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SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Assemblea 42 Presidenza del presidente ALBERTI CASELLATI, indi del vice presidente ROSSOMANDO N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Forza Italia-Berlusconi Presidente: FI-BP; Fratelli d'Italia: FdI; Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione: L-SP-PSd'Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP-PATT, UV): Aut (SVP-PATT, UV); Misto: Misto; Misto-Liberi e Uguali: Misto-Leu; Misto-MAIE: Misto-MAIE; Misto-Più Europa con Emma Bonino: Misto-PEcEB; Misto-PSI: Misto-PSI. Presidenza del presidente ALBERTI CASELLATI PRESIDENTE . La seduta è aperta ( ore 17,07 ). Si dia lettura del processo verbale. DURNWALDER , segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del 27 settembre. PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato. Comunicazioni della Presidenza PRESIDENTE . L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Governo, composizione PRESIDENTE . Comunico che il Presidente del Consiglio dei ministri ha inviato la seguente lettera: «Roma, 1° ottobre 2018 Onorevole Presidente, Informo la Signoria Vostra che con decreti del Presidente della Repubblica in data odierna, adottati su mia proposta, previa approvazione da parte del Consiglio dei Ministri, a norma dell'articolo 10, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, delle deleghe di funzioni conferite dai Ministri dello sviluppo economico, dell'istruzione, dell'università e della ricerca e delle infrastrutture e dei trasporti, è stato attribuito il titolo di Vice Ministro ai rispettivi Sottosegretari di Stato presso i medesimi Dicasteri on. dott. Dario GALLI, prof. Lorenzo FIORAMONTI e on. dott. Edoardo RIXI. F.to Giuseppe CONTE». Sull'ordine dei lavori PRESIDENTE . Informo l'Assemblea che all'inizio della seduta il Presidente del Gruppo MoVimento 5 Stelle ha fatto pervenire, ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento, la richiesta di votazione con procedimento elettronico per tutte le votazioni da effettuare nel corso della seduta. La richiesta è accolta ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento. Sulla votazione del parere per la nomina del presidente del consiglio d'amministrazione della RAI MARCUCCI (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MARCUCCI (PD) . Signor Presidente, mi scuso con il signor Ministro, prenderò solo cinque minuti, ma la questione è di tale rilevanza che sono costretto a intervenire in Aula. Parliamo della Commissione di vigilanza RAI. I colleghi ricorderanno che il 1° agosto in quella sede c'è stata una votazione sulla candidatura espressa dal consiglio di amministrazione e sottoposta al voto in Commissione di vigilanza sul presidente candidato Marcello Foa. Quella votazione ebbe esito negativo. Il Partito Democratico riteneva e ritiene ancora oggi che con quella votazione la candidatura del presidente Marcello Foa non potesse essere ripresentata. Nonostante questo, dopo due mesi di blocco dell'attività della più grande azienda culturale pubblica (e due mesi sono tanti, signor Presidente), le forze di maggioranza, compiendo una forzatura di cui io ho reso edotta lei, e il presidente Delrio ha reso edotto il presidente Fico, hanno deciso di procedere nuovamente ad una votazione illegittima su una candidatura illegittima. Questa seduta della Commissione di vigilanza ha avuto luogo il 26 settembre, quindi forzatura su forzatura. Ovviamente il Partito Democratico farà tutti i ricorsi necessari in tutte le sedi e faremo valere il diritto su questo desiderio prevaricante rispetto a una posizione di garanzia testimoniato dalla maggioranza. Ricordo che la nuova legge sulla RAI, la legge n. 220 del 2015, dà al Presidente proprio quel tipo di missione, cioè quella di avere un ruolo di istituzionale che rappresenti l'intero Paese e tutto il Parlamento, ma di questo la maggioranza, ovviamente, non ha voluto tener conto. In questa vicenda c'è una serie di forzature molto gravi. Arriviamo al 26 settembre, signor Presidente, al fatto che desidero sottoporre alla sua attenzione per la gravità della vicenda. Si è proceduto alla votazione, alla quale i rappresentanti del Gruppo Partito Democratico in seno alla Commissione hanno deciso di non partecipare, proprio per protesta rispetto a queste forzature. Si è votato, ma evidentemente l'accordo che fu fatto a cena con il presidente Berlusconi, da parte del ministro Salvini in rappresentanza anche del MoVimento 5 Stelle, aveva una tenuta parziale, tant'è che nell'esito finale della votazione alcuni voti sono mancati. Ma non è solo questo, signor Presidente. È successo un fatto gravissimo: i 27 voti ufficialmente comunicati dal presidente Barachini alla fine dello spoglio sono appena sufficienti per l'elezione, sono giusto quelli necessari, ma questo non è il dato reale di tale votazione. Questo non corrisponde a quanto è successo nelle urne. Per le informazioni che abbiamo ricevuto per le vie brevi, riteniamo che all'interno del seggio ci sia stata una forzatura interpretativa: riteniamo che due di queste 27 schede fossero da annullare, anzi, riteniamo che i votanti di queste due schede abbiano votato in un certo modo proprio perché volevano, desideravano che quelle schede fossero annullate. Quindi, in realtà, i voti validi in quella seduta furono 25 e il presidente Foa, nonostante non avesse neanche il diritto di essere nuovamente candidato, non può essere eletto come presidente della RAI. (Applausi dal Gruppo PD) . Allora noi abbiamo chiesto semplicemente al presidente Barachini, già a conclusione di quella difficile giornata, di avere accesso agli atti per verificare queste schede. Poi le valutazioni, l'autorevolezza e l'autorità del presidente Barachini, rispetto al merito, rimarranno tali comunque. Lui ha negato l'accesso agli atti. Certamente, si è ispirato, con una sua interpretazione, al Regolamento, però su un fatto e su una nomina così importante non è accettabile, da parte del Parlamento, che rimangano dubbi che quella elezione sia frutto di un broglio elettorale. (Applausi dal Gruppo PD) . Noi abbiamo il diritto di visionare quelle schede, signor Presidente. Ne abbiamo il diritto e lo chiediamo con forza, nuovamente, al Presidente. PRESIDENTE . Presidente Marcucci, la invito a moderare i termini. Su situazioni nelle quali il suo partito non era presente non si possono formulare giudizi basati su semplici supposizioni, quindi perché parlare di brogli? Sono parole pesanti, molto pesanti. La invito a moderare i termini. (Applausi dai Gruppi M5S, FI-BP, L-SP-PSd'Az e FdI. Proteste dal Gruppo PD. Commenti della senatrice Bellanova). Non vorrei gli applausi. Brogli è una parola pesante. MARCUCCI (PD) . Signor Presidente, mi faccia concludere il discorso. Brogli è una parola pesante. Vi è un modo molto semplice per eliminare questa parola da questa bruttissima vicenda: verificare le schede e capiremo se i brogli ci sono. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE . A tale proposito, c'è anche una lettera che lei, presidente Marcucci, mi ha inviato e con riferimento a tale lettera e alle osservazioni che oggi ha svolto in Aula, voglio rassicurarla che, nelle forme che saranno proprie, avrò modo di fornirle tutti i chiarimenti che lei ha richiesto. (Il senatore Paragone fa cenno di voler intervenire) . MALPEZZI (PD) . Vogliamo le schede. PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, il ministro Moavero Milanesi ha chiesto di terminare presto la seduta perché deve prendere parte ad una riunione dei Ministri, quindi abbiamo dato la parola al presidente Marcucci ma non vogliamo avviare un dibattito su questo punto. Magari si potrà fare in un altro momento, ma ora, essendoci delle esigenze legate al Consiglio dei ministri, dopo la sua informativa il Ministro si dovrà allontanare, come ci aveva avvertito preventivamente. In realtà oggi nemmeno avrebbe potuto essere qui. Informativa del Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale sugli sviluppi della situazione in Libia e conseguente discussione PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca: «Informativa del Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale sugli sviluppi della situazione in Libia». Ha facoltà di parlare il ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, professor Moavero Milanesi. MOAVERO MILANESI, ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale . Signor Presidente, senatrici e senatori, mi scuso perché, come adesso anticipava il Presidente, dovrò andar via dopo il mio intervento. Iniziava più o meno in orario corrispondente a questa presentazione in Aula una riunione di Ministri (non è proprio un Consiglio dei ministri, ma una riunione sulle questioni economiche), come peraltro annunciato anche da alcune agenzie giornalistiche. Mi dovrò recare in tale sede però tenevo a mantenere doverosamente l'impegno nei confronti dell'Assemblea, com'era stato richiesto, per presentare la relazione sulla Libia, tema del quale, peraltro, tengo regolarmente al corrente le Commissioni per gli affari esteri sia del Senato che della Camera. Brevemente, per punti schematici, cerco di riassumervi la situazione. Nelle ultime settimane ci sono state una serie di sviluppi che hanno investito sia la sicurezza della già tribolata situazione in Libia, sia gli aspetti di carattere economico. Sono state anche settimane - parlo dell'ultimo mese e mezzo - caratterizzate da una serie di intensi contatti tenuti dal Presidente del Consiglio, da me e da altri membri del Governo con la Libia e con gli attori dello scenario libico. Mi riferisco, in primo luogo, ai rappresentanti del Governo riconosciuto dalla comunità internazionale, il presidente Sarraj e il ministro degli esteri Siala, e all'inviato dell'ONU Salamé. Penso anche al vice presidente Maitig, che è venuto di recente a Roma e con il quale abbiamo frequenti rapporti. Io mi sono anche recato - come penso già sappiate - in Cirenaica, a Bengasi, a incontrare il maresciallo di campo Haftar. La settimana scorsa, in occasione dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite, abbiamo avuto (parlo sempre al plurale, riferendomi in particolare al Presidente del Consiglio e a me medesimo) una serie di ulteriori incontri, approfittando della presenza di molti leader internazionali a New York per la settimana dell'ONU. Credo che i principi ai quali ci stiamo attenendo sullo scenario libico siano a voi tutti noti, ma utili da riprendere e ricordare. Il primo riguarda il pieno riconoscimento da parte nostra, come Italia, della necessità di un'assunzione di responsabilità da parte dei protagonisti dello scenario libico, delle istituzioni e dello stesso popolo della Libia. Mi riferisco a quello che, con un'espressione inglese (secondo me anche un po' forviante) si chiama ownership e che cito perché magari c'è chi è abituato a certe terminologie. Ownership significa assunzione della responsabilità che è giusto che il popolo e le istituzioni di uno Stato abbiano sulla loro realtà e sul loro futuro. Questo è il primo grande principio. Il secondo principio a cui ci atteniamo è quello del dialogo con tutti gli interlocutori affidabili dello scenario libico e in primis con i rappresentanti del Governo riconosciuto dalla comunità internazionale. Anche quest'ultima cosa sembra ovvia, è relativamente ovvia in una situazione difficile, ma è importante ricordarla, perché, come Italia, dobbiamo sempre muoverci in un contesto di principi di diritto internazionale nel quale ci siamo sempre riconosciuti, in particolare nel corso della nostra storia repubblicana. Il terzo principio è quello della centralità delle Nazioni Unite. Esiste una missione speciale dell'ONU, con un rappresentante speciale, il libanese Salamé, che opera nello scenario libico e che ha preparato un piano, un percorso delle varie cose da fare che si accinge anche a rivedere. Il signor Salamé si trova a Tripoli e segnalo che vi è rimasto anche durante la settimana dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite, proprio come segnale nei confronti della popolazione civile della presenza del delegato ONU, un segnale che credo comprendiamo tutti sia percepito come rassicurante. Stiamo parlando quindi di una persona che non solo è dotata di un incarico molto importante e cruciale, ma è e opera sul terreno. Un altro principio a cui ci atteniamo è quello della necessità di garantire quanta più coesione possibile nell'ambito dei rapporti tra la comunità internazionale, gli Stati della comunità internazionale (quindi tutti i vari Stati del mondo) e la Libia. Anche qui, sembra che siano tutte cose evidenti, ma teniamo conto - credo non sfugga a nessuno in quest'Aula - che questi Stati, che magari sono tutti collaboranti e anche pieni di buone intenzioni per un processo di pace e stabilizzazione, poi si fanno una certa competizione, ad esempio, sul piano dell'influenza economica (per citare quello più frequente). Quindi, bisogna mantenere un rapporto tale da permettere a questa miscela di cooperazione e competizione di operare al meglio e non a danno degli interessi della Libia e del suo popolo. Ricordo poi l'importanza del rafforzamento del nostro rapporto bilaterale con la Libia, che ci è stato sollecitato da più parti e da tutte le parti dello scenario libico da me incontrate. Diciamola pure così: c'è un'apertura e un desiderio di presenza italiana, vista come una presenza che può facilitare. Naturalmente, c'è poi la normale reazione di diffidenza quando certe presenze (eventualmente anche la nostra) possano essere percepite, da questa o da quest'altra parte, come antitetiche; in uno scenario così in movimento, è più che normale. Il terzo elemento che vorrei portare alla vostra attenzione è relativo al fatto che in Libia, sul terreno, esiste una situazione di fragilità dal punto di vista della sicurezza, proprio della sicurezza materiale, quella a cui noi, in Paesi più normali, siamo totalmente abituati. Sul piano della sicurezza materiale, abbiamo visto le recrudescenze di conflitti armati, abbiamo visto vari cessate il fuoco, accordi di tregua e quant'altro. È una situazione che presenta punte di criticità, soprattutto nell'area della città di Tripoli, area in cui peraltro è concentrata buona parte della popolazione urbana e della popolazione della stessa Libia. Rispetto a questo noi come Italia, siamo totalmente a supporto degli sforzi delle Nazioni Unite e quant'altro per la tregua e per il consolidamento della medesima. Come ogni tregua, anche questa ogni tanto viene interrotta; ci auguriamo che gli ultimi accordi raggiunti il 23 settembre riescano ad avere una tenuta di durata superiore, ma la situazione resta fragile ed è anche importante garantire che l'uscita dall'area urbana di Tripoli di determinate milizie, che non facevano parte di quel territorio come origine abituale, sia e diventi un acquisito permanente, in modo che la cessazione delle ostilità possa consolidarsi e che gli accordi per la sicurezza della capitale libica possano essere pienamente applicati e diventare pienamente funzionali. Questo non solo dal punto di vista del principio stesso e dell'importanza materiale della sicurezza, ma anche perché - non dimentichiamolo mai - quando ci sono questi scontri armati, oltre a esserci vittime tra le milizie e le truppe combattenti, ci sono numerosi atti di violenza materiale sulle popolazioni civili, che sono poi la parte a cui dobbiamo prestare più attenzione dal punto di vista della civiltà dei diritti fondamentali e dei principi umanitari che ci sono propri, anche come posizione italiana. Il quarto elemento alla vostra attenzione è quello relativo agli sviluppi politici interni in Libia. Come sapete, negli accordi che erano stati stipulati in occasione degli incontri a Parigi qualche mese fa era stata molto focalizzata l'idea non solo di avere delle elezioni, che sono il momento culminante di un processo di stabilizzazione democratica di qualunque Paese e popolo, ma soprattutto di stabilire una data delle elezioni, che era stata fissata al 10 dicembre e sostanzialmente concordata, o comunque non negata, dalle parti che erano state convenute a Parigi. Rispetto a questa data, la nostra posizione, come Italia e come Governo italiano, è sempre stata che naturalmente vedevamo le elezioni come un momento indispensabile ma, proprio in quanto momento indispensabile e coronamento di un processo democratico che chiama un popolo a esprimersi sulle sue istituzioni e sul suo futuro, ritenevamo che queste dovessero svolgersi in condizioni costituzionali e legislative chiare e in condizioni di piena legittimità, credibilità e trasparenza, per avere in questo modo l'effetto auspicato. Per cui per noi poteva essere il 10 dicembre, ma anche il 9, l'11 o più probabilmente un'altra data; non era importante la questione della data, ma era importante che ci si arrivasse nelle condizioni migliori. Fra le condizioni, era indispensabile che il Parlamento libico, che si riunisce nella città di Tobruk, si esprimesse sul quadro costituzionale (questo richiedeva anche un passaggio referendario) e che emanasse una legge elettorale in base alla quale si sarebbero tenute le elezioni. Sono andate a vuoto varie sedute, malgrado i preannunci del Parlamento libico, e soltanto ultimamente è stato trovato un accordo, in condizioni di voto in parte contestate, perché il quorum è stato raggiunto attraverso firme raccolte anche fra chi non era presente (insomma una situazione complessa). In ogni modo, ci sarebbero le prime condizioni base, ma solo recentissimamente. Noi pensiamo che su questo si debba costruire il resto del percorso. Naturalmente, ripeto, nessuno ha mai messo in dubbio da parte del Governo italiano e, mi permetterei di dire, da parte italiana, che si debbano tenere le elezioni, ma riteniamo che si debbano tenere nelle condizioni corrette ed è chiaro che al riguardo abbiamo avuto, nel corso delle settimane e dei mesi dietro di noi, una posizione che non era esattamente combaciante con la posizione francese. Tornerò su questo aspetto. Il quinto elemento che vorrei portare alla vostra attenzione riguarda le questioni legate all'economia della Libia, che si regge molto anche sull'estrazione di idrocarburi. Il Paese ha un'economia con delle potenzialità importanti che però sono state messe ampiamente in crisi dalla situazione conflittuale che esiste oramai da molto tempo. Per noi è sempre stato essenziale - e la posizione del Governo italiano è sempre stata molto chiara al riguardo - che le istituzioni centrali unitarie della Libia, in particolare la Banca centrale per la parte economico-finanziaria e la Compagnia nazionale degli idrocarburi, la cosiddetta NOC, rimanessero istituzioni centrali unite con la piena approvazione e la garanzia dell'ONU. Su questo punto siamo impegnati. Siamo anche impegnati al sostegno di un pacchetto di riforme che è stato adottato il 12 settembre dal Consiglio presidenziale e fatto proprio, poi, dall'Alto consiglio di Stato, la Camera alta della Libia, se vogliamo vederla in una tipologia di schema costituzionale a noi più familiare, e dalla Banca centrale. Questo pacchetto di riforme ricomprende, in particolare, quattro elementi: una tariffa di acquisto della valuta estera per riallineare il tasso di cambio (questione importante in Libia come altrove, al fine di mantenere tariffe di acquisto di valuta estera corrette); riduzione delle sovvenzioni governative sul carburante; l'aumento di 1.000 dollari dell'indennità governativa annuale a favore delle famiglie libiche (possiamo ben renderci conto della situazione in cui versa molta parte della popolazione civile); l'incremento dei contributi per le spese mediche e universitarie. Si tratta di elementi che fanno parte di tentativi di riforma essenziali per avvicinare le situazioni della Libia, quanto più possibile, alla normalità. Quindi anche l'aspetto delle riforme economiche, raccomandate peraltro dalle Nazioni Unite e dal contesto della comunità internazionale, è molto importante per riportare situazioni corrette in Libia, che fanno parte del processo definibile di normalizzazione e stabilizzazione. Il sesto elemento è il processo politico internazionale. Abbiamo avuto elementi importanti da vari incontri, in particolare, come vi dicevo, a margine dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite la settimana scorsa, nella quale si sono svolte anche una serie di riunioni dedicate alla Libia, con la partecipazione in videoconferenza dell'inviato ONU Salamè. Ho avuto incontri bilaterali con i Ministri degli esteri di Francia, Emirati Arabi, Qatar, Marocco, Egitto, con il Segretario Generale della Lega araba e il Segretario dell'Unione africana. Sono state tutte occasioni che hanno permesso di percepire una sostanziale volontà di lavorare per la soluzione, pur esistendo fra alcuni degli interlocutori che vi ho appena nominato, delle diversità di vedute. Se dovessi setacciare quanto raccolto, vedrei cinque punti di comune denominatore. Il primo è che tutti si esprimono a favore di un'assistenza, di un sostegno, di un supporto all'azione del delegato ONU Salamè. È importante, perché se lui ha il riconoscimento delle varie parti in causa, può portare avanti al meglio il processo. Il secondo punto è l'essenzialità di riportare la sicurezza a Tripoli, che vuol dire la fine degli scontri armati, il mantenimento della tregua e quant'altro. Il terzo punto di comune denominatore è di mantenere viva la prospettiva delle elezioni. Ripeto: anche se la data del 10 dicembre, come appare ormai alquanto ineluttabile, non dovesse essere rispettata, ciò non vuol dire affatto che le elezioni stiano tramontando o stiano andando "in dissolvenza", per usare un termine della fotografia di un tempo. In realtà, l'idea delle elezioni deve rimanere un punto fermo, perché è lì che si pronunceranno i libici sul loro futuro. Il passaggio elettorale è essenziale per una stabilizzazione definitiva. Il quarto punto, di cui ho già fatto menzione, riguarda l'attuazione delle riforme economiche e il preservare le istituzioni comuni. Infine, il quinto punto riguarda il tentativo di porre termine quanto più possibile alla percezione, sovente presente e che ho raccolto da vari interlocutori con posizioni diversificate, che tali posizioni - che definisco diversificate - siano invece fra loro dinamicamente conflittuali. C'è dialettica (nessuno lo nega e probabilmente è anche bene che ci sia dialettica, perché nessuno può pretendere di avere il monopolio della soluzione o della ragione), ma questa dialettica non è e non deve essere percepita come divaricazione drammatica di posizioni. Questo vale in particolare - ci tengo a precisarlo, anche alla luce di una recente colazione avuta, come vi riferivo, a New York con il Ministro degli esteri francese - nelle posizioni fra Italia e Francia: abbiamo alcuni punti di vista diversi (d'altra parte non li abbiamo solo sulla Libia) e ciò determina un certo scambio dialettico. Questo non fa però venir meno, in primo luogo, il colloquio costante tra noi e i francesi e, in secondo luogo, la comune volontà di arrivare a una soluzione. Rispetto a tale elemento, senza nulla togliere a ciò che è accaduto in passato su altre questioni libiche (sulle quali possiamo avere punti di vista non esattamente combacianti), ci tengo a confermare che non esiste una competizione o una rivalità accesa e conflittuale (in senso pacifico, ma pur sempre di contrapposizione) fra noi e i francesi. Ovviamente teniamo molto al rapporto con gli Stati Uniti e abbiamo constatato, secondo quanto ha detto il Presidente del Consiglio più volte, anche pubblicamente, e secondo quanto mi ha riferito, in particolare dopo gli ulteriori colloqui a New York con il presidente Trump, che esiste una volontà americana di appoggiare l'azione italiana nell'ambito dello scenario libico e, in maniera più vasta, nell'ambito del Mediterraneo: su questo possiamo contare. Tra l'altro, segnalo che anche oggi, nel corso di riunioni NATO a Bruxelles, è stato confermato l'impegno a un riorientamento dell'Alleanza atlantica verso il suo fianco Sud, il che vuol dire Mediterraneo e maggiore attenzione a un'area geografica cui noi rivolgiamo, per ragioni evidenti, un interesse particolare. Sarò a Mosca lunedì 8 ottobre e incontrerò il Ministro degli esteri della Federazione Russa, con il quale parlerò anche di Libia. Parlerò con lui, così come abbiamo parlato a lungo con tutti gli altri, della Conferenza per la Libia, della quale vi fornisco alcuni elementi ulteriori. Il programma è tenere una Conferenza per la Libia - quindi non tanto «sulla» Libia, mi permetterei di dire, quanto «per» la Libia - per facilitare il processo in corso in quello Stato. La Conferenza si terrà in Italia il 12 e 13 novembre, con una giornata maggiormente dedicata agli interlocutori libici e alla discussione che cercheremo di facilitare fra loro intorno al tavolo e un'altra giornata che vedrà invece la presenza di numerosi protagonisti della comunità internazionale. La Conferenza si terrà a Palermo, in Sicilia, perché l'idea era che si tenesse in terra italiana, in una zona peraltro vicina allo scenario libico; non nella Capitale d'Italia, ma in un'importante città italiana di una Regione geopoliticamente particolarmente attenta a ciò che accade sull'altra sponda del Mediterraneo. In questo senso teniamo anche a sottolineare quello che prima vi dicevo con un gioco di parole, ovvero che la Conferenza è «per la Libia», e non «sulla Libia» nella capitale di uno Stato che ritiene di avere chissà quale ricetta miracolosa per risolvere i problemi, proprio per cercare di facilitare. L'obiettivo è quindi facilitare il processo di securizzazione in Libia. Saranno invitati i principali interlocutori dello scenario libico, a cominciare naturalmente da quelli che ho già nominato e che ho già incontrato: in primis , il Governo riconosciuto dalla comunità internazionale. Abbiamo avuto conferma anche ieri dell'interesse e della presenza del maresciallo di campo Haftar e ci saranno naturalmente anche altri interlocutori del complesso scenario. Inviteremo i Paesi vicini confinanti, i Paesi vicini per affinità di popolazioni. Inviteremo i Paesi europei maggiormente interessati a quanto accade in Libia; inviteremo, naturalmente, i membri permanenti del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite: Stati Uniti, Cina, Russia, oltre agli altri due membri europei che saranno presenti a doppio titolo. Ci saranno sia Arabia Saudita che Egitto, Turchia, Emirati Arabi, Qatar; Francia, Germania, Spagna, Marocco, Tunisia e Regno Unito. Ci saranno i rappresentanti dell'Unione europea, delle Nazioni Unite, della Lega Araba, dell'Unione africana, del Canada, del Ciad, della Cina, dell'Algeria. Ci sarà la Giordania, Malta, il Sudan. Insomma, saranno presenti i rappresentanti dell'intera geografia che si trova ad avere un interesse geopolitico, o più eminentemente di ruolo internazionale, allo scenario libico. L'obiettivo è facilitare il dialogo: sembra un obiettivo minimale ma in realtà, quando pensate gli scontri armati a Tripoli, non lo è. Vorremmo rimanere all'interno del principio della completa autodeterminazione libica, che è evidentemente un punto fondamentale, una loro presa di responsabilità; è anche estremamente importante che ci sia un approccio inclusivo. L'obiettivo è identificare le tappe del processo di stabilizzazione. In questo caso, in particolare, qualora fosse ulteriormente verosimile che non si potranno tenere le elezioni alla data immaginata, vorremmo evitare di stabilire altre date, ma evidenziare le varie tappe che andranno seguite per arrivare al momento fondamentale delle elezioni. Quindi, non sarà una Conferenza che impone scadenze o che detta compiti, quanto una Conferenza in cui i diretti interessati si potranno dare un'agenda comune e identificare i passaggi. Infine, l'ultimo punto che vorrei toccare con voi riguarda l'operatività della nostra ambasciata a Tripoli. Sapete che siamo fra i pochi Paesi ad avere un'ambasciata aperta a Tripoli, e la nostra ambasciata è ed è rimasta sempre operativa, anche se, per motivi di sicurezza, durante il periodo degli scontri, come avviene generalmente in questi casi, abbiamo ridotto il personale. È comunque presente, oltre a personale militare per motivi di sicurezza, anche personale civile che svolge le normali pratiche dell'ambasciata. Il periodo di recrudescenza degli scontri nell'area di Tripoli era stato preceduto da una situazione non ideale, per quanto riguarda la persona del nostro ambasciatore a Tripoli, che aveva fatto seguito a un'intervista rilasciata alla televisione libica in lingua araba dallo stesso ambasciatore, nel corso della quale si era creato un malinteso che aveva determinato reazioni sia a livello di manifestazioni sia a livello di presa di posizione da parte dei diversi interlocutori delle varie autorità libiche. Tengo a precisare che queste prese di posizione critiche sono state manifestate da tutti gli interlocutori dello scenario libico con cui abbiamo avuto contatti, a cominciare (come primi a reagire) dalle autorità del Governo riconosciuto dalla comunità internazionale: il presidente Sarraj, il Ministro degli esteri e gli altri interlocutori. A seguito di ciò, essendo stati espressi dei dubbi, confermati anche dalle competenti autorità italiane, sulla sicurezza della persona del nostro ambasciatore, egli è rientrato in Italia, dove, non essendo mutata la situazione appena descritta, si trova ancora attualmente. Naturalmente questa non è una situazione positiva in un momento in cui avremmo la necessità di essere pienamente operativi, ma si è venuta a determinare e abbiamo dovuto prenderne atto. Ad ogni modo, ripeto, l'ambasciata è operativa e la Conferenza si terrà. In particolare, il vice ministro Emanuela Del Re, ora presente in Aula (che mi sostituirà quando purtroppo dovrò andare via), collaborerà strettamente nell'organizzazione della Conferenza, anche nell'ambito dei vari contatti che saranno necessari a livello politico operativo più elevato per confrontare i testi, trovare i vari punti di raccordo e arrivare a una soluzione. Spero che questo possa essere utile a voi per ulteriori riflessioni. Ribadisco davanti all'Assemblea e a lei, signor Presidente, il mio impegno personale, come Ministro della Repubblica, a riferire regolarmente in Aula, se necessario, e nelle Commissioni parlamentari; questo vale nei confronti di questo come dell'altro ramo del Parlamento, nei confronti del quale mantengo la piena volontà informativa ogniqualvolta lo si richiederà e desidererà. (Applausi dei Gruppi M5S, L-SP-PSd'Az e del senatore Urso) . PRESIDENTE. La ringrazio, signor Ministro. Saluto ad una rappresentanza di studenti PRESIDENTE . Saluto a nome dell'Assemblea i docenti e gli studenti dell'Istituto di istruzione secondaria superiore «Giuseppe Solimene» di Lavello, in provincia di Potenza, che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi) . Ripresa della discussione sull'informativa del Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale PRESIDENTE . Dichiaro aperta la discussione sull'informativa del Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. È iscritto a parlare il senatore Casini. Ne ha facoltà. CASINI (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente, francamente non è semplicissimo intervenire adesso. Abbiamo sentito da parte del sempre cortese e più che intelligente ‑ sono un suo grande estimatore - ministro Moavero Milanesi una lunga relazione di cui, però, di vero interesse posso sintetizzare solo due frasi. Il resto, infatti, sono tutte cose che sappiamo, che sono state dette e ridette; cose giuste, che sono la fotografia della realtà, ma niente di più e niente di meno. Anzi, verrebbe da dire che forse è necessario chiedere queste informative ai Ministri quando c'è veramente qualche nuovo elemento, altrimenti ci sentiamo sempre ripetere le stesse cose che conosciamo a menadito. Il Ministro, alla fine, ha lasciato cadere con diplomazia una frase: ha parlato con il suo collega francese, con cui, come voi sapete, abbiamo anche su questo dossier idee diverse e tuttavia vi è la volontà di parlarci, di approfondire. Punto a capo, vorrei dire io, basta: di cosa stiamo parlando? Stiamo avviandoci verso la Conferenza di Palermo, ma quello che purtroppo drammaticamente - perché non si può minimizzare - ci viene detto oggi è che tra italiani e francesi su questo dossier c'è ancora una visione completamente diversa. Se devo decrittare la formalità e la diplomazia, sempre amabile, del ministro Moavero Milanesi, traggo la deduzione che i francesi, che in questi anni hanno remato in una direzione opposta, pro -Haftar, insieme a Egitto e ad altri attori ragionali, continuano a farlo. Ma ci stiamo avviando a una fantastica Conferenza, per cui solo l'elencazione dei Paesi genera uno sfinimento: solo a dire quanti Paesi saranno presenti alla Conferenza di Palermo uno è così stanco che non può più continuare, ci sono tutti. Scusate colleghi, ma la politica internazionale si fa per le celebrazioni, per la retorica, per le affermazioni di volontà generiche e si fa per i risultati. Andiamo a una Conferenza e adesso abbiamo saputo che tra gli attori principali di questa vicenda, tutto sommato, ancora si continua a pensarla diversamente. Sia chiaro che certamente non è colpa del Governo italiano. Non sono un demagogo che viene qui a spiegare che il problema libico è colpa di Conte, di Di Maio o di Salvini, che non c'entrano nulla. Purtroppo si tratta di un dossier che stiamo amministrando da anni e in cui da anni constatiamo che ci sono diverse parti in commedia, che non sono accettabili. Il fatto che i due principali attori della regione, cioè l'Italia e la Francia, la pensino diversamente su questo dossier rende vano qualsiasi sforzo: questo è davvero un elemento di grande preoccupazione. Mi rivolgo in particolare al Vice Ministro che ha l'amabilità di ascoltare il dibattito (certamente il ministro Moavero Milanesi in questo momento ha altre responsabilità e lo ringraziamo perché è sempre presente in Parlamento, quando c'è bisogno). Consentitemi di dire che anche questa storia dell'ambasciatore è singolare: siamo gli unici che hanno un'ambasciata aperta a Tripoli e che possono vantare, rispetto agli altri Paesi, il fatto di avere un'ambasciata pienamente operativa. L'operatività è assicurata ventiquattro ore su ventiquattro, ma, avendo l'ambasciatore rilasciato un'intervista mal posta o male interpretata (comunque sbagliata, visto l'effetto), egli è dovuto riparare rapidamente in Italia. Parteciperà all'elaborazione dei documenti della Conferenza di Palermo, ma è meglio che non torni in Libia, perché tutti gli attori hanno spiegato che, sostanzialmente - mi verrebbe da utilizzare una frase che però forse è più adatta a quando parlo con mio figlio, perché è un po' dozzinale - non è che abbia proprio indovinato questa intervista alla televisione libica. Questo è inaccettabile, è veramente inaccettabile. Stimo questo diplomatico, l'ho conosciuto e credo che sia un diplomatico valente, ma non può rimanere alla testa di un'ambasciata aperta senza di lui: l'ambasciatore sta a Roma e l'ambasciata è aperta e pienamente operativa. Penso dunque che il Governo abbia la responsabilità di assicurare una guida operativa in loco , perché in loco non ci stanno gli impiegati, ma ci sta per primo l'ambasciatore. Se l'ambasciatore non può andare lì per problemi non corrispondenti alla sua volontà - vorrei sia chiaro che nessuno sta mettendo in discussione l'ambasciatore, che è un'ottima persona - si sostituisca l'ambasciatore, gli sia diano altre responsabilità e si mandi lì qualcuno che ci può andare. Non aggiungo altro, perché abbiamo scoperto quello che sapevamo, ovvero che con la Francia ancora non c'è un dossier completo, neanche in preparazione della nostra Conferenza di Palermo, alla quale verranno tutti. Mi si consenta poi di parlare degli Stati Uniti e poi ho terminato, signor Presidente. È ovvio che agli Stati Uniti non importa assolutamente nulla, in questo momento, del tema libico: hanno messo questo dossier in fondo, tra le carte ammuffite del Dipartimento di Stato, perché hanno altre priorità. D'altra parte, vedendo la politica di Trump, non ci si può meravigliare che la Libia non sia una priorità e questo rende ancora più difficile la nostra posizione. C'è da preoccuparsi: naturalmente, come piccola persona e come membro di questo Parlamento, assicuro che per me, in un caso come questo, non ci sono maggioranze e opposizioni: siamo tutti assieme, perché purtroppo siamo tutti in una grande difficoltà. (Applausi dai Gruppi Aut (SVP-PATT, UV), FI-BP e PD ) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice De Petris. Ne ha facoltà. DE PETRIS (Misto-LeU) . Signor Presidente, vorrei ricordare a me stessa che avevamo chiesto questa informativa - il Ministro lo sa - in una situazione in cui assistevamo ad un precipitare degli eventi in Libia. Il Ministro ha riferito adesso e ovviamente va bene, ma certamente l'informativa del Ministro non ci ha potuto rassicurare più di tanto. Per quale motivo, signor Presidente, colleghi e signor Vice Ministro? Perché dopo sette anni dallo sciagurato intervento e dalla guerra in Libia, che - vorrei ricordare qui - fu decisa per ragioni che nulla avevano a che fare con l'ansia democratica di deporre un dittatore, purtroppo - ahimè - di crisi in crisi nessun passo avanti è stato fatto verso una speranza e un processo vero di stabilizzazione. Anche la tregua raggiunta un mese fa grazie anche alla mediazione dell'ONU, come sappiamo, è fragilissima ed è stata violata ripetute volte; quella conclusa a Tripoli mercoledì scorso lo è ancora di più. Onestamente circa la possibilità di un accordo tra coloro che possiamo definire dei veri e propri signori della guerra e tra le milizie armate, anche considerando le parole che il Ministro ha voluto darci come rassicurazione, la realtà secondo me è un po' diversa. Tra l'altro, pochi giorni fa l'inviato dell'ONU Ghassan Salamé ha detto chiaramente - l'ha confermato anche il Ministro - che potrebbe non essere possibile tenere le elezioni nella data fissata, ossia il 10 dicembre. Inoltre, queste elezioni, che sono state fortemente volute dalla Francia - è bene che ce lo diciamo tra noi - hanno una connotazione molto legata alla fazione del generale Haftar, quindi in contrasto con il Governo di Tripoli, e sarebbero comunque destinate a non risolvere nulla: potrebbero soltanto perpetuare la faida tra le due fazioni principali lasciando - questo è il problema della Libia - il territorio completamente in mano alle milizie armate che lo controllano, spesso senza riconoscersi nell'uno o nell'altro dei due fronti principali. Per gli interessi del nostro Paese - e ora mi soffermo sull'interesse dell'Italia - nulla, come abbiamo visto in questi sette anni, è più pericoloso di questa instabilità, e la destabilizzazione permanente della Libia la paghiamo - il Ministro ha fatto cenno ai nostri interessi economici in campo energetico - sulle politiche dell'immigrazione e - su questo tornerò - con la lesione continua e costante dei diritti umani che avviene in Libia. Il nostro interesse, come Italia oltre che come donne e uomini che amano la pace, è riportare la stabilità in Libia: raggiungere il disarmo multilaterale delle milizie per arrivare a un vero e proprio patto tra tutte le forze in campo. Il nostro interesse come Paese non è quello di avere a disposizione qualcuno per sorvegliare i campi profughi (che, come sappiamo, sono dei veri e propri lager ) o cui affidare il controllo dei confini marittimi; il nostro interesse è la costituzione di uno Stato solido e democratico con il quale poter dialogare e stringere accordi in un ambito di riconoscimento e di costituzione di uno Stato. A ostacolare questo processo di pace purtroppo sono le stesse logiche che hanno provocato la destabilizzazione sette anni fa: la contrapposizione tra interessi di diversi Paesi europei che soffiano sul fuoco alla ricerca esclusiva dei propri vantaggi. Queste logiche ispirano ovviamente la forzatura di Haftar sorretta dalla Francia sulle elezioni di dicembre, ma io metto in guardia anche circa la Conferenza che si terrà a Palermo il 12 e il 13 novembre, perché a mio avviso c'è il forte rischio, anche se gestita con maggior prudenza e minor avventurismo, che anch'essa finisca in un nulla di fatto. Il Ministro ha detto che ha avuto assicurazioni da moltissimi Paesi circa l'appoggio all'azione dell'ONU; io credo che su questo dovremmo spingere ancor di più, perché non sarà appoggiando una parte contro l'altra che si uscirà dalla tragedia in Libia, ma solo e unicamente rafforzando l'azione dell'ONU. Qui c'è una grande assente, ancora una volta dispiace dirlo, perché proprio per impedire che interessi dei Paesi europei (anche del nostro) contrapposti alla Francia possano non portare ad una soluzione, occorreva un'azione fortissima dell'Unione europea: non è che l'Unione possa assistere soltanto al contendere dei vari Paesi sui loro interessi. Penso quindi - questa è la nostra posizione - che invece su questo occorrerebbe, anche da parte dell'Italia, un richiamo forte da esercitare nella Conferenza di novembre ad un'azione collettiva dell'Unione europea in quanto tale per supportare con ancora maggiore forza l'azione dell'ONU. (Applausi dal Gruppo Misto-LeU) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Urso. Ne ha facoltà. URSO (FdI) . Signor Presidente, vogliamo innanzitutto dare atto e riconoscere al ministro Moavero Milanesi il suo impegno, peraltro più volte codificato in quest'Aula e in Commissione e dal lungo elenco delle attività svolte in queste settimane, per recuperare il terreno perduto. È indubbio, infatti, che l'Italia è rimasta spiazzata da due eventi. Il primo è la Conferenza indetta in modo inappropriato dalla Francia mentre l'Italia era priva di un Governo: la Francia ha tentato di imporre, per l'ennesima volta, alla Libia e agli altri partner europei ed internazionali, il proprio interesse strategico e la propria volontà su quel Paese. Il secondo evento è quello che si è verificato non a caso qualche settimana fa con gli scontri a Tripoli, di cui ancora non è chiara la motivazione, che hanno rischiato di mettere totalmente fuori gioco il nostro Paese. Di fronte a questi due eventi bene ha fatto il ministro Moavero Milanesi a cercare di recuperare con una serie di incontri internazionali (e noi ci auguriamo, essendo un partito patriottico, che si riesca nell'obiettivo), innanzitutto modificando la linea politica del nostro Paese con l'incontro con il generale Haftar (che non è una cosa casuale, ma è una modifica sostanziale della politica italiana nei confronti dei vari partner libici) e coinvolgendo anche l'altro attore che si era sentito escluso dalla nostra azione. Noi gli diamo atto che questa è stata una scelta saggia, non solo necessaria. Gli diamo inoltre atto di aver coinvolto tutti i soggetti possibili nel tentativo di sventare il nuovo assalto francese: bene ha fatto, quindi, negli incontri ottenuti durante l'Assemblea generale delle Nazioni Unite, così come nella convocazione di questa Conferenza per la Libia, cui però partecipano - lo diceva prima il senatore Casini in maniera appropriata - molti, troppi contendenti o partecipanti. Quando i partecipanti sono troppi, è anche difficile poi trovare un'intesa: la moltitudine fa emergere la debolezza. Il nodo di fondo è indubbio ed è ormai riconosciuto da tutti e noi siamo contenti che oggi tutte le parti politiche in questo Parlamento - mi auguro anche chi prenderà la parola subito dopo - faccia chiarezza su un punto: i prioritari interessi strategici dell'Italia oggi in quel teatro sono divergenti da quelli della Francia. La Francia si è mossa sette anni fa e poi ripetutamente in questi sette anni (l'ultima volta appunto nel maggio scorso) contro gli interessi italiani, contro gli interessi libici (scatenando quello che ha scatenato) e contro gli interessi dell'Europa. Noi abbiamo la necessità che anche il rappresentante del Governo europeo, tra l'altro indicato dal Governo italiano, il Ministro degli esteri europeo, la signora Mogherini, faccia sentire la sua voce, tanto più in questo contesto, in cui gli interessi dell'Europa e gli interessi dell'Italia non sembrano convergere con quelli di un Paese europeo che si muove in sprezzo degli interessi generali e di quelli del nostro Paese. Per questo crediamo che sia importante in queste settimane, prima della Conferenza per la Libia, che si chiarisca questo aspetto. Il fatto di aver chiarito qui nel Parlamento nazionale e di avere oggi, a differenza di sette anni fa e anche di qualche tempo fa, la stessa sensazione nei confronti del contendente prioritario e principale in quel Paese credo sia un buon punto di partenza per elaborare una politica estera condivisa (ciò che noi chiediamo a questo Governo e a questo Parlamento), tanto più laddove gli interessi strategici del Paese sono minacciati ripetutamente, come è stato conclamato in questi anni. Nella politica estera condivisa deve essere centrale l'interesse nazionale, che ovviamente oggi si difende perseguendo il processo di pacificazione in Libia con chiarezza. Il Governo ha qualche settimana di tempo per chiarire con la Francia quale debba essere la posizione europea. Con riferimento a ciò, l'Unione europea deve necessariamente farsi sentire. Mentre oggi ci felicitiamo con il Governo per la Conferenza di pace per la Libia del 12 e 13 novembre, vorremmo non trovarci il 14 novembre a dire che l'obiettivo è andato fallito. Quando, infatti, si convoca una Conferenza per la pace a Palermo di quel tipo con tutti quei partner internazionali, l'obiettivo non può fallire perché l'obiettivo è molto importante, l'Italia si espone molto e in quel teatro non possiamo perdere ulteriori colpi. Per questo chiediamo al Governo che si impegni realmente in queste settimane sul nodo di fondo. Non è la Russia, l'Egitto, il Qatar, l'Arabia Saudita, gli Stati Uniti, il Canada, la Germania, ma la Francia. Questo chiarimento deve essere fatto affinché la Conferenza abbia successo e l'Italia possa riprendere il proprio ruolo rispettato nel Mediterraneo. (Applausi dal Gruppo FdI) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Alfieri. Ne ha facoltà. ALFIERI (PD) . Signor Presidente, nel mese passato abbiamo purtroppo assistito a una recrudescenza degli episodi di violenza e di vera e propria guerra civile. L'attacco della Settima brigata di Tarhuna è però il sintomo di una malattia più profonda che affonda le proprie origini nel mancato accordo sulla divisione delle risorse energetiche e sul controllo del territorio. In ultima analisi, direi che manca l'elemento essenziale della statualità, cioè il monopolio dell'utilizzo della forza. Dobbiamo partire da lì perché, se non si affronta quel tema, possiamo organizzare tutte le conferenze che vogliamo ma non otterremo mai un risultato duraturo. Mi ha allora soddisfatto solo in parte l'elenco degli invitati alla Conferenza del Ministro, che peraltro avevamo già sentito: non si è soffermato sulle criticità - salvo le parole che sottolineava il presidente Casini - e sulle difficoltà con la Francia. Deve dire con grande chiarezza quali sono gli obiettivi, con quali azioni e quali strumenti. Lo dico perché la Francia ha giocato le sue carte e insiste ancora per la data del 10 dicembre; sa benissimo che ci vorrebbe un referendum costituzionale ed è in attesa di rivedere le proprie priorità. Al tempo stesso, è vero che gli Stati Uniti sono un attore in stand-by , ma contano fra le proprie file l'ex funzionaria dell'ambasciata a Tripoli, adesso nominata vice rappresentante delle Nazioni Unite in Libia, che presenta un piano che nulla ha a che fare con il piano presentato da Salamé. Questa è la prima criticità evidente nelle parole del ministro Moavero Milanesi: dobbiamo sostenere Salamé, ma la sua vice rappresentante parla di un piano B che non prevede neanche il referendum costituzionale, ma delle elezioni parlamentari con la legge elettorale attuale, per poi addirittura annullare la risoluzione che prevedeva la legittimità delle istituzioni libiche. Insomma c'è molta confusione e allora, perché non sia solo una Conferenza in cui prevalgono la retorica e la celebrazione di un rito ma sia qualcosa di efficace, noi dobbiamo andare al cuore del problema e, affinché poi in Parlamento ci si possa evidentemente trovare, il cuore del problema è il riconoscimento delle forze in campo, un riconoscimento politico alle milizie. Bisogna provare a mettere in campo un programma di vero e proprio disarmo, smobilitazione e reintegrazione, come è stato fatto in altri Paesi; se non si affronta il tema del controllo del territorio, del riconoscimento politico di chi lo controlla, noi mettiamo in campo delle conferenze che rischiano di essere un luogo in cui ci si parla solo addosso. Questo è il punto fondamentale di partenza e va fatto mettendo insieme gli attori principali, a partire dalla Francia, dagli Stati Uniti e dall'Unione europea. Questo vale per il controllo del territorio interno e anche esterno. Pensiamo al Niger, che è sottoposto a delle pressioni su più fronti: Boko Haram, dalla Nigeria, attraverso il lago Ciad, entra in Niger, la stessa cosa dal Mali con la presenza di Al Qaeda, per non parlare della crescita dei gruppi salafiti sempre nel Niger. Pertanto in quel Paese occorre una presenza italiana forte. Il Governo precedente ha investito nell'ambasciata a Niamey e ha avviato una missione in quel Paese; pertanto vogliamo capire se l'Esecutivo in carica vuole andare avanti, vuole anche rivedere le regole di ingaggio, ma è stato fatto un investimento. In questo momento noi in Niger non ci siamo e anche in questo caso con la Francia va trovato un punto d'accordo, a proposito di strumenti. Va inoltre risolta la questione relativa all'ambasciatore, se vogliamo essere protagonisti. L'altro giorno le agenzie di stampa battevano la notizia di una riunione fatta a Tunisi da al Mishri, presidente dell'Alto consiglio libico, con i principali ambasciatori dei Paesi occidentali e l'Italia non c'era perché non era presente l'ambasciatore Perrone. È quindi necessaria la piena funzionalità della nostra ambasciata; inoltre, insieme a questo io direi di evitare che esponenti del Governo alimentino voci su presunte sostituzioni dei vertici dei nostri servizi di sicurezza perché da questo punto di vista noi rischiamo grosso. La credibilità dei nostri servizi di sicurezza è fondamentale in un'area come quella. Da ultimo permettetemi di fare una battuta sulla cooperazione con la Libia sui flussi migratori. Nel luglio 2017, sotto la spinta del governo Gentiloni Silveri, ci siamo mossi su due versanti: accordo con le tribù per fermare la tratta degli esseri umani e i flussi migratori e, dall'altra, l'apertura dei centri di permanenza aprendo al controllo delle organizzazioni internazionali. Oggi il nuovo Governo arretra, si ritira, porta indietro i dispositivi di sicurezza del nostro Paese; si allarga l'area search and rescue (SAR) libica con una deterrenza non solo nei confronti delle organizzazioni non governative, ma anche nei confronti delle navi di Frontex, finanche (come abbiamo visto nel caso della nave Diciotti) nei confronti della Guardia costiera libica. Ora i risultati che proprio ieri ha presentato l'Istituto per gli studi di politica internazionale (ISPI), rielaborando i dati dell'Organizzazione internazionale per le migrazioni (OIM), sono impietosi, per non dire drammatici: con Minniti gli sbarchi sono diminuiti del 78 per cento e del 72 per cento sono diminuite anche le morti; con Salvini sono diminuiti gli sbarchi del 48 per cento, ma sono aumentate le morti del 147 per cento, quasi 900 persone in 4 mesi. (Applausi dal Gruppo PD) . Chissà Di Maio, che ci ha definiti assassini politici per il jobs act proprio nei giorni in cui la disoccupazione va sotto il 10 per cento, come definirà le politiche di Salvini del suo stesso Governo. (Applausi dal Gruppo PD) . Concludo pertanto con un appello al ministro Moavero Milanesi. Si sta assottigliando quella linea sottile - lo diciamo con tutta la moderazione del caso - tra l'essere uomo di Stato a tutela delle linee tradizionali della politica estera del nostro Paese e l'essere invece la foglia di fico di politiche che portano qualche like in più su Facebook, ma ci isolano nella comunità internazionale, con gravi rischi per la stabilità e la sicurezza del nostro Paese. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pellegrini Emanuele. Ne ha facoltà. PELLEGRINI Emanuele (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, innanzitutto vorrei ringraziare il Ministro per la disponibilità che ha dimostrato fino ad ora e che sta confermando nell'informativa rispetto alla questione della Libia; disponibilità che ha palesato sia oggi in Aula, sia con le audizioni nelle Commissioni che hanno dato modo a noi membri del Parlamento di svolgere la nostra funzione. La situazione che ci ha descritto oggi e nel recente passato certamente porta a sviluppare molte riflessioni che devono portare, con il confronto interno, a concorrere a determinare la linea che l'Italia deve avere nelle relazioni con lo scenario libico; ciò, ovviamente, prescindendo da facili strumentalizzazioni politiche interne. La situazione di instabilità politica libica, così come ci viene confermata anche dalle agenzie che si susseguono giorno per giorno, deve essere assolutamente ricondotta a canoni ordinari, così da permettere un'altrettanto ordinaria disamina delle problematiche interne ed estere. Da un lato la questione libica, com'è stato opportunamente delineato, non può essere affrontata senza un rafforzamento della posizione italiana tale da fungere, secondo gli usi della diplomazia, come agente proattivo per il componimento bonario delle reciproche pretese. Sul punto oggi il Ministro ci ha rassicurato, confermando la Conferenza di Palermo che, a differenza di quanto detto da altri, riteniamo un punto importante, fondamentale perché quello sì, è stato un momento di scambio reale per cercare arrivare ad una soluzione concreta. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Dall'altro, non possiamo tacere come le influenze estere, al di fuori dei richiamati tavoli diplomatici, debbano essere limitate o comunque coordinate con il rafforzamento dell'opera delle Nazioni Unite, così da consentire davvero un consolidamento di quegli equilibri interni e quindi dare finalmente stabilità a tutto il Paese. In tale quadro generale occorre sottolineare e ricordare come lo stallo di questa situazione, che rischia di protrarsi ulteriormente, altro non fa che mettere a repentaglio, come confermato dal Ministro anche oggi, le calendarizzate elezioni interne che, secondo un processo democratico, dovrebbero portare alla definitiva stabilizzazione interna. Sappiamo che questo percorso, così come stabilito al vertice di Parigi del 29 maggio, oggi sia in pericolo. Ce lo ha confermato oggi il Ministro. In tale quadro generale occorre sottolineare che in questo stallo abbiamo l'obbligo di provare a portare ordine ove questo manchi secondo i compiti e i ruoli internazionali. In questo quadro le strumentalizzazioni politiche interne dovrebbero venire meno, strumentalizzazioni politiche da parte delle opposizioni che spesso richiamano a soluzioni fumose e idealiste che tutelino, sì, il rispetto dei diritti umani ma che da un punto di vista pragmatico sono solo palliativi e non fanno altro che alimentare le tensioni. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Oggi dobbiamo renderci conto che strumentalizzare la questione libica al solo fine di giustificare l'incondizionata e ingiustificata tratta di esseri umani verso il nostro Paese, è idea profondamente sbagliata, in primo luogo per le popolazioni che arrivano dal continente africano. Da questo punto di vista bene fa il ministro Moavero Milanesi a sottolineare la discussione di confronto, come ha ribadito in passato durante le audizioni, con tutto il collegio dei Ministri, affinché si possano condividere idee e soluzioni. Non posso peraltro sottacere come anche nelle audizioni vi siano stati attacchi a nostro dire palesemente ingiustificati e assolutamente provocatori da parte di esponenti delle minoranze con il solo recondito scopo di ribadire una strumentale posizione contraria alla politica del Governo. Forse, però, in questa discussione dobbiamo resettare tutto. Proviamo a ripartire da semplici concetti e obiettivi chiari, così da poter comprendere e focalizzare il traguardo che il Governo italiano deve perseguire e raggiungere. In primis dobbiamo adoperarci affinché il lavoro diplomatico sia realmente produttivo e consenta concretamente il componimento degli scontri libici, così che l'instabilità cessi, perché questo è il concetto di base. Se riusciamo a dare stabilità ad un Paese, riusciamo anche ad aiutare la popolazione in questo stesso Paese e se riusciamo ad aiutarlo mediante strutture organizzate, efficaci e trasparenti, abbiamo raggiunto il risultato di far rispettare quei diritti umani che oggi vengono utilizzati solo come pretesto per alimentare uno sporco mercato ed una tratta di esseri umani. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Ma forse pensiamo che giustificare l'instabilità politica libica mediante un'accoglienza incondizionata sia la soluzione? No, davvero non lo crediamo. Non possiamo pensare di giustificare l'immigrazione clandestina in Italia e in tutta Europa dicendo che serve per salvare vite umane. Noi abbiamo invece l'imperativo categorico, se non morale, di portare aiuto senza creare un male più grande di quello che vogliamo curare. Abbiamo già visto come nel recente passato gli interventi unilaterali cosiddetti umanitari, messi in atto con le forze armate da parte di taluni partner europei, abbiano nel concreto aggravato la situazione, creando solo ulteriori ingiustizie e negazione dei diritti fondamentali dell'uomo. Pensiamo davvero che la diplomazia possa essere utile a corrente alternata? Oggi lo Stato italiano si trova a dover svolgere, anche per colpe di altri, un compito molto difficile, che però potrebbe essere molto più agevole ove vi fosse una maggiore incisività da parte dell'Europa nella politica estera. Ciò, però, tarda a pervenire. Ove questa manca, ecco che allora noi dobbiamo farci carico dell'onere di facilitare una stabilizzazione della Libia. Questo lo dobbiamo innanzitutto per il rispetto delle vite umane che vogliamo salvaguardare, affinché coloro che oggi divengono - forzosamente e forzatamente - immigrati in Europa possano essere liberi cittadini, ognuno nel proprio Paese e nella propria Nazione. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Craxi. Ne ha facoltà. CRAXI (FI-BP) . Egregio Presidente, prima di intervenire vorrei rivolgerle una mozione degli affetti parlamentari. Siamo grati al sempre cortese ministro Moavero Milanesi della sua presenza, ma siamo qua non solo per ascoltare, ma anche per essere ascoltati. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Forza Italia vigila e sempre vigilerà perché non venga svuotata questa istituzione, che è uno dei cardini della nostra democrazia. Capisco le esigenze del Governo, ma mi auguro che una simile mancanza di garbo istituzionale non si ripeta più. Grazie, signor Presidente. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . È del tutto superfluo ribadire l'importanza che la partita libica riveste per il nostro Paese e per l'area mediterranea tutta. Lo è non solo per la questione migratoria, che sta a cuore a tutti noi, ma anche e soprattutto per la difesa più vasta dei nostri interessi, che sarebbe del tutto sbagliato relegare al solo tema dei flussi. L'intera partita libica, infatti, si configura come strategica per ridefinire una nostra presenza nel Mediterraneo come forza regionale che si deve caratterizzare, differentemente dagli ultimi anni e dagli altri partner europei, come forza di pace, dialogo e sviluppo condiviso nell'area euro-mediterranea. Quanto accaduto e accade in queste ore in Libia, che - non dimentichiamolo mai - è una delle porte sull'Africa, è la dimostrazione di come serva, oggi più che mai, un'Europa politica e una politica estera europea, che saranno non gli attacchi all'Unione europea a costruire, ma un progetto di cui il Governo sembra non curarsi. Se non ci chiariremo tra partner europei - in primis , noi e la Francia - difficilmente verremo a capo di questa partita e condanneremo la Libia e tutta l'area a una lunga stagione di caos. Consideriamo questo necessario, perché è difficile teorizzare, anche con tutta la retorica in possesso di questo Governo, che la Libia rientri oggi tra gli interessi strategici dell'America trumpiana. Del resto, nonostante gli annunci spot del presidente Conte, non si è ancora neanche capito se il Trump sarà presente alla Conferenza sulla Libia. Gli ultimi accadimenti cui assistiamo sono la riprova delle storture e degli errori che hanno caratterizzato il processo di pace libico e la creazione di un'entità statuale: errori - dobbiamo dircelo con sincerità - a cui, come Paese, non siamo estranei. Sebbene consideriamo uno sbaglio celebrare in Libia elezioni il 10 dicembre prossimo, come prefigurato sotto dettatura lo scorso maggio a Parigi e come peraltro dichiarato anche ieri dall'inviato ONU in Libia Salamé, consideriamo altrettanto rischiosa, specie sulla scorta delle esperienze recenti, ogni scelta e iniziativa che possa far apparire il nostro Paese un attore di parte, non terzo, tra le fazioni in campo. È un errore che abbiamo già commesso in passato, dopo la caduta di Gheddafi, e che non ha fatto le fortune nostre, né della Libia. Per questo motivo, abbiamo apprezzato il tentativo del ministro Moavero Milanesi di avviare un dialogo con il generale Haftar. Tale apprezzamento non può però riguardare i silenzi del Governo sulle richieste delle tribù del Sud, dai Tebu agli Awlad Suleiman, passando per i Tuareg. Eppure, i Tuareg libici, per bocca del leader Moulay Kamidi, hanno chiesto al Governo italiano di offrire aiuti concreti alla realtà del Sud. Al pari, ci sono accuse recentissime, mosse da tutte le tribù del Sud al nostro Governo e al Governo libico da noi sostenuto, di mancanza di serietà e sincerità nell'applicazione dell'accordo sottoscritto a Roma nel maggio del 2017. Davanti a queste richieste l'Italia è rimasta silente. Ma il Sud libico è per noi strategico. È l'area da dove giungono i flussi di migranti, dove si giocano importanti partite energetiche e dove la situazione oggi è molto grave, in particolare a Sebha, principale città del Fezzan, dove gruppi armati ciadiani e sudanesi hanno preso il controllo di alcune aree per traffici illeciti. Quindi noi cosa facciamo? Dichiariamo guerra ai trafficanti di esseri umani e poi, quando dai luoghi da dove questi mettono in piedi i loro business criminali ci chiedono aiuto, non rispondiamo? Ricordo tutto ciò proprio in queste ore, in cui sono in corso colloqui per dare una nuova forma e nuovi volti al consiglio presidenziale, al fine di aver chiari i nostri interessi, il nostro ruolo e la direzione che, come Italia, dobbiamo intraprendere, specie in vista della Conferenza internazionale sulla Libia prevista per metà novembre a Palermo, che il Governo intende promuovere. È un'iniziativa di cui è necessario definire i contorni e gli obiettivi; il ministro Moavero Milanesi oggi non ce li ha spiegati. Abbiamo letto tutti in questi giorni le indiscrezioni che parlano delle condizioni che il generale Haftar avrebbe posto per partecipare alla Conferenza. Non vorremmo però che, per avere a quel tavolo Haftar, che abbiamo lungamente non riconosciuto, magari per una bella foto opportunity , accondiscendessimo a tutte le sue richieste, alcune rischiose - penso all'assenza di gruppi a Tripoli (che potrebbe favorire una invasione militare) - e altre umilianti, come il ritiro del nostro ambasciatore. Il risultato non sarebbe né utile, né dignitoso, ma darebbe dell'Italia l'idea di un Paese ondivago e confuso. Serve pertanto chiarezza, ma a tal fine non aiutano le posizioni di alcuni membri del Governo, che escludono a priori qualsiasi nostra presenza militare in Libia (peraltro in Libia i militari italiani già ci sono), specie dopo la richiesta di ieri di Tripoli all'ONU. In Libia la forza militare conta e tante milizie sono pronte a mettersi con il più forte, anche se non possiamo pensare di rafforzare una posizione debole, come appare quella di Sarraj, con il solo impiego della forza. La strada è quindi stretta. Ma al tavolo della Conferenza, allo stato assai fumoso, serve uno sforzo di condivisione e di dialogo, che interessi con franchezza, oltre che le parti libiche, anche gli altri attori europei (in tal senso ha ragione il Ministro degli esteri tedesco). Gli annali sono pieni di conferenze inutili; dobbiamo lavorare per non aggiungerne un'altra. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Lucidi. Ne ha facoltà. LUCIDI (M5S) . Signor Presidente, rappresentanti del Governo, onorevoli colleghi, io credo che anche oggi abbiamo assistito a una pagina nuova nella politica italiana, perché il ministro Moavero Milanesi ha dato seguito a quelle che sono state le nostre richieste in altre situazioni e ha prontamente dato la sua disponibilità a venire a riferire in Aula, a nostro modo di vedere su molte novità dello scenario libico. Ma questo è soltanto uno degli ultimi atti del Governo del cambiamento, di cui vorrei sottolineare alcuni aspetti. Uno, in particolare, secondo me è fondamentale: mi riferisco al fatto che il Governo italiano stia guardando alle nostre frontiere verso l'Africa (che abbiamo sempre detto essere le frontiere dell'Europa) con un atteggiamento assolutamente nuovo. Vorrei qui ricordare soltanto alcuni degli ultimi eventi che sono stati portati avanti dal nostro Governo. Il 29 agosto il nostro vice premier Di Maio è stato in visita in Egitto. All'inizio di settembre - come abbiamo ascoltato - il ministro Moavero Milanesi è stato direttamente in Libia, a Bengasi, per interloquire con il generale Haftar. La scorsa settimana, durante l'Assemblea generale dell'ONU, il nostro premier Conte ha avuto una serie di incontri bilaterali con lo stesso al-Sisi sulla situazione egiziana. Il ministro Salvini è stato ripetutamente sui territori africani, non da ultimo quello tunisino. Questo dimostra sostanzialmente un cambio di passo fondamentale del Governo italiano, grazie proprio al Governo del cambiamento, perché mai si era visto un attacco frontale istituzionale verso una problematica di questo tipo; cosa sicuramente che non era accaduta negli scorsi anni. Questo ci dà un po' la cifra di quanto il Governo sia attento alla tematica e di quanto ritenga lo scenario libico centrale per la situazione e la stabilità democratica anche del nostro Paese. È chiaro che, come ha riportato il ministro Moavero Milanesi, la situazione in Libia è tutt'altro che stabilizzata, ma questo lo sappiamo da anni perché noi non stiamo parlando della Libia in generale, ma della Libia che abbiamo ereditato. Una Libia che da dal 2011 è completamente instabile. Dicevamo qualche tempo fa che nella sola Tripoli ci sono circa 87 fazioni in lotta fra loro; capite allora che scenario abbiamo ereditato. Abbiamo scoperto oggi che per alcune ore vi è stata la chiusura dell'unico aeroporto che troviamo in Libia, l'aeroporto di Mitiga, che è stato chiuso tre ore a causa di un attacco avvenuto nella notte, che sembra sia stato portato avanti da un nuovo movimento, da una nuova milizia, che si definisce i «giovani di Tripoli». Quindi è uno scenario dinamico e in via di evoluzione. Abbiamo oggi avuto una conferma, ed appreso anche un'importante novità dal Ministro; abbiamo appreso infatti la data della Conferenza di Palermo, capendone altresì l'obiettivo. Ringrazio il Ministro per averci fornito queste informazioni assolutamente fondamentali. Ne abbiamo compreso inoltre il contesto, cioè gli attori che saranno chiamati a discutere e partecipare alla Conferenza di pace di Palermo che, giustamente, il Ministro ha chiesto di svolgere non nella nostra capitale, che è sede di tante istituzioni importanti, ma proprio nella Regione che è la nostra frontiera verso quello scenario. Credo che questo sia un dato estremamente importante. Qualcuno ha chiesto quali fossero le novità; signori, le novità sono queste: mai in otto anni era stata convocata una Conferenza di pace sulla Libia e lo stiamo facendo noi, chiamando gli attori principali di questo scenario. (Applausi dal Gruppo M5S) . Questo sicuramente non farà altro che rinforzare la nostra «egemonia» su una determinata area, che sicuramente porterà benefici non soltanto a noi, ma anche in quei territori. Spero, dalle notizie che arrivano dal terreno, che possa essere coinvolta in qualche misura anche la Giordania. Vedo lampeggiare il mio microfono e allora, gentile Presidente, concludo il mio intervento. Anch'io ho una frasetta conclusiva, come si usa fare, ma contrariamente al collega Alfieri del Partito Democratico, non ho bisogno di leggerla perché credo fermamente nelle parole che dico e quindi non ho bisogno di leggere la frasetta che mi è stata preparata. Credo che il Governo del cambiamento passa anche da qui, attraverso un nuovo modo di fare politica estera. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az) . PRESIDENTE . Dichiaro chiusa la discussione sull'informativa del Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, che ringrazio per la disponibilità. Discussione del disegno di legge: DDL 771 Ratifica ed esecuzione dei seguenti Trattati: a) Trattato di estradizione tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo dello Stato degli Emirati arabi uniti, fatto ad Abu Dhabi il 16 settembre 2015, con Scambio di Note fatto ad Abu Dhabi il 27 novembre 2017 e il 17 gennaio 2018; b)Trattato di mutua assistenza giudiziaria in materia penale tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo degli Emirati arabi uniti, fatto ad Abu Dhabi il 16 settembre 2015 (Approvato dalla Camera dei deputati) (Relazione orale) PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 771, già approvato dalla Camera dei deputati. Il relatore, senatore Pellegrini Emanuele, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta. Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore. PELLEGRINI Emanuele, relatore . Signor Presidente, l'Assemblea è chiamata all'esame del disegno di legge già approvato dalla Camera dei deputati recante ratifica ed esecuzione dei Trattati e del relativo scambio di note, sottoscritti dall'Italia e dagli Emirati Arabi Uniti a partire dal settembre 2015, rispettivamente in materia di estradizione e di mutua assistenza in materia penale. I due accordi bilaterali rientrano nell'ambito di quell'azione di intensificazione e di regolamentazione dei rapporti di cooperazione giudiziaria internazionale con alcuni Stati non appartenenti all'Unione europea, che l'Italia persegue da anni, anche in ragione della necessità di rendere più efficace il contrasto nei confronti della criminalità organizzata. Presidenza del vice presidente ROSSOMANDO (ore 18,36) ( Segue PELLEGRINI Emanuele, relatore ) Nello specifico, con la ratifica dei due accordi in esame, si intende contribuire a uno sviluppo ulteriore e significativo dei rapporti fra l'Italia e gli Emirati Arabi Uniti, mediante una più stretta collaborazione tra i due Paesi nel campo della cooperazione e dell'assistenza giudiziaria in materia penale. Il primo dei due Trattati in esame, quello in materia di estradizione, fatto ad Abu Dhabi nel settembre 2015, integrato da uno scambio di note il 27 novembre 2017 e il 17 gennaio 2018, e composto da 24 articoli, è finalizzato a consentire l'estradizione obbligatoria, secondo le norme e le condizioni indicate, di persone ricercate che si trovino nel territorio di uno dei due Paesi per dare corso a un processo penale o al fine di consentire l'esecuzione di una condanna definitiva. Il testo prevede che l'estradizione sia concessa quando il fatto per cui si procede o si è proceduto nello Stato richiedente sia previsto come reato anche dalla legislazione dello Stato richiesto, secondo il principio della «doppia incriminazione». Tale principio trova tuttavia un temperamento in materia fiscale, laddove viene previsto che l'estradizione possa essere accordata anche quando la disciplina dello Stato richiesto, in detta materia, sia differente da quella dello Stato richiedente. L'estradizione processuale richiede, inoltre, che il reato per cui si proceda sia punito da entrambi gli Stati con la pena della reclusione per un periodo di almeno un anno, mentre l'estradizione esecutiva richiede che la pena residua ancora da espiare corrisponda a un periodo minimo di sei mesi. Il testo disciplina altresì i motivi obbligatori per opporre un rifiuto all'estradizione, prevedendo, fra l'altro, oltre ai casi ormai consolidatisi nelle discipline pattizie internazionali, anche quelli relativi a reati puniti dallo Stato richiedente con pene proibite dalla legge dello Stato richiesto, o quando vi sia fondato motivo di ritenere che la persona richiesta possa essere sottoposta, per il reato oggetto della domanda di estradizione, a tortura o a trattamenti illegali e disumani. Viene inoltre previsto un rifiuto obbligatorio anche nel caso in cui il reato per il quale venga chiesta l'estradizione sia punibile con la pena di morte secondo la legge dello Stato richiedente, salvi i casi in cui la pena capitale non sia inflitta nei confronti della persona richiesta, ovvero, qualora già inflitta, lo Stato richiedente assuma l'impegno di non darvi esecuzione. A tal riguardo lo scambio di note fra i due Paesi risalente al novembre 2017 e al gennaio 2018 ed allegato al Trattato, prevede, conformemente alla giurisprudenza della Corte costituzionale in materia, che resti esclusa del tutto la possibilità di dare luogo a estradizione nei casi in cui sia prevista la pena di morte, a meno che la parte richiedente non adotti una decisione irrevocabile che commuti tale pena in una pena diversa, nel pieno rispetto dell'ordinamento della parte richiesta. Il Trattato indica inoltre i motivi facoltativi per opporre un rifiuto all'estradizione, riferibili ai casi in cui lo Stato richiesto rivendichi la propria giurisdizione sul reato oggetto della richiesta di estradizione o abbia in corso un procedimento penale riferibile al medesimo illecito penale, o a valutazioni di carattere umanitario in relazione all'età e alle condizioni di salute della persona da consegnare. Il testo, dopo aver individuato nei rispettivi Ministeri della giustizia le autorità centrali preposte all'attuazione del Trattato, disciplina le modalità e i documenti necessari per la presentazione di una richiesta di estradizione, pone un generale divieto di riestradizione della persona consegnata, fissa le procedure per la consegna della persona e stabilisce che la composizione delle controversie interpretative o applicative fra le parti avvenga mediante consultazione in via diplomatica. Il secondo Trattato oggetto del presente disegno di legge di ratifica - quello relativo alla mutua assistenza giudiziaria in materia penale - si compone di 25 articoli ed è finalizzato a disciplinare l'assistenza giudiziaria penale bilaterale. L'adozione di tali norme è stata imposta dalla progressiva estensione dei rapporti economici, commerciali e finanziari tra i due Paesi, aspetto che inevitabilmente reca con sé anche lo sviluppo di fenomeni criminali che coinvolgono entrambi gli Stati e che rendono necessaria la predisposizione di strumenti idonei a garantire una reciproca ed efficace collaborazione bilaterale. Il testo esplicita l'impegno delle parti a prestarsi la più ampia assistenza giudiziaria in materia penale - ed espressamente anche in relazione a reati tributari e fiscali - prevedendo fra l'altro la ricerca e l'identificazione di persone, la notificazione di atti e documenti, la citazione dei soggetti coinvolti a vario titolo nei procedimenti penali, l'acquisizione e la trasmissione di atti ed elementi di prova e di informazioni relative a conti presso istituti bancari e finanziari, l'assunzione di testimonianze o di dichiarazioni, lo svolgimento e la trasmissione di perizie, l'effettuazione di attività di indagine, l'esecuzione di perquisizioni e sequestri, il sequestro, il pignoramento e la confisca dei proventi del reato e delle cose a esso pertinenti. Il Trattato, che prevede anche lo scambio di informazioni su procedimenti penali e condanne di cittadini, nonché la possibilità di dar luogo a qualsiasi forma di assistenza che non sia in contrasto con la legislazione dello Stato richiesto, disciplina quindi le modalità per la formulazione delle domande di assistenza, nonché i casi per l'opposizione di un rifiuto a tali richieste. Di particolare rilievo, a tal proposito, la previsione secondo cui l'assistenza non possa essere rifiutata esclusivamente in ragione del segreto imposto da banche e simili istituzioni finanziarie, ovvero in ragione del fatto che il reato si consideri anche di natura fiscale. Ulteriori articoli definiscono le modalità per l'esecuzione della domanda, per la notifica degli atti, per l'assunzione di testimonianze o dichiarazioni, per il transito di persone in stato di detenzione, per l'effettuazione di perquisizioni e sequestri relativi a una procedura penale. Il disegno di legge di ratifica dei due Trattati si compone di 4 articoli che dispongono, rispettivamente, in merito all'autorizzazione alla ratifica, all'ordine di esecuzione, alla copertura finanziaria e all'entrata in vigore. Gli oneri economici per l'Italia derivanti dall'attuazione del provvedimento sono valutati in 40.000 euro annui, a decorrere dal 2018. I due Trattati in esame non presentano profili di incompatibilità con la normativa nazionale esistente né con altri obblighi internazionali sottoscritti dal nostro Paese. In conclusione, si propone l'approvazione del disegno di legge da parte dell'Assemblea. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S) . PRESIDENTE . Dichiaro aperta la discussione generale. È iscritto a parlare il senatore Giacobbe. Ne ha facoltà. GIACOBBE (PD) . Signor Presidente, cari colleghi, il provvedimento in esame riguarda due Trattati tra l'Italia e gli Emirati Arabi Uniti in materia giudiziaria. I due Trattati si inseriscono nel contesto degli strumenti finalizzati alla regolamentazione dei rapporti di cooperazione fra l'Italia e Paesi non appartenenti all'Unione europea, allo scopo di migliorare la cooperazione giudiziaria internazionale e di rendere più efficace il contrasto alla criminalità. In questo caso, viene avviato un processo di sviluppo significativo dei rapporti italo-emiratini, che permetterà una stretta e incisiva collaborazione tra i due Paesi nel campo della cooperazione giudiziaria penale. L'adozione di norme volte a disciplinare in modo preciso e puntuale la materia è stata imposta dall'attuale realtà sociale, caratterizzata da sempre più frequenti ed estesi rapporti tra i due Paesi in ogni settore: dall'economia al mondo della finanza, al commercio, ai flussi migratori. II progressivo intensificarsi dei rapporti reca inevitabilmente con sé anche lo sviluppo di fenomeni criminali, che coinvolgono entrambi gli Stati e, quindi, l'esigenza di disciplinare uniformemente le procedure di consegna di persone che sono sottoposte a procedimenti penali o che devono scontare una pena e l'approntamento di strumenti idonei a garantire una reciproca ed efficace collaborazione. Gli accordi rientrano in un percorso di cooperazione tra l'Italia e gli Emirati Arabi Uniti, che riguarda vari settori: come ho detto prima, dall'ambito finanziario all'economia, al turismo, alla cultura. Era ed è necessario aggiungere questo tassello della cooperazione giuridica in tema di estradizione e, quindi, a contrasto della criminalità transnazionale. È un percorso che ci permette di disciplinare e rendere più fluide le procedure di consegna di persone che sono sottoposte a procedimenti penali o che devono eseguire e scontare una pena. Ad oggi, 14 casi di italiani latitanti di fatto negli Emirati Arabi Uniti, che con questo provvedimento potranno essere estradati e riportati in Patria... (Brusio). PRESIDENTE . Colleghi, il fatto che in Commissione si sia pervenuti ad un'approvazione all'unanimità dovrebbe aiutarci a un ascolto più condiviso, e non essere di ostacolo. Cerchiamo pertanto di contenerci. Prego, senatore Giacobbe, prosegua il suo intervento. GIACOBBE (PD) . Stavo dicendo che, ad oggi, 14 casi di italiani latitanti, di fatto, negli Emirati Arabi Uniti, che con questo provvedimento potranno essere estradati, riportati in Patria e assicurati, quindi, alla giustizia italiana, mettendo fine ad un fenomeno che ha giustamente creato e suscitato stupore e sdegno nella nostra comunità, cioè che i responsabili di crimini non avrebbero mai pagato la pena. Credo che oggi stiamo attendendo ad uno dei nostri doveri da eletti del popolo. Ristabiliamo i principi di legalità e di giustizia e permettiamo anche alle nostre aziende che vanno in quei Paesi la certezza del diritto, che è alla base di qualunque sviluppo pacifico, di qualunque tipo di relazione. Signor Presidente, noi del Partito Democratico sosteniamo questo provvedimento, non solo perché anche noi l'abbiamo presentato, non solo perché è il frutto di un lavoro dei Governi a guida Renzi e poi Gentiloni Silveri, ma anche perché si tratta di un atto importante contro la criminalità e le mafie. È un provvedimento che si colloca nel solco di altri provvedimenti importanti della passata legislatura: dalla legge contro il caporalato, alle leggi per istituire il reato di antiriciclaggio, per inasprire il voto di scambio politico-mafioso, per combattere i reati ambientali. Per questo, dunque, la ratifica, secondo noi, è molto importante, non solo per assicurare alla giustizia italiana delle figure che sono fuggite, ma anche come elemento di deterrenza, perché si afferma che non c'è più, a poche ore di volo, un'oasi di latitanza; non c'è più la possibilità di farla franca. Concludo, signor Presidente, con l'auspicio che questo provvedimento possa essere approvato con il più ampio voto del Senato. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Vescovi. Ne ha facoltà. VESCOVI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, intervengo solo per ribadire l'importanza di questi due Trattati fondamentali tra il nostro Paese e per gli Emirati Arabi Uniti. Si tratta di trattati, da una parte, per l'estradizione e, dall'altra, per l'assistenza giudiziaria. Sono, a mio avviso, importanti e fondamentali perché alcuni Stati erano visti come oasi felici per non scontare la pena. Riuscire ad approvare definitivamente il provvedimento di ratifica e poter vedere persone che hanno commesso reati in svariati ambiti tornare in Italia a scontare la pena, penso sia qualcosa di giusto, equo e importante per il nostro Paese. È interessante il punto sulla reciprocità. Dal mio punto di vista spero che la reciprocità vi sia in tantissimi altri settori perché è un valore fondamentale. Per quanto ci riguarda, la riteniamo fondamentale per il nostro Paese. Approfitto per esprimere un ringraziamento a tutte le autorità giudiziarie e a tutte le Forze dell'ordine che hanno portato a individuare questi criminali all'estero. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Pacifico. Ne ha facoltà. PACIFICO (M5S) . Signor Presidente, colleghi e colleghe, finalmente, dopo anni, giunge in quest'Assemblea il testo finale del provvedimento che regola i rapporti tra l'Italia e gli Emirati Arabi Uniti in materia di assistenza giudiziaria penale ed estradizione tra i due Governi. Quest'Assemblea è chiamata a ratificare un accordo che riconosco - devo essere sincera - essere stato fatto molto bene dal precedente Governo. Un accordo che, per quanto riguarda l'estradizione di cittadini arrestati o destinatari di un processo nei Paesi d'origine, stabilisce un principio molto importante: che la pena di morte per il condannato estradato non si può infliggere, nel pieno rispetto dei diritti umani. Un primato del diritto europeo che inizia a farsi strada anche in Paesi di orientamento diverso per quanto riguarda l'espiazione della pena. Un primo passo importante, ma bisogna certo fare di più. Immagino nel futuro una piattaforma normativa in cui alcuni reati tipici del nostro Paese possano essere riconosciuti dai firmatari di accordi per l'assistenza giudiziaria penale. Immagino il 416- bis , che sia universalmente riconosciuto come reato da tutti i Paesi del mondo, anche perché ormai considerare la mafia come organizzazione criminale nazionale è antistorico e, se posso permettetemi, anche irresponsabile. La riprova, qualora ce ne fosse ancora bisogno, ce la può fornire la Germania, che qualche anno fa ebbe una sanguinosa guerra di 'ndrangheta, ricordata come strage di Duisburg, oppure la Gran Bretagna, con la colonia di latitanti italiani che riciclano denaro della mafia nella City , per non citare la Spagna o alcuni Paesi dell'Est Europa. Ad ogni modo, un passo importante è stato fatto. La ratifica di questo accordo deve essere prodromica per rilanciare un progetto di rapporti giudiziari con altri Paesi non sottoscrittori, quasi tutti definiti paradisi fiscali. Ricordo infatti che gli Emirati arabi non hanno sottoscritto la Convenzione del Consiglio d'Europa sull'estradizione, che è stata firmata a Parigi nel 1957. Dobbiamo rendere difficile ai criminali spostarsi e trovare rifugio in altri Paesi. Per chiarezza, bisogna sottolineare che, anche dopo la ratifica, il Trattato in questione non potrà regolare che le procedure di estradizione attivate dopo la sua entrata in vigore, ma è chiaro che per l'estradizione dei latitanti dimoranti nel Golfo sarà cura del Ministero della giustizia attivarla già dal giorno successivo all'approvazione dell'Assemblea della citata ratifica del Trattato. Naturalmente questo Trattato va ad intendersi in un rapporto più ampio, che tocca temi di carattere economico, finanziario e del turismo e una puntuale sottoscrizione non può che rendere più agevoli i già importanti rapporti tra il nostro Paese e gli Emirati Arabi Uniti. (Applausi dal Gruppo M5S) . PRESIDENTE . Dichiaro chiusa la discussione generale. Sui lavori del Senato PRESIDENTE . Come da accordi intercorsi, il seguito dell'esame del provvedimento è rinviato alla seduta di domani, che avrà inizio alle ore 11, con le dichiarazioni di voto e il voto finale, essendo fissata alle ore 9,30 la riunione della Conferenza dei Capigruppo. Per lo svolgimento di interrogazioni TARICCO (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. TARICCO (PD) . Signor Presidente, l'intento di questo intervento è, per il suo tramite, di sollecitare il Governo sulla vicenda Qui!Group. Già a luglio, quando cominciava a essere evidente che la situazione stava diventando esplosiva, abbiamo presentato l'interrogazione 3-00132 , e nelle scorse settimane, a firma di Teresa Bellanova, abbiamo presentato anche l'interrogazione 3-00234 , sempre su questo tema. Si tratta di una questione di proporzioni enormi, perché riguarda oltre 150.000 esercizi coinvolti (bar gastronomie, ristoranti, piccola e grande distribuzione), oltre 90.000 imprese che hanno acquistato questi buoni pasto, e centinaia di lavoratori (oltre 200 diretti e più di 600 nell'indotto) colpiti dalla situazione di crisi che sta vivendo questo gruppo. Della vicenda, come dicevo prima, ne avevamo parlato già a luglio, quando stava per esplodere la questione. Negli scorsi giorni, dopo il fallimento, c'è stato un allarme enorme sia per chi, aziende e cittadini, è rimasto in possesso di questi buoni pasto di cui ormai non si capisce più quale potrebbe essere l'utilizzo, sia per la situazione dei lavoratori colpiti da tale situazione. Il problema è che né il Ministero sembra in grado di dare una prospettiva, né la curatela e la proprietà stanno dando segnali di vita. In più, negli scorsi giorni si è palesata un'ulteriore situazione che ha del paradossale: Consip sembra aver assegnato una gara con un ribasso del 22 per cento ad una srl che si chiama Più Buono, che pare essere controllata al 95 per cento da Qui!Group. Noi chiediamo al Ministero di prendere in mano la situazione perché, al di là dei disastri che rischiano di ripercuotersi su imprese che hanno ricevuto in pagamento questi buoni e che adesso non sanno cosa farsene, su imprese che li avevano acquistati e se li sono ritrovati in carico, su singoli cittadini che li avevano ricevuti dalle imprese e che li hanno in mano, nonché sui lavoratori, questa rischia di essere una bomba veramente esplosiva. Chiediamo in modo accorato che il Ministero prenda in mano la situazione e che, se del caso (noi riteniamo proprio di sì), risponda alle nostre interrogazioni. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE . La Presidenza prende atto del suo sollecito. Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno GIACOBBE (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GIACOBBE (PD) . Signor Presidente, vorrei chiedere l'attenzione dei colleghi, perché l'argomento di cui sto per parlare non penso ci riguardi come rappresentanti di partiti politici, ma come persone ed esseri umani. È con tristezza, cari colleghi e signor Presidente, che intervengo per parlare della tragedia in Indonesia, uno dei Paese della mia ripartizione elettorale. Ad oggi si contano oltre 1.200 vittime, a causa del violento terremoto di magnitudo 7.4 e del conseguente tsunami, una tragedia che si ripete dopo quella del 2004 e il devastante tsunami a Sumatra. Purtroppo il numero delle vittime è destinato a salire. Molte sono le persone ancora sotto le macerie, molte sono le aree da raggiungere e nuove scosse di terremoto si ripetono, anche in altre isole dell'Arcipelago indonesiano: è di qualche ora fa la notizia di una scossa di magnitudo 5.9 nell'isola di Sumba. Le zone colpite sono molto estese e difficili da raggiungere: mancano quindi acqua e beni di prima necessità e c'è il rischio di epidemie. L'onda anomala dello tsunami ha colto di improvviso la popolazione di Palu e Donggala. Subito dopo il terremoto era stata diramata anche un'allerta, rientrata però dopo un'ora. All'improvviso, però, il muro d'acqua e le onde anomale alte oltre due metri si sono abbattuti con tutta la loro violenza sulla costa, causando morte e distruzioni. Purtroppo, come sappiamo, non è possibile prevedere un terremoto, ma una più attenta analisi, forse, avrebbe potuto evitare o limitare il disastro dello tsunami. È necessaria la collaborazione e la cooperazione tra gli organi internazionali per migliorare i sistemi di allerta per eventi come questo. Il dramma in Indonesia sta assumendo dimensioni enormi ed il Governo indonesiano ha chiesto aiuto ed assistenza alla comunità internazionale. Io spero che ci si possa impegnare tutti nell'aiuto a questa popolazione. Signora Presidente, certo di interpretare il sentimento di tutte le senatrici ed i senatori, permettetemi di concludere esprimendo il nostro dolore, il cordoglio e la nostra solidarietà al popolo indonesiano. (Applausi dai Gruppi PD e M5S). PRESIDENTE . Senatore Giacobbe, l'Assemblea fa propria l'espressione di vicinanza e di dolore che lei ha appena rappresentato. EVANGELISTA (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. EVANGELISTA (M5S) . Signor Presidente, colleghe e colleghi senatori, il presente intervento è dettato dalla necessità di portare anche in quest'Aula un tema dibattuto nell'altra ala del Parlamento, che con 295 voti favorevoli e 181 contrari ha accettato le dimissioni del deputato Andrea Mura, già espulso dal nostro Gruppo parlamentare per avere totalizzato oltre il 96 per cento di assenze. La grande eco mediatica ha contribuito a creare un vero e proprio caso sul quale si è registrato un elevatissimo numero di dichiarazioni da parte dei rappresentanti delle opposizioni, i quali hanno espresso inaccettabili, pesanti e vergognosi giudizi sull'operato del MoVimento 5 Stelle per aver scelto - secondo loro - un candidato sbagliato, guardandosi bene dall'andare oltre il caso Mura, come una matura riflessione politica avrebbe preteso, ed affrontare responsabilmente - ed aggiungo, finalmente - il problema dell'assenteismo dei parlamentari. Tutto ha preso le mosse dalla denuncia del deputato di Forza Italia Ugo Capellacci, ex Presidente della Regione Sardegna - che alle elezioni politiche del 4 marzo venne battuto nel collegio uninominale di Cagliari proprio da Andrea Mura - il quale, attingendo dai dati ufficiali della OpenParlamento, segnalava l'alto tasso di assenze del deputato Mura, anche componente della Commissione parlamentare trasporti, poste e telecomunicazioni. Alle risposte poco edificanti che non fornivano giustificazione alcuna da parte di Mura («L'attività parlamentare si può svolgere in barca», diceva), è seguito, come tutti sanno, l'intervento del MoVimento 5 Stelle che, come sempre, è stato lineare, attento a garantire il rispetto delle regole e l'applicazione dello statuto e del codice etico, ma soprattutto il rispetto della Costituzione della Repubblica e delle leggi. Da qui il consequenziale provvedimento di espulsione del signor Andrea Mura, il quale solo il 4 agosto annunciava le sue dimissioni da parlamentare con una lettera inviata al presidente della Camera Roberto Fico, nella quale, peraltro - spiace sottolinearlo - non vi è traccia minima di scuse per non aver ottemperato all'obbligo di presenziare ai lavori parlamentari come imposto dallo statuto, dal codice etico e dalla stessa funzione pubblica assunta. L'accettazione delle dimissioni da parte della Camera è storia recente e sarebbe il naturale epilogo di cui prendere atto senza ulteriori osservazioni, se non fosse per il numero davvero spropositato di dichiarazioni dell'opposizione e della loro portata contraddittoria che si può condensare nella frase: «Voi del MoVimento 5 Stelle non avete nulla da insegnare». Analizzando con lo stesso rigore i dati aggiornati, resi pubblici qualche giorno fa, si viene a sapere che il deputato più assenteista è la forzista Michela Vittoria Brambilla, alla sua quarta legislatura, con un tasso di assenza pari al 99,55 per cento, essendosi finora presentata a Montecitorio solo una volta, ma il triste primato di Forza Italia lo detengono in questa Aula il senatore Romani, che ha il 99,56 per cento delle assenze, e il senatore Ghedini che ne ha totalizzato il 92,44 per cento (si è presentato in Commissione giustizia soltanto alla prima seduta per la sua costituzione). Le stesse forze politiche che in modo offensivo e contraddittorio si sono rivolte al MoVimento 5 Stelle non accorgendosi della trave che è nel loro occhio, evidentemente oltre a non avere la stessa dirittura morale del MoVimento 5 Stelle, non ne hanno la linearità, il coraggio e la fermezza necessari per far rispettare le regole. Ecco perché si chiede un cambio di passo e si pretende che applichino lo stesso metro di giudizio nei confronti dei propri eletti ed i conseguenti provvedimenti anche in casa loro. Concludo, signor Presidente, nella speranza che l'assenteismo dei parlamentari diventi oggetto di riflessione seria e responsabile da parte di tutta la classe politica e che lo stesso Consiglio di Presidenza prenda in seria considerazione i casi segnalati con questo intervento. (Applausi dal Gruppo M5S) . Atti e documenti, annunzio PRESIDENTE . Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Ordine del giorno per la seduta di mercoledì 3 ottobre 2018 PRESIDENTE . Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica domani, mercoledì 3 ottobre, alle ore 11, con il seguente ordine del giorno: (Vedi ordine del giorno) La seduta è tolta (ore 19,04) . Congedi e missioni Sono in congedo i senatori: Airola, Barachini, Bogo Deledda, Borgonzoni, Candiani, Cattaneo, Cesaro, Cioffi, Cirinna', Crimi, De Poli, Fazzone, Garnero Santanchè, Giarrusso, Lonardo, Mangialavori, Marti, Merlo, Morra, Napolitano, Parente, Perosino, Ronzulli, Santangelo, Sbrana, Siri e Toffanin. Sono assenti per incarico avuto dal Senato i Senatori: Taverna, per attività di rappresentanza del Senato; Augussori, Castaldi, Ferrara e Vattuone, per attività dell'Assemblea parlamentare dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE). Disegni di legge, annunzio di presentazione DDL Costituzionale Senatore de Bertoldi Andrea Modifica all'articolo 53 della Costituzione in materia di princìpi generali della legislazione tributaria per la garanzia dei diritti del contribuente (830) (presentato in data 28/09/2018); senatori Fregolent Sonia, Rufa Gianfranco, Romeo Massimiliano, Arrigoni Paolo, Augussori Luigi, Bagnai Alberto, Barbaro Claudio, Bergesio Giorgio Maria, Bonfrisco Anna Cinzia, Borghesi Stefano, Bossi Simone, Bossi Umberto, Briziarelli Luca, Bruzzone Francesco, Calderoli Roberto, Campari Maurizio, Candura Massimo, Cantu' Maria Cristina, Casolati Marzia, De Vecchis William, Faggi Antonella, Ferrero Roberta, Fusco Umberto, Iwobi Tony Chike, Marin Raffaella Fiormaria, Marti Roberto, Montani Enrico, Nisini Tiziana, Ostellari Andrea, Pazzaglini Giuliano, Pellegrini Emanuele, Pepe Pasquale, Pergreffi Simona, Pianasso Cesare, Pillon Simone, Pirovano Daisy, Pisani Pietro, Pittoni Mario, Pizzol Nadia, Pucciarelli Stefania, Ripamonti Paolo, Rivolta Erica, Saponara Maria, Saviane Paolo, Sbrana Rosellina, Solinas Christian, Tesei Donatella, Tosato Paolo, Vallardi Gianpaolo, Vescovi Manuel, Zuliani Cristiano Modifiche alla legge 2 agosto 1999, n. 264, in materia di accesso ai corsi universitari, con particolare riguardo alle professioni mediche (831) (presentato in data 28/09/2018); senatori Fregolent Sonia, Romeo Massimiliano, Arrigoni Paolo, Augussori Luigi, Bagnai Alberto, Barbaro Claudio, Bergesio Giorgio Maria, Bonfrisco Anna Cinzia, Borghesi Stefano, Bossi Simone, Bossi Umberto, Briziarelli Luca, Bruzzone Francesco, Calderoli Roberto, Campari Maurizio, Candura Massimo, Cantu' Maria Cristina, Casolati Marzia, De Vecchis William, Faggi Antonella, Ferrero Roberta, Fusco Umberto, Iwobi Tony Chike, Marin Raffaella Fiormaria, Marti Roberto, Montani Enrico, Nisini Tiziana, Ostellari Andrea, Pazzaglini Giuliano, Pellegrini Emanuele, Pepe Pasquale, Pergreffi Simona, Pianasso Cesare, Pillon Simone, Pirovano Daisy, Pisani Pietro, Pittoni Mario, Pizzol Nadia, Pucciarelli Stefania, Ripamonti Paolo, Rivolta Erica, Rufa Gianfranco, Saponara Maria, Saviane Paolo, Sbrana Rosellina, Solinas Christian, Tesei Donatella, Tosato Paolo, Vallardi Gianpaolo, Vescovi Manuel, Zuliani Cristiano Istituzione di un ambulatorio di prevenzione precoce delle malattie croniche (832) (presentato in data 28/09/2018); senatori Grassi Ugo, Riccardi Alessandra Modifiche alla disciplina sulle camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura (833) (presentato in data 28/09/2018); senatori Ferrazzi Andrea, Messina Assuntela, Mirabelli Franco, Sudano Valeria Modifiche alla legge 6 dicembre 1991, n. 294, e ulteriori disposizioni in materia di aree protette (834) (presentato in data 01/10/2018); senatori Di Nicola Primo, Airola Alberto, Angrisani Luisa, Castellone Maria Domenica, Di Girolamo Gabriella, Gallicchio Agnese, Lannutti Elio, Lanzi Gabriele, Lomuti Arnaldo, Piarulli Angela Anna Bruna, Pirro Elisa, Puglia Sergio, Romano Iunio Valerio, Vanin Orietta Disposizioni in materia di lite temeraria (835) (presentato in data 02/10/2018); senatori Di Nicola Primo, Airola Alberto, Accoto Rossella, Angrisani Luisa, Castellone Maria Domenica, Coltorti Mauro, Corrado Margherita, Di Girolamo Gabriella, Gallicchio Agnese, Lannutti Elio, Lanzi Gabriele, Leone Cinzia, Lomuti Arnaldo, Lucidi Stefano, Nocerino Simona Nunzia, Paragone Gianluigi, Piarulli Angela Anna Bruna, Pisani Giuseppe, Puglia Sergio, Ricciardi Sabrina, Vanin Orietta Modifica al codice di procedura penale in materia di tutela dell'identità delle fonti delle informazioni giornalistiche (836) (presentato in data 02/10/2018); senatori Balboni Alberto, Stancanelli Raffaele, Rauti Isabella, Bertacco Stefano, de Bertoldi Andrea, Iannone Antonio, La Pietra Patrizio Giacomo, Maffoni Gianpietro, Nastri Gaetano, Ruspandini Massimo, Totaro Achille, Urso Adolfo Norme a tutela della famiglia in caso di separazione e divorzio (837) (presentato in data 02/10/2018). Disegni di legge, assegnazione In sede redigente 2ª Commissione permanente Giustizia Sen. Iannone Antonio ed altri Modifiche agli articoli 527 e 528 del codice penale in materia di atti osceni e pubblicazioni e spettacoli osceni (680) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 7ª (Istruzione pubblica, beni culturali) (assegnato in data 28/09/2018); 1ª Commissione permanente Affari Costituzionali Sen. Romeo Massimiliano ed altri Disposizioni concernenti l'esposizione del crocifisso nelle scuole e negli uffici delle pubbliche amministrazioni (746) previ pareri delle Commissioni 2ª (Giustizia), 3ª (Affari esteri, emigrazione), 5ª (Bilancio), 7ª (Istruzione pubblica, beni culturali), 8ª (Lavori pubblici, comunicazioni), 12ª (Igiene e sanita') (assegnato in data 02/10/2018); 2ª Commissione permanente Giustizia Sen. Buccarella Maurizio, Sen. Martelli Carlo Disposizioni in materia di determinazione del prezzo di vendita dei beni immobili nelle aste giudiziarie (556) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio) (assegnato in data 02/10/2018); 6ª Commissione permanente Finanze e tesoro Sen. Mantero Matteo Introduzione del divieto della propaganda pubblicitaria dei giochi con vincite in denaro (367) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 5ª (Bilancio), 8ª (Lavori pubblici, comunicazioni), 10ª (Industria, commercio, turismo), 12ª (Igiene e sanita'), 14ª (Politiche dell'Unione europea) (assegnato in data 02/10/2018); 6ª Commissione permanente Finanze e tesoro Sen. Bernini Anna Maria ed altri Modifica al decreto legislativo 14 marzo 2011, n. 23, in materia di deducibilità dell'imposta municipale propria (IMU) (713) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 10ª (Industria, commercio, turismo) (assegnato in data 02/10/2018); 8ª Commissione permanente Lavori pubblici, comunicazioni Sen. Santillo Agostino ed altri Disposizioni per la sostituzione di automezzi e attrezzature alimentati con motori endotermici con automezzi e attrezzature a trazione elettrica negli aeroporti individuati dall'articolo 1, comma 3, del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 17 settembre 2015, n. 201 (787) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 13ª (Territorio, ambiente, beni ambientali) (assegnato in data 02/10/2018); 9ª Commissione permanente Agricoltura e produzione agroalimentare Sen. De Petris Loredana Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sui fenomeni della contraffazione, dell'agropirateria e della violazione delle normative concernenti il commercio interno ed internazionale dei prodotti agroalimentari e del mare (603) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 3ª (Affari esteri, emigrazione), 5ª (Bilancio), 10ª (Industria, commercio, turismo), 14ª (Politiche dell'Unione europea) (assegnato in data 02/10/2018); 10ª Commissione permanente Industria, commercio, turismo Sen. Girotto Gianni Pietro Disposizioni per la promozione e la disciplina del commercio equo e solidale (594) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 3ª (Affari esteri, emigrazione), 5ª (Bilancio), 7ª (Istruzione pubblica, beni culturali), 8ª (Lavori pubblici, comunicazioni), 9ª (Agricoltura e produzione agroalimentare), 11ª (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale), 13ª (Territorio, ambiente, beni ambientali), 14ª (Politiche dell'Unione europea) (assegnato in data 02/10/2018); 11ª Commissione permanente Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale Sen. Donno Daniela, Sen. Matrisciano Susy Modifica al decreto legislativo 21 aprile 2011, n. 67, concernente l'inserimento dei lavoratori della pesca professionale tra le categorie che possono esercitare il diritto per l'accesso al trattamento pensionistico anticipato (630) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 9ª (Agricoltura e produzione agroalimentare) (assegnato in data 02/10/2018); 13ª Commissione permanente Territorio, ambiente, beni ambientali Sen. Donno Daniela Disposizioni per favorire il corretto smaltimento dei bossoli delle cartucce destinate all'attività venatoria (577) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 9ª (Agricoltura e produzione agroalimentare), 10ª (Industria, commercio, turismo) (assegnato in data 02/10/2018); 13ª Commissione permanente Territorio, ambiente, beni ambientali Sen. Donno Daniela, Sen. Matrisciano Susy Disposizioni per l'introduzione di strutture dedicate ad attività ludiche per bambini con disabilità (629) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 3ª (Affari esteri, emigrazione), 5ª (Bilancio), 8ª (Lavori pubblici, comunicazioni), 12ª (Igiene e sanita') (assegnato in data 02/10/2018); Commissioni 10ª e 12ª riunite Sen. Castellone Maria Domenica ed altri Modifiche alla legge 4 luglio 2005, n. 123, in materia di erogazione dei prodotti senza glutine specificamente formulati per celiaci (612) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 9ª (Agricoltura e produzione agroalimentare), 14ª (Politiche dell'Unione europea) (assegnato in data 02/10/2018). In sede referente 1ª Commissione permanente Affari Costituzionali Sen. Astorre Bruno ed altri Disposizioni recanti il ripristino del sistema di elezione a suffragio universale e diretto delle province nonché introduzione del sistema di elezione a suffragio universale e diretto per le città metropolitane (665) previ pareri delle Commissioni 5ª (Bilancio) (assegnato in data 28/09/2018); Commissioni 1ª e 3ª riunite Sen. Testor Elena ed altri Ratifica ed esecuzione della Carta europea delle lingue regionali o minoritarie, fatta a Strasburgo il 5 novembre 1992 (711) previ pareri delle Commissioni 2ª (Giustizia), 5ª (Bilancio), 7ª (Istruzione pubblica, beni culturali), 8ª (Lavori pubblici, comunicazioni), 12ª (Igiene e sanita') (assegnato in data 28/09/2018); 1ª Commissione permanente Affari Costituzionali Sen. Mantovani Maria Laura Modifiche al testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361, recante norme per la elezione della Camera dei deputati, e al testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 16 maggio 1960, n. 570, concernente l'elezione degli organi delle amministrazioni comunali, nonché altre norme in materia elettorale (602) previ pareri delle Commissioni 2ª (Giustizia), 5ª (Bilancio), 7ª (Istruzione pubblica, beni culturali), 8ª (Lavori pubblici, comunicazioni), 11ª (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale), 12ª (Igiene e sanita'), 13ª (Territorio, ambiente, beni ambientali) (assegnato in data 02/10/2018); 6ª Commissione permanente Finanze e tesoro Sen. de Bertoldi Andrea ed altri Delega al Governo per l'introduzione di un'aliquota unica applicata per i redditi incrementali per tutti i contribuenti (730) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 14ª (Politiche dell'Unione europea) (assegnato in data 02/10/2018); Commissioni 6ª e 11ª riunite Sen. Romeo Massimiliano ed altri Disposizioni per la tutela della famiglia e della vita nascente e delega al Governo per la disciplina del quoziente familiare (547) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 5ª (Bilancio), 7ª (Istruzione pubblica, beni culturali), 8ª (Lavori pubblici, comunicazioni), 12ª (Igiene e sanita'), 13ª (Territorio, ambiente, beni ambientali), 14ª (Politiche dell'Unione europea) (assegnato in data 02/10/2018). Disegni di legge, nuova assegnazione 1ª Commissione permanente Affari Costituzionali in sede referente Sen. Iannone Antonio, Sen. La Pietra Patrizio Giacomo Modifica all'articolo 111 della Costituzione in materia di tutela delle vittime di reati e delle persone danneggiate da reati (383) previ pareri delle Commissioni 2ª (Giustizia) Già assegnato, in sede referente, alla 2ª Commissione permanente(Giustizia) (assegnato in data 02/10/2018); 1ª Commissione permanente Affari Costituzionali in sede referente Sen. Vitali Luigi Disposizioni per l'individuazione delle priorità di esercizio dell'azione penale (388) previ pareri delle Commissioni 2ª (Giustizia) Già assegnato, in sede referente, alla 2ª Commissione permanente(Giustizia) (assegnato in data 02/10/2018). Disegni di legge, ritiro La senatrice Drago ha dichiarato di ritirare il disegno di legge: Drago ed altri. - "Modifica all'articolo 34 del testo unico di cui al decreto legislativo 26 ottobre 1995, n. 504, in materia di aliquota di accisa sulla birra prodotta dai piccoli birrifici" (618). Documenti, deferimento a Commissioni permanenti La relazione programmatica sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea per l'anno 2018 (Doc. LXXXVI, n. 1, già doc. LXXXVII- bis ), n. 6/XVII leg.), e la relazione consuntiva sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea, relativa all'anno 2017 (Doc. LXXXVII, n. 1, già doc. LXXXVII, n. 6/XVII leg.) sono deferite, ai sensi dell'articolo 144- bis del Regolamento, per l'esame generale in sede referente alla 14 a Commissione permanente e, per l'esame delle parti di rispettiva competenza, a tutte le altre Commissioni permanenti. Governo, trasmissione di atti per il parere. Deferimento Il Ministro per i rapporti con il Parlamento e la democrazia diretta, con lettera in data 27 settembre 2018, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 1 della legge 9 luglio 2015, n. 114 - lo schema di decreto legislativo recante attuazione della direttiva 2014/55/UE relativa alla fatturazione elettronica negli appalti pubblici (n. 49). Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139- bis del Regolamento, lo schema di decreto è stato deferito - in data 27 settembre 2018 - alla 6ª Commissione permanente, che esprimerà il parere entro il termine del 6 novembre 2018. Le Commissioni 1ª, 5ª, 8ª e 14ª potranno formulare le proprie osservazioni alla 6ª Commissione entro il 27 ottobre 2018. Governo, trasmissione di atti e documenti Con lettere in data 24 e 25 settembre 2018 il Ministero dell'interno, in adempimento a quanto previsto dall'articolo 141, comma 6, del decreto legislativo 8 agosto 2000, n. 267, ha comunicato gli estremi del decreto del Presidente della Repubblica concernente lo scioglimento dei consigli comunali di Riva Valdobbia (Vercelli), Ponte di Piave (Treviso), Mileto (Vibo Valentia), Mirabella Eclano (Avellino), Remedello (Brescia), San Floro (Catanzaro), Teverola (Caserta), Taurasi (Avellino). Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, con lettera in data 27 settembre 2018, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 30, comma 5, della legge 20 marzo 1975, n. 70, la relazione sull'attività svolta nell'anno 2017, nonché il bilancio di previsione per l'esercizio finanziario 2018 ed il conto consuntivo 2017 dell'Aero Club d'Italia (AeCI). La predetta documentazione è deferita, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 8 a Commissione permanente (Atto n. 89). Il Ministro per i beni e le attività culturali, con lettera in data 28 settembre 2018, ha inviato, ai sensi dell'articolo 24, comma 3, del decreto legislativo 29 gennaio 1998, n. 19, la relazione sull'attività svolta dalla Fondazione La Biennale di Venezia nell'anno 2017. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 7 a Commissione permanente ( Doc . CLXX, n. 1). Il Ministro per i beni e le attività culturali, con lettera in data 24 settembre 2018, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 1, comma 1, lettera f-bis) , del decreto-legge 8 agosto 2013, n. 91, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 ottobre 2013, n. 112, la relazione sullo stato di avanzamento dei lavori e su eventuali aggiornamenti del crono-programma del Grande Progetto Pompei, aggiornata al 30 giugno 2018. La predetta documentazione è deferita, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 7 a Commissione permanente (Doc. CCXX, n. 2). Governo, ritiro di richieste di parere su atti Il Ministro della difesa, con lettera in data 28 settembre 2018, ha chiesto di non dare seguito alla richiesta di parere parlamentare sullo schema di decreto ministeriale di approvazione del programma pluriennale di ammodernamento e rinnovamento n. SMD 05/2017, concernente sviluppo, qualifica e acquisizione della munizione CAMM-ER (Common anti-air Modular Missile - Extended Range) e completamento dei relativi sistemi di difesa aerea (comando e controllo, sensori) (n. 45), già deferita alla 4ª Commissione permanente. Corte dei conti, trasmissione di relazioni sulla gestione finanziaria di enti Il Presidente della Sezione del controllo sugli Enti della Corte dei conti, con lettera in data 27 e 28 settembre 2018, in adempimento al disposto dell'articolo 7 della legge 21 marzo 1958, n. 259, ha inviato le determinazioni e le relative relazioni sulla gestione finanziaria: dell'Istituto Superiore di Sanità (ISS), per gli esercizi 2015 e 2016. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5 a e alla 12 a Commissione permanente (Doc. XV, n. 67); di EUR S.p.A., per l'esercizio 2016. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 1 a e alla 5 a Commissione permanente (Doc. XV, n. 68). Consigli regionali e delle province autonome, trasmissione di voti Sono pervenuti al Senato i seguenti voti della regione Emilia-Romagna concernenti: Risoluzione sul Pacchetto di proposte di regolamento relativo alla politica agricola comune (PAC) 2021-2027 [proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio recante norme sul sostegno ai piani strategici che gli Stati membri devono redigere nell'ambito della politica agricola comune (piani strategici della PAC) e finanziati dal Fondo europeo agricolo di garanzia (GEAGA) e dal Fondo europeo agricolo di garanzia (FEAGA) e dal Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR) e che abroga il regolamento (UE) n. 1305/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio e il regolamento (UE) n. 1307/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio (COM(2018) 392 definitivo); proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio sul finanziamento, sulla gestione e sul monitoraggio della politica agricola comune e che abroga il regolamento (UE) n. 1306/2013 (COM(2018) 393 definitivo); proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica i regolamenti (UE) n. 1308/2013 recante organizzazione comune dei mercati dei prodotti agricoli, (UE) n. 1151/2012 sui regimi di qualità dei prodotti agricoli e alimentari, (UE) n. 251/2014 concernente la definizione, la designazione, al presentazione, l'etichettatura e la protezione delle indicazioni geografiche dei prodotti vitivinicoli aromatizzati, (UE) n. 228/2013 recante misure specifiche nel settore dell'agricoltura a favore delle regioni ultra-periferiche dell'Unione e (UE) n. 229/2013 recante misure specifiche nel settore dell'agricoltura a favore delle isole minori del Mar Egeo (COM(2018) 394 definitivo)]. Il predetto voto è deferito, ai sensi dell'articolo 138 del Regolamento, alla 9 a e alla 14 a Commissione permanente (n. 11); Risoluzione sul pacchetto di proposte di regolamento relativo alla Politica di coesione 2021-2027 [(Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio recante le disposizioni comuni applicabili al Fondo europeo di sviluppo regionale, al Fondo sociale europeo Plus, al Fondo di coesione, al Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca e le regole finanziarie applicabili a tali fondi e al Fondo asilo e migrazione, al Fondo per la sicurezza interna e allo strumento per la gestione delle frontiere e i visti (COM(2018) 375 definitivo); proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo al Fondo europeo di sviluppo regionale e al Fondo di coesione (COM(2018) 372 definitivo); proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio recante disposizioni specifiche per l'obiettivo "Cooperazione territoriale europea" (Interreg) sostenuto dal Fondo europeo di sviluppo regionale e dagli strumenti di finanziamento esterno (COM(2018) 374 definitivo); proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio sul Fondo sociale europeo Plus (ESF+) (COM(2018) 382 definitivo); proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio sul Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (FEG) (COM(2018) 380 definitivo)]. Il predetto voto è deferito, ai sensi dell'articolo 138 del Regolamento, alla 1 a , alla 5 a , alla 9 a , alla 11 a e alla 14 a Commissione permanente (n. 12); Risoluzione sulla Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni. L'Europa in movimento - Una mobilità sostenibile per l'Europa: sicura, interconnessa e pulita (COM(2018) 293 definitivo); sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 2008/96/CE sulla gestione della sicurezza delle infrastrutture stradali - (COM(2018 274 definitivo) e sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio sulla razionalizzazione delle misure per promuovere la realizzazione della rete trans europea dei trasporti (COM(2018) 277 definitivo). Il predetto voto è deferito, ai sensi dell'articolo 138 del Regolamento, alla 8 a , alla 13 a e alla 14 a Commissione permanente (n. 13); Risoluzione sul pacchetto di misure relativo al quadro finanziario pluriennale (QFP) 2021-2027 [Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni. Un bilancio moderno al servizio di un'Unione che protegge, che dà forza, che difende. Quadro finanziario pluriennale 2021-2027 (COM(2018) 321 definitivo); proposta di regolamento del Consiglio che stabilisce il quadro finanziario pluriennale per il periodo 2021-2027 (COM(2018) 322 definitivo); proposta di decisione del Consiglio relativa al sistema delle risorse proprie dell'Unione europea (COM(2018) 325 definitivo)]. Il predetto voto è deferito, ai sensi dell'articolo 138 del Regolamento, alla 5 a e alla 14 a Commissione permanente (n. 14). Mozioni Atto n. 1-00041 MARCUCCI FERRAZZI MALPEZZI MIRABELLI VALENTE COLLINA FERRARI BINI CIRINNA' ALFIERI ASTORRE BELLANOVA BITI BOLDRINI BONIFAZI CERNO COMINCINI CUCCA D'ALFONSO D'ARIENZO FARAONE FEDELI GARAVINI GIACOBBE GINETTI GRIMANI IORI LAUS MAGORNO MANCA MARGIOTTA MARINO Assuntela MESSINA MISIANI NANNICINI PARENTE PARRINI PATRIARCA PINOTTI PITTELLA RAMPI RENZI RICHETTI ROJC ROSSOMANDO SBROLLINI STEFANO SUDANO TARICCO VATTUONE VERDUCCI ZANDA Il Senato, premesso che: l'articolo 1, commi 974-978, della legge 28 dicembre 2015, n. 208 (legge di stabilità per il 2016), ha istituito, con uno stanziamento iniziale di 500 milioni di euro, un Programma straordinario di intervento per la riqualificazione urbana e la sicurezza delle periferie delle città metropolitane e dei comuni capoluogo di provincia, il cosiddetto «Bando periferie», finalizzato alla realizzazione di interventi urgenti per la rigenerazione delle aree urbane degradate, attraverso la promozione di progetti di miglioramento della qualità del decoro urbano, di manutenzione, riuso e rifunzionalizzazione delle aree pubbliche e delle strutture edilizie esistenti, rivolti all'accrescimento della sicurezza territoriale e della capacità di resilienza urbana, al potenziamento delle prestazioni urbane, anche con riferimento alla mobilità sostenibile, allo sviluppo di pratiche, come quelle del terzo settore e del servizio civile, per l'inclusione sociale e per la realizzazione di nuovi modelli di welfare metropolitano, anche con riferimento all'adeguamento delle infrastrutture destinate ai servizi sociali e culturali, educativi e didattici, nonché alle attività culturali ed educative promosse da soggetti pubblici e privati; il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 25 maggio 2016, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 1° giugno 2016, in attuazione delle predette disposizioni, ha stabilito le modalità e la procedura di presentazione dei progetti per la riqualificazione urbana e la sicurezza delle periferie delle città metropolitane e dei comuni capoluogo di provincia, la documentazione che gli enti interessati dovevano allegare ai progetti e il relativo cronoprogramma di attuazione e i criteri per la valutazione dei progetti; a seguito della presentazione dei progetti da parte di 120 tra città metropolitane e comuni capoluogo di provincia, il cui termine era stato fissato al 26 agosto 2016, e della valutazione degli stessi sulla base dei criteri previsti dal suddetto provvedimento, il decreto del Presidente della Repubblica 9 dicembre 2016 ha previsto il finanziamento dei primi 24 progetti in graduatoria, stabilendo i tempi per la stipula delle relative convenzioni e prevedendo che gli ulteriori progetti sarebbero stati finanziati con le ulteriori risorse che si sarebbero successivamente rese disponibili; in data 6 marzo 2017, 24 primi cittadini, con fascia tricolore, hanno firmato nella sala dei Galeoni di Palazzo Chigi, con il Presidente del Consiglio dei ministri, Paolo Gentiloni, le convenzioni per la realizzazione di progetti di riqualificazione delle periferie previsti dal "Bando per la presentazione di progetti per la predisposizione del Programma straordinario di intervento per la riqualificazione urbana e la sicurezza delle periferie delle città metropolitane e dei comuni capoluogo di provincia"; rilevato che: al fine di assicurare il finanziamento dei progetti depositati dai restanti 96 comuni e città metropolitane, ammessi in graduatoria nel decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 9 dicembre 2016, nella legge di bilancio per l'anno 2017 (legge n. 232 del 2016, art. 1, commi 140 e 141) sono stati programmati ulteriori stanziamenti per il finanziamento del bando periferie a valere sulle disponibilità del fondo per assicurare il finanziamento degli investimenti e lo sviluppo infrastrutturale del Paese (art. 1, comma 140) e del Fondo per lo sviluppo e la coesione (FSC) per il periodo di programmazione 2014-2020 (art. 1, comma 141); il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 29 maggio 2017, finalizzato alla ripartizione del fondo per il finanziamento degli investimenti e lo sviluppo infrastrutturale del Paese, di cui all'articolo 1, comma 140, della legge 11 dicembre 2016, n. 232, ha assegnato 800 milioni di euro per le finalità del «Bando periferie»; la delibera CIPE n. 2 del 2017, registrata alla Corte dei conti il 14 giugno 2017 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 147 del 26 giugno 2017, ha assegnato ulteriori 798,17 milioni di euro a valere sulle risorse del fondo per lo sviluppo e la coesione 2014 - 2020, in favore dei progetti inseriti nel programma straordinario di intervento per la riqualificazione urbana e la sicurezza delle periferie, individuati dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 6 dicembre 2016 e non risultanti finanziati; per il completamento di tutti i progetti del «Bando periferie» in graduatoria, ma non finanziati dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 6 dicembre 2016, sono state stanziate risorse pari a complessivi 1,6 miliardi; il 18 dicembre 2017, sempre a Palazzo Chigi, il Governo ha stipulato le restanti 96 convenzioni con comuni capoluogo e città metropolitane vincitori del bando, a seguito della quale gli enti coinvolti hanno avviato tutte le iniziative necessarie per la realizzazione dei progetti; considerato che: il Governo Conte, a seguito della presentazione del decreto-legge 25 luglio 2018, n. 91, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 108 del 2018 e recante la proroga di termini, con il pretesto di dare attuazione alla sentenza della Corte costituzionale 13 aprile 2018, n. 74, che ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'articolo 1, comma 140, della legge 11 dicembre 2016, n. 232, nella parte in cui non prevede un'intesa con gli enti territoriali in relazione ai decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, riguardanti settori di spesa rientranti nelle materie di competenza regionale, ha differito, in modo a giudizio dei proponenti del presente atto d'indirizzo ingannevole, al 2020 l'efficacia delle citate 96 convenzioni, di fatto bloccando la realizzazione