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Ratifica ed esecuzione del Protocollo n.16 alla Convenzione per la salvaguardia dei Diritti dell'Uomo e delle Libertà fondamentali, nonché disposizioni in materia di efficacia esecutiva dell'equo indennizzo riconosciuto dalla Corte europea dei diritti dell'uomo nei confronti dello Stato italiano. Onorevoli Senatori. -- Per un più efficace funzionamento della Corte europea dei diritti dell'uomo, il nuovo Protocollo n. 16 della Convenzione, aperto alla firma degli Stati membri firmatari del Trattato, a Strasburgo, il 2 ottobre 2013 ed in pari data firmato dall'Italia, contempla la possibilità anche per i giudici nazionali di richiedere alla Corte di Strasburgo pareri consultivi su questioni di principio relative all'interpretazione o all'applicazione dei diritti e delle libertà definiti dalla Convenzione o dai suoi Protocolli. L'estensione della competenza della Corte a emettere pareri consultivi permetterà alla Corte di interagire maggiormente con le autorità nazionali consolidando in tal modo l'attuazione della Convenzione, conformemente al principio di sussidiarietà. Questi i principi cardine della nuova procedura secondo le disposizioni del Protocollo n. 16 alla Convenzione: a) le autorità giudiziarie competenti «possono» richiedere alla Corte un parere consultivo, meramente facoltativo; ciò implica che l'autorità giudiziaria che presenta la richiesta può ritirarla in ogni momento; b) competenti a richiedere un parere consultivo della Corte sono «le più alte giurisdizioni di un'alta parte contraente», con tale locuzione intendendosi le autorità giudiziarie al vertice del sistema giudiziario nazionale; c) le questioni sulle quali una giurisdizione interna può richiedere il parere consultivo della Corte sono le «questioni di principio relative all'interpretazione o all'applicazione dei diritti e delle libertà definiti dalla Convenzione o dai suoi Protocolli»; d) la richiesta di parere consultivo deve essere presentata nell'ambito di una causa pendente dinanzi all'autorità giudiziaria che avanza la richiesta, la quale dovrà chiarire il contesto giuridico e fattuale della causa pendente; e) spetta alla Corte, riunita in un collegio di cinque giudici, decidere se accogliere o meno la richiesta di parere consultivo presentata da un'autorità nazionale, fermo restando che ogni eventuale rigetto della richiesta deve essere motivato; quando il collegio accoglie la richiesta è la Grande Camera ad emettere il parere; f) i pareri consultivi devono essere motivati; se il parere non esprime, in tutto o in parte, l'opinione unanime dei giudici, ciascuno dei giudici ha il diritto di allegare allo stesso la propria opinione separata; g) i pareri consultivi non sono vincolanti. Essi vengono emessi nell'ambito di un dialogo tra la Corte e le autorità giudiziarie nazionali, per cui l'autorità richiedente ha il potere di decidere degli effetti del parere consultivo nel procedimento nazionale. Come opportunamente rilevato in dottrina (Anna Costagliola, "Il giudice nazionale potrà chiedere pareri sull'interpretazione e sull'applicazione delle disposizioni della CEDU", in Normativa europea del 25/10/2013 pubblicato su " diritto.it "), «l'opportunità resa alle più alte giurisdizioni nazionali di rivolgersi in via pregiudiziale alla CEDU per ottenere pareri consultivi in merito all'interpretazione e all'applicazione della Convenzione mira, come è evidente, a chiarire le disposizioni della stessa Convenzione e a diffondere la giurisprudenza della Corte, fornendo in tal modo ulteriore attività di indirizzo al fine di aiutare gli Stati parte ad evitare future violazioni (...) Il Protocollo in questione è atto normativo di rilevante importanza, istituendo l'inedita possibilità per i giudici nazionali di ultima istanza di rivolgersi direttamente alla Corte EDU, prima di assumere la propria decisione, per chiedere un'opinione "non vincolante" in ordine all'interpretazione del diritto della CEDU. La ratio