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SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Commissione POLITICHE DELL'UNIONE EUROPEA (14ª) 285 STEFANO, Simone BOSSI La seduta inizia alle ore 14,35. IN SEDE REFERENTE AS 2481 Delega al Governo per il recepimento delle direttive europee e l'attuazione di altri atti normativi dell'Unione europea - Legge di delegazione europea 2021 DDL 2481 Delega al Governo per il recepimento delle direttive europee e l'attuazione di altri atti normativi dell'Unione europea - Legge di delegazione europea 2021 (Seguito dell'esame e rinvio) Prosegue l'esame sospeso nella seduta del 10 febbraio. Il PRESIDENTE propone che il termine per la presentazione di eventuali emendamenti sia fissato alle ore 13 del 1° marzo 2022. La Commissione conviene. ESAME DI PROGETTI DI ATTI LEGISLATIVI DELL'UNIONE EUROPEA (COM (2021) 562) Uso di combustibili rinnovabili e a basse emissioni di carbonio nel trasporto marittimo Doc n. COM(2021) 562 definitivo Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio sull'uso di combustibili rinnovabili e a basse emissioni di carbonio nel trasporto marittimo e che modifica la direttiva 2009/16/CE (Esame, ai sensi dell'articolo 144, commi 1- bis e 6, del Regolamento, del progetto di atto legislativo dell'Unione europea e rinvio) Il senatore Simone BOSSI ( L-SP-PSd'Az ), relatore, introduce l'esame della proposta di regolamento in titolo, che si propone di fornire un quadro normativo adeguato a facilitare la pianificazione e gli investimenti a lungo termine per l'uso dei combustibili rinnovabili e a basse emissioni nel trasporto marittimo, integrando e modificando la legislazione esistente e fornendo un chiaro segnale al mercato in materia, nell'ottica dell'impegno dell'UE per il raggiungimento dell'obiettivo della neutralità climatica entro il 2050, considerata l'accelerazione nel processo di transizione ecologica e nell'adozione di politiche volte a ridurre l'emissione di gas a effetto serra e considerato l'impatto generato dal traffico navale in termini di emissioni di CO2. Le misure previste dalla proposta si collocano nel contesto del Green Deal europeo e del pacchetto climatico europeo Fit for 55 , che prevede l'estensione del sistema europeo di scambio di quote di emissioni al trasporto marittimo e la revisione della direttiva sulla tassazione dell'energia, della direttiva sull'infrastruttura per i combustibili alternativi e della direttiva sulle energie rinnovabili. La proposta di regolamento si compone di 30 articoli, suddivisi in sei capi. Nel dettaglio, il capo I definisce all'articolo 1 l'oggetto e le finalità della proposta affermando che lo scopo del regolamento è quello di stabilire norme che impongono il limite dell'intensità dei gas a effetto serra per unità di energia usata a bordo di una nave in arrivo, all'interno o in partenza da porti sotto la giurisdizione di uno Stato membro e l'obbligo di utilizzo dell'alimentazione elettrica da terra o di una tecnologia a zero emissioni durante la permanenza in porto, al fine di aumentare l'utilizzo di combustibili rinnovabili e di fonti di energia sostitutive in tutta l'Unione, garantendo nel contempo il buon funzionamento del traffico marittimo. L'articolo 2 stabilisce l'applicazione delle misure contenute nel regolamento alle navi di stazza lorda superiore a 5000 tonnellate, escludendo le navi di Stato, da guerra, ausiliarie, i pescherecci e le navi senza mezzi di propulsione meccanica. L'articolo 3 reca le definizioni dei termini utilizzati dalla proposta. Il capo II fissa all'articolo 4 i limiti dell'intensità media annua dei gas a effetto serra derivanti dall'energia utilizzata a bordo di una nave, per ciascun quinquennio dal 2025 al 2050. L'articolo stabilisce altresì la facoltà della Commissione di adottare atti delegati volti a modificare l'allegato sui fattori di emissione relativi alle fonti di energia per garantirne la coerenza con il progresso tecnologico e con le future norme internazionali o dell'UE. L'articolo 5 stabilisce l'obbligo, dal 1º gennaio 2030, dell'utilizzo dell'alimentazione elettrica da terra o di energia a zero emissioni durante l'ormeggio nei porti, per le navi portacontainer e le navi passeggeri, salvo determinate eccezioni. Il capo III definisce i principi comuni relativi all'attività di monitoraggio, stabilendo all'articolo 6 che le società navali svolgano il monitoraggio sulle emissioni delle proprie navi e comunichino i dati ai verificatori accreditati, i quali svolgeranno il successivo calcolo dell'intensità media annua di emissione per unità di energia usata a bordo. Il monitoraggio è svolto per ogni permanenza all'interno dei porti sotto la giurisdizione di uno Stato membro e per ogni tratta in arrivo e in partenza. L'articolo 7 stabilisce che, entro il 31 agosto 2024, le società presentano ai verificatori un piano di monitoraggio per ciascuna nave che, in base all'articolo 8, deve essere revisionato almeno una volta l'anno. L'articolo 9 fissa i principi relativi alla certificazione dei biocarburanti, del biogas, dei biocombustibili rinnovabili di origine non biologica e dei carburanti derivanti da carbonio non riciclato. Il capo IV fissa, all'articolo 10, l'ambito di applicazione delle attività di verifica che i verificatori devono svolgere, quali la valutazione della conformità del piano di monitoraggio e la conformità delle informazioni comunicate dalla società interessata; all'articolo 11, gli obblighi e i principi generali che si applicano ai verificatori, i quali devono esercitare la loro attività in condizioni di indipendenza e imparzialità rispetto alle società navali; all'articolo 12, i principi fondamentali da applicare durante le procedure di verifica; e all'articolo 13, le norme relative all'accreditamento dei verificatori. Il capo V stabilisce all'articolo 14 che, a seguito della valutazione del piano di monitoraggio, le società registrino per ogni nave in arrivo o in partenza e per ogni tratta da o verso un porto di uno Stato membro, una serie di informazioni riguardanti le emissioni della nave: il collegamento all'energia elettrica da terra, la quantità di combustibile consumato all'ormeggio e in mare, i fattori di emissione per ciascun tipo di combustibile. Tali informazioni sono fornite al verificatore, entro il 30 marzo di ogni anno. L'articolo 15 definisce le attività di verifica e calcolo dei verificatori, in relazione alle informazioni fornite dalla società navale, e l'articolo 16 stabilisce che tali calcoli per ciascuna nave sono inseriti entro il 30 aprile di ogni anno, dai verificatori, nella "banca dati sulla conformità", sviluppata dalla Commissione europea. L'articolo 17 istituisce un meccanismo di flessibilità nella conformità, che consente a una società di cumulare eccedenze di conformità di una nave, che la stessa nave può utilizzare nel periodo successivo o, in caso di disavanzo, di utilizzare un anticipo dell'eccedenza di conformità del periodo successivo. Similmente, l'articolo 18 consente travasi di conformità nell'ambito di un pool di due o più navi, verificate dallo stesso verificatore. L'articolo 19 stabilisce le condizioni per il rilascio, entro il 30 giugno dell'anno successivo, del certificato di conformità FuelEU e l'articolo 20 prevede le sanzioni applicabili in caso di disavanzo di conformità, i cui proventi sono assegnati, dall'articolo 21, al Fondo per l'innovazione di cui alla direttiva 2003/87/CE sul sistema ETS. L'articolo 22 definisce l'obbligo per le navi di tenere a bordo un certificato di conformità FuelEU valido. In base all'articolo 23 gli Stati membri sono tenuti a stabilire le disposizioni sanzionatorie per violazioni al regolamento e a integrare l'attività di ispezione alle navi con la verifica del certificato di conformità FuelEU. L'articolo 24 stabilisce il diritto di riesame, per le società navali, dei calcoli effettuati dal verificatore e delle misure adottate nei loro confronti, in funzione del rilascio del certificato. L'articolo 25 richiede agli Stati membri la designazione di autorità competenti responsabili dell'applicazione e dell'esecuzione del regolamento. Il capo VI stabilisce all'articolo 26 le condizioni per il conferimento dei poteri delegati alla Commissione ai sensi del regolamento in esame; all'articolo 27 la procedura di comitato per l'adozione da parte della Commissione di atti di esecuzione; all'articolo 28 che la Commissione riferisca, almeno a cadenza quinquennale, al Parlamento europeo e al Consiglio in merito all'applicazione del regolamento in esame; all'articolo 29 la modifica della direttiva 