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SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Assemblea 227 Presidenza del vice presidente LA RUSSA, indi del vice presidente TAVERNA e del presidente ALBERTI CASELLATI N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Forza Italia Berlusconi Presidente-UDC: FIBP-UDC; Fratelli d'Italia: FdI; Italia Viva-P.S.I.: IV-PSI; Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione: L-SP-PSd'Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP-PATT, UV): Aut (SVP-PATT, UV); Misto: Misto; Misto-Liberi e Uguali: Misto-LeU; Misto-MAIE: Misto-MAIE; Misto-Più Europa con Emma Bonino: Misto-PEcEB. Presidenza del vice presidente LA RUSSA PRESIDENTE . La seduta è aperta (ore 9,33). Si dia lettura del processo verbale. DURNWALDER, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del giorno precedente. PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato. Comunicazioni della Presidenza PRESIDENTE . L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Sull'ordine dei lavori PRESIDENTE . Informo l'Assemblea che all'inizio della seduta il Presidente del Gruppo MoVimento 5 Stelle ha fatto pervenire, ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento, la richiesta di votazione con procedimento elettronico per tutte le votazioni da effettuare nel corso della seduta. La richiesta è accolta ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento. Sui lavori del Senato BAGNAI (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BAGNAI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, intervengo sull'ordine dei lavori. Abbiamo appreso da fonti di stampa - ci sono state recapitate dai giornali le slide - del piano Colao, il prodotto di questa task force che sapevamo esistesse e che stesse lavorando. A una prima superficiale analisi dei contenuti di quel documento, con una certa indignazione che vorrei sottoporre a lei e all'Assemblea e che ritengo sia motivata - ma questo emergerà anche dal dibattito - i primi punti su cui è caduto il mio occhio sono stati quattro emendamenti che erano stati presentati dal centrodestra al decreto-legge cura Italia. Ciò pone un problema, oltre a quello già esistente della legittimazione di un organo tecnico: nell'abituale spregio della Costituzione perpetrato dal Governo, il Premier , che ha competenze giuridiche, dimentica per esempio l'esistenza di un articolo 99 della Costituzione, quello che istituisce il CNEL come organo consultivo di rango costituzionale del Governo e del Parlamento in materia economica. Può piacere o non piacere ma c'è, quindi perché, dopo aver vilipeso il Parlamento, si procede a vilipendere un altro organo di rango costituzionale tenendolo escluso dal circuito decisionale? (Applausi). Al di là di tali questioni, che mi rendo conto che, anche grazie a chi ha seminato il degrado dell'antipolitica nel dibattito italiano, possono sembrare considerazioni bagatellari, generiche, non di sostanza - perché non si vuole capire che la forma è sostanza - qui c'è un tema fondamentale. Abbiamo delle slide in aziendalese in cui vengono esposti come punti argomenti che erano contenuti in emendamenti già lavorati e approvabili tre mesi fa. Quindi il Governo anzitutto dovrebbe venirci a spiegare perché sono stati persi tre mesi, nel senso che qui adesso i percorsi sono due: o il Governo boccia nuovamente le stesse proposte, nonostante gliele presenti il suo Colao, oppure le approva, e allora deve chiarire alle imprese e alle famiglie perché quello che noi proponevamo (ad esempio l'anno bianco fiscale e tutta una serie di provvedimenti a favore della liquidità delle imprese oppure la sospensione del codice degli appalti) adesso diventano un diamante mentre tre mesi fa erano considerati letame. E nel frattempo il tessuto delle imprese di questo Paese si smaglia, con gravi conseguenze anche per la tenuta dell'ordine sociale. Pertanto, a nome del mio Gruppo, chiedo che il Premier venga urgentemente a riferire sul significato di questa operazione, perché un Governo che si presenta in questo modo delegittima se stesso. Voglio ricordare peraltro che non è un'operazione molto elegante da parte di un Governo sostenuto da quattro partiti, tre dei quali hanno perso le elezioni precedenti - in realtà due, ma poi uno si è sfasciato in due pezzetti - e uno aveva dichiarato di non volersi mai alleare con gli altri. Non è una grande operazione, né è elegante che questo Governo si proponga di tracciare la strada dell'Italia, fra l'altro trascurando alcuni nodi fondamentali: se proprio di riforme si vuole parlare, infatti, la grande assente nel piano Colao è una riforma della giustizia. Tra l'altro, c'è anche un altro tema: la convocazione degli "Stati generali" a cosa serve se tutto è già stato scritto nel piano Colao? Quindi, sinceramente siamo alla passerella: l'unica cosa positiva degli Stati generali è che, come si sa, gli ultimi convocati nel 1789 non portarono molto bene alla monarchia. Ci aspettiamo quindi che anche "re Giuseppi", in modo meno cruento, veda la fine della sua esperienza grazie a questa geniale idea. (Applausi). PRESIDENTE. Decisamente meno cruento; la ringrazio, senatore Bagnai. ZAFFINI (FdI) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Interviene sempre sullo stesso argomento, senatore Zaffini? ZAFFINI (FdI) . Sì, signor Presidente. PRESIDENTE. Ne ha facoltà e invito eventuali ulteriori colleghi che vogliano intervenire sullo stesso argomento a prenotarsi. ZAFFINI (FdI) . Signor Presidente, come non dare ragione al collega Bagnai? Mi sembra assolutamente logico, ma non scontato, quello che ci ha detto. Come Gruppo Fratelli d'Italia ovviamente sosteniamo la richiesta - pleonastica - al Governo di venire a riferire sulle circostanze e sui dettagli dell'operazione Colao. Il collega Bagnai ha parlato di passerella, perché tale operazione rientra completamente nel mood di questo Governo: prima mostrare e poi, probabilmente e imparzialmente, produrre. L'operazione è quindi stata presentata con la grancassa e grande dispendio di aggettivi: in realtà, poi viene partorito un documento di sintesi, presentato in assenza del Governo e del Premier , il che immagino sia già un segnale che si è voluto dare (se alla presenza viene annessa così grande importanza, reputo che altrettanto sarà accaduto per l'assenza). In generale, da una prima lettura sommaria di questo piano, osservo proprio una sorta di ulteriore smantellamento dello Stato e dei gioielli di famiglia. Ad esempio, l'ipotesi di costituire un fondo, che non si capisce bene se ammonta a 100 o 200 miliardi di euro (siamo proprio ai numeri estratti al lotto); si tratterebbe di un fondo con dentro il patrimonio residuo, ossia quello che resta dei cosiddetti gioielli di famiglia (dopo che abbiamo cominciato a smantellare il corpo dei "gioielli di Stato", con Prodi e l'IRI) e il patrimonio delle Regioni, quindi travalicando anche i limiti del proprio mandato, sostanzialmente per mettere a garanzia non si capisce bene quali debiti che dovrebbe contrarre lo Stato. Mi sembra invece che la proposta più banale e semplice sia quella formulata dal centrodestra in mille occasioni. l'emissione di debito pubblico finalizzata alla ripresa. Rispetto a tutto questo possiamo solo eccepire, immaginare e lavorare di fantasia per capire cosa c'è dietro a tutta quest'operazione. Immagino che dietro ci siano anche vicende legate al futuro del Governo Conte e di Conte stesso, se metterà insieme un partito o no. Rispetto a tutti questi balletti, il Parlamento si deve riappropriare del suo ruolo, Presidente e deve pretendere che il Governo venga a riferire su un'operazione che è stata presentata con la grancassa, che comunque ha comportato l'impegno di risorse, a prescindere dal risultato, e del cui approdo ci deve essere reso noto l'esito. Rispetto a tutto questo, il Gruppo Fratelli d'Italia appoggia naturalmente la proposta del collega Bagnai. (Applausi) . PRESIDENTE . Prima di proseguire con il dibattito, anticipo che riferirò naturalmente al Presidente del Senato la richiesta che è stata avanzata. PERILLI (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PERILLI (M5S) . Signor Presidente, magari quando riferirà al Presidente del Senato, aggiunga anche che è avvenuta una discussione completamente fuori sede, perché qui sull'ordine dei lavori c'è ben poco. Tra l'altro stupisce anche il fatto, presidente La Russa, che tale questione, che certamente può essere meritevole e ricevere tutta l'attenzione al fine di essere accolta, andrebbe discussa in sede di Conferenza dei Capigruppo. (Applausi) . Quindi, a mio parere, non solo è stata fatta una richiesta nell'alveo dell'ordine dei lavori che non c'entra nulla (Applausi) , ma oltretutto si è anche discusso il merito di ciò che si dirà probabilmente nel corso della discussione. Quindi, Presidente, a mio parere questo argomento potrà essere discusso, nella pienezza di una discussione parlamentare, in sede di Conferenza dei Capigruppo e non vedo come invece si possa collocare oggi una discussione sul merito perché addirittura è stato citato il Governo Prodi, si stanno citando dei provvedimenti, quello che non ha fatto o che deve fare Conte. Dunque, se è una discussione politica, ce lo dica anche lei Presidente, iniziamo a parlare del piano Colao e non del decreto-legge al nostro esame. Mi sembra che questo sia un escamotage . (Commenti) . No, non ho paura di discutere questi argomenti, ho solo detto che vanno discussi nella sede opportuna. Se voi utilizzate - come spesso fate - queste occasioni, togliendo tempo alla discussione del decreto-legge al nostro esame, per cercare di strappare qualche argomento politico qua e là fatelo pure, ma non è questa la sede. (Applausi). Mi spiace che si utilizzi ancora una volta lo strumento dell'ordine dei lavori, tra l'altro per un argomento che è ben noto da giorni, quindi dai Capigruppo è già stato affrontato e il Presidente del Gruppo della Lega non ha fatto cenno della necessità di chiamare Conte a riferire sul piano Colao. Vedo che oggi invece l'aria tira così. Presidente, le chiedo formalmente di riferire che, ancora una volta, è stata fatta una discussione sull'ordine lavori che con questo argomento non ha nulla a che fare. (Applausi) . PRESIDENTE . Stia tranquillo, senatore Perilli, riferirò, anche perché il Presidente era assolutamente informato, in guisa tale da assumere lei la decisione in merito alla richiesta di intervenire sull'ordine dei lavori che, per fortuna, non toglie tempo perché, come lei sa, il decreto sulla giustizia non è ancora pronto. Quindi, grazie a Dio, di tempo il Senato ne ha. (Proteste) . Intendo stamattina, sto dicendo solo che non c'è una perdita di tempo. È un dato obiettivo di fatto. Chiedo scusa se qualcuno si sente offeso. Il collega ha sostenuto che il dibattito in corso toglierebbe tempo alla discussione e io ho detto solo che, rispetto all'ordine del giorno immaginato, oggi non dovremmo avere una giornata strapiena. (Proteste) . Comunque il Presidente è stato informato e ha consentito che venisse avanzata la richiesta di intervenire sull'ordine dei lavori. MALAN (FIBP-UDC) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MALAN (FIBP-UDC) . Signor Presidente, ho sentito parlare di richieste fuori sede. In realtà fuori sede e chi fa fare a task force esterne e in convegni che non sono le Aule del Parlamento ciò che il Parlamento in base alla Costituzione dovrebbe fare. Questo significa essere fuori sede. (Applausi) . Se c'è un piano per il Paese, tocca allora ai partiti elaborarlo e ai Gruppi parlamentari. Ci sono degli autorevoli Gruppi parlamentari di maggioranza; perché non lo fanno loro e lo demandano, invece, a persone che magari stanno all'estero (e non abbiamo ancora capito quanto costano e che cosa fanno questi signori)? Qui il gioco è stato: delegittimare il Parlamento con la storia della casta e dei privilegiati, portare in Parlamento persone che evidentemente non si sentono adeguate al loro ruolo nel Parlamento e nel Governo e poi affidare a persone che non sono mai state elette da nessuno - e nella maggior parte non sono neppure conosciute da alcuno - decisioni che dovrebbero assumere il Parlamento e il Governo. È assolutamente questa la sede. (Applausi). Chi ha sbagliato la sede è il Governo. Se vuole fare dei convegni li faccia, ma innanzitutto faccia attività legislativa, non sfugga, non metta la fiducia su tutti i provvedimenti, non emani decreti-legge di 500 pagine dove è praticamente impossibile intervenire. Questo è il problema. Circa la finalità del lavoro che sta facendo la maggioranza o il Governo, o parti del Governo, ieri ho sentito anche degli interventi molto appropriati di esponenti autorevoli della maggioranza hanno sostenuto che le leggi si fanno in Parlamento, a Palazzo Madama, a Montecitorio e non nelle ville, sia pure istituzionali. (Applausi) Comunque queste cose vanno fatte nelle Aule parlamentari; se il disegno è quello di esternalizzare la gestione del potere legislativo e del potere esecutivo noi non siamo d'accordo, perché non condividiamo una violazione aperta della Costituzione. (Applausi). PRESIDENTE . Ricordo che la prassi consente l'intervento di un senatore per Gruppo a inizio seduta, come gli interventi di fine seduta sono fuori dall'ordine del giorno ma consentiti. FERRARI (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. FERRARI (PD) . Signor Presidente, vorrei fare alcune precisazioni e osservazioni intanto sullo spazio che stiamo occupando all'inizio di questa seduta, che è stata convocata con all'ordine del giorno la conversione del decreto-legge n. 30 del 2020, recante misure urgenti in materia di studi epidemiologici e statistiche sul SARS-Cov-2. Il provvedimento è pronto, quindi non stiamo parlando di una seduta nella quale il primo punto all'ordine del giorno era quello sulla giustizia, su cui invece c'è ancora una lavorazione in corso. (Applausi) . Stiamo parlando di essere pienamente nelle condizioni iniziare i nostri lavori, così come da calendario. Tuttavia, quello che ci tenevo ad osservare non è la legittimità di introdurre un tema politico, perché nessuno toglie alcunché al fatto che un Gruppo possa considerare il dibattito che si è aperto sul lavoro della commissione Colao un tema politico degno di un'apertura i lavori; però dobbiamo chiarirci su quale piega prendere perché, per quanto esista la libertà per ognuno dei Gruppi di esprimere i propri giudizi, se essi diventano onnicomprensivi si perde l'autorevolezza di questo inizio seduta. Le chiediamo pertanto, Presidente, a nome del Partito Democratico, di trasferire al Presidente del Senato una richiesta di maggiore attenzione su come si svolge questo dibattito; altrimenti ogni mattina si potrebbe aprire una discussione infinita su tutte le questioni di attualità del Paese, e ce ne sarebbero. In secondo luogo, penso che se vogliamo davvero rispettare il Parlamento, come è stato sollecitato, dobbiamo chiarirci su alcune questioni, la prima delle quali è la seguente: il Parlamento ha una sede nella quale andare a verificare se ci sono le condizioni per chiedere la presenza del Presidente del Consiglio? Io penso di sì, questo luogo è la Conferenza dei Capigruppo, quindi lo si usi in maniera propria. Dopodiché, se vogliamo aggiungere un'osservazione politica, non mi pare che il presidente Conte si sia sottratto rispetto alle Aule parlamentari a discussioni di ogni genere nella gestione di questa emergenza, da noi ampiamente richieste; quindi sarà quella la sede che troverà le forme più opportune per audire eventualmente ancora il presidente Conte, se ci sarà la necessità di farlo. Quanto poi alla commissione Colao, in alcuni casi trovo curiose le considerazioni dei colleghi del centrodestra: quando il Governo chiude tutto dentro le istituzioni si lamentano che non c'è apertura perché non è coinvolto il Paese (Applausi) ; nel momento in cui si coinvolge il Paese, come comunque è stato fatto, diventa in qualche modo un superamento dei poteri costituzionali previsti per il Parlamento. È chiaro a tutti che la commissione Colao si è insediata per una libera iniziativa di questo Governo e della maggioranza che lo sostiene e lo ha sostenuto anche in quell'operazione in condizioni assolutamente straordinarie, dove l'opinione di alcuni esperti autorevoli aveva una sua utilità, visto che stavamo procedendo con progressività e con molti dubbi su quello che stava accadendo attorno a noi. Troveremo il modo di discutere dei contenuti, ma chiudo rilevando che avevo detto poche settimane fa che un Parlamento è forte se propone e non occupa; oggi dico che è forte se è autorevole. A me non fa paura se la commissione Colao propone dei contenuti. Non ho il timore che questo Parlamento sia delegittimato. È chi pone la questione in questi termini che lo delegittima. Non ho timore che questo Parlamento sappia prendere da quel piano i punti più seri, all'altezza del ruolo che abbiamo, tralasciando quelli che non riteniamo all'altezza del medesimo ruolo, senza timore che qualcuno ci scavalchi. (Applausi). Temo che chi continua a mostrare la paura che qualcosa sappia scavalcare il Parlamento in realtà lo faccia perché non ha argomenti, né contenuti, per sostenere il dibattito nel merito. PRESIDENTE . Colleghi, confermo che riferirò al Presidente del Senato il tenore degli interventi che si sono susseguiti, come da prassi. Discussione del disegno di legge: Doc 1800 Conversione in legge del decreto-legge 10 maggio 2020, n. 30, recante misure urgenti in materia di studi epidemiologici e statistiche sul SARS-COV-2 (Relazione orale) Approvazione, con modificazioni, con il seguente titolo: Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 10 maggio 2020, n. 30, recante misure urgenti in materia di studi epidemiologici e statistiche sul SARS-COV-2 PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 1800. La relatrice, senatrice Castellone, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta. Pertanto, ha facoltà di parlare la relatrice. CASTELLONE, relatrice . Signor Presidente, il decreto-legge in esame reca la disciplina dello svolgimento di un'indagine di sieroprevalenza, quindi epidemiologica e statistica, condotta dal Ministero della salute e dall'Istat, concernente la diffusione nella popolazione italiana del virus SARS-Cov-2, che causa la malattia nota come Covid-19. L'indagine si basa sull'esecuzione di analisi sierologiche intese a rilevare la presenza di anticorpi specifici negli individui compresi nei campioni. Le finalità dell'indagine consistono: nell'acquisizione di un quadro di dati sullo stato immunitario della popolazione e sulla diffusione del virus; nell'acquisizione di informazioni sulle caratteristiche epidemiologiche cliniche e sierologiche del virus, ivi compreso il tasso di letalità, e nella possibilità di adeguare le misure di profilassi e di contenimento e le decisioni strategiche nel settore sanitario e socio-sanitario. Il comma 1 dell'articolo 1 autorizza il trattamento per fini statistici e di studi scientifici dei dati personali rilevati nell'ambito dell'indagine di sieroprevalenza in esame, ivi compresi quelli genetici e relativi alla salute. Il comma 2 prevede l'istituzione, presso il Ministero della salute, di un'apposita piattaforma tecnologica, destinata in via esclusiva allo svolgimento dell'indagine in oggetto, e specifica che quest'ultima si basa sull'esecuzione di analisi sierologiche per la ricerca di anticorpi specifici nei confronti del virus SARS-Cov-2, con riferimento agli individui rientranti nei campioni di cui al comma 3. Ai sensi di quest'ultimo, l'Istat, in accordo con il suddetto comitato tecnico-scientifico, individua uno o più campioni casuali di individui, anche longitudinali, rilevati anche su base regionale, per classi di età, genere e settore di attività economica, i quali saranno invitati a sottoporsi alle analisi sierologiche in oggetto. Con la locuzione «anche longitudinali» si fa riferimento alla possibilità di utilizzo degli stessi campioni nel tempo. Con un emendamento approvato in 12 a Commissione, si propone che la relazione annuale dell'Istat trasmessa alle Camere comprenda le attività svolte dall'istituto ai sensi del presente articolo 1. In base al comma 4, l'Istat trasmette con modalità sicura alla piattaforma summenzionata i dati anagrafici e il codice fiscale degli individui, nonché degli esercenti la responsabilità genitoriale o del tutore o dell'affidatario dei minori di età. Ai sensi del comma 5 le Regioni e le Province autonome, al fine di favorire l'adesione all'indagine, comunicano con modalità sicure ai medici di medicina generale e ai pediatri di libera scelta i nominativi dei relativi assistiti rientranti nei campioni, affinché questi ultimi siano informati dai suddetti professionisti dell'indagine in corso, mentre l'associazione della Croce Rossa italiana verifica telefonicamente la disponibilità dei singoli all'effettuazione delle analisi sierologiche. Si prevede che in tale contatto telefonico venga fissato l'appuntamento per il prelievo e si forniscano in maniera sintetica le informazioni da rendere all'interessato, ai sensi della disciplina europea sul trattamento dei dati personali. Con un emendamento approvato in Commissione igiene e sanità si propone di specificare che, nell'ambito di tale informazione sintetica, siano indicate all'interessato le fonti di cognizione delle informazioni complete. Queste ultime, in base al medesimo comma 5, sono pubblicate sui siti Internet istituzionali del Ministero della salute e dell'Istat. Il comma 6 prevede che i campioni raccolti presso gli appositi punti di prelievo vengono analizzati e refertati dai laboratori individuati dalle Regioni e dalle Province autonome; i risultati delle analisi sono comunicati all'interessato e, per il tramite della piattaforma summenzionata, al Ministero della salute e all'Istat. Un emendamento approvato in Commissione igiene e sanità propone di chiarire che le comunicazioni relative all'interessato siano effettuate con modalità sicure dalle Regioni e Province autonome, anche tramite i suddetti laboratori, mentre le comunicazioni, tramite la piattaforma, al Ministero e all'Istat sono eseguite dai laboratori medesimi. I campioni raccolti sono consegnati, a cura della Croce Rossa italiana, alla banca biologica dell'Istituto nazionale per le malattie infettive Lazzaro Spallanzani. Il titolare del trattamento dei dati raccolti nella banca biologica è il Ministero della salute e l'accesso ai dati da parte di altri soggetti per le suddette finalità di ricerca è consentito esclusivamente nell'ambito di progetti di ricerca congiunti con il medesimo Ministero. Il comma 6 prevede altresì che i campioni siano conservati presso la suddetta Banca biologica per un periodo non superiore ai cinque anni. Riguardo ai dati personali, il successivo comma 10 dispone che il Ministero della salute e l'Istat li cancellino trascorsi quarant'anni dalla raccolta, mentre gli altri soggetti utilizzatori possono conservare i dati personali solo per il tempo strettamente necessario alle finalità in oggetto. Il comma 7 consente che i dati in esame siano comunicati, purché privi di identificativi diretti, ai ricercatori rientranti nelle ipotesi di cui all'articolo 5- ter , comma 1, del decreto legislativo 14 marzo 2013, n. 33 e successive modificazioni, e a ulteriori soggetti individuati con decreto di natura non regolamentare dal Ministero della salute, d'intesa con il presidente dell'Istat, sentito il Garante per la protezione dei dati personali. Il comma 7, inoltre, consente che l'Istituto superiore di sanità tratti per le finalità di ricerca scientifica i dati raccolti nell'ambito dell'indagine in esame. Un emendamento approvato dalla Commissione igiene e sanità prevede la medesima possibilità di utilizzo anche da parte dell'INAIL. Il comma 8 prevede che anche l'associazione Croce Rossa italiana, Regioni e Province autonome, laboratori individuati dai suddetti enti territoriali, medici di medicina generale e pediatri di libera scelta siano soggetti responsabili del trattamento in esame agli effetti della disciplina sulla protezione dei dati personali. Il medesimo comma 8 consente che le Regioni e le Province autonome, per finalità di analisi e programmazione nell'ambito dell'emergenza epidemiologica in corso, abbiano accesso ai dati in esame dei propri assistiti in forma individuale, ma priva di ogni riferimento che ne permetta il collegamento diretto con gli interessati, prevedendo la diffusione dei dati solo in forma anonima e aggregata. Riguardo a tale disposto del comma 8, un emendamento approvato dalla Commissione igiene e sanità propone l'inserimento di una norma di salvezza delle previsioni del precedente comma 6. Il comma 9 prevede che, ai fini dello svolgimento dell'indagine in oggetto, possano essere acquisiti dati personali secondo le norme vigenti. Il comma 11 specifica che i dati personali raccolti ai sensi del presente articolo, vengano trattati esclusivamente per il perseguimento delle finalità individuate dal medesimo, nel rispetto dei principi generali sul trattamento dei dati personali. Ai sensi del comma 12, il commissario straordinario per l'attuazione e il coordinamento delle misure di contenimento e contrasto dell'emergenza epidemiologica da Covid-19 provvede all'acquisto dei dispositivi idonei alla somministrazione delle analisi sierologiche in esame, nonché di ogni bene necessario alla conservazione presso la suddetta banca biologica dei campioni raccolti. Il comma 13 prevede che, in ragione dell'urgenza, i soggetti deputati possano provvedere all'acquisizione di beni e servizi anche informatici strettamente connessi alle attività di cui al presente articolo mediante ricorso a forme di procedura negoziata senza pubblicazione di un bando di gara e previa selezione - ove possibile - di almeno cinque operatori economici da consultare. Il comma 14 consente che, per le finalità di cui al presente articolo, l'Istat conferisca incarichi di lavoro autonomo in numero non superiore a dieci e della durata di sei mesi. Il comma 15 reca alcune autorizzazioni di spesa e provvede alle relative coperture finanziarie. Infine, un emendamento approvato dalla 12 a Commissione propone di incrementare da 6 a 15 unità il numero massimo di incarichi individuali a tempo determinato relativi al profilo professionale di funzionario tecnico per la biologia, la chimica e la fisica che il Ministero della difesa può conferire in relazione all'incremento delle prestazioni a carico del dipartimento scientifico del Policlinico militare del Celio. La norma oggetto di novella fa riferimento, oltre che all'incremento delle prestazioni a carico del dipartimento scientifico del Policlinico militare Celio, causato anche dalle emergenze biologiche e dalla connessa necessità di sviluppo di test per patogeni rari, alla finalità di far fronte alle esigenze straordinarie e urgenti derivanti dalla diffusione del virus SARS-Cov-2 di garantire i livelli essenziali di assistenza e di sostenere e supportare le altre strutture del Servizio sanitario nazionale. PRESIDENTE . Ricordo che gli emendamenti approvati dalla Commissione sono stati inviati ai Gruppi, che hanno quindi un'ora di tempo a partire da ora per presentare subemendamenti. Sono le ore 10,06. SICLARI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, come sapete noi di Forza Italia dal 31 gennaio, da quando è stata ufficializzata l'emergenza sanitaria, lo stesso giorno in cui il Ministro è stato in quest'Aula ad annunciare l'inizio dell'emergenza, ci siamo subito resi disponibili a soccorrere il Paese, ad affiancare i nostri cittadini per superare il prima possibile questa emergenza e renderla meno grave di quanto si immaginasse. Lo abbiamo fatto dando supporto istituzionale al Governo. Lo abbiamo fatto in Parlamento, lo abbiamo fatto ogni giorno con il presidente Bernini e in Aula, dando un contributo fattivo con le nostre proposte, dando suggerimenti e consigli al Governo. Lo continuiamo a fare oggi, l'abbiamo fatto in Commissione e non abbiamo mai perso un attimo per dare quello che può essere il nostro supporto, non solo politico e istituzionale, ma anche concreto al Paese. Lo abbiamo fatto anche in Europa, attraverso il vice presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani e lo abbiamo fatto con il presidente del nostro partito, Silvio Berlusconi. Crediamo che bisogna fare squadra per uscire da questa gravissima emergenza che ha interessato il nostro Paese e la salute dei nostri cittadini, molti dei quali hanno addirittura perso la vita. Oggi discutiamo un provvedimento che prevede studi epidemiologici e statistiche rispetto al Covid-19. Presidente, noi ci rendiamo conto che questo provvedimento ha già registrato dei profondi limiti, sia nel merito che nel metodo. Nel merito, questo provvedimento prevede 150.000 test da somministrare ai cittadini italiani mediante un prelievo di sangue che deve essere fatto in luoghi specifici, attraverso la Croce Rossa italiana, che ringraziamo e dalle notizie che sono arrivate ieri in Commissione dal commissario Arcuri, su 167.000 telefonate e contatti avuti con i cittadini invitati a fare il test, soltanto 17.000 hanno risposto dando la disponibilità. Quindi, già questo è un limite allo screening . Sappiamo tutti - mi rivolgo al vice ministro Sileri che è un validissimo medico e lo sa benissimo - che l'approccio con la popolazione deve essere meno invasivo possibile, quando si tratta di fare uno screening , altrimenti i tempi si allungano di molto perché è difficile andare a individuare chi è disponibile a partecipare e, allungando i tempi, rischiamo anche di non rispettare la volontà del Governo di intervenire rispetto alle soluzioni da apportare a beneficio del Paese. È chiaro che aprire il Paese senza un'indagine epidemiologica è comunque un rischio; il fatto di farla certamente può essere un vantaggio, ma fatta in questo modo non aiuta né il Governo a trovare le soluzioni, né i cittadini a capire quale sia la presenza del virus all'interno del nostro territorio e soprattutto a capire quanti cittadini italiani siano stati a contatto con il virus. Questi test sostanzialmente servono per comprendere quanto sia stato presente il contagio in Italia, per individuare la percentuale della popolazione italiana che è stata coinvolta e lo si vede attraverso il risultato del test, che rivela la presenza di immunoglobuline e di anticorpi, sviluppati o meno. Ci rendiamo conto che 150.000 test a fronte di una popolazione di 60 milioni di persone sono inefficaci. Ci sono poi dei limiti anche per quanto riguarda il metodo, perché è assurdo che oggi ci troviamo in quest'Aula, in Parlamento, a dover discutere e votare un provvedimento che è già operativo: non c'è nulla da approvare oggi e da far partire domani, perché i test li stanno già effettuando. Piuttosto, come abbiamo detto ieri in quest'Aula e come ho detto anch'io, intervenendo sulla mozione che abbiamo presentato con i colleghi di Forza Italia, è necessario coinvolgere almeno il 10 per cento della popolazione, almeno sei milioni di cittadini italiani, in uno screening che possa dare risposte concrete al Governo e indirizzi su dove e come intervenire, che consenta di capire dove sia stato maggiormente presente il virus e capire quale sia il livello di immunità della popolazione. Attraverso questi test, riusciremo anche a comprendere quanta disponibilità ci potrà essere, da parte di chi si è ammalato, eventualmente a donare il sangue. Sapete che l'Aifa ha attivato il tavolo che si chiama Tsunami - io sono stato spesso a contatto anche con il direttore generale Magrini, che ringrazio della sua disponibilità - sul tema della plasmaterapia. Tsunami è il tavolo composto da esperti individuati dall'Aifa che deve valutare l'efficacia della terapia sperimentale con plasma, perché a quanto pare le sperimentazioni stanno dando ottimi risultati, addirittura il 96 per cento dei pazienti in terapia intensiva, in meno di 48 ore, sono guariti: una situazione del tutto imprevedibile, perché non reagivano alle terapie utilizzate attualmente per provare a guarire i pazienti dal Covid-19 e invece con la plasmaterapia hanno ritrovato la vita. Abbiamo lavorato molto in Commissione sulla plasmaterapia, abbiamo invitato anche De Donno, l'abbiamo invitato in Commissione a illustrare il lavoro e in quell'occasione abbiamo avuto conferma di quello che ho appena detto ed è per questo che abbiamo proposto di fare il test al 10 per cento della popolazione italiana, perché attraverso i test riusciamo a comprendere chi ha sviluppato le immunoglobuline e chi è disponibile a donare il proprio sangue, perché da un malato possiamo guarire un cittadino, quel malato può diventare un guaritore, possiamo guarire chi ha bisogno, chi oggi sta rischiando la vita. La mozione che abbiamo presentato ieri impegnava il Governo ad effettuare un maggior numero di test, a individuare i test sierologici e molecolari validi, che possono essere utilizzati in maniera rapida e non invasiva e, oltretutto, a realizzare la banca nazionale del plasma, attraverso la Croce Rossa e l'Avis, per raccogliere la disponibilità di chi era malato ed è guarito e vuole provare a guarire un nostro fratello che si trova in ospedale anche a rischio di vita. Per la sua importanza, lo studio epidemiologico non può limitarsi a 150.000 test, ma servono milioni di test, non solo per capire lo stato dell'immunità, ma anche per raccogliere la disponibilità di chi è stato malato ed è guarito a donare il proprio sangue per guarire, attraverso la plasmaterapia, chi oggi rischia la vita. Pertanto, per noi il provvedimento è molto limitativo. È chiaro che dagli errori bisogna imparare. Siamo stati contenti che gli impegni che abbiamo presentato ieri con la nostra mozione, confluiti poi in un ordine del giorno, siano stati accolti dal Governo. Chiediamo però che da quell'ordine del giorno, alla fine, possano nascere provvedimenti idonei, dei decreti attuativi capaci di dare risposte in questo senso, perché non possiamo rischiare di riaprire il Paese, com'è accaduto adesso, e di non farlo ripartire perché c'è paura. C'è la paura di non sapere quanto il virus sia presente, quella di non sapere quanto siamo immuni a quel virus e quanti di noi siano stati a contatto col virus, per cui le aziende e l'economia non riescono a ripartire. Questi sono gli effetti di qualcosa che non si conosce: quando non si conosce qualcosa, si genera paura. Oltretutto, quand'è che il Governo chiederà conto all'Organizzazione mondiale della sanità di tutte le dichiarazioni contraddittorie di questi mesi? La mascherina serve e poi la mascherina non serve; i guanti servono e poi i guanti non servono; gli asintomatici possono contagiare, mentre ieri ci è stato detto che forse l'asintomatico non può contagiare. Questo genera terrore e il terrore, chiaramente, non farà mai ripartire un Paese: noi dobbiamo essere in condizione di dare gli strumenti scientifici per dire che il Paese ha questo tipo di immunità, per cui possiamo partire con o senza determinate restrizioni. Serve dunque un lavoro più serio: è questo che abbiamo chiesto ieri ed è questo che noi diciamo anche oggi. PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Mautone. Ne ha facoltà. MAUTONE (M5S) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, il provvedimento in discussione, che ci apprestiamo ad approvare, prevede di verificare, attraverso le modalità di svolgimento di un'indagine statistica di sieroprevalenza, la diffusione del virus SARS-Cov-2 nella popolazione italiana. Conoscere nel modo più ampio e completo possibile lo stato immunitario della popolazione è una condizione indispensabile per programmare al meglio gli interventi normativi necessari per la gestione dell'emergenza sanitaria e le misure opportune di prevenzione e di profilassi atte a contrastare la diffusione del virus, nonché la gestione di eventuali nuovi focolai che dovessero verificarsi, al fine di circoscriverli al meglio in maniera rapida e opportuna e, infine, per porre le basi per una risposta efficace e pronta nel caso di un'eventuale successiva seconda ondata epidemica che, allo stato delle cose, gli esperti e gli studiosi possono solo ipotizzare, considerando il decorso di altre pandemie precedenti. I test diagnostici sierologici in esame, anche quelli ad alta specificità e sensibilità, rilevano la presenza di anticorpi: le IgM, anticorpi della fase iniziale e acuta dell'infezione, rappresentano la risposta precoce del nostro sistema immunitario a contatto con il virus, sia nei soggetti con manifestazioni cliniche evidenti, sia nei paucisintomatici che negli asintomatici; le IgG, gli anticorpi della fase successiva, che persistono come memoria immunologica. Dobbiamo assolutamente sottolineare che i test sierologici rilevano solo l'avvenuto contatto più o meno recente col virus e non escludono la possibile contagiosità del soggetto. Essa può essere rilevata solo dalla ricerca e dalla positività del RNA virale con i test molecolari, eseguiti attraverso i tamponi, che evidenziano la presenza del virus nelle secrezioni nasofaringee. È noto che attualmente non vi sono certezze scientifiche riguardo agli anticorpi che si vanno ad evidenziare, se essi siano neutralizzanti, ossia protettivi o no e se essi persistano a lungo termine. I test sierologici sono importanti, quindi, ai fini della ricerca e dell'epidemiologia sulla popolazione, certamente non ai fini diagnostici, come lo sono i test molecolari. D'altronde, è la stessa OMS a indicare le tre azioni prioritarie per una corretta applicazione di misure preventive: tracciare, testare e trattare. Sono le cosiddette tre «t», che sono necessarie nella corretta gestione del follow-up dell'epidemia, al fine di monitorare al meglio i vari territori. Tracciare la catena trasmissiva significa, in sintesi, valutare la circolazione del virus. I test sierologici sono uno strumento per conoscere la circolazione e la diffusione del virus e consentono di evidenziare l'avvenuto contatto anche in individui asintomatici e di valutare il rapporto e la percentuale tra il tasso di letalità dell'infezione rispetto al numero dei contagiati dal SARS-Cov-2. Vi è la necessità da parte del Ministero della salute e dell'Istat di un'indagine di sieroprevalenza su un campione di 150.000 persone reclutate in 2.000 Comuni distribuite per sesso, attività, età, aree geografiche e lavoro nel rispetto delle norme della privacy sul trattamento dei dati personali e nell'osservanza delle regole deontologiche. Tale indagine è fondamentale per ottenere una fotografia della reale diffusione del virus, permettendo inoltre di smussare le notevoli differenze sulle modalità e sui programmi che le diverse Regioni hanno finora applicato nell'esecuzione dei vari test diagnostici con riferimento a quando, come e su chi praticarli. Fondamentale, per l'adesione convinta e la disponibilità dei singoli cittadini all'effettuazione delle analisi ematologiche, sarà fornire le corrette informazioni sia attraverso l'apposito questionario predisposto dal comitato tecnico-scientifico e illustrato telefonicamente agli utenti dalla Croce Rossa italiana, sia soprattutto attraverso adeguate campagne di sensibilizzazione con il coinvolgimento, inoltre, dei medici di medicina generale e dei pediatri di libera scelta. Le scelte programmatiche per una corretta conoscenza epidemiologica sono necessarie e basilari per essere pronti ad attuare le giuste misure successive sanitarie e non solo che si renderanno indispensabili nel prossimo futuro. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Collina. Ne ha facoltà. COLLINA (PD) . Signor Presidente, in questi due o tre giorni siamo in Aula a ripetizione sul tema così importante e decisivo di come stiamo affrontando la pandemia e la presenza di questo nuovo virus così letale. Anche in Commissione ci si chiede sempre più spesso il senso del nostro lavoro, che sovente si accavalla tra approvazioni di nuovi decreti-legge, di linee guida, di valutazioni sui decreti del Presidente del Consiglio dei ministri e su cose che rappresentano con continuità l'azione di risposta al virus. È evidente che abbiamo misurato in queste settimane come il sistema istituzionale, rispetto alla rapidità di diffusione del virus, abbia una velocità differente nel dare delle risposte. Il confronto democratico nelle sedi preposte e le necessità imposte dalla velocità con cui il virus interviene sulla popolazione stanno su piani diversi e, quindi, trovare le condizioni giuste non dico per sincronizzare, che mi sembra una parola grossa, ma per mettere in linea la nostra capacità di discutere e di incidere sulla base dell'esperienza che raccogliamo, sia attraverso i contributi degli scienziati che attraverso la nostra personale capacità di discernimento, è una questione che sicuramente si pone alla nostra riflessione. È evidente che un decreto-legge in materia economica, che entra in vigore il giorno della firma da parte del Presidente della Repubblica e che ha sessanta giorni per essere convertito in legge e per essere modificato dal Parlamento con aggiunte e correzioni, ha un senso. È altrettanto evidente che, nel momento in cui invece un decreto interviene su azioni mirate a contrastare un virus così veloce, questi tempi possono essere inevitabilmente valutati come inadeguati nella fase principale dell'emergenza. Credo che noi dobbiamo capire qual è la misura della nostra funzione e come migliorare la catena di comando nell'affrontare questi eventi. Non c'è solamente il Parlamento, ci sono anche le Regioni, che tanta parte hanno nella gestione degli aspetti sanitari e quindi credo che una riflessione più complessiva su come il nostro sistema istituzionale risponde, ha risposto e potrà rispondere in futuro a eventi di questo tipo sia sicuramente un tema aperto, che anche questo decreto-legge ci mette davanti. Se il virus fosse stato nuovo e sconosciuto, come è stato questo, ma non fosse stato così letale e non avesse avuto un impatto così disastroso (non dobbiamo dimenticarci tutti i morti che ci sono stati), da dove avremmo cominciato per affrontare in modo sistematico questo tema? Avremmo cominciato da un'indagine di sieroprevalenza, perché si comincia da qui per dare una sistematicità alla risposta sanitaria in termini di prevenzione e di profilassi. Se non ci fossero stati questi esiti così giganteschi dal punto di vista dell'impatto sulla popolazione, noi avremmo affrontato il tema cercando di mettere in atto scelte volte a minimizzare l'impatto economico sul Sistema sanitario nazionale. Infatti fare prevenzione significa non solamente preoccuparsi di non far ammalare i cittadini, ma anche risparmiare sui costi per la cura: se uno non si ammala, ovviamente quei costi non ci sono. Se non comprendiamo qual è il disegno logico che sta alla base nell'affrontare temi come questo, è chiaro che oggi potremmo chiederci a cosa serve questa indagine e dire che non ha le caratteristiche giuste, che non raggiunge gli obiettivi e che si poteva fare in un altro modo. Io credo invece che l'indagine di sieroprevalenza, che è già partita, abbia un significato, perché è il primo elemento di uscita da un approccio emergenziale attraverso l'inizio di un approccio sistematico. Credo che questo sia l'elemento da sottolineare. Concludo evidenziando una criticità. Come comunità politica nel suo complesso, ci dobbiamo chiedere se siamo capaci di trasmettere alla popolazione il senso positivo di orientamento del cammino che stiamo facendo nell'affrontare questa emergenza e questa pandemia. Se su 150.000 contatti rispondono in 17.000, ciò vuol dire che non solamente il Governo, ma anche noi non abbiamo fatto bene il nostro lavoro, perché non abbiamo trasmesso alla popolazione il senso profondo di servizio alla comunità che questa indagine di sieroprevalenza significa per poter impostare un lavoro di prevenzione serio e scientificamente basato su aspetti sostanziali, per affrontare meglio quello che sarà il futuro della presenza del virus nella nostra comunità. Io credo che su questo, al di là di quelli che sono gli atteggiamenti e le giuste e legittime posizione politiche, non dobbiamo fare passi indietro; dobbiamo essere tutti uniti nel cercare di chiarire ai nostri cittadini qual è il senso delle cose che facciamo perché ci sono un senso e un orientamento che vanno nella direzione giusta e che dobbiamo riconoscere. Infatti, al di là di tutte le sfaccettature e gli elementi, le questioni fondamentali su come si affronta una pandemia sono scientificamente definite. Le caratteristiche del virus, la sua pericolosità, la sua aggressività, la tipologia delle patologie che preferisce "aggredire" nelle persone può poi essere diversa da un virus all'altro, ma la comunità scientifica ha in mente, ha definito e condiviso la modalità con cui si affronta una pandemia. E allora su questa linea principale dobbiamo essere capaci, anche come Parlamento, nella sua interezza, di dare i segnali giusti e univoci alla nostra popolazione e ai nostri cittadini. Tra tutti i provvedimenti che abbiamo adottato e che possono essere discutibili sotto vari aspetti, siamo di fronte al decreto-legge e all'azione che, sotto il profilo scientifico, sono meno discussi di tutti, c'è la totale consapevolezza e condivisione che questo sia l'approccio sistematico dal quale cominciare per affrontare la pandemia. In conclusione, credo che, sulla base di queste valutazioni, dovremmo affrontare con maggiore convinzione l'indagine di sieroprevalenza, promuoverla presso i nostri cittadini, sperando di arrivare al più presto a raccogliere dati che ci consentano di affrontare con maggiore incisività quella che sarà l'evoluzione della pandemia. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Binetti. Ne ha facoltà. BINETTI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, Governo, colleghi, continuiamo la lunga giornata iniziata ieri mattina su un dibattito che tocca molto da vicino lo stato di salute del nostro Paese. Continuiamo, avendo ben presente come la nostra sembri una corsa o meglio una rincorsa, tra quanto stabilisce e traduce in decisioni operative il Governo e quanto, invece, è chiamato a fare il Parlamento, che rincorre il Governo in una logica di approvazione di decisioni che sono già partite. Comincio da questo punto di vista che, a mio avviso, esprime la sottovalutazione sistematica che il Governo sta facendo nei confronti del Parlamento - cosa di cui mi dolgo profondamente, perché sono una parlamentarista convinta - per rilevare, ad esempio, un dato che è stato già riportato questa mattina da diversi colleghi: l'indagine che noi approveremo oggi è già partita. Siamo chiamati a realizzare una cosa che va già sul suo binario e che non sta incontrando il favore del Paese. Credo che al riguardo siamo chiamati a fare una riflessione seria. Il nostro Paese ha perso 34.000 persone nel giro di un mese: un dato a cui non possiamo abituarci e che non possiamo dare per scontato e che ci rallegriamo che il lockdown abbia in qualche modo contratto, ma 34.000 italiani non ci sono più. Di questi 34.000 italiani, una parte importante e significativa è rappresentata da persone anziane e, tra queste persone anziane, una parte altrettanto significativa è rappresentata da persone anziane che vivevano in residenze sanitarie assistenziali (RSA) o in altre strutture di questo tipo. Parte un'indagine di questo tipo e noi dovremmo immaginarci il Paese attento a chiedere davvero di essere in qualche modo testato. Abbiamo sofferto tutti di informazioni gravissime che ci sono arrivate di persone morte, per cui è stata posta una diagnosi di morte da Covid-19, senza aver ricevuto prima i test adeguati. Oggi a Brescia, fuori dagli Spedali civili si riunisce una popolazione numerosa di persone che hanno perso un familiare in queste condizioni e non sanno esattamente che cosa avesse (quindi di che cosa è morto) né sanno come siano andati avanti gli ultimi giorni delle persone care, ovvero se abbiano ricevuto tutta l'assistenza e le terapie a cui avrebbero avuto diritto. Questa gente lamenta che cosa? Esattamente questo: di non aver avuto test disponibili a sufficienza. A questo punto, parte l'indagine e tutti noi ci immagineremmo che le persone siano felici di partecipare; un'indagine il cui campione è stato costruito in modo casuale, tenendo presente quattro parametri: età, sesso, luogo di provenienza e condizioni economiche (così si dice). Questo campione casuale di 150.000 persone viene affidato a una realtà che entro certi limiti possiamo considerare al di sopra di ogni sospetto, la Croce Rossa - diciamo ancora che non si spara sulla Croce Rossa - che dovrebbe essere una specie di valore trascendente per antonomasia, anche se, disgraziatamente, anche sulla Croce Rossa si sono annidate ombre, e non poche. Ebbene, la popolazione invitata ad aderire a questa indagine risponde soltanto per un 25 per cento; esprime diffidenza nei confronti del proponente, nei confronti della struttura e dell'oggettiva disponibilità dei dati al termine dell'indagine. È chiaro che in queste condizioni siamo chiamati a doverci porre alcune domande: come mai un'indagine di questo tipo non intercetta il consenso del Paese? Dove è esplosa la diffidenza di sistema (tre cittadini su quattro)? Per quale ragione? Mi riservo di intervenire nuovamente dopo, durante la presentazione degli emendamenti che - faccio presente - sono stati tutti regolarmente bocciati. Invito i colleghi a prendere in mano il fascicolo, non a leggerlo, non ce n'è bisogno, basta guardarlo: gli unici emendamenti approvati, con tutto il rispetto, sono stati quelli della relatrice; tutti gli altri emendamenti sono stati cassati. E sapete qual è stata l'argomentazione? Che il protocollo è fatto così bene, è così preciso ed esaustivo che i cittadini non hanno bisogno di sapere altro: non devono dare il loro consenso, perché è già previsto nel protocollo; non devono difendere l'anonimato, perché è già previsto nel protocollo; non si deve chiedere se, per caso, qualcuno della famiglia è stato toccato dal Covid-19, è già previsto nel protocollo. Alla perfezione formale di un protocollo gli italiani hanno già detto no per un 75 per cento. Signori, qualche domanda varrà pure la pena porsela! Varrà pure la pena porsi la domanda di fondo, importante, dell'arroganza, della presunzione, del dogmatismo con cui questo Governo impone decisioni che, fortunatamente, ci lasciano perlomeno un diritto, un unico diritto: il diritto di dire di no, ma non il diritto di intervenire, non il diritto di modulare, non il diritto di migliorare, non il diritto di dialogare. Si badi bene, nella giornata di ieri, a partire da una mozione presentata dall'opposizione, nella persona del collega senatore Francesco Zaffini, l'opposizione ha risposto con un'adesione positiva di modulazione delle proprie richieste per venire incontro a un obiettivo politicamente forte e rilevante, l'obiettivo dell'unità, per dimostrare al Paese che il Parlamento è in grado di fornire una risposta unitaria, coesa, convinta e motivata su un determinato problema. L'opposizione assume su di sé la responsabilità di fare il passo avanti incontro alla maggioranza: non dimentichiamoci quello che è accaduto ieri, quando era l'opposizione a porre la mozione e ad aprire le porte all'inclusione nei confronti della maggioranza per generare la risposta di sistema. Oggi è il decreto-legge: l'iniziativa parte dalla maggioranza e chiude le porte di sistema a qualunque tipo di proposta sia venuta dall'opposizione. Oggi è l'arroganza di un potere che nega il dialogo effettivo ed efficace a un unico obiettivo, la tutela della salute degli italiani. Dopodiché, entrando nel merito, potremo dire se 150.000 test erano sufficienti, se sono pochi o tanti, e se la modalità di proposta telefonica è appropriata. Sembra quasi che siamo diventati un call center , anche se tutti siamo stanchi degli interventi telefonici: e invece la Croce Rossa interviene in questo modo, chiamando. E perché la Croce Rossa? Semplicemente perché perlomeno, sentir dire che è coinvolta la Croce Rossa e non questa o quella struttura dovrebbe creare la benevolenza di fondo e avrebbe dovuto creare il piano inclinato verso il consenso, una sorta di moral suasion , non per la sua competenza specifica - che nemmeno sappiamo, perché già la struttura con cui è formata la Croce Rossa a tutt'oggi un po' sfugge - ma per la parola: sarebbe dovuta bastare la parola Croce Rossa a fungere da collante positivo. Non è stato così. Vi è una crisi di fiducia e di consenso, c'è prevenzione sull'anonimato dei propri dati e sul diritto di disporne a vantaggio della propria salute, conoscendone il valore individuale e forte: questi dati sulla mia salute sono i miei e mi appartengono, quindi sono io a disporne a seconda di un consenso informato. E invece no: è tutto implicito. E voi volete che l'italiano medio sappia che è tutto implicito in questo? Ma c'è una mancata conoscenza di fondo su... (Il microfono si disattiva automaticamente) . Un minuto solo e concludo, signor Presidente. C'è veramente una sottovalutazione della ferita grave che quest'epidemia ha lasciato nella serenità, nella sicurezza e nel rapporto di fiducia; ha lasciato una cultura del sospetto pesante, che è stata totalmente sottovalutata dalla maggioranza. Per il resto, fate vobis : quando voteremo, voteremo; interverremo sicuramente però sui nostri emendamenti bocciati, che non abbiamo ritirato, per il piacere di commentarli e spiegarli. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Fregolent. Ne ha facoltà. FREGOLENT (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, signori del Governo, di cosa parliamo credo sia noto a tutti: d'altronde, avete annunciato la vostra indagine sierologica in tutte le sedi possibili. Intanto, una questione di metodo dimostra quanto poco vi interessi l'opinione di chi siede in questi banchi, perché avete i vostri comitati scientifici e i vostri Arcuri, che prima indicono il bando per l'acquisizione dei test sierologici (e precisamente il 17 aprile 2020) e poi vi ricordate che esiste un Parlamento; e così, il 10 maggio 2020, ben ventiquattro giorni dopo, approvate un decreto-legge per trovare la copertura politica di scelte già fatte. Tra l'altro, invece di indicare linee guida, avete fornito test del tipo CLIA o ELISA: forse sarebbe stato più corretto fare riferimento a criteri generali, che garantissero determinati requisiti, evitando però nomi specifici. Già, dimenticavo: è stato istituito un nuovo corso, nel quale anche l'Autorità garante per la concorrenza è impegnata a guardare altrove, tanto c'è un commissario che può tutto, in barba al codice degli appalti, che vale invece solo per gli italiani e le aziende italiane, vero? (Applausi). Tornando al testo del decreto-legge che stiamo per convertire, avete notato che le Commissioni hanno lavorato per nulla? Abbiamo presentato emendamenti migliorativi del testo che, anche se fossero stati condivisibili, non potevate accogliere dal momento che l'indagine è già partita. È così che voi intendete coinvolgere il Parlamento? D'altro canto, oggi la presenza del Ministro sarà significativa. Pensate forse che gli italiani non si renderanno conto che state di fatto istituendo una dittatura? (Applausi) . Non si renderanno conto che fingete di coinvolgere le minoranze solo per riempirvi la bocca di termini quali condivisione e partecipazione solo per non essere ripresi dal Presidente della Repubblica? I fatti parlano da soli. Nessuno discute sulla bontà dell'indagine, ma doveva essere inserita all'interno di una visione complessiva. Che cosa farete dei dati una volta elaborati? Pensate di predisporre un piano nazionale per le emergenze che metta insieme i test sierologici e i test molecolari prevedendo degli screening all'interno dei livelli essenziali di assistenza? Li utilizzerete per le riaperture, e magari per avere un'idea su cosa fare a settembre con la riapertura della scuola? Queste indagini faranno solo una fotografia della diffusione del virus in Italia, che avrebbe senso se ripetuta nel tempo, ma diversamente - lo sappiamo tutti - perde significato. Poi ne farete un'altra, allora, e stanzierete ancora soldi per una nuova indagine? In questi mesi abbiamo ascoltato numerosi interventi provenienti da tutte le forze politiche di maggioranza e di minoranza sull'importanza della rete di medicina territoriale e, quando avete l'occasione di valorizzare il personale dei dipartimenti di prevenzione, che per lavoro sono già formati ad eseguire screening e monitoraggi, voi che soluzione scegliete? Un contributo di 1.700.000 euro alla Croce Rossa italiana. (Applausi) : associazione sicuramente meritoria, ma non deve essere sostitutiva del personale dei dipartimenti di prevenzione, anche perché ora non avete più la scusa delle assunzioni. Vi ricordo che tutte le assunzioni che state facendo non saranno coperte dai fondi europei, qualunque sia la formula, perché l'Europa finanzierà progetti, spese in conto capitale e non spesa corrente. Volete dare informazioni corrette ai cittadini, per favore? Giustamente i dati vanno inseriti in una piattaforma adeguata e voi, invece di utilizzare una di quelle già esistenti, ne create un'altra, utilizzando, quando vi fa comodo, l'ampliamento del contratto attualmente in essere presso il Ministero. Ci dite che non si possono usare i dati di altre banche, e fin qui è chiaro e siamo d'accordo. Ma perché evitate di integrare quelle esistenti e continuate a crearne di nuove? Spesa, spesa e ancora spesa, senza pudore. (Applausi) . Utilizzate l'Istat e, quindi, perché non usare le piattaforme tecnologiche che hanno? No: è meglio crearne un'altra e speriamo almeno che sia in grado di dialogare con quelle che già si utilizzano. Tutto questo è davvero incredibile soltanto a immaginarlo. Altro aspetto particolarmente curioso contenuto all'interno del decreto-legge è la necessità da parte dell'Istat di stipulare dieci contratti di lavoro autonomo per la durata di sei mesi per un onere complessivo di 385.000 euro e, su quasi 2.500 dipendenti dell'Istat, voi ci volete far credere che non esistano all'interno dell'Istituto dieci persone con i requisiti per elaborare i dati di 150.000 campioni di test? (Applausi). Come Lega abbiamo chiesto la soppressione del relativo emendamento e l'utilizzo del personale interno per l'elaborazione dei dati. Lo avete bocciato. Solo questo dato parla da solo. Nella sfortuna dell'epidemia vi state ritrovando tra le mani una quantità di soldi che nessuno dei Governi precedenti ha mai avuto; quello che vi chiedono gli italiani che stanno a casa e sono in difficoltà è di non buttarli. Fate scelte consapevoli: sono soldi non vostri, ma delle future generazioni. Dovete pensare al bene dei cittadini e, se davvero avete a cuore la salute di tutti, adottate dei criteri di responsabilizzazione per tutti coloro che impiegheranno risorse pubbliche. Gli italiani devono poter sapere per che cosa avete speso i loro soldi. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Pirro. Ne ha facoltà. PIRRO (M5S) . Signor Presidente, colleghe e colleghi, qual è la ratio del decreto-legge in discussione e dell'indagine di sieroprevalenza da esso prevista? Ne abbiamo già parlato ieri quando abbiamo discusso le mozioni: questo è un tassello che va a comporre il mosaico che tutti insieme, unanimemente, ieri abbiamo delineato come necessario per la tutela della salute dei cittadini italiani. Serve a sapere con precisione come il virus ha circolato e sta circolando sul territorio nazionale; quanti cittadini italiani siano stati effettivamente contagiati, visto che tutti abbiamo sentito parlare di paucisintomatici e asintomatici. Dobbiamo quindi avere - come detto anche ieri - la fotografia precisa dello stato di salute della cittadinanza e dello stato di circolazione del virus. Dobbiamo anche sfatare tanti miti e fake news che hanno circolato e ancora circolano e che - a mio avviso - sono la ragione per cui tanti cittadini hanno paura di dire sì quando vengono contattati per partecipare a questa indagine. Abbiamo sentito di tutto su quanto si sia realmente diffusa la malattia. C'è chi dice che i morti in realtà sono stati decine di volte più di quelli realmente calcolati e chi sostiene che invece sono stati molti di meno, che ne abbiamo contati di più, che abbiamo contato come morte per Covid anche persone decedute per altre ragioni. Allora uno Stato serio si fa carico di tutte queste voci e cerca di dare una risposta univoca e autorevole. A questo serve l'indagine di sieroprevalenza. Persino l'Imperial College London ha fatto un'analisi secondo cui all'interno della popolazione italiana potrebbero essere tra i due e i sei milioni i contagiati, mentre noi ne abbiamo misurati e testati dieci volte di meno (siamo intorno a 230.000 contagiati al momento). Dove sta quindi la verità: sono due milioni o 230.000? Noi vogliamo dare una risposta affidabile, seria, scientifica a questa domanda. A questo serve l'indagine di sieroprevalenza, che si fa con un test che ci potrà dire quante persone hanno sviluppato gli anticorpi, di cui abbiamo lungamente parlato ieri. Questa è la ragione per cui si verrà sottoposti a questo tipo di test. Abbiamo operato con un decreto-legge perché siamo in una condizione di emergenza da cui non siamo ancora usciti e il decreto-legge è lo strumento che la Costituzione italiana mette a disposizione per intervenire velocemente in situazioni di emergenza. Non dimentichiamo che per alcune settimane il Senato è stato autorizzato a convocarsi solamente per questioni urgenti e solo da un paio di settimane abbiamo ripreso i lavori ordinari. Quindi, come avremmo potuto intervenire con una procedura ordinaria e in maniera così celere? Non potevamo. L'unico strumento era il decreto-legge. Considero pertanto quantomeno un po' pretestuose alcune polemiche, soprattutto su questo specifico argomento. Capisco però che ognuno debba fare ricorso al gioco delle parti e incarnare il ruolo che gli è proprio. Quello che dovremmo fare responsabilmente, visti il nostro ruolo e la nostra funzione, è dire chiaramente ai cittadini italiani che senza alcun dubbio devono partecipare all'indagine, che non corrono alcun rischio e non mettono a rischio nulla di quello che gli è proprio. E occorre dire loro che l'unico risultato che si può ottenere rispondendo sì alla chiamata che ricevono è contribuire al bene collettivo del Paese, fare qualcosa di utile per tutti, consentire di valutare con precisione qual è il tasso di letalità di questo virus, e si può fare ciò solo se sappiamo esattamente quanti cittadini sono stati contagiati e hanno contratto il SARS-Cov-2. Tutte queste informazioni ci sono utili per commisurare gli interventi successivi, per sapere come dobbiamo intervenire, per potenziare adeguatamente il nostro Sistema sanitario nazionale. Ecco che cosa dovremmo fare tutti quanti responsabilmente: dire a gran voce di partecipare all'indagine, perché si avranno non danni, ma solo benefici. Tra l'altro, credo che sia importante per tutti sapere se si è contratto o meno il virus e, quindi, si è, in qualche senso, possibilmente protetti dall'infezione. Questa indagine, infatti, oltre a informarci sulla diffusione, dopo che la scienza ci avrà messo a disposizione gli strumenti necessari, ci potrà dire anche se e per quanto tempo gli anticorpi che abbiamo sviluppato potranno proteggerci da una seconda eventuale infezione. Quindi, possiamo ricavare dall'indagine solo ottime informazioni per la tutela di tutti quanti noi. Di conseguenza, ripeto che mi sembra assurdo che aver sentito fare polemiche sul metodo con cui è stata trovata la ditta che ha fornito i test. È stata adottata una procedura d'urgenza, prevista dal codice degli appalti e, quindi, non in violazione dello stesso; procedura d'urgenza che, in situazioni simili a questa, negli ultimi mesi hanno utilizzato tutte le amministrazioni e gli apparati dello Stato. Non è stata una scelta occasionale ed estemporanea del commissario per l'emergenza, perché anche i Comuni, le Province, le Regioni hanno utilizzato le procedure d'urgenza per affrontare in maniera tempestiva la crisi in atto. Quindi, dovremmo tutti quanti mettere davvero da parte le nostre ideologie e bandiere e votare a favore del provvedimento in esame, che tutti abbiamo cercato di migliorare in Commissione. E dobbiamo dire ai cittadini italiani di rispondere positivamente alla chiamata della Croce Rossa o delle Regioni, perché è importante ritrovare tutti insieme il senso civico che ci è proprio. (Applausi). PRESIDENTE . Dichiaro chiusa la discussione generale. Ha facoltà di parlare la relatrice. CASTELLONE, relatrice . Signor Presidente, farò solo qualche breve commento. Ieri abbiamo chiarito la differenza tra test molecolari e test sierologici. Abbiamo detto come, alla fase di tracciamento, debba seguire quella del testing e come il testing debba essere fatto utilizzando test molecolari, che sono quelli che hanno la capacità di individuare la presenza del virus nell'organismo. Abbiamo anche detto, però, come siano utili i test sierologici a fine di indagini epidemiologiche. Ed è proprio questo il senso del provvedimento in esame, un provvedimento che dà luce allo studio di sieroprevalenza del Ministero della salute, che è già partito il 25 maggio. Quali sono i punti di forza di questo studio? Forse non sono chiari a tutti, avendo ascoltato dei commenti che, in effetti, vanno in direzione opposta. Innanzitutto si tratta di un protocollo multicentrico, organizzato in strati di aggregazione. Come abbiamo detto, il campione è selezionato dall'Istat con criteri rappresentativi di tutta la popolazione italiana. Tra l'altro, vorrei sottolineare che è scelto anche in base alle stime di prevalenza. Ad esempio, nelle Province in cui si stima una maggiore prevalenza del virus, il campione è più ampio. Questo protocollo multicentrico, suddiviso in strati di aggregazione, permette di selezionare un campione proveniente da 2.000 Comuni italiani, suddiviso per genere e attività lavorativa, nel quale sono inclusi anche gli operatori sanitari, e dico questo in risposta ad alcuni degli emendamenti presentati dalle opposizioni. Chiaramente in uno studio che ha una finalità di sieroprevalenza non si possono includere tutti gli operatori sanitari, che rappresentano una popolazione a rischio di contagio, perché il campione verrebbe falsato. Un altro punto di forza importante è la creazione di una biobanca di campioni. In quest'Assemblea sentiamo spesso parlare di ricerca e dobbiamo essere contenti quando, nei fatti, viene potenziata la ricerca. In questo caso, l'istituzione di una biobanca è certamente un punto di forza per la ricerca contro il virus SARS-Cov-2, perché i campioni, proprio perché longitudinali (ovvero utilizzabili anche in futuro), permetteranno una comparazione tra lo stato attuale dell'immunità della popolazione italiana e quello futuro. C'è un altro aspetto importante che desidero sottolineare. Un'indagine identica è già stata attuata in diversi Paesi europei - come Spagna e Svezia - esattamente con le stesse modalità. Questo test è stato scelto perché ha un'altissima sensibilità e specificità e tra l'altro, per chi non lo sapesse, è oggetto di un lavoro pubblicato su una prestigiosa rivista internazionale su un campione molto vasto di soggetti (addirittura 1.000 individui). C'è chi chiedeva perché si è utilizzata la Croce Rossa italiana. In realtà, sono state proprio le Regioni a chiedere di affidare questo compito a un ente terzo non solo per standardizzare le procedure, ma anche perché esse hanno carenza di organico, soprattutto nei dipartimenti di prevenzione. Abbiamo detto che lo studio è partito il 25 maggio scorso e, di tutte le Regioni, solo quattro sono riuscite a utilizzare il proprio personale nei dipartimenti di prevenzione. Questo è il motivo per cui avevamo presentato un emendamento, purtroppo dichiarato inammissibile, che prevedeva la stabilizzazione del personale precario della sanità. Mancano gli operatori sanitari - lo diciamo sempre - eppure non riusciamo a raggiungere l'obiettivo della stabilizzazione di chi lavora da anni e ha garantito la tenuta del nostro Sistema sanitario nazionale anche in questa emergenza. La senatrice Binetti ha commentato la bocciatura di molti degli emendamenti presentati. A tal proposito, ribadisco che essi prevedevano l'inserimento di norme già previste nella legislazione vigente in materia di tutela della privacy , oppure di inserire all'interno del campione una popolazione (come ad esempio quella degli operatori sanitari) che lo avrebbe falsato, sottolineo peraltro che all'interno di questo campione gli operatori sanitari sono una delle classi lavorative già previste. A chi infine ha detto - mi riferisco in particolare alla senatrice Fregolent - che si sarebbero potute utilizzare le altre banche, vorrei ribadire ancora una volta che uno degli impegni contenuti nell'ordine del giorno approvato ieri è proprio la creazione di una piattaforma presso il Ministero della salute che serva a coordinare le varie banche di raccolta dati finora istituite. Sottolineo che, al momento, le Regioni stanno generalmente effettuando test sierologici, ma su campioni selezionati (ad esempio gli operatori sanitari e i residenti delle residenze sanitarie assistenziali). Quindi, uno studio di sieroprevalenza che deve fotografare tutta la popolazione italiana non può includere solo il campione delle RSA o solo quello degli operatori sanitari. (Applausi). PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo. SILERI, sottosegretario di Stato per la salute . Signor Presidente, innanzitutto colgo l'occasione per ringraziare tutti coloro che hanno lavorato al provvedimento che oggi arriva in Aula. Ringrazio quindi la Commissione igiene e sanità per i lavori che ha svolto con la massima correttezza e armonia. Ringrazio i Gruppi parlamentari e Governo e Parlamento per il confronto che hanno posto in essere. Tutto questo ci consente oggi di avviare in Assemblea l'esame di un provvedimento di significativa rilevanza, ulteriormente migliorato rispetto al testo deliberato dal Governo. Ringrazio pertanto, a nome del Governo, il Presidente della 12 a Commissione, senatore Collina, e la relatrice, senatrice Castellone, che si sono adoperati con il massimo livello di professionalità e competenza, così come tutti i membri della Commissione igiene e sanità. Un apprezzamento particolare va anche al lavoro svolto dagli uffici delle Commissioni. Nel merito, il decreto-legge in oggetto è motivato dall'assoluta necessità di disporre con urgenza studi epidemiologici e statistiche affidabili e complete sullo stato immunitario della popolazione, che a oggi è ignoto, anche in ragione della consapevolezza delle difficoltà di valutare la frazione di infezioni da Covid-19 paucisintomatiche o asintomatiche che non richiedono assistenza medica, mentre fino ad oggi la sorveglianza epidemiologica si è concentrata principalmente sui pazienti che hanno fatto ricorso al Servizio sanitario nazionale, perché sintomatici, sospetti o contatti ad alto rischio di casi confermati in gruppi di popolazione specifici, ad esempio gli operatori sanitari. La comunità scientifica ritiene necessario acquisire informazioni sulle caratteristiche epidemiologiche e sierologiche fondamentali, tuttora poco conosciute, ma indispensabili per garantire la protezione dall'emergenza sanitaria in atto e - come poc'anzi rilevato - anche per l'eventuale possibilità di una seconda ondata. In sintesi, i risultati dell'indagine di sieroprevalenza condotta costituiranno un'utile guida per le decisioni strategiche di carattere sociosanitario che dovranno essere prese nei prossimi mesi. Non solo: utilizzando i dati raccolti mediante questa indagine, potranno essere compiuti studi che consentiranno anche di effettuare misurazioni più accurate della letalità e di migliorare gli sforzi di modellizzazione. In definitiva, si confida che i dati acquisiti tramite l'indagine aiuteranno a meglio definire le dinamiche di trasmissione del virus, ma non solo: serviranno per le terapie, per le cure, per proteggere la popolazione e indirizzare le nostre risorse. È stata quindi prevista l'autorizzazione al trattamento dei dati personali, anche genetici, relativi alla salute per fini statistici, e di studi scientifici svolti nell'interesse pubblico nell'ambito di un'indagine che sarà condotta congiuntamente dai competenti uffici del Ministero della salute e dall'Istat, in qualità di titolari del trattamento, ognuno per i profili di competenza. Come ho già riferito, i lavori svolti in Commissione hanno consentito di apportare delle migliorie al provvedimento, che rappresenta la base giuridica per lo svolgimento di questa indagine, che sarà svolta nel rispetto delle pertinenti regole deontologiche allegate al codice della privacy e di quanto stabilito dal protocollo metodologico approvato dal comitato tecnico-scientifico che, nel pieno rispetto del principio di trasparenza, è pubblicato e consultabile sul portale del Ministero della salute. Valutata l'esigenza di determinare l'estensione dell'infezione nella popolazione, l'Istat è stata autorizzata a provvedere all'individuazione di un campione casuale di 150.000 individui, stratificato su base regionale per classi di età, genere e settore di attività economica. Operativamente, i dati anagrafici e il codice fiscale degli individui in questione vengono trasmessi dall'Istat al Ministero della salute. Quest'ultimo è a sua volta abilitato a richiedere ai fornitori di servizi telefonici i recapiti degli utenti da rintracciare. Alla Croce Rossa è stato affidato il compito di verificare telefonicamente la disponibilità dei singoli all'effettuazione delle analisi e somministrare loro un apposito questionario predisposto dal comitato con il supporto del comitato tecnico-scientifico. La Croce Rossa italiana fornisce in forma sintetica le informazioni in ordine al trattamento dei dati personali, ivi inclusi quelli relativi ai risultati delle indagini sierologiche. Le informazioni agli interessati sono pubblicate in forma completa e consultabile sui portali istituzionali del Ministero della salute e dello stesso Istat. Con un emendamento approvato in Commissione, a ulteriore tutela degli interessati, è stato precisato che nella informativa sintetica deve essere data indicazione delle modalità attraverso le quali reperire le informazioni complete. L'iniziativa è accompagnata anche da attività di comunicazione e sensibilizzazione dell'opinione pubblica e dei soggetti direttamente coinvolti, anche per il tramite dei relativi medici di medicina generale e pediatri di libera scelta e le farmacie, al fine di favorire l'adesione all'indagine. I campioni sono raccolti presso appositi punti di prelievo allestiti a livello locale, anche presso le unità della Croce Rossa italiana, oppure, quando necessario, a domicilio. I campioni sono analizzati dai laboratori individuati dalle Regioni e dalle Province autonome e i risultati delle analisi svolte sono poi comunicati all'interessato. Con un emendamento è stato chiarito che garanti di tali comunicazioni siano le Regioni. In caso di diagnosi positiva, come stabilito dal protocollo metodologico, l'interessato viene messo in temporaneo isolamento domiciliare, contattato dal proprio Servizio sanitario regionale o dalla ASL per fare un tampone nasofaringeo che verifichi l'eventuale stato di contagiosità. La riservatezza dei partecipanti è mantenuta per tutta la durata dell'indagine. I risultati sono infine trasmessi dai laboratori al Ministero della salute e all'Istat per il tramite di un'apposita piattaforma informatica con modalità sicure. Grazie a un emendamento, l'attività svolta nell'ambito dell'indagine di sieroprevalenza sarà ricompresa nella relazione annuale al Parlamento svolta da Istat. I campioni raccolti saranno conservati per cinque anni presso la banca biologica dell'Istituto nazionale malattie infettive Lazzaro Spallanzani, nel rispetto delle linee guida per l'istituzione e accreditamento delle biobanche condotte dal Comitato nazionale per la biosicurezza e biotecnologie della Presidenza del Consiglio dei ministri. La conservazione dei campioni si rende necessaria al fine di garantire l'esecuzione di eventuali indagini sierologiche aggiuntive con la disponibilità di nuove metodiche standardizzate; valutare l'eventuale co-circolazione di altri coronavirus; valutare l'effetto della presenza di una risposta anticorpale a infezioni pregresse da altri coronavirus o altri virus respiratori, sull'efficacia dei vaccini per il coronavirus e di altri vaccini per virus respiratori. La banca biologica individuata risponde ai requisiti internazionali per la conservazione dei campioni ed è dotata di personale dedicato al sistema di controllo degli accessi, sistemi a elevato biocontenimento e software gestionali e posizionali dedicati. Il Ministero della salute è titolare del trattamento dei dati relativi ai campioni conservati nella banca e l'accesso ai dati sarà effettuato esclusivamente per il perseguimento delle finalità di ricerca individuate dal protocollo approvato dal comitato tecnico-scientifico nell'ambito dei progetti congiunti con il Ministero. L'Istituto superiore di sanità può trattare i dati raccolti nell'ambito di indagini per finalità di ricerca scientifica. È stato stabilito, con apposito emendamento, che sia attribuita tale facoltà anche all'Inail quale organo tecnico-scientifico del Servizio sanitario nazionale, al quale è demandato il compito di tutelare l'integrità psicofisica dei lavoratori e di svolgere e promuovere programmi di studio e ricerca scientifica nel campo della prevenzione degli infortuni, delle malattie professionali e della tutela della salute negli ambienti di vita e di lavoro. Del resto, oltre alle variabili demografiche, l'indagine di sieroprevalenza si basa anche sulle variabili lavorative, necessarie per poter definire la diffusione dell'epidemia e, quindi, il modello di rischio nelle differenti categorie di lavoratori. Regioni e Province autonome, ove risulti necessario per finalità di analisi e programmazione nell'ambito dell'emergenza epidemiologica in corso, hanno accesso ai dati dei propri assistiti in forma individuale ma priva di ogni riferimento che ne permetta il collegamento diretto con gli interessati e ai dati relativi agli assistiti delle altre Regioni in maniera anonima e aggregata, a soli fini comparativi. Infine, la norma proposta affida al commissario straordinario per l'emergenza sanitaria il compito di acquistare i dispositivi idonei all'esecuzione delle analisi sierologiche, tenendo conto delle caratteristiche dei test definite dal comitato tecnico-scientifico, in ragione di criteri di elevata specificità e sensibilità, facile realizzazione su larga scala e connotati da rapidità di ottenimento del risultato. Compete ugualmente al commissario provvedere all'acquisto di ogni bene strumentale alla conservazione dei campioni raccolti presso la banca biologica. Considerata l'urgenza, i soggetti coinvolti nell'indagine di cui trattasi sono autorizzati ad aggiudicare appalti pubblici mediante una procedura negoziata senza previa pubblicazione di un bando di gara, ai fini dell'acquisizione di beni e servizi, anche informatici, strettamente connessi all'attività in esame. (Applausi) . PRESIDENTE . Informo che non sono stati presentati subemendamenti agli emendamenti approvati in Commissione e che è scaduto il relativo termine. Invito il presidente Pesco a riferire all'Assemblea il parere espresso dalla 5 a Commissione permanente sugli emendamenti. PESCO (M5S) . Signor Presidente, gli emendamenti approvati in Commissione e giunti in Aula sono stati già tutti esaminati dalla Commissione bilancio, per cui il parere su tutti è di nulla osta. C'è soltanto una proposta di riformulazione di carattere ordinamentale, sulla quale non ci sono problemi dal punto di vista finanziario. In sintesi, quindi, gli emendamenti hanno tutti il nulla osta della 5 a Commissione permanente. PRESIDENTE . Colleghi, a questo punto è necessaria una sospensione di quindici minuti. (Commenti) . Secondo voi è un mio desiderio sospendere quindici minuti o si tratta di un'obiettiva necessità? Essendo scaduti da pochi secondi i termini per la presentazione dei subemendamenti, non abbiamo ancora potuto collazionare i testi degli emendamenti. Sospendo quindi i nostri lavori per quindici minuti. Non mi sembra drammatica una breve pausa. (La seduta, sospesa alle ore 11,17, è ripresa alle ore 11,35) . La seduta è ripresa. Onorevoli colleghi, abbiamo prima ascoltato il parere del Presidente della 5 a Commissione sugli emendamenti. In conformità a quanto stabilito durante l'esame in sede referente, la Presidenza dichiara improponibili, ai sensi dell'articolo 97, comma 1, del Regolamento, gli emendamenti 1.0.1 e 1.0.2, in quanto estranei all'oggetto del decreto-legge. ROMEO (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ROMEO (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, intervengo sull'ordine dei lavori. Ci apprestiamo a votare un emendamento su un decreto-legge, che riguarda le misure di contrasto alla situazione di emergenza che si è venuta a creare con il coronavirus; visto che ciò non era ancora capitato su un provvedimento del genere, volevo soffermarmi su questo momento solenne, con un bell'applauso dell'Assemblea per il fatto che non viene posta la fiducia. (Applausi). PRESIDENTE . La ringrazio, senatore Romeo, ma se tutte le volte che non viene posta la fiducia facessimo un applauso, sarebbe come a teatro. CASTELLONE, relatrice . Signor Presidente, esprimo parere contrario sugli emendamenti 1.1, 1.3, 1.4, 1.5, 1.7, 1.11, 1.14, 1.15, 1.16, 1.19 e 1.20. Esprimo invece parere favorevole sugli emendamenti 1.2, 1.6, 1.8, 1.10, 1.12, 1.13, 1.200, 1.17 (testo 2), 1.18, 1.100, 1.21 e 1.22. L'emendamento 1.9 è stato assorbito dall'emendamento 1.8 ed è stato ritirato in Commissione. Per quanto riguarda gli ordini del giorno, esprimo parere favorevole sull'ordine del giorno G1.100, purché siano aggiunte le parole: «a valutare l'opportunità di». Esprimo parere favorevole sugli ordini del giorno G1.101 e G1.102. Esprimo parere contrario sull'ordine del giorno G1.103. Esprimo infine parere favorevole sull'emendamento 1.0.100. SILERI, sottosegretario di Stato per la salute . Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello della relatrice. PRESIDENTE . Passiamo all'emendamento 1.1, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.1, presentato dalla senatrice Lunesu e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.2, presentato dalla Commissione. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'emendamento 1.3, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, procediamo alla votazione. BINETTI (FIBP-UDC) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BINETTI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, spero che a nessuno dei colleghi sia sfuggita, nei giudizi che venivano dati, l'alternanza favorevole-contrario laddove il parere favorevole è stato espresso su tutti gli emendamenti della relatrice mentre su tutti gli altri il parere è stato contrario. Vorrei illustrare gli emendamenti 1.3 e 1.4 che pongono all'attenzione dell'Assemblea la necessità che nel disegno di legge venga prestata una particolare attenzione agli operatori sanitari per sapere in che misura coloro che erano stati a contatto con i pazienti, quindi a contatto con un contesto ad alta densità di rischio per il contagio, avevano contratto o meno la patologia, e nello stesso tempo estendere questa attenzione anche ai loro familiari. Si dice che il disegno di legge era altro. Il disegno di legge può anche essere altro, ma la nostra era un'intenzione migliorativa, e per miglioramento non si intende un mero miglioramento dello strumento, ma una presa di coscienza verso tutti coloro che in questi tre mesi sono stati a contatto diretto con i malati e con gli ambienti sanitari per capire quanti di loro sono rimasti contagiati e magari sono rimasti asintomatici, per cui non ci siamo resi conto che hanno contratto il virus, ma appunto, avendolo contratto, a loro volta sono diventati soggetti in grado di trasmetterlo. Questo richiedeva una possibilità di intervenire sul disegno di legge, in termini oggettivi di interesse nei confronti del personale sanitario e delle loro famiglie - sappiamo che molti operatori sanitari sono andati a vivere lontano dalle loro famiglie per non essere oggetto di trasmissione della patologia - e avrebbe sicuramente consentito di capire il livello di esposizione al virus, quindi il livello di rischio delle famiglie degli operatori sanitari e che cosa stava succedendo. Questo era un modo non solo di dire grazie agli operatori sanitari in una dimensione romantica e sentimentale (in stile «ti ringrazio per quello che hai fatto per me»), ma anche di prendere coscienza di come si sta muovendo e si è mosso il virus e di che prezzo hanno pagato queste persone, comprendendo i diritti che hanno ragione di rivendicare per garantire al meglio la loro salute. (Applausi). PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 1.3, presentato dalle senatrici Binetti e Rizzotti, fino alle parole «analisi sierologiche». (Segue la votazione) . Il Senato non approva. (v. Allegato B) . Risultano pertanto preclusi la restante parte e l'emendamento 1.4. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.5, presentato dalla senatrice Fregolent e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.6, presentato dalla Commissione. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'emendamento 1.7, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, procediamo alla votazione. FREGOLENT (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. FREGOLENT (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, insistiamo per l'accoglimento di quest'emendamento, che vede la valorizzazione dei dipartimenti di prevenzione, in una logica che dovrebbe essere quella dell'intera maggioranza, perché bisogna essere coerenti e congruenti con quanto si dice. Se quindi di valorizzazione parliamo, con riferimento alla medicina del territorio, dobbiamo farlo anche per i dipartimenti di prevenzione, mettendoli nella condizione di fare il loro lavoro, in modo che possano fare monitoraggio o screening , senza disperdere ulteriori risorse di tutti gli italiani. (Applausi). PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.7, presentato dalla senatrice Fregolent e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.8, presentato dalla Commissione. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Risulta pertanto assorbito l'emendamento 1.9. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.10, presentato dalla Commissione. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'emendamento 1.11, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, procediamo alla votazione. BINETTI (FIBP-UDC) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BINETTI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, l'emendamento al nostro esame era stato presentato dal collega De Bonis e io l'ho sottoscritto in Commissione, facendolo mio. Mi sembra molto utile richiamare su di esso l'attenzione di tutti. Vorrei che quantomeno lo leggeste e ne prendeste atto. Dopo di che la maggioranza voterà contro e noi voteremo a favore di questo emendamento per una ragione molto semplice: l'indagine sui dati genetici della popolazione, messa in relazione al fatto che una persona si sia sopposta o meno al test sierologico, corre il rischio di diventare molto penetrante nella vita intima del soggetto, senza che il soggetto stesso ne abbia piena consapevolezza, né abbia dato un esplicito consenso, tanto più quando si tratta dei figli. Questo è un dato, signori, su cui perlomeno vi invito a ragionare e a riflettere. Consegniamo il nostro codice genetico per fare un'indagine sull'influenza da SARS-Cov-2. Da questo punto di vista domani ci potranno chiedere qualunque cosa per qualunque motivo in qualunque momento, disponendo di tutti i nostri dati senza che mai più ci venga chiesto successivamente il consenso perché lo abbiamo dato a priori, senza sapere a cosa stavamo dando il consenso. (Applausi). Correlare la consegna del proprio codice genetico a qualcuno per un'indagine sierologica mi sembra veramente eccessivo, potremmo dire come sparare sulla Croce Rossa o comunque come sparare una cannonata su un dato molto particolare. È veramente un abuso di penetrazione dei dati personali. Spero che perlomeno la gente abbia consapevolezza. Non stupiamoci allora se un italiano su quattro dice no al test perché non vuole consegnare il proprio codice genetico. (Applausi). PRESIDENTE . Pregherei chi deve intervenire di farlo dai posti appositamente segnalati dal nostro senatore Questore, che è qui a darvi tutto l'aiuto possibile e immaginabile. Pregherei inoltre chi è vicino agli oratori che possono parlare senza mascherina di ricordarsi che invece è obbligatorio indossarla, soprattutto vicino a chi non la usa, almeno finché gli esperti ci dicono che serve (cosa che è anch'essa messa in discussione). Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.11, presentato dal senatore De Bonis. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.12 (testo 2), presentato dalla Commissione. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.13, presentato dalla Commissione. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.14, presentato dalla senatrice Marin e da altre senatrici. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo alla votazione della prima parte dell'emendamento 1.15. BINETTI (FIBP-UDC) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. Presidenza del vice presidente TAVERNA (ore 12,01) BINETTI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, questo emendamento fa riferimento a un elemento che potrebbe sembrare banale a gran parte dei senatori presenti in Aula, ma ad alcuni potrebbe sembrare significativo. Esso riguarda il fatto che, con l'inizio della fase 2, tutti sono tornati a vivere in famiglia. Quindi, anche coloro che si erano in qualche modo isolati per proteggere i membri della propria famiglia, di fatto, hanno intorno a loro una sorta di cuscino di persone, generalmente persone care, che sono esposte al rischio del contatto con loro. In questo caso, l'emendamento dice questo: se tu risulti positivo, potresti essere un positivo asintomatico e, quindi, potresti appartenere a quella categoria di persone che hanno contratto il virus ma, non avendo avuto nessuna sintomatologia clinica, in quanto tali non sono state riconosciute. Nel momento, però, in cui, alla prova dei fatti, sottoposto al test sierologico, tu risulti positivo, allora deve scattare un'indagine che coinvolge anche la tua famiglia, perché, probabilmente, la tua famiglia non aveva idea che tu fossi positivo, ma, quindi, non aveva nemmeno idea del rischio che stava correndo. Questo emendamento dice semplicemente questo: non trattiamo chi fa un test sierologico come un numero, ma trattiamolo come una persona; trattiamolo come una persona che può essere, a sua volta, parte integrante di un nucleo familiare. Quindi, estendiamo l'attenzione di cura, non solo l'attenzione di raccolta dati, tipica del test sierologico, ma l'attenzione a chi intende farsi carico delle persone che sono state esposte al virus, in modo da completare l'indagine, da coinvolgere la famiglia e sapere se ci sono, in quel contesto, altre persone che possono risultare positive ancorché altrettanto asintomatiche, come il soggetto che abbiamo appena testato. Rispetto a tutto questo, in Commissione mi è stato detto che tale aspetto è già compreso nel protocollo. Io sono andata a verificare e, nel protocollo, questo non c'è, in quanto il protocollo è centrato su una raccolta dati, e non su una presa in carico dei pazienti asintomatici. In questo caso, io credo che la preoccupazione nei confronti del Paese, quella minaccia che pende sulle nostre teste, che è la minaccia che a settembre possa esserci un revival di questa epidemia, potrebbe essere occasionata anche dai pazienti asintomatici che sono in giro e che noi non abbiamo identificato, né loro né i loro nuclei di provenienza. Io questa la considero una omissione nel protocollo; la considero una mancanza di attenzione alla persona; la considero una imprudenza sul piano clinico, scientifico e anche procedurale. PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 1.15, presentato dalle senatrici Binetti e Rizzotti, fino alle parole «sono obbligati». (Segue la votazione) . Il Senato non approva. (v. Allegato B) . Risultano pertanto preclusi la restante parte e l'emendamento 1.16. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.200, presentato dalla Commissione. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.17 (testo 2), presentato dalla Commissione. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.18, presentato dalla Commissione. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.19, presentato dalla senatrice Marin e da altre senatrici. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.20, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere condizionato ad una riformulazione. FREGOLENT (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. FREGOLENT (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, rinnoviamo l'invito a che l'emendamento 1.20 venga accolto. Mi sembra davvero paradossale che all'interno dell'Istat non si riescano a trovare dieci persone che possano processare i dati di 150.000 test. Ricordo che l'Istat ha quasi 2.500 dipendenti; pertanto, buttare 385.000 euro mi sembra davvero uno spreco di risorse ed un insulto nei confronti dei nostri cittadini. (Applausi) . PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.20, presentato dalla senatrice Fregolent e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.100, presentato dalla Commissione, che ottempera ad una condizione posta dalla 5 a Commissione. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.21, presentato dalla Commissione. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.22, presentato dalla Commissione. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Chiedo alla senatrice Fattori se accetta la riformulazione dell'ordine del giorno G1.100. FATTORI (Misto) . L'ordine del giorno G1.100, insieme alla mozione che ho presentato ieri, riguarda per l'appunto un invito a prendere in considerazione molto seriamente gli allevamenti e i centri di produzione carne. Questo ordine del giorno l'ho presentato anche sotto forma di interrogazione sia al ministro Catalfo sia al Ministro dell'agricoltura, perché riguarda un tema che ha un impatto non solo sugli operatori del settore, ma anche sull'economia dello stesso. È chiaro, infatti, che se succede in Italia quanto successo in altre nazioni, viste le difficoltà che già caratterizzano il nostro settore agroalimentare delle carni, figuriamoci cosa accadrebbe se non dovessimo controllare quello che avviene nei centri di produzione carne. Aggiungo un altro elemento, cioè che gli operatori di cui ci siamo dimenticati in tutta questa emergenza sono quelli della grande distribuzione: le cassiere e tutti coloro che hanno garantito il rifornimento di cibo durante l'epidemia. Mi dispiace vedere che tali soggetti non sono inclusi tra le categorie a rischio in nessun decreto e in nessuna mozione. Nell'accettare quindi la proposta di riformulazione "a valutare l'opportunità", prego il Governo di prendere seriamente la questione e di non derubricarla come uno dei tanti ordini del giorno in cui il Governo valuta, appunto, l'opportunità. Ci giochiamo la salute di persone che purtroppo si sono viste mettere un po' da parte, mi riferisco alle commesse e a tutti gli operatori del settore ortofrutticolo. So che forse queste professioni non sembrano nobili come quella dell'infermiere, ma sono persone che ci hanno assistito e si sono messe a rischio. Per favore, quindi, includiamole nelle categorie a rischio. Ringrazio il Ministro di aver accettato questo ordine del giorno anche in questa forma. Sebbene fosse già stato accettato in Commissione, ci ho tenuto a dichiarare anche in Aula che accetto la riformulazione proposta. PRESIDENTE . Essendo stati accolti dal Governo, gli ordini del giorno G1.100 (testo 2), G1.101 e G1.102 non verranno posti ai voti. Chiedo alla senatrice Binetti, come seconda firmataria, se insiste per la votazione dell'ordine del giorno G1.103. BINETTI (FIBP-UDC) . Non insito, lo ritiro. PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.0.100, presentato dalla Commissione. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Gli emendamenti 1.0.1 e 1.0.2 sono improponibili. (Il senatore Grassi chiede di intervenire). Senatore Grassi, dovrebbe cortesemente parlare ad un microfono, perché io così non la sento e non la sente neppure l'Assemblea. Se il problema è che non è riuscito a votare, si avvicini al banco della Presidenza e i senatori Segretari raccoglieranno il suo voto. PARENTE (IV-PSI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. I colleghi che si stanno allontanando lo facciano nel rispetto delle distanze e della senatrice che sta intervenendo. PARENTE (IV-PSI) . Signor Presidente, tra poco daremo il voto finale alla conversione in legge di un decreto del Governo del 10 maggio 2020, n. 30, che reca, come sappiamo tutti, misure urgenti in materia di studi epidemiologici e statistiche sul SARS-Cov-2, quindi una questione importante, essenziale in questo momento di pandemia. Qual è la finalità? Come abbiamo ricordato tutti, con accenti diversi, la finalità è di indagare lo stato immunitario della popolazione, dunque un obiettivo indispensabile, perché sappiamo tutti che questo virus è pressoché sconosciuto alla comunità scientifica mondiale. Pensiamo solo alla bontà di un'indagine di questo genere per capire il grado di incidenza degli asintomatici o dei paucisintomatici: ognuno di noi quotidianamente ha timore di trovarsi a contatto con chi non ha sintomi, ma ha la malattia. La scienza sta recentemente approfondendo anche il tema del grado di contagio degli stessi asintomatici, ma siamo noi politici che, dovendo naturalmente seguire passo passo la scienza, che anche nel mondo si sta confrontando su questo virus sconosciuto, abbiamo il compito di prendere delle decisioni e decidere su un'indagine epidemiologica è un tema che riguarda la politica. Come ricordava infatti poc'anzi il Sottosegretario - compito della politica è anche quello di garantire la programmazione sanitaria del futuro. Parliamo di 150.000 persone che verranno sottoposte al test sierologico, divise per età, sesso e territorio, con una prevalenza dei territori maggiormente colpiti, come ricordava la relatrice. Pensiamo, ad esempio, a quanto potremo approfondire anche noi politici, nel momento in cui avremo questi dati - perché pure questo è compito della politica - il tema dell'interazione tra clima e incidenza della malattia. Ci sono degli studi scientifici a questo proposito e noi avremo il compito di approfondire tale tema. Quest'indagine deve fornirci dunque dati sulle caratteristiche epidemiologiche e sierologiche poco conosciute e dati essenziali per garantire la protezione da questa terribile pandemia. Abbiamo sentito in quest'Aula interventi dell'opposizione in cui si è detto dello scarso consenso all'indagine da parte della popolazione. Intanto, credo sia opportuno fare una precisazione sulle 175.000 telefonate e sulla mancata adesione di molte persone. Non è esattamente così. A quanto risulta, le telefonate sono indicative di chi ha il numero di telefono - e la Croce Rossa ha i numeri di telefono - ma non di quante risposte sono state date: al momento non sono state fatte tutte le telefonate, quindi è molto importante che il Parlamento sia a conoscenza dell'andamento dell'indagine. Tuttavia, prima di mettere ancora una volta la croce addosso ai cittadini e alle cittadine, che sono molto addolorati, molto preoccupati e molto in ansia come tutti noi per la situazione, penso - lo dicevamo ieri qui in Aula a proposito della mozione sui test sierologici - che il Governo debba fare un patto collaborativo molto forte con i Presidenti di Regione perché questa indagine possa avere una realizzazione importante: parlo dei Presidenti di Regione di tutti gli schieramenti politici. Con riferimento a quanto dicevamo ieri, in occasione di questa terribile pandemia noi abbiamo scontato appunto il tema del rapporto Stato-Regioni: è il momento di riprendere le fila proprio ai fini di questa indagine. In secondo luogo, dobbiamo lavorare molto di più, dobbiamo fare un patto - il Governo, ma anche il Parlamento dovrebbe fare la sua parte - per un maggiore coinvolgimento dei medici di base e dei pediatri per dare informazioni alle cittadine e ai cittadini. Al riguardo, proprio ieri abbiamo discusso della necessità di dare informazioni corrette ai cittadini sulla differenza tra tamponi e test sierologici. Come ci spieghiamo, infatti, che tantissimi cittadine e cittadini si stiano recando autonomamente presso i laboratori privati per eseguire il test sierologico - che non è diagnostico, per cui è chiaro che molti hanno scarsa informazione - e non aderirebbero invece a questa iniziativa? Parliamo di un'iniziativa che deve significare responsabilità istituzionale, allargare il protagonismo dei medici e dare una maggiore informazione ai cittadini. Credo pertanto che il Governo debba fare una comunicazione istituzionale più approfondita e capillare perché, come diceva molto bene il presidente della Commissione sanità Collina, questa indagine ha una valenza di bene pubblico e, come tale, le istituzioni, ovvero noi, devono prenderla, diffonderla e farla comprendere accompagnando i cittadini e le cittadine in questa importante iniziativa. Anche noi della maggioranza avremmo migliorato il provvedimento, soprattutto - come ricordava la relatrice - relativamente al tema della stabilizzazione degli operatori sociosanitari, di cui questa epidemia ha dimostrato l'importanza in maniera eclatante. Non era questo il provvedimento adatto, ma questo è l'impegno. Farei un appello all'opposizione: riprendiamo lo spirito di ieri quando abbiamo votato tutti insieme la mozione perché dividersi su un'indagine sierologica che è bene pubblico non è esattamente ciò che i cittadini si aspettano da noi politici. Comprendo le molte considerazioni fatte, però penso sia essenziale, come dice l'opposizione, che il Parlamento riprenda il suo ruolo centrale e, allora, riprendiamolo su un monitoraggio serio di questa indagine. Cerchiamo di chiedere al Governo di fare degli step in Parlamento su come sta andando l'indagine. Dico: fidiamoci. Credo che il Paese in questa fase importante abbia bisogno di tanta fiducia: fidiamoci di un'istituzione come ISTAT (capace sicuramente di fare indagini di questo genere); fidiamoci della Croce Rossa (che ha avuto il compito di coinvolgere telefonicamente le persone); fidiamoci dei nostri concittadini. Alziamo anche la testa come parlamentari e chiediamo al Governo di fare questo patto istituzionale, perché l'indagine possa andare avanti e perché manteniamo noi, come Parlamento, il monitoraggio di questa indagine. Penso sia importante dare fiducia alle cittadine e ai cittadini e dare un esempio responsabilmente come politici, sia di maggioranza che di opposizione, perché il dolore vissuto - e che continuiamo a vivere - faccia in noi memoria e possa risollevare il Paese. Per queste ragioni, il Gruppo Italia Viva-P.S.I. voterà a favore del provvedimento. (Applausi). ZAFFINI (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ZAFFINI (FdI) . Signor Presidente, colleghi, ci intratteniamo per l'ennesima volta in questi giorni su un argomento di natura tecnico-sanitaria e evidentemente parto - perché lo apprezzo - dall'intervento del presidente Collina, il quale da par suo ha tentato di ricomporre il quadro di una situazione che ci vede ancora una volta divisi e con idee abbastanza distanti. Parto da una considerazione del presidente Collina. Mi è sembrato di capire che lui riconosca amaramente il fatto che una così modesta frazione del campione abbia risposto negli ormai quindici giorni in cui l'Istat sta lavorando. Lui attribuisce questa vicenda a un difetto di comunicazione e di presa di coscienza. Presidente Collina, come ho anticipato, apprezzo le sue parole; ma in realtà, ammesso che sia un problema di comunicazione, io credo che tutto ciò possa essere rubricato nel fatto che i cittadini italiani ormai non credono più a niente di quello che dice il Governo, perché ne ha dette talmente tante, l'ha fatto in modo talmente disordinato e con un piglio così poco meritevole di fiducia che, anche quando in qualche circostanza dice magari qualcosa di importante (come succedeva al famoso Pierino e il lupo) purtroppo ormai è pregiudicata la possibilità e la propensione all'ascolto da parte dei cittadini. Ma aggiungo di più. In realtà questo test incontra dei problemi che sono insiti nell'invasività del prelievo. È assolutamente naturale che la gente interpellata abbia una qualche resistenza a farsi fare un test invasivo, che prevede un prelievo in vena. Mi torna in mente quante volte ci siamo confrontati sulla necessità di mettere a disposizione strumenti non invasivi per fare questo famoso screening , che ieri abbiamo inserito nel documento votato all'unanimità da questa Assemblea. È questo il tema ed è assolutamente naturale. Lo stesso discorso vale per il tampone; ho sentito tanta gente dire che non voleva farlo perché gli hanno detto che dà fastidio o perché non gli piace farsi mettere in gola il cotton fioc usato per il prelievo. Tutto questo sta all'interno di un quadro; è il Ministero che deve fare questa valutazione, che paradossalmente è stata invece molto veloce. Apprezzo la grande rapidità nella validazione dei test Abbott. Avremmo auspicato che, con la stessa rapidità e con la stessa capacità, tutta la filiera tecnica che sta a monte del Ministero avesse partorito un metodo che noi stiamo chiedendo dai primi di marzo. È infatti dai primi di marzo che parliamo di un mezzo utile ad effettuare uno screening profondo sulla presenza del virus nella popolazione; questo non può essere fatto tramite giochini statistici o operazioni che ricordano molto i sondaggi e le proiezioni elettorali. Lo dico a tutti noi: a parte i fenomeni ultimi arrivati, chiunque faccia politica da parecchio tempo conosce la differenza tra un sondaggio, una proiezione e i risultati che vengono fuori dalle urne, che a volte sconfessano le proiezioni (anzi, le sconfessano quasi sempre, anche le più approfondite). Questa, colleghi, è un'indagine di sieroprevalenza basata su un giochino statistico, che personalmente non mi tranquillizza affatto. Io non sono uno di quelli che pensano che, con 150.000 test su 60 milioni di abitanti, si possa andare a tracciare la presenza del virus nella popolazione; è una fake news ed è giusto che gli italiani non ci credano, anche perché fa seguito a una serie abbastanza nutrita di ulteriori fake news . Quindi, non ci meravigliamo se questo test invasivo, compromesso da una comunicazione stile Conte e che alla fine non si capisce bene a cosa serva, non trova riscontro. Il problema è che costa 5 milioni di euro; proprio così, 5 milioncini, tanto per gradire. L'unica vera indagine che ci ha rivelato un elemento importantissimo, vale a dire che più della metà degli infetti era senza sintomi, è stata l'indagine di Vo' Euganeo; un'indagine massiva sull'intera popolazione di un focolaio circoscritto a un Comune, fatta con i tamponi. Al risultato di quell'indagine abbiamo saputo finalmente - cosa che era sconosciuta fino a quel momento alla comunità scientifica - che il virus, tra le tante cose che di esso non abbiamo capito, è in larga misura asintomatico. L'esempio dato dall'indagine di Vo' Euganeo deve suggerire qual è il tipo di indagine che dobbiamo fare. Mi sono stancato di continuare a dire in tutte le sedi ai colleghi, che capiscono e non possono non capire, che tutto il resto è noia e perdita di tempo. A mio avviso, sottosegretario Sileri, è certamente uno strumento che può dare un suo modestissimo contributo. Ho fatto l'esempio delle proiezioni dei sondaggi elettorali. Sicuramente è un piccolissimo tassello di un puzzle di 5.000 pezzi; basta, non è più di questo. E allora rispetto a questo, al costo che sosteniamo, alle forze messe in campo, al fatto che abbiamo coinvolto Istat, Croce Rossa e così via, lo reputo un mezzo e un'arma di distrazione di massa dal vero grande problema; una sorta di panem et circenses da dare in pasto al mainstream , alla comunicazione ufficiale, a chi deve in qualche modo affermare che il Governo ha fatto tutto quello che c'era da fare. In concreto però il risultato che porta è assolutamente modesto e non ci mette per nulla al riparo dal vero grande problema, che è individuare dove sta questo maledetto virus, mettendo da parte coloro i quali manifestano i sintomi, perché in quel caso è fin troppo facile capire che c'è. Sta infatti dove stanno i sintomi. Dove i sintomi non sono presunti, questa indagine non ci dice se c'è il virus. State tranquilli che non ce lo dice. È un esercizio statistico apprezzabile, che però tale rimane. Concludo, dichiarando ovviamente il voto contrario di Fratelli d'Italia al provvedimento. All'inizio, in Commissione, noi ci siamo astenuti dalla votazione. Avremmo potuto valutare l'astensione anche in Assemblea, perché non è una questione che passerà alla storia; nessuno di noi passerà alla storia, né chi ha votato contro, né chi ha votato a favore. Avremmo quindi potuto anche valutare l'astensione in Assemblea, ma non avete ascoltato mai, niente, neanche le cose più semplici e banali, quelle che ha raccontato la senatrice Binetti o la senatrice Fregolent. Io non ho neanche presentato emendamenti perché sapevo che sarebbero stati inutili. Ciò non è carino, non è corretto, non rientra nei compiti del Senato e non aiuta a restituire ruolo ad esso e alle Istituzioni parlamentari. In virtù di ciò, il nostro voto sarà contrario. Speriamo che nel prossimo futuro ci siano invece occasioni migliori - a partire dalle dichiarazioni del ministro Speranza, che si svolgeranno oggi pomeriggio - per poter condividere in qualche misura qualcos'altro rispetto alla condivisione assolutamente positiva che siamo riusciti a portare a termine ieri con la mozione approvata all'unanimità da quest'Assemblea. (Applausi). ERRANI (Misto-LeU) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ERRANI (Misto-LeU) . Signor Presidente, intervengo molto brevemente perché in fondo abbiamo fatto questa discussione anche ieri. Vorrei dire ai colleghi dell'opposizione, rispetto al dibattito, che noi stiamo approvando un'indagine sierologica statistica. Nelle obiezioni delle opposizioni ho ascoltato argomenti apprezzabili, che però non stanno in questa scelta di indagine sierologica. Mi spiego. Per esempio, la senatrice Binetti, con competenza, ha discusso prima un emendamento sulla possibilità di estendere l'indagine sierologica agli addetti del servizio sanitario. È giusto, tant'è che, come sa benissimo e meglio di me la senatrice Binetti, molte Regioni stanno facendo l'indagine sierologica sui dipendenti del Servizio sanitario. Da questo punto di vista non è giusto caricare su questa scelta che prendiamo oggi quegli elementi che sono stati sottolineati. Il senatore Zaffini, con il quale discuto spesso volentieri, ci dice che non è sufficiente. Va da sé, è giusto: non è sufficiente; questa indagine non è sufficiente, lo sappiamo. Eppure, questa indagine, come tutte le volte che si fa una ricerca epidemiologica, senatore Zaffini, nel suo valore statistico ha la possibilità di darci indicazioni - questo sì - su come procedere. Inoltre, per aiutare il nostro confronto - per me c'è sempre un confronto; mai lo scontro a priori - vorrei dire che perfino i tamponi hanno elementi di criticità. Infatti, se vado a farmi un tampone in laboratorio, esco dal laboratorio e incontro un asintomatico, sono a rischio di essere contagiato; giusto? È chiaro, allora, che non è possibile immaginare che vi possa essere una mappatura permanente di tutta la popolazione italiana perché - attenzione! - posso contrarre il virus dopo aver fatto il tampone, che risulterà negativo, se incontro subito dopo una persona positiva. Dunque, qual è la strategia? È la strategia che hanno usato a Vo', ha ragione, senatore, ma lì eravamo di fronte a una situazione puntuale, un Comune di 2.000 persone, avevamo un focolaio, si è intervenuti in modo massivo e si è riusciti a governare la situazione. In tal senso, l'indagine statistica può servire ad avere gli strumenti per gestire i focolai con le famose 3T. Dopodiché, non è sufficiente? Certo, abbiamo votato un ordine del giorno unanimemente in quest'Aula nel quale il Governo si è impegnato su sette punti tutti importanti. Già ieri ho sottolineato come, secondo me - mi sia consentita questa precisazione anche rispetto al Gruppo - il Governo e il Ministero della salute devono comunque dare risposte su quali tipi di test e di strategia sui test si portano avanti, sapendo, colleghi - e lo sapete tutti - che il dibattito scientifico non è assolutamente risolto su questo punto, lo sapete anche voi. Per questo il Governo deve decidere e non è possibile che ciascuna Regione faccia a modo suo, perché a quel punto non abbiamo l'impianto per poter governare i processi. Avremo modo di procedere con questa discussione e di fare ulteriori passi in avanti. Da questo punto di vista, non dimentichiamoci mai che siamo dentro a una vicenda che ci obbliga ad apprendere strada facendo. Sono convinto, come ho già detto diverse volte in quest'Aula, che dovremo ragionare anche sugli errori fatti per imparare, perché sotto questo profilo dobbiamo ancora imparare, come si è visto in Italia e in tutti gli altri Paesi in cui si è affrontata questa drammatica emergenza. (Applausi). BOLDRINI (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BOLDRINI (PD) . Signor Presidente, anch'io mi associo a quanto detto dai miei colleghi, con i quali condivido l'essere membro della Commissione igiene e sanità. È quasi una tre giorni in cui parliamo di quanto accaduto in questi mesi molto importanti e che deve essere trattato in questo luogo, in Parlamento. Stiamo convertendo oggi il decreto-legge n. 30 del 2020, che risale - lo ribadisco - al 10 maggio, un mese fa, perché c'era l'urgenza di farlo. L'indagine epidemiologica, che di fatto è già partita il 25 maggio, non poteva aspettare né potevamo aspettare i tempi che anche la politica si dà: era quindi necessario per l'emergenza e per l'urgenza degli ulteriori dati certi di cui abbiamo bisogno. Ci sarà un'indagine preparata dall'ISTAT che certificherà dati, con campionature apposite su classi di persone, di età e di attività lavorativa diversa. Questo ci permetterà davvero di fotografare la situazione presente, e non fra tre mesi, come avrebbe potuto essere se avessimo dovuto preparare un provvedimento, da presentare poi all'Assemblea della Camera o del Senato. Subito si doveva fare questa cosa, quindi a mio parere bene ha fatto il Governo ad anticiparla con un decreto-legge, che qui è davvero molto utile. Quest'indagine di sieroprevalenza, che è di carattere epidemiologico, ci fornirà un modello certo - perché, come dicevo prima, i dati sono importanti nella scienza - sul quale poi creare e costruire una programmazione, non solo per quanto riguarda il nostro sistema sanitario, ma anche per capire con quali altre modalità prendere decisioni. È un lavoro che darà alla politica la possibilità, questa volta, di decidere con certezza. È vero infatti che, come abbiamo detto in questi giorni, abbiamo assistito a tanti stop and go , come quello di stamattina dell'OMS, che ci diceva che gli asintomatici non sono pericolosi, mentre c'è stato un ritorno di altri virologi. Queste idee che vanno una contro l'altra davvero creano confusione nei cittadini, figuratevi in noi che abbiamo la responsabilità importante di legislatori per operare la conversione definitiva in legge. Queste indagini, come vi dicevo, sono importanti perché - come ha detto la relatrice Castellone - si stanno facendo anche in altri Paesi europei, con i quali avete visto quanto siamo stati comparati (con riferimento a quanti tamponi hanno fatto in Danimarca, in Spagna o in Francia). Questo ci permetterà di avere dati che saranno sicuramente comparati, come stanno facendo anche le indagini della Spagna e della Svezia. È quindi importante