dell'istituto non è quella di trasferire la causa alla Corte, quanto, piuttosto, di conferire all'autorità giudiziaria che presenta la richiesta i mezzi necessari per garantire il rispetto dei diritti previsti nella Convenzione durante l'esame della causa pendente dinanzi ad essa e, in prospettiva, di evitare l'intervento dei giudici sovranazionali successivamente all'esaurimento delle vie di ricorso interne. I pareri resi in conformità al Protocollo in oggetto non hanno effetto diretto sugli eventuali successivi ricorsi; tuttavia essi andranno a fare parte della giurisprudenza della Corte, insieme alle sentenze e alle decisioni. L'interpretazione della Convenzione e dei suoi Protocolli contenuta in tali pareri consulti vi sarà, infatti, analoga nei suoi effetti ai principi interpretativi stabiliti dalla Corte nelle sentenze e nelle decisioni». Il Protocollo entrerà in vigore il primo giorno del mese successivo alla scadenza di un periodo di tre mesi dalla data in cui almeno dieci tra le Alte Parti contraenti della Convenzione avranno espresso il loro consenso a essere vincolate dal Protocollo medesimo: l'Italia ha tempestivamente firmato tale strumento, ma non lo ha ancora ratificato e, pertanto, i proponenti vi provvedono con la presente iniziativa parlamentare. Porre fine all'inadempimento italiano delle norme della Convenzione europea -- che sono di immediata applicazione nel nostro Paese e attribuiscono direttamente ed immediatamente dei diritti soggettivi perfetti -- rientra nella più generale questione dell'inserimento nel nostro ordinamento di una adeguata considerazione dell'ordine di esecuzione della Convenzione recato dalla legge 4 agosto 1955, n. 848. Attualmente, l'equo indennizzo necessita di un'attività di impulso diplomatico (la messa all'ordine del giorno del Comitato dei Ministri) per essere erogato, e ciò comunque a carico del bilancio dello Stato senza che si conoscano casi di rivalsa sulle amministrazioni locali o sui privati spesso all'origine della violazione riscontrata a Strasburgo. Si impone perciò di accelerare le pratiche di erogazione -- apprestando un canale alternativo, quale l'attribuzione del valore di precetto direttamente ed immediatamente esecutivo alla sentenza europea -- e, soprattutto, di uniformare la possibilità di rivalsa a quanto già previsto dalla legge 24 marzo 2001, n. 89, e successive modificazione, nota come «legge Pinto» in merito alla comunicazione della condanna alla Procura generale della Corte dei conti. A ciò si provvede ai sensi dell'articolo 3.. Art. 1. (Autorizzazione alla ratifica) 1. Il Presidente della Repubblica è autorizzato a ratificare il Protocollo n. 16 alla Convenzione per la salvaguardia dei Diritti dell'Uomo e delle Libertà fondamentali, fatto a Strasburgo, il 2 ottobre 2013. Art. 2. (Ordine di esecuzione) 1. Piena ed intera esecuzione è data al Protocollo di cui all'articolo 1 a decorrere dalla data della sua entrata in vigore ai sensi dell’articolo 8 del medesimo Protocollo. Art. 3. (Precetto e rivalsa) 1. Ai fini dell'articolo 474, secondo comma, n. 1 del codice di procedura civile, è attribuita efficacia esecutiva all'equo indennizzo riconosciuto dalla Corte europea dei diritti dell'uomo nei confronti dello Stato italiano ai sensi dell'articolo 41 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo. Il precetto notificato nei confronti del Presidente del Consiglio dei ministri è altresì comunicato, a cura della cancelleria, al procuratore generale della Corte dei conti, ai fini dell'avvio del procedimento di rivalsa nei confronti dei soggetti di cui all'articolo 43, comma 10, della legge 24 dicembre 2012, n. 234, e, comunque, nei confronti di coloro che abbiano concorso a determinare l'inadempimento degli obblighi convenzionali, assunti dallo Stato italiano ai sensi della legge 4 agosto 1955, n. 848, accertato nella sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo. Art. 4. (Entrata in vigore) 1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale .