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SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Assemblea 97 Presidenza del vice presidente TAVERNA, indi del vice presidente LA RUSSA, del vice presidente ROSSOMANDO e del vice presidente CALDEROLI N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Forza Italia-Berlusconi Presidente: FI-BP; Fratelli d'Italia: FdI; Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione: L-SP-PSd'Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP-PATT, UV): Aut (SVP-PATT, UV); Misto: Misto; Misto-Liberi e Uguali: Misto-LeU; Misto-MAIE: Misto-MAIE; Misto-Più Europa con Emma Bonino: Misto-PEcEB; Misto-PSI: Misto-PSI. Presidenza del vice presidente TAVERNA PRESIDENTE . La seduta è aperta (ore 9,32). Si dia lettura del processo verbale. LAFORGIA, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del giorno precedente. PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato. Comunicazioni della Presidenza PRESIDENTE . L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Sull'ordine dei lavori PRESIDENTE . Informo l'Assemblea che all'inizio della seduta il Presidente del Gruppo M5S ha fatto pervenire, ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento, la richiesta di votazione con procedimento elettronico per tutte le votazioni da effettuare nel corso della seduta. La richiesta è accolta ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento. Seguito della discussione e approvazione del disegno di legge: Doc 1063 Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 8 gennaio 2019, n. 1, recante misure urgenti a sostegno della Banca Carige S.p.a. - Cassa di risparmio di Genova e Imperia (Approvato dalla Camera dei deputati) (Relazione orale) PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge n. 1063, già approvato dalla Camera dei deputati. PUCCIARELLI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, siamo chiamati ad esprimerci sulla conversione in legge di un decreto-legge che ben prima di essere messo all'ordine del giorno dell'Assemblea ha sollevato un gran polverone nel dibattito pubblico italiano. Infatti le polemiche non sono mancate, e come è giusto che sia per un consesso che rappresenta la volontà popolare, non mancano neanche oggi. Ci sono però alcune cose che mancano, palesemente, e delle quali non sentiamo assolutamente la nostalgia: mancano i risparmiatori disperati, mancano le famiglie straziate dalla consapevolezza di aver perduto tutto ciò che hanno faticosamente accumulato nell'arco della loro vita lavorativa. Ci avete detto che dobbiamo vergognarci perché il Governo populista approva esattamente ciò che era già stato approvato in passato. Cari colleghi, la differenza è sostanziale: oggi non abbiamo una banca con colore politico né una banca in cui si intrecciano legami di parentela familiare tra Ministri del Governo in carica e amministratori presenti o passati della stessa. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Purtroppo, quando si parla di banche, si ha sempre l'impressione che qualcosa di poco chiaro stia accadendo perché in passato abbiamo vissuto momenti nei quali non si capiva dove finisse la realtà e dove iniziasse la commedia nella vita pubblica italiana. Fortunatamente, ci siamo lasciati alle spalle quei momenti di cui c'è da andare poco orgogliosi. Le tappe fondamentali della vicenda Carige le conosciamo tutti: molti avevano capito da tempo che la situazione era irrisolvibile, altri lo hanno capito a novembre quando l'istituto non è riuscito a vendere sul mercato un bond subordinato e per questo si è reso necessario l'intervento del sistema bancario con 320 milioni versati in Carige dallo schema volontario del Fondo interbancario. Le tappe, ripeto, le conosciamo tutti, così come sappiamo che i capisaldi del decreto-legge - cioè la garanzia, l'intervento dello Stato e la condivisione degli oneri - sono le azioni immediate più efficaci che il sistema di norme europee nel quale siamo inseriti ci consente di attuare velocemente, allontanando lo spettro del bail in che tanto male ha fatto ai nostri risparmiatori. E proprio la rapidità con la quale il Governo è intervenuto, emanando il decreto-legge a stretto giro dopo il provvedimento di amministrazione straordinaria adottato dalla Banca centrale europea, ed in sostanziale continuità con esso, ha permesso la tutela sia del risparmio che dei posti di lavoro degli impiegati di Carige, che ammontano a ben 4.200 unità. Il nostro sistema bancario va tutelato, su questo siamo tutti d'accordo, e va sostenuto perché senza un sistema bancario nazionale forte, radicato sul territorio e capace di fornire sostegno all'attività di imprese e famiglie, rischiamo di perdere uno dei più importanti volani e pilastri della ripresa economica italiana. Non dimentichiamoci, inoltre, che stiamo parlando di una banca di un territorio particolarmente fragile, che dopo la tragedia del ponte Morandi ha bisogno di una forma di sostegno per rimettersi in piedi e ripartire, e se il Governo non fosse intervenuto avremmo perso quel legame fecondo che esiste tra Carige ed il territorio della Liguria. Un legame sul quale la fiducia dei nuclei produttivi liguri deve tornare a costruire benessere e produttività, e per farlo c'è bisogno di un ritorno della banca ad uno stato di salute sufficiente da meritare quella fiducia senza la quale è impossibile la ripartenza. Certamente, Presidente, il decreto-legge è soltanto uno strumento e abbiamo visto quanto sia stato usato male in passato, per tutelare i banchieri anziché i risparmiatori. Se la Banca ha raggiunto un tasso di sofferenza tale da indurre le istituzioni a intervenire, qualcuno ne è colpevole e deve pagare un conto salato: ne va della nostra stessa funzione di rappresentanza della volontà popolare. Mi domando come sia possibile che ancora una volta una gestione spericolata e avventata delle risorse di una banca, l'utilizzo di prestiti su cui è calata l'ombra del sistema clientelare e un'opera costante di investimenti in settori spesso sbagliati abbiano potuto perpetuarsi per anni, nonostante esistano precise realtà deputate alla vigilanza bancaria. Dobbiamo, ancora una volta, chiedere conto del perché non è stato possibile evitare l'ennesimo tracollo di una banca strategica per l'economia locale e nazionale. Dov'erano i vertici? Dov'erano gli alti funzionari, che secondo i dettami della Costituzione devono salvaguardare il risparmio degli italiani? (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S). Le risposte a queste domande non possono essere più trascurate. Chi sbaglia deve pagare e, in particolare, chi deve gestire il risparmio degli italiani deve pagare due volte. Da ligure e rappresentante dei cittadini liguri, saluto questo provvedimento con soddisfazione e torno a casa a testa alta perché i cittadini sanno bene che, nonostante ciò che dicono le opposizioni, noi siamo molto diversi da quanti ci hanno preceduto. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S). Del resto basta chiedere alle associazioni dei risparmiatori truffati da Banca Etruria e dalle banche venete, per i cui risarcimenti in manovra di bilancio sono stati stanziati 1,3 milioni di euro, se avrebbero preferito nei loro casi avere a che fare con la celerità e la serietà di questo Governo oppure no. La risposta è stata già data alle urne dello scorso anno. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S. Congratulazioni). PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Botto. Ne ha facoltà. BOTTO (M5S) . Signor Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, membri del Governo, da cittadina ligure vivo con particolare coinvolgimento il caso di Banca Carige e se intervengo in questa sede, per parlare del decreto-legge del nostro Esecutivo, che stiamo convertendo in legge, è perché sono convinta che ciò che stiamo facendo come Governo sia la cosa migliore da fare, prima di tutto per i cittadini, liguri e di tutta Italia. Il provvedimento è un intervento a sostegno di una banca totalmente diverso da quelli del Governo che ci ha preceduto, perché è tempestivo e non c'è alcun regalo ai banchieri: il capitale versato dallo Stato, in garanzia delle emissioni obbligazionarie dell'istituto, dovrà essere restituito. Inoltre, per tutta la durata dell'intervento statale, la banca non potrà distribuire dividendi. Siamo dunque, ancora una volta, ad intervenire con urgenza sulla crisi di una banca. Per questo, a chi dall'opposizione polemizza contro questo provvedimento chiedo: cosa avete fatto negli ultimi nove anni per evitare le crisi bancarie di Carige, Etruria, Monte dei Paschi, delle banche venete e di tutte quelle che hanno rovinato migliaia di famiglie? Il nostro Governo, nella manovra, ha messo un miliardo e mezzo di euro per aiutare gli azionisti truffati dalle banche. Cifra, mi piace far notare, 15 volte superiore all'elemosina di 100 milioni che era stata prevista dal Governo Gentiloni Silveri. (Applausi della senatrice Leone). Oggi, ancora una volta, ci troviamo a riparare i danni che voi avete fatto chiudendo gli occhi di fronte a una gestione vergognosa delle banche, della vigilanza e delle crisi in generale. C'è un'altra novità rispetto al passato, che mi rende orgogliosa della legge di cui stiamo discutendo oggi. Grazie a un emendamento del MoVimento 5 Stelle, a firma Currò, il Ministero dell'economia e delle finanze trasmetterà al Parlamento una relazione ogni quattro mesi per rendere pubblici i debitori di un certo peso della banca ligure e per far capire tempestivamente quali e quanti crediti dell'istituto rischiano di andare in sofferenza. Ricordo la mia reazione quando ho letto i nomi di chi, avendo ricevuto prestiti facili senza restituirli o facendolo solo in parte, con la complicità dei dirigenti, ha affossato la banca. Rimasi indignata e, dopo aver letto quei nomi, la reazione dell'opinione pubblica è stata la stessa. Nomi noti a noi liguri e non solo, perché non si tratta di gente comune, ma delle élite della cosiddetta imprenditoria, della politica e della società, in Regione e non solo. Finalmente questi nomi non sono coperti dalla politica, queste persone non sono protette da un Governo compiacente. Come abbiamo già fatto e come continueremo a fare grazie a questo emendamento, scoperchieremo i legami tra le banche e la politica; legami che, anche nel recente passato, hanno funestato la gestione di Carige. Sapete perché questo mi fa indignare? Perché se da questa parte abbiamo i soliti noti, dall'altra parte ci sono milioni di persone comuni in Italia che non hanno né "santi in paradiso", né amici negli istituti bancari, ai quali non viene prestato nemmeno un euro dalle banche, sia che si tratti di fare impresa, sia che si tratti di necessità del momento. I costi della crisi sono stati riversati dalle banche sui loro clienti e si sono tradotti in prestiti più onerosi e restrizioni del credito. La nostra economia era fondata proprio sul credito bancario e questo scenario è una delle principali cause della più grande crisi del dopoguerra, quella del decennio 2007-2017, con un crollo del PIL del 10 per cento, un calo della produzione industriale del 25 per cento, investimenti in diminuzione del 30 per cento, decine di imprese fallite ogni singolo giorno, disoccupazione a livelli superiori alla media dell'Unione europea. Oggi in Italia stiamo cercando di risolvere, dunque, vecchi problemi, ma cerchiamo di farlo con soluzioni nuove, visto il fallimento di chi ci ha preceduti e che oggi vorrebbe darci lezioni. Il decreto-legge approvato nel Consiglio dei ministri del 7 gennaio scorso che oggi esaminiamo ha lo scopo di proteggere in via precauzionale i risparmiatori. Offriamo una garanzia fino ad un massimo di 300 milioni sui prestiti ottenuti da Banca Carige, che siano raccolti sul mercato o da Banca d'Italia. Come accennato, nel caso in cui la banca non dovesse riuscire a restituirli, interverrà lo Stato; in questo modo per Carige sarà più facile raccogliere liquidità e garantire l'operatività della banca. Solo nell'ipotesi in cui Banca Carige non riuscisse ad adeguare i suoi requisiti patrimoniali, anche attraverso un accorpamento, lo Stato interverrà direttamente ricapitalizzando e garantendo correntisti e risparmiatori. In questo caso però, sia ben chiaro, la banca diventerebbe di proprietà pubblica, cioè dei cittadini stessi, e non regaleremo questa banca, come è stato fatto in passato, ad un'altra banca privata per la cifra simbolica di un euro facendo pagare il conto ai risparmiatori. (Applausi dal Gruppo M5S e del senatore Bagnai) . Il messaggio deve essere chiaro per tutti: con noi è finita l'era dei profitti privati fatti coi soldi pubblici. Gli italiani, esattamente un anno fa, ci hanno chiesto di cambiare il modo di fare politica; ci hanno chiesto di farlo concretamente, non solo a parole, e il provvedimento in discussione è la prova provata che manteniamo la parola data, perché se è vero che abbiamo ereditato un sistema Paese in macerie, è altrettanto vero che non ci stancheremo mai di rimediare ai danni fatti, di ricostruire un Paese sulle fondamenta solide dell'etica e della dignità dei cittadini. (Applausi dal Gruppo M5S) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Buccarella. Ne ha facoltà. BUCCARELLA (Misto) . Signor Presidente, impiegherò il mio tempo non tanto per illustrare il contenuto e fare considerazioni sul testo del decreto-legge in esame, che ritengo sia certamente condivisibile, ragionevole e opportuno per le misure di tutela che propone agli amministratori straordinari di Banca Carige e per metterli in grado di operare al meglio al fine di riuscire a risollevare le sorti dell'Istituto dopo il destino che lo ha confinato nella situazione ben nota di grave crisi. Rispetto alle cause è inutile in questa sede ripetere le responsabilità che nel corso degli anni si sono accavallate; la magistratura sta procedendo penalmente nei confronti degli ex vertici di Banca Carige per i reati noti e vedremo se l'accertamento della responsabilità penale contribuirà a far luce su quelle che già oggi, prima ancora di alcune sentenze, appaiono come le solite musiche italiane di vicinanze del potere economico, finanziario, bancario a gruppi di potere e troppo spesso al potere politico. A parte questo, ciò che ha destato particolare curiosità e attenzione è stata per me la circostanza dell'aver compreso come è stato condotto un evento determinante accaduto lo scorso anno, cioè l'esito dei cosiddetti stress test svolti dalla BCE. Mi riferisco all'esito che hanno avuto e a come questi stress test sono condotti. Francamente, io non sono un esperto in materia finanziaria e bancaria, ma sto molto umilmente cercando di acquisire competenze in Commissione finanze nel corso di questi mesi. Ebbene, quando ho letto che nel 2018 la BCE ha ritenuto di esternalizzare queste operazioni di verifica, questi stress test che, come sappiamo, sono dei procedimenti mediante i quali le banche sono sottoposte a simulazioni rispetto a cosiddetti scenari avversi per verificarne la solidità, ha destato in me particolare attenzione la circostanza che la Banca centrale europea avesse affidato l'esecuzione di questi stress test alla più grande società di investimenti al mondo. Parlo della più grande società che si muove a livello planetario, probabilmente, la BlackRock, certamente nota a molti di voi, cari colleghi. Magari, però, qualcuno di voi potrebbe non aver focalizzato, invece, i profili di questa circostanza. BlackRock è una società di investimenti che svolge consulenza anche alle banche private, oltre che ai Governi e agli Stati, che devono rispettare i requisiti imposti dagli stessi stress test . Sto evidentemente facendo riferimento a una situazione di conflitto di interessi che a me pare grande quanto una cattedrale. (Applausi del senatore Martelli). Come può fare ciò una società, che svolge legittimamente il suo ruolo fra i principali player mondiali del mercato finanziario, della gestione dei crediti deteriorati, delle partecipazioni azionarie, della partecipazione nei consigli di amministrazioni di società di mezzo mondo? Faccio presente che BlackRock, una società americana, naturalmente, con sede a New York, gestisce direttamente un patrimonio di 6.300 miliardi di dollari. Cifra che qualcuno si è divertito a paragonare al PIL di intere Nazioni come Francia e Spagna, nel suo insieme. Gestisce, indirettamente, mediante partecipazioni azionarie in società che sono dappertutto, il settore finanziario, dei trasporti, dell'energia. In Italia, Generali, Banca Intesa e Unicredit, per rimanere nel campo assicurativo bancario, sono partecipate con partecipazioni azionarie di questo fondo di investimento. Questo gestisce indirettamente circa 20.000 miliardi di dollari. Ripeto: 20.000 miliardi di dollari. Quindi, è un colosso. Probabilmente, è uno dei padroni del mondo. Uno dei player che, in campo globale, agisce, verosimilmente, determinando le sorti, non solo di banche piccole o grandi, ma di intere Nazioni. E io di questo non ne faccio una colpa. Non sto additando BlackRock come fosse il diavolo, perché nel sistema economico in cui siamo immersi, ultracapitalistico, accettiamo che sia così: però, che se ne abbia consapevolezza. Rispetto allora alla circostanza che BCE abbia affidato le operazioni di stress test di un gruppo di banche, tra cui anche Banca Carige, nel 2018 (i cui esiti mi pare siano stati pubblicati alla fine dello scorso anno), io chiedo a chi ne sa più di me se questo, magari, possa avere influito sulle vicissitudini che hanno interessato Banca Carige proprio nell'ultima parte dell'anno. Sappiamo che l'assemblea straordinaria del 22 dicembre ha visto le dimissioni degli amministratori, con tutto quello che è accaduto nelle settimane successive, e l'intervento tempestivo e provvidenziale, secondo me, del Governo, che ha proposto il decreto-legge in esame. BlackRock non si limita a fare consulenza e a detenere percentuali rilevanti negli asset principali e vitali del nostro come di tutti i Paesi, ma agisce anche nel mercato degli NPL, dei non performing loan , dei crediti deteriorati. Sappiamo che nel piano di ristrutturazione proposto dagli amministratori straordinari, in questi giorni sotto esame, è prevista anche l'operazione del cosiddetto derisking - questi termini inglesi mi fanno sorridere! - ovvero la diminuzione del rischio per i crediti non esigibili o di difficile esigibilità. È il caso di considerare che BlackRock, sebbene non sia certamente l'unica, è una delle più grandi società che in ambito planetario si muovono anche nella gestione di questo tipo di crediti deteriorati. Si tratta di circostanze certamente già note agli operatori del settore; non dico nulla di nuovo: la stampa specializzata italiana nel mese di dicembre - «Il Sole 24 Ore», ad esempio - ha rilevato questa situazione. Ho visto che altri colleghi, e lo stesso Presidente della Commissione di cui sono membro, hanno già evidenziato il dato. Ebbene, credo sia il caso di esplicitarlo, anche perché, paradossalmente, chi fino a oggi ha avuto il coraggio, l'occasione, l'opportunità, la voglia di sollevare la questione nei confronti della BCE è stata una persona dalla quale, magari (a mio avviso), non ce lo si aspettava. Sto parlando, signor Presidente, dell'ex Ministro delle finanze tedesco, oggi Presidente del Bundestag, che ha interloquito con l'autorità bancaria europea per chiedere lumi e spiegazioni su questa circostanza invero astrusa, che fa trasparire un conflitto di interessi che, francamente, anche un bambino di sei anni potrebbe riscontrare. Abbiamo quindi avuto le risposte da parte del Presidente della Banca centrale europea, che si occupa di verificare gli scenari bancari e ci si trincera dietro giustificazioni quali il fatto che loro controllano che i vari rami di azienda di BlackRock - BlackRock investment piuttosto che BlackRock consulting - siano separati; i team che operano lavorano separatamente; fanno firmare dichiarazioni di assunzione di responsabilità, di rispetto della privacy , o meglio di non utilizzo delle informazioni conosciute tramite l'esame dei bilanci delle banche al fine di trarne vantaggio. Ebbene, credo che bisogna essere forse un po' ingenui, o troppo buoni, se ci si aspetta che società, che fanno legittimamente del profitto sui mercati finanziari, possano operare nel migliore - direi quasi santo - rispetto delle regole. Si rischia, appunto, di sfiorare l'ingenuità. Concludo, signor Presidente, poiché vedo che il tempo a mia disposizione sta per terminare, facendo un appello al nostro Governo, al nostro Ministro, ma anche al Parlamento. D'altra parte, perché deve farlo il Presidente del Parlamento tedesco, portando la voce di un deputato che ha sollevato la questione, e noi in Italia, Paese che forse più di altri sta soffrendo le politiche monetarie e finanziarie da parte della BCE, dobbiamo stare zitti? Non è forse questa una grande occasione per sollevare la questione che è lì, oggettiva, grande quanto una casa? E invece siamo distratti dall'inseguire il contingente, sia per interventi necessari, come nel caso di Carige, sia quando andiamo dietro alle polemiche sterili che si vedono in questa Assemblea: «Questo decreto-legge è uguale a quello che abbiamo fatto noi quando eravamo al Governo. Ah, non è uguale». Andiamo al sodo e vediamo di trovare la modalità di incidere veramente per liberare il nostro Paese - e magari non solo il nostro - da situazioni che trovo veramente incredibili, e che devono cambiare. (Applausi dal Gruppo Misto) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Grimani. Ne ha facoltà. GRIMANI (PD) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, il provvedimento in esame comporta misure urgenti a sostegno di Carige, la Cassa di risparmio di Genova e Imperia, conseguenti alla bocciatura dello stato patrimoniale, derivata dall'azione del Meccanismo di vigilanza unico europeo e dalla decisione degli azionisti di non procedere, nell'assemblea di dicembre, all'aumento di capitale. Un provvedimento con il quale vengono previste misure per garantire la liquidità e il rafforzamento patrimoniale di Carige. Si autorizza il Ministero dell'economia e delle finanze a concedere la garanzia dello Stato sulle passività di nuove emissioni fino a un valore nominale di 3 miliardi di euro e si predispone un meccanismo di ricapitalizzazione preventiva o precauzionale fino a un miliardo di euro. Si tratta di un intervento inevitabile, esattamente come inevitabili furono gli interventi a sostegno delle Banche venete e di Monte dei Paschi di Siena. I focolai di crisi vanno spenti prima che si determinino squilibri finanziari del sistema bancario. Carige è una banca solvibile, come è stato detto prima, con oltre 500 sportelli bancari, 4.200 dipendenti, un milione di clienti. Va quindi ristabilito un clima di fiducia. Infatti, solo così potrà essere preservata l'erogazione del credito all'economia reale e, quindi, mantenere l'occupazione ed evitare l'appesantimento del nostro debito pubblico. Sicuramente, come abbiamo potuto leggere e verificare, la crisi di Carige è dovuta a problemi relativi al management . Il susseguirsi di cambiamenti nella struttura governativa non ha sicuramente fatto del bene alla banca. Ma il dato più rilevante è rappresentato dall'enorme massa di crediti deteriorati, frutto di una grave crisi economica che ha caratterizzato anche l'economia ligure, soprattutto nei settori dei trasporti marittimi e immobiliare. Il punto di riflessione è però il seguente. Occorre superare, una volta per tutta, l'ipocrisia dell'attuale maggioranza. Il provvedimento che stiamo esaminando è identico a quello che venne approvato nel 2016 dal Governo di centrosinistra. Non è un fattore di poco conto, perché intorno a quel provvedimento venne costruita una demagogica campagna di attacco al Governo di centrosinistra. Se andiamo a leggere il decreto-legge 23 dicembre 2016, n. 237, ci accorgiamo che quello in esame ne è un perfetto copia e incolla. Per approvarlo sono bastati dieci minuti, in una seduta del Consiglio dei Ministri convocata di notte affinché la notizia non avesse troppo clamore. Riecheggiano le parole che, nel 2016, i rappresentanti del MoVimento 5 Stelle e della Lega, che si opposero al provvedimento, pronunciarono nelle Aule parlamentari: «Non date i soldi alle banche!». Oggi, ci si ritrova ad approvare in fretta e furia un provvedimento identico. I due partiti che allora non votarono il provvedimento sono gli stessi che oggi ne approvano uno identico, sconfessando la pura demagogia dei loro atteggiamenti istituzionali di allora. Non esiste una contrapposizione politica su questi temi. Le banche sistemiche vanno salvate per evitare che l'economia crolli e salvare gli aspetti che caratterizzano l'economia reale, soprattutto i posti di lavoro. Si tratta di un concetto che dovrebbe valere sempre e non diventare mai materia di contesa elettorale. Sarebbe utile capire ora quale deve essere il futuro di Carige. Il Ministro, nell'audizione presso le Commissioni congiunte di Camera e Senato, ha auspicato una soluzione di mercato. Il vice premier Di Maio ha invece più volte elogiato i vantaggi di una banca di Stato. Credo che, alla luce delle esperienze registrate in questo Paese, le banche commerciali di Stato non hanno certo brillato per efficienza o etica. La nazionalizzazione deve essere l'ultima istanza e, comunque, temporanea. Ritengo che per dare un futuro a Carige bisogna fare un'analisi chiara della situazione italiana. Molti istituti si stanno sottraendo e appaiono sempre meno interessati ad acquistare Carige. Soprattutto, per incentivare l'aggregazione, che può essere una via di uscita, bisogna isolare la mole di crediti deteriorati, che è ancora un problema rilevante. In questo senso, come previsto nelle proposte migliorative che abbiamo presentato al provvedimento, occorre estendere lo schema di garanzia dello Stato sulle cartolarizzazioni delle sofferenze (cosiddetta GACS), che nel nostro Paese ha già consentito di ridurre il volume dei crediti deteriorati, portandolo da 360 a 200 miliardi di euro. Inoltre, occorre sostenere la Società per la gestione di attività - la SGA - che è l'intermediario finanziario che si occupa del recupero dei crediti deteriorati. La stabilità finanziaria è una condizione necessaria per la tutela del risparmio. La liquidità depositata in banca è spesso - anzi, quasi sempre - l'unica protezione economica a disposizione dei cittadini, soprattutto di quelli che non hanno molte possibilità di diversificazione. È pertanto fondamentale tutelare i risparmiatori e far sì che ci sia la certezza di essere rimborsati per coloro che sottoscrivono obbligazioni o azioni senza una piena comprensione dei rischi. Inoltre, c'è un aspetto non secondario e molto rilevante, che è il completamento dell'unione bancaria. A mio avviso, c'è una contraddizione forte tra la supervisione e le decisioni sulla gestione delle crisi, che ha una connotazione europea, e la garanzia di stabilità finanziaria, che è una questione strettamente nazionale. L'unione bancaria va quindi completata perché è la chiave per ricostruire la fiducia dei cittadini nei confronti dell'Unione europea. L'obiettivo deve essere costruire un sistema che garantisca la stessa tutela ai risparmiatori di tutta Europa. Solo così potrà essere reciso il circolo vizioso tra crisi bancarie e crisi del debito sovrano. Solo così potremo affrontare le crisi giocando d'anticipo. Per questo credo sia stato sbagliato l'atteggiamento di attacco a Bankitalia e alla Consob che avete promosso negli ultimi mesi, soprattutto in un periodo di grande volatilità finanziaria dei mercati. Io credo che il miglior obiettivo che ci dobbiamo dare sia garantire a questo Paese un percorso di crescita. È fondamentale che, parallelamente all'attenzione ai problemi finanziari e alla cura della stabilità finanziaria, ci sia una strategia di crescita importante. Noi ci troveremo nei prossimi mesi di fronte a un cambiamento di scenario. Avremo un aspetto fondamentale, che è la conclusione del sostegno della Banca centrale europea al nostro sistema bancario (con il quantitative easing che termina). A giugno le nostre banche dovranno ricominciare a ripagare gli strumenti di liquidità offerti dalla Banca centrale. Lo spread è costantemente più alto della media europea. Credo che con la recessione, con i dati che abbiamo e che caratterizzeranno il 2019, si correrà il rischio di aumento delle sofferenze. Secondo me dobbiamo allora impegnarci - e lo dovete fare soprattutto voi che siete al Governo - verso una strategia di crescita, abbandonare la politica di decrescita ostile agli investimenti e dovete impegnarvi a rilanciare le infrastrutture e una politica per l'attuazione dell'unione bancaria. Abbiamo bisogno di scelte e non di recriminazioni. Abbiamo bisogno di guardare al futuro e non di cercare i capri espiatori. C'è bisogno di un periodo in cui tornino a primeggiare l'etica della responsabilità e soprattutto la centralità della responsabilità della decisione. Non è più possibile continuare sulla ricerca dei capri espiatori: è sempre colpa di qualcun altro, una volta dell'Europa, una volta di quelli che c'erano prima. È una strada sbagliata. Noi voteremo il provvedimento in esame con convinzione a patto che il tema in questione non diventi più un elemento demagogico di contesa elettorale. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Conzatti. Ne ha facoltà. CONZATTI (FI-BP) . Signor Presidente, colleghi, vorrei condividere con voi tre aspetti: il motivo per il quale siamo favorevoli a questo decreto-legge; il modo per risolvere la crisi sistemica del sistema bancario; un augurio al sistema Italia. Siamo d'accordo rispetto al decreto-legge, perché lo siamo sempre stati: siamo sempre stati favorevoli a risolvere e a stabilizzare le crisi del sistema bancario, perché esso è interdipendente. Senza un sistema bancario solido, non ci sono famiglie, non ci sono cittadini, non ci sono imprese, non c'è crescita economica e sociale nel Paese. Pertanto, le sciocchezze che sono state dette rispetto a questo decreto-legge, e cioè che qualche mese fa potesse essere a favore delle banche e qualche mese dopo (cioè oggi) a favore dei risparmiatori, non si possono sentire. L'articolo 47 della Costituzione è chiarissimo: i risparmiatori si aiutano, si tutelano se - e solo se - il sistema bancario è solido. Questo va detto perché è un principio fondamentale. Non ammettiamo più di sentire sciocchezze che mettono in discussione i pilastri fondamentali della nostra Costituzione. Quanto al come si è arrivati fino a questo punto e su come si possa uscirne, non è banale, perché tutto quello che il Governo, o almeno una parte di esso, ha fatto fino ad ora ha creato enorme instabilità. Abbiamo sentito parole molto costruttive - anche ieri dalla commissaria Vestager - in quest'Aula. Abbiamo sentito che si può e si vuole modificare il bail in ; che si può diluire la normativa sugli NPL; che si vuole andare verso la costruzione di un sistema bancario unitario, che guardi non solo alla vigilanza europea, ma anche a una stabilizzazione unitaria europea. Ma come si può costruire tutto questo continuando a fare polemica con tutti in Europa, con tutti gli Stati? È un atteggiamento insopportabile, a parte il fatto che va davvero nella direzione opposta rispetto a quella unica utile all'Italia. Da parte della politica, abbiamo sentito delle boutade assurde, che hanno fatto schizzare lo spread e hanno fatto perdere 300 miliardi al sistema Italia. La capitalizzazione delle banche è calata drasticamente, di un terzo, a causa dello spread , e non c'era una tempesta finanziaria, niente di tutto questo, ma c'erano solo sciocchezze che venivano dette continuamente contro tutti e senza un fondamento economico. Ne dico una fra tutte, giusto per dare l'idea dell'immensità di tali sciocchezze: è stato detto che si potevano non restituire 250 miliardi di prestiti alla BCE, oppure che c'era un piano B per uscire dall'euro. Sono affermazioni dannosissime. A questo punto, voglio porre una questione abbastanza forte. Se tutto questo fa male alle banche in bonis , fa ancora peggio alle banche che, come Banca Carige, da anni soffrivano ed erano in difficoltà. Qui c'è una responsabilità e non solo del management - ovviamente sarà la magistratura ad indagarla - ma anche di chi conduce il Paese. A livello legislativo, c'è da fare molto sia in fase ascendente verso l'Europa sia in fase discendente a livello italiano e immagino che la Commissione di inchiesta sulle banche possa servire a questo. Al contrario, l'idea che ci siamo fatti fino a adesso è che essa possa essere solo un proseguimento dei talk show o un luogo dove fare inquisizione sulle responsabilità del passato. Non spetta alla politica fare inquisizione, ma spetta alla magistratura appurare le responsabilità. Non spetta poi alla politica nemmeno ingerirsi nella vigilanza. Abbiamo però visto che il Governo vuole mettere in discussione le scelte dei vertici di Banca d'Italia e imporre nomine discutibili in termini di indipendenza rispetto alla Consob. Banca d'Italia e Consob sono agenzie indipendenti, a garanzia del sistema, a garanzia degli investitori, a garanzia dei risparmiatori, e quindi non è tollerabile, in base alla Costituzione e per l'Italia che noi conosciamo, questo tipo di ingerenze della politica. Questo non è costruttivo: è un atteggiamento che ha messo fortemente in discussione un sistema bancario che andava ripensato con grande lungimiranza. Il fondo di ristoro per i risparmiatori: un grandissimo slogan ; peccato che - come è stato confermato nelle lettere informali e naturalmente ieri dalla commissaria - sia una norma contraria alle regole che tutti conosciamo e che il Governo conosce sugli aiuti di Stato, perché crea un'ingiustificata concorrenza tra banche, com'è naturale. Perché, allora, non si sono volute adottare soluzioni molto più ragionevoli, come avere dei lodi certi dell'arbitrato Consob? Volevate monetizzarlo dal punto di vista elettorale? Pare lo abbiano capito: non vi votano nemmeno più. Veniamo all'augurio, che non può essere che quello per un'Italia che deve essere vista come un sistema unitario e interdipendente. Non esiste dicotomia tra lavoratori e imprese; non esiste dicotomia tra risparmiatori e banche e non esiste un Governo che possa stare in maggioranza e possa dirigere il Paese che non abbia chiaro che lavorare per i cittadini è lavorare a favore di un sistema interdipendente. Quello che abbiamo sentito fino ad oggi, un costante essere contro, è il ruolo di una forza di opposizione. Se non siete in grado di governare il Paese, fate quello che siete capaci di fare: tornate all'opposizione. Noi votiamo Carige. (Applausi dal Gruppo FI-BP e della senatrice Pinotti) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Evangelista. Ne ha facoltà. EVANGELISTA (M5S) . Signor Presidente, colleghe e colleghi senatori, sono nove anni che il nostro sistema bancario attraversa una crisi spaventosa. La causa è da attribuire in primis alla crisi economica. A fronte delle difficoltà delle famiglie e delle imprese a far fronte ai debiti contratti con le banche, le stesse hanno prodotto crediti deteriorati, che, tra il 2013 e il 2015, sono cresciuti in maniera esponenziale nel bilancio delle banche, fino a diventare esplosivi. Le perdite accumulate di anno in anno hanno finito per portare il patrimonio di alcune banche a livelli tali da non garantire più la loro solidità. È quello che è successo alle banche venete, a MPS, alle barche del Centro Italia, come Banca Etruria, e oggi a Banca Carige. Ma «le banche italiane sono solide», diceva fino a un anno fa l'ex Premier , oggi collega, Matteo Renzi. Ma vi è di più. Non possiamo nasconderci che un'altra causa della crisi del sistema creditizio è da attribuire a gravissimi errori gestionali e amministrativi della governance ; e in questo caso anche la politica dei passati Governi non è esente da responsabilità. Difatti, l'intreccio tra politica e banche è noto a tutti: prestiti concessi a grossi imprenditori, amici degli amici, i quali non li hanno restituiti, creando appunto quei crediti deteriorati che poi hanno portato al fallimento di alcuni istituti di credito. (Applausi dal Gruppo M5S) . Con l'introduzione della direttiva comunitaria n. 59 del 2014, cosiddetta di risoluzione delle crisi bancarie, entrata in vigore nel 2016, si è introdotto un principio secondo cui lo Stato non deve più farsi carico del salvataggio dell'istituto di credito in crisi. Se una banca fallisce, i primi a essere chiamati in causa devono essere gli azionisti, poi gli obbligazionisti e solo alla fine i correntisti con depositi sopra i 100.000 euro, mentre sotto i 100.000 euro sono garantiti da un fondo interbancario. Si chiama salvataggio interno, in inglese bail in . C'è una terza via, prevista sempre dalla direttiva europea, per salvare un istituto di credito: la ricapitalizzazione precauzionale ad opera dello Stato; di fatto una nazionalizzazione, che può essere fatta però solo ad alcune condizioni. Ebbene, questa è una delle misure previste dal decreto-legge n. 1 del 2019, recante misure urgenti di sostegno alla Banca Carige e ai suoi risparmiatori, che oggi siamo chiamati a convertire in legge, insieme alla copertura delle emissioni obbligazionarie di Carige: una copertura ammessa dall'ordinamento comunitario. Ebbene, ricordiamo che la Carige è una storica banca ligure, che nessuno si sarebbe mai aspettato arrivasse al commissariamento, con dimissione di tutti i membri del consiglio di amministrazione a fine dicembre 2018 e inizio gennaio 2019, dopo il cambio di ben quattro amministratori delegati e tre presidenti in soli tre anni; fatto che non ha consentito quelle importanti iniziative di riassetto che sarebbero state necessarie a fronte di circa 3,5 miliardi di crediti deteriorati. Ebbene, con estrema urgenza e necessità il Governo giallo-verde è dovuto intervenire al fine di mettere in sicurezza la banca, ma soprattutto i risparmiatori, con una disciplina che al momento non ha comportato alcun esborso per lo Stato e, quindi, per i cittadini italiani. Si tratta di 1,3 miliardi, stanziati per permettere alla Banca Carige di stare sul mercato e risollevarsi, ma soprattutto per evitare il bail in . Sono soldi pubblici che non sono ancora usciti dalle casse dello Stato e che si spera non usciranno mai. Anzi, al momento questa garanzia è risultata onerosa per l'istituto. Il salvataggio interno, cosiddetto bail in , sarà dunque l' extrema ratio per questo Governo. Si tratta pertanto di un'operazione diversa da quella fatta dal Governo Renzi, che prima ha ratificato il bail in , poi lo ha applicato e infine, solo dopo aver visto il grosso danno fatto ai risparmiatori, è intervenuto con un investimento pubblico di ben 20 miliardi (Applausi dal Gruppo M5S) , di cui 3,9 a favore di MPS. Si tratta di soldi pubblici, spalmati un po' a tutti gli istituti di credito falliti, tanto da lasciare in terra tanti risparmiatori, che noi del Governo giallo-verde abbiamo dovuto risarcire con uno stanziamento di un miliardo e mezzo di euro. Dunque, non c'è alcuna contraddizione del MoVimento 5 Stelle quando dice che lo Stato non deve salvare le banche, perché la predisposizione di garanzie pubbliche alla risolvibilità di Carige è stata dettata proprio dalla necessità di scongiurare l'attivazione del bail in . Infatti, lo Stato deve evitare la sua applicazione e prevenire, invece, il danno ai risparmiatori. Gli attacchi degli avversari politici, anche contro questo provvedimento che stiamo per approvare, nascondono invece responsabilità politiche e incoerenze assai più gravi. La direttiva europea che prevede il bail in , recepita nel nostro ordinamento da una legge del 2016 oggi in vigore - a nostro parere - contrasta con la Costituzione e, precisamente, con quanto disposto dall'articolo 47 sulla tutela del risparmio. Quindi, l'intervento preventivo del Governo giallo-verde, nel caso di Carige, per evitare il bail in è più che giusto. La domanda vera, dunque, è la seguente: perché il precedente Governo a maggioranza PD ha votato il bail in ? (Applausi dal Gruppo M5S) . Perché non è riuscito a farsi sentire in Europa? Perché questa direttiva non è stata contestata quando era il momento di inserirla nell'ordinamento giuridico italiano? Dopo il recepimento, infatti, si è passato il tempo a cercare di non far scattare il bail in . Lo stesso governatore della Banca d'Italia Ignazio Visco invitò l'allora Governo Renzi ad avviare una revisione della direttiva UE, ma niente è cambiato da allora e la legge è rimasta quella. Tante sono le direttive comunitarie che l'Italia non applica, seppure pagando sanzioni che oggi - possiamo dire - ci sarebbero costate molto meno di tutti i miliardi spesi finora per salvare i risparmiatori, con danni invece irreparabili alla fiducia nelle banche da parte dei cittadini. Concludo, Presidente, rivolgendole gli auguri di buon compleanno. (Applausi dal Gruppo M5S) . PRESIDENTE. Senatrice, la ringrazio per gli auguri. Saluto ad una rappresentanza di studenti PRESIDENTE . Saluto a nome dell'Assemblea i docenti e gli studenti del Liceo economico-sociale «Margherita di Castelvì», di Sassari, che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi) . Ripresa della discussione del disegno di legge n. Doc 1063 PRESIDENTE . È iscritto a parlare il senatore Martelli. Ne ha facoltà. MARTELLI (Misto) . Signor Presidente, intervengo brevemente. Sulla polemica che, in effetti, il decreto-legge in esame copia il provvedimento intervenuto, ai tempi, su MPS, non ho niente da dire, nel senso che, se il Governo ha ritenuto di farlo, ci può stare. Il problema è che quella volta il decreto era cattivo, mentre questa volta è buono. È questa la dicotomia che non funziona. Un'altra cosa che vorrei far notare è che il decreto in esame si muove perfettamente nel solco delle direttive europee. La direttiva n. 59 del 2014, cosiddetta bank recovery and resolution directive (BRRD), viene letteralmente rispettata. Quindi, a fronte di affermazioni del tipo: «Non accettiamo Diktat della Commissione europea», viene seguito esattamente il percorso che la Commissione europea ha imposto (Applausi della senatrice Rizzotti). E il percorso prevede una serie di passaggi, finiti i quali entra la ricapitalizzazione precauzionale dello Stato, cioè il burden sharing , la condivisione dei fardelli. Ciò vuol dire che verranno azzerati nell'ordine gli azionisti, gli obbligazionisti junior e gli obbligazionisti senior. Ci sarà il solito bagno di sangue a cui abbiamo già assistito con Banca Monte dei Paschi di Siena. Vorrei far notare un'altro aspetto. Il decreto-legge in esame è tempestivo tanto quanto lo era quello precedente, rispondendo a una collega intervenuta in precedenza. Molto semplicemente si arriva a questo punto quando l'assemblea degli azionisti certifica la loro stessa incapacità a raccogliere denaro fresco per una nuova ricapitalizzazione. Quando l'azionista di riferimento - in questo caso la famiglia Malacalza - dice di non avere più soldi o di non volerne più tirare fuori se non si capisce dove vuole arrivare la banca, è chiaro che a quel punto si deve intervenire. Il momento è quello: non è né prima, né dopo. Non lo sceglie la politica: lo scelgono tutte le direttive, l'andamento delle azioni e l'assemblea degli azionisti. In questo caso, una semplice occhiata ai bilanci consuntivi dal 2013 in avanti - sono sei anni - mette in evidenza ventiquattro trimestri in perdita con tre ricapitalizzazioni da 2,2 miliardi. Ciò fa capire che quello è il momento in cui gli azionisti si arrendono. E la cosa importante da dire è che il decreto-legge interviene esattamente dove sono intervenuti gli altri. Le vere domande che dobbiamo porci sono altre: la prima è quando ci si vuole fermare con l'operazione di mettere i soldi nelle banche e fare la ricapitalizzazione; la seconda è cosa si chiede al sistema bancario. Non sono domande banali. Voglio anche aggiungere che il fatto che lo Stato entri nel capitale azionario non vuol dire che la banca viene nazionalizzata. La banca viene nazionalizzata solo nel momento in cui lo Stato fa un'OPA residuale delle azioni che mancano e chiede il delisting , cioè toglie la banca dal listino di borsa e la fa diventare una società che non è più SpA, nel senso che non è più nel suo statuto e nella sua mission l'obiettivo di produrre profitto. Solo allora è possibile svincolarla dal concetto di public company , dalle stime degli analisti e battere il consenso degli analisti sugli utili dei trimestri successivi. Il vero problema è che il sistema bancario è in crisi sistemica, perché prestare soldi è un'attività che non rende più nulla da tanti anni. Questa è la vera questione alla quale bisogna puntare: visto che prestare soldi non rende, le banche hanno dovuto trovare altri sistemi per impiegare l'enorme massa di risparmio che la collettività ci ha riversato dentro con strumenti finanziari a più alta resa. Basta guardare il conto economico sintetico - se si guardano i bilanci completi, come ho fatto per MPS, ci si accorge che non tutto è riportato fino in fondo - per capire che il fatto che una banca bruci liquidità con quella velocità non può essere imputato solamente ai prestiti deteriorati. È troppo rapido il modo in cui vengono bruciati i soldi: vuol dire che ci sono strumenti finanziari a leva, derivati di copertura o non di copertura, quotati oppure fuori dai mercati regolamentati, che causano un'erosione del patrimonio colossale. Dove sta almeno una regolamentazione degli strumenti finanziari che può utilizzare una banca? La Commissione europea ovviamente non sarebbe d'accordo su questo, perché andrebbe contro il sacro mercato. Tuttavia, oltre alla necessaria separazione tra attività di banca tradizionale e attività di banca d'affari, bisogna anche mettere un freno a quello che può fare una banca d'affari. È dal 1997, dal crack del fondo LTCM, che abbiamo visto come la bomba dei derivati può esplodere senza neanche darci il tempo di capire cosa stia succedendo, perché tutto si muove molto velocemente: quando si ha un effetto leva di 1.500-2.000, l'esplosione del sottostante causa un'esplosione praticamente immediata del derivato. Su questo il Governo sta facendo qualcosa? Nella scorsa legislatura c'erano tanti progetti di quella che allora era l'opposizione per la separazione tra banche d'affari e banche commerciali e per un certo tipo di regolamentazione. Questo è il pilastro fondamentale sul quale ci si dovrebbe muovere, altrimenti Banca Carige sarà solo una delle tante banche che hanno problemi finanziari. Non faccio nomi, ma chiunque avesse voglia di andare a guardare il conto economico di altre banche vedrebbe che quelle in difficoltà sono abbastanza. Finché sono banche di media dimensione il sistema può tollerarlo, ma fino a che punto si può accettare un'immissione di liquidità nel sistema bancario per tutelarne la stabilità? Ci sono banche più grandi, per le quali gli ultimi aumenti di capitale sono stati superiori ai 10 miliardi di euro, che non possono ragionevolmente sopportare un ulteriore aumento di capitale in caso di erosione del patrimonio di vigilanza. Tutte queste sono domande alle quali bisogna dare risposta, prima che i mercati diano risposta al posto nostro. Un'ultima considerazione - e concludo - relativamente al bail in : la BRRD è quasi un bail in ; manca solo il bagno di sangue dei correntisti sopra i 100.000 euro. Il principio ispiratore di ciascuno di noi dovrebbe essere che i tax payer non devono pagare per le crisi bancarie ma, siccome la Commissione agisce in nome e per conto di tutta l'Unione, si intendono i contribuenti di tutta l'Unione europea. Ricordiamoci che cosa disse il Presidente della Banca centrale tedesca ai tempi: disse di non volere il pagamento da parte dei contribuenti tedeschi per le crisi bancarie di qualcun altro. È questo che dobbiamo avere in mente: il bail in e il BRRD sono calibrati sul fatto che gli altri non vogliono pagare per le nostre banche, dopo che hanno pagato per le loro, perché il sistema bancario tedesco è stato sostenuto con molti soldi pubblici. Dopo aver ottenuto tutto questo, dicono basta e adesso non lo deve fare più nessuno perché non è più giusto; prima lo fai e poi dici agli altri di non farlo. Questi sono i grossi temi sui quali vorrei che il Governo tirasse fuori qualcosa. (Applausi dal Gruppo Misto) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore De Bertoldi. Ne ha facoltà. DE BERTOLDI (FdI) . Signor Presidente, mi unisco a mia volta, anche a nome dei colleghi di Fratelli d'Italia, agli auguri per il suo compleanno, che le formuliamo davvero di cuore. (Applausi dai Gruppi FdI e M5S). Detto ciò, in questo momento intervengo da un punto di vista più che altro tecnico, soprattutto con la speranza che l'Assemblea voglia rispondere positivamente ad alcuni nostri emendamenti. È parso ormai abbastanza chiaro che il decreto- legge in esame - è un copia e incolla di quelli della scorsa legislatura, come dirò in sede più politica, in occasione della mia dichiarazione di voto - oggi viene votato trasversalmente dalla Camera e dal Senato, cosa che riesco anche a comprendere. Nessuno ha voluto di fatto emendare questo decreto-legge. Fratelli d'Italia non è d'accordo su questa passiva acquiescenza, ma vorrebbe cercare, almeno in alcuni particolari, di portarvi un contributo costruttivo. Mi rivolgo allora soprattutto alle forze politiche più affini a noi, come la Lega, ma anche al MoVimento 5 Stelle. Proprio per cercare di comprendere al meglio quello spirito critico che vi ha mosso soprattutto nella precedente legislatura, amici a cinque stelle, abbiamo tratto ispirazione da alcuni vostri emendamenti ai precedenti decreti della XVII legislatura, e quindi anche dalle vostre critiche e proposte, che abbiamo cercato di porre anche nel decreto-legge in esame. Vogliamo quindi vedere come risponderete a questo, perché chiediamo risposte maggiori, anche se il decreto ovviamente - come hanno significato i colleghi che mi hanno preceduto - deve mantenere un sistema bancario e tutelare i risparmiatori, i dipendenti e la forza lavoro dell'azienda bancaria in questione. Parliamo innanzi tutto dei grandi debitori insolventi: perché non accogliete il nostro emendamento che vuole avere informazioni più chiare sui principali responsabili del dissesto di questa banca? Tra essi ovviamente vi sono coloro che hanno concesso il credito troppo facilmente, e quindi alcuni manager della banca, ma anche coloro che hanno maggiormente beneficiato del dissesto, tenendo sostanzialmente nelle proprie tasche i soldi, milioni di euro a danno della collettività. Questo emendamento rispecchiava la posizione del MoVimento 5 Stelle quando era all'opposizione: vorrei vedere se, anche oggi che siete maggioranza, rimarrete coerenti con quanto dicevate, colleghi M5S, approvando l'emendamento di Fratelli d'Italia. Sempre nel merito e nella tecnicità di questo mio intervento, che cosa vogliamo dire del fatto che il pubblico andrà a salvare e a beneficiare un'azienda privata, una banca, ma poi verrà mantenuta libertà nei compensi dei manager e dei dipendenti? Qualche misura che valga a contingentare i bonus , i compensi e gli extra compensi dei manager , magari tenendo conto della linea del pubblico impiego, avrebbe allora un senso nel momento in cui si chiede alla mano pubblica di intervenire in questo contesto. Anche qui, amici a cinque stelle, vi sfido sulla coerenza con il vostro passato. Di NPL abbiamo e avete parlato. Si tratta di un tema sul quale dovremmo riflettere, soprattutto sul loro sistema. Cosa vogliamo dire? Noi di Fratelli d'Italia chiediamo che su questo sistema venga fatta chiarezza, che non vengano utilizzati per politiche di bilancio né svenduti per poi arricchire qualche gruppo finanziario. Soprattutto, sempre a proposito di NPL, proponiamo anche un emendamento nel semplice interesse del debitore onesto perché, se ci sono stati - e sicuramente ci saranno - debitori che hanno profittato di questa situazione, ci sono - ahimè - purtroppo i piccoli debitori, quelli onesti, che hanno tratto non certo vantaggio, ma, anzi, nocumento. Nel momento in cui vengono ceduti gli NPL a prezzi stracciati, noi chiediamo allora che per le piccole imprese e per i cittadini sia possibile riacquistarli, con una piccola integrazione, dal cessionario. È un'esigenza di onestà e di chiarezza nei confronti dei nostri piccoli imprenditori e dei nostri cittadini risparmiatori, che vedono invece spesso lucrare alle proprie spalle, per poi ritrovarsi la necessità di pagare interamente quel debito che la banca ha ceduto all'8, al 10, al 12 per cento del suo valore. Arrivo all'ultimo aspetto della catena caratterizzante gli oltre 30 emendamenti che il Gruppo Fratelli d'Italia propone sul provvedimento al nostro esame. Parliamo - ad esempio - della deducibilità fiscale delle perdite per coloro che sono stati coinvolti nei dissesti delle banche: mi riferisco soprattutto alle imprese. Al riguardo vi è un emendamento che ha valore trasversale; abbiamo imprese che hanno in pancia azioni di banche a valore pieno che non possono dedurre fiscalmente fino a che non verrà concluso il processo di liquidazione coatta amministrativa. Perché non cerchiamo di apportare al provvedimento qualcosa che permetta alle imprese, già sofferenti per questa situazione, almeno di recuperare fiscalmente la perdita dovuta all'azzeramento de facto della loro quota in quelle banche? Su tali aspetti, punti ed emendamenti chiediamo ai colleghi del Senato, alle forze politiche e, soprattutto, al MoVimento 5 Stelle di essere coerenti con quanto detto e proposto nella XVII legislatura. Vi aspetto al varco. Voglio vedervi respingere gli emendamenti che rispecchiano la vostra posizione nella scorsa legislatura. (Applausi dai Gruppi FdI e FI-BP) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore D'Alfonso. Ne ha facoltà. D'ALFONSO (PD) . Signor Presidente, vorrei essere utile alla riflessione dell'Assemblea, aiutandomi con la citazione dell'ultimo sforzo editoriale del ministro Savona, ministro in carica, candidato alla Presidenza della Consob; un candidato discusso, probabilmente non discutibile. Il testo che ci offre ha per titolo «Una politeia per un'Europa diversa, più forte e più equa». Dovremmo avere la pazienza, la forza e l'intelligenza di trovare anche in tema di questioni bancarie e in merito al decreto-legge l'anima, la sua politeia. Sempre avendo riguardo allo sforzo un po' difficoltoso che ha messo in campo Savona - è stato da lui prodotto e poi ricomperato dal Ministero con una generosità particolare rispetto allo sforzo editoriale - voglio provare a realizzare uno sforzo senza oneri per la riflessione dell'Assemblea. Vorrei allora soffermarmi su alcune domande: serviva il decreto-legge Carige? In quali termini? Serviva esattamente in questo momento? C'è un'alternativa? Ci sono stati dei precedenti? Si dovrebbe produrre una risposta onesta a queste domande, che non sia da incendio della ragione. Sul tema delle banche, cari colleghi, abbiamo assistito e patito all'incendio della ragione, soprattutto nell'ultima legislatura, quella prima dell'attuale, per la quale avrei voluto essere presente, perché il poter dire adesso su questo argomento, se avessi potuto contare sull'esperienza da spettatore, sull'incendio della ragione dell'ultima legislatura, sarei stato di sicuro più efficace, più convincente, più capace anche di comunicazione immaginifica. Ora non voglio realizzare l'incendio della ragione. Voglio dire che non c'era altra iniziativa che quella che è stata assunta. È per questo che i Gruppi parlamentari voteranno, per la maggior parte, a favore, totalmente convergenti salvo alcuni distinguo, che però produrranno un voto di responsabilità. Sappiamo infatti che Banca Carige non è esattamente un elemento di abbellimento della città di Genova: Banca Carige è una delle infrastrutture grazie alle quali si dovrà rideterminare la ripresa del volo, del largo della città di Genova, dopo la vicenda del ponte Morandi, che non ha riguardato soltanto un ponte, ma ha rappresentato proprio la caduta di fiducia nel futuro. Banca Carige ha avuto sofferenze e difficoltà. Noi abbiamo sentito tre autorità in Commissione: il ministro Tria, il vice direttore generale Panetta - leggo questa mattina, candidato alla direzione generale - e il vicariato innominabile di Consob. Abbiamo anche seguito il punto di vista di alcune figure accademiche, le quali, tutte, ci hanno detto che il decreto-legge in esame è in perfetta continuità con quello precedente, di cui appunto si è parlato. Serve, allora, questo provvedimento e serve con le sue caratteristiche. Tuttavia, dobbiamo sapere che il procedimento di ristrutturazione si è solo attivato, onerosamente per precauzione, sulla finanza pubblica; ma, per completare il cammino, servirà che il mercato si faccia carico della rigenerazione di questa banca. Si è sbagliato quando si è detto, da parte di figure che hanno un ruolo di Governo in questa maggioranza, che la via d'uscita sarebbe stata la nazionalizzazione. Si parla a caso, se si parla in questi termini. Noi dobbiamo fare in modo che il mercato produca la soluzione, sapendo che la normativa può essere anche di facilitazione - ad esempio - sul piano fiscale, come ci hanno suggerito gli auditi in Commissione: lavorare su una normazione che faciliti, dal punto di vista fiscale, procedimenti di riaggregazione, di ingrandimento e ristrutturazione. Probabilmente, infatti, devono essere ripensate anche le dimensioni di Banca Carige rispetto allo scenario territoriale, salvaguardandone la capacità di essere banca del territorio. Sappiamo anche, cari colleghi senatori, che non dobbiamo farci cogliere di sorpresa, attrezzando ulteriori strumenti per la vigilanza, per fare in modo che non ci siano più quelle debolezze pagate e patite in passato. Dobbiamo fare in modo - ad esempio - che coloro i quali hanno patito la sfortuna di una banca che ha conosciuto sfortuna, i risparmiatori, siano risarciti, evitando, però, che la norma sul risarcimento venga saccheggiata dalla politica. Anche questo è stato detto dal ministro Tria in audizione. Il concepito normativo del Governo funzionava; poi il Parlamento l'ha saccheggiato, per ragioni elettorali, e adesso c'è una fase di stanca, c'è la palude, tant'è che anche la commissaria Vestager è venuta a ripeterci che vi sono difficoltà sulla procedura da attivare per quanto riguarda il ristoro dei risparmiatori traditi. Cosa serve allora? Evitiamo di metterci la polemica politica, la lettura ideologica. Evitiamo di incendiare la ragione, quando trattiamo di istituzioni fondamentali per l'economia, per la società e per il futuro. Giorgio Ruffolo diceva che non sempre il denaro depositato è lo sterco del diavolo: quando il denaro depositato è funzionale a progetti di vita, di ambizione delle imprese e del territorio, esso diventa molla, funzione. Sappiamo che è per questa ragione che la Costituzione ha stabilito, all'articolo 47, la tutela del risparmio, la sua custodia rispettosa, la sua protezione e, dall'altra parte, il controllo dell'uso del credito. Su questa base, il rispetto della delicatezza e della gravità di questo argomento deve tenere lontano lo spettacolo dell'incendio della ragione, che è esattamente ciò che è accaduto nella scorsa legislatura. Noi oggi votiamo a favore. Voi del Governo avreste dovuto farlo anche l'altra volta. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Damiani. Ne ha facoltà. DAMIANI (FI-BP) . Signor Presidente, colleghi senatori, oggi siamo qui in Aula per votare un provvedimento che mai avremmo pensato potesse portare non soltanto la firma dei colleghi del MoVimento 5 Stelle, ma anche il loro sostegno politico e il voto favorevole dopo le accuse degli anni scorsi contro i Governi del passato e soprattutto il precedente Esecutivo, reo di aver salvato una banca: mi riferisco al famigerato decreto Monte dei Paschi di Siena. Oggi però non solo ci ritroviamo a votare un decreto-legge che tutela una banca del territorio, una banca nazionale del nostro Paese, ma anche un provvedimento identico, simile a quello sul Monte dei Paschi di Siena. È surreale ma vero e ciò avviene in quest'Aula, dove ormai da mesi siamo consapevoli delle retromarce e delle inversioni a U in merito a tanti argomenti che il MoVimento 5 Stelle sta mettendo in atto nei confronti degli impegni, delle promesse, di ciò che era stato detto anche in passato. Come hanno già detto altri colleghi prima di me, il testo è identico al provvedimento su Monte dei Paschi di Siena e ci si è anche divertiti da un punto di vista mediatico quando, mettendolo a confronto, si è visto che è proprio uguale e simile. Si tratta quindi di una questione veramente divertente e innegabile, ma ci tengo a precisare, come abbiamo ascoltato da altri interventi, che i colleghi del MoVimento 5 Stelle sostengono che il decreto Gentiloni Silveri su Montepaschi salvava una banca, mentre oggi quello varato dal Governo da loro sostenuto salva i risparmiatori. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Sarà una questione di punti di vista? Ci viene da parafrasare il filosofo canadese Marshall McLuhan, il quale sostiene che un punto di vista può essere un lusso pericoloso quando si sostituisce alla comprensione. Questo discorso però non ci appassiona più di tanto; non si tratta di puntare il dito contro chi fa queste inversioni e fa retromarcia su tutti gli argomenti; a noi interessa il punto positivo, costruttivo di questa vicenda, perché noi guardiamo al fatto che oggi anche il MoVimento 5 Stelle finalmente ha scoperto quello che può e deve essere il ruolo fondamentale di una banca, soprattutto di una banca del territorio. Questo è importante e noi speriamo che sia così soprattutto nell'immediato futuro, che i comportamenti siano sempre coerenti con la linea oggi intrapresa dal Governo Conte in favore delle banche. Invece, soprattutto nel mese di dicembre, abbiamo assistito a dichiarazioni fatte tutti i giorni da parte della maggioranza e del Governo con cui abbiamo bruciato 300 miliardi di capitalizzazione e di risparmi degli italiani. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Il punto oggi è proprio questo, cari colleghi: il problema non è tutelare il caso singolo della banca o in futuro altri istituti di credito: la vera questione oggi è tutelare il risparmio degli italiani sempre e comunque. È questo il punto fondamentale. Non ci servono soltanto provvedimenti spot , ma una pianificazione di interventi a favore della struttura del nostro sistema bancario. Ciò è importante, tuttavia in queste ore e in questi giorni notiamo che le positive intenzioni della maggioranza nei fatti non si concretizzano. Al riguardo, vorrei citare solo due casi che in queste settimane sono all'attenzione del Parlamento, del Governo e soprattutto del Paese. Avete promesso di rimborsare i famosi risparmiatori truffati, ne avete fatto motivo di propaganda. Ad oggi però siete ancora alle prese con i decreti attuativi che non riuscite assolutamente a preparare e i risparmiatori non hanno ancora visto un centesimo di risparmio. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Avete bloccato questa condizione. Un'altra situazione ancora oggi bloccata e che costituiva uno strumento, non soltanto di tutela del risparmio, ma anche di sostegno dell'economia reale del Paese è quella dei piani individuali di risparmio (PIR), che con una clausola inserita nella legge di bilancio oggi siete riusciti a bloccare. In due anni si erano raccolti 23 miliardi di euro di risparmio privato. In cinque anni, con quelle che erano le agevolazioni fiscali, si sarebbero raccolti 150 miliardi di euro, che andavano a finanziare l'economia reale del Paese. Siete stati capaci di bloccare anche questi strumenti! Siete capaci, oggi, di combinarne veramente tutte! (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Come dicevo, questo provvedimento si limita oggi ad affrontare il caso Carige. Lo avete fatto con il copia-incolla di un decreto, che è quello passato, il tanto criticato decreto Gentiloni Silveri sul Monte dei Paschi di Siena. Non si prevede assolutamente, oggi, quella che è una riforma importante, proprio di sicurezza del settore bancario e di tutela del risparmio degli italiani. Per andare verso la conclusione del mio intervento, vorrei citare alcuni dati di quello che è oggi il sistema bancario italiano, molto forte, molto importante e molto strutturato del nostro Paese. In Italia noi abbiamo 538 banche attive. Oltre la metà di queste, 295, sono banche di credito cooperativo e banche popolari del territorio. Sono dati del 2017 tratti dalle relazioni ufficiali della Banca d'Italia. Il comparto bancario, negli ultimi otto anni, ha perso circa 44.000 posti di lavoro. Gli occupati del sistema bancario sono scesi da 330.000 a 286.000. Nel 2008 anche il numero degli sportelli, che sono importanti sul nostro territorio, al servizio dei cittadini, è diminuito del 20 per cento. L'emorragia - ahimè - dei posti di lavoro continuerà, perché ci sono piani di uscita, soprattutto dei grandi gruppi bancari. Al Nord si è perso un addetto ogni dieci. Al Sud si sono persi due addetti ogni dieci del sistema bancario. È un tributo occupazionale enorme, che dobbiamo cercare di evitare a tutti i costi, perché dentro il mondo bancario ci sono anche famiglie, cittadini, uomini e donne che lavorano per il nostro Paese. Va anche evidenziato, inoltre, che il settore finanziario genera un enorme quota significativa del prodotto interno lordo del nostro Paese. Sono dati del 2015. Il nostro sistema bancario ha prodotto circa il 5,7 per cento del PIL nazionale, secondo soltanto al Regno Unito, e primo rispetto a Francia e Germania che hanno prodotto il 4,5 e il 4,1 per cento. Quindi, un sistema bancario solido, un sistema bancario forte, che, come dicevo, non soltanto oggi deve necessariamente tutelare i risparmiatori italiani, ma che genera anche prodotto interno lordo. Quindi, necessariamente dobbiamo guardarlo con fiducia e dobbiamo intervenire con fiducia nel settore. Mi avvio alla conclusione, signor Presidente, ricordando a tutti come Forza Italia voterà a favore di questo provvedimento. Lo hanno fatto precedentemente anche i colleghi alla Camera, ma ciò non significa assolutamente avere fiducia nel Governo, bensì fiducia nei risparmiatori e nel ruolo delle banche, soprattutto nelle banche del territorio. Mi ha fatto specie ascoltare in alcuni interventi di colleghi del MoVimento 5 Stelle che provengono da quel territorio spiegare l'importanza e la tutela, oggi, di una banca del territorio. Quindi, noi voteremo a favore, ma lo faremo proprio a beneficio dei risparmiatori e a favore di quello che deve essere il ruolo delle banche come Banca Carige, che sono un patrimonio assolutamente importante del nostro sistema, un patrimonio fondamentale per il tessuto economico del nostro Paese. (Applausi dal Gruppo FI-BP. Congratulazioni). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Lannutti. Ne ha facoltà. LANNUTTI (M5S) . Signor Presidente, colleghi, signori rappresentanti del Governo, le garanzie pubbliche per salvare Carige, una strada obbligata dettata dalla necessità politica di scongiurare l'attivazione del bail in , la famigerata direttiva BRRD, recepita con la legge n. 114 del 9 luglio 2015 e con il decreto legislativo n. 180 del 16 novembre 2015, secondo la quale lo Stato può intervenire nel salvataggio di una banca solo dopo che le risorse interne, compresi i conti correnti oltre i 100.000 euro ed i bond subordinati, siano state drenate per ripianare parte delle perdite dell'istituto in crisi. Norma che contrasta palesemente con l'articolo 47 della Costituzione. Qualche giorno fa, ad una mia domanda in Commissione finanze del Senato su questa direttiva, che è stata la madre dell'esproprio del risparmio, il ministro dell'economia Tria ha risposto che l'allora ministro Saccomanni, attuale Presidente Unicredit, subì il ricatto tedesco. L'Italia ha accettato le regole sul salvataggio interno delle banche sotto il ricatto della Germania, la quale si disse pronta a denunciare un sistema bancario prossimo al fallimento, salvo poi attenuare, dopo qualche ora, la sua constatazione già nota agli addetti ai lavori. Negli ultimi anni, signor Presidente, all'insaputa di Bankitalia e Consob, si sono verificati gli scandali di Cariferrara (con il suicidio dell'ex dirigente Paolo Bonora del 28 luglio 2015); gli allegri fidi della Banca Popolare dell'Etruria, con crediti dubbi alla clientela per 1,69 miliardi di euro; 770 milioni di sofferenze e il suicidio di Luigino D'Angelo, il pensionato che aveva perso i risparmi di un'intera vita di lavoro; il pizzo del cinque per cento su prestiti, mutui e fidi che Banche Marche concedeva ad amici e compari; il commissariamento ingiusto di Carichieti e di Bene Banca, Vagienna; la Banca Popolare di Vicenza, che gonfiava il valore delle azioni fino a 62,50 euro, obbligando con metodi estorsivi a diventare azionisti; lo scandalo di Veneto Banca, che rimborsava 11.388.973 euro, corrispondenti a 279.482 azioni di Veneto Banca al valore di 40,75 euro l'una a Bruno Vespa, scavalcando 1.000 azionisti che avevano fatto richiesta prima di lui; il Monte dei Paschi di Siena, che gonfiava i bilanci con derivati Santorini ed Alexandria, spendendo 17 miliardi per acquisire Antonveneta, pagata, qualche mese prima, 6 miliardi di euro. Proprio oggi, cari colleghi, proprio oggi, ricorrono i sei anni dal suicidio di David Rossi, che ha lasciato nella disperazione la moglie Antonella Tognazzi e la figlia Carolina. (Applausi dal Gruppo M5S) . Sempre all'insaputa di coloro che, ben pagati, avrebbero il doveroso compito di prevenire crac e dissesti bancari, si è verificata l'incauta gestione del credito e del risparmio sanata con la risoluzione delle quattro banche. Per evitare altri crac e dissesti occorre riformare una vigilanza che non ha funzionato e che, oltre al danno, ha aggiunto la beffa di appellare i truffati quali "analfabeti funzionali" perché non sufficientemente esperti di prodotti finanziari truffaldini, proponendo l'educazione finanziaria come rimedio, alla stessa stregua di uno scippato vittima dello strappo o di un rapinato a mano armata, accusato di non avere la guardia del corpo, la licenza di porto d'armi o di non aver frequentato un corso di arti marziali. Occorre contrastare i cosiddetti intermediari vigilati per evitare di immettere sui mercati, dietro sistemi incentivanti, prodotti finanziari truffaldini e bond tossici piazzati agli ignari risparmiatori; evitare le porte girevoli tra vigilanti e vigilati per almeno sei anni; inasprire le norme penali per il reato di bancarotta; abrogare i premi e le buone uscite ai banchieri che hanno causato i crac ; perseguire le responsabilità di coloro che hanno lasciato i risparmiatori in balia di se stessi. Colleghi, dalle mie parti si dice «carta canta»: ho in mano un documento, datato 30 dicembre 2015, riservato, inviato al direttorio della Banca d'Italia, che attestava che al 31 ottobre 2015, ventuno giorni prima della risoluzione delle quattro banche, su 623 miliardi di bond , alcune obbligazioni subordinate, quindi soggette all'esproprio - come avvenuto qualche giorno dopo - erano in mano ai risparmiatori e solo il tre per cento ai fondi. Lo ripeto: solo il tre per cento ai fondi. Il dissesto di Banca Carige era stato scoperchiato dalla magistratura, con l'arresto del vice presidente dell'Associazione bancaria italiana Berneschi, l'ex amministratore di Carige Vita, Fernando Menconi, e altri cinque dirigenti che sottraevano ingenti somme attraverso le acquisizioni di immobili e partecipazioni societarie a prezzi gonfiati, accusati e processati anche per associazione a delinquere, riciclaggio, intestazione fittizia di beni ed esportazione illecita di denaro all'estero. Signor Presidente, mi avvio alla conclusione, auspicando che oltre alla Commissione di inchiesta sulle banche, Governo e Parlamento approveranno riforme per impedire immunità e impunità per gli autori di crac e dissesti bancari (quantificati in 100 miliardi di euro, addossati alla povera gente e ai risparmiatori), con il vero e proprio dolo di Bankitalia, che, pur sapendo benissimo e da tempo dei titoli subordinati espropriabili in mano alle famiglie per il 46,1 per cento (ossia 31 miliardi di euro su 67), non ha fatto nulla per impedire la grande stangata a danno dei risparmiatori e delle famiglie. Signor Presidente, auspico che l'articolo 47 della Costituzione, che deve essere la stella polare per noi tutti e soprattutto per i risparmiatori e il popolo, venga non più tradita, ma rispettata. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az. Congratulazioni) . PRESIDENTE . Dichiaro chiusa la discussione generale. Ha facoltà di parlare il relatore facente funzioni. BAGNAI, f. f. relatore . Signor Presidente, se mi consente, cambio postazione perché altrimenti devo reggere il microfono, che non funziona bene. PRESIDENTE. Prego, senatore Bagnai. BAGNAI, f. f. relatore. Signor Presidente, qui abbiamo una situazione più stabile, anziché quello slittamento che era un po' una sinistra metafora di quanto accadde al sistema bancario italiano dopo gli interventi di salvataggio di chi ci ha preceduto. Qui - ripeto - abbiamo una situazione più stabile. La discussione è stata molto interessante. L'ho seguita con grande partecipazione e prendendo appunti. Vorrei iniziare con una precisazione. Nella mia breve relazione non ho rilevato che non ci fosse necessità di illustrare il tema del decreto-legge in esame. Ho rilevato che mi sembrava non ci fosse un grande interesse. Mi sono permesso, da relatore (che deve essere una figura neutra), un piccolissimo accenno polemico, spiegando questo scarso interesse con il fatto che le vicende sono ampiamente note, o, almeno, così mi sembrava. Poi, in realtà, in ragione di alcuni aspetti emersi nella discussione generale, ho avuto la sensazione che qualche cosa di quello che ci riguarda oggi (soprattutto qualche dettaglio di quanto è stato evocato rispetto a vicende precedenti) meriti una puntualizzazione. Quindi, magari, mi permetterò di farla, sempre rivolgendomi a lei, signor Presidente, come il Regolamento mi chiede. Voglio anche dire che scuso il fatto che spesso in Assemblea non si è attenti a chi parla, perché c'è una cosa che fuori non si sa, ma che noi sappiamo. Mi riferisco al fatto che il nostro lavoro viene riassunto dai cittadini nella formula «fare leggi» (in questo caso, una legge di conversione di un decreto-legge). Tuttavia, forse tutti noi dovremmo fare uno sforzo maggiore per spiegare ai cittadini che le leggi che si adottano in Assemblea sono il risultato di una mediazione politica lunga e complessa, che richiede tempi, che spesso sono anche quelli dell'Assemblea stessa. Cioè, se qualche collega è in giro per l'Aula a parlare con qualche altro collega, non lo fa perché manca di rispetto a me, ma lo fa perché ha necessità di raggiungere un punto di caduta su qualche cosa di cui poi magari domani ci occuperemo. Questo lo dico anche perché, laddove qualcuno ci stia osservando, è importante che sappia che noi lavoriamo e che ci sono tanti modi di lavorare. Chiusa questa premessa metodologica - mi scuso se ha rubato tempo - entro nel merito. Devo dire che, anche se alcuni colleghi hanno rilevato che la discussione generale è un momento più tecnico della dichiarazione di voto (che è ovviamente un momento più politico), questa discussione ha avuto anche dei risvolti politici. Vorrei partire da uno di questi, che ha caratterizzato le nostre opposizioni in utroque , cioè l'opposizione di sinistra e l'opposizione di destra. Entrambe ci hanno rimproverato di non saperci comportare bene sui tavoli europei, di non saper tutelare le alleanze, in particolare perché noi avremmo insultato i nostri alleati. Ora, vorrei fare una considerazione molto serena. Chi ci ha preceduto è stato spesso - per usare un pallido eufemismo - addirittura ossequioso nei riguardi dei nostri cosiddetti alleati, che onestamente non si sa bene quali siano nel quadro europeo, dal momento che noi siamo una famiglia molto composita e che, a detta di storici importanti (penso a Jones, ma se ne potrebbero citare tanti), vede proprio nella sua diversità il segno e la causa del suo relativo successo rispetto ad altre aree del Pianeta. Quindi chi siano gli alleati, non lo so. Io, come tanti altri, ho assistito negli anni passati a uno strano fenomeno meteorologico su Roma, che è una pioggia di légions d'honneur ; e poi però assisto anche ad atteggiamenti abbastanza poco conseguenti con la nostra accondiscendenza verso i Diktat che provenivano dall'estero. Pensiamo adesso all'audizione del Commissario europeo Vestager, che qui è stata citata più volte, come segno della disponibilità e della maturità delle istituzioni europee, e della loro volontà di venirci incontro. Io ieri avrei voluto parlare in inglese, ma mi hanno detto che non si fa, perché siamo nel Parlamento italiano. Ma vorrei tradurre la replica della Vestager alla mia domanda. La traduco in latino: « Innocens ego sum a sanguine hoc », che è quella di Pilato. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S). Siccome qui si cita sempre il fatto che il suffragio universale è una cosa rischiosa, perché a suffragio universale venne salvato Barabba, allora fatalmente la mente corre a quell'episodio storico. E ieri abbiamo visto Pilato. Ieri Pilato cosa ci ha detto: "Sapete com'è andata? Purtroppo una volta il mercato delle sofferenze non c'era e quindi voi le avete cedute a prezzi stracciati mettendo in crisi il vostro sistema bancario. Adesso c'è, quindi adesso le cose vanno meglio. Tanti saluti e grazie". In altre parole: "Siete stati usati come cavie, fatti vostri". Questo è quello che ho sentito io ieri nell'Aula della 4 a Commissione dove si è svolta l'audizione del Commissario europeo Vestager nelle Commissioni congiunte di Camera e Senato. Se qualcuno ha sentito qualcos'altro, io sono ovviamente disposto a confrontarmi politicamente. Ma il punto è che, se vogliamo veramente ragionare in termini di interesse nazionale, allora bisognerebbe fare tutti uno sforzo, ed io prometto di farlo per parte mia (in un mondo ideale dovrebbe essere così), per evitare che, quando dall'estero arrivano censure, all'interno se ne goda per usarle in modo tattico e strumentale contro la parte politica avversa. Questa cosa non funziona; è dal tempo di Carlo VIII che non funziona. Mi vedo costretto a ripetermi. Affinché certi richiami alle istituzioni europee siano credibili, dovrebbero essere affiancati da questo: che le nostre opposizioni, nel momento in cui il Paese viene insultato - e a settembre lo fu, perché si parlò di un Paese in preda a tanti piccoli Mussolini - si unissero a noi nella ferma risposta a questo tipo di atteggiamenti e non accusassero il Governo se per la prima volta reagisce. Mi rendo conto che questa è una discontinuità, come pure è una discontinuità, a mio parere, quella che si introduce con la Commissione di inchiesta. La Commissione di inchiesta è stata evocata, perché sono stati evocati un po' da tutti i temi relativi alla vigilanza. Qualcuno l'ha definita una sceneggiata, ma io con molta serenità esorterei i colleghi dell'opposizione a non valutare le nostre proposte sulla base delle loro esperienze. Quella precedente mi sembra che non concluse molto, e forse un motivo c'era: era una Commissione nella quale una certa parte politica giudicava sé stessa sulle politiche che aveva condotto, il giudizio della Commissione è stato positivo, quello degli elettori lo sappiamo: fine delle trasmissioni. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az). Adesso c'è da lavorare sul serio e siccome siamo tutti d'accordo sul fatto che c'è un problema di normazione, un problema di applicazione delle norme, un problema di come la vigilanza è stata esercitata - e questo tema lo vorrei affrontare più diffusamente in dichiarazione di voto - aiutateci voi a fare sì che questa Commissione di inchiesta non sia una sceneggiata, partecipando in modo costruttivo, perché nelle nostre intenzioni certamente non lo è. Sono state anche evocate - e sono molto grato al senatore Grimani che lo ha fatto - la contraddizione e l'asimmetria esistenti fra una supervisione che sempre più viene portata a livello europeo - come ciò è accaduto in tema bancario, perché ormai il processo è pressoché compiuto (ricordiamo che sta avvenendo anche sul tema della vigilanza dei mercati finanziari) - ed interventi che poi però rimangono in capo ai singoli Paesi. Come pensiamo che possa sopravvivere e possa non incrinarsi un sistema che si basa su una simile asimmetria? Chi è in crisi viene deciso altrove, rispetto a come rimediare alla crisi c'è una bella lavata di mani e siamo noi a dover intervenire. Tra l'altro, va anche detto che per quel che attiene al tema generale della supervisione, noi dovremmo essere promotori in Europa di un ripensamento generale dell'approccio che viene adottato, perché l'approccio basato sulla valutazione del rischio nella determinazione dei livelli di capitale proprio ieri sul «Financial Times» veniva seriamente messo in questione per il semplice motivo che si basa largamente su valutazioni delle banche. Siccome le banche vanno in crisi quando non sono in grado di valutare le circostanze, appoggiarsi alle loro valutazioni per decidere quale banca è in crisi comporta un dato ovvio: una rilevante sottovalutazione del rischio che poi si riflette sull'emergenza di incidenti come quelli del quale qui oggi ci dobbiamo occupare. C'è quindi proprio un problema di logica dell'approccio e questo è un problema culturale che convoca tutti noi; non è un problema di destra o di sinistra, su questo credo che saremo d'accordo. Quello che è di destra o di sinistra forse è la volontà di imporre una visione di interesse nazionale ai tavoli sovranazionali, sempre nell'ambito della solita considerazione di cornice che o l'Europa dimostra di essere un luogo efficiente per la mediazione di interessi diversi, oppure dimostra di non avere particolare ragione di esistere. Infatti, risolvere con conflitti bilaterali o anche multilaterali i nostri problemi è qualcosa che in Europa abbiamo sempre fatto. Sono sempre molto scettico quando si demonizza il conflitto: il conflitto occorre che emerga e che sia gestito in modo efficiente. L'idea che avremo la pace per sempre ce la possiamo dimenticare. Ci saranno sempre dei problemi; il punto è chi paga per questi problemi. A questo è legata una questione, sempre di ordine metodologico. Nella mia relazione ho parlato del fatto che l'episodio del quale ci occupiamo, come tanti altri, ha due ordini di motivazioni: una motivazione di ordine generale, la recessione, della quale qui tutti oggi siamo consapevoli, e una motivazione legata alla malagestione, perché naturalmente siamo tutti umani, anche i manager delle banche, e possiamo essere solleciti a interessi particolari o possiamo commettere errori di valutazione. Vorrei portare all'attenzione dell'Assemblea il fatto che, in uno studio di due anni fa (se non vado errato), Luigi Zingales, che è uno dei più eminenti economisti italiani, insieme a Angeloni e a Bofondi, ha fatto una valutazione della genesi dei non performing loan italiani, per capire da cosa dipendessero questi non performing loan . La sua valutazione quantitativa è la seguente: la percentuale di non performing loan attribuibili a fenomeni di mala gestio si colloca fra il 4 e l'8 per cento. Chi è un po' familiare con la statistica (qua ce ne saranno molti) sa che una percentuale simile è statisticamente quasi irrilevante. Il problema è sistemico. E allora, se il problema è sistemico, questo esalta la considerazione fatta dal collega Grimani, perché i problemi sistemici, che in un mercato finanziario interrelato e integrato come quello che abbiamo voluto costruire (forse con una certa avventatezza) qui in Europa necessariamente dipendono anche dai comportamenti di operatori in altri Paesi, non possono essere lasciati, quando si tratta di risolverli, unicamente sulle spalle delle autorità e delle collettività nazionali. Non mi soffermo qui su un altro tema che è stato più volte evocato, cioè che questo provvedimento sia una copia, che abbiamo fatto come voi (o come loro) e che l'altra volta eravamo contrari. Questo è un tema politico, a mio avviso, anche se ci sono dei dati di fatto che vanno messi in evidenza per verificare se veramente questo episodio sia la fotocopia di altri episodi. Magari di questo preferirei parlare con maggiore ampiezza in fase di dichiarazione di voto. Qui vorrei sollevare, avviandomi a concludere, un altro tema di carattere generale, che ho visto emergere in moltissimi interventi nel corso della discussione generale (non cito i colleghi, perché ritengo che sia meglio non farlo). Mi riferisco al tema della tutela del credito locale. Ognuno di noi ha esperienze nei propri collegi e sa cosa significa quando le istituzioni del credito territoriale incorrono in situazioni di crisi. Sa cosa significa questo per il mondo della piccola e media impresa e sa cosa significa questo per gli artigiani e per le famiglie (insomma, per la popolazione in generale). Vorrei fare due rapide considerazioni, che sono anche queste di ordine culturale (visto che la discussione generale ha volato alto). Io non capisco molto quando viene detto che dobbiamo affidarci al mercato più che alle banche e che dobbiamo sostituire il debito con il finanziamento sul mercato. Certo, la parola debito ha una valorizzazione negativa e quindi è chiaro che, nel momento in cui il credito bancario viene chiamato debito, già lì è implicito che si vuole mettere l'interlocutore in una posizione di inferiorità tattica e che si vuole demonizzare il lavoro che gli istituti di credito fanno in quanto intermediari bancari. Ma ci vogliamo ricordare del fatto che il mercato, quello su cui strutturalmente si finanziano le grandi aziende, sbaglia e sbaglia pesantemente? Sbagliano le banche, ma anche il mercato, che spesso sbaglia di più. La crisi di Wall Street o della Lehman Brothers sono state crisi di mercato e hanno lasciato cicatrici profonde sulla storia economico-finanziaria mondiale. Non vorrei che entrassimo in questa strana ottica per cui da un lato c'è la banca piccola, localistica, familistica, corrotta e con un debito brutto e, dall'altro, c'è il mercato rigeneratore, sano, incorrotto, moralizzatore e finanziatore delle buone pratiche aziendali perché non è così nei fatti e non è così neanche nella volontà o - forse dovrei dire - nella capacità operativa del regolatore europeo, che ieri è venuto qui a dirci che lui non si preoccupava del fatto che, per esempio, la gestione delle sofferenze fosse in mano a un oligopolio. L'oligopolio non è il mercato, ma un posto dove quattro o cinque persone si mettono d'accordo per fare il prezzo. Mi avvio a concludere. Credo di aver risposto a pressoché tutti i temi sollevati. Torno, però, sull'esigenza di tutelare il credito territoriale, il patrimonio delle casse di risparmio e il patrimonio delle banche di credito cooperativo, che è fortemente avvertita da questo Governo, tanto più in un momento in cui vediamo profilarsi all'orizzonte un nuovo rallentamento dell'economia mondiale e in cui è assolutamente indispensabile che la parte sana della nostra economia reale non sia affidata all'isteria collettiva dei cosiddetti mercati, ma sostenuta da un sistema creditizio vicino ai territori e alle loro esigenze. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S . Congratulazioni) . Saluto ad una rappresentanza di studenti PRESIDENTE . Saluto a nome dell'Assemblea i docenti e gli studenti del Liceo delle scienze umane «Giosuè Carducci», di Ferrara, che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi) . Ripresa della discussione del disegno di legge n. Doc 1063 PRESIDENTE . Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo. VILLAROSA, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze . Signor Presidente, proverò a rispondere a qualche affermazione che ho sentito durante la discussione qui in Senato. Il tema principale dibattuto anche alla Camera dei deputati e su cui viene accusato il Governo non riguarda il testo perché alla Camera, in realtà, è stato approvato quasi all'unanimità. Forse Fratelli d'Italia è l'unico Gruppo politico che si è astenuto. All'unica accusa mossa verso il Governo secondo cui il testo di questo decreto-legge è uguale al testo del precedente Governo rispondo dicendo che è un'ovvietà. Dal 16 novembre 2015, ovvero dal recepimento della direttiva europea BRRD, che prevede come vadano gestite le banche durante i periodi di crisi, sono possibili solo quattro o cinque tipologie di intervento. Queste tipologie prevedono dei testi che effettivamente sono standard perché si prevede la possibilità di utilizzare l' emergency liquidity assistance (ELA) o anticipazione di liquidità, delle garanzie pubbliche per emissioni obbligazionarie sul mercato privato oppure di procedere con una ricapitalizzazione precauzionale. Le strade sono, quindi, quelle. È normale che il testo di drafting sia quello. La differenza con il vecchio Governo è molto ampia. Vorrei semplicemente ricordare il decreto varato per le quattro banche. MIRABELLI (PD) . Parliamo di questo. VILLAROSA , sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze . È costato a questo Paese ben - ho preso un po' di appunti perché neanche ricordavo queste cifre così importanti - 870 milioni, più 1,7 miliardi dati al Fondo di solidarietà. Nel decreto per le quattro banche gli azionisti e gli obbligazionisti subordinati hanno visto azzerati i loro risparmi. Questo decreto non prevede un azzeramento dei risparmi per nessuno e questa è la prima differenza. (Commenti della senatrice Malpezzi). MARCUCCI (PD) . È la strada giusta, bravo! VILLAROSA , sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze . Stiamo parlando del Governo precedente. MARCUCCI (PD) . Parli di questo decreto. PRESIDENTE. Il Governo si limiti alle considerazioni sul provvedimento. VILLAROSA , sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze . Presidente, durante la discussione del provvedimento sono state messe in piedi analogie rispetto ad altri provvedimenti e sto cercando di spiegare ai senatori e dare risposta a chi ha fatto determinate dichiarazioni all'interno di quest'Aula. (Commenti della senatrice Malpezzi) . PRESIDENTE. I senatori devono però consentire al rappresentante del Governo di terminare il suo intervento. Vi ringrazio. VILLAROSA , sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze . Stessa cosa sulle banche venete, dove l'azzeramento è stato di 2,5 miliardi: i capitali messi a disposizione del Fondo Atlante sono stati di 2,5 miliardi e successivamente di 938 milioni. Ricordiamo che Cassa depositi e prestiti è un'azienda partecipata dal pubblico, anch'essa ha partecipato a Fondo Atlante e ha perso tutti i soldi, i soldi dei cittadini italiani. (Commenti della senatrice Malpezzi) . Successivamente alle banche venete, abbiamo visto mettere a disposizione soldi pubblici per una banca privata italiana, Intesa Sanpaolo. Noi cittadini italiani abbiamo dovuto regalare a questa banca ben 4,8 miliardi di euro e successivamente abbiamo dovuto mettere oltre 6 miliardi di euro a garanzia: ben 11 miliardi di soldi pubblici messi a disposizione per il sistema bancario, a differenza di quanto avviene per Carige, ove si prevede di mettere a disposizione un massimo di 300 milioni di euro per garantire obbligazioni, che comunque verranno pagate da quella banca al pubblico: zero soldi pubblici persi con questo decreto. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az) . Oggi sento anche in quest'Aula parlare male del bail in , ma scusatemi, il Governo precedente ha voluto fortemente il bail in . (Commenti e proteste dal Gruppo PD) . PRESIDENTE . Senatori, se il Governo nel dare le sue spiegazioni al provvedimento fa riferimenti ai precedenti Governi, non credo che per voi sia un'offesa. Lo facciamo terminare? MARCUCCI (PD) . Va bene. VILLAROSA, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze . Presidente, è storia che il bail in sia all'interno della direttiva BRRD che è stata recepita il 16 novembre 2015 dalla precedente maggioranza: è storia ed è visibile in qualsiasi libro o quotidiano. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az) . Oggi sentiamo quella forza di governo, che oggi è all'opposizione, dire che il bail in non va bene. Peccato che ad aprile 2016, in sede di question time , io, come opposizione, mi rivolsi direttamente al Governo chiedendo di rinviare il bail in e il Governo precedente disse che andava bene quel provvedimento. RICHETTI (PD) . Fai bene a fare opposizione, perché ci torni tra poco. VILLAROSA , sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze . Quindi, se voi lo avete voluto, ora sarà questo Governo a combattere in Europa per eliminarlo. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az) . MALPEZZI (PD) . Dicci qualcosa del vostro decreto! VILLAROSA , sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze . Monte dei Paschi di Siena: anche lì, è vero che il testo è simile. MIRABELLI (PD) . No, è uguale. VILLAROSA , sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze . Il testo è uguale: va benissimo. L'unica differenza è che qua ci sono 300 milioni, mentre lì avete messo 5 miliardi di euro di soldi pubblici. È questa la differenza. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az) . Un'altra differenza importante è che su MPS non potevate fare più nulla, perché siete arrivati troppo tardi. E la forza e la bravura di questo Governo sono quelle di arrivare prima e su Carige siamo arrivati prima e per questo il primo passaggio che riusciamo a fare è garantire un'emissione obbligazionaria con pochi soldi, senza arrivare al limite della ricapitalizzazione precauzionale. Se fossimo arrivati tardi, come in precedenza, saremmo stati costretti a mettere in piedi immediatamente una ricapitalizzazione precauzionale con soldi pubblici. Quindi anche che siamo arrivati prima, rispetto ad altri interventi sul sistema bancario degli ultimi cinque anni, è storia. (Applausi dal Gruppo M5S) . Rispetto a Consob e Banca d'Italia, ho sentito durante la discussione sul decreto un po' di attacchi da parte di alcuni esponenti politici del mio Gruppo parlamentare, ma non vi è ingerenza all'interno dell'attività che per legge spetta a Banca d'Italia, al Consiglio superiore e al Presidente del Consiglio. È ovvio che le nomine dei componenti di questi organi vadano fatte da chi ne ha la competenza per legge, ma vista la disperazione vissuta in questi anni da 300.000 risparmiatori, ai quali il nostro Governo finalmente darà respiro, avendo messo a disposizione 1,5 miliardi di euro contro i 100 milioni di euro messi precedentemente dal vecchio Governo, potremo finalmente vedere un sistema bancario che non attacca Consob e non attacca Banca d'Italia, ma chiede solo a Consob e a Banca d'Italia di mettersi una mano sulla coscienza. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az) . Carige è in difficoltà da anni e quindi, come qualcuno ha detto in quest'Aula, è una responsabilità politica: ma noi siamo arrivati a marzo 2018 e siamo al Governo dal giugno 2018; se qualcuno avesse dovuto fare un intervento, avrebbe dovuto farlo negli anni precedenti, visto che Carige da anni metteva in piedi aumenti di capitale e continuamente ne necessitava di nuovi. Quello che abbiamo fatto noi, appena arrivati al Governo, è stato mettere una lente d'ingrandimento su questa banca; ci siamo resi conto di non poter intervenire in quel momento, perché vi era una trattativa privata (sapete bene che il socio Malacalza a dicembre avrebbe dovuto fare un aumento di capitale e che lo Stato non può intervenire all'interno di una trattativa totalmente privata). Nel momento in cui però questa è saltata, immediatamente abbiamo messo a disposizione 300 milioni di euro di obbligazioni, che hanno permesso che quella banca non fosse dichiarata insolvente. Allora sì che abbiamo potuto mettere in piedi questa garanzia sull'emissione obbligazionaria, che effettivamente è stata tempestiva e ci ha permesso di non spendere eccessivi soldi pubblici, che - lo ribadisco - dovranno essere pagati dalla stessa banca sul piano industriale. (Commenti della senatrice Malpezzi). Concludo velocemente sugli emendamenti, che non approveremo, ma non perché siamo contrari agli emendamenti. MALPEZZI (PD). Certo! VILLAROSA , sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze . Anche il MoVimento 5 Stelle, inizialmente, aveva presentato emendamenti alla Camera dei deputati; poi, con grande rispetto verso le opposizioni, che chiedevano di non ampliare il decreto, il cui testo includeva solo il nome di Carige, e di limitarsi agli interventi su Carige, noi abbiamo ritirato tutti gli emendamenti. Questo quindi è il motivo: non una contrarietà nel merito degli emendamenti, ma un metodo che anche voi ci avete chiesto di mettere in piedi. Per questo motivo, la maggior parte degli ordini del giorno che ho visto, che sono assolutamente in linea con le idee del Governo, verrà accettata da questa maggioranza. Buon lavoro a tutti. (Applausi dal Gruppo M5S). PRESIDENTE . Comunico che è pervenuto alla Presidenza - ed è in distribuzione - il parere espresso dalla 5 a Commissione permanente sul disegno di legge in esame e sugli emendamenti, che verrà pubblicato in allegato al Resoconto della seduta odierna. Onorevoli colleghi, la Presidenza, in conformità con quanto stabilito durante l'esame in sede referente, dichiara improponibili, ai sensi dell'articolo 97, comma 1, del Regolamento, gli emendamenti 7.4, 11.0.1, 14.3, 21- bis .0.2 e 21- bis .0.6 per estraneità all'oggetto del decreto-legge. Ai sensi della medesima norma regolamentare, risultano altresì improponibili gli emendamenti 22.0.100, 22.0.101 e 22.0.102, presentati solo in Assemblea e diretti a modificare il Testo unico bancario in materia di gruppo bancario cooperativo. MARCUCCI (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MARCUCCI (PD) . Signor Presidente, ho sentito il Sottosegretario, che è così bravo e puntuale, e anche il Presidente della Commissione e relatore, però mi risulta che in realtà su questo provvedimento vi siano problemi. Quindi, alla luce di tutte le barzellette che ci sono state raccontate su quanto sono bravi e belli e di tutti i riferimenti sciocchi e fuori luogo che sono stati fatti in quest'Aula, mi domando e le chiedo formalmente: siamo tranquilli su questo provvedimento? È confermata la tabella di marcia, che prevede la votazione nella giornata di oggi? Ci sono difficoltà? FLORIDIA (M5S) . La sostanza, senatore Marcucci! MARCUCCI (PD) . Perché qualora questo Governo, che ha come protagonisti questi soggetti, così bravi e preparati, avesse commesso per l'ennesima volta un altro grave errore, che mette a rischio la sopravvivenza del decreto-legge in esame, le chiederei di organizzare immediatamente una riunione della Conferenza dei Capigruppo, dato che a differenza di questo Governo e di questa maggioranza, noi abbiamo a cuore il futuro e l'interesse della nostra comunità nazionale. (Applausi dal Gruppo PD). Ci mettiamo quindi a disposizione per risolvere eventuali errori che il Sottosegretario, i suoi uffici e il suo Governo avrebbero commesso. Signor Presidente, per favore, mi dica dunque se è tutto a posto e se procederemo esattamente com'è stato previsto dalla Conferenza dei Capigruppo; altrimenti, interrompiamo i lavori e convochiamola immediatamente. (Applausi dal Gruppo PD). PRESIDENTE . Senatore Marcucci, allo stato attuale non ho alcuna novità sulla tempistica. Siamo arrivati all'illustrazione degli emendamenti e per quello che mi riguarda, durante il mio turno di Presidenza, proseguiamo con tale illustrazione. MARCUCCI (PD) . Sottosegretario Villarosa, ognuno si assume le proprie responsabilità. CIRIANI (FdI) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CIRIANI (FdI) . Signor Presidente, vorrei intervenire in merito all'annuncio che lei ha appena fatto sull'improcedibilità di alcuni emendamenti. (Il senatore Marcucci si avvicina ai banchi del Governo) . PRESIDENTE . Senatore Marcucci, per quello che potevo, le ho risposto io. (Commenti dal Gruppo PD). Poiché il senatore Ciriani sta parlando con il Governo, così come da parte vostra mi è stato chiesto di richiamare il Governo quando veniva disturbato, questo faccio, per rispetto del senatore Ciriani e per consentirgli di proseguire il suo intervento. CIRIANI (FdI) . Signor Presidente, siamo piuttosto contrariati rispetto all'annuncio che lei ha appena fatto, a nome degli Uffici della Presidenza del Senato, sull'improcedibilità di alcuni emendamenti. Purtroppo la lettura veloce ci ha reso impossibile segnarli tutti, è però sicuramente certo che secondo lei, Presidente, l'emendamento 7.4 è estraneo alla materia. Mi domando per quale motivo sia estraneo alla materia un emendamento che dovrebbe stare a cuore a moltissimi senatori presenti in Aula o rappresentanti della maggioranza, che chiede semplicemente di introdurre delle norme di carattere etico per gli stipendi e le remunerazioni dei dirigenti delle banche salvate dallo Stato. Noi abbiamo assistito non soltanto allo scandalo della mancata vigilanza da parte di Banca d'Italia su banche decotte al limite del fallimento, ma anche a quello di amministratori strapagati, remunerati con milioni di euro, con bonus e con azioni. Se lo Stato si prende l'impegno di salvare le banche e di mettere a disposizione garanzie pubbliche, che sono pagate con i soldi dei cittadini, degli imprenditori, degli artigiani e dei commercianti, perché allora è estraneo alla materia il principio per cui i nuovi amministratori devono avere compensi non superiori al massimo del compenso attribuibile ad un alto dirigente dello Stato? Vogliamo semplicemente evitare che dopo aver salvato le banche e i risparmiatori si torni alla prassi scandalosa di amministratori incapaci e forse anche disonesti che percepiscono 2, 3, 4, 5 milioni di euro all'anno, mentre un dipendente della banca, sì e no, arriva a 2.000 euro al mese. È un emendamento di buon senso. Siamo il Parlamento italiano, siamo il Senato, non capisco per quale motivo la proposta sia estranea alla materia: forse perché può suscitare qualche imbarazzo da parte della maggioranza, che sarebbe chiamata ad esprimere un voto contrario. (Applausi dal Gruppo FdI) . PRESIDENTE . Senatore Ciriani, come lei sa, in questa fase non si può intervenire sulle improponibilità. Ho ascoltato volentieri il suo intervento, così come ha fatto l'Assemblea, e le ricordo che l'indicazione sull'emendamento 7.4 era già stata dichiarata in Commissione e lei ne aveva conoscenza. BAGNAI, relatore . Signor Presidente, esprimo parere contrario sull'emendamento 2.1. VILLAROSA, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze . Signor Presidente, il Governo esprime parere conforme a quello del relatore. PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.1, presentato dal senatore De Bertoldi. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Poiché all'articolo 3 del decreto-legge non sono stati presentati emendamenti, passiamo all'esame degli emendamenti e degli ordini del giorno riferiti all'articolo 4 del decreto-legge, che si intendono illustrati, su cui invito il relatore facente funzioni e il rappresentante del Governo a pronunziarsi. BAGNAI, relatore . Signor Presidente, esprimo parere contrario sull'emendamento 4.1 e parere favorevole sugli ordini del giorno G4.100, G4.101 e G4.102. VILLAROSA, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze . Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello del relatore. PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 4.1, presentato dal senatore De Bertoldi. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Essendo stati accolti dal Governo, gli ordini del giorno G4.100, G4.101 e G4.102 non verranno posti ai voti. Passiamo all'esame dell'emendamento riferito all'articolo 5 del decreto-legge, che si intende illustrato, su cui invito il relatore facente funzioni e il rappresentante del Governo a pronunziarsi. BAGNAI, relatore . Signor Presidente, esprimo parere contrario sull' emendamento 5.1. VILLAROSA, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze . Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello del relatore. PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 5.1, presentato dal senatore De Bertoldi. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 6 del decreto-legge, che si intendono illustrati, su cui invito il relatore facente funzioni e il rappresentante del Governo a pronunziarsi. BAGNAI, relatore . Signor Presidente, esprimo parere contrario sugli emendamenti 6.1 e 6.2. VILLAROSA, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze . Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello del relatore. PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 6.1, presentato dal senatore De Bertoldi. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 6.2, presentato dal senatore De Bertoldi. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'esame degli emendamenti e degli ordini del giorno riferiti all'articolo 7 del decreto-legge, che si intendono illustrati, su cui invito il relatore facente funzioni e il rappresentante del Governo a pronunziarsi. BAGNAI, relatore . Signor Presidente, esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti riferiti all'articolo 7. Sull'ordine del giorno G7.100 mi rimetto al Governo, mentre sull'ordine del giorno G7.101 esprimo parere favorevole. VILLAROSA, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze . Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello del relatore. Sull'ordine del giorno G7.100 vi sarebbe un parere favorevole qualora venisse aggiunta, nella parte dell'impegno, la formulazione «a valutare l'opportunità di». PRESIDENTE. Senatore D'Alfonso, accetta la riformulazione? D'ALFONSO (PD) . Sì, signor Presidente. PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 7.1, presentato dal senatore De Bertoldi. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 7.2, presentato dal senatore De Bertoldi. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 7.3, presentato dal senatore De Bertoldi. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . L'emendamento 7.4 è improponibile. Essendo stati accolti dal Governo, gli ordini del giorno G7.100 (testo 2) e G7.101 non verranno posti ai voti. Passiamo all'esame degli emendamenti e dell'ordine del giorno riferiti all'articolo 8 del decreto-legge, che si intendono illustrati, su cui invito il relatore facente funzioni e il rappresentante del Governo a pronunziarsi. BAGNAI, f. f. relatore . Signor Presidente, esprimo parere contrario sugli emendamenti 8.1 e 8.2; sull'ordine del giorno G8.100 il parere è favorevole. VILLAROSA, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze . Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello del relatore. PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 8.1, presentato dal senatore De Bertoldi. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'emendamento 8.2, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 8.2, presentato dal senatore De Bertoldi. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G8.100 non verrà posto ai voti. Passiamo all'esame dell'ordine del giorno riferito all'articolo 9 del decreto-legge, che si intende illustrato, su cui invito il relatore facente funzione e il rappresentante del Governo a pronunziarsi. BAGNAI, f. f. relatore . Signor Presidente, il parere sull'ordine del giorno G9.100 è favorevole. VILLAROSA, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze . Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello del relatore. PRESIDENTE . Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G9.100 non verrà posto ai voti. Passiamo all'esame dell'ordine del giorno riferito all'articolo 10 del decreto-legge, che si intende illustrato, su cui invito il relatore facente funzioni e il rappresentante del Governo a pronunziarsi. BAGNAI, f. f. relatore . Signor Presidente, esprimo parere favorevole sull'rodine del giorno G10.100. VILLAROSA, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze . Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello del relatore. PRESIDENTE . Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G10.100 non verrà posto ai voti. Poiché all'articolo 11 del decreto-legge è stato presentato un emendamento improponibile, passiamo all'esame dell'emendamento riferito all'articolo 12 del decreto-legge, che si intende illustrato, su cui invito il relatore facente funzioni e il rappresentante del Governo a pronunziarsi. BAGNAI, f. f. relatore . Signor Presidente, esprimo parere contrario sull'emendamento 12.1. VILLAROSA, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze . Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello del relatore. PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 12.1, presentato dal senatore De Bertoldi. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Poiché all'articolo 13 del decreto-legge non sono stati presentati emendamenti, passiamo all'esame degli emendamenti e degli ordini del giorno riferiti all'articolo 14 del decreto-legge, che si intendono illustrati, su cui invito il relatore facente funzioni e il rappresentante del Governo a pronunziarsi. BAGNAI, f. f. relatore . Signor Presidente, esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti riferiti all'articolo 14, mentre sugli ordini del giorno G14.100 e G14.101 mi rimetto al Governo. VILLAROSA, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze . Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello del relatore per quanto riguarda gli emendamenti. Sull'ordine del giorno G14.100 chiediamo di inserire, all'inizio del dispositivo, le parole: «a valutare l'opportunità di». Con tale riformulazione, l'ordine del giorno sarebbe accolto. Siamo invece disponibili ad accogliere l'ordine del giorno G14.101 come raccomandazione. PRESIDENTE . Senatore D'Alfonso, accoglie la riformulazione proposta? D'ALFONSO (PD) . Signor Presidente, la accolgo. PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 14.1, presentato dal senatore De Bertoldi. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 14.2, presentato dal senatore De Bertoldi. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . L'emendamento 14.3 è improponibile. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 14.4, presentato dal senatore De Bertoldi. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 14.5, presentato dal senatore De Bertoldi. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 14.6, presentato dal senatore De Bertoldi. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G14.100 (testo 2) non verrà posto ai voti. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G14.101, presentato dal senatore De Bertoldi. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 15 del decreto-legge, che si intendono illustrati, su cui invito il relatore facente funzioni e il rappresentante del Governo a pronunziarsi. BAGNAI, f. f. relatore . Signor Presidente, esprimo parere contrario sugli emendamenti 15.1 e 15.2. VILLAROSA, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze . Signor Presidente, esprimo parere conforme al relatore. PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 15.1, presentato dal senatore De Bertoldi. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 15.2, presentato dal senatore De Bertoldi. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Poiché all'articolo 16 del decreto-legge non sono stati presentati emendamenti, passiamo all'esame degli emendamenti e dell'ordine del giorno riferiti all'articolo 17 del decreto-legge, che si intendono illustrati, su cui invito il relatore facente funzioni e il rappresentante del Governo a pronunziarsi. BAGNAI, f. f. relatore . Signor Presidente, esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti presentati all'articolo 17. Sull'ordine del giorno G17.100 mi rimetto al Governo. VILLAROSA, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze . Signor Presidente, esprimo parere conforme al relatore. Quanto all'ordine del giorno G17.100, il parere è favorevole all'accoglimento come raccomandazione. PRESIDENTE . Chiedo al presentatore dell'ordine del giorno G17.100, senatore De Bertoldi, se accetta la proposta di modifica del Governo. DE BERTOLDI (FdI) . Sì, signor Presidente. PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 17.1, presentato dal senatore De Bertoldi. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 17.2, presentato dal senatore De Bertoldi. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 17.3, presentato dal senatore De Bertoldi. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Poiché il presentatore non insiste per la votazione, l'ordine del giorno G17.100 è accolto come raccomandazione. Poiché all'articolo 18 del decreto-legge non sono stati presentati emendamenti, passiamo all'esame degli emendamenti e dell'ordine del giorno riferiti all'articolo 19 del decreto-legge, che si intendono illustrati, su cui invito il relatore facente funzioni e il rappresentante del Governo a pronunziarsi. BAGNAI, f. f. relatore . Signor Presidente, esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti riferiti all'articolo 19. Esprimo invece parere favorevole sull'ordine del giorno G19.100. VILLAROSA, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze . Signor Presidente, esprimo parere conforme al relatore. Il Governo accoglie l'ordine del giorno G19.100. PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 19.1, presentato dal senatore De Bertoldi, fino alle parole «n. 89». (Segue la votazione) . Il Senato non approva. (v. Allegato B) . Risultano pertanto preclusi la restante parte e l'emendamento 19.2. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 19.4, presentato dal senatore De Bertoldi. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 19.6, presentato dal senatore De Bertoldi. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 19.5, presentato dal senatore De Bertoldi. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 19.3, presentato dal senatore De Bertoldi. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G19.100 non verrà posto ai voti. Poiché all'articolo 20 del decreto-legge non sono stati presentati emendamenti, passiamo all'esame dell'emendamento riferito all'articolo 21 del decreto-legge, che si intende illustrato, su cui invito il relatore facente funzioni e il rappresentante del Governo a pronunziarsi. BAGNAI, f. f. relatore . Signor Presidente, sull'emendamento 21.1 esprimo parere contrario. VILLAROSA, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze . Signor Presidente, il parere del Governo è conforme a quello espresso dal relatore. PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 21.1, presentato dal senatore De Bertoldi. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'esame degli ordini del giorno riferiti all'articolo 21 -bis del decreto-legge, che si intendono illustrati, su cui invito il relatore facente funzioni e il rappresentante del Governo a pronunziarsi. BAGNAI, f. f. relatore . Signor Presidente, esprimo parere favorevole all'accoglimento di entrambi gli ordini del giorno riferiti all'articolo 21- bis . VILLAROSA, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze . Il Governo accoglie gli ordini del giorno G21- bis .100 e G21- bis .101. PRESIDENTE . Essendo stati accolti dal Governo, gli ordini del giorno G21- bis .100 e G21- bis .101 non verranno posti ai voti. Gli emendamenti 21- bis .0.2 e 21- bis .0.6 sono improponibili. Passiamo all'esame dell'ordine del giorno riferito all'articolo 22 del decreto-legge, che si intende illustrato, su cui invito il relatore facente funzioni e il rappresentante del Governo a pronunziarsi. BAGNAI, f. f. relatore . Signor Presidente, esprimo parere favorevole all'accoglimento dell'ordine del giorno G22.100. VILLAROSA, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze . Signor Presidente, il Governo accoglie l'ordine del giorno G22.100. PRESIDENTE . Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G22.100 non verrà posto ai voti. Gli emendamenti 22.0.100, 22.0.101 e 22.0.102 sono improponibili. Colleghi, informo che è stata convocata la Conferenza dei Capigruppo, pertanto sospendo la seduta che riprenderà all'esito della stessa. (Applausi ironici dai Gruppi FI-BP e PD) . (La seduta, sospesa alle ore 11,57, è ripresa alle ore 12,21) . Presidenza del vice presidente LA RUSSA Colleghi, informo che, all'esito della Conferenza dei Capigruppo, si è deciso che la seduta venga sospesa e che riprenderà alle ore 15. (La seduta, sospesa alle ore 12,21, è ripresa alle ore 15,01) . Presidenza del vice presidente ROSSOMANDO Sull'ordine dei lavori PRESIDENTE . La seduta è ripresa. Come stabilito dalla Conferenza dei Capigruppo, la seduta riprende con la discussione delle mozioni all'ordine del giorno. Seguiranno le dichiarazioni di voto e la votazione finale sul decreto-legge concernente la Banca Carige, anche oltre l'orario di chiusura della seduta stabilita da calendario. Discussione e reiezione della mozione n. 24 sull'istituzione del Comitato per le questioni degli italiani all'estero (Procedimento abbreviato, ai sensi dell'articolo 157, comma 3, del Regolamento) PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca la discussione della mozione 1-00024 , presentata dal senatore Giacobbe e da altri senatori, con procedimento abbreviato ai sensi dell'articolo 157, comma 3, del Regolamento, sull'istituzione del Comitato per le questioni degli italiani all'estero. Ha facoltà di parlare il senatore Giacobbe per illustrarla. GIACOBBE (PD) . Signor Presidente, colleghe e colleghi, oggi ci troviamo a discutere della mozione di cui sono primo firmatario ed a cui hanno aderito tantissimi colleghi di diversi Gruppi parlamentari; stranamente oggi non vedo più le firme dei colleghi del MoVimento 5 Stelle, che originariamente l'avevano sottoscritta, e questo mi preoccupa, perché oggi rischiamo di prendere una decisione facendo prevalere gli interessi dei partiti, invece di quello del Paese e degli oltre 70 milioni di persone di origine italiana che vivono nel mondo. Il Comitato è stato istituito nel corso delle passate legislature, dalla XIV alla XVII, al Senato e alla Camera dei deputati, con il compito di approfondire condizioni, problemi e aspettative delle collettività italiane residenti all'estero. Alla Camera dei deputati il Comitato è stato recentemente istituito anche per la XVIII legislatura. Non capisco come possiamo non fare lo stesso anche al Senato della Repubblica. Il ruolo rivestito dal Comitato in questi anni è stato di fondamentale importanza sia per il Parlamento che per le nostre comunità all'estero. Sono stati acquisiti elementi conoscitivi su problematiche ed aspettative, valutando come contribuire alla loro soluzione con interventi normativi e contatti con istituzioni italiane ed autorità straniere. Tra i tanti temi esaminati ricordiamo la valorizzazione del contributo economico, culturale e civile delle comunità italiane all'estero, servizi consolari, promozione della lingua e cultura, riforma della legge sulla cittadinanza ed analisi di questioni specifiche come gli effetti della Brexit sulle comunità e sull'Italia. Penso che nessuno di questi temi sia prerogativa di un singolo partito o di una parte del Parlamento. L'elezione dei parlamentari nella circoscrizione Estero ha consentito al Parlamento la possibilità di creare un nuovo rapporto con le comunità italiane nel mondo. In maniera autocritica, però, credo che in questi anni non siamo purtroppo riusciti - mi riferisco agli eletti all'estero - a far capire al Parlamento e al Paese tutto il grande potenziale di una collaborazione attiva con le nostre comunità nel mondo. Il settore portante dell'economia italiana è l' export del made in Italy . Nessuno può mettere in dubbio il ruolo degli italiani nel mondo per aver contribuito a definire lo stile di vita delle comunità ospitanti, facilitando così l'ingresso di beni e servizi italiani. In altre parole sono stati gli ambasciatori non pagati del sistema Paese. Oggi le nostre comunità sono mature ed integrate in moltissime delle società ospitanti; i nostri figli e nipoti ricoprono ruoli ed incarichi importanti in tutti i settori della società. Immaginate la differenza tra operare in mercati dove vi sono persone orgogliose delle proprie origini italiane o cercare di entrare in nuovi mercati dove lingua e cultura italiana sono conosciuti solo tramite libri di testo? Ecco, chiedetelo ai rappresentanti delle tantissime imprese italiane coinvolte in processi di internazionalizzazione perché loro sanno qual è la differenza. Dentro le istituzioni italiane molto spesso non ce ne rendiamo conto, malgrado la presenza dei parlamentari eletti all'estero. Certamente iniziative come l'indagine conoscitiva sulle condizioni e le esigenze delle comunità degli italiani all'estero, recentemente autorizzata alla Commissione affari esteri, emigrazione, costituiscono un valore aggiunto ai lavori del Senato, ma questa da sola non basta e non si può sostituire al Comitato. Si tratta di un'iniziativa specifica che non permette di avere una visione globale e continua sui tanti temi d'interesse e sulle potenzialità delle nostre comunità all'estero per la promozione del sistema Paese. Occorrono scambi di opinioni, idee e metodologie di lavoro per tutta la durata della legislatura, cosa che solo il Comitato è in grado di fare. Tanti sono i temi di attualità sul tappeto, che rischiano di non essere approfonditi e ai quali, senza un organo istituzionale specifico, rischiamo di dare delle risposte legate all'iniziativa personale di chi nel momento si sente più coinvolto, oppure di chi crede di ottenere vantaggi politici. Temi che assumono aspetti diversi, a volte opposti, a seconda delle aree geografiche dove i nostri connazionali si sono stabiliti e continuano a stabilirsi. Tra questi ricordo l'assistenza ai connazionali che vivono nei Paesi in crisi, l'attuazione e la revisione di accordi previdenziali e di assistenza sanitaria, servizi consolari, assistenza alle nuove migrazioni, gli effetti della Brexit, il riconoscimento all'estero di titoli di studio, ed in particolare le qualifiche professionali italiane, la copertura previdenziale per gli italiani che nel mondo globalizzato si muovono da un Paese a un altro, specie in Paesi asiatici, africani e dell'Oceania, dove non esistono sistemi pensionistici di tipo previdenziale. Ci sono poi i temi della promozione del sistema Paese. Nella mia vita accademica e professionale ho imparato che il singolo fattore che contribuisce più di tutti al successo dei processi di internazionalizzazione è la fiducia. La fiducia non è una cosa che può essere imposta, ma va guadagnata sul campo imparando a conoscersi a vicenda. Nelle relazioni internazionali la base per conoscersi è capire e rispettare le differenze culturali. Lingua e cultura sono il primo passo per capirci meglio: promuovere l'insegnamento della lingua italiana nel mondo ed organizzare iniziative culturali atte ad avere un impatto nelle società locali sono temi fondamentali. Come ripeto ad nauseam , si tratta di un investimento nel futuro, non di spesa corrente. Il grandissimo network degli italiani nel mondo, di cui parlavo prima, costituito dai nostri figli e nipoti, che ricoprono ruoli decisionali importanti nelle società ospitanti, può essere un'altra grande risorsa. Essi possono infatti facilitare l'ingresso del made in Italy nei loro Paesi di residenza e l'espansione nei Paesi limitrofi o possono permettere di individuare temi per stabilire una più stretta collaborazione tra l'Italia e i loro Paesi: sto pensando, per esempio, agli effetti della Brexit sui Paesi dell'Oceania. Signor Presidente, potrei andare avanti per ore con altri esempi di temi che richiedono una costante attenzione ed elaborazione, che - lo ripeto - solo l'istituzione del Comitato in oggetto può garantire. Mi avvio a concludere: alla Camera dei deputati il Comitato per le questioni degli italiani all'estero è già una realtà. Anche alla luce dell'importante ruolo svolto dal Comitato nelle passate legislature, l'istituzione nella XVIII legislatura al Senato è a mio avviso un dovere nei confronti dei nostri connazionali all'estero e un servizio alla società italiana. Si tratta di una scelta politica che fa da spartiacque fra chi ha interesse e ha a cuore gli italiani nel mondo e chi, da un lato, predica interesse ma, dall'altro, pratica indifferenza. Oggi, con l'approvazione della mozione in esame, abbiamo la possibilità di continuare a mantenere vivo il collegamento con i nostri connazionali all'estero. Abbiamo la possibilità di mandare un segnale forte, di un impegno da parte del Parlamento e delle istituzioni italiane nei loro confronti, e di ribadire la consapevolezza che essi sono per l'Italia una risorsa economica, sociale, culturale e politica. Signor Presidente, concludo auspicando la più ampia convergenza da parte dell'Assemblea sulla costituzione del Comitato. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Fantetti) . PRESIDENTE . Dichiaro aperta la discussione. È iscritta a parlare la senatrice Bonino. Ne ha facoltà. BONINO (Misto-PEcEB) . Signor Presidente, colleghe e colleghi, signori del Governo, nell'esprimere un parere favorevole rispetto alla mozione in esame, colgo l'occasione per portare all'attenzione di voi tutti - non si tratta infatti di un interesse di parte - una questione immediata, che a mio avviso richiede una certa attenzione. Sto parlando dell'esercizio di voto della comunità degli italiani nel Regno Unito... (Brusio). PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia, non si riesce ad ascoltare l'oratore. La ringrazio senatore Mallegni per la sua comprensione. Prego, senatrice Bonino. BONINO (Misto-PEcEB) . Grazie, signor Presidente. Dicevo che colgo questa occasione, in attesa che si formi il Comitato in esame, che ritengo molto utile, anche perché a mio avviso ci sono parecchie cose da rivedere, per sollevare una questione più urgente e immediata, riguardante la comunità italiana nel Regno Unito e l'esercizio di voto per le elezioni europee del prossimo 26 maggio. Si tratta di una comunità importante, perché stiamo parlando di 300.000 italiani iscritti all'Anagrafe degli italiani residenti all'estero (AIRE), cui se ne aggiungono 300.000 temporaneamente domiciliati nel Regno Unito. Nell'incertezza totale su quello che può succedere (Brexit sì o Brexit no, deal o no deal ), è chiaro che questi nostri connazionali si sono già rivolti al Governo con una lettera pubblica e abbiamo già sollecitato l'Esecutivo con un'interrogazione alla Camera dei deputati. Evidentemente si è creata una situazione di grande incertezza. Ad esempio, domani scadranno i termini per le domande di voto presso i Consolati degli elettori temporaneamente all'estero, senza che questa grande comunità di italiani abbia avuto la possibilità di capire come si deve attrezzare per esercitare un diritto fondamentale come questo. È evidente che se passasse la Brexit, improvvisamente questi connazionali si troverebbero a doversi organizzare per venire a votare in Italia, come gli italiani in Svizzera o in Norvegia; lei capisce però che la situazione è diversa, perché finora gli italiani del Regno Unito hanno sempre votato nei consolati. Da quanto so la Farnesina ha dato piena disponibilità e ha dichiarato di essere operativamente pronta a far loro esercitare il diritto di voto nel Regno Unito. Il ministro Salvini, rispondendo all'interrogazione di cui le dicevo, ha dichiarato che la competenza è del Ministro degli affari esteri, però per quanto di sua competenza (del ministro Salvini) ha risposto dando la massima disponibilità e apertura anche a rivedere eventuali normative, vista l'eccezionalità della situazione. Vorrei richiamare l'attenzione proprio sulla eccezionalità della situazione, perché il fatto che ci sia o no la Brexit non dipende solo da noi: è una decisione che non si sa quando, non si sa come (non si sa neanche cosa) prenderà il Regno Unito in relazione al rapporto con l'Unione europea. Insisto quindi a dire che anche un intervento temporaneo e parziale di adeguamento della legge n. 408 del 1994, vista la straordinarietà della situazione, a mio avviso non solo consente ma implica anche un intervento straordinario per dare ai nostri cittadini almeno qualche certezza su come si devono comportare. Pertanto, nel confermare il voto favorevole all'istituzione del Comitato, ci terrei a segnalare un problema urgentissimo, perché mancano poche settimane. Vedo la disponibilità del Ministro dell'interno; il Ministro degli affari esteri ha dato altrettanta disponibilità e penso che vada colta l'occasione anche con riferimento al rispetto verso un'ampia comunità di italiani all'estero, che non per colpa loro vivono in una situazione di grande incertezza relativamente a un diritto fondamentale e io penso che questa straordinaria situazione richieda un intervento straordinario. Ringrazio i colleghi per avermi ascoltato, ma penso che sia davvero interesse di tutti garantire questo esercizio di voto. (Applausi dai Gruppi PD e FI-BP) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Garavini. Ne ha facoltà. GARAVINI (PD) . Signor Presidente, rappresentanti del Governo, onorevoli senatori, nel 2008 gli italiani residenti all'estero iscritti all'AIRE erano poco meno di 4 milioni e oggi (dati aggiornati a dicembre 2018) sono poco meno di 6 milioni, dunque in poco meno di dieci anni c'è stato un incremento di un quarto, del 25 per cento, di italiani residenti all'estero. Si tratta quindi di una realtà estremamente importante per il nostro Paese dal punto di vista quantitativo, perché possiamo equipararli a una vera e propria Regione fuori dai nostri confini, una Regione di numeri e consistenze importanti, paragonabile all'Emilia-Romagna e al Veneto; si tratta però di una realtà estremamente importante anche punto di vista qualitativo. In un mondo globalizzato quale quello odierno, i nostri 6 milioni di cittadini residenti all'estero sono, come diceva il collega Giacobbe nel suo intervento, ambasciatori, antenne del Paese sparse per il mondo, persone che vivono nel loro DNA l'essere proiettate verso orizzonti internazionali e che vivono la globalizzazione nel loro quotidiano. Tra l'altro, parliamo di concittadini spesso perfettamente integrati nei luoghi di residenza; a volte sono addirittura eccellenze nei vari ambiti dell'imprenditoria, del sapere, della ricerca, della cucina, dell'enogastronomia e dell' import-export . Una grande risorsa per il Paese, sia dal punto di vista numerico sia per il profilo, estremamente globale, delle loro competenze, sia linguistiche che culturali. E ugualmente essi sono profondamente radicati alle loro radici italiane: dunque, una grande potenzialità per il sistema Paese nel mondo. Un fenomeno che, proprio negli ultimi anni, ha conosciuto numeri estremamente importanti, per tanti versi addirittura equiparabili a quelle che furono le ondate migratorie più consistenti del nostro Paese negli anni Sessanta-Settanta, del boom economico. Tra l'altro, un fenomeno che non riguarda soltanto i singoli destini personali di questi nostri concittadini che hanno ripreso massicciamente ad andare all'estero, ma che è sempre più un fenomeno che riguarda il Paese, che interessa anche i luoghi di partenza, dove spesso riscontriamo, anche in zone periferiche, vere e proprie desertificazioni in termini di fuga di intelligenze, di cervelli, non solo di braccia, di persone con competenze, con tenacia, con il coraggio di andarsene all'estero. Tra l'altro, ciò rappresenta anche un costo per il Paese. Se, infatti, in passato, fino agli anni 2000, la maggior parte di coloro che partivano erano persone con bassi titoli di studio (pensate che, fino al 2000, il 50 per cento di chi andava all'estero era dotato, al massimo, di un titolo di licenza media), oggi i dati sono di altro tenore. Oggi, ben un terzo dei connazionali che partono sono laureati o, addirittura, dotati di titoli di studio ancora più elevati, come, ad esempio, dottorati di ricerca o specializzazioni. Perché, allora, il Comitato degli italiani nel mondo anche qui al Senato? Perché questo fenomeno interessa in misura particolare proprio il Paese, perché c'è bisogno che anche il legislatore sia attento alla nuova fenomenologia dei nostri italiani all'estero. D'altro lato, serve anche un monitoraggio dell'impatto della legislazione in materia di italiani all'estero. Un esempio fra tutti: proprio stamane giornali nazionali riportano, in merito a una proposta di legge adottata dal Parlamento una decina di anni fa, tra l'altro in modo bipartisan , la famosa legge Controesodo, una sua infelice applicazione. Una recente circolare dell'Agenzia delle entrate ha totalmente stravolto questa legge, per cui essa sta avendo effetti esattamente contrari a quelli che il legislatore auspicava. Infatti, anziché favorire il rientro di cervelli dall'estero, alla luce di una falsa interpretazione data dall'Agenzia delle entrate, sta addirittura producendo il fenomeno contrario: alimenta nuove partenze e nuove migrazioni. Pertanto, c'è bisogno, anche a livello legislativo, all'interno dell'istituzione del Senato, di un organo istituzionale ad hoc , finalizzato espressamente a valutare, anche dal punto di vista normativo, quali provvedimenti possano essere messi in campo a sostegno delle nostre comunità all'estero; provvedimenti finalizzati anche, da un lato, a frenare queste nuove ondate migratorie, che stanno assumendo dimensioni preoccupanti proprio per la loro identità, e, d'altro lato, a valutare proposte normative finalizzate a favorire il rientro dei nostri concittadini, magari anche rispondendo alle diverse situazioni emergenziali. Penso, ad esempio, a quella che si sta venendo a creare a seguito dell'imminente Brexit, l'uscita del Regno Unito dall'Unione europea. Ben faceva la senatrice Bonino a rilevare, e come Partito Democratico ci aggiungiamo alle sue considerazioni, l'utilità che il Governo adotti provvedimenti miranti a concedere il diritto di voto ai nostri connazionali residenti nel Regno Unito in vista delle prossime elezioni europee. Ma voglio aggiungere un semplice esempio, signor Presidente, accanto a tutti quelli già enunciati dal collega Giacobbe, rispetto a potenziali ambiti di cui il Comitato per gli italiani all'estero potrebbe e dovrebbe rendersi interlocutore. Un altro esempio potrebbe essere favorire il reinserimento di tanti nostri medici specialisti operanti all'estero per far fronte a quella forte difficoltà che stanno conoscendo le nostre strutture pubbliche di carattere sanitario, proprio rispetto a numeri allarmanti di deficit e carenza di medici curanti e di specialisti. Negli ultimi dieci anni, proprio tra le tante eccellenze di nostri giovani cervelli emigrati all'estero, abbiamo avuto ben 10.000 medici specializzati formati dalle nostre università, tra l'altro con costi consistenti. Basti pensare che la stima per la formazione universitaria di un laureato è intorno ai 120.000 euro, mentre si arriva a oltre 260.000 euro a spese delle casse pubbliche italiane per formare un medico specialista che poi, magari, una volta formato, si è recato all'estero. Negli ultimi dieci anni contiamo ben 10.000 giovani risorse che si sono trasferite all'estero per esercitare la professione di medico specialista, e di questi tanti, ad esempio, proprio nel Regno Unito. E oggi, alla luce di un possibile - e, purtroppo, sempre più imminente - Brexit addirittura senza accordo, quindi con un no deal , si rischia, all'indomani del 29 marzo, di vedere tantissimi nostri giovani cervelli, oggi perfettamente inseriti nel contesto locale, essere privati del loro status giuridico di cittadini europei. Signor Presidente, questo era soltanto un esempio - anche molto concreto - per ribadire quanto un organo istituzionale come il Comitato per le questioni degli italiani all'estero, istituito qui al Senato, potrebbe da subito divenire organo istituzionale, sede ideale per un lavoro bipartisan, costante nel tempo, un lavoro di proposta politica e legislativa nei confronti del Parlamento italiano. Mi auguro, dunque, signor Presidente, che ci siano ancora gli elementi politici affinché il Governo prenda seriamente in considerazione l'ipotesi di costituire questo Comitato. Ci auguriamo che il fatto che siano state ritirate le firme dalla sottoscrizione della mozione da parte del MoVimento 5 Stelle non preannunci un potenziale atteggiamento ostile del Governo perché questo, come diceva benissimo il collega Giacobbe, sarebbe il segnale di una disattenzione non tanto nei confronti del Partito Democratico, promotore della mozione, bensì di tutte le nostre comunità di italiani all'estero, le quali auspicano, invece, che ci possa essere un lavoro bipartisan, che si renda conto di quanto le nostre comunità siano un grande valore, in primis per il Paese. (Applausi dai Gruppi PD e FI-BP) . PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo, al quale chiedo di esprimere il parere sulla mozione presentata. DI STEFANO, sottosegretario di Stato per gli affari esteri e la cooperazione internazionale . Signor Presidente, il Governo ovviamente attribuisce la massima attenzione alle comunità italiane all'estero, che rappresentano una risorsa economica, sociale, culturale e politica del nostro Paese. Le politiche a favore degli italiano all'estero, compresi coloro soltanto temporaneamente residenti all'estero, costituiscono un aspetto fondamentale della politica estera italiana. Si tratta di un tema al quale in particolare Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale attribuisce una centralità strategica, e che vede impegnati i nostri uffici centrali e la nostra rete diplomatico-consolare per fornire servizi consolari, assistenza ai connazionali e nel promuovere la diffusione della lingua e della cultura italiane. Vorrei assicurare e garantire a tutti che il Governo, a prescindere dalla dinamica parlamentare che oggi sarà in quest'Assemblea, attribuisce la massima attenzione al tema, e lo farà in un caso o nell'altro. Il segnale di attenzione, d'altronde, è stato già dato anche nell'ultima manovra economica, attraverso la quale, per la prima volta dopo tanti anni, si è riusciti ad assumere al Ministro degli affari esteri 350 persone, tra cui 50 contrattisti destinati proprio alle sedi estere per poter fronteggiare fenomeni come la Brexit e la richiesta costante di maggiori risorse per consolati come quelli dell'area latinoamericana, ad esempio. Soprattutto, si è riusciti a inserire un aumento della dotazione economica riferita ai contrattisti per permettere ai nostri Consolati di avere personale che lavora a pieno regime laddove c'è davvero bisogno. Voglio inoltre rassicurare tutti che già dal giugno scorso è costituto a Palazzo Chigi il cosiddetto coordinamento Brexit. Si tratta di un coordinamento interministeriale per fronteggiare tutte le necessità legate alla Brexit. Il 15 febbraio scorso è stato altresì pubblicato sul sito Internet del Governo il piano strategico che prevede le possibilità da seguire in caso di Brexit sia con accordo che senza, per fornire a tutti gli italiani all'estero un percorso da seguire qualunque sia lo scenario. Aggiungo che, sempre nell'ultima manovra, è stato ribadito l'impegno per il piano promozionale a favore dell'Italia, che non è soltanto economico, ma anche relativo alla promozione dell'italianità all'estero. Infatti il piano si chiama «Vivere all'italiana» e fa un enorme riferimento agli italiani che si trovano all'estero. Vorrei anche rassicurare la senatrice Bonino (non so se la rassicuro, in quanto - in realtà - le do qualche informazione su quanto ha chiesto). In questo caso la questione non è di interessarsi o meno al problema degli italiani votanti nel Regno Unito in caso di Brexit, ma di stare alle leggi vigenti. La legge italiana permette di votare presso il Consolato del Paese in cui si risiede qualora ci si trovi all'interno dell'Unione europea, mentre non lo prevede (quindi prevede il voto soltanto in Italia) nei Paesi extraeuropei. Noi, come Farnesina, ci siamo già portati avanti per garantire il voto consolare nel caso in cui ci sia una richiesta di prolungamento ex articolo 50 (quindi, sostanzialmente, qualora ci sia ancora questa fase di stagnazione). Nel caso, però, in cui ci dovesse essere certezza di uscita (ossia di Brexit) prima del voto, gli italiani residenti nel Regno Unito dovranno votare in Italia, perché in quel caso ci sarebbe una situazione di certezza di extraterritorialità. Quindi, nel caso in cui non ci sia ancora una chiara situazione, i nostri Consolati sono già pronti a far votare. Nel caso in cui ci sia, invece, una chiara indicazione di Brexit - con o senza deal - chiaramente gli italiani dovranno tornare in Italia per votare. Sull'istituzione del Comitato per le questioni degli italiani all'estero il Governo si rimette all'Assemblea ed è ovviamente disposto a collaborare con esso qualora venga istituito. In ogni caso, come detto all'inizio dell'intervento, rassicuro tutti sul fatto che, qualunque sia l'esito di questa votazione, gli italiani all'estero rappresentano una priorità per il nostro Governo dal punto di vista non solo economico e di relazioni, ma anche della promozione del nostro Paese all'estero e dei diritti che gli italiani residenti all'estero hanno in quanto nostri connazionali. In conclusione, ribadisco - mi rivolgo in questo caso al Presidente - che sulla mozione in esame il Governo si rimette all'Assemblea. PRESIDENTE . Passiamo dunque alla votazione. MALPEZZI (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MALPEZZI (PD) . Signor Presidente, sono molto contenta che il Governo si sia rimesso all'Assemblea sulla mozione in esame, che noi riteniamo possa essere accolta all'unanimità, per quanto ci siano senatori che ci mettono un po' in difficoltà nel credere a quello che, dal nostro punto di vista, doveva essere buono e giusto per tutti. Quando la mozione fu presentata, ci sembrava la cosa più naturale del mondo. Dico questo anche al rappresentante del Governo, che prima ha spiegato alcune questioni, senza però sostanzialmente toccare il punto centrale della mozione. Per quattro legislature il Comitato ha avuto un ruolo ben preciso. Ricordo solo il ruolo che ha avuto nella scorsa legislatura, quando ha operato attivamente - lo dico e vorrei che il Governo ne prendesse atto - anche per rendere efficaci quelle misure di cui oggi il sottosegretario Merlo, che mi spiace non vedere in Aula, si vanta senza averne alcun merito. Lo ricordo perché, ad esempio, una delle attività portate avanti dal Comitato nella scorsa legislatura era stata di agevolare misure che il Governo aveva adottato nei confronti degli italiani all'estero, in modo particolare per la diffusione della lingua italiana. Ricordo la legge delega n. 107 del 2015, che garantiva uno spazio d'azione molto particolare, ma dall'altra parte ricordo anche quegli emendamenti sottoscritti con forza dagli eletti all'estero, e non solo, che avevano portato alla ripartizione di un fondo, quello di cui oggi - lo ripeto - il sottosegretario Merlo si prende i meriti, che garantiva 50 milioni ogni anno proprio per questo tipo di promozione. Mi sarei aspettata, se non altro, un intervento da parte del Sottosegretario per dire che c'è tutta la volontà di ampliare i finanziamenti, proprio perché fino a questo momento - glielo dico, sottosegretario Di Stefano - noi non abbiamo avuto segnali da parte di questo Governo, se non belle parole nei confronti degli italiani all'estero. Ma segnali concreti non ne abbiamo. Glielo dico perché di parole siamo anche un po' stanchi, e siamo stanchi - glielo ribadisco - perché nella misura in cui lei prende con grande facilità l'impegno con la senatrice Bonino rispetto alla questione dei nostri connazionali, che vivono una situazione molto particolare per quanto riguarda la Brexit, e quindi nel Regno Unito, le sue parole non sono per nulla di tranquillità e di garanzia. Vorremmo qualcosa in più, perché il piano B forse voi dovreste incominciare a preannunciarlo e non semplicemente dire che sareste quasi disposti a togliere un diritto, ossia di poter votare lì dove sono, lavandovene tranquillamente le mani perché vi risulta il modo più semplice. Abbiamo avuto quattro legislature con questo Comitato, nel quale noi abbiamo creduto in maniera particolare. In questo Comitato ha creduto anche l'altro ramo del Parlamento, perché non ci sono state perplessità nell'approvarlo. Solo che noi ci siamo resi conto che questo Governo non ha fatto altro che spartirsi in maniera equa posti e poltrone. Non vorremmo che in questa circostanza si sia spartito anche le Camere, e quindi, poiché la Camera ha dato il via libera a questo Comitato, il Senato dicesse di no attraverso le forze di Governo. Ricorderete anche voi - e non abbiamo sentito vostre parole indignate - l'intervento qui in Aula del vice presidente Calderoli rispetto alla sua visione degli eletti all'estero e quindi anche del ruolo che svolgono. Non cito testualmente, perché la citazione non la ricordo, ma ricordo chiaramente che c'era un attacco rispetto alla grande utilità e al grande valore dei nostri rappresentanti eletti all'estero. A quanto pare, se voi aveste la possibilità di scegliere in questo momento, li togliereste del tutto. Non vorrei che la posizione della Lega qui in Senato avesse portato il MoVimento 5 Stelle, che - lo ricordo - aveva firmato questa mozione, a ritirare le sue firme. Infatti, in questo caso sarebbe veramente vergognoso. Vedremo tra poco come vi comporterete. Purtroppo non riusciamo a pensarla in maniera positiva nei vostri riguardi; la vostra miopia non vi fa vedere nei confronti degli italiani all'estero quell'opportunità che invece noi riteniamo essi siano e di cui siano portatori. Non vi sentiamo mai parlare, infatti, della grande opportunità che gli italiani all'estero possono dare al sistema Paese Italia, grazie alla loro capacità di creare network e di creare rete. I nostri imprenditori hanno bisogno anche di quella base all'estero, che dal vostro punto di vista non merita assolutamente di essere valorizzata. Forse perché voi avete in mente una figura degli italiani all'estero molto diversa da quella che, ad esempio, la collega Garavini e il collega Giacobbe vi hanno illustrato prima, ossia di un mondo estremamente complesso ma con molte risorse, pronto a mettersi in gioco per il proprio Paese di provenienza (se il proprio Paese di provenienza avesse il buon gusto di prenderli in considerazione). Questo Governo invece continua incessantemente ad ignorarli e non riusciamo a cogliere nessun gesto. Aggiungo ancora che questa vostra miopia vi rende incapaci di vedere e leggere le problematiche che i nostri connazionali stanno vivendo. Lo dico con la consapevolezza di chi è stata italiana all'estero, perché ho vissuto in Germania e anche in Croazia e ho avuto l'opportunità di vedere qual è il ruolo che le comunità italiane svolgono nel fare ponte, nella possibilità di trovare contatti, anche nel semplice modo di facilitare le questioni burocratiche. Un Comitato come quello che potrebbe nascere al Senato serve anche per migliorare questo sistema, perché ha proprio la funzione di portare avanti dei progetti che siano veramente ad hoc , che diano l'opportunità di parlare di quel tema, che risolvano il problema nella sua specificità, altrimenti passa sempre tutto in secondo piano, diventa uno dei tanti commi che si trovano all'interno della legge di bilancio, diventa uno dei tanti emendamenti senza progettualità, senza costruzione, proprio secondo quella regola di improvvisazione che invece vi caratterizza. C'è un altro aspetto che mi preoccupa e che indubbiamente sarà smentito dal voto di questa Assemblea, perché spero che i colleghi leghisti e i colleghi del MoVimento 5 Stelle abbiano la volontà invece di dar vita a questo Comitato: non vorrei che la possibilità di questo Comitato di fare anche indagini di natura conoscitiva, di valorizzare le belle esperienze delle nostre comunità all'estero che portano con sé delle storie grandi di integrazione, turbasse gli animi di qualche collega che invece pensa che l'integrazione non sia una ricchezza e che invece vive sempre il principio di mescolanza non tanto come un'opportunità, ma come un pericolo. Con questa moda del sovranismo, del guardare sempre e solo in casa propria, nella visione di un'italietta ristretta all'interno dei propri confini, tutto ciò che arriva dall'esterno diventa pericoloso, e allora guai, meglio bloccarlo. Non vorrei che la possibilità di avere contatto con i nostri emigrati, con le comunità vive e forti che sono in tutto il mondo - ricordava prima il senatore Giacobbe che la nostra è la comunità più numerosa al mondo - che queste buone pratiche e questi buoni esempi potessero far cambiare idea a qualcuno. Temo che in questa vostra miopia ci sia anche l'assoluta mancanza di coraggio di dire che alcune volte conoscere e farsi portatori di un patrimonio di esperienze, che magari molti all'interno di quest'Aula non conoscono, sia una ricchezza e non una paura da combattere. (Applausi dal Gruppo PD) . PELLEGRINI Emanuele (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PELLEGRINI Emanuele (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, mi ero annotato alcune idee, ma in realtà a seguito di alcuni interventi mi preme chiarire un aspetto in premessa. Sembra che la rappresentanza del mio Gruppo sia quella che sostanzialmente non tiene minimamente in conto l'importanza e gli interessi degli italiani attualmente residenti all'estero. Questa cosa io la voglio smentire, perché a dispetto di chi parla di miopia su questo argomento, voglio ricordare - e lo ricordo a me stesso, che ho parte della mia famiglia che è residente all'estero e che vive quella situazione in prima persona, esattamente dall'altra parte del mondo - che so esattamente cosa vuol dire far parte di una comunità importante, che vuole mantenere le proprie radici, i rapporti con la propria Nazione di appartenenza, con il fatto di essere italiani, di essere lombardi, piemontesi, emiliani, siciliani, di tutte le Regioni della nostra Penisola. Oggi discutiamo però di un'altra cosa: con questa mozione si chiede di istituire un Comitato che si occupi delle problematiche degli italiani residenti all'estero. Parliamo di un'altra cosa, parliamo di un organo che dovrebbe preoccuparsi di seguire queste problematiche, ma abbiamo appena sentito proprio dal Sottosegretario che queste problematiche vengono seguite e c'è un impegno formale in questa sede (ricordiamoci che siamo al Senato). E ha appena detto che la problematica degli italiani all'estero non è una problematica di secondo piano. Questo secondo me è molto importante; però molti probabilmente non lo vogliono sentire, ma vogliono semplicemente buttarla in polemica, là ove non c'è proprio nulla. Appartengo alla Commissione affari esteri, emigrazione; ci dimentichiamo spesso che nel nome della Commissione c'è anche il riferimento all'emigrazione. Abbiamo recentemente approvato un'indagine conoscitiva in Commissione plenaria; ciò vuol dire che la Commissione affari esteri, emigrazione si occuperà di queste problematiche. La collega Garavini poc'anzi ricordava che, rispetto ai 4 milioni di iscritti all'AIRE nel 2008, oggi gli iscritti sono poco sotto i 6 milioni. Ebbene, evidentemente, se il fenomeno si è accresciuto in questo modo, bisogna anche modificare gli strumenti con cui andiamo ad approcciare questo problema. Noi riteniamo che l'indagine conoscitiva che abbiamo recentemente approvato in Commissione, e che è stata approvata dalla Presidenza del Senato, sia uno strumento a maglie ben più larghe di quello di un comitato. Quest'ultimo avrebbe sicuramente la sua dignità; però noi questa volta vogliamo approcciarci al problema in maniera diversa. Alla Camera, come giustamente è stato ricordato, c'è un Comitato. Benissimo. Al Senato, vogliamo provare a capire se lo strumento che precedentemente era corretto lo è ancora? Probabilmente oggi non lo è più, perché è cambiato il fenomeno. E questo non vuol dire tenere in secondo piano gli interessi degli italiani all'estero. Io continuo a sentire questo argomento, che ritengo profondamente ingiusto, perché abbiamo comunque dei Gruppi parlamentari che si sono impegnati nelle apposite sedi per tenere in debito conto questa situazione. A prescindere dalle polemiche, che non voglio affrontare, io credo che chi risiede all'estero e comunque vuole mantenere un saldo legame con la madrepatria non meriti polemiche, ma meriti essenzialmente degli interventi concreti, quegli interventi che venivano auspicati e sui quali sono d'accordo: mantenere il collegamento, mantenere proficuità rispetto a questo rapporto. Sull' import-export e sui rapporti economici sono assolutamente d'accordo; sono costantemente in contatto con molte realtà e sottoscrivo questa cosa. Ma non credo che mettere sullo stesso piano le problematiche degli italiani all'estero e l'istituzione di un Comitato sia una questione così dirimente, proprio perché l'impegno del Governo e l'impegno del Parlamento rimangono fermi su questa problematica e sulla situazione degli italiani all'estero. Credo che questo sia fondamentale. Per quanto riguarda l'interesse del Paese, poc'anzi si ricordava che è interesse del Paese la costituzione di un Comitato (riassumo, ovviamente). Io credo che l'interesse del Paese sia mantenere una propria identità e mantenere il collegamento con coloro che vogliono mantenere un legame con il proprio Paese natio. Il Comitato sarebbe semplicemente uno strumento, ma, come dicevo prima, probabilmente è ora di cambiare ed è ora di sperimentare altri strumenti. Non accetto nemmeno - lo dico nel totale rispetto delle posizioni avverse - che questo venga considerato come uno spartiacque tra chi ha interesse a tutelare gli italiani all'estero e chi invece non gliene frega niente. Io questo non lo non lo ritengo corretto, non lo ritengo accettabile e non lo condivido. È per questo - non voglio dilungarmi oltre - che ritengo che la problematica degli italiani all'estero non sia oggi in discussione, perché comunque sia è un fondamento dell'azione di Governo (ce l'ha ribadito il Sottosegretario). Dire no alla costituzione di un comitato non vuol dire andare contro; anzi, è uno sprone per noi, perché vuol dire coinvolgere tutta la Commissione affari esteri, emigrazione a lavorare meglio e più alacremente e a mantenere contatti più profondi, che altrimenti rischierebbero di rimanere relegati solo a un comitato. Invece noi vogliamo andare oltre. Io invito chi non è d'accordo con noi su questo aspetto a leggere la questione da questo punto di vista, perché questo è l'unico punto di vista che ci pone alla base del fatto che noi non riteniamo attualmente di sostenere la costituzione del Comitato. Niente di più e niente di meno. Ogni lettura ulteriore, dal nostro punto di vista, è semplicemente collegata alla polemica politica e non ci riguarda. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S) . FANTETTI (FI-BP) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. FANTETTI (FI-BP) . Signor Presidente, intervengo con la tristezza nel cuore dopo aver ascoltato le parole del collega che, tra l'altro, confonde il piano del Governo con quello del Parlamento. Non sono stupito del fatto che a rappresentare la posizione del Governo sia stato chiamato l'unico Sottosegretario non direttamente coinvolto nella materia di cui stiamo trattando. Ho fatto molteplici missioni con il ministro Moavero Milanesi, non ultima quella a Marcinelle, e so della sua sensibilità personale nei confronti del tema. Conosco anche l'esperienza diretta del sottosegretario Merlo, eletto all'estero, così come quella del sottosegretario Picchi, che è stato eletto all'estero per tre legislature. So bene poi che lo stesso vice ministro Del Re, attivo nella cooperazione internazionale, ha avuto varie esperienze e condivide questa causa. Come dicevo, però, non sono stupito del fatto che ad esprimere la posizione del Governo non favorevole alla ricostituzione del Comitato per le questioni degli italiani all'estero sia stato chiamato lei, signor Sottosegretario, anche se questo sinceramente non rileva più di tanto perché vedete, colleghi, si tratta di una decisione del Parlamento italiano, non del Governo: siamo di fronte ad un atto interna corporis del Senato della Repubblica. Ricordo che siamo in un sistema bicamerale e che la Camera dei deputati ha istituito per l'attuale legislatura, come per le quattro precedenti, il Comitato per gli italiani nel mondo. Sia chiaro che solo questo ramo del Parlamento, se non approvasse la mozione in discussione, commetterebbe il singolo atto istituzionale più ostile agli italiani all'estero da quando sono entrati nel Parlamento. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Noi stiamo discutendo di abolire di fatto l'unico Comitato dedicato specificamente alle questioni degli italiani all'estero; non ci sono altre storie. L'indagine conoscitiva citata dalla Commissione affari esteri è uno specchietto per le allodole che ha dei caratteri istituzionalmente scandalosi. Non si fa un'indagine conoscitiva sul 10 per cento della popolazione italiana: si fa un'indagine conoscitiva sui fatti del Forteto o comunque su qualcosa di estremamente circoscritto, ma non sugli italiani all'estero e voi lo sapete tutti, perché tutti avete qualche collegamento con qualcuno residente all'estero. Gli italiani all'estero sono il 10 per cento della popolazione e, che lo vogliate o no, meritano rispetto, meritano un Comitato che abbia come focus l'analisi e la promozione delle nostre tematiche. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Abolire di fatto il Comitato per le questioni degli italiani all'estero - come fareste oggi non approvando la mozione in discussione - è il più grande atto ostile agli italiani all'estero da quando esistono in Parlamento, ovvero da quando un'azione bipartisan diretta dal centrodestra, dal ministro Tremaglia (che si starà rivoltando nella tomba), ha consentito che si desse un rilievo istituzionale ad un fenomeno come quello migratorio italiano che non ha eguali nel mondo. Gli italiani sono emigrati per due secoli e continuano a farlo: ogni anno ne spariscono 150.000. Pensate ai vostri territori e immaginateli con 150.000 persone in meno il prossimo anno. L'emigrazione italiana è esplosa nuovamente. Il Governo si vanta di risorse dedicate agli italiani all'estero, come ha fatto oggi, per esempio: mi riferisco innanzitutto ai 300 e oltre contrattisti del Ministero degli affari esteri. Innanzitutto, questo è quanto previsto nella legge di bilancio approvata alla fine del 2018: i concorsi dovrebbero cominciare a novembre del 2019, ma vogliamo vedere se per la fine dell'anno ci saranno e quanti funzionari saranno distaccati nei consolati. A quel punto faremo il conto di quanto sono stati utili agli italiani all'estero. Con lo stesso criterio potete assumere 50 nuovi ambasciatori e dire che lo fate per gli italiani all'estero. Al momento sono solo parole. Dopodiché sia chiaro: quattro legislature. Non approvando questo Comitato, fareste come quei talebani che, siccome hanno il controllo del territorio per un certo periodo, fanno saltare tutti i monumenti e le opere d'arte realizzati da civiltà precedenti. Avete il controllo del Parlamento in questo momento? Benissimo; lo utilizzate per far fuori l'unica istituzione dedicata agli italiani all'estero. Complimenti. (Applausi dal Gruppo FI-BP e dei senatori Ferrari e Marcucci) . Siete andati da cinque milioni e mezzo di persone durante le elezioni. E voi, amici della Lega? Siamo andati insieme, cari amici della Lega; abbiamo fatto il programma insieme e abbiamo preso 170.000 voti. Non ho visto nel nostro programma l'abolizione del Comitato per gli italiani all'estero. Non ho visto nel nostro programma la riduzione dei rappresentanti della circoscrizione estero. Sono andato a controllare e non c'era questo punto neanche nel programma dei 5 Stelle, che pure è stato premiato della fiducia di 150.000 elettori. Avete chiesto e ottenuto la fiducia di 150.000 italiani residenti all'estero sulla base di un programma che non diceva che avreste abolito il Comitato per gli italiani all'estero. Non diceva che avreste ridotto la rappresentanza parlamentare addirittura a quattro senatori per 6 milioni di persone. Vi segnalo peraltro che gli italiani all'estero non sono quelle macchiette che continuate a dipingere, specie i media di questo Paese. Sulla questione della riforma costituzionale volta alla riduzione del numero dei parlamentari proporremo un'eccezione alla Corte costituzionale. Non aspetteremo che la Corte costituzionale invalidi la legge ex post , ma proporremo un ricorso. Il giudice Cartabia nell'ordinanza n. 17 del 2019 ha dato questa possibilità e noi intendiamo sfruttarla fino in fondo. Bloccheremo questo disegno di legge nefasto e non vi permetteremo, finché saremo qui, di vietare agli italiani all'estero l'esercizio dei propri diritti politici. Concludo raccomandandomi al fatto che siete tutti parlamentari della Repubblica, siete tutti senatori: questa è una decisione del Senato della Repubblica che produrrà enormi effetti al di fuori di quest'Aula, perché gli italiani all'estero ci vedono, ci sentono e ci seguono. È riunito in questo momento al Ministero degli esteri il Comitato di Presidenza del Consiglio generale degli italiani all'estero: anche quello è un organo democraticamente eletto di cui questo Paese deve andare fiero. Loro saranno i megafoni della decisione che state per prendere: quindi abbiate rispetto e considerazione per questa materia e per gli italiani residenti all'estero, perché non è solo per il fatto che adesso controllate questo Parlamento che potete rinnegare i loro diritti. (Applausi dai Gruppi FI-BP e PD) . FAZZOLARI (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. Pur nella vis polemica, prego chi interviene di rivolgersi alla Presidenza e non direttamente ai colleghi. FAZZOLARI (FdI) . Signor Presidente, il senatore Fantetti che mi ha preceduto ha detto praticamente tutto ciò che c'era da dire su questa materia e Fratelli d'Italia si associa pienamente alla sua dichiarazione. Vorrei solo aggiungere alcune puntualizzazioni: il Comitato per gli italiani all'estero non è un favore che facciamo ai nostri concittadini che risiedono all'estero, come fosse una categoria da proteggere, per cui dobbiamo decidere quanta attenzione dobbiamo rivolgere alle nostre comunità all'estero. Chi è vissuto all'estero e ha fatto una qualunque esperienza all'estero o chi ha un'attività commerciale che si relaziona con l'estero sa bene che la presenza delle comunità italiane all'estero sono una enorme ricchezza politica e commerciale per l'Italia. Tutte le Nazioni investono cifre ingenti per creare un tessuto di rapporti commerciali e politici d'interesse nei diversi Paesi del mondo, che creino l' humus necessario a intraprendere relazioni diplomatiche e commerciali e arricchirsi in relazioni e potenza a livello internazionale. L'Italia da sempre utilizza le proprie comunità all'estero come contatto diretto nei diversi Paesi del mondo. Un imprenditore che voglia investire in Argentina avrà un'enorme facilità, perché lì troverà associazioni di italiani, realtà consolidate, persone di origine o cittadinanza italiana che continuano ad avere un rapporto molto stretto con l'Italia e svolgono di fatto tutto quel lavoro che altri Paesi invece pagano a caro prezzo (che potremmo chiamare di facilitazione o lobby ). Immaginate banalmente quanto sia più facile aprire un'impresa in Sud America per un italiano rispetto a un pakistano: non ci vuole proprio un genio per capire che le nostre comunità all'estero sono per noi una ricchezza. La faccenda di aver riconosciuto il diritto di voto agli italiani all'estero certo è una battaglia che proviene dalla realtà politica alla quale appartengo - di Tremaglia in primis e del Movimento Sociale Italiano e di Alleanza Nazionale poi - e che è certamente di identità, di chi per la propria forma mentis sostiene che la Nazione italiana non sia limitata a chi ha la cittadinanza italiana, ma sia un concetto più ampio; c'è però anche un risvolto di utilità e di ritorno di ricchezza per l'Italia, che è quello che dicevo prima. Rinunciare al Comitato per le questioni degli italiani all'estero, come questo Governo sta facendo - perché, con la riduzione del numero degli italiani all'estero, ne abbiamo già visto una prima indicazione, come adesso, con la volontà di non confermare il Comitato - è una linea sbagliata per i nostri interessi nazionali, che dovrebbero rafforzare l'enorme particolarità dell'Italia, ossia le proprie comunità all'estero. Sempre chi ha avuto a che fare con i rapporti con l'estero sa, ad esempio, quanto ogni singola Nazione europea spenda per aprire scuole in giro per il mondo. Infatti, chi frequenta una determinata scuola - che sia francese, spagnola o tedesca - si ritroverà legato alla Nazione nella cui cultura si è formato negli anni della scuola, cosa che diventa una ricchezza a tempo indefinito per chi ha aperto quelle scuole. L'Italia cosa fa? Chiude le scuole all'estero e non investe in questo nemmeno i quattro soldi necessari a tenere stretti i rapporti con le proprie comunità all'estero. Concludo dicendo semplicemente che rinunciare ai rapporti con le nostre comunità all'estero è un atto grave che continua a indebolire l'Italia nei nostri confini e all'estero. Per questo motivo, Fratelli d'Italia voterà ovviamente a favore della mozione per la costituzione del Comitato per gli italiani all'estero. (Applausi dal Gruppo FdI e del senatore Fantetti). PETROCELLI (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PETROCELLI (M5S) . Signor Presidente, il mio intervento, che illustrerà le ragioni del no a questa mozione, presentata dal senatore Giacobbe e da altri senatori, s'incentra su due parole chiave, la prima delle quali è inesattezza e la seconda è autoreferenzialità. Cominciamo dalle inesattezze, perché ne sono state dette diverse in quest'Aula, a partire soprattutto da una: agli italiani residenti all'estero certo non interessa che qui al Senato si dia l'avvio a un Comitato, con l'istituzione di nuove poltrone. Agli italiani residenti all'estero interessa che funzionino i servizi per le nostre comunità. (Applausi dal Gruppo M5S) . L'altra inesattezza ripetuta più e più volte, non soltanto oggi, ma anche in Commissione affari esteri, emigrazione, riguarda la formazione del Comitato permanente sugli italiani nel mondo e la promozione del sistema Paese alla Camera dei deputati. Lì, come si può vedere aprendo il sito, non si tratta di un Comitato autonomo, ma si tratta di un sottocomitato della Commissione affari esteri della Camera, composto da 21 deputati tutti della Commissione affari esteri. Arrivo quindi all'altra questione che riguarda l'istituzione del Comitato. Signor Presidente, anch'io, come il senatore Giacobbe, ho fatto parte del Comitato per le questioni degli italiani all'estero nella scorsa legislatura. I lavori lì tenuti nel corso degli anni mi hanno palesato quanto il Comitato stesso fosse autoreferenziale, quanto si rivolgesse, sì, alle nostre comunità residenti all'estero, ma quanto non riportasse un feedback al Senato, così come potremo garantire invece con l'impegno di tutta la Commissione affari esteri, emigrazione con l'indagine conoscitiva, a cui facevano cenno i colleghi e che ricordava il senatore Pellegrini, che andrà avanti per l'intera legislatura e che potrà far esaminare a tutti i commissari della Commissione permanente competente, che - ricordo - è la Commissione affari esteri, emigrazione del Senato, tutte le questioni che riguardano le comunità degli italiani nel mondo, le loro esigenze, i loro problemi e le loro rivendicazioni. Ricordo che c'è una grande novità in questa legislatura, che vede coinvolte le Commissioni affari esteri di Camera e Senato. Se ci fosse il presidente Casini potremmo chiedere a lui, che era presidente della Commissione affari esteri, emigrazione nella scorsa legislatura, quante volte abbia partecipato in cinque anni di legislatura ai lavori dell'Assemblea permanente del Consiglio generale degli italiani all'estero: zero. (Applausi dal Gruppo M5S) . Dall'inizio di questa legislatura insieme naturalmente alla partecipazione dei senatori e dei deputati eletti all'estero, che non vedranno assolutamente intaccata la loro funzione, c'è una grande novità. Dall'inizio della legislatura, infatti, io, come Presidente della Commissione affari esteri, emigrazione del Senato, e la collega Marta Grande della Camera, presenziamo regolarmente ai lavori del Consiglio generale degli italiani all'estero. Lo facciamo con la consapevolezza che quando in quest'Assemblea si parla delle questioni delle nostre comunità, l'attenzione è ridotta. Vogliamo allora che l'attenzione per i lavori che la Commissione permanente affari esteri, emigrazione, riuscirà a fare, sia totale. Se chiediamo alle nostre comunità - uno - di essere i principali ambasciatori del sistema Paese nel mondo; due, di essere i promotori del made in Italy , soprattutto consumando italiano, dobbiamo garantire l'interesse di tutto il Senato della Repubblica e questo interesse lo possiamo suscitare se ad occuparsene sarà la Commissione affari esteri, emigrazione e non un Comitato autoreferenziale. (Applausi dal Gruppo M5S) . Alcuni colleghi hanno detto che non costituire il Comitato è un atto ostile. Ma quale atto ostile? Dicevano ancora che le nostre comunità all'estero meritano rispetto e quale miglior rispetto può essere quello che delle loro questioni si occupi una Commissione permanente. Quale? (Applausi dal Gruppo M5S) . Me lo dicano i colleghi. Altri colleghi, giustamente, dicevano che negli anni non si è riusciti a far capire quanto sia importante il ruolo di tutti gli italiani che sono emigrati nei Paesi stranieri. Evidentemente se nelle scorse legislature ad occuparsene è stato il Comitato, vuol dire che non si è stati in grado si farlo capire. Ci proviamo con un altro percorso. (Applausi dal Gruppo M5S) . Un percorso di cambiamento destinato a far crescere la visibilità di tutte le comunità del nostro Paese che vivono all'estero e soprattutto della consapevolezza di tutti i senatori, perché non vi sia un momento in cui un singolo organismo, composto soltanto da dieci senatori, possa occuparsi delle questioni rilevantissime che riguardano le nostre comunità. Voglio citarvi alcuni dati. Quanti in quest'Aula con il lavoro svolto dal Comitato in quattro legislature conoscono alcuni dati che riguardano i nostri concittadini all'estero. Cari colleghi, nell'ultimo anno i cittadini italiani sono partiti soprattutto da quattro province per andare a vivere all'estero e non si tratta delle solite province dell'emigrazione, ovvero le province del Sud Italia, ma sono, in ordine decrescente per numeri, Milano, Roma, Genova, Torino e Napoli. Le Regioni più coinvolte dai nuovi fenomeni migratori nell'arco del 2018, ancora una volta, non sono le solite Regioni del Sud o del Centro-Sud. La prima Regione di partenza è la Lombardia, con 22.000 persone andate via nel 2018, seguita dall'Emilia-Romagna, con quasi 13.000 e dal Veneto, con 11.000 persone, poi arriva la Sicilia, tradizionale luogo di emigrazione, con 10.500 e la Puglia con 9.000 persone. Cari colleghi, vogliamo lasciare all'attenzione di un semplice Comitato tali questioni? Francamente, a nome del mio Gruppo, dico di no: se ne deve occupare una Commissione permanente. (Applausi dal Gruppo M5S) . Se ne occuperà dunque la Commissione affari esteri, emigrazione, con un'indagine conoscitiva che coinvolgerà tutti gli attori istituzionali, a partire dal Consiglio generale degli italiani all'estero, fino ad arrivare ai Comites, alle ambasciate, ai consolati e tutte le associazioni, di categoria e non, che assistono i nostri giovani che vanno all'estero. Ciò sarà fatto a partire proprio dalle realtà problematiche, citate devo dire però un po' a proposito dalla senatrice Bonino, visto che stiamo parlando dell'istituzione del Comitato. Ce ne occuperemo, dunque, perché si tratta di un tema centrale, così come ci occuperemo delle aree di crisi, in cui vivono le nostre comunità, a partire proprio dal Regno Unito, per la vicenda della Brexit, fino ad arrivare al Venezuela, tema trattato in numerosissime sedute. Ricordo a tal proposito che la Commissione di cui mi onoro di far parte è stata l'unica Commissione e l'unico organo istituzionale nel Paese che nello stesso momento ha sentito la parte del Governo venezuelano e la parte dell'opposizione, che fa riferimento a Guaidò. (Applausi dal Gruppo M5S) . Questi sono gli strumenti innovativi di cui ci dobbiamo dotare e questa è la realtà e il modo nel quale la maggioranza al Senato intende procedere. Quindi, bando davvero alle inesattezze, alle ipocrisie e agli organismi autoreferenziali. I cittadini italiani residenti all'estero meritano di più. Essi meritano l'attenzione di tutta l'Assemblea, che la può dimostrare non istituendo un Comitato, ovvero una figura davvero molto autoreferenziale: lo dico avendolo vissuto dall'interno nella scorsa legislatura. Voglio ricordare al senatore Giacobbe, secondo cui non basta l'indagine conoscitiva che è già stata approvata dalla Commissione affari esteri, emigrazione, di cui fa parte e di cui sarà nominato relatore di minoranza, che se quell'indagine non basta, molto probabilmente dovrebbe rifiutare l'indicazione di essere relatore di minoranza. PRESIDENTE. La invito a rivolgersi alla Presidenza. PETROCELLI (M5S) . Il voto del MoVimento 5 Stelle sulla mozione in esame sarà dunque contrario. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az). PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della mozione n. 24, presentata dal senatore Giacobbe e da altri senatori. (Segue la votazione). Il Senato non approva. (v. Allegato B). MALPEZZI (PD) . Lega pigliatutto! Complimenti ai 5 Stelle! Discussione delle mozioni nn. 31 e 89 sulla coltivazione e commercializzazione della canapa PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca la discussione delle mozioni 1-00031 , presentata dal senatore Mallegni e da altri senatori, e 1-00089 , presentata dalla senatrice Boldrini e da altri senatori, sulla coltivazione e commercializzazione della canapa. Ha facoltà di parlare il senatore Mallegni per illustrare la mozione n. 31. MALLEGNI (FI-BP) . Signor Presidente, mi consenta una prima battuta: la mozione è stata presentata nel luglio del 2018 e mi pareva, francamente, un "argomentino" piuttosto importante, anche perché francamente eravamo in attesa di un decreto ministeriale che sarebbe dovuto intervenire sei mesi dopo l'approvazione della legge. Non è responsabilità di questo Governo; o meglio, a luglio non era responsabilità di questo Governo la mancata emanazione del decreto ministeriale, ma ovviamente oggi, dopo dieci mesi di attività di governo, la responsabilità questo Esecutivo la condivide con il precedente. Mi riferisco alla legge n. 242 del 2 dicembre 2016, pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 30 dicembre. Entro il giugno 2017 avrebbe dovuto essere emanato un decreto ministeriale volto a stabilire la famosa percentuale di principio attivo consentita all'interno degli alimenti, delle bevande che contenevano la cannabis . Non mi vorrei concentrare troppo sulla percentuale di tutto questo, ma vorrei che ci si concentrasse sugli effetti che dal 30 dicembre 2016 ad oggi sono scaturiti rispetto all'utilizzo, autorizzato per legge, di questa droga. (Brusio. Richiami del Presidente). Signor Presidente, alla fine chiederemo a tutti i colleghi la disponibilità a fare l'analisi del capello, come andava di moda qualche anno fa, così vedremo come mai il brusio è così forte. (Applausi dal Gruppo FI-BP). PRESIDENTE. Mi sembra una ritorsione eccessiva. Senatore, prosegua nella illustrazione. MALLEGNI (FI-BP) . Il mio capello, anche se corto, è a disposizione. Dicevo che il problema non sta tanto nel decreto ministeriale, che comunque era necessario e importante, ma nella norma, nella famosa legge n. 242 del 2016, rispetto alla quale ci si chiede da chi sia stata approvata. Dal Parlamento? Da quest'Assemblea del Senato? No, l'ha approvata in sede deliberante una Commissione in cui gran parte dei componenti era assente. A quella seduta di Commissione in cui è stata approvata la legge in sede deliberante, Forza Italia non ha partecipato, perché non condivideva il principio, le finalità né gli obiettivi di quella norma; in compenso hanno partecipato i Gruppi Partito Democratico, ovviamente ispiratore della norma, MoVimento 5 Stelle, Nuovo Centrodestra e il Gruppo per le Autonomie e da soli, 14 o 15 persone su 315, hanno approvato una norma che si è insinuata nelle strade, nelle piazze, nelle famiglie, nelle imprese, nella vita quotidiana di tutti i giorni. Questo è il tema. Se facciamo finta che nulla sia accaduto, la cosa è ancora più grave: territorio, giovani, cultura della legalità, luoghi oscuri, impossibilità e incapacità da parte delle Forze dell'ordine di fermare un' escalation assurda, perché non esistono droghe leggere e droghe pesanti; esistono le droghe e questo è un altro concetto caro a tutti noi. Esistono le droghe e basta. Dovete sapere che nel 2017, quindi l'anno in cui il provvedimento è stato efficace, c'è stato l'11,5 per cento in più di sanzioni elevate dalle Forze dell'ordine per l'utilizzo di sostanze stupefacenti. Dovete sapere che gli incidenti stradali con feriti e morti nell'anno 2017 sono stati 1690, con una percentuale significativa, paragonata alla percentuale dell'anno precedente, legata all'utilizzo di sostanze stupefacenti. Dovete sapere che negli Stati Uniti, all'interno degli Stati in cui c'è stata la legalizzazione della cosiddetta droga leggera, si è registrato un aumento del 6 per cento di mortalità dovuta ad incidenti stradali, e tutti legati all'utilizzo di stupefacenti. Ora, la questione è, appunto, questa. Quello che noi oggi vogliamo capire nel dibattito parlamentare (e io spero che emerga anche, alla fine, nel voto finale) è se coloro i quali non hanno partecipato a questo disastro legislativo e che oggi potrebbero avere i numeri per poter ribaltare il risultato hanno la voglia di farlo. C'è la voglia di farlo? Io spero anche in coloro i quali all'epoca l'hanno sostenuta perché, quando il Governo uscente, quindi precedente a questo, prima di andare via, attraverso la figura del segretario generale del Ministero della salute, chiese al Consiglio superiore di sanità un punto di vista, un parere, sulla commercializzazione e l'utilizzo della cosiddetta cannabis , anche in percentuale ridotta (la cosiddetta cannabis light ), il Consiglio superiore di sanità dette delle risposte lapidarie. Quindi, non Massimo Mallegni o Forza Italia, ma il Consiglio superiore di sanità ha affermato che per le caratteristiche farmacocinetiche e chimico-fisiche, tali sostanze possono penetrare e accumularsi in alcuni tessuti, tra cui cervello e grasso, ben oltre le concentrazioni plasmatiche misurabili; che tale consumo avviene al di fuori di ogni possibilità di monitoraggio e quindi gli effetti psicotropi che questi possono produrre, sia a breve che a lungo termine sono pericolosi; e, ancora ha affermato: «così da evitare che l'assunzione inconsapevolmente percepita come 'sicura' e 'priva di effetti collaterali' si traduca in un danno per se stessi o per altri». Insiste il Consiglio superiore di sanità ritenendo, relativamente alla questione dell'utilizzo delle cosiddette infiorescenze di cannabis che: «in forza del parere sopra espresso circa la loro pericolosità, qualunque ne sia il contenuto percentuale, pone certamente motivo di preoccupazione e raccomanda che siano attivate, nell'interesse della salute individuale pubblica, in applicazione del principio di precauzione, misure atte a non consentire la libera vendita dei suddetti prodotti». Ebbene, invece, cosa succede? Che ad ogni angolo di strada abbiamo quelli che, probabilmente, nel Nord Europa si chiamano coffee shop . Abbiamo luoghi in cui si vende la cannabis light in ogni bevanda, nei prodotti, nelle caramelle, nei dolcetti. Ma solo per chi ha figli e per i ragazzi vi è questo problema? No. Il problema si pone anche per le persone ultraquarantacinquenni, perché quello è un altro momento difficile nella vita, in particolare in una fase così problematica dal punto di vista socio-economico. Ci sono persone che dopo i quarantacinque o i cinquant'anni perdono il lavoro, e si ritrovano ad affrontare serie difficoltà economiche che talvolta non consentono alle famiglie di andare avanti. E qualcuno cosa fa? Affoga questi dispiaceri in una praticità di recupero di sostanze stupefacenti. Concludo, Presidente, chiedendo un impegno del Governo - e spero di tutti i colleghi che si ritengono contro la legalizzazione della droga - ad emanare urgentemente, a seguito di un parere espresso dal Consiglio superiore di sanità, un provvedimento per la sospensione immediata della commercializzazione di tutti i prodotti e della cosiddetta cannabis light ; ad attivarsi con urgenza prevedendo una regolamentazione più stringente delle modalità di coltivazione e commercializzazione della canapa; a valutare l'opportunità di destinare in altro modo le risorse economiche di cui al comma 1 - perché gli diamo anche 700.000 l'anno a questi per andare a fare drogare i nostri figlioli (Commenti del senatore Mantero) - e ad emanare urgentemente un decreto ministeriale, come prescritto dall'articolo 5 della citata legge, per definire i livelli massimi di residui di THC ammessi negli alimenti; a verificare se le condotte della addirittura nota come Cannabis business school siano conformi alle prescrizioni di legge. Insomma, in una parola: chi è a favore delle droghe voti contro; chi è contrario voti a favore della nostra mozione. (Applausi dai Gruppi FI-BP e FdI) . MANTERO (M5S) . Ignorante! PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare la senatrice Bini per illustrare la mozione n. 89. BINI (PD) . Signor Presidente, anzitutto una battuta: credo che il senatore Mallegni abbia sbagliato legge; probabilmente si è confuso e ne ha letta un'altra. La legge n. 242 del 12 febbraio 2016, recante disposizioni per la promozione della coltivazione e della filiera agroindustriale della canapa, prevede tra le proprie finalità il sostegno e la promozione della coltivazione e della filiera della canapa quale coltura in grado di contribuire alla riduzione dell'impatto ambientale in agricoltura, alla riduzione del consumo dei suoli e della desertificazione e alla perdita di biodiversità, nonché come coltura da impiegare quale possibile sostituto di colture eccedentarie e come coltura da rotazione. La legge sostiene e promuove la coltivazione, la trasformazione e lo sviluppo delle filiere finalizzate alla produzione di prodotti tessili, di semilavorati da impiegare nella bioedilizia, nella componentistica, di prodotti alimentari (principalmente semi, oli e farina). Se l'utilizzo della canapa quale prodotto tessile appare piuttosto problematico per gli alti costi, altri settori risultano particolarmente interessanti per le prospettive di realizzazione di margini economici rilevanti, che permetterebbero all'agricoltore di ottenere prezzi superiori per la materia prima rispetto a quelli attualmente riconosciuti ad altre produzioni. La legge non prevede, tuttavia, l'istituzione del tavolo di filiera che, come avviene per altre colture, ha il compito di definire le attività da intraprendere per il sostegno del settore, a partire da un'analisi del comparto che ne metta in luce le potenzialità e i punti di debolezza, individuando le linee di ricerca che risulta più urgente perseguire, favorendo lo scambio di informazioni di natura tecnica e scientifica, indirizzando al contempo l'utilizzo delle risorse a disposizione. Il sostegno al settore della canapicoltura e alla strutturazione delle filiere si sostanzia nella norma finanziaria prevista dall'articolo 6 della legge, secondo la quale il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, compatibilmente con la normativa europea in materia di aiuti di Stato, destina annualmente una quota delle risorse disponibili a valere sui piani nazionali di settore di propria competenza, nel limite massimo di 700.000 euro, per favorire il miglioramento delle condizioni di produzione e trasformazione nel settore della canapa e una quota delle risorse iscritte annualmente nello stato di previsione del Ministero delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo, sulla base dell'autorizzazione di spesa di cui alla legge n. 499 del 1999, può essere destinata, con decreto del Ministro dell'agricoltura, al finanziamento di progetti di ricerca e sviluppo per la produzione e i processi di prima trasformazione della canapa, finalizzati prioritariamente alla ricostituzione del patrimonio genetico e all'individuazione di corretti processi di meccanizzazione. Considerato che attualmente, in Italia, i negozi grow shop dedicati alla vendita della canapa con bassi livelli di THC e prodotti derivati sono più di 400 e ricordando che l'articolo 18 -quater del decreto-legge n. 148 del 2017, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 dicembre 2017, n. 172, ha disciplinato la produzione e la trasformazione di cannabis per uso medico, prevedendo che la canapa a uso terapeutico può essere prodotta solo ed esclusivamente dallo stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze che provvede allo sviluppo di nuove preparazioni vegetali a base di cannabis per la successiva distribuzione alle farmacie, che le dispensano dietro ricetta medica non ripetibile, la rimborsabilità è a carico del Servizio sanitario nazionale ed è subordinata alle indicazioni delle singole Regioni. Questa importante disposizione è stata introdotta con il determinante contributo di numerosi Gruppi politici di maggioranza e opposizione nella XVII legislatura, al fine di consentire alle persone malate di questo Paese il diritto all'uso terapeutico della cannabis . Considerato, infine, che è compito di un Paese civile dare risposta ai problemi con la certezza della scienza e senza i falsi timori derivanti da pregiudizi senza alcun fondamento scientifico (come, purtroppo, a volte è avvenuto in quest'Aula), abbiamo presentato la mozione in esame, che impegna il Governo su quattro punti ben precisi. In primo luogo, impegna il Governo ad assumere le iniziative necessarie al fine di provvedere alla riorganizzazione organica della materia relativa alla filiera agroindustriale della canapa per garantire a tutti gli operatori del settore una normativa certa cui attenersi, nonché ad adottare le iniziative necessarie a confutare falsi timori in materia, derivanti da pregiudizi senza alcun fondamento scientifico. In secondo luogo, la mozione impegna il Governo a definire, con decreto del Ministero della salute, i livelli massimi di residui di THC ammessi negli alimenti, così come previsto dall'articolo 5 della legge 2 dicembre 2016, n. 242, ponendo così fine ai margini di incertezza per un compiuto inquadramento della tematica. In terzo luogo, la mozione impegna il Governo ad adottare ogni iniziativa utile alla costituzione ufficiale del tavolo di filiera, al fine di favorire il reale sviluppo di intese per quanto riguarda le produzioni sia alimentari, che tessili, che impiegate nel settore della bioingegneria. In quarto e ultimo luogo, la mozione impegna l'Esecutivo ad adottare ogni iniziativa finalizzata all'assegnazione delle risorse individuate dalla citata legge n. 242 per le finalità dalla stessa indicate. (Applausi dal Gruppo PD) . Saluto ad una rappresentanza di studenti PRESIDENTE . A nome dell'Assemblea, saluto gli studenti e i docenti dell'Istituto statale di istruzione superiore «Fermi-Mattei» di Isernia, presenti in tribuna. (Applausi) . Ripresa della discussione delle mozioni nn. 31 e 89 PRESIDENTE . Dichiaro aperta la discussione. È iscritto a parlare il senatore Gasparri. Ne ha facoltà. GASPARRI (FI-BP) . Signor Presidente, insieme a tutto il Gruppo e al nostro Capogruppo, desidero anzitutto ringraziare il senatore Mallegni per aver presentato la mozione n. 31, che consente di riportare in quest'Aula i temi delle tossicodipendenze e non solo la questione della canapa, che è complessa. Ci sono aspetti che riguardano le produzioni agricole e le filiere, di cui si parla nella mozione in oggetto e anche in altre. Tuttavia, intorno a questo tema c'è minimalismo, perché con la scusa che, come per tutte le realtà, la cannabis può servire sotto il profilo industriale, medico, dell'abbigliamento e per moltissime altre finalità, si finisce poi per ignorare un uso scorretto delle risorse e l'esistenza di un'ambiguità. Ho chiesto di intervenire per fare una riflessione sul tema del contrasto alle tossicodipendenze, che è ovviamente connesso alla mozione in esame, che contiene una serie di proposte. Qualche mese fa il Consiglio superiore di sanità, che poi è stato smobilitato, aveva rilevato la pericolosità anche della cosiddetta cannabis light . Colleghi, qui si parte - a volte - da aspetti agricoli e produttivi, si parla dell'uso terapeutico di alcune sostanze e si finisce - poi - per minimizzarne i pericoli o incoraggiarne un uso cosiddetto ludico. Anche l'uso della cannabis light può avere delle conseguenze negative e oggi il proliferare di negozi e negozietti è quasi un'azione di propaganda e promozione della legalizzazione. Vi siete chiesti come mai, negli ultimi anni, questi centri pullulano ovunque? Si potrà dire che in questi casi ci si muove al di sotto di una certa soglia di principio attivo. Tuttavia, se il Consiglio superiore di sanità, poi smantellato (non so se anche perché aveva espresso una sua libera opinione), aveva segnalato dei pericoli, io inviterei a non sottovalutarli. Inoltre, vorrei dire a rappresentanti del Governo che ho letto alcune interessanti interviste al ministro per la famiglia e le disabilità, Fontana, che ha anche una delega nella materia del contrasto alle dipendenze. Non sottovaluto altre forme di dipendenza: l'alcol, ad esempio, ma oggi anche la ludopatia è un fenomeno che ha avuto dimensioni sociali preoccupanti. Ma rimanendo sul tema delle dipendenze da sostanze stupefacenti, vorrei invitare il Governo a non limitarsi a un'intervista periodica o alla proposta di legge. Giustissimo: lo spacciatore va punito. Anch'io ho letto con raccapriccio le notizie che sono giunte da Porto Recanati, giorni fa, di una persona straniera - ma lasciamo perdere se straniera o italiana, perché poteva succedere a persone di qualsiasi nazionalità - che, andando contromano con l'automobile, ha ucciso due giovani genitori che lasciano due bambini. E poi si scopre che questa persona era stata arrestata, poi evidentemente liberata, con il possesso di 225 chili di hashish ... (Brusio). PRESIDENTE. Mi perdoni un istante, presidente Gasparri. Nell'ordine, mi rivolgo ai banchi di Forza Italia e ai banchi della Lega. Siamo in discussione. Per cortesia, se volete parlare tra voi, potete farlo altrove, ma consentite a chi sta intervenendo di farlo tranquillamente e a chi vuole ascoltare di poterlo fare. Continui pure, presidente Gasparri. GASPARRI (FI-BP) . Grazie, Presidente. Dicevo, questa vicenda di cronaca ci ha riproposto il tema dello spaccio della droga, degli incidenti e quant'altro. Quando si dice «chi è che muore a causa di droghe leggere?», si dovrebbe anche guardare alle morti indirette, che vengono causate sulle strade italiane, dall'alcol e dalla droga (mica solo dalle droghe). (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Difatti, sono state fatte leggi sull'omicidio stradale e sono state inasprite le norme. Ma quella vicenda, di qualche giorno fa, mi fa pensare all'impunità che hanno i grandi spacciatori, che poi diventano, sulle strade, killer di famiglie: c'è una connessione. Ho visto che giorni fa, ad esempio, il congresso di Magistratura democratica si è esibito su tante leggi e su tanti argomenti: non piace la legittima difesa ed altro, ma non ho sentito nessuno fare un'autocritica per qualche scarcerazione troppo precoce. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Vorrei che Nello Rossi e quelli di Magistratura democratica ogni tanto vi riflettessero e anche noi. L'occasione della mozione è quella di una riflessione, non solo sul versante repressivo, colleghi, per cui qualcuno ha detto giorni fa: facciamo la legge più severa per gli spacciatori. Noi lo sottoscriviamo, però oggi c'è un problema di incertezza, perché alcune norme sono state cassate. Ad esempio, c'era la dose media giornaliera, che era quella al di sopra della quale una persona si poteva considerare spacciatore e non consumatore, laddove il consumatore va recuperato alla vita civile, non è che deve essere sbattuto in carcere, mentre lo spacciatore deve avere un altro destino. Queste considerazioni sulla canapa, sulla cannabis , sulla cannabis light , sui negozi, ci consentono di riprendere una riflessione che il Governo deve fare. Non si tiene da più di dieci anni la Conferenza nazionale sulle tossicodipendenze. (Applausi della senatrice Rizzotti). Il Dipartimento per le dipendenze, che aveva avuto stagioni importanti con Governi di centrodestra, è inerte e inattivo. Quindi, come vedete, noi riproponiamo una politica di prevenzione, di informazione corretta sulle sostanze e sui loro pericoli, anche della cannabis light , anche dei negozietti. Invece c'è una grande sottovalutazione. Giorni fa anche il ministro Salvini, illustrando la proposta di inasprimento delle sanzioni, ha detto: «però non voglio andarne a parlare nelle scuole». Invece, è nelle scuole che dobbiamo parlare dei pericoli delle droghe, in maniera educativa e non repressiva, in modo da informare le persone. Questa mozione quindi ripropone una serie di questioni. Poi gli effetti terapeutici li conosciamo: anche la morfina lenisce i dolori e viene somministrata con determinate modalità in fasi di sofferenza e non è che se la morfina lenisce il dolore in patologie gravi, poi la si somministra per aspetti ludici. Anche altre sostanze, se possono avere un'utilità, vanno prodotte e gestite in un circuito molto preciso. Anche l'Istituto farmaceutico militare, che sta a Firenze, si occupa della produzione di cannabis ai fini terapeutici, in una situazione di controllo (ammesso che poi siano utili, ma di farmaci ce ne sono tanti). Noi temiamo coloro che, non sapendo nulla di medicina, parlano degli effetti positivi terapeutici della cannabis perché puntano e legalizzarla e a farla consumare in maniera irresponsabile soprattutto dai nostri minorenni. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Voglio cogliere l'occasione per ricordare che anche le battaglie sulla legalizzazione non servono a nulla. Si dice che così si sconfigge il crimine: colleghi, per la criminalità, i proventi delle cosiddette droghe leggere rappresentano una quota minimale dei loro profitti. I soldi li fanno con l'eroina, con la cocaina, con le droghe chimiche. Anche se si legalizzassero le cosiddette droghe leggere - termine che io non accetto - andremmo a scalfire una piccola percentuale e siccome di quella piccola percentuale tre quarti dei consumatori - ahimè - sono minorenni, ai quali non si potrebbe somministrare la droga legale (in teoria, nemmeno le sigarette potrebbero comprare dal tabaccaio senza dimostrare di essere maggiorenni), noi non scalfiremmo in alcun modo i proventi della criminalità, come ha spiegato Gratteri, un importante procuratore della Repubblica, che ha combattuto e combatte il narcotraffico. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . La mozione ci consente di ridiscutere di tutte queste cose. Ovviamente condivido le parti dispositive della mozione, che parlano del decreto ministeriale per definire i livelli massimi di residui di THC (tetraidrocannabinolo), per evitare una cultura minimalista del negozio della porta accanto. Se quella light la vendono sotto casa, non farà poi tanto male: questo è il messaggio che passa. Poi che sia light o meno light , che il principio attivo sia in una certa quantità (anche il Consiglio superiore della sanità, come ho ricordato, è intervenuto criticamente su quella light ), si rischia comunque di avere una assuefazione. Dico anche al Governo di occuparsi della Conferenza nazionale, del dipartimento messo in sonno e anche di un'informazione corretta sui pericoli delle droghe e sostenere le comunità terapeutiche, perché noi che siamo contro la legalizzazione delle droghe siamo, non a caso, i più grandi sostenitori di chi recupera i tossicodipendenti, ai quali non va data droga legale ( cannabis light o non so che cosa) ma va data un'alternativa di vita, senza andare in carcere. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Se poi oggi quelle comunità, laiche o religiose, di varia natura e tipo, sono state contrastate, è inutile lamentarsi che non c'è chi tende una mano, perché nei SERT, con tutto il rispetto per gli operatori pubblici, danno un po' di metadone, non danno un aiuto. Questa mozione, che introduce alcune considerazioni giuste sul THC, sull'uso e sull'abuso della canapa, sul tema della cannabis light , su negozi e negozietti, credo che sia un'occasione per invitare il Governo (le mozioni sono anche atti d'indirizzo) a riprendere una forte iniziativa. Vanno bene gli annunci di una proposta di legge e le interviste periodiche, ma serve una politica tutti i giorni contro le dipendenze, per dare messaggi corretti, per educare le persone. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Diversamente, stiamo qui a parlare di educazione alimentare, di cultura vegana, e poi dell'autodistruzione delle persone attraverso le droghe non ce ne si occupa. Ben venga quindi la nostra mozione, con le sue proposte concrete, ma soprattutto come momento di riflessione del Parlamento per combattere le droghe, tutte le droghe, con la solidarietà, con la vita, con l'educazione. Lo spaccio va represso, ma la dipendenza va contrastata con valori e un'educazione sana. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Lanzi. Ne ha facoltà. LANZI (M5S) . Signor Presidente, membri del Governo, colleghe e colleghi, già oggi la normativa vigente prevede regole molto stringenti per quello che riguarda l'utilizzo della canapa e la sua commercializzazione. Il commercio delle infiorescenze (e in genere dei prodotti derivanti dalla canapa) deve ritenersi consentito se il contenuto di THC non supera il limite dello 0,6 per cento, fissato dall'articolo 4 della legge n. 242 del 2016 in riferimento alla coltivazione della canapa. Ad oggi, superato tale limite, il prodotto è soggetto alla disciplina dettata dal decreto del Presidente della Repubblica n. 309 del 1990 e, avendo natura di sostanza stupefacente, non può essere commercializzato. In particolare la III sezione penale della Cassazione lo scorso 6 dicembre 2018 ha confermato che la legge n. 242 del 2016 consente la commercializzazione dei prodotti della coltivazione della canapa ma a tre condizioni. La prima è che deve trattarsi di una delle varietà ammesse iscritte nel Catalogo europeo delle varietà delle specie di piante agricole, che si caratterizzano per il basso dosaggio di THC. La seconda condizione è che la percentuale di THC presente nella canapa non deve essere superiore allo 0,2 per cento. La terza è che la coltivazione deve essere finalizzata alla realizzazione di una serie di prodotti espressamente e tassativamente indicati nella stessa legge. Va detto che, allo stato attuale, la cannabis light (intesa come infiorescenze) e i prodotti da essa derivati non dispongono di una norma specifica che obblighi le infiorescenze e i prodotti derivati a rispettare criteri di sicurezza e qualità se consumati ad uso umano. Pur rispettando il limite dello 0,2 per cento (o 0,6 per cento) di THC, infatti, questi prodotti non godono di una normativa ad hoc per la realizzazione di prodotti destinati al consumo umano, né rientrano nella categoria degli integratori o degli alimenti, la cui liceità o meno non è chiara ed è lasciata ad interpretazioni personali e restrittive. Ecco perché questi prodotti ricorrono all' escamotage dell'uso tecnico o collezionistico per giustificarne la vendita, indipendentemente dal contenuto in metalli pesanti, pesticidi, aflatossine, muffe e batteri, anche se di fatto il consumatore a casa è libero di fumarla, vaporizzarla, utilizzarla come ingrediente alimentare o per preparare estratti. Rischi concreti per la salute ci sono. E gli estratti da infiorescenza, è indubbio, consentono di ottenere prodotti finali che, da uno 0,6 per cento di partenza nel fiore, possono arrivare a contenere il 2, il 3, il 4 e fino al 5 per cento di THC nell'estratto finito, a seconda della quantità di infiorescenza e del metodo di estrazione utilizzato. Qui però evidenzio e voglio porre l'attenzione sul fatto che non viene centrato il cuore del problema, cioè la possibilità dell'uso terapeutico della cannabis . Purtroppo, nel sapere comune, si tende ad unificare delle realtà che niente hanno a che vedere l'una con l'altra. La cannabis terapeutica o medica - settore che andrebbe incentivato - nulla ha a che vedere con la canapa della legge n. 242 del 2016, per diversità di genetica, di tecniche di coltivazione, di contenuto in THC e CBD e per gli stessi controlli obbligatori di un farmaco industriale. In Italia, la cannabis medica è stata autorizzata come sostanza da utilizzare nelle preparazioni galeniche eseguite in farmacia dal 2013; in seguito, nel 2015, ne è stata normata la produzione, la vendita e la distribuzione. La quantità massima delle infiorescenze di cannabis medica che può circolare in un anno sul suolo italiano (cioè la somma di quella importata dall'estero e di quella prodotta in Italia) è decisa l'anno precedente dal Ministero della salute, su indicazione dell'Ufficio centrale stupefacenti (UCS). Sebbene il mercato permetta di averne a disposizione molta di più, si assiste a una cronica carenza di cannabis terapeutica. Le quantità disponibili annualmente sono inferiori anche alle sole richieste delle prescrizioni mediche. Nel tentativo di arginare il problema, nel novembre 2017 il Ministero della salute, insieme a quello della difesa, hanno avviato un bando per l'importazione di ulteriore cannabis medica, che ad oggi si è comunque dimostrato insufficiente. Vi è un pregiudizio culturale, dovuto in massima parte a disinformazione, che si concretizza con attività che danneggiano ulteriormente chi, in maniera professionale, si adopera per fornire ai pazienti queste tipologie di medicinali: le principali farmacie italiane che preparano cannabis terapeutica ai pazienti sono da anni soggette a controlli eccezionali da parte di AUSL, NAS e AIFA. La facoltà del Ministero della salute di effettuare rigorosi controlli non può essere messa in discussione, anche se in passato tutto ciò si è tradotto in rallentamenti nelle forniture e in pendolarismo dei pazienti alla ricerca della farmacia con il prodotto disponibile, ma anche nella rinuncia di nuove farmacie alla preparazione delle terapie a base di cannabis . Anche l'Organizzazione mondiale della sanità ha rilasciato uno statement in cui raccomanda la riclassificazione della cannabis come farmaco, indicando di escludere dalle droghe i prodotti che contengono THC in misura inferiore allo 0,2 per cento, ritenendoli non stupefacenti. Concludo con l'auspicio che anche l'Italia, proprio per rispondere alle esigenze di quei pazienti con patologie molto dolorose, sblocchi definitivamente il problema dell'approvvigionamento della cannabis terapeutica, lasciandola esclusivamente alla prescrizione del medico e alla preparazione del farmacista. (Applausi dal Gruppo M5S) . PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo, al quale chiedo di esprimere il parere sulle mozioni presentate. BARTOLAZZI, sottosegretario di Stato per la salute . Signor Presidente, stimati senatori, le mozioni poste oggi in discussione hanno sollecitato un dibattito su un tema particolarmente complesso. È doveroso premettere che esse non consentono l'assunzione di impegni definitivi da parte del Governo, in assenza dei necessari approfondimenti sia di natura giuridica che scientifica, i quali non a caso, per quanto siano stati avviati già sul finire della scorsa legislatura, non sono tuttora pervenuti a una univoca conclusione. Bisogna dire effettivamente che esiste una certa difformità giuridica, facilmente verificabile dalle sentenze attualmente disponibili, così come esiste anche una carenza di dati scientifici. Ho sentito dagli illustri senatori diversi spunti positivi in proposito, anche altamente condivisibili. Mi si consenta, però, di fare una piccola precisazione, soprattutto rispetto a quanto esposto dal senatore Gasparri. Al di là di alcune affermazioni, che possono essere in parte condivisibili, mi è sembrato di percepire una sorta di messaggio un po' distorto che riguarda, per esempio, il giudizio del precedente Consiglio superiore di sanità che, a detta dello stesso, forse sarebbe stato dismesso appunto per il parere sulla canapa. Questa è una cosa che mi lascia un po' perplesso, perché equivale a dire che il gruppo di scienziati arruolati oggi nel Consiglio superiore di sanità sono verosimilmente tutti proni all'uso della cannabis. Tranquillizzo quindi il senatore Gasparri che mi occuperò personalmente di far fare l'analisi del capello a tutti i componenti del Consiglio superiore di sanità, qualora fosse necessario. In ogni caso, in ragione dell'alta considerazione che il Governo assegna agli impegni assunti in questa sede, dico subito che la complessità della disciplina introdotta con la legge n. 242 del 2016 - sulla cui applicazione faccio notare che non è stata raggiunta nemmeno unanime condivisione a livello giurisprudenziale - e la presenza, inoltre, di numerosi e rilevanti profili che coinvolgono una pluralità di amministrazioni, sono tutte circostanze che non consentono di esprimere un avviso definitivo, che rischierebbe solo di semplificare e banalizzare la molteplicità di aspetti, che, ripeto, sono sia di natura giuridica che scientifica. È stato giustamente ricordato che il problema della cannabis coinvolge direttamente diversi Ministeri, visto che può essere allestita la vendita di prodotti alimentari e dolciumi, com'è stato correttamente detto, o di prodotti che possono essere utilizzati come fumo, per cui rientrerebbero nella legislazione riguardante il tabacco. Non ultima, la problematica della cannabis ad uso terapeutico, che non è stata menzionata in queste mozioni, ma che sicuramente è un altro aspetto importante da trattare, per cui il tema è estremamente complesso. Dalle attività condotte dal Ministero della salute emerge dunque, innanzitutto, che i possibili rischi per la salute risiedono in un abuso nell'elusione della disciplina vigente e, pertanto, in un profilo patologico delle condotte concretamente messe in pratica, per quanto esse invochino un'asserita aderenza alla legislazione vigente. Faccio presente, peraltro, che nell'esercizio delle proprie competenze il Ministero dell'interno ha provveduto in più occasioni - da ultimo con circolare del 15 gennaio 2019 - a dare indicazioni operative alle Forze dell'ordine e alle Forze di polizia che, pur tenendo conto del complesso quadro della materia, hanno fornito un indirizzo nelle attività di controllo e contrasto alle condotte non conformi alla legge. Tutto ciò premesso, nel ribadire che la valutazione del Governo non può che essere negativa sul complesso delle mozioni presentate, a riprova della serietà dell'attività che si intende svolgere nella materia oggetto di discussione, si ritiene di poter accogliere taluni impegni, come di seguito specificati. PRESIDENTE. C'è quindi una proposta di riformulazione, signor Sottosegretario? BARTOLAZZI , sottosegretario di Stato per la salute . Per la mozione n. 31, a prima firma del senatore Mallegni, il Governo esprime parere contrario agli impegni 1) e 5). Sull'impegno 2) il parere è favorevole, a condizione che venga così riformulato: «a valutare l'opportunità, in esito ai necessari approfondimenti, sia di natura giuridica che scientifica, peraltro già in atto, di prevedere una nuova regolamentazione delle modalità di coltivazione e commercializzazione della canapa». Sull'impegno 3) il parere è favorevole a condizione che venga così riformulato: «a valutare l'opportunità di destinare le risorse economiche di cui al comma 1 dell'articolo 6 della legge n. 242 del 2016 anche per altre finalità, tra cui la ricerca». Sull'impegno 4) il parere è favorevole. Per quanto riguarda la mozione n. 89, a prima firma della senatrice Boldrini, sull'impegno 1) esprimo parere favorevole a condizione che sia riformulato, come l'impegno 2) della mozione a prima firma Mallegni, come segue: «a valutare l'opportunità, in esito ai necessari approfondimenti sia di natura giuridica che scientifica, peraltro già in atto, di prevedere una nuova regolamentazione delle modalità di coltivazione e commercializzazione della canapa». Sull'impegno 2) esprimo parere favorevole. Sull'impegno 3) esprimo parere contrario. Sull'impegno 4) esprimo parere favorevole a condizione che venga così riformulato: «a valutare l'opportunità di destinare le risorse economiche, di cui al comma 1 dell'articolo 6 della legge n. 242 del 2016, anche per altre finalità, tra cui la ricerca». PRESIDENTE . Chiedo ai proponenti se accettino le proposte di riformulazione avanzate dal Governo, a cominciare dal senatore Mallegni. MALLEGNI (FI-BP) . Signor Presidente, le chiediamo un minuto di tempo, anche per parlarne con il nostro Capogruppo. PRESIDENTE . Le concedo un paio di minuti per prendere contezza della proposta di riformulazione. Chiedo alla senatrice Boldrini se accetti la proposta di riformulazione avanzata dal Governo sulla mozione n. 89, a sua prima firma. BOLDRINI (PD) . Signor Presidente, ringrazio innanzitutto per la discussione franca che c'è stata e anche per l'impegno che il Governo sta prendendo sulla nostra mozione. Mi spiace che non si vogliano adottare iniziative per costituire il tavolo di filiera, perché il suo scopo era proprio quello di regolamentare ancora meglio il settore, perché non era previsto nella legge n. 242 per quanto riguarda le produzioni alimentari. Per confutare quanto è stato detto, se ci fosse un tavolo di filiera che riguarda anche le produzioni alimentari, oltre quelle tessili e quelle impiegate nel settore della bioingegneria, si potrebbero fare in quella sede valutazioni più appropriate. Mi dispiace per questo. Sugli altri punti e sul parere favorevole espresso sull'assegnazione dei fondi, anche qui viene a mancare un tavolo; va benissimo che siano destinati dei fondi alla ricerca, ma forse devono essere incrementati. Sono quindi parzialmente soddisfatta, ma rispetto l'impianto della nostra mozione e accetto la proposta di riformulazione. PRESIDENTE . La Presidenza ne prende atto. Chiedo al senatore Mallegni se abbia avuto di modo di formarsi un'opinione. MALLEGNI (FI-BP) . Signor Presidente, ringrazio il Governo per lo sforzo fatto, ma riteniamo che le proposte di riformulazione svuotino di significato il nostro punto di vista. Solo per cercare di argomentare e essere conseguentemente cortesi rispetto all'impegno che il Governo ha messo nella riformulazione, diciamo che rispetto al punto 2), dove si chiede di «valutare l'opportunità, in esito ai necessari approfondimenti sia di natura giuridica che scientifica, peraltro già in atto, di prevedere una nuova regolamentazione delle modalità di coltivazione e commercializzazione della canapa», noi avevamo scritto un'altra cosa. Qual è il nostro obiettivo? «Attivarsi con urgenza prevedendo una regolamentazione più stringente delle modalità di coltivazione e commercializzazione della canapa». La questione è oggi, non fra un certo periodo di tempo: perché questo è un metodo utilizzato ultimamente, per spostare la questione. Il punto 3), parla di «valutare l'opportunità di destinare le risorse economiche» e noi diciamo addirittura di destinarle «in altro modo», perché dal nostro punto di vista non vanno destinate diversamente, ma in altro modo, e non certamente a quanto prevede il comma 1 dell'articolo 6 della legge n. 242 del 2016. Sull'impegno al punto 4) il parere è favorevole e comprendo che il Governo si sia reso disponibile, cosa di cui lo ringrazio, ma direi che, stante anche la sua complessità, se ci fosse l'opportunità di votare per parti separate questi impegni, nell'interesse generale, ciò che potrebbe essere approvato potrebbe costituire un passo avanti, rispetto ad una situazione normativa carente perché mancante di un provvedimento significativo del Ministero, e potrebbe dare una mano a tutto il territorio. (Applausi dal Gruppo FI-BP). PRESIDENTE . Senatore Mallegni, l'opportunità c'è, a condizione che l'Assemblea concordi sul fatto di votare per parti separate. ROMEO (L-SP-PSd'Az) . No! PRESIDENTE. Colleghi, adesso votiamo se procedere a una votazione per parti separate oppure no, poi proseguiamo, anche perché le dichiarazioni di voto ovviamente non possono che essere conseguenti a seconda di come ci esprimiamo. Metto ai voti la proposta di votazione per parti separate della mozione n. 31, avanzata dal senatore Mallegni. Non è approvata. A questo punto, chiedo al senatore Mallegni se accetta la richiesta di riformulazione. MALLEGNI (FI-BP) . Sono fortemente dispiaciuto di non poter esprimere singolarmente il punto di vista, perché avrebbe potuto essere costruttivo; di conseguenza, non posso far altro che prendere atto di un diniego che ovviamente corrisponde ad un ulteriore diniego da parte nostra. PRESIDENTE . È stata invece accettata la riformulazione, compreso il punto su cui il Governo era contrario, della mozione n. 89, a prima firma Boldrini. Saluto ad una rappresentanza di studenti PRESIDENTE . Saluto a nome dell'Assemblea i rappresentanti della sezione giovanile dell'Associazione culturale Icaro di Civitavecchia, in provincia di Roma, che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi) . Ripresa della discussione delle mozioni nn. 31 e 89 PRESIDENTE . Passiamo alla votazione delle mozioni. IANNONE (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. IANNONE (FdI) . Signor Presidente, avremmo preferito che ci fosse stata una discussione complessiva sul problema delle droghe in Italia. Avevamo chiesto, in Conferenza dei Capigruppo, che fosse calendarizzata anche una mozione di Fratelli d'Italia che era stata presentata nel mese di giugno del 2018, proprio per fare in modo che la discussione non vertesse esclusivamente su aspetti parziali, perché siamo al cospetto di una vera e propria emergenza nazionale. Lo dicono i dati che vengono diffusi in maniera ufficiale: un terzo della popolazione compresa nella fascia di età tra i quindici e i sessantaquattro anni ha fatto uso di droghe almeno una volta nella vita. Una percentuale che arriva addirittura al 43 per cento se si considera la fascia di età tra i quindici e i trentaquattro anni. Inoltre, la relazione dell'Osservatorio europeo sulle droghe e le tossicodipendenze afferma che l'Italia è il secondo Paese dell'Unione europea per consumo di cannabis e il quarto per consumo di cocaina. Non meno preoccupanti sono i dati circa il fenomeno della tossicodipendenza in termini di persone denunciate; un aumento nel decennio 2007-2017 di oltre il 6 per cento, con un aumento delle operazioni antidroga delle Forze dell'ordine che ha superato il 21 per cento. I dati relativi ai sequestri vedono un aumento dei quantitativi di cocaina del 55 per cento, del 64,9 per cento per quanto riguarda l'hashish , addirittura del 237 per cento per quanto riguarda le droghe sintetiche e per quanto riguarda la marijuana , addirittura del 963,6 per cento. Sono dati che la dicono tutta sulla preoccupazione che ognuno di noi deve vivere e voglio ricordare, come ha già fatto il senatore Gasparri, che la Conferenza nazionale sui problemi connessi alla diffusione delle sostanze stupefacenti si è tenuta l'ultima volta a Trieste nell'ormai lontano 2009. Abbiamo inoltre costituito presso la Presidenza del Consiglio un Osservatorio permanente dal dicembre del 2017, ma non abbiamo traccia alcuna della sua attività. Questo per dire che certamente gli aspetti oggi in discussione sono importanti e voglio dichiarare a nome del Gruppo Fratelli d'Italia il nostro sostegno alla mozione di Forza Italia, illustrata dal senatore Mallegni. Ritengo infatti che dopo le preoccupazioni avanzate dal Consiglio superiore di sanità, abbiamo il dovere, al di là dei modelli ideologici, di mettere al primo posto la salute dei nostri cittadini e, in particolare, dei nostri giovani. Non sottaciamo neanche il fatto che noi crediamo che un'ulteriore spinta al modello di deresponsabilizzazione sociale, della droga a portata di mano seppur con un THC depotenziato rappresenti, in particolare per i nostri giovani, un'altra occasione deleteria per indirizzare le proprie vite. La droga ha effetti distruttivi sulle capacità mentali dell'uomo ed effetti veramente nefasti per la nostra società. Crediamo quindi che la lotta a 360 gradi debba essere un impegno comune. Siamo assolutamente favorevoli all'annuncio, che è stato fatto, sull'inasprimento delle pene per gli spacciatori, ma pensiamo che ci sia bisogno di un'azione di carattere culturale, che vada ad incidere sulla vita sociale, proponendo un modello che rifiuti la droga. C'è bisogno di azioni, c'è bisogno del racconto delle esperienze di chi ha vissuto l'errore e di coloro che lavorano in questo settore e sono impegnati nel recupero, c'è bisogno di un'azione all'interno delle nostre scuole, per dire ai nostri ragazzi che la trasgressione non è questo, questo è soltanto un danno alla salute. Oggi essere anticonformisti e trasgressivi significa essere impegnati per dare uno sfogo positivo al proprio cervello, per dare uno sfogo in termini di impegno culturale, di impegno sociale nel volontariato e magari nella più alta forma di passione civile, che è la politica, per migliorare la nostra Patria e quindi la nostra comunità nazionale. Ci aspettiamo dal Governo un impegno forte in questo senso, ma anche concreto, perché la repressione è certamente l'antibiotico necessario alla febbre, ma c'è bisogno di un vaccino, ovvero di promuovere e rinforzare il sistema di monitoraggio, di promuovere campagne informative efficaci soprattutto tra i più giovani e di rinforzare con urgenza il Fondo nazionale di intervento per la lotta alla droga, con la destinazione di almeno 50 milioni di euro, e di ampliare i compiti del Dipartimento per le politiche antidroga, proprio per realizzare un'azione di contrasto che sia sinergica. Per questi motivi dichiariamo il nostro voto favorevole alla mozione n. 31, presentata dai colleghi del Gruppo Forza Italia, perché ci convince e condividiamo il principio che non esiste la droga leggera, ma la droga. (Applausi dai Gruppi FdI e FI-BP). BOLDRINI (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. Senatrice Boldrini, le chiedo di precisare se, oltre ad aver accettato la riformulazione proposta, intende che il punto 3) della parte dispositiva, su cui è stato formulato un parere contrario da parte del Governo, sia espunto dal testo della mozione riformulata. BOLDRINI (PD) . Sì, signor Presidente. Signor Presidente, colleghi senatori e membri del Governo, devo fare un po' di chiarezza, perché credo ci sia stata una confusione terribile nella discussione che abbiamo svolto. Stiamo infatti parlando di tre tipologie diverse di cannabis , perché, se il nome è per tutte lo stesso, esse sono completamente diverse. Stiamo infatti parlando della legge n. 242 del 2016, che reca Disposizioni per la promozione della coltivazione e della filiera agroindustriale della canapa e della legge n. 172 del 2017 sulla cannabis terapeutica, che è stata appositamente approvata per disciplinare la produzione e la trasformazione di cannabis per uso medico, prevedendo che la canapa ad uso terapeutico possa essere prodotta solo ed esclusivamente dallo Stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze, che provvede allo sviluppo di nuove preparazioni vegetali, a base di cannabis , per la successiva distribuzione alle farmacie, che la dispensano dietro ricetta medica non ripetibile, la rimborsabilità è a carico del Servizio sanitario nazionale ed è subordinata alle indicazioni delle singole Regioni. Tra le altre cose, lo stabilimento di Firenze ha anche la facoltà di svolgere studi clinici in materia. In questa sede si è invece parlato della cannabis ricreativa, che è un'altra cosa e che ha un principio attivo (il famoso THC) superiore a quello di cui stiamo parlando adesso e quindi di quello citato nella legge n. 242 del 2016, che riguarda la produzione agroalimentare. Pertanto in questa sede è stata fatta un po' di confusione. Devo dire poi che il tema, trattato negli interventi dei colleghi, dell'assunzione di sostanze durante l'adolescenza è apertissimo, però la mozione in discussione non presentava quest'argomentazione; è un tema che - se volete - possiamo aprire, ma in un altro momento, non certo nel corso dell'esame del testo di questa mozione. Infatti, se dobbiamo ricordare come è nata, la legge n. 242 del 2016 ha risposto alle attese del mondo canapicolo italiano, che ha sperato e spera ancora in una giusta rivalutazione di una coltura che nel passato è stata una delle voci principali dell'economia di vaste aree di alcune Regioni del nostro Paese. La normativa interessa una molteplicità di settori relativi alla coltivazione, alla trasformazione e alla incentivazione dell'impiego e del consumo finale dei semilavorati provenienti dalle filiere locali, allo sviluppo di filiere territoriali che valorizzano la ricerca, l'integrazione locale e la reale sostenibilità economica dei semilavorati innovativi per le industrie di diversi settori e infine anche alla realizzazione di opere di bioingegneria e bonifica dei terreni e ad attività didattiche e di ricerca. Prevede inoltre obblighi posti a carico del coltivatore, così come controlli e sanzioni. Si tratta, pertanto, di una legge che aveva previsto molte cose. Ricordo inoltre che dalla fine degli anni Cinquanta sempre maggiore discredito è cresciuto attorno a una coltura che invece fino ai primi del Novecento ci aveva visto essere leader mondiali sia in termini di quantità che di qualità del prodotto realizzato. Con la legge n. 242 del 2016 è stata data una risposta a un settore che è andato in crisi a causa dell'inaccettabile e strumentale accostamento alla più famosa canapa indiana, dell'intensità del lavoro e anche della competizione, proveniente in special modo dagli Stati Uniti, di fibre sintetiche meno costose e più moderne. Non tutti forse sanno che con la canapa si può fare anche la carta, si possono fare tessuti, corde, oli, medicine; si può utilizzare come combustibile e probabilmente lo sviluppo di questo comparto rappresenta un problema per tutti quei settori che si sono arricchiti e che continuano a farlo inquinando con plastica e petrolio. Nonostante il lungo periodo di blocco della produzione - parlo sempre di quella agroalimentare ovviamente - causato dalle politiche proibizionistiche, oggi l'aumento continuo del prezzo del petrolio e la crescente attenzione per la tutela dell'ambiente hanno comportato una ripresa della coltivazione e produzione della canapa industriale in molti Paesi europei quali Francia, Germania, Regno Unito, Belgio, Polonia e Romania (quindi non siamo da soli). Credo che, come è stato fatto in quest'Aula, occorra avere un approccio diverso rispetto a questo tema ed uscire dagli schemi mentali troppo ideologici. Abbiamo parlato di droghe e dei nostri ragazzi; abbiamo parlato di questioni altre rispetto a ciò di cui stiamo trattando nella mozione in discussione. Ribadisco che la legge in questione aveva anche previsto - e mi dispiace che il Governo non lo abbia accettato - di istituire un tavolo che, come avviene per le altre colture, avesse il compito di definire le attività da intraprendere per il sostegno del settore, a partire da un'analisi del comparto che ne metta in luce le potenzialità e i punti di debolezza. Forse, in questo modo sarebbe stata favorita una riflessione differente e lo si poteva fare anche oggi in Assemblea. Della cannabis terapeutica vi ho già parlato. È molto importante, noi lo sappiamo e stiamo sostenendo anche delle leggi a favore di chi ha problemi dal punto di vista fisiologico: sto parlando, una su tutte, di una malattia che vorremmo fosse riconosciuta, cioè la fibromialgia; l'utilizzo della cannabis terapeutica può solo far bene a questi malati, può dare effetti positivi. Come si può evincere, non c'è quindi bisogno di creare allarmismi; non si sta parlando di liberalizzazione, ma di regolamentare e applicare la normativa esistente. Ricordo che l'Organizzazione mondiale della sanità ha richiesto la rimozione della cannabis dalle liste delle sostanze più pericolose, riconoscendo quindi legittimo l'uso terapeutico di cannabis e cannabinoidi, in contrasto con la posizione del 1954 che incitava a compiere sforzi verso l'abolizione della cannabis da tutte le pratiche mediche. Con questo documento, l'OMS (quindi, stiamo parlando a livello mondiale) raccomanda la rimozione della sostanza dalla tabella che contiene le sostanze dannose a uso terapeutico ridotto e il suo inserimento nella tabella con valore terapeutico a basso rischio di abuso. È ovvio: stiamo parlando sempre di contenuti molto bassi. A questo punto, credo che davvero sia compito del Ministero della salute, di concerto con il Ministero dell'agricoltura, perché stiamo parlando di queste due leggi importanti, effettuare ulteriori studi e approfondimenti per confutare falsi timori in materia, derivanti da pregiudizi senza alcun fondamento scientifico. È per questo che il Partito Democratico sostiene questa mozione - ovviamente con l'impianto della legge 242 del 2016 - e, al contempo, chiede impegni precisi, che - appunto - sono quelli che abbiamo messo nella nostra mozione. Un impegno, in particolar modo, è quello di portare a completamento l' iter di approvazione del decreto - previsto nella legge 242 del 2016 - necessario a fissare i livelli massimi di THC residui ammessi negli alimenti, così come previsto dall'articolo 5 della legge, ponendo così fine ai margini di incertezza per un compiuto inquadramento della tematica. Quindi, è questo che vogliamo: regolamentare dove è giusto che sia. Le leggi ci sono, le dobbiamo rendere attive e chiediamo un impegno al Governo per questo. (Applausi dal Gruppo PD) . ROMEO (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ROMEO (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, onorevoli senatori, membri del Governo, noi pensiamo invece che non ci sia confusione su questa tematica e che sia tutto molto chiaro. Siamo di fronte a due mozioni che vogliono, sì, regolamentare il settore, ma chi in modo più stringente (con la mozione che arriva da Forza Italia) e chi invece in un modo un po' più allargato (con la mozione che arriva dal Partito Democratico). Infatti, si legge, da una parte, di una regolamentazione più stringente sulle modalità di coltivazione e commercializzazione della canapa (la mozione n. 31 di Forza Italia, a prima firma del collega Mallegni), e invece, dall'altra parte, di assumere iniziative sempre per riorganizzare tutta la filiera, ma adottando iniziative necessarie a confutare falsi timori in materia derivanti da pregiudizi senza alcun fondamento scientifico. Quindi, è tutto molto chiaro per quanto ci riguarda. Così come, pur apprezzando tutti gli sforzi che il Governo ha fatto nel venire incontro ad entrambe le mozioni (cosa di cui ringraziamo il Governo, ci mancherebbe), è chiaro il fatto che una tematica come questa crea profonde divisioni un po' dappertutto: sono tematiche delle quali si sente parlare e discutere da anni. Senza pertanto entrare nel merito, perché la nostra idea è abbastanza chiara, noi reputiamo che tali questioni non possano essere risolte con delle mozioni in Aula ma che, semmai, si debba seguire un iter legislativo, sempre che ci siano poi delle proposte che vanno in una direzione piuttosto che in un'altra. Riteniamo che le Commissioni debbano poter adottare, verificare, studiare e fare tutte le audizioni possibili, ma che non si possa prendere una decisione in questa sede. Anche perché, se è compito del Parlamento, poi impegniamo il Governo? Ma che sia il Parlamento, eventualmente, se ha i numeri e la forza, ad andare in una direzione piuttosto che in un'altra oppure a lasciare tutto com'è. Motivo questo per cui, visto che non è questa la sede, voteremo contro sia alla mozione n. 31, presentata da Forza Italia, che alla mozione n. 89, presentata dal Partito Democratico. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . BINETTI (FI-BP) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BINETTI (FI-BP) . Signor Presidente, membri del Governo, mi associo alla premessa che ha fatto la collega Boldrini su alcuni diversi disegni di legge. Credo, però, che il punto fondamentale per tutti noi sia di conoscere un minimo il "filo storico" di queste leggi. Mi riferisco alle ultime legislature. Intanto, l'attenzione che il Parlamento ha sempre avuto nei confronti della cannabis terapeutica è un'attenzione molto alta. Ricordo personalmente l'intervento sulle cure palliative (presente nella legge), con cui fu alleggerita tutta la modalità prescrittiva di questo tipo di farmaci, proprio perché il paziente non dovesse andare con la fotocopia della ricetta a farsene fare un'altra per poter avere i farmaci di cui aveva bisogno per affrontare la sua situazione, con tutto il dolore e la sofferenza che comporta. È comunque abbastanza noto che l'indicazione terapeutica principale della cannabis , avendo essa un effetto miorilassante, riguarda, per esempio, tutte le patologie di tipo contratturante e alcune forme di epilessia. Queste sono le indicazioni terapeutiche di elezione della cannabis . Ma non è di questo che stiamo parlando, perché sulla cannabis terapeutica e sull'uso terapeutico della stessa il Parlamento ha sempre - perlomeno negli ultimi dieci anni - votato a favore. Voglio, però, ricordare che nell'ultima legislatura la norma sulla cannabis terapeutica è stata stralciata da una legge che in realtà prevedeva la liberalizzazione dell'uso della cannabis . Soltanto l'idea di ricondurne l'uso all'esclusivo fine terapeutico permise l'approvazione della legge in Aula, altrimenti nel dibattito che ne sarebbe nato l'opposizione sarebbe stata molto forte e molto intensa. Voglio dire che noi qui ne stiamo parlando oggi non perché ci preoccupiamo degli usi, per esempio, come combustibile o per i tessuti: siamo tutti d'accordo che quella filiera agroalimentare possa avere tutta la sua ragione di esistere. Qui stiamo parlando della cannabis perché assumiamo una responsabilità precisa, forte e concreta nei confronti di coloro che, facendo uso di cannabis , in qualche modo restano impigliati nelle maglie di quella che io personalmente continuo a considerare una droga e quindi vanno incontro a conseguenze abbastanza pesanti. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Signori, è vero che non tutti coloro che, come si dice in gergo, si fanno uno spinello poi diventano dipendenti; siamo tutti d'accordo, ma è vero anche il contrario: tutti coloro che ne diventano dipendenti hanno cominciato con lo spinello. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Colleghi, vi leggerò qualche dato. Sapete da dove proviene? Dalla relazione annuale al Parlamento sullo stato delle tossicodipendenze in Italia, inviata alla Presidenza del Consiglio dei ministri, - Dipartimento per le politiche antidroga. Voglio ricordare al Governo chi la firma questa relazione: il Ministero dell'interno (non menziono tutte le Direzioni per semplicità), il Ministero della giustizia (con tutta una serie di Direzioni) il Ministero della salute, il Ministero della difesa, il Ministero dell'istruzione, Regioni e Province autonome, la Commissione salute della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome. l'Istituto superiore di sanità, l'Istituto nazionale di statistica, il Consiglio nazionale delle ricerche e una serie di esperti nazionali del Punto focale. Signori, se me lo permettete, poiché è una cosa semplicissima, al termine della seduta spedirò dal mio computer a ciascuno di voi questa relazione perché quello che vi dirò tra qualche minuto sono dati che ho semplicemente copiato da quella relazione. L'autorevolezza di quanto vi dico non deriva da me e neanche, se volete, da un'esperienza maturata in quarant'anni di onesto lavoro come neuropsichiatra infantile. No, deriva dai numeri che diversi Ministeri ci hanno trasmesso nella loro relazione al Parlamento. Sono a disposizione di tutti e sono numeri, cifre, dati che non possono non preoccuparci.; prima di tutto perché il consumo di cannabis è cresciuto (un ragazzo su tre), e perché è diminuita l'età in cui se ne fa uso. (Applausi dal Gruppo FI-BP). Quindi, signori, poiché un principio fortemente condiviso da tutti noi è quello del consenso informato, mi chiedo quale informazione abbiano questi minorenni. Quale consenso sono in grado di dare se non hanno chiarezza delle conseguenze cui vanno incontro? La relazione cui faccio riferimento è composta da circa 200 pagine, quindi è un po' pesante ma è importante, e ci dice proprio questo. Ci dice che molto spesso l'uso della droga - anche della cannabis - non è isolato. Spesso chi fa uso di cannabis , nei fine settimana ricorre anche a quella particolare pratica che è l'assunzione dell'alcol in dosi se vogliamo goliardiche, ma tali da portare all'ubriacatura dei minori. Signori, sappiamo perfettamente cosa succede in tante discoteche, non possiamo nasconderci. Sappiamo - si tratta di dati in circolazione in questi giorni - che una forma di cannabis sintetica a bassissimo costo sta arrivando, sta invadendo il territorio ed entra nelle scuole. Sappiamo perfettamente che, dentro le scuole, gli spacciatori sono gli stessi minorenni che si procurano così la loro dose e perché non sono toccabili, per così dire. Sappiamo che c'è una furbizia diabolica che mette queste persone nella condizione di avvicinarsi e approssimarsi sempre di più a questo consumo. Pochi giorni fa è accaduto un fatto. Non mi riferisco soltanto agli incidenti di auto e bus "droga dipendenti" che sono stati citati, o a episodi di violenza, anche tra minori (che possono arrivare fino allo stupro), commessi sotto gli effetti della droga. In questo momento mi riferisco anche a tutte quelle forme di comportamento che presuppongono quell'aggressività sospesa che porta a dire: «Quello è uno che si è fatto». Come dicevo, pochi giorni fa sul «Corriere della Sera» era narrato l'episodio di un padre che era entrato nel famoso boschetto vicino a Rogoredo, a Milano, per cercare suo figlio. Presidenza del vice presidente CALDEROLI (ore 17,30) ( Segue BINETTI). L'ha trovato in condizioni talmente disperate e disastrate che ha finito con il passargli i 20 euro necessari per procurarsi la dose: per non vederlo così e portarselo a casa, sperando di fare qualche altra cosa. Sappiamo che è in aumento il numero delle persone che cercano di essere accolte nelle comunità e sappiamo quanto sia difficile, se queste comunità non dispongono di risorse economiche e personale qualificato, che le persone realmente ne escano fuori. Sappiamo inoltre quanto sono frequenti le recidive e quanti sono coloro che si trovano in carcere esattamente per questo motivo. Tale argomentazione porta alcune persone a dire: «Ma allora riduciamo, togliamo, aboliamo, svuotiamo le nostre carceri, mandando questi ragazzi fuori». Sono d'accordo che il carcere non cura e non riabilita. Sono d'accordo che, molto spesso, queste comunità fanno fatica a riabilitare le persone. Noi dobbiamo però lavorare sulla prevenzione e su una certa frangia di persone. Molto spesso neppure i genitori si rendono conto di quando i figli stanno cominciando a consumare più spinelli di quelli che potrebbero sopportare. Due anni fa il primo premio del concorso «Leggi in salute», lanciato da Sanofi e Aventis, fu assegnato a una donna per una bellissima storia, dal titolo «Soffia forte il vento nel cuore di mio figlio», in cui si racconta tutto un itinerario difficile e faticoso, che è non solo quello di un ragazzo, ma di una famiglia, del contagio emotivo. Sappiamo che c'è una sorta di "vampirismo emotivo" - così è definito - che avvicina i ragazzi problematici. Ci sono anche dei test che vengono fatti per individuare quali sono i ragazzi a più alto indice di rischio. Signori, noi stiamo parlando di questo: della proliferazione che c'è stata - io dico a Roma, ma mi si dice in Italia - di negozi in cui è possibile comprare droga teoricamente a bassissima concentrazione. Di fatto, questi negozi si sono moltiplicati e non ci sono adeguati controlli. È sorprendente. Qual è l'elemento più pericoloso di questi negozi? L'idea della facile accessibilità con cui in essi - il collega che mi ha preceduto li ha definiti dei coffee shop - ci si può procurare questo tipo di sostanza (anche sotto forma di caramelle, oltre che di fumo). Questo riduce la dimensione della vigilanza. Come Parlamento dobbiamo assumerci la responsabilità e dobbiamo poter dire cor meum vigilat . Dobbiamo farlo, perché i numeri sono talmente alti che - poi - non sapremo come intervenire successivamente. Quindi, non toglieteci perlomeno il diritto a essere preoccupati. Non toglieteci la responsabilità di fare una forte azione di prevenzione; non trattateci da persone che non si rendono conto. Non siamo proibizionisti di non so che cosa: siamo educatori responsabili e consapevoli nei confronti delle future generazioni. (Applausi dal Gruppo FI-BP. Congratulazioni) . MOLLAME (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MOLLAME (M5S) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, rappresentanti del Governo, mi pare che si sia fatta un po' di confusione nell'esame di queste due mozioni, perché la canapa o cannabis è una pianta dalle molteplici funzioni e funzionalità, ed è una pianta della quale non si butta via niente. La legge n. 242 del 2016 ha cercato di normare, come primo passo, un ambito che, oltre a riguardare la salute di tutti noi, concerne il comparto economico della nostra agricoltura, spesso considerato di subordine. Preciso che la storia della cannabis è assai antica. È una pianta che certamente va rivalutata al di là di ogni fuorviante pregiudizio. Era utilizzata già per costruire cordami, tele per navi, carta e per estrarre essenze per fini medici. Diffusissima nel Nord America, ma anche in Italia (fino al secolo scorso), Paese che fu grande esportatore di fibre verso le varie marinerie d'Europa. Poi, circa un secolo fa, in epoca di proibizionismo, fu messa al bando col pretesto delle intrinseche proprietà psicotrope ed iniziò così il suo declino. Oggi però l'Organizzazione mondiale della sanità, dopo accurate valutazioni, ha raccomandato di togliere l'intera pianta di cannabis dalla tabella IV delle sostanze pericolose della Convenzione unica sugli stupefacenti del 1961, ovvero da quella tabella che contiene le sostanze dannose e di valore medico e terapeutico estremamente ridotto. L'Organizzazione mondiale della sanità chiede altresì l'inserimento di determinate preparazioni farmaceutiche a base di cannabis nella tabella III della medesima Convenzione. Ma è opportuno distinguere la canapa o cannabis light, contemplata dalla legge n. 242 del 2016, dalla cannabis che definiamo medica, utilizzata e coltivata per fini farmaceutici. La pianta della canapa è utile per produrre fibre naturali, farina, oli, birra, cosmetici e farmaci naturali. È altresì in grado di rilasciare un considerevole quantitativo di materiale organico nel suolo, aumentandone la fertilità, ed è anche di contrasto alla desertificazione e alla perdita di biodiversità. Può essere assai utile nella rotazione colturale; si presta molto facilmente al metodo biologico ed è da considerarsi una grande risorsa in termini di bioeconomia circolare. L'interesse più recente per le piante da fibra in genere, e per la canapa in particolare, è dovuto fondamentalmente all'opportunità di riuscire a realizzare biomateriali per diverse tipologie di manufatti, sostituendo così le fibre sintetiche. Sotto il profilo commerciale è importante evidenziare che il fenomeno della vendita di prodotti derivanti dalla canapa industriale si è velocemente diffuso in Italia, unitamente al crescente interesse per i cannabinoidi non psicoattivi quali, ad esempio, il cannabidiolo (CDB) utilizzato per prodotti cosmetici. Sul tema, come già qualcuno ha avuto modo di esporre, si è espressa una recente sentenza della Corte di cassazione (sezione VI penale, n. 4920 del 2019) che ha stabilito che dalla liceità della coltivazione della cannabis , così come previsto dalla legge n. 242 del 2016, derivi anche la liceità della diffusione dei suoi prodotti contenenti il principio attivo THC in misura inferiore allo 0,6 per cento. Nel senso che i prodotti con THC inferiore allo 0,6 per cento non potrebbero più considerarsi (ai fini giuridici), sostanze stupefacenti. Sempre questa pronuncia ha stabilito la valenza del principio generale secondo il quale la commercializzazione di un bene che non presenti intrinseche caratteristiche di illiceità deve, in assenza di specifici divieti o controlli preventivi previsti dalla legge, ritenersi consentita nell'ambito del generale potere delle persone di agire per il soddisfacimento dei propri interessi. Il MoVimento 5 Stelle conosce bene la tematica e, già durante la scorsa legislatura, ha promosso il rilancio della filiera della canapa con azioni concrete e con l'avanzamento di una proposta poi diventata legge. Mi riferisco alla già citata legge n. 242 del 2016, che nasce per mettere le basi per un importante comparto dell'economia agricola. La coltivazione di tale pianta, che avrebbe dovuto determinare una delle possibilità di crescita del settore, purtroppo, è stata arrestata a causa di aspetti determinanti non regolati dalla stessa legge. Di recente, la comunità scientifica ha posto sempre più attenzione al possibile impiego dei diversi principi attivi derivanti dalla cannabis medica, fra i più importanti: il cannabidiolo (CBD), sostanza non riconosciuta come psicotropa, ed il tetraidrocannabinolo (THC), sostanza psicotropa, da destinare a molteplici finalità terapeutiche. Nella letteratura scientifica si trovano innumerevoli ricerche volte a testimoniare gli enormi benefici riscontrati dall'impiego dei principi attivi; questi studi ed il crescente interesse della ricerca lasciano intendere come tali derivati possano in un prossimo futuro assumere una grande rilevanza e valenza per le scienze farmacologiche. Attualmente in Italia è consentito, a persone che possiedono una prescrizione medica, acquistare tali sostanze presso le farmacie che dispensano la cannabis ad elevato tenore di THC. Molti farmacisti eseguono tali preparazioni galeniche nel rispetto della normativa vigente, seguendo le indicazioni riportate nella prescrizione medica che riporta il valore di THC da conferire alla preparazione, partendo dalla materia grezza (infiorescenze essiccate di cannabis medica) reperibile sul mercato farmaceutico e acquistata dalle farmacie che ne hanno fatto richiesta. Secondo norma, tale preparazione deve essere fatta con procedura estemporanea e ad personam e non può, quindi, essere preparata in lotti. Procedura pertanto già assai farraginosa. Solo una parte del fabbisogno interno viene soddisfatta dall'Istituto farmaceutico militare di Firenze, che non riesce a soddisfare le richieste di una domanda interna in continua crescita. Il resto della cannabis ad uso medico proviene dall'estero secondo canali ufficiali ed i prezzi per i pazienti raggiungono anche valori proibitivi. A questo punto, si rende evidente la necessità di reperire possibilmente in Italia la materia prima e di snellire le procedure di preparazione galenica ad uso terapeutico. Inutile celare la possibilità che oggi, attraverso Internet e in un mondo sempre più globalizzato, chiunque possa aggirare regolamenti e norme e farlo molto facilmente. Sarebbe auspicabile promuovere la ricerca per riuscire a estrarre e separare dalla canapa industriale tali principi attivi, ciò previo un rigoroso controllo, così da ottenere un aumento della produzione che porterebbe a un auspicato abbassamento dei prezzi. Tale procedura potrebbe mettere il nostro Paese in linea con altri Paesi europei e con gli Stati Uniti e il Canada, che stanno investendo molto in ricerca su questi nuovi farmaci e sull'estrazione dei cannabinoidi da materiale grezzo. La possibilità di estrarre tali principi attivi da poter impiegare in campo farmaceutico potrebbe rilanciare l'interesse verso la coltivazione della canapa industriale a pieno campo, nel rispetto della attuale normativa di riferimento e favorire l'apertura di centri di lavorazione sul nostro territorio, con conseguente incremento dell'occupazione. Ringraziando il Governo per la disponibilità che ha dimostrato, concludo, secondo quanto già detto in premessa, vista la confusione che si è creata in quest'Aula sul tema e sulle due mozioni, per tutte le ragioni su esposte oltre che per certi argomenti delle mozioni in esame che a vario titolo riteniamo retrivi e anche fuorvianti, annunciando il voto contrario del MoVimento 5 Stelle su entrambe le mozioni. (Applausi dal Gruppo M5S) . Saluto ad una rappresentanza di studenti PRESIDENTE . Saluto a nome dell'Assemblea gli studenti dell'Istituto comprensivo «Gianni Rodari - Giuseppe Moscati», di Napoli, che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi) . Ripresa della discussione delle mozioni nn. 31 e 89 PRESIDENTE . Prima di passare alla votazione, avverto che, in linea con una prassi consolidata, le mozioni saranno poste ai voti secondo l'ordine di presentazione. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della mozione n. 31, presentata dal senatore Mallegni e da altri senatori. (Segue la votazione). Il Senato non approva. (v. Allegato B). Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della mozione n. 89 (testo 2), presentata dalla senatrice Boldrini e da altri senatori. (Segue la votazione). Il Senato non approva. (v. Allegato B). Discussione delle mozioni nn. 67, 86 e 90 sulle misure per fronteggiare le malattie oncologiche PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca la discussione delle mozioni 1-00067 , presentata dal senatore Romeo e da altri senatori, 1-00086 , presentata dalla senatrice Bernini e da altri senatori, e 1-00090 , presentata dalla senatrice Boldrini e da altri senatori, sulle misure per fronteggiare le malattie oncologiche. Comunico che è stato presentato l'ordine del giorno G1, a firma dei senatori Romeo, Bernini, Boldrini e Castellone e di altri senatori. Il relativo testo è in distribuzione. Chiedo pertanto ai presentatori si intendono illustrare le mozioni nn. 77, 86 e 90, già presentate, o se intendano ritirare le stesse a seguito della presentazione dell'ordine del giorno. ROMEO (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, a seguito della presentazione dell'ordine del giorno G1, ritiro la mozione n. 67. BERNINI (FI-BP) . Signor Presidente, ritiro la mozione n. 86. BOLDRINI (PD) . Signor Presidente, vorrei dire che noi potevamo comunque illustrare le nostre mozioni, perché facciamo parte tutti dello stesso intergruppo sulla lotta contro il cancro. Perciò, se volevamo esporle, eventualmente potevamo farlo. Ovviamente abbiamo condiviso un ordine del giorno firmato da tutti i parlamentari che fanno parte di questo intergruppo; però ci sarebbe piaciuto che ognuno di noi esponesse le proprie intenzioni. L'importante è che convergiamo tutti su un ordine del giorno condiviso, con gli impegni che abbiamo indicato in questo unico ordine del giorno. Si tratta di un impegno che avevamo preso con l'intergruppo sulla lotta per il cancro, di cui tutti i Gruppi parlamentari fanno parte. Mi dispiace solo per il fatto che questo poteva essere un modo per trovarci fin da subito uniti rispetto a un tema così trasversale. Mi aspettavo che questa richiesta di non parlare subito delle mozioni venisse comunicata prima. Poiché comunque gli altri due primi firmatari delle mozioni hanno deciso di non intervenire, anch'io ritiro la mozione n. 90, di cui sono prima firmataria. CASTELLONE (M5S) . Signor Presidente, quale cofirmataria della mozione Romeo, sono d'accordo anch'io sull'ordine del giorno. PRESIDENTE . In questo momento residua dunque l'ordine del giorno G1. BERTACCO (FdI) . Signor Presidente, ne approfitto per chiedere di poter sottoscrivere come Gruppo Fratelli d'Italia l'ordine del giorno G1. PRESIDENTE. Chiedo al senatore Romeo di esprimersi su tale richiesta. ROMEO (L-SP-PSd'Az) . Non ci sono problemi, Presidente. PRESIDENTE. Prego, senatore Bertacco, a lei la parola. BERTACCO (FdI) . Signor Presidente, signori rappresentanti del Governo, in questi ultimi tempi stiamo vivendo un buon periodo per quanto riguarda i risultati ottenuti dalla medicina nella lotta al cancro. Mi piace ricordare che qualche giorno fa, presso l'Ospedale di Padova, è stato eseguito per la prima volta un trapianto di fegato con un donatore vivente, un grande risultato della medicina italiana che credo debba rappresentare un orgoglio per tutti noi. (Applausi dai Gruppi FdI e FI-BP) . Vorrei partire dalla parola «speranza», che spesso ricorre tra i malati oncologici. Noi vorremmo che nel più breve tempo possibile questa speranza si trasformi nella parola «vittoria» con la sconfitta della malattia del cancro, che solo in Italia colpisce circa 3,3 milioni di persone, vale a dire circa il 5 per cento della popolazione. Siamo ancora in attesa, ma speriamo che il Registro nazionale tumori venga al più presto attuato, perché credo che possa diventare un utile strumento anche per prevenire le fake news che spesso girano su questo argomento e per avere un quadro chiaro e, soprattutto, una mappatura delle zone in cui c'è una vera e più alta incidenza del cancro. Il profilo più importante presente nella mozione era comunque il riconoscimento della psiconcologia, che credo rappresenti un passo in avanti per la presa in carico totale del paziente perché spesso, nel momento in cui viene comunicato un male come questo, la prima sensazione è quella di solitudine e di ricerca di una soluzione veloce, che possa dare comunque speranza, anche se non sempre questo si accompagna poi alla capacità e alla lucidità di far fronte ad una simile malattia. Penso quindi che la psiconcologia sia uno strumento di aiuto particolarmente importante anche per tutte le famiglie, che sono coinvolte in maniera totale da questo tipo di problema. Ritengo poi che dobbiamo lavorare molto sulle campagne di prevenzione: da qui a due giorni si festeggerà l'8 marzo, la festa delle donne. In tutti questi anni abbiamo sentito storie di coraggio e di vittoria da parte delle donne e dei grandi passi in avanti che sono fatti per la cura del tumore al seno. È dunque importante l'informazione e, specialmente, la capacità di trasmettere alla popolazione quanto sia fondamentale prima di tutto informarsi e soprattutto di aderire a tutte le campagne di prevenzione che vengono fatte sul territorio, perché la diagnosi precoce spesso e volentieri si traduce in possibilità di vita per i malati. Sono convinto, altresì, che lo stesso accesso alle nuove terapie, ma soprattutto agli stage e agli studi clinici, debba essere maggiormente normato e agevolato, dando informazioni corrette sul territorio, anche tramite i tavoli regionali. Chiaramente non si può affrontare tutto in un ordine del giorno, ma mi piace concludere questo mio breve intervento - e mi rivolgo al Governo - con la speranza che venga posta particolare attenzione in futuro alla ricerca italiana. Ho iniziato raccontando di un grande successo delle nostre università e dei nostri istituti ospedalieri. Mi piace chiudere pensando che la ricerca vada supportata, ma soprattutto finanziata, più di quanto è stato fatto finora, perché i ricercatori e gli scienziati che ci sono nel mondo spesso e volentieri non hanno solo un cognome italiano, ma sono italiani. Credo che questo vada ricordato e vada messa in atto una politica seria nei confronti della ricerca a tutto tondo. L'altra necessità che non è stata qui richiamata, ma sicuramente è stata solo una dimenticanza, è di porre una particolare attenzione all'oncologia pediatrica. Anche per altre malattie l'aspetto pediatrico è di fondamentale importanza e sarebbe un bel segnale, sotto l'aspetto dei finanziamenti nei confronti di questi reparti, porvi attenzione; mi riferisco anche alla strutturazione dei reparti che devono essere a misura di bambino. Parliamo di una problematica che necessita di attenzioni serie. Credo che si possa e si debba attuare una politica di attenzione negli ospedali verso i pazienti pediatrici. (Applausi dal Gruppo FdI) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Romeo. Ne ha facoltà. ROMEO (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, colleghi, innanzitutto siamo soddisfatti che si sia arrivati su questo tema a un ordine del giorno comune. Ci tengo solo a ribadire che il 7 febbraio 2018 l'Associazione salute donna, assieme a tutte le 23 associazioni che fanno parte di questa rete che cerca di dare una mano ai pazienti oncologici, ha consegnato un documento a tutti i partiti politici e tutti i partiti, prima delle scorse elezioni, lo hanno sottoscritto. Ho presentato la mozione n. 67 solo dopo aver fatto spedire centinaia di mail , perché appartenente all'intergruppo parlamentare «Insieme contro il cancro», ma pochi colleghi hanno sottoscritto la mozione, per poi ritrovare presentate in Aula mozioni analoghe. L'importante, da pragmatico lombardo, è che si arrivi all'obiettivo e non sto qua a fare polemiche, ma è evidente che se facciamo parte dell'Intergruppo, e tutti abbiamo sottoscritto il manifesto, tutti noi dovremmo riproporlo e quindi sottoscrivere la mozione da me depositata. La nostra mozione infatti recepisce integralmente l'accordo di legislatura, sottoscritto dalle 23 associazioni; è suddivisa in 15 punti e gli stessi punti sono rimasti anche nell'ordine del giorno. È stato aggiunto il tema del caregiver oncologico, che non era inserito nella mozione originaria, ma i punti più importanti sono: la formazione di un nuovo piano oncologico nazionale, basato sulla centralità del paziente e del suo percorso terapeutico; le reti oncologiche ed ematologiche regionali, a cui bisogna dare attuazione in collegamento anche con il registro tumori nazionale; la messa a punto e l'adozione di protocolli diagnostico-terapeutici assistenziali (i famosi PDTA per le diverse forme di cancro); l'accesso permanente delle associazioni dei pazienti presso i tavoli istituzionali, perché non dimentichiamoci che questo associazioni fanno tantissimo per i pazienti e aiutano, anche negli ospedali, a fare in modo che il paziente si trovi più a suo agio e riesca a superare meglio anche l'aspetto psicologico. Quindi, hanno un ruolo fondamentale e in alcuni casi queste associazioni fanno anche di più. L'altro impegno è mantenere un adeguato e sostenibile finanziamento del Fondo per i farmaci oncologici innovativi. Su questo fronte abbiamo visto in più di un'occasione come il lavoro dei ricercatori e delle ricercatrici, proprio con metodi innovativi, stia portando alla cura di tumori che fino a qualche anno fa lasciavano al paziente scarse possibilità di sopravvivenza. Invece oggi, con queste terapie innovative, sono stati fatti progressi e notevoli passi in avanti anche per favorire l'accesso ai famosi test diagnostici molecolari, atti all'individuazione di terapie personalizzate, altro aspetto assolutamente fondamentale. Ugualmente importante è il fatto che in tutte le Regioni si completi l'istituzione delle famose breast unit - tema su cui ci battiamo da tanto tempo - il cui termine fissato a livello comunitario è scaduto nel 2016. A proposito del tema dell'autonomia, invece, questa mozione va nella direzione auspicata da tutti, ossia porre in essere campagne di comunicazione più efficaci per promuovere l'adesione agli screening oncologici previsti e garantiti dai Livelli essenziali di assistenza. Questi sono i punti programmatici che tutti condividono e che costituiscono il percorso ideale per la presa in carico e la cura del paziente oncologico, com'è stato detto anche dal collega che mi ha preceduto. Sottolineo il contributo importante del mondo del volontariato e della società civile a dare uno stimolo su tematiche che non hanno la risonanza mediatica che spesso i politici cercano: ritengo però fondamentale andare in questa direzione e fare in modo che l'Intergruppo riesca a ottenere risultati concreti. Esso esisteva anche nella passata legislatura, con l'adesione di tutte le forze politiche: pertanto c'è l'idea di proseguire. Auspichiamo quindi che il Governo cominci con qualche atto concreto a venire incontro a queste esigenze, che sono assolutamente importanti. Questo è il succo del discorso e anticipo anche la dichiarazione di voto, dicendo che sull'ordine del giorno, che è condiviso, non potrà che esserci un voto favorevole. (Applausi dai Gruppi LN-SP-PSd'Az e M5S). PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Rizzotti. Ne ha facoltà. RIZZOTTI (FI-BP) . Signor Presidente, mi scuso con il presidente Romeo per essere stata disattenta nel non considerare la mozione; purtroppo credo che questa disattenzione l'abbiamo avuta in molti senatori, altrimenti l'avremmo subito sottoscritta. Quando il senatore Bertacco ha ricordato il successo del trapianto di fegato a Padova, ho avuto una certa emozione, perché nella XVI Legislatura fui relatrice di un disegno di legge la cui approvazione ha consentito in Italia il trapianto parziale di organo tra esseri viventi quando non era ancora permesso, se non per il rene, a differenza che in altri Paesi. Grazie a quella legge, adesso invece è permesso il trapianto parziale di fegato, intestino, pancreas, eccetera, e fu molto bello il fatto che essa fu approvata in sede deliberante con l'accordo di tutta la Commissione sanità sul tema. Sappiamo che in Italia 3,3 milioni di pazienti vivono con il cancro, ossia il 5 per cento della popolazione: vi sono 373.000 nuovi casi all'anno, dato che evidenzia come ormai questa malattia possa essere tenuta sotto controllo, attraverso un lavoro e un approccio che coinvolgano il Servizio sanitario nazionale. Si tratta di una sfida che riguarda da vicino la politica. Il senatore Romeo ha ricordato il patto per punti salienti che prima delle elezioni le associazioni chiedevano a tutti i partiti politici di sottoscrivere. Lo scorso 23 ottobre è stato ricostruito ufficialmente l'Intergruppo parlamentare «Insieme per un impegno contro il cancro», che nasce appunto dall'accordo tra le 21 associazioni di pazienti oncologici del progetto «La Salute: un bene da difendere, un diritto da promuovere». Si tratta dunque di un Intergruppo costituito da tutti i parlamentari che ha tra gli obiettivi principali l'azzeramento delle notevoli disparità di trattamento dovute purtroppo alle diverse gestioni all'interno delle singole Regioni, che determinano tempi e qualità delle prestazioni profondamente diversi, come tutti purtroppo sappiamo. Nella nostra mozione ricordiamo alcuni punti che oggi terrei a sottolineare. Innanzitutto il finanziamento per i farmaci innovativi oncologici e non oncologici; noi chiediamo espressamente di garantire la copertura finanziaria per i farmaci oncologici attraverso un incremento del fondo a medio-lungo periodo, con un vincolo per il suo utilizzo anche per i farmaci innovativi non oncologici, che arriveranno a breve in Italia e potranno cambiare totalmente la qualità di vita di persone, restituendo loro la sanità. Un altro punto importante per noi è facilitare l'accesso tempestivo dei malati all'innovazione di diagnosi e terapia, superando le disparità esistenti tra i Paesi europei. È importante inoltre garantire una copertura finanziaria alle terapie geniche attraverso modelli di finanziamento, sempre a medio e lungo periodo, con vincolo di destinazione. Solo così si potrà dare veramente una risposta alla ricerca fondamentale per questa ed altre malattie; sapendo i tempi della ricerca sono necessari finanziamenti a medio-lungo periodo, per approdare a risultati senza che magari si inizi un percorso di ricerca per poi interromperlo perché non vengono più erogati i fondi. Un punto importante, che chiedo possa essere inserito all'ordine del giorno che condivideremo, è volto ad adottare uno o più decreti legislativi per l'introduzione di disposizioni per la piena integrazione della figura del caregiver familiare nell'ordinamento giuridico, riconoscendo la specificità del caregiver oncologico e attivando la rete delle cure palliative a domicilio senza inutili attese ed eccessive burocrazie. Si tratta di un punto importante. Gli altri punti sono già stati sottolineati, ma ricordo che più del 45 per cento dei pazienti viene curato con le cure palliative a casa; è importante riconoscerlo perché i servizi sociali sono molto carenti, soprattutto in alcune Regioni. Ritengo quindi che riconoscere la figura del caregiver familiare per il paziente oncologico sia molto importante e chiedo che venga aggiunto almeno questo punto all'ordine del giorno che tutti ci apprestiamo a sottoscrivere. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Boldrini. Ne ha facoltà. BOLDRINI (PD) . Signor Presidente, seppur contenta di aver raggiunto l'accordo sull'ordine del giorno G1 che parla del sostegno alla lotta al cancro, mi associo anch'io alla collega Rizzotti. Non ho visto la mail del senatore Romeo perché altrimenti, visto considerato che apparteniamo entrambi all'Intergruppo interparlamentare per la lotta al cancro, avrei anch'io sottoscritto l'ordine del giorno, invece di trovarci qui oggi. Comunque l'importante è arrivare all'obiettivo. Credo che sostenere l'ordine del giorno tutti insieme sia un valore aggiunto. Lo abbiamo detto e fatto altre volte rispetto ai temi della salute. Ricordo che pochi mesi fa, a novembre, abbiamo approvato all'unanimità l'istituzione della Rete nazionale dei registri dei tumori. È quindi un tema che credo davvero stia a cuore a tutti noi. Anch'io dovrei citare quanto è stato già citato dalla collega Rizzotti; i numeri del cancro sono purtroppo ancora esponenzialmente in aumento. Sappiamo però anche che siamo uno dei Paesi con il sistema sanitario migliore per poter poi guarire dal cancro e questo deve essere importante per noi. Abbiamo avuto dei ricercatori di fama mondiale, uno su tutti il professor Veronesi, che ci ha lasciato protocolli fondamentali soprattutto per il tumore al seno. È inutile però che nascondiamo le diversità di trattamento presenti nel nostro Paese, anche per le stesse patologie. L'ordine del giorno condiviso vorrebbe mettere all'attenzione i diversi impegni che noi consegniamo al Governo, proprio perché sappiamo che sono stati presi nel corso degli anni e devono ancora essere attuati completamente. Mi riferisco soprattutto alle reti delle breast unit ; un impegno che le Regioni devono ancora completare. Ricordo altresì la realizzazione delle reti oncologiche, uno degli impegni che abbiamo inserito nell'ordine del giorno. C'è anche un altro impegno, non meno importante, che è quello di garantire a breve l'adozione di un nuovo piano oncologico nazionale, basato sulla centralità del paziente. Ricordo infatti l'importanza di avere il paziente come partner , con il quale condividere e collaborare per la terapia, affinché ci sia un rapporto di fiducia tra medico e paziente, che possa svilupparsi nella fiducia per migliorare l'effetto della terapia. Questo è quanto chiedono tutte le associazioni di pazienti oncologici, dicendoci che vogliono partecipare alla guarigione attraverso una rapporto di fiducia con il proprio medico. È per questo che tali associazioni, come "Salute donna", che ha promosso all'Intergruppo la presentazione della mozione, ci chiedono di avere per loro una particolare attenzione e di avere anche dei referenti delle associazioni nei luoghi di decisione. Ciò è molto importante, così come promuovere a livello territoriale un approccio multidisciplinare e un lavoro di équipe , con la presenza di diversi specialisti, con l'obiettivo di garantire e migliorare il benessere psicofisico del paziente oncologico. Sappiamo, ad esempio, che un tema fondamentale è quello della psiconcologia, una materia sviluppatasi negli anni, che coglie anche l'aspetto psichico di chi è affetto da una patologia oncologica, che deve essere sostenuto. Non c'è solo la parte organica e non dobbiamo curare solo il corpo, ma dobbiamo curare il paziente in maniera olistica, nel suo insieme. È quindi molto importante che tali tematiche vengano messe all'attenzione del Governo. È inoltre fondamentale porre in essere delle campagne di comunicazione più efficaci per promuovere l'adesione agli screening oncologici, garantiti dai livelli essenziali di assistenza (LEA). Purtroppo sappiamo che ci sono ancora delle Regioni che, pur avendone la possibilità, non riescono ad avere adesione agli screening. Penso ad esempio alle donne con il tumore al collo dell'utero: si fa fatica e bisogna quindi cercare di favorire le richieste di adesione allo screening . Ancora adesso si fa fatica ad avere adesioni importanti, soprattutto - devo dirlo - nelle Regioni del Sud. Ho avuto modo di parlare con dei professionisti, che mi hanno detto che davvero si fa fatica. Quindi, occorre fornire maggiori informazioni sul fatto che gli screening possano aiutare a individuare prima le patologie, per poi evitare di ricorrere all'ultimo momento ad un intervento, che potrebbe essere evitato, agendo in anticipo con una buona prevenzione. Occorre poi diffondere informazioni chiare e puntuali sulla ricerca clinica e facilitare l'accesso agli studi clinici da parte dei pazienti oncologici ed oncoematologici, sempre con l'obiettivo di favorire l'approvazione e la disponibilità tempestiva delle terapie più innovative. C'è infine il passaggio, importante e fondamentale, sui farmaci oncologici innovativi. È ovvio che su questo tema bisogna stanziare dei fondi, perché c'è bisogno che la ricerca in ambito oncologico continui e possa dare risultati positivi, così come è accaduto. Ricordiamo che, grazie a Dio, di cancro si muore di meno, perché si può sopravvivere, ovviamente con adeguati stili di vita. Devo dunque dire grazie a quelle associazioni che si prendono cura dei pazienti, anche dopo un evento avverso, come un tumore. Occorre quindi aiutare queste persone, non solo nella prevenzione e durante un eventuale intervento, ma anche nel percorso di vita successivo. Esistono infatti le associazioni di coloro che si definiscono onconauti, ovvero coloro che continuano a navigare la propria vita, con un tumore che stanno tenendo sotto controllo. Dunque, l'ordine del giorno G1 non fa altro che proporre la tutela dei diritti dei pazienti oncologici e quindi devo sempre ringraziare le associazioni come "Salute donna", che cercano di tenere alta l'attenzione su questo tema. Nella precedente legislatura non facevo parte dell'Intergruppo per la lotta al cancro, perché ero alla Camera dei deputati, ma abbiamo portato a termine l 'iter della legge sulla Rete nazionale dei registri dei tumori, che mi ha visto firmataria nella precedente legislatura, presso la Camera dei deputati. Quindi, l'importanza di avere un'attenzione su queste tematiche è senz'altro fondamentale, perché ribadisco che la prevenzione e gli stili di vita hanno un'importanza strategica e come istituzioni abbiamo il dovere di promuovere queste pratiche. Occorre parlare sempre di networking, di queste reti che si formano anche in ambito sanitario, come quella che abbiamo costituito noi come Gruppo interparlamentare, per rispondere in maniera più efficace all'esigenza di salute dei nostri cittadini. Penso ad esempio anche alle reti ematologiche e oncoematologiche, che sono fondamentali. Non basta costituirle; bisogna capire se stanno funzionando. È dunque importante anche effettuare i monitoraggi degli impegni che prevediamo. A questo punto ribadisco pertanto che è importante aver raggiunto un'intesa in Aula su queste tematiche. Credo che purtroppo tutti noi, chi da vicino chi da un po' più lontano, siamo toccati da questa patologia, pertanto possiamo solo essere favorevoli a questo ordine del giorno, perché è un tema di grande rilievo e dunque dobbiamo dare una risposta a quanti hanno chiesto di impegnare il Governo. Noi lo facciamo attraverso la nostra mozione e l'ordine del giorno unitario e chiediamo al Governo che i punti inseriti nei testi vengano accolti. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Errani. Ne ha facoltà. ERRANI (Misto-LeU) . Signor Presidente, anch'io come gli altri colleghi non avevo visto la mail del collega Romeo. Mi sembra positivo che dalle tre mozioni - lo avrei proposto nel dibattito - si arrivi a un ordine del giorno unitario e, se i colleghi lo consentiranno, vorrei anch'io a apporvi la mia firma, condividendone lo spirito. Aderendo profondamente al ragionamento che nasce dal rapporto con le associazioni di volontariato e i familiari, vorrei solo fare una sottolineatura, soprattutto per il Governo. Tutto ciò che affermiamo nell'ordine del giorno e che era sostanzialmente ripreso nelle tre mozioni, che personalmente condividevo, prende atto di un problema oggettivo: la profonda diversità e disparità sul territorio nazionale delle pratiche, a cominciare dalla rete oncologica, dai sistemi di integrazione a quelli di assistenza, di assistenza domiciliare o caregiver. È una riflessione che non può fermarsi a questa presa d'atto; c'è bisogno di capire se siamo in grado di condividere una strategia operativa che non può prescindere da due problemi, il primo dei quali è endemico e strutturale, vale a dire il sottofinanziamento del sistema sanitario. Infatti, anche laddove c'è quel problema di ritardo e di cui abbiamo parlato, per costruire le reti oncologiche integrate occorrono investimenti, una strategia (a mio avviso, perfino sostitutiva laddove le Regioni non operano coerentemente) di condivisione in primo luogo. Si tratta di una scelta economica. Noi abbiamo approvato una norma giustissima, che condividiamo tutti, sul registro dei tumori, ma senza un euro. Guardiamoci negli occhi, signor Sottosegretario, senza un euro non si fa. Noi qui, con tutto lo spirito positivo e di condivisione, che io apprezzo, dobbiamo, però, assumerci una responsabilità. Dobbiamo dare le risorse indispensabili per realizzare quei punti che qui abbiamo indicato, per sostenere la rete di domiciliarizzazione, che considero fino ai malati terminali. Tenete conto che abbiamo ancora un problema serissimo per quello che riguarda la rete degli hospice , perché alcune Regioni sono in grado di rispondere sugli hospice ma tante altre Regioni non lo sono. E noi sappiamo che gli hospice sono un elemento di civiltà. Quindi, va benissimo questo ordine del giorno unitario, ma troviamo un modo, signor Sottosegretario, per costruire una strategia, per metterci delle risorse, per fare degli interventi concreti. Diversamente, è sì importante la condivisione ma ci fermiamo qui. Occorre decidere un investimento strategico sulla salute, che non è solo una spesa, ma è un investimento. Noi siamo in recessione. La salute, la sanità, sono un grande sistema di investimenti, che può consentire di far crescere questo Paese. Smettiamo di ragionare solo come se fosse una spesa. Abbiamo aziende farmaceutiche importanti in questo Paese. Dobbiamo gestire la grande sfida dei farmaci innovativi, che ci propone di cambiare le norme sui farmaci maturi per gestire il tema dei farmaci innovativi. Bisogna fare delle scelte. Siamo fermi alle petizioni di principio. È passato un anno. È ora di agire. Noi, quindi, voteremo a favore di questo ordine del giorno unitario. (Applausi dal Gruppo Misto-LeU) . PRESIDENTE . Dichiaro chiusa la discussione. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo, al quale chiedo di esprimere il parere sull'ordine del giorno presentato. BARTOLAZZI, sottosegretario di Stato per la salute . Signor Presidente, stimati senatori, non posso che essere felice di questa condivisione, veramente bella, da parte di tutte le parti politiche. E ne sono felice sia come rappresentante del Governo che come addetto ai lavori, visto che ho speso trentacinque anni della mia vita nella ricerca oncologica. Quindi, questo è un momento di gioia per me. Chiaramente è tutto condivisibile, soprattutto quest'ultimo intervento del senatore Errani. Io auspico che continueremo con questo passo, come già fatto per il registro tumori, come già fatto per la rete degli IRCCS. Per quanto concerne le campagne di prevenzione, esistono effettivamente, ancora oggi, differenze sostanziali tra Nord e Sud Italia. Questa è una realtà e il Governo si impegna, e particolarmente mi impegno io, visto che ho la delega specifica per queste problematiche, a fare del mio meglio per cercare di sanare queste differenze. Credo che il cancro sia un problema che riguardi chiaramente tutti e, quindi, io auspico, anche nel prossimo futuro, di trovare sempre un allineamento completo da parte di tutte le forze politiche per sostenere questo tipo di attività, sia per la prevenzione, sia per la diagnosi sia per le terapie. Oggi le terapie innovative sono una sfida importante. Volevo qui approfittare solo per fare un po' di chiarezza tecnica - consentitemelo - su alcune terminologie. La terapia genica è di per sé una piccola parte delle terapie innovative. Ci sono anche terapie molecolari. Quindi, è più appropriato, dal punto di vista tecnico, parlare di molecular target therapy , terapie di precisione più che terapie personalizzate. Le terapie personalizzate non esistono, sono un ideale. Le terapia di precisione sono quelle terapie che, praticamente, vanno rivolte verso target molecolari e, quindi, verso meccanismi comuni a più tipologie di cancro. Questo lo voglio dire perché in tanti testi (mozioni, documenti delle Camere), spesso si parla di terapia personalizzata, ma non è un termine propriamente corretto. Chiaramente non è un aspetto vincolante, ma ci tenevo a precisare alcuni punti. Il parere del Governo non può che essere favorevole all'ordine del giorno G1. PRESIDENTE. Colleghi, per una mia svista, di cui mi assumo la responsabilità, prima non ho dato la parola al senatore Pisani, che era iscritto a parlare. Ne ha ora facoltà. PISANI Giuseppe (M5S) . Signor Presidente, avevo chiesto la parola per esprimere la mia condivisione del testo dell'ordine del giorno congiunto proponendo di apportare comunque un'integrazione in tema di educazione sanitaria. Da cittadino e da medico apprezzo la politica sanitaria che mette sempre al centro il paziente, sia come singolo individuo sia come componente delle associazioni portatrici di interesse, le quali devono sempre essere coinvolte nel dialogo e nel confronto con le istituzioni sanitarie. Mettere al centro il paziente significa - da parte di noi medici - garantire allo stesso una corretta informazione al fine di renderlo consapevole e partecipe motivato delle decisioni che riguardano il proprio benessere e il proprio percorso terapeutico, ove necessario. Mettere al centro il paziente significa ancora prima consentirgli di acquisire una corretta educazione alla salute, la quale costituisce un pilastro fondante del nostro Servizio sanitario nazionale sin dalla sua nascita, con legge n. 833 del 1978. Tale legge, tra le sue finalità, prevede la formazione di una coscienza sanitaria che permetta a ciascun individuo di prendere decisioni consapevoli circa il proprio equilibrio e il proprio benessere fisico, psichico e sociale, vale a dire decisioni in merito alla propria salute. La salute - lo ricordo - secondo la definizione dell'Organizzazione mondiale della sanità, non è solo assenza di malattia; è uno stato di benessere fisico, psichico e sociale dell'individuo. Per questi motivi propongo l'introduzione dell'insegnamento dell'educazione sanitaria nelle scuole come disciplina obbligatoria al fine di accrescere la conoscenza e la consapevolezza dell'importanza della prevenzione delle malattie e dell'adozione di corretti stili di vita. Tale insegnamento dovrebbe comprendere al proprio interno vari ambiti, tra i quali la promozione della dieta mediterranea e dell'attività fisica e la lotta contro l'uso di sostanze dannose come il fumo, l'alcol e le droghe, pratiche e abitudini che riducono il rischio di malattie degenerative e oncologiche. Dovrebbero essere inoltre previste specifiche giornate con visite di istruzione dedicate alla prevenzione e alla promozione della salute presso le aziende sanitarie e altri enti del Servizio sanitario nazionale, nonché università ed enti di ricerca. Auspico pertanto l'aggiunta, tra le misure per fronteggiare le malattie oncologiche, di un impegno all'ordine del giorno G1 affinché il Governo inserisca l'insegnamento dell'educazione sanitaria nel novero delle discipline obbligatorie nelle scuole secondarie di primo e secondo grado. Al contempo, al fine di garantire la formazione di personale docente adeguato, è necessario che la didattica dell'educazione sanitaria sia inserita nei programmi dei corsi di abilitazione all'insegnamento. (Applausi dal Gruppo M5S) . PRESIDENTE . Passiamo alla votazione dell'ordine del giorno G1. BINI (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BINI (PD) . Signor Presidente, mi limito a dire che condivido le parole della collega Boldrini in discussione generale ed esprimo soddisfazione per il fatto di essere arrivati a un testo unitario, che, su temi come questi, è sempre un auspicio e un obiettivo fondamentale. (Applausi dal Gruppo PD) . SICLARI (FI-BP) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. SICLARI (FI-BP) . Signor Presidente, onorevoli senatori, membri del Governo, la mozione presentata da Forza Italia, brillantemente illustrata dalla collega Rizzotti, che ha trovato grande adesione e condivisione, ancor prima del valore politico e di impulso legislativo ed esecutivo, voleva essere la raccolta del grido di allarme e dolore che proviene da chi, ogni giorno, deve combattere contro un male dai contorni oscuri e da contrastare con armi che sono ancora, per troppi versi sconosciute. Inoltre, la mozione voleva dare risposte concrete ed efficaci alle famiglie che devono combattere contro il cancro. Colleghi, il cancro, purtroppo, ancora oggi, è un male di cui non conosciamo l'eziologia precisa e miete moltissime vittime ogni anno. In un recente passato, l'essere ammalato di tumore ingenerava la massima solidarietà, considerando - per un verso - l'elevata mortalità della patologia e - per altro verso - l'eccezionalità dei casi. Oggi, invece, assistiamo a una tragica diffusione del male che non conosce età, confini geografici, latitudini e razza. Nonostante siamo in presenza di un male così grave e invalidante tanto per gli ammalati, quanto per le famiglie la risposta che il nostro Servizio sanitario nazionale fornisce è, per alcuni versi, assolutamente insoddisfacente. È fondamentale, quindi, un grande sforzo comune per consentire di individuare soluzioni per rendere più efficiente il controllo di assistenza oncologica. L'ordine del giorno unitario, presentato dalla Lega e che porta la firma del presidente Bernini, a cui va il voto convinto del Gruppo Forza Italia, è una sintesi corretta della mozione presentata da Forza Italia, che invita il Governo a mettere in campo una strategia a 360 gradi, che riesca a combattere il cancro con tutte le armi possibili a nostra disposizione: piano oncologico nazionale, reti oncologiche regionali e applicazione reale dei costi standard , fino ad arrivare alla promozione di campagne di sensibilizzazione per potenziare in tutto il territorio nazionale gli screening oncologici garantiti dai livelli essenziali di assistenza. Ciò che chiediamo, in aggiunta a quanto contenuto nell'ordine del giorno, è la garanzia della copertura finanziaria per le terapie geniche, attraverso modelli di finanziamento a medio e lungo periodo, con vincoli di destinazione, incrementando l'attuale fondo per i farmaci innovativi oncologici. Colleghi, nonostante siamo stati e siamo ancora la coscienza critica di questo Governo in tutti i settori - in particolare nella materia sanitaria - siamo felici che in una materia così delicata, che riguarda la salute di tutti i cittadini, si sia trovato un importante accordo che ha consentito di approdare alla massima condivisione possibile dell'ordine del giorno, di modo che il Governo potrà impegnarsi da subito per migliorare le aspettative di vita e le condizioni di cura dei malati oncologici. Di fronte a un nemico comune come il cancro non ci possono essere divisioni, ma si deve marciare tutti uniti fino alla meta che consentirà, nei prossimi anni, di considerare il tumore un male sempre più curabile e, nei prossimi decenni, di eliminarlo dalle nostre vite. Forza Italia rimarrà vigile anche con riferimento a quanto abbiamo appena chiesto ai colleghi della Lega, utilizzando tutti gli strumenti politici necessari e alla nostra portata per vincere - finalmente - una battaglia di civiltà e solidarietà. Per questa ragione, a nome del Gruppo Forza Italia, ribadisco il voto favorevole all'ordine del giorno in esame. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . CASTELLONE (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CASTELLONE (M5S) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, non c'è disamina di un qualunque dato nel nostro Paese che non ci porti a constatare che esistono, purtroppo, differenze sostanziali da area ad area e da Regione a Regione nell'approccio alla programmazione e alla pianificazione in tutti i settori strategici. Tali divergenze risultano assolutamente non degne di uno Stato civile, soprattutto quando hanno a che fare con cure, terapie e assistenza in campo sanitario. È da quando abbiamo messo piede in quest'Aula che abbiamo assunto un impegno, ovvero fare in modo che la sopravvivenza e la salute di un qualunque cittadino non debbano mai più dipendere dal luogo in cui è nato. Ci siamo battuti fin da subito perché l'Italia si potesse dotare finalmente di una Rete nazionale dei registri dei tumori, in grado di consentire l'approccio alle migliori terapie, tenendo conto di dati oggettivi su fattori di incidenza e prevalenza di patologie in rapporto a determinate aree geografiche, raccolti su tutto il territorio nazionale e fatti confluire su un'unica piattaforma. L'impegno che chiediamo oggi al nostro Governo è di ridurre, fino a cancellarlo del tutto, il gap tra alcune Regioni provocato dalla disparità nell'approccio al trattamento delle patologie tumorali. Un ragionamento che va affrontato a partire dalla prevenzione, che necessita di campagne e strategie di comunicazione che stimolino ed incentivino le comunità ad affrontare gli screening oncologici che rientrano nell'offerta dei livelli essenziali di assistenza, fino alla presa in carico del paziente, che determina la qualità del percorso terapeutico. Il nostro riferimento deve essere la risoluzione di maggio 2017, emersa dalla settantesima Assemblea dell'Organizzazione mondiale della sanità, sulla prevenzione ed il controllo del cancro. Con quel documento gli Stati membri si sono impegnati a definire i rispettivi piani nazionali di controllo del cancro, a cominciare da una migliore qualità di raccolta dati ai fini dell'implementazione dei registri, fino alla promozione della prevenzione e all'attivazione di ulteriori piani di riduzione del fumo. La stessa risoluzione raccomanda, inoltre, di porre in essere attività rivolte alla diagnosi precoce del cancro; di sviluppare protocolli diagnostico-terapeutici e assistenziali rivolti alla gestione della patologia; di promuovere un ricorso sostenibile agli strumenti di diagnosi e cura dei tumori; di assicurare ai pazienti, laddove necessarie, le cure palliative; di promuovere la ricerca sul cancro; di favorire forme di collaborazione fra le autorità e le associazioni di pazienti e l'impiego del counseling psicologico. È un dato di fatto che i passi in avanti compiuti nell'ambito delle terapie poco o mal si coniugano con l'accesso alle stesse. La maggiore criticità, in questo senso, è costituita dall'eccessiva frammentazione delle decisioni a livello territoriale. Come hanno ricordato i miei colleghi, il 5 per cento dell'intera popolazione italiana è colpita dal cancro. Di questi, il 60 per centro sopravvive a cinque anni. Senza riprendere gli impegni già ricordati dai colleghi, dal senatore Romeo e dalla senatrice Boldrini, voglio aggiungere che l'ordine del giorno G1 impegna il Governo a dare effettiva attuazione alle reti oncologiche ed ematologiche regionali ed al registro tumori nazionale. Con esso si impegna il Governo a favorire l'istituzione nelle Regioni del centro accoglienza e servizi, che deve essere la porta d'ingresso e l'inizio del percorso diagnostico-terapeutico per il paziente oncologico; a favorire la diffusione e l'accesso ai test diagnostici molecolari che permettono di accedere a terapie target personalizzate, utilizzando in modo appropriato le risorse del Servizio sanitario nazionale. Impegniamo altresì il Governo a garantire la corretta informazione del medico al paziente per ottenere una piena condivisione nel caso si opti per uno shift terapeutico. Infine, impegniamo il Governo a lavorare per garantire, nel rispetto dei vincoli della sostenibilità del sistema e delle necessità dei pazienti oncologici e oncoematologici un accesso regionale il più rapido possibile alle nuove terapie, anche attraverso sistemi alternativi ai prontuari terapeutici ospedalieri regionali, come già fatto in alcune Regioni. Nel dichiarare il voto favorevole del MoVimento 5 Stelle, invito tutti a lavorare insieme per raggiungere una strategia che sia sempre più mirata a ridurre le differenze territoriali e ad adeguare le cure e l'assistenza alle metodologie più all'avanguardia per permettere ad ogni singola Regione di essere in linea con gli approcci terapeutici più innovativi. Non vogliamo più cittadini di serie A e cittadini di serie B. Il nostro Servizio sanitario nazionale resta un modello invidiabile in tutto il mondo. Dobbiamo e possiamo migliorarlo, impegnandoci sempre di più per sanare le disparità tra le diverse aree del Paese nell'accesso a trattamenti fondamentali e ponendo un argine alla migrazione sanitaria, che in certi territori, soprattutto in campo oncologico, sta assumendo caratteri sempre più allarmanti. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az) . MANTOVANI (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MANTOVANI (M5S) . Signor Presidente, vorrei aggiungere la mia firma all'ordine del giorno G1. PRESIDENTE . La Presidenza ne prende atto. Chiunque fosse interessato alla sottoscrizione può rivolgersi agli Uffici, che registreranno immediatamente la firma. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G1, presentato dai senatori Romeo, Bernini, Boldrini, Castellone e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . (Applausi). Il caso ha voluto che a presiedere ci sia una persona che il cancro lo ha avuto e da sei anni e mezzo lo sta combattendo. (L'Assemblea si leva in piedi. Applausi). Vi ringrazio, ma questo era un applauso non gradito, non lo auguro a nessuno, ma vuol dire che - toccando ferro - si può anche guarire. Ripresa della discussione del disegno di legge n. Doc 1063 PRESIDENTE . Come stabilito dalla Conferenza dei Capigruppo, riprendiamo l'esame del disegno di legge di conversione del decreto-legge recante misure urgenti a sostegno della Banca Carige. Do la parola al senatore Bagnai, facente funzioni di relatore, per quanto mi vuole trasmettere o comunicare. BAGNAI, f.f. relatore . Signor Presidente, le comunico e comunico agli onorevoli colleghi che il Governo ha trasmesso alla Commissione finanze il testo dell'avviso di rettifica inviato in data odierna alla Gazzetta Ufficiale relativo al provvedimento al nostro esame. PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire il rappresentante del Governo. SANTANGELO, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri . Signor Presidente, confermando quanto detto dal senatore Bagnai, il Governo ha inviato alla Gazzetta Ufficiale il testo dell'avviso di rettifica al decreto-legge, di cui do lettura: Comunicato relativo al decreto-legge 8 gennaio 2019, n. 1, recante: «Misure urgenti a sostegno della Banca Carige S.p.a. - Cassa di risparmio di Genova e Imperia.» (Decreto-legge pubblicato nella Gazzetta Ufficiale - Serie generale - n. 6 dell'8 gennaio 2019). Nel decreto-legge citato in epigrafe, pubblicato nella sopra indicata Gazzetta Ufficiale , alla pag. 7, seconda colonna, all'articolo 20, comma 7, quarto rigo, dove è scritto: «...condizione indicata dal comma 5, lettera c) ,», leggasi: «...condizione indicata dal comma 3, lettera c) ,». MALAN (FI-BP) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MALAN (FI-BP) . Signor Presidente, gli errori possono capitare anche nello scrivere una legge. Certo io non ricordo che ci sia stata una modifica a un testo di legge - perché questa è una legge dello Stato, non è un disegno di legge - in vigore dal 9 gennaio scorso, quindi vale la pena andare a vedere come mai c'è stato questo errore. Giova, come mi ha suggerito la senatrice Modena, confrontare il testo del decreto-legge che stiamo esaminando con il testo del decreto-legge n. 237 del 23 dicembre 2016 firmato dal presidente del Consiglio Gentiloni Silveri e dal ministro Padoan, recante «Disposizioni urgenti per la tutela del risparmio e del settore creditizio». Ebbene, i primi 19 articoli sono, con l'eccezione di due, nella rubrica e in grandissima parte del testo, perfettamente uguali al decreto-legge che stiamo esaminando. I problemi cominciano all'articolo 20, dove si è manifestata una certa creatività da parte dell'attuale Governo, perché quello era l'articolo 22 nel decreto-legge "originario" del 2016, dove c'erano delle norme riguardanti le banche cooperative che - non essendo questo il caso - giustamente non sono state inserite nel decreto-legge oggi in esame. All'articolo 20 di questo decreto-legge viene riprodotto, al comma 1, il comma 1 del vecchio decreto-legge Gentiloni Silveri e, al comma 2, il comma 2. Poi i commi 3 e 4 del decreto-legge Gentiloni Silveri non entravano in questo decreto-legge, per cui il comma 3 riproduce il comma 5 del decreto-legge Gentiloni Silveri. Di conseguenza, quando si arriva al comma 7 di questo decreto-legge, nel copiare sono state copiate anche le parole con il riferimento al "comma 5", quando invece il riferimento avrebbe dovuto essere al comma 3. (Applausi dai Gruppi FI-BP e PD) . È come se io al liceo, durante il compito in classe, copiassi tutto il testo dalla mia compagna di banco e poi copiassi anche "Anna Maria Bernini" come autore. È un infortunio; però, insomma. (Applausi dai Gruppi FI-BP e PD) . La cosa curiosa è che io allora sono andato a vedere anche i Resoconti. All'epoca l'approvazione non è stata proprio tanto liscia, perché alla Camera il MoVimento 5 Stelle (l'ho ricavato sia dal Resoconto, sia dall'autorevole giornale «Il Fatto Quotidiano»), nel votare contro questo provvedimento, ha esposto striscioni enormi con scritto "ladri di risparmi", cartelli e salvadanai scossi al grido di "ladri, ladri". Invece qui gli amici della Lega... PRESIDENTE. Senatore Malan, parliamo della rettifica, non dell'errore. MALAN (FI-BP) . Infatti io sto parlando sull'ordine dei lavori. Gli amici della Lega hanno esposto cartelli con scritto "risparmiatori truffati", "banchieri graziati", "vergogna" e hanno gettato delle simpatiche banconote finte, di cui alcune sono ancora in mio possesso, perché erano molto carine. (Applausi dal Gruppo PD) . Noi abbiamo votato a favore allora e ci è stato detto che avevamo fatto un inciucio con il Partito Democratico. Invece, chi si è opposto in modo ferocissimo oggi lo copia, lo copia male e credo che voterà a favore. (Applausi dai Gruppi FI-BP e PD). PRESIDENTE . La Presidenza prende atto di quanto riferito dal senatore Bagnai e della relativa lettura da parte del rappresentante del Governo. UNTERBERGER (Aut (SVP-PATT, UV)) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. UNTERBERGER (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente, colleghe e colleghi, il nostro Gruppo voterà a favore del provvedimento a tutela dei risparmiatori e della stabilità del sistema bancario. Lo facciamo nella speranza che Carige trovi un partner all'altezza, in particolare per quel che riguarda la salvaguardia dei posti di lavoro. In molti interventi, anche nel dibattito alla Camera, si è parlato delle responsabilità e del sistema dei controlli che, come nel caso delle altre banche, non ha fatto fino in fondo il suo dovere. Mi unisco anch'io agli interrogativi che sono stati sollevati e aggiungo due considerazioni di ordine generale. La prima è che questo provvedimento è un copia e incolla di quelli approvati nella passata legislatura. È la conferma che, quando le situazioni arrivano a un tale livello di criticità, per la politica non c'è altra strada percorribile per scongiurare una crisi del sistema bancario e per tutelare gli interessi e i risparmi di tutti. Chi governa non può fare altrimenti, ma chi può invece scegliere cosa fare sono le opposizioni. Possono strumentalizzare il tema, attaccare il Governo e dire che salva i banchieri con i soldi pubblici; oppure possono fare un discorso di verità al Paese, dicendo che su certi temi l'interesse generale e il senso di responsabilità vengono prima di tutto. Noi oggi facciamo in quest'ultimo modo e lo facciamo anche perché un domani non vogliamo provare imbarazzo a guardare negli occhi i nostri elettori; quell'imbarazzo che spero in tanti stiano provando nell'attuale maggioranza. Ma di questa vicenda c'è anche un altro aspetto degno di nota. Fa un certo effetto ricordare ai sovranisti di quest'Aula che a spingere l'Italia a prendere iniziative per tutelare i clienti di Carige, quindi la gente, sia stata proprio l'Europa, quella sempre raccontata come cattiva e che, invece, anticipa e spinge il Governo a proteggere i suoi cittadini. La propaganda ha gambe all'inizio molto veloci, che poi si dimostrano corte. Quindi ad inseguirla, alla fine, ci perdono tutti e ci perde, in particolare, la qualità e la bontà del dibattito pubblico della democrazia. Il mio auspicio è che questa vicenda possa essere d'insegnamento e che, soprattutto, questo provvedimento aiuti Carige, i suoi lavoratori e i suoi risparmiatori a uscire dalla difficile situazione in cui versano. Ribadisco, pertanto, il voto favorevole del Gruppo per le Autonomie al provvedimento. (Applausi dal Gruppo Aut (SVP-PATT, UV)) . ERRANI (Misto-LeU) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ERRANI (Misto-LeU) . Signor Presidente, colleghe e colleghi, noi condividiamo questo provvedimento, che voteremo convintamente: era ed è necessario, anche per il ruolo che Carige ricopre nel territorio ligure e non solo. Abbiamo apprezzato la tempestività con cui il Governo ha assunto questo provvedimento. Detto questo, penso che nel nostro dibattito stiamo perdendo un'occasione di riflessione e cercherò di spiegarmi. Anche con riguardo all'incidente testé descritto, le parole del Sottosegretario di questa mattina in Aula, non solo non mi hanno convinto, ma per certi versi mi sono anche sembrate fuori luogo e un po' provocatorie. (Applausi della senatrice Pinotti) . Questo provvedimento, anche per l'ovvia ragione rappresentata dalle regole europee, è lo stesso assunto dal Governo precedente in relazione a Monte dei Paschi di Siena e via dicendo. È lo stesso e, da questo punto di vista, la propaganda non riuscirà in nessun modo a nascondere questa semplice verità. Dov'è allora l'occasione persa? L'occasione persa sta nel fatto che potevamo fare - e c'era la piena disponibilità di tutti i Gruppi di opposizione, ce ne darete atto - una discussione vera, di merito, che ci consentisse di andare oltre il classico dibattito propagandistico e inefficace, in primo luogo in relazione, per esempio, a che cosa possiamo fare insieme sul piano dell'iniziativa parlamentare per sostenere - e sottolineo la parola «sostenere» - il Governo nell'intervento di modifica delle norme europee che per il nostro Paese non vanno bene. La maggioranza, invece, e in primis il Governo, ahimè, hanno scelto un'altra strada, la solita strada sbagliata, cioè quella di continuare le polemiche di ieri. Mi chiedo che senso abbia. Siamo tutti pronti a lavorare per superare il bail in ? Come facciamo? Costruiamo un'iniziativa insieme. C'è l'attività di indagine in Commissione, autorevolmente presieduta. Mi auguro che la Commissione, che ha il compito di approfondire tutte le responsabilità che ci sono e non solo degli ultimi tempi (da Carige a MPS a quello che è accaduto nel sistema bancario), non lavori sulla base di un sistema ideologico, ma lavori per capire invece che cosa possiamo e dobbiamo fare per migliorare e rendere più efficace la normativa, fino a quella sui controlli. Ora, se la può prendere con Banca d'Italia, ma come avete detto anche voi in alcuni interventi le indagini e anche le sentenze su Carige nascono da un'iniziativa assunta da Banca d'Italia e dall'azione avviata dalla stessa. Dopo aver fatto questa sottolineatura, la cosa che a me interessa è un'altra: mi interessa capire se siamo tutti convinti che, certamente migliorandola e rendendola più efficace, l'autonomia della Banca d'Italia sia un valore. (Applausi del senatore Zanda) . E che nessuno, in nome di qualcosa e di qualche ragione del passato, decida, da un punto di vista politico, di metterci le mani sopra. (Applausi dal Gruppo PD) . Questo andrebbe infatti, un'altra volta, a indebolire i sistemi di bilanciamento ed equilibrio della democrazia nel nostro Paese. È un fatto molto importante. C'è un altro punto che vorrei sottolineare, nell'occasione persa: forse dobbiamo prendere atto (e temo che dovremo farlo con grande urgenza nei prossimi mesi, a partire dall'esame del DEF) del tema delle relazioni dei mercati. Sono d'accordo con un'affermazione fatta dal relatore nelle sue conclusioni: non sbagliano solo le banche, ma sbagliano anche i mercati. Sono d'accordo che non possiamo essere subalterni ai mercati che sbagliano abbondantemente, come abbiamo visto dalla crisi della Lehman Brothers in avanti. Proprio per questo è fondamentale che il Governo italiano non si isoli in Europa e non perda tempo nel dare le colpe. Voi oggi governate e dovete farvi carico di costruire un sistema di alleanze in Europa che ci aiuti, visto che abbiamo il secondo più grande debito pubblico al mondo, che purtroppo cresce, e visto che siamo in recessione. Serve un sistema di alleanze che ci aiuti ad affrontare questa situazione, non un Governo che dia le colpe, non un Governo che per una manciata di voti il 26 maggio ci faccia rimanere isolati. E non sarà certo un nuovo rapporto con Trump e gli Stati Uniti che potrà aiutarci nel gestire le grandi difficoltà in cui siamo. Questa è un altra occasione persa. Infine, il rappresentante del Governo ha fatto un intervento che condividiamo, ma vorrei sottolineare un punto: è stato presentato qualche giorno fa il piano industriale, dove sono previsti 1.050 esuberi, o almeno queste sono le notizie emerse. Un nostro ordine del giorno, che è stato accolto dal Governo, lo impegna a lavorare per affrontare questo tema. In altri termini, è giusta la tutela dei risparmiatori, è giusto il fatto che dobbiamo salvaguardare una banca "territoriale" che ha una funzione fondamentale, ma c'è da governare e salvaguardare il lavoro e i dipendenti di quella banca, che non possono essere i pagatori finali di una malagestione che dura da anni e che si è vista anche, a seguito di sentenze della magistratura, condannata severamente. Qui il Governo deve fare un'azione di grande attenzione e di governo, appunto, di questo processo di riorganizzazione e ristrutturazione. (Applausi dai Gruppi Misto e PD) . CIRIANI (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CIRIANI (FdI) . Signor Presidente, anche il nostro Gruppo, Fratelli d'Italia, non può che guardare con straordinario interesse al contenuto del decreto-legge in esame, perché abbiamo a cuore non soltanto il salvataggio della banca, ma anche quello dei risparmiatori e delle famiglie inevitabilmente coinvolte. Questo è il motivo per cui ci siamo comportati con senso di responsabilità, pur non condividendo in pieno il contenuto del provvedimento: abbiamo accettato anche le lungaggini derivanti dagli errori tecnici su cui ci siamo soffermati; abbiamo presentato emendamenti non a scopo pregiudiziale o per perdere tempo, ma per dare aiuti e suggerimenti in linea con quanto era stato detto in campagna elettorale e nella scorsa legislatura in occasione di dibattiti simili a questo, su questioni analoghe a quelle che stiamo trattando. Quello che ci fa specie e che pertanto vorremmo sottolineare, invitando alla riflessione anche i colleghi degli altri Gruppi, è il fatto che ormai si ritenga quasi scontato che le banche e gli istituti di credito debbano godere di un trattamento diverso e privilegiato rispetto a tutti gli altri sistemi imprenditoriali del Paese. Mi spiego con un esempio molto banale: stiamo discutendo - giustamente - di come salvare una banca e i risparmiatori, ma sicuramente non potremmo fare questo stesso ragionamento nei confronti di una fabbrica che produce automobili, bulloni, panettoni o mobili. È chiaro quindi che siamo di fronte a un trattamento speciale che dovrebbe comportare responsabilità speciali in capo al beneficiario, signor Presidente e onorevoli colleghi, ma non ci pare che questo sia avvenuto nemmeno stavolta: pertanto, questa è per noi un'occasione perduta per dare un segnale di vera discontinuità. L'Unione europea liquida senza un solo problema il fatto che gli Stati offrano alle banche garanzie fideiussorie o di capitali, ma bastona selvaggiamente un'azienda che supera l'utilizzo di contributi pubblici, diretti o indiretti e di aiuti di Stato in regime di de minimis di 300.000 euro in tre anni. Questo è evidentemente uno squilibrio e una situazione paradossale che dovremo affrontare prima o poi, perché sicuramente è giusto difendere i risparmiatori, soprattutto se truffati, ma è anche vero che potrebbero esserci distorsioni, nel momento in cui si sa che l'investimento in banca, alla fine, comunque è garantito dallo Stato, mentre quello che si fa come singolo privato e cittadino in un'azienda che produce mobili, automobili o panettoni non dà questa garanzia. Credo sia una distorsione del mercato degli investimenti su cui forse sarebbe stato il caso di riflettere, ma nessuno su questo ha pronunziato una parola soltanto. Ripeterò quanto detto da altri colleghi, perché è semplicemente la verità oggettiva e incontrovertibile: questo è un decreto-legge copia e incolla di quelli precedenti; è inutile che tentiate di negarlo, l'avete fatto in fretta e furia, nottetempo e, ancora una volta, d'urgenza, perché, dopo aver negato che mai sarebbe successo, anche il Governo giallo-verde si è trovato di fronte alla necessità di non far saltare per aria una banca, con tutte le conseguenze del caso. La fretta, purtroppo - e spero soltanto quella, non altre ragioni ingiustificabili - vi ha impedito di fare un intervento sistemico, come spesso annunciato, sul settore bancario. Siamo ancora molto critici, ad esempio, rispetto al fatto di non aver avuto risposte concrete - salvo la proposta d'istituire la Commissione d'inchiesta, che speriamo inizi presto il proprio lavoro - rispetto al meccanismo malato che crea il default bancario e al ruolo di Bankitalia e di Consob. Consentitemi, signor Presidente e colleghi, di fare un riferimento anche alla vicenda Consob, perché anche per il professor Savona, di cui abbiamo grande stima personale per gli studi e il percorso accademico e professionale, valgono le stesse ragioni e leggi e gli stessi requisiti di trasparenza e indipendenza. Pertanto, al netto del giudizio personale sul professore, sia chiaro che non faremo sconti rispetto alle qualifiche che deve avere per ricoprire una carica così delicata in Consob, perché altrimenti partiamo ancora una volta con il piede sbagliato, dopo aver fatto annunzi che andavano in tutt'altra direzione, cioè quella della massima trasparenza e indipendenza. Manca nel provvedimento una discussione sul fatto che si debba finalmente prendere per mano la distinzione e la separazione netta tra le banche retail , le banche ordinarie e le banche di investimento. Questo è all'origine del travisamento della volontà del piccolo risparmiatore, che non è in grado nonostante le norme, i pacchi di carta, le avvertenze degli sportelli bancari, di distinguere tra un investimento ad alto rischio e uno a basso rischio. Dobbiamo separare le finalità delle banche, altrimenti i risparmiatori saranno ancora indotti in errore. Abbiamo presentato emendamenti - lo ripeto ancora una volta - non a carattere ostruzionistico, per tentare di migliorare il testo. Sono stati in gran parte respinti, alcuni addirittura giudicati, in maniera assolutamente ingiustificata, inammissibili. Voglio ricordarli brevemente. Il primo riguardava un codice di natura etica. Forse la parola etica in politica non andrebbe usata; usate allora un aggettivo che vi piace di più, ma c'è da dire che di fronte al fatto che i soldi dei cittadini vanno a garanzia di una banca, credo che essa debba dotarsi di comportamenti rispetto agli stipendi e alle retribuzioni dei propri top manager in linea con il buon senso. Non si possono più vedere situazioni come quelle a cui abbiamo assistito, con top manager che guadagnano milioni di euro, hanno buonuscite clamorose ed ingiustificate, stipendi stellari, godono di stock option e di bonus infiniti, e conducono però le loro aziende e le loro banche al default e al fallimento. Abbiamo chiesto che anche le operazioni relative ai non performing loan , ai crediti deteriorati, non diventino un'altra occasione di speculazione a favore di agenzie di banche che fanno questo di mestiere. Presidente e colleghi, chi segue la vicenda sa bene che anche la cessione dei crediti deteriorati è diventata occasione di speculazione. Abbiamo chiesto semplicemente che sia riconosciuto un diritto di prelazione, soprattutto per il piccolo risparmiatore, rispetto alle pratiche di factoring , cioè alla cessione del credito, che sia consentito cioè al piccolo debitore di saldare il proprio credito con la banca senza essere oggetto di un'ennesima speculazione condotta da chi lucra interessi giganteschi sulla difficoltà delle banche e sulla difficoltà di recuperare il credito. L'ultima richiesta che abbiamo fatto mille volte, che credo sia una riproduzione di richieste avanzate dai colleghi di maggioranza in altre occasioni, seduti su altri banchi, in altre legislature, è quella di rendere pubblico l'elenco dei debitori più importanti delle banche oggetto di salvataggio pubblico. Dove è lo scandalo di prevedere una norma che renda pubblico l'elenco di chi è debitore per più di 100.000 - è troppo poco? - 200.000 o 300.000 euro, dei grandi debitori delle banche che sono all'origine del default ? La storia recente insegna infatti che spesso i default bancari non sono riconducibili a 10.000 piccoli risparmiatori, ma a tre, quattro o cinque grandi debitori che sono stati oggetto di favori, anche a sfondo politico da parte delle banche, che le hanno portate in default per l'impossibilità di restituire quanto ricevuto. Cosa impedisce allora al Senato della Repubblica di fare non un ordine del giorno - perché ne conosciamo tutti il valore politico - ma una norma che stabilisca che se la banca intende ricevere e beneficiare dei contributi pubblici e delle garanzie pubbliche deve rendere pubblico l'elenco. Avete fatto una norma che costringe anche le sagre, se composte da un direttivo di un consigliere comunale negli ultimi dieci anni, a norme sulla trasparenza, ma esse non si applicano alle banche. Allora, Presidente, andando alla conclusione, esprimeremo un voto di astensione sul provvedimento, ribadendo che avremmo preferito che fosse in esso sancito che il salvataggio degli istituti di credito con soldi pubblici, con soldi di tutti, non può avvenire senza che nulla cambi, senza un processo di riforma, di trasparenza, di eticità e di responsabilità. Altrimenti continuiamo e continuate a dare la sensazione che cambiano i Governi, ma il sistema bancario rimane lo stesso: impenetrabile e immodificabile. (Applausi dal Gruppo FdI) . PINOTTI (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PINOTTI (PD) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, rappresentante del Governo, il Partito Democratico voterà a favore del decreto-legge Carige, perché la sua rapida approvazione è utile all'Italia. Lo faremo per due ragioni fondamentali: una riguarda le lavoratrici e i lavoratori della banca, i correntisti, le imprese che hanno crediti e la certezza dell'impatto drammatico che avrebbe il fallimento dell' ex Cassa di risparmio di Genova e Imperia sulla Liguria, dove è concentrata gran parte dell'attività della banca. L'altra ragione è la stabilità finanziaria dell'Italia, la tutela del risparmio delle famiglie e la consapevolezza che l'insolvenza di un'importante banca danneggerebbe l'economia nazionale, già alle prese con il rallentamento dell'economia mondiale, proprio mentre il calo della produzione industriale ci porta dentro una vera e propria recessione. All'inizio della XVII legislatura, all'indomani della crisi economica più lunga e profonda dal dopoguerra, ci si è dovuti misurare con le difficoltà specifiche di singoli istituti bancari, frutto anche di errori manageriali. Ci si è dovuti confrontare con la necessità di migliorare la capitalizzazione e la qualità degli attivi delle banche e di rafforzarne la governance , nel quadro dell'introduzione della vigilanza unica e nel nuovo quadro dell'Accordo di Basilea 3. Si è quindi messa in campo una strategia organica di intervento nel settore finanziario, con l'adozione di riforme incisive, mentre in parallelo si gestivano specifiche crisi bancarie, in assenza, inizialmente, di adeguati strumenti. Parto da qui, da questo giudizio netto su quanto fatto dai Governi della scorsa legislatura, che rivendico e rivendichiamo. Voglio qui ricordare che il ministro Tria, in audizione, ha ammesso di aver fatto, con il decreto-legge in esame, la stessa cosa dei Governi precedenti, perché è l'unica cosa giusta e possibile che si può e si deve fare in questi casi. Egli ha poi aggiunto che, se un «fatto specifico è simile a un altro, la norma è la stessa e il decreto è uguale» a quello fatto dei Governi precedenti. «Non vedo come si possa fare un decreto in modo diverso»: così parlò Tria (Applausi dal Gruppo PD) , autorevole ministro del Governo formato da Lega e MoVimento 5 Stelle. Quindi salutiamo positivamente il fatto che le forze politiche che attualmente governano il Paese abbiano finalmente fatto un bagno di realtà. L'attuale decreto-legge è identico ai decreti-legge fatti dai Governi precedenti e in particolare a quello del Governo Gentiloni Silveri: lo ha ricordato magistralmente il senatore Malan e quindi non occorre che dica altro. Mi dispiace, signor Sottosegretario, che lei non fosse presente: sarebbe stato veramente pedagogico ascoltare l'illustrazione del senatore Malan. (Applausi dal Gruppo PD) . La stessa cosa ha dichiarato ieri il relatore facente funzioni, senatore Bagnai. Devo dire che ho apprezzato la relazione di ieri, che aveva tenuto toni molto tecnici e anche neutri. Mi sono un po' persa, invece, sul tono della replica odierna, in cui ad un certo punto ho sentito parlare di un'ossequiosità che ci sarebbe stata, da parte dei Governi precedenti, nei confronti dell'Europa. Vede, senatore Bagnai, non è molto utile, per contare in Europa, battere i pugni davanti alle telecamere italiane per far vedere che si conta. In realtà le battaglie si fanno ai tavoli giusti ed è molto più utile farle con determinazione lì, che non ostentarle a favore di telecamere in Italia. (Applausi dal Gruppo PD) . Quindi salutiamo positivamente il fatto che le forze politiche che governano attualmente il Paese siano arrivate a vedere la realtà, ma non possiamo dimenticare che, nella scorsa legislatura, su decreti analoghi, soprattutto il MoVimento 5 Stelle, ma anche la Lega, abbiano non solo votato contro, ma addirittura presentato eccezioni di costituzionalità. Lo hanno ricordato gli ottimi interventi dei miei colleghi senatori Comincini, Grimani e D'Alfonso. Tuttavia, se oltre al criterio di realtà ci fosse anche una conversione ad una nuova civiltà politica, avremmo ascoltato delle scuse per la vergognosa strumentalizzazione sui decreti banche che è stata fatta nella scorsa legislatura. (Applausi dal Gruppo PD) . Non le ho sentite negli interventi dei colleghi e non l'ho sentita nell'intervento odierno del sottosegretario Villarosa, che devo dire mi ha lasciato costernata: un intervento inutilmente provocatorio, tutto guardando al passato, senza tener conto del provvedimento attuale e neanche del fatto che stiamo parlando di un decreto-legge sul quale il Partito Democratico voterà favorevolmente. La scorsa settimana si è chiusa con un intervento del Capogruppo dei 5 Stelle, il senatore Patuanelli, che ricordava quanto sarebbe importante rispettarsi in quest'Aula. Lo voglio ricordare perché anche io lo penso, ma credo che anche il Governo, quando viene in quest'Aula, dovrebbe rispettare con molta più attenzione le forze politiche che rappresentano l'opposizione. (Applausi dal Gruppo PD) . Tornando al decreto-legge, riteniamo doveroso l'intervento di urgenza del Governo su Carige, a valle - bisogna ricordarlo - del commissariamento della Banca centrale europea. Registriamo al riguardo anche una rinnovata preoccupazione internazionale sull'affidabilità e credibilità dell'Italia. Il provvedimento contiene due opzioni diverse sul futuro della banca, che però a nostro avviso è giusto mettere in campo contemporaneamente: la garanzia per le passività di nuova emissione e l'intervento sul capitale, la cosiddetta ricapitalizzazione precauzionale. La garanzia sui bond senior è funzionale alla prioritaria ricerca di una soluzione di mercato per Carige. Questa è l'opzione migliore, che meno impegna risorse pubbliche e più valorizza il patrimonio della banca. Nel corso dell'audizione nelle Commissioni finanze congiunte di Camera e Senato, il ministro Tria ha detto - lo cito ancora - che il Governo auspica la soluzione di mercato per Banca Carige; il presidente Conte ha ribadito in Europa lo stesso concetto, ma diverse e destabilizzanti erano state le dichiarazioni dei dioscuri del Governo, in particolare del vice premier Di Maio, che inopinatamente aveva parlato di nazionalizzazione della banca, affiancando a ciò anche attacchi contro la Banca d'Italia, che indeboliscono il Paese in un negoziato difficile e dall'esito non scontato. Noi riteniamo positivo che, dopo la conversione del decreto-legge con un ampio concorso delle forze politiche, si possa dire che il Parlamento auspica la soluzione di mercato per Banca Carige, facendo attenzione a quegli errori di mercato a cui ha fatto riferimento il senatore Bagnai e ripresi dall'intervento del collega Errani. Non è però in contrasto con quest'obiettivo la predisposizione di una possibile ricapitalizzazione precauzionale, che consenta il contemporaneo ingresso dello Stato nel capitale della banca. Ancorché onerosa, la ricapitalizzazione è ciò che consente di rendere chiaro, a chi fosse interessato ad un'acquisizione di Carige, che non si può negoziare all'infinito contando sull'ulteriore indebolimento della banca. In tal caso, infatti, ci sarebbe l'intervento statale per evitare il fallimento. La successiva collocazione avverrebbe comunque a valori di mercato, poiché la ricapitalizzazione precauzionale ha comunque carattere provvisorio, proprio come nel caso del Monte dei Paschi di Siena. Si tratta di una soluzione di ultima istanza, che noi non invochiamo né auspichiamo, ma che, se si rivelasse necessaria, non dovrebbe essere ostacolata dal Meccanismo unico di vigilanza e dalla Commissione europea sulla base di interpretazioni restrittive e improprie della direttiva sul risanamento e la risoluzione delle banche e della comunicazione sugli aiuti di Stato del 2013. Al riguardo, sarebbe bene che il Governo, invece che isolarsi attaccando Paesi come la Francia, che in questo campo possono avere interessi simili ai nostri, si attrezzasse per un difficile negoziato in Europa che, come sempre accade, richiede capacità di fare alleanze e credibilità verso gli interlocutori. La BCE ha commissariato Banca Carige con un provvedimento d'urgenza, che probabilmente sconta anche il calo di credibilità che questo Governo ha determinato in questi mesi, che già abbiamo pagato con l'aumento dello spread e dei tassi di interesse. Chi ha a cuore il destino di Carige, per quel che rappresenta per la Liguria, per i posti di lavoro, per le imprese e i risparmiatori e per gli stessi azionisti, si deve preoccupare in questo momento di unire e non di dividere, con l'obiettivo primario della tutela della stabilità finanziaria e del risparmio nazionale, da perseguire anche attraverso un confronto costruttivo con le istituzioni europee. Ciò perché è proprio grazie al dialogo portato avanti dai precedenti Governi che l'Italia ha ottenuto quella flessibilità nell'applicazione delle regole europee sulla gestione delle crisi bancarie che ha consentito gli interventi su Monte dei Paschi di Siena e sulle banche venete e che oggi è alla base del decreto-legge su Carige. Consideriamo questo decreto-legge in totale continuità politica con le scelte fatte negli anni passati, non solo perché si muove nello stesso quadro normativo, ma anche perché sembra andare nella stessa direzione, cioè quella di favorire aggregazioni e acquisizioni che rafforzino la solidità del sistema. Concludo, signor Presidente, ricordando che Genova e la Liguria stanno vivendo un momento molto difficile dopo il crollo del ponte Morandi perché, nonostante il desiderio e la forza che la città sta dimostrando nel reagire, l'impatto economico di quel crollo ha effetti significativi e importanti sulle attività economiche della città e della Regione. A questo riguardo, voglio anch'io sottolineare come il piano industriale presentato sia un piano che prevede tagli draconiani sul personale e anche sugli sportelli. Quindi, invito il Governo a seguire con attenzione questa partita, che sarebbe un altro colpo ad una città e a lavoratori che sono in difficoltà. Tenendo conto di queste valutazioni, noi voteremo a favore. E voteremo a favore anche perché, per il Partito Democratico, indipendentemente dalla collocazione in maggioranza o all'opposizione, prevale l'interesse dell'Italia e l'interesse complessivo, in questo caso, della stabilità finanziaria. (Applausi dal Gruppo PD) . BAGNAI (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BAGNAI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, scusandomi se tolgo un minimo di pathos e di suspense , esordirò dicendo che, naturalmente, il Gruppo Lega-Salvini Premier-PSd'Az, voterà convintamente in senso favorevole alla conversione in legge del decreto-legge in esame e questo non per una particolare subalternità al Governo, ma perché è convinto che sia effettivamente la scelta giusta da fare in questo momento, come è stato ricordato da tutti i colleghi. Forse, quindi, potrei anche concludere qui, con una economicità estrema di tempi. Però, siccome sono un keynesiano, permettetemi di espandermi un po' e di fare qualche considerazione. In effetti, questa era una scelta che le circostanze hanno reso obbligata e, quindi, anche il dibattito non ha potuto indugiare tanto sul merito della scelta, ma si è elevato, ha volato alto e ho visto qui delle cose che non mi aspettavo avrei mai visto in vita mia; cose che i miei occhi di umano ancora hanno difficoltà a credere e vorrei condividerle con lei, signor Presidente, a partire dall'ultima, la più simpatica. Ho visto un attacco al sovranismo fatto da parte del rappresentante di un Gruppo parlamentare che è così fiero delle sue radici, anzi, so stolz seiner Wurzeln , che è abbastanza paradossale: un Gruppo, che così tanto difende la propria piccola Regione, che merita di essere difesa, perché se la prende con un partito che vuole difendere il suo Paese, che altrettanto merita di essere difeso? Ho visto anche un altro dato paradossale: ci è stata rimproverata la frettolosità. Ho qui un fascicolo di editoriali, che i tempi stretti, giustamente, del Regolamento parlamentare mi impediscono di citare ampiamente, e anche i risultati di qualche ricerca che spiegano come, in ambito finanziario, si debba agire tempestivamente e anche come, in precedenti casi, nel trascinarsi fra Tremonti, Monti, bonds , tra il "salviamo così" e il "salviamo colà", intanto il tempo passava e le situazioni si deterioravano. Voi non ci potete rimproverare la fretta. Anzi, ci date un immediato sopravvento, perché ci permettete di rimproverarvi la lentezza, che ha portato certe situazioni a incancrenirsi, fino al punto in cui ora noi dobbiamo gestirle. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S ). Ci è anche stato rimproverato di essere inesperti. Devo dire che, in effetti, un altro nodo paradossale è che, se errore materiale c'è stato (perché c'è stato ed io, da Presidente di Commissione, mi vergogno per non essermene accorto), non sono stati solo i politici inesperti a non accorgersi di questo errore, sono stati anche tanti funzionari di lunga esperienza che noi abbiamo "ereditato" dalle gestioni precedenti. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S ) . Noi forse abbiamo fatto l'errore di fidarci troppo delle persone lasciate lì da quelli bravi; staremo più attenti la prossima volta. Su questo raccogliamo l'invito costruttivo. Poi, c'è la storia della copia. Certi colleghi apprezzano il mio lavoro di relatore - e mi fa piacere - ma naturalmente le nostre posizioni politiche sono diverse, quindi è anche giusto sottolinearlo. Ecco, metterei in evidenza che affinché questo decreto-legge fosse la copia esatta di un precedente decreto-legge, mancava uno snodo fondamentale, che tutti ricordiamo: occorrerebbe che il Premier annunciasse che è un ottimo affare investire (eccetera, eccetera), come ben ricordiamo. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S) . Ora, non voglio dire che non sia un ottimo affare; non faccio valutazioni a mercati aperti. Voglio solo dire, però, che forse dovremmo ricordarci che lì non c'è stata fretta, magari non ci sono stati errori materiali, ma c'è stata lentezza e c'è stato un non completo apprezzamento della gravità della situazione. D'altra parte, colleghi, quando si fece il salvataggio de cuius , che qui tante volte è stato citato e rivendicato a modello di quello che questo Governo si trova a fare, venne detto agli obbligazionisti che sarebbero stati tutelati al 100 per cento. Poi, invece, il 31 luglio 2017 si parlò di una conversione in azioni, che allora valevano 8,65 euro, ore ne valgono 1,34: lì le cose sono andate in un modo un po' diverso. Vorrei che ce lo ricordassimo! (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S) . Quindi, non è andata esattamente così, però questo è il passato e forse dovremmo dimenticarcelo e veramente smettere di rinfacciarcelo, per guardare avanti e per cercare di condividere alcuni principi, senza i quali non riusciremo a rimettere in piedi questo Paese. Avrei due osservazioni da fare, sperando di avere il tempo. Intanto, cari colleghi, vi segnalo che ho statalizzato Carige a mia insaputa: intervenendo in una trasmissione televisiva, ho detto che ritenevo che sarebbe stata possibile una soluzione di mercato. Traduzione: Bagnai nazionalizza. A parte che non sta a me farlo, ragioniamo un po' su questo. Ho apprezzato l'intervento che è stato fatto, in particolare dal senatore D'Alfonso, quando ha auspicato che sia il mercato a produrre soluzioni: il mercato produca soluzioni, diceva in replica alla collega Botto, che aveva espresso un principio, secondo me, fondamentale: quale che sia la soluzione, dovremmo entrare nell'ordine di idee che se lo Stato ci mette i soldi, poi lo Stato gestisce. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S) . Questo era il punto. Non è che noi vogliamo nazionalizzare, è che se gli si fanno dei regali o se lo si sussidia, non è che il mercato funzioni meglio, funziona peggio. Questo è il punto: noi crediamo in uno Stato regolatore, non in uno Stato regalatore. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S) . Abbiamo visto lo Stato regalatore in alcuni casi precedenti, e questo non ha fatto bene, in tutta evidenza, alla stabilità del sistema finanziario, tanto è vero che siamo qui a intrattenerci con queste tristi vicende, che speriamo arrivino a un punto fermo. Quindi, c'è il problema di decidere insieme quale debba essere il ruolo dello Stato nell'esercizio di quel particolare settore che costituisce il sangue vivo dell'economia di un Paese. Siamo assolutamente sicuri di voler demonizzare la possibile creazione o il possibile potenziamento di un polo pubblico anche in questo settore? Vorrei che ci ricordassimo che il Paese al quale veniamo spesso richiamati ad ispirarci, la Germania, ha il 60 per cento del suo sistema bancario sotto controllo pubblico e oltre 1.500 istituti bancari territoriali, alcuni piccoli, alcuni grandi - qualcuno va male, qualcuno va bene - mentre noi stiamo andando verso una concentrazione estrema. Siamo sicuri che una concentrazione estrema risolva tutta una serie di problemi, inclusi quelli del moral hazard , cioè: tante banche too big to fail ci risolvono il problema del comportamento irresponsabile del management , posto che il problema sia quello? Io non credo, ma queste sono opinioni. Oltre al discorso sul ruolo dello Stato, dovremmo forse chiarirci. È stata spesso evocata - con toni, da un lato, forse troppo critici e, dall'altro, forse troppo acritici - l'Autorità di vigilanza. È vero che nel corso del tempo l'Autorità si è espressa e ha messo in evidenza alcune criticità di quanto stava succedendo, però voglio farvi un esempio. Quando il Governo che noi sosteniamo stava lavorando alla legge di bilancio, gli attacchi, provenienti anche dalla Banca d'Italia, verso l'operato dell'Esecutivo erano espliciti e pressoché quotidiani. La Banca d'Italia viene oggi a dirci che sapeva che il bail in non andava bene e lo dimostra - ognuno di noi ha anche le carte che sono circolate nelle segrete stanze - ma allora perché, a quell'epoca, non disse pubblicamente che era stata fatta una cosa che non andava bene? (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S) . Si può parlare pubblicamente solo quando siamo noi a sbagliare (se abbiamo sbagliato)? Vorrei concludere con un'osservazione in risposta al senatore Errani. Il collega ha chiesto se siamo convinti che l'autonomia sia un valore. A parte che autonomia e indipendenza sono due cose diverse, così come lo sono indipendenza e irresponsabilità e forse dovremmo apprezzare la ricchezza di sfumature del linguaggio italiano che qui dobbiamo parlare, perché quello che si cerca, forse, non è indipendenza, ma un'altra cosa. (Commenti del senatore Errani). Il collega ha detto che è un fatto che le cose stiano così. Ebbene, se vogliamo parlare di fatti, lo faccio molto volentieri. Vi ricordo allora che la Bundesbank ha un direttorio composto da sei membri nominati dal Presidente della Repubblica, tre dei quali su proposta governativa e tre su proposta del Bundesrat. D'accordo? Nei Paesi che prendiamo a esempio funziona così. Se vogliamo dire che questo modello organizzativo non va bene, per esempio dovremmo dire - e qualcuno lo dirà - che loro se lo possono permettere perché sono tedeschi e, quindi, sono onesti, mentre qui la politica corromperebbe. Bene, voglio sentire un rappresentante degli italiani che, qui dentro, dice che gli italiani non si meritano un modello di governance come quello della Bundesbank tedesca perché loro non saprebbero come gestirlo. Vogliamo metterci in questa impasse ? Sono molto curioso di vedere chi avrà il coraggio di dirlo! (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S) . Concludo, dichiarando il voto ovviamente favorevole al provvedimento in esame. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S) . ERRANI (Misto-LeU) . È troppo facile, non mi hai risposto! SCIASCIA (FI-BP) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. SCIASCIA (FI-BP) . Signor Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, signori del Governo, il disegno di legge di conversione del decreto-legge 8 gennaio 2019, n. 1, che ci perviene in seconda lettura, in quanto già approvato dalla Camera dei deputati con una sola modifica al testo originario, comporta tutta una serie di oneri a carico del Ministero dell'economia e delle finanze allo scopo di garantire la sopravvivenza di Carige, istituto di grande importanza non solo nel suo territorio base - la Liguria - ma con rilevanza non marginale sia in Lombardia, che nel Lazio. Questi aiuti, previsti dall'articolo 1 (garanzia per 3 miliardi di euro) e dall'articolo 12 (aumento del capitale a beneficio di terzi) del provvedimento, tendono a far sì che Carige - lo ripeto - continui a esercitare la sua funzione, rectius - come già detto - che sopravviva. Nel provvedimento e nei suoi allegati non un rigo però è stato speso per la disamina della posizione fiscale di Carige, salvo confermare che a essa competono ben 1,2 miliardi di euro per crediti d'imposta. Sono essi pienamente utilizzabili? E il supero con il reddito imponibile (ignoto) può essere ceduto? Carige, inoltre, tra i suoi attivi - pochi - annovera una partecipazione del 4 per cento in Banca d'Italia. Ma che senso ha? Perché non è stata dismessa? Il provvedimento ricalca a larghe linee quelli già visti per Banca Etruria, Banca Marche et similia . Esso però prevede, con maggiore valenza - lo sottolineo - rispetto alle precedenti indicate norme, l'ipotesi che gli oneri a carico del MEF siano di natura transitoria e che potranno essere azzerati, addirittura, con un interesse anche se minimo, dalla prosecuzione delle attività che si spera porterà nei prossimi anni ad un incremento significativo del valore di Banca Carige, ma anche ad utili che le consentiranno di uscire dall' impasse e restituire i prestiti ottenuti. Inutile rimarcare che tutte le operazioni gestite dal MEF, con la supervisione di Banca d'Italia, saranno oggetto di accurato esame anche da parte della Banca centrale europea che, come noto, ha emesso nel gennaio scorso il provvedimento di amministrazione straordinaria. Per quanto concerne le cause del dissesto, mi sembra di poter affermare che la prima, per importanza, non è quella determinata dal periodo di recessione mondiale e nazionale iniziato alcuni anni fa e che ha comportato sicuramente la riduzione dei depositi da parte dei correntisti e di affidamenti sicuri e profittevoli. Il dissesto, sempre a mio avviso, anche sulla base delle dichiarazioni degli auditi, trae origine principalmente dalla mala gestio dell'azienda, con le solite consuete operazioni di concessione di crediti (anche milionari) compiacenti, vale a dire con scarse o nulle garanzie e con l'effettuazione di operazioni a rischio elevato che si sono concluse, purtroppo, nel peggior modo. Gli impegni innanzi indicati devono sì consentire la piena continuità dell'azienda, ma, fatto questo più significativo, evitare perdite per i correntisti e che la mancanza di liquidità provochi, di riflesso, un effetto negativo a carico soprattutto delle piccole e medie imprese, che si vedrebbero costrette ad una stasi che potrebbe portare alla cessazione delle attività con gravi ripercussioni anche sul tasso di disoccupazione. Per tutti questi motivi, soprattutto per gli ultimi indicati, Forza Italia voterà, così come fatto in Commissione, a favore del provvedimento. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . LEONE (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LEONE (M5S) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, rappresentante del Governo, abbiamo affrontato in quest'Aula il decreto Carige, provvedimento che punta a tutelare una banca per troppo tempo lasciata in balia degli effetti della crisi finanziaria e di gestioni passate a dir poco avventurose, per usare un eufemismo. Un caso a cui si deve porre rimedio tempestivamente. Voglio focalizzare il mio intervento su un punto in particolare. Intendo cioè chiarire il distinguo tra questo nostro provvedimento e quello adottato dai Governi Renzi-Gentiloni Silveri, giacché in più circostanze, come anche durante i lavori in Commissione, si tende ad affermare che l'uno è la riproduzione anastatica dell'altro. Ritengo necessario chiarire la sostanziale differenza nel modus operandi con finalità completamente diverse, poiché è del tutto scorretto e fuorviante paragonare il decreto Carige con il precedente provvedimento. La differenza sarà ancora più netta dopo che la Commissione d'inchiesta sulle banche sarà costituita. Voglio inoltre ricordare il percorso dell'allora neopresidente del Consiglio Gentiloni Silveri, che in breve tempo approvò il provvedimento per autorizzare l'assegnazione di 20 miliardi in favore delle banche in difficoltà. Non solo per Monte dei Paschi di Siena, ma all'occorrenza anche Popolare di Vicenza e Veneto Banca. Successivamente, la Commissione presieduta da Casini non trovò colpevoli e sapete perché? Perché il 31 dicembre 2017 Monte dei Paschi dichiarò di vantare crediti per circa 10 milioni nei confronti di tredici partiti politici e per 67 milioni nei confronti di persone fisiche che occupavano importanti cariche pubbliche. Invece, con il decreto-legge in esame offriamo garanzie pubbliche su emissioni obbligazionarie di Carige e prevediamo la ricapitalizzazione cosiddetta precauzionale, da considerare come ipotesi residuale a valle della quale, se concretizzata, lo Stato entrerà dentro la banca, senza cederla a prezzo simbolico come è successo in passato per due banche venete e per le quattro banche dell'Italia centrale. Inoltre, con il fondo risparmiatori tuteliamo i truffati, i clienti che hanno avuto fiducia in questa banca ma non sono stati ripagati. Abbiamo istituito un fondo per il ristoro dei risparmiatori italiani di un miliardo e mezzo di euro. Il popolo italiano è un popolo di risparmiatori, lo testimoniano l'alto livello di risparmio delle famiglie, che fa ancora oggi molta gola agli operatori esteri, e il fatto che la maggior parte delle famiglie è proprietaria della casa in cui vive. Quindi, un fondo di 15 volte superiore a quello del Governo Renzi-Gentiloni Silveri, il fondo Baretta, dal nome dell'allora Sottosegretario, che stanziava appena 100 milioni di euro in quattro anni, ossia 25 milioni di euro l'anno, insomma un'autentica elemosina. I cittadini sono stati lasciati da soli, dov'era lo Stato? (Applausi dal Gruppo M5S) . Questo Governo (e il Parlamento) interviene per tutelare i cittadini e non ha ancora sborsato un solo centesimo. Vero è che all'opposizione non resta altro, per attaccarci, che dire che noi siamo come loro. Lo fanno in ogni modo e ad ogni occasione e non certo per disistima nei loro confronti o per sovrastima nei nostri confronti, lo fanno per confondere artatamente le idee ai cittadini. Inoltre, preciso che sempre grazie a noi anche gli azionisti verranno risarciti. Rilevare la responsabilità penale delle precedenti gestioni bancarie è sicuramente di competenza della magistratura, ma è pure giusto costituire una Commissione ad hoc per far emergere la responsabilità politica della vicenda, perché sia chiaro che oltre alla crisi finanziaria anche la cattiva politica ha messo alle corde tanto Monte dei Paschi di Siena quanto Carige. Ricordo che quando nel 2008 è scoppiata la crisi finanziaria, è diventato palese che molti, troppi attori hanno scaricato il problema su Carige. Entrambe le banche hanno legato la loro reputazione alle rispettive città, Siena e Genova, e non sarebbe strano se si costituissero parte civile in un processo per danni di immagine. Il problema dunque non è rappresentato soltanto dal Berneschi, condannato a otto anni e a cui peraltro spetta risarcire 26 milioni di euro. Il problema sono anche i crediti deteriorati che la banca è ancora costretta a smaltire. In realtà, attorno al sistema Carige si era venuto a creare un equilibrio di potere non sempre limpido e che di fatto ha governato il consiglio di amministrazione durante decenni in cui spopolavano la Democrazia Cristiana, i Democratici di sinistra e Forza Italia. Bisogna che i cittadini sappiano finalmente cosa è successo in quella perversa triangolazione tra Berneschi, Burlando e Scajola, fratello del Ministro, legato alla mala gestio . Non ci si è accorti o si è fatto finta di non vedere i troppi finanziamenti erogati da Carige senza le dovute garanzie agli amici degli amici, alle solite cordate e consorterie. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az). E poi, come non accorgersi della truffa continuata nel tempo e rilevata dalla Guardia di finanza in merito all'acquisto di beni immobili da parte del ramo assicurativo dell'istituto bancario a prezzi gonfiati per reinvestire le plusvalenze all'estero, affare che avrebbe fruttato al solo Berneschi 22 milioni di euro. Presidente, concludo con l'auspicio che la Commissione di inchiesta bancaria di imminente istituzione faccia chiarezza sul caso, individuandone le responsabilità politiche parallelamente all'ottimo lavoro che sta compiendo la magistratura, così come, allo stesso tempo, che il nostro Governo miri a rinsaldare la fiducia nelle istituzioni, mostrandosi attento al benessere dei cittadini, in perfetta sintonia con l'articolo 47 della Costituzione, che recita: «La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina, coordina e controlla l'esercizio del credito». Pertanto, il Gruppo MoVimento 5 Stelle dichiara voto favorevole. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az). PRESIDENTE . Prima di procedere alla votazione finale, informo l'Assemblea che l'avviso di rettifica del quale ha dato lettura il rappresentante del Governo è pubblicato nella versione on line della Gazzetta Ufficiale di mercoledì 6 marzo 2019, a partire dalle ore 19 di quest'oggi. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del disegno di legge, composto del solo articolo 1. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az). Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno CASTELLONE (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CASTELLONE (M5S) . Signor Presidente, da quasi tre anni il mondo intero sta assistendo, inerme, a uno dei più gravi atti di violazione e delegittimazione dei diritti fondamentali dell'essere umano. Dall'aprile del 2016 il ricercatore iraniano Ahmadreza Djalali, per anni collaboratore dell'Università del Piemonte Orientale (anni durante i quali ha fornito un contributo fondamentale per la nostra ricerca), è rinchiuso in carcere in Iran con sul capo una condanna a morte per l'accusa di spionaggio. Una sentenza pronunciata dopo che in un video, trasmesso dalle TV iraniane, Djalali avrebbe ammesso di essere una spia; una confessione che sarebbe stata estorta sotto torture e minacce di ritorsioni ai danni della moglie e dei figli (tesi sostenuta da sempre dai legali dell'uomo). Prima della sua confessione, Djalali aveva infatti puntualmente e sistematicamente respinto le accuse nei suoi confronti. In una lettera fatta uscire dal carcere e diffusa dalla moglie, aveva rivelato che la sua condanna sarebbe stata nient'altro che l'effetto di una ritorsione per essersi rifiutato di farsi assoldare come spia al servizio del Ministero dell' intelligence iraniano. Versione della quale il tribunale di Teheran non ha mai tenuto conto nei due unici gradi di giudizio. Ricercatore specializzato in medicina dei disastri, nato in Iran ma residente in Svezia, Djalali era stato arrestato in occasione della sua ultima visita accademica in Iran, dove si era recato su invito ufficiale dell'università di Teheran. Di lì a pochi giorni lo hanno messo agli arresti per una presunta "collaborazione con un Governo ostile"; secondo l'accusa, avrebbe passato informazioni al Mossad, l' intelligence israeliana. Appare oramai chiaro che c'è chi ha voluto che si autoaccusasse pubblicamente, così da poter mostrare al mondo la prova provata di un'attività di spionaggio che non è mai esistita. L'appello che intendo lanciare oggi da questi banchi è rivolto al nostro Governo, affinché l'Italia, Paese che ha avuto l'onore di ospitare Djalali in una delle sue università e beneficiare della sua opera e dei suoi insegnamenti, possa attivarsi per garantire a quest'uomo un processo equo e giusto, al cospetto di un tribunale indipendente e imparziale, che non potrà che portare alla sua liberazione dopo che sia stata finalmente riconosciuta la sua innocenza. Non possiamo più consentire che si continui a perpetrare questa gravissima violazione dei diritti fondamentali di un cittadino e che, nel contempo, sia messa in gioco la libertà di fare ricerca. (Applausi dal Gruppo M5S) . MARILOTTI (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MARILOTTI (M5S) . Signor Presidente, il 24 febbraio scorso si sono tenute, come noto, le elezioni per il rinnovo del Presidente e dell'Assemblea legislativa della Regione Sardegna. Nella sera del 24, a urne chiuse, la terza rete Rai ha trasmesso uno speciale elettorale, nel corso del quale è stato diffuso un risultato di exit poll realizzato, per conto della televisione pubblica, da un pool di istituti di rilevazione riuniti sotto l'egida del Consorzio Opinio. I risultati sono stati presentati evidenziando che gli stessi erano frutto di un'elaborazione originata da interviste realizzate all'uscita dei seggi. Il dato proposto, per quel che riguarda i candidati a Presidente, si è rivelato lontanissimo dal 3 per cento dato dallo stesso Consorzio Opinio come limite massimo dello scostamento. L'aspetto più grave che voglio qui sottolineare è che questo ha generato un'evidente distorsione del dibattito pubblico, sia nel corso degli speciali televisivi durati fino a tarda notte, sia, complice il ritardo nell'arrivo dei dati reali, per buona parte della mattinata della giornata successiva, incidendo anche sull'orientamento dei titoli di tutti i giornali in edicola nella giornata del 25 febbraio. È appena da ricordare che, da quando esiste l'elezione diretta del Presidente della Regione, non si era mai verificato in Sardegna, come nelle presenti elezioni, un distacco così significativo tra il primo e il secondo arrivato (15 per cento a favore del primo, 100.000 voti in più), mentre gli exit poll prevedevano un testa a testa. Al di là del dato specifico e dei partiti favoriti o danneggiati dai macroscopici errori del Consorzio Opinio e considerato che - stando alle notizie di stampa - lo stesso pool di istituti viene remunerato dalla Rai attraverso un contratto che prevede il pagamento di 5 milioni di euro per un biennio, con opzione per il terzo anno, sarebbe bene sapere quali indirizzi intenda assumere l'azienda televisiva di Stato per evitare che il servizio pubblico ingeneri distorsioni di questo tipo nel dibattito politico, rendendosi oltretutto protagonista di un evidente spreco di danari che potrebbero essere usati dalla stessa televisione di Stato, pagata dai cittadini, con più proficue finalità culturali. È per questo che, insieme ad alcuni colleghi del mio Gruppo, ho posto la questione al Presidente e all'amministratore delegato della Rai. (Applausi dal Gruppo M5S) . SILERI (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. SILERI (M5S) . Signor Presidente, senatrici e senatori, la procura di Firenze ha appena notificato la chiusura delle indagini a 45 professori e ricercatori di diritto tributario per l'inchiesta che nel 2017 portò a sette arresti e all'interdizione dalle università per altre 22 persone. Tra i reati contestati ci sono quelli di induzione indebita a dare o promettere utilità; corruzione; turbata libertà del procedimento di scelta nei concorsi; abuso d'ufficio; frode; truffa e così via. La procura ora, per questi 45, si appresta ad avanzare la richiesta di rinvio a giudizio. L'indagine nacque dalla denuncia di un coraggioso ricercatore tributarista che fu «invitato» a ritirarsi da un concorso. Da questo spaccato gli inquirenti ricostruirono una rete nazionale di relazioni tra società scientifiche dove, secondo l'accusa, venivano illecitamente concordati i vincitori dei concorsi, con lo scambio di favori e abilitazioni alla docenza. Dopo due anni l'università di Firenze è scossa da una nuova inchiesta. Questa volta nell'occhio del ciclone è finita la facoltà di medicina, dopo la denuncia di un professore associato di otorinolaringoiatria. Sono 14 i professori indagati, ai quali si contestano i reati di abuso d'ufficio e turbamento di procedimenti amministrativi, con violenza, minaccia o con doni e promesse. Dopo mesi di intercettazioni telefoniche e ambientali, emerge un universo torbido fatto di intrighi ed astuzie, di relazioni sessuali clandestine in corsia, di desideri morbosi di potere, di truffe e mazzette. Le intercettazioni sono simili ad altri casi: «Lui non deve vincere. Questo posto è per un altro», ma «se facciamo un concorso lo vincerebbe lui». Come in molti altri casi, il sistema capisce che il ribelle è diventato ingestibile. Rimane solo, ma con coraggio denuncia. Da questi atti e dalle inchieste lette sui giornali emergono grandi manovre sui concorsi, così da muovere professori e commissioni come pedine su una scacchiera nazionale. È un gioco ad incastri in tutta Italia che interessa molti settori disciplinari, non tutte le università, ma troppe. I casi hanno coinvolto Catania, Messina, Bologna, Roma Tor Vergata, Roma La Sapienza, Chieti-Pescara, Ancona e moltissime altre città. Quanto alle vittime, ringrazio il senatore Astorre per avermi citato qualche giorno fa per il mio caso personale, ma, al di là di questo, voglio far presente che qui rappresentiamo altre persone e io qui non sono solo Pierpaolo Sileri, sono anche Giulia, Sandro, Gianbattista, Walter, Fulvio, Agnese, Adamo, Paolo e potrei citare altre decine di persone. Quanti ricercatori, professori associati e ordinari, funzionari amministrativi, direttori generali di università e di ospedali e direttori di dipartimento dovranno passare davanti a un giudice a rendere testimonianza? Davvero serve una sentenza per affermare che l'università è malata? Quanti altri dovranno denunciare ciò che subiscono, rimanendo poi isolati, deprivati della loro libertà professionale, dei sogni coltivati da studenti, divenendo esempi per i colleghi: non esempi positivi e non di coraggio, come dovrebbe essere, ma esempi per dimostrare cosa ti accade se ti ribelli, diffondendo omertà ed arrendevolezza. Quanto tempo dovrà passare prima che queste organizzazioni criminali di colletti bianchi, rette da omertà, da paura e regolate da riti, legami familiari e percorsi particolari di vendette, che impongono la propria volontà con mezzi spesso illeciti per inseguire interessi privati, vengano chiamate con il nome giusto, cioè mafia? (Applausi dal Gruppo M5S) . MISIANI (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MISIANI (PD) . Signor Presidente, intervengo per sollecitare il ministro Salvini a rispondere all'interrogazione 3-00657 , che abbiamo presentato in merito agli incidenti che si sono verificati nella notte tra il 27 e il 28 febbraio, dopo la partita Fiorentina-Atalanta, tra le Forze dell'ordine e i tifosi. Ci sono dinamiche poco chiare che vanno chiarite. C'è un'interrogazione analoga presentata alla Camera: il Ministro scelga a quale Ramo del Parlamento presentarsi, ma venga e chiarisca quello che è successo, perché i cittadini, prima ancora che i tifosi, meritano parole di chiarezza e meritano che venga fatta piena luce su dinamiche tutt'ora non chiare. PRESIDENTE. La Presidenza si farà carico della sua richiesta. PAZZAGLINI (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PAZZAGLINI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, oggi per il Comune di Castelfidardo è una giornata di lutto cittadino, dichiarata dal sindaco Ascardi per la tragedia che il 3 marzo ha colpito la sua collettività: un incidente che a Porto Recanati ha privato della vita due coniugi e che poteva e doveva essere evitato. Purtroppo, nella sua ordinanza il sindaco descrive la sua collettività come di persone impegnate per il sociale e indica i due coniugi come il meglio di quella collettività. Io sono testimone diretto della veridicità della sua dichiarazione, perché ricordo perfettamente che quando il mio Comune ha avuto bisogno di aiuto, dopo lo sciame sismico che ci ha colpito nel 2016, il Comune di Castelfidardo è prontamente intervenuto, appunto, per portare solidarietà concreta. Ovviamente per i due coniugi non possiamo fare nulla; potremmo però e dovremmo fare qualcosa per i loro figli. Potremmo e dovremmo fare qualcosa per tutti noi, perché come diceva una famosa canzone tanti anni fa «gli altri siamo noi» e quello che è successo a una famiglia che tornava da una bella serata con gli amici potrebbe accadere a tutti noi, se non arriveremo a disciplinare un problema che purtroppo riguarda tutta Italia. È per questo che, nella giusta direzione, il Gruppo della Lega ha presentato il disegno di legge sulle droghe, di cui auspico un percorso rapido di approvazione per far sì che queste assurde tragedie possano essere ridotte, se non addirittura eliminate. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S) . Atti e documenti, annunzio PRESIDENTE . Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Ordine del giorno per la seduta di giovedì 7 marzo 2019 PRESIDENTE . Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica domani, giovedì 7 marzo, alle ore 9,30, con il seguente ordine del giorno: (Vedi ordine del giorno) La seduta è tolta (ore 19,59) . Parere espresso dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge n. 1063 e sui relativi emendamenti La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge in titolo, alla luce della relazione tecnica aggiornata esprime, per quanto dì competenza, parere non ostativo. In merito agli emendamenti trasmessi dall'Assemblea, esprime parere contrario, ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, sulle proposte 8.2, 21- bis .0.2 e 21- bis .0.6. Il parere è di semplice contrarietà sugli emendamenti 2.1, 5.1, 19.5 e 19.6. Il parere è non ostativo sulle restanti proposte emendative. VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA SEGNALAZIONI RELATIVE ALLE VOTAZIONI EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA Nel corso della seduta sono pervenute al banco della Presidenza le seguenti comunicazioni: Mozioni sulla coltivazione e commercializzazione della canapa sulla mozione 1-00031, la senatrice Moronese avrebbe voluto esprimere un voto contrario. Disegno di legge n. 1063: sulla votazione finale, il senatore Giuseppe Pisani avrebbe voluto esprimere un voto favorevole. Congedi e missioni Sono in congedo i senatori: Alderisi, Astorre, Auddino, Barachini, Bogo Deledda, Bonfrisco, Borgonzoni, Bossi Umberto, Bottici, Candiani, Cattaneo, Cioffi, Crimi, D'Angelo, De Poli, Dessi', Drago, Faraone, Ferrazzi, Giammanco, Mangialavori, Marti, Merlo, Mininno, Monti, Napolitano, Pepe, Ripamonti, Romani, Ronzulli, Santangelo, Saviane, Siri, Solinas, Steger, Toffanin, Turco, Vattuone e Vescovi. Sonoassenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Tesei, per attività della 4ª Commissione permanente; Arrigoni, Castiello, Magorno e Urso, per attività del Comitato parlamentare per la sicurezza della repubblica; Maiorino, per attività dell'Assemblea parlamentare della NATO; Fazzone, per attività dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa; Casini, per attività dell'Unione interparlamentare. Alla ripresa pomeridiana della seduta sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Petrocelli, per attività della 3ª Commissione permanente; Tesei, per attività della 4ª Commissione permanente; Maiorino, per attività dell'Assemblea parlamentare della NATO; Fazzone, per attività dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa; Briziarelli, per attività della Commissione parlamentare d'inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati; Casini, per attività dell'Unione interparlamentare. Disegni di legge, annunzio di presentazione Ministro degli affari esteri e cooperazione internazionale Ratifica ed esecuzione dell'Accordo di partenariato globale e rafforzato tra l'Unione europea e la Comunità europea dell'energia atomica e i loro Stati membri, da una parte, e la Repubblica d'Armenia, dall'altra, con Allegati, fatto a Bruxelles il 24 novembre 2017 (1123) (presentato in data 06/03/2019); DDL Costituzionale senatore Calderoli Roberto Abrogazione dell'articolo 99 della Costituzione, concernente il Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro (1124) (presentato in data 05/03/2019); Senatore De Bonis Saverio Modifica al decreto legge 5 gennaio 2015, n. 1, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 marzo 2015, n. 20, in materia di disciplina applicabile ad ILVA S.p.A. (1125) (presentato in data 05/03/2019); senatori Rampi Roberto, Fedeli Valeria, Alfieri Alessandro, Messina Assuntela, Buccarella Maurizio, Pittella Gianni, Garavini Laura, Giacobbe Francesco, Malpezzi Simona Flavia, Rojc Tatjana, Iori Vanna, Bellanova Teresa, Cirinna' Monica, Sbrollini Daniela, D'Arienzo Vincenzo, Laus Mauro Antonio Donato, Cucca Giuseppe Luigi Salvatore, Patriarca Edoardo, Biti Caterina, Astorre Bruno Disposizioni per il contrasto alle violazioni internazionali dei diritti sulla base del caso "Sergej Magnitsky" (1126) (presentato in data 06/03/2019); senatori Marinello Gaspare Antonio, Sileri Pierpaolo, Castellone Maria Domenica, Di Marzio Luigi, Endrizzi Giovanni, Mautone Raffaele, Pisani Giuseppe, Romagnoli Sergio, Ortolani Franco, Leone Cinzia, Gaudiano Felicia, Lorefice Pietro, Pirro Elisa, Accoto Rossella, Pellegrini Marco, Dell'Olio Gianmauro, Mollame Francesco, Gallicchio Agnese, Presutto Vincenzo, Matrisciano Susy, Campagna Antonella, Puglia Sergio, Romano Iunio Valerio Riconoscimento della figura e del profilo professionale di autista soccorritore del servizio sanitario di emergenza ed urgenza sanitaria 118 (1127) (presentato in data 06/03/2019); senatori Romeo Massimiliano, Ostellari Andrea, Pillon Simone, Pellegrini Emanuele, Pepe Pasquale, Arrigoni Paolo, Augussori Luigi, Bagnai Alberto, Barbaro Claudio, Bergesio Giorgio Maria, Bonfrisco Anna Cinzia, Borghesi Stefano, Bossi Simone, Briziarelli Luca, Bruzzone Francesco, Calderoli Roberto, Campari Maurizio, Candura Massimo, Cantu' Maria Cristina, Casolati Marzia, De Vecchis William, Faggi Antonella, Ferrero Roberta, Fregolent Sonia, Fusco Umberto, Iwobi Tony Chike, Marin Raffaella Fiormaria, Marti Roberto, Montani Enrico, Nisini Tiziana, Pazzaglini Giuliano, Pergreffi Simona, Pianasso Cesare, Pirovano Daisy, Pisani Pietro, Pittoni Mario, Pizzol Nadia, Pucciarelli Stefania, Ripamonti Paolo, Rivolta Erica, Rufa Gianfranco, Saponara Maria, Saviane Paolo, Sbrana Rosellina, Solinas Christian, Tesei Donatella, Tosato Paolo, Vallardi Gianpaolo, Vescovi Manuel, Zuliani Cristiano Modifiche al codice di procedura penale e al testo unico delle leggi in materia di stupefacenti relativamente alla produzione, traffico o detenzione illecita di sostanze di stupefacenti o psicotrope di lieve entità (1128) (presentato in data 06/03/2019). Disegni di legge, assegnazione In sede referente Commissioni 9ª e 13ª riunite sen. Berutti Massimo Vittorio ed altri Disposizioni per la corretta pianificazione del territorio, per il conseguente contenimento del consumo di suolo, per l'incentivazione del riuso edilizio ed urbanistico, nonché delega al Governo in materia di recupero delle aree urbane degradate (1044) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 5ª (Bilancio), 6ª (Finanze e tesoro), 7ª (Istruzione pubblica, beni culturali), 8ª (Lavori pubblici, comunicazioni), 14ª (Politiche dell'Unione europea), Commissione parlamentare questioni regionali (assegnato in data 06/03/2019). Disegni di legge, presentazione del testo degli articoli In data 06/03/2019 la 3ª Commissione permanente Aff. esteri ha presentato il testo degli articoli proposti dalla Commissione stessa, per il disegno di legge: "Ratifica ed esecuzione del Protocollo aggiuntivo (n. 3) all'Accordo sulla sede tra il Governo della Repubblica italiana e l'Istituto universitario europeo, con allegati, fatto a Firenze il 19 ottobre 2018" (997) (presentato in data 27/12/2018). In data 06/03/2019 la 3ª Commissione permanente Aff. esteri ha presentato il testo degli articoli proposti dalla Commissione stessa, per il disegno di legge: sen. Ferrara Gianluca ed altri "Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra la Repubblica italiana e l'Organizzazione internazionale di diritto per lo sviluppo (IDLO) relativo alla sede dell'organizzazione, fatto a Roma il 14 giugno 2017" (960) (presentato in data 27/11/2018). Disegni di legge, ritiro Il senatore Roberto Calderoli ha dichiarato di ritirare il disegno di legge: Calderoli. - "Modifica all'articolo 75 della Costituzione, in materia di validità dei referendum " (516). Governo, trasmissione di atti e documenti dell'Unione europea di particolare rilevanza ai sensi dell'articolo 6, comma 1, della legge n. 234 del 2012. Deferimento Ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, sono deferiti alle sottoindicate Commissioni permanenti i seguenti atti e documenti dell'Unione europea, trasmessi dal Dipartimento per le politiche europee della Presidenza del Consiglio dei ministri, in base all'articolo 6, comma 1, della legge 24 dicembre 2012, n. 234: Relazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio sull'esercizio della delega conferita alla Commissione a norma del regolamento (UE, EURATOM) n. 1141/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 ottobre 2014, relativo allo statuto e al finanziamento dei partiti politici europei e delle fondazioni politiche europee (COM(2019) 94 definitivo), alla 14 a Commissione permanente; Relazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio sull'attuazione nel periodo dal 1° gennaio 2015 al 31 dicembre 2016 di determinate disposizioni del regolamento (CE) n. 1071/2009 che stabilisce norme comuni sulle condizioni da rispettare per esercitare l'attività di trasportatore su strada (COM(2019) 84 definitivo), alla 8 a Commissione permanente e, per il parere, alla Commissione 14 a ; Relazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo sull'attuazione e sul funzionamento della direttiva 2014/33/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 febbraio 2014, per l'armonizzazione delle legislazioni degli Stati membri relative agli ascensori e ai componenti di sicurezza per ascensori (COM(2019) 87 definitivo), alla 10 a Commissione permanente e, per il parere, alla Commissione 14 a ; Relazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo e al consiglio concernente l'attuazione della direttiva quadro sulle acque (2000/60/CE) e della direttiva sulle alluvioni (2007/60/CE) - Secondo ciclo di piani di gestione dei bacini idrografici - Primo ciclo di piani di gestione del rischio di alluvioni (COM(2019) 95 definitivo), alla 13 a Commissione permanente e, per il parere, alla Commissione 14 a ; Relazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle Regioni - Strategia per l'aviazione in Europa: mantenere e promuovere norme sociali elevate (COM(2019) 120 definitivo), alla 8 a Commissione permanente e, per il parere, alle Commissioni 11 a e 14 a ; Comunicazione della Commissione Semestre europeo 2019: valutazione dei progressi in materia di riforme strutturali, prevenzione e correzione degli squilibri macroeconomici e risultati degli esami approfonditi a norma del regolamento (UE) n. 1176/2011 (COM(2019) 150 definitivo), alla 5 a Commissione permanente e, per il parere, alla Commissione 14 a ; Proposta di Decisione del Consiglio relativa agli orientamenti per le politiche degli stati membri a favore dell'occupazione (COM(2019) 151 definitivo), alla 11 a Commissione permanente e, per il parere, alla Commissione 14 a . Autorità garante della concorrenza e del mercato, trasmissione di atti. Deferimento Il Presidente dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato, in data 20 febbraio 2019, ha inviato, ai sensi dell'articolo 21 della legge 10 ottobre 1990, n. 287, una segnalazione in merito alla legge 7 giugno 2000, n. 150 "Disciplina delle attività di informazione e di comunicazione delle pubbliche amministrazioni", Decreto del Presidente della Repubblica 21 settembre 2001, n. 422 "Regolamento recante norme per l'individuazione dei titoli professionali del personale da utilizzare presso le pubbliche amministrazioni per le attività di informazione e di comunicazione e disciplina degli interventi formativi e la prassi applicativa delle Pubbliche Amministrazioni". La predetta segnalazione è deferita, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1 a , alla 10 a e alla 11 a Commissione permanente (Atto n. 202). Petizioni, annunzio Sono state presentate le seguenti petizioni deferite, ai sensi dell'articolo 140 del Regolamento, alle sottoindicate Commissioni permanenti, competenti per materia. Il signor Francesco Di Pasquale da Cancello ed Arnone (Caserta) chiede: l'utilizzo di pannelli solari e di altre fonti di energia alternativa ai fini dell'illuminazione stradale, soprattutto nelle zone rurali (Petizione n. 321, assegnata alla 8 a Commissione permanente); che venga prevista la confisca dei beni per coloro che vengono condannati per reati relativi al traffico di stupefacenti (Petizione n. 322, assegnata alla 2 a Commissione permanente); misure severe di contrasto al traffico di esseri umani (Petizione n. 323, assegnata alla 2 a Commissione permanente); la nazionalizzazione della Banca d'Italia (Petizione n. 324, assegnata alla 6 a Commissione permanente); misure a tutela del verde, per favorire la riforestazione, per ridurre l'utilizzo di pesticidi e per incentivare l'utilizzo di fonti energetiche alternative (Petizione n. 325, assegnata alla 13 a Commissione permanente); i signori Danilo Grechi, Filippo Prioli, Fabio Traversi, Massimo Tarducci da Sassofeltrio (Pesaro e Urbino) e numerosi altri cittadini chiedono che non si dia seguito al processo di distacco del comune di Sassofeltrio dalla regione Marche e alla conseguente aggregazione alla regione Emilia-Romagna (Petizione n. 326, assegnata alla 1 a Commissione permanente); il signor Gianpaolo Penco da Trieste chiede: misure efficaci per l'integrazione delle minoranze nelle zone di frontiera e, in particolare, nella zona di confine con la Slovenia, con specifico riguardo alle istituzioni scolastiche (Petizione n. 327, assegnata alla 7 a Commissione permanente); la gratuità dei libri di testo nelle scuole di ogni ordine e grado; l'abolizione dell'accesso programmato nelle università; misure per agevolare gli studenti lavoratori; la determinazione delle tasse universitarie a carico dello studente in misura proporzionale al modello ISEE in caso di genitori separati; la previsione per i professori di una durata massima di cinque anni nella titolarità di una cattedra; la parificazione degli stipendi dei professori universitari a quelli delle scuole medie e superiori; l'abolizione del sistema delle sessioni di esame e la previsione della possibilità di sostenere le prove mensilmente (Petizione n. 328, assegnata alla 7 a Commissione permanente); la parificazione dei contratti e degli stipendi di tutti i dipendenti pubblici (Petizione n. 329, assegnata alla 11 a Commissione permanente); modifiche alla normativa in materia di separazione e divorzio (Petizione n. 330, assegnata alla 2 a Commissione permanente); nuove misure in materia di esercizio della professione legale (Petizione n. 331, assegnata alla 2 a Commissione permanente). Mozioni, apposizione di nuove firme Il senatore Nencini ha aggiunto la propria firma alla mozione 1-00065 (testo 2) del senatore Laus ed altri. Il senatore Ferro ha aggiunto la propria firma alla mozione 1-00087 della senatrice Lonardo ed altri. Le senatrici Di Girolamo e Ricciardi hanno aggiunto la propria firma alla mozione 1-00088 del senatore Romeo ed altri. Interrogazioni, apposizione di nuove firme Il senatore Coltorti ha aggiunto la propria firma all'interrogazione 4-01338 della senatrice Giannuzzi ed altri. La senatrice Floridia ha aggiunto la propria firma all'interrogazione 4-01355 del senatore Ortis ed altri. Mozioni Atto n. 1-00092 SBROLLINI MARCUCCI MALPEZZI MIRABELLI STEFANO VALENTE FERRARI COLLINA BINI CIRINNA' ALFIERI ASTORRE BELLANOVA BITI BOLDRINI BONIFAZI COMINCINI CUCCA D'ALFONSO D'ARIENZO FARAONE FEDELI FERRAZZI GARAVINI GIACOBBE GINETTI GRIMANI IORI LAUS MAGORNO MANCA MARGIOTTA MARINO MESSINA Assuntela MISIANI NANNICINI PARENTE PARRINI PATRIARCA PINOTTI PITTELLA RAMPI RENZI RICHETTI ROJC ROSSOMANDO TARICCO VATTUONE VERDUCCI - Il Senato, premesso che: il territorio veneto compreso tra le province di Vicenza, Verona, Padova e Rovigo e i suoi abitanti sono stati pesantemente danneggiati dalla contaminazione di sostanze perfluoroalchiliche (PFAS); il fenomeno ha interessato un bacino demografico di oltre 350.000 persone residenti in oltre 50 comuni, di cui 24 appartenenti alla "zona rossa", ovvero l'area maggiormente contaminata a causa dell'inquinamento della falda sotterranea e degli acquedotti, finora monitorata dalle autorità preposte; considerato che: presso le istituzioni dell'Unione europea è in corso la revisione della direttiva 98/83/CE, concernente la qualità delle acque destinate al consumo umano, che prevede l'introduzione di valori limite riguardanti i PFAS; la proposta della Commissione, approvata nell'ottobre 2018 dal Parlamento europeo con alcune modifiche di contenuto, è ora all'esame del Consiglio; in ogni caso, ciascuno Stato membro ha facoltà di introdurre norme più restrittive rispetto a quelle di una direttiva, ed autonomamente in caso di assenza di normativa europea, ed alcuni Paesi europei si sono già dotati, nel corso degli anni, di limiti nazionali concernenti i PFAS; l'Ente europeo per la sicurezza alimentare (EFSA) sta aggiornando e restringendo notevolmente i livelli delle dosi giornaliere (TDI) di PFAS, in particolare PFOS e PFOA, sulla base del riesame dei rischi associati ai livelli di assunzione di tali contaminanti chimici per l'uomo; resta da completare da parte dell'EFSA una valutazione ulteriore sui rimanenti PFAS , che si concentrerà sui possibili rischi per la salute umana dai PFAS diversi da PFOS e PFOA, e, poiché queste sostanze sono spesso presenti come miscele nella catena alimentare, sarà sua cura sviluppare quadri metodologici per valutare l'esposizione congiunta a più sostanze chimiche, il cui completamento è previsto per la primavera 2019; la produzione, l'immissione sul mercato e l'uso dei PFOS (acidi perfluoroottansulfonici) sono disciplinati dalla legislazione UE sugli inquinanti organici persistenti (regolamento (CE) n. 850/2004); a conferma della loro pericolosità per la salute umana, nel luglio 2020 entreranno in vigore restrizioni alla fabbricazione e all'immissione sul mercato dei PFOA (acidi perfluoroottanoici), dopo le valutazioni scientifiche effettuate dall'Agenzia europea per le sostanze chimiche (ECHA); l'Agenzia per la sicurezza alimentare olandese, a sua volta, punta l'indice sugli PFAS a catena corta, ritenuti rilevanti nell'esposizione umana e di potenziale impatto a causa delle maggiori concentrazioni che raggiungono ad esempio nell'acqua potabile e nei vegetali, e che persistono nell'ambiente a causa del loro lento degradazione; considerato altresì che: la Regione Veneto, con deliberazione della Giunta n. 1590 del 3 ottobre 2017, ha fissato, per la sorveglianza sulle sostanze perfluoroalchiliche, "valori provvisori di performance (obiettivo)" delle medesime sostanze, nelle acque destinate al consumo umano; con delibera del Consiglio dei ministri 21 marzo 2018, è stato dichiarato lo stato di emergenza in relazione alla contaminazione da PFAS delle acque di falda nei territori delle province di Vicenza, Verona e Padova. Il 28 maggio 2018, con ordinanza del capo del Dipartimento nazionale della protezione civile, ne è stato nominato il commissario delegato; valutato che: le proposte emendative al testo di revisione della direttiva 98/83/CE, presentate dagli europarlamentari italiani, sono state orientate all'introduzione di valori limite più restrittivi rispetto a quelli che sono stati approvati nel corso della sessione plenaria del 22-23 ottobre 2018. Gli stessi hanno sottolineato la necessità di regolamentare in Italia tutte le sostanze perfluorate, di ogni catena molecolare; in relazione alla prossima decisione da parte del Consiglio della UE sulla proposta di rifusione della direttiva 98/83/CE, si ritiene essenziale che in quella sede il Governo italiano esprima una posizione netta circa la necessità di misure stringenti. Tale posizione sarebbe rafforzata dalla preventiva introduzione, nell'ordinamento italiano, di severi valori limite nazionali su tutte le sostanze perfluoroalchiliche, impegna il Governo: 1) a garantire, con ogni iniziativa di propria competenza, l'introduzione in tempi stretti nell'ordinamento nazionale di valori limite concernenti tutte le sostanze perfluoroalchiliche; 2) a favorire, in ambito europeo, la rapida conclusione del procedimento legislativo di revisione della direttiva 98/83/CE, concernente la qualità delle acque destinate al consumo umano, nel senso dell'introduzione di restrittivi valori limite di PFAS, a tutela della salute umana e dell'ambiente. Atto n. 1-00093 DE BONIS DE PETRIS BUCCARELLA MARTELLI LONARDO NUGNES TRENTACOSTE PAPATHEU - Il Senato, premesso che: il glifosato è un diserbante non selettivo, sintetizzato per la prima volta nei laboratori dell'azienda farmaceutica "Cilag AG" negli anni '50 del '900 e introdotto sul mercato a partire dal 1974 ad opera della "Monsanto", azienda multinazionale di biotecnologie agrarie, che ne ha scoperto l'azione come erbicida ad ampio spettro; secondo quanto diffuso in data 12 novembre 2015 dall'Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA), "un gruppo di esperti incaricato della revisione paritetica, formato da scienziati EFSA e rappresentanti di organismi di valutazione del rischio degli Stati membri dell'UE, ha stabilito una dosa acuta di riferimento (DAR) per il glifosato pari a 0,5 mg per kg di peso corporeo"; come diffuso da "la Repubblica" in data 22 aprile 2016, l'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC), nel 2015, ha classificato il glifosato come un "probabile cancerogeno per l'uomo" e, come tale, lo ha inserito in un gruppo di 66 sostanze a rischio; in data 16 dicembre 2015, il sito on line "euronews" evidenziava che: "secondo la classificazione dell'Unione eEuropea sono almeno 564 le sostanze sospettate di essere pericolose. Per 66 di esse è provato che possano agire come interferenti endocrini e su altre 52 ci sono gravi sospetti", tra cui il glifosato; oltre il 97 per cento dei prodotti alimentari commercializzati nel nostro continente contiene residui di glifosato; tracce di glifosato sono state trovate nelle urine di 48 europarlamentari con concentrazioni da 0,17 a 3,5 microgrammi per litro ed una media di 1,73 (fonte: "Agricolae"); altri studi in Germania avevano già dimostrato, su un campione di 2.009 persone, che il 99,6 per cento presentava residui di glifosato nelle urine; il 75 per cento di queste con una concentrazione almeno 5 volte superiore ai limiti consentiti per l'acqua; il 35 per cento di queste con una concentrazione addirittura superiore tra le 10 e 42 volte (fonte: "Il Salvagente"); la rivista tedesca "Oko-Test" ha trovato tracce di glifosato oltre che nel latte materno, nel miele e nella birra, in 14 campioni su 20 di farine di frumento, d'avena e pane (medesima fonte); secondo quanto contenuto nell'atto di sindacato ispettivo 5-10154 del 20 dicembre 2016, presentato nel corso della XVII Legislatura alla Camera, "il 10 settembre 2016 l'Associazione nordamericana Moms Across America ha reso pubblici i risultati preliminari di una ricerca autofinanziata per l'identificazione di residui di glifosato, l'erbicida più utilizzato al mondo sia in agricoltura sia per gli usi civili, il cui principio attivo è un brevetto della Roundup della Monsanto, nei vaccini per uso umano". All'uopo, "lo screening effettuato dal laboratorio Microbe Inotech Laboratories Inc. (St. Louis, Missouri, USA) utilizzando il metodo ELISA, ha dimostrato la presenza di glifosato" in una serie di vaccini; il glifosato viene ampiamente usato in pre-raccolta negli Stati Uniti e in Canada nelle coltivazioni di grano duro, per favorirne la maturazione artificiale, con conseguente presenza di residui nel grano raccolto e nelle semole che ne derivano; l'Italia importa grano duro dagli Stati Uniti e dal Canada per la miscelazione e produzione di semole per pasta, pane e altri prodotti da forno; secondo i dati pubblicati da "Il Salvagente" nel volume "La vera storia del glifosato" del 2016, sono state trovate tracce di glifosato, anche se sotto le soglie previste dalla legge, negli spaghetti "Colavita" (0,019 milligrammi al chilo), negli spaghetti "Del Verde" (0,083), nelle penne ziti rigate "Divella" (0,033), negli spaghetti "Divella" (0,038), nella mafalda corta "Garofalo" (0,043), negli spaghetti "Italiamo Lidl" (0,070), nelle farfalle rigate "La Molisana" (0,160) e negli spaghetti "La Molisana" (0,056 milligrammi al chilo); in data 26 febbraio 2017 sono stati pubblicati i dati relativi al test effettuato dall'associazione "GranoSalus" su alcuni marchi di pasta italiana: sono stati trovati residui di glifosato ed altri contaminanti, sebbene sotto le soglie previste dalla legge. Al proposito, sul sito veniva riportato che "la pasta Barilla e la pasta Voiello, che sono due paste dello stesso gruppo, presentano, rispettivamente, per ciò che riguarda la micotossina DON 161 ppb (parti per miliardo) e 180 ppb. Per ciò che riguarda il Glifosate - sempre con riferimento alla Barilla e alla Voiello - presentano, rispettivamente, 0,102 milligrammi per chilogrammo e 0,050 milligrammi per chilogrammo. Per ciò che riguarda il Cadmio - ancora con riferimento alla Barilla e alla Voiello - presentano 0,032 milligrammi di Cadmio per chilogrammo e 0,036 sempre di questo metallo pesante. Il piombo, per fortuna, non è presente. Questo significa che Barilla e Voiello utilizzano grani duri esteri, anche se Voiello dichiara di utilizzare solo grani italiani (varietà Aureo e Svevo)"; dai dati pubblicati in data 28 ottobre 2017, a seguito di un test effettuato al proposito dalla "GranoSalus", è emersa la presenza di glifosato (espressa in milligrammi per chilogrammo di prodotto) specificata nei quantitativi, con espresso riferimento alle marche di semola, di seguito riportati: "Progeo Tre Grazie": 0,184; "Eurospin Tre Mulini": 0,167; "De Cecco": 0,152; "Divella": 0,143; la "Molisana": 0,142; "Granoro": 0,123; "Casillo": 0,112; "Molino Martinucci": 0,104; "Semolificio Loiudice": 0,098; "Molino Mininni": 0,092; "Garofalo": 0,089; "Molino F.lli Dell'Acqua": 0,075; "Despar": 0,029; sul punto, sempre in data 28 ottobre 2017, sul sito "granusalus" veniva evidenziata "una presenza diffusa dell'erbicida nelle semole prodotte dai molini pugliesi e non solo. Tra questi (...) il marchio Casillo, leader nel mercato delle semole di grano duro nonché principale importatore di grano estero, pur riportando sulla confezione la dicitura '100% grano italiano', presenta residui di glifosato"; nella petizione presentata dall'associazione "GranoSalus" sul tema, è precisato che "l'Unione Europea definisce i tenori massimi di glifosato nei prodotti alimentari (pasta, etc), in 10 mg/kg (ppm)"; con decreto della Direzione generale per l'igiene e la sicurezza degli alimenti e la nutrizione del Ministero della salute del 9 agosto 2016 veniva disposta la "revoca di autorizzazioni all'immissione in commercio e modifica delle condizioni d'impiego di prodotti fitosanitari contenenti la sostanza attiva glifosate in attuazione del regolamento di esecuzione (UE) 2016/1313 della Commissione del 1°agosto 2016"; con successivo decreto della stessa Direzione generale del 16 agosto 2016 veniva diposta la "modifica dell'allegato al decreto 9 agosto 2016 recante la revoca di autorizzazioni all'immissione in commercio e modifica delle condizioni d'impiego di prodotti fitosanitari contenenti la sostanza attiva glyphosate in attuazione del regolamento di esecuzione del 1 agosto 2016 (UE) 2016/1313 della Commissione"; con decreto della stessa Direzione generale del 6 settembre 2016 venivano stabilite "ulteriori revoche di autorizzazioni all'immissione in commercio e modifica delle condizioni d'impiego di prodotti fitosanitari contenenti la sostanza attiva 'glifosate' in attuazione del Regolamento di esecuzione (UE)2016/1313 della Commissione del 1° agosto 2016 e modifica dell'allegato 1 del decreto 16 agosto 2016". Nello specifico, ai sensi dell'articolo 1, veniva decretata la revoca dell'autorizzazione all'immissione in commercio ed impiego dei prodotti fitosanitari contenenti la sostanza attiva glifosato ed il coformulante ammina di sego polietossilata (n. CAS 61791-26-2) riportati nell'allegato del decreto in parola. Inoltre, la commercializzazione e l'impiego delle scorte giacenti dei prodotti fitosanitari riportati nel citato allegato venivano consentiti, secondo le seguenti modalità: "a) fino al 22 novembre 2016 per la commercializzazione da parte del titolare delle autorizzazioni e la vendita da parte dei rivenditori e/o distributori autorizzati; b) fino al 22 febbraio 2017 per l'impiego da parte degli utilizzatori finali". La commercializzazione e l'impiego delle scorte giacenti dei prodotti fitosanitari riportati nell'allegato venivano consentiti, previa rietichettatura, in conformità all'articolo 1, comma 1, del decreto direttoriale 9 agosto 2016; in data 27 settembre 2018, sul sito "granosalus" veniva precisato che "il nuovo test Test GranoSalus (effettuato tramite primario laboratorio accreditato) conferma la presenza di glifosate nella pasta a marchio Divella, Barilla, De Cecco, Garofalo, Rummo, Riscossa (sia nella linea normale che in quella 100% Italia)"; da un sopralluogo effettuato dai firmatari del presente atto presso il porto di Bari, in data 14 settembre 2018 è emerso che presso il Ministero delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo, è in fase di svolgimento un monitoraggio dal quale si evince la presenza di glifosato nel grano sia pur sotto i limiti di legge; della notizia è stata informata la Procura di Bari con un esposto del 27 giugno 2017 ed un altro del 17 settembre 2018; i controlli supplementari effettuati dall'Ispettorato centrale della tutela della qualità e repressioni frodi dei prodotti alimentari su alcune navi ormeggiate al porto di Bari il cui Ufficio Italia Sud est dal 1° aprile al 10 ottobre ha prelevato dalle navi 10 campioni di cereali (di questi 3 sono stati già sottoposti ad analisi ed un campione di granoturco biologico, risultato irregolare per presenza di principi non consentiti in agricoltura biologica, mentre gli altri 7 campioni, prelevati nel mese di settembre ed ottobre, sono ancora in attesa di analisi) dimostrano che i laboratori non sono accreditati; con regolamento (CE) n. 1107/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 ottobre 2009, relativo all'immissione sul mercato dei prodotti fitosanitari e che abroga le direttive del Consiglio 79/117/CEE e 91/414/CEE si sono poste le basi precauzionali all'uso delle sostanze attive per ogni Stato membro, chiamato a compiere un bilanciamento tra i benefici per la produzione e gli effetti nocivi sulla salute umana, sugli animali e sull'ambiente; la necessità di un attento bilanciamento dei contrapposti interessi è stata ribadita nel regolamento di esecuzione (UE) n. 540/2011 della Commissione, del 25 maggio 2011, recante disposizioni di attuazione del regolamento (CE) n. 1107/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio per quanto riguarda l'elenco delle sostanze attive approvate (testo rilevante ai fini del SEE). Nello specifico, al n. 25 dell'allegato al regolamento veniva indicata la sostanza "glifosate" e veniva evidenziato che: "possono essere autorizzati solo gli usi come erbicida. Per l'applicazione dei principi uniformi di cui all'articolo 29, paragrafo 6, del regolamento (CE) n. 1107/2009, si deve tener conto delle conclusioni contenute nel rapporto di riesame sul glifosate, in particolare delle relative appendici I e II, nella versione definitiva elaborata dal comitato fitosanitario permanente il 29 giugno 2001. Nell'ambito di questa valutazione generale, gli Stati membri: - devono prestare particolare attenzione alla protezione delle acque sotterranee nelle regioni esposte a rischi, soprattutto in rapporto ad usi non colturali"; dopo l'approvazione del regolamento sono stati pubblicati importanti contributi scientifici che hanno reso evidente il carattere nocivo del glifosato, specie per i neonati e i bambini; ad oggi, la letteratura scientifica maggioritaria propende nel ritenere tale sostanza attiva cancerogena o "probabilmente cancerogena" sia per la salute (come dimostrato dalla IARC) che per l'ambiente (come attestato dalla ECHA) e come comprovato dalla recente sentenza del Tribunale di San Francisco, che ha condannato la Monsanto a un risarcimento milionario ritenendo provato il nesso causale tra il tumore di un giardiniere e l'uso di diserbante contenente glifosato; nonostante sia ormai acclarato che il glifosato sia una sostanza pericolosa, in quanto cancerogena e comunque nociva, la Commissione europea, con regolamento di esecuzione (UE) 2017/2324 della Commissione, del 12 dicembre 2017, ha ritenuto di rinnovare per ulteriori 5 anni l'autorizzazione all'immissione del glifosato nell'ambito territoriale UE; tale ultimo regolamento è stato oggetto di ricorso proposto in data 28 febbraio 2018, presso il Tribunale dell'Unione europea, da parte dell'associazione italiana "GranoSalus", che svolge per Statuto attività di vigilanza, in ambito nazionale e comunitario, tesa a garantire la migliore qualità, anche sotto il profilo sanitario, dei prodotti cerealicoli a tutela di produttori e consumatori; in particolare l'associazione ha contestato, da un canto, l'illegittimità del regolamento di esecuzione per violazione del principio di precauzione e per elusione delle disposizioni di procedura circa il rinnovo dell'approvazione della sostanza, che si è attestata su studi scientifici di dubbia provenienza non improntati ai principi di indipendenza, obiettività e trasparenza, e, dall'altro canto, la mancanza, a monte del regolamento stesso di approfondimenti istruttori circa l'incidenza dell'uso del glifosato sugli animali, sulle acque sotterranee e sui prodotti destinati al consumo umano, come il pane e l'acqua; al contrario, a livello nazionale, il precedente Governo ha mostrato un'assoluta indifferenza rispetto al rinnovo dell'autorizzazione della sostanza attiva glifosato, non intervenendo nel procedimento di approvazione del regolamento di esecuzione (UE) 2017/2324 e limitandosi unicamente a recepirne gli effetti con il comunicato della Direzione generale per l'igiene e la sicurezza degli alimenti e la nutrizione del 19 dicembre 2017, senza però adottare alcuna misura "precauzionale" pur indicata nelle prescrizioni di cui allegato I del regolamento di esecuzione; dall'altra parte il rinnovo della sostanza attiva potrebbe comportare gravi ricadute in ordine al regime della concorrenza nel mercato UE, e dunque in Italia, e pare comunque in netto contrasto con gli indirizzi di cui al regolamento (UE) n. 1305/2013, modificato da ultimo dal regolamento (UE) 2017/2393, che, mediante i programmi di sviluppo rurale (PSR) e le relative erogazioni con fondi comunitari, è volto a indurre gli agricoltori della UE, e dunque italiani, ad adottare modalità produttive di eccellenza e di carattere biologico, che mal si conciliano con l'utilizzo di erbicidi; ai sensi dell'articolo 191, paragrafo 2, del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea "la politica dell'Unione in materia ambientale mira a un elevato livello di tutela, tenendo conto della diversità delle situazioni nelle varie regioni dell'Unione. Essa è fondata sui principi della precauzione e dell'azione preventiva, sul principio della correzione, in via prioritaria alla fonte, dei danni causati all'ambiente, nonché sul principio 'chi inquina paga'. In tale contesto, le misure di armonizzazione rispondenti ad esigenze di protezione dell'ambiente comportano, nei casi opportuni, una clausola di salvaguardia che autorizza gli Stati membri a prendere, per motivi ambientali di natura non economica, misure provvisorie soggette ad una procedura di controllo dell'Unione"; secondo la Commissione europea, il principio di precauzione può essere invocato quando "un fenomeno, un prodotto o un processo può avere effetti potenzialmente pericolosi, individuati tramite una valutazione scientifica e obiettiva, se questa valutazione non consente di determinare il rischio con sufficiente certezza. Il ricorso al principio si iscrive pertanto nel quadro generale dell'analisi del rischio (che comprende, oltre la valutazione del rischio, la gestione e la comunicazione del rischio) e più particolarmente nel quadro della gestione del rischio che corrisponde alla fase di presa di decisione". Tale principio andrebbe applicato anche nel caso del glifosato, in nome della tutela della salute pubblica, vietando definitivamente e in maniera permanente la produzione, la commercializzazione e l'uso di tutti i prodotti fitosanitari a base dell'erbicida; nella comunicazione della Commissione europea del 2 febbraio 2000 sul principio di precauzione, con specifico riferimento all'onere della prova, è stabilito che: "le regole esistenti nella legislazione comunitaria e in quella di numerosi paesi terzi applicano il principio dell'autorizzazione preventiva (elenco positivo) prima dell'immissione sul mercato di alcuni tipi di prodotti, quali le medicine, gli antiparassitari o gli additivi alimentari. Ciò costituisce già un modo di applicare il principio di precauzione spostando la responsabilità della produzione delle prove scientifiche. È questo il caso in particolare delle sostanze ritenute a priori pericolose o che possono essere potenzialmente pericolose ad un certo livello d'assorbimento. In questo caso il legislatore, per precauzione, ha previsto l'inversione dell'onere della prova, stabilendo che tali sostanze siano considerate come pericolose finché non sia dimostrato il contrario. Spetta quindi alle imprese realizzare i lavori scientifici necessari per la valutazione del rischio. Finché il livello di rischio per la salute e per l'ambiente non può essere valutato con sufficiente certezza, il legislatore non può legittimamente autorizzare l'utilizzazione della sostanza, salvo in casi eccezionali per effettuare prove. In altri casi, nei quali non è prevista una simile procedura di autorizzazione preventiva, può spettare all'utilizzatore, persona privata, associazione di consumatori o di cittadini o al potere pubblico di dimostrare la natura di un pericolo e il livello di rischio di un prodotto o di un procedimento"; in ultimo, il giornale francese "News LifeGate", in un articolo del 22 gennaio 2019, scrive: «"Il tribunale amministrativo di Lione ha revocato l'autorizzazione concessa al Roundup Pro 360, a base di glifosato, evocando un "principio di precauzione". Il prodotto presenta "rischi ambientali suscettibili di nuocere in modo grave alla salute umana". È con questa motivazione che il tribunale amministrativo francese di Lione, il 15 gennaio, ha deciso di annullare l'autorizzazione alla commercializzazione del Roundup Pro 360, diserbante a base di glifosato prodotto dalla Monsanto (ormai di proprietà della Bayer). "Errore di valutazione: il glifosato è potenzialmente cancerogeno" I giudici - "fatto raro" - secondo la stampa transalpina - hanno ritenuto che l'Agenzia nazionale per la sicurezza alimentare, ambientale e del lavoro (Anses) abbia "commesso un errore di valutazione in materia di principio di precauzione". Ciò nel marzo del 2017, quando concesse il proprio via libera all'uso del prodotto. Il tribunale lionese ha, in questo senso, citato le conclusioni alle quali è giunto il Centro internazionale di ricerca sul cancro (Circ) dopo aver studiato la questione. Secondo le quali il glifosato dovrebbe "essere considerato come una sostanza dal potenziale cancerogeno per l'essere umano"», impegna il Governo: 1) a sospendere gli effetti del comunicato del Ministero della salute del 19 dicembre 2017 con cui si è recepito il rinnovo della sostanza attiva glifosato per 5 anni e ad assumere ogni idonea iniziativa in sede europea per promuovere la revisione delle decisioni assunte in merito all'utilizzo del glifosato con regolamento di esecuzione (UE) 2017/2324 della Commissione, del 12 dicembre 2017; 2) a promuovere, anche mediante lo strumento della decretazione di urgenza, degli interventi normativi finalizzati a vietare l'utilizzo e la presenza della sostanza attiva glifosato negli alimenti; 3) a disporre l'intensificazione delle attività di controllo e monitoraggio, con specifico riferimento al traffico commerciale e alle connesse operazioni, in tutte le infrastrutture portuali italiane, in particolare nei porti della Puglia dove sbarcano navi contenenti grano duro proveniente dagli Stati Uniti e dal Canada, con lo scopo di garantire la sicurezza alimentare, ambientale e sanitaria; 4) ad adottare tutte le necessarie misure di precauzione sul territorio nazionale volte a proteggere la sanità pubblica nonché la salubrità dell'ambiente, con specifico riferimento alla tutela delle acque, della flora e della fauna. Interrogazioni Atto n. 3-00665 ERRANI DE PETRIS Al Ministro per la pubblica amministrazione Premesso che: il decreto-legge n. 4 del 2019, attualmente all'esame della Camera dei deputati, prevede la possibilità per lavoratori dipendenti e autonomi di accedere alla pensione con un'età di 62 anni e 38 anni di contributi; fino alle ore 12 di lunedì 4 marzo 2019, sono state 80.130 le domande per l'accesso alla pensione con "Quota 100" presentate all'Inps. I dati raccolti dall'istituto rivelano che da parte dei dipendenti pubblici sono arrivate 30.378 richieste, dai privati 27.569. Si conferma la prevalenza delle domande presentate dagli uomini che si attestano a 58.069, mentre 22.061 sono arrivate dalle donne; il rischio è che molte pubbliche amministrazioni si ritrovino con i ranghi decimati ed in grande difficoltà per espletare i loro compiti. I due settori che preoccupano maggiormente sono scuola e sanità; al 1° settembre 2019 saranno circa 43.000 i lavoratori della scuola, tra docenti e ATA, ad andare in pensione, di cui più di 16.000 dipendenti che hanno deciso di avvalersi di "Quota 100"; la situazione potrebbe ulteriormente peggiorare considerando che le stime Inps affermano che la platea degli interessanti nel settore scolastico è di circa 34.000 persone. Da questi numeri si capisce che, senza un intervento si rischia la paralisi del sistema; nella sanità pubblica dove già oggi mancano all'appello circa 10.000 specialisti, potrebbero andare via 16.500 professionisti (si stima che potrebbero andare in pensione 4.180 medici d'emergenza-urgenza, 3.323 pediatri, 1.828 internisti, 1.395 anestesisti e 1.278 chirurghi). Con l'attuazione di "Quota 100" si rischia di portare le carenze di organico per gli infermieri dalle attuali 53.000 a oltre 90.000. Questa fuoriuscita senza un adeguato piano di ingresso di personale nel SSN, che già prima rappresentava un problema grave, rischia di fatto di essere ulteriormente accelerata portando ad una vera e propria emergenza nazionale e al collasso del sistema stesso, mettendo così a rischio la garanzia del mantenimento dei LEA; Cgil, Cisl e Uil, in audizione alla Camera dei deputati sul decreto, hanno sottolineato che "sussistono troppi vincoli sulla spesa che, a fronte del pensionamento di decine di migliaia di dipendenti, rischiano di compromettere la garanzia di servizi essenziali"; questa situazione è ulteriormente aggravata dal combinato disposto di "Quota 100" con la legge di bilancio per il 2019 che ha bloccato le assunzioni al 1° novembre e che consente un rinnovo molto parziale del turnover . Un problema che il Gruppo aveva denunciato in fase di approvazione della legge a dicembre, ma rispetto al quale non è stata ricevuta nessuna risposta, si chiede di sapere quali provvedimenti ed iniziative anche legislative il Ministro in indirizzo intenda proporre ed attuare per ottenere la rapida assunzione dei necessari dipendenti pubblici, al fine di garantire la funzionalità dei servizi pubblici e di tutte le pubbliche amministrazioni. Atto n. 3-00666 PRESUTTO Al Ministro per gli affari regionali e le autonomie Premesso che: nelle attuali tre bozze di intesa Stato-Regione ai sensi dell'art. 116 della Costituzione, datate 25 febbraio 2019 e pubblicate sul sito del Dipartimento per gli affari regionali della Presidenza del Consiglio dei ministri, è prevista l'applicazione automatica dopo tre anni della spesa media nazionale, e le formule per il trasferimento di risorse alle Regioni Veneto, Lombardia e Emilia-Romagna prevedono che per ciascuna voce l'ammontare delle risorse assegnate "non possa essere inferiore al valore medio nazionale procapite"; se tale ammontare è inferiore a detto valore pro capite , il relativo importo va innalzato, mentre se è superiore esso deve rimanere inalterato; l'applicazione di tale sistema a tutte le Regioni genera matematicamente un aumento della spesa, il che risulta insostenibile per ragioni di bilancio, mentre per le sole Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna comporta una concentrazione della spesa, che aumenta i già presenti squilibri economici in favore di quelle più ricche; sul sito del Dipartimento è pubblicata una tabella con la spesa pro capite per l'istruzione universitaria in alcune Regioni, dove al vertice viene indicata l'Emilia-Romagna con 163 euro e in coda la Puglia con 93 euro; a dispetto delle dichiarazioni del Ministro in indirizzo in merito al "rispetto dei livelli essenziali delle prestazioni", nelle bozze d'intesa Stato-Regioni non c'è alcun passaggio che leghi il trasferimento di funzioni e risorse, né tantomeno il calcolo dei fabbisogni standard alla definizione dei livelli essenziali delle prestazioni, pur citati nel testo; sul sito del Dipartimento è stata pubblicata una tabella con i confronti territoriali nella spesa statale, che vedono Lombardia e Veneto in coda alla classifica della spesa pro capite . La fonte è la Ragioneria generale dello Stato, che tuttavia visiona appena un quarto della spesa del settore pubblico, mentre la banca dati del rapporto sui conti pubblici territoriali non è stata considerata in alcun modo, nonostante essa sia stata pensata proprio per verificare l'azione del sistema pubblico nelle Regioni; considerato che: tali dati permettono di raffrontare in maniera affidabile la distribuzione della spesa nelle diverse Regioni e dimostrano come la spesa pubblica complessiva sia sensibilmente più elevata per le Regioni del Centro-Nord rispetto a quelle del Mezzogiorno; il rapporto 2018 sui conti pubblici territoriali riporta che la spesa pro capite del settore pubblico nel suo insieme si attesta a 15.000 euro per le Regioni del Nord, contro i 12.000 euro per quelle del Sud, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo abbia intenzione di pubblicare una tabella di raffronto sulla spesa statale per le Regioni che prenda come riferimento i dati dei conti pubblici territoriali; se la pubblicazione dei confronti di spesa relativi alle università sia la premessa per una riduzione di risorse destinate agli atenei dell'Emilia-Romagna in favore in particolare di quelli della Puglia; se non sia opportuno tralasciare l'aggancio automatico alla spesa media pro capite , portatore di ulteriori squilibri nel bilancio statale, in ragione di altre metodologie di calcolo che facciano riferimento a una pur tardiva definizione dei livelli essenziali delle prestazioni e dei fabbisogni standard . Atto n. 3-00667 RUSPANDINI CIRIANI Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: il "pendolarismo" riguarda oltre la metà della popolazione nazionale; solo nel 2017 circa 30 milioni di persone si sono spostate ogni giorno per raggiungere il luogo di studio (il 18,5 per cento) o di lavoro (il 35,5 per cento); la lunghezza media dei viaggi tende ad aumentare, attestandosi ormai da qualche anno ben sopra i 25 chilometri; la crescita della domanda della mobilità pendolare è dovuta soprattutto alla crescente migrazione di larghe fasce di popolazione urbana verso le periferie o verso le "cinture" metropolitane, a cui non ha corrisposto un adeguato ampliamento dell'offerta di reti e di servizi del trasporto pubblico, in particolare nelle modalità ferroviarie; secondo dati recenti, per spostarsi quotidianamente, 5,59 milioni di persone scelgono il trasporto ferroviario (un nuovo record rispetto al 2012: 7,9 in più in 4 anni): 2.874.000 utenti usufruiscono dei treni regionali, mentre 2.716.000 sono i passeggeri che prendono le metropolitane; il sistema di trasporto locale versa oramai da tempo in condizioni estremamente critiche: numerosi sono i disagi dal punto di vista sia logistico che sanitario (ritardi, mancanza di collegamenti diretti, infiltrazioni, presenza di insetti, topi, scarsa illuminazione, servizi igienici inagibili, sedili sporchi, ambienti vetusti, mancanza di riscaldamento) che i viaggiatori si trovano a dover affrontare quotidianamente; quello che emerge, con sempre maggiore evidenza, è il quadro di una nazione divisa in due, con gap infrastrutturali (in termini sia quantitativi che qualitativi) diffusi in tutta Italia, e, in particolare, tra Nord e Sud, che vanno drammaticamente aumentando negli ultimi anni; numerose tratte, soprattutto nell'Italia centro-meridionale, presentano carenze strutturali significative, difficilmente superabili con misure frammentarie e disorganiche; infatti, ad oggi, a fronte dei numerosi annunci trionfalistici provenienti da esponenti dell'attuale maggioranza, manca un vero e proprio piano pluriennale efficiente di investimenti da realizzare a sostegno della mobilità (anche locale), che costituisce, come è evidente, lo snodo nevralgico dell'intero settore economico-produttivo italiano; nulla (o quasi) è stato fatto sul versante del "riequilibrio" infrastrutturale, mentre non sono mancati tagli considerevoli alle risorse finanziarie che hanno finito per aggravare ulteriormente le condizioni già di assoluta fragilità e disagio; considerato che: a parere degli interroganti, negli ultimi contratti di programma tra il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e Rete ferroviaria italiana SpA (soprattutto nella parte volta a regolare la programmazione degli investimenti di sviluppo e potenziamento della rete ferroviaria, nonché gli interventi relativi alla sicurezza della rete e all'adeguamento della stessa agli obblighi di legge) non è stata data un'adeguata attenzione alla valorizzazione e implementazione delle reti regionali; peraltro, un monitoraggio attento e puntuale sui profili e sulle dinamiche del pendolarismo, articolato su scala locale, avrebbe permesso di focalizzare l'analisi sulle reali esigenze e sui bisogni della domanda, e quindi di organizzare politiche più calibrate dal lato dell'offerta, anche in termini di risorse stanziate; un obiettivo assolutamente prioritario, anche per la competitività del nostro Paese, è quello di completare e realizzare le grandi opere strategiche e al contempo garantire gli opportuni e tempestivi interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria nonché di ammodernamento e riqualificazione dell'intera rete ferroviaria regionale e locale, prestando particolare attenzione alla messa in sicurezza di ponti, viadotti, gallerie, sistemi di segnalamento e di distanziamento dei treni, soprattutto ai fini della sicurezza e della prevenzione del rischio idrogeologico; i limitati interventi degli ultimi anni si sono rivelati del tutto insufficienti, come dimostrano anche le cronache di ogni giorno, in quanto è mancata una strategia di medio-lungo periodo, finalizzata ad un efficace potenziamento dei collegamenti e miglioramento delle tecnologie, ad un incremento strutturale delle risorse e al coordinamento e controllo dell'intera rete, si chiede di sapere quali misure il Ministro in indirizzo intenda adottare per risolvere le problematiche evidenziate e rilanciare, mediante investimenti adeguati, l'offerta per i pendolari e il trasporto pubblico locale. Atto n. 3-00668 DE POLI Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Atto n. 3-00669 D'ARIENZO Al Presidente del Consiglio dei ministri Premesso che: il 27 febbraio 2019 è stato emanato un decreto dal Presidente del Consiglio dei ministri avente ad oggetto l'assegnazione di risorse finanziarie di cui all'articolo 1, comma 1028, della legge 30 dicembre 2018, n. 145; nel dettaglio, il decreto assegna le risorse alla realizzazione di investimenti strutturali ed infrastrutturali finalizzati alla mitigazione del rischio idraulico e idrogeologico nonché all'aumento del livello di resilienza delle strutture e infrastrutture colpite da gravi eventi calamitosi, compresi quelli avvenuti in diversi comuni del Veneto; i beneficiari delle risorse sono i territori colpiti da rilevanti eventi atmosferici accaduti nei periodi dal 25 al 28 giugno 2017, dal 4 al 10 agosto 2017 e dal 27 ottobre al 5 novembre 2018, per i quali è stato decretato lo stato di emergenza il 22 dicembre 2017 e l'8 novembre 2018; il decreto, tuttavia, non ricomprende tra i beneficiari i Comuni di Verona, Negrar, S. Pietro in Cariano, Colognola ai Colli, S. Martino Buon Albergo, Zevio, Belfiore, Soave, Monteforte D'Alpone, Cazzano di Tramigna e Illasi, colpiti da eccezionali avversità atmosferiche nei giorni 1° e 2 settembre 2018 per i quali, in considerazione dei gravi danni arrecati, la Regione Veneto aveva dichiarato lo stato di crisi e chiesto lo stato di emergenza che, allo stato, non risulta essere stato concesso; in sede di discussione del disegno di legge di bilancio per il 2019, sono stati depositati due emendamenti, contrassegnati 1.3342 e 1.3096, con i quali l'interrogante chiedeva di destinare 10 milioni di euro per la copertura dei danni arrecati nel biennio 2019 e 2020. Tali emendamenti sono stati respinti dalla Commissione di merito e, pertanto, non sono stati inseriti nel maxiemendamento con il quale il Governo ha posto la questione di fiducia sul provvedimento; è fondata la preoccupazione dei tanti residenti, famiglie e imprese, nei territori colpiti e dei relativi enti locali di fronte all'incertezza se i danni subiti rientreranno o meno in provvedimenti che ne consentiranno la compensazione economica; a fronte dei gravi danni subiti nei territori dei suddetti comuni, si ritiene urgente e necessario un appropriato esame del contesto al fine di non discriminare il territorio veronese interessato dagli eventi rispetto ad analoghi accadimenti avvenuti altrove e compensati con le risorse assegnate con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, si chiede di sapere: se per le calamità avvenute nel territorio veronese il 1° e 2 settembre 2018 siano in corso procedure finalizzate alla determinazione dello stato di emergenza prodromico alla destinazione delle risorse finanziarie a ristoro dei danni subiti da famiglie e imprese; quali siano le ragioni per le quali ancora ad oggi non risulta essere stato decretato lo stato di emergenza; nel caso non fossero in essere le previste procedure, quali siano le ragioni per le quali si