dei relativi progetti; il blocco di progetti di rigenerazione urbana, a fronte dei quali gli enti coinvolti hanno già sostenuto rilevanti impegni di spesa che coinvolgono anche soggetti terzi, con cui sono stati conclusi degli accordi, sta determinando serie difficoltà alle amministrazioni locali coinvolte, appartenenti a tutti gli schieramenti politici, oltreché una moltitudine di ricorsi al Tar per far valere la responsabilità di carattere amministrativo ed erariale e di illegittimità costituzionale nei confronti dello Stato; il blocco dei progetti, oltre alla mancata assegnazione di 1,6 miliardi per la realizzazione dei progetti legati alle 96 convenzioni, comporta, altresì, la perdita di circa un miliardo e cento milioni di euro di finanziamenti messi a disposizione da privati ed altri enti; tale scelta, che coinvolge 87 comuni capoluogo e 9 città metropolitane, 326 comuni in totale, 1.625 interventi e circa 19.803.099 cittadini interessati, è stata oggetto di immediate e forti proteste da parte dell'Anci e degli enti locali coinvolti che a più riprese hanno evidenziato come la stessa sia stata adottata dal Governo senza informare i soggetti interessati ed in violazione ad obblighi convenzionali già sottoscritti tra le parti; preso atto che: a parere dei proponenti le risposte del Governo a tale situazione sono state del tutto inadeguate alle attese degli enti locali e non corrispondenti alle dichiarazioni rilasciate dai membri dell'Esecutivo; le dichiarazioni a più riprese rilasciate dal sottosegretario al Ministero dell'economia e delle finanze, Castelli, secondo cui l'intervento del Governo con decreto-legge 25 luglio 2018, n. 91 è finalizzato a sbloccare gli avanzi di amministrazione per i comuni, non corrisponderebbe al vero, in quanto gli spazi finanziari destinati a permettere l'utilizzo degli avanzi di amministrazione ai comuni non sono stati distribuiti agli enti medesimi e nulla è previsto in merito nel decreto-legge in esame; a seguito dell'incontro richiesto dall'Anci, organizzato per scongiurare tale gravissimo atto, il Presidente del Consiglio dei ministri ha dichiarato alla stampa la volontà: "di avviare un percorso per giungere alla migliore soluzione possibile e nei tempi più rapidi. La soluzione che intendiamo adottare è quella di inserire nel primo decreto utile una norma che di fatto dia la possibilità di recuperare la realizzabilità dei progetti già in fase avanzata"; nella riunione della Conferenza Unificata Stato-Regioni appositamente convocata per trovare un'intesa sulla vicenda, tuttavia, il Governo non ha dato seguito alle dichiarazioni rilasciate dal Presidente del Consiglio dei ministri, appellandosi ad un presupposto e non specificato problema di natura tecnica. In conseguenza di ciò, l'Anci, ha deciso di interrompere ogni relazione istituzionale con il Governo; le richieste di apportare i necessari correttivi durante l'esame in parlamento del decreto-legge 25 luglio 2018, n. 91, sono state respinte dal Governo e dalla maggioranza, senza fornire adeguate motivazioni; allo stato attuale non è stato adottato alcun decreto-legge finalizzato a dare attuazione a quanto dichiarato dal Presidente del Consiglio dei ministri; al contrario, in data 25 settembre 2018, il Governo, tramite PEC, ha emanato la propria comunicazione ufficiale per ufficializzare il blocco del miliardo e seicento milioni previsti per le 96 convenzioni sottoscritte dagli enti locali coinvolti per affrontare l'annosa questione della sicurezza e della rigenerazione urbana delle proprie periferie; in data 27 settembre 2018, l'Anci, in risposta alla richiesta del Ministro per gli affari regionali e le autonomie, Stefani, ha ribadito: "l'impossibilità di rivedere la posizione assunta in Conferenza unificata, a meno di segnali tangibili da parte del Governo della reale ed effettiva volontà di ripristinare l'importante, e strategico per il Paese, vincolo di solidarietà e di collaborazione istituzionale"; la posizione assunta dal Governo sulla suddetta vicenda contraddice palesemente le promesse elettorali dei partiti, che compongono la maggioranza e il contratto di Governo stipulato da Lega e M5S sul tema delle periferie urbane e del disagio abitativo, lasciando coloro che vivono nelle periferie e nelle aree marginali privi di progetti, che avrebbero reso sicure e riqualificate le loro case, i loro quartieri e i loro paesi, impegna il Governo: 1) a dare seguito agli impegni assunti dal Presidente del Consiglio dei ministri nell'incontro con l'Anci dell'11 settembre 2018, approvando con la massima urgenza un provvedimento finalizzato a reintegrare tutte le risorse necessarie ad assicurare l'integrale finanziamento delle 96 convenzioni sospese dall'articolo 13, commi da 1 a 4, del decreto-legge 25 luglio 2018, n. 91, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 settembre 2018, n. 108; 2) ad adottare ogni iniziativa utile a supporto dei 96 enti locali che hanno sottoscritto il 18 dicembre 2017 le 96 convenzioni relative al bando periferie, per consentire loro il rapido completamento dell' iter burocratico e documentale, laddove non già concluso, previsto per l'assegnazione di tutte le risorse stanziate per tale finalità; 3) ad avviare contestualmente un monitoraggio sullo stato di avanzamento dei singoli interventi finalizzato ad una programmazione più efficace della spesa, attraverso il comitato di monitoraggio già previsto nelle convenzioni sottoscritte. Interrogazioni Atto n. 3-00239 TARICCO D'ARIENZO PITTELLA MIRABELLI CUCCA GINETTI IORI BOLDRINI FERRAZZI Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell'interno Premesso che: a seguito e ad integrazione delle circolari del Ministero dell'interno n. 555 del 7 giugno 2017 e n. 11464 del 19 giugno 2017 in materia governo e gestione delle pubbliche manifestazioni, nonché delle direttive del medesimo Ministero n. 11001/110 (10) Uff. II - Ord. Sic. Pub del 28 luglio 2017 e n. 11001/1/110 (10) del 18 luglio 2018 in materia di contenimento del rischio in pubbliche manifestazioni ed eventi, il 6 agosto 2018 è stata emanata la circolare del Dipartimento della protezione civile della Presidenza del Consiglio dei ministri, recante "precisazioni sull'attivazione e l'impiego del volontariato di protezione civile" nell'ambito di manifestazioni pubbliche; essa definisce le attività che possono essere svolte dai volontari e quelle non consentite, quali, ad esempio "gli interventi e le opere per eventi programmati o programmabili in tempo utile che possono determinare criticità organizzative", come manifestazioni pubbliche (quali riunioni, cortei, raduni, eventi in piazza, spettacoli, eccetera) ai sensi dell'articolo 16 del codice della protezione civile; essa stabilisce inoltre che il volontariato organizzato di protezione civile (VOPC) possa essere impiegato esclusivamente per svolgere attività di natura organizzativa e di assistenza alla popolazione e non deve interferire con i servizi di tutela dell'ordine e della sicurezza pubblica; le organizzazioni di volontariato possono dunque partecipare in qualità di "struttura operativa del Servizio nazionale della Protezione civile" o, in alternativa, "in ambiti non riconducibili a scenari di protezione civile", in via di una relazione diretta con gli organizzatori degli eventi per svolgere specifiche attività; considerato che: il nostro Paese, per storia e per cultura, è particolarmente ricco delle più varie manifestazioni, feste o sagre locali che sono espressione delle nostre tradizioni storiche, agricole, agroalimentari e culturali. Esse rappresentano per il territorio italiano un patrimonio ricco e prezioso, un importante strumento di coesione sociale e un insostituibile volano di flussi turistici ed i volontari di protezione civile sono, in collaborazione con gli enti locali, una preziosa risorsa per le attività di supporto nell'organizzazione e di sicurezza di tali manifestazioni ai diversi livelli territoriali, locale, regionale e nazionale; le misure introdotte dalla circolare del 6 agosto 2018, pur rappresentando uno strumento importante per una migliore organizzazione sul territorio e per una gestione delle manifestazioni in sicurezza, rischiano di rappresentare, soprattutto in realtà piccole e in occasione di piccoli eventi locali, una complicazione per gli organizzatori, che a loro volta affrontano le difficoltà legate alle minori risorse da investire, ai costi in continuo aumento e a nuove problematiche di sicurezza cui dare risposta; gli enti locali di piccole dimensioni e con bassa densità demografica sono in grado di attrezzarsi e adeguarsi alle nuove normative sulla sicurezza con maggiore difficoltà e con minori strumenti e risorse, pur mantenendo un'importante funzione di coesione nella promozione e valorizzazione di produzioni, tradizioni e cultura locali; la circolare della Protezione civile, nel definire in modo puntuale le attività consentite e precluse, rischia di limitare eccessivamente gli spazi di azione e di intervento delle associazioni locali; i volontari delle associazioni di Protezione civile (450 nella sola regione Piemonte) rischiano di non poter più essere impiegati per i servizi di sicurezza e di ordine pubblico, con la conseguenza di dover ricorrere a servizi a carattere oneroso, per cui i costi a carico dei Comuni per l'allestimento delle manifestazioni sarebbero sempre più elevati e sempre più difficilmente sostenibili, si chiede di sapere: se il Presidente del Consiglio dei ministri ed il Ministro dell'interno siano a conoscenze delle difficoltà che i Comuni, in particolare quelli di piccole dimensioni, hanno dovuto fronteggiare nell'organizzazione di manifestazioni ed eventi espressione delle tradizioni storico-culturali e del patrimonio economico-sociale delle collettività locali a seguito dell'emanazione della stratificata normativa; se non ritengano necessario, anche attraverso la predisposizione di opportune disposizioni, garantire che sia in ogni caso consentito l'intervento delle associazioni di protezione civile alla realizzazione delle manifestazioni sul territorio, qualora ne ricorrano i presupposti ed in collaborazione con gli enti locali e con gli operatori professionali, chiarendo ruoli e responsabilità delle associazioni medesime; se non ritengano utile, al contempo, individuare le opportune risorse economiche finalizzate a: 1) sostenere gli enti locali e i privati nello sforzo di coprire i costi connessi alle esigenze di safety e di security nell'ambito delle manifestazioni a carattere locale, in considerazione del fatto esse rappresentano un valore aggiunto anche in termini turistici per l'intero territorio nazionale, e non solo per i singoli territori in cui si svolgono; 2) finanziare forme di assicurazione per i tanti volontari che organizzano le manifestazioni locali e che costituiscono il vero motore delle comunità; 3) prevedere la possibilità di escludere dal pareggio di bilancio i costi relativi ai piani di protezione civile e all'attuazione delle norme a garanzia della sicurezza delle manifestazioni pubbliche interessate dall'applicazione delle disposizioni. Atto n. 3-00240 D'ARIENZO IORI RAMPI Al Ministro per i beni e le attività culturali Premesso che, per quanto risulta agli interroganti: la fondazione Arena di Verona versa in un grave stato di confusione, manageriale e gestionale; recentemente, il direttore generale De Cesaris, il direttore amministrativo Delaini e la responsabile delle risorse umane Tartarotti hanno inviato una lettera, poi resa pubblica, alla sovrintendente della fondazione Cecilia Gasdia, con la quale chiedono una maggiore collegialità nelle decisioni, soprattutto in relazione all'equilibrio economico e al piano di rilancio dell'ente; nei fatti, la squadra fortemente voluta dal sindaco Federico Sboarina per rilanciare la fondazione, dopo anni travagliati di commissariamenti e piani di risanamento, ha espresso solo evidenti criticità che impediscono alla fondazione di decollare; il consiglio di indirizzo era stato inizialmente convocato per il 20 settembre 2018. La decisione era maturata in seguito ad un incontro informale avvenuto il 3 settembre in cui pare che siano stati dati 15 giorni di tempo ai soggetti interessati per dimostrare di aver ricominciato a lavorare in condivisione; diversamente, l'incontro del consiglio di indirizzo, programmato per il 20 settembre per valutare le condizioni e lo stato gestionale dell'ente, è stato rinviato con data fissata al 4 ottobre; nonostante lo statuto sancisca che sia il sovrintendente l'unico organo gestionale della fondazione, al momento di scegliere i nuovi vertici, il sindaco Sboarina ha imposto un patto non scritto in base al quale il sovrintendente avrebbe dovuto svolgere il ruolo del direttore artistico e la gestione manageriale veniva affidata al dirigente De Cesaris; si può ragionevolmente affermare che questa decisione sia l'origine dello stallo confusionale in cui versa la fondazione Arena; dei fatti il Ministro in indirizzo è stato informato con dettagliata relazione e nel corso di mirati incontri con il presidente della fondazione; a seguito di incontri svolti con le organizzazioni sindacali ed in ragione delle forti contraddizioni rilevate, sono state indette ed effettuate iniziative di protesta da parte dei lavoratori consistite nel ritardo di un'ora delle rappresentazioni previste in due diverse serate della stagione; ad oggi e nonostante le difficoltà conosciute, non è ancora stato redatto un piano industriale di rilancio. L'atto è stato deciso dal consiglio d'indirizzo e la Camera di commercio ha deciso di sostenerne le spese relative; la Camera di commercio di Verona, con una visione eminentemente ragionieristica che mal si attaglia ad una Fondazione di questa natura, ha chiesto di conferire all'esterno l'incarico per redigere un piano industriale; in pratica, il piano industriale, il cui bando è scaduto il 28 luglio 2018, deve affrontare diversi nodi cruciali, in particolare la conclusione del regime stabilito della "legge Bray" (di cui al decreto legge n. 91 del 2013, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 112 del 2013) al quale la fondazione aveva aderito durante la gestione commissariale del Sovrintendente Fuortes. Infatti, dal 31 dicembre sarà necessario garantire il pareggio di bilancio nonché individuare le risorse occorrenti, compresi i circa 2,4 milioni di euro annui risparmiati per la chiusura forzata della fondazione nei mesi di ottobre e novembre, così come deciso dal piano triennale di risanamento, pena pesanti conseguenze soprattutto per i lavoratori; in relazione alle previsioni della legge Bray, ad oggi pare che alla fondazione Arena siano stati destinati fondi per un solo milione di euro a fronte dei 10 milioni stabiliti nel caso le fondazioni avessero aderito ai dettami della medesima normativa; dai giornali locali è emerso che il Ministero dei beni e delle attività culturali ha richiesto una dettagliata relazione relativamente al bilancio, al risanamento e al rilancio dell'ente; la Ragioneria generale dello Stato, a seguito di mirata ispezione, ha inviato al Ministero, alla Procura della Corte dei conti e alla fondazione Arena gli esiti relativi, evidenziando rilevanti "disfunzioni e irregolarità". In merito, se da un lato alla fondazione Arena è stato chiesto di procedere all'accertamento delle responsabilità nei confronti dei soggetti titolari dei procedimenti amministrativi che possano aver dato luogo ad eventuali ipotesi di danno erariale e ad interrompere le pratiche dannose, dall'altro certamente vi saranno determinazioni conseguenti della Procura contabile; per lo stesso motivo, pare che il consiglio di indirizzo sarà chiamato all'approvazione dell'azione di responsabilità nei confronti della gestione precedente, in particolare per l'allora presidente Flavio Tosi e il sovrintendente Francesco Girondini, oltre al consiglio all'epoca in carica; gli interroganti sono molto preoccupati per le ripercussioni sulla fondazione Arena che la situazione può determinare, con il rischio del blocco delle attività ed il declassamento a teatro di tradizione, si chiede di sapere: quali azioni intenda porre in essere il Ministro in indirizzo, anche di natura legislativa, per riportare la necessaria serenità nella fondazione Arena, ivi compresa l'ipotesi di commissariamento dell'ente; per quali ragioni, ad oggi, sia stato finanziato il piano di risanamento in scadenza al 31 dicembre solo con la cifra di un milione di euro, anziché con i 10 milioni previsti dalla cosiddetta legge Bray; se siano presenti difformità tra gli impegni sottoscritti dalla Fondazione in occasione della richiesta di adesione alle previsioni della cosiddetta legge Bray ed i comportamenti effettivamente tenuti successivamente; se abbia fornito indirizzi, e quali, alla fondazione relativamente alla redazione del piano industriale, in particolare dopo la relazione che l'Ente ha inviato sul bilancio, sul risanamento e sul rilancio; se nelle relazioni scritte che sono state inviate dalla fondazione Arena dal Ministero, sul bilancio, sul risanamento, sulla gestione amministrativa e sul rilancio dell'ente, emergano significativi motivi ostativi alla prosecuzione delle attività culturali e musicali in qualità di fondazione o se, di contro, emerga il possibile rischio di un declassamento a teatro di tradizione; se in qualche relazione ricevuta o richiesta emergano elementi di valutazione, e quali, relativamente alle attività di cui la fondazione è stata nel tempo investita, ed in particolare dei rapporti con la società gestore delle iniziative extraliriche e del museo AMO (Arena Museo Opera); se intenda incontrare le organizzazioni sindacali, per un confronto sui tanti temi posti, rispetto ai quali, a giudizio degli interroganti a causa della visione esclusivamente economicista del consiglio di indirizzo e di alcuni dirigenti apicali della fondazione Arena, non sono stati forniti elementi di riscontro significativi. Atto n. 3-00241 D'ALFONSO Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: il viadotto Sente, uno dei più alti in Italia, realizzato tra i comuni di Belmonte del Sannio (Isernia) e Castiglione Messer Marino (Chieti) nel periodo 1974-1977, collega le regioni Abruzzo e Molise lungo l'ex strada statale 86 "Istonia"; con ordinanza n. 77 del 13 settembre 2018, prot. 12886, la Provincia di Isernia ha disposto la "chiusura al transito del viadotto Sente - Longo"; l'ordinanza parla chiaramente di "estrema pericolosità" e il passaggio sui tre rischi riscontrati è chiarissimo: 1) a causa delle elevate pressioni di contatto è probabile la formazione di un cuneo di distacco o sulla sella gerber o sul baggiolo già parzialmente frantumato, con conseguente perdita di appoggio; 2) attesa la significativa altezza delle pile e la lunghezza delle campate, in caso di sisma anche di non elevata intensità, spostamenti non in fase delle testepile e del terreno di base possono causare perdita di appoggio e crollo dell'impalcato; 3) in caso di riattivazione dei movimento franoso una pur modesta traslazione della pila a sostegno della quarta e quinta campata, provocherebbe parimenti una perdita di appoggio e crollo dell'impalcato; la chiusura del viadotto costringe i cittadini a percorrere itinerari alternativi più lunghi e tortuosi e, di conseguenza, li obbliga a sostenere maggiori costi di trasporto, con notevoli disagi per raggiungere i plessi scolastici, le strutture sanitarie e le aree industriali del chietino e del vastese; come affermato nella lettera che il sindaco di Castiglione Messer Marino, Felice Magnacca, ha inviato agli organi competenti, a seguito della notizia dell'imminente chiusura del ponte, il giorno 18 settembre 2018, "la decisione della chiusura per impossibilità della Provincia di Isernia alla manutenzione, è di fatto sentita dalla nostra comunità come un ulteriore ostacolo alla cura della salute e dell'istruzione, se solo si considera ad oggi, la chiusura e il pessimo stato della altre strade provinciali di accesso alla Val di Sangro e alla costa Vastese (rif. SP 152, SP 162 interrotta per frana dal 2015, SP 212, SP 198)"; il sindaco ha dunque espressamente richiesto "in via d'urgenza e senza dilazione alcuna, che vengano attivate le procedure per il passaggio alla gestione Anas SpA, la quale può attivarsi sin da subito per la manutenzione necessaria del ponte Sente"; considerato che, come riportato dagli organi di stampa, il 26 settembre 2018 si è riunito, su impulso del prefetto di Isernia, Fernando Guida, un tavolo di confronto tra le Province di Isernia e Chieti per l'esame delle infrastrutture viarie che collegano i comuni dell'alto Molise e l'Abruzzo dopo la chiusura del viadotto Sente conseguente alle verifiche effettuate dopo il terremoto del 14 agosto 2018 con epicentro a Montecilfone (Campobasso) che hanno evidenziato la mancanza di sicurezza per un pilone in particolare; considerato altresì che: il Governo, dopo il crollo del viadotto Polcevera nel cuore di Genova, ha posto in primo piano il tema della sicurezza delle grandi opere infrastrutturali, soprattutto di quelle che hanno una vita di servizio superiore a 50 anni; per queste costruzioni in cemento armato l'obsolescenza strutturale richiede l'individuazione, da parte degli enti gestori, di scenari di contingenza e, nello stesso tempo, la predisposizione di piani di intervento capaci di garantire funzionalità nel tempo ed elevati livelli di sicurezza; nell'ultimo decennio l'assetto normativo è indiscutibilmente evoluto rispetto alla pericolosità sismica: da ultimo, il terribile terremoto che ha colpito L'Aquila nel 2009 ha dato impulso al rinnovamento del quadro normativo relativo alle costruzioni antisismiche. Ciononostante, appare ancora oggi poco chiaro come sia necessario operare nella fase intermedia tra la costruzione e la dismissione di un'opera; si ritiene opportuno, pertanto, promuovere una nuova metodologia che preveda, da parte degli enti gestori, una periodica analisi delle condizioni di deterioramento dei manufatti in grado di nutrire il "fascicolo della manutenzione", ossia un registro composto da apposite schede contenenti la catalogazione di tutti gli elementi geometrici, strutturali e funzionali, da integrare ogni qualvolta si effettuano monitoraggi ispettivi e con i dati relativi agli interventi di ripristino realizzati nel corso della vita di servizio. Il tutto coordinato da un responsabile della sicurezza, appositamente nominato, che, nel corso della vita utile, assicuri la gestione ottimale del bene; si auspica, inoltre, che nello spirito dell'impiego ottimale delle risorse economiche, venga reso obbligatorio per gli enti gestori delle opere l'inserimento di una voce di bilancio dedicata, in relazione alla metodologia indicata, si chiede di sapere: quali provvedimenti il Ministro in indirizzo abbia adottato o intenda adottare per garantire un piano di intervento che assicuri funzionalità nel tempo ed elevati livelli di sicurezza dei viadotti e dei ponti ubicati sull'intero territorio nazionale che possiedono la massima priorità di intervento, come il viadotto Sente; se gli obiettivi di ripristino, funzionalità e sicurezza di ponti e viadotti possano essere conseguiti attraverso una costruttiva revisione dell'impianto normativo vigente, che introduca l'obbligo per l'ente gestore di una periodica analisi delle condizioni di deterioramento dei manufatti mediante la realizzazione di un "fascicolo della manutenzione" o di analogo strumento, allo scopo di assicurare la gestione ottimale del bene a tutela della pubblica incolumità. Atto n. 3-00242 EVANGELISTA PUGLIA LANZI LOMUTI URRARO TRENTACOSTE Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: le casse edili sono enti paritetici costituiti dalle organizzazioni sindacali dei lavoratori e dei datori di lavoro nel settore dell'edilizia. La prima cassa edile venne istituita il 1° aprile 1919 a Milano, per garantire l'assicurazione obbligatoria contro la disoccupazione involontaria per gli operai edili; esse svolgono un ruolo di rilievo nell'assicurare ai lavoratori l'attuazione del contratto di lavoro e degli accordi collettivi, garantendo il rispetto e la corretta applicazione dei trattamenti economici e normativi previsti dalla contrattazione di settore (ferie, gratifica natalizia e anzianità professionale edile), oltre ad erogare prestazioni previdenziali ed assistenziali integrative a carattere mutualistico, finanziate tramite il versamento dei contributi in parte posti a carico del datore di lavoro ed in parte a carico dello stesso lavoratore; l'istituzione degli uffici è avvenuta in forza della contrattazione di 2° livello con i contratti integrativi provinciali; essi sono, pertanto, per loro natura territoriali ed assicurano il controllo ed il presidio delle attività locali attraverso il rapporto diretto e personale con imprenditori e