d'ora e sono passati dieci minuti. Vi ringrazio ancora per la pazienza e credo che si possa andare in Commissione bilancio. ( Applausi dai Gruppi M5S e PD). PRESIDENTE . Mi scusi, signor Ministro, ma a me sembra che il problema che è stato sollevato in Aula sia un attimo diverso, nel senso che, essendo arrivata in ritardo la bollinatura, evidentemente qualcuno può pensare che ci siano stati problemi di copertura. Forse lei, Ministro, doveva spiegare che problemi ci sono stati o se c'è stata una cosa di questo tipo. CALDEROLI (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CALDEROLI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, intervengo per un richiamo al Regolamento ovviamente. Signor Presidente, ripeto, alle ore 12,31 di quest'oggi il ministro D'Incà mi ha dato la parola che era arrivato il maxiemendamento bollinato; se non ci fosse stata la bollinatura, di cui invece ci riferisce adesso, non si poteva neanche porre la questione di fiducia su quel testo. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az e FIBP-UDC ) . Quindi, o io sono bugiardo o sono sordo o lei, Ministro, ha mentito a quest'Assemblea e, quando si mente al Parlamento, ci si dimette e si lascia forse un po' più di spazio al Parlamento. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e FIBP-UDC ) . RONZULLI (FIBP-UDC) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. RONZULLI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, il senatore Calderoli mi ha preceduto, ma volevo chiedere anch'io come mai il Ministro avesse posto la questione di fiducia ancor prima della bollinatura. MARCUCCI (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MARCUCCI (PD) . Presidente, mi rivolgo ai colleghi: oggettivamente, su una questione come quella che abbiamo davanti, con un autorevole rappresentante del Governo in questa Aula, con le parole che sono state spese, la scenata che state facendo in questo momento in questo Paese e con un decreto-legge come questo francamente è inaccettabile. Cominciamo la votazione invece di continuare questa querelle inaccettabile da parte vostra perché non tiene assolutamente conto del quadro che abbiamo di fronte. Secondo me, semplicemente non vi state rendendo conto di quale spettacolo stiamo dando al Paese. Noi parliamo di convertire un decreto-legge centrale per salvare l'Italia in questa emergenza e voi avete questo tipo di atteggiamento? Ma io non ho commenti. Presidente, procediamo con la votazione. (Applausi dai Gruppi PD e M5S e del senatore Errani). PRESIDENTE . Non succederà mai più che la Presidenza possa derogare al normale corso della procedura, e mi spiego. Questa mattina c'è stato un accordo informale per dare la possibilità a tutti di poter partire. Pertanto, abbiamo fatto una discussione generale. In realtà, era una discussione... ( Applausi dai Gruppi PD e M5S ). Non voglio applausi. Ho detto che non lo consentirò mai più. Ho detto che c'è stato un accordo e abbiamo fatto una discussione generale che, in realtà, era una discussione sulla questione di fiducia, che non era stata ancora dichiarata. Siamo andati, quindi, fuori dalle normali regole. C'era un accordo non certamente mio, ma di tutti i Gruppi, di derogare alla consuetudine e ai Regolamenti proprio per dare la possibilità a tutti i senatori di partire, essendoci una difficoltà di trasporto. Ora mi rendo conto che questa situazione ha determinato un'oggettiva difficoltà perché è chiaro che noi abbiamo anticipato... (Brusio). Scusate, sto parlando all'Assemblea; se non avete intenzione di ascoltare, potete uscire. Per cortesia, vi chiedo un attimo di attenzione. Dicevo che noi oggi abbiamo adottato un procedimento che non esisteva, né poteva esistere, su accordo di tutti. Allora, è chiaro che questo ha determinato degli sfalsamenti anche nei tempi e pur con riferimento ai lavori della Commissione bilancio perché li abbiamo preceduti. Avremmo dovuto seguire le regole normali. Mi dispiace e chiedo scusa all'Assemblea per quanto è capitato. Non succederà più perché neanche in circostanze di questo tipo o in emergenze gravi come quelle attuali concederò più che non si seguano le regole. Sospendo la seduta per un quarto d'ora. (La seduta, sospesa alle ore 14,25, è ripresa alle ore 14,45) . Colleghi, poiché mi giungono notizie che la Commissione bilancio deve ancora riunirsi, convoco immediatamente la Conferenza dei Capigruppo. La seduta è sospesa. (La seduta, sospesa alle ore 14,46, è ripresa alle ore 15,11) . Do la parola al presidente della 5 a Commissione, senatore Pesco, perché riferisca all'Assemblea sui profili di copertura finanziaria dell'emendamento del Governo. PESCO (M5S) . Signor Presidente, nell'attesa che gli Uffici preparino il testo scritto del parere, comunico che la Commissione ha espresso parere favorevole al maxiemendamento del Governo, con una piccola nota che comunque sarà allegata al parere che arriverà fra pochissimo. PRESIDENTE.Noi la allegheremo al verbale. Il Governo intende recepire il parere della Commissione bilancio? MARGIOTTA, sottosegretario di Stato per le infrastrutture e i trasporti . Sì, signor Presidente. PRESIDENTE . Indìco la votazione dell'emendamento 1.900 (testo corretto), presentato dal Governo, interamente sostitutivo dell'articolo unico del disegno di legge di conversione del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, sull'approvazione del quale il Governo ha posto la questione di fiducia. Ricordo che ai sensi dell'articolo 94, secondo comma, della Costituzione e ai sensi dell'articolo 161, comma 1, del Regolamento, la votazione sulla questione di fiducia avrà luogo mediante votazione nominale con appello. Come stabilito dalla Conferenza dei Capigruppo, ciascun senatore voterà dal proprio posto, con entrata nell'emiciclo scaglionata a gruppi di cinquanta ogni dieci minuti secondo l'ordine alfabetico, iniziando dai senatori membri del Governo. Prima di passare alla chiama desidero, in questa grave situazione che ci vede tutti coinvolti negli aspetti personali, relazionali ed economici, augurare di cuore a voi tutti e alle vostre famiglie una buona Pasqua. (Applausi) . Invito il senatore Segretario a procedere all'appello. NISINI, segretario, fa l'appello. Rispondono sì i senatori: Abate, Accoto, Agostinelli, Airola, Alfieri, Anastasi, Angrisani, Astorre Bellanova, Bini, Biti, Boldrini, Bottici, Botto, Bressa, Buccarella Campagna, Casini, Castaldi, Castellone, Castiello, Catalfo, Cioffi, Cirinnà, Collina, Coltorti, Comincini, Conzatti, Corbetta, Corrado, Crimi, Croatti, Crucioli, Cucca D'Alfonso, D'Angelo, D'Arienzo, De Bonis, De Lucia, De Petris, Dell'Olio, Dessì, Di Girolamo, Di Micco, Di Nicola, Di Piazza, Durnwalder Errani, Evangelista Faraone, Fattori, Fede, Fedeli, Fenu, Ferrara, Ferrari, Ferrazzi, Floridia Gallicchio, Garavini, Garruti, Gaudiano, Giannuzzi, Giarrusso, Ginetti, Girotto, Granato, Grasso, Grimani, Guidolin L'Abbate, Laforgia, Lanièce, Lannutti, Lanzi, Laus, Leone, Lezzi, Licheri, Lomuti, Lorefice, Lupo Maiorino, Malpezzi, Manca, Mantero, Mantovani, Marcucci, Margiotta, Marilotti, Matrisciano, Mautone, Messina Assuntela, Mirabelli, Misiani, Mollame, Montevecchi, Moronese, Morra Nannicini, Naturale, Nencini, Nugnes Ortis Pacifico, Parrini, Patuanelli, Pavanelli, Pellegrini Marco, Perilli, Pesco, Petrocelli, Piarulli, Pinotti, Pirro, Pittella, Presutto, Puglia Quarto Rampi, Renzi, Ricciardi, Rossomando, Ruotolo Santangelo, Santillo, Sbrollini, Sileri, Stefano, Steger Taricco, Taverna, Toninelli, Trentacoste Unterberger Vaccaro, Valente, Vanin, Vattuone, Verducci, Vono Zanda Rispondono no i senatori: Alessandrini, Augussori Bagnai, Barachini, Barbaro, Bergesio, Bernini, Berutti, Binetti, Borgonzoni, Bossi Simone, Briziarelli, Bruzzone Calandrini, Calderoli, Caligiuri, Campari, Candiani, Candura, Cangini, Cantù, Carbone, Casolati, Causin, Centinaio, Cesaro, Ciriani, Corti, Craxi Dal Mas, Damiani, de Bertoldi, De Poli, De Siano, De Vecchis Faggi, Fantetti, Fazzone, Ferro, Fregolent Garnero Santanchè, Gasparri, Giammanco, Giro, Grassi Iannone, Iwobi La Pietra, La Russa, Lonardo, Lucidi, Lunesu Malan, Mallegni, Mangialavori, Marin, Marti, Masini, Minuto, Modena, Moles, Montani Nisini Ostellari Pagano, Papatheu, Pazzaglini, Pellegrini Emanuele, Pepe, Pergreffi, Pianasso, Pichetto Fratin, Pillon, Pittoni, Pucciarelli Quagliariello Rauti, Ripamonti, Romeo, Ronzulli, Rufa, Ruspandini Saccone, Salvini, Saponara, Schifani, Siclari, Stefani Testor, Tiraboschi, Toffanin, Tosato, Totaro Urraro, Urso Vallardi, Vescovi, Vitali Zaffini Si astengono i senatori: Bonino De Falco Paragone Richetti PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la votazione e invito i senatori Segretari a procedere al computo dei voti. (I senatori Segretari procedono al computo dei voti). Proclamo il risultato della votazione nominale con appello dell'emendamento 1.900 (testo corretto), interamente sostitutivo dell'articolo unico del disegno di legge di conversione in legge del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, sull'approvazione del quale il Governo ha posto la questione di fiducia: Senatori presenti 246 Senatori votanti 245 Favorevoli 142 Contrari 99 Astenuti 4 Il Senato approva. Risultano pertanto preclusi tutti gli emendamenti e gli ordini del giorno riferiti al testo del decreto-legge n. 18. Atti e documenti, annunzio PRESIDENTE . Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Ordine del giorno per la seduta di giovedì 16 aprile 2020 PRESIDENTE . Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica giovedì 16 aprile, alle ore 9,30, con il seguente ordine del giorno: (Vedi ordine del giorno) Rivolgo ancora un augurio di buona Pasqua a tutti. La seduta è tolta (ore 16,04) . Parere espresso dalla 1a Commissione permanente sul testo del disegno di legge n. 1766 e sui relativi emendamenti La Commissione affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'interno, ordinamento generale dello Stato e della pubblica amministrazione, esaminato il disegno di legge in titolo, esprime, con riferimento al riparto delle competenze normative fra lo Stato e le Regioni, parere non ostativo. Esaminati altresì i relativi emendamenti, esprime, per quanto di competenza, i seguenti pareri: sull'emendamento 3.200 parere non ostativo, a condizione che sia specificata la natura del coinvolgimento dei Comuni nel provvedere alla sistemazione logistica del personale medico, infermieristico e sanitario proveniente da fuori Regione e, nel caso in cui si tratti di una responsabilità di tipo economico, siano indicate le modalità di attribuzione delle relative risorse; sull'emendamento 48.0.2, parere non ostativo, segnalando l'opportunità di prevedere il coinvolgimento della Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo n. 28 del 1997 nel procedimento di adozione del decreto ministeriale volto a definire i criteri di priorità e le modalità di attribuzione della misura di sostegno ivi prevista; sull'emendamento 105.1, parere non ostativo condizionato a una riformulazione che preveda un coinvolgimento delle Regioni e delle Province autonome in termini di collaborazione; sull'emendamento 111.2, che estende l'applicazione dell'articolo anche alle Regioni a statuto speciale, parere non ostativo a condizione che tale estensione sia operata con una clausola di salvaguardia, sul modello dell'emendamento 111.3, di tenore simile; sui restanti emendamenti, parere non ostativo. Parere espresso dalla 5a Commissione permanente sull'emendamento 1.900 (testo corretto) al disegno di legge n. 1766 La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato l'emendamento 1.900 del Governo, relativo al disegno di legge in titolo, trasmesso dall'Assemblea, esprime, per quanto di propria competenza, parere non ostativo condizionato, ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, al recepimento delle condizioni, delle osservazioni e delle segnalazioni indicate nella nota della Ragioneria generale dello Stato 47767 del 9 aprile 2020, allegata alla relazione tecnica. Il parere non ostativo è altresì condizionato alla seguente riformulazione dell'articolo 19- bis ( Norma di interpretazione autentica in materia di accesso agli ammortizzatori sociali e rinnovo dei contratti a termine ): "1. Considerata l'emergenza epidemiologica da COVID-19, ai datori di lavoro che accedono agli ammortizzatori sociali di cui agli articoli da 19 a 22 del presente decreto, nei termini ivi indicati, è consentita la possibilità, in deroga alle previsioni di cui agli articoli 20, comma 1, lettera c) , 32, comma 1, lettera c) , e 21, comma 2, del decreto legislativo 15 giugno 2015, n. 81, di procedere, nel medesimo periodo, al rinnovo o alla proroga dei contratti a tempo determinato, anche a scopo di somministrazione.". Si allega una nota riepilogativa coerente con quanto stabilito dal presente parere. Nota riepilogativa della Ragioneria generale dello Stato sull'emendamento 1.900 (testo corretto) nota Relazione tecnica sull'emendamento 1.900 (testo corretto) Relazione Congedi e missioni Sono in congedo i senatori: Aimi, Barboni, Bertacco, Caliendo, Castaldi, Cattaneo, Ciampolillo, Crimi, Di Piazza, Galliani, Gallone, Giacobbe, Iori, Maffoni, Malpezzi, Margiotta, Merlo, Messina Alfredo, Misiani, Monti, Napolitano, Nastri, Petrenga, Rampi, Rojc, Sciascia, Segre, Sileri e Turco. . Sono considerati in missione, ai sensi dell'art. 108, comma 2, primo periodo del Regolamento, i senatori: Auddino, Bongiorno, Borghesi, Bossi Umberto, Donno, Drago, Ferrero, Fusco, La Mura, Marinello, Mininno, Nocerino, Pirovano, Pisani Giuseppe, Pisani Pietro, Pizzol, Riccardi, Rivolta, Romagnoli, Romano, Russo, Saviane, Sbrana, Siri e Zuliani. Disegni di legge, annunzio di presentazione Presidente del Consiglio dei ministri Ministro dell'istruzione Ministro dell'università e ricerca Conversione in legge del decreto-legge 8 aprile 2020, n. 22, recante misure urgenti sulla regolare conclusione e l'ordinato avvio dell'anno scolastico e sullo svolgimento degli esami di Stato (1774) (presentato in data 08/04/2020). Disegni di legge, assegnazione In sede referente 7ª Commissione permanente Istruzione pubblica, beni culturali Gov. Conte-II: Pres. Consiglio Conte, Ministro istruzione Azzolina ed altri Conversione in legge del decreto-legge 8 aprile 2020, n. 22, recante misure urgenti sulla regolare conclusione e l'ordinato avvio dell'anno scolastico e sullo svolgimento degli esami di Stato (1774) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 3ª (Affari esteri, emigrazione), 5ª (Bilancio), Commissione parlamentare questioni regionali (assegnato in data 09/04/2020). Governo, trasmissione di atti La Presidenza del Consiglio dei ministri - Comitato interministeriale per la programmazione economica (CIPE), negli scorsi mesi di febbraio e marzo e nel corso del mese di aprile 2020, ha inviato, ai sensi dell'articolo 6, comma 4, della legge 31 dicembre 2009, n. 196, le seguenti delibere adottate dallo stesso Comitato, che sono deferite, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, del Regolamento, alle sottoindicate Commissioni competenti per materia, nonché alla 5 a Commissione permanente: Delibera CIPE, n. 65/2018, alle Commissioni 1 a , 8 a ; Delibera CIPE, n. 66/2019, alle Commissioni 1 a , 9 a , 13 a ; Delibera CIPE, n. 67/2019, alle Commissioni 1 a , 7 a , 8 a , 10 a ; Delibera CIPE, n. 68/2019, alle Commissioni 1 a , 8 a ; Delibera CIPE, n. 69/2019, alle Commissioni 1 a , 7 a , 8 a , 10 a , 13 a ; Delibera CIPE, n. 70/2019, alle Commissioni 1 a , 7 a , 8 a ; Delibera CIPE, n. 71/2019, alle Commissioni 1 a , 7 a ; Delibera CIPE, n. 72/2019, alle Commissioni 1 a ; Delibera CIPE, n. 73/2019, alle Commissioni 7 a , 10 a ; Delibera CIPE, n. 74/2019, alle Commissioni 1 a ; Delibera CIPE, n. 75/2019, alle Commissioni 3 a , 4 a , 8 a , 10 a ; Delibera CIPE, n. 76/2019, alle Commissioni 1 a , 7 a , 8 a ; Delibera CIPE, n. 77/2019, alle Commissioni 1 a , 8 a ; Delibera CIPE, n. 78/2019, alle Commissioni 1 a , 7 a , 8 a ; Delibera CIPE, n. 79/2019, alle Commissioni 1 a , 7 a , 8 a , 13 a ; Delibera CIPE, n. 80/2019, alle Commissioni 1 a , 7 a , 8 a ; Delibera CIPE, n. 81/2019, alle Commissioni 1 a , 7 a , 8 a , 13 a ; Delibera CIPE, n. 82/2019, alle Commissioni 1 a , 6 a , 12 a ; Delibera CIPE, n. 83/2019, alle Commissioni 1 a , 3 a , 12 a ; Delibera CIPE, n. 84/2019, alle Commissioni 1 a , 7 a , 12 a ; Delibera CIPE, n. 85/2019, alle Commissioni 1 a , 2 a , 12 a ; Delibera CIPE, n. 86/2019, alle Commissioni 1 a , 2 a , 12 a ; Delibera CIPE, n. 87/2019, alle Commissioni 1 a , 9 a , 10 a , 11 a , 12 a . Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 8 aprile 2020, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 9- bis , comma 7, della legge 21 giugno 1986, n. 317, le osservazioni della Germania in ordine alla notifica 2020/0031/I relativa allo "Schema di decreto ministeriale che stabilisce la forma di presentazione e le condizioni di utilizzo del logo nutrizionale facoltativo complementare alla dichiarazione nutrizionale in applicazione dell'articolo 35 del regolamento (UE) 1169/2011". La predetta documentazione è deferita alla 9 a alla 10 a , alla 12 a e alla 14 a Commissione permanente (Atto n. 446). Governo, trasmissione di atti e documenti dell'Unione europea di particolare rilevanza ai sensi dell'articolo 6, comma 1, della legge n. 234 del 2012. Deferimento Ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, sono deferiti alle sottoindicate Commissioni permanenti i seguenti documenti dell'Unione europea, trasmessi dal Dipartimento per le politiche europee della Presidenza del Consiglio dei ministri, in base all'articolo 6, comma 1, della legge 24 dicembre 2012, n. 234: Proposta di Regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (CE) n. 1215/2009 del Consiglio recante misure commerciali eccezionali applicabili ai Paesi e territori che partecipano o sono legati al processo di stabilizzazione e di associazione dell'Unione europea (COM(2020) 135 definitivo), alla 3 a , alla 9 a e alla 10 a Commissione permanente e, per il parere, alla Commissione 14 a ; Proposta di Decisione del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la decisione (UE) 2020/265 per quanto riguarda gli adeguamenti degli importi mobilitati a titolo dello strumento di flessibilità per il 2020 da utilizzare per misure in materia di migrazione, afflusso di rifugiati e minacce alla sicurezza, per l'adozione di misure immediate nel contesto dell'epidemia di COVID-19 e per il rafforzamento della Procura europea (COM(2020) 140 definitivo), alla 1 a , alla 2 a , alla 4 a , alla 5 a e alla 12 a Commissione permanente e, per il parere, alla Commissione 14 a ; Proposta di Regolamento del Consiglio recante modifica del regolamento (UE, Euratom) n. 1311/2013 del Consiglio che stabilisce il quadro finanziario pluriennale per il periodo 2014-2020 (COM(2020) 174 definitivo), alla 1 a , alla 3 a , alla 5 a , alla 11 a e alla 12 a Commissione permanente e, per il parere, alla Commissione 14 a ; Proposta di Regolamento del Consiglio che istituisce uno strumento europeo di sostegno temporaneo per attenuare i rischi di disoccupazione in un'emergenza (SURE) a seguito della pandemia di Covid-19 (COM(2020) 139 definitivo), alla 5 a , alla 6 a , alla 10 a , alla 11 a e alla 12 a Commissione permanente e, per il parere, alla Commissione 14 a ; Proposta di Regolamento del Consiglio che attiva il sostegno di emergenza a norma del regolamento (UE) 2016/369 del Consiglio, del 