2009/16/CE sul controllo dello Stato di approdo, alla quale si aggiunge, la verifica del certificato di conformità FuelEU; e all'articolo 30 l'applicazione del regolamento a decorrere dal 1º gennaio 2025. Per quanto riguarda la valutazione sul rispetto dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità, si osserva che la proposta è basata sull'articolo 100, paragrafo 2 del TFUE, che prevede la procedura legislativa ordinaria per l'adozione di disposizioni per la navigazione marittima. Il principio di sussidiarietà appare rispettato in quanto il settore dei traffici marittimi, oggetto della proposta di regolamento in esame, è per sua natura di carattere transfontaliero e internazionale. Infatti, in Europa il 75 per cento dei viaggi comunicati nel contesto del sistema di monitoraggio, comunicazione e verifica si svolge all'interno dello Spazio economico europeo (SEE), mentre solo il 9 per cento circa del traffico costituisce viaggi nazionali. In assenza di una dimensione europea delle misure ad essi riferite potrebbe porsi il rischio di dare vita ad un mosaico di normative nazionali, relative alle emissioni delle navi, tra loro incoerenti e suscettibili di dare vita a distorsioni del mercato interno e della concorrenza. Anche il principio di proporzionalità appare rispettato in quanto il regolamento proposto stabilisce norme minime, garantendo che il livello di intervento sia mantenuto al minimo necessario per conseguire gli obiettivi contenuti nella proposta, gli obiettivi europei in materia di transizione ecologica e il raggiungimento della neutralità climatica entro il 2050 consentendo la più ampia adozione possibile di combustibili rinnovabili e a basse emissioni di carbonio nei trasporti marittimi. La proposta è attualmente oggetto di esame da parte di quattordici Camere dei Parlamenti nazionali dell'Unione europea, che non hanno ad oggi sollevato profili di criticità in ordine al rispetto dei principi di sussidiarietà e proporzionalità, salvo il Parlamento dell'Irlanda, che ha adottato un parere motivato (contrario), sostenendo la violazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità, in quanto la Commissione europea non avrebbe adeguatamente soddisfatto i requisiti procedurali necessari a fornire indicatori quantitativi e qualitativi adeguati a permettere ai Parlamenti nazionali di valutare pienamente tutte le implicazioni della proposta a livello europeo. Sulla proposta è pervenuta la relazione del Governo prevista dall'articolo 6 della legge n. 234 del 2012, in cui si ritiene l'iniziativa conforme all'interesse nazionale e ai principi di sussidiarietà e proporzionalità. Il Governo, inoltre, ritiene il progetto di particolare urgenza, al fine di poter iniziare quanto prima l'adozione e l'implementazione di tutte le azioni necessarie per il raggiungimento degli obiettivi di riduzione delle emissioni delle navi, attese le tempistiche necessarie per la realizzazione delle infrastrutture. La senatrice GIANNUZZI ( Misto ) chiede chiarimenti circa il conferimento, alla Commissione europea, del potere di adottare atti delegati, che non sono sottoposti al vaglio dei Parlamenti nazionali, anche in relazione al citato parere contrario espresso dal Parlamento dell'Irlanda. La senatrice RICCIARDI ( M5S ) ritiene opportuna, data l'attualità del tema in esame, un'attenta riflessione sulla proposta, proponendo anche lo svolgimento di alcune mirate audizioni. Il PRESIDENTE assicura che si farà carico della proposta relativa alle audizioni. Il seguito dell'esame è quindi rinviato. IN SEDE CONSULTIVA Ratifica ed esecuzione dell'Accordo sull'estinzione dei trattati bilaterali di investimento tra Stati membri dell'Unione europea, fatto a Bruxelles il 5 maggio 2020 DDL 2494 Ratifica ed esecuzione dell'Accordo sull'estinzione dei trattati bilaterali di investimento tra Stati membri dell'Unione europea, fatto a Bruxelles il 5 maggio 2020 (Parere alla 3ª Commissione. Esame e rinvio) Il senatore DE SIANO ( FIBP-UDC ), relatore, introduce l'esame del disegno di legge in titolo, recante la ratifica dell'Accordo, sottoscritto nel 2020, relativo all'estinzione dei trattati bilaterali di investimento tra Stati membri dell'Unione europea. Ricorda, quindi che i trattati bilaterali di investimento (TBI) sono accordi finalizzati a promuovere e proteggere gli investimenti privati esteri, garantendo agli investitori standard di trattamento, tra cui la garanzia che essi saranno trattati in modo giusto ed equo come se fossero cittadini del Paese ricevente, e prevedendo la clausola compromissoria che stabilisce un meccanismo di risoluzione delle controversie alternativo al ricorso alla giurisdizione ordinaria. I Trattati europei vietano questo tipo di accordi bilaterali tra Stati membri, poiché la materia degli investimenti è sottoposta al diritto dell'Unione e poiché la clausola compromissoria di fatto sottrae alla competenza esclusiva della Corte di giustizia dell'UE il giudizio sull'accertamento e l'applicazione del diritto europeo. Inoltre, la Commissione europea ha sottolineato che questi trattati sono incompatibili con il diritto dell'Unione in quanto generano una frammentazione del mercato unico, conferendo diritti ad alcuni investitori dell'UE su base bilaterale ed entrando in conflitto con la legislazione dell'UE in materia di investimenti transfrontalieri. L'Italia non ha in esercizio accordi bilaterali d'investimento con Stati membri dell'Unione. Tuttavia, la mancata ratifica dell'Accordo in questione ha indotto la Commissione europea ad avviare, il 2 dicembre 2021, la procedura di infrazione n. 2021/2243, poiché da tale mancata ratifica ne consegue la formale perdurante vigenza degli effetti di tre trattati bilaterali d'investimento conclusi tra il 1967 e il 2000 dall'Italia con Bulgaria, Slovenia e Malta. La problematica della incompatibilità dei TBI con i Trattati UE si era posta soprattutto con gli allargamenti dell'Unione del 2004, del 2007 e del 2013 a dodici Paesi dell'Europa orientale e a Malta. Tra gli Stati già membri e molti di questi nuovi Paesi erano legittimamente in vigore accordi a tutela dei reciproci investimenti. Ma, una volta entrati nell'Unione, la Corte di giustizia è dovuta intervenire per dichiararne l'incompatibilità con il diritto dell'Unione. In particolare, nella cosiddetta "sentenza Achmea ", del 6 marzo 2018 (causa C-284/16, Slowakische Republik contro Achmea BV ), la Corte ha stabilito che le clausole compromissorie per le controversie tra investitori e Stati, contenute nei TBI in essere tra Stati membri dell'Unione europea, sono in contrasto con i Trattati dell'Unione e pertanto inapplicabili a decorrere dalla data in cui l'ultima delle Parti del trattato bilaterale di investimento interno all'Unione è divenuta Stato membro della stessa. La motivazione della Corte risiede nel fatto che gli articoli 267 e 344 del TFUE stabiliscono la competenza esclusiva della Corte di giustizia dell'UE sulle controversie relative all'interpretazione o all'applicazione del diritto dell'Unione. Nel caso di specie, gli investimenti esteri tra Stati membri riguardano certamente anche il diritto dell'Unione e, pertanto, le eventuali controversie che ne nascono non possono essere assegnate a un collegio arbitrale, ma devono essere sottoposte al sistema giurisdizionale stabilito dai Trattati, che vede la competenza del giudice ordinario nazionale a demandare alla Corte di giustizia europea, in via pregiudiziale, le questioni relative all'interpretazione o all'applicazione del diritto europeo. Per questo motivo, la clausola compromissoria è tale da rimettere in discussione, oltre al principio della fiducia reciproca tra gli Stati membri, la salvaguardia del carattere proprio del diritto dell'Unione, garantita dal procedimento di rinvio pregiudiziale di cui all'articolo 267 TFUE, e non è, pertanto, compatibile con il principio di leale cooperazione enunciato all'articolo 4, paragrafo 3, primo comma, del TUE, e pregiudica l'autonomia del sistema giuridico dell'Unione sancita, in particolare, dall'articolo 344 TFUE. Nel 2020, proprio per dare piena attuazione alla sentenza Achmea è stato adottato l'Accordo sull'estinzione dei trattati bilaterali di investimento tra Stati membri dell'Unione europea, oggetto del disegno di legge di ratifica in esame. L'Accordo nasce quindi dall'esigenza di garantire l'autonomia, il primato e l'efficacia del diritto dell'Unione europea, conformando gli ordinamenti nazionali alla giurisprudenza della Corte di Giustizia, che ha stabilito l'incompatibilità delle clausole compromissorie contenute con il diritto