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Edilizia e urbanistica - Norme della Regione Veneto - Realizzazione di attrezzature di interesse comune per servizi religiosi - Riconoscimento alla Regione e ai Comuni del compito di individuare i relativi criteri e modalità - Ricorso del Governo - Denunciata possibilità di discriminazione tra le diverse confessioni religiose, a seconda che abbiano regolato o meno i loro rapporti con lo Stato tramite accordi o intese - Conseguente ipotizzata violazione dell'eguale libertà delle confessioni e del diritto di libertà religiosa - Insussistenza alla stregua di interpretazione della norma esente dai vizi ipotizzati - Riferibilità di questi ultimi ad eventuali illegittime applicazioni di essa - Non fondatezza della questione, nei termini di cui in motivazione.. È dichiarata non fondata, nei termini di cui in motivazione, la questione di legittimità costituzionale - promossa dal Governo in riferimento agli artt. 3, 8 e 19 Cost. - dell'art. 2 della legge reg. Veneto n. 12 del 2016, nella parte in cui introduce, nella legge reg. Veneto n. 11 del 2004, l'art. 31- bis . La norma impugnata, nel riconoscere alla Regione e ai Comuni veneti il compito di individuare i criteri e le modalità per la realizzazione delle attrezzature religiose, prende in considerazione tutte le possibili forme di confessione religiosa (Chiesa Cattolica, confessioni religiose i cui rapporti con lo Stato siano disciplinati ai sensi dell'art. 8, terzo comma, Cost., e altre confessioni religiose), senza introdurre alcuna distinzione in ragione della circostanza che sia stata stipulata un'intesa con lo Stato, e non può quindi essere interpretata nel senso di consentire alla Regione e ai Comuni di realizzare la pianificazione di attrezzature religiose secondo criteri e modalità discriminatori in ragione della presenza o meno dell'intesa tra la confessione religiosa interessata e lo Stato. Ciò non esclude la possibilità che le autorità competenti operino ragionevoli differenziazioni, poiché l'eguale libertà delle confessioni religiose di organizzarsi e di operare non implica che a tutte debba assicurarsi un'eguale porzione dei contributi o degli spazi disponibili, essendo naturale che, nella distribuzione di utilità limitate (come le sovvenzioni pubbliche o la facoltà di utilizzare suolo), siano valutati tutti i pertinenti interessi pubblici e venga dato adeguato rilievo all'entità della presenza sul territorio dell'una o dell'altra confessione, alla rispettiva consistenza e incidenza sociale e alle esigenze di culto riscontrate nella popolazione. La paventata lesione dei principi costituzionali invocati (eguale libertà delle confessioni e libertà di religione) non discende, dunque, dal tenore della disposizione censurata in sé, ma dalle eventuali sue illegittime applicazioni, che potranno essere censurate, caso per caso, nelle opportune sedi giurisdizionali. ( Precedente citato: sentenza n. 63 del 2016, dichiarativa dell'incostituzionalità di norme della Regione Lombardia che imponevano alle confessioni religiose non firmatarie di intese con lo Stato requisiti differenziati e più stringenti per la programmazione e la realizzazione di luoghi di culto ).