per noi avere questi dati, anche perché la politica, in questo caso, come abbiamo detto prima, teme che i cittadini non aderiscano. È vero che i cittadini sono subissati di telefonate varie, ma anche noi abbiamo la responsabilità di aiutarli a fare delle scelte. Il fatto di accettare di partecipare a questa indagine, perché sappiamo che la campionatura è stata fatta dall'Istat con delle indagini proprie, valutando caso per caso, la regione e l'età, darà la possibilità a chi viene selezionato di dare il proprio apporto. Non è obbligatorio, certo, ma il cittadino deve avere senso civico. Tutti noi dobbiamo avere senso civico, ne va del benessere di tutta la comunità: si tratta di essere altruisti per il bene di tutti. Per questo sono stati anche trasmessi messaggi, che avrete visto, sotto forma di spot televisivi. Possiamo fare molto ma se noi stessi non ci crediamo credo sia difficile che i nostri cittadini possano dire di farlo volentieri. Riguardo alle modalità con le quali è stata organizzata questa indagine - con chi farla e con quali attori - ho sentito dire dai colleghi che andavano utilizzati i dipartimenti di sanità pubblica. Certo, ma dove tali dipartimenti non ci sono cosa utilizziamo? Sono state proprio le Regioni che hanno chiesto di utilizzare altro personale perché se bisogna fare un prelievo a un paziente scelto, magari a domicilio, chi va? Non c'è personale. Questo è un tema che dovremo affrontare prossimamente, cercando di implementare ulteriormente la sanità territoriale, compresi i dipartimenti di sanità pubblica, che adesso purtroppo scarseggiano, o meglio, in alcune Regioni ci sono e in altre no. Per quanto riguarda il rispetto della privacy , il Governo, l'Istat e il Ministero della salute hanno lavorato con il Garante della privacy - oltre questa istituzione non credo ci sia altro - e seguendo direttive europee come linee guida. Anche in questo campo, quindi, ritengo che si possa stare tranquilli. Tutto ciò è finalizzato a disporre di dati affidabili e completi sullo stato immunitario della popolazione anche in ragione della consapevolezza e della difficoltà di valutare la frazione di infezioni degli asintomatici che non richiedono assistenza medica. Come avremmo potuto intercettarli? Se un paziente ricorre alla sanità allora è intercettabile in considerazione della sua positività, ma le persone asintomatiche che non hanno bisogno di essere, né ricoverate (grazie a loro), né sorvegliate sono introvabili. Le dobbiamo cercare e questa indagine serve proprio a questo. L'indagine serve anche per avere la possibilità di rivedere strategicamente le azioni da mettere in pratica successivamente, è proprio per questo che ci serve: per cercare di destinare i fondi che arriveranno, sui quali stanno lavorando alla Camera. Spero davvero che per il nostro sistema sanitario le risorse siano sostanziose. Questo ci darebbe la possibilità, infatti, di programmare meglio, di non usare i fondi stessi in maniera impropria. Anche questo è un altro aspetto importante che sarà utile. Tra l'altro, questa indagine ci permetterà anche di capire un altro dato importante su cui si è soffermata la collega Elena Fattori che ha espresso la sua preoccupazione relativamente ad una categoria professionale particolare, cioè quella delle persone che lavorano nella macellazione degli animali. L'indagine, infatti, servirà anche all'INAIL (che si occupa degli infortuni sul lavoro) per individuare - grazie ad un emendamento che abbiamo approvato - quelle classi professionali che sono a maggiore rischio. Abbiamo sempre tenuto conto - e non finiremo mai di ringraziarli - della classe delle professioni sanitarie, ma ci sono tante altre professioni che possono essere ritenute a rischio. Questa indagine ci aiuterà anche in questo senso. Il monitoraggio ci permetterà pertanto di ridisegnare la mappa geografica del contagio. Anche il fatto di individuare più cittadini in determinate Regioni è stato importante. Ad esempio, in Lombardia sono stati individuati 30.000 cittadini, in Veneto 13.000 (sicuramente meno), in Emilia-Romagna 12.000 e così via fino ad arrivare ai 4.000 cittadini nella regione Valle d'Aosta. Questa è una indagine ragionata. L'Istat - che ha una competenza della quale non dobbiamo dubitare - ha fatto in modo di individuare i partecipanti all'indagine per categoria, per età, per collocazione geografica e per indice di gravità, anche tenendo conto dei malati della fase pandemica. Solo effettuando questa indagine potremo capire davvero quali sono le risposte da dare e che anche adesso gli studiosi purtroppo non hanno, come ho detto anche prima. Essa ci consentirà quindi di prevenire errori futuri, di mitigare il rischio delle classi più esposte preparando i cittadini più vulnerabili, perché non dobbiamo essere allertati sempre. Ormai, grazie a Dio, il virus ci sta dando un pochino di tregua, quindi dobbiamo avere la possibilità anche di tranquillizzare i nostri cittadini, però ribadisco ancora una volta che bisogna farlo sempre con oculatezza, con tranquillità, senza spaventarli. Rispetto al provvedimento in discussione, però, devo dire che l'unica amarezza che ho provato è stata quando è stato dichiarato improponibile l'emendamento 1.0.2, che tra l'altro aveva presentato anche la relatrice. Credo che in questo momento avremmo potuto dare un segnale importante, quello della stabilizzazione del personale sanitario, che impropriamente viene trattato in maniera diversa dalla pubblica amministrazione. Mi farò carico di controllare se nel decreto-legge rilancio, il cui esame è in corso alla Camera, ci sia un emendamento che deve essere approvato per trovare anche in questo caso una soluzione di continuità con quello che stiamo dicendo. Dobbiamo controllare che la sanità abbia davvero tutti i mezzi disponibili; ne avremo altri, ma quelli che ci sono adesso devono essere comunque stabilizzati. A parte questa amarezza personale, dichiaro il voto favorevole del Partito Democratico. (Applausi). STABILE (FIBP-UDC) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. STABILE (FIBP-UDC) . Signor Presidente, in primo luogo vorrei chiarire che noi siamo assolutamente favorevoli - chi potrebbe non esserlo? - sia ai testi sierologici - di cui oggi è stata ripetuta l'utilità - sia all'indagine epidemiologica e di sieroprevalenza. Non siamo noi a sostenere la validità di questi strumenti ma la scienza, come è stato ricordato più volte oggi in quest'Aula. Una cosa, però, è la validità teorica dei test altra è la situazione pratica. Noi vediamo che questo studio sta rischiando forse addirittura il fallimento se i cittadini chiamati a partecipare non si rendono disponibili. Si dice che ovviamente andrebbero coinvolti, che dovremmo coinvolgere, convincere, informare; però i cittadini sanno bene, prima di tutto dall'esperienza di questi ultimi mesi, che abbiamo un sistema sanitario in difficoltà già da lungo tempo e che quindi non è stato efficiente nemmeno in questa situazione. Pertanto, c'è una preoccupazione dei cittadini. Se noi diciamo loro che facendo il test non rischiano niente, non è proprio così: correttamente, dopo il test, in caso di positività va fatto il tampone. I cittadini hanno esperienza - e si passano parola - del fatto che il tampone spesso può essere atteso per giorni: si fa in ventiquattro ore, ma spesso i laboratori non sono in grado di fornire una risposta prima di una settimana o di dieci giorni. Quindi, se il sistema non è in grado di rispondere adeguatamente alle esigenze di tempestività, i cittadini ovviamente saranno scoraggiati e partecipare, anche perché nell'attesa del risultato del tampone il cittadino resterebbe in isolamento, quindi senza possibilità di lavorare, forse addirittura senza la possibilità di vivere in famiglia se le condizioni non lo permettono. Ciò ha sicuramente creato in questi mesi una situazione di perdita di fiducia nelle strutture sanitarie e probabilmente questa perdita di fiducia ha anche altre ragioni. Noi adesso diciamo di spiegare e di informare, ma in realtà in tutti questi mesi quali informazioni hanno avuto i nostri cittadini, considerando che spesso sono anche colti e in grado di comprendere e che ci sono anche gli operatori sanitari? L'informazione che abbiamo ricevuto si è limitata a fornire dati, per esempio, di decessi, di guariti e di positivi solo su base regionale: delle Province erano noti solo i dati dei contagi complessivi, cioè un cittadino non poteva sapere cosa succedeva nella sua città o nella sua Provincia. Questo non incoraggia e non stimola sicuramente il coinvolgimento e la fiducia nel Governo (mi riferisco, ovviamente, a chi propone queste cose). Sappiamo che una gran parte dei casi, più della metà, si sono verificati negli ospedali, nelle strutture sanitarie e nelle strutture assistenziali e residenziali per anziani. Questo dato è riportato dall'Istituto superiore di sanità, ma informazioni corrette e complete su questo non sono state date. Per cui, né le persone né gli operatori sanitari sono stati in grado di sapere che cosa succedeva nei loro ospedali. Nessuna informazione completa ed esauriente è mai stata data sui contagi dei degenti all'interno dell'ospedale. Per fare un altro esempio, per la programmazione della fase 2 c'è stato un documento, presumibilmente prodotto dall'Istituto superiore di sanità e dalla fondazione Kessler (quello che ha determinato il mantenimento di molte chiusure della fase 2), che non è mai stato reso pubblico. È apparso sulla stampa senza intestazione, senza firma e senza bibliografia. Richiamando di nuovo il problema degli operatori sanitari, vi è un ulteriore aspetto. Dopo mesi in cui gli operatori sanitari hanno chiesto di conoscere la situazione dei contagi negli ospedali e nelle strutture sanitarie, questa volta noi abbiamo chiesto di effettuare i test sierologici sugli operatori e sulle famiglie, perché molti contagi di provenienza da ambienti sanitari ovviamente si saranno verificati anche nelle famiglie degli operatori. Anche questa volta la maggioranza ci ha risposto di no. Sarebbe stata un'occasione, anche per approfondire, da un punto di vista epidemiologico - ovviamente nessuno ha proposto di andare a inquinare il campione - un aspetto importante di questa epidemia, dato che più di metà dei contagi avviene in strutture sanitarie e assistenziali per anziani. Di fronte a tutto questo, per ottenere la collaborazione e la fiducia è necessario meritarsela con un coinvolgimento e con un'informazione completa. Il rischio qui è che noi investiamo o spendiamo o sperperiamo 5 milioni di euro per un'indagine che rischierebbe di rivelarsi, non solo limitata o solo iniziale come è stato detto, ma addirittura fallimentare. Per queste ragioni, il voto di Forza Italia sarà contrario. (Applausi). MARIN (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MARIN (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, onorevoli colleghi senatori, ieri in Aula la collega Cantù ha spiegato bene le motivazioni del nostro malcontento, nello specifico come avremmo potuto pianificare prima la gestione, la cabina di regia e le azioni da intraprendere e gli strumenti da utilizzare. In 12 a Commissione igiene e sanità, in merito a questo disegno di legge abbiamo udito per ore e ore luminari, professori, presidenti di organismi vari, persone invitate, ma anche non invitate. E che cosa abbiamo capito? Molto poco. Ancora non conosciamo l'eziologia del fenomeno. Sarà stato il pipistrello? Non c'è certezza. Sarà passato attraverso il pangolino? Le opinioni sono discordanti. Vero è che nessuno tra gli auditi ha risposto ai miei quesiti ossia come possa un virus, il cui contagio avviene attraverso le vie respiratorie, essere trasmesso all'uomo dal pipistrello o mediato dal pangolino. Attenzione: per vie respiratorie. Qualcuno ha provato a spiegare che le povere creature alate della notte contengono molti virus: ma immagino che li abbiano sempre contenuti. Altri esperti hanno spiegato che questi virus possono essere stati veicolati attraverso gli escrementi dei pipistrelli: ma gli escrementi non sono sostanze volatili. Spiegatemi allora come è possibile essere contagiati attraverso le vie respiratorie. Da questa dubbia teoria di escrementi parte una lunga teoria di svariate ipotesi mediatiche, che vanno dall'ambiente troppo inquinato alle scie chimiche, alla flatulenza bovina. La teoria più autorevole ancora oggi si fonda sul presupposto per cui il micidiale invisibile nemico colpisca le vie respiratorie attraverso le cavità nasali, la bocca e forse, per contiguità, anche gli occhi. Nessuno al Governo sapeva che il virus sarebbe stato così devastante; nessuno capisce ancora perché si è indebolito. E allora come si può affermare che si ripresenterà in autunno? (Applausi). Durante le audizioni abbiamo scoperto che in alcuni casi il Covid intacca anche il sistema gastrointestinale. Pertanto, questo ci porta - ci deve portare - a profonde riflessioni. Da gennaio siete stati eccellenze di depistaggio e, così, mentre la Protezione civile puntualmente ci aggiornava sui decessi (numeri da paura), nel Dipartimento di salute mentale ancora si invitavano gli psichiatri e tutto lo staff a non indossare le mascherine perché potevano preoccupare i pazienti di già difficile gestione. (Applausi). Si ridicolizzavano le nostre preoccupazioni, in particolare le mie. Mentre il professor Meluzzi spiegava alla Commissione igiene e sanità l'evidente coinvolgimento mentale, dai banchi della stessa Presidenza si sbuffava e si incitava a tagliare corto con significativa gestualità; si facevano battute ironiche sulla scelta dell'audito, in quanto psichiatra. Signor Presidente, provo a spiegare ora alla Presidenza dell'Assemblea e ai colleghi senatori di altre Commissioni qui presenti oggi le mie preoccupazioni per questo inconsistente decreto-legge. I primi sintomi che possono addirittura anticipare la sintomatologia respiratoria consistono nella perdita del gusto e dell'olfatto, che nulla hanno a che fare con il sistema respiratorio e i polmoni, riguardando invece il sistema nervoso centrale. Uno studio dell'Università di Cincinnati, in un campione di 725 pazienti italiani, ha riscontrato casi evidenti di ictus , crisi epilettiche e pesanti cefalee. Un'autorevole rivista ha pubblicato una ricerca svolta in Cina, dove non mancava il campione, nella quale si afferma che il Covid è presente nel cervello e nel liquido cerebrospinale. Questo evidenzia non solo che ci potrebbero essere significative complicanze di tipo neurologico, ma addirittura un quadro clinico che sembra assumere un andamento di tipo sistemico. Eppure nessuno ne ha mai parlato in prima serata in televisione, né in Commissione igiene e sanità. Signor Presidente, vorrei inoltre sottolineare che dagli auditi mi sono pervenute troppe non risposte, ma tra le risposte più bizzarre da parte dei consulenti e dei commissari Covid del Governo ho sentito che il sistema nervoso centrale non viene intaccato, perché sono coinvolti solo i bulbi olfattivi che non sono nel sistema nervoso centrale. Nessuno ha fiatato, eppure molti colleghi sono medici. Signor Presidente, mica vorranno farci credere che i bulbi olfattivi sono nei polmoni? (Applausi). Quindi, quell'inutile prolungamento della struttura telencefalica che si trova nei due emisferi e, che non è una teoria sul nostro cervello, sarà mica una particolarità della Lega? Sarà mica colpa di Salvini che sono "migrati" al piano di sopra? Dopo questa affermazione forse avreste dovuto promuovere le autopsie, anziché penalizzarle. (Applausi) . Ora il colpo di grazia è arrivato in Aula; bravi, complimenti. Il decreto-legge n. 30, in materia di studi epidemiologici e statistiche, prima ancora di arrivare in Aula si è già dimostrato un flop . Ma i vostri esperti di statistica non vi hanno spiegato che per avere 150.000 soggetti disponibili se ne devono contattare almeno 600.000? Una caduta dal pero. È un decreto-legge che avanza la finalità di acquisire informazioni sulle caratteristiche cliniche del virus e della sua letalità. Fatemi capire: in pratica stiamo discutendo un decreto-legge per autorizzare il sistema sanitario a svolgere un ruolo che già svolge e che di diritto già gli appartiene. Ma secondo voi che cosa ha fatto fino ad oggi il nostro personale sanitario se non la continua ed estenuante battaglia al virus, in prima linea, senza armi e senza strumenti? Avete una vaga idea di quanti test siano già stati esaminati a ritmi folli nei nostri ospedali? Però, per campionare senza criteri 150.000 sparute anime si vuole creare una piattaforma specifica, bionica, così eventualmente in futuro potremo testare anche i marziani. C'è la scheda tecnica che di tecnico non ha niente: una lista di spese, un preventivo per attivare la piattaforma. Si sa che per i colleghi pentastellati non si muove foglia che piattaforma non voglia. (Applausi) . Mi sarei aspettata dal Governo una visione tecnica in senso stretto, come la descrizione della procedura per la scelta della fornitura nazionale. Avete pensato che con un campione di 2.000 positivi e 2.000 negativi avremmo potuto ottenere un valore di affidabilità in un solo giorno, con solo 4.000 soggetti, garantendo anche un margine di errore della stima e della sensibilità e specificità dei test? L'assurdità di questo decreto-legge si amplifica smisuratamente quando leggiamo che, anziché riconoscere ai medici, agli infermieri, ai biologi e agli assistenti sanitari il prezioso operato, anziché incentivare il loro lavoro scientifico, e "rimpolpare" economicamente la loro abnegazione riconoscendolo, si vuole coinvolgere la Croce Rossa italiana, magari anche con la nostra benedizione. Spiegatemi allora: perché avete speso 4 milioni di euro per attivare il Ministero dell'università e della ricerca? Oltre alla Protezione civile, avete bisogno anche delle crocerossine che agli italiani costeranno 1,7 milioni di euro. Il nostro sistema sanitario non ha bisogno di piattaforme spaziali, di inutili task force , ma di soldi subito e nelle "tasch" degli italiani e degli ospedali, anziché inviare loro i NAS. Avete escluso il Parlamento. In questo senso, il partito Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione voterà contro il decreto-legge al nostro esame. Voterà no e mille volte no. (Applausi) . PISANI Giuseppe (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PISANI Giuseppe (M5S) . Signor Presidente, colleghe senatrici e colleghi senatori, signor rappresentante del Governo, la ratio di questo disegno di legge di conversione del decreto-legge del 10 maggio 2020, n. 30, che reca misure urgenti in materia di studi epidemiologici e statistiche sul SARS-Cov-2, è acquisire maggiori conoscenze sulla epipandemia e sulle modalità di diffusione del virus nella popolazione italiana. È uno studio epidemiologico e come tale i risultati devono essere intesi. È stato ribadito più volte che i risultati dell'esame non possono essere considerati dati diagnostici, ma solo dati per uno studio epidemiologico. Questo è un punto importante. Gli studi epidemiologici sono fondamentali e rilevanti per una corretta e adeguata programmazione sanitaria, per stabilire bene le misure degli interventi da adottare in rapporto alle varie patologie e sono degli studi finalizzati ad un corretto affrontamento in termini di prevenzione delle malattie: servono ad attuare quelle misure sanitarie che o riducono la presenza della malattia o ne mitigano l'impatto. L'epidemiologia è una branca importante da non trascurare e rientra nella medicina di prevenzione e della medicina del territorio, in quel settore della nostra medicina che è stato purtroppo un po' trascurato negli ultimi anni. Vorrei prima precisare la rilevanza di questo studio. È stato detto più volte che una numerosità pari a 150.000 individui è insufficiente per dare una rappresentazione corretta ed adeguata di ciò che avviene nella popolazione italiana. Non è così. Se consultate gli statistici, vi possono dire facilmente che la numerosità conta fino ad un certo punto: i modelli statistici costruiti bene possono rappresentare, anche con minima marginalità di errori, grandi numeri con numeri ristretti. L'importante è che vengano utilizzati determinati criteri, che in questo caso ovviamente sono rispettati, quali il genere, le classi di età, i luoghi di residenza e ovviamente le aggregazioni di lavoro. È un'indagine, come dicevo, da non considerare diagnostica ma di sieroprevalenza, perché vengono titolati e analizzati i sieri per la ricerca di anticorpi specifici contro il coronavirus. L'indagine deve dare una proiezione di prevalenza, che è quell'indice statistico che ci informa sul rapporto esistente tra i soggetti in un determinato arco temporale (questo è importante) che presentano un determinato evento, una determinata patologia, e il resto della popolazione. Come è stato più volte detto, ciò è necessario per avere maggiori conoscenze e certezze, perché sappiamo che una quota di individui non sintomatici o paucisintomatici non viene registrata come malata, ma ovviamente partecipa al contagio e forse è la parte anche più importante. Conoscere quindi qual è questa percentuale di individui, conoscere bene il contagio, la diffusione e le modalità di contagio, come dicevo, ci permetterà di costruire ed attivare delle risorse che possano più efficacemente contrastare una possibile - speriamo non avvenga - ripresa dell'epidemia. Un'altra criticità importante che è stata sottolineata è la cedibilità dei nostri dati, soprattutto dei nostri dati genetici. È vero, è un fattore rilevante, va tuttavia sottolineato che questo è ovviamente importante ai fini di un'indagine per studi scientifici. È appena il caso di ribadire che i dati sensibili complessivi saranno custoditi in una banca del Ministero della salute, perché perifericamente saranno utilizzati esclusivamente identificativi numerici, che quindi sottrarranno a buona parte degli attori coinvolti in questo studio la possibilità di venire a conoscenza o di approcciare i dati anagrafici e gli altri dati sensibili. È stato sottolineato che si è registrata un'adesione non ottimale ed è stato quasi rimproverato il Governo per questa scarsa adesione. Personalmente non concordo e non riconosco assolutamente colpe al Governo che, anzi, è parte meritevole nell'attuare questo provvedimento. Ritengo che la scarsa adesione derivi da una ridotta possibilità di informare accuratamente la popolazione, visto il breve periodo di tempo. Vorrei riportare un caso che a me sembra molto simile. Nei primi anni della mia carriera mi capitò di dover fare ripetuti interventi di informazione e di sensibilizzazione su una pratica e su una metodica oggi largamente diffusa, che ha tanto contribuito a contrastare malattie tumorali: mi riferisco agli interventi di screening. Quando negli anni Ottanta si cominciò a promuovere in tutta Italia gli interventi di screening per le malattie oncologiche più frequenti - mi riferisco al cancro del seno, al cancro del colon e ad altri - nei primi mesi e nei primi anni l'adesione della popolazione non fu proprio ottimale, non fu quella attesa. Con il passare del tempo, però, si registrarono percentuali sempre più elevate di adesione, tant'è che oggi alcuni interventi in alcune Regioni d'Italia registrano adesioni anche di oltre il 90 per cento da parte della popolazione e questo grazie alla diffusione della conoscenza dell'importanza e della rilevanza di questi interventi. Rifacendomi dunque a quanto dichiarato poc'anzi dal senatore Collina, inviterei tutti noi a farci promotori nei nostri territori di un'opportuna campagna di conoscenza e di sensibilizzazione dei nostri cittadini, affinché capiscano anche l'importanza di questi studi e, in particolare, di questo studio epidemiologico. Vorrei ricordare, inoltre, che l'intervento della Croce Rossa, come ha ben detto la relatrice, senatrice Castellone, è stato richiesto dalle Regioni, la maggior parte delle quali non aveva disponibilità e risorse di personale da impiegare in questa evenienza, perché ancora impegnata a fronteggiare ovviamente l'emergenza e l'urgenza Covid. Si tratta, tra l'altro, di un ente terzo noto a tutti, che garantisce assoluta affidabilità e sicurezza e che peraltro, in alcune Regioni, si prende l'impegno di effettuare anche esami domiciliari per i non abili o disabili e questo non è un fatto indifferente o di poco conto. Aggiungo che gli investimenti che abbiamo fatto in quest'ultimo periodo, ma anche precedentemente, per il rilancio della sanità sono sempre stati un punto fermo per noi, per le nostre componenti politiche e per i nostri alleati. Negli ultimi cinque mesi ricordiamo che sono stati impegnati oltre 8 miliardi di euro nella sanità, ma a prescindere da questa emergenza già nella finanziaria del 2019 e del 2020 ci eravamo impegnati a potenziare sia le strutture ospedaliere che le strutture ambulatoriali territoriali. Avevamo incrementato il numero delle borse di studio e di specializzazione perché ci eravamo resi conto subito che bisognava risolvere il "tappo" che si era creato nella formazione, perché abbiamo medici in numero adeguato, ma gli specialisti sono insufficienti. Personalmente negli ultimi miei anni di carriera ho assistito a concorsi che sono andati deserti proprio perché mancavano i partecipanti. In tutto abbiamo aumentato le borse di specializzazione di 4.000 unità e non è un fatto di secondaria importanza. Per il Movimento, bisogna potenziare il Sistema sanitario nazionale soprattutto nel comparto della medicina pubblica sia ovviamente negli aspetti ospedalieri, che negli aspetti territoriali. Per questi ultimi, ha importanza non solo la corretta formazione dei medici, ma dovrebbero essere potenziate le strutture territoriali, oltre alle Unità speciali di continuità assistenziale (USCA), anche quelle di epidemiologia, di prevenzione e di medicina ambientale. Ciò andrebbe fatto unitamente a una corretta formazione ed educazione sia dei medici, che dei cittadini. Mi rifaccio a quanto detto giustamente ieri in questa Aula: l'educazione ambientale dovrebbe iniziare sin dalle scuole; dovrebbe essere ripresa nelle scuole insieme all'educazione sanitaria. Completo il mio intervento dichiarando il voto favorevole al disegno di legge. (Applausi). PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del disegno di legge, composto del solo articolo 1, nel testo emendato, con il seguente titolo: «Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 10 maggio 2020, n. 30, recante misure urgenti in materia di studi epidemiologici e statistiche sul SARS-COV-2». (Segue la votazione). Il Senato approva. (Applausi) . (v. Allegato B). Sui lavori del Senato FERRARI (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. FERRARI (PD) . Signor Presidente, vorrei informare ufficialmente la Presidenza che, per le vie brevi, i Gruppi chiederebbero di poter anticipare la sessione di question time prevista per domani pomeriggio ad oggi pomeriggio, se fosse possibile (ci rendiamo conto del poco preavviso), o quanto meno all'inizio della seduta di domani mattina, alle ore 9,30. Le chiederemmo di farsi carico di trasferire alla Presidenza e quindi al Governo la nostra disponibilità ad anticipare il question time . PRESIDENTE . Sicuramente riferirò alla Presidenza, senatore Ferrari. È presente il Sottosegretario per i rapporti con il Parlamento, che si farà carico di verificare la disponibilità dei Ministri. Colleghi, prima di sospendere la seduta, considerando che ci rivedremo alle ore 17 per le comunicazioni del ministro Speranza, vi invito a svolgere ora gli interventi di fine seduta, per evitare un prolungamento dei lavori questa sera. Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno PELLEGRINI Emanuele (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PELLEGRINI Emanuele (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, ho chiesto di intervenire per portare la voce di un settore, quello forense, che verte in grave difficoltà. Oggi, in questi pochi minuti che ho a disposizione, non riporto la voce mia e non riporto la voce della Lega, ma riporto la voce di svariati ordini degli avvocati, che, tramite apposite delibere, hanno denunciato l'assoluto abbandono in cui vertono attualmente gli uffici giudiziari. Io appartengo al foro di Monza e rappresento, nella delibera dell'Ordine degli avvocati di Monza di qualche giorno fa, la denuncia con cui si dice molto chiaramente come gli uffici non riescano a svolgere la funzione giudiziaria. (Brusìo) . PRESIDENTE. Colleghi, cortesemente, siamo nel pieno dei lavori d'Aula. Chi si vuole allontanare lo faccia in silenzio e consenta al senatore Emanuele Pellegrini di intervenire. PELLEGRINI Emanuele (L-SP-PSd'Az) . Il settore giustizia, come abbiamo già detto tante volte, è un settore fondamentale, perché è quello che deve garantire la libertà e i diritti dei cittadini. Se noi abbandoniamo il settore della giustizia, abbandoniamo sia la libertà che il diritto. (Applausi) . Questo è uno dei più grossi problemi che il Governo dovrebbe superare. Abbiamo parlato tanto, durante la discussione della mozione di sfiducia al ministro Bonafede, di quelle che sono le deficienze, che noi abbiamo denunciato. Ma qui non si tratta di un partito politico che denuncia le mancanze di un settore; non è un singolo parlamentare che parla, è un intero settore. Vi posso citare, oltre a questa delibera del mio ordine, la delibera dell'Ordine degli avvocati di Milano, sulla stessa falsariga, in cui si denuncia il fatto che i cancellieri non possono svolgere il loro lavoro, perché non possono lavorare in telelavoro. L'Unione delle camere civili denuncia, anch'essa, le stesse cose. Io non posso pensare che un Governo presieduto dal presidente Conte, che è un collega, cioè un avvocato, non sia a conoscenza di questa situazione. C'è una completa frammentarietà degli uffici: corti d'appello, tribunali, singole sezioni e singoli uffici, ognuno fa per sé. Gli avvocati non sanno più cosa fare. Io lancio un grido d'allarme e chiedo aiuto per tutto il settore giustizia, non solo per l'avvocatura, ma anche per i singoli magistrati, che non riescono a svolgere il loro lavoro. Per cortesia, fate qualcosa! (Applausi). SANTILLO (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. SANTILLO (M5S) . Signor Presidente, colleghi, intervengo per manifestare la solidarietà del mio Gruppo politico, il MoVimento 5 Stelle, al ministro Luigi Di Maio (Applausi) per le gravi minacce che ha subìto a mezzo social in queste ore; minacce che arrivano ad invocare la morte per lui e per i tutti i napoletani. Minacce inaccettabili, che manifestano ancora una volta la discriminazione che purtroppo ancora esiste nel Paese tra Nord e Sud, rispetto alla quale tutti i partiti dovrebbero fare la loro parte per poterla appianare ed eliminare. (Applausi). Esprimo quindi solidarietà al ministro Luigi Di Maio, che ha svolto un lavoro egregio finora e che siamo sicuri continuerà a svolgere nel prosieguo del Governo per il bene degli italiani e del Paese. (Applausi). MALAN (FIBP-UDC) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MALAN (FIBP-UDC) . Signor Presidente, intervengo per sollecitare la risposta a interrogazioni. Ora, benché il Regolamento del Senato stabilisca in modo chiaro, che alle interrogazioni si dovrebbe rispondere entro quindici giorni, per quelle orali, e entro venti giorni, per quelle scritte, sappiamo bene che il Governo - non solo l'attuale - di solito non lo fa. Dovrebbero esserci tuttavia anche dei limiti a questa prassi sbagliata, che è praticata solo nel Parlamento italiano e non in altri Parlamenti e in Italia, solo in Parlamento e non nei consigli regionali, provinciali e comunali italiani. Ci sono dei limiti però oltre i quali non si dovrebbe andare. Nelle interrogazioni a risposta orale 3-00764 e 3-01134 ho esposto profili di grave irregolarità - che poi ho ribadito anche nell'interrogazione 3-01275 e, più recentemente, nell'interrogazione 4-03541 - che sono presenti in uno schema e in due delibere approvate dal Comitato interministeriale per la programmazione economica (CIPE) il 14 maggio scorso, ma ampiamente preannunciate in passato ed ecco perché le mie diverse interrogazioni in merito. Tale delibere parlano di un danno agli automobilisti e all'erario di 800 milioni di euro. Il CIPE è andato avanti lo stesso, non ha risposto, confermando dunque - supponiamo - che i miei rilievi sul completamento dell'autostrada Asti-Cuneo sono reali, il che comporta un danno per i cittadini e per gli utenti anche dell'autostrada Torino-Milano, che avrebbe dovuto vedere le tariffe scendere del 2 per cento all'anno già dal 2018. Grazie a questo intervento, esse saliranno invece del 2,20 per cento a partire dall'anno prossimo. Sarebbe decente allora che il Governo rispondesse, visto che agisce sui precisi punti sui quali è chiamato a rispondere dalle interrogazioni. Il disprezzo per il Parlamento qui va anche al di là dell'ordinario e credo che peraltro avrà profili di cui si interesserà la giustizia, perché in mancanza di una risposta politica, che privilegerei, io ho presentato diversi rilievi alle autorità competenti, purtroppo della giustizia. La risposta a problemi politici dovrebbe avvenire in sede politica. In sede politica c'è una totale mancanza di trasparenza anche nelle decisioni, sia dal punto di vista della pubblicazione, perché queste delibere sono segrete e il testo non si trova da nessuna parte, benché trionfalmente annunciate nei loro presunti e falsi effetti, e non vi è risposta alle interrogazioni. CORRADO (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CORRADO (M5S) . Signor Presidente, gentile colleghi, utilizzerò questi minuti per ragionare brevemente con voi dello stato della cultura in Italia, partendo dall'avviso pubblico di selezione con cui a Deruta, nel perugino, il 28 maggio scorso è stato messo al bando l'incarico di direttore scientifico del Museo regionale della ceramica, figura inedita alla quale si affida anche la pinacoteca comunale. Deruta è una delle capitali italiane della ceramica, della maiolica in particolare, come Montelupo Fiorentino, come Vietri; quindi, parliamo di un compito di assoluto prestigio per chi - come me - fuori da quest'Aula si occupa professionalmente di ceramica rinascimentale e moderna. La crisi generata dalla pandemia è stata evocata dal sindaco di Deruta, ovviamente a posteriori , come pretesto per giustificare il conferimento a titolo gratuito dell'incarico, che è triennale, e per il quale si cerca un esperto di alto profilo, giustamente. La cultura, notoriamente, è compenso e premio a se stessa, e ieri, dopo quelle di colleghi della Lega in gita scolastica - mi si passi l'espressione - ho letto l'assurdo elogio del sindaco e della sua linea anche da parte di un senatore di Fratelli d'Italia. Dunque, al fortunato vincitore del bando dovrà bastare il prestigio di un ruolo che fa curriculum . Diciamocelo, colleghi: dirigere il museo della ceramica più antico d'Italia, nato nel 1898, non è un lavoro, ma uno svago. Taccio per non infierire sulle esternazioni ulteriori del sindaco Toniaccini sui social - che forse avrebbero dovuto suggerire prudenza ai senatori dell'opposizione - laddove ammette che il nome del direttore volontario c'è già, essendo il bando e la selezione mere formalità preferite all'affidamento diretto solo per correttezza e trasparenza, e cito le sue parole. Quanto accade a Deruta si commenta da sé, ma la confusione tra lavoro e volontariato non nasce dal basso, non è sintomo di una sensibilità immatura della popolazione italiana (in Umbria, peraltro, farei fatica a crederlo più che altrove). Al contrario, deriva direttamente dalle scelte compiute a livello centrale, dall'importanza pressoché nulla che il Ministero di riferimento accorda al patrimonio culturale. La responsabilità politica della sottovalutazione sistematica di detto patrimonio è palese e si giova - aggiungo una chicca che risale alle scorse ore che dà la misura della degenerazione raggiunta - anche della condiscendenza dei media. Nella notte dell'8 giugno, sul televideo RAI, la pagina 162, all'indice cultura, recava solo tre notizie: una di queste era la richiesta al ministro Franceschini, mediante interrogazione a mia prima firma, sottoscritta da altri sei colleghi e pubblicata la settimana scorsa, di indagare sulla presunta cessione dei cosiddetti archivi legali Modigliani allo Stato nel 2006 e sulla loro gestione ambigua negli anni successivi, come del resto illustrato nel libro inchiesta di Dania Mondini e Claudio Loiodice (la Mondini, peraltro, è un'ottima giornalista proprio della RAI). Ebbene, la notizia è stata cancellata dalla pagina di televideo nella mattina dell'8, e, caricata una seconda volta, è stata nuovamente cancellata. Ignoro l'identità dei censori che hanno inteso sollevare il Ministro da ogni fastidio, ma vorrei che il direttore Di Bella appurasse questa identità e chiedesse scusa, in attesa che siano quelli a farlo, a tutti i parlamentari e a tutti i cittadini per un episodio francamente odioso di uso improprio del servizio pubblico. (Applausi). PRESIDENTE . Sospendo la seduta fino alle ore 17. (La seduta, sospesa alle ore 13,43, è ripresa alle ore 17,03) . Presidenza del presidente ALBERTI CASELLATI Comunicazioni del Ministro della salute sul contenuto dei provvedimenti di attuazione delle misure di contenimento per evitare la diffusione del virus Covid-19, ai sensi dell'articolo 2, comma 1, del decreto-legge n. 19 del 2020, come modificato dalla legge di conversione n. 35 del 2020 e conseguente discussione PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca: «Comunicazioni del Ministro della salute sul contenuto dei provvedimenti di attuazione delle misure di contenimento per evitare la diffusione del virus Covid-19, ai sensi dell'articolo 2, comma 1, del decreto-legge n. 19 del 2020, come modificato dalla legge di conversione n. 35 del 2020». Ha facoltà di parlare il ministro della salute, onorevole Speranza. SPERANZA, ministro della salute . Signor Presidente, dopo mesi drammatici vissuti dentro un'emergenza sanitaria senza precedenti che ha condizionato e in larga parte determinato i tempi e le modalità attraverso le quali Governo e Parlamento hanno assunto decisioni urgenti e improcrastinabili, tutti, io credo, avvertiamo l'urgente esigenza, dopo la fine del lockdown , di allargare e rilanciare il confronto istituzionale, politico e sociale. Serve un confronto a tutto campo, a partire dalle forze politiche presenti in Parlamento, con le tantissime preziose energie delle professioni sanitarie, del mondo scientifico, dell'università, del volontariato e dell'associazionismo. Una forte sinergia istituzionale e sociale è la bussola che può consentirci di attraversare la terribile tempesta che, passo dopo passo, stiamo cercando di mettere alle nostre spalle. Sarebbe un errore imperdonabile illudersi che la