dell'UE. L'Accordo in ratifica, composto da 18 articoli, dopo aver offerto un quadro delle definizioni dei termini utilizzati (articolo 1), dichiara l'estinzione dei trattati bilaterali di investimento tra gli Stati membri e della eventuale clausola di caducità, che ne estendeva la vigenza per un ulteriore periodo di tempo (articoli 2 e 3), stabilisce che le clausole compromissorie, che prevedono l'arbitrato per la risoluzione delle controversie, sono in contrasto con i Trattati dell'Unione e sono quindi inapplicabili (articolo 4), ribadisce che non possono essere avviati nuovi procedimenti arbitrali sulla base delle clausole compromissorie presenti nei trattati bilaterali oggetto di estinzione (articolo 5), fa salvi i procedimenti arbitrali conclusi e le composizioni amichevoli di controversie promosse prima del 6 marzo 2018 (articolo 6), e obbliga le Parti contraenti di un trattato bilaterale di investimento a informare i collegi arbitrali di procedimenti arbitrali pendenti a tale data o di nuovi procedimenti arbitrali, delle conseguenze giuridiche derivanti dalla sentenza Achmea (articolo 7). Ulteriori disposizioni disciplinano le misure applicabili ai processi arbitrali pendenti, consentendo alle Parti contraenti interessate e all'investitore di concordare altre forme di risoluzione delle controversie, compresa la composizione amichevole e il dialogo strutturato, e conferendo all'investitore la possibilità di accesso ai mezzi di ricorso giurisdizionale previsti dal diritto interno anche oltre la scadenza prevista dall'ordinamento nazionale per esperire l'azione (articoli 8, 9 e 10). L'Accordo in ratifica prevede altresì che il segretario generale del Consiglio dell'Unione europea sia il depositario dell'Accordo e che questo abbia il compito di effettuare le notifiche previste alle Parti contraenti (articolo 11), identifica gli allegati all'accordo come parte integrante di quest'ultimo affermando che nell'allegato B sono compresi gli accordi estinti per i quali può essere ancora applicata la clausola di caducità (articolo 12), stabilisce che non sono ammesse riserve all'accordo (articolo 13), che le controversie riguardanti l'applicazione o interpretazione dell'Accordo debbano essere composte in via amichevole e che, qualora entro 90 giorni non sia stato possibile pervenire alla composizione amichevole, ogni Parte possa sottoporre la controversia alla Corte di giustizia (articolo 14). Infine, si stabilisce che l'Accordo entra in vigore decorsi trenta giorni dal deposito del secondo strumento di ratifica e che le Parti contraenti hanno la facoltà di applicare l'Accordo a titolo provvisorio (articoli 15, 16 e 17). Il disegno di legge di ratifica si compone di 4 articoli. Gli articoli 1 e 2 contengono l'autorizzazione alla ratifica dell'Accordo e l'ordine di esecuzione. L'articolo 3 contiene la clausola di invarianza finanziaria, stabilendo che dall'attuazione dell'Accordo non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica e che a eventuali oneri addizionali derivanti dai procedimenti relativi agli arbitrati pendenti, si provvederà mediante apposito provvedimento legislativo. L'articolo 4 prevede l'entrata in vigore della legge il giorno successivo a quello della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Il Relatore, ritenendo che il provvedimento non presenta profili di criticità in ordine alla compatibilità con l'ordinamento dell'Unione europea e consente l'archiviazione della citata procedura di infrazione nei confronti dell'Italia, presenta un conferente schema di parere favorevole. Su richiesta della senatrice GIANNUZZI ( Misto ) e del senatore LICHERI, il seguito dell'esame è rinviato ad altra seduta. ESAME DI PROGETTI DI ATTI LEGISLATIVI DELL'UNIONE EUROPEA Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio sulla digitalizzazione della cooperazione giudiziaria e dell'accesso alla giustizia in materia civile, commerciale e penale a livello transfrontaliero e che modifica taluni atti nel settore della cooperazione giudiziaria Doc n. COM(2021) 759 definitivo Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio sulla digitalizzazione della cooperazione giudiziaria e dell'accesso alla giustizia in materia civile, commerciale e penale a livello transfrontaliero e che modifica taluni atti nel settore della cooperazione giudiziaria (Esame, ai sensi dell'articolo 144, commi 1- bis e 6, del Regolamento, del progetto di atto legislativo dell'Unione europea e rinvio) La senatrice RICCIARDI ( M5S ), relatrice, introduce l'esame della proposta di regolamento in titolo, che istituisce un quadro giuridico per la digitalizzazione della cooperazione giudiziaria tra le autorità competenti e per l'accesso delle persone fisiche o giuridiche alle procedure giudiziarie, in materia civile, commerciale e penale. In tale contesto, la proposta stabilisce anche norme in materia di: utilizzo della videoconferenza o di altre tecnologie di comunicazione a distanza; applicazione di servizi fiduciari elettronici (firma o posta elettronica certificata); effetti giuridici dei documenti elettronici; e pagamento elettronico delle spese. L'obiettivo specifico della proposta è, quindi, quello di rafforzare la cooperazione giudiziaria e l'accesso alla giustizia, attraverso la maggiore digitalizzazione delle comunicazioni tra le autorità competenti, compresi gli organi e le agenzie dell'Unione, e tra queste e le persone fisiche e giuridiche, al fine di migliorare l'efficacia e la rapidità delle procedure giudiziarie portando a risparmi di costi e tempi, alla riduzione degli oneri amministrativi e a una migliore resilienza della cooperazione giudiziaria transfrontaliera. La proposta, anzitutto, istituisce un "sistema informatico decentrato", definito come una rete di sistemi informatici e punti di accesso interoperabili, che opera sotto la responsabilità e la gestione individuali di ciascuno Stato membro ovvero di ciascuna agenzia o di ciascun organo dell'Unione e che consente lo scambio transfrontaliero sicuro e affidabile delle informazioni. Ogni comunicazione scritta, compreso lo scambio di moduli, relativa alla cooperazione giudiziaria europea, dovrà avvenire attraverso tale sistema informatico decentrato. Nell'ambito del sistema informatico decentrato, inoltre, la proposta di regolamento prevede l'istituzione di un "punto di accesso elettronico europeo", all'interno del portale europeo della giustizia elettronica, che consenta alle persone fisiche e giuridiche di comunicare con le autorità competenti, di presentare istanze e richieste, e di inviare e ricevere informazioni di rilevanza procedurale, in merito ai casi rientranti nell'ambito della cooperazione giudiziaria europea. Tale comunicazione può, alternativamente, avvenire anche tramite i portali informatici nazionali, ove disponibili. La proposta prevede, poi, l'obbligo per le autorità competenti di consentire la partecipazione in videoconferenza alle udienze, nel caso di procedimenti nei quali uno dei soggetti si trovi in un altro Stato membro, a condizione che: le altre parti coinvolte abbiano avuto la possibilità di pronunciarsi sul ricorso a tali mezzi di comunicazione; le circostanze del caso giustifichino il ricorso a tale tecnologia; e che l'indagato, l'imputato o il condannato abbia acconsentito all'uso della videoconferenza o altra tecnologia di comunicazione a distanza. Le specifiche tecniche relative all'istituzione del sistema informatico decentrato sono affidate ad atti di esecuzione della Commissione europea, per assicurare funzionalità e sicurezza delle informazioni. I costi legati alla creazione, manutenzione e sviluppo del software di implementazione del sistema informatico decentrato e del punto di accesso elettronico europeo, di cui è responsabile la Commissione, sono a carico del bilancio dell'Unione, mentre sono a carico degli Stati membri i costi relativi ai punti di accesso al sistema europeo situati sul proprio territorio nazionale. Ogni cinque anni, la Commissione europea effettua una valutazione sull'applicazione del regolamento, sulla base dei dati forniti dagli Stati membri e dal sistema informatico decentrato, tra cui i dati relativi ai costi sostenuti e alla durata dei procedimenti giudiziari di primo grado. In particolare, ciascuno Stato membro trasmette con cadenza annuale: il numero di casi gestiti dalle autorità nei quali la comunicazione si è svolta con mezzi diversi dal sistema informatico decentrato; il numero di udienze condotte attraverso videoconferenza o altra tecnologia di comunicazione a distanza e, entro sei mesi dall'entrata in vigore della proposta di regolamento in esame, gli estremi dei portali informatici nazionali; la descrizione dell'ordinamento giuridico e delle procedure nazionali applicabili alla videoconferenza; le informazioni sulle spese dovute nel contesto di cause transfrontaliere; e tutte le eventuali modifiche a tali informazioni. La proposta contiene, infine, le necessarie modifiche di coordinamento a una serie di regolamenti in materia di cooperazione giudiziaria civile, commerciale e penale, che riguardano tra l'altro: la presentazione della domanda di ingiunzione di pagamento europea; l'opposizione all'ingiunzione di pagamento europea; il procedimento europeo per le controversie di modesta entità; la domanda di ordinanza europea di sequestro conservativo; la trasmissione di documenti tra autorità giudiziarie o autorità competenti; la procedura per i mezzi di ricorso; il diritto di insinuazione dei crediti; le modalità di svolgimento della cooperazione e comunicazione tra giudici; e il riconoscimento reciproco dei provvedimenti di congelamento e di confisca. Da ultimo, la proposta in esame prevede che essa si applichi a decorrere dai due anni successivi alla sua entrata in vigore e che gli Stati membri inizino a utilizzare il citato sistema informatico decentrato dopo ulteriori due anni dall'adozione dei relativi atti di esecuzione da parte della Commissione europea. Per quanto riguarda la valutazione sul rispetto dei principi di sussidiarietà e proporzionalità, si osserva anzitutto che la proposta si basa sull'articolo 81, paragrafo 2, lettere e) ed f), e sull'articolo 82, paragrafo 1, lettera d), del TFUE, che prevedono la procedura legislativa ordinaria per l'adozione di misure intese all'eliminazione degli ostacoli all'accesso e al corretto svolgimento dei procedimenti civili con implicazioni transnazionali, e a facilitare la cooperazione tra le autorità giudiziarie degli Stati membri in relazione all'azione penale e all'esecuzione delle relative decisioni. La proposta appare conforme al principio di sussidiarietà in quanto l'obiettivo di rafforzare la cooperazione giudiziaria europea e l'accesso alla giustizia nei procedimenti transfrontalieri, attraverso il maggior ricorso ai mezzi digitali, non può essere raggiunto dagli Stati membri singolarmente, poiché richiede norme comuni e un coordinamento tra tutti gli Stati membri che può essere ottenuto solo mediante un'azione a livello dell'Unione. L'azione a livello di Unione è inoltre necessaria al fine di coordinare il nuovo sistema informatizzato della cooperazione giudiziaria europea con tutti i pertinenti regolamenti europei già emanati in materia. Per quanto riguarda il principio di proporzionalità, le misure proposte non sembrano andare oltre quanto necessario per il conseguimento degli obiettivi di una maggiore digitalizzazione della cooperazione giudiziaria europea e dell'accesso alla giustizia nelle cause transfrontaliere, né sembrano gravare in modo sproporzionato sugli Stati membri ai fini del conseguimento degli obiettivi, pur stabilendo l'obbligatorietà della comunicazione digitale tra gli organi giurisdizionali e le autorità competenti degli Stati membri e tra questi e le persone fisiche e giuridiche, anche mediante l'uso della videoconferenza e dei servizi fiduciari quali la firma digitale e la posta elettronica certificata. La proposta è attualmente all'esame di cinque Camere dei Parlamenti nazionali dell'Unione europea, che non hanno ad oggi sollevato criticità in ordine al rispetto dei principi di sussidiarietà e proporzionalità. Infine, sulla proposta non risulta ancora pervenuta la relazione del Governo prevista dall'articolo 6 della legge n. 234 del 2012. Il seguito dell'esame è rinviato ad altra seduta. Proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 2003/8/CE del Consiglio, le decisioni quadro del Consiglio 2002/465/GAI, 2002/584/GAI, 2003/577/GAI, 2005/214/GAI, 2006/783/GAI, 2008/909/GAI, 2008/947/GAI, 2009/829/GAI e 2009/948/GAI e la direttiva 2014/41/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, per quanto riguarda la digitalizzazione della cooperazione giudiziaria Doc n. COM(2021) 760 definitivo Proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 2003/8/CE del Consiglio, le decisioni quadro del Consiglio 2002/465/GAI, 2002/584/GAI, 2003/577/GAI, 2005/214/GAI, 2006/783/GAI, 2008/909/GAI, 2008/947/GAI, 2009/829/GAI e 2009/948/GAI e la direttiva 2014/41/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, per quanto riguarda la digitalizzazione della cooperazione giudiziaria (Esame, ai sensi dell'articolo 144, commi 1- bis e 6, del Regolamento, del progetto di atto legislativo dell'Unione europea e rinvio) Il senatore CORBETTA ( M5S ), relatore, introduce l'esame della proposta di regolamento in titolo, recante disposizioni di coordinamento, finalizzate ad assicurare l'allineamento di una serie di direttive e decisioni quadro in materia civile e penale, con la nuova disciplina sulla digitalizzazione della cooperazione giudiziaria e dell'accesso alla giustizia in materia civile, commerciale e penale, di cui alla proposta di regolamento COM(2021) 759. Si tratta, in particolare, di modifiche ai seguenti atti: - direttiva 2003/8/CE, sul miglioramento dell'accesso alla giustizia nelle controversie transfrontaliere; - decisione quadro 2002/465/GAI, sulle squadre investigative comuni; - decisione quadro 2002/584/GAI, sull'adozione della decisione quadro relativa al mandato d'arresto europeo; - decisione quadro 2003/577/GAI, sul mandato d'arresto europeo; - decisione quadro 2005/214/GAI, sul reciproco riconoscimento alle sanzioni pecuniarie; - decisione quadro 2006/783/GAI, sul reciproco riconoscimento delle decisioni di confisca; - decisione quadro 2008/909/GAI, sul reciproco riconoscimento delle sentenze penali; - decisione quadro 2008/947/GAI, sul reciproco riconoscimento elle sentenze e elle decisioni di sospensione condizionale della pena; - decisione quadro 2009/829/GAI, sul reciproco riconoscimento delle decisioni sulle misure alternative alla detenzione cautelare; - decisione quadro 2009/948/GAI, sui conflitti di giurisdizione nei procedimenti penali; - direttiva 2014/41/UE, sull'ordine europeo di indagine penale. I predetti atti, oggetto di modifica, disciplinano la cooperazione giudiziaria europea e l'accesso alla giustizia nelle cause civili, commerciali e penali transfrontaliere, stabilendo anche disposizioni sulla comunicazione tra le autorità competenti, le agenzie e gli organi dell'UE che si occupano di giustizia e affari interni (GAI), e tra le stesse autorità e le persone fisiche o giuridiche. Tuttavia tali atti non prevedono l'utilizzo dei mezzi digitali come modalità principale e presentano diverse lacune in tale contesto. Inoltre, durante la pandemia da Covid-19, il ricorso a tecnologie digitali (posta elettronica, videoconferenza, ecc.), da parte di molti Stati membri, ha contribuito a limitare la perturbazione al normale funzionamento dei rispettivi sistemi giudiziari. Tuttavia, numerose delle soluzioni tecniche adottate sono state sviluppate in maniera ad hoc e non soddisfano appieno le esigenze in materia di sicurezza e di esercizio dei diritti fondamentali. In questo contesto, la proposta di direttiva in esame, volta a rendere applicabile la nuova normativa sulla digitalizzazione, di cui alla proposta di regolamento COM(2021) 759, ha la finalità di migliorare l'accesso alla giustizia nonché l'efficienza e la resilienza dei flussi di comunicazione inerenti alla cooperazione tra autorità giudiziarie, autorità competenti e persone fisiche e giuridiche nelle cause transfrontaliere dell'UE in materia civile, commerciale e penale, mediante il ricorso "per default " alle tecnologie digitali, consentendo di rendere più efficienti i sistemi giudiziari, alleviare gli oneri amministrativi, abbreviare i tempi di trattazione delle cause, e assicurare una comunicazione più sicura e affidabile. Nello specifico, gli articoli da 1 a 11 introducono modifiche alle predette direttive e decisioni quadro in materia civile, commerciale e penale, rinviando alla disciplina contenuta nel regolamento sulla digitalizzazione della cooperazione giudiziaria e dell'accesso alla giustizia in materia civile, commerciale e penale, di cui alla proposta COM(2021) 759. In particolare, tali modifiche riguardano: le modalità di trasmissione della domanda di patrocino a spese dello Stato; le modalità di comunicazione tra Stati membri nella creazione di squadre investigative comuni; le modalità di trasmissione di un mandato d'arresto europeo; le modalità di trasmissione, riconoscimento ed