lavoratori, costituendo un riferimento normativo e gestionale, fonte di risparmio e assistenza; la costituzione delle casse edili in ambito provinciale, ha consentito, tra gli altri, la creazione dell'anagrafe dei lavoratori, di una banca dati delle imprese e delle ore lavorate per impresa, che ha permesso di riconoscere anche ai lavoratori edili lo "scatto di anzianità" denominata APE (anzianità professionale edile) pagata in occasione del 1° maggio (festa dei lavoratori); le casse si reggono attraverso una contribuzione stabilita provincia per provincia a carico dei lavoratori per 1/6 e delle imprese per 5/6, oltre che dalle quote di accantonamento salari (da restituire integralmente ai lavoratori ogni sei mesi), dal contributo per la scuola edile (a carico dell'impresa), a quello per la sicurezza igiene ed ambiente di lavoro (anch'esso a carico dell'impresa), al contributo destinato all'erogazione dell'anzianità professionale edile, alle quote di servizio provinciali e nazionali dovute in maniera paritaria da operai ed imprese. Le aliquote da applicare sugli imponibili salariali dei lavoratori sono stabilite a livello provinciale, tranne le quote di servizio nazionali e le quote di accantonamento salari, che vengono fissate da Roma; nel corso del tempo le funzioni svolte dalle casse si sono arricchite, attualmente esse svolgono attività di assistenza contrattuale previste dal contratto nazionale (quali l'erogazione di una integrazione in caso di malattia e/o infortunio del lavoratore pari a circa il 50 per cento del salario non percepito, le restanti quote sono pagate da INPS e INAIL), ed attività di assistenza extracontrattuale (quali, per esempio, l'erogazione di sussidi in caso di matrimonio, nascita figlio) concepite a livello territoriale e legate alla disponibilità di bilancio delle singole casse; di particolare rilievo la funzione pubblica svolta dalle casse edili, riconosciuta col decreto legislativo n. 276 del 2003, emanato in attuazione della legge n. 30 del 2003, che ha previsto che tutte le imprese edili, per lavori pubblici e privati, debbano essere in regola con i versamenti contributivi, sia nei confronti di INPS e INAIL, che nei confronti della cassa edile e che detta regolarità debba essere certificata mediante un unico documento di regolarità contributiva (DURC) rilasciato anche dalle casse edili; considerato che: il 18 luglio 2018 è stato siglato l'accordo per il rinnovo del CCNL edili, in cui si è dato atto che dall'inizio della crisi (2008) la perdita complessiva degli addetti nel settore è pari al 46,5 per cento. Con esso sono state introdotti nuovi ed elevati costi per l'impresa (quali quelli per la costituzione di un fondo nazionale per l'assistenza sanitaria integrativa), ed è stato previsto che le casse edili devono assolvere alla propria primaria attività di servizio a favore dei lavoratori e delle imprese in modo compatibile con i propri costi di gestione, e che la percentuale dei costi di ogni singola cassa edile, compreso il costo del personale, dovrà essere contenuta nel limite dello 0,75 per cento del complessivo contributo cassa edile, ed inoltre che i costi ordinari di gestione non potranno essere sostenuti dalle riserve delle casse, né da interessi finanziari; considerato inoltre che, a giudizio degli interroganti: quanto previsto in sede di rinnovo contrattuale, secondo cui il costo del personale, più i costi di gestione, debbano essere coperti attingendo all'aliquota contributiva massima dello 0,75 per cento sull'imponibile salariale provinciale, renderà impossibile per un numero imprecisato di casse edili, stimabile, comunque, nell'80 per cento circa, di continuare ad esistere, in quanto i limiti imposti non consentono la gestione da parte delle casse in provincie con meno di 65 milioni all'anno di imponibile, che corrispondono alla quasi totalità delle casse provinciali; l'applicazione del contratto determinerà inevitabilmente una drastica riduzione del numero delle casse con considerevoli riflessi negativi per il venir meno del fondante principio della territorialità, con perdite a livello economico e professionale e la diminuzione di circa il 50 - 70 per cento della forza lavoro attuale; conseguentemente tante famiglie rimarranno prive di una fonte di reddito a partire da ottobre 2018, si chiede di sapere: quali provvedimenti, vista l'inderogabile urgenza di garantire un posto di lavoro ai dipendenti delle casse provinciali, che dovranno chiudere e salvaguardare l'attuale livello occupazionale, il Ministro in indirizzo intenda adottare e quali interventi giudichi necessari per mantenere i presidi territoriali, al fine di assicurare risposte adeguate alle esigenze locali del settore; quali iniziative di competenza intenda intraprendere e tra queste se non risulti più conveniente e giustificato procedere ad un accorpamento di questi enti all'INPS, con una legge apposita, al fine di assorbire e ricollocare il personale, che vanta un'anzianità di servizio in media superiore ai 20 anni, e consentire anche la gestione dei cospicui fondi e patrimoni immobiliari delle casse, stimabili in alcune centinaia di milioni di euro; se, in alternativa, si possano impiegare le professionalità dei lavoratori delle casse edili nello stesso settore con compiti ispettivi di controllo finalizzato al contrasto del lavoro nero e dell'evasione fiscale, oltre alla possibilità di riconoscere loro, in quanto personale qualificato sulla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, compiti e funzioni di esperti in materia di sicurezza nello stesso comparto. Atto n. 3-00243 RIZZOTTI TOFFANIN BINETTI Al Ministro della salute Premesso che: lo Stato italiano, attraverso le sue leggi, tutela la procreazione responsabile, la salute della donna ed il prodotto del concepimento (all'articolo 1, comma 1, lettera c) , della legge n. 405 del 1975); questa protezione è ribadita anche all'articolo 1, comma 1, della legge n.194 del 1978 che, nel consentire l'aborto in casi che dovrebbero essere eccezionali, proclama e promuove la tutela della vita umana dal suo inizio, momento che coincide col concepimento e non con l'inizio della "gravidanza"; per contraccezione d'emergenza si intende l'assunzione di farmaci a seguito di un rapporto sessuale non protetto, avvenuto nel periodo fertile del ciclo mestruale e cioè nei 4-5 giorni che precedono l'ovulazione e nel giorno dell'ovulazione stessa. Fra questi giorni, quello in cui la probabilità di concepire è la più alta, è il giorno che precede l'ovulazione, seguito dal giorno ancora precedente e dal giorno stesso dell'ovulazione. In questi 3 giorni è anche massima l'incidenza di rapporti sessuali, sia protetti, sia non protetti; nell'anno 2015 è stata liberalizzata in Italia la vendita nelle farmacie, parafarmacie e persino nei supermercati, di un prodotto denominato "ellaOne" (ulipristal acetato), più comunemente conosciuto come "pillola dei 5 giorni dopo", un potente antiprogestinico sovrapponibile per caratteristiche chimiche alla pillola abortiva per antonomasia, la RU486 (mifepristone); a parere degli interroganti, è imprescindibile che venga accertato se tale farmaco, utilizzato per la contraccezione d'emergenza, agisca sempre e solo prevenendo il concepimento o se, come già sostenuto nel 2015 dal Consiglio di superiore di sanità all'atto di opporsi alla liberalizzazione della vendita, anche attraverso altri meccanismi di azione tra i quali, come affermano i più recenti ed accreditati rappresentanti della comunità scientifica, quello antinidatorio e abortivo; se così fosse, infatti, la vendita di "ellaOne", attualmente senza obbligo di prescrizione medica, salvo che per le minorenni, risulterebbe incompatibile con le leggi che vietano l'interruzione volontaria di gravidanza al di fuori dei limiti previsti dalla legge n. 194, con quelle di rango costituzionale che tutelano il diritto alla libertà delle cure ed al consenso informato e, non ultimo, con la tutela della salute delle consumatrici che assumano, inconsapevolmente, un prodotto con tali caratteristiche; sia il consenso informato al loro utilizzo da parte della donna quanto la scelta professionale del medico in merito alla sua prescrizione sono un presupposto indispensabile che va garantito a discapito di qualsiasi altra finalità, soprattutto se legata a logiche economiche o di natura commerciale; l'azienda produttrice (HRA Pharma) e l'Agenzia europea dei medicinali (EMA) sostengono che i contraccettivi d'emergenza preverrebbero o ritarderebbero l'ovulazione, limitandosi ad impedire il concepimento, senza interferire in alcun modo con l'annidamento in utero dell'embrione già formato; questa posizione ufficiale si basa su un unico studio, quello di Brache, oltretutto liberamente interpretato dalla casa farmaceutica; al contrario, è stato definitivamente confermato da un'approfondita ricerca del 2018 (Lira-Albarrán + altri) che "ellaOne", assunto nel periodo più fertile del ciclo e cioè uno-due giorni prima dell'ovulazione, non agisce con meccanismo anti-ovulatorio. La sua capacità di inibire l'ovulazione, infatti, è massima (100 per cento) solo all'inizio del periodo fertile; successivamente si riduce in modo rapido e progressivo, fino a quasi azzerarsi (8 per cento) nei due giorni preovulatori, i più fertili (Brache); se il meccanismo contraccettivo fosse davvero correlato all'inibizione dell'ovulazione, così come descritto nel foglio informativo del farmaco e sul suo sito internet , ci si attenderebbe un progressivo calo della sua efficacia col passare dei giorni, man mano che il momento dell'ovulazione si approssima; invece, considerando che l'efficacia rimane costantemente elevata, ciò suggerisce che l'imparagonabile efficacia del farmaco vada ricondotta ad altro meccanismo, in particolare alla sua azione di inibizione dell'endometrio; l'assunzione di una sola dose di ulipristal, infatti, altera profondamente la recettività del tessuto endometriale, rendendo l'utero un ambiente inidoneo all'attecchimento, proprio nei giorni in cui l'embrione dovrebbe annidarsi (Lira-Albarrán + altri); se quanto sopra trovasse conferma in un accertamento da parte di un'apposita commissione scientifica nominata dal Ministero della salute, risulterebbe evidente l'incompatibilità tra la vendita di "ellaOne" e le più basilari tra le norme a tutela dei diritti costituzionali alla salute, alla maternità ed alla corretta informazione; a ciò si aggiunga che, a giugno 2018, è stato definitivamente accertato che ulipristal acetato (il principio attivo di ellaOne) ha determinato gravissime conseguenze epatiche in alcune pazienti da cui era stato assunto sotto forma di un diverso farmaco ("Esmya"), utilizzato per la cura dei fibromi uterini; nel 2017, come sottolineato nelle ultime due relazioni del Ministero alla salute al Parlamento sullo stato di applicazione della legge sull'aborto, 70.000 donne in più rispetto all'anno precedente hanno utilizzato la pillola del giorno dopo e dei 5 giorni dopo, per non andare incontro a una gravidanza; in totale le due pillole sono passate da 400.000 confezioni vendute nel 2015, a 490.000 nel 2016 e poi a 570.000 nel 2017. In due anni il salto sarebbe stato addirittura del 42 per cento in più; l'impennata di vendite è il segnale di un'Italia in cui la prevenzione della gravidanza indesiderata incespica, soprattutto tra le ventenni, e nella quale non c'è una cultura consapevole della procreazione; c'è il pericolo, però, a parere degli interroganti, di giocare non solo con le parole, ma anche con la salute delle donne e di dire una bugia scientifica. Nessuno a tal proposito ha condotto studi scientifici sugli effetti collaterali da abuso di questi farmaci sull'apparato gastroenterico, ma anche sul ciclo ovarico e ormonale delle donne che li assumono; appare dunque necessario informare le donne del fatto che l'assunzione di tali farmaci potrebbe causare una serie di disfunzioni per l'organismo e comportare effetti negativi nel medio e lungo periodo. Soprattutto nei confronti delle nuove generazioni, a parere degli interroganti, vi è la necessità di instaurare un dialogo aperto col quale si rendano i giovani consapevoli dell'eccezionalità dell'uso di questa tipologia di farmaco, che non può e non deve sostituire l'utilizzo dei normali contraccettivi, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno attivare un'istruttoria conoscitiva sul fenomeno ed adottare tutti i provvedimenti necessari per limitare l'abuso del farmaco, anche con riferimento a quanto riportato nel foglietto illustrativo del farmaco; se non sia opportuno avviare campagne d'informazione sul tema, per far comprendere come il meccanismo generato dal farmaco e la sua formula chimica siano praticamente identici a quella della pillola abortiva Ru486, ossia caratteristiche di un farmaco abortivo, più che di un contraccettivo d'emergenza, con pesanti effetti collaterali e ricadute negative sulla salute delle donne; se non intenda adottare tutti i provvedimenti necessari per garantire che la distribuzione del farmaco avvenga solo se risulti definitivamente compatibile con la tutela della salute e rispettosa della legislazione nazionale a tutela del frutto del concepimento e della libertà di autodeterminazione delle donne italiane. Atto n. 3-00244 DE BERTOLDI Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: l'articolo 11 del decreto-legge n. 91 del 2018, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 108 del 2018, recante proroga dei termini di disposizioni legislative, ha modificato alcuni termini relativi ai processi di riforma delle banche popolari e delle banche di credito cooperativo (BCC) avviati, rispettivamente, con il decreto-legge n. 3 del 2015, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 33 del 2015, e con il decreto-legge n. 18 del 2016, convertito, con modificazioni, della legge n. 49 del 2016, introducendo una limitata proroga di 90 giorni per la costituzione dei gruppi ed innalzando al contempo la soglia di partecipazione delle banche aderenti nel capitale della capogruppo, attualmente elevata alla misura del 60 per cento; il provvedimento interviene inoltre sulla disciplina e sui termini per l'attuazione del fondo per l'erogazione di misure di ristorno in favore di risparmiatori, istituito dalla legge di bilancio per il 2018 (legge n. 205 del 2017), nonché sul completamento della riforma del credito cooperativo in senso generale; l'interrogante evidenzia come, nonostante le promesse di interventi riformatori da parte del Governo e le sollecitazioni avanzate da studiosi (che da sempre hanno creduto nei valori della cooperazione), la riforma è contraddistinta da una scarsa attenzione ai valori della mutualità e gli interessi di oltre un milione di soci delle banche di credito cooperativo e oltre 270 banche locali; l'interrogante rileva che, rispetto all'esigenza di preservare la specificità operativa delle banche di credito cooperativo e la tutela e la valorizzazione della territorialità, che caratterizza il credito cooperativo (che corrisponde alla particolarità del sistema impresa italiano), le ragioni politiche hanno nella sostanza prevalso rispetto all'adozione di un innovativo schema di aggregazione tra le banche di credito cooperativo; la riforma delle banche di credito cooperativo ha definito un quadro regolatorio costituito da un meccanismo proteso a contenere all'interno della categoria il "malessere" di alcuni enti affiliati ai costituendi "gruppi cooperativi", caratterizzati dall'obbligatorietà della partecipazione e della permanenza nell'aggregato, unitamente ai vincoli di uno stringente "contratto di coesione" che consentono la funzionalità del cosiddetto cross guarantee scheme , cui è rimesso il perseguimento di un'azione solidaristica; le richieste di coloro che ritenevano possibile un equilibrio tra localismo e stabilità non sono state conseguentemente recepite, né tantomeno sono state adeguatamente considerate dal Governo le questioni trattate nella mozione 1-00007 presentata al Senato nel corso della XVIII Legislatura, nella quale si evidenziava come che i caratteri strutturali di tali gruppi annullano "del tutto la valenza territoriale del sistema mutualistico"; l'interrogante evidenzia come anche il professore Valerio Onida, autorevole presidente emerito della Corte costituzionale, abbia rilevato che la prevista obbligatorietà dell'adesione ad un "gruppo cooperativo" (avente come holding una società per azioni) sia contraria alla logica della cooperazione costituzionalmente tutelata, prevista dal disposto dell'articolo 45 della Costituzione, il quale individua nella "mutualità" e nella mancanza di "fini di speculazione privata" il presupposto per lo svolgimento della "funzione sociale" alla medesima ascrivibile; l'obbligatorietà della partecipazione risulta inoltre fortemente limitativa della libertà di "associazionismo", garantita dall'articolo 18, e di "iniziativa economica privata", regolata dal comma primo dell'articolo 41 del dettato costituzionale; a parere dell'interrogante, appare urgente e necessario avviare iniziative volte all'emersione di evidenti profili di costituzionalità della legge n. 49 del 2016 e al contempo all'introduzione di misure anche di carattere normativo, volte alla revisione legislativa della riforma delle banche di credito cooperativo, che appare fortemente punitiva nei riguardi di consolidate forme operative orientate al supporto delle economie di zona, si chiede di sapere: quali valutazioni il Ministro in indirizzo intenda esprimere in merito alle considerazioni esposte; se condivida le osservazioni secondo le quali la riforma delle banche di credito cooperativo contenga numerose norme di dubbia conciliabilità che mal si conciliano con il principio di libera iniziativa economica, tutelato dall'articolo 41 della Costituzione, nonché contrarie alla logica della cooperazione, costituzionalmente tutelata e prevista dal disposto dell'articolo 45 della Costituzione; se condivida, inoltre, che l'impianto normativo della riforma sia, nel complesso, in evidente contrasto con i principi solidaristici e di mutualità delle banche locali, e se convenga che le conseguenze negative e penalizzanti sul piano economico e sociale si stiano già verificando nelle differenti territorialità del Paese; quali iniziative normative di conseguenza intenda intraprendere, al fine di modificare le disposizioni della riforma che, oltre a violare, con tutta evidenza, le disposizioni di rango costituzionale del nostro ordinamento, penalizzano fortemente il tessuto socioeconomico e produttivo locale, storicamente sostenuto dalle banche di credito cooperativo. Interrogazioni con richiesta di risposta scritta Atto n. 4-00617 ROMEO Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Premesso che, a quanto risulta all'interrogante: segnalazioni ricevute da cittadini in vacanza presso il comune di Cropani (Catanzaro) evidenziano alterazioni nel colore delle acque nei canali di scolo delle acque piovane; in particolare, una segnalazione alla stazione dei Carabinieri di Cropani, del 30 agosto 2018, fa riferimento alla presenza continua, per ogni mattina del mese, di bolle e schiuma di colore giallo nel canale di scolo delle acque piovane che si versano al mare attraversando la spiaggia adiacente al lido Levato; il giorno 30 agosto la quantità della schiuma era tale da non poter vedere l'acqua sottostante; i bagnanti temono l'inquinamento delle acque marine da sostanze non identificate; c'è da notare che, spesso, i liquami non depurati che vengono riversati nei corsi d'acqua, insieme ai fertilizzanti dilavati dalle piogge, finiscono in mare con il loro carico di sostanze organiche sotto forma di fosfati e nitrati che poi, con l'aumento delle temperature, scatenano in estate l'esplosione di microalghe, con conseguente colorazione anomala delle acque marine e le legittime proteste e fuga dei bagnanti, locali e turisti; ciò provoca un danno ingente all'indotto economico legato al turismo balneare, soprattutto nel periodo estivo; inoltre, è nota in Calabria una forte emergenza depurativa delle acque reflue che affluiscono al mare e della qualità delle acque in prossimità delle foci dei corsi d'acqua, che spesso diventano fognature a cielo aperto a causa del mancato funzionamento degli impianti di depurazione; spesso si apprende dai media l'evidenza di una carica batterica almeno due volte più alta di quella consentita dalla legge, con un giudizio delle acque di "fortemente inquinato", si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo intenda adottare tutti gli opportuni provvedimenti di propria competenza per verificare le problematiche emerse nei canali di scolo delle acque piovane nel litorale del comune di Cropani (Catanzaro) e l'origine del fenomeno delle schiume e del colore giallo delle acque, anche disponendo apposite ispezioni e analisi fisico-chimiche ed ecotossicologiche da parte dei Carabinieri del NOE e del sistema nazionale delle agenzie ambientali. Atto n. 4-00618 SBROLLINI Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca Premesso che a quanto risulta all'interrogante: in Veneto risulta un'importante carenza di organico di dirigenti delle scuole di ogni ordine e grado; fino all'anno scolastico 2017-2018 le reggenze venivano affidate su livello provinciale, attraverso una condivisione con i dirigenti a disposizione; in questo modo, si cercavano soluzioni che coinvolgessero il più possibile i dirigenti in reggenze che fossero su territori attigui e coerenti; considerato che: dall'anno scolastico 2018-2019 la organizzazione delle reggenze è stata fatta a livello regionale; a seguito di questa scelta, una commissione avrebbe creato dei criteri "asettici" per la distribuzione di questi incarichi sovrapposti; alla prova concreta, questi parametri hanno determinato reggenze che in alcuni casi mettono i dirigenti a sostenere scuole di ordini e gradi molto diversi, in località molto lontane tra loro; in alcuni casi i dirigenti sono chiamati a governare istituti che stanno a oltre 50 chilometri di distanza l'uno dall'altro, in zone montane dove le comunicazioni sono difficili soprattutto nei mesi invernali e le situazioni socioeconomiche assolutamente differenti e delicate, impedendo così al dirigente di occuparsi seriamente ed in profondità delle problematiche connesse con la scolarità; alcuni dirigenti si sarebbero rifiutati di accettare questo incarico ed avrebbero fatto ricorso manifestando, in un caso, addirittura l'ipotesi di licenziarsi, perché non in grado di ottemperare proficuamente e seriamente all'incarico attribuito, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo ritenga di condividere la preoccupazione per la situazione che si è venuta a creare; se sia in grado di garantire che si faccia chiarezza subito e se la procedura seguita sia corretta oppure no; se ritenga di poter accettare che più di un dirigente faccia ricorso, mettendo in estrema difficoltà la gestione di scuole intere ad anno scolastico iniziato; se ritenga opportuno intervenire con provvedimenti legislativi finalizzati al conferimento di incarichi a reggenza ai collaboratori vicari (vicepresidi), vista l'incertezza della conclusione del concorso per il 1° settembre 2019. Atto n. 4-00619 GARAVINI MAGORNO MARGIOTTA Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: la Calabria presenta un territorio storicamente difficoltoso per i collegamenti, con il conseguente isolamento storico geografico; il Governo pro tempore Gentiloni, completando i lavori della Salerno-Reggio Calabria, ha facilitato i collegamenti della Regione con il resto d'Italia, ma permangono ancora difficoltà legate alla montuosità del territorio; il trasporto aereo rappresenta indubbiamente il metodo più semplice per raggiungere la Regione; attualmente, però, la regione dispone in maniera completa solamente dell'aeroporto di Lamezia Terme e di Reggio Calabria; l'aeroporto di Crotone è oggi solo parzialmente attivo, in seguito al fallimento della società Sant'Anna, gestore dell'aeroporto; esistono solamente le tratte Crotone-Pisa tre volte alla settimana dal 1° giugno fino al 31 agosto e Crotone-Bergamo, un volo al giorno fino al 31 ottobre; dal 1° giugno 2018 fino al 31 agosto ha viaggiato un numero di passeggeri pari a 56.000, mentre, quando l'aeroporto era a pieno regime, in un anno hanno viaggiato circa 260.000 passeggeri; il decreto n. 83 del 14 marzo 2014, relativo alla continuità territoriale non ha avuto seguito, a causa del fallimento della società Sant'Anna. L'ENAV ha, quindi, bandito con gara l'assegnazione della gestione dell'aeroporto di Crotone, che si è aggiudicata la SACAL (che gestisce gli aeroporti di Lamezia Terme e Reggio Calabria). In un incontro avuto con la SACAL il presidente della società ha detto chiaramente che l'unica possibilità per far funzionare l'aeroporto di Crotone è il provvedimento di continuità