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Processo penale - Rinnovazione della istruttoria dibattimentale in appello su richiesta del pubblico ministero - Possibilità per l’imputato di richiedere il rito abbreviato - Assunta preclusione per l’altra parte all’esercizio del proprio potere - Lamentata alterazione dell’equilibrio processuale tra le parti - Disciplina già reputata non irragionevole e in linea con il principio della parità tra le parti - Manifesta infondatezza della questione.. Manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell'art. 4-ter, commi 2 e 3, lettera b), del decreto-legge 7 aprile 2000, n. 82, convertito, con modificazioni, dalla legge 5 giugno 2000, n. 144, sollevata, in riferimento all'art. 111, secondo comma, della Costituzione, nella parte in cui consente all'imputato di chiedere il rito abbreviato, anche quando sia stata disposta, su richiesta del pubblico ministero, la rinnovazione del dibattimento in appello per lo svolgimento di nuova attività probatoria, che verrebbe in tal modo preclusa. Infatti il principio di parità tra accusa e difesa non comporta necessariamente l'identità tra i poteri processuali del pubblico ministero e quelli dell'imputato, giacché una diversità di trattamento può essere - come è nella specie - ragionevole sia per la peculiare posizione istituzionale del pubblico ministero, sia per esigenze connesse alla corretta amministrazione della giustizia, quale quella della rapida e completa definizione dei processi. - V. in tema: di giudizio abbreviato e principio della parità tra le parti, sentenza citata n. 115/2001; di giudizio abbreviato ed esigenza di una rapida e completa definizione dei processi, ordinanza citata n. 421/2001; di giudizio abbreviato nel caso di reati punibili con la pena dell'ergastolo, ordinanza citata n. 99/2001.