Document Type: resaula
Token Count: $#tokens

SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Assemblea 91 Presidenza del presidente ALBERTI CASELLATI, indi del vice presidente LA RUSSA e del vice presidente CALDEROLI N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Forza Italia-Berlusconi Presidente: FI-BP; Fratelli d'Italia: FdI; Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione: L-SP-PSd'Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP-PATT, UV): Aut (SVP-PATT, UV); Misto: Misto; Misto-Liberi e Uguali: Misto-LeU; Misto-MAIE: Misto-MAIE; Misto-Più Europa con Emma Bonino: Misto-PEcEB; Misto-PSI: Misto-PSI. Presidenza del presidente ALBERTI CASELLATI PRESIDENTE . La seduta è aperta (ore 9,35). Si dia lettura del processo verbale. DURNWALDER, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del 12 febbraio. PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato. Comunicazioni della Presidenza PRESIDENTE . L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Disegni di legge, trasmissione dalla Camera dei deputati PRESIDENTE . Comunico che in data 13 febbraio 2019 è stato trasmesso dalla Camera dei deputati il seguente disegno di legge: dal Presidente del Consiglio dei ministri e Ministro dell'economia e delle finanze, «Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 8 gennaio 2019, n. 1, recante misure urgenti a sostegno della Banca Carige S.p.a. - Cassa di Risparmio di Genova e Imperia». Sull'ordine dei lavori PRESIDENTE . Informo l'Assemblea che all'inizio della seduta il Presidente del Gruppo Movimento 5 Stelle ha fatto pervenire, ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento, la richiesta di votazione con procedimento elettronico per tutte le votazioni da effettuare nel corso della seduta. La richiesta è accolta ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento. Sui lavori del Senato Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari, convocazione MARCUCCI (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MARCUCCI (PD) . Signor Presidente, ieri e nei giorni scorsi è successo nuovamente un fatto molto grave per la nostra democrazia parlamentare. Abbiamo un Regolamento, al quale abbiamo ritenuto di dar seguito nella riunione dei Capigruppo, dedicando la settimana intera ai lavori delle Commissioni per poi approdare in Aula. Questi lavori non si sono svolti per la gran parte e mi domando il perché, signor Presidente. Lo stesso presidente Pesco durante i lavori ha denunciato una difficoltà del Governo in questa fase. Credo ci sia bisogno, signor Presidente, di incontrarci quanto prima e capire cosa stia succedendo e se il ritardo dei lavori nelle Commissioni sia legato alla decisione e alla votazione che ci sarà oggi pomeriggio in Giunta per le autorizzazioni a procedere. (Applausi dal Gruppo PD) . Mi domando se questo ritardo e questa paralisi dei lavori e delle votazioni voluto dal Governo sia frutto di un ricatto - uso il termine corretto - da parte di una parte della maggioranza e del Governo contro l'altra parte, per cui al reato di sequestro di persona si possa aggiungere quello di ricatto, oppure se ci sono altre motivazioni. Signor Presidente, lei era con me alla riunione dei Capigruppo quando i Capigruppo del MoVimento 5 Stelle e della Lega avevano confermato la disponibilità ad andare avanti sui lavori e a concluderli nella giornata di ieri per poter approdare in Assemblea nella giornata di oggi. Pertanto, ci venga detto in termini politici, con trasparenza, chiarezza e semplicità, sia a noi che al Paese, che cosa sta succedendo in Italia e nel nostro Parlamento. (Applausi dal Gruppo PD) . Ci venga detto a cosa stiamo assistendo, se c'è per la prima volta un ricatto all'interno del Governo e della maggioranza. Signor Presidente, credo che i lavori non possano andare avanti se non viene convocata immediatamente una Conferenza dei Capigruppo per capire e sapere anche dal Governo cosa sta succedendo. (Applausi dal Gruppo PD) . PICHETTO FRATIN (FI-BP) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PICHETTO FRATIN (FI-BP) . Signor Presidente, proprio in merito al tema posto del collega Marcucci abbiamo assistito alla convocazione delle Commissioni lavoro e bilancio. Sabato la Commissione lavoro ha valutato qualche emendamento e poi ha sospeso i lavori. Quindi, si è tenuto il Senato aperto per fare quasi nulla. Non valuto il danno erariale, in questo caso, non mi compete. Ieri, durante la giornata, è stata sconvocata la Commissione lavoro; la 5 a Commissione era convocata a mezzogiorno, poi spostata alle 16, dalle 16 alle 18, dalle 18 alle 19, alle 19 non c'era il Governo ed è stata definitivamente sconvocata. Non è un comportamento serio, ordinato e rispettoso del ruolo del Parlamento, rispettoso del Senato. La maggioranza e il Governo devono assolutamente rispondere di questi comportamenti. È avvilente ciò a cui stiamo assistendo, lo è per l'istituzione, prima ancora che per noi singoli parlamentari, che comunque questa istituzione componiamo. Capisco che ieri bisognava attendere i risultati della piattaforma Rousseau: bastava dircelo. In questo caso forse hanno perso tempo quei parlamentari che hanno dovuto studiare le carte per poi accedere alla piattaforma Rousseau. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . O l'una o l'altra; delle due l'una. Questo dobbiamo valutare. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Signor Presidente, in un momento in cui il Paese sta perdendo prodotto interno lordo e tutti gli indicatori danno una decrescita tutt'altro che felice, in un momento in cui non riusciamo ad avere una bussola della nostra politica nazionale ed internazionale, noi stiamo scherzando con l'istituzione: la maggioranza di questo Parlamento sta scherzando con il Senato e con la Camera. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . È per questo che mi unisco alle considerazioni del senatore Marcucci, che chiede un suo intervento, come Presidenza e come Ufficio di Presidenza, nella Conferenza dei Capigruppo, per dare una risposta, per dare ordine. La democrazia è prima di tutto regole e ordine. È vero che adesso la si sta abbandonando e si va verso la democrazia diretta, ma non ci siamo ancora: questo Paese ha ancora una Costituzione e la Costituzione detta, a discendere, delle regole. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Siamo tutti tenuti a rispettare queste regole, fino a quando non si deciderà di cambiarla. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . È per questo che noi chiediamo che lei provveda, signor Presidente, alla convocazione della Conferenza dei Capigruppo e detti un calendario serio dei lavori, dando anche il tempo alla maggioranza - perché siamo in democrazia e rispettiamo la parte politica - per mettersi d'accordo. Può succedere. Normalmente non sono portato a urlare, sono un mediatore, quindi ammetto che può succedere che non si sia d'accordo: mettetevi d'accordo, prendetevi il tempo necessario, ma non prendete in giro noi, perché in questo modo non prendete in giro noi, ma il Parlamento. (Applausi dai Gruppi FI-BP e PD) . ERRANI (Misto-LeU) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ERRANI (Misto-LeU) . Signor Presidente, mi associo a quanto detto dai colleghi che mi hanno preceduto. Vorrei sottolineare un problema, Presidente: purtroppo, ancora una volta, si ripete la storia di sempre. Oggi è la piattaforma Rousseau, ieri erano altre questioni, tuttavia il problema che abbiamo di fronte è il seguente: la maggioranza e il Governo non mettono in condizione le Commissioni di svolgere la loro funzione. Si svolge una dialettica tutta interna alla maggioranza, per poi arrivare - ed è questo su cui lei, Presidente, deve intervenire - all'ultimo momento utile per esprimere pareri. A quel punto le posizioni delle opposizioni vengono sostanzialmente cassate. Ora, si faccia la riunione dei Capigruppo, ma diamoci un metodo. Lei, signor Presidente, deve assicurare che la funzione delle opposizioni sia garantita. Non è possibile che in 5 a Commissione, a piacere (come direbbe Totò), si esprima parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione per gli emendamenti dell'opposizione e si faccia invece esattamente l'opposto per gli emendamenti della maggioranza, fino a che la dialettica della maggioranza non risolve i suoi problemi. Ora, la questione sta in poco posto, signor Presidente: o lei assicura che cambi questo atteggiamento del Governo e della maggioranza, per fare in modo che si svolga la dialettica democratica nelle Commissioni e in Aula, oppure questa Assemblea e queste Commissioni avranno un ruolo assolutamente secondario e non rispettoso delle funzioni costituzionali attribuite al Senato e alle Commissioni. (Applausi dai Gruppi Misto e PD) . PRESIDENTE . Alla luce delle osservazioni dei senatori Marcucci, Pichetto Fratin ed Errani, convoco la Conferenza dei Capigruppo per oggi, alle ore 15, per verificare il prosieguo dei lavori assembleari. Seguito della discussione e approvazione, con modificazioni, del disegno di legge: Doc 881 Disposizioni per assicurare l'applicabilità delle leggi elettorali indipendentemente dal numero dei parlamentari PERILLI ed altri. - (Votazione finale qualificata ai sensi dell'articolo 120, comma 3, del Regolamento) PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge n. 881. Ricordo che nella seduta del 7 febbraio il relatore ha integrato la relazione scritta e ha avuto luogo la discussione generale. Ha facoltà di parlare il relatore. GARRUTI, relatore . Signor Presidente, ho ascoltato attentamente le dichiarazioni espresse dai senatori, che ribadiscono concetti più volte affrontati in Commissione. Il tema della misura della proporzionalità nella distribuzione dei seggi o delle misure di garanzia per la rappresentanza delle minoranze presuppone scelte di principio in materia elettorale che non rispecchiano la ratio del disegno di legge in esame, che mira solo ad assicurare l'applicabilità delle leggi elettorali indipendentemente dal numero dei parlamentari, senza produrre modifiche sostanziali alla legislazione elettorale vigente, e a evitare quindi un vuoto normativo nel caso in cui, a seguito della modifica del numero dei parlamentari, debbano essere sciolte le Camere. Di un eventuale ripensamento della legge elettorale si potrà discutere in altre sedi. Come sottolineato da alcuni interventi, infatti, c'è senz'altro tempo per modificare la legge elettorale, anche profondamente, mentre si deve scongiurare - e qui rispondo alla senatrice De Petris - l'ipotesi di vuoto normativo derivante dalla necessità di intervenire sulla riformulazione dei collegi, dal momento che l'articolo 3 del presente disegno di legge prevede una delega al Governo per la determinazione dei collegi uninominali e plurinominali, a cui si può procedere qualora sia intervenuta, nel termine di ventiquattro mesi dall'entrata in vigore di questa legge, una modifica del numero dei componenti delle due Camere, ai sensi degli articoli 56, secondo comma, e 57, secondo comma, della Costituzione. Ricordo altresì che il riferimento al numero dei seggi e dei collegi è stato introdotto in entrambi i testi unici in materia elettorale solo con la legge 3 novembre 2017, n. 165, mentre precedentemente la legislazione elettorale recava meccanismi applicabili indipendentemente dal numero dei parlamentari. In particolare, le leggi 4 agosto 1993, n. 276 e n. 277, nell'introdurre la quota di seggi da attribuire nei collegi uninominali e quella da attribuire con metodo proporzionale, facevano riferimento a una percentuale o a un rapporto sul totale dei seggi (rispettivamente del 75 e 25 per cento del numero totale dei deputati e dei tre quarti e un quarto dei senatori di ciascuna Regione), con una tecnica redazionale che consentiva il funzionamento del sistema anche nell'eventualità di un mutamento del numero dei parlamentari. Pertanto, con la proposta in esame non si intende far altro che tornare a un'impostazione che preveda, in luogo di un numero fisso di seggi uninominali, l'indicazione di una frazione del numero totale dei deputati e dei senatori. Si ritiene che tale meccanismo possa rappresentare l'unica soluzione affinché la legge elettorale divenga flessibile rispetto alla variabile del numero dei parlamentari, fissato in Costituzione. Con particolare riferimento alle Province autonome di Trento e Bolzano, sottolineo che ho provveduto a inserire nel disegno di legge un emendamento che consenta di contemperare tutte le richieste che mi sono pervenute, al fine di rimanere fedele alle garanzie riconosciute al Trentino-Alto Adige finora. È doveroso precisare che la misura n. 111, a cui si è data piena attuazione nel disegno di legge in esame, prevede il rispetto della proporzione tra i parlamentari rappresentanti dei diversi gruppi linguistici, e non a decidere il numero complessivo dei parlamentari che devono rappresentare la Provincia di Bolzano rispetto ai rappresentanti provenienti dalle altre Regioni italiane. Inoltre la misura n. 111 è stata accordata solo con riferimento al Senato. In relazione alla Camera le leggi elettorali che si sono succedute nella storia della Repubblica non hanno mai introdotto alcuna misura derogatoria per il Trentino-Alto Adige/Südtirol con l'unica eccezione della legge 3 novembre 2017, n. 165, che ha costituito in quella Regione sei collegi uninominali a fronte di 11 seggi complessivi. In quella Regione, cioè, la quota di seggi uninominali è circa del 55 per cento sul totale, mentre nel resto delle circoscrizioni italiane è del 36,5 per cento. Nella riscrittura della legge elettorale, viene mantenuta la peculiarità introdotta nel 2017. E così se i seggi della Camera divenissero 400, quelli per il Trentino-Alto Adige/Südtirol diverrebbero sette, di cui quattro uninominali. In questo modo il numero complessivo dei seggi scenderebbe di un terzo circa. Lo stesso dicasi per il numero dei collegi uninominali, che si ridurrebbe di un terzo, così come quelli della parte proporzionale. Tuttavia, la quota del 55 per cento dei seggi assegnati in collegi uninominali eccezionalmente riconosciuta al Trentino-Alto Adige/Südtirol dalla legge del 2017 resterebbe invariata (quattro su sette). In assenza, dunque, di una tutela paragonabile a quella che per il Senato è garantita dalla misura 111, alla Camera l'intervento proposto è l'unico che appare neutro, come è richiesto dall'impostazione di questo disegno di legge. È giusto, peraltro, che sia garantita una speciale disciplina per la Regione Trentino-Alto Adige, in ragione della peculiare configurazione costituzionale della stessa, articolata su due Province autonome ed è parso, quindi, corretto prevedere - in sede di revisione costituzionale della composizione del Senato - che il minimo di tre senatori previsto per le altre Regioni sia garantito, nella Regione Trentino-Alto Adige, alle due Province autonome. Tale modifica rappresenta peraltro il risultato della valutazione delle posizioni espresse in Parlamento dagli esponenti delle minoranze linguistiche. La soluzione adottata prevede infatti che, se i seggi assegnati alla Regione sono sei, si manterranno i collegi già oggi individuati dalla legge n. 422 del 1991. Qualora i seggi assegnati alla Regione ex articolo 57 della Costituzione siano superiori a sei, la legge rimarrà comunque applicabile. Si tratta, tuttavia, di una ipotesi del tutto astratta poiché, in base alla soluzione adottata nel testo di riforma costituzionale (Atto Senato 214), verranno assegnati al Trentino-Alto Adige sei seggi, tre a ciascuna delle due Province autonome. Per le ragioni già esposte, invece, non può essere accolto un intervento derogatorio che riguardi i seggi del Trentino-Alto Adige/Südtirol alla Camera. (Applausi dal Gruppo M5S) . PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo. SIBILIA, sottosegretario di Stato per l'interno . Signor Presidente, non intendo intervenire in sede di replica. PRESIDENTE . Comunico che è pervenuto alla Presidenza - ed è in distribuzione - il parere espresso dalla 5 a Commissione permanente sul disegno di legge in esame e sugli emendamenti, che verrà pubblicato in allegato al Resoconto della seduta odierna. FERRARI (PD) .Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. FERRARI (PD) . Signor Presidente, in base all'articolo 96 del nostro Regolamento, propongo il non passaggio all'esame degli articoli e lo faccio lasciando agli atti, con la sua cortesia, un testo dove più compiutamente motiviamo la nostra richiesta. Vorrei però brevemente ribadire che noi riteniamo che non si debba procedere con l'esame del provvedimento e delle disposizioni per la formazione di leggi elettorali, in ragione di alcuni elementi. Uno di fondo: è scritto esplicitamente negli obiettivi della legge il fatto che in realtà essa va a rendere neutre le disposizioni delle leggi elettorali rispetto al numero dei parlamentari fissato in Costituzione, anche qualora venissero cambiati con riforme costituzionali, ovvero quelle in atto esattamente in questo periodo, gli articoli 56 e 57 della Costituzione. È come se si dicesse: a prescindere dal numero di parlamentari, la legge elettorale ha una sua applicazione. Noi crediamo che l'assunto per cui esiste una legge elettorale neutra rispetto al modo in cui sono costituite le due Camere sia da respingere perché è del tutto evidente che il numero dei parlamentari incide fortemente sulla rappresentatività delle Camere rispetto ai territori, sulla riconoscibilità dei candidati da parte degli elettori - questa è una delle materie più discusse dalla Corte costituzionale anche quando rese incostituzionale buona parte del Porcellum - e sulla tutela del Parlamento, delle prerogative parlamentari, anche in relazione alle prerogative del Governo. Per tutte queste ragioni - non ultimo il fatto che pare abbastanza evidente che questo sistema con i nuovi numeri (400 deputati e 200 senatori) previsti nella legge costituzionale possa produrre effetti di curvatura maggioritaria molto spinti tanto che in alcune Regioni per il Senato rischieremmo di trovarci rappresentate semplicemente le liste elettorali che abbiano superato abbondantemente il 10 per cento - riteniamo che non si debba procedere con l'esame degli articoli, anche perché non c'è nulla di più grave di un'altra eventuale e sopraggiunta incostituzionalità, che porterebbe il Parlamento ancora nella situazione in cui si trovò dopo che nel 2014 la Corte rese incostituzionale il Porcellum, ovvero la legge elettorale con cui era stato eletto e legittimato il Parlamento stesso. Penso che noi tutti, per il rispetto delle prerogative del Parlamento italiano, dobbiamo evitare di sottoporre al giudizio di costituzionalità ancora una volta una legge che rischia di non passare questo vaglio e creare inevitabilmente discredito per la nostra Costituzione. (Applausi dal Gruppo PD) . LA RUSSA (FdI) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LA RUSSA (FdI) . Signor Presidente, non posso che riportarmi agli argomenti appena illustrati dal collega del Partito Democratico che, per una volta, trovo assolutamente confacenti alle necessità del Parlamento e, in particolare, del Senato. Lo faccio non solo per le ragioni che ha esposto e che considero giuste, ma anche per una motivazione di logica di base: non si costruisce un sistema partendo da un'ipotesi futura e incerta. L'ipotesi futura e incerta è la modifica costituzionale che ha appena fatto il primo gradino; c'è ancora una strada lunga da compiere. Non è detto che questa strada si compia nella direzione oggi immaginata dalla maggioranza perché il tempo di un percorso di riforma costituzionale non sempre è più breve della vita di un Governo. A volte, è più lungo e può capitare che, quando arriveremo alle successive letture, questo Governo non ci sia più e, in tal caso, i presupposti della legge di oggi verrebbero magari completamente meno. Io non immagino una diversa composizione numerica di quella prevista oggi dalla riforma costituzionale, ma al contrario vorrei poter mantenere viva la speranza che una riforma costituzionale non si limiti solo a modificare il numero dei parlamentari da dare in pasto agli elettori in cambio delle riforme che non siete in grado di fare. Una riforma costituzionale, oltre a rideterminare il numero dei parlamentari, potrebbe avere a cuore la volontà della stragrande maggioranza degli italiani di poter eleggere un numero minore di parlamentari, ma anche direttamente il Capo dello Stato. Questo è il punto. Voi state facendo una sottoriforma di una futura riforma incerta escludendo a priori che la riforma costituzionale, nel prosieguo del percorso, cambi completamente la prospettiva delle nostre nuove istituzioni. Se ciò avvenisse, farebbe risultare del tutto inadeguata questa leggina di flessibilità, perché è di tutta evidenza che una elezione diretta del Capo del Governo e dello Stato, da noi auspicata, comporterebbe un sistema elettorale magari a doppio turno, come da sinistra è stato più volte suggerito, che sia collegato a una riforma costituzionale più ampia. Vedete, non si comincia una riforma - l'ho detto anche a proposito di un'altra vicenda e quindi si vede che ci avete preso gusto e abitudine - non si comincia la costruzione di una casa non dico dal tetto, ma dai mobili. Voi la state cominciando dai comodini, la state cominciando dai lampadari, manca il tetto, mancano le fondamenta, mancano le mura. Fare una legge che parli dei comodini di una casa senza prima averla costruita è non solo sbagliato, ma anche un atto di superbia rispetto al quale voteremo contro. (Applausi dal Gruppo FdI) . DE PETRIS (Misto-LeU) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DE PETRIS (Misto-LeU) . Signor Presidente, noi voteremo a favore della proposta di non passaggio agli articoli, perché come abbiamo cercato di motivare, anche nella discussione generale, questa proposta di legge di ulteriore modifica - e pasticcio - sulla legge elettorale presenta aspetti che quasi sicuramente, se si andrà avanti, saranno oggetto di esame della Corte costituzionale. Il motivo è molto semplice: il relatore ci ha poc'anzi controreplicato che questa legge serve solo ed unicamente per non avere un buco, una vacatio nel caso si dovesse andare ad elezioni. Io, però, vi sottopongo qui un altro ragionamento, quello che ostinatamente vi propongo da mesi. Noi abbiamo terminato appena da qualche giorno, anzi da qualche ora, la prima lettura del disegno di legge di riforma costituzionale per la riduzione del numero dei parlamentari ed è più che evidente che se aveste voluto davvero mettere in campo una legge elettorale adeguata alla riduzione del numero dei parlamentari, ci sarebbe stato tutto il tempo per farlo, perché noi avremo ancora molti mesi, in quanto l'approvazione della legge per la riduzione del numero dei parlamentari non sarà rapidissima, richiederà del tempo e poi si dovrà vedere se si arriverà alla fine dell' iter . C'era quindi la possibilità - vigente ancora il cosiddetto Rosatellum - di mettere in campo una proposta di legge elettorale diversa, con un sistema diverso, perché con la riduzione del numero dei parlamentari è inevitabile che si debba mettere in campo un sistema elettorale diverso. Questo lo dico tanto più perché voi avete contestato, come me, il Rosatellum e siete assolutamente al corrente del fatto che sono in itinere dei ricorsi presso la Corte costituzionale per quanto riguarda il Rosatellum- bis . Era quindi assolutamente necessario - questo, sì, sarebbe stato prudente e anche serio dal punto di vista del legislatore - provare a discutere con tutti e per tempo, per addivenire ad un sistema elettorale in grado di adeguarsi alla riduzione del numero dei parlamentari. L'adeguamento, però, non può avvenire semplicemente con il giochino della formula matematica. Ma tanto voi ormai cambiate idea su tutti gli argomenti! Quindi io cosa ve lo dico a fare che avevate sostenuto l'incostituzionalità del Rosatellum, perché non vi è più un rapporto tra il voto dell'elettore e l'effetto che produce? Questo perché il sistema misto crea alcuni problemi per quanto riguarda il meccanismo della rappresentatività. E voi che fate? Con la formuletta matematica, adattate alla riduzione del numero dei parlamentari un sistema elettorale che aveva già un sacco di problemi: dal punto di vista della proporzionalità, della riconoscibilità del voto e dell'effetto del voto, perché sapete perfettamente che l'elettore, nel momento in cui vota, deve sapere l'effetto che produce il suo voto; si tratta di uno dei princìpi costituzionali che la Corte ci ricorda sempre. Il Rosatellum questo già non lo produceva perché, con l'effetto flipper e per come era stato organizzato, non si capiva bene se, ad esempio, votando Cucca io avrei davvero eletto Cucca oppure se l'avrei fatto per eleggere Zanda. Ve l'ho già spiegato innumerevoli volte. Con questo sistema e con il giochino della formula matematica della riduzione, che a voi sembra tutto automatico, tutti i difetti del sistema vengono ampliati. Pertanto, ci troveremo con una torsione ulteriormente maggioritaria, ma a dismisura, perché avremo dei collegi uninominali che non hanno più nulla della possibilità del cittadino di avere un rapporto con colui che elegge o che pensa di voler eleggere. La torsione dal punto di vista della rappresentatività è enorme, perché voi in questo modo create un sistema che mette fine a un meccanismo di pluralismo della rappresentanza. Ripeto, si produce una torsione maggioritaria che impedisce un rapporto diretto tra elettori ed eletti; contemporaneamente, realizzate una torsione ancor più rilevante di quella che ha già il sistema elettorale di base. Tutto ciò con la scusa che dovevamo essere pronti. Ma tanto adesso avete risolto i problemi. Oltretutto, l' iter della riforma costituzionale per la riduzione del numero dei parlamentari permetteva sì di mettere in campo un sistema che fosse adatto e non producesse distorsioni nel sistema. Invece vi siete precipitati a consacrare il Rosatellum, quando sapete perfettamente - perché tutte le leggi elettorali sono state osservate dalla Corte costituzionale - che sarà osservato non solo il Rosatellum- bis (quindi la legge elettorale madre), ma anche questo sistema, perché produce delle distorsioni, dal punto di vista della rappresentatività e del rapporto tra elettore ed eletto, che non sono assolutamente compatibili con un sistema democratico. (Applausi dal Gruppo Misto-LeU e del senatore Ferrari) . PRESIDENTE . Ai sensi dell'articolo 96 del Regolamento, metto ai voti la proposta di non passare all'esame degli articoli, avanzata dal senatore Ferrari. Non è approvata . DE PETRIS (Misto-LeU) . Signor Presidente, gli emendamenti all'articolo 1, come ho poc'anzi tentato di spiegare, sono tentativi piuttosto complicati anche sul versante del profilo tecnico, perché si lavora su una materia che già di per sé aveva molti problemi. Tutti gli emendamenti che abbiamo presentato all'articolo 1 hanno tutti la stessa finalità, che è quella di aumentare il tasso di proporzionalità. Ciò per un motivo molto semplice, che vi ho poc'anzi ricordato, ossia che la torsione che si produce sulla rappresentanza, che voi realizzate con questa semplice formuletta dei tre ottavi, fa sì che vi sia un ridimensionamento non sostenibile dal punto di vista democratico della rappresentatività del Parlamento. Vi è infatti un problema non solo di rappresentanza delle forze minori, ma anche di rappresentatività del Parlamento stesso. Oltretutto, con l'approvazione della sostituzione del numero fisso di collegi-seggi con un rapporto frazionario in funzione della riduzione del numero dei parlamentari, si produce un aumento sproporzionato della dimensione dei collegi elettorali. Sapete perfettamente che già oggi con il sistema con cui abbiamo votato a marzo vi erano dei collegi elettorali in cui era assolutamente impossibile da parte dell'elettore comprendere chi fossero effettivamente i candidati in campo e quindi avere la possibilità di scegliere; per non parlare poi della parte proporzionale del plurinominale, che aveva un meccanismo cosiddetto di flipper che, con l'applicazione della formula frazionaria, determina un aumento a dismisura recidendo il rapporto tra il voto espresso da un elettore e dove esso si deposita, perché questo è assolutamente impossibile da prevedere. Pertanto, il fine degli emendamenti è quello di ridurre i problemi che create, di inserire nel sistema un tasso di proporzionalità maggiore, perché solo la proporzionalità permette di reggere davanti a una riduzione così forte del numero dei parlamentari. In questo modo, infatti, non aumentando o mettendo in campo un sistema elettorale di livello proporzionale notevole fate sì che venga eliminata ogni possibilità non dico di rappresentanza plurale, ma addirittura anche di diritto di tribuna. Torno a ripetere che voi avete scelto questo sistema elettorale. Non è vero che questo è solo un modo per non avere la vacatio tra un passaggio e l'altro, perché l' iter della riforma della riduzione dei parlamentari è solo all'inizio, quindi vi era tutto il tempo anche per rispondere finalmente alle varie obiezioni che, dalla sentenza n. 1 del 2014 della Corte costituzionale, sono state avanzate su tutti gli sgorbi di leggi elettorali che sono stati partoriti negli ultimi anni, dal Porcellum in giù. Vi era quindi tutta la possibilità di fare un lavoro finalmente serio, che rispondesse davvero a tutti i principi costituzionali che la Corte ci ha varie volte segnalato. Questo è il fine di tutti gli emendamenti presentati all'articolo 1. (Applausi dal Gruppo Misto-LeU e del senatore Martelli). PARRINI (PD) . Signor Presidente, sul provvedimento in esame noi abbiamo presentato soltanto emendamenti soppressivi perché riteniamo che nessuna sua parte sia giustificabile e sostenibile. Quando si è discusso il provvedimento di riduzione del numero dei parlamentari abbiamo fatto notare sia che si trattava di un atto mosso da intenzioni preoccupanti e da un movente di costruzione di una democrazia illiberale in Italia; inoltre abbiamo evidenziato che si trattava di un provvedimento pasticciato. L'impressione che abbiamo avuto nell'esaminare questo provvedimento di applicabilità delle leggi elettorali è di trovarsi di fronte a un bis del pasticcio, e cioè che si voglia completare il misfatto iniziato con il disegno di legge di riduzione nel numero dei parlamentari. Ciò per una ragione molto semplice: le intenzioni negative che ho poc'anzi citato, che rimandano all'insieme del disegno di intervento sulla Costituzione, di trasformazione delle nostre istituzioni che le forze di maggioranza hanno in mente, ci sembra in questo caso aggravato da troppa faciloneria e superficialità e anche da una certa inquietante sprovvedutezza. Notiamo questo. È stata fatta la guerra quando abbiamo approvato l'ultima legge elettorale - mi riferisco alla cosiddetta legge Rosato - definendola incostituzionale e attribuendole tutti i peggiori difetti immaginabili. Oggi si propone a questo Senato di approvare una misura che avrebbe come effetto quello di rendere intangibile la legge che, in passato, si è definita incostituzionale. Capisco che soprattutto il MoVimento 5 Stelle, negli ultimi mesi e settimane, si sia specializzato nel fare il contrario di quello che ha sempre detto, però - forse - si sta oltre passando la misura. Peraltro, non siamo stati tranquillizzati dalle repliche del relatore e questo ci conferma la scelta di presentare e sostenere emendamenti soltanto soppressivi. Ci sono stati portati tre argomenti a sostegno del provvedimento in esame. Quanto al primo, ci sarebbe il rischio di un'assenza di legge elettorale perché, contemporaneamente, si sta esaminando la riforma costituzionale di riduzione del numero dei parlamentari. Ma - santo cielo - la riduzione del numero dei parlamentari è una riforma costituzionale che deve affrontare quattro letture e, forse, un referendum . Abbiamo tutto il tempo di intervenire in maniera sensata sulla legge elettorale. Non vi è alcun obbligo di farlo in maniera così pasticciata e affrettata. Come seconda argomentazione, è stato detto che in passato abbiamo avuto leggi elettorali che si applicavano indipendentemente dal numero dei parlamentari. È vero, ma non si può non dire che quelle leggi elettorali - mi riferisco a quelle dell'inizio della nostra Repubblica - erano totalmente proporzionali e, quindi, perfettamente indifferenti al numero dei parlamentari. Qui siamo di fronte a un sistema misto. Si crea un mostro, con una legge elettorale con collegi uninominali sopra un milione di abitanti; una cosa che non sta né in cielo, né in terra. In questo caso, davvero la fretta e la superficialità sono un'aggravante. In terzo luogo, si è citato il cosiddetto Mattarellum, dicendo che prevedeva delle percentuali. È vero, il Mattarellum fu la legge che tradusse in atto normativo gli esiti di un referendum popolare, prevedendo tre quarti di maggioritario e un quarto di proporzionale. Tuttavia, fu calata in un contesto dove nessuno aveva messo all'ordine del giorno la riduzione del numero dei parlamentari, altrimenti la legge non avrebbe avuto quella natura. Oggi si sta facendo una cosa inedita, ma in questo caso l'inedito dimostra soltanto che si continua a sbagliare tanto dopo aver sbagliato molto. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE . I restanti emendamenti si intendono illustrati. Invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti in esame. GARRUTI, relatore . Signor Presidente, il parere è contrario su tutti gli emendamenti presentati all'articolo 1, ad eccezione dell'emendamento 1.100, su cui il parere è favorevole. SIBILIA, sottosegretario di Stato per l'interno . Signor Presidente, il Governo si rimette all'Assemblea su tutti gli emendamenti. PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.1, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori, identico all'emendamento 1.2, presentato dal senatore Parrini e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva. (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.3, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 1.4, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori, fino alle parole «a un quarto». (Segue la votazione) . Il Senato non approva. (v. Allegato B) . Risultano pertanto preclusi la restante parte e l'emendamento 1.5. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.6, presentato dal senatore Durnwalder e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . La Presidenza dichiara inammissibile l'emendamento 1.100/1, presentato dal senatore Augussori, il cui testo è in distribuzione, in quanto non si riferisce al testo dell'emendamento 1.100 del relatore, ma è invece diretto a modificare il testo del disegno di legge. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.100, presentato dal relatore. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 1, nel testo emendato. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'esame dell'articolo 2, sul quale sono stati presentati emendamenti, che invito i presentatori ad illustrare. DE PETRIS (Misto-LeU) . Signor Presidente, sull'articolo 2 valgono lo stesso ragionamento e la stessa filosofia, per cui l'emendamento soppressivo (il 2.1) e gli altri presentano la medesima caratteristica: cercare di rendere più proporzionale il sistema stesso, immettendovi un maggior tasso di proporzionalità. Vedo tra l'altro che anche chi ostacola questo disegno di legge - e questo pasticcio di adattamento della legge elettorale - continua a perseverare nei propri errori, dei quali ora pagheremo i costi ancor di più. Voglio però segnalare, signor Presidente e onorevoli colleghi, che, proprio per il ragionamento che ho fatto e che ci ha guidato nell'analizzarlo e nel giudicarlo negativamente, quest'adattamento del Rosatellum viene rafforzato ancor di più, avendo noi espresso un giudizio molto negativo del Rosatellum- bis e avendolo combattuto pesantemente, non solo per il metodo della sua approvazione, ma per i contenuti in sé. Mi permetto di segnalare un emendamento aggiuntivo, il 2.0.1, che riguarda la questione della rappresentanza delle minoranze, elemento che non a caso abbiamo presentato anche all'interno del disegno di legge costituzionale sulla riduzione del numero dei parlamentari, perché vi è una questione molto seria che riguarda il problema del pluralismo della rappresentanza. Tutto è discutibile, ma la Corte costituzionale, anche accettando il principio di governabilità e facendovi esplicito riferimento afferma - non solo nella sentenza n. 1 del 2014 ma anche in altri pronunciamenti, e ripetutamente - che neppure l'esigenza di governabilità può piegare un altro elemento fondamentale per i sistemi elettorali e il tasso di democrazia, ossia la rappresentanza e il suo pluralismo (che si riproduce immediatamente sull'organo nei termini della sua rappresentatività). Per questo motivo abbiamo proposto quest'emendamento, che è a garanzia della rappresentanza delle minoranze: mi rendo conto che si tratta di una provocazione, per lanciare una sfida alla coerenza (parola che so essere ormai vana). L'emendamento 2.0.2 riguarda il divieto di pluricandidature: vi rendete conto che, aumentando ulteriormente il tasso d'indeterminatezza tra il voto espresso dall'elettore e il suo risultato, con le pluricandidature non vi è davvero più alcuna possibilità di fare in modo che ci sia un rapporto tra il voto che l'elettore esprime e la sua intenzione di voto? Per questo motivo, almeno eliminate le pluricandidature perché, attraverso l'ulteriore introduzione del sistema di frazione che proponete con questo disegno di legge, l'indeterminatezza è tale che le pluricandidature diventano un elemento di aggravamento ulteriore. La questione della rappresentanza era già di per sé molto discutibile dal punto di vista costituzionale, come ben sapete, nella legge attualmente vigente; immaginate adesso le pluricandidature in un sistema che ha ancor di più una torsione maggioritaria, una torsione di vaghezza del voto perché - torno a ripetere - si recide il rapporto tra rappresentante e rappresentato, che diventa assolutamente vago; quando si vota non si sa cosa produce quel voto. Il voto di un cittadino elettore deve avere, per ovvi motivi, una sua chiara finalizzazione, che, con questo sistema, aggravato anche dalle pluricandidature, francamente non si ha. (Applausi dal Gruppo Misto-LeU) . PRESIDENTE . I restanti emendamenti si intendono illustrati. Invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti e sugli ordini del giorno in esame. GARRUTI (M5S) . Signor Presidente, esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti, ad eccezione degli emendamenti 2.100 e 2.101. SIBILIA, sottosegretario di Stato per l'interno . Il Governo si rimette all'Assemblea. Saluto a rappresentanze di studenti PRESIDENTE . Prima di procedere alle votazioni, saluto a nome dell'Assemblea i docenti e gli studenti dell'Istituto tecnico industriale «Faraday» di Ostia, dell'Istituto d'istruzione superiore «Fermi-Mattei» di Isernia e del Liceo «Brocchi» di Bassano del Grappa, in provincia di Vicenza, che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi) . Ripresa della discussione del disegno di legge n. Doc 881 PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.1, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori, identico all'emendamento 2.2, presentato dal senatore Parrini e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva. (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.3, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 2.4, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori, fino alle parole «a un quarto». (Segue la votazione) . Il Senato non approva. (v. Allegato B) . Risultano pertanto preclusi la restante parte e l'emendamento 2.5. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.100, presentato dal relatore. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.101/1, presentato dal senatore Durnwalder e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.101, presentato dal relatore. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 2, nel testo emendato. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Passiamo alla votazione dell'emendamento 2.0.1. ROJC (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ROJC (PD) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, con l'approvazione del disegno di legge in esame si intende accompagnare il processo di revisione costituzionale avviato lo scorso 7 febbraio. La maggioranza procede con l'esame - iniziato il giorno stesso dell'approvazione in prima lettura del disegno di legge di modifica degli articoli 56, 57 e 59 della Carta costituzionale - del disegno di legge a firma giallo-verde, con l'inclusione nella legislazione elettorale delle modifiche strettamente necessarie - cito il testo della relazione - a «rendere neutra, rispetto al numero dei parlamentari fissato in Costituzione, la normativa elettorale per le Camere». Si tratta di un nuovo accordo al ribasso, approvato senza modifiche dalla Commissione affari costituzionali il giorno prima, per evitare scivoloni dovuti all'impossibilità di progettare riforme all'altezza delle esigenze del Paese, con il rischio di aprire un capitolo delicato, come quello della legge elettorale, su cui discutere o litigare. L'unica forma di opposizione ammessa, nell'attuale fase politica, è quella all'interno della maggioranza, mentre non sono garantiti i diritti delle opposizioni, come sarebbe previsto da un confronto democratico. Si tratta di una riforma presentata come una semplificazione o una riduzione dei costi della politica, che di fatto riduce il pluralismo politico, essenza della democrazia, in quanto esprime gli orientamenti diversi del corpo elettorale. È una situazione che non ha lasciato margini di confronto nella discussione sulla modifica della Costituzione che, a fronte della delicata questione della crisi della democrazia rappresentativa, ha proposto soluzioni inadeguate, impedendo un confronto costruttivo e democratico con le opposizioni. Si tratta di un modo di procedere che ci vede totalmente contrari rispetto alla proposta, per la quale abbiamo presentato emendamenti soppressivi e voteremo contro, non per una posizione politica pregiudiziale, ma per il fatto che con questa proposta si avvia la dismissione delle istituzioni democratiche, il che risulta inaccettabile per il Paese. Onorevoli colleghi, richiamo la vostra attenzione sugli effetti specifici di questo processo riformatore, sulle garanzie fondamentali sancite dalla Costituzione e, più specificamente, sugli effetti che, in mancanza dei correttivi, che responsabilmente abbiamo proposto senza successo, si avranno per la minoranza linguistica slovena della Regione a Statuto speciale del Friuli-Venezia Giulia. Tale protezione è diretta espressione dei princìpi fondamentali dettati dagli articoli 2, 3 e 6 della Costituzione. Il particolare contesto territoriale, gli obblighi di derivazione internazionale, il riconoscimento dell'autonomia speciale per la Regione e l'affermazione dei princìpi di salvaguardia delle caratteristiche etniche e culturali dei cittadini, sanciti dall'articolo 3 della legge costituzionale n. 1 del 31 gennaio 1963, di adozione dello Statuto speciale della Regione Friuli-Venezia Giulia, sono espressione dei princìpi costituzionali, che hanno trovato una sintesi e una disciplina positiva nella legge n. 38 del 2001 e, più specificamente, nell'articolo 26, contenente disposizioni in materia elettorale. Tale garanzia è stata più volte ribadita dal Governatore del Friuli-Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, sia in campo sia nazionale che internazionale. Voteremo contro il provvedimento in quanto si tratta di un disegno di legge strumentale all'attuazione di una riforma in contrasto con i principi fondamentali della Costituzione. Le chiusure della maggioranza e l'incapacità di dialogo non hanno consentito di poter discutere soluzioni organiche, per ridefinire gli equilibri della Carta, ma nemmeno un confronto su quei correttivi, che avrebbero evitato l'effetto di incidere negativamente sugli equilibri costituzionali, con riferimento appunto alla protezione della minoranza nazionale autoctona slovena, che insiste nella Regione Friuli-Venezia Giulia. È una situazione che, di fatto, impedirà di rendere effettivi i diritti previsti dalla Costituzione e dalla legislazione speciale di attuazione. Tutto ciò, nonostante la stessa legislazione elettorale mantenga inalterati alcuni speciali princìpi di tutela che, tuttavia, con le nuove proporzioni numeriche, non sarà possibile rendere effettivi. L'articolo 3 del disegno di legge conferisce al Governo la delega legislativa per la determinazione dei collegi uninominali e plurinominali, da ridefinire in relazione alla riduzione del numero dei parlamentari. Per i princìpi e i criteri direttivi, il comma 2 ripropone i princìpi di delega previsti dalla legge n. 165 del 2017, in base ai quali - e cito - «nelle zone in cui siano presenti minoranze linguistiche riconosciute, la delimitazione dei collegi, anche in deroga ai princìpi e criteri direttivi di cui al presente comma, deve tenere conto dell'esigenza di agevolare la loro inclusione nel minor numero possibile di collegi» e, più nello specifico, «nella circoscrizione Friuli-Venezia Giulia uno dei collegi uninominali è costituito in modo da favorire l'accesso alla rappresentanza dei candidati che siano espressione della minoranza linguistica slovena, ai sensi dell'articolo 26 della legge 23 febbraio 2001, n. 38». Contraddizioni insostenibili, quando si decide sul futuro del Paese in una dialettica basata su slogan che vanno dalla riduzione dei costi della politica, a spese della qualità democratica delle istituzioni, all'autonomia territoriale, senza proteggere l'unità della Repubblica e la tutela uniforme dei diritti fondamentali sul territorio nazionale. Signor Presidente, onorevoli colleghi, siamo contrari a questo modo di procedere che troviamo pericoloso e superficiale rispetto ai valori in gioco. Siamo determinati, nel caso dovesse entrare in vigore la riforma costituzionale, in un'ottica di riduzione del danno, a vigilare sull'esercizio della delega per la rideterminazione dei collegi, affinché siano utilizzati al massimo gli strumenti derogatori per compensare gli effetti negativi della riforma dovuti all'allargamento della base territoriale dei collegi, puntando ad assicurare la corrispondenza dei collegi con il territorio in cui è tradizionalmente presente la minoranza linguistica slovena. La riduzione della qualità democratica del Parlamento, che le riforme proposte dalla maggioranza portano avanti per esigenze elettorali rifiutando un confronto costruttivo con le opposizioni, è inaccettabile e voteremo contro. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.0.1, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.0.2, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'esame dell'articolo 3, sul quale sono stati presentati emendamenti che invito i presentatori ad illustrare. DE PETRIS (Misto-LeU) . Signor Presidente, sull'articolo 3 che riguarda la delega per la determinazione dei collegi segnalo, come proposte su cui soffermarsi, gli emendamenti 3.8 e 3.9 che riguardano in particolare la questione del Friuli-Venezia Giulia - cui la collega Rojc faceva cenno - e il problema della rappresentanza dei candidati espressione della minoranza linguistica slovena. L'emendamento 3.9 impatta direttamente sulla questione delle minoranze linguistiche. Ne abbiamo discusso anche durante l'esame del disegno di legge costituzionale sulla riduzione del numero parlamentari e si tratta di una questione molto seria che è rimasta assolutamente aperta. Quando parlavo di compressione delle minoranze per quanto riguarda le minoranze politiche, ovviamente e indirettamente non potevo non tenere conto dell'altro impatto, che nel caso della minoranza slovena è molto forte, sulle minoranze linguistiche. Non sono arrivate risposte dal relatore né sul disegno di legge costituzionale, né per quanto riguarda il disegno di legge al nostro esame, ma anche questo sarà oggetto - ve lo preannuncio, anche sulla fattispecie che riguarda le minoranze linguistiche - di un ricorso alla Corte costituzionale che stiamo già studiando, perché da questo punto di vista vi è una palese incostituzionalità. (Applausi dai Gruppi Misto-LeU e PD) . PRESIDENTE . I restanti emendamenti si intendono illustrati. Invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti in esame. GARRUTI, relatore . Signor Presidente, esprimo parere favorevole sull'emendamento 3.100 e contrario sui restanti. SIBILIA, sottosegretario di Stato per l'interno . Signor Presidente, il Governo si rimette all'Assemblea. PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.1, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori, identico all'emendamento 3.2, presentato dal senatore Parrini e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva. (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.100, presentato dal relatore. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 3.3, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori, fino alle parole «non superiore a». (Segue la votazione) . Il Senato non approva. (v. Allegato B) . Risultano pertanto preclusi la restante parte e l'emendamento 3.4. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 3.5, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori, fino alle parole «non superiore a». (Segue la votazione) . Il Senato non approva. (v. Allegato B) . Risultano pertanto preclusi la restante parte e l'emendamento 3.6. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.7, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.8, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.9, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 3, nel testo emendato. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . DURNWALDER (Aut (SVP-PATT, UV)) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DURNWALDER (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente,dopo la prima lettura del disegno di legge costituzionale sulla riduzione del numero dei parlamentari, in cui il nuovo articolo 57 della Costituzione ha riconosciuto alle Province autonome un numero minimo di tre senatori per ciascuna di esse, parificandole di fatto e di diritto alle 19 Regioni esistenti in Italia, il presente disegno di legge conferma i tre collegi uninominali per ciascuna Provincia, così come previsti dalla legge n. 422 del 1991, di attuazione della misura 111 del cosiddetto pacchetto, punto essenziale della dichiarazione di chiusura della vertenza internazionale con l'Austria dell'anno 1992. Il riferimento a tale norma, che nel testo iniziale del provvedimento era stato soppresso, è stato poi reinserito con un emendamento del relatore, che ringrazio, con l'aggiunta di un meccanismo flessibile di adeguamento dei collegi uninominali in caso di un numero minimo superiore a tre senatori spettanti a ciascuna Provincia. È per noi chiaro e condizione imprescindibile che anche in tale caso, improbabile che sia, visto il numero della popolazione di ciascuna Provincia in base all'ultimo censimento, venga cercato il consenso con i rappresentanti dei gruppi linguistici coinvolti nella delimitazione dei collegi uninominali. Auspichiamo anche per la Camera dei deputati una disciplina analoga a quella prevista per il Senato, con tre collegi uninominali per ciascuna Provincia autonoma, in quanto proprio tale numero garantisce, nell'ambito della Provincia autonoma di Bolzano, la corretta rappresentanza dei gruppi linguistici. In tale prospettiva, il Gruppo Per le Autonomie esprimerà un voto favorevole al presente provvedimento. (Applausi dal Gruppo Aut (SVP-PATT, UV)) . DE PETRIS (Misto-LeU) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DE PETRIS (Misto-LeU) . Signor Presidente, colleghi, noi voteremo contro questo disegno di legge, perché lo riteniamo un atto non soltanto pasticciato ma, per la verità, anche molto grave - lo dico con molta franchezza - per i motivi che ho esposto nei miei vari interventi. Prima questione: le motivazioni che avete addotto per giustificare questo approccio così precipitoso non reggono né dal punto di vista dei tempi, né dal punto di vista dell'architettura con cui andare avanti. La questione legata alla necessità di evitare che possa presentarsi un problema di legge elettorale non applicabile non ha alcun presupposto dal punto di vista temporale, perché abbiamo appena concluso la prima lettura del disegno di legge costituzionale relativo alla riduzione del numero dei parlamentari e ne servono quattro; poi, come sapete perfettamente, ci sarà il referendum , che non avrà luogo sulla piattaforma Rousseau, ma si svolgerà normalmente. Il tempo è veloce, tutto in politica si consuma in fretta. Anche quando iniziò la prima lettura della riforma costituzionale Renzi-Boschi, non si trovava nessuno disposto a scommettere su una sconfitta nel referendum , nessun opinionista, nessun sondaggista: era difficile. Andatevi a leggere i giornali di allora e guardate cosa dicevano tutti gli esperti: non ce n'era uno che scommettesse sul fatto che quella riforma costituzionale avrebbe potuto essere fermata e bocciata dagli elettori. Poi le cose, come sapete, sono andate diversamente. Presidenza del vice presidente LA RUSSA (ore 10,50) ( Segue DE PETRIS) . Perché faccio questo ragionamento? Per dire che c'è tempo e che il tempo, anche prendendo per buone le motivazioni che avete addotto sull'efficienza del sistema con la riduzione del numero dei parlamentari, ci dà tutta la possibilità di ragionare seriamente su come trovare una legge elettorale adeguata a quella riduzione, frutto non soltanto dei vostri accordi di maggioranza, ma di una discussione più ampia del Parlamento e quindi con il coinvolgimento di tutte le forze in campo. Perché vi siete precipitati? Vedo che gli esponenti dell'SVP, contenti, adesso distraggono il relatore. Dicevo: perché vi siete precipitati a fare questo obbrobrio di legge? Un po' perché, evidentemente, avete sempre il problema di riuscire a compattarvi e, poiché la Lega è molto esperta in sistemi elettorali, nella persona del senatore Calderoli, ci ha messo del suo in questa operazione. Ma anche perché tutti gli atti che state producendo hanno in realtà una finalità politica abbastanza chiara, che è quella di non affrontare seriamente la questione della crisi della democrazia rappresentativa, ma semplicemente di indebolirla alla radice. Questo è il punto. Magari potreste pure presentare un emendamento per far adottare da tutti la piattaforma Rousseau. Il Rosatellum era già una legge incostituzionale; noi la nostra battaglia l'abbiamo fatta fino in fondo e continueremo a farla, perché vi era una torsione della rappresentatività e una distorsione del voto dell'elettore, che produceva già nell'elettorato attivo un problema molto serio. Voi, con questo sistema, nel cambiare il rapporto tra collegi e seggi, con il meccanismo dei tre ottavi, producete un ridimensionamento del grado di rappresentatività dell'organo parlamentare, che è forse quello che volete, intervenendo alle radici, proprio per indebolire il sistema della democrazia rappresentativa. Producete altresì un altro problema nell'elettorato attivo, perché il voto che potrà dare sarà indeterminato, e nell'elettorato passivo, perché vi è una riduzione fortissima della rappresentanza e questo è un aspetto molto serio in democrazia. Mi rivolgo anche ai colleghi del Partito Democratico che hanno votato contro tutti gli emendamenti che cercavano di introdurre un tasso di proporzionalità: ancora non avete imparato la lezione e questo mi dispiace moltissimo. (Richiami del Presidente) . In conclusione… PRESIDENTE. Senatrice De Petris, si è verificato un errore. Ha ancora quattro minuti. DE PETRIS (Misto-LeU) . Grazie Presidente. Sono stati molto gravi e significativi il voto e il parere contrario sul divieto di pluricandidature, perché cosa produce la torsione che si introduce, accentuando a dismisura i difetti del Rosatellum? Ho già parlato del danno che produce sulla capacità degli elettori, quindi sul fronte dell'elettorato attivo di incidere seriamente sull'esito delle elezioni, cioè sull'efficienza elettiva ex ante . Contemporaneamente vi è una diminuzione drastica del pluralismo della rappresentanza e, poi, la mancata eliminazione delle pluricandidature, eliminazione che avevamo proposto e che poteva essere anche per voi un modo per rendere la modifica meno grave. Vi sono quindi tre situazioni: l'allargamento della dimensione dei collegi, un problema molto serio sull'efficienza dell'elettorato attivo e sulla capacità di incidere sull'esito del voto, la diminuzione drastica - di cui il presidente La Russa ha ben compreso la portata - del pluralismo della rappresentanza e quindi della rappresentatività dell'organo. Chi ne trarrà beneficio? Vi sarà un'ulteriore dilatazione, a dismisura, del potere delle segreterie dei capi politici: questo è quello che si produrrà. Per tutti questi motivi, credo che anche questo sistema elettorale avrà molti problemi dal punto di vista costituzionale e noi ci faremo carico di provare a portarlo davanti alla Corte costituzionale. Per quanto riguarda le minoranze linguistiche, fatto l'accordo con l'SVP, del resto delle minoranze linguistiche nel Paese a voi non interessa assolutamente nulla, mentre il problema della minoranza slovena è molto serio. Vi siete convertiti al Rosatellum; con le conversioni che state conoscendo, non in senso religioso ma introducendo una modifica a 360 gradi dei vostri princìpi, avete sposato in pieno non solo il Rosatellum- bis , ma addirittura un suo peggioramento, perché sebbene fosse molto difficile peggiorare il Rosatellum- bis , con il disegno di legge in esame ci state riuscendo in pieno. Per questi motivi, voteremo contro il provvedimento, come fieramente abbiamo votato contro e ci siamo opposti al Rosatellum- bis, perché anche se non siamo rimasti in moltissimi, per noi la coerenza è un fatto fondamentale, soprattutto nel rapporto con i nostri elettori. (Applausi dal Gruppo Misto-LeU) . PRESIDENTE. Senatrice De Petris, mi scuso per aver scampanellato per una non corretta impostazione del timer . COLLINA (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. COLLINA (PD) . Signor Presidente, per me e per coloro i quali erano presenti nella scorsa legislatura davanti agli occhi ci sono tanti appassionati interventi e varie discussioni approfondite, sia dal punto di vista politico che dal punto di vista tecnico, e nel merito sulle leggi elettorali che abbiamo approvato nella scorsa legislatura, dall'Italicum alla legge Rosato. È evidente a tutti, infatti, la connessione tra la legge elettorale e le riforme della Costituzione approvate dal Parlamento e poi respinte con il referendum . La legge elettorale è la più politica delle leggi che il Parlamento possa approvare ed è per questo che ha sempre rappresentato uno snodo decisivo del dibattito e del confronto politico. Il modo con il quale il Paese viene rappresentato in queste Aule dipende dalla legge elettorale, questa formula che trasforma il voto di milioni di italiani in un ridotto numero di rappresentanti, che riproducono in Camera e Senato le caratteristiche del consenso, il peso dei territori e le loro peculiarità. Ebbene, oggi siamo qui, nel più totale disinteresse dei commentatori e dei giornalisti - non c'è nessuno - ma anche della politica, a votare - dico votare perché discutere non mi pare sia un verbo da usare in questa situazione: discutere è una parola grossa - una legge elettorale che non esito a definire un obbrobrio. Dopo una legislatura di riforme, che ha visto discutere il nesso tra riforme del Parlamento e legge elettorale, arriva una legislatura in cui non si discute neppure, dopo che si è approvata una legge costituzionale che riduce in modo significativo il numero di parlamentari e che pone in modo inequivocabile il tema del rapporto con la legge elettorale. Sono una persona che coltiva il dubbio e, quindi, rifletto su questo nuovo modo di pensare che ha invaso queste Aule parlamentari. Mi sembra come un incontro di scherma: Lega e MoVimento 5 Stelle affondano la stoccata più spettacolare, cioè la riduzione del numero dei parlamentari: ma dopo ogni stoccata bisogna parare il colpo in difesa, perché rimane un fianco scoperto. È evidente: prevedere la riduzione del numero dei parlamentari e non affrontare il tema della legge elettorale è un esempio di incompetenza e di ignavia totali. Quindi, dobbiamo approvare anche la legge elettorale. Va bene la riduzione dei parlamentari - "va bene" in questo caso è un intercalare - ma con quale legge elettorale si eleggerebbero questi 400 più 200 parlamentari? Su questo punto neanche il contratto di Governo ci viene in soccorso e a nulla serve un avvocato Presidente del Consiglio. Avrete pensato: come ne usciamo? Facciamo una consultazione su Rousseau? Ma veramente vogliamo metterci a discutere tra di noi quale legge elettorale si accoppi con una siffatta riforma del Parlamento? Da questo punto di vista siete stati abbastanza concreti: non ne uscireste da questa discussione. Qui nasce l'idea di neutralizzare la legge elettorale e di congelare la questione. Sembra quasi un'ibernazione: iberniamo la legge elettorale e magari, nel futuro, succederà qualcosa che ci consentirà di trovare una soluzione, ma intanto nessuno ci potrà accusare di non aver tenuto in considerazione la questione della legge elettorale. Meglio ibernare la legge elettorale, poi chissà, tra qualche anno ci sarà una piattaforma Rousseau 4.0 o 5.0, che sia in grado, meglio di oggi, di formulare una domanda e di dare anche la risposta, ma forse le risposte le sa dare anche la piattaforma Rousseau 1.0 e non c'è bisogno di aspettare. Neanche una consultazione su Rousseau sarebbe in grado di restituire una legge elettorale. Informarsi, costruirsi un'opinione, votare secondo il mantra della democrazia diretta non è possibile. È forse un lapsus quello del relatore, quando in replica dice: «Ce ne occuperemo più avanti in altra sede»; non dice «in un altro momento», ma «in un'altra sede», quindi non in Parlamento. Questa deriva di deresponsabilizzazione della politica, che ho avuto modo di stigmatizzare anche in Aula in occasione del dibattito sulla riduzione del numero dei parlamentari e che ha come massimo esempio il referendum sulla Brexit, avviene sotto gli occhi stralunati della Lega. Si sente il senatore Calderoli affrontare e sostenere questa legge. Senatore Calderoli, mi rivolgo alla Presidenza per sottoporle questa riflessione: lei che è stato tanto lucido ed onesto intellettualmente da coniare un epitaffio famoso relativo alla sua legge elettorale, che detiene anche il primato di essere stata smontata, per la prima volta, dalla Corte costituzionale, oggi assiste immobile a questo scempio. Sono convinto che lei abbia oggi gli stessi sentimenti che di fronte alla visione della corazzata Potemkin aveva il personaggio di Paolo Villaggio. Ma io mi aspetto un suo nuovo epitaffio, di fronte a collegi uninominali sterminati, pluricandidature sproporzionate, soglie implicite antidemocratiche, squilibri evidenti tra Regioni non equipollenti anche in relazione a princìpi costituzionali come la tutela delle minoranze linguistiche. Direi che per oggi può bastare così. Noi del Gruppo Partito Democratico siamo contrari a questo disegno di legge, che per noi è sbagliato e inadeguato, tanto più se visto insieme alla riduzione del numero dei parlamentari: un disegno complessivo antiparlamentare, con un'antipolitica celata dietro il velo della democrazia diretta del pensiero di Casaleggio. Di fronte a questa situazione si perde anche - io dico: si vanifica - il senso di qualsiasi ruolo dell'opposizione volto a migliorare i provvedimenti. In questa situazione, sentire il Governo che si rimette all'Assemblea, veramente, fa sorridere. Il voto del Gruppo Partito Democratico sarà contrario. (Applausi dal Gruppo PD) . AUGUSSORI (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. AUGUSSORI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, colleghi, rappresentanti del Governo, il testo che ci apprestiamo a votare e che vedrà ovviamente il sostegno del nostro Gruppo ha come scopo quello di correggere il Rosatellum, legge elettorale scritta in fretta e male. La modifica parziale che approviamo oggi non significa certo che condividiamo tutto il resto dell'impianto: lo preciso affinché resti agli atti. Interveniamo infatti solo su quell'anomalia dell'attuale legge che vede indicati con numeri interi le quantità di seggi che debbono essere assegnati con il metodo dei collegi uninominali e plurinominali. Si procede ora a sostituire questi parametri con dei rapporti frazionari (tre ottavi) sulla falsariga di quanto, allora in percentuale 75-25 per cento, prevedeva il Mattarellum. Questa è però solo una delle tante pecche del Rosatellum, ci basti pensare ad esempio - credo concorderanno con me i colleghi membri della Giunta per elezioni - al gran numero di voti nulli registrati a causa di elettori caduti in errore per maldestre regole sull'espressione di voto. Il provvedimento alla nostra attenzione permetterà di rendere sempre utilizzabile la legge elettorale a prescindere da quale sia il numero dei parlamentari da eleggere e ciò riconduce ad una maggior tutela del lavoro e dei poteri di questo Parlamento e, in via non secondaria, delle prerogative del Presidente della Repubblica. Da un lato, infatti, stante la volontà politica condivisa da gran parte degli schieramenti di questa Assemblea e già esplicitata con il voto, nel primo passaggio in Aula della legge costituzionale di alcuni giorni fa, il Parlamento è libero di procedere al taglio del numero dei parlamentari senza la spada di Damocle del ritrovarsi con una legge elettorale inapplicabile. Dall'altro lato, il Capo dello Stato vede salva e garantita la sua facoltà di scioglimento delle Camere in ogni momento, perché sarà appunto sempre in vigore una legge elettorale funzionante. Va dato atto e merito agli estensori del testo, al relatore e agli Uffici che hanno provveduto ad effettuare tutte le simulazioni statistiche, che è stato fatto un ottimo lavoro perché, a Costituzione invariata, i nuovi algoritmi riconducono ad una distribuzione identica dei collegi elettorali rispetto al testo originale. Qualora invece sopravvenisse, come auspichiamo, la riduzione a 400 deputati e a 200 senatori, il nuovo testo garantirebbe l'esatta proporzione in ogni circoscrizione elettorale. Per rispondere alle timide critiche riferite al provvedimento, in primis quella di inadeguatezza in termini di rappresentanza e di rappresentatività della legge elettorale al momento di eleggere un Parlamento a ranghi ridotti, vogliamo rassicurare che non escludiamo aprioristicamente l'emanazione di una nuova legge elettorale. Anzi, come è ben noto, la Lega non è stata un'appassionata sostenitrice del Rosatellum. Siamo sin d'ora disponibili a valutare un'alternativa, ma ciò potrà avvenire solo a tempo debito ossia a riforma costituzionale approvata. Quella che approviamo ora non è la nostra legge elettorale, ma solo un utile adeguamento di quella in vigore. Con riferimento alla dimensione dei collegi uninominali del Senato in caso di riduzione a 200 senatori, mi preme segnalare che la stragrande maggioranza di essi si assesterà su una cifra di 800.000 elettori, che nulla è se non l'esatta proporzione cui facevo riferimento prima rispetto agli attuali collegi da circa 500.000 abitanti. La casistica di collegi con più di un milione di abitanti sarà la rara eccezione e non la regola, come qualcuno vuol far credere; mi sorprende che quel qualcuno sia la stessa parte politica che, con la riforma costituzionale Renzi-Boschi, sonoramente bocciata dagli italiani, aveva proposto che i consigli regionali indicassero: un solo senatore per 1,2 milioni di abitanti del Friuli, un solo senatore per 1,3 milioni di abitanti dell'Abruzzo, un solo senatore per 1,5 milioni di abitanti delle Marche, un solo senatore per 1,5 milioni di abitanti della Liguria. Ma siamo certi che la dimensione del collegio uninominale incida sul livello di rappresentatività di un eletto? Sono stati presi come metro di confronto alcuni Paesi europei, ma da nessuno ho ascoltato un paragone con quella che è la più grande democrazia del mondo, gli Stati Uniti d'America, dove troviamo il Senato più noto al mondo. Negli USA è in vigore da più di cento anni un sistema elettorale i cui collegi uninominali spaziano dal mezzo milione ai 40 milioni di abitanti, senza che questo abbia mai dato adito a problemi. Possiamo forse dire che i cittadini dello Stato di New York non riconoscessero Hillary Clinton come loro senatrice? O quelli del Massachusetts, Ted Kennedy quale loro rappresentante? McCain per l'Arizona? Rubio per la Florida o Cruz per il Texas? Cambiando argomento, vediamo infine con favore la positiva individuazione di una soluzione alla questione trentina e sudtirolese che, grazie al combinato disposto dei due provvedimenti, sgombra il campo da ogni possibile dubbio sulla riapertura di storici contenziosi con l'Austria. Possiamo cosi rassicurare i colleghi del PD che, almeno per questa volta, Vienna non ci dichiarerà guerra. Chiudo con un cenno all'ultimo articolo che conferisce la delega al Governo per la determinazione dei collegi, legandola a doppio filo con l'approvazione della riforma costituzionale e con un termine preciso entro cui ciò debba avvenire. Dimostrazione della nostra volontà di procedere concretamente, e non in virtù di una sterile propaganda (come dite voi), ad un reale e consistente taglio del numero dei parlamentari. E aggiungerei «finalmente!». (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az e del senatore Airola) . MALAN (FI-BP) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MALAN (FI-BP) . Signor Presidente, colleghi senatori, come già abbiamo fatto in Commissione, voteremo contro questo disegno di legge per diverse ragioni. Innanzitutto, una legge elettorale come questa cambia la natura del voto, perché la proporzione non è tutto: una cosa è una parte proporzionale, per esempio, del voto Regione per Regione, dove gli eletti sono una quindicina; un'altra cosa è una parte proporzionale dove gli eletti sono uno, due o tre. Non è più un sistema proporzionale, evidentemente. Se c'è un solo seggio che viene assegnato col criterio proporzionale, in realtà diventa un maggioritario; cambia la natura. Non è neutro cambiare i numeri. Se si trattasse di cambiare i numeri da 900 a 800, è chiaro che i numeri sarebbero sempre abbastanza grandi, per cui non cambierebbe particolarmente la natura. Ad esempio, nella Costituzione vigente il minimo prevede sette senatori per ogni Regione (con l'eccezione del Molise e della Valle d'Aosta), mentre con la nuova legge si scende a tre, e di questi una parte sono collegi uninominali: è evidente che cambia moltissimo la natura. Da una parte vi sono dei collegi uninominali, che però in alcuni casi coincidono con la Regione intera: di conseguenza, è un'altra cosa. Può essere anche essere giusto, si può anche fare. Il collega della Lega che mi ha preceduto ha parlato degli Stati Uniti; certo, in quel Paese ci sono proporzioni di questo genere, ma c'è un piccolo dettaglio, cioè che sono uno Stato federale che ha 50 Parlamenti, 49 dei quali sono bicamerali: non possiamo prendere un numero che riguarda un ordinamento federale composto da 50 Stati più il distretto della Capitale e poi rapportarlo all'Italia. Gli Stati Uniti hanno una legge elettorale completamente diversa dalla nostra, è sicuramente un sistema elettorale nobile e assestato, ma non si può fare il paragone con il nostro. Avremmo dei collegi uninominali che dovrebbero essere quelli che determinano la rappresentanza territoriale, cioè il radicamento, il contatto con gli elettori, che però diventano immensi, senza avere i mezzi che hanno i nostri colleghi americani per mantenere i contatti, che per i loro uffici hanno dotazioni decine di volte superiori alle nostre. Non so quindi come si pensi di mantenere contatti diretti in collegi di milioni di abitanti e con centinaia di Comuni. Avremmo poi una cosiddetta parte proporzionale, che però, come ho detto, non è più tale: quando si i numeri sono così bassi che proporzione c'è? Se c'è un seggio, dove sta la proporzionalità? Pertanto cambia la natura della legge e quando si affronta una nuova legge elettorale, come abbiamo sentito dire tante volte anche dalla maggioranza strettamente governativa che sta approvando il presente disegno di legge quando era all'opposizione bisogna coinvolgere le minoranze. Noi questo lo abbiamo detto sia quando eravamo in maggioranza sia quando eravamo all'opposizione; qualcuno invece, adesso che va in maggioranza, si dimentica questo elemento. Quanto a radicamento territoriale, noi comprendiamo i colleghi del MoVimento 5 Stelle per i quali il radicamento territoriale consiste nel votare come decide la misteriosa piattaforma Rousseau. Devo dire che mai nome più fu più azzeccato nell'intitolare una cosa così importante, che sostanzialmente controlla l'intero partito del MoVimento 5 Stelle, al noto pedagogo che spiegò al mondo come educare i figli e i suoi li mandò all'orfanotrofio, al noto pensatore dell'assetto dello Stato che riteneva che ciascuno dovesse adeguarsi alla volontà generale. Il problema, come abbiamo visto in tutte le dittature che, ispirandosi più o meno consapevolmente a Rousseau, sono state attuate in seguito, è stabilire chi determina la volontà generale (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Così nacque la dittatura del proletariato, dove il capo del partito comunista diceva di rappresentare il proletariato e dunque di aver diritto di essere dittatore; un altro pensava di rappresentare la razza, un altro la Nazione, un altro una certa classe, per cui ne abbiamo avuto questa applicazione. Mi meraviglio di più dei colleghi della Lega, che del radicamento territoriale hanno sempre fatto uno dei punti qualificanti della loro linea, del loro modo di rapportarsi agli elettori, che è cosa ancora diversa dalla linea politica. Abbiamo poi un altro problema, con questo mutamento di natura, che riguarda soprattutto il Senato per evidenti questioni, non soltanto di numeri, perché il Senato resta con la metà dei seggi della Camera. La riduzione dei seggi viene fatta esclusivamente per scrivere tweet e post su Facebook e ricevere like e, quindi, bisogna avere numeri tondi per Camera e Senato. Tuttavia, una cosa sono 400 deputati, altra cosa 200 senatori. I numeri sono più piccoli. Inoltre, restando immutata la base regionale per il Senato, l'effetto proporzionale non è come alla Camera, dove da 600 si scende a 400 deputati. Per la Camera, l'aspetto proporzionale è mantenuto comunque a livello nazionale, nel senso che un voto dato anche in una Regione piccola non riesce forse a determinare l'attribuzione del seggio a uno dei partiti che non sono tra i più grandi della Regione stessa, ma può determinare un seggio in un'altra Regione. Al Senato invece, dove c'è la base regionale, come stabilito dalla Costituzione, questo non avviene più, con la conseguenza che, pur potendo andare bene un sistema o l'altro, i due sistemi insieme determineranno una disomogeneità tra Camera e Senato, che è uno dei problemi emersi nelle varie discussioni svolte sulle leggi elettorali. L'attuale legge elettorale - il cosiddetto Rosatellum - è stata adottata anche perché la legge elettorale che era in vigore, determinata da sentenze della Corte costituzionale e non da un lavoro fatto in Parlamento, creava una fortissima disomogeneità tra la Camera e il Senato, con il grosso pericolo di maggioranze disomogenee. Ci sono poi altri problemi tecnici, su cui, non essendo stata coinvolta l'opposizione, non è stato possibile esprimersi, ma che comunque emergeranno nella pratica e su cui adesso non mi voglio pronunciare. Noi abbiamo votato a favore della riduzione del numero dei parlamentari, pur ritenendo che anche questa potesse essere fatta in modo più sensato e modulato, non dico inferiore rispetto ai numeri, anche se questi ci rendono il Paese con il minor rapporto tra parlamentari e popolazione di tutta Europa, creando un maggior distacco fra gli eletti e gli elettori. Distacco che forse è proprio quello che qualcuno vuole, di modo che ci siano solo i proprietari o i gestori dei grandi mezzi di comunicazione (sia quelli tradizionali, sia quelli cosiddetti moderni, ossia i social media ). (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Noi non riteniamo, però, di poter accettare una legge elettorale imposta per ragioni di like e di numeri sui social media , senza un reale coinvolgimento dell'opposizione e con risultati tecnicamente problematici e tali da creare disomogeneità tra Camera e Senato. Noi riteniamo che il Parlamento debba anzitutto funzionare per rappresentare i cittadini e fungere da adeguato contrappeso e controllo nei confronti del Governo. Questa è la funzione del Senato in tutte le democrazie e noi alla democrazia teniamo e continueremo a difenderla in Italia e all'estero. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Saluto ad una rappresentanza di studenti PRESIDENTE . A nome dell'Assemblea, saluto gli studenti e i docenti dell'Istituto comprensivo «Aurelio Saliceti» di Bellante, in provincia di Teramo, presenti in tribuna. (Applausi). Ripresa della discussione del disegno di legge n. Doc 881 PRESIDENTE . È iscritto a parlare il senatore Grassi. Ne ha facoltà. GRASSI (M5S) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, il MoVimento 5 Stelle voterà a favore del disegno di legge in esame, perché rappresenta una modifica dei criteri di attribuzione dei seggi. Si tratta di una modifica semplicemente tecnica, che elimina il riferimento a un numero assoluto di collegi introdotto nel 2017 e serve a rendere la legge elettorale duttile, cioè indipendente dal numero di senatori e deputati indicati in Costituzione. È quindi chiaramente una modifica accessoria rispetto a quella il cui esame sappiamo essere in corso in questo Parlamento. So bene che alcuni criticano l'approccio minimalista che abbiamo adottato per questa legge: «Avreste dovuto cambiare anche la legge elettorale», ci dicono; sì, forse è vero, ma è anche vero che, come spesso si dice, l'ottimo è nemico del meglio, per cui avviare una riforma della legge elettorale per giungere ad un più importante risultato, quale la riduzione del numero dei parlamentari, avrebbe significato probabilmente non conseguire alcun obiettivo. L'approccio minimalista alla legge elettorale, quindi, non dev'essere inteso come una ratifica di quella esistente: è un adattamento per giungere nel più breve tempo possibile ad un risultato costituzionale ben più importante. Poiché siamo di fronte ad una modifica di valore tecnico e di limitato valore politico, è vero che parlando della legge elettorale c'è un convitato di pietra, vale a dire la nostra Costituzione, che rimane silente in questo dibattito circoscritto, rispetto alla questione che stiamo affrontando. Per dare un senso a questo nostro intervento normativo, mi preme allora richiamare l'attenzione sul quadro costituzionale cui mira il MoVimento 5 Stelle e, per dare una lettura organica della legge di riduzione del numero dei parlamentari, mi piace ripartire da alcuni scritti, che risalgono addirittura all'inizio del '900. Nella sua «Storia della democrazia in Europa», un autore a me caro, ma dimenticato, e uno dei massimi studiosi della storia della democrazia europea, Salvo Mastellone, ricorda gli scritti di Hans Kelsen. Kelsen può essere a buon diritto considerato il padre delle moderne Costituzioni, un giurista liberale e democratico, che però - è importante sottolinearlo - mentre difende la democrazia parlamentare, la critica perché talvolta, per difendere un istituto, bisogna avere il coraggio di individuarne i limiti e le criticità. Negli anni '20, in cui in Europa spirano i venti del totalitarismo, Kelsen scrive: «L'ideale della democrazia impallidisce e sul tetro orizzonte della nostra epoca nasce una nuova stella cui con tanta più fiducia si volge alle speranze delle masse quanto più cruentemente rifulge il suo splendore: la dittatura». Queste sono le parole con cui stigmatizza e segnala la cifra caratteristica del suo saggio. Ebbene, Kelsen si lancia in un'appassionata difesa della democrazia: antifascista, antinazista, altrettanto antisovietico, scrive di democrazia e in molte sue opere l'analisi di quella moderna e dei suoi fondamenti - attenzione, si tratta di un passaggio importante - si basa sulla denuncia dello iato e della distanza tra democrazia ideale e democrazia reale. Nel difendere la democrazia, dunque, egli critica quella parlamentare. Nel momento in cui scrive che la democrazia fa progredire l'ordinamento con deliberazioni di maggioranza, essa si accontenta di una semplice approssimazione all'idea originaria di democrazia. Il principio di maggioranza - scrive Kelsen - è una potente limitazione all'ideale democratico. In altri termini, Kelsen sottolinea la differenza tra la rappresentanza politica - e parla addirittura di finzione della rappresentanza politica - e la rappresentanza giuridica. Ciò ci consente di capire che la rappresentatività democratica si misura non in ragione del numero dei parlamentari, ma con altri criteri: si misura con la competenza dei rappresentanti, con la capacità della maggioranza di dialogare con la minoranza. Egli disvela il carattere fittizio della rappresentanza parlamentare e della sua sostanziale scarsa affinità - sono sue parole - con l'idea democratica, e quindi riafferma convintamente la distanza tra democrazia ideale e democrazia reale. Nonostante ciò - è importante - egli difende la democrazia parlamentare come la forma di Governo meno imperfetta. Giunto alla conclusione che la democrazia parlamentare è quanto di meglio si possa avere sul piano della rappresentatività, Kelsen suggerisce criteri correttivi, e tra questi vi è la democrazia diretta che lui - attenzione! - non difende come unica soluzione - è la critica che muove all'approccio dei Paesi socialisti, che almeno teoricamente rivendicano questo primato - ma indica come contemperamento alle imperfezioni della democrazia parlamentare. Kelsen giunge sostanzialmente a una posizione moderata, che è l'integrazione tra la democrazia parlamentare e la democrazia diretta. Pensate che Kelsen, il padre di tutti noi oggi, degli Stati moderni - so bene che ci sono anche ampi studi critici, ma nessuno studio sul funzionamento dello Stato prescinde da Kelsen - affronta anche il tema del mandato imperativo, il tema delle immunità parlamentari. Questo a dire quanto sia moderna la riflessione di Kelsen; quanti problemi, dubbi e interrogativi ponga Kelsen, direi in anticipo rispetto ai suoi tempi. Quando, allora, il Movimento affronta questi temi, non si deve credere che li affronti con l'ingenuità del bambino che si balocca con nozioni più grandi di lui. Grandi pensatori hanno tracciato la via. Kelsen si ricollega, si riannoda al pensiero di Rousseau e noi ci ricolleghiamo con orgoglio al pensiero di Kelsen. (Applausi dal Gruppo M5S) . PRESIDENTE . Ai sensi dell'articolo 120, comma 3, del Regolamento, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del disegno di legge, nel suo complesso, nel testo emendato. (Segue la votazione). Il Senato approva. (v. Allegato B). (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az) . Sospendo la seduta che riprenderà alle ore 16,30, a conclusione della Conferenza dei Capigruppo. (La seduta, sospesa alle ore 11,32, è ripresa alle ore 16,34) . Presidenza del vice presidente CALDEROLI Sui lavori del Senato PRESIDENTE . Comunico le determinazioni della Conferenza dei Capigruppo che ha adottato modifiche e integrazioni al calendario corrente. In relazione ai lavori dell'11 a Commissione permanente, la discussione del decreto-legge sul reddito di cittadinanza e pensioni inizierà lunedì 25 febbraio, alle ore 10,30, ove concluso dalla Commissione. Per quanto riguarda i lavori di questa settimana, l'Aula non terrà seduta se non per il Premier question time di giovedì 21 alle ore 15. Le Commissioni sono autorizzate a convocarsi in relazione ai propri programmi dei lavori, salvo dalle ore 15 alle ore 17 di domani su richiesta di un Gruppo parlamentare. Il calendario della prossima settimana, con sedute da lunedì 25 a mercoledì 27 febbraio, prevede inoltre le ratifiche delle convenzioni di Faro sul patrimonio culturale e del Consiglio d'Europa sulla manipolazione delle competizioni sportive. Nella settimana dal 5 al 7 marzo, dopo il decreto-legge sulla banca Carige, saranno discusse le mozioni già previste dal calendario corrente. Restano confermati gli altri argomenti già previsti dal calendario dei lavori. Programma dei lavori dell'Assemblea, integrazioni PRESIDENTE . La Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari, riunitasi oggi con la presenza dei Vice Presidenti del Senato e con l'intervento del rappresentante del Governo, ha adottato - ai sensi dell'articolo 53 del Regolamento - la seguente integrazione al programma dei lavori del Senato per i mesi di gennaio e febbraio 2019: - Disegno di legge n. 773 - Ratifica ed esecuzione della Convenzione del Consiglio d'Europa sulla manipolazione di competizioni sportive, fatta a Magglingen il 18 settembre 2014 Calendario dei lavori dell'Assemblea, variazioni PRESIDENTE . Nel corso della stessa riunione, la Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari ha altresì adottato - ai sensi dell'articolo 55 del Regolamento - modifiche e integrazioni al calendario corrente: Giovedì 21 febbraio h. 15 - Interrogazioni a risposta immediata, ai sensi dell'articolo 151- bis del Regolamento, al Presidente del Consiglio dei ministri Lunedì 25 febbraio h. 10,30 - Disegno di legge n. 1018 - Decreto-legge n. 4, Reddito di cittadinanza e pensioni (voto finale entro il 27 febbraio 2019) (scade il 29 marzo 2019) (ove concluso dalla Commissione) - Disegni di legge nn. 257 e 702 - Ratifica convenzione di Faro sul patrimonio culturale - Disegno di legge n. 773 - Ratifica della convenzione del Consiglio d'Europa sulla manipolazione di competizioni sportive Martedì 26 " h. 9,30 Mercoledì 27 " h. 9,30 Gli emendamenti al disegno di legge n. 773 (Ratifica della convenzione del Consiglio d'Europa sulla manipolazione di competizioni sportive) dovranno essere presentati entro le ore 20 di giovedì 21 febbraio. Martedì 5 marzo h. 16,30-20 - Disegno di legge n. 1063 - Decreto-legge n. 1, Banca Carige (approvato dalla Camera dei deputati) (scade il 9 marzo 2019) - Mozioni su: - TAV Torino-Lione; - Istituzione del Comitato per le questioni degli italiani all'estero; - Coltivazione e commercializzazione della canapa; - Istituzione di una Commissione speciale sull'autismo; - Misure per fronteggiare le malattie oncologiche - Eventuale seguito argomenti non conclusi - Ratifiche di accordi internazionali definite dalla Commissione affari esteri - Sindacato ispettivo - Interrogazioni a risposta immediata, ai sensi dell'articolo 151- bis del Regolamento (giovedì 7, ore 15) Mercoledì 6 " h. 9,30-20 Giovedì 7 " h. 9,30 Gli emendamenti al disegno di legge n. 1063 (Decreto-legge n. 1, Banca Carige) dovranno essere presentati entro le ore 13 di giovedì 28 febbraio. Il calendario resta integrato con i disegni di legge n. 897 e connessi (Videosorveglianza), ove conclusi dalla Commissione competente. Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. 1018 (Decreto-legge n. 4, Reddito di cittadinanza e pensioni) (10 ore, escluse dichiarazioni di voto) Relatori di maggioranza 45' Relatori di minoranza 45' Governo 30' Votazioni 1 h. Gruppi 7 ore, di cui: M5S 1 h. 41' FI-BP 1 h. 10' L-SP-PSd'Az 1 h. 8' PD 1 h. 4' FdI 42' Misto 39' Aut (SVP-PATT, UV) 35' Dissenzienti 5' Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. 1063 (Decreto-legge n. 1, Banca Carige) (7 ore, escluse dichiarazioni di voto) Relatori di maggioranza 30' Relatori di minoranza 30' Governo 30' Votazioni 30' Gruppi 5 ore, di cui: M5S 1 h. 12' FI-BP 50' L-SP-PSd'Az 49' PD 46' FdI 30' Misto 28' Aut (SVP-PATT, UV) 25' Dissenzienti 5' Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno DE LUCIA (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DE LUCIA (M5S) . Signor Presidente, colleghe senatrici, colleghi senatori, il diritto alla salute è fondamentale e imprescindibile, è alla base di uno Stato di diritto, tutelato anche dalla nostra Costituzione. Ciò ricordato, dopo questa mia premessa che auspico sia condivisa da tutti in Assemblea, dove il diritto dei cittadini deve sempre essere la principale linea guida, vorrei porre alla vostra attenzione una questione che riguarda la città di Benevento, salita agli onori della cronaca anche per il problema della potabilità dell'acqua. Negli ultimi mesi, grazie alla sollecitazione di un'associazione ambientalista del territorio, si è parlato in più occasioni di uno studio dell'ARPAC, risalente a febbraio 2018, che, dopo le dovute analisi effettuate, riportava la presenza di tetracloroetilene in alcuni pozzi, ed esattamente in quelli di Campo Mazzoni e Pezzapiana, mentre sarebbe assente in quello proveniente dal Biferno. La città, quindi, può essere divisa in due aree: una zona in cui vengono fornite acque comunque idonee, ma con una concentrazione più alta sia di nitrati che di tetracloroetilene; un'altra zona, invece, presenta un'acqua migliore, perché proveniente dalle sorgenti del Biferno. Peraltro, considerando che tale condotta non è pienamente operativa, spesso la sua acqua viene miscelata a quella dei pozzi di Campo Mazzoni e Pezzapiana; ciò comporta una lieve modifica delle concentrazioni degli inquinanti. Da qui è facile comprendere che sono coinvolti tutti i cittadini di Benevento. L'inquinamento dei composti clorurati, meglio noti come PC2, è dovuto all'utilizzo eccessivo di detergenti disinfettanti, che rilasciano in falda una grande quantità di sottoprodotti dannosi per la salute, quali appunto il percloroetilene, ossia il PCE. Nella città di Benevento queste sostanze sono state individuate soprattutto nella zona Ferrovia. Quali garanzie abbiamo che l'acqua sia effettivamente sana per i cittadini che continuano a farne uso? Ritengo che il Comune dovrebbe affidare all'Università del Sannio l'incarico di redigere il piano di caratterizzazione delle zone e dei pozzi di Campo Mazzoni e Pezzapiana, richiedendo un apposito contributo economico alla Regione Campania, che lo ha concesso giorni fa per un analogo problema al comprensorio Solofra-Montoro, per il quale è prevista la messa in sicurezza di pozzi tramite impianti con filtri a carboni attivi. Il piano di caratterizzazione contemplato dal titolo V, parte IV, del decreto legislativo del codice dell'ambiente è la prima fase di una caratterizzazione ambientale che si identifica nell'insieme delle attività che permettono di ricostruire fenomeni di contaminazione a carico delle matrici ambientali, in modo da ottenere le informazioni di base a supporto delle decisioni realizzabili e sostenibili per un'eventuale messa in sicurezza e bonifica definitiva delle acque. (Applausi dal Gruppo M5S) . BALBONI (FdI) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BALBONI (FdI) . Signor Presidente, ho chiesto di intervenire sui gravi fatti che sono avvenuti a Ferrara nella notte fra sabato e domenica, che hanno avuto un'ampia risonanza sui mass media e nell'opinione pubblica. Sabato notte un gruppo di circa 40 nigeriani, che ha ormai un controllo militare di un'ampia zona della città di Ferrara, ha interrotto, con una vera e propria sommossa, la strada principale che conduce dalla stazione ferroviaria al centro della città, inscenando atti di violenza, rovesciando cassonetti in mezzo alla strada, compiendo azioni di provocazione e oltraggio nei confronti delle Forze dell'ordine intervenute per riportare l'ordine pubblico. Ormai quella zona della città è in mano alla criminalità organizzata (si può parlare tranquillamente di una associazione a delinquere di stampo mafioso); è in mano a bande di extracomunitari, che spacciano a cielo aperto, che infastidiscono con risse e con altre azioni illegali la popolazione, che hanno portato nel pieno degrado un quartiere dove abitano migliaia e migliaia di cittadini. Pensate soltanto che i valori degli immobili, delle case e dei negozi, nei quali migliaia e migliaia di famiglie hanno investito tutti i loro risparmi, negli ultimi anni sono crollati del 60, del 70 e anche dell'80 per cento e non c'è più nessuno che voglia acquistare casa in quella zona, qualsiasi sia il prezzo a cui le abitazioni vengono messe in vendita. Ebbene, io ho presentato oggi un'interrogazione urgente al Ministro dell'interno, perché bisogna intervenire: quegli spazi di illegalità devono finire. Il sindaco di Ferrara, ovviamente del PD, per tutta risposta ha detto che tali fatti sono da mettere in relazione con il decreto sicurezza. Siamo veramente al di fuori della realtà. Siamo di fronte al sommo disprezzo del ridicolo di una classe dirigente locale che non ha capito il fenomeno cui siamo purtroppo costretti ad assistere da troppi anni e che non mette in sicurezza la città. Io ho chiesto che il Ministro disponga finalmente un invio massiccio di Forze dell'ordine per fronteggiare questa situazione; ho chiesto un invio massiccio di un contingente di almeno 50 militari per presidiare la zona. Lo Stato deve rispondere. Quei malviventi, che non hanno diritto di stare sul territorio dello Stato, devono essere espulsi e non si deve lasciar loro pensare che quello è un territorio conquistato militarmente, nel quale lo Stato non ha più l'autorità di entrare. (Applausi dai Gruppi FdI e FI-BP) . Atti e documenti, annunzio PRESIDENTE . Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Ordine del giorno per la seduta di giovedì 21 febbraio 2019 PRESIDENTE . Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica giovedì 21 febbraio, alle ore 15, con il seguente ordine del giorno: (Vedi ordine del giorno) La seduta è tolta (ore 16,44) . Allegato A DISEGNO DI LEGGE Disposizioni per assicurare l'applicabilità delle leggi elettorali indipendentemente dal numero dei parlamentari (881) PROPOSTA DI NON PASSARE ALL'ESAME DEGLI ARTICOLI ARTICOLO 1 DEL DISEGNO DI LEGGE Art. 1. (Disposizioni per assicurare l'applicabilità delle norme per l'elezione della Camera dei deputati indipendentemente dal numero dei parlamentari) 1. Al testo unico delle leggi recanti norme per la elezione della Camera dei deputati, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361, sono apportate le seguenti modificazioni: a) all'articolo 1: 1) al comma 2, le parole: «231 collegi uninominali» sono sostituite dalle seguenti: «un numero di collegi uninominali pari ai tre ottavi del totale dei seggi da eleggere nelle circoscrizioni elettorali di cui alla tabella A allegata al presente testo unico, con arrotondamento all'unità inferiore,» e le parole da: «le circoscrizioni Trentino-Alto Adige/Südtirol» fino alla fine del comma sono sostituite dalle seguenti: «la circoscrizione Trentino-Alto Adige/Südtirol è ripartita in un numero di collegi uninominali pari alla metà dei seggi assegnati alla circoscrizione medesima, con arrotondamento all'unità pari superiore. Le circoscrizioni cui sono assegnati tre deputati sono ripartite in due collegi uninominali; le circoscrizioni cui sono assegnati due deputati sono costituite in un collegio uninominale»; 2) al comma 4, le parole: «231 seggi» sono sostituite dalle seguenti: «i seggi di cui al comma 2»; b) all'articolo 83: 1) le parole: «due collegi uninominali della circoscrizione ai sensi dell'articolo 77», ovunque ricorrono, sono sostituite dalle seguenti: «un quarto dei collegi uninominali della circoscrizione ai sensi dell'articolo 77, con arrotondamento all'unità superiore»; 2) al comma 1, lettera f) , le parole: «di 617 seggi» sono sostituite dalle seguenti: «dei seggi assegnati nelle circoscrizioni del territorio nazionale, con esclusione del seggio assegnato alla circoscrizione Valle d'Aosta» e la parola: «231» è soppressa; c) la tabella A.1 è abrogata. EMENDAMENTI ARTICOLO 2 DEL DISEGNO DI LEGGE Art. 2. (Disposizioni per assicurare l'applicabilità delle norme per l'elezione del Senato della Repubblica indipendentemente dal numero dei parlamentari) 1. Al testo unico delle leggi recanti norme per l'elezione del Senato della Repubblica, di cui al decreto legislativo 20 dicembre 1993, n. 533, sono apportate le seguenti modificazioni: a) all'articolo 1: 1) al comma 2, le parole: «Il territorio nazionale, con eccezione della Valle d'Aosta/Vallée d'Aoste e del Trentino-Alto Adige/Südtirol, è suddiviso in 109 collegi uninominali nell'ambito delle circoscrizioni regionali. Nella regione Molise è costituito un collegio uninominale. I» sono sostituite dalle seguenti: «Il territorio nazionale è suddiviso in un numero di collegi uninominali pari ai tre ottavi del totale dei seggi da eleggere nelle circoscrizioni regionali, con arrotondamento all'unità più prossima. Fatti salvi i collegi uninominali delle regioni che eleggono un solo senatore e quelli del Trentino-Alto Adige/Südtirol, i»; 2) al comma 3, le parole: «La regione Valle d'Aosta è costituita» sono sostituite dalle seguenti: «Le regioni che eleggono un solo senatore sono costituite»; 3) al comma 4, le parole: «sei collegi uninominali definiti ai sensi della legge 30 dicembre 1991, n. 422» sono sostituite dalle seguenti: «un numero di collegi uninominali corrispondente al numero pari immediatamente inferiore al numero dei seggi assegnati alla circoscrizione»; b) all'articolo 16- bis , le parole: «due collegi uninominali della circoscrizione regionale ai sensi dell'articolo 16» e «due collegi uninominali della circoscrizione ai sensi dell'articolo 16», ovunque ricorrono, sono sostituite dalle seguenti: «un quarto dei collegi uninominali della circoscrizione regionale ai sensi dell'articolo 16, con arrotondamento all'unità superiore»; c) all'articolo 17, le parole: «due collegi uninominali della regione ai sensi dell'articolo 16», ovunque ricorrono, sono sostituite dalle seguenti: «un quarto dei collegi uninominali della circoscrizione regionale ai sensi dell'articolo 16, con arrotondamento all'unità superiore»; d) alla rubrica del titolo VII, le parole: «Valle d'Aosta/Vallée d'Aoste e» sono sostituite dalle seguenti: «che eleggono un solo senatore e per la regione»; e) all'articolo 20, comma 1: 1) all'alinea, le parole: «nel collegio della Valle d'Aosta» sono sostituite dalle seguenti: «nei collegi delle regioni che eleggono un solo senatore»; 2) alla lettera a), le parole: «nella regione Valle d'Aosta» sono sostituite dalle seguenti: «nelle regioni che eleggono un solo senatore» e le parole: «di Aosta» sono sostituite dalle seguenti: «del capoluogo di regione»; 3) alla lettera c), le parole: «due regioni» sono sostituite dalle seguenti: «regioni di cui al presente articolo»; 4) alla lettera d) , le parole: «di Aosta» sono sostituite dalle seguenti: «del capoluogo di regione»; f) all'articolo 21- ter , comma 1, le parole: «della Valle d'Aosta» sono sostituite dalle seguenti: «di una regione che elegge un solo senatore». EMENDAMENTI EMENDAMENTI TENDENTI AD INSERIRE ARTICOLI AGGIUNTIVI DOPO L'ARTICOLO 2 ARTICOLO 3 DEL DISEGNO DI LEGGE Art. 3. (Delega al Governo per la determinazione dei collegi uninominali e plurinominali) 1. Qualora, entro ventiquattro mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, sia promulgata una legge costituzionale che modifica il numero dei componenti delle Camere di cui agli articoli 56, secondo comma, e 57, secondo comma, della Costituzione, il Governo è delegato ad adottare un decreto legislativo per la determinazione dei collegi uninominali e plurinominali per l'elezione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica. 2. Il decreto legislativo di cui al comma 1 è adottato, entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge costituzionale di cui al medesimo comma 1, sulla base dei seguenti princìpi e criteri direttivi: a) ai fini dell'elezione della Camera dei deputati: 1) nelle circoscrizioni del territorio nazionale è costituito un numero di collegi uninominali pari a quello risultante dall'applicazione dell'articolo 1, comma 2, del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361, sulla base dei risultati dell'ultimo censimento generale della popolazione, come riportati dalla più recente pubblicazione ufficiale dell'Istituto nazionale di statistica; 2) si applicano i princìpi e i criteri direttivi di cui all'articolo 3, comma 1, lettere b) , c) , d) ed e) , della legge 3 novembre 2017, n. 165; b) ai fini dell'elezione del Senato della Repubblica: 1) il territorio nazionale è suddiviso nel numero di collegi uninominali che risulta dall'applicazione dell'articolo 1, comma 2, del testo unico di cui al decreto legislativo 20 dicembre 1993, n. 533. Fatti salvi i collegi uninominali delle regioni che eleggono un solo senatore e quelli del Trentino-Alto Adige/Südtirol, i restanti collegi uninominali sono ripartiti nelle altre regioni proporzionalmente alla rispettiva popolazione determinata sulla base dei risultati dell'ultimo censimento generale della popolazione, come riportati dalla più recente pubblicazione ufficiale dell'Istituto nazionale di statistica; 2) si applicano i princìpi e i criteri direttivi di cui all'articolo 3, comma 2, lettere b) , c) , d) ed e) , della legge 3 novembre 2017, n. 165. 3. Si applicano i commi 3, 4 e 5 dell'articolo 3 della legge 3 novembre 2017, n. 165. È fatto salvo quanto disposto dal comma 6 del medesimo articolo 3 della legge 3 novembre 2017, n. 165. EMENDAMENTI Parere espresso dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge n. 881 e sui relativi emendamenti La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge in titolo e i relativi emendamenti, trasmessi dall'Assemblea, esprime, per quanto di propria competenza, parere non ostativo. VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA SEGNALAZIONI RELATIVE ALLE VOTAZIONI EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA Nel corso della seduta sono pervenute al banco della Presidenza le seguenti comunicazioni: DISEGNO DI LEGGE N. 881 sulla proposta di non passare all'esame degli articoli, la senatrice Cantu' avrebbe voluto esprimere un voto contrario; sull'emendamento 1.1, identico all'emendamento 1.2, il senatore Dessi' avrebbe voluto esprimere un voto contrario; sull'emendamento 3.3 (1a parte), il senatore Croatti avrebbe voluto esprimere un voto contrario; sulla votazione finale, i senatori Angrisani, Croatti e De Lucia, avrebbero voluto esprimere un voto favorevole. Congedi e missioni Sono in congedo i senatori: Alfieri, Barboni, Battistoni, Bogo Deledda, Bonifazi, Borgonzoni, Bossi Umberto, Candiani, Cattaneo, Cioffi, Cirinna', Corbetta, Crimi, Crucioli, D'Angelo, De Poli, Fusco, Maffoni, Mallegni, Marti, Merlo, Monti, Napolitano, Pepe, Richetti, Ronzulli, Rossomando, Santangelo, Sciascia, Siri e Valente. Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Bagnai, per attività della 6 a Commissione permanente; Barachini, per attività della Commissione parlamentare per l'indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisi; Anastasi, Paroli e Pinotti, per attività dell'Assemblea parlamentare della NATO. Senato, composizione e Ufficio di Presidenza del Consiglio di Garanzia Il Presidente del Senato, in data 23 ottobre 2018, ha chiamato a far parte del Consiglio di Garanzia del Senato i senatori Balboni, Grassi, Pepe, Vitali e Valente, in qualità di titolari, ed i senatori Bonifazi, Dal Mas, Magorno, Pellegrini Emanuele e Perilli, in qualità di supplenti. In data 6 febbraio 2019 il senatore Dal Mas è stato sostituito dal senatore Aimi. Il Consiglio di Garanzia, in data 12 febbraio 2019, ha proceduto all'insediamento e all'elezione del Presidente. È risultato eletto Presidente il senatore Luigi Vitali. Commissione parlamentare di vigilanza sull'anagrafe tributaria, Ufficio di Presidenza La Commissione parlamentare di vigilanza sull'anagrafe tributaria, in data 13 febbraio 2019, ha proceduto all'elezione del Segretario. È risultato eletto il deputato Camillo D'Alessandro. Ufficio Parlamentare di Bilancio, trasmissione di documentazione Il Presidente dell'Ufficio Parlamentare di Bilancio, con lettera in data 7 febbraio 2019, ha trasmesso copia del Rapporto sulla politica di bilancio 2019. Il predetto documento è trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 5 a Commissione permanente (Atto n. 181). Disegni di legge, trasmissione dalla Camera dei deputati Presidente del Consiglio dei ministri Ministro dell'economia e finanze Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 8 gennaio 2019, n. 1, recante misure urgenti a sostegno della Banca Carige S.p.a. - Cassa di risparmio di Genova e Imperia (1063) (presentato in data 13/02/2019) C.1486 approvato dalla Camera dei deputati . Disegni di legge, annunzio di presentazione Senatori La Pietra Patrizio Giacomo, Berardi Roberto Disposizioni relative alle storiche contrade di Siena e alle associazioni di contradaioli (1057) (presentato in data 12/02/2019); senatrice De Petris Loredana Modifica alla legge 20 luglio 2000, n. 211, recante l'istituzione del «Giorno della memoria», in materia di estensione del ricordo a tutte le vittime delle persecuzioni etniche, sessuali e religiose, deportate nei campi di sterminio nazisti (1058) (presentato in data 12/02/2019); senatori Quagliariello Gaetano, Gasparri Maurizio Modifiche alla legge n. 219 del 22 dicembre 2017 in materia di interruzione o rifiuto delle cure da parte del rappresentante legale in assenza di disposizioni anticipate di trattamento (1059) (presentato in data 12/02/2019); senatori Quagliariello Gaetano, Gasparri Maurizio Modifiche alla legge n. 219 del 22 dicembre 2017 in materia di alimentazione e idratazione (1060) (presentato in data 12/02/2019); Senatori Quagliariello Gaetano, Gasparri Maurizio Modifiche alla legge n. 219 del 22 dicembre 2017 in materia di consenso informato e di non applicazione delle disposizioni anticipate di trattamento in caso di inappropriatezza clinica (1061) (presentato in data 12/02/2019) senatori Giacobbe Francesco, Garavini Laura Modifica all'articolo 13 della legge 30 dicembre 1991, n. 412, in materia di verifica delle situazioni reddituali dei pensionati residenti all'estero, e disposizioni per la sanatoria dei trattamenti indebitamente percepiti (1062) (presentato in data 13/02/2019); senatori Bellanova Teresa, Cucca Giuseppe Luigi Salvatore, Fedeli Valeria, Garavini Laura, Giacobbe Francesco, Ginetti Nadia, Magorno Ernesto, Margiotta Salvatore, Messina Assuntela, Misiani Antonio, Nannicini Tommaso, Pittella Gianni, Rampi Roberto, Richetti Matteo, Sudano Valeria, Valente Valeria Disposizioni in materia di credito d'imposta per investimenti nel Mezzogiorno (1064) (presentato in data 13/02/2019); DDL Costituzionale senatore Laus Mauro Antonio Donato Istituzione dell'Autorità nazionale per i diritti umani (1065) (presentato in data 13/02/2019); senatori Marinello Gaspare Antonio, Sileri Pierpaolo, Castellone Maria Domenica, Di Marzio Luigi, Endrizzi Giovanni, Mautone Raffaele, Pisani Giuseppe, Di Nicola Primo, Romagnoli Sergio, Catalfo Nunzia, Bottici Laura, Matrisciano Susy, Gaudiano Felicia, Romano Iunio Valerio, Nocerino Simona Nunzia, Campagna Antonella, Guidolin Barbara, Drago Tiziana Carmela Rosaria, Leone Cinzia, Floridia Barbara, Maiorino Alessandra, Abate Rosa Silvana, Naturale Gisella, Trentacoste Fabrizio, Pirro Elisa, Donno Daniela, Mantero Matteo, Presutto Vincenzo, Ortolani Franco Disposizioni in materia di riduzione dell'aliquota IVA dei contraccettivi maschili e femminili per la prevenzione delle malattie e infezioni sessualmente trasmissibili (1066) (presentato in data 13/02/2019); senatori Puglia Sergio, Di Nicola Primo, Castaldi Gianluca, Grassi Ugo, Angrisani Luisa, Botto Elena, Corrado Margherita, Donno Daniela, Vanin Orietta, Floridia Barbara, Anastasi Cristiano, La Mura Virginia, Corbetta Gianmarco, Trentacoste Fabrizio, Vaccaro Sergio, Pisani Giuseppe Norme contenenti la disciplina dell'esercizio del diritto di voto per le elezioni del Senato della Repubblica, della Camera dei deputati e per i referendum di cui agli articoli 75 e 138 della Costituzione da parte dei lavoratori marittimi imbarcati (1067) (presentato in data 13/02/2019); senatori De Poli Antonio, Saccone Antonio, Gallone Maria Alessandra, Toffanin Roberta Modifica al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, in materia di sostegno dell'assistenza ai disabili e agli anziani non autosufficienti (1068) (presentato in data 14/02/2019); senatori Romeo Massimiliano, Marti Roberto, Ripamonti Paolo, Pianasso Cesare, Pisani Pietro, Faggi Antonella, Montani Enrico, Solinas Christian, Arrigoni Paolo, Augussori Luigi, Bagnai Alberto, Barbaro Claudio, Bergesio Giorgio Maria, Bonfrisco Anna Cinzia, Borghesi Stefano, Bossi Simone, Bossi Umberto, Briziarelli Luca, Bruzzone Francesco, Calderoli Roberto, Campari Maurizio, Candura Massimo, Cantu' Maria Cristina, Casolati Marzia, De Vecchis William, Ferrero Roberta, Fregolent Sonia, Fusco Umberto, Iwobi Tony Chike, Marin Raffaella Fiormaria, Nisini Tiziana, Ostellari Andrea, Pazzaglini Giuliano, Pellegrini Emanuele, Pepe Pasquale, Pergreffi Simona, Pillon Simone, Pirovano Daisy, Pittoni Mario, Pizzol Nadia, Pucciarelli Stefania, Rivolta Erica, Rufa Gianfranco, Saponara Maria, Saviane Paolo, Sbrana Rosellina, Tesei Donatella, Tosato Paolo, Vallardi Gianpaolo, Vescovi Manuel, Zuliani Cristiano Misure a tutela dell'artigianato (1069) (presentato in data 14/02/2019); senatori Gallicchio Agnese, Grassi Ugo Modifiche al Codice di giustizia contabile, di cui al decreto legislativo 26 agosto 2016, n. 174, in materia di sentenze di condanna della Corte dei conti (1070) (presentato in data 15/02/2019); senatori Romeo Massimiliano, Bagnai Alberto, Montani Enrico, Saviane Paolo, Rivolta Erica, Zuliani Cristiano, Ferrero Roberta, Tosato Paolo, Solinas Christian, Arrigoni Paolo, Augussori Luigi, Barbaro Claudio, Bergesio Giorgio Maria, Bonfrisco Anna Cinzia, Borghesi Stefano, Bossi Simone, Bossi Umberto, Briziarelli Luca, Bruzzone Francesco, Calderoli Roberto, Campari Maurizio, Candura Massimo, Cantu' Maria Cristina, Casolati Marzia, De Vecchis William, Faggi Antonella, Fregolent Sonia, Fusco Umberto, Iwobi Tony Chike, Marin Raffaella Fiormaria, Marti Roberto, Nisini Tiziana, Ostellari Andrea, Pazzaglini Giuliano, Pellegrini Emanuele, Pepe Pasquale, Pergreffi Simona, Pianasso Cesare, Pillon Simone, Pirovano Daisy, Pisani Pietro, Pittoni Mario, Pizzol Nadia, Pucciarelli Stefania, Ripamonti Paolo, Rufa Gianfranco, Saponara Maria, Sbrana Rosellina, Tesei Donatella, Vallardi Gianpaolo, Vescovi Manuel Istituzione dell'imposta sostitutiva IRPEFIRES PLUS (1071) (presentato in data 15/02/2019); senatori Fregolent Sonia, Faggi Antonella, Romeo Massimiliano, Arrigoni Paolo, Augussori Luigi, Bagnai Alberto, Barbaro Claudio, Bergesio Giorgio Maria, Bonfrisco Anna Cinzia, Borghesi Stefano, Bossi Simone, Bossi Umberto, Briziarelli Luca, Bruzzone Francesco, Calderoli Roberto, Campari Maurizio, Candura Massimo, Cantu' Maria Cristina, Casolati Marzia, De Vecchis William, Ferrero Roberta, Fusco Umberto, Iwobi Tony Chike, Marin Raffaella Fiormaria, Marti Roberto, Montani Enrico, Nisini Tiziana, Ostellari Andrea, Pazzaglini Giuliano, Pellegrini Emanuele, Pepe Pasquale, Pergreffi Simona, Pianasso Cesare, Pillon Simone, Pirovano Daisy, Pisani Pietro, Pittoni Mario, Pizzol Nadia, Pucciarelli Stefania, Ripamonti Paolo, Rivolta Erica, Rufa Gianfranco, Saponara Maria, Saviane Paolo, Sbrana Rosellina, Solinas Christian, Tesei Donatella, Tosato Paolo, Vallardi Gianpaolo, Vescovi Manuel, Zuliani Cristiano Criteri di installazione di nuovi apparecchi da intrattenimento con vincita in denaro e di sistemi da gioco video lottery, nonché pratica ed esercizio del gioco d'azzardo e dei giochi con vincita in denaro (1072) (presentato in data 18/02/2019); senatori Dal Mas Franco, Caliendo Giacomo, Modena Fiammetta, Vitali Luigi Modifiche al decreto-legge 12 settembre 2014, n. 132, convertito, con modificazioni, dalla legge 10 novembre 2014, n. 162, recante misure in materia di negoziazione assistita (1073) (presentato in data 19/02/2019). Disegni di legge, assegnazione In sede redigente 2ª Commissione permanente Giustizia Sen. Piarulli Angela Anna Bruna Disposizioni per la promozione dell'attività fisica e sportiva negli istituti penitenziari minorili (958) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 7ª (Istruzione pubblica, beni culturali), 12ª (Igiene e sanita') (assegnato in data 14/02/2019); 5ª Commissione permanente Bilancio Sen. Giammanco Gabriella Disposizioni per il recupero dei mancati trasferimenti erariali agli enti locali della Regione siciliana (1008) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 6ª (Finanze e tesoro), Commissione parlamentare questioni regionali (assegnato in data 14/02/2019); 11ª Commissione permanente Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale Sen. Parente Annamaria, Sen. Astorre Bruno Istituzione dell'Autorità garante delle competenze acquisite in situazioni di apprendimento e di lavoro (71) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 5ª (Bilancio), 6ª (Finanze e tesoro), 7ª (Istruzione pubblica, beni culturali), 10ª (Industria, commercio, turismo), 14ª (Politiche dell'Unione europea), Commissione parlamentare questioni regionali (assegnato in data 14/02/2019); 12ª Commissione permanente Igiene e sanita' Sen. Parente Annamaria ed altri Disciplina delle attività funerarie (963) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 5ª (Bilancio), 6ª (Finanze e tesoro), 7ª (Istruzione pubblica, beni culturali), 8ª (Lavori pubblici, comunicazioni), 10ª (Industria, commercio, turismo), 11ª (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale), 13ª (Territorio, ambiente, beni ambientali), 14ª (Politiche dell'Unione europea), Commissione parlamentare questioni regionali (assegnato in data 14/02/2019); 13ª Commissione permanente Territorio, ambiente, beni ambientali Sen. Quagliariello Gaetano Disposizioni in materia di riqualificazione e rigenerazione urbana, contrasto al degrado e al disagio urbano, ambientale e sociale, per la promozione dell'inclusione e della coesione sociale (63) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 5ª (Bilancio), 6ª (Finanze e tesoro), 7ª (Istruzione pubblica, beni culturali), 8ª (Lavori pubblici, comunicazioni), 10ª (Industria, commercio, turismo), 11ª (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale), 14ª (Politiche dell'Unione europea), Commissione parlamentare questioni regionali (assegnato in data 14/02/2019); 1ª Commissione permanente Affari Costituzionali Sen. Paroli Adriano Modifiche al testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali, di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, in materia di circoscrizioni di decentramento comunale (996) previ pareri delle Commissioni 5ª (Bilancio) (assegnato in data 19/02/2019); 7ª Commissione permanente Istruzione pubblica, beni culturali Sen. Maiorino Alessandra ed altri Disposizioni in materia di professionismo sportivo e di parità di genere nello sport (972) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 11ª (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale) (assegnato in data 19/02/2019); 13ª Commissione permanente Territorio, ambiente, beni ambientali Sen. Rossomando Anna Disposizioni per la rigenerazione urbana e per il contrasto al consumo di suolo (984) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 5ª (Bilancio), 6ª (Finanze e tesoro), 8ª (Lavori pubblici, comunicazioni), 9ª (Agricoltura e produzione agroalimentare), 14ª (Politiche dell'Unione europea), Commissione parlamentare questioni regionali (assegnato in data 19/02/2019); In sede referente 6ª Commissione permanente Finanze e tesoro Gov. Conte-I: Pres. Consiglio Conte, Ministro economia e finanze Tria Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 8 gennaio 2019, n. 1, recante misure urgenti a sostegno della Banca Carige S.p.a. - Cassa di risparmio di Genova e Imperia (1063) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 5ª (Bilancio), 10ª (Industria, commercio, turismo), 14ª (Politiche dell'Unione europea) C.1486 approvato dalla Camera dei deputati (assegnato in data 14/02/2019); 7ª Commissione permanente Istruzione pubblica, beni culturali Sen. Barbaro Claudio ed altri Delega al Governo per la razionalizzazione della normativa sullo sport (999) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 5ª (Bilancio), 6ª (Finanze e tesoro), 8ª (Lavori pubblici, comunicazioni), 10ª (Industria, commercio, turismo), 11ª (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale), 12ª (Igiene e sanita'), Commissione parlamentare questioni regionali (assegnato in data 14/02/2019); 1ª Commissione permanente Affari Costituzionali Sen. Sbrollini Daniela Modifica all'articolo 61 del codice penale, in materia di circostanza aggravante comune per i delitti commessi in danno di persone ricoverate presso strutture sanitarie o socio-assistenziali residenziali o semiresidenziali ovvero in danno di minori all'interno di asili nido e scuole dell'infanzia, e altre disposizioni per garantire la sicurezza presso le medesime strutture (1020) previ pareri delle Commissioni 2ª (Giustizia), 5ª (Bilancio), 7ª (Istruzione pubblica, beni culturali), 12ª (Igiene e sanita'), Commissione parlamentare questioni regionali (assegnato in data 19/02/2019). Disegni di legge, ritiro La senatrice L'Abbate ha dichiarato di ritirare il disegno di legge: L'Abbate e altri. - "Disposizioni per la disciplina e la promozione dell'attività di compravendita di beni usati, istituzione del Consorzio nazionale del riuso, nonché disposizioni per la formazione degli operatori del settore" (637). Disegni di legge, approvazione da parte di Commissioni permanenti Le Commissioni riunite 1 a e 14 a , nella seduta del 13 febbraio 2019, hanno approvato una risoluzione, ai sensi dell'articolo 50, comma 2, del Regolamento, a conclusione dell'esame dell'affare assegnato "Decisione (UE, Euratom) 2018/994 del Consiglio, del 13 luglio 2018, che modifica l'atto relativo all'elezione dei membri del Parlamento europeo a suffragio universale diretto, allegato alla decisione 76/787/CECA, CEE, Euratom del Consiglio, del 20 settembre 1976 ( Doc . CCXXXVI, n. 1)". Il predetto documento è inviato al Ministro per i rapporti con il Parlamento e la democrazia diretta ( Doc . XXIV, n. 4). Governo, trasmissione di atti per il parere. Deferimento Il Ministro per i rapporti con il Parlamento e la democrazia diretta, con lettera in data 15 febbraio 2019, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 1 della legge 11 gennaio 2018, n. 3 - lo schema di decreto legislativo recante modifiche al decreto legislativo 6 novembre 2007, n. 200, di attuazione della direttiva 2005/28/CE, adottato in attuazione della delega per il riassetto e la riforma della normativa in materia di sperimentazione clinica dei medicinali ad uso umano (n. 72). Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139- bis del Regolamento, lo schema di decreto è stato deferito - in data 15 febbraio 2019 - alla 12 a Commissione permanente, nonché - per le conseguenze di carattere finanziario - alla 5 a Commissione permanente, che esprimeranno i rispettivi pareri entro il termine del 27 marzo 2019. Le Commissioni 1 a e 14ª potranno formulare le proprie osservazioni alla 12 a Commissione entro il 17 marzo 2019. Il Ministro per i rapporti con il Parlamento e la democrazia diretta, con lettera in data 15 febbraio 2019, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 1 della legge 25 ottobre 2017, n. 163 - lo schema di decreto legislativo recante attuazione della direttiva (UE) 2016/797 relativa all'interoperabilità del sistema ferroviario dell'Unione europea (n. 73). Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139- bis del Regolamento, lo schema di decreto è stato deferito - in data 15 febbraio 2019 - alla 8 a Commissione permanente, che esprimerà il parere entro il termine del 27 marzo 2019. Le Commissioni 1 a , 5 a e 14ª potranno formulare le proprie osservazioni alla 8 a Commissione entro il 17 marzo 2019. Il Ministro per i rapporti con il Parlamento e la democrazia diretta, con lettera in data 15 febbraio 2019, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 1 della legge 25 ottobre 2017, n. 163 - lo schema di decreto legislativo recante attuazione della direttiva (UE) 2016/798 sulla sicurezza delle ferrovie (n. 74). Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139- bis del Regolamento, lo schema di decreto è stato deferito - in data 15 febbraio 2019 - alla 8 a Commissione permanente, che esprimerà il parere entro il termine del 27 marzo 2019. Le Commissioni 1 a , 2 a , 5 a e 14 a potranno formulare le proprie osservazioni alla 8 a Commissione entro il 17 marzo 2019. Governo, richieste di parere per nomine in enti pubblici. Deferimento Il Ministro per i rapporti con il Parlamento e la democrazia diretta, con lettera in data 12 febbraio 2019, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 2, comma 140, del decreto-legge 3 ottobre 2006, n. 262, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2006, n. 286 - la proposta di nomina del professor Antonio Felice Uricchio a componente del Consiglio direttivo dell'Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca (ANVUR) (n. 18). Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139- bis del Regolamento, la proposta di nomina è stata deferita - in data 13 febbraio 2019 - alla 7 a Commissione permanente, che esprimerà il parere entro il termine del 5 marzo 2019. Governo, trasmissione di atti Con lettere in data 5 e 7 febbraio 2019 il Ministero dell'interno, in adempimento a quanto previsto dall'articolo 141, comma 6, del decreto legislativo 8 agosto 2000, n. 267, ha comunicato gli estremi del decreto del Presidente della Repubblica concernente lo scioglimento dei consigli comunali di Lecce e Cumiana (Torino). Governo, trasmissione di atti e documenti dell'Unione europea di particolare rilevanza ai sensi dell'articolo 6, comma 1, della legge n. 234 del 2012. Deferimento Ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, sono deferiti alle sottoindicate Commissioni permanenti i seguenti atti e documenti dell'Unione europea, trasmessi dal Dipartimento per le politiche europee della Presidenza del Consiglio dei ministri, in base all'articolo 6, comma 1, della legge 24 dicembre 2012, n. 234: Relazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio sul funzionamento del regolamento (UE) n. 1337/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 dicembre 2011, relativo alle statistiche europee sulle colture permanenti (COM(2019) 50 definitivo), alla 9 a Commissione permanente e, per il parere, alla Commissione 14 a ; Relazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo - Applicazione delle norme sulla concorrenza nel settore farmaceutico (2009 - 2017) Le autorità europee garanti della concorrenza collaborano per garantire la disponibilità di medicinali innovativi e a prezzi contenuti (COM(2019) 17 definitivo), alla 10 a Commissione permanente e, per il parere, alle Commissioni 12 a e 14 a ; Proposta di Decisione del Consiglio sulla posizione da adottare a nome dell'Unione europea alla conferenza delle parti per quanto riguarda le modifiche dell'allegato III della convenzione di Rotterdam sulla procedura di previo assenso informato per taluni prodotti chimici e pesticidi pericolosi nel commercio internazionale (COM(2019) 54 definitivo), alla 13 a Commissione permanente e, per il parere, alle Commissioni 10 a , 12 a e 14 a ; Proposta di Decisione del Consiglio che stabilisce la posizione che deve essere adottata a nome dell'Unione europea alla nona riunione della conferenza delle parti della convenzione di Stoccolma sugli inquinanti organici persistenti in merito alla proposta di modifica degli allegati A e B (COM(2019) 52 definitivo), alla 13 a Commissione permanente e, per il parere, alle Commissioni 10 a , 12 a e 14 a ; Relazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio sull'esercizio della delega conferita alla Commissione ai sensi del regolamento (CE) n. 1760/2000 del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce un sistema di identificazione e di registrazione dei bovini e relativo all'etichettatura delle carni bovine e dei prodotti a base di carni bovine, e che abroga il regolamento (CE) n. 820/97 del Consiglio(COM(2019) 76 definitivo), alla 9 a Commissione permanente e, per il parere, alla Commissione 14 a ; Relazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio sulla valutazione intermedia del programma Dogana 2020(COM(2019) 57 definitivo), alla 6 a Commissione permanente e, per il parere, alla Commissione 14 a ; Relazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio - Valutazione intermedia del programma Fiscalis 2020(COM(2019) 59 definitivo), alla 6 a Commissione permanente e, per il parere, alla Commissione 14 a . Autorità garante della concorrenza e del mercato, trasmissione di atti. Deferimento L'Autorità garante della concorrenza e del mercato, con lettera in data 15 febbraio 2019, ha trasmesso - ai sensi dell'articolo 6, comma 9, della legge 20 luglio 2004, n. 215 - la delibera del 13 febbraio 2019, con la quale l'Autorità ha dichiarato che le cariche di componente del consiglio di amministrazione nella società Ticino Plast Srl e di Presidente del consiglio di amministrazione nella società Ticino Holding Srl, ricoperte dal dottor Dario Galli, sono incompatibili con la carica di Vice Ministro dello sviluppo economico, ai sensi dell'articolo 2, comma 1, lettera c), della predetta legge n. 215 del 2004. Il Presidente dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato, con lettera in data 11 febbraio 2019, ha inviato, ai sensi dell'articolo 8, comma 1, della legge 20 luglio 2004, n. 215, la relazione sullo stato delle attività di controllo e vigilanza in materia di conflitti di interesse, aggiornata al secondo semestre 2018. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1 a e alla 10 a Commissione permanente ( Doc. CLIII, n. 2). Garante del contribuente, trasmissione di atti. Deferimento Con lettere in data 24 gennaio, 5 e 7 febbraio 2019, sono state inviate, ai sensi dell'articolo 13, comma 13- bis , della legge 27 luglio 2000, n. 212, le relazioni sull'attività svolta dal Garante del Contribuente: per la Calabria, nel 2018 (Atto n. 182); per il Veneto, nel 2018 (Atto n. 183); del Molise, nel 2018 (Atto n. 184). I predetti documenti sono deferiti, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 6 a Commissione permanente. Corte dei conti, trasmissione di relazioni sulla gestione finanziaria di enti Il Presidente della Sezione del controllo sugli Enti della Corte dei conti, con lettera in data 8 febbraio 2019, in adempimento al disposto dell'articolo 7 della legge 21 marzo 1958, n. 259, ha inviato le determinazioni e le relative relazioni sulla gestione finanziaria: di ENI S.p.A., per l'esercizio 2017. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5 a e alla 10 a Commissione permanente ( Doc . XV, n. 114); dell'Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali (AGENAS), per l'esercizio 2017. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5 a e alla 12 a Commissione permanente ( Doc . XV, n. 115); della Cassa depositi e prestiti società per azioni (CDP S.p.A), per l'esercizio 2017. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5 a e alla 6 a Commissione permanente ( Doc . XV, n. 116). Commissione europea, trasmissione di progetti di atti legislativi dell'Unione europea. Deferimento La Commissione europea ha trasmesso, in data 13 febbraio 2019, per l'acquisizione del parere motivato previsto dal Protocollo (n. 2) sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità allegato al Trattato sull'Unione europea e al Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, la proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo a determinati aspetti della sicurezza e della connettività delle ferrovie in relazione al recesso del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord dall'Unione (COM(2019) 88 definitivo). Ai sensi dell'articolo 144, commi 1- bis e 6, del Regolamento, l'atto è stato deferito, in data 15 febbraio 2019, alla 14 a Commissione permanente ai fini della verifica della conformità al principio di sussidiarietà; la scadenza del termine di otto settimane previsto dall'articolo 6 del predetto Protocollo è fissata al 10 aprile 2019. L'atto è stato altresì deferito, in pari data, per i profili di merito, ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, alla 8 a Commissione permanente, con il parere delle Commissioni 3 a e 14 a . Interrogazioni, apposizione di nuove firme Il senatore Laus ha aggiunto la propria firma all'interrogazione 4-01197 della senatrice Bonino. La senatrice Lonardo ha aggiunto la propria firma all'interrogazione 4-01200 del senatore Gasparri ed altri. Mozioni Atto n. 1-00079 TESTOR MALLEGNI MASINI GIAMMANCO CESARO PICHETTO FRATIN MOLES DAL MAS MANGIALAVORI VITALI - Il Senato, premesso che: secondo gli ultimi dati forniti dall'Eurostat, l'Italia si colloca al quartultimo posto su 28 Paesi UE in relazione al PIL, per investimenti in infrastrutture; la percentuale del 2 per cento rispetto al PIL risulta essere abbondantemente al di sotto della media europea del 2,7 per cento; solo nel 2018, il valore degli investimenti pubblici italiani è risultato essere sotto la media europea di 17,1 miliardi di euro; un trend discendente, consolidato nel corso degli ultimi anni, che dal 2009 al 2017 ha determinato un ridimensionamento degli investimenti pubblici per le costruzioni pari al 37,7 per cento, con ripercussioni su 122.000 impiegati del comparto rimasti senza lavoro; si tratta di dati preoccupanti in un momento in cui il nostro Paese avrebbe bisogno di investimenti di medio-lungo periodo per ridare una prospettiva di sviluppo economico e infrastrutturale; la realizzazione di maggiori opere pubbliche genererebbe benefici dal punto di vista logistico e coinvolgimento nella costruzione e manutenzione delle stesse; il patrimonio infrastrutturale italiano ha subito un costante degrado, che mette in gioco la sicurezza stessa dei suoi cittadini e non permette di immaginare un futuro in cui il nostro Paese possa tornare ad essere attrattivo nei confronti dei grandi investitori internazionali; a parere dei proponenti del presente atto di indirizzo, nel contesto di un quadro finanziario europeo, si intravede la necessità di affiancare agli stanziamenti di bilancio nazionale per la spesa in conto capitale ingenti risorse europee finalizzate allo sviluppo infrastrutturale; tale prospettiva potrebbe essere colta nella fase attuale in cui, nell'ambito della complessa trattativa del quadro finanziario pluriennale (QFP) 2021-2027, tuttora in corso, sarebbe auspicabile un accordo tra i vari Paesi membri per addivenire ad una nuova ripartizione delle risorse finalizzata ad accrescere la flessibilità del QFP; attraverso un importante quotidiano nazionale, il 12 febbraio 2019 il viceministro delle infrastrutture, Edoardo Rixi, riferendosi alla TAV, ha dichiarato possibile "migliorare l'opera sul versante dei costi, ad esempio portando la percentuale di fondi europei dal 40% al 50%, risparmiando un paio di miliardi"; è del tutto evidente che, all'interno della compagine governativa, ci siano posizioni volte a considerare una revisione delle risorse all'interno del bilancio dell'Unione europea da destinare alle grandi opere infrastrutturali, impegna il Governo: 1) con riferimento al quadro finanziario pluriennale 2021-2027, riguardo al quale ha espresso la necessità che "il bilancio sia sufficientemente flessibile in modo da poter essere efficacemente impiegato in situazioni di emergenza", ad avviare una trattativa nelle sedi competenti per addivenire ad una più idonea ripartizione dei fondi e dei capitoli di bilancio dell'Unione europea da destinare alle opere infrastrutturali; 2) a farsi promotore in sede comunitaria per far sì che le infrastrutture relative al trasporto nazionale e comunitario vengano messe tra i primi punti del programma della Commissione europea. Atto n. 1-00080 LUCIDI FERRARA MAIORINO LANZI ANGRISANI PARAGONE ANASTASI TURCO ROMANO CORRADO DONNO TRENTACOSTE CORBETTA LANNUTTI MONTEVECCHI - Il Senato, premesso che: al termine della seduta del Consiglio europeo del 23 marzo 2018, nella sua formazione a 27 ( ex art. 50 del Trattato sull'Unione europea), sul processo di uscita del Regno Unito dall'Unione europea, cosiddetta Brexit, il Consiglio ha pubblicato i suoi orientamenti finali, in cui viene ribadita la necessità di mantenere uno stretto partenariato fra Unione europea e Regno Unito riguardo alla cooperazione commerciale ed economica, alla lotta al terrorismo ed alla criminalità internazionale, alla sicurezza, alla difesa e alla politica estera; in particolare, il Consiglio ha riconosciuto che la prossimità geografica fra l'Unione europea ed il Regno Unito e l'uscita del Paese dall'area Schengen rendono fondamentale assicurare la cooperazione delle autorità di contrasto e giudiziarie in materia penale, tramite un partenariato che dovrebbe contemplare "efficaci scambi di informazioni, il sostegno alla cooperazione operativa tra autorità di contrasto e la cooperazione giudiziaria in materia penale" e che garantisca meccanismi efficaci di esecuzione e risoluzione delle controversie; considerato che: il processo di uscita della Gran Bretagna dall'Unione europea potrebbe comportare un indebolimento della capacità di cooperazione giudiziaria e di polizia, nonché degli strumenti di interscambio informativo in materia finanziaria e fiscale, creando così un ambiente favorevole allo sviluppo e proliferazione delle organizzazioni mafiose; in tale contesto, tra le principali criticità che la Brexit potrebbe generare, vi è l'impossibilità di ricorrere a una serie di strumenti e principi di riconoscimento giuridico che oggi sono alla base della cooperazione che, pur nella sua complessità, ha consentito di conseguire un buon numero di successi, nonostante le diversità tra l'ordinamento giuridico britannico e quello europeo; sono evidenti alcune differenze nei rispettivi ordinamenti penali e giuridici tra il Regno Unito e l'Europa, come ad esempio la non obbligatorietà dell'azione penale, le priorità dell'azione investigativa imposte dall'Esecutivo, l'utilizzo o meno delle intercettazioni telefoniche a fini processuali e, ancora, l'approccio delle autorità britanniche alla permeabilità del sistema societario e finanziario del Regno Unito. Nel confronto specifico con l'Italia va sottolineata la scarsa conoscenza del fenomeno mafioso e della criminalità organizzata da parte delle autorità britanniche. L'ordinamento italiano, infatti, presta un'attenzione particolare al fenomeno mafioso, tanto da fissare misure di prevenzione personali e patrimoniali sancite dal Titolo I e II del decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159, recante "Codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione, nonché nuove disposizioni in materia di documentazione antimafia, a norma degli articoli 1 e 2 della legge 13 agosto 2010, n. 136"; è bene, inoltre, tenere conto del peculiare contesto economico e finanziario londinese, un ambiente che favorisce la proliferazione di transazioni illecite, finanziate anche da capitali provenienti da Paesi stranieri, spesso paradisi fiscali; considerato inoltre che: il procuratore generale della Procura di Catanzaro, Nicola Gratteri, dalle colonne de "Il Sole-24 ore" ha lanciato l'allarme sul possibile indebolimento del contrasto al narcotraffico, riciclaggio, terrorismo e mafie che la Brexit potrebbe comportare, crimini transnazionali che richiedono una risposta coordinata; in un articolo di Amalia De Simone per il "Corriere della Sera" pubblicato il 23 febbraio 2018, il colonnello della Guardia di finanza presso l'ambasciata italiana a Londra, Claudio Petroziello, ha riportato i dati dell'Economic crime command della National crime agency britannica, secondo cui sono circa 195 i miliardi di sterline investiti ogni anno attraverso la piazza finanziaria di Londra, sottolineando che, in mezzo a grandi volumi di denaro che circolano ogni giorno, è meno facile che vengano individuati degli investimenti di provenienza dubbia o chiaramente illecita; nello stesso articolo, secondo Anna Sergi, docente di criminologia e vice direttrice del centro di criminologia dell'università di Essex, il Regno Unito, in ragione della posizione geografica, è esposto al rischio di permeabilità per l'infiltrazione di gruppi criminali, incluse le mafie italiane, rendendolo uno dei principali porti di ingresso in Europa, ad esempio per il traffico di stupefacenti. Inoltre, dall'articolo emerge un rischio rappresentato da una facilitazione delle operazioni di riciclaggio; l'inchiesta "Mafie unite d'Europa" de "il Fatto Quotidiano" del 2017 sul riciclaggio di denaro a Londra ha, fra l'altro, riportato le già esistenti difficoltà di cooperazione giudiziaria del sistema "Sirena" (sistema di cooperazione giudiziaria tra Paesi dell'Unione europea), rafforzando la necessità di costruire un rapporto solido di cooperazione giudiziaria bilaterale che possa supplire a tali problematiche; ritenuto che: sebbene con Paesi ed in situazioni molto differenti dal caso di specie, la ratifica di trattati internazionali di cooperazione giudiziaria è stata oggetto di interesse delle Commissioni permanenti Affari Esteri del Senato della Repubblica e della Camera dei deputati, che durante la XVIII Legislatura hanno esaminato ai fini della ratifica trattati di estradizione e mutua assistenza giudiziaria in materia penale con Emirati Arabi Uniti, Bosnia ed Erzegovina, Repubblica di Macedonia, Nigeria, Argentina, Uruguay; le peculiarità delle tipologie criminose transfrontaliere che coinvolgono, nel caso di specie, l'Italia ed il Regno Unito sono legate come si è visto al mondo della criminalità organizzata ed al riciclaggio di denaro, impegna il Governo: 1) a porre in essere tutte le azioni possibili per evitare che, durante le fasi dei negoziati per la Brexit e il periodo immediatamente successivo, si crei un vuoto legislativo in materia di cooperazione internazionale in ambito giudiziario e di polizia con la Gran Bretagna; 2) a determinare congiuntamente con le procure attive su indagini internazionali tutte quelle tutele volte a garantire la prosecuzione e il miglioramento delle fasi istruttorie per i reati transfrontalieri; 3) ad avviare negoziati bilaterali con il Regno Unito al fine di stipulare accordi di cooperazione giudiziaria per perseguire efficacemente i crimini transnazionali. Interpellanze Atto n. 2-00022 STEFANO MARCUCCI CUCCA TARICCO MALPEZZI MIRABELLI VALENTE COLLINA FERRARI BINI CIRINNA' ALFIERI ASTORRE BELLANOVA BITI BOLDRINI BONIFAZI CERNO COMINCINI D'ALFONSO D'ARIENZO FARAONE FEDELI FERRAZZI GARAVINI GIACOBBE GINETTI GRIMANI IORI LAUS MAGORNO MANCA MARGIOTTA MARINO MESSINA Assuntela MISIANI NANNICINI PARENTE PARRINI PATRIARCA PINOTTI PITTELLA RAMPI RENZI RICHETTI ROJC ROSSOMANDO SBROLLINI SUDANO VATTUONE VERDUCCI ZANDA Al Ministro delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo Premesso che: da giorni i pastori sardi conducono una durissima battaglia per vedersi garantito il prezzo equo e remunerativo del latte ovino destinato alla trasformazione; gli stessi pastori individuano inequivocabilmente la controparte nelle "imprese della trasformazione", e nei loro comportamenti monopolistici, che costituiscono il fondamento di un'unilaterale definizione del prezzo sotto costo di produzione; il patrimonio ovino nazionale è costituito per il 45 per cento circa dagli allevamenti sardi, sono circa 15.400 le aziende operanti nel settore, che assicurano reddito da lavoro a circa 100.000 persone; la lotta pluriennale dei pastori, pertanto, merita la solidarietà attiva delle pubbliche istituzioni, a partire da quelle preposte alla definizione e gestione delle politiche agricole; l'intero settore ovicaprino patisce ormai importanti carenze di attenzione da parte del Ministero competente delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo, in particolare il settore della produzione del latte ovino per la trasformazione in formaggio "pecorino romano", commercializzato sul mercato internazionale; considerato che risulta assolutamente urgente intraprendere una serie di iniziative finalizzate a sostenere il settore ovi-caprino, ed in particolare a porre in essere ogni misura tesa a garantire un prezzo equamente remunerativo per il latte ovino nel conferimento alle imprese della trasformazione, si chiede di sapere: in quali tempi il Ministro in indirizzo intenda rendere informazione al Parlamento circa l'esito degli incontri avuti in merito alla vertenza sul prezzo del latte in Sardegna, ed in particolare in ordine alle misure che intende adottare al fine di darle positiva soluzione; se intenda provvedere, ed in quali tempi, all'immediato commissariamento nonché alla complessiva riforma del consorzio di tutela del pecorino romano, misura che si ritiene essenziale per evitare per il futuro il ripetersi delle problematiche presenti; se intenda promuovere l'istituzione del reddito minimo garantito per i lavoratori del settore agro-zootecnico e pastorale in particolare; quali interventi ritenga di attuare al fine di garantire i necessari investimenti per la ricerca indirizzata alla valorizzazione e diversificazione delle produzioni; se intenda garantire, e in quale tempistica data l'urgenza, iniziative di propria competenza per promuovere il marchio di tutela del latte prodotto in Sardegna e suoi derivati; se intenda altresì garantire, e attraverso quali strumenti, la formazione continua degli allevatori ovicaprini ai fini del necessario aggiornamento tecnologico e professionale; se risulti quali siano le ragioni per le quali il Ministro dell'interno, in materia del tutto incompetente, abbia ritenuto di intervenire direttamente nella vertenza, convocando presso il proprio Ministero un incontro con allevatori e associazioni di categoria, nonostante la già manifestata intenzione del Presidente del Consiglio dei ministri di istituire un tavolo assieme al Ministero delle politiche agricole per trovare congiuntamente agli allevatori soluzioni alle problematiche sollevate. Atto n. 2-00023 FERRO Al Ministro dell'interno Premesso che: l'art. 23- bis del decreto-legge 4 ottobre 2018, n. 113, recante "Disposizioni urgenti in materia di protezione internazionale e immigrazione, sicurezza pubblica, nonché misure per la funzionalità del Ministero dell'interno e l'organizzazione e il funzionamento dell'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata," convertito, con modificazioni, dalla legge 1° dicembre 2018, n. 132, prevede che qualora il soggetto che ha eseguito il sequestro del veicolo in seguito a violazioni del codice della strada non appartenga ad una delle forze di polizia di cui all'art. 16 della legge 1° aprile 1981, n. 121, le spese di custodia sono anticipate dall'amministrazione di appartenenza; in presenza di un sequestro amministrativo operato dalla Polizia locale, l'ente deve di fatto sostenere le spese di custodia tutt'altro che modeste; molti Comuni della provincia di Verona, poco prima della fine dell'anno 2018, si sono visti recapitare dalla Prefettura richieste di ristoro rispetto a spese sostenute, nel corso degli anni pregressi, in presenza di veicoli sottoposti a sequestro ad opera della Polizia locale medesima, creando notevoli difficoltà per i bilanci; l'interesse pubblico perseguito trascende da quello del singolo Comune per investire quello intercomunale, se non addirittura nazionale: è di tutta evidenza che la Polizia locale quando opera il sequestro di un veicolo, magari senza copertura assicurativa, persegue un interesse collettivo che attiene alla tutela dell'ordine pubblico e pertanto non è comprensibile la ragione per la quale debba essere l'ente locale a farsi carico di tali spese, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga necessario attivarsi con la massima urgenza e sollecitudine affinché sia presa in esame la possibilità di rivedere questa norma di notevole impatto finanziario per le comunità locali. Atto n. 2-00024 LANNUTTI DI NICOLA PARAGONE MORRA PESCO GIARRUSSO AIROLA LEONE ABATE BOTTO ACCOTO DELL'OLIO CROATTI PIRRO GALLICCHIO CORRADO LOMUTI LANZI SILERI FENU DESSI' NOCERINO DRAGO DI PIAZZA Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri della giustizia, dell'interno e dell'economia e delle finanze Premesso che: il crac delle banche venete, Popolare di Vicenza e Veneto Banca, ha prodotto una voragine di 18,9 miliardi di euro per 210.000 azionisti (120.000 BpVi, 90.000 Veneto Banca) tra azzeramento del valore delle azioni (10 miliardi), perdite di bilancio per 4 miliardi, aumenti di capitale per 4,9 miliardi di euro; senza contare l'intervento del "Fondo Atlante" ed in ultimo dello Stato, costretto ad elargire 5 miliardi di euro cash e 12 di garanzie pubbliche a Banca Intesa, per avere acquistato le due banche venete al valore simbolico di un euro; a giudizio degli interpellanti il crac si sarebbe potuto evitare seguendo l'ordinaria diligenza e vigilanza da parte di autorità preposte ai controlli; tra le prime denunce contro la BpVi per il valore gonfiato delle azioni illiquide, arrivate a 62,50 euro cadauna, ed i metodi estorsivi per diventare azionisti con "prestiti-baciati" (ossia venivano negati fidi, mutui o prestiti se non si acquistavano le azioni), quella di Adusbef, che il 18 marzo 2008 depositava un esposto alla Procura di Vicenza, la cui denuncia, secondo quanto riferito da un ex agente dei servizi (come è documentato nell'atto di sindacato ispettivo 2-00005 del 26 giugno 2018), era in bella evidenza sulla scrivania del presidente BpVi Giovanni Zonin, due giorni dopo; considerato che: scrive il direttore di "VicenzaPiu" Giovanni Coviello il 13 febbraio 2019: "Allucinante ma ancora più allucinante sarà se i colleghi, gli organi ufficiali dei giornalisti, i politici e i cittadini tutti non interverranno con decisione e senza ipocrisie di maniera. Noi pubblicheremo subito questo testo col titolo "Caso BPVi Servizi segreti, intercettazioni a go go dei giornalisti Nicola Borzi e Francesco Bonazzi: pessimi… Servizi per il Paese". E voi cosa farete per Borzi, Bonazzi e la libertà di informare ed essere informati?»; prosegue l'articolo intitolato "Caso BPVi - Intelligence, intercettati a go go giornalisti Borzi e Bonazzi e parlamentari, solo del M5S: pessimi… Servizi per il Paese" «Non mi fa alcun piacere scoprire - scrive sul suo profilo Facebook il collega Nicola Borzi che solo pochi giorni fa ci ha affidato un suo preoccupante memoriale -, che nell'indagine a mio carico per rivelazione di segreto di Stato per i miei articoli sui conti dei servizi segreti alla Banca Popolare di Vicenza (BpVi) Banca Nuova, oltre a migliaia di mie email, sono state esaminate tutte le telefonate (le hanno contate: 5.412, di cui 2.553 in ingresso e 2.859 in uscita) e gli sms (2.589, di cui 1.570 in ingresso e 1.109 in uscita), ma anche gli squilli (426, di cui 186 in ingresso e 240 in uscita) che ho scambiato sul mio cellulare aziendale e tramite la mia e-mail aziendale tra il primo ottobre e il 22 novembre 2017. (...) Non solo hanno contato sms e telefonate - prosegue, quindi, il collega Nicola Borzi - tra me e Francesco Bonazzi de La Verità. Hanno soprattutto censito contato monitorato le comunicazioni e persino gli spostamenti di un sacco di gente che non c'entrava niente: giornalisti, assistenti parlamentari, sindacalisti, presidenti di associazioni di risparmiatori. (...) Hanno contato quante telefonate e quanti sms sono intercorsi dai numeri di giornalisti di altre testate con me e Bonazzi. Così hanno censito il traffico telefonico tra me, Bonazzi e due colleghi de Il Fatto Quotidiano, una di Repubblica (collega che stava pure nell'Ordine nazionale dei giornalisti e nel nostro istituto di previdenza Inpgi), ma pure le telefonate che io e Bonazzi abbiamo ricevuto (una a testa) da assistenti di parlamentari del Movimento 5 Stelle, da sindacalisti, da Elio Lannutti che all'epoca dei fatti era presidente dell'associazione dei risparmiatori e consumatori Adusbef e oggi è senatore di M5S. Chissà perché hanno censito solo i contatti con M5S e non quelli con altre forze politiche… (...) Ma non basta - aggiunge Nicola Borzi: hanno pure incrociato le posizioni dei telefoni cellulari mio e di Bonazzi, attraverso le cellule dei ripetitori ai quali erano agganciate momento per momento, e hanno controllato se nei paraggi c'erano altri giornalisti, magari per verificare se li avessimo incontrati. Così hanno trovato colleghi de La Stampa e di Giornalisti editori associati Gea. Hanno poi censito ed esaminato le mie email di lavoro al mio direttore dell'epoca Guido Gentili e ad altri colleghi de Il Sole 24 Ore. Tutti colleghi, tutta gente che non c'entra niente - denuncia Borzi - con questa indagine e alla quale io non ho mai né mostrato né comunicato i contenuti dei miei articoli né, meno che mai, l'unica copia dei documenti sui quali li ho scritti. (...) Infine (...) hanno pure censito le telefonate tra me e il padre di mia moglie…Il tutto è negli atti depositati dalla Procura di Roma che mi sono stati trasmessi oggi dal mio legale. Per i miei articoli rischio cinque anni di galera. Adesso io - conclude Nicola Borzi - chiedo alla Fnsi, all'Associazione lombarda dei giornalisti Alg, ad Assostamparomana, all'Ordine nazionale dei giornalisti Odg e a quello regionale della Lombardia, all'Inpgi, ad Articolo 21 e a Ossigeno per l'informazione, ai miei colleghi e al Comitato di redazione de Il Sole 24 Ore: dov'è finita la libertà di stampa sancita dalla Costituzione? Dov'è finita la tutela delle fonti dei giornalisti la cui segretezza è ribadita da sentenze di Cassazione, della Corte Costituzionale e della Corte di Giustizia Ue?", si chiede di sapere: se il Governo, che ha pur stanziato oltre 1,5 miliardi di euro nel triennio per risarcire le vittime del "risparmio tradito", non abbia il dovere di accertare tutte le responsabilità di crac e dissesti risalendo agli artefici, alcuni sotto processo, e ai complici, anche con l'inasprimento delle sanzioni penali a carico dei bancarottieri ed i contigui vigilanti; se negli atti depositati dalla Procura di Roma notificati il 13 febbraio 2019 a Nicola Borzi (presumibilmente anche a Francesco Bonazzi) risulti che siano stati censiti esclusivamente i contatti relativi a politici del M5S, non quelli relativi ad altre forze politiche, e se tale comportamento non debba essere accertato e sanzionato; se non ritenga grave la descritta violazione palese del diritto alla libertà di stampa sancita dalla Costituzione, alla tutela delle fonti dei giornalisti ribadita da sentenze di Cassazione, della Consulta e della Corte di giustizia dell'Unione europea, principi invalicabili che diventano carta straccia quando le inchieste vanno ad individuare "santuari intoccabili" e "sepolcri imbiancati"; se non ritenga opportuno attivare le procedure ispettive e conoscitive previste dall'ordinamento. Interrogazioni Atto n. 3-00601 CUCCA MAGORNO MIRABELLI CIRINNA' VALENTE Al Ministro della giustizia Premesso che: con bando del 18 novembre 2016, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 22 novembre 2016, n. 92, 4ª serie speciale, Concorsi ed esami, è stato indetto il concorso per 800 posti di assistente giudiziario, area funzionale seconda, fascia economica F2, nei ruoli del personale dell'amministrazione giudiziaria del Ministero della giustizia e, con provvedimento datato 14 novembre 2017, il direttore generale del personale e della formazione ha decretato l'approvazione della graduatoria generale definitiva di merito relativa al concorso; attualmente, dopo l'assunzione dei vincitori e, in un momento successivo, di una parte degli idonei, la graduatoria è costituita da circa 2.060 idonei di cui, secondo quanto risulta agli interroganti, è stata autorizzata l'assunzione di sole 200 unità dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 15 novembre 2018 recante autorizzazioni ad assumere unità di personale di varie pubbliche amministrazioni; considerato che: con l'articolo, 1 comma 307, della legge 30 dicembre 2018, n. 145 (legge di bilancio per il 2019), al fine di potenziare il funzionamento degli uffici giudiziari e di garantirne la piena funzionalità e di far fronte alle esigenze di funzionamento degli istituti penali per i minorenni, il Ministero è autorizzato, in aggiunta alle facoltà assunzionali previste a legislazione vigente, ad assumere, nell'ambito dell'attuale dotazione organica, per il triennio 2019-2021, con contratto di lavoro a tempo indeterminato, un contingente massimo di 3.000 unità di personale amministrativo non dirigenziale, così ripartito: a) 903 unità di area II per l'anno 2019, 1.000 unità di area III per l'anno 2020 e 1.000 unità di area II per l'anno 2021, da inquadrare nei ruoli dell'amministrazione giudiziaria; b) 81 unità di area III e 16 unità di area II, per l'anno 2019, per l'esigenza del Dipartimento per la giustizia minorile e di comunità, destinato ai ruoli di funzionario contabile, funzionario dell'organizzazione, funzionario amministrativo e tecnico nonché di contabile; il reclutamento del personale avverrà con le modalità di cui all'articolo 1, commi 2- bis , 2- ter e 2- septies , del decreto-legge 30 giugno 2016, n. 117, convertito, con modificazioni, dalla legge 12 agosto 2016, n. 161, ovvero mediante lo scorrimento di graduatorie in corso di validità alla data di entrata in vigore del citato decreto o mediante procedure concorsuali pubbliche disciplinate con decreto del Ministro, nonché mediante avviamento degli iscritti nelle liste di collocamento a norma dell'articolo 35, comma 1, lettera b) , del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165. Pertanto, pur non conoscendo il numero effettivo di assistenti giudiziari che saranno assunti attraverso le procedure di cui alla legge di bilancio per il 2019, appare verosimile che tale numero risulti inferiore alle 919 unità per l'anno 2019; considerato, inoltre, che: il numero di unità di personale non dirigenziale cessato nel 2017 nel solo Dipartimento dell'organizzazione giudiziaria è molto elevato, tanto da determinare risorse per cessazioni nel 2017 pari a 46.725.456 euro e le unità cessate nel 2018 sono state in numero altrettanto elevato e lo saranno negli anni a venire, soprattutto alla luce dell'introduzione della "Quota 100" per l'anticipo dei pensionamenti; l'articolo 1, comma 399, della legge di bilancio per il 2019 dispone che, per l'anno 2019, la Presidenza del Consiglio dei ministri, i Ministeri, gli enti pubblici non economici e le agenzie fiscali in relazione alle ordinarie facoltà assunzionali non possano effettuare assunzioni di personale a tempo indeterminato con decorrenza giuridica ed economica anteriore al 15 novembre 2019; nello stato di previsione del Ministero della giustizia per l'anno finanziario 2019 e per il triennio 2019-2021 (tabella 5) allegato alla citata legge di bilancio è riportato, alla voce "somme a disposizione per le assunzioni di personale da effettuare mediante utilizzo delle facoltà assunzionali non esercitate", un importo disponibile pari a 10.559.287 euro, il quale, sommato al residuo delle facoltà assunzionali 2017, pari a 554.672,28 euro, nonché al residuo delle facoltà assunzionali 2018, pari a 2.089.004,59 euro, comporta una disponibilità finanziaria non utilizzata finalizzata alle procedure d'assunzione e pari a 13.202.963,87 euro, somma non soggetta al blocco del turnover di cui al predetto articolo 1, comma 399, e, dunque, nelle immediate disponibilità del Ministero della giustizia, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno utilizzare la somma citata, disponibile nello stato di previsione e non utilizzata, nonché non soggetta al blocco del turnover , in quanto residuo di facoltà assunzionali antecedenti all'anno 2019, al fine di provvedere all'assunzione di assistenti giudiziari nel numero minimo di 365 unità; se non ritenga, altresì, opportuno, alla luce delle perduranti carenze di personale, procedere allo scorrimento della citata graduatoria in deroga al citato blocco del turnover , di cui alla legge di bilancio per il 2019. Atto n. 3-00602 GARAVINI VATTUONE ROJC Ai Ministri dell'interno e dell'economia e delle finanze Premesso che, è nota la particolare situazione del Comune di Campione d'Italia, che si trova geograficamente in territorio svizzero e, di conseguenza, ha condizioni economico-finanziarie del tutto peculiari, ricadendo in una zona considerata area doganale della Confederazione elvetica; per dare un'idea della particolarità di tale situazione, il Comune di Campione d'Italia deve far fronte con il proprio bilancio anche a spese non riconducibili alle funzioni di un Comune, ma più riferibili a competenze, funzioni e attività statali nonché ai rapporti con la Confederazione elvetica regolati da specifici accordi; in considerazione di tale situazione il Governo, fin dal 1933, ha autorizzato l'apertura di una casa da gioco con il fine di assicurare al Comune mezzi finanziari adeguati alla situazione; la crisi della casa da gioco (per legge dello Stato, affidata ad una società il cui socio unico è il Comune e sottoposta al controllo dei Ministeri dell'interno e dell'economia e delle finanze) ha determinato lo stato di dissesto finanziario del Comune di Campione d'Italia con preoccupanti ricadute sociali e occupazionali; il nucleo Carabinieri di Campione d'Italia rappresenta l'unica forza di polizia a competenza generale presente sul territorio e in questi anni è stato chiamato a svolgere compiti impegnativi per quantità e importanza, in ragione, soprattutto, dell'extraterritorialità del Comune e della presenza della casa da gioco; a causa del dissesto finanziario, il Ministero dell'interno ha autorizzato il Comune a revocare, con effetto retroattivo, per il personale statale residente e operante in quel territorio, tra cui figura quello del nucleo Carabinieri, i benefici di cui alla legge n. 425 del 1989; dichiarazione di fallimento della casa da gioco, dissesto finanziario del Comune e revoca dei benefici indispensabili per un tenore di vita accettabile, dato che la moneta circolante è il franco svizzero, stanno originando un cospicuo contenzioso; si ritiene doveroso un intervento dei Ministri in indirizzo, competenti per materia; si chiede di sapere quali iniziative urgenti i Ministri in indirizzo intendano assumere, ciascuno nell'ambito delle proprie competenze, per risolvere la situazione descritta. Atto n. 3-00603 BOLDRINI Al Ministro dell'interno Premesso che: il rimpatrio volontario assistito e reintegrazione consiste nell'opportunità offerta ai cittadini di un Paese terzo di fare ritorno in patria, attraverso un progetto individuale che comprende il counselling , l'assistenza all'organizzazione del viaggio e l'accompagnamento finalizzato al reinserimento sociale ed economico nel Paese di origine. I progetti di RVA&R sono promossi dal Dipartimento per le libertà civili e l'immigrazione del Ministero dell'interno, finanziati con risorse economiche europee o nazionali ed attuati da enti pubblici e organizzazioni non governative attivi nel settore dell'immigrazione; questa misura rappresenta per gli Stati una parte integrante di un'efficace politica di gestione dei movimenti migratori e garantisce una possibilità di ritorno di particolare valore, perché prevede percorsi personalizzati in considerazione dei bisogni individuali e familiari; la misura del rimpatrio volontario assistito (RVA) è attuata dal Governo italiano da oltre un decennio, attraverso l'Organizzazione internazionale per le migrazioni (OIM). I programmi di ritorno volontario hanno sostenuto nel corso degli anni centinaia di migranti, nel 2016 in Italia circa 3.700 sugli 81.000, che l'hanno fatto in tutta Europa. Nel 2018 le attività sono state realizzate in stretta sinergia con il progetto REVITA, finanziato dal fondo FAMI, che ne potenzia anche caratteristiche e servizi; il progetto prevede una presa in carico dell'utente che non si limita al pagamento del viaggio e al ritorno a casa senza pericoli, ma prosegue col garantire un rientro dignitoso con la possibilità di iniziare una nuova vita: è previsto infatti un contributo in acquisto di servizi (non cash ) fino a 2.000 euro per casa, lavoro, farmaci (nel caso di patologie non coperte dal servizio sanitario del Paese d'origine), formazione o per intraprendere un'attività imprenditoriale monitorata per i successivi 6 mesi (le più frequenti, acquisto di taxi, realizzazione di allevamenti o attività agricole); i programmi di ritorno volontario assistito vengono realizzati sia su base individuale, che con nuclei familiari, e seguono sempre una richiesta volontaria del migrante; data tale volontarietà, non si deve commettere l'errore di confonderlo con il rimpatrio forzato, strumento completamente diverso che, tra l'altro, ha un costo molto superiore per lo Stato italiano, oltre ad essere una misura di fatto inefficace per il numero limitato di stranieri effettivamente rimpatriati; l'articolo 6 del decreto-legge n. 113 del 2018, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 132 del 2018 (decreto-legge immigrazione e sicurezza pubblica), assegna al Fondo rimpatri presso il Ministero dell'interno le risorse stanziate dalla legge di bilancio per il 2018, destinate al programma di rimpatrio volontario assistito. Per l'attuazione di tale previsioni, il comma 1122, lettera b) , dell'articolo 1 ha autorizzato la spesa (fino a): 500.000 per il 2018; 1.500.000 euro per il 2019; 1.500.000 euro per il 2020; l'articolo non modifica gli stanziamenti, bensì la loro destinazione, pertanto tali risorse possono così essere destinate, anche ad altre forme di rimpatrio; la novella infatti riformula il comma 1122, lettera b) , dell'articolo 1 della legge di bilancio per il 2018, sì da destinare quei medesimi importi al Fondo rimpatri, sopprimendo il "vincolo" legislativo della destinazione ad un piano nazionale per la realizzazione di interventi di rimpatrio volontario assistito. Al riguardo la relazione illustrativa del disegno di legge di conversione annota che "le attività di informazione e supporto ai migranti che intendono accedere ai rimpatri volontari e assistiti sono già svolte dalle organizzazioni internazionali della cui collaborazione si avvale il Dipartimento per le libertà civili e l'immigrazione del Ministero dell'interno, anche attraverso le progettazioni avviate sui fondi FAMI". Consegue alla novella che le risorse individuate dalla legge di bilancio 2018 possano, ma non debbano, essere destinate ai rimpatri volontari e assistiti (attingendo in tal caso al Fondo rimpatri, previa determinazione annuale con decreto del Ministro dell'interno delle risorse in esso disponibili per tale finalità, ai sensi dell'articolo 14- ter , comma 7, del testo unico dell'immigrazione); a causa di un elevato numero di adesioni ai programmi di rimpatrio, i fondi stanziati per il 2018 sono esauriti; i bandi per partecipare ai progetti, non ancora ufficializzati, dovrebbero uscire a febbraio 2019 e con alcune restrizioni, secondo indiscrezioni di stampa, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia in grado di chiarire quale sia la tempistica di emanazione dei bandi suddetti e se corrisponda al vero il fatto che i fondi subiranno delle restrizioni e che non potranno più usufruire dei fondi le persone provenienti da Paesi "esenti visto", come per esempio Albania e Ucraina. Atto n. 3-00605 BOLDRINI BELLANOVA GARAVINI D'ARIENZO GIACOBBE CUCCA MESSINA Assuntela PATRIARCA VATTUONE TARICCO IORI Al Ministro delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo Premesso che, a quanto risulta agli interroganti: nelle campagne del bacino padano, territorio dalla configurazione orografica particolarmente ricca di corsi d'acqua, con particolare riferimento alla provincia di Ferrara, vi è un drammatico problema di sovrappopolazione delle nutrie, che sta penalizzando non solo le attività produttive ed economiche, ma sta arrecando disagi alla popolazione locale; il sovrapascolamento attuato dalle nutrie sta provocando un deterioramento dei biotopi umidi, determinando profonde alterazioni degli ecosistemi e l'estinzione locale della fauna associata a tali ambienti; dopo l'entrata in vigore, nel febbraio scorso, del Collegato ambientale alla legge di bilancio, pur mantenendo la classificazione dei roditori come animali infestanti e non più come fauna selvatica, si dà alle Regioni la possibilità di intervenire per garantire un'azione più organica e coordinata; nel 2016 l'Emilia-Romagna è stata la prima Regione in Italia a dotarsi di un piano regionale per il controllo delle nutrie, implementato già nel 2018; il costante impegno della Polizia provinciale, la buona volontà e senso civico espressi da alcuni cittadini e le difese messe in campo dagli agricoltori nel rispetto delle rigide disposizioni del piano regionale di controllo non sono però sufficienti a debellare questo problema: ogni anno tante aziende subiscono danni ingentissimi per i quali non ottengono alcun rimborso, inoltre c'è il problema dell'incolumità dei tanti operatori (dipendenti e lavoratori autonomi) che quotidianamente rischiano la vita alla guida dei loro mezzi meccanici, perché le tane e le gallerie che le nutrie scavano compromettono la tenuta delle arginature dei corsi d'acqua, e in caso di collasso ciò costituisce un grave pericolo per chi lavora a bordo di mezzi meccanici, oltre ad assumere una rilevanza fondamentale per quanto riguarda la sicurezza idraulica; la buona riuscita dell'impegno profuso è vanificato dal fatto che non vi sono risorse sufficienti, si chiede di sapere: quali azioni il Governo intenda assumere per far fronte all'emergenza, che si sta rivelando disastrosa in termini di danni per le aziende agricole e le strutture idrauliche, al fine di trovare soluzione effettiva in ausilio al già gravoso impegno mosso dalla Regione in coordinamento con le Province; se intenda stanziare fondi finalizzati ad affrontare la grave emergenza dell'aumento della proliferazione delle nutrie che, ad oggi, non trova effettiva soluzione. Atto n. 3-00606 ZAFFINI Al Ministro della giustizia Premesso che: la nascita delle residenze per l'esecuzione delle misure di sicurezza (REMS) e la chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari (OPG) avrebbe dovuto, nell'intento del legislatore, portare l'Italia fuori dall'orrore dei manicomi criminali, restituendo dignità alle persone internate, in una prospettiva di reinserimento e recupero sociale; in tal senso, il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 1° aprile 2008 aveva previsto che le funzioni sanitarie relative agli ospedali psichiatrici giudiziari fossero trasferite alle Regioni in cui i medesimi erano ubicati, e aveva disposto la restituzione ad ogni Regione della quota di internati di provenienza dai propri territori e la loro presa in carico, attraverso programmi terapeutici e riabilitativi finalizzati all'inserimento nel contesto sociale di appartenenza; le leggi 17 febbraio 2012, n. 9, e 30 maggio 2014, n. 81, hanno disposto il definitivo superamento degli OPG entro la data del 1° febbraio 2013, prevedendo che, in ciascuna Regione, a decorrere dal 31 marzo 2013, le misure di sicurezza del ricovero in ospedale psichiatrico giudiziario e dell'assegnazione a casa di cura e custodia fossero eseguite esclusivamente all'interno di apposite strutture sanitarie residenziali deputate ad accogliere i soggetti a cui è applicata dal magistrato tale misura, le cosiddette REMS; attualmente esistono sul territorio nazionale 30 REMS, che dispongono della metà dei posti che erano in precedenza disponibili negli OPG (600 attuali contro i 1.200 degli OPG) a fronte di un aumento esponenziale dei reati gravi contro la persona, commessi da soggetti affetti da gravi disturbi psichici, con il risultato che i soggetti colpiti da un provvedimento giurisdizionale, che comporta nei loro confronti l'applicazione della misura di sicurezza della REMS, rimangono in libertà per mancanza di posti nelle strutture individuate dal Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria; tali soggetti sono di norma autori di reati efferati, affetti da gravi disturbi psichici, con una forte probabilità di porre in essere reati di sangue contro la persona, prosciolti giuridicamente per infermità mentale e per questo sottoposti ad una misura di sicurezza all'esito di un procedimento penale; a ciò si aggiunga la fattispecie di quei soggetti che, per effetto di più condanne, dopo aver scontato la pena detentiva, dovrebbero essere trasferiti in una REMS ma, per carenza di posti, restano in consegna presso l'istituto di pena, con la Polizia penitenziaria che si trova a dover affrontare episodi violenti di aggressione al personale; è del 9 ottobre 2018 una nota del capo del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, in cui si legge che, alla data del 25 settembre 2018, le aggressioni al personale di Polizia penitenziaria ammontavano a 485 episodi, con un trend che, se confermato, avrebbe fatto registrare, entro fine anno, 640 episodi. Nella nota si ribadisce come buona parte delle condotte aggressive vengano consumate da detenuti con gravi profili psicologici o psichiatrici, meritevoli di cure e trattamenti terapeutici, che gli ambienti penitenziari non possono garantire; stessa cosa si dica per i casi di infermità sopravvenuta al condannato durante lo stato di detenzione: il giudice, qualora l'infermità impedisca l'esecuzione della pena in carcere e le patologie psichiche rendano incompatibile qualsiasi piano terapeutico con lo stato di detenzione, può sospendere l'esecuzione della pena e ordinare il ricovero presso la REMS, ma, non essendoci capienza, questi soggetti restano in carcere con le conseguenze descritte, si chiede di sapere: quali azioni il Ministro in indirizzo intenda perseguire, nel medio e lungo periodo, per porre rimedio alla cronica carenza di posti nelle REMS; quali soluzioni intenda concertare, nell'immediato, con l'amministrazione penitenziaria, affinché la stessa possa svolgere il proprio ruolo di garante delle condizioni di legalità e di sicurezza e di presidio di tutela dell'incolumità personale di tutti coloro che, a vario titolo, prestano la propria attività lavorativa