nostra prossima navigazione sia scevra da ulteriori rischi e soprattutto, passate le giornate più drammatiche della burrasca, dividerci immotivatamente nell'azione di rilancio e riforma del nostro Servizio sanitario nazionale. In quest'Aula, nel mio primo intervento da Ministro della salute quando il Covid non aveva ancora segnato le nostre vite, ho affermato che sulla sanità, sulla tutela del diritto fondamentale alla salute, tutti dobbiamo fare uno sforzo in più per far prevalere sempre l'interesse generale, abbassando le bandierine di fazione. Oggi ancor più di ieri ne sono profondamente convinto. Oggi ancor più di ieri sono convinto che il nostro è un grande Paese che ha la forza, l'energia e le competenze per attuare quanto previsto dal magistrale articolo 32 della nostra Costituzione. Serve una limpida dialettica tra maggioranza ed opposizione, tra forze che, a diversi livelli istituzionali, hanno nella gestione della sanità rilevanti e concorrenti responsabilità di Governo, così come definito dall'articolo 117 della nostra Costituzione. Per me la collaborazione non è una scelta, ma un vero e proprio obbligo istituzionale. Con questo spirito oggi dico a nome del Governo che non considero questa discussione un passaggio formale, un semplice ed inevitabile adempimento procedurale in ossequio a quanto previsto dal comma 1 dell'articolo 2 del decreto-legge n. 19 del 2020, come recentemente modificato e approvato dalle Camere. Sono qui per informarvi del lavoro svolto e degli orientamenti che stiamo maturando rispetto ai prossimi provvedimenti che dovremo adottare e sono qui per ascoltare con attenzione preventivamente le valutazioni, le proposte e gli indirizzi che il Parlamento riterrà opportuno proporre all'Esecutivo. Non vengo quindi con un pacchetto chiuso, ma con linee guida aperte che, in un percorso di continuità rispetto a quanto fatto finora ed alla luce dell'evoluzione epidemiologica del Paese, pongo a base di una discussione parlamentare da cui mi auguro possano arrivare contributi importanti al lavoro che ci aspetta nei prossimi giorni. Mi pare questo il modo migliore di rispettare lo spirito della nuova disposizione legislativa, che proprio oggi trova la sua prima attuazione, e di favorire la migliore relazione possibile tra Governo e Parlamento. Mi sia concessa, però, una premessa che giudico essenziale. Non dobbiamo perdere mai, nemmeno per un secondo, la memoria di quanto abbiamo tragicamente vissuto. Ogni scelta, anche quelle di cui discutiamo oggi, deve tenere presente cosa sono stati gli ultimi mesi per il nostro Paese. Lo dico con tutta la forza che ho dentro di me. Non possiamo, asciugate le lacrime, lenito il dolore, dimenticare l'incubo che abbiamo vissuto. No, non solo non dobbiamo dimenticare, ma abbiamo l'obbligo politico e morale di essere conseguenti, di trarre gli insegnamenti da una lezione senza precedenti. È questo anche il modo migliore per ricordare chi non ce l'ha fatta. Nessuno di noi potrà dire, in un giorno che spero non rivivremo mai più: non lo sapevo, siamo stati colti disarmati di fronte alla violenza di una nuova pandemia. No, adesso abbiamo l'obbligo di fare tesoro dell'esperienza, di valorizzare e mettere nelle condizioni di lavorare meglio tutto il personale sanitario e di correggere e superare i limiti che l'emergenza ha messo in evidenza. Dobbiamo farlo con equilibrio, consapevoli del lavoro che, in condizioni inedite e drammatiche, le istituzioni repubblicane nel loro insieme hanno svolto, senza giudizi autolesionisti che fanno male all'Italia, ma anche senza chiudere gli occhi dinanzi a quello che non ha funzionato come sarebbe stato necessario. Non dobbiamo perdere la memoria. Sono trascorsi centoquaranta giorni da quando il 22 gennaio, con zero casi in Italia, abbiamo istituito la task force per monitorare l'andamento dell'epidemia da Covid-19; quella decisione, come tante altre che si sono succedute, è stata adottata prima delle indicazioni dell'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) e prima di tutti gli altri Paesi europei; solo nove giorni dopo, il 31 gennaio, abbiamo dichiarato lo stato d'emergenza; è il 21 febbraio quando esplode il primo focolaio di Codogno e in poche ore cambia drammaticamente tutto. Scrivendo questo mio intervento, rimettendo in ordine cronologico i diversi avvenimenti, ho rivissuto la durezza di queste tantissime giornate, le tante ore drammatiche che abbiamo trascorso. È una progressione impressionante di fatti e decisioni, succedutesi senza un attimo di respiro per il Governo nazionale e per i Governi regionali. Il 22 febbraio vengono istituite le prime zone rosse in Lombardia ed in Veneto. Seguono, poi, le ordinanze a doppia firma concernenti il Piemonte, il Friuli-Venezia Giulia, l'Emilia-Romagna, la Liguria. Il 25 febbraio sono bloccate le attività museali, le gite scolastiche e le partite di calcio potranno svolgersi solo a porte chiuse. Il primo marzo l'Italia viene suddivisa in tre zone e il 4 marzo assumiamo quella che, a mio avviso, è stata la decisione più dolorosa: la sospensione delle attività scolastiche. Dal 9 al 23 marzo, con successivi decreti del Presidente del Consiglio dei ministri ed ordinanze entriamo in un lockdown progressivamente sempre più severo e totale. In mezzo a queste date, c'è la nostra lotta contro il tempo per attrezzare una risposta adeguata. Non solo il lavoro senza sosta dei nostri medici ed infermieri, di tutto il personale sanitario, ma anche tante donne uomini che hanno svolto il proprio dovere con onore. C'è la fondamentale attività delle Forze di polizia, della Protezione civile, di migliaia di volontari. A tutti loro, andrà sempre la nostra più profonda gratitudine. (Applausi). C'è la ricerca difficilissima in tutto il mondo delle mascherine, la caccia a tamponi e reagenti e, soprattutto, la corsa ad acquistare respiratori per le nostre terapie intensive. C'è un'iniziativa costante a livello europeo, nel G7 e nel G20, per coordinare le iniziative e le risposte su una scala sovranazionale, perché il virus, come più volte ricordato, non ha mai conosciuto muri e confini nazionali. Ci sono i risultati raggiunti tra mille difficoltà, il raddoppio delle terapie intensive, la triplicazione dei posti nei reparti di pneumologia e malattie infettive. C'è un costante aumento dei tamponi eseguiti. C'è, adesso, una produzione italiana di mascherine; c'è un prezzo giusto di vendita al pubblico. C'è il ruolo e il rispetto, che ci siamo a mano a mano conquistati in tutti gli organismi sanitari, europei ed internazionali. Le misure adottate sono state sempre accompagnate da scelte difficilissime. Esse, insieme ai sacrifici straordinari di milioni di italiane e di italiani, ci hanno permesso di piegare la curva del contagio. Non dobbiamo dimenticarlo mai: è con le misure che Governo e Regioni hanno adottato che abbiamo salvato la vita a migliaia di persone. Abbiamo alleggerito il peso insostenibile che arrivava sui nostri presidi sanitari e abbiamo sviluppato, giorno dopo giorno, le condizioni perché l'Italia potesse finalmente ripartire. Siamo stati il primo Paese occidentale ad essere colpito. Abbiamo dovuto agire senza avere un modello facilmente replicabile. Le nostre scelte nelle settimane successive sono state seguite da molti altri Paesi d'Europa e del mondo. Oggi possiamo dire che non vi era alternativa alla durezza delle misure adottate. I luoghi del mondo dove si è scelta una strategia più morbida (penso a chi ha provato a seguire la strategia dell'immunità di gregge) stanno pagando un prezzo molto più salato in termini di vite umane, oltre che in termini economici. Solo con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 4 maggio abbiamo avviato la fase delle riaperture. Lo abbiamo fatto con prudenza e con gradualità. Siamo partiti dalle attività manifatturiere, di costruzioni, di intermediazione immobiliare e di commercio all'ingrosso. Abbiamo autorizzato alcuni primi spostamenti all'interno della Regione di residenza e ancora la ristorazione con l'asporto. Due settimane più tardi, con il decreto-legge n. 33 del 16 maggio e con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 17 maggio, abbiamo compiuto altri passi avanti nelle riaperture, con nuove misure che saranno efficaci fino al prossimo 14 giugno. È importante ricordare un punto e cioè che con il decreto-legge n. 33 viene meno la norma, fino ad allora vigente, che consentiva alle Regioni di poter attivare misure esclusivamente più restrittive rispetto a quelle stabilite dal Governo centrale. È evidente che da quel momento in poi le Regioni hanno la facoltà di poter intervenire con maggiore autonomia sulla base del monitoraggio costante che insieme stiamo attuando. Con i citati provvedimenti sono state assunte le seguenti rilevanti decisioni: sono stati autorizzati gli spostamenti, senza obbligo di autocertificazione, all'interno della Regione; nel rispetto dei protocolli, hanno poi preso nuovo avvio attività economiche quali bar, ristoranti e servizi alle persone; fermo il divieto degli assembramenti, è possibile riunirsi e sono consentite le cerimonie religiose; lo svolgimento delle manifestazioni pubbliche è consentito in forma statica, a condizione che nel corso di esse siano osservate le distanze personali prescritte e le altre misure di contenimento. Ancora, dal 3 giugno scorso è ripristinata la mobilità su tutto il territorio nazionale senza autocertificazione e dal 3 giugno sono consentiti gli spostamenti con riferimento agli Stati membri dell'Unione europea, a quelli dell'area Schengen, al Regno Unito, ad Andorra, al Principato di Monaco, alla Repubblica di San Marino e allo Stato della Città del Vaticano; dal 3 giugno le persone che entrano o rientrano in Italia da questi Paesi non sono più sottoposte a sorveglianza sanitaria e isolamento fiduciario per quattordici giorni, come avveniva prima. Permane, invece, per chi entra o rientra in Italia da Stati o territori diversi da quelli che ho appena elencato, l'obbligo di trascorrere un periodo di quattordici giorni di sorveglianza sanitaria e isolamento fiduciario presso la propria abitazione o in un'altra dimora scelta dall'interessato o, in mancanza, determinata dalla Protezione civile. Dal 15 giugno riprenderanno le attività per cinema, teatri e concerti, con il limite di 200 persone al chiuso e 1.000 persone all'aperto. Sempre dal 15 giugno riprenderanno le attività ludiche e ricreative per i bambini. Il filo che unisce tutti questi provvedimenti è la costante proporzionalità delle misure all'andamento della curva del contagio. Permettetemi in questa sede di ringraziare le donne e gli uomini che fanno parte del nostro comitato tecnico-scientifico, che ha accompagnato con proprie valutazioni e indicazioni ogni passo che abbiamo deciso di compiere, in un rapporto positivo tra scienza e politica, come è giusto che sia. (Applausi). Oggi non dobbiamo cambiare strada. Io credo che tutti - politica, mondo sanitario, scienziati - tanto più dopo un lookdown , dobbiamo avere misura nelle nostre affermazioni e mai dare messaggi contraddittori ai nostri concittadini. Dentro diverse legittime valutazioni e ricerche scientifiche credo che non dobbiamo alimentare una surreale divisione tra pessimisti e ottimisti. Una seconda ondata o una recrudescenza non è certa, ma è possibile e quindi bisogna essere pronti. L'intervista di stamattina sul quotidiano «La Stampa» di Anthony Fauci è a tal proposito molto chiara. Restiamo tutti rigorosamente ancorati a una valutazione oggettiva dei dati e dei fatti. Le nostre decisioni devono continuare a essere orientate esclusivamente da valutazioni effettuate sulla base di criteri di verifica che abbiamo deciso insieme alle Regioni: parametri precisi e severi che vengono controllati, settimana dopo settimana, da una cabina di regia composta dal Ministero della salute, dall'Istituto superiore di sanità e dalle Regioni, con verifiche molteplici e puntuali. Io ho fiducia nella serietà di questo lavoro che sta migliorando di giorno in giorno. Anche sul monitoraggio, come su tante altre cose, non c'era un modello già pronto; lo hanno elaborato i nostri scienziati ed è riscontrabile a oggi una crescente accuratezza dei dati che provengono quotidianamente dalle Regioni. La valutazione espressa sull'ultimo rilevamento è molto chiara e conferma le tendenze di quelle precedenti. C'è una costante: aumentano i guariti; si riduce la curva del contagio; molte Regioni sono a 0 o prossime allo 0; diminuiscono i deceduti; l'indice Rt è in tutta Italia sotto la soglia di 1. Sono dati oggettivamente incoraggianti, che però continuano a rappresentare solo una parte della realtà. Le analisi rilevano, con la stessa chiarezza, due indicazioni ben precise che non possiamo e non dobbiamo sottovalutare. La prima: l'epidemia non si è conclusa, non è finita. Ci sono ancora focolai di trasmissione attivi. La seconda: il virus, anche se in forma ridotta e con una prevalenza di casi asintomatici, continua a circolare. Questi due dati, altrettanto oggettivi come quelli positivi che ho precedentemente richiamato, ci devono invitare a una convinta e responsabile ulteriore prudenza. Siamo sulla strada giusta, ma il nemico non è vinto, perché convivendo con il virus, in una situazione in cui aumentano le attività e si liberalizzano gli spostamenti, ne deriva inevitabilmente il moltiplicarsi della probabilità di incontrare il Covid: per questo è ancora indispensabile il distanziamento, l'utilizzo delle mascherine, l'igiene personale, evitare gli assembramenti, restare a casa e avvisare il medico immediatamente ai primi sintomi. Per questo bisogna ancora continuare a rispettare rigorosamente le misure di quarantena. Per questo non bisogna abbassare la guardia nel rispetto dei protocolli di sicurezza definiti per la riapertura delle attività produttive, commerciali e le altre attività autorizzate. Per questo, ancora, bisogna continuare e rafforzare le attività di screening e contact tracing , anche con le nuove tecnologie e con l'analisi sierologica in corso. Occorre tenere alto il numero dei tamponi effettuati, soprattutto per ricercare possibili focolai là dove il Covid ci ha fatto più male. Per questo non bisognerà esitare, nemmeno un secondo, a prendere nuovi provvedimenti rigorosi laddove se ne manifesti la necessità. Sulla base di queste linee guida generali, con il prossimo decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, a cui lavoreremo immediatamente dopo questo passaggio parlamentare, dovremo decidere eventuali e ulteriori misure di allentamento, su cui oggi ascolterò con attenzione le valutazioni del Senato della Repubblica e domani quelle della Camera dei deputati. Uno dei nodi più rilevanti riguarda gli spostamenti internazionali da e verso i Paesi extra-Schengen. La mia opinione è che il quadro epidemiologico mondiale non offre ancora sufficienti garanzie per un'apertura senza regole prudenziali già dal 15 giugno. I dati che arrivano da molte aree del mondo, in particolare dalle Americhe e dall'Oriente, segnalano una crescita preoccupante del contagio che non possiamo permetterci di sottovalutare. In Europa le cose vanno meglio, ma il quadro globale è ancora davvero molto complesso. Ancora, rimane aperta tutta la tematica relativa alle competizioni sportive agonistiche: voglio ricordare che, per quanto riguarda il calcio, il 20 e il 21 giugno riprende il campionato di Serie A a porte chiuse, ma siamo già orientati ad autorizzare le semifinali e la finale di Coppa Italia che si disputeranno rispettivamente il 12, il 13 e il 17 giugno prossimi. Ci troviamo di fronte, ancora, a una forte richiesta di apertura, anche in considerazione dell'ormai iniziata stagione estiva, di ulteriori attività ricreative: penso ad attività ricettive come i centri termali, i parchi tematici, i rifugi alpini. Dobbiamo altresì decidere sui tempi e le modalità delle attività congressuali e sugli eventi fieristici che necessitano di una pre-organizzazione anche in vista dell'autunno, previa adozione naturalmente di specifiche misure organizzative e di appositi protocolli di sicurezza. Anche qui - questa è la mia opinione - serviranno cautela e prudenza, ma la strada non può che essere ancora quella di una graduale ripresa e di una graduale riapertura. Stiamo inoltre lavorando a specifiche modalità utili a consentire l'apertura in sicurezza dei centri estivi, già autorizzati a partire dal 15 giugno, e particolare attenzione deve essere naturalmente data alle attività relative alla cruciale fascia di età da zero a tre anni. Il Governo è inoltre al lavoro per garantire la riapertura in sicurezza assoluta di tutte le scuole a partire dal mese di settembre. La mia opinione è che questa riapertura rappresenti la priorità assoluta su cui concentrare tutta la nostra attenzione e tutte le nostre risorse. Il diritto all'istruzione dei nostri figli, garantito dalla Carta costituzionale, è il fattore essenziale per il futuro del nostro Paese. Come è evidente, la prudenza resta per me la regola fondamentale, perché non saremo definitivamente sicuri senza il vaccino, che è lo strumento principe per vincere definitivamente questa pandemia. L'Italia in queste settimane è stata protagonista di una forte iniziativa in Europa: insieme ai miei colleghi Ministri di Germania, Francia e Olanda, abbiamo costruito un'alleanza di testa che guiderà l'approvvigionamento del vaccino per tutti i Paesi europei. Abbiamo scritto al presidente della Commissione Ursula von der Leyen affinché l'Europa proceda spedita in questa partita fondamentale per la salute dei nostri concittadini. Non possiamo certo essere spettatori di un mercato dove si fronteggiano le grandi superpotenze. L'Europa unita ha la forza politica, economica e scientifica per svolgere un ruolo da protagonista in questa battaglia. Nessuno Stato deve essere lasciato indietro. L'Unione deve essere in grado di garantire, attraverso un processo equo e trasparente, che tutti possano avere accesso al vaccino e credo che da parte del Parlamento italiano, da tutte le forze politiche, debba giungere un forte messaggio affinché il vaccino sia considerato un bene pubblico globale, un diritto di tutti e non un privilegio di pochi. (Applausi). Le settimane che verranno saranno davvero decisive. Noi dobbiamo continuare a lavorare per tenere unito il Paese, da Nord a Sud. Non vincerà da solo un territorio contro un altro, ma solo la Repubblica nella sua unità. Sono le parole del nostro presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Sono parole forti e chiare, nelle quali - io sono certo - si riconosce tutto il nostro Parlamento. Grazie, signor Presidente della Repubblica, per la forza che ha dato all'Italia in tutti i momenti più difficili che abbiamo attraversato in questi terribili mesi. (Applausi). Grazie per il suo richiamo costante alla necessità di non smarrire le ragioni dell'unità. Abbiamo dinanzi a noi una sfida ambiziosa per i prossimi mesi: trasformare una crisi così drammatica in una grande opportunità di ripartenza e di rilancio per l'Italia. Non è facile, non è scontato, ma questa è la vera partita che deve giocare il nostro sistema Paese. Per me questo significa prima di tutto capire la più grande lezione: il Servizio sanitario nazionale è la pietra più preziosa che abbiamo. Oggi ne siamo tutti molto più consapevoli. Dobbiamo quindi chiudere, di conseguenza, definitivamente la stagione dei tagli. Ogni euro speso per la salute è un investimento per il futuro del nostro Paese. In cinque mesi - voglio ricordarlo - abbiamo investito più risorse degli ultimi cinque anni, ma per me è solo l'inizio. Serviranno molte altre risorse provenienti da tutti i livelli. È indispensabile subito intervenire per recuperare a pieno regime le attività ordinarie sospese negli ultimi mesi in cui la lotta al Covid-19 ha impegnato larghissima parte delle energie del nostro Servizio sanitario nazionale e non ha consentito il regolare svolgimento di tutte le altre prestazioni, che ora non sono più rinviabili. Oltre alle risorse che sono e saranno sempre fondamentali, saranno indispensabili le riforme: dobbiamo avere il coraggio di cambiare e adattare il nostro Servizio sanitario nazionale al tempo nuovo in cui viviamo. I mesi del Covid-19 hanno dimostrato alcune debolezze del sistema su cui dobbiamo intervenire con il massimo della determinazione e con il massimo del coraggio. Abbiamo iniziato a farlo con il decreto rilancio, che ha stanziato 3.250 milioni di euro, una cifra senza precedenti che consentirà di immettere nuova linfa nella sanità pubblica del nostro Paese. Penso prima di tutto alla necessità di rafforzare la sanità sul territorio, di puntare sulla ricerca o, ancora, su nuove politiche per il personale. Voglio fare un solo esempio, che però a me sembra molto significativo: per quindici anni in Italia è stata vigente una legge che ha bloccato la spesa annuale per il personale sanitario alla cifra del 2004 meno l'1,4 per cento; si tratta di una norma che è stata vigente fino a pochi anni fa. Ogni anno non si poteva spendere più di quello che era stato speso nell'anno 2004, meno l'1,4 per cento. Quella norma, che vorrei definire una vera e propria camicia di forza, frutto della stagione dei tagli e dell'austerità, vista con gli occhi di questi mesi, appare figlia di un tempo che non c'è più, appare lontana anni luce dall'oggi. Basti pensare che solo in queste poche settimane le Regioni hanno assunto, con il sostegno dello Stato, 25.947 persone nel nostro Servizio sanitario nazionale. Nei prossimi mesi dovremo avere il coraggio di investire come mai prima e di riformare con visione e lucidità. In conclusione, credo che oggi si apra una fase straordinariamente sfidante, che chiede a tutti noi, alla politica, alle istituzioni, al Governo come al Parlamento, un enorme salto di qualità. Le parole più chiare sulla posta in gioco e sul senso di fondo del lavoro da fare le ha pronunciate - a mio avviso - Papa Francesco, quando ha affermato che «peggio di questa crisi, c'è solo il dramma di sprecarla». Io penso che tutti insieme abbiamo una grande responsabilità e sono convinto che tutti insieme dovremo lavorare per essere all'altezza di questa sfida. (Applausi). PRESIDENTE . Avverto che le proposte di risoluzione dovranno essere presentate entro la conclusione del dibattito. PAGANO (FIBP-UDC) . Signor Presidente, farebbe piacere avere un po' di attenzione, soprattutto da parte del Ministro. (Richiami del Presidente) . Poiché vorrei rivolgermi al Ministro, chiedo gentilmente al collega di consentirgli di ascoltare. Signor Ministro, non farò un intervento particolarmente collegato a quanto lei ha detto, anche perché - e dovrà ammetterlo - la storia recente del nostro Paese, dell'attività del Governo e del nostro Parlamento è stata talmente rapida e gli avvenimenti si sono talmente accavallati l'uno all'altro - possiamo dire che avete prodotto, a livello governativo, possiamo dirlo, decine di decreti-legge e non so quanti DPCM che, visto che l'acronimo sta per decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, ben sappiamo essere atti amministrativi - che anche le cose di cui ci parla oggi sembrano quasi appartenere, per certi aspetti, alla preistoria. Il tema sul quale, invece, intendo soffermarmi, sia pure per pochi minuti, riguarda esattamente questo: il valore delle sue dichiarazioni oggi, per il ruolo che il Parlamento ha, in base alla Costituzione, e che dovrebbe avere per chi crede in una democrazia parlamentare. Lei, signor Ministro, non è un novellino, pur essendo giovane di età - io ho i capelli bianchi, lei no - già da tempo. Nel corso della sua storia politica è stato parlamentare, e si è più volte dimostrato particolarmente attento al ruolo delle Camere. Oggi viene in questa sede a parlarci ai sensi dell'articolo 2, comma 1, del decreto-legge n. 19 del 2020, come modificato dalla legge di conversione n. 35 del 2020: questo è ciò che prevede l'ordine del giorno di oggi. Traducendo, anche per chi ci sta ascoltando dalla propria abitazione, ciò significa che lei, oggi, interviene ai sensi di tale comma che fu proposto da un deputato del Partito Democratico nel corso della prima lettura del disegno di legge di conversione del decreto-legge n.19 - cosa che non abbiamo potuto fare qui in Senato, perché il Governo ha incardinato tale provvedimento alla Camera dei deputati - per cercare, in modo però raffazzonato e pasticcione, di dare una parvenza di ruolo ai senatori e ai deputati. Ciò serve a dare una parvenza di partecipazione, perché lei, signor Ministro, oggi ci sta raccontando una bella storia. Come è noto, noi siamo vicinissimi ai camici bianchi, agli infermieri e al ruolo che ha svolto il Servizio sanitario nazionale. Personalmente ho addirittura dei congiunti coinvolti in reparti Covid - il sottosegretario Sileri lo sa - e quindi chi le parla, illustre Ministro, è perfettamente consapevole di quanto è accaduto anche e soprattutto nei nostri ospedali e nei cosiddetti Covid hospital. Sono tra coloro che sanno per certo che non è stata una finzione e che il Paese ha vissuto davvero momenti tragici e drammatici, di cui è giusto essere consapevoli e che non dobbiamo dimenticare, soprattutto affinché - facendo le corna - non accadano nuovamente in futuro. Signor Ministro, voglio semplicemente dirle che la sua relazione, per delega del Presidente del Consiglio dei ministri, non ha valore per il ruolo che deve avere il Parlamento. Mi sono battuto in 1 a Commissione affari costituzionali e qui in Senato, quando si è trattato di votare in seconda lettura il decreto-legge n. 19 del 2020, perché si desse piena attuazione alla nostra Carta costituzionale. Il ruolo del nostro Parlamento, signor Presidente del Senato, è stato ridotto davvero a poca cosa. La nostra Costituzione, ai sensi dell'articolo 77 e, in modo ancora più significativo, dell'articolo 78, prevede che il Parlamento abbia un ruolo fondamentale anche nelle situazioni di emergenza, come ricordato anche dal presidente della Corte costituzionale, Cartabia. È del tutto insufficiente il pannicello caldo che è stato proposto dal deputato Ceccanti, approvato alla Camera dei deputati in prima lettura e poi qui in Senato, perché il ruolo del Parlamento è svilito e, soprattutto, è fuori dalle regole della Costituzione. (Applausi) . Siccome oggi è in discussione, presso la 1 a Commissione affari costituzionali del Senato, il decreto-legge n. 33 del 2020, di cui è relatore il senatore Parrini, del Partito Democratico, che in questo momento non vedo in Aula, che si occupa delle stesse materie del decreto-legge n. 19 del 2020, solo per la cosiddetta fase 2, auspico che almeno in quel provvedimento si riescano a introdurre delle modifiche che facciano sì che il Parlamento svolga un ruolo preventivo e non successivo rispetto alle decisioni del Governo. Tra l'altro abbiamo visto che, il più delle volte, si è trattato di decisioni non del Governo, ma del Presidente del Consiglio dei ministri, che le ha persino scippato il ruolo, signor Ministro, di cui giustamente si era reso protagonista, quando - ad esempio - impedì i collegamenti aerei con la Cina. È al Ministro della salute che spettava questo ruolo, ai sensi del provvedimento sulla Protezione civile. Glielo dico con franchezza per la seconda volta e rivolgo un appello anche ai senatori di maggioranza: nel corso della discussione del decreto-legge n. 33 noi proporremo l'istituzione di una Commissione bicamerale che consenta che la democrazia parlamentare possa avere compiutezza in questo Parlamento. Noi pensiamo che in questa fase i decreti del Presidente del Consiglio dei ministri al limite avrebbero anche potuto avere una legittimità di rango primario, ma questo è del tutto insufficiente per il ruolo che il Parlamento deve avere ai sensi della nostra Costituzione. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Romeo. Ne ha facoltà. ROMEO (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, signor Ministro, egregi membri del Governo, colleghi, mi sembra che il punto principale dell'intervento del Ministro, che non è venuto a raccontarci molto più di quanto già non sapevamo, sia costituito sostanzialmente da un appello al dialogo e alla forte sinergia che ci deve essere nel Parlamento e nel Paese per affrontare questa particolare emergenza, che sappiamo essere molto difficile. Lei parla di limpida dialettica tra maggioranza e opposizione: è un'espressione che mi è piaciuta tanto, anche perché, se vogliamo essere limpidi, chiari e trasparenti, questo dialogo sul tema della sanità (e non solo) tra maggioranza e opposizione può avvenire solo a patto che - come dice il senatore Errani - di fronte a tutto quello che è successo, anziché cominciare a puntare l'indice contro una parte o contro un'altra, si cerchi di trarre le giuste considerazioni dagli errori che sono stati fatti. Mi consenta di aggiungere che uno dei temi che noi non possiamo assolutamente non tenere in considerazione, sulla base di un vero dialogo, è che deve essere chiaro fin dall'inizio che il tema dell'autonomia differenziata non deve essere assolutamente messo in discussione. (Applausi) . Dico questo, perché non c'è giorno nel quale non sentiamo esponenti della maggioranza utilizzare quello che è successo a seguito dell'emergenza coronavirus per richiamarsi a una ricentralizzazione del sistema sanitario. Un autorevole membro del suo Governo, il ministro per il Sud Provenzano, dichiara oggi che mancano delle clausole di supremazia e che bisogna ripensare al Titolo V. Signor Ministro, se i presupposti sono questi, il dialogo tra maggioranza e opposizione, o quantomeno tra la maggioranza e la Lega, non ci sarà mai. Di questo noi siamo certi. (Applausi) . E non ci sarà per una semplice considerazione, signor Ministro, che il ministro Boccia ci ha già fornito rispondendo a un'interrogazione alla Camera dei deputati. Sì, è vero che il complesso delle norme vigenti ci consente di dire che, in caso di emergenza nazionale, decide lo Stato, anche se non c'è una clausola di supremazia. Cosa avrà detto il ministro Boccia rispondendo per iscritto all'interrogazione? Ha detto che, anche senza la clausola di supremazia, egli pensa che si possa esercitare fino in fondo il potere dello Stato. A cosa mai si richiamerà? Lo diciamo a tutti quelli che ogni giorno tirano fuori il discorso della ricentralizzazione, affermando che abbiamo venti sistemi regionali diversi e che questa è stata la causa dei problemi che abbiamo avuto. Egli si richiama semplicemente all'articolo 117, comma 2, lettera q) , della Costituzione, che prevede che lo Stato abbia competenza legislativa esclusiva sulla profilassi internazionale. Cosa significa? Facciamo una discussione e un confronto politico in modo limpido, trasparente e chiaro, senza puntare l'indice l'uno contro l'altro. In condizioni di normalità, ci sono dei sistemi regionali che sappiamo benissimo avere un'organizzazione di carattere diverso. In caso di emergenza, però, la possibilità da parte dello Stato di intervenire e di dare regole chiare esiste già. (Applausi). Quindi, non è questa la discussione che dobbiamo fare. Anzi, se proprio dovessimo mettere in evidenza errori e comprendere cosa è stato sbagliato nelle Regioni, prendo in considerazione quello che dice il professor Crisanti, il cui operato è un po' anche alla base del grande risultato che hanno ottenuto la Regione Veneto e lo stesso Zaia nel contrastare il virus. Siete voi i primi che ci ricordate tutti i giorni quanto è bravo Zaia e quanto ha fatto bene, e non tutti gli altri. Ce lo dite voi, e non c'è trasmissione televisiva in cui qualcuno di voi non me lo ricordi. Benissimo, qual è la base del successo che ha ottenuto Zaia? Ce lo spiega benissimo il professor Crisanti: «Ho fatto tamponi sugli asintomatici», come ha citato prima anche che lei, signor Ministro, «quando non si poteva perché mi sembrava chiaro che erano veicolo di contagio: se mi adattavo al gregge il Veneto sarebbe andato in rotta di collisione con il virus, come Lombardia e Piemonte». Si chiede poi al signor Crisanti quale sia la ricetta vincente di Zaia. Egli risponde che la ricetta vincente è stata quella di aver ignorato le indicazioni dell'Organizzazione mondiale della sanità e del Governo. (Applausi). Se dobbiamo discutere su come bisogna rivedere, organizzare meglio, presidiare e potenziare il Sistema sanitario nazionale per essere pronti e non essere più colti di sorpresa - come ha ben detto lei, signor Ministro - non è certo questa la discussione da fare, parlando di potere centrale e potere delle Regioni. No, mettiamo a disposizione le risorse laddove devono essere messe a disposizione. Anzi, anziché fare una battaglia, che arriva anche ai ricorsi alla Corte costituzionale - come è stato fatto con l'ordinanza emessa dal Presidente della Regione Marche - deve esserci collaborazione tra Stato centrale e Regioni. (Applausi). Collaborazione è la parola giusta, non scontro o scarico di responsabilità, come è avvenuto in molti casi. Questa deve essere la base della discussione. Poi ci sediamo e ci confrontiamo. Molte cose che lei ha detto oggi sono assolutamente condivisibili, come - ad esempio - che bisogna stare molto attenti alle frontiere esterne. Meno male che abbiamo fatto tesoro di alcuni errori che sono stati commessi in precedenza, perché abbiamo Paesi, come il Sud America e anche la stessa Africa, in cui il virus sembra avere una carica molto forte ed è molto più pericoloso. Anziché aver timore nei confronti dei lombardi in Italia e guardare la Lombardia e i lombardi con uno spirito un po' anti lombardo - come qualcuno ha messo in evidenza - è meglio che guardiamo verso altri Paesi (Applausi) , dove il virus è molto più forte e dove può ritornare e creare problemi, visto che qua da noi la situazione sembra che da questo punto di vista stia migliorando. È stato lei, infatti, a dire di fare attenzione sul controllo delle frontiere, di verificare, controllare la temperatura, vedere da dove le persone arrivano e fare un minimo di tracciamento. Sono tutte regole, signor Ministro, di buon senso che servono per affrontare la cosiddetta fase 2. Non occorre fare chissà che cosa da un punto di vista particolare. Lei ha ragione: predichiamo prudenza, non pensiamo di aver già sconfitto il virus, dobbiamo stare attenti. Penso però che tutto ciò che può aiutare, le misure che alcuni hanno messo in evidenza e alcuni accorgimenti di buon senso, come il distanziamento - del resto già i nostri nonni ci dicevano di non andare a parlare troppo vicino alle persone; bisognerebbe far tesoro di quello che ci dicevano - l'utilizzo delle mascherine, il fatto di fare i test rapidi se la temperatura supera i 37,5 gradi, il discorso dell'app Immuni, con tutti i problemi e le controindicazioni che ci sono, i tracciamenti e i questionari epidemiologici, devono essere messi in campo con buon senso. Dobbiamo però riaprire e dare la possibilità ai cittadini di potersi confrontare fino in fondo. Concludo, signor Ministro, chiedendole se, per cortesia, può dirci - magari nella replica - a quanto ammonta effettivamente la spesa extra sulla sanità che il Governo ha quantificato per l'emergenza coronavirus. Quando chiediamo nuove risorse a tutti i livelli, incominciamo a capire quanti soldi ci servono, se sono pianificati, se ci sono dei progetti e a cosa devono servire. Poi, sulla base di quello, andiamo a vedere dove andare a cercare. Questo è il primo passo, piuttosto che prendere tutto e poi, eventualmente, capire come andare a spendere. (Applausi). Per quanto concerne i vaccini, è assolutamente giusto che si sviluppi il vaccino, ma non dimentichiamo altre terapie: la terapia del plasma che - come è stato sottolineato in più di un'occasione - ha ottenuto ottimi successi, e magari l'utilizzo anche dei farmaci. I vaccini, anziché pensare solo a distribuirli in grandissime quantità, cerchiamo di renderli più sicuri possibili, così almeno vediamo di fare un bellissimo servizio a tutta la comunità. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Quagliariello. Ne ha facoltà. *QUAGLIARIELLO (FIBP-UDC) . Signor Ministro, lei oggi ci ha detto di voler inaugurare - con il suo intervento - una nuova fase nei rapporti tra Governo e Parlamento, e ci ha anche detto di non voler smarrire la memoria, ovviamente riferendosi a fatti ben più importanti di quelli a cui farò riferimento io. Mi consenta, tuttavia, di mettere in collegamento queste sue due affermazioni. Veniamo da un periodo nel quale si è andati avanti a colpi di decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, atti con i quali, con l'avallo di un decreto-legge iniziale, sono state via via varate pesantissime restrizioni imposte per contrastare l'epidemia e lo si è fatto con uno strumento giuridico inadeguato. Infatti, il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri non è atto di normazione che ha forza di legge, di normazione primaria, ma è un atto di normazione secondaria che dovrebbe essere utilizzato solo per dettagliare - dal punto di vista attuativo - fonti normative primarie. Così, invece, non è stato. Con il Presidente del Consiglio dei ministri abbiamo limitato libertà costituzionali e, dal punto di vista comunicativo, abbiamo a tal punto stravolto la gerarchia delle fonti che abbiamo fatto assurgere a fonti normative perfino le FAQ pubblicate sul sito della Presidenza del Consiglio. Non dico tutto ciò per una rivendicazione fine a se stessa, ma perché, signor Ministro, se veramente vogliamo cambiare passo, dobbiamo obbligatoriamente andare su un'altra strada. E a me pare che questo suo intervento coincida con altri atti del Governo che, invece, riproducono la strada vecchia, quasi che, appunto, il lupo perda il pelo ma non il vizio. All'inizio di questa settimana abbiamo appreso le conclusioni della cosiddetta task force Colao, forse la madre di tutte le task force che come cavallette hanno invaso a un certo punto la nostra vita istituzionale. Le abbiamo udite in televisione e le abbiamo lette sui giornali. Ma queste conclusioni quando verranno portate a conoscenza del Parlamento? Saranno discusse in questa sede oppure quel consesso che era stato investito di grandissimi poteri, e che dal punto di vista mediatico doveva divenire quasi salvifico, oggi può essere degradato a qualcosa di inutile? Signor Ministro, lei lo sa, in un altro momento ho avuto la responsabilità di una task force . Sono venuto qui in Parlamento, ho chiesto il permesso e soprattutto ho preteso che le conclusioni fossero portate davanti al Parlamento e dal Parlamento discusse. Oggi leggo di una professoressa, Mazzucato, che non ha firmato quelle conclusioni, dicendo di essere impegnata in un'altra mission - parola bellissima - con una fantastica squadra di giovani. Ma il Parlamento può sapere, di grazia, qual è questa mission e di quale squadra stiamo parlando? Signor Ministro, mi scusi, ma stiamo partendo con la fase 3: non le sembra che sarebbe stata un'occasione da non perdere per creare una triangolazione tra categorie economiche, Governo e Parlamento, aprendo qui una serie di audizioni, da concludere con una sessione dedicata ai problemi economici che caratterizzano la nostra Repubblica in un momento drammatico, anziché convocare, all'interno di una villa romana, stati generali che ancora non abbiamo capito cosa sono e dei quali non si conosce ancora il programma, non si sa chi vi farà parte né chi vi parlerà e cosa verrà determinato? Si tratta di un altro modo per mettere da parte il Parlamento, che è un qualcosa al quale, signor Ministro, per cultura e tradizione lei tiene assai più di me. La centralità del Parlamento è per lei assai più importante. Una volta, quando avevo un altro ruolo rispetto a lei, le consigliai un libro, «La rifondazione dell'Europa borghese» di Charles Maier, in cui si spiega che ci sono momenti di ripartenza nei quali le istituzioni rappresentative devono essere messe da parte e compresse per necessità. Ciò aveva garantito la stabilizzazione dopo la Prima guerra mondiale, quella degli anni Venti, e la stessa dinamica era stata riproposta dopo la Seconda guerra mondiale. Se ci fosse tale consapevolezza, sarebbe già qualcosa di confortante. L'impressione, signor Ministro, è che tutto questo sia invece il frutto di approssimazione e - me lo lasci dire, non a lei - anche di non conoscenza o, se preferisce, di ignoranza. Visto che è stato delegato dal Presidente del Consiglio e che ha buoni studi, per favore glielo riferisca. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Pirro. Ne ha facoltà. PIRRO (M5S) . Signor Ministro, la ringrazio in maniera particolare per la parte conclusiva del suo discorso, perché in questa fase di convivenza con il virus, che dev'essere caratterizzata da strategie di tipo sanitario capaci di prevenire e contenere la diffusione dei contagi nelle nuove condizioni di normalità di vita alle quali il Paese sta finalmente tornando, non dobbiamo dimenticare quella che lei ha definito la strategia delle riforme. È quella infatti che in futuro ci consentirà finalmente di affrontare in maniera diversa eventuali nuove emergenze come questa, che tutti ci auguriamo non ci siano, ma che non possiamo escludere. Queste strategie - come ha detto lei - devono rientrare in una stagione di riforme. Finalmente abbiamo risorse a disposizione per la sanità che non vedevamo da tantissimi anni, sempre a far fronte a tagli, riduzioni e contrazioni. Adesso invece abbiamo a disposizione grandi cifre e, quindi, non dobbiamo sprecare quest'enorme occasione. Tra le riforme che vorremmo affrontare - e ci auguriamo di poterlo fare nei prossimi mesi qui in Parlamento - vorrei citargliene qualcuna. Per esempio, per noi è importante parlare di una riforma strutturale del 118, il nostro numero di emergenza, e di quei primi soldati mandati in battaglia che in molti casi sono stati la nostra avanguardia nei confronti del virus, che dovrebbero finalmente diventare parte strutturale e integrata del nostro Sistema sanitario nazionale (non come sono ora, quasi un corpo estraneo, come spesso una mia collega ama definirli). Non dobbiamo dimenticare, in questa stagione di riforme, i malati cronici e non autosufficienti, i disabili gravi che molto hanno sofferto in questo periodo perché, come ha detto lei, ci siamo concentrati sull'affrontare il SARS-Cov-2 e i malati affetti da questo virus, trascurando tutte le altre patologie e chiudendo le varie attività ambulatoriali. È diventato tutto più complicato e più difficile e per chi già soffre ogni giorno per difficoltà medico - sanitarie, questo è stato davvero un fardello molto, molto pesante. Non dobbiamo dimenticare che possiamo aiutarli in futuro, per esempio con una gestione domiciliare più attenta, con l'assegno di cura per garantire loro prestazioni a domicilio invece che costringerli ad essere ricoverati in istituti che abbiamo visto tutti quanto abbiano manifestato un grado importante di fragilità e di vulnerabilità in questo periodo. Molto meglio, quindi, affrontare tutti i passi necessari per garantire, laddove possibile e al numero più alto possibile di malati non autosufficienti, di essere seguiti a casa, nel proprio ambiente e dai propri cari. Questo vuol dire anche tutelare la figura del caregiver , cosa che avevamo già iniziato a fare in Senato con un disegno di legge, e vuol dire anche potenziare la figura dell'infermiere di famiglia, cosa che finalmente vediamo affrontata nel cosiddetto decreto rilancio e che potremmo poi ritagliare, secondo noi, in una maniera ancora migliore e più specifica con un altro disegno di legge depositato sempre in Senato. Tutti i temi che sono venuti alla ribalta in questo periodo, noi, con lungimiranza, avevamo già pensato di affrontarli. Dobbiamo poi puntare, con forza e decisione, sulla ricerca, caro Ministro, come ha detto anche lei, perché solo così potremo trovarci con le armi pronte per il futuro. La ricerca deve essere lo strumento fondamentale per affrontare il futuro. In questo campo non dobbiamo dimenticare di valorizzare i dottorati di ricerca, così bistrattati nel nostro Paese, e dobbiamo anche pensare, per il futuro, di valorizzare gli assegni che ricevono i dottorandi. Dobbiamo pensare, finalmente, di adeguarli non dico alle cifre dei Paesi più sviluppati del pianeta, ma quanto meno portarli sopra la soglia della rilevanza contributiva, in modo da garantire loro anche una tutela per il futuro e per gli anni della quiescenza, si spera al termine di una carriera fulgida e nel nostro Paese. Infatti dobbiamo fare di tutto per impedire che queste menti brillanti, che così bene sappiamo formare nonostante le scarse risorse a disposizione, fuggano all'estero e diano lustro ad altri invece che a noi con il loro lavoro. Dobbiamo pertanto promuovere sempre più un sistema meritocratico, che è fondamentale. Concludo, Ministro, con una piccola nota di dispiacere perché dopo tutte le cose che abbiamo sentito in quest'Aula negli ultimi giorni, stamattina, mentre discutevamo del provvedimento sulla sieroprevalenza, proprio dal Presidente di turno, il vice presidente La Russa, ho ascoltato una cosa che non avrei mai voluto sentire. Infatti, parlando delle mascherine e invitando i colleghi ad indossarle, ha poi detto, più o meno testualmente, che la loro utilità è controversa. Sono mesi che ci battiamo per invitare tutti i cittadini italiani a utilizzare le mascherine. (Appalusi) . Sono mesi che ripetiamo quanto sia utile e indispensabile per far fronte all'emergenza, per cercare di ridurre sempre più la diffusione del contagio, questo strumento della cui carenza tanto ci siamo lamentati nelle prime settimane dell'epidemia. Abbiamo urlato in lungo e in largo che dovevamo reperirle in fretta, sia quelle che costituiscono dei dispositivi di protezione individuale per i nostri medici, sia quelle per la popolazione. In alcuni luoghi hanno addirittura obbligato ad utilizzarle anche all'aperto perché ci si rende conto di quanto siano importanti e poi, dallo scranno più alto di quest'Aula, dallo scranno della seconda carica dello Stato, sentiamo metterne in dubbio l'utilità. Concludo quindi con un invito: siamo tutti più responsabili, cerchiamo di non dimenticare il ruolo che abbiamo, l'importanza di quello che diciamo e non lamentiamoci tanto delle fake news se poi siamo i primi a divulgarle. Cerchiamo quindi di fare un'informazione attenta e veritiera. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Floris. Ne ha facoltà. FLORIS (FIBP-UDC) . Signor Presidente, impiegherò meno del tempo a mia disposizione, avendomi chiesto la collega Rizzotti di cederle qualche minuto. Mi interessa però intervenire, perché sinceramente non ho capito il discorso fatto in Aula dal Ministro. Da personaggio politico sicuramente non di primo pelo riuscirei anche a capirlo, ma quando parla della volontà di aprire un confronto diretto e leale tra maggioranza e opposizione non mi pare un discorso che si possa fare in quest'Aula, laddove tra i decreti-legge e i vari provvedimenti approvati difficilmente la maggioranza ha aperto all'opposizione, come dimostrano i tanti emendamenti presentati in quest'Aula che non hanno neanche avuto un esito negativo, ma non sono stati proprio presi in considerazione. Probabilmente lei vorrebbe un confronto migliore tra la stessa maggioranza e il Governo, dal momento che su molte proposte di legge è stata presentata una quantità enorme di emendamenti dalla stessa maggioranza. Apprezzo pertanto il suo sentimento, perché non mi pare essere latore di un messaggio proveniente dal Governo di cui lei fa parte, di un'apertura nuova tra maggioranza e opposizione; un'apertura che abbiamo chiesto da diverso tempo e che soprattutto abbiamo ulteriormente ribadito nel momento in cui è scoppiata la pandemia, per la quale abbiamo sentito il Presidente del Consiglio dire che l'Italia, come settima potenza mondiale, era dotata di un piano pandemico nazionale, il che poi si è dimostrato non essere assolutamente veritiero. Siccome il tempo è limitato e lei ha detto di esser venuto qui anche per sentire qualche consiglio da far confluire nei piani e nelle diverse linee guida che lei ha detto esser già presenti nella sua agenda, allora dico quello che si può fare. A mio avviso bisogna partire da un vero piano nazionale sulla pandemia, per quello che residua di quella in essere, ma anche per essere pronti a tutto ciò che potrà avvenire anche in futuro; inoltre occorre utilizzare le risorse europee, che pare non siano trascurabili, per realizzare una ristrutturazione importante della rete ospedaliera, sia per la parte dell'edilizia sia per la dotazione tecnologica. Ancora, signor Ministro, occorre realizzare quella connessione tra le reti ospedaliere e i servizi territoriali di cui si è sentita una forte carenza (Applausi). Sono due entità che viaggiano su binari diversi, invece sarebbe opportuno che la sanità, che è fatta di reti ospedaliere ma sicuramente anche di territorio, fosse fortemente connessa, in cui i due elementi non siano uno contro l'altra, ma uno per l'altra. Mi sembra, inoltre, che il problema cui ci troveremo di fronte - ne parlo come medico, appena si allargheranno le maglie, come sta accadendo proprio in questo periodo, sia quello di porre fine alle liste d'attesa. Tuttavia, signor Ministro, lei sa bene che il condizionamento che riguarderà la ripresa delle visite e la riapertura delle sale operatorie, e il tempo che sarà dedicato alla sanificazione tra un intervento e l'altro, tra una visita e l'altra, probabilmente renderanno poco praticabile la riduzione delle liste d'attesa. Ecco queste sono alcune indicazioni, ce ne sono tante altre. Il tempo a mia disposizione però sta per scadere e dunque mi taccio. Questi sono i primi consigli che potrò dare. Un altro consiglio. Se veramente lei chiede uno spirito di forte collaborazione tra lei (e, io mi auguro, anche tra il Governo) e il Parlamento, allora noi siamo pronti a procedere nella direzione di questa collaborazione che lei richiede. (Applausi). Signor Presidente, chiedo l'autorizzazione a consegnare il testo del mio intervento affinché venga allegato al Resoconto della seduta odierna. PRESIDENTE. La Presidenza l'autorizza in tal senso. È iscritta a parlare la senatrice Garavini. Ne ha facoltà. GARAVINI (IV-PSI) . Signor Presidente, signor Ministro onorevoli colleghi, è ora di ricominciare: in sicurezza, ma è ora di ricominciare, per il bene dell'Italia e per il futuro del nostro Paese. Rispetto ad altri Paesi siamo indietro. Innanzitutto, dobbiamo dire un grazie, non soltanto al personale medico, al personale infermieristico, non soltanto a tutti coloro che hanno lavorato durante le settimane e mesi di lockdown , non solo alle Forze armate, ma anche proprio ai cittadini italiani, che hanno vissuto con disciplina e impegno queste settimane complicate. Adesso, però, dopo i ringraziamenti, è ora di rimettersi in moto, per recuperare i ritardi e per fare dell'Italia un Paese con meno burocrazia e meno tasse, un Paese capace, non di bloccare ma di sbloccare gli investimenti, di sbloccare e di dare libertà anche ai progetti e alle idee dei propri cittadini, imprenditori e tutti coloro che hanno voglia di operare per il bene del Paese. Se parliamo di ripartenza, anche economica, dobbiamo parlare di turismo, perché noi siamo il Paese nel quale, su ogni 10 euro di reddito prodotto, più di un euro va e viene dal settore del turismo. Ecco, perché la riapertura delle frontiere è essenziale. La linea seguita nelle prime settimane e nei primi mesi non è sempre stata congeniale ad aumentare la fiducia nel nostro Paese. Inizialmente, si è probabilmente temuto di essere bloccati in casa anche nel corso della prossima estate, cosa che per fortuna non sarà, e ci si è dimenticati di quelle centinaia di migliaia di operatori e di cittadini che in Italia vivono di turismo straniero. Poi, successivamente, si sono annunciate le aperture delle frontiere a partire dal 3 giugno, ma lo si è fatto senza avvisare i Paesi vicini, quindi creando ulteriori incertezza e, per di più, anche con brevi margini, tali per cui anche gli operatori alberghieri non sono stati immediatamente nelle condizioni di rendersi accessibili per i propri ospiti. Questo, però, non è il momento di guardare al passato. Anzi, guardiamo avanti, rimbocchiamoci le maniche, cerchiamo insieme di fare sì che questo turismo diventi un pezzo importante di quello scatto in avanti di cui il Paese ha bisogno così pressantemente. Quindi, signor Ministro, ben vengano le aperture annunciate anche quest'oggi. Per noi è stato difficile, sin dall'inizio, accettare anche quelle decisioni unilaterali che arrivavano, all'inizio della pandemia, da singoli Paesi; Paesi che ponevano veti per l'accesso degli italiani o rispetto a parti del nostro Paese. Ed ancora più difficile è oggi accettare che ancora si pongano, da parte di alcuni Paesi, dei limiti e delle restrizioni per il nostro accesso. Non è, dunque, il caso di tardare ulteriormente. Anche qui deve valere il concetto "in sicurezza, ma ricominciare". Innanzitutto, con i Paesi Schengen, garantendo la libera circolazione reciproca tra i diversi Paesi e senza più bisogno di quarantene. Contemporaneamente, sarebbe utile, a nostro parere, prevedere un costante monitoraggio dell'evolversi del contagio anche nei Paesi extra Unione europea, proprio per cercare, nel più veloce tempo possibile, di ripristinare la ripresa dei voli e degli spostamenti anche rispetto a Paesi dello spazio extra Schengen ed extra Unione europea. Vi sono, infatti, tutta una serie di Paesi, più o meno vicini, nei quali il numero dei casi di Covid-19 è comunque molto ridotto o nei quali, addirittura, non ci sono stati casi anche nel periodo peggiore di contagio. Quindi, impedire i collegamenti con tutta una serie di Paesi con l'Italia può avere effetti deleteri, sia sulla ripresa dell'economia che del turismo. In questo senso, ritengo importante riaprire tutti i nostri aeroporti interni e, come dicevo, monitorare a livello sia di unità di crisi che di concerto con il Ministero della salute e il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, per rendere possibile il ripristino più veloce dei collegamenti aerei e ferroviari a livello nazionale ed europeo. Se vogliamo far ripartire l'economia non possiamo prescindere da una piena funzionalità e da una totale rimessa in moto del sistema dei trasporti. Solo consentendo alla gente di muoversi liberamente possiamo pensare di rimettere in moto il Paese. L'estate che ci apprestiamo a vivere di certo non sarà paragonabile alle precedenti. L'emergenza sanitaria ha provocato una paralisi dell'intera filiera turistica, che per il nostro Paese rappresenta in tempi normali il 12 per cento del PIL e che in questo primo semestre dell'anno, secondo stime della CNA, ha subito una contrazione dei ricavi pari al 67 per cento. Si valuta che nei prossimi mesi - quelli clou - mancheranno all'appello circa 25 milioni di turisti dall'estero, con una conseguente riduzione del giro di affari, tre volte inferiore rispetto ai valori normali. Se vogliamo favorire la ripresa economica del Paese non possiamo che pensare a misure importanti di sostegno al turismo, le quali siano non soltanto eccezionali, ma anche strutturali e vadano verso una modernizzazione e una ristrutturazione dei siti di accoglienza e alberghieri, nonché verso una forte digitalizzazione della loro offerta turistica, con un'attenzione anche al cosiddetto turismo di ritorno, signor Ministro. All'estero vi sono 5 milioni di italiani fortemente legati al nostro Paese, i quali hanno vissuto con grande angoscia la realtà del nostro Paese nella fase di lockdown e che possono rappresentare un mondo importante per supportare tutto quell'indotto turistico ed economico ed essere di aiuto e sostegno a tanti piccoli territori, spesso minori e interni, soprattutto nel Sud Italia. Insomma, signor Ministro, signor Presidente, è ora di ricominciare a 360 gradi. Serve la politica: una politica responsabile, ma anche coraggiosa, capace di coniugare sicurezza e salute con il ripristino di una normalità e il rilancio del nostro Paese. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Maffoni. Ne ha facoltà. MAFFONI (FdI) . Signor Presidente, signor Ministro, onorevoli colleghi, ho ascoltato con estrema attenzione il suo intervento in qualità sia di senatore, sia - ancor più - di sindaco di Orzinuovi, in Provincia di Brescia. Nel mio Comune, che ho l'onore di rappresentare dalla scorsa primavera, i morti ufficiali nel mese di marzo sono stati 98, contro i 12 della media degli anni precedenti, e 179 i contagiati. Signor Ministro, come può ben immaginare, l'incremento dell'800 per cento di decessi ha sconvolto la mia comunità di poco più di 12.000 abitanti. Per me e tutti i miei concittadini sono state settimane terribili, durante le quali, come molti altri italiani, ci siamo dovuti chiudere nelle nostre abitazioni per poter affrontare un maledetto virus che, a oggi, non è ancora stato sconfitto. Signor Ministro, apprezzo da parte sua la volontà di guardare in avanti e il fatto che lei è oggi in quest'Aula per ascoltare ogni nostro utile e concreto suggerimento. La ringrazio davvero. Tuttavia, prima di parlare del futuro, mi si permetta una sola critica nei confronti del Governo che lei rappresenta. Un Governo che, a più di cento giorni dai momenti più critici, non ha ancora avuto il tempo, se si eccettua una visita di due ore del presidente Conte nella notte del 27 aprile, di venire sul territorio per guardare negli occhi tutte quelle persone che hanno perso un caro, un amico o un familiare. Spero, ministro Speranza, che possa farlo lei; sarebbe per me un piacere poterla accogliere nel mio Comune. È arrivato il momento, come giustamente dice lei, Ministro, di pensare alla ricostruzione del nostro Paese, dei nostri territori e di tutte le realtà sociali, specie quelle più colpite da questa pandemia. Per farlo, il mio auspicio è che lo si faccia ripartendo dai sindaci, dagli amministratori e da tutte quelle persone che negli enti locali hanno dato in questi mesi il cuore e l'anima. Amministratori che hanno dovuto affrontare da soli questa emergenza anche a causa della soppressione delle Province, che in un momento come questo sarebbero state utili per un maggior coordinamento delle forze. Non solo: si pensa ai medici, al personale sanitario, a quello ospedaliero, ai medici di famiglia (noi abbiamo perso due medici con questa pandemia) e a tutto il personale sanitario volontario, che non si è mai risparmiato nonostante la gravità della situazione. Si pensi alle Forze dell'ordine, che in questi mesi hanno garantito la sicurezza a tutti i nostri cittadini, mostrando davvero la parte migliore del Paese. E si pensi, Ministro, al mondo dell'impresa e del lavoro, a quelle imprese che non si sono mai fermate e ai lavoratori che coraggiosamente in quei momenti comunque si recavano al proprio posto di lavoro e che hanno combattuto e combatteranno per molti mesi battaglie difficili come non mai. È il confronto con queste realtà l'unica strada da seguire per poter rilanciare il Paese. Abbiamo assistito a troppi proclami negli ultimi mesi da parte della politica e non solo. Abbiamo assistito a molte promesse, a ricette facili, a slogan e a facili soluzioni per il futuro, quando invece siamo ancora in attesa di capire chi ha deciso (e perché) che alcuni Comuni della Lombardia, tra cui Orzinuovi, non fossero proclamati zona rossa. Pensi, signor Ministro, che a più di due mesi dalla mia interrogazione parlamentare in merito non ho ancora ricevuto alcuna risposta. Non lo dico, Ministro, per fare polemica alcuna; lo dico perché chi come me e lei crede nelle istituzioni sa bene che queste devono dare risposte concrete alla gente innanzitutto. Noi siamo qui per farlo e spero che lo stesso voglia fare il Governo che oggi lei rappresenta in Aula. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Boldrini. Ne ha facoltà. BOLDRINI (PD) . Signor Presidente, ringrazio il Ministro per la sua relazione nella quale in molti punti mi ritrovo. Certamente devo fare una considerazione: questa pandemia ha messo a dura prova il Governo, lei, signor Ministro, in primo luogo, e il nostro sistema sanitario nazionale. È stata una prova durissima, dalla quale ancora non siamo usciti e che ci ha impegnati in un percorso ad alti ostacoli, perché purtroppo, attraversando questo percorso, abbiamo avuto molte morti e sono quelle che ci hanno fatto veramente più male. In tutto quello che abbiamo vissuto negli scorsi tre mesi, che sembrano essere anni ormai (perché se pensiamo ai primi giorni in cui ci siamo incontrati, quando è venuto a relazionarci, da allora sono passati mesi, ma ogni ora che passava aveva una consistenza ed era un pensiero in più), giustamente lei ha detto che ogni decisione che è stata presa è stata soppesata così tanto, perché si doveva pensare a tanti aspetti, tutti quelli che sono emersi man mano che si andava avanti. Anche su tutti i decreti che sono stati emanati, è vero che c'è stata polemica, ma durante l' iter di conversione degli stessi decreti emergevano criticità a cui non si era pensato prima. È giusto che la discussione nel Paese avvenga, perché ogni portatore di interesse deve poi intervenire. Di tutto il discorso che lei ha fatto, signor Ministro, un punto mi sembra davvero importante. Lei ha citato la scuola come priorità ed anch'io ritengo che sia una priorità aprire le scuole. I nostri ragazzi, i nostri studenti (quelli più grandi se la possono sempre cavare) non posso pensare che i più piccoli rimangano ancora isolati con la famiglia che li ha dovuti accudire, nel senso che ha dovuto pensare anche al loro essere fuori da un contesto che invece li vede in relazione con tutti gli altri compagni. Vede, signor Ministro, mi fa molto piacere che lei ne abbia parlato, perché i bambini sono stati i grandi assenti in tutto questo contesto. Abbiamo parlato anche con il premier Conte di questo argomento. Faccio parte di un tavolo interparlamentare che ha proprio lo scopo di porre all'attenzione i problemi dell'infanzia e dell'adolescenza. I bambini hanno avuto questo grosso problema, che anche loro devono, in qualche maniera, cercare di affrontare e qualcuno li deve aiutare. Ringrazio tutte le famiglie e gli insegnanti che si sono fatti carico di questa situazione. Non a caso - signor Ministro, anche lei lo ha detto - il nostro Presidente della Repubblica andrà ad inaugurare l'anno scolastico a Vo' Euganeo. Abbiamo un Presidente che è andato a Codogno per dare il segnale di quello che è successo. Devo dire che questi sono segnali importanti di coesione di tutto il territorio. L'ha detto lei prima in un passaggio importante: non ci deve essere un territorio contro l'altro, ma ci dev'essere una coesione di tutta la Nazione, di tutta l'Italia. Ci siamo messi in evidenza anche con gli altri Paesi europei - l'ha detto bene lei - intraprendendo delle azioni quando nessuno sapeva a che cosa si andava incontro. Abbiamo preso impegni importanti, perché anche la responsabilità di chiudere ogni attività è stata pesante. Sapevamo a che cosa si andava incontro, ma abbiamo visto a che cosa si è andati incontro e ribadisco che tutti quei decessi sono stati un peso importante, e quindi bisognava scegliere. Adesso, però, è davvero il momento della responsabilità della politica, sicuramente con un occhio sempre attento alla sicurezza, perché come ha detto lei prima, il virus non se n'è andato, circola ancora fra di noi, eh abbiamo visto anche il focolaio di Roma, è quindi ancora qui presente. Dobbiamo però anche assumerci delle responsabilità. Siamo qui presenti oggi per accompagnare anche questi percorsi. Il passaggio che lei ha citato non è un passaggio formale, quindi teniamo molto a quello che lei ha detto, perché vorremmo condividere questi percorsi ulteriori che faremo. Lei ha citato anche il fatto che dobbiamo in questo caso vivere la crisi come opportunità. È vero, le crisi si devono prendere come opportunità per cambiare i paradigmi, non si deve fare riferimento ai paradigmi del passato, ma ci devono essere nuovi modelli in virtù di quello che è stato. Uno su tutti - lei lo ha detto prima - è il nostro Sistema sanitario nazionale, che comunque ha retto, pur con tanta fatica. Su questo versante, però, non si dovrà più fare l'errore di fare tagli ulteriori. Parliamo di un acronimo (SSN), dietro al quale però ci sono delle persone, il personale che ha retto il Sistema sanitario nazionale. Queste persone vanno aiutate nella stabilizzazione, non possiamo più pensare di avere un sistema sanitario con dei precari. Dobbiamo arrivare a stabilizzare queste persone e se in quindici anni non abbiamo potuto fare turnover , invece adesso dobbiamo pensare davvero di tornare ad avere personale adeguato, formato, ma che abbia una prospettiva di futuro, non che ogni tre anni debba pensare che gli scade il contratto. Ne va anche della sicurezza di noi cittadini. Pensi cosa significa avere sempre la spada di Damocle della scadenza del contratto. Questo è importantissimo e ci dobbiamo assumere tutte le responsabilità. Un altro passaggio fondamentale, a mio parere, è quello di ripensare anche alla sanità del territorio. Anche a questo proposito non dobbiamo imparare nulla, lo diceva già la legge n. 833, fondante del Sistema sanitario nazionale e lo hanno detto tante altre leggi dopo di quella, fino al decreto Balduzzi del 2012. Il sistema sanitario nazionale deve essere pensato là dove è più vicino ai cittadini: nei distretti, sul territorio, dove il cittadino è più prossimo a ricevere il servizio. Inoltre adesso - e lo dico qui, proprio perché tanti cittadini, come penso anche lei, si saranno fatti sentire - abbiamo l'altro grave problema di recuperare tutto quello che è rimasto indietro, le visite arretrate, gli interventi. Vi sono persone che stanno aspettando. Purtroppo si sono verificati decessi di persone che per paura non sono andate in ospedale. Dobbiamo recuperare tutta questa parte di salute di persone che stanno aspettando, come tutti i malati cronici. Su questo fronte vi è un altro passaggio importante, come ricordava prima una collega, che riguarda l'infermiere di comunità. Io sono contenta che sia previsto nel decreto rilancio. Anche in questo caso, infatti, non dobbiamo aspettare che il cittadino arrivi in ospedale in condizioni precarie, ma dobbiamo anticiparlo noi, con la medicina di iniziativa, con la telemedicina, con tutte queste innovazioni. Vede dov'è la sfida importante? Questa è la sfida importante: mettere in atto innovazioni che ci possano aiutare ad essere più vicini al cittadino, per evitare che il cittadino acutizzi la malattia e arrivi direttamente in ospedale. Lo abbiamo visto con la crisi epidemica: andare in ospedale non è stata certo la cosa migliore. Certo, abbiamo dovuto fare quello che era possibile in quel momento, ma bisognava tenere i cittadini a casa e aiutarli a restare nel proprio domicilio per curarsi, prima di arrivare in ospedale. Queste sono le cose importanti: riorganizzarsi, recuperare innovazione e rivedere alcuni aspetti, tra cui la contrattualizzazione. Ne ho parlato prima, ma ci torno ancora adesso. Non possiamo pensare di avere operatori del personale sanitario, che lavorano a stretto contatto l'uno con l'altro, con contratti diversi. Sto pensando all'emergenza-urgenza: nei pronto soccorso ci sono persone che lavorano con gli stessi orari e con gli stessi turni di persone che non hanno lo stesso contratto. Anche in questo caso c'è diseguaglianza e non va bene, dobbiamo essere molto più puntuali. Noi sappiamo quello che c'è da fare, insieme a lei, perché ovviamente lei ci è venuto a chiedere una mano. Certo, dobbiamo riaprire anche le attività produttive, che sono importanti. Ma se siamo in una crisi economica dovuta a una crisi sanitaria dobbiamo investire di più in sanità, per evitare di ritornare ad avere una crisi economica. Questo è ciò che dobbiamo fare. Da ultimo, ma non meno importante, vi è il monitoraggio di come si utilizzeranno i fondi: questo è fondamentale, perché sono tanti i fondi che noi mettiamo a disposizione, ma dobbiamo sapere come saranno utilizzati e l'efficacia che avranno sulla salute delle persone. Questo, signor Ministro, è ciò che noi chiediamo. Noi ci siamo e le daremo una mano. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Rizzotti. Ne ha facoltà. RIZZOTTI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, colleghi, Ministro, grazie di essere qui, in Assemblea, oggi a riferire cose che sapevamo già. Io la ringrazio soprattutto perché spero che dalle sue repliche possa ricevere risposte a qualche domanda e magari alle decine di interrogazioni che in questi mesi e anche ultimamente ho presentato inutilmente, perché tanto nessuno risponde. Forza Italia in questi mesi ha avuto un atteggiamento più che responsabile, mettendo a disposizione competenze e idee, che sono quasi sempre state ignorate. Mi riferisco ai numerosi appelli lanciati anche sulla carenza di coordinamento tra Governo e Regioni. Lei sa bene che i rapporti avrebbero potuto essere gestiti in maniera certamente migliore con la regia, ad esempio, dell'Agenas; ma in quel caso lei ha preferito commissariare. Noto che in genere si commissaria per problemi di mafia o per soldi, invece in quel caso il bilancio era in attivo di 6 milioni di euro, era inattaccabile. Si è perciò preferito lasciare sole le Regioni, che già soffrivano a causa dei tagli che i Governi degli ultimi anni avevano attuato, incolpandole addirittura ingiustamente per la mancanza di linee del Governo. Spero che almeno adesso il Governo si sia reso conto che, a partire da oggi, dovrà essere definito un vero processo di razionalizzazione; non la solita spending review e i tagli lineari, ma un percorso di ridefinizione delle funzioni del capitale umano, mettendo nei posti di comando i migliori, non solo i fedeli. Noto con orrore, ad esempio, quello che forse succede con il decreto rilancio - vedremo - con centinaia di assunzioni al Ministero, senza concorso, approfittando della scusa del coronavirus. In queste circostanze, dispiace dirlo, lei signor Ministro non ha voluto delegare o fidarsi di personalità conosciute, tant'è che, ad esempio, ha preferito rimandare la firma delle deleghe al suo Sottosegretario, costringendo a inviare osservatori per le riunioni del comitato tecnico-scientifico, visto che i documenti e i verbali erano segretati anche per loro. Avremmo quindi preferito che la stessa determinazione che ha usato per rimuovere il direttore generale dell'Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas), Bevere, l'avesse utilizzata anche per le evidenti criticità e l'inadeguatezza dimostrate da Arcuri e Borrelli nel reperire mascherine, reagenti per i tamponi, dispositivi di protezione per i medici e gli operatori sanitari, impegnati giorno e notte a combattere il virus, che ringrazio di cuore (Applausi) e che invece il Governo ringrazia a parole, ma a cui non dà soldi. Si è chiesto agli italiani, che sono stati fantastici, di fare enormi sacrifici rimanendo in casa, forse per dare tempo non tanto agli ospedali di riorganizzarsi, ma al Governo e al Ministero di reperire idee e risorse per l'eventuale ripartenza. Signor Ministro, onestamente non vedo nessun segno del fatto che l'Italia stia pensando di applicare la strategia delle tre T: testare, tracciare e trattare. Avete scelto una app , che gli italiani non scaricano sui propri dispositivi, perché non è stata fatta chiarezza né sul modo in cui è stata scelta, né soprattutto sulla privacy . Proprio oggi abbiamo votato qui in Assemblea uno studio epidemiologico del Governo, che stenta a dare i suoi frutti, perché solo il 24 per cento delle persone risponde positivamente alle richieste della Croce Rossa. Per ripartire, il Paese avrebbe bisogno di strategie diverse, perché se è vero che la app aiuta nell'individuazione dei contatti degli asintomatici positivi, il passo successivo è pratico. Non si può chiedere alle persone di testarsi, se poi devono aspettare tra i sette e i dieci giorni per ricevere un tampone, isolandosi intanto dalla famiglia e dal lavoro. Signor Ministro, ha parlato quindi di grandissime risorse, ma vorrei che rispondesse ad esempio sull'assunzione di tutti gli operatori sanitari, quando finiranno le risorse, i contratti scadranno e i nostri ospedali rimarranno nuovamente privi di forza lavoro. Si devono dare risposte. Io avrei usato un'altra T, la quarta, che è quella della tempestività, che avrebbe dovuto risultare in ogni sua comunicazione. È invece mancata tempestività, ad esempio, nel dare l'ok per l'autorizzazione alle autopsie: solo dalle autopsie si è capito qual era la causa di morte, dovuta al virus, ma il Ministero della salute le ha bloccate per due mesi e le ha sbloccate solo ieri. Abbiamo visto mancanza di tempestività nel dare l'ok alla sperimentazione della plasmaferesi. Perché si è partiti così tardi? Perché l'Agenzia italiana del farmaco (AIFA) e l'Istituto superiore di sanità hanno ignorato per due mesi i risultati dell'ospedale di Mantova e al momento dell' ok hanno assegnato la sperimentazione a quello di Pisa, che ha trattato due casi, contro le centinaia di casi trattati a Mantova e Pavia. Chissà? Affari di sangue o di famiglia, o qualche conflitto di interessi? Signor Ministro, veniamo però al domani. Pensa di aspettare ancora qualche mese per attivare un piano straordinario per le liste d'attesa, che in questi mesi sono cresciute più di quanto non lo fossero già, in modo che anche gli altri pazienti con patologie cardiovascolari, oncologiche o croniche possano tornare a curarsi? Per favore, mi fa un po' ridere sentire che adesso si sollecita il caregiver familiare per tutti i disabili e le persone portatrici di handicap rimaste a casa in questi mesi, da sole, senza supporto. Poi abbiamo visto che si stanziano 150 milioni di euro per i monopattini e 50 per le disabilità: è veramente ridicolo! (Applausi) . Come pensa di irrobustire la medicina del territorio, dal momento che, se si aspetta la seconda ondata, è molto utile che si venga curati domiciliarmente, visto che ormai sappiamo anche come farlo? Non parliamo di tutto il resto, cioè dei nuovi modelli di presa in carico, delle assunzioni, dei medici specializzandi e dei ricercatori: vedremo come funziona. Certo, sono stati investiti tre miliardi di euro, ma ne servirebbero più di venti. Ora, sappiamo che la parola «privato» a lei non piace molto; ma la parola «Europa» sì. Penso allora che, prima che sia troppo tardi, potrebbe convincere i suoi alleati di Governo a utilizzare i fondi del MES senza condizioni (vediamo pure il documento definitivo), altrimenti i soldi per realizzare le sue belle parole non ci sono. Non glielo chiedo io o il mio partito: glielo chiedono un'infinità di cittadini e di pazienti che attendono risposte reali ed efficaci per ripartire in sicurezza. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Lunesu. Ne ha facoltà. LUNESU (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, Governo, colleghi, ho ascoltato con molta attenzione le comunicazioni del Ministro e devo dire che c'è stata da parte sua molta apertura: tutti dobbiamo lavorare per un interesse generale. Di questo la ringrazio, signor Ministro, e spero che lei sia conseguente. Spero che magari da oggi si disponga ad esempio di una centrale nazionale dell'emergenza (magari sul modello CDC, che è una delle realtà sanitarie più significative del Piemonte), che sarebbe ancora più indispensabile nella fase 3 di riapertura, rafforzando magari le reti di sorveglianza e monitoraggio dell'epidemia da SARS-Cov-2 e di altre future infezioni. Rilevando che non c'è una misura efficace di contenimento dell'epidemia e di contrasto delle altre emergenze, manca proprio un approccio sistemico di sorveglianza e di monitoraggio nazionale e di governo (penso ad esempio ai flussi delle persone provenienti dall'estero), senza che ci sia la tendenza a voler superare le notevoli carenze strutturali del nostro sistema sanitario in un disegno strategico che assuma la sanità come crescita e come sviluppo dello stesso sistema. Mi piacerebbe che ci fosse un sistema di monitoraggio e di sorveglianza nazionale, con stringente valutazione dei rischi delle persone provenienti dall'estero. Diversamente, abbiamo visto che ciascuna Regione ha provveduto da sé e non sempre con buoni risultati. Un altro tema, signor Ministro, è come intervenire su quei cittadini italiani che sono disoccupati, inoccupati o cassintegrati e che potrebbero essere coinvolti nell'ambito dell'assistenza e della cura a domicilio delle persone e delle famiglie, in termini anche di nuovi posti di lavoro e di opportunità, istituendo per esempio il ruolo di assistente familiare, non solo per la protezione dell'anziano fragile ma anche dei disabili non autosufficienti, condizionando per esempio il ruolo allo svolgimento di un lavoro di comunità, che magari privilegi la disponibilità all'accudimento socio-assistenziale e socio-educativo di minori e anziani sia della propria famiglia, che di soggetti segnalati dalle comunità di riferimento. Ogni beneficiario del progetto (penso ad esempio agli ex baristi, ex camerieri, ex dipendenti che purtroppo hanno perso il lavoro a causa del Covid; e, mi creda, sono tantissimi) sarà accompagnato da corsi di formazione differenziati e con supporto a distanza. Penso ai centri di accesso e supporto alle cure, di teleconsulto e monitoraggio da remoto, di presa in carico del fragile a domicilio (cioè l'assistenza domiciliare integrata e diffusa), costituendo un team di cura primaria (per esempio con l'infermiere di famiglia e con il medico), a garanzia di appropriate continuità assistenziali del paziente a domicilio. Un altro tema, signor Ministro, è costituito dalla normalizzazione delle liste d'attesa di tutte quelle patologie che in questo momento sono rimaste sospese perché eravamo in fase di emergenza. Si tratta di una forma di responsabilizzazione della filiera Stato-Regioni, a partire proprio dalla verifica degli aggiornati livelli essenziali di assistenza continua, a garanzia della promozione della prevenzione dentro e fuori l'ospedale. È necessario un potenziamento della medicina territoriale, con domiciliazione appropriata del paziente e con applicazione del regionalismo differenziato e solidale, riconoscendo maggiori funzioni alle Regioni adempienti agli indicati nuovi livelli di prevenzione, di promozione, di sanità e di assistenza, aggiungendo per esempio alle maggiori risorse dei fondi europei con finalizzazioni di adeguate risorse incrementali nelle Regioni con inferiori livelli di assistenza sanitaria. Inoltre, signor Ministro, sarebbe opportuno realizzare la rete nazionale di ospedali Covid e post- Covid, rendendo utilizzabili quelle strutture già complete dal necessario pro-Covid per altri scopi. Penso a riqualificare anche i piccoli e medi ospedali che di recente, in occasione degli ingenti tagli che la sanità ha subito ovunque, erano stati chiusi e smantellati. Mai, signor Ministro, come adesso nei territori serve avere ospedali e piccoli ospedali. A questo proposito, mi scusi se ne approfitto, mi viene in mente la mia stupenda isola, la Sardegna, che manca di tanta attenzione; in particolare, mi viene in mente l'arcipelago della Maddalena ed il suo ospedale «Paolo Merlo». Vede, alla Maddalena ci sono 11.800 abitanti d'inverno, che però rischiano di essere 50.000 d'estate. Il Pronto soccorso, snodo focale dell'assistenza sanitaria nell'isola, dovrebbe operare, signor Ministro, ventiquattr'ore su ventiquattro, per prestazioni di emergenza, urgenza e come punto di primo intervento. Vorrei soffermarmi su una questione molto importante: il 16 marzo 2020 esso è stato declassato, signor Ministro, ai soli codici bianchi e verdi, impedendo in teoria l'intervento dei codici gialli e rossi, trasformando il Pronto soccorso in poco più di una Guardia medica avanzata. Il trasferimento dei pazienti avviene in ambulanza, oppure in elicottero, quando si fa in tempo, prima che il paziente muoia, ma in ogni caso ciò non può sostituire un Pronto soccorso. Vogliamo parlare del reparto di ostetricia? La madre rischia la vita, il bimbo nasce morto ad Olbia, dopo ore di attesa; è successo pochi mesi fa. Il reparto di ostetricia è chiuso da tre anni, così come la sala operatoria; manca il punto nascita. Sappiamo che, per legge, occorrono 500 nascite all'anno per avere un punto nascita, ma lei, gentile Ministro ha sul suo tavolo, da ben centoventinove giorni, una richiesta di deroga che ancora non ha firmato. La prego intervenga al più presto; o aspettiamo che muoia qualche altra mamma o bambino nel 2020? La Maddalena d'estate, come le dicevo, raggiunge 45.000 abitanti, con un bacino di utenza che comprende anche Palau e Santa Teresa di Gallura. Come potremo accogliere i turisti dopo le difficoltà che ci ha procurato la grave crisi dovuta al Covid, se i cittadini e gli stessi turisti non si sentiranno sicuri per carenza di strutture sanitarie e ospedali efficienti? Attendo una sua risposta, la ringrazio. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Endrizzi. Ne ha facoltà. ENDRIZZI (M5S) . Signor Presidente, ho sentito rivendicare in quest'Aula che il modello veneto sarebbe nato da un'azione virtuosa dell'amministrazione regionale. Vanno allora messi i puntini sulle i, perché a fine gennaio, dopo che era stato dichiarato lo stato di emergenza, mentre la Cina era forse al culmine del problema per il coronavirus, in modo lungimirante il professor Crisanti e l'azienda ospedaliera di Padova, avevano approntato un programma per eseguire tamponi sulle persone che rientravano dalla Cina; quindi non tamponi fatti a casaccio, ma su una categoria a rischio ben delimitata. Ebbene intervenne il direttore generale della sanità veneta, Domenico Mantoan, a dire che questo non si poteva fare. Avremmo avuto estremo bisogno di individuare precocemente i casi, che poi puntualmente sono esplosi a Vo' Euganeo e non solo nella provincia di Padova, che divenne il secondo più grave focolaio d'Italia. Invece questo programma è stato bloccato, seppur comportasse una cifra forse di 10.000-20.000 euro, nascondendosi dietro una circolare: si nascondeva cioè dietro una circolare una Regione che chiede autonomia su tutto. Mi viene allora strano pensare che oggi si possa rivendicare questa lungimiranza quando la si è contestata, anche perché poco dopo, "colpito sulla via di Damasco", Luca - ma non San Luca, Luca Zaia - cambiò rotta completamente e, finalmente, a Vo' Euganeo fece eseguire i tamponi su tutta la pur limitata popolazione, fino al punto - inebriato non so da quale sostanza o suggestione - da proporre tamponi a tappeto a tutti i veneti. Su questo Domenico Mantoan non intervenne; allora, si nascose dietro una circolare quando si trattava di poche centinaia di tamponi; non disse nulla quando si propose di farne 5 milioni. Forse era distratto dai numerosi incarichi che occupa. Cinque milioni di tamponi in Veneto, seppure con le capacità pur lodevoli che la Regione ha sviluppato nel frattempo, avrebbero richiesto un anno semplicemente per la prima passata, con il risultato poi di non avere un dato nemmeno utile a livello statistico perché nel frattempo diventato obsoleto. Bene, queste scelte sono state criticate da un consigliere regionale nel Veneto, Jacopo Berti, oggi querelato per quelle dichiarazioni. Il professor Crisanti ha detto che si sta cercando di riscrivere la storia per meschini fini elettoralistici; questo lo devo ribadire e in quest'Aula cerco di ristabilire la verità delle cose. (Applausi). Non è una bella dimostrazione, in campagna elettorale, cercare di camuffare la realtà; cosa che peraltro è stata fatta anche con un dirigente dell'Azienda ospedaliera di Padova per il semplice fatto di avere sostenuto che le mascherine di Zaia fossero pressoché inutili. Questa accusa, essendo basata sul falso, è caduta, ma rimane il fatto; rimane il fatto che le mascherine di Zaia non le avete indossate proprio voi nemmeno in questa Aula. (Applausi) . Signor Presidente, credo allora che dobbiamo riconoscere alla Regione Veneto i meriti che ha avuto ma che non possa prendersi quelli degli altri. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Castellone. Ne ha facoltà. CASTELLONE (M5S) . Signor Presidente, signor Ministro, come abbiamo più volte ribadito anche in quest'Aula, ci siamo trovati a gestire la più grande emergenza sanitaria degli ultimi tempi e l'abbiamo gestita con impegno, dedizione e competenza. La perdita di vite umane è stata ingente, eppure il nostro servizio sanitario ha retto, soprattutto grazie all'eccellenza del nostro capitale umano: dei medici, degli infermieri, di tutto il personale sanitario; ma grande è stato anche l'impegno del Governo e del Parlamento, che hanno lavorato costantemente per aggiornare le norme e le previsioni in base ad un quadro epidemiologico che si andava delineando nel tempo. Aver approvato oggi, in questa Aula, il decreto-legge che dà luce all'indagine di sieroprevalenza, partita proprio per iniziativa del Ministero della salute, è l'ennesimo segnale di quanto questo Governo abbia a cuore la salute del Paese. La mappatura della popolazione si profila, infatti, come lo strumento più efficace per prevenire eventuali risalite nella curva dei contagi, perché il virus è ancora in circolo. I numeri che rileviamo adesso, in un momento in cui c'è una bassa circolazione virale, grazie anche alle misure di contenimento messe in atto, potrebbero non rappresentare la reale pericolosità di questa infezione. Ecco perché non bisogna dare credito a chi va millantando che il virus sia sparito, ai nuovi complottisti, a quelli che chiedono libertà dalla mascherina, a fronte ancora di centinaia di nuovi casi e di decine di morti, a chi in modo irresponsabile riempie le piazze, in barba a tutte le norme sanitarie (Applausi) , sventolando slogan antigovernativi, mettendo in dubbio persino la necessità delle misure di lockdown che sappiamo - da stime basate sui numeri certi, pubblicati di recente anche su «Nature» - quante vite abbiano salvato. Chi nega tutto ciò sta offendendo gli oltre 34.000 italiani che sono morti di Covid in modo atroce, senza respiro e in solitudine, lontani dai propri cari. Eppure, per salvare queste persone il nostro personale sanitario ha lavorato senza risparmiarsi, mettendo in campo tutte le proprie competenze e conoscenze, per elaborare protocolli di presa in carico e cura sempre più innovativi ed efficaci. Questo virus non lo conoscevamo, all'inizio credevamo fosse solo respiratorio, poi abbiamo capito che alla fase respiratoria ne seguiva una di attivazione del sistema immunitario, del complemento e della coagulazione, quindi anche i protocolli terapeutici sono stati aggiornati, semplificando l' iter di approvazione dell'utilizzo di farmaci off-label e di nuove sperimentazioni. Oggi è chiaro a tutti cos'abbiano significato i 37 miliardi di euro di tagli alla sanità in dieci anni, i 71.000 posti letto persi (Applausi) e i 46.000 medici e infermieri che la sanità pubblica ha perso. Oggi è chiaro cosa abbia significato ridurre la medicina generale a luogo di ricettari della salute e i Pronto soccorso e le osservazioni intensive brevi a luoghi sovraccarichi ad alto rischio di trasformarsi in veri e propri focolai, com'è avvenuto in questo caso. Oggi è chiaro cosa abbia significato non aver previsto reparti di isolamento e aver ridotto i posti letto in terapia intensiva. Oggi è chiaro cosa abbia significato non investire in sanità in quei settori che rappresentano il primo baluardo nel salvataggio di vite umane, quali i Pronto soccorso e l'emergenza-urgenza, luoghi in cui il personale sanitario combatte ogni giorno in condizioni di assoluta precarietà, subendo frequenti aggressioni. A tal proposito, accogliamo con sollievo l'approvazione alla Camera del disegno di legge che tutela gli operatori sanitari dalle aggressioni, che a breve tornerà al Senato per l'approvazione finale. Ora però che il peggio è passato, signor Ministro, dobbiamo rivedere con senso critico le politiche sanitarie dell'ultimo decennio e mettere in campo, come lei stesso ha detto, scelte coraggiose. Tutto questo deve necessariamente passare attraverso un reale potenziamento dell'assistenza sanitaria territoriale. La riorganizzazione del territorio era in realtà già uno dei punti cruciali del Patto per la salute 2019-2021, perché dall'inizio di questa legislatura abbiamo chiesto a gran voce il potenziamento dell'assistenza domiciliare residenziale e semiresidenziale per la gestione delle cronicità e delle non autosufficienze. Il recente rapporto sul coordinamento della finanza pubblica della Corte dei conti ha avvalorato la validità della nostra visione, evidenziando come il Servizio sanitario nazionale sia in sofferenza perché non si è posta la giusta attenzione nello sviluppo della sanità territoriale e non si è investito a sufficienza nell'integrazione tra ospedale e territorio, depauperando il settore pubblico e dando spazio a una sanità privata accreditata non più complementare, ma sostitutiva. Oggi il potenziamento della sanità territoriale è finalmente al centro dell'agenda politica e ingenti sono le risorse destinate a tal fine nel decreto-legge rilancio. Non si può pensare però che tali risorse vengano riversate per consolidare un assetto della sanità territoriale che si è ampiamente dimostrato non all'altezza di espletare la funzione di filtro e presa in carico del bisogno di salute della popolazione. È di strategica importanza favorire il lavoro in team multidisciplinari e multiprofessionali. È necessario interrogarsi sul superamento della quota capitaria, implementando sistemi di misurazione delle performance che valorizzino il merito anche nel territorio. Bisogna che i dati clinici e assistenziali generati nell'ambito dell'assistenza territoriale diventino patrimonio del Servizio sanitario nazionale e dei ricercatori che operano nelle istituzioni di ricerca pubbliche. È strategico anche l'ulteriore aumento dei contratti di formazione specialistica: in due anni, siamo passati da 6.000 a 9.200 contratti, consapevoli che non bastano a colmare l'imbuto formativo creato da anni di incapacità di programmazione in base al fabbisogno di specialisti. Con il decreto rilancio finalmente ne aggiungiamo altri 4.200 ma non possiamo fermarci perché avere domani più medici specialisti e garantire ai nostri giovani laureati di potersi formare nel proprio Paese è un traguardo che dobbiamo rincorrere con tutte le nostre forze. Infine dobbiamo sfruttare nel modo migliore le opportunità che ci offrono le nuove tecnologie. La sfida da affrontare e vincere è puntare ad una sanità che utilizzi i più innovativi strumenti tecnologici, a cominciare da una radicale digitalizzazione del settore. Dobbiamo recuperare terreno dopo anni di paralisi. Da uno studio realizzato dall'Osservatorio innovazione digitale in sanità è emerso che ormai gran parte dei cittadini utilizza almeno un servizio online . Basta vedere l'alto gradimento e l'adesione dei cittadini alla ricetta medica digitalizzata che abbiamo introdotto proprio nel corso di questa emergenza Covid. Quanto sarebbe servito in questa emergenza pandemica avere strumenti di telemedicina per monitorare i pazienti a domicilio, quanto la disponibilità nel territorio di strutture di cure primarie, di team multidisciplinari e un'assistenza domiciliare capillare avrebbero permesso di fare diagnosi più tempestive. L'Italia ha pagato un caro prezzo per non aver investito nella formazione medica e sanitaria, per non aver saputo programmare il fabbisogno di professionalità mediche in base al bisogno di salute della popolazione e in base ai dati epidemiologici, per non aver dato i giusti riconoscimenti ai professionisti in termini di progressione di carriera e di retribuzione, spingendo tanti talenti, giovani e non, a fuggire all'estero oppure a trovare rifugio nel settore privato. È allora è il momento di invertire la rotta, o meglio di intraprendere quella rotta che noi, in realtà, vediamo tracciata da tempo e che con tenacia proviamo ad intraprendere ormai da due anni per garantire ai cittadini italiani, da Nord a Sud, uniformità ed equità di accesso alle cure. La pandemia ha messo in luce tutta la fragilità di un Servizio sanitario nazionale frammentato, che noi dobbiamo ricomporre e ricostruire dalle fondamenta, partendo proprio dalla formazione degli operatori e dagli investimenti in qualità nel merito, in nome di quel famoso articolo 32 della Costituzione che sancisce il diritto alle cure per tutti indistintamente e che oggi va perseguito anche con i nuovi mezzi che la scienza e la tecnologia ci offrono. Bisogna certamente investire in modo deciso in questa direzione, nella medicina personalizzata, nella medicina predittiva, nella genomica di popolazione, nella prevenzione, nella ricerca sanitaria traslazionale che deve rappresentare un volano di sviluppo per il sistema Paese, nella trasformazione dei nostri ospedali in hub resi efficienti grazie all'uso dell'intelligenza artificiale, digitalizzati, collegati agli enti di ricerca, al territorio o ad altri centri dislocati in altre parti del Paese e del mondo. Siamo in un momento di passaggio epocale e dobbiamo costruire il futuro di questo Paese guardando al mondo che immaginiamo da tempo e che oggi abbiamo la facoltà di rendere reale. (Applausi) . PRESIDENTE . Onorevoli colleghi, prima di chiudere il dibattito, vorrei rivolgermi al senatore Endrizzi. Purtroppo non ho sentito quello che ha detto e chiedo scusa all'Assemblea perché non è ammissibile. (Applausi) . Rivolgendosi al governatore Zaia, e parlando dei tamponi che avrebbe usato, ha detto che lo avrebbe deciso in preda a qualche sostanza o a qualche suggestione. Ora, in questa sede non si possono fare questi riferimenti; non è accettabile che in questa Aula si insinuino comportamenti di questo tipo. Non è accettabile. (Applausi) . Ritengo che il rispetto sia la base, la precondizione per una discussione in quest'Aula. Ognuno può esprimere quello che vuole. Io sono della Regione Veneto e so bene quello che è successo e quello che succede, così come lei. Lei può avere la sua opinione, ci mancherebbe altro che non la potesse esprimere in quest'Aula, ma sempre con rispetto e non con insinuazioni di comportamenti di questo tipo. Infatti, la parola «sostanza» che lei ha usato non è ammissibile, perché è gravemente offensiva nei confronti del governatore Zaia. (Applausi). ENDRIZZI (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ENDRIZZI (M5S) . Signor Presidente, io mi scuso perché riconosco che l'espressione era equivoca; ovviamente non volevo intendere «sostanza stupefacente» e ho subito riparato utilizzando il termine: «suggestione». Credo che il contenuto del mio intervento non debba essere confuso con quella parola, che riconosco essere stata equivoca, ma ciò non rientrava nelle mie intenzioni. Non ho alluso a droghe, non era questa la mia intenzione. (Applausi). PRESIDENTE . Prendiamo atto delle sue scuse. Dichiaro chiusa la discussione sulle comunicazioni del Ministro della salute. Comunico all'Assemblea che sono state presentate le proposte di risoluzione n. 1, dai senatori Pirro, Boldrini, Errani, Parente e Laniece, e n. 2, dai senatori Romeo, Bernini, Ciriani e da altri senatori. Signor Ministro, le chiedo scusa, ma la diretta televisiva prevista per la sua replica inizia fra tre minuti, le chiederei quindi la pazienza, per la sua replica e per i pareri, di aspettare la diretta TV. Chiedo scusa per questa breve sospensione soltanto per permettere alla RAI di entrare in collegamento con noi. (La seduta, sospesa alle ore 19,07, è ripresa alle ore 19,10) . Avverto che è in corso la diretta televisiva con la RAI. Ha facoltà di intervenire in replica il ministro della salute, onorevole Speranza, al quale chiedo anche di esprimere il parere sulle proposte di risoluzione presentate. SPERANZA, ministro della salute . Signor Presidente, onorevoli senatori, desidero esprimere sincera gratitudine a chi è intervenuto in questo dibattito, a tutte le senatrici e ai senatori che lo hanno fatto. È la prima volta che diamo seguito a una disposizione normativa approvata da poco tempo, il decreto-legge n. 19 del 2020. Qual è la novità sostanziale? Fino a poche settimane fa i provvedimenti del Governo venivano comunicati al Parlamento in una fase successiva all'approvazione, che avveniva attraverso la firma del Presidente del Consiglio dei ministri, con i decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, o attraverso l'approvazione dei decreti-legge. L'innovazione, che stiamo sperimentando per la prima volta con questa discussione di oggi, prevede che un delegato del Governo, un componente del Governo, in questo caso il Ministro della salute, venga in Aula e, prima della firma di un provvedimento possa ascoltare, il dibattito inventare ed assumere l'indirizzo e il punto di vista del Parlamento. Credo che questo sia un fatto positivo ed importante. La norma può essere sicuramente non perfetta, ma è sicuramente un passo in avanti, che ci consente - lo dico da Ministro che cofirma il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri - di costruire un provvedimento che possa tenere in considerazione quello che arriva dal Parlamento. In che momento siamo? Siamo in un momento ancora complicato della storia del nostro Paese, credo abbiamo un obbligo di dire fino in fondo la verità a chi ci ascolta. Il Paese ha vissuto mesi difficili, come mai visti prima nella storia recente. È stato, probabilmente, il momento più difficile della storia repubblicana dopo la Seconda guerra mondiale. Per questo, ogni nostra parola deve essere pesata con grandissima attenzione e mi pare che il dibattito che abbiamo ascoltato sia stato largamente all'altezza della difficoltà di questo passaggio storico. Abbiamo dovuto approvare misure difficilissime. Lo dico con grande sincerità. Lo dico per me che le ho sottoscritte, per i Presidenti di Regione, che sono stati chiamati tutti a scelte difficili, tutt'altro che scontate, lo dico chiaramente per il Governo, che si è trovato di fronte ad una stagione totalmente inedita. Dover sottoscrivere provvedimenti che hanno limitato la libertà delle persone è veramente qualcosa che non ha precedenti nella storia del nostro Paese. Cosa ci stanno dicendo oggi i numeri e i dati, non solo quelli del nostro Paese ma i dati anche internazionali? Che quelle misure, anche se difficili, anche se complicate, anche se capaci di privare le persone della libertà (e credo non ci sia niente di più enorme e di più eclatante per chi svolge funzioni istituzionali), siano state, in qualche modo, misure indispensabili. Il Paese, senza queste misure, avrebbe pagato un prezzo veramente molto più alto. Mi sia consentito di ribadirlo, con la massima umiltà e con il massimo senso dello Stato e delle istituzioni: senza queste misure drammatiche e senza la consapevolezza e la responsabilità di milioni di italiane e di italiani che hanno rispettato queste norme che abbiamo messo in campo, il numero di vittime sarebbe stato veramente molto più alto e il prezzo che il Paese intero avrebbe pagato, in termini di vite umane e in termini anche economici, veramente molto più significativo. Basta alzare lo sguardo per un istante e guardare cosa avviene ancora in tanti altri Paesi del mondo in queste ore. La verità, infatti, è che in Europa il clima è migliore. Le misure adottate in Italia e poi le misure adottate in Europa hanno piegato la curva dal lato giusto, ma il virus non è scomparso, il virus non è finito. Basta alzare lo sguardo e vedere cosa accade in queste ore, in questi minuti, in Sud America, in Brasile, in Perù o anche in Nord America o in alcuni Paesi dell'Asia e ci si rende conto di quanto ancora siamo di fronte ad un nemico difficile, insidioso, che abbiamo imparato a conoscere in questi mesi e che grazie al lavoro straordinario dei nostri medici, dei nostri infermieri, dei nostri operatori sanitari (che voglio ringraziare ancora una volta per il lavoro straordinario che hanno svolto) e grazie ai nostri scienziati, ora stiamo imparando a conoscere meglio. Dove va allora l'Italia? Io penso che l'Italia vada verso una fase diversa da quella che abbiamo attraversato finora, ma che ci vada e ci debba andare con il massimo della cautela e il massimo della prudenza. È chiaro che, dopo i mesi di lockdown , abbiamo bisogno di una gradualità nelle riaperture. Abbiamo iniziato a svolgere questo percorso di gradualità con le misure del 4 maggio, poi con le misure del 18 maggio e poi, ancora, con altri vincoli che sono saltati il 3 giugno. Il 14 giugno (cioè tra qualche giorno) scadrà l'ultimo decreto del Presidente del Consiglio dei ministri e noi saremo chiamati a costruirne uno nuovo, anche alla luce del dibattito svolto quest'oggi, per provare a continuare in questo percorso. Con il monitoraggio che abbiamo costruito in queste settimane con l'Istituto superiore di sanità, il Ministero della salute (naturalmente) e tutte le Regioni italiane che hanno partecipato costantemente, siamo nelle condizioni di continuare in questa traiettoria. Il nemico non è vinto: dobbiamo prestare ancora il massimo dell'attenzione e del rigore. Mi sento però di poter dire che il lavoro fatto finora ci mette nelle condizioni di continuare con il massimo di gradualità e prudenza il percorso di riapertura che abbiamo avviato sin dal 4 maggio scorso. C'è un'ultima considerazione che mi sta particolarmente a cuore e che penso sia importante fare nel dibattito in una sede solenne come quella del Senato della Repubblica. Ritengo che il Paese debba imparare fino in fondo da questa lezione. Se vogliamo onorare fino in fondo il prezzo enorme e incredibile che il Paese ha pagato in un momento così difficile della sua esistenza dobbiamo provare tutti insieme a trarre fino in fondo la lezione di questi mesi. Per me la lezione prioritaria è e resterà sempre la stessa: il nostro Servizio sanitario nazionale è davvero la pietra più preziosa che abbiamo. Il rispetto dell'articolo 32 della Costituzione, che riconosce l'importanza fondamentale e solenne della tutela della salute come diritto fondamentale dell'individuo e interesse della collettività, deve essere un impegno di tutta la nostra comunità nazionale. Per me la lezione di fondo è questa: chiudere definitivamente la stagione dei tagli al Servizio sanitario nazionale. (Applausi). Ripeto, chiuderla definitivamente e dire che si apre una fase nuova di investimenti. Abbiamo bisogno di più risorse. In questi mesi abbiamo iniziato un percorso. Fatemelo dire ancora con tutta la forza che ho: in cinque mesi abbiamo messo sul Servizio sanitario nazionale più risorse di quante ne siano state impiegate negli ultimi cinque anni. Basta? Io credo di no; penso che sia solo l'inizio, ma è la direzione giusta verso la quale dobbiamo muoverci. E - ancora - certo più risorse, ma non solo. Occorre anche il coraggio di più riforme, perché è una pietra preziosa quella nata con la legge 23 dicembre 1978, n. 833, che considero la legge più qualificante della storia di questo Paese. È una legge di cui andare orgogliosi, perché stabilisce che il nostro è un Servizio sanitario universale; «universale» significa semplicemente che se una persona sta male non conta quanti soldi ha, di chi è figlio, da quale territorio viene: essa ha diritto a essere curata. (Applausi). Io sono orgoglioso di un Paese che ha un Servizio sanitario nazionale con un impianto di natura universalista. Ora però qual è il punto? Il punto è che non basta dire quant'è bella quella pietra preziosa: una pietra preziosa devi curarla, anche adeguandola a un tempo nuovo. Il Covid ci dà una lezione terrificante: ci ha detto con estrema chiarezza cosa ha funzionato e cosa no. Le istituzioni repubblicane - non una parte, non il Governo, non solo le Regioni o i Comuni, ma le istituzioni repubblicane nel loro complesso - sono oggi chiamate a questa sfida di fondo, ossia ripensare il nostro Servizio sanitario nazionale, a partire da alcune linee guida essenziali. Penso che la prima linea guida, la più forte, sia proprio la centralità dei territori. In molti interventi che ho ascoltato con attenzione questo messaggio era presente. Nella fase di austerità e dei tagli abbiamo privato pezzi di territori del nostro Paese degli indispensabili presidi sanitari, che invece vanno secondo me riportati in qualche modo in un rapporto di cittadinanza, relazione e vicinanza con le persone e i cittadini. Penso - e concludo - che questa debba essere la sfida di tutti. Lo dico con tutta la forza che ho: non è la sfida di un Ministro, di un Presidente di Regione, di un parlamentare, di un sindaco o di qualsiasi altro. Deve essere la sfida del sistema Paese e noi dobbiamo provare a trasformare la crisi che c'è stata, la tragedia e il prezzo enorme che come Paese abbiamo pagato in una grande opportunità di ripartenza e di rilancio. Una classe dirigente all'altezza della propria funzione deve provare a giocare esattamente questa sfida verso il futuro. Per questo penso che, quando c'è da difendere il diritto alla salute, bisogna avere il coraggio di collaborare, non di dividersi, non di scontrarsi, ma di provare insieme a ragionare per costruire un futuro possibile che trasformi, appunto, questa difficoltà nella capacità di unire il nostro Paese e portarlo alla realizzazione di questi obiettivi. Per questo vi ringrazio della discussione che c'è stata finora; la ritengo preziosa e la porterò al dibattito in Consiglio dei ministri che ci porterà poi ad approvare il nuovo decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, perché l'ultimo scade alla mezzanotte del 14 giugno. Avremo quindi ancora qualche giorno per lavorarci. Domani sarò alla Camera dei deputati, dove svolgerò lo stesso confronto, e ascolterò con la stessa attenzione le dichiarazioni di voto che seguiranno la mia veloce replica. Quanto alle risoluzioni che sono state presentate, mi sia consentita una riflessione: sono arrivate due risoluzioni, una da parte della maggioranza, sottoscritta dai Capigruppo della maggioranza, e una da parte dell'opposizione. Credo che la risoluzione presentata dalle forze di opposizione sia degna non solo di un parere, positivo o negativo, che un Ministro e un Governo devono dare, ma di una riflessione. Penso che la finalità della nostra discussione sia quella di offrire, così come recita il comma 1 dell'articolo 2 del decreto-legge n. 19, un indirizzo al Governo che deve fare il DPCM. La materia del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri è legata alle riaperture che ancora dobbiamo fare, con tutta la gradualità e la prudenza. Dentro la risoluzione presentata dalle forze di opposizione che siedono in quest'Aula ci sono molti punti importanti e strategici, che possono essere messi, a mio avviso, sul tavolo di una discussione seria che vorrei fare con lo spirito che ho provato prima ad indicare, ma che non è strettamente legata alla materia del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri. Dovremmo decidere cosa fare sulla questione dell'area Shengen. Vi ho detto la mia opinione: per me non ci sono le condizioni sanitarie nel mondo per ridurre subito, per esempio, le condizioni di quarantena per i Paesi extraeuropei, così come abbiamo fatto invece per i Paesi europei. Dovremmo anche in questo decreto discutere e ragionare delle scelte sulle prestazioni sportive. Ormai la nostra valutazione è che ci siano le condizioni per riprendere il campionato e far giocare le semifinali e le finali di Coppa Italia. Dentro la risoluzione presentata dai Gruppi che siedono alla mia destra ci sono una serie di indicazioni su cui sono disponibile a ragionare, a discutere e a confrontarmi, ma non ci sono dal mio punto di vista le condizioni per assumerle in una risoluzione legata alla definizione di un DPCM che invece è strettamente connesso alle misure di riapertura che dobbiamo decidere da qui alle prossime ore. La risoluzione presentata dalle forze di maggioranza, anche se molto più breve, dà un'indicazione chiara, cioè dice che dobbiamo continuare questo percorso di riapertura, che dobbiamo farlo con prudenza e gradualità e che il Paese, a partire dai dati del monitoraggio, può provare con coraggio ad affrontare questa sfida nuova di continuazione del percorso che ho provato velocemente ad indicare. Solo per questa ragione e ribadendo la mia piena disponibilità al confronto su alcuni punti di merito, che tra l'altro condivido e che ritengo dobbiamo mettere a sistema nella fase di discussione che verrà sulla riforma del Servizio sanitario nazionale, esprimo evidentemente un parere non positivo sulla risoluzione dei Gruppi di minoranza e un parere positivo sulla risoluzione dei Gruppi di maggioranza. (Applausi). PRESIDENTE . Passiamo alle votazioni. LANIECE (Aut (SVP-PATT, UV)) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LANIECE (Aut (SVP-PATT, UV)) . Ministro Speranza, lei ci ha ricordato che ci troviamo saldamente, rispetto all'indice Rt, sotto la soglia di 1 e la strategia messa in campo dal Governo in questo caso, con il piano di riaperture graduali dopo il 4 maggio, sta effettivamente portando a risultati soddisfacenti, seppure con alcune criticità. Ora, se mi consente, viene la fase più difficile e quindi massimo rispetto alle norme igieniche, all'uso delle mascherine, al distanziamento sociale. Le imprese e gli esercizi commerciali stanno rispondendo con grande rigore a questi accorgimenti. Purtroppo, però, leggiamo ancora troppo spesso di assembramenti, in particolare di sera, che destano una certa preoccupazione. Sarebbe devastante se nella pubblica percezione si sedimentasse la convinzione che il ritorno alla normalità coincida con la sconfitta del virus. Sono quindi pienamente d'accordo con lei, quando invita a non mandare messaggi contraddittori, alimentando una surreale divisione in pessimisti e ottimisti. La verità è che saranno i comportamenti personali a determinare o meno una seconda ondata, un'eventualità che dal punto di vista economico sarebbe devastante, motivo per cui gli inviti alla responsabilità devono essere ancora più forti e incalzanti. Ci vuole una base del genere per sviluppare una politica che, oltre ai principi della prudenza e della proporzionalità, sia guidata dalla logica della programmazione. Il salto di qualità da compiere non è tanto nella velocità di reazione, quanto nella capacità di immaginare scenari plurimi, affinché gli interventi siano il meno invasivi possibile per la tenuta socioeconomica ma servano a sanare le tante ferite causate dal lockdown con cui cominciamo adesso a fare i conti. Tutti sappiamo, ad esempio, che le strutture ospedaliere in questi mesi hanno rimandato gli interventi non urgenti, portando inevitabilmente ad un aggravamento delle condizioni di questi pazienti e ad un allungamento delle liste d'attesa nella diagnostica. Credo quindi che nella fase 3 un grosso obiettivo sia proprio questo della normalizzazione del nostro sistema sanitario e quindi ridare piena attenzione a tutte le categorie di pazienti. Ricadute simili si trovano in tutti i campi. Visibili sono le ripercussioni economiche, visibile è l'aumento delle diseguaglianze sociali, con la prolungata chiusura delle scuole, visibile è la maggiore esposizione delle fasce più deboli della popolazione, visibile è l'effetto della chiusura delle frontiere per i territori di confine, con l'impoverimento della vita sociale ed economica. Serve quindi una strategia totale, a 360 gradi, in cui un ruolo prezioso potrà essere giocato ad esempio dalla app Immuni e tuttavia, come è stato denunciato anche in Commissione, non è ancora chiaro come dovranno comportarsi i cittadini in caso di segnalazione di contatto con il contagio. Ci si chiede se i cittadini dovranno andare in quarantena, se saranno sottoposti a tampone, se verranno allertate tutte le persone che sono state a contatto con loro e anche se non dovessero esserci dei sintomi, e quale sarà e per quante persone e che protocollo sarà da seguire. Queste sono alcune delle domande che si fa l'opinione pubblica. Aggiungo che in questo periodo di quattro mesi di epidemia sicuramente sono tanti gli aspetti medico scientifici da chiarire ed è normale. Non si può pretendere che in quattro mesi ci possano essere protocolli sanitari di diagnosi e terapia perfetti, a volte ci sono ci vogliono degli anni per stabilire questi aspetti. Mi riferisco ai test immunologici, di cui abbiamo parlato questa mattina nella discussione sul disegno di legge che affiderà all'Istat questo importante campionamento della popolazione. Quanto dura l'immunizzazione? Qual è la validità dei test? Purtroppo, in questo periodo abbiamo assistito anche a un mercimonio di questi test, poco rispettoso della popolazione, che naturalmente è da censurare pesantemente. Qual è la validità dei protocolli terapeutici? Non nascondo che anch'io, come medico, mi sono trovato a volte in difficoltà nel leggere alcune notizie, come ad esempio quella sulla perplessità che è stata addirittura lanciata da un'autorevole rivista scientifica sull'uso della idrossiclorochina. Sappiamo tutti come l'idrossiclorochina abbia rappresentato uno dei capisaldi della terapia del Covid-19 in questo periodo. Credo quindi che la fase 3 rappresenti proprio il momento importante per un'approfondita discussione scientifica, naturalmente secondo il criterio rigoroso del metodo scientifico, per dare protocolli il più possibile certi di diagnosi e terapia, proprio per prepararci ad un'eventuale nuova ondata in autunno. Credo che, soprattutto per il mondo scientifico, questo rappresenti il primo obiettivo. Signor Ministro, ritengo che la pandemia dimostri anche altre cose, come l'importanza della medicina di famiglia. Ho già ricordato altre volte l'importanza dei miei colleghi, i medici di famiglia. Credo debba aprirsi prima o poi un importante dibattito sulla funzione della medicina generale, che rappresenta veramente il pilastro della medicina sul territorio. Occorrerà decidere cosa far fare ai medici di famiglia, che hanno rappresentato un importante attore, soprattutto durante questa epidemia. Credo, quindi, che bisognerà ripensare la funzione di questa importante parte della sanità sul territorio. Quanto al potenziamento della prevenzione primaria, credo che bisogna veramente lanciarsi in una politica di prevenzione primaria lungimirante, per il vero benessere della popolazione. Il potenziamento della sanità sul territorio passa anche per un migliore collegamento tra strutture ospedaliere e territorio. Penso, ad esempio, in modo concreto, alla creazione di dipartimenti che si occupino proprio del collegamento tra i pazienti da dimettere, soprattutto le persone fragili e gli anziani, e le strutture sul territorio, come le residenze sanitarie assistenziali. Credo che queste siano suggestioni importanti, così come - è stato già ricordato da lei e da altri colleghi - lo sviluppo pieno della telemedicina, che soprattutto in zone disagiate, come il mio territorio di montagna, è fondamentale. Non dimentichiamo che la programmazione, la costruzione di scenari e l'attenzione agli effetti collaterali degli interventi sono punti fondamentali per gestire nel prossimo futuro questo momento molto difficile. Prima di concludere, anch'io vorrei ringraziare tutti gli attori delle professioni sanitarie, che in questo periodo hanno lavorato veramente in modo eccezionale per gestire una situazione che, come ha ricordato anche lei, signor Ministro, non ha avuto eguali nel dopoguerra. Con questi auspici, annuncio il voto del Gruppo Per le Autonomie (SVP-PATT, UV) sulla proposta di risoluzione della maggioranza. (Applausi) . FARAONE (IV-PSI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. Le chiedo di intervenire da una postazione diversa dalla sua. FARAONE (IV-PSI) . Signor Presidente, signor Ministro, la seduta odierna è importantissima rispetto alla stesura del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri che avverrà nei prossimi giorni, da parte del Consiglio dei ministri e innanzitutto del Presidente del Consiglio. È importante dunque che la si faccia e che le indicazioni che verranno dall'Assemblea vengano realmente ascoltate e inserite nel prossimo decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, al di là delle proposte di risoluzione, che naturalmente sono importanti, anche se hanno la caratteristica di dover essere sintetiche. Tra l'altro, saremo chiamati a votare il decreto-legge sulle ripartenze, il cui termine per la presentazione degli emendamenti scade la prossima settimana, e quindi, signor