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SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Assemblea 12 Presidenza del presidente ALBERTI CASELLATI, indi del vice presidente ROSSOMANDO, del vice presidente CALDEROLI e del vice presidente TAVERNA N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Forza Italia-Berlusconi Presidente: FI-BP; Fratelli d'Italia: FdI; Lega-Salvini Premier: L-SP; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP-PATT, UV): Aut (SVP-PATT, UV); Misto: Misto; Misto-Liberi e Uguali: Misto-Leu; Misto-MAIE: Misto-MAIE; Misto-Più Europa con Emma Bonino: Misto-PEcEB; Misto-PSI: Misto-PSI. Presidenza del presidente ALBERTI CASELLATI PRESIDENTE . La seduta è aperta (ore 11,10). Si dia lettura del processo verbale. MONTEVECCHI, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del 13 giugno. PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato. Comunicazioni della Presidenza PRESIDENTE . L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Governo, composizione PRESIDENTE . Onorevoli colleghi, comunico che il Presidente del Consiglio dei ministri ha inviato la seguente lettera: «Roma, 13 giugno 2018 Onorevole Presidente, informo la S.V. che il Presidente della Repubblica, con proprio decreto in data odierna, adottato su mia proposta, sentito il Consiglio dei Ministri, ha nominato i seguenti Sottosegretari di Stato: alla Presidenza del Consiglio dei Ministri: - pres. Luciano BARRA CARACCIOLO; - on. dott. Stefano BUFFAGNI; - on. dott.ssa Giuseppina CASTIELLO; - sen. Vito Claudio CRIMI; - on. dott. Mattia FANTINATI; - on. Guido GUIDESI; - sen. dott. Vincenzo SANTANGELO; - on. Vincenzo SPADAFORA; - on. Simone VALENTE; - sig. Vincenzo ZOCCANO; per gli Affari esteri e la cooperazione internazionale: - on. dott.ssa Emanuela Claudia DEL RE; - on. dott. Manlio DI STEFANO; - sen. dott. Ricardo Antonio MERLO; - on. dott. Guglielmo PICCHI; per l'Interno: - sen. Stefano CANDIANI; - dott. Luigi GAETTI; - on. dott. Nicola MOLTENI; - on. dott. Carlo SIBILIA; per la Giustizia: - on. dott. Vittorio FERRARESI; - on. avv. Jacopo MORRONE; per la Difesa: - on. dott. Angelo TOFALO; - on. Raffaele VOLPI; per l'Economia e le finanze: - on. dott. Massimo BITONCI; - on. dott.ssa Laura CASTELLI; - on. dott. Massimo GARAVAGLIA; - on. dott. Alessio Mattia VILLAROSA; per lo Sviluppo economico: - sen. dott. Andrea CIOFFI; - on. dott. Davide CRIPPA; - on. dott. Dario GALLI; - prof. Michele GERACI; per le Politiche agricole alimentari e forestali: - on. dott. Franco MANZATO; - dott.ssa Alessandra PESCE; per l'Ambiente e la tutela del territorio e del mare: - on. Vannia GAVA; - on. dott. Salvatore MICILLO; per le Infrastrutture e i trasporti: - sig. Michele DELL'ORCO; - on. dott. Edoardo RIXI; - sen. Armando SIRI; per il Lavoro e le politiche sociali: - on. Claudio COMINARDI; - on. Claudio DURIGON; per l'Istruzione, l'università e la ricerca: - prof. on. Lorenzo FIORAMONTI; - prof. Salvatore GIULIANO; per i Beni e le attività culturali e il turismo: - sen. dott.ssa Lucia BORGONZONI; - on. dott. Gianluca VACCA; per la Salute: - prof. Armando BARTOLAZZI; - on. dott. Maurizio FUGATTI. F.to Giuseppe CONTE». Il Senato tutto augura ai Sottosegretari buon lavoro. (Applausi). Sulle recenti affermazioni del Ministro della giustizia MARCUCCI (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MARCUCCI (PD) . Signor Presidente, come lei sa e come ho avuto modo di dire nella riunione dei Capigruppo, il Gruppo del Partito Democratico, ai sensi dell'articolo 105, comma 1- bis , del Regolamento del Senato, il 14 giugno aveva avanzato una regolare richiesta di una informativa sollecita per aiutare il ministro Bonafede a spiegare la sua posizione e le sue relazioni, ormai apparse pubbliche ed evidenti dalle inchieste pubblicate sui giornali. A fronte di questa legittima richiesta avanzata dal Partito Democratico, le reazioni del Ministro hanno determinato un fatto gravissimo, signor Presidente, che mi sento in dovere di segnalarle. Infatti il ministro Alfonso Bonafede, che in epoca passata e devo dire anche recente si era dimostrato sostenitore della trasparenza, della chiarezza e addirittura della centralità del Parlamento, ha definito una nostra legittima richiesta come uno starnazzare all'interno del Senato e del Parlamento, signor Presidente. (Applausi dal Gruppo PD. Applausi ironici dal Gruppo M5S) . Queste parole sono inaccettabili da parte nostra e le chiediamo, a questo punto, un immediato chiarimento da parte del Ministro e da parte del Presidente del Consiglio. (Applausi dal Gruppo PD) . Signor Presidente, signor Ministro e rappresentanti del Governo, vedete, il Parlamento non è solamente il luogo, come voi l'avete inteso nelle ultime settimane, della spartizione delle poltrone dei Questori piuttosto che dei Vice Presidenti. Il Parlamento, il Senato della Repubblica, è il luogo nel quale ci confrontiamo, nel quale si critica, nel quale si controlla e si chiede trasparenza. Noi pretendiamo le scuse da parte del ministro Alfonso Bonafede. (Applausi dai Gruppi PD e Misto). Le sue parole in televisione sono offensive per noi tutti e anche per voi, perché si comincia trattando in questo modo il Parlamento e non si sa dove si va a finire. Chiediamo quindi che il Ministro venga a scusarsi immediatamente con tutti noi. (Applausi dai Gruppi PD e FI-BP) . MALAN (FI-BP) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MALAN (FI-BP) . Signor Presidente, anche noi auspichiamo che il Ministro della giustizia abbia maggior continenza verbale e abbia maggiore contezza del proprio ruolo. Il Ministro è comunque una figura importante, ma il Ministro della giustizia è particolarmente importante perché è l'unico specificatamente citato nella Costituzione. Deve avere pertanto, più ancora degli altri, rispetto per il ruolo del Parlamento, rispetto per le sue richieste, con le quali può dissentire; può avere le opinioni che vuole, ma deve comunque avere rispetto. Questo è indispensabile nelle dinamiche democratiche. Noi stiamo tenendo un atteggiamento di leale rapporto con il Governo, non contestiamo minimamente la sua legittimità, ma è certo che da parte del Governo e in particolare del Ministro della giustizia (soprattutto nelle circostanze presenti), dobbiamo esigere un atteggiamento di rispetto e un linguaggio consono al ruolo ricoperto. (Applausi dai Gruppi FI-BP e PD). Discussione del documento: Doc Doc. LVII, n. 1 Documento di economia e finanza 2018 (Relazione orale) Approvazione della proposta di risoluzione n. 2 PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca la discussione del documento LVII, n. 1. Il relatore, senatore Bagnai, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta. Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore. BAGNAI, relatore . Signor Presidente, signor Ministro, onorevoli membri del Governo, onorevoli colleghi, com'è noto, in ragione del momento di transizione, il DEF che è al nostro esame è stato presentato in ritardo rispetto alle scadenze naturali e non contempla alcun impegno per il futuro, bensì si limita alla descrizione dell'evoluzione economico-finanziaria internazionale, all'aggiornamento delle previsioni macroeconomiche per l'Italia e del quadro di finanza pubblica tendenziale che ne consegue. Fornirò, ai fini della discussione, una sintesi dei principali elementi che il Governo propone alla valutazione delle Camere, articolandola secondo le principali sezioni di cui si compone il documento e fornendo limitati spunti di analisi. Naturalmente mi riferisco al Governo precedente. In particolare, evidenzierò le principali modifiche sopravvenute negli scenari proposti rispetto alla Nota di aggiornamento al DEF presentata dal Governo precedente nel settembre scorso. Per quanto concerne il quadro macroeconomico descritto nel programma di stabilità nella Tavola 1 del primo capitolo, nel periodo di previsione preso in considerazione nel DEF, le stime contemplano una crescita del PIL pari all'1,5 per cento nel 2018, all'1,4 nel 2019 e una riduzione del tasso di disoccupazione rispettivamente al 10,7 nel 2018 e al 10,2 nel 2019. Il principale mutamento intervenuto rispetto alla NADEF 2017 è una revisione al rialzo della crescita rispettivamente di 0,3 e 0,2 punti in ragione del quadro internazionale più favorevole, riflettendo anche gli orientamenti del Fondo monetario internazionale, che fra ottobre 2017 e aprile 2018 ha rivisto al rialzo in misura analoga la crescita reale dell'economia italiana. Prima di fornire altri elementi di valutazione di questo quadro previsionale, mi limito a osservare che, incrociandolo con le previsioni demografiche dell'Istat, si ricava che, alla luce di questa crescita, nel 2021 il PIL pro capite degli italiani sarà pari a circa 27.700 euro, ai prezzi del 2010, cioè sarà ancora al di sotto del massimo antecedente alla crisi, che venne raggiunto nel 2007 con 28.699 euro, e prossimo al valore del 2003, che fu di 27.684 euro secondo l'AMECO. Il quadro previsionale è stato valutato dall'Ufficio parlamentare di bilancio in conformità al regolamento dell'Unione europea 473 del 2013, il cosiddetto two pack , che lo ha validato rilevando tuttavia nell'audizione del 9 maggio scorso come le previsioni del Governo precedente siano «in prossimità» o «marginalmente superiori» al limite massimo delle previsioni fornite dai valutatori indipendenti. Diversi osservatori, fra cui Confindustria nella sua audizione del 15 maggio scorso, hanno segnalato il rischio di sovrastima della crescita, legato in particolare al fatto che il quadro previsionale non sconta l'effetto recessivo determinato dall'attivazione delle cosiddette clausole di salvaguardia (delle quali parleremo più avanti). Preme sottolineare, a questo riguardo, che rispetto ai momento in cui le previsioni sono state formulate sono emerse fragilità nella crescita tedesca. L'Eurostat ha certificato nel mese scorso che il ritmo della crescita tedesca su base trimestrale si è dimezzato (dallo 0,6 per cento dell'ultimo trimestre 2017 allo 0,3 per cento del primo trimestre 2018, allineandosi a quello italiano, che partiva dallo 0,4 per cento) e il Centro Europa Ricerche (CER), uno dei valutatori indipendenti considerati dall'Ufficio parlamentare di bilancio, nella sua nota di aggiornamento del 14 maggio scorso evidenzia un rallentamento della crescita italiana. Vale la pena di ricordare quindi in questo contesto che un modello di crescita come quello tedesco, articolato essenzialmente sulle esportazioni, cioè sulla domanda del resto del mondo, espone a ovvi contraccolpi, quando nel resto del mondo si dovessero manifestare tensioni recessive: motivo di più perché il Governo insista nel domandare alla Germania di ribilanciare il proprio modello di crescita sulla domanda interna, nell'interesse generale del progetto europeo. Questa esigenza è tanto più attuale alla luce delle analisi di sensitività effettuate nel DEF dal Governo precedente rispetto ai principali fattori di rischio connessi alle tensioni geopolitiche, commerciali e finanziarie che si evidenziano a livello globale, tensioni alle quali si è aggiunta la decisione relativa agli accordi sul nucleare iraniano, che sono suscettibili anch'essi di effetti sull'attività delle nostre aziende che operano in quel Paese. Un primo gruppo di rischi attiene alla stabilità finanziaria: questa potrebbe venire interessata negativamente dall'attuale situazione di elevati corsi azionari, bassi e poco differenziati rendimenti obbligazionari, ridotta volatilità, cui si è abituata la gestione degli investitori, ed elevati livelli di indebitamento pubblico, ma soprattutto privato di alcuni Paesi emergenti. A ciò deve aggiungersi il fattore di rischio connesso ad un eventuale inasprimento delle condizioni dei mercati finanziari connesso alla prossima fine del quantitative easing , annunciata da Mario Draghi il 14 giugno scorso. Va anche segnalato, come mero dato statistico, il fatto che i dati su base mensile dell'indice Standard & Poor's 500 indicano come il mercato borsistico statunitense sia in espansione dalla fine del 2009. Un'espansione di 112 mesi, che risulta essere la più lunga nella storia del Dopoguerra dopo quella degli anni Novanta, che durò 114 mesi, e alla quale le politiche monetarie non convenzionali dall'una e dall'altra parte dell'Atlantico hanno indubbiamente contribuito. Un secondo fattore di rischio attiene alle possibili evoluzioni delle misure protezionistiche avviate dagli Stati Uniti, cui il DEF dedica un apposito focus , articolato secondo due differenti scenari, uno più intenso e l'altro più moderato. Si osserva tuttavia che non viene fatta un'analisi di sensitività del quadro previsionale rispetto a due variabili cruciali: il cambio euro-dollaro, che potrebbe rivelarsi più alto del previsto in ragione fra l'altro dell'elevatissimo surplus dell'Eurozona (principalmente ascrivibile all'economia tedesca), mal tollerato dagli Stati Uniti, e il prezzo del petrolio, per il quale valgono considerazioni sostanzialmente analoghe. Emerge qui un altro fattore di fragilità del progetto europeo che può essere corretto solo da un auspicabile atteggiamento cooperativo della Germania, ovvero la necessità di mantenere il cambio dell'euro relativamente sottovalutato rispetto ai fondamentali tedeschi, per evitare di opprimere i Paesi periferici. Da ciò consegue che, con i beni della Germania, si esportano nel resto del mondo anche gli squilibri macroeconomici dell'intera area e verso Paesi quali gli Stati Uniti, che attualmente non appaiono disposti a giocare per sempre il ruolo di «compratori di ultima istanza» dell'economia mondiale, come ampiamente prevedibile. Per quanto riguarda la finanza pubblica, il quadro tendenziale prevede una riduzione del deficit all'1,6 per cento del PIL nel 2018 e allo 0,8 per cento nel 2019, con l'avanzo primario in crescita rispettivamente all'1,9 per cento e al 2,7 per cento. Il debito pubblico è previsto scendere al 130,8 per cento del PIL nell'anno in corso e al 128 per cento l'anno prossimo. La principale modifica intervenuta rispetto al quadro proposto dalla NADEF 2017 riguarda la contabilizzazione degli interventi a favore del sistema bancario. A tal proposito, ricordo che con la relazione al Parlamento presentata alle Camere in data 19 dicembre 2016, ai sensi dell'articolo 6 della legge n. 243 del 2012, il Governo chiese l'autorizzazione a emettere titoli di debito pubblico fino a un massimo pari a 20 miliardi di euro per l'anno 2017, per l'eventuale adozione di tali provvedimenti. La Nota di aggiornamento al DEF 2017 precisava che, trattandosi di partite finanziarie, si era ipotizzato un impatto nullo sull'indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche. Giova ricordare che la verifica delle quantificazioni n. 555, realizzata dal Servizio del bilancio in data 6 luglio 2017, aveva evidenziato l'esigenza di ulteriori indagini. L'Istat, nella comunicazione diffusa il 4 aprile 2018, ha in effetti rettificato le considerazioni espresse nella NADEF 2017 dando conto di alcune revisioni dei dati relativi all'indebitamento netto e al debito per il 2017, dovute in larga parte all'inclusione nelle stime riferite a tali indicatori degli effetti delle operazioni riguardanti le banche in difficoltà. Tali revisioni sono per lo più ascrivibili alla decisione assunta da Eurostat nel parere pubblicato il 3 aprile 2018, che ha fornito indicazioni metodologiche circa il corretto trattamento contabile delle operazioni relative alle banche venete, attribuendo alle stesse un impatto, non solo ai fini del fabbisogno, ma anche dell'indebitamento netto (a differenza quindi di quanto previsto dalla NADEF 2017). Dai dati forniti risulta che le operazioni relative alle banche in difficoltà hanno determinato nel 2017 effetti anche sull'indebitamento netto per circa 6,3 miliardi, di cui circa 1,6 miliardi derivanti dalle operazioni relative a Monte Paschi di Siena e circa 4,8 miliardi ascrivibili alle operazioni sulle banche venete. La decisione Eurostat ha modificato anche l'impatto sul debito delle operazioni riferite alle banche venete. Tenendo conto di queste modifiche, si prospetta comunque una riduzione progressiva del deficit tendenziale sia in valore assoluto sia in percentuale del PIL, raggiungendo un sostanziale pareggio nel 2020 e un lieve avanzo nell'ultimo anno di previsione. Il miglioramento deriva sostanzialmente dall'incremento dell'avanzo primario, che dovrebbe via via salire sino ad arrivare al 3,7 per cento del PIL nel 2021. La spesa per interessi è prevista ridursi dal 3,8 per cento del PIL registrato nel 2017 al 3,5 per cento nel 2018, per poi stabilizzarsi. Tuttavia, anche in conseguenza delle vicende relative alle banche in difficoltà, la cosiddetta "regola del debito" non appare rispettata in base a nessuno dei tre noti criteri previsti dalla normativa europea. Quanto al miglioramento dell'avanzo primario, questo sconta soprattutto una riduzione dell'incidenza sul PIL delle uscite primarie, in particolare di quelle di natura corrente, data anche la natura a legislazione vigente della previsione. A questo proposito, sta destando un certo allarme nell'opinione pubblica il dato evidenziato dalla Tabella 2.2 delle Analisi e tendenze di finanza pubblica, secondo cui dal 2019 la spesa sanitaria scenderebbe sotto il livello minimo consigliato dall'OCSE, pari ai 6,5 per cento dei PIL, dato evidenziato anche dal rappresentante della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome nell'audizione del 15 maggio scorso. Una tendenza che richiama alla mente le note parole del linguista e filosofo statunitense Chomsky: «La tecnica standard della privatizzazione è questa: taglia i fondi pubblici» (Applausi del senatore Morra) «assicurati che il servizio pubblico non funzioni e che i suoi utenti si arrabbino, e poi devolvilo al capitale privato». Notiamo, incidentalmente, come la stessa audizione abbia evidenziato che il contributo al risanamento del debito delle amministrazioni pubbliche stia avvenendo largamente per opera delle amministrazioni locali, causando ad esse ovvie difficoltà nell'assicurare i servizi ai cittadini che ad esse competono. Inoltre, il quadro economico-finanziario prospettato nel DEF, non avendo natura programmatica, contempla l'aumento delle imposte indirette nel 2019 e, in minor misura, nel 2020, previsto dalle clausole di salvaguardia in vigore. Come già avvenuto negli anni scorsi, tale aumento potrà - e direi dovrà - essere sostituito da misure alternative con futuri interventi legislativi che saranno valutati dall'attuale Governo. Il DEF aggiorna altresì le previsioni tendenziali relative ai saldo strutturale, che è previsto migliorare progressivamente passando da una stima del meno 1,1 per cento nel 2017 a un lieve avanzo nel 2020 (più 0,1), che si mantiene anche nel 2021. Su questo punto va segnalato che la Commissione europea stima un saldo strutturale peggiore rispetto al DEF di meno 0,6 punti di PIL nel 2017, meno 0,7 punti nel 2018 e meno 1,6 punti nel 2019. In tutti e tre gli anni incide una diversa valutazione della componente ciclica del bilancio che, secondo la Commissione, è inferiore di 0,6 punti annui rispetto a quanto stimato dal DEF. Tale divergenza discende in larga misura dalle diverse metodologie seguite da Governo e Commissione per stimare l' output gap . Pur conservando delle riserve di ordine scientifico su questo criterio, il relatore dà atto al Governo di aver proposto ed in parte applicato una riforma della metodologia di calcolo dell' output gap meno penalizzante per il nostro Paese. Per approfondimenti su questo tema si rinvia al quarto paragrafo della relazione sui "Fattori rilevanti per lo sviluppo del debito pubblico italiano", redatta ai sensi dell'articolo 126 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE) e pubblicata dal MEF lo scorso mese. Restano dei progressi da fare in questa area, in particolare esigendo che il personale in cassa integrazione guadagni venga considerato nella cosiddetta misura di labour market slack . Sul 2018 pesa inoltre una previsione marginalmente più pessimistica della Commissione in merito al saldo complessivo di bilancio (la Commissione lo stima a meno 1,7 punti di PIL, mentre il Governo lo prevede a meno 1,6 punti), che si riflette anche sulla sua componente strutturale. Sul 2019 incide poi la diversa ipotesi sulle clausole di salvaguardia (cui corrisponde un effetto migliorativo sul saldo di 0,7 punti di PIL incluso nelle previsioni del DEF), che nello scenario della Commissione vengono disattivate senza compensazione; inoltre la Commissione adotta un approccio più cautelativo su altre poste di bilancio, che fa sì che l'indebitamento netto risulti complessivamente più elevato rispetto alle stime del DEF di circa 1 punto di PIL. La terza Sezione del DEF 2018 reca il Programma nazionale di riforma (PNR) che, in stretta relazione con quanto previsto nel programma di stabilità, definisce gli interventi da adottare per il raggiungimento degli obiettivi nazionali di crescita, produttività, occupazione e sostenibilità delle finanze pubbliche, in coerenza con gli indirizzi formulati dalle istituzioni europee nell'ambito del cosiddetto semestre europeo. In tale ambito sono indicati lo scenario macroeconomico e i prevedibili effetti delle riforme, l'azione del Governo e lo stato di avanzamento delle riforme avviate, in relazione alle raccomandazioni formulate dal Consiglio dell'Unione europea, ed infine viene esposto il quadro degli interventi ricompresi nelle azioni di policy per le politiche di coesione. Sono altresì riportati l'impatto finanziario delle misure del Programma nazionale di riforma, con riferimento a quanto dettagliato nelle griglie ad esso allegate. Nel Programma nazionale di riforma merita, a nostro avviso, particolare attenzione il paragrafo II.3, che analizza il tema della riduzione dei crediti deteriorati nel sistema bancario. Si rileva positivamente una fisiologica ripresa dello smaltimento, associata alla generale ripresa della crescita economica; riteniamo però che si debba esercitare attenzione nel non impartire un eccessivo impulso a questo processo, in particolare valutando con la opportuna cautela eventuali inviti in tal senso che dovessero giungere da organismi europei. In altre parole, va evitato che uno smaltimento accelerato delle garanzie immobiliari, in uno scenario di crescita che comunque presenta rischi di rallentamento, metta in ulteriore difficoltà l'economia, con criticità rilevate anche dall'Associazione nazionale costruttori edili (ANCE) nella sua audizione del 15 maggio 2018. Come evidenziato dal primo ministro Giuseppe Conte nell'esporre il programma del Governo alla Camera dei deputati, occorrerà esercitare cautela anche nel procedere con la riforma del credito cooperativo, un settore rispetto al quale non si ravvisano particolari urgenze, avendo dimostrato particolare resilienza nel corso della crisi. Oltre ad una indicazione sulle interlocuzioni istituzionali con Regioni e Province autonome nella preparazione del PNR, completa la sezione un'ultima parte in cui si dà conto dei progressi conseguiti nell'ambito della strategia europea. Dopo l'esercizio sperimentale dello scorso anno, il DEF 2018 è corredato dagli indicatori di benessere equo e sostenibile (il cosiddetto BES): si tratta di 12 indicatori di diverse aree che caratterizzano la qualità della vita dei cittadini relative a disuguaglianza, istruzione, salute, ambiente, sicurezza, eccetera. In esito alla sperimentazione relativa a quattro indicatori, a partire dal 2018 l'Italia è il primo Paese dell'Unione europea e del G7 a dotarsi di un insieme di indicatori di benessere in base ai quali misurare l'impatto delle politiche pubbliche, abitualmente valutato su pochi indicatori macroeconomici e di finanza pubblica, fra i quali ovviamente in primis il PIL. Mi preme rilevare in questo senso che il Senato, attraverso il suo Ufficio valutazione impatto (UVI), propone interessanti approfondimenti metodologici ed estensioni delle analisi proposte dal DEF in merito al BES. Per ogni approfondimento di dettaglio, rinvio alla documentazione predisposta dai Servizi studi e bilancio delle Camere, che sarà di ausilio alla discussione che seguirà. (Applausi dai Gruppi L-SP e M5S). PRESIDENTE . Le proposte di risoluzione relative al Documento in esame dovranno essere presentate entro la conclusione della discussione. Come preannunciato per le vie brevi, convoco immediatamente la Conferenza dei Capigruppo in Sala Pannini. STEGER (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente, onorevoli senatrici e senatori, componenti del Governo, il DEF è il documento chiave nella programmazione economica. Essendo nato a cavallo tra due legislature, quello che qui discutiamo si astiene dall'indicare elementi di indirizzo e per questo, come immagino, ci sarà una Nota di aggiornamento propedeutica alla legge di bilancio. Presidenza del vice presidente ROSSOMANDO (ore 11,28) ( Segue STEGER). Ad ogni modo, il DEF in discussione consente un'analisi della situazione complessiva: l'Italia cresce in maniera costante, seppure molto lentamente, ed in una situazione di sostanziale controllo dei propri conti. Questa attenzione non deve diventare un ostacolo alla crescita: l'esperienza di questi anni ci insegna che il rigore, da solo, non mette in moto la ripresa economica. Si deve puntare con convinzione sugli elementi di pregio. Infatti, il turismo, il settore produttivo, l'agricoltura, il made in Italy non portano solo a un incremento delle esportazioni, ma anche ad una rinnovata attenzione da parte degli investitori stranieri. Per questo bisogna rimuovere gli ostacoli derivanti da un sistema giudiziario percepito come lento e inefficiente e da una pubblica amministrazione che deve essere all'altezza della sfida. La Commissione europea lo ha detto in maniera chiara: l'Italia non ha solo il problema del debito pubblico, ha anche bisogno di riforme efficaci che aggrediscano tutta una serie di problematiche strutturali. Gli imprenditori lamentano la lentezza e le incertezze nell'assegnazione delle gare, con un alto rischio di ricorsi e blocco dei lavori, problema che il nuovo codice degli appalti sembra aver acuito. Le piccole e medie imprese chiedono invece strumenti più agili per favorire l'incontro tra domanda e offerta occasionale di lavoro, un apposito strumento che sopperisca l'eliminazione dei voucher . Abbiamo bisogno di rendere tutto più leggero, compresa la burocrazia che costituisce una tassa occulta soprattutto per le piccole e le piccolissime imprese. E abbiamo bisogno di rinnovare profondamente il nostro sistema formativo, a cominciare dall'università: tra le prime 150 al mondo non ce n'è neppure una italiana. Certo, non mancano le eccellenze così come non manca un tessuto imprenditoriale che è in grado di guadagnarsi la stima e il rispetto sui grandi mercati mondiali; ma sono risultati - io penso - frutto dell'impegno e dell'ingegno dei singoli, in alcuni casi cresciuti non grazie al sistema Paese ma nonostante il sistema Paese. I prossimi anni saranno quelli della nuova rivoluzione tecnologia, dall'avvento del 5G, all'industria ed all'impresa 4.0. Abbiamo bisogno di professionalità all'altezza, in grado di consentire lo sviluppo di questi settori. Ma si deve avviare anche una riflessione sui posti di lavoro che si perderanno, sulla riconversione di questa forza lavoro, sulle possibilità di impiego in settori che hanno ancora ampi margini di crescita, dal turismo alla nuova agricoltura. Anche in quest'ottica bisogna diminuire il costo del lavoro, come raccomandato anche dalla Commissione europea. Le misure dei precedenti Governi sono state importanti e oggetto di polemiche che non meritavano. Occorre andare avanti, rafforzando anche l'alternanza scuola-lavoro. Nel sistema duale tedesco ci sono circa trecento percorsi professionali, si ha il diritto a una paga e ad un periodo di ferie. È un vero e proprio percorso di avvio al lavoro dove, accanto ai diritti, ci sono dei doveri; si calcola che, a fronte di un costo per impresa di 12.000 euro, gli apprendisti producono beni e servizi per 17.000 euro. Se nella Provincia di Bolzano la disoccupazione è scesa al 2,9 per cento (abbiamo praticamente piena occupazione) il merito è anche delle forme di alternanza scuola-lavoro che favoriscono l'incontro tra domanda e offerta. Insomma, bisogna lavorare su tutti questi fronti. Perché, come ha ricordato anche il presidente della Confindustria, mentre in America e in Cina la questione industriale è in cima all'agenda della politica, da noi sembra essere scomparsa. Su questo attendiamo le iniziative che vorrà prendere il Governo. Di sicuro si deve migliorare anche l'accesso al credito, e bisogna negoziare con l'Europa l'esclusione degli investimenti strategici - quelli in ricerca e formazione, quelle per le grandi opere infrastrutturali - fuori dai vincoli di stabilità. Attendiamo tutto questo e, nel frattempo, scongiuriamo in ogni modo l'aumento dell'IVA, che sarebbe un colpo durissimo per i consumi del ceto medio e dei meno abbienti. In conclusione, credo che non ci sia altra strada da perseguire, con un atteggiamento rispetto all'Europa su cui ha detto bene il presidente della Confcommercio nella sua relazione annuale: non dobbiamo essere europei e europeisti solo perché costretti a competere nel mercato globale, lo siamo, invece, per comune sensibilità, per culture somiglianti, per valori condivisi; il vero fine dell'Europa è nello stare assieme tra diversi; un esempio pratico e quotidiano di libero scambio di beni, idee, persone. Il Governo, nei prossimi anni, nei prossimi mesi, lavori per questo. (Applausi dal Gruppo Aut (SVP-PATT, UV e FdI)) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Fazzolari. Ne ha facoltà. FAZZOLARI (FdI) . Signor Presidente, ministro Tria - che non vedo - onorevoli colleghi, oggi si discute in Parlamento un Documento di economia e finanza anomalo. Come sappiamo, il DEF normalmente indica la strategia economica e di bilancio dello Stato per l'anno in corso e per il triennio successivo e traccia gli indirizzi per perseguire la crescita economica e occupazionale e la riduzione del debito pubblico. Peccato che questo DEF non contenga nulla di tutto questo, perché non presenta il quadro programmatico. Il Governo Gentiloni Silveri ha giustificato la presentazione di questo DEF incompleto come un atto di opportunità istituzionale nei confronti del Governo che avrebbe preso il suo posto. Leggendo i dati catastrofici contenuti nel DEF, però, più che un atto di opportunità, viene il sospetto che si sia trattato di uno stratagemma per tentare di sfuggire alle proprie responsabilità. I dati economici del DEF sono infatti l'impietosa fotografia del fallimento dell'azione di Governo degli ultimi cinque anni. Abbiamo sentito per anni ripetere la filastrocca «siamo passati dal segno meno al segno più», frase buona per la pubblicità ingannevole delle televendite non per un'analisi seria dei dati di macroeconomia. È infatti cosa ben nota che nel 2013 è iniziata una fase molto favorevole per tutte le economie europee, grazie alla politica monetaria espansiva della BCE, al basso prezzo del petrolio e al cambio favorevole euro-dollaro. Finito il vento contrario della crisi economica e con il vento finalmente in poppa, tutte le economie europee hanno cominciato a volare; tutte tranne l'Italia, che ha continuato ad arrancare. I dati macroeconomici parlano chiaro: siamo gli ultimi in Europa per crescita economica e, mentre la crescita media europea nel 2017 è stata del 2,3 per cento, quella dell'Italia è stata pari all'1,5 per cento. Quanto al disastro occupazionale, nel 2013 il tasso medio di disoccupazione europeo era dell'11 per cento e quello italiano di poco superiore al 12; dopo cinque anni, il tasso di disoccupazione europeo è crollato al 7,6 per cento, mentre quello italiano è sceso solo all'11 per cento; la cosa scandalosa è che c'è chi si rivende questo dato come un grande successo. Ma almeno i conti pubblici sono migliorati? Assolutamente no. Negli ultimi cinque anni, il debito pubblico è esploso ed è aumentato dell'8,5 per cento il rapporto debito-PIL (in termini assoluti, 270 miliardi di euro di debito in più sulle spalle dei nostri figli). E per fare cosa? Investimenti pubblici, ponti, strade e scuole? Assolutamente no. Il deficit lo abbiamo fatto per amenità come il bonus di 500 euro ai diciottenni, non per ammodernare la Nazione. Negli ultimi anni di governo della sinistra gli investimenti pubblici sono costantemente diminuiti. In cinque anni sono scesi di 8 miliardi e nel 2017 abbiamo raggiunto il minimo storico del 2 per cento del PIL per spese di investimento. Questi sono solo i dati principali del fallimento di questi anni e molti altri potremmo citarne, dall'altissima mortalità delle imprese al crollo della produzione industriale, al dramma di 4 milioni di italiani (l'8,3 per cento della popolazione) che vivono in una condizione di povertà estrema. Un quadro desolante, che diventa addirittura allarmante guardando a cosa ci aspetta per il futuro perché tutte le analisi economiche - in parte anche contenute nel DEF - prevedono per i prossimi anni un peggioramento del quadro economico generale. Serve perciò una radicale inversione di rotta. Purtroppo dalle parole sentite dal presidente del Consiglio Conte, non ci è sembrato che il Governo abbia le idee chiare sul da farsi. Abbiamo sentito parole troppo timide; ci preoccupano le dichiarazioni di chi, come il ministro Tria, parla di continuità, perché se le ricette proposte finora non hanno funzionato in un contesto economico favorevole, certamente non funzioneranno in uno sfavorevole. Un radicale cambio di rotta, quindi, è quello che noi di Fratelli d'Italia proponiamo nella proposta di risoluzione al DEF che presentiamo oggi, un documento articolato, che voglio sintetizzare in cinque punti essenziali. Primo: rivedere i parametri europei. Chiediamo di contestare immediatamente il fiscal compact , questo non per sostenere una politica allegra del deficit che non ci appartiene, ma per far passare un principio serio e di buon senso: scorporare dal computo del rapporto deficit -PIL le spese in investimenti, opere pubbliche, sicurezza, prevenzione del dissesto idrogeologico e del rischio sismico. In modo particolare per garantire al Sud Italia il livello infrastrutturale, logistico e di controllo del territorio necessario al suo sviluppo. Quindi un limite del 3 per cento del rapporto deficit -PIL, invece dell'attuale 1,6 per cento previsto, ma solo per spese in investimenti. Questa è la nostra proposta. Chiediamo, inoltre, l'impegno del Governo ad affermare chiaramente in Europa che, in assenza di un cambiamento radicale della politica economica e monetaria dell'Unione, l'Italia è destinata al tracollo economico e che in questo contesto non esclude di sostenere in sede europea lo scioglimento concordato e controllato della zona euro e il ritorno alle monete nazionali. Una battaglia che - mi auguro - le forze di maggioranza non abbiano abbandonato una volta diventate forze di Governo. Secondo: la difesa decisa del made in italy. Chiediamo una politica economica basata sulla difesa del lavoro, dell'industria e dell'agricoltura italiani da concorrenza sleale e direttive europee penalizzanti. Il sostegno alla produzione industriale e agricola riconoscibile come marchio Italia e la graduale riconversione della produzione esposta alla concorrenza indiscriminata. Terzo: una sensibile riduzione della pressione fiscale. Chiediamo l'impegno ad evitare l'aumento dell'IVA, disinnescando una volta per tutte le clausole di salvaguardia con misure strutturali, e l'impegno all'introduzione immediata della flat tax al 15 per cento sui redditi incrementali rispetto all'anno precedente. Una misura a costo zero, che può essere un importante volano per l'economia. Signor Presidente, se ho terminato il tempo a mia disposizione, posso abbreviare il mio intervento. PRESIDENTE. Deve concludere, senatore Fazzolari. FAZZOLARI (FdI) . Bene, la ringrazio. Quarto punto: chiediamo un imponente piano di sostegno alla famiglia e alla natalità, a partire dall'adozione di quello che noi abbiamo chiamato «reddito d'infanzia»: un assegno di 400 euro al mese per ogni minore a carico fino a sei anni di età. Quinto: il radicale taglio delle spese per l'accoglienza. Il DEF prevede una spesa di 5 miliardi di euro in accoglienza, nonostante i dati ci dicano che solo l'8 per cento di chi sbarca in Italia ha diritto allo status di rifugiato. Chiediamo allora l'immediata istituzione di un blocco navale al largo delle coste libiche, unica soluzione vera all'invasione... (Il microfono si disattiva automaticamente). PRESIDENTE. Prego, senatore Fazzolari, concluda il suo intervento. FAZZOLARI (FdI) . Queste le principali proposte di Fratelli d'Italia per dare un futuro di crescita, lavoro e speranza alla nostra Nazione. Le mettiamo a disposizione del Governo e lo sfidiamo a dimostrare con i fatti, e non solo a parole, di essere quello del cambiamento che si aspettano gli italiani. (Applausi dal Gruppo FdI) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Misiani. Ne ha facoltà. Ricordo che, per prassi, lo scampanellio avvisa che manca un minuto. MISIANI (PD) . Signor Presidente, in campagna elettorale la Lega e il MoVimento 5 Stelle hanno assunto impegni per 150 miliardi di euro; è stato un grande inganno perché Di Maio e Salvini sapevano benissimo che i soldi per mantenere tutte queste promesse non c'erano, non ci sono e non ci saranno. I nodi però, uno dopo l'altro, verranno al pettine; anche i furbastri prima o poi devono fare i conti con la realtà e fare i conti con la realtà oggi in Italia vuol dire rendersi conto che il nostro debito pubblico sta calando in rapporto al PIL, ma l'anno prossimo dovremo collocare 375 miliardi di titoli. Fare i conti con la realtà vuol dire comprendere che gli spazi di bilancio sono limitati e bisogna utilizzarli con grande attenzione. Gli aumenti dell'IVA e delle accise vanno bloccati, su questo siamo tutti d'accordo. Dobbiamo sapere però che fatta questa scelta, che vale 12 miliardi di euro e mezzo per l'anno prossimo, di "trippa per i gatti" ne rimane molto poca: bisogna scegliere e bisogna farlo bene. La via maestra per rilanciare lo sviluppo sono gli investimenti, signor Presidente. Per rilanciare gli investimenti pubblici abbiamo fatto scelte importanti nella scorsa legislatura: abbiamo abolito il Patto interno di stabilità e stanziato 82 miliardi di euro con le leggi di bilancio 2017 e 2018. Si può fare di più naturalmente, ma la prima cosa da fare - lo dico al Governo - è spendere rapidamente questi soldi intervenendo sulle procedure e sugli apparati amministrativi. Bisogna continuare a sostenere gli investimenti delle aziende: impresa 4.0, ecobonus e sisma- bonus sono scelte strategiche che vanno confermate e rafforzate. C'è una seconda grande priorità per il Paese ed è la lotta alle disuguaglianze. Il reddito di cittadinanza, che era una priorità del contratto di Governo, per come è stato congegnato costa almeno 17 miliardi di euro (qualcuno dice 30) e rischia di degenerare in assistenzialismo. Ai 5 milioni di poveri di questo Paese dobbiamo offrire lavoro e inclusione sociale, non assistenza. Abbiamo iniziato a farlo nella scorsa legislatura, creando il reddito di inclusione: ripartiamo da lì, signor Vice Ministro. Oggi ci sono 3 miliardi su questo strumento; raddoppiando questa cifra, con 3 miliardi (e non i 17 del reddito di cittadinanza) potremmo aiutare tutte le persone in condizioni di povertà assoluta in questo Paese. Serve lavoro per combattere le disuguaglianze. Il salario minimo è una misura che condividiamo. Lo abbiamo scritto nel nostro programma e va introdotto al più presto. Valuteremo con grande attenzione quello che farà il Governo in materia di lavoro. Vorremmo dire al ministro Di Maio di fare attenzione, perché l'ansia da prestazione rischia di portarci fuori strada. Capisco che Di Maio debba recuperare visibilità nei confronti del vero Presidente del Consiglio che si chiama Matteo Salvini: è legittimo, ma la fretta è cattiva consigliera. Abbiamo presentato proposte in materia di contenimento del ricorso ai contratti a termine e riduzione della precarietà. Ce ne sono altre: valutatele con attenzione per fare le scelte giuste e trovare il giusto punto di equilibrio tra l'esigenza di flessibilità del mercato del lavoro e la lotta senza quartiere alla precarizzazione del lavoro. Le tasse vanno ridotte, signor Presidente, lo diciamo tutti; noi però aggiungiamo «partendo da chi ha più bisogno». La flat tax per le persone fisiche, da questo punto di vista, è una scelta radicalmente sbagliata: è sbagliata da un punto di vista sociale, perché aumenta le disuguaglianze, ma è sbagliata anche da un punto di vista economico, perché regaliamo 25 miliardi di euro ai contribuenti più ricchi, che sono quelli con la minore propensione al consumo. La flat tax costa 50 miliardi di euro per come l'avete scritta nel vostro programma; con poco più di un quinto di questa cifra potremmo istituire l'assegno unico di 240 euro al mese per i minori a carico; potremmo aumentare a 50.000 euro la soglia del regime dei minimi per le partite IVA; potremmo fare operazioni più mirate e molto più efficaci di riduzione della pressione fiscale, sapendo che le tasse vanno fatte pagare a chi le evade, perché è una battaglia di civiltà. Voi purtroppo - me lo lasci dire, signor Vice Ministro - state andando in una direzione opposta: parlate di semplificazione, ma volete abolire cose che abbiamo già abolito, come lo spesometro, e volete abolire misure utili contro l'evasione, come lo split payment e i limiti all'utilizzo del contante. Parlate di pace fiscale, ma molti di voi hanno in mente il condono tombale. Dove sono finiti, signor Presidente, quelli che gridavano «onesta, onestà»? Voi parlate di terza Repubblica, ma tra condoni e lassismo qui stiamo tornando alla fase peggiore della prima Repubblica. Le pensioni, infine: avete promesso che tutti sarebbero potuti andare in pensione prima. In realtà quota 100 costa 20 miliardi e la montagna rischia di partorire il topolino: a sessantaquattro anni, ma con assegno tagliato. Attenzione, perché se fate quella scelta, i familiari di disabili, i disoccupati, quelli che oggi con l'APe social possono andare in pensione a sessantatré anni, con l'assegno pieno, rischiano di dover andare in pensione più tardi e con una pensione tagliata. E sarebbe una scelta ingiusta da un punto di vista sociale. (Richiami del Presidente) . Ho realmente finito, signor Presidente: a fine anno termina il quantitative easing della Banca centrale europea. Come direbbe il ministro Salvini, «la pacchia è finita»: la pacchia di una misura che ha fatto risparmiare 10 miliardi di euro ogni anno di interessi sul debito del nostro Paese, mentre ora rischiamo di dover pagare di più anche solo per uno spread che è 100 punti più alto rispetto alla fase pre-elettorale. La madre di tutte le battaglie è il cambiamento delle regole dell'Unione economica e monetaria. Noi ci siamo e abbiamo presentato da tempo le nostre proposte. Vogliamo che siano discusse. Battere i pugni sul tavolo magari fa guadagnare un po' di attenzione, ma per vincere questa battaglia serve la politica con la «P» maiuscola: alleanze, proposte intelligenti, credibilità e capacità negoziale. Su questo sarete misurati, non sui post su Facebook, che lasciano il tempo che trovano. Il tempo delle promesse a vanvera è finito, signor Presidente, e sta arrivando il tempo dei fatti. Nella scorsa legislatura su molti fronti è stato fatto un buon lavoro, che noi pretendiamo venga finalmente riconosciuto. Ripartiamo da lì, evitando di disperdere i risultati raggiunti e affrontando con determinazione e serietà, una buona volta, i problemi che gli italiani ci chiedono di risolvere. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Modena. Ne ha facoltà. MODENA (FI-BP) . Signor Presidente, signori del Governo, onorevoli colleghi, in questo brevissimo tempo vorrei attirare l'attenzione non su venti cose, ma su una cosa sostanziale, che ha riempito le agenzie, i giornali ed i social : mi riferisco alla questione relativa alla disattivazione delle clausole di salvaguardia dell'IVA. Noi dobbiamo uscire da questa giornata con una risposta chiara da parte del Governo, e ovviamente da parte di quest'Assemblea, con riferimento a dove si trovano i 12 miliardi di euro (e i 20 per l'anno successivo) che sono necessari per questa disattivazione e a quali saranno gli interventi selettivi che si intendono fare sulla riduzione della spesa pubblica. Riteniamo che questi interventi selettivi debbano essere fatti con riferimento particolarmente alla centrale di acquisti, che pare non funzioni molto bene, nell'ambito della riduzione delle spese, e, in secondo luogo, anche guardando bene agli sprechi che riguardano le spese nell'ambito del digitale. Crediamo che - come ho detto all'inizio - questa sia la prima risposta che vada data a chi ci ascolta, perché gli imprenditori, i professionisti e i titolari di partite IVA vogliono sapere se, quando fra un po' andranno a emettere fattura, dovranno aggiungerci un altro carico ulteriore o no, a detrimento delle esigenze dei consumi, delle famiglie e, naturalmente, di chi opera e di chi lavora. Detto questo, perché vorrei che si avesse una risposta su questo punto fondamentale? Perché quello di cui noi oggi parliamo, cioè la famosa questione del PIL (non riteniamo che le previsioni possano essere molto ottimistiche), deve trovare risposta da parte del Governo e da parte delle forze politiche non in un numero, in un più o un meno (tanto lo sappiamo che siamo dei fanalini di coda), ma deve trovare la risposta che ci ha chiesto il Paese: tornare a quello stato di benessere che ritiene di aver perso e che non riesce più a ritrovare. Senza tanti annunci roboanti, facciamo allora volta per volta le cose che servono, perché le persone hanno bisogno di piccole certezze, di tranquillità e di serenità, per costruire la propria vita ogni giorno, tutelare la propria famiglia e darsi una prospettiva. (Applausi dal Gruppo FI-BP. Molte congratulazioni) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice L'Abbate. Ne ha facoltà. L'ABBATE (M5S) . Signor Presidente, onorevoli Ministri, onorevoli colleghi, il Documento di economia e finanza all'esame, in quanto presentato dal Governo dimissionario, non reca il nuovo quadro programmatico. Il provvedimento pertanto si limita all'aggiornamento delle previsioni macroeconomiche per l'Italia e del quadro di finanza pubblica tendenziale che ne consegue. Questo significa che c'è molto da fare e ritengo sia una grande fortuna, perché questa è un'occasione importante e ineludibile per iniziare un percorso che porterà alla realizzazione delle politiche economiche di cui il nostro Paese ha urgente bisogno, partendo da alcuni impegni concreti del Governo, come le iniziative per favorire il disinnesco delle clausole di salvaguardia inerenti all'aumento delle aliquote IVA e delle accise su benzina e gasoli. Si lavorerà per attuare il contratto di Governo, per dare coerenza e concretezza alla speranza che ha portato milioni di cittadini alle urne il 4 marzo. I cittadini chiedono alla politica scelte coraggiose, affinché parole come «equità», «giustizia sociale», «solidarietà», «sostenibilità» siano al centro dell'agenda politica. Ecco, sostenibilità, di questo voglio parlarvi. Non farò cenno all'analisi di sensitività effettuata rispetto ai vari fattori di rischio, connessi alle tensioni geopolitiche, commerciali e finanziarie, come ad esempio alle possibili evoluzioni di misure protezionistiche, o alle previsioni relative al saldo strutturale. Non farò alcun cenno all'indicatore prodotto interno lordo, perché secondo il mio parere, in linea con il mainstream scientifico internazionale, è un indicatore limitato, misura il benessere del mercato, non quello dei cittadini e dell'ecosistema nel quale tutti viviamo; non internalizza il depauperamento delle risorse naturali, gli impatti ambientali, il disagio sociale. Quindi, sostenibilità; e fortunatamente l'Italia, come primo Paese dell'Unione europea e del G7 ha introdotto gli obiettivi di benessere equo e sostenibile (BES) nella politica economica. Sono strumenti in grado di superare i limiti del PIL e misurare il benessere e la sostenibilità, non solo economica ma anche ambientale e sociale. Dal 2017 attraverso la legge n. 163 del 2016, che ha riformato la legge di bilancio, il BES entra per la prima volta nel processo di definizione delle politiche economiche, portando l'attenzione su alcune dimensioni fondamentali per il miglioramento della qualità della vita dei cittadini. Vorrei porre la vostra attenzione sulla relazione che riguarda gli indicatori BES allegata al Documento di economia e finanza. Il quadro è piuttosto complesso; accanto a progressi registrati per alcuni indicatori, che ricordo essere in totale 12, si registrano - ahimè - tendenze di insostenibilità. In particolar modo, e da buon economista ecologico, vorrei illustrarvi l'andamento di due indicatori BES, uno del dominio «Ambiente» e l'altro del dominio «Paesaggio e patrimonio culturale», i quali mostrano tendenze che non vanno nella direzione, appunto, di uno sviluppo sostenibile. Il primo, l'indicatore delle emissioni di CO 2 e di altri gas climalteranti, è incluso nella strategia europea 2020. Esso, consente di illustrare, in via diretta, l'andamento della qualità dell'ambiente e il relativo impatto delle politiche e di misurare, anche in via indiretta, la sostenibilità in termini di rischio collegato ai cambiamenti climatici. Le emissioni pro capite di CO 2 hanno registrato una riduzione significativa tra il 2005 e il 2015, ma un aumento nel 2016. Eurostat ci parla di un incremento di 0,1 tonnellate e per il 2017 l'ISTAT ha segnato un ulteriore incremento di 0,2 tonnellate. Questi dati sono stati confermati anche qualche giorno fa nella presentazione del rapporto ISPRA sui rifiuti speciali e contraddicono alcuni che davano l'Italia sulla strada del decoupling, ossia del disaccoppiamento tra il modello di crescita (con un PIL in aumento) e la produzione di CO 2 . Questo dato, come avete capito, è allarmante se consideriamo gli obiettivi da raggiungere secondo il quarto pacchetto quadro clima-energia, fra i quali, vi ricordo, vi è la riduzione almeno del 40 per cento dei gas serra a livello europeo, rispetto all'anno 1990. La questione è rimarcata ancora nella strategia energetica nazionale (SEN), che mira ad accrescere la competitività nel nostro Paese, utilizzando però un percorso di decarbonizzazione (come da impegni presi con l'accordo di Parigi). La sfida quindi è ardua. Ricordo, tra l'altro, che dobbiamo ridurre le emissioni atmosferiche, fra le quali vi è la CO 2 , come richiesto dal decreto legislativo appena approvato, che recepiva la direttiva europea 2016/2284 sulla riduzione delle emissioni nazionali di determinati inquinanti atmosferici. Il secondo indice di BES è relativo al consumo del suolo. È praticamente l'indice di abusivismo edilizio, il quale mostra il grado di sfruttamento del suolo e il degrado del paesaggio. Possiamo dire con una buona approssimazione che misura, appunto, il consumo di suolo. Il risultato dell'indice cambia a seconda del territorio che si considera, e i dati riportati nella relazione indicano che al Sud e nelle isole si è registrato un notevole peggioramento dal 2005 al 2017: siamo passati dal 33,2 al 49,9 per cento. Anche questa è una grande sfida. Fortunatamente abbiamo cambiato la rotta. Concludo. In ottobre, con la presentazione della legge di bilancio per il 2019, il Governo avrà il compito di continuare con gli impegni presi e con le nuove politiche da valutare in ogni ambito. Vi chiedo di tener presente una semplice cosa: tutto è collegato. Una corretta ed efficace politica ambientale è collegata a tutto il resto: alla lotta contro il disagio sociale, contro l'indebitamento; è collegata al gap tecnologico esistente fra il nostro tessuto di piccole e medie imprese e quelle internazionali, quindi è collegata alla loro competitività nel mercato globale. Siamo un'unica rete; una serie di interazioni a vari livelli collega il sistema economico con il sistema ecologico, con la resilienza dei territorio, con le comunità e il loro benessere. Sono convinta che l'Esecutivo continuerà a sostenere con convinzione questa linea di innovazione, in accordo con il nostro contratto di Governo, che vede l'Italia all'avanguardia a livello internazionale e che darà spazio in futuro non solo ai 12 indici BES, ma anche ad altri indicatori come l'impronta ecologica e la water footprint . Molto c'è ancora da fare, ma abbiamo costruito la base su cui proseguire ed allargare lo sforzo, per ottenere il vero miglioramento del benessere della nostra comunità. Possiamo virare, abbiamo tutto il tempo per farlo e divenire un grande Paese sostenibile ed equo. (Applausi dai Gruppi M5S e FI-BP e del senatore Cario) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Perosino. Ne ha facoltà. PEROSINO (FI-BP) . Signor Presidente, la sua presenza mi toglie un po' di ansia! Cari colleghi e membri del Governo, ho letto sommariamente il DEF che è stato preparato dal precedente Governo e mi è sembrato, così come ha detto il collega di Fratelli d'Italia, di vivere, in quelle pagine, nel paese di Bengodi, dove tutto andava bene e dove anche quella sul Monte dei Paschi è considerata una manovra da manuale. Così non è. Molto più sintetico, il parere dell'Ufficio parlamentare di bilancio, che in tre pagine fa delle ipotesi e dà una soluzione generica dicendo: se si verifica questo, più o meno il documento può stare su. Ad ogni modo, penso che oggi dobbiamo parlare della proposta di risoluzione della proposta di risoluzione della maggioranza (che non ho ancora visto), ma che dalle parole del relatore immagino sia tutta incentrata sul fatto che bisogna trovare 12,5 miliardi. Sappiamo che, purtroppo, il sistema della pubblica amministrazione, dopo le leggi Bassanini, è andato nella direzione di delegare tutto, da parte della politica - per paura, dopo Tangentopoli - all'alta dirigenza, per cui oggi manca il controllo della politica, se non a priori , a posteriori . Non sappiamo che cosa stia succedendo nell'attuazione della legge di bilancio 2018; lo sapremo, leggendo gli articoli di giornale. Ad ogni modo, quello che ho detto meriterebbe una discussione a parte sul concetto di discrezionalità degli atti amministrativi; magari la faremo un'altra volta. Come dicevo, occorre trovare 12 miliardi per il 2019 e 19,2 per il 2020 per sterilizzare l'aumento dell'IVA dal 22 al 25 per cento per salti intermedi e dal 10 al 13, la qual cosa ucciderebbe i consumi: lo dicono tutti. Se fossi io - o quelli che la pensano come me - a decidere dove trovare i 12 miliardi, farei questa manovra, ben sapendo che ne mancano anche altri, perché la cifra indicata nel DEF, che presumibilmente sarà mantenuta, al riguardo degli investimenti è irrisoria, senza contare che non ci sono da alcuna parte i finanziamenti sulle clausole del contratto, che in parte il Governo, legittimamente - trovando i soldi non so dove - potrà attuare. Ciò detto, io toglierei 3 miliardi dallo stanziamento per i migranti, che è pari a 5 miliardi all'anno, perché (come ha detto il ministro Salvini, esponendo un concetto su cui concordo assolutamente) le cooperative e società sedicenti benefattrici sfruttano i migranti e c'è uno spreco. I migranti devono essere di meno. Aiutiamoli a casa loro, insegnando loro a pescare invece di dare loro tutti i giorni il pesce già fritto. Poi troverei 3 miliardi ricavandoli dalle pensioni d'oro. Prima o dopo qualcuno le dovrà toccare. Per evitare il rischio dei ricorsi alla Corte costituzionale, credo che si sia in una situazione in cui si possa applicare il codice militare di pace, che c'è ancora e non è mai stato abolito. Ci sono moltissimi settori in cui fare dei risparmi ed attuare la spending review : ad esempio credo - e non è banale - che anche l'aria condizionata a 15 gradi in quest'Aula sia un'esagerazione, anche dal punto di vista ambientale. (Applausi dai Gruppi FI-BP e M5S) . L'aria condizionata fa male a tutti: è un avvertimento. Poi andrei a trattare con l'Europa: non ho dati precisi, ma mi risulta che l'Italia dia all'Europa 16 miliardi di euro di parte corrente all'anno e ne recuperi 11, anzi ne recupera meno, perché non riusciamo a cofinanziare. Gliene darei meno (sono già soldi nostri, usiamoli per coprire i 12,5 miliardi di euro) e poi sforerei tranquillamente di uno 0,1 o 0,2 il deficit , stando nei parametri. Ogni 0,1 corrisponde ad 1,7 miliardi e l'Europa frignerà un po', ma alla fine ci dirà di sì. Ci sono molti altri problemi, che citerò per titoli prima di concludere, che sono sotto i nostri piedi. Sono i problemi dell'Italia, sono i problemi di quest'Aula. La fattura elettronica tra privati che è un delitto, il fiscal compact che, una volta o l'altra, qualcuno si sveglierà e vorrà attuare, la fine del quantitative easing , i derivati accesi nel 2011 e seguenti, l'aumento prevedibile degli interessi. Questi sono i problemi che deve discutere quest'Aula, non il sesso degli angeli. C'è da finanziare le Province, che sono in uno stato disastroso. Abbiamo poi il debito pubblico, che è una mia fissazione e concludo, Presidente, chiedendo scusa per il paragone, con le esatte parametrazioni, citando Catone il censore che, dal 157 al 149 avanti Cristo, chiuse i suoi interventi al Senato romano con la famosa frase: « Ceterum censeo Carthaginem esse delendam! », abbreviato in « Carthago delenda est » e poi i Romani hanno dovuto fare tre guerre per distruggere Cartagine. Concludo, dunque, e concluderò tutti i miei interventi - sempre con un paragone in parte irriverente, ma comunque con umiltà - dicendo: attacchiamo il debito pubblico, se no il debito pubblico attaccherà noi. (Applausi dal Gruppo FI-BP. Congratulazioni ) . PRESIDENTE. Grazie senatore Perosino, anche per la dotta citazione. È iscritta a parlare la senatrice Parente. Ne ha facoltà. PARENTE (PD) . Signor Presidente, la discussione sul Documento di economia e finanza è il primo atto di merito di quest'Assemblea, il primo atto del Governo che si è insediato all'inizio di giugno, quindi questa è una giornata importante, solenne, anche per molti colleghi e colleghe nuovi di questa legislatura e non dobbiamo sprecarla. Il Documento di economia e finanza è lo strumento centrale, sappiamo, di programmazione economico finanziaria e di bilancio. È un consuntivo, ma predispone anche le politiche per gli anni successivi. La presentazione di questo DEF, come molti colleghi hanno ricordato, è particolare, perché avviene in un momento di transizione politica: è stato predisposto dal Governo Gentiloni Silveri, che ha presentato alle Camere un programma di stabilità privo del quadro programmatico perché, correttamente, questo è compito del nuovo Governo. Sarebbe allora importante capire dall'attuale maggioranza, Presidente e colleghi, come intenda proseguire o cambiare il quadro nazionale di riforme, soprattutto in materia di lavoro e politiche sociali, almeno decidendone le linee programmatiche perché sappiamo che le riforme, parte integrante del Documento di programmazione economico finanziaria, influenzano fortemente l'incremento del Prodotto interno lordo di un Paese e la crescita. E quindi questa è la sede opportuna, il Parlamento, dove si rappresentano le cittadine e i cittadini, si fanno atti concreti e il Documento di economia e finanza è un'occasione unica. Prendiamo in esame tre esempi: occupazione e salari, politiche attive e contrasto alla povertà. Nella premessa che accompagna il DEF si sottolinea, giustamente, che l'attività della XVIII legislatura potrà ripartire dai buoni risultati conseguiti negli anni passati, grazie anche alle misure promosse dai precedenti Governi che hanno avuto il merito di affrontare con determinazione e coraggio una drammatica crisi economica e finanziaria, perché di quello si parla, che tra il 2007 e il 2013 ha causato una caduta del PIL pari a nove punti percentuali. I dati del DEF 2018 evidenziano una situazione economica del Paese completamente diversa rispetto a quella dell'inizio della precedente legislatura e il miglioramento delle condizioni macroeconomiche nel Paese si riflette con effetti positivi anche sul mercato del lavoro. Abbiamo assistito spesso, Presidente, in questi mesi e anni, nel dibattito pubblico, ad una vera e propria guerra sui numeri: solo in Italia succede che si litighi non sulle politiche, ma sui numeri! (Prolungati applausi dal Gruppo PD) . Ne cito solo uno: alla fine del 2013, gli occupati erano 22,121 milioni mentre alla fine del 2017 hanno raggiunto poco più di 23 milioni di unità. Il DEF 2018 prevede, sulla base della legislazione vigente, un ulteriore miglioramento del mercato del lavoro fino alla fine del periodo di riferimento anche grazie alla riduzione dei contributi previdenziali, prevista nell'ultima legge di bilancio, in favore dei datori di lavoro privati che, a decorrere dal 1° gennaio 2018, assumono giovani fino a 35 anni con contratto di lavoro a tempo indeterminato. Forse dobbiamo imparare anche una sana dialettica fra maggioranza e opposizione, ma sappiamo tutti che dobbiamo aumentare ancora di più il numero degli occupati, in un mondo radicalmente cambiato e attraversato da rivolgimenti tecnologici che definiamo come la quarta rivoluzione industriale e che l'orizzonte dell'Europa è crescita, conti in ordine e occupazione, tre questioni da tenere insieme. La battaglia in Europa deve essere questa. In Italia dobbiamo prendere in considerazione e contrastare ancora la precarietà del lavoro, il persistere, nonostante misure che abbiamo adottato nel precedente Governo, di finte partite IVA, i salari bassi per molti ragazze e ragazzi, il lavoro nero, e quindi dobbiamo incrementare le politiche attive, istituire una carta d'identità del lavoro. Il nostro obiettivo è sempre stato quello di incrementare le politiche attive per il lavoro. Abbiamo fatto tanto, abbiamo istituto noi per la prima volta l'Agenzia nazionale per l'occupazione, abbiamo appostato delle risorse per stabilizzare il precariato nei centri per l'impiego. Siamo d'accordo e sosterremo l'iniziativa del Governo di andare ancora avanti nel sostegno ai centri per l'impiego, siamo d'accordo nel proseguire in questo impegno, ma bisogna capire dalla maggioranza come intende regolare il rapporto con le Regioni, da cui dipendono ora, e con l'attuale assetto costituzionale, visto che le due forze di maggioranza si sono opposte a una riforma che prevedeva per la prima volta l'introduzione delle politiche attive del lavoro come materia costituzionale. Sul contrasto alla povertà è già intervenuto il mio collega Misiani, ci sono Comuni che stanno attuando la misura (ci sono più di due miliardi), ci sono famiglie che ne stanno beneficiando, ci sono associazioni che aiutano enti locali e persone, ma bisogna dare certezza di cosa succederà. PRESIDENTE. La invito a concludere. PARENTE (PD) . Va bene, signor Presidente. Le chiedo allora l'autorizzazione a consegnare il testo del mio intervento. PRESIDENTE. È autorizzata. PARENTE (PD) . Un'ultima questione, che ho sentito citare dalla senatrice L'Abbate, è quella del BES. L'indicatore del benessere equo e sostenibile è stato introdotto per la prima volta due anni fa e il nostro è il primo Paese in Europa ad averlo introdotto. Si tratta di una questione importante, che ci consente di riflettere su dati importanti che vanno oltre il PIL e impariamo anche a leggere il DEF di quest'anno: ci sono alcuni indicatori, fra i dodici, come la conciliazione lavoro-famiglia e il tasso di partecipazione al lavoro, soprattutto delle donne, che indicano un trend positivo. Andiamo in questa direzione. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Montani. Ne ha facoltà. MONTANI (L-SP) Signor Presidente, signor Ministro, onorevoli colleghi, il DEF, Documento di economia e finanza, costituisce il principale documento di programmazione della politica economica nazionale, nel rispetto del Patto di stabilità europeo, come richiesto dai regolamenti UE. II DEF si compone di tre sezioni. La prima sezione tratta del Programma di stabilità, ovvero degli obiettivi di politica economica per ridurre il debito pubblico. La seconda sezione è intitolata: «Analisi e tendenze della finanza pubblica», cioè l'analisi del conto economico e del conto di cassa e le previsioni principali delle fonti di spesa, in particolare la pubblica amministrazione. La terza sezione reca il Programma nazionale di riforma e definisce gli interventi da adottare per il raggiungimento degli obiettivi nazionali di crescita, di produttività, di occupazione e sostenibilità delineati dalla nuova Strategia europea 2020, che sono, nell'ordine: lo stato di avanzamento delle riforme avviate, gli squilibri macroeconomici nazionali, le priorità del Paese con le principali riforme da attuare e gli effetti delle riforme. Nel dettaglio, le riforme che dobbiamo attuare sono la flat tax , l'abolizione dell'inversione dell'onere della prova in materia tributaria, la pace fiscale, gli studi di settore, il contenzioso tributario, il contenimento dell'evasione fiscale e la verifica tributaria. Il mio intervento, colleghi, oggi vorrebbe mettere al centro della nostra attenzione le piccole imprese, cioè quelle attività che devono attendere ancora un anno per la riduzione del carico fiscale. Su di esse grava pesantemente ancora oggi la maggiore pressione fiscale, in quanto si sono premiate fiscalmente solo le medie e grandi imprese. Dagli studi della CGIA - Associazione Artigiani Piccole Imprese - di Mestre si evince, infatti, che se il taglio dell'imposta sui redditi delle società di capitali (IRES) consente alle società di risparmiare 3,9 miliardi di euro di tasse all'anno, alle piccole e micro imprese, invece, lo slittamento dell'introduzione dell'imposta sui redditi (IRI) non consente il risparmio. In particolare, si è registrato un vantaggio fiscale per le grandi società che operano nel settore energetico e minerario, ma la stragrande maggioranza delle microimprese che non pagano l'IRES non ha goduto di alcun beneficio. Il Governo Renzi, insomma, non ha trovato i fondi per alleggerire il carico fiscale delle piccole imprese, quelle formate da persone fisiche, in nome collettivo, società semplici, eccetera, benché l'IRI, introdotta nel 2017, lo prevedesse. Tutto, purtroppo, è slittato al 2018. Rammentiamo che la copertura ammontava a 1,2 miliardi di euro, una cifra non inarrivabile. Un'altra misura che ha danneggiato le piccole imprese - e penso al nostro artigianato, alla pesca e all'agricoltura e quant'altro - è l'Aiuto di crescita economica, misura nata per premiare le imprese che si capitalizzavano, un ridimensionamento per la contrazione dell'IRES. L'impatto economico negativo di questo intervento è di 1,7 miliardi di euro. Pertanto, agli effetti positivi del taglio dell'IRES di 3,9 miliardi va sottratto il ridimensionamento dell'Aiuto di crescita economica (ACE), che consente, comunque, alle società di capitali di guadagnare 2,2 miliardi all'anno. L'unica novità fiscale positiva per le piccole aziende è l'addio agli studi di settore, che verranno sostituiti dagli indicatori di affidabilità economica. Lo Stato non ha il diritto di entrare in merito all'andamento dell'attività economica del contribuente. La sua dichiarazione deve essere ritenuta attendibile, salvo accertamento dimostrante il contrario da parte dell'Agenzia delle entrate in sede di verifica fiscale. Un provvedimento incluso nel nostro programma, che aiuterà i contribuenti e le piccole imprese, è la pace fiscale, una manovra che porterebbe nelle casse dello Stato del denaro che altrimenti con le procedure attuali resterebbe irrecuperabile. Equitalia ha accumulato crediti per 1.058 miliardi di euro verso 21 milioni di contribuenti; 138 miliardi di euro sono dovuti da soggetti falliti; 78 miliardi di euro da persone decedute e imprese cessate e per 28 milioni di euro la riscossione è sospesa per forme di autotutela; 314 miliardi sono richiesti a soggetti nullatenenti. Quindi, volendo escludere i nullatenenti, restano 650 miliardi di euro che potrebbero essere riscossi, a condizione che le modalità siano effettivamente percorribili. Noi proponiamo per tutti coloro che si trovano in situazioni di disagio economico di poter chiudere per sempre la loro posizione con il fisco e poter tornare ad essere attivi nella società. (Applausi dal Gruppo L-SP) . Questi contribuenti potranno pagare, a seconda della situazione in cui versano, da un minimo del 6 per cento ad un massimo del 25 per cento del dovuto, con un'aliquota intermedia del 10 per cento. Un provvedimento che potrebbe portare nelle casse dello Stato 60 miliardi di extragettito in due anni e che esclude i grandi contribuenti: sarà efficace solo per coloro che a causa della pesante recessione economica non hanno potuto pagare in tutto o in parte le imposte fino ad un tetto massimo di 200.000 euro comprensivo di sanzioni, interessi e more. Un ulteriore passaggio lo vorrei fare anche sul piano Industria 4.0, una norma voluta dalla Comunità europea, contenuta nella legge n. 190 del 2014, che permette alle aziende che investono, che fanno ricerca e che vanno a migliorare il loro sistema produttivo, di ottenere un credito d'imposta del 50 per cento. Si tratta di una misura sicuramente importante, ma che è stata ritagliata solo sulle grandi aziende, sempre a discapito di quelle più piccole. Questo, secondo me, è un peccato, perché sappiamo che nel nostro Paese le tasse le pagano soprattutto il medio e il piccolo, che rappresentano circa il 95 per cento di quello che versano gli italiani. (Applausi dai Gruppi L-SP e M5S) . Dobbiamo avere un occhio di riguardo per le piccole e medie aziende. Credo che il Governo debba fare sua una frase in materia di tasse che è scritta nel programma di Governo e della Lega-Salvini Premier: pagare tutti per pagare meno. Questo oggi è uno slogan scritto su un programma, ma chiedo al Ministro e al nostro Governo di farlo diventare azione di Governo. Solo aiutando le piccole e medie aziende, solo aiutando i nostri agricoltori che si alzano alle cinque del mattino (Applausi dal Gruppo L-SP) , solo aiutando i negozianti che tutti i giorni tirano su la clèr e fanno una fatica bestiale, solo aiutando gli imprenditori che, davanti alla scelta tra pagare lo stipendio ai propri dipendenti e pagare le tasse, hanno guardato in faccia i loro operai e il loro Stato, che è uno Stato vessatore, ed hanno preferito pagare i loro operai con le loro famiglie, per mandare avanti le famiglie, e questo li ha messi in una grossa difficoltà; ebbene, solo così daremo una mano a chi veramente potrebbe far ripartire questo Paese. (Applausi dai Gruppi LS-P e M5S. Congratulazioni). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Laniece. Ne ha facoltà. LANIECE (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente, rappresentanti del Governo, colleghe e colleghi, la discussione sul DEF 2018 ci porta a fare considerazioni di carattere generale, che sono già state ampiamente illustrate negli interventi che mi hanno preceduto, le quali sostanzialmente descrivono un quadro economico-finanziario in crescita, anche se debole. Ciò mette il nostro Paese in condizione di poter sperare, con politiche economiche attente e, a mio giudizio, moderate, di accompagnare la crescita verso livelli più sicuri e consolidare così la nostra economia. Certo, il Documento di economia e finanza è a legislazione vigente, redatto da un Governo che ormai fa parte della storia di questo Paese e necessita quindi di un aggiornamento da parte del nuovo Esecutivo. Ne approfitto allora, in questo mio breve intervento, per fare una seconda considerazione che riguarda i rapporti economico-finanziari tra lo Stato e le Regioni a statuto speciale. Il nostro Gruppo ha un core business ben preciso, quello di rappresentare questa parte specifica del territorio del Paese, sede di minoranze linguistiche, quindi abbiamo la necessità di concentrarci sulle problematiche dei nostri territori. Lo faccio perché i rapporti economico-finanziari costituiscono un punto molto delicato, che negli ultimi anni ha rappresentato motivo di forti contenziosi tra l'amministrazione centrale, Ministero dell'economia e delle finanze, e le amministrazioni delle nostre Regioni a statuto speciale, tanto da chiamare in causa, purtroppo, molto sovente la Corte costituzionale per dirimere dubbi su posizioni sovente opposte: ricordo, in particolare, il periodo 2011-2012, quando le Regioni a statuto speciale, come anche le altre, hanno recepito le normative volte alla compartecipazione al risanamento dello Stato. Noi specialità alpine abbiamo contribuito in modo leale, ma a conti fatti le richieste hanno superato abbondantemente le possibilità economiche della mia Regione, la Valle d'Aosta, tant'è vero che il nostro caso ha portato alla riduzione di più di un terzo (a volte quasi della metà) del bilancio regionale nel giro di otto anni. Credo quindi che ci sia la necessità di affrontare in modo deciso questo aspetto, per ridurre i forti contenziosi purtroppo ancora in essere tra il Ministero dell'economia e delle finanze e le Regioni a statuto speciale. Avviandomi alla conclusione, chiediamo al nuovo Esecutivo che nella costruzione della prossima legge di bilancio si tenga conto anche di questi nuovi rapporti economico-finanziari tra le Regioni a statuto speciale e lo Stato. Devo dire onestamente che con i Governi della scorsa legislatura è stato iniziato un percorso che ha portato risultati importanti dal punto di vista del recupero di risorse; tuttavia, come ho detto prima, sono ancora in essere rapporti difficili e contenziosi che spero questo Governo voglia affrontare. Dico questo anche perché, se è vero che il tema delle coperture economiche dei punti di programma di maggioranza sarà la parte più impegnativa e delicata della prossima legge di bilancio, non vorrei che anche questa volta le autonomie speciali rappresentassero una buona carta di credito, sicura, per individuare una buona parte delle risorse finanziarie. Gli statuti speciali sono norme di rango costituzionale, non privilegi; noi ci siamo sempre comportati in modo leale e quindi pretendiamo e chiediamo rispetto. (Applausi dai Gruppi Aut (SVP-PATT, UV) e FI-BP) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Tiraboschi. Ne ha facoltà. TIRABOSCHI (FI-BP) . Signor Presidente, onorevoli senatori, rappresentanti del Governo, viviamo un momento storico di grande discontinuità che richiede visione a chi deve formulare proposte strategiche. Venticinque anni fa il mondo era molto diverso da quello attuale: la globalizzazione era appena iniziata e anche Internet era ai suoi albori, l'Unione europea era assai diversa da oggi, la Cina era ancora un Paese povero, come più povera era in generale la popolazione mondiale. Guardando al presente, la digitalizzazione sta producendo un totale cambiamento della società, valorizzando comunicazioni, scambi e modalità di promozione. Per alcuni aspetti l'epoca che stiamo vivendo è simile al Rinascimento, quando cambiamenti e innovazioni che scaturirono da una profonda crisi furono precursori della modernità. Come allora l'Italia fu il motore del cambiamento, anche oggi il nostro Paese potrebbe nuovamente assumere, in alcuni settori, un ruolo guida non solo per l'Europa, ma per il mondo. Da diversi giorni stiamo sentendo parlare dei temi dell'immigrazione, sui quali il ministro Salvini ha sicuramente assunto una posizione decisa che ha fatto sentire in maniera forte la voce dell'Italia, tuttavia i problemi del nostro Paese sono molti altri, così come ci ha illustrato il Presidente del Consiglio nel suo discorso del 5 giugno. Prendiamo atto dell'istituzione del Ministero della coesione territoriale e del Mezzogiorno, ma ci preoccupano molto, da un lato, l'assenza di un programma per valorizzare tutto il potenziale inespresso del Sud, così come lo scorporo delle competenze turistiche dal MiBACT e, dall'altro, nessuna parola sul carattere culturale e creativo dell'industria dell'eccellenza artigianale italiana, la cui rilevanza non può essere sottostimata (parliamo di un mercato mondiale che vale 1200 miliardi di euro con un tasso di crescita molto importante, del 5 per cento annuo), così come nessuna riflessione su un sistema educativo obsoleto che deprime anziché incoraggiare la crescita culturale, intesa non solo come la conoscenza di Dante e Michelangelo, ma in senso più ampio, quale cultura del cibo, del vino, del buon vivere, dei siti ambientali e architettonici, della quale altri Paesi (cito la vicina Francia) sono orgogliosi ambasciatori nel mondo. Gli Italiani non hanno più consapevolezza della loro eccezionalità storica e culturale, di quell' heritage senza eguali al mondo, il cui vantaggio competitivo, che potremmo definire "endogeno al nostro Paese" va sotto il brand del made in Italy , di cui ho sentito tanto parlare. Ed aggiungo che è il terzo marchio più noto al mondo dopo Coca-Cola e Visa. Un marchio che rappresenta una vera e propria infrastruttura immateriale in grado, sia di proiettare all'estero i sei milioni di piccole e medie industrie italiane, che contribuiscono al PIL nazionale per almeno il 90 per cento e la cui concentrazione non è affatto trascurabile al Sud del nostro Paese, sia di rendere l'Italia attrattiva per i flussi turistici internazionali. È da queste considerazioni che muove l'esigenza di pensare immediatamente ad una strategia per il made in Italy , che potremmo definire olistica e che, senza rivendicare appartenenze politiche, punti a rafforzare l'Italia, quale settima potenza industriale a livello mondiale. Il modello italiano va, però, tutto reingegnerizzato, adattandolo alle complessità delle relazioni contemporanee. Non si può pensare che non vi sia un forte coordinamento politico e che tutti gli attori, differentemente coinvolti, operino senza alcuna regia centralizzata, in un quadro istituzionale spesso instabile politicamente e molto frammentato, beneficiando di risorse pubbliche molto spesso non ben impiegate ai fini di una adeguata promozione a livello mondiale, come invece avviene in altri Paesi e facendo perdere competitività all'Italia. Chiediamo, quindi, al Governo che si impegni su tre fronti: innanzitutto, riorganizzando funzioni e competenze troppo frammentate, non solo per ottenere una riduzione selettiva della spesa pubblica, ma anche per eliminare gli sprechi annidati in norme ed organizzazioni che duplicano attività, spesso inutili e poco efficaci. In secondo luogo, definendo un piano nazionale di valorizzazione del made in Italy che riposizioni verso l'alto tutta l'offerta culturale, creativa, turistica, enogastronomica e, più in generale, quella che definisco l'industria dell'eccellenza italiana, consapevoli che gli estimatori del nostro Paese, coloro che amano il "bello, il buono, il ben fatto e la qualità della vita" sono persone che hanno un potenziale di spesa molto elevato e contribuiscono a sostenere l'industria dell'eccellenza che a livello mondiale vale 1,2 trilioni di euro e che può contare su 400 milioni di consumatori. Infine, istituendo il Ministero del made in Italy che, grazie alle tecnologie digitali, può posizionare l'Italia su una mega piattaforma che aiuterà le imprese che l'hanno fatta grande ad avere il giusto riconoscimento quando all'estero, da sole, promuovono il made in Italy , unico vero driver di una crescita che negli ultimi 25 anni ha continuato a rallentare e che potrebbe, invece, contribuire a migliorare non solo la bilancia commerciale, ma anche il PIL, l'occupazione e le entrate fiscali. (Applausi dal Gruppo FI-BP. Congratulazioni) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Lannutti. Ne ha facoltà. LANNUTTI (M5S) . Signor Presidente, signori membri del Governo, colleghi, prima di affrontare il quadro macroeconomico del DEF, le sue previsioni tendenziali per il triennio 2019-21, la crescita del PIL stimata dell'1,5 nel 2018 e altri dati, spesso sovrastimati, credo sia utile fornire le indicazioni degli attuali dati economici, ereditati dagli ultimi quattro Governi a partire dal 2011. Quanto alla produzione industriale - questi sono tutti dati ufficiali - l'industria italiana rallenta ad aprile: la produzione segna un calo dell'1,2 rispetto a marzo, con l'indice che torna ai livelli di febbraio 2008. Demografia e denatalità: prosegue nel 2017 la diminuzione della popolazione residente già riscontrata nei due anni precedenti. Al 31 dicembre risiedono in Italia 60,483 milioni di persone, più di cinque milioni dei quali sono cittadini stranieri (pari all'8,5 per cento dei residenti). Nel 2017 la popolazione è diminuita di 105.472 unità rispetto all'anno precedente, e ci sono altri dati: i decessi sono stati quasi 650.000 (34.000 in più rispetto al 2016); la disuguaglianza cresce e mostra una tendenza crescente a seguito della crisi finanziaria ed economica e, dopo un miglioramento e un aumento nel 2015, seguito da una sostanziale stabilizzazione, l'indice di povertà assoluta è peggiorato dall'inizio del 2017, con la sola inversione di tendenza nel 2014. Povertà e condizioni economiche delle famiglie: aumentano i poveri. Questi sono i dati: le famiglie in povertà assoluta sono 1,8 milioni, con un'incidenza del 6,9 per cento. La punta dell' iceberg : secondo il rapporto Coldiretti sulla povertà alimentare e lo spreco, 2,7 milioni di cittadini non mangiano, non possono mangiare. Quanto ai condoni e all'evasione, 131 sono i miliardi di euro incassati in quarantacinque anni. L'evasione fiscale ammonta a 110 miliardi. In merito agli utili delle banche, queste sono state sussidiate con venti miliardi di euro (circa 12 di garanzie statali a Banca Intesa e cinque cash per il regalo delle banche venete): con il concorso di Bankitalia 50.000 famiglie azzerate nei loro risparmi, hanno conseguito 14 miliardi di euro di utili nel 2017, a spese dello Stato e degli espropriati. Secondo la FABI (Federazione autonoma bancari italiani), un sindacato dei bancari, quest'anno le prime dieci banche conseguiranno utili per dieci miliardi. Mercato del lavoro: il primo trimestre 2018 - e questi sono sempre dati ufficiali - si caratterizza per una stazionarietà dell'occupazione; il tasso di occupazione resta sostanzialmente invariato, portandosi al 58,2 per cento. Debito pubblico: siamo lieti che Bankitalia abbia finalmente scoperto il debito pubblico da ridurre, dopo i giochi di prestigio preelettorali del febbraio 2018 e le rettifiche obbligate da Eurostat il 15 aprile 2018 sul trattamento statistico della liquidazione coatta amministrativa di Banca popolare di Vicenza e Veneto Banca. Il debito, pari a 1.912 miliardi nel novembre 2011, è aumentato con il Governo Monti di 122 miliardi: 2.041 ad aprile 2013; con Letta è salito di 66 miliardi, arrivando a 2.107 nel febbraio 2014; ad aprile 2018 il macigno sul futuro dei giovani è salito di altri 9 miliardi, arrivando a 2.311,7 miliardi dai 2.302 di marzo. Secondo le promesse del ministro Padoan, quel debito sarebbe dovuto diminuire, ma non l'ha fatto: è aumentato di 204 miliardi dal febbraio 2014 (132,6 milioni di euro al giorno, 4,6 miliardi di euro al mese, 95.000 euro a famiglia, 38.000 sulle spalle di ogni abitante). Dal novembre 2012, data di insediamento del senatore Monti, il debito è aumentato di 400 miliardi di euro. E dovremmo accettare lezioni sui parametri europei da rispettare e la mancanza di fondi per il reddito di dignità, unica possibilità in una economia di mercato che falcidia i posti di lavoro con la robotica, l'innovazione tecnologica, l'informatica, l'intelligenza artificiale, per alimentare i cicli di produzione basati sul consumo? (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP). Per quanto riguarda l'inflazione e l'IVA, la tassa sui poveri, dobbiamo fare a meno a tutti i costi di quelle clausole. Voglio ricordare che l'IVA grava completamente sul consumatore finale mentre imprenditori, lavoratori autonomi e commercianti restano neutrali. Ricordo che l'IVA rappresenta un costo solo per chi non ha acquirenti e che l'aumento di 3 punti di maggiore imposta dal 20 al 23 per cento dal primo gennaio 2014, scaglionato in tre fasi (dal 20 al 21 per cento dal 17 settembre 2011; dal 21 al 22 per cento dal primo ottobre 2013; dal 22 al 23 per cento dal primo gennaio 2014 nel cosiddetto decreto salva Italia del dicembre 2011), ha abbattuto i consumi e ridotto le entrate tributarie. L'aumento dell'IVA di un punto dal 20 al 21 per cento, in vigore dal 17 settembre 2011 con il Governo Berlusconi, causò una perdita di gettito IVA di 704,754 milioni di euro nel 2011. Dobbiamo fare il contrario, signor Presidente, gentili colleghi, dell' ex ministro Padoan, che il 29 aprile 2013 dichiarò al «Wall Street Journal», a proposito dei sacrifici imposti al popolo europeo dalle politiche di austerità che «il dolore finalmente paga» e che «la percezione che l'austerità sia inutile è sbagliata». Un cinismo agghiacciante. Onorevoli colleghi, dobbiamo uscire dalle politiche liberiste e monetariste imposte dal Fondo monetario internazionale e dalla cieca austerità della Troika, che hanno distrutto il tessuto sociale del Paese, impoverito grandi masse di cittadini e perfino il ceto medio. Con la testa e con il cuore, pensando ai giovani, agli uomini e donne, al lavoro, alle piccole e medie imprese schiacciate dalla grande crisi iniziata negli Usa nel 2008, con la bolla dei sub-prime . (Applausi dal Gruppo M5S) . Bisogna ripartire da questi dati per un'inversione di tendenza rispetto a Governi meri esecutori di una dottrina totalitaria neoliberista, che invece degli uomini e della dignità del lavoro, ha messo al primo posto l'egemonia del mercato, il globalismo delle povertà, la privatizzazioni delle ricchezze, gli interessi di banchieri, multinazionali, finanza criminale, sul diritto dei popoli e le Costituzioni, tentando di sostituire gli Stati coi Trattati, la Giustizia con gli arbitrati, calpestando ed umiliando con il jobs act i diritti e le conquiste dei lavoratori, la dignità umana. (Applausi dal Gruppo M5S. Congratulazioni) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore D'Arienzo. Ne ha facoltà. D'ARIENZO (PD) . Signor Presidente, colleghi, rappresentanti del Governo, vorrei rilevare innanzitutto una curiosità sul giochino, che il collega Lannutti ha ripetuto, di denunciare e allarmare il Paese su una serie di dati, senza accorgersi che è al Governo e, basterebbe, se volesse iniziare in fretta, cominciare con il modificare il DEF già da quest'anno. (Applausi dal Gruppo PD) . Sarebbe bene che vi accorgeste che siete al Governo e non vi potete solo limitare a rappresentare, allarmare e terrorizzare il Paese con una serie di dati, probabilmente anche veri. Prima o poi però vedremo, quando comincerete a lavorare, come ci divertiremo! Mi interessa quindi fare un ragionamento sulle infrastrutture, alla luce di quello che i Governi che hanno preceduto l'attuale hanno fatto per il nostro Paese e anche come richiamo a quel ministro dei costi e dei benefici, il ministro Toninelli, per quello che deve fare piuttosto che quello che sta annunciando in questi giorni. Noi abbiamo lasciato un imponente patrimonio. Credo che mai dalla Seconda guerra mondiale l'Italia abbia conosciuto un volume simile in così poco tempo di risorse per le infrastrutture del nostro Paese: sto parlando di 132,9 miliardi di euro con risorse disponibili per circa 98. Mai dalla Seconda guerra mondiale il Paese ha conosciuto investimenti di questa natura, perché la priorità dei Governi Renzi e Gentiloni Silveri sono sempre state le infrastrutture e attraverso queste, ovviamente, la creazione dei posti di lavoro. Non abbiamo portato avanti un'azione casuale per le infrastrutture: le abbiamo programmate e le abbiamo volute. Abbiamo battuto i pugni anche in altre realtà come l'Europa per ottenere dei finanziamenti. Abbiamo avviato processi di riforma della programmazione partendo da obiettivi chiari e individuato una visione strategica per le infrastrutture al 2030. A tutti gli attori coinvolti, interni ed esterni al nostro Paese, abbiamo garantito la volontà di farle - cosa di non poco conto - regole chiare e certe, tempi certi e risorse adeguate. Da questo punto di vista permettetemi di dire che la volontà del ministro Toninelli - da me ridefinito Ministro dei costi e dei benefici - di rivalutare le infrastrutture per tagliarle - non aggiungerle, ma tagliarle - ritengo sia una sciagura per il nostro Paese. Anziché consentire all'Italia di competere nella globalizzazione, europea anzitutto e poi mondiale, rischia di condannarci a un ruolo di carattere secondario. Se quel Ministro continua a ripetere che alcune opere vanno riviste - e parlo di opere fondamentali come la Torino-Lione o la Brescia-Verona che mi interessa particolarmente - allora dovete dire anche in quale altro modo intendete rendere competitivo il nostro Paese, altrimenti sono dichiarazioni a vuoto. In quale altro modo volete stabilire le connessioni dei servizi di trasporto e della logistica per rendere l'Italia porta del Mediterraneo verso l'Europa? È troppo facile dire che le opere sono da rivedere tutte, ma non c'è una proposta conseguente, se non, appunto, la cancellazione. Connettere l'Italia è il progetto che vi abbiamo lasciato e che ritroverete con risorse imponenti: dovete solo svilupparne le potenzialità. Vi abbiamo anche lasciato lo strumento per farlo: il codice degli appalti. È quella la cornice degli interventi di pianificazione e programmazione. E consentitemi: quando sento che volete ridurre il codice degli appalti e i poteri dell'ANAC, una qualche preoccupazione ce l'ho. È un triplo attacco, dal mio punto di vista, al fronte infrastrutture, ovvero la riduzione delle opere, la cancellazione di opportunità e il ridimensionamento del controllo. Concludo, Presidente, con una considerazione sul ruolo che avremo. Noi non saremo a guardare, ma parteciperemo responsabilmente a questo processo. Sul futuro dell'Italia e quindi sulla necessità di incrementarne la competitività noi ci saremo. Non faremo sconti, perché l'Italia deve sapere se le vostre azioni la faranno crescere o la faranno tornare indietro. (Applausi dal Gruppo PD. Congratulazioni) . PRESIDENTE. Ringrazio il senatore D'Arienzo per essere stato perfettamente nei tempi. È iscritto a parlare il senatore Siclari. Ne ha facoltà. SICLARI (FI-BP) . Signor Presidente, onorevole Ministro, onorevoli colleghi, la risoluzione presentata dal mio Gruppo parlamentare, Forza Italia-Berlusconi Presidente, sollecita una linea politica indirizzata alla crescita attraverso una visione complessiva del sistema Paese e punta ad abbattere il debito pubblico attraverso politiche che mirino alla crescita del Paese e, quindi, all'aumento del PIL. Pertanto, la nostra attenzione va in particolar modo alle imprese, ai lavoratori, alle famiglie, al Sud del Paese e ai non occupati. Per quanto riguarda le imprese, vogliamo abbattere la burocrazia che produce circa 60 miliardi di costi per inefficienza e rappresenta un cancro per il tessuto produttivo e imprenditoriale; allunga i tempi di avviamento di un'impresa esponendola alla crisi economica e allontana gli imprenditori stranieri. È fondamentale ricordare che proprio nella burocrazia annida e si fa spazio la corruzione. Occorre abbattere le tasse ed è vitale introdurre la flat tax - per Forza Italia rappresenta il punto centrale del programma del centrodestra più votato dai cittadini italiani - e ridurre il cuneo fiscale per le aziende che assumono a tempo indeterminato. È necessario bloccare l'aumento dell'IVA per non gravare sull'economia delle famiglie e delle aziende. È necessario attrarre investimenti stranieri e incentivare quelli nazionali, favorendo quelle condizioni che consentano di creare centri produttivi nelle aree depresse del Paese, in primo luogo al Sud, soprattutto per quanto riguarda il settore turistico, attraverso la defiscalizzazione, la deburocratizzazione e incentivi alle imprese. Signori Ministri, la Germania è diventata il motore produttivo dell'Europa proprio perché è riuscita ad agganciare al treno dello sviluppo l'ex Germania dell'Est, e non perché l'ha abbandonata al suo destino di arretratezza e di degrado. Non esiste altra ricetta per l'Italia: o cresce il Sud oppure declina l'intero Paese. Nel Documento di economia e finanza, purtroppo, prendiamo atto del fatto che viene ulteriormente e nuovamente sacrificato e mortificato il Sud del nostro Paese. Si nota l'assenza di una strategia complessiva di rilancio del Sud Italia, in particolare della Calabria. A proposito del referendum che è stato proposto ieri sulla TAV, mi permetto di dire che, se è necessario fare il referendum per le grandi opere in Italia, che si faccia nello stesso giorno, da Nord a Sud, per le grandi opere del Nord, del Centro e del Sud altrimenti; rischia di diventare una discriminazione territoriale e sociale. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Dare priorità al Sud significa dare priorità all'intero Paese, e noi puntiamo al Paese, non al singolo territorio. Nel Meridione noi vogliamo quello che hanno le altre parti del Paese: l'alta velocità, lo sviluppo degli aeroporti, i porti commerciali, i porti turistici. Non chiediamo miracoli, ma chiediamo il rispetto dell'articolo 3 della Costituzione, che prevede l'uguaglianza dei cittadini e che anche in questo DEF non è tutelata. Ne sono dimostrazione la spesa corrente e la spesa per investimenti pro capite , che è inferiore al Sud rispetto alla media nazionale. Poi, per quanto riguarda la sanità e la sostenibilità del Servizio sanitario, prendo atto che sembra un tabù: non c'è nulla che faccia riferimento alla necessità di garantire la sostenibilità del Servizio sanitario nazionale, che rischia il crollo. Ad oggi, nel DEF, si prevede una spesa per il Servizio sanitario pari al 6,5 per cento rispetto al PIL, che, secondo l'Organizzazione mondiale della sanità, corrisponde alla soglia critica oltre la quale si rischia il crollo. Basterebbe digitalizzare la sanità - come prevede una proposta che abbiamo presentato come Gruppo parlamentare di Forza Italia - per risparmiare circa 20 miliardi degli sprechi riconosciuti e certificati dalla Corte dei conti. Concludo, dicendo che le famiglie sono abbandonate dallo Stato: lo dimostra la diminuzione drastica della natalità. Ci sono più cittadini che muoiono che bambini che nascono. Abbiamo bisogno di una politica per la natalità, per le famiglie e il welfare . Le famiglie non riescono a mantenere i loro figli. Spendono 15 miliardi di euro per l'istruzione dei figli: studiare è diventato un vero e proprio lusso. Pensate che l'Italia si trova al penultimo posto in Europa nel 2017, davanti solo alla Romania, per numero di laureati sulla popolazione in età di lavoro. Signori colleghi, per quanto riguarda il reddito di cittadinanza, noi non lo condividiamo per come è strutturato. Noi di Forza Italia vogliamo mettere al centro dell'attenzione della nostra attività politica non soltanto la produttività del nostro Paese e quindi l'occupazione, per dare dignità ai nostri cittadini, ma soprattutto le famiglie, incentivando chi svolge una funzione sociale insostituibile: le madri. A loro vogliamo non solo riconoscere la pensione di mamme e casalinghe - come abbiamo previsto nel nostro programma in campagna elettorale - ma soprattutto crediamo che debbano essere riconosciuti un reddito per tutte le madri disoccupate e un'integrazione al salario per tutte le madri occupate, fino al compimento del sesto anno di vita del proprio figlio. In questo modo avremo più famiglie serene, più figli educati dalle loro mamme e più dignità come Paese. Abbiamo il dovere di pensare in grande. Un predicatore e teologo statunitense disse che un politico guarda alle prossime elezioni, mentre uno statista guarda alla prossima generazione; un politico pensa al successo del suo partito, mentre uno statista pensa a quello del suo Paese. (Applausi dal Gruppo FI-BP. Molte congratulazioni) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Stancanelli. Ne ha facoltà. STANCANELLI (FdI) . Signor Presidente, signori membri del Governo, onorevoli colleghi, la legge 4 agosto 2016 ha previsto all'articolo 10 che, in allegato al Documento di economia e finanza, il Ministro dell'economia e delle finanze sia tenuto sia a riportare all'andamento degli indicatori di benessere equo e sostenibile nel triennio precedente, sia a prevedere l'evoluzione degli stessi nel triennio successivo. E devo dire che il DEF 2018, per la prima volta, contiene una grande novità: sono presenti i 12 indicatori di benessere equo e sostenibile, selezionati dall'apposita Commissione per fotografare, in maniera più ampia rispetto ai tradizionali indicatori economici, il benessere dei cittadini. I dati mostrano l'evoluzione negli ultimi tredici anni, dal 2005 (inizio delle serie storiche) ad oggi, degli indicatori selezionati, ognuno dei quali fa riferimento a un diverso aspetto della vita degli italiani. Da quella relazione si evince che, nello scenario economico italiano, aggravato dalle conseguenze della crisi finanziaria, continua a porsi in primo piano la questione di un Paese ancorato a due differenti velocità di sviluppo, le cui più dirette evidenze riguardano sia l'inasprimento dei divari tra le Regioni settentrionali e quelle meridionali, sia le diseguaglianze interne alle stesse aree del Mezzogiorno. Le Regioni meridionali hanno subìto con molta più forza i segni della crisi economica. Lo evidenziano sia i dati relativi alla disoccupazione giovanile, sia quelli relativi al reddito e alla povertà. La distanza tra il Centro-Nord e il Sud non si limita al PIL pro capite , ma a tanti altri indicatori, come la continua migrazione delle forze giovanili verso altre Regioni e verso l'estero; l'elevato numero di giovani che abbandonano gli studi; l'irrilevante capacità di attrazione di investimenti dall'estero; il peso ancora maggiore, rispetto al resto del Paese, della burocrazia, dell'inefficienza istituzionale, della corruzione, della lentezza giudiziaria e dell'economia sommersa. Non mi dilungherò ad analizzare i 12 indicatori, ma ne voglio indicare ben tre. Il secondo è quello che riguarda la diseguaglianza economica: un fattore che è tornato alla ribalta anche nel dibattito accademico degli ultimi anni, per misurare il quale è stato scelto il rapporto tra il reddito equivalente totale ricevuto dal 20 per cento della popolazione con il più alto reddito e quello ricevuto dal 20 per cento della popolazione con il più basso reddito. I dati indicano una lenta ma continua crescita della disuguaglianza economica negli ultimi dieci anni. Se si guarda, però, ai dati disaggregati, ci si accorge di un aspetto ancora più grave. Mentre al Nord del Paese tale rapporto rimane praticamente fermo e al Centro cresce di poco, è al Sud che si ha il maggior aumento della disuguaglianza, tale da trascinare l'aumento del dato riferito al Paese nel suo complesso: una forte spaccatura geografica che ritorna anche in altri dati. Il settimo indicatore - per esempio - fa riferimento al mercato del lavoro. Si tratta di una sorta di tasso di disoccupazione potenziato, che tiene conto anche di quei cittadini che, per quanto non alla ricerca attiva di un impiego, sarebbero disponibili a lavorare. La serie storica inizia nel 2005 con un dato pari al 15,3 per cento; a causa della crisi, cresce e raggiunge il picco nel 2014 (22,9 per cento) e, infine, inizia a diminuire negli ultimi anni (17,3 nel 2017). Ancora una volta, però, la differenza tra la situazione del Nord e quella del Sud del Paese è drammatica: nel Settentrione la percentuale è di poco superiore al 10 per cento, mentre nel Mezzogiorno si aggira intorno al 35 per cento, oltre il triplo. Penso che un Gruppo come Fratelli d'Italia, che non fa parte della maggioranza e non ha dato la fiducia al Governo, ma ha il dovere di partecipare per far sì che questo Governo lavori per la collettività, si possa permettere di dare - come abbiamo fatto con la nostra risoluzione - alcune indicazioni e consigli, che mi auguro vengano presi in conto e si possano poi tramutare, oltre il DEF, in proposte e disegni di legge. Si suggerisce di prevedere e attuare tempestivamente meccanismi di sostegno e di incentivazione, anche attraverso l'impiego di modalità di agevolazione fiscale; adottare iniziative necessarie a combattere efficacemente il gravissimo problema degli abbandoni scolastici; individuare con rapidità quali Comuni, fra quelli che ne abbiano fatto richiesta, abbiano i requisiti per costituire al proprio interno le zone franche urbane, al fine di rafforzare la crescita imprenditoriale e occupazionale; elaborare un piano di monitoraggio delle risorse destinate dallo Stato e dall'Unione europea al contrasto della disoccupazione e di altri programmi di sviluppo in favore delle Regioni dell'obiettivo convergenza; individuare politiche atte alla conservazione e alla valorizzazione delle risorse naturali delle Regioni, al fine di rilanciare il turismo, la produzione e il commercio dei prodotti tipici; attivare i procedimenti di sostituzione edilizia, in collaborazione con i soggetti privati, volti a eliminare gli edifici sorti in seguito a fenomeni di abusivismo; promuovere una rapida individuazione degli interventi infrastrutturali di primaria importanza; infine, la messa in sicurezza nei territori degli edifici, con particolare riguardo a quelli scolastici, di recupero dei centri urbani attraverso opere di restauro degli edifici storici per il completamento del programma già avviato nei settori dell'edilizia sanitaria, universitaria e carceraria. Ritengo che il suggerimento, che troverete nella risoluzione di Fratelli d'Italia, possa essere un utile strumento per il Governo - e mi rivolgo in modo particolare al MoVimento 5 Stelle, che nel Meridione e in particolare nella mia Sicilia, ha avuto una messe enorme di voti (28 collegi uninominali su 28 siciliani) e, quindi, ha riscosso la fiducia dei cittadini - il quale tenga conto delle nostre indicazioni. (Applausi dal Gruppo FdI. Congratulazioni) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pagano. Ne ha facoltà. PAGANO (FI-BP) . Onorevole Presidente, onorevoli senatrici e senatori, il Documento sottoposto al nostro esame si limita alla descrizione dell'evoluzione economico-finanziaria internazionale, alle previsioni macroeconomiche per l'Italia e al quadro di finanza pubblica che ne consegue. Sono solo elementi che, in attesa della Nota di aggiornamento della legge di bilancio, costituiscono per noi la base per valutare la possibilità concreta di realizzazione dei programmi e delle riforme che l'attuale Esecutivo ha annunciato di volere adottare. Oltre a questi elementi, tuttavia, non possiamo non considerare anche le recenti decisioni adottate dal Consiglio direttivo della BCE che, se da un lato decretano la fine della politica monetaria di emergenza, dall'altro destano senz'altro preoccupazione e timore perché prospettano il possibile inizio di una fase di restrizione monetaria. Il calendario è stato deciso: la Banca centrale europea acquisterà i bond in misura dimezzata fino a fine anno. Le dichiarazioni azzardate e irresponsabili che ipotizzavano, prima della formazione dell'attuale Governo, una possibile uscita dall'euro dell'Italia non si sono limitate a essere vuoto strumento di polarizzazione del consenso, ma hanno avuto ripercussioni negative sui mercati, facendo aumentare gli oneri sul debito; perché, sì, nei mercati finanziari anche le parole hanno un peso, che si ripercuote sullo Stato e, purtroppo, sui cittadini. Se è vero, poi, che vi è stata una tendenza generale alla crescita nell'Eurozona, oggi la tendenza risulta comunque inferiore al trend degli ultimi anni, in particolare in Italia, Paese dove la crescita si è attestata su un livello inferiore. L'ombrello delle politiche monetarie eccezionali, che ha fatto scendere gli oneri sul debito dagli 82 miliardi del 2012 ai 64 del 2017, si sta inesorabilmente chiudendo. Gli oneri sul debito ora aumenteranno di qualche miliardo. Servono, quindi, politiche che rassicurino gli investitori affinché il peso degli oneri sul nostro debito non vanifichi le politiche che il Governo effettuerà per favorire la crescita. Fatte queste premesse, le domande sorgono spontanee: ci chiediamo come sarà possibile attuare tutte quelle promesse enunciate nel contratto di Governo, visto che attualmente non hanno la necessaria copertura finanziaria. Ci chiediamo come sarà possibile attuare la sterilizzazione delle clausole di salvaguardia per evitare l'aumento dell'IVA e allo stesso tempo eliminare le accise sulla benzina; introdurre il reddito e le pensioni di cittadinanza; rafforzare i centri per l'impiego; riformare le pensioni; rafforzare le politiche per la famiglia e assumere in via straordinaria nuove unità per la polizia penitenziaria e delle Forze dell'ordine. Siamo preoccupati, molto, di fronte alle nuove sfide che l'Italia dovrà affrontare. Se non si definisce meglio il programma di Governo, non disperdendo le risorse a disposizione, sarà impossibile favorire quel vero rilancio dell'economia di cui il Paese ha assoluto bisogno. Alcune riforme, come la flat tax sui redditi da lavoro, o meglio le due aliquote, sono senza dubbio condivisibili, ma sembra già che non possano essere applicate pienamente sulle famiglie e verranno rinviate di almeno un anno. Eppure, il Governo dovrà spiegarci come intende coniugarla con il reddito di cittadinanza, misura di segno opposto, assistenzialista. Siamo convinti che una politica assistenzialista sia un freno al rilancio dell'economia e di fatto un impoverimento, soprattutto per il Sud. Già, il Sud: è tempo di colmare quei ritardi nei trasporti e nelle infrastrutture che indeboliscono il tessuto economico di un'area importante del Paese. Ebbene, la crescita del Mezzogiorno deve essere un obiettivo prioritario di politica economica, non solo per motivi di equità. Nel contratto Lega-MoVimento 5 Stelle viene detto che, con riferimento alle Regioni del Sud, si è deciso, contrariamente al passato, di non individuare specifiche misure con il marchio Mezzogiorno. Sarebbe bello se fosse così. Forse ci si è dimenticati che esistono ancora delle politiche di coesione attraverso le quali possiamo e dobbiamo attingere ai fondi europei per le aree che economicamente sono ancora indietro. Forse, e soprattutto, ci si è dimenticati che il principio di uguaglianza deve essere declinato non solo in senso formale, ma anche e soprattutto sostanziale. Bisogna verificare che i fondi siano destinati a investimenti e non a politiche di creazione di nuove partite correnti che purtroppo, nel passato, hanno definito solo una spesa che si autoalimentava. Concludo: il nostro Sud deve diventare un'autentica piattaforma logistica per il Mediterraneo; un'area fortemente attrattiva anche per l'impresa e per il commercio oltre che per il turismo, caratterizzato altresì da una gestione produttiva delle bellezze artistiche. Questo sarà possibile solo se il Governo non disperderà le risorse e le concentrerà su investimenti duraturi e produttivi, capaci di agganciare tutto il Paese almeno ai livelli di crescita europei. (Applausi dal Gruppo FI-BP. Congratulazioni) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Valente. Ne ha facoltà. VALENTE (PD) . Signor Presidente, onorevoli senatori, la discussione intorno al Documento di economia e finanza poteva essere finalmente un'occasione buona per quest'Assemblea, e soprattutto per questa maggioranza, di uscire dagli slogan e dai toni propagandistici ai quali siamo stati costretti ad assistere per oltre cento giorni, in attesa di quadrare, invece, solo ed esclusivamente nomine e assetti di Governo. Si trattava di costruire una discussione di indirizzo e dunque di intenti, o almeno di buoni propositi; un atto che consentiva, pur nella fotografia dell'esistente, responsabilmente e correttamente messa a punto dal Governo uscente, di disegnare una road map degli obiettivi, chiari questa volta e precisi, il primo momento, dunque, nel quale trasformare promesse e propaganda elettorale finalmente in cifra di governo. E invece ci troviamo di fronte all'ennesima occasione sprecata, all'ennesima pagina sostanzialmente vuota; troppi vuoti, tante mancanze e tra queste di sicuro ancora una volta il Mezzogiorno; un Mezzogiorno verso il quale la vostra responsabilità è enorme (almeno quanto le vostre contraddizioni) ma anche doppia, perché giocata al cospetto di una ripresa che, seppure ancora timida, iniziava finalmente, seppure a fatica, a invertire una tendenza; a recuperare un gap che negli ultimi anni, gli anni della crisi, aveva imposto a quest'area del Paese il prezzo più alto, e non tanto in termini di PIL ma soprattutto in termini di disuguaglianze cresciute e di opportunità negate. Ecco, noi del PD lo diciamo con chiarezza: restiamo convinti che, di fronte a questo quadro, la strada da seguire sia quella di continuare a lavorare per far emergere le tantissime potenzialità di questa parte del Paese. Badate bene, però: non basta una logica di solidarietà, che pure è importante, e men che meno ci si figuri in una logica assistenziale o di sussidi. Quella l'abbiamo conosciuta - ahimè - quando eravamo sudditi, non cittadini. Noi cerchiamo e siamo convinti che la logica nella quale lavorare sia aumentare la competitività e con essa la forza dell'intero sistema Paese. Solo un Paese in grado di ridurre e accorciare le distanze tra Nord e Sud potrà giocare appieno le sue carte in un quadro europeo e internazionale pieno di opportunità prima ancora che di rischio o di insidie. Lo potrà fare guardando con forza e fiducia a quanto di buono e di nuovo può venire dall'Europa, certo, ma anche dal Sud del mondo in termini di occasioni e possibilità. Per questo è indispensabile che l'Italia torni a essere una in termini di tenuta sociale, economica e istituzionale, ma anche e soprattutto di visione, al netto di contrasti che possono forse essere una buona via d'uscita per coprire distanze e contraddizioni e spartirsi posti e poltrone, ma che chiaramente non tracciano una visione che si tiene, lasciando troppi vuoti, ambiguità e non detti. Il Sud oggi ha bisogno di investimenti a sostegno della modernizzazione del nostro apparato produttivo, della nostra pubblica amministrazione e di infrastrutture materiali e immateriali, valorizzando le nostre eccellenze, bellezze, competenze, saperi, ricerca e cultura, anche con coraggio, a sostegno dei nostri imprenditori, di chi si ostina a provarci e a non mollare. Il Sud ha bisogno per i nostri giovani, per le tante donne che raggiungono alti livelli di istruzione, ma sono ancora strette da un welfare insufficiente e inadeguato, di lavoro e sviluppo, di occasioni e dignità, e non di sussidi per restare a casa, non di assistenza perché incapaci di farcela da sole; dunque infrastrutture, servizi, pubblica amministrazione efficiente, reti di collegamento, welfare adeguato e inclusivo, misure - sia chiaro - differenziate sia pure soltanto nella loro intensità, misure dispari a garanzia di pari opportunità. In questa logica negli ultimi anni si è mosso il PD; in questa direzione vanno le cose importanti avviate: ZES, Resto al Sud, decontribuzioni, Banca delle terre, credito di imposta, superamento del criterio della spesa storica per la definizione dei fabbisogni standard , misure di contrasto alla povertà e da ultima la clausola del 34 per cento di investimenti in conto capitale. Sono misure che hanno consentito di avviare un percorso che finalmente è stato capace di invertire una tendenza che pareva invece inarrestabile, ma le ferite e le disparità sono ancora tante e tanto c'è ancora da fare. Per questo, se potevamo guardare - lo dico con sincerità - anche con qualche timido apprezzamento alle parole della ministra Lezzi, che esprimevano esplicitamente la volontà di proseguire e rafforzare le misure avviate dai Governi a guida PD, ci preoccupano poi le sue dichiarazioni su provvedimenti da avviare ex novo , che ci paiono francamente improvvisati, a partire dalla vicenda degli sgravi contributivi. Così come pure ci preoccupano esternazioni di Ministri della sua maggioranza tanto sulla visione del Mezzogiorno e delle misure necessarie, quanto sulle misure - ad esempio - da adottare dando seguito alla richiesta di maggiore autonomia fiscale delle Regioni del Nord, senza una riflessione seria e rigorosa sul punto. E allora mi rivolgo al MoVimento 5 Stelle, che in questa campagna ha speculato sul bisogno che veniva dalle aree più in difficoltà del Paese, facendo in questa parte del territorio incetta di voti. Ora scegliete di cedere questo consenso a forze che sempre hanno lavorato contro il Sud e contro il Mezzogiorno, forze antimeridionali che hanno speculato sostanzialmente sulla paura. Ma fuori da questo scontro di consenso e di potere, che riguarda voi e soltanto voi, sono i cittadini a rischiare di più. Su di loro cadranno i vostri interventi spot , su di loro la vostra incapacità di governo. Ecco, ora sta a voi, colleghi senatori anche della maggioranza, a voi che avete le leve del governo e del potere, dire davvero da dove volete partire. Sicuramente non dico noi, ma gli italiani, dai vostri primi atti, da quanto presentato in questo dibattito oggi, da quanto detto in quest'Aula, non lo hanno capito. Noi staremo qui, in quest'Aula e nelle nostre comunità, nei nostri territori, non solo a stanare le vostre contraddizioni e le vostre timidezze, ma anche a sfidarvi nell'interesse di quella parte del Paese che non può pagare il vostro accordo che, per ora, è e resta un accordo di potere e di certo non un accordo di buon Governo. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Battistoni. Ne ha facoltà. BATTISTONI (FI-BP) . Illustre Presidente, autorevoli membri del Governo, onorevoli colleghi, siamo consapevoli di trovarci di fronte quest'anno a un Documento di economia e finanza che si limita a una descrizione dell'evoluzione economica e finanziaria e all'aggiornamento delle previsioni macroeconomiche per il nostro Paese, non aggiungendo alcun elemento relativo alla programmazione. Va preso atto, quindi, che questo DEF di transizione tra il precedente Governo di centrosinistra e l'attuale Governo giallo-verde è dunque un Documento che non prende alcuna scelta di carattere programmatico, neppure in materia di agricoltura che - vorrei ricordarlo - rappresenta un settore importante per larga parte del nostro territorio e, come altri settori produttivi, va incontro a nuove e importanti sfide. L'agricoltura, però, non è solo programmazione; è un'attività soggetta a imprevisti, calamità naturali, che troppo spesso, purtroppo, mettono in ginocchio gli agricoltori che si ritrovano privi di mezzi di supporto e sostegno da parte dell'amministrazione centrale e locale, come è successo un mese fa in Piemonte, Lombardia, Campania, recentemente in Calabria o, la scorsa settimana, nel litorale laziale, dove, a seguito di una forte grandinata, molti agricoltori hanno visto distruggere il 100 per cento della loro produzione, con l'impossibilità non solo di guadagnare per questa stagione, ma anche solo di rientrare dei costi finora sostenuti. Sarebbe forse il caso di prevedere un fondo che possa dare ristoro a quanti siano vittime di questi cambi climatici disastrosi. Nel Documento di economia e finanza manca la progettazione che, qualora fosse stata inserita, si sarebbe scontrata con la recente programmazione comunitaria. A pagare le conseguenze della Brexit - come è noto - saranno le politiche agricole e quelle di coesione, che vedono una riduzione del 5 per cento circa degli stanziamenti. In sostanza, il taglio del 5 per cento dei fondi comunitari all'agricoltura renderà ancora più difficile venire incontro ai bisogni dei territori, a cui va aggiunta, peraltro, la necessità di rivedere il criterio tutto italiano - questo sì - con cui sono state definite le zone cosiddette svantaggiate e quelle, per così dire, avvantaggiate. Il nuovo Esecutivo ha deciso di non inserire una programmazione, affidandosi alla trasposizione del proprio contratto nella risoluzione di maggioranza. A fronte della riduzione delle risorse, senza un'azione incisiva del nostro Governo in sede europea, sarà difficile rispettare quelle priorità precedentemente definite in sede comunitaria. (Brusio). PRESIDENTE. Senatore, mi scusi, ma il brusio sta aumentando oltre il livello di guardia. BATTISTONI (FI-BP) . Se qualcuno del Governo ascoltasse, non sarebbe neanche male. Dobbiamo allora confidare nella volontà, espressa a vari livelli dal Governo Conte e dallo stesso ministro Centinaio, di «ricontrattare» con l'Europa anche le decisioni della Commissione e ci auguriamo che, al di là delle enunciazioni fatte ieri in Lussemburgo dal Ministro, ci saranno, già nel breve periodo, dei risultati. Il lavoro di produzione agricola italiana è sinonimo di qualità, grazie a un controllo e a una certificazione di tutta la filiera alimentare e, pertanto, la stessa Europa dovrebbe combattere il dumping commerciale dei prodotti stranieri che arrivano nei nostri mercati, la cui provenienza non è accertabile, attraverso un maggiore sostegno della PAC ai nostri prodotti e produttori. Se è, quindi, condivisibile la necessità di integrare le misure di sostegno all'agricoltura, specie quelle di sviluppo rurale, con interventi espressamente finalizzati a realizzare obiettivi di interesse generale, quali la tutela del paesaggio, la difesa degli assetti idrogeologici e la sicurezza alimentare, ci aspettiamo delle misure concrete per difendere la peculiarità alimentare dell'Italia; tutelare le eccellenze del made in Italy , ma anche riformare le agenzie, in primis l'Agenzia nazionale per le erogazioni in agricoltura (AGEA) e il Sistema informativo unificato di servizi del comparto agricolo (SIAN). Aspettiamo fiduciosi di vedere come verranno in pratica proposti e poi realizzati i seguenti punti: potenziare la redditività e la competitività del settore; promuovere tecnologie innovative per le aziende agricole e una gestione sostenibile delle foreste; preservare, ripristinare e valorizzare gli ecosistemi relativi all'agricoltura; promuovere l'inclusione sociale, la riduzione della povertà e lo sviluppo economico nelle zone rurali; favorire l'organizzazione della filiera alimentare e la gestione dei rischi nel settore agricolo. Presidenza del vice presidente CALDEROLI (ore 13,29) ( Segue BATTISTONI). Anche se tutto questo viene rinviato alla programmazione autunnale, che sarà inserita nella Nota di aggiornamento al DEF e poi nella legge di bilancio, noi confidiamo che l'agricoltura, i temi energetici e ambientali, quelli del turismo, che sono ormai strettamente connessi con l'economia agricola, possano essere valorizzati attraverso politiche di favore. (Applausi dal Gruppo FI-BP . Molte congratulazioni). PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Vono. Ne ha facoltà. VONO (M5S) . Signor Presidente, onorevoli senatrici e senatori, il Documento che discutiamo oggi richiede un'analisi molto attenta perché il Governo ha l'onore e l'onere di elaborare il nuovo quadro programmatico e di attuarlo introducendo misure di crescita economica e sociale per il nostro Paese. Le politiche che abbiamo visto finora hanno penalizzato in particolar modo le imprese italiane già in difficoltà, sotto le fallaci promesse di investimenti, applicando un sistema burocratico che ha reso spesso difficile aderire alle agevolazioni previste, vanificando addirittura perfino gli effetti del quantitative easing , del quale abbiamo ampiamente beneficiato fino ad ora, pur non risollevando la nostra economia. Ciò ha accentuato il divario tra Nord e Sud del Paese, tanto che la spesa pubblica per il Sud, considerata in relazione al bilancio ordinario dello Stato e quindi escludendo i fondi strutturali europei e il Fondo di sviluppo e coesione, è ancora molto lontana dalla soglia che gli permetterebbe di ripartire. È fuor di dubbio che i Governi passati, occupandosi precipuamente di misure di repressione fiscale, hanno perso di vista la persona, introducendo strumenti anacronistici e vessatori, che non tengono conto delle reali possibilità del contribuente; strumenti e misure che non considerano le peculiarità non solo delle varie imprese, ma anche dei territori in cui queste sorgono e operano. Pertanto, come hanno dimostrato vari episodi legati ad azioni disperate di imprenditori di ogni parte d'Italia, è sotto gli occhi di tutti che le politiche avviate, portate avanti dai Governi precedenti, non hanno giovato a nessuno. Né ha portato particolare beneficio il provvedimento di qualche anno fa che ha improvvisamente imposto a tutto il settore del commercio un regime di totale deregolamentazione degli orari delle attività commerciali, con apertura per ventiquattro ore al giorno, tutti i giorni dell'anno, domeniche e festività incluse. La norma non solo ha arrecato grave danno alla libera concorrenza, riducendo sensibilmente la possibilità di competere dei piccoli esercizi commerciali a solo vantaggio della grande distribuzione, ma non ha nemmeno avuto un reale effetto sulla ripresa dei consumi. Quindi, per il futuro del commercio è necessario scegliere un modello non solo economicamente più efficiente, ma soprattutto più sostenibile dal punto di vista umano. Nel nostro contratto di Governo, proprio per sopperire alle vessazioni imposte dalla politica con i Governi nominati nel nome dell'austerità e del rigore, introduciamo il concetto di pace fiscale, che è la maniera più trasparente di ristabilire la giustizia fiscale e sociale, dando la possibilità alle imprese di ogni settore, ai professionisti, a tutti i cittadini che hanno accumulato debiti a causa di un sistema fiscale ingiusto, di corrispondere quanto dovuto secondo un ricalcolo volto a riequilibrare il rapporto tra fisco e contribuente. Ma non solo questo. Rivedremo anche i principi che regolano l'attività finanziaria, dando attuazione al contraddittorio anticipato con il contribuente, quale principio cardine generale dell'ordinamento giuridico tributario; all'abolizione dell'inversione dell'onere della prova da porre a carico dell'amministrazione e finanziaria; alla riduzione dei tempi di accertamento nei casi di attiva e costante collaborazione del contribuente; a un sistema fiscale più snello e al principio generale della responsabilità diretta dell'amministrazione finanziaria. Questo Governo ha tra le premesse del proprio contratto anche la sterilizzazione delle clausole IVA e accise, comprese le componenti anacronistiche delle accise sulla benzina: promesse, anni di promesse e mai eliminate. Su questo ci siamo impegnati con gli italiani per garantire la disattivazione totale delle clausole a cui siamo sottomessi grazie alle politiche miopi e autoritarie fino ad ora adottate. Il nostro Governo metterà in atto tutte quelle misure fiscali orientate a uno sviluppo economico omogeneo per il Paese; tutto questo senza perdere di vista le differenti esigenze territoriali, con l'obiettivo prioritario di colmare il gap tra Nord e Sud. Come certifica il rapporto annuale ISTAT, infatti, appena divulgato, assistiamo a una marcia indietro del Mezzogiorno, soprattutto dal punto di vista dell'equità sociale ed è un dato sul quale, da senatrice che rappresenta l'intera Nazione, ma soprattutto da donna meridionale, vorrei soffermarmi. Ebbene, partendo dall'analisi condotta nell'allegato al DEF relativo all'analisi BES, cioè degli indicatori del benessere equo e solidale, si rileva che il reddito pro capite considerato in termini reali, cioè aggiustato con l'inflazione, nel 2017 recede di ben dieci punti percentuali rispetto a dieci anni fa. Nel frattempo l'indice di disuguaglianza per quanto riguarda il reddito disponibile è aumentato nel 2015 e l'indice di povertà assoluta è addirittura peggiorato dall'inizio della crisi al 2017. Questo, onorevoli colleghi, non lo dico io, ma è la preoccupante sintesi dei tre principali indicatori di benessere economico presentati proprio dal Governo Gentiloni Silveri. In tale quadro, incrociando questi dati con quelli forniti dall'Istat, il Sud ha la parte peggiore. In particolare, nel 2017 la povertà assoluta ha raggiunto il notevole tasso dell'8,3 per cento, con un aumento di quasi mezzo punto nell'ultimo anno e livelli generalmente più alti nel Mezzogiorno, dove sfiora il 10 per cento della popolazione. Se al contesto descritto aggiungiamo anche il divario tra la popolazione del Nord e del Sud Italia relativamente alla speranza di vita in buona salute alla nascita, ci rendiamo conto di essere di fronte a una situazione molto complessa, non solo dal punto di vista dell'uguaglianza, ma soprattutto della tenuta economico-sociale del Paese. Non è un mistero che siano ancora le Regioni del Centro-Sud ad avere il tasso maggiore di mobilità sanitaria verso le altre Regioni e il peggior tasso di soddisfazione rispetto ai servizi ricevuti. Questo fenomeno interessa l'intero Paese e per questo nel contratto di Governo prevediamo interventi incisivi sulla dirigenza sanitaria, scelta secondo la competenza e il merito e non più sulla base di logiche politiche o partitiche (Applausi dal Gruppo M5S) , in modo da mettere fine una volta per tutte al rapporto immorale e malsano tra politica e sanità. Prevediamo inoltre nuovi e diversi criteri di nomina dei direttori generali, dei direttori sanitari e amministrativi, dei dirigenti di strutture complesse e quegli stessi dirigenti saranno valutati in termini di raggiungimento degli obiettivi di salute e di bilancio nella gestione delle aziende. Si tratta di obiettivi di performance precisi che, riducendo al minimo il margine di discrezionalità, non consentano più di premiare soggetti che, praticando il più bieco servilismo alla politica, hanno mirato solo al proprio avanzamento di carriera, a totale danno delle aziende sanitarie e soprattutto dei cittadini. (Applausi dal Gruppo M5S) . In conclusione, dall'analisi del DEF presentato dal governo Gentiloni Silveri, su 12 indicatori del benessere degli italiani, ben sette non progrediscono o arretrano; pertanto, nel considerare questo Documento come base su cui lavorare, questi punti deboli devono diventare il nuovo punto di forza del Governo del cambiamento, secondo le direttrici già indicate in queste settimane dal ministro dello sviluppo economico e ministro del lavoro e delle politiche sociali Luigi Di Maio e le linee guida in via di elaborazione anche nel cosiddetto decreto dignità, che dichiara lotta alla precarietà del lavoro; quella precarietà che la riforma del lavoro di Renzi ha contribuito a generalizzare come norma di vita degli italiani (Applausi dal Gruppo M5S. Commenti della senatrice Bellanova) e che adesso si intende riportare nel solco di una fisiologica quota rispetto alla norma, che deve essere quella del lavoro stabile, equamente retribuito e socialmente sostenibile. PRESIDENTE. Senatrice, la invito a concludere. VONO (M5S) . Concludo, signor Presidente. Faccio riferimento ad una road map all'interno della quale le parole d'ordine devono essere i pilastri per eliminare definitivamente questo divario tra Nord e Sud e restituire finalmente la dignità ai cittadini italiani, per un Paese davvero equo e solidale. Le parole d'ordine sono trasparenza nei contratti d'appalto, livelli essenziali di assistenza e di prestazione, sburocratizzazione e semplificazione della pubblica amministrazione. Solo in questo modo avremo la vera Italia del cambiamento. (Applausi dal Gruppo M5S. Congratulazioni) . PRESIDENTE . È iscritto a parlare il senatore Aimi. Prima di dargli la parola, colleghi, dico, a beneficio di tutti, che ricorderò il tempo riservato a ciascun intervento. Un minuto prima dello scadere del tempo, la Presidenza darà una scampanellata. Dopodiché si avrà un minuto per concludere. Ha ora facoltà di intervenire il senatore Aimi. AIMI (FI-BP) . Scampanelli pure, gentilissimo Presidente. Signor Presidente, membri del Governo, non numerosissimi in quest'Aula, gentili colleghi e colleghe, abbiamo assistito quest'oggi alla presentazione del Documento di economia e finanza. Mi è parso, però, di aver assistito in quest'Aula alla presentazione di due diversi documenti: uno è un fotogramma finale che chiarisce qual è la situazione reale dell'Italia. Ed è una situazione disperata e disperante, ma alla quale noi siamo arrivati in conseguenza - purtroppo - di azioni sbagliate compiute da chi ci ha preceduto. Mi riferisco al Governo che, per cinque anni, ha presieduto alle politiche economiche. Noi ci troviamo, al di là di ogni considerazione, in una situazione di estrema difficoltà. Nonostante vi siano stati indicatori economici particolarmente favorevoli e che avrebbero potuto consentire all'Italia di spiegare le vele (perché abbiamo avuto un dollaro molto basso, un prezzo del petrolio anch'esso assolutamente abbordabile dall'economia italiana), ed anche con il quantitative easing che ha aiutato le imprese, il quadro è ora assolutamente desolante. In Europa, infatti, abbiamo conquistato la maglia nera in termini di disoccupazione: in particolare di disoccupazione femminile e di disoccupazione giovanile. Ci siamo ritrovati in una situazione davvero grave per quanto riguarda le imprese. E vorrei dire una cosa. Noi possiamo fare tutte le politiche che vogliamo, ma se non incominciamo veramente a portare la tassazione, che è troppo alta, ad un livello accessibile alle imprese, ci troveremo sempre in difficoltà. Aggiungo che il reddito d'impresa è falsato, per i costi che sono indeducibili, o solo parzialmente deducibili, delle imprese. Questo è un aspetto del quale, secondo me, anche il Governo dovrebbe farsi carico. Sappiamo perfettamente, infatti, che un'impresa, alla fine, dovrà ovviamente pagare le tasse sugli utili e su quello che rimane. Però, se non vengono appunto eliminati lo stipendio dei dipendenti, i contributi pagati e l'aspetto negativo degli interessi passivi sulle banche, le imprese si troveranno sempre in difficoltà. Un altro aspetto riguarda, naturalmente, l'immigrazione. Questo Governo ha assunto, attraverso il Ministro dell'interno, un atteggiamento di contrasto; ha invertito la rotta, finalmente. Il centro destra, su questo punto, è compatto ed ha appoggiato queste politiche, perché abbiamo assistito in Italia a una vera e propria autentica invasione. E quando si assomma povertà a povertà, evidentemente si innesca una guerra tra poveri, che ha portato buona parte del Paese in una situazione di enorme difficoltà. Senza considerare, ancora, gli aspetti che da ciò derivano. Il DEF parla, infatti, esplicitamente dei costi: 4,6 miliardi di investimenti per l'accoglienza relativa ai nuovi arrivi. Duecentomila persone assistite. Un grande interesse da parte di tanti e, in particolar modo, delle cooperative, che si sono lanciate in questa impresa. Noi diciamo, allora, che dobbiamo incominciare a ridurre gli ingressi, a invertire la rotta e che dobbiamo, soprattutto, incominciare a prendere in considerazione diverse politiche che aiutino gli italiani, quegli italiani che sono in difficoltà. Perché oggi vedere clandestini che sbarcano in Italia e che vengono alloggiati in hotel, a fronte di milioni di cittadini italiani (il 7 per cento) che vivono in condizioni di assoluta povertà e che non arrivano, a volte, a percepire neanche 1000 euro al mese o 500 euro di pensione, è un fatto che fa vergognare l'Italia. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Mi auguro che, con il contributo anche di Forza Italia, si possa definitivamente invertire la rotta rispetto a questo tipo di politica. (Applausi dal Gruppo FI-BP. Congratulazioni) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Rauti. Ne ha facoltà. RAUTI (FdI) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, il Documento di economia e finanza, per ammissione dei suoi stessi estensori e per quello che abbiamo sentito oggi in Aula, si presenta incompleto. Fratelli d'Italia ha presentato la sua risoluzione al DEF: l'ha fatto focalizzando cinque punti fondamentali, tra i quali abbiamo inserito una richiesta precisa al Governo. Chiediamo a questo Governo un impegno, un piano di sostegno alla famiglia che definirei un piano Marshall per la natalità. Insomma, un piano forte e di aiuto, perché anche il DEF conferma che il quadro nazionale è caratterizzato da disagio sociale. Il nostro è un Paese che arranca, tra povertà economiche, ma anche tra le cosiddette nuove povertà, post-materialistiche e qualitative. C'è sullo sfondo un nodo che va spezzato: la crisi demografica, la denatalità italiana. Il nostro è un Paese che sta invecchiando: da un lato, vi è il progressivo allungamento della vita media; dall'altro, vi è la media di un figlio per coppia ovvero neanche la sostituzione matematica della coppia genitoriale. È un Paese che invecchia: se questo Governo vuole davvero introdurre un cambio di passo, faccia qualcosa di più di quanto è previsto nel contratto di Governo. Inserisca con questo DEF alcuni elementi che ci permettiamo di suggerire, primo fra tutti quello che abbiamo battezzato «reddito di infanzia», ovvero un assegno mensile di 400 euro per ogni minore da zero a sei anni; e ancora, la riduzione progressiva dell'IVA sui prodotti per l'infanzia. Inoltre - perché bisogna intervenire con un modello di sistema e non con interventi di segmento - occorre incrementare l'offerta dei servizi socio-educativi per l'infanzia, dalla fascia neonatale fino all'età prescolare. Pensiamo agli asili nido: li immaginiamo gratuiti - e avremmo già individuato le coperture - e aperti a tempo pieno, perché a tempo pieno lavorano i genitori, e a rotazione nel periodo estivo. E ancora, vorremmo vedere inserito in questo Documento il pieno riconoscimento giuridico non solo della figura, ma anche dell'attività dei caregiver familiari, un asse fondamentale del welfare e centrale di tutti quei servizi alla famiglia. Bisogna favorire concretamente i cosiddetti strumenti di conciliazione famiglia-lavoro, ma farlo, anche qui, con un approccio di sistema, perché, cari colleghi, dobbiamo incoraggiare le scelte libere e sostenere le scelte di maternità e paternità. Ci dobbiamo chiedere perché c'è uno scarto tra le aspettative di fecondità e il tasso di natalità: le giovani coppie non sono sostenute; non è egoismo, quindi, né edonismo, ma si chiama precariato e crisi economica. Non lo diciamo noi, ma i dati ISTAT, dei quali ne riporterò solo uno: nel 2017 l'Italia ha toccato il suo minimo storico di nascita (458.000 neonati) ed il numero dei decessi ha superato quello dei nati, con un saldo negativo di quasi 200.000 unità. È su questo che la politica si deve interrogare e anche a questo un Documento di programmazione deve saper rispondere. Il Governo del cambiamento, se cambiamento vuole creare, produrre e introdurre, anche su questo tema deve fare la sua parte. Questo Governo non deve avere paura di lanciare una politica per sostenere la famiglia: la Francia l'ha fatto decenni fa, lo voglio ricordare ai colleghi, ed è riuscita a sconfiggere la crisi demografica. Perché allora, cari colleghi, sottolineare in un Documento economico questi aspetti? Non è soltanto per quella che viene definita la gioia di essere "continuati", ma per un altro ragionamento. È perché la maternità e la paternità non sono un fatto privato; la maternità e la paternità hanno un valore sociale e, come tali, devono essere affrontate, condivise e sostenute. E allora, coraggio, introducete questo cambiamento e aiutate il Paese a fare figli. È la storia che lo chiede alla politica, non sono i dati statistici. È la storia che lo chiede alla politica, non solo per il nostro passato - e sarebbe già abbastanza - ma per il suo futuro. La posta in gioco, che ritengo centrale, è infatti l'identità stessa del nostro popolo e la sua continuità. (Applausi dal Gruppo FdI e del senatore Mangialavori) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Solinas. Ne ha facoltà. SOLINAS (L-SP) . Signor Presidente, signori del Governo, colleghe e colleghi senatori, il Documento di economia e finanza, oggi all'esame dell'Assemblea, reca in sé il limite e le contraddizioni proprie di un testo asseritamente tecnico adottato da un Governo dimissionario in una congiuntura particolare di transizione tra due legislature. Invero, però, ripropone fra le righe una linea di sostanziale continuità rispetto ai totem laici delle formule finanziarie europee: austerità, flessibilità, svalutazione competitiva. Il voto del 4 marzo impone a questa maggioranza e al Governo che ne è espressione un profondo ripensamento dei contenuti e della filosofia di fondo del DEF a partire dalla costruzione dello scenario e del programma nazionale di riforma. Se è pur vero che il rapporto tra deficit e PIL rappresenta uno dei principali indicatori internazionali per gli investitori, deve coerentemente affermarsi che il suo valore possa essere aggiustato operando non solo sul numeratore con politiche depressive di continua riduzione della spesa. Noi restiamo convinti che si possa e si debba agire sul denominatore, incentivando la domanda e la crescita. Certamente questo renderà necessaria una revisione in sede europea delle scelte sugli stringenti vincoli di bilancio e le misure di austerità fiscale che hanno contraddistinto le politiche comunitarie degli ultimi due lustri. Giova sul punto richiamare un dato oggettivo e non previsionale del quale non possiamo non tener conto, rappresentato dagli effetti negativi delle sole politiche di offerta che, presentate come soluzione per eccellenza (basti ricordare in questa sede il ricorrente richiamo alle varie liberalizzazioni, privatizzazioni, flessibilità), hanno invece acuito la fase depressiva. In questo senso anche i modelli economici di Krugman dimostrano che in economie impegnate nella riduzione del debito, come quella italiana, l'espansione dell'offerta può ridurre non solo i prezzi, ma lo stesso prodotto. Così come una crescente flessibilità del mercato del lavoro, con una correlata contrazione dell'occupazione stabile, rischia di aggravare la recessione poiché, riducendo il reddito complessivamente disponibile per la popolazione, determina il collasso della domanda aggregata. Evidenti ragioni di tempo e procedurali hanno imposto che si lavorasse su questo testo base, ma auspico che la risoluzione che sarà approvata dal Senato impegni il Governo ad un aggiornamento del DEF che lo adegui alle linee programmatiche sulle quali ha ottenuto la fiducia delle Camere. (Applausi dal Gruppo L-SP) . Con riferimento al quadro macroeconomico sebbene gli ultimi anni abbiano consolidato un trend di crescita mondiale sostenuta dal manifatturiero e dagli impulsi espansivi del commercio internazionale intorno al 3,8, secondo le stime del Fondo monetario internazionale, l'economia europea segna un passo più lento, al 2,4, con una controtendenza per i prossimi anni valutati in decelerazione al 2 per cento. In tale contesto l'Italia cresce meno, attestandosi sull'1,5 per cento, e le previsioni nel biennio sono al ribasso fino al 1,1 per il 2019, con una preoccupante prospettiva di scenario geoeconomico e politico internazionale. Il tasso di disoccupazione è stabilmente al di sopra del 10 per cento, con picchi intollerabili nel Mezzogiorno e nelle isole del Paese. Occorre un grande piano di investimenti pubblici che rilanci una fase espansiva del ciclo economico, ma occorre pure ricreare condizioni favorevoli per gli investimenti privati; meno burocrazia, certezza dei diritti, maggiore speditezza dei procedimenti amministrativi e stabilità delle politiche. Occorre però soprattutto assumere una nuova centralità del protagonista dimenticato della vita: l'uomo. Tutti gli indicatori, i valori e i numeri dei quali parliamo hanno assunto nel tempo una supremazia perniciosa. Noi siamo convinti che le regole di un consesso che voglia realmente dirsi civile e democratico debbano essere funzionalizzate al perseguimento di un benessere collettivo che renda dignità alla vita di ciascun cittadino. (Applausi dal Gruppo L-SP) . Questa china di povertà, vecchie e nuove, di marginalità e sofferenze che avanzano nella società contemporanea stanno minando i presupposti di una pacifica convivenza civile e sostanziano una percezione negativa di tutti i livelli di governo e delle stesse istituzioni, fino a compromettere il sogno di una costruzione europea fondata sui popoli e sulle Regioni e non sulle burocrazie e le regole finanziarie. L'integrazione che serve sarà possibile solo in un contesto di ritrovata fiducia che dipende da politiche espansive in grado di creare nuova ricchezza da redistribuire equamente. Su queste basi va avviata una rinegoziazione profonda dei vincoli di bilancio e delle politiche macroeconomiche europee. (Applausi dal Gruppo L-SP) . Confidiamo nell'azione annunciata dal Governo in questo senso che dovrà liberare risorse per ricucire il Paese sia geograficamente che socialmente. Noi sardisti e leghisti insieme a questo dedicheremo ogni energia e tutto l'impegno in questa legislatura che si apre. Io personalmente lo farò con un particolare riguardo per la mia piccola patria, la Sardegna, che sconta da troppo tempo inascoltata il peso e le diseconomie derivanti dalla sua condizione di insularità che acuisce inesorabilmente ogni effetto negativo patito dal Paese nel suo complesso. Ma noi sardi abbiamo una tenacia ancestrale, dimostrata anche un secolo fa nelle trincee del Carso e del Monte Zebio, quando, per contribuire a disegnare i confini del Paese attuale, abbiamo pagato il più grande tributo di sangue della Grande Guerra. Come segretario del Partito sardo d'azione, fondato dai combattenti reduci della gloriosa Brigata Sassari, porterò nell'umile consapevolezza dei miei tanti limiti, quella tenacia sulle trincee di oggi: la disoccupazione, la disuguaglianza e la sofferenza di tutto un popolo. (Applausi dal Gruppo L-SP e della senatrice Gaudiano. Molte congratulazioni) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Damiani. Ne ha facoltà. DAMIANI (FI-BP) . Signor Presidente, onorevoli rappresentanti del Governo, colleghi senatori, vorrei richiamare l'attenzione dell'Assemblea su una proposta presente e prioritaria nel programma del mio Gruppo politico, Forza Italia, e contemplata anche nella risoluzione al DEF che a breve depositeremo, cioè l'impegno del Governo all'attuazione di un grande piano strategico per il Sud, finalmente svincolato da logiche assistenzialiste e fondato sugli incentivi alla libera iniziativa economica. Credito, politiche fiscali e infrastrutturali, investimenti sono gli interventi capaci di creare un contesto che possa rendere il Mezzogiorno attrattivo. In tale direzione, uno strumento di impatto molto incisivo può essere rappresentato dalla cosiddetta clausola del 34 per cento - cioè la previsione di un livello di spesa ordinaria in conto capitale da destinare al Sud proporzionale alla popolazione residente; anzi, Forza Italia nella sua proposta aumenta questa percentuale e vuole portarla al 45 per cento. La Svimez ha voluto stimare retrospettivamente quanto avrebbe inciso, negli anni della crisi, l'applicazione di questa clausola del 34 per cento: la perdita di prodotto e occupazione sarebbe stata dimezzata e il saldo sarebbe stato positivo per l'intero Paese. Il ministro Lezzi ha confermato nei giorni scorsi di voler dare attuazione al provvedimento attraverso contributi dei singoli Ministeri interessati: l'auspicio è che finalmente si possa passare dalle buone intenzioni ai fatti e tramutare in realtà le nostre proposte. Occorre guardare al Sud oggi con occhi nuovi, non come un problema in cerca di soluzione ma come un'opportunità per il rapido recupero dell'economia nazionale e continentale. È un dato che il Sud stia crescendo molto più del Nord. Nel 2016 ha consolidato la ripresa con una crescita dell'1 per cento del PIL superiore al resto del Paese. Soprattutto l'industria manifatturiera sta crescendo negli ultimi anni, anche il doppio rispetto a quella del Nord Italia. L'obiettivo della politica economica dovrebbe essere oggi l'accelerazione del tasso di crescita. Per proseguire su questa strada virtuosa occorre evitare però alcune misure: l'attivazione delle clausole di salvaguardia dell'IVA per circa 15 miliardi di euro nel 2018 avrebbe un impatto fortemente negativo sull'economia meridionale, perché i nuclei familiari al Sud hanno livelli di reddito bassi. Non solo il reddito è mediamente più basso ma, essendo il tasso di occupazione femminile nel Mezzogiorno di circa 30 punti percentuali più basso rispetto a quello del Centro-Nord, anche la possibilità di avere un secondo reddito in famiglia per integrare il primo è molto scarsa. È allora evidente che misure come il reddito di cittadinanza sono solo una sorta di palliativo con cui temporeggiare, più che risolvere i problemi, se il Governo non dovesse intervenire con forza e ad ampio raggio sulle questioni del lavoro, incidendo sulle dinamiche strutturali. Il Sud cresce nonostante il trend decrescente della redistribuzione operata dalla finanza pubblica per il Mezzogiorno, in calo, dai primi anni Duemila, di più del 10 per cento. Non va poi affatto trascurata l'interdipendenza che c'è oggi tra Nord e Sud, soprattutto nei flussi commerciali. La domanda interna del Sud, data dalla somma di consumi e investimenti, attiva circa il 14 per cento del PIL del Centro Nord, quasi 180 miliardi. Per ogni 10 euro che dal Centro Nord affluiscono al Sud sotto forma di residui fiscali, 4 euro fanno il percorso inverso sotto forma di domanda di beni e servizi. Puntare sul Mezzogiorno significa poter contare sulla spinta del motore interno dello sviluppo e dare più forza all'intero Paese: c'è dunque urgente necessità di investimenti pubblici e privati e di lavoro. L'altra nota dolente riguardante il Sud è il credito. Nel Sud il denaro costa di più e l'accesso su richiesta è di gran lunga inferiore rispetto al resto del Paese. Basti considerare la differenza che c'è tra depositi e impieghi: il Sud nel 2016 ha un deficit di impieghi rispetto ai depositi di 5 miliardi di euro, a fronte di un surplus centro-settentrionale di oltre 800 miliardi di euro, segno che qualcosa non funziona. L'accesso al denaro va quindi reso più possibile e meno costoso. Un ruolo essenziale in questo ambito possono avere le banche di credito cooperativo e le casse rurali, per favorire la nascita di progetti di impresa giovanile nelle Regioni del Mezzogiorno. Più di 63 miliardi di euro di impieghi e 53 miliardi di euro di depositi sono numeri che rappresentano un riferimento prezioso per il tessuto imprenditoriale. Anche le banche popolari svolgono oggi un ruolo capillare di sviluppo sul territorio. Occorre ripensare il Mezzogiorno avendo come orizzonte il Mediterraneo, perché il Mediterraneo significa logistica, scambi commerciali, filiere agroalimentari, grandi infrastrutture, appalti e opere pubbliche. Il Mezzogiorno è una piattaforma logistica di primo ordine. Purtroppo negli anni poco o niente si è realizzato per rivitalizzare le nostre coste, i porti, i retroporti, le ferrovie e gli interporti. La nuova politica meridionalista deve emanciparsi dall'assistenzialismo e dall'attesa di risorse. Una sfida complessa quella del Governo, atteso da noi, come Gruppo di Forza Italia, al banco di prova per l'attuazione del contratto, che dovrà vedere unità di intenti fra due forze politiche che l'hanno sottoscritto e che proprio in materia di Mezzogiorno e di politica economica hanno notevoli divergenze. Quindi dovrà dimostrare di aver ben compreso la lezione della necessità di leggere, analizzare e risolvere i problemi con approccio sistemico e non settoriale, lasciando fuori dalla porta le frizioni tra Nord e Sud e imponendo al Paese un cambio di passo e di rotta che trovi nei principi costituzionali di solidarietà e coesione nazionale la chiave di volta della sua futura azione. (Applausi dal Gruppo FI-BP. Congratulazioni) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Turco. Ne ha facoltà. TURCO (M5S) . Signor Presidente, illustri componenti del Governo, pregiatissimi colleghi, il Documento di economia e finanza in corso di approvazione e redatto dal precedente Governo di certo non rispecchia gli orientamenti politici e le scelte strategiche dell'attuale maggioranza, in virtù del contratto sottoscritto dalle forze politiche che hanno dato vita al nuovo Esecutivo. Ritengo utile e opportuno soffermarmi su alcune importanti considerazioni riconducibili all'arcinota, superdiscussa e mai risolta questione meridionale. Trattasi di una pericolosa crisi, che perdura purtroppo da tanti anni, al punto da assumere le ciclopiche proporzioni di una vera e propria emergenza di sistema, così come attestato dalle sensibili variazioni di segno negativo rilevate dai diversi indicatori economici, occupazionali, sociali e culturali. La gravità di tale questione trova peraltro conferma nel rilevante calo dei consumi, che si manifesta anche in settori economici vitali come quello alimentare e sanitario. Al Sud il livello di povertà è tale che persino una consistente e crescente parte della popolazione rinuncia a qualsiasi forma di cura e di assistenza primaria. Il Sud in questi anni è stato abbandonato e isolato al suo amaro destino, nella totale e consapevole indifferenza degli ultimi Governi, come fosse un relitto inutile e fastidioso. In questo contesto, risulta ovvio che povertà economica, abbandono sociale e degrado culturale la facessero da padroni. È arrivato il momento che il Paese, nella sua interezza, si faccia finalmente carico di questa emergenza. In Italia non si potrà mai conseguire una reale, solida e diffusa crescita economica e sociale, oltre che culturale, se questa non verrà accompagnata dal riscatto economico del Sud. Si rende necessario, però, avviare un coraggioso e tempestivo mutamento della metodologia sinora adottata. Per il successo di tale cambiamento metodologico, è opportuno abbandonare la politica assistenzialistica, dei contributi a pioggia, o sostenere le solite cattedrali industriali nel deserto, incapaci di creare benessere diffuso, equo, rispettoso dell'ambiente e della salute dei cittadini, così come si è verificato nella nota vicenda che vede protagonista l'ILVA di Taranto, in cui tutt'ora, dopo sei anni del nulla, si trovano contrapposti il diritto alla salute e alla salvaguardia dell'ambiente e il diritto al lavoro. Si propone, pertanto, una nuova visione, di tipo prospettico, che sappia, da una parte, valorizzare le vere vocazioni territoriali del Sud, quali l'agricoltura, il turismo, l'enogastronomia, l'artigianato, la maricoltura, i traffici portuali e aeroportuali con la relativa logistica, solo per citarne qualcuna; dall'altra, sostenere l'innovazione, la ricerca scientifica e i nuovi settori economici del futuro, quali la robotica, l'informatizzazione, l'intelligenza artificiale, l'aerospazio, le energie rinnovabili, l'industria 4.0. I recenti dati ISTAT confermano che la crescita economica è stata più vivace nel Nord (più 1,3 per cento) rispetto a quanto osservato nel Mezzogiorno (più 0,1 per cento). In sostanza, se si considera solo questo parametro, si può affermare che il Sud è rimasto quasi fermo. Le differenze tra Nord e Sud si sono estremamente accentuate soprattutto per la brusca riduzione degli investimenti infrastrutturali, sia pubblici che privati. A conferma di tale disomogeneità, si cita, a titolo di esempio, la mappa delle zone coperte dalla fibra ottica oppure le linee ferroviarie ad alta velocità, laddove ai 732 chilometri del Nord si contrappongono i soli 237 chilometri del Sud, a cui si aggiunge l'arretratezza dell'intera mobilità locale. Tra gli altri fattori che hanno contribuito ad acuire le differenze tra gli estremi poli del Paese, certamente rilevante è quello riconducibile al settore creditizio. Il sistema bancario, infatti, raccoglie risparmi che investe prevalentemente nelle aree nord del Paese, impiegandoli, peraltro, a tassi inferiori rispetto a quelli praticati nelle aree meridionali. Si sono venuti, così, a determinare un dualismo e un'inaccettabile asimmetria creditizia alle persone e alle imprese, rafforzati dalla constatazione che al Sud non esiste più un sistema bancario radicato sul territorio e integrato con le esigenze dei diversi stakeholder . Tale fenomeno rischia di accentuarsi ancora di più con la riforma del credito cooperativo recentemente varata. Le ex casse rurali, invero, seppur con le loro dovute criticità, hanno, da sempre, svolto un inconfutabile e fondamentale ruolo strategico di sostegno e di sviluppo territoriale, sul piano sia economico che sociale. Sussiste, inoltre, un'altra problematica che di rado viene sollevata, ma che ho avuto la possibilità di approfondire in ragione delle diverse ricerche condotte in ambito accademico, ovvero la situazione finanziaria dei Comuni italiani. Ebbene, anche da questo punto di vista, il divario Nord-Sud è emblematico. I diversi studi scientifici condotti sul tema attestano che più del 73 per cento dei dissesti finanziari degli enti locali si registra al Sud, con un numero di dissesti annui dichiarati negli anni 2011-2015 quasi triplicato rispetto ai periodi precedenti. Questo dato diventa particolarmente rilevante se lo si collega al principio del Patto di stabilità e alle distorsioni prodotte dal sistema di determinazione dei fabbisogni standard , introdotto con il federalismo fiscale, che il Sud non ha saputo affrontare. Altra criticità che merita analoga attenzione è la condizione di molte università meridionali, che, a seguito delle ultime riforme universitarie, rischiano non solo il tracollo finanziario, ma anche la perdita di quell'essenziale capitale umano necessario alla loro stessa sopravvivenza, sia in termini di corpo docente, sia in termini di popolazione studentesca. Le ragioni di tale crisi, oltre che storiche, sono riconducibili soprattutto all'assenza di poli produttivi e distretti economici e scientifici limitrofi in grado di sostenere e finanziare le stesse attività di ricerca degli atenei del Sud Italia. Lo scambio osmotico tra università, mondo della ricerca, impresa e sistema finanziario dovrà essere alla base del processo di innovazione scientifico-tecnologico, che può fare recuperare competitività a un'area depressa come è oggi il Mezzogiorno. Questo processo, però, ha necessità di essere alimentato e coordinato da una maggiore presenza e da un maggiore sostegno statale, soprattutto in ambito culturale, oltre che infrastrutturale. In conclusione, autorevole Presidente, distinti governanti e illustrissimi colleghi, tengo a ricordare che il nostro primario compito istituzionale consiste nel dare piena attuazione al dettato costituzionale di cui all'articolo 3, che al secondo comma recita testualmente: «È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese». Concludo con il noto proverbio «gli ultimi saranno i primi» ma, nella fattispecie del fenomeno meridionale, ancora oggi, dopo decenni, si constata che gli ultimi sono rimasti sempre più ultimi. (Applausi dal Gruppo M5S. Congratulazioni) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Ferrazzi. Ne ha facoltà. FERRAZZI (PD) . Signor Presidente, colleghi senatori, non c'è dubbio alcuno che il tema dell'economia circolare al livello internazionale sta finalmente assumendo centralità e uscendo dai luoghi della ricerca scientifica per diventare una consapevolezza comune e soprattutto un'attività reale dei Governi. Da questo punto di vista, certamente i Governi degli ultimi cinque anni hanno fatto importantissimi passi in avanti e di questo credo che, al di là dell'appartenenza di ognuno di noi, dobbiamo tutti essere orgogliosi. È del tutto evidente, infatti, che lo sviluppo del Paese passa attraverso l'economia circolare; ne va della qualità della vita come della sostenibilità dell'ecosistema in generale. È un concetto non certo nuovo, ma innovativo relativamente ai normali e attuali processi di produzione. È un concetto che trasforma la produzione e anche il consumo da semplicemente lineare a ciclo rigenerativo; lavora nella logica dei sistemi resilienti, e dunque della diversità come punto di forza; lavora nella logica del risparmio delle risorse, e capiamo tutti la strategicità di questa questione. Lavora nella logica della riduzione dei rifiuti così come nella logica di generare nuovi e innovativi posti di lavoro. Lavora, ovviamente, nella logica anche della sharing economy , perché si tratta di passare dalla singola proprietà dei prodotti al reale utilizzo. Dunque, si entra direttamente nell'unico sviluppo possibile, e cioè nel concetto di sviluppo sostenibile. Per raggiungere questo mutamento culturale c'è bisogno di passare - e i Governi precedenti hanno fatto grandi passi avanti in questa direzione - per esempio, a innovazione di prodotto ma anche di processo all'interno di tutta la filiera industriale al fine di valorizzare l'estensione della vita dei prodotti. Bisogna lavorare su prodotti a lunga durata, per la diminuzione dei rifiuti. Analogicamente bisogna lavorare, per esempio, su tutta la questione del consumo del suolo. Lo sprawl è ormai una caratteristica dei nostri territori, non solamente di alcune città del Nord America o del Nord d'Europa. Il consumo del suolo è sulla bocca di tutti, ma bisogna lavorare coerentemente a questi concetti; dunque, relativamente a questo, grandi passi in avanti i nostri Governo hanno fatto sul tema della rottamazione edilizia, del recupero, della rigenerazione urbanistica, del consumo di suolo zero, attraverso il lavoro sui brownfield e non sui greenfield . Ora, l'economia circolare è un'economia nella quale nulla si spreca, gli scarti di una produzione non vengono più visti come rifiuti ma come sottoprodotti in grado, attraverso l'innovazione, come dicevo prima, di processo ma anche di prodotto, di dar vita a nuove opportunità industriali. È chiaro che, qualora ciò avvenisse, noi avremmo dei rifiuti che non sono più scarti perché verrebbero rimessi in ciclo e dunque diventerebbero materie prime rinnovate e si passerebbe al concetto di riuso, riciclo e recupero, che diventerebbero le parole chiave intorno alle quali costruire un nuovo paradigma per favorire la sostenibilità, l'innovazione e anche la competitività del nostro sistema industriale. A fronte di queste iniziative di Governo messe finalmente in moto, oggi l'Italia produce ancora circa 30 milioni di tonnellate di rifiuti urbani, di cui solo il 44 per cento viene sottoposto a riciclo e circa il 26 per cento, Presidente, va ancora conferito in discarica. Indichiamo pertanto a questo Governo di continuare nella direzione da noi intrapresa. In particolare, bisogna lavorare sulla logica della gestione dei rifiuti affinché sia accompagnata da misure di prevenzione della generazione dei rifiuti stessi. In particolare, come già avvenuto nel piano industria 4.0, si dovrà favorire la progettazione ecocompatibile e la ricerca per la realizzazione di prodotti maggiormente durevoli, riutilizzabili e riparabili. Bisogna lavorare nella logica degli appalti verdi delle pubbliche amministrazioni che vedono il nostro Paese in una posizione di avanguardia anche rispetto agli altri membri dell'Unione europea. Poi c'è il grande impegno di dimezzare il conferimento in discarica. Ora, è evidente, che a fronte di tutto questo, gli obiettivi da portare avanti sono quelli appena indicati ma una grande accelerazione va assolutamente data in questa direzione. Infine, per quanto riguarda il consumo del suolo, i Governi uscenti hanno operato una significativa trasformazione nella logica dei bandi. Ricordo il bando periferia, il più grande piano di trasformazione urbanistica nella storia della Repubblica, più di 2 miliardi di euro di investimenti messi a disposizione delle città. Ora, queste sono le linee da seguire e queste, sommariamente definite, sono le cose fatte. A voi, e soprattutto alla maggioranza, il compito di passare per il bene di tutta la collettività e di tutti i cittadini, al di là delle appartenenze, dalle parole - e spesso dalle chiacchiere - ai fatti. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Lonardo. Ne ha facoltà. LONARDO (FI-BP) . Signor Presidente, onorevoli senatrici e senatori, la proposta del DEF portata oggi dal Governo all'attenzione del Senato è la sintesi più efficace della fase politica che il Paese ha attraversato negli ultimi mesi. Una pagina dalle aspettative tutt'altro che rosee. Sono infatti tutte evidenziate, nel Documento come negli atti collegati nelle dichiarazioni a supporto, le contraddizioni e le storture del percorso politico nato dal connubio tra MoVimento 5 Stelle e Lega. Queste due forze politiche sono infatti riuscite a costruire, nonostante le alleanze elettorali sottoposte ai cittadini, una consistente maggioranza parlamentare, un presupposto indispensabile per costruire un Governo ma assolutamente poco sufficiente per governare davvero il Paese. Sono già archiviate le mirabolanti promesse della campagna elettorale, quando gli assegni di sussistenza sventolati sotto il naso degli elettori erano arrivati fino all'avveniristica cifra di 1600 euro mensili e più contenute erano le aliquote uniche per la tassazione alle imprese. Come emerge dall'impostazione che sottende il DEF, primo vero atto politico economico del nuovo Esecutivo, sono rimandate a data da destinarsi le tante propagandate misure di sostegno al reddito mentre resta tutta in piedi una visione dualista del Paese destinata, ancora una volta, a penalizzare il Sud. Non vedo il Ministro per il Sud che vedevo poc'anzi in giro e che mi farebbe piacere vedere qui. Mi viene da fare un parallelismo molto singolare, di antica storia, molto triste ed amaro; mi viene da pensare ad Achille Lauro che per accaparrarsi i voti inviava un paio di scarpe agli elettori: una prima e l'altra dopo per l'avvenuta elezione. Ma qui siamo di fronte ad un'evidenza ancora più drammatica perché la seconda scarpa, cari colleghi, credo non arriverà mai; nemmeno quella prevista per il Sud. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Dopo aver dispensato promesse di ogni genere, grazie alle quali si è ottenuto un consenso straordinario, concentrato proprio al Sud - ripeto: proprio al Sud - di colpo il Mezzogiorno sparisce dall'orizzonte politico del Governo e del DEF. Eppure, una vasta parte del Paese ha creduto, malgrado l'evidente irrealizzabilità, alle promesse della campagna elettorale. Ora il Governo ha il dovere di marciare verso quella direzione e di inserire le relative misure del Documento di programmazione. Non vi è traccia di questa sensibilità, anzi sembra proprio che l'abbraccio fra i nuovi alleati abbia modificato profondamente anche l'indirizzo perseguito dal grillismo, divenuto velocemente molto meno avvezzo all'accoglienza e irrimediabilmente a trazione nordista. Ma il compito della classe dirigente del Sud, donne e uomini che da anni sono in prima linea per dare risposta alle tante emergenze, sarà proprio quello di richiamare ai propri doveri chi invece pensa di potersi dedicare ad altro, magari dopo aver fatto il pieno di voti. Eh no, onorevoli colleghi, questo non sarà consentito: chi ha promesso faccia ciò che deve, oppure chieda scusa. Chi conosce le reali condizioni del Mezzogiorno sa bene che, nonostante la crescita del PIL, che potrebbe portare il Paese a livelli pre-crisi, il Sud continua a camminare a una velocità ridotta. Un dualismo che penalizza in particolare i giovani, su cui si concentrano i nostri drammatici fenomeni migratori. Negli ultimi quindici anni - udite udite - 1,7 milioni di abitanti delle Regioni meridionali è emigrato. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Oltre 700.000 non hanno fatto più ritorno. Di questi ultimi, il 70 per cento aveva un'età tra i quindici ed i trentaquattro anni, per oltre un terzo ragazzi laureati. Il Sud ha già pagato ed ancora sta versando il più alto dei tributi. Vanno via le migliori intelligenze e le forze giovani che invece dovrebbero rappresentare il volano per la crescita, con un tasso di occupazione che resta il peggiore d'Europa ed il record negativo di nascite sin dall'Unità d'Italia. Non abbiamo alcun pregiudizio nei confronti del nuovo Esecutivo, come annunciato valuteremo serenamente ogni provvedimento, supportando senza steccati ideologici quelli utili al rilancio del nostro Paese. È tuttavia chiaro che va recuperato un indirizzo univoco per la politica economica e, dunque, per l'azione di Governo. Ci sono punti dirimenti che vanno chiariti in maniera netta. Non è seriamente pensabile una politica che sia assistenzialista, da un lato, e ultraliberista dall'altro. Non si tengono insieme gli opposti. Nel migliore dei casi si sterilizza l'efficacia delle misure, molto più spesso si creano guazzabugli che gli italiani non possono permettersi. Allo stesso modo, il Governo deve decidere una volta e per sempre se essere vicino al Sud. Non basta l'aver creato un Ministro dedicato, ma senza portafoglio e senza contenuti; bisogna invece favorirne la ripartenza, dare fiato alle famiglie e alle imprese, costruire un orizzonte nuovo di sviluppo e crescita, oppure continuare con le previsioni che caratterizzano anche questo DEF. Per le ragioni espresse, per l'assenza di tutti quei provvedimenti annunciati e che non si trovano in questo documento (ad iniziare dal reddito di cittadinanza), per la mancanza di un'attenzione minima alla situazione difficile che attraversa il Mezzogiorno, per la distrazione clamorosa che dopo la campagna elettorale ha caratterizzato il Governo che dimentica il Sud, per le motivazioni citate e per quelle desumibili dalle reali esigenze dei giovani, delle famiglie e delle imprese del Sud, che aspettavano e aspettano risposte e non ottengono nulla da questo DEF, annuncio il mio voto contrario. (Applausi dal Gruppo FI-BP. Congratulazioni) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Ruspandini. Ne ha facoltà. RUSPANDINI (FdI) . Signor Presidente, onorevoli colleghi senatori, nel 2017 gli investimenti pubblici sono scesi a 33,7 miliardi, pari al minimo storico del 2 per cento del PIL, quando nel resto dell'Eurozona la media è del 2,6 per cento. Rispetto al 2016, si è registrata una riduzione degli investimenti pubblici del 6,2 per cento in termini reali. Dal 2007 al 2017, la riduzione degli investimenti è stata superiore al 36 per cento. Da una parte, quindi, una diminuzione drastica degli interventi pubblici, dall'altra il debito pubblico continua inesorabilmente a crescere, superando ogni anno un nuovo record . Abbiamo superato addirittura quota 2.300 miliardi di euro in questi primi mesi dell'anno. Si riducono le spese in investimenti, ma la spesa pubblica complessiva resta un mostro titanico, arrivando a sfiorare il 49 per cento del PIL. Fratelli d'Italia vuole ridurre la spesa pubblica corrente improduttiva, ma aumentare in modo consistente la spesa pubblica in investimenti, in opere, in infrastrutture. Del resto, questa è la nostra storia di italiani eredi della grande civiltà romana. I nostri antenati hanno esportato in tutto il mondo civiltà, costruito acquedotti, ponti, strade e porti, migliorando le condizioni di vita anche di altri popoli, soprattutto dell'Europa, come quelli che oggi si permettono di darci addirittura lezioni e verso i quali si hanno, anche in questa Aula, atteggiamenti remissivi e, in un certo senso, di timore reverenziale. Come possiamo accettare che alcuni collegamenti costruiti dagli antichi romani siano ancora oggi perfettamente funzionanti mentre crollano ponti, magari il giorno dopo essere stati inaugurati? Come possiamo accettare che si sbriciolino strade come se nulla fosse? Che si arrugginiscano i porti? Noi siamo eredi di chi ha costruito strade consolari che hanno unito la penisola; siamo gli eredi di chi ha costruito acquedotti che ancora servono le nostre famiglie. Siamo i figli di un'Italia che, negli anni Sessanta, poco dopo la guerra, realizzava autostrade che ancora oggi utilizziamo ogni giorno. Come possiamo accettare - faccio un esempio fra mille - che in Puglia le ferrovie siano ancora a binario unico? Come possiamo accettare che non esistano collegamenti dignitosi tra Catania e Palermo? Il funzionamento di queste infrastrutture e il loro miglioramento vorrebbe dire più turismo, più industria, più ricchezza e più economia. Bisogna allora invertire completamente questa visione; soprattutto, bisognerebbe averla una visione perché purtroppo in questo DEF non c'è un piano di investimenti e ne troviamo poche tracce anche nell'accordo Grillo-leghista su alcuni temi. Non ci sono neppure adeguate coperture e una riflessione seria sulla oggettiva necessità di puntare sulle infrastrutture digitali, tema che dovrebbe essere sentito, per esempio, da chi ha trasferito su Internet perfino la sua idea di democrazia. Nel momento in cui tutto il mondo discute di quell'immenso investimento in infrastrutture e collegamenti, che è la nuova via della seta, noi siamo fermi da anni. Qualcuno vorrebbe addirittura opporsi a una grande opera come quella della TAV o al ponte sullo Stretto. Una Nazione che non costruisce strade, che non progetta ponti, porti, aeroporti e infrastrutture, è una Nazione che ha rinunciato a crescere ed è destinata a scivolare nella miseria. Per questo chiediamo al Governo di recepire le proposte di Fratelli d'Italia in tema di investimenti pubblici, che vorremo riproporre nella nostra risoluzione. Si dovrebbe destinare almeno il 3 per cento del PIL a investimenti pubblici e infrastrutture per tornare a puntare sull'ammodernamento della Nazione, partendo dalla rete digitale e passando al miglioramento del trasporto pendolare ed all'alta velocità. Ci vorrebbe un piano per il Sud per realizzare le condizioni infrastrutturali e logistiche necessarie alla crescita e allo sviluppo del territorio. C'è poi anche la difesa dei nostri beni strategici, della nostra capacità produttiva dall'aggressione straniera, a partire dalla tutela delle reti di telecomunicazione, infrastrutturali, logistiche, tecnologiche e di trasporto, quelle stesse che anni di Governo della sinistra hanno reso terreno fertile di saccheggio della Francia e di altri Stati stranieri. Se il Governo seguirà questa strada che guarda al futuro della nostra Nazione potrà contare sulla leale collaborazione di Fratelli d'Italia. Ecco quindi che - diciamoci la verità - la vera sfida in Europa sarà quella di portare la quota per gli investimenti strutturali al di fuori del calcolo dell'odierno rapporto deficit -PIL consentito. Questa è la sfida e su questa sfida Fratelli d'Italia ci sarà. (Applausi dal Gruppo FdI . Congratulazioni) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Biasotti. Ne ha facoltà. BIASOTTI (FI-BP) . Signor Presidente, certamente i membri del Governo sanno che, come diceva il mio collega precedentemente, all'interno del Documento di economia e finanza c'è un capitolo molto importante sulle infrastrutture che, in particolare, vengono ritenute obiettivi prioritari e indispensabili per la crescita economica del nostro Paese. Oggi noi paghiamo 7-8 punti di PIL per inefficienza infrastrutturale sia marittima sia portuale sia stradale, che ferroviaria. Per fortuna questo Documento lenisce questa carenza e dà una prospettiva di sviluppo. In questo Documento ci sono diverse opere e mi voglio soffermare su due di esse. La prima è il Terzo valico di Genova, la cosiddetta linea ferroviaria che da Genova porta a Rotterdam, e che ci potrebbe permettere di far fermare le navi che giocoforza passano nel Mediterraneo e che invece vanno nei porti del Nord, con un aggravio inaccettabile per l'economia del nostro Paese. Questo Terzo valico è già stato finanziato totalmente ed è stato già effettuato un lavoro per il 30 per cento del suo costo totale. La seconda opera è la Gronda di Genova, un passante autostradale - c'è un continuo intasamento di merci, dal momento che abbiamo ancora un'autostrada fatta da Mussolini che passa in mezzo alla città, a due corsie, veramente inaccettabile - che è considerata l'opera più strategica della Società autostrade. Questa opera è a costo zero per lo Stato poiché è finanziata totalmente da Autostrade per l'Italia, avendo ottenuto la stessa due mesi fa una proroga quadriennale per poter aumentare un po' i pedaggi. Quindi è a costo zero, perché è già totalmente finanziata. Non so neanche se il ministro Toninelli e il vice premier Di Maio conoscano nel dettaglio questo Documento di economia e finanza, perché il ministro Toninelli ha dichiarato da tutte le parti, al «Sole 24 Ore» e in TV, che tutte le opere infrastrutturali verranno sospese, valutando attentamente la loro sostenibilità; non si sa con quale parametro, visto che le opere pubbliche non sono un'attività economica calcolabile con un dare-avere, bensì un'attività che dura cinquanta-settant'anni. Quindi le sospenderà. Ancora più grave: il vice premier Di Maio è venuto a Genova dichiarando che il Terzo valico è un'opera del tutto inutile, è una lobby del cemento e non si può fare. Per mia fortuna - e concludo il mio intervento - il Governo è a trazione leghista; non è un Governo giallo-verde, perché ormai il giallo è diventato praticamente verde, e questo mi solleva abbastanza. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Laforgia. Ne ha facoltà. LAFORGIA (Misto-LeU) . Signor Presidente, devo dire a quest'Assemblea che l'oggetto della discussione di oggi è piuttosto curioso. Noi ci troviamo a ragionare del Documento di economia e finanza solo per quanto riguarda la parte di aggiornamento del quadro tendenziale, che è totalmente fuori dalla nostra discussione perché non è contenuto nel Documento; non è contenuta nella risoluzione di maggioranza tutta la parte che riguarda la questione della politica economica in senso stretto, la parte programmatica. Signor Presidente, per il suo tramite - ho ascoltato alcuni esponenti e sembra quasi che questo passaggio sia burocratico e di consegne, visto che ci si riferisce a un qualcosa fatto dal Governo precedente - vorrei dare una notizia: da oggi il DEF è creatura della maggioranza e noi ci saremmo aspettati di leggere in quel Documento qualcosa di più significativo sulle cose che intende fare questo Governo sul piano della politica economica, e non semplicemente un generico riferimento a quel contratto di Governo - così lo chiamano - che dal nostro punto di vista è poco più che un manifesto politico, peraltro dai tratti molto incerti, vorrei dire per certi versi persino inquietante. Questo non ci impedisce, per quanto ci riguarda, di fare delle considerazioni di fondo sulle suggestioni che abbiamo ascoltato, perché tali: sono suggestioni di politica economica, che peraltro abbiamo cercato di captare qua e là in qualche diretta Facebook, in qualche dichiarazione. Ripeto, suggestioni di politica economica, che naturalmente non ci impediscono di dire brevemente che cosa faremo noi e che cosa pensiamo noi che servirebbe a questo Paese. Intanto ci vorrebbe la consapevolezza di un quadro più fragile di quanto non sia stato descritto sul piano macroeconomico (non mi soffermo su questo punto); ho ascoltato anche altri colleghi sottolineare il fatto che la crescita del PIL reale negli anni 2017-2018, attestatasi all'1,5 per cento, è destinata a scendere: la Commissione europea, le agenzie di rating internazionali e i maggiori istituti finanziari sostengono che le previsioni fatte sono un po' troppo ottimistiche, quindi ci misureremo con un abbassamento ulteriore delle previsioni di crescita. Le principali variabili economiche di questo Paese - che non elenco - sono sempre al di sotto della media dei Paesi dell'eurozona e noi dobbiamo misurare lo stato di salute dell'Italia non solo in relazione alla sua crescita, ma anche e soprattutto in relazione a quanto cresce rispetto agli altri. Il deficit e il debito pubblico vedono peggiorare la loro situazione, come diceva stamattina anche il relatore, anche in ragione del fatto che l'Eurostat decide di includere in questa spesa anche quella per il salvataggio delle banche. Nella nostra proposta di risoluzione abbiamo definito irrealistici e allarmanti gli obiettivi tendenziali di indebitamento per i prossimi anni perché sono fondamentalmente basati su ulteriori e pesanti riduzioni della spesa pubblica in alcuni settori delicati, a partire da quello della sanità. Dico questo, signor Presidente, perché penso che ci troviamo in un passaggio molto delicato. Non mi soffermo sul fatto che alcune delle variabili che hanno avuto un impatto positivo sul quadro macroeconomico non avranno più un ruolo nei prossimi mesi, a partire dalla fine del quantitative easing . Il tema in questo caso non è semplicemente il disinnesco delle clausole di salvaguardia. Mi consenta, signor Presidente, di dire che ci mancava che il Governo appena insediato non si occupasse della prima cosa di cui si sarebbe dovuto occupare, cioè di evitare un ulteriore salasso alle famiglie e alle imprese di questo Paese: siamo nella sfera del minimo sindacale. Il tema è se questo Governo (non lo sappiamo ancora, perché abbiamo semplicemente dei documenti molto generici) abbia la voglia e l'ambizione di capire cosa si muove dentro la scatola nera dei processi economici e produttivi del mondo del lavoro di questo Paese, cioè a che punto è l'Italia sul piano della sua trasformazione. Personalmente penso che noi dobbiamo capire - lo dico con una frase un po' enfatica - quali sono i segmenti, i settori, le parti della società italiana che hanno pagato più di altri il peso della globalizzazione e gli effetti di una lunga stagione di austerità delle politiche imposte dall'Unione europea. Signor Presidente, mi rivolgo a lei e, per il suo tramite, alla maggioranza: avete voglia di guardarci dentro? La mia impressione è che non ci sia assolutamente questa volontà; se sto alle sortite di questi giorni sulla questione dell'immigrazione e su una vicenda deprecabile e insostenibile come le dichiarazioni che abbiamo ascoltato sulla vicenda dei rom, ho l'impressione che la maggioranza sia interessata a tutto, a partire da una campagna elettorale permanente, fuorché ad occuparsi delle priorità degli italiani. Dovete spiegare ai vostri concittadini (che poi sono anche i nostri) che tutto ciò che state dicendo sul terreno dell'immigrazione e le sortite che state facendo non spostano di un solo millimetro la condizione materiale di milioni di donne e uomini di questo Paese. Dobbiamo dirla questa verità. Pensiamo allora che si debbano fare alcune cose (procedo velocemente, perché non ho abbastanza tempo). La prima è dichiarare ufficialmente che si è chiusa la stagione, che dura ormai da più di vent'anni e che peraltro ha avuto protagonisti anche trasversali alle forze politiche, nella quale si è pensato sempre, di volta in volta, che il nostro sistema economico e sociale potesse ripartire manomettendo le regole del mercato del lavoro, rendendolo più flessibile: il che poi, alla fine, ha sempre voluto dire comprimere la sfera dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori. Apriamo una nuova stagione, se ne siete capaci (io ne dubito), quella che dica che questo Paese non può crescere se non apre un grande piano di investimenti pubblici nei settori strategici, a partire da quanto riguarda l'ambiente e la sostenibilità ambientale (quello che nella nostra risoluzione abbiamo definito un green new deal ), i processi di decarbonizzazione ed un passaggio sostanziale dall'economia lineare a una economia circolare. Il lavoro: la prossima settimana verrà in Aula il ministro Di Maio. Ascolteremo cosa ci dirà, non solo sulla questione della sicurezza ma anche su tutto il resto. Vedo un proliferare di iniziative positive sulla questione dei lavori, dei nuovi lavori e delle tutele; anche qui, però, guardiamo dentro la scatola nera del mercato del lavoro di questo Paese. Questo Paese ha un mercato del lavoro nel quale, quando si genera una unità di lavoro in più, questa è precaria e si concentra nelle coorti più anziane (alla faccia della questione generazionale), e nei settori a più bassa tecnologia (alla faccia del ragionamento sul modello di specializzazione produttiva che dovremmo affrontare). Guardiamo, cioè, in faccia i problemi e, soprattutto, ingaggiamo delle sfide che riguardano la modernità. Noi siamo quelli che, in campagna elettorale, abbiamo detto che avremmo dovuto e che dovremmo fare, come Paese, quello che stanno facendo Paesi più avanzati del nostro. Vi è una grande discussione su come si aumenta l'occupazione, su come si aumenta l'occupazione di qualità e - aggiungo - su come si riduce l'orario di lavoro a parità di salario. Ci stanno ragionando grandi Paesi, molto più sviluppati del nostro. Quando parlate di fiscalità, riferitevi per favore alla Costituzione. Noi combatteremo la flat tax , perché è uno strumento di fiscalità iniqua, fuori dal perimetro della Costituzione. Per noi stare nella Costituzione vuol dire una cosa molto semplice (poi, traducetela come volete): chi ha di più in questo Paese deve e può dare di più, perché c'è bisogno di una grande operazione di ridistribuzione della ricchezza e delle opportunità. Infine, sull'Europa e, in generale, sull'impianto di politica economica rispetto soprattutto al tema del rigore dei conti pubblici, ho ascoltato le dichiarazioni del Ministro dell'economia e delle finanze. Insomma, l'impressione è che la maggioranza sia un po' più piombata e più paludata di quanto non sia il tono delle dirette Facebook del Ministro dell'interno. Siete scesi un po' dalla luna e siete arrivati un po' più a terra. Noi pensiamo, invece, che proprio sul tema dell'Europa e dell'impianto della politica economica che abbiamo conosciuto su quel terreno istituzionale negli ultimi anni vi sia bisogno di fare qualcosa di molto più radicale, come ad esempio arrivare a un rapporto deficit -PIL del 2 per cento per i prossimi anni; in modo da non battere semplicemente i pugni sul tavolo - che è la retorica che ha investito il dibattito pubblico di questo Paese in Europa - ma di cambiare realmente le regole del gioco. Se facciamo questo - ma temo che non lo farete - rimetteremo il Paese sui binari giusti. Noi faremo un'opposizione senza sconti ma, soprattutto, non ci limiteremo a fare un'opposizione: vorremmo costruire un'alternativa alla politica economica, alla politica sociale e alla vostra idea di Paese. (Applausi dal Gruppo Misto-LeU). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore De Bertoldi. Ne ha facoltà. DE BERTOLDI (FdI) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, signori rappresentanti del Governo, ci troviamo oggi a commentare un DEF che non ha padri, che probabilmente non ha nonni, che non ha avi ma che non ha neanche figli. Un DEF che nasce monco. Un DEF che non ha altro che una visione fotografata passiva di quello che è il risultato delle politiche della sinistra e che ha delle visioni prospettiche puramente ancorate a una politica difensiva. Un DEF che vede quindi tutta la nostra disapprovazione, perlomeno nei contenuti fotografati dallo stesso. Un DEF che, anche per quanto riguarda le previsioni, ripropone continuamente dati fantastici, non tanto perché sono belli ma perché sono un sogno. Già nel 2017, ad esempio, il DEF prevedeva un importo di 5 miliardi di euro (pari, se non sbaglio, allo 0,3 per cento del PIL) in materia di privatizzazioni, che si sono risolte poi, cari colleghi, in un'unica voce: «zero». Cinque miliardi erano previsti, zero è quanto si è conseguito. Che cosa hanno fatto il Governo Gentiloni Silveri e il Governo in carica? Hanno riproposto lo stesso DEF, con uno 0,3 per cento di PIL, pari a 5 miliardi di euro, nelle privatizzazioni. Continuiamo quindi a basarci su dati irreali, su fantomatiche dismissioni di immobili, che poi razionalmente non avvengono o comunque non si verificano con i numeri proposti. Questo purtroppo è lo status , che ha visto peraltro negli ultimi anni - e precisamente dal Governo Monti in poi - una crescita del debito pubblico di 400 miliardi, che d'altra parte non si è accompagnata ad investimenti, ma di fatto solo ad una crescita della spesa. Quando poi proprio nel DEF si parla di spending review - con un inglesismo che tra l'altro spesso si ripete, nonostante il nostro idioma non abbia nulla da invidiare all'inglese - questa revisione della spesa si traduce di fatto, nei dati del DEF e negli allegati, in nient'altro che in una contrazione degli investimenti pubblici. Questa è purtroppo la drammatica realtà. Troviamo poi sempre un DEF che fa i conti con una produzione industriale che è calata di 20 punti percentuali. Questi sono i dati che ci portiamo in dote, ma perché, onorevoli colleghi? Perché sono frutto di una politica difensiva, di una politica della crisi che non ha saputo osare, di una politica che per parlare alla pancia e alle masse ha voluto introdurre negli ultimi dieci anni le tasse sulla ricchezza, i superbolli, le tasse sulla nautica, allontanando cioè la ricchezza da questo Paese, anziché attrarla. La logica che dovrebbe improntare invece le attività della prossima legge di bilancio - e mi rivolgo al Governo - deve essere esattamente opposta a quella che il Partito Democratico ha seguito negli ultimi anni, così da avere una legge che sappia, non già ridistribuire la ricchezza che non c'è ma portare la ricchezza in questo Paese, attraendo capitali e investimenti in Italia. Questo non è stato fatto, ma se questo Governo vorrà avere il voto di Fratelli d'Italia dovrà farlo in modo chiaro, non barcamenandosi tra esigenze spesso opposte e magari anche inconciliabili. Dove sono finite, signori del Governo, le proposte chiare sulla flat tax e sulla pace fiscale? Di questi argomenti, cari alla nostra impresa, non abbiamo letto, mentre vorremmo leggere e, soprattutto, vorremmo vedere dei contenuti certamente più concreti e più chiari. Parlo quindi dell'unico obiettivo che sembra desumersi dalla lettura del DEF - obiettivo che ovviamente credo sia da tutti condiviso - vale a dire quello di evitare l'aumento delle aliquote IVA. Non serve chiosare che l'aumento dell'IVA non rappresenterebbe altro che una recessione, una contrazione della spesa. Avrei piacere di vedere negli atti del Governo quali misure si vogliono assumere per poter attuare realisticamente questa necessaria inversione sull'aumento delle aliquote IVA. A questo punto, cari colleghi, voglio richiamare un tema propedeutico a tutta la politica fiscale, finanziaria ed economica che il Governo potrà e dovrà fare: mi riferisco al tema del sommerso e dell'evasione e da dottore commercialista cito volutamente i risultati dell'analisi contenuta nella relazione sull'economia fatta dal Consiglio nazionale dei dottori commercialisti. Quando parliamo di sommerso - e concludo - di questi dati che sono stati quasi imposti drammaticamente, anche mediaticamente, all'opinione pubblica e che hanno denigrato il nostro Paese, 200 miliardi di euro di sommerso, pari al 12 per cento del PIL non sono altro che il 10 per cento del PIL al Nord, arrivando al 16 per cento al Sud. Ricordo che il dato del Nord è assolutamente coerente con i dati europei. Quindi abbiamo fatto norme liberticide in campo fiscale, abbiamo creato situazioni di inversione dell'onere della prova inaccettabili per criminalizzare l'impresa e il lavoro autonomo. Concludo invitando il Governo a ricordarsi che la nostra situazione non è così lontana dall'Europa, ma proprio per questo, deve migliorare un fisco che oggi è iniquo, vorace e occulto. Lo vogliamo semplice e improntato ad una flat tax che veramente possa attrarre ricchi e ricchezza in questo Paese; non si può ridistribuire quello che non c'è, si potrà magari ridistribuire meglio quello che ci sarà. Grazie e buon lavoro. (Applausi dal Gruppo FdI) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Durnwalder. Ne ha facoltà. DURNWALDER (Aut (SVP-PATT, UV)) . Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, siamo chiamati a discutere questo documento in una fase di transizione fra il quadro tendenziale dei conti pubblici presentato dal Governo Gentiloni Silveri e una iniziale esposizione degli impegni programmatici del nuovo Governo, situazione questa che consiglia al momento una valutazione prudenziale del quadro di finanza pubblica. In tale ottica va tenuto presente che vi sono delle priorità da rispettare affinché si debba e possa proseguire nel sostegno all'espansione dell'economia e a salvaguardare la credibilità dell'Italia in Europa in ordine al percorso di risanamento dei conti pubblici. Si tratta di un percorso che è stato intrapreso con continuità e con risultati positivi e che oggi non è né possibile né sostenibile interrompere, seppure sulla base di previsioni più moderate di crescita non soltanto per l'Italia, ma relative all'intera area dell'eurozona. Esso, infatti, dopo aver superato le aspettative nel 2017, attestandosi al 2,4 per cento, che rappresenta il livello di crescita più elevato degli ultimi dieci anni, conferma il suo trend positivo, ma con un rallentamento che nelle stime della Commissione europea viene attribuito a relativi fattori congiunturali. Per il nostro Paese pertanto i parametri di riferimento sono: crescita economica al 1,5 per cento; pareggio di bilancio nel 2020; rispetto del Patto di stabilità; riduzione del rapporto debito-PIL e contenimento del deficit . Per rispettare e sostenere tali parametri è necessario che il Governo esprima una politica economica che non interrompa le riforme strutturali che hanno consentito una riduzione progressiva del deficit e un'inversione della tendenza del debito, che si è stabilizzato con una riduzione di un punto percentuale: dal 131,8 per cento del 2017 al 130,8 per cento del 2018. È evidente come l'Italia debba proseguire e consolidare il proprio percorso di aggiornamento dei conti, ma è altrettanto obiettivo affermare come la nostra posizione di bilancio sia migliore di altri Paesi europei. Dunque quali devono essere le nostre priorità? E quali sono le priorità del nuovo Governo? Il dibattito parlamentare e la presentazione delle proposte di risoluzioni in ordine al DEF dovrebbero contribuire a delineare il quadro dell'azione di Governo, in misura meno approssimativa di quanto fin qui chiarito e nella prospettiva della prossima legge di bilancio. Ai fini della crescita economica, che a medio termine, per quel che riguarda l'Italia e l'eurozona, potrebbe presentare problemi aggiuntivi, rispetto a quelli di natura ciclica, dovuti ad eventuali misure o minacce protezionistiche, la misura più urgente è rappresentata dallo stop alle clausole di salvaguardia e dunque all'aumento dell'IVA, manovra che come sappiamo è stimata nell'ordine dei 12,5 miliardi di aumento. Il nuovo Governo ha annunciato l'intenzione di porre in sede europea l'esigenza di ulteriori margini di flessibilità a sostegno della crescita. Ciò avverrà in un quadro reso certamente più complesso dalla decisione della BCE di interrompere a fine 2018, pur senza aumento dei tassi nel primo semestre 2019, il quantitative easing . Il piano straordinario di acquisti di titoli pubblici da parte della BCE è stato un importante fattore di politica monetaria che ha garantito stabilità dei mercati, misure espansive ed un ridotto costo del debito. In Italia tale intervento si è tradotto in minori interessi, pari a 15 miliardi di euro l'anno, nonostante l'aumento del debito pubblico negli ultimi anni, una condizione che è stata resa possibile dal rispetto dei vincoli posti sui conti pubblici. Per queste ragioni attendiamo dal Governo l'indicazione di un quadro attendibile che eviti, per così dire, insostenibili estremismi programmatici. Per concludere, ci auguriamo che, nella ricerca delle risorse economiche per finanziarie l'ambizioso programma del nuovo Governo, esse non vadano ricercate, come già è avvenuto in passato, presso le autonomie speciali, in violazione delle prerogative statutarie e delle relative norme di attuazione. A questo proposito, vogliamo ricordare che l'accordo finanziario siglato nell'ottobre 2014 tra la Provincia autonoma di Bolzano e lo Stato italiano, il cosiddetto Patto di garanzia, ha ridefinito complessivamente, fino al 2022, i rapporti finanziari ed esclude la possibilità di modifiche peggiorative salvo esigenze eccezionali di finanza pubblica e per importi già predefiniti nel Patto stesso. A conferma di ciò segnaliamo l'importante sentenza della Corte Costituzionale n. 103 del 2018. Questa sentenza, per noi un caposaldo, ha ribadito le prerogative costituzionali e statutarie della nostra autonomia speciale anche in materia finanziaria, sottolineando il principio pattizio dell'autonomia finanziaria delle Regioni e delle Province a statuto speciale, principio che «non implica un vincolo di risultato, bensì di metodo», come ribadito in sentenza e va declinato nella forma della leale collaborazione. Si chiede quindi che tale principio sia scrupolosamente osservato e garantito anche nell'ambito di future leggi di bilancio. (Applausi dal Gruppo Aut (SVP-PATT, UV)) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Malpezzi. Ne ha facoltà. MALPEZZI (PD) . Signor Presidente, membri del Governo, colleghi, da membro della Commissione speciale, onestamente, avrei preferito che questa analisi e questa discussione venissero fatte con una netta presa di posizione del Governo in carica rispetto al Documento di economia e finanza e che esso non fosse affidato, così, alla Commissione speciale, perché mi sarebbe piaciuto vedere finalmente scritte nero su bianco le misure della campagna elettorale che oggi sono diventate il vero cambiamento di questo Governo, nel senso che sono proprio cambiate: non si parla più di abolizione della Fornero o dei 1.600 euro a famiglia in difficoltà, ma di provvedimenti che a nostro parere sono stati tutti annacquati o posticipati a data da definirsi. Non mi stupirei neanche, perché in questo siete maestri, se tra qualche tempo, con un'abile operazione di maquillage e di comunicazione (e siete davvero imbattibili), voi non prendeste provvedimenti dei Governi precedenti spacciandoli come vostri. Ma noi siamo perché le buone idee vadano condivise e continueremo a proporvele e lo stiamo facendo anche in questo momento: stiamo ribadendo l'importanza di potenziare il REI e delle misure di sostegno alla natalità, ma non basta, perché a fianco di quelle misure, che vanno a tamponare le emergenze, noi abbiamo visioni, facciamo politica e non scriviamo contratti e chi fa politica sa che servono misure per coprire le emergenze, ma servono anche misure per gettare uno sguardo verso il futuro, mentre voi, come dimostrano i vostri primi interventi, siete abituati a dare risposte solo sul qui ed ora, risposte che sono limitate e oscure. Ad ogni uscita di qualche vostro Ministro voi ribadite immediatamente: «No, un attimo, fa fede il contratto», fermo restando che forse anche il vostro contratto è scritto con la stessa malafede con cui non siete neanche in grado di presentarvi in Aula a spiegare come il finto Governo della trasparenza trasparente non sia ed è la cronaca degli ultimi giorni: non è trasparente nei fondi della Lega, non è trasparente nelle nomine, non è trasparente in quello che riguarda gli stadi e il caso Roma. Ma non è l'argomento di oggi. Torniamo a questo contratto che fa fede e se il contratto fa fede, nel contratto non c'è nulla, zero, in cui si parli di visione del futuro. E guardate che nella discussione che c'è stata qui oggi - e sono state ore di discussione - non si è citato nemmeno per una volta il termine «futuro». Quando si parla di futuro, si parla necessariamente di giovani e allora, visto che va di moda, visto che dà più credenziali, lo dico anch'io e lo dico «da madre», perché la genitorialità oggi per qualcuno è di moda, in particolare per il nostro Ministro dell'interno. Dico quindi, da madre di due figlie, che sono molto preoccupata, perché in questa assenza di visione del futuro a perderci sono le mie figlie e i figli di tutti, anche i vostri. Cosa diciamo, infatti, a quei giovani che devono fare i conti con un mondo che cambia a una velocità incredibile? La rivoluzione tecnologica è la sfida che i nostri ragazzi sono chiamati ad accogliere. Gli studi internazionali evidenziano che le dieci professioni più richieste dal mercato del lavoro non esistevano fino a dieci anni fa, che quasi la metà dei lavori sono destinati a essere automatizzati nei prossimi quindici anni, che il 65 per cento dei bambini che sta andando a scuola oggi farà in futuro un mestiere che oggi non esiste. E qual è la vostra risposta, voi che state governando e che vi siete presentati ai cittadini dicendo che tutto era semplice? La vostra risposta è nulla, o meglio, la vostra risposta è la paura, perché è attraverso la paura che siete riusciti a sedervi lì, quella paura che voi avete lanciato durante tutta la campagna elettorale e che state continuando a lanciare. Noi invece rispondiamo in un altro modo, rispondiamo con una parola chiara: la parola è «competenze», di cui non si parla mai, ma che invece servono. Competenze a partire proprio dalla scuola, competenze che abbiamo provato a sviluppare tra il 2013 e il 2017, andando avanti fino alla conclusione del nostro Governo, quando ci siamo trovati di fronte a dei dati che, per chi fa politica e si occupa di politiche educative e che riguardano il futuro, sono assolutamente dati con cui fare i conti: il 40 per cento della nostra disoccupazione è dovuto a curricula scarsamente compatibili con le richieste del mercato del lavoro, il 50 per cento degli studenti (dato ISTAT) è convinto che quello che sta studiando non sarà applicabile nel mondo del lavoro. Noi abbiamo provato, tra il 2013 e il 2017, andando avanti fino a quando siamo stati in carica, a creare degli interventi che potessero dare delle risposte: il contrasto alla dispersione scolastica, i 4 miliardi nell'istruzione, favorire il potenziale della scuola all'interno della stessa comunità per eliminare le disuguaglianze socioeconomiche, la nascita di quel Sistema 06 così fondamentale, il progetto Scuole al centro, lo sport e l'inclusione, gli investimenti sulle periferie. Per noi la direzione era quella; volevamo andare avanti, vorremmo andare avanti e vi saremo di stimolo rispetto a questo, visto che davvero nel contratto c'è il nulla. Abbiamo gettato le basi per migliorare la formazione innovativa e per provare a dare delle risposte rispetto alle esigenze che il futuro ci chiede. Abbiamo lanciato il sistema duale, abbiamo messo investimenti sugli istituti tecnici e professionali, abbiamo realizzato il Piano nazionale scuola digitale, abbiamo provato a credere con forza nell'alternanza scuola-lavoro. Da voi, se non altro, semplicemente una serie di lotte rispetto a tutto quello che abbiamo provato a fare. Siamo convinti invece che sia indispensabile continuare a investire su una nuova filiera scolastica professionalizzante, rilanciando l'istruzione tecnica e professionale, per far acquisire ai ragazzi competenze pratiche subito spendibili nel mondo del lavoro. A livello terziario, è necessario continuare la strada del potenziamento degli ITS (anche qui vorremmo una parola da voi), che hanno toccato un tasso di occupabilità superiore all'80 per cento e che dai nostri piani, da quello che avevamo stanziato nel giro di qualche anno, potranno svilupparsi per diventare davvero il canale formativo privilegiato per il settore industriale, insieme alle lauree professionalizzanti, che è il tassello che ci è mancato. Tutto questo però a voi non interessa, lo si sente nel dibattito in quest'Aula. Siete più affascinati dalla statistica di censimenti vergognosi, per coprire la vostra assurda mancanza di proposte. (Applausi dal Gruppo PD. Commenti dai Gruppi L-SP e M5S. Applausi ironici del senatore Airola). Siete pronti a tagliare, lo avete detto con il vostro Ministro alla cultura, il quale, dopo aver fatto un grandissimo scivolone rispetto al bonus diciottenni (perché i dati parlavano chiaro ed evidentemente lui non li ha letti), è stato costretto a fare un passo indietro, dicendo che forse vanno controllati, perché magari qualche ragazzo l'ha speso in alcolici. Vorremmo chiedere al Ministro, al quale abbiamo chiesto di presentarsi in Aula, di presentarci i dati da cui il caro Ministro della cultura ha tratto le sue informazioni. Però, guardate, sui tagli che voi avete in mente di fare per noi è tutto chiaro. Avete iniziato dalla cultura, quindi significa che avete iniziato dai giovani, perché la priorità per voi è raccontare un futuro spaventoso, una società senza lavoro, ma piena di redditi di cittadinanza, che tolgono la dignità. La tolgono, altro che decreto dignità, gliela volete togliere! (Commenti dai Gruppi L-SP e M5S. Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. Colleghi, allo stadio forse è consentito fischiare. Qui fischio fuori io dall'Aula. (Applausi dai Gruppi FI-BP e PD) . Concluda, senatrice Malpezzi. MALPEZZI (PD) . Ho concluso. Reinventando una decrescita che esiste solo nei vostri sogni, che per noi sono degli incubi. Noi siamo dall'altra parte, con i giovani, con i nostri figli, insegnando loro che il migliore modo per predire il futuro, come dice Alan Kay, è inventarlo. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Rivolta. Ne ha facoltà. RIVOLTA (L-SP) . Signor Presidente, prima di entrare nel vivo del mio intervento sul Documento mi tocca riprendere qualche appunto, grazie alle parole della senatrice Malpezzi, alla quale ricordo che forse è così abituata a rimanere nelle stanze della sinistra a disquisire su chi abbia le ragioni, tra l'uno e l'altro, che ha perso, come tutti i suoi colleghi, il contatto con la realtà . (Applausi dai Gruppi L-SP e M5S). E gli elettori ve l'hanno fatto capire con numeri molti precisi. In politica valgono i numeri, lo sappiamo tutti. Il vostro Governo, il Governo precedente, purtroppo non ha dato. Perché i numeri vi hanno dato torto? Perché avete tolto la prospettiva alle famiglie, alle imprese, a tutti coloro che hanno vissuto questi ultimi anni come una grande ingiustizia. È inutile che parli della disoccupazione giovanile, quando è superiore al 30 per cento. MALPEZZI (PD) . Era al 44 con voi! RIVOLTA (L-SP) . Non è opera nostra. Noi siamo qui da pochi giorni! (Applausi dai Gruppi L-SP e M5S. Commenti dal Gruppo PD). Voi avete tolto la prospettiva alle persone, avete tolto la voglia e la prospettiva a tutte le persone di buona volontà che vogliono fare gli amministratori locali, perché avete massacrato i Comuni . (Applausi dai Gruppi L-SP e M5S. Commenti dal Gruppo PD). E la cosa pazzesca è che fate finta di non rendervene conto o forse, ancora più preoccupante, non ve ne rendete conto! (Applausi dai Gruppi L-SP e M5S. Commenti della senatrice Malpezzi). Comunque andate pure avanti così, perché noi abbiamo delle cose da fare. MALPEZZI (PD) . Fate! RIVOLTA (L-SP) . Forse non siamo così bravi a fare grandi incontri e grandi congressi e non abbiamo certo dalla nostra parte la stampa e i mass media , che fanno superspeciali per seguire i nostri lavori. (Applausi dai Gruppi L-SP e M5S) . Stiamo spiegando i nostri progetti alla gente, in mezzo alle piazze, e vi assicuro che sono quelle stesse piazze che ci fanno da controllori e che ci dicono che dobbiamo rispettare quello che abbiamo promesso. (Commenti della senatrice Malpezzi). Il patto che abbiamo fatto con il Paese è, quindi, molto forte e ne sentiamo tutta la responsabilità, consapevoli che non sarà certo una passeggiata di salute, sia ben chiaro. (Applausi dai Gruppi L-SP e M5S, e del senatore Perosino). Ma tanto per ricordarvi quello che è successo negli ultimi anni, vediamo, onorevoli colleghi, cosa c'è nel Documento di economia e finanza 2018, che è frutto del lavoro del Governo precedente. È evidente che questa è una situazione di totale anomalia rispetto al passato, ma è la realtà che ci tocca affrontare. Dai numeri che emergono dal DEF 2018 risulta chiaro che il Governo precedente non ha lasciato il Paese in ottime condizioni. Questo lo possiamo dire convinti di non essere contraddetti. Da qui dobbiamo partire e accettiamo la sfida, pur sapendo fin d'ora che non sarà facile. Dal DEF 2018 sostanzialmente emerge che l'Italia è il Paese che cresce meno in Europa, con una fortissima pressione fiscale e una disoccupazione giovanile oltre il 30 per cento. Certo, il PIL nel 2017 è arrivato all'1,5 per cento, lontano dallo 0,9 per cento del 2016, ma l'Italia è comunque l'unico Paese tra i big europei che resta lontano dai livelli del 2007, mentre la Spagna, che ha avuto una crisi anche più pesante della nostra, è già tornata, nel 2017, a crescere agli stessi ritmi e la Germania, da sette anni, registra un costante 1,8 per cento in più. Presidenza del vice presidente TAVERNA (ore 15,10) ( Segue RIVOLTA). Noi restiamo, invece, indietro con Grecia, Portogallo, Cipro e Finlandia. Sul lato della pressione fiscale, nonostante gli interventi sbandierati dal Governo precedente, siamo ancora con una pressione fiscale che supera il 40 per cento, o meglio al 42,2 per cento del PIL, o, se proprio si vuole includere l'effetto degli 80 euro, al 41,7 per cento, secondo quanto si può leggere nel DEF. Questo vuol dire non dare prospettiva; bisogna diminuire la pressione fiscale per far ripartire questo Paese. (Applausi dal Gruppo L-SP) . È una scommessa? No. Le altre strade del rigore non hanno dato i frutti sperati; sono state politiche economiche fallimentari. Bisogna sperimentare un'altra strada, ma con molta serietà e altrettanta chiarezza. Come per la crescita, anche in questo caso siamo tra gli ultimi in Europa: soltanto gli svedesi, gli austriaci, i belgi e i francesi pagano mediamente al fisco più soldi degli italiani, ma sappiamo anche che lo fanno a fronte di un sistema di welfare neanche paragonabile al nostro. Al contrario, tedeschi, portoghesi e spagnoli pagano almeno 1.000 euro in meno di tasse all'anno. Per non parlare dei britannici e degli irlandesi che, rispettivamente, risparmiano oltre 2.000 euro e, addirittura, oltre 5.000 euro. La situazione non è diversa per le imprese che, nonostante l'introduzione dell'IRI e la riduzione dell'IRES, registrano una media di oltre il 60 per cento di imposte pagate rispetto ai profitti commerciali. Se paragonate alla media dell'eurozona, le imprese italiane scontano un differenziale di oltre 21 punti percentuali: nessun altro Paese dell'euro subisce un'incidenza così elevata. Per quanto riguarda la disoccupazione giovanile, l'Italia con il 32,8 per cento resta il terzo Paese con il tasso più elevato dopo la Grecia (43,7 per cento) e la Spagna (36 per cento). Passando agli indicatori di finanza pubblica, gli obiettivi di riduzione del debito pubblico e del rapporto deficit /PIL sono ancora lontani: il debito pubblico alla fine del 2017 era pari a 2.263 miliardi di euro, cresciuto di circa 44 miliardi nel corso degli ultimi dodici mesi, risultando pari, secondo la Banca d'Italia, al 131,8 per cento del PIL. In Europa ci posizioniamo, quindi, al secondo posto dopo la Grecia. L'indebitamento netto del 2017 è stato pari al 2,3 per cento del PIL perché ha inglobato gli effetti del maggior debito di 20 miliardi, chiesto a dicembre 2016 per il salvataggio delle banche. In questo DEF 2018 si legge che il deficit tendenziale è stimato all'1,6 per cento per il 2018 e si prevede un sostanziale pareggio di bilancio nel 2020-2021, lasciando praticamente la palla al Governo successivo. E non dimentichiamo che questo obiettivo è stato progressivamente spostato in avanti durante la scorsa legislatura: quando Renzi si insediò, a febbraio 2014, era previsto per il 2015 e subito ad aprile chiese il posticipo al 2016. Ce lo ricordiamo bene. Ora, quello che contestiamo a chi ci ha preceduto non è tanto di non aver raggiunto gli obiettivi, ma di aver messo in ginocchio il Paese - come dicevo all'inizio del mio intervento - in nome del raggiungimento di quegli obiettivi, senza poi neanche avvicinarci. La sfida oggi si gioca, quindi, all'interno e all'esterno. All'interno, bisogna riattivare il circuito del tessuto imprenditoriale del Paese per far riaprire le imprese e valorizzare i nostri asset strategici, per strutturare un welfare solido e concreto, soprattutto per quella crescente fascia della popolazione che soffre e non ha abbastanza mezzi per rendere la sanità più efficiente e le città più sicure e vivibili; per abbattere la pressione fiscale e le disuguaglianze, per creare lavoro ai giovani, a condizioni decenti, ovviamente, e per assicurare una pensione dignitosa a coloro che è tempo che smettano di lavorare e inizino una nuova fase di vita, molto spesso dedicata alle famiglie, alle cure degli anziani e ai nipoti; infine, per fare investimenti e modernizzare le reti e le infrastrutture. Non si possono barattare valori ed etica politica per i numeri che piacciono agli speculatori finanziari: la politica deve avere la forza di riprendersi il suo posto e di decidere, deve avere la forza di prendere le proprie responsabilità e, se è necessario, di rischiare. È troppo facile dire che ce lo chiede l'Europa e scaricare su questa entità lontana le responsabilità di scomode decisioni. Troppo semplice giustificarsi e trincerarsi dietro regole decise a Bruxelles, come se l'Italia fosse solo un osservatore senza diritto di parola o uno spettatore passivo. Signor Presidente, chiedo di consegnare il testo del mio intervento affinché venga allegato al resoconto della seduta odierna. Concludo ricordando a tutti i colleghi, di maggioranza e di opposizione, che questo Governo è partito con una grande volontà di cambiamento, con un'idea ben precisa del modello che vogliamo e, guarda caso, già dai primi provvedimenti abbiamo avuto un riscontro nei cittadini assolutamente positivo perché sentono di avere un altro tipo di dignità non solo all'interno del nostro Paese ma soprattutto nei confronti dell'Europa e degli altri Paesi che, forse, complici i Governi precedenti, ci hanno trattato veramente come parte della servitù. (Applausi dai Gruppi L-SP e M5S . Molte c ongratulazioni ). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Moles. Ne ha facoltà. MOLES (FI-BP) . Signor Presidente, onorevoli senatori, onorevole rappresentante del Governo - sicuramente attento - il DEF al nostro esame viene esaminato con un enorme ritardo e finisce quindi per essere un documento assolutamente inutile. Manca dei dati programmatici, che il Governo uscente di Gentiloni non ha voluto inserire e il Governo entrante di Conte non ha compilato. Posto che il DEF fotografa solo la situazione a legislazione vigente, noi oggi prendiamo atto dei numeri insoddisfacenti e fallimentari della gestione del centrosinistra dal 2013 al 2017 e non analizziamo i numeri del nuovo Governo che, in realtà, si limiterà in questa occasione a dare solo seguito ad una sintetica trasposizione del contratto del cosiddetto Governo del cambiamento. Proviamo noi, allora, a dare alcuni numeri: il DEF, la luce degli effetti della legge di bilancio per il 2018 contempla l'aumento delle imposte indirette nel 2019 per 12,4 miliardi di euro e nel 2020 per 19,5 miliardi di euro. Questo è il primo punto su cui anche il nuovo Governo deve dare una risposta, perché stiamo parlando dell'inizio di un percorso che porterebbe in un triennio agli aumenti dell'IVA al 13 al 25 per cento. Il Governo Conte deve quindi chiarire come si sblocca questo percorso, se con minori oneri o con altre diverse imposte o con il taglio di detrazioni fiscali attualmente in essere e se l'ingrediente nuovo sarà la cosiddetta pace fiscale, intesa come rottamazione: chiamiamola allora per quello che è, cioè condono. Va detto che il DEF fotografa un'Italia che non è ancora uscita da una crisi economica e finanziaria lunga e drammatica. La piccola crescita economica degli ultimi anni, di gran lunga inferiore alla media europea, è dovuta quasi esclusivamente a variabili esterne. Ora, alcune soluzioni proposte del nuovo Esecutivo per la crescita sono basate in parte sull'assurda idea della spesa pubblica ad ogni costo e peggio sarebbe se la nuova spesa fosse spesa corrente, cioè incomprimibile, oltretutto fatta in disavanzo. In più, qualcuno su dei blog ha proposto addirittura di riacquistare il nostro debito pubblico stampando lire e reinvestendo in euro e così via: per fortuna, chi adesso occupa la poltrona al MEF ha usato maggiore prudenza marginalizzando le posizioni estreme propagandistiche. Va ricordato che dal 2011 al 2017 l'incidenza del debito pubblico sul prodotto interno lordo è passata dal 121 per cento al 131,8 per cento non solo perché è cresciuto poco il PIL ma perché al contempo è lievitato il debito pubblico, ormai ben oltre i 2.300 miliardi di euro. Sono mancate le riforme strutturali nei principali settori e conseguenza ne è che l'andamento del PIL a legislazione vigente è previsto rallentare fin dal prossimo anno perché non beneficia di alcuna misura strutturale o anticiclica del Governo uscente. In questi anni, inoltre, non c'è stato un significativo recupero in termini di crescita, occupazione, produzione industriale, export , domanda interna e clima di fiducia. Bene: oggi è necessario che la fiducia torni anche negli investitori. Ciò che dovrebbe fare il nuovo Governo è l'esatto opposto di quello che ha fatto quello uscente: bisogna evitare che l'impiego delle risorse pubbliche sia frammentato e non riesca a conseguire alcun obiettivo, bisogna utilizzare gli investimenti pubblici per creare un volano con quelli privati tale da attivare reali moltiplicatori di crescita e innescare un circolo economico virtuoso e non continuare con la spesa pubblica non qualitativamente valida, che finisce così per alimentare gli sprechi già esistenti. Bisogna concentrare gli sforzi sull'obiettivo principale - la crescita economica - la sola che porta occupazione, altro che reddito di cittadinanza! Bisogna mettere in campo riforme strutturali e semplificazione, che sono mancate nella scorsa legislatura. La spesa pubblica si compone di due parti: quella il cui ammontare può essere variato con decisioni governative a legislazione invariata, l'altra - di gran lunga la più grande - composta da quelle spese che a legislazione invariata non possono essere mutate. Sulla prima si agisce con le manovre, sulla seconda con le riforme. Siccome la seconda è di gran lunga la più grande, allora non manovre, ma sì riforme, grandi riforme per riportare la spesa a un livello compatibile con la crescita: riforma delle grandi spese automatiche e flat tax. Di ciò, purtroppo, ancora non c'è traccia. Staremo a vedere. (Applausi dal Gruppo FI-BP. Congratulazioni) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pesco. Ne ha facoltà. PESCO (M5S) . Signor Presidente, il Documento di economia e finanza non fa altro che tracciare il recinto all'interno del quale il Parlamento e il Governo devono stare, cioè le risorse utili e necessarie per riuscire a far fronte alle azioni che dobbiamo assolutamente mettere in campo per far ripartire il nostro Paese. La coperta è corta, l'indebitamento che possiamo attuare è veramente poco sia per quest'anno, sia per l'anno prossimo, quindi le risorse a disposizione sono poche. Per questo dobbiamo concentrarci assolutamente sul disinnescare le clausole di salvaguardia sull'IVA, che tenderebbero veramente a impoverirci ancora di più, perché sappiamo benissimo che riducendo i consumi si ridurrebbe anche il PIL e quindi anche le possibilità per far fronte a nuovi investimenti. Proprio sugli investimenti dobbiamo cercare di concentrarci, perché gli investimenti produttivi servono per dare lavoro, quindi quelli sulla green economy , sulle infrastrutture leggere, su tutte quelle cose che possono aiutare il nostro Paese per riuscire a creare lavoro sono tutti investimenti che vanno fatti. Purtroppo le risorse sono poche e lo sappiamo benissimo, quindi troviamo sistemi alternativi, magari coinvolgendo anche i privati, troviamo le forme giuste per coinvolgerli, puntando magari sulle detrazioni fiscali, ma cerchiamo di fare il possibile per far ripartire il nostro Paese. Da dove dobbiamo partire? Dobbiamo partire da chi sta peggio: in questo momento ci sono numeri molto alti di famiglie e imprese che non sono messe bene. Mi riferisco innanzitutto a quelle imprese che sono rimaste fuori dal circuito del credito. Ebbene, in questo momento troppe imprese e troppi imprenditori sono fuori, non possono accedere al credito e non possono partire con una nuova azienda, non possono comprarsi i mezzi necessari per far ripartire la loro azienda. Queste persone e queste aziende vanno aiutate. Allo stesso tempo, ci sono famiglie con un unico percettore di reddito che è rimasto senza lavoro, famiglia allo sbando, che stanno perdendo la casa, che sono veramente in difficoltà. Ebbene, dobbiamo concentrarci su queste persone. Quindi, da una parte, per le imprese troviamo nuove risorse e stanziamenti per far accedere queste imprese al credito e, dall'altra parte, dobbiamo fare in modo che le famiglie più disagiate abbiano un'ancora di salvataggio che si chiama reddito di cittadinanza. (Applausi dal Gruppo M5S) . Lo ripeto: le risorse non sono tante. Dobbiamo iniziare ad impegnarci sulle misure a costo zero. Sul reddito di cittadinanza, ad esempio, potremmo fare veramente tante cose se ci concentrassimo subito sui centri per l'impiego. Studiamo nuove procedure, nuove strategie, nuovi processi affinché chi si rivolge ai centri per l'impiego riesca a trovare risposte concrete. Non dobbiamo concentrarci solo sull'incrocio fra domanda e offerta, che sicuramente è una delle attività più importanti dei centri per l'impiego, ma dobbiamo farci venire nuove idee, alcune le abbiamo già scritte nella proposta sul reddito di cittadinanza: all'interno dei centri per l'impiego si può creare lavoro, si possono far incontrare le persone e capire quali sono le loro attitudini, le loro competenze, le loro specialità. Facciamole incontrare, diamo degli incentivi, troviamo le persone adatte e con le capacità per creare impresa all'interno dei centri per l'impiego. Ce la possiamo fare e dobbiamo veramente puntare su questo. Allo stesso tempo, c'è una Nazione che - scusate - è stata troppo trascurata in questi ultimi anni. Ci sono centri abbandonati, risorse naturali da sfruttare, un patrimonio artistico che è stato abbandonato e su questo dobbiamo fare veramente molto e perché non cercare di farlo coinvolgendo, magari, queste persone che stanno cercando lavoro? Dobbiamo concentrarci su questo. Vorrei, però, tornare su un altro argomento. Prima vi ho parlato di banche e di aziende che sono in difficoltà perché non riescono ad accedere al credito. Ebbene, siamo in questa situazione per diversi motivi, uno fra tutti sono le normative europee che via via, anno dopo anno, si sono fatte più stringenti. Ho letto, un'ora fa, una buona notizia: sembra che la BCE stia accettando dei compromessi. Sui famosi decreti non riscossi, sulle famose sofferenze, sui famosi NPL, la BCE ha detto: forse i Paesi con giustizia più lenta possono avere più anni per poter incassare queste sofferenze. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP) . È un buon risultato il fatto che qualcuno in Europa finalmente si stia dedicando a questo, perché per cinque anni non è stato fatto nulla in Europa! Dobbiamo dare una mano ai nostri rappresentanti in Europa, far loro capire che devono stringere rapporti con gli altri Paesi, trovare degli alleati per andare a battere i pugni sul tavolo in modo adeguato, per farci capire e far capire che il nostro sistema giudiziario e bancario e la nostra pubblica amministrazione non sono all'altezza di poter fare fuori - permettetemi questa parola - dall'oggi al domani tutte le sofferenze che le nostre banche hanno in pancia. Se puntiamo su quello, le banche continueranno a vendere queste sofferenze al 10, 12 o 15 per cento e arriveranno - in realtà sono già arrivati - gli investitori istituzionali internazionali che comprano a queste cifre e chi ci rimette? Non ci rimettono solo i proprietari che, vedendo il proprio credito venduto al 10 per cento, dovranno restituire il 100 per cento alla banca, ma le stesse banche, che vendono al 10 e penalizzano anche i loro azionisti, perché il 90 per cento lo deve mettere la banca. Quindi alla fine non ci guadagna nessuno, se non la speculazione. Questa è la preghiera che rivolgo al Governo: concentriamoci; troviamo anche in questo caso sistemi alternativi. Sappiamo che è stato approvato, purtroppo, due anni fa, un decreto che velocizza le aste giudiziarie; su questo abbiamo scritto qualcosa nel contratto, ma si potrebbe fare qualcosa in più. Cerchiamo degli accorgimenti per dare un po' più di tempo alle famiglie e alle aziende per riuscire a cercare di recuperare questo debito che hanno nei confronti delle banche. Dall'altra parte, cerchiamo un'ancora di salvataggio: perché non pensare a un fondo che dia una mano a queste persone nel momento in cui sono debitori incolpevoli? Pensiamo a un fondo che possa rifinanziare queste persone. Andremmo a vantaggio non solo dei cittadini e delle imprese, ma anche del sistema bancario. Ci serve attuare cose del genere. Presidente, non mi dilungo. È importante concentrarsi sulle misure a costo zero, facciamo qualcosa per il nostro Paese. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP) . PRESIDENTE . Dichiaro chiusa la discussione. Comunico ai colleghi che sono pervenute alla Presidenza e sono in distribuzione le proposte di risoluzione n. 1, presentata dalla senatrice De Petris e da altri senatori, n. 2, presentata dai senatori Romeo e Patuanelli, n. 3, presentata dal senatore Bertacco e da altri senatori, n. 4, presentata dalla senatrice Bernini e da altri senatori, e n. 5, presentata dal senatore Marcucci e da altri senatori. Ha facoltà di parlare il relatore. BAGNAI, relatore . Signor Presidente, in questa breve replica vorrei partire da un appunto metodologico. Viene rimproverato al Governo, sostenuto dalla maggioranza alla quale io appartengo, di non avere presentato il suo DEF. Mi chiedo come questo potesse essere tecnicamente possibile: se il Governo uscente avesse proposto uno scenario programmatico nel suo DEF, forse sarebbe stato possibile discuterlo in Commissione speciale e, forse, saremmo arrivati qui con dei contenuti. Voglio ricordare che il Governo che si è formato è il risultato di un processo di mediazione politica che ha preso molto tempo per motivi che conosciamo e che non è il caso qui di ricordare. Un processo di mediazione politica tra due forze che inizialmente non pensavano di andare al Governo insieme e che avevano dei punti di dissidio anche molto importanti, ma che, con spirito costruttivo e con senso responsabilità, apprezzandosi nel dialogo stabilito e imparando a conoscersi, sono finalmente giunti a una proposta. Anche questo, ovviamente, ha impedito che arrivassero con un DEF in tasca da sottrarre a quello del Governo e metterlo al suo posto per discuterlo in Aula. Questa cosa non era tecnicamente possibile. Rientra nelle normali strategie tattiche parlamentari rimproverarcela, però adesso vorremmo andare avanti. E per andare avanti, vorrei dire che non mi sembra che discutere il tendenziale, cioè quello che c'è nel DEF, sia allarmare il Paese: in realtà, è dare un segnale di vero cambiamento, cioè uscire dalla logica dei Governi negli ultimi anni, la logica degli annunci, per passare a una logica di realismo. Vorrei ricordare che nel suo DEF di esordio, quello del 2014, il Governo uscente aveva promesso per gli anni successivi una crescita all'1,38 per cento in virtù dei provvedimenti che si proponeva di adottare. La crescita, invece, è stata dello 0,85 per cento, quasi mezzo punto in meno. Ecco, dobbiamo fare i conti con la realtà. Mi ha anche colpito l'osservazione secondo la quale l'Italia è un Paese strano perché è un Paese nel quale si litiga sui dati. Sui dati si litiga, perché ogni tanto vengono presentati in modo sottilmente strumentale. Che cosa voglio dire? Semplicemente, pensiamo alla simpatica fake news - oggi si direbbe così - del milione dei posti di lavoro, che in qualche modo accomuna, seppure in tempi diversi, i due principali partiti della nostra attuale opposizione. (Applausi dai Gruppi LS-P e M5S). Nella versione 2.0, cioè quella che chiamiamo la versione renziana, questa fake news si basa su un punto dirimente, cioè sull'uso di un criterio non esattamente adeguato per la misura dell'occupazione: le posizioni lavorative anziché le ore lavorate. Se il tema interessa, rinvio all'analisi di Guzzi e Lisciandro pubblicata su «Lavoce.info» del 21 novembre 2017: «Gli occupati risalgono, le ore lavorate no». (Applausi dai Gruppi LS-P e M5S) . «Lavoce.info», pur essendosi privata di firme autorevoli, resta sempre un punto di riferimento molto interessante. Io concordo con la collega Malpezzi: certo, questi sono i dati con i quali fare i conti, cioè, come ha sottolineato la collega Rivolta, sarebbero stati dati con i quali voi avreste dovuto fare i conti. (Applausi dai Gruppi LS-P e M5S). Cambiando il modo verbale, il risultato cambia. Se siamo tornati a governare, è perché non ci siete riusciti. Se falliremo anche noi, tornerete a governare voi e io faccio auguri costruttivi nell'interesse del Paese, perché se voi farete meglio di noi, va bene così. Ho sentito parlare di un imponente patrimonio infrastrutturale e di risorse. Perdonatemi, dopo aver tentato per anni di animare il dibattito a sinistra, cioè fra gli ottimati, poi sono diventato un bieco populista. Lasciatemi essere populista: di queste ingenti risorse per le infrastrutture devo dirvi che nel mio collegio terremotato nessuno se n'è accorto, quindi c'è qualcosa che non funziona. (Applausi dai Gruppi LS-P e M5S). Quello di cui si sono accorti nel mio collegio - un collegio che ho particolarmente nel cuore perché solo capitando lì sono riuscito a garantire una minima libertà alla mia elaborazione e alla mia voce - è che gli investimenti pubblici sono scesi da 54 miliardi al 2009 a 33 miliardi del 2017, come è stato rievocato più volte dai colleghi dei banchi della destra, cosa paradossale forse, secondo una certa logica, ma che va salutata, perché da qualche parte c'è qualcuno che i dati li guarda e questo è molto importante. Circa i processi di riforma della pianificazione, insomma, io un po' l'Italia me la sono girata: incontro solo amministratori che si lamentano del codice degli appalti. Ci saranno anche state le risorse, quindi forse gli investimenti, se non ci fossero state queste riforme sarebbero stati di meno 100 miliardi - così mi sembra di capire, in questa strana aritmetica -, però un dato è certo: non si riesce a sbloccarli. Quindi, cosa cambia? Vorrei fare un appunto di metodo, perché le questioni di dettaglio sono tante: qui c'è un problema di subalternità a un modello estero. Mi ha colpito il collega Siclari, quando ha detto che la Germania è cresciuta perché ha agganciato l'Est del Paese. Leggendo il testo «Anschluss» di Vladimiro Giacchè, il presidente del CER, uno degli organismi ai quali l'Ufficio parlamentare di bilancio si rivolge per la validazione delle previsioni (quindi ritengo abbia un minimo di autorevolezza), ho letto una storia diversa e la storia è che il reddito pro capite dell'Ovest oggi è quasi il 30 per cento in più di quello dell'Est in Germania. (Applausi dai Gruppi LS-P e M5S). Il divario territoriale è sì inferiore a quello italiano, che con la crisi è arrivato a quasi il 40 per cento, ma indica un processo di convergenza che è largamente incompiuto e che inoltre si è arrestato, nonostante gli sforzi dei media e dello stesso Governo tedesco di nascondere questa realtà. Quindi, scusate, non vorrei sembrare antitedesco, ma qui si tratta di non idolatrare falsi modelli: in tema di coesione territoriale, così come in tema di motori diesel , noi non abbiamo nulla da imparare dal nostri fratelli tedeschi! (Applausi dai Gruppi LS-P, M5S e FdI ). Cui vogliamo bene e vorrei che queste parole fossero intese per quello che sono: non sono parole di pregiudizio antitedesco, sono parole di realismo e di solidarietà con il popolo tedesco, che è la prima vittima di questi modelli politici. Chi idolatra la Germania dovrebbe leggerne la stampa. «Deutsche welle» nel novembre 2017 ci racconta di un Paese dove, nonostante cresca il PIL, cresce anche la povertà e questo significa una cosa molto semplice e chiara, e cioè che anche lì aumenta in modo folgorante la disuguaglianza. Allora, se poi la disuguaglianza cresce anche da noi, dobbiamo chiederci se non è proprio perché ci siamo prosternati, con una subalternità culturale che umilia il nostro Paese, a dei modelli che fatalmente portano a siffatti risultati. (Applausi dai Gruppi L-SP e M5S). Dobbiamo parlarne in questa sede. Il dibattito andava aperto in questa sede. Purtroppo nella mia precedente attività, quella di intellettuale - parola ambiziosa - di sinistra - parola ambiziosissima - (Applausi dai Gruppi L-SP e M5S e del senatore Ruspandini) ho dovuto sperimentare le due subalternità della sinistra: quella della sinistra a sinistra della sinistra, per cui, se una cosa viene menzionata da Salvini, non se ne può parlare perché è un tema di Salvini. E mi riferisco al tema della immigrazione, su cui avete voluto assumere delle posizioni irrazionali che vi hanno penalizzato. (Applausi dai Gruppi L-SP e M5S e del senatore Ruspandini) . Vi è poi la subalternità della sinistra di Governo, che ha continuato per anni a dirci che le regole erano stupide, ma dovevamo osservarle per essere credibili e per poterle poi rinegoziare. Non funziona così! È un invito accorato che rivolgo e che spero sia accolto anche dal Governo attuale. Se le regole sono irrazionali, indeboliscono il Paese e un Paese più debole ha minore forza contrattuale. (Applausi dai Gruppi L-SP e M5S). Si negozia avendo cura di arrivare al tavolo con rapporti di forza non penalizzanti. In altri termini, non desidero che le mie parole siano interpretate in senso di dichiarazioni antieuropee, perché non lo sono, non è questo il punto. Il punto è che l'Europa non sarà mai un forum efficace di mediazione degli interessi nazionali se quest'ultimi non vengono espressi con competenza e con autorevolezza e ciò nell'interesse dello stesso progetto europeo. Non opera nell'interesse del progetto europeo chi nega che esistano interessi nazionali in nome di un fantomatico interesse europeo o chi derubrica gli interessi nazionali a un residuato bellico fascista. (Applausi dai Gruppi L-SP e M5S e del senatore De Bertoldi). Non funziona così. Un'altro aspetto al quale suppongo bisognerà stare attenti è guardare in faccia la realtà, e in termini non solo di quadro previsionale, ma anche di scelte politiche. Ho sentito parlare con toni abbastanza generici, salvifici delle riforme: la crescita dipende dalle riforme. Un attimo: le riforme non sono tutte uguali. Quelle che sono nell'agenda europea - come è stato chiaramente evidenziato da diversi interventi - vanno nel senso della deflazione salariale, chiamiamola riduzione del costo del lavoro. In sostanza, se la riduzione del costo del lavoro avviene - come necessariamente si verifica - attraverso una riduzione dei diritti - come è stato anche ricordato da quella parte - (Il senatore Bagnai indica i banchi alla destra del Presidente), questo non ha effetti positivi sulla produttività e sulla crescita del Paese. (Applausi dai Gruppi L-SP e M5S). E ciò dipende da un banale dato di fatto, su cui dovremmo riflettere: se un imprenditore taglia i salari, diventa più competitivo; se però tutti gli imprenditori tagliano i salari, la domanda interna del Paese muore e, quindi, si va poi all'inseguimento della domanda estera, e cioè fondamentalmente ci si mette nella condizione di sperare che il Signore ce la mandi buona e che nel resto del mondo non ci sia una recessione, altrimenti il castello di carte, il castello di riforme cade. Questi sono elementi che desideravo portare all'attenzione di un dibattito che non ha parlato - come ci è stato rimproverato - di misure concrete, perché è stata adottata una scaltra tattica parlamentare per impedirci di fatto di parlare di siffatte misure. Starei anche attento nella valutazione complessiva che emerge quando si parla della necessità di fare riforme perché il mondo oggi è diverso. È stata evocata la radicale diversità del mondo. Personalmente ho trovato molto apprezzabile l'intervento del ministro Di Maio quando ha detto no - uno dei tanti no che questo Governo sta dicendo a ragion veduta in diverse sedi - in particolare a una grande multinazionale di quella economia che si chiama smart, dove rider fanno food delivery , e cioè fondamentalmente garzoni di bottega sottopagati. (Applausi dai Gruppi L-SP e M5S) : pronunciando un no ha fatto emergere un dato di fatto piuttosto interessante. Il business model delle multinazionali smart è abbastanza banale: è quello del caporalato e, cioè sottopagare i lavoratori. Questo non è lo spirito con il quale la piccola e media impresa italiana ha costruito il proprio modello di sviluppo e il proprio modello di relazioni industriali (Applausi dai Gruppi L-SP e M5S). Guardiamo, quindi, con maggiore interesse alle nostre esperienze. Cerchiamo di tutelarle e cerchiamo anche di imporre il rispetto di un minimo di condizioni di decenza a chi viene dall'esterno a proporci le sue ricette o a imporci la sua agenda politica. Succede, infatti, anche questo: il no detto a una certa nave è anche il rifiuto di vedersi imporre una agenda politica da organizzazioni non governative che, in quanto tali, agiscono al di fuori del controllo di un normale processo democratico. (Applausi dai Gruppi L-SP e M5S). A me sembra che questi siano segni di cambiamento. Poi, dopo, se volete le tabelline - voi ci scuserete, perché suppongo che né noi come parlamentari né il Governo avessimo la possibilità di presentare una risoluzione di seicento pagine con quaranta tabelle - quelle verranno con la Nota di aggiornamento al DEF. Ne parleremo. Sicuramente a voi non piaceranno, e forse neanche a loro, e magari a noi sì. Comunque, ne parleremo. Intanto, però, stabiliamo un fatto. Questo Governo sta già esprimendo un cambiamento; sta affermando, con compostezza ma anche con risolutezza, il principio che l'interesse italiano deve essere difeso nell'interesse dell'Europa. Siamo stanchi del pensiero magico che ha governato finora le relazioni con l'Europa, quello secondo cui si può fare il bene del tutto facendo il male delle parti e, in particolare, della parte in cui viviamo noi. (Applausi dai Gruppi L-SP, M5S e FdI. Molte congratulazioni) . PRESIDENTE . Colleghi, io riserverei gli entusiasmi alla fase successiva di voto finale e non solo alla fase di replica, per essere scaramantico. Ha facoltà di parlare il ministro dell'economia e delle finanze, professor Tria, al quale chiedo di indicare quale proposta di risoluzione intende accettare a nome del Governo. TRIA, ministro dell'economia e delle finanze . Il Governo accetta la proposta di risoluzione n. 2, dei senatori Romeo e Patuanelli. PRESIDENTE . Il Governo ha quindi dichiarato di accettare la proposta di risoluzione n. 2. Decorre, pertanto, da questo momento il termine di un'ora per presentare eventuali emendamenti su tale proposta. FERRARI (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. FERRARI (PD) . Signor Presidente, intendo semplicemente sottolineare il bisogno di valutare gli eventuali emendamenti che, ragionevolmente, i Gruppi hanno la possibilità di presentare alla risoluzione di maggioranza che ha appena ricevuto il parere favorevole da parte del ministro Tria. Ovviamente, noi non vogliamo stravolgere la prassi e, quindi, lasciamo che l'ora di tempo scada durante la fase delle dichiarazioni di voto. Chiederemmo, però, alla fine delle dichiarazioni di voto, un tempo congruo (ragionevolmente un quarto d'ora), che ci possa consentire di verificare se anche altre forze politiche abbiano presentato degli emendamenti e, in tal caso, valutarne il contenuto, trattandosi di impegni al Governo su un documento così importante. PRESIDENTE . La Presidenza, proprio perché crede sia corretto predisporre anche degli orari al lavoro di tutti i senatori, intende proporre, nel corso del termine di un'ora a partire da questo momento, l'inizio delle dichiarazioni di voto. Dopodiché, per prassi consolidata, si passa alla eventuale illustrazione degli emendamenti, al voto degli stessi e al voto finale. So che la sua proposta è diversa, senatore Ferrari, ma io avanzo, come Presidenza, una proposta che, come da prassi, prevede un ordine sequenziale, senza interruzione dei lavori dell'Aula. Credo, tra l'altro, che di interruzioni negli ultimi giorni ne abbiamo fatte abbastanza. Visto che abbiamo deciso di iniziare e concludere oggi i lavori, la Presidenza propone che si debba arrivare fino al voto degli emendamenti che, ragionevolmente, dovrebbe svolgersi intorno alle 17,05-17,10. Metto pertanto ai voti la proposta avanzata dalla Presidenza. È approvata. Prego, ministro Tria, prosegua pure il suo intervento. TRIA, ministro dell'economia e delle finanze . Signor Presidente, onorevoli senatori, come più volte qui ricordato, il Documento di economia e finanza al quale si riferiscono le risoluzioni oggi in discussione espone il solo quadro a legislazione vigente ed è stato trasmesso al Parlamento dal Governo precedente. Conseguentemente, al Consiglio europeo e alla Commissione europea sono state inviate le versioni a legislazione vigente del Programma di stabilità sezione I del DEF e del Programma nazionale delle riforme sezione III. Sarà ora l'attuale Esecutivo a predisporre il quadro programmatico e a trasmetterlo al Parlamento a settembre e poi a ottobre alle istituzioni europee. Il quadro macroeconomico tendenziale - di cui consentitemi di non ripetere le cifre, che sono state ampiamente discusse tutta la mattinata - è stato a suo tempo validato dall'Ufficio parlamentare di bilancio. Si tratta di uno scenario di crescita moderata che la politica economica dei prossimi anni avrà il compito di irrobustire. Si tratta anche di un quadro macroeconomico che risente di informazioni in parte obsolete. Il quadro macroeconomico programmatico che il Governo presenterà a settembre terrà conto delle scelte di politica economica, così come delle più recenti evoluzioni della congiuntura internazionale e nazionale. Al riguardo va sottolineato che le tensioni protezionistiche emerse negli ultimi mesi hanno già rallentato la forte crescita del commercio internazionale registrata nel 2017 e raffreddato la fiducia delle imprese manifatturiere europee e asiatiche. In Italia, quest'anno, la crescita del PIL è proseguita nel primo trimestre, ma a un ritmo congiunturale e tendenziale inferiore a quello medio del 2017 e anche nell'area euro il PIL nel primo trimestre ha decelerato. La crescita del PIL reale dell'Italia nel secondo trimestre è attualmente prevista in linea con il ritmo registrato nei primi tre mesi dell'anno: ciò vuol dire che il raggiungimento della crescita media proiettata nel DEF per il 2018 - il DEF che è stato presentato a questo Parlamento - richiede un'accelerazione nella seconda metà dell'anno. Per quanto riguarda il 2019 e gli anni seguenti, credo che i tassi di crescita previsti nel DEF a legislazione vigente sono ancora alla nostra portata, ma richiedono un'adeguata strategia e azione di politica economica: in altre parole, non appaiono tassi di crescita che possiamo considerare tendenziali. Per quanto concerne la finanza pubblica, il DEF 2018 a legislazione vigente prevede un calo dell'indebitamento netto - anche di questo qui si è ampiamente discusso - per poi scendere allo 0,8 nel prossimo anno e raggiungere il pareggio di bilancio nel 2020. Secondo questa evoluzione del deficit , il rapporto debito/PIL inizierebbe un chiaro percorso discendente. Il consolidamento di bilancio e una dinamica decrescente del rapporto debito/PIL rimangono obiettivi del Governo, perché sono condizioni necessarie per mantenere e rafforzare la fiducia dei mercati finanziari; fiducia che è imprescindibile per la tutela delle nostre finanze pubbliche, dei risparmi degli italiani, nonché per la stabilità della crescita. L'aumento dei tassi di interesse sul debito pubblico verificatosi nelle ultime settimane è stato in larga parte una fisiologica conseguenza di una fase di osservazione di una transizione politica, la cui soluzione positiva peraltro ha già prodotto i primi positivi effetti. Nell'interesse del Paese è compito e intenzione del Governo agire in modo da prevenire ogni aggravio per la finanza pubblica. Come già detto, la versione programmatica del DEF 2018 verrà presentata a settembre. Non sono quindi ancora in grado di illustrarvi i numeri macroeconomici e di finanza pubblica connessi al nuovo quadro programmatico in fase di elaborazione. Tuttavia, permettetemi di illustrarvi il contesto economico che ci troviamo di fronte e le linee di politica economica che informeranno le scelte del Governo. La crisi drammatica iniziata dieci anni fa, che ha investito il Paese, facendo perdere fino al 9 per cento del prodotto interno lordo, si è scaricata su un'economia che soffriva e soffre da troppi anni di significativi problemi strutturali. Una governance dell'eurozona incompleta e inadeguata ha aggravato l'impatto della crisi finanziaria, incidendo sul tessuto produttivo e sociale. Dopo dieci anni siamo ancora lontani dai livelli precrisi, a differenza della quasi totalità degli altri Paesi membri dell'area euro. La produzione industriale è 17 punti percentuali sotto il livello raggiunto nel 2008; il tasso di disoccupazione è più di 5 punti superiore al punto di minimo precrisi; la disuguaglianza è sensibilmente aumentata e vorrei ricordare che oggi a un dato livello di occupazione corrisponde un numero di ore lavorate sensibilmente inferiore rispetto a dieci anni fa. Il debito in rapporto al PIL è cresciuto meno che in altri Paesi, ma rimane molto alto. Il dato generale è che il tasso di crescita dell'economia italiana è rimasto sensibilmente e costantemente al di sotto della media europea. Gli aumenti e le diminuzioni del nostro tasso di crescita, così come l'alternarsi del suo segno negativo o positivo, di cui abbiamo molto sentito parlare, hanno sostanzialmente corrisposto, negli anni post crisi fino ad oggi, alle variazioni della congiuntura europea, ma il divario negativo è rimasto sostanzialmente costante negli anni. Obiettivo e priorità del Governo sono quindi aumentare il tasso di crescita potenziale dell'economia e chiudere il divario di crescita. Dobbiamo accrescere la competitività del nostro sistema produttivo e la dinamica della produttività. La strategia per raggiungere questi obiettivi richiede di muoversi su due fronti: da una parte attuare le riforme strutturali previste nel programma di Governo; dall'altra, attivare uno stimolo endogeno di crescita per non limitarci a subire passivamente gli shock positivi o negativi che vengono dalla congiuntura internazionale. Questo stimolo endogeno deve essere rappresentato dal rilancio degli investimenti pubblici che hanno continuato a diminuire anche negli ultimi anni nonostante la flessibilità di bilancio contrattata con la Commissione europea. Sui motivi di questo risultato deludente tornerò tra poco, perché essi saranno al centro delle prime azioni di Governo. Consentitemi tuttavia di dire immediatamente che gli investimenti pubblici materiali e immateriali dovranno essere la chiave per ottenere quel di più di crescita che permetterà di conciliare l'attuazione del programma di riforme strutturali annunciato dal Governo con un quadro di finanza pubblica coerente con l'obiettivo di diminuzione progressiva del rapporto debito-PIL sul quale il Governo si è impegnato. Gli investimenti pubblici impattano positivamente e in maniera rilevante sulla domanda aggregata di breve termine, così come sul potenziale dell'economia, e metterei l'accento sull'impatto che ha sul potenziale dell'economia. Inoltre, in queste fasi macroeconomiche, è ragionevole assumere che gli investimenti abbiano un moltiplicatore particolarmente elevato, che indirettamente finanzierebbe parte dei costi di bilancio anche in ragione degli effetti positivi sugli investimenti privati. Il Governo è determinato, quindi, a invertire il calo degli investimenti pubblici in atto dall'inizio della crisi, invertendo in tal modo il deterioramento della composizione della politica di bilancio che ha visto, anche negli ultimi anni, favorire la spesa corrente a scapito della spesa in conto capitale. Vorrei anche affermare che quando si parla di crescita è bene qualificarla: noi parliamo di crescita inclusiva ed equa. Non sempre la crescita economica lo è. Essa deve essere inclusiva ed equa guardando sia alle generazioni presenti, in particolare a quelle più giovani, sia alle generazioni future. Puntare sullo stimolo endogeno alla crescita basato sugli investimenti pubblici e su quelli privati trainati dai primi significa affrontare il tema dell'occupazione di oggi e al tempo stesso costruire una capacità produttiva addizionale di cui beneficerà il lavoro delle generazioni future. Ciò si lega ai motivi per i quali dobbiamo mantenere un percorso di riduzione del nostro debito e soprattutto evitare ulteriore indebitamento volto a finanziare spesa corrente: un livello più basso di debito pubblico riduce la spesa per interessi, liberando margine di bilancio per rafforzare la crescita e l'inclusione sociale. In particolare, sottolineo come i mercati finanziari reagiscano soprattutto alla percepita dinamica del debito, piuttosto che al suo livello, per quanto elevato. Un programma di finanza pubblica che ponga il debito su un percorso decrescente farebbe ridurre i rendimenti che il Tesoro paga sui nostri titoli sovrani. La differenza può essere anche molto rilevante. Tali considerazioni diventano ancor più rilevanti alla luce della prospettata normalizzazione della politica monetaria. In conclusione, il mantenimento dell'impegno di riduzione del debito è condizione di stabilità finanziaria essenziale all'operare fruttuoso del nostro sistema produttivo e del nostro sistema creditizio. Esso sarà inoltre la condizione di forza per rivendicare, non solo per l'Italia, ma per tutta l'Europa, una svolta decisiva che consenta di considerare la spesa per investimenti diversamente dalla spesa corrente, e questo anche ai fini degli obiettivi di indebitamento. Si tratta di una svolta europea ormai matura che deve portare a un significativo piano europeo per gli investimenti di cui l'Italia è da sempre promotrice. Ai motivi economici e finanziari fin qui descritti, a sostegno dell'obiettivo di finanza pubblica, vorrei aggiungere anche motivi di equità e soprattutto di equità intergenerazionale: il debito che opprime da vari decenni le nuove generazioni, soprattutto la generazione dei millennial , debito che ostacola pesantemente un aumento del loro reddito, è un debito che risale ai comportamenti della mia generazione, cioè di varie generazioni precedenti, e ne sono consapevole. Parte integrante della strategia macroeconomica illustrata e condizione essenziale per la sua praticabilità è la realizzazione progressiva e programmata delle riforme strutturali annunciate nel programma di Governo: sono riforme che riguardano il sistema fiscale, il sistema pensionistico e del welfare e sulle quali ampia informazione è stata data dal Presidente del Consiglio in quest'Aula. Da parte mia voglio rilevare che la semplificazione del sistema fiscale e la progressiva riduzione della pressione fiscale, programmata in linea di un andamento coerente della spesa pubblica, sono da tempo considerate parte essenziale della creazione di un ambiente pro crescita e in linea con le raccomandazioni generali più volte espresse da OCSE e Commissione europea. Voglio altresì ricordare che assicurare un reddito dignitoso a chi è temporaneamente in stato di disoccupazione o che, per vari motivi, ha difficoltà a entrare o rientrare proficuamente in un impiego è condizione essenziale per consentire, in un quadro di stabilità sociale, quei necessari processi di innovazione tecnologica e ristrutturazione produttiva dettati dalle sfide del progresso scientifico e della salvaguardia ambientale. Sappiamo tutti, inoltre, che il mantenimento di mercati aperti è connesso alla capacità dei sistemi di welfare di fronteggiarne le complesse implicazioni. Un ruolo centrale in questa strategia avrà il reddito di cittadinanza, volto a contrastare le sacche di povertà presenti in Italia tramite interventi non assistenziali, bensì indirizzati all'integrazione nel mercato del lavoro. Tra le riforme strutturali che avranno un impatto cruciale per la strategia economica delineata voglio qui richiamare l'intervento immediato e deciso per la rimozione degli ostacoli che hanno impedito fino ad oggi di tradurre in azione effettiva i programmi di rilancio degli investimenti pubblici, in termini quantitativi così come qualitativi. Purtroppo negli ultimi anni questi ostacoli non solo non sono stati rimossi, ma sono stati rafforzati e - consentitemi di dire - anche in modo a volte sconsiderato. Il Governo è infatti consapevole che i maggiori ostacoli alla spesa pubblica per investimenti vengono non dalla carenza di risorse finanziarie, bensì dalla perdita delle competenze tecniche e progettuali delle amministrazioni pubbliche, dalla spesso difficile interazione tra le amministrazioni, sia centrali sia territoriali, e dagli effetti non voluti del recente codice degli appalti. Verrà istituita una task force all'interno del Governo, con l'intento di affrontare tali temi in maniera rapida e organica. Gli interventi relativi alle riforme strutturali, sui quali il Governo è impegnato dal lato sia fiscale che della spesa pubblica, andranno adeguatamente coperti. Sarà compito del quadro programmatico di finanza pubblica, che presenteremo a settembre, individuare le opportune coperture nell'ambito della strategia complessiva di crescita e di finanza pubblica sopra delineata. Ogni proposta di riforma sarà attentamente articolata in considerazione dei suoi effetti sulla crescita, sull'equità e sulla dinamica di breve e lungo termine delle finanze pubbliche. Parte centrale della strategia di politica economica del Governo è - come già sottolineato - la dinamica dell'indebitamento netto e del debito pubblico. Lo scenario tendenziale dell'indebitamento netto, così come presentato nel DEF che avete esaminato, sarà oggetto di seria riflessione in sede di predisposizione del quadro programmatico, in stretta collaborazione con la Commissione europea e nel rispetto degli impegni europei e della normativa italiana. Si individuerà il percorso più adeguato all'attuale contesto economico e al perseguimento dell'obiettivo di contenimento e riduzione del rapporto debito-PIL. La nostra azione in Europa deve essere svolta in direzione di una profonda riforma delle istituzioni economiche che governano l'eurozona. Non è questa la sede per approfondire il tema, ma permettetemi di sottolineare le gravi inadeguatezze che caratterizzano l'attuale equilibrio istituzionale europeo. L'area dell'euro è dotata di una politica monetaria unica e con obiettivi limitati, alla quale non corrisponde una capacità di bilancio in grado di sfruttare le economie di scala a livello europeo e di fare fronte agli shock macroeconomici particolarmente forti, compresi quelli di natura asimmetrica tra Paesi membri. Il sistema delle regole di bilancio non favorisce le spese per investimenti pubblici, mentre consente persistenti squilibri di partite correnti dannose al funzionamento dell'intera area. In generale, credo vi siano chiari problemi sul piano del coordinamento necessario della politica monetaria con le politiche di bilancio. In sintesi, è necessario che l'architettura economica che governa l'area valutaria comune sia indirizzata alla crescita e alla convergenza; ne beneficerebbe la politica monetaria, che potrebbe raggiungere con più facilità e meno distorsioni il suo obiettivo di inflazione, che a sua volta favorirebbe un'evoluzione virtuosa del rapporto debito-PIL. Sono convinto che da questa strategia riformatrice trarrebbero beneficio tanto il nostro Paese quanto l'intera eurozona. In conclusione, il quadro programmatico che il Governo trasmetterà al Parlamento nella Nota di aggiornamento al DEF 2018 si comporrà delle scelte di finanza pubblica e dalla versione programmatica del Programma nazionale di riforme. Seguendo le linee programmatiche illustrate dal Presidente del Consiglio, sarà possibile conciliare crescita e occupazione con la sostenibilità del debito. Inoltre, contiamo di presentare gli scenari programmatici relativi a un primo gruppo di indicatori di benessere equo e sostenibile. L'Italia è il primo Paese che si darà obiettivi in temi di equità, istruzione, salute, inclusione del mercato del lavoro, ambiente, sicurezza ed efficacia della giustizia civile. Si tratta di una innovazione ambiziosa, in quanto cerca di stimolare una politica economica e sociale non incentrata esclusivamente sul PIL. Lo stimolo del Parlamento e dei media sarà cruciale per portare il tema all'attenzione dei cittadini in maniera informata e costruttiva. Per parte sua, il Ministero dell'economia e delle finanze e le altre amministrazioni centrali coinvolte dovranno, a tal fine, rafforzare le loro competenze tecniche in aree fino a oggi largamente inesplorate. Vi ringrazio per l'attenzione e per le osservazioni che avete argomentato durante questo dibattito. Per parte mia, mi impegno a essere sempre aperto a un confronto costruttivo con il Parlamento. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP e del senatore Pittella) . PRESIDENTE . Passiamo alla votazione della proposta di risoluzione n. 2. UNTERBERGER (Aut (SVP-PATT, UV)) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. UNTERBERGER (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente, colleghe e colleghi, rappresentanti del Governo, questo DEF è soprattutto la fotografia di un Paese che è stato tirato fuori dalla crisi. L'Italia è tornata a crescere; gli obiettivi di riduzione del deficit sono stati rispettati; sono nati più di un milione di nuovi posti di lavoro. Ne va dato atto ai precedenti Governi che hanno fatto un lavoro importante e non scontato e questo lavoro non deve essere sprecato. All'orizzonte si intravedono diverse criticità: i conflitti e le tensioni internazionali, le incognite legate ai dazi commerciali, l'aumento dei tassi della Fed. Oggi l'Italia paga ogni anno 63 miliardi di euro di soli interessi sul debito, che probabilmente aumenteranno con la conclusione delle misure di supporto della Banca centrale europea. Il Governo si muova, allora, con prudenza, non vanificando quanto è stato fatto sul terreno della stabilità e della crescita. Certo, la crescita di questi anni è stata al di sotto della media europea. È un problema che ha radici antiche: dal 1995 l'Italia è cresciuta del 6,3 rispetto al 38 per cento degli altri Paesi europei. Le cause sono ben descritte nella raccomandazione che l'Unione ha inviato all'Italia lo scorso 23 maggio. Non c'è solo il debito a pesare sul Paese. Ci sono soprattutto la durata dei processi; il peso della corruzione; le restrizioni alla concorrenza e allo sviluppo della competitività; la marginalità delle donne nel mercato del lavoro. E poi ci sono la bassa spesa per la ricerca e l'innovazione; le competenze digitali e le infrastrutture. Sono queste le ragioni per cui la strada delle riforme, già intrapresa negli scorsi anni, deve essere percorsa con sempre maggiore determinazione. Nel breve termine, la priorità deve essere la sterilizzazione delle clausole di salvaguardia per scongiurare l'aumento dell'IVA. Riteniamo fondamentale il mantenimento degli impegni a livello europeo per la riduzione del debito. Su questo abbiamo apprezzato le parole del ministro Tria. Il nostro augurio è che, già nel prossimo vertice in Lussemburgo, possano giungere buone notizie sulla concessione di nuovi margini di flessibilità da parte dell'Europa. È una partita importante, come lo è quella sul bilancio europeo 2020-2027. Nella prossima legge di bilancio mi piacerebbe vedere mantenuta quella parte relativa al bilanciamento di genere: è un'innovazione interessante nell'ottica di un'attenzione alle pari opportunità. Sulle misure economiche enunciate in questi giorni, attendiamo di conoscere i provvedimenti e le relative coperture finanziarie. Prima vogliamo capire, e lo vogliamo fare nel merito delle questioni. Per tutte queste ragioni, dichiaro il voto di astensione del nostro Gruppo. (Applausi dal Gruppo Aut (SVP-PATT, UV)) . DE PETRIS (Misto-LeU) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DE PETRIS (Misto-LeU) . Signor Presidente, devo dire che ho trovato il dibattito, così come, per la verità, anche le repliche del relatore - che in questo momento non è presente in Aula e me ne dispiaccio, perché volevo dirgli alcune cose - e del Ministro, quasi surreali per certi versi. Ci troviamo di fronte - faccio riferimento da ultimo alla replica del relatore Bagnai - a un intervento che in molte parti possiamo anche condividere, ma non si comprende come la disposizione programmatica possa poi essere conciliabile con la risoluzione di maggioranza che il Governo ha testé accettato, per un motivo molto semplice. Riteniamo che le questioni che sono davanti ai nostri occhi - e questo, chiaramente, riguarda anche chi ha governato fino a pochi mesi fa - non sono semplici. Le condizioni in cui il Paese si trova, Presidente, non sono certamente in buono stato dal punto di vista della sostenibilità economica e sociale. Non voglio ricordare i dati che il mio collega La Forgia ha già esposto nel suo intervento, ma alcune cose sono chiarissime, per quanto ci riguarda. L'Italia continua ad avere performance pari alla metà della media dell'eurozona e la situazione del Paese nel campo del lavoro, per esempio - ecco le questioni che a noi stanno più a cuore - che è il risultato anche delle cosiddette riforme strutturali, ha visto confermata per il 2017, così come per il 2018, una costante precarizzazione del lavoro. Sono cresciuti, come sempre, i contratti a tempo determinato e sono diminuiti i contratti ai tempo indeterminato. Vorrei anche ricordare che tutti gli incentivi che sono stati utilizzati nella scorsa legislatura per le tutele crescenti (circa 20 miliardi) hanno avuto un impatto assolutamente inesistente, effimero sul piano dell'occupazione. Anche nelle audizioni recenti il CNEL ci ha nuovamente detto che la metà dei contratti derivati dalle agevolazioni previste dal jobs act sono praticamente scomparsi ed è aumentato ulteriormente il lavoro sommerso. Non parliamo dell'occupazione giovanile. I dati usciti ieri relativi ai giovani che non studiano e non lavorano sono veramente devastanti. Quindi ci siamo trovati in un dibattito nel quale da una parte qualcuno rivendicava di avere lasciato il Paese del bengodi, e dall'altra (il relatore, senatore Bagnai, è rientrato in Aula) una esposizione programmatica della quale mi meraviglio. E allora mi chiedo perché, senatore Bagnai, non ha dato indicazione di votare a favore della nostra risoluzione? Lo chiedo perché quella presentata dalla maggioranza non è, a mio avviso, esattamente in linea con le affermazioni che lei ha fatto. Un altro elemento su cui il Ministro ci ha richiamato è relativo agli investimenti pubblici. Il dato relativo agli investimenti pubblici è molto pesante, ben al di sotto del tasso precrisi. Dopo la diminuzione del 2016, nel 2017 è previsto un nuovo calo del 6,2, quindi la spesa per investimenti nel 2020 è prevista a livelli ancora inferiori rispetto al 2013. Gli indicatori BES indicano l'aggravamento delle disuguaglianze. Davanti ad una situazione come questa è evidente a tutti, (l'abbiamo già detto anche in fase di dichiarazione di voto sulla fiducia al Governo), che è necessario fare delle forzature, ragionevoli ma certamente forzature, sulle politiche di rigore e sulle regole europee. Di questo, però, non vi è assolutamente traccia nella risoluzione di maggioranza, anzi, c'è esattamente il contrario perché nel punto c) dell'impegno della risoluzione di maggioranza, dopo tutto quello che è accaduto (Savona contro Savona, l'Europa contro l'Europa), è scritto testualmente: «ad individuare le misure da adottare nel 2018 nel rispetto dei saldi di bilancio ed a riconsiderare in tempi brevi il quadro di finanza pubblica nel rispetto degli impegni europei per quanto riguarda i saldi di bilancio 2019-2021». Quindi anche sulla vicenda delle clausole di salvaguardia, fate un'operazione di sterilizzazione che, alla fine, sarà compensata con dei tagli alla spesa, con tutto quello che ciò comporta dal punto di vista dell'effetto recessivo. Infatti, se a parole, continuate a dire che bisogna cambiare le regole europee, che bisogna forzarle, e poi nella risoluzione scrivete altro, evidentemente state adottando una nuova tecnica: da una parte continuate a fare propaganda anche in quest'Aula e dall'altra c'è una diversa concretizzazione. Vedete - e mi rivolgo al Ministro, al relatore e ai colleghi della maggioranza - nessuno pretendeva che voi faceste da capo i quadri tendenziali, le tabelle e il librone ma la risoluzione avrebbe dovuto contenere degli impegni precisi, più coerenti con quello che avete detto e ripetuto negli interventi. Era il minimo che ci aspettavamo. Poi vedremo le Note di aggiornamento, ma non si può continuare a declamare in un certo modo, a fare affermazioni come se si continuasse la campagna elettorale quando poi le risoluzioni presentano un quadro assolutamente diverso. Per questo motivo dico al senatore Bagnai che forse sarebbe stato meglio guardare alla nostra risoluzione piuttosto che a quella della maggioranza. Noi avanziamo delle proposte chiare e precise, queste sì di forzatura chiara e ragionevole delle regole europee perché, per quanto riguarda le clausole di salvaguardia, noi proponiamo di compensarle con un deficit al 2 per cento di PIL per il triennio 2019-2021 in modo tale da avere le risorse aggiuntive (0,5 per cento di PIL, neanche tanto, nel 2019 e 1 per cento di PIL per il 2020 e 2021) per un programma triennale di investimenti; perché noi dobbiamo rimettere in campo gli investimenti pubblici. È quello il modo per far riprendere anche gli investimenti privati, ma bisogna trovare le risorse. Se invece si fa l'altra operazione ancora una volta le risorse non ci saranno. Il piano di investimenti che noi proponiamo (per la verità sono tre anni che lo proponiamo inascoltati) riguarda investimenti pubblici sani e di qualità, un green new deal che investa nel territorio, nella cura, nell'ambiente e nell'innovazione. Bisogna rilanciare le politiche della salute: i dati della disuguaglianza non sono solo ed unicamente quelli sulla povertà, su cui bisogna pure agire rapidamente, ma sono anche quelli degli 11-12 milioni di persone che hanno rinunciato a curarsi. Presidenza del vice presidente TAVERNA (ore 16,20) ( Segue DE PETRIS). Bisogna quindi impedire che, ancora una volta, magari anche per sterilizzare l'IVA, si vada a tagliare la spesa sanitaria. Bisogna portarla ad un livello non inferiore al 6,6. È quindi chiaro che si rende necessaria una modifica del fiscal compact , altrimenti quello che voi dite a parole non potrà essere assolutamente realizzato. Tra l'altro, i programmi di investimenti vanno concentrati almeno per il 45 per cento nel Mezzogiorno. Bisogna inoltre investire in ricerca, università, servizio sanitario. Proponiamo che le altre risorse vengano reperite attraverso il rafforzamento di un seria web tax , attraverso il contrasto all'evasione (altro che flat tax ). Lo abbiamo detto e lo ribadiamo ancora una volta: le regole vanno forzate per gli investimenti, non per coprire i buchi della flat tax . Di tutti questi impegni, che per noi erano realizzabili e che potevano essere inseriti nella vostra proposta di risoluzione, non abbiamo trovato traccia, anzi il contrario. Per questo motivo, i senatori di Liberi e Uguali voteranno contro la proposta di risoluzione della maggioranza. (Applausi del Gruppo Misto-LeU) . URSO (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. URSO (FdI) . Signor Presidente, colleghi senatori, in quest'Aula, nel dibattito sulla fiducia, ci siamo qualificati come opposizione propositiva, perché avremmo intenzione di avanzare alcune nostre proposte. Ma che proposte dobbiamo avanzare, senatore Bagnai? Il relatore, prima in fase di relazione, poi in fase di replica, ha detto delle cose, anche in maniera calorosa, che noi condividiamo pienamente, ad esempio in merito al quadro tendenziale che è profondamente modificato rispetto a quanto ci viene illustrato dal Documento di economia e finanza presentato dal precedente Governo, in merito al contesto europeo (pensiamo soltanto alle decisioni della Banca centrale europea), in merito al contesto internazionale (pensiamo alla politica daziaria degli Stati Uniti o alla loro nuova politica sanzionatoria nei confronti dei nostri partner ), in merito alla crescita mondiale e alla crescita del commercio mondiale che si è arrestata, in merito alla crescita del prezzo del petrolio rispetto allo scorso anno, che qualche conseguenza sul sistema produttivo italiano ce l'ha. Peccato che nella proposta di risoluzione di maggioranza non vi sia niente di tutto ciò. Anche per quanto riguarda le premesse, si fa riferimento in due righe al fatto che l'ISTAT segnala il rischio di sovrastima della crescita, senza spiegare le conseguenze di questa sovrastima, né che la Commissione europea stima un saldo strutturale ben peggiore rispetto al Documento di economia e finanza. Viene solo citato, senatore Bagnai, questo aspetto strutturalmente diverso del contesto in cui dovrete e dovremo, come Paese, affrontare le condizioni economiche. Tra l'altro, senatore Bagnai, ci ha portato un esempio molto bello quando ha parlato della Germania: ci ha detto che non dobbiamo prendere esempio né lezioni dai tedeschi. Ieri - lo dico sottovoce - il Presidente del Consiglio dei ministri è stato ricevuto da Angela Merkel e ha detto che l'Italia deve prendere lezioni dalla Germania per quanto riguarda gli uffici di collocamento. Mi sembra di notare una leggera differenza con quello che dice lei. Si passa da un'Italia che non ha bisogno di lezioni dalla Germania a un'Italia che ieri - non un mese fa - il Presidente del Consiglio ha detto che deve prendere lezioni dalla Germania, tra l'altro chiedendo alla cancelliera Merkel fondi europei per la lotta alla povertà e illustrando, giustamente, una condizione reale: oltre cinque milioni di poveri, di cui quasi tre milioni che si rivolgono alle strutture della Caritas per poter sopravvivere. Ma non è una bella figura dire che siamo un Paese di poveri e che abbiamo bisogno dell'Unione europea per sopperire alla nostra povertà. Non è esattamente ciò che lei ha illustrato. Ancora più serio è ciò che ha detto il ministro dell'economia Tria in riferimento all'azione dell'Italia. Cari colleghi, vi invito - mi rivolgo soprattutto ai colleghi della maggioranza - a leggere le premesse e il dispositivo della risoluzione. La leggo insieme a voi. L'impegno del Governo è a presentare a settembre questo piano. Lo vedremo a settembre. Sono passati più di cento giorni dalle elezioni, oltre sessanta giorni da quando avete iniziato le trattative per il contratto di Governo; passeranno altri cento giorni fino a settembre e saremo a duecento giorni in un contesto internazionale gravissimo e con una situazione economica dell'Italia particolarmente pesante. Abitualmente i Governi - ricordo il Governo del 2001 - in cento giorni dalle elezioni approvano i provvedimenti più importanti della legislatura. Voi li rinviate di altri cento giorni. Al secondo impegno parlate della sterilizzazione dell'IVA. Lo abbiamo detto tutti, ma non parlate di un impegno a realizzare la sterilizzazione, ministro Treu, Tria. Potrebbero essere Treu, Tria o Padoan, è la stessa cosa. (Commenti dal Gruppo M5S) . Parlate di favorire il disinnesco delle clausole di salvaguardia. Favorire non significa un impegno preciso; significa favorire, ovvero «speriamo di farcela». E non dite come lo fate, non date alcuna indicazione su come lo farete. Al terzo impegno - sto citando gli impegni perché sono questi che dovremo e dovete votare, non le parole, ma gli atti - c'è scritto sostanzialmente che, nel rispetto del quadro di finanza pubblica e degli impegni europei, pensate di rivedere i saldi di bilancio. Qui non ho ben capito perché qualcuno della maggioranza, anche alla Camera, ha detto che questo significa rinviare di un anno, come ha fatto il Governo Gentiloni Silveri, in piena continuità e senza che emergesse nulla di strano con i Governi delle sinistre, il pareggio di bilancio, dal 2020 al 2021. Il ministro Tria lo ha smentito. E allora come va letto il terzo impegno? Si rinvia di un anno il pareggio di bilancio, come hanno fatto tutti i Governi della sinistra, di anno in anno, in piena continuità con Padoan, o non lo si fa? Il quarto impegno è ancora più bello perché rinviate la discussione a prima del Consiglio europeo per dare indicazioni di Governo. Però, lei, Ministro, ci ha detto un'altra cosa ben più importante che non c'è qui dentro. Lei ha incentrato tutto il suo intervento su una cosa che condividiamo pienamente e che è alla base della nostra risoluzione. Lei ci ha detto in questa sede che bisogna sostanzialmente fare quattro cose, tra cui puntare sulla crescita con riforme strutturali. Quali? Era questa la sede per indicarne la priorità o no? Inoltre, l'argomento centrale del suo intervento, ripetuto e conclamato in più parti dall'inizio alla fine, è stato il rilancio degli investimenti pubblici materiali e immateriali. Ma questo non c'è scritto nel contratto di programma. Lei non l'ha scritto perché è arrivato dopo, ma nel contratto di programma non vedo un grande piano per gli investimenti pubblici materiali e immateriali, per esempio, per le infrastrutture. Addirittura sono messe in dubbio. Qualcosa non va. Lei stesso, inoltre, ci dice una cosa fondamentale, ovvero che lotterà in Europa affinché gli investimenti infrastrutturali materiali e immateriali siano calcolati fuori dalle spese correnti, fuori dal deficit , cosa che noi abbiamo sempre condiviso. Ma questo non c'è nella risoluzione di maggioranza. Così lei incentra il suo intervento su un argomento fondamentale per la politica e per il futuro della Nazione e per i suoi rapporti con l'Unione europea e poi la maggioranza non lo inserisce tra gli impegni? Io non capisco. Ma quante lingue parlate? La lingua del relatore, che delinea un quadro giustamente preoccupante della situazione internazionale ed europea che grava sul nostro Paese e che chiede interventi strutturali; la lingua del Ministro, che dice che il centro dell'azione di Governo nelle prossime settimane - presumo dal prossimo Consiglio europeo, forse già dall'Ecofin a cui parteciperà giovedì - sarà sostanzialmente quello di rimettere in discussione il fiscal compact e gli investimenti per poter rilanciare il nostro Paese; e poi una risoluzione che dice esattamente il contrario. Io sono molto preoccupato per queste diverse lingue, perché se mi dovessi attenere a quanto dicono il senatore Bagnai, la senatrice Rivolta, il ministro Tria, altro che opposizione! È la nostra posizione. Se invece mi dovessi attenere a quello che è scritto e votare di conseguenza, ovviamente farei opposizione dura a questo Documento. Le concedo un rinvio a settembre; glielo concediamo, sono duecento giorni per rinviare a settembre queste condizioni. Quello che chiedo - e con questo concludo - è che recepisca i nostri emendamenti, che dicono esattamente ciò che ha dichiarato lei in quest'Aula, per quanto riguarda l'indicazione di come sarà realizzata la sterilizzazione dell'IVA senza ulteriore pressione fiscale; recepisca i nostri emendamenti sulle infrastruttura, fuori dal contesto del deficit pubblico, come nella nostra risoluzione; recepisca i nostri emendamenti per gli investimenti per la crescita. Se farà questo, la sua azione rispecchierà il suo pensiero e le sue parole. PRESIDENTE. La invito a concludere. URSO (FdI) . Altrimenti dovremo dire che una cosa è il linguaggio usato per l'opinione pubblica, altro sono gli interventi del Governo. Quindi, no. (Applausi dal Gruppo FdI) . PITTELLA (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PITTELLA (PD) . Signor Presidente, signor Ministro, colleghi, penso che sia stato un errore trasformare una parte di questo dibattito in un'ennesima puntata di campagna elettorale. Non lo hanno fatto i colleghi del Gruppo del Partito Democratico, i senatori Misiani, Parente, D'Arienzo, Valente, Ferrazzi e Malpezzi, e non lo farò io. Penso che l'onestà di questa Assemblea autorevole dovrebbe portare ad un giudizio obiettivo, non partigiano, che scaturisce dall'esame del quadro delineato nel Documento di economia e finanza. I conti pubblici italiani sono migliori del passato, nonostante le strettoie della disciplina di bilancio della zona euro. Mi pare che, nei giorni scorsi, su questo abbia detto cose non diverse il ministro Tria, a cui faccio gli auguri e di cui ho apprezzato anche stasera i toni e i contenuti del discorso, diversi da quelli del relatore. D'altra parte il nuovo Governo dovrebbe bearsi di ciò, se è vero come è vero che ci attende una fase difficile, che governanti - se avveduti e competenti - non possono non vedere le variabili internazionali, la guerra dei dazi dell'amico Trump, il rallentamento in atto in Europa, l'esaurimento degli stimoli monetari della Banca centrale europea. Bisogna atterrare, dopo la campagna elettorale, sul terreno - difficile, lo capisco bene - di queste sfide. Ma, presto o tardi, il Governo dovrà misurarsi: forse lo farà più tardi il ministro Salvini, ma confido che la gran parte del Governo atterri sulla concretezza e sulla durezza di queste sfide. Noi diamo dei consigli, diciamo la nostra, vogliamo collaborare costruttivamente dall'opposizione. In primo luogo diciamo che serve una forte azione politica, a cominciare dal prossimo vertice di Bruxelles, affinché si decida una nuova governance economica e finanziaria con capacità fiscale e con l'istituzione di un Ministero delle finanze, in modo da tenere insieme stabilità e salvezza dei conti, crescita sostenibile e creazione di posti di lavoro. La battaglia sulla capacità fiscale è altrettanto importante di quella sull'istituzione del Ministero, perché la vera questione di fondo, come hanno detto anche i colleghi che mi hanno preceduto, è che non si può avere nella tasca la stessa moneta se poi questa non ha una capacità fiscale, perché non si ottimizza tutto il suo potenziale. Allora, se siamo d'accordo, convincete i vostri alleati europei, altrimenti è troppo facile dirlo in quest'Aula quando poi invece a Bruxelles da Le Pen a Farage sono contrari a qualsiasi estensione della capacità dell'euro. (Applausi dal Gruppo PD) . Contemporaneamente bisogna aprire una riflessione, non sulla necessità di avere una disciplina di bilancio, che serve a livello europeo, ma sulla tipologia delle regole, sulla loro qualità, sulla loro trasparenza, sulla loro sanzionabilità, sulla inadeguatezza - sono d'accordo con alcuni colleghi che lo hanno detto - del prodotto interno lordo come parametro per decrittare il benessere o il mancato benessere delle nostre comunità; sulla immodificabilità di queste regole davanti a situazioni di collasso o di crisi sociale od occupazionale di un Paese della zona euro. Bisognerà anche discutere - lo dico al ministro Tria - sulla proposta, che sembra emergere, di un bilancio della zona euro. Siamo d'accordo che ci sia un bilancio solo della zona euro? Può essere una proposta, ma a condizione che abbia capacità fiscale, cioè che consenta di fare quegli investimenti infrastrutturali a cui lei si è richiamato e di cui hanno tanto bisogno l'Europa, il Mezzogiorno e l'Italia. Noi siamo stati i primi a dirlo, questo non lo potete smentire, anzi ci attaccavate quando Renzi e noi nel Gruppo socialista e democratico del Parlamento europeo criticavamo alcune rappresentanze brussellesi perché si attaccavano allo zero virgola e poi erano miopi di fronte alle violazioni della prima regola che ci deve essere nell'Unione europea, cioè quella dello stare insieme, dello spalmare pesi e responsabilità, come è avvenuto sui migranti e sui richiedenti asilo da parte di Orban e dei suoi amici. (Applausi dal Gruppo PD) . A mio parere sarà necessario ribadire gli obiettivi di medio periodo, ma con un percorso più graduale, non tanto verso - consentitemi questa considerazione personale - il pareggio di bilancio, ma verso l'equilibrio di bilancio, sostenibile da un punto di vista economico e sociale. Sulla riforma della governance , come Gruppo sosterremo con forza l'inclusione al suo interno del pilastro sociale. Vi sono poi i temi della difesa comune, delle frontiere esterne, della sicurezza, della revisione del regolamento di Dublino, della difesa delle politiche di coesione e delle politiche agricole nel nuovo quadro pluriennale europeo. Vi sono poi le questioni interne di cui hanno parlato i colleghi. Penso innanzitutto alla disattivazione delle clausole di salvaguardia, quindi il non aumento dell'IVA, al lavoro, alle questioni del welfare , alla lotta alla povertà. Non toccate le misure che riguardano i giovani, come il bonus cultura e l'applicazione web 18app. Lo dico al Governo: non toccate tutto ciò che riguarda cultura, istruzione e formazione per i nostri giovani (Applausi dal Gruppo PD) . Solo se si investe sui giovani si dà un futuro a questo Paese. Infine, ambiente e Mezzogiorno. Ha detto delle cose interessanti la collega L'Abbate. L'Italia ha aderito al grande accordo sulla lotta al cambiamento climatico, perché bisogna andare avanti su questa strada, iniziata dai Governi Renzi e Gentiloni: decarbonizzazione elettrica al 2025, rinnovabili al 28 per cento nel 2030 e altre misure sul Mezzogiorno. Andiamo avanti sulla strada delle zone economiche speciali (ZES), che potrebbero essere il vero strumento di crescita del nostro Mezzogiorno. Investimenti sulle infrastrutture: connettere l'Italia, lotta alla corruzione e uso dei fondi strutturali anche, e soprattutto, su progetti multiregionali. Senza intaccare la titolarità delle Regioni, io non capsico come si possano fare interventi seri sulla cultura, sul turismo o sulla ricerca se non si mettono insieme le Regioni meridionali. Si faccia un grande programma senza intaccare l'autonomia delle Regioni su questi temi, perché solo in questo modo noi possiamo ottimizzare. Per esempio, Matera 2019 non ha un senso se resta solo Matera. Matera deve essere il punto di forza di un intero Mezzogiorno e anche di un'intera area mediterranea. Infine, colleghi, - mi rivolgo alla senatrice Rivolta - noi rispettiamo l'esito delle elezioni, ma una vittoria non autorizza nessuno a sentirsi padroni eterni, intoccabili, esenti da critiche e osservazioni. (Applausi dal Gruppo PD) . In democrazia, infatti, si ascolta, si lavora per il dialogo, si opera con umiltà. Ciò che si chiede a un Governo che si rispetti è: meno dichiarazioni roboanti e altezzose; più fatti e atti. Un collega ha detto: più continenza verbale. Ebbene, ricordate sempre De Gaulle: niente rafforza di più l'autorità quanto il silenzio. (Applausi dal Gruppo PD. Congratulazioni) . Saluto a una rappresentanza di studenti PRESIDENTE . Salutiamo gli studenti della facoltà di economia della Libera Università di Bolzano che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi). Ripresa della discussione del Doc Doc. LVII, n. 1 PRESIDENTE . Comunico che è scaduto il termine per la presentazione degli emendamenti. ROMEO (L-SP) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ROMEO (L-SP) . Signor Presidente, come Gruppo Lega ringraziamo ovviamente il relatore per il prezioso lavoro svolto, anche in Commissione, e anche per il grande intervento che ha fatto prima. (Applausi dal Gruppo L-SP) . È abbastanza difficile intervenire e fare più bella figura del senatore Bagnai. Ovviamente, ringrazio anche i colleghi intervenuti nel dibattito. Il Documento di economia e finanza in discussione oggi, presentato dal Governo Gentiloni Silveri, non ci dà un nuovo quadro programmatico ma solo un aggiornamento delle previsioni macroeconomiche, riferite al quadro tendenziale che consegue chiaramente dalla relazione alla legge di bilancio del 2018. Per questo motivo la risoluzione presentata dalla maggioranza rimanda in buona parte alla Nota di aggiornamento che ci sarà a settembre. Il significato politico, però, nella risoluzione c'è, perché è chiaro che in questo momento il Paese attende che il Governo vada a sterilizzare quelle che sono le clausole di salvaguardia. Nella risoluzione questo impegno preciso c'è, perché la parola "favorire" significa impegnarci a fare in modo che le clausole di salvaguardia vengano sterilizzate, questo è l'obiettivo primario. (Applausi dal Gruppo L-SP) . Abbiamo compreso e capito dall'intervento del Ministro che nella Nota di aggiornamento si dovrà tenere conto soprattutto della diminuzione del rapporto debito-PIL per cercare di avere quella credibilità a livello internazionale. Ma come cercare di ridurre questo rapporto debito PIL? Noi diamo un suggerimento al Governo e al Ministero: quello di cancellare quella nota all'interno del DEF con la quale quasi si preannuncia che un incremento del 33 per cento dell'immigrazione porterà sicuramente ad una riduzione del rapporto debito PIL. (Applausi dal Gruppo L-SP) . No, di sicuro l'incremento del 33 per cento dell'immigrazione porterà di certo ad un aumento dei profitti da parte delle grandi imprese che vorranno sfruttare manodopera a basso costo. (Applausi dal Gruppo L-SP) . Del resto, abbiamo anche compreso che l'obiettivo della globalizzazione è questo, anche se forse sarebbe meglio chiamarla «glebalizzazione» del popolo, per usare un termine coniato dal filosofo, nonché opinionista, Diego Fusaro. Già da questo punto di vista dunque ci aspettiamo - e lo rimarchiamo - che venga tolta e cancellata questa previsione. Per far crescere il prodotto interno lordo ci sono ovviamente varie possibilità. C'è innanzitutto quanto suggerito dalla stessa Corte dei conti, che abbiamo ascoltato nel corso delle audizioni sul DEF svoltesi nell'ambito della Commissione speciale per l'esame di atti del Governo. Tra gli obiettivi che bisogna mettere in conto c'è quello di favorire una politica a sostegno della natalità e non ridurre, anzi dimezzare, il bonus bebè, come ha fatto il Governo precedente. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP) . Tutto questo deve essere inoltre accompagnato da un'equilibrata gestione dei flussi migratori: equilibrata e non scellerata gestione dei flussi migratori. (Applausi dal Gruppo L-SP) . Questi sono interventi che ci suggerisce la stessa Corte dei conti. Un altro suggerimento che diamo - anche se nella risoluzione non sono indicati tutti i dettagli, noi ne approfittiamo per dare suggerimenti al Governo - riguarda il fatto di poter pagare le aziende che lavorano con la pubblica amministrazione (Applausi dal Gruppo L-SP) . Qualcuno forse si è dimenticato, ma proprio un recente rapporto della CGIA di Mestre ha messo in evidenza che si sono allungati i tempi di pagamento nei primi mesi dell'anno, arrivando addirittura ad una media di circa centoquattro giorni in Italia, contro i cinquantasei della Spagna, i trentatré della Germania e i ventisei del Regno Unito. Ricordo che in Lombardia il tempo di pagamento è di trentacinque giorni, tanto per rendere chiaro che ci sono delle Regioni che questo lavoro lo stanno già facendo. Ci sono imprese che addirittura sono state private di circa 30 miliardi di euro. Questo è un impegno preciso, perché pagare tempestivamente sarebbe una misura di impatto immediato sulla crescita del Paese. È un suggerimento che diamo, ma è anche un'aspettativa che ovviamente molti cittadini e molti imprenditori hanno nei confronti del Governo. Sempre in termini di prodotto interno lordo e di crescita, durante il dibattito non abbiamo sentito alcun riferimento al fatto che per far crescere il Paese è necessario concedere più autonomia a quelle Regioni che sono in grado di gestire in modo serio i conti. (Applausi dal Gruppo L-SP) . È una posizione diametralmente opposta a quella del precedente Governo, il cui Ministro per le riforme disse che per far crescere il Paese - lo ricordiamo - bisognava ridurre il potere legislativo delle Regioni stesse. No, perché non è un caso che il prodotto interno lordo di Milano sia cresciuto il doppio del resto d'Italia e gestire le risorse direttamente sul territorio significa poter fare quegli investimenti di cui abbiamo sentito parlare in quest'Aula un po' da tutti i colleghi. Solo con le risorse si possono fare investimenti. Quante Regioni che oggi governano bene - e non penso solo a Regioni del Nord, ma anche a Regioni del Sud - possono davvero, con maggiori risorse, creare quel volano sugli investimenti capace di far crescere davvero il Paese? Sono tanti gli interventi e dispiace aver sentito sul tema dell'autonomia pochi riferimenti da questo punto di vista. State tranquilli poi voi della minoranza perché siamo consapevoli che l'investimento in cultura e in istruzione rientra tra quelle spese che aumentano indubbiamente il reddito nel medio periodo e siamo convinti che il Governo si attiverà sicuramente in questa direzione. VOCE DAL GRUPPO PD. Grazie! ROMEO (L-SP) . Bene, vedete che il clima di collaborazione nei vostri confronti c'è sempre? A differenza di quello che voi dite, sappiamo anche ascoltare. La riduzione delle tasse è un altro tassello fondamentale ed importante. Qualcuno si chiede dove sia possibile reperire le risorse. Intanto riducendo la frammentazione eccessiva sull'acquisto da parte dello Stato di beni e servizi; in questo Paese abbiamo 34.000 stazioni appaltanti. Prendiamo esempio dall'Agenzia regionale centrale acquisti in Lombardia che ha saputo risparmiare molti soldi. Qui lo Stato spende 169 miliardi di euro l'anno per l'acquisto di beni e servizi; potrebbe spendere molto meno risparmiando, garantendo la stesso qualità dei servizi e recuperando risorse. Per quanto riguarda il contrasto all'evasione fiscale, dice bene il vice ministro Garavaglia; basta concentrarci e fare i controlli solo sui piccoli, facili prede per l'Agenzia delle entrate. È ora di puntare i pesci grossi; questo è l'obiettivo che il Governo si deve porre. (Applausi dal Gruppo L-SP) . Senza dimenticare che si può prendere anche esempio da altri Paesi europei che hanno cominciato a tagliare i famosi sussidi silenti. Ci sono delle statistiche che dicono che con tutti i vari sussidi che esistono - nel nostro Paese ce ne sono sei tipi - diamo alle imprese circa 72 miliardi di euro. Il governatore della Banca centrale europea Mario Draghi qualche tempo fa disse che le nostre analisi mostrano che i sussidi alle imprese sono stati generalmente inefficaci perché si incentivano spesso investimenti che sarebbero comunque stati effettuati, introducendo distorsioni di varia natura e penalizzando gli imprenditori che sono capaci. Anche questo può essere un elemento dal quale poter trarre delle risorse per poter abbassare e ridurre la tassazione. Vorrei dire al Governo di non dimenticarsi di quelli che sono stati i vari suggerimenti che sono arrivati non solo dalla Corte dei conti, ma da Confprofessioni e Rete Imprese Italia, che puntano alla semplificazione. A tale riguardo spero che il Governo faccia qualcosa sul tema della fatturazione elettronica. Il rischio è quello... (Il microfono si disattiva automaticamente). (Applausi dal Gruppo L-SP) . PRESIDENTE. La prego di concludere. ROMEO (L-SP) . Il rischio è che i nostri imprenditori non siano pronti. Quindi l'invito è quello di poter dilazionare nel tempo la possibilità dell'introduzione stessa. Avrei altre cose da dire, ma non c'è più tempo; avrete capito dall'intervento che il nostro voto non può che essere un voto favorevole alla risoluzione della maggioranza, con la consapevolezza che il Governo farà bene a chiedere alla minoranza di smetterla di attaccare sui pregiudizi, e di poterci eventualmente criticare sui fatti. (Applausi dai Gruppi L-SP e M5S. Molte congratulazioni) . PICHETTO FRATIN (FI-BP) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PICHETTO FRATIN (FI-BP) . Signor Presidente, colleghe e colleghi, rappresentanti del Governo, onorevole Ministro, innanzitutto va detto che questo Documento di economia e finanza, come è stato ampiamente già dibattuto, è rappresentato solo dal tendenziale e quindi manca il quadro programmatico. Peraltro un tendenziale inattuale, ormai superato da una serie di fatti, molti non legati a valutazioni prettamente nazionali italiane; superato dall'aumento dei tassi e da una serie di fatti e fattori internazionali in continuo cambiamento. Nel quadro di legislazione vigente vi è comunque l'aumento dell'IVA nel 2019-2020. Questa previsione dovrebbe anche scontare una diminuzione dei consumi e una minore crescita del prodotto interno lordo. Va allora evidenziato che le politiche economiche adottate negli ultimi anni non sono riuscite a far uscire l'Italia dalla lunga e drammatica crisi economica e finanziaria iniziata nel 2008. È vero che si è registrata una debole crescita economica a traino della fase ciclica internazionale e comunque è stata una ripresa che ha registrato un tasso di crescita del prodotto interno lordo italiano di gran lunga inferiore a quello medio dell'Unione europea. L'ex ministro dell'economia Padoan ci ha definiti nelle sue affermazioni «il fanalino di coda dell'Europa». Una crescita così fiacca ha anche evidenziato l'assenza di un concreto recupero in termini di occupazione, di produzione industriale, di export , di domanda interna e di clima di fiducia. Tutto si è mosso, ma veramente molto poco. La gestione delle finanze pubbliche ha purtroppo alimentato la spesa corrente e non ha ridotto il disavanzo, sostenendo il già elevato debito pubblico che nel 2018 - ricordiamolo - ha superato il record dei 2.300 miliardi. L'indebitamento netto ha raggiunto il 2,3 per cento nel 2017, con uno 0,4 per cento di salvataggi bancari, ma soprattutto si è registrato un impiego di risorse pubbliche veramente molto frammentato. Tra l'altro, non si è annotato alcun evidente risultato di riduzione della pressione fiscale sulle imprese e sulle famiglie. Se analizziamo la principale misura dei Governi Renzi e Gentiloni Silveri, il bonus di 80 euro, rileviamo che si è rivelata una misura iniqua dal punto di vista fiscale e inadeguata a far ripartire i consumi. Le altre misure di spesa sono state in alcuni casi autentici sprechi di denaro pubblico. Inoltre, non c'è stata una decisione lineare e incisiva sul mercato dell'occupazione, ma interventi differenti nei cinque anni di Governo che hanno registrato una discontinuità nelle varie misure a sostegno della decontribuzione salariale. La riforma del mercato del lavoro, il cosiddetto jobs act , ha inoltre mostrato la propria carenza applicativa. Vorrei anche ricordare che tale intervento ha negato la realtà con l'abolizione dei voucher che comunque rappresentavano un intervento - e tuttora lo sono - che risponde a una richiesta del mercato. Un mercato del lavoro ingessato ha quindi fatto crescere il livello di povertà, chi ha raggiunto i 4,7 milioni di abitanti. La risposta a questa situazione non può essere il reddito di inclusione, ma nemmeno il reddito di cittadinanza proposto dal nuovo Governo. L'Esecutivo entrante ha evitato di inserire valori programmatici nel Documento di economia e finanza, limitandosi a richiamare il contratto di Governo, cosicché ora non sappiamo come verranno realizzate le riforme strutturali annunciate nei principali settori di cui l'Italia ha bisogno. Ringrazio il Ministro per la sua replica, perché è stato l'unico contributo di proposta e valutazione rispetto al possibile scenario dei prossimi mesi: l'approccio alla trattativa nei confronti dell'Unione europea e alcuni puntuali accenni a determinate modalità di calcolo dei nostri investimenti rispetto alle regole dell'Unione europea. Le mancate riforme registrerebbero un rallentamento del prodotto interno lordo ben oltre le aspettative sul ciclo economico internazionale, non beneficiando di alcuna misura strutturale o anticiclica dell'Esecutivo uscente. Per vedere un'inversione ci sarà bisogno di un piano di riforme più concreto e meno di galleggiamento rispetto a quello che abbiamo vissuto in questi ultimi periodi. Fare investimenti significa liberare l'Italia da un codice degli appalti che è una sorta di camicia di forza e affrancare il tessuto delle norme urbanistiche da tutti quei vincoli che hanno creato un territorio praticamente senza cantieri, ma con tanti controllori, moltiplicando i punti di minor trasparenza e quelli di ipotetica fonte di corruzione: perché se sono tanti quelli che devono dare il parere o controllare, probabilmente non tutti sono buoni. Ecco quindi che si arriva, con una moltiplicazione del "pizzo regolare" (fatto di bolli, tasse e tariffe) e del pizzo di delinquenza (dovuto all'eccesso di controlli), non dico a creare, ma a favorire e promuovere le occasioni perché la corruzione avvenga. Voglio sommessamente ricordare che l'Italia ha da sempre un'economia sostenuta da esportazione e settore immobiliare. Il settore immobiliare è stato reso ancor più immobile da un gravame di tasse sulla casa quadruplicato dal 2011 ad oggi. Vorrei ricordare che l'immobile, la casa, in Italia era il risparmio ed il concetto stesso di risparmio rispetto ad altri Paesi dove invece non c'era questo collegamento diretto. Con poche e chiare disposizioni, quindi, è possibile mettere mano sia alle nostre città sia a tutto un comparto produttivo che può creare posti di lavoro. Basta togliere un po' di burocrazia, basta arrivare a una seria, e non complicata, trasparenza e responsabilità. Guardate che ridurre la burocrazia, le autorizzazioni e i controlli non solo non costa e potrebbe essere fatto immediatamente, ma genererebbe nuovo impulso alle attività economiche da subito, mentre nel lungo periodo potrebbe portare un concreto risparmio. Detto questo, è evidente che ridurre la pressione fiscale che grava sulle imprese e sulle famiglie (così come previsto nel programma del centrodestra), attivando una radicale trasformazione del sistema fiscale italiano, sia cosa imprescindibile e da tutti auspicabile. Su questo punto mi sembra che all'interno del Governo siano iniziati i distinguo, perlomeno sui confini stessi della riforma fiscale: prima le imprese o prima le famiglie? Gli organi di stampa odierni danno prima le imprese, ma solo alcune. Dagli interventi in quest'Aula non si è avuta molta chiarezza, purtroppo, su questo e su altri temi. Noi ci aspettiamo un intervento a favore delle famiglie (quoziente familiare o altra denominazione), che è fondamentale, perché una riforma del Paese, la corretta lettura del Paese, non può che partire dalla struttura demografica, l'unica peraltro prevedibile nei vari anni. Presidenza del vice presidente CALDEROLI (ore 17,03) ( Segue PICHETTO FRATIN). Ci sono percorsi che immaginiamo siano condivisi anche dall'attuale maggioranza. Parlo del federalismo fiscale, che al contrario la precedente maggioranza aveva individuato come nemico da combattere. E tale e tanta è stata la penalizzazione nei confronti degli enti che governano il territorio, Regioni, Comuni e Province (queste ultime soppresse, ma mai abolite), che oggi gli stessi boccheggiano rispetto alle esigenze dei loro territori. Bisogna razionalizzare la spesa pubblica; bisogna, una volta per tutte, invertire il trend e intraprendere una strategia che si concentri esclusivamente su misure di carattere strutturale e permanente che riguardano il costo del lavoro, così come è necessario definire un quadro più esaustivo delle misure di crescita. Noi abbiamo presentato - e concludo - una proposta di risoluzione, che naturalmente la procedura ha già "decapitato", portando ai voti la proposta di risoluzione individuata dal Governo. La nostra proposta di risoluzione tratta molti temi che noi abbiamo ripresentato come emendamenti, perché riteniamo che nel complesso quegli emendamenti, se accolti, possano davvero dare un contributo al Governo, anche in sede europea, per raggiungere gli obiettivi Paese che stiamo perseguendo e di cui in parte anche il Ministro ha parlato. Forza Italia, come già la presidente Bernini affermò nella dichiarazione di voto sulla fiducia al Governo Conte, non è per il no ad ogni costo: è per valutazioni di merito. Ma in questo caso, sulla base di un tendenziale preparato dal Governo Gentiloni Silveri, e ormai inattuale, ci aspettavamo forse un po' di più da parte del Governo Conte. Per questi motivi, il voto di Forza Italia sarà contrario su questo provvedimento. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Presidenza del presidente ALBERTI CASELLATI (ore 17,05) PATUANELLI (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PATUANELLI (M5S) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, cari cittadini, negli interventi che abbiamo ascoltato molte volte si è fatto riferimento con un cenno critico all'assenza di elementi di programmazione all'interno di questo DEF, citando come unico elemento eventualmente di programmazione il contratto di Governo. Ebbene, io credo che, invece, quel riferimento sia fondamentale, perché quel contratto contiene alcuni elementi che sono la stella polare e il faro del Movimento 5 Stelle e rappresentano anche la motivazione per cui noi siamo in queste Aule, che è quella di migliorare la qualità della vita di nostri cittadini (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP) , che si declina in termini di lavoro, di salute, di ambiente, di giustizia e di sviluppo. Questa stella polare noi l'abbiamo bene a mente e l'azione di Governo sarà indirizzata a questi elementi. Nel suo discorso alle Camere il Presidente del Consiglio è stato molto chiaro: il debito pubblico lo vogliamo ridurre con la crescita della nostra ricchezza e non con misure di austerità. Credo ci sia bisogno di ascolto, di esecuzione e di controllo e anche su questi fronti il Parlamento sarà chiamato ad esprimersi in modo chiaro. Non vogliamo però avventure, tantomeno fughe in avanti, in nome di una responsabilità che ci ha sempre contraddistinti ed è stata anche premiata dagli italiani. Prima di tutto, perciò, esprimiamo un forte apprezzamento e ribadiamo oggi in quest'Aula come lo spauracchio dell'aumento dell'IVA e dell'aumento delle accise su benzina e gasoli (coscienti del fatto che avrebbe effetti drammatici sulla già fragile dinamica della domanda interna) debba essere scongiurato con ogni mezzo. Siamo certi che l'operato di questo Governo e di tutta la squadra di Governo sarà in questa direzione. Siamo altresì certi dell'attenzione massima che l'Esecutivo riserverà ai nostri giovani. Venerdì scorso Eurostat, l'ufficio statistico dell'Unione europea, ha diramato i dati sui NEET, cioè coloro i quali non studiano, né lavorano: l'Italia è in testa alla classifica del 2017 e ha fatto registrare una percentuale del 25,7, contro una media del 14,3 del resto d'Europa. Un dato impietoso, un fallimento manifesto delle politiche messe in atto negli ultimi anni dai Governi che si sono succeduti, come, ad esempio, la gestione del programma Garanzia giovani: solo il 17,5 per cento che vi ha aderito ha oggi un lavoro. Rimettere in moto l'Italia vuol dire non distribuire bonus a pioggia, come accaduto nel recente passato; vuol dire piuttosto fare formazione, attrarre investimenti, sfruttare le potenzialità che finora questo Paese ha utilizzato con il contagocce, anche per colpa di un disagio socio-economico che in molti casi, soprattutto al Sud, ha precluso qualsiasi possibilità di sviluppo. Va perciò sollecitato l'incontro tra domanda e offerta, attraverso una riforma seria, trasparente e condivisa dei centri per l'impiego. È questo il primo elemento che metteremo in campo, per poi attivare il reddito di cittadinanza, che non è una misura assistenziale; è una misura che evita che quei giovani che ha citato anche il relatore Bagnai vengano poi sfruttati come caporalato, perché non hanno speranza di trovare un lavoro. Noi dobbiamo accompagnare, attraverso un reddito di cittadinanza, le persone giovani o meno giovani che perdono il loro lavoro; dobbiamo formarle e mettere assieme domanda e offerta di lavoro, dando, però, la certezza che in quel periodo di formazione le persone possono sopravvivere in modo dignitoso. (Applausi dal Gruppo M5S) . Riteniamo che questo processo debba essere accompagnato da una serie di riforme. Pensiamo al sistema della giustizia, che deve diventare più a misura d'uomo. Non si può certamente prescindere, come scritto nel contratto di programma, da un abbassamento dei costi di accesso alla giustizia, da una semplificazione e una riduzione dei processi e un rafforzamento delle garanzie di tutela dei diritti e degli interessi dei cittadini, senza dimenticare ovviamente una riforma della prescrizione e un contrasto serrato ai conflitti di interesse e alla corruzione, che ci costa da un punto di vista economico e soprattutto nei confronti dell' appeal che possiamo avere per gli investimenti esteri. Soprattutto occorre una lotta forte, costante e quotidiana a tutte le mafie. (Applausi dal Gruppo M5S) . Una recente ricerca ha rilevato come a pesare sull'attrattività dell'Italia nei confronti delle imprese straniere siano sostanzialmente tre fattori: fisco, giustizia civile e burocrazia. Una tassazione meno opprimente è una tassazione che funziona; una semplificazione del rapporto fra Agenzia delle entrate e contribuenti, con l'abolizione di quegli adempimenti che penalizzano in particolar modo i cittadini onesti, è assolutamente necessaria e non più rinviabile. Inoltre, meno lacci e vincoli per gli imprenditori - in una sola parola, sburocratizzazione - serviranno a restituire all'Italia una maggiore competitività nello scenario internazionale e mondiale, creando condizioni favorevoli anche alle esportazioni. Essere maggiormente competitivi vuol dire per noi, soprattutto, fare investimenti mirati e utili per la vita dei cittadini. Basta parlare ancora oggi di opere faraoniche come, ad esempio, il Ponte sullo Stretto (Applausi dal Gruppo M5S). Abbiamo in discussione un importante decreto-legge, di cui sono anche relatore, che riguarda il terremoto. Dobbiamo parlare di messa in sicurezza dei nostri edifici; dobbiamo parlare di manutenzione ordinaria delle nostre infrastrutture. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP) . Abbiamo tratti di ferrovia a binario unico e parliamo di trafori di 36 chilometri da una parte all'altra dell'Italia. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP) . Credo che bisogna parlare di manutenzione ordinaria delle nostre infrastrutture, perché c'è fondamentale necessità di interventi piccoli, che diano, però, risposte ai cittadini. Ancora, serve una maggiore e costante tutela dell'ambiente. Anche su questo caso il premier Conte è stato esplicito: «Non siamo disponibili a sacrificare l'ambiente e il progetto di una blue economy per altri scopi». Tra i nostri principali obiettivi c'è sicuramente quello di andare verso una maggiore diffusione di modelli di sviluppo sostenibili, a cominciare dalla mobilità, con un costante incremento di veicoli ibridi ed elettrici e, al tempo stesso, una progressiva riduzione di quelli alimentati a diesel e benzina, incentivando lo sviluppo di reti ciclabili, sia a livello urbano sia extraurbano. Infine, onorevoli colleghi, un tema che molto spesso è relegato all'ultimo posto, ma noi vogliamo sottolinearne l'importanza. È nostra intenzione concentrare maggiori sforzi su ricerca scientifica e cultura. Siamo un Paese pieno di ricercatrici e ricercatori preparati, competenti e capaci (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP), che dedicano la propria vita allo studio; persone che formiamo in questo Paese ma che alla fine devono abbandonarlo a malincuore per andare a sviluppare i propri progetti di ricerca altrove. Crediamo che con la cultura si mangi: è un brutto termine, ma la cultura ha un moltiplicatore economico enorme e in questo Paese non si parla mai di cultura perché non porta voti e su questo tema è difficile fare campagna elettorale. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP) . Riteniamo, invece, che sia un elemento fondamentale per questo Paese. Come diceva il Capogruppo della Lega, dai discorsi che abbiamo fatto, è evidente che voteremo a favore della proposta di risoluzione della maggioranza sul DEF. Lo facciamo con una grandissima speranza: che effettivamente fra cinque anni i cittadini potranno riconoscere che le misure che l'attuale Governo e questo Parlamento hanno messo in campo avranno migliorato la qualità della loro vita nei singoli dettagli quotidiani. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP . Congratulazioni) . PRESIDENTE . Comunico che alla proposta di risoluzione n. 2, a firma dei senatori Romeo e Patuanelli, accettata dal Governo, sono stati presentati 36 emendamenti, i cui testi sono in fase di fotocopiatura. Pertanto, sospendo la seduta per dieci minuti per poterli distribuire. (La seduta, sospesa alle ore 17,13, è ripresa alle ore 17,32) . La seduta è ripresa. Prego di prendere posto. Invito i presentatori ad illustrare gli emendamenti, nei limiti di tempo rimasti a disposizione, arrotondati della Presidenza in tre minuti per il Gruppo Forza Italia, cinque minuti per il Gruppo Partito Democratico e due minuti per il Gruppo Fratelli d'Italia. GASPARRI (FI-BP) . Signor Presidente, volevo illustrare brevemente l'emendamento 2.16 e volevo richiamare l'attenzione, tra gli altri, anche del ministro Centinaio. Come vedrà, ministro Centinaio, la questione è confacente a iniziative che abbiamo assunto nel passato. La nostra proposta di risoluzione e l'emendamento riprendono la questione della direttiva Bolkestein; vedo dal labiale che il Ministro ha intuito e spero anche condivo. Tra le richieste che abbiamo fatto con la nostra proposta di risoluzione, e con l'emendamento 2.16 che la riprende, vi è anche un impegno del Governo a escludere la materia delle concessioni demaniali dall'applicazione della direttiva 2006/123/CE, la nota - o famigerata, a seconda dei punti di vista - direttiva Bolkestein riguardante i servizi nel mercato comune europeo e non i beni. Ciò vale sia per le attività turistiche delle imprese balneari sia per le attività del commercio ambulante. Mi rivolgo al Governo nella sua globalità e collegialità, però ci sono colleghi parlamentari che in precedenti fasi - lo dico con ottimismo - hanno condiviso battaglie e iniziative per chiedere una tutela dei settori produttivi fondamentali del turismo e delle imprese balneari o del commercio ambulante. Della direttiva Bolkestein e quant'altro ne abbiamo discusso più volte in questa Aula e, quindi, la vicenda è nota. Noi chiederemmo pertanto un parere favorevole sull'emendamento 2.16 perché si tratta di una questione che va certamente rinegoziata nelle sedi europee. Lo stesso Bolkestein - lo ricorderà il ministro Centinaio - ospite qualche settimana fa nell'auletta dei Gruppi parlamentari, ha testimoniato, pur non più commissario europeo, che quella direttiva non va applicata a questi settori perché riguarda altro, quindi c'è anche una testimonianza e una interpretazione autentica. Ci auguriamo pertanto che il Governo voglia esprimere un parere positivo sull'emendamento 2.16, per dare un segnale di impegno. Non è che l'emendamento fa scaturire immediatamente un nuovo regime giuridico, però impegna ad assumere iniziative. Quindi ci aspettiamo un parere positivo sull'emendamento 2.16. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . MISIANI (PD) . Signor Presidente, noi siamo rimasti molto colpiti dalla proposta di risoluzione presentata dalla maggioranza, che consideriamo minimalista fino ai limiti della reticenza. La proposta di risoluzione, infatti, dice poche cose. C'è un atto dovuto, ossia la presentazione di un aggiornamento del programma di stabilità e del PNR; si parla di favorire il disinnesco delle clausole di salvaguardia, senza specificare né l'entità (in tutto o in parte), né la tempistica (solo il 2019 o anche gli anni successivi); poi c'è un riferimento general-generico al contratto di Governo e alle linee programmatiche su cui il nuovo Governo ha avuto la fiducia. Nel contratto di Governo ci sono scritte tante cose: c'è la flat tax , ma c'è anche il sostegno alla piccola pesca; c'è il reddito di cittadinanza, ma c'è anche l'implementazione della pratica motoria a partire dalla scuola primaria. A noi farebbe piacere capire quali sono le priorità tra questi numerosi impegni scritti nel contratto di Governo. Ma una scala di priorità non c'è nella proposta di risoluzione presentata dalle forze di maggioranza. Ci incarichiamo allora noi, nel nostro piccolo, di dare un contributo che passa, attraverso l'emendamento 2.1, dall'eliminazione del riferimento general-generico al contratto di Governo e poi, attraverso gli emendamenti successivi presentati dal Partito Democratico, dall'indicazione di alcune tematiche che riteniamo prioritarie e che ci farebbe piacere leggere in una risoluzione, la quale non è un atto dovuto: non può limitarsi a rinviare all'autunno scelte che è utile è corretto indicare adesso. Il compito di una risoluzione al Documento di economia e finanza, a maggior ragione nel momento della nascita di un nuovo Governo, è di evidenziare al Parlamento, ma soprattutto agli elettori e agli italiani, quali sono gli assi prioritari della politica economica e sociale. Secondo noi gli assi prioritari sono: il disinnesco completo delle clausole di salvaguardia - non il semplice favorire la disattivazione delle clausole - per il triennio 2019-2021; l'esclusione di qualunque forma di condono per finanziare la sterilizzazione delle clausole di salvaguardia e la riforma della governance della zona euro. Non ci si può limitare a presentare l'aggiornamento del programma di riforme, ma è utile indicare cosa si vuole fare in Europa, cosa si vuole fare sul contrasto alle disuguaglianze, sul lavoro sugli investimenti pubblici e privati, sulla scuola e sulla strategia per lo sviluppo sostenibile. Le nostre proposte sono agli atti, le ribadiamo con questi emendamenti e su di essi chiediamo l'espressione di voto del Senato. (Applausi dal Gruppo PD) . URSO (FdI) . Signor Presidente, non vedendo il Ministro dell'economia, mi rivolgerò al vice premier Matteo Salvini per evidenziargli alcuni emendamenti del nostro Gruppo di cui ho già parlato nella dichiarazione di voto. I primi due emendamenti, il 2.3 e il 2.7, riguardano la sterilizzazione dell'IVA, per rendere più stringente e soprattutto per dargli un'indicazione, e noi diciamo con interventi strutturali e senza aumento della pressione fiscale, in modo che sia chiaro in che direzione deve andare la sterilizzazione delle clausole dell'IVA. Vorrei poi illustrare in particolare altri due emendamenti, il 2.34 e il 2.35, che riportano testualmente le parole che più volte ha ripetuto in quest'Aula, in sede di replica il ministro Tria. Sono esattamente le sue parole che ha ripetuto più volte. L'emendamento 2.34 propone di impegnare il Governo «a sostenere in sede europea la necessità di una riforma delle istituzioni economiche che governano l'Europa per una politica economica indirizzata alla crescita e alla convergenza». Sono le parole testuali del ministro Tria in quest'Aula. L'emendamento 2.35 impegna il Governo a sostenere in sede europea la necessità di scorporare dal calcolo del deficit le spese per investimenti pubblici materiali e immateriali e spendere per questi ambiti fino a 3 per cento del rapporto tra deficit e PIL. Anche in questo caso abbiamo riportato testualmente le parole e l'impegno che il ministro Tria ha pronunciato in quest'Aula in sede di replica. Quindi, ci auguriamo che siano recepiti, attraverso i nostri emendamenti, nel testo che verrà approvato dall'Assemblea. PRESIDENTE . Invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti in esame. BAGNAI, relatore . Signor Presidente, esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti. In particolare, il parere sull'emendamento 2.16 è contrario non essendo esso nel merito. (Applausi dal Gruppo L-SP) . CASTELLI, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze . Signor Presidente, il Governo, nell'esprimere parere conforme a quello del relatore, e quindi parere contrario su tutti gli emendamenti, ci tiene davvero molto a spiegare a quest'Aula che la risoluzione - che oggi non si sente di modificare con gli emendamenti presentati - contiene proprio per come è strutturata due punti molto importanti, che sono i temi degli emendamenti proposti in quest'Aula al Governo. Il primo è il tema dell'IVA, che è chiaro ed è un punto addirittura singolo. Il secondo tema è il contratto di Governo, che all'interno contiene moltissimi dei temi proposti con gli emendamenti in esame. Tra essi vi è proprio la direttiva Bolkestein, ma ho letto emendamenti sulla legge Fornero, sulla flat tax e su molti altri temi, che sono all'interno del contratto di Governo e su cui, nei prossimi giorni, si impegna, e sta già lavorando. Pertanto, ribadisco il parere contrario su tutti gli emendamenti e ringrazio l'Aula per aver attenzionato temi che, per fortuna, sono contenuti all'interno del contratto di Governo e, quindi da esso esaminati. (Applausi dal Gruppo L-SP) . CALDEROLI (L-SP) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CALDEROLI (L-SP) . Signor Presidente, intervengo per fare due osservazioni. La prima è sull'ordine dei lavori ed è una richiesta che rivolgo al senatore Gasparri. Ci troviamo proprio a una settimana dal dibattito in vista del Consiglio europeo. Avendo esplicitato il Governo la posizione assunta rispetto al problema della direttiva Bolkestein, chiedo al senatore Gasparri di considerare effettivamente il ritiro dell'emendamento 2.16, con l'impegno, da parte nostra, nella sede di quel dibattito, che è quella competente, ad approvare una proposta in tale senso. Inoltre, signor Presidente, chiediamo che la votazione nominale sugli emendamenti e sulla proposta di risoluzione venga effettuata a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico. PRESIDENTE . Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori. (La richiesta risulta appoggiata). (Il senatore Gasparri fa cenno di voler intervenire). Colleghi, adesso però non possono esservi una risposta e poi anche una controrisposta. Faremo il dibattito nella sede più opportuna. A mio parere, infatti, in questa sede è inutile insistere su questo punto. Non vedo ragione di dover replicare. GASPARRI (FI-BP) . Ma voglio ritirare l'emendamento! PRESIDENTE. Senatore Gasparri, ho capito che vuole intervenire per ritirare l'emendamento. Non c'è nulla per cui protestare. Ho capito che in questa sede vuole soltanto rispondere. Quando arriveremo alla votazione dell'emendamento 2.16, potrà ritirarlo. Se vuole ritirarlo da subito, la Presidenza ne prende atto, ma lo si può fare anche successivamente. GASPARRI (FI-BP) . Domando di parlare, Presidente. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GASPARRI (FI-BP) . La ringrazio, Presidente. Di fatto il mio è un intervento sull'ordine dei lavori, perché riguarda l'emendamento. Accolgo l'invito a ritirare l'emendamento, che comunque ripresenteremo in occasione della discussione che ci sarà la prossima settimana in vista delle comunicazioni del Presidente del Consiglio. (Applausi dal Gruppo L-SP) . Mi auguro che l'applauso, per il quale ringrazio, ci sarà dopo l'approvazione dell'emendamento di Forza Italia contro la Bolkestein la prossima settimana. (Applausi dai Gruppi FI-BP e L-SP) . BELLANOVA (PD) . Il rappresentante del Governo deve dire che cosa pensa di questo emendamento. PRESIDENTE . L'emendamento 2.16 è stato ritirato, anche se in effetti - secondo me - sarebbe stato più ordinato ritirarlo una volta arrivati al suo esame. Lo avevo appena detto, ma va bene. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.1, presentato dal senatore Ferrari e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.2, presentato dal senatore Pittella e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.3, presentato dal senatore Bertacco e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.4, presentato dal senatore Marino e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.5, presentato dal senatore Marino e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.6, presentato dal senatore Marino e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.7, presentato dal senatore Bertacco e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.8, presentato dal senatore Nannicini e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.9, presentato dalla senatrice Bellanova e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.10, presentato dalla senatrice Testor e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.11, presentato dal senatore Moles e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.12, presentato dal senatore Fantetti e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.13, presentato dal senatore Pichetto Fratin e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.14, presentato dalla senatrice Gallone e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.15, presentato dalla senatrice Toffanin e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.16... (Commenti dal Gruppo L-SP). Forse un po' di pazienza non guasterebbe a nessuno. L'emendamento 2.16 è stato ritirato. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.17, presentato dal senatore Pichetto Fratin e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.18, presentato dal senatore Fantetti e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.19, presentato dal senatore Pichetto Fratin e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.20, presentato dal senatore Fantetti e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.21, presentato dal senatore Fantetti e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.22, presentato dalla senatrice Bernini. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.23, presentato dalla senatrice Bernini. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.24, presentato dalla senatrice Berninie da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.25, presentato dal senatore Fantettie da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.26, presentato dal senatore Pichetto Fratin e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.27, presentato dal senatore Fantettie da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.28, presentato dai senatori Berninie Berardi. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.29, presentato dalla senatrice Malpezzi e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.30, presentato dalla senatrice Parentee da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.31, presentato dal senatore Bertaccoe da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.32, presentato dal senatore Bertaccoe da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.33, presentato dal senatore Bertaccoe da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.34, presentato dal senatore Bertaccoe da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.35, presentato dal senatore Bertaccoe da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.36, presentato dal senatore Ferrazzie da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della proposta di risoluzione n. 2, presentata dai senatori Romeo e Patuanelli. (Segue la votazione). Il Senato approva. (v. Allegato B). Risultano pertanto precluse le proposte di risoluzione nn. 1, presentata dalla senatrice De Petris e da altri senatori, 3, presentata dal senatore Bertacco e da altri senatori, 4, presentata dalla senatrice Bernini e da altri senatori, e 5, presentata dal senatore Marcucci e da altri senatori. Sui lavori del Senato Commissioni permanenti, convocazione PRESIDENTE . La Conferenza dei Capigruppo ha approvato modifiche al calendario corrente e il nuovo calendario dei lavori dell'Assemblea fino al 5 luglio. Per consentire alla Commissione speciale di concludere i lavori sul decreto-legge relativo agli eventi sismici, l'Assemblea domani non terrà seduta. La discussione del provvedimento avrà inizio, per la sola relazione, giovedì 21 giugno, alle ore 9 e proseguirà la prossima settimana, a partire dal pomeriggio di martedì 26 giugno. Resta comunque stabilito, per accordo unanime tra i Capigruppo, sulla base dei precedenti, che la Commissione speciale, se necessario, completerà l'esame del provvedimento in sede referente anche dopo la costituzione delle Commissioni permanenti. Giovedì 21 giugno le Commissioni permanenti sono convocate per procedere alla costituzione dei relativi Uffici di Presidenza, secondo i seguenti orari: Commissioni dalla l a alla 7 a alle ore 10; Commissioni dalla 8 a alla 14 a alle ore 11. Fermi restando gli altri argomenti previsti dal calendario, nella giornata di giovedì 28 si terrà l'informativa del Ministro dello sviluppo economico del lavoro e delle politiche sociali sugli incidenti nei luoghi di lavoro. Infine, il calendario della settimana dal 3 al 5 luglio prevede l'esame del decreto-legge sul finanziamento dei fondi per gli ammortizzatori sociali, già approvato dalla Camera dei deputati. Calendario dei lavori dell'Assemblea PRESIDENTE . La Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari, riunitasi oggi, con la presenza dei Vice Presidenti del Senato e con l'intervento del rappresentante del Governo, ha adottato - ai sensi dell'articolo 55 del Regolamento - modifiche al calendario corrente e il nuovo calendario dei lavori dell'Assemblea fino al 5 luglio: Martedì 19 giugno h. 11 - Doc. LVII, n. 1 - Documento di economia e finanza 2018 - Disegno di legge n. 435 - Decreto-legge n. 55, ulteriori misure a favore delle popolazioni colpite dagli eventi sismici del 2016 (Voto finale entro il 29 giugno) (Scade il 28 luglio) (relazione) Giovedì 21 " h. 9 Le proposte di risoluzione sul Doc. LVII, n. 1 (Documento di economia e finanza 2018) dovranno essere presentate entro la conclusione della discussione generale. Gli emendamenti alla risoluzione accolta dal Governo dovranno essere presentati entro un'ora dall'espressione del parere. Mercoledì 20 giugno l'Assemblea non terrà seduta per consentire alla Commissione speciale per l'esame degli atti urgenti presentati dal Governo di concludere i lavori sul decreto-legge n. 55, recante ulteriori misure a favore delle popolazioni colpite dagli eventi sismici del 2016. Le Commissioni permanenti sono convocate per procedere alla costituzione dei relativi Uffici di Presidenza giovedì 21 giugno, secondo i seguenti orari: Commissioni dalla 1 a alla 7 a - ore 10; Commissioni dalla 8 a alla 14 a - ore 11. Il Parlamento in seduta comune è convocato giovedì 21 giugno, alle ore 14,30, per l'elezione di un giudice della Corte costituzionale. Voteranno per primi gli onorevoli Senatori. Martedì 26 giugno h. 16,30-20 - Seguito disegno di legge n. 435 - Decreto-legge n. 55, ulteriori misure a favore delle popolazioni colpite dagli eventi sismici del 2016 (Voto finale entro il 29 giugno) (Scade il 28 luglio) - Comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri in vista del Consiglio europeo del 28 e 29 giugno 2018 ( mercoledì 27, ore 16 ) - Informativa del Ministro dello sviluppo economico e del lavoro e delle politiche sociali sugli incidenti nei luoghi di lavoro (giovedì 28) Mercoledì 27 " h. 9,30 Giovedì 28 " h. 9,30 Martedì 3 luglio h. 16-20 - Eventuale seguito disegno di legge n. 435 - Decreto-legge n. 55, ulteriori misure a favore delle popolazioni colpite dagli eventi sismici del 2016 (Scade il 28 luglio) - Disegno di legge n. 488 - Decreto-legge n. 44, finanziamento dei fondi per gli ammortizzatori sociali (Approvato dalla Camera dei deputati) (Scade l'8 luglio) Mercoledì 4 " h. 9,30-20 Giovedì 5 " h. 9,30 (se necessaria) Gli emendamenti al disegno di legge n. 488 (Decreto-legge n. 44, finanziamento dei fondi per gli ammortizzatori sociali) dovranno essere presentatati entro le ore 13 di giovedì 28 giugno. Ripartizione dei tempi per la discussione del documento LVII, n. 1 (Documento di economia e finanza 2018) (7 ore, escluse dichiarazioni di voto) Relatore 45' Governo 45' Gruppi 5 ore e 30 minuti, di cui: M5S 1h 20' FI-BP 55' L-SP 54' PD 51' FdI 33' Misto 30' Aut (SVP-PATT, UV) 28' Dissenzienti 5' Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. 435 (Decreto-legge n. 55, ulteriori misure a favore delle popolazioni colpite dagli eventi sismici del 2016) (7 ore, escluse dichiarazioni di voto) Relatore 40' Governo 40' Votazioni 40' Gruppi 5 ore, di cui: M5S 1h 13' FI-BP 50' L-SP 49' PD 46' FdI 30' Misto 27' Aut (SVP-PATT, UV) 25' Dissenzienti 5' Ripartizione dei tempi per la discussione sulle comunicazioni del Presidente del Consiglio dei Ministri in vista del Consiglio europeo del 28 e 29 giugno 2018) (3 ore e 30 minuti, incluse dichiarazioni di voto) Governo 30' Gruppi 3 ore, di cui: M5S 40' FI-BP 30' L-SP 29' PD 28' FdI 18' Misto 20' Aut (SVP-PATT, UV) 15' Dissenzienti 5' Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. 488 (Decreto-legge n. 44, finanziamento dei fondi per gli ammortizzatori sociali) (5 ore, escluse dichiarazioni di voto) Relatore 40' Governo 40' Votazioni 40' Gruppi 3 ore, di cui: M5S 44' FI-BP 30' L-SP 29' PD 28' FdI 18' Misto 16' Aut (SVP-PATT, UV) 15' Dissenzienti 5' Mozioni, interpellanze e interrogazioni, annunzio PRESIDENTE . Le mozioni, interpellanze e interrogazioni pervenute alla Presidenza saranno pubblicate nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Ordine del giorno per la seduta di giovedì 21 giugno 2018 PRESIDENTE . Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica giovedì 21 giugno, alle ore 9, con il seguente ordine del giorno: (Vedi ordine del giorno) La seduta è tolta (ore 18,03). Testo integrale dell'intervento della senatrice Parente nella discussione del Doc . LVII, n. 1 Signora Presidente, colleghe e colleghi, la discussione sul Documento di economia e finanza 2018 è il primo atto di merito di quest'Aula e del Governo che è nato il 1 giugno. Quindi questa è una giornata solenne, importante anche per molti parlamentari nuovi di questa legislatura. Non dobbiamo sprecarla. Il Documento di economia e finanza è lo strumento centrale di programmazione economica e finanziaria e di bilancio, è un consuntivo, ma predispone anche le politiche degli anni successivi. La presentazione del DEF del 2018 è particolare perché avviene in un momento di transizione politica, predisposto dal Governo Gentiloni Silveri, che ha presentato alle Camere un programma di stabilità privo del quadro programmatico, perché correttamente questo è compito del nuovo Governo. Allora sarebbe importante capire dall'attuale maggioranza come intende proseguire o cambiare il quadro nazionale di riforme, soprattutto in materia di lavoro e politiche sociali, almeno decidere delle linee programmatiche, perché sappiamo che le riforme influenzano fortemente l'incremento del Prodotto interno lordo di un Paese e la crescita. Questa è la sede opportuna, in Parlamento si rappresentano le cittadine e i cittadini, si fanno atti concreti. Il Documento di economia e finanza è un'occasione unica. Prendiamo tre esempi: occupazione e salari; politiche attive; contrasto alla povertà. Nella premessa che accompagna nel Documento di economia e finanza 2018 l' ex Ministro dell'economia Pier Carlo Padoan si sottolinea giustamente che l'attività della XVIII legislatura potrà ripartire dai buoni risultati conseguiti negli anni passati grazie anche alle misure promosse dai precedenti Governi che hanno avuto il merito di affrontare con determinazione e coraggio una lunga e drammatica crisi economica e finanziaria che tra il 2007 e il 2013 ha causato una caduta del PIL pari a circa 9 punti percentuali. I dati del DEF 2018 evidenziano una situazione economica del Paese completamente diversa rispetto a quella dell'inizio della precedente legislatura. Il miglioramento delle condizioni macroeconomiche del Paese si riflette con effetti positivi anche sul mercato del lavoro. Abbiamo assistito spesso nel dibattito pubblico ad una vera e propria "guerra dei numeri". Alla fine del 2013 gli occupati erano 22,191 milioni mentre alla fine del 2017 hanno raggiunto 23,045 milioni di unità (circa 900 mila occupati in più con una riduzione di 870.000 inattivi). Il DEF 2018 prevede, sulla base della legislazione vigente un ulteriore miglioramento del mercato del lavoro fino alla fine del periodo di riferimento anche grazie alla riduzione dei contributi previdenziali, prevista nell'ultima legge di bilancio, in favore dei datori di lavoro privati che, a decorrere dal 1° gennaio 2018, assumono giovani fino a 35 anni con contratto di lavoro a tempo indeterminato. Ma sappiamo che dobbiamo aumentare ancora di più il numero degli occupati in un mondo radicalmente cambiato e attraversato da rivolgimenti tecnologici che definiamo come la quarta rivoluzione industriale. E che l'orizzonte dell'Europa è crescita, conti in ordine e occupazione. La battaglia in Europa deve essere questa. In Italia dobbiamo prendere in considerazione e contrastare ancora la precarietà del lavoro, il persistere delle finte partite IVA, i salari bassi per molti ragazze e ragazzi, il lavoro nero, e quindi dobbiamo incrementare le politiche attive, istituire una carta d'identità del lavoro per ciascuno di noi, prenderci cura delle competenze come nuovo sistema di protezione delle persone e di agevolazione per le aziende, curriculum digitale, DNA lavorativo. Il Documento di economia e finanza ricorda inoltre che Confindustria, Cgil, Cisl e Uil hanno firmato un accordo in materia di contrattazione collettiva nel marzo 2018. A mio avviso il Governo dovrebbe almeno indicare quali sono i suoi orientamenti in materia di lavoro e di sostegno alla contrattazione decentrata, che può diventare volano di sviluppo del Paese, pur nelle differenze territoriali, analogamente a quello che si è realizzato nella passata legislatura sul welfare aziendale. Come ho più volte ricordato in quest'Aula esiste un tassello cruciale della riforma del mercato del lavoro in Italia ed è costituito dal rafforzamento delle politiche attive del lavoro. L'obiettivo è stato e sarà anche dai banchi dell'opposizione quello di rafforzare un sistema di politiche attive per il lavoro che riesca ad accompagnare tutte le persone durante tutto l'arco della propria vita, rafforzando i servizi per l'impiego e valorizzando le sinergie tra servizi pubblici e privati. Nella precedente legislatura ci abbiamo provato fortemente creando per la prima volta in Italia l'Agenzia nazionale per l'occupazione e un assegno di ricollocazione. Si sono realizzati passi in avanti in questi anni. Nell'ultima legge di bilancio si è previsto un finanziamento di 251 milioni l'anno per la stabilizzazione del personale dei Centri per l'impiego. Inoltre a valere sui fondi europei è previsto un ulteriore finanziamento di 60 milioni per rafforzare i CPI di ulteriori 1.600 operatori, dei quali 600 da dedicare alla gestione delle misure per l'inclusione attiva e al Reddito di inclusione. Ora il tema è per l'attuale maggioranza - che pure intende rafforzare i Centri per l'impiego e noi siamo d'accordo nel proseguire questo impegno e sosterremo questa politica - come intende regolare il rapporto con le Regioni da cui dipendono ora e con l'attuale assetto costituzionale, visto che le due forze di maggioranza si sono opposte ad una riforma che prevedeva per la prima volta l'introduzione delle politiche attive come materia costituzionale. La maggioranza intende rafforzare i Centri per l'impiego per attuare il Reddito di cittadinanza. Penso che su questo punto bisogna essere chiari: come si intende procedere con l'importante introduzione, dal 1 gennaio 2018, per la prima volta nella storia, di una misura unica a livello nazionale di contrasto alla povertà e all'esclusione sociale, il Reddito di inclusione. Inoltre dal 1° luglio 2018, la platea dei beneficiari del ReI sarà estesa, e diventerà davvero universale, destinata a chi ne ha bisogno. Per il 2018, la dotazione del Fondo povertà è pari a 2,59 miliardi di euro. Ci sono Comuni che stanno attuando la misura, famiglie che ne stanno beneficiano, associazioni che aiutano enti locali e persone. Bisogna dare loro certezze di cosa succederà con gli interventi e con le risorse messe a disposizione finora. Un esempio per tutti: alle risorse della quota servizi del Fondo povertà si affiancano quelle del Pon inclusione, Programma operativo nazionale inclusione. L'analisi del piano nazionale di riforme del precedente Governo sottolinea che con le risorse del Pon si potranno anche rafforzare i Centri per l'impiego per la necessaria collaborazione con i servizi sociali e l'attivazione di politiche attive del lavoro in favore dei beneficiari del Reddito di inclusione, perché occorre distinguere e, nello stesso tempo, integrare politiche di sostegno al lavoro e quelle di contrasto alla povertà. Ecco, signor Ministro dell'economia, almeno questi indirizzi d'impegno sarebbe opportuno inserire nella risoluzione sul Documento di economia e finanze che voteremo tra poco per dare un quadro chiaro ad operatori, istituzioni, cittadine e cittadini, Comuni e Regioni. Durante la passata legislatura è stato introdotto nel ciclo di programmazione economica il benessere equo e sostenibile. Questa innovazione vede l'Italia all'avanguardia a livello internazionale, la prima in Europa. Nell'allegato al DEF si analizzano le tendenze dei dodici indicatori di benessere selezionati dal Comitato previsto dalla riforma. Ci auguriamo che questo impegno di lettura dei dati, per una politica economica "oltre il PIL", come auspicato da grandi studiosi come Stiglitz, Amartya Sen e Fitoussi, e da diverse organizzazioni, dall'OCSE alla Commissione europea, sia continuato e rafforzato perché ci consente, come per quest'anno, di accendere i riflettori su indicatori importanti come la conciliazione lavoro famiglia e quello di partecipazione al lavoro, essenziali per comprendere meglio le condizioni di vita delle cittadine e dei cittadini che rappresentiamo, per adottare politiche che vanno incontro davvero ai loro bisogni. Grazie. Testo integrale dell'intervento della senatrice Rivolta nella discussione del Doc . LVII, n. 1 Onorevoli colleghi, il Documento di economia e finanza 2018 che oggi ci troviamo ad esaminare è il frutto del lavoro del Governo precedente che, come è evidente dai numeri, non ha lasciato il Paese in ottime condizioni. Sarà quindi questa la base di partenza per il nostro nuovo Governo e la sfida, che accettiamo, sappiamo già che non sarà facile. Quello che sostanzialmente emerge dal DEF di quest'anno è che l'Italia è il Paese che cresce meno in Europa, con una fortissima pressione fiscale e una disoccupazione giovanile oltre il 30 per cento. Certo il PIL nel 2017 è arrivato all'1,5 per cento, lontano dallo 0,9 per cento del 2016, ma l'Italia è comunque l'unico Paese, tra i big europei, che resta lontano dai livelli del 2007, mentre la Spagna, che ha avuto una crisi anche più pesante della nostra, è tornata, già nel 2017, a crescere agli stessi ritmi e la Germania, da sette anni, registra un costante +1,8 per cento. Noi restiamo invece indietro con Grecia, Portogallo, Cipro e Finlandia. Sul lato della pressione fiscale, nonostante gli interventi sbandierati dal Governo precedente, siamo ancora con una pressione fiscale che supera il 40 per cento, o meglio al 42,2 per cento del PIL, o, se proprio si vuole includere l'effetto degli 80 euro, il 41,7 per cento, secondo quanto si legge in questo DEF. Come per la crescita, anche in questo caso siamo tra gli ultimi in Europa: soltanto gli svedesi, gli austriaci, i belgi e i francesi pagano mediamente al fisco più soldi degli italiani, ma sappiamo anche che lo fanno a fronte di un sistema di welfare neanche paragonabile al nostro. Al contrario, tedeschi, portoghesi e spagnoli pagano almeno 1.000 euro in meno di tasse all'anno. Per non parlare dei britannici e degli irlandesi che, rispettivamente, risparmiano oltre 2.000 euro e, addirittura, oltre 5.000 euro. La situazione non è diversa per le imprese che, nonostante l'introduzione dell'IRI e la riduzione dell'IRES, registrano una media di oltre il 60 per cento di imposte pagate rispetto ai profitti commerciali. Se paragonate alla media dell'eurozona, le imprese italiane scontano un differenziale di oltre ventuno punti percentuali, nessun altro Paese dell'euro subisce un'incidenza così elevata. Per quanto riguarda la disoccupazione giovanile, l'Italia con il 32,8 per cento resta il terzo Paese con il tasso più elevato dopo la Grecia (43,7 per cento) e la Spagna (36 per cento). Passando agli indicatori di finanza pubblica, gli obiettivi di riduzione del debito pubblico e del rapporto deficit /PIL sono ancora lontani: il debito pubblico, alla fine del 2017, era pari a 2.263 miliardi di euro, cresciuto di circa 44 miliardi nel corso degli ultimi dodici mesi, risultando pari, secondo la Banca d'Italia, al 131,8 per cento del PIL. In Europa ci posizioniamo quindi al secondo posto dopo la Grecia. L'indebitamento netto del 2017 è stato pari al 2,3 per cento del PIL perché ha inglobato gli effetti del maggior debito di 20 miliardi chiesto a dicembre 2016 per il salvataggio delle banche. In questo DEF 2018, si legge che "il deficit tendenziale è stimato all'1,6 per cento per il 2018" e si prevede "un sostanziale pareggio di bilancio nel 2020-2021", lasciando praticamente la palla al Governo successivo. E non dimentichiamo che questo obiettivo è stato progressivamente spostato in avanti durante la scorsa legislatura: quando Renzi si insediò, a febbraio 2014, era previsto per il 2015 e subito ad aprile chiese il posticipo al 2016. Ora quello che contestiamo noi a chi ci ha preceduto, non è tanto di non aver raggiunto questi obiettivi, ma di aver messo in ginocchio il Paese in nome del raggiungimento di quegli obiettivi, senza poi neanche avvicinarsi. La sfida oggi quindi si gioca all'interno e all'esterno. All'interno bisogna riattivare il circuito del tessuto imprenditoriale del Paese per far riaprire le imprese e valorizzare i nostri asset strategici per strutturare un welfare solido e concreto, soprattutto per quella crescente fascia della popolazione che soffre e non ha abbastanza mezzi, per rendere la sanità più efficiente e le città più sicure e vivibili, per abbattere la pressione fiscale e le disuguaglianze, per creare lavoro ai giovani, a condizioni decenti, per assicurare una pensione dignitosa a coloro che è tempo che smettano di lavorare e inizino una nuova fase di vita molto spesso dedicata alla famiglia, alle cure dei grandi anziani e dei nipoti; per fare investimenti e modernizzare le reti e le infrastrutture. Tutto questo va garantito, anche se costoso. Perché non si possono barattare valori ed etica politica per i numeri che piacciono agli speculatori finanziari. La politica deve avere la forza di riprendersi il suo posto e di decidere. Deve avere la forza di prendere le proprie responsabilità e, se necessario, di rischiare. Perché è troppo facile dire "ce lo chiede l'Europa" e scaricare su questa entità lontana le responsabilità di scomode decisioni. Troppo semplice giustificarsi e trincerarsi dietro regole decise a Bruxelles, come se l'Italia fosse solo un osservatore senza diritto di parola o uno spettatore passivo. Ed è a Bruxelles e a Strasburgo che si consumerà l'altra sfida: quella di riportare il nostro Paese ai livelli europei. L'Italia è tra i Paesi fondatori dell'Europa e abbiamo la responsabilità di assumere un ruolo diverso con i nostri interlocutori europei. Perché abbiamo il diritto e il dovere di dire no, o almeno di veder ascoltate le nostre ragioni. Di dire no, se l' austerity ci stringe la gola o se non riusciamo più a sostenere il flusso di migranti. E abbiamo il dovere di essere nuovamente protagonisti in Europa. Gli anni di rigore ad aggiustare i conti, non hanno modificato la nostra posizione: il debito pubblico non ha mai smesso di salire, abbiamo in continuazione spostato il raggiungimento degli obiettivi di medio termine e la pressione fiscale su famiglie ed imprese è rimasta sostanzialmente invariata. Quindi ci siamo piegati alle regole di bilancio senza neanche avere l'ardire di voler provare una strada diversa. Non dico certo di non dovere raggiungere gli obiettivi, ma cercare, almeno, di trovare delle strade alternative. Il nostro scopo ora sarà quello di ricostruire una Italia nuova e di rifondare le radici del nostro Paese in Europa. Perché se siamo europeisti, non siamo proni alla volontà dell'Europa dei vincoli di bilancio. Perché, se è vero che l'integrazione europea dopo la Seconda guerra mondiale è stato un veicolo di pace e crescita, da quando ci siamo incamminati nel sistema di moneta unico, le cose non stanno più così. Le regole di bilancio - che ci siamo cuciti addosso con le nostre stesse mani - hanno portato migliaia di aziende al fallimento e migliaia di famiglie sul lastrico durante e dopo la crisi del 2007. Per non parlare della crescita smisurata dei poveri, mai così tanti nel nostro Paese, dal boom degli anni Sessanta. È noto e risaputo che durante una recessione, la politica economica di uno Stato deve essere contraria all'andamento economico, ossia anticiclica. E tanti economisti e politici, durante gli anni più duri della crisi nata dai sub-prime , hanno invocato un'inversione di tendenza da parte dell'Unione europea. Lo stesso Fondo monetario internazionale ha auspicato la fine dell' austerity e un po' di respiro per quei Paesi più in difficoltà. Ma nulla, nell'Europa a tradizione tedesca, si è tirato avanti. Noi non siamo difensori dell'Europa delle quote, dell'Europa a geografia variabile, dall'Europa che fa dei numeri economici il fondamento dei propri trattati. Ma di una Europa diversa: una vera Europa solidale, quella dei popoli, che sappia essere rispettosa delle diversità e si fondi sulla ricerca delle radici comuni. Perché siamo stati e restiamo europeisti, al contrario di quello che pensate voi. Ma di un'Europa diversa. Perché l'integrazione europea può portare sviluppo, crescita ed opportunità. Ed è questo lo spirito della prima Europa che si è perso negli anni e che si deve recuperare. Il nostro compito oggi è questo, perché questo è il mandato che ci hanno dato i cittadini. E perché queste sono le basi del nostro Stato costituito nel 1948 e questo è lo spirito della nostra Costituzione, che ha messo davanti ai numeri e ai vincoli di bilancio gli individui intesi come persone e le imprese intese come crescita del Paese. VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA Congedi e missioni Sono in congedo i senatori: Barbaro, Bressa, Cioffi, Crimi, De Poli, Faraone, Mantero, Merlo, Napolitano, Patriarca, Rampi, Santangelo e Zuliani. Disegni di legge, trasmissione dalla Camera dei deputati Ministro sviluppo economico Presidente del Consiglio dei ministri Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 9 maggio 2018, n. 44, recante misure urgenti per l'ulteriore finanziamento degli interventi di cui all'articolo 1, comma 139, della legge 27 dicembre 2017, n. 205, nonché per il completamento dei piani di nuova industrializzazione, di recupero o di tenuta occupazionale relativi a crisi aziendali (488) (presentato in data 14/06/2018) C.583 approvato dalla Camera dei deputati . Disegni di legge, annunzio di presentazione Senatore Nencini Riccardo Disciplina della rappresentanza di interessi (484) (presentato in data 14/06/2018); senatori Rauti Isabella, Balboni Alberto, de Bertoldi Andrea, Iannone Antonio, La Pietra Patrizio Giacomo, La Russa Ignazio, Marsilio Marco, Ruspandini Massimo, Garnero Santanche' Daniela, Stancanelli Raffaele Disposizioni per il riconoscimento della fibromialgia come malattia invalidante (485) (presentato in data 11/06/2018); senatori D'Arienzo Vincenzo, Valente Valeria Modificazioni al codice civile per migliorare il rapporto tra soci e dirigenti del sistema bancario (486) (presentato in data 11/06/2018); senatrice Moronese Vilma Disposizioni per il divieto di utilizzo di stoviglie e contenitori di plastica destinati alla ristorazione collettiva (487) (presentato in data 11/06/2018); senatori Mantero Matteo, Girotto Gianni Pietro, Croatti Marco Disposizioni concernenti i rapporti contrattuali tra le imprese emittenti buoni pasto e gli esercizi convenzionati per la loro utilizzazione (489) (presentato in data 14/06/2018); senatore Siclari Marco Norme per il trasporto marittimo agevolato e la continuità territoriale nell'area dello Stretto di Messina (490) (presentato in data 14/06/2018); senatrice Moronese Vilma Modifica al decreto legislativo 12 maggio 1995, n. 195, in materia di consultazione delle rappresentanze del personale del Corpo dei vigili del fuoco (491) (presentato in data 14/06/2018); senatori Garavini Laura, Giacobbe Francesco Modifiche alla legge 5 febbraio 1992, n. 91, in materia di riacquisto della cittadinanza da parte delle donne che l'hanno perduta a seguito del matrimonio con uno straniero e dei loro discendenti (492) (presentato in data 08/06/2018); senatrice Nugnes Paola Istituzione del fondo passività ambientali, nonché modifiche al decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 (493) (presentato in data 15/06/2018); senatori Urso Adolfo, Bertacco Stefano, Balboni Alberto, Ciriani Luca, de Bertoldi Andrea, Fazzolari Giovanbattista, Iannone Antonio, La Pietra Patrizio Giacomo, Rauti Isabella, Ruspandini Massimo Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema creditizio e finanziario italiano, sulla gestione delle crisi bancarie e sulle garanzie a tutela dei risparmiatori (494) (presentato in data 18/06/2018); senatori Taverna Paola, Castellone Maria Domenica, Marinello Gaspare Antonio, Pisani Giuseppe, Romagnoli Sergio, Sileri Pierpaolo, Mautone Raffaele Istituzione del registro sulla trasparenza delle erogazioni di denaro o altra utilità in ambito sanitario (495) (presentato in data 19/06/2018); senatori Ginetti Nadia, Alfieri Alessandro, Cirinna' Monica, Garavini Laura, Giacobbe Francesco, Grimani Leonardo, Mirabelli Franco, Misiani Antonio, Pittella Gianni, Stefano Dario, Valente Valeria Disposizioni per l'esercizio del diritto di voto degli studenti universitari fuori sede alle elezioni politiche e per il Parlamento europeo (496) (presentato in data 19/06/2018); senatrice Moronese Vilma Legge quadro per lo sviluppo delle isole minori (497) (presentato in data 19/06/2018); senatori Ginetti Nadia, Alfieri Alessandro, Cirinna' Monica, Garavini Laura, Giacobbe Francesco, Mirabelli Franco, Misiani Antonio, Pittella Gianni, Stefano Dario, Valente Valeria Modifica all'articolo 4 della legge 22 dicembre 2017, n. 219, in materia di consegna delle disposizioni anticipate di trattamento (498) (presentato in data 19/06/2018); senatrice Moronese Vilma Misure urgenti per il completamento della cartografia geologica d'Italia e della microzonazione sismica su tutto il territorio nazionale (499) (presentato in data 19/06/2018). Governo, trasmissione di atti per il parere Il Ministro per i rapporti con il Parlamento e la democrazia diretta, con lettera in data 14 giugno 2018, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 1, commi 2, 3 e 4, della legge 23 giugno 2014, n. 89 - lo schema di decreto legislativo recante disposizioni integrative e correttive al decreto legislativo 12 maggio 2016, n. 90, in materia di completamento della riforma della struttura del bilancio dello Stato (n. 32). Ai sensi delle predette disposizioni e dell'articolo 139- bis del Regolamento, lo schema di decreto è stato deferito - in data 14 giugno 2018 - alla Commissione speciale per l'esame degli atti urgenti presentati dal Governo, che esprimerà il parere entro il termine del 13 agosto 2018. Corte costituzionale, trasmissione di ordinanze La Corte costituzionale, in data 12 giugno 2018, ha inviato, a norma dell'articolo 30 della legge 11 marzo 1953, n. 87, copia dell'ordinanza n. 119 del 23 maggio 2018, depositata il successivo 7 giugno, con la quale dispone la correzione di errori materiali contenuti nel dispositivo della sentenza n. 58 del 2018 ( Doc . VII, n. 1), dove l'articolo 21- octies è stato riferito alla legge 6 agosto 2015, n. 132, debba intendersi invece riferito al decreto-legge 27 giugno 2015, n. 83, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 132 del 2015. Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro, trasmissione di documenti Il Presidente del Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro, con lettera in data 24 maggio 2018, ha inviato, ai sensi dell'articolo 10- bis , comma 1, lettera a) , della legge 30 dicembre 1986, n. 936, la relazione sui livelli e la qualità dei servizi offerti dalle pubbliche amministrazioni centrali e locali alle imprese e ai cittadini, riferita all'anno 2017 ( Doc . CCXXIX, n. 1). Interrogazioni, apposizione di nuove firme Il senatore Balboni ha aggiunto la propria firma all'interrogazione 4-00225 del senatore Urso ed altri. Mozioni Atto n. 1-00019 SICLARI AIMI DE SIANO CESARO GIRO MASINI RIZZOTTI LONARDO FLORIS SERAFINI TESTOR VITALI CONZATTI PAGANO MALLEGNI BERARDI DAMIANI MANGIALAVORI Il Senato, premesso che: la legge n. 311 del 2004 (legge finanziaria per il 2005), e successive modificazioni e integrazioni, al comma 180 dell'articolo unico, prevede in capo alle Regioni in squilibrio economico la necessità di procedere ad una ricognizione delle cause che lo determinano ed all'elaborazione di un programma operativo di riorganizzazione, di riqualificazione o di potenziamento del Servizio sanitario regionale, di durata non superiore al triennio; l'articolo 22, comma 4, del decreto-legge n. 78 del 2009, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 102 del 2009, attesa la straordinaria necessità ed urgenza di tutelare, ai sensi dell'articolo 120 della Costituzione, l'erogazione delle prestazioni sanitarie comprese nei livelli essenziali di assistenza e di assicurare il risanamento, il riequilibrio economico-finanziario e la riorganizzazione del sistema sanitario regionale della regione Calabria, anche sotto il profilo amministrativo e contabile, tenuto conto dei risultati delle verifiche del comitato e del tavolo di cui agli articoli 9 e 12 dell'intesa Stato-Regioni del 23 marzo 2005, pubblicata nel supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 105 del 7 maggio 2005, ha demandato alla Regione la predisposizione di un piano di rientro, contenente misure di riorganizzazione e riqualificazione del Servizio sanitario regionale, da sottoscriversi con accordo stipulato tra i Ministri della salute e dell'economia e delle finanze e la singola Regione; il piano di rientro è stato approvato con delibera di Giunta regionale n. 845 del 16 dicembre 2009 ad integrazione e modifica del documento adottato in precedenza dalla medesima Regione con delibere n. 585 del 10 settembre 2009 e n. 752 del 18 novembre 2009; con deliberazione del Consiglio dei ministri adottata nella seduta del 30 luglio 2010, il presidente pro tempore della Regione Calabria è stato nominato commissario ad acta per l'attuazione del piano di rientro dai disavanzi del settore sanitario, ai sensi dell'articolo 4 del decreto-legge n. 159 del 2007, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 222 del 2007; le Regioni attualmente sottoposte al piano di rientro dal deficit sono: Piemonte, Lazio, Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Calabria e Sicilia; le Regioni inserite nel piano di rientro hanno dovuto adottare un blocco del turnover del personale, che impatta chiaramente sulla disponibilità numerica e sull'età media del personale; inoltre, le stesse sono chiamate a ristrutturare la loro rete ospedaliera, con riduzione di posti letto e chiusura di alcuni presidi, prevedendone la successiva riconversione in strutture territoriali, che tuttavia fanno ancora fatica a essere organizzate; giova evidenziare che mancano investimenti concreti sull'assistenza domiciliare integrata; in molte Regioni del Centro-sud, come Calabria, Campania e Molise, infatti, la percentuale di persone sopra i 65 anni, che necessiterebbero di un'assistenza domiciliare e che ne usufruiscono, è ben al di sotto della media rispetto agli standard ; i reparti di ostetricia e nido sono stati oggetto di più incisive misure di razionalizzazione della rete ospedaliera, con la chiusura o l'accorpamento dei punti nascita e con conseguente minore operatività; secondo il rapporto Eurispes 2017, più della metà degli italiani (il 54,3 per cento) non è soddisfatta della sanità; al Sud, in particolare, il 73,6 per cento dei cittadini non approva il Sistema sanitario nazionale; l'articolo 32 della Costituzione sancisce la tutela della salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività; in questi ultimi anni, il Sistema sanitario nazionale è stato oggetto di numerosi interventi di contenimento ed efficientamento della spesa, ma non è riuscito a porre la giusta attenzione all'esigenza di rinnovamento che i nuovi bisogni di salute dei cittadini e le trasformazioni della medicina richiedono. In particolare negli anni recenti, l'imposizione del rispetto dei vincoli di finanza pubblica e dei budget ha messo in crisi il sistema che è entrato in una fase di profonda sofferenza e di crisi strutturale; sovente la sanità pubblica è percepita come un settore di spesa, con costi elevati, bassi livelli di produttività e diffuse inefficienze, oltre che con scarso ritorno per l'economia. Al contrario, tale settore dovrebbe essere considerato in grado di fornire un grande contributo non solo al benessere delle persone, ma anche all'economia e alla crescita, data la sua importanza come fonte di occupazione e di reddito, la sua ampia diffusione su tutto il territorio, il suo ruolo fondamentale nel mantenimento di una forza lavoro in buona salute, la sua capacità di migliorare il livello di salute delle future generazioni, nonché in quanto importante ambito di ricerca scientifica e innovazione tecnologica; dal "Documento conclusivo dell'indagine conoscitiva sulla sostenibilità del servizio sanitario nazionale con particolare riferimento alla garanzia dei principi di universalità, solidarietà ed equità" della 12ª Commissione permanente (Igiene e sanità) del Senato del 10 gennaio 2018, emerge che la sanità sta pagando un pesante contributo alle politiche di contenimento dei costi messe in atto dai Governi succedutisi fino ad oggi, attraverso manovre di particolare entità per il Servizio sanitario nazionale, che, se da un lato hanno favorito una razionalizzazione del sistema, dall'altro stanno mettendo a dura prova i bisogni dei cittadini; come si legge nelle conclusioni dell'indagine "le restrizioni imposte alla sanità pubblica, in particolare nelle regioni sotto Piano di Rientro, hanno contribuito, dal 2010 ad oggi, a contenere in modo significativo la spesa sanitaria in rapporto al Pil, ma stanno producendo effetti preoccupanti in termini di funzionamento dei servizi e di assistenza erogata ai cittadini, alimentando importanti diseguaglianze all'interno di un sistema che, al contrario, dovrebbe rispondere ai principi di equità. La Commissione ritiene che la tutela della salute debba ritornare a pieno titolo a far parte dell'agenda delle priorità dei governi (nazionale e regionale), debba essere riconosciuto il contributo della sanità allo sviluppo economico e umano della popolazione e debba essere avviato un percorso di progressivo riallineamento del rapporto spesa sanitaria pubblica / Pil alla media europea in modo da rinvigorire il Ssn, strutturare il personale e rispondere ai bisogni della popolazione dopo anni di commissariamenti e tagli, occorre ripristinare il giusto trattamento sanitario nei confronti dei cittadini", impegna il Governo: 1) a prevedere, nelle Regioni attualmente commissariate per l'attuazione del piano di rientro dai disavanzi del settore sanitario, oggetto da anni di tagli alla spesa sanitaria, l'adozione di iniziative finalizzate alla ripresa delle politiche di sostegno e investimento sulla salute, senza la quale l'impegno degli operatori si svilisce, la fiducia nel sistema si affievolisce e la tutela della salute si riduce; 2) a promuovere un sistema organico di strumenti di governance per l'uniformità degli standard e la completezza dell'offerta sanitaria all'interno del Paese nei diversi aspetti dell'accesso, della qualità dell'offerta, degli oneri a carico dei cittadini e degli esiti in termini di salute; 3) a rivedere la disciplina del commissariamento prevedendo un tempo certo ed in ogni caso "determinato" della sua durata, entro il quale si lavorerà per pervenire all'attuazione del piano di rientro, garantendo il rispetto dei criteri di qualità dell'assistenza sanitaria erogata nei vari ambiti regionali ed oltre il quale l'ordinaria e la straordinaria gestione della spesa sanitaria sarà direttamente a carico del Ministero della salute. Atto n. 1-00020 RAUTI BERTACCO BALBONI CIRIANI IANNONE LA PIETRA MARSILIO GARNERO SANTANCHE' URSO ZAFFINI Il Senato, premesso che: secondo alcuni dati europei nel mondo del lavoro la violenza e le molestie da parte di terzi riguardano dal 5 per cento al 20 per cento dei lavoratori, e se il 40 per cento dei dirigenti europei è preoccupato per la violenza e le molestie sul luogo di lavoro, solo circa il 25 per cento (e non più del 10 per cento in molti Paesi della UE) ha attuato procedure per affrontare questo fenomeno; proprio per arginare tale problematica il 26 aprile 2007 è stato firmato dalle parti sociali europee a livello intersettoriale un accordo quadro sulle molestie e sulla violenza sul luogo di lavoro. Tale accordo mira a impedire e gestire i problemi di prepotenza, molestie sessuali e violenza fisica sul luogo di lavoro, condanna tutte le forme di molestia e di violenza e conferma il dovere del datore di lavoro di tutelare i lavoratori contro tali rischi. In questo senso, le imprese in Europa sarebbero tenute ad adottare una politica di tolleranza zero nei confronti di tali comportamenti e a fissare procedure per gestire i casi di molestie e violenza laddove essi si verifichino; nonostante i primi passi compiuti a livello europeo, nel nostro Paese non sembra esserci ancora un'adeguata consapevolezza del problema, acuito in questi anni dalle conflittualità correlate alla crisi economica: generalmente nelle aziende non vengono attuate idonee strategie per prevenire, ridurre le varie forme di violenze e molestie nel mondo del lavoro; violenze che possono essere fisiche, psicologiche, verbali, sessuali o che possono verificarsi anche nel cyberspazio, attraverso la connessione in rete; per contrastare tale fenomeno e contenerne gli effetti, negli ultimi anni sono state emanate diverse linee guida, buone prassi e raccomandazioni da parte di associazioni di categoria e del Ministero della salute: solo per citare alcuni esempi, il 25 gennaio 2016 Cgil, Cisl, Uil e Confindustria hanno siglato congiuntamente l'accordo quadro sulle molestie e la violenza nei luoghi di lavoro, che recepisce quello firmato nel 2007 a livello europeo; mentre nel novembre 2007 il Ministero della salute ha emanato la raccomandazione n. 8 per "prevenire gli atti di violenza a danno degli operatori sanitari" al fine di incoraggiare l'analisi dei luoghi di lavoro e dei rischi correlati e l'adozione di iniziative e programmi, volti a prevenire gli atti di violenza o attenuarne le conseguenze negative; il documento del Ministero riconosce che episodi di violenza contro operatori sanitari possono essere considerati "eventi sentinella" in quanto segnali della presenza nell'ambiente di lavoro di situazioni di rischio o di vulnerabilità che richiedono l'adozione da parte dei datori di lavoro di opportune misure di prevenzione e protezione dei lavoratori, incoraggiando l'analisi dei fattori di rischio sui luoghi di lavoro; tali strumenti però non consentono di operare un approccio sistemico e quantitativo alla valutazione del rischio e di individuare in modo organico le misure di prevenzione e protezione per la specifica realtà aziendale di riferimento; gli effetti delle aggressioni sul luogo di lavoro hanno un impatto negativo, molto spesso sottovalutato, sia a livello dell'individuo che le subisce, in termini di infortuni e conseguenze psicofisiche (disturbi del sonno, stanchezza, depressione), sia a livello aziendale, a causa della riduzione della capacità produttiva (aumento delle assenze per malattia, del turn over del personale, delle disabilità); mancano politiche nazionali di segnalazione e di programmazione della prevenzione della violenza sui luoghi di lavoro, così come un omogeneo riconoscimento dei fattori di rischio strutturali, ambientali e organizzativi, che possono favorire la violenza; lo stesso testo unico in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro di cui al decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, disciplina la sicurezza dei luoghi di lavoro, ma non la sicurezza dei lavoratori; inoltre, vi è un ulteriore aspetto della stessa problematica: il lavoratore vittima di violenza, fisica o psicologica, è lasciato solo davanti al suo dramma, non riceve alcun supporto per le spese legali, né un sostegno psicologico; l'unica tutela riconosciuta al lavoratore vittima di violenza è quella disciplinata dal codice penale, ma la violenza rientra tra le fattispecie procedibili a querela di parte (salvo i casi di minacce di morte e con armi); l'obiettivo è di offrire un supporto alle azioni dei datori di lavoro, dei lavoratori e dei loro rappresentanti e organizzazioni sindacali volte non solo a ridurre la violenza e le molestie da parte di terzi, ma a mitigarne le conseguenze, impegna il Governo: 1) a garantire una maggiore sensibilizzazione dei datori di lavoro, dei lavoratori e degli utenti dei servizi e, nel contempo, un'adeguata formazione dei dirigenti e dei lavoratori perché siano in grado di affrontare questo fenomeno; 2) a favorire la stipula di accordi di cooperazione con le varie istituzioni che partecipano, anche se indirettamente, nel processo: forze dell'ordine, servizi di vigilanza e addetti alla sicurezza, Ispettorato del lavoro, servizi sociali, associazioni di studio, prevenzione e gestione degli episodi di violenza; 3) a favorire la definizione ed implementazione all'interno dei luoghi di lavoro di misure di prevenzione, di tipo logistico-organizzativo e tecnologico, e controllo delle situazioni di rischio identificate; 4) a perseguire una politica coerente a sostegno del personale esposto alle molestie o alla violenza sui luoghi di lavoro e nelle circostanze di lavoro, la quale potrebbe includere un ulteriore supporto, oltre a quello previsto dalla legge, di natura professionale (medica, psicologica, psichiatrica e medicolegale), giuridica, pratica e finanziaria (per esempio, una copertura assicurativa aggiuntiva a carico del datore di lavoro o un fondo appositamente predisposto); 5) a disciplinare adeguatamente e organicamente la sicurezza sui luoghi di lavoro nell'ambito del testo unico della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro. Interrogazioni Atto n. 3-00023 MIRABELLI Al Ministro dell'interno Premesso che: il contenuto della presente interrogazione è già stato oggetto di diversi atti di sindacato ispettivo ed interventi nella XVII Legislatura; l'articolo 8 della Costituzione stabilisce l'uguaglianza di tutte le confessioni religiose dinanzi alla legge, precisando che le confessioni diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo propri statuti, purché non contrastino con l'ordinamento giuridico italiano; l'articolo 19 riconosce la libertà religiosa sotto il profilo individuale, ovvero il diritto di professare la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitare in privato o in pubblico il culto, con il solo limite del divieto di riti contrari al buon costume; considerato che: la mancata approvazione governativa della nomina a ministro di culto acattolico non è di ostacolo all'esercizio del ministero, ma impedisce che gli atti compiuti possano aver effetto per l'ordinamento giuridico: costoro non possono celebrare matrimoni con effetti civili, non è possibile l'assistenza religiosa presso i luoghi di cura, né quella agli internati negli istituti di prevenzione e pena, qualora ne fosse fatta richiesta; con parere del 20 febbraio 2008, n. 238, il Consiglio di Stato ha chiarito che la questione riguardante la concessione dei decreti di riconoscimento di ministri di culto attiene ai limiti e all'incidenza dei poteri dell'amministrazione in sede di approvazione governativa delle nomine ed ha il solo effetto di ampliare la legittimazione dei nominati; lo stesso Consiglio di Stato ha stabilito che l'approvazione è legata alla verifica della personalità morale del soggetto e risponde ad un'esigenza di prudente accertamento dell'affidabilità, serietà e moralità; nel successivo parere dell'11 gennaio 2012, n. 1834/11, di nuovo il Consiglio di Stato ha posto attenzione sul valore della soglia quantitativa minima di fedeli necessaria per procedere alla nomina dei ministri di culto di confessioni religiose che non hanno stipulato intese, precisando che la consistenza numerica è solo uno dei fattori di cui l'amministrazione deve tener conto per l'approvazione della nomina; il parere ha chiarito che il gruppo di fedeli dovrebbe tendere al valore del modulo base di 500, che la dimensione del modulo base avrà valore solo se riferita a una comunità religiosa concentrata in un agglomerato urbano e che, nel caso in cui la collocazione dei fedeli non sia concentrata in un ambito ristretto, ma interessi l'intero territorio nazionale, il valore del modulo dovrà essere superiore, intorno alle 5.000 persone. Quindi la nomina di un ministro di culto potrà essere approvata al verificarsi di una delle due condizioni; preso atto che: il Consiglio di Stato, con parere n. 71 del 2014, ha individuato un ulteriore criterio per la nomina dei ministri di culto nella circostanza che in una regione, ove sia presente una comunità religiosa locale, sia pure esigua, non ci sia nessun altro ministro di culto munito dell'approvazione; il Ministero dell'interno, con nota del 14 luglio 2017, prot. n. 1372, ha chiesto al Consiglio di Stato, proprio per risolvere la questione, una nuova pronuncia, volta a riconsiderare una riduzione dei limiti numerici dei fedeli per l'approvazione dei ministri di culto, chiedendo di non porre quale criterio minimo il numero di 500 fedeli presenti in ambito locale, ritenendo indispensabile un'attenzione particolare da riservare alle minoranze religiose; l'adunanza di sezione dell'11 ottobre 2017, n. affare 01326/2017, del Consiglio di Stato ha espresso il seguente parere: conferma del criterio quantitativo con la precisazione che si tratta di criteri orientativi e che l'amministrazione può valutare di volta in volta se approvare la nomina in relazione a specifiche circostanze dei casi concreti; il numero minimo di fedeli su base nazionale o locale può fungere da criterio per le determinazioni dell'amministrazione, ma non deve essere considerato una soglia al di sotto della quale non è possibile approvare la nomina; sarà l'amministrazione quindi a valutare se, pur essendo esiguo il numero di fedeli su base locale, la confessione religiosa possa contare su un adeguato numero di fedeli a livello nazionale e potrà valutare la presenza in territori vicini di altri ministri di culto o le specifiche esigenze del caso concreto; rilevato che: fino alla gestione del Ministro pro tempore Minniti è prevalsa presso il Ministero un'interpretazione restrittiva del parere del Consiglio di Stato del 2012, che ha, di fatto, impedito la concessione di decreti ai ministri di culto; questa interpretazione rigida verrebbe ancora applicata dagli uffici, nonostante i nuovi pareri sollecitati dallo stesso Ministero; la Conferenza evangelica nazionale (COEN) ha coordinato la presentazione di 13 domande di riconoscimento di ministri di culto; in questo caso tutte le istanze sono state presentate corredate dalla richiesta documentazione; in più occasioni sono stati dall'ufficio competente avanzati ostacoli a parere dell'interrogante capziosi e incomprensibili, come la richiesta di autenticazione degli statuti da parte di notai e non da pubblici ufficiali della pubblica amministrazione locale; tutte le richieste, a partire da alcune modifiche statutarie, sono state ottemperate dai richiedenti; tutti i richiedenti hanno dichiarato la loro appartenenza al COEN, che raccoglie l'adesione di più di 80 comunità territoriali sul territorio nazionale, assicurando così l'osservanza del requisito nazionale dei 5.000 membri richiesti dal parere del Consiglio di Stato; all'interrogante risulta che gran parte delle richieste abbiano già ottenuto il parere favorevole da parte della Prefettura competente; la mancata emissione dei decreti da parte dell'ufficio preposto appare a giudizio dell'interrogante incomprensibile e lesiva di un diritto, tanto più perché più volte sollecitata in Parlamento e dallo stesso Ministro. Così si privano le chiese della possibilità di officiare matrimoni e, soprattutto, svolgere l'importante ruolo, anche sociale, dell'assistenza spirituale negli ospedali e nelle carceri, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo intenda intervenire tempestivamente per dare indicazioni chiare volte a superare lentezze e atteggiamenti a parere dell'interrogante ostruzionistici posti in essere dall'ufficio preposto, che da oltre un anno impedisce ai richiedenti di ottenere il decreto; quali iniziative intenda assumere per accelerare l' iter di emissione dei decreti ai richiedenti anche alla luce dei chiarimenti che lo stesso Ministero ha richiesto e ottenuto dal Consiglio di Stato. Atto n. 3-00025 MISIANI MIRABELLI CIRINNA' ALFIERI Ai Ministri dell'interno e della giustizia Premesso che, per quanto risulta agli interroganti: nell'autunno 2015, è stata costituita un'associazione senza scopo di lucro, la onlus "Più Voci", da tre commercialisti, Giulio Centemero, tesoriere della Lega, Alberto Di Rubba ed Andrea Manzoni; secondo una ricostruzione del settimanale "L'Espresso" del 3 aprile 2018, a firma di Giovanni Tizian e Stefano Vergine, questa associazione sarebbe stata usata dalla Lega per ricevere finanziamenti da destinare a società controllate dalla stessa Lega, evitando così il deposito dei soldi sui conti correnti intestati al partito; ciò si sarebbe reso necessario, secondo la ricostruzione, per aggirare il sequestro di 48 milioni di euro disposto dal tribunale di Genova a seguito della condanna di Umberto Bossi a due anni e sei mesi per truffa in danno dello Stato e continuare a ricevere finanziamenti evitando il deposito dei soldi sui conti correnti intestati al partito; premesso inoltre che, per quanto risulta: secondo una successiva ricostruzione del settimanale "L'Espresso" del 7 giugno 2018, a firma degli stessi autori della precedente, l'associazione "Più Voci" ha sede a Bergamo all'interno dello studio Dea Consulting, di proprietà di Alberto Di Rubba ed Andrea Manzoni, e sul suo conto corrente, tra l'ottobre 2015 e l'agosto 2016, sarebbero stati versati, con diversi bonifici, 313.900 euro da Esselunga, la catena di ipermercati, e dall'immobiliarista romano Luca Parnasi. Quest'ultimo, in particolare, secondo quanto riportato dal quotidiano "La Stampa" del 14 giugno, tramite una sua società (Immobiliare Pentapigna) nel 2015 avrebbe devoluto 250.000 euro all'associazione "Più Voci", ma "il finanziamento doveva restare segreto"; secondo "L'Espresso", i fondi raccolti da "Più Voci" sarebbero stati girati successivamente a società della Lega: Radio Padania e Mc srl, società che controlla il quotidiano on line "Il Populista"; in merito ai soldi ricevuti dall'associazione "Più Voci", Centemero ha dichiarato a "L'Espresso", come pubblicato sull'articolo del 1° giugno, che "I soldi ricevuti non sono stati trasferiti al partito o utilizzati in attività di carattere politico, come ad esempio la campagna elettorale" e che "l'associazione, come da ragione sociale, stimola il pluralismo dell'informazione, perciò i progetti di sostegno sono stati indirizzati su Radio Padania e su Il Populista"; come fanno notare i giornalisti de "L'Espresso", non è facile cogliere la distinzione fatta da Centemero tra il finanziamento della campagna elettorale della Lega, che lui esclude che sia avvenuto usando questi soldi, e il finanziamento dell'informazione realizzata dai suoi media . "Radio Padania" e "Il Populista" sono, infatti, testate attraverso cui la Lega fa campagna elettorale e non si capisce per quale strano motivo, a voler credere a Centemero, Esselunga e Parnasi non sarebbero stati invitati a donare soldi direttamente a Radio Padania e a Il Populista; considerato che, sempre a quanto risulta agli interroganti: "È indagando sugli affari dei tre commercialisti, scrive "L'Espresso" nell'articolo pubblicato il 7 giugno, che si scopre una lista infinita di società. Una ragnatela che nasconde parecchie sorprese. Ci sono ad esempio sette imprese registrate presso lo studio Dea Consulting, di cui però è impossibile conoscere il reale proprietario"; risalendo la "catena di controllo" delle 7 imprese, fondate tra il 2014 e il 2016, si arriva a una fiduciaria italiana, a sua volta controllata da una holding del Lussemburgo dietro la quale si trova un'altra fiduciaria. Un complesso meccanismo, secondo la ricostruzione de "L'Espresso", finalizzato a nascondere l'identità dei proprietari; tutte le azioni delle 7 società sono detenute dalla Seven fiduciaria di Bergamo, a sua volta controllata da un'altra impresa di Bergamo, la Sevenbit; fondata nel 2015 la Sevenbit ha circa 30 azionisti, ma il 90 per cento delle quote è della Ivad Sarl, con sede in Lussemburgo, fondata nel 2008 da Angelo Lazzari; la holding Ivad Sarl dal 2015 appartiene alla società Prima fiduciaria, tra i cui azionisti c'è la Arc advisory company fondata nel 2006 da Lazzari; il socio di controllo della Arc advisory company è la Ligustrum, una società immobiliare svizzera, con sede a Lugano; alla domanda de "L'Espresso" sul motivo di tanta riservatezza e sull'esistenza di legami tra queste 7 società e la Lega, Centemero, Manzoni e Di Rubba hanno risposto che le 7 società non hanno alcun legame con la Lega, nonostante in una di loro l'amministratore sia Centemero e in un'altra Manzoni, il quale non solo è il direttore amministrativo del Gruppo parlamentare della Lega della Camera dei deputati, come ricordato, ma anche colui che guida la Fin Group, di proprietà della Lega; la molteplicità di ruoli ricoperti riguarda, secondo la ricostruzione, anche altre persone come Alberto Maria Ciambella, il notaio che ha registrato le 7 società e ha firmato i rogiti con cui la Lega ha "sparpagliato" il suo patrimonio tra le varie sezioni regionali del partito, dotate di autonomia patrimoniale, con il supposto fine, come ricordato, di svuotare i conti correnti intestati al partito non più utilizzabili perché messi sotto sequestro; considerato altresì che, per quanto risulta: secondo "l'Espresso", quando fu costituita, la Arti Group Holding aveva tre azionisti: Alessandro Bulfon con il 49 per cento, Marzio Carrara con il 45 per cento e Alberto Di Rubba con il 6 per cento. Cinque mesi dopo, il 10 maggio 2018, Di Rubba ha venduto la sua quota a Carrara, che così ha ottenuto il controllo dell'azienda (51 per cento); al momento della fondazione della Arti Group Holding, il 6 per cento di proprietà di Di Rubba valeva 10.000 euro. Cinque mesi dopo, Carrara ha pagato 1,1 milioni di euro; secondo due fonti interne al partito consultate da "L'Espresso", proprio negli ultimi mesi la Lega ha affidato buona parte delle forniture di stampa, volantini e manifesti elettorali, a un'azienda di Costa di Mezzate, sempre in provincia di Bergamo, la Cpz, di proprietà di Carrara; ed ancora, la Lega possiede un'azienda bergamasca, chiamata Non Solo Auto, che fornisce servizi di noleggio di autovetture, di proprietà di Di Rubba e Manzoni, i quali respingono qualsiasi ipotesi di conflitto di interessi poiché, come dichiarato a "L'Espresso", non "hanno ruoli di responsabilità esecutiva, strategica né funzioni dirigenziali" all'interno della Lega, ma solo "attività tecniche di natura amministrativa"; rilevato che, a quanto risulta, Manzoni è l'amministratore unico della Fin Group, la holding del partito creata, insieme a Pontida Fin, per gestire il patrimonio della Lega; considerato, infine, che l'aggiramento del sequestro di 48 milioni di euro, disposto dal tribunale di Genova a seguito della condanna di Umberto Bossi a due anni e sei mesi per truffa in danno dello Stato, mediante la costituzione dell'associazione "Più Voci", e l'investimento di milioni di euro in violazione, da parte della Lega, del divieto di investire la liquidità dei partiti e dei movimenti politici derivante dalla disponibilità di risorse pubbliche in strumenti finanziari diversi dai titoli emessi da Stati membri dell'Unione europea, disposto dalla legge 6 luglio 2012, n. 96, sono oggetto di un'interrogazione a prima firma del sen. Parrini (4-00042), pubblicata il 17 aprile 2018, in attesa di una risposta, si chiede di sapere: se non si ritenga tale gestione delle risorse del partito, quantomeno opaca, un fatto grave; se non si ritenga palesemente inopportuno il fatto che Manzoni e Di Rubba nei loro attuali ruoli, rispettivamente, di direttore amministrativo del Gruppo parlamentare della Lega della Camera dei deputati e di revisore contabile del Gruppo parlamentare della Lega del Senato, ricoprano incarichi che comportano la gestione di finanziamenti privati, nella maggior parte dei casi di ignota provenienza, e se tale commistione di ruoli e di evidenti contrapposte finalità non configuri una chiara ipotesi di conflitto di interessi; quali siano le valutazioni in merito al doppio ruolo di Manzoni quale direttore amministrativo del Gruppo parlamentare della Lega della Camera dei deputati e amministratore unico della Fin Group, nonché cofondatore dell'associazione "Più Voci" le cui finalità non propriamente trasparenti sono state dimostrate in premessa; quali iniziative urgenti il Governo ritenga doveroso adottare al fine di garantire una gestione del denaro pubblico assolutamente trasparente e rispettosa della normativa vigente in materia. Atto n. 3-00030 ASTORRE PITTELLA STEFANO GINETTI MISIANI GARAVINI GIACOBBE MALPEZZI Al Ministro dello sviluppo economico e del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: l'avvento e la crescente presenza dei nuovi mezzi di comunicazione, in particolare dei social media , nel dibattito pubblico in generale, e politico in particolare, sollecitano alcune riflessioni riguardanti il rapporto tra democrazia, diritto all'informazione e diritto di essere informati da parte dei cittadini; il nesso tra sistema democratico e formazione di un'opinione pubblica completa e obiettiva è risalente ed è stato affrontato da autorevole dottrina, non solo costituzionalistica, ma anche sociologica e politologica; anche la Corte costituzionale in varie pronunce ha rilevato l'inscindibilità di tale nesso. Con la sentenza n. 112 del 1993, la Corte ha affermato che «"il diritto all'informazione" va determinato e qualificato in riferimento ai principi fondanti della forma di Stato delineata dalla Costituzione, i quali esigono che la nostra democrazia sia basata su una libera opinione pubblica e sia in grado di svilupparsi attraverso la pari concorrenza di tutti alla formazione della volontà generale . Di qui deriva l'imperativo costituzionale che "il diritto all'informazione", garantito dall'art. 21» della Costituzione venga «qualificato e caratterizzato», tra l'altro, sia dal pluralismo delle fonti cui attingere conoscenze e notizie, così da porre il cittadino in condizione di compiere le proprie valutazioni avendo presenti punti di vista e orientamenti culturali e politici differenti, sia dall'obiettività e dall'imparzialità dei dati forniti, sia infine dalla completezza, dalla correttezza e dalla continuità dell'attività di informazione erogata; successivamente, sempre la Corte costituzionale, con la sentenza n. 155 del 2002, confermando la precedente giurisprudenza, ha dichiarato che «Il diritto alla completa ed obiettiva informazione del cittadino appare tutelato in via prioritaria soprattutto in riferimento a valori costituzionali primari, che non sono tanto quelli (...) connessi alla "pari visibilità dei partiti", quanto piuttosto quelli connessi al corretto svolgimento del confronto politico su cui in permanenza si fonda, indipendentemente dai periodi di competizione elettorale, il sistema democratico»; considerato che: stando all'attualità, è stata posta l'attenzione sulle modalità e forme della comunicazione politica, al fine specifico di consentire, in ogni tempo e non solo nei periodi elettorali, la più ampia informazione del cittadino per formare la sua consapevolezza politica, tra gli altri, da parte dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (AGCOM), attraverso un suo commissario, Antonio Nicita, il quale, dapprima tramite "Twitter", tra i principali social network , e poi per mezzo della carta stampata, con un articolo dell'11 giugno 2018 apparso sul quotidiano "la Repubblica", ha sottolineato come la «scomparsa del contraddittorio» e del confronto «in televisione, e in particolare nei format dedicati agli approfondimenti politici», non solo non sia in linea con la giurisprudenza della Corte costituzionale, come puntualmente richiamata, ma si ponga in rapporto conflittuale con il sistema democratico; nelle trasmissioni televisive, aventi contenuti politici, si sta affermando un orientamento non più incentrato sulla partecipazione in contradditorio e sul confronto dialettico tra i soggetti intervenienti, secondo il canone della pari opportunità, bensì un orientamento replicante la tipica caratteristica rinveniente nella comunicazione politica realizzata attraverso social network e fondata sul principio di omofilia, per cui il cittadino elettore tende ad orientarsi al consumo di notizie provenienti da fonti a lui politicamente o socialmente affini, escludendo quindi una serie di informazioni più distanti, ma che potrebbero concorrere alla formazione di un'opinione critica sui fatti (cosiddetto filter bubble ). In altri termini, come evidenziato su "Il Sole-24 ore" da Carlo Melzi d'Eril e Giulio Enea Vigevani lo stesso 11 giugno, «poiché l'utente è portato a scegliere solo le informazioni che consolidano le proprie credenze, spesso si creano "bolle" impermeabili alla critica, ove prospera un pensiero unico che si fa sempre più radicale. In assenza di contradditorio la televisione rischia di replicare lo stesso schema [dei social network ], nel quale i "tifosi" si limitano ad ascoltare la voce del loro idolo, magari cambiando canale quando compare l'avversario politico. Se così è, non pare irragionevole indurre il mezzo che è in grado di farlo, a raccogliere, presentare e far confrontare in un unico contesto le idee più diverse»; dall'analisi contenuta nel rapporto dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni del mese di febbraio 2018, dal titolo "Il consumo di informazione e la comunicazione politica in campagna elettorale", emerge che, nonostante l'ascesa di altri mezzi di comunicazione, la televisione conferma il suo primato anche come frequenza di accesso da parte degli italiani per finalità informative, in generale, e politiche in particolare. Inoltre, si rileva come, sotto il profilo dell'attendibilità delle informazioni, internet sconti ancora alcuni problemi, e come, contrariamente, i media tradizionali, quali la televisione, la radio ed i quotidiani mantengano ancora un vantaggio dal punto di vista dell'attendibilità, si chiede di sapere, pur in assenza di un obbligo normativo alla partecipazione in contradditorio, se e quali iniziative di propria competenza, in rispetto del contratto di servizio tra la Rai e il Ministero, il Ministro in indirizzo intenda adottare per assicurare il pieno rispetto di parità di condizioni nell'esposizione di opinioni e posizioni politiche nelle tribune politiche, nei dibattiti, nelle tavole rotonde, nelle presentazioni in contraddittorio di programmi politici, nei confronti, nelle interviste e in ogni altra trasmissione nella quale assuma carattere rilevante l'esposizione di opinioni e valutazioni politiche, di cui alla legge 22 febbraio 2000, n. 28 (cosiddetta legge sulla par condicio ), al fine garantire il diritto costituzionale alla completa ed obiettiva informazione del cittadino e di tutelare il nostro sistema democratico. Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento Atto n. 3-00024 MIRABELLI CIRINNA' Al Ministro dell'interno Premesso che: il 14 giugno 2018, molti quotidiani riportano la notizia dell'arresto, con l'accusa di associazione finalizzata alla corruzione, di Luca Parnasi, proprietario dei terreni su cui dovrebbe essere edificato il nuovo stadio della Roma e della società "Eurnova", incaricata dalla As Roma di predisporre i progetti di fattibilità e i progetti esecutivi del nuovo stadio; un ruolo chiave in questa vicenda sarebbe stato ricoperto da Luca Lanzalone, avvocato e neo presidente della municipalizzata Acea, nonché consulente "di fatto" della Giunta Raggi nella gestione del dossier sullo stadio della Roma, il quale, secondo quanto riportato dal quotidiano "Corriere della sera" del 14 giugno, in cambio di consulenze "mascherate" pagate ben 100.000 euro, una casa e uno studio a Roma, avrebbe stretto con Parnasi un "sodalizio criminale" per perseguire interessi privati grazie (come riportato dal giudice per le indagini preliminari, Maria Paola Tomaselli, in un'ordinanza) agli "ampi poteri" e all'"ampia fiducia di cui Lanzalone gode in Campidoglio"; secondo il quotidiano on line "Business insider" del 13 giugno 2018, che riporta quanto scritto dai magistrati, "Lanzalone in qualità di consulente del Comune, elabora (a favore di Parnasi) una soluzione tecnica riguardo le procedure da adottare per il buon esito del progetto finalizzato a consentire un immediato inizio dei lavori", evitando "il pericolo di possibili ricorsi" da parte delle associazioni; secondo quanto riportato dal suddetto quotidiano "Per i magistrati, Parnasi ha pagato profumatamente Lanzalone perché è potente: nel mondo grillino può influenzare amministrazioni pubbliche e comuni retti da M5s"; a conferma di quanto riportato, secondo il quotidiano "la Repubblica" del 14 giugno, otto ore prima di essere arrestato, Lanzalone era a cena con Davide Casaleggio ed è l'autore del nuovo statuto del Movimento 5 Stelle; questa inquietante vicenda, testimonianza del declino inarrestabile della città di Roma, ha portato a 9 arresti e a 16 indagati per reati che vanno dall'associazione a delinquere, alla corruzione, al traffico di influenze e alla fatturazione per operazioni inesistenti; tra gli arrestati ci sono Luca Parnasi, Luca Lanzalone, Adriano Palozzi, di Forza Italia, vicepresidente del Consiglio regionale, e Michele Civita, ex assessore regionale del Pd. Lanzalone, Palozzi e Civita si trovano agli arresti domiciliari. Parnasi si trova in carcere con altri 5 suoi collaboratori; fra gli indagati ci sono Paolo Ferrara, capogruppo in Campidoglio del Movimento 5 Stelle, che offre a Parnasi "un'ampia e completa disponibilità" a fornire informazioni sull' iter del procedimento amministrativo e a votare a suo favore nel riconoscere lo stadio di "interesse pubblico", Mauro Vaglio, presidente dell'ordine degli avvocati, vicino al Movimento 5 Stelle, e Davide Bordoni, consigliere capitolino di Forza Italia; sempre secondo quanto riportato da "la Repubblica", nell'ordinanza di 288 pagine, il giudice per le indagini preliminari Tomaselli e il procuratore aggiunto, Paolo Ielo, scrivono: "L'indagine ha consentito di individuare un sistema riconducibile a Luca Parnasi, che ha fatto del metodo corruttivo verso esponenti istituzionali un significativo asset d'impresa. Un flusso costante di relazioni che, in una sorta di crescendo rossiniano, definisce un modello di corruzione sistemica, caratterizzata da un'opzione criminale insensibile ai mutamenti politici e istituzionali"; lo stesso articolo rivela come Parnasi avrebbe detto in un pranzo a casa di un costruttore "Ho il mondo 5 Stelle in mano", vantandosi di poter "capitalizzare il super rapporto con i 5 Stelle"; secondo quanto riportato dal quotidiano "La Stampa" del 14 giugno, "Parnasi nel tentativo di ottenere i favori del mondo 5 Stelle avviò l'attività di promozione in favore del candidato alla Regione Roberta Lombardi. In tal modo egli rafforza i suoi legami con Paolo Ferrara e con Marcello De Vito" (presidente del Consiglio comunale di Roma) "in quanto ricoprono rilevanti incarichi nell'ambito dell'amministrazione capitolina, svolgono un ben preciso ruolo nell'approvazione nel progetto dello stadio. Crea i presupposti per lo sviluppo di ulteriori progetti imprenditoriali, essendo la Lombardi, oltre che candidata alla Regione, personaggio di spicco dei 5 Stelle a livello nazionale e quindi destinata, in ipotesi di un successo elettorale della sua compagine nelle elezioni politiche a ricoprire ruoli decisionali nel nuovo assetto che si determinerà all'esito del voto"; quanto alla posizione del capogruppo M5S in Campidoglio, Paolo Ferrara, prosegue il testo dell'ordinanza: "Non può non essere evidenziato come anche tale richiesta risponda, così come quella di elaborazione di un progetto di restyling del lungomare di Ostia, all'esigenza di guadagnarsi consenso e credibilità, seppure non nei confronti degli elettori, ma all'interno del Movimento"; premesso inoltre che, a quanto risulta agli interroganti: nell'indagine verrebbe citata anche l'associazione "Più Voci" considerata vicina alla Lega, in quanto creata nell'autunno 2015 da tre commercialisti, Giulio Centemero, tesoriere della Lega, Alberto Di Rubba ed Andrea Manzoni, ed usata, secondo una ricostruzione fatta dal settimanale "L'Espresso" del 3 aprile 2018, dalla Lega per ricevere finanziamenti da destinare a società controllate dalla stessa Lega, evitando così il deposito dei soldi sui conti correnti intestati al partito a seguito del sequestro di 48 milioni di euro disposto dal tribunale di Genova a causa della condanna di Umberto Bossi a due anni e sei mesi per truffa in danno dello Stato; ancora secondo "La Stampa" del 14 giugno, Parnasi, tramite una sua società, nel 2015 avrebbe devoluto 250.000 euro all'associazione "Più Voci", ma "il finanziamento doveva restare segreto", si chiede di sapere quali siano le valutazioni del Ministro in indirizzo sui gravissimi fatti riportati in premessa e quali iniziative urgenti intenda adottare per contrastare tale deleterio "metodo" corruttivo. Atto n. 3-00026 CANGINI Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, delle infrastrutture e dei trasporti e dell'interno Premesso che: l'evento meteorologico che il 14 giugno 2018 ha interessato parte del territorio del comune di Ancona, pur essendo stato largamente annunciato dalle previsioni, ha causato danni e disagi, in particolare nella zona denominata Baraccola, dove la massa d'acqua ha causato l'allagamento delle strade, dei terreni e delle aziende e il blocco della circolazione per alcune ore; le precipitazioni sono state intense, ma la durata è stata limitatissima nel tempo, circa un'ora e mezza; in questo breve lasso di tempo, un sottopasso ubicato in via Caduti del lavoro si è riempito di acqua, intrappolando un'automobile con all'interno due persone e rendendo impossibile per il guidatore uscire, a causa dello slittamento delle gomme dell'auto; come evidenziato dal video che ha ripreso tutta la scena e i soccorsi seguenti, il semaforo posizionato all'ingresso del sottopasso segnalava luce gialla lampeggiante come sempre e, nonostante il riempimento completo del sottopasso, lo stesso, anziché emettere luce rossa, ha continuato a lampeggiare; le due occupanti sono riuscite ad uscire dall'auto grazie alla tempestività e alla prontezza di spirito delle forze dell'ordine, intervenute dopo la chiamata dei cittadini che hanno assistito alla scena; a parere dell'interrogante, quanto verificatosi a seguito dell'evento naturale è stato causato anche da un'inadeguata manutenzione fognaria e del sottopasso, e dalla scarsa percezione, da parte degli automobilisti, del segnale di pericolo, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo ritengano che una più oculata gestione e manutenzione del territorio avrebbe potuto ridurre in modo considerevole i disagi e i rischi per la pubblica incolumità dei cittadini e delle forze dell'ordine intervenute e che in tal senso andrebbero stimolati gli uffici governativi e l'amministrazione comunale di Ancona; se si ritenga di fornire chiarimenti riguardo alle modalità di gestione del sottopasso, dell'impianto semaforico, che come evidenziato, nonostante il riempimento del sottopasso, ha continuato a lampeggiare, e più in generale alla manutenzione del territorio coinvolto, sempre allagato in occasione di piogge anche meno intense delle ultime, e se siano state effettuate nel rispetto della normativa vigente; se si ritenga che l'amministrazione comunale abbia dato concreta e fattiva attuazione al piano di protezione civile. Atto n. 3-00027 TAVERNA CASTELLONE MARINELLO MAUTONE Giuseppe PISANI SILERI Ai Ministri della salute e dell'economia e delle finanze Premesso che: in data 30 aprile 2018 l'Agenzia italiana del farmaco (Aifa) ha indetto un avviso di selezione pubblica, per titoli e colloquio, finalizzata al conferimento di un incarico di collaborazione coordinata e continuativa della durata di 36 mesi, presso l'Agenzia, per le esigenze del progetto pilota per lo sviluppo di nuovi strumenti di governance nell'area farmaceutica; nell'avviso si legge che "l'obiettivo del Progetto è quello di occuparsi di tre aree specifiche di governo dei medicinali (...): sviluppare modelli che permettano l'aggiornamento tempestivo e scientificamente valido del Prontuario farmaceutico Nazionale; Assistenza per l'implementazione delle decisioni regolatorie centrali a livello regionale; Analisi farmaco-epidemiologica per valutare efficienza e sicurezza delle nuove terapie e delle decisioni regolatorie associate"; l'avviso riporta la circostanza che sia stata effettuata una ricognizione interna per l'individuazione della figura professionale che si dovrà occupare del progetto; agli interroganti risulta che tale ricognizione è stata indirizzata ai dipendenti dell'Aifa soltanto a mezzo di posta elettronica e che il termine per presentare le candidature fosse di soli 10 giorni; l'avviso riporta che dalla suddetta ricognizione sia risultata un'oggettiva indisponibilità; secondo quanto ricostruito da un quotidiano nazionale, "La Notizia", in data 12 giugno 2018 "Il motivo (...) è che il posto con relativo stipendio è già stato assegnato prima ancora di far partire il bando di gara, premiando un ben preciso collaboratore già presente da anni in Aifa"; la testata dichiara anche di aver chiesto chiarimenti all'Agenzia, la quale pare che abbia risposto spiegando che "anche il neo ministro della Salute, Giulia Grillo (M5S) è d'accordo sulla necessità di promuovere nuovi strumenti di governance della farmaceutica, e il prontuario farmaceutico nazionale, con tutte le informazioni essenziali sulle specialità medicinali che possono essere prescritte a carico del Servizio Sanitario Nazionale (SSN) non subisce revisioni dal 2006, se non una molto parziale del 2014"; a parere degli interroganti, è irragionevole coinvolgere il Ministro della salute appena nominata nelle scelte pregresse dell'Agenzia; ciò in quanto si ritiene che non si possa giustificare l'attivazione di una procedura concorsuale con le future iniziative che il Ministro potrebbe assumere in termini di governance farmaceutica; anzi, proprio perché il progetto pilota riguarda la governance farmaceutica, si ritiene che sarebbe stato opportuno attendere gli indirizzi del nuovo Ministro della salute; infatti, l'Aifa è sottoposta alle attività di indirizzo del Ministro, esercitate anche mediante la definizione degli indirizzi e delle priorità, esplicitati attraverso apposite direttive generali contenenti l'indicazione degli obiettivi da raggiungere e delle specifiche iniziative da intraprendere; in secondo luogo, risulta irragionevole affidare la realizzazione di un progetto di rinnovamento della governance farmaceutica ad un solo soggetto esterno; a parere degli interroganti, tale scelta denota la presa d'atto dell'incapacità attuale dell'Agenzia di svolgere la sua mission istituzionale; appare irragionevole, inoltre, che l'avviso rechi come termine di presentazione delle domande 15 giorni dalla pubblicazione del medesimo; tale previsione contrasta con l'art. 4 del "Regolamento recante norme sull'accesso agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni e le modalità di svolgimento dei concorsi, dei concorsi unici e delle altre forme di assunzione nei pubblici impieghi" di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 maggio 1994, n. 487, a norma del quale "Le domande di ammissione al concorso (...) devono essere (...) presentate (...) entro il termine perentorio di giorni trenta dalla data di pubblicazione del bando nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica"; infine, desta perplessità la previsione, contenuta nell'avviso, della corresponsione di un compenso annuo di 125.000 euro lordi; tale esborso, peraltro, non sarebbe stato necessario attingendo alle risorse umane già operanti presso l'Aifa, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti riportati; quali iniziative di propria competenza intendano assumere al fine di verificare e correggere le presunte anomalie o irregolarità vizianti la procedura concorsuale; se ritengano che l'indizione di una procedura concorsuale finalizzata all'individuazione di una figura esterna all'Aifa che sovrintenda alla governance farmaceutica indichi l'incapacità dell'Agenzia medesima nella gestione di tale principale aspetto della sua mission istituzionale; se, comunque, ritengano congruo il compenso previsto, anche alla luce delle esposte precisazioni in ordine all'inopportunità di attingere all'esterno la nuova figura. Atto n. 3-00028 CIRINNA' CERNO MALPEZZI FEDELI VATTUONE PATRIARCA COMINCINI BINI CUCCA STEFANO RAMPI BELLANOVA BITI MISIANI GRIMANI ALFIERI ROSSOMANDO ASTORRE D'ALFONSO MAGORNO D'ARIENZO GIACOBBE MARINO GINETTI MANCA FERRAZZI IORI VERDUCCI Al Ministro dell'interno Premesso che: in data 13 giugno 2018, a seguito della pubblicazione di articoli sulla stampa quotidiana relativi al finanziamento delle attività della Lega - Salvini Premier, i giornalisti Ferruccio Sansa de "il Fatto Quotidiano", Marco Preve de "la Repubblica" e Matteo Indice de "La Stampa", autori dei predetti articoli, sono stati convocati dalla Guardia di finanza di Bolzano, su richiesta della Procura di Genova, per rendere conto dei rispettivi articoli; l'iniziativa è stata pesantemente criticata dalla Federazione nazionale della stampa (FNSI), che l'ha definita un "tentativo di imbavagliare l'informazione e imbrigliare la libertà di stampa"; gli organi di stampa hanno dato ampio risalto alle dichiarazioni rese, in data 13 giugno 2018, sulla pagina "Facebook" da un agente di polizia in servizio a Grosseto, contenenti frasi gravemente offensive e discriminatorie nei confronti di neri, migranti e persone LGBT; in data 15 giugno 2018 a Ivrea, durante un comizio del Ministro dell'interno e segretario politico della Lega - Salvini Premier, le forze di pubblica sicurezza hanno ordinato ad alcuni presenti, attivisti radicali e di Amnesty international, di rimuovere uno striscione nel quale era scritto: "Prima gli italiani... ma Giulio?", procedendo successivamente al fermo dei detentori dello striscione per l'identificazione; in data 16 giugno 2018, durante il "Siracusa Pride", le forze di pubblica sicurezza presenti hanno ordinato la rimozione di uno striscione del seguente tenore: "Per sempre in lotta contro Salvini, l'omofobia e tutti i confini", e, di fronte al rifiuto dei manifestanti, le stesse forze di polizia hanno minacciato l'eventualità di impedire, in conseguenza del mancato ritiro dello striscione, lo svolgimento del corteo regolarmente preavvisato: solo grazie all'iniziativa spontanea di manifestanti e organizzatori che hanno provveduto al ritiro del predetto striscione, è stata consentita la pacifica prosecuzione del corteo; secondo quanto riportato da agenzie di stampa (AGI) il 19 giugno 2018, lo scorso 13 giugno due maliani, beneficiari del progetto Sprar del Comune di Caserta gestito dal centro sociale ex Canapificio, dalla comunità Rut delle suore orsoline e dalla Caritas, accompagnati da un'operatrice delle predette comunità e dall'avvocato difensore Francesco Pugliatti, si sono presentati e hanno sporto denuncia presso la Questura di Caserta. I due ragazzi nella serata di lunedì 11 giugno, mentre tornavano a casa, sarebbero stati avvicinati da una Fiat Panda di colore nero, con a bordo tre giovani italiani che, brandendo una pistola ad aria compressa e al grido "Salvini, Salvini!", avrebbero esploso due colpi a distanza ravvicinata, colpendo e ferendo uno dei due giovani; considerato che: ai sensi dell'articolo 21 della Costituzione "Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure", con l'unico limite delle "pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume"; secondo le disposizioni di cui all'articolo 17 della Costituzione, "I cittadini hanno diritto di riunirsi pacificamente e senz'armi" e interventi restrittivi della libertà di riunione sono ammessi soltanto nel caso di "comprovati motivi di sicurezza o di incolumità pubblica"; come emerge dal combinato disposto di cui agli articoli 17 e 21 della Costituzione, in nessun caso sono ammesse restrizioni delle suddette libertà per ragioni di repressione del dissenso politico, espresso in forme legittime. A tal riguardo, si evidenzia come i predetti articoli siano collocati nella parte della Carta costituzionale non soggetta a modificazioni da parte del legislatore ex articolo 138, scelta volutamente operata dai padri costituenti al fine di salvaguardare i diritti e le libertà fondamentali dei cittadini della Repubblica, sottraendoli, pertanto, alla mutevolezza degli orientamenti politici delle diverse maggioranze espresse in Parlamento; le forze di pubblica sicurezza sono al servizio dell'intera collettività e il compito di garantire la sicurezza non può essere sottratto al rispetto costituzionalmente dovuto del pluralismo delle opinioni e della pari dignità sociale di tutti i cittadini, in particolare dei soggetti più vulnerabili. Pertanto, appare necessario garantire alle forze di pubblica sicurezza una formazione adeguata al fine di coniugare il loro fondamentale ruolo di presidio con le libertà e i diritti di tutte e tutti, nonché con il contrasto di ogni forma di discriminazione e sopruso ai danni di minoranze e soggetti vulnerabili, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti accaduti a Caserta, se essi corrispondano al vero e quali necessari e urgenti iniziative intenda intraprendere per garantire su tutto il territorio nazionale il rispetto dell'ordine pubblico al fine di evitare che si ripetano episodi di aggressione di stampo razzista lesivi dell'incolumità fisica di chiunque; se non ritenga di adoperarsi con la massima sollecitudine al fine di garantire l'adozione delle necessarie e urgenti misure al fine di assicurare la piena effettività dell'esercizio della libertà di manifestazione del pensiero e della libertà di riunione ai sensi del combinato disposto di cui agli articoli 17 e 21 della Costituzione; quali necessarie e urgenti iniziative intenda intraprendere al fine di garantire un'adeguata formazione delle forze di pubblica sicurezza, volta al rispetto del pluralismo e della pari dignità sociale di tutti i cittadini della Repubblica, nonché al fine di prevenire episodi incresciosi e veri e propri abusi come quelli riportati. Atto n. 3-00029 RIZZOTTI LONARDO GALLONE TOFFANIN GALLIANI FLORIS SERAFINI TESTOR CONZATTI MASINI Ai Ministri della salute e dell'economia e delle finanze Premesso che: l'Agenzia italiana del farmaco (AIFA) è l'autorità competente per l'attività regolatoria dei farmaci in Italia, istituita con l'articolo 48, comma 2, del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2003, n. 326; il 30 aprile 2018, l'AIFA ha pubblicato un bando per assumere un collaboratore esterno che, nell'ambito di un progetto pilota per lo sviluppo di nuovi strumenti di governance nell'area farmaceutica, si occupi di tre aree specifiche inserite all'interno della missione dell'AIFA: sviluppare modelli che permettano l'aggiornamento tempestivo e scientificamente valido del prontuario farmaceutico nazionale; assistenza per l'implementazione delle decisioni regolatorie centrali a livello regionale; analisi farmaco-epidemiologica per valutare efficienza e sicurezza delle nuove terapie e delle decisioni regolatorie associate; la revisione del prontuario farmaceutico nazionale risulta essere uno dei suoi compiti principali, così come previsto dalla normativa di riferimento. L'AIFA ha infatti provveduto alla revisione del prontuario nel 2006 e nel 2014, avvalendosi delle competenze dei propri uffici; la scelta di indire un bando di selezione pubblica invece di fare ricorso a risorse interne all'Agenzia, come avvenuto in passato per la revisione del prontuario farmaceutico nazionale, è stata motivata, nel testo del bando, con "la indisponibilità oggettiva all'interno dell'Agenzia della figura necessaria per la realizzazione del Progetto in argomento", e, dunque, "la stessa non risulta oggettivamente rinvenibile nell'ambito delle risorse umane a disposizione dell'Agenzia medesima"; considerato che: la selezione pubblica è finalizzata al conferimento di un incarico di collaborazione coordinata e continuativa della durata di 36 mesi per le esigenze del progetto pilota, per un compenso annuo complessivo di 125.000 euro lordi, ovvero 375.000 euro per i tre anni; il bando ha previsto che la domanda di partecipazione alla procedura selettiva fosse inviata entro il termine perentorio di 15 giorni a decorrere dal giorno successivo a quello di pubblicazione sul sito internet dell'Agenzia; la scelta operata dall'Agenzia e il motivo della "indisponibilità oggettiva all'interno dell'Agenzia della figura necessaria" hanno sollevato alcune perplessità, e in merito il quotidiano "La Notizia" ha chiesto chiarimenti direttamente all'Agenzia; in particolare, l'articolo de "La Notizia" del 12 giugno 2018 riporta che l'Agenzia avrebbe spiegato che anche il neo Ministro della salute Giulia Grillo sarebbe d'accordo sulla necessità di promuovere nuovi strumenti di governance farmaceutica, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti; se ritengano opportuna la scelta di AIFA di avvalersi del supporto di un consulente esterno per espletare alcuni tra i suoi compiti principali, che sono inseriti all'interno della sua mission , quali ad esempio lo sviluppo di modelli che permettano l'aggiornamento del prontuario farmaceutico nazionale; quali iniziative intendano intraprendere per verificare la corretta procedura del bando emanato dall'Agenzia con particolare riferimento ai tempi di presentazione delle domande e all'indisponibilità oggettiva all'interno dell'Agenzia della figura richiesta. Atto n. 3-00031 MALPEZZI MARCUCCI MIRABELLI VALENTE IORI RAMPI VERDUCCI ALFIERI ASTORRE BELLANOVA BINI BITI BOLDRINI CERNO CIRINNA' COLLINA COMINCINI CUCCA D'ALFONSO D'ARIENZO FARAONE FEDELI FERRARI FERRAZZI GARAVINI GIACOBBE GINETTI GRIMANI MAGORNO MANCA MARGIOTTA PARRINI PINOTTI PITTELLA RENZI RICHETTI ROJC SBROLLINI STEFANO SUDANO VATTUONE Ai Ministri dei beni e delle attività culturali e del turismo e dell'economia e delle finanze Premesso che: l'articolo 1, comma 979, della legge 28 dicembre 2015, n. 208 (legge di stabilità per il 2016), ha previsto l'assegnazione, a tutti i residenti nel territorio nazionale, in possesso, ove previsto, di permesso di soggiorno in corso di validità, i quali hanno compiuto 18 anni di età nell'anno 2016, di una carta elettronica, dell'importo nominale massimo di 500 euro per l'anno 2016, per assistere a rappresentazioni teatrali e cinematografiche, per l'acquisto di libri, nonché per l'ingresso a musei, mostre ed eventi culturali, monumenti, gallerie, aree archeologiche, parchi naturali e spettacoli dal vivo. I criteri e le modalità di attribuzione e di utilizzo della carta, nonché l'importo da assegnare (pari a 290 milioni di euro per l'anno 2016), sono stati disciplinati con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 15 settembre 2016, n. 187; l'articolo 1, comma 626, della legge 11 dicembre 2016, n. 232 (legge di bilancio per il 2017), ha confermato l'assegnazione della carta elettronica anche ai giovani che hanno compiuto 18 anni nell'anno 2017, estendendone la possibilità di utilizzo all'acquisto di musica registrata, nonché di corsi di musica, di teatro o di lingua straniera; la legge 27 dicembre 2017, n. 205 (legge di bilancio per il 2018), ha confermato il cosiddetto bonus cultura per coloro che compiono 18 anni negli anni 2018 e nel 2019 (si tratta, rispettivamente, di 592.000 e 581.000 giovani); premesso inoltre che: lo strumento "18App" ha prodotto fino a questo momento acquisti per circa 268 milioni di euro; circa 220 dei 268 milioni di euro (pari quindi a circa l'80 per cento del totale) sono stati destinati all'acquisto di libri; il 10 per cento al settore musicale e il 7 per cento all'acquisto di ingressi al cinema; oltre 764.000 ragazzi nati nel 1998 e nel 1999 hanno usufruito dei 500 euro; gli acquisti sono avvenuti nel 55 per cento dei casi sulle piattaforme on line e per il restante 45 per cento direttamente nei circa 4.000 esercizi commerciali accreditati; la misura, partita in via sperimentale, ha registrato nel tempo un aumento progressivo delle registrazioni e un netto miglioramento dei meccanismi digitali; premesso altresì che in un'intervista resa al "Corriere della sera" del 16 giugno 2018, il Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, Bonisoli, rispondendo a una domanda in merito alle risorse ottenute dal Ministro pro tempore Franceschini, ha affermato "In alcuni casi era meglio spendere diversamente i soldi. Penso alla 18App, i 500 euro in buoni da far spendere ai diciottenni. Vale 200 milioni (...) Meglio far venire la fame di cultura ai giovani, facendoli rinunciare a un paio di scarpe"; considerato che: il 15 giugno 2018, Marco Polillo, presidente di Confindustria cultura Italia, ha dichiarato: "Sulla base dei risultati concreti che ha portato sul piano dei consumi culturali e creativi confidiamo che l'atteso decreto attuativo della 18App per i nati nel 2000 possa essere presto adottato dal Governo e reso operativo prima dell'estate. (...) Per un Paese che - secondo i dati ISTAT - è molto indietro sul piano dei consumi culturali e dei prodotti creativi, ci sembra un segnale incoraggiante, perché oltre alle necessarie politiche di incentivazione dell'offerta, è fondamentale una progettualità di sostegno alla domanda. Tant'è che altri partner europei stanno valutando l'ipotesi di mutuare la nostra esperienza con modelli simili. È del tutto evidente che si può fare sempre di più e meglio ma senza cestinare le esperienze che stanno, numeri alla mano, producendo risultati concreti sul piano dei consumi culturali. Confidiamo quindi che, dopo un primo anno sperimentale con le difficoltà connesse a uno strumento inedito e le problematiche relative all'accesso alla piattaforma web , si continui a lavorare insieme in questa direzione"; Riccardo Franco Levi, presidente dell'Associazione italiana editori (AIE) ha difeso la misura sostenendo che "Il bonus cultura 18App ha aiutato le famiglie italiane dimostrandosi un investimento utile che ha contribuito alla crescita culturale del Paese. Il bonus per i diciottenni è stato in massima parte utilizzato dalle famiglie per acquistare libri di testo per l'università. (...) I libri e la lettura si sono rivelati il prodotto culturale più apprezzato (...) non dimentichiamo l'importanza del valore intrinseco del libro e della lettura nell'istruzione e formazione lungo tutto l'arco della vita"; anche in Francia, si sta per introdurre uno strumento simile alla 18App: ad annunciare la misura è il primo ministro francese Édouard Philippe dando seguito a quanto promesso in campagna elettorale dal Presidente della Repubblica Emmanuel Macron; considerato altresì che: nell'adunanza di sezione del 7 giugno 2018, la sezione consultiva per gli atti normativi del Consiglio di Stato ha esaminato lo schema di decreto del Presidente del Consiglio dei ministri concernente ulteriori modifiche al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 15 settembre 2016, n. 187, recante i criteri e le modalità di attribuzione e di utilizzo della carta elettronica; con parere interlocutorio del 10 maggio 2018, la sezione aveva chiesto alla Presidenza del Consiglio dei ministri elementi volti a chiarire la fonte normativa legittimante l'adozione del decreto; a tale richiesta, la Presidenza del Consiglio dei ministri ha risposto con una nota del 29 maggio 2018 in cui, come si legge nel parere n. 1546 del Consiglio di Stato depositato il 15 giugno 2018, "ha rappresentato che le disposizioni relative allo stanziamento di risorse finanziarie per gli anni 2018 e 2019, contenute nella Tabella n. 13 dello stato di previsione del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, Sezione II, della legge di bilancio 27 dicembre 2017, n. 205, sono effetto della nuova impostazione dello schema normativo di finanza pubblica delineato con la legge 4 agosto 2016, n. 163; si è passati dal tradizionale documento fondato su due distinti provvedimenti (legge di stabilità e legge di bilancio) ad uno schema basato su un unico provvedimento (legge di bilancio) che incorpora i contenuti della legge di stabilità ed è articolato in due Sezioni che indicano, la prima, in particolare, gli obiettivi programmatici di finanza pubblica, e, la seconda, le previsioni di entrata e di spesa, formate sulla base della legislazione vigente. Una parte dei contenuti già propri della legge di stabilità trovano ora collocazione nella Sezione II della legge di bilancio, in particolare per quanto riguarda la possibilità di disporre il rifinanziamento, il definanziamento e la rimodulazione delle disposizioni previste a legislazione vigente"; a ciò la Presidenza del Consiglio dei ministri ha aggiunto che "con la legge di bilancio per il 2017, si era intervenuti sulla Sezione I, in considerazione della necessità di apportare modifiche anche di natura sostanziale all'autorizzazione di spesa in oggetto, mentre lo scorso anno si è intervenuti solo sulla Sezione II, in quanto si trattava di assegnare maggiori risorse per il potenziamento di un intervento compreso nell'ambito della finalità già prevista dalla disposizione previgente"; pertanto, secondo la Presidenza del Consiglio dei ministri era chiara l'intenzione del legislatore di rifinanziare lo strumento nei confronti di coloro che avrebbero compiuto i 18 anni negli anni 2018 e 2019. Ciò "emerge", si legge sempre nel parere, dalla tabella dei rifinanziamenti contenuta nella relazione illustrativa allegata al disegno di legge di bilancio, nonché dal decreto del Ministro dell'economia e delle finanze del 28 dicembre 2017, recante la ripartizione in capitoli delle unità di voto parlamentare relative al bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2018 e per il triennio 2018-2020, dal quale risulta che "la carta elettronica è stata formalmente oggetto di specifica decisione parlamentare di bilancio"; il Consiglio di Stato ha risposto affermando che queste considerazioni "non convincono appieno, atteso che dalla nuova impostazione dello schema normativo di finanza pubblica delineata con la legge 4 agosto 2016, n. 163, non sembra poter derivare il venir meno della necessità di emanare una norma legittimante di rango primario da porre a base del dPCM in esame, al fine anzitutto di poter individuare la platea di beneficiari del diritto in questione. (...) "Né, in verità, è dato rinvenire, sia nella Tabella n. 13, sia comunque nell'ambito della Parte II della legge di bilancio 2018 approvativa degli stati di previsione dei Ministeri, alcuna previsione normativa ordinamentale che possa giustificare l'adozione dello strumento in questione"; pertanto, come possibile soluzione il Consiglio di Stato suggerisce che "non è precluso, nelle more dell'emanazione di un'apposita normativa primaria legittimante, l'adozione di circolari o atti amministrativi che possano stabilire le prime modalità procedurali per accedere al beneficio anche per l'anno in corso e il successivo, restando inteso che per disciplinare criteri e modalità di attribuzione e di utilizzo della carta elettronica occorrerà procedere in via regolamentare una volta introdotta la fonte normativa primaria legittimante l'intervento in favore della platea dei nuovi beneficiari, in coerenza con la conferma dello stanziamento finanziario"; visto che: si ritiene che la fonte normativa di legittimazione dello strumento regolamentare sia rappresentata dalle norme contenute, rispettivamente, nella legge di stabilità per il 2016 e nella legge di bilancio per il 2017 e, da ultimo, dalla disposizione della legge di bilancio per il 2018 relativa alla tabella n. 13 dello stato di previsione del Ministero dei beni culturali che ha rifinanziato, per gli anni 2018 e 2019, le dotazioni finanziarie di spesa per la misura, con ciò rendendo necessario adeguare il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri n. 187 del 2016; le considerazioni del Consiglio di Stato sembrano quindi non tenere conto della nuova disciplina prevista dalla legge di bilancio, in cui anche la sezione II ha valore sostanziale; l'ultima legge di bilancio ha previsto il rifinanziamento del bonus cultura e, a tal fine, è intervenuta sulla sezione II, stanziando le risorse sul capitolo di bilancio, già esistente, dello stesso Ministero; visto altresì che sono passati ben 6 mesi dall'invio, da parte il Ministero dei beni culturali, della prima bozza del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri al Dipartimento per gli affari giuridici e legislativi della Presidenza, fino al momento in cui il Consiglio di Stato ha reso il suo parere (previ parere interlocutorio e relazione dello stesso Dipartimento, che ha fornito i chiarimenti utili volti ad esplicitare la fonte normativa legittimante l'adozione del decreto); rilevato che: la cultura è prima di tutto un diritto fondamentale dei cittadini: da questo principio discende la responsabilità pubblica di favorirne lo sviluppo e la diffusione e, insieme, di garantire a tutti l'accesso al nostro patrimonio e alla produzione culturale, così come si è fatto, negli ultimi anni, con l'approvazione del bonus cultura per i diciottenni; a questo proposito, sulla piattaforma "Change.org" è stata lanciata una petizione da parte di ragazzi del 1998 e del 1999 con cui si chiede "al Governo italiano di rendere questo strumento permanente anche per i futuri 18enni stabilizzandolo nella prossima legge di bilancio. Un provvedimento che anche altri Paesi ci stanno copiando non può diventare in Italia solo un esperimento temporaneo"; l'affermazione del ministro Bonisoli appare agli interroganti davvero inopportuna e improvvida considerato il successo avuto dalla 18App presso i giovani, al di là delle più rosee aspettative, segno dell'interesse dei ragazzi nei confronti della cultura qualora incentivati ad usufruirne, si chiede di sapere: quali siano le intenzioni dei Ministri in indirizzo in merito al bonus cultura per i diciottenni e se ritengano che una misura così rilevante per la diffusione della cultura tra i giovani e così apprezzata e attesa dagli stessi debba essere cancellata, a giudizio degli interroganti per mere e poco lungimiranti logiche politiche di contrapposizione a quanto fatto dai Governi precedenti; se non ritengano assolutamente controproducente per i nostri giovani e per il Paese la cancellazione di una misura che, in quanto funzionante e valida nel garantire l'accesso al patrimonio e alla produzione culturale, è presa come modello anche da altri Paesi europei; se non ritengano scorretto abrogare una misura attesa dai giovani nati nel 2000 (che aspettano da 6 mesi i 500 loro destinati con risorse già stanziate nella legge di bilancio) e nel 2001, dalle loro famiglie e da tutti coloro che considerano il compito di favorire la conoscenza dei giovani una priorità e un'occasione di crescita, non più differibili, per il nostro Paese, nella consapevolezza che investire nella cultura significa investire nel futuro; in caso di interruzione anticipata della misura, come intendano investire le risorse non più utilizzate (quasi 300 milioni di euro per ciascuno degli anni 2018 e 2019), auspicando una soluzione che privilegi comunque i giovani; se non ritengano doveroso trovare al più presto una soluzione per consentire ai giovani che compiono 18 anni nel 2018 e nel 2019 di usufruire della misura, per continuare a rendere possibile la meritoria finalità di promuovere la conoscenza del patrimonio culturale anche per coloro che, senza questa possibilità, non si accosterebbero mai, anche per motivi economici, al "mondo" della cultura; se, seguendo le indicazioni del Consiglio di Stato, non ritengano di procedere con una nuova norma di legge per riconoscere la validità della 18App anche per i nati del 2000 e del 2001, oppure, non seguendo le indicazioni del Consiglio di Stato, non ritengano di dar seguito al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri o, ancora, non ritengano, secondo quanto suggerito dal Consiglio di Stato, di procedere con "circolari o atti amministrativi che possano stabilire le prime modalità procedurali per accedere al beneficio anche per l'anno in corso e il successivo". Interrogazioni con richiesta di risposta scritta Atto n. 4-00228 DE PETRIS Ai Ministri delle politiche agricole alimentari e forestali e della salute Premesso che, a quanto risulta all'interrogante: le ricerche sul campo e gli esami di laboratorio condotti congiuntamente dal "Greenpeace research laboratories" presso la Exeter university in Gran Bretagna e dall'"Ukrainian institute of agricultural radiology" hanno accertato che nei campioni di latte vaccino raccolti in un raggio di 225 chilometri dalla centrale nucleare di Cernobyl, in Ucraina, sarebbe presente una contaminazione di cesio radioattivo (500 becquerel per litro) in misura 5 volte superiore ai limiti di legge; le suddette risultanze evidenziano che in un'area molto vasta interessata dalla ricaduta radioattiva dell'incidente nucleare verificatosi 32 anni fa (26 aprile 1986) sono presenti tuttora gravi forme di contaminazione ambientale, pur essendo consentita nella zona interessata la presenza della popolazione e il normale esercizio delle attività produttive, anche del settore agroalimentare; da evidenze che si raccolgono da siti internet ucraini (ad esempio "milkua") e di altri Paesi europei si evidenzia che l'Ucraina esporta regolarmente latte e prodotti derivati (nel mese di aprile 2018, 2.300 tonnellate), nonché altri prodotti agroalimentari, ad esempio produzioni orticole, che potrebbero risultare interessati da contaminazione radioattiva; sul sito ufficiale del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale, nel corso dell'anno 2017, risultano registrate importazioni dall'Ucraina di prodotti dell'agricoltura, della silvicoltura e della pesca per un importo di 419,86 milioni di euro, in crescita rispetto agli anni precedenti, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo non ritengano necessario ed urgente disporre un monitoraggio costante del latte e dei prodotti orticoli importati dall'Ucraina, con particolare riferimento all'eventuale presenza di contaminazione da cesio radioattivo; quali siano le risultanze degli eventuali controlli sanitari effettuati dagli organi competenti negli anni trascorsi sulle derrate agroalimentari provenienti dall'Ucraina. Atto n. 4-00229 VALENTE Ai Ministri dello sviluppo economico e del lavoro e delle politiche sociali, delle infrastrutture e dei trasporti e dell'economia e delle finanze Premesso che, a quanto risulta all'interrogante: i prezzi al consumatore dei carburanti sull'isola di Ischia (Napoli) da diversi anni sono sensibilmente più alti rispetto a quelli praticati nell'area continentale della provincia Napoli, nelle altre isole della regione e del Paese, oltre che rispetto alla media nazionale; questa situazione d'eccezione in passato è stata riconosciuta dalle autorità competenti come da resoconti di stampa; nel 2007 fu la Guardia di finanza ad avviare accertamenti su tutti i distributori dell'isola su delega dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato (Agcm); nel 2010, come si apprende da agenzie di stampa ("Ansa"), fu sempre l'Autorità garante che emanò una nota indirizzata al sindaco di Forio (Ischia) informandolo dell'avvio di un procedimento di verifica dei prezzi applicati dai distributori dell'isola; la nota rappresentava inoltre che, qualora se ne fossero riscontrati gli estremi, sarebbero state applicate le disposizioni di cui alla legge n. 287 del 1990, recante norme e sanzioni in materia di tutela della concorrenza e del mercato; ancora in data 15 marzo 2015 il quotidiano ischitano "Il Golfo" pubblicava la notizia che gli uomini della Guardia di finanza di Ischia eseguirono una vasta operazione di controllo ai distributori di carburante sull'isola; dalle verifiche operate vennero riscontrate irregolarità in circa metà dei distributori presenti nei comuni isolani per inadempienze relative all'obbligo di comunicazione dei prezzi di vendita praticati al pubblico e delle successive variazioni, secondo quanto previsto dall'attuazione dell'articolo 51 della legge n. 99 del 2009; nei giorni recenti, come si evince dal portale "Osservaprezzi carburanti" del Ministero dello sviluppo economico, un ulteriore rialzo del prezzo dei carburanti è stato riscontrato nei 10 distributori di carburante dell'isola nel mese di maggio 2018, con picchi di 40 centesimi a litro in più rispetto alla media nazionale; tale aumento risulta stabile, almeno fino ad oggi, anche nel mese di giugno; considerato inoltre che: nonostante sull'isola di Ischia operino tre società petrolifere, i prezzi del carburante non risultano in alcun modo suscettibili di un regime concorrenziale; secondo quanto riferito il 28 agosto 2010 per conto della Figisc Anisa (Federazione italiana gestori impianti stradali carburanti) dal segretario provinciale Claudio Burani, ''Il prezzo dei carburanti per uso autotrazione nell'Isola d'Ischia, rispetto a quelli praticati dalle società nell'area continentale di Napoli, non tiene conto delle reali spese di trasporto per le isole, in quanto queste vengono assorbite quasi del tutto dalle stesse società''; pur in presenza di impianti serviti e self service , questo non comporta un prevedibile adeguamento del prezzo del carburante all'utente durante gli orari notturni e di chiusura dei distributori in considerazione del venire meno del costo di gestione del personale, si chiede di sapere: se ai Ministri in indirizzo siano noti gli esiti dei procedimenti di accertamento avviati nel corso degli anni recenti da parte dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato; quali siano le cause di un andamento dei prezzi dei carburanti nell'isola di Ischia non assimilabile alle dinamiche registrate nel resto d'Italia, isole comprese; quali iniziative, ciascuno per quanto di competenza, ritengano opportune per appurare quanto descritto, e verificare l'esistenza di un eventuale accordo sui prezzi tra gli operatori. Atto n. 4-00230 NENCINI Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca Premesso che, secondo quanto risulta all'interrogante: nel corso dell'anno scolastico 2017/2018 quasi 2.000 scuole sono state affidate in reggenza a dirigenti scolastici titolari in altre istituzioni; con i pensionamenti in arrivo, volontari e d'ufficio, che si concretizzeranno il 1° settembre 2018, le istituzioni senza dirigente scolastico e quindi da dare in reggenza saranno 2.500 circa; per evitare che la situazione precipiti, lasciando le scuole nel caos , quelle in reggenza e quelle di assegnazione dei dirigenti reggenti, varie forze sociali si sono fatte promotrici di una proposta emendativa, attraverso la quale posticipare di 12 mesi i pensionamenti dei dirigenti scolastici destinati ad andare in pensione il prossimo 1° settembre 2018. Si tratterebbe di una facoltà, quindi su base volontaria, molto utile per limitare i danni, in attesa che venga portato a termine il concorso per selezionare 2.800 nuovi dirigenti scolastici, il cui bando è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 90 del 24 novembre 2017; dato atto che la richiesta citata, sostenuta anche da agenzie specializzate sulle problematiche scolastiche, eviterebbe di aumentare il bacino delle reggenze, che non garantiscono un'adeguata organizzazione del lavoro, didattica e formativa; considerato che detta proroga, "sul piano finanziario", non comporterebbe alcuna ulteriore spesa per la pubblica amministrazione, che risparmierebbe sulle mancate assegnazioni delle reggenze; ritenuto di dover condividere siffatte preoccupazioni, che, se non troveranno risposte immediate, prospettano un nuovo anno scolastico 2018/2019 con gravissime difficoltà in materia di qualità del servizio, efficienza ed efficacia; si è fortemente preoccupati per l'inizio del nuovo anno scolastico 2018/2019 per la presenza di scuole, in cui una su tre saranno rette da dirigenti scolastici già oberati da una mole di lavoro, conseguente alla formazione di macrostrutture scolastiche (aggregazione di più istituzioni verticali ed orizzontali); rilevato che nell'incontro sindacale presso il Ministero convocato dall'Ufficio II della "Direzione generale per il personale della scuola" del 14 maggio 2018 le forze sindacali hanno formalmente posto il problema, avanzando la proposta di proroga dei pensionamenti d'ufficio di un solo anno dei dirigenti scolastici, per l'anno scolastico 2018/2019, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto esposto e delle preoccupazioni delle famiglie; se intenda adottare urgentemente un'iniziativa normativa, accogliendo le proposte delle forze sociali, volta ad evitare che il prossimo settembre le scuole diventino ingovernabili, integrando l'art. 1 della legge n. 114 del 2014 con l'aggiunta di un comma che preveda in via transitoria la proroga, a domanda e nella stessa scuola di attuale servizio, dei pensionamenti d'ufficio dei dirigenti scolastici collocati in pensione dal 1° settembre 2018; se intenda fornire subito, considerate le operazioni di mobilità imminenti dei dirigenti scolastici, agli uffici scolastici regionali, indirizzi affinché facilitino l'accoglimento delle istanze di mantenimento in servizio dei dirigenti scolastici destinatari di un provvedimento di pensionamento d'ufficio dal 1° settembre 2018. Atto n. 4-00231 MARINO Al Ministro della difesa Premesso che, a quanto risulta all'interrogante: il giorno 6 giugno 2018, intorno alle ore 21, nell'area di pertinenza del comune di Corio, in provincia di Torino, si è registrato il passaggio di 2 velivoli, verosimilmente caccia militari a bassissima quota, sentiti e visti da gran parte della popolazione del comune citato e dei comuni confinanti; tale evento ha allarmato la popolazione per il forte rumore e per l'onda d'urto che si è propagata sul territorio, ma soprattutto per il timore che i due velivoli fossero diretti ad intercettarne un terzo potenzialmente pericoloso, che alcune testimonianze dicono di aver scorto; a causa dell'apprensione generata negli abitanti della zona per la loro sicurezza, le forze dell'ordine sono state chiamate numerose volte e le istituzioni sollecitate a comprendere meglio che cosa sia accaduto; successivamente all'evento è stata interpellata l'Aeronautica militare, la cui risposta sarebbe stata evasiva e lacunosa, cosa che ha ulteriormente alimentato dubbi e inquietudini, si chiede di sapere: se il boato avvertito nelle circostanze richiamate in premessa sia da attribuire allo svolgimento di voli militari e, nel caso di risposta affermativa, quale fosse la ragione di tale volo; se vi sia stata alcuna situazione di pericolo per gli abitanti della zona; quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda adottare al fine di informare preventivamente le popolazioni locali dello svolgimento di eventuali esercitazioni, evitando di creare paura e preoccupazione tra gli abitanti. Atto n. 4-00232 VALENTE Ai Ministri dell'economia e delle finanze e dell'interno Premesso che, secondo quanto risulta all'interrogante: il 13 giugno 2018 tre giornalisti di tre importanti quotidiani nazionali, Ferruccio Sansa de "il Fatto Quotidiano", Marco Preve de "la Repubblica" e Matteo Indice de "La Stampa", inviati a Bolzano per seguire l'indagine della Procura di Genova sui flussi finanziari della Lega, sarebbero stati fermati e trattenuti per tre ore in una caserma della Guardia di finanza di Bolzano; l'ordine di fermo è stato inoltrato dalla Procura di Genova e trasmesso alla Guardia di finanza di Bolzano. L'interrogatorio è durato tre ore e sarebbe stato condotto, come riferito dalla Fnsi (Federazione nazionale stampa italiana) e dalle associazioni della stampa liguri, con un atteggiamento intimidatorio da parte delle forze dell'ordine; i tre giornalisti indagavano su un trasferimento di 3 milioni di euro compiuto da una fiduciaria in Lussemburgo all'istituto di credito bolzanino Sparkasse, avvenuto dopo le elezioni politiche del 4 marzo 2018. Secondo fonti giornalistiche, tale somma sarebbe parte di quei 46 milioni di euro dei quali è stato infruttuosamente disposto il sequestro dal tribunale di Genova nei confronti della Lega, a seguito della condanna di Umberto Bossi a due anni e sei mesi per truffa in danno dello Stato; considerato che l'aggiramento del sequestro di 48 milioni di euro, mediante la costituzione dell'associazione "Più Voci", e l'investimento illegale di milioni di euro in violazione del divieto, da parte della Lega, di investire la liquidità dei partiti e dei movimenti politici, derivante dalla disponibilità di risorse pubbliche, in strumenti finanziari diversi dai titoli emessi da Stati membri dell'Unione europea, disposto dalla legge 6 luglio 2012, n. 96, sono stati oggetto di un atto di sindacato ispettivo a prima firma del sen. Parrini (4-00042), pubblicato il 17 aprile 2018 ed in attesa di una risposta, si chiede di sapere: a quale titolo i tre giornalisti siano stati fermati e convocati dalla Guardia di finanza, non risultando indiziati di alcun delitto; se corrisponda a verità la circostanza secondo la quale ai tre giornalisti sarebbe stato impedito di richiedere assistenza legale; se i Ministri in indirizzo non ritengano necessario censurare le modalità di operare della Guardia di finanza di Bolzano che, se non fondate su effettive responsabilità personali dei tre giornalisti, si rivelerebbero come un indebito intralcio al loro lavoro di cronisti e lesive della libertà di stampa; se non ritengano molto grave che una forza politica si sottragga al sequestro di ingenti somme di denaro pubblico, indebitamente e illecitamente utilizzate dai suoi massimi dirigenti nazionali. Atto n. 4-00233 DE POLI Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: la legge n. 205 del 2017 (legge di bilancio per il 2018) ha introdotto nel nostro ordinamento un'articolata serie di novità tra cui, a partire dal 1° gennaio 2019, l'obbligo di fatturazione elettronica per le cessioni di beni e le prestazioni di servizi, anticipandolo al 1° luglio 2018 solo per le fatture "relative a cessioni di benzina o gasolio destinati ad essere utilizzati come carburanti per motori" nonché "per prestazioni rese da soggetti subappaltatori e subcontraenti della filiera delle imprese nel quadro di un contratto di appalto lavori, servizi o forniture stipulato con un'amministrazione pubblica"; pur condividendo l'intento di prevenire e contrastare efficacemente l'evasione fiscale e le frodi IVA, il rischio è che questa novità porti a disservizi che graveranno sia sui gestori dei carburanti, sia sui cittadini, oltre ad un aumento di carichi di burocrazia per le imprese, si chiede di sapere se non sia opportuno uniformare per tutti l'obbligo di fatturazione elettronica al 1° gennaio 2019, o, in alternativa, prevedere un doppio regime permettendo, inizialmente, l'emissione di fatture sia in formato cartaceo, che in quello elettronico, al fine di consentire un passaggio graduale da parte degli operatori. Atto n. 4-00234 DE POLI Al Ministro della difesa Premesso che: da fonti di stampa si apprende dell'imminente soppressione del 2° reparto manutenzione missili dell'Aeronautica militare di via Sorio, a Padova, a seguito della legge 31 dicembre 2012, n. 244, recante "Delega al Governo per la revisione dello strumento militare nazionale e norme sulla medesima materia", che all'art. 2, comma 1, lettera b) , prevede la "razionalizzazione delle strutture operative, logistiche, formative, territoriali e periferiche, anche mediante soppressioni e accorpamenti, con ubicazione nel minor numero possibile di sedimi, ottimizzando le relative funzioni, in modo da conseguire una contrazione strutturale complessiva non inferiore al 30 per cento, entro sei anni dalla data di entrata in vigore del decreto legislativo di cui al comma 1"; sulla chiusura di un presidio militare di tali dimensioni e dove attualmente prestano servizio circa 300 unità tra militari e civili, negli anni si sono intervallate conferme e smentite, ma ora la certezza della sua chiusura non può che suscitare sgomento per le prevedibili conseguenze e gli inevitabili disagi che tutto il personale, militare e non, dovrà subire, avendo negli anni stabilito la residenza a Padova o nei comuni della cintura urbana, formato una famiglia con figli che frequentano scuole della zona e acquistato un'abitazione, spesso accendendo un mutuo; considerato inoltre che le strutture non più occupate dal reparto militare saranno destinate, probabilmente, nell'immediato, all'incuria e al degrado, prima che possano essere alienate o recuperate e quindi trasformate in stabili funzionali alla collettività, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno intervenire per scongiurare la soppressione di questo importante presidio militare di stanza a Padova o, quanto meno, adoperarsi affinché la maggior parte delle risorse occupazionali militari e civili in forza alla struttura possano trovare una ricollocazione nell'area della città patavina. Atto n. 4-00235 DE POLI Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca Premesso che: da fonti di stampa si apprende che il Ministro in indirizzo intenderebbe proporre come soluzione alla spinosa vicenda dei maestri e delle maestre diplomati, esclusi dalle graduatorie per il ruolo, a seguito di una sentenza del Consiglio di Stato, la cui applicabilità è stata confermata dal parere dell'Avvocatura dello Stato, una graduatoria ad hoc in cui far confluire le categorie dei diplomati con diploma magistrale e i laureati in Scienze della formazione primaria; la platea complessiva interessata da questo provvedimento supera le 43.000 unità ed è composta da diplomati magistrali, a cui fino al 2001-2002 è stata data la possibilità di inserirsi in graduatoria e che negli anni hanno maturato anzianità ed esperienza e spesso hanno fatto scelte di vita importanti, accettando il trasferimento da una regione all'altra per non perdere la cattedra, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno giungere ad una soluzione che garantisca, nel rispetto dei diritti di tutti, stabilità lavorativa a quanti nel corso degli anni hanno maturato la competenza necessaria al ruolo e assicurare ai giovani studenti e studentesse un rapporto di continuità didattica con il loro insegnante, che svolge quotidianamente un compito di grande responsabilità, spesso con pochi riconoscimenti. Atto n. 4-00236 GARAVINI Ai Ministri dell'interno e degli affari esteri e della cooperazione internazionale Premesso che, è ormai in fase operativa avanzata la sostituzione della tradizionale carta di identità in formato cartaceo con quella elettronica, che, oltre a rafforzare gli standard di sicurezza, consente in pari tempo di assolvere alle funzioni di identificazione personale, di documento per l'espatrio in Paesi che ne riconoscano la validità, di richiesta di un'identità digitale SPID e di accesso ai servizi in rete erogati dalla pubblica amministrazione; nelle previsioni del Ministero dell'interno, entro il 2018 tutti i Comuni italiani dovrebbero essere nella condizione di emettere carte di identità elettroniche a beneficio dei propri cittadini, anche se il Commissario agli affari interni della UE, lamentando che ancora 88 milioni di cittadini europei continuino ad usare documenti di identità cartacei, con seri rischi per la sicurezza comune, sottolinea come l'Italia sia uno dei Paesi in maggiore ritardo; per quanto riguarda i cittadini italiani residenti all'estero e iscritti all'AIRE, non è prevista l'emissione della carta di identità elettronica, mentre nel corso del 2017 sono state emesse 67.493 carte di identità cartacee nei Paesi comunitari, in Svizzera, Norvegia, Principato di Monaco, San Marino e Città del Vaticano, nei quali il titolo è riconosciuto; la mancanza di una tale possibilità è in evidente contraddizione con l'intento, ribadito negli ultimi anni a livello sia di Governo che di amministrazione, di estendere gradualmente anche all'estero il sistema SPID, per il cui accesso la carta di identità elettronica sarebbe una chiave fondamentale; in alcuni Paesi, come la Germania, la mancanza della carta di identità elettronica, oltre a privare i cittadini italiani delle funzioni ordinarie proprie di tale documento, li espone ad un'ulteriore difficoltà di ordine pratico, dovuta al fatto che per il sistema bancario locale il possesso di una carta di identità elettronica è condizione per la concessione dell'ordinario credito al consumo, verso il quale si stanno sempre più spostando le abitudini di spesa dei consumatori, si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo non intendano, di concerto, disporre l'estensione della carta di identità elettronica anche ai cittadini italiani residenti all'estero e iscritti all'AIRE e predisporre un piano operativo che consenta di realizzare tale obiettivo in tempi rapidi e certi, a partire dai Paesi nei quali la presenza dei cittadini italiani è più consistente. Atto n. 4-00237 MISIANI Al Ministro della salute Premesso che: l'accordo tra Governo, Regioni ed enti locali del 16 dicembre 2010 relativo alle "Linee di indirizzo per la promozione ed il miglioramento della qualità, della sicurezza e dell'appropriatezza degli interventi assistenziali nel percorso nascita", ha disposto la chiusura dei punti nascita con parti inferiori alle 500 unità all'anno; al fine di dare completa attuazione a quanto previsto dall'accordo è stato istituito, con decreto ministeriale 12 aprile 2011 e successivamente rinnovato con decreto ministeriale 19 dicembre 2014 e con decreto ministeriale 11 novembre 2015, il Comitato percorso nascita nazionale con l'obiettivo di supportare tutte le Regioni e le Province autonome nell'attuare le migliori strategie di riorganizzazione dei punti nascita; in particolare con il decreto ministeriale 11 novembre 2015 è stato introdotto un nuovo criterio, in base al quale lo standard per il mantenimento dei punti nascita non è più legato al numero dei parti per singolo plesso ospedaliero, ma è affidato alla formazione e all'elevata casistica delle équipe mediche ed infermieristiche che svolgono il servizio, ed è stato stabilito che siano le singole Regioni ad avanzare la richiesta al Ministero per il mantenimento dei punti nascita sotto i 500 parti, affidando poi al Comitato percorso nascita nazionale il compito di esprimere un motivato parere su tali richieste; sulla base di tale normativa, il presidente della Regione Lombardia ha inviato in data 29 febbraio 2016 al Ministro della salute una richiesta di deroga per i punti nascita a rischio di chiusura, tra cui il punto nascita di Piario (Bergamo) nell'alta val Seriana; come riportato in questi giorni da alcuni organi di stampa locale, l'assessore per il welfare della Regione Lombardia, Gallera, ha dichiarato, al momento della presentazione del programma regionale di sviluppo della consiliatura alla commissione sanità che, visto il diniego alla deroga, da parte del Comitato, pervenuto alla Regione nell'autunno 2017, come da lui stesso ammesso, si deve procedere alla chiusura di 4 reparti maternità lombardi, tra cui quello di Piario; nel 2016 sono nati presso l'ospedale di Piario 365 bambini, mentre nel 2017 le nascite sono state 363, dati che si collocano in un trend ormai decrescente, che ha visto il 2017 registrare il minor numero di nascite in Italia con solo 464.000 parti; tale diminuzione, in un territorio montano come la val Seriana, è ancora più accentuata per la carenza di lavoro, di servizi e quindi di famiglie giovani; proprio per questi motivi, il punto nascite non è solo un servizio da difendere, ma il simbolo di una montagna che non si arrende allo spopolamento, si chiede di sapere: nelle more dell'attuazione dei criteri introdotti dal decreto ministeriale 11 novembre 2015 e nella salvaguardia degli standard di sicurezza del nascituro e della partoriente, quale piano operativo e con quali soluzioni organizzative e professionali la Regione Lombardia abbia presentato, al fine di mantenere il funzionamento del punto nascita di Piario; se il Ministro in indirizzo, nel rispetto delle competenze regionali in materia sanitaria, ritenga che la Regione Lombardia abbia attuato tutte le procedure necessarie previste dall'ordinamento vigente, affinché si potesse predisporre una deroga alla chiusura del punto nascita di Piario in alta val Seriana; quali siano, sulla base della richiesta avanzata dalla Regione Lombardia, le motivazioni che hanno spinto il Ministero della salute e il Comitato percorso nascita nazionale a negare la deroga alla chiusura del punto nascita di Piario, vista anche la sua ubicazione montana. Atto n. 4-00238 MARINO ALFIERI ASTORRE BOLDRINI CIRINNA' COLLINA CUCCA D'ALFONSO D'ARIENZO FERRAZZI GIACOBBE GRIMANI IORI MAGORNO MALPEZZI MANCA MARGIOTTA MISIANI PARRINI PATRIARCA PITTELLA ROSSOMANDO SBROLLINI STEFANO TARICCO VATTUONE VERDUCCI Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: il "Corriere della Sera" del 9 giugno 2018 ha pubblicato un articolo che collegava l'uscita sull'"Huffington Post" della bozza di "contratto di governo", il 15 maggio 2018, con il fondo AH di Alan Howard, che, da 2,3 miliardi di dollari, ha chiuso il mese di maggio con una performance positiva del 36,7 per cento, quota raggiunta in un solo mese; secondo la ricostruzione del "Corriere della Sera", la bozza del "contratto di governo" sarebbe stata recapitata, in busta anonima, presso la redazione dell'"Huffington Post", testata diretta da Lucia Annunziata, rispondendo a un preciso disegno speculativo, voluto dal fondo inglese AH, che avrebbe scommesso sulla crisi italiana dovuta a un'eventuale uscita dall'euro e all'intenzione di azzerare il valore dei titoli di Stato comprati nel piano di interventi della Banca centrale europea, ipotesi entrambe paventate nella bozza originaria di detto contratto di governo; dopo la data del 15 maggio, la fiducia degli investitori cala sensibilmente: il mercato in pochi giorni cancella circa 400 miliardi di valore in azioni e obbligazioni pubbliche o private, e, fatto gravissimo, due terzi di tali perdite ricadono a carico di cittadini italiani, determinando la distruzione del risparmio pari al 75 per cento del debito pubblico detenuto dai nostri connazionali; a fronte di tale destabilizzazione del mercato italiano, verificatasi in seguito agli accadimenti descritti, la fulminea e contemporanea impennata del fondo di Alan Howard, trader miliardario il cui rendimento complessivo negli ultimi 5 anni sembrava in declino, pone più di una perplessità, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo non intenda avviare le opportune azioni di approfondimento, di concerto con la Procura e con la Consob, al fine di accertare le responsabilità di un eventuale attacco speculativo ai danni del mercato italiano, con gravi conseguenze sulla fiducia dei nostri risparmiatori; se intenda verificare l'effettiva correlazione, riportata dagli organi di stampa, tra la pubblicazione del contratto di governo sull'"Huffington Post", il successivo crollo dei titoli di Stato italiani e la contestuale impennata del fondo Alan Howard, appurando, altresì, l'eventuale corresponsabilità di altri agenti destabilizzanti il nostro Paese, quali ad esempio, banche di affari, fondi di investimento, agenzie di rating ed alcuni mass media a giudizio degli interroganti poco obiettivi. Atto n. 4-00239 BALBONI Al Ministro dell'interno Premesso che, a quanto risulta all'interrogante: sempre più grave è la situazione dell'ordine pubblico nella provincia di Ferrara ed in particolare nel comune capoluogo, con interi quartieri (come il GAD) sotto il controllo della criminalità, con ormai quotidiani regolamenti di conti tra bande organizzate di stranieri che si scontrano per il controllo dello spaccio di droga, per il racket delle elemosine o dello sfruttamento della prostituzione; le forze dell'ordine sono sottoposte ad un lavoro continuo e a turni massacranti per far fronte alle continue emergenze, raggiungendo spesso risultati encomiabili, ma, purtroppo, i normali servizi di prevenzione e repressione sono sempre più in affanno rispetto alle situazioni che dovrebbero contrastare, a causa della carenza sempre più grave di personale e del progressivo invecchiamento; in particolare, la carenza di organico della Polizia di Stato è ormai insostenibile, diminuito nella provincia di Ferrara, negli ultimi 10 anni, di oltre 70 unità, passando da 280 dipendenti fino, ad oggi, ad appena 200 (nel 2005 erano 300, quindi in 13 anni è diminuito di 100 unità); a causa del blocco del turnover , durato anni, anche la situazione delle altre forze dell'ordine è pressoché la medesima: si può stimare per gli ultimi 10 anni una carenza di circa 200 unità tra tutte le forze dell'ordine; con riferimento alla Polizia di Stato, quotidianamente insorgono situazioni di criticità alle quali è sempre più difficile dare risposte, si pensi ad esempio che negli ultimi tempi è accaduto più volte che per tutto il territorio ferrarese fosse presente una sola volante con evidenti ripercussioni in termini di sicurezza, sia per i cittadini che per gli stessi operatori; in occasione delle scorse elezioni politiche del 4 marzo 2018, a causa della carenza di personale gli uffici investigativi come la squadra mobile hanno visto diversi dei loro dipendenti impegnati nella vigilanza ai seggi elettorali ed i rimanenti in servizi di ordine pubblico allo stadio per un incontro di calcio di serie A: ciò ha significato che per 5 giorni non vi è stata nessuna attività di indagine nel territorio ferrarese, che è di fondamentale importanza nel contrasto alla criminalità; ancora, nello scorso anno, le situazioni emergenziali dell'ufficio volanti hanno portato innumerevoli disagi a tutti gli uffici della Questura: ovviamente, su ogni quadrante delle 24 ore (divise per la Polizia di Stato in 4 turni di 6 ore ciascuno) non si può prescindere, anche per la sicurezza degli operatori, da 2 volanti con equipaggio di due uomini ciascuno. Tuttavia, sempre più spesso, sul territorio risulta impegnata una sola volante e, nel caso di criticità (quali ad esempio un intervento per rissa o anche un semplice inseguimento ad una vettura oggetto di furto), il rischio per la sicurezza degli operatori e dei cittadini è troppo elevato; già nel 2017, durante il periodo estivo, per permettere al personale di servizio di volante di usufruire delle ferie, è stato impiegato in turnazione con aggregazioni temporanee presso l'ufficio volanti tutto il personale della questura, compresi gli uffici investigativi della squadra mobile e della Digos. È evidente che tale situazione non fa che indebolire le risorse della Questura di Ferrara, tanto che vengono impiegati anche coloro che dovrebbero effettuare indagini non solo su droga, prostituzione, criminalità straniera e reati comuni (squadra mobile), ma anche il personale che effettua indagini a tutela delle istituzioni democratiche e contro il terrorismo (Digos); inoltre le continue aggregazioni presso l'ufficio volanti debilitano anche gli uffici della Questura come l'ufficio armi, l'ufficio immigrazione e l'ufficio passaporti; la situazione, nonostante l'arrivo di qualche unità in più, si sta nuovamente riproponendo per l'anno in corso, a causa dell'emergenza ormai cronica, che impone nuovamente ulteriori "sacrifici" del personale, per permettere di garantire sul territorio il minimo inderogabile di almeno due volanti per turno; si prevede che dovranno essere, pertanto, nuovamente impiegati i dipendenti che svolgono servizio negli uffici, con conseguente chiusura a giorni alterni di questi e il continuo impiego di personale degli uffici investigativi (squadra mobile e Digos), che si troverà costretto ad indossare un giorno la divisa e l'indomani ad effettuare pedinamenti e controlli in borghese, con il rischio di essere riconosciuti e magari di mandare in fumo indagini che si protraggono da mesi; anche l'attività degli uffici ne risente fortemente, con lungaggini inimmaginabili fino a qualche anno fa: attualmente, ad esempio, per ottenere il passaporto occorrono mediamente 20-25 giorni (tre anni fa ne bastavano da 3 a 5), ma presto è prevedibile che le pratiche non potranno essere evase prima di 30-40 giorni, il che è francamente impensabile, soprattutto nel periodo estivo; la Questura di Ferrara, per arginare il fenomeno, aveva chiesto al Ministro dell'interno, nei mesi scorsi, 10 persone in supporto aggregate da altre città in reparti che alleggeriscano l'attività durante l'estate (ad esempio reparti mobili e istituti di istruzione), ma l'istanza non è stata accolta, a differenza del passato; questa situazione sta portando il personale, che pure lavora con encomiabile abnegazione, a sopportare un tale sovraccarico di lavoro da minare la stessa lucidità fisica e mentale, necessaria durante il servizio: per fare solo un esempio, in diversi uffici, almeno la metà dei dipendenti deve ancora usufruire di parte dei giorni di ferie del 2016, tutti quelli del 2017 e quelli maturati ad oggi per il 2018, si chiede di sapere quali iniziative urgenti il Ministro in indirizzo intenda assumere per garantire al più presto la sicurezza nella città di Ferrara, mettendo nelle condizioni di operare efficacemente il personale della Polizia di Stato e tutte le forze dell'ordine ed in particolare, nell'immediato, l'emergenza che si profila per la fase estiva. Atto n. 4-00240 LANNUTTI Ai Ministri dell'interno e dell'economia e delle finanze Premesso che, per quanto risulta all'interrogante: come si apprende da un articolo pubblicato su "il Fatto Quotidiano" del 12 giugno 2018, Serafino Di Loreto e Stefano Pigolotti, sono gli ideatori di SDL, società che prometteva agli affidati di far vincere le cause contro le banche, ipotizzando che tutti i contratti di prestito fossero gravati da anatocismo ed usura. La società è stata denunciata nel 2014 da Adusbef alle Procure della Repubblica competenti ed all'Autorità garante della concorrenza e del mercato, il cui provvedimento N.PB783/dpsc (relatore dottoressa Gabriella Muscolo) aveva deliberato di irrogare a SDL Centrostudi una sanzione amministrativa pecuniaria di 100.000 euro, per una pubblicità ingannevole comparativa illecita ai sensi degli artt. 1 e 3 del decreto legislativo n. 145 del 2007; i citati rappresentanti dell'organizzazione sono stati rinviati a giudizio per truffa aggravata; per anni hanno accusato le banche di vessare i clienti con tassi usurari. Ma ora sul banco degli imputati per truffa aggravata ci sono loro, Serafino Di Loreto e Stefano Pigolotti, soci fondatori di SDL Centrostudi, società bresciana che ha agganciato migliaia di imprenditori e semplici cittadini grazie a una vasta rete commerciale a struttura piramidale, conseguendo un utile di 4,3 miliardi di euro nel 2014. E li ha convinti a fare causa contro gli istituti di credito sulla base di perizie vendute dalla stessa società. Cause in diversi casi finite male, a volte anche con condanne per lite temeraria di chi le aveva intentate. Una storia di ordinari raggiri, liti temerarie, minacce di azioni legali, intimidazioni, come quelle subite da Deborah Betti contro la banca Popolare di Milano, che nel 2014 ha presentato una denuncia accusando SDL di averla "indotta a procedere in giudizio sulla base di conteggi assolutamente inattendibili e incompleti". Dalla sua esperienza negativa, l'imprenditrice ha preso spunto per aprire un blog piuttosto seguito in cui ha dato aggiornamenti costanti sugli "inciampi" di SDL. Mentre dalla denuncia è nata un'indagine della Procura di Monza, poi trasferita per competenza a quella di Brescia, che ora manda a processo Di Loreto e Pigolotti; tra gli "artifizi e i raggiri" utilizzati contro Betti, nell'atto di citazione a giudizio il pubblico ministero Fabio Salamone fa riferimento alle perizie predisposte da SDL per dimostrare i tassi usurari applicati dalla banca, ma "in realtà non adatte ad accertare, rilevare o analizzare i fatti inerenti l'oggetto della controversia e non utilizzabili in sede giudiziaria"; oggi socio al 100 per cento è, attraverso la Tax & Duty consulting, Mauro Giacchini, cioè colui che ha ideato il kit "H1", un dispositivo per veicoli pubblicizzato come utile a ridurre i consumi e venduto da SDL, che non si limitano dunque ai pacchetti per difendersi dall'usura delle banche. Da tre mesi ha lasciato la presidenza della società l'ex magistrato Piero Calabrò, nominato nell'ottobre 2015, sostituito con l'ultraottantenne avvocato romano Michele Anastasio Pugliese, che siede nel consiglio di amministrazione insieme al responsabile commerciale Pierfelice Minoia e Massimo Maria Amorosini, ex direttore generale di Confapi; considerato che, come riportato nel comunicato stampa dell'Adusbef del 9 dicembre 2014: SDL è un sodalizio denunciato ripetute volte dall'Associazione di tutela degli utenti bancari e finanziari Adusbef, che dopo aver stroncato l'attività criminale di "Agenzia debiti", aveva denunciato il 4 aprile 2014 ad alcune Procure della Repubblica SDL Centrostudi SpA, che si reclamizzava come: "una realtà capace di fornire supporto ad aziende e famiglie, attraverso una metodologia che comprende una prima fase, dedicata a predisporre check-up gratuiti su tutti i suoi prodotti/servizi offerti, al fine di ripristinare la correttezza dei rapporti tra il sistema finanziario/bancario e imprese e famiglie, laddove si siano manifestate asimmetrie informative, usura bancaria e/o vessazioni nei confronti delle aziende e dei privati, al fine di tutelare detti soggetti deboli da aggressioni economiche e giudiziarie. Ristabilendo quell'equilibrio per cui le banche, ora da un lato, e le imprese e le famiglie, dall'altro, riprendano a cooperare e a dialogare per lo sviluppo economico del Paese ed il benessere delle persone"; si legge: "Scrive l'Antitrust nel procedimento PB/783 del 9 luglio 2014, aperto contro SDL-Centrostudi-consulenze legali, a seguito di una corposa denuncia presentata il 9 aprile 2014 ad alcune Procure ed alla stessa Agcm, Sdl che svolge attività di debt agency, con particolare riferimento alla ristrutturazione dei debiti e di recupero crediti, nonché di quella predisposizione di mezzi e servizi per conto di analisi e consulenze contabili, bancarie, finanziarie legali, assicurativi e servizi integrati alle imprese, avrebbe diffuso informazioni oscure in ordine all'attività di ristrutturazione del debito e di recupero crediti, nonché in ordine ad ulteriori servizi finanziari accessori offerti alle imprese in materia di perizia e consulenza contabile"; in data 16 luglio 2014 la documentazione relativa sarebbe stata regolarmente richiesta con mandato da alcuni avvocati per analizzare gli atti di causa e l'operato di SDL Centrostudi e della Blue line consulting (responsabile della perizia). SDL Centrostudi SpA non avrebbe risposto a nessuna comunicazione scritta o richiesta telefonica e Serafino Di Loreto e Renato Rebulaz, suoi massimi responsabili, sarebbero scomparsi senza offrire alcuna risposta. Nonostante gli atti di sindacato ispettivo al Senato (4-02858, pubblicato il 16 ottobre 2014), ed alla Camera dei deputati (4-07475, 12 gennaio 2015), che sollecitavano ad agire per impedire il reiterarsi di "artifizi e i raggiri" utilizzati contro Betti ed altri "affidati delle banche", come descritto negli atti di citazione a giudizio, recepiti dal pubblico ministero Fabio Salamone, con riferimento alle perizie predisposte da SDL per dimostrare i tassi usurari applicati dalla banca, ma "in realtà non adatte ad accertare, rilevare o analizzare i fatti inerenti l'oggetto della controversia e non utilizzabili in sede giudiziaria", o il parere di un esperto raccolto in fase di indagine "La modalità utilizzata per il rilevamento dell'usura è basata su presupposti illogici, fantasiosi e totalmente errati (…). L'elaborato peritale presenta gravi lacune dal punto di vista dei fondamenti e dei principi tecnici e giuridici in base ai quali è stata svolta l'analisi", non sembra che sia stata tempestivamente presa in considerazione la pericolosità sociale di SDL Centrostudi, che ha continuato ad agire indisturbata a danno di migliaia di utenti e piccole e medie imprese, anche perché vantava convenzioni con una serie di enti ed associazioni, si chiede di sapere: se risponda al vero che la struttura piramidale di SDL abbia lucrato sulla buona fede di migliaia di piccoli e medi imprenditori vessati dalle banche promettendo " check up " gratuiti sui propri prodotti su cui in realtà la società addebitava loro dei costi, e che abbia mietuto numerose vittime andando ad intasare, con vere e proprie liti temerarie, centinaia di tribunali con migliaia di cause; se non si ritenga che la condotta consistente nel far sottoscrivere onerosi contratti e dispendiose perizie econometriche destituite di fondamento, dal costo di migliaia di euro, con la promessa di vittorie certe nei tribunali, non sia stata sottovalutata, trattandosi invece di un fenomeno fraudolento a danno di decine di migliaia di vittime; se risulti che tali comportamenti fraudolenti di SDL Centrostudi SpA, anche alla luce delle numerose denunce ed esperienze vissute, abbiano beneficiato di complicità diffuse; quali iniziative i Ministri in indirizzo intendano attivare, nel campo delle attività di prevenzione, per impedire che tali soggetti societari, creati da individui senza scrupoli, possano conseguire ingenti profitti sulla pelle di famiglie, utenti ed imprenditori già vessati dal sistema bancario ed in evidente stato di debolezza psicologica. Atto n. 4-00241 LANNUTTI Al Ministro dello sviluppo economico e del lavoro e delle politiche sociali Premesso che, per quanto risulta all'interrogante: TIM ha iniziato a pretendere dai suoi fornitori una nuova modulazione dei prezzi delle attività svolte attraverso l'imposizione di sconti che in alcuni casi supera di gran lunga la soglia della sostenibilità economica. Ai primi di febbraio del 2018 TIM ha inviato ai fornitori una lettera con quale pretendeva in via unilaterale uno sconto tra il 10 ed il 20 per cento da aggiungere a quelli esistenti già praticati nei contratti vigenti. Tale condotta voluta dal responsabile acquisti dottor Sibony, nominato in quell'area in relazione al controllo e coordinamento esercitato dall'azionista Vivendi, ha assunto un connotato vessatorio nei confronti dei fornitori e dei loro perimetri occupazionali, condito con allusioni a ritorsioni verso coloro che non avessero aderito; le aziende fornitrici più volte, negli incontri svolti con l'ufficio acquisti, hanno rappresentato l'impossibilità di accettare i nuovi sconti pretesi in aggiunta a quelli già concordati motivando agli interlocutori le ragioni di tale indisponibilità e le ricadute anche di tipo occupazionale conseguenti all'insostenibile livello dei prezzi. Nei contratti di contact center , in particolare, TIM dovrebbe attenersi al protocollo d'intesa sottoscritto al Ministero dello sviluppo economico dalle più importanti aziende del Paese con il quale si dovrebbe neutralizzare il costo del lavoro circa il valore minimo di una paga corrisposta agli operatori di call center , come ben illustrato dal decreto del Ministero del lavoro e delle politiche sociali 29 dicembre 2017; vale la pena precisare che TIM già non opera in coerenza con il suddetto protocollo in quanto i prezzi applicati ai contratti, in particolare per quelli relativi al caring service mobile 119, sono ben al di sotto delle soglie fissate dal decreto ministeriale di oltre il 15 per cento, cui andrebbe aggiunto un ulteriore livello di sconto del 10 per cento arrivando così a voler fissare i prezzi di erogazione del servizio ad un 25 per cento in meno rispetto a quanto previsto dal decreto ministeriale; TIM, per contenere la spesa della gestione delle attività affidate ai fornitori, ha chiesto loro di aprire nuovi centri operativi nei Paesi dell'est europeo per i quali le aziende (per non compromettere la loro sopravvivenza) hanno sostenuto importanti investimenti, sia per l'allestimento dei siti operativi, sia per l'infrastruttura necessaria allo svolgimento del servizio commissionato; la nuova gestione acquisti TIM ha indicato nei diversi incontri e tavoli di trattativa con le aziende fornitrici che la posizione sull'estero sarebbe stata confermata o addirittura incrementata a condizione che si aderisse alla pesante ed aggressiva campagna di sconti. Dagli ultimi incontri intercorsi tra le parti nei mesi di maggio e giugno 2018 è emersa l'impossibilità di conservare la posizione operativa all'estero per effetto della conclusione di un accordo tra TIM ed un'azienda di contact center , Almaviva, che però negli ultimi due anni ha prodotto significativi licenziamenti di massa dei propri dipendenti e ha ottenuto molti benefici sotto forma di ammortizzatori sociali, contribuzioni e cassa integrazione guadagni straordinaria; la conclusione di tale accordo prevedrebbe la facoltà per questa azienda di contact center di realizzare una consistente parte delle attività svolte per TIM all'estero nella sua sede in Romania in misura non inferiore al 50 per cento del fatturato complessivo contrattualizzato; la stessa Almaviva, dopo aver minacciato la chiusura del sito di Palermo, dove svolge alcune delle attività per conto di TIM, avrebbe ottenuto il prolungamento temporale dei benefici degli ammortizzatori sociali riducendo proprio per la commessa di TIM di fatto il costo del lavoro di circa il 12 per cento. In virtù di tale opportunità, in accordo con TIM e l'ufficio acquisti gestito dal dottor Sibony e con il responsabile della funzione caring service dottor Paolo Tazzioli, a cui sono attribuite le competenze per la ripartizione delle attività tra l'Italia e l'estero tra i vari partner di TIM, avrebbe ottenuto la facoltà di svolgere almeno il 50 per cento delle attività all'estero come contropartita del trasferimento a TIM del minor costo realizzato sul personale sotto la forma di sconto offerto sui prezzi (per effetto del beneficio dell'utilizzo improprio degli ammortizzatori sociali). Tale accordo ad hoc per Almaviva non sembra che sia esteso dal dottor Paolo Tazzioli agli altri partner , creando una discriminazione evidente, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia al corrente di tale ingiustificata discriminazione di TIM tra Almaviva e gli altri storici fornitori, che rivela un sistema di favore, vera concorrenza sleale rispetto ad altri partner che non hanno o non possono ottenere l'utilizzo degli ammortizzatori sociali o di cassa integrazione, e che quindi non hanno concessioni in tema di riduzione del costo del lavoro, peraltro a carico della collettività; se tale facoltà di fare operazioni di dumping sociale, occupazionale ed economico, con la possibilità di trasferire all'estero le attività che invece dovrebbero e potrebbero essere eseguite in Italia, non siano lesive dei diritti ed interessi occupazionali nazionali; se la violazione sistematica del protocollo di intesa da parte di TIM, già denunciata e stigmatizzata dalle organizzazioni sindacali le evidenti operazioni di dumping sociale, occupazionale ed economico, non debba essere contrastata; quali misure urgenti intenda adottare, per evitare che alcune grandi imprese come la TIM, partecipata dalla Cassa depositi e prestiti con una quota del 4,90 per cento, possa continuare a favorire la delocalizzazione, creando in tal modo danni evidenti al tessuto economico, sociale ed occupazionale. Atto n. 4-00242 LANNUTTI Ai Ministri dell'economia e delle finanze e della giustizia Premesso che, a quanto risulta all'interrogante: la Corte dei conti aveva aperto un atto di citazione sui contratti derivati firmati dal Ministero dell'economia con la Morgan Stanley, tra il 2011 e il 2012, costati allo Stato oltre 3 miliardi di euro. Tutti i contratti finora stipulati con le banche di affari sono costati ufficialmente circa 30 miliardi di euro negli ultimi anni, tra interessi netti sborsati alle banche e altre operazioni connesse, e quelli ancora in vita rischiano di mandare in fumo una cifra vicina ai 40 miliardi nei prossimi anni. I danni chiesti dal procuratore Massimiliano Minerva per 4,1 miliardi di euro sui contratti sottoscritti che erano di copertura per le banche, ma speculativi per lo Stato, con la pesante accusa a 4 rappresentanti dello Stato e ad una banca d'affari, sono stati respinti con argomentazioni che sembrano identiche alle tesi della difesa. Le parti sotto accusa hanno ribadito che l'Ate, così come il tipo di derivato sottoscritto con l'opzione "swaption", era stato previsto esplicitamente da un decreto del Ministro pro tempore , Carlo Azeglio Ciampi, e da una circolare del direttore generale Mario Draghi. Così in data 17 giugno 2018 il quotidiano "Avvenire": «Con la sentenza del 15 giugno, la Corte dei Conti ha chiuso, almeno per quanto la riguarda, la questione dei derivati stipulati dal ministero dell'Economia con Morgan Stanley. I giudici contabili hanno chiarito di non avere potere giurisdizionale sulla gestione di sei prodotti finanziari con una clausola di uscita che la banca d'affari americana aveva venduto al Tesoro e per i quali la Procura regionale aveva chiesto oltre 4 miliardi di euro di danni, mettendo sotto accusa, oltre la banca, ex ministri o dirigenti del Tesoro come Domenico Siniscalco, Vittorio Grilli e Maria Cannata. La Corte ha sentenziato di non potere intervenire su questa vicenda per diversi motivi. Per quello che riguarda Morgan Stanley, i giudici contabili notano che il rapporto tra la banca americana e il Tesoro non si può considerare un'attività di "servizio" allo Stato come potrebbe essere quella di un dipendente pubblico, ma Morgan Stanley era "controparte negoziale" del Tesoro. Quindi il rapporto tra i due è regolato dalla giustizia civile e non da quella amministrativa di cui si occupa la Corte dei Conti. A Federconsumatori, Adusbef e Codacons, che avevano presentato istanza per sostenere la Procura, i giudici ricordano che il loro ruolo è difendere i consumatori, non possono fare ricorsi su "qualsiasi attività di tipo pubblicistico che si rifletta economicamente, in modo diretto o indiretto, sui cittadini". Nel merito di come il ministero dell'Economia ha gestito quei contratti - il vero cuore di tutta la vicenda - la Corte segnala che l'attività dei ministri e dei dirigenti del Tesoro ha aspetti discrezionali: "Il giudice non può sostituirsi all'amministrazione nel valutare quali siano le migliori scelte gestionali e i migliori strumenti da utilizzare per il perseguimento dell'interesse pubblico". Sul merito delle scelte c'è insomma un certo livello di "insindacabilità". Detto questo, i giudici contabili vanno anche nel merito della strategia dei dirigenti del Tesoro sui derivati che ha causato perdite ai conti pubblici: nel contesto in cui quelle scelte sono state fatte, il comportamento dei funzionari pubblici "non appare irrazionale e immotivato". Il Tesoro, è l'opinione dei giudici, si è preso dei rischi come è normale che sia in un'attività complessa come quella della gestione del debito pubblico. È andata male, ma le scelte fatte sono giudicate "ex ante, giustificabili"»; si tratta di contratti derivati stipulati dal Ministero dell'economia dai tempi del direttore generale pro tempore Mario Draghi, pari a 163 miliardi di euro, che, secondo dati diffusi dal Ministero dell'economia e delle finanze, avevano un valore di mercato negativo per oltre 42 miliardi di euro, costati all'erario ben 30 miliardi di euro negli ultimi 4 anni (2014-2017) al ritmo di 6 miliardi di euro all'anno, con conseguente aumento del debito pubblico, arrivato così a 2.311 miliardi di euro, si chiede di sapere: se il Governo non ritenga di proseguire, nelle sedi competenti, il contenzioso richiamato, per tutelare i diritti dei cittadini consumatori, in special modo nella loro veste di contribuenti saccheggiati; se non ritenga necessario intervenire con norme che rendano incompatibile l'ufficio di difensore con alcune presunte attività dell'interessato, considerato che la difesa nel caso in questione era rappresentata da Antonio Catricalà, già consigliere di Stato, presidente dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato e Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri; quali misure urgenti intenda adottare per evitare che si possa continuare a pagare decine di miliardi di euro alle banche di affari per onorare contratti capestro stipulati a danno dell'erario. Atto n. 4-00243 VERDUCCI VALENTE STEFANO PATRIARCA BELLANOVA IORI GINETTI GARAVINI CUCCA GIACOBBE D'ARIENZO Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca Premesso che: la legge 27 dicembre 2017, n. 205 (legge di bilancio 2018), all'art. 1, comma 633, dispone, "Al fine di sostenere l'accesso dei giovani alla ricerca, l'autonomia responsabile delle università e la competitività del sistema universitario e della ricerca italiano a livello internazionale", l'attivazione di un piano straordinario di reclutamento di ricercatori di cui all'articolo 24, comma 3, lettera b) , della legge 30 dicembre 2010, n. 240, ricercatori a tempo determinato senior (RTDb); il decreto ministeriale n. 168 del 28 febbraio 2018 ha ripartito le risorse previste dal piano straordinario tra le istituzioni universitarie statali, ivi comprese quelle ad ordinamento speciale, assegnando a ciascuna istituzione uno specifico numero di posizioni di RTDb; la vigente normativa relativa al reclutamento degli atenei (decreto legislativo 29 marzo 2012, n. 49, art. 4, e legge 23 dicembre 2014, n. 190, art. 1, comma 347) prevede che, per la programmazione dell'annualità 2017, il numero dei ricercatori RTDb reclutati non può essere inferiore alla metà di quello dei professori di prima fascia reclutati nel medesimo periodo e che, per la programmazione dell'annualità 2018, il numero non può essere inferiore a quello dei professori di prima fascia reclutati nel medesimo periodo; da notizie di stampa e da un comunicato pubblicato sulla pagina web del Coordinamento unito si apprende che talune università stanno utilizzando o stanno ipotizzando di utilizzare le posizioni previste dal piano straordinario al fine di rispettare i predetti vincoli di equilibrio tra il numero degli RTDb reclutati e il numero dei professori di prima fascia reclutati nel medesimo periodo, evitando così di utilizzare le risorse ordinarie previste dal "decreto punti organico" (decreto ministeriale n. 614 del 2017) per reclutare RTDb; lo spirito del piano straordinario di reclutamento incluso nella legge di bilancio 2018 era certamente quello di incrementare il numero di RTDb reclutati mettendo a fattor comune le risorse ordinarie rivenienti dai "decreti punti organico" e le risorse straordinarie stanziate in legge di bilancio; la scelta miope di taluni atenei di spostare, di fatto, le risorse ordinarie dal reclutamento dei giovani studiosi come RTDb al reclutamento dei professori ordinari produce un danno irreparabile al sistema universitario italiano che perde ogni anno migliaia di eccezionali talenti che scelgono di proseguire il loro percorso di ricerca e di insegnamento universitario all'estero, si chiede di sapere: quali siano le valutazioni del Ministro in indirizzo sui fatti riportati e quali iniziative intenda adottare per evitare che tra le istituzioni universitarie statali perseguano politiche di reclutamento che, invece di promuovere il ricambio generazionale all'interno degli atenei, siano unicamente volte a concedere avanzamenti di carriera ai professori associati già in organico; se non ritenga opportuno intervenire con atti di natura interpretativa o legislativa finalizzati ad evitare che le risorse del piano straordinario RTDb siano utilizzate in modo non aggiuntivo ma sostitutivo per il reclutamento dei giovani ricercatori. Atto n. 4-00244 CASTALDI LANZI PARAGONE GIROTTO ANASTASI VACCARO CROATTI PUGLIA Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca Premesso che, per quanto risulta agli interroganti: con delibera del senato accademico dell'università degli studi di Trento del 21 settembre 2016 veniva nominato quale "professore con doppia appartenenza" in uscita presso l'Agenzia spaziale italiana (ASI) Roberto Battiston, professore di prima fascia presso l'ateneo. Nella medesima delibera, veniva approvato lo schema di convenzione allegato, nel quale venivano specificati gli obiettivi, le modalità, i tempi di coinvolgimento e l'impegno richiesto, nonché i risultati attesi dalla collaborazione; nello specifico, lo schema di convenzione all'articolo 1 dispone che "il Prof. Roberto Battiston (...) svolga attività di ricerca presso le strutture scientifiche dell'ASI, secondo quanto previsto dal D.M. 27 novembre 2012 n. 24786". All'art. 4, è statuito che: "l'attività di ricerca svolta dal docente dell'Università degli Studi di Trento (...) sarà valutata dall'Ente di destinazione sulla base delle regole applicate presso lo stesso Ente". L'art. 7, in tema di ripartizione degli oneri stipendiali, stabilisce che: "gli oneri stipendiali del prof. Roberto Battiston sono a carico dell'ASI. (...) La spesa complessiva annua sostenuta per il trattamento economico del docente è pari a € 135.932,00. Pertanto, tale cifra dovrà essere trasferita dall'ASI annualmente all'Università degli Studi di Trento". L'art. 10 stabilisce che "la presente convenzione decorre dalla data di sottoscrizione e si conclude il 16.05.2018"; nella seduta n. 8/2018 del 16 maggio 2018 il consiglio di amministrazione dell'ASI adottava, tra i diversi provvedimenti, anche la convenzione tra l'Agenzia e l'università di Trento ai sensi del decreto ministeriale n. 24786 del 27 novembre 2012; veniva, dunque, prorogata la convenzione in scadenza; in data 1° febbraio 2018, il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca rendeva noto l'avviso di chiamata pubblica alla candidatura per presidente e componente del consiglio di amministrazione di ASI e INRIM (Istituto nazionale di ricerca metrologica). Quanto ai tempi, veniva specificato che: "le domande, corredate del relativo curriculum vitae, dovranno essere spedite mediante posta certificata all'indirizzo specificato entro le ore 24 del trentesimo giorno successivo alla data di pubblicazione del presente avviso sul sito del MIUR. Qualora il termine di presentazione utile della domanda cada in giorno festivo, il termine è prorogato al primo giorno non festivo successivo"; con comunicato del Ministero del 9 maggio 2018, veniva resa nota la conferma, mediante apposito decreto firmato dal Ministro pro tempore Fedeli, di Roberto Battiston quale presidente dell'ASI. Veniva inoltre precisato che "il primo febbraio scorso, in vista della scadenza del precedente mandato dell'attuale Presidente dell'ASI (prevista per il 16 maggio 2018), l'apposito Comitato di selezione ha pubblicato l'avviso di chiamata pubblica alla candidatura per la Presidenza dell'Agenzia spaziale. Il bando scadeva lo scorso 5 marzo. Il Comitato, come da decreto di istituzione, ha compiuto la propria valutazione sulle candidature pervenute garantendo prioritariamente che il profilo dei candidati rispondesse ad elevata qualificazione tecnico-scientifica, comprovata da particolari competenze professionali, acquisite anche in ambito internazionale. Il Comitato ha terminato i propri lavori il 18 aprile scorso e ha trasmesso gli atti relativi alla procedura di selezione, inclusa la rosa di candidati selezionati con le rispettive valutazioni. Il Comitato ha effettuato la valutazione delle competenze scientifiche e dell'esperienza gestionale dei candidati"; inoltre, in data 23 gennaio 2018, Battiston rilasciava all'ASI dichiarazione ex art. 20 del decreto legislativo n. 39 del 2013 ove dichiarava di non trovarsi in nessuna delle cause di incompatibilità previste e di non ricoprire ulteriori incarichi, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto evidenziato; se ritenga doveroso assumere informazioni circa i fatti esposti e se reputi che le circostanze comportino eventuali conflitti di interesse e irregolarità; se ritenga necessario avviare opportune iniziative di competenza, viste anche le responsabilità di vigilanza, sovrintendenza e controllo delle attività dell'ente in capo al presidente dell'Agenzia spaziale italiana. Atto n. 4-00245 CASTALDI LANZI PARAGONE GIROTTO ANASTASI VACCARO CROATTI PUGLIA Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca Premesso che: l'Agenzia spaziale italiana (ASI) è un ente pubblico nazionale vigilato dal Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, e opera in collaborazione con diversi altri dicasteri; in data 15 settembre 2017, sul proprio sito web , l'ASI pubblicava il bando n. 16 del 2017, "Selezione pubblica, per titoli e colloquio, per la copertura di n. 4 posti a tempo indeterminato presso l'Agenzia Spaziale Italiana nel profilo di Dirigente Tecnologo, del livello professionale I" divisi tra quattro profili con relativo codice e descrizione delle mansioni; l'attività prevista per il codice posizione D1 risultava essere "assistenza nella gestione delle partecipazioni in società, enti, consorzi, fondazioni e altre forme partecipative; analisi e approfondimenti contabili dei bilanci e tecnico-scientifici dei piani e documenti strategici delle Società partecipate; predisposizione delle istruttorie per la creazione, cessazione e razionalizzazione delle forme partecipative dell'Agenzia"; l'attività prevista per il codice posizione D2 risultava essere "coordinamento della partecipazione dell'ASI alle Organizzazioni e agli Organismi spaziali internazionali, con particolare riferimento alle organizzazioni internazionali multilaterali a vocazione universale; supporto nelle relazioni internazionali bilaterali e multilaterali con organismi aerospaziali esteri, nel quadro del coordinamento delle linee di politica estera assicurate dal Ministero degli Affari Esteri; supporto nella rappresentanza dell'Agenzia nelle sedi internazionali opportune e nelle sedi nazionali ove avviene il coordinamento delle attività internazionali, con i Ministeri e i Dicasteri interessati; cura dei rapporti con le Missioni diplomatiche italiane all'estero ed estere in Italia, in particolare con la rete degli addetti scientifici e con il personale ASI presso le ambasciate italiane"; l'attività prevista per il codice posizione D3 risultava essere "analisi di contesto delle attività dell'Ente, estesa al settore industriale, per la determinazione e predisposizione delle misure tecniche, tecnologiche, organizzative e gestionali da adottare per il contrasto alle tipologie di rischio connesse all'attività del settore, anche finalizzata alla segretazione di affidamenti di attività; fornitura di supporto alle Unità dell'ASI in materia di sicurezza dei dati e delle informazioni; partecipazione ai comitati nazionali e internazionali che trattano le tematiche di competenza"; l'attività prevista per il codice posizione D4 risultava essere "elaborazione e aggiornamento del piano dei rischi programmatici, tecnologici e finanziari dei programmi istituzionali di Agenzia e assessment istituzionale di quelli dei programmi ESA; coordinamento dell'applicazione delle normative spaziali nazionali e internazionali ai programmi di Agenzia; presidio delle attività di Product Assurance dei programmi istituzionali; rappresentanza ai Board dell'ESA e alle iniziative internazionali con altre agenzie spaziali, nell'ambito di afferenza"; considerato che, per quanto risulta: per la posizione D3, veniva indicato quale requisito specifico la cittadinanza italiana. Venivano altresì richiesti i seguenti requisiti: diploma di laurea (vecchio ordinamento) conseguito secondo la normativa in vigore anteriormente al decreto ministeriale n. 509 del 1999, in Ingegneria, tutte le classi, o in Scienze politiche (o equipollenti), ovvero le classi di laurea specialistica o magistrale a cui i predetti specificati diplomi di laurea (equipollenze escluse) sono stati equiparati secondo il decreto interministeriale 9 luglio 2009 ai fini della partecipazione ai pubblici concorsi; almeno 12 anni di specifica esperienza professionale nello svolgimento in piena autonomia di funzioni di progettazione, di elaborazione e di gestione correlate ad attività tecnologiche e professionali di particolare complessità o di coordinamento e di direzione di servizi e di strutture tecnico-scientifiche complesse di rilevante interesse e dimensione; ampia e documentata esperienza di almeno 6 anni, maturata presso pubbliche amministrazioni, nella gestione di programmi spaziali di natura duale e nella rappresentanza presso organismi nazionali ed internazionali per le attività di sicurezza; conoscenza della suite Microsoft Office o sistemi equivalenti; ottima conoscenza della lingua inglese; per la posizione D4 venivano indicati quali requisiti specifici: diploma di laurea (vecchio ordinamento) conseguito secondo la normativa in vigore anteriormente al decreto ministeriale n. 509 del 1999, in Ingegneria aerospaziale o in Scienze politiche (o equipollenti), ovvero le classi di laurea specialistica o magistrale a cui i predetti specificati diplomi di laurea (equipollenze escluse) sono stati equiparati secondo il decreto interministeriale 9 luglio 2009 ai fini della partecipazione ai pubblici concorsi; almeno 12 anni di specifica esperienza professionale nello svolgimento in piena autonomia di funzioni di progettazione, di elaborazione e di gestione correlate ad attività tecnologiche e professionali di particolare complessità o di coordinamento e di direzione di servizi e di strutture tecnico-scientifiche complesse di rilevante interesse e dimensione; ampia e documentata esperienza di almeno 6 anni, maturata presso pubbliche amministrazioni, nella negoziazione e gestione di programmi svolti in coordinamento con agenzie spaziali nazionali e internazionali e nella rappresentanza presso organismi e organizzazioni intergovernative per la gestione di programmi spaziali; conoscenza della suite Microsoft Office o sistemi equivalenti; ottima conoscenza della lingua inglese; a parere degli interroganti, dall'incrocio tra l'attività da svolgere e il titolo richiesto per le posizioni DT3 e DT4 appare evidente, e assolutamente incomprensibile se non per ragioni eminentemente personalistiche e di favore, che per la posizione DT3 siano state richieste lauree che paiono in alternativa tra di loro quali "Ingegneria, tutte le classi, o in Scienze Politiche (o equipollenti)" per le previste attività a carattere tecnologico complesso; e, di converso, per la posizione DT4 e le relative attività tecnologico complesse sia stata richiesta la laurea "in Ingegneria aerospaziale o in Scienze Politiche (o equipollenti)"; considerato che, a quanto risulta: con apposito decreto del direttore generale ASI del 16 gennaio 2018 veniva nominata la commissione relativa alla posizione DT1, composta da: Maria Siclari, direttore generale dell'Istituto nazionale di geofisica e di vulcanologia (INGV) in qualità di presidente; Pierpaolo Orrico, dirigente amministrativo del Consiglio nazionale delle ricerche, in qualità di componente; Raffaele Di Trani, dirigente amministrativo Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, in qualità di componente; Daniela Campisi, funzionario di amministrazione ASI, in qualità di segretario; a quanto risulta agli interroganti, la dottoressa Siclari, presidente della commissione esaminatrice della posizione DT1 (avente, tra le attività previste, l'assistenza nella gestione delle partecipazioni in società, enti, consorzi, fondazioni e altre forme partecipative), riveste i seguenti ulteriori ruoli: presidente del collegio sindacale di una società partecipata da ASI (ricevendo all'uopo un corrispettivo) e direttore generale dell'INGV. Di converso, la dottoressa Anna Sirica, attualmente direttore generale ASI, riveste il ruolo di componente dell'organismo indipendente di valutazione dell'INGV, giusta delibera dell'Istituto n. 445 del 27 settembre 2017; tali ultime nomine si verificavano nell'ultimo semestre del 2017, parallelamente alle procedure di espletamento del bando n. 16 del 2017; considerato, inoltre, che, sempre per quanto risulta: per la posizione D2, secondo quanto disposto dal decreto del direttore generale ASI del 18 gennaio 2018, i componenti della commissione esaminatrice risultavano essere: Francesco Munari, professore ordinario dell'università degli studi di Genova, in qualità di presidente; Marco Pedrazzi, professore ordinario dell'università degli studi di Milano, in qualità di componente; Alessandra Pastorelli, consigliere legale del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale, in qualità di componente; Daniela Leprini, funzionario di amministrazione ASI, in qualità di segretario; per la posizione D3, secondo quanto disposto dal decreto del direttore generale ASI del 16 gennaio 2018, i componenti della commissione esaminatrice risultavano essere: Elena Sciso, professore ordinario dell'università Guido Carli LUISS, in qualità di presidente; Nicola Blefari Melazzi, professore ordinario dell'università di Tor Vergata, in qualità di componente; Aniello Violetti, tenente colonnello dello Stato maggiore dell'Aeronautica, in qualità di componente; Dina Di Clemente, funzionario di amministrazione ASI, in qualità di segretario; per la posizione D4, secondo quanto disposto dal decreto del direttore generale ASI del 15 dicembre 2017, i componenti della commissione esaminatrice risultavano essere: Elena Sciso, professore ordinario della LUISS, in qualità di presidente; Anastasia Pesce, head ESCC components standardisation and qualification section ESA, in qualità di componente; Piero Massidoro, già chief technical officer di Thales Alenia space Italia, in qualità di componente; Paola Caporossi, funzionario di amministrazione ASI, in qualità di segretario; con decreto del direttore generale ASI del 15 febbraio 2018, la commissione esaminatrice del codice posizione DT2 subiva una modifica con riferimento al componente segretario. Tale ruolo, dunque, veniva ricoperto da Donatella Marcucci, tecnologo ASI, a causa della "sopravvenuta impossibilità della dr.ssa Daniela Leprini di portare avanti l'incarico"; successivamente, con decreto del direttore generale ASI del 26 marzo 2018, anche la commissione esaminatrice del codice posizione DT4 subiva una modifica. Nel ruolo di presidente, dunque, Elena Sciso per "sopravvenuta impossibilità a portare avanti l'incarico conferito" veniva sostituita da Ciro Valentino, già presidente di sezione della Corte dei conti; con decreto del direttore generale ASI del 28 marzo 2018, «preso atto della non disponibilità di sostituti di genere femminile della (...) prof.ssa Sciso, rilevata a seguito di verifiche effettuate sulle personalità riconosciute quali esperti nel settore cui si riferisce il profilo richiesto dal bando in oggetto e identificato con il codice DT3, nonché tenendo conto delle tempistiche necessarie per la finalizzazione della procedura concorsuale in argomento e finanche di quanto disposto dall'art. 4, comma 2, del bando, relativamente alla composizione delle Commissioni esaminatrici: "Ciascuna Commissione è costituita in maggioranza da componenti esterni ed è presieduta, da un Consigliere di Stato o da un magistrato, da un Avvocato dello Stato di corrispondente qualifica, da un dirigente generale, da un direttore generale di ente pubblico di ricerca, da un dirigente tecnologo ovvero da un professore universitario ordinario"», la presidente di commissione Elena Sciso veniva sostituita, per "sopravvenuta impossibilità di portare avanti l'incarico conferito", da Tommaso Cottone, già consigliere della Corte dei conti; con decreto del direttore generale ASI del 12 aprile 2018, la commissione esaminatrice relativa al codice posizione DT1 subiva una modifica: la presidente Siclari, per sopravvenuta impossibilità di portare avanti l'incarico conferito, veniva sostituita da Lucrezia Fiandaca, avvocato di Stato; con decreto del direttore generale ASI del 13 aprile 2018, "vista la necessità di nominare un segretario supplente, per eventuale impedimento da parte del Segretario a presiedere una o più riunioni della Commissione o impossibilità di portare avanti l'incarico conferito", la commissione esaminatrice relativa al codice posizione DT4 veniva integrata con la presenza di Ginevra Evangelista, funzionario di amministrazione ASI; con decreto del direttore generale ASI del 22 maggio 2018, interveniva la seconda modifica della commissione esaminatrice in riferimento al codice posizione DT4. Il presidente della commissione, dottor Valentino, rassegnava le dimissioni e veniva sostituito da Giancarlo Prati, già professore ordinario dell'università Sant'Anna di Pisa. Nel medesimo decreto veniva altresì evidenziata la "necessità di aumentare l'impegno di spesa assunto (...) tenendo conto del rimborso di spese di missione che saranno sostenute" dal nuovo presidente "per la partecipazione alle riunioni della Commissione, stimate in n. 4 incontri". L'onere veniva stimato nella somma di 3.200 euro; con decreto del direttore generale ASI del 4 giugno 2018, interveniva la seconda modifica della commissione esaminatrice in riferimento al codice posizione DT3. A seguito di espresse dimissioni dall'incarico, il presidente di commissione Tommaso Cottone veniva sostituito da Lucrezia Fiandaca, avvocato di Stato, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto evidenziato; se non ritenga opportuno indagare circa la presenza di eventuali ostacoli alla prescritta garanzia di imparzialità, economicità e celerità di espletamento dei concorsi pubblici nonché la presenza di conflitti di interesse in capo ai presidenti, componenti e segretari delle commissioni esaminatrici indicate, anche in ragione degli incarichi svolti e dei ruoli ricoperti; se, con espresso riguardo alle intervenute modifiche dei soggetti facenti parte delle commissioni esaminatrici, non reputi doveroso chiarire la totale assenza di inutili aggravi economici ricadenti sulla collettività nonché di avvantaggiamenti personalistici e di favore; se non valuti necessario verificare l'eventuale sussistenza o segnalazione di anomalie da parte delle preposte autorità nonché da parte degli organi statali interni aventi funzioni giurisdizionali, amministrative, di controllo e di vigilanza, specie in materia fiscale. Atto n. 4-00246 GALLONE RIZZOTTI Al Ministro della salute Premesso che: il Comitato percorso nascita nazionale (CPNn) è stato costituito con decreto ministeriale 12 aprile 2011, come previsto dall'accordo Stato-Regioni del 16 dicembre 2010, recante Linee di indirizzo per la promozione e il miglioramento della qualità, della sicurezza e dell'appropriatezza degli interventi assistenziali nel percorso nascita e per la riduzione del taglio cesareo; il Comitato è stato rinnovato con decreto ministeriale 19 dicembre 2014 e successivamente integrato con decreto ministeriale 11 novembre 2015; esso supporta tutte le Regioni e Province autonome nell'attuare le migliori strategie di riorganizzazione dei punti nascita, verifica che esse siano coerenti con quanto definito nell'accordo ed assicura, nel contempo, un efficace coordinamento permanente tra le istituzioni centrali e periferiche in funzione della qualità e sicurezza del percorso nascita; la particolare attenzione verso la tematica del percorso nascita è attestata anche dall'inserimento nella verifica dei LEA di uno specifico punto dedicato al percorso nascita, attraverso cui è possibile svolgere un'azione di monitoraggio sullo stato di attuazione delle 10 linee di azione sottoscritte da Regioni e Province autonome nell'accordo; questo fissa in almeno 1.000 nascite all'anno lo standard a cui tendere, nel triennio, per il mantenimento e l'attivazione dei punti nascita e prevede la "razionalizzazione/riduzione progressiva dei punti nascita con numero di parti inferiore a 1000/anno, prevedendo l'abbinamento per pari complessità di attività delle U.U.O.O. ostetrico-ginecologiche con quelle neonatologiche/pediatriche". La possibilità di punti nascita con numerosità inferiore, e comunque non al di sotto di 500 parti all'anno, potrà essere prevista solo sulla base di motivate valutazioni legate alla specificità dei bisogni reali delle varie aree geografiche interessate da rilevanti difficoltà di attivazione dello STAM (servizi di trasporto assistito materno); l'11 novembre 2015, infine, è stato redatto un protocollo metodologico per la valutazione delle richieste di mantenere in attività punti nascita con volumi di attività inferiori ai 500 parti annui e in condizioni orogeografiche difficili (art. 1 del decreto ministeriale 11 novembre 2015). La richiesta di deroga deve essere formalizzata dall'Assessorato per la salute, sentito il parere del Comitato percorso nascita regionale e deve contenere i seguenti elementi, necessari per la valutazione: standard operativi, tecnologici e di sicurezza del punto nascita in deroga; descrizione della rete dei punti nascita; bacino d'utenza attuale e potenziale per il punto nascita in deroga; definizione del responsabile del punto nascita in deroga e formazione; da parte del Comitato verranno valutati: standard operativi, tecnologici e di sicurezza del punto nascita in deroga; descrizione della prevista rete dei punti nascita, incluso STAM/STEN 3; bacino d'utenza attuale e potenziale per il punto nascita in deroga; definizione del responsabile del punto nascita in deroga e formazione; analisi dei costi; giova ricordare che con nota del 9 dicembre 2016, l'assessore per il welfare della Regione Lombardia, Giulio Gallera, ha inviato al Ministro della salute una lettera di richiesta di revoca del diniego alla deroga per la chiusura dei punti nascita presentata dalla Regione Lombardia; tale richiesta non è stata accolta, determinando la decisione dell'imminente chiusura del punto nascite di Piario (Bergamo), riferimento dell'alta valle Seriana e delle zone limitrofe; il punto nascite di Piario non è solo un servizio da difendere, ma piuttosto il simbolo di una zona di montagna che non si rassegna allo spopolamento e che per tale motivo reclama il diritto di avere prestazioni e servizi di qualità; si evidenzia che, nel 2017, si è raggiunto il record negativo di nascite dall'unità d'Italia (464.000 nuovi nati, contro il record positivo di 1.016.000 del 1964): una diminuzione che in zona di montagna è ancora più accentuata per la carenza di lavoro e servizi e, di conseguenza, di famiglie giovani; occorre, inoltre, far presente che vicino a Bergamo, nel raggio di 7 chilometri, ci sono i tre punti nascita di Seriate, Alzano e Bergamo; a parere delle interroganti, appare insensata la decisione di chiudere il punto più periferico, che dista oltre 30 chilometri dagli altri e che offre livelli di cura adeguati, garantendo il supporto alla nascita e alla crescita dei neonati in un territorio molto ampio; se si considerano le mamme dei territori dell'alta valle Seriana e della val di Scalve, dell'alto sebino, della media valle Seriana (fino a Gazzaniga) e della val Gandino, il bacino potenziale si aggira attorno ai 700 parti annui, ben al di sopra dei 500 previsti; considerata l'importanza del punto nascite di Piario, occorre profondere un costante impegno, a livello sia regionale che nazionale, affinché ci siano sempre i requisiti per il mantenimento del presidio, garantendo più servizi, migliori condizioni di sicurezza e maggiori risorse, si chiede di sapere: quali risposte il Ministro di indirizzo intenda fornire in relazione alla richiesta di deroga per il punto nascita di Piario (Bergamo); se non ritenga di attuare interventi finalizzati alla riorganizzazione e al potenziamento strutturale del punto nascita di Piario, in ottemperanza del decreto ministeriale 11 novembre 2015 che prevede anche gli standard operativi, tecnologici e di sicurezza delle strutture. Atto n. 4-00247 LANNUTTI PARAGONE Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro per la pubblica amministrazione Premesso che: le autorità indipendenti sono amministrazioni pubbliche caratterizzate da un elevato livello di autonomia organizzativa e finanziaria il cui finanziamento è garantito anche attraverso la previsione di uno specifico contributo richiesto ai soggetti operanti nei rispettivi settori controllati; l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom) è un'autorità di regolazione di servizi di pubblica utilità ai sensi della legge n. 481 del 1995 ed è stata istituita con la legge n. 249 del 1997; l'art. 2, comma 31, della legge n. 481 del 1995, e successive modificazioni e integrazioni, prevede che "Il personale dipendente in servizio anche in forza di contratto a tempo determinato presso le Autorità non può assumere altro impiego o incarico né esercitare altra attività professionale, anche se a carattere occasionale. Esso, inoltre, non può avere interessi diretti o indiretti nelle imprese del settore. La violazione di tali divieti costituisce causa di decadenza dall'impiego ed è punita, ove il fatto non costituisca reato, con una sanzione amministrativa pecuniaria pari, nel minimo, a 5 milioni di lire, e, nel massimo, alla maggior somma tra 50 milioni di lire e l'importo del corrispettivo percepito"; l'Autorità predispone annualmente la relazione dell'attività svolta che presenta al Parlamento di norma nel corso del mese di luglio di ciascun anno; la redazione di tale relazione è organizzata dal personale di ruolo dell'Autorità che ne predispone i contenuti; considerato che, per quanto a conoscenza degli interroganti: l'Agcom avrebbe concesso ripetutamente a diversi dirigenti di ruolo dell'Autorità un periodo di aspettativa finalizzato all'espletamento di incarichi diversi da quelli previsti dalla normativa vigente, in contrasto con quanto previsto all'art. 2, comma 31, della legge n. 481 del 1995; da ultimo, nel mese di maggio 2018, sarebbero stati prorogati i rispettivi periodi di aspettativa a due dirigenti, uno dei quali non presta più servizio in Agcom da oltre 8 anni grazie ai più disparati istituti giuridici; tali rinnovi sarebbero stati adottati dal consiglio dell'Autorità con le delibere n. 219/18/CONS e n. 220/18/CONS; nonostante la disponibilità di tali dirigenti, attualmente in aspettativa, l'Autorità continuerebbe ad avvalersi di un alto dirigente del Ministero dello sviluppo economico, la dottoressa Laura Aria, in servizio presso Agcom in posizione di fuori ruolo dal 2004, a cui è attualmente attribuito l'incarico di vice segretario generale, con un conseguente inutile aggravio di costi per le casse dell'Autorità; la commissione di garanzia dell' authority già nella sua relazione sul progetto di conto consuntivo del 2017, confermando l'osservazione anche in quella del giugno 2018, evidenziando la situazione di precario equilibrio economico-finanziario dell'Autorità, ha raccomandato il contenimento dell'utilizzo di nuovo personale e il non trattenimento in servizio di quello che può essere rilasciato; l'Autorità, nonostante la disponibilità di qualificato personale interno, anche iscritto all'ordine dei giornalisti professionisti, e di uno specifico Servizio studi, avrebbe di recente attribuito un'attività di consulenza al dottor Edoardo Segantini per la predisposizione di due volumi di una collana dedicata alla divulgazione al pubblico di contenuti realizzati e curati dall'Agcom. La richiesta di attribuire la predetta consulenza sarebbe stata formulata direttamente al consiglio dall'attuale capo di gabinetto, dottoressa Annalisa D'Orazio, senza passare per la competente struttura organizzativa; gli interroganti ritengono che l'Agcom dovrebbe rispettare principi di contenimento dei costi mediante l'internalizzazione dell'attività di consulenza, a giudizio degli interroganti deliberata con metodi clientelari al dottor Segantini, che potrebbe costituire spreco di pubbliche risorse; dovrebbe inoltre rispettare quanto previsto all'art. 2, comma 31, della legge n. 481 del 1995, richiamando in servizio i due dirigenti che beneficiano di un periodo di aspettativa a giudizio degli interroganti illegittimo; gli interroganti ritengono infine che il Ministero dello sviluppo economico dovrebbe procedere a richiamare in servizio la dottoressa Laura Aria, si chiede di sapere se il Governo intenda attivarsi, per quanto di propria competenza, presso le autorità indipendenti, raccomandando il rispetto della legge n. 481 del 1995 in merito alla gestione del proprio personale. Atto n. 4-00248 RAMPI MALPEZZI Al Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo Premesso che: al fine di promuovere lo sviluppo della cultura e la conoscenza del patrimonio culturale, la legge 28 dicembre 2015, n. 208, ha assegnato ai giovani che compiono 18 anni una carta elettronica del valore di 500 euro, cosiddetto bonus cultura, utilizzabile per l'acquisto di: biglietti per assistere a rappresentazioni teatrali e cinematografiche e spettacoli dal vivo, libri, ingresso a musei, musica registrata, mostre ed eventi culturali, monumenti, gallerie, aree archeologiche, parchi naturali; malgrado il bonus cultura abbia conosciuto inizialmente alcune difficoltà, dovute in primo luogo alla novità dello strumento e ad alcune problematiche tecniche relative all'accesso da parte dei giovani alla piattaforma web dedicata, ad oggi sta producendo risultati significativi e concreti sul piano della crescita dei consumi culturali tanto che, sulla base dei dati forniti dal Ministero, quasi 800.000 ragazzi hanno speso ad oggi oltre 260 milioni di euro, tra libri, musica, concerti, cinema, musei, teatri, eventi culturali; il bonus , oltre ad aver avvicinato i neomaggiorenni alla cultura, si è fino ad ora dimostrato un sostegno concreto alla lettura, alle piccole librerie, e anche, più in generale, all'industria creativa e alla domanda di tutti i contenuti culturali, compresi quelli che in passato sono stati scarsamente considerati dallo Stato; considerato che: il 13 giugno 2018, in occasione della presentazione della festa della Musica presso il Ministero, il Ministro in indirizzo, di cui si riconosce la stimabile esperienza manageriale nel mondo dell'arte e della cultura, come riportato anche da numerosi articoli di stampa, ha affermato "non credo che dare dei soldi ai giovani per comprarsi dischi e libri serva più di tanto, credo invece che sarebbe meglio investire per migliorare la didattica e l'approccio alla cultura", riferendosi evidentemente al bonus cultura; a parere degl'interroganti, il bonus si è dimostrato un investimento educativo riuscito che ha spinto i giovani a scegliere autonomamente i consumi culturali desiderati, incentivando contestualmente offerta e domanda di contenuti culturali; pertanto, una sua eventuale eliminazione diminuirebbe drasticamente l'impegno di questo Governo a favore dell'aggregazione culturale e sociale del Paese, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno esaminare il tema nelle costituende Commissioni parlamentari competenti e approfondire la tematica anche con le associazioni di categoria coinvolte per migliorare, laddove possibile, quanto di buono fatto, in luogo di cancellarlo aprioristicamente. Atto n. 4-00249 CAUSIN TOFFANIN GALLONE Ai Ministri dell'interno e dei beni e delle attività culturali e del turismo Premesso che: le Pro loco sono associazioni di volontariato senza scopo di lucro che perseguono finalità di promozione e valorizzazione del territorio e delle risorse naturali, artistiche, ambientali e storiche, tutela delle tradizioni locali; esse rappresentano un punto di riferimento sia per gli abitanti sia per i visitatori di una località e, a tal fine, promuovono e organizzano manifestazioni in ambito turistico-culturale, storico-ambientale, folcloristico, gastronomico, sportivo; come evidenziato nel protocollo d'intesa per l'individuazione di azioni comuni volte a migliorare la tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale materiale e immateriale e la promozione turistica dei territori italiani, tra il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo e l'associazione UNPLI, "le associazioni Pro Loco sono organismi di natura privatistica che, senza finalità di lucro, svolgono attività di promozione e valorizzazione del territorio e di utilità sociale, riconosciute sia dal livello di governo nazionale, come in particolare dall'art. 56 (Conferenza nazionale del turismo) del d.lgs n.79/2011 sia dalla legislazione regionale istitutiva dei relativi albi"; con la circolare n. 555/OP/0001991 del 7 giugno 2017, recante "Manifestazioni pubbliche. Indicazioni di carattere tecnico in merito a misure di "Safety", modificata dalla successiva circolare n. 11464 del 19 giugno 2017, il Dipartimento della pubblica sicurezza del Ministero dell'interno ha emanato disposizioni dirette prevalentemente alle forze dell'ordine, nelle quali sono state fornite indicazioni in merito ai dispositivi e alle misure da porre in essere in occasione di manifestazioni pubbliche, indicando le condizioni di " safety ", intesa come l'insieme delle misure di sicurezza preventiva, attinenti a dispositivi e misure strutturali a salvaguardia dell'incolumità delle persone, e " security ", che riguarda i servizi di ordine e sicurezza pubblica "sul campo"; la circolare del 19 giugno ha chiarito in particolare il ruolo dei Comuni ai quali spetta attivare tutte le verifiche preliminari per evitare il sovraffollamento ed effettuare una valutazione complessiva dei rischi; le operazioni descritte dalle due circolari devono essere compiute dagli organizzatori dell'evento e dalle forze dell'ordine; con la direttiva n. 11001/110 (10) Uff. II - Ord. Sic. pub. del 28 luglio 2017, inviata ai prefetti dal capo di gabinetto del Ministero dell'interno, sono stati indicati i modelli organizzativi per garantire alti livelli di sicurezza in occasione di manifestazioni pubbliche; riguardo all'aspetto procedurale, la direttiva opera una distinzione tra le riunioni e le manifestazioni in luogo pubblico di cui all'art. 18 del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza di cui al regio decreto n. 773 del 1931, e successive modificazioni e integrazioni, che comportano in capo agli organizzatori un semplice onere di preavviso al questore, e le manifestazioni di pubblico spettacolo, che sono, per converso, soggette a un regime autorizzatorio; pur condividendo le finalità delle due circolari, volte a garantire la massima sicurezza allo svolgimento di pubbliche manifestazioni in modo da ridurre al minimo i potenziali rischi per i cittadini, occorre sottolineare che le misure stanno creando enormi disagi organizzativi alle Pro loco e alle associazioni di volontariato; le Pro loco in Italia iscritte all'Unione nazionale pro loco d'Italia (UNPLI) sono 6.200 e contano 600.000 soci. Di queste, 535 si trovano in Veneto, con 58.835 soci, 1.160.000 volontari, 43 consorzi e 7 comitati provinciali; in Veneto un residente su 4 è impegnato gratuitamente a sostegno di chi è nel bisogno, in progetti di servizio, o a favore del proprio territorio, valorizzandone tradizioni ed economia rurale ed artigianale; il numero delle Pro loco esistenti in Italia negli ultimi anni è aumentato in modo considerevole, confermandosi un modello in grado di soddisfare la crescente volontà di operare direttamente a livello locale a favore della società; tale caratteristica ha fatto assumere alle Pro loco una particolare connotazione di forte radicamento sul territorio che ha indotto diverse Regioni ad elaborare una normativa specifica finalizzata a renderle strumenti di preziosa collaborazione con gli enti territoriali e i Comuni nell'ambito turistico; negli ultimi anni, la burocrazia ha messo a dura prova tali associazioni, a causa delle crescenti responsabilità e del proliferare di nuovi costi, con pesanti disagi per i volontari che si sentono ingiustamente sopraffatti; la situazione rischia di portare alla chiusura delle associazioni e di molte loro attività con un danno irrimediabile alla vita sociale dei territori nei quali operano, si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo ritengano di assumere iniziative volte a rivedere le disposizioni emanate e a definire regole più snelle che tutelino i numerosi volontari impegnati nelle Pro loco presenti sull'intero territorio nazionale, per consentire a tali associazioni di continuare a perseguire le finalità di promozione sociale, di valorizzazione delle realtà e delle potenzialità naturalistiche, culturali, storiche, turistiche ed enogastronomiche delle località su cui insistono, come riconosciuto anche dal protocollo d'intesa citato in premessa. Atto n. 4-00250 MANGIALAVORI Ai Ministri delle infrastrutture e dei trasporti e dell'economia e delle finanze Premesso che: nella notte tra domenica 17 e lunedì 18 giugno 2018 vi è stato un violento nubifragio in provincia di Vibo Valentia; le piogge torrenziali delle ultime ore hanno provocato fiumi di fango e detriti in gran parte della provincia. A Nicotera è crollata un'abitazione e hanno ceduto i muri di contenimento del centro cittadino, mentre alla marina gli abitanti sono stati costretti a riversarsi fuori dalle case per paura dell'esondazione di un fiume; la rete telefonica fissa è saltata e il traffico ferroviario ha subito lunghi rallentamenti; a Joppolo si sono registrati danni di una certa entità, come il crollo di un muro di 4 metri nella frazione Oliverio, da cui è dipeso il blocco del traffico veicolare; acqua e fango hanno invaso le vie di comunicazione; alcune famiglie hanno deciso di abbandonare le loro abitazioni e sono scese in strada per timore che potessero verificarsi danni agli edifici; numerosi sono stati i disagi anche a causa dell'assenza di energia elettrica; non è ancora possibile fare una stima completa dei danni provocati dal maltempo, ma è evidente che il vibonese è uno dei territori calabresi più colpiti, si chiede di sapere: quali urgenti iniziative di competenza i Ministri in indirizzo intendano adottare per fornire assistenza immediata ai paesi maggiormente danneggiati; se non ritengano che vi siano le condizioni per avviare le procedure utili alla dichiarazione dello stato di emergenza. Atto n. 4-00251 GINETTI Al Ministro dell'interno Visto l'articolo 43 del regio decreto n. 773 del 1931, e successive modificazioni e integrazioni, in materia di rilascio di autorizzazione di polizia incluse le licenze anche di caccia, sulle armi e sulle munizioni, che dispone quanto segue: "Oltre a quanto è stabilito dall'articolo 11, non può essere conceduta la licenza di portare armi: a) a chi ha riportato condanna alla reclusione per delitti non colposi contro le persone commessi con violenza, ovvero per furto, rapina, estorsione, sequestro di persona a scopo di rapina o di estorsione; b) a chi ha riportato condanna a pena restrittiva della libertà personale per violenza o resistenza all'autorità o per delitti contro la personalità dello Stato o contro l'ordine pubblico; c) a chi ha riportato condanna per diserzione in tempo di guerra, anche se amnistiato, o per porto abusivo di armi. La licenza può essere ricusata ai condannati per delitto diverso da quelli sopra menzionati e a chi non può provare la sua buona condotta e non dà affidamento di non abusare delle armi"; visto l'articolo 178 del codice penale: "La riabilitazione estingue le pene accessorie ed ogni altro effetto penale della condanna, salvo che la legge disponga altrimenti"; valutato l'articolo 11 del testo unico n. 773 del 1931 il quale dispone, fra l'altro: "Le autorizzazioni devono essere revocate quando nella persona autorizzata vengano a mancare, in tutto o in parte, le condizioni alle quali sono subordinate, e possono essere revocate quando sopraggiungono o vengono a risultare circostanze che avrebbero imposto o consentito il diniego della autorizzazione", deducendo una discrezionalità nella valutazione della "natura ostativa" delle condanne penali riportate, per le condotte commesse e in caso di conseguita riabilitazione da parte dell'organo competente questore; valutata la necessità di certezza del diritto che deve caratterizzare la delicata materia dell'ordine pubblico interno, al fine di evitare incertezze interpretative e disparità di trattamento in presenza di contrasti giurisprudenziali (Consiglio di Stato, sentenze n. 2992, n. 2019 e n. 2312 del 2016); rilevato che la Corte costituzionale, con la sentenza 16 dicembre 1993, n. 440, ha affermato che il potere di rilasciare le licenze per porto d'armi "costituisce una deroga al divieto sancito dall'art. 699 del codice penale e dall'art. 4, primo comma, della legge n. 110 del 1975"; considerata, altresì, l'evoluzione dell'ordinamento giuridico penale in materia di "reati ostativi" e in particolare la legge n. 689 del 1981, che consente di disporre la condanna al pagamento della pena pecuniaria in luogo della reclusione, e il decreto legislativo n. 28 del 2015, che esclude la punibilità in ragione della tenuità del fatto; rilevato che il Consiglio di Stato, con le sentenze n. 1698/2016 e n. 2019/2016, ha previsto che, qualora il giudice penale disponga la condanna pecuniaria per uno dei reati individuati dall'art. 43, primo comma, del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, l'autorità amministrativa può valutare le circostanze ai fini dell'esercizio del potere discrezionale previsto dal secondo comma dello stesso articolo 43, si chiede di sapere quali provvedimenti il Ministro in indirizzo intenda adottare al fine di chiarire le condizioni di applicabilità di quanto disposto in materia di riabilitazione ex articolo 178 del codice penale al fine del rilascio del porto d'armi o al fine della revoca della licenza, e in relazione all'esercizio del potere discrezionale del giudice ai sensi del secondo comma dell'art. 43 del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, al fine di un'applicazione omogenea nel territorio nazionale delle previsioni giuridiche e per scongiurare disparità di trattamento da parte delle diverse autorità amministrative locali di pubblica sicurezza. Atto n. 4-00252 FEDELI Al Ministro dell'interno Premesso che nella notte tra il 18 e 19 giugno 2018 a Pisa hanno avuto luogo alcuni scontri di non breve durata in una zona molto frequentata e centrale con lancio di bottiglie, col ferimento del titolare di un'attività ed il coinvolgimento di un altro cittadino, si chiede di sapere: se siano stati predisposti controlli accurati, se vi sia stata una pronta reazione delle forze dell'ordine e, in caso negativo, a quali cause e responsabilità tali mancanze vadano attribuite; se il Ministro in indirizzo intenda dare attuazione pronta ed efficace al patto per la sicurezza urbana firmato dal suo predecessore ministro Minniti con l'attuale amministrazione comunale e se nei prossimi giorni intenda dedicarsi maggiormente ai propri doveri istituzionali più che, come appare all'interrogante, alla campagna elettorale e alle proprie responsabilità di partito. Interrogazioni, da svolgere in Commissione A norma dell'articolo 147 del Regolamento, la seguente interrogazione sarà svolta presso la Commissione permanente: 1ª Commissione permanente (Affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno, ordinamento generale dello Stato e della Pubblica Amministrazione): 3-00023, del senatore Mirabelli, sulla concessione del riconoscimento governativo alla nomina dei ministri di culto acattolico.