o professionale all'interno degli istituti di pena; quanti episodi di aggressione al personale di Polizia penitenziaria si siano registrati al 31 dicembre 2018 ed in che percentuale le condotte aggressive siano state consumate da detenuti con profili psicologici o psichiatrici. Atto n. 3-00607 MISIANI Al Ministro dello sviluppo economico Premesso che: Enel SpA ha avviato un progetto, attualmente in discussione con le controparti sindacali, che prevede la chiusura di 20 punti Enel sui 124 esistenti sull'intero territorio nazionale, sostituendo il servizio offerto agli utenti con una rete di "negozi" affidati a imprenditori privati; tale iniziativa prefigura pesanti ricadute nei vari territori in termini di efficienza del servizio reso a famiglie ed imprese, tenuto conto del fatto che in alcune regioni si considera complementare il ruolo dei "negozi" e in altre si affida pressoché solo a questi ultimi il presidio delle esigenze dei consumatori; la chiusura dei 20 punti Enel si inserisce in un quadro che vede il progressivo smantellamento della rete Enel, preceduta da una riduzione drastica di personale, in una regione come la Lombardia, che nel 2016 ha registrato la chiusura degli uffici di Breno e Corsico, nel 2018 di Sondrio, e ora vede in programma la chiusura di altri 4 punti Enel a Cremona, Mantova, Lodi e Treviglio (Bergamo); in particolare, la chiusura del punto di Treviglio limiterebbe la presenza di Enel alla sola città di Bergamo, in una provincia che conta oltre un milione di abitanti; il punto Enel di Treviglio, pur con un organico ristretto, registra giornalmente una media di oltre 50 accessi del pubblico, servendo un'area in grande crescita e sviluppo, in quanto sulla città converge l'economia di un territorio con circa 400.000 abitanti; il recente sviluppo infrastrutturale della città di Treviglio ha portato in quel territorio grandi insediamenti logistici, da ultimo quello di Amazon, si chiede di sapere: quali siano le valutazioni del Ministro in indirizzo sui fatti di cui in premessa; quali iniziative intenda adottare per evitare la chiusura dei suddetti 20 punti Enel, e in particolare di quello di Treviglio, che rischia di determinare pesanti ricadute nei territori coinvolti in termini di efficienza del servizio reso a famiglie ed imprese; se non ritenga opportuno, considerata la vetustà della rete e la necessità di manutenzione e investimenti, che Enel mantenga in futuro una rete diffusa di uffici su tutto il territorio nazionale, che consenta ai cittadini un'interlocuzione fisica diretta con l'azienda del servizio elettrico nazionale. Atto n. 3-00608 STEFANO MARGIOTTA BELLANOVA LAUS CUCCA SUDANO MESSINA Assuntela FERRAZZI MALPEZZI ROJC PATRIARCA SBROLLINI MARINO PITTELLA D'ALFONSO Ai Ministri dell'economia e delle finanze e delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: l'Ente per lo sviluppo dell'irrigazione e la trasformazione fondiaria in Puglia, Lucania e Irpinia (EIPLI), istituito con decreto del Capo provvisorio dello Stato n. 281 del 1947 e successive modificazioni e integrazioni, si occupa della gestione di impianti di interesse strategico nazionale, garantendo fornitura idrica all'ingrosso ad uso plurimo (civile, irriguo ed industriale) nelle regioni di Puglia, Basilicata, Calabria e Campania; il patrimonio infrastrutturale che l'ente ha contribuito a costruire, e che attualmente gestisce in regime di concessione, è caratterizzato da opere che risultano per estensione, funzionalità e consistenza tra le più significative a livello europeo, comprendendo tre importanti schemi idrici (lo schema Ionico-Sinni, lo schema Basento-Bradano e lo schema Ofanto), 2 centri di telecontrollo, 8 dighe, 4 traverse e centinaia di chilometri di adduttori DN 3.000, assicurando ai territori di riferimento l'accumulo a compenso pluriennale con erogazione di risorsa grezza pari a circa 600 milioni di metri cubi all'anno; i principali fruitori della risorsa idrica grezza sono l'acquedotto Pugliese, l'acquedotto Lucano, i consorzi di bonifica di Puglia, Basilicata e Calabria e l'ILVA di Taranto; EIPLI svolge tutte le attività necessarie per mantenere in esercizio ed assicurare lo stato di efficienza e funzionalità delle predette opere, attenendosi al "foglio di condizioni per l'esercizio e la manutenzione", recante le prescrizioni della Direzione vigilanza dighe del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti per l'esercizio degli impianti, ivi compreso il presidio continuativo a cura del personale dipendente dall'ente gestore che, suddiviso per turni giornalieri e notturni, assicura la sorveglianza delle dighe 24 ore su 24; tutte le attività inerenti alla gestione delle infrastrutture vengono svolte anche con l'ausilio di 162 dipendenti, di cui 44 assunti a seguito di concorso, inquadrati con contratto a tempo determinato, stante lo stato di liquidazione dell'ente; tra i dipendenti a tempo determinato rientrano 23 operai che assicurano la dotazione minima per la gestione ed il presidio 24 ore su 24, nonché la manutenzione ordinaria degli impianti, 2 geometri che assicurano il supporto ai tecnici professionisti in fase di progettazione, direzione lavori, pratiche catastali e rilievi topografici, 7 professionisti con qualifica tecnica (ingegneri e architetti) che assicurano le numerose e diversificate funzioni tecniche inerenti ai medesimi impianti ed infrastrutture oltre a ruoli di responsabilità legati alla gestione di invasi e traverse (responsabili di esercizio delle traverse e sostituti dell'ingegnere responsabile sulle dighe); tali figure sono essenziali per garantire il rispetto delle cogenti prescrizioni della Direzione vigilanza dighe, cui l'ente ha l'obbligo di attenersi, assicurando l'erogazione, senza soluzione di continuità, di un pubblico servizio e la salvaguardia della pubblica incolumità e la tutela ambientale; considerato che: l'articolo 21, commi 10 e 11, del decreto-legge n. 201 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 214 del 2011, ha disposto la soppressione e la messa in liquidazione dell'EIPLI, con trasferimento delle funzioni del soppresso ente a società costituita dallo Stato e partecipata dal Ministero dell'economia e delle finanze; il medesimo articolo 21, al comma 11, ha in ogni caso stabilito che sia garantita la tutela occupazionale del personale titolare di rapporto a tempo indeterminato con l'ente soppresso, si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo non ritengano necessario, ai fini di assicurare il rispetto delle cogenti prescrizioni della Direzione vigilanza dighe e l'erogazione di pubblico servizio, la salvaguardia della pubblica incolumità e la tutela ambientale, assumere ogni opportuna iniziativa volta a garantire la tutela occupazionale anche del personale titolare di rapporto di lavoro a tempo determinato con l'ente soppresso, che svolge a tali fini funzione essenziale. Atto n. 3-00609 ZAFFINI Al Ministro della giustizia Premesso che: da tempo i sindacati di Polizia penitenziaria denunciano, inascoltati, la carenza di personale negli istituti di pena del Paese nonché le condizioni di estremo disagio umano, organizzativo e strutturale che ne deriva al Corpo di Polizia penitenziaria e che lede i diritti del personale, obbligandolo a lavorare in situazioni di assoluta emergenza e insicurezza; tale deplorevole stato di cose è quotidianamente testimoniato dalla carenza dei capi di vestiario, dal degrado degli automezzi, dalla fatiscenza delle caserme, dall'iniquità della pretesa degli oneri per le utenze, dalla gravosità dei turni di servizio, dall'impossibilità di godimento dei riposi settimanali, dal preoccupante aumento delle malattie da stress correlato al lavoro, dal drammatico fenomeno dei suicidi; in un contesto del genere intervengono ad aggravare la situazione alcune discutibili iniziative adottate da talune direzioni carcerarie che, più che impegnarsi per il benessere del personale, contribuiscono a vessare gli agenti di Polizia penitenziaria; è il caso recente della direzione di Orvieto, che avrebbe disposto l'interruzione dell'erogazione dell'acqua corrente nelle ore notturne, non senza aver prima ottenuto il nulla osta del Garante dei detenuti, ma per nulla preoccupandosi del fatto che tale interruzione avrebbe inevitabilmente riguardato anche il personale del Corpo, non solo quello in servizio, ma anche quello alloggiato nelle caserme, per le quali si pretende il pagamento delle utenze, sprovvisto di acqua corrente nelle ore notturne: ci si è preoccupati di prevedere una piccola riserva d'acqua per i detenuti ma non per il personale, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo non intenda assicurarsi che vengano accertate le responsabilità di quanto accaduto nell'istituto di Orvieto, con la conseguente adozione dei provvedimenti necessari, e che nell'istituto medesimo sia ripristinato lo status quo ante nell'erogazione dell'acqua per il personale di Polizia penitenziaria; quali politiche intenda mettere in atto per far sì che l'intero Corpo ottenga le risposte dovute in un Paese in cui ci si aspetta che le forze dell'ordine abbiano dal Governo la necessaria considerazione. Atto n. 3-00610 PILLON BRIZIARELLI TESEI Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca Atto n. 3-00611 FEDELI VALENTE PITTELLA Al Ministro per i beni e le attività culturali Premesso che: da mesi si assiste ad una drammatica situazione di impasse rispetto alla nomina del nuovo direttore della reggia di Caserta che si ripercuote in evidenti e gravi disagi al sito, che sta perdendo appeal e visitatori; è noto che la direzione del dottor Felicori, insediatosi nel 2015, aveva decisamente rilanciato l'immagine della reggia sulla scena culturale nazionale ed internazionale: basti pensare che il sito vanvitelliano sotto la sua guida aveva registrato un nuovo record di visitatori; in ragione della legge sulla quiescenza obbligatoria per limiti di età dei dipendenti pubblici, l'incarico del dottor Felicori come direttore della reggia di Caserta è cessato in anticipo rispetto alla scadenza originariamente prevista; il nuovo Governo, ad opinione dell'interrogante, sin dal suo insediamento non ha prestato la dovuta attenzione al sito culturale determinando una serie di criticità per uno dei poli di maggiore richiamo del nostro patrimonio culturale; non è difficile notare un pregiudizio "ideologico" nei confronti dell'impianto della "riforma Franceschini", che pure ha consentito di realizzare un indiscusso rilancio del patrimonio archeologico, artistico e culturale in Italia; molta eco ha avuto sugli organi di informazione la diminuzione dei visitatori nel mese di gennaio 2019 con un calo pari al 23 per cento e sistematicamente vengono riportate notizie di una cattiva gestione del sito con criticità nella manutenzione ordinaria, chiusura di sale e pessima condizione del verde dei giardini; si palesa un grave deficit gestionale che potrebbe aggravare ulteriormente le prospettive del sito considerata l'incertezza manifestata fino ad oggi circa l'individuazione del percorso da seguire per la nomina del nuovo direttore, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza delle criticità riportate e quali iniziative intenda assumere con la massima urgenza per avviare una procedura di selezione pubblica aperta e trasparente per l'individuazione, su basi di assoluta competenza e qualità manageriali, del nuovo direttore della reggia di Caserta al fine di dare certezze gestionali al sito e possibilmente proseguire nell'azione di valorizzazione avviata con il dottor Felicori. Atto n. 3-00613 MININNO ROMANO DONNO BUCCARELLA CASTIELLO LUCIDI MORRA ORTIS TURCO L'ABBATE Al Ministro della difesa Premesso che a quanto risulta agli interroganti: il 61° stormo di Galatina (Lecce) è una scuola di volo dell'Aeronautica militare italiana, che dal 1946, anno della sua costituzione, ha rilasciato il brevetto a più di 8.000 piloti militari, di cui oltre 400 provenienti da forze aeree estere. Negli anni ha maturato capacità nel settore dell'addestramento al volo avanzato, che al momento non è facile trovare altrove; grazie a questo bagaglio di esperienza e tradizioni acquisite nel tempo e grazie all'impiego di sistemi tecnologici unici al mondo e tutti di produzione italiana, l'aeroporto salentino è diventato un punto di riferimento nel settore addestrativo, anche in ambito internazionale. Oggi la base ospita allievi e istruttori di ben 8 Paesi esteri, tra cui Spagna, Francia e Stati Uniti, e tanti altri sono i Paesi stranieri, che guardano a Galatina per soddisfare la propria domanda formativa; tale eccellenza si riflette, naturalmente, sul territorio circostante e sulla comunità, con indubbi ritorni positivi in termini di sviluppo economico. Non è infine trascurabile il fatto che la maggioranza del personale militare e civile in servizio in aeroporto, e relative famiglie, sia parte numericamente importante della comunità salentina; in data 17 luglio 2018, l'amministratore delegato di Leonardo, Alessandro Profumo, e il capo di Stato Maggiore pro tempore dell'Aeronautica militare, generale Enzo Vecciarelli, hanno firmato all'International Airshow di Londra un accordo di cooperazione per il potenziamento della capacità e dell'offerta formativa già disponibile presso il 61° stormo e la creazione di una nuova realtà che opererà nel settore dell'addestramento di piloti militari, la "International Flight Training School"; a partire dal 2021, tutta la fase avanzata del sillabo addestrativo dell'Aeronautica militare, propedeutica alla linea aerotattica dei caccia di ultima generazione, convergerà presso una struttura appositamente dedicata, che sembra essere stata individuata, su proposta avanzata dal Ministro in indirizzo, nell'aeroporto militare di Decimomannu (Cagliari), base aerea in forte crisi dopo la partenza delle forze aeree tedesche; si parla di un investimento iniziale di oltre 40 milioni di euro per l'adeguamento delle infrastrutture, con un indotto occupazionale che supererebbe i 200 addetti civili, si chiede di sapere: quale sarà nel prossimo futuro l'impatto che i descritti cambiamenti avranno sull'aeroporto militare di Galatina e se siano previste ipotesi di depotenziamento per lo stesso; quali siano i motivi per cui non è possibile effettuare i predetti investimenti nella realtà salentina, piuttosto che in quella sarda. Atto n. 3-00614 LAFORGIA DE PETRIS ERRANI Ai Ministri dell'interno, della giustizia e dell'istruzione, dell'università e della ricerca Premesso che: in data 14 febbraio 2019, su tutti gli organi di informazione nazionali, è uscita la notizia di una bambina di 22 mesi ricoverata in gravi condizioni all'ospedale di Genzano, a pochi chilometri da Roma, con diversi traumi ed ecchimosi e ad accompagnarla c'era la madre che ha riferito alla polizia che la bimba era stata picchiata dal suo compagno, un uomo, 24enne italiano, che è stato quindi arrestato per tentato omicidio; la piccola, che ha riportato un ematoma cerebrale ed è stata trasferita al "Bambin Gesù", risulta essere in pericolo di vita; "E' stato un raptus. Non volevo", ha affermato il 24enne, arrestato dalla polizia, che era da solo in casa con i quattro figli della 23enne, tra cui la bimba e la sua gemellina, quando si è scagliato contro di lei; oltre a ecchimosi e graffi sul volto della piccola c'erano anche segni di morsi. stando a quanto riportato dagli organi di informazione, sembra che la coppia convivesse da due mesi e che già in passato la bambina avesse subito percosse; per la procura di Velletri, quello di Federico Zeoli non è stato un gesto occasionale frutto di un raptus , tanto che all'uomo, oltre al tentato omicidio nei confronti della piccola di 22 mesi, è contestato anche il reato di maltrattamenti in famiglia; dunque, secondo i pubblici ministeri, Zeoli in altre occasioni avrebbe aggredito anche gli altri tre figli della compagna: la gemellina di Chiara, e i suoi due fratelli di 5 e 8 anni; le notizie segnalano che l'indagato risulta avere precedenti per stalking e lesioni nei confronti della precedente compagna; considerato che: lo stalking è un reato disciplinato dall'ordinamento penale italiano con il decreto-legge n. 11 del 2009, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 38 del 2009, che ha introdotto nel codice penale l'art. 612- bis ; il reato di stalking è inserito nel nostro ordinamento tra i reati di atti persecutori. L'art. 612- bis del codice penale sancisce infatti che, salvo che il fatto costituisca più grave reato, è punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni chiunque, con condotte reiterate, minaccia o molesta taluno in modo da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura ovvero da ingenerare un fondato timore per l'incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero da costringerlo ad alterare le proprie abitudini di vita; la pena è aumentata se il fatto è commesso dal coniuge legalmente separato o divorziato o da persona che sia stata legata da relazione affettiva alla persona offesa; la pena è aumentata fino alla metà se il fatto è commesso a danno di un minore, di una donna in stato di gravidanza o di una persona con disabilità di cui all'articolo 3 della legge n. 104 del 1992, ovvero con armi o da persona travisata; il delitto è punito a querela della persona offesa; il termine per la proposizione della querela è di sei mesi. Si procede tuttavia d'ufficio se il fatto è commesso nei confronti di un minore o di una persona con disabilità nonché quando il fatto è connesso con altro delitto per il quale si deve procedere d'ufficio, si chiede di sapere: se i Ministri siano a conoscenza dei fatti riportati; se il Ministro della giustizia intenda porre attenzione sulla condizione dei soggetti con precedenti per stalking e lesioni, e se intenda promuovere iniziative legislative finalizzate alla prevenzione e alla rieducazione di persone che hanno commesso simili atti; come il Ministro dell'interno intenda agire affinché simili turpitudini non si ripetano; se il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca intenda agire nelle scuole e nelle università con delle campagne di sensibilizzazione sul tema, per promuovere una cultura del rispetto di genere nei bambini e nelle bambine. Atto n. 3-00615 IORI FEDELI MALPEZZI RAMPI VERDUCCI Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca Premesso che: per migliorare il funzionamento dell'intero sistema scolastico il comma 94 dell'art. 1 della legge n. 107 del 2015 ha incrementato il numero dei dirigenti tecnici e, in particolare, ha stabilito che: "al fine di garantire le indispensabili azioni di supporto alle scuole impegnate per l'attuazione della presente legge e in relazione all'indifferibile esigenza di assicurare la valutazione dei dirigenti scolastici e la realizzazione del sistema nazionale di valutazione previsto dal regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 28 marzo 2013, n. 80, per il triennio 2016-2018 possono essere attribuiti incarichi temporanei di livello dirigenziale non generale di durata non superiore a tre anni per le funzioni ispettive. Tali incarichi possono essere conferiti, nell'ambito della dotazione organica dei dirigenti tecnici del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, ai sensi dell'articolo 19, commi 5- bis e 6, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni, anche in deroga, per il periodo di durata di detti incarichi, alle percentuali ivi previste per i dirigenti di seconda fascia"; per realizzare tale obiettivo, la legge ha previsto uno stanziamento, per il triennio 2016-2018, di 7 milioni di euro per ciascun anno; per i dirigenti tecnici l'incarico comincerà a scadere dal prossimo mese di marzo ed è, pertanto, indispensabile che esso venga prorogato per consentire il fondamentale lavoro di valutazione delle scuole; si tratta, infatti, di una misura necessaria ma non sufficiente; al fine di ovviare ai problemi che la scadenza degli incarichi causerà, era stato previsto un emendamento al "decreto semplificazioni" (decreto-legge n. 135 del 2018, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 12 del 2019) con cui essi sarebbero stati prorogati fino al 31 dicembre 2019. Tuttavia, tale emendamento, pur approvato nel corso dell'esame del provvedimento nelle Commissioni competenti del Senato, è stato dichiarato inammissibile; per quanto riguarda il sistema di valutazione, l'Italia è indietro rispetto agli altri Paesi europei, ad esempio l'Inghilterra che conta 160 ispettori a tempo pieno, più 1.600 part-time , ed è dotata di un Ispettorato autonomo e indipendente; nei Paesi Bassi gli ispettori sono 480, nella Repubblica Ceca sono 275 ispettori, più 67 "auditor". Tutti e tre questi Paesi investono nella valutazione, rispettivamente 44 milioni, 64 milioni, 12,2 milioni di euro, con visite effettuate ogni 4-5 mesi e che interessano tutti, professori, famiglie e studenti; la valutazione è uno strumento fondamentale per migliorare la qualità del sistema di istruzione: non è solo utile per gli studenti e le famiglie ma anche per gli insegnanti e i dirigenti scolastici al fine di migliorare, laddove se ne fosse rilevato il bisogno, la qualità dell'offerta formativa; eppure, dal 2011, anno di nascita del "sistema nazionale di valutazione", divenuto operativo con il decreto del Presidente della Repubblica n. 80 del 2013, si è rimasti ancora ai passi iniziali e sarebbe urgente intervenire per implementare le azioni; ad oggi, la valutazione "esterna" ha riguardato "all'esordio", ottobre 2016-maggio 2017, 375 istituti; e da ottobre a dicembre, 220. Un numero ancora troppo basso. Considerando il fatto che, oggi, gli istituti scolastici in Italia sono 8.000, significa che un'analisi oggettiva della qualità reale del plesso, è stata condotta, il primo anno, solo nel 4,6 per cento delle scuole totali; secondo la ricerca condotta dall'associazione "TreeLLLe" ciò che frena il sistema è la mancanza di ispettori ministeriali: a fronte di un organico di 191 profili, attualmente se ne contano 56 a tempo indeterminato più 68, a termine, con contratti triennali, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo non ritenga urgente predisporre un atto di competenza per prorogare gli incarichi; se non ritenga, altresì, opportuno procedere al ripristino dell'organico dei dirigenti tecnici; quali iniziative intenda mettere in campo per rafforzare il servizio ispettivo indispensabile per migliorare la qualità complessiva del sistema scolastico. Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento Atto n. 3-00604 PINOTTI FEDELI MIRABELLI CIRINNA' ALFIERI ASTORRE BOLDRINI D'ARIENZO FERRAZZI GINETTI IORI NANNICINI PATRIARCA RICHETTI VATTUONE Al Presidente del Consiglio dei ministri Premesso che: con la legge 27 giugno 2013, n. 77, l'Italia è stata tra i primi Paesi europei a ratificare la Convenzione sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne e la violenza domestica, meglio nota come Convenzione di Istanbul, a tutela delle donne contro qualsiasi forma di violenza. Particolarmente rilevante è il riconoscimento espresso della violenza contro le donne quale violazione dei diritti umani, oltre che come forma di discriminazione contro le donne; a seguito della ratifica, numerose sono state le misure in materia di contrasto e prevenzione alla violenza di genere adottate dai Governi del Partito democratico nel corso della XVII Legislatura. Tra queste: l'introduzione nel codice penale di un'aggravante per i delitti di maltrattamenti in famiglia, la modifica del reato di stalking , l'introduzione della misura dell'ammonimento del questore, anche per le condotte di violenza domestica, l'inserimento dei reati di maltrattamenti in famiglia, violenza sessuale e stalking tra quelli che hanno priorità assoluta nella trattazione dei giudizi, il gratuito patrocinio per le vittime, dei reati di stalking , maltrattamenti, in famiglia e mutilazioni genitali femminili senza previsione di limiti di reddito, l'allontanamento, anche d'urgenza, dalla casa familiare e l'arresto obbligatorio in flagranza dell'autore delle violenze. Infine, la previsione di un piano straordinario contro la violenza sessuale e di genere, con azioni a sostegno delle donne vittime di violenza, finanziato ripetutamente nel corso della XVII Legislatura; diverse e importanti anche le misure adottate in materia di stalking , tra queste in particolare la previsione delle intercettazioni, anche nei casi di atti persecutori, nonché l'applicazione delle speciali misure antimafia di prevenzione personale e patrimoniale agli indiziati di stalking . Pertanto, è stata loro applicata la misura di prevenzione della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza, il divieto di soggiorno in uno o più comuni, diversi da quelli di residenza o di dimora abituale o in una o più regioni. Infine, tra le misure citate, occorre evidenziare la previsione di modalità di controllo mediante mezzi elettronici e altri strumenti, cosiddetti braccialetti elettronici; alle misure elencate si aggiungano anche tutte le disposizioni approvate a tutela delle lavoratrici vittime di violenza, come il trasferimento ad altra amministrazione pubblica, e il congedo retribuito per un periodo di tre mesi per le lavoratrici sia dipendenti che autonome; un corposo intervento legislativo a testimonianza della centralità che ha rivestito il tema del contrasto ad ogni forma di violenza contro le donne per tutti i Governi a guida del Partito democratico; premesso, inoltre, che: la legge 30 dicembre 2018, n. 145 (legge di bilancio per il 2019), non ha rifinanziato nessuna delle misure citate, in particolare il piano antiviolenza. A quanto detto si aggiunga la beffa degli indennizzi per le vittime di violenza introdotti nel corso dell'esame in V Commissione permanente (Bilancio, tesoro e programmazione) alla Camera dei deputati e poi successivamente soppressi nel proseguo dell' iter del provvedimento; nelle strategie di contrasto alla violenza, particolare rilevanza assumono le casa rifugio ad indirizzo segreto rivolte alle donne vittime di violenza e ai loro bambini, che attraverso una procedura definita e collaudata vengono messi in condizioni di sicurezza. Il finanziamento delle strutture è essenziale per le donne che una volta denunciato il maltrattante si trovano nella drammatica condizione di non poter fare ritorno alla propria abitazione; l'assenza di fondi necessari e la conseguente possibilità di chiusura di tali strutture espone donne e bambini a situazioni di concreto pericolo per la loro incolumità. Tra le varie strutture a rischio di chiusura, si segnala il caso della casa di rifugio di Biella, aperta nel 2013 e capace di ospitare oltre 140 tra donne e bambini, per la quale i finanziamenti disposti da parte del Dipartimento per le pari opportunità della Presidenza del Consiglio dei ministri nel 2016 termineranno alla fine del mese di febbraio 2019. Anche diversi finanziamenti per case rifugio e per progetti di inserimento lavorativo e autonomia abitativa per le donne in Piemonte termineranno il 31 marzo 2019; pertanto, appare concreto il rischio che nel 2019 le case rifugio vengano a trovarsi nell'impossibilità di accogliere e sostenere le vittime di violenza e i loro figli, si chiede di sapere: se il Governo sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa e quali siano le sue valutazioni in merito; quali necessarie e urgenti iniziative intenda assumere al fine di finanziare le strutture dedicate all'assistenza delle vittime di violenza di genere, garantendo così il permanere dell'essenziale rete di protezione e accoglienza delle donne e i loro bambini su tutto il territorio nazionale; quali iniziative intenda assumere, anche alla luce della difficile sostenibilità dei costi delle case rifugio, dei centri antiviolenza e in generale di qualunque struttura di sostegno alle donne vittime di violenza per i Comuni, al fine di garantire la sicurezza delle donne in un Paese che registra altissimi tassi di femminicidio; se il Presidente del Consiglio dei ministri non ritenga necessario e urgente adoperarsi al fine di rifinanziare le politiche avviate dai precedenti Governi che con un approccio sistemico e integrato hanno posto al centro della loro attività la lotta e il contrasto ad ogni forma di violenza ai danni delle donne. Atto n. 3-00612 BERNINI MALAN FLORIS TOFFANIN DE POLI CARBONE GALLONE MALLEGNI VITALI GALLIANI GIAMMANCO LONARDO MANGIALAVORI MOLES RIZZOTTI RONZULLI AIMI ALDERISI BARACHINI BARBONI BATTISTONI BERARDI BERUTTI BIASOTTI BINETTI CALIENDO CANGINI CAUSIN CESARO CONZATTI CRAXI DAL MAS DAMIANI DE SIANO FANTETTI FAZZONE FERRO GASPARRI GHEDINI GIRO MASINI MESSINA Alfredo MINUTO MODENA PAGANO PAPATHEU PAROLI PEROSINO PICHETTO FRATIN ROMANI ROSSI SACCONE SCHIFANI SCIASCIA SERAFINI SICLARI STABILE TESTOR TIRABOSCHI Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: il 4 febbraio 2019, è stato messo on line il sito dedicato al reddito di cittadinanza, con dominio "gov.it"; con propria memoria scritta, l'Autorità Garante per la protezione dei dati personali ha rilevato alcune carenze del sito, tra cui l'informativa sul trattamento dei dati e le modalità tecniche di implementazione che comportavano "un'indebita e non trasparente trasmissione a terzi dei dati di navigazione, quali indirizzi IP e orario di connessione, da parte dei visitatori del medesimo sito"; a seguito della memoria del medesimo Garante, risulta parzialmente modificata l'informativa del sito relativa alla privacy . Tuttavia, resta non indicato il responsabile della protezione dei dati, figura obbligatoria ai sensi del regolamento (UE) 2016/679, così come non sono indicati i responsabili del trattamento ed eventuali soggetti terzi a cui possono essere trasmessi i dati di navigazione. Risultano, altresì, carenti le informazioni riguardo la finalità e la durata del trattamento, nonché riguardo le misure tecniche di sicurezza; la privacy policy del sito specifica che "I dati personali indicati in questa pagina sono trattati (…) al solo fine di promuovere la consapevolezza e favorire la comprensione del pubblico riguardo l'erogazione del reddito di cittadinanza". Di contro, nella schermata principale, si legge che a partire dal 6 marzo 2019 si potrà presentare domanda di reddito di cittadinanza; la finalità del trattamento non è quella indicata nella privacy policy e i trattamenti effettuati attraverso il sito comportano anche l'acquisizione e gestione di rilevantissimi dati anche di natura "particolare"; tale circostanza costituisce un illecito ed espone a rischio i diritti e le libertà di milioni di cittadini, che tramite il sito si apprestano a conferire i propri dati sensibili e i dati dei propri familiari, anche minori e con disagi; l'infrastruttura chiave per l'erogazione del reddito di cittadinanza risulta carente e inidonea a svolgere il ruolo che il Governo le attribuisce e cioè se siano state adottate le misure di sicurezza minime, utili a garantire i diritti dei cittadini, tra cui: la nomina del responsabile della protezione dei dati e dei responsabili del trattamento e gli estremi degli atti di nomina; l'avvenuta realizzazione di un'adeguata valutazione d'impatto, obbligatoria ai sensi dell'art. 35 del regolamento (UE) 2016/679, e le relative risultanze; l'avvenuta realizzazione dei test di vulnerabilità del sito e i relativi risultati, si chiede di sapere: quali misure urgenti il Ministro in indirizzo intenda adottare per tutelare i diritti e le libertà dei cittadini richiedenti il reddito di cittadinanza; attraverso quali canali e protocolli informatici saranno comunicati all'INPS i dati acquisiti tramite il sito sul reddito di cittadinanza; quali siano le politiche di data retention e di data breach adottate dal titolare. Interrogazioni con richiesta di risposta scritta Atto n. 4-01249 ANGRISANI DI MICCO ORTOLANI PUGLIA QUARTO L'ABBATE LA MURA MOLLAME URRARO MORONESE CASTELLONE Ai Ministri della salute e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Premesso che: da resoconti e analisi di tipo scientifico è stato appurato che il fiume Sarno è sicuramente da annoverare tra i fiumi più inquinati d'Italia; secondo le ricostruzioni degli esperti l'alto tasso di inquinamento proviene in buona parte dai suoi affluenti; confluiscono nell'alveo fluviale comune presente sul territorio nocerino i torrenti "Cavaiola" e "Solofrana", che nei primi giorni di novembre 2018 anno hanno trasportato una rilevante quantità di rifiuti nel tratto di fiume al confine tra Pompei e Castellammare di Stabia, determinando una condizione ambientale di forte disagio proprio a ridosso di questi due importanti centri urbani, soprattutto in situazioni atmosferiche di forte intensità pluviale; lo stesso fenomeno si è ripresentato in queste ultime settimane di pioggia lungo il tratto del canale "alveo comune nocerino", poche decine di metri prima di immettersi nel fiume Sarno, precisamente nel territorio della città di San Marzano; specificatamente, tonnellate di bottiglie di plastica e altri materiali hanno formato un vero e proprio tappo artificiale lungo il corso d'acqua; il suddetto scempio ecologico avviene in località "Ciampa di Cavallo"; considerato che: da numerosi studi si evince che lo sversamento di macroinquinanti contribuisce a danneggiare in maniera incontrovertibile e irreversibile non solo l'ambiente, ma anche la salute delle persone coinvolte; i rifiuti galleggianti sull'acqua, a oggi bloccati dagli ostacoli strutturali presenti nel letto del fiume, e dunque fermi nei pressi di ogni ponte, potrebbero riversarsi in mare, trascinati dalla corrente verso la foce, causando danni incalcolabili all'intero ecosistema marino, si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza della situazione di grave disagio ecologico e quali provvedimenti intendano adottare per tutelare la salvaguardia della salute dei cittadini, nonché per promuovere azioni di salvataggio del territorio. Atto n. 4-01250 TURCO ROMANO LUCIDI GALLICCHIO CORRADO D'ANGELO CASTELLONE ANASTASI LANNUTTI PRESUTTO NOCERINO PISANI Giuseppe ANGRISANI Ai Ministri dello sviluppo economico e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Premesso che: al fine di mitigare gli effetti delle emissioni inquinanti dello stabilimento siderurgico di Taranto, negli anni '70 si procedette alla realizzazione delle "collinette ecologiche"; le collinette avrebbero dovuto arginare la dispersione delle polveri che le correnti trasportavano verso l'adiacente quartiere Tamburi; in data 5 febbraio 2019 i Carabinieri del Noe (Nucleo operativo ecologico) di Lecce hanno posto sotto sequestro 9 ettari di terreno dove sorgevano le "collinette ecologiche", ritenendo fossero diventate un'enorme discarica a cielo aperto; secondo gli inquirenti, l'area ora sequestrata accoglie svariate tonnellate di rifiuti industriali derivanti dalle lavorazioni del polo siderurgico, quali loppa, scorie d'altoforno che, esposti all'azione degli agenti atmosferici, hanno riversato nei terreni e nell'ambiente circostante, sostanze altamente tossiche e cancerogene come diossine, furani, PCB, idrocarburi e metalli vari; considerato che, a quanto risulta agli interroganti: ad ottobre 2018 i militari del nucleo di Polizia economico-finanziaria della Guardia di finanza di Taranto hanno eseguito un decreto di sequestro su di una superficie complessiva di 530.000 metri quadrati, dove erano stoccate circa 5 milioni di tonnellate di rifiuti pericolosi e non pericolosi di origine industriale; la recente sentenza CEDU ha certificato che i cittadini di Taranto non sono stati tutelati dalle fonti inquinanti, che continuano ad inquinare l'aria, l'acqua e il sottosuolo per effetto della continuità produttiva e della mancata attuazione del piano di bonifica sull'intero territorio; considerato inoltre che è necessario conoscere lo stato di avanzamento delle opere di bonifica ed ottenere la rendicontazione di quanto già realizzato e impegnato, nonché la validazione scientifica delle stesse attività, si chiede di sapere: quali azioni i Ministri in indirizzo intendano adottare, al fine di procedere all'immediata bonifica delle aree oggetto di sequestro, considerando l'immediata vicinanza al centro abitato e tenendo conto delle criticità ambientali già presenti nell'intera area di Taranto; quali risorse intendano destinare per scongiurare qualsivoglia pericolo per la popolazione, oltre a quelle sino ad oggi stanziate per altre aree critiche; quali azioni intendano adottare al fine di rendere pubbliche sia la rendicontazione delle risorse sinora impiegate nelle operazioni di bonifica, sia la validazione scientifica dei risultati degli interventi di competenza del commissario straordinario. Atto n. 4-01251 FLORIDIA CORRADO DE LUCIA VANIN Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca Premesso che: con il decreto del Presidente della Repubblica 15 marzo 2010, n. 89, è stata adottata la "Revisione dell'assetto ordinamentale, organizzativo e didattico dei licei ai sensi dell'articolo 64, comma 4, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito dalla legge 6 agosto 2008, n. 133"; ai sensi dell'art. 2, comma 2, del regolamento, è stato specificato che "I percorsi liceali forniscono allo studente gli strumenti culturali e metodologici per una comprensione approfondita della realtà, affinché egli si ponga, con atteggiamento razionale, creativo, progettuale e critico, di fronte alle situazioni, ai fenomeni e ai problemi, ed acquisisca conoscenze, abilità e competenze coerenti con le capacità e le scelte personali e adeguate al proseguimento degli studi di ordine superiore, all'inserimento nella vita sociale e nel mondo del lavoro"; all'art. 3, è stato altresì previsto che "Il sistema dei licei comprende i licei artistico, classico, linguistico, musicale e coreutico, scientifico e delle scienze umane" e, con riguardo a quest'ultimo indirizzo, è stata concessa la facoltà di attivare "l'opzione economico-sociale che fornisce allo studente competenze particolarmente avanzate negli studi afferenti alle scienze giuridiche, economiche e sociali"; senonché, aver disciplinato l'indirizzo economico-sociale quale mera opzione aggiuntiva al liceo delle scienze umane, attivabile soltanto in caso di positiva programmazione regionale, appare oggi agli interroganti fortemente anacronistico; invero, per la preminente rilevanza delle scienze giuridiche, economiche e sociali nel mondo moderno, da tempo riconosciuta negli altri sistemi educativi europei, anche in Italia si registra un deciso trend ascendente della domanda di accesso ai licei economico-sociali, oggi frequentati da oltre 60.000 studenti in più di 400 istituti; tale indirizzo di studio, del resto, promuove una forte interazione con il tessuto economico e sociale a livello locale, nazionale ed internazionale, e persegue la finalità di formare gli studenti ai lavori del futuro, anche tramite l'insegnamento di due lingue straniere e l'avvio di percorsi di internazionalizzazione come il corso Esabac o nuovi progetti di cooperazione con Paesi extraeuropei (quali, ad esempio, la Cina); pertanto, vista la crescente richiesta di accesso ai licei economico-sociali, indirizzi di studio perfettamente rispondenti alle finalità formative perseguite ai sensi dell'art. 2 richiamato, in grado di fornire alle nuove generazioni gli strumenti necessari per l'esercizio delle nuove professioni e la comprensione dei fenomeni della società contemporanea, in una prospettiva europea e globale, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo, per quanto di sua competenza, ritenga opportuno adeguare alle nuove esigenze di formazione della società moderna il sistema dei licei, di cui all'art. 3 del decreto del Presidente della Repubblica 15 marzo 2010, n. 89, sostenendo il riconoscimento dell'autonomia ordinamentale dei licei economico-sociali. Atto n. 4-01252 CROATTI Al Ministro dello sviluppo economico Premesso che: la legge n. 145 del 2018 (legge di bilancio per il 2019), all'art. 1, comma 686, ha escluso gli ambulanti dagli ambiti applicativi della cosiddetta direttiva Bolkestein (decreto legislativo n. 59 del 2010, recante "Attuazione della direttiva 2006/123/CE relativa ai servizi nel mercato interno"); in tal modo sono state salvaguardate tutte le concessioni degli ambulanti attualmente titolari di posteggio nei mercati, nelle fiere e nei posteggi isolati di tutta l'Italia; considerato che, per quanto risulta all'interrogante: il Comune di Bologna aveva espletato le procedure dei bandi o selezioni in attuazione dell'Intesa Stato-Regioni del 5 luglio 2012, ai sensi dell'art. 70, comma 5, del decreto legislativo n. 59 del 2010; in particolare, il Comune di Bologna, nonostante le proroghe delle "concessioni in essere" stabilite dalla legge n. 19 del 2017 fino al 31 dicembre 2018, e dalla legge n. 205 del 2017 (legge di bilancio per il 2018) fino al 31 dicembre 2020, aveva espletato le procedure dei bandi o selezioni in attuazione dei criteri sanciti dalla suddetta Intesa Stato-Regioni, in contrasto persino con il parere dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato (AS1429 del 12 giugno 2017); a seguito della pubblicazione delle graduatorie definitive dei mercati e delle fiere, con determine dirigenziali del 19 dicembre 2017 e del 23 aprile 2018, risulterebbero esclusi circa 200 operatori titolari di concessioni di posteggio; in questi giorni il Comune di Bologna, incurante della citata legge n. 145 del 2018, sta procedendo al rilascio delle concessioni agli operatori inclusi nelle graduatorie, sulla base norme e intese non più applicabili agli ambulanti; il rilascio delle concessioni ai soli operatori inseriti nelle graduatorie procurerebbe una perdita della concessione, ovvero del posteggio, e dunque del posto di lavoro, ai circa 200 operatori esclusi dall'assegnazione dei bandi, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto esposto; quali iniziative di competenza intenda intraprendere, anche attivandosi nei confronti del Comune di Bologna affinché sia garantito il rispetto della legge n. 145 del 2018 e dunque sia inibito il rilascio delle concessioni sulla base di norme non più vigenti per gli ambulanti, nonché salvaguardati i diritti dei circa 200 operatori che altrimenti perderebbero ogni diritto ad esercitare nei posteggi di cui sono tuttora titolari nelle fiere e nei mercati della città di Bologna; quali iniziative, inoltre, intenda assumere per sollecitare anche tutti gli altri Comuni dell'Emilia-Romagna, che a loro volta avevano espletato i bandi e leso i diritti di altri circa 100 operatori ambulanti, i quali a seguito di ciò avrebbero perso le loro concessioni e i loro posteggi rispettivamente nei Comuni di Rimini, Riccione, Cervia, Imola, Barricella, Granarolo dell'Emilia-Romagna, Budrio, Castenaso, Malabergo, Minerbio