esecuzione dei provvedimenti di blocco dei beni o sequestro probatorio; le modalità di trasmissione delle decisioni e del ricorso all'autorità in materia di riconoscimento delle sanzioni pecuniarie; le modalità di trasmissione di sentenze e certificati ai fini dell'esecuzione di sanzioni penali detentive; le modalità di comunicazione nella risoluzione dei conflitti di giurisdizione nei procedimenti penali; e le modalità di trasmissione dell'ordine europeo di indagine penale. La proposta di direttiva in esame stabilisce altresì che gli Stati membri dovranno recepirla entro due anni dall'adozione degli atti di esecuzione sul sistema informatico decentrato, previsti dalla proposta di regolamento COM(2021) 759, che la Commissione europea avrà adottato entro due anni dall'entrata in vigore di tale proposta. Per quanto riguarda la valutazione sul rispetto dei principi di sussidiarietà e proporzionalità, si osserva anzitutto che la proposta si basa sull'articolo dall'articolo 81, paragrafo 2, lettere e) ed f), e dall'articolo 82, paragrafo 1, lettera d), del TFUE, che prevedono la procedura legislativa ordinaria per l'adozione di misure intese all'eliminazione degli ostacoli all'accesso e al corretto svolgimento dei procedimenti civili con implicazioni transnazionali, e a facilitare la cooperazione tra le autorità giudiziarie degli Stati membri in relazione all'azione penale e all'esecuzione delle relative decisioni. La proposta appare conforme al principio di sussidiarietà in quanto, l'obiettivo di assicurare un efficace e omogeneo utilizzo delle tecnologie digitali nei diversi settori della cooperazione giudiziaria europea e nell'accesso alla giustizia a livello transfrontaliero, può essere conseguito solo mediante un'azione condotta a livello dell'Unione. Diversamente, come dimostrato dall'esperienza acquisita, in assenza di intervento dell'UE, sono prevedibili solo progressi molto lenti e con il rischio di non assicurare l'interoperabilità tra i sistemi informatici nazionali. Per quanto riguarda il principio di proporzionalità, la proposta non va oltre quanto necessario per il raggiungimento del predetto obiettivo, limitandosi a introdurre, all'interno di una serie di direttive e decisioni quadro in materia giudiziaria, gli opportuni rimandi alla disciplina sulla digitalizzazione di cui alla proposta di regolamento COM(2021) 759. La proposta di direttiva è attualmente oggetto di esame da parte di quattro Camere dei Parlamenti nazionali dell'Unione europea, che non hanno ad oggi sollevato criticità in ordine al rispetto dei principi di sussidiarietà e proporzionalità. Infine, sulla proposta non risulta ancora pervenuta la relazione del Governo prevista dall'articolo 6 della legge n. 234 del 2012. Il seguito dell'esame è, quindi, rinviato. IN SEDE CONSULTIVA (Epilessia) DDL 716 Disposizioni concernenti il riconoscimento della guarigione e la piena cittadinanza delle persone con epilessia (Parere alla 12 a Commissione su ulteriori emendamenti. Esame. Parere non ostativo) Il senatore CORBETTA ( M5S ), relatore, dà conto degli ulteriori emendamenti riferiti al disegno di legge n. 716, adottato come testo base dalla Commissione di merito nell'esame in sede redigente, e ricorda che il provvedimento ha lo scopo di promuovere il miglioramento della qualità di vita alle persone affette da epilessia e alle loro famiglie, assicurando la rimozione delle cause che ne generano la discriminazione. Richiamati i pareri già espressi dalla Commissione il 4 luglio 2019 sul testo del disegno di legge e il 7 luglio 2020 sugli emendamenti, ritiene che non sussistano profili di criticità in ordine alla conformità con l'ordinamento dell'Unione europea e presenta, quindi, uno schema di parere non ostativo. Il PRESIDENTE , previa verifica della presenza del prescritto numero di senatori, pone ai voti lo schema di parere pubblicato in allegato al resoconto. La Commissione approva. 2333 Ridefinizione della missione e dell'organizzazione del Sistema di istruzione e formazione tecnica superiore in attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza DDL 2333 Ridefinizione della missione e dell'organizzazione del Sistema di istruzione e formazione tecnica superiore in attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Parere alla 7 a Commissione su nuovo testo ed emendamenti. Esame. Parere favorevole su nuovo testo e parere non ostativo su emendamenti) La senatrice MASINI ( FIBP-UDC ), relatrice, illustra le principali modifiche del nuovo testo in esame, adottato come testo base dalla Commissione di merito l'8 febbraio 2022, in sostituzione di quello adottato il 13 gennaio 2022, e dà conto degli emendamenti ad esso riferiti. Ricorda, brevemente, che il provvedimento, già approvato dalla Camera dei deputati, reca la ridefinizione della missione e dell'organizzazione del Sistema di istruzione e formazione tecnica superiore, in attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), e richiama il parere già espresso dalla commissione, sul disegno di legge originario, in data 27 ottobre 2021. Per quanto riguarda il nuovo testo, evidenzia che tra le modifiche apportate vi è la soppressione di ogni riferimento al Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) e alla necessità di dare urgente attuazione agli interventi in esso previsti in materia (cfr. articoli 1, 2, 9, 10, 11 e 14 del disegno di legge). Al riguardo ricorda che il PNRR prevede la riforma del sistema ITS (M4C1 - riforma 1.2), da conseguire con l'entrata in vigore della legislazione primaria entro la fine del 2022 e con la legislazione secondaria entro la fine del 2023, per il raggiungimento dei seguenti obiettivi: - rafforzamento del modello organizzativo e didattico (tramite l'integrazione dell'offerta formativa, l'introduzione di premialità e l'ampliamento dei percorsi per lo sviluppo di competenze tecnologiche abilitanti necessarie per realizzare il piano "Impresa 4.0"); - consolidamento degli ITS nel sistema ordinamentale dell'Istruzione terziaria professionalizzante, rafforzandone la presenza attiva nel tessuto imprenditoriale dei singoli territori; - integrazione dei percorsi ITS con il sistema universitario delle lauree professionalizzanti; - rafforzamento del coordinamento fra le scuole professionali, gli ITS e le imprese. Quanto alle risorse previste nel PNRR, allo sviluppo del sistema di formazione professionale terziaria (ITS) (M4C1 - investimento 1.5), da conseguire entro la fine del 2025, sono destinati 1,5 miliardi di euro, con l'obiettivo di raddoppiare il numero degli attuali iscritti ai percorsi (per raggiungere circa 38.000 unità entro il 2026), puntando sul potenziamento dell'offerta degli enti di formazione professionale terziaria, attraverso la creazione di network con aziende, università e centri di ricerca tecnologica/scientifica, autorità locali e sistemi educativi/formativi. Nello specifico, si prevedono i seguenti interventi: - l'incremento del numero di ITS; - il potenziamento dei laboratori con tecnologie 4.0; - la formazione dei docenti, affinché siano in grado di adattare i programmi formativi ai fabbisogni delle aziende locali; - lo sviluppo di una piattaforma digitale nazionale per le offerte di lavoro rivolte agli studenti in possesso di qualifiche professionali. Nell'ambito della riforma delle classi di laurea (M4C1- riforma 1.5), da conseguire con l'entrata in vigore della legislazione primaria entro la fine del 2021 e con la legislazione secondaria entro la fine del 2023, il PNRR pone l'obiettivo di ampliare le classi di laurea professionalizzanti, facilitando l'accesso all'istruzione universitaria per gli studenti provenienti dagli ITS. Infine, la Relatrice, considerato che l'articolo 1 del nuovo testo mantiene il vincolo della coerenza del provvedimento con i parametri europei vigenti in materia di formazione tecnica superiore e che l'articolo 5 prevede standard minimi dei percorsi formativi in coerenza con il quadro europeo delle qualifiche per l'apprendimento permanente, di cui alla raccomandazione 2017/C 189/03 del Consiglio, del 22 maggio 2017, sottolinea come il provvedimento costituisca attuazione degli interventi previsti in materia dal PNRR e ne auspica l'entrata in vigore entro le scadenze stabilite con la decisione di esecuzione del Consiglio, del 13 luglio 2021, relativa all'approvazione del PNRR dell'Italia e del relativo allegato, ai fini della positiva valutazione, da parte della Commissione europea, sul raggiungimento dei pertinenti traguardi e obiettivi previsti per ogni scadenza e dell'erogazione delle risorse finanziarie europee