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Interpretazione della norma censurata - Interpretazione secundum constitutionem - Possibilità esclusa con adeguata motivazione dal rimettente - Ammissibilità della questione - Rigetto di eccezione preliminare.. Non è accolta l'eccezione d'inammissibilità, per mancato tentativo di interpretazione costituzionalmente orientata, della questione di legittimità costituzionale dell'art. 1, comma 739, della legge n. 208 del 2015, che interpreta l'art. 23, comma 7, del d.l. n. 83 del 2012, come conv., nel senso che l'abrogazione della facoltà dei Comuni di aumentare le tariffe dell'imposta comunale sulla pubblicità non ha effetto per quelli che se ne erano già avvalsi prima dell'entrata in vigore dello stesso d.l. Il rimettente assume che l'abrogazione delle maggiorazioni non consentiva in nessun caso la possibilità di conferma, tacita o esplicita, delle tariffe maggiorate, mentre la norma impugnata, limitando l'effetto dell'abrogazione, consentiva la conferma, rendendo impossibile darne un'interpretazione conforme a Costituzione. La più recente giurisprudenza costituzionale esclude che il mancato ricorso da parte del giudice a quo ad un'interpretazione costituzionalmente orientata possa essere causa d'inammissibilità di una questione di legittimità costituzionale, quando vi sia un'adeguata motivazione circa l'impedimento a tale interpretazione, in ragione del tenore letterale della disposizione. ( Precedenti citati: sentenze n. 194 del 2017, n. 69 del 2017, n. 42 del 2017 e n. 221 del 2015 ).