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SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Assemblea 284 Presidenza del vice presidente ROSSOMANDO, indi del vice presidente LA RUSSA, del presidente ALBERTI CASELLATI e del vice presidente TAVERNA N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Forza Italia Berlusconi Presidente-UDC: FIBP-UDC; Fratelli d'Italia: FdI; Italia Viva-P.S.I.: IV-PSI; Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione: L-SP-PSd'Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP-PATT, UV): Aut (SVP-PATT, UV); Misto: Misto; Misto-IDEA e CAMBIAMO: Misto-IeC; Misto-Liberi e Uguali: Misto-LeU; Misto-MAIE: Misto-MAIE; Misto-+Europa - Azione: Misto-+Eu-Az. Presidenza del vice presidente ROSSOMANDO PRESIDENTE . La seduta è aperta (ore 9,32) . Si dia lettura del processo verbale. PISANI Giuseppe, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del giorno precedente. PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato. Comunicazioni della Presidenza PRESIDENTE . L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Sull'ordine dei lavori PRESIDENTE . Informo l'Assemblea che all'inizio della seduta il Presidente del Gruppo MoVimento 5 Stelle ha fatto pervenire, ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento, la richiesta di votazione con procedimento elettronico per tutte le votazioni da effettuare nel corso della seduta. La richiesta è accolta ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento. Discussione e deliberazione su proposte di questione pregiudiziale riferite al disegno di legge: Doc 2040 Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 21 ottobre 2020, n. 130, recante disposizioni urgenti in materia di immigrazione, protezione internazionale e complementare, modifiche agli articoli 131-bis, 391-bis, 391-ter e 588 del codice penale, nonché misure in materia di divieto di accesso agli esercizi pubblici ed ai locali di pubblico trattenimento, di contrasto all'utilizzo distorto del web e di disciplina del Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale (Approvato dalla Camera dei deputati) PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca la discussione e la deliberazione su proposte di questione pregiudiziale riferite al disegno di legge n. 2040, già approvato dalla Camera dei deputati. Ha facoltà di parlare il senatore Dal Mas per illustrare la questione pregiudiziale QP1. DAL MAS (FIBP-UDC) . Signor Presidente, colleghi, il Gruppo Forza Italia ha proposto la questione pregiudiziale QP1 sul decreto-legge n. 130 del 2020, recante norme in materia di immigrazione e anche diverse modifiche al codice penale (in particolare agli articoli 131- bis, 391- bis , 391- ter e 588) nonché norme in materia di protezione internazionale. È evidente che il decreto al nostro esame modifica alcuni provvedimenti recenti come il decreto-legge n. 113 del 2018 e il decreto-legge n. 53 del 2019 in materia di immigrazione. Nel decreto-legge che l'Aula sta per convertire si prevede l'abrogazione della sanzione amministrativa per le navi che violano il divieto di ingresso nello Stato italiano, che va da 100.000 euro ad un milione oltre alla confisca della nave. Tale questione darà origine, a nostro avviso e come abbiamo potuto constatare nel corso dell'esame in Commissione, a non pochi problemi dal punto di vista della successione delle norme nel tempo, essendo essa questione amministrativa o questione penale. Al di là di tutto, il decreto-legge tratta il tema dell'immigrazione in connessione con una pluralità di altri temi che assumono particolare rilevanza: il diritto costituzionale, il diritto internazionale e il diritto comunitario. Nella relazione illustrativa si specifica che l'intervento si rende necessario per rimodulare alcuni profili che tengono aperti taluni aspetti e principi costituzionali. Alla Camera sono state approvate ulteriori modifiche rispetto al testo originario del decreto con la novella dell'articolo 5 - testo unico sull'immigrazione - che ha ulteriormente allargato gli ambiti di applicazione di alcune norme, sia dal punto temporale che territoriale. (Brusio) . PRESIDENTE . Chiedo scusa. Colleghi, i lavori dell'Assemblea sono iniziati, nel caso a qualcuno fosse sfuggito, e abbiamo tutti interesse ad ascoltare l'intervento del senatore Dal Mas. Quindi prego i colleghi, di tutti i lati dell'emiciclo, in cui ugualmente si sta parlando ad alta voce, di abbassare il volume. Prego senatore Dal Mas, ovviamente non le verrà sottratto il tempo che le ho rubato. DAL MAS (FIBP-UDC) . Signor Presidente, faccio fatica ad intervenire e chiedo all'Assemblea un po' di attenzione, se interessa, altrimenti mi fermo. (Applausi) . Dobbiamo parlare con la mascherina: signor Presidente, quantomeno si imponga e faccia rispettare il silenzio ai colleghi. (Applausi) . PRESIDENTE . Senatore Dal Mas, è esattamente quanto sto facendo. Vorrei rappresentarle che il brusio è distribuito in egual misura tra tutti i Gruppi. DAL MAS (FIBP-UDC) . Signor Presidente, è equanime: siamo in pieno bipolarismo. Il decreto-legge a nostro avviso è illegittimo e viola il secondo comma dell'articolo 77 della Costituzione. Richiamo specificamente due interventi della Corte costituzionale, ovvero la sentenza n. 171 del 2007 e la n. 128 del 2008. In altri termini, nel decreto-legge vi è un'affermazione apodittica sulla necessità di urgenza dell'intervento normativo, ma sappiamo che la Corte ha ampiamente specificato che non è sufficiente dire che la necessità e l'urgenza sono insite nel provvedimento, in quanto devono essere oggettivamente esistenti, verificabili e soprattutto non devono essere connesse all'attuazione di un programma di Governo, ma devono stare nelle cose, nelle esigenze normative. Peraltro, lo strumento della decretazione d'urgenza è per sua natura strumento eccezionale e temporaneo e soprattutto non ripetibile. È evidente che interventi così immediati e a breve distanza di tempo incidono non solo sull'articolo 77 della Costituzione, sotto il profilo della tenuta della necessità e dell'urgenza, ma anche sotto il profilo dell'articolo 70 della Costituzione, ovvero di un possibile sbilanciamento degli interventi normativi, dal momento che in questo caso il Governo prevale sulla funzione paritaria e bicamerale dell'iniziativa legislativa, che appartiene ai due rami del Parlamento. L'aspetto veramente importante del provvedimento in esame, che vorrei sottolineare, sul quale richiamo l'attenzione dell'Assemblea, è il suo essere disorganico ed eterogeneo. Sostanzialmente siamo partiti con un provvedimento di legge, che riguarda e contiene esplicitamente nel titolo il riferimento alla disciplina in materia di immigrazione, derivante dalla necessità di modificare i precedenti decreti Salvini, e ci troviamo davanti ad un provvedimento che abbraccia norme penali, introduce nuove sanzioni e passa dal diritto dell'immigrazione e della protezione internazionale ad altre norme. Richiamo dunque il recente intervento del Capo dello Stato, in ordine all'approvazione del decreto-legge n. 76 del 16 luglio 2020, in cui si invitano i Presidenti delle Camere a vigilare affinché, nel corso dell'esame parlamentare dei decreti-legge, non vengono inserite norme eterogenee. Vi è sul punto la sentenza n. 22 del 2012, con cui la Corte ha ritenuto illegittimo il decreto-legge, se il suo contenuto non rispetta il vincolo dell'omogeneità. Si richiama una fonte di rango non costituzionale, ma pur sempre un atto avente forza di legge, ovvero l'articolo 15 della legge del 23 agosto del 1988, n. 400, recante disciplina dell'attività di Governo e ordinamento della Presidenza del Consiglio dei ministri. L'altro ieri il Presidente dell'Assemblea ha richiamato in modo preciso ed inequivocabile l'intervento recente della Corte costituzionale, con la sentenza n. 247 del 4 dicembre 2019, in cui si è affermato che l'inserimento di norme eterogenee, rispetto all'oggetto e alle finalità del decreto-legge, determina la violazione dell'articolo 77 della Costituzione. Perché questo? Il requisito di necessità e urgenza, non essendo insito nel proprio essere in quanto inserito successivamente - trattandosi di norme che vengono inserite nel corso dell'esame e dell'approvazione di un provvedimento - in realtà non può collegarsi a condizioni preliminari di necessità ed urgenza, ma scaturisce dall'uso improprio da parte del Parlamento di un potere che la Costituzione attribuisce ad esso nella conversione del decreto. In altri termini, la legge di conversione - che è ciò che stiamo facendo oggi - rappresenta una legge funzionalizzata e specializzata che non può aprirsi a qualsiasi contenuto ulteriore, anche in caso di procedimenti governativi di origine eterogenea (ordinanza n. 34 del 2013 della Corte) ma si ammettono solo disposizione che siano coerenti con quelle originarie sia dal punto di vista oggettivo e materiale sia dal punto di vista funzionale e finalistico. Ebbene, crediamo che tutto ciò non ci sia; crediamo che, nel corso dell'approvazione della norma, soprattutto in Senato, siano state introdotte ulteriori disposizioni di legge che attribuiscono carattere disomogeneo e non coerente e conforme ai principi e ai pronunciamenti più recenti della Corte, e per tale ragione insistiamo perché siano considerato i profili di dubbia legittimità dal punto di vista della tenuta costituzionale, sia in violazione dell'articolo 77, secondo comma della Costituzione, sia per quello sbilanciamento della funzione legislativa, indicata nell'articolo 70, che assegna condizioni paritarie, nell'esercizio della funzione legislativa, alle Camere. Signor Presidente, spero di avere qualche altro minuto a disposizione. PRESIDENTE. Ha ancora due minuti, senatore Dal Mas, ma sicuramente ne recupera almeno uno o due per la mia interruzione. Prosegua pure. DAL MAS (FIBP-UDC) . Vorrei richiamare alcuni punti del testo uscito dalla Camera, che ha modificato il decreto-legge originario, in particolare con riferimento all'articolo 1, comma 1, recante disposizioni in materia di permesso di soggiorno e controlli di frontiera. Si è intervenuti sulla disposizione relativa al DPCM che stabilisce annualmente i flussi di ingresso stranieri. A seguito delle modifiche apportate si prevede che, in caso di mancata pubblicazione del decreto di programmazione annuale, il Presidente del Consiglio dei ministri possa provvedere in via transitoria con proprio decreto, ed è stato quindi soppresso il termine del 30 novembre di ciascun anno e il limite delle quote stabilite dall'ultimo decreto. La nuova disciplina, come detto, sostituisce quella introdotta dal recente decreto-legge sicurezza- bis del giugno 2019, disponendo che il provvedimento di limitazione o divieto possa riguardare altresì il transito e la sosta delle navi senza più fare riferimento all'ingresso. È disposta l'esclusione per le operazioni di soccorso immediatamente comunicata al centro di coordinamento competente allo Stato di bandiera. Inoltre, si prevede, come ho detto prima - insisto su questo punto - l'abrogazione della sanzione amministrativa del divieto di ingresso nelle acque territoriali. Abbiamo cercato di dare una panoramica il più possibile esaustiva ed esauriente dei provvedimenti affetti da illegittimità costituzionale o quantomeno richiedono una valutazione, un esame pregiudiziale e impediscono l'esame nel merito del provvedimento. Vorrei ricordarvi anche l'uso strumentale che la maggioranza ha fatto di questi decreti-legge, dato il lungo iter di approvazione, il lungo periodo per cui il testo ha stazionato alla Camera ed è stato modificato nel tempo, arrivando all'ultimo momento alla questione di fiducia, che viene di fatto posta a scatola chiusa, dopo pochi giorni di esame da parte del Senato, precludendo ulteriormente l'esercizio dell'attività legislativa e il controllo - da parte del Parlamento - sull'attività svolta dal Governo. A nostro avviso, quindi, non ci sono requisiti di necessità e urgenza; a nostro avviso viene violato indirettamente l'articolo 70. Richiamo la Presidenza del Senato, come ha fatto l'altro giorno in modo molto chiaro il presidente Casellati, allorquando si è riportata al più recente orientamento della Corte costituzionale che ha sancito l'inammissibilità di decreti-legge che contengano norme eterogenee. (Applausi) . PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il senatore Balboni per illustrare la questione pregiudiziale QP2. BALBONI (FdI) . Signor Presidente, cari colleghi, condivido le osservazioni svolte poco fa dal collega Dal Mas e vorrei ricordare a quest'Assemblea così distratta che la nostra Costituzione, all'articolo 77, assegna al Governo il potere di intervenire, certo, con decreti-legge, ma soltanto in casi straordinari - e sottolineo la parola «straordinari» - di necessità e urgenza. Un caso straordinario è un fatto eccezionale, che impone in modo inevitabile e immediato la necessità e l'urgenza di intervenire, dettando senza ritardo una nuova disciplina. Ebbene, dov'è il fatto eccezionale nel decreto-legge in discussione? Il provvedimento è annunciato da un anno e tre o quattro mesi, cioè esattamente da quando si è insediato questo nuovo Governo. Già il fatto che per un anno e oltre si annunci un decreto-legge significa che non è più eccezionale né urgente. Il provvedimento interviene in materia di immigrazione, come se l'immigrazione fosse un fatto nuovo, sconosciuto, sul quale non sia intervenuta a tamburo battente una legislazione per molti anni, in ultimo quella del 2018 che voi, maggioranza e Governo, con il provvedimento in discussione volete stravolgere. In realtà, signor Presidente, non c'è nessun fatto eccezionale purtroppo, non c'è nessuna necessità e non c'è nessuna urgenza. L'unica urgenza che avete voi del Governo e della maggioranza è portare a termine ancora una volta il vostro disegno ideologico immigrazionista: l'unico obiettivo del presente decreto-legge è soddisfare la vostra ideologia immigrazionista. In un momento in cui l'Italia e il mondo intero sono in una difficoltà estrema, voi non trovate niente di meglio che allargare il più possibile le maglie dell'immigrazione, in modo che i disperati di tutto il mondo ricevano un messaggio chiaro e preciso dall'Italia: venite quanti più potete qua, siete accolti all'infinito. Questo è il messaggio che voi mandate con questo decreto-legge che, cari colleghi, è palesemente incostituzionale perché, come sottolineava prima anche il collega Dal Mas, manca nel modo più assoluto quel criterio di omogeneità delle norme in esso contenute riferito dalla Corte costituzionale, che richiama l'articolo 77 della Costituzione e l'articolo 15 della legge n. 400 del 1988: se non c'è omogeneità, il decreto-legge è illegittimo. Relatore Silvestri, vorrei leggere la sentenza della Corte costituzionale n. 22 del 2012, a mio avviso molto indicativa, secondo la quale le norme contenute nel decreto-legge devono possedere un'intrinseca coerenza dal punto di vista oggettivo e materiale, ovvero funzionale e finalistico. L'urgente necessità di provvedere può così riguardare una pluralità di norme accomunate dalla natura unitaria delle fattispecie disciplinate o dall'intento di fronteggiare situazioni complesse e variegate, che richiedono interventi oggettivamente eterogenei, afferenti a materie diverse, ma - attenzione - indirizzate all'unico scopo di approvare rimedi urgenti. Nella comunanza di oggetto o finalità delle norme si caratterizza l'omogeneità del contenuto del decreto imposta dall'articolo 77 della Costituzione, che riferisce i presupposti della decretazione d'urgenza all'atto nella sua interezza, inteso come insieme di disposizioni omogenee per la materia o per lo scopo. Conclude la Corte: in mancanza di omogeneità, il decreto-legge decadrebbe in una congerie di norme assemblate soltanto da mera casualità temporale. Ed è esattamente quanto succede con questo decreto-legge, perché, come ricordava anche il collega Dal Mas, è vero che dall'articolo 1 all'articolo 6 parliamo di immigrazione, ma l'articolo 7 modifica l'articolo 131- bis del codice penale; l'articolo 8 modifica l'articolo 391- bis del codice penale; l'articolo 9 introduce un nuovo articolo nel codice penale; l'articolo 10 modifica addirittura l'articolo 588 del codice penale in materia di rissa. L'articolo 11, in materia di divieto di accesso agli esercizi pubblici di chi abbia denunce... (Brusio). PRESIDENTE . Colleghi, mi pare che fortunatamente non sia successo niente. Possiamo proseguire. (Brusio). Vi tranquillizzo, potete assolutamente continuare a seguire l'intervento del senatore Balboni. Il senatore Questore De Poli mi fa presente di avvisare i colleghi che siedono sulle tribune di non appoggiarsi alle cosiddette balconate e di non distrarsi, perché i telefonini si sa che hanno una vita propria e camminano anche da soli. BALBONI (FdI) . Signor Presidente, spero mi sarà data la possibilità di recuperare il tempo che ho perso. PRESIDENTE. Certamente. Prego, senatore Balboni, continui. BALBONI (FdI) . Stavo dicendo che l'articolo 11 del decreto-legge in discussione interviene in materia di divieto di accesso agli esercizi pubblici di chi abbia denunce o condanne per spaccio di droga o per reati commessi in occasione di gravi disordini. L'articolo 12 interviene in materia di contrasto al traffico di stupefacenti via Internet. L'articolo 13 addirittura interviene in materia di Garante nazionale dei detenuti. Si tratta di norme tra loro assolutamente disomogenee. Allora ci si chiede: quale può essere la finalità che accomuna tutte queste norme? Verrebbe da pensare che davvero, secondo voi, l'immigrazione crea gravi problemi in materia di spaccio di droga e in materia di sicurezza; questo potrebbe essere l'unico filo conduttore che accomuna tutte queste norme. Ma poiché la maggioranza e il Governo hanno sempre negato questa evidenza, allora bisogna concludere che non c'è alcun filo che accomuna tutte queste norme. Per rendermene conto sono andato a leggere il preambolo del decreto-legge. Come voi tutti sapete, colleghi, l'articolo 15 della legge n. 400 del 1988 al comma 1 impone - non è un optional per il Governo, ma una disposizione di legge - che nel preambolo di un decreto-legge siano indicate le circostanze straordinarie di necessità e urgenza che ne giustificano l'adozione. Qualcuno di voi ha letto il preambolo? Cari colleghi che mi date le spalle mentre intervengo, cari Capigruppo della maggioranza che continuate a parlare dandomi le spalle mentre intervengo, avete letto il preambolo del decreto-legge? Avete verificato se nel preambolo sono indicate le circostanze straordinarie di necessità e urgenza che ne giustificano l'adozione? Lo avete letto? Io l'ho fatto e non c'è nulla. Vi faccio solo un esempio: modificate cinque articoli del codice penale. Come lo giustificate nel preambolo? Ve lo posso leggere? Ritenuta la straordinaria necessità e urgenza di introdurre disposizioni in materia di diritto penale. Questa è la giustificazione che, secondo voi, dovrebbe soddisfare il requisito indicato nell'articolo 15 della legge n. 400 del 1988. Cari amici e colleghi, credo davvero che si debba concludere perché questo decreto venga dichiarato incostituzionale e che, quindi, oggi si accolga la nostra pregiudiziale per chiudere qui l'esame di materie che richiederebbero ben altro approfondimento, ben altro dibattito e ben altra discussione rispetto ai pochi minuti che ci vengono concessi per esaminare questioni così importanti. (Applausi) . PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il senatore Calderoli per illustrare la questione pregiudiziale QP3. CALDEROLI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, faccio una piccola premessa su quanto appena accaduto. Mai avrei pensato che fare il senatore fosse così pericoloso e come qualche senatore sia così pericoloso. (Applausi) . Spero che la Presidenza consentirà di venire in Aula con il casco e ovviamente con la necessaria mascherina. PRESIDENTE. C'è anche una certa prontezza dei senatori e, quindi, controbilanciamo. CALDEROLI (L-SP-PSd'Az) . Io parlerei di una certa fortuna in questo caso. È ancora con un telefono in mano che sporge oltre la balaustra e l'altro ce l'ha in mano. Io credo che sia una recidiva quella che sta accadendo e richiedo un richiamo formale. PRESIDENTE. Bene, entriamo nell'argomento. CALDEROLI (L-SP-PSd'Az) . Dolosa è una cosa; colposa è un'altra. Ho in mano la Carta costituzionale e spero che tutti l'abbiano, anche se non basta averla perché, ogni tanto, bisognerebbe anche aprirla, leggerla e possibilmente anche capirla. Se, infatti, uno lo avesse fatto, apparirebbe immediatamente non necessario, urgente e straordinario il provvedimento al nostro esame. Partiamo dal primo requisito che dovrebbe avere un decreto-legge, ovvero - è la giurisprudenza della Corte che lo dice - il criterio della omogeneità. Non sto a ripetere quanto hanno detto i nostri colleghi prima. Se uno legge il titolo, vede che l'omogeneità c'entra come i cavoli a merenda rispetto ai contenuti di questo provvedimento e giustamente il Presidente del Senato l'ha assegnato alla 1 a e alla 2 a Commissione. Altrettanto giustamente il Presidente della 2 a commissione ha chiesto che venisse assegnato anche alla propria Commissione per l'esame in sede riunita. (Applausi) . C'è stata una grossa polemica da parte della maggioranza rispetto a queste decisioni. La polemica è proseguita anche in Commissione, dove si è arrivati ad accusare il presidente Ostellari di aver mentito rispetto alle decisioni assunte. Qualcuno ha parlato di un falso in atto pubblico nel verbale della 2 a Commissione. Ringrazio la senatrice Evangelista, che è intervenuta dicendo che il verbale era corretto e che il comportamento tenuto dal presidente Ostellari era assolutamente rispettoso di quello che era accaduto in Commissione. (Applausi) . Ogni tanto, quindi, ci vuole qualche mea culpa , perché magari qualche bue potrebbe evitare di dare del cornuto all'asino. È tanto più evidente la necessità dell'esame congiunto, andando a vedere le materie trattate ai vari articoli: sei parlano di immigrazione, otto di sanzioni e della parte della giustizia. Non è che si ragioni un tanto al chilo, è vero, ma è assolutamente evidente che c'era la necessità dell'esame congiunto. Oltre a questo, vorrei ricordare a chi se lo è dimenticato che questo decreto modifica, nella parte prevalente, il decreto-legge Salvini 2. Nell'esame alla Camera dei deputati il presidente Fico ha assegnato il provvedimento alla I e alla II Commissione e nessuno ha detto niente. (Applausi) . Non è che, quando l'operazione viene fatta alla Camera dei deputati, è l'operazione di Fico e, quando viene fatta al Senato invece - non dico una parolaccia - è un'altra cosa, che ricorda il nome del Presidente della Camera. È la cosa più giusta, punto e basta. Tra l'altro, il motivo per cui si va a fare questo decreto-legge è la lettera dell'anno scorso in cui il Presidente della Repubblica ci avvertiva che il primo requisito è l'omogeneità, e poi - e qui si rasenta il ridicolo - gli mandiamo un decreto del genere. I tre rilievi che fa riguardano gli aspetti sanzionatori e quindi il capitolo della giustizia. È il caso di citarli: parla delle sanzioni amministrative per il divieto di ingresso delle navi, del rispetto dei vincoli internazionali e della norma relativa all'oltraggio a pubblico ufficiale. Tutto il resto che ci avete messo dentro non c'entra assolutamente niente. (Applausi) . Se qualcuno poi volesse andarselo a rileggere, l'articolo 77 della Costituzione prevede che il Governo adotti provvedimenti provvisori con forza di legge in casi straordinari di necessità e di urgenza. Ebbene, partiamo dall'urgenza: il Consiglio dei ministri approva il provvedimento il 6 ottobre ma, questo viene pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il 21 ed entra in vigore il 22, sedici giorni dopo. Dov'era finito quel decreto-legge? Lo hanno tenuto nel cassetto per il salvo intese, per cui litigano su tutto, oppure addirittura qualcuno ci ha pensato sedici giorni prima di firmarlo e mandarlo alle Camere? (Applausi) . Sedici giorni per un'urgenza? A me sembra molto discutibile. Non solo, ma il giorno dopo la nascita del Governo Conte 2, nell'agosto 2019, nelle dichiarazioni degli esponenti della sinistra, dal primo giorno e tutti i giorni, la prima cosa necessaria e urgente da fare per il Paese era abolire i decreti-legge Salvini. Qualcuno può pensarla in quella maniera, peccato che fossimo nell'agosto 2019 e oggi siamo al dicembre 2020. Dopo tredici mesi avete stabilito che era necessario e urgente? Non ci siamo. Se si ha un ritardo non dico mentale, ma legislativo del genere, la vedo male. Passiamo all'altro requisito, la necessità. Era necessario intervenire, perché bisogna contenere l'ingresso degli irregolari. Andiamo allora a vedere la sostanza, cioè i numeri. Come il senatore Candiani mi insegna, perché era Sottosegretario all'epoca, nel periodo del Governo Gentiloni, quando già c'era Minniti e li aveva ridotti, nel 2018, c'erano 23.000 casi. Con il Governo Conte I, con Salvini Ministro, i casi sono stati 11.000; con il Governo Conte II, con il ministro Lamorgese, i casi sono oltre 33.000. Stringiamo. Con Salvini si erano dimezzati; con il ministro Lamorgese si sono triplicati. Qualcuno, in Commissione, ha anche detto che non basta guardare solo i numeri, ma che c'è anche l'aspetto umanitario. L'aspetto umanitario è che, nel periodo in cui Salvini era Ministro, i morti e i dispersi si erano dimezzati. (Applausi) . I numeri, cari colleghi, non valgono solo in termini di persone che arrivano. Purtroppo, c'è anche un onere economico da dover sostenere. Periodo del Governo Gentiloni: 2,2 miliardi. I fondi già erano stati dimezzati, rispetto ai 5 miliardi che spendeva Renzi. Periodo del Governo Conte, con Salvini ministro: 500 milioni. Tengo per buoni i 2,2 e non i 5 miliardi. Mi chiedo: con quegli 1,7 miliardi in più, che avevate speso e che sono stati risparmiati con Salvini, quanti respiratori, quanti ospedali Covid-19, quanti letti di terapia intensiva in più si sarebbero potuti realizzare? Concludo con l'ultimo requisito, citato anche dal collega Balboni: la straordinarietà. Dev'esserci un caso straordinario. Ora, faccio una foto dei giorni in cui è stato emanato il provvedimento. Sono andato infatti a leggere i dati del 23 ottobre: nell'ultima settimana di quel mese, eravamo già arrivati a 20.000 nuovi casi e a 2.000 morti. La foto di oggi, nel momento in cui convertiamo il provvedimento (o, meglio, tenterete di convertirlo), rivela che l'Italia ha il numero massimo di morti rispetto a tutta Europa. A livello mondiale, abbiamo superato il numero totale dei morti della seconda guerra mondiale. C'è la seconda ondata e forse stiamo assistendo a una sua recidiva oppure a una terza ondata e la cosa più urgente da fare è aprire i porti, rendere più facile l'acquisizione del permesso di soggiorno e la conversione in un permesso di lavoro (che dev'essere dato anche a chi non ha lavoro). Abbiamo quindi visto aprire i porti e farlo sapere anche dall'altro lato del Mediterraneo, per poi vederli arrivare dalla Tunisia, ammassati, come si sono visti nei telegiornali, senza fare il tampone, favorendo così la possibile diffusione del contagio tra di loro, e lasciati liberi di scappare in giro senza che nessuno li avesse controllati. E quel che è ancora peggio: se ne sono tamponati alcuni, che pur essendo risultati positivi, sono fuggiti e sono andati potenzialmente in giro a contagiare la popolazione. (Applausi) . Un'ultima considerazione, signor Presidente, sulla quale davvero concludo. L'innalzamento dei dati numerici non si è realizzato solo dopo il 23 di ottobre. Si è realizzato anche nei mesi precedenti, tranne che in un piccolo periodo, in cui ancora si applicava qualche legge. Se, però, l'incremento c'è stato, anche quando erano in vigore i decreti-legge Salvini, vuol dire che qualcuno non ha applicato la legge. (Applausi) . A questo punto, se sia omissione di un atto d'ufficio oppure favoreggiamento di immigrazione clandestina, lo lascio decidere a voi, perché di questo è responsabile il Governo. (Applausi) . Mi spiace, ma, se faccio circolare o lascio circolare chi so essere positivo al tampone, a quel punto, c'è anche un altro tipo di favoreggiamento, quello dell'epidemia, e non colposo, ma doloso. In quel caso, allora, non citiamo solo l'articolo 37, perché a chi fa provvedimenti del genere va applicato l'articolo 32, quello che disciplina i trattamenti sanitari obbligatori. (Applausi). PRESIDENTE . Nel corso della discussione potrà prendere la parola un rappresentante per Gruppo, per non più di dieci minuti ciascuno. BRESSA (Aut (SVP-PATT, UV)) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BRESSA (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente, la dottrina prevalente ritiene che il sindacato sulla necessità e l'urgenza dell'atto sia di natura prettamente politica, anche se sono possibili esiti giurisdizionali. L'articolo 15 della legge n. 400 del 1988 indica le ipotesi in cui non è possibile ricorrere al decreto-legge e non dobbiamo mai dimenticare che quello al nostro esame è stato emanato dal Presidente della Repubblica. Allora, se diamo per acquisiti questi fatti, e non può essere diversamente, dobbiamo svolgere un altro tipo di relazione e di osservazioni. Nella relazione che introduce il provvedimento - e io, senatore Balboni, l'ho letta, come ha fatto lei - si legge che si è manifestata la straordinaria necessità e urgenza di chiarirne alcuni profili tramite una loro rimodulazione, che tenga conto dei principi costituzionali e di diritto internazionale vigenti in materia. Questo è il punto del problema. I decreti Salvini confliggevano con i principi della nostra Costituzione e del diritto internazionale in materia di diritti dell'uomo. La Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, all'articolo 1, afferma che «La dignità umana è inviolabile. Essa deve essere rispettata e tutelata». Nel preambolo della Dichiarazione universale dei diritti umani si afferma che il riconoscimento della dignità specifica e dei diritti uguali e inalienabili di tutti i membri della società umana è la base della libertà, della giustizia e della pace nel mondo. I diritti umani rappresentano i diritti inalienabili che ogni uomo possiede; il diritto alla vita e ad un'esistenza dignitosa. Giovanni Maria Flick, che è stato anche evocato nel dibattito in Commissione da qualcuno di voi, Presidente emerito della Corte costituzionale, in un suo recente saggio breve, «Elogio della dignità», fa questa affermazione: «la dignità è premessa e condizione di eguaglianza e al tempo stesso di diversità; è espressione e frutto di solidarietà; è fondamento e limite di libertà». La restituzione della dignità di essere umano: è questa la necessità e l'urgenza del decreto-legge al nostro esame. (Applausi) . Per superare una pagina della storia del diritto nazionale, i decreti dell'allora Ministro pro tempore all'interno, con straordinaria disinvoltura - direi con colpevole determinazione - l'avevano derubricata a fatto non essenziale. Ex facto oritur ius , come afferma un brocardo latino. Con i decreti Salvini, ex iure oritur factum : gli immigrati sono cancellati come persone. Il decreto del Governo restituisce l'ordine esatto delle cose e un diritto inalienabile dell'uomo, la sua dignità. Per tali ragioni, esprimiamo un voto contrario sulle questioni pregiudiziali presentate. (Applausi). CUCCA (IV-PSI) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CUCCA (IV-PSI) . Signor Presidente, colleghi, signori del Governo, credo che sia arrivato il momento di sfatare una teoria che è stata più volte sostenuta in quest'Aula, secondo la quale in tempi di emergenza - in questo caso, sanitaria - ogni provvedimento che esuli da quella strettamente pandemica debba essere bollato con un giudizio di inadeguatezza allo spirito dei tempi e alla necessità di fronteggiare l'aspetto principale, conseguente all'emergenza economica, dovuta alla diffusione della pandemia. Il Parlamento ha proseguito sempre la sua attività non si è mai fermato, non ha fatto un giorno di stop. Il Paese continua con la consueta vita e con i consueti lavori, che rivestono un'importanza altrettanto significativa rispetto agli impegni a cui la classe politica non può abdicare. Abbiamo la piena consapevolezza non solo dell'urgenza di questo provvedimento, ma soprattutto della sua necessità rispetto ai guasti enormi che sono sotto gli occhi di tutti e che constatiamo nella quotidianità della nostra vita, pure in questo tempo di pandemia. Mi riferisco ai guasti causati dall'emanazione dei cosiddetti decreti Salvini. Li abbiamo reiteratamente definiti i decreti dell'illegalità; oggi invece quelle stesse persone che furono i protagonisti della loro emanazione contestano un intervento legislativo che ripristina un sistema di giustizia, di inclusione sociale controllata, di equità e - per dirlo in una parola sola - di legalità. Il collega Bressa, che mi ha preceduto, ha esposto bene ed esaustivamente questo criterio. Oggi cancelliamo definitivamente quei provvedimenti fallimentari, anche alla luce dei rilievi del Quirinale; questo non può essere dimenticato o, meglio, non si può far finta di aver dimenticato i rilievi che sono stati immediatamente portati alla nostra attenzione dal Quirinale. Il fallimento di quei provvedimenti è sotto gli occhi di tutti. Avevano lo scopo dichiarato, sbandierato e pubblicizzato di ridurre gli sbarchi; invece, com'è noto e come le statistiche ci dimostrano in modo inconfutabile, c'è stato un aumento di quegli sbarchi proprio durante la vigenza dei cosiddetti decreti sicurezza. Un'altra contestazione che dev'essere rispedita al mittente è quella degli irregolari, i quali - anche questa è stata un'emergenza - sono aumentati proprio dopo l'entrata in vigore - guarda caso - dei cosiddetti decreti sicurezza, che avevano abolito la cosiddetta protezione umanitaria, aumentando in maniera esponenziale il numero delle persone che irregolarmente soggiornano nel nostro territorio. Prendiamo atto del fatto che l'urgenza esiste ed esisteva; questo provvedimento quindi interviene giusto per sanare quell'inefficienza e quelle ingiustizie. Si tratta di un provvedimento la cui urgenza - a dire la verità - era ancora più stringente nella tempistica con la quale si è realizzato; ma, nello stesso tempo, era necessario, perché abbiamo da affrontare una stagione che purtroppo è ancora lunga e della quale ancora non conosciamo i tempi reali. Spesso l'opposizione è colpita da benaltrismo, che comunque colpisce - è bene riconoscerlo - le forze che sono all'opposizione. Soprattutto rispetto a quel benaltrismo, è bene ricordare che quei provvedimenti - ribattezzati decreti sicurezza - introdussero elementi che hanno perturbato la tranquillità e anche la sicurezza della comunicazione pubblica; mi riferisco, per esempio, alle notizie diffuse riguardo al contagio da parte degli irregolari. Questa è oggettivamente una menzogna, utilizzata per influenzare l'opinione pubblica e per creare e diffondere la narrazione di coloro che, in dispregio dei più elementari principi umanitari, hanno alimentato un quadro generale assolutamente fasullo. Da ultimo - come ricordavo in premessa - le modifiche che oggi apportiamo ai testi, di fatto rovesciandone il contenuto, non sono frutto di un capriccio o della volontà di affermare qualcosa di diverso rispetto alla maggioranza che ha voluto e sostenuto quei decreti. Gli interventi che stiamo portando avanti e che ci accingiamo ad approvare oggi sono in sostanza espressi richiami ai principi enunciati dal Presidente della Repubblica, quando - a titolo esemplificativo, ma certamente non esaustivo dei guasti e delle storture che questi provvedimenti hanno presentato da subito, che erano stati contestati nell'immediatezza da noi, che allora eravamo all'opposizione, e che sono tuttavia ancora presenti - aveva indicato l'articolo 7, in cui ci si riferiva ad un generico pubblico ufficiale. Tendenzialmente, si pensa che un pubblico ufficiale possa essere soltanto un poliziotto o comunque un rappresentante delle Forze dell'ordine e invece, da una lettura attenta, ci si rende conto che può essere anche un semplice insegnante; è una norma quindi, anche quella, affetta da palesi dubbi di costituzionalità, perché non corrispondente a un principio di ragionevolezza. Per non parlare delle misure sproporzionate: un milione di euro di ammenda è evidentemente una sanzione che serve soltanto come spot , perché non sarebbe possibile la pretesa del suo pagamento. È inutile, allora, fare gli specchietti per le allodole e vantarsi di essere severi e duri, ma piuttosto affrontiamo il problema, come stiamo facendo e come abbiamo sempre fatto, in maniera ragionevole e corretta e soprattutto con l'intento di avere risultati precisi. Devo sottolineare che l'opposizione al cambiamento di quei decreti-legge è sterile e inopportuna, perché di fatto li stiamo aggiustando, per portarli nei limiti della ragionevolezza e della concreta attuazione dei principi che avrebbero voluto perseguire, mentre sono stati soltanto permeati dall'intendimento di fare propaganda e demagogia. L'opposizione dovrebbe forse ringraziarci, dunque, perché abbiamo posto fine all'ingiustizia e alle storture create da quei provvedimenti. Ancora, in questo periodo di pandemia, risultano maggiormente necessari gli interventi. Oltre alla lotta a quel virus invisibile, questo Parlamento, con la conversione del decreto-legge che speriamo di portare in porto nella giornata odierna, afferma principi di profonda attenzione intanto all'emergenza che viviamo, ma anche a tutti i problemi conseguenti all'emanazione e all'applicazione dei cosiddetti decreti Salvini, e riporta anche all'applicazione di un principio che la nostra Costituzione ci impone, quello del rispetto della persona umana, della giustizia diffusa e della nostra civiltà giuridica. È per questo motivo quindi che parlare di profili di incostituzionalità di questo provvedimento, per i consueti sbandierati motivi dell'assenza dei requisiti di urgenza, ci pare davvero fuori luogo e soprattutto lontano dalle necessità di questo Paese nel momento gravissimo che stiamo vivendo e che dovrebbe richiamarci a un senso di più alta responsabilità. (Applausi) . GARNERO SANTANCHE' (FdI) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GARNERO SANTANCHE' (FdI) . Signor Presidente, onorevoli ministri, onorevoli colleghi, non mi sto a dilungare sul problema che abbiamo oggi in quest'Aula, sulla questione dell'incostituzionalità e sul fatto che il decreto-legge presuppone che ci siano i criteri di necessità e di urgenza. Questo l'ha già spiegato molto bene il collega Balboni. Vorrei farvi riflettere anche su un'altra questione che fino adesso è stata trascurata, cioè che il Presidente della Repubblica per firmare questo decreto-legge, come qualcuno di voi ricorderà, ci ha messo quindici giorni: un tempo lunghissimo, che dovrebbe farvi riflettere. Colleghi, ponetevi allora delle domande e datevi delle risposte, se il Presidente della Repubblica ci ha messo così tanto tempo a firmare questo decreto-legge. Credo che i criteri di necessità e urgenza, soprattutto, non siano presenti nell'agenda degli italiani. Oggi gli italiani vi chiedono di avere altre risposte. Oggi, 18 dicembre, vi chiedono come potranno passare il loro Natale. I nostri commercianti, ristoratori, imprenditori e lavoratori vi chiedono se potranno aprire i loro esercizi commerciali e oggi - giovedì 18 dicembre - ancora non avete dato loro risposte. Credo che, anziché bloccare l'Assemblea a discutere di questo decreto insicurezza e illegalità (che è di fatto la rappresentazione plastica che siete un Governo lunare), dovreste - e vi prego di farlo - atterrare sulla terra, scendere dalla luna e immergervi nel Paese reale! Questo