corrispondenti. Propone, pertanto, di esprimere, per quanto di competenza, un parere favorevole sul nuovo testo e un parere non ostativo sugli emendamenti ad esso riferiti, e presenta un conferente schema di parere. La senatrice GIANNUZZI ( Misto ) preannuncia il suo voto contrario, ritenendo che il provvedimento si ponga in linea con una impostazione ideologica errata. In particolare, ritiene che la professionalizzazione non debba essere perseguita con una maggiore tecnicizzazione che comporta una perdita di valore della formazione. In tale contesto, si vuole far credere che l'alternanza scuola-lavoro non sia un problema, a fronte del suo evidente fallimento e delle vittime che ha prodotto. Il PRESIDENTE , previa verifica della presenza del prescritto numero di senatori, pone ai voti lo schema di parere pubblicato in allegato al resoconto. La Commissione approva. ESAME DI PROGETTI DI ATTI LEGISLATIVI DELL'UNIONE EUROPEA Proposta di decisione del Consiglio recante modifica della decisione (UE, Euratom) 2020/2053 relativa al sistema delle risorse proprie dell'Unione europea Doc n. COM(2021) 570 definitivo Proposta di decisione del Consiglio recante modifica della decisione (UE, Euratom) 2020/2053 relativa al sistema delle risorse proprie dell'Unione europea (Esame, ai sensi dell'articolo 144, commi 1- bis e 6, del Regolamento, del progetto di atto legislativo dell'Unione europea e rinvio) Il senatore CANDIANI ( L-SP-PSd'Az ), relatore, introduce l'esame della proposta di decisione in titolo, che prevede l'introduzione di tre nuove risorse proprie dell'Unione europea, al fine di conferire al bilancio dell'UE le risorse necessarie per far fronte al rimborso, nell'arco di 30 anni, e al pagamento dei relativi interessi, del debito comune emesso dall'UE a titolo della componente sussidi a fondo perduto ( grants ) di Next Generation EU , nonché per finanziare il Fondo sociale per il clima, istituito per accompagnare la transizione verso un'economia decarbonizzata, e per consentire di ridurre il peso della risorsa propria basata sul reddito nazionale lordo (RNL) nel bilancio dell'UE. Si prevede che queste nuove fonti di entrate, una volta giunte a regime negli anni 2026-2030, genereranno in media fino a 17 miliardi di euro l'anno a favore del bilancio dell'UE. Nel dettaglio, la prima nuova risorsa propria prevede il versamento al bilancio dell'UE del 25 per cento delle entrate degli Stati membri derivanti dalla vendita all'asta delle quote di emissione nell'ambito del sistema ETS, comprese le nuove quote relative al settore marittimo, agli edifici e al trasporto stradale di cui alla proposta COM(2021) 551. Per evitare effetti eccessivamente regressivi sui contributi derivanti dallo scambio di quote di emissioni, la proposta prevede un contributo massimo e minimo calcolato in base al reddito nazionale lordo pro capite e all'intensità di emissione di carbonio dello Stato in questione. La seconda prevede il versamento al bilancio dell'UE pari al 75 per cento delle entrate degli Stati membri derivanti dalla vendita di certificati nell'ambito del meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere, di cui alla proposta di regolamento COM(2021) 564. Infine, terza nuova risorsa propria prevede che gli Stati membri versino al bilancio dell'UE un contributo pari al 15 per cento della quota degli utili residui delle imprese multinazionali più grandi e redditizie, che sarà riassegnata agli Stati membri che sono giurisdizioni di mercato finale, secondo il recente accordo OCSE/G20 sulla ridistribuzione parziale dei diritti di imposizione ("primo pilastro"). La proposta entrerà in vigore il mese successivo al ricevimento dell'ultima notifica, da parte degli Stati membri, dell'espletamento delle procedure costituzionali richieste per la sua approvazione, e sarà applicata a decorrere dal 1° gennaio 2023 per la parte relativa alle quote di emissione ETS esistenti, e a decorrere dall'entrata in vigore delle citate proposte di revisione della direttiva ETS, di istituzione del meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere, e dell'accordo globale OCSE/G20 sulla ridistribuzione dei diritti di imposizione, per le parti corrispondenti. Per quanto riguarda il rispetto dei principi di sussidiarietà e proporzionalità si sottolinea anzitutto che la base giuridica è individuata nell'articolo 311, terzo comma, del TFUE, il quale consente al Consiglio, previa consultazione del Parlamento europeo e deliberando all'unanimità, di istituire nuove categorie di risorse proprie o di sopprimerle, con decisione che deve essere poi approvata dagli Stati membri conformemente alle rispettive norme costituzionali. La proposta appare conforme al principio di sussidiarietà in quanto, per consentire il rimborso e il pagamento degli interessi, relativamente ai titoli emessi dall'UE per il finanziamento della componente sussidi a fondo perduto di Next Generation EU , nonché per finanziare il Fondo sociale per il clima, istituito per accompagnare la transizione verso un'economia decarbonizzata, si rende necessario l'ampliamento delle risorse proprie dell'UE, che può essere effettuato solo mediante un atto dell'Unione. Inoltre, anche l'obiettivo di ridurre il peso della risorsa propria basata sul reddito nazionale lordo (RNL) nel bilancio dell'UE, con l'istituzione di nuove risorse proprie dell'UE, può essere raggiunto solo con un atto dell'Unione. Per quanto riguarda il principio di proporzionalità, la proposta non sembra andare oltre quanto necessario per il conseguimento dei predetti obiettivi, in termini di entità quantitativa delle nuove risorse proprie di cui si propone l'istituzione. Inoltre, per quanto riguarda la risorsa basata sulla vendita delle quote di emissione ETS, si prevede un meccanismo perequativo, calcolato in base al reddito nazionale lordo pro capite e all'intensità di emissione di carbonio dello Stato in questione. La proposta è attualmente all'esame di sei Camere dei Parlamenti nazionali dell'Unione europea, che non hanno ad oggi sollevato criticità in ordine al rispetto dei principi di sussidiarietà e proporzionalità. Infine, sulla proposta non risulta ancora pervenuta la relazione del Governo prevista dall'articolo 6 della legge n. 234 del 2012. Il seguito dell'esame è rinviato ad altra seduta. COM(2021) 732 (Modalità di esercizio del diritto di voto e di eleggibilità alle elezioni del Parlamento europeo per i cittadini dell'Unione che risiedono in uno Stato membro di cui non sono cittadini) Doc n. COM(2021) 732 definitivo Proposta di direttiva del Consiglio relativa alle modalità di esercizio del diritto di voto e di eleggibilità alle elezioni del Parlamento europeo per i cittadini dell'Unione che risiedono in uno Stato membro di cui non sono cittadini (rifusione) (Esame, ai sensi dell'articolo 144, commi 1- bis e 6, del Regolamento, del progetto di atto legislativo dell'Unione europea e rinvio) Il senatore DE SIANO ( FIBP-UDC ), relatore, introduce l'esame della proposta COM(2021) 732 in titolo, relativa alle modalità di esercizio del diritto di voto e di eleggibilità alle elezioni del Parlamento europeo per i cittadini dell'Unione che risiedono in un altro Stato membro di cui non sono cittadini e che abroga la direttiva 93/109/CE, unitamente all'esame della proposta COM(2021) 733 sulle modalità di voto ed eleggibilità alle elezioni comunali, per i residenti, cittadini di un altro Stato membro, e che abroga la direttiva 94/80/CE. Al riguardo ricorda che i cittadini di uno Stato membro dell'UE, che risiedono, lavorano o studiano in un altro Stato membro, definiti "cittadini mobili europei", ammontano ad oggi a circa 17 milioni di persone. Tale cifra ha registrato nell'ultimo decennio un aumento dello 0,9 per cento rispetto ai dati del 2008. In particolare, l'aumento nel numero di cittadini mobili europei è stato alimentato dal consolidamento dei vantaggi legati alle quattro libertà fondamentali: la libera circolazione delle merci, delle persone, la libera prestazione di servizi, la libera circolazione di capitali e la liberalizzazione dei pagamenti. Per questo motivo, al fine di garantire il corretto esercizio del diritto di voto e di eleggibilità, da parte dei cittadini mobili dell'Unione, alle elezioni del Parlamento europeo e alle elezioni comunali, e per fare in modo che ciò avvenga alle stesse condizioni dei cittadini dello Stato membro nel quale risiedono, si rende necessario aggiornare, chiarire e rafforzare le norme esistenti che disciplinano l'iscrizione e la partecipazione elettorale dei cittadini mobili dell'UE, in vista delle elezioni del Parlamento europeo