territoriale; il decreto sulla continuità territoriale, emanato dal Governo pro tempore Gentiloni consentiva le due rotte Crotone-Milano e Crotone-Roma, si chiede di sapere quali azioni il Governo intenda porre in essere per consentire la piena attuazione del decreto sulla continuità territoriale e l'avvio di ulteriori rotte, impedendo l'isolamento della Calabria. Atto n. 4-00620 RAMPI Ai Ministri dello sviluppo economico e del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: come apparso sulla stampa, il gruppo Candy è stato ceduto alla multinazionale cinese Haier; secondo l'accordo Haier investirà 475 milioni di euro per accelerare ulteriormente la propria crescita nel mercato europeo; solamente nel giugno 2017 Candy aveva annunciato un ambizioso piano di investimenti da quasi 300 milioni di euro in 3 anni, di cui circa 100 in marketing e comunicazione e 105 in sviluppo e innovazione. Il gruppo era nato nel 1945 a Monza col nome Officine meccaniche Eden Fumagalli. L'anno seguente, alla Fiera di Milano, venne presentato il primo esemplare di lavatrice Candy, made in Italy . I fratelli Aldo e Beppe Fumagalli controllano il 90 per cento del marchio italiano; come è emerso da fonti di stampa, nessuna informazione era stata data alle organizzazioni sindacali e alle rappresentanze sindacali aziendali; Paolo Mancini, delegato sindacale di Candy, ha dichiarato: "Abbiamo visto nelle scorse settimane i cinesi di Haier in azienda e abbiamo chiesto spiegazioni. Ma la direzione aziendale ha negato che ci fossero, nel breve, intenzioni di vendere. Nella giornata del 26 abbiamo incontrato l'azienda in Assolombarda e nulla ci hanno detto rispetto a questo scenario", si chiede di sapere quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda assumere al fine di promuovere un incontro urgente presso il Ministero dello sviluppo economico affinché il gruppo cinese Haier possa fornire tutte le garanzie sullo sviluppo industriale ed occupazionale del gruppo Candy. Atto n. 4-00621 IANNONE Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che a quanto risulta all'interrogante: in data 27 settembre 2018 il dirigente dell'Ufficio della motorizzazione civile di Salerno, dopo l'incontro avuto con l'UNASCA della sede di Salerno e con i rappresentanti di gruppi di autoscuole, ha disposto che si svolgeranno "in conto Stato" dall'11 ottobre sedute d'esame di guida esclusivamente per il conseguimento della patente di categoria B; nella stessa nota venivano chiarite le procedure ed i criteri stabiliti dal dirigente per la prenotazione delle sedute d'esame e veniva descritta una fantasiosa modalità di scelta delle autoscuole che inizieranno a prenotare negli SLOT dedicati; considerato che il dirigente ricorre alle estrazioni del Lotto del 27 settembre 2018, quale metodo scientifico per determinare l'ordine della scelta delle autoscuole e ad una procedura di prenotazione particolarmente cervellotica, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti descritti in premessa e se ritenga che il dirigente dell'Ufficio della motorizzazione civile di Salerno abbia ben operato; se intenda intervenire per tutelare la dignità professionale delle autoscuole della provincia di Salerno, che svolgono un ruolo importante nel garantire formazione e sicurezza; se risulti che l'Ufficio della Motorizzazione civile di Salerno faccia scontare alle autoscuole poca attenzione e momenti di disorganizzazione dettati dai troppi impegni dirigenziali di qualche figura apicale troppo poco presente a Salerno. Atto n. 4-00622 ROJC Al Presidente del Consiglio dei ministri Premesso che a quanto risulta all'interrogante: l'amministrazione di Monfalcone (Gorizia), come riportato da alcuni servizi di stampa, ha deciso di tagliare dalla "mazzetta " dei quotidiani per il servizio emeroteca della biblioteca comunale, le testate "Avvenire" e "il manifesto"; il sindaco avrebbe motivato tale scelta "perché troppo onerosa rispetto al numero ristretto di lettori"; all'indomani della decisione dell'amministrazione comunale, un gruppo di cittadini, spontaneamente e autonomamente, decide di autofinanziarsi e di fare una donazione alla stessa biblioteca, ripristinando gli abbonamenti ai due quotidiani, consentendo in tal modo ai cittadini-utenti di riavere il servizio precedentemente tagliato, senza alcun onere a carico del comune; inspiegabilmente, nonostante tale atto spontaneo da parte della comunità monfalconese, i quotidiani, seppur recapitati correttamente presso la biblioteca, non vengono però messi a disposizione del pubblico, in quanto "l'abbonamento non sarebbe stato sottoscritto con l'amministrazione comunale"; l'associazione "Articolo 21" ha commentato tale decisione come un atto di "intolleranza grave e negazione della libertà di stampa come previsto dalla Costituzione, che si fonda proprio sulla libera circolazione delle opinioni e delle idee"; il direttore di "Avvenire" parla apertamente di "censura", sostenendo che non è un caso che vengano presi di mira questi due quotidiani, che sono quelli che contrastano maggiormente lo spirito dei tempi; il presidente nazionale dell'ordine dei giornalisti parla di «episodio oscurantista che mette i brividi…così è proprio voler "bruciare" i giornali»; per il presidente dell'Assostampa del Friuli-Venezia Giulia "se un'istituzione pubblica si mette a censurare dei giornali, andando a decidere cosa il cittadino può e deve leggere, è un ulteriore segnale di una stagione brutta che stiamo vivendo"; secondo il presidente regionale dell'ordine dei giornalisti "tagliare l'informazione non è mai una cosa positiva, tanto più da parte di una biblioteca che dovrebbe avere il compito di favorire la cultura e l'informazione"; anche secondo l'interrogante la decisione del sindaco di Monfalcone, non nuovo a trovate inquietanti, risulta essere deplorevole e arbitraria, figlia di un clima grave nei confronti della libertà di stampa e di informazione, che non va sottovalutato, si chiede di sapere: sulla base di quali disposizioni sia stato impedito ai cittadini di Monfalcone di poter accedere all'interno dell'emeroteca comunale alla lettura delle due testate, il cui abbonamento è stato sottoscritto come atto di donazione da parte dei cittadini al proprio Comune; se il Presidente del Consiglio dei ministri intenda attivarsi nel rispetto della Costituzione, affinché l'amministrazione comunale ripristini la consultazione delle testate tagliate, consentendone la lettura a chi lo volesse. Atto n. 4-00623 IANNONE Ai Ministri della salute e della giustizia Premesso che, per quanto risulta all'interrogante: Miriana Milanovic era una ragazza sedicenne affidata alla casa famiglia "Il sorriso di Rita" di Casandrino (Napoli) in seguito ad una violenza sessuale da parte di un branco di 12 ragazzi il cui processo è ancora in corso ed i giovani, dopo la messa in prova, sono a piede libero; la sera del 26 agosto 2018 Miriana ha cominciato ad avvertire forti dolori allo stomaco e è stata portata in ospedale a Frattamaggiore soltanto alle ore 2 del mattino del giorno 28 agosto 2018; nonostante la Tac e le analisi del sangue a cui era stata sottoposta non dessero risultanze rassicuranti, Miriana è stata dimessa alle 6 del mattino in codice verde e con la firma di un'operatrice (che a quanto pare non aveva neanche la delega) della sua casa famiglia che ha rifiutato il ricovero; dopo essere rientrata, Miriana alle ore 9 è stata portata in condizioni molto gravi al "Cardarelli" di Napoli dove è stata messa sul tavolo operatorio; Miriana è entrata da sola in camera operatoria perché i familiari sono stati avvertiti quando la ragazza era già in ospedale e il tutore era in vacanza; dopo 7 ore d'intervento Miriana è entrata in sala di rianimazione ma aveva un polmone compromesso e sembra anche lo stomaco; il 31 agosto è giunto il tutore di Miriana che prima ha vietato le visite e poi ha fatto entrare un parente al giorno ed un'operatrice; i parenti di Miriana (11 fratelli) non avevano voce in capitolo, potevano vederla ma non chiedere notizie, cosa consentita unicamente ad una referente del tutore; il 2 settembre Miriana si è aggravata e la sera è stata trasportata all'ospedale "Monaldi" per effettuare la circolazione extracorporea ma nonostante la tragica condizione il tutore non era presente; il 5 settembre Miriana è morta, sola, e la direzione sanitaria ha detto di aver ricevuto disposizioni di non far entrare i parenti; è stato disposto immediatamente il sequestro della salma e delle cartelle cliniche ad opera della Procura della Repubblica del Tribunale di Napoli; la morte di Miriana è avvenuta alle ore 9 del mattino ma è stata comunicata ai parenti alle ore 10,15; in camera mortuaria Miriana è arrivata senza essere nemmeno ricomposta e con gli evidenti segni dello strazio vissuto; l'11 settembre 2018 è stata eseguita l'autopsia e ai funerali tenutisi il venerdì successivo non sono intervenuti né il tutore né le responsabili della struttura "Il sorriso di Rita", si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza di questi tragici fatti che hanno martoriato l'esistenza della giovane Miriana Milanovic; se ritengano che la tragica fine di una ragazza di 16 anni, come Miriana, meriti massima giustizia; se intendano avviare un'indagine per accertare ogni responsabilità sia in ambito sanitario sia nel corso delle procedure giudiziarie di chi aveva il compito di tutelare la minore. Atto n. 4-00624 GARNERO SANTANCHE' CIRIANI Ai Ministri dello sviluppo economico e delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: risulta di pubblica, consolidata e diffusa conoscenza la problematica degli elevati prezzi dei carburanti e dei servizi di ristorazione lungo la rete autostradale nazionale, il cui aumento si è andato progressivamente accelerando nel tempo, dal momento che, come ad esempio denunciato dai consumatori e dai gestori degli impianti di distribuzione carburanti nell'arco di 15 anni, ossia dalla privatizzazione della rete, i prezzi dei carburanti, da qualche centesimo al litro nel 2003 (divario compatibile con i maggiori costi di gestione di un servizio attivo sulle 24 ore), sono oggi superiori a quelli praticati sulla rete stradale ordinaria da un minimo di 11 ad un massimo di ben 33 centesimi al litro, a seconda delle modalità di servizio ( self o servito) e del confronto effettuato sul benchmark medio della rete stradale a marchio petrolifero ovvero degli operatori indipendenti ("pompe bianche"), divario talmente significativo da non potersi in alcun modo ritenere motivato da fondate ragioni di mercato; è noto che i concessionari delle tratte autostradale impongono agli operatori cui viene affidato il servizio di vendita di carbolubrificanti ovvero di servizi di ristorazione rilevanti royalty sia sui volumi erogati, per i carbolubrificanti, ovvero sui valori delle vendite, per gli altri servizi, che gravano sulla formazione dei prezzi di vendita ai consumatori, determinandone in significativa misura la lievitazione; secondo stime prudenziali, nel quindicennio 2003-2017 l'ammontare di tali royalty , stanti i volumi di carburanti venduti e l'ammontare dei servizi diversi erogati, si attesterebbe cumulativamente sui circa 5 miliardi di euro, ripartiti quasi alla pari tra carburanti e servizi; ciò si accompagna ad una lievitazione dei pedaggi introitati, che passano, secondo gli stessi dati di AISCAT, l'Associazione dei concessionari autostradali, da 4,7 miliardi di euro nel 2003 a 8,1 miliardi di euro nel 2017, con una lievitazione del 71,5 per cento (un po' meno severa, pari al 68,6 per cento, se si sterilizza l'effetto dell'aumento dell'IVA intervenuto dal 2011), ma in ogni caso superiore di più di 3 volte all'inflazione cumulata nel quindicennio e di più di 8 volte all'incremento delle percorrenze chilometriche sulle tratte viarie; tale concomitanza di fattori, in aggiunta agli effetti di una lunga crisi economica che nel comparto autostradale ha dispiegato le conseguenze peggiori nell'anno 2012, ha influito in misura tale da determinare una marcata disaffezione dei consumatori con effetti evidenti non sui volumi del traffico (che sono anzi aumentati di oltre 8 punti percentuali sul 2003, nonostante le forti flessioni degli anni 2012-2014), ma sulle vendite di beni e servizi offerti dalla rete autostradale; secondo i dati forniti da AISCAT, e secondo le analisi sviluppate dalla Associazione dei gestori autostradali Confcommercio (ANISA), le vendite di carburanti dal 2003 al 2017 sono diminuite in misura pari al 63 per cento (da 4,023 miliardi di litri a 1,499), fenomeno del tutto anomalo, se si considera, come termine di confronto, che dal 2003 al 2017 i consumi di carburanti si sono ridotti nel complesso nell'ordine di non più del 19 per cento, con una caduta dei litri medi erogati dalle stazioni di servizio nell'ordine di 66 punti percentuali (da 9,4 milioni di litri ad impianto a 3,2, con conseguente insostenibilità dell'equilibrio gestionale di un numero ampiamente maggioritario delle microimprese che operano nella rete); ma anche le vendite di altri beni e servizi di ristorazione manifestano, tenendo conto dei fattori combinati delle dinamiche dell'inflazione e delle dinamiche del traffico, perdite, rispetto alle aspettative "naturali", che raggiungono il 30 per cento; considerato che: l'imposizione delle royalty da parte dei concessionari ha di fatto costituito in prima istanza una modificazione peggiorativa delle condizioni di esercizio e formazione dei prezzi nel comparto rispetto al mercato "generale" ed a quello della rete stradale ordinaria, con inevitabili conseguenze sul piano della competitività per le imprese e microimprese che vi operano a rischi ed investimenti propri e non del concessionario; tale deficit di competitività si è andato progressivamente enfatizzando a causa di politiche commerciali miranti comunque a realizzare margini non compatibili con le offerte del mercato dei carburanti esterno al comparto; i consumatori che sono necessitati a percorrere le tratte autostradali risultano penalizzati dalle dinamiche quantomeno "speculative" dei pedaggi e da quelle relative a beni e servizi nella rete distributiva, tanto che si può giustamente definire il crollo delle vendite una vera e propria "fuga" dal mercato di comparto; l'imposizione delle royalty nell'ambito del regime concessorio costituisce, di fatto, una discriminazione oggettiva e rilevante della potenzialità competitiva delle imprese e microimprese che operano nel mercato complessivamente integrato dell'offerta di beni, quali i carburanti, e di servizi, quali quelli di somministrazione, aventi componenti e caratteristiche di base omogenee sull'intero territorio nazionale, configurandosi, in buona sostanza, come una limitazione delle "condizioni di pari opportunità e del corretto ed uniforme funzionamento del mercato"; il gravame per il consumatore rappresenta un'ingiustificata restrizione del principio costituzionale volto ad "assicurare ai consumatori finali un livello minimo e uniforme di condizioni di accessibilità ai beni e servizi sul territorio nazionale", si chiede di sapere: se quanto esposto risponda al vero; se i Ministri in indirizzo non ritengano opportuno e necessario verificare, nel contesto delle condizioni pattuite in convenzione con i concessionari delle tratte autostradali, la correttezza della condotta di imporre royalty su beni e servizi esitati nelle medesime strutture in cui rischi ed investimenti sono a carico delle imprese operanti e non del tutto connessi al regime di concessione della rete viaria; quali iniziative urgenti, anche di carattere normativo, intendano adottare nel contesto di un'attività di revisione delle condizioni di concessione vigenti, che affidano a privati un bene pubblico con indici di remunerazione del capitale di assoluta rilevanza ed eccezionalità (come risulta dalle convenzioni sinora rese pubbliche, dopo i luttuosi fatti di Genova del 14 agosto), al fine di ripristinare corrette condizioni di mercato e concorrenza e di livello uniforme di condizioni di accessibilità ai beni e servizi sul territorio nazionale, ponendo fine alla penalizzazione di utenti e consumatori, di imprese e microimprese che, rispettivamente, accedono al comparto ovvero vi operano. Atto n. 4-00625 PAPATHEU Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, dell'economia e delle finanze e per la pubblica amministrazione Premesso che: il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare ha una storica carenza di personale. Il regolamento di organizzazione, il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri n. 142 del 2014, prevede 558 unità complessive mentre il precedente ne prevedeva 826. L'organico attuale risulta pari a 547 unità; la legge n. 97 del 2018 prevede l'aumento delle strutture organizzative del Ministero; nel tempo, per far fronte al crescente aumento delle competenze necessarie, il Ministero ha fatto ricorso a personale della Sogesid SpA dotato di elevata specializzazione scientifico-tecnica e giuridico-economica per la tutela e conservazione ambientale, contribuendo alla realizzazione di importanti attività. I dipendenti Sogesid sono selezionati con procedure pubbliche ma, a differenza del personale di ruolo, sono assunti con contratti precari; la Sogesid è una società pubblica costituita nel gennaio 1994, con capitale sociale interamente detenuto dal Ministero dell'economia e delle finanze. La legge n. 341 del 1995 ha stabilito che il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, per le funzioni di istruttoria, supporto tecnico, organizzazione e monitoraggio nel settore idrico, possa avvalersi della Sogesid. In base al decreto legislativo n. 163 del 2006 la Sogesid è tra i soggetti che possono affidare attività senza gara. Con l'art. 1, comma 503, della legge n. 296 del 2006, la Sogesid è stata resa strumentale alle esigenze e alle finalità del Ministero il quale esercita sulla stessa, ai sensi del decreto legislativo n. 50 del 2016, un controllo analogo a quello esercitato sui propri servizi. Attualmente sono 530 i dipendenti Sogesid, di cui 464 a tempo indeterminato e 66 a tempo determinato; 372 sono destinati a svolgere l'attività di assistenza tecnica al Ministero dell'ambiente; il Ministro dell'ambiente, poco dopo il suo insediamento, come riportato da un articolo dal titolo "Terra Fuochi: Costa, a ministero Ambiente pieno potere - Fra primi provvedimenti anche stabilizzazione dipendenti Sogesid", aveva lasciato intendere che voleva la stabilizzazione dei dipendenti della Sogesid per non perdere competenze preziose. Si riporta, a titolo di esempio, un caso analogo terminato con la stabilizzazione, relativo all'Istituto per la promozione industriale (IPI), società in house providing del Ministero dello sviluppo economico, internalizzata ai sensi del decreto-legge n. 78 del 2010, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 122 del 2010 e recante "Misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica". I casi di stabilizzazione sono innumerevoli, per brevità non citati; lo strumento è sempre stato utilizzato quando ne derivino vantaggi: infatti le pubbliche amministrazioni lo hanno utilizzato per razionalizzare e integrare, nelle proprie strutture amministrative, le attività tecniche svolte dai soggetti parastatali vigilati. In questo modo si sono risparmiate risorse economiche senza disperdere il patrimonio di competenze e di conoscenza già accumulato; successivamente però, lo stesso Ministro ha emanato il decreto n. 266 del 2018, prevedendo un concorso pubblico, senza alcuna internalizzazione o selezione dedicata per il personale storico impiegato tramite Sogesid; la Sogesid, proprio a seguito del recepimento delle disposizioni della legge n. 296 del 2006, è impegnata, oltre che nella programmazione ed attuazione degli interventi di bonifica finalizzati al risanamento ambientale e nell'elaborazione di studi e progetti in materia di assetto idrogeologico, anche nelle seguenti attività: assistenza e prestazioni di servizi nell'ambito della gestione delle risorse idriche e del servizio idrico integrato; monitoraggio e vigilanza in materia di rifiuti, in attuazione della vigente normativa e gestione integrata dei rifiuti solidi urbani e dei rifiuti speciali; trattamento e smaltimento delle acque reflue civili; prevenzione e piani d'intervento e monitoraggio per la tutela delle acque marine dall'inquinamento; protezione e ripristino dei corpi idrici; supporto ai controlli e vigilanza in materia di inquinamento delle acque interne, superficiali e sotterranee; promozione e implementazione di interventi finalizzati all'utilizzo di fonti energetiche rinnovabili; valutazione dell'impatto ambientale; azioni in materia di valutazione e risarcimento del danno ambientale; supporto tecnico allo svolgimento di attività internazionali connesse ai settori di competenza ed in particolare in materia di acque; attività in materia di promozione del processo "Agenda XXI"; promozione dello sviluppo sostenibile e programmi di finanziamento con fondi UE, desertificazione, inquinamento, "Life"; studio e svolgimento di campagne informative in materia ambientale; progetti di educazione ambientale; studio ed elaborazione di programmi di formazione professionale in campo ambientale; predisposizione, divulgazione e gestione delle informazioni in materia di ambiente; interventi per pubbliche calamità; prevenzione e protezione dall'inquinamento in tutte le sue matrici ambientali, compreso il rischio industriale; progettazione e direzione di lavori di opere necessarie al completamento, integrazione e attivazione di sistemi idrici, fognari e irrigui; assistenza per il supporto alle attività per l'attuazione e la gestione degli accordi di programma relativi al trasferimento delle risorse idriche; contrariamente al Ministro, il sottosegretario di Stato Vannia Gava ha riconosciuto l'importanza del lavoro svolto dai dipendenti Sogesid auspicandone la permanenza; di fronte al rischio della perdita di lavoratori in possesso di preziose competenze i sindacati FILCTEM-CGIL, FEMCA-CISL e UILTEC hanno dichiarato lo stato di agitazione programmando scioperi volti a garantire la continuità dei livelli occupazionali, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti narrati, se essi corrispondano al vero; quanti siano i dipendenti del Ministero dell'ambiente del ruolo tecnico, quanti del ruolo amministrativo e se il Ministro ritenga adeguata la ripartizione del personale tra le direzioni generali rispetto alle competenze delle stesse; se vi sia personale del Ministero in posizione di distacco o di comando presso altre amministrazioni, a quanti siano e se il Ministro non ritenga opportuno revocare tali posizioni, ovvero di rigettare eventuali richieste di distacco o di comando; quanti siano gli impiegati nei servizi di assistenza tecnica specialistica e quanti nei servizi di supporto amministrativo; quali siano i motivi che hanno indotto il Ministro a cambiare la posizione in merito alla stabilizzazione del personale Sogesid; se ritengano che le iniziative assunte dai sindacati possano inficiare le attività del Ministero, poiché il personale di ruolo non possiede le competenze dei dipendenti Sogesid e come intenda assicurare la continuità dell'azione amministrativa; quale sia il piano di fabbisogno per le singole direzioni generali del Ministero, tenendo conto dell'esigenza di assicurare il ricambio generazionale, quante unità di personale saranno previste nella nuova pianta organica in occasione del riordino, da attuarsi senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, e quali interventi urgenti intendano contestualmente assumere per garantire effettivamente gli attuali livelli occupazionali e salvaguardare le professionalità presenti in Sogesid; se ritengano utile e opportuno riconsiderare le iniziative da intraprendere, tornando al proposito originario, ovvero quello della stabilizzazione dei dipendenti Sogesid . Interrogazioni, da svolgere in Commissione A norma dell'articolo147 del Regolamento, le seguenti interrogazioni saranno svolte presso le Commissioni permanenti: 6ª Commissione permanente (Programmazione economica, bilancio): 3-00244, del senatore De Bertoldi, sul processo di riforma delle banche popolari e di credito cooperativo; 7ª Commissione permanente (Istruzione pubblica, beni culturali, ricerca scientifica, spettacolo e sport): 3-00240, del senatore D'Arienzo ed altri, sulla crisi della fondazione Arena di Verona; 11ª Commissione permanente (Lavoro, previdenza sociale): 3-00242, della senatrice Evangelista ed altri, sulla salvaguardia della professionalità dei lavoratori delle casse edili; 12ª Commissione permanente (Igiene e sanità): 3-00243, della senatrice Rizzotti ed altri, sulla commercializzazione della "pillola dei 5 giorni dopo". Interrogazioni, ritiro È stata ritirata l'interrogazione 4-00569 del senatore De Vecchis.