dovreste fare. E invece no, state sulla luna, distanti dai problemi degli italiani... (Brusio). PRESIDENTE . Senatrice Garnero Santanchè, mi scusi se la interrompo. Colleghi, per cortesia, non è obbligatorio rimanere in Aula, mentre lo è consentire alla collega di svolgere il suo intervento. Anche la Presidenza fa fatica a seguire. Oltretutto, la mascherina non ci agevola. Prego, senatrice Garnero Santanchè. GARNERO SANTANCHE' (FdI) . Grazie, signor Presidente. Gli italiani, cari colleghi, non vi stanno chiedendo di abolire i confini; gli italiani non vi chiedono di aumentare il traffico nel Mediterraneo delle ONG e degli scafisti; gli italiani non vi chiedono di aumentare il fatturato delle cooperative che si occupano della gestione dei migranti. Non vi chiedono tutto questo e, soprattutto, non vi chiedono di aumentare i morti nel Mediterraneo, perché è questo che, con il vostro decreto, succederà. Ricordatevi queste parole, perché quei morti peseranno sulle vostre coscienze. Infatti, è questo che fate oggi. Gli italiani vi chiedono ben altro. Capisco che questo è il più grande spot che state facendo, ma è pericoloso perché a tutte le miserie del mondo mandate il messaggio che possono venire nella nostra Nazione a fare tutto ciò che vorranno. Vi rendete conto dell'ingiustizia nei confronti degli italiani? Siete coloro che hanno limitato le loro libertà costituzionali. Certo, c'è una pandemia. Non siamo negazionisti, siamo consapevoli del momento. Ma proprio perché il momento è drammatico da un punto di vista sia sanitario, sia economico, cosa fate invece? Dividete gli italiani in cittadini di serie A e di serie B. Vi occupate di far diventare l'Italia il centro profughi d'Europa e di raccogliere tutte le miserie del mondo, senza dare le risposte agli italiani. Credo che vi dovreste vergognare di questo atteggiamento. Oggi - giovedì 18 dicembre - anziché rispondere ai tanti bisogni dei nostri connazionali, vi occupate dei clandestini, di incrementare il fatturato e di aumentare il traffico nel Mediterraneo. Vorrei concludere, signor Presidente, anche se tante sarebbero le cose da dire. Sono fiduciosa negli italiani, che sapranno giudicare l'operato di questo Governo. Giudicheranno loro la distanza che avete con i bisogni delle persone. Giudicheranno loro il comportamento di questo Governo. Nella giornata di giovedì 18 dicembre, quando gli italiani non hanno risposte su ciò che succederà nei prossimi giorni, invece date loro certezze. Voi che vi riempite la bocca di Europa, usandola a seconda delle vostre convenienze, non avete nemmeno ascoltato le parole della von der Leyen, quando ha detto che l'Italia deve assumersi la responsabilità di difendere i confini italiani, che sono anche quelli dell'Europa. Complimenti. Con il decreto al nostro esame, da oggi, gli italiani hanno una certezza: nella nostra Nazione sono stati aboliti i confini. (Applausi) . DE PETRIS (Misto-LeU) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DE PETRIS (Misto-LeU) . Signor Presidente, la prima questione che voglio affrontare è relativa al fatto che le pregiudiziali di costituzionalità sul decreto-legge al nostro esame, e anche gli interventi svolti, sono state impostate sulla mancanza dei presupposti di necessità e urgenza, tant'è che si è fatto riferimento al molto tempo trascorso e addirittura al fatto che, prima di promulgare il decreto, siano passati altri giorni. Riteniamo invece che il presupposto principale per l'emanazione di questo decreto, quindi la necessità e l'urgenza, fosse il ripristino dei principi costituzionali che erano stati violati sistematicamente, come vari interventi hanno dimostrato nel tempo, con i due decreti sicurezza, i cosiddetti decreti Salvini. Vi pare non necessario e non urgente ripristinare i principi costituzionali? Credo che sia questo il problema fondamentale. Non era un caso che il secondo decreto fosse accompagnato da una lettera del Presidente della Repubblica che diceva in modo molto chiaro quali erano gli elementi su cui intervenire e i profili di violazione costituzionale, a partire dall'articolo 10 della nostra Costituzione. Bastava solo e unicamente questo a rendere necessario che si intervenisse con decreto-legge. Per quanto riguarda l'altro elemento sollevato, la disomogeneità, per curiosità sono andata a recuperare le pregiudiziali di costituzionalità che avevamo presentato sui due decreti in questione e, se vogliamo fare una discussione precisa in merito, ritengo che fossero un esempio chiaro di come non si dovrebbe agire in fase di decretazione d'urgenza. Per la mia parte politica, quindi, era questo che giustificava necessità e urgenza, com'è stato da noi sottolineato fin dall'inizio. Il presidente Calderoli ha ricordato il punto programmatico che ne parlava e siamo orgogliosi che questa maggioranza abbia tenuto fede all'attuazione di uno dei punti programmatici che le hanno dato vita. Infatti, quando si violano sistematicamente i principi costituzionali, come abbiamo visto anche nell'applicazione, si fa un danno al patto fondante della nostra Repubblica. Qui erano violati sistematicamente le convenzioni e i trattati internazionali, a cui la nostra Costituzione ci richiama. Di questo stiamo parlando e questo è il punto. Inoltre si fa una contabilità relativa al fatto che, da quando l'attuale Governo è in carica, sono aumentati gli sbarchi. Ma come, colleghi? Ci avete detto che il decreto-legge in esame è arrivato tardi e che ci abbiamo messo molto tempo: vorrei dunque ricordare che, fino alla sua emanazione erano in vigore i decreti precedenti. Vorrei anche aggiungere un altro elemento fondamentale, che riguarda la necessità e l'urgenza di intervenire: alla contabilità degli sbarchi, che è stata ricordata, vorrei aggiungerne un'altra, che sistematicamente rimuovete e che riguarda tutto quello che hanno provocato i decreti precedenti, rendendo invisibili, da un'ora all'altra, dalla mattina alla sera, migliaia e migliaia di persone. Colleghi, è questo che avete prodotto con i precedenti decreti. (Applausi) . Questa contabilità, che avete dimenticato, è costata molto al Paese. Parlate tanto di legalità, ma è costata moltissimo! Non c'è solo la violazione dei diritti e dei trattati internazionali, ma un danno vero. Quei decreti-legge, che pomposamente chiamavate decreti sicurezza, in realtà hanno prodotto solo e unicamente insicurezza. Chiedete inoltre se fosse questa l'urgenza, durante la pandemia. (Brusio. Richiami del Presidente). Guardate, colleghi, che è proprio questo il punto. Sono mesi, ormai quasi un anno, che lavoriamo incessantemente sull'emergenza del Paese, ma proprio per questo era ancor più giusto intervenire per rimuovere i problemi che si erano creati con i decreti sicurezza. A proposito della questione degli invisibili, è chiarissimo quali sono le conseguenze. Era inoltre necessario e urgente rimuovere, così come si è fatto con il decreto-legge in esame, un'altra vergogna: avremmo poi voluto, se ce ne fosse stato il tempo, migliorare ulteriormente alcune norme e certamente potremo farlo in futuro, perché la discussione da questo punto di vista è ampia e c'è la possibilità di farlo. Occorreva dunque rimuovere un'altra vergogna, chiudendo con la persecuzione nei confronti delle ONG, ovvero di coloro che salvano le vite. I precedenti decreti, infatti, ne avevano prodotto la criminalizzazione, facendo diventare reato salvare le vite, che non solo è il principio fondamentale di chi sta in mare, ma è il principio guida di ogni essere umano. (Applausi) . Su questo c'erano la necessità e l'urgenza di intervenire e il decreto-legge lo fa giustamente, in modo chiaro ed equilibrato, facendo in modo che, anche su questo aspetto, si torni alla nostra tradizione. Vorrei ricordare a tutti perché che le ONG sono dovute intervenire. Con la cancellazione della missione Mare nostrum, infatti, non c'era più una serie di interventi necessari, realizzati come Unione europea. Ci auguriamo che tutto questo ritorni e allora vedrete che non ci sarà più il problema di assicurare la possibilità di salvare le vite. Il provvedimento in esame tratta un'altra questione, su cui la Corte costituzionale è intervenuta. Non c'era forse l'urgenza di rimuovere il divieto di iscrizione anagrafica, su cui la Corte si era già pronunciata, dichiarandolo incostituzionale? Potrei proseguire, citando il sistema di accoglienza. Anche in quel caso, che cos'era? Era un sistema sicuro per il Paese e per i nostri cittadini quello che prevedeva di costruire grandi centri creando di conseguenza problemi enormi sul territorio? Sarebbe stato giusto, piuttosto, ripristinare un sistema di accoglienza piccolo, diffuso, che aveva dato ottimi risultati e che continuerà a darli attraverso questo decreto-legge, non solo in termini di gestione, ma anche in riferimento al fine ultimo, che è il percorso di integrazione. Siamo intervenuti altresì ripristinando la questione fondamentale, ovvero rimettendo in linea le nostre norme con l'articolo 10 della Costituzione attraverso la possibilità di attivare sistemi di protezione speciali, molto ampi, che permettono quindi di intervenire come protezione umanitaria. Questo spiega i presupposti di necessità e di urgenza. In conclusione, siamo tutti convinti che bisognerà intervenire nuovamente in modo complessivo, finalmente, su tutta la questione immigrazione e mettervi mano una volta per tutte per abrogare quella che io e molti di noi qua dentro consideriamo la vera legge criminogena, ovvero la Bossi-Fini. (Applausi). Per queste ragioni, respingiamo le pregiudiziali di costituzionalità. (Applausi). BITI (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BITI (PD) . Signor Presidente, signor Vice Ministro, membri del Governo, colleghi e colleghe, ringrazio il mio Gruppo per avermi permesso di intervenire in questa discussione sulle pregiudiziali che sono state presentate. Potrei semplicemente iniziare e chiudere il mio intervento dicendo che il decreto-legge sicurezza e immigrazione che stiamo esaminando, e che ha già ricevuto il voto della Camera dei deputati... (Brusio). PRESIDENTE . Senatrice, mi perdoni se la interrompo. Colleghi, per cortesia, il brusio è davvero fortissimo e copre la voce della collega. Prego, senatrice. BITI (PD) . Dicevo che il testo che stiamo esaminando in questi giorni nelle Commissioni competenti - e ora anche in Assemblea - già passato, dopo un ampio dibattito molto lungo - più di una settimana in Aula, e ancor prima nelle Commissioni - alla Camera dei deputati, nasce nel solco di due decreti-legge: il decreto-legge sicurezza e immigrazione e l'ultimo decreto-legge cosiddetto sicurezza bis dell'agosto 2019. Nasce in quel solco, e a quei provvedimenti facciamo riferimento. Ricordo che all'epoca anche noi avevamo presentato questioni pregiudiziali, che erano state bocciate, e questo mi basterebbe per dire che ora interveniamo su testi che avevano avuto il vaglio di costituzionalità nelle Aule, e che quindi adesso non possono che avere lo stesso trattamento. Entrerò più nel merito. Il Presidente della Repubblica, come sapete - è stato citato più volte - ha mandato una lettera al Presidente del Consiglio nell'agosto 2019 parlando di una promulgazione con riserva, che non è una bocciatura, ma quasi. La promulgazione con riserva deriva da indicazioni precise che il Capo dello Stato dà in termini di necessità di proporzionalità tra sanzioni e comportamenti e di fondamentale conformità alle normative internazionali. Non è poco, è molto per un Paese come Italia che, nell'ambito degli accordi internazionali, è sempre stata in prima fila nel rispettarli e nel promuoverli. Inoltre, la Corte costituzionale rileva talune questioni sui decreti-legge sicurezza 1, sicurezza 2, Salvini - non so più come chiamarli - in merito alla preclusione all'iscrizione anagrafica, che viene da sé, con un po' di logica e un minimo di ragionamento. È ovvio che se le persone non le riconosci, le stese saranno invisibili, e dove c'è l'invisibilità non potrà esserci niente di buono né per le persone invisibili né per tutti gli altri che vivono intorno. Questi sono i termini per i quali questi decreti-legge sono stati nuovamente esaminati e riportati in queste Aule. Parlate di mancanza di omogeneità, ma anche a questo riguardo mi occorre ricordare che tutti i temi inerenti la sicurezza e l'immigrazione contenuti nel decreto-legge in esame erano presenti nei decreti-legge precedenti, sempre nello stesso solco da voi tracciato, colleghi dell'opposizione, nel quale pertanto noi agiamo. Bisognava riportare all'attenzione delle questioni per restituire a questo Paese il suo volto umano e giusto che nella storia non gli è mai mancato. Vi lamentate, o comunque nelle questioni pregiudiziali fate osservazioni - scusate, uso un termine migliore - circa la mancanza dei presupposti di necessità e urgenza nel provvedimento, quindi mi viene una domanda che rivolgo anche al Governo tramite lei, signor Presidente. Non mi tornano i conti, in quanto l'opposizione sostiene che non c'è urgenza, perché il decreto-legge n. 130 del 2020 interviene adesso dopo un anno e qualche mese, ma sostiene anche che i numeri degli sbarchi e degli immigrati clandestini nel nostro Paese sono aumentati. I conti non tornano perché fino a ottobre vigevano i cosiddetti decreti Salvini e anche per questo consideriamo urgente il decreto-legge in esame. Vorrei però soffermarmi su altre urgenze che il Partito Democratico ritiene di dover portare all'attenzione di quest'Assemblea. Non viene mai meno l'urgenza del rispetto della vita delle persone, dell'umanità, della giustizia e della dignità di ogni vita, che sia italiana, africana, asiatica o di qualunque parte del mondo (Applausi) . L'umanità, la giustizia, l'importanza, la sacralità della vita non vengono mai meno e avranno per noi sempre rilievo di urgenza e di priorità. Secondo me, questo ontologicamente ci allontana da voi. Inoltre è urgente - lo dico a me stessa e a tutti i partiti di quest'Assemblea - metter fine alle speculazioni, perché, colleghi, laddove voi ci accusate di fare speculazione sulla vita delle persone che traghettiamo in mare (perché di questo ci accusate), noi ribattiamo con l'accusa di speculare elettoralmente sull'insicurezza che verrebbe portata dai migranti. Io credo che non faccia onore all'Assemblea e ai ruoli che rivestiamo stare così in basso e buttarsi nella mediocrità di queste accuse invertite che ci muoviamo in continuazione. Credo che il tema sia importante e che sia urgente riportare verità, che cioè non si debba parlare di insicurezza o di mancanza di sicurezza accostandola al migrante, al diverso, a una persona che ha delle difficoltà, più di noi che in questo momento siamo dei privilegiati. Bisogna riportare la verità del rispetto della vita e delle persone in questo nostro mondo. Ogni Stato ha diritto di regolare i flussi migratori e di attuare politiche dettate dalle esigenze generali del bene comune, ma sempre assicurando il rispetto della dignità di ogni persona: il diritto della persona ad emigrare è iscritto tra i diritti umani fondamentali, con la facoltà di ciascuno di stabilirsi dove crede più opportuno per una migliore realizzazione delle proprie capacità, aspirazioni e progetti, insomma dove crede più opportuno per una migliore realizzazione delle sue capacità. Questo ci dice che le migrazioni - ma lo sappiamo o comunque dovremmo saperlo - sono un fenomeno complesso, che è nella storia del mondo, dell'umanità, da migliaia di anni. Abbiamo anche l'urgenza di dire a noi stessi che il fenomeno delle migrazioni è complesso, e come tutti i fenomeni complessi richiede approfondimento, studio e quindi fatica, e porterà a delle risposte complesse. Ho ascoltato gli interventi in Commissione e qualche collega della Camera mi ha anche detto: «Tu sei un po' fusa di testa», perché ho ascoltato da casa anche gli interventi in discussione generale alla Camera. Ho sentito delle cose veramente inenarrabili. È opportuno riportare la verità, ossia che dovremmo avere il coraggio di abbandonare le speculazioni e di dirci che la tutela dell'altro è importante e va fatta in modo serio, responsabile, costruttivo, e dovremmo sempre averla come priorità. (Commenti). Ho ancora un minuto. PRESIDENTE . Colleghi, il tempo a disposizione per gli interventi è tenuto dalla Presidenza, rigorosamente e tenendo conto anche delle esigenze di tutti i Gruppi. Non riesco ad individuare l'autrice del richiamo, che è assolutamente fuori luogo. Prego, senatrice Biti, continui. BITI (PD) . La ringrazio, signor Presidente, mi avvio a concludere. Dicevo che va riportata una certa verità. Io sono convinta di quella che avevo già appurato e l'ho confermato riascoltando anche il mio intervento dell'agosto 2019, ossia il fatto che siamo diversi ontologicamente e per formazione. Per noi contano la vita, l'umanità, i diritti e la giustizia di ogni persona. Io potrei essere migrante un domani, come lei, Presidente, potrebbe esserlo dopodomani; ciascuno di noi, colleghi, in questo momento ha la fortuna di non dover migrare, ma non si sa mai cosa può succedere e quest'anno ce lo sta insegnando. Tutti noi potremmo trovarci un giorno a dover andare in un altro Paese per necessità o per scelta, perché pensiamo che lì potremmo avere una vita migliore. Questo è solo il primo passo - lo dico anche al mio partito - e ci aspetta molto di più per risolvere questo fenomeno. Non basta - mi rivolgo a lei, signor Vice ministro, e al Presidente, ma lei lo sa - questo decreto-legge per affrontare un fenomeno così complicato. Come ha ricordato la collega De Petris, ormai la cosiddetta legge Bossi-Fini non è più attuale; l'ha detto anche ieri un collega di Forza Italia. Abbiamo necessità di un impegno serio, costruttivo e responsabile. Noi ci siamo, ci dobbiamo essere. Per me e per il Partito Democratico questa resta una priorità urgente, e per questo motivo votiamo no alle questioni pregiudiziali. (Applausi) . AIMI (FIBP-UDC) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. AIMI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, rappresentanti del Governo, colleghi, spero che quello ad immigrare non sia un invito che dà anche una prospettiva futura al popolo italiano, perché vi dico che siete sulla strada giusta. (Applausi) . Speriamo che questo provvedimento non passi, perché è lacunoso e non solo: è incostituzionale, mancano i presupposti di necessità e di urgenza. Soprattutto, vi voglio dire che sotto il profilo sostanziale, siccome si parlava di verità, mi permetterò di evidenziare alcuni elementi che spero faranno comprendere a quest'Assemblea le ragioni per le quali questo non è un decreto-legge sicurezza, ma è il decreto insicurezza in assoluto. (Applausi) . Questo è il decreto immigrazione, il decreto clandestini. State trasformando l'Italia in un grande campo profughi: è questa la verità. E voglio capire come mai, in un momento così delicato, nel quale stiamo affrontando notevoli problemi di carattere economico, problemi gravissimi e legati anche alla pandemia, come mai qualcuno crede che si possa pensare e immaginare che l'Italia possa essere recettiva. Di quanti? Io vi pongo una domanda, una domanda importante. Mi dovete dire qual è il limite dell'immigrazione in Italia. (Applausi) . Qual è? Quanti ne possiamo ancora accogliere dignitosamente? Quante sono le persone alle quali possiamo offrire un'abitazione degna, un lavoro e un aiuto? 10.000, 20.000, 50.000? Dateci un numero e poi, da sinistra, spiegate con le vostre fantasie e con la vostra immaginazione cosa dovremmo fare con quell'uno in più che arriva. Noi abbiamo un principio che vogliamo seguire e diciamo che l'Italia in questo momento non è nelle condizioni di poter continuare questa politica di accoglienza, che è folle. A chi ci ascolta diciamo che non c'è nemmeno bisogno dell'interpretazione dei politici; ci vuole lo psichiatra per capire come mai siete arrivati e vi siete spinti a tanto. (Applausi) . È vero, il buon Dio e la geografia ci hanno posti al centro del Mediterraneo, tra il Nord e il Sud del mondo, ci hanno messi magari in una condizione di difficoltà: siamo un meraviglioso giardino a cielo aperto, siamo un grande museo, siamo portatori di una civiltà straordinaria, quella greco-romana e giudaico-cristiana; siamo un punto di riferimento e - consentitemi di dire - di civilizzazione per le battaglie di libertà che abbiamo saputo portare e per il grande amore che abbiamo saputo anche donare alle nazioni, all'estero. Nessuno pensi, allora, che nel centrodestra vi sia o possa anche solamente albergare l'idea del razzismo o di qualcos'altro, che noi consideriamo un'infezione dello spirito. (Applausi) . Il razzismo è un'infezione dello spirito; lo voglio ribadire. Voglio anche dire, però, che raccontare a centinaia di migliaia di ragazzi che provengono dall'Africa che qui si può arrivare e trovare l'Eldorado, il paradiso terrestre è un atto che giudichiamo politicamente criminale. Non si può continuare su questa strada. (Applausi) . Dovete rendervi conto della situazione nella quale viviamo. Siccome amiamo e vogliamo difendere questa Italia, vi diciamo che forse riuscirete anche a far passare questo provvedimento, ma noi, come centrodestra, ci assumiamo un impegno perché, prima o poi, quando ci farete votare, torneremo a governare quest'Italia e tra le prime leggi che cancelleremo ci sarà sicuramente questa. (Applausi) . Vogliamo dire che questa abrogazione sarà - la saluteremo, se ci sarà - un momento molto importante e aggiungo che non capisco come mai, in un momento in cui il Governo ci viene a raccontare che siamo in zona rossa, che l'Italia rischia di trasformarsi in zona rossa, in cui non si potrà circolare da un paese all'altro, a Sud del Mediterraneo, a Lampedusa abbiamo la zona verde. Questo è assolutamente inconcepibile. (Applausi) . Non vorrei che, sotteso a tutto ciò, ci fosse invece qualche interesse perché Buzzi in quella non dimenticata intervista ebbe a dire che si fanno più affari con l'immigrazione che non con la droga. È una vergogna! (Applausi) . Arrivano sempre più disgraziati; ebbene - noi vogliamo dirlo con coraggio - possiamo garantire loro vera dignità? Se siamo i primi a dire che è giusto accogliere chi scappa e chi viene perseguitato - sono principi che vogliamo continuare a difendere - dobbiamo anche dire con assoluta fermezza che chi viene in Italia per spacciare, combinare guai e finire nelle patrie galere non è giusto che permanga sul nostro territorio nazionale e deve essere assolutamente espulso. (Applausi) . La nostra è una battaglia di fermezza in difesa dell'Italia e siccome il costo che stiamo sostenendo è un costo elevatissimo, vi invito a pensare e a ragionare sulla opportunità di cominciare a guardare ad un orizzonte diverso: aiutiamo l'Africa con piani di intervento (Applausi) , con quello che abbiamo chiamato un grande piano Marshall, ma aiutiamoli in loco , perché immigrare non è un diritto, può essere un'aspirazione, per alcuni può essere una speranza, ma non è un diritto. Il diritto vero è quello di poter rimanere a casa propria, quindi con piani di investimento intelligenti operiamo in quella direzione. Ci sono Paesi, come ad esempio la Norvegia, che fanno grandi investimenti in Africa, ma hanno leggi estremamente severe nei confronti dell'immigrazione. Questa è una cosa che noi dovremmo cominciare a prendere in considerazione. Aggiungo che il nostro obiettivo, in Italia, dovrebbe essere - lo dico agli amici del centrodestra - di avere una legislazione sul modello di quella australiana, una legislazione che guarda naturalmente a chi entra con rispetto delle regole. Noi vogliamo sapere chi viene, se ha i documenti, qual è il certificato penale e quello dei carichi pendenti, quali sono le condizioni anche sanitarie della persona che arriva, come si mantiene, come vive, cosa fa in Italia. Questo è il nostro obiettivo, un obiettivo assolutamente importante. Dovreste, per questa ragione, fare un semplicissimo raffronto di dimensioni. Potrei parlare di altri Paesi, ma mi limito all'Africa: la sua superficie è di 30.370.000 chilometri quadrati, mentre quella dell'Italia è di 300.000 chilometri quadrati, quindi quella africana è 101 volte superiore a quella italiana, con 1,25 miliardi di persone, per la maggior parte giovani, che vogliono arrivare in Italia, hanno questa aspirazione di arrivare in Europa, ma noi sappiamo anche cosa accade purtroppo al nostro confine. Dobbiamo ricordarlo perché se non si contestualizzano le cose non si capisce qual è la situazione e contestualizzare significa comprendere che se l'Austria ha chiuso i proprio i confini, se lo ha fatto la Francia, se lo hanno fatto tanti Paesi, noi ci troviamo in una condizione di estrema difficoltà. Che fare? Perché ci vuole anche la soluzione. Bisogna stipulare immediatamente accordi bilaterali con gli altri Stati per i respingimenti, per il ricollocamenti e soprattutto, siccome abbiamo anche il timore e la preoccupazione che possano arrivare jihadisti o combattenti che tornano dal fronte siriano, avere in Italia (lo facciamo anche nell'interesse dell'Europa per la difesa dei nostri confini) una legislazione sul modello di quella degli anni Settanta contro il terrorismo. Voglio dire di più, in conclusione. È necessario il blocco dell'immigrazione. Vogliamo arrivare ai respingimenti, vogliamo che chi arriva possa essere accolto dignitosamente, ma dobbiamo anche lanciare un appello a coloro che non amano l'Italia, ai tanti stranieri che hanno in odio la nostra lingua, la nostra religione, le nostre tradizioni, la nostra sicurezza, la nostra libertà. Ebbene, a costoro diciamo che l'Italia offre una grande libertà, un'altra grande opportunità, quella di tornare da dove sono venuti. (Applausi) . CANDIANI (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CANDIANI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, in questa fase, com'è noto, trattiamo le richieste di improcedibilità o incostituzionalità del provvedimento. È inevitabile che su un provvedimento tanto controverso nasca una discussione politica anche in una fase squisitamente tecnica e questo dice quanto il Governo, con questo provvedimento, stia facendo anche carta straccia della nostra Costituzione. Premetto, però, che ho sentito alcuni interventi veramente bizzarri e mi riferisco innanzitutto a quello della senatrice Biti: un intervento astratto, fuori dalla realtà. Quando la senatrice Biti viene in Aula e parla di una legge che deve essere smontata per garantire i diritti umani, io chiedo: senatrice Biti, perché non era con me a Lampedusa, nel mese di ottobre e nel mese di novembre, quando questo decreto è entrato in vigore, a vedere cosa accadeva nell' hotspot di Lampedusa? (Applausi) . Se fosse stato ancora ministro dell'interno Matteo Salvini, avreste chiamato i Caschi Blu per andare a Lampedusa! La vostra ipocrisia, però, è tale che definite come da disfare una legge che, quando è stata applicata, ha prodotto lo stop degli sbarchi dei clandestini in Italia e nascondete, invece, per comodo, la totale incapacità del Governo nella gestione dei flussi di migranti (Applausi) che porta, come ho visto a Lampedusa, ad avere i materassi messi all'aperto e la gente a dormire sotto l'acqua, o sotto il sole. Questo per voi è gestire l'immigrazione in maniera corretta? Questo per voi è rispettare i diritti umani? Questo per dire che questo il decreto-legge che voi avete portato in Senato e con cui volete smontare i decreti sicurezza è infarcito, dalla prima all'ultima lettera, di ipocrisia! (Applausi) . Mi rivolgo anche alla senatrice De Petris, per la quale provo rispetto, ma che mi fa molto specie quando viene a dire che abbiamo creato delle condizioni per cui gli immigrati, una volta giunti in Italia, sono diventati, in virtù delle nostre leggi, dei decreti sicurezza, invisibili. Bontà di dio, ma l'abbiamo vista la visibilità che voi intendete, quando abbiamo scoperto che l'attentatore di Nizza era sbarcato a Lampedusa, era andato a Bari, era tornato ad Alcamo e poi era andato a compiere l'attentato a Nizza! (Applausi) . Questa è la visibilità che voi volete dare agli immigrati che arrivano in Italia, con tutte le telecamere del mondo a darne cronaca, perché tutti hanno visto chi arriva a Lampedusa, tutti hanno visto la serietà di questo Paese nel gestire i confini d'Europa. Perché quello è il confine d'Europa. Questa è la visibilità che volete? Li avete fatti emergere: bravi! Complimenti! Questa è un'altra ragione per non procedere all'approvazione del decreto in esame, che andrà a smontare i decreti sicurezza. E fa bene chi lo definisce decreto clandestini. Signor Presidente, torno agli aspetti squisitamente tecnici. Ancora una volta, con la scusa della pandemia, il Governo Conte, composto da Partito Democratico e MoVimento 5 Stelle, pensa che gli italiani non si accorgano di quanto sta facendo, perché presi, ovviamente, da ben altri problemi. Quindi, nottetempo, approvate un decreto-legge che smonta i decreti sicurezza. Come, però, ha correttamente ricordato il senatore Calderoli, esiste una Costituzione che prevede (o, adeguandoci alla situazione attuale, dovrei dire che prevederebbe) all'articolo 77 che «quando, in casi straordinari di necessità e di urgenza, il Governo adotta, sotto la sua responsabilità, provvedimenti provvisori con forza di legge, deve il giorno stesso presentarli per la conversione alle Camere che, anche se sciolte, sono appositamente convocate e si riuniscono entro cinque giorni». Signor Presidente, io ribadisco, per la cronaca e per la conoscenza dell'Aula e anche di qualche senatore di maggioranza distratto, che il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto il 6 ottobre e che esso è apparso in Gazzetta Ufficiale il 21 ottobre. Avete aspettato sedici giorni per presentare il decreto e le Camere ne sono state tenute all'oscuro, perché non avevate un'intesa neanche tra di voi e l'unica cosa che vi interessava era mantenere in piedi il Governo! Carta straccia della Costituzione un'altra volta, allora. (Applausi) . Per di più, signor Presidente, vado oltre, dicendo che questo provvedimento è incoerente anche rispetto a quello che, in questo momento, sta accadendo in Europa. Non solamente la 1 a e la 2 a Commissione, quindi, ma anche la 14 a avrebbe dovuto essere investita di questo provvedimento, perché, in questo momento, stanno passando in Europa proposte di modifica regolamenti, come regolamento Dublino III. Tali proposte prevedono, testualmente, di impedire gli spostamenti non autorizzati ai richiedenti all'interno dell'Unione europea stabilendo, fra l'altro, che questi ultimi dovranno presentare domanda nello Stato membro di primo arrivo o di soggiorno regolare e rimanere nello Stato membro designato come competente. Cioè, esattamente il regolamento di Dublino già in vigore (sia Dublino I che II). Non cambia niente, voi in questo momento state allargando le maglie, fate venire tutti in Italia con questo decreto-legge, ma l'Unione europea sta già dicendo che resteranno e saranno gestiti in Italia. Ancora una volta sottovalutate enormemente i costi. Come ha argomentato prima il senatore Calderoli, si è passati da due miliardi ad un miliardo; siamo arrivati ai minimi storici e adesso ampliate nuovamente i costi e nel provvedimento di legge dichiarate che la copertura non prevede alcun ulteriore esborso. È falso. (Applausi) . Voi state violando la Costituzione e lo state facendo, per di più, in merito alla dichiarazione delle spese. Signor Presidente, ieri abbiamo ascoltato le audizioni in Commissione e, anche in questo caso, a proposito di premura e urgenza, faccio notare che da inizio ottobre arriviamo in Commissione l'altro giorno - e ci siamo adesso - ancora non è scaduto il termine degli emendamenti e tuttora il Governo cerca in qualche modo di chiudere la porta all'opposizione, facendo già prefigurare l'imposizione della fiducia perché non volete che gli italiani sappiano che cosa state cambiando in questo decreto e volete farlo velocemente. Tuttavia, Presidente, ieri, durante l'audizione in Commissione ricordata, è emerso in maniera chiara che ci sono anche dei profondi vizi costituzionali. Come detto infatti dal professor Gaetano Carlizzi, si può sostenere senza alcun dubbio l'incostituzionalità per violazione degli articoli 3 e 117 della Costituzione e, ancora di più, dell'articolo 1, comma 2, della Convenzione europea dei diritti dell'uomo, per la parte relativa che non prevede la retroattività e che dispone l'abolizione dell'illecito amministrativo di cui all'articolo 12, comma 6. È evidente che quanto avete messo insieme non ha i requisiti di urgenza, non ha nemmeno i requisiti di omogeneità e non ha nemmeno la necessità di straordinarietà come ho appena argomentato. Emergono però ulteriormente anche delle incongruenze costituzionali relativamente agli articoli 3 e 117. Presidente, non si può procedere alla conversione in legge del decreto-legge. Quanto voi state facendo viola la Costituzione, i diritti dei cittadini regolarmente inseriti come stranieri in questo Paese, viola i diritti degli italiani. Non si può procedere. (Applausi). Sulla liberazione dei pescatori siciliani trattenuti in Libia GASPARRI (FIBP-UDC) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Immagino voglia intervenire sull'ordine dei lavori perché il suo Gruppo è già intervenuto. Ne ha facoltà. GASPARRI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, intervengo sui temi che stiamo discutendo. Noi stiamo discutendo di immigrazione e siamo tutti lieti di aver appreso che in questi attimi è stata annunciata la liberazione dei pescatori siciliani, ingiustamente sequestrati in Libia. (Applausi). Il nostro Gruppo, ma anche gli altri, avevano chiesto nelle settimane passate una più incisiva iniziativa del Governo, che tardivamente pare sia giunta. Siccome però apprendiamo contestualmente che si sarebbero recati in Libia il Presidente del Consiglio e il Ministro degli affari esteri, nell'esprimere grande gioia per questo evento, vorremmo anche capire dal Governo se la presenza del Presidente del Consiglio, quindi di un'autorità elevatissima, e del Ministro degli affari esteri, non abbia comportato accordi politici di varia natura, che sono connessi anche alle tematiche della sicurezza del Mediterraneo e dei flussi migratori. Vorremmo capire qualcosa di eventuali impegni assunti dall'Italia. Chiediamo chiarezza su questa vicenda, esprimendo gioia per la liberazione dei pescatori. PRESIDENTE . Senatore Gasparri, lei sa molto bene che esiste la Conferenza dei Capigruppo per presentare richieste di informative o comunicazioni su punti specifici. CASINI (Aut (SVP-PATT, UV)) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CASINI (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente, mi sembra che l'intervento del senatore Gasparri ponga una questione molto importante. Credo che oggi, come Assemblea, prima di tutto dobbiamo essere tutti contenti per questo fatto; e l'applauso lo ha sottolineato. (Applausi) . Aggiungo, da senatore che sostiene questo Governo, che sono certo che il Presidente del Consiglio userà quella sobrietà comunicativa che è necessaria, perché questo non può essere in alcun modo il risultato di una parte politica. Se questo risultato è acquisito, come noi siamo convinti, deve essere il risultato di tutto il Parlamento, maggioranza e opposizione. (Applausi) . Non ci sono cappelli da mettere su questa liberazione, perché questo sarebbe intollerabile per un senso della misura che tutti noi siamo tenuti ad osservare. (Applausi) . PRESIDENTE . Ovviamente questa è una notizia su cui l'Assemblea non può che esprimersi con un rallegramento e con la sottolineatura del fatto che si tratta di un risultato per il nostro Paese e per l'impegno istituzionale di tutto il Parlamento. FARAONE (IV-PSI) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. FARAONE (IV-PSI) . Signor Presidente, intervengo soltanto per esprimere soddisfazione. Dopo cento e otto giorni i pescatori di Mazara del Vallo sono stati liberati e speriamo che presto possano rientrare, grazie all'impegno del Presidente del Consiglio e del Ministro degli esteri. Io credo che questo sia un avvenimento che ci deve vedere gioire, a prescindere dalla parte politica che ognuno di noi rappresenta. Per cui ringrazio il Governo per l'azione svolta e ringrazio anche il Parlamento, che ricordo che in queste settimane, nei giorni di vera e propria detenzione, ha svolto un ruolo di pungolo costante, con interventi nelle sedute di question time , con interrogazioni e con interventi in tutti i provvedimenti che sono stati approvati in quest'Aula. Tutte le forze politiche hanno rappresentato il loro sostegno al Governo affinché potesse svolgere questa azione celermente. Grazie a tutti i parlamentari di quest'Aula e un grande abbraccio ai familiari, che hanno sofferto tantissimo. Ricordo anche che, con l'ultimo provvedimento approvato in Parlamento (il decreto ristori), abbiamo approvato all'unanimità un contributo economico per i familiari dei pescatori. Grazie ancora a tutti i parlamentari; credo che questo oggi sia un grandissimo giorno. (Applausi) . FAZZOLARI (FdI) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. FAZZOLARI (FdI) . Signor Presidente, ovviamente a nome di Fratelli d'Italia siamo felici, perché sembrerebbe che questa detenzione, durata centosei giorni, oggi finisca. Purtroppo l'Assemblea non può oggi non ricordare l'umiliazione che questo Governo di inetti ha inflitto alla nostra Nazione. (Commenti) . Ricordiamo che dei nostri pescatori sono stati trattenuti illegalmente in Libia e che un qualunque Governo avrebbe liberato i nostri pescatori nell'arco di pochi giorni. (Applausi) . Ricordiamo che un'analoga situazione è accaduta alla Turchia di Erdoğan, che ci ha messo cinque giorni a liberare i suoi pescatori. (Applausi. Commenti) . I nostri pescatori, trattenuti cento e otto giorni, sono un insulto alla nostra Nazione. (Il senatore Fazzolari si toglie la mascherina) . PRESIDENTE . No, senatore Fazzolari. Sono costretta ad allontanarla dall'Aula se lei fa così. (Vivaci e prolungati commenti). Colleghi, questo è il classico momento in cui... (Commenti) . No, no. Senatore Fazzolari, lei può proseguire l'intervento, ovviamente, ma non è assolutamente ammissibile togliersi la mascherina, neanche nella foga, perché è un atto di disprezzo verso l'Aula, oltre che un incautissimo atto verso se stesso. FAZZOLARI (FdI) . Va bene, Presidente. Oggi il nostro Presidente del Consiglio e il nostro Ministro degli affari esteri volano a Bengasi e mi auguro, per il bene della nostra Nazione, che nessuno poi voglia vantarsi di aver riportato a casa, con cento giorni di ritardo, i nostri pescatori. (Vivaci commenti) . Per concludere la figuraccia internazionale che l'Italia ha fatto per questo Governo di inetti, ricordiamo le dichiarazioni del Governo che ha più volte detto che la nostra intelligence era al lavoro. (Reiterati commenti) . L' intelligence si adopera quando c'è un sequestro, non quando dei pescatori sono detenuti in un carcere di un Paese noto. Se i nostri Servizi segreti devono scoprire dove sono i pescatori, non siamo messi bene. Adesso finalmente sembrerebbe che i pescatori ritornino… (Vivaci commenti) . PRESIDENTE . Colleghi, per cortesia, questo non è assolutamente un atteggiamento da parte di tutti all'altezza dell'evento che ognuno, dal suo punto di vista, vuole sottolineare. Vi richiamerei all'ordine in questo senso. Senatore Fazzolari, la prego di concludere però. FAZZOLARI (FdI) . Presidente, io concludo, certo non mi faccio intimidire da questa gente. (Vivaci commenti) . PRESIDENTE. Ma non si preoccupi. Lei si rivolga alla Presidenza e la prego di concludere nei tempi che tutti gli altri hanno utilizzato. Concluda. FAZZOLARI (FdI) . Se lei mi parla sopra è complicato. Questa gente qui che non è riuscita in cento e otto giorni a farsi consegnare dei pescatori da uno Stato