15 marzo 2016, e che ne modifica disposizioni in relazione alla pandemia di Covid-19 (COM(2020) 175 definitivo), alla 1 a , alla 5 a , alla 6 a e alla 12 a Commissione permanente e, per il parere, alla Commissione 14 a ; Comunicazione della Commissione - Risposta al coronavirus: Utilizzare ogni euro disponibile in tutti i modi possibili per proteggere le vite umane e i mezzi di sussistenza (COM(2020) 143 definitivo), alla 1 a , alla 5 a , alla 6 a , alla 9 a , alla 10 a , alla 11 a e alla 12 a Commissione permanente e, per il parere, alla Commissione 14 a ; Proposta di Decisione del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la decisione (UE) 2020/265 per quanto riguarda gli adeguamenti degli importi mobilitati a titolo dello strumento di flessibilità per il 2020 da utilizzare per far fronte alla migrazione, all'afflusso di rifugiati e alle minacce alla sicurezza, per l'adozione di misure immediate nel contesto della pandemia di Covid-19 e per il rafforzamento della Procura europea (COM(2020) 171 definitivo), alla 1 a , alla 2 a , alla 3 a , alla 4 a , alla 5 a , alla 6 a e alla 12 a Commissione permanente e, per il parere, alla Commissione 14 a ; Proposta di Decisione del Parlamento europeo e del Consiglio relativa alla mobilizzazione del margine per imprevisti nel 2020 per fornire assistenza di emergenza agli Stati membri e rafforzare ulteriormente il meccanismo unionale di protezione civile (rescEU) in risposta alla pandemia di Covid-19 (COM(2020) 172 definitivo), alla 1 a , alla 5 a , alla 6 a e alla 12 a Commissione permanente e, per il parere, alla Commissione 14 a ; Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio Bilancio della situazione di non reciprocità nel settore della politica dei visti (COM(2020) 119 definitivo), alla 1 a , alla 3 a e alla 8 a Commissione permanente e, per il parere, alla Commissione 14 a . Commissione europea, trasmissione di progetti di atti legislativi dell'Unione europea. Deferimento La Commissione europea ha trasmesso, in data 8 aprile 2020, per l'acquisizione del parere motivato previsto dal Protocollo (n. 2) sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità allegato al Trattato sull'Unione europea e al Trattato sul funzionamento dell'Unione europea la proposta di Decisione del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la decisione 2003/17/CE del Consiglio per quanto riguarda l'equivalenza delle ispezioni in campo effettuate in Ucraina sulle colture di sementi di cereali e relativa all'equivalenza delle sementi di cereali prodotte in Ucraina (COM(2020) 137 definitivo). Ai sensi dell'articolo 144, commi 1- bis e 6, del Regolamento, l'atto è deferito alla 14 a Commissione permanente ai fini della verifica della conformità al principio di sussidiarietà; la scadenza del termine di otto settimane previsto dall'articolo 6 del predetto Protocollo è fissata al 3 giugno 2020. L'atto è altresì deferito, per i profili di merito, ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, alle Commissioni 3 a , 9 a , 10 a , 12 a , con il parere della Commissione 14 a . Interrogazioni, apposizione di nuove firme La senatrice Lonardo ha aggiunto la propria firma all'interrogazione 4-03101 del senatore De Bonis. Interrogazioni Atto n. 3-01486 CORRADO ANGRISANI L'ABBATE GRANATO VANIN Al Ministro dell'interno Premesso che: il Comune di Crotone è commissariato dai primi di dicembre 2019, a seguito delle dimissioni del sindaco Ugo Pugliese, e la conseguente sospensione del Consiglio comunale. Il sindaco, unitamente ad un assessore e ad un tecnico comunale, è coinvolto nell'inchiesta della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Crotone riguardante la gestione della piscina comunale; il commissario prefettizio nominato, dottoressa Tiziana Costantino, in occasione della cerimonia pubblica per l'insediamento del nuovo Vescovo dell'Arcidiocesi di Crotone e Santa Severina, prevista per il 5 gennaio 2020, ha attenzionato la situazione dell'impianto sportivo polivalente denominato "Palamilone", di proprietà del comune, dove si intendeva organizzare, e si è effettivamente svolta, detta manifestazione; risulta all'interrogante che l'assegnazione in gestione provvisoria del Palamilone al consorzio sportivo "Momenti di gloria", il 27 settembre 2012, non sia stata poi trasformata in affidamento (con relativa intestazione delle utenze) e che anche la concessione una tantum dell'impianto a privati, negli anni, per spettacoli di varia natura e iniziative politiche, sia avvenuta, da parte del Comune, senza pretesa di corrispettivo alcuno, persino nel caso di iniziative con fini di lucro come i concerti pop ; in base a questi elementi, la dottoressa Costantino ha emanato la delibera commissariale n. 11 del 10 gennaio 2020 e la nota prot. 2588 del 15 gennaio 2020, con le quali ha ingiunto al citato consorzio la restituzione dell'impianto, decisione notificata all'interessato il 17 gennaio 2020; l'immediata impugnazione, da parte del consorzio "Momenti di gloria", del provvedimento davanti al TAR di Catanzaro ha comportato, tempo due ore dal deposito avvenuto in via telematica e inaudita altera parte , la sospensione dell'atto, mentre l'udienza per la trattazione veniva fissata al 18 febbraio 2020. Il 20 febbraio 2020 il TAR ha accolto il ricorso e annullato il provvedimento dirigenziale; nel frattempo, il 14 febbraio 2020, quattro giorni prima dell'udienza del TAR, il Comune di Crotone, in persona del suo commissario, ha deliberato la volontà di affidare la gestione degli impianti sportivi comunali alla società in house Akrea, dal cui oggetto sociale esula totalmente, però, tale attività; il 21 febbraio 2020, a meno di 24 ore dalla sentenza del TAR, il consorzio si è visto notificare l'avvio del provvedimento di revoca-annullamento dell'assegnazione in gestione provvisoria del Palamilone, atto pubblicato sull'Albo Pretorio 48 ore più tardi e impugnato a sua volta davanti al TAR; considerato che, a quanto risulta all'interrogante: a metà marzo 2020 il consorzio "Momenti di gloria" ha depositato un esposto-denuncia rivolto al Ministro dell'interno, alla Procura di Crotone e alla Procura Regionale della Corte dei conti, lamentando un atteggiamento persecutorio da parte del commissario prefettizio e del segretario comunale, insediatosi già dal giugno 2019; a quest'ultimo, nello stesso esposto, vengono contestate diverse irregolarità, fra le quali avere conferito incarichi legali a soggetti esterni alla short list comunale e appartenenti al Foro di Cosenza, da cui proviene anche il legale incaricato in occasione del ricorso al TAR risoltosi a favore di "Momenti di gloria"; considerato inoltre che: il consorzio sportivo "Momenti di gloria", al quale fanno capo otto associazioni sportive dilettantistiche, espressione di svariate discipline ( basket , volley , judo , muay thai , ginnastica, calcio a 5), assolve ad un compito importante, che è anche di impegno civile, in una realtà socialmente difficile com'è quella crotonese, economicamente depressa e infiltrata dalla criminalità; esso affianca e rafforza, nei confronti dei bambini, degli adolescenti e dei giovani, il ruolo dell'agenzia formativa esterna per eccellenza, la scuola, quando non la sostituisce; nel decennio 2007-2017, infatti, l'abbandono scolastico in Calabria e soprattutto nella Provincia di Crotone ha conosciuto un incremento significativo: il dato aggregato del 31,1 per cento segna la perdita di un alunno ogni tre. Quanto ai "Neet" (giovani senza istruzione, occupazione, né formazione professionale) fra i 18 e i 24 anni, secondo il rapporto di "Save the children" del 2019, la Calabria, tra il 2008 e il 2018, ha avuto un incremento dell'1,8 per cento (rispetto ad un calo nazionale del 5,1 per cento), peggiorando il dato del 6,9 per cento; questo rende la pratica sportiva quanto mai preziosa contro le devianze, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto esposto; se, tenuto conto del dovere professionale e del proposito del commissario di fare in modo che l'Ente metta ordine nella gestione non ineccepibile dei propri impianti sportivi, proposito encomiabile e da sostenere, all'insegna delle più che cristalline trasparenza e legalità, non ritenga che dell'eventuale danno erariale subito nel periodo 2012-2019 siano proprio il Comune e i funzionari comunali preposti a dover essere riconosciuti come primi e maggiori responsabili, avendo, tra l'altro, nella vicenda Palamilone, ignorato per anni la documentata richiesta del consorzio "Momenti di gloria" di procedere alla stipula della convenzione; se, escluso ovviamente ogni intento persecutorio, non si percepisca un certo accanimento nei confronti del consorzio, anche considerato che a nessun altro dei soggetti (associazioni sportive dilettantistiche-A.S.D., consorzi di cooperative sociali) assegnatari in gestione provvisoria di immobili comunali, sportivi e non, alle medesime condizioni del Palamilone, è stato ad oggi comunicato l'avvio di un provvedimento di revoca/annullamento analogo a quello del 21 febbraio 2020; se non reputi poco accorto che si continuino a sintetizzare nella vicenda del consorzio "Momenti di gloria" tutti i mali delle gestioni comunali anteriori al commissariamento, con la conseguenza di creare disorientamento nella popolazione, tant'è che le conferenze stampa, la petizione e le manifestazioni a sostegno della prosecuzione fino a nuovo affidamento dell'attività sportiva, prudentemente interrotta dal consorzio stesso già prima delle disposizioni nazionali anti-pandemia, hanno raccolto migliaia di adesioni tra i cittadini e generato incredulità e scetticismo, invece, nei confronti della gestione commissariale del Comune; se non ritenga ragionevole e corretto sul piano