del 2024, nonché in ragione dei cambiamenti intervenuti negli enti locali di alcuni Stati membri e del recesso del Regno Unito dall'Unione europea In particolare, l'obiettivo delle proposte di direttiva in esame è di garantire il rispetto e il riconoscimento del diritto di voto e di eleggibilità dei cittadini dell'Unione, migliorando le procedure di identificazione degli elettori e dei candidati, iscritti sia nello Stato membro di origine, sia in quello di residenza, e facilitando lo scambio di informazioni tra gli Stati membri e l'accessibilità alle informazioni elettorali. La proposta di direttiva COM(2021) 732 si compone di 23 articoli, suddivisi in quattro capi, mentre la proposta di direttiva COM(2021) 733 si compone di 19 articoli, suddivisi in quattro capi. Nel dettaglio, il capo I di entrambe le proposte definisce all'articolo 1 l'oggetto e l'ambito di applicazione, affermando che lo scopo delle proposte è quello di stabilire le modalità secondo cui i cittadini dell'Unione, che risiedono in uno Stato membro di cui non hanno la cittadinanza, possono esercitarvi il diritto di voto e di eleggibilità  rispettivamente  al Parlamento europeo e alle elezioni comunali. L'articolo 2 reca le definizioni dei termini e dei concetti utilizzati nelle proposte e all'articolo 3 stabilisce come condizione per l'esercizio del diritto di voto e di eleggibilità al Parlamento europeo e alle elezioni comunali il possesso della cittadinanza europea e dei medesimi requisiti previsti per i cittadini dello Stato di residenza. L'articolo 4 della proposta di direttiva COM(2021) 732 stabilisce il divieto del doppio voto o della doppia candidatura, nello Stato di origine e nello Stato di residenza, da parte di un cittadino dell'Unione nel corso della stessa elezione. L'articolo 5 del COM(2021) 732 e l'articolo 4 del COM(2021) 733 stabiliscono che, qualora lo Stato di residenza richieda un periodo minimo di residenza per essere elettori o candidato, si considera assolto tale requisito con la residenza in qualunque altro Stato membro per la stessa durata. Gli articoli 6 e 7 della proposta di direttiva COM(2021) 732 e gli articoli 5 e 6 della proposta di direttiva COM(2021) 733 prevedono l'esclusione dall'esercizio del diritto di voto o di eleggibilità per quei cittadini che siano decaduti dal diritto, nello Stato di origine o di residenza, per effetto di una decisione giudiziaria individuale, amministrativa o una decisione individuale in materia civile o penale. L'articolo 8 della proposta COM(2021) 732 e l'articolo 7 della proposta COM(2021) 733 prevedono che l'elettore non possa essere obbligato al voto nello Stato membro di residenza. Il capo II di entrambe le proposte di direttiva stabilisce le procedure associate all'esercizio del diritto di voto e di eleggibilità, e prevede all'articolo 9, 10 e 11 della proposta COM(2021) 732 e agli articoli 8, 9 e 11 della proposta COM(2021) 733 che: gli Stati membri adottino le misure necessarie per consentire all'elettore dell'Unione che ne abbia espresso volontà, attraverso la presentazione di una dichiarazione formale, di essere iscritto nelle liste elettorali prima della consultazione elettorale; che all'atto di deposito della dichiarazione di candidatura il cittadino fornisca le stesse prove richieste al candidato nazionale anche attraverso la presentazione di una dichiarazione formale; che lo Stato membro di residenza informi l'interessato della decisione adottata riguardo alla domanda di iscrizione nelle liste elettorali o all'ammissibilità della candidatura e che, in caso di rifiuto di iscrizione, consenta al cittadino di presentare ricorso. Si prevede altresì il potere della Commissione di adottare atti delegati relativi alla modifica della forma e del contenuto del modello di dichiarazione formale che l'elettore deve presentare per essere iscritto nelle liste elettorali o per presentare la propria candidatura. L'articolo 12 di entrambe le proposte di direttiva prevede che gli Stati membri indichino un'autorità competente per l'adozione delle misure utili a informare i cittadini stranieri dell'Unione rispetto alle condizioni e modalità di iscrizione alle elezioni del Parlamento europeo o alle elezioni comunali, comunicando: la situazione relativa alla loro iscrizione; la data delle elezioni e le modalità della votazione; le norme riguardanti i diritti e gli obblighi di elettori e candidati; e i mezzi per ottenere informazioni sull'organizzazione delle elezioni. L'articolo 13 della proposta COM(2021) 732 prevede che, al fine di evitare il doppio voto e la doppia candidatura, lo Stato di residenza trasmetta allo Stato di origine, sei settimane prima delle elezioni, i dati di identificazione personale definiti nell'allegato alla proposta, e che lo Stato di origine adotti le misure necessarie per evitare il doppio voto o la doppia candidatura. La Commissione europea fornisce agli Stati membri uno strumento sicuro che consenta la trasmissione cifrata delle informazioni personali. L'articolo 14 della proposta di direttiva COM(2021) 732 e l'articolo 10 della proposta di direttiva COM(2021) 733 stabiliscono che gli Stati membri che prevedono per i loro cittadini la possibilità del voto anticipato, del voto elettronico, del voto per corrispondenza o del voto via internet, provvedano affinché tali metodi siano disponibili anche agli elettori dell'Unione ivi residenti. L'articolo 15 della proposta di direttiva COM(2021) 732 prevede che gli Stati membri forniscano al pubblico e alla Commissione europea i dati relativi alla partecipazione di cittadini stranieri dell'Unione alle elezioni del Parlamento europeo. Il capo III di entrambe le proposte reca disposizioni derogatorie e transitorie e stabilisce all'articolo 16 della proposta di direttiva COM(2021) 732 e all'articolo 13 della proposta di direttiva COM(2021) 733 che, se in uno Stato membro la percentuale degli elettori, cittadini di un altro Stato membro, supera il 20 percento del totale degli elettori, in deroga alle disposizioni contenute nelle proposte, lo Stato membro può condizionare il diritto di voto alla residenza da più di cinque anni e il diritto di eleggibilità alla residenza da più di dieci anni. Infine, il capo IV di entrambe le proposte reca disposizioni finali e prevede all'articolo 17 e 18 della proposta di direttiva COM(2021) 732 che, entro sei mesi dalle elezioni al Parlamento europeo, gli Stati membri trasmettano alla Commissione informazioni sull'applicazione della direttiva e dati sulla partecipazione dei residenti, cittadini di un altro Stato membro, mentre la Commissione europea, entro due anni dalle elezioni al Parlamento europeo del 2029, svolge una valutazione sul conseguimento degli obiettivi della direttiva. Gli articoli 14 e 15 della proposta di direttiva COM(2021) 733 stabiliscono invece che, entro tre anni dall'entrata in vigore della direttiva e successivamente ogni quattro anni, gli Stati membri trasmettano alla Commissione informazioni sull'applicazione della direttiva e dati sulla partecipazione dei residenti, cittadini di un altro Stato membro, alle elezioni comunali, mentre la Commissione europea, entro due anni dalle elezioni al Parlamento europeo del 2029, svolge una valutazione sul conseguimento degli obiettivi della direttiva. L'articolo 19 della proposta di direttiva COM(2021) 732 stabilisce che, nell'adozione di atti di esecuzione volti alla determinazione delle responsabilità e degli obblighi relativi al funzionamento dello strumento sicuro di cui all'articolo 13, a sostegno dello scambio di informazioni tra Stati membri, la Commissione europea sia assistita da un comitato ai sensi del regolamento (UE) n. 182/2011. L'articolo 20 della proposta di direttiva COM(2021) 732 e l'articolo 16 della proposta di direttiva COM(2021) 733 disciplinano l'esercizio delle deleghe conferite alla Commissione europea dagli articoli 9, 10 e 13 del COM(2021) 732 e dagli articoli 2, 8 e 9 del COM(2021)733, circa le informazioni dei residenti, cittadini di altro Stato membro, stabilendone il periodo indeterminato e il potere di revoca del Parlamento europeo e del Consiglio. L'articolo 21 della proposta di direttiva COM(2021) 732 stabilisce che la direttiva sia recepita dagli Stati membri entro il 31 maggio 2023, mentre l'articolo 17 della proposta di direttiva COM(2021) 733 stabilisce come data del suo recepimento il 31 dicembre 2023. In ultimo, l'articolo 22 della proposta COM(2021) 732 e l'articolo 18 della proposta COM(2021) 733 prevedono l'abrogazione, rispettivamente, della direttiva 93/109/CE e della direttiva 94/80/CE. Per quanto riguarda