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Straniero - Ingresso e soggiorno illegale nel territorio dello Stato - Configurazione della fattispecie come reato - Denunciata lesione dei diritti inviolabili dell'uomo e dei principi di ragionevolezza, di uguaglianza e di materialità del reato, nonché asserito contrasto con gli obblighi internazionali in materia di trattamento dei migranti - Carente descrizione della fattispecie concreta e carente motivazione sulla rilevanza - Manifesta inammissibilità della questione.. È manifestamente inammissibile la questione di legittimità costituzionale - sollevata in relazione agli artt. 2, 3, 25, secondo comma, e 117 primo comma, della Costituzione (quanto a quest'ultimo, in riferimento alle norme del Protocollo addizionale alla Convenzione delle Nazioni Unite contro la criminalità organizzata transnazionale per combattere il traffico illecito dei migranti del 15 novembre 2000) - dell'art. 10- bis del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 (Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero), aggiunto dall'art. 1, comma 16, lett. a ), della legge 15 luglio 2009, n. 94 (Disposizioni in materia di sicurezza pubblica), che punisce con l'ammenda da 5.000 a 10.000 euro, salvo che il fatto costituisca più grave reato, lo straniero che fa ingresso o si trattiene illegalmente nel territorio dello Stato. L'ordinanza di rimessione, per un verso, si limita a riprodurre il capo di imputazione che, a sua volta, si risolve in una mera e generica parafrasi della norma incriminatrice, senza aggiungere alcunché sul fatto oggetto della contestazione e sulla sua effettiva riconducibilità al paradigma punitivo censurato; per altro verso, si limita a far cenno alla circostanza che, nel giudizio a quo , si procede per il «reato di ingresso/soggiorno illegale nel territorio dello Stato», di cui all'art. 10- bis del d.lgs. n. 286 del 1998, dal che deriverebbe la sicura rilevanza della questione sollevata. Le suddette carenze in punto di descrizione della fattispecie concreta e di motivazione sulla rilevanza precludono lo scrutinio nel merito della questione. - Sulla mancanza di specifico riferimento alla fattispecie concreta oggetto del giudizio, idoneo a permettere la verifica dell'asserita rilevanza della questione stessa, v., ex plurimis , le citate ordinanze n. 65 e n. 64 del 2011, n. 318 e n. 253 del 2010.