amministrativo garantire la continuità d'uso dell'impianto sportivo alle associazioni sportive dilettantistiche che se ne servivano per gli allenamenti e come campo di gara per i rispettivi campionati, e tutto ciò nelle more della emanazione del bando, dello svolgimento della gara e dell'affidamento definitivo del Palamilone alle condizioni ritenute idonee, analogamente a quanto già fatto in situazioni simili da altri funzionari commissariali in altre realtà locali del Paese, al fine di consentire al consorzio di continuare a svolgere quel ruolo sociale che la comunità crotonese gli riconosce. Atto n. 3-01487 CORRADO MORONESE ANGRISANI DE LUCIA GRANATO PRESUTTO VANIN Al Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo Premesso che: risulta all'interrogante che San Felice a Cancello, piccolo comune del Casertano ricco di storia e tradizione, circa mezzo secolo fa sia stato teatro di un furto, commesso da ignoti, a danno della chiesa di San Felice Martire, patrono del paese; i ladri portarono via dalla Parrocchiale una splendida "Madonna con Bambino" in stile gotico (XIV secolo), scolpita in legno e dipinta, che era stata appena restaurata; la Vergine, seduta, con un lungo velo che dal capo coronato scende lungo il corpo avvolgendone la metà inferiore con un ricco panneggio, ha il viso e lo sguardo diretti davanti a sé e regge sulla coscia sinistra il piccolo Gesù, sostenendolo con la mano destra posata contro la schiena e la sinistra al grembo. Il Bambino, a capo scoperto, è rappresentato in piedi, di tre quarti, con la gamba sinistra leggermente avanzata; indosso una lunga tunica, ha la mano destra benedicente, mentre con la sinistra afferra le dita della mano materna; considerato che: la comunità locale è a conoscenza del fatto che i Carabinieri del Nucleo tutela patrimonio culturale (TPC), nell'ambito della loro encomiabile attività di indagine sul territorio nazionale e di collaborazione con le forze investigative estere, avrebbero già da tempo rintracciato la scultura in Germania, senza che a ciò sia seguito, il rientro in Italia del pregevole manufatto; il 21 febbraio 2020, insieme al suo omologo tedesco, il Ministro in indirizzo ha confermato, oltre all'impegno alla restituzione delle opere confiscate dai regimi nazi-fascisti (tant'è che nell'occasione l'Italia ha rimandato in Germania una scultura di Andrea della Robbia), anche la volontà dei due Paesi di rafforzare le azioni di contrasto al traffico illecito di opere d'arte; considerato, inoltre, che: devoti e cittadini di San Felice a Cancello, particolarmente sensibili ai temi della tutela del patrimonio culturale, hanno chiesto, fin qui inutilmente, alle autorità di essere ragguagliati sulla situazione della statua e le prospettive future; il 25 febbraio 2020 l'interrogante, sollecitata in tal senso, ha a sua volta inviato una richiesta di informazioni alla responsabile del Servizio IV-Circolazione della Direzione generale archeologia, belle arti e paesaggio del Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo e alla sede campana dei Carabinieri del Nucleo tutela patrimonio culturale; ad oggi l'istanza non è stata riscontrata in alcun modo dai destinatari, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto descritto; se non reputi che l'accertato ritrovamento in Germania della scultura della "Madonna con Bambino" trafugata dalla chiesa di San Felice a Cancello potrebbe offrire un'importante e immediata occasione per tastare l'effettiva volontà dei tedeschi di dare corso anche alla seconda parte dell'impegno assunto dal ministro Grütters, sbloccando l' iter della restituzione all'Italia della scultura; se, allo scopo di rendere possibile e tempestiva la realizzazione di quanto auspicato, non ritenga di attivare il Comitato istituzionale per il recupero e la restituzione delle opere trafugate, riconvocato dal suo predecessore e contestualmente rafforzato con la collaborazione dei Ministri degli esteri e della giustizia, perché prenda i necessari contatti e attivi i canali diplomatici in grado di assicurare il rientro in Italia della statua rubata a San Felice a Cancello. Atto n. 3-01488 MASINI MALLEGNI BERARDI Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: l'8 aprile, intorno alle 10.30, ha ceduto il viadotto sulla strada provinciale 70, che collega la frazione di Albiano Magra, Comune di Aulla (Massa Carrara), con Santo Stefano Magra (La Spezia), spezzandosi in diversi tronconi e coinvolgendo due furgoni, i cui conducenti hanno riportato ferite, fortunatamente, di lieve entità; a quanto si apprende dagli organi di stampa, in data 9 agosto 2019, dopo una richiesta di controllo da parte delle amministrazioni interessate dal tratto di strada provinciale in cui insiste il viadotto crollato, ANAS avrebbe inviato una lettera al Comune di Aulla e alla Provincia di Massa Carrara, specificando che il viadotto "Albiano in questione non presenta al momento criticità tali da compromettere la sua funzionalità statica: sulla base di ciò non sono giustificati provvedimenti emergenziali per il viadotto stesso"; in data 3 novembre 2019 è stata nuovamente segnalata una lunga crepa che, dopo un sopralluogo dei tecnici ANAS, si è proceduto a risanare. A quanto si apprende dagli organi di stampa, in quell'occasione ANAS avrebbe effettuato un intervento di risanamento con conglomerato a freddo per ripristinare il piano viabile, incrinato a seguito delle forti piogge del periodo. Sempre secondo le stesse fonti, nella giornata del 3 novembre ANAS avrebbe provveduto ad eseguire un'ispezione del ponte di Albiano Magra, non riscontrando anomalie e difetti tali da intraprendere provvedimenti emergenziali. ANAS avrebbe poi assicurato che il ponte di Albiano Magra è costantemente attenzionato dai propri tecnici della struttura territoriale competente; secondo fonti di stampa le ispezioni annuali compiute da ANAS ai fini della verifica della sicurezza dei viadotti di sua competenza sarebbero in cospicuo ritardo e, in particolare, nel 2019 le ispezioni obbligatorie sarebbero state solo 1.419 su 4.991, cioè pari al 28 per cento del dovuto; a seguito della mappatura operata nel 2019 mancherebbe ancora chiarezza in merito alla proprietà di 763 cavalcavia, creando una questione burocratica di non poco conto, dal momento che non è chiaro di chi sia la responsabilità in termini di ispezione e manutenzione. Inoltre, buona parte di tali infrastrutture sarebbe stata costruita più di 50 anni fa, fattore che rende necessario quantomeno un monitoraggio, si chiede di sapere: se i dati riportati dalla stampa corrispondano al vero e se il Ministro in indirizzo ne sia a conoscenza; quali siano le prossime iniziative che il Ministro intenda intraprendere per aumentare il monitoraggio e la manutenzione del sistema infrastrutturale italiano e se non ritenga necessario intervenire nei confronti dell'ANAS per valutare le modalità di sopralluogo e di definizione del rischio. Atto n. 3-01489 TARICCO D'ARIENZO STEFANO D'ALFONSO BOLDRINI FEDELI ASTORRE ROJC LAUS GIACOBBE FERRAZZI IORI RAMPI MESSINA Assuntela Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: in situazione di emergenza epidemica da COVID-19 pazienti con patologia cronica o immunodepressi ma asintomatici, sono da ritenere a maggior rischio di contrarre infezione, per cui ad essi dovrebbe essere dedicata la massima attenzione nella prevenzione; il decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, recante misure di potenziamento del Servizio sanitario nazionale e di sostegno economico per famiglie, lavoratori e imprese connesse all'emergenza epidemiologica da COVID-19, all'articolo 26, rubricato "Misure urgenti per la tutela del periodo di sorveglianza attiva dei lavoratori del settore privato", al comma 2, recita: «Fino al 30 aprile ai lavoratori dipendenti pubblici e privati in possesso del riconoscimento di disabilità con connotazione di gravità ai sensi dell'articolo 3, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104, nonché ai lavoratori in possesso di certificazione rilasciata dai competenti organi medico legali, attestante una condizione di rischio derivante da immunodepressione o da esiti da patologie oncologiche o dallo svolgimento di relative terapie salvavita, ai sensi dell'articolo 3, comma 1, della medesima legge n. 104 del 1992, il periodo di assenza dal servizio prescritto "dalle competenti autorità sanitarie", è equiparato al ricovero ospedaliero di cui all'articolo 19, comma 1, del decreto legge 2 marzo 2020, n. 9»; rilevato che: l'Ufficio per le politiche in favore delle persone con disabilità presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, in merito all'applicazione del citato articolo 26, segnalava al Ministero della salute e alla stessa INPS, l'importante problematica applicativa della norma contenuta nel decreto "Cura Italia", specificamente rivolta a persone con disabilità o con fragilità, per i dubbi interpretativi riguardanti i "competenti organi medico legali", le figure preposte a rilasciare la certificazione attestante una condizione di rischio derivante da immunodepressione o da esiti da patologie oncologiche o dallo svolgimento di relative terapie salvavita; lo stesso Ufficio sottolineava la rilevanza e l'urgenza di chiarire che sono organi abilitati a certificare la condizione di cui all'articolo 26, comma 2, sia i medici preposti ai servizi di medicina generale (cosiddetti medici di base), che i medici convenzionati con il S.S.N (ai sensi dell'articolo 30 accordo collettivo nazionale per la disciplina dei rapporti con i medici di medicina generale ai sensi dell'art. 8 del decreto legislativo n. 502 del 1992), la cui qualificazione giuridica è largamente riconosciuta; considerato che: sarebbe necessario definire un codice specifico da attribuire a queste persone, non essendo queste portatrici di una malattia acuta, ma di una condizione di rischio dovuta alla fragilità per le patologie pregresse che implicherebbe la messa a riposo, equiparando di fatto la loro situazione a malattia; questo senza precise indicazioni, per non rischiare di portare i medici preposti ai servizi di medicina generale a rischio di falso in atto pubblico, dichiarando come una malattia quella che è invece una condizione oggetto di tutela da parte dello stesso decreto 17 marzo 2020, n. 18, ma non è malattia; purtroppo ad oggi nessun chiarimento ufficiale risulta essere stato fornito. Questo sta creando profondo disagio in un momento nel quale servirebbero invece certezze e punti fermi. Inoltre, in tal modo diventa più gravoso il lavoro degli operatori sanitari sul territorio che vengono così esposti ad ulteriori rischi; gli stessi ordini, con senso di responsabilità, hanno chiesto a tutti i medici la massima collaborazione e attenzione ai pazienti fragili, senza essere però in grado di dare risposte certe ai loro iscritti, che rischiano anche denunce per omissione di atti d'ufficio, con tutte le conseguenze che ne possono derivare; sulla questione la direzione generale INPS di Bologna, con provvedimento poi condiviso, a quanto risulta, da altre realtà dell'Emilia-Romagna, avrebbe deciso di accettare: "certificati di malattia in casi simili, da identificare col codice V07 (persone con necessità di isolamento, altri rischi potenziali di malattie e misure profilattiche), specificando che in aggiunta al suddetto codice andrà specificato in campo diagnosi la patologia cronica associata o la causa di immunodepressione"; l'esistenza del codice non sarebbe invece confermata dalla Direzione generale dell'INPS di Roma; la responsabile del Servizio medico competente dell'ASL Città di Torino, congiuntamente al direttore SC Prevenzione e Protezione e al commissario della stessa ASL, con un avviso a tutto il personale il 17 marzo 2020 avrebbero dato la disposizione aziendale a tutte le persone affette da patologie croniche e con multi morbilità, ovvero con stati di immunodepressione congenita o acquisita, di evitare di uscire dalla propria abitazione o dimora fuori dei casi di stretta necessità e di evitare comunque luoghi affollati nei quali non sia possibile mantenere la distanza di sicurezza interpersonale di almeno 1 metro. Si invitano, inoltre, i dipendenti nelle suddette situazioni a contattare il proprio medico curante per valutare la possibilità di redigere un certificato di malattia con specifico codice V07, dandone comunicazione al servizio medico competente dell'azienda; il Dipartimento di Prevenzione Servizio prevenzione e sicurezza degli ambienti di lavoro - SPRESAL di Cuneo il 31 marzo 2020 scriveva che sono organi abilitati a certificare la condizione di cui all' articolo 26, comma 2, sia i medici preposti ai servizi di medicina generale, che i medici convenzionati con il S.S.N.; nei giorni scorsi la Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e odontoiatri, commentando la circolare "Applicazione articolo 26 Decreto Legge 17 marzo 2020 n. 18 "Cura Italia", che individuava nella figura del medico di Medicina generale le "competenti autorità sanitarie", che sarebbero "organi abilitati a certificare la condizione sia i medici preposti ai servizi di Medicina Generale (c.d. medici di base), che i medici convenzionati con il SSN", affermava che detta interpretazione se pur autorevole, stesse destando molte perplessità all'interno della categoria professionale medica, lasciando il dubbio che dette certificazioni "attestanti una condizione di rischio" (e non solo una malattia) non sarebbero "necessarie e sufficienti per la definizione dello stato di fragilità". La Federazione, che agisce quale organo sussidiario dello Stato, al fine di tutelare gli interessi pubblici, garantiti dall'ordinamento, connessi all'esercizio professionale, affermava in conclusione che: "l'assenza dal servizio di chi rientra nelle fattispecie previste dalla Legge 104/92 deve essere prescritta dalle "competenti autorità sanitarie", tra cui non rientra il medico di medicina generale, che non può essere assimilato alle stesse", si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga urgente chiarire, direttamente o tramite l'INPS e, comunque, in modo formale, netto e definitivo chi siano le "competenti autorità sanitarie", indicate nell'articolo 26 del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18 e quale sia, conseguentemente, la procedura da adottare. Atto n. 3-01490 D'ARIENZO D'ALFONSO PARRINI BOLDRINI ROJC VATTUONE ALFIERI ASTORRE PITTELLA ROSSOMANDO CIRINNA' TARICCO IORI VERDUCCI FEDELI LAUS BITI MESSINA Assuntela GIACOBBE COLLINA FERRAZZI VALENTE Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: nel mese di novembre 2019 gran parte del territorio della regione Liguria e della Toscana è stato colpito da una violentissima ondata di maltempo; in particolare, in Liguria, sono straripati diversi fiumi, tra cui il Petronio a Sestri Levante e il Vara in Val di Vara, mentre movimenti franosi hanno isolato vari nuclei abitati anche nel ponente. Analoga situazione si è verificata nelle province di Massa Carrara; fra i danneggiamenti conseguenti all'ondata di maltempo, particolare apprensione ha destato una vistosa lesione che ha aggravato ulteriormente la funzionalità statica del ponte di Albiano Magra, al confine tra le province di La Spezia e Massa Carrara; i cittadini e le amministrazioni territoriali avevano evidenziato immediatamente la necessità di garantire la sicurezza e la fruibilità del ponte di Albiano Magra, con richiesta di programmare urgenti interventi di messa in sicurezza e ripristino della funzionalità dello stesso; considerato che: l'ANAS, dal 2018, è diventata gestore dell'ex strada provinciale 70, acquisendola in gestione dalla Provincia di Massa Carrara e, quindi, anche del ponte di Albiano Magra; l'ANAS, con una lettera inviata nell'agosto 2019 al Comune di Aulla e alla Provincia di Massa Carrara, che avevano evidenziato preoccupazioni sullo stato di sicurezza e funzionalità del ponte di Albiano Magra, comunicava che il ponte era sorvegliato dal personale ANAS e che lo stesso non presentava criticità tali da comprometterne la funzionalità statica e che non vi erano giustificati motivi per adottare provvedimenti emergenziali per il viadotto stesso; successivamente ai danneggiamenti del ponte avvenuti nel novembre del 2019, l'ANAS avrebbe effettuato un controllo d'emergenza sul ponte, senza sospenderne la viabilità e confermando di fatto la piena funzionalità statica dello stesso dopo un intervento di riparazione; il giorno 8 aprile 2020, il ponte di Albiano Magra è crollato in tutta la sua lunghezza, pari a 330 metri, interrompendo la viabilità su una importante arteria di comunicazione al confine tra le province di Massa Carrara e La Spezia, si chiede di sapere: quali siano le valutazioni del Ministro in indirizzo sui fatti riportati in premessa e se non ritenga urgente avviare ogni azione volta all'accertamento delle responsabilità del crollo del ponte di Albiano Magra; se intenda richiedere una dettagliata relazione all'ANAS sugli interventi effettuati nel corso degli ultimi mesi sul ponte di Albiano Magra e se la società abbia rilevato, con le proprie strutture tecniche, situazioni di pericolo di crollo imminente dello stesso; se non sia il caso di istituire un Tavolo di coordinamento con le istituzioni competenti del territorio, finalizzato a consentire l'immediato ripristino della viabilità, anche eventualmente attraverso soluzioni temporanee, per garantire la mobilità nel territorio interessato dal crollo del ponte di Albiano Magra; quali siano i tempi stimati per il ripristino del ponte di Albiano Magra; se vi siano situazioni di rischio di funzionalità statica dei ponti anche in altre aree territoriali del Paese e quali iniziative siano in programma per fronteggiare le carenze strutturali e di sicurezza degli stessi. Interrogazioni con richiesta di risposta scritta Atto n. 4-03140 CORRADO ANGRISANI PAVANELLI GRANATO MORONESE PRESUTTO TRENTACOSTE VANIN Ai Ministri della salute e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Premesso che, a quanto risulta all'interrogante: in contrada Trasanello di Matera, circa 7 chilometri a est del centro cittadino e a breve distanza dal Parco della Murgia Materana, è attiva dal 1974 una cementeria della Italcementi Fabbriche Riunite circondata da aziende agricole, nonché da pascoli e allevamenti di bestiame, che quotidianamente producono e vendono senza restrizioni i prodotti derivanti dalle suddette attività agro-pastorali; la percezione del rischio sanitario e ambientale legato alla presenza dell'impianto è progressivamente cresciuta, nella popolazione locale, nonostante le certificazioni di qualità ISO 9002, ottenuta dalla proprietà nel 1997, e ambientale ISO 14001, emessa nel 2003 e rinnovata da ultimo nel 2018; nel 2011, dopo l'attivazione di un nuovo forno, Italcementi ha siglato un protocollo di monitoraggio della qualità dell'aria con Regione, Provincia e Comune di Matera, e due anni più tardi sono state installate due centraline a Trasanello e una all'interno del Parco; i dati sulle emissioni dell'impianto di contrada Trasanello rilevati dall'Agenzia regionale per la protezione dell'ambiente (ARPA) della Basilicata del 2013 sono stati, però, duramente contestati e giudicati inattendibili dai comitati di cittadini sensibili alle tematiche ambientali; considerato che: i timori dei residenti si sono accentuati quando il cementificio, autorizzato ai sensi dell'art. 237 -quinquies del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, cosiddetto Testo unico ambientale, ha cominciato a bruciare combustibile solido secondario (CSS) derivato da rifiuti urbani non pericolosi, per utilizzarne ceneri e residui nel ciclo produttivo inglobandoli stabilmente e inertizzandoli nella matrice cementizia; a febbraio 2018, un parlamentare europeo e due consiglieri regionali del Movimento 5 Stelle hanno presentato un esposto-denuncia alla locale Procura della Repubblica, perché verificasse il rispetto della direttiva 2010/75/UE sulle emissioni industriali, come recepita dal decreto legislativo 4 marzo 2014, n. 46, da parte dello stabilimento materano e accertasse se, in generale, le ceneri del CSS possano causare danni alla salute e all'ecosistema, nonché depotenziare il prodotto; considerato, inoltre, che: negli anni, ARPA Basilicata ha rilevato la deposizione di metalli, benzopirene e diossine nei deposimetri della zona di Trasanello ma, ufficialmente, non sembra avere effettuato controlli sugli alimenti; tra luglio 2019 e gennaio 2020 l'associazione ambientalista locale "COVA Contro" ha fatto svolgere diverse analisi autonome sul formaggio in vendita presso un caseificio di Matera, riscontrando sempre la presenza di dosi di piombo ben oltre la soglia di legge; detto controllo d'iniziativa privata s'è reso necessario ed è stato effettuato perché le eventuali non conformità alimentari riscontrate da ARPA Basilicata non vengono pubblicate su alcun bollettino informativo locale, si chiede di sapere: se sia possibile rendere accessibili ai cittadini i dati, anche anonimi ma geolocalizzati almeno su base regionale, delle non conformità rilevate negli alimenti di origine animale in funzione del Piano nazionale residui, che il Ministero della salute aggiorna annualmente; se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza di controlli sulla qualità e la quantità del CSS (Classe I e II) destinato ai cementifici; se intendano promuovere, nell'ambito delle rispettive competenze, l'utilizzo di droni per il controllo della qualità delle emissioni degli impianti industriali (in particolare di incenerimento e co-incenerimento); se ARPA Basilicata abbia mai verificato la percentuale di zolfo contenuta nel coke petrolifero, utilizzato come combustibile nella cementeria di Matera, nonché l'efficienza dei filtri di depurazione dei fumi in rapporto al rischio di dispersione nell'ambiente delle sostanze altamente inquinanti derivate, appunto, dal pet-coke ; se siano a conoscenza dei quantitativi movimentati e dell'elenco dei porti di destinazione italiana del pet-coke , il cui sversamento in mare durante le operazioni di sbarco è causa, a sua volta, di grave inquinamento; se, quali e quanti controlli qualitativi sulla eventuale presenza di sostanze chimiche pericolose nel cemento o calcestruzzo vengano svolti annualmente dagli enti competenti e con quali risultati. Atto n. 4-03141 BARBARO Al Ministro dello sviluppo economico Premesso che: con l'atto di sindacato ispettivo 4-00115 del 29 maggio 2018, l'interrogante sottoponeva al Ministro in indirizzo la richiesta di sapere se fosse intenzione dell'Esecutivo favorire l'apertura di un Tavolo di concertazione sulla centrale elettrica di Rossano Calabro, che coinvolgesse tutti i soggetti interessati, al fine di arrivare a soluzioni il più possibile condivise, anche in merito ad un eventuale ripensamento della strategia di vendita del sito di Rossano; nel citato atto di sindacato ispettivo si chiedeva in particolare di: apprendere quali fossero le iniziative in corso e quali siano i costi e i tempi per la bonifica e lo smantellamento del sito, in ottemperanza a quanto stabilito dai conferenti provvedimenti del Ministero dello sviluppo economico, e quali fossero i tempi, in particolare, per lo smantellamento delle unità turbogas, qualora esse non fossero più risultate strategiche e di interesse nazionale; considerare l'obiettivo della riconversione della centrale di Rossano come l'elemento rigeneratore di una più vasta area industriale in profondo declino ed insieme una forte "componente" della strategia di sviluppo che sottende al processo di fusione tra i Comuni di Rossano e Corigliano; sottoscrivere un accordo di programma, anche alla luce delle opportunità offerte con il finanziamento delle zone economiche speciali, che utilizzi il pacchetto progettuale "Futur-E" come elemento di sintesi di proposte per la riconversione produttiva dell'intera area; considerato che: ad oggi non è pervenuta alcuna risposta al quesito posto; dalla sottoposizione del quesito ad oggi sono trascorsi circa due anni e risulta opportuno avere contezza dell'eventuale evoluzione della vicenda, si chiede di sapere, oltre a quanto già indicato nell'atto di sindacato ispettivo citato, se il Ministro in indirizzo possa fornire una puntuale rendicontazione su quanto fino ad ora prodotto e deliberato in merito alla vicenda descritta in premessa. Atto n. 4-03142 DI NICOLA Ai Ministri della salute e per la pubblica amministrazione Premesso che: non senza stupore e incredulità, si apprende dalla cronaca di questi giorni della incredibile vicenda amministrativa che ha coinvolto l'onorevole Guido Quintino Liris, attuale assessore della Regione Abruzzo al Bilancio, Aree interne del cratere, Programmazione Restart, Sport e impiantistica sportiva, oltre a numerose altre materie e competenze ad esso delegate; si apprende, da numerose e autorevoli fonti stampa, tra cui «La Notizia», a firma Maria Trozzi, e «Huffington Post » , a firma del vicedirettore Alessandro De Angelis, di quello che viene definito un «intreccio perverso» tra controllati e controllori alla Regione Abruzzo; si tratta, secondo quanto riportato, della richiesta rivolta dall'Assessore e poi recepita dalla ASL di cui è dipendente, di una «interruzione dell'aspettativa» concessa a suo tempo all'Assessore medesimo, e di contestuale reintegro nella struttura: richiesta immediatamente e tempestivamente accolta dal direttore della struttura, che lo avrebbe conseguentemente allocato all'interno dello staff della direzione della struttura medesima a decorrere dal primo di aprile; la clamorosa decisione, che di fatto ha determinato la configurazione di un illegittimo cumulo di incarichi e compensi, oltre ai pur evidenti profili legali di incompatibilità e inconferibilità di incarichi presso le pubbliche amministrazioni, ai sensi del decreto legislativo n. 39 del 2013, ha suscitato forti reazioni sul piano dell'opportunità politica e morale, tanto da indurre l'Assessore stesso, nel tentativo grottesco di rimediare alla situazione, a dichiarare, solo successivamente, di voler rinunciare ad ogni corrispettivo di natura economica, e, dopo pochissimo tempo, il direttore generale a revocare il provvedimento di reintegro; si tratta evidentemente di una vicenda che, al di là degli aspetti legali, la cui valutazione andrà fatta nelle opportune sedi, pone problemi etici e morali, che danno l'immagine di una realtà in cui ancora è persistente un intreccio perverso tra politica e pubblica amministrazione, imponendo inevitabilmente la necessità di intervenire tempestivamente per fare chiarezza su comportamenti amministrativi apparentemente diretti al fine esclusivo di trarre vantaggio materiale da una situazione generale di grande difficoltà, in cui il pretesto di una presunta forma di solidarietà e spirito di servizio diviene invece occasione di profitto personale, si chiede di sapere se i Ministri siano al corrente della vicenda e se, alla luce di questi fatti, non ritengano necessario ed urgente, anche al fine di prevenire il ripetersi di situazioni di questo tipo, avviare delle indagini ministeriali volte ad acquisire gli atti relativi a quanto illustrato in premessa, valutarne la regolarità ed eventualmente disporne l'annullamento e trasmettere tutto alla Magistratura per gli opportuni rilievi. Atto n. 4-03143 LANNUTTI LOMUTI PELLEGRINI Marco Ai Ministri dello sviluppo economico e dell'economia e delle finanze Premesso che: a Poste Italiane SpA, principale operatore in Italia del servizio postale, è affidato il servizio universale fino al 30 aprile 2026. Poste Italiane è soggetta a verifiche quinquennali sul livello di efficienza nella fornitura del servizio, anche in base al più recente contratto di programma 2015-2019, sottoscritto con il Ministero dello sviluppo economico. In forza di tale contratto, l'azienda riceve un sostanzioso contributo pubblico, che ammonta annualmente a 262,4 milioni di euro fino al 2019, ma che in virtù di diverse integrazioni ha raggiunto in alcuni anni anche la cifra di 400 milioni di euro; Poste Italiane ha la più grande rete di raccolta postale della corrispondenza e di punti di accesso aperti al pubblico sul territorio nazionale, con oltre 12.824 uffici postali, circa 5.700 cosiddetti "Punto poste" (in prevalenza tabaccherie, che svolgono funzioni analoghe agli uffici postali) e 4.500 altri soggetti (piccoli negozi spesso con il titolo di operatore postale) che hanno un contratto di "Affrancaposta per conto terzi" (grazie al quale raccolgono la corrispondenza dagli utenti per conto di Poste Italiane, la affrancano, per poi portarla nel punto più vicino di accesso alla rete Poste Italiane, generalmente un ufficio postale). Pertanto la rete di raccolta della corrispondenza di Poste Italiane si compone attualmente di circa 23.000 punti diffusi capillarmente su tutto il territorio nazionale; questa enorme e capillare quantità di punti di raccolta può essere a buon ragione considerata dominante rispetto all'organizzazione degli altri operatori postali, impossibilitati, anche a causa dalle attuali condizioni del mercato, a poter replicare non solo la diffusione della rete di recapito, ma anche la raccolta della corrispondenza di Poste Italiane. Poste Italiane ha, infatti, strutturato il servizio universale, cui è obbligata, in maniera sovradimensionata, in quanto mira, probabilmente, a difendere una posizione di dominio nel mercato, non solo dei servizi postali, ma, in prospettiva, anche di altri servizi offerti nell'ambito bancario e assicurativo; l'incessante riduzione delle filiali delle banche, da una parte, una rete capillare di Poste Italiane dall'altra, hanno spinto non a caso l'ABI a monitorare l'evoluzione di quest'ultima, in particolare attraverso le tabaccherie (attualmente 5.700 su un potenziale di 48.000). Infatti, più volte l'ABI ha auspicato la necessità di un nuovo quadro normativo che assicuri una competizione alla pari tra le banche e gli altri soggetti che fanno attività bancaria, come appunto Poste Italiane con i servizi Bancoposta; considerato che: Poste Italiane, per la prima volta nella sua storia, ha deciso in maniera del tutto autonoma di chiudere circa 250 uffici postali in alcune grandi città (tra queste Milano, Bari, Messina), nelle date del 28 dicembre 2019 e del 4 gennaio 2020, con la motivazione che in quei giorni si prevedeva una frequentazione ridotta, impedendo di fatto il servizio agli utenti; l'attuale normativa non prevede che si possa in modo autonomo interrompere il servizio universale. Solo le istituzioni deputate a vigilare (il Ministero dello sviluppo economico e l'AGCOM) possono autorizzare la chiusura anche di un solo ufficio postale, per cause di forza maggiore. Se confermata, la decisione unilaterale di Poste Italiane, potrebbe configurare, ad avviso dell'interrogante, una interruzione di pubblico servizio; è evidente che la decisione di Poste Italiane, qualora non opportunamente censurata dalle istituzioni competenti, costituirebbe un pericoloso precedente, consentendo alla società di decidere in assoluta autonomia la chiusura degli uffici postali soltanto in base al presupposto che vi sia una frequentazione ridotta, escludendo dal servizio anche pochi utenti, ai quali andrebbe comunque garantito il servizio; quanto successo potrebbe persino spingere Poste Italiane a sostituire parte della rete degli uffici postali con la rete di "Punto Poste" e con la rete degli "Affrancaposta", con la conseguenza non solo di ridurre notevolmente il numero degli uffici postali, ma anche il relativo numero di dipendenti addetti, esternalizzando di fatto parte dei servizi postali presso le tabaccherie e i piccoli negozi, e continuando in qualche modo a presidiare il territorio, ma con costi notevolmente ridotti; risulta, inoltre, che l'azienda vorrebbe avviare, sempre in un'ottica di riduzione di costi, un percorso per eliminare il servizio pomeridiano in alcuni uffici postali, giustificando tale decisione con una presunta maggiore "efficacia del servizio" e una "massimizzazione del matching tra domanda ed offerta", si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti descritti; se il Ministro dello sviluppo economico non ritenga che il comportamento posto in essere da Poste Italiane, debba essere considerato come un'aperta violazione dei principi sottesi al contratto di programma, oltre che una violazione della normativa vigente e, in particolare, dell'art. 3, commi 1, 5, lettera b) e comma 8, lettere a) e d) del decreto legislativo n. 261 del 1999; se il Ministro dello sviluppo economico non ritenga di dover avviare un'indagine sui fatti esposti, che sono in chiaro contrasto con i bisogni della cittadinanza, nonché informare i cittadini sulla posizione assunta in merito dall'Autorità vigilante AGCOM; se il Governo non ritenga di dover sollecitare un intervento dell'Autorità Garante della Concorrenza del Mercato in merito alla posizione di dominanza nella raccolta postale della corrispondenza, assunta da Poste Italiane negli ultimi due anni; se non ritenga, alla luce di quanto descritto, di dover avviare la sostituzione degli attuali vertici di Poste Italiane, anche in considerazione della naturale scadenza dell'incarico dell'amministratore delegato, prevista nel corso del primo semestre 2020. Atto n. 4-03144 LANNUTTI PESCO MORRA CASTELLONE TONINELLI ORTIS NATURALE BOTTO MOLLAME CORRADO VANIN PAVANELLI LOMUTI PRESUTTO PELLEGRINI Marco ABATE LICHERI RICCIARDI TRENTACOSTE GALLICCHIO LANZI GIARRUSSO MATRISCIANO ACCOTO GUIDOLIN Ai Ministri della salute, dello sviluppo economico e per gli affari regionali e le autonomie Premesso che: lunedì 6 aprile 2020 su RAI Tre è andata in onda una puntata della trasmissione "Report" sull'emergenza Coronavirus, dal titolo "La zona grigia"; le telecamere del programma sono andate a Bergamo, la provincia con il più alto numero di morti e di contagiati in Italia. In particolare, il programma ha ricostruito, con testimonianze inedite, quello che è successo a Nembro, Alzano Lombardo e nella stessa Bergamo, dove, ipotizza la trasmissione, a influire su scelte sbagliate, di cui si paga ancora oggi il prezzo in termini di vite umane, sarebbero stati gli errori della politica regionale e la pressione esercitata dagli industriali, che si sono opposti, fino a quando hanno potuto, alla dichiarazione di "zona rossa" per la Val Seriana, per poter continuare la produzione negli stabilimenti di una delle aree più industrializzate del Paese. Dati ufficiosi, basati sulle statistiche ufficiali dei decessi dei Comuni della provincia, parlano di quasi 5.000 morti; nel programma si evidenzia che il 28 febbraio scorso 2020, Confindustria Bergamo, ha invitato i propri iscritti a utilizzare i propri canali social per infondere ottimismo, all'insegna dell' hashtag "Yeswework", per tranquillizzare gli investitori stranieri. Non solo, ha diffuso un video che mostra ottimismo, benché la situazione sanitaria sia già precipitata, e ha diffuso il video "Bergamo is running"; nel servizio viene mostrato che quello stesso 28 febbraio il presidente locale di Confindustria, Marco Bonometti, intervistato per radio su un canale RAI, dice che «la gente può tornare a vivere come prima». A smentire le parole, però, è stato purtroppo il numero dei contagi, passati in una settimana dai primi 2 registrati ad Alzano Lombardo, a 220. Oggi, nella provincia di Bergamo, i positivi sono quasi diecimila, tanto che gli stessi industriali hanno finalmente ammesso che «quel video è stato un errore»; l'ospedale "Pesenti Fenaroli" di Alzano Lombardo è stato chiuso alle 15.30 del 23 febbraio a causa di due casi scoperti di COVID-19. Alle 18, però, la struttura è stata completamente riaperta, anche al pubblico, senza che fosse stata nemmeno sanificata. E nei giorni seguenti l'ospedale ha continuato a restare aperto, e il personale sanitario al suo interno a girare senza mascherine e senza aver fatto nessun esame per accertarne l'eventuale positività; "Report" ha, poi, rivelato che una paziente positiva al Coronavirus, anziché essere prontamente isolata, è stata mandata in reparto. A raccontare la storia il figlio della signora deceduta, Francesco Zambonelli, che al programma di RAI Tre ha raccontato: «Mia madre si era recata in ospedale per uno scompenso cardiaco, ma durante gli altri ricoveri non aveva mai avuto febbre, invece questa volta ha avuto anche crisi respiratoria e dopo due giorni di agonia è morta». Sempre l'infermiere del pronto soccorso di Alzano: «Ci sono stati così pazienti che sono stati gestiti senza la consapevolezza di quello che stava succedendo». In altre parole, per giorni è stata prolungata la promiscuità, permettendo così al virus di diffondersi velocemente, anche tra coloro che si sono recati in quel periodo al pronto soccorso per altre patologie; considerato che: il direttore sanitario dell'Azienda socio sanitaria territoriale Bergamo Est, responsabile dell'ospedale di Alzano, colui che avrebbe deciso la riapertura dell'ospedale, Roberto Cosentina, è stato condannato il 31 gennaio a 2 anni e 6 mesi in primo grado per omessa denuncia verso un medico (Leonardo Cazzaniga), soprannominato «dottor morte». Cazzaniga è stato condannato all'ergastolo per la morte di dodici pazienti terminali ai quali, secondo i giudici, avrebbe somministrato un sovradosaggio di farmaci con la chiara intenzione di uccidere. Se ne vantava al telefono con l'amante, infermiera nello stesso ospedale. Ebbene, nonostante la condanna, Cosentina non è stato rimosso. Nei giorni scorsi, secondo notizie di stampa, la Procura della Repubblica di Bergamo avrebbe aperto una inchiesta; inoltre, a quanto risulta agli interroganti: la giornalista di "Valseriana News" Gessica Costanzo, ha denunciato il fatto che molte imprese in Val Seriana hanno riaperto la produzione, in deroga al decreto governativo. Anche le industrie che palesemente non possono essere catalogate tra quelle essenziali; Gessica Costanzo ha ricostruito nelle sue inchieste che i malati di COVID-19 sono stati trasportati in ospedale solo quando erano in condizioni disperate e che molti di loro sono morti a casa loro, senza aver ricevuto l'assistenza dovuta e senza essere conteggiati tra le vittime del virus ; la reporter ha anche affermato che ai parenti prossimi deceduti per Coronavirus non è stato fatto il tampone, costringendoli a una quarantena volontaria e rischiando, così, una volta usciti dalla eventuale quarantena di essere ancora infetti; dal servizio di "Report" è emerso che alla maggior parte dei pazienti delle RSA della provincia di Bergamo non è stato fatto il tampone e che le strutture sono rimaste aperte al pubblico per giorni dopo l'inizio dell'epidemia e le stesse sono state utilizzate per "parcheggiare" alcuni malati di COVID-19, per allentare la pressione sugli ospedali della zona. Entrambe decisioni che hanno portato alla diffusione del virus in tutte le RSA e alla morte di almeno 600 ospiti, su 6.000 in totale, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano informati sulla vicenda; se il Ministro della salute non ritenga di dover approfondire l'operato del direttore sanitario dell'Azienda socio sanitaria territoriale Bergamo Est; se il Ministro dello sviluppo economico non ritenga necessario accertare se a Bergamo i decreti governativi siano stati violati da aziende della provincia; se il Ministro per gli affari regionali e le autonomie intenda verificare se la Regione Lombardia abbia agito nei limiti delle sue competenze. Atto n. 4-03145 TRENTACOSTE Al Ministro della salute Premesso che, a quanto risulta all'interrogante: l'ex AUSL 4 di Enna, oggi Azienda sanitaria provinciale (ASP), nell'ambito della programmazione di cui all'art. 20 della legge 11 marzo 1988, n. 67, aveva previsto la realizzazione di alcune strutture a carattere socio-sanitario; fra queste veniva individuato il presidio di riabilitazione funzionale per soggetti portatori di disabilità fisiche, psichiche e sensoriali, cosiddetto Crim (centro di riabilitazione interprovinciale multidisciplinare); l'ASP di Enna, per la realizzazione del presidio, individuava in località Pergusa un edificio incompiuto risalente agli anni '50, che doveva essere adibito a istituto per l'assistenza all'infanzia; con l'intervento si sarebbe dovuta completare la struttura esistente, avente una superficie di circa 7.200 metri quadri distribuita su più livelli, in grado di ospitare 150 degenti divisi in cinque moduli residenziali. Il centro avrebbe avuto due reparti di medicina fisica e riabilitativa e di riabilitazione cardiopolmonare, oltre a varie camere di degenza, aule per la formazione, studi, spogliatoi e ambienti di servizio per il personale medico e amministrativo; con delibera del 22 marzo 2005 n. 814 del direttore generale dell'ASP veniva approvato il progetto definitivo dei lavori per la ristrutturazione di detto fabbricato, denominato "ex CISS", per adibirlo a centro interprovinciale per la riabilitazione funzionale dei soggetti portatori di disabilità fisiche, psichiche e sensoriali; con decreto dirigenziale del Ministero della salute del 6 settembre 2005, venivano finanziati i lavori con i fondi, ex art. 20 della legge n. 67 del 1988 per complessivi 8.359.510,81 euro posti a carico del Ministero stesso per il 95 per cento e della Regione Siciliana per il restante 5 per cento; considerato che: nel luglio del 2019, grazie al lavoro svolto dal Nucleo di valutazione e verifica degli investimenti pubblici del Ministero della salute, il ministro Giulia Grillo annunciava lo stanziamento di 236 milioni di euro per interventi di ammodernamento degli ospedali siciliani; di questi, oltre 3 milioni erano destinati alla struttura dell'ex CISS di Pergusa, e specificamente 1.330.000 euro per il completamento delle finiture e la sistemazione delle parti esterne, e 1.900.000 euro per l'acquisto delle attrezzature; risulta all'interrogante che ad oggi nulla è stato fatto per ultimare i lavori; il 21 marzo 2020, l'interrogante e i consiglieri comunali di Enna, Cinzia Amato e Davide Solfato, hanno chiesto al direttore generale dell'ASP, dottor Francesco Iudica, di valutare la possibilità di attivare tutte le procedure necessarie presso la Regione Siciliana affinché l'immobile venisse messo a disposizione del sistema sanitario per fronteggiare l'emergenza pandemica COVID-19, considerata la sua posizione baricentrica e isolata rispetto ai centri urbani, ma ben collegata e facilmente raggiungibile, si chiede di sapere: quali urgenti iniziative intenda assumere il Ministro in indirizzo affinché si faccia chiarezza in ordine ai fondi stanziati per il recupero della struttura in questione; se non ritenga di attivarsi nelle sedi opportune affinché sia garantita l'ultimazione dei lavori, la consegna dell'immobile e un'adeguata destinazione d'uso, secondo le esigenze medico-assistenziali previste dal piano sanitario adottato dalla Regione Siciliana. Atto n. 4-03146 MALAN Al Ministro per le pari opportunità e la famiglia Premesso che: con un comunicato stampa del 27 marzo 2019, il Garante nazionale per l'infanzia annunciava l'avvio di una indagine che porterà, tra un anno, alla pubblicazione di un dossier sui maltrattamenti dei bambini e degli adolescenti in Italia dopo una rilevazione campionaria effettuata in 231 comuni italiani; tale indagine, si annuncia, viene effettuata insieme a CISMAI e Terre des Hommes; il 22 marzo 2020 il CISMAI (Coordinamento Italiano dei Servizi contro il Maltrattamento e l'Abuso all'Infanzia), insieme ad altre organizzazioni del settore, parecchie associazioni e ha indirizzato una lettera aperta al Governo e alle Istituzioni per chiedere l'istituzione di una task force immediata e misure di protezione per le situazioni di forte vulnerabilità che molti bambini e ragazzi vivono in questo momento, che dovrebbe segnalare e intervenire subito sulle situazioni più fragili e a rischio (il documento cita in particolare il milione e 250.000 minori in stato di povertà) e realizzare i necessari interventi urgenti di tutela, anche tramite l'art. 403 del codice civile; tale gruppo, dovrebbe essere costituito mediante la collaborazione di scuola, autorità giudiziarie minorili, servizi sociali, sanitari con le associazioni del terzo settore, comprese le associazioni familiari, cioè quelle coordinate dal CISMAI; al CISMAI per anni è stato affiliato il centro di Torino "Hansel e Gretel", diretto dal dottor Claudio Foti, che ora si trova indagato insieme ad un gruppo di assistenti sociali e responsabili di istituzioni locali per i fatti di Bibbiano; al di là delle responsabilità penali, che saranno accertate in tribunale, l'approccio teorico e le modalità di intervento pratico adottati dal dottor Foti e dal centro "Hansel e Gretel" si basano chiaramente su posizioni e metodologie che non solo non sono accettate dalla comunità scientifica di riferimento, ma anche da una larga componente di psicologi, psichiatri e neuropsichiatri infantili che svolgono attività professionale sul campo, come CTU e periti in casi giudiziari; il Foti ha anche evidenziato una avversità ideologica alla famiglia in sé, spesso identificata in suoi scritti con la violenza e l'abuso; anche se il CISMAI ha attualmente escluso il centro "Hansel e Gretel" dalla lista dei suoi affiliati, è noto a chi si occupa di questi temi che molti dei professionisti che fanno riferimento al CISMAI condividono il metodo e l'approccio del centro "Hansel e Gretel", tanto che collaboratori del medesimo centro hanno continuato, anche grazie al CISMAI, a diffondere le loro posizioni, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo intenda accogliere la proposta del CISMAI e se ritenga opportuno il coinvolgimento di tale organizzazione in un'attività così delicata e che la protezione dal disagio in questi tempi di emergenza sia affidata a chi ha un retroterra ideologico e professionale quale quello descritto. Atto n. 4-03147 PUCCIARELLI Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: nella mattinata dell'8 aprile 2020, ad Aulla (Massa Carrara), è crollato il viadotto sito in località Albiano Magra, nel tratto di strada statale 330; il crollo ha coinvolto due furgoni che percorrevano il tratto di strada proprio in quel momento e che sono precipitati sul letto del fiume, pur restando sulla carreggiata, causando delle ferite ad uno degli autisti; dagli organi di stampa si evince che l'incidente non giunge inatteso, in quanto le crepe sulla struttura erano già state segnalate dalla popolazione; solo lo scarso traffico di queste settimane ha permesso di evitare la perdita di molte vite umane; oltre al rischio per la sicurezza delle persone, ciò determina inevitabilmente dei problemi di viabilità nell'area interessata, dal momento che il viadotto rappresentava un importante punto di collegamento tra la Liguria e la Toscana; il crollo del viadotto, che mette in disagio il traffico dell'intera zona, avviene in un momento di gravissima difficoltà economica per tutto il Paese e rischia di creare ulteriori ripercussioni su un tessuto economico già fortemente indebolito dall'emergenza epidemiologica in corso in queste settimane; a ciò si aggiunga che gli spostamenti che sinora avvenivano attraverso il viadotto subiranno necessariamente delle deviazioni verso altre infrastrutture alternative, in particolare verso tratti di strada a pagamento; molti cittadini si troveranno pertanto costretti a percorrere tratte autostradali a pagamento, essendovi l'impossibilità di ricorrere a percorsi alternativi, e dovranno pertanto sobbarcarsi l'onere del pagamento dei pedaggi, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo stia valutando di assumere tutte le iniziative di propria competenza al fine di permettere la sospensione dei pagamenti dei pedaggi autostradali per i viaggiatori che percorrono la tratta citata in premessa i quali, a causa del crollo del viadotto Albiano Magra, sono ora costretti a percorrere un itinerario alternativo che impone il passaggio attraverso le autostrade. Interrogazioni, da svolgere in Commissione A norma dell'articolo 147 del Regolamento, le seguenti interrogazioni saranno svolte presso le Commissioni permanenti: 7ª Commissione permanente (Istruzione pubblica, beni culturali, ricerca scientifica, spettacolo e sport): 3-01487 della senatrice Corrado ed altri, sul furto di una scultura raffigurante una "Madonna con Bambino" presso la chiesa di San Felice Martire nel Casertano; 11ª Commissione permanente (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale): 3-01489 del senatore Taricco ed altri, sull'individuazione delle figure sanitarie deputate a certificare situazioni di rischio legate a persone con disabilità e fragilità.