la valutazione sul rispetto dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità, si osserva che la base giuridica è individuata nell'articolo 20 paragrafo 2, lettera b), e nell'articolo 22, paragrafi 1 e 2 del TFUE, che stabiliscono il diritto di voto e di eleggibilità alle elezioni del Parlamento europeo e alle elezioni comunali nello Stato membro di residenza, alle stesse condizioni dei cittadini di detto Stato, e che le modalità di tale esercizio sono definite con atto del Consiglio adottato all'unanimità, previa consultazione del Parlamento europeo. La proposta appare conforme al principio di sussidiarietà in quanto l'obiettivo di garantire il pieno esercizio dei diritti che derivano dalla cittadinanza dell'UE nel contesto delle elezioni comunali e del Parlamento europeo, la semplificazione dell'accesso alle informazioni relative alle modalità di voto e di eleggibilità, delle procedure di registrazione e di scambio di informazioni tra gli Stati membri attraverso l'aggiornamento e il rafforzamento delle norme esistenti, può essere realizzato solo mediante un'azione a livello dell'Unione. Per quanto riguarda il principio di proporzionalità, le proposte non vanno oltre quanto necessario per il conseguimento del predetto obiettivo, limitandosi a introdurre modelli standard per le dichiarazioni formali di iscrizione dei cittadini mobili nelle liste elettorali o per candidarsi, a prevedere l'istituzione di un'autorità nazionale competente a dare informazioni ai cittadini stranieri dell'Unione sulle modalità di iscrizione, e a migliorare lo scambio di informazioni ai fini del contrasto alla pratica del doppio voto e della doppia candidatura al Parlamento europeo. Entrambe le proposte sono attualmente oggetto di esame da parte di sei Camere dei Parlamenti nazionali dell'Unione, che non hanno finora sollevato criticità in ordine al rispetto del principio di sussidiarietà. Sulle proposte sono, inoltre, pervenute le rispettive relazioni del Governo ai sensi dell'articolo 6 della legge n. 234 del 2012, in cui si ritengono le proposte conformi all'interesse nazionale e ai principi di sussidiarietà e proporzionalità. Il Governo, tuttavia, suggerisce di allineare i due termini di recepimento al 31 dicembre 2023, ritenendo eccessivamente ristretto il termine del 31 maggio 2023 previsto per la proposta COM(2021) 732. Il seguito dell'esame è, quindi, rinviato. COM(2021) 733 (Modalità di esercizio del diritto di voto e di eleggibilità alle elezioni comunali per i cittadini dell'Unione che risiedono in uno Stato membro di cui non hanno la cittadinanza) Doc n. COM(2021) 733 definitivo Proposta di direttiva del Consiglio che stabilisce le modalità di esercizio del diritto di voto e di eleggibilità alle elezioni comunali per i cittadini dell'Unione che risiedono in uno Stato membro di cui non hanno la cittadinanza (rifusione) (Esame, ai sensi dell'articolo 144, commi 1- bis e 6, del Regolamento, del progetto di atto legislativo dell'Unione europea e rinvio) Il senatore DE SIANO ( FIBP-UDC ), relatore, introduce l'esame della proposta di regolamento in titolo, rinviando all'illustrazione già svolta della proposta di regolamento COM(2021) 732. La Commissione prende atto. Il seguito dell'esame è, quindi, rinviato. La seduta termina alle ore 15,30. Allegato PARERE APPROVATO DALLA COMMISSIONE SUGLI ULTERIORI EMENDAMENTI RELATIVI AL DISEGNO DI LEGGE N. 716 PARERE APPROVATO DALLA COMMISSIONE SUGLI ULTERIORI EMENDAMENTI RELATIVI AL DISEGNO DI LEGGE N. 716 La Commissione, esaminati gli ulteriori emendamenti riferiti al disegno di legge n. 716, adottato come testo base dalla Commissione di merito nell'esame in sede redigente, ricordato che esso ha lo scopo di promuovere il miglioramento della qualità di vita alle persone affette da epilessia e alle loro famiglie, assicurando la rimozione delle cause che ne generano la discriminazione; richiamati i pareri espressi dalla Commissione il 4 luglio 2019 sul testo del disegno di legge e il 7 luglio 2020 sugli emendamenti; valutata l'assenza di profili di criticità in ordine alla conformità con l'ordinamento dell'Unione europea, esprime, per quanto di competenza, parere non ostativo. Allegato PARERE APPROVATO DALLA COMMISSIONE SUL NUOVO TESTO DEL DISEGNO DI LEGGE N. 2333 E SUI RELATIVI EMENDAMENTI PARERE APPROVATO DALLA COMMISSIONE SUL NUOVO TESTO DEL DISEGNO DI LEGGE N. 2333 E SUI RELATIVI EMENDAMENTI La 14 a Commissione permanente, esaminato il nuovo testo, adottato come testo base dalla Commissione di merito l'8 febbraio 2022 (in sostituzione di quello adottato il 13 gennaio 2022) e gli emendamenti ad esso riferiti; ricordato che il provvedimento, già approvato dalla Camera dei deputati, reca la ridefinizione della missione e dell'organizzazione del Sistema di istruzione e formazione tecnica superiore, in attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR); richiamato il parere espresso sul disegno di legge originario, in data 27 ottobre 2021; considerato che tra le modifiche apportate dal nuovo testo vi è la soppressione di ogni riferimento al Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) e alla necessità di dare urgente attuazione agli interventi in esso previsti in materia (cfr. articoli 1, 2, 9, 10, 11 e 14 del disegno di legge); ricordato, al riguardo, che: - il PNRR prevede la riforma del sistema ITS (M4C1 - riforma 1.2), da conseguire con l'entrata in vigore della legislazione primaria entro la fine del 2022 e con la legislazione secondaria entro la fine del 2023, per il raggiungimento dei seguenti obiettivi: - rafforzamento del modello organizzativo e didattico (tramite l'integrazione dell'offerta formativa, l'introduzione di premialità e l'ampliamento dei percorsi per lo sviluppo di competenze tecnologiche abilitanti necessarie per realizzare il piano "Impresa 4.0"); - consolidamento degli ITS nel sistema ordinamentale dell'Istruzione terziaria professionalizzante, rafforzandone la presenza attiva nel tessuto imprenditoriale dei singoli territori; - integrazione dei percorsi ITS con il sistema universitario delle lauree professionalizzanti; - rafforzamento del coordinamento fra le scuole professionali, gli ITS e le imprese; - quanto alle risorse previste nel PNRR, allo sviluppo del sistema di formazione professionale terziaria (ITS) (M4C1 - investimento 1.5), da conseguire entro la fine del 2025, sono destinati 1,5 miliardi di euro, con l'obiettivo di raddoppiare il numero degli attuali iscritti ai percorsi (per raggiungere circa 38.000 unità entro il 2026), puntando sul potenziamento dell'offerta degli enti di formazione professionale terziaria, attraverso la creazione di network con aziende, università e centri di ricerca tecnologica/scientifica, autorità locali e sistemi educativi/formativi. Nello specifico, si prevedono i seguenti interventi: - l'incremento del numero di ITS; - il potenziamento dei laboratori con tecnologie 4.0; - la formazione dei docenti, affinché siano in grado di adattare i programmi formativi ai fabbisogni delle aziende locali; - lo sviluppo di una piattaforma digitale nazionale per le offerte di lavoro rivolte agli studenti in possesso di qualifiche professionali; - nell'ambito della riforma delle classi di laurea (M4C1- riforma 1.5), da conseguire con l'entrata in vigore della legislazione primaria entro la fine del 2021 e con la legislazione secondaria entro la fine del 2023, il PNRR pone l'obiettivo di ampliare le classi di laurea professionalizzanti, facilitando l'accesso all'istruzione universitaria per gli studenti provenienti dagli ITS; considerato che l'articolo 1 del nuovo testo mantiene il vincolo della coerenza del provvedimento con i parametri europei vigenti in materia di formazione tecnica superiore e che l'articolo 5 prevede standard minimi dei percorsi formativi in coerenza con il quadro europeo delle qualifiche per l'apprendimento permanente, di cui alla raccomandazione 2017/C 189/03 del Consiglio, del 22 maggio 2017; valutato che il provvedimento costituisce attuazione degli interventi previsti in materia dal PNRR e auspicata l'entrata in vigore entro le scadenze stabilite con la decisione di esecuzione del Consiglio, del 13 luglio 2021, relativa all'approvazione del PNRR dell'Italia e del relativo allegato, ai fini della positiva valutazione, da parte della Commissione europea, sul raggiungimento dei pertinenti traguardi e obiettivi previsti per ogni scadenza e dell'erogazione delle risorse finanziarie europee corrispondenti, esprime, per quanto di competenza, parere favorevole sul nuovo testo e parere non ostativo sugli emendamenti ad esso riferiti.