e Morciano. Atto n. 4-01253 CROATTI Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Premesso che: con decreto n. 323 del 28 novembre 2017 del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare di concerto con il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, è stata verificata la compatibilità ambientale del progetto "Bianca & Luisella", promosso dalla ENI SpA, per l'installazione di una piattaforma adibita alla produzione di gas, la perforazione e la messa in produzione di 8 nuovi pozzi e l'installazione di 3 condotte sottomarine per il trasporto del gas dalla piattaforma Bianca-Luisella all'esistente piattaforma Brenda, da realizzare nell'area di coltivazione di idrocarburi A.C12.AG sita nel mare Adriatico centro-settentrionale; la concessione di coltivazione di idrocarburi A.C12.AG, vigente dal 1979 e con scadenza trentennale, è stata prorogata nel 2009 per anni 10 portando la scadenza del titolo al 2019, momento in cui devono essere realizzate le operazioni finali di ripristino ambientale; considerato che, a parere dell'interrogante: il progetto di sviluppo "Bianca & Luisella" prevede lo sfruttamento delle riserve per un ulteriore periodo di 11 anni, e si prorogherebbe ulteriormente la scadenza del titolo, variando gli originari termini della concessione e autorizzando di fatto un nuovo titolo minerario, senza che siano eseguite le procedure necessarie per il rilascio di una nuova concessione; l'area della concessione di coltivazione interessa la fascia di tutela delle 12 miglia marine in violazione dell'art. 6, comma 17, del decreto legislativo n. 152 del 2006. Più in particolare, è necessario interpretare la norma richiamata nella parte in cui dispone che "i titoli abilitativi già rilasciati sono fatti salvi per la durata di vita utile del giacimento", per comprendere se il complesso intervento voluto dalla ENI rientri, o meno, nella disposizione transitoria contenuta nell'articolo. Ebbene, l'interpretazione della disposizione nell'attuale formulazione induce a ritenere (similmente a quanto aveva fatto il Consiglio di Stato in sede consultiva, Sez. II, con il proprio parere n. 282 del 20 gennaio 2012 sull'affare n. 123/2011) che non ricadano nel divieto quelle sole attività che non comportino una modifica sostanziale del titolo abilitativo. Invece, se al titolare di una concessione di coltivazione nell'area di divieto è data la possibilità di modificare il programma dei lavori per aprire un nuovo pozzo, si finisce di fatto per autorizzare una nuova attività e, quindi, per approvare implicitamente un nuovo titolo minerario, pur sotto le mentite spoglie di una modifica del precedente. Proprio il medesimo ragionamento è stato posto alla base del parere del Consiglio di Stato richiamato (n. 282 del 2012), che, pronunciandosi sull'interpretazione dell'originaria formulazione dello stesso art. 6, comma 17, del decreto legislativo n. 152 del 2006 (come introdotto dal decreto legislativo n. 128 del 2010), ha rilevato che "devono (…) ritenersi esorbitanti dalla misura di salvaguardia ricordata quelle iniziative che si risolvono nell'esistenza di un nuovo titolo abilitativo o, comunque, in una modifica del titolo abilitativo già esistente, e ciò perché, tali iniziative essendo volte a tali finalità, da una parte suppongono nuovi procedimenti, in quanto tali regolati dalla nuova disciplina, dall'altra non si muovono nell'ambito delle autorizzazioni già emanate all'atto dell'entrata in vigore della nuova normativa, ma ne suppongono la modifica ovvero il superamento con un nuovo titolo abilitativo". Ebbene, il Consiglio di Stato ha catalogato proprio la modifica del programma dei lavori fra quelle ipotesi che devono ricadere nel divieto; il decreto ministeriale è stato inoltre emanato in palese violazione di legge e, in particolare, dell'art. 25 del decreto legislativo n. 152 del 2006, che, nella formulazione pre-vigente e applicabile al caso, richiedeva che, nel caso dei progetti di competenza dello Stato, venisse acquisito il parere delle Regioni interessate. Ebbene, la Regione Emilia-Romagna è stata del tutto pretermessa nel procedimento, mentre il parere regionale della Regione Marche effettivamente inoltrato è stato emesso da un organo incompetente (il dirigente della posizione di funzione valutazioni ed autorizzazioni ambientali della Regione, anziché la Giunta); considerato inoltre che a quanto risulta all'interrogante: nonostante l'art. 9 del decreto del Presidente della Repubblica n. 90 del 2007 preveda che, per le valutazioni di impatto ambientale di opere per le quali sia riconosciuto un concorrente interesse regionale, la commissione tecnica di verifica dell'impatto ambientale VIA e VAS (valutazione ambientale strategica) debba essere integrata da un componente designato dalle Regioni interessate, la Regione Emilia-Romagna (diversamente dalla Regione Marche) non è stata posta in condizione di esprimere il proprio rappresentante; nell'ambito del procedimento che ha condotto all'emissione del provvedimento impugnato risulta pretermessa l'autorizzazione integrata ambientale, nonostante l'art. 6, comma 13, del decreto legislativo n. 152 del 2006 ne preveda espressamente la necessità per opere come quelle che sono state assentite nel decreto n. 323 del 28 novembre 2017; non è stata effettuata la revisione dell'autorizzazione integrata ambientale della Centrale Gas di Fano, nonostante il chiaro disposto dell'art. 29- octies del decreto legislativo n. 152 del 2006 e il superamento di alcuni valori-soglia; la capacità estrattiva del sito risulta assolutamente irrilevante rispetto al fabbisogno nazionale contribuendo soltanto per lo 0,0396 per cento; ciò va posto in contrapposizione con gli interessi pubblici prevalenti dell'area, quali la tutela dell'ambiente, del turismo, della fauna marina e della pesca che rappresentano i settori trainanti dell'economia locale; l'impatto di tale progetto potrebbe influire sull'ambiente e sull'economia dell'area proprio in considerazione del fatto che il settore trainante della comunità è rappresentato dal turismo e che quindi anche il minimo incidente potrebbe avere ripercussioni deleterie sul settore; è stato presentato ricorso dinanzi al TAR del Lazio dal Comune di Cattolica (Rimini) per l'annullamento del decreto, n. 323 nel quale sono intervenuti ad adiuvandum numerosi Comuni interessati, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo intenda provvedere al riesame delle procedure di compatibilità ambientale nell'interesse primario dell'ambiente e del turismo, fonte di sostentamento principale per i territori coinvolti; se intenda prendere in considerazione le osservazioni riportate al fine di tutelare e salvaguardare il territorio, i cittadini e l'ambiente anziché l'esclusiva soddisfazione di un interesse privato. Atto n. 4-01254 SACCONE Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Premesso che: da circa 50 anni presso il consolato generale d'Italia di Stoccarda esiste un punto di ristoro, che si rese necessario per la forte presenza di italiani nella zona (circa 250.000); il consolato è luogo fondamentale per la comunità italiana presente a Stoccarda, e si trova in una zona sprovvista di servizi quali bar, supermercati, ristoranti, mentre gli Italiani che ricorrono al consolato devono trascorrervi varie ore per sbrigare le pratiche loro necessarie; dal febbraio 2013, il punto ristoro è in concessione ed è divenuto, grazie anche a notevoli lavori di manutenzione e ammodernamento dei locali, un luogo importante per gli Italiani che devono espletare pratiche al consolato, oltre che per gli stessi dipendenti e per quelli del vicino consolato spagnolo; la concessione è scaduta il 15 febbraio 2019, e non è stata attivata nessuna procedura per il suo rinnovo e nemmeno per un nuovo bando volto alla nuova assegnazione del punto ristoro; di fatto, il console, dopo sollecito del concessionario, ha fatto sapere allo stesso e anche ai dipendenti che il punto ristoro chiuderà allo scadere della concessione; il console avrebbe addotto una serie di motivazioni che, a parere dell'interrogante, risultano contraddittorie; infatti, veniva annunciato il probabile trasferimento del consolato, dato che la sede attuale non corrisponderebbe alle esigenze di lavoro richieste. Ma anche se alla fine il trasloco non avvenisse, ha asserito il console, il punto di ristoro andrebbe smantellato e non ricostruito per ragioni di sicurezza; infine, il console ha affermato, in evidente contraddizione con quanto ricordato, che forse nel 2020 sarebbe stato pubblicato un altro bando per dare in concessione il punto di ristoro; il 16 ottobre 2018, inoltre, il console ha convocato una riunione, comunicando agli impiegati la volontà di non rinnovare la concessione per il punto di ristoro; questa decisione risulta avere causato sconcerto anche tra gli stessi impiegati e funzionari del consolato; per avere chiarimenti molti cittadini si sono rivolti al Comites di Stoccarda, che, però, non ha risposto, pur avendo competenze, quanto meno consultive, nella difesa degli interessi dei nostri connazionali all'estero; appare, quindi, molto probabile la chiusura del punto ristoro del consolato italiano a Stoccarda, cosa assolutamente non auspicabile e fortemente dannosa; non appare comprensibile, a parere dell'interrogante, l'esplicita opposizione del console allo stesso mantenimento del punto di ristoro interno al consolato. Occorre, ribadire, infatti, che detto punto di ristoro è stato, ed è, molto importante per i cittadini che devono sbrigare le loro pratiche nel consolato, pratiche che, ovviamente, richiedono la presenza nella struttura per molte ore; tra l'altro, risulta all'interrogante che vi sarebbe da parte del console stesso la volontà di sostituire il punto ristoro con una semplice macchina distributrice di bevande e alimenti. Non si può non osservare come questa eventuale scelta sia rischiosa anche per la sicurezza dei locali. Una macchina abbandonata a sé stessa potrebbe causare incidenti, anche gravi, sui quali sarebbe ben difficile intervenire prontamente, mancando l'indispensabile elemento umano; è stato anche affermato che l'imminenza delle elezioni europee rende impossibile, per i tempi ristretti, l'emanazione di un nuovo bando. Non si comprende, sempre a parere dell'interrogante, quale possa essere il legame tra le elezioni e l'eventuale emanazione del nuovo bando per la nuova concessione del punto di ristoro, si chiede di sapere: quali iniziative di sua competenza intenda intraprendere il Ministro in indirizzo per evitare che il punto di ristoro venga chiuso, privando così i cittadini italiani che ricorrono ai servizi del consolato di un sito importante ed utile, non solo per le esigenze materiali, ma anche per contatti personali, sempre difficili in altri luoghi della città; se, inoltre, al Ministro risulti la auspicabile volontà del consolato italiano a Stoccarda di indire, anche dopo le elezioni europee di maggio, un nuovo bando per la concessione di un punto di ristoro che, come detto più volte, è di grande importanza per i cittadini che devono affrontare anche 300 chilometri per giungere al consolato per adempiere alle pratiche necessarie alla loro attività quotidiana. Atto n. 4-01255 UNTERBERGER STEGER DURNWALDER Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: l'articolo 29- bis del decreto-legge 4 ottobre 2018, n. 113, inserito in sede di conversione dalla legge 1° dicembre 2018, n. 132, ha introdotto alcune novità di rilievo al codice della strada, di cui al decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, in materia di circolazione di veicoli immatricolati all'estero, al fine di limitare il fenomeno della "esterovestizione" dei veicoli; tra i vari interventi normativi, il nuovo comma 1- bis dell'articolo 93 del codice vieta, a chi ha stabilito la residenza in Italia da oltre 60 giorni, di circolare con un veicolo immatricolato all'estero, salvo limitate eccezioni relative esclusivamente a veicoli concessi in leasing , in locazione senza conducente, con contratto stipulato con un operatore di uno Stato membro della UE o dello spazio economico europeo e veicoli concessi in comodato, da imprese UE o SEE, a residenti in Italia che siano legati loro da un rapporto di lavoro o di collaborazione; sebbene l'intento del legislatore fosse unicamente quello di contrastare una pratica largamente diffusa, che consentiva ai possessori di auto con targhe straniere di abbattere i costi legati alla circolazione sulle strade italiane a fini evasivi, per effetto dell'entrata in vigore del citato comma 1- bis , in Italia è attualmente vietato persino guidare l'auto di un parente o di un amico che sia residente all'estero e che si trovi, occasionalmente, nel territorio dello Stato; per forza di cose, il divieto interessa, in particolare, le Regioni situate nelle zone di confine, dove il rischio di incorrere in sanzioni amministrative (che, ai sensi del nuovo comma 7- bis dell'articolo 93, vanno da 712 a 2.848 euro) è più diffuso e dove il divieto introdotto è maggiormente avvertito dai cittadini; considerato, altresì, che le norme introdotte hanno comportato, in generale, innumerevoli difficoltà operative, tanto che il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, con due successive circolari, rispettivamente del 20 dicembre 2018 e del 24 gennaio 2019, è stato chiamato a fornire chiarimenti applicativi in ordine alle nuove disposizioni normative, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno predisporre, all'interno del primo provvedimento utile, un intervento legislativo ad hoc , che restringa l'ambito di applicazione delle disposizioni di cui al nuovo comma 1- bis dell'articolo 93 del codice della strada ai soli comportamenti ritenuti effettivamente illegittimi, con riferimento al fenomeno della '"esterovestizione" dei veicoli, che nulla hanno però a che fare con l'attuale generalizzato divieto di guidare un qualsiasi veicolo di proprietà di un amico o di un parente, sebbene immatricolato all'estero. Atto n. 4-01256 FARAONE Al Ministro delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo Premesso che: le dure e giuste proteste di questi giorni, portate avanti dai pastori sardi, pongono all'attenzione del Paese la drammatica situazione in cui versa il settore dell'allevamento ovicaprino, in ragione principale del fatto che non esiste alcuna forma di controllo sui fattori di produzione e sulla remunerazione del latte, con conseguente crollo del prezzo, in danno del singolo pastore, anello debole della filiera; in particolare, anche da quanto è possibile dedurre dai dati elaborati dall'Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare (ISMEA), il crollo del prezzo del latte e? stato determinato dalla sovrapproduzione di pecorino romano, per il suo prezzo elevato alla vendita, fino a saturarne il mercato, con conseguente crollo del prezzo, in danno del singolo pastore; la ribellione contro il prezzo del latte, partita dalla Sardegna, è arrivata anche in Sicilia, dove i pastori esasperati hanno iniziato ad aprire i rubinetti delle vasche e rovesciare i bidoni; il latte siciliano, al pari di quello sardo, non può essere penalizzato dai flussi commerciali esteri e da chi abusa della propria superiore forza contrattuale; appare fondamentale e giusto consentire anche ai piccoli allevatori un'adeguata e incisiva partecipazione alle scelte del mercato; nell'istituendo tavolo ministeriale, al pari dei pastori sardi, dovrà essere garantita la partecipazione dei pastori siciliani, e trovata insieme una soluzione al fine di definire procedure atte ad un efficace monitoraggio e controllo delle oscillazioni del prezzo del latte e l'individuazione di un percorso che porti alla sottoscrizione di un patto di filiera per la tutela delle produzioni autoctone lattiero-casearie; la situazione è assai grave e necessita di essere affrontata con massima urgenza, si chiede di sapere: quali interventi il Ministro in indirizzo ritenga di promuovere al fine di garantire, in tempi rapidi, un efficace sistema di controllo sui fattori di produzione e sulla remunerazione del latte, in grado di tutelare i piccoli allevatori, parte debole della filiera, con meccanismi sanzionatori, atti a contrastare il deprezzamento della materia prima; se abbia intenzione di invitare a prendere parte all'istituendo tavolo tecnico i pastori siciliani, insieme ai pastori sardi. Atto n. 4-01257 DE POLI Al Ministro della salute Premesso che le persone colpite da malattia rara nel loro percorso di ricerca di una cura efficace incontrano molteplici difficoltà, prima fra tutte l'inadeguatezza del sistema sanitario nazionale e locale e l'incapacità di questo di essere più o meno aderente alle esigenze del malato. Altrettanto forti difficoltà sono la condizione economica del malato e la forma di isolamento psicologico e morale in cui si colloca percependosi sempre più solo per la propria peculiare situazione, condizione non accettabile da uno Stato sociale e assistenziale come l'Italia; tenuto conto che: alla fine degli anni '90 l'Unione europea con la decisione n. 1295/99/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, nel riconoscere ufficialmente nonché nell'identificare "le malattie rare, comprese quelle di origine genetica, come quelle malattie che minacciano la vita o cronicamente debilitanti, che presentano una tale ridotta prevalenza da richiedere un particolare impegno congiunto per combatterle al fine di prevenire una morbilità significativa o una mortalità prematura, ovvero una rilevante riduzione della qualità della vita o del potenziale socio-economico delle persone", ha avviato un processo virtuoso che ha coinvolto tutti gli Stati aderenti ed i loro sistemi sanitari; la sensibilità mostrata dal consesso europeo è stata pienamente condivisa dal nostro Paese che fin da subito è stato presente in tutti gli organismi che si sono occupati di ricerca scientifica nel campo delle malattie rare. L'Italia, ponendo in essere una serie di azioni che hanno visto il pieno coinvolgimento delle eccellenze scientifiche italiane e delle istituzioni anche attraverso una serie di interventi normativi, è stata in grado di promuovere la ricerca in questo delicato settore al fine consentire all'ammalato di ottenere una diagnosi precoce ed una cura adeguata grazie ai farmaci orfani e agli orphan like ; di organizzare una rete di specialisti e di servizi collegati, ivi compresa l'integrazione tra le associazioni di malati. Una tale attenzione alla specifica materia trova pieno fondamento nel diritto sancito all'art. 32 della Carta costituzionale; atteso che: il decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 135, ha introdotto il pagamento di un payback , per lo sforamento del tetto della spesa ospedaliera, a carico delle aziende farmaceutiche in proporzione al superamento del budget loro assegnato da AIFA; la legge 27 dicembre 2013, n. 147 (legge di stabilità per il 2014), al fine di incentivare la ricerca e la produzione di farmaci per le malattie rare, ha stabilito l'esenzione totale per tutti i farmaci orfani dall'applicazione del payback sulla spesa ospedaliera, compresi quelli la cui esclusività di mercato fosse venuta meno, e gli orphan like , ovvero quei farmaci con caratteristiche di farmaco orfano, approvati prima del regolamento (CE) n. 141/2000; il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 12 gennaio 2017 ha definito i nuovi livelli essenziali di assistenza (LEA); ha aggiornato gli elenchi di malattie rare, croniche e invalidanti che danno diritto all'esenzione dal ticket ed ha altresì previsto che i LEA debbano essere aggiornati annualmente; la legge 28 dicembre 2015, n. 208 (legge di bilancio per il 2016), all'art. 1, comma 556, ha previsto l'istituzione della commissione nazionale per l'aggiornamento dei LEA e la promozione dell'appropriatezza nel Servizio sanitario nazionale, presieduta dal Ministero della salute, con la partecipazione delle Regioni e il coinvolgimento dei soggetti con competenze tecnico-scientifiche a livello centrale e regionale al fine di garantire che i livelli essenziali di assistenza possano essere aggiornati in modo continuo e sistematico, basandosi su regole chiare e criteri scientificamente validi; preso atto che: l'azione virtuosa condotta dall'Italia e nata alla fine degli anni '90 parrebbe aver subito un arresto: nonostante le molteplici richieste delle associazioni di pazienti con malattia rara, ad oggi non risulta ancora pubblicato il nuovo piano nazionale per le malattie rare che consentirebbe di uniformare gli interventi a favore dei malati; nonostante quanto previsto dalla legge n. 208 del 2015, l'elenco dei LEA risulta non ancora aggiornato; tra gli aspetti che più gravemente impattano sul diritto alla cura e all'assistenza delle persone colpite da malattia rara, non si può tacere l'assenza nell'attuale elenco dei LEA di molte prestazioni indispensabili per la presa in carico dei malati e, per colmare questa vacanza ed ovviare a questa difficoltà, alcune Regioni (quelle che non sono in piano di rientro) hanno provveduto ad integrarlo con proprie risorse; la legge 30 dicembre 2018, n. 145 (legge di bilancio per il 2019), per volontà del Governo, ha soppresso l'indispensabile incentivo che prevede l'esenzione dal pagamento del payback per una parte dei farmaci orfani nonché per quei farmaci orfani di cui è venuta meno l'esclusività di mercato, penalizzando le aziende tipicamente di piccole e medie dimensioni che operano in questo settore, e non considerando la concreta ipotesi che senza gli adeguati incentivi nazionali e internazionali molte malattie potrebbero non vedere mai un'opportunità di cura, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo intenda pubblicare il nuovo piano nazionale delle malattie rare, aggiornare i LEA e completare la lista delle prestazioni, non incluse nei LEA, ma essenziali per le persone colpite da malattia rara; se intenda attivarsi su azioni di competenza al fine di apportare i dovuti correttivi alla legge n. 145 del 2018, al fine di venire incontro alle esigenze di questi cittadini che vivono con una malattia rara, anche sotto il profilo specifico della ricerca farmacologica, agevolando le piccole e medie aziende con opportuni incentivi per la produzione, sviluppo e commercializzazione dei farmaci orfani e di quei farmaci con caratteristiche di farmaco orfano, approvati prima del regolamento (CE) n. 141/2000. Atto n. 4-01258 ZAFFINI Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che l'interrogante ha già presentato un atto di sindacato ispettivo (3-00531) sulla chiusura della E45, disposta dalla magistratura il 16 gennaio 2019, nel tratto del viadotto "Puleto" (Pieve Santo Stefano) al confine tra Umbria e Toscana, sottoponendo all'attenzione del Governo le seguenti questioni: 1) la chiusura dell'arteria, con la totale interruzione del traffico Nord-Sud per effetto dell'inagibilità anche della viabilità secondaria dell'infrastruttura medesima, sembrerebbe conseguenza diretta della mancata esecuzione sia degli interventi di ripristino strutturale del viadotto, che avrebbero dovuto essere avviati entro la primavera 2018, sia dei lavori di ripristino della funzionalità della viabilità alternativa tra Pieve Santo Stefano e Vergherete, che avrebbero dovuto essere appaltati a dicembre 2018. I suddetti interventi sarebbero addirittura stati progettati nel 2015 e finanziati nel 2016, ma di fatto mai avviati; 2) le ricadute della chiusura del viadotto Puleto sul tessuto economico e produttivo del Paese risultano pesantissime, posto che, secondo stime di Coldiretti Umbria, ne deriverebbe un aggravio di costi, a carico delle aziende, nella misura di 100 euro ad autotreno per ogni carico trasportato a causa dell'aumento dei chilometri da percorrere per raggiungere le zone servite dalla strada statale 3 bis "Tiberina", la cui chiusura ha come unici percorsi alternativi i tragitti autostradali A1 e A14 o i valichi montani. Nei giorni scorsi il presidente della Regione Umbria ha chiesto lo stato d'emergenza; tenuto conto che: a distanza di un mese dalla chiusura, la riapertura del viadotto viene rimandata di settimana in settimana e la vicenda appare sempre più avvolta nel mistero per effetto delle discrasie che sembrerebbero emerse fra la perizia a disposizione della magistratura, che parlava di "concreto rischio crolli" e una "contro-perizia" ANAS che avrebbe ridimensionato le criticità strutturali del viadotto e che renderebbe praticabile nell'immediato solo una riapertura parziale dell'arteria. Nelle ultime settimane è emerso che per dare il via libera a tale riapertura il procuratore capo ha richiesto l'installazione, ad opera di ANAS, di un sistema automatico di rilevamento che bloccherebbe immediatamente il traffico tramite l'utilizzo di semafori; la Procura, inoltre, ha disposto la riapertura parziale solo per i mezzi fino a 3,5 tonnellate, camion esclusi dunque e un limite massimo di velocità (a controllare ci sarà un autovelox ) di 50 chilometri orari o addirittura 40 in fase di cantiere. I mezzi pesanti e le aziende dovranno aspettare almeno 200 giorni, tanti sembrerebbero essere quelli necessari ai lavori di manutenzione già programmati sul viadotto e previsti nel piano ANAS di riqualificazione della E45, si chiede di sapere: se risponda al vero che i lavori di risanamento strutturale del viadotto "Puleto" avrebbero dovuto essere avviati già la scorsa primavera e quelli di ripristino della viabilità secondaria appaltati a dicembre 2018; che cosa ne abbia impedito l'aggiudicazione e l'avvio e, di conseguenza, in capo a chi sia la responsabilità di tali inesplicabili ritardi; infine, quale sia, oggi, la tempistica prevista per il completo e sicuro ripristino della viabilità di tale importante viadotto. Atto n. 4-01259 GASPARRI Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, per i beni e le attività culturali, delle infrastrutture e dei trasporti e dell'interno Premesso che: a quanto risulta all'interrogante, nel 2015 il Comune di Capena (Roma) ha stipulato una convenzione con un privato concedendogli di costruire un vivaio a percorso didattico in cambio della realizzazione di un parco in piazza I Maggio e la ristrutturazione completa del giardino pubblico di piazza della Libertà; l'area su cui doveva sorgere il vivaio è soggetta a vincoli ambientali, paesaggistici ed archeologici; il privato ha cominciato a costruire nella sua area non effettuando i lavori che doveva al Comune. Solo dopo diverse interrogazioni del consigliere Paganelli, l'estate scorsa sono finalmente iniziati i lavori ai giardini pubblici; i lavori non sarebbero conformi agli obblighi progettuali e alle specifiche tecniche stipulati nella convenzione, infatti risultano notevolmente inferiori a quanto previsto, in ragione di circa 60.000 euro in meno; dopo successive interrogazioni a cui non ha mai ricevuto risposte nel merito, il consigliere Paganelli ha scritto le sue rimostranze al prefetto ed al segretario comunale ed ha chiesto notizie alla Sovrintendenza; nel frattempo, il privato aveva presentato alla Sovrintendenza una nuova richiesta di autorizzazione e senza aspettare la risposta aveva già realizzato i lavori per cui chiedeva l'autorizzazione; la dirigente della Sovrintendenza, dottoressa Adriani, non avrebbe mai ricevuto quella richiesta. La stessa dirigente, il 15 gennaio 2019 ha inviato una lettera via PEC al Comune di Capena, in cui chiedeva la sospensione dei lavori con effetto immediato, la trasmissione della documentazione e chiarimenti urgenti, ma il Comune di Capena avrebbe ignorato la comunicazione, non sospendendo i lavori; il consigliere Paganelli, dopo ulteriori interrogazioni, ha richiesto, con atto formale, l'intervento dell'Anac, della Corte dei conti e della Prefettura di Roma per possibile danno erariale; l'area destinata a vivaio a percorso didattico è diventata un'area commerciale, un centro sportivo a tutti gli effetti, peraltro in contrasto con le norme del vigente piano regolatore e con disagi alla viabilità, già molto pericolosa, sulla strada provinciale Tiberina, per la quale non è stato rispettata alcuna distanza; risulta inoltre compromesso il cono visuale verso il sito archeologico Lucus Feroniae , che si trova a poca distanza dal cantiere, mentre i campi insistono nella fascia di rispetto fluviale al di sotto dei 50 metri dal corso d'acqua, ed i materiali usati sono completamente avulsi e decontestualizzati rispetto ai luoghi ed in contrasto con la normativa vigente, si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo fossero a conoscenza di quanto descritto e quali provvedimenti intendano adottare. Atto n. 4-01260 DE POLI Al Ministro della giustizia Premesso che: lo schema del decreto legislativo recante il codice della crisi di impresa e dell'insolvenza in attuazione della legge n. 155 del 2017 ("Delega al Governo per la riforma delle discipline della crisi di impresa e dell'insolvenza" in Gazzetta Ufficiale , Serie generale n. 254 del 30 ottobre 2017, cosiddetta riforma Rordorf delle procedure concorsuali) introduce delle modifiche al codice civile che già a partire dal 2019 obbligherà molte piccole imprese a dotarsi di un assetto organizzativo e amministrativo-contabile adeguato a rilevare tempestivamente la crisi dell'impresa e la possibile perdita della continuità aziendale a proprie salatissime spese; l'entrata in vigore del decreto è prevista decorsi 18 mesi dalla data della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale ad eccezione di quanto previsto agli articoli 27, comma 1, 350, 363, 364, 366, 373, 374, 377 e 378, che sono entrati in vigore il trentesimo giorno successivo alla pubblicazione del decreto; per norma, anche le società a responsabilità limitata dovranno nominare, entro 9 mesi dalla data di pubblicazione del decreto, un organo di controllo (collegio sindacale o revisore) se per due anni consecutivi, per i bilanci 2017 e 2018, sarà superato anche solo uno dei nuovi "paletti" previsti dall'art. 2477 del codice civile; in particolare, le soglie sono: 2 milioni di euro di attivo patrimoniale, 2 milioni di euro di ricavi delle vendite e delle prestazioni, 10 dipendenti occupati in media durante l'esercizio; il decreto impone, inoltre, che le Srl adeguino i propri statuti e atti costitutivi al contenuto dei nuovi articoli del codice civile riguardanti la nomina dell'organo di controllo; pur non essendo previste sanzioni in caso di mancato adeguamento, il restyling imposto potrà comportare ancora spese a carico delle società per i dovuti adempimenti pubblicitari, stimabili anche in 1.000-1.500 euro; il vero criterio di differenziazione per segmento aziendale, nelle procedure fallimentari fra impresa di capitale ed impresa di persona, non sarà più il ricavo o utile fatturato, bensì l'esiguo numero di dipendenti previsto (10 occupati in media per esercizio): da ciò deriva la portata "massiva" della misura ed il traumatico impatto che essa provocherà con un aumento di costi per le aziende anche di 4-5.000 euro all'anno; l'applicazione pratica di quelli che all'interrogante appaiono come "fumosi" diktat comporta che anche le società di persone debbano sostenere nuovi costi di gestione, non essendo state tenute in considerazione le richieste di settore, Confartigianato in primis , che chiedevano, con emendamenti proposti: l'esclusione delle misure per tessuto aziendale dei più "piccoli"; di evitare che il calcolo del superamento si basasse su bilanci i cui esercizi sono ormai chiusi; che i revisori, soggetti pienamente indipendenti dalla società, avessero nuovi e precisi obblighi di monitoraggio infra annuale dell'attività e obblighi di segnalazione (anche ad organismi esterni tenuti presso le Camere di commercio) di eventuali situazioni degne di allerta, osservando che, visto che tali compiti incidono sulla loro diretta responsabilità, le posizioni espresse potessero facilmente sconfinare in eccesso di allarme e scrupolo" rispetto alle scelte connesse alla proprietà; ritenuto che: secondo le stime dell'ufficio studi di Confartigianato del Veneto, le novità legate alla nomina dell'organo di controllo, solo considerando il limite del numero di dipendenti medio all'anno (10), potrebbero riguardare circa 600 società a responsabilità limitata artigiane, con un costo annuale complessivo che potrebbe quindi aggirarsi intorno ai 3 milioni di euro; sono infatti almeno 3.000 le società a responsabilità limitata artigiane venete (seconda regione più penalizzata dopo la Lombardia, con il 16,3 per cento del totale imprese coinvolte), due terzi delle quali manifatturiere, che saranno obbligate a dotarsi di un collegio sindacale o del revisore ed a burocratiche modifiche statutarie che costeranno, si stima, non meno di 18 milioni di euro all'anno, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo se non ritenga necessario intervenire sul piano applicativo ed attuativo del decreto, inserendo opportuni aggiustamenti procedurali e temporali selettivi rispetto ai nuovi obblighi, volti a differenziare gli oneri di spesa di gestione a carico di micro settori come quello dell'artigianato, in espansione proprio grazie a forme di gestionali agili e semplificate che tutelano in primis il lavoro dei dipendenti, circostanza che si verifica ancor più quando trasformazioni così rilevanti avvengono a costo zero per le aziende; se non ritenga che siano da considerare anche altri indicatori di crisi aziendale più significativi del numero di dipendenti, quali il contesto territoriale in cui opera l'azienda, il tipo di professionalità e attività svolta, la presenza o meno di un indotto economico vitale ed altri ancora; se non ritenga utile, per la risoluzione positiva di una crisi aziendale, desumere lo stato di salute di un'azienda da attività di ricerca e studio fatte con indagini mirate e metodi avanzati svolte dagli uffici preposti, quali quelli del Ministero dello sviluppo economico, del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, del Ministero delle finanze e le agenzie fiscali. Atto n. 4-01261 AIMI Al Ministro dell'interno Premesso che, secondo quanto risulta all'interrogante: la dilagante criminalità a Modena ha portato ad un forte allarme sociale tra cittadini, imprenditori e commercianti; nell'ultima classifica redatta da "Il Sole-24 ore", Modena è al 18° posto per reati denunciati e al 3° posto per furti in appartamento, oltre a registrare una significativa impennata di scippi. È inoltre prossima l'apertura di un CPR (centro di permanenza per rimpatri) a servizio dell'intera regione e che impegnerà numerose forze di polizia; lo stesso Ministero dell'interno ha recentemente autorizzato un finanziamento di circa 500.000 euro per installare un sistema di videosorveglianza territoriale nella "bassa modenese", rilevando che la predetta "area nord" è considerata zona ad "elevata incidenza di criminalità"; i cittadini stranieri regolarmente residenti sono circa 91.250 (74.577 extracomunitari) pari al 13 per cento della popolazione, contro una media nazionale dell'8,5 per cento come da statistica ISTAT; la casa circondariale di Modena ospita attualmente 490 detenuti, a fronte dei 369 previsti, dei quali ben 317 stranieri, pari a circa il 65 per cento della popolazione carceraria modenese, rispetto ad una media nazionale del 33 per cento, e gli uffici "anticrimine" ed "immigrazione" della Questura sono incaricati dell'esecuzione degli atti giudiziari ed amministrativi conseguenti alla massiccia presenza dei cittadini stranieri; nella provincia di Modena erano impegnate, nel 2017, 1.297 unità di forze dell'ordine (515 della Polizia, 526 dei Carabinieri e 256 della Guardia di finanza) a fronte di una previsione tabellare di 1.457, con una carenza di 160 agenti, ovvero oltre il 10 per cento delle forze previste nella pianta organica del 1989; nella Questura di Modena è previsto, entro il 2019, l'arrivo di 16 nuovi poliziotti sui 174 previsti in Emilia-Romagna; è stato istituito a Modena un coordinamento di associazioni e di rappresentanti di cittadini, ideato e proposto dal Siulp e dalla Cisl, al quale hanno aderito i comitati di quartiere e le associazioni di categoria Lapam, Federimpresa, CNA, Confcommercio e Confesercenti, con l'obiettivo di chiedere l'elevazione della Questura di Modena ad un'adeguata fascia superiore, si chiede di sapere: se nell'ambito del "progetto di revisione delle dotazioni organiche delle questure e di definizione di un nuovo modello organizzativo delle Questure e dei Commissariati", attualmente in lavorazione presso il Ministero dell'interno e che presumibilmente diverrà operativo nel corso del 2019, il Ministro in indirizzo non ritenga di assumere iniziative volte a rimodulare l'organigramma della Questura di Modena, elevandolo ad un'adeguata fascia superiore ("B" o successive) nel contesto della nuova classificazione; se non ritenga di intervenire, entro il 2019, destinando gli agenti di Polizia mancanti, al fine del pieno raggiungimento dell'organigramma previsto. Atto n. 4-01262 GASPARRI Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: a seguito di numerose segnalazioni, pervenute da pendolari e residenti nei quartieri romani ricompresi tra l'aeroporto dell'Urbe e la frazione romana di Settebagni, l'interrogante è venuto a conoscenza che nel tratto di strada statale 4 (via Salaria), tra il civico 1250 ed il chilometro 16, sia sempre più frequente nelle ore serali e notturne la mancata illuminazione del manto stradale, a seguito dello spegnimento dei lampioni posti al centro della carreggiata; tale situazione, oltre a comportare situazioni di degrado al margine della strada, dovute all'assidua frequentazione di prostitute e malviventi, comporta un reale rischio di incidente per tutti gli automobilisti ed in particolare per i motociclisti, sia in entrata che in uscita dalla periferia romana; a complicare maggiormente la situazione è sicuramente la presenza di enormi buche, molto spesso non riparate o riparate parzialmente, che sono assolutamente non visibili da coloro i quali percorrono questa strada anche rispettando scrupolosamente il limite di velocità imposto in quel tratto, che risulta essere di 70 chilometri orari; non si comprendono le ragioni per cui, soprattutto quando è buio e nel periodo invernale, l'illuminazione sia spesso carente o del tutto inesistente in un'arteria stradale che risulta essere una delle più frequentate della città di Roma, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa; se non ritenga opportuno intervenire attraverso la società che gestisce l'illuminazione in quel tratto di strada per conoscere i reali motivi di una noncuranza che rischia di mettere quotidianamente a repentaglio la vita dei cittadini. Atto n. 4-01263 NASTRI Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: secondo quanto risulta da un articolo pubblicato dal quotidiano "Il Sole-24 ore" il 7 febbraio 2019, il report sulle addizionali IRPEF elaborato dall'assemblea dei presidenti regionali di Confprofessioni e dall'osservatorio delle libere professioni conferma le ragioni dell'allarme lanciato nei giorni scorsi dagli industriali della provincia di Vicenza, in relazione al pericolo di ulteriori aumenti della pressione fiscale derivante dalle imposte locali; l'articolo evidenzia come tale rischio di aumento della pressione fiscale sia uno degli effetti della legge di bilancio per il 2019 (legge n. 145 del 2018), che non ha confermato il blocco degli aumenti di imposte e tributi locali già in vigore del 2016 al 2018, con la conseguenza che Regioni, Province autonome e Comuni potranno rivedere al rialzo le aliquote delle addizionali; il costante incremento del prelievo delle addizionali IRPEF registrato negli ultimi 10 anni, rileva ancora il quotidiano economico, rappresenta la diretta conseguenza delle crescenti esigenze di cassa degli enti locali, a fronte di tagli avvenuti dalle manovre di finanza pubblica, ed inoltre le novità introdotte dalla legge bilancio per il 2019, derivanti dall'introduzione del regime forfettario e della " flat tax ", determineranno una riduzione di gettito delle addizionali, con la conseguenza che, presumibilmente, gli enti locali dovranno compensare tale minor gettito con le risorse derivanti dall'incremento dell'imposizione sui soggetti passivi delle stesse addizionali o dall'aumento di altri tributi locali; a giudizio dell'interrogante, se le osservazioni esposte fossero confermate, c'è il rischio più che reale che gli aumenti della pressione fiscale a livello locale possano determinare gravissimi effetti per i contribuenti, già vessati da continui adempimenti fiscali e tributi nazionali; monitorare l'impatto delle norme derivanti dalla legge di bilancio per il 2019, in relazione sia al mancato blocco degli aumenti di imposte e tributi locali, che degli effetti derivanti dall'introduzione del regime forfettario e della " flat tax ", risulta pertanto a parere dell'interrogante urgente e necessario, considerando gli effetti depressivi che nel complesso la manovra di bilancio sta già dimostrando nell'economia reale, si chiede di sapere: quali valutazioni il Ministro in indirizzo intenda esprimere con riferimento a quanto esposto in premessa; se condivida l'analisi relativa ai rischi derivanti dall'incremento del prelievo fiscale in ambito locale, determinati dalla legge di bilancio per il 2019 e quali iniziative di competenza intenda assumere per sollecitare gli enti locali affinché non aumentino ulteriormente la pressione fiscale nei confronti dei contribuenti, i cui livelli sono già troppo elevati. Atto n. 4-01264 DE BERTOLDI Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: nell'ambito delle inchieste giornalistiche "sull'Italia bloccata", il quotidiano "Il Sole-24 ore", il 13 febbraio 2019, ha pubblicato un articolo nel quale si evidenzia che il Ministro in indirizzo avrebbe stabilito il blocco anche dell'avvio dei cantieri della bretella autostradale Campogalliano-Sassuolo, per cui erano state consegnate le progettazioni esecutive dei lotti 1, 2 e 3 lo scorso novembre e quella definitiva della variante di Rubiera a dicembre 2018; a ordinare l'analisi costi-benefici e a bloccare la procedura per la realizzazione dell'opera che stava per avviare l'apertura dei cantieri, evidenzia l'articolo, è stata la struttura tecnica di missione, che non ha evidentemente considerato il lunghissimo iter procedurale (17 anni) e progettuale, per un collegamento veloce di 15 chilometri di autostrada tra la A1 e la A22, che il distretto industriale della ceramica attende addirittura dagli anni '70 per garantirsi la competitività sui mercati internazionali, dalla quale dipende l'85 per cento del fatturato annuo; la decisione di interrompere la diramazione autostradale, rileva