libico vorrebbe intimidire me; dai, facciamo i seri un attimo. (Commenti) . Con tutto il ritardo e tutta la vergogna ci auguriamo che il Ministro degli affari esteri e il Premier non si rivendano questa vergogna come una vittoria. (Applausi) . LA RUSSA (FdI) . Domando di parlare. PRESIDENTE . Presidente La Russa, ci sono altri senatori che sono iscritti a parlare prima di lei. Il suo Gruppo è già intervenuto, quindi aspetterà anche lei un momento e poi valuteremo, essendo già intervenuto un rappresentante del suo Gruppo. PETROCELLI (M5S) . Signor Presidente, vorrei provare a riportare un po' di calma in Aula. Mi rendo conto che l'Italia è un Paese particolare, un Paese strano, ma oggi oggettivamente mi sembra paradossale che un senatore di un Gruppo parlamentare che si chiama Fratelli d'Italia si comporti in questa maniera nel giorno in cui tornano a casa i nostri pescatori. (Applausi) . Si comporta in questa maniera, dando addosso all'operato del Presidente del Consiglio, del Ministro degli affari esteri, di tutto il Governo e di tutto il Parlamento, quando dovremmo ricordare che non è possibile che, nei casi in cui il nostro Governo si comporta finalmente in maniera autorevole, non solo nel Mediterraneo ma nel contesto internazionale, è merito di qualcuno e quando invece ci sono situazioni difficili è sempre colpa del Governo. (Applausi) . VOCI. Bravo! PETROCELLI (M5S) . Da più parti viene chiesto un atteggiamento più assertivo dell'Italia, ma l'Italia ha una Costituzione e questo Parlamento la segue e la rispetta come fa anche il Governo. La questione dei nostri pescatori ha dimostrato che l'atteggiamento pacato e cauto, ma in continuo contatto con la nostra intelligence porta risultati per un Paese che non può e non deve assumere iniziative di guerra per riportare a casa le proprie persone. (Applausi) . Abbiamo una Costituzione e la dobbiamo rispettare, ma non siamo un Paese che si può permettere atteggiamenti del genere nel Parlamento nazionale. Abbiate la decenza di rispettare quello che è successo oggi, e ringrazio i colleghi che lo hanno ricordato. (Applausi) . Viva l'Italia, onore al Governo e onore a tutto il Paese per quello che ha fatto oggi. (Applausi) . SALVINI (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. SALVINI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, colgo lo spirito positivo dell'ultimo intervento. Quella di oggi deve essere una giornata di festa per tutti, se così sarà, senza distinzioni politiche e partitiche. (Applausi) . Sottolineo una preoccupazione che spero si riveli infondata, visto che sono stato Ministro dell'interno. L'operazione che sta andando a compimento (ma in queste operazioni servono estreme cautela e riservatezza) è stata portata avanti non da una parte politica, ma dai servizi di intelligence che vigilano sulla sicurezza del nostro Paese. (Applausi) . Cari colleghi, la mia seppur breve esperienza al Governo mi insegna che queste operazioni si annunciano a pescatori rientrati in Italia. (Applausi) . Non vorrei - e Dio non voglia - per rispetto delle famiglie che sono non solo italiane, ma senegalesi, tunisine e bengalesi (perché sulle nostre navi l'integrazione è realtà, non chiacchiere), che - e spero di essere smentito - un'operazione a cui lavoravano da settimane i nostri Servizi di sicurezza... (Brusio) . Se siete poco interessati, uscite e andate altrove. (Commenti). PRESIDENTE . Senatore Salvini, cortesemente, faccia come ha fatto finora, si rivolga alla Presidenza. Invito tutti i colleghi, in qualsiasi parte dell'Emiciclo, a tenere un atteggiamento all'altezza dell'argomento che stiamo trattando. Prego, senatore Salvini. SALVINI (L-SP-PSd'Az) . La ringrazio, signor Presidente. Non vorrei che la smania comunicativa di qualcuno che decide cosa deve dire o non dire il Presidente del Consiglio (ogni riferimento a Casalino è puramente casuale e voluto) metta a rischio un'operazione delicata di cui qualcuno si sta occupando da settimane. (Applausi) . Infatti, certe cose prima si fanno e poi si annunciano. (Applausi) . Passo all'ultima riflessione. Visto che l'operazione, se andrà a buon fine (e lo spero per i familiari di questi lavoratori), sarà grazie ai nostri Servizi segreti (come si sarebbe detto una volta), è squallido, vergognoso e irrispettoso che perfino sui giornali si legga che oggetto della verifica del rimpasto di maggioranza sono le nomine ai vertici dei Servizi segreti. (Applausi) . È una cosa indegna di una democrazia sviluppata. Viva i nostri pescatori e chi lavora in silenzio senza danneggiare gli sforzi altrui! (Applausi. Congratulazioni) . MARCUCCI (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MARCUCCI (PD) . Signor Presidente, credo che le notizie arrivate poco fa in quest'Aula e in tutto il Paese abbiano anzitutto bisogno del nostro rispetto. Per questi uomini e per le loro famiglie, nonché per l'Italia intera, sono stati ore, giorni, settimane e mesi difficili di apprensione e preoccupazione. Credo che ci si debba solo limitare a prendere atto dell'ottimo lavoro svolto dalla nostra intelligence , a considerare questa come una giornata di festa per la liberazione di questi uomini e per la risoluzione di un problema internazionale molto, molto rilevante. Il merito è del Governo, è dell' intelligence , è del Parlamento e del Paese intero che è stato vicino a queste persone e a queste famiglie. (Applausi) . Alzare la voce e fare confusione in un giorno come questo è semplicemente sbagliato. (Applausi) . LA RUSSA (FdI) . Domando di parlare. PRESIDENTE . Su che cosa, presidente La Russa? Le ricordo che è già intervenuto un rappresentante del suo Gruppo, cioè il senatore Fazzolari, quindi non posso darle la parola a meno che non debba intervenire su una questione diversa. LA RUSSA (FdI) . Si fidi, è una questione diversa. Se vuole gliela mando in carta bollata. La questione diversa che vorrei sollevare attiene alla circostanza che tutti hanno potuto osservare è che quando è intervenuto il collega dei 5 Stelle, prima del senatore Salvini, da parte nostra e di tutti vi è stato massimo ascolto. Eppure le cose che diceva potevano essere facilmente contestate, come la gloria che si attribuisce a questo Governo, così bello e così bravo. (Proteste) . Non sto parlando dei pescatori, sto parlando sull'ordine dei lavori! Mi faccia parlare due minuti! PRESIDENTE . Senatore La Russa, io la faccio parlare ma se il suo è un richiamo alla Presidenza lo respingo al mittente perché la Presidenza si è occupata di dirimere la discussione. LA RUSSA (FdI) . Quello che voglio dire è che non è tollerabile che mentre interveniva un collega del mio Gruppo ci sia stata una cagnara incredibile senza che nessuno venisse richiamato all'ordine. Gli altri hanno potuto parlare tranquillamente. Non è obbligatorio. È inaccettabile. (Proteste) . PRESIDENTE . Grazie, senatore La Russa. L'Assemblea è stata richiamata così come è stato richiamato il suo collega che, come sa, si è addirittura tolto la mascherina in Aula. LICHERI (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE . Presidente Licheri, per lei vale lo stesso principio: è già intervenuto un altro componente del suo Gruppo, quindi se la sua è una segnalazione alla Presidenza, ho già risposto sul punto. (Proteste). LICHERI (M5S) . Va bene così. Ripresa della discussione e deliberazione su proposte di questione pregiudiziale riferite al disegno di legge n. Doc 2040 GARRUTI (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GARRUTI (M5S) . Signor Presidente, mi duole rappresentare ancora una volta in quest'Aula il disappunto mio e del mio schieramento in relazione a dinamiche ricorrenti che vedono Gruppi di opposizione rappresentare questioni pregiudiziali dal contenuto - consentitemi di dirlo - vuoto (in seguito argomenterò) e prive di particolare significato. Sia ben chiaro - ci tengo a precisarlo - che questo disappunto non è una critica al dibattito parlamentare ma allo svilimento di strumenti che potrebbero essere utilizzati per innalzare il livello del dibattito e non, ancora una volta, come accade oggi, per asservirli a intendimenti propagandistici e ce ne siamo accorti. Avevo qualche dubbio ad intervenire in discussione sulle pregiudiziali. Pensavo di essere in discussione generale visto che gli argomenti trattati non riguardavano assolutamente l'oggetto della discussione. Millantare l'incostituzionalità di un decreto adottato per superare i profili di costituzionalità sollevati dal Presidente della Repubblica è sinonimo di mancanza di serietà del dibattito parlamentare. Dichiarare nero su bianco la disomogeneità di un provvedimento i cui contenuti sono similari a quelli dei decreti precedentemente adottati da chi ora siede sugli scranni dell'opposizione non favorisce certo il recupero della centralità del Parlamento in un sistema istituzionale in cui l'organo titolare del potere legislativo chiede a gran voce di recuperare un peso specifico che possa influire nelle dinamiche politiche contingenti. Un dibattito parlamentare serio non metterebbe in dubbio, con questioni pregiudiziali, un provvedimento nato proprio per superare i problemi di costituzionalità prodotti dalla decretazione precedente e fatti valere da entrambi gli organi di garanzia: il Presidente della Repubblica e la Corte costituzionale. Tutti ricordiamo infatti quanto evidenziato dal Capo dello Stato in sede di promulgazione del decreto-legge sicurezza, con la lettera dell'8 agosto 2019, che ha richiamato il principio generale della proporzionalità tra sanzioni e comportamenti, definito necessario nella sentenza n. 112 del 2019 della Corte costituzionale, e la necessaria conformità alla normativa internazionale, a partire dalla Convenzione di Montego Bay, tanto citata nelle pregiudiziali presentate. Ancora, la Corte costituzionale, nella sentenza n. 186 del 2020, ci dice testualmente che, a dispetto del dichiarato obiettivo dell'intervento normativo di aumentare il livello di sicurezza pubblica, la norma in esame, impedendo l'iscrizione anagrafica dei richiedenti asilo, finisce con il limitare la capacità di controllo e il monitoraggio dell'autorità pubblica sulla popolazione effettivamente residente sul territorio. Occorre quindi garantire il tempestivo ripristino del rispetto del diritto di accoglienza e ripristinare i principi costituzionali e di diritto internazionale vigenti in materia, ponendo rimedio a tutti gli aspetti funzionali, che causano difficoltà applicative, in un momento già di per sé complicato, che non fanno altro che generare ulteriore caos , rendendo difficile la gestione dei nuovi flussi. Per di più, il decreto in esame è stato già approvato dall'altro ramo del Parlamento, nel quale i profili di costituzionalità, inclusi il riparto delle competenze fra Stato e Regioni, così come la necessità, l'urgenza e l'omogeneità contenutistica, sono già stati attentamente vagliati. Si deduce quindi che non sussistono problemi di legittimità costituzionale e che, come ho detto prima, si tende proprio a superarli. Anzi, la nostra Costituzione ha al centro la dignità della persona e, per quanto riguarda i diritti fondamentali, pone sullo stesso identico piano il cittadino e lo straniero, rafforzando il concetto dell'articolo 10. Prendiamo atto che per qualcuno, in quest'Aula, non è urgente onorare la Costituzione. Cari colleghi, il mio invito è quello di tornare a fornire contributi concreti e contenuti solidi e migliorativi dell'operato della maggioranza di questo Paese, che è da sempre aperta al confronto e al dialogo costruttivo con le opposizioni, ai fini del recepimento di idee proficue e per il bene di tutti. (Applausi) . PRESIDENTE . Ai sensi dell'articolo 78, comma 3, del Regolamento, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della questione pregiudiziale presentata, con diverse motivazioni, dalla senatrice Bernini e da altri senatori (QP1), dal senatore Ciriani e da altri senatori (QP2) e dal senatore Salvini e da altri senatori (QP3), riferita al disegno di legge n. 2040. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . SANTANGELO (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. SANTANGELO (M5S) . Signor Presidente, ho personalmente visto il senatore Vitali votare per due. (Proteste). Capisco che la senatrice Papatheu stia sotto, però un senatore non può essere delegato da un altro senatore. Quindi, la prego di far estrarre tutte le tessere dei senatori non presenti prima della votazione, per un fatto molto semplice: ai fini della diaria, i senatori che inseriscono soltanto la tessera non si vedono decurtata quella somma che andrebbe invece decurtata. In tal modo, evitiamo qualsiasi tipo di disguido che può nascere in relazione a un senatore che vota per due, la qual cosa non si può fare. PRESIDENTE . Senatore Santangelo, ho compreso. Ad ogni modo, abbiamo contezza delle presenze in Aula e dell'allineamento, quindi se ci sono voti per altri viene segnalato anche dai segretari e la Presidenza interviene immediatamente. Ringrazio comunque per la collaborazione tutti i colleghi sulla regolarità del voto. (Commenti) . Senatrice, per cortesia, lasci alla Presidenza il compito di dirigere i lavori; al momento ci riesce. Discussione del disegno di legge: Doc 2040 Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 21 ottobre 2020, n. 130, recante disposizioni urgenti in materia di immigrazione, protezione internazionale e complementare, modifiche agli articoli 131-bis, 391-bis, 391-ter e 588 del codice penale, nonché misure in materia di divieto di accesso agli esercizi pubblici ed ai locali di pubblico trattenimento, di contrasto all'utilizzo distorto del web e di disciplina del Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale (Approvato dalla Camera dei deputati) Discussione della questione di fiducia PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 2040, già approvato dalla Camera dei deputati. Ha facoltà di intervenire il presidente della 1 a Commissione permanente, senatore Parrini, per riferire sui lavori delle Commissioni riunite. PARRINI (PD) . Signor Presidente, le chiederei un'ora di tempo per poter riunire le Commissioni. Abbiamo svolto i nostri lavori nella giornata di ieri fino a tarda sera, abbiamo infine raggiunto un accordo sui tempi e, in qualunque caso, alle 12,30 i lavori in Commissione termineranno e si potrà continuare l'esame del provvedimento in Assemblea. OSTELLARI (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. OSTELLARI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, faccio presente che, come ha già riferito il presidente Parrini, siamo convocati nelle Commissioni riunite per la valutazione sui tempi dei lavori. Dopodiché, ci ritroveremo qui tra un'ora e verificheremo quali saranno le condizioni delle Commissioni. Questo è quanto emerso. (Applausi). PRESIDENTE . Mi pare che sia stata data contezza esauriente dello stato dei lavori delle Commissioni riunite. Tra l'altro, c'è una coincidenza anche sull'esigenza dei tempi di sanificazione dell'Aula, quindi possiamo riconvocare l'Assemblea tra un'ora, ovvero alle 12,50. CALDEROLI (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CALDEROLI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, mi perdoni ma, per questioni logistiche, poiché le Commissioni si riuniscono in piazza della Minerva - quindi dobbiamo andare lì per poi tornare qui - riconvochi la seduta alle 13 per darci almeno la possibilità di raggiungere fisicamente i luoghi. Inoltre un po' di tempo in più per sanificare l'Aula, visto la ressa che c'era, credo faccia bene. PRESIDENTE . La sua richiesta è accolta. Sospendo pertanto la seduta. (La seduta, sospesa alle ore 11,50, è ripresa alle ore 13,07) . Presidenza del vice presidente LA RUSSA Vi prego di prendere posto. ROMEO (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare sull'ordine dei lavori. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. Non le chiedo su cosa interviene sull'ordine dei lavori perché è buona prassi ascoltare e non chiedere prima di cosa si vuole parlare. ROMEO (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, la ringrazio per l'attenzione e la sensibilità particolare. Volevamo semplicemente chiedere se era possibile sospendere per un'ora visto che la Commissione ha terminato i suoi lavori cinque minuti fa ed è stato dato mandato al relatore e ci sono, come è prassi e consuetudine, anche dei relatori di minoranza, affinché questi ultimi possano preparare la relazione da presentare in Aula. Sono le ore 13,10; la richiesta è che alle ore 14,10 si possa ricominciare con le relazioni. MARCUCCI (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MARCUCCI (PD) . Signor Presidente, con riferimento alla richiesta del Presidente del Gruppo della Lega e nello spirito di collaborazione che porterà all'approvazione del provvedimento nella giornata odierna, accettiamo la richiesta di sospensione. SANTANGELO (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. SANTANGELO (M5S) . Signor Presidente, anche noi riteniamo che un'ora sia un arco temporale adeguato per procedere nel modo più sereno possibile. Va bene anche per il MoVimento 5 Stelle. PRESIDENTE . Chiedo però ai relatori, prima di disporre la sospensione, se effettivamente un'ora è sufficiente, per non aprire e chiudere di nuovo la seduta. (Commenti). Decido io, la Presidenza per favore. PILLON, relatore di minoranza . Quanto alla sua gentile richiesta, come relatore di minoranza posso dirle che, se ci concede più tempo, possiamo lavorare in modo migliore. PRESIDENTE . Non si tratta di dare più tempo: vi chiedo quanto tempo effettivamente vi serve, per non tenere i senatori sul chi vive. MARCUCCI (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MARCUCCI (PD) . Il presidente Romeo ci ha chiesto di cominciare i lavori alle ore 14. Noi accogliamo la sua richiesta. PRESIDENTE. Ma questa è la sua opinione. MARCUCCI (PD) . Un'ora da adesso, fino alle 14,10. PRESIDENTE . Se per i relatori è sufficiente, potremmo riprendere i lavori alle ore 14,15. Se pensate di non riuscire, però, ditecelo in tempo. Sospendo la seduta. (La seduta, sospesa alle ore 13,12, è ripresa alle ore 14,18) . Riprendiamo i nostri lavori. Le relatrici, senatrici Valente e Evangelista, hanno chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta. Pertanto, ha facoltà di parlare la relatrice, senatrice Valente. VALENTE, relatrice . Signor Presidente, il voto di oggi è l'atto finale di un provvedimento che è costato fatica. Una discussione sicuramente non facile, ma oggi siamo arrivati in fondo ed è un successo che, vorrei dirlo in premessa, secondo me non va ascritto ad un partito soltanto; e non è la rivalsa, come pure qualcuno si ostina ad affermare, di una parte su un'altra parte. Il voto di oggi è un traguardo, anche per la difesa dei diritti fondamentali e per l'idea di dignità umana che fa parte della cultura del nostro Paese, una cultura laica e cattolica. È anche un successo per tutta quella parte di Paese che guarda, con fiducia e con speranza, a una politica che vuole governare i problemi più grandi e difficili del presente, senza usarli mai per scopi partigiani né per affermare forza o proprio consenso. Oggi, con questo provvedimento, proviamo a chiudere una pagina aperta due anni fa sull'onda di una sbandierata emergenza e soprattutto, secondo me e secondo noi, sull'errata equazione immigrazione uguale insicurezza. Una pagina che, però, in questi due anni si è rivelata nei fatti sostanzialmente inefficace. Con questo provvedimento che, certo, sì, lo voglio dire con chiarezza, rivendica una scala di valori e una visione dei temi trattati differenti e nettamente alternativa, si apre una pagina diversa, ispirata a valori di solidarietà che uno Stato di diritto e democratico, come il nostro, dovrebbe avere sempre incisi nel proprio DNA. Questo decreto è un primo passo e non sempre i primi passi sono agevoli e semplici. La discussione è stata molto lunga alla Camera ed anche qui, seppure l'esame poteva apparire una semplice formalità, così non è stato. Detto questo, è evidente che il provvedimento rappresenta di certo un punto qualificante per l'azione del Governo. Il motivo è oggi esattamente lo stesso del 2019, quando questa compagine di Governo è nata proprio sull'idea che i cosiddetti decreti sicurezza Salvini andassero modificati, proprio perché nei fatti stavano ottenendo esattamente l'obiettivo contrario a quelli che si dicevano essere gli obiettivi invece dichiarati; non il controllo dei flussi, ma semplicemente più insicurezza e più illegalità per i cittadini e per i migranti. Come tutti sappiamo e come è stato anche ricordato, pesava, pesa e peserà sempre su di noi il messaggio inviato dal Presidente della Repubblica, al momento della promulgazione, ai Presidenti delle Camere e al Presidente del Consiglio che aveva acceso un faro soprattutto sulla compatibilità delle limitazioni del divieto di ingresso per le navi delle ONG con i trattati internazionali. È stata richiamata anche stamattina la pronuncia della Corte costituzionale che aveva dichiarato illegittima la norma che esclude i richiedenti asilo dall'iscrizione anagrafica. Una norma che, come maggioranza, avevamo denunciato anche in Assemblea per irrazionalità perché controproducente nel controllo del territorio. C'erano insomma questi elementi di rilievo, ma c'era e c'è poi soprattutto il dato di realtà che quei due decreti nei fatti hanno prodotto: un esercito di persone in carne ed ossa emarginate, sbattute fuori dai percorsi di integrazione, depotenziate e gettate scientemente in zone d'ombra pericolose, costrette a vivere in un limbo e nella precarietà. Quei decreti insomma, al di là delle intenzioni dichiarate, hanno portato il nostro Paese fuori dalle regole condivise del diritto internazionale, allontanandolo dalla posizione che negli anni precedenti l'Italia aveva sostenuto anche in Europa per un impegno più coraggioso sulla gestione di un fenomeno tanto complesso e portandolo invece drammaticamente più vicino a Paesi, che rivendicavano il disprezzo delle regole basilari della nostra democrazia. In questo contesto mi sia consentito, anche in qualità di relatrice, un semplice inciso: mi chiedo come si fa in questa Aula, ma anche nel Paese, ad essere, da un lato, i più convinti sostenitori della difesa dei nostri confini e, poi, in Europa ad essere amici solidali di quei Paesi, come quelli di Visegrád, che sono e restano sempre più contrari a una modifica del regolamento di Dublino, modifica che sarebbe l'unico strumento per garantire pari trattamento all'Italia rispetto agli altri Paesi. Durante questo anno terribile l'Europa ha dimostrato di esserci quando serve. Credo che c'è da attendersi che presto lo dimostri anche sul dossier migrazioni. Questo però potrebbe ovviamente essere chiesto soltanto da chi non persegue la totale chiusura dei confini nazionali, da chi accetta la fatica di governare il processo migratorio e non cerca invano di costruire muri di carta. Dico che oggi con questo provvedimento noi scegliamo di mettere fine al tempo delle semplificazioni. È arrivato il momento di lasciarsi alle spalle banalità come difensori dei confini, da un lato, e responsabili dell'invasione, dall'altro. È una retorica che ha avuto effetti disastrosi sulla percezione diffusa delle migrazioni: è un fenomeno globale ed enorme del nostro tempo che riguarda tutti i Paesi. Non lo dico io. Sono i numeri - se solo si avesse la pazienza e l'umiltà di leggerli - a dire che l'andamento dei flussi nel Mediterraneo purtroppo è condizionato da fattori che solo in piccola parte hanno a che fare con le legislazioni nazionali. Penso allora che su un tema di questa portata l'obbligo per tutti noi sia rifuggire da banalità. Credo che ci sia anche però un nostro obbligo a rivendicare la responsabilità della politica di difendere una chiara gerarchia di valori. In questa gerarchia penso che indiscutibilmente il primo posto vada al diritto alla vita, all'obbligo di rispondere al grido di aiuto soprattutto di chi viene e di chi è disperso in mare, di chi fugge da situazioni di difficoltà inaccettabili, che mettono a rischio la propria vita. Ecco perché è inaccettabile l'atteggiamento di chi trasforma le Organizzazioni non governative, che prestano attività di soccorso in mare, nei responsabili di tragedie, come se le ONG fossero i protagonisti al soldo di non so quale finanziatore. Non è accettabile perché è un dato falso, come dimostrano anche i procedimenti giudiziari avviati e finiti senza condanna. Perciò ai miei occhi non è in discussione la discontinuità di questo decreto rispetto ai precedenti decreti sicurezza. Con questo provvedimento semplicemente si riporta pienamente l'Italia dentro il binario del diritto e del dettato costituzionale. Lo si fa ripristinando il diritto all'iscrizione anagrafica per i richiedenti asilo ed eliminando così quei rischi per la sicurezza derivanti dalla privazione di qualsiasi identità, qualsiasi diritto e qualsiasi dovere. Lo si fa modificando la procedura di esame prioritario accelerato delle domande di riconoscimento della protezione internazionale, che significa di fatto subire una contrazione significativa del diritto di difesa. Aggiungo anche che aver escluso le vittime di tratta da questa procedura accelerata significa dare una tutela minima a donne che vivono già in una condizione davvero di estrema disperazione. E allora ripariamo allo strappo consumato sul piano dell'accoglienza prevedendo che tutta una serie di permessi di soggiorno, tra cui quelli per gravi patologie, consentano poi di lavorare. Viene esteso il divieto di rimpatrio, con un'attenzione specifica ai soggetti più vulnerabili, anche in base all'orientamento sessuale. Si prevede inoltre un permesso speciale nei confronti di colui per il quale vale il divieto di espulsione ed è senza protezione internazionale; è il modo per evitare che lo straniero privo di forme di protezione codificate resti in una zona grigia senza un titolo legittimo di soggiorno. Si riduce il tempo per l'ottenimento della cittadinanza e si elimina il termine attuale del decreto flussi. È inserito l'obbligo per i prefetti di sentire i sindaci prima di aprire nuovi centri di accoglienza e si continua nell'azione di tutela e integrazione dei minori stranieri non accompagnati. Voglio dire che sono tutte norme giustificate dall'idea, che mi pare abbastanza ragionevole, che è meglio conoscere piuttosto che chiudere gli occhi, è meglio riconoscere una posizione piuttosto che gettare in una zona d'ombra, è meglio integrare piuttosto che escludere ed emarginare. Questa è la differenza più visibile rispetto al recente passato. Anziché provare inutilmente a chiudere il nostro Paese di fronte a un fenomeno epocale, noi proviamo con questo provvedimento a rimetterlo nelle condizioni migliori per gestire un fenomeno complesso, attraverso un sistema di accoglienza diffusa e inclusione sociale, evitando concentrazioni di persone e di interessi, puntando invece sulla distribuzione sul territorio di richiedenti asilo e beneficiari di protezione. Anziché rendere invisibili le persone che arrivano dobbiamo favorire percorsi di formazione e integrazione e incentivare che si partecipi ad essi con impegno. Ho detto ovviamente che questo è solo un primo passo; altri ne dovremo fare. Come ho detto poi all'inizio, questo non è il successo di una parte, anche se una parte ovviamente ha condotto con più coerenza, determinazione e convinzione questa battaglia. Oggi con questo provvedimento si afferma l'idea di un Paese che non crede che distinguendo gli ultimi da altri ultimi, come pure ho sentito nella discussione in questi ultimi giorni in Commissione, ne proteggiamo meglio alcuni, che non è mettendo ultimi contro altri ultimi che si mette in sicurezza un sistema Paese oppure semplicemente le certezze di chi è più fortunato o garantito. Oggi con questo provvedimento, a mio avviso, a vincere non sono solo valori di umanità, solidarietà, rispetto e dignità per tutti, ma è anche l'idea che solo attraverso tutele, opportunità e diritti sacrosanti riconosciuti a tutti, solo attraverso un'effettiva riduzione di divari, disuguaglianze e marginalità sociali e quindi solo attraverso integrazione, partecipazione e riconoscimento a tutti di pari dignità si costruiscono sistemi e comunità più forti, più competitive, più sane, ma soprattutto comunità più sicure per tutti. (Applausi) . PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare la relatrice, senatrice Evangelista. I relatori sono due, uno della 1 a Commissione e uno della 2 a Commissione, anche se sarebbe corretto, Commissione per Commissione, far parlare il relatore e il relatore di minoranza. Però, siccome preferite quest'ordine, diamo la parola alla senatrice Evangelista. EVANGELISTA, relatrice . Signor Presidente, per me non ci sarebbe stato alcun problema, ovviamente. Per quanto riguarda la parte relativa alla Commissione giustizia, il testo di legge che oggi siamo chiamati ad approvare, all'articolo 6, consente l'applicazione dell'istituto dell'arresto in flagranza differita anche con riguardo ai reati commessi in occasione o a causa del trattenimento in uno dei centri di permanenza per il rimpatrio o delle strutture di primo soccorso e accoglienza. L'articolo prevede che, per i medesimi delitti indicati nel comma 7- bis , si proceda sempre con giudizio direttissimo, salvo che siano necessarie speciali indagini. L'articolo 7, intervenendo sull'articolo 131- bis del codice penale, limita il campo di applicazione della preclusione all'applicazione della causa di non punibilità per la particolare tenuità del fatto nelle ipotesi di resistenza, violenza, minaccia e oltraggio a pubblico ufficiale. La modifica è volta a circoscrivere la preclusione ai reati commessi non più nei confronti di un pubblico ufficiale, ma nei confronti di un ufficiale o agente di pubblica sicurezza o di un ufficiale o agente di polizia giudiziaria nell'esercizio delle sue funzioni. Contestualmente, la disposizione preclude sempre l'applicazione della tenuità del fatto alle ipotesi di oltraggio a magistrato in udienza. L'articolo 8 invece interviene sull'articolo 391- bis del codice penale allo scopo di inasprire il regime sanzionatorio per chiunque agevoli nelle comunicazioni con l'esterno il detenuto sottoposto alle restrizioni di cui all'articolo 41- bis della legge sull'ordinamento penitenziario. La pena base diventa la reclusione da due a sei anni in luogo della reclusione da uno a quattro. La pena per la fattispecie aggravata diventa la reclusione da tre a sette anni in luogo della reclusione da due a cinque anni. È inoltre estesa l'applicabilità delle medesime pene anche al detenuto che, sottoposto alle restrizioni di cui all'articolo 41- bis , comunica con altri in violazione delle prescrizioni imposte. L'articolo 9 inserisce nel codice penale il nuovo articolo 391- ter per punire con la reclusione da uno a quattro anni chiunque mette a disposizione di un detenuto un apparecchio telefonico. La fattispecie si applica anche al detenuto che usufruisce del telefono e specifiche aggravanti sono invece previste quando il reato è commesso da un pubblico ufficiale, da un incaricato di un pubblico servizio e anche da un avvocato. L'articolo 10 modifica l'articolo 588 del codice penale che punisce il reato di rissa, inasprendone le pene tanto per la fattispecie base, consistente nella partecipazione a una rissa, quanto per quella aggravata, che si applica quando, in conseguenza della rissa, taluno rimane ucciso o riporti lesioni gravi; si tratta della cosiddetta norma Willy, in memoria del povero Willy Monteiro Duarte di Colleferro, ucciso a pugni e calci in una rissa. L'articolo 11, modificando gli articoli 13 e 13- bis del decreto-legge n. 14 del 2017, amplia l'ambito di applicazione delle misure del divieto di accesso ai locali pubblici o ai locali di pubblico intrattenimento (il cosiddetto Daspo) che possono essere disposte dal questore o autorità di pubblica sicurezza nei confronti di coloro che sono stati denunciati per specifici reati e inasprisce le sanzioni in caso di violazione dei suddetti divieti. L'articolo 12 implementa gli interventi per il contrasto del reato di traffico di stupefacenti, commesso attraverso l'utilizzo della rete Internet, prevedendo per i provider l'obbligo di introdurre strumenti di filtraggio dei siti web segnalati come strumento per la commissione dei suddetti reati e conseguentemente sanzioni amministrative per la violazione degli obblighi. L'articolo 13 interviene infine sulla disciplina del Garante nazionale delle persone private della libertà personale, attribuendogli funzioni nell'ambito della prevenzione della tortura. Inoltre, si consente al Garante di delegare l'esercizio di alcune circoscritte funzioni ai garanti territoriali, quando particolari circostanze lo richiedano, per una durata massima di sei mesi. Infine, il mandato dell'attuale Garante è prorogato di due anni. Concludo, Presidente, ricordando a tutti che salvare vite umane è un nostro dovere giuridico, ma anche morale, e che l'accoglienza e integrazione dei migranti nel nostro Paese è un'azione che nobilita il popolo italiano, noto per il suo spirito altruista e solidale. Gli interessi e i diritti dei cittadini sono comunque sempre tutelati, come ha dimostrato questo Governo in quest'anno di emergenza sanitaria, a trecentosessanta gradi, con tutti i numerosi decreti emanati fino ad oggi. Il livello culturale e civile di un popolo si misura anche in base al livello di integrazione culturale che lo stesso offre. Ringrazio l'Assemblea. (Applausi) . PRESIDENTE. I relatori di minoranza, senatori Augussori e Pillon, hanno chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta. Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore di minoranza, senatore Augussori. AUGUSSORI, relatore di minoranza . Signor Presidente, il provvedimento che siamo chiamati a convertire non merita l'urgenza con cui si sta affrontando questa discussione. La nostra Costituzione prevede, all'articolo 77, comma 2, che il Governo possa adottare, in casi straordinari di necessità e urgenza, provvedimenti aventi forza di legge e la Corte costituzionale ha più volte ribadito l'illegittimità del decreto-legge che nel suo contenuto non rispetti il criterio di omogeneità, vincolo e presupposto essenziale per l'esercizio della decretazione di urgenza. Il decreto-legge in esame non risponde a nessuno dei tre presupposti. Il provvedimento non è urgente, come dimostrato anche dal lasso di tempo intercorso tra la sua approvazione e la pubblicazione. L'unica urgenza a cui sembra rispondere è principalmente, di fatto, quella di abrogare i precedenti decreti in materia di sicurezza. Sono altre le urgenze per il nostro Paese, che sta vivendo un momento particolarmente difficile, gravato dall'emergenza sanitaria e dalla crisi economica legata alla diffusione del Covid-19, e che avrebbe bisogno di interventi seri e concreti a sostegno dei cittadini e delle tante imprese che stanno soffrendo incredibilmente. I cittadini non hanno bisogno di disposizioni volte alla riapertura dei porti e dei confini; non hanno bisogno di un decreto clandestini. Il decreto-legge all'esame si rivela quindi del tutto estraneo rispetto alla realtà e alle reali necessità del Paese e addirittura irrispettoso nei confronti dei cittadini italiani. In secondo luogo, il decreto-legge non è necessario, anche a fronte delle osservazioni del Presidente della Repubblica contenute nella lettera inviata ai Presidenti del Senato della Repubblica e della Camera dei deputati e al Presidente del Consiglio dei ministri in occasione della promulgazione della legge di conversione. In tale lettera i rilievi relativamente alla materia dell'immigrazione riguardavano solo l'entità della sanzione amministrativa pecuniaria nel caso di violazione del divieto di ingresso nelle acque territoriali. Le azioni davvero necessarie in tema di immigrazione sarebbero dovute essere quelle volte a una riduzione del numero di clandestini che si riversa nel nostro Paese. Solo questo poteva essere un segnale chiaro e inequivocabile di presa di posizione da parte dell'Italia per dire no alla tratta di esseri umani e per riacquistare credibilità agli occhi dell'Europa, agendo con politiche migratorie controllate volte a impedire che persone arrivate illegalmente sul nostro territorio vadano ad alimentare il fenomeno della delinquenza o addirittura del terrorismo, come ci hanno dimostrato i recenti fatti accaduti a Nizza poco più di un mese fa. Infine, il decreto-legge non è omogeneo, come dimostrato chiaramente dal suo titolo, che accomuna disposizioni in materia di immigrazione e protezione internazionale e complementare, modifiche agli articoli del codice penale, misure in materia di divieto di accesso agli esercizi pubblici e ai locali di pubblico trattenimento, di contrasto all'utilizzo distorto del web e di disciplina del Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale. Superfluo aggiungere altro. (Applausi) . Il precedente Governo era riuscito finalmente a contenere i flussi migratori illegali e questo è un dato certo. Ciò che spesso si sottovaluta - o, meglio, si strumentalizza - è la conseguenza che da ciò deriva: diminuire il numero delle persone che arrivano illegalmente nel nostro Paese significa diminuire il numero delle persone che regolarmente muoiono cercando di affrontare un viaggio ai limiti della sopportazione umana. (Applausi) . Un serio piano politico in materia di immigrazione non può basarsi su un'accoglienza indiscriminata, perché in questo modo non si riesce a garantire il giusto sostegno a quei migranti che avrebbero il diritto di essere accolti perché perseguitati o scappati da guerre civili. I decreti sicurezza che questo provvedimento stravolge tendevano a un'accoglienza mirata e ad avviare un processo di integrazione che prevede diritti, ma anche doveri per chi arriva nel nostro Paese e soprattutto per chi ha diritto di essere accolto. Il precedente Ministro dell'interno si è battuto affinché fossero organizzati i corridoi umanitari e che non fossero le ONG a gestirli perché non è loro compito. Deve essere lo Stato a farsene carico e questo presuppone azioni serie, mirate e ordinate e un'immigrazione governata da regole chiare anche per chi arriva nel nostro Paese. Le misure che leggiamo invece in questo provvedimento sembrano mosse da una finta volontà di integrare che è lontana dal potersi definire accoglienza. Entrando nel merito del provvedimento, all'articolo 1 si è modificata la disciplina del decreto flussi, introdotta nel 1998 dalla cosiddetta legge Turco-Napolitano, con la soppressione del termine previsto per la programmazione triennale da parte del Governo sulla base delle esigenze del mercato del lavoro e del limite delle quote stabilite nel decreto emanato nell'anno precedente. Il primo decreto sicurezza aveva sostituito il permesso di soggiorno per motivi umanitari (un unicum nel panorama europeo che si prestava, in assenza di una puntuale normazione, a un uso per questo arbitrario) con permessi di soggiorno speciali, puntualmente disciplinati (condizioni di salute di eccezionale gravità, situazioni contingenti di calamità nei Paesi di origine, atti di particolare valore civile). Il provvedimento in esame amplia i casi in cui può essere concesso un permesso di soggiorno per calamità - una delle tipologie introdotte dal primo decreto sicurezza in sostituzione della protezione umanitaria - da contingenti ed eccezionali a solo gravi ed elimina il termine massimo di sei mesi per il rinnovo, che quindi potrà non avere limiti. Su questo punto si potrebbe aprire un dibattito. I permessi per calamità, già previsti dal decreto Salvini, erano legati a casi eccezionali e per calamità eccezionali e contingenti, come ad esempio il terremoto di Haiti o lo tsunami in Indonesia. Nel testo che stiamo esaminando si è scelto di eliminare il riferimento a «gravi e contingenti», lasciando quindi la dicitura «gravi calamità». Rimane pertanto da stabilire quali siano le gravi calamità cui si allude, perché potrebbe verosimilmente trattarsi anche di siccità, di caldo eccessivo o di altre condizioni ambientali caratteristiche di alcuni Paesi. In questo modo potremo avere una nuova fattispecie di migranti: i migranti climatici. C'è da pensare attentamente a questo concetto. L'80 per cento dell'Africa subsahariana ha problemi di siccità, ma non sembra attuabile la migrazione dei 2,5 miliardi di persone che vivono in zone disagiate del nostro pianeta verso le nostre coste, né tantomeno una loro successiva regolarizzazione. L'articolo 1 consente, inoltre, lo svolgimento di attività lavorativa in caso di permesso di soggiorno per cure mediche, in modo irragionevole, considerata la specificità di tale permesso di soggiorno e il fatto che il titolare dovrebbe essere in condizioni di salute gravi. Si prevede poi la conversione automatica in permesso di soggiorno per motivi di lavoro di una serie di permessi precedentemente esclusi (protezione speciale, calamità, residenza elettiva, acquisto di cittadinanza, attività sportiva, lavoro artistico, motivi religiosi, assistenza minori), senza alcun limite e di fatto sradicando tutta la programmazione dei flussi migratori. Questo è un punto che è importante sottolineare. Il permesso di lavoro viene dato a chi ha il permesso per residenza elettiva, oggi concesso a coloro che hanno una pensione italiana, che dimostrano di essere autosufficienti e che non hanno bisogno di lavorare. Sembra paradossale, ma con questo provvedimento si vuole accordare un permesso di lavoro a qualcuno che deve dimostrare che non ha bisogno di lavorare. Siamo arrivati all'assurdo. (Applausi) . Lo stesso vale per il permesso per motivi religiosi che, per definizione, è rilasciato per soggiorni brevi. Anche questo può essere trasformato in permesso di lavoro. Il comma 1 reintroduce la possibilità del rilascio di permesso di soggiorno al compimento della maggiore età, anche senza il parere del Ministro del lavoro - già abrogato dal primo decreto sicurezza - che quindi avverrà in automatico e senza alcun controllo. Inoltre, è stato soppresso il limite temporale, nonché le quote stabilite per il decreto flussi annuale, mentre si è disposto un ulteriore ampliamento dei motivi di non respingimento ed espulsione fino a ricomprendere l'orientamento sessuale e l'identità di genere. Con il fine di incrementare il fenomeno migratorio nel nostro Paese e di agevolare le organizzazioni non governative, il provvedimento interviene eliminando dal testo unico sull'immigrazione la facoltà del Ministero dell'interno di poter limitare o vietare il transito di navi in mare territoriale, oltre ai commi relativi a multa, sequestro e confisca delle navi in caso di violazione del divieto di ingresso, come previsto con il decreto sicurezza bis. Così facendo, le organizzazioni non governative non sono più soggette a multe, confisca e sequestro delle navi. Nella pratica il Governo vuole dare una legittimazione all'opera di traghettamento nel Mediterraneo svolta regolarmente dalle ONG. Il comma 2 inserisce nel codice della navigazione la facoltà di limitare e vietare solo la sosta e il transito in mare territoriale - viene quindi eliminata l'ipotesi di vietare l'ingresso da parte del Ministero dell'interno - escludendola per il naviglio militare o per navi in servizio governativo non commerciale - come previsto dal decreto sicurezza- bis - e per le ipotesi di soccorso in mare. Viene inoltre rimodulata la multa in caso di inosservanza del divieto da 10.000 a 50.000 euro, anziché da 150.000 a un milione di euro, come previsto dal decreto sicurezza bis: direi un bel regalo a Carola Rackete e ai suoi soci. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Nel decreto Salvini si vietavano dunque l'ingresso e la sosta all'interno delle acque territoriali. In questo provvedimento non è più presente la parola «ingresso», per cui sono vietati solo la sosta nelle acque territoriali o il transito, mentre è consentito l'ingresso. Appare quindi evidente che il Ministro dell'interno, che resta comunque autorità di pubblica sicurezza, non può più vietare l'ingresso nelle acque territoriali. L'articolo 2 interviene sulle procedure per il riconoscimento della protezione internazionale. Il comma 1 riformula le ipotesi di esame prioritario delle domande di asilo, ossia con precedenza, dandone competenza al presidente di commissione, assieme all'individuazione dei casi di procedura accelerata. A seguito della novella, per i casi di richiedente sottoposto a trattamento nei CPR o in un hotspot , perché richiedente asilo che non è possibile identificare, e di richiedenti provenienti da Paesi di origine sicura, viene eliminata la possibilità di procedere ad un esame prioritario della domanda. Si dispone altresì che, in caso di domanda reiterata, in fase di esecuzione di un provvedimento di allontanamento, si demanda la valutazione di ammissibilità al presidente della commissione, anziché operare automaticamente, ossia essere considerata inammissibile già dal momento della sua presentazione, come strumentale ad evitare il rimpatrio. La norma allunga la durata del permesso di soggiorno speciale, ossia la protezione umanitaria, da un anno a due anni, esattamente com'era prima del primo decreto sicurezza. A tale riguardo, prima della riforma di tale decreto sicurezza, su circa 40.000 tutele umanitarie riconosciute dalla commissione territoriale, dal 2015 al 2018, poco più di 3.200 sono state le conversioni in permesso di lavoro e circa 250 i ricongiungimenti familiari. La gran parte degli immigrati è rimasta in Italia inoperosa, senza concrete prospettive di stabilizzazione e di inclusione sociale, con il forte rischio di cadere in percorsi di illegalità. (Applausi) . Signor Presidente, mi avvio alla conclusione. I titolari di protezione internazionale palesemente fondata, nel giro di pochi giorni vedevano avviato il processo di integrazione, perché le commissioni prefettizie autorizzavano il permesso di restare nel nostro Paese. Per tutti gli altri, che non avevano diritto di rimanere, come ad esempio tutti i migranti economici (attualmente un terzo degli sbarchi è composto da cittadini tunisini) era previsto un esame preliminare e la permanenza obbligatoria nei CPR, fino all'espulsione. Il nuovo testo elimina la formula «palesemente fondata» e apre a tutte le possibili interpretazioni della formula «ad una prima valutazione verosimilmente fondata». Una norma così aleatoria appare volutamente priva di sostanza, così come la formula utilizzata per autorizzare a rimanere sul nostro territorio coloro che, tornando nel proprio Paese, assisterebbero ad una violazione del diritto al rispetto della propria vita privata e familiare: praticamente tutto e niente. PRESIDENTE. Senatore Augussori, è andato molto oltre il tempo previsto, quindi la prego di avviarsi alla conclusione. AUGUSSORI, relatore di minoranza . Concludo, signor Presidente. Inoltre si è preferito eliminare il riferimento esplicito alla tortura e ai trattamenti inumani o degradanti, per lasciare spazio al giudizio soggettivo di chi si trova a prendere la decisione. Concludendo, la protezione umanitaria, eliminata con i decreti Salvini, era un unicum in Europa, che non esisteva e non esiste in alcun altro Paese europeo. Solo in Germania c'è un istituto simile, ma per casi specifici, e il ministro Salvini aveva lavorato nella stessa direzione, per casi specifici. Signor Presidente, mi riservo di integrare le mie considerazioni nell'eventuale replica. (Applausi) . PRESIDENTE. Senatore Augussori, non l'ho interrotta per lasciarle concludere il ragionamento. Ha facoltà di parlare il relatore di minoranza, senatore Pillon. PILLON, relatore di minoranza . Signor Presidente, di fronte a questo decreto insicurezza, la prima domanda che pongo alla maggioranza, che con tanta pervicacia ha voluto approvarlo, è la seguente: quale tipo di obiettivo vi ponete, cioè quale modello avete davanti agli occhi e cosa volete fare del nostro Paese per i prossimi cinquant'anni? Questa è la domanda, perché con un decreto-legge del genere è chiaro che il vostro obiettivo è quello di creare il caos più assoluto. Ci troviamo di fronte ad un'abrogazione sistematica di qualsiasi controllo, su chi entra o chi esce dal nostro Paese. Tutto questo è basato sulla retorica della confusione tra il soccorso e l'asilo. Lo dico ai colleghi, che sono un po' distratti: un conto è l'obbligo di soccorrere chi si trova in mare e rischia la vita e siamo assolutamente tutti d'accordo. Un altro conto è pensare che, siccome qualcuno è stato soccorso, automaticamente ha diritto all'asilo nel nostro Paese. Sarebbe come se io, in automobile, trovo una persona che ha avuto un incidente, la raccolgo, la porto in ospedale, me ne prendo cura e poi quella persona viene a vivere nel mio letto. Non funziona così; non c'è un automatismo. Se una persona è stata soccorsa, ha diritto al soccorso e non automaticamente all'asilo e a restare nel nostro Paese per tutta la vita; (Applausi) anche perché, Presidente - non le sfugge sicuramente - quelle persone non si trovano in mare per un caso, ma esiste un sistema ormai rodato, ben funzionante e molto efficiente per portare gente in Europa passando dall'Italia. Un sistema che non è in mano ai Governi, a organizzazioni trasparenti, ONG dal nobile profilo; è in mano ai trafficanti di uomini. (Applausi). Cominciamo a dircele queste cose, perché altrimenti si perde di vista il quadro generale. Tuttavia, non si è ancora capito qual è il vostro piano, qual è il vostro progetto, a quale modello vi ispirate. Colleghi, sento parlare di modello tedesco, di modello francese, di modello spagnolo, di modello inglese: tutti Paesi che regolamentano - eccome! - gli ingressi nei loro confini. Perché, allora, l'Italia dovrebbe avere un modello - non ci è dato di capire quale - che passi attraverso il totale non controllo dei confini? Quanto sto dicendo è scritto - nero su bianco - nel decreto-legge che vi apprestate a convertire. Mi riferisco all'articolo 1.1, nel quale si dice a chiare lettere che non sono ammessi il respingimento, l'espulsione o l'estradizione verso uno Stato, qualora esistano fondati motivi di ritenere - e qua c'è dentro tutto e niente - che ci siano rischi di essere sottoposti a tortura (e siamo tutti d'accordo), a trattamenti inumani (e siamo tutti d'accordo), per chi venga da un Paese dove si violano i diritti umani (e va benissimo), e poi però si aprono falle mostruose nel ragionamento. È vietata l'espulsione di chiunque veda violato il rispetto della propria vita privata. Mi spiegate cosa vuol dire? Se una persona, a casa sua, nel suo Paese, ha una legge che gli vieta di tenere il cane nel giardino, si considera mancato rispetto della vita privata e quindi ha il diritto di rimanere in Italia? Ancora, c'è il divieto di espellere chiunque non sia in perfetta salute psicofisica. Ciò vuol dire che se un soggetto trova uno psicologo che gli diagnostica una semplice depressione, automaticamente ha diritto di asilo perpetuo in Italia. O ancora, chi abbia processi in corso nel nostro Paese: praticamente chiunque gode del diritto di restare in Italia. (Applausi) . Con il presente decreto-legge fate anche di più; immediatamente passate all'attivazione di tutto questo, ragion per cui il richiedente asilo ha diritto alla carta d'identità, a tutti i provvedimenti del welfare italiano, a tutto quanto spetta ai cittadini. Tutto ciò che una volta era riservato a determinate situazioni delicate e particolari, tutto ciò che una volta era collegato all'asilo per motivi seri oggi è sostanzialmente libero: chiunque viene, può restare. Peccato, però, che l'Italia è come una grande famiglia, come una grande casa; io in casa mia posso ospitare cinque, dieci persone; se stanno un po' strette, posso ospitarne anche 15 per un po' di tempo, se dormono a strati, col sacco a pelo sotto al tavolo; ma non posso ospitare tutti per sempre. Questo è il punto: non possiamo ospitare tutti per sempre. Abbiamo un dovere - e nessuno sta dicendo che questo dovere non debba essere rispettato - che è quello di soccorrere, ma torno a dire: avete preso coscienza di come funziona la rotta verso l'Italia? Avete studiato come funziona il fenomeno? Colleghi, mi sono un po' documentato, mi sono preso la briga di andare a vedere come funziona e purtroppo ho scoperto una mostruosità disarmante. Queste persone vengono reclutate nei villaggi e viene loro raccontato che c'è un futuro fulgido in Italia; normalmente si tratta dei ragazzi più ricchi del loro villaggio, delle ragazze più belle cui si dice: venite in Italia, che è meraviglioso, intanto date 2.000 o 3.000 euro a chi vi organizza il viaggio. Questi ragazzi vengono strappati dai loro villaggi, vengono portati nei centri della Libia, normalmente vengono violentati e trattati da cani; dopodiché, dopo che sono rimasti lì per mesi, finalmente li portano a imbarcarsi su delle bagnarole malsicure e molti di quelli pagano con la vita affondando nel Mediterraneo (Applausi) . Poi arrivano qua, dove le ragazze trovano il marciapiede e i ragazzi lo spaccio di droga. Questo è il futuro che avete in mente per il nostro Paese? Questo è il modello di accoglienza che avete in mente? Ebbene, noi a questo modello non ci stiamo! Noi a questo modello non ci assoggetteremo, per rispetto di quelle popolazioni. L'altro giorno parlavo con un caro amico vescovo di una città del Sud del Sudan, il quale mi ha detto qualcosa del tipo: vi scongiuro in ginocchio, non portateci più via i giovani, state uccidendo l'Africa (Applausi) . Li state illudendo, li state strappando dai loro villaggi con chissà quali miraggi, con chissà quali promesse li state consegnando alla malavita, state mettendo le loro vite a rischio e tutto questo per che cosa? Qual è il modello che avete in mente? Ditecelo, cosa volete integrare. Volete l'integrazione? Siamo d'accordo. Ci sediamo a un tavolo e diciamo quante persone riusciamo a integrare. Le quote sono poche? Sono 30.000. Sono poche? Forse c'è posto per 35.000? Forse c'è posto per 40.000? Possiamo ragionare. Se pensate che ci sia spazio e se dimostrate che ci sia la modalità per integrare più di 40.000 persone all'anno, dimostratelo coi fatti, ma non potete permettere l'immigrazione clandestina in questo modo, perché questo significa uccidere i giovani, uccidere l'Africa che dite di voler tutelare (Applausi) , uccidere la speranza dei ragazzi di quei villaggi, che avrebbero potuto fare la grandezza del loro continente, delle loro città, dei loro villaggi e vengono qui a prostituirsi o a spacciare droga, magari per arricchire qualche coop rossa (Commenti). Per piacere! (Richiami del Presidente). In Italia si entra con l'aereo, con la nave, col treno, con la macchina e con il visto. Tutto il resto è in mano alla mafia, alla camorra, all'immigrazione clandestina; è in mano alle organizzazioni non governative marce! In questo vi state trasformando! PRESIDENTE. Collega, si avvii a concludere il suo intervento. PILLON, relatore di minoranza . Signor Presidente, io ascolterò con attenzione la discussione generale e mi aspetto che dalla maggioranza venga una proposta. Non basta, infatti, portarli in Italia con queste modalità barbare; bisogna offrire loro una proposta seria. Mi riservo, in sede di replica, di vedere se questa proposta arriverà o no (Applausi) . PRESIDENTE . (Il Ministro per i rapporti con il Parlamento fa cenno di voler intervenire) . Sta cominciando la discussione generale. Il Governo può sempre richiedere di intervenire; questo sa che è irrituale; certo che può intervenire. D'INCA', ministro per i rapporti con il Parlamento . Signor Presidente, onorevoli senatori, a nome del Governo, autorizzato dal Consiglio dei ministri, pongo la questione di fiducia sull'approvazione, senza emendamenti né articoli aggiuntivi... PRESIDENTE. Signor Ministro, si fermi, aspetti un attimo. D'INCA' , ministro per i rapporti con il Parlamento . ...dell'articolo unico del disegno di legge n. 2040, di conversione del decreto-legge… n. 130, ... (Vivaci proteste. Alcuni senatori occupano i banchi del Governo). PRESIDENTE . La seduta è sospesa. (La seduta, sospesa alle ore 15, è ripresa alle ore 15,16) . Presidenza del presidente ALBERTI CASELLATI Convoco la Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari. La seduta è sospesa. (La seduta, sospesa alle ore 15,17, è ripresa alle ore 16,18) . Colleghi, poiché la Conferenza dei Capigruppo è stata sospesa per un mio impegno istituzionale, si è deciso di procedere alla sanificazione dell'Aula. Vi invito, cortesemente, a lasciare l'Aula sgombra così da poter procedere alla sanificazione. Chiedo questa cortesia, avendo stabilito di procedere così nella Conferenza dei Capigruppo. Ringrazio tutti voi. Scusateci, ma oggi non è una giornata facile. Sospendo nuovamente la seduta. (La seduta, sospesa alle ore 16,18, è ripresa alle ore 19,02) . Sui lavori del Senato Organizzazione della discussione della questione di fiducia PRESIDENTE . La Conferenza dei Capigruppo ha proceduto all'organizzazione dei lavori sulla questione di fiducia posta dal Governo sul disegno di legge di conversione del decreto-legge recante disposizioni urgenti in materia di immigrazione, protezione internazionale e complementare, modifiche agli articoli 131- bis , 391- bis , 391- ter e 588 del codice penale, nonché misure in materia di divieto di accesso agli esercizi pubblici ed ai locali di pubblico trattenimento, di contrasto all'utilizzo distorto del web e di disciplina del Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale, nel testo approvato dalla Camera dei deputati. Per la discussione sulla fiducia sono state ripartite quattro ore e quaranta minuti in base a specifiche richieste dei Gruppi. La discussione avrà luogo nel prosieguo della seduta odierna per un'ora e quaranta minuti, e nella seduta di domani, con inizio alle 9,30, per tre ore. (Applausi) . Alle ore 13,30 avranno luogo le dichiarazioni di voto con diretta televisiva e a seguire la chiama. (Applausi) . Tale ripartizione tiene conto dei prescritti tempi di sanificazione dell'Aula. (Applausi) . Ripresa della discussione del disegno di legge n. Doc 2040 ZULIANI (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ZULIANI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, intervengo in merito a un fatto personale. Mentre lei era assente, in Aula si sono verificati degli accadimenti, che le sono stati spiegati. Come al solito, io ero al mio posto, sotto nell'emiciclo. Sono uscito di corsa. Dall'alto della sua esperienza anche come parlamentare, sa che sta nei giochi dell'attività d'Aula l'occupazione dei banchi di Governo. Sono arrivato di corsa sulla sua sinistra e, all'altezza della sinistra dei banchi di Governo, ho ricevuto una fortissima gomitata all'altezza del cuore. (Commenti) . Non ho reagito, per fortuna. Dio ha voluto che alla violenza non reagissi con violenza. Mi sono spostato sulla parte destra dei banchi di Governo e mi sono diretto, come altri miei colleghi, verso i banchi di Governo. Sono rimasto esterrefatto, anche perché ho avuto subito forti difficoltà a respirare. Se ciò fosse capitato a un senatore con problemi di tipo cardiopatico, le cose sarebbero potute andare in modo peggiore. I miei colleghi del Gruppo politico, militanti prestati al Parlamento, sono abituati ad attività violente avvenute talvolta nei gazebo nelle nostre sezioni della Lega. Penso però, che in questo Parlamento, di fronte a un'attività già avvenuta - l'hanno già espletata anche altri membri di Governo qui presenti - non si debba ricevere violenza. E questo è il mio auspicio. Di solito non reagisco se una persona non è capace di intendere e volere. Nella mia carriera di sindaco mi è capitato di non reagire alla violenza, insieme a un carabiniere, quando ho fermato un ubriaco perché alla guida in stato di ebbrezza, per impedire di mettere in pericolo la sua e l'incolumità degli altri, o di fronte a un malato psichiatrico. Non pensavo, però, che all'interno del Senato potessi essere aggredito da un comunista. Ricordo al ministro D'Incà e ai suoi baldi scudieri che il Veneto non dimentica. (Applausi) . PRESIDENTE . Su quanto è successo in Aula - io non ero presente - una documentazione fotografica e un video riporteranno e ci faranno vedere l'accaduto. A fronte di una lamentela di questo tipo, faremo i necessari accertamenti. MIRABELLI (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MIRABELLI (PD). Signor Presidente, mi ha anticipato. Non voglio fare polemica, né prolungare eccessivamente questa discussione. Vorrei prima esprimere solidarietà alla senatrice De Petris e al ministro D'Incà. (Applausi) , e poi chiedere di visionare i numerosi filmati disponibili ed esaminarli in Consiglio di Presidenza per verificare se sia il caso di prendere provvedimenti nei confronti di chi ha avuto comportamenti sbagliati. (Applausi. Commenti) . PRESIDENTE . Dichiaro aperta la discussione sulla questione di fiducia. È iscritto a parlare il senatore Grassi. Ne ha facoltà. GRASSI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, in questa Aula più volte si è fatto riferimento ai principi fondamentali che presiedono ai decreti-legge. Da più parti si è sottolineata l'assenza dei requisiti di necessità e di urgenza. Consentitemi di fare qualche ulteriore, brevissima considerazione. La Corte costituzionale più volte ha precisato che i presupposti di necessità e urgenza devono anche essere assistiti dai requisiti di ragionevolezza e di non arbitrarietà. Ebbene, che qualcosa non vada nel decreto-legge in esame si coglie già soltanto leggendo il preambolo del provvedimento, laddove ricorda che il decreto è necessario per consentire il rispetto dei principi costituzionali e internazionali in materia. Ma se noi leggiamo il secondo dei decreti Salvini, scopriamo che già nei primissimi articoli vi è precisato che il decreto si applica salvo il rispetto degli obblighi internazionali. In realtà, in quest'Aula ho ascoltato più e più volte affermazioni che fanno parte di una narrazione falsa, costruita da una certa parte politica (da parte della sinistra, in particolare) a danno della Lega, una narrazione secondo cui addirittura i due decreti che si manifestano sullo sfondo trasformano in reato il soccorso dei migranti. Voi tutti sapete molto bene che questa affermazione è falsa, perché non si è davvero mai negato il soccorso a coloro che hanno bisogno. (Applausi) . Non una persona è stata lasciata in mare. Ben diversa è la questione che riguarda l'ingresso nel nostro Paese. Il decreto-legge in esame, in realtà, chiude il cerchio di una falsa narrazione che crea non un avversario - come dovrebbe essere normale in politica - ma un nemico, che voi screditate con una narrazione falsa. Questo decreto-legge serve a chiudere il cerchio per il vostro elettorato nei confronti di questa narrazione falsa. Voi in realtà state perseguendo un obiettivo politico legato alla soddisfazione del vostro elettorato a danno degli interessi del Paese: eliminando le sanzioni amministrative, voi rendete meno efficiente la gestione dei flussi migratori. Non ci dobbiamo dimenticare che la questione, ridotta all'osso, riguarda la gestione dei migranti economici. Nessuno ha mai inteso impedire la salvezza di coloro che scappano dalla guerra, di coloro che scappano dalla tortura o dalla persecuzione. Qui il problema riguarda soltanto i migranti economici e vi devo ricordare che riguarda quei migranti che tentano di entrare illegalmente nel nostro Paese. Qui non è in questione l'accoglienza in quanto tale: è in questione la difesa della legalità. Quello che mi sembra incredibile è che non riesca a passare il principio che l'accoglienza, il soccorso e l'aiuto sono azioni che devono comunque iscriversi nel rispetto della legalità, della legge. I precedenti decreti servivano proprio a questo. Ora noi siamo anche più deboli nei confronti dell'Europa. È comprensibile che il Partito Democratico tenti quest'operazione. Mi sorprende assai di più la posizione degli amici del MoVimento 5 Stelle, che giusto due anni fa in quest'Aula difendevano questi decreti, anzi dicevano che erano necessari per rimediare al fallimento della precedente gestione. (Applausi) . Evidentemente adesso ritengono che si debba ritornare al fallimento. La verità amara è che c'è chi nella vita, per rimanere fedele a sé stesso, lascia un partito e c'è chi, per rimanere fedele a un partito, lascia sé stesso. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Mollame. Ne ha facoltà. MOLLAME (M5S) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, signori membri del Governo, io credo che oggi, probabilmente, in questa sede si stia facendo anche un po' di confusione. Il decreto-legge in esame nasce da una osservazione del Capo dello Stato e da un appunto della Corte costituzionale e su questi due punti si fonda. Poi, esso cerca anche di aggiungere qualche norma per garantire ancora meglio la sicurezza degli italiani e il rispetto dei profughi che nella nostra terra arrivano. La storia dell'evoluzione umana tutta è una storia di migrazioni. Non si ferma questo fenomeno con uno slogan o con delle norme che, alla luce dei fatti, si sono rilevate poco funzionali e neanche sicure per tutti. La posizione e la conformazione geografica hanno fatto nei secoli - e fanno - della nostra penisola, con le sue isole, anche le più piccole, un ponte nel Mediterraneo di congiungimento fra tre continenti: l'Europa, l'Africa e il Medio Oriente asiatico; terra dove si sono incontrati e talvolta scontrati anche popoli, culture e culti; un grande zibaldone, oserei dire, e una straordinaria mescolanza millenaria, che ha dato impulso, nei secoli, a costumi, lingue e tradizioni ancora oggi diverse. C'è una cultura, però, e ci sono dei costumi che ci uniscono e che esprimiamo nei più vari modi, finanche i tanti che simulano una gratuita e affettata idiosincrasia; cultura e maniere che si manifestano in un autentico sentimento della tolleranza e nell'ospitalità e nell'accoglienza; costumi che vanno anche oltre la nostra stessa consapevolezza: a volte muti e sovente finiamo per essere critici e litigiosi. E stamattina abbiamo avuto un esempio, quando, invece di gioire o approfittare di un'occasione per mantenere il silenzio, qualcuno ha creato una bagarre sulla liberazione dei nostri diciotto connazionali. Mi preme anche sottolineare, in quest'ambito, che tra quei diciotto pescatori c'erano italiani, tunisini, senegalesi e persino indonesiani. Detto ciò, tornando all'argomento in esame, la Consulta ha dichiarato l'illegittimità costituzionale di quella norma contenuta all'articolo 13 del decreto-legge n. 113 del 2018, che, di fatto, non riconosceva ai richiedenti protezione internazionale che ottenevano il permesso di soggiorno il diritto, ma anche il dovere -oserei dire - all'iscrizione anagrafica. Da tutti i punti di vista considerati, la norma censurata contraddice le finalità del decreto-legge n.113 del 2018, poiché la stessa non agevola il perseguimento delle finalità di controllo del territorio dichiarate dal decreto sicurezza stesso. La sicurezza la si ottiene con le regole chiare, con la possibilità di eseguire seri controlli per perseguire coloro che non rispettano le norme, anche le più elementari, e con la certezza della pena e la tempestività della stessa, come diceva un grande illuminista italiano. Elemento importante: il contesto attuale è anche cambiato rispetto a due anni fa. Quindi, con il decreto-legge in esame forniamo alle nostre Forze dell'ordine strumenti assai più efficaci di controllo per il rimpatrio degli irregolari. Abbiamo sempre creduto che la risposta più efficace fosse un sistema di accoglienza controllato, diffuso, efficiente e gestito in modo trasparente; punti tutti che, col presente decreto, vengono rafforzati. Ripetiamo, ancora una volta, che il tema è principalmente europeo e non dei soli Paesi di frontiera. Più in dettaglio, abbiamo dei percorsi per consentire un più facile monitoraggio ed evitare che quelle persone possano vagare per il nostro Paese e finire anche a delinquere. Evitiamo l'emarginazione, foriera di potenziali reazioni anche violente. Interveniamo sulle procedure di esame delle domande di asilo, con particolare attenzione verso le categorie particolarmente vulnerabili, come i minori, le donne in stato di gravidanza e gli anziani; ampliamo le competenze delle commissioni territoriali. Accorciamo i tempi di trattenimento per il rimpatrio degli irregolari, riducendo da centottanta a novanta giorni la permanenza nel nostro Paese e, soprattutto, ci rimettiamo in linea con le fondamentali norme di diritto internazionale. Noi non siamo per l'accoglienza indiscriminata, ma nemmeno per gli slogan su una materia così delicata e complessa: siamo per far funzionare il Paese e per renderlo più sicuro; un obiettivo che non è né di destra, né di sinistra. In conclusione, Presidente, il Governo ha lavorato proprio come Paese di frontiera con il nostro Ministro degli affari esteri una linea comune con la Spagna, la Grecia, Cipro e Malta. Circa 1.200 persone nel 2020 sono state rimpatriate dopo l'accordo con le autorità tunisine, che hanno dato la disponibilità a prevedere molti voli in più rispetto a quelli previsti. Consapevoli che la tratta di esseri umani non si sconfigge da soli e non la si può fermare in mare, né dentro i nostri porti, abbiamo rivolto al Governo tunisino una proposta di collaborazione che ha già avuto concreta attuazione. Non mi dilungo oltre. Ci sono anche norme più restrittive per i Daspo e per il contrasto al fenomeno dello spaccio di stupefacenti. In sintesi, sono tutte misure di buon senso, razionali, puntuali e soprattutto dettate da esigenze concrete, senza finalità demagogiche, sostenute da chi si oppone -come ho avuto modo di ascoltare - che, senza entrare nel merito delle misure, si rifà a metodi faziosi e di semplice propaganda. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Urraro. Ne ha facoltà. URRARO (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, Governo, colleghi senatori, l'intervento normativo in corso di conversione ha natura composita e disomogenea: interviene sulla disciplina dell'immigrazione e della protezione internazionale; introduce modifiche al codice penale e disposizioni in materia di sicurezza; ridefinisce il ruolo del Garante nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale; pone un tema non chiaro di successione delle leggi nel tempo con ipotesi di retroattività e riporta criticità diffuse. L'articolo 2 amplia l'ipotesi in cui l'impugnazione avverso il provvedimento emesso dalla commissione territoriale non ha effetto sospensivo, allargandolo all'ipotesi di rigetto di domande presentate da persone sottoposte a procedimento penale o condannate per reati che costituiscono causa di diniego dello status di rifugiato. Si tratta di norma di coordinamento assolutamente necessaria in quanto, in caso contrario, la proposizione dell'impugnazione avrebbe prodotto l'effetto di congelamento dell'ordine di espulsione conseguente al rigetto proprio nei casi più gravi e di immediato accertamento. La possibilità di accertare immediatamente la sussistenza di tali condizioni dovrebbe condurre, anche in tal caso, nell'ipotesi più che probabile di richiesta di inibitoria degli effetti del provvedimento impugnato, una decisione monocratica di accoglimento o di rigetto, con modifica dell'attuale previsione dell'articolo 35- bis del decreto legislativo n. 25 del 2008, che contempla ben due pronunce collegiali, sia in caso di accoglimento che di rigetto della richiesta di sospensione, con un unicum processuale, che non trova alcuna rispondenza con gli istituti in tema di inibitoria previsti dal codice di rito. Sembra indifferibile procedere verso l'individuazione di elementi diretti alla velocizzazione della fase del rito giurisdizionale dell'impugnazione dei provvedimenti delle commissioni territoriali. Ai sensi dell'articolo 35- bis, è bene ribadire che la richiesta di strumenti che consentono di rendere più agile e celere il rito è dovuta non soltanto - e ciò sarebbe bastevole -all'esigenza di affrancare i tribunali distrettuali da un numero insostenibile di procedimenti in materia di protezione, che costringono a sacrificare oltre ogni misura la tutela dei diritti dei cittadini, ma anche alla necessità di assicurare, in tempi ragionevoli e tali da essere conformi ai principi dell'articolo 111 della Costituzione, i diritti dei richiedenti asilo, nella consapevolezza che solo una tutela che intervenga in tempi celeri possa dirsi tale e sia in grado di proteggere l'effettività dei diritti fatti valere. Non sono stati valutati gli effetti applicativi della disciplina in esame con la finalità di approntare tutti gli strumenti legislativi utili che consentano di rendere più agile e celere il rito, anche mediante il passaggio dal rito collegiale al rito monocratico, al fine di poter impiegare nella decisione dei procedimenti tanti giudici quanti attualmente compongono il collegio, e di poter inserire in tabella anche i giudici onorari. Il provvedimento modifica norme contenute nel testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione, prevedendo la possibilità di automatica conversione del permesso di soggiorno per assistenza a minori in permesso di soggiorno per motivi di lavoro. Il permesso di soggiorno per assistenza a minori, previsto dall'articolo 31, dispone che il tribunale per i minorenni possa autorizzare l'ingresso e la permanenza di un familiare del minore che si trova nel territorio italiano a precise e specifiche condizioni, ossia quando ricorrono gravi motivi connessi con lo sviluppo psicofisico e tenuto conto dell'età e delle condizioni di salute del minore. La norma, oltre a prevedere tali condizioni in virtù dell'eccezionalità di tale permesso, che può essere concesso anche in deroga alle altre disposizioni del testo unico, statuisce dunque che lo stesso debba essere rilasciato solo per un periodo di tempo determinato e comunque debba essere revocato quando vengono a cessare i gravi motivi che ne giustificano il rilascio. È di tutta evidenza che tale permesso si configuri più come un'autorizzazione all'ingresso in Italia di natura eccezionale e contingente, proprio perché effettuato in deroga alle disposizioni previste dal nostro ordinamento che regolano l'ingresso e la permanenza dello straniero nel territorio nazionale. La previsione della sua convertibilità in un permesso di soggiorno per motivi di lavoro contrasta con la ratio dell'articolo 31, prestandosi a un uso strumentale della stessa. La mancanza di alcuna specifica condizione in merito alla effettiva capacità reddituale e al possesso di una idonea sistemazione alloggiativa, dove peraltro dovrebbe vivere il minore, e di una copertura sanitaria assicurativa espone ancor di più il nostro Paese a un incremento dei flussi migratori, attratti dalla prospettiva di poter facilmente ottenere un permesso di soggiorno in Italia. (Applausi) . Già il Consiglio di Stato, con parere del 15 luglio 2015, si era espresso negativamente sulla convertibilità in permesso di lavoro di fattispecie di permesso di soggiorno da considerarsi un'eccezione, come nel caso di quello per assistenza a minori, rispetto all'impianto generale che poggia espressamente sulla programmazione dei flussi e sul sistema delle quote di ingresso. Non sono stati considerati - e concludo - gli effetti applicativi delle disposizioni richiamate in premessa, al fine di adottare ulteriori iniziative normative... (Il microfono si disattiva automaticamente) ...di soggiorno per assistenza a minori di cui all'articolo 31, in permesso di soggiorno per motivi di lavoro, il possesso in capo al richiedente della disponibilità di adeguati mezzi di sussistenza, di idonea sistemazione alloggiativa e di una copertura sanitaria assicurativa. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Pacifico. Ne ha facoltà. PACIFICO (Misto) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, membri del Governo, sottosegretario Malpezzi, il mio voto contrario all'odierno decreto-legge, per essere estremamente sintetica, si riassume in due ordini di motivi, uno prettamente politico e l'altro tecnico. Per addivenire alla cancellazione del decreto "Conte uno" ci si nasconde dietro i rilievi avanzati dal Presidente della Repubblica, non per migliorare l'impianto originario del cosiddetto decreto Salvini, ma solo per mostrare uno scalpo da esibire quale prova di fedeltà ai propri alleati. (Applausi) . Non si può non ricordare che votammo quel decreto-legge convintamente. Anzi, qualcuno in maniera colorita motivò il sì sostenendo che sarebbe servito a ridurre le corse dei taxi del mare. Ma non solo: si disse che il sistema dell'accoglienza diffusa era un'esperienza fallimentare. (Applausi) . Bene, io continuo a credere che il sistema riproposto era e sarà costosissimo e inefficace. Appare poi ancora più disarmante la resa alle ONG, che in sostanza godranno di una patente di immunità. (Applausi) . Nel nuovo testo unico sull'immigrazione e sui flussi di ingresso di stranieri in Unione europea si dispone che, in caso di mancata pubblicazione della programmazione triennale, il Presidente del Consiglio possa prevedere con proprio decreto. Sembrerebbe che, indipendentemente dalla necessità di manodopera straniera, l'Italia sia vincolata ad accogliere immigrati. Vorrei comprendere verso chi abbiamo questo obbligo. Per concludere, Presidente, si prevede massima discrezionalità al Presidente del Consiglio nell'accogliere, ma nello stesso tempo l'abolizione della discrezionalità dei questori nella valutazione per la revoca o il rifiuto del permesso di soggiorno. Forse, chiedere ad un questore perché a volte si revoca o si rifiuta di concedere un permesso di soggiorno aiuterebbe a capire perché non bisogna votare questo nuovo decreto-legge. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Cucca. Ne ha facoltà. CUCCA (IV-PSI) . Signor Presidente, chiedo l'autorizzazione a consegnare il testo del mio intervento, affinché sia allegato al Resoconto della seduta odierna. PRESIDENTE. La Presidenza l'autorizza in tal senso. È iscritto a parlare il senatore Pepe. Ne ha facoltà. PEPE (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, il provvedimento in discussione è sbagliato nel merito ed è sbagliato nel procedimento. È stato detto prima chiaramente che nel merito è sbagliato perché riapre in maniera indiscriminata i porti e ridà benzina alla mangiatoia e agli affari che ci sono intorno all'immigrazione clandestina. (Applausi) . È sbagliato nel procedimento, perché non sussistono i presupposti di necessità e di urgenza per la decretazione d'urgenza. Ricordiamo, cari colleghi, che è sbagliato anche nel contesto, perché questo provvedimento cade nel pieno di una pandemia mondiale che i nostri figli leggeranno sui libri di storia, in cui c'è una crisi economica e un'emergenza sanitaria e sociale. In un momento nel quale le scuole sono chiuse, in un momento nel quale le partite IVA, gli imprenditori sono in ginocchio, questo Governo pensa a rivedere i decreti Salvini (Applausi) . E non lo fa nell'interesse dell'Italia, ma perché è guidato da due bestie che in politica non devono guidare una scelta di governo: il furore ideologico e l'accanimento personale. Questo è alla base di questo decreto-legge. E voglio rivolgere una domanda, con rispetto ma anche fermezza, ai colleghi del MoVimento 5 Stelle: cari colleghi, sapete cosa vi accingete a votare? Sapete che quello che vi accingete a votare è l'esatto contrario di ciò che avete votato circa due anni fa? Sapete che state facendo l'esatto contrario? Avete detto poco tempo fa che la cura migliore per gestire l'immigrazione era regolamentare gli accessi, chiudere i porti, regolare in maniera intelligente gli accessi sul nostro territorio. Oggi siete per l'immigrazione clandestina e per l'immigrazione allegra. (Applausi) . Fate il contrario di quello che avete fatto prima, ma vi è di più ed è successo a Catania pochi giorni fa: rinnegate anche ciò che avete eseguito; quell'ex ministro, un vostro collega, di cui noi ricordiamo benissimo il nome perché abbiamo ottima memoria, Toninelli, ha rinnegato ciò che con vanto diceva di aver fatto nell'interesse dell'Italia. (Applausi) . Ecco qui una differenza: a Catania, grazie a Dio, a differenza del vostro collega, si è visto un uomo che, con vanto e orgoglio, ha ribadito ciò che ha fatto nell'interesse dell'Italia e coordinandosi con una volontà collegiale di quel Governo. Per concludere, signor Presidente, la differenza tra noi e voi si può riassumere in un contegno: per noi il Viminale è e resta la casa delle Forze dell'ordine, mentre per voi rischia di diventare la casa delle ONG. (Applausi) . Purtroppo questo non accadrà! Signor Presidente, mi consenta di dire un'ultima cosa. Pochi giorni fa la procura della Repubblica di Potenza ha eseguito delle ordinanze di custodia cautelare per combattere tutto il business che ruota intorno all'immigrazione clandestina. C'erano dei contratti fasulli. In un'intercettazione telefonica tra due presunti delinquenti - l'imprenditore agricolo che utilizzava questi contratti fasulli e l'intermediario - l'imprenditore agricolo diceva che pensava che i controlli dell'Ispettorato del lavoro fossero dovuti a qualche spia. L'intermediario diceva: no, purtroppo non è qualche spia, questa è la mano del ministro Salvini, che mira a combattere l'immigrazione clandestina. (Applausi) . Questo significa, leggendo le carte della Procura della Repubblica dalla stampa, che quello era uno strumento per far entrare sul nostro territorio soggetti pericolosi per la nostra Nazione. L'articolo 52 della Costituzione recita: «La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino». (Applausi) . L'ex ministro Salvini è stato anzitutto un grande ed esemplare cittadino. (Applausi) . Con il provvedimento in esame rischiate di far perdere tempo all'Italia, ma non pensate di fermarci, perché non ci riuscirete. (Applausi. Congratulazioni) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Ferrara. Ne ha facoltà. FERRARA (M5S) . Signor Presidente, con la conversione del decreto-legge in tema di immigrazione e sicurezza si interviene sulla normativa nazionale perché, tra le altre cose, si allinei al rispetto degli obblighi e degli impegni assunti dall'Italia a livello internazionale. L'intervento fondamentale del provvedimento è la previsione che il rifiuto e la revoca del permesso di soggiorno non possano essere adottati quando ricorrano seri motivi derivanti dal rispetto degli obblighi costituzionali o internazionali dello Stato. Questo, come altri passaggi, risponde anche a quanto espresso dal presidente della Repubblica Mattarella in sede di emanazione del decreto sicurezza nell'ottobre 2018. Nella fattispecie, il Presidente richiamava la necessità che in materia restassero fermi gli obblighi costituzionali e internazionali dello Stato. Colleghi, nessuno può morire o essere torturato a causa del proprio orientamento sessuale, della religione che professa o del colore della pelle, ma soprattutto - lasciatemelo dire - nessuno merita di morire perché qualche partito ci possa costruire sopra una campagna elettorale. (Applausi) . Usare l'odio e la paura per raccogliere like e racimolare consensi è quanto di più basso la politica possa concepire. A proposito di odio, vorrei manifestare la nostra solidarietà al collega Danilo Toninelli, che è stato sottoposto a un'aggressione mediatica basata su indegne e pilotate fake news . (Applausi. Commenti) . Le conseguenti minacce che ha ricevuto via social sono un preoccupante segnale di un crescente clima di odio. Signor Presidente, mi permetta una precisazione. A chi accusa il MoVimento 5 Stelle di aver cambiato idea sulle politiche migratorie rispondo con sincerità. Oggi siamo sollevati di poter modificare questi decreti-legge, perché non ci hanno mai pienamente convinto. (Commenti) . Li votammo solo nel rispetto di un accordo di Governo, ma come temevamo e segnalammo - le evidenze lo hanno dimostrato - le disposizioni dei decreti sicurezza sono inefficaci. Nel lungo periodo quei provvedimenti si sono rivelati per quel che erano: degli spot propagandistici inutili. A proposito della differenza tra chi fa spot e chi invece fa i fatti, vorrei ringraziare il presidente Conte, il ministro Di Maio e l'intero Governo per il lavoro che ha portato alla liberazione dei 18 pescatori italiani. (Applausi) . Sì, ci piacciono i fatti, come anche il progetto di formazione agricola per i giovani del Ghana inaugurato un anno fa dal Presidente del Consiglio. La posizione del MoVimento 5 Stelle in tema di immigrazione è diversa dalla vostra. Noi siamo per un approccio pragmatico e non ideologico, che giudica le soluzioni non perché sembrano di sinistra o di destra, ma perché funzionano o non funzionano alla prova dei fatti e i fatti hanno dimostrato che il traffico illegale di migranti non si è fermato con le modalità proposte dalla destra. Possiamo dirlo una volta per tutte: la Lega ha fallito (Commenti) , ha fallito nell'unica battaglia che contraddistingue la sua politica (Applausi) , una politica di antagonismo che vuole alimentare una guerra tra poveri, voluta e studiata per creare conflittualità tra i migranti e quegli italiani, in difficoltà economica, vittime delle politiche di austerity che nessun Governo, prima di quello attuale, era riuscito a far cambiare a Bruxelles. Il nostro obiettivo deve essere quello di coniugare un'immigrazione sostenibile con la pacificazione sociale e non di seminare paure, nascondendosi dietro la bandiera di quell'Italia che un tempo loro stessi volevano dividere. Salvini, al di là dei suoi slogan da difensore delle patrie frontiere, ha fatto i suoi show , fermando qualche nave da soccorso delle ONG carica di pericolosissimi naufraghi, dimenticandosi dei cosiddetti sbarchi fantasma, che rappresentano l'80 per cento dei flussi in arrivo. (Commenti) . Signor Presidente, mi scusi, ma con questo sottofondo io non riesco a parlare. Se fosse possibile far tacere questi ululati. PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia. FERRARA (M5S) . A chi continua a ripetere che nell'ultimo anno gli sbarchi sono triplicati, ricordiamo che fino a due mesi fa i decreti Salvini erano ancora in vigore, a dimostrazione che il fenomeno non si ferma con un decreto. L'ex ministro dell'interno aveva promesso di rimpatriare tutti gli immigrati irregolari presenti in Italia. Vi sembra che sia successo? No. Al contrario, invece degli slogan , il Governo si è mosso subito per stringere accordi bilaterali e per fermare le partenze. (Commenti. Il senatore Ferrara fa un inchino). Signor Presidente, colleghi, la realtà è che Matteo Salvini ha fatto solo il bullo sulla pelle della povera gente (Applausi) . Brandendo il rosario ha portato avanti una dialettica di odio, opposta a quell'immagine di carità cristiana e di compassione che il rosario dovrebbe simboleggiare. Almeno in questo tempo di Natale si dovrebbe rileggere la parabola del buon samaritano. Lui si è illuso di poter costringere l'Europa a fare la sua parte, ma ha ottenuto l'effetto contrario. Oggi l'Italia, invece, non solo partecipa attivamente, ma, grazie al grandissimo lavoro del presidente Conte, sta cambiando l'Europa anche su questo, preparando il terreno per il superamento degli anacronistici regolamenti di Dublino votati dalla destra. Questo è ciò che il MoVimento 5 Stelle chiede da sempre in tema di immigrazione, insieme all'istituzione di canali legali e sicuri di ingresso in Europa per i richiedenti asilo. È dalla scorsa legislatura che sottolineiamo quanto sia importante affrontare le cause profonde delle migrazioni e questo significa puntare sulla cooperazione internazionale, per contrastare povertà e disoccupazione, allo scopo di garantire ai giovani di quei Paesi il sacrosanto diritto di costruirsi una vita e una famiglia vicino ai loro affetti, senza essere costretti ad andare a cercare fortuna altrove. Signor Presidente, dobbiamo evitare l'ipocrisia di chi con una mano dà e con l'altra toglie. È inutile fare attività di cooperazione, se si continuano a tollerare forme di neocolonialismo e di sfruttamento predatorio delle risorse naturali, finanziarie e umane del Continente africano. Concludo dicendo che oggi, con il provvedimento in esame, vogliamo conciliare in modo più equilibrato accoglienza e sicurezza, rispetto del diritto internazionale e i principi fondamentali della Costituzione italiana e vogliamo dimostrare che, più dei consensi elettorali, ci interessa tutelare la sacralità della vita umana e una giusta coesistenza. (Applausi) . Corte costituzionale, composizione PRESIDENTE . Colleghi, in data 16 dicembre 2020 il Primo Presidente della Corte di cassazione ha inviato la seguente lettera: «Ai sensi dell'articolo 2, ultimo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, contenente norme sulla Costituzione e sul funzionamento della Corte costituzionale, ho l'onore di comunicarLe che il Collegio di questa Corte Suprema di Cassazione, appositamente convocato, ha eletto in data odierna la dottoressa Maria Rosaria San Giorgio Giudice della Corte Costituzionale, in sostituzione del dottor Mario Rosario Morelli, che ha compiuto il suo mandato in data 12 dicembre 2020. F.to Pietro Curzio» A Maria Rosaria San Giorgio rivolgo gli auguri di buon lavoro, a nome mio personale e di tutta l'Assemblea. (Applausi) . Ripresa della discussione del disegno di legge n. Doc 2040 PRESIDENTE . È iscritto a parlare il senatore Bossi Simone. Ne ha facoltà. BOSSI Simone (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, potrei iniziare il mio intervento argomentando che state violando chiaramente gli accordi europei, proprio come ho fatto per tutta la giornata di ieri, in Commissione, ma visto che tanto ve ne fregate bellamente di ciò che state facendo, cerco di argomentare in altro modo. Pertanto utilizzerò il tempo che, fortunatamente, la democrazia ancora mi concede, per dirvi ciò che penso del vostro decretino, lontano anni luce dal contesto che gli italiani stanno vivendo. Sabato mattina ero a casa e, mentre la TV passava in diretta le notizie da Catania, tra un ricordo strano e un «non so» di Toninelli, mi chiedevo come un ex Ministro possa arrivare a tanto. Pensavo a quella leggerezza e pensavo al decreto sicurezza, che oggi siamo qui a discutere. Vedete, colleghi, quando abbiamo scritto i decreti Salvini, lo abbiamo fatto con tutti voi. (Applausi) . Li avete addirittura emendati e il vostro attuale Capogruppo era il mio Presidente di Commissione: insieme a lui li abbiamo emendati e li abbiamo rivotati successivamente in Assemblea. Vi siete espressi favorevolmente per ben tre volte e oggi cambiate il decreto-legge come se nulla fosse, con tutta questa semplicità. Non sono un medico - ci mancherebbe altro - ma credo che, in medicina, questo sia un grave disturbo del comportamento (Applausi) e abbia un nome ben preciso. Non voglio pensare che questa sia solo ignoranza, ma voglio darvi un alibi. Nella stesura dei decreti-legge sapevate benissimo di mettere, con noi, nero su bianco, la parola fine all'invasione clandestina e ci eravamo anche riusciti. Oggi, dopo mesi, arriva una grande capriola: chissà cosa è successo? Un giorno ce lo spiegherete o forse l'abbiamo già capito e lo sapete benissimo anche voi. Forse era meglio se foste andati avanti ad occuparvi di TAV. No, scusate, ho sbagliato esempio. Forse era meglio il MES? Anche quello però è andato male. (Applausi) . Forse potrei citare la TAP? No, neanche quella. (Applausi) . Presidenza del vice presidente TAVERNA (ore 19,50) ( Segue BOSSI Simone). Ha ragione, collega, c'erano anche i due mandati; lo stavo dimenticando. Poi, c'era anche il salva suocero - no, accidenti! - ma qualcosa deve sempre andare storto, eh! Qualcosa va sempre storto, chissà perché. La verità è questa, carissimo amico mio; la verità è che siete entrati verginelle qui dentro e state uscendo pornostar! (Applausi). Questa è la verità! Forse è meglio che torniate a "cazzeggiare" sul web , almeno lì non fate danni, amici miei! Almeno lì non fate danni! (Applausi) . Tanto, il reddito di cittadinanza lo avete dato all'umano mondo, lo avete dato anche ai boss , figuriamoci se non lo prendete voi che non avete indagati. Ah, no, scusate, forse avete anche quelli. (Commenti). PRESIDENTE. Senatore Bossi, si rivolga alla Presidenza, tanto va bene lo stesso. Si rivolga alla Presidenza e io richiamo eventualmente chi la disturba. BOSSI Simone (L-SP-PSd'Az) . Dopo recupero anche il tempo degli applausi. Magari, poi, ci sarà Di Maio che inventerà l'indagato zero, così risolviamo anche quel problema, Presidente. (Applausi). Mai una gioia! Ma torniamo a noi. Vi voglio citare i numeri, perché sono stati i numeri a parlare, non le chiacchiere dette così, tanto per parlare. Dal 2018 al 2019, quindi, appena entrato in vigore il decreto-legge Salvini, durante l'immediata attuazione dello stesso siamo passati - pronti, via! - da 1.654 a 757 sbarchi; i cadaveri recuperati in mare passano da ottantatré a quattro, quindi ridotti dell'80 per cento in pochi mesi. In un anno gli immigrati sbarcati sono passati da 42.000 a 8.000. Dopo tutti questi mesi una domanda semplice me la faccio e mi aspetto da voi una risposta, se siete in grado di darla, visto che ho presentato più di 100 interrogazioni e mai una risposta mi è stata data: chi sono veramente gli assassini, Presidente (Applausi), quelli che salvano le vite e si battono per la sicurezza e la difesa dei confini interni ed esterni oppure quelli che lasciano morire donne e bambini in mezzo al mare, alimentando il business dell'immigrazione clandestina? (Applausi). Vedete, voi avete solo una grande voglia di smantellare i decreti-legge Salvini per ricominciare la tratta di esseri umani nel Mediterraneo. Mi rivolgo agli amici del PD: ma quanti amici degli amici ancora dovete fare ingrassare sulle spalle degli italiani prima di fermarvi? (Applausi) Continuiamo, continuiamo. Magari, importate malati di Covid che nessuno controlla, nessuno blocca, nessuno cura, e poi, come nulla fosse, li ricollochiamo magari nei paesini, obbligando i sindaci ad accoglierli, come se quello fosse il problema primario. Il problema primario oggi sono i nostri nonni che affrontano la morte in solitudine e nel silenzio delle istituzioni; li stiamo lasciando soli: questi sono i problemi della gente. (Applausi) . Poi, sarà colpa dei Presidenti delle Regioni, sarà colpa della sanità regionale, dei sindaci, ma mai del Governo: l'Esecutivo in tutto ciò non avrà mai una colpa perché la responsabilità è sempre un peso grosso da portarsi dietro. Concludo, Presidente, perché penso di aver esaurito il tempo a mia disposizione. Siate coerenti almeno con voi stessi, amici 5 Stelle; rispettate ciò che avete fatto la prima volta, perché quella era la strada giusta. Non cadete in questa triste tentazione che vi stanno mettendo di fronte; state sbagliando completamente. Ciò che dovevate fare era seguire noi in questa partita e non salvare le poltrone e seguire una battaglia che non è vostra; è una battaglia del Partito Democratico, non vi appartiene. State schiacciando con un piede la gola di una tigre. State molto attenti, perché un giorno arriverà il momento di togliere quel piede, ma non sarete voi a deciderlo. (Applausi) . PRESIDENTE . Allora, mi rivolgo cortesemente ai colleghi della Lega. Siccome in Capigruppo è stato aggiunto altro tempo, ma gli interventi non sono stati rimodulati, se siete d'accordo, vi lascio continuare gli interventi fino alla loro conclusione, oppure, senatore Romeo, mi dica lei, perché altrimenti vi debbo interrompere, ma in realtà avete del tempo in più. ROMEO (L-SP-PSd'Az) . Presidente, sta per arrivare alla Presidenza, da parte del nostro Gruppo, l'elenco aggiornato. PRESIDENTE . Mi attengo ai tempi, allora, perché ora al senatore Simone Bossi ho concesso quasi tre minuti in più per terminare il suo concetto, però glielo chiedo per non creare incomprensioni. ROMEO (L-SP-PSd'Az) . Calcoli tre minuti, ci mancherebbe altro. PRESIDENTE. Quindi, attendo il nuovo elenco e mi attengo alle tempistiche. ROMEO (L-SP-PSd'Az) . Sì, Presidente. L'unica cosa che le chiedo, laddove sono previsti interventi da quattro minuti, che diventino da cinque. PRESIDENTE. Era esattamente il caso del senatore Simone Bossi. Va benissimo. È iscritta a parlare la senatrice Nugnes. Ne ha facoltà. NUGNES (Misto-LeU) . Signor Presidente, questo è un momento molto importante. Come è stato detto, sicuramente non è stata fatta la legge sull'immigrazione, non è stata fatta una riforma complessiva del testo unico e non è stata superata la legge cosiddetta Bossi-Fini, ma il decreto-legge in esame rimette finalmente le cose a posto dopo i tanti danni fatti sulla pelle delle persone, dopo i tanti fantasmi lasciati sul territorio italiano senza un'identità e senza la possibilità di un'integrazione sociale e lavorativa. Tutto ciò ha causato un incremento dell'insicurezza generale, sia per gli italiani che per gli stranieri, che ha finito solo per alimentare le divisioni e le paure, dando manodopera al lavoro nero e all'illegalità. Questo chiaramente è accaduto per la mancanza di iscrizione alle anagrafi. Ci siamo rimessi sui giusti binari della correttezza costituzionale, del rispetto degli obblighi internazionali e delle convenzioni dei diritti umanitari e delle leggi, perché non basta enunciare i principi nei capoversi se poi si contraddicono pesantemente nelle disposizioni e nei fatti. Vorrei però elencare punto per punto quello che troviamo nel decreto-legge, perché si è fatta molta mistificazione, quindi è importante dire cosa è stato fatto. Con il decreto-legge n. 130 del 2020, nei fatti abbiamo un ritorno della protezione umanitaria: possiamo cambiarle di nome, ma così è; il ritorno del sistema di accoglienza diffusa nel tipo del Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (SPRAR), che tante buone pratiche ha messo in atto e dove vengono inclusi anche i richiedenti asilo, che erano invece esclusi dai cosiddetti decreti-legge Salvini. Abbiamo il ritorno all'iscrizione anagrafica per i richiedenti asilo, che è l'unico modo per sapere chi è sul nostro territorio e per non lasciarlo nelle mani della criminalità. Si ampliano le casistiche del divieto di allontanamento, per cui non si può disporre l'espulsione e il respingimento di uno straniero oggetto di persecuzione per motivi di razza, di sesso, di lingua, di cittadinanza, di religione, di opinioni politiche, di condizioni politiche e sociali e neanche per l'orientamento sessuale e l'identità di genere (grazie a un emendamento approvato alla Camera), o per seri motivi di carattere umanitario o risultanti da obblighi costituzionali o internazionali dello Stato italiano. Questa precisazione, per un inciso che era stato abrogato dal decreto-legge n. 113 del 2018, è stata voluta alla Camera; si tratta di un richiamo importante esplicito al rispetto degli obblighi costituzionali e internazionali dello Stato italiano. Si deve poi tener conto del fatto che un allontanamento dal nostro territorio nazionale non deve comportare una violazione del diritto e del rispetto della vita privata e familiare dello straniero. Sono inoltre previsti l'esclusione dei richiedenti asilo vulnerabili dalle procedure accelerate; la riduzione da quarantotto a ventiquattro mesi dei tempi dell' iter per la cittadinanza, o meglio il ripristino dei due anni; il ridimensionamento delle multe sproporzionate per le organizzazioni non governative e l'applicabilità delle multe solo dopo procedimento giudiziario, che non trova però applicazione nell'ipotesi di operazioni di soccorso. Tutto ciò, chiaramente, nel rispetto delle regole, come è ovvio. Ancora, nell'ottica che per sconfiggere il traffico di esseri umani e l'immigrazione illegale occorre creare canali di accesso legali, vengono superati i limiti temporali e numerici del cosiddetto decreto flussi (l'ultimo è del 2016), che dovrebbe ogni anno regolare i flussi d'ingresso di stranieri per motivi di lavoro. Solo così si ha immigrazione irregolare. E si delineano interventi pubblici volti a favorire le relazioni familiari, l'inserimento sociale, l'integrazione culturale degli stranieri residenti in Italia, prevedendo, nel contempo, ove possibile, qualunque strumento per un positivo reinserimento nei Paesi di origine. Si interviene ancora sulla convertibilità di alcuni permessi di soggiorno in permesso di lavoro per protezione speciale, per calamità, per residenza elettiva, per acquisto della cittadinanza o dello stato di apolide, per attività sportiva, per lavoro di tipo artistico, per motivi religiosi, per assistenza minore e per cure mediche dovute a gravi condizioni psicofisiche e gravi patologie. Anche quest'ultima è una voce voluta dalla Camera, ossia dal Parlamento. Si interviene sulla competenza a limitare l'ingresso di navi nel mare territoriale, sopprimendo l'attribuzione che il cosiddetto decreto-legge Salvini poneva arbitrariamente in capo al Ministro dell'interno; e si sopprimono le disposizioni sanzionatorie per il comandante della nave che violi il divieto di ingresso nel mare territoriale nonché la relativa confisca e distruzione delle imbarcazioni. Si prevede, infine, l'allargamento dei motivi per permessi speciali di soggiorno. È stato fatto tutto? No, ora bisogna superare la cosiddetta legge Bossi-Fini. Serve una riforma della legge sulla cittadinanza e sull'immigrazione ed un'efficace modifica UE del Regolamento di Dublino. Quindi, c'è da lavorare. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Binetti. Ne ha facoltà. BINETTI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, rappresentanti del Governo, colleghi, la cosa più triste di questa giornata, che è cominciata con la bella notizia dei pescatori che tornavano in Italia, è l'insondabile sensazione che abbiamo tutti noi dell'inutilità di un lavoro consegnato già in premessa alla fiducia, e come tale immodificabile. Noi stiamo parlando intorno ad un oggetto che non sarà possibile modificare nemmeno di un attimo. La cosa ancora più triste è che la prossima settimana ci aspetterà la legge di bilancio e poi il cosiddetto decreto Calabria: e sarà la stessa cosa. E la settimana scorsa era ugualmente la stessa cosa. La tristezza nasce dal fatto che tutto il nostro dibattito non riuscirà a migliorare di una virgola un provvedimento che probabilmente contiene, come è normale, alcuni aspetti positivi, ne contiene altri sicuramente problematici e ne contiene alcuni che, per una parte di noi, non sono condivisibili. Ma il problema è l'inutilità del lavoro; è questo sistema che è invalso in questa seconda parte di legislatura, per cui siamo un sistema monocamerale a corrente alternata. Non è possibile. Questa è, nei fatti, una riforma di stampo costituzionale che infrange quello che nell'orizzonte dei Padri costituzionali è un sistema bicamerale. La nostra è una Repubblica parlamentare che ha un suo andamento strettamente legato all'aspetto bicamerale. Noi stiamo mortificando la prima parte attraverso l'insistenza sistematica, costante e continua di decreti e DPCM, e stiamo mortificando la seconda parte attraverso questo sistema di Camere ad andamento alternato. Non so se ci si rende conto; non so se chi ci ascolta o la stampa domani sarà in grado di rivelare ai cittadini il vulnus che si sta creando: il vero vulnus , oggi come oggi, è l'inutilità del lavoro che, in modo alternato, una Camera e l'altra fanno. La bagarre di oggi ci ha fatto vivere per tre o quattro ore in sospensione. Che cosa dirà la Capigruppo? Che cosa succederà? Che cosa poi noi potremmo fare? Come ci dovremmo regolare? Tutto ciò è una tale mancanza di rispetto nei confronti del Parlamento che la dice lunga. Come possiamo rispettare noi i migranti che arrivano se non siamo capaci di rispettare nemmeno il nostro lavoro? E qui entro nel vivo del decreto-legge. Il provvedimento apre le porte a tutto e a tutti. Il decreto-legge ha un afflato di umanità per cui non si può respingere nessuno e ognuno ha il diritto di ottenere in Italia alloggio, accoglienza e integrazione. Colleghi, tutto ciò lo sappiamo benissimo perché chi di noi è in Parlamento da più di una legislatura sa che il dibattito si ripete tutte le volte, ma poi non ci sono i modi - i famosi decreti attuativi - per renderlo possibile e realizzarlo. Mi sembra meravigliosa la possibilità che possano venire a studiare in Italia. Tutti voi sapete che tutte le università si sono attrezzate con corsi in lingua inglese per attrarre studenti stranieri, per ottenere che l'internazionalizzazione possa diventare un elemento efficace di arricchimento, per "sprovincializzare" tutti noi, aprire la testa e il cuore al dialogo con persone di altri Paesi. Ma non sarà a questo livello, però, che noi attrarremo le migliori intelligenze e le migliori capacità. Abbiamo detto che possiamo accogliere - lo diceva la collega che ha parlato prima - le persone affette da patologie gravi, ma già lo facciamo. Tutti sanno, per citare solo un ospedale, che il Bambino Gesù è aperto ad accogliere i bambini in situazioni drammatiche e - cosa da non dimenticare - sulla base del nostro sistema sanitario ciò avviene in condizioni di totale gratuità. C'è già una disponibilità ad accogliere lo studente, il malato o, per esempio, a riconoscere i meriti sportivi. Cosa ne sarebbe del nostro campionato di calcio se non ci fosse questa logica di apertura, anche se dopo si incorre in incidenti di percorso? Abbiamo visto quanto è accaduto recentemente tra la Juve e l'Università per stranieri di Perugia. Non è questo che ci manca. Ci manca sapere cosa e come facciamo. Il problema vero non è accogliere, ma integrare non il primo cerchio e non la prima generazione. Il nostro vero problema è riuscire a trasmettere alla seconda generazione quel livello così profondo di integrazione che li faccia sentire italiani. E per farli sentire tali c'è tutta una serie di condizioni che vanno messe. Penso alla casa, che non è il centro di accoglienza o questi famosi luoghi dove arrivano e da cui fuggono perché non rispondono alle condizioni attese di umanità e alle promesse. Hanno bisogno di lavoro, ma tutti noi stiamo vivendo nel terrore annunciato che non deriva tanto dalla terza ondata del coronavirus, ma dalla drammatica situazione della disoccupazione, dell'inoccupazione e dei licenziamenti. È inutile che ci venga detto tutte le sere che le situazioni miglioreranno. Sappiamo tutti che il PIL è in caduta libera. Ce l'ha ricordato pochi giorni fa anche il famoso Draghi, che, quando è stato a Rimini, ha parlato di debito buono e di debito cattivo, e ha letto il debito buono in termini di investimento e, quindi, di occupazione che si crea. Lui stesso però due giorni fa ha detto che l'occupazione non si potrà creare per la semplice ragione che nel manifatturiero abbiamo perso moltissimi colpi e per la mancanza delle grandi infrastrutture, che sono quelle che rendono possibile l'occupazione e che non ci sono. Sappiamo che i migranti che arrivano spesso si riducono a fare i lavori che gli italiani non vorrebbero fare, ma è semplicemente questione di un tempo minimo perché anche loro non vorranno fare quei lavori se non interverremo implementando la dignità e il riconoscimento economico e sociale di queste attività. Noi qui stiamo parlando di cose che disgraziatamente risuonano come parole in libertà, perché non diciamo come si farà e chi lo farà né ci poniamo in un'ottica oggettiva. Quando si parla, ad esempio, dei famosi migranti bambini che arrivano non accompagnati, non si ricorda che esiste una buona legge, la legge Zampa, votata a grandissima maggioranza nella legislatura precedente, che non viene applicata, perché è semplicemente una bandiera. Oggi noi saremmo dovuti intervenire per dire come fare questo, come garantire certe tutele. Sapete che nella legge Zampa - lo dico se qualcuno dei colleghi nella precedente legislatura non l'avesse letta - si dice che ogni bambino che arriva in Italia non accompagnato ha diritto ad un tutore, il che non significa ovviamente adozione o affido, ma è una presa in carico? Voi avete visto i minori non accompagnati e i tutori? Ci sono forse tutori per tutti questi bambini? Non ci sono, spariscono e sappiamo benissimo che la strada è quella della prostituzione, non solo quella femminile, ma anche quella maschile, la strada è quella dello spaccio. Alla Camera, in questo momento, tra le tante questioni che stanno studiando nella legge di bilancio, c'è anche la legalizzazione della droga. Non essendo passata come legge, non essendo stato sufficiente quanto fatto nell'alzare la concentrazione del prodotto, adesso ci si torna nuovamente e questo equivarrà ad aprire ulteriormente la strada alla microdelinquenza, alla delinquenza minorile. Tutto questo era quello su cui il Paese ci aspettava. Il Paese da noi attendeva soluzioni concrete e di sapere come avremmo fatto questo, a quante persone saremmo stati in grado di garantirlo, quanti lavori saremmo stati in grado di dare, quanti permessi per motivi di lavoro, quando il tasso della disoccupazione e dell'inoccupazione italiana è altissimo. Invece, poiché non serviva a nulla questo dibattito, perché tanto il decreto era già congelato, non ci siamo interrogati sul se fare, ma nemmeno sul come fare ed è una grande tristezza perché vuol dire che siamo sempre al punto di partenza. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Fusco. Ne ha facoltà. FUSCO (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, dopo una lunga opposizione alla Camera e nelle Commissioni del Senato, oggi il Parlamento prende atto che il Governo, utilizzando come pretesto indicazioni limitate giunte dalla Presidenza della Repubblica su alcune norme introdotte nei cosiddetti decreti sicurezza, ha deciso, senza alcuna ragione, di stravolgere la legislazione in tema di immigrazione e sicurezza, portando a conversione quello che passerà alla storia come il decreto clandestini, introducendo norme del tutto estranee rispetto alle cosiddette indicazioni, senza che vi sia alcuna esigenza rispetto alla pandemia mondiale e alla crisi sanitaria ed economica che sta vivendo il Paese. (Applausi) . Sebbene sia difficile da credere, è assurdo che tutto ciò avvenga con il benestare del MoVimento 5 Stelle, la parte più numerosa della maggioranza, quella parte che solamente un anno fa con il proprio voto favorevole aveva convintamente adottato gli stessi provvedimenti che oggi si vogliono rinnegare e smantellare. Chissà se anche in questa occasione ci si vuole rifugiare in un «Non ricordiamo»? Saremo noi a ricordarvelo e saranno gli italiani a ricordarselo. L'unica emergenza di cui si dovrebbe discutere è la pandemia globale, che ha colpito il mondo intero e il nostro Paese e la crisi economica e sociale che ne è conseguita e non ha precedenti dagli anni del Dopoguerra. Dovremmo discutere di questo, di quali provvedimenti il Governo intende adottare per far fronte a quanto sta avvenendo nel mondo reale e a supporto dei cittadini italiani, ricordando che se siamo in quest'Aula è per rappresentare i loro interessi. Gli italiani vorrebbero sapere, dopo mesi di restrizioni e sacrifici, cosa potranno fare il giorno di Natale; se potranno incontrare nuovamente i loro cari o se, invece, ciò non sarà loro consentito. Per questa maggioranza, evidentemente, tutto questo non è prioritario. Appare incredibile, ma, evidentemente, l'urgenza di questa maggioranza è agevolare ingressi illegali nel nostro Paese, rivedendo quelle stesse norme che hanno, dopo anni di pessima gestione di flussi migratori, restituito al Paese delle regole capaci di garantire sicurezza interna e di limitare le partenze dalle coste dei Paesi del Nord Africa e, di conseguenza, gli ingressi nel nostro Paese e le dolorose morti nel Mediterraneo. È bene che i cittadini italiani sappiano che, all'indomani della notizia per cui ieri i morti risultavano 680, mentre oggi, 17 dicembre 2020 - la notizia è di poco fa - si parla di 682 morti da coronavirus, il Parlamento non sta discutendo dell'opportunità di riconoscere protezione internazionale a soggetti che fuggono da Paesi coinvolti in conflitti armati (fattispecie da tutti riconosciuta suscettibile di salvaguardia). Al contrario, si sta discutendo di come riaprire il Paese a flussi incontrollati e irregolari di immigrazione, che con l'attuale Governo, è bene ricordarlo, risultano già quadruplicati rispetto a quelli registrati quando era ministro Salvini. Si sta introducendo l'impossibilità di porre un limite all'ingresso, al transito e alla sosta di navi ONG che abbiano svolto operazioni di soccorso in mare, diminuendo drasticamente le sanzioni a seguito di inosservanza del divieto di transito in acque territoriali italiane. Di fatto, si sta portando a compimento quel processo di degenerazione della gestione di flussi migratori, cui stiamo assistendo dall'insediamento di questo Governo e del ministro Lamorgese Trovo deplorevole che, in questa fase drammatica, la priorità dell'Esecutivo sia di aumentare in maniera esponenziale il numero dei permessi di soggiorno per gli immigrati, ampliando le casistiche legittimanti la concessione e prevedendo la loro convertibilità in permesso di lavoro. Non solo: con questa nuova legislazione si vanno ad inserire una serie di norme sconsiderate, tra cui la riduzione dei termini per la concessione della cittadinanza e il divieto di espulsione dei soggetti che paventino discriminazioni legate all'orientamento sessuale, generando confusione sulla loro applicabilità e lasciando alla discrezionalità di magistrati una gestione farraginosa e poco chiara, cui prevedo seguiranno un'infinità di ricorsi. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Campari. Ne ha facoltà. CAMPARI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, sul fatto che questo sia il decreto porti aperti penso non vi sia più alcun dubbio; così come credo sia evidente che le due parole sicurezza e ordine siano parole che Partito Democratico e MoVimento 5 Stelle veramente detestano. Avevamo chiuso il capitolo dell'invasione clandestina due anni fa, quando avevamo approvato i decreti Salvini, ma, in realtà, sarebbe stato troppo intelligente e normale lasciare le cose come erano, perché funzionavano. (Applausi) . Voi volete distinguervi. Avete proprio questa necessità. E lo sapete fare bene, per incompetenza ed incapacità. Suvvia, ammettetelo, tanto ve lo ha detto anche la Boschi! (Applausi) . Siete pionieri del caos. Le vostre radici anarchiche, da centro sociale, ogni tanto riaffiorano. È un po' la vostra natura. Così, quando approvate una buona legge, voi vi sentite più o meno come un pinguino nel deserto: siete a disagio, sudate, non state per niente bene. (Applausi) . Se cancellerete i cosiddetti decreti Salvini farete entrare in Italia persone di cui non si sa assolutamente nulla e che, per la maggior parte, come sapete benissimo, fuggiranno poi dai centri di identificazione, riversandosi per le nostre strade. Li ritroveremo a spasso per le nostre città, una anche in quelle straniere, a quanto pare, ma di questo parleremo dopo. Persone di cui non conosciamo la reale provenienza, per le quali non c'è stato alcun tipo di controllo sulla loro identità, sulla loro eventuale pericolosità sociale, sul loro effettivo status di rifugiati o - figuriamoci - sulle loro competenze lavorative. Bravissimi, la malavita ringrazia sentitamente per la fornitura di manodopera a bassissimo costo. (Applausi) . Ah, no, scusate, un prezzo ce l'ha ed è il prezzo dei sogni di quella gente su cui poi voi andrete a lucrare con le vostre ONG. È abbastanza ovvio infatti che il tessuto sociale ed economico che abbiamo in Italia in questo momento non può assorbire qualunque flusso migratorio. Solamente voi però non riuscite a capire questa cosa. Quanto sarebbe bello poter permettere agli italiani di votare per dire cosa pensano di come il Partito Democratico ha gestito l'immigrazione in Italia da Monti ad oggi. Avete elargito a piene mani e divulgato per anni, anni e ancora anni messaggi sbagliati, volutamente sbagliati, per indirizzare l'opinione pubblica in un senso ipocrita e buonista, per giustificare il business dell'immigrazione. Era la mangiatoia dei benpensanti. (Applausi). Servirebbero punizioni rapide e severe per i trafficanti di esseri umani, ma voi, ancora una volta, con il vostro agire negate l'evidenza. I nostri decreti sicurezza prevedevano infatti misure atte a migliorare l'efficacia dell'azione delle Forze dell'ordine; erano norme operative ed utili per chi fino a ieri si trovava ingessato nella propria azione di controllo del territorio per la mancanza di queste leggi, ma anche e soprattutto per la mancanza di uno Stato schierato al loro sostegno senza se e senza ma. Siamo al paradosso. Smantellate una norma e, per giustificare questo scempio, cercate di usare scuse come i vuoti normativi. È chiaro a tutti che l'unico vuoto che esiste è quello della vostra azione politica. (Applausi) . Dove eravate in tutti questi anni in cui il territorio implorava un aiuto, un intervento, una legge a favore dei cittadini onesti? E soprattutto dove siete oggi, cosa fate oggi nel momento in cui tutte le energie dovrebbero essere concentrate per aiutare le attività produttive, i bar, i ristoranti, gli hotel e le aziende, sacrificate per gestire l'emergenza Covid? Cosa state facendo? Approvate una legge che rende le nostre strade ancora più insicure di quanto siano in questo momento. Per noi, in Italia, non c'è spazio alcuno per clandestini e criminali; per noi i diritti degli onesti vengono prima di quelli dei delinquenti. Strano? Avete creato le condizioni ideali per far sbarcare persino assassini e terroristi; ricordatevelo perché è un'onta che non si lava facilmente. Dovreste scusarvi, dimettervi e nascondervi per la vergogna. Invece ricominciate a porre le basi per una nuova invasione di massa, con i vostri nuovi permessi di soggiorno per motivi umanitari, anzi, no, scusate, per i vari ed eventuali motivi. Abbiamo infatti vincoli familiari, gravi condizioni psicofisiche, motivi sportivi, religiosi o sessuali. State creando un esercito per la malavita. Davvero la vostra poltrona vale più della vostra credibilità. Ne avete ancora qualcosina, un briciolo, un pizzico? (Applausi) . Presidente, in conclusione, a causa vostra ci saranno nuovi rischi per la sicurezza e la salute pubblica e altri soldi per l'accoglienza verranno chiesti agli italiani. Questa sarà l'ennesima scelta di bandiera odiosa, insostenibile e tanto lontana dalla realtà, quanto i radical chic che dai loro palazzi d'avorio promulgano l'ennesima porcata a danno dei cittadini italiani onesti. Prima o poi però ne risponderete agli italiani e non vi basterà vergognarvi. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Gallone. Ne ha facoltà. GALLONE (FIBP-UDC) . Signor Presidente, Governo, lasciatemi una premessa: siamo felici, felici, felici che i 18 pescatori di Mazara del Vallo siano stati liberati e per questo ci uniamo al coro dei ringraziamenti alla nostra intelligence , che ancora una volta è riuscita a risolvere un caso all'apparenza disperato. Quindi buon Natale a loro e buon Natale alle loro famiglie. (Applausi) . Ma veniamo a noi. Mi sembra surreale, anzi, è surreale che oggi, 17 dicembre 2020, in un momento come questo in cui l'Italia intera sta vivendo con il fiato sospeso, grazie - si fa per dire - a un Governo che non è in grado di dare tranquillità, perché totalmente inadeguato e confuso: in un momento come questo, in cui l'Italia sta vivendo uno dei peggiori periodi della sua storia contemporanea, con in corso una crisi a tutto campo (sanitaria, economica, psicologica delle persone, che vanno in depressione, quando l'unica crisi auspicabile sarebbe quella di Governo), in un momento in cui i cittadini non sanno cosa riserverà loro il futuro, a partire da quello prossimo, che vedrà le famiglie divise a Natale, famiglie come quelle del mio territorio bergamasco, che hanno perso già in maniera straziante i loro cari; in un momento in cui il Governo non è in grado di realizzare un progetto che vada al di là del giorno per giorno, in un carpe diem snervante; in un momento in cui pende sulla testa dei cittadini la spada di Damocle dell'apertura dei licenziamenti, della chiusura delle attività e della possibilità concreta che le scuole non riaprano ancora; in un momento in cui dovremmo essere tutti estremamente concentrati nel collaborare insieme alla stesura di un piano progettuale di investimenti per poter usufruire del recovery fund , che è condizionato alla creazione di un progetto di visione per garantire la sopravvivenza e sostenere la ripartenza del Paese durante e dopo la pandemia (e potrei andare avanti all'infinito), su cosa questo Governo fa lavorare il Parlamento? Lavorare per modo di dire, perché ormai il Parlamento lavora sì giorno e notte, ma come un moderno Sisifo, chiamato solo a votare scandalose e snervanti fiducie, ad esempio su un provvedimento come il decreto immigrazione- bis PD, da convertire in legge secondo caratteri di eccezionalità e di urgenza che non sussistono. Un provvedimento che, per carità, nel merito è sicuramente importante, ma che nel metodo è assolutamente inopportuno e sbagliato, perché continua a non tener conto di tantissimi fattori importanti che non vengono minimamente considerati. Infatti, lungi da noi il pensiero di lasciare indietro chi soffre, di non voler aiutare i più sfortunati; ma noi lo vogliamo fare cum grano salis , creando tutte le condizioni necessarie per gestire al meglio un fenomeno che potrebbe diventare inarrestabile se non lo si affronta in maniera seria e coinvolgente, partendo dagli accordi bilaterali a livello europeo, ma anche mondiale, passando dal mettere in atto ogni iniziativa mirata ad aiutare concretamente le persone a crescere e prosperare nel loro Paese (il famoso piano Marshall, che adesso forse serve più all'Italia che all'Africa), ma soprattutto a non essere turlupinate e prese in giro. Questa è la serietà, proprio per il profondo rispetto della dignità della persona umana e dei diritti fondamentali di ogni singola persona, secondo il medesimo concetto che stiamo cercando di far passare da noi in Italia, soprattutto oggi, in questo momento difficile: l'assistenzialismo fine a se stesso non serve a nulla, se non è affiancato da interventi e azioni concrete di investimento rispetto alla realizzazione di condizioni idonee a creare lavoro e rendere autonome le persone. Bisogna agire, di fronte all'aumento degli sbarchi che l'Italia sta vivendo, realizzando un piano di sostegno nei confronti di chi dovrà subire ancora il peso della gestione dell'accoglienza, che vede in prima linea i nostri sindaci e i nostri Comuni, soprattutto quelli più piccoli e più decentrati. (Applausi) . I sindaci siciliani, per esempio, che devono sopportare la prima ondata, e poi paradossalmente i sindaci del Nord più profondo, quelli dei Comuni più piccoli e più decentrati di montagna. Sindaci e Comuni agli antipodi in Italia, che si ritrovano a dover gestire situazioni ingestibili che innescano intolleranza e insofferenza, laddove intolleranza e insofferenza non è certo la prerogativa di chi abita territori naturalmente generosi. Negli anni scorsi in territori di montagna come il mio, i sindaci dei Comuni delle nostre valli si sono ritrovati a subire situazioni per cui dalla sera alla mattina le prefetture requisivano strutture e locali per trasformarli alla bell'e meglio in centri di prima accoglienza temporanei (ce ne sono ancora in piena attività) che poi, appunto, sono diventati permanenti, con paesini da cento abitanti che si sono ritrovati ad ospitare cento migranti senza un piano di integrazione. (Applausi) . Vi immaginate? Cento migranti, tra l'altro solitamente tutti dello stesso genere, quindi o tutti uomini o tutte donne, più spesso tutti uomini; ovviamente non credo che possiate immaginarlo, perché governare da dietro una scrivania non consente di vedere cosa succede nel Paese reale. Proprio per non dover far rivivere a territori già disagiati geograficamente ed economicamente ulteriori disagi e per tutelare parimenti le persone immigrate, noi avevamo già chiesto alla Camera e continuiamo a chiedere oggi in Senato al Governo di tenere conto del parere dei sindaci. Nella litania perenne che continuiamo a ripetere, i sindaci e il Parlamento sono la task force dimenticata. I sindaci sono la prima linea, conoscono i territori e il loro parere dovrebbe essere tenuto in assoluta considerazione. Ma la prerogativa di questa maggioranza di Governo è una e una sola: non ascoltare chi andrebbe ascoltato, ritrovandosi poi a prendere decisioni surreali e senza senso, addirittura smontando quello che la precedente maggioranza aveva costruito, come se Conte 1 e Conte 2 fossero due Presidenti del Consiglio diversi. Secondo me è un po' triste che per rimanere in maggioranza ci si vendano i principi. Decreto immigrazione ed eccezionalità e urgenza: entrando nel merito del decreto-legge, con questo provvedimento la norma diventa più aperta e rende meno respingente accedere. Considerando che non siamo mai riusciti a governare totalmente il fenomeno e che tanti sono i fattori influenti, in particolare per l'immigrazione dal Mediterraneo (si pensi alla Libia divisa in due, ai Paesi africani in piena guerra civile e affamati, al ruolo di tanti Paesi e ai tanti interessi, alla Turchia, all'America e alla Francia), è presumibile un aumento del numero dei migranti. Perciò non si è considerato l'aspetto più importante, quello pratico, vale a dire la necessità di inserire la previsione di maggiore spesa e non, come previsto, stanziamenti sostanzialmente invariati. E nemmeno si può dire, come in altri casi di spesa, che finiti i soldi finisce la spesa, perché queste sono azioni a rubinetto, come lo sono gran parte delle spese sanitarie. In Italia, per Costituzione, per civiltà e per cultura, non possiamo dire «opero di peritonite i primi dieci e gli altri li lascio morire»; lo stesso vale per i migranti. Quindi, come faremo quando saranno finiti i soldi? È possibile che non abbiate il benché minimo senso pratico, quell'attenzione del buon padre di famiglia che è il requisito minimo di chi amministra e di chi governa la cosa pubblica? Pertanto, nel provvedimento, come minimo, c'è da eccepire una carenza di copertura, che comporterà il disastro: le previsioni ex articolo 81 della Costituzione valgono solo per gli emendamenti intelligenti delle opposizioni e per il resto nulla. Quindi è una norma ideologica e di contrapposizione politica, questo lo capiamo, ma che almeno sia corretta, sia coperta e abbia i requisiti minimi. Non so se posso prendere qualche minuto in più. PRESIDENTE. No, ha dieci minuti. I suoi sono stati ricalcolati, senatrice. GALLONE (FIBP-UDC) . Vado velocissima: l'eccezionalità e l'urgenza sarebbe quella di cominciare a fare bene le cose per l'Italia, se vogliamo diventare un Paese davvero accogliente, perché se continua così saranno gli italiani a voler scappare. Ci basterebbe anche che un momento così prezioso, che saremo costretti a vivere lontani, come il Natale, non veda degli errori macroscopici: chiudere dal 24 al 27, come previsto; poi riaprire dal 28 al 30, poi richiudere dal 31. Io spero che siano boutade e illazioni giornalistiche, perché altrimenti saremmo alla follia. Rinsavite. Spero che questa maggioranza, se ci sono componenti che decidono di tirare fuori la testa dalla sabbia, rinsavisca e capisca che non è il tempo di un decreto immigrazione come questo. Ricordo - e concludo - che il provvedimento in esame aprirà le porte a tutti indistintamente e farà molto male ai migranti che davvero arrivano per necessità. Farà molto male a tutti perché il vero problema, come ha ricordato prima la collega Binetti, non è solo accogliere, ma integrare. Noi non gireremo mai la testa davanti alla reale sofferenza, ma cercheremo di usarla per creare le condizioni più vantaggiose per chiunque abbia diritto a una vita migliore. Non si fa una legge così, tanto per mettere una bandierina. Ci si appresta a votare con la fiducia un provvedimento che avrebbe invece bisogno di tempo, approfondimenti, accordi e intese forti. Colleghi, questo è il tempo di concentrarci su quanto dovremmo fare per evitare, un giorno non troppo lontano, di trovarci a invertire le parti e riprendere in mano noi la valigia di cartone, costretti ad abbandonare il nostro Paese, che è il più bello del mondo. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore De Falco. Ne ha facoltà. DE FALCO (Misto-+Eu-Az) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, voglio cominciare dalla fine per evitare di dover tagliare, in conclusione del mio intervento, una parte che invece ritengo sia molto importante. Vi spiego perché, nonostante tutto (malgrado questo Governo abbia gestito così male la pandemia sotto il profilo epidemiologico e la gestione, sotto il profilo della protezione sociale, sia stata a mio modo di vedere pessima e nonostante i rapporti istituzionali di questo Governo con il Parlamento siano stati totalmente assenti), in questa circostanza, poiché c'è la logica del pacchetto (per cui bisogna votare la fiducia per approvare il provvedimento, poiché in Senato non è possibile fare diversamente), io voterò la fiducia. Lo farò per votare il provvedimento e non tanto e non certamente per dare la mia fiducia a questo Governo, che l'ha ormai persa. Tuttavia, in questo momento devo dire che effettivamente, da quello che abbiamo sentito oggi, tra inattinenze e cabaret di basso livello, a parte qualche intervento, non si è in sostanza parlato del provvedimento. Lo scenario dipinto non è quello reale. Nel momento in cui, per esempio, si è detto che con meno partenze ci sarebbero stati meno morti, si è omesso di ricordare che migliaia sono i morti che non vengono censiti dall'Organizzazione internazionale per le migrazioni. Quindi, quell'equazione salviniana - meno partenze, meno morti - è falsa. Il testo oggi al nostro esame va nella direzione giusta ed è questo il motivo per cui mi violento e voterò la fiducia a questo Governo. Nonostante alcune timidezze, limiti e contraddizioni, il decreto-legge del Governo è stato migliorato nettamente alla Camera dei deputati e oggi si presenta un provvedimento che va incontro alle reali esigenze. Non soltanto si riaffermano criteri di giustizia e principi dello Stato di diritto, ma, nella pratica amministrativa, queste norme consentono anche di rendere più efficienti e meno confusionarie le procedure rispetto a quanto fatto dai decreti Salvini, con cui, come si diceva, nell'ottobre e nel novembre 2018, 100.000 persone sono state rese invisibili e private di una collocazione e una residenza fisica. Come vi dicevo, colleghi del MoVimento 5 Stelle, certamente quei decreti hanno creato condizioni di maggiore insicurezza, come era facile prevedere (non ci voleva, come si dice a Napoli, l'arca di scienza, in quanto era immediato). È chiaro che le persone marginalizzate non potessero far altro, nell'irregolarità, che trovare sfruttatori e rivolgersi alla criminalità. Lo dicevamo due anni fa. Benvenuti. Finalmente si sta approvando una norma che non è alla ricerca del consenso, non è propaganda. Questo è importante: realizzare in Parlamento qualcosa che abbia finalità che possiamo condividere, senza necessariamente dover inseguire il facile consenso delle masse. Va bene, sarà anche impopolare, ma è quanto si si deve fare. Occorre però anche ricordare che non è soltanto il centrodestra che ha fatto male - anzi, malissimo - in questa materia, con la Bossi-Fini, ma anche il centrosinistra, che con la legge Minniti-Orlando ha cancellato l'appello per una categoria di persone, ovvero ha stabilito che, per alcune categorie, non ci fosse il secondo grado. È una follia: una norma così cancella lo Stato di diritto. Occorre ripensare su queste norme, perché c'è un vulnus gravissimo nella struttura stessa della giustizia, che va rimosso, come oggi sono da rimuovere alcune storture create dai decreti Salvini. Bisogna però avere il coraggio di andare avanti e di affrontare i problemi ancora esistenti, come diceva la collega Nugnes, in tema di cittadinanza e di giustizia. Nel provvedimento in esame ci sono anche novità importanti, che comunque ci consentono di ripristinare almeno il modesto livello di civiltà ante decreto Salvini. Era già modesto, ma vediamo alcuni di questi aspetti. Intanto i permessi di soggiorno possono essere convertiti in permessi di lavoro e questo è importante, soprattutto sotto l'aspetto delle cure mediche, che è possibile ottenere. Questa è una delle modifiche introdotte dalla Camera dei deputati e lo sottolineo, colleghi, perché voglio evidenziare che il lavoro parlamentare non è privo di significato, quando è fatto bene e i colleghi della Camera dei deputati hanno fatto un buon lavoro, tutto sommato. Il raccordo tra l'articolo 5, comma 6, e l'articolo 19 evita confusione e discrezionalità da parte dell'amministrazione, stabilendo che può essere rilasciato il permesso di soggiorno per protezione speciale. La propaganda della Lega aveva creato un assetto confuso e un'enorme massa di irregolarità. Il ripristino dell'accoglienza da parte dei Comuni, con gli ex SPRAR, che oggi si chiamano SAI e cioè sistemi di accoglienza integrata per i richiedenti asilo non distingue più, non marginalizza più e quindi non criminalizza i richiedenti asilo rispetto ai titolari di protezione, e questo è un altro dato importante. Finalmente si riapre la possibilità di ingresso per lavoro, con la programmazione e i decreti flussi, da anni bloccati. È dunque importante dire che dappertutto, nel Paese, in quest'Aula, alla Camera dei deputati, tutti concordiamo sul fatto che bisogna regolarizzare. Bene, ma come si fa se non si riaprono i flussi? Il decreto-legge in esame comincia a farlo. Ci voleva poco, ma qui lo facciamo. Per entrare in Italia - siamo tutti d'accordo su questo e l'ho sentito da tutte le parti - gli stranieri non si devono rivolgere alla malavita o al trafficante, ma allo Stato, il quale deve avere dei percorsi di accoglienza e di integrazione, come giustamente dicevano alcuni colleghi. Non bisogna dunque affidarsi a delle norme cieche, di chiusura, senza visione e prospettiva, come erano le norme dei decreti Salvini, perché creare un muro in mezzo al mare non ferma il mare, ma lo devia e quindi arrivano in via autonoma, non ne conosciamo il nome e la storia e non abbiamo sicurezza. Ecco la congiunzione tra immigrazione e sicurezza. (Richiami del Presidente). Concludo, signor Presidente, anche se ci sarebbero tante cose da dire. Sul decreto sicurezza bis qualche passo ancora andava fatto, ma lo tralascio. Per fortuna è stato espunto quel richiamo all'articolo 19 della Convenzione di Montego Bay, perché era sbagliato. Vanno richiamate tutte le Convenzioni e in toto , cioè va detto che, nel momento in cui c'è un soccorso in mare, quelle persone non sono più immigrati, ma sono naufraghi e cambia lo status . PRESIDENTE. Deve concludere, senatore, mi dispiace. DE FALCO (Misto-+Eu-Az) . Concludo, signor Presidente, dicendo soltanto che apprezzo questo cambiamento di rotta da parte del MoVimento 5 Stelle. Certo, fa anche un po' male personalmente, Presidente, che io sia stato oggetto di espulsione da quel Gruppo politico e oggi non ci sia nemmeno una chiara ammissione di errore da parte loro, non nei miei confronti, ma nei confronti della norma, perché questo è stato il problema di tantissime persone morte in mare. La gente che andava a soccorrere si è trovata davanti a un dramma: la sanzione o il dovere. C'è ancora questo dramma e va eliminato. In questo momento, signor Presidente - e concludo davvero - voglio dire una parola per la felicità che sto provando al pensiero che la signora Rosa e la signora Cristina potranno riabbracciare rispettivamente il proprio figlio e il proprio marito a Mazara del Vallo. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Aimi. Ne ha facoltà. AIMI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, rappresentanti del Governo, colleghi, ero già intervenuto questa mattina. Aspettavo, mi auguravo, auspicavo qualche risposta agli interrogativi che avevo posto, in particolar modo a due interrogativi. Il primo è relativo ai confini: ogni Nazione, ogni Stato, ogni Paese ha una sua specificità, che non è solamente quella del popolo che lo abita, delle leggi che vengono applicate, della moneta, ma ha confini precisi. Mi domando, allora, se l'Italia continui ad avere dei confini e se questi coincidano ancora con quelli dell'Europa, viste le reprimende arrivate dai vertici europei per la politica che l'Italia sta adottando. Una politica di apertura, una politica che sta dimostrando di non realizzare davvero nulla di buono, se è vero, come è vero, che anche oggi sono arrivate al nostro Gruppo - ma anche a chi vi parla - numerose lamentele e manifestazioni di grande preoccupazione da parte delle Forze dell'ordine. Voglio ringraziare le Forze dell'ordine, a partire dall'Arma dei carabinieri alla Polizia di Stato, alla Guardia di finanza, anche alla polizia municipale; ringrazio tutti coloro che, in buona sostanza, vivono sul territorio il dramma terribile della criminalità. È criminalità ed è innegabile, perché, vedete, l'unico distanziamento che vedo di queste forze politiche è quello dalla realtà. (Applausi) . È inutile che raccontiamo agli italiani una narrazione diversa rispetto a quella che è, perché se andiamo in qualsiasi periferia di qualsivoglia città, vediamo qual è la situazione reale che si vive, ed è una situazione drammatica. Sono tanti gli italiani che si trovano a doversi confrontare non solamente per ragioni economiche legate alla povertà, in concorrenza magari con chi è aiutato, con chi ha i sussidi, con chi viene messo all'interno di un circuito che può aiutare a sopravvivere e chi, invece, deve, giorno dopo giorno, riuscire in un qualche modo a sbarcare il lunario, a mettere d'accordo il pranzo con la cena. Colleghi, dovevate abolire la povertà, ma mi pare che la povertà sia aumentata. Se guardiamo i dati Istat, ci rendiamo perfettamente conto che sono circa 6 milioni coloro che vivono in Italia in una condizione gravissima. Mi domando allora come possiamo - dovete farlo voi - dare risposte agli italiani, anche di fronte a una situazione di minore occupazione. Ricordo infatti a quest'Assemblea - ma voglio ricordarlo anche a chi sta ascoltando - che abbiamo collezionato una serie di record negativi: siamo maglia nera in Europa per disoccupazione femminile così come per disoccupazione giovanile; abbiamo la maglia nera in generale per la disoccupazione. E voi dovete spiegare agli italiani - non so come non ci siate ancora riusciti - come mai si parla ancora di quote. Non abbiamo quote sufficienti di stranieri in Italia in questo momento? Questo è un altro elemento che dovrebbe farvi riflettere. Allora, se è così, dovreste anche rendervi conto che il provvedimento è sbagliato. Non stiamo aiutando coloro che arrivano; li stiamo mettendo in condizioni di estremo ed enorme disagio, perché non ci sono le garanzie minime per consentire a costoro di permanere sul territorio nazionale in condizioni di dignità (dignità che è anche un atto di amore, che si deve riservare a coloro che vogliamo ospitare). Non si può pensare, infatti, di chiamare decine, centinaia, milioni di persone in Italia se poi non si dà loro la possibilità di integrarsi davvero, di avere un lavoro e una casa, quello che non hanno nemmeno tanti italiani. Non è quindi sbagliato, in linea di principio, ricordare che la cittadinanza non è un diritto, ma uno status. Se sei cittadino italiano, devi avere delle prerogative, non puoi essere messo in una condizione di minorata sovranità, nel momento in cui domani magari arriva qualcuno e sbarca. Bisogna anche considerare che la spesa annuale, solamente per quella diretta, ammonta a 5 miliardi di euro. Mi chiedo come pensiamo di poter affrontare nuovamente questa situazione nella condizione attuale, anche alla luce di un altro aspetto. Sappiamo che nel mese di aprile, quando verranno consentiti i licenziamenti, avremo una situazione economica catastrofica: diminuiranno le entrate tributarie, aumenteranno i licenziamenti e in tutto questo quadro non avete ancora spiegato agli italiani come mai dite che debbano ancora continuare ad arrivare stranieri, non si capisce per cosa. Lo abbiamo già chiarito questa mattina, dicendo con grande precisione che siamo d'accordo su un principio: consideriamo il razzismo un'infezione dello spirito, ma al tempo stesso lo consideriamo anche nei confronti degli italiani, soprattutto nel momento in cui si applicano principi alla rovescia, cioè gli italiani hanno i doveri e coloro che arrivano in Italia hanno tutti i diritti. Questo infatti si verifica, perché, nel momento stesso in cui una persona sbarca e arriva in Italia, è in una sorta di «Win for life!» senza fine e non c'è una data nella quale - anche questo lo dovete spiegare - questa condizione deve finire. Allora cosa andate a raccontare? Cosa dite al vostro elettorato? In particolare mi riferisco alle sinistre, perché in quest'Aula ne abbiamo due. Abbiamo la sinistra dei 5 Stelle, che mi appare in una condizione politica bipolare, perché, se ci mettessimo in sintonia con quello che raccontavano un anno fa sugli stessi provvedimenti e se andassimo a leggere gli interventi o a ricordare ciò che raccontavano in quest'Aula e lo confrontassimo con ciò che sentiamo quest'oggi, ci troveremmo davvero nella situazione di non riuscire a spiegare né comprendere cosa sia accaduto. È solamente una questione di poltrone? È solamente la volontà di mantenere in piedi questo Governo? Mi rivolgo anche alla sinistra del Partito Democratico, quella che avrebbe dovuto difendere gli interessi degli umili, degli ultimi. Penso alle sinistre che si sono sempre battute per aiutare coloro che trovano enorme difficoltà a mettere insieme il pranzo con la cena, i disoccupati, gli emarginati. Cosa andiamo a raccontare, nel momento stesso in cui consentite l'arrivo di migliaia e di centinaia di migliaia di stranieri? Noto un'enorme contraddizione, anche nel momento in cui parlate, ad esempio, di Forze armate. Qualche tempo fa, abbiamo votato il provvedimento sulle missioni internazionali: cosa andiamo a raccontare ai nostri ragazzi e alle nostre ragazze in divisa impegnati sullo scacchiere internazionale (sono circa 8.000), che devono difendere la pace dell'Italia, anche dal terrorismo? Su questi barconi che vediamo arrivare, purtroppo in tantissimi casi non arriva solamente il Covid, ma sbarcano anche persone delle quali non conosciamo né la provenienza né l'identità. Abbiamo preso in considerazione alcuni Paesi, nel momento in cui abbiamo valutato ciò che si doveva realizzare in termini di legislazione, e abbiamo riscontrato in quella australiana una superiorità rispetto alle altre. Ad esempio, il Giappone ha un'immigrazione sostanzialmente pari a zero; a Dubai c'è il 95 per cento di immigrati; l'America ha un tipo di immigrazione più o meno analogo a quello del Canada, dove viene valutata soprattutto la capacità degli immigrati di realizzare un'attività. Qui in Italia ci ritroviamo di fronte, invece, a una situazione in cui molte delle persone che arrivano dovranno essere aiutate e mantenute, che mette profondamente in crisi lo Stato sociale italiano, creerà enormi disparità e una lotta tra poveri e di cui credo siate stati complici (e continuerete ad esserlo ancora per molto, perché la vostra è un'influenza ideologica). Arriverà però anche il momento perché prima o poi ci farete votare - in cui noi potremo mettere fine a questa legislazione e a questi principi, che vanno contro l'Italia e soprattutto contro gli italiani. Queste sono le ragioni per le quali voteremo no e daremo tutto il nostro apporto in futuro, affinché possano essere abrogate le leggi che non aiutano il popolo italiano, perché meritiamo davvero, in un momento difficile come questo, una sorte diversa. (Applausi) . PRESIDENTE . Rinvio il seguito della discussione del disegno di legge in titolo e della questione di fiducia ad altra seduta. Atti e documenti, annunzio PRESIDENTE . Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Ordine del giorno per la seduta di venerdì 18 dicembre 2020 PRESIDENTE . Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica domani, venerdì 18 dicembre, alle ore 9,30, con il seguente ordine del giorno: (Vedi ordine del giorno) La seduta è tolta (ore 20,58) . Intervento del senatore Cucca nella discussione sulla questione di fiducia posta sull'approvazione dell'articolo unico del disegno di legge n. 2040 Signor Presidente, signori del Governo, gentili colleghe, signori colleghi, oggi affrontiamo un tema molto sentito anche fuori da quest'Aula e ci apprestiamo a dare un voto estremamente importante per il Paese intero, ma soprattutto per coloro che ancora credono nella capacità della politica di governare e indirizzare processi estremamente complessi come quelli relativi ai fenomeni migratori. Oggi voltiamo pagina rispetto ad un periodo che è stato improntato alla becera demagogia e ci apprestiamo ad una formula nuova di gestione del fenomeno immigratorio, nella quale applichiamo prima di tutto i fondamentali principi di razionalità e di ferrea osservanza delle regole del diritto, secondo il nostro consueto modo di agire. Abbiamo vissuto questi due anni assistendo nella quotidianità all'esaltazione di una propaganda che talvolta, se non fosse per la drammaticità di alcune scelte operate da chi ha governato dal 2018 e sino al 2019, avremmo potuto definirla ridicola. Oggi, di fronte agli enormi problemi conseguenti alla pandemia in atto, siamo chiamati a compiere scelte responsabili, accantonando la propaganda, tanto cara a chi ci ha preceduto al Governo ma mai a noi, e utilizzando prima di tutto la ragione, il rigore e la serietà, per conseguire sempre il bene della collettività. E' stato reiteratamente detto da molti colleghi di tutte le forze politiche che si sta sottovalutando il sentimento di inquietudine e talvolta di paura dilagante, che attanaglia i nostri concittadini, soprattutto i più fragili e i più esposti verso la difficoltà di affrontare la precarietà della quotidianità. Proprio in questa situazione su noi incombe l'onere gravosissimo di mettere in campo il nostro più concreto impegno per trovare soluzioni che siano al contempo credibili e praticabili e soprattutto definitive o comunque valevoli per il lungo periodo. Soluzioni capaci di diffondere fiducia tra la gente, che prenda il posto della paura che era stata artatamente diffusa nel recente passato. Governare diffondendo la paura costituisce il modus operandi dei partiti demagogici e populisti e, soprattutto, autoritari. E il faro che sempre deve illuminare la nostra attività resta sempre la rigorosa difesa e l'osservanza dei principi della nostra Costituzione. Per questa ragione avevamo l'obbligo di modificare la disciplina del permesso speciale, che nei decreti Salvini aveva di fatto abolito il permesso umanitario. Tra l'altro il concetto di permesso umanitario era stato strumentalmente distorto, diffondendo l'idea che esso fosse un provvedimento ingannevole, il cui malcelato scopo era effettivamente quello di dare accoglienza a tutti indiscriminatamente e dimenticando che il riconoscimento della protezione umanitaria era stato introdotto nel 1992 dalla riforma Turco-Napolitano, con una norma che andava a coprire la lacuna esistente nel nostro ordinamento, nel quale mancava una legge attuativa dell'articolo 10 della Costituzione, che presiede al diritto d'asilo. Poi si è richiamata reiteratamente la circostanza secondo cui nel 2020 ci sono stati più sbarchi che nel 2019. Tale circostanza è vera. Tuttavia, si omette sempre di dire che a fronte di un minor numero di sbarchi si era registrato un numero nettamente superiore di migranti irregolari. Forse perché i migranti irregolari sono stati determinati da quelle malsane scelte politiche, che avevano costretto alla clandestinità tante persone che non avevano alcuna intenzione di rendersi clandestine. E allora abbiamo il dovere di dirlo: seguendo la scia del populismo demagogico, qualcuno si è inventato e diffuso lo slogan dei "porti chiusi" - ma i porti non sono mai stati chiusi -, si è smontato tutto ciò che funzionava, per mantenere in piedi ciò che doveva essere cambiato. Con questi slogan si è strumentalmente fatto aumentare il caos, è aumentata l'illegalità e si è diffusa l'insicurezza. Ma questa è la consueta strategia dei populisti: provocare e alimentare incendi sociali dolosi, per poi apparire come un deus ex machina con l'estintore in mano, che fa credere di riportare la pace e la serenità. Seguendo questa linea di condotta è stata smantellata quella rete di accoglienza, lo SPRAR, che funzionava, per tenere invece in vita la rete che avrebbe dovuto essere cambiata. Parlo dei CAS, i centri di accoglienza straordinaria, dove le persone ospitate vivevano senza un minimo di dignità. Si badi... abbiamo la consapevolezza che nel sistema di accoglienza esistono diverse criticità. Tuttavia, esse si affrontano iniziando dalla cura della parte malata, non certo della parte sana, ragione per la quale è stato reintrodotto il sistema SAI. Vi è poi il tema della demonizzazione di chi salvava e salva i naufraghi. ONG, cooperative sociali, associazioni di volontariato, tutte accuratamente esposte al pubblico ludibrio. Ecco: qui si esprime al meglio la differenza ideologica sui temi che trattiamo. Perché noi crediamo di dover ringraziare coloro che ritengono che gli esseri umani debbano essere sempre al centro dell'attenzione e dell'impegno di chi si propone sulla scena pubblica. E non si può prescindere dalla consapevolezza che tutti gli esseri umani devono avere uguali diritti e uguali doveri, ma soprattutto devono godere di pari dignità. Questo è il nostro credo e partendo da questi semplici concetti abbiamo la certezza che la riforma funzionerà e produrrà effetti positivi, pur nella consapevolezza che la complessità della materia impone ancora molto da fare per portare a compimento il lavoro avviato oggi, al fine di garantire maggiore giustizia, equità, efficacia e legalità. VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA Congedi e missioni Sono in congedo i senatori: Alderisi, Barachini, Barboni, Bossi Umberto, Calandrini, Cario, Castaldi, Cattaneo, Cerno, Ciampolillo, Crimi, Crucioli, De Carlo, De Poli, Di Marzio, Di Nicola, Di Piazza, Fazzone, Galliani, Giacobbe, Guidolin, Lomuti, Malpezzi, Margiotta, Merlo, Messina Alfredo, Misiani, Monti, Napolitano, Perosino, Pichetto Fratin, Ronzulli, Ruspandini, Sciascia, Segre, Sileri, Sudano, Turco e Vanin. . Sono considerati in missione, ai sensi dell'art. 108, comma 2, primo periodo, del Regolamento, i senatori: D'Arienzo, Faggi e Testor. Commissione parlamentare per l'attuazione del federalismo fiscale, variazioni nella composizione Il Presidente del Senato ha chiamato a far parte della Commissione parlamentare per l'attuazione del federalismo fiscale il senatore Alessandro Alfieri, in sostituzione del senatore Dario Stefàno, dimissionario. Disegni di legge, annunzio di presentazione Senatori Ferro Massimo, Pichetto Fratin Gilberto, Toffanin Roberta, Perosino Marco, Rossi Mariarosaria, Aimi Enrico, Barboni Antonio, Berardi Roberto, Caliendo Giacomo, Caligiuri Fulvia Michela, Causin Andrea, Cesaro Luigi, De Siano Domenico, Galliani Adriano, Gallone Maria Alessandra, Minuto Anna Carmela, Papatheu Urania Giulia Rosina, Pagano Nazario, Paroli Adriano, Schifani Renato, Siclari Marco, Rizzotti Maria, Tiraboschi Maria Virginia Nuove norme sull'innovazione di servizi e prodotti nel settore finanziario, creditizio e assicurativo - FinTech (2051) (presentato in data 16/12/2020); senatori Romano Iunio Valerio, Matrisciano Susy, Campagna Antonella, Guidolin Barbara, Nocerino Simona Nunzia, Romagnoli Sergio, Abate Rosa Silvana, Accoto Rossella, Angrisani Luisa, Botto Elena, Coltorti Mauro, Corbetta Gianmarco, Corrado Margherita, Di Girolamo Gabriella, Granato Bianca Laura, La Mura Virginia, Lannutti Elio, Lanzi Gabriele, Leone Cinzia, Lezzi Barbara, Lorefice Pietro, Marinello Gaspare Antonio, Mautone Raffaele, Mininno Cataldo, Moronese Vilma, Agostinelli Donatella, Piarulli Angela Anna Bruna, Pisani Giuseppe, Presutto Vincenzo, Puglia Sergio, Trentacoste Fabrizio, Vaccaro Sergio, Vanin Orietta, Buccarella Maurizio Disposizioni in materia di coordinamento delle indagini nei procedimenti per reati in materia di igiene e sicurezza nei luoghi di lavoro (2052) (presentato in data 17/12/2020); senatori Briziarelli Luca, Mallegni Massimo, Pergreffi Simona, Ruspandini Massimo, Steger Dieter, Barachini Alberto, Barboni Antonio, Berutti Massimo Vittorio, Campari Maurizio, Corti Stefano, Paroli Adriano, Rufa Gianfranco Legge quadro per la valorizzazione e la promozione del volo da diporto e sportivo e dell'avioturismo (2053) (presentato in data 17/12/2020). Governo, trasmissione di atti per il parere. Deferimento Il Ministro della difesa, con lettera in data 11 dicembre 2020, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 536, comma 3, lettera b ), del codice dell'ordinamento militare, di cui al decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66 - lo schema di decreto ministeriale di approvazione del programma pluriennale di A/R n. SMD 22/2020, relativo allo sviluppo e produzione di cinque sensori di sorveglianza e ingaggio (radar) Kronos Grand Mobile High Power (GM HP) (n. 235). Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139- bis del Regolamento, lo schema di decreto è deferito alla 4ª Commissione permanente, che esprimerà il parere entro il termine del 16 gennaio 2021. La 5ª Commissione potrà formulare le proprie osservazioni alla 4ª Commissione entro il 6 gennaio 2021. Governo, trasmissione di atti e documenti La Presidenza del Consiglio dei ministri, con lettera in data 16 dicembre 2020, ha inviato, ai sensi dell'articolo 19 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni e integrazioni, le comunicazioni concernenti il conferimento o la revoca dei seguenti incarichi: al dottor Felice Assenza, la revoca di incarico di livello dirigenziale generale, nell'ambito del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali; al dottor Emilio Gatto, la revoca dell'incarico di funzione dirigenziale di livello generale, nell'ambito del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali; al dottor Emilio Gatto, il conferimento dell'incarico di funzione dirigenziale di livello generale, nell'ambito del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali. Il Ministro per l'innovazione tecnologica e la digitalizzazione, con lettera in data 9 dicembre 2020, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 1, comma 105, della legge 30 dicembre 2018, n. 145, la relazione concernente lo stato degli investimenti e dell'utilizzo dei finanziamenti relativi agli interventi di competenza del Dipartimento per la trasformazione digitale finanziati con le risorse del fondo di cui all'articolo 1, comma 95, delle legge 30 dicembre 2018, n. 145", per quanto concerne i progetti "Polo strategico nazionale", "IO" E "Sviluppo software pagoPA", aggiornata al 30 novembre 2020. La predetta documentazione è deferita, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1 a , alla 8 a e alla 10 a Commissione permanente ( Doc . CCXL- bis , n. 1). Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, con lettera in data 16 dicembre 2020, ha inviato, ai sensi dell'articolo 3, comma 68, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, le relazioni sullo stato della spesa, sull'efficacia nell'allocazione delle risorse e sul grado di efficienza dell'azione amministrativa svolta dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, corredate dei rispettivi Rapporti sulle attività di analisi e di revisione delle procedure di spesa, di cui all'articolo 9, comma 1-ter, del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2: relativa all'anno 2017 ( Doc . CLXIV, n. 27), relativa all'anno 2018 ( Doc . CLXIV, n. 28). I predetti documenti sono deferiti, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1 a , alla 5 a e alla 8 a Commissione permanente. Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 16 dicembre 2020, ha inviato, ai sensi dell'articolo 31, primo comma, della legge 27 aprile 1982, n. 186, la relazione sullo stato della giustizia amministrativa e sugli incarichi conferiti a norma dell'articolo 29, terzo comma, della citata legge n. 186 del 1982, per l'anno 2019. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1 a Commissione permanente ( Doc . LXI, n. 3). Il Ministro dell'economia e delle finanze, con lettera in data 11 dicembre 2020, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 13, comma 13, della legge 27 luglio 2000, n. 212, la relazione sull'attività svolta dal Garante del contribuente nell'anno 2019. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 6 a Commissione permanente ( Doc. LII, n. 3). Il Ministro dello sviluppo economico, con lettera in data 14 dicembre 2020, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 1 della legge 7 agosto 1997, n. 266, e dell'articolo 14, comma 2, della legge 29 luglio 2015, n. 115, la relazione sugli interventi di sostegno alle attività economiche e produttive, aggiornata al 30 settembre 2020. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 5 a e alla 10 a Commissione permanente ( Doc . LVIII, n. 3). Governo, comunicazione dell'avvio di procedure di infrazione Il Ministro per gli affari europei, con lettera in data 14 dicembre 2020, ha inviato, ai sensi dell'articolo 15, comma 1, della legge 24 dicembre 2012, n. 234, le seguenti comunicazioni concernenti l'avvio di procedure d'infrazione ai sensi dell'articolo 258 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea - notificate il 3 dicembre 2020 - che sono trasmesse alle sottoindicate Commissioni permanenti, nonché alla 14 a Commissione permanente: comunicazione di avvio della procedura di infrazione n. 2020/2331, sulla mancata trasmissione della strategia nazionale di ristrutturazione a lungo termine ai sensi dell'articolo 2- bis della direttiva 2010/31/UE sulla prestazione energetica dell'edilizia - alla 10 a Commissione permanente (Procedura d'infrazione n. 83); comunicazione di avvio della procedura di infrazione n. 2020/4118, sulle concessioni balneari. Non corretta applicazione della direttiva 2006/123/CE (direttiva servizi) - alla 6 a e alla 10 a Commissione permanente (Procedura d'infrazione n. 84); comunicazione di avvio della procedura di infrazione n. 2020/2278, sul non corretto recepimento della Decisione Quadro sul mandato di arresto europeo, 2002/584/GAI - alla 2 a Commissione permanente (Procedura d'infrazione n. 85); comunicazione di avvio della procedura di infrazione n. 2020/2318, sulla violazione della direttiva 2004/52/CE relativa all'interoperabilità dei sistemi di telepedaggio stradale nella Comunità - alla 8 a Commissione permanente (Procedura d'infrazione n. 86). Corte dei conti, trasmissione di relazioni sulla gestione finanziaria di enti Il Presidente della Sezione del controllo sugli Enti della Corte dei conti, con lettere in data 16 dicembre 2020, in adempimento al disposto dell'articolo 7 della legge 21 marzo 1958, n. 259, ha trasmesso le determinazioni e le relative relazioni sulla gestione finanziaria: dell'Area di Ricerca Scientifica e Tecnologica di Trieste - Area Science Park, per l'esercizio 2018. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5 a e alla 7 a Commissione permanente (Doc. XV, n. 362); di Arexpo S.p.A., per l'esercizio 2019. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5 a e alla 10 a Commissione permanente (Doc. XV, n. 363). Consigli regionali e delle province autonome, trasmissione di voti È pervenuto al Senato un voto della Provincia autonoma di Trento concernente "Esame del programma di lavoro della Commissione europea per il 2020". Il predetto voto è deferito, ai sensi dell'articolo 138, comma 1, del Regolamento, alla 14 a Commissione permanente (n. 46). Commissione europea, trasmissione di progetti di atti legislativi dell'Unione europea. Deferimento La Commissione europea ha trasmesso, in data 17 dicembre 2020, per l'acquisizione del parere motivato previsto dal Protocollo (n. 2) sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità allegato al Trattato sull'Unione europea e al Trattato sul funzionamento dell'Unione europea: la proposta di Regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio recante norme comuni atte a garantire la connettività di base del trasporto aereo dopo la fine del periodo di transizione di cui all'accordo sul recesso del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord dall'Unione europea e dalla Comunità europea dell'energia atomica (COM(2020) 827 definitivo). Ai sensi dell'articolo 144, commi 1- bis e 6, del Regolamento, l'atto è deferito alla 14 a Commissione permanente ai fini della verifica della conformità al principio di sussidiarietà; la scadenza del termine di otto settimane previsto dall'articolo 6 del predetto Protocollo è fissata al 5 marzo 2021. L'atto è altresì deferito, per i profili di merito, ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, alla 8 a Commissione permanente, con il parere delle Commissioni 3 a e 14 a ; la proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica le direttive 2006/43/EC, 2009/65/EC, 2009/138/EU, 2011/61/EU, EU/2013/36, 2014/65/EU, (EU) 2015/2366 and EU/2016/2341 (COM(2020) 596 definitivo). Ai sensi dell'articolo 144, commi 1- bis e 6, del Regolamento, l'atto è deferito alla 14 a Commissione permanente ai fini della verifica della conformità al principio di sussidiarietà; la scadenza del termine di otto settimane previsto dall'articolo 6 del predetto Protocollo è fissata al 5 marzo 2021. L'atto è altresì deferito, per i profili di merito, ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, alla 6 a Commissione permanente, con il parere delle Commissioni 8 a , 10 a , 11 a e 14 a ; la proposta di Regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo alla resilienza operativa digitale per il settore finanziario e che modifica i regolamenti (CE) n. 1060/2009, (UE) n. 648/2012, (UE) n. 600/2014 e (UE) n. 909/2014 (COM(2020) 595 definitivo). Ai sensi dell'articolo 144, commi 1- bis e 6, del Regolamento, l'atto è deferito alla 14 a Commissione permanente ai fini della verifica della conformità al principio di sussidiarietà; la scadenza del termine di otto settimane previsto dall'articolo 6 del predetto Protocollo è fissata al 5 marzo 2021. L'atto è altresì deferito, per i profili di merito, ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, alla 6 a Commissione permanente, con il parere delle Commissioni 8 a , 10 a e 14 a . Petizioni, annunzio Sono state presentate le seguenti petizioni deferite, ai sensi dell'articolo 140 del Regolamento, alle sottoindicate Commissioni permanenti, competenti per materia. Il signor Alessandro Amico da Acireale (Catania) chiede: l'abrogazione della legge 22 maggio 1978, n. 194, recante "Norme per la tutela sociale della maternità e sull'interruzione volontaria della gravidanza" (Petizione n. 715, assegnata alla 12 a Commissione permanente); la reintroduzione delle preferenze e l'eliminazione del principio della parità di genere in materia elettorale (Petizione n. 716, assegnata alla 1 a Commissione permanente); modifiche alla Costituzione al fine di introdurre i necessari correttivi a seguito dell'esito del referendum relativo al taglio del numero dei parlamentari (Petizione n. 717, assegnata alla 1 a Commissione permanente); la reintroduzione del finanziamento pubblico ai partiti con la previsione di rigidi criteri di rendicontazione delle spese (Petizione n. 718, assegnata alla 1 a Commissione permanente); la reintroduzione delle norme di cui alla legge 28 marzo 2003, n. 53, relative ai Programmi del grado preparatorio (Petizione n. 719, assegnata alla 7 a Commissione permanente); l'abrogazione della legge 7 aprile 2014, n. 56, recante "Disposizioni sulle città metropolitane, sulle province, sulle unioni e fusioni di comuni" (Petizione n. 720, assegnata alla 1 a Commissione permanente); i signori Vincenzo Palumbo da Messina e Giovanni Zaccagna da Padova chiedono modifiche relative all'esercizio della funzione giurisdizionale da parte degli organi di giustizia domestica delle Camere (Petizione n. 721, assegnata alla 1 a Commissione permanente); il signor Vincenzo Figola da Corigliano Calabro (Cosenza) chiede disposizioni di contrasto all'inquinamento da materiale plastico mediante l'adozione del sistema del vuoto a rendere (Petizione n. 722, assegnata alla 13 a Commissione permanente); il signor Aurelio Rosini da Mariglianella (Napoli) chiede la modifica dell'articolo 50, comma 1, del Codice della Strada, in materia di velocipedi (Petizione n. 723, assegnata alla 8 a Commissione permanente); il signor Francesco Di Pasquale da Cancello ed Arnone (Caserta) chiede interventi urgenti di contrasto al degrado e all'illegalità nel territorio di Mondragone e Castel Volturno (Petizione n. 724, assegnata alla 1 a Commissione permanente); il signor Antonio Sorrento, Presidente dell'Associazione PIN - Partite IVA Nazionali, chiede disposizioni volte a prorogare il termine relativo all'obbligo di adozione del Registratore di cassa telematico (RT) e conseguentemente dell'utilizzo dello sportello telematico ADE per l'invio dei corrispettivi nonché della data di avvio della c.d. "lotteria degli scontrini" (Petizione n. 725, assegnata alla 6 a Commissione permanente); i signori Isabella Cusanno, Flora Masci, Giuseppe Ferrante, Marika Bobbo, Salvatore Frusteri, Teresa Amoroso e Andrea Santilli chiedono disposizioni volte ad assicurare la dignità e qualità della vita alle persone con disabilità (Petizione n. 726, assegnata alla 11 a Commissione permanente); la signora Alma Hyso da Sulmona (L'Aquila) chiede disposizioni volte ad adeguare gli importi delle pensioni di reversibilità (Petizione n. 727, assegnata alla 11 a Commissione permanente); il signor Giangiacomo Savogin da Cormons (Gorizia) e numerosi altri cittadini chiedono l'istituzione di una commissione di vigilanza composta da magistrati e ufficiali del Corpo della Guardia di finanza al fine di verificare la corretta contabilizzazione di alcuni flussi finanziari della GST@Virtual Bank (Petizione n. 728, assegnata alla 6 a Commissione permanente). Interrogazioni, apposizione di nuove firme La senatrice Montevecchi ha aggiunto la propria firma all'interrogazione 4-04611 delle senatrici De Petris e Nugnes. I senatori Lomuti, Matrisciano e Mantero hanno aggiunto la propria firma all'interrogazione 4-04642 del senatore Lannutti ed altri. Interrogazioni Atto n. 3-02181 BOTTO VACCARO ROMANO VANIN TRENTACOSTE ORTIS MONTEVECCHI PRESUTTO GIANNUZZI DONNO Al Ministro dello sviluppo economico Premesso che: nell'ambito dell'attività d'indagine conoscitiva avviata nel corso della XVIII Legislatura, sulle prospettive di attuazione e di adeguamento della Strategia energetica nazionale al Piano nazionale energia e clima per il 2030, il Ministro in indirizzo ha confermato il ruolo che l'idrogeno può svolgere nel Paese, nel quadro dell'innovazione tecnologica, attraverso la definizione delle condizioni di "sistema", al fine di garantire la partecipazione dell'industria e dei centri di ricerca pubblici e privati, per i futuri programmi previsti sia in ambito nazionale (quale la ricerca del sistema elettrico) che comunitario (quali il SET Plan e Horizon , e Mission Innovation) ; tali programmi, ha evidenziato lo stesso Ministro, sono finalizzati a rendere un quadro meno frammentato, in modo da conseguire gli obiettivi di presidio e di sviluppo di tecnologie di prodotto essenziali per la transizione energetica, favorendo l'introduzione di sistemi, modelli organizzativi e gestionali funzionali alla transizione e alla sicurezza; all'interno dell'integrazione delle nuove tecnologie dell'informazione nel sistema energetico (volte a favorire la generazione distribuita, la resilienza dei sistemi e la partecipazione attiva dei consumatori al mercato dei servizi) il Governo ha attivato finanziamenti per specifici programmi, in particolare per l'idrogeno, per il quale il Ministero dello sviluppo economico ha attivato uno specifico Tavolo che raggruppa tutti i soggetti interessati allo sviluppo e all'applicazione di tale vettore nel settore dei trasporti (dell'accumulo e dell'uso industriale) con l'obiettivo di contribuire efficacemente alle future scelte che verranno assunte per adempiere agli impegni presi in ambito internazionale; i principali settori di intervento, sono gli impianti di produzione elettrica da fonti rinnovabili, l'efficienza energetica, la mobilità sostenibile, il potenziamento e l'ammodernamento delle infrastrutture del sistema elettrico (compresi gli accumuli, in grado di valorizzare il vettore idrogeno) i cui ambiti rappresentano settori d'investimento, che oltre a promuovere la decarbonizzazione e la sicurezza energetica, sono adatti a generare nuove opportunità di impresa e di lavoro, centrando quindi la strategia del Governo; l'azione del Governo, all'interno del quadro esposto, è rivolta a proseguire le attività di ricerca in materia di idrogeno rinnovabile, sia in relazione alle risposte fornite dalle prime sperimentazioni (anche riferite al trasporto ad altri gas e sull'impatto sulle condutture e sulla rete) che al programma di investimenti, che è stato anticipato rispetto agli altri Paesi europei, confermando pertanto l'interesse dell'Italia nel percorso nazionale di decarbonizzazione; nell'ambito dello strumento europeo Next Generation EU ( NGEU) (che rappresenta il programma delle risorse destinate a favorire la ripresa economica e sociale dei Paesi dell'Unione europea) approvato lo scorso luglio, al fine di fronteggiare le gravi conseguenze determinate dalla diffusione della pandemia, i seguenti interventi sono finalizzati a sostenere: lo sviluppo di strategie per l'idrogeno quale vettore e accumulo energetico, per le tecnologie di produzione, stoccaggio e distribuzione in sicurezza, attraverso la realizzazione di progetti industriali dimostrativi (come evidenziato dalla Relazione finale approvata dalla V Commissione permanente (Bilancio tesoro e programmazione) della Camera dei deputati lo scorso ottobre, sull'individuazione delle priorità nell'utilizzo del Recovery Fund ); l'incremento e il rinnovo del parco autobus e della flotta dei treni adibiti al trasporto pubblico locale, con modelli più sostenibili sotto il profilo ambientale (modalità elettrica a metano, a metano liquido, idrogeno), al fine di accelerare gli investimenti infrastrutturali su impianti fissi e trasporto rapido di massa (metropolitane, tranvie); la frontiera del recupero del calore prodotto da impianti industriali (raffinerie, impianti chimici) e termovalorizzazione per la produzione combinata di vapore da utilizzarsi per la produzione di idrogeno mediante elettrolisi in alta temperatura; rafforzano le prospettive di crescita e di sviluppo dell'economia dell'idrogeno i meccanismi che saranno progettati nel dettaglio, sia all'interno dei progetti previsti per i Piani nazionali per la ripresa e la resilienza (PNRR), che saranno presentati per la prima valutazione (nel momento in cui il dispositivo entrerà in vigore, presumibilmente non prima del 1° gennaio 2021, ferma restando la data del 30 aprile 2021 come termine ultimo per la loro presentazione), che nell'ambito del sistema produttivo industriale italiano, in modo da reindirizzarlo verso processi e prodotti a basso impatto di emissione di carbonio, si chiede di sapere: quali orientamenti il Ministro in indirizzo intenda esprimere, con riferimento a quanto esposto in premessa, con particolare riferimento al ruolo che l'idrogeno può rivestire, nel percorso nazionale di decarbonizzazione, in conformità con il Piano nazionale per l'energia e il clima e al documento di strategia per l'idrogeno pubblicata dall'Unione europea, nell'ambito dei progetti di lungo termine, per una completa decarbonizzazione nel 2050; quali iniziative di competenza intenda intraprendere al fine di sostenere il sistema delle imprese del settore ed i livelli di crescita e competitività (per la maggior parte costituite in un segmento di piccole e medie dimensioni) dello sviluppo di tale mercato strategico dell'idrogeno, attraverso un'azione di semplificazione normativa, amministrativo-procedurale e di snellimento della regolamentazione (nonché di accelerazione dei processi autorizzativi) in grado di espandere le tecnologie adeguate, per sostenere l'impiego finale dell'idrogeno nei settori di consumo finale. Atto n. 3-02182 MODENA Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: l'Istituto nazionale per la previdenza dei giornalisti italiani, come ha scritto qualche giorno fa uno dei sindaci dell'Istituto, il giornalista Pierluigi Roesler Franz, si trova in lenta, graduale ed inesorabile agonia, anzi, è ormai sull'orlo del baratro per l'esponenziale svuotamento dalle redazioni di giornalisti di quotidiani, periodici e agenzie di stampa per effetto di prepensionamenti, susseguitisi a catena soprattutto dal 2009 in poi con conseguente drastica riduzione dei lavoratori subordinati, assunti a tempo indeterminato, che da tempo sono stati via via sostituiti da giornalisti lavoratori autonomi con versamento di contributi all'INPGI 2. Ente questo che registra, invece, un vero boom di iscritti e naviga a gonfie vele e con le casse piene: per il 2020 si prevede un utile di circa 35 milioni di euro; l'INPGI 1, nato nel 1926 e privatizzato come Fondazione dal 1994, è un ente previdenziale incaricato di pubbliche funzioni, in base all'articolo 38 della Costituzione ed è oggi l'unico ente sostitutivo dell'INPS in Italia in base alla "legge Rubinacci" (legge n. 1564 del 1951), tuttora in vigore da 69 anni; proprio per questo si è addossato l'onere degli ammortizzatori sociali della categoria per ben mezzo miliardo di euro (disoccupazione, cassintegrazione, contratti di solidarietà, TFR in caso di fallimento, prepensionamenti a catena da aziende in crisi, mancati recuperi da aziende fallite, contributi figurativi da corrispondere anche in base all'art. 31 dello Statuto dei lavoratori sulle pensioni dei numerosi giornalisti eletti deputati, senatori, parlamentari europei, sindaci di grandi città, consiglieri e governatori di Regioni e crediti irrecuperabili da aziende fallite), ma senza alcun ristoro da parte dell'Erario; di conseguenza l'INPGI 1 ha dovuto intaccare il suo patrimonio addirittura per 1 miliardo e 200 milioni di euro (circa 2 mila 300 miliardi di vecchie lire), essendo stato costretto a disinvestire titoli, fondi ed immobili. E la sua riserva tecnica reale ed effettiva (rapporto tra le pensioni in corso di pagamento ed il suo patrimonio) è scesa a soli 2 anni contro i 5 previsti per legge; per salvare l'INPGI 1 dal commissariamento, garantendone la sua tenuta e sostenibilità, occorre riconoscere a questo benemerito ente il suo ruolo decisivo a presidio della democrazia e dell'informazione nel nostro Paese, ma è necessario ampliare al più presto la platea degli iscritti inserendovi tutti coloro che a qualsiasi titolo oggi svolgono attività giornalistica nel senso più ampio di questa parola come free lance o nelle redazioni di agenzie di stampa, quotidiani, periodici, come "comunicatori", "bloggers", informatici, uffici stampa pubblici e privati, finti Co.co.co., finte partite IVA, finte cessioni del diritto d'autore, autori di testi; è indilazionabile anticipare al massimo l'ingresso nell'INPGI 1 di circa 9.000 "comunicatori" privati e di altri 5.500 "comunicatori" pubblici che oggi versano i contributi all'INPS. L'art. 16 -quinquies della legge n. 58 del 2019 prevede, infatti, solo dal 1° gennaio 2023 l'ingresso nell'INPGI 1 di questi circa 14.500 "comunicatori" pubblici e privati, che oggi versano all'INPS, per i quali è stato già accantonato ora per allora fino al 2031 nel bilancio dello Stato complessivamente circa un miliardo e mezzo di euro dei loro futuri contributi previdenziali, proprio per garantire la tenuta e la sostenibilità dell'ente dei giornalisti, si chiede di sapere quali interventi urgenti il Ministro in indirizzo intenda intraprendere per risanare l'Ente ed evitare il disastro finanziario. Atto n. 3-02183 DE BONIS Ai Ministri delle politiche agricole alimentari e forestali e per gli affari europei Premesso che: a causa dell'uscita del Regno Unito dall'UE e in mancanza di un accordo tra le parti, si profila un grave rischio sotto il profilo economico per l' export agroalimentare made in Italy ; i produttori e le aziende italiane sono preoccupati per i dazi doganali che potrebbero essere applicati dopo la "Brexit" ai prodotti made in Italy ; nel 2019 il valore dell' export di prodotti alimentari è stato pari a 3,4 miliardi di euro, spinto dal Prosecco DOP, al secondo posto tra i prodotti agroalimentari italiani più venduti in Gran Bretagna, che ha fatturato sul mercato inglese oltre 700 milioni di euro; il nuovo quadro degli scambi con il Regno Unito si inserisce in una fase del commercio internazionale già interessata da profondi cambiamenti, determinati dalla guerra dei dazi e dalla ridefinizione delle catene produttive (cosiddetto reshoring ) in conseguenza dell'emergenza COVID-19; la preoccupazione riguarda l'eventualità che si affermi nel Regno Unito una legislazione sfavorevole alle esportazioni agroalimentari italiane, come ad esempio l'etichetta nutrizionale (il cui testo è già stato definito "lacunoso e non neutrale" dal Ministro in indirizzo) a semaforo sugli alimenti, che si sta diffondendo in gran parte dei supermercati britannici e che boccia ingiustamente quasi l'85 per cento del made in Italy a denominazione di origine (DOP), compresi prodotti simbolo, dall'extravergine di oliva al prosciutto di Parma, dal Grana Padano al Parmigiano Reggiano, considerato che: la mancanza di un accordo fra Regno Unito e Unione europea avrà inevitabili conseguenze dal punto di vista commerciale, con possibili danni per gli affari di produttori e aziende italiane; si evidenzia che in caso di " no deal " la Gran Bretagna potrebbe diventare un porto franco per l'arrivo di prodotti agroalimentari di imitazione del made in Italy , che nel mondo fatturano 100 miliardi di euro; il made in Italy resterebbe senza protezione europea e subirebbe pertanto la concorrenza sleale dei prodotti di imitazione; evenienza che già è stata dimostrata dalle numerose vertenze del passato nei confronti della Gran Bretagna, con i casi della vendita di falso prosecco alla spina o in lattina, fino ai kit per produrre in casa finti Barolo o, addirittura, Parmigiano Reggiano, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti di cui in premessa; quali iniziative, per quanto di competenza, intendano intraprendere al fine di tutelare i prodotti made in Italy nel mercato del Regno Unito; se, nel caso di un'eventuale mancanza di accordo fra Regno Unito e Unione europea, intendano perseguire misure volte alla protezione di fornitori, produttori e aziende agroalimentari italiane e, soprattutto, dei prodotti agroalimentari made in Italy , anche con eventuali accordi bilaterali con il Regno Unito. Atto n. 3-02186 MANTOVANI LANZI DONNO FERRARA L'ABBATE LANNUTTI MANTERO MONTEVECCHI MORONESE SANTANGELO VACCARO Ai Ministri delle politiche agricole alimentari e forestali e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Premesso che: si stanno svolgendo nella Regione Emilia-Romagna, fino al 19 dicembre 2020, le elezioni per eleggere 7 consigli di amministrazione dei Consorzi di bonifica. Gli elettori sono oltre 1,5 milioni, consorziati chiamati ad esprimere il proprio voto per scegliere i 20 componenti elettivi di ogni Consiglio che, insieme ai 3 Sindaci in rappresentanza dei Comuni del comprensorio, di cui 1 di un Comune montano, avranno il compito di gestire l'attività degli enti per i prossimi 5 anni; gli aventi diritto al voto, chiamati presso i 98 seggi istituiti per l'occasione, sono consorziati, cioè proprietari di immobili, fabbricati e terreni, situati all'interno del comprensorio di un Consorzio, che ricevono un beneficio dall'attività di bonifica e per il quale contribuiscono alle spese di esercizio e manutenzione del complesso sistema idraulico. Gli elettori, in regola con i pagamenti, rappresentano oltre 130 milioni di contribuenza, contributi versati per il beneficio di difesa idraulica, presidio idrogeologico e irrigazione; considerato che: il Tribunale di Piacenza, con ordinanza dello scorso 11 dicembre, ha confermato la sua decisione del 30 novembre di sospendere le elezioni indette per il 13 e 14 dicembre per il rinnovo del consiglio di amministrazione del Consorzio di bonifica di Piacenza, in modo che esso possa procedere tempestivamente all'attuazione dell'articolo 18 del suo Statuto nella parte in cui prevede la regolamentazione delle modalità di voto in forma telematica; per i ricorrenti, la decisione del Tribunale è importantissima, in quanto evidenzia come vi sia stata nella vicenda piacentina una "non legittima compressione del diritto di voto dei consorziati", nel momento in cui il consorzio ha radicalmente escluso la possibilità degli stessi di esercitare il voto telematico nonostante tale modalità di voto sia espressamente e chiaramente prevista dall'articolo 18 dello Statuto, che, come evidenziato dal Tribunale stesso, è rimasto inattuato per ben otto anni, ossia per un periodo di tempo sicuramente irragionevole, rispetto al termine biennale previsto dallo Statuto per la sua attuazione; rilevato che: la Giunta regionale dell'Emilia-Romagna ha respinto la richiesta di rinvio delle elezioni. Tale richiesta era motivata dalle restrizioni alle possibilità di spostamento delle persone fuori dal proprio comune di residenza, a seguito dei provvedimenti per contrastare la diffusione dell'epidemia COVID-19, restrizioni che hanno inciso negativamente sulla definizione delle liste elettorali e sulla partecipazione al voto; a causa della scarsa informazione sul ruolo dei consorzi presso i contribuenti, la partecipazione al voto è da sempre molto bassa. Ad esempio, secondo quanto a conoscenza dell'interrogante, sono stati solo 260, circa lo 0,15 per cento degli aventi diritto, i votanti alle elezioni per il rinnovo degli organi del Consorzio di bonifica "la Pianura" di Ferrara ("lanuovaferrara.gelocal", del 14 dicembre 2020); molti consorzi, che hanno svolto le attuali consultazioni, non hanno utilizzato la modalità di voto in forma elettronica, mettendo a rischio, sia la salute dei votanti, sia la regolarità del voto; la correttezza delle competizioni elettorali è stata anche inficiata dalla presenza, in ogni consorzio, di un'unica lista elettorale che ha reso scontato l'esito dell'elezione. L'inasprimento delle misure di contenimento della pandemia in corso ha precluso definitivamente alle liste di candidati che avessero voluto partecipare alle elezioni, di poter raccogliere le firme a sostegno dei tanti cittadini che avrebbero voluto candidarsi; l'impossibilità degli spostamenti tra diversi comuni, se non per comprovati motivi di lavoro, salute ed estrema necessità, ha impedito, per esempio, a coloro che risiedono fuori dal comune del consorzio di apporre la propria firma di sostegno, oltre che ai potenziali candidati di poter incontrare gli stessi cittadini per illustrarne compiutamente programma e propositi, se eletti; appare del tutto evidente che in queste condizioni l'esercizio del voto è stato viziato da un grave vulnus di mancanza di compiuta democrazia, che non solo ha inficiato la regolarità del voto e del suo esito, ma determinato anche un gravissimo e pericoloso precedente di limitazione dei diritti elettivi dei cittadini minando alla base lo stesso concetto di democrazia; gli stessi siti dei consorzi che dovrebbero fornire informazioni circa le modalità delle votazioni, risultano spesso poco chiari e trasparenti nella pubblicazione di tali dati; nello scorso aprile è stata presentata da alcuni cittadini dell'Emilia-Romagna una petizione al Parlamento europeo in cui si evidenziavano le criticità del sistema elettivo dei consorzi di bonifica e si chiedeva un intervento da parte delle istituzioni europee; il ruolo dei consorzi è fondamentale nell'ambito della sicurezza idraulica, della gestione delle acque destinate all'irrigazione, della partecipazione alla gestione di opere urbanistiche e della tutela del patrimonio ambientale e agricolo. Tali competenze incidono sugli interessi di un numero rilevante di cittadini e di imprese dell'Emilia-Romagna, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti riportati e quali siano le loro valutazioni in merito; se ritengano di attivarsi nelle sedi di competenza affinché sia garantita la trasparenza delle elezioni, sia di quelle attuali che di quelle future, di tutti i consorzi di bonifica in Emilia-Romagna e in tutte le altre zone del Paese, nonché la massima partecipazione e rappresentatività di tutti gli aventi diritto alle consultazioni per tali organismi, che svolgono un ruolo cruciale sul territorio locale e nazionale. Atto n. 3-02187 DE BONIS Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Premesso che: l'Agenzia per le erogazioni in agricoltura (AGEA) svolge il ruolo di organismo pagatore, ovvero procede alla liquidazione dei finanziamenti comunitari previsti dalla PAC e da altri Piani di sviluppo rurale (PSR), effettua controlli per verificare la corrispondenza delle azioni eseguite rispetto a quanto previsto dalla normativa europea; gli aiuti previsti dalla PAC, mirati a sostenere il reddito degli agricoltori, possono essere disaccoppiati, ossia svincolati dalle produzioni, oppure accoppiati quindi legati alle produzioni effettuate. Il nuovo regime di pagamento unico, disposto dal regolamento (CE) n. 1782/2003, ha introdotto, quindi, anche il pagamento degli aiuti disaccoppiati, non collegati in rapporto al tipo ed alla produzione di coltura praticata, ma mediante la liquidazione di diritti individuali assegnati (titoli); ogni titolo è rapportato ad una determinata superficie ammissibile. Pertanto il produttore beneficiario in sede di presentazione della domanda unica di pagamento in coincidenza a un dato numero di titoli assegnati deve garantire l'utilizzo di una corrispondente superficie ammissibile attraverso la conduzione di particelle a coltura eleggibile, come previsto dall'art. 34 del regolamento (CE) n. 73/2009; la domanda unica deve essere presentata all'Organismo pagatore, direttamente o per il tramite di un Centro di assistenza agricola, entro il 15 maggio di ogni anno. Il pagamento viene effettuato, come previsto dall'art. 29 del regolamento (CE) n. 73/2009, tra il 1° dicembre e il 30 giugno dell'anno civile successivo; ogni agricoltore beneficiario di pagamenti diretti AGEA, deve compilare a mezzo CAA, apposita domanda grafica, evidenziando con colori diversi tutte le specie colturali oggetto di aiuto accoppiato e non. Nel sistema integrato di gestione e controllo, AGEA utilizza la tecnica del telerilevamento al fine di effettuare i controlli a campione sulle domande di aiuto per verificare la presenza delle colture dichiarate con le relative superfici e gli usi del suolo (ad esempio se seminativi, vigneti, oliveti); da una cospicua parte di agricoltori viene lamentato come talune procedure di controllo, messe in atto da AGEA, risultino essere oltre che irrispettose del principio del contraddittorio (previsto dalle norme che regolano l'avvio e la conclusione dei procedimenti e che la stessa Corte Costituzionale, con sentenza 104/2007, ha elevato a rango costituzionale detto principio di diritto amministrativo, il contraddittorio, previsto anche dal trattato di Lisbona - Audi et alteram partem - del 2009) anche destituite da ogni fondamento tecnico-agronomico, che determina, per le aziende oggetto di controllo, penalità e blocco dei pagamenti, e quindi si appalesano illegittime e vessatorie, specie quando si adottano l'anno successivo e quindi non è possibile risalire alla coltura precedente; ciò che preoccupa molto è la verifica delle domande di pagamento inviate dagli agricoltori per il tramite dei Centri di assistenza agricola (CAA) e l'irrogazione delle relative sanzioni. Avviene, infatti, che, a seguito dell'attività di verifica svolta da AGEA, la stessa, nel caso in cui emergano incongruenze, convochi, per il tramite dei CAA, l'agricoltore per contestare le irregolarità e incongruenze. Nel corso di questo incontro viene redatto un verbale per l'esame congiunto dei risultati degli accertamenti e, sovente, in ordine ai controlli effettuati da studi professionali incaricati da AGEA, succede che: i tecnici incaricati ricevono mandato l'anno successivo rispetto all'anno di produzione; a seguito di tale tardivo incarico i produttori vengono privati del loro diritto di effettuare il sopralluogo in campo, con relativo contraddittorio, sulle particelle dichiarate e sulle quali sono state rilevate le ipotetiche incongruenze o violazioni di norme tra i dati dichiarati e quelli accertati; i tecnici incaricati del controllo, a seguito di tale tardiva convocazione, barrano di loro iniziativa nel verbale la casella in cui il produttore rinunzia di volere procedere al sopralluogo in contraddittorio in campo; a seguito della citata rinunzia, sempre i tecnici incaricati del controllo inducono il produttore ad accettare gli esiti notificati nel verbale sulla base dei rilievi aerofotogrammetrici e delle misurazioni effettuate sulle colture; ai fini della liquidazione dell'aiuto si tiene conto unicamente delle risultanze tecniche derivanti dagli accertamenti eseguiti dai tecnici incaricati da AGEA - OP; in merito a tale procedura si evidenzia come tali controlli risultino del tutto indiziari, in quanto i rilievi aerofotogrammetrici e quelli delle misurazioni, affinché assumano valore probatorio, necessitano di sopralluoghi con riscontri oggettivi in campo, nel rispetto del principio generale del pieno contraddittorio con l'agricoltore; inoltre, con particolare riferimento al contributo unico, la contestazione di presunte irregolarità o incongruenze della domanda avviene sistematicamente dopo che la coltura a cui esso si riferisce non è più presente in campo. Ne consegue che l'accertamento fatto da remoto per il tramite di fotorilievi satellitari non possa essere oggetto di verifica in campo. Stupisce che i Centri di assistenza agricola non informino i loro assistiti che, in mancanza di un controllo in loco , l'Organismo accertatore non possa applicare sanzioni e decurtazioni del contributo; una tale gestione dissennata provoca ai produttori agricoli danni irreversibili per mancata erogazione di un aiuto (spesso unico), che costituisce la base dei redditi agricoli; in ultimo, ma non meno importante, è l'abuso del cosiddetto "Refresh" (una rivisitazione da parte di AGEA del tutto arbitraria e soggettiva basata su rilievi effettuati da remoto, mediante fotografie satellitari, senza il contraddittorio con le parti richiedenti). Nel momento in cui il CAA predispone il fascicolo aziendale, operazione necessaria finalizzata alla presentazione di tutte le "domande di aiuto" (domanda unica o PSR che sia), il primo controllo che esegue è quello di verificare che i dati dichiarati dal produttore siano corrispondenti a quelli rilevati da AGEA in quel preciso momento e procede, quindi, all'invio telematico della domanda di pagamento. Purtroppo, però, succede spesso che i dati che allora risultavano corrispondenti ed esatti, in seguito all'aggiornamento "Refresh" effettuato da AGEA, rendano il fascicolo aziendale discordante rispetto ai dati acquisiti in precedenza e ciò invalida la domanda di pagamento e la blocca. Il tutto all'insaputa dell'operatore e del produttore agricolo, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo voglia verificare: che AGEA, nel disciplinare con provvedimenti interni il procedimento di controllo si attenga perentoriamente non solo alla normativa interna (art. 7 e seguenti della legge n. 241 del 1990) ma anche alla copiosa normativa comunitaria, oltre al costante orientamento della giurisprudenza Unionale posti a salvaguardia dei diritti degli agricoltori, tra i quali si segnala l'obbligo del contraddittorio e una puntuale verbalizzazione delle attività poste in essere e delle osservazioni eventualmente sollevate dagli interessati; che il metodo adottato per effettuare i controlli non sia basato unicamente sui rilievi fotografici e satellitari, i quali non assicurano, né accuratezza, né diritto di difesa, quando viene a mancare un tempestivo controllo in loco , che va effettuato necessariamente prima che la coltura in campo sia rimossa per il raccolto; che AGEA non utilizzi i controlli "Refresh" in remoto, dopo che il CAA abbia riallineato il fascicolo secondo le richieste di AGEA medesima, né tantomeno successivamente all'invio telematico della domanda unica di pagamento, dal momento che ne invaliderebbe il contenuto bloccando il pagamento della stessa; quali provvedimenti intenda adottare affinché che tutte le operazioni sul fascicolo aziendale siano operate nel rispetto del contraddittorio con l'agricoltore o con il tecnico delegato. Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento Atto n. 3-02184 DE BONIS Al Ministro dell'interno Premesso che: il decreto-legge 10 novembre 2020, n. 150, in fase di conversione presso il Senato della Repubblica e già approvato dalla Camera dei deputati, prevede, all'articolo 8, disposizioni in deroga a quanto previsto dall'articolo 5, comma 1, della legge 2 luglio 2004, n. 165 per il rinnovo degli organi elettivi delle regioni a statuto ordinario, limitatamente all'anno 2020, in considerazione del quadro epidemiologico complessivamente e diffusamente grave su tutto il territorio nazionale; stabilisce l'articolo che le elezioni degli organi elettivi delle regioni a statuto ordinario, anche già scaduti, o per i quali entro il 31 dicembre 2020 si verificano le condizioni che ne rendono necessario il rinnovo, hanno luogo non prima del novantesimo e non oltre il centocinquantesimo giorno successivo alla data in cui si sono verificate le circostanze, che rendono necessario il rinnovo ovvero nella domenica compresa nei sei giorni ulteriori; tale decreto-legge, pur dettando disposizioni dirette alla totalità delle regioni a statuto ordinario, è destinato a trovare immediata applicazione con riferimento alla Regione Calabria, in cui occorre procedere alle elezioni degli organi regionali, ai sensi dell'articolo 126 della Costituzione e dell'art. 33, comma 6, dello Statuto regionale (di cui alla legge regionale 19 ottobre 2004, n. 25 e successive modifiche), per via della scomparsa della Presidente della Regione, Jole Santelli, avvenuta il 15 ottobre 2020; considerato che: il decreto governativo della Regione Calabria indica fra il 14 febbraio e il 14 aprile 2021 la data di svolgimento delle elezioni e il vice presidente facente funzione, Antonio Spirlì, ha già scelto per il voto il primo giorno utile, ossia il 14 febbraio, riducendo al minimo i tempi della campagna elettorale e del procedimento preparatorio; si fa presente che la legge elettorale calabrese avrebbe vizi di costituzionalità, secondo diversi giuristi, ma a parte questo, la convocazione dei comizi elettorali per tale data preclude la competizione elettorale a tutti i movimenti e i partiti non già presenti in Consiglio regionale o aventi eletti in Parlamento, per una serie di insormontabili ostacoli; infatti, tale data è stata fissata nel periodo in cui la Calabria era "zona rossa" ed era quindi impossibile ogni attività politica. La raccolta delle firme, inoltre, è preclusa in parte o del tutto, perché alcuni comuni hanno gli uffici delegati chiusi, per il rischio di contagio e i notai spesso evitano di certificarle per lo stesso motivo; né è lontanamente pensabile il ricorso al tradizionale tavolo di raccolta nei luoghi più frequentati, ora pressoché deserti e senza considerare il rischio a cui si esporrebbero i volontari organizzatori; né le cose sono molto cambiate da quando da "rossa", la Calabria è diventata "arancione"; il numero di firme da raccogliere, inoltre, non verrebbe ridotto a un terzo, come le elezioni regionali svoltesi nel 2020, ma resterebbe quello fissato per tempi senza mobilità ridotta e rischi per la salute; in queste condizioni si dovrebbero raccogliere molte migliaia di firme entro il 15 di gennaio, mentre le famiglie si chiudono in casa per il COVID e per tradizione e mentre il Governo impone un altro lockdown da Natale a Capodanno; con la data per le elezioni fissata al 14 febbraio 2021 non è possibile alcuna campagna elettorale, su cui incombe pure la terza ondata della pandemia, il cui picco sarebbe a cavallo dei giorni del voto e la cui durata potrebbe protrarsi sino alla tarda primavera; la terza ondata in quei giorni imporrebbe un rinvio della data del 14 febbraio, persino se non scattassero nuovi provvedimenti da "zona rossa", essendo impensabile chiudere la gente in casa, serrare le saracinesche, allontanare gli studenti dalle scuole e poi chiedere di andare alle urne. È evidente che tutto questo si traduce in una esclusione dal voto, che parrebbe addirittura programmata, delle formazioni politiche non già presenti nel Consiglio regionale o in Parlamento, si chiede di sapere: quali iniziative il Ministro in indirizzo voglia intraprende, al più presto possibile, affinché la data del 14 febbraio 2021 sia spostata almeno all'ultimo giorno utile previsto dal Governo, ovvero il 14 aprile 2021; in alternativa, se voglia adoperarsi al fine di accorpare le elezioni regionali calabresi con quelle amministrative previste per la tarda primavera del 2021, per una maggiore sicurezza ed un più agevole esercizio del diritto di partecipazione democratica e dei diritti di elettorato passivo. Atto n. 3-02185 SEGRE DE PETRIS MARILOTTI Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro della giustizia Premesso che: a breve avrà inizio la campagna di vaccinazione di massa per arginare la drammatica pandemia in corso e tutelare il maggior numero possibile di cittadini e cittadine; la campagna di somministrazione del vaccino è stata opportunamente organizzata secondo alcune riconosciute priorità: dal personale medico e infermieristico, alle persone di età superiore a sessant'anni, ai malati cronici e affetti da più patologie, ad insegnanti e forze di polizia e comunque a quanti vivano o lavorano in condizioni in cui è impossibile assicurare il distanziamento sociale; appare, altresì, necessario comprendere anche le persone affette da fragilità o comunque in condizioni tali da comportare un'elevata complessità assistenziale, nonché beneficiarie dell'amministrazione di sostegno ai sensi della legge 9 gennaio 2004, n. 6; considerato che: nelle circa 200 carceri italiane vivono e lavorano oltre 100.000 persone, oltre a detenuti e detenute, anche operatori di Polizia penitenziaria, personale socio-sanitario, amministrativo e di direzione; dai dati forniti dal Ministero della giustizia e ripresi dal Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà e dall'Osservatorio Carcere dell'Unione camere penali italiane, risultavano a metà dicembre 2020, 1.023 persone contagiate, per lo più asintomatiche, di cui solo 31 ospedalizzate. Mentre fra il personale amministrativo