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Titoli di credito - Assegni bancari - Protesto - Cancellazione del traente dal registro informatico a seguito del pagamento entro il termine di dodici mesi - Mancata previsione - Assunta disparità di trattamento rispetto al regime della cambiale - Palese incongruità degli ulteriori parametri evocati - Manifesta infondatezza della questione.. Manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell’art. 4, comma 1, della legge 12 febbraio 1955, n. 77, come sostituito dall’art. 2, comma 1, della legge 18 agosto 2000, n. 235, sollevata in riferimento agli artt. 2, 3, 4, 41 e 47 della Costituzione, nella parte in cui non consente al traente di un assegno bancario protestato, che abbia pagato capitale, interessi, penale e spese nel termine di cui all’art. 8 della legge n. 386 del 1990, di ottenere la cancellazione del proprio nome dal registro informatico dei protesti, a differenza di quanto invece previsto a favore di colui nei cui confronti sia stato levato protesto per mancato pagamento di una cambiale o di un vaglia cambiario. La medesima questione, infatti, è stata già scrutinata con la sentenza n. 70 del 2003, che ha evidenziato come la peculiare natura di mezzo di pagamento conservata dall’assegno giustifica la diversa disciplina che, quanto alle conseguenze del protesto, il legislatore ha dettato rispetto alla cambiale, mentre gli ulteriori parametri costituzionali indicati dal rimettente risultano palesemente incongrui in quanto invocati al fine di denunciare inconvenienti di fatto e non certamente effetti giuridici contrari a Costituzione. – Cfr. la richiamata sentenza n. 70/2003 che ha dichiarato non fondata la medesima questione di legittimità costituzionale sollevata in riferimento agli artt. 3 e 24 della Costituzione.