altresì il quotidiano economico, determinerà conseguenze anche per altre opere infrastrutturali collaterali, sugli scali intermodali di Marzaglia e Dinazzano, rispettivamente in provincia di Modena e Reggio Emilia e le possibilità di connessioni veloci con il porto di Ravenna; al riguardo, tale verdetto (che ha destato incredulità in ambito locale, considerato come il progetto era pronto per essere cantierato, a seguito di procedure di gare e istruttorie di Anas, VIA, Cipe e un progetto definitivo che aveva già incassato tutti i via libera necessari) rischia di determinare gravissimi effetti economici e produttivi, sia in ambito locale per le industrie di ceramica emiliano-romagnole (la filiera coinvolge 30.000 addetti diretti e fattura oltre 6,5 miliardi di euro) che a livello nazionale, in relazione alla mancata crescita del Pil nazionale; l'interrogante a tal fine evidenzia ulteriori e inoppugnabili criticità, che si rinvengono dall'articolo, derivanti dalla mancanza di senso giuridico della richiesta di un'analisi costi-benefici per un'opera realizzata da un soggetto privato che, sebbene avesse completato tutti gli iter decisionali, successivamente riceve inspiegabilmente un rifiuto per la realizzazione di una strada fondamentale per lo sviluppo dell'industria della ceramica (peraltro a costo zero per la collettività, considerato che i 215 milioni di euro di contributo pubblico saranno restituiti con tassi d'interesse pari al 5 per cento); a giudizio dell'interrogante, il blocco dell'avvio dei cantieri della bretella autostradale Campogalliano-Sassuolo rappresenta soltanto la cosiddetta punta di un iceberg dell'azione del Governo (all'interno delle decisioni di politica economica e infrastrutturale, in termini di assoluta assenza di misure di crescita e di sviluppo per il Paese) come confermato peraltro dalla recente decisione della commissione ministeriale sul rapporto costi-benefici della linea TAV Torino-Lione, che ha decretato la netta contrarietà alla realizzazione di un'opera attesa da anni; l'approccio a parere dell'interrogante pregiudiziale, ambiguo e propenso a paralizzare ogni progettazione e realizzazione di opere infrastrutturali strategiche evidenzia una scarsa visione di politiche orientate alla crescita, la competitività e la modernizzazione del sistema Paese, le cui conseguenze determineranno gravissimi effetti socioeconomici e ambientali oltre che produttivi, ma anche penalizzanti in termini di arretramento culturale e di visione del futuro; a parere dell'interrogante tale decisione della struttura tecnica di missione del Ministero rischia di determinare, oltre alle conseguenze richiamate, anche l'apertura di un contenzioso con il soggetto privato e pertanto un ennesimo spreco di denaro pubblico, causato dalla perdita di ingenti risorse finanziarie investite nel corso degli anni passati per le progettazioni dei lotti dei cantieri della bretella, si chiede di sapere: quali valutazioni il Ministro in indirizzo intenda esprimere con riferimento a quanto esposto; quali siano i motivi per i quali abbia ha stabilito di bloccare la procedura per l'avvio dei cantieri della bretella autostradale Campogalliano-Sassuolo, e quella della variante di Rubiera, nonostante il lungo iter procedurale e progettuale avesse ricevuto ogni parere positivo dagli organi competenti; se intenda prevedere anche la sospensione di ulteriori opere infrastrutturali stradali, tra cui quelle connesse alla realizzazione dell'opera ferroviaria ad alta velocità Torino-Lione; se il Governo sia in possesso del calcolo degli oneri finanziari complessivi derivanti dal blocco di tutte le opere strategiche per lo sviluppo del Paese in attesa di essere cantierate, e se intenda renderli noti; quale sia, in definitiva, la politica di sviluppo infrastrutturale del Governo, la cui azione sino ad oggi appare fallimentare, ma rischia anche di escludere il nostro Paese per i prossimi cinque anni da tutti i programmi finanziati con i fondi UE. Atto n. 4-01265 BERNINI AIMI BARBONI Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: di recente gli organi di informazione hanno dato ampio risalto alla notizia relativa alle intenzioni, da parte del gruppo Lactalis, di procedere a una poderosa riorganizzazione, che consisterebbe nel "trasloco" di tutti i Paesi del gruppo, Italia inclusa, sotto il controllo della Francia, con la conseguenza che l'attività della Parmalat non sarà più diretta dallo stabilimento di Collecchio, nel parmense, ma direttamente dalla cittadina francese di Laval; il rischio è che Parmalat, marchio storicamente legato a Collecchio, a Parma e all'Italia, possa perdere qualunque indipendenza, seppur formale, che a grande fatica, negli anni, era stata comunque garantita; la riorganizzazione voluta da Lactalis porterebbe alla nascita di nove divisioni, di cui tre di prodotto (formaggi, ingredienti e prodotti freschi), cinque geografiche e una dedicata all' export , tutte gestite da management francese e che faranno capo alla stessa Lactalis. Parmalat Italia verrebbe accorpata a Lactalis Italia, con potenziali ricadute anche sulla Galbani, per le strette sinergie intercorrenti tra i due gruppi; per Parmalat si tratterebbe di un vero e proprio smantellamento che fa seguito al delisting voluto dal gruppo. L'operazione cancellerebbe, di fatto, la funzione corporate e il management italiani, rischiando di travolgere un modello produttivo e di gestione consolidato e virtuoso, che trova la sua massima espressione nella valorizzazione della filiera corta, nell'attenzione alla qualità e all'utilizzo di materie prime nazionali; nelle settimane scorse, si è levato anche il grido di allarme delle organizzazioni sindacali, che hanno duramente contestato le modalità di comunicazione (via e-mail ) delle strategie future del gruppo ai dipendenti e senza il coinvolgimento delle parti sociali; nel nostro Paese Parmalat vanta 9 stabilimenti, con circa 2.000 addetti e un indotto per 134.000 persone. Il comprensibile timore è che tale riorganizzazione possa avere ricadute anche sui livelli occupazionali; Parmalat è tra i leader mondiali per produzione e distribuzione di latte e derivati, oltre che di bevande a base di frutta. Nel 2017 ha generato ricavi per oltre 6,6 miliardi di euro. Le vendite in Europa rappresentano il 17 per cento del totale, si chiede di sapere: se e in che modo il Ministro in indirizzo intenda farsi parte attiva nella vicenda, al fine di evitare lo smantellamento di Parmalat, impedendo che lo stabilimento di Collecchio perda la sua autonomia, il suo management e la sua funzione corporate ; quali iniziative di competenza abbia assunto o intenda assumere per la salvaguardia dei livelli occupazionali, per la tutela della produzione nazionale di latte e delle peculiarità del modello italiano di gestione manageriale. Atto n. 4-01266 FARAONE Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca Premesso che: i docenti tecnico-pratici di sala bar, cucina e accoglienza turistica (classi di concorso B-19, B-20 e B-21), in servizio presso gli istituti alberghieri italiani, diversamente dai docenti degli altri istituti professionali e tecnici, hanno un registro personale per assegnare i voti, svolgono le lezioni in piena autonomia didattica come docenti unici (nel quadro orario del decreto del Presidente della Repubblica n. 87 del 2010 non sono previsti docenti laureati in compresenza, salvo due ore nel triennio finale), effettuano un consistente numero di lezioni in classe per sviluppare gli argomenti teorici della disciplina, necessari per acquisire le competenze previste dal profilo professionale, ove occorrono competenze di alto livello, che riguardano anche l'informatica e la lingua straniera; i docenti tecnico-pratici degli alberghieri partecipano a pieno titolo alle commissioni degli esami di Stato come membri interni, e come membri esterni (essendo la loro materia una delle due discipline oggetto della seconda prova scritta, come sancito dal decreto ministeriale 29 gennaio 2015, n. 10), e qualche volta come presidenti della commissione stessa; oltre alle tante attività identiche in tutto e per tutto a quelle svolte dai docenti laureati, negli istituti alberghieri si affiancano le numerose funzioni aggiuntive affidate agli insegnanti tecnico-pratici, tra le quali: vicario del dirigente scolastico, responsabile di plesso, responsabile di laboratorio, funzione strumentale (o coordinatore) dell'alternanza scuola-lavoro, funzione strumentale (o coordinatore) delle manifestazioni e dei concorsi, coordinatore di classe (in particolare nel triennio finale); il profilo professionale di tali docenti subisce un'ingiusta inferiore classificazione a livello retributivo (VI livello), rispetto a quello normalmente riconosciuto a docenti in servizio presso stesse istituzioni scolastiche (VII livello), con funzioni identiche, in virtù di un'applicazione formale di disposizioni normative e contrattuali confliggenti con l'effettiva e concreta esplicazione della stessa funzione; come di tutta evidenza, la situazione determinatasi è assai grave e necessita di essere affrontata con massima urgenza, si chiede di sapere quali iniziative il Ministro in indirizzo ritenga di promuovere, al fine di garantire, in tempi rapidi, ai docenti tecnico-pratici delle classi di concorso B-19 "Laboratorio dei servizi di accoglienza turistica", B-20 "Laboratorio dei servizi enogastronomici-cucina" e B-21 "Laboratorio dei servizi enogastronomici-bar sala e vendita", il riconoscimento di un inquadramento retributivo di VII livello, corrispondente alle mansioni svolte dai docenti con analoghe funzioni. Atto n. 4-01267 NASTRI Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro per i rapporti con il Parlamento e la democrazia diretta Premesso che: secondo quanto risulta da un articolo pubblicato il 4 febbraio 2019 dal quotidiano "Corriere della Sera", i provvedimenti governativi di attuazione in attesa di essere ancora emanati risultano, attualmente, essere 245, di cui più della metà previsti dalla legge di bilancio per il 2019 (legge n. 145 del 2018); al riguardo, proprio nella manovra economica 2019 del Governo Conte, i decreti attuativi previsti, nella versione approvata dal Consiglio dei ministri (che regolano i dettagli delle norme contenute nelle leggi e nei decreti-legge, essendo cosiddette di secondo livello) erano soltanto 40, mentre nel corso dell'esame in Parlamento il numero si è moltiplicato per quattro; secondo gli esperti legislativi e parlamentari, evidenzia ancora il medesimo articolo, il numero dei decreti attuativi è direttamente proporzionale alla difficoltà dell'esame parlamentare, ed infatti proprio nel corso dell'ultima legge di bilancio, approvata soltanto dopo una lunga trattativa con la Commissione europea, in cui si sono manifestate evidenti difficoltà politiche, organizzative e procedurali nell'ambito delle decisioni del Governo e della maggioranza nella definizione complessiva del testo, i decreti attuativi sono aumentati in maniera esponenziale; gli altri decreti attuativi in attesa di essere emanati, che rientrano all'interno di provvedimenti già approvati o in corso di approvazione del Parlamento, prosegue il "Corriere della Sera", risultano essere 24 per il decreto cosiddetto reddito di cittadinanza e quota 100, 40 per il cosiddetto decreto Genova, 9 per il cosiddetto decreto sicurezza, 5 per il cosiddetto decreto Carige e 6 per il cosiddetto decreto semplificazioni; dall'inizio del suo insediamento il Governo Conte ha ereditato dai Governi precedenti un totale di 641 decreti attuativi in attesa di emanazione, il cui ritardo ha di fatto rallentato l'effettiva introduzione di norme attese dal sistema Paese, finalizzate a sostenere l'economia italiana; a giudizio dell'interrogante, i ritardi descritti (stante anche l'abitudine di interpretare i termini per l'adozione come non perentori, anche a prescindere dalla condivisione politica dei contenuti) determinano gravi effetti sul sistema socioeconomico e produttivo del Paese, considerato che tali disposizioni applicative risultano fondamentali per l'attuazione concreta delle norme contenute nei disegni di legge o nei decreti-legge; porre in essere ogni iniziativa volta a velocizzare i meccanismi di emanazione di tali decreti attuativi, appare dunque all'interrogante urgente e necessario, si chiede di sapere quali iniziative il Governo intenda intraprendere, al fine di velocizzare il meccanismo di emanazione dei decreti attuativi, i cui ritardi rischiano di produrre l'effetto di una sostanziale abrogazione della norma legislativa. Atto n. 4-01268 IANNONE Al Ministro dell'interno Premesso che, a quanto risulta all'interrogante: in data 8 novembre 2018 la Regione Campania pubblicava sul sito "Regione informa" un avviso pubblico per la selezione dei rappresentanti delle associazioni e degli organismi, quali componenti dell'Osservatorio regionale sui beni confiscati, come da art. 6 della legge regionale della Campania 16 aprile 2012, n. 7, con termine per la presentazione il 30 novembre 2018; tale avviso non è da ritenersi una manifestazione selettiva, in quanto aperta ai soggetti in possesso dei requisiti, oltre a prevedere una riapertura temporale periodica secondo la normativa di riferimento; veniva richiesto tra i requisiti di avere da statuto o atto costitutivo da almeno 5 anni la finalità di promozione del riutilizzo dei beni confiscati e tale requisito risulta essere maggiormente stringente per l'individuazione degli organismi rispetto a quanto previsto dalla stessa legge regionale, e successive modificazioni e integrazioni; il centro nazionale sportivo "Fiamma" inviava il 30 novembre 2018, come previsto via Pec, la documentazione come da formulario dell'avviso pubblico e tale formulario includeva l'autocertificazione in merito allo statuto o atto costitutivo; lo stesso centro nazionale sportivo Fiamma rinviava in data 11 dicembre 2018, sempre attraverso Pec, la documentazione, completata da un'istanza nella quale si motivava il rinvio, oltre ad allegare documentazione integrativa, nello specifico il 30 novembre 2018 l'Agenzia nazionale beni confiscati risultava essere sotto attacco informatico, infettando a sua volta associazioni aventi rapporti con l'Agenzia e il virus informatico aveva causato blocchi alla casella Pec. Si suppone infine che i programmi di protezione della Regione abbiano bloccato l'originale Pec inviata in data 30 novembre 2018, riconoscendola come infetta; l'ufficio per il "Federalismo e la sicurezza integrata" regionale, competente per l'avviso, rispondeva in data 14 dicembre 2018, ritenendo di non accettare la documentazione richiesta in quando pervenuta in ritardo, ma aggiungeva tra i motivi ostativi il mancato requisito statutario; come precedentemente riferito, il format predisposto dall'avviso prevedeva una semplice autocertificazione e nel frattempo nessuna richiesta di integrazione o di acquisizione di documenti era stata richiesta; a seguito di una richiesta da parte del centro nazionale sportivo Fiamma di chiarimenti ai dirigenti responsabili del procedimento, veniva motivato l'acquisizione tramite internet dello statuto, evidente anomalia da parte di una pubblica amministrazione, oltre al fatto che non risulta mai pubblicato lo statuto del centro Fiamma sui portali internet ; veniva considerata in tutti i casi assorbente l'invio in ritardo della Pec, nonostante si tratti di una manifestazione d'interesse non selettiva e periodica; i requisiti maggiormente restrittivi di quello indicati dall'Assemblea legislativa regionale nella legge regionale di costituzione dell'Osservatorio regionale sui beni confiscati hanno causato l'acquisizione di solo 7 organismi regionali di cui 4 di questi incredibilmente rappresentati sempre dalla stessa persona fisica; tale indirizzo dirigenziale contraddice con ogni evidenza la conclamata volontà del Consiglio regionale campano circa la massima partecipazione dei soggetti attuatori alla condivisione delle azioni strategiche per l'utilizzo dei beni confiscati, si chiede di sapere quali iniziative urgenti il Ministro in indirizzo intenda promuovere affinché vengano a cessare comportamenti discriminatori volti ad escludere importanti soggetti impegnati, con ottimi risultati nello specifico settore, come il centro nazionale sportivo "Fiamma", dall'Osservatorio regionale sui beni confiscati alla criminalità organizzata. Atto n. 4-01269 IANNONE Al Ministro dell'interno Premesso che, a quanto risulta all'interrogante: la sera del 15 febbraio 2019 due banditi hanno fatto irruzione, armi in pugno e con il volto coperto, nella tabaccheria di via Michele Conforti a Salerno; i banditi hanno intimato al commesso di consegnare l'incasso colpendo alla testa la vittima con il calcio della pistola; nella rapina sono stati presi i soldi, circa un migliaio di euro, ed i rapinatori sono scappati via; sul posto sono intervenute le pattuglie della sezione Volanti, che hanno immediatamente dato il via alle indagini per individuare i responsabili della rapina, mentre il commesso della tabaccheria è stato portato al pronto soccorso dell'ospedale "San Giovanni di Dio e Ruggi d'Aragona" per essere medicato; le forze dell'ordine contano di acquisire le immagini delle telecamere presenti in zona per avere ulteriori elementi di indagine; la notizia ha fatto subito il giro della città e del web : tra i cittadini c'è chi manifesta la propria preoccupazione per i colpi in prossimità dell'orario di chiusura, soprattutto ai danni di tabacchi o supermercati come accadeva qualche tempo fa con una certa frequenza, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di questo grave fatto avvenuto nel pieno centro cittadino di Salerno e se intenda dotare di maggiori uomini e mezzi le forze dell'ordine per presidiare il territorio. Atto n. 4-01270 RAUTI Al Ministro dell'interno Premesso che: il Comune di Ponza (Latina) non ha un'organizzazione interna, né un affidamento esterno, per la riscossione dei tributi (Imu, Tari, Tasi, Icp, eccetera), dal febbraio 2017, data in cui è scaduto il contratto con la società esterna "PubbliAlifana"; il 10 agosto 2018, il Comune aveva annunciato, con delibera del Consiglio comunale, che avrebbe indetto una gara pubblica per l'appalto della riscossione dei tributi, ma sino ad oggi non esiste alcuna traccia di tale gara negli atti del Comune di Ponza e neppure in quelli della centrale unica di committenza con capofila il Comune di Lenola (Latina); considerato che: in tale condizione il Comune di Ponza non potrà essere in grado di emettere i ruoli del 2019 entro i termini di approvazione del bilancio preventivo di fine marzo 2019, a causa dei tempi tecnici necessari (almeno 5 mesi) per l'espletamento di un bando di gara; in materia di tributi, con delibera del Consiglio comunale n. 48 del 16 ottobre 2017, il Comune ha stabilito di affidare all'Agenzia delle entrate la gestione del coattivo, ma soltanto per le "sanzioni al codice della strada" e le "sanzioni amministrative", escludendo tutti gli altri tributi, che pur costituiscono il 90 per cento degli introiti; tenuto conto che: come è agli atti del Ministero dell'interno, l'ente comunale per ben tre volte, negli ultimi 30 anni, è stato oggetto di provvedimenti di commissariamento, e precisamente: nel 1987, nel 2003 (con reggenza) e nel settembre 2011 (a seguito dell'arresto del sindaco e di esponenti della Giunta, per un totale di 34 persone attualmente sotto processo); negli organismi comunali si registra la presenza di un assessore ed un consigliere coinvolti nelle vicende giudiziarie che, nel settembre 2011, portarono al citato commissariamento e destinatari della "costituzione in mora" rivolta al Comune dalla Corte dei conti nel luglio 2018, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di questa grave e pericolosa situazione in cui permane da troppo tempo il Comune di Ponza; quali immediate iniziative intenda adottare per riportare nel Comune di Ponza una corretta gestione istituzionale e finanziaria; se, infine, non ravvisi nell'attuale situazione dell'ente comunale i presupposti per procedere allo scioglimento dello stesso Consiglio comunale con conseguente ricorso ad un commissario prefettizio che ripristini la legalità e la correttezza nella gestione dell'isola. Atto n. 4-01271 FERRERO Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: nel comune di Quincinetto (Torino), al confine tra le regioni Piemonte e Val d'Aosta, una frana di circa mezzo milione di metri cubi di roccia e detriti ha ripreso a muoversi negli ultimi mesi con una certa intensità, costituendo un serio pericolo per l'autostrada A5 Torino-Aosta con potenziali ricadute anche sull'abitato; infatti l'Arpa Piemonte, che sta monitorando il movimento franoso dal 2012 attraverso indagini in cinque punti lungo il fronte della frana, ha ravvisato un moto abbastanza importante nell'ultimo periodo, classificato tra moto ordinario e accelerato; lo spostamento dei blocchi lapidei nel solo mese di dicembre 2018 è stato quantificato in 12 centimetri ed è avvenuto, con molta probabilità, a causa delle forti precipitazioni verificatesi nel periodo autunnale; le misurazioni dei movimenti sono state rilevate anche attraverso un sistema di monitoraggio in tempo reale messo in atto a partire dal mese di ottobre 2018 dallo stesso Comune; risulta che il sindaco di Quincinetto, preso atto della situazione, ha chiesto, già da dicembre 2018, alla SAV, società incaricata della gestione del tratto autostradale, di controllare autonomamente i cambiamenti e gli spostamenti della frana, provvedendo alla segnalazione del pericolo ai viaggiatori e alla predisposizione di un piano d'intervento in caso di necessità, che prevede anche la chiusura del tratto autostradale che corre parallelo alla montagna; dai monitoraggi eseguiti le rilevazioni non avrebbero ancora evidenziato anomalie tali da rendere necessaria la chiusura del tratto autostradale; tuttavia, in caso di necessità, si dovrà valutare anche la chiusura per i potenziali pericoli per gli automobilisti che quotidianamente transitano sulla A5 nella parte interessata dal movimento franoso; da circa due anni è attesa la corresponsione di 4 milioni di euro, da parte del Ministero competente, per garantire la sicurezza dell'area; il progetto è stato approvato dal Comune di Quincinetto, inviato alla Regione la quale lo ha invitato al RENDIS, ovvero il "repertorio nazionale difesa del suolo" del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, che lo ha approvato con atto integrativo di cui al provvedimento n. 56 del 23 febbraio 2018, come intervento urgente, e lo ha trasmesso alla Corte dei conti finanziato per 4 milioni di euro e registrato dalla Corte dei conti con repertorio n. 1-467 del 20 marzo 2018; si tratta di una grande opera per la messa in sicurezza di tutta l'area, attraverso un sistema di terrazzamenti antifrana, preceduta dalla realizzazione di una viabilità alternativa, necessaria anche per i cantieri che verranno allestiti; in merito al relativo accordo di programma 2010, FSC 2014-2020, di cui al piano operativo ambiente delibera CIPE 55/2016, terzo atto integrativo del 22 dicembre 2017, la Regione Piemonte, in una nota inviata alla Direzione generale per la salvaguardia del territorio e delle acque del Ministero dell'ambiente il 6 dicembre 2018, evidenzia che non risulta pervenuta sulla contabilità speciale n. 5647 la prima rata di acconto, prevista dalle procedure dei fondi FSC 2014-2020, e come tale ritardo non consentisse al presidente della Regione Piemonte, in qualità di commissario per la gestione dei relativi fondi, di attivare gli interventi previsti nel terzo atto integrativo anche a mezzo delega delle proprie funzioni commissariali al sindaco, si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo intendano adottare tutte le opportune iniziative di propria competenza, affinché siano formalmente concluse le procedure a livello ministeriale che permettano al commissario di agire per l'immediata messa in sicurezza dell'area, a garanzia dell'incolumità degli automobilisti che quotidianamente transitano sulla A5 Torino-Aosta, nella parte interessata dal movimento franoso di Quincinetto. Atto n. 4-01272 SICLARI Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e della salute Premesso che: la situazione della raccolta differenziata nella città di Reggio Calabria desta forti preoccupazioni, in quanto i lavoratori della ditta concessionaria del servizio di raccolta e smaltimento AVR, sul presupposto del mancato pagamento degli emolumenti stipendiali e delle altre spettanze, hanno sospeso il servizio in più occasioni ed hanno già proclamato varie giornate di sciopero; tale situazione si ripete in altre città italiane, soprattutto in Toscana (Pisa, Livorno e Firenze ad esempio) e, a quanto si apprende dagli organi di stampa, la problematica potrebbe derivare da crisi di liquidità della ditta concessionaria; si susseguono continui disservizi nell'espletamento del servizio a causa della controversia sindacale che ha raggiunto toni incandescenti, senza che le ordinarie procedure per calmare le agitazioni fra le parti sociali, anche in presenza di organi istituzionali delle prefetture territorialmente competenti, abbiano avuto esito positivo; tale situazione rischia di esasperare i cittadini, costretti a vivere in città invase dai rifiuti, situazione che potrebbe determinare una notevole criticità igienico-sanitaria, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza della situazione descritta in premessa; quali azioni, ciascuno per le proprie competenze, intendano adottare, al fine di prevenire le situazioni di pericolo per i cittadini, di tutelare i diritti e le legittime aspettative dei lavoratori addetti al servizio, in relazione alle spettanze economiche necessarie a garantire un'esistenza libera e dignitosa a loro ed alle loro famiglie, nonché, anche in via straordinaria e sostitutiva, al fine di impedire che si verifichi un'emergenza igienico-sanitaria. Atto n. 4-01273 SICLARI Ai Ministri dello sviluppo economico, del lavoro e delle politiche sociali e delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: la crisi del porto di Gioia Tauro (Reggio Calabria) è sotto gli occhi di tutti. Pur trattandosi di una delle più grandi infrastrutture portuali del mondo e sicuramente di uno snodo per il traffico merci commerciale di rilevantissima proporzione strategica, ad oggi la struttura non solo è palesemente sottoutilizzata (il riferimento è chiaramente al retro-porto non utilizzato se non per minima parte), ma addirittura, per la mancanza di chiare strategie industriali e di idonea programmazione, rischia costantemente l'ulteriore sottodimensionamento e la chiusura, con il personale, a più riprese, licenziato e riassunto; è evidente che occorra una presa di posizione da parte del Governo, considerata la rilevanza nazionale della questione, tanto in termini di utilizzo dell'infrastruttura, quanto in termini di difesa dei livelli occupazionali; in un momento congiunturale in cui si discute dell'analisi del rapporto tra costi e benefici delle grandi opere da completare ovvero da progettare ed appaltare, sicuramente quelle esistenti e strategiche devono essere salvate e salvaguardate, si chiede di sapere: quali azioni i Ministri in indirizzo intendano adottare al fine di superare il conflitto tra Medcenter e MSC che paralizza la funzionalità del porto di Gioia Tauro, di tutelare i diritti e le legittime aspettative dei lavoratori e di salvaguardare i livelli occupazionali; quali azioni intendano adottare, anche in via straordinaria e sostitutiva, per impedire la crisi irreversibile del porto ed anzi per rilanciarne il ruolo strategico e le potenzialità indiscusse e finora poco sfruttate; se non ritengano opportuno istituire un tavolo tecnico con i soggetti competenti, al fine di risolvere le problematiche del porto di Gioia Tauro e rilanciare la funzionalità dell'infrastruttura. Atto n. 4-01274 SICLARI Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: come segnalato più volte dall'interrogante, dai civici consessi delle città di Messina e di Villa San Giovanni e dalle organizzazioni sindacali del settore trasporti, la continuità territoriale nello stretto di Messina è connessa alla fruizione di un diritto costituzionale ma è oggi limitato di fatto al solo traghettamento dei treni a lunga percorrenza da e per la Sicilia con un sistema vetusto e disorganizzato; l'unico mezzo disponibile per espletare il servizio essenziale è la nave "Scilla" costruita nel lontano 1985 in quanto: la gemella nave traghetto "Villa" è ferma per lavori da agosto 2018; la nave "Logudoro", dopo gli ingenti investimenti per la ristrutturazione, giace inoperosa da anni; la nuova nave traghetto "Messina" continua a essere causa di disservizi per i numerosi errori costruttivi che si sono manifestati sin dalla messa in servizio nello stretto. Quest'ultima al momento è ferma per problemi alle turbine di due propulsori, ennesima sosta per guasti che in una nave di nuova costruzione dovrebbero insinuare più di qualche dubbio. Le disfunzioni all'automazione dei propulsori e la rottura delle frizioni, unite alla potenza insufficiente per la tipologia del servizio richiesto, hanno impedito la costante fruizione della nuova unità navale che, quando possibile, riesce a navigare solo grazie alla professionalità dei comandanti e degli equipaggi, costretti ad adattarsi e superare le inefficienze che si presentano con allarmante frequenza; a tutto ciò si aggiunge il paradosso che Rete ferroviaria italiana avrebbe commissionato una seconda nave gemella del mal riuscito "Messina". Vista l'esperienza, la logica imporrebbe di apportare fondamentali modifiche, considerato che la nuova unità sarà impiegata in un servizio essenziale e che per costruirla si spendono soldi pubblici; ad oggi il sistema ferroviario offre all'utenza soprattutto siciliana, ma anche calabrese e nazionale, treni obsoleti su navi datate; a risentirne di più, come sempre, sono le categorie svantaggiate, le persone a mobilità ridotta, che non possono permettersi il cambio di mezzi. Tutto sembra organizzato per rendere invivibile il trasporto ferroviario a lunga percorrenza e convincere gli utenti ad accettare la "rottura di carico" che prevede di scendere dal treno, attraversare lo stretto a piedi con i mezzi veloci (destinati all'utenza pendolare) e riprendere il treno nella sponda opposta; tale situazione rappresenta un inaccettabile salto indietro nel tempo, la solita soluzione al risparmio propagandata come modernizzazione del sistema che nei fatti si riduce all'ennesimo taglio delle sovvenzioni per il trasporto ferroviario nel Meridione d'Italia, mentre da Roma a Milano si viaggia nella futuristica "Frecciarossa"; da organi di stampa si è appreso che ben 31 milioni di euro costituirebbero la somma di denaro non spesa per la continuità territoriale. Ad oggi, quindi, la situazione assume delle connotazioni a giudizio dell'interrogante grottesche: da un lato il sistema non funziona ed i tempi di percorrenza sono lunghissimi, dall'altro sembrerebbe che i fondi per la continuità territoriale siano spesi male o addirittura non spesi; è evidente che il Governo, oltre a dover riferire compiutamente dando completa rendicontazione del se e come i fondi per continuità territoriale siano stati spesi o non spesi, debba prendere impegni seri e precisi per garantire la continuità territoriale, anche in assenza o comunque in attesa di un servizio consono, con misure sostitutive che prevedano tariffe agevolate, almeno per i residenti dei territori disagiati o quantomeno per le fasce deboli, utilizzando in via provvisoria e temporanea le risorse della continuità territoriale che provengono come è noto dall'Unione europea e che sono serviti e servono quale volano economico per tutte le aree disagiate e depresse, si chiede di sapere: quale sia il dettaglio di spesa dei fondi per la continuità territoriale da e per la Sicilia negli ultimi 5 anni e la programmazione futura; quali azioni il Ministro in indirizzo intenda adottare al fine di garantire la continuità territoriale; in particolare se, in attesa di un servizio di continuità territoriale efficiente, sia disponibile ad utilizzare i fondi per il medesimo servizio per consentire la mobilità da e per la Sicilia con soluzioni alternative di mobilità a tariffe agevolate. Atto n. 4-01275 ASTORRE CIRINNA' Ai Ministri dello sviluppo economico e del lavoro e delle politiche sociali Premesso che, a quanto risulta agli interroganti: la Rai utilizza servizi di manovalanza e trasporto all'interno dei propri studi televisivi per esigenze funzionali alla produzione televisiva, per importi di alcuni milioni di euro all'anno; tali servizi vengono affidati a seguito di svolgimento di gare pubbliche, ai sensi del codice degli appalti (di cui al decreto legislativo n. 50 del 2016); per quanto concerne i servizi di manovalanza e trasporto per il centro produzione di Roma, a luglio 2015, il consiglio di amministrazione della Rai ha approvato l'aggiudicazione definitiva della gara europea per l'affidamento dei servizi per un valore complessivo di 19 milioni di euro, suddiviso in 6 lotti; i contratti sono stati formalizzati a febbraio 2016 e, essendo di durata pari a tre anni, sono scaduti il 12 febbraio 2019; ad oggi non risulta la pubblicazione del nuovo bando di gara sulla Gazzetta Ufficiale dell'Unione europea e non si ha alcuna notizia relativa alla nuova gara; gli attuali fornitori di tale servizio sono stati fatti oggetto, dopo diverse segnalazioni del circolo tematico del Partito democratico "Trasporto merci e logistica", di intervento ispettivo dell'Ispettorato territoriale del lavoro di Roma, il quale ha rilevato un'applicazione dei contratti di lavoro lesiva e limitativa dei diritti dei lavoratori. Invero, l'appalto vinto dal consorzio "Oversinerco" ha il contratto Unicoop, anziché il contratto collettivo della Cgil Cisl Uil/Confetra- centrali cooperative, costituenti le organizzazioni sindacali di settore comparativamente più rappresentative sul piano nazionale; quanto detto si pone in evidente contrasto con la realtà. Inoltre, con la nota inviata al circolo del Partito democratico dal direttore acquisti Rai, in data 5 ottobre 2018, in risposta ad una precedente comunicazione in cui tale anomalie contrattuali venivano riscontrate, l'azienda radiotelevisiva ha riconosciuto, pro futuro , l'inderogabilità di formalizzare rapporti contrattuali come previsti dalla normativa vigente. Tanto è vero che, in un passaggio, è possibile leggere che "la lex specialis (Bando e Disciplinare) di gare aventi ad oggetto i citati servizi (ovvero facchinaggio e trasporto) riporteranno espressamente che il Fornitore aggiudicatario dovrà applicare al personale impiegato nello svolgimento dei servizi, il contratto collettivo nazionale e territoriale in vigore per il settore e per la zona nella quale si eseguono le prestazioni di lavoro, stipulato dalle associazioni dei datori e dei prestatori di lavoro, comparativamente più rappresentative sul piano nazionale, secondo quanto previsto dall'articolo 30, comma 4, del D. Lgs. 50/2016"; già nella XVII Legislatura della questione erano stati investiti il Ministro del lavoro e delle politiche sociali e il presidente della XI Commissione permanente (Lavoro pubblico e privato) della Camera dei deputati, i quali, pur con diverse sfumature, avevano fortemente stigmatizzato l'utilizzo spregiudicato che questa tipologia contrattuale sta determinando, oltre ad un visibile abbassamento dei salari, anche quella dei diritti, in virtù del fatto che questo contratto non prevede la clausola sociale nei cambi di appalto; a seguito di tali ispezioni è atteso, nella riformulazione del bando di gara, l'inserimento della corretta dicitura per l'applicazione da parte dei concorrenti del contratto della logistica maggiormente rappresentativo del settore, al fine di migliorare il trattamento economico e sociale di lavoratori che da molti anni lavorano presso la Rai; in quanto azienda a capitale interamente pubblico, i comportamenti adottati in Rai rappresentano un benchmark per molte aziende del settore privato; la mancata applicazione presso la Rai del contratto maggiormente rappresentativo della logistica, ha fatto sì che in questi anni anche numerose aziende private si sentissero libere di applicare contratti minori e dalla dubbia rappresentatività, generando una reazione a catena che ha fortemente indebolito le tutele e i trattamenti economici dei lavoratori di settore; il contratto stipulato dopo l'ultima gara europea per i servizi della logistica in Rai risulta essere scaduto il 12 febbraio 2019; non è al momento stato pubblicato il nuovo bando di gara per l'assegnazione dei servizi di manovalanza e trasporto all'interno della sede di Roma, si chiede di sapere se e quali iniziative di competenza il Ministro in indirizzo intenda adottare al fine di rafforzare le tutele e il trattamento economico dei lavoratori impiegati nelle sedi dell'emittente televisiva pubblica, tenuto conto che andrebbe promosso un bando di gara che privilegi i concorrenti che applicano il contratto della logistica, stipulato dalle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative sul piano nazionale, anche in considerazione del fenomeno delineato. Atto n. 4-01276 AIMI Ai Ministri dell'interno e degli affari esteri e della cooperazione internazionale Premesso che: la presenza della mafia nigeriana in Emilia-Romagna e nel Nord Italia sembra essere purtroppo ormai da tempo assodata. I frequenti arresti di giovani nigeriani (alcuni dei quali richiedenti asilo), in particolare per spaccio di droga, come l'ultimo in ordine di tempo avvenuto a Modena, sembrano essere un campanello d'allarme chiaro e da non sottovalutare rispetto all'esistenza di una vera e propria organizzazione criminale; il quarto rapporto trimestrale sulle aree settentrionali per la presidenza della Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno mafioso, a cura dell'osservatorio sulla criminalità organizzata dell'università degli studi di Milano, ha dedicato ampio spazio alla mafia nigeriana, sottolineando anche un'accresciuta offensività dei clan nigeriani soprattutto in Emilia-Romagna; nel rapporto si evidenzia come le aree maggiormente interessate dal fenomeno siano Piemonte e Lombardia ma si sottolinea anche che "la criminalità organizzata nigeriana presenta un buon livello di penetrazione e presenza anche in Liguria, Emilia-Romagna e Veneto (…) L'Emilia Romagna ha anch'essa una numerosa comunità nigeriana residente. Le organizzazioni criminali centrafricane vi operano in diversi settori, dal traffico di sostanze stupefacenti alla ricettazione, fino alla tratta di esseri umani finalizzata allo sfruttamento della prostituzione e al lavoro nero; e sono principalmente insediate nei territori di Bologna, Reggio Emilia, Modena, Ravenna e Rimini, anche se, proprio per la struttura reticolare, se ne ha una presenza diffusa sull'intero territorio della regione"; si legge inoltre: "In questo quadro resta da sottolineare la particolare situazione venutasi a creare nella città di Ferrara, dove una forte comunità nigeriana ha avuto un momento importante di espansione sul finire del primo decennio degli anni duemila. Diverse indagini hanno infatti evidenziato come il mercato della cocaina sul territorio ferrarese sia gestito da uomini di nazionalità nigeriana, confermando anche qui il più volte citato legame esistente tra sfruttamento della prostituzione e traffico di droga. Gli uomini nigeriani organizzerebbero e gestirebbero cioè il traffico della cocaina, grazie anche ai proventi che le mesdames nigeriane ricavano dallo sfruttamento della prostituzione"; diverse inchieste giornalistiche, tra l'altro, hanno trattato proprio del radicamento della mafia nigeriana sul territorio dell'Emilia-Romagna. Esiste infatti più di una relazione, anche recente, che ben descrive la presenza del fenomeno in città; già 10 anni fa, infatti, il rapporto sulla criminalità in Italia del Ministero dell'interno parlava dell'Emilia-Romagna come una delle regioni più coinvolte dalla malavita africana. In particolare, negli anni '80, erano state riscontrate nel Nord Italia "isolate presenze di comunità nigeriane" che, negli anni, sono diventate più fitte e organizzate, confermando la presenza di un "reticolo criminale organizzato" con caratteristiche di tipo mafioso, e operante soprattutto nel campo degli stupefacenti e dello sfruttamento della prostituzione; nel 2017, anche la Regione ha ritenuto necessario approfondire ulteriormente lo studio sulla presenza della mafia nigeriana sul suo territorio, attraverso l'osservatorio regionale sui fenomeni connessi al crimine organizzato mafioso; con l'aumento degli sbarchi negli ultimi anni, sono inoltre approdati sul territorio italiano migliaia di nigeriani richiedenti asilo, situazione che, a parere dell'interrogante, deve essere altamente monitorata in relazione ai fenomeni descritti; occorre, a parere dell'interrogante, prestare fortissima attenzione anche alle potenziali infiltrazioni jihadiste legate a Boko Haram, poiché non si può definitivamente e totalmente escludere che i proventi del traffico di droga finiscano per finanziare organizzazioni terroristiche, si chiede di sapere: quali iniziative di competenza i Ministri in indirizzo abbiano intrapreso o intendano intraprendere per contrastare la presenza della mafia nigeriana nel nostro Paese; se intendano valutare di stipulare accordi bilaterali con la Nigeria al fine di individuare soluzioni per lo smantellamento della rete della mafia nigeriana e per imporre che gli appartenenti alla rete mafiosa e gli spacciatori parte di questa rete, individuati sul territorio nazionale, vengano immediatamente rimpatriati e scontino la loro pena nel Paese di origine. Atto n. 4-01277 IANNONE Al Ministro della salute Premesso che: una campagna è stata promossa dal presidente della federazione nazionale ordini dei medici chirurghi e odontoiatri nonché presidente dell'ordine medici di Bari, Filippo Anelli, in risposta alle richieste di autonomia di Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna; il rischio di gravissime ricadute sulla salute dei cittadini è stato denunciato attraverso manifesti affissi in molte città italiane; la campagna punta ad alzare l'attenzione sulle possibili conseguenze del regionalismo differenziato: una questione che rischia di passare inosservata e che invece potrebbe avere conseguenze sull'unità nazionale e sull'uguaglianza dei cittadini nell'accesso al diritto alla salute; la campagna è accompagnata dall' hashtag "Sì al SSN", che richiama il Servizio sanitario nazionale e i suoi valori di equità, uguaglianza e solidarietà