ritiene che le calamità non abbiano le caratteristiche tali da essere oggetto dell'attribuzione dello stato di emergenza. Atto n. 3-00671 MARCUCCI MALPEZZI MIRABELLI STEFANO VALENTE COLLINA FERRARI BINI CIRINNA' D'ALFONSO MANCA SBROLLINI PARRINI ALFIERI ASTORRE BELLANOVA BITI BOLDRINI BONIFAZI COMINCINI CUCCA D'ARIENZO FARAONE FEDELI FERRAZZI GARAVINI GIACOBBE GINETTI GRIMANI IORI LAUS MAGORNO MARGIOTTA MARINO MESSINA Assuntela MISIANI NANNICINI PARENTE PATRIARCA PINOTTI PITTELLA RAMPI RICHETTI ROJC ROSSOMANDO SUDANO TARICCO VATTUONE VERDUCCI Al Ministro per gli affari regionali e le autonomie Premesso che: dall'inizio della XVIII Legislatura le richieste di ulteriori forme e condizioni di autonomia ai sensi dell'articolo 116, terzo comma, della Costituzione sono state avanzate da 8 Regioni. Si tratta di Veneto, Lombardia e Emilia-Romagna (le Regioni la cui procedura è più avanzata), cui si sono aggiunte Liguria, Toscana, Piemonte e Marche e Umbria (in forma congiunta); ad oggi, sono 13 su 15 le Regioni a statuto ordinario che hanno avviato la procedura per il riconoscimento di maggiore autonomia rispetto allo Stato centrale ai sensi dell'articolo 116. Al momento le uniche Regioni a non aver avviato alcuna procedura sono l'Abruzzo ed il Molise; considerato che: un regionalismo differenziato comporta una maggiore responsabilità da parte di tutti i soggetti politici della Repubblica: sia la classe politica nazionale, che deve farsi carico delle differenti esigenze di autonomia provenienti dalle Regioni, sia la classe politica regionale, che deve sempre tenere conto delle esigenze della comunità nazionale; la richiesta di maggiore autonomia dovrebbe essere motivata sulla base del fatto che l'esercizio delle nuove funzioni da parte delle Regioni consentirebbe una migliore erogazione dei servizi per la collettività regionale, senza che questo tolga indebitamente risorse per l'erogazione di quegli stessi servizi in altre Regioni non interessate dalla differenziazione; visto che ormai la maggior parte delle Regioni a statuto ordinario ha avviato una procedura per richiedere ulteriori forme e condizioni di autonomia, è indispensabile stabilire criteri uniformi che presiedano alla valutazione di tali richieste e procedure idonee a conseguire un accordo complessivo con tutte le Regioni a statuto ordinario sugli strumenti di perequazione delle risorse; tenuto conto che: la scuola non è un semplice servizio, ma una funzione primaria della Repubblica, per garantire a tutti il diritto all'istruzione, quali che siano la regione in cui risiedono, il loro reddito, la loro identità culturale e religiosa; l'unitarietà culturale e politica del sistema di istruzione e ricerca è condizione irrinunciabile per garantire uguaglianza di opportunità alle nuove generazioni nell'accesso alla cultura, all'istruzione e alla formazione fino ai suoi più alti livelli, nonché l'elemento essenziale per il rafforzamento della nostra comune identità nazionale; la sanità già oggi presenta allarmati disomogeneità nella qualità e nella quantità di servizi al cittadino e presenta significative diversità strutturali e organizzative da Regione e Regione; valutato che quello che sembra mancare in questa fase è una chiara e complessiva idea per l'attuazione del regionalismo differenziato, così come disegnato dalla Costituzione, in termini istituzionali, legislativi e amministrativi, e in particolare in quelli economico-finanziari, in relazione tanto alla sostenibilità delle funzioni di cui si richiede il trasferimento, quanto a quella dei compiti propri dello Stato centrale, soprattutto sul terreno della perequazione territoriale e delle politiche di carattere generale che coinvolgono la determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale, si chiede di sapere: in quale modo il Ministro in indirizzo intenda coinvolgere il Parlamento nell'esame delle proposte di autonomia ordinaria differenziata, in via preliminare rispetto alla firma delle intese; quale sia l'opinione del Governo sull' iter di esame parlamentare della legge che, sulla base delle intese, determinerà l'attribuzione delle forme e delle condizioni di maggiore autonomia, tenuto conto del fatto che la titolarità della funzione legislativa sulle materie oggetto delle richieste delle Regioni appartiene oggi alle Camere e che pertanto, come ha recentemente sottolineato il Presidente della Repubblica, il Parlamento ha diritto a svolgere un largo approfondimento e un'attenta discussione di merito sul testo del disegno di legge che sarà presentato ai sensi dell'articolo 116, terzo comma, della Costituzione; sulla base di quali criteri e di quale tempistica il Governo valuterà se avviare analoghe procedure per la concessione di ulteriori forme e condizioni di autonomia di cui all'articolo 116, terzo comma, della Costituzione, per le Regioni che si stanno progressivamente aggiungendo alle richieste già presentate; se abbia valutato di procedere a un esame e una trattazione congiunta di tutte le richieste, sia quelle già pervenute che quelle in fase di preparazione, in modo da giungere ad una proposta complessiva e coordinata su tutte le ipotesi di differenziazione delle proposte, che preveda il coinvolgimento di tutte le Regioni italiane e superi il mero rapporto bilaterale tra Stato e Regione richiedente; quando abbia intenzione di nominare il presidente della commissione tecnica dei fabbisogni standard , che da ben 7 mesi è priva di presidente, per ripristinare la funzionalità di un organo indispensabile per giungere ad una definizione e ad una formalizzazione in tempi ragionevoli della questione dei costi e dei fabbisogni standard ; quando e con quali risorse abbia intenzione di istituire strumenti perequativi commisurati all'entità delle funzioni oggetto dei processi di autonomia ordinaria differenziata in atto e idonei a sostenere l'erogazione delle prestazioni ai cittadini delle Regioni con minore con minore capacità fiscale per abitante; quali siano le concrete misure che il Ministro intende proporre al fine di garantire che le forme e le condizioni di maggiore autonomia in materia di istruzione e di ricerca, che saranno attribuite dalla legge sulla base delle intese, non ledano i principi contenuti negli articoli 33 e 34 della Costituzione e assicurino su tutto il territorio nazionale l'unitarietà dei percorsi didattici, specie nella scuola dell'obbligo, la qualità dell'offerta educativa e formativa e la possibilità di accesso all'istruzione fino ai suoi livelli più elevati in condizioni di parità per tutti gli studenti, senza distinzioni di appartenenza o provenienza territoriale; se e quando il Governo abbia intenzione di proporre una coerente e puntuale definizione dei livelli essenziali delle prestazioni, indispensabile per assicurare che l'attuazione dell'autonomia ordinaria differenziata non pregiudichi il godimento in condizioni di uguaglianza su tutto il territorio nazionale dei diritti civili e sociali garantiti dalla Costituzione italiana. Atto n. 3-00672 FERRERO Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: nel comune di Quincinetto (Torino), al confine tra le regioni Piemonte e Val d'Aosta, una frana di circa mezzo milione di metri cubi di roccia e detriti ha ripreso a muoversi negli ultimi mesi con una certa intensità, costituendo un serio pericolo per l'autostrada A5 Torino-Aosta con potenziali ricadute anche sull'abitato; infatti l'Arpa Piemonte, che sta monitorando il movimento franoso dal 2012 attraverso indagini in cinque punti lungo il fronte della frana, ha ravvisato un moto abbastanza importante nell'ultimo periodo, classificato tra moto ordinario e accelerato; lo spostamento dei blocchi lapidei nel solo mese di dicembre 2018 è stato quantificato in 12 centimetri ed è avvenuto, con molta probabilità, a causa delle forti precipitazioni verificatesi nel periodo autunnale; le misurazioni dei movimenti sono state rilevate anche attraverso un sistema di monitoraggio in tempo reale messo in atto a partire dal mese di ottobre 2018 dallo stesso Comune; risulta che il sindaco di Quincinetto, preso atto della situazione, ha chiesto, già da dicembre 2018, alla SAV, società incaricata della gestione del tratto autostradale, di controllare autonomamente i cambiamenti e gli spostamenti della frana, provvedendo alla segnalazione del pericolo ai viaggiatori e alla predisposizione di un piano d'intervento in caso di necessità, che prevede anche la chiusura del tratto autostradale che corre parallelo alla montagna; dai monitoraggi eseguiti le rilevazioni non avrebbero ancora evidenziato anomalie tali da rendere necessaria la chiusura del tratto autostradale; tuttavia, in caso di necessità, si dovrà valutare anche la chiusura per i potenziali pericoli per gli automobilisti che quotidianamente transitano sulla A5 nella parte interessata dal movimento franoso; da circa due anni è attesa la corresponsione di 4 milioni di euro, da parte del Ministero competente, per garantire la messa in sicurezza dell'area; il progetto è stato approvato dal Comune di Quincinetto, inviato alla Regione la quale lo ha inviato al RENDIS, ovvero il "repertorio nazionale difesa del suolo" del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, che lo ha approvato con atto integrativo di cui al provvedimento n. 56 del 23 febbraio 2018, come intervento urgente, e lo ha trasmesso alla Corte dei conti finanziato per 4 milioni di euro, registrato con repertorio n. 1-467 del 20 marzo 2018; si tratta di una grande opera per la messa in sicurezza di tutta l'area, attraverso un sistema di terrazzamenti antifrana, preceduta dalla realizzazione di una viabilità alternativa, necessaria anche per i cantieri che verranno allestiti; un intervento si ritiene necessario tenuto conto che il tratto autostradale costituisce la primaria via di accesso alla regione Valle d'Aosta e la principale rete di collegamento tra Torino ed Aosta, si chiede di sapere quali provvedimenti il Ministro in indirizzo intenda adottare, anche di concerto con il Ministro dell'ambiente, per assicurare l'efficienza della viabilità del tratto autostradale della A5 Torino-Aosta, nella parte interessata dal movimento franoso di Quincinetto. Atto n. 3-00673 MALPEZZI BOLDRINI Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca Premesso che: negli anni scorsi veniva usualmente emanato in questo periodo il provvedimento ministeriale relativo allo svolgimento del tirocinio post laurea per i laureati magistrali in Medicina e chirurgia, tirocinio che è necessario per essere ammessi all'esame di Stato per conseguire l'abilitazione alla professione nella sessione estiva e dunque per aver titolo a partecipare al concorso per l'ammissione alle scuole di specializzazione mediche; nel 2019 questo provvedimento non risulta essere stato ancora emanato, e tutti coloro che hanno conseguito o conseguiranno la laurea magistrale in Medicina e chirurgia nell'anno accademico 2017/2018, la cui ultima sessione è attualmente in corso di svolgimento, si trovano attualmente in grave incertezza riguardo al tirocinio post laurea e quindi temono di non riuscire ad abilitarsi nel luglio 2019 e, di conseguenza, di non poter partecipare al prossimo concorso per l'ammissione alle scuole di specializzazione mediche, col rischio di perdere almeno un anno per un primo inserimento nell'attività lavorativa e di veder vanificato, soprattutto per chi si sia laureato in corso, il forte impegno profuso negli studi universitari, si chiede di sapere quale sia la posizione del Ministro in indirizzo al riguardo e che tempi siano previsti per l'emanazione del provvedimento. Atto n. 3-00674 STEFANO MARGIOTTA BELLANOVA Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: nel periodo compreso tra il 1977 e il 2003 gli autisti dipendenti della STP SpA Lecce, durante l'espletamento della loro attività lavorativa, che avveniva a bordo di autobus tipo il FIAT 306 Menarini/Camerini e il FIAT 370, venivano esposti a polvere di amianto in quanto la coibentazione delle varie componenti dei mezzi era per l'appunto ottenuta con fibre di asbesto; nel corso dell'orario di lavoro, poi, gli autisti erano soliti transitare e sostare per il tempo necessario al cambio di corsa presso parcheggi di importanti centri industriali della provincia di Taranto, come l'Ilva, e di Brindisi, come la Montedison; diversi autisti ex esposti e dipendenti ancora in forza presso la società hanno presentato istanze all'INAIL per il riconoscimento dell'esposizione all'amianto secondo le modalità previste dalla legge n. 257 del 1992, dal decreto-legge n. 269 del 2003, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 326 del 2003, e dal seguente decreto ministeriale del 2004, e all'INPS per la rivalutazione del periodo ultradecennale in cui sono stati esposti alle fibre di amianto; gli enti non hanno accolto le domande, ma, a notizia degli interroganti, non hanno neanche svolto alcuna verifica o istruttoria sulla sussistenza dei presupposti per l'esposizione all'amianto; considerato che diversamente dalla figura degli autisti, i lavoratori appartenenti al comparto trasporti ma con mansioni di meccanici e addetti alle officine di società pubbliche hanno ottenuto il riconoscimento in sede giurisdizionale del beneficio, con la conseguenza che è stato finalmente affermato il principio che anche nel comparto trasporti le condizioni di lavoro dei dipendenti si svolgevano con grave pregiudizio per la loro salute a causa dell'assenza di presidi e di cautele che potessero evitare l'azione aggressiva della fibra d'amianto, e che non sussistono condizioni per segnare un'asimmetria difficilmente giustificabile rispetto alla condizione degli autisti che svolgevano il loro lavoro a bordo degli stessi bus su cui i meccanici lavoravano, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti riportati; se non ritenga necessario assumere tutte le iniziative utili al fine di addivenire al giusto riconoscimento da parte di questi autisti ed ex autisti della STP di Lecce della loro esposizione all'amianto al fine di ottenere i dovuti benefici, così come previsto dalla normativa vigente. Atto n. 3-00675 TESTOR Ai Ministri per gli affari europei e per gli affari regionali e le autonomie Atto n. 3-00676 RUSSO PISANI Giuseppe DI PIAZZA Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca Premesso che: il comma 619 dell'art. 1 della legge 27 dicembre 2017, n. 205 (legge di bilancio per il 2018), prevede entro il 28 febbraio 2018 l'avvio della procedura selettiva per titoli e colloqui finalizzata all'immissione in ruolo, a decorrere dall'anno scolastico 2018/2019, del personale che alla data di entrata in vigore della legge era titolare di contratti di collaborazione coordinata e continuativa stipulati con le istituzioni scolastiche statali ai sensi dei decreti attuativi dell'articolo 8 della legge 3 maggio 1999, n. 124, per lo svolgimento di compiti e di funzioni assimilabili a quelli propri degli assistenti amministrativi e tecnici; il citato comma 619 stabilisce, altresì, l'assunzione anche a tempo parziale dei vincitori nei limiti di una maggiore spesa di personale, pari a 5.402.000 euro nel 2018 e a 916.204.000 euro a decorrere dal 2019; il bando per titoli ed esami è stato indetto con decreto direttoriale n. 209 del 28 febbraio 2018 e a maggio sono iniziati i colloqui per tutto il personale richiedente, pari a 789 unità lavorative; con decreto direttoriale n. 1146 del 5 luglio 2018 è stata pubblicata la graduatoria provvisoria e con il successivo decreto direttoriale n. 1194 del 20 luglio 2018 è stata pubblicata la graduatoria definitiva; con decreto ministeriale 1° agosto 2018, n. 576, si stabilisce che il contingente autorizzato di assunzioni a tempo indeterminato di personale ATA per l'anno 2018/2019 è pari a 9.838 unità, di cui 789 a tempo parziale al 50 per cento. Le assunzioni in ruolo hanno decorrenza giuridica dal 1° settembre 2018; alla fine del mese di agosto 2018 i vincitori del concorso sono stati convocati presso gli uffici scolastici provinciali di appartenenza per l'accettazione della proposta di contratto e per la scelta della sede; il 1° settembre 2018 sono stati sottoscritti 779 contratti, dal momento che 10 lavoratori sono stati collocati in pensione, a tempo indeterminato part time a 18 ore lavorative; gli ex collaboratori coordinati e continuativi non solo si sono visti ridurre l'orario di lavoro ma anche la retribuzione, in quanto lo stipendio attribuito, 677,55 euro mensili, è inferiore del 25 per cento rispetto a quello percepito prima da precari; da ultimo, la legge di bilancio per il 2019 (legge 30 dicembre 2018, n. 145) stabilisce che le somme accantonate e non utilizzate serviranno al completamento dell'orario lavorativo, quindi da 18 a 36 ore, per una platea di soli 226 lavoratori su 779, da settembre 2019, previo scorrimento della graduatoria; considerato che: tutti i partecipanti al concorso percepivano uno stipendio netto che si aggirava intorno a 1.110-1.200 euro mentre ora, da part time , è pari a 677,55 euro; se venissero utilizzate le intere somme accantonate per l'anno 2019, pari a 16.204.000 euro, invece della somma attualmente utilizzata, pari a 6.000.000 euro circa, e se tale somma venisse suddivisa per l'intera platea dei lavoratori, si potrebbe ricavare un part time di 27 ore per ciascuno dei 779 lavoratori e uno stipendio di 20.801 euro al lordo e, pertanto, superiore a quello attuale, si chiede di sapere quali iniziative di competenza il Ministro in indirizzo intenda adottare al fine di garantire l'assunzione delle citate unità lavorative in base al loro diritto maturato all'esito del concorso pubblico indetto con decreto direttoriale n. 209 del 28 febbraio 2018 anche al fine di prevenire i danni erariali connessi all'azione di classe, che risulta agli interroganti in procinto di essere intentata. Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento Atto n. 3-00670 MODENA CANGINI Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: il piano di salvataggio del gruppo Astaldi, presentato dalla società Salini, prevede 225 milioni di euro di aumento di capitale necessari per mantenere in vita l'azienda e completare le opere fra cui la Perugia-Ancona, ma che i debiti rimangano in carico al concordato e quindi sulle spalle dei creditori che verranno pagati in percentuale con l'emissione di azioni e obbligazioni della stessa Astaldi; i cantieri sul tratto umbro e marchigiano sono ormai bloccati da 8 mesi e ammontano ad almeno 40 milioni di euro i crediti vantati dalle imprese umbre e marchigiane che hanno fornito lavori e materiali al gruppo Astaldi, general contractor per la società Quadrilatero; il 18 febbraio 2019 l'amministratore della Quadrilatero, Guido Perosino, in una audizione convocata da prima e seconda Commissione dell'Assemblea legislativa dell'Umbria ha dichiarato che "Astaldi ha presentato un piano per la ripartenza e il completamento dei lavori. Se si procedesse con la rescissione del contratto ci vorrebbero tre o quattro anni per far ripartire il cantiere, una nuova progettazione, un nuovo appalto e il reperimento nuove risorse. I tempi si allungherebbero in modo molto importante"; in merito alla situazione delle aziende creditrici, ha rappresentato il fatto che sul pagamento dei pregressi da parte di Astaldi, ora in crisi, la Quadrilatero non ha strumenti per intervenire e garantire il pagamento dei creditori e che alcune delle aziende che hanno crediti contattate da Astaldi per riprendere i lavori, si sono dimostrate non interessate a collaborare finché non verranno saldati i vecchi debiti; questa situazione è intollerabile e le aziende umbre e marchigiane hanno annunciato per giovedì 7 marzo un'azione di protesta clamorosa lungo la strada che vede una situazione di stallo tra i cantieri che vanno da Fossato di Vico a Cancelli e da Fabriano a Serra San Quirico. È proprio nel tratto al confine tra le due regioni che intendono svolgere una manifestazione di protesta pacifica sul modello dei "pastori sardi", come hanno dichiarato gli organizzatori lo scorso venerdì nella sede Ance di Perugia, in rappresentanza delle decine di imprese di costruzione che rischiano di chiudere perché non sono state pagate per un'opera già finanziata e che, se pagate, potrebbero concludere in poche settimane, si chiede di sapere quali azioni di straordinaria necessità ed urgenza (adottate anche per situazioni di analoga gravità) il Ministro in indirizzo intenda adottare per favorire l'immediato pagamento delle aziende determinando così il celere completamento dell'opera. Interrogazioni con richiesta di risposta scritta Atto n. 4-01378 GINETTI GRIMANI Al Ministro dell'interno Premesso che: con il decreto del Ministro dell'interno n. 1546 dell'11 aprile 2017, in particolare l'allegato 1, si individuano i distaccamenti permanenti del Corpo nazionale dei Vigili del fuoco e la ripartizione delle dotazioni organiche del personale; numerosi e gravi eventi sismici, occorsi nel Centro Italia tra l'agosto 2016 e il gennaio 2017, hanno coinvolto 4 regioni (Umbria, Abruzzo, Lazio e Marche), nelle quali tuttora resta in vigore lo stato di emergenza dichiarato dal Consiglio dei ministri il 25 agosto 2016; la Valnerina è zona ad alta pericolosità sismica, che nel corso dei secoli spesso è stata interessata da terremoti, e che per via della sua conformazione geografica e morfologica prevede lunghi tempi di percorrenza delle distanze da coprire in caso di chiamata di soccorso tecnico-urgente; il distaccamento dei Vigli del fuoco volontari attivo a Norcia (Perugia) ha svolto e continua a svolgere un ruolo importante per questa comunità montana, e per questo dovrebbe essere valorizzato; viste le delibere di Giunta approvate da tutti i Comuni dell'alta Valnerina (Norcia, Cascia, Cerreto di Spoleto, Monteleone di Spoleto, Preci, Poggiodomo) riguardanti lo stato del distaccamento permanente dei Vigili del fuoco di Norcia; attraverso tali delibere comunali, si richiede la realizzazione, a Norcia, di una sede logistica e moderna per il distaccamento, nonché di renderlo completamente operativo, attraverso anche il potenziamento del suo organico interno, il quale prevede oggi 16 unità, evidentemente non sufficienti viste le criticità cui tale zona deve far fronte per cui si richiede dunque un'aggiunta di ulteriori 14 unità, che garantirebbero il pieno espletamento del servizio ai cittadini; considerata infine l'attenzione che il Ministro in indirizzo sembra avere verso i Corpi armati e non dipendenti dal suo Ministero, spesso attraverso un utilizzo a giudizio degli interroganti indebito delle divise ufficiali del Corpo di Polizia, e non solo; valutata la necessità di adempiere fino in fondo l'obbligo preso dallo Stato italiano nei confronti della comunità della Valnerina e di tutto il territorio nazionale, si chiede di sapere quali provvedimenti il Ministro in indirizzo intenda adottare al fine di rendere completamente operativo ciò che già era previsto dal decreto ministeriale n. 1546 dell'11 aprile 2017, come più volte richiesto dai cittadini di tutti i Comuni dell'alta Valnerina. Atto n. 4-01379 CIRIANI IANNONE Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca Premesso che: la sentenza del Consiglio di Stato del 20 dicembre 2017 ha negato l'inserimento nella graduatoria ad esaurimento ai docenti in possesso di diploma magistrale conseguito entro l'anno 2001/2002, pronunciandosi in contraddizione con le sentenze precedenti (n. 1973/2015, n. 3628/2015, n. 3673/2015, n. 3788/2015 e n. 4232/2015) che avevano accolto nel merito le richieste dei ricorrenti diplomati magistrali ante 2001/2002, inserendoli in graduatoria ad esaurimento con conseguente stipula del contratto a tempo indeterminato; la stessa sentenza nega l'accesso alla graduatoria ad esaurimento adducendo come motivazione che coloro che sono in possesso del diploma magistrale avrebbero dovuto presentare nel 2007 a pena di decadenza la domanda di inserimento nella graduatoria e stabilisce altresì che il diploma magistrale conseguito prima del 2002 non ha valore abilitante, ma consente solo la partecipazione ai corsi abilitanti e alle procedure concorsuali; al fine di valutare l'effettiva idoneità al ruolo, il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca ha delineato per loro un percorso preciso, inserendo una serie di prove, relazioni e altri momenti di crescita professionale nell'ambito dell'"anno di prova", al termine del quale gli insegnanti, dopo essersi confrontati con i tutor e aver arricchito il proprio bagaglio personale di competenze ed esperienze tramite la frequentazione di corsi di formazione specifici, hanno, infine, sostenuto il prescritto "colloquio" dinanzi al comitato di valutazione che ne ha convalidato il percorso formativo secondo norma; coloro che sono in possesso del diploma magistrale hanno intentato una serie di ricorsi per ottenere l'inserimento nelle graduatorie ad esaurimento, anche rilevando la presenza di docenti europei in possesso del medesimo titolo già inseriti nelle stesse graduatorie, ricorsi cui sono seguiti provvedimenti cautelari in favore dei ricorrenti a partire dall'immissione in ruolo degli anni 2015 e 2016; i docenti assunti in ruolo nel 2015 non hanno di conseguenza potuto partecipare alle procedure concorsuali dell'anno 2016 perché appunto già di ruolo, mentre i docenti già in forza nelle scuole paritarie non hanno avuto altra scelta che licenziarsi da contratti a tempo indeterminato per accettare un ruolo condizionato ad esito favorevole di sentenza per evitare la cancellazione permanente dalle graduatorie ad esaurimento; la decisione del Consiglio di Stato rischia di cancellare i contratti stipulati a tempo indeterminato, con il relativo licenziamento di migliaia di lavoratori funzionali al sistema e l'espulsione dalla graduatoria ad esaurimento della scuola primaria in Italia, in Friuli-Venezia Giulia in particolare; questi lavoratori retrocederebbero nella graduatoria d'istituto di seconda fascia, non utile all'immissione in ruolo, ricondotti alla condizione di supplenti in larga parte in possesso dei 36 mesi di lavoro; in sintesi la decisione del Consiglio di Stato ha prodotto un'evidente disparità di trattamento tra due categorie di docenti ricorrenti per l'accesso alla graduatoria 2014, uguali per titolo ma difformi per sentenza tra immessi in ruolo del 2015 (2.000 a livello nazionale), in base alla sentenza n. 4232/2015, salvaguardati dal licenziamento e dagli effetti del parere dell'adunanza plenaria poiché hanno ottenuto un giudicato positivo e immessi in ruolo 2016, destinati al licenziamento in quanto privi della calendarizzazione della loro udienza di merito; considerato altresì che solo in Friuli-Venezia Giulia sono circa 300 gli insegnanti che saranno esclusi dalle graduatorie ad esaurimento e che dovranno passare alle graduatorie di istituto, perdendo quindi il diritto alla cattedra fissa, si chiede di sapere: quali urgenti iniziative il Ministro in indirizzo intenda adottare per individuare una soluzione definitiva che tuteli i lavoratori e l'intera comunità educante attraverso la salvaguardia dei contratti stipulati a tempo indeterminato e la tutela dei diritti dei docenti in possesso del diploma magistrale; se non ritenga opportuno individuare un'idonea procedura concorsuale riservata per i docenti che hanno conseguito l'abilitazione attraverso altri percorsi previsti dalla normativa vigente o attraverso la laurea in Scienze della formazione primaria; come intenda tutelare gli insegnanti assunti con riserva, che hanno superato o sono in predicato di concludere l'anno di prova; come intenda garantire il diritto allo studio degli studenti secondo il principio primario della continuità didattica. Atto n. 4-01380 FAZZONE Ai Ministri della difesa e delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: l'ipotesi ventilata dello spostamento della scuola di volo del 70° stormo dell'Aeronautica militare, con sede nell'aeroporto di Latina scalo, sul sedime dell'aeroporto militare di Grazzanise (Caserta) potrebbe avere ripercussioni negative sul piano economico e logistico per il territorio pontino; la zona di Latina è infatti considerata ideale dal punto di vista climatico per l'attività della scuola, permettendo di avere un bassissimo tasso di missioni di volo cancellate per condizioni meteorologiche avverse; inoltre, le dimensioni della pista di volo, la particolare conformazione del territorio e la vicinanza di Latina a Roma rendono poco conveniente un eventuale spostamento della scuola di volo a Grazzanise, oltre a comportare un costo in termini di risorse e di tempo che determinerebbero inevitabili ritardi sulle attività pianificate; non va inoltre dimenticata la presenza nel territorio circostante della 4ª brigata telecomunicazioni e sistemi per la difesa aerea e l'assistenza al volo. Si tratta di un centro altamente specializzato, situato a Borgo Piave, ovvero a pochissimi chilometri dalla scuola di volo di Latina scalo e alle prese con un drastico ridimensionamento in termini strutturali e di personale; la scomparsa di queste eccellenze priverebbe l'intera area di importanti punti di riferimento sul piano strategico, oltre a impoverirla sotto il profilo dell'indotto economico. Sarebbe dunque necessario scongiurare lo spostamento del 70° stormo dell'Aeronautica militare da Latina a Grazzanise, anche in virtù di una serie di vantaggi che l'area pontina potrebbe avere qualora fosse scelta come sede del terzo scalo aeroportuale del Lazio; come è noto, la gestione del sistema aeroportuale della capitale è stata regolata dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 21 dicembre 2012, n. 262, che ha approvato l'atto unico convenzione-contratto di programma stipulato il 25 ottobre 2012 tra Enac e società Aeroporti di Roma, che individuava Fiumicino quale hub principale, mentre Ciampino sarebbe diventato un city airport . Nel nuovo piano nazionale degli aeroporti secondo il riassetto varato dal Ministro delle infrastrutture e dei trasporti pro tempore , Corrado Passera, era previsto che gli scali non di interesse nazionale invece dovessero essere trasferiti alle Regioni competenti, per la valutazione sulla diversa destinazione d'uso o la possibilità di chiusura; in data 19 settembre 2017, il vice ministro delle infrastrutture e dei trasporti, Nencini, rispondendo all'atto di sindacato ispettivo 4-16087 relativo alla costruzione di un terzo polo aeroportuale per il Lazio, reso necessario dal congestionamento dell'aeroporto di Fiumicino e dal previsto ridimensionamento di quello di Ciampino, ha ricordato che la Commissione europea considera compatibili con la disciplina comunitaria gli aiuti agli investimenti che, tra le altre condizioni, sono considerati come «contributo al raggiungimento di un obiettivo comune»; la Commissione specificava che si ritiene che un aiuto agli investimenti negli aeroporti contribuisca al conseguimento di un obiettivo di interesse comune se: serve ad incrementare la mobilità dei cittadini dell'Unione e la connettività delle regioni mediante la creazione di punti di accesso a voli intraunionali; aiuta a combattere la congestione del traffico aereo nei principali hub aeroportuali unionali; facilita lo sviluppo regionale; appare evidente all'interrogante che almeno in ossequio agli obiettivi delineati vi sia spazio per un terzo aeroporto; l'aeroporto principale del Lazio, quello di Fiumicino, è saturo, anche se ne è stato previsto il potenziamento infrastrutturale, mentre di quello di Ciampino è previsto il ridimensionamento; inoltre, il piano di sviluppo aeroportuale al 2044 prevede la riconversione di Ciampino in secondary airport , con operatività dello scalo ridotta; sarebbe auspicabile, invece, che un aeroporto venisse realizzato a Latina, dove l'attuale scalo militare può vantare un buon collegamento con la rete ferroviaria e la vicinanza con Roma e Napoli, la mancanza di vincoli ambientali ed archeologici che consentirebbero lavori di ammodernamento rapidi, nonché potenzialità di crescita notevoli vista la scarsa antropizzazione dell'area circostante che rende possibile l'acquisizione di superfici in grado di programmare l'investimento sino al limite fisiologico del traffico degli scali con singola pista d'atterraggio; la realizzazione di un aeroporto per l'intera provincia di Latina ha un significato ben più importante perché segnerebbe una svolta sul piano economico ed occupazionale. Un'opera di questa portata garantirebbe la valorizzazione di aree come il Mof o l'intermodale e uno sviluppo concreto con un indotto che si potrebbe ricapitalizzare sull'intero territorio, risolvendo anche il problema del sovraffollamento di Ciampino. Gli interventi necessari sono minimi e richiedono tempi brevissimi. L'adeguamento della pista (lunga circa 1,8 chilometri) per un uso commerciale richiede una spesa sostenibile; ne trarrebbe vantaggio anche il turismo locale, con presenze numerose durante la stagione estiva. È da evidenziare, infatti, che nel periodo che va da maggio a ottobre si registra un consistente aumento della popolazione, che raggiunge picchi di circa 2,5 milioni di persone, dato confermato da alcune stime degli operatori turistici nonché sulla base di dati oggettivi, come i consumi di energia elettrica e di conferimento dei rifiuti; gli enti locali interessati, Provincia e Comune, si sono espressi favorevolmente in merito alla realizzazione del terzo aeroporto regionale a Latina nel sito dove è già presente lo scalo aeroportuale militare, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo non intendano assumere iniziative per quanto di competenza volte a scongiurare l'eventuale spostamento del 70° stormo dell'Aeronautica militare; se non intendano prendere in considerazione la possibile realizzazione di un terzo scalo aeroportuale nel Lazio, con particolare riferimento all'utilizzazione della struttura aeroportuale di Latina. Atto n. 4-01381 BALBONI FAZZOLARI Ai Ministri dell'interno e dell'economia e delle finanze Premesso che: secondo quanto pubblicato in questi giorni dal "Corriere della Sera", la rimessa media annua pro capite che la popolazione di origine nigeriana residente in Italia effettua al proprio Paese di origine ammonta a 11.826 dollari; si tratta una somma molto rilevante, soprattutto se confrontata con quanto inviano al proprio Paese i residenti in Italia provenienti da altri Stati subsahariani, come ad esempio Senegal (4.199 dollari), Ghana (3.137) e Burkina Faso (3.285), e persino con quanto inviano coloro che provengono da Stati del mondo arabo, come ad esempio il Marocco (2.441 dollari) o Tunisia (3.423); la stragrande maggioranza delle famiglie italiane non è in grado di risparmiare quasi 12.000 dollari all'anno, ragione per cui viene spontaneo chiedersi come sia possibile che stranieri che, nella migliore delle ipotesi, a malapena si sono appena integrati nel nostro Paese e che peraltro sono in gran parte richiedenti asilo (e quindi privi di autonomi mezzi di sostentamento) siano in grado di produrre un reddito che, soddisfatte le più elementari esigenze di vitto e alloggio (pur ipotizzando un tenore di vita spartano, circostanza tutta da dimostrare), consenta loro di risparmiare quasi 12.000 dollari; gli interroganti ritengono che sia valida una ipotesi su due: o gli stranieri residenti in Italia di origine nigeriana sono mediamente più laboriosi e qualificati professionalmente di milioni di cittadini italiani e fino 3 volte più laboriosi e qualificati di tutti gli altri stranieri presenti in Italia, oppure, pur ipotizzando una maggior propensione al risparmio di tutti gli altri (anche questa circostanza tutta da dimostrare), essi godono di entrate extra che sarebbe opportuno verificare e che non sembra azzardato ipotizzare che possano provenire da attività illecite, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei dati statistici riportati e quale sia la loro valutazione; quali iniziative intendano assumere, ciascuno per quanto di competenza, per accertare le ragioni di tali rilevantissime differenze tra le rimesse della popolazione nigeriana e quelle di tutti gli altri stranieri citati; se non ritengano di dover accertare, in particolare, quali siano le fonti di una tale disponibilità di denaro, con particolare riferimento a possibili attività illecite e alla presenza ormai consolidata della mafia nigeriana in Italia. Atto n. 4-01382 LANNUTTI CASTALDI LEONE ANASTASI Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e dell'economia e delle finanze Premesso che: secondo quanto si apprende da un articolo de "il Fatto Quotidiano" del 19 febbraio 2019, gli arresti di 5 persone per corruzione, tra cui il presidente e il direttore generale dell'Ente nazionale previdenza e assistenza della professione infermieristica (Enpapi), un imprenditore, un avvocato e un commercialista, con questi ultimi che avrebbero pagato ai vertici dell'ente numerose tangenti in cambio dei vantaggi economici, goduti sotto forma di incarichi di consulenza conferiti loro dalle società di gestione dei fondi in cui l'ente previdenziale ha investito, incarichi che hanno fruttato compensi professionali per circa 50 milioni dal 2012, è solo l'ultimo scandalo di una lunga serie che vede protagonisti le opache gestioni delle casse di previdenza; presso il Ministero dell'economia e delle finanze c'è un dossier , definito da tempo, riguardante le regole che dovrebbero impedire alle casse pensionistiche private, che gestiscono circa 80 miliardi di euro, di sprecare i quattrini versati dai lavoratori, bruciandoli in investimenti opachi o sconsiderati, un regolamento previsto dal decreto-legge n. 98 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 201 del 2011, varata quando stavano emergendo le ingenti perdite accusate dalle casse di molti professionisti (medici, agenti di commercio, ingegneri, agricoltori, geometri, ed altri ancora) con la crisi finanziaria globale, in particolare con il fallimento della "regina dei titoli tossici", la banca americana Lehman Brothers; le nuove norme erano state messe nero su bianco nell'autunno 2014, sottoposte con una consultazione pubblica all'esame delle parti per imporre alle casse un sistema di vigilanza sui loro investimenti analogamente ai fondi pensione integrativi, sottoposti a un rigido sistema di controlli, con un'autorità di vigilanza ad hoc , la Covip, mentre le casse di previdenza che gestiscono il grosso della pensione futura di 2 milioni di persone, commercialisti e notai, infermieri e medici, ingegneri e geometri, giornalisti e consulenti del lavoro, possono continuare ad operare arbitrariamente al di fuori di ogni regolamento; in teoria, il quadro legislativo nazionale vigente per gli enti previdenziali prevede come prioritario il buon funzionamento dei fondi a tutela di chi vi aderisce e dei loro risparmi, destinati anche alla previdenza complementare, e di conseguenza la sana e prudente gestione da parte degli intermediari finanziari, a garanzia della stabilità e del buon funzionamento del sistema previdenziale stesso, e a salvaguardia della fiducia nel sistema occorrerebbe vigilare sulla trasparenza e la correttezza dei comportamenti, proprio per garantire la sana e prudente gestione da parte degli intermediari finanziari; considerato che, per quanto risulta agli interroganti: il fondo Idea Fimit Sviluppo è un fondo immobiliare, gestito dalla società Dea Capital Real SGR; la fondazione Empam (Ente nazionale di previdenza ed assistenza dei medici e degli odontoiatri) il 30 giugno 2018 risulta aver acquisito 966 quote del fondo Idea Fimit Sviluppo, per un controvalore di circa 25 milioni di euro, attraverso il fondo Ippocrate, di cui è quotista unico. Anche il fondo Ippocrate è gestito da Dea; nel 2015 il fondo ha acquisito terreni da una società riconducibile ai Parnasi, la Ecovillage 3 Srl, proprietaria di terreni edificabili a Marino (Roma), con l'intento di far decollare il progetto residenziale Ecovillage (nel comprensorio del Divino Amore): 1.500 appartamenti su una superficie commerciale complessiva di 114.000 metri quadri; il progetto edificatorio era già da tempo osteggiato dai residenti, con ricorsi al TAR, e anche dal nuovo Consiglio comunale. Nel 2014 era stata infatti presentata una mozione di annullamento in autotutela della delibera che riguardava il progetto; a febbraio 2018 il Comune di Marino ha deliberato una sospensiva del protocollo d'intesa firmato nel 2011 tra Regione Lazio e Comune riguardante il progetto; in data 8 novembre 2018, con due consecutive determine (n. 14240 e n. 14241), la Direzione politiche ambientali e ciclo dei rifiuti della Regione Lazio ha archiviato la proceduta Vas con la seguente motivazione: «Gli interventi in questione risultano ricompresi in zone territoriali (...) per le quali la norma non prevede edificabilità». Ciò è dovuto all'ampliamento del perimetro del parco regionale dell'Appia antica (disposto con legge regionale n. 7 del 2018, all'art. 7, comma 1), che ha recepito la proposta di ampliamento già presente nel piano di assetto del parco adottato nel 2002; la modifica della possibilità edificatoria relativa a quell'area era stata già bocciata tre volte negli anni precedenti: con delibera n. 3 del 21 febbraio 2003 dall'ente parco dell'Appia antica, dalla Regione Lazio nel 2004 in sede di approvazione della variante generale al piano regolatore generale del Comune di Marino, e dal piano territoriale paesaggistico della Regione Lazio, si chiede di sapere: come sarebbe stato possibile effettuare investimenti su un terreno soggetto ai vincoli paesaggistici all'interno del parco regionale dell'Appia antica, con il fondo Idea Fimit Sviluppo; se gli intrecci tra Idea Fimit Sviluppo, fondo immobiliare gestito dalla società Dea Capital Real SGR e la fondazione Enpam non abbiano messo a rischio il risparmio previdenziale dei medici; se non ritenga corretto che siano chiamati a rispondere gli autori di atti e delibere che hanno messo a repentaglio il risparmio previdenziale; se non occorra imporre alle casse che gestiscono il risparmio previdenziale e la pensione futura un regolamento con rigidi sistemi di controllo analogo ai fondi pensione integrativi, per impedire spregiudicate operazioni che mettono a repentaglio il risparmio. Atto n. 4-01383 IANNONE Al Ministro della salute Premesso che: un pensionato 71enne di Montecorvino Rovella (Salerno) è morto il 25 febbraio 2019, poche ore dopo il ricovero nel reparto di Medicina dell'ospedale "Santa Maria della Speranza" di Battipaglia; l'uomo aveva avvertito un malore nella sua abitazione e i familiari avevano allertato immediatamente il 118 che, dopo aver prestato i primi soccorsi, hanno disposto il trasferimento in ospedale; i familiari hanno denunciato l'accaduto ai Carabinieri, e la Procura della Repubblica di Salerno ha disposto il sequestro della salma per effettuare l'esame autoptico; i militari hanno acquisito le cartelle cliniche per ricostruire la vicenda e appurare se ci siano state delle negligenze da parte dei sanitari; stando alla diagnosi dei medici il 71enne aveva problemi polmonari ed epatite di tipo C, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza del fatto descritto e se intenda accertarsi che non si tratti dell'ennesimo caso di malasanità in Campania; se intenda attivare i suoi poteri ispettivi a prescindere dalle attività d'indagine condotte dalla magistratura. Atto n. 4-01384 GINETTI GRIMANI Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: il 16 gennaio 2019, a seguito di una segnalazione, si è assistito al sequestro e alla chiusura al traffico della E45 all'altezza del viadotto "Puleto", da parte del giudice per le indagini preliminari di Arezzo Giorgio Ponticelli, tratto di strada che collega Toscana ed Emilia-Romagna, a causa dell'usura della struttura; vi è la necessità di messa in sicurezza dell'intero viadotto e di interventi di manutenzione straordinaria per il consolidamento strutturale della bretella; vista la rilevanza ricoperta dalla E45, una delle arterie stradali di maggiore importanza dopo l'autostrada del Sole per il passaggio, in particolare, per i mezzi pesanti per il collegamento Nord-Sud del Paese; sono notevoli le ripercussioni e i disagi che tale chiusura provoca alle popolazioni del Centro Italia, in particolare ai cittadini che vivono nelle zone limitrofe al tratto chiuso, i quali si trovano oggi praticamente isolati, giacché anche la vecchia statale, strada alternativa, risulta interrotta da anni per gravi danni alla carreggiata; attraverso questa chiusura risulta particolarmente penalizzata la circolazione dei mezzi all'interno del territorio dell'Umbria, giacché le alternative presenti sono solamente la A1 e la A14, le quali taglierebbero fuori gran parte del territorio umbro; considerati i richiami e gli appelli lanciati nelle scorse settimane dai cittadini umbri, dagli imprenditori e dalle varie realtà di tale regione quali CNA, Confindustria, Confcommercio, Federalberghi Umbria e non solo, i quali si ritrovano ad essere enormemente preoccupati per la grave situazione di incertezza che peserà sull'indotto economico del territorio; vista la mozione urgente presentata dai consiglieri regionali umbri Chiacchieroni, Rometti e Solinas, atto n.1927 del 17 gennaio 2019 in merito alla "Situazione emergenziale sulla E45 a seguito della chiusura del traffico in data 16/01/2019"; considerata la già difficile situazione che la crisi iniziata nel 2008 ha comportato per varie zone del nostro Paese, Umbria compresa, e che questa attuale situazione di sostanziale isolamento andrebbe ad inasprire; secondo molte associazioni di categoria, e non solo, la necessità di chiudere quel tratto stradale per operare un importante atto di manutenzione, e le ripercussioni che tale azione avrebbe comportato sul territorio, sarebbero note da tempo; nel 2015 il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti pro tempore Delrio ha prontamente autorizzato sul bilancio pluriennale dello Stato 1,6 miliardi di euro per lavori strutturali sulla E45 riguardanti la manutenzione straordinaria del fondo stradale, barriere di sicurezza e messa in sicurezza di ponti e viadotti, assicurando così il più grande investimento economico mai destinato fin qui a questa infrastruttura; visto l'approccio che questo Governo tende ad avere nei confronti delle opere, piccole o grandi che siano, con il Ministero di competenza che ha deciso di interrompere finanziamenti a gran parte delle opere programmate da tempo o già in corso, mettendo così sul lastrico o costringendo al fallimento le imprese di costruzioni; si stima che tali atteggiamenti abbiano provocato un blocco di circa 21 miliardi di euro per le opere in corso e 10 miliardi di investimenti per opere già approvate e mai partite, cifre che si potrebbero tradurre in circa 418.000 potenziali posti di lavoro persi e in un danno incalcolabile alle imprese di costruzione, ma conseguentemente anche all'intero indotto del Paese; il Governo in carica, al momento del proprio insediamento, ha trovato in cassa 150 miliardi di euro già stanziati e subito disponibili grazie ad un accordo con la Banca europea degli investimenti, fondi che però sono stati in parte individuati ed utilizzati per altri scopi; considerata infine l'importanza del fattore tempo nello scongiurare una crisi che per i cittadini dell'Umbria sarebbe endemica e devastante, si chiede di sapere quali provvedimenti il Ministro in indirizzo intenda adottare al fine di rispondere alle esigenze dei cittadini del Centro Italia, che vivono in questo momento una grave situazione di isolamento e di pericolo a livello economico, e che a gran voce richiedono che si trovino, nel minor tempo possibile, le risorse necessarie a portare a termine un intervento di messa in sicurezza del territorio e delle strutture stradali che sia organico e definitivo, e che permetta ai cittadini umbri di non doversi sobbarcare il peso di una situazione emergenziale di tale dimensione. Atto n. 4-01385 NENCINI Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: l'opera E78 strada di grande comunicazione Fano-Grosseto ha origine sulla via Aurelia, all'altezza di Grosseto, e termina nel tratto marchigiano dell'autostrada adriatica A14, in corrispondenza del casello di Fano, e costituisce un importante collegamento longitudinale tra i corridoi autostradali che corrono lungo il Tirreno e l'Adriatico; la lunghezza complessiva del collegamento è di circa 270 chilometri, di cui circa il 65 per cento in Toscana, il 30 per cento nelle Marche e il 5 per cento in Umbria, e il progetto prevede nel complesso la realizzazione di nuovi tratti ed adeguamenti di tratti stradali; lungo il suo tracciato, la E78 collega le città di Grosseto, Siena e Arezzo in Toscana, Urbino e Fano nelle Marche ed interseca la E45 (tra Toscana e Umbria) e la fondovalle del Metauro in provincia di Pesaro e Urbino. Inoltre, l'itinerario ha la funzione di consentire adeguate connessioni tra i porti di Livorno e La Spezia sulla costa tirrenica, e quelli di Ancona e Ravenna su quella adriatica; per il completamento dei lavori sulla Fano-Grosseto mancano una serie di interventi che i precedenti Governi avevano già programmato e finanziato; considerato che l'opera è definita strategica e di preminente interesse nazionale, si chiede di sapere se il completamento dei lavori sulla Fano-Grosseto sia una priorità di questo Governo e se sia già disponibile un nuovo cronoprogramma. Atto n. 4-01386 IANNONE Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: a partire dal 2011 con la cosiddetta operazione "Poseidone" l'Inps di propria iniziativa ha preteso dagli avvocati (ma la situazione riguarda anche altre categorie professionali) l'iscrizione alla gestione separata Inps istituita con la legge n. 335 del 1995 (legge Dini); l'Inps con un'interpretazione autonoma ha spedito migliaia di avvisi con sanzioni pari, a volte, all'80 per cento del richiesto procedendo all'iscrizione coattiva alla gestione separata di circa 800.000 professionisti; l'operazione Poseidone trae origine dall'illegittima pretesa impositiva del versamento contributivo al fine di estendere (a fondo perduto, ossia senza previsione e possibilità alcuna di avvalersi di ipotetico cumulo, totalizzazione o ricongiunzione) la copertura previdenziale e assistenziale a soggetti esercenti autonoma attività di libera professione, erroneamente considerati sprovvisti, per effetto di una falsa e distorta interpretazione della normativa che regola il settore e in spregio del potere di autoregolamentazione delle rispettive autonome casse d'appartenenza (che concedevano al di sotto di una determinata soglia reddituale la facoltà di esenzione dal versamento di oneri contributivi ad eccezione del contributo"integrativo" versato) nonché della statuizione di cui all'art. 18, comma 12, del decreto-legge n. 98 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 111 del 2011, norma di interpretazione autentica dell'art. 2, comma 26, della legge n. 335 del 1995, come si legge sulla relazione del Senato sull'AS 2810 di conversione in legge (nella XVI legislatura); nonostante pronunce a favore degli avvocati da parte di vari tribunali di merito italiani, l'Inps sebbene soccombente ha continuato con l'emissione di atti esecutivi e nonostante numerosi esposti alle Corti dei conti per danno erariale nel tentativo di arginare l'emorragica esposizione finanziaria che sta subendo l'intera collettività, per speco di danaro pubblico, l'Inps ha continuato nell'azione illegittima anche in violazione dell'art 24, comma 3, del decreto legislativo n. 46 del 1999; nonostante la Corte dei conti, con la sentenza n. 27950 del 31 ottobre 2018 e successive ordinanze n. 4329/2019 e n. 5379/2019, in ottemperanza alla regola fissata dall'art. 18, comma 4, del decreto legislativo n. 241 del 1997, abbia ritenuto la maggior parte delle pretese illegittime dell'Inps prescritte, l'ente continua ad arrecare danno sia ai contribuenti-professionisti che alle casse dello Stato, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo intenda attivarsi affinché l'Inps annulli le iscrizioni d'ufficio alla gestione separata Inps dei professionisti; se il Governo ritenga di intervenire affinché i professionisti, che nelle more abbiano intrapreso azioni giudiziali, possano ottenere annullamenti in autotutela; se valuti di impedire il proseguire dell'azione dell'Inps anche con un intervento normativo ad hoc . Atto n. 4-01387 TOFFANIN FLORIS GALLONE Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: ai sensi del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, recante "Attuazione dell'articolo 1 della legge 3 agosto 2007, n. 123, in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro", il datore di lavoro è tenuto ad adempiere agli obblighi in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro; ne consegue che i titolari di studi professionali, che nelle loro strutture abbiano anche solo un praticante, devono assolvere agli obblighi previsti, e in particolare: effettuare la valutazione globale e documentata di tutti i rischi per la salute e sicurezza dei lavoratori presenti nell'ambito dell'organizzazione in cui essi prestano la propria attività; nominare il responsabile del servizio di prevenzione e protezione; eleggere il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza; nominare il medico competente per effettuare la sorveglianza sanitaria e per tutti gli altri compiti di cui al decreto, eccetera; l'articolo 11 della la legge 22 maggio 2017, n. 81, recante "Misure per la tutela del lavoro autonomo non imprenditoriale e misure volte a favorire l'articolazione flessibile nei tempi e nei luoghi del lavoro subordinato", prevede una semplificazione di tali adempimenti; in particolare, delega il Governo ad adottare, entro un anno dalla data di entrata in vigore della legge, uno o più decreti legislativi per il riassetto delle disposizioni vigenti in materia di sicurezza e tutela della salute dei lavoratori applicabili agli studi professionali, nel rispetto dei seguenti principi e criteri direttivi: a) individuazione di specifiche misure di prevenzione e protezione idonee a garantire la tutela della salute e della sicurezza delle persone che svolgono attività lavorativa negli studi professionali, con o senza retribuzione e anche al fine di apprendere un'arte, un mestiere o una professione; b) determinazione di misure tecniche ed amministrative di prevenzione compatibili con le caratteristiche gestionali ed organizzative degli studi professionali; c) semplificazione degli adempimenti meramente formali in materia di salute e sicurezza negli studi professionali, anche per mezzo di forme di unificazione documentale; d) riformulazione e razionalizzazione dell'apparato sanzionatorio, amministrativo e penale, per la violazione delle norme vigenti in materia di salute e sicurezza sul lavoro negli studi professionali, avuto riguardo ai poteri del soggetto contravventore e alla natura sostanziale o formale della violazione; a quasi due anni dalla citata delega, non è stato emanato alcun decreto attuativo, si chiede di sapere quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda assumere per l'adattamento delle disposizioni generali ai diversi ambiti produttivi, con particolare attenzione agli studi professionali, che spesso coincidono con la casa di abitazione del professionista. Atto n. 4-01388 LAFORGIA DE PETRIS ERRANI GRASSO Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e della salute Atto n. 4-01389 LAFORGIA Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali Atto n. 4-01390 GIRO Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: il 28 febbraio 2019 è stata depositata in cancelleria del Tribunale di Roma la sentenza n. 4560/2019 del 25 febbraio 2019 che condanna Enav a risarcire il direttore della rete televisiva "La7" Enrico Mentana e la giornalista Flavia Filippi; nel febbraio 2013, "La7" ha mandato in onda due servizi televisivi ("Enav, nuovo scandalo" e "Ombre sull'Enav"), in cui si informava che l'amministratore unico di Enav, all'epoca dei fatti Massimo Garbini, avrebbe "propiziato in Enav l'assunzione del secondo figlio, di due compagni di scuola e dei figli di altri 4 importanti dirigenti"; il servizio precisava che in Enav già lavoravano da tempo il figlio del direttore generale Massimo Bellizzi, il figlio del responsabile dell'area amministrativa e il figlio del responsabile dell' audit che sarebbe stato "bocciato e poi ripescato" con la qualifica di esperto di assistenza al volo; per questo servizio, il direttore Mentana e la giornalista Filippi sono stati denunciati per diffamazione: Garbini pretendeva un risarcimento per danno morale e di immagine di 500.000 euro mentre Enav addirittura di 9 milioni di euro; nel 2016 è stato presentato l'atto di sindacato ispettivo 4-05066, interrogazione molto dettagliata, a firma dei senatori del Movimento 5 Stelle Sara Paglini, Laura Bottici, Sergio Puglia e Vincenzo Santangelo; la querela è stata ritenuta infondata dal Tribunale civile di Roma che, oltretutto, ha condannato Enav a pagare le spese processuali, si chiede di sapere se secondo il Ministro di indirizzo sia corretto che Enav, e quindi lo Stato (in quanto si tratta di una società controllata dal Ministero dell'economia e delle finanze e sottoposta alla vigilanza del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti), debba pagare le spese processuali a causa della condotta dei suoi dirigenti. Interrogazioni, da svolgere in Commissione A norma dell'articolo 147 del Regolamento, la seguente interrogazione sarà svolta presso la Commissione permanente: 7ª Commissione permanente (Istruzione pubblica, beni culturali, ricerca scientifica, spettacolo e sport): 3-00676 della senatrice Russo ed altri, sull'assunzione in part time di personale scolastico precario. Mozioni, ritiro di firme I senatori Ferro e Floris hanno dichiarato di ritirare la propria firma dalla mozione 1-00067, del senatore Romeo ed altri.