e gli agenti di Polizia penitenziaria risultano rispettivamente 810 e 72 contagiati; appare drammaticamente evidente come il carcere, nonostante le misure predisposte per il contenimento, sia uno dei luoghi in cui sono più alte le possibilità di contagio e diffusione, anche all'esterno, del contagio stesso; considerato infine che al momento, in ambito carcerario risulta prevista la prioritaria vaccinazione anti COVID soltanto del personale di Polizia penitenziaria, in quanto personale delle forze dell'ordine, previsione che per altro non tiene adeguato conto del fatto che lo Stato ha un preciso obbligo di garanzia nei confronti delle persone che sono affidate alla sua custodia durante tutto il periodo della detenzione negli istituti di pena, si chiede di sapere: se il Presidente del Consiglio dei ministri e il Ministro in indirizzo non ritengano urgente la predisposizione di un piano vaccinale per detenuti e personale che lavora nelle carceri; se non si ritenga altresì che, proprio per i rischi congeniti, l'insieme delle persone che vivono e lavorano nelle carceri debba essere inserito sin dall'inizio fra le categorie sottoposte con priorità alla campagna di vaccinazione. Interrogazioni con richiesta di risposta scritta Atto n. 4-04644 PERGREFFI Ai Ministri dell'interno e della giustizia Premesso che a quanto risulta all'interrogante : da oltre un anno nel comune di Romano di Lombardia (Bergamo) scorrazza una banda di una quindicina di minori di origine straniera; questa baby gang , come da denunce della Polizia locale, è ritenuta responsabile di vari reati, da rapine, minacce, aggressioni, a furti e vandalismi; a marzo 2019 il presunto capobanda, dopo vari furti, con la tecnica del branco, nei supermercati e minacce ai dipendenti e alla clientela, veniva fermato per rapina a un cliente ultrasessantenne con un coltello e una pistola elettrica taser ; ad aprile 2019 in pieno centro quattro componenti della banda avvicinavano un passante, puntandogli un coltello in faccia per farsi consegnare soldi e cellulare; a giugno 2019, identificati dalle telecamere, venivano denunciati alla Procura dei minori di Brescia un romeno di 14 anni, un marocchino di 15 e un albanese di soli 12 anni, per furti di biciclette e risse; la banda da mesi terrorizza anche i ragazzi del paese con continui furti di cellulari e minacce, che spesso non vengono nemmeno denunciati per paura di ritorsioni, come avvenuto con l'aggressione, il 26 maggio, davanti al municipio a tre ragazzi coetanei, tanto da costringere gli studenti delle scuole medie a chiudersi in casa per timore di venire aggrediti e rapinati; l'8 maggio un 12enne albanese e un 14enne romeno erano stati fermati, perché sottraevano biciclette dal bicipark della stazione, mentre pochi giorni dopo insieme a un 16enne marocchino venivano identificati, mentre cercavano di forzare il deposito del bar dell'oratorio parrocchiale; nelle scorse settimane la gang ha minacciato un operatore della sosta al mercato e alcuni membri della banda erano stati fermati con piccole quantità di stupefacenti; la sera del 22 novembre 2020 i tre capi della banda venivano denunciati ancora dalla Polizia locale per la rapina ad un pony pizza 18enne, poi sfumata per l'intervento di un agente fuori servizio di passaggio nella zona; nonostante le innumerevoli denunce, anche di recente, violando le disposizioni di coprifuoco, si sono resi protagonisti di vandalismi alla capanna di Babbo Natale allestita nel centro del paese, come accertato dalle riprese della videosorveglianza; messi di fronte alle proprie responsabilità i ragazzini della gang hanno sempre assunto un atteggiamento sprezzante contando di farla franca, oltre che per la giovane età, per il clima di omertà e paura che si è creato tra le vittime; constatato che: a carico di questi minori di origine straniera vi sono diverse denunce alla Procura dei minori per gravi reati quali rapina, furto, aggressioni, minacce, vandalismi; a tutt'oggi non risulta essere stato preso alcun provvedimento da parte della Procura dei minori di Brescia, si chiede di sapere: se al Ministro in indirizzo risulti il motivo per il quale la Procura dei minori dopo quasi due anni dalle prime denunce e vista la persistente recividità, non abbia ancora valutato dei provvedimenti nei confronti dei minori, ora tutti in età perseguibile dal punto di vista giudiziario. Atto n. 4-04645 BINETTI Al Ministro dell'istruzione Premesso che, a quanto risulta all'interrogante: R.C. è stato assunto dal Ministero dell'istruzione con mansioni di "bidello", nonostante avesse dei precedenti penali specifici: due sentenze di condanna per abusi sessuali nei confronti di minore; nell'esercizio del suo nuovo incarico, nel 2008, ha abusato per oltre tre mesi di un minore di 10 anni all'interno della struttura scolastica Bonghi, di Roma; i fatti sono stati documentati e il medesimo è stato condannato al pagamento spontaneo delle somme indicate nella sentenza civile, pari a circa 188.000 euro più le spese processuali; il ragazzo, che a suo tempo fu vittima riconosciuta di abusi, oggi è maggiorenne, orfano di padre e di madre e senza alcun mezzo di sostentamento; attualmente fa lo stalliere, senza riuscire a mantenersi in modo sufficiente; la sentenza impone al Ministero di adempiere al dispositivo riportato in maniera spontanea, diversamente i tempi per ottenere il pagamento in maniera esecutiva richiederebbero tempi estremamente lunghi, con grave pregiudizio per le condizioni di vita e di salute del ragazzo, che da quella esperienza è rimasto profondamente ferito; in sede penale, inoltre, vi era stata la condanna del soggetto, ritenuto responsabile anche di altri abusi nei confronti di altri minori, rispetto ai quali era stato ugualmente condannato. La sentenza evidenziava anche una corresponsabilità del Ministero competente, in quanto a conoscenza degli abusi e della personalità del suo dipendente, senza aver approntato alcun controllo o atti idonei ad evitare quanto accaduto. Il danno non patrimoniale patito dalla madre veniva quantificato in euro 50.000, mentre il danno patito veniva indicato in euro 500.000; nel frattempo, però, R.C. nonostante la notifica del 7 settembre 2018 entrava in contumacia; il Ministero dal canto suo non contestava i fatti storici e l'avvenuta sentenza penale divenuta irrevocabile; contestava però il quantum richiesto ed evidenziava come il Ministero fosse stato tratto in inganno dal comportamento del C. che aveva taciuto all'atto della domanda di assunzione di aver ricevuto già due sentenze penali di condanna per reati sessuali; l'argomentazione del Ministero andrebbe però respinta, in quanto è emerso che il bidello aveva riportato già altre condanne per reati sessuali prima dell'assunzione e per altro ha ripetuto gli abusi sul minore nell'ambito delle sue mansioni nella scuola dove lavorava al tempo; recentemente l'avvocato della difesa ha scritto al Ministero: "Allego alla presente sentenza di condanna depositata in data odierna da parte del tribunale civile di Roma in favore del mio assistito G.P., chiedendo se vi è disponibilità di un immediato pagamento della somma indicata nel provvedimento ovvero debba azionarmi con ulteriore assistenza per il recupero del credito", si chiede di sapere in che modo il Ministero intenda farsi carico della situazione della vittima di abusi, davanti a fatti acclarati di responsabilità individuale e istituzionale, tenendo conto che il soggetto è tuttora ferito e scarsamente capace di affrontare e risolvere da solo una situazione di profondo disagio, aggravata per altro dall'attuale pandemia e dall'ulteriore impoverimento che si è prodotto. Atto n. 4-04646 VESCOVI Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Premesso che: dal 2015 Assadolah Assadi è l'ufficiale più anziano del Ministero dell' intelligence e della sicurezza iraniano in Europa, di stanza presso l'Ambasciata iraniana a Vienna; Assadi è stato arrestato un anno fa in una piazzola di sosta dell'autostrada, mentre si recava dal Belgio alla Francia: è accusato, insieme a tre complici, di aver pianificato un attentato, poi sventato dall' intelligence , contro un raduno a Parigi del Consiglio nazionale della resistenza iraniana, un'organizzazione che racchiude diverse sigle dell'opposizione iraniana all'estero, fuorilegge in Iran; il materiale trovato nell'auto del diplomatico dimostrerebbe, secondo l' intelligence francese, che Assadi era parte centrale dell'organizzazione del piano e che operava sotto diretto controllo di Teheran; considerato che: giovedì 3 dicembre in Belgio si è svolta la seconda sessione del processo ad Assadi (che non si è presentato) e ai suoi tre complici; il pubblico ministero ha chiesto 20 anni di carcere per Assadi, 18 anni per la coppia belga-iraniana arrestata insieme a lui, e 15 anni per il terzo complice arrestato; gli esplosivi da usare nell'attentato, che secondo l'accusa sono stati portati in Europa dall'Iran proprio dal diplomatico tramite un volo commerciale, erano TATP, la stessa tipologia utilizzata nell'attacco jihadista alla Manchester Arena; valutato infine che: all'evento che era stato immaginato come target dell'attentato erano presenti decine di migliaia di persone, tra le quali esponenti di primo piano della politica internazionale; se confermato, il collegamento diretto tra la rete diplomatica e le istituzioni iraniane rappresenterebbe un grave pericolo per la sicurezza nazionale del nostro Paese e dell'intero mondo occidentale, si chiede di sapere quali iniziative il Ministro in indirizzo, alla luce di quanto espresso in premessa, intenda intraprendere per tutelare la sicurezza del nostro Paese, e se intenda valutare la possibilità di aprire un dibattito in sede europea per inserire nella lista delle organizzazioni terroristiche le diramazioni del Ministero dell' intelligence iraniano e la struttura dei Pasdaran . Atto n. 4-04647 NUGNES Al Ministro della difesa Premesso che: l'uranio impoverito, spesso presente in diversi teatri di guerra, ha rappresentato e continua a rappresentare una delle maggiori minacce alla salute del corpo militare, delle organizzazioni no-profit e dei civili che operano e vivono in zone bombardate; gli effetti radiologici e chimici provocati dalle esplosioni di ordigni all'uranio impoverito e l'ingente numero di patologie oncologiche, in molti casi mortali, riscontrati tra i militari sono correlati e sono scientificamente dimostrati. A conferma di quanto sostenuto vi sono oltre 150 sentenze di condanna al Ministero della difesa per aver fatto operare i militari senza le dovute precauzioni, documenti dell'ISS, del Pentagono, della NATO, ma, soprattutto, lo conferma in modo chiaro ed inequivocabile il lavoro svolto dalla IV Commissione parlamentare d'inchiesta sull'uranio impoverito che, per tentare di sanare la situazione, ha elaborato e proposto al Parlamento un disegno di legge, attualmente ancora fermo nelle Commissioni di competenza; la sentenza n. 07564/2020 emessa il 30 novembre 2020 dalla quarta Sezione del Consiglio di Stato, massimo organo amministrativo della Repubblica, conferma la responsabilità piena del Ministero della difesa per avere causato nel proprio personale l'insorgenza di gravi patologie correlate all'esposizione senza precauzioni all'uranio impoverito disseminato dai bombardamenti Nato nei teatri oggetto delle così dette "missioni di pace"; sebbene tutti i Governi precedenti abbiano cercato di minimizzare le responsabilità nell'utilizzo di questa tipologia di armamento, questo era presente in tutti i teatri in cui le Forze armate italiane hanno operato ed i militari esposti senza alcun tipo di protezione, sono rimasti fortemente colpiti dalle conseguenze; considerato che, per quanto risulta all'interrogante: come è emerso dall'Osservatorio militare, il numero dei morti per uranio impoverito ad oggi causato è pari a 382 e quasi 8.000 è il numero degli ammalati; la presenza dell'uranio U238 nel midollo di Luigi Sorrentino, caporalmaggiore morto suicida lo scorso 23 ottobre dopo aver prestato servizio in Kosovo e Afghanistan ed essersi poi ammalato di leucemia, corrispondente a 10,4 microgrammi per litro, circa il doppio di quello presente in condizioni normali, come dichiarato dal medico legale Rita Celli, dimostrerebbe la comprovata corrispondenza tra l'emersione di tali patologie nei militari di ritorno dalle missioni; un duplice esposto-denuncia alla Procura di Roma ed a quella militare sulle presunte carenze, in tema di salute e sicurezza per i militari impegnati in Iraq è stato presentato da Roberto Vannacci, generale dei Corpi speciali dell'esercito ed ex comandante dei paracadutisti della Folgore, già comandante del contingente italiano e numero due della coalizione anti ISIS, il quale ha denunciato ripetutamente al COI (Comando Operativo Interforze) l'uso su larga scala di uranio impoverito in Iraq dalle quantità 30 volte superiore a quella impiegata nei Balcani tra il 1994 ed il 1999; nello stesso periodo, la IV Commissione parlamentare d'inchiesta sull'uranio impoverito convocava in audizione l'ammiraglio Cavo Dragone comandante del COI, il quale forniva notizie ed informazioni diametralmente opposte a quelle denunciate dal gen. Vannacci. L'amm. Dragone dichiarava alla Commissione che la durata della missione non superava i 4 mesi, nel rispetto delle indicazioni fornite dagli alleati al fine di limitare i tempi di esposizione ad uranio impoverito da parte del personale, sostenendo che i comandanti in loco avevano a disposizione ogni strumento e documentazione per elaborare i DVR e fornire tutela al personale; il gen. Vannacci, preso atto dei lavori della Commissione, negli esposti evidenzia invece sia le contraddizioni tra le dichiarazioni del comandante del COI e quanto accadeva sul campo, sia l'impossibilità di attuare quanto dichiarato dall'ammiraglio in Commissione; dopo la deposizione in Commissione, dimostratasi mendace, da parte dell'ammiraglio Dragone, lo stesso è stato promosso a capo di Stato Maggiore della Marina militare, ruolo che occupa ancora oggi nonostante le denunce in corso; i vari esposti presentati dal gen. Vannacci non avevano sortito effetto alcuno, il Parlamento e con esso il ministro pro tempore della Difesa, Trenta pur essendo stata personalmente informata dal generale, non avviarono alcun tipo di azione, né nei confronti dell'ufficiale che aveva mentito al Parlamento, né nei confronti del generale che aveva denunciato; il colonnello medico responsabile della salute del personale militare proprio nel teatro oggetto dell'esposto del gen. Vannacci, considerata la sordità delle istituzioni, in un articolo apparso su "il Fatto Quotidiano" del 27 giugno 2020, non solo conferma tutte le anomalie e le inadempienze dei responsabili del COI in Italia, ma evidenzia il gravissimo deficit di direttive ed istruzioni per permettere ai militari di operare in sicurezza; nonostante che dalle dichiarazioni del colonnello medico Filomeni si evidenzino le gravissime colpe su tutta la linea gerarchica responsabile dell'impiego dei nostri militari in Iraq, nessun Ministro, compreso l'attuale, prende provvedimenti per cercare di sanare la situazione, si chiede di sapere: quali misure il Ministro in indirizzo intenda attuare al fine di evitare che i nostri militari possano essere nuovamente esposti a tale pericolo in altri territori e garantire a quelli ormai colpiti e alle loro famiglie, tutti gli strumenti necessari alla prevenzione e cura e all'adeguato risarcimento; quale sia il motivo per cui, nonostante la gravità delle denunce dei due alti ufficiali, non abbia mai assunto alcuna decisione, né nei confronti dei denunciati, né nei confronti dei denuncianti, lasciando cadere di fatto un evento gravissimo che mette in discussione la credibilità del corretto comportamento di altissimi ufficiali delle Forze armate e del loro rispetto e fedeltà nei confronti del Parlamento; quale sia il motivo per cui nonostante le condanne passate in giudicato a carico del Ministero della difesa, lo stesso risponda in tempi inaccettabili nell'eseguire le sentenze a favore di famiglie distrutte non solo dal punto di vista affettivo con la perdita del congiunto, ma anche dal punto di vista economico, come nel caso della signora Donata Casasola, che ha perso il figlio ventitreenne a causa dell'uranio impoverito, dopo decenni ha vinto numerose cause con l'Amministrazione della difesa fino ad arrivare alla condanna definitiva nel gennaio 2020, nei confronti della quale ad oggi il Ministero ancora non ottempera alla sentenza; quante siano le sentenze a cui il Ministero della difesa, pur essendo stato condannato in via definitiva, non ha ottemperato oppure ha ottemperato in modo parziale, ed il motivo di un comportamento inammissibile per un comune cittadino. Atto n. 4-04648 BOSSI Simone FREGOLENT Al Ministro della salute Premesso che: l'ultimo piano pandemico prodotto dall'Italia risale al 2006; dopo tale data non risultano aggiornamenti, anche se esisteva una scadenza al 2013 per un obbligo di revisione; nel 2017, i vertici del Ministero della salute, avrebbero copiato e incollato il precedente piano pandemico su una diversa pagina web ; il ricercatore Francesco Zambon, dell'OMS, ha curato un report che evidenziava tale obsolescenza del piano pandemico; il report , una volta pubblicato, risulta tempestivamente ritirato; il Ministro in indirizzo, in data 10 dicembre 2020, in una importante trasmissione televisiva ha smentito la richiesta di ritiro del report del ricercatore dell'OMS, ed ha specificato che il piano pandemico in discussione fosse in realtà quello influenzale, di conseguenza afferente a una materia diversa; considerato che: il vice Ministro della salute Sileri, in una recente intervista, ha affermato che il piano pandemico e il piano antinfluenzale sono la stessa cosa; ha inoltre accusato i vertici del Ministero di pressappochismo, citando il segretario generale del Ministero; anche il direttore aggiunto dell'OMS, Ranieri Guerra, conferma la mancata revisione del piano pandemico, nonostante la scadenza del 2013; valutato infine che a quanto risulta agli interroganti: l'OMS, appellandosi all'immunità diplomatica, avrebbe impedito al ricercatore Zambone e ai suoi colleghi di rispondere ai dubbi del procuratore di Bergamo; l'11 dicembre lo stesso Ministro degli affari esteri, Di Maio, avrebbe inviato una lettera ufficiale chiedendo all'Organizzazione Mondiale della Sanità di consentire agli investigatori di interloquire con i ricercatori, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno informare il Parlamento sulla questione del mancato aggiornamento del piano pandemico. Atto n. 4-04649 CORTI Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Premesso che: nella zona agricola di Cerratello si è compiuto un grave episodio di sversamento di liquami in un torrente nei pressi di Casola di Montefiorino (Modena), alterando il fragile equilibrio ambientale dei territori appenninici; lo sversamento, accaduto nei pressi di un'azienda agricola, e ampiamente documentato, ha reso addirittura giallo nel candore della neve un fosso che, attraversando ampie zone coltivate, finisce nel torrente Dragone, quindi nel Dolo e nel fiume Secchia, quest'ultimo area fluviale di grande interesse ambientale e naturalistico; simili accadimenti non sono tollerabili e devono essere prontamente perseguiti dagli organi preposti; l'inquinamento delle acque dell'Appennino rappresenta una ferita ambientale di grave impatto non solo per la montagna, ma per tutto il bacino idrico del territorio; la Regione ha stanziato un contributo di 1,6 milioni di euro a favore delle imprese agricole che decidono di coprire i vasconi di liquami, interrandoli con pratiche che consentono di ridurre drasticamente le emissioni in atmosfera; la misura, che intende sostenere gli investimenti delle imprese indirizzati alla tutela dell'ambiente e alla sostenibilità, appare tuttavia di portata limitata, rilevandosi inefficace a scoraggiare il perpetrarsi di simili comportamenti illeciti, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga di adottare a livello nazionale interventi finalizzati ad incentivare le imprese a comportamenti più virtuosi, riconoscendo appositi incentivi nei confronti di quante investono in opere maggiormente sostenibili e rispettosi dell'ambiente a tutela dei territori appenninici. Atto n. 4-04650 DE BONIS Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri dello sviluppo economico e dell'economia e delle finanze Premesso che: "Resto al Sud" è l'incentivo che sostiene la nascita e lo sviluppo di nuove attività imprenditoriali o libero professionali nelle regioni del Mezzogiorno e nelle aree del centro Italia colpite dai terremoti del 2016 e 2017; il decreto-legge 20 giugno 2017, n. 91 è la legge istitutiva e l'articolo 1 reca "Misura a favore dei giovani imprenditori nel Mezzogiorno, denominata «Resto al Sud"; il comma 1 stabilisce che l'attivazione della misura è indirizzata alle regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia ed è volta a promuovere la costituzione di nuove imprese da parte di giovani imprenditori. Tale misura, poi, è stata estesa anche ai territori dei comuni delle Regioni Lazio, Marche e Umbria; il comma 2 rivolge la norma ai soggetti di età compresa tra i 18 ed i 45 anni, che presentino determinati requisiti e il comma 3 stabilisce che i soggetti interessati possono presentare istanza di accesso alla misura, corredata da tutta la documentazione relativa al progetto imprenditoriale, attraverso una piattaforma dedicata sul sito istituzionale dell'Agenzia nazionale per l'attrazione degli investimenti e lo sviluppo di impresa S.p.A. - Invitalia, che opera come soggetto gestore della misura, per conto della Presidenza del Consiglio dei ministri, amministrazione titolare della misura, con le modalità stabilite da apposita convenzione; il decreto rilancio (decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34) ha poi incrementato il contributo a fondo perduto a copertura del fabbisogno di circolante per le imprese di "Resto al Sud", prevedendo un insieme di agevolazioni, sempre pari al 100 per cento del programma di spesa ammesso, per le domande presentate dopo il 19 luglio 2020; le disposizioni attuative (circolare n. 33 della Presidenza del Consiglio dei ministri) stabiliscono al punto 14. Vigilanza, controlli e ispezioni e prevedono che il "Soggetto gestore" (Invitalia) può effettuare, controlli e ispezioni sulle iniziative agevolate, al fine di verificare le condizioni per la fruizione e il mantenimento delle agevolazioni, nonché lo stato di attuazione degli interventi finanziati; da talune fonti è trapelata la notizia che la fase di monitoraggio presenterebbe dei conflitti d'interesse, perché parrebbe che, nella fase attuativa dei progetti, siano stati "esternalizzati" i controlli attribuendoli agli stessi consulenti (con un compenso di 4.500 euro al mese) dei progetti che presentano domanda di aiuto; considerato che: il dottor Domenico Arcuri è amministratore delegato di Invitalia; ai sensi dell'articolo 122 del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 18 marzo 2020, il dottor Domenico Arcuri è stato nominato commissario straordinario per l'attuazione e il coordinamento delle misure occorrenti per il contenimento e contrasto dell'emergenza epidemiologica COVID-19; nel luglio 2020, con una disposizione inserita nel "decreto semplificazioni" al commissario straordinario Domenico Arcuri è stata affidata l'ulteriore competenza della riapertura delle scuole; in data 11 novembre 2020 al dottor Domenico Arcuri è stato affidato anche l'incarico di commissario per la distribuzione dei vaccini; in questi giorni, il dottor Domenico Arcuri sta trattando anche il dossier Ilva e parrebbe delegato dal Governo alla definizione di un piano di acquisizione e di reindustrializzazione del sito; tenuto conto che: il commissario straordinario sarebbe "nel mirino" della Corte dei conti del Lazio, con la vicenda che riguarderebbe gli stipendi che avrebbe percepito in qualità di amministratore delegato di Invitalia; stando a quanto risulta dalla stampa "Secondo la ricostruzione della Corte dei conti, da manager di Invitalia, Arcuri e gli altri membri del consiglio di amministrazione avrebbero per alcuni anni percepito stipendi più alti di quelli stabiliti dalla legge che ne aveva disposto la riduzione, la cifra non è stata restituita e il commissario ha ricevuto 1.467.200 euro in più rispetto ai limiti di legge"; considerato, infine, che: l'operato del commissario Arcuri, a parere non solo dell'interrogante, pare abbia fatto acqua da tutte le parti, soprattutto in merito all'attuazione ed al coordinamento delle misure occorrenti per il contenimento e contrasto dell'emergenza epidemiologica COVID-19, a partire dall'approvvigionamento delle mascherine e di tutti i dispositivi utili a contrastare il coronavirus, allo spreco di ben tre mesi, senza riuscire a garantire all'Italia nuovi posti nelle terapie intensive, all'acquisto dei banchi a rotelle arrivati quando le scuole hanno dovuto chiudere e così via, si chiede di sapere: come mai, visti i gravi e numerosi fallimenti, il Governo continui ad affidare incarichi al dottor Domenico Arcuri; se il Ministro dello sviluppo economico voglia fornire informazioni sui criteri di spesa dei fondi in dotazione alla misura agevolativa "Resto al Sud", con particolare riferimento alla distribuzione di premialità aggiuntive a quadri, dirigenti e impiegati e su come si svolga il monitoraggio relativo alla misura per l'accesso ai fondi "Resto al Sud". Nello specifico, se corrisponda al vero che, nella fase attuativa dei progetti, i controlli siano stati "esternalizzati" tramite il reclutamento di consulenti titolari o affiliati a studi di consulenza per la finanza agevolata, impegnati nella stessa stesura dei progetti per i richiedenti le agevolazioni previste dalla misura Resto al Sud, e pertanto a soggetti in palese conflitto di interessi, considerato il rischio di dispersione del know how aziendale oltre che di risorse economiche; se i Ministri in indirizzo non ritengano che Invitalia vada posta in liquidazione per i costi eccessivi e l'onerosità dimostrata nel suo ventennio di vita, per razionalizzare e concentrare le attività previste in un'unica struttura, conseguendo necessari risparmi sia nella gestione del personale, che deve essere assunto con le modalità pubbliche, che in quella delle attività, che devono riferirsi a principi di reale esigenza, di interesse pubblico e di equilibrio tra costi e benefici che non sembrano aver contraddistinto la gestione attuale. Atto n. 4-04651 LANNUTTI NATURALE VANIN Ai Ministri della salute e dell'interno Premesso che: dal 6 novembre 2020 in alcune regioni italiane è possibile eseguire i test rapidi antigenici e i test sierologici presso le farmacie autorizzate, con lo scopo di alleggerire il carico di lavoro dei drive in ; l'esecuzione dei test dovrà essere svolta all'interno della farmacia, se è presente la possibilità di avere uno spazio dedicato, separato da quelli destinati all'accoglienza dell'utenza e alla vendita, possibilmente munito di percorsi dedicati in via esclusiva all'ingresso e all'uscita dei pazienti che intendono effettuare il test , opportunamente arieggiato in modo tale da garantire un costante ricircolo dell'aria, eventualmente anche mediante l'uso di apposito impianto di areazione. Se la farmacia è sprovvista di un ambiente dedicato potrà effettuare il tampone durante l'orario di chiusura della stessa. In alternativa, in ambiente esterno e adiacente alla farmacia, anche su suolo pubblico (esempio gazebo , camper ), con modalità di esecuzione che garantiscano gli indispensabili parametri di sicurezza per l'utenza, per il personale sanitario dedicato all'esecuzione del test e per il personale della farmacia, anche valutando l'opportunità di installare barriere in plexiglass opportunamente adattate (anche con fori/feritoie) che garantiscano la separazione fisica tra il personale incaricato dell'esecuzione del test e l'utente che intende sottoporsi al test ; incaricati di controllare che questa organizzazione delle farmacie per l'esecuzione dei test sia rispettosa delle leggi vigenti sono i vigili urbani e i NAS, i Nuclei antisofisticazioni e sanità dell'Arma dei carabinieri; considerando inoltre che: dall'avvio dei test rapidi presso le farmacie non sono mancate le perplessità, sia di singoli farmacisti, sia dei sindacati dei farmacisti, che hanno espresso timori per il rischio a cui vengono sottoposti personale e utenti del presidio: «Non ci sono le condizioni di sicurezza, né per i lavoratori né per i cittadini-utenti e il vero rischio è quello di trasformare in focolai attivi i luoghi che dovrebbero invece garantire il contrasto all'epidemia»; nella regione Lazio, ad esempio, molte delle farmacie che eseguono il sierologico e il test rapido antigenico hanno allestito un gazebo a ridosso della stessa farmacia. Molte di queste strutture sono collocate in modo da tenere separati gli utenti che si apprestano a fare il test e i passanti della zona. Ci sono però situazioni in cui la sicurezza non sempre è garantita. Rimane da capire se e quanto la vicinanza di un gazebo alla carreggiata possa costituire un pericolo per chi si mette in fila per il test , ma anche se, a livello igienico, la postazione accanto ai secchioni della spazzatura non comporti un rischio. E poi c'è l'aspetto della privacy : non sempre è rispettato; ci sono poi situazioni al limite. A Roma, ad esempio, c'è una farmacia a piazza Vittorio Emanuele II, 46, proprio sotto i portici, che d'inverno fungono da riparo notturno per i numerosi senzatetto che vivono nella zona, a pochi passi dalla stazione ferroviaria Termini. Il dottor G. L. è il titolare della farmacia situata in un quartiere difficile, già denominato come "Chinatown", che si prodiga per aiutare poveri, senzatetto e cittadini del mondo in grave difficoltà. A febbraio la farmacia si era distinta per aver regalato ottomila mascherine ai cittadini, insieme a un'informativa sul coronavirus, proprio nei giorni in cui non era facile reperirle. Un'operazione riuscita, grazie anche al supporto dell'associazione giovani cinesi che ne procurò la metà. Non ripetibile oggi, in quanto è diventato difficile reperire così tante mascherine. Per garantire il massimo della sicurezza al personale sanitario e a chi si sottopone ai test rapidi, il titolare della farmacia ha incaricato una ditta privata che ogni mattina sanifica anche esternamente l'area dove è collocato il gazebo , anche nell'interesse dei residenti della zona. Nei giorni scorsi due senzatetto sono stati trovati all'interno del gazebo dagli addetti alla sanificazione. Allertata, la Polizia ha allontanato i due homeless . A quel punto il proprietario della farmacia si è rivolto al vicino commissariato per denunciare l'accaduto, in quanto ha ritenuto che dormire all'interno del gazebo non ancora sanificato avrebbe comportato un rischio non solo per i senzatetto, ma anche per la popolazione residente . Una dirigente del commissariato ha declinato ogni responsabilità e si è limitata ad invitare il farmacista a sanificare il gazebo di sera, in modo da non mettere in pericolo i senzatetto, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza di quanto descritto; se, per quanto di loro competenza, ritengano di doversi adoperare per mettere in campo ulteriori misure, affinché quelli che nascono come presidi per estendere l'azione di prevenzione e controllo contro il COVID-19 siano realmente privi di rischi per chi vi lavora e per gli utenti; se ravvisino una declinazione di responsabilità da parte di chi, dopo quanto accaduto all'interno del gazebo di piazza Vittorio a Roma, avrebbe dovuto adoperarsi per approfondire ed eventualmente agire per garantire la massima sicurezza per i residenti della zona, e pertanto ritengano di dover intervenire; quali misure urgenti il Governo intenda attivare per rimuovere eventuali negligenze nella gestione dell'ordine pubblico evidenziate in particolare a Roma, nei pressi di Piazza Vittorio. Atto n. 4-04652 SBROLLINI Al Ministro dello sviluppo economico Premesso che: nei primi giorni di dicembre 2020 il Fondo Mayoola del Qatar ha comunicato la decisione di chiudere l'attività dello stabilimento Forall Confezioni S.p.A. di Quinto Vicentino, società che produce vestiti per lo storico marchio Pal Zileri; la decisione di cessare l'attività, che avrebbe apparentemente assunto un carattere del tutto irrevocabile, ha gettato in un profondo stato di preoccupazione tutto il territorio vicentino, ed in particolare il comune di Quinto Vicentino: lo stabilimento produttivo Forall, infatti, rappresenta per Quinto e le zone limitrofe un riferimento industriale di notevole importanza; considerato che: la crisi che coinvolge il marchio Pal Zileri si protrae ormai da diversi anni: per citare un dato, dal 2014 ad oggi il numero di dipendenti è drasticamente calato, passando dai 900 agli attuali 400 lavoratori, aumentando altresì la frequenza del ricorso agli ammortizzatori sociali; nondimeno, anche i fatturati dell'azienda si sono via via ridotti: i deficit si sono succeduti con regolarità e sono stati coperti dal Fondo Mayhoola, il quale si è trovato ad impiegare ingenti risorse, non solo per l'acquisto di Pal Zileri, ma anche per il sostegno ai lavoratori, in riferimento al quale, si parlerebbe di cifre comprese tra i 120 ed i 130 milioni; ad amplificare ed aggravare lo stato di estrema difficoltà in cui già versava l'azienda, a dispetto degli investimenti e dei conseguenti piccoli segnali di rilancio che si stavano cominciando ad intravedere, è arrivata la pandemia da COVID-19 ed il conseguente lockdown , che hanno causato la profonda crisi generale che coinvolge attualmente tutto il mercato della moda di alta gamma maschile, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa e quale ne siano gli orientamenti in merito; se non ritenga opportuno aprire un Tavolo di crisi relativo all'azienda Forall di Quinto Vicentino; quali iniziative intenda adottare al fine di individuare aziende e brand nazionali ed internazionali potenzialmente interessati all'acquisizione del prestigioso marchio, nonché di intensificare la ricerca di un possibile acquirente in grado di risollevare le sorti dello stabilimento e di rilanciare altresì l'economia del territorio. Atto n. 4-04653 PESCO LANNUTTI DI NICOLA VANIN CORRADO ANGRISANI VACCARO BOTTO GALLICCHIO PAVANELLI TRENTACOSTE PRESUTTO MANTERO CASTELLONE MININNO CAMPAGNA RICCIARDI CROATTI PELLEGRINI Marco GAUDIANO DELL'OLIO ACCOTO AIROLA CASTIELLO LOREFICE DE LUCIA ENDRIZZI LUPO MORONESE SANTILLO MANTOVANI L'ABBATE D'ANGELO GIROTTO Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro della giustizia Premesso che: dalla pagina social del giornalista Nicola Borzi, si apprende che il 22 aprile 2021, insieme al giornalista Francesco Bonazzi, sarà processato per il reato di violazione di segreto di Stato, in merito ad alcuni articoli usciti nel novembre 2017 su "Il Sole 24-Ore" e "La Verità", relativi alla gestione di conti correnti riconducibili alla " intelligence " italiana, detenuti presso la Banca Popolare di Vicenza e chiusi nel 2014; nell'atto di sindacato ispettivo 3-03398, presentato alla Camera dei deputati durante la XVII Legislatura, si chiedeva di sapere se rispondessero al vero le notizie riportate negli articoli con riferimento alla tipologia di soggetti che avrebbero beneficiato di versamenti provenienti da tali conti correnti; il Ministro in indirizzo, nel confermare l'esistenza dei rapporti bancari, non entrò nel merito di quanto riportato dai due giornalisti e richiamato nell'atto parlamentare: "... risultano effettivamente essere stati operanti negli anni riportati, presso l'istituto bancario in questione e Banca Nuova, dallo stesso, successivamente, assorbita, conti correnti degli organismi di informazione per la sicurezza della Repubblica, utilizzati per il pagamento di emolumenti in favore di dipendenti e spese di rappresentanza regolarmente fatturate. Si segnala, comunque, che, trattandosi di materia riguardante la gestione contabile e l'attività degli indicati organismi, connotata la ragione di riservatezza, essa è sottoposta per legge al controllo del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica che ha già formulato specifica richiesta al riguardo. In relazione a ciò, acquisiti dalla magistratura procedente gli atti relativi al procedimento in questione, sarà possibile avere un più compiuto quadro informativo sulle vicende riportate dalla stampa, al fine di poter fornire al Comitato parlamentare il richiesto riscontro"; secondo il giornalista, le indagini a loro carico sarebbero state condotte violando decenni di giurisprudenza costante della Corte europea dei diritti dell'uomo, che vieta agli inquirenti di sequestrare ai giornalisti i loro archivi per cercare di risalire alle loro fonti. Indagini che violano i diritti del giornalismo stesso e ledono la libertà di stampa garantita dall'articolo 21 della Costituzione, costituendo esse stesse un avvertimento, una minaccia, rivolta a tutti coloro che esercitano questa professione; considerato che nel mentre il processo alla libertà di informazione dei due giornalisti viene fissato, di fatto confermando come veritieri i contenuti degli articoli, essendo gli stessi l'oggetto di violazione di segretezza, dopo anni ancora non è stato dato conto al Parlamento e all'opinione pubblica di motivazioni e finalità dei bonifici in favore dei soggetti beneficiari, si chiede di sapere: se il Governo non ritenga che nel caso di specie siano stati lesi il diritto alla libertà d'informazione e alla tutela del segreto professionale e della riservatezza delle fonti; se non ritenga opportuno verificare l'eventuale presenza di conflitti di interesse o di irregolarità nel procedimento in capo ai due giornalisti, rei solo di aver esercitato la propria professione. Atto n. 4-04654 LONARDO Al Ministro della salute Premesso che: in un contesto di pandemia globale come quello attuale, la distribuzione dei vaccini è un elemento di massima importanza per salvaguardare la vita dei cittadini; il primo invio di vaccini da parte della Pfizer, per un totale di 1.833.975 dosi, dovrebbe essere ripartito per regioni seguendo tali quantità: Abruzzo 25.480, Basilicata 19.455, Calabria 53.131, Campania 135.890, Emilia-Romagna 183.138, Friuli-Venezia Giulia 50.094, Lazio 179.818, Liguria 60.142, Lombardia 304.955, Marche 37.872, Molise 9.294, Provincia autonoma di Bolzano 27.521, Provincia autonoma di Trento 18.659, Piemonte 170.995, Puglia 94.526, Sardegna 33.801, Sicilia 129.047, Toscana 116.240, Umbria 16.308, Valle d'Aosta 3.334, Veneto 164.278, si chiede di sapere quale criterio sia utilizzato per la ripartizione di cui in premessa, in ragione del fatto che alle regioni Campania e Sicilia, maggiormente popolose rispetto ad altre, tra cui Emilia-Romagna, Veneto o Piemonte, saranno distribuite dosi inferiori di vaccino. Interrogazioni, da svolgere in Commissione A norma dell'articolo 147 del Regolamento, le seguenti interrogazioni saranno svolte presso le Commissioni permanenti: 9ª Commissione permanente (Agricoltura e produzione agroalimentare): 3-02183 e 3-02187 del senatore De Bonis, rispettivamente sulle misure per tutelare i prodotti agroalimentari made in Italy nel mercato del Regno Unito e sulle modalità di liquidazione dei finanziamenti comunitari da parte di AGEA; 3-02186 della senatrice Mantovani ed altri, sulla garanzia della trasparenza delle elezioni dei consorzi di bonifica in Emilia-Romagna; 10ª Commissione permanente (Industria, commercio, turismo): 3-02181 della senatrice Botto ed altri, sul ruolo dell'idrogeno nel quadro dell'innovazione tecnologica e industriale; 11ª Commissione permanente (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale): 3-02182 della senatrice Modena, sul risanamento finanziario dell'INPGI.