come baluardo conto derive che potrebbero produrre cittadini italiani di serie A e cittadini italiani di serie B in alcuni ambiti come la sanità, a seconda della regione in cui vivono, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo ritenga che la preoccupazione dei professionisti della salute di fronte a una riforma poco trasparente e i relativi timori che essa possa minare il principio di solidarietà del sistema sanitario nazionale nel suo complesso siano fondati; se reputi fondamentale che il sistema sanitario possa continuare a garantire i livelli essenziali delle prestazioni, da cui dipendono imprescindibili diritti sociali e civili dei cittadini. Atto n. 4-01278 DESSI' SANTILLO RICCARDI L'ABBATE DI NICOLA LOMUTI CASTELLONE Ai Ministri delle infrastrutture e dei trasporti e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Premesso che il Comune di Porto Cesaraeo (Lecce), in data 28 giugno 2018, ha affisso all'albo pretorio "Avviso di pubblicazione domanda di concessione demaniale marittima" (prot. n. 15361) relativamente alla richiesta della dottoressa Elsa Valeria Mignone, presentata per conto proprio e degli altri soggetti interessati, tesa ad ottenere il rilascio della concessione per un'area demaniale marittima di circa 42,60 metri quadrati, in località Scalo di Furno-Bacino grande, allo scopo di mantenere una porzione di fabbricato a tre piani e relativo giardino di pertinenza; considerato che, per quanti risulta agli interroganti: la richiedente a tutt'oggi è proprietaria dell'immobile costruito in parte su suolo demaniale; la proprietaria stessa in data 6 novembre 2018 ha inoltrato, alla Capitaneria di porto di Gallipoli, alla Direzione regionale Puglia e Basilicata dell'Agenzia del demanio, al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e al Provveditorato di Bari (ufficio genio civile), una richiesta di sollecito alla conclusione dell'istanza di sdemanializzazione presentata con nota del 21 dicembre 1978 e acquisita in pari data al protocollo della Capitaneria di porto di Gallipoli; considerato inoltre che, per quanto risulta: si apprende dalla richiesta di sollecito che dopo 41 anni si insiste ancora nell'ottenere la sdemanializzazione; risulta che l'immobile, costruito all'interno del sito archeologico di Scalo di Furno-Bacino grande, area di grande pregio ambientale sottoposta a vincolo di inedificabilità assoluta, disti 76 metri dal nucleo centrale del sito stesso e 13 metri dal mare; la dottoressa Mignone è procuratore aggiunto presso la Procura della Repubblica di Lecce presso la quale è preposta, tra l'altro, al perseguimento dei reati ambientali, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti sopra esposti; se, nell'ambito delle proprie competenze, vogliano valutare l'opportunità di adottare iniziative in relazione a quanto descritto; se e quali iniziative, nei limiti delle proprie attribuzioni, intendano assumere, al fine di arrestare il fenomeno dell'abusivismo edilizio e della cementificazione selvaggia, che arreca gravi danni al territorio, all'ambiente, alla convivenza civile e al concetto stesso di legalità. Atto n. 4-01279 BARBARO Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: Consap SpA, Concessionaria servizi assicurativi pubblici, interamente partecipata dal Ministero dell'economia e delle finanze, è stata costituita nel 1993 per scissione dall'Istituto nazionale delle assicurazioni (INA), a seguito della sua privatizzazione; alle iniziali attività ereditate dall'INA, in particolare la gestione dei fondi di garanzia e solidarietà, se ne sono poi aggiunte numerose altre, attribuite a Consap per legge, per concessione o per convenzione in quanto attinenti alle finalità istituzionali della società per i loro aspetti pubblicistici; Consap è stata configurata come società per azioni proprio per assicurare lo svolgimento di tali compiti con criteri di efficacia, efficienza ed economicità. Consap, come testimonia il suo acronimo, svolge, in regime di concessione, servizi assicurativi pubblici volti, in linea di massima, alla copertura dei "rischi della collettività" che non possono essere risarciti dai normali meccanismi contrattuali; considerato che: Consap SpA, società sottoposta al controllo contabile della Corte dei conti, svolge numerose altre attività e funzioni di interesse pubblico di particolare complessità, rivolte ad assicurare la pronta soddisfazione delle istanze avanzate da vittime, consumatori o utenze e può ricevere direttamente in affidamento dalle pubbliche amministrazioni fondi e attività da gestire per conto dello Stato, sempre a vantaggio della collettività; per lo svolgimento di tali servizi Consap SpA si avvale di acquisti di forniture e servizi esterni per gli anni 2018-2019 ed eventuali annualità successive per un totale di 12.648.710,36 euro; nonostante la normativa in tema di trasparenza e pubblicità di cui alla legge n. 190 del 2012 e successivi decreti attuativi, da una sommaria ricerca è emerso che i dati pubblicati nella sezione "amministrazione trasparente" della Consap non risultano né completi né tantomeno aggiornati, in particolare nella sezione bandi di gara e contratti; a giudizio dell'interrogante sarebbe opportuno avviare un controllo peculiare e nel contempo verificare con solerzia tutti gli atti prodotti, anche al fine di esortare la stessa Consap al rispetto della normativa e all'obbligo di trasparenza, in tema tanto di rendicontazione che di affidamento di commesse e forniture, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo non ritenga necessario approfondire la rendicontazione contabile Consap, in particolare gli impegni di spesa complessivi desunti per i servizi (come ad esempio quelli di portierato e di pulizia) in rapporto agli importi di aggiudicazione della gara; se non ritenga utile assumere iniziative a tutela dei lavorati delle società aggiudicatarie, laddove emergano anomalie; se sia stata attivata, a seguito dei solleciti dell'ANAC, una ricognizione presso tutte le società controllate al fine di verificare l'osservanza delle regole in materia di trasparenza e di prevenzione della corruzione, come previsto dalla legge; se intenda avviare un controllo su Consap SpA per accertare il rispetto della normativa vigente. Atto n. 4-01280 CIRIANI Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Premesso che: nel mese di aprile 2018, oramai piu? di 10 mesi fa, e? stato arrestato per possesso di marijuana, all'aeroporto di Colombo, in Sri Lanka, il giovane Antonio Consalvo, di Pordenone; a quanto si apprende dai quotidiani la famiglia non riesce ad avere contatti diretti con il figlio, fatta eccezione per la prima telefonata in cui il giovane comunicava di essere stato arrestato; i pochi contatti ad oggi, infatti, sono avvenuti per il tramite dell'ambasciata locale; le condizioni detentive sono disumane (si parla di celle con 80 detenuti, costretti a dormire per terra e a dipendere da familiari e conoscenti per il cibo necessario al sostentamento); lo Sri Lanka non ha accordi con l'Italia che permettano al ragazzo di scontare la pena nel nostro Paese; la famiglia non ha piu? avuto notizie dall'avvocato d'ufficio dal 25 gennaio 2019; il 13 febbraio era prevista un'udienza per protrarre la custodia cautelare, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della situazione del nostro connazionale così come rappresentata dalla madre del ragazzo arrestato; quali misure intenda adottare per garantire un giusto, rapido ed equo processo ed un trattamento umano al detenuto, e per permettere alla famiglia di avere notizie e contatti tempestivi e costanti al fine anche di alleviare l'angosciosa incertezza sulla sorte del figlio. Atto n. 4-01281 PUGLIA VACCARO ANGRISANI DONNO LANNUTTI CORRADO ANASTASI NATURALE Ai Ministri dell'economia e delle finanze e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Premesso che: su un'area molto vasta del territorio del comune di Praia a Mare, località turistica in provincia di Cosenza, sono stati edificati numerosi fabbricati nel corso degli ultimi 70 anni, molti dei quali prima degli anni '70, su un'area originariamente appartenente al demanio pubblico; l'area interessata investe un territorio complessivo pari a complessivi 18 ettari, identificati (alla data di promulgazione della legge 8 aprile 1983, n. 113) al catasto terreni del Comune ai fogli 29, 41 e 42; con l'intento di risolvere il problema annoso, è stata promulgata la legge 8 aprile 1983, n. 113, chiamata proprio "legge Praia", che all'articolo 1 dispone "In deroga all'articolo 12 della legge 24 dicembre 1908, n. 783, e successive modificazioni, è autorizzata la vendita a trattativa privata a favore del comune di Praia a Mare del compendio demaniale marittimo, da trasferirsi al patrimonio dello Stato con decreto del Ministro della marina mercantile di concerto con il Ministro delle finanze, ricadente nel comune suddetto"; l'articolo 3, tra l'altro, ha disposto testualmente che "La vendita di cui all'articolo 1 è condizionata dall'obbligo del comune di Praia a Mare a: 1) vendere a trattativa privata i lotti di terreno di cui alla lettera a) del precedente articolo 2 ai singoli occupanti e concessionari, i quali, alla data del 1° dicembre 1981, abbiano realizzato sui terreni medesimi opere stabili e durature e comunque di non facile sgombero, sempre che le opere stesse siano conformi alle prescrizioni dello strumento urbanistico"; considerato che: il Comune, dopo una definizione transattiva circa il compenso dovuto per l'acquisto dal demanio pubblico della suddetta area, ha stipulato in data 22 aprile 2016 con l'Agenzia del demanio un contratto di compravendita; a seguito della stipula è sorta una diatriba sulla sua validità, che ha coinvolto alcuni notai e l'amministrazione comunale. In particolare, è stato sostenuto da alcuni professionisti incaricati della stipula degli atti di acquisto da parte dei soggetti giuridici privati, proprietari dei fabbricati costruiti sull'area precedentemente appartenente al demanio pubblico, che l'atto di provenienza, ovverosia l'atto di acquisto del relativo terreno, fosse affetto da nullità per carenza dell'indicazione, nell'atto pubblico relativo, degli estremi urbanistici; più approfonditamente, è stato sostenuto che, considerati gli sviluppi normativi dall'entrata in vigore della "legge Praia" ad oggi, l'atto pubblico di acquisto dal demanio pubblico, stipulato in data 22 aprile 2016, dovesse necessariamente contenere una riserva sul diritto di superficie dei fabbricati ormai costituitosi ex lege a favore degli occupanti; al contrario, in mancanza della suddetta riserva in atto, in virtù del principio di accessione sancito dall'articolo 934 del codice civile, l'area demaniale oggetto della compravendita si sarebbe dovuta trasferire unitamente ai fabbricati su di essa esistenti, ma la mancata indicazione degli estremi urbanistici degli immobili edificati avrebbe reso l'atto completamente nullo, con la conseguenza che tutti gli atti dispositivi successivi sarebbero affetti dal medesimo vizio di invalidità insanabile. Tale lettura e interpretazione giuridica della fattispecie riposerebbe sul combinato disposto dell'art. 932 del codice civile, dell'art. 40 della legge 28 febbraio 1985, n. 47, e dell'art. 47 del decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380; in particolare, il comma 2 dell'articolo 40 della legge n. 47 del 1985 sancisce che "Gli atti tra vivi aventi per oggetto diritti reali, esclusi quelli di costituzione, modificazione ed estinzione di diritti di garanzia o di servitù, relativi ad edifici o loro parti, sono nulli e non possono essere rogati se da essi non risultano, per dichiarazione dell'alienante, gli estremi della licenza o della concessione ad edificare o della concessione rilasciata in sanatoria ai sensi dell'articolo 31 ovvero se agli stessi non viene allegata la copia per il richiedente della relativa domanda, munita degli estremi dell'avvenuta presentazione, ovvero copia autentica di uno degli esemplari della domanda medesima, munita degli estremi dell'avvenuta presentazione e non siano indicati gli estremi dell'avvenuto versamento delle prime due rate dell'oblazione di cui al sesto comma dell'art. 35"; considerato ancora che: il Comune di Praia a Mare, anche allo scopo di risolvere l'annosa problematica, asserisce che non sussistono problemi giuridici in ordine all'atto di provenienza delle particelle interessate e che, per gli effetti, possono stipularsi senza alcun rischio gli atti di compravendita dei terreni da parte dei cittadini occupanti, in conformità al disposto dell'articolo 3 della legge n. 113 del 1983; la maggior parte dei soggetti interessati ha già provveduto al pagamento delle somme dovute, in conformità agli articoli 2 e 3 della legge, obbligandosi irrevocabilmente con il Comune già prima del 22 aprile 2016, con apposita scrittura privata, ad acquistare, ciascuno per quanto di propria spettanza, i lotti di terreno rispettivamente occupati; considerato infine che la situazione di incertezza giuridica coinvolge migliaia di persone e famiglie che attendono ormai da anni, in applicazione della "legge Praia", di regolarizzare la propria posizione giuridica di proprietari dei fabbricati edificati al di sopra di un terreno che ora è di proprietà del Comune. Sarebbe, pertanto, a parere degli interroganti auspicabile un intervento istituzionale per fare chiarezza sulla vicenda, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti; se, nell'ambito delle proprie competenze, vogliano valutare l'opportunità di adottare dei provvedimenti allo scopo di tracciare le linee guida utili per chiarire la situazione d'incertezza che si è generata intorno all'interpretazione della legge n. 113 del 1983 e al conseguente atto di acquisto del territorio, pari a 18 ettari, originariamente appartenente al demanio pubblico marittimo poi traferito al patrimonio dello Stato, da parte del Comune di Praia a Mare. Atto n. 4-01282 BALBONI Al Ministro dell'interno Premesso che: nella notte tra sabato 16 e domenica 17 febbraio 2019 nel quartiere "GAD" di Ferrara circa 40 africani hanno posto in essere una sommossa, rovesciando cassonetti e rifiuti in mezzo alla strada per bloccare il traffico e fronteggiando con minacce e insulti le forze dell'ordine intervenute per ristabilire l'ordine pubblico; per nulla intimoriti dalla forza pubblica, il gruppo di facinorosi ha mantenuto l'atteggiamento provocatorio e violento come a dimostrare che nel quartiere l'autorità dello Stato non esiste più; solo dopo diverse ore il gruppo di africani decideva di desistere; l'episodio non è degenerato in scontro aperto con la Polizia soltanto perché le forze dell'ordine si sono limitate a controllare a distanza i manifestanti, evitando di intervenire; al termine della sommossa, nessuno dei delinquenti e dei facinorosi che l'hanno posta in essere è stato arrestato e fermato, confermando in tal modo nei manifestanti la convinzione di poter agire in piena impunità; questo è soltanto l'ennesimo episodio di una escalation che va avanti da anni e che ha portato progressivamente al controllo di un intero quartiere della città di Ferrara, il GAD appunto, da parte di agguerrite e ben strutturate bande di extracomunitari, prevalentemente africani ed in particolare di nazionalità nigeriana, che ormai possono delinquere impunemente mediante un metodo mafioso, spacciando droghe alla luce del giorno e gestendo ogni genere di affare illecito, compreso lo sfruttamento della prostituzione; queste bande di nigeriani, che sempre più spesso si affrontano con inusitata violenza per il controllo del territorio, con conseguenze spesso sanguinose, sono composte in gran parte da persone che non avrebbero titolo per rimanere sul territorio italiano, ma che purtroppo non sono mai state allontanate o poste in grado di non delinquere; per anni l'amministrazione comunale ha tenuto un atteggiamento remissivo e giustificazionista nei confronti dell'illegalità diffusa che fin dall'inizio ha contraddistinto l'azione di queste bande, sostenendo che, soltanto in ragione del fatto di non essere italiani e di avere quindi una cultura diversa dalla nostra, nei confronti degli extracomunitari, soprattutto se di origine africana, bisognava essere tolleranti ed evitare forme di repressione che ne avrebbero evitato l'integrazione; il risultato di questa cultura politica a giudizio dell'interrogante aberrante è stato negli anni la conquista all'illegalità diffusa di una sempre più vasta zona della città, con la conseguenza che i cittadini per bene non possono più uscire tranquilli di casa e corrono ogni giorno il rischio di essere rapinati per strada, di essere coinvolti in risse di ogni genere, di vedere spacciare droga ai propri figli alla luce del sole e spesso sotto gli occhi impotenti della Polizia, che se anche riesce ad arrestare uno spacciatore, poco ore dopo se lo ritrova dov'era prima che continua il suo "lavoro" come niente fosse; il valore degli immobili dell'intera zona è negli anni crollato anche dell'80 per cento, vanificando i risparmi ed i sacrifici di migliaia di famiglie che hanno investito il frutto di una vita di lavoro nell'acquisto della loro casa; stessa sorte è toccata a centinaia di negozi ed esercizi pubblici, molti dei quali sono stati costretti a chiudere; ovviamente, nessuna donna di qualsiasi età può tranquillamente uscire di casa oltre una certa ora; considerato che, per quanto risulta all'interrogante: soltanto alla fine del 2017, dopo che per anni il sindaco Tiziano Tagliani si è fermamente opposto alla richiesta in tal senso di tutte le associazioni dei residenti e delle forze politiche di opposizione, è stato assegnato un piccolo contingente di militari dell'Esercito per il pattugliamento della zona, purtroppo ancora del tutto insufficiente; un autorevole esponente cittadino del PD recentemente si è persino spinto ad affermare in Consiglio comunale di aver più paura della divisa della Polizia che di uno spacciatore; l'assessore per la sicurezza del Comune, nel descrivere la sensazione di paura suscitata nei residenti dalla grave situazione dell'ordine pubblico, ha sempre parlato di "percezione soggettiva" di insicurezza e, appena una settimana fa, con sommo sprezzo del ridicolo, ha sostenuto che la situazione al GAD è migliorata; il sindaco Tagliani commentando i fatti di questi giorni ha superato il proprio assessore nello sprezzo del ridicolo affermando che quanto avvenuto è da mettere in relazione al recente "decreto sicurezza" approvato dal Parlamento, si chiede di sapere: quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda assumere per contrastare efficacemente la criminalità diffusa e riportare alla legalità nel quartiere GAD e in tutta Ferrara; se intenda attivarsi per garantire alle forze dell'ordine ed in particolare alla Questura di Ferrara, gravemente sotto organico da troppo tempo, la dotazione organica necessaria a fronteggiare questa grave emergenza; se intenda attivarsi per aumentare ad almeno 50 unità il contingente dell'Esercito impegnato nel pattugliamento della zona GAD; se intenda dare disposizioni urgenti affinché nella zona sia immediatamente garantito un presidio delle forze di polizia aperto 24 ore su 24; quali misure intenda porre in essere per allontanare dal territorio italiano tutti i clandestini che non hanno diritto di risiedervi e tutti gli stranieri che commettono reati o che comunque non dispongono legalmente dei mezzi necessari alla propria sussistenza. Atto n. 4-01283 CIRINNA' Ai Ministri delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo, della salute e dell'istruzione, dell'università e della ricerca Premesso che: anche per il 2019 sono aperte le adesioni degli istituti scolastici al programma "Latte nelle scuole", con una partecipazione attesa di circa 382.000 alunni, iniziativa finanziata dall'Unione europea e realizzata dal Ministro delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo in collaborazione con Ministero della salute e Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, che mira a promuovere il consumo di latte e prodotti lattiero-caseari rivolgendosi ai bambini tra i 6 e gli 11 anni; sul sito della campagna, nella sezione "FAQ" si legge: "D. I genitori di un bambino sono contrari all'assunzione di prodotti di origine animale. È possibile avere prodotti alternativi? R. No, i prodotti alternativi sono previsti unicamente per i bambini che hanno dichiarato allergie al latte e suoi derivati. È tuttavia facoltà del genitore non far partecipare il proprio figlio al programma, previa esplicita dichiarazione alla scuola; in tal caso il genitore sarà portato a conoscenza che ciò facendo escluderà il proprio bambino da un momento di condivisione e di convivialità con gli altri compagni di classe"; considerato che a giudizio dell'interrogante, quanto affermato sul sito internet , con i loghi dei Ministeri in indirizzo, risulta evidentemente discriminatorio ed è peraltro contrario alle linee guida di Ministero della salute-Regioni-Autonomie sulla refezione scolastica, dove è esplicitamente sempre prevista, e senza alcuna necessità di produrre certificato medico, la disponibilità della scelta di prodotti di origine non animale, si chiede di sapere quali iniziative i Ministri in indirizzo intendano intraprendere per prevedere alternative di bevande vegetali ai bambini vegani delle classi scolastiche coinvolte nel programma, e se intendano procedere ad una rettifica di quanto affermato sul sito internet "lattenellescuole". Atto n. 4-01284 BONINO Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Premesso che: tra il 23 e il 26 maggio 2019 si terranno in tutti gli Stati membri dell'Ue le elezioni per i membri del Parlamento europeo; almeno 330.000 Italiani risultano iscritti all'AIRE, come residenti nel Regno Unito e si stima che altri 300.000 vi siano temporaneamente domiciliati; nelle precedenti elezioni europee i cittadini italiani residenti nel Regno Unito, come negli altri Paesi dell'Unione europea, hanno potuto esercitare il diritto di voto attraverso la rete dei seggi organizzati nelle sedi consolari, ma l'annunciata uscita del Regno Unito dall'Unione europea li priverebbe di questa forma di esercizio dell'elettorato attivo, perché gli Italiani residenti in un Paese extra Ue, sulla base della normativa vigente, non possono votare con questa modalità per il Parlamento europeo; in un incontro organizzato presso il Consolato italiano a Londra, Luigi Vignali, direttore generale per gli Italiani all'estero della Farnesina, non ha escluso che il Governo possa decidere di conservare questo diritto di voto per canali consolari, anche in caso di uscita nel marzo 2019 del Regno Unito dall'Ue; nel Regno Unito, sia i cittadini britannici, sia gli altri cittadini europei vivono una condizione di totale incertezza rispetto ai termini e ai tempi del processo di uscita del Regno Unito dall'Unione europea, tra "uscita senza accordo", proroga dei termini dell'articolo 50 del Trattato sull'Unione europea, e nuovi negoziati tra Regno Unito e Unione europea; in data 6 febbraio, il Presidente del Consiglio dei ministri, il Ministro dell'interno e il Ministro degli esteri hanno ricevuto una lettera inviata con posta certificata dal cittadino italiano Claudio Radaelli, coordinatore del gruppo "+Europa" Londra, supportata dalle firme di oltre 1.000 cittadini italiani, sulle modalità con cui sarà o meno garantita la possibilità di esercitare il diritto di voto presso le sedi consolari da parte dei cittadini italiani residenti nel Regno Unito; in base all'articolo 3, comma 2 della nostra Costituzione: "È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese"; il costo del viaggio rappresenta per molti nostri connazionali un ostacolo all'esercizio del diritto di voto e quindi all'effettiva partecipazione di tutti i cittadini all'organizzazione politica del Paese; per ristabilire un diritto storicamente esercitato dalla comunità italiana nel Regno Unito non sarebbe necessario che un parziale e temporaneo adeguamento, vista l'obiettiva eccezionalità della situazione, dell'art. 3 del decreto-legge 24 giugno 1994, n. 408, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 1994, n. 483, per consentire in ogni caso, nel 2019, il voto ai cittadini italiani residenti nel Regno Unito attraverso la rete consolare; nel rispondere in data 13 febbraio 2019 ad analoga interrogazione alla Camera dei deputati (3-00511) il Ministro dell'interno ha dichiarato: "La competenza è del Ministero degli Affari esteri, però, per quello che è di mia competenza, rispondo dando la massima disponibilità e apertura, anche a rivedere eventuali normative, stante l'eccezionalità della situazione (…) Il Ministero dell'Interno ha intanto avviato gli adempimenti preliminari previsti dalla legislazione vigente pubblicando sulla Gazzetta Ufficiale il comunicato in cui si rende noto il periodo di votazione fissato dal Consiglio dell'Unione, dal 23 al 26 Maggio, e il termine del 7 marzo 2019, entro il quale gli elettori che si trovano temporaneamente in altro Stato dell'Unione per motivi di lavoro o studio possono fare domanda di voto nei seggi istituiti nei consolati", si chiede di sapere come il Ministro in indirizzo intenda procedere per garantire il diritto di voto alle elezioni europee dei cittadini residenti nel Regno Unito (complessivamente superiori all'1 per cento del corpo elettorale del nostro Paese) e con quale provvedimento e entro quali termini l'Esecutivo intenda adeguare la citata normativa. Atto n. 4-01285 FARAONE Al Ministro dell'interno Premesso che a quanto risulta all'interrogante: la situazione finanziaria in cui versano i liberi consorzi e le città metropolitane della Sicilia è assai grave, al punto di trovarsi nella condizione di non poter più fare fronte ai loro compiti istituzionali, di non poter pagare le retribuzioni del personale e di non poter onorare i debiti nei confronti dei fornitori, con gravi ripercussioni anche sul piano sociale; tale situazione ha quindi determinato il blocco totale dei servizi, con la conseguenza del blocco delle gare già avviate, principalmente per interventi su scuole e strade; tenuto conto che: dai liberi consorzi e dalle città metropolitane dell'isola, vengono assicurati per conto della Regione Siciliana importanti servizi scolastici per i disabili, tra i quali quelli relativi al trasporto, all'igiene personale e l'assistenza alla comunicazione; la situazione di crisi economica attuale è in buona parte attribuibile alle storture causate dalla legislazione finanziaria nazionale in materia, che determina una condizione di discriminazione per gli enti intermedi siciliani rispetto a quelli del resto d'Italia; considerato che la situazione determinatasi è assai grave e necessita di essere affrontata con massima urgenza, per il superamento della prolungata situazione di difficoltà finanziaria in cui versano le città metropolitane e i liberi consorzi siciliani, si chiede di sapere quali interventi si ritenga di promuovere, al fine di garantire, in tempi rapidi, il ritorno al normale svolgimento delle attività istituzionali dei liberi consorzi e delle città metropolitane della Sicilia, ed al pagamento delle retribuzioni del personale degli enti in questione. Atto n. 4-01286 NENCINI Al Ministro della salute Premesso che: i 16 comuni dei Castelli romani hanno raggiunto una popolazione di 550.000 abitanti a fronte dei 150.000 registrati al termine del secondo conflitto mondiale; fin dai primi decenni del secolo scorso hanno potuto disporre di un sistema ospedaliero diffuso nel territorio che si è andato adeguando nel tempo fino a raggiungere l'autosufficienza con reparti che raggiunsero livelli di eccellenza testimoniati anche da meeting internazionali sulle diverse patologie. Alla fine degli anni '60 l'ospedale di Marino venne visitato dal professor Barnard e dalla sua équipe che aveva effettuato il primo trapianto di cuore in un ospedale del Sudafrica; inopinatamente, a partire dall'anno 2000 è stata operata una sistematica spoliazione di reparti ospedalieri presso l'ospedale di Marino, che a regime disponeva di 365 posti letto e cinque camere operatorie fino a ridurlo a sede di qualche attività diurna con esclusione di interventi che richiedono il ricovero e che si avvia ad essere completamente disattivato nonostante le condizioni operative ancora in piena efficienza; la Regione Lazio a partire dal 1998 ha avviato la progettazione di quello che venne definito il "policlinico dei Castelli Romani" in un'area periferica sulla via Nettunense assai decentrata e proiettata verso la provincia di Latina, una struttura che dovrebbe essere completata nel biennio 2020-2021 e disporre di 340 posti letto per una spesa presunta che oscilla da 150 a 200 milioni di euro; nel frattempo, il 18 dicembre 2018, è stata inaugurata dal presidente Zingaretti una prima ala del nuovo ospedale di 136 posti letto preceduta dalla chiusura degli ospedali di Albano e di Genzano di oltre 200 posti letto; l'operazione fin dall'inizio è stata avversata da amministratori comunali, da associazioni e da cittadini perché "assai onerosa e non necessaria e la cui realizzazione finirebbe per depauperare le strutture esistenti decretandone un lento e inesorabile declino". E infatti nel tempo, con l'abbandono dell'ospedale di Marino e la chiusura degli ospedali di Albano e di Genzano, che si sottolinea in perfetta efficienza e funzionalità, sono stati persi oltre 500 posti letto; contestualmente è aumentata a dismisura la presenza di cliniche e laboratori privati divenuti ormai prevalenti sulla spedalità pubblica. Clamoroso il caso dell'ospedale di Marino il cui personale medico e paramedico, compreso il direttore sanitario, si è trasferito all'INI di Grottaferrata, clinica privata distante appena 2 chilometri dall'ospedale dismesso, che si è ampliata al punto di divenire un piccolo policlinico; i cittadini in tal modo vengono privati del diritto alla salute e sono costretti a pagarsi le cure privatamente o ad attendere lunghe liste di attesa; il rientro dal debito sanitario della Regione Lazio non può essere fatto pagare ai cittadini con la chiusura degli ospedali e l'affidamento dei servizi sanitari ai privati; è stata prospettata la possibilità di una partecipazione diretta della clinica medica dell'università di Tor Vergata, come noto ubicata al confine con i Castelli Romani, constatata anche la disponibilità del rettore, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga di intervenire per chiedere alla Regione Lazio in quale documento di programmazione sanitaria sia stato disposto di abbandonare un ospedale come quello di Marino, e se non ritenga di esaminare la concreta opportunità, anche con l'intervento diretto dell'università di Tor Vergata, di riaprire lo stesso ospedale per corrispondere alle esigenze di cura dei cittadini. Atto n. 4-01287 ALDERISI Ai Ministri degli affari esteri e della cooperazione internazionale e dell'interno Premesso che: il decreto-legge 4 ottobre 2018, n. 113, convertito, con modificazioni, della legge 1° dicembre 2018, n. 132, ha, tra l'altro, modificato la normativa inerente all'acquisto della cittadinanza italiana per matrimonio regolata dalla legge 5 febbraio 1992, n. 91 e successive modificazioni, introducendo, per il richiedente, il requisito della conoscenza della lingua italiana a un livello non inferiore a B1 (QCER) certificata da istituti di istruzione o enti certificatori riconosciuti dal Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale e dal Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca; richiedere che i nuovi cittadini conoscano la lingua italiana è del tutto condivisibile; ciò nondimeno tale decreto-legge avrebbe dovuto prevedere a parere dell'interrogante misure a tutela di quei residenti all'estero che, avendone i requisiti all'entrata in vigore della nuova normativa, avessero già avviato l' iter per l'acquisto della cittadinanza per matrimonio, sia che avessero presentato la domanda, sia che comunque stessero svolgendo le pratiche per procurarsi la documentazione necessaria; va considerato infatti che: i residenti all'estero sono tenuti a produrre, unitamente alla domanda, una corposa serie di certificati di difficile reperibilità, spesso rilasciati da autorità di diversi Paesi, certificati che devono essere tradotti e le traduzioni legalizzate dai preposti uffici dei consolati italiani; all'estero, all'entrata in vigore della nuova normativa, la rete degli istituti di istruzione o enti certificatori abilitati a rilasciare gli attestati di conoscenza della lingua italiana non era in grado di rilasciare le attestazioni citate in tempi brevi o comunque compatibili con il periodo di validità di detti certificati, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo non ritengano prioritario e urgente impartire le opportune istruzioni ai competenti uffici della rete consolare, affinché chi all'entrata in vigore della nuova normativa avesse in corso di accettazione la richiesta d'acquisto della cittadinanza per matrimonio, avendo già presentato regolare domanda all'autorità consolare, possa produrre l'attestato di conoscenza della lingua italiana entro un termine commisurato, in base all'effettiva capacità della rete dei citati istituti di istruzione o enti certificatori di rilasciare detto attestato e che detto termine di validità sia riconosciuto anche a chi si sia visto respingere la domanda dall'autorità consolare per la sola mancanza dell'attestato della conoscenza della lingua italiana, qualora tra la documentazione allegata risulti almeno un certificato rilasciato in data antecedente all'entrata in vigore del citato decreto-legge. Atto n. 4-01288 AGOSTINELLI Ai Ministri delle infrastrutture e dei trasporti e dell'economia e delle finanze Premesso che: è di novembre 2018 la notizia delle dimissioni dell'amministratore delegato di Anas, Gianni Vittorio Armani, richieste dal Ministro delle infrastrutture e trasporti, in seguito alla sua decisione di non proseguire nel processo di fusione Anas-Ferrovie. Subito dopo le dimissioni di Armani sono seguite quelle di altri consiglieri ("la Repubblica", del 7 novembre 2018); si apprende da più recenti fonti stampa che, per lasciare il suo incarico di direttore e amministratore delegato, Armani avrebbe ricevuto una buonauscita di circa un milione e diecimila euro, oltre al trattamento di fine rapporto (TFR), in forza di un contratto dei dirigenti Anas firmato nel 2017. Gli stessi benefici potrebbero essere elargiti ai suoi collaboratori più stretti (Rusciano, Emynian, Saponaro, Arcovito e Papagni) ("ilfattoquotidiano", del 7 febbraio 2019), si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti e se corrisponda al vero quanto riportato dalla stampa; se, in particolare, le competenze liquidate rispondano a criteri obiettivi, valutati e/o approvati dai Ministeri vigilanti e degli organi di controllo interni, anche alla luce del fatto che le somme di denaro di cui Anas dispone a favore dei propri dirigenti sono interamente pubbliche. Atto n. 4-01289 PAPATHEU Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri dell'economia e delle finanze e dello sviluppo economico Premesso che: nel sistema economico la plusvalenza è "un incremento di valore e alla differenza positiva fra due valori dello stesso bene riferiti a momenti diversi". Tale incremento attiene alla differenza tra prezzo di acquisto e prezzo di vendita di valori azionari lucrata da operatori e assoggettabile ad imposta di ricchezza mobile. Tale pratica è sempre più utilizzata, in particolare, nel mondo delle società sportive, come si evince dal "ReportCalcio 2018" (dati relativi agli anni 2016/17), pubblicato dal Centro studi, sviluppo ed iniziative speciali della Figc, con la collaborazione dell'Agenzia di ricerche e legislazione; nel citato report si evince che le plusvalenze in Italia sono arrivate a rappresentare, nel 2016-17, il 22 per cento del valore prodotto dalle società di calcio professionistico, pari ad un ammontare totale di 3.350 milioni di euro. Le plusvalenze hanno generato ricavi per 693.4 milioni, con un aumento rispetto all'anno precedente pari all'84,4 per cento, ovvero un aumento in termini assoluti di 376 milioni di euro. Più nello specifico, ogni attività commessa all'acquisto o cessione di un atleta, sembra non sia messa a bilancio nella sua interezza, ma distribuita su più anni, in base alla durata di un contratto specifico, seguendo la logica dell'ammortamento; tale regime di vantaggi diffusi, potrebbe contribuire alla diffusione di pratiche tese a favorire un anomalo principio di agevolazione reciproca e a danno della concorrenza tra società professionistiche. Ciò rappresenta un fenomeno da vigilare con particolare scrupolosità, poiché sembra che il suo utilizzo consuetudinario, la sua applicazione, possa celare un vero e proprio escamotage grazie al quale lo scambio ad alti prezzi, sovrastimati rispetto al valore effettivo e al prezzo di mercato, che riguarda anche giovani atleti della "Primavera", o cessioni di cartellini a prezzi più elevati di quelli ragionevolmente presenti sul mercato, appaia sospetto. Si tratta di cessioni di ragazzi che risultano pagati moltissimo, nonostante non abbiano neanche esordito nella massima competizione, o addirittura nello stesso settore d'appartenenza. Ciò potrebbe essere fatto al solo fine di far quadrare il bilancio delle società interessate alla chiusura del 30 giugno. Si ritiene, pertanto, necessario accertare se tale regime stia comportando il verificarsi di plusvalenze effettuate correttamente e con procedure compiute in regime di piena regolarità amministrativa e contabile, o se invece si stiano compiendo eventuali attività "fittizie" o "gonfiate", al fine di favorirne alcune. Si segnala che la Procura della Figc ha già effettuato degli accertamenti sanzionando alla fine, "per limiti temporali", alcune società, mediante l'applicazione di punti di penalizzazione nelle rispettive categorie. Le nuove norme introdotte nel Financial Fair Play dal 1° giugno 2018 evidenziano la necessità di non consentire trasferimenti a società definibili "amiche" per fare plusvalenze e ridurre il deficit , disponendo che la cessione "supervalutata", in caso di cifre eccessive, verrà comunque iscritta a bilancio col valore (reale) di mercato; da quanto detto pare si possa evincere il fatto che si sia in presenza di un fenomeno diffuso, non isolato, grazie al quale si potrebbe favorire un movimento anomalo di atleti, a fronte del quale i flussi di cassa sarebbero pressoché inesistenti. Fatto agevolato anche da operazioni di scambi e contro scambi realizzati attraverso la valutazione, molto alta rispetto alle normali quotazioni di mercato, di alcuni giovani. Si precisa il fatto che, di per sé, generare plusvalenze non garantisce il possesso di sufficiente liquidità, vista anche la "immaterialità" delle operazioni descritte; ad avviso dell'interrogante, appare meritevole una verifica delle casistiche narrate, controllando se i club che decidono di cedere ad altra società un atleta, ad un prezzo pattuito ben al di sopra del suo effettivo e reale valore di mercato, sia legittimo, anche perché l'acquirente, che accetta di strapagare un atleta che sa di valere molto meno, lo fa probabilmente per poi a sua volta cedere alla medesima società venditrice un altro proprio atleta a un prezzo del tutto simile a quello del soggetto acquistato, dando vita a plusvalenze incrociate anche con ulteriori club , allargando a dismisura la pratica e falsando il mercato stesso, nonché i bilanci societari; si rileva poi che il carattere "immateriale" di tali scambi, di dubbia modalità, assieme all'oscillare delle valutazioni dei calciatori, fanno sì che ci sia un ricorso sempre più marcato al coinvolgimento non solo di tesserati affermati, ma anche di ragazzi dei settori giovanili o di club cosiddetti "minori". Il sistema interessa sia le squadre di serie minori che i club più importanti, i quali tendono ad utilizzare massicciamente proprio le plusvalenze legate ai settori giovanili, si chiede di sapere: se i fatti narrati in premessa corrispondano al vero e, nell'eventualità positiva, quali iniziative intendano assumere i Ministri in indirizzo, di concerto con le autorità sportive preposte; in particolare se i fatti narrati possano essere considerati rispettosi della normativa vigente in tema di trasparenza finanziaria relativamente alle operazioni di plusvalenze poste in essere da società italiane, con particolare riferimento al settore del calcio; se i Ministri in indirizzo ritengano opportuno istituire una commissione di valutazione alla quale demandare il compito di verificare se le attività finanziarie poste in essere dai club , nel tentativo di far apparire solidi i propri bilanci, facciano correttamente ricorso alla pratica delle plusvalenze descritte, poiché le plusvalenze sono certe, ma è incerta la corrispondenza tra il valore dichiarato e quello reale degli atleti scambiati, quindi se così le cifre indicate siano reali, coerenti e giustificabili; se all'esito delle verifiche richieste, nel caso in cui risultasse che la normativa vigente favorisca oggettivamente tali pratiche, se intendano proporre modifiche normative al fine di interrompere le pratiche descritte e dare soluzione al problema. Interrogazioni, da svolgere in Commissione A norma dell'articolo147 del Regolamento, le seguenti interrogazioni saranno svolte presso le Commissioni permanenti: 1ª Commissione permanente (Affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno, ordinamento generale dello Stato e della Pubblica Amministrazione): 3-00602 della senatrice Garavini ed altri, sul default del Comune e del casinò di Campione d'Italia; 3-00603 della senatrice Boldrini, sull'attuazione dei programmi di rimpatrio volontario e assistito; 2ª Commissione permanente (Giustizia): 3-00606 e 3-00609 del senatore Zaffini, rispettivamente sulla carenza di posti presso le residenze per l'esecuzione delle misure di sicurezza (REMS) e su iniziative in favore del Corpo della Polizia penitenziaria; 4ª Commissione permanente (Difesa): 3-00613 del senatore Mininno ed altri, sulla salvaguardia della scuola di volo dell'Aeronautica militare di Galatina (Lecce); 7ª Commissione permanente (Istruzione pubblica, beni culturali, ricerca scientifica, spettacolo e sport): 3-00611 della senatrice Fedeli ed altri, sulla nomina del nuovo direttore della reggia di Caserta; 3-00615 della senatrice Iori ed altri, sull'incremento di dirigenti tecnici e dell'azione di valutazione degli istituti scolastici; 9ª Commissione permanente (Agricoltura e produzione agroalimentare): 3-00605 della senatrice Boldrini ed altri, sul problema di sovrappopolazione delle nutrie, in particolare in provincia di Ferrara.