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SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Assemblea 17 Presidenza del vice presidente LA RUSSA, indi del vice presidente TAVERNA N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Forza Italia-Berlusconi Presidente: FI-BP; Fratelli d'Italia: FdI; Lega-Salvini Premier: L-SP; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP-PATT, UV): Aut (SVP-PATT, UV); Misto: Misto; Misto-Liberi e Uguali: Misto-Leu; Misto-MAIE: Misto-MAIE; Misto-Più Europa con Emma Bonino: Misto-PEcEB; Misto-PSI: Misto-PSI. Presidenza del vice presidente LA RUSSA PRESIDENTE . La seduta è aperta (ore 16,03). Si dia lettura del processo verbale. CASTALDI, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del 28 giugno. PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato. Comunicazioni della Presidenza PRESIDENTE . L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Disegni di legge, annunzio di presentazione PRESIDENTE . Comunico che in data 28 giugno 2018 è stato presentato il seguente disegno di legge: dal Presidente del Consiglio dei ministri e dal Ministro dell'economia e delle finanze «Conversione in legge del decreto-legge 28 giugno 2018, n. 79, recante proroga del termine di entrata in vigore degli obblighi di fatturazione elettronica per le cessioni di carburante» (542). Per una informativa del Governo sul recente vertice del Consiglio europeo URSO (FdI) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. URSO (FdI) . Signor Presidente, colleghi, intervengo a nome del Gruppo Fratelli d'Italia per chiedere che il Governo riferisca all'Assemblea sui risultati raggiunti nel vertice del Consiglio europeo della scorsa settimana. Come sapete, colleghi, la questione è espressamente normata dall'articolo 4 della legge n. 234 del 2012, laddove prevede che il Governo informi i competenti organi parlamentari sulle risultanze delle riunioni del Consiglio europeo entro quindici giorni (quindi in questo caso entro la prossima settimana, atteso che una settimana è già passata). Peraltro, il vituperato Governo Monti applicò la prassi che sia prima che dopo il Consiglio europeo fosse audito il Governo, il quale riferiva in Aula sui risultati. Ciò è particolarmente importante alla luce di quanto è accaduto in questi giorni ed in particolare proprio ieri e oggi. Mi riferisco, per esempio, al tema centrale dell'immigrazione, visto che proprio ieri il Governo tedesco, come riferiscono i giornali, è stato salvato da un accordo che prevede espressamente il respingimento dei migranti verso il Paese di primo approdo, quindi verso l'Italia. Cari colleghi, il Governo austriaco ha risposto oggi dicendo che, se il Governo tedesco applica l'accordo respingendo i migranti, a sua volta il Governo austriaco chiuderà la frontiera del Brennero con l'Italia e pochi minuti fa il ministro Moavero ha risposto che se questo accadrà l'Austria si assumerà le sue responsabilità. In poche ore abbiamo saputo quindi che quanto è stato deciso e sbandierato nel Consiglio europeo e immediatamente dopo, purtroppo non corrisponde alla realtà. Peraltro, se guardiamo alle dichiarazioni dei vari Premier o Presidenti dei Paesi dell'Unione europea che hanno partecipato al vertice, tutti hanno vinto e tutti hanno dichiarato una cosa diversa dall'altro: siamo dunque in presenza di una Babele, i cui risultati però li paga espressamente l'Italia, come dimostrano in queste ore gli accordi raggiunti nel Governo tedesco, le risposte del Governo austriaco e la difficoltà del ministro Moavero a rispondere all'Esecutivo tedesco e a quello austriaco. Chiediamo quindi che il Governo riferisca all'Assemblea su questo e anche sull'altro aspetto molto importante del Consiglio europeo, che è passato in secondo ordine e che riguarda gli aspetti economici, su cui nulla ci è stato detto, anche perché nulla è stato fatto rispetto alle risoluzioni della maggioranza e agli impegni del Governo presi solennemente in quest'Aula. Mi riferisco, per esempio, a quanto è stato deciso sui limiti dei crediti deteriorati delle banche, che colpiranno e affosseranno gli istituti di credito italiani, nonché a quanto è stato deciso in merito al Fondo monetario europeo, che in futuro avrà anch'esso delle ripercussioni per quanto riguarda il debito pubblico italiano. In più, avviandomi alla conclusione, ciò che è stato detto in quest'Aula, quanto è stato scritto nel contratto di Governo e quello che è stato ribadito nella risoluzione di maggioranza in merito ai dazi verso la Russia è stato clamorosamente smentito nelle decisioni del Consiglio europeo avallate dall'Italia. Chiedo al Governo italiano e agli amici della Lega in modo specifico, come si concili questo con quanto era stato scritto nel contratto di programma in merito alla Russia quale partner commerciale e con quanto è stato votato da quest'Assemblea, laddove, nella risoluzione di maggioranza, è stato scritto che dovevano essere rimodulate le sanzioni, in modo da escludere dal loro campo di applicazione le piccole e medie imprese o il settore agroalimentare. A me risulta che questo impegno della maggioranza, preso solennemente in quest'Aula e ribadito dal premier Conte, sia stato, poi, clamorosamente smentito dalla proroga automatica delle sanzioni nei confronti della Russia, che colpiranno, come ritorsione già programmata, proprio le piccole e medie imprese e il settore agroalimentare italiano, che è infatti molto allarmato di quanto potrà ulteriormente accadere nelle prossime settimane. Insomma, signor Presidente, le chiedo che si faccia partecipe affinché nei prossimi giorni, entro i quindici giorni prescritti dalla norma di legge, il Governo riferisca all'Assemblea, come avevano fatto i Governi precedenti, nel rispetto delle dichiarazioni rese dal Presidente del Consiglio all'atto della fiducia, che sarebbe stato - lui sì - davvero rispettoso delle prerogative dell'Assemblea. Chiediamo che qui venga spiegato quale sia il senso di quell'accordo in sede europea, che venga data un'unica lettura di quell'accordo e che si diano spiegazioni su come è possibile che, dopo quell'accordo, i Paesi europei stiano programmando il respingimento dei migranti nei Paesi di primo approdo e quindi in Italia, evocando addirittura la chiusura delle frontiere interne all'Unione europea. (Applausi dal Gruppo FdI e dei senatori Aimi e Barboni). PRESIDENTE . Senatore Urso, riferirò al Presidente la sua richiesta. Domani, peraltro, è prevista una riunione dei Presidenti dei Gruppi. PITTELLA (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PITTELLA (PD) . Signor Presidente, intervengo per esprimere la nostra condivisione, come Gruppo Partito Democratico, alla richiesta testé avanzata dal senatore Urso. Riteniamo sia doveroso e urgente che il Primo Ministro riferisca a quest'Assemblea l'esito di un Consiglio europeo tanto sottolineato e rimarcato, quanto improvvido nei risultati. Mi sembra che l'esito di questo vertice assomigli più a un verbale che a un documento unitario; un verbale nel quale ognuno ha annotato la propria posizione per venderla alla propria opinione pubblica. Del resto, ciò che sta accadendo in Germania in queste ore e anche nel rapporto con l'Austria, con la possibile chiusura delle frontiere e con la risposta improvvida che sta dando il ministro Salvini a tutte queste evoluzioni, dicendo che tanto a noi va bene che si chiudano le frontiere, uccidendo una delle più grandi conquiste dell'Europa e dell'Italia che è la libera circolazione e arrecando un grande nocumento economico e sociale ai cittadini italiani, tutto questo merita l'attenzione dell'Assemblea. Venga Conte e ci riferisca anche del vertice dell'Unione africana che si è concluso ieri. Non possiamo parlare di Africa soltanto quando ci interessa perché da lì vengono i migranti e i richiedenti asilo. Se davvero ci interessa l'Africa, l'Africa reclama la nostra attenzione ogni giorno . (Applausi dal Gruppo PD) . MALAN (FI-BP) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MALAN (FI-BP) . Signor Presidente, mi associo alla richiesta che il Governo riferisca sugli esiti del vertice europeo. Lo stesso presidente del Consiglio Conte, riferendo in questa sede prima del vertice stesso, ne aveva parlato come di un momento epocale, un momento di svolta estremamente importante, che sarebbe stata - a suo dire - determinata anche dal Governo da lui presieduto. Crediamo che sia opportuno sentire questi risultati che, come è stato accennato, sono parecchio diversi da quelli attesi e molto articolati. Sarebbe pertanto estremamente positivo che il presidente Conte seguisse la stessa prassi attuata - com'è stato giustamente detto - dal presidente del Consiglio Monti, riferendo cioè sugli esiti del vertice, in modo da capire se ci sia stata realmente un'attinenza tra quello che il Senato ha votato, impegnando il Governo in una certa direzione, e quello che il Governo ha sostenuto, per non parlare di quello che ha ottenuto, a livello europeo. A noi pare che abbia ottenuto davvero molto poco, ma, proprio per dare al Presidente del Consiglio la facoltà di spiegarlo, credo che quella di cui stiamo parlando sarebbe un'ottima occasione - devo dire anche pienamente appropriata dal punto di vista istituzionale - per parlare delle conseguenze per quanto riguarda l'immigrazione, l'economia e le sanzioni alla Russia. È stato un vertice estremamente importante ed è importante che il Parlamento ne sia informato e, attraverso il Parlamento, tutti i cittadini italiani. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Discussione e approvazione del disegno di legge: Doc 488 Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 9 maggio 2018, n. 44, recante misure urgenti per l'ulteriore finanziamento degli interventi di cui all'articolo 1, comma 139, della legge 27 dicembre 2017, n. 205, nonché per il completamento dei piani di nuova industrializzazione, di recupero o di tenuta occupazionale relativi a crisi aziendali (Approvato dalla Camera dei deputati) (Relazione orale) PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 488, già approvato dalla Camera dei deputati. Il relatore, senatore Puglia, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta. Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore. PUGLIA, relatore . Signor Presidente, il disegno di legge n. 488 «Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 9 maggio 2018, n. 44, recante misure urgenti per l'ulteriore finanziamento degli interventi di cui all'articolo 1, comma 139, della legge 27 dicembre 2017, n. 205, nonché per il completamento dei piani di nuova industrializzazione, di recupero o di tenuta occupazionale relativi a crisi aziendali», approvato dalla Camera dei deputati, consente, per il 2018, il rifinanziamento degli ammortizzatori sociali in deroga nelle aree di crisi industriale complessa. Tali aree sono territori soggetti a recessione economica e perdita occupazionale di rilevanza nazionale e con impatto significativo sulla politica industriale nazionale. Al riguardo si precisa che la complessità può derivare o da crisi di una o più imprese di grande o media dimensione, con effetti sull'indotto, o da gravi crisi di uno specifico settore industriale, con elevata specializzazione sul territorio. In tali aree, l'articolo 44, comma 11- bis , del decreto legislativo n. 148 del 2015, ha previsto la possibilità di concedere un intervento di Cassa integrazione guadagni straordinaria in deroga, sulla base di specifici accordi stipulati in sede governativa, per il biennio 2016-2017 ed entro il limite di determinate risorse. Successivamente la legge n. 205 del 2017 ha previsto l'utilizzo delle richiamate risorse, non utilizzate nel biennio 2016-2017, anche nel 2018 (in particolare, l'articolo 1, comma 139), nonché la facoltà per le Regioni di prorogare specifici trattamenti di Cassa integrazione guadagni in deroga (articolo 1, comma 145). Si evidenzia in particolare che con il provvedimento in esame, in primo luogo, si aggiungono alle risorse finanziarie nel 2018 per i trattamenti di Cassa integrazione guadagni straordinaria in deroga e di mobilità in deroga, per le richiamate aree, ai sensi dell'articolo 1, comma 139, della legge n. 205 del 2017, ulteriori 9 milioni di euro, per le specifiche situazioni occupazionali insistenti nella Regione Sardegna (articolo 1, comma 1). A tali oneri si provvede con il Fondo sociale per l'occupazione e formazione, di cui all'articolo 18, comma 1, lettera a) , del decreto-legge n. 185 del 2008 (articolo 1, comma 2). Pertanto, il disegno di legge in esame reca alcuni interventi in materia di ammortizzatori sociali in deroga, ed in particolare si compone di tre articoli. In riferimento all'articolo 1, ricordo che per la Regione Sardegna sono riconosciute «aree di crisi industriale complessa» quella del polo industriale di Portovesme e quella di Porto Torres. È pertanto necessario procedere ad un ulteriore finanziamento delle risorse destinate agli ammortizzatori sociali in deroga nelle suddette aree, in quanto per la Regione Sardegna le risorse stanziate risultano insufficienti a garantire gli obiettivi programmati. Per assicurare la prosecuzione per ulteriori sei mesi di trattamenti di mobilità in deroga in scadenza il 30 giugno 2018 per una platea di 1.000 lavoratori sono appunto stanziati 9 milioni di euro per il 2018 a carico del Fondo sociale per l'occupazione e formazione. Il successivo articolo 2 opera un chiarimento riguardo al finanziamento delle proroghe di trattamenti di Cassa integrazione guadagni in deroga adottate dalle Regioni entro il 2017, ai sensi dell'articolo 1, comma 145, della legge 27 dicembre 2017, n. 205. Tale chiarimento si rende necessario per superare difficoltà applicative derivanti dalla formulazione fino ad ora vigente che potrebbe creare una ingiustificata disparità di trattamento tra situazioni di fatto identiche. La novella specifica inoltre che il finanziamento è ammesso anche per i casi in cui le Regioni abbiano adottato la proroga dopo il 31 dicembre 2016, purché essa riguardi trattamenti in scadenza entro quest'ultima data. Resta fermo che la durata della proroga non può superare il limite del 31 dicembre 2017. Ricordo a tal proposito che, ai sensi del citato comma 145, le proroghe potevano essere adottate dalle Regioni per un periodo massimo di dodici mesi al fine del completamento di piani di nuova industrializzazione, di recupero o di tenuta occupazionale nel limite massimo del 50 per cento delle risorse assegnate alle Regioni. L'articolo 3 reca l'entrata in vigore. Da ultimo, faccio osservare che, nel corso dell'esame presso la Camera dei deputati, è stata operata solo una riformulazione tecnica del comma 1 dell'articolo 1, al fine di chiarire che lo stanziamento previsto è posto con riferimento all'anno 2018. Ricordo inoltre che il decreto-legge in esame è stato calendarizzato in Aula proprio questa settimana poiché - attenzione - i termini per la conversione in legge scadono domenica 8 luglio. Inoltre, sottolineo che ciascun Gruppo ha espresso il parere favorevole al provvedimento, seppur con proprie motivazioni, e che il Governo si è impegnato ad accogliere diversi ordini del giorno i cui contenuti stanno a cuore anche alla maggioranza. Auspico pertanto una felice propensione al fare, che si concretizzi in un esame rapido del provvedimento presso quest'Assemblea, trattandosi appunto di una proroga di interventi già in essere e, ripeto, unanimemente condivisa da tutti i Gruppi. Signor Presidente, ho terminato la mia relazione. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP). PRESIDENTE . Dichiaro aperta la discussione generale. È iscritto a parlare il senatore Bossi Simone. Ne ha facoltà. BOSSI Simone (L-SP) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, la conversione in legge del decreto-legge del 9 maggio 2018 n. 44, recante misure urgenti per interventi di cui all'articolo 1, comma 139, della legge del 27 dicembre 2017, n. 205, nonché per il completamento dei piani di nuova industrializzazione o di tenuta occupazionale relativi a crisi aziendali ci vede impegnati con riferimento al grave problema nelle aree di crisi industriale, uno dei problemi più seri che il mondo del lavoro si trova di nuovo ad affrontare. Oggi questo problema lo affrontiamo entrando nello specifico delle due aree della Sardegna, ma domani potrebbe riguardarne altre con le stesse specificità e problematiche, tutte aree soggette a forte recessione economica e perdita di occupazione che segnano una grande ferita sulla nostra politica industriale non solo per il territorio in considerazione, ma per tutta la nostra Nazione. L'insieme delle imprese, grandi o medie che siano, oggi si trova nuovamente ad affrontare un problema serio che lascia sul campo non solo le stesse imprese interessate, ma anche un numero cospicuo di centinaia di altre realtà ad esse collegate nell'indotto produttivo, che è rilevante e fatto di tante realtà, le cui perdite segnano nel profondo una ferita sempre più difficile da rimarginare proprio per tutto il sistema industriale. Per questi semplici motivi, dal 2015 e negli anni a venire fino all'anno in corso si è data facoltà alle Regioni di richiedere la proroga di questi trattamenti in deroga. Con il presente decreto-legge si vanno, quindi, ad aggiungere ulteriori risorse per rifinanziare queste richieste. Si chiede responsabilmente di stanziare 9 milioni di euro per non lasciare mille famiglie di lavoratori senza lavoro e, quindi, senza un reddito. La riflessione è e deve essere immediata. Qui si parla di un tema molto caro, signori, si parla di lavoro, quel lavoro che necessita di dignità, di garanzie, di attenzione e di una programmazione seria! Per fare questo non servono bacchette magiche o professoroni, serve solo una cosa: la buona volontà. (Applausi dai Gruppi L-SP e M5S) . La stessa volontà che è mancata ai Governi precedenti, la volontà semplice di fare scelte per ciò che è giusto; la stessa volontà che oggi ci deve portare a riflettere non solo sul tema assistenziale degli ammortizzatori sociali, ma soprattutto sul serio futuro di aziende e lavoratori. Questo nuovo metodo dovrebbe interessare in primis gli amministratori regionali delle aree interessate, che ad oggi dovrebbero sentirsi obbligati a una seria e dignitosa riflessione sul loro operato amministrativo. Di fatto, non ritengo che decreti come quello che stiamo trattando possano risolvere una crisi annosa come quella che sta vivendo la Sardegna oggi, ma ne capisco la necessità. Le risorse già assegnate credo che oggi possano essere solo di aiuto e rappresentare una boccata d'aria immediata all'industria e ai lavoratori sardi. Ci auguriamo, infine, per il bene di tutti i cittadini, che da oggi in poi, con la nostra squadra al Governo e con le nostre idee spese sul campo, in modo responsabile e costruttivo si possa riportare il sistema lavorativo al centro dell'agenda di Governo e il mondo del lavoro verso una vita normale in un Paese normale. (Applausi dai Gruppi L-SP e M5S). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Laus. Ne ha facoltà. LAUS (PD) . Signor Presidente, rappresentanti del Governo, onorevoli colleghe e colleghi, le misure che ci apprestiamo a votare concorrono alla composizione del quadro di strumenti che il precedente Governo aveva messo in campo per accompagnare ineluttabili processi di transizione industriale finalizzandoli alla ripresa e alla tenuta dell'occupazione. Consentire anche per il 2018 il finanziamento degli ammortizzatori sociali in deroga, soprattutto nelle aree di crisi industriale complessa come in questo caso, significa infatti aver compreso l'assoluta necessità di creare le condizioni, anche temporali, affinché riconversione e riqualificazione produttiva possano compiersi davvero. Perché solo con presupposti ragionevoli può diventare credibile l'avvio di politiche più strutturali, politiche capaci di lasciare alle spalle l'emergenza e l'eccezionalità dei decreti, politiche che peraltro non possono prescindere da un puntuale monitoraggio degli esiti ottenuti con gli interventi legislativi. È un processo circolare ovvero un processo che dà senso all'espressione comune «chiudere il cerchio». Così il Governo che vi ha preceduto l'aveva pensato e così lo ha tarato, per ridare fiato alle aziende, speranza ai lavoratori e complessivamente una prospettiva di futuro altrimenti inimmaginabile a interi segmenti della nostra economia, in una logica di continuità imprenditoriale e occupazionale che rispondesse a piani ben precisi, ma allo stesso tempo non rischiasse di essere mortificata dalla rigidità delle norme. I numeri del MISE non mentono: sono decine i casi in cui l'Esecutivo a guida PD, soprattutto negli ultimi tre anni, con questo e altri strumenti di governo è stato capace di chiudere il cerchio, nel senso della logica di continuità imprenditoriale e occupazionale di cui vi parlavo. Purtroppo - ahimè, purtroppo - né continuità né tanto meno logica sono termini in uso nel vocabolario della formazione gialloverde alla guida del Paese. Tant'è che il ministro Di Maio con una mano si dà pacche sulle spalle per il raggiungimento di risultati non suoi (penso alla TIM, ma, c'è da scommetterci, presto anche per il decreto-legge che stiamo convertendo) e con l'altra mano punta l'indice contro il jobs act , che pure è un tassello di quello stesso quadro di strumenti cui appartiene il provvedimento odierno. Predicatore fervente della discontinuità senza logica, il signor Ministro ha scelto di immolare sull'altare della propaganda il milione di posti di lavoro recuperati dai suoi predecessori, bollandoli come il frutto di una misura "sforna precari", una misura da smantellare e pure in fretta, letteralmente dalla sera al mattino. Così ha detto nelle sue dichiarazioni a corollario dei dati Istat sulla crescita del tasso di occupazione. Smantellare in fretta, perché, se nel frattempo qualcuno da fuori dovesse fargli notare il valore della continuità, soprattutto sul piano imprenditoriale e occupazionale, il signor Ministro sarebbe costretto ad applicare la logica. E la logica vorrebbe che, invece di affannarsi a smantellare, si preoccupasse di trovare il modo per mettere al sicuro quei posti, un modo per stabilizzarli, così da passare alla fase due e invertire progressivamente il rapporto tra lavoro precario e lavoro stabile, una sfida che non si vince con la propaganda, soprattutto quando si governa. Sono anni - ne approfitto perché ghiotta è l'occasione - che il ministro Di Maio e il MoVimento 5 Stelle continuano a leggere agli italiani il famoso dettato dell'articolo 36 della Costituzione, che dà dignità ai lavoratori. E il ministro Di Maio è consapevole che ci sono nel nostro Paese contratti collettivi firmati da organizzazioni sindacali comparativamente e maggiormente più rappresentative, la cui retribuzione oraria è di 4, 5, 6 o 7 euro. E in questi anni... AIROLA (M5S) . Laus, sei tu che lo fai! Vergognati! Ti devi vergognare! LAUS (PD) . Spenga quel signore, lo spenga quel signore. (Commenti del senatore Airola) . PRESIDENTE . La pregherei... Guardi, mi sembrava un intervento pacato, anche se stentoreo. Si accomodi, senatore Airola. (Commenti del senatore Airola) . La richiamo all'ordine, senatore Airola, si accomodi. (Commenti del senatore Airola) . Senatore Airola, la richiamo all'ordine per la seconda volta. FARAONE (PD) . Stai seduto! VOCE DAL GRUPPO PD . Un Tavor per quel signore! (Commenti dei senatori Faraone e Mirabelli). PRESIDENTE. Se insiste, lo espello. Prima, però, va richiamato all'ordine, come da Regolamento. LAUS (PD) . Scusi Presidente, l'ha mandato fuori? PRESIDENTE. Prego senatore Laus, continui. Ha ancora un minuto e le faccio recuperare il tempo che mancava prima dell'interruzione. LAUS (PD) . Devo recuperare e vorrei chiedere scusa al signore, che urlava... PRESIDENTE. Si rivolga all'Assemblea. LAUS (PD) . La ringrazio, Signor Presidente. AIROLA (M5S) . Le scuse... PRESIDENTE. Adesso basta. È anche ridicolo intervenire con le mani a mo' di imbuto. Ma dove siamo? (Commenti dei senatori Laus e Mirabelli) . LAUS (PD) . Ha perso la lucidità! PRESIDENTE. Che devo fare? È uno solo. Andiamo avanti, poi si calma. Prego, concluda senatore Laus. LAUS (PD) . Signor Presidente, lei è stato veramente gentile. Continuo nel ragionamento. Dicevo che hanno sventolato bandiere e hanno spiegato cosa recita l'articolo 36 della Costituzione e oggi, nel cosiddetto decreto dignità, non per errore, ma per atto doloso, il Ministro ben si è guardato di inserire il salario minimo, perché necessita di una copertura finanziaria. Sono tre o quattro i milioni di lavoratori per conto della pubblica amministrazione che prestano dei servizi e, alla fine del mese, la loro retribuzione è inferiore ai famosi 780 euro previsti dal cosiddetto e amato reddito di cittadinanza. Dobbiamo dunque metterci d'accordo su quale significato attribuire alla parola dignità, perché il linguaggio è una convenzione. Il Ministro e il Governo hanno il dovere morale... (Il microfono si disattiva automaticamente) PRESIDENTE. Concluda, senatore. LAUS (PD) ... di dare risposta a quei lavoratori. Questa per me e per il Partito Democratico si chiama dignità. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. Senatore Airola, ricordi che adesso fa parte della maggioranza e, quindi, non serve urlare, come da vecchia abitudine. (Commenti del senatore Airola). È iscritta a parlare la senatrice Pizzol. Ne ha facoltà. PIZZOL (L-SP) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, l'ordine del giorno prevede la conversione in legge del decreto-legge n. 44, del 9 maggio 2018, recante misure urgenti per l'ulteriore finanziamento degli interventi di cui all'articolo 1... (Commenti del senatore Airola all'indirizzo del Gruppo PD. Vivaci proteste dal Gruppo PD). PRESIDENTE . È uscito dall'Aula. (Commenti dei senatori Faraone, Laus e Mirabelli). Non ho sentito la frase, ma ho visto il gesto. Riferirò al Presidente per eventuali provvedimenti, ove ritenuti necessari. Ripeto, però, che ho visto il gesto, ma non ho sentito la frase. Prego senatrice, riprenda il suo intervento. PIZZOL (L-SP) . ...nonché per il completamento dei piani di nuova industrializzazione, di recupero o di tenuta occupazionale relativi a crisi aziendali. Il provvedimento consente di rifinanziare gli ammortizzatori sociali in deroga alle aree di crisi industriale complesse, anche per l'anno 2018. Si tratta di aree situate in territori soggetti e recessione economica con perdita occupazionale di rilevanza nazionale e di impatto notevole sulla politica industriale nazionale. La complessità del problema può derivare da crisi di una o più imprese di grande o media dimensione, con effetti sull'indotto, o da gravi crisi di uno specifico settore industriale con elevata specializzazione sul territorio. In tali aree, l'articolo 44, comma 11- bis , del decreto legislativo n. 148 del 2015 ha previsto la possibilità di concedere un intervento di cassa integrazione guadagni straordinaria, nonché la mobilità in deroga, sulla base di specifici accordi stipulati in sede governativa per il biennio 2016-2017 ed entro il limite di determinate risorse. La legge n. 205 del 2017 ha previsto che le Regioni possano utilizzare nel 2018 le risorse non impiegate nel biennio 2016-2017 e la facoltà di prorogare specifici trattamenti di cassa integrazione guadagni e di mobilità in deroga. L'articolo 1 del decreto-legge che oggi ci apprestiamo a convertire evidenzia la necessità di procedere a un ulteriore finanziamento di 9 milioni di euro per le risorse destinate agli ammortizzatori sociali in deroga poiché, nel caso specifico della Regione Sardegna, le risorse stanziate risultano insufficienti a garantire gli obiettivi programmati. A tale onere si provvederà con il Fondo sociale per occupazione e formazione. L'assegnazione di 9 milioni di euro alle aree di crisi complesse della Sardegna servirà per la prosecuzione dei trattamenti degli ammortizzatori sociali per un periodo di sei mesi, in quanto i precedenti sono già scaduti il 30 giugno scorso. La platea dei possibili beneficiari della misura individuata dalla Regione Sardegna ammonta a circa mille lavoratori, per un costo di circa 1.500 euro ciascuno, di cui 1.000 euro per il trattamento e 500 euro per la contribuzione figurativa, per un totale complessivo pari a 9 milioni di euro. La misura dell'articolo 2 si è resa necessaria in relazione al ritardo dell'intervento regionale di concessione dei trattamenti da prorogare. Essa non comporta nuovi o maggiori oneri, in quanto vengono utilizzate le risorse già assegnate alla Regione ai sensi dell'articolo 44, comma 6- bis , del decreto legislativo n. 148 del 14 settembre 2015, che costituiscono un limite di spesa. Ebbene, cari colleghi, questo provvedimento ci ricorda la grave crisi industriale e occupazionale che attraversa il nostro Paese. A titolo personale, spero nella nascita di una politica industriale... (Il microfono si disattiva automaticamente). PRESIDENTE. È una speranza che condividiamo. (Proteste dal Gruppo L-SP) . Non le ho tolto io la parola, ma si è disattivato il microfono. In ogni caso, il ragionamento era concludente. PIZZOL (L-SP) . Presidente, vorrei concludere. PRESIDENTE. Vuole concludere ancora? Allora, prego. PIZZOL (L-SP) . A titolo personale, spero nella rinascita di una politica industriale lungimirante, che tuteli le eccellenze italiane e le difenda finalmente dalla concorrenza sleale di Paesi esteri e dal loro dumping salariale. Il lavoro è essenziale per gli italiani di tutte le età. È un volano che genera benessere e fiducia nel futuro. La sua mancanza, oltre a generare ricadute economiche difficili nella vita dei singoli e delle loro famiglie, toglie loro ogni prospettiva e speranza nel futuro. (Applausi dal Gruppo L-SP. Congratulazioni) . PRESIDENTE. Non è obbligatorio leggere tutto il testo scritto. Qualche volta bisogna anche saper sintetizzare. È iscritto a parlare il senatore Siclari. Ne ha facoltà. SICLARI (FI-BP) . Signor Presidente, cari colleghi, siamo di fronte a un provvedimento che si occupa solo di prorogare gli ammortizzatori sociali; un decreto-legge che non affronta alcuno dei problemi legati alla crisi da deindustrializzazione di determinate aree del Paese. Gli emendamenti e gli ordini del giorno presentati da Forza Italia - emendamenti che non verranno approvati per la regola imposta da questo bicameralismo imperfetto - intendono allargare la platea dei beneficiari degli ammortizzatori sociali in deroga previsti in favore dei lavoratori affinché, in attesa del riconoscimento di area di crisi industriale complessa, sia concluso anche il polo industriale di Ottana, che riteniamo di grande rilevanza per l'economia della Sardegna e del nostro Paese. Allo stesso modo, il decreto dignità da voi elaborato non affronta nessuno dei temi strutturali del Paese e continua a rinviare sine die i problemi. Rabbrividisco di fronte a tanta demagogia preelettorale e continua negli annunci del Governo, che all'atto pratico però lavora al contrario degli annunci stessi, irrigidendo il mercato del lavoro e punendo gli imprenditori. Critiche dure e preoccupate sono arrivate da Confindustria, che dichiara: «È fantascienza, un ritorno al passato»; da Confesercenti, che dichiara: «Profonda insoddisfazione per le imprese. Stangata da oltre 100 milioni» e da Confcommercio, che dice: «Introduce inutili e dannose rigidità. Grave passo indietro». A questo punto mi domando: in quale Paese pensate che stiamo vivendo? L'economia del nostro Paese e delle nostre aziende e i lavoratori sono a rischio e voi prendete come bersaglio da punire proprio le nostre piccole e medie imprese e anche quei lavoratori che cercano certezza nelle imprese in cui lavorano. Signori, gli imprenditori vogliono crescere, è nella loro indole, nella loro cultura, nel loro modo di pensare e di lavorare e hanno il desiderio di instaurare rapporti di lavoro importanti con i loro collaboratori, anche a tempo indeterminato. State però guardando in una direzione sbagliata. State attuando una politica contraria a quella attesa. Gli imprenditori hanno bisogno di incentivi per essere incoraggiati ad assumere, non di leggi che tendono a punire l'imprenditore nel proprio rapporto con il lavoratore. Mettetevi nei panni dei lavoratori e degli imprenditori. Il provvedimento scoraggia la continuità del rapporto, al contrario di quanto sostiene Di Maio. Siete partiti al contrario: dalle punizioni agli imprenditori e non dagli incentivi. State lavorando per un decreto dignità che mortifica proprio la dignità degli imprenditori e le speranze dei lavoratori di avere un contratto a tempo indeterminato. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Carbone. Ne ha facoltà. CARBONE (FI-BP) . Signor Presidente, signori rappresentanti del Governo, onorevoli colleghi e colleghe, le misure che discutiamo oggi sono volte a modificare - anche per sei mesi soltanto - il trattamento di integrazione salariale straordinaria a favore di mille lavoratori nelle aree di crisi complessa della Regione Sardegna; lavoratori che, diversamente, verrebbero trattati a condizioni inique o perderebbero i trattamenti indispensabili per tutelare loro stessi e le loro famiglie. L'attuale trattamento è scaduto il 30 giugno scorso, in quanto le risorse destinate alle aree di crisi complessa sono in via di esaurimento e non consentono la prosecuzione del trattamento in questione per i lavoratori coinvolti. Questo provvedimento, votato dai nostri colleghi alla Camera il 14 giugno scorso, comprime gli ambiti d'intervento, ma soprattutto avrebbe potuto cominciare a segnare una direzione diversa rispetto a quella del cambiamento, il famoso cambiamento che il MoVimento 5 Stelle continua a sbandierare senza però ottenere risultati tangibili. Rispetto al tema degli ammortizzatori sociali, riteniamo che si sarebbe potuto fare di più e meglio per dare una più ampia certezza ad aziende che ancora oggi soffrono i morsi della crisi e faticano a riprendersi. Oggi il sistema di tutela della disoccupazione resta ancorato a impostazioni tradizionali, largamente inadeguato e non in grado di rispondere ai mutamenti che si sono avuti a causa della recessione economica troppo lunga degli ultimi anni. Se è vero, infatti, che la ratio per la quale la cassa integrazione è uno strumento tra i più virtuosi, è altrettanto vero che spesso preannuncia drammatiche chiusure delle aziende. I numeri parlano chiaro: nel nostro Paese, solo nel 2017, risultavano aperte ben 162 vertenze industriali, con oltre 180.000 lavoratori interessati; 180.000 lavoratori, padri e madri di famiglia, giovani e purtroppo anche meno giovani, costretti a sopravvivere, non a vivere. Negli ultimi cinque anni le succitate misure sono state non un accompagnatore sociale sufficiente al rilancio, ma veri e propri avvisi di sfratto. Al nuovo Governo e soprattutto al nuovo Ministro del lavoro e delle politiche sociali chiediamo di individuare - con chiarezza, se ne è capace - un sistema di aiuti che dovranno rappresentare non un mero assistenzialismo, ma occasioni di rinascita per aziende in crisi. Deve essere chiaro che, se questo intervento è finalizzato a realizzare una sorta di anticipo del reddito di cittadinanza, noi non siamo assolutamente d'accordo. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Sono già troppe le metamorfosi della promessa elettorale che ha garantito al MoVimento 5 Stelle il voto in massa del Mezzogiorno. Si è partiti dal reddito universale per tutti i cittadini, passando per l'idea - non meno mostruosamente costosa - dello pseudo sussidio ai soli disoccupati, fino ad arrivare a una nuova giravolta che prevede l'obbligo, per i richiedenti il sussidio, di fornire almeno otto ore di lavoro gratuito agli enti locali. Il reddito di cittadinanza è un'invenzione elettorale furbesca che funziona solo una volta. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Il reddito si produce lavorando. Se il lavoro non c'è, il compito del Governo è porre le basi per crearlo. Distribuire soldi a pioggia è assistenzialismo e produce solo altra disoccupazione. L'Italia ha bisogno di una politica industriale forte per conservare e accrescere il potenziale del suo sistema produttivo e di un Esecutivo che punti sugli investimenti pubblici per stimolare e attrarre investimenti privati, interni e internazionali. Tutto questo, purtroppo, non esiste nel programma di Governo, né nei primi provvedimenti da esso emanati. Noi non potremo mai chiedere a questo Governo di sviluppare una politica industriale come quella realizzata dal Governo Berlusconi, che ha garantito miliardi in termini di redditività, con il sostegno ai consumi e alla produzione grazie agli incentivi all'innovazione, all'energia e alla green economy . Tuttavia, possiamo magari chiedere - anzi, pretendere - serietà e di passare dalle parole ai fatti, perché, da italiani prima ancora che da esponenti di un movimento politico, riteniamo che sia necessario dare concretezza e risposte. Signor Presidente, mi avvio a concludere. Fino a oggi abbiamo visto tanta confusione in questo Governo che, solo poche ore fa, ha gettato nuove ombre sul mondo dell'impresa e del lavoro con il cosiddetto decreto dignità: per decreto-legge non si creano posti di lavoro, ma con un decreto-legge i posti di lavoro si possono distruggere. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Ad ogni modo, con la responsabilità che da sempre appartiene al mio movimento politico, non ci schiereremo contro il futuro di migliaia di famiglie che già hanno provato l'esperienza terribile di rimanere senza stipendio. (Applausi dal Gruppo FI-BP. Congratulazioni) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Bogo Deledda. Ne ha facoltà. BOGO DELEDDA (M5S) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, rappresentanti del Governo, non entrerò nel merito degli aspetti tecnico-giuridici del provvedimento in esame, già ampiamente illustrati dal relatore. Mi limiterò a svolgere alcune osservazioni sul crescendo di fallimenti, instabilità e regressione di tipo non solo socio‑economico, ma anche antropologico e culturale che una certa politica industriale ha prodotto in Sardegna. Il paesaggio industriale realizzato nell'isola a partire dagli anni Sessanta evidenzia limiti e una visione di sviluppo dei territori miope - per essere benevoli - più simile a una sorta di colonialismo industriale, che talvolta è divenuto terreno fertile per imprenditori scorretti e rapaci. Sarebbero questi ultimi mai venuti se non avessero avuto miniere di denaro pubblico a disposizione? (Brusio) . PRESIDENTE. Colleghi, vi prego di consentire il corretto e sereno svolgimento della seduta. Prego, senatrice Bogo Deledda. BOGO DELEDDA (M5S) . La ringrazio, Presidente. I politici e gli amministratori di turno potrebbero oggi lealmente affermare di aver fatto il bene della Sardegna? Oppure hanno fatto attività autoreferenziale? Qual è stato in definitiva l'obiettivo raggiunto a fronte delle ingenti risorse pubbliche impegnate e nell'evidenza di una criticità occupazionale persistente e purtroppo del documentato degrado ambientale che si è originato? Oggi siamo qui a discutere un provvedimento di emergenza. Tale emergenza, però, non è occasionale ed estemporanea, ma è incorporata nel tessuto sociale della Sardegna da decenni. Ebbene, come sarda interessata a che la mia terra contribuisca fattivamente al benessere e alla crescita dell'intera Nazione, respingo - ripeto, respingo - ogni impostazione basata ancora sul gigantismo industriale sardo, totalmente alieno alle caratteristiche geografiche e infrastrutturali nostrane. Ancora qualche giorno fa, nell'altro ramo del Parlamento, qualcuno definiva bucoliche le vie produttive dell'agricoltura e del turismo. Piuttosto, rilevando il fatto che le aree industriali in questione coincidono con i più estesi siti d'interesse nazionale (SIN) d'Italia, aree contaminate che necessitano di immediata bonifica del suolo, del sottosuolo e delle acque, c'è poco di bucolico nella cartolina patinata della Sardegna che piace a chi non la conosce sul serio. La Sardegna è al primo posto per quanto riguarda l'estensione delle aree inquinate da trattare: ben 445.000 ettari di contro i 315.000 della Campania, che si colloca al secondo posto. È questo che dico come sarda. Come parlamentare esponente del MoVimento 5 Stelle, respingo al mittente le critiche di opacità, fumosità, ambiguità e addirittura vacuità del nostro programma industriale. Le scelte di sviluppo sono sempre a tempo. Oggi noi attuiamo delle strategie che dobbiamo essere in grado di modificare rapidamente, in sintonia rispetto a quello che accade nel mondo e in Italia siamo drammaticamente in ritardo rispetto alla sburocratizzazione, all'interoperabilità, all'alleggerimento delle imposizioni fiscali sulle imprese e rispetto al sistema di protezione e riqualificazione dei lavoratori, oggi sempre più esposti a minacce crescenti di precarizzazione e di isolamento sociale. Nel programma di Governo ci sono misure ed elementi attuativi chiari. Il reddito di cittadinanza, tanto criticato, se non addirittura irriso, è una misura proattiva che accompagna il lavoratore in un percorso di adeguamento rispetto al mercato del lavoro che cambia rapidamente. Esso è uno strumento attivo, di adattamento rispetto al ciclo economico; è una difesa contro l'illusoria teoria, tradottasi in quindici anni di progressive e drastiche riduzioni delle tutele lavorative, in base alla quale maggiore flessibilità avrebbe creato più occupazione. Questo è un passaggio fondamentale. Vi è inoltre nel programma di Governo forte e resistente il filo di una maggiore sovranità nazionale sui mercati, al fine di proteggere e sostenere le peculiarità del tessuto economico italiano e in difesa principalmente dei lavoratori e del lavoro di qualità. Questo tipo di politica si chiama non dirigismo statale, ma sostegno e incremento degli asset strategici, tecnologici e produttivi nazionali. L'ottenimento pieno del diritto al lavoro - lo dico alla cara Sardegna e al resto dell'Italia, in special modo alle sue parti più deboli - sarà attuato con un cambiamento di governance economico e finanziario. Altrimenti, se non avverrà questo, fra sei mesi o, comunque, in un tempo breve, saremo di nuovo qui a prorogare, mentre siamo qui per innovare e per accogliere responsabilmente, in toto , ciò che la storia ora ci affida. Concludendo, e tornando ai mille lavoratori sardi e alle loro famiglie, ma anche ai troppi disoccupati della mia terra - anche a loro mi rivolgo - l'attenzione che questa Assemblea vi riserva non è messa in discussione. Ma la dignità di cui si parlava prima sarà garantita, guardando al passato e agli errori commessi al passato, quando la classe politica sarà più lungimirante e meno autoreferenziale. Le nostre strategie sono volte, in primis , alla tutela del delicato equilibrio del mirabile rapporto che deve passare tra imprese e lavoratori, il vero motore dell'Italia: un patto di collaborazione di unione di intenti e, soprattutto, di obiettivi a medio e a lungo termine; dunque, nessun avallo a ulteriori e nuove azioni predatorie sulla Sardegna. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Parente. Ne ha facoltà. PARENTE (PD) . Signor Presidente, il decreto-legge ammortizzatori sociali, di cui stiamo discutendo oggi in Aula, è uno degli ultimi provvedimenti del precedente Governo, il Governo Gentiloni Silveri, resosi necessario per garantire il rifinanziamento degli ammortizzatori sociali in deroga per le aree di crisi complessa della Regione Sardegna e, anche dal punto di vista finanziario, la prosecuzione degli interventi già previsti con la legge di bilancio 2018, come prima ricordava bene il relatore prima. Ricordo che il rifinanziamento in deroga degli ammortizzatori sociali nelle aree di crisi industriale complessa è stato disposto da uno dei decreti attuativi del jobs act , quello relativo alle disposizioni per il riordino della normativa in materia di ammortizzatori sociali in costanza di rapporto di lavoro. Quindi, quello che si sente dire in queste ore - ossia che il primo provvedimento del Governo sul lavoro smantella il jobs act - non corrisponde al vero, almeno per questo provvedimento; ma neanche per gli altri. Il cuore di questo provvedimento è stato legare per la prima volta nel nostro Paese - altro che questioni del passato, senatrice Bogo Deledda - politiche passive con quelle attive. Leggiamo i provvedimenti prima e poi ci possiamo anche dividere sulle soluzioni. Infatti, per essere ammesse al contributo, le imprese hanno l'obbligo di presentare un piano di recupero occupazionale che prevede appositi percorsi di politiche attive del lavoro concordati con la Regione. E qui si può anche rassicurare il mio collega della Lega, Simone Bossi, perché le politiche attive sono concordate con le Regioni in base a questa normativa e finalizzate alla rioccupazione delle lavoratrici e dei lavoratori. Quindi, a noi non basta un sussidio per sostenere cittadine, cittadini e imprenditori che si trovano in difficoltà, ma serve un sistema di servizi che li accompagnino durante tutto l'arco di vita del lavoro. È questo è il cuore delle politiche oggi del lavoro. Il cambio di approccio della riforma del mercato del lavoro dei nostri Governi ha mutato radicalmente le modalità di intervento pubblico - anche in questo c'è una grande innovazione - nelle situazioni di crisi aziendali. Ricordo - per esempio - l'assegno di ricollocazione che, con la legge di bilancio 2018, ha visto esteso il suo ambito di applicazione anche ai lavoratori titolari di un trattamento straordinario di integrazione salariale a rischio di esubero. Si tratta quindi non solo di misure che si attivano una volta che le persone perdono il lavoro, ma anche di interventi che cercano di prevenire le crisi occupazionali. I nostri interventi sul lavoro sono stati questi, signor Presidente, per proteggere lavoratori e lavoratrici che perdono il lavoro e il diritto alla ricollocazione che - come ricordavo prima - è un diritto di grande dignità. A proposito, dignità è una bellissima parola, perché ha a che fare con l'onore, la reputazione, la rispettabilità di ognuno e noi siamo qui tutti, maggioranza e opposizione, in quest'Aula sacra del Senato a rappresentare la Nazione - come ci dice la nostra Costituzione - e ad approvare leggi che garantiscono ai cittadini dei diritti, in sintonia con i doveri di ognuno di noi, affinché possano avere pari dignità sociale - parola bellissima e fondativa della nostra Costituzione - davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali, come recita il nostro bellissimo articolo 3 della Costituzione. Non si può apostrofare - come ha fatto il Vice Presidente del Consiglio - un decreto-legge come decreto dignità, perché noi siamo tutti qui a decidere provvedimenti che garantiscono pari dignità ai nostri concittadini. La dignità è un concetto umano, un valore costituzionale e un principio per tutti noi. Quindi, mi fa impressione che si usi questo termine per nominare un decreto-legge, che peraltro dovrà arrivare in Parlamento ed essere discusso. Proprio la dignità è alla base dello spirito del provvedimento oggi in esame in quest'Aula, che proroga ammortizzatori sociali in deroga, stanziando ulteriori 9 milioni di euro per 2018. Esso nasce dall'impegno profuso dal Ministero dello sviluppo economico e da tutto il Governo precedente nel corso della gestione soprattutto della vertenza Alcoa. Proprio lo scorso 6 giugno si è chiusa con successo tale vertenza con la Corte dei conti, la quale ha dato il via libera ad Invitalia per la sottoscrizione dell'aumento di capitale dell'azienda svizzera che ha rilevato la fabbrica di Portovesme. Possiamo dire che il precedente Governo è riuscito a rimettere in marcia il percorso un'azienda che fino al 2012 produceva alluminio con un fatturato di circa mezzo miliardo di euro e 800 occupati, tra diretti e indiretti, e ora si pensa già in una prima fase all'inserimento lavorativo di 370 lavoratrici e lavoratori. Mi piace ricordare anche su questo percorso per nulla simbolico che il 5 per cento delle azioni della nuova società andrà direttamente agli operai. Vi è poi un'altra questione da trattare in questa sede in riferimento al provvedimento in discussione. Mi riferisco alla questione dei dazi per salvaguardare il tessuto produttivo e il made in Italy. Dobbiamo occuparci di questo. Dobbiamo sapere cosa pensa il Governo sui dazi. In campagna elettorale abbiamo sentito dichiarazioni contraddittorie soprattutto da una parte politica, la Lega; mentre sono molto belle le parole di ieri del Presidente della Repubblica quando si è augurato che l'improvvida stagione dei dazi non abbia un eccessivo sviluppo nelle economie dei nostri Paesi, che hanno tutto da guadagnare da un'economia aperta. Che ne sarà di un mondo con economie chiuse e con dazi? Che ne sarà della protezione del nostro sistema industriale in un mondo chiuso? Che ne sarà di aziende come Alcoa con i dazi su alluminio e acciaio? Insieme all'Unione europea, il Governo italiano deve avere un'idea e una politica su questo. Concludo dicendo che questo provvedimento avrà - come ha annunciato anche il relatore e come ha dimostrato la discussione in Commissione - l'assenso di tutte le forze politiche. In questo Paese, signor Presidente, le riforme del lavoro negli anni sono state molto divisive, molto ideologiche e hanno anche provocato morti. Sarebbe bello su alcuni provvedimenti avere punti di vista comuni tra maggioranza e opposizione. Quello che non si può fare è dare illusioni alle persone - questo è, infatti, un tema molto importante - come credo che ci apprestiamo a fare con il provvedimento che ieri è passato al Consiglio dei ministri. Ma di questo parleremo quando il primo provvedimento sul lavoro arriverà all'esame dell'Assemblea. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Campari. Ne ha facoltà. CAMPARI (L-SP) . Signor Presidente, rappresentanti del Governo, onorevoli senatrici, onorevoli senatori, non entrerò in questa polemica sterile con la minoranza, perché non ne vale la pena e l'Italia non ha più tempo per voi. È ora di smetterla. (Applausi dai Gruppi L-SP e M5S) . Trattiamo oggi la conversione in legge del decreto-legge n. 44 del 2018, in merito alle misure urgenti in materia di ammortizzatori sociali in deroga, ovvero andiamo a dibattere sulla necessità di finanziare, per ulteriori 9 milioni di euro, un provvedimento di cassa integrazione guadagni in deroga, in modo da coprire tutto il 2018 per 1.000 lavoratori della Sardegna. Si tratta di un provvedimento che ci arriva dal passato e sul quale ci è stato in pratica impedito di intervenire in quanto in scadenza - come è stato ricordato - per il giorno 8 luglio. Di fatto, quindi, qualunque emendamento approvato avrebbe implicato un nuovo passaggio alla Camera e dunque impedito di rientrare nei termini temporali consentiti. Il provvedimento è molto semplice e limitato, è un provvedimento puntuale; un compitino proveniente dal passato Governo, al pari di numerosi provvedimenti che ci siamo abituati a vedere nella scorsa legislatura. Si mette una pezza sperando che regga. Se da una parte si tratta, infatti, di un provvedimento dovuto per circa 1.000 lavoratori (con le loro famiglie), appartenenti a due aree, quella di Porto Torres e Portovesme (Nord-Ovest e Sud-Ovest della Sardegna), riconosciute come aree di crisi industriale complessa, dall'altra non possiamo esimerci da fare alcune riflessioni sul fatto che negli ultimi anni diverse zone in terra sarda sono state abbandonate a se stesse e oggi ritroviamo intere aree in uno stato di profonda crisi occupazionale ed economica. Poco o nulla è stato fatto in questi anni per rilanciare l'occupazione dei lavoratori sardi, anzi. Anni di politiche improntate sull'austerità si sono rivelate - come da noi predetto - fortemente recessive e, sicuramente, hanno contribuito a generare le migliori condizioni per una tempesta occupazionale perfetta, anzi una tragedia occupazionale perfetta, in tutta Italia, isole comprese ovviamente. (Applausi dai Gruppi L-SP e M5S) . Con il provvedimento in esame andremo a dare ai 1.000 lavoratori (con le loro famiglie) una boccata d'ossigeno fino a fine anno, ma sappiamo benissimo che nei prossimi mesi avremo l'onere di andare ad aiutare in modo molto più strutturato l'occupazione in terra sarda. Circa 1.000 euro al mese netti a 1.000 lavoratori, circa 1.500 euro lordi per sei mesi, pari a 9 milioni di euro: bene, ma dopo? Senza dubbio la Sardegna è una Regione a spiccata vocazione turistica e senza dubbio il nuovo ministro del turismo, senatore Gian Marco Centinaio, con il quale ci congratuliamo per il nuovo incarico e al quale facciamo il nostro più sentito in bocca al lupo (Applausi dai Gruppi L-SP e M5S) , sarà in grado di valorizzare ancor di più questa inclinazione. Ma non possiamo pensare che tutta l'isola, abitata da più di un milione e mezzo di anime e terza in Italia per estensione dopo Sicilia e Piemonte, possa dipendere da un singolo settore, seppur trainante. Ecco allora che dobbiamo ripensare le potenzialità dell'isola, cercando di andare a valorizzare la sua posizione strategica al centro del Mediterraneo oltre alle eccellenze manifatturiere, alle capacità nelle attività agricole e pastorizie e allo sviluppo di settori industriali di nicchia, che qui potrebbero trovare possibilità di crescita. Tornando al provvedimento in esame, vorrei ringraziare sia la Commissione congiunta della Camera che la 11 a Commissione del Senato per la rapidità con cui sono riuscite a licenziare il provvedimento che, nello specifico, è composto da tre articoli. Nel primo articolo si confermano i poli industriali di Porto Torres e Portovesme quali aree di crisi industriale complessa e dunque necessitanti di un intervento urgente volto a prorogare la mobilità straordinaria per i suddetti 1.000 lavoratori circa. A tal fine si consente alla Regione Sardegna di destinare 9 milioni di euro, provenienti dal Fondo sociale per l'occupazione e la formazione, per il rifinanziamento degli ammortizzatori sociali in deroga in tali zone, andando a coprire tutto il 2018. Nel successivo secondo articolo si chiarisce che il finanziamento delle proroghe di questi ammortizzatori sociali è consentito anche per le Regioni che abbiano adottato la proroga dopo il 31 dicembre 2016, purché essa riguardi trattamenti in scadenza entro tale data e comunque la cui durata di proroga non superi il 31 dicembre 2017. Questo non comporta nuovi o maggiori oneri perché, come da disposizioni della legge n. 205 del 2017, vengono utilizzate risorse che erano già state destinate alle due aree in oggetto mediante il riparto stabilito dall'articolo 44 del decreto legislativo n. 148 del 2015 e che non sono ancora state del tutto esaurite. Tale ripartizione teneva infatti conto di tutte le sospensioni o riduzioni dell'orario di lavoro iniziate entro la fine del 2016, anche se la Regione non aveva ancora avviato l' iter per i dovuti ammortizzatori sociali che sarebbero potuti iniziare a seguito di uno specifico accordo sottoscritto dalle parti presso le unità di crisi del Ministero dello sviluppo economico o delle Regioni stesse entro tale data. In pratica la situazione che ha reso necessaria questa modifica è figlia di un ritardo regionale nell'emanazione del provvedimento di concessione dei trattamenti da prorogare. Se non ci fosse stato questo ritardo, la proroga poteva essere adottata in continuità, come già ricordato, in base a quanto previsto dall'articolo 1 della legge n. 205 del 27 dicembre 2017. In sintesi, qualcuno tra Regione Sardegna e MISE ha un pochino dormito, abbreviato: PD. Ad ogni modo l'articolo 2 supera le disparità che si creerebbero tra situazioni di fatto identiche, in quanto traenti tutte origine da eventi antecedenti al 31 dicembre 2016. Nell'ultimo articolo, infine, è disposta l'entrata in vigore della legge. Concludo, Presidente, con un'ultima osservazione sulla situazione del lavoro in Italia. La Lega è molto preoccupata per la situazione che ha trovato. I dati che ci vengono sciorinati su una fanta-occupazione in crescita rendono in realtà la fotografia di una Nazione in forte difficoltà occupazionale, i cui cittadini sono costretti ad accettare contratti di lavoro in stragrande maggioranza a tempo determinato e per periodi temporali limitatissimi. II posto fisso è ormai un miraggio e per di più le riforme volute da Renzi hanno reso di fatto precari anche i neoassunti a tempo indeterminato. Ma che futuro può pianificare una persona che il giorno prima non sa se il giorno dopo avrà ancora un lavoro? Che vita è? Noi della Lega crediamo che il lavoro debba diventare il tema centrale di questa legislatura e non risparmieremo energie per invertire la tendenza. Meno licenziamenti, meno assistenzialismo e maggior impegno per creare le condizioni necessarie al rilancio occupazionale, in Sardegna come in tutto il resto d'Italia. (Applausi dai Gruppi L-SP e M5S) . PRESIDENTE. Grazie, senatore, per la sintesi. È iscritta a parlare la senatrice Rizzotti. RIZZOTTI (FI-BP) . Signor Presidente, mi rivolgo all'onorevole Ministro che non c'è. Signor Sottosegretario, almeno lei però ci ascolti, visto che siamo in Aula e interveniamo in discussione generale. CRIPPA , sottosegretario di Stato per lo sviluppo economico . Sono qui. RIZZOTTI (FI-BP) . Il fallimento degli interventi realizzati in passato sul nostro sistema industriale è da ricondurre al fatto che essi sono stati spesso piegati a finalità diverse da quelle specifiche della politica per l'impresa, di respiro corto, talvolta in conflitto con gli obiettivi di politica industriale. Peraltro, la complessità istituzionale prodotta dalla concorrenza di più competenze e dalla compresenza attorno ai tavoli di contrattazione di un numero elevato di attori, non ha prodotto un utilizzo coerente e trasparente dei vari strumenti. Sappiamo tutti, signor Presidente, illustri colleghi, che sono necessarie misure di stimolo all'economia che consentano di invertire il segno della dinamica del PIL, che da troppi trimestri è negativo. Ma le aziende - da quelle piccole e medie, che poi sono quelle che rappresentano la spina dorsale dell'economia del nostro Paese - non dispongono di liquidità tali da poter far fronte ad una simile evenienza. Questo decreto-legge rappresenta l'ultimo sforzo, se così possiamo chiamarlo, della disastrosa opera della sinistra al Governo, che ha cercato di rispondere al Paese con riforme rivelatesi fallimentari: prova ne sono i troppi tavoli di crisi rimasti ancora aperti che non hanno trovato alcuna soluzione. Sarebbe bastato un atteggiamento di serietà e terzietà nella valutazione per l'individuazione delle soluzioni e, invece, ci si è impantanati in contese che hanno svilito il dibattito stesso, marginalizzando le vere e gravi criticità che oggi ci vedono in quest'Aula. Salviamo il salvabile con una deroga, per evitare che migliaia di famiglie rimangano senza lavoro. L'arte di rinviare, quella del Governo passato, vorrei non fosse l'arte di non fare, da parte di questo Governo, visto ad esempio il dibattito della scorsa settimana sul decreto-legge terremoto. Sì, noi ci saremmo aspettati qualche segnale positivo dal Ministro del super Ministero (che non c'è), ma il super Ministro era troppo concentrato a far crescere i tavoli di crisi di tutte quelle aziende e imprese che domani, con l'approvazione del decreto dignità, dichiareranno fallimento licenziando i propri lavoratori. Su questo lasciatemi aprire una breve parentesi. Finora abbiamo assistito a una politica delle concessioni (così il contratto di Governo prevede): il ministro Di Maio consente al ministro Salvini di prender la scena sui migranti per avere il lasciapassare a un decreto dignità che spero veramente i colleghi della Lega leggeranno attentamente, visto che, a nostro avviso, costituisce un passo indietro per la creazione di nuova occupazione. Noi non ci meravigliamo del MoVimento 5 Stelle, ma ci stupiamo piuttosto della Lega, che lascia passare in Consiglio dei ministri un decreto-legge che va nella direzione opposta rispetto al programma di centrodestra presentato ai nostri elettori. Vorrei anche fare un invito ai membri del Governo, visto che la campagna elettorale è finita. Quando un membro del Governo esprime pubblicamente il suo pensiero, dimentica che ci sono un "signor mercato" e una "signora borsa", oltre agli altri, che lo ascoltano. Ad esempio, quando il Ministro in televisione dice che le televisioni sono finite, in poche ore in borsa l'azienda ha perso quasi il 4 per cento delle azioni e ci rimettono pertanto 90.000 azionisti. Io, queste, non le chiamerei strategie, collega Bogo Deledda. Dunque, ci stupiamo che si lascino passare senza replica attacchi alle aziende esistenti. In realtà, i provvedimenti presentati in campagna elettorale dal centrodestra non ci sono nel decreto dignità. È vero che poi tante dichiarazioni dei vari membri del Governo, a volte per fortuna, a volte meno, vengono smentite: vediamo ad esempio le dichiarazioni di Spadafora al Gay Pride di Pompei rispetto alle dichiarazioni del Ministro della famiglia. Comunque, io direi che, se passerà questo decreto dignità, così come presentato, forse ci troveremo a breve in quest'Aula a discutere di un aumento rispetto ai 9 milioni di euro oggi in discussione per gli ammortizzatori sociali. Non viene abolito il redditometro, ma la disciplina vigente rimane in vigore, rinviando tutto a data da destinarsi. Nel frattempo, occorre trovare un accordo con l'associazione dei consumatori e con l'ISTAT per gli accertamenti da fare. Non viene abolito lo spesometro, prevedendo solamente una proroga al febbraio 2019 per la presentazione di quello relativo al terzo trimestre 2018. Rimane tale e quale lo split payment per le imprese, che sono quelle che il lavoro lo creano e avrebbero giovato di una revisione di quelle disposizioni che, drenando liquidità, le penalizzano anche nei rapporti con i propri dipendenti cui devono versare stipendi e premi, oltre che con i propri fornitori. Pertanto, si tratta di un decreto-legge che, oltre il titolo (che non è neanche tanto astuto, però eravamo abituati alla buona scuola e ad altri titoli, quindi proseguiamo per titoli), non contiene nulla di risolutivo per i problemi dell'impresa e non definisce nulla di buono che vada verso la creazione di nuova occupazione, di cui ho appena sentito parlare. Eppure, proprio le problematiche del decreto-legge che stiamo esaminando avrebbero dovuto indurre il Governo a essere più serio nell'affrontare le tematiche del mondo del lavoro in modo strutturale. Invece, con un approccio dirigista si entra in tematiche e questioni su cui anche tra imprenditori e sindacati si era già trovata un'intesa. In nome di una lotta al precariato che dimentica che il datore di lavoro assume perché ha una finestra di opportunità, magari momentanea che però potrebbe chiudersi al primo colpo di vento, si perderanno occasione di posti di lavoro. Vedremo quale sarà la posizione del Governo sulla proposta di Forza Italia per il ripristino dei voucher , perché siamo a luglio e sappiamo che nell'agricoltura e nel turismo i voucher sono uno strumento importante (Applausi dal Gruppo FI-BP) , non certo utilizzato come ha fatto la CGIL per i propri dipendenti, e sappiamo di cosa stiamo parlando (Applausi dal Gruppo FI-BP). A che serve prendere decisioni per non delocalizzare le imprese, come si fa nel decreto dignità, se si irrigidiscono le norme sull'assunzione di personale, senza il quale le imprese non possono attuare la produzione? Perché piuttosto non si è intervenuti cercando di dimezzare i tempi per la presentazione dei nuovi piani di industrializzazione per tutte quelle aziende in crisi costrette il più delle volte poi a delocalizzare? Io credo che la sintesi del non intervento del decreto-legge in esame, che nel merito i miei colleghi affronteranno meglio, è che il Governo giallo-verde non sarà in grado di prendere una misura strutturale fino a ottobre, quando ci si dovrà confrontare con la dura realtà dei numeri. Il Ministro, che non c'è, infatti, ha liquidato nei giorni scorsi, come inutili passaggi formali, i controlli effettuati dai vari Dicasteri, ma forse non gli è stato detto che la bollinatura non è proprio quel macchinario che crea i fogli con le bolle d'aria che si usa per incartare i pacchi. La bollinatura è una seria e scrupolosa verifica che effettua la Ragioneria generale dello Stato. Senza questi inutili passaggi formali un provvedimento non può essere controfirmato dal Presidente della Repubblica e, quindi, trasmesso alle Camere per il successivo esame. Pertanto, cerchiamo di essere un po' più seri perché, da adesso, noi di Forza Italia ci auguriamo veramente che da voi - speriamo di non dover dire: «purtroppo» - può dipendere il prossimo futuro del nostro Paese. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Nastri. Ne ha facoltà. NASTRI (FdI) . Signor Presidente, il testo in esame che, occorre ricordarlo anche in questa sede, rappresenta l'ultimo decreto-legge approvato dal Governo Gentiloni Silveri, l'ultimo intervento targato PD, che fa emergere nei fatti gravi ripercussioni occupazionali conseguenti dalle crisi di imprese strategiche per l'economia del Paese, conferma anche in questa occasione come le politiche industriali e di crescita aziendale seguiti in questi anni di Governo della sinistra siano state inefficienti e assolutamente modeste. Rispetto al tema degli ammortizzatori sociali, riteniamo che si sarebbe potuto fare di più e meglio per fornire, almeno nelle previsioni, una più ampia certezza ad aziende che ancora oggi soffrono dei morsi della crisi e faticano a riprendersi. Oggi il sistema della tutela della disoccupazione resta ancorato a impostazioni tradizionali, largamente inadeguate e non in grado di dare risposte ai mutamenti che si sono avuti a causa della troppo lunga recessione economica degli ultimi anni. Se è vera, infatti, la ratio attraverso la quale le casse integrazioni sono strumenti tra i più virtuosi, è altrettanto vero che gli stessi preannunciano drammatiche chiusure aziendali. Infatti, soprattutto negli ultimi cinque anni, le succitate misure non sono state un accompagnatore sociale sufficiente al rilancio, attraverso gli sgravi del costo della manodopera, temporaneamente non utilizzata, ma veri e propri avvisi di sfratto. Ricordiamo l'ILVA di Taranto, la AST di Terni, la Lucchini di Piombino e di Trieste, tutte realtà differenti e, al contempo, accomunate dalla crisi economica e finanziaria che il Paese ha attraversato, ma soprattutto dalla mancanza - come dicevo prima - di una politica industriale lungimirante che tutelasse le eccellenze italiane e le difendesse dalla concorrenza sleale dei Paesi esteri e dal dumping salariale. Analizzando la composizione del suo impianto normativo, il provvedimento, che di fatto tratta una proroga di interventi già in essere, risulta composto da due soli articoli, più quello necessario per la sua entrata in vigore, e dispone per la Regione Sardegna un ulteriore finanziamento delle risorse destinate agli ammortizzatori sociali in deroga per uno stanziamento di 9 milioni di euro per il 2018 a carico del Fondo sociale per occupazione e formazione. Occorre precisare, al riguardo, che per la medesima Regione sono riconosciute come aree di crisi industriale complessa anche quelle del polo industriale di Portovesme e di Porto Torres e che la platea dei lavoratori interessati è di circa 1.000 unità. Il successivo articolo 2 opera un chiarimento riguardo al finanziamento delle proroghe di trattamenti di cassa integrazione guadagni in deroga, al fine di evitare un'ingiustificata disparità di trattamento tra situazioni di fatto identiche. Ai fallimenti del jobs act , che ha totalmente mancato l'introduzione di politiche attive del lavoro, si sono affiancati sussidi sociali come la tradizionale CIG e la CIGS, ovvero nuovi strumenti molto confusi per blandire la fame di lavoro che la crisi economica ha alimentato. Così le aziende sono state (e lo sono ancora oggi) costrette a chiudere o a ridurre la loro attività. E, sebbene gli ammortizzatori sociali coprano un arco temporale abbastanza variabile, prima o poi la possibilità di usufruirne è destinata a terminare. Nel caso della Sardegna, poi, l'errore fatto nel corso degli anni è stato quello di tentare di estendere l'industrializzazione indistintamente su tutta l'isola, invece di puntare a una seria politica industriale affinché i progetti di riconversione e riqualificazione industriale abbiano effettivo successo. Occorre, secondo noi, non seguire un modello standard per tutti, per tutte le Regioni e per tutte le Province, ma modelli che siano in grado di guardare alla peculiarità e alla sostenibilità territoriale e, al contempo, occorre abbandonare la logica degli interventi assistenzialistici a favore di misure strutturali, per ripristinare la complessità dell'industria, favorendo gli investimenti produttivi e innovativi. Pertanto, il dibattito in Aula di oggi su questo decreto-legge non riguarda tanto le norme in esso contenute, in quanto esse - come già detto - rappresentano una mera proroga di interventi già previsti in favore dei lavoratori delle aree industriali prima citate, quanto invece la necessità di capire quali politiche di crescita e di rilancio in materia di occupazione in favore delle imprese questo Governo legastellato intende portare avanti in maniera rapida. Un aspetto che coinvolge direttamente e inevitabilmente il mondo dei sindacati, vera casta per eccellenza, che dichiarano di difendere i lavoratori, ma soltanto quelli che hanno un lavoro fisso. La vicenda Alitalia con il referendum dello scorso anno, ad esempio, è l'emblema dello scempio compiuto ai danni di tutti quanti, soprattutto dei dipendenti, ed è costato alla collettività oltre un miliardo di euro. Ce lo vogliamo ricordare che esistono aziende in crisi in quanto non sono pagate e che spesso il debitore si chiama Stato? In ultimo, ma non meno importante, nel nostro Paese esistono ancora aziende che hanno pochi dipendenti, cinque o sei al massimo, che sono tagliati fuori da ogni forma di sostegno al reddito e al lavoro. Di queste solitamente non si parla o se ne parla soltanto nei comizi, quando si parla delle piccole e medie imprese, che sono sicuramente l'asse portante della nostra economia. Occorrono quindi vere politiche di sviluppo e di lavoro autentico. Quello degli ammortizzatori sociali è un problema che nel nostro Paese si trascina malamente da troppo tempo e che oggi si intreccia inevitabilmente con quel decreto-legge chiamato «dignità», che rappresenta un incredibile ritorno al passato e che rischia di portare all'aumento della robotizzazione, alla riduzione del tempo in uso dei contratti a termine e all'aumento degli straordinari nelle imprese, che rischiano di andare a lavorare da un'altra parte. È un segnale molto negativo per il mondo delle imprese; il risultato sarà di avere meno lavoro, ma soprattutto maggiore precarietà. La ricetta di questo Governo e del ministro Di Maio è irrigidire il mercato del lavoro e punire quegli imprenditori cosiddetti cattivi, per combattere il precariato. Ma precariato e disoccupazione non si combattono per decreto-legge e con misure punitive per le imprese. Quello che serve in questo Paese è sicuramente il taglio delle tasse, meno burocrazia, giustizia più veloce e certa. Questo serve per creare lavoro e fare guerra al precariato. Questo è quanto noi chiediamo al Governo. Occorrono vere politiche di sviluppo e di lavoro autentico. Su questi temi, decisivi per il nostro Paese, noi di Fratelli d'Italia vigileremo giorno e notte. (Applausi dai Gruppi FdI e FI-BP) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Patriarca. Ne ha facoltà PATRIARCA (PD) . Signor Presidente, colleghe e colleghi, sottosegretario Crippa, le misure contenute nel decreto-legge hanno come oggetto - lo hanno ripetuto anche i colleghi che mi hanno preceduto - il rifinanziamento degli ammortizzatori sociali per la Sardegna e lo sblocco della proroga della cassa integrazione in deroga, provvedimenti volti a tutelare i lavoratori che, diversamente, perderebbero i trattamenti indispensabili a garantire un reddito a se stessi e alle loro famiglie. Un decreto-legge targato Governo Gentiloni Silveri. Detto questo, signor Presidente, vorrei cogliere l'occasione per fare il punto, perché altrimenti davvero si sogna e non si scende con i piedi per terra, sul lavoro svolto nella gestione dei tavoli di crisi dai Governi Renzi e Gentiloni Silveri. Vorrei anche ricordare - me lo consentiranno i colleghi della maggioranza - l'impegno profuso dall'ex ministro Calenda e dall'ex vice ministro Bellanova. Due sono state le parole chiave, che hanno orientato la nostra politica industriale, visto che poi di questo dobbiamo parlare: investimenti e protezione sociale. Mi riferisco agli investimenti in risorse pubbliche da parte di privati, per consentire a quelle aziende, attraverso una seria riconversione, di proiettarsi verso un solido futuro, e alla protezione - laddove è stato possibile - di ogni singolo posto di lavoro e di ogni lavoratore. In questi anni abbiamo fatto fronte a numerose situazioni di crisi. La crisi è iniziata nel 2008 e ricordo ai colleghi della Lega che in quegli anni non governava il Partito Democratico. I tavoli di crisi attualmente in corso sono 74: sicuramente il ministro Di Maio, che oggi non c'è, lo sa meglio di me. Nel periodo 2017-2018 sono state monitorate e gestite 162 vertenze e di queste se ne sono concluse positivamente 82, di cui 36 sono completamente risolte e sono uscite dalla gestione del Ministero dello sviluppo economico e 46, - pur con una conclusione positiva, sotto osservazione presso il Ministero, al fine di verificare che vengano attivati gli investimenti stabiliti nei piani industriali e mantenuti i livelli occupazionali previsti negli accordi. Questo vuol dire parlare di politica industriale: entrare nel merito e stare nella concretezza della vita del Paese, piuttosto che segnalare scenari improbabili. L'azione dei Governi a guida PD è stata chiara, con il potenziamento degli strumenti di politica industriale, l'utilizzo calibrato degli ammortizzatori sociali e la riforma del sistema delle politiche attive, con l'istituzione dell'Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro: non un libro dei sogni, non dichiarazioni tanto altisonanti quanto inutili, ma il concreto avvio di percorsi di riconversione e riqualificazione industriale. Si tratta di percorsi difficili, che per loro natura hanno bisogno di periodi di programmazione non brevi, accompagnati da una politica lungimirante, che sa guardare in avanti e che mai in questi anni ha dimenticato di tutelare il tessuto occupazionale nei territori interessati. Nel corso degli ultimi tre anni, sempre per stare nel merito del racconto e della narrazione un po' strani che ho sentito dai colleghi che mi hanno preceduto, il Ministero dello sviluppo economico ha riconosciuto 12 aree di crisi complessa. In questi territori sono stati adottati o sono in corso di adozione progetti di riconversione e riqualificazione industriale, con i quali si promuovono gli investimenti produttivi, la riqualificazione delle aree interessate, la formazione del capitale umano, la riconversione di aree industriali dismesse, il recupero ambientale, l'efficientamento energetico dei siti e la realizzazione di infrastrutture. Insomma, sempre per non sognare, si è trattato di un lavoro lento e duraturo, di cui andiamo anche molto orgogliosi. Solo negli ultimi due anni sono stati approvati progetti di riconversione e riqualificazione industriale e sono stati sottoscritti gli accordi di programma in sette aree di crisi industriale, che hanno portato - sempre per parlare di cifre - a 242 milioni di euro la dotazione complessiva di risorse assegnate alle aree di crisi industriale complessa. Si parla infine di delocalizzazione. Il ministro Di Maio ne ha parlato ultimamente e vorrei ricordare ancora una volta al Ministro, che oggi non c'è, che anche su questo fronte il Governo a guida PD non è stato a guardare: forse il Ministro non è ancora entrato nel merito del governo del Ministero. Il Governo del PD ha predisposto uno strumento finalizzato a intervenire nei casi in cui si profili questo pericolo: mi riferisco al Fondo anti-delocalizzazione, istituito con delibera CIPE a inizio anno, che, con una dote di 200 milioni di euro, potrà essere utilizzato per contrastare tale fenomeno. Non siamo quindi all'anno zero e non si è scoperto nulla di nuovo. Per concludere, signor Presidente, mi auguro che presto il Governo - che spero sia ormai nella pienezza delle sue funzioni - ci indichi suoi orientamenti e ci elenchi i capisaldi della sua politica industriale. Da parte nostra abbiamo operato con grande responsabilità, con una visione di politica industriale e di sviluppo del nostro Paese puntuale, realistica, non sognante e orientata al futuro. I risultati - spiace dirlo ai colleghi della maggioranza - sono sotto gli occhi di tutti. Attendiamo adesso i vostri risultati, pronti a discutere finalmente - speriamo che arrivi il tempo - i vostri decreti-legge, non quelli del Governo Gentiloni Silveri, che mi pare si succederanno nelle prossime settimane. Siamo, quindi, pronti a discutere anche del decreto-legge dignità. Sarà un'opposizione ferma, decisa, ma al contempo pronta al confronto se ci saranno proposte serie che vanno nella direzione sulla quale, in questi anni, abbiamo lavorato con serietà e impegno. (Applausi dal Gruppo PD. Congratulazioni). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Solinas. Ne ha facoltà. SOLINAS (L-SP) . Signor Presidente, signor Sottosegretario, colleghe e colleghi senatori, la conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge n. 44 del 2018, come è stato ampiamente illustrato nella discussione generale, assicurerà gli ammortizzatori sociali in deroga per ulteriori sei mesi a circa 1.000 lavoratori nelle aree di crisi industriale complessa della Sardegna. Da un punto di vista strettamente tecnico, il provvedimento consente alla Regione di destinare risorse aggiuntive fino a concorrenza di 9 milioni a valere sul Fondo sociale per occupazione e formazione. Sotto un profilo politico generale, però, non possiamo sottacere come queste misure interroghino più in profondità la coscienza del decisore pubblico. La crisi del modello industriale non è stata governata adeguatamente nel suo complesso; ha creato un circuito nefasto di percorsi assistenziali che hanno progressivamente sostituito la capacità produttiva del Paese determinando spesso la perdita di know-how e di quote di mercato significative. Oggi, soprattutto nella mia isola, la desertificazione industriale ha evidenziato, in tutta la loro gravità, gli errori strategici di programmazione del modello di sviluppo e la vergogna di una precarietà lavorativa per migliaia di padri di famiglia che hanno dovuto convivere con una esistenza in deroga, come è stata da altri opportunamente definita. Pertanto, il tema oggi è come restituire la dignità del proprio reddito ai lavoratori nel quadro di una politica industriale nazionale che favorisca gli investimenti realmente produttivi, ponendo fine, una volta per tutte, ai tanti sedicenti salvatori della Patria che ben abbiamo conosciuto per la loro rapacità nella captazione di condizioni di favore, di contributi e finanziamenti ai quali non è mai corrisposto un conseguente mantenimento degli impegni assunti. (Applausi dai Gruppi L-SP e M5S) . Restano comunque fuori da questa norma - ed è un terreno sul quale il Governo e questa maggioranza si impegneranno fin da subito - le tante aree la cui crisi non è certo di minore impatto, ma difetta del solo riconoscimento di complessità, a partire da Ottana. Vede, senatrice Parente, lei ha attaccato le parole del collega Bossi e della collega Bogo Deledda, ma non è sbagliato conoscere il passato dell'Isola perché è paradigmatico per tutto il resto. Voi siete ormai prigionieri di un'estetica della narrazione dei provvedimenti che non corrisponde alla realtà delle cose e alla vita che i cittadini vivono quotidianamente. (Applausi dai Gruppi L-SP e M5S) . Affermare che sia la prima volta che si coniugano politiche attive e passive del lavoro non corrisponde al vero, perché chiedere il mantenimento di una soglia occupazionale a fronte di un piano di investimenti - è stata citata Alcoa - che prevede comunque, ancora una volta, 8 milioni di fondo perduto, 84 milioni di finanziamenti a tasso agevolato, 20 milioni di euro accantonati già da Alcoa, non significa introdurre nulla di nuovo. In Sardegna - mi permetto di ricordarlo - l'abbiamo subito davvero il colonialismo industriale, e lo abbiamo subito, purtroppo, in primis per iniziativa dello Stato. Tutti i nomi che oggi andiamo ripetendo, Alcoa, Eurallumina, un tempo avevano nomi che lo Stato ben conosce perché si chiamavano Alumix, Ammi Sarda, Alsar: tutte aziende di Stato, che sono state cedute a condizioni spesso fin troppo favorevoli, che a noi hanno lasciato soltanto la disperazione della cassa integrazione (Applausi dai Gruppi L-SP e M5S), hanno lasciato in eredità un tessuto economico e produttivo snaturato. Mi permetto di ricordare i lavori della Commissione parlamentare che dal 1951 al 1958 ha elaborato il primo piano di rinascita della Sardegna. Ebbene, quel piano di rinascita, che era alla base del patto costituzionale dello Statuto di specialità della nostra isola, prevedeva un rilancio e un superamento delle condizioni di svantaggio strutturale che l'isola subisce in ragione della sua insularità. Quel piano, che doveva sviluppare di più e meglio le vocazioni della nostra isola, il comparto primario, l'agroalimentare, le potenzialità turistiche, il connubio tra tutti questi settori, venne trasformato, con la legge n. 588 dell'11 gennaio 1962, da un piano per il settore primario a un piano per il settore industriale petrolchimico. Da 400 a 2.000 miliardi che, anziché andare alle aziende produttive di allora per migliorare il loro assetto, sono andati a costituire i grandi poli industriali: Porto Torres, Sarroch, Ottana, Portovesme. Da lì nasce poi, in concomitanza con la nazionalizzazione dell'energia elettrica e degli idrocarburi, con la nascita dell'ENEL e dell'ENI, il tentativo di rilancio del settore carbonifero del Sulcis, con la creazione della centrale termoelettrica a carbone di Portovesme, intorno alla quale si sviluppò il ciclo dell'alluminio. Rinnegare il fatto che conoscere la storia aiuti a non ripetere gli stessi errori è esso stesso un errore che dobbiamo evitare. La Sardegna non ho bisogno solo di politiche sociali, di pezze del momento, ma ha bisogno di una visione strategica di sviluppo di ben più ampio respiro e per noi questa si chiama soprattutto zona franca, si chiama soprattutto possibilità di rimuovere quegli handicap strutturali che abbiamo attraverso una politica fiscale di vantaggio, che non è invenzione estemporanea di questo momento ma è strumento e misura già applicata in tante altre parti d'Europa e del mondo. Faccio l'esempio delle Isole Canarie, che hanno una regime particolare, la zona especial canaria (ZEC), che consente di rimuovere sia sull'imposta di valore aggiunto, sia sul sistema di tassazione delle imprese, che è inversamente proporzionale al volume di occupazione che possono offrire, molti degli handicap strutturali e di dare prospettive serie di sviluppo e di crescita. Questo decreto-legge, quindi, verrà convertito in legge e consentirà di restituire e di mantenere la dignità di un reddito a tanti lavoratori e a tante famiglie, ma per come si sta strutturando la prospettiva, anche e soprattutto di Alcoa, rischiamo che sia l'ennesima pezza che non risolve per niente i problemi. Già oggi i sindacati lamentavano il mancato mantenimento degli accordi che prevedevano la riassunzione del personale che ha lottato per tenere lo smelter dell'alluminio in funzione e che rischia invece di non essere riassorbito fin da subito. Credo quindi che il Governo soprattutto e questa maggioranza debbano prendere un'iniziativa governativa e parlamentare per restituire a questo Paese una politica industriale di ampio respiro. (Applausi dai Gruppi L-SP e M5S . Congratulazioni). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Mangialavori. Ne ha facoltà. MANGIALAVORI (FI-BP) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, membri del Governo, come già detto siamo qui per convertire in legge un decreto-legge meritorio, approvato all'unanimità alla Camera e che risponde all'esigenza di risolvere una delle tante problematiche che esistono in Italia e non agli annunci propagandistici e irrealizzabili tipici dell'inizio di questo nuovo Governo. Il decreto-legge, in effetti, prevede il rifinanziamento, anche per l'anno 2018, degli ammortizzatori sociali in deroga nelle aree di crisi industriale complessa. Alla Camera, per il Gruppo di Forza Italia, è stato il collega Cappellacci a sottolineare la necessità di un piano che passi attraverso un uso più efficace delle risorse europee, con il fine vero, sano, alto di azzerare quel divario infrastrutturale e di determinare un'effettiva crescita dell'economia del Paese. E questa impostazione, a nostro avviso, resta tuttora valida ed efficace. Infatti, è questa per noi l'unica strada che può condurre fuori dalle paludi della crisi che hanno creato stagnazione, perdita di produttività e povertà dilagante. Le aree territoriali soggette a recessioni economiche sono sempre più vaste. Di certo, il Sud del Paese è naturalmente la parte più drammaticamente interessata. Un'economia già di per sé fragile è stata ulteriormente colpita dai processi di decrescita degli ultimi anni. Dal rilancio delle attività produttive e da un insieme di altri fattori dipenderanno le sorti di tante famiglie italiane. Nell'immediato, però, ci sono da alleviare i ritardi e le difficoltà immani in cui versano tante, troppe famiglie per la perdita del lavoro o perché uno straccio di lavoro ormai non si trova più. È questo lo scenario in cui viviamo, ma il ministro Di Maio finge di ignorarlo, come se venisse da un altro pianeta (Giove o Marte) e non conoscesse anche lui, uomo del Sud, la fame di lavoro che ossessiona - ripeto, ossessiona - il Meridione d'Italia e, purtroppo, inizia a ossessionare anche altre aree della nostra Nazione. Di Maio e il suo movimento fingono di ignorare queste precise istanze e, al tempo stesso, le travisano, instillando nell'opinione pubblica l'idea che il Sud e le altre aree depresse del nostro Paese vogliano e pretendano politiche assistenzialistiche e misure che permettano ai meni volenterosi di starsene comodamente a casa propria, ricevere un sussidio per non fare niente e mungere le mammelle di uno Stato che ormai - ahinoi - non ha più latte. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Il MoVimento 5 Stelle e il vice premier Di Maio rilanciano, un giorno con maggiore insistenza e un giorno con qualche esitazione, la proposta di approvare entro il 2018 l'ormai famigerato reddito di cittadinanza, una misura a mio avviso sciocca, insensata e - passatemi il termine - folle. Del resto, suonano assolutamente attuali le analisi fatte qualche anno fa dal premio Nobel Friedman, che disse testualmente: «Se tassi il lavoro e dai sussidi a chi non lo fa, non sorprenderti se crei disoccupazione». Ed è proprio quello che succederebbe se (speriamo che non avvenga mai) il reddito di cittadinanza, tanto caldeggiato dallo sprovveduto ministro Di Maio, dovesse essere approvato: verrebbe incentivata la disoccupazione e non il lavoro. Ed è il lavoro, questa millenaria attività umana, che forse il ministro Di Maio ha poco praticato nella sua vita di giovane e fortunato politico, a dare dignità all'uomo, non le mance, né tanto meno le elemosine di Stato. (Applausi dal Gruppo FI-BP. Commenti dal Gruppo M5S) . È il lavoro, questa parola sconosciuta a un MoVimento 5 Stelle sempre più populista e pauperista, come giustamente lo ha definito il presidente Berlusconi, a creare ricchezza, far crescere il Paese e dargli più risorse e fondi per gli investimenti e per il miglioramento della vita dei cittadini. È il lavoro, caro ministro Di Maio, a renderci uomini e non questuanti. È il lavoro, inconsapevole ministro Di Maio, il mezzo che tutti gli uomini e le donne di buona volontà usano per mettere alla prova le proprie competenze e professionalità e per misurarsi in una società globale in cui nessuno Stato può più permettersi di finanziare l'inattività dei suoi concittadini. Il reddito di cittadinanza, pertanto, non sarebbe altro che una sciagura, ma anche, a ben guardare, una folle utopia. Infatti, caro ministro Di Maio, lei non ci ha ancora detto come verrebbe finanziato. In una parola, non ci ha ancora detto dove prenderete i soldi per rendere operativa una normativa del genere. Non ce l'avete detto per una sola ragione: voi non avete la benché minima idea di dove prendere i soldi. Non lo sapete e non lo avete spiegato. Eppure, ormai da anni avete prospettato ai cittadini l'esistenza di uno Stato che dispensa sussidi come fossero bruscolini e si trattasse della cosa più naturale del mondo. Non è così. Il MoVimento 5 Stelle lo sa e lo sa ancor meglio il ministro Di Maio. Ecco perché chiedo che, una volta per tutte, il Vice Premier di questo Governo dica finalmente la verità ai cittadini e ammetta che il reddito di cittadinanza è una boiata partorita da quattro amici al bar in vena di scherzare e prendere per il naso qualcuno. (Applausi dal Gruppo FI-BP. Commenti dal Gruppo M5S) . Caro ministro Di Maio, per una volta dica come stanno le cose e ammetta questa innegabile verità. Se proprio non vuole perdere la faccia - e noi lo capiamo - si limiti mestamente ad annuire con il capo a quanto affermato dal ministro dell'economia Tria, che ha ammesso senza mezzi termini che in materia economica questo Esecutivo ha solo una strada da seguire: quella della continuità con il passato. Altro che reddito di cittadinanza; altro che sussidi per questo o quello caduti dal cielo! Lei, Ministro, dopo l'approvazione del cosiddetto decreto dignità, ha affermato che siamo in presenza della Waterloo del precariato. Purtroppo, però, lei non ha spiegato come questa disfatta dovrebbe avvenire; mentre, al contempo, sembra focalizzare in modo parziale un problema enorme e generalizzato, ad esempio concentrandosi solo sui rider ; che devono, sì, essere tutelati, ma lo devono essere come tutti i precari della pubblica amministrazione, dell'industria, del commercio, dell'università, eccetera, eccetera. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . L'Italia, signor Ministro, ha bisogno di risposte strutturali, capaci d'invertire un trend economico negativo che non accenna ad attenuarsi. Ma i suoi primi passi da Ministro non lasciano ben sperare. In conclusione, le vicende del decreto-legge in discussione sono note: con questo provvedimento si prevede la possibilità di un ulteriore sussidio agli ammortizzatori sociali. Esso verrà votato verosimilmente all'unanimità, ma una domanda nasce spontanea: quando un provvedimento dell'attuale Governo potrà essere approvato all'unanimità da questo Parlamento? (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Di questo passo, con tutta la nostra buona volontà e la nostra responsabilità, ritengo che sia assolutamente impossibile. E il dato ancora sul quale vale la pena riflettere... (Il microfono si spegne automaticamente) . PRESIDENTE . Credo che non le rimanga il tempo per riflettere pubblicamente; lo faccia anche da solo. (Applausi dal Gruppo M5S e della senatrice Casolati) . Avviso che, tra circa mezz'ora, si potrebbe passare alle votazioni. Vediamo l'andamento dei lavori, ma volevo intanto farlo presente ai Capigruppo per opportuna informazione. È iscritta a parlare la senatrice Evangelista. Ne ha facoltà. EVANGELISTA (M5S) . Signor Presidente, rappresentanti del Governo, colleghe e colleghi senatori, siamo oggi chiamati ad esprimere il nostro voto sulla conversione in legge del decreto-legge n. 44 del 9 maggio 2018 in cui, in particolare, all'articolo 1 si dispone uno stanziamento pari a 9 milioni di euro per il 2018 in favore della Regione Sardegna, al fine di consentire il rifinanziamento degli ammortizzatori sociali in deroga nelle aree industriali di Portovesme e di Porto Torres, riconosciute con due distinti decreti del 2016 come aree di crisi industriale complessa, ovvero aree rispetto alle quali si è constatato che gli effetti della profonda crisi non sarebbero potuti essere risolti con risorse e strumenti di competenza regionale. Presidenza del vice presidente TAVERNA (ore 17,59) ( Segue EVANGELISTA). Dal riconoscimento così operato, è derivata la creazione di sinergie ai diversi livelli istituzionali volte a favorire e sostenere i processi di riconversione e riqualificazione industriale. Il voto favorevole a questo provvedimento appare allora necessario allo scopo di mettere al sicuro la dignità dei circa mille lavoratori e delle loro famiglie, così garantendo quella che Roosevelt nel 1941 definì efficacemente «la libertà dal bisogno». Famiglie che hanno tanto sofferto negli ultimi anni; basti pensare ai lavoratori dell' ex stabilimento Alcoa (oggi venduto ad un gruppo svizzero) e alle loro eclatanti, quanto estreme battaglie, iniziate nel novembre 2009 con l'occupazione della fabbrica, durante la quale ricordiamo in particolare l'episodio dell'operaio che rimase per ore asserragliato su un traliccio a 60 metri di altezza, convinto a scendere dalle Forze dell'ordine solo in tarda notte. Sempre i lavoratori dell'Alcoa, nel 2012, presidiavano il sito e lo stesso palazzo della Regione Sarda, fino ad arrivare a manifestare davanti al Ministero dello sviluppo economico, battendo a terra i caschetti da lavoro per farsi sentire. I quotidiani nazionali dell'epoca titolavano: «E così l'autunno caldo della Sardegna è sbarcato a Roma». I 9 milioni di euro previsti dal decreto-legge n. 44 del 2018, che oggi siamo chiamati ad approvare, non sono da considerarsi aiuti di Stato, come ha affermato soltanto la scorsa settimana la Commissione per i rapporti con l'Unione europea, presieduta dal senatore sardo Ettore Licheri, che ringrazio vivamente per il lavoro svolto. Questi 9 milioni di euro consentiranno di affrontare la crisi strutturale con la necessaria ponderatezza, mettendo in campo tutti i sistemi di intervento e di controllo rispetto alla corretta realizzazione dei progetti di riconversione e riqualificazione sia per il territorio di Portovesme, che per il polo industriale di Porto Torres; territori tristemente inseriti dall'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale tra i quaranta siti d'interesse nazionale perché zone contaminate che necessitano di interventi di bonifica. Tracciate queste linee d'azione, voglio ricordare a quest'Assemblea e soprattutto alle opposizioni, per sottolinearne la validità, la proposta del ministro Di Maio, il quale, in modo encomiabile e dando così attuazione ad uno dei principi fondamentali del MoVimento 5 stelle, ovvero il principio della massima trasparenza, ha proposto una partecipazione estesa ai tavoli di crisi presso il Ministero, in qualità di uditori, sia ai parlamentari di maggioranza sia ai parlamentari di opposizione che provengono da quei territori della cui crisi si discute. E non si tratta di un meccanismo che politicizzerebbe la trattativa (come ingiustamente affermato da alcuni esponenti dell'opposizione), ma di una vera e propria trattativa politica nel significato più alto del termine, da intendersi come arte di governare (e nel miglior modo possibile). Nella piena adesione a questa proposta e nelle politiche di contrasto delle delocalizzazioni (pensiamo al recentissimo decreto dignità), il mio auspicio e primario impegno di parlamentare sarda è quello di promuovere e sostenere interventi finalizzati anche alla soluzione di crisi industriali non complesse, ma che comunque hanno un impatto significativo sullo sviluppo e sull'occupazione dei territori interessati, tra i quali è doveroso ricordare, purtroppo, anche altre zone, come il polo industriale di Ottana, nella Sardegna centrale. Anch'esso costituisce una ulteriore e triste realtà del fallimento della vecchia politica industriale, incapace di garantire i livelli produttivi ed occupazionali degli impianti in origine creati dall'ENI. Occorre un'attenta analisi e la ricerca di una soluzione ai devastanti effetti della crisi che ha colpito il polo industriale di Ottana, che attende risposte urgenti ma al contempo adeguate, rispettose delle peculiarità del territorio e non improvvisate come quella, senatore Floris e senatore Carbone, che vorrebbe il vostro partito, Forza Italia, ossia di passare per le vie brevi di un emendamento al decreto legge n. 44 del 2018, di cui oggi si discute, senza che vi siano i necessari presupposti giuridici. Per diversi anni la vostra forza politica ha governato la Sardegna senza fornire risposta alcuna alla drammatica situazione occupazionale ed economica della realtà di Ottana. Perche la Sardegna non si salva con i campi da golf! (Applausi dal Gruppo M5S) . Il MoVimento 5 Stelle, lungi da sbandierare interventi in campagna elettorale, come da voi affermato, ha presentato, anche a firma di chi parla e della senatrice sarda Bogo Deledda, un preciso ordine del giorno che consenta di affrontare il tema relativo al polo industriale di Ottana, e che impegni il Governo a valutare l'opportunità di porre in essere tutti gli atti idonei al riconoscimento di detto polo quale area di crisi industriale complessa, al fine di erogare eventuali ulteriori risorse finalizzate a garantire strumenti di sostegno al reddito a tutela delle lavoratrici e dei lavoratori della zona industriale di Ottana. Concludo con l'auspicio che una nuova e corretta politica industriale possa ristabilire le sorti economiche della mia Regione e del nostro Paese, nel quale la dignità dei cittadini passi, non attraverso forme assistenzialistiche, ma attraverso la garanzia del diritto al lavoro come mezzo per l'affermazione della personalità dell'individuo e, nello stesso tempo, strumento di progresso materiale e spirituale della società, così come statuisce l'articolo 4 della Costituzione. La dignità del lavoro, infatti, senatore del PD Laus, non passa attraverso le parole, ma attraverso i fatti: forse lei si è dimenticato di quando, come imprenditore di una cooperativa multiservizi oggi intestata ai suoi congiunti, sottopagava dipendenti e lavoratori a quattro euro all'ora, sfruttandoli o licenziandoli senza giusta causa, salvo poi essere reintegrati dalla corte d'appello. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP). Tali fatti portarono il regista Ken Loach a non andare a Torino a ritirare il premio al Torino Film Festival, così come riportato dal quotidiano «il Fatto Quotidiano». Termino qui il mio intervento, signor Presidente, e ringrazio tutta l'Assemblea. (Applausi dal Gruppo M5S. Congratulazioni) . PRESIDENTE . Dichiaro chiusa la discussione generale. Ha facoltà di parlare il relatore. PUGLIA, relatore . Signor Presidente, ringrazio i funzionari, la Commissione, i colleghi intervenuti in Commissione e ovviamente anche in Assemblea, nonché il Governo. Il lavoro svolto ci fa capire che c'è una volontà di fare e quando c'è tale volontà è un bene per tutto il Paese. Nel caso di specie, il disegno di legge in esame va a convertire un decreto-legge recante misure urgenti per l'ulteriore finanziamento degli interventi di cui alla legge n. 205 del 2017, nonché per il completamento dei piani di nuova industrializzazione, di recupero o di tenuta occupazionale relativi a crisi aziendali. Di dignità per adesso in questo provvedimento non se ne è parlato; credo quindi che anche gli interventi svolti in questo senso siano stati un po' strumentali, anche perché se ci si attiene al tema del disegno di legge in esame non possiamo parlare di argomenti che non sono ancora all'esame dell'Assemblea. Capisco che i colleghi ovviamente hanno fretta e interesse di parlare del futuro, ma cominciamo ad esaminare il decreto-legge n. 44 del 2018, rispetto al quale in realtà ho notato che ciascuno di noi è completamente d'accordo con quello che si sta facendo. Quando si è completamente d'accordo con quello che si sta facendo, più che sottolineare le differenze, i colori, sarebbe opportuno evidenziare l'unione d'intenti. È questo, infatti, che ci dice il provvedimento in esame; come hanno ricordato i colleghi, si tratta di un decreto-legge recante la firma del precedente Governo, ma nonostante ciò l'Esecutivo attuale ne ha accelerato l' iter , facendo in modo che fosse portato all'esame dell'Assemblea fino alla sua conversione in legge. Rispetto a questo c'è da dire che in Commissione, ma anche in Assemblea, numerosi colleghi hanno dimostrato tutta la loro buona volontà attraverso i loro interventi e le loro proposte emendative, che poi sono state assunte come impegni da parte del Governo. Mi chiedo quindi perché cogliere questa occasione per rimarcare le differenze? Non ce n'era bisogno, perché in questo caso quello che stiamo per fare è dare "linfa" a mille lavoratori che in questo momento ne hanno bisogno e quest'Assemblea in questo momento esprime la volontà tutta di rendere giustizia a tali casi. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP) . Noi andiamo a rifinanziare ammortizzatori sociali in deroga in queste aree di crisi complessa. Ricordiamolo: quando c'è una recessione economica, la perdita occupazionale non è soltanto una perdita occupazionale semplice; è una crisi occupazionale che investe l'intera Nazione. Nel caso di specie, si tratta di una crisi occupazionale riferita a un'area complessa, che, quindi, ha un impatto significativo sulla politica industriale nazionale. Ovviamente dobbiamo anche renderci conto che queste sono crisi che vanno a impattare su grandi o medie imprese, che sicuramente sono fondamentali per alcuni territori. Ma, come dicevo prima, quando ci rendiamo conto che si tratta di crisi che, seppur investano dei territori e non tutta la Nazione, coinvolgono significativi settori strategici - che sono dichiarati, appunto, aree particolari di crisi industriale complessa - noi dobbiamo intervenire (e lo abbiamo fatto tutti). Pertanto, auspico che ciascuno di noi possa fare in modo che questo provvedimento veda la luce direttamente quest'oggi. Infatti, come avevo detto in precedenza, questo decreto-legge scade domenica. Ci sono alcune proposte che i colleghi hanno sottoposto e sottolineato e che trovano concretezza anche all'interno di emendamenti; purtroppo, però, alcune di esse non potranno essere accolte, seppure contengano principi sacrosanti. Non potranno essere accolte perché sappiamo benissimo cosa succede: nel momento in cui un emendamento passa in una Camera, poi deve essere nuovamente votato dall'altra Camera. Ciò potrebbe comportare un rischio su cui tutti quanti noi ci siamo espressi in quest'Aula, ciascuno di noi, seppure con motivazioni diverse: non vogliamo assolutamente che questo rischio si verifichi in quest'Aula. Ritengo che, in questo caso, ad esempio, l'emendamento che prevedeva... PRESIDENTE. Senatore Puglia, i pareri sugli emendamenti li vedremo dopo. Concluda la replica . (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PUGLIA, relatore . Sì, signor Presidente. Auspico ancora una volta che quest'Assemblea possa, in maniera veloce, esprimere un voto favorevole - e spero unanime, come è successo in Commissione - su questo provvedimento. In questo caso, infatti, è vero che leggiamo una formula codificata, ma essa ha un'anima dentro di sé e l'anima sono i 1.000 lavoratori che in questo momento stanno chiedendo a quest'Assemblea, tutta, un segno concreto. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP. Applausi ironici dal Gruppo FI-BP). PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo. CRIPPA, sottosegretario di Stato per lo sviluppo economico . Signor Presidente, rinuncio alla replica. PRESIDENTE . Comunico che sono pervenuti alla Presidenza - e sono in distribuzione - i pareri espressi dalla 1 a e dalla 5 a Commissione permanente sul disegno di legge in esame e sugli emendamenti, che verranno pubblicati in allegato al Resoconto della seduta odierna. Passiamo all'esame dell'articolo 1 del disegno di legge. Avverto che gli emendamenti si intendono riferiti agli articoli del decreto-legge da convertire, nel testo comprendente le modificazioni apportate dalla Camera dei deputati. LUPO (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LUPO (M5S) . Chiediamo che le votazioni vengano effettuate a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico. PRESIDENTE . Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori. (La richiesta risulta appoggiata) . Onorevoli colleghi, la Presidenza, ai sensi dell'articolo 97, comma 1, del Regolamento, dichiara improponibile l'emendamento 2.0.100, che differisce al 2019 l'obbligo per i datori di lavoro di corrispondere la retribuzione attraverso una banca o un ufficio postale, in quanto estraneo al contenuto del decreto-legge, che reca invece disposizioni urgenti per il finanziamento dei fondi per gli ammortizzatori sociali. Passiamo all'esame dell'emendamento e degli ordini del giorno riferiti all'articolo 1 del decreto-legge, che invito i presentatori ad illustrare. FLORIS (FI-BP) . Signor Presidente, l'emendamento e gli ordini del giorno riferiti all'articolo 1 si illustrano facilmente e vorrei capire in quale misura ci sia la disponibilità del relatore ad esprimere un parere favorevole su di essi. In ogni caso, l'emendamento 1.1 si riferisce all'interesse di noi sardi, non solo per le due aree oggetto dell'intervento nel Nord-Ovest e nel Sud-Ovest della Sardegna, ma anche per altre aree di crisi, quale quella di Ottana, nella Sardegna centrale. Sappiamo bene - è stato ricordato dal relatore e anche dai colleghi intervenuti prima di me - che i tempi per inserire ulteriori risorse non ci sono; probabilmente non ci sono neanche le risorse disponibili. Mi fa piacere comunque illustrare questo emendamento per ricordare all'Assemblea che in ogni territorio d'Italia ci sono zone o aree in crisi di interesse strategico nazionale. Allo stesso modo, ci sono anche tante aree di crisi soprattutto al Sud, che non sono di interesse nazionale - per il loro contesto - ma che sono caratterizzate da un grande interesse territoriale, il che, specialmente in alcune zone della mia isola - ma penso che in generale il discorso riguardi tutto il Sud - è veramente un disastro di carattere economico. CUCCA (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CUCCA (PD) . Signor Presidente, intervengo sul complesso dell'emendamento e degli ordini del giorno riferiti all'articolo 1. Arriviamo oggi all'approvazione di questo provvedimento, che costituisce la conclusione di un percorso abbastanza lungo, ben noto a noi sardi. È un provvedimento anche molto travagliato, perché in Sardegna abbiamo una situazione industriale assolutamente penosa. Si tratta di un provvedimento estremamente importante, benché costituisca solamente una boccata d'ossigeno per numerosi operai e per le famiglie che vivono nella precarietà e nell'incertezza del futuro ormai da troppo tempo. Questo, però, non può bastare; può essere considerato soltanto il primo passo. Ho apprezzato molto gli emendamenti che sono stati presentati, che rivelano l'esigenza di porre mano a situazioni altrettanto drammatiche rispetto a quelle che stiamo prendendo in esame oggi. Mi riferisco, in particolare, alla zona di Ottana. Chi non conosce bene la storia di Ottana non sa la drammaticità di quella situazione. Ottana, alla fine gli anni Sessanta e nei primi anni Settanta, ha rappresentato la speranza per tutta la Sardegna centrale di sviluppare il polo chimico in questa Regione. Purtroppo la crisi del petrolio, che ha investito anche quel settore, ha determinato fin dalla metà degli anni Settanta il progressivo decadimento e il progressivo svanire di quel sogno, che avrebbe dovuto portare nei programmi iniziali 100.000 abitanti in quella zona. Ottana è rimasto un paese di poco più di 2.000 abitanti, a 28 chilometri da Nuoro, che ne ha soltanto 37.000. Oggi di quel sogno sono rimaste solo due ciminiere, due cattedrali nel deserto. Ricordo però che il polo di Ottana - giusto per far capire cos'è accaduto - è il luogo nel quale c'è stato il più alto tasso di decrescita occupazionale: il settore della chimica e della gomma ha toccato il 33,7 per cento, mentre gli altri settori il 54 per cento. Non esiste altra zona in Italia che abbia avuto un tasso così elevato di decremento dell'occupazione. In questo senso appoggio gli emendamenti che sono stati proposti a prima firma da colleghi di Forza Italia, perché è necessario porre mano immediatamente a questo problema, con il riconoscimento dell'area di crisi complessa anche dell'area di Ottana, per restituire la speranza alle migliaia di lavoratori che si sono avvicendati in quei territori e che oggi davvero vivono in precarietà, per non dire che vivono in condizioni miserevoli. Credo che quella gente chieda soltanto che le venga restituita la dignità, e sono fermamente convinto che il compito della politica sia quello di ridare la dignità alle persone che chiedono semplicemente di lavorare. In questo senso auspico quindi che venga approvato l'emendamento all'articolo 1 nonché quello all'articolo 2, che costituisce un eventuale provvedimento provvisorio in attesa del riconoscimento. Spero poi che anche questo Governo intenda metter mano al problema, favorendo il riconoscimento di area di crisi complessa della zona di Ottana, in maniera tale che - come dicevo - venga restituita dignità e speranza ai lavoratori e alle loro famiglie. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE . I restanti ordini del giorno si intendono illustrati. Invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi sull'emendamento e sugli ordini del giorno in esame. PUGLIA, relatore . Signor Presidente, spero di essere stato abbastanza chiaro prima. L'emendamento 1.1 contiene delle cose più che giuste; talmente riteniamo che contenga cose più che giuste che il Governo ha accolto in Commissione degli ordini del giorno della collega Bogo Deledda del collega Floris proprio in riferimento al polo industriale di Ottana, perché si ritiene che rappresenti una delle aree economicamente più fragili della Regione Sardegna, e il tessuto occupazionale sta risentendo della profonda crisi che ha colpito l'intero territorio. Questo lo sappiamo assolutamente bene. Ricordiamoci una cosa: se dovesse passare anche un solo emendamento - lo sapete meglio di me - il provvedimento ripasserebbe alla Camera. (Commenti dal Gruppo PD). PRESIDENTE. Il relatore Puglia sta motivando i pareri sull'emendamento e sugli ordini del giorno e credo abbia del tempo per poterlo fare. PUGLIA, relatore . Invito pertanto i presentatori al ritiro dell'emendamento 1.1, altrimenti il parere è contrario. Esprimo poi parere contrario sull'ordine del giorno G1.1. Relativamente all'ordine del giorno G1.2, esprimo parere contrario ai capoversi cinque, sei e otto della premessa, e, per quanto riguarda il dispositivo, invito i presentatori a riformulare il primo capoverso come segue: «impegna il Governo: a porre in essere, subordinatamente all'esito positivo dell'istruttoria in corso, gli atti idonei al riconoscimento dell'area», proseguendo poi nello stesso modo in cui è stato formulato. La riformulazione del secondo capoverso del dispositivo è la seguente. Chiediamo di premettere le parole: «compatibilmente con le esigenze di bilancio e tenendo conto dei limiti e delle condizioni poste dalla disciplina europea in materia di aiuti di Stato alle imprese». Allo stesso modo, anche al terzo capoverso del dispositivo chiediamo di premettere le parole: «compatibilmente con le esigenze di bilancio e tenendo conto dei limiti e delle condizioni poste dalla disciplina europea in materia di aiuti di Stato alle imprese». L'ordine del giorno G1.3 personalmente potrebbe andar bene... PRESIDENTE. Senatore Puglia, ci dica se esprime un parere favorevole o contrario sull'ordine del giorno G1.3. PUGLIA, relatore . Signor Presidente, esprimo parere favorevole sull'ordine del giorno G1.3, anche se ritengo che sarebbe opportuno far capire quantomeno il perché. Comunque, il parere è favorevole sull'ordine del giorno G1.3 perché, in realtà, è stato assunto un impegno, così come indicato alla Camera. L'impegno è uguale a quello accettato alla Camera e, quindi, l'ordine del giorno G1.3 va bene. Per quanto riguarda l'ordine del giorno G1.100, il parere è contrario sulle premesse e favorevole sul dispositivo. PRESIDENTE. Senatore Floris, in merito all'ordine del giorno G1.2 le va bene la riformulazione proposta dal relatore? FLORIS (FI-BP) . Presidente, voglio ricordare al collega Puglia che il suo partito ha preso in Sardegna una quantità importante di voti e si è speso durante la campagna elettorale in impegni e promesse e una di queste riguardava sia le aree di crisi di Porto Torres e di Portovesme - comprese nella legge presentata dal Governo Gentiloni Silveri, da voi semplicemente fatta propria e portata in questa Aula - che altre. Mi rendo conto che le risorse probabilmente non ci sono. Ritengo che l'invito a interessarsi delle aree di crisi e non solo della Sardegna sia presente nell'ordine del giorno G1.100 e anche nell'ordine del giorno G1.3. Ritengo pertanto che questi ordini del giorno possano essere votati perché anche alla Camera sono stati votati e avrei il piacere che il Senato confermasse il voto favorevole della Camera. PRESIDENTE. Senatore Floris, quindi non accetta la riformulazione dell'ordine del giorno G1.2 e insiste per la votazione? Per l'ordine del giorno G1.100 non vuole ritirare le premesse e vuole insistere per la votazione? FLORIS (FI-BP) . Accetto le riformulazioni perché il poco è meglio del niente e ciò che ho detto serve più per il futuro che per la votazione attuale. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE. Invito il rappresentante del Governo a pronunziarsi sull'emendamento e sugli ordini del giorno in esame. CRIPPA, sottosegretario di Stato per lo sviluppo economico . Signor Presidente, il parere del Governo sull'emendamento e sugli ordini del giorno è in linea con quello del relatore. In particolare, per quanto riguarda l'emendamento 1.1, si esprime un invito al ritiro altrimenti il parere sarà contrario. Mi duole sottolineare ai colleghi intervenuti sul complesso degli emendamenti e per l'illustrazione degli ordini del giorno che mi sembra di notare una difficoltà nell'immaginare di modificare questo testo normativo e, allo stesso tempo, vederne l'applicazione, vista la scadenza. C'è una questione temporale che sembra non corrispondere ai discorsi fatti in precedenza. Quindi, invito caldamente anche i colleghi della maggioranza che hanno parlato prima, sostenendo alcune proposte nei confronti delle quali ci siamo espressi in senso contrario, a tener presente che di fatto è una situazione ben nota e problematica. (Commenti dal Gruppo PD) . Peccato che, dal punto di vista del contenuto, l'area di crisi industriale complessa di Ottana al momento è in una fase di riconoscimento, quindi, non esiste ancora. (Commenti dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. Potete lasciar parlare il Governo? CRIPPA , sottosegretario di Stato per lo sviluppo economico . Capisco la vostra difficoltà nel dover ascoltare, però ci provo. PRESIDENTE. Non vedo la difficoltà. Sta dando i suoi pareri in conformità o meno con quelli del relatore. CRIPPA , sottosegretario di Stato per lo sviluppo economico . Sto illustrando un parere. Visto che, in qualche modo, avete motivato il vostro parere favorevole sull'emendamento, mi sembra corretto che il Governo esprima una posizione chiara rispetto alla vostra posizione un po' altalenante su questo tema. Quindi per quanto riguarda l'emendamento all'articolo 1 invito a ritirare tale proposta o il parere sarà contrario. Sugli ordini del giorno i pareri sono conformi a quelli espressi dal relatore di maggioranza. Anche in questo caso, molti ordini del giorno sono identici ad altri già presentati alla Camera; le riformulazioni proposte sono totalmente in linea con quelle che sono state proposte e accettate alla Camera. Pertanto, rimettiamo all'Aula queste condizioni espresse dal relatore. PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.1, presentato dal senatore Floris e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G1.1, presentato dal senatore Floris e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . FAZZOLARI (FdI) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. FAZZOLARI (FdI) . Signor Presidente, le segnalo che il mio dispositivo per la votazione elettronica non funziona. Quindi sono risultato assente nella precedente votazione. PRESIDENTE . Può comunicare il suo voto agli Uffici, senatore Fazzolari. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G1.2 (testo 2), presentato dal senatore Floris e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G1.3, presentato dal senatore Floris e da altri senatori. (Segue la votazione) . CANTU' (L-SP) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CANTU' (L-SP) . Signor Presidente, il mio dispositivo per la votazione elettronica non funziona bene. PRESIDENTE . Un assistente sta venendo presso la sua postazione per verificare, senatrice Cantù. Registriamo comunque il suo voto favorevole; per le prossime votazioni, vedremo di risolvere il problema. Dichiaro chiusa la votazione. Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G1.100 (testo 2), presentato dal senatore Floris e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 2 del decreto-legge, che invito i presentatori ad illustrare. FLORIS (FI-BP) . Signor Presidente, l'emendamento 2.1 è simile al precedente emendamento, in quanto porterebbe da 9 milioni a 14 milioni le risorse da rendere disponibili per la zona di Ottana. Ma, visto il risultato delle votazioni precedenti, in cui sono state anche accolte le richieste che provenivano dagli ordini del giorno, ritiro l'emendamento. (Applausi del senatore Puglia) . PRESIDENTE . Essendo l'emendamento 2.0.100 improponibile, passiamo alla votazione finale. LAFORGIA (Misto-LeU) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LAFORGIA (Misto-LeU) . Signora Presidente... (Brusio). Se fosse possibile, chiedo un attimo di attenzione, quantomeno dalla Presidente. Voteremo a favore del provvedimento in esame, perché qualsiasi iniziativa che va nella direzione di un sostegno ai lavoratori ci vedrà favorevoli. Naturalmente però non possiamo prescindere da una discussione di carattere generale, che abbiamo bisogno di fare in questo e nei prossimi passaggi. (Brusio). PRESIDENTE. Colleghi, cortesemente, c'è un brusio in Aula che non permette al senatore di fare la sua dichiarazione di voto. Prego, senatore Laforgia. LAFORGIA (Misto-LeU) . Una prima discussione riguarda il tema degli ammortizzatori in deroga, che mostrano la loro insufficienza a partire dal nome: se sono in deroga dovrebbero conservare un tratto di eccezionalità. (Brusio) . PRESIDENTE. Ho l'impressione che l'Assemblea non abbia colto l'invito ad abbassare il tono della voce per permettere al senatore di continuare la sua dichiarazione di voto. Grazie! Prego, senatore Laforgia. LAFORGIA (Misto-LeU) . La ringrazio. C'è infatti un meccanismo di eccezionalità, che è diventato un meccanismo di normalità, su cui dovremmo avviare una discussione e penso che dobbiamo fare questa discussione a partire da un ragionamento sul riordino degli ammortizzatori sociali nella loro complessità. C'è una considerazione, che riguarda le aree di crisi industriale complessa e quindi la definizione di queste aree, perché dobbiamo sapere che interventi come questo sono sì indirizzati ai lavoratori e, naturalmente, il provvedimento in esame è sacrosanto innanzitutto per questa ragione, ma essi dovrebbero servire a operare un intervento sulle aree industriali. Quindi qui si pone il tema di cosa devono essere quelle aree industriali, di qual è il ragionamento rispetto alla loro riconversione e alla loro reindustrializzazione. Penso che dovremmo fare questa discussione. Naturalmente ciò apre la strada a una riflessione di fondo sulle politiche industriali del Paese e su quel grande piano di investimenti pubblici... (Brusio) . Sto andando avanti, signora Presidente, ma è davvero molto difficile svolgere l'intervento in queste condizioni. PRESIDENTE. Senatore Laforgia, ho già richiamato due volte l'Assemblea. Capisca anche la mia difficoltà a chiedere semplicemente un po' di educazione nei suoi confronti. LAFORGIA (Misto-LeU) . Cercheremo di autodisciplinarci negli anni, nel corso della legislatura. Come dicevo, ciò apre la strada ad una riflessione di carattere generale sulle politiche industriali, perché penso che abbiamo bisogno di fare un ragionamento sui grandi piani di investimenti pubblici, di cui si è vista una traccia molto labile negli ultimi anni e, quindi, in fondo, anche una discussione sul modello di specializzazione produttiva del Paese. Sto pensando a una discussione - lo dico con una battuta molto piccola - che riguarda cosa dovrebbe diventare l'Italia nei prossimi trent'anni e forse dovremmo elevare l'asticella della nostra riflessione esattamente a questa altezza. Se non facciamo questo, provvedimenti come quello che ci accingiamo a votare avranno più una caratteristica di tipo assistenzialista che di accompagnamento del modello industriale verso uno schema più avanzato. Approfitto dei pochi minuti rimasti per formulare anche un giudizio su una cosa che apparentemente è slegata dal provvedimento in oggetto, ma che riguarda moltissimo il dibattito di queste ore. Uso il termine «apparentemente», perché la discussione che faremo nei prossimi giorni, in sede di conversione del cosiddetto decreto-legge dignità, riguarda esattamente quei contenuti e nella discussione di queste ore c'è un acceso dibattito politico sui contorni di quel decreto-legge. Penso - mi pare lo dicesse qualche collega in sede di discussione generale - che la parola «dignità» sia molto importante, molto preziosa. Si può anche dare a un decreto-legge un titolo così ambizioso, usando, appunto, la parola dignità, ma se non si affrontano i nodi di fondo che riguardano gli aspetti che hanno intaccato, in questo Paese, la sfera della dignità dei lavoratori, allora vuol dire che in realtà di quella dignità non ci si sta occupando per davvero. In questa sede, cogliendo l'opportunità che mi viene data, voglio interloquire con il Governo e con la maggioranza, per il suo tramite, Presidente, proprio su questo terreno. Per carità, va bene aver messo mano alla questione dei contratti a tempo determinato, cosa che avevo chiesto, insieme ad altri colleghi, nella scorsa legislatura, quando ricoprivo il ruolo di deputato della Repubblica. Va bene aver messo quella stretta; penso sia stato un passaggio necessario. Bene anche la decisione sulle delocalizzazioni: sono il primo firmatario di una proposta dal contenuto molto simile, con una stretta molto simile a quella che è stata immaginata dal decreto-legge. Bene persino il tema della pubblicità nel gioco d'azzardo. Ma io voglio fare qualche domanda al Governo, voglio interloquire con questa maggioranza: siete disponibili o no, nei passaggi che arriveranno, a fare quella grande operazione, che chiediamo da tempo, di disboscamento reale della giungla dei contratti precari, che rende oggi la condizione, soprattutto di un pezzo delle nuove generazioni, insostenibile, frammentata, di una precarietà che si sta trasformando persino in sfruttamento? Siete disponibili o no a fare quello che, ad esempio, alcuni deputati e senatori 5 Stelle, anche nella scorsa legislatura, avevano dichiarato di voler fare, ovvero reintrodurre l'articolo 18 sui licenziamenti disciplinari e collettivi? Perché oggi molti lavoratori di questo Paese hanno rinunciato a difendersi anche davanti a un licenziamento ingiusto in ragione del fatto che, per aver smantellato l'ultimo brandello di statuto dei lavoratori, è diventato più difficile farlo, difendersi, tutelare i propri interessi. L'articolo 18 su quella parte non è un simulacro del passato, era l'asticella che non bisognava superare, lo strumento di deterrenza rispetto agli abusi e ai meccanismi discriminatori. Volete ragionare o no di una pensione di garanzia per i giovani? Probabilmente faremo questa discussione in sede di esame del disegno di legge di bilancio, ma oggi, se vi volete occupare della dignità, dovete occuparvi innanzi tutto di questo, cioè di quelli che oggi sono giovani lavoratori precari e che domani, scientificamente, saranno pensionati poveri. Un Paese di pensionati poveri è inevitabilmente un Paese destinato a perire, oltre che a smottare sul piano della sostenibilità economica. Volete o no rassicurare - su questo ci teniamo particolarmente - sul fatto che non vengano reintrodotti i voucher , al netto di un ragionamento che si può affrontare sui voucher nell'utilizzo domestico, perché quello strumento nelle imprese private - e vorrei dire anche nel pubblico - non ha colto l'obiettivo che si prefiggeva, ovvero far emergere il lavoro nero, diventando anche questo un mezzo di sfruttamento? Pongo una questione che ho già toccato in altri interventi in quest'Aula, un aspetto a cui teniamo particolarmente e su cui dovremmo ragionare in modo trasversale se ci considerassimo un Paese civile: il tema della riduzione dell'orario di lavoro a parità di salario. Oggi, colleghi, una società moderna è quella che libera tempo di lavoro, non quella che immagina che ci siano pochi lavoratori che facciano un lavoro poco dignitoso, come sta accadendo esattamente in questa fase storica. Se posso rubare un minuto in più, anche cercando di recuperare il tempo che mi è stato sottratto, dico questo in sintesi: vogliamo o no - anche approfittando del passaggio di oggi - avviare una discussione che dica che si è definitivamente chiusa la stagione nella quale si pensa (e si è pensato in passato), a destra e a sinistra, che un sistema economico, il nostro, nella fattispecie, si risolleva manomettendo le regole del mercato del lavoro? Vogliamo superare questa stagione e dire che un sistema economico - vorrei dire sociale - lo si risolleva soltanto con serie ed efficaci politiche industriali, con politiche di investimenti pubblici nei settori strategici? Ci state a chiudere questa stagione? Perché questo è il tema di fondo, che tocca il tema degli ammortizzatori, cioè l'oggetto della discussione di oggi, e riguarda tutti i temi e le discussioni che informeranno il dibattito pubblico sul lavoro nei prossimi mesi e nei prossimi anni. Chiudo con una postilla più squisitamente politica, lo dico ai membri della maggioranza per il suo tramite, signor Presidente: bisogna che la smettiate di immaginare uno schema nel quale la maggioranza faccia la parte della destra soprattutto sul terreno dei diritti civili e nella gestione di alcune questioni molto complicate, a partire da quella dell'immigrazione, e faccia la sinistra su altri terreni, magari di politica economica e sociale. Questo gioco non può funzionare a lungo. Noi interloquiremo sulle proposte di merito quando dovessero arrivare, come forse nel caso del decreto dignità, che vadano nella direzione che noi auspichiamo, ma di sicuro non faremo sconti al Governo, perché il tema del lavoro è un tema centrale dell'agenda di questo Paese e riguarda appunto, a maggior ragione, la dignità delle lavoratrici e dei lavoratori. (Applausi dal Gruppo Misto-LeU) . UNTERBERGER (Aut (SVP-PATT, UV)) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. UNTERBERGER (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente, il nostro Gruppo esprimerà voto favorevole. La motivazione è identica a quella per il decreto Alitalia. Bisogna tutelare i lavoratori nel passaggio tra due legislature, ma si tratta soprattutto di dare ulteriore tempo per cercare una via d'uscita positiva alle due crisi. La questione industriale è uno dei temi fondamentali dei prossimi anni, è al centro dei grandi dibattiti mondiali, dalla Cina agli Stati Uniti ed è importante che se ne discuta anche in Italia, dove non si tratta solo di gestire le emergenze, ma anche di pensare al modello di Paese. Le politiche di sviluppo industriale richiedono investimenti nella ricerca e nella formazione, attrazione degli investimenti stranieri, strumentazioni e tempi adeguati per chi sceglie la strada dell'innovazione. Purtroppo viviamo in un'epoca in cui la politica è tutta schiacciata sul presente e sulla ricerca costante del consenso. Una delle conseguenze più negative è la messa in secondo piano delle politiche che richiedono tempo, che guardano al futuro. Eppure l'Italia ha bisogno di questo, partendo dalla riconversione delle realtà produttive che versano in uno stato di grave crisi. Chi è stato al MISE in questi anni credo abbia molto da raccontare. Noi che siamo arrivati solo adesso in Senato vediamo i numeri e ci rendiamo conto di quanto grande e delicato sia il lavoro di quel Ministero. Per questo rinnoviamo i nostri auguri di buon lavoro al ministro Di Maio, perché è dal suo Ministero che passano le paure di chi rischia il lavoro. Sono le politiche per lo sviluppo industriale che danno significato alle misure per il lavoro. Ad esempio, il reddito di cittadinanza può essere uno strumento utile a superare un periodo di disoccupazione temporanea o può ridursi a misura assistenzialistica. Così come assumono valore le norme sulle assunzioni, sui licenziamenti, le misure per la riduzione del costo del lavoro. Insomma, si tratta di un discorso che merita di essere affrontato in una logica d'insieme, fuori dagli annunci, nel merito delle questioni. Ed è con questo invito che ribadisco il voto favorevole del Gruppo per le Autonomie al provvedimento. (Applausi dal Gruppo Aut (SVP-PATT, UV)) . BERTACCO (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BERTACCO (FdI) . Signor Presidente, onorevoli colleghe, onorevoli colleghi, il Gruppo di Fratelli d'Italia voterà a favore di questo provvedimento per un unico motivo: è un decreto-legge che coinvolge migliaia di lavoratori che da anni attendono risposta e questo per loro è dare ulteriore tempo sperando di poter trovare una soluzione. Ancora una volta un provvedimento di assistenza al reddito riguardante la Sardegna. È dal 2007 che la crisi attanaglia la nostra economia e quindi azioni di questo genere, nell'immediatezza, erano giuste, ma purtroppo si sono trasformate nel tempo in consuetudine, riducendosi a puro assistenzialismo. I lavoratori di Alcoa, come tanti altri, stanno aspettando risposte dalla politica, non hanno mai ambito a divenire casi da servizi sociali. Sono venuti più volte qui, a Roma, a manifestare per il loro posto di lavoro. Sono venuti a Roma per chiedere lavoro e non elemosina e alcuni di loro sono ancora sotto processo per delle intemperanze che - badate bene - noi non giustifichiamo, però risulta quanto meno curioso che essi siano sotto processo per aver chiesto un lavoro, mentre i bravi ragazzi dei centri sociali devastano le nostra città costantemente impuniti. (Applausi dal Gruppo FdI) . Chissà se un giorno qualcuno ci spiegherà il perché. Tutti gli italiani hanno la forte volontà di essere padroni del proprio destino, determinati a crescere e camminare con le proprie gambe e fermamente convinti che la loro dignità passi attraverso un lavoro. Chiediamo quindi al Governo di avere, d'ora in avanti, una certa discontinuità rispetto a quelli precedenti. Basta assistenzialismo: occorrono riforme strutturali e riqualificazioni ambientali nelle aree di crisi industriale. Noi voteremo a favore del provvedimento perché, come ho detto all'inizio del mio intervento, ci sono dei lavoratori, dei padri di famiglia, delle persone che stanno soffrendo. Il nostro dovere non è realizzato continuando a prorogare un decreto-legge, dovremmo invece lavorare per il rilancio di queste zone, con scelte coraggiose che aiutino le nostre imprese a innovare, assistendole in progetti di conversione aziendale. Gli italiani fuggono dall'autocommiserazione e chiedono di essere protagonisti delle scelte per aiutare il nostro Paese a ritornare a crescere. Oggi proroghiamo per l'ennesima volta un decreto-legge, ma ci auguriamo per davvero di poter ascoltare a breve dal ministro Di Maio quali sono le proposte del Governo per quanto riguarda la politica industriale. Sinceramente, dal contratto di Governo io non l'ho capito. Sono ancora più curioso di capire quali saranno i prossimi atti per garantire le tante situazioni di crisi italiane (penso a Termini Imerese, Taranto, Gela, Terni, Savona, Piombino, Frosinone e alla Val Vibrata) e ridare speranza a migliaia di uomini e donne che sperano di poter pensare al futuro con maggiore serenità. Nel 2017 le vertenze erano 162 e riguardavano 180.000 lavoratori: un numero altissimo e impressionante di persone che non possono trovare risposte esclusivamente in una deroga. Pertanto, per quello che fin qui ho esposto, Fratelli d'Italia voterà a favore del provvedimento in esame, con la speranza che, da oggi in poi, si possa pensare per davvero agli interessi dei lavoratori e delle nostre aziende. (Applausi dal Gruppo FdI) . ROSSOMANDO (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ROSSOMANDO (PD) . Signor Presidente, rappresentanti del Governo, onorevoli colleghi, il Partito Democratico voterà a favore del provvedimento in esame. Discutiamo oggi di un provvedimento che riguarda gli ammortizzatori sociali in deroga e il loro rifinanziamento. Discutiamo di un provvedimento teso alla conservazione di un pezzo dell'industria del Paese, quello dell'alluminio. Discutiamo di tutela e conservazione del posto di lavoro in una delle aree più povere del Paese, quella del Sulcis in Sardegna. Discutiamo della vita delle persone, di persone che hanno un nome e un cognome. Ma vi è di più. Discutiamo di un provvedimento, frutto dell'azione del Governo Gentiloni Silveri, che si iscrive in un quadro di politiche industriali e sociali del nostro Paese, un'azione di Governo indirizzata al potenziamento degli strumenti di politica industriale. Si tratta di un'impostazione in cui, nella sua complessità, vi sono politiche attive e passive del lavoro, come ha detto una collega nel corso della discussione generale. Espressioni come "percorsi di riconversione e riqualificazione industriale" fanno parte di scelte precise e di una programmazione mirata che si inserisce anche in altri provvedimenti discussi nella passata legislatura (come, ad esempio, la riforma delle politiche attive del lavoro), che hanno cercato di mettere insieme investimenti produttivi, riqualificazione delle aree interessate, formazione del capitale umano, bonifiche e recupero ambientale, efficientamento energetico e realizzazione delle infrastrutture. Insomma, si tratta di un'impostazione per cui, solo negli ultimi due anni, sono stati sottoscritti gli accordi di programma in sette aree di crisi industriale, con l'apertura di altrettanti bandi che hanno portato a 242 milioni di euro la dotazione complessiva di risorse assegnate alle aree di crisi industriale complessa. Tutto questo per sottolineare che non discutiamo soltanto di ammortizzatori sociali. Per quello che riguarda lo specifico del provvedimento, è già stato detto che prevede uno stanziamento di 9 milioni di euro per il 2018 in favore della Regione Sardegna per il rifinanziamento degli ammortizzatori sociali in deroga nelle aree di crisi industriale complessa. Una parte di questi 9 milioni è destinata a garantire, fino alla fine dell'anno 2018, la copertura abituale dei dipendenti dell'ex sito Alcoa, in attesa della conclusione del processo di riconversione del sito industriale, acquisito nel febbraio di quest'anno della società Svizzera Sider Alloys. Dicevo però che non discutiamo solo di ammortizzatori sociali perché il provvedimento si inscrive in un'impostazione di politiche di protezione e di sviluppo, in un mondo che dal 2008 è stato stravolto dalla più grande crisi economica manifestatasi dal Dopoguerra ad oggi, come ormai ripetiamo tutti da tempo, dopo anni nei quali - forse troppo presto abbiamo dimenticato o qualcuno vuol dimenticare - vi è stato il dominio dell'ideologia del mercato che si autoregola e produce la ricchezza delle Nazioni. Un'ideologia che ha prodotto più povertà, più ingiustizia sociale, crisi dei settori produttivi e dei modelli di sviluppo. In questa situazione abbiamo riportato il Paese a discutere di politiche industriali: non era scontato e, forse, non lo è ancora oggi. Nel frattempo è cambiato un mondo, è cambiata l'industria, è cambiata l'organizzazione del lavoro e, oggi, chiunque voglia governare si deve confrontare con debito pubblico, politiche di crescita e politiche di protezione. Si deve confrontare e deve dire in quale ordine e come connette queste tre grandi questioni. Noi l'abbiamo fatto, abbiamo anche visto i limiti delle azioni passate e abbiamo avanzato delle proposte perché c'è ancora molto da fare. Ad oggi, però, dopo tre mesi passati solo per formare un Governo e un mese e mezzo di silenzio sul piano delle proposte legislative, ci chiediamo quale sia la visione strategica del Governo e della maggioranza che lo sostiene. Ci chiediamo se ce ne sia una; il Paese ha diritto di saperlo. Basta forse aver unito i due Ministeri dello sviluppo economico e del lavoro per affrontare le contraddizioni e i conflitti sociali legati alla crisi economica e per ritenerli risolti? E come pensate di coniugare la cosiddetta flat tax con gli investimenti pubblici per lo sviluppo e per l'innovazione e le politiche di protezione sociale? Continuate con gli slogan e l'ultimo è di qualche ora fa: avete proclamato che avreste sconfitto la precarietà con il cosiddetto decreto dignità. La precarietà però si sconfigge principalmente con innovazione e crescita, con investimenti pubblici che presuppongono scelte strategiche, quelle che voi continuate a rinviare. Forse dovete ancora trovare un accordo, ad esempio, su infrastrutture e sulle priorità e gli assi strategici tra Nord-Est e Nord-Ovest. Forse è per questo che Salvini era assente ieri al Consiglio dei ministri, dove è stato partorito il primo provvedimento politico di questo Governo? Tre mesi dunque per costruire il Governo, un mese e mezzo per approvare il primo decreto-legge in Consiglio dei ministri. Mi pare sia grande la distanza tra quello che avete detto e promesso agli italiani in campagna elettorale, quello che avete scritto nel contratto di Governo e le questioni che sottoponete alla discussione in Parlamento. Ci sarà tempo per la discussione di merito nelle Commissioni competenti e in Aula, però, signor Presidente, mi sia consentito di mettere in evidenza lo scarto tra le cose annunciate e quelle che leggiamo. La «Waterloo del precariato», così è stata chiamata, la grande riforma del mercato del lavoro, la riforma dei servizi dell'impiego per preparare l'arrivo del reddito di cittadinanza: non mi pare che siamo ancora di fronte a questo. Siamo di fronte a nulla di tutto questo. E anche su voucher e rider siamo ad un semplice rinvio al Parlamento e alla contrattazione nazionale. Eppure qualche idea e qualche pratica circolano, basta guardare al Comune di Bologna e alla Regione Lazio. Ci sarà tempo per discutere di merito e noi non faremo mancare le nostre proposte, ma, almeno in quest'Aula, non spacciamo la verità con la propaganda: nessun precario da oggi si sente più tutelato, mentre sicuramente il mondo delle imprese sembra alquanto spaventato. Dichiaro il voto favorevole del Partito Democratico. (Applausi dal Gruppo PD) . BERGESIO (L-SP) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BERGESIO (L-SP) . Signor Presidente, rappresentanti del Governo, colleghi senatori, il provvedimento che la Camera ha già approvato e che ora, con il nostro voto, si accingerà alla conversione in legge, dispone la proroga al 2018 della possibilità per le imprese situate nelle aree di crisi complessa di fruire degli ammortizzatori sociali in deroga. Il provvedimento stabilisce le misure per il completamento di piani di nuova industrializzazione, di recupero o di tenuta occupazionale relativi a crisi aziendali, nonché, per la Regione Sardegna, la possibilità di destinare ulteriori risorse, fino al limite di 9 milioni di euro, per specifiche situazioni occupazionali esistenti sul suo territorio con onere posto a carico del fondo sociale per l'occupazione e la formazione. Questo provvedimento rappresenta l'ultimo decreto-legge varato dal Governo precedente, il Governo Gentiloni Silveri, l'ultimo intervento approvato dai partiti che oggi sono all'opposizione e che erano al Governo prima del 4 marzo. Esso, di fatto, denuncia le gravi problematiche occupazionali conseguenti alle crisi di imprese strategiche per l'economia del Paese: ricordiamo, a titolo di esempio, l'ILVA di Taranto, l'AST di Terni, la Lucchini di Piombino e di Trieste; tutte realtà differenti ed, al contempo, colpite dalla crisi economico finanziaria che il Paese sta attraversando ma soprattutto dalla mancanza di una politica industriale lungimirante che tutelasse le eccellenze italiane e le difendesse dalla concorrenza sleale dei Paesi esteri. Lo voglio dire a chi ci ha preceduto, a chi dice già che questo Governo non sta facendo: penso che noi, in trenta giorni, abbiamo fatto più cose di altri in cinque anni! (Applausi dai Gruppi L-SP e M5S) . Nel caso specifico della Sardegna, poi, l'errore fatto a suo tempo è stato quello di tentare di estendere l'industrializzazione in modo non pianificato a differenti realtà territoriali dell'isola, senza un connubio serio abbinato al turismo, all'agricoltura e a tanti di quegli aspetti che oggi sarà possibile attuare perché anche nelle deleghe questo Governo ha avuto la lungimiranza di mettere insieme dei Ministeri importanti, nell'esempio anche di quanto accaduto nel Consiglio dei ministri di ieri sera, in modo tale che avremo la possibilità di dare a questa isola, come diceva prima il collega Solinas, una soluzione di continuità economica, sociale e un futuro per i giovani di quest'isola così importante. (Applausi dai Gruppi L-SP e M5S) . Affinché i progetti di riconversione e riqualificazione industriale abbiano successo occorre puntare ad una seria politica industriale che non segua un modello preconfezionato o generalizzato, ma che guardi alla peculiarità e alla sostenibilità territoriale (dobbiamo scendere a livello dei territori). I dati - che sono circa 162 tavoli di crisi aziendali aperti presso il MISE e un tasso di disoccupazione nel 2017 molto alto - inducono a pensare che la riqualificazione industriale tout court non sempre sia la strada giusta per il recupero occupazionale, perché i processi sono lunghi, farraginosi e a volte inefficaci; ma intanto i lavoratori, soprattutto quelle delle industrie territoriali, restano senza lavoro, privi di copertura reddituale anche per colpa della riforma degli ammortizzatori sociali operata dal Governo di centrosinistra. Perché il precedente Governo - ed è bene ricordarlo in quest'Aula - per promuovere il jobs act ha introdotto la revisione della disciplina sugli ammortizzatori sociali, confinando la Cassa integrazione a strumento di sostegno in costanza di rapporto di lavoro, con esclusione per cessazione definitiva dell'attività aziendale e riducendone la durata. La modifica al decreto legislativo n. 148 del 2015, come è stato citato in precedenza, apportata nell'ultima legge di bilancio con il comma 133, riconosce la possibilità di proroga della Cassa integrazione. Si tratta di dodici mesi aggiuntivi in caso di riorganizzazione aziendale e di sei mesi per crisi, ma solo per gli anni 2018 e 2019, nel limite massimo di spesa di 100 milioni di euro e a condizione che si tratti di imprese di rilevanza strategica anche a livello regionale, però con un organico superiore alle 100 unità. Tali interventi evidenziano in modo chiaro come la Sinistra abbia avuto occhio solo per una certa tipologia di industria, non occupandosi di come garantire continuità di reddito, sussidi e garanzie di welfare ai disoccupati delle realtà più piccole, delle tante piccole e medie imprese. (Applausi dai Gruppi L-SP e M5S). Eppure le piccole e medie imprese costituiscono il tessuto economico del nostro Paese, rappresentano numericamente il 99 per cento del sistema produttivo, creando occupazione per il 65 per cento degli addetti. Bene hanno fatto a partecipare all'assemblea di Confartigianato i vice premier Matteo Salvini e Di Maio, perché ritengo sia stato un atto importante di rapporto, di dignità e soprattutto di colloquio con questi rappresentanti delle piccole e medie imprese, tessuto fondamentale del nostro Paese che noi vogliamo aiutare e non abbandonare. (Applausi dai Gruppi L-SP e M5S). Per questo noi crediamo fermamente nelle riforme che deve fare questo Governo: nella flat tax, in un regime di tassazione agevolato e semplificato che riduca in primis gli oneri derivanti dai vari adempimenti burocratici, nonché nella modifica sostanziale della inqualificabile legge Fornero (Applausi dai Gruppi L-SP e M5S) che ridia la giusta dignità ai lavoratori già in età pensionabile, a cui è stata di fatto tolta la possibilità di riposo. Secondo voi è corretto che un dipendente vada in pensione con 41 anni di contributi perché svolge un lavoro usurante e magari il datore di lavoro, che non ha svolto quella attività ma una ancora più usurante perché lavora dall'età di dieci anni, non vada ancora in pensione? Questo non è giusto, è completamente sbagliato e noi vogliamo riformare questi principi. Dal 2007 in poi la crisi ha colpito molto duramente il settore manifatturiero, non solo in Italia, ma anche in Spagna, che ad esempio ha registrato una riduzione della produzione industriale del 25 per cento, e in Francia, dove il calo è stato del 12 per cento; da questo disastro si salva, dopo un primo quinquennio con qualche problema, soltanto la Germania, superando il problema della debole domanda interna proprio con le esportazioni. Non desidero addentrarmi sul caso tedesco, ma ricordare semplicemente che il surplus commerciale, che viola pesantemente i criteri di Maastricht e che nessuno obbliga a rispettare, in questo caso ha salvato proprio la Germania dalla crisi; oltre a questo, anche la moneta unica ha dato loro un grosso aiuto, ma su questo tema non vado oltre. Pertanto sarà forse il caso di ripensare anche tutto il sistema che dai bandi di Invitalia porta poi a concretizzare i processi di riqualificazione e reindustrializzazione caratterizzati da lentezza e molte volte da inefficacia. Abbiamo poi accolto con favore la proposta del Governo di far partecipare ai tavoli di crisi presso il Ministero, naturalmente come uditori, i parlamentari di maggioranza e di opposizione: secondo noi non si tratta, come è stato detto da molti, di politicizzare questi tavoli, ma di darci la corretta informazione da riportare alle aziende e ai dipendenti presenti sul nostro territorio. PRESIDENTE. Concluda senatore, per favore. BERGESIO (L-SP) . Concludo il mio intervento esprimendo il voto favorevole a nome del Gruppo Lega, che ho l'onore di rappresentare; voto, però, dettato non già da un consenso e un'approvazione a quanto messo in atto dal precedente Governo, bensì dal fatto che oramai le risorse sono state assegnate e sbloccarle significherebbe dare una boccata d'ossigeno a mille lavoratori per ulteriori sei mesi. Siamo, però, sicuri che questo non sarà sufficiente e che dovremo da subito metterci al lavoro nelle Commissioni competenti e in Aula, insieme al Governo, per colmare definitivamente la voragine che separa la domanda di lavoro e la sicurezza di un posto di lavoro, che soddisfi la vita dignitosa di ogni lavoratore, dando piena applicazione a quanto previsto dall'articolo 1 della nostra Costituzione. (Applausi dai Gruppi L-SP e M5S. Congratulazioni) . FLORIS (FI-BP) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. FLORIS (FI-BP) . Signor Presidente, signori del Governo, mi piacerebbe avere di fronte quest'oggi il vice primo ministro Di Maio, nonché Ministro al MISE, alle attività produttive, Ministro del lavoro (e forse anche altri incarichi da lui ricoperti). «Siamo sicuri che questo non sarà sufficiente»: queste le parole di chi mi ha preceduto, senatore Bergesio. Sono quasi sicuro anch'io che questo non sarà sufficiente a dare una certezza, sia per Alcoa, sia per Matrica, sia per il Sulcis, sia per il Nord-Ovest della Sardegna, la zona di Porto Torres, nel sassarese. Sono anzi fortemente preoccupato e se non fossi stato qui oggi lo sarei ancora di più; le manifestazioni di solidarietà sentite in quest'Aula, invece, mi incoraggiano e spero nella volontà di salvare queste due aree industriali di interesse nazionale. Ripeto, di interesse nazionale. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Aree e attività industriali che sono state inserite nel contesto sardo per volontà della politica nazionale. Certo, a noi sardi ha fatto molto piacere, perché una di queste aree (mi riferisco a quella di Portovesme, in questo momento, che si trova nella zona del Sulcis) è arrivata a dare lavoro a oltre 4.000 dipendenti e attualmente noi stiamo cercando di salvarne 380-400. C'è un grave difetto nell'industrializzazione in Sardegna del periodo trascorso e sono preoccupato perché le risorse, seppur cospicue, destinate a quell'area... (Brusio). Chiedo scusa, se fosse possibile avere meno risonanza. (Richiami del Presidente). La ringrazio. Dicevo che le zone che sono state oggi oggetto di questo provvedimento devono essere seguite attentamente da voi della maggioranza, che vi siete impegnati a salvare queste due aree. Il Sulcis, come dicevo (tanto perché qualcuno ne parla conoscendo ciò di cui parla, mentre altri forse non lo sanno), è la provincia d'Italia più povera: 50 per cento e oltre di disoccupazione giovanile e un abbandono scolastico che non vorrei neanche dire quanto è, perché è semplicemente vergognoso. Allora bene si attagliano a questa zona le vostre intuizioni o le vostre idee per formare nuovo lavoro. Mi riferisco, ad esempio, al lavoro generato dalla skills guarantee , ossia il lavoro che viene assicurato a coloro i quali non hanno frequentato la scuola, non hanno scolarizzazione, ma dovrebbero andare a lavorare nei siti industriali dopo una preparazione ritrovata, appunto, con questa formula e con questa misura. Pertanto, la preoccupazione che ha manifestato Bergesio prima - e per il quale lo ringrazio - ce l'ho anch'io. Sono sicuro che, senza un ulteriore controllo dell'apparato nazionale per le imprese e le industrie dei territori sulcitano e sassarese, probabilmente tra sei mesi verremo qui a dirci che abbiamo sprecato delle risorse e non voglio che ciò accada. Invito dunque coloro che hanno responsabilità nazionale e hanno voluto questi insediamenti industriali a livello territoriale sardo a essere attenti affinché si abbia un recupero industriale vero e proprio. Ha detto prima di me il collega e conterraneo Solinas che stanno facendo i primi passi i nuovi proprietari della vecchia Alcoa, oggi Sider Alloys. Spero che questi primi passi, che non si preannunciano i migliori, siano invece poi quelli che consentiranno all'industria e al polo dell'alluminio di riprendere l'egemonia nazionale e anche europea. Ricordo che la società americana Alcoa, che aveva due sedi in Europa, una in Sardegna e una in Spagna, ha deciso di tenere in vita quella spagnola. Perché? Vi siete chiesti perché? La produzione in Sardegna costava molto di più ed erano considerati aiuti di Stato quelli che consentivano di avere il costo dell'energia uguale a quello del resto del territorio nazionale ed europeo. Ecco allora - e chiudo veramente il mio intervento - ciò che mi preme che venga fatto in politica e qui in Senato: rimettere al pari i deficit presenti in un'isola per creare sviluppo, un'isola che peraltro non ha infrastrutturazione, perché le ferrovie sono le peggiori d'Europa - posto che di ferrovia si possa parlare - e le strade non sono certamente le migliori. Consentirci allora di essere alla pari: non vogliamo assistenzialismo becero, ma vogliamo le condizioni che ci permettano di partecipare alla gara, alla competizione nazionale e internazionale partendo dalla stessa linea. Vogliamo essere messi in condizione di competere con gli altri territori e questo si può. Basta riconoscere lo stato di insularità e quanto a esso sta dietro: prezzi dei trasporti in continuità territoriale, stesso prezzo per l'energia e tutte le altre cose che avrò modo di illustrare in altri interventi. (Applausi dal Gruppo FI-BP e dei senatori Pisani e Zanda ) . MATRISCIANO (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MATRISCIANO (M5S) . Signor Presidente, signori rappresentanti del Governo, colleghe e colleghi, ci troviamo oggi qui in Senato per votare la conversione in legge di un importante decreto-legge, arrivato in Aula dopo un attento esame, prima in Commissione speciale e poi alla Camera, dove ha raccolto il voto favorevole e unanime di tutti i Gruppi parlamentari. Con questo provvedimento, in primo luogo, si aggiungono ulteriori 9 milioni alle risorse finanziarie impiegate nel 2018 per le specifiche situazioni occupazionali insistenti nella Regione Sardegna, per i trattamenti di cassa integrazione guadagni straordinaria in deroga e di mobilità in deroga per le aree di crisi complessa. Sono attualmente riconosciute come aree di crisi industriale complessa quella del polo industriale di Portovesme e quella di Porto Torres. Le ulteriori risorse assegnate garantiscono la prosecuzione dei trattamenti di mobilità in deroga per ulteriori sei mesi, scadendo l'attuale trattamento il 30 giugno 2018. Tali risorse consentiranno la prosecuzione dei trattamenti in corso e il recupero dei lavoratori che, pur avendone diritto, non ne avevano fatto domanda. La platea potenziale interessata risulta essere pari a circa 1.000 lavoratori. Con questo provvedimento si concede la proroga fino al 31 dicembre dei trattamenti di mobilità in deroga per i lavoratori delle due aree. In particolare, lo stabilimento Alcoa del Sulcis Iglesiente racconta una lunga e tormentata storia di crisi industriale e occupazionale, che nel dicembre 2014 registrò la messa in mobilità di 500 dipendenti destinati a un futuro oscuro e incerto. Le proteste di lavoratori dell'Alcoa saliti su un silos a 70 metri di altezza, dopo la chiusura dello stabilimento, hanno rappresentato il grido di dolore di centinaia di famiglie private del futuro e della dignità che solo il lavoro può dare: una drammatica richiesta di aiuto che non può restare inascoltata. Bisogna assicurare la ripresa del lavoro, la salvaguardia dell'occupazione di un'attività produttiva, quella dell'alluminio, importante non solo per la Sardegna, ma per l'economia nazionale, la cui interruzione ha depauperato il nostro tessuto sociale ed economico, togliendo prospettiva di un futuro all'Italia e rendendola più debole. Gli operai dell'Alcoa sono il simbolo dell'Italia industriale che, dopo un periodo di eccezionale sviluppo, vive da oltre un decennio una crisi senza precedenti, per l'assenza di una politica industriale che ha umiliato e messo il nostro Paese in posizione di totale subordinazione rispetto ai competitor stranieri, e ha disperso consistente patrimonio di competenze accumulate in decenni attività; competenze che invece avrebbero potuto essere sfruttate per impostare processi di riconversione. La tormentata storia della crisi industriale e occupazionale dell'Alcoa di Portovesme richiede dunque l'adozione di misure urgenti volte a rifinanziare il capitolo degli ammortizzatori sociali, puntando su piani di nuova industrializzazione e sul recupero e la tenuta dei livelli occupazionali. In una Repubblica fondata sul lavoro, qual è la nostra, nessun lavoratore può essere lasciato solo e privo di ammortizzatori sociali. Non possiamo dimenticarci di nessun lavoratore e non possiamo farlo perché vogliamo restituire dignità ai lavoratori, alle imprese e alle famiglie che sono pilastri della nostra società, per evitare il rischio che l'Italia diventi una colonia industriale a causa di politiche incapaci di creare le condizioni per lo sviluppo ad alta intensità di lavoro e di conoscenza. In questo momento sono aperti presso il Ministero dello sviluppo economico più di 160 tavoli di crisi aziendale che coinvolgono circa 180.000 lavoratori. La soluzione di queste crisi viene raggiunta in poco più della metà dei casi; le vertenze rimangono aperte per molto tempo (da due o tre anni), e non sempre le soluzioni individuate, anche con grande impegno, risultano efficaci. Per molte aziende non è possibile aprire i tavoli di crisi, così i lavoratori restano vittime delle multinazionali che vengono a fare shopping in Italia per poi chiudere dopo poco tempo e delocalizzare la produzione, come nel caso della Polioli di Vercelli o la Salvi di Milano. In alcuni casi, per vizi di forma nelle richieste non si accede agli ammortizzatori sociali, come nel caso di alcuni operai della ex indotto FIAT di Termini Imerese. I progetti di riqualificazione e riconversione industriale spesso stentano a partire, nonostante le copiose risorse messe sul piatto. Proprio su questo punto noi vogliamo soffermarci perché, quando si parla di ammortizzatori sociali, vi si accostano spesso, anzi sempre, i concetti di recupero occupazionale e percorsi di politiche attive del lavoro finalizzati alla rioccupazione dei lavoratori. Fino ad oggi questi concetti sono rimasti delle bellissime parole che non sempre hanno trovato riscontro nella realtà dei fatti. Noi riteniamo invece che proprio su questi concetti il Governo e il suo lavoro dovranno concentrarsi. Il recupero occupazionale è il punto cardine della riforma dei centri per l'impiego e del reddito di cittadinanza, che - lo ribadiamo - è non una forma di assistenzialismo, come in maniera miope le forze di opposizione si ostinano a far credere, ma una misura di proattività che restituirà dignità ai lavoratori, che per noi sono risorse preziose e meritano di essere reintrodotte il prima possibile nel circuito lavorativo attraverso azioni formative e mirate che rispondano a un'attenta analisi e corrispondenza precisa tra domanda e offerta di lavoro dei diversi territori. Noi diciamo «basta» alle mancette come il REI, che puntano non alla valorizzazione delle persone, ma a lasciarle nel limbo della speranza che forse in futuro le cose cambieranno. La persona valorizzata è una persona che si riattiva per cambiare la sua condizione. Questo sarà possibile farlo grazie al reddito di cittadinanza e alla riforma dei centri per l'impiego, pensando di agire - perché no - anche nella fase precedente, quando l'azienda dichiara la sua difficoltà e la necessità di ricorrere agli ammortizzatori sociali. Intervenire con azioni formative concrete, volte a rendere il lavoratore di nuovo competitivo in termini di conoscenza e competenza, rappresenterebbe la proattività nei piani di recupero occupazionale. Per tutte queste motivazioni, in attesa che il Governo del cambiamento porti in Aula il decreto dignità e venga attivato il reddito di cittadinanza per chi involontariamente e incolpevolmente si venga a trovare senza lavoro, il Gruppo del MoVimento 5 Stelle esprimerà voto favorevole. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP. Congratulazioni). LANZI (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LANZI (M5S) . Chiediamo che la votazione venga effettuata a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico. PRESIDENTE . Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori. (La richiesta risulta appoggiata) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del disegno di legge, composto del solo articolo 1. (Segue la votazione). Il Senato approva . (v. Allegato B) . Sui lavori del Senato PRESIDENTE . Onorevoli colleghi, informo che il Presidente del Senato ha convocato la Conferenza dei Capigruppo domani, mercoledì 4 luglio, alle ore 15,30. Pertanto, essendosi esaurito oggi l'esame del disegno di legge di conversione del decreto-legge n. 488 previsto dal calendario per la corrente settimana, la seduta di domani inizierà alle ore 17 per annunciare all'Aula il nuovo calendario dei lavori, all'esito della Conferenza dei Capigruppo. Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno PARRINI (PD) . Signor Presidente, il Gruppo... (Brusio). PRESIDENTE. I senatori che vogliono abbandonare l'Aula lo facciamo nel rispetto del senatore che sta parlando. PARRINI (PD) . Il Gruppo Partito Democratico per la quarta volta consecutiva in quest'Aula si vede costretto a sollevare la questione del rifiuto da parte dei ministri Salvini e Bonafede di venire a rispondere nella sede istituzionale del Senato alle interrogazioni che due esponenti del Partito Democratico, il sottoscritto e il senatore Misiani, hanno presentato a proposito di una vicenda che, anche per i fatti che stanno emergendo nelle ultime ore, va delineandosi come uno degli scandali politici più grossi degli ultimi anni in questo Paese. Un tribunale dello Stato il 24 luglio dell'anno corso ha stabilito che la Lega, che oggi è un partito che governa il nostro Paese, ha rubato ai cittadini italiani 48 milioni di euro di rimborsi elettorali. Quei soldi vanno restituiti, ma quei soldi a oggi risultano introvabili; sono spariti. La magistratura sta formulando ipotesi inquietanti sulle ragioni di quella sparizione, tra l'altro seguendo giri di denaro vorticosi e oscuri che dalla Lombardia si sono estesi a molti Paesi europei e a paradisi fiscali purtroppo tristemente noti. Noi ci domandiamo, chiedendo nuovamente ai ministri Bonafede e Salvini di venire in Aula a rispondere alla nostra legittima richiesta di chiarezza su questi fatti, come sia possibile che due Ministri della Repubblica, di fronte a una vicenda così grave, non avvertano il dovere morale, civile e politico di spiegare come stanno le cose. (Applausi dal Gruppo PD) . La scorsa settimana il ministro Salvini ha reso delle dichiarazioni giornalistiche che, a suo avviso, dovevano essere chiarificatrici e che sono risultate soltanto sconcertanti. Avrebbe detto di non perdere tempo e che i soldi sono stati già spesi. È peggio se sono stati già spesi, perché non è in grado di dire come, dove e perché. (Applausi dal Gruppo PD) . Il ministro Salvini deve venire in Aula e deve farlo il prima possibile. Chiedo a lei, Presidente, di avere garanzie che questa legittima prerogativa dei parlamentari di opposizione sia rispettata e di far sentire, insieme alla nostra, la sua voce affinché questo scandalo nello scandalo finisca. (Applausi dal Gruppo PD . Congratulazioni) . PRESIDENTE . Senatore Parrini, mi farò portavoce della sua richiesta, come avvenuto nel caso delle precedenti tre richieste. MALPEZZI (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MALPEZZI (PD) . Signor Presidente, oggi abbiamo avuto notizia - abbiamo provato a verificare e purtroppo è reale - che il Governo non ha riconfermato l'esistenza della Struttura di missione per il coordinamento e impulso nell'attuazione di interventi di riqualificazione dell'edilizia scolastica. Ci sorprende molto questo, perché il contratto di Governo - lei, Presidente, chiaramente lo conosce - ribadisce l'importanza degli interventi in edilizia scolastica. Dal 2014 al gennaio 2018 sono stati messi in circolo 10 miliardi dal Governo Renzi e dal Governo Gentiloni Silveri, per intervenire sulle scuole, in particolare sulla loro messa in sicurezza, ma anche sulla realizzazione di nuove scuole. La Struttura di missione aveva la funzione di coordinare tutto il lavoro fatto e rappresentava un punto di collegamento con gli amministratori locali, che giustamente richiedevano la possibilità di partecipare ai bandi, che sono entrati all'interno delle graduatorie regionali e desideravano poter migliorare l'assetto dei loro edifici; e così pure le diverse Città metropolitane. Bene, riporto solo due cifre, perché vorremmo avere qualche spiegazione rispetto alla chiusura di questa Struttura di missione senza alcuna altra via d'uscita. Come ho detto prima, sono stati finanziati interventi per 10 miliardi, che hanno coperto l'apertura di ben 10.000 cantieri (6.300 sono già stati chiusi). Sono stati terminati interventi che molti senatori qui presenti hanno visto con i loro occhi, andando alle inaugurazioni; siamo stati tutti invitati a festeggiare le aperture di nuove scuole, più sicure e più belle. Sono già stati assegnati 5,2 miliardi, mentre a questo punto non sappiamo che fine faranno i restanti 4,8 miliardi, perché non sta scritto da nessuna parte quale sia l'intenzione del Governo per far funzionare il sistema di edilizia scolastica, che ad oggi vedeva - per esempio - la Struttura di missione responsabile anche per le deroghe agli equilibri di bilancio. Allora, Presidente, noi le chiediamo di farsi portavoce anche di questo, perché viviamo un momento davvero delicato. Abbiamo assistito sconcertati alle dichiarazioni del ministro Salvini, pochi giorni fa, quando ha detto che la mafia non si combatte con la cultura e con i libri. Non vorremmo che, all'interno di questo discorso, che chiaramente noi non possiamo condividere, non ci fosse anche il sottointeso che la mafia non si combatte neppure con le scuole e che ci fosse quindi quasi una volontà di non investire in quell'ambito, visti anche i segnali che questo Governo sta cominciando a dare. Sappiamo benissimo che la scuola è il primo presidio di legalità e noi siamo convinti che si debba continuare a insistere. Vorremmo avere la certezza che, anche dal suo punto di vista e grazie alla forza che lei può esprimere, questo nostro indirizzo potesse essere riportato al Governo. Noi, caro Presidente, non possiamo accettare passivamente che un lavoro fatto bene, che ha dato risultati ad amministratori di ogni appartenenza politica, venga semplicemente raso al suolo da chi ha la passione per le ruspe e le usa indiscriminatamente, a seconda della propria volontà. (Applausi dai Gruppi PD e FI-BP) . RAMPI (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. RAMPI (PD) . Signor Presidente, abbiamo appreso ieri sera dell'emanazione di un decreto-legge urgente che trasferisce le competenze relative al turismo dal Ministero dei beni e delle attività culturali al Ministero delle politiche agricole. Ora, al di là dell'urgenza, che non comprendiamo - ma di questo discuteremo quando il decreto-legge verrà in Aula per la sua conversione in legge - secondo noi tale provvedimento è grave e sbagliato sulla base di una valutazione di natura politica. Sottolineo l'importanza di quella che fu la nostra scelta di legare il turismo con la cultura, in quello che noi consideravamo e consideriamo il principale Ministero economico del nostro Paese. Noi pensiamo che, se questo Paese ha un futuro nel mondo, ce l'abbia per la sua cultura e che, se esiste una politica per il turismo in Italia, non possa che essere una politica culturale. È stata quindi una scelta strategica. Eppure di questo si può discutere. Si può discutere di quanto era scritto nel contratto di Governo, in cui si annunciava la volontà di formare un Ministero specifico del turismo e di arrivarci facendo un passo indietro - secondo noi grave - e cioè tornare alla delega alla Presidenza del Consiglio, che è un errore. Quello che però davvero non comprendiamo è mettere insieme la materia del turismo con le politiche agricole, alimentari e forestali. Si tratta di un Ministero sicuramente importantissimo, ma non riusciamo veramente a comprendere il nesso. Qualcuno dice che deve diventare il Ministero del made in Italy . Se però così deve essere, mi risulta che il Ministero di riferimento dovrebbe essere quello dello sviluppo economico e infatti nelle Commissioni della Camera dei deputati e del Senato la materia del turismo è allocata presso la Commissione a cui fa riferimento lo sviluppo economico. Pertanto, se si considera sbagliata la strategia dell'unificazione con la cultura - la riteniamo invece giusta - la normalità sarebbe portare tale competenza al Ministero dello sviluppo economico. Dunque, qual è il motivo per portare la competenza sul turismo nel Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali? Il motivo non c'è, oppure il motivo c'è e qualche nostro collega, oggi, lo ha detto con candore e in maniera esplicita: il motivo è costituito dalle competenze del Ministro pro tempore . Rendiamoci conto - per questo lo dico in Assemblea, peraltro nel mio primo intervento, di carattere istituzionale e appellandomi alla Presidenza - che non è possibile decidere la strategia di un Ministero e l'allocazione delle competenze dello stesso sulla base delle competenze - uso questo termine, perché sono una persona seria e diplomatica - del Ministro pro tempore . Questo è un fatto grave, irrituale, illogico e sbagliato da un punto di vista istituzionale. Spero e penso che la maggioranza rifletta, nel tempo che va dall'emanazione del decreto-legge di ieri sera, urgente - di cui però non si vede alcuna urgenza - a quando esso arriverà in Assemblea e in Commissione e faccia un passo indietro rispetto a questo scempio delle istituzioni repubblicane. (Applausi dal Gruppo PD) . VATTUONE (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. VATTUONE (PD) . Signor Presidente, ogni anno sono molte le ricorrenze che ci ricordano l'impegno e il sacrificio delle donne e degli uomini delle nostre Forze armate. Sono molte e, in ragione del loro numero, non è sempre possibile ricordarle con l'attenzione che meriterebbero. Oggi voglio portare all'attenzione dell'Assemblea una ricorrenza, perché credo meriti un ricordo e uno sguardo speciale. Venticinque anni fa, esattamente il 2 luglio 1993 - proprio ieri ricorreva dunque il venticinquesimo anniversario - vicino a Mogadiscio, in Somalia, tre nostri militari, il sottotenente Andrea Millevoi, il sergente maggiore Stefano Paolicchi e il paracadutista Pasquale Baccaro, persero la vita in un conflitto a fuoco. I militari partecipavano a una missione umanitaria militare in Somalia, denominata Ibis, iniziata nel dicembre 1992 e inquadrata nell'ambito di un'operazione delle Nazioni Unite, che si era resa necessaria in conseguenza della gravissima situazione determinata in quel Paese, devastato da anni di guerra civile, di carestia e di epidemia. Il 2 luglio del 1993, a Mogadiscio, i nostri militari vennero attaccati nei pressi di un check point dai miliziani del signore della guerra locale Aidid e negli scontri caddero il sottotenente Millevoi, dell'8° reggimento Lancieri di Montebello, il sergente maggiore Stefano Paolicchi, del 9° reggimento d'assalto Col Moschin, e il paracadutista Pasquale Baccaro, del 186° reggimento Folgore, tutti decorati con la medaglia d'oro al valor militare e alla memoria. Altri 23 soldati rimasero feriti: voglio ricordare per tutti il tenente colonnello Gianfranco Paglia, anch'esso decorato al valor militare con la medaglia d'oro, che è stato un collega eletto alla Camera dei deputati in passato. Credo però che la maniera più corretta per onorare questa ricorrenza oggi sia ricordare, in primo luogo, le ragioni dell'impegno del nostro Paese nella partecipazione alle missioni internazionali di pace. Il nostro impegno nasce dalla convinzione secondo cui le grandi sfide della sicurezza collettiva e un'effettiva progressiva stabilizzazione delle aree di crisi possono essere affrontate solo con il contributo di tutti e con un approccio multilaterale. Va ricordato che quello dell'Italia nelle missioni internazionali è apprezzato e riconosciuto come un impegno di elevatissima efficacia e professionalità, in particolare per quelle capacità civili e militari che rappresentano la nostra cifra operativa. Credo sia poi opportuno ricordare come il nostro impegno a favore dei popoli delle Nazioni dell'Africa sia consistente e di lungo periodo. Questo vuol dire che l'Africa e il Mediterraneo sono da tempo priorità nella nostra politica estera, per il semplice motivo che il Mediterraneo lega noi, il nostro destino, ai destini dei popoli dell'Africa e lo sviluppo di quest'area ci richiede la capacità di attuare - anche qui - politiche di lungo periodo e di cooperazione multilaterale. Concludo ricordando che la missione italiana in Somalia proseguì fino al 1994 e che durante l'operazione hanno perso la vita 12 militari italiani, una infermiera volontaria della Croce Rossa e due giornalisti; altri 107 militari sono stati feriti. Il bilancio della missione ha visto l'impegno di 12.000 militari. PRESIDENTE. Senatore, deve concludere. VATTUONE (PD) . Ho concluso. Sono state 1.320 le operazioni di rastrellamento, 4.000 le armi di ogni tipo sequestrate, 200.000 le visite mediche, 233.000 gli interventi veterinari di trattamento antiparassitario. PRESIDENTE. Senatore, la faccio concludere, ma le ho già dato un minuto in più. Sia cortese, concluda. VATTUONE (PD) . Infine, sono state aperte 100 scuole e 22 sono gli orfanotrofi a cui è stata data assistenza. Penso sia corretto e dovuto un ricordo speciale per onorare questa ricorrenza. (Applausi). AIMI (FI-BP) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. AIMI (FI-BP) . Signor Presidente, rappresentanti del Governo, colleghi senatori, anche da parte di Forza Italia vogliono giungere parole di ricordo per quell'episodio terribile che avvenne venticinque anni fa - segnatamente il 2 luglio 1993 - in cui persero la vita tre militari italiani e furono feriti 22 loro commilitoni. Fu un giorno tragico e mi fa piacere che questa Assemblea li abbia ricordati poc'anzi con l'intervento del collega del Partito Democratico. Credo che possiamo dire tutti insieme - al di là di ogni schieramento politico - che il sacrificio di quegli eroi non è mai vano, e vogliamo continuare a onorarlo. Quel giorno, in una giornata terribilmente calda, torrida, polverosa, alcuni nostri militari rimasero chiusi all'interno del famoso check point Pasta e vennero fatti oggetto prima di un lancio di pietre da parte di donne somale, anche di ragazze e ragazzini molto giovani. Successivamente, ci fu un' escalation di questo assalto, culminato con l'arrivo di miliziani di Aidid, che aprirono il fuoco con i kalashnikov e colpirono addirittura un blindato con un lanciarazzi. Fu un momento terribile. Credo che ora dobbiamo ricordare, commossi, quei ragazzi: Andrea Millevoi, aveva ventuno anni e apparteneva all'8° reggimento Lancieri di Montebello; il sergente maggiore degli incursori del Col Moschin, Stefano Paolicchi, trent'anni, il caporale Pasquale Baccaro, vent'anni. (Il Gruppo FI-BP si leva in piedi). Vennero feriti - come dicevamo prima - altri 22 commilitoni, tra i quali c'era anche il sottotenente dei paracadutisti Gianfranco Paglia, che venne colpito da un kalashnikov con tre pallottole e perse l'uso delle gambe. Gli è stata conferita per questa missione, per il suo atto di eroismo, una medaglia d'oro al valor militare. (Applausi dai Gruppi FI-BP, M5S, L-SP e PD). Io credo che si sia cominciato a comprendere da quel momento che indossare una divisa non è un disonore, che difendere una bandiera non è un gesto assolutamente inutile. Disse Paglia: «Ho fatto solo il mio dovere». Il dovere di quest'Aula è di ricordare quei ragazzi, di portare il nostro cordoglio unanime ai loro famigliari, per far sì che l'Italia possa avere punti di riferimento alti come questi eroi. (Applausi dai Gruppi FI-BP, M5S, L-SP e PD). PRESIDENTE . Ringrazio i senatori che hanno voluto ricordare questo momento importante a cui l'Assemblea partecipa con un minuto di silenzio. (Il Presidente e l'Assemblea si levano in piedi e osservano un minuto di silenzio). FANTETTI (FI-BP) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. FANTETTI (FI-BP) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi si consenta di ricordare all'Assemblea che sabato 30 giugno è venuta a mancare una nostra ex collega, la senatrice Antonella Rebuzzi, che era nata nel 1954 ad Alzano Lombardo, in provincia di Bergamo, la città che ha dato i natali a tanti italiani emigrati all'estero, compreso il nostro ex ministro Tremaglia e che lei aveva lasciato per emigrare - come tanti hanno fatto in questa nostra generazione - per trovare all'estero un futuro professionale migliore. Antonella Rebuzzi si era distinta per un senso di imprenditorialità diffuso, che l'aveva portata a costruire una rete di ristoranti italiani all'estero in diversi Paesi (in Russia, in Francia, in Germania), ed è stata la prima senatrice eletta all'estero nella legislatura 2006-2008. È stata particolarmente benvoluta da tutti quelli che l'hanno conosciuta e si è distinta per un lavoro quantitativo e qualitativo in quest'Aula di particolare rilievo. Ha anche presentato un disegno di legge per la promozione, la tutela e il riconoscimento della ristorazione italiana all'estero, che noi stiamo cercando di portare avanti anche in suo ricordo. Vi prego quindi di ricordarla con un caloroso applauso: è una persona che ha meritato di sedere sugli scranni di questo Senato della Repubblica. (Appalusi). PRESIDENTE. La Presidenza si associa al ricordo. Per la risposta scritta ad interrogazioni LONARDO (FI-BP) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LONARDO (FI-BP) . Signor Presidente, colleghi, intervengo brevemente al termine della seduta per sollecitare la risposta a due mie interrogazioni molto importanti al ministro della salute Giulia Grillo. La prima interrogazione è stata pubblicata sul Resoconto dell'11 aprile e reca il numero 4-00022 , la seconda - sul medesimo argomento - reca il numero 4-00199 del 5 giugno 2018. È infatti in fase istruttoria il decreto del commissario ad acta della Regione Campania contenente il piano regionale di programmazione della rete ospedaliera. Il decreto individua la macroarea delle Province di Avellino e Benevento, ma vorrei evidenziare che tale accorpamento - così come ho avuto modo di ben esplicitare nella mia interrogazione - non tiene conto di quella che è la situazione morfologica, geografica e idrogeologica del territorio collinare montuoso, dell'assetto viario disastroso e della distanza chilometrica elevata che separa i Comuni della Provincia di Benevento e ancor più con quella di Avellino. Nell'interrogazione chiedo al signor Ministro di adottare disposizioni volte a prevedere che, all'interno della macroarea di Benevento e Avellino, entrambe le città restino dotate di un DEA di secondo livello, così come già predisposto nel precedente piano ospedaliero. Signor Presidente, gentili colleghi, in questo momento l'ospedale di Benevento vive un momento davvero molto drammatico. Sono andati via diversi primari molto importanti e non ci sono anestesisti. Questa mattina ben altri quattro primari hanno dichiarato che lasceranno l'ospedale e altri ancora andranno via. L'ospedale è in uno stato davvero molto pietoso. A questo punto, chiedo che, per tutelare il diritto alla salute dei cittadini del territorio, si possano mettere in campo delle azioni che soltanto il Ministro può adottare, per fare in modo che il direttore generale, che evidentemente vive un momento di conflitto ambientale con l'ospedale, possa lasciare il suo incarico a qualcuno che si interessi davvero a questa struttura e sia in grado di tenere un dialogo con le strutture e le istituzioni. Va ribadito che la ristrutturazione prevista dal commissario ad acta potrebbe complicare ulteriormente questa grave situazione e a pagare sarebbero i cittadini. Per tali motivi, chiedo una sollecita risposta da parte del ministro Grillo. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Atti e documenti, annunzio PRESIDENTE . Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Ordine del giorno per la seduta di mercoledì 4 luglio 2018 PRESIDENTE . Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica domani, mercoledì 4 luglio, alle ore 17, con il seguente ordine del giorno: (Vedi ordine del giorno) La seduta è tolta (ore 19,52) . Allegato A DISEGNO DI LEGGE Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 9 maggio 2018, n. 44, recante misure urgenti per l'ulteriore finanziamento degli interventi di cui all'articolo 1, comma 139, della legge 27 dicembre 2017, n. 205, nonché per il completamento dei piani di nuova industrializzazione, di recupero o di tenuta occupazionale relativi a crisi aziendali (488) ARTICOLO 1 DEL DISEGNO DI LEGGE DI CONVERSIONE E ALLEGATO RECANTE LE MODIFICAZIONI APPORTATE AL DECRETO-LEGGE IN SEDE DI CONVERSIONE NEL TESTO APPROVATO DALLA CAMERA DEI DEPUTATI Art. 1. 1. Il decreto-legge 9 maggio 2018, n. 44, recante misure urgenti per l'ulteriore finanziamento degli interventi di cui all'articolo 1, comma 139, della legge 27 dicembre 2017, n. 205, nonché per il completamento dei piani di nuova industrializzazione, di recupero o di tenuta occupazionale relativi a crisi aziendali, è convertito in legge con le modificazioni riportate in allegato alla presente legge. 2. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale. ________________ N.B. Approvato il disegno di legge composto del solo articolo 1. Allegato MODIFICAZIONI APPORTATE IN SEDE DI CONVERSIONE AL DECRETO-LEGGE 9 MAGGIO 2018, N. 44 All'articolo 1, il comma 1 è sostituito dal seguente: «1. All'articolo 1, comma 139, della legge 27 dicembre 2017, n. 205, è aggiunto, in fine, il seguente periodo: "Ai medesimi fini di cui al periodo precedente, la regione Sardegna può altresì destinare ulteriori risorse, fino al limite di 9 milioni di euro nell'anno 2018, per le specifiche situazioni occupazionali esistenti nel suo territorio"». ARTICOLO 1 DEL DECRETO-LEGGE NEL TESTO COMPRENDENTE LE MODIFICAZIONI APPORTATE DALLA CAMERA DEI DEPUTATI Articolo 1. (Misure urgenti per le imprese operanti nelle aree di crisi industriale complessa) 1. All'articolo 1, comma 139, della legge 27 dicembre 2017, n. 205, è aggiunto, in fine, il seguente periodo: «Ai medesimi fini di cui al periodo precedente, la regione Sardegna può altresì destinare ulteriori risorse, fino al limite di 9 milioni di euro nell'anno 2018, per le specifiche situazioni occupazionali esistenti nel suo territorio». 2. All'onere derivante dall'applicazione del comma 1, pari a nove milioni di euro per l'anno 2018, si provvede a carico del Fondo sociale per occupazione e formazione di cui all'articolo 18, comma 1, lettera a) , del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2. EMENDAMENTO E ORDINI DEL GIORNO ARTICOLO 2 DEL DECRETO-LEGGE NEL TESTO COMPRENDENTE LE MODIFICAZIONI APPORTATE DALLA CAMERA DEI DEPUTATI Articolo 2. (Misure urgenti per il completamento dei piani di crisi aziendale) 1. All'articolo 1, comma 145, della legge 27 dicembre 2017, n. 205, le parole: «concesse entro la data del 31 dicembre 2016 e aventi durata con effetti nell'anno 2017.» sono sostituite dalle seguenti: «aventi efficacia temporale entro il 31 dicembre 2016 e durata fino al 31 dicembre 2017.». EMENDAMENTO EMENDAMENTO TENDENTE AD INSERIRE UN ARTICOLO AGGIUNTIVO DOPO L'ARTICOLO 2 ARTICOLO 3 DEL DECRETO-LEGGE Articolo 3. (Entrata in vigore) 1. Il presente decreto entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana e sarà presentato alle Camere per la conversione in legge Pareri espressi dalla 1a e dalla 5a Commissione permanente sul testo del disegno di legge n. 488 e sui relativi emendamenti La Commissione affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'interno, ordinamento generale dello Stato e della pubblica amministrazione, esaminato il disegno di legge in titolo, nonché gli emendamenti ad esso riferiti, esprime, per quanto di competenza, parere non ostativo. La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge in titolo ed i relativi emendamenti, trasmessi dall'Assemblea, esprime, per quanto di competenza, parere non ostativo sul testo. Sugli emendamenti 1.1 e 2.1, esprime parere di semplice contrarietà. Sull'emendamento 2.0.100, esprime infine parere non ostativo. VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA SEGNALAZIONI RELATIVE ALLE VOTAZIONI EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA Nel corso della seduta sono pervenute al banco della Presidenza le seguenti comunicazioni: Disegno di legge n. 488: la senatrice Cantù avrebbe voluto esprimere un voto contrario sull'emendamento 1.1 e sull'ordine del giorno G1.1 e un voto favorevole sugli ordini del giorno G1.3 e G.1.100 (testo 2). Congedi e missioni Sono in congedo i senatori: Bellanova, Bonifazi, Borgonzoni, Bressa, Candiani, Cattaneo, Cioffi, Crimi, De Poli, Merlo, Moronese, Morra, Napolitano, Rojc, Romano, Romeo, Santangelo, Sciascia e Siri. Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Garavini e Giacobbe, per partecipare all'Assemblea plenaria del Consiglio generale degli Italiani all'estero. Gruppi parlamentari, Ufficio di Presidenza Il Presidente del Gruppo parlamentare MoVimento 5 Stelle ha comunicato la nuova composizione dell'Ufficio di Presidenza del Gruppo stesso: Presidente: senatore Stefano Patuanelli Vice Presidente Vicario: senatore Gianluca Perilli Vice Presidenti: senatrice Maria Domenica Castellone, senatore Primo Di Nicola, senatore Arnaldo Lomuti, senatrice Alessandra Maiorino Segretari: senatrice Barbara Floridia, senatore Gabriele Lanzi, senatrice Giulia Lupo Tesoriere: senatrice Nunzia Catalfo. Commissioni permanenti, variazioni nella composizione Il Presidente del Gruppo parlamentare MoVimento 5 Stelle ha comunicato le seguenti variazioni nella composizione delle Commissioni permanenti: 1 a Commissione permanente: entra a farne parte il senatore Corbetta, cessa di farne parte la senatrice Gallicchio; 3 a Commissione permanente: entra a farne parte la senatrice Taverna, cessa di farne parte il senatore Toninelli, sostituito in quanto membro del Governo dalla senatrice Taverna; 5 a Commissione permanente: entra a farne parte la senatrice Gallicchio, cessa di farne parte la senatrice Naturale; 9 a Commissione permanente: entra a farne parte la senatrice Naturale, cessa di farne parte il senatore Corbetta; 12 a Commissione permanente: entra a farne parte il senatore Toninelli, sostituito in quanto membro del Governo dalla senatrice Taverna, cessa di farne parte la senatrice Taverna. Disegni di legge, annunzio di presentazione Ministro economia e finanze Presidente del Consiglio dei ministri Conversione in legge del decreto-legge 28 giugno 2018, n. 79, recante proroga del termine di entrata in vigore degli obblighi di fatturazione elettronica per le cessioni di carburante (542) (presentato in data 28/06/2018); senatori Endrizzi Giovanni, Mantero Matteo, Lanzi Gabriele, De Lucia Danila, Montevecchi Michela, Russo Loredana, Gallicchio Agnese, Corbetta Gianmarco, Donno Daniela, Corrado Margherita, Girotto Gianni Pietro, Di Piazza Stanislao, Mantovani Maria Laura, Moronese Vilma, De Falco Gregorio, Maiorino Alessandra, Anastasi Cristiano, Castellone Maria Domenica, Romano Iunio Valerio, Nocerino Simona Nunzia, Pirro Elisa, Bottici Laura, Ortis Fabrizio Introduzione del divieto di pubblicità per i giochi con vincite in denaro (543) (presentato in data 28/06/2018); senatore Nastri Gaetano Modifiche all'articolo 173 del codice della strada, di cui al decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, in materia di utilizzo di apparecchi radiotelefonici (544) (presentato in data 28/06/2018); senatori Romeo Massimiliano, Arrigoni Paolo, Augussori Luigi, Bagnai Alberto, Barbaro Claudio, Bergesio Giorgio Maria, Bonfrisco Anna Cinzia, Borghesi Stefano, Bossi Simone, Bossi Umberto, Briziarelli Luca, Bruzzone Francesco, Calderoli Roberto, Campari Maurizio, Candura Massimo, Cantu' Maria Cristina, Casolati Marzia, De Vecchis William, Faggi Antonella, Ferrero Roberta, Fregolent Sonia, Fusco Umberto, Iwobi Tony Chike, Marin Raffaella Fiormaria, Marti Roberto, Montani Enrico, Nisini Tiziana, Ostellari Andrea, Pazzaglini Giuliano, Pellegrini Emanuele, Pepe Pasquale, Pergreffi Simona, Pianasso Cesare, Pillon Simone, Pirovano Daisy, Pisani Pietro, Pittoni Mario, Pizzol Nadia, Pucciarelli Stefania, Ripamonti Paolo, Rivolta Erica, Rufa Gianfranco, Saponara Maria, Saviane Paolo, Sbrana Rosellina, Solinas Christian, Tesei Donatella, Tosato Paolo, Vallardi Gianpaolo, Vescovi Manuel, Zuliani Cristiano Norme per l'incremento del livello di sicurezza del parto naturale (545) (presentato in data 29/06/2018); senatori Romeo Massimiliano, Arrigoni Paolo, Augussori Luigi, Bagnai Alberto, Barbaro Claudio, Bergesio Giorgio Maria, Bonfrisco Anna Cinzia, Borghesi Stefano, Bossi Simone, Bossi Umberto, Briziarelli Luca, Bruzzone Francesco, Calderoli Roberto, Campari Maurizio, Candura Massimo, Cantu' Maria Cristina, Casolati Marzia, De Vecchis William, Faggi Antonella, Ferrero Roberta, Fregolent Sonia, Fusco Umberto, Iwobi Tony Chike, Marin Raffaella Fiormaria, Marti Roberto, Montani Enrico, Nisini Tiziana, Ostellari Andrea, Pazzaglini Giuliano, Pellegrini Emanuele, Pepe Pasquale, Pergreffi Simona, Pianasso Cesare, Pillon Simone, Pirovano Daisy, Pisani Pietro, Pittoni Mario, Pizzol Nadia, Pucciarelli Stefania, Ripamonti Paolo, Rivolta Erica, Rufa Gianfranco, Saponara Maria, Saviane Paolo, Sbrana Rosellina, Solinas Christian, Tesei Donatella, Tosato Paolo, Vallardi Gianpaolo, Vescovi Manuel, Zuliani Cristiano Norme in materia di videosorveglianza negli asili nido e nelle scuole dell'infanzia nonché presso le strutture socio-assistenziali per anziani, disabili e minori in situazione di disagio (546) (presentato in data 29/06/2018); senatori Romeo Massimiliano, Arrigoni Paolo, Augussori Luigi, Bagnai Alberto, Barbaro Claudio, Bergesio Giorgio Maria, Bonfrisco Anna Cinzia, Borghesi Stefano, Bossi Simone, Bossi Umberto, Briziarelli Luca, Bruzzone Francesco, Calderoli Roberto, Campari Maurizio, Candura Massimo, Cantu' Maria Cristina, Casolati Marzia, De Vecchis William, Faggi Antonella, Ferrero Roberta, Fregolent Sonia, Fusco Umberto, Iwobi Tony Chike, Marin Raffaella Fiormaria, Marti Roberto, Montani Enrico, Nisini Tiziana, Ostellari Andrea, Pazzaglini Giuliano, Pellegrini Emanuele, Pepe Pasquale, Pergreffi Simona, Pianasso Cesare, Pillon Simone, Pirovano Daisy, Pisani Pietro, Pittoni Mario, Pizzol Nadia, Pucciarelli Stefania, Ripamonti Paolo, Rivolta Erica, Rufa Gianfranco, Saponara Maria, Saviane Paolo, Sbrana Rosellina, Solinas Christian, Tesei Donatella, Tosato Paolo, Vallardi Gianpaolo, Vescovi Manuel, Zuliani Cristiano Disposizioni per la tutela della famiglia e della vita nascente (547) (presentato in data 29/06/2018); senatori Fedeli Valeria, Ginetti Nadia, Alfieri Alessandro, Astorre Bruno, Bini Caterina, Cucca Giuseppe Luigi Salvatore, Garavini Laura, Giacobbe Francesco, Iori Vanna, Laus Mauro Antonio Donato, Malpezzi Simona Flavia, Valente Valeria Modifiche all'articolo 609-septies del codice penale, concernenti il regime di procedibilità del delitto di atti sessuali con minorenne (548) (presentato in data 02/07/2018); senatrice Moronese Vilma Modifiche alla legge del 29 gennaio 1992, n. 113, in materia di obbligo, per il comune di residenza, di porre a dimora un albero per ogni cittadino residente defunto prima del compimento del cinquantesimo anno di età (549) (presentato in data 02/07/2018); senatore Giarrusso Mario Michele Istituzione della figura dell'agente provocatore per i delitti contro la pubblica amministrazione e disposizioni in materia di operazioni sotto copertura (550) (presentato in data 02/07/2018); senatrice Evangelista Elvira Lucia Abrogazione del divieto di reformatio in peius nel processo d'appello in caso di proposizione dell'impugnazione da parte del solo imputato (551) (presentato in data 02/07/2018); senatrice D'Angelo Grazia Disposizioni in materia di giustizia telematica (552) (presentato in data 02/07/2018); senatrice Piarulli Angela Anna Bruna Modifiche al codice penale in materia di interdizione perpetua dai pubblici uffici ed incapacità perpetua di contrattare con la pubblica amministrazione nonché disposizioni in materia di contrasto ai reati contro la pubblica amministrazione (553) (presentato in data 02/07/2018); senatrice Piarulli Angela Anna Bruna Modifiche alla disciplina in materia di autoriciclaggio (554) (presentato in data 02/07/2018); senatori Nocerino Simona Nunzia, Matrisciano Susy, Guidolin Barbara, Bogo Deledda Vittoria Francesca Maria, Catalfo Nunzia, Auddino Giuseppe, Campagna Antonella, Puglia Sergio, Patuanelli Stefano, Gallicchio Agnese, Corrado Margherita, Angrisani Luisa, Lupo Giulia, Trentacoste Fabrizio, Romano Iunio Valerio, Drago Tiziana Carmela Rosaria, Marilotti Gianni, Bottici Laura, Leone Cinzia, Riccardi Alessandra, Croatti Marco, Evangelista Elvira Lucia, De Lucia Danila, Vono Gelsomina, Pisani Giuseppe, Romagnoli Sergio, Ricciardi Sabrina, L'Abbate Patty, Paragone Gianluigi, Fede Giorgio Disposizioni per il riconoscimento ed il sostegno del caregiver familiare (555) (presentato in data 03/07/2018); senatori Buccarella Maurizio, Martelli Carlo Disposizioni in materia di determinazione del prezzo di vendita dei beni immobili nelle aste giudiziarie (556) (presentato in data 03/07/2018); senatore Nencini Riccardo Modifiche al codice della strada, di cui al decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, per garantire l'incolumità dei ciclisti, degli automobilisti e dei minori (557) (presentato in data 03/07/2018); senatore Laniece Albert Modifiche alla legge 24 gennaio 1979, n. 18, in materia di elezione dei membri del Parlamento europeo, per l'istituzione della circoscrizione "Valle d'Aosta" (558) (presentato in data 03/07/2018); senatore Laniece Albert Modifica allo Statuto speciale per la Valle d'Aosta concernente la procedura per la modificazione dello Statuto medesimo (559) (presentato in data 03/07/2018). Disegni di legge, assegnazione In sede redigente 1ª Commissione permanente Affari Costituzionali Sen. De Poli Antonio Modifica all'articolo 49 del decreto legislativo 13 ottobre 2005, n. 217, e altre disposizioni per la perequazione del trattamento economico e normativo del personale dirigente e direttivo del Corpo nazionale dei vigili del fuoco con quello del corrispondente personale delle Forze armate e di polizia (154) previ pareri delle Commissioni 4° (Difesa), 5° (Bilancio), 11° (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale) (assegnato in data 03/07/2018); 1ª Commissione permanente Affari Costituzionali Sen. Misiani Antonio Disciplina dell'attività di relazioni istituzionali per la rappresentanza di interessi (241) previ pareri delle Commissioni 2° (Giustizia), 3° (Affari esteri, emigrazione), 5° (Bilancio), 7° (Istruzione pubblica, beni culturali), 8° (Lavori pubblici, comunicazioni), 10° (Industria, commercio, turismo), 11° (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale), 14° (Politiche dell'Unione europea) (assegnato in data 03/07/2018); 1ª Commissione permanente Affari Costituzionali Sen. Verducci Francesco Disciplina dell'attività di relazioni istituzionali per la rappresentanza di interessi (318) previ pareri delle Commissioni 2° (Giustizia), 3° (Affari esteri, emigrazione), 5° (Bilancio), 7° (Istruzione pubblica, beni culturali), 8° (Lavori pubblici, comunicazioni), 10° (Industria, commercio, turismo), 11° (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale), 14° (Politiche dell'Unione europea) (assegnato in data 03/07/2018); 2ª Commissione permanente Giustizia Sen. Cirinna' Monica Disposizioni in materia di contrasto alle discriminazioni motivate dall'orientamento sessuale e dall'identità di genere (59) previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio), 14° (Politiche dell'Unione europea) (assegnato in data 03/07/2018); 2ª Commissione permanente Giustizia Sen. Unterberger Julia Modifiche all'articolo 5 della legge 1° dicembre 1970, n. 898, in materia di assegno spettante a seguito di scioglimento del matrimonio o dell'unione civile (167) previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 11° (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale) (assegnato in data 03/07/2018); 2ª Commissione permanente Giustizia Sen. Buccarella Maurizio Estensione dei casi di applicazione delle operazioni sotto copertura ai reati contro la pubblica amministrazione (225) previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali) (assegnato in data 03/07/2018); 2ª Commissione permanente Giustizia Sen. Fattori Elena, Sen. Lannutti Elio Nuove norme in materia di reati agroalimentari (283) previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio), 6° (Finanze e tesoro), 9° (Agricoltura e produzione agroalimentare), 10° (Industria, commercio, turismo), 12° (Igiene e sanita'), 13° (Territorio, ambiente, beni ambientali), 14° (Politiche dell'Unione europea) (assegnato in data 03/07/2018); 2ª Commissione permanente Giustizia Sen. Vitali Luigi Introduzione dell'articolo 315-bis del codice di procedura penale, concernente la riparazione per ingiusta intercettazione di comunicazioni telefoniche o di conversazioni (353) previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio) (assegnato in data 03/07/2018); 2ª Commissione permanente Giustizia Sen. Cirinna' Monica Modifiche al codice penale, al codice di procedura penale e altre disposizioni in materia di reati contro gli animali (360) previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 3° (Affari esteri, emigrazione), 5° (Bilancio), 6° (Finanze e tesoro), 7° (Istruzione pubblica, beni culturali), 8° (Lavori pubblici, comunicazioni), 9° (Agricoltura e produzione agroalimentare), 10° (Industria, commercio, turismo), 12° (Igiene e sanita'), 13° (Territorio, ambiente, beni ambientali), 14° (Politiche dell'Unione europea) (assegnato in data 03/07/2018); 2ª Commissione permanente Giustizia Sen. Iannone Antonio, Sen. La Pietra Patrizio Giacomo Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sulle responsabilità del mancato adeguamento degli istituti penitenziari e sul sovraffollamento delle carceri (382) previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio) (assegnato in data 03/07/2018); 2ª Commissione permanente Giustizia Sen. Iannone Antonio, Sen. La Pietra Patrizio Giacomo Modifiche all'articolo 274 del codice di procedura penale, in materia di condizioni per l'adozione delle misure cautelari (408) previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali) (assegnato in data 03/07/2018); 2ª Commissione permanente Giustizia Sen. Iannone Antonio, Sen. La Pietra Patrizio Giacomo Abrogazione dei delitti di tortura e di istigazione del pubblico ufficiale a commettere tortura e previsione di un' aggravante comune per i pubblici ufficiali (409) previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 3° (Affari esteri, emigrazione), 5° (Bilancio) (assegnato in data 03/07/2018); 2ª Commissione permanente Giustizia Sen. Iannone Antonio, Sen. La Pietra Patrizio Giacomo Introduzione dell'articolo 187-bis del codice penale e altre disposizioni in materia di risarcimento dei danni da parte dello Stato in favore delle vittime di reati (410) previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio) (assegnato in data 03/07/2018); 2ª Commissione permanente Giustizia Sen. Causin Andrea Modifiche al codice civile in materia di riconoscimento della personalità giuridica delle associazioni e delle fondazioni (431) previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio) (assegnato in data 03/07/2018); 6ª Commissione permanente Finanze e tesoro Sen. Durnwalder Meinhard ed altri Modifiche al decreto legislativo 18 maggio 2001, n. 228, concernenti il trasferimento delle imprese agricole costituite in maso chiuso (15) previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 2° (Giustizia), 5° (Bilancio), 9° (Agricoltura e produzione agroalimentare) (assegnato in data 03/07/2018); 6ª Commissione permanente Finanze e tesoro Sen. Giammanco Gabriella Modifiche al testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e altre disposizioni tributarie in favore del coniuge non assegnatario dell'abitazione familiare in caso di separazione o di scioglimento del matrimonio (260) previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 2° (Giustizia), 5° (Bilancio), 10° (Industria, commercio, turismo), 13° (Territorio, ambiente, beni ambientali) (assegnato in data 03/07/2018); 6ª Commissione permanente Finanze e tesoro Sen. Verducci Francesco Istituzione di un credito di imposta per il sostegno alla ricerca, sviluppo, studio, ideazione e realizzazione di campionari destinato alle imprese del settore manifatturiero del tessile e della moda (389) previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio), 7° (Istruzione pubblica, beni culturali), 10° (Industria, commercio, turismo), 11° (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale), 14° (Politiche dell'Unione europea) (assegnato in data 03/07/2018); 6ª Commissione permanente Finanze e tesoro Sen. Pichetto Fratin Gilberto ed altri Disposizioni in materia di distribuzione di carburanti (416) previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio), 10° (Industria, commercio, turismo) (assegnato in data 03/07/2018); 7ª Commissione permanente Istruzione pubblica, beni culturali Sen. Boldrini Paola Disposizioni per la promozione, il sostegno e la valorizzazione delle associazioni e delle manifestazioni di rievocazione storica (206) previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 3° (Affari esteri, emigrazione), 5° (Bilancio), 6° (Finanze e tesoro), 8° (Lavori pubblici, comunicazioni), 10° (Industria, commercio, turismo), 14° (Politiche dell'Unione europea) (assegnato in data 03/07/2018); 7ª Commissione permanente Istruzione pubblica, beni culturali Sen. Giammanco Gabriella Modifiche all'articolo 4 della legge 3 maggio 1999, n. 124, in materia di valutazione degli assegni di ricerca e delle borse di studio post-dottorato nella formazione delle graduatorie per il conferimento di incarichi di supplenza per l'insegnamento nelle scuole di ogni ordine e grado (259) previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio), 11° (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale) (assegnato in data 03/07/2018); 7ª Commissione permanente Istruzione pubblica, beni culturali Sen. Giammanco Gabriella Norme per la dismissione dell'uso di animali da parte dei circhi e per il sostegno dello spettacolo circense contemporaneo (263) previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 2° (Giustizia), 3° (Affari esteri, emigrazione), 5° (Bilancio), 8° (Lavori pubblici, comunicazioni), 10° (Industria, commercio, turismo), 11° (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale), 12° (Igiene e sanita'), 13° (Territorio, ambiente, beni ambientali), 14° (Politiche dell'Unione europea) (assegnato in data 03/07/2018); 7ª Commissione permanente Istruzione pubblica, beni culturali Sen. Verducci Francesco Disposizioni per il recupero degli edifici storici ed architettonici danneggiati o distrutti dal sisma del 2016 nelle regioni Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria (317) previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio), 6° (Finanze e tesoro), 13° (Territorio, ambiente, beni ambientali) (assegnato in data 03/07/2018); 8ª Commissione permanente Lavori pubblici, comunicazioni Sen. Vescovi Manuel Istituzione della banca dati nazionale unica dei veicoli utilizzati da cittadini disabili (354) previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio), 12° (Igiene e sanita') (assegnato in data 03/07/2018); 8ª Commissione permanente Lavori pubblici, comunicazioni Sen. Bertacco Stefano ed altri Introduzione dell'obbligo di un dispositivo acustico e luminoso collegato ai sistemi di ritenuta per bambini previsti dal comma 1 dell'articolo 172 del codice della strada, di cui al decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (406) previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio), 10° (Industria, commercio, turismo), 14° (Politiche dell'Unione europea) (assegnato in data 03/07/2018); 8ª Commissione permanente Lavori pubblici, comunicazioni Sen. Gasparri Maurizio Istituzione del Tavolo permanente di confronto sulle politiche abitative (429) previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio), 13° (Territorio, ambiente, beni ambientali) (assegnato in data 03/07/2018); 9ª Commissione permanente Agricoltura e produzione agroalimentare Sen. Stefano Dario Estensione delle disposizioni sull'enoturismo al settore produttivo dell'olio di oliva (172) previ pareri delle Commissioni 5° (Bilancio), 6° (Finanze e tesoro), 7° (Istruzione pubblica, beni culturali), 10° (Industria, commercio, turismo) (assegnato in data 03/07/2018); 10ª Commissione permanente Industria, commercio, turismo Sen. Verducci Francesco Disposizioni per favorire l'internazionalizzazione delle micro e piccole imprese artigiane (316) previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio), 6° (Finanze e tesoro), 11° (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale), 14° (Politiche dell'Unione europea) (assegnato in data 03/07/2018); 11ª Commissione permanente Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale Sen. Rizzotti Maria ed altri Istituzione di un fondo per garantire la continuità dell'erogazione dei servizi pubblici essenziali ai soggetti morosi in condizioni di indigenza (181) previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio) (assegnato in data 03/07/2018); 12ª Commissione permanente Igiene e sanita' Sen. Giammanco Gabriella Norme per la tutela delle scelte alimentari vegetariana e vegana (261) previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 2° (Giustizia), 3° (Affari esteri, emigrazione), 5° (Bilancio), 7° (Istruzione pubblica, beni culturali), 9° (Agricoltura e produzione agroalimentare), 10° (Industria, commercio, turismo), 11° (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale), 14° (Politiche dell'Unione europea) (assegnato in data 03/07/2018); 12ª Commissione permanente Igiene e sanita' Sen. Cirinna' Monica Disposizioni in materia di tutela della scelta alimentare vegana (357) previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 2° (Giustizia), 3° (Affari esteri, emigrazione), 5° (Bilancio), 7° (Istruzione pubblica, beni culturali), 9° (Agricoltura e produzione agroalimentare), 10° (Industria, commercio, turismo), 11° (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale), 14° (Politiche dell'Unione europea) (assegnato in data 03/07/2018); Commissioni 2° e 6° riunite Sen. Buccarella Maurizio Disposizioni in materia di detrazione delle spese legali (223) previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio) (assegnato in data 03/07/2018); Commissioni 2° e 6° riunite Sen. Caliendo Giacomo ed altri Disposizioni in materia di detrazione delle spese legali (254) previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio), 8° (Lavori pubblici, comunicazioni), 11° (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale) (assegnato in data 03/07/2018); Commissioni 3° e 4° riunite Sen. Iannone Antonio, Sen. La Pietra Patrizio Giacomo Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sulla condotta delle autorità nazionali nella vicenda relativa ai fucilieri di marina Massimiliano Latorre e Salvatore Girone (386) previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 2° (Giustizia), 5° (Bilancio) (assegnato in data 03/07/2018); Commissioni 6° e 12° riunite Sen. Bertacco Stefano ed altri Norme per la prevenzione e il contrasto del gioco d'azzardo patologico, nonché in materia di pubblicità del gioco d'azzardo, di tutela dei minori e di disciplina dell'apertura di sale da gioco (336) previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 2° (Giustizia), 5° (Bilancio), 7° (Istruzione pubblica, beni culturali), 8° (Lavori pubblici, comunicazioni), 10° (Industria, commercio, turismo), 11° (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale), 13° (Territorio, ambiente, beni ambientali), 14° (Politiche dell'Unione europea) (assegnato in data 03/07/2018); In sede referente 6ª Commissione permanente Finanze e tesoro Presidente del Consiglio dei ministri Ministro sviluppo economico Ministro infrastrutture Ministro economia e finanze Conversione in legge del decreto-legge 28 giugno 2018, n. 79, recante proroga del termine di entrata in vigore degli obblighi di fatturazione elettronica per le cessioni di carburante (542) previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio), 10° (Industria, commercio, turismo) (assegnato in data 02/07/2018); 1ª Commissione permanente Affari Costituzionali Sen. Steger Dieter ed altri Modifiche allo statuto speciale per il Trentino-Alto Adige/Südtirol per il trasferimento della competenza regionale in materia di ordinamento degli enti locali alle province autonome di Trento e di Bolzano (11) (assegnato in data 03/07/2018); 1ª Commissione permanente Affari Costituzionali Sen. Durnwalder Meinhard ed altri Modiche agli statuti delle regioni ad autonomia speciale, concernenti la procedura per la modificazione degli statuti medesimi (29) (assegnato in data 03/07/2018); 1ª Commissione permanente Affari Costituzionali Sen. Durnwalder Meinhard ed altri Modifiche allo statuto speciale per il Trentino-Alto Adige/Südtirol in materia di competenza legislativa esclusiva della regione e delle province autonome di Trento e di Bolzano (35) (assegnato in data 03/07/2018); 1ª Commissione permanente Affari Costituzionali Sen. Unterberger Julia ed altri Modifica all'articolo 13 dello Statuto speciale della regione Friuli-Venezia Giulia, in materia di elezione del Consiglio regionale (36) previ pareri delle Commissioni 3° (Affari esteri, emigrazione), 14° (Politiche dell'Unione europea) (assegnato in data 03/07/2018); 1ª Commissione permanente Affari Costituzionali Sen. Steger Dieter ed altri Modifiche al testo unico delle leggi costituzionali concernenti lo statuto speciale per il Trentino-Alto Adige/Südtirol per l'attribuzione dell'autonomia integrale alle province autonome di Trento e di Bolzano (43) previ pareri delle Commissioni 2° (Giustizia), 3° (Affari esteri, emigrazione), 4° (Difesa), 5° (Bilancio), 6° (Finanze e tesoro), 7° (Istruzione pubblica, beni culturali), 8° (Lavori pubblici, comunicazioni), 9° (Agricoltura e produzione agroalimentare), 10° (Industria, commercio, turismo), 11° (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale), 12° (Igiene e sanita'), 13° (Territorio, ambiente, beni ambientali), 14° (Politiche dell'Unione europea) (assegnato in data 03/07/2018); 1ª Commissione permanente Affari Costituzionali Sen. Giammanco Gabriella Misure per prevenire e contrastare condotte di maltrattamento o di abuso, anche di natura psicologica, in danno dei minori negli asili nido e nelle scuole dell'infanzia e delle persone ospitate nelle strutture socio-sanitarie e socio-assistenziali per anziani e persone con disabilità e delega al Governo in materia di formazione del personale (262) previ pareri delle Commissioni 2° (Giustizia), 5° (Bilancio), 7° (Istruzione pubblica, beni culturali), 11° (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale), 12° (Igiene e sanita') (assegnato in data 03/07/2018); 1ª Commissione permanente Affari Costituzionali Sen. Romeo Massimiliano ed altri Delega al Governo per l'adozione di norme in materia di regionalizzazione, tutela previdenziale e antinfortunistica della componente volontaria del Corpo nazionale dei vigili del fuoco (366) previ pareri delle Commissioni 5° (Bilancio), 11° (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale), 12° (Igiene e sanita') (assegnato in data 03/07/2018); 1ª Commissione permanente Affari Costituzionali Sen. Iannone Antonio, Sen. La Pietra Patrizio Giacomo Modifiche al titolo V della parte seconda della Costituzione, in materia di soppressione delle regioni e delle province e di costituzione di trentasei nuove regioni (380) (assegnato in data 03/07/2018); 2ª Commissione permanente Giustizia Sen. Vitali Luigi Delega al Governo in materia di determinazione dei criteri di priorità nell'esercizio dell'azione penale (370) previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio) (assegnato in data 03/07/2018); 11ª Commissione permanente Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale Sen. Iannone Antonio, Sen. La Pietra Patrizio Giacomo Delega al Governo per l'adozione di uno "statuto partecipativo" delle imprese finalizzato alla partecipazione dei lavoratori alla gestione e ai risultati dell'impresa (376) previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 2° (Giustizia), 5° (Bilancio), 10° (Industria, commercio, turismo), 12° (Igiene e sanita'), 14° (Politiche dell'Unione europea) (assegnato in data 03/07/2018); Commissioni 1° e 2° riunite Sen. Buccarella Maurizio Disposizioni in materia di contrasto alla corruzione elettorale e di tutela della segretezza del voto (224) (assegnato in data 03/07/2018). Disegni di legge, ritiro Il senatore Candiani ha dichiarato di ritirare il disegno di legge: Candiani ed altri. - "Interventi urgenti di bonifica dell'area della ex centrale a lignite di Pietrafitta, nella Valnestore, in comune di Piegaro, provincia di Perugia" (277). Inchieste parlamentari, annunzio di presentazione di proposte In data 2 luglio 2018 èstata presentata la seguente proposta d'inchiesta parlamentare d'iniziativa della senatrice De Petris. - "Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sulla condizione del lavoro in Italia" ( Doc . XXII, n. 7). Autorità nazionale anticorruzione, trasmissione di atti L'Autorità nazionale anticorruzione, con lettera in data 7 giugno 2018, ha inviato, ai sensi dell'articolo 12, comma 2, della legge 29 luglio 2003, n. 229, la relazione di analisi di impatto della regolamentazione (AIR) concernente le "Linee guida n. 10 - Affidamento dei servizi di vigilanza privata". Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1 a e alla 8 a Commissione permanente (n. 3). Interrogazioni, apposizione di nuove firme I senatori Bellanova, Cirinnà, Grimani, Boldrini, Magorno, D'Alfonso, Astorre e Marino hanno aggiunto la propria firma all'interrogazione 3-00046 del senatore Misiani. Interrogazioni Atto n. 3-00047 IANNONE Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca Premesso che: la legge 13 luglio 2015, n. 107 (cosiddetta Buona Scuola), ha avviato una riforma complessiva del sistema nazionale di istruzione e formazione, soprattutto con riferimento alle procedure per l'accesso ai ruoli di docente; uno dei decreti attuativi (il decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 59) ha disciplinato il nuovo meccanismo per cui, ai fini del reclutamento degli insegnanti, non si prevedono più percorsi di formazione per conseguire l'abilitazione all'insegnamento riservati ai docenti con contratto a tempo determinato con un numero minimo di anni di servizio (come era stato in passato con i percorsi abilitanti speciali) ma unicamente procedure concorsuali con successiva stipula, da parte dei vincitori, di un contratto triennale retribuito di formazione iniziale, tirocinio e inserimento (cosiddetto contratto FIT); è stato inoltre previsto che "A decorrere dal 1° settembre 2016, i contratti di lavoro a tempo determinato stipulati con il personale docente, educativo, amministrativo, tecnico e ausiliario presso le istituzioni scolastiche ed educative statali, per la copertura di posti vacanti e disponibili, non possono superare la durata complessiva di trentasei mesi, anche non continuativi" (comma 131 dell'articolo 1 della legge n. 107); il comma 375 dell'art. 1 della legge 11 dicembre 2016, n. 232 (legge di bilancio per il 2017), fornendo un'interpretazione autentica di tale disposizione, ha stabilito che i contratti di cui tener conto per il computo della durata complessiva del servizio già maturato (non superiore a 36 mesi, anche non continuativi) sono quelli sottoscritti a decorrere dal 1° settembre 2016; considerato che: le nuove previsioni penalizzano i tanti docenti che da anni prestano servizio nelle istituzioni scolastiche statali e paritarie con contratto a tempo determinato e per i quali, ad oggi, non sono previste adeguate procedure di stabilizzazione e di riconoscimento dell'indubbia professionalità acquisita; più volte autorevoli rappresentanti delle forze politiche che compongono l'attuale maggioranza parlamentare hanno manifestato perplessità sull'impianto complessivo del provvedimento, auspicandone una modifica sostanziale; nello specifico è stata ipotizzata l'istituzione di un nuovo ciclo di percorsi di formazione abilitanti per i precari della terza fascia delle graduatorie di istituto con determinati anni di servizio e l'abrogazione (ovvero l'emanazione di una nuova norma diversamente interpretativa) della disposizione che impedisce a chi ha già conseguito 36 mesi di servizio di ottenere ulteriori incarichi di supplenza per la copertura di posti vacanti e disponibili, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo, relativamente alla necessità di riattivare percorsi abilitanti all'insegnamento e di superare il divieto di conferimento di ulteriori incarichi di supplenza a chi abbia già maturato 36 mesi di servizio, intenda procedere nei termini indicati; in ogni caso, quali eventuali misure, anche di carattere legislativo, intenda promuovere al fine di tutelare le legittime aspettative professionali dei tanti docenti, ancora precari, che da anni prestano servizio nelle istituzioni scolastiche e per i quali, ad oggi, non sono previste adeguate procedure di stabilizzazione. Atto n. 3-00049 VALENTE Al Ministro dello sviluppo economico e del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: Comdata group, azienda fondata a Torino nel 1987, è oggi una multinazionale che offre servizi di assistenza ai clienti, back office e gestione del credito, specializzata in Italia nel settore della telefonia fissa e mobile; opera in 26 Paesi nel mondo con oltre 42.000 dipendenti, 7.200 dei quali in 10 sedi italiane; nel 2007 l'azienda acquisiva la struttura assistenza clienti Vodafone, con la clausola di mantenere per 10 anni la commessa di servizio e di assicurare la permanenza dei lavoratori ex Vodafone con lo stesso contratto e nelle medesime sedi; nel mese di marzo 2018 Comdata ha destinato 363 lavoratori della sede di Ivrea (Torino) al fondo di integrazione salariale, a zero ore, per 13 settimane, adducendo come causa un calo delle commesse da parte del gruppo Tim; nel mese di aprile l'azienda ha acquisito la francese Cca International, con l'obiettivo di raggiungere nell'anno la soglia di un miliardo di euro di fatturato a livello globale, dimostrando la salute del gruppo e le possibilità di investimento: il bilancio positivo di Comdata non avrebbe motivato decisioni di taglio del costo del lavoro; a maggio l'azienda ha annunciato la chiusura delle sedi di Padova e Pozzuoli (Napoli), con l'apertura delle procedure di licenziamento rispettivamente per 204 e 59 lavoratori, affermando in particolare per la sede campana l'impossibilità di equilibrio economico a causa del costo del lavoro; la decisione è arrivata alla scadenza dei 10 anni di garanzie legate alla cessione della struttura Vodafone; le rappresentanze sindacali dei lavoratori campani hanno più volte richiesto all'azienda negli ultimi anni di destinare maggiori commesse e di investire risorse su Pozzuoli, ma a detta delle rappresentanze sindacali unitarie l'azienda ha sempre risposto che i committenti avrebbero preferito altre sedi; nel frattempo, è stata operata una progressiva riduzione degli organici, da circa 130 agli attuali 60 lavoratori; il 7 maggio 2018 a Pozzuoli è avvenuto uno sciopero di due ore con assemblea dei lavoratori; nonostante la protesta dei lavoratori Comdata, l'azienda non si è presentata ad alcuna trattativa per rimettere in discussione la sua decisione unilaterale; è forte la preoccupazione dei lavoratori della sede campana per la chiusura dello stabilimento, in un'area che mantiene alti tassi di disoccupazione, ove sarebbe complicata la ricollocazione; il settore dei lavoratori di call center in Italia ha attraversato una grave crisi a causa del dumping contrattuale e salariale; nei mesi scorsi, dopo il caso Embraco, il Ministro dello sviluppo economico pro tempore Carlo Calenda aveva posto ai tavoli europei il problema della concorrenza sleale fra Paesi basata sul costo del lavoro, proponendo la creazione di appositi fondi nazionali di equilibrio; l'8 maggio 2018 egli ha poi firmato il decreto per l'istituzione di un fondo, con dotazione iniziale di 200 milioni di euro, per il contrasto e la prevenzione delle delocalizzazioni aziendali dall'Italia a Paesi esteri, che mettono a rischio l'occupazione e il tessuto produttivo del nostro Paese, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza delle decisioni di Comdata circa i lavoratori degli stabilimenti di Ivrea, Padova e Pozzuoli e quali iniziative intenda adottare per salvaguardare i livelli occupazionali dell'azienda, con particolare attenzione per le aree di maggiore crisi occupazionale, anche dando seguito alle iniziative assunte dal precedente Governo per il contrasto al dumping salariale e contrattuale e alle delocalizzazioni aziendali. Atto n. 3-00050 GIAMMANCO BARBONI MISIANI CONZATTI ZAFFINI SICLARI MODENA GALLONE URSO BINETTI PAGANO MALLEGNI SERAFINI Alfredo MESSINA SCIASCIA RIZZOTTI PEROSINO FERRO BERARDI TESTOR MASINI DE POLI Al Ministro della salute Premesso che: il legame tra disabilità, sport e salute ha origini antiche, e sin dai primi anni del secolo XX sono state promosse attività sportive dei soggetti disabili: il ruolo dello sport sin da allora è stato valorizzato come formidabile strumento di cura e di integrazione delle persone disabili; sin dal primo evento sportivo internazionale per persone disabili è stato chiaro che gli atleti paraplegici attraverso lo sport non solo migliorano dal punto di vista fisico ma anche da quello psicologico e vedono aumentare la loro possibilità di instaurare relazioni sociali; in Italia vivono più di 4 milioni di persone disabili, una percentuale rilevante di persone cui occorre garantire una maggiore tutela sia mediante l'assistenza medico-sanitaria che mediante il riconoscimento di pari opportunità e diritti; nell'articolo 30 della Convenzione dell'ONU sui diritti delle persone con disabilità, dispone che "Gli Stati Parti prenderanno misure appropriate per incoraggiare e promuovere la partecipazione delle persone con disabilità alle attività sportive ordinarie a tutti i livelli, che prenderanno misure appropriate per assicurare che le persone con disabilità abbiano accesso a luoghi sportivi, ricreativi e turistici e per assicurare che abbiano accesso ai servizi da parte di coloro che sono coinvolti nell'organizzazione di attività ricreative, turistiche, di tempo libere e sportive"; emerge dunque l'obbligo dello Stato di agevolare la persona disabile nell'accesso al mondo dello sport, garantendole il diritto a sviluppare pienamente le proprie capacità fisico-motorie, intellettuali e sociali; nonostante il diritto alla pratica sportiva sia proclamato e riconosciuto, tanto a livello globale quanto in ambito europeo, occorre evidenziare l'esistenza di lacune sistemiche che impediscono l'accesso ad essa in maniera effettiva ed incondizionata; la pratica sportiva impone per le diverse forme di disabilità la dotazione indispensabile di ausili e protesi appositamente studiate e realizzate, i cui costi proibitivi o comunque notevoli impediscono, di fatto, l'accesso ad essa; ne consegue che una percentuale rilevante di persone disabili, nonché la collettività nel suo insieme, è privata di tutte le ricadute positive che la pratica abituale di uno sport assicura, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo intenda inserire nel prossimo nomenclatore tariffario, di cui al decreto del Ministro della sanità n. 332 del 1999, e successive modificazioni e integrazioni, ausili e protesi personalizzate di ultima generazione, che utilizzano tecnologie avanzate e presentano caratteristiche funzionali allo svolgimento della pratica sportiva, destinate a persone con disabilità. Atto n. 3-00051 BOLDRINI Al Ministro dello sviluppo economico e del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: la Vinyloop è un'azienda specializzata in materie plastiche, leader nel riciclo degli scarti di Pvc, costituita dalle multinazionali Inovyn Italia Spa e dal gruppo francese Serge Ferrari, con sede a Ferrara; in data 28 giugno 2018 la proprietà ha comunicato alle organizzazioni sindacali di categoria la cessazione dell'attività, la messa in liquidazione dell'azienda e l'apertura della procedura di licenziamento collettivo di tutti i 17 dipendenti; l'azienda, da più di un anno, aveva avviato la procedura di cassa integrazione per i dipendenti e il 3 maggio 2018 si è tenuto un incontro presso l'Assessorato per le attività produttive della Regione Emilia-Romagna per trovare soluzioni alla crisi aziendale, dopo che all'inizio di aprile la stessa Regione aveva dato un mese di tempo alla Vinyloop per avanzare una proposta di riconversione del sito produttivo; l'amministratore delegato, dopo avere rifiutato le proposte di intervento a sostegno dell'attività produttiva della Vinyloop, si era impegnato in un secondo momento a non intraprendere soluzioni unilaterali senza prima averne discusso in un ulteriore incontro nella stessa sede istituzionale: impegno completamente ignorato che denota, a parere dell'interrogante, una politica societaria irresponsabile e inqualificabile; il 29 giugno 2018 le organizzazioni sindacali Filctem Cgil Femca Cisl e Uiltec hanno inviato formale richiesta di incontro urgente al Ministro in indirizzo per affrontare i temi della continuità delle attività e del mantenimento dell'occupazione. Analogamente è stata richiesta la riconvocazione del tavolo di crisi presso la Regione, si chiede di sapere che cosa il Ministro in indirizzo intenda fare per garantire il futuro occupazionale dei lavoratori e i diritti delle loro famiglie e se non reputi urgente attivarsi per la valorizzazione futura del sito produttivo all'interno del polo industriale del petrolchimico di Ferrara. Atto n. 3-00053 BOLDRINI Ai Ministri delle politiche agricole alimentari e forestali e della difesa Premesso che: la pratica illegale e immorale del bracconaggio ittico sta progressivamente depauperando le acque di moltissimi fiumi e canali in tutta la pianura Padana, mettendo a repentaglio la vita acquatica dell'intero bacino del fiume Po, e sta compromettendo le prospettive di sviluppo turistico e di fruizione diffusa del fiume; l'articolo 1, comma 125, della legge di bilancio per il 2018 (legge n. 205 del 2017) ha istituito il fondo antibracconaggio ittico per aumentare i controlli nelle acque interne da parte del comando unità per la tutela forestale, ambientale e agroalimentare dei Carabinieri, con una dotazione di un milione di euro per ciascuno degli anni 2018, 2019 e 2020, ad integrazione di quanto già previsto in materia di contrasto del bracconaggio ittico nelle acque interne dall'articolo 40 della legge n. 154 del 2016; al medesimo comma, la legge di bilancio prevedeva altresì che con successivo decreto del Ministro della difesa, di concerto con i Ministri delle politiche agricole alimentari e forestali e dell'economia e delle finanze da emanare entro 30 giorni dalla data di entrata in vigore della legge di bilancio, sarebbero state definite le modalità di utilizzo del fondo; considerato che sarebbe necessaria l'emanazione in tempi brevi del decreto proprio per contenere il depauperamento delle acque di fiumi e canali della pianura Padana e dell'intero habitat dell'area di bacino del Po, si chiede di sapere quali siano i tempi di emanazione del decreto interministeriale. Atto n. 3-00054 MAGORNO Ai Ministri delle politiche agricole alimentari e forestali e dell'economia e delle finanze Premesso che: nel settore agricolo, soprattutto meridionale, si registra una profonda criticità in riferimento all'esposizione debitoria delle aziende operanti in tutta la filiera; si tratta di una vera e propria emergenza in quanto molte aziende chiudono a causa dei debiti e dell'impossibilità di rientrare dalle esposizioni debitorie; d'altro canto, c'è una evidente difficoltà da parte degli istituti di credito nel riuscire a fornire un concreto supporto ad un settore cruciale per l'economia nazionale quale quello agricolo, atteso che il concetto di "rischio" applicato al settore, anche in riferimento agli andamenti climatici, risulta ulteriormente accresciuto in questo segmento produttivo a discapito di chi richiede il credito; i principali istituti di credito avevano già sottoscritto nel 2016 un accordo con il Governo per sostenere il settore agricolo attraverso la destinazione di importanti risorse finanziarie; l'accesso al credito rimane, purtroppo, una delle principali problematicità per il settore agroalimentare, che negli ultimi anni, superata la fase più critica, ha contribuito alla crescita economica del Paese; la questione della ristrutturazione dei debiti delle aziende agroalimentari è diventata un'assoluta priorità anche per il sistema istituzionale di riferimento ad ogni livello, si chiede di sapere: quali iniziative i Ministri in indirizzo intendano assumere al fine di risolvere la questione della ristrutturazione dei debiti delle aziende operanti nel settore agroalimentare; quali misure intendano adottare per facilitare l'accesso al credito da parte delle aziende operanti nel settore agroalimentare. Atto n. 3-00056 PATRIARCA BOLDRINI Al Ministro dell'interno Premesso che: con l'arrivo della stagione calda numerose realtà locali hanno iniziato a programmare diversi eventi estivi. L'aumento dei vincoli, imposti nel 2017 dalle nuove normative nazionali in termini di sicurezza, ha messo a rischio l'organizzazione di molti eventi. I margini si sono ristretti, le richieste aumentate e, soprattutto per le iniziative all'aperto, le barriere sono divenute troppo alte; dopo i drammatici fatti di Torino i regolamenti sono più restrittivi, finendo con il penalizzare le realtà medio-piccole che organizzano eventi e feste di paese. Infatti, esiste una griglia a punti che classifica il rischio, ma rientrare nella fascia bassa di rischio è particolarmente difficile e, quindi, ogni iniziativa finisce catalogata come a rischio medio o alto. Ciò compromette l'organizzazione di numerosi eventi e sagre, in particolare nei mesi estivi. Infatti, occorrono barriere new jersey per chiudere una strada e steward per presidiare gli accessi, con notevole aggravio di costi; considerato che nella gran parte dei casi sono eventi gratuiti in piccole realtà, ove appare difficile ottenere altri ricavi introducendo un costo per il biglietto: si pensi alle piazze che necessitano di spazi separati per l'accesso, l'uscita, nonché le vie di fuga. A fronte delle evidenti difficoltà appare reale il rischio di ripercussioni sociali. Infatti, il calo degli eventi va ad incidere sulla vita di una comunità, sui momenti di ritrovo e di collettività. In particolare, in Emilia-Romagna si rischia di creare un impoverimento della vita sociale, nonché dell'attrattività dei territori, particolarmente con l'arrivo della stagione estiva, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno adoperarsi al fine di garantire il rispetto della normativa introdotta in occasione dei grandi eventi e al contempo assicurare una migliore agibilità in occasione di eventi che coinvolgono piccole realtà locali. Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento Atto n. 3-00048 ALFIERI GIACOBBE MALPEZZI PINOTTI RENZI Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Premesso che: il 21 giugno 2018 una delegazione di 6 persone del coordinamento italiano a sostegno delle donne afghane (Cisda) è partita alla volta della Turchia, nel sud est del Paese, per svolgere il ruolo di osservatori internazionali per le elezioni presidenziali e parlamentari; il Cisda, da tre anni impegnato a sostegno della causa curda, ha risposto ai numerosi appelli di organizzazioni della società civile e dello stesso partito dell'HDP, che chiedevano la presenza di osservatori internazionali per monitorare un processo elettorale fondamentale per il futuro del Paese; domenica 24 giugno nella città di Batman, dove si trovava il seggio cui era stata destinata, Cristina Cattafesta, presidente del Cisda, è stata fermata per un controllo da parte della polizia turca. Nei giorni precedenti anche altri osservatori erano stati fermati ed espulsi, ma non trattenuti; il 25 giugno il procedimento contro l'attivista italiana si è concluso con una sentenza di espulsione dalla provincia di Batmam, con conseguente trasferimento nel Dipartimento dell'immigrazione, dove avrebbe dovuto essere trattenuta non oltre 24 ore; come denunciato dalla famiglia e dalla Cisda, secondo diverse notizie arrivate per vie informali, Cristina Cattafesta sarebbe stata trasferita in un centro di espulsione a Gaziantep; spetterà, pertanto, ad un nuovo tribunale stabilire i tempi per il suo rilascio, che al momento appaiono del tutto imprevedibili, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga di attivarsi con la massima sollecitudine presso le competenti sedi diplomatiche, al fine di consentire l'immediato rilascio dell'attivista italiana Cristina Cattafesta. Atto n. 3-00052 MALPEZZI LAUS MARINO ROSSOMANDO TARICCO ALFIERI ASTORRE BELLANOVA BINI BITI BOLDRINI CIRINNA' COLLINA COMINCINI CUCCA D'ARIENZO FEDELI FERRAZZI GARAVINI GIACOBBE GINETTI GRIMANI IORI MAGORNO MARGIOTTA MISIANI PARRINI SBROLLINI STEFANO SUDANO VALENTE VATTUONE VERDUCCI Ai Ministri dell'interno e della salute Premesso che: secondo quanto riportato dal quotidiano "la Repubblica" del 27 giugno 2018 e da altri quotidiani, il sindaco di centrodestra di Domodossola, Lucio Pizzi, in una lettera indirizzata al direttore generale dell'azienda sanitaria locale della provincia del Verbano-Cusio-Ossola, Angelo Penna, avrebbe chiesto che "i bambini non vengano vaccinati nella stessa stanza dei richiedenti asilo" per protestare contro "l'uso promiscuo degli ambulatori per la somministrazione dei vaccini"; secondo il sindaco "nello stesso locale vengono vaccinati migranti richiedenti protezione internazionale e bambini in tenerissima età. I bambini piccoli non hanno completato il ciclo di vaccinazioni e sono quindi esposti, mentre i migranti non hanno alle spalle anamnesi che possano escludere situazioni di pericolo per la collettività, anzi sono spesso portatori di malattie contagiose"; secondo quanto riportato dal quotidiano, il direttore generale della Asl ha risposto alla lettera affermando che "i bambini e gli adulti partecipano a sedute vaccinali diverse" e che se "è vero che i locali sono gli stessi, prima e dopo ogni sessione vengono sanificati e questo avviene per ragioni sanitarie indipendentemente dalla presenza di immigrati"; nella lettera del sindaco, secondo quanto riportato dal quotidiano, si parla di un rischio di "promiscuità" e di "contagio". A queste affermazioni il direttore generale della Asl ha risposto che coloro che siedono nelle sale d'aspetto in attesa del vaccino non hanno certo malattie infettive e che i migranti rappresentano solo un ventesimo delle 25.000 persone che ogni anno sono vaccinate presso la Asl (senza contare le vaccinazioni per l'influenza); premesso inoltre che: l'assessore regionale per le pari opportunità, Monica Cerutti, ha contestato in modo duro le affermazioni del sindaco ritenendo "assurda" la sua posizione, con la quale "forse sogna di ricreare in Italia situazioni da apartheid . Il sindaco forse per far parlare di sé, propone di creare spazi per i neri e per i bianchi. Vuole separare gli stranieri migranti dagli italiani. In un altro momento storico non avremmo dato peso alle sue parole deliranti, ma visto il clima che si respira nel Paese crediamo importante ricordare che anche un italiano potrebbe essere potenzialmente portatore di malattie contagiose: potrebbe magari averne contratta una durante un viaggio all'estero. Ritenere minacciata la salute dei bambini da parte dei migranti è semplicemente ridicolo"; l'assessore regionale per la sanità, Antonio Saitta, si augura che le affermazioni del sindaco non corrispondano al vero e siano "frutto del clima (politico e non solo) surriscaldato di queste settimane", ribadendo che il diritto alla salute va garantito a tutti senza discriminazioni, che sono "ancora più odiose trattandosi di minori"; considerato che il sindaco Pizzi era già stato autore in passato di altre iniziative volte a diminuire il numero di richiedenti asilo in città, come quella di chiedere al prefetto, senza però ottenerlo, un "coprifuoco" per imporre ai migranti di rientrare nei loro alloggi alle ore 20.00, si chiede di sapere: quali siano le valutazioni del Ministro dell'interno sui fatti gravissimi e gravemente discriminatori descritti e quali iniziative urgenti intenda adottare per richiamare ai suoi doveri, senza alcuna riserva, l'autore di tali fatti tristi e vergognosi, assolutamente non degni di chi ha il compito di rappresentare e governare una comunità; quali iniziative urgenti il Ministro della salute intenda altresì adottare al fine di garantire che la tutela della salute sia assicurata a tutti, senza discriminazioni, a prescindere dalla nazionalità di provenienza, in attuazione di quanto sancito dall'articolo 32 della Costituzione e nel rispetto, imprescindibile per un Paese civile, della dignità delle persone nella loro qualità di esseri umani. Atto n. 3-00055 IANNONE Al Ministro della giustizia Premesso che: il 23 giugno 2018 sul quotidiano "Il Tempo" è stato pubblicato un articolo intitolato "Minore disabile stuprata: i due indagati a spasso", in cui la madre della vittima denuncia la perdurante inerzia delle istituzioni riguardo ad un fatto estremamente increscioso che ha coinvolto la figlia minorenne, ospite di una struttura di cura e assistenza per ragazzi disagiati; la ragazza, affetta da disturbo bipolare ed epilessia, era stata presa in carico dal servizio territoriale TSMREE della Asl Roma 5 dal mese di ottobre 2010; successivamente, per il persistere di criticità cliniche rilevanti, i genitori avevano concordato sull'opportunità del suo inserimento in una struttura qualificata e specializzata in grado di garantirle le cure e l'assistenza necessarie; nel mese di dicembre 2016, dunque, la ragazza era stata ricoverata presso la comunità terapeutica "Casetta rossa" dell'associazione di promozione sociale "Il Fiore del deserto"; la sera del 14 settembre 2017 la ragazza è stata violentata da due ragazzi minorenni (uno affetto da disturbi psichici e l'altro presumibilmente sottoposto a procedimenti penali e affidato alla struttura dallo stesso Tribunale per i minorenni di Roma) che si erano introdotti nella sua stanza; la famiglia ha sporto denuncia-querela alla compagnia dei Carabinieri di Tivoli il 3 ottobre 2017; sono stati eseguiti gli accertamenti tecnici e irripetibili autorizzati dal sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale per i minorenni di Roma e, ad oggi, i due ragazzi sono liberi e in attesa di giudizio; ciò che è accaduto è estremamente grave, tanto più se si considera che è avvenuto in un luogo dove la ragazza avrebbe dovuto essere protetta e assistita, con la garanzia, per la famiglia, della massima affidabilità e professionalità; considerato che: la struttura, avvalendosi di partenariati con soggetti pubblici e del terzo settore, si occupa prevalentemente di tutela, cura, sostegno e inclusione sociale degli adolescenti in condizioni di svantaggio, attraverso l'interazione tra servizi socio-sanitari, servizi socio-assistenziali e servizi della giustizia minorile; all'interrogante risulta che tale centro operi in stretta collaborazione e d'intesa con il Tribunale per i minorenni di Roma, il Comune di Roma e la Asl RmA, con l'obiettivo di realizzare e rendere operativa una rete di servizi territoriali, semiresidenziali e residenziali, per l'emergenza psichiatrica e psicosociale in adolescenza; l'episodio di violenza, al di là degli aspetti penali che saranno accertati e sanzionati in sede giudiziaria, denota inaccettabili condotte omissive da parte dei responsabili e di tutto il personale della struttura, oltre all'inadeguatezza delle misure organizzative adottate: nella struttura, infatti, sono ospitati, indistintamente, sia adolescenti con serie problematiche psicopatologiche sia minori sottoposti a provvedimenti civili e penali e, nella zona notte, che si sviluppa su un unico piano, dormono sia ragazzi che ragazze, si chiede di sapere: quali ulteriori informazioni il Ministro in indirizzo sia in grado di fornire in merito alla vicenda e sulla struttura, con particolare riferimento al regime in cui essa opera con le istituzioni pubbliche; se e quali misure di competenza ritenga di dover adottare, anche ai fini ispettivi, per verificare le condizioni effettive in cui la struttura opera ed accertare il rispetto delle elementari norme di controllo e di vigilanza per la sicurezza e la tutela di soggetti minori che, con evidenti disagi e minorazioni psicofisiche, necessitano di forme di assistenza e protezione più o meno diversificate; se, alla luce dei gravi episodi verificatisi e in attesa della definizione del giudizio, non ritenga, in ogni caso, di dover disporre la sospensione dell'attività della struttura e comunque dell'eventuale collaborazione con le istituzioni pubbliche. Interrogazioni con richiesta di risposta scritta Atto n. 4-00302 BARBARO Al Ministro dello sviluppo economico e del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: il Consorzio gestione servizi scarl (CGS scarl) è una società partecipata al 100 per cento dal consorzio ASI di Avellino e svolge per suo conto attività di servizi alle aziende insediate sulle aree di crisi industriale complessa (San Mango sul Calore, Porrara, Nusco, Morra De Sanctis, Conza della Campania, Calitri, Calaggio e Calabritto), nonché in quelle di Pianodardine, valle Ufita, Solofra e valle Caudina; attualmente la società ha 74 lavoratori dipendenti; il contratto che regola i rapporti tra ASI e la sua controllata sono regolamentati da una convenzione che negli anni, e più specificatamente nel 2011, ha visto, da parte dell'ASI stessa, una riduzione del 50 per cento del compenso previsto, passando dai 225.000 euro mensili del 2008 agli attuali 110.000 euro; tale condizione, che sembrerebbe essere stata dettata dalla necessità di evitare il commissariamento del consorzio ASI, ha causato nel tempo, inequivocabilmente, una crisi aziendale, provocando il ricorso agli ammortizzatori sociali quali il contratto di solidarietà a partire dal 2009; negli anni il CGS si è adoperato ad effettuare, anche, il trattamento di rifiuti liquidi non pericolosi al fine di incrementare il fatturato aziendale e per ottimizzare il funzionamento degli impianti; nonostante ciò e nonostante il contributo per il tramite dell'ammortizzatore sociale, l'azienda non è riuscita ad uscire dalla crisi; tale situazione ha comportato anche un aggravio dei tempi di pagamento dei lavoratori, che già percepivano le loro spettanze in maniera non puntuale, nell'ordine di 2 o 3 mensilità arretrate; in seguito ai vari incontri con la dirigenza ASI-CGS non si è riusciti a trovare una soluzione che dia un futuro ai 74 lavoratori; ai fini di una definitiva risoluzione della problematica si potrebbe valutare l'opportunità di assorbimento nell'ATO Calore Irpino, tanto delle mansioni quanto delle maestranze del CGS, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della situazione descritta e quali iniziative voglia adottare per una sua risoluzione, al fine di garantire un servizio efficiente di salvaguardia ambientale e una tutela salariale ai lavoratori. Atto n. 4-00303 NASTRI Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Premesso che: il 18 giugno 2018, il Ministro in indirizzo, nel corso del Consiglio dei ministri europei per l'agricoltura, nonché di un incontro con il commissario europeo dell'agricoltura e lo sviluppo rurale, ha dichiarato come le risorse previste attualmente siano insufficienti a tutelare il reddito delle imprese italiane, dalla volatilità dei mercati e dai cambiamenti climatici; al riguardo, secondo quanto risulta da un articolo pubblicato il 19 giugno dal quotidiano "Italia Oggi", la riunione del Consiglio aveva in agenda la riforma della PAC post 2020, con una particolare attenzione alle risorse finanziarie, al nuovo modello di attuazione sul primo pilastro e allo sviluppo rurale; il Ministro avrebbe evidenziato come l'Italia sia un "contributore netto" al bilancio comunitario, aggiungendo altresì come l'agricoltura sia stata fortemente penalizzata nel corso del periodo 2014-2020; le riduzioni finanziarie previste dalla PAC, avrebbe rilevato ancora il Ministro, incidono in modo consistente sul sistema agroalimentare e il rischio è che non venga riconosciuto il grande valore del territorio rurale europeo: a tal fine, la richiesta di introdurre in tempi rapidi maggiore flessibilità, semplificazione e sussidiarietà (misure condivise anche dall'interrogante); si sollecita, quindi, il Ministro e il Governo ad intervenire anche e soprattutto in ambito europeo, affinché l'intero sistema agricolo sia posto al centro dell'attenzione, in quanto rappresenta una funzione di impulso e competitività per un settore cruciale del Paese, si chiede di sapere: quali iniziative il Ministro in indirizzo, alla luce delle dichiarazioni rese in ambito europeo, intenda intraprendere in sede comunitaria, al fine di tutelare un comparto quale quello agricolo, della pesca e agroalimentare, che nonostante i miglioramenti registrati, continua ad essere penalizzato dalla concorrenza sfavorevole e da un sistema di regole rigido e complesso, che penalizza l'intero tessuto imprenditoriale; quali misure di competenza intenda inoltre prevedere al fine di migliorare l'operatività delle strutture che intervengono nei processi di concessione ed erogazione dei benefici connessi alla PAC; se infine non ritenga opportuno intervenire in sede europea, al fine di escludere dal computo delle spese che concorrono ai vincoli derivanti dal patto interno di stabilità e crescita la quota del cofinanziamento regionale. Atto n. 4-00304 GARAVINI Ai Ministri degli affari esteri e della cooperazione internazionale e dello sviluppo economico e del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: è stata fissata al 29 marzo 2019 la data dell'uscita del Regno Unito dall'Unione europea con un periodo graduale di transizione che si concluderà entro il 31 dicembre 2020; secondo le stime ufficiali più recenti sono circa 700.000 i cittadini italiani che vivono e lavorano nel Regno Unito, dove versano contributi previdenziali; sono decine di migliaia invece quelli rientrati (o rientreranno) in Italia dopo periodi di lavoro nel Regno Unito dove hanno maturato un'anzianità contributiva; l'anzianità contributiva di questi lavoratori, maturata in parte in Italia e in parte nel Regno Unito, potrebbe essere non sufficiente, se presa in considerazione separatamente, a far maturare un diritto alla prestazione previdenziale, che invece potrebbe essere perfezionato tramite l'applicazione del regolamento comunitario di sicurezza sociale che consente attualmente la totalizzazione dei contributi versati nei vari Paesi ai fini dell'acquisizione di un diritto previdenziale; sebbene fino a quando il Regno Unito continuerà a far parte dell'Unione europea e fino a quando non sarà conclusa la procedura prevista dall'articolo 50 del Trattato sull'Unione europea per la sua uscita, troverà applicazione nei suoi confronti il regolamento comunitario di sicurezza sociale (CE) n. 883 del 29 aprile 2004 (e successive modifiche), la Brexit potrebbe determinare l'inapplicabilità, sempre che non si raggiunga un accordo nella materia specifica, di tale regolamento al Regno Unito con conseguenze imprevedibili e dannose sui diritti socio-previdenziali dei lavoratori italiani coinvolti; considerato che: lo scopo del regolamento comunitario di sicurezza sociale è quello di proteggere il cittadino europeo che lavora, risiede o soggiorna in un altro Stato membro in materia di prestazioni di malattia, prestazioni di maternità ed equivalenti prestazioni di paternità, infortuni sul lavoro, malattie professionali, prestazioni d'invalidità, pensioni di vecchiaia, prestazioni per i superstiti, indennità in caso di morte, prestazioni di disoccupazione, prestazioni familiari e, infine, prestazioni di prepensionamento; pertanto, l'inapplicabilità ai cittadini italiani che lavorano o hanno lavorato nel Regno Unito potrebbe compromettere il principio della non discriminazione e della parità di trattamento che finora ha tutelato i nostri connazionali emigrati; l'uscita del Regno Unito dalla UE, i cui tempi diventano sempre più prossimi, impone perciò una seria, attenta e sollecita valutazione sulle conseguenze pratiche sulla libera circolazione e sui diritti socio-previdenziali di centinaia di migliaia di lavoratori italiani che si sono spostati o che si sposteranno tra l'Italia e il Regno Unito nei prossimi anni ma soprattutto rende indispensabile un'azione di Governo per tutelare al meglio tali diritti dei nostri connazionali, si chiede di sapere: quali azioni di competenza i Ministri in indirizzo intendano intraprendere al fine di valutare con esattezza le reali conseguenze della Brexit sui diritti socio-previdenziali dei nostri connazionali che vivono o hanno vissuto nel Regno Unito; quali misure intendano adottare per salvaguardare i diritti acquisiti dai nostri connazionali in materia socio-previdenziale in base al regolamento comunitario di sicurezza sociale e per garantire che in futuro tali previsioni possano essere mantenute anche dopo l'uscita del Regno Unito dall'Unione europea; quali iniziative intendano intraprendere per discutere con i Governi e le istituzioni politiche del Regno Unito possibili accordi, anche bilaterali, che garantiscano in futuro una tutela adeguata dei diritti socio-previdenziali dei nostri connazionali. Atto n. 4-00305 LANNUTTI Ai Ministri dell'economia e delle finanze e dello sviluppo economico e del lavoro e delle politiche sociali Premesso che, per quanto risulta all'interrogante: nei giorni scorsi Carlo Cottarelli, già dipendente della Banca d'Italia ed ex direttore esecutivo del Fondo monetario internazionale (FMI) per Italia, Albania, Grecia, Malta, Portogallo e San Marino (dal 2014 al 2017), premier incaricato di formare il Governo, ha sfornato l'ennesima ricerca, andata sulle prime pagine di quotidiani e televisioni, in merito ai conti pubblici italiani, per propagandare le politiche di austerità somministrate dal FMI alle popolazioni stremate. L'articolo de "Il Sole-24 ore" è intitolato "Conti pubblici, Cottarelli: senza Monti rapporto debito-Pil al 145%". Titoli analoghi sono apparsi su "la Repubblica", "La Stampa", altri quotidiani, sui siti on line e tutte le edizioni dei telegiornali. Quello studio, confezionato, analogamente ad altre "ricette" degli ultraliberisti, allo scopo di consolidare ricette economiche "lacrime e sangue" da somministrare alle famiglie, fondate sull'austerità e sul primato di economia e finanza sui Governi e sulle Costituzioni, basato su parametri e moltiplicatori errati, contraddice una ricerca più seria del Ministero dell'economia e delle finanze dell'aprile 2017, inserita nel Documento di economia e finanza per il 2018, secondo la quale il "Salva Italia" di Monti (di cui al decreto-legge n. 201 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 211 del 2011) è costato 300 miliardi di euro di Pil e mancata crescita; si leggeva su un articolo pubblicato da "Agi - la voce del consumatore" il 26 aprile 2017: «Le politiche di austerità e di macelleria sociale del governo tecnico di Mario Monti, insediatosi a fine novembre 2011, invece di salvare l'Italia con la riforma delle pensioni, il dramma degli esodati ed altre misure per salvare le banche, non ha fatto ripartire l'economia, ma ha ammazzato la crescita economica, aggravando la crisi con un costo di circa 300 miliardi di euro sul Pil». Lo confermava quanto espresso dallo stesso Ministero dell'economia e delle finanze, nel piano nazionale di riforma (Pnr), sotto il titolo "Una valutazione del 'Salva Italia' con la nuova variante del modello Igem con frizioni finanziarie". «L'austerità imposta dal Fiscal Compact ai Paesi Ue e realizzata in Italia soprattutto dal governo Monti ha ridotto di quasi il 10% gli investimenti» e indotto un calo del 3,6% dei «consumi tra il 2012 e il 2015, riducendo gli effetti sulla ricchezza prodotta in Italia (il Pil) del 4,7% in media, cioè circa 75 miliardi l'anno per quattro anni, vale a dire circa 300 miliardi di euro. La stretta fiscale ammontava a 26 miliardi nel 2012, per poi salire a 31 nel 2013 e a 33 miliardi nel 2014, divisi nel triennio tra 65 miliardi di "maggiori entrate" (Imu, Tares, aumento dell'addizionale Irpef regionale, ecc. e 25 miliardi di "minori spese", cioè tagli). Invece di ridurre il deficit pubblico e far calare il rapporto debito/Pil rassicurando i mercati, provocò un aumento dello spread, attestato sotto i 400 punti, fino a 515 punti del 23 dicembre 2011 quando il testo ottenne l'ok definitivo del Parlamento». Lo studio del Ministero dell'economia conferma «che le politiche di austerità hanno ammazzato la crescita, aumentato disuguaglianze e povertà, compresso i consumi, aggravando una crisi economica, politica e sociale (...) ancora tutta da risolvere»; Cottarelli (che, all'epoca dell'intervento in Grecia, il cui piano di austerità imposto dalla "Troika", cioè FMI, Banca centrale europea e Unione europea, in cambio di un prestito, andato per il 95 per cento alle banche creditrici, era direttore del Fiscal affairs department del FMI) continua ad impegnarsi per l'attuazione di quel programma di austerità, che prevede di aumentare l'avanzo primario, tagliare la spesa sociale, privare i cittadini dei diritti alla salute ed a condizioni dignitose di vita. Come in Grecia, dove l'avanzo primario nel 2016 era al 3,9 per cento, la disoccupazione oltre il 25 per cento, i bambini sotto la soglia di povertà al 38 per cento; dal 2011, gli ultimi 4 Governi (non eletti: Monti, Letta, Renzi, Gentiloni) hanno legiferato nel solco dello scardinamento dei diritti economici e sociali, con decine di provvedimenti a favore di banche e predatori, secondo una dottrina totalitaria denominata neoliberismo, introdotta negli USA da Milton Friedman, che ha sostituito la sovranità popolare con la sovranità di mercato, la prevalenza dell'economia sul diritto e sulle costituzioni, che nonostante privatizzazioni e svendite del patrimonio ha aumentato il debito pubblico a 2.312 miliardi di euro (con un aumento di 400 miliardi di euro dal novembre 2011); come si legge in un articolo pubblicato online su "affaritaliani" il 9 marzo 2017: «Nell'Italia stremata dall'austerità e dalla rapina del secolo denominata "eurocrazia", che da 12 anni - secondo gli ultimi dati Censis - ha visto un costante aumento delle disuguaglianze, con i redditi familiari annui degli operai italiani diminuiti del 17,9%, quelli degli impiegati del 12%, con il solo aumento degli stipendi dei dirigenti e dei bonus ai banchieri, come premialità di vantaggio a crac, dissesti ed alle numerose bancarotte, col concorso diretto dei distratti controllori», è necessario uscire dalle politiche liberiste e monetariste imposte dal Fmi, dalla cieca austerità suggerita dal Fondo monetario e dalla Troika, che hanno distrutto il tessuto sociale del Paese, impoverito grandi masse di cittadini e perfino il ceto medio. Bisogna ripartire per un'inversione di tendenza rispetto a governi meri esecutori di una dottrina totalitaria neoliberista, che, invece degli uomini e della dignità del lavoro, ha messo al primo posto l'egemonia del mercato, il globalismo delle povertà, la privatizzazioni delle ricchezze nelle mani dell'1 per cento della popolazione, gli interessi di banchieri, multinazionali, finanza criminale, sul diritto dei popoli e sulle Costituzioni, tentando di sostituire gli Stati coi trattati, la giustizia con gli arbitrati, calpestando ed umiliando (ad esempio con il "Jobs act", di cui alla legge n. 183 del 2014) i diritti e le conquiste dei lavoratori, la dignità umana; "Scenari Economici" il 1° luglio 2018 ha rivolto due "facili" domande all'«ubiquo ed onnipresente dottor Carlo Cottarelli» sul suo curriculum , inerenti alla Grecia ed ai moltiplicatori fiscali, «cruciali per chiarire il suo CV, chiarimento che i media suoi amici hanno fatto con tanta solerzia per il nuovo Presidente del Consiglio Giuseppe Conte»; domande sollevate «dopo l'elogio dell'austerità montiana fatta in base a una simulazione del Centro Studi di Cottarelli, il mitico "Osservatorio dei Conti Pubblici Italiani", (...) relative al ruolo di Cottarelli nel catastrofico piano di austerità imposto alla Grecia», domande cui il blog non aveva potuto avere risposte «con gli usuali motori di ricerca a causa del "diritto all'oblio" chiesto a Google da Cottarelli stesso (nessun altro oltre al diretto interessato potrebbe farlo)», si chiede di sapere: se il Governo non abbia il dovere di intervenire per rettificare studi confezionati dagli ultraliberisti; se non ritenga che lo studio prodotto dall'Osservatorio di Cottarelli contraddica la ricerca del Ministero dell'economia dell'aprile 2017; se non ritenga le politiche di austerità del Governo tecnico di Mario Monti abbiano ucciso la crescita economica, aggravando la crisi con un costo di circa 300 miliardi di euro sul Pil; se non occorra rivedere l'austerità imposta dal "Fiscal compact" ai Paesi della UE, realizzata in Italia soprattutto dal Governo Monti; se non debba adoperarsi per uscire dalle politiche di austerità che hanno ucciso la crescita, aumentato disuguaglianze e povertà, compresso i consumi, aggravando una crisi economica, politica e sociale, ancora tutta da risolvere; se il dottor Cottarelli non sia lo stesso che, all'epoca dell'intervento in Grecia, era direttore del Fiscal affairs department del FMI; se non ritenga che lo stesso Cottarelli, ex esponente di punta del FMI, che ambisce ad incarichi pubblici rilevanti, non sia lo stesso che ha fatto rimuovere dai motori di ricerca mediante il "diritto all'oblio" il suo ruolo nel piano di austerità imposto alla Grecia, in merito ai "moltiplicatori fiscali", utilizzati anche per lo studio che elogia l'austerità montiana, fatto in base a una simulazione del suo Centro studi, in contrasto col Documento di economia e finanza per il 2018. Atto n. 4-00306 MALAN Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: la concessione dell'autostrada del Brennero è scaduta il 30 aprile 2014; la gara per il suo rinnovo era stata tempestivamente indetta con bando pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 12 settembre 2011, ma successivamente annullata dalla sezione del Consiglio di Stato con sentenza n. 1243 del 13 marzo 2014, la quale rovesciava il responso del TAR del Lazio, contrario all'annullamento, a seguito di ricorso presentato dal concessionario uscente; da allora, il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti per molti mesi non ha provveduto a correggere il bando secondo le indicazioni del Consiglio di Stato, senza mai motivare tale inerzia; nel 2015, poi, il Ministro pro tempore Delrio aveva manifestato un orientamento favorevole ad avvalersi dell'affidamento in house tra pubbliche amministrazioni previsto dalla direttiva 2014/23/UE, benché all'epoca non ancora recepita nel nostro ordinamento e nonostante il concessionario non fosse, e non sia tuttora, totalmente pubblico; a seguito di ciò, il 14 gennaio 2016 lo stesso Ministro aveva annunciato la firma di un protocollo di intesa per il passaggio della concessione dell'Autobrennero ad una costituenda società pubblica con il meccanismo in house ; analogo protocollo è stato firmato nella stesa data dal ministro Delrio riguardo alla concessione delle autovie venete, poi scaduta il 31 marzo 2017; di ciò il Ministero aveva informato nel giugno e nell'agosto 2016 la Commissione europea, la quale però nel marzo 2017 lamentava di non avere ancora ricevuto risposta a quesiti formulati quasi un anno prima (aprile 2016); la situazione è oggi pertanto la seguente: la concessione Autovie venete sta godendo di una proroga di 14 mesi, pari (sulla base dei dati del 2016) a 234 milioni di euro di incassi, di cui 119 di margine operativo lordo e 20,5 di utile netto, che avrebbero potuto toccare allo Stato, proprietario dell'infrastruttura; la concessione dell'autostrada del Brennero sta godendo di una proroga di ben 4 anni e 3 mesi, pari (sulla base dei dati del 2016) a 1.574 milioni di euro di incassi, di cui 720 milioni di margine operativo lordo e 305 milioni di utile netto, che parimenti avrebbero potuto essere incassati dallo Stato per le stesse ragioni; in entrambi i casi, è certo che l'utile reale è molto più alto poiché, essendo scaduta la concessione, per definizione gli investimenti sono stati ammortizzati e l'utile stesso dovrebbe coincidere o essere prossimo al margine operativo lordo; con l'introduzione nel 2017 di un nuovo secondo periodo all'articolo 178, comma 1, del codice dei contratti pubblici, di cui al decreto legislativo n. 50 del 2016, e successive modificazioni e integrazioni, il Governo si è dato margini per concludere le procedure di affidamento dei lavori soltanto nel 2017, rinunciando perciò a ulteriori incassi e utili; l'articolo 192, comma 2, prescrive tassativamente che, in caso di affidamento in house di un contratto avente ad oggetto servizi disponibili sul mercato in regime di concorrenza, le stazioni appaltanti effettuano preventivamente la valutazione sulla congruità economica dell'offerta dei soggetti in house , avuto riguardo all'oggetto e al valore della prestazione, dando conto nella motivazione del provvedimento di affidamento delle ragioni del mancato ricorso al mercato, nonché dei benefici per la collettività della forma di gestione prescelta, anche con riferimento agli obiettivi di universalità e socialità, di efficienza, di economicità e di qualità del servizio, nonché di ottimale impiego delle risorse pubbliche; è di evidenza assoluta che tale valutazione di congruità non è stata in nessun modo effettuata prima della sottoscrizione dei suddetti protocolli di intesa, come prescritto dalla legge, e neppure dopo, e non risulta acquisita la registrazione da parte della Corte dei conti sui protocolli stessi, che hanno un rilevante impatto sui saldi di finanza pubblica; di fatto, l'unica offerta esistente è quella del soggetto in house , secondo uno schema di rigidissimo monopolio, non certo il migliore per garantire le condizioni più vantaggiose; è altresì palese che esiste sul mercato la disponibilità di soggetti in grado di proporre offerte alternative ai soggetti in house , come dimostrato dai partecipanti alle pochissime gare del settore tenutesi in questi ultimi anni; non è mai stato spiegato in quale modo la collettività avrebbe un beneficio dall'affidamento in house rispetto al ricorso al mercato, mentre è ben chiaro che, con la procedura prescelta, lo Stato si preclude, tra l'altro, la possibilità di incassare subito diversi miliardi di euro attraverso il meccanismo impiegato dal concessionario, in discutibile proroga, dell'autostrada A4 Brescia-Padova, il quale ha venduto alla spagnola Abertis i 10 anni di residua concessione sulla base di una valutazione di 1,2 miliardi di euro; poiché lo Stato potrebbe vendere allo stesso modo le concessioni dell'Autobrennero e di Autovie venete non per 10 ma per 30 anni, considerati i dati economici di tali infrastrutture rispetto a quelli dell'autostrada Brescia-Padova, è ben evidente che con l'affidamento in house lo Stato rinuncia ad incassare almeno 4,5 miliardi di euro, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo intenda proseguire sul percorso intrapreso dal suo predecessore con l'affidamento in house della concessione dell'autostrada del Brennero e delle autovie venete; nel caso in cui intenda continuare la procedura per l'affidamento in house , in che modi e tempi intende applicare l'articolo 192, comma 2, del codice, in quanto tempo ritenga di arrivare alla nuova concessione, per quale ragione non intenda procedere a una gara per ottenere migliori condizioni per gli utenti e per l'erario; nel caso in cui non intenda procedere all'affidamento in house , quando intenda partire con le procedure di indizione delle gare, tenuto conto del fatto che ogni giorno di ritardo comporta ai concessionari uscenti un ulteriore margine operativo di 750.000 euro, somma che potrebbe andare a beneficio degli utenti e del sistema Italia attraverso una riduzione dei pedaggi ovvero nelle casse dello Stato, proprietario delle autostrade. Atto n. 4-00307 VALENTE Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo Premesso che: la XXX edizione dell'Universiade, manifestazione sportiva multidisciplinare rivolta ad atleti universitari, si svolgerà a Napoli e in Campania a luglio 2019 coinvolgendo migliaia di giovani atleti provenienti da ogni parte del mondo; sulla base delle norme approvate con la legge 27 dicembre 2017, n. 205, tutti gli interventi necessari connessi allo svolgimento della manifestazione sono attuati da un commissario straordinario, successivamente nominato nella persona del prefetto Luisa Latella; rilevato che: nell'ambito del piano degli interventi approvato dal commissario straordinario rientra la predisposizione del sistema di accoglienza di atleti e staff tecnici nel rispetto degli standard stabiliti dalla FISU (Federazione internazionale sport universitari); ai fini dell'accoglienza, oltre al campus universitario di Fisciano (Salerno) e a strutture alberghiere nel territorio regionale per una parte degli atleti, la cabina di regia istituzionale della manifestazione aveva ipotizzato per la città di Napoli soluzioni diverse, tra cui: l'installazione di moduli abitativi amovibili all'interno della mostra d'Oltremare, l'utilizzo dell'ex caserma Boscariello, di alcune aree dell'ippodromo di Agnano e del porto, con contestuale noleggio di navi appositamente predisposte; in data 14 giugno 2018, avendo la FISU espresso preferenza per la mostra d'Oltremare di Napoli come soluzione migliore, il commissario straordinario ha ritenuto di confermare la scelta; in data 3 luglio è previsto un tavolo istituzionale sulle Universiadi tra i soggetti coinvolti alla presenza del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri Giorgetti, durante il quale il nuovo Governo potrà per la prima volta esprimersi, oltre che sull'intero progetto, anche sulla specifica destinazione della mostra d'Oltremare; considerato che: la mostra d'Oltremare è un sito caratterizzato da un patrimonio storico-architettonico e naturalistico unico nel suo genere e perciò sottoposto a numerosi vincoli; a Napoli e in Campania la scelta della mostra d'Oltremare come contenitore di alcune migliaia di "casette" a più piani ha suscitato un ampio e qualificato moto di preoccupazione, da un lato per i pericoli che correrebbe il suo patrimonio, già reso complessivamente fragile in questi anni a causa di mancati interventi di restauro e riqualificazione, dall'altro per l'eventualità, sino ad ora mai esclusa, che le strutture installate per la manifestazione possano poi restare a tempo indefinito anche dopo la fine, magari utilizzate per scopi molto diversi da quelli inizialmente previsti; perplessità forti sul merito della decisione sono venute dagli operatori fieristici e congressuali oltre che dalle principali personalità dell'ambientalismo italiano, che valutano la destinazione prescelta per la mostra in contrasto sia con quella del vigente piano regolatore generale, sia con gli scopi istituzionali dell'ente, che è società partecipata interamente da Comune di Napoli, Regione Campania e Città metropolitana di Napoli; inoltre, lo stesso presidente della Giunta regionale della Campania, Vincenzo De Luca, principale promotore e finanziatore dell'Universiade 2019, ha espresso notevoli perplessità sulla soluzione adottata, ritenendola non in grado di garantire, insieme alle esigenze sportive e operative, la salvaguardia del territorio, si chiede di sapere: se siano noti i gravi rischi, denunciati da attori istituzionali e non, che la mostra d'Oltremare correrà ospitando i moduli abitativi per gli atleti dell'Universiade 2019; se vi sia la possibilità di individuare sedi alternative per ospitare gli atleti a Napoli, in sostituzione del sito della mostra; qualora si mantenesse la mostra come sede destinata, dovendo, come è senz'altro auspicabile più di tutto, garantire che la manifestazione vada in porto rispettando tempistiche ormai strette, in quale modo il Governo, d'intesa con le istituzioni coinvolte, intenda vigilare affinché il patrimonio della mostra venga restituito inalterato alla comunità una volta terminata la manifestazione. Atto n. 4-00308 LANNUTTI Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri dell'economia e delle finanze e dello sviluppo economico e del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: si legge su un articolo de "il Fatto Quotidiano" del 14 dicembre 2015: «La società immobiliare Sorgente Sgr di Valter Mainetti, che lo scorso ottobre ha dovuto rinunciare allo sbarco in Borsa causa insufficiente domanda, aggira l'ostacolo comprando una società già quotata (...) Nova Re, di cui Aedes Siiq cederà l'80,29% al fondo immobiliare Tintoretto gestito appunto da Sorgente. Poi Sorgente lancerà un'offerta pubblica di acquisto sul capitale residuo. "Sono molto soddisfatto per l'accordo raggiunto che ci consentirà di controllare un veicolo quotato alla Borsa italiana e di attuare così il nostro piano strategico", ha chiosato Mainetti, che di Sorgente è amministratore delegato e azionista di riferimento, precisando che "il programma dei conferimenti e dei conseguenti aumenti di capitale sociale verrà reso noto dopo l'Opa"»; un articolo di Giorgio Meletti per lo stesso quotidiano del 3 dicembre 2017 dal titolo "Guai Enasarco. Bankitalia pressa per salvare Mainetti" e sottotitolato "Con la sua Sorgente amministra gli immobili dell'ente previdenziale degli agenti di commercio, con risultati deludenti", segnala difficoltà dell'immobiliarista Valter Mainetti, «tali che gli stessi vertici della Banca d'Italia, che vigila sulla sua Sorgente sgr, hanno chiesto al presidente Enasarco Costa, "nell'interesse del sistema economico-finanziario complessivo", di cercare "una rapida soluzione concordata in luogo di un lungo conflitto giudiziario"»; nell'articolo, come nel successivo pubblicato il 4 febbraio 2017, si descrivono nel dettaglio le vicende inerenti al rapporto tra Sorgente ed Enasarco, nell'ambito del quale si sono registrati rendimenti eccezionalmente bassi per gli investimenti immobiliari dell'ente previdenziale e consistenti guadagni da provvigioni per il gestore; si riferisce, inoltre, dell'intervento per acquistare il quotidiano "Il Foglio" e ripianarne le perdite di capitale, si chiede di sapere: se risponda al vero che "Il Foglio", dopo aver ricevuto 50 milioni di euro di fondi pubblici, avrebbe scaricato le sue perdite sulle società di Mainetti e che, nel periodo 2010-2016, la cooperativa di giornalisti che pubblica il quotidiano, invece di incassare dallo Stato 14 milioni di contributi per l'editoria, ne avrebbe ricevuti 9,68 milioni, con la società di Mainetti proprietaria della testata dal 2016 che l'affitta alla cooperativa, costretta ad anticipare ai giornalisti 4,5 milioni di euro; se sia vero che, se i fondi di Mainetti perdono, il gestore guadagna, come nel 2017 con gli immobili del fondo Megas (520 milioni di valore) che avrebbero portato affitti per 19 milioni e costi per 36, con una perdita finale di 17,5 milioni, il fondo Michelangelo 2 (221 milioni di euro di immobili) avrebbe perso in un anno 32,6 milioni, mentre Sorgente avrebbe incassato come commissioni di gestione 7,7 milioni; se sia vero che le inadempienze denunciate in consiglio di amministrazione dall'ex presidente Boco abbiano fatto maturare a carico di Sorgente Sgr penali per 120 milioni di euro, che Enasarco non pretenderebbe, e che Sorgente si sarebbe impegnata a vendere immobili dei due fondi Mega e Michelangelo 2 per 197 milioni, e se non avesse trovato acquirenti, a rilevarli lei, con operazioni che avrebbero portato circa 180 milioni di euro nelle casse di Enasarco; se non si ritenga che le denunce del professor Mainetti per "falsità e omissioni lesive ed ingiuriose" verso "il Fatto Quotidiano" non appaiano palesemente infondate, utili a zittire uno dei pochi organi di stampa e un giornalista che a giudizio dell'interrogante cercano di informare sugli affari opachi di Sorgente group, editore de "Il Foglio"; se non si ritenga che le elargizioni del Governo agli editori sotto qualsiasi forma, che professano e propagandano libertà di mercato e di intrapresa, salvo poi a pretendere sussidi pubblici, non debbano finire; quali misure urgenti si intenda attivare, sia per salvaguardare il risparmio previdenziale, spesso gestito con criteri ed opachi metodi privatistico-clientelari, sia per impedire ai potenti di citare in giudizio, con vere e proprie liti temerarie, giornalisti a schiena dritta con finalità intimidatorie, talvolta estorsive, per impedire che possano portare all'attenzione della pubblica opinione le gravi malefatte dei prenditori. Atto n. 4-00309 LANNUTTI Ai Ministri dell'economia e delle finanze, della difesa e dello sviluppo economico e del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: si legge su un articolo apparso online su "FinanzaReport" del 29 giugno 2018: «Si è dimesso dal gruppo Leonardo-Finmeccanica Andrea Biraghi, il manager a capo della divisione Sistemi per la sicurezza e le informazioni del gruppo aerospaziale, sospeso da quasi due mesi il cosiddetto scandalo della cyber security. Biraghi era finito sotto accusa a seguito di un audit interno ordinato dall'ad Alessandro Profumo, al quale lo stesso manager riportava direttamente, un'istruttoria conclusa con gravi accuse legate a presunte irregolarità nei rapporti con i fornitori e altre operazioni opache. Rispondendo alle contestazioni, Biraghi aveva puntato il dito contro alcuni suoi collaboratori, ai quali sono state estese le accuse. Nei giorni scorsi è stato licenziato Stefano Orlandini, capo degli acquisti della stessa divisione "cyber security", ma sono in corso accertamenti su altri manager. Biraghi, un ingegnere di 47 anni, era considerato un manager chiave del gruppo ex Finmeccanica, data l'importanza strategica della divisione Sistemi per la sicurezza e le informazioni del gruppo Leonardo, un settore che opera a contatto con l'intelligence. Andrea è il figlio dell'ammiraglio Sergio Biraghi, già consigliere militare del presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi e capo di Stato maggiore della Marina e attualmente presidente di Fincantieri Usa, anch'essa una società pubblica»; secondo quanto scrive Gianni Dragoni sul suo blog il 29 giugno 2018, l'ex capo della divisione Sistemi per la sicurezza e le informazioni,è la "seconda testa" che cade nel gruppo. Si legge: «Era fuori azienda da una cinquantina di giorni, perché accusato da un'indagine interna (audit) di gravi irregolarità nei rapporti con i fornitori e di altre operazioni "opache", secondo il vertice». Le dimissioni di Biraghi l'avrebbero probabilmente sottratto al licenziamento e avrebbero salvato il suo curriculum vitae . In tal modo, «non risultano contestazioni in documenti ufficiali, salvo gli atti interni dell'audit che sono riservati e fatte salve eventuali indagini giudiziarie». A questo proposito non si conosce il punto di vista di Biraghi e a giudizio dell'interrogante sarebbe interessante conoscerlo. In merito «non c'è stata alcuna dichiarazione ufficiale di Leonardo, né di Biraghi o di altri manager messi sotto accusa, tra i quali ci sono anche i suoi principali collaboratori. Uno di essi, Stefano Orlandini, capo degli acquisti della divisione "cyber", è stato licenziato (...) alla fine della scorsa settimana, per accuse simili a quelle rivolte al suo (ex) capo, Biraghi»; la vicenda sembra non conclusa. Secondo quanto scritto nel blog «ci sarebbero altri manager sotto accusa». A questo si potrebbe aggiungere che «vengono segnalate indagini interne e contestazioni disciplinari ad alcuni dirigenti di Mbda Italia, la società missilistica di cui l'ex Finmeccanica possiede il 25% (il 75% è diviso in parti uguali tra Airbus e Bae Systems). Un manager sarebbe stato licenziato e un'altra dirigente dopo aver ricevuto contestazioni ha lasciato l'azienda». Sostiene anche di lettere in cui si parla della «vendita di un ramo d'azienda delle tlc ad alta tecnologia e molto redditizio, Ants, venduta da Finmeccanica a fine 2015 a un'azienda dai soci vicini a Renzi. Dopo la caduta del governo Renzi, Ads è entrata in crisi». E ancora, nel primo trimestre del 2017, «quando il governo Gentiloni cercava un successore per Moretti alla guida di Finmeccanica, prima che venisse individuato Profumo, Biraghi aveva cercato di inserirsi nella lotta per il vertice, in competizione con Lorenzo Mariani, capo della divisione elettronica per la difesa terrestre e navale. Biraghi aveva rapporti anche con Marco Carrai, l'imprenditore amico di Renzi che ha forti interessi nella cyber security, soprattutto in Israele»; si legge in un articolo de "la Repubblica" del 10 novembre 2017: «"Nel 2017 Leonardo toccherà il fondo, dal 2018 comincerà la risalita", ha spiegato agli analisti il ceo, Alessandro Profumo. Parole che il mercato sembra avere interpretato alla lettera, portando subito giù il valore dell'azione in area 11 euro. Una notizia pessima per il Tesoro, azionista al 30% della società e che ha visto materializzarsi una perdita teorica di quasi mezzo miliardo nel giro di pochi minuti. Nei nove mesi Leonardo ha realizzato un utile netto di 272 milioni, in calo del 23% rispetto ai 353 milioni dello stesso periodo 2016. I ricavi sono stati pari a 7,984 miliardi (-0,6%), l'ebita a 703 milioni (-5,8%), gli ordini a circa 8 miliardi, con una crescita organica del 5% e 33,9 miliardi il portafoglio ordini». Infatti, il titolo in borsa, che aveva avuto una quotazione costante superiore ad una media di 14 euro nel 2017, con punte di oltre 16 euro, era poco più di 8 euro, a riprova di una gestione manageriale quantomeno approssimativa, si chiede di sapere: se risponda al vero siano state segnalate indagini interne e contestazioni disciplinari ad alcuni dirigenti di Mbda Italia; se risponda al vero la vendita di un ramo d'azienda delle telecomunicazioni ad alta tecnologia e molto redditizio, Ants, società venduta da Finmeccanica a fine 2015; se corrisponda al vero che Biraghi abbia rapporti con Marco Carrai; se la nomina del dottor Alessandro Profumo, aduso ai crolli delle società quotate, come accaduto con Unicredit, con gravi ricadute sui conti pubblici, non debba essere valutata alla luce dei disastri in borsa e sui mercati; quali misure urgenti si intenda attivare, per salvaguardare la stabilità di una grande azienda, Leonardo, che non sembra essere stata gestita al meglio da Alessandro Profumo, nominato dal Governo Gentiloni a giudizio dell'interrogante con criteri amicali e senza le dovute e necessarie esperienze, in un delicato settore, strategico per l'Italia. Atto n. 4-00310 DE PETRIS Ai Ministri dei beni e delle attività culturali e del turismo e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Premesso che: nella città di Pescara la zona denominata "pineta dannunziana", già "pineta D'Avalos", è soggetta a vincolo ai sensi della legge n. 1497 del 1939. Con decreto ministeriale 13 maggio 1965, sulla base di quanto stabilito dalla commissione provinciale di Pescara nella seduta del 26 aprile 1962, l'area fu dichiarata di notevole interesse pubblico e sottoposta a vincolo, successivamente inserito nello stralcio planimetrico della Soprintendenza belle arti e paesaggio per la Regione Abruzzo; il piano paesistico regionale, approvato dal Consiglio regionale con atto n. 141/21 del 21 marzo 1990, definiva l'ambito di appartenenza come A1, "conservazione integrale", e A2, "conservazione parziale"; la zona è costituita dalla pineta e da una zona edificata, che si estende dalla pineta stessa al mare, ed è prevalentemente composta da abitazioni costruite negli anni '20 con annessi giardini. Il progetto, detto "progetto pineta", fu presentato come città-giardino dall'ingegner Antonino Liberi al Consiglio comunale di Pescara, il 14 settembre 1912: l'idea era quella di un quartiere climatico balneare; da più di un decennio, tuttavia, nella pineta dannunziana vengono compiuti scempi edilizi, nonostante nelle norme di attuazione del piano regolatore generale del 17 marzo 2003 si stabilisca come tale zona ricada nella sottozona B1, "conservazione", e che "la demolizione e la ricostruzione degli edifici devono rispettare l'ingombro planimetrico ed altimetro esistente, il rapporto di copertura e il tessuto e le tipologie esistenti"; si segnala in tal senso come nel novembre 2003, in via Primo Vere n. 13, sia stato demolito un villino ad un piano degli anni '30, senza previa autorizzazione della Soprintendenza. Il Comune di Pescara aveva infatti rilasciato il permesso di costruire con concessione edilizia n. 430/2003; su segnalazione di un privato la Soprintendenza aveva successivamente negato il nulla osta, rendendo illegittima la concessione edilizia n. 430/2003: troppo tardi, essendo nel frattempo stato demolito il villino ed in via di realizzazione un nuovo edificio multipiano di una differente tipologia edilizia, con caratteristiche planimetriche, altimetriche e volumetriche molto diverse; dal 2 marzo 2004 il cantiere è stato sottoposto a sequestro da parte della Procura della Repubblica di Pescara. Il Comune ha, inspiegabilmente, rilasciato una nuova concessione in sanatoria simile al progetto iniziale, ricevendo il nulla osta negativo da parte della Soprintendenza de L'Aquila e costringendo il Comune al rilascio di una seconda sanatoria in data 22 novembre 2004, n. 411/2004; in tale vicenda si è inserito nel 2006 il TAR di Pescara, che espresse parere favorevole al permesso di costruire rilasciato dal Comune prendendo a modello la sentenza n. 207/2006 del Consiglio di Stato, sezione VI, il quale aveva sostenuto che "che il vincolo del decreto del 1965 non sia stato imposto a protezione degli edifici risalenti agli anni venti, ma per la particolare bellezza naturale del sito (...) Non è stato protetto il panorama edilizio preesistente, che, semmai, può avere rilievo solo nel garantire il punto di belvedere, ossia che la costruzione non ostruisca o limiti la vista delle bellezze del sito. Il litorale, nella zona, risulta completamente edificato e che su esso si trovano diversi edifici di realizzazione moderna mentre pochi sono quelli risalenti agli anni venti e ancora esistenti. La sezione ritiene che le diversità costruttive della realizzazione edilizia di cui trattasi rispetto all'edificio preesistente non alterino la bellezza della zona. Così che l'opera non appare incompatibile con la salvaguardia dei valori paesistici protetti dal vincolo che non sono edifici degli anni venti"; nonostante la vicenda sia ancora sottoposta a giudizio, gli interventi edilizi nell'area sono continuati, con numerosi villini dell'epoca demoliti per far spazio a nuovi interventi edilizi impattanti; anche per quanto concerne il villino demolito di via Primo Vere la situazione è negli anni peggiorata, essendo stato costruito un ulteriore piano nel manufatto che lo ha sostituito ed essendo stato ricoperto il terreno di materiali di non accertata provenienza e compatibilità ambientale. Si segnala tra l'altro, in tal senso, come i permessi risultino essere nel frattempo scaduti; nelle ultime settimane altri due villini costruiti negli anni '30 sono stati coinvolti nella vicenda, dopo la conclusione dell' iter che ha visto rilasciare la condizione edilizia. Il sottosegretario di Stato per i beni e le attività culturali ed il turismo Gianluca Vacca ha mostrato un suo interessamento per la vicenda, che rischia di costituire un precedente per moltissimi altri edifici di pregio storico e architettonico; l'interrogante aveva già segnalato la vicenda attraverso l'atto di sindacato ispettivo 4-10189 del 9 febbraio 2006 durante la XIV Legislatura, e con l'interrogazione 4-07549 nella XVII Legislatura, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo non intendano accertare i fatti riportati, anche al fine di verificare la legittimità e la scadenza dei permessi urbanistici riguardanti il villino demolito del 1925 nel quartiere pineta di Pescara, ed il conseguente ordine di demolizione, nonché dei vincoli e tutele cui è sottoposta tale area (vincolo appositamente deliberato con decreto ministeriale 13 maggio 1965; rispetto del codice dei beni culturali e del paesaggio decreto legislativo n. 42 del 2004; piano paesaggistico del 1990, zona A1-2 di tutela; note attuative del piano regolatore, art. 31, sottozona B1 - conservazione, del 2003; rispetto della variante del 2006, il quale stabilisce che la demolizione e la ricostruzione degli edifici debba rispettare l'ingombro planimetrico e altimetrico, il rapporto di copertura, il tessuto e le tipologie edilizie esistenti) e di effettuare la medesima verifica per gli altri due villini che rischiano la demolizione; se non intendano altresì monitorare le autorizzazioni dei trasporti, la campionatura e la quantità dei materiali scaricati, per ciò che concerne il primo villino del 1925, disponendone l'analisi di compatibilità ambientale al fine di tutelare l'ambiente e la salute dei cittadini; se non ritengano di sollecitare una revisione della normativa in materia, a livello sia nazionale che regionale, al fine di garantire che simili scempi non possano più verificarsi. Atto n. 4-00311 URSO Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: da una recente analisi elaborata dal centro studi "Impresalavoro", sulla base dei dati del Documento di economia e finanza 2018 e della Commissione europea, è emerso che dal 2008 ad oggi il gettito delle accise dei carburanti nel nostro Paese è aumentato del 26,6 per cento; in sostanza, negli ultimi 10 anni il gettito raccolto dallo Stato grazie alle accise su prodotti energetici, loro derivati e prodotti analoghi è aumentato di circa 5 miliardi e mezzo di euro (passando dai 20,3 miliardi del 2008 ai 25,7 miliardi del 2017): cifra destinata a crescere se non saranno, come previsto, disinnescate le clausole di salvaguardia; la nostra benzina è, dunque, la quarta più cara del continente (superiore alla media europea dell'11,2 per cento) in quanto il prezzo pagato dai consumatori finali risente fortemente della componente relativa a tasse e accise; nel nostro Paese, infatti, il prelievo statale rappresenta ben il 62,9 per cento del prezzo finale, contro il 59,9 per cento della media europea, il 52,3 per cento della Spagna, il 60,4 per cento della Germania e il 61,5 per cento della Francia; e analogamente vale per il diesel : anche in questo caso, l'Italia supera la media europea del 10,7 per cento e il prelievo statale rappresenta ben il 59,2 per cento del prezzo finale contro il 54,2 per cento della media europea; si tratta per la maggior parte di accise giustificate da esigenze risalenti e, per molti aspetti, ampiamente superate (il finanziamento della guerra di Etiopia del 1935-1936 e della crisi di Suez del 1956; la ricostruzione dopo l'alluvione di Firenze del 1966 e dopo i terremoti in Emilia-Romagna del 2012, in Friuli-Venezia Giulia del 1976 e in Irpinia del 1980; il rinnovo del contratto degli autoferrotranvieri del 2004; l'acquisto di autobus ecologici nel 2005; l'emergenza migranti causata dalla crisi libica del 2011; l'alluvione che ha colpito la Liguria e la Toscana nel 2011); considerato che: tale situazione determina inevitabili rincari per i contribuenti italiani, oltre a un forte aggravio economico per le famiglie e le imprese, anche in termini di perdita di competitività (riempire il serbatoio, infatti, costa agli italiani il 5,2 per cento in più rispetto ai francesi, il 10,1 per cento in più dei tedeschi e addirittura il 26,3 per cento in più degli austriaci); più volte autorevoli rappresentanti delle forze politiche che compongono l'attuale maggioranza parlamentare hanno manifestato perplessità riguardo al sistema complessivo delle accise che gravano sul costo dei carburanti, auspicandone una modifica sostanziale; al capitolo 11 del contratto di governo M5S-Lega è addirittura enunciato in maniera chiara ed inequivocabile l'impegno ad "eliminare le componenti anacronistiche delle accise sulla benzina", si chiede di sapere se e quali misure di competenza il Ministro in indirizzo intenda adottare, già a partire dai prossimi provvedimenti utili quali il disegno di legge di bilancio per il 2019, per assicurare una significativa riduzione del prezzo dei carburanti, incidendo così positivamente anche sull'andamento dei consumi in generale. Atto n. 4-00312 BALBONI Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: il porto di Goro (Ferrara) è il porto con maggior numero di imbarcazioni immatricolate dell'intero Adriatico, con oltre 1.300 imbarcazioni prevalentemente dedite alla molliscoltura nell'adiacente sacca di Goro, ampia insenatura valliva in collegamento con il mare aperto dove vengono coltivate le famose vongole veraci; la locale Capitaneria di porto dispone di una sola motovedetta, assolutamente necessaria oltre che per garantire interventi di salvataggio in mare aperto, soprattutto in caso di mare grosso, anche e soprattutto per il contrasto al purtroppo diffuso fenomeno della pesca abusiva all'interno delle concessioni per la coltivazione delle vongole, pesca abusiva che viene praticata da bande sempre pronte ad entrare in azione, ben organizzate e con l'ausilio di imbarcazioni potentissime, che in una sola notte possono prelevare anche diverse decine di quintali di prodotto (si consideri che un chilogrammo di vongole mediamente vale circa 12 euro), con gravissimo danno per le cooperative titolari delle concessioni e dei soci tutti, che investono anche decine di migliaia di euro per la semina del novellame; la pesca delle vongole è la principale fonte di sostentamento dell'intera comunità, con migliaia di addetti; nei giorni scorsi si è diffusa in tutta la marineria la notizia che il Governo avrebbe deciso di privare la Capitaneria di Goro dell'unica motovedetta di cui dispone per destinarla al Governo libico affinché la utilizzi nel contrasto al traffico di esseri umani che parte dalle sue coste; la notizia sembra suffragata dalla circostanza che la motovedetta è stata consegnata al cantiere nautico di Goro per la sua revisione e con la richiesta di cancellare tutti i contrassegni ed i segni distintivi della Guardia costiera; ciò rappresenta un grave pericolo per i naviganti nella zona dell'intero settore di competenza, tanto più in piena stagione estiva, nella quale è massimo il traffico nautico ed è in corso l'operazione "Mare sicuro"; il pur encomiabile scopo del sostegno al Governo libico nella lotta al traffico di esseri umani non può giustificare la messa in pericolo dei naviganti dell'alto Adriatico e l'attenuazione, se non l'abbandono, del contrasto alle attività di pesca illecita nella sacca di Goro, che rischia di arrecare un danno irrimediabile all'intera comunità, si chiede di sapere quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda assumere per ripristinare immediatamente, e garantire in futuro, la necessaria dotazione di almeno una motovedetta alla Capitaneria di porto Goro (Ferrara). Atto n. 4-00313 IANNONE Al Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo Premesso che: alla fondazione teatro dell'Opera di Roma sono state applicate le norme di cui al decreto-legge 8 agosto 2013, n. 91, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 ottobre 2013, n. 112 (cosiddetta legge Bray), relative al risanamento delle fondazioni lirico-sinfoniche che versano in situazioni di difficoltà economico-patrimoniale; in particolare, l'articolo 11 disciplina il procedimento per ristrutturare il debito delle medesime fondazioni; i bilanci consuntivi 2014, 2015 e 2016 del teatro dell'Opera sono stati chiusi in pareggio di esercizio, ma con un aumento del debito della fondazione di rispettivamente 44, 54 e 53 milioni di euro, in violazione della norma di cui al comma 1, lett. d) , dell'articolo 11 che vieta il ricorso a un nuovo indebitamento; come evidenziato dalla relazione del commissario straordinario del Governo sul monitoraggio semestrale dello stato di attuazione dei piani di risanamento delle fondazioni lirico-sinfoniche, la fondazione dell'Opera di Roma ha usufruito di un prestito di 25 milioni di euro per il risanamento del proprio debito; la medesima relazione mostra una gestione non in linea con gli obiettivi di risanamento, evidenziando che dall'analisi effettuata risulta che «gli elevati costi di produzione (6,48 Mln) conducono ad un margine di produzione negativo (-1,68 Mln di euro)», che «anche il margine per posto disponibile, di conseguenza, è negativo per 3,4 euro», e che «rimane critico il livello dello stock debitorio»; all'atto dell'insediamento dell'attuale gestione del teatro dell'Opera di Roma, sullo stesso gravava un'esposizione debitoria pari a 33 milioni di euro che, a fronte dei 25 milioni di euro ricevuti per il risanamento, avrebbe dovuto diminuire a circa 8 milioni di euro; nei richiami conclusivi e implicazioni per le azioni di risanamento, il commissario afferma che «è pure improcrastinabile intervenire per attenuare l'eccessiva rigidità che vede, ad esempio, i costi del personale stabili o addirittura in aumento», laddove, invece, la fondazione ha elargito promozioni ed aumenti di stipendio; sempre nel medesimo capitolo della relazione il commissario afferma che «sono quindi della massima urgenza interventi su tale terreno che producano risultati già evidenti nel corso del primo semestre 2018»; ad oggi, vale a dire alla fine del primo semestre 2018, a quanto consta all'interrogante, la fondazione non ha attuato alcuna delle indicazioni fornite dal commissario; risulta all'interrogante che il teatro dell'Opera di Roma non abbia ricevuto l'approvazione dell'estensione del piano di risanamento, fatto che impedisce all'ente di continuare a rientrare tra le fondazioni al cui risanamento si applicano le norme della legge Bray; dal bilancio a consuntivo dell'anno 2016 risulta, inoltre, che i debiti tributari dello stesso ente siano saliti a 12,1 milioni di euro, con un aumento di 8,5 milioni di euro in un solo anno per il mancato versamento dell'Irpef ai lavoratori, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo non ritenga, nell'esercizio delle funzioni di vigilanza allo stesso spettanti, di assumere iniziative di competenza per verificare la reale situazione debitoria della fondazione e accertare le responsabilità della governance dell'ente; a che cosa siano state destinate le somme citate risultanti dal mancato versamento dell'Irpef ai lavoratori e se l'eventuale rateizzazione del corrispondente debito della fondazione, che comporterà costi più elevati, non possa comportare un danno economico. Atto n. 4-00314 LONARDO GALLONE CESARO DE SIANO CARBONE Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Premesso che: le Autorità di bacino sono organismi misti Stato-Regioni, operanti sui bacini idrografici, istituite con legge 18 maggio 1989, n. 183, e successive modificazioni e integrazioni; in base alla citata legge, tutto il territorio nazionale è stato suddiviso in bacini idrografici: bacini di rilievo nazionale, bacini di rilievo interregionale e bacini di rilievo regionale; i bacini di rilievo nazionale sono: Autorità di bacino dei fiumi Isonzo, Tagliamento, Livenza, Piave, Brenta - Bacchiglione; Autorità di bacino del fiume Adige; Autorità di bacino distrettuale del fiume Po; Autorità del bacino del fiume Arno; Autorità di bacino del fiume Tevere; Autorità di bacino dei fiumi Liri-Garigliano e Volturno; Autorità di bacino del fiume Serchio; le autorità sono enti di alto profilo tecnico-scientifico le cui attività riguardano la pianificazione, programmazione, attività di studio e ricerca, progettazione; le tematiche affrontate sono molteplici, complesse e di notevole rilevanza sociale, ambientale ed economica, come ad esempio la difesa del suolo, la tutela e gestione delle risorse idriche nonché tutte le problematiche legate alle tematiche ambientali; le attività di pianificazione delle Autorità di bacino (vari piani di gestione previsti dalle direttive comunitarie) sono fondamentali per l'attivazione dei finanziamenti europei in vari settori; al personale assunto dalle Autorità di bacino di rilievo nazionale è applicato il contratto collettivo nazionale autonomie locali; a copertura del trattamento economico del personale e degli oneri riflessi sono previsti specifici capitoli (3011, 3012, 3014, 3015) nello stato di previsione del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare; al 31 dicembre 2017, risultavano in servizio complessivamente 195 unità di personale, di cui 63 erano inquadrate nella posizione giuridica C; il costo annuo per il trattamento economico fondamentale di tutto il personale è di 4.850.000 euro; il costo annuo per il trattamento economico fondamentale del personale, inquadrato nella posizione giuridica C, è di 1.437.000 euro (circa il 30 per cento del costo complessivo); nel caso in cui si procedesse ad una progressione di tutto il personale di categoria C, il costo annuo ammonterebbe a 1.483.000 euro per un incremento di spesa massimo prevedibile di circa 46.700 euro, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga che, per il personale di categoria C, assunto con contratto di lavoro a tempo indeterminato, in servizio al 1° gennaio 2018 nelle segreterie tecniche organizzative delle Autorità di bacino nazionali, confluito poi nelle autorità di bacino distrettuali, sia necessaria una progressione di carriera. Interrogazioni, da svolgere in Commissione A norma dell'articolo147 del Regolamento, le seguenti interrogazioni saranno svolte presso le Commissioni permanenti: 1 a Commissione permanente (Affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno, ordinamento generale dello Stato e della Pubblica Amministrazione): 3-00056, del senatore Patriarca e della senatrice Boldrini, sulle norme restrittive per l'ordine pubblico in occasione delle manifestazioni; 7ª Commissione permanente (Istruzione pubblica, beni culturali, ricerca scientifica, spettacolo e sport): 3-00047, del senatore Iannone, sulla stabilizzazione del personale insegnante e scolastico; 9ª Commissione permanente (Agricoltura e produzione agroalimentare): 3-00053, della senatrice Boldrini, sull'emanazione del decreto per il funzionamento del fondo antibracconaggio ittico nelle acque interne; 11ª Commissione permanente (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale): 3-00049, della senatrice Valente, sul futuro dei lavoratori Comdata di Ivrea, Padova e Pozzuoli; 3-00051, della senatrice Boldrini, sulla chiusura della Vinyloop di Ferrara.