Ministro, si renderà conto di questa contraddizione: oggi discutiamo il nuovo provvedimento e, nel frattempo, presentiamo emendamenti a un decreto che stiamo discutendo. Pertanto è importante la seduta di oggi ed è importante anche prendere atto della realtà nuova, che lei ci ha descritto bene, ma che vorrei sottolineare. Il 18 maggio, quando è entrato in vigore il vecchio decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, i nuovi positivi erano 451 e ieri erano 280; i ricoverati con sintomi erano 10.027 e ieri erano 4.581; i ricoverati in terapia intensiva erano 749, mentre ora sono 263, secondo il dato emerso ieri, quindi poco più di un terzo. Ebbene, in virtù di questi dati, occorre fare un provvedimento nuovo, molto più coraggioso, perché se dovessimo emanare un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri che è la fotocopia di quello del 18 maggio, in virtù dei dati che ci mostrano una condizione nettamente migliorata nel Paese, sarebbe un'occasione perduta. Quindi, al di là delle polemiche, che ci sono fra chi dice che la situazione è più o meno pericolosa, credo sia oggettivo che oggi il virus sia meno letale e lo confermano i dati. Dunque, signor Ministro, in rappresentanza dell'intero Governo, le chiediamo di fare un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri più coraggioso. Naturalmente dobbiamo riuscire a far uscire il Paese dalla paura, perché è stato corretto, nella fase del lockdown spinto, che vi fossero messaggi duri anche nei confronti della cittadinanza, ma così come era corretto questo atteggiamento in passato, oggi è un atteggiamento corretto quello di chi dice di fare attenzione, perché può ritornare e ci sono dei rischi, che bisogna garantire le protezioni e i distanziamenti, ma al tempo stesso che possiamo trasmettere quella tranquillità, che consenta agli italiani di svolgere la propria vita nel modo più normale possibile, rispetto alla condizione di emergenza che abbiamo vissuto in passato. Leggevo proprio oggi sul giornale le dichiarazioni di un ristoratore, Bianchini, secondo il quale la paura ha tolto loro il lavoro. Riuscire a trasmettere un messaggio di tranquillità, oltre alle rassicurazioni sul tema delle protezioni, è importante tanto quanto le manovre economiche. Se riusciamo a trasmettere agli italiani il messaggio per cui si può uscire, lo si può fare in sicurezza e si può di nuovo svolgere una vita il più possibile normale, atteso che, come lei ha detto, signor Ministro, dovremo convivere con questo virus fin quando non sarà scoperto il vaccino, oltre alla trasmissione psicologica di un concetto che penso sia corretto, ci potremo anche permettere di investire un po' meno risorse economiche, dando maggior forza a chi sta facendo ripartire la propria attività economica, dopo aver vissuto un momento di grandissima durezza. Semmai dobbiamo prepararci, in virtù dell'esperienza fatta, anche a richiudere, qualora dovesse esplodere un'ulteriore epidemia, anche eventualmente identificando nuove zone rosse. Credo però che ripartire con nettezza e trasmettere serenità e tranquillità agli italiani sia indispensabile, naturalmente nel rispetto di tutte le prescrizioni che servono. Visto che il numero dei casi è inferiore, possiamo potenziare i tamponi e i test virologici. Quindi possiamo agire con strumenti che fino ad ora sono stati a volte poco efficaci, proprio per il grande numero di tamponi o di test da fare cui corrispondeva anche una mancanza di esperienza del nostro Paese nell'utilizzo di questi strumenti. Signor Ministro, tempo fa uscì uno studio pubblicato dal quotidiano «il Fatto Quotidiano», in cui si prevedeva che l'8 giugno, cioè la data di ieri, che ha visto 283 persone ricoverate in terapia intensiva, ci sarebbero stati 151.000 ricoveri in terapia intensiva. Si rende conto, signor Ministro, che, se sono questi i messaggi che passano e se noi non curiamo anche questa forma di comunicazione, che è importante che le istituzioni facciano in maniera corretta, il rischio è che si generi quella condizione di paura di cui parlava il ristoratore cui ho fatto riferimento poco fa? In tutte le prescrizioni bisogna poi evitare di cadere nel ridicolo; mi riferisco alle prescrizioni che sono state fatte dalle Regioni, ma anche alle prescrizioni fatte in ambito nazionale. Credo che dobbiamo uscire dalla condizione per cui ci sono code di due ore per entrare nelle strutture dove si vendono scarpe o vestiti, a causa di prescrizioni eccessivamente restrittive. Dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri mi aspetto una risposta concreta su questo punto. Dobbiamo essere un po' più flessibili anche per quanto riguarda gli NCC e i taxi, ad esempio nello stabilire quanta gente può stare dentro un taxi, perché questi sono settori che rischiano una crisi. Lo stesso discorso riguarda i cinema, dove non si possono vendere bibite e cibo, o gli allenamenti, con spazi piccoli e ingressi spesso contingentati. Se prendiamo atto del fatto che è cambiata la situazione, dobbiamo farlo anche nelle previsioni del prossimo decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, cercando di creare le condizioni affinché ci sia una riapertura reale ed evitando che vengano caricate sui cittadini delle "tasse Covid", perché tutti coloro che hanno esercizi commerciali o enti economici caricano sugli scontrini i costi aggiuntivi cui devono far fronte. È incredibile che Tridico parli di imprenditori pigri e opportunisti. (Applausi) . Io credo che, se noi offriamo un modello ibrido, cioè consentiamo di aprire, però a condizioni tali per cui un imprenditore rischia di rimetterci, quest'ultimo prima di aprire si farà due conti, per vedere se gli conviene o meno avere la cassa integrazione per pagare i dipendenti o doverli eventualmente licenziare in seguito. Oltre a stigmatizzare l'intervento in cui Tridico attacca gli imprenditori, che sono in realtà le vittime di questo sistema, credo che noi dobbiamo evitare questi ibridi assurdi, che mettono in difficoltà chi fa impresa. Si facciano invece prescrizioni che consentano di aprire costruendo anche un fatturato e potendo realizzare condizioni economiche vantaggiose. Penso alle discoteche: è ridicola questa storia dei due metri di distanza sulle piste da ballo, vietando inoltre le consumazioni al banco o prevedendo la prenotazione on line . A questo punto teniamole chiuse, invece di prevedere prescrizioni che portano a svolgere un'attività economica non vantaggiosa; naturalmente se le tieni chiuse, signor Ministro, poi gli devi garantire le risorse economiche che non guadagnano. Penso anche ai lidi balneari, signor Ministro; il sindaco Decaro parla del tema dei distanziamenti in spiaggia, fra una sdraio e l'altra. Anche lì bisognerà essere più elastici rispetto a prescrizioni che rischiano di diventare eccessivamente restrittive. C'è poi il divieto di andare in due in moto; anche questo credo che sia un elemento ridicolo. In Abruzzo, per citare una Regione, sono arrivati perfino a regolamentare le partite di calcio, vietando le scivolate. Io credo che tutto questo sia veramente incredibile e rischi di creare elementi di paura e la paura è l'elemento che più di tutti può danneggiare economicamente molti esercizi e molte imprese in Italia. (Applausi). Così come gli uffici giudiziari, signor Ministro; oggi hanno scioperato gli avvocati. Questi uffici possono riaprire, c'è un ritardo enorme. La giustizia italiana con il coronavirus ha accumulato un ritardo ancora più grande. Così come gli statali; uno su tre sono ancora in smart working. Se è una scelta "manageriale", va bene, ma se è una scelta dovuta al rischio coronavirus, credo che in virtù dei dati, siamo nelle condizioni, anche lì, di essere più elastici e costruire un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri più aperto. Così come sulla scuola; non vorrei dire che ve l'avevamo detto, ma vedo i dati degli altri Paesi europei, quelli che hanno deciso di non chiudere le scuole, o di chiudere soltanto alcune classi, e rilevo che sono identici ai nostri. Probabilmente dovevamo essere un po' più coraggiosi, signor Ministro, e proprio in virtù di questa considerazione, le dico che sicuramente a settembre dovremo garantire la riapertura, facendolo senza cose astruse, stile plexiglas, o altro. (Applausi). Dobbiamo garantirla consentendo, con la flessibilità oraria e degli spazi che le città ci mettono a disposizione, la possibilità di aprirle in assoluta normalità. In conclusione, per quanto riguarda il tema della mobilità, noi parliamo del turismo domestico e quindi della necessità di agevolarlo e poi andiamo a vedere che un volo Milano-Grecia o Milano-Spagna costano meno di un volo Milano-Palermo o Milano-Catania. Lo stesso tema riguarda i treni. Allora o interveniamo sulla questione e quindi creiamo una condizione di vantaggio anche per la mobilità all'interno del territorio nazionale, o rischiamo veramente di fare un'azione a metà. Pertanto un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri coraggioso, sicurezza sicuramente per gli italiani, ma al tempo stesso ci aspettiamo dal nuovo provvedimento una vera svolta. (Applausi). ZAFFINI (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ZAFFINI (FdI) . Signor Presidente, signor Ministro, non farò un intervento a favore di telecamera. Lo garantisco; il collega Faraone ha già riempito lo spazio (Applausi) , tanto da farmi ritenere che questa diretta sia veramente deleteria. Stamattina un lapsus freudiano della gentile collega, stasera il collega Faraone che tenta di riempire un volo pindarico con tanto di arrampicata sugli specchi. Apprezziamo moltissimo il nuovo schema di approccio, che prevede, come ricordiamo, la preventiva autorizzazione da parte delle Camere dei contenuti dei vari decreti che andrete a licenziare in futuro. Diciamo, Ministro, visto che questo schema di approccio prevede la necessità di fare comunicazioni piuttosto che informative e, quindi, la necessità per i Gruppi presenti in Parlamento di elaborare documenti, sarebbe opportuno, dal momento che siamo all'inizio, che ci consegnaste un documento al fine di evitare di fare poi proposte di risoluzione che magari tentano di indovinare quello che dirà il Ministro di turno quando verrà a riferire. Al di là del problema di metodo, volevo qui significare quanto segue. Come ricorderà, signor Ministro, perché ne abbiamo parlato già in altre occasioni, ho apprezzato il piglio con cui lei ha iniziato il suo impegno. Ricordo che lei ci chiamò per un incontro, che io ho molto apprezzato, e abbiamo anche scambiato opinioni interessanti sia in quell'incontro che successivamente in Aula. Dopodiché, Ministro, le debbo significare che ho avvertito una sorta di sottovalutazione e sottoesposizione del suo ruolo. Se è stata sottoesposizione, diciamo che dentro un Governo che invece ci ha riempito con un diorama di esposizioni, questo alla fine, tutto sommato, può essere stato positivo. Diverso sarebbe se - come io temo, a giudicare dai fatti - si fosse trattato di sottovalutazione, facendo un po' il vaso di coccio pure in una emergenza pandemica rispetto a un Governo di presunti vasi di ferro, per cui abbiamo visto Arcuri che faceva il Ministro. Abbiamo visto Boccia, che da novello terrapiattista diceva che in Umbria c'era un pericolo assolutamente da attenzionare; da terrapiattista, appunto, posto che l'Umbria è stata, ed è - grazie a Dio - la Regione più sicura tra tutte quelle italiane, avendo il minor numero di casi sia nei ricoveri che nelle infezioni. Abbiamo visto, insomma, un susseguirsi di affermazioni di persone, che si interponevano fittiziamente nel rapporto col cittadino, rispetto a quello che invece avrebbe dovuto essere il suo ruolo, anche di approccio e di comunicazione, che sicuramente non hanno dato buoni frutti, Ministro. Anzi, hanno dato una sorta di spaesamento. Abbiamo avuto un lungo periodo sicuramente problematico, ma nella problematicità si è aggiunta una difficoltà di informazione: i cittadini, cioè, erano in balia dell'ospite di turno da Giletti e nelle varie trasmissioni, di cui non sto qui a fare pubblicità naturalmente. Voglio sperare, Ministro - anzi, ne ho l'assoluta certezza - che questa sorta di sottovalutazione di ruolo, una volta recuperata la serenità e la tranquillità dell'aver superato - speriamo, facciamo tutti i dovuti scongiuri - la fase più brutta emergenziale, le dia lo spunto, la voglia e l'energia per recuperare. Questa è la nostra speranza. Ad esempio, Ministro, ieri abbiamo scritto una pagina a mio avviso importante: abbiamo elaborato un documento unitario; roba da comunicare con la grancassa! Siamo riusciti a elaborare, anche grazie al parere favorevole espresso dal suo Ministero e dal Governo, un documento unitario che, per quanto mi riguarda, contiene molti punti interessanti, quali la banca del plasma e tanti altri (lo avrà letto naturalmente, non sto qui a ricordarli). Per quanto ci riguarda, l'elemento veramente molto innovativo e interessante è l'assoluta necessità di procedere, Ministro, a uno screening profondo della popolazione. Su questo ci siamo confrontati tantissimo, abbiamo fatte tante chiacchiere in Commissione, con il presidente Collina. Abbiamo un processo da fare rispetto al difetto di validazione dei test presenti sul mercato da parte del Ministero che, mentre si è adoperato per validare in maniera molto rapida i test sierologici (quelli del provvedimento votato stamattina, i test Abbot, per capirci), ha lasciato completamente all'oscuro l'intera comunità nazionale sui test rapidi, che invece sono di grandissima diffusione, tanto che tutte le Regioni li stanno adottando, tanto che tutte le aziende li hanno acquistati e li stanno utilizzando. Tutto ciò in difetto di un parere serio e definitivo del Ministero attraverso la sua rete di competenze e conoscenze della comunità scientifica che al Ministero fa riferimento. A mio avviso, non era questo che bisognava dire, ma sarebbe stato molto meglio dire quali test erano maggiormente affidabili e quali no; alla fine, se si reputava che i test sierologici rapidi pungidito non fossero affidabili, il Ministero avrebbe dovuto dire di non usarli, di toglierli dalla circolazione. Oggi, invece, abbiamo dovuto assistere a una totale libertà di utilizzo, anche probabilmente diffondendo messaggi fuorvianti nei risultati di questi test. Ministro, visto che abbiamo approvato l'ordine del giorno, procediamo rapidamente a uno screening vero. Riuscite, con tutta la catena delle competenze che fanno riferimento al Ministero, a dirci attraverso quale strumento, con quali risorse, con quale protocollo di utilizzo le Regioni, la Protezione civile, i medici di medicina generale, le strutture territoriali potranno agire per effettuare 10-15 milioni di test nei prossimi trenta-quaranta giorni? Perché di questo c'è bisogno, signor Ministro, c'è bisogno di questo. Non possiamo pensare di riaprire tutte le attività, come dice Faraone in favore di telecamera, senza sapere a cosa andiamo incontro, senza trovare quegli asintomatici che lei giustamente ha ricordato esistere in questa infezione. Noi fino a oggi abbiamo fatto la cosa più facile, e l'abbiamo fatta bene: abbiamo tracciato i sintomi, che però sono evidenti da soli, perché la gente sta male. Oggi dobbiamo trovare quelli che non hanno i sintomi, l'abbiamo detto in lungo e largo. È assolutamente urgente farlo e non possiamo pensare di riaprire tutte le attività, rischiando un nuovo lockdown , perché questo è. Ognuno si deve assumere le proprie responsabilità, anche con scelte difficili. La politica deve sciogliere i nodi, anche prendendosi le sue responsabilità. Ora, lei evidentemente ha fatto riferimento alla necessità di approfittare di questa pausa e del reset che necessariamente ha subito il Servizio sanitario nazionale, anche - aggiungo - approfittando dell'enorme quantità di risorse che ad esso arriveranno nei mesi e negli anni a venire, per agire con grandi riforme. Benissimo: sono il primo a raccomandare questo. Lo scorso anno abbiamo celebrato quarant'anni di Servizio sanitario nazionale, non c'è dubbio che vada riformato e parimenti non c'è dubbio che vada altrettanto salvaguardato il servizio universalistico che dell'Italia è il fiore all'occhiello. Tutti lo condividiamo, figuriamoci se non lo condividiamo noi, che siamo patrioti. Per salvare il Servizio sanitario nazionale, però, signor Ministro, non basta dire che è bello e bravo, che funziona e deve trovare più denaro, giustamente: bisogna saperlo riformare, con un occhio alle condizioni mutate, come l'invecchiamento della popolazione, la cronicizzazione di tante malattie che prima portavano al decesso rapido, eccetera. Lei sa già tutte queste cose, non è che non le sa: troviamo il coraggio di affrontarle. Questo ce lo dicemmo e ci scambiammo questo concetto e io credo e spero che tutto il tempo che ha passato a «riposarsi» - mi consenta di dirlo: magari non ha dormito tanto, però diciamo che si è riposato, nel senso che non ha partecipato alle trasmissioni e ha recuperato quel tempo - lo abbia investito per prepararci e predisporci a una riforma seria del Servizio sanitario nazionale che preveda tante cose che in questo momento evidentemente non serve stare qui a ricordare. Dicevo che ieri abbiamo dato veramente un buon esempio, signor Presidente: credo che anche a questo riguardo abbiamo cercato di lavorare per restituire ruolo e luogo a quest'istituzione e lo abbiamo fatto con il contributo di tutti quanti. Oggi dobbiamo dare seguito a quell'impegno che non deve restare sulla carta, ma dev'essere tradotto in numeri, già da questo prossimo decreto del Presidente del Consiglio dei ministri. Il Gruppo Fratelli d'Italia, per quanto lo riguarda, sarà quindi vigile e attento per leggere in questo prossimo decreto del Presidente del Consiglio dei ministri la messa a disposizione delle risorse necessarie per procedere, attraverso la struttura delle Regioni e della Protezione civile, ad uno screening profondo della popolazione, unico mezzo per poter riaprire con la necessaria serenità e tranquillità. Non bastano i giochini statistici. (Applausi). ERRANI (Misto-LeU) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ERRANI (Misto-LeU) . Signor Ministro, condividiamo le sue riflessioni e le proposte che ha avanzato. Abbiamo apprezzato il suo lavoro in un momento così difficile. Abbiamo alle spalle mesi drammatici per gli italiani, prima di tutto per le vittime (34.000 sono troppe, veramente, e non dobbiamo mai dimenticarlo), ma anche per le scelte necessarie che gli italiani hanno capito, anche se sono state durissime, con conseguenze pesantissime sul piano economico, sociale e - non vorrei lo sottovalutassimo, soprattutto per i prossimi mesi - anche di carattere psicologico. Gli italiani hanno bisogno di capire e di risposte chiare. Rispetto il dibattito della scienza, che deve discutere così, ma poi occorrono scelte della politica. Di questo rimango convinto. Lo abbiamo fatto e dobbiamo farlo sempre di più. Dovremo discutere, ragionare e capire ciò che è accaduto. L'ho detto e lo ripeto. Non dobbiamo nascondere errori e limiti, senza fare processi, senza scagliare la prima pietra. Dobbiamo capire se vogliamo imparare da ciò che è accaduto. Alcune cose le abbiamo già chiaramente capite: in primo luogo il Servizio sanitario nazionale, pubblico e universalistico, è una risorsa irrinunciabile che prima del coronavirus non abbiamo trattato come meritava. (Applausi) . Adesso dobbiamo invertire questa tendenza. Sono contentissimo che tutti i colleghi, maggioranza e opposizione, siano d'accordo su questo punto. Per me è un valore importantissimo, perché non dimentico che prima del coronavirus tanti punti di vista ci spiegavano che era insostenibile un Sistema sanitario nazionale e universalistico. È finita l'epoca dei tagli ed è finita l'epoca dei ragionieri e degli economicisti che governano la sanità. È finita definitivamente. Inoltre, spero avremo imparato anche una seconda lezione, anche se ne sono meno sicuro. Siamo di fronte a scelte strategiche. Siamo di fronte a un grande tema di cambiamento radicale di questo Paese. Giustamente ci interroghiamo sulla funzione del Parlamento. È giusto, è sempre giusto. Io penso che vadano bene gli Stati generali, ma la cosa fondamentale che dobbiamo discutere in quest'Aula, nell'Aula del Parlamento, è la visione che proponiamo all'Italia, la strategia, il respiro, perché quella sicurezza di cui parlava anche il senatore Faraone non la diamo su questo o quell'appunto propagandistico. La diamo se offriamo un futuro o proponiamo un futuro al nostro Paese. Questo è il punto e a tale proposito - diciamocelo - la dialettica democratica tra maggioranza e opposizione, le diverse posizioni sono davvero una ricchezza se tutti insieme decidiamo di non bombardare le istituzioni; se all'interno delle istituzioni ci diciamo quello che dobbiamo dirci e ci assumiamo ciascuno le proprie responsabilità. Sono preoccupato che l'Italia rimanga se stessa, perché già da prima del coronavirus non ce lo potevamo permettere. L'Italia non può rimanere se stessa. Ritengo che dovremmo fare tutti uno sforzo perché sento affermazioni già fatte troppo spesso, sento cose troppo ovvie; invece avremmo bisogno di una svolta. Tutto cambia perché nulla cambi: questo Paese non può permetterselo. Allora, a proposito di visione e di dialettica tra di noi, c'è bisogno o meno di un nuovo modello di sviluppo in questo Paese? Sì. La chiave è la transizione ecologica, sì o no? Da qui dobbiamo partire. Cosa fanno le industrie pubbliche a questo proposito? L'Enel le fa le colonnine in Italia? Lo dico perché le sta facendo in Germania. Mi chiedo inoltre se siamo in grado di costruire un piano, un programma capace di fare tutto questo e cioè di avviare un processo di trasformazione che è indispensabile. Questa si chiama politica industriale, e non è la vecchia visione statalista, ma è politica industriale. Informo che negli Stati Uniti, in Inghilterra, in Francia, in Germania fanno politica industriale per costruire il cambiamento del loro sistema economico e produttivo. Questo è il punto. Discutiamo di questo. Potremmo non essere d'accordo, ma facciamolo se vogliamo rispondere al piccolo imprenditore, se vogliono la trasformazione con cui - per esempio - la rete di imprese dell' automotive è chiamata a confrontarsi. Il nostro comparto automotive vende alla Mercedes, alla BMW, alla Volkswagen, alla Volvo, vende al top e nei prossimi anni quei soggetti si trasformeranno radicalmente. Ecco dove io destinerei le risorse, per costruire, e non per mettere le mani nelle imprese, ma per suggerire loro dove spendere le risorse e di investire nella trasformazione. Questo è il patto. Magari è opportuno imparare anche dalla Germania: penso a nuove forme partecipative per il lavoro, perché l'idea del conflitto tra lavoro e impresa è del Novecento. Tuttavia, l'idea secondo la quale ciascuno fa quel che vuole non tiene conto del fatto che, se ci sono risorse pubbliche, c'è un interesse pubblico da portare avanti e il patto sociale lo può portare avanti. Sulla sanità, signor Ministro, ho apprezzato tantissimo e ho proposto per due volte nella legge di bilancio il superamento dell'attuale vincolo di spesa per il personale a partire dal budget del 2004 diminuito dell'1,4 per cento, che è una vera e propria vergogna, ma tutte le volte la proposta è stata bocciata. Adesso però ne abbiamo la possibilità e dobbiamo rifondare il Sistema sanitario nazionale, e cioè partire da quella straordinaria legge n. 833 del 1978 e affrontare dei nodi. Parlare di territorio, di assistenza domiciliare significa dire quale sistema organizzativo garantisce questo e per me - lo dico chiaramente - è il distretto sociosanitario a garantire la multiprofessionalità e la capacità di dare risposte. (Applausi) . Dobbiamo rivedere anche organizzativamente il sistema ospedaliero. A questo proposito, colleghi, visto che lo diciamo tutti, intendiamoci: penso che l'autonomia sia un valore, ma il sistema scolastico e il sistema sanitario sono nazionali e da questo punto di vista non possiamo avere un Paese Arlecchino. (Applausi). Non possiamo averlo. In conclusione, vorrei aggiungere solo due ultime osservazioni. Abbiamo bisogno di autorevolezza: secondo me, il principio di leale collaborazione va legiferato. Mi riferisco alla leale collaborazione con le Regioni e con gli enti locali. Abbiamo avuto momenti alterni in questi mesi. Dobbiamo costruire un meccanismo nel quale la leale collaborazione, principio costituzionale, assicuri la governance. È stata citata la lettera q) del comma 2 dell'articolo 117 della Costituzione, e l'ho evidenziato più volte anch'io. Ma è chiaro che in un sistema come questo non c'è una misura risolutiva. Se non abbiamo un'idea di come stare insieme nella Repubblica, fondata sullo Stato, le Regioni, le Città metropolitane e i Comuni, sarà faticoso andare avanti e saremo pendolari. Io sono contro il centralismo e sono contro il federalismo fai da te, perché sono due risposte arcaiche e sbagliate. Concludo, signor Ministro, con una raccomandazione veramente di cuore. Se vogliamo aprire le scuole a settembre, ora - anzi, ieri - dobbiamo avere tutte le garanzie e un piano. Lasciamo stare il plexiglas e lasciamo stare le improvvisazioni. Bisogna dire dove i ragazzi vanno a scuola. Se c'è bisogno, come c'è bisogno, del distanziamento, bisogna aumentare le aule, il personale e gli insegnanti. Non troviamoci, a fine agosto, a prendere atto del fatto che siamo in una nuova emergenza. Questo, giustamente, gli italiani non ce lo potrebbero perdonare. Vi è, dunque, uno sforzo straordinario da sostenere sulla scuola. Come ultima osservazione, si è parlato tanto di sistema sanitario. Io so che siamo tutti d'accordo qui, ma quale esempio di flessibilità e di professionalità hanno dato i medici e il personale sanitario? Allora, signor Ministro, adesso mettiamo a regime le scelte che abbiamo fatto. Finanziamo il sistema sanitario e riconosciamo economicamente un compenso diverso a partire da quello degli infermieri, che hanno uno stipendio veramente inadeguato. (Applausi). COLLINA (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. COLLINA (PD) . Ringrazio il signor Ministro per le comunicazioni, che rispondono anche a una diversa modalità di rapporto con il Parlamento. Proprio oggi ho avuto modo di osservare, nella discussione sul decreto che ha avviato l'indagine di sieroprevalenza, quanto la pandemia abbia stressato il sistema istituzionale e parlamentare, per la velocità di propagazione e l'aggressività del virus. Ciò ha richiesto tempestività nelle scelte, le quali dovevano raggiungere i cittadini per generare consapevolezza e comportamenti responsabili attraverso la definizione di riferimenti chiari sotto il profilo sanitario. Quindi, è giusto, ora che i dati epidemiologici allentano in parte la pressione, che si decida, da parte del Governo, di anticipare l'emissione di un nuovo decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, attraverso un confronto parlamentare che la vede qui presente in Senato, signor Ministro, a rappresentare il Governo nella sua collegialità, per assumere indirizzi che diano continuità a quel percorso di progressiva riapertura delle attività nella nuova fase di convivenza con il virus; un virus ancora circolante, ancora presente, ancora non sconfitto. Voglio però sottolineare, con un ragionamento complessivo, ciò che c'è da fare, ma che già stiamo facendo nell'azione di Governo. Nell'ultima settimana, infatti, il Senato ha affrontato da diverse angolazioni l'emergenza e la cosiddetta fase 2, approvando risoluzioni e ordini del giorno che compongono un quadro che, alla mia vista, risulta coerente. Recitando un passaggio della risoluzione di maggioranza: «la convivenza con il virus deve essere caratterizzata da strategie di tipo sanitario capaci di prevenire e contenere la diffusione dei contagi nelle nuove condizioni di normalità di vita a cui il Paese sta tornando, accompagnate, però, da un sistema di informazione adeguato ad accrescere la consapevolezza e la responsabilità dei cittadini, ma anche accompagnato da misure economiche di sostegno a tutti i settori, che devono necessariamente adattarsi alla convivenza con il virus». Le strategie di tipo sanitario hanno preso forma in modo importante con le misure contenute nel cosiddetto decreto rilancio, con 1.256 milioni di euro per la medicina di territorio, l'assistenza domiciliare, l'infermiere di quartiere, gli assistenti sociali e altri investimenti strutturali; con 1.467 milioni di euro per le strutture ospedaliere e 567 milioni di euro per il personale sanitario. Su queste azioni abbiamo innestato ulteriori linee di indirizzo attraverso la risoluzione approvata in Commissione igiene e sanità, che propone elementi di sviluppo del Sistema sanitario capaci di renderlo ancora più idoneo a rispondere a un eventuale ritorno del virus non ancora sconfitto. Ma meglio abbiamo fatto ieri, in Assemblea, con l'approvazione unitaria di indirizzi relativi ai test molecolari e sierologici che il Ministero della salute si impegna a tenere costantemente aggiornati. Dall'altra parte, abbiamo i dati economici. Quelli rappresentati nei contributi raccolti nelle audizioni svolte alla Camera dei deputati in occasione dell'esame, tuttora in corso, del cosiddetto decreto rilancio descrivono una situazione gravissima per molti settori. Cito, in forma riassuntiva, l'ultimo documento pubblicato dall'Istat, che prevede una marcata contrazione del PIL nel 2020 di circa l'8,3 per cento e solo una parziale ripresa nel 2021 del più 4,6 per cento. Nell'anno corrente la caduta del PIL sarà determinata prevalentemente dalla caduta della domanda interna ed è condizionata anche dalla riduzione dei consumi delle famiglie e dal crollo degli investimenti. Anche la domanda estera sarà in calo e l'evoluzione dell'occupazione, misurata in termini di unità di lavoro, è prevista evolversi in linea con il PIL, con una brusca riduzione nel 2020 del meno 9,3 per cento. Prendo però ad esempio il turismo per calare nella realtà questi dati. In Italia il turismo vale il 13 per cento del PIL e contribuisce, direttamente e indirettamente, per 223 miliardi di euro. Si tratta di un contributo di lavoro ad alta intensità di occupazione di ogni livello formativo, con più di 4 milioni di lavoratori. Per il turismo si prevede nel 2020 una contrazione del fatturato di oltre il 70 per cento. Le stime ottimistiche parlano di una ripresa per l'inizio del 2021. I dati sull'occupazione relativi al settore turistico evidenziano un impatto molto forte, ma le misure messe in campo finora riescono ad arginarlo solo in parte sia per quel che riguarda la cassa integrazione, che andrà riproposta, sia per le misure previste per i lavoratori stagionali. Il cosiddetto decreto rilancio, che si trova in esame presso la Camera dei deputati, è uno strumento decisivo per superare l'emergenza. Tuttavia, come tutte le emergenze, anche questa va affrontata con progettualità, affinché le scelte che vengono fatte rappresentino un investimento per il futuro e facciano virare il nostro Paese verso la modernizzazione e la capacità di fare le cose fatte bene, ma rispettando le regole e in tempi ragionevoli. Mi riferisco al Green New Deal come nuovo paradigma della modernità, declinato attraverso una transizione capace di trasformare l'Italia anche dal punto di vista della semplificazione amministrativa. Credo che quanto è arrivato a definizione in questi giorni come materiale di riflessione per il cambiamento, da parte di professionisti ed esperti come il dottor Colao, rappresenti un contributo per il rilancio del Paese, al quale noi siamo chiamati a dare un'anima politica e un filo conduttore che definiscano gli approdi ai quali vogliamo portare il Paese. Sta però anche a dimostrare che è arrivato il momento delle scelte. E non ci sono scuse. Non è l'Europa che ce lo chiede questa volta; siamo noi che lo dobbiamo all'Italia e a noi stessi. L'Europa, per quanti sovranisti nostrani e stranieri si agitino, questa volta ha preso la strada per cementarsi negli ideali storici e sta creando le condizioni anche affinché l'Italia sia protagonista nel nuovo patto europeo. Signor Ministro, in conclusione, forse si tratterà solo di un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri che descrive un altro passo che deve essere coraggioso verso la nuova normalità. Ma, se non lo sapremo descrivere, per quanto parziale, relativo e parte di un disegno più grande e impegnativo al quale siamo destinati, perderemo anche questa occasione per destare nei nostri cittadini il senso della comunità che si rialza e riparte, che guarda agli Stati uniti d'Europa solidali e capaci di un nuovo sviluppo. (Applausi) . CAUSIN (FIBP-UDC) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CAUSIN (FIBP-UDC) . Signor ministro Speranza, il Paese si è trovato - come ha detto lei - ad affrontare un evento inedito, per certi versi drammatico e sicuramente imprevedibile: contrastare una pandemia virale, di cui ancora oggi la comunità scientifica non conosce bene i contorni e non ha piena contezza, se non che sia efficace nel contrasto soltanto il distanziamento sociale e alcune normali norme di igiene personale, non è certo una cosa facile. Ma questo è un compito che implica la responsabilità della politica di assumere delle decisioni. È un filo sottile, signor Ministro - lo dico a lei per dirlo al Governo - quello che unisce la necessità, da una parte, di salvaguardare le sacrosante libertà personali che sono previste dalla nostra Costituzione e la necessità, dall'altra, di salvaguardare la sicurezza delle persone e delle comunità. È veramente un filo sottile su cui muoversi con tatto in questa direzione. Il fatto che a voi sia toccato in sorte il compito di assumere delle decisioni urgenti, e per certi versi drammatiche e rapide, non significa che siete autorizzati a esautorare e a bypassare il Parlamento italiano, le sue funzioni e anche le sue prerogative, che sono funzioni collettive e individuali, prerogative dei senatori e dei deputati della Repubblica. (Applausi) . In una Repubblica parlamentare il Parlamento non può essere ridotto a un parlatorio, come avete fatto voi. (Applausi) . E le decisioni che riguardano le persone in uno Stato democratico necessitano, signor Ministro, di essere oggetto di confronto e di ampia discussione - non ci sono limiti di tempo quando accadono queste cose - magari anche con il coraggio di cambiare le regole. Signor Ministro, i nostri ragazzi hanno imparato in ventiquattro ore a fare la scuola online . Le nostre aziende si sono dematerializzate in quarantotto ore e noi abbiamo dovuto spiegare agli italiani che non potevamo svolgere la nostra attività, perché siamo vittime e schiavi di regolamenti arcaici che bloccano il Parlamento, il Governo e l'attività legislativa. Ciò su cui si è deciso e si sta decidendo in queste ore è troppo importante perché ci si possa arrogare di farlo da soli, soltanto perché vi è toccato di essere al Governo. L'Italia - a quanto mi è dato di sapere, a meno che lei non ne abbia una contezza diversa, signor Ministro - è ancora una Repubblica democratica, ha una democrazia parlamentare, e non è accettabile che le decisioni e le determinazioni in materia di limitazione delle libertà personali, di rilancio dell'economia, di sicurezza personale, di funzionamento dei servizi pubblici essenziali, siano frutto di dirette di social network , di anticipazioni di stampa o di comunicazioni stringate e tardive che vengono fatte a questo Parlamento. (Applausi) . Non è altresì ammissibile che sui provvedimenti esaminati negli ultimi sessanta giorni ci sia stato il ricorso sistematico al voto di fiducia: uno strumento che ha precluso il confronto del Parlamento, la possibilità di ogni singolo senatore o deputato di dare il proprio contributo e la possibilità di migliorare il processo legislativo, perché a questo servono gli emendamenti e l'attività dell'Assemblea. Non c'è tempo e non ce l'avete dato per entrare nel merito dei singoli provvedimenti. Da dire ci sarebbe molto e nella risoluzione a prima firma Binetti i temi sono stati posti. Signor Ministro, una cosa sul metodo gliela voglio dire e mi permetto di dirla particolarmente a lei che, come me, animato dalla passione politica fin da ragazzo, fino da quando portava i pantaloncini corti, ritiene probabilmente che la democrazia sia una cosa seria e importante e sia da mettere prima di ogni cosa nella vita di una Repubblica. (Applausi) . Voglio dirle che il metodo che avete scelto è sbagliato in una Repubblica parlamentare. È moralmente sbagliato scegliere di ridurre le Camere a un soprammobile. (Applausi). È sbagliato sempre e lo è a maggior ragione quando una Nazione come la nostra è colpita da un evento così drammatico. Siamo solo all'inizio, signor Ministro, e siete ancora in tempo per cambiare rotta. Se Dio vuole, affronteremo presto la ricostruzione, che significa decidere in modo sensato - per esempio - le nuove modalità per riprendere la dimensione della vita sociale in sicurezza, oppure decidere se e come investire ingenti risorse, che sono le risorse del MES, le risorse del recovery fund , le risorse legate agli strumenti finanziari internazionali, che ricordo a lei, al Parlamento e a chi ci ascolta essere nell'arco dei prossimi ventiquattro mesi di un importo pari al 25 per cento del mostruoso debito pubblico italiano. Su questa marea di soldi non potete decidere da soli, non potete decidere in questo modo. È una responsabilità collettiva assumere una decisione, perché implica il futuro delle nostre generazioni. Vogliamo sapere se quel denaro sarà investito per modernizzare il Paese o - come è successo troppe volte in Italia con Governi di diverso colore - sarà destinato a essere disperso in rivoli e in debito pubblico. Il Parlamento e gli italiani, signor Ministro, hanno bisogno di risposte e hanno il diritto di sapere. Vogliono sapere - ad esempio - perché il sistema bancario, a cui abbiamo dato 100 miliardi di euro in cinque anni, è così lento e retrivo nel sostegno delle imprese. Lei viene dalla tradizione comunista e, se le banche non fanno quello che dicono, invece di chiedere un atto d'amore nazionalizzarle - lei mi troverà d'accordo su questo - visti i soldi che abbiamo dato loro. Gli italiani vogliono sapere - ad esempio - chi sono i datori di lavoro disonesti, datori di quei lavoratori che hanno chiesto il sussidio in nero o di quelli irregolari che stanno chiedendo la sanatoria in questi giorni. Non basta sanare: bisogna capire qual è l'origine del male, oppure perché ci sono livelli sanitari così scandalosamente diversi tra le Regioni. Infine, come pensate di spendere i soldi dei cittadini italiani ed europei, perché non sono solo i nostri? Quando gli olandesi ci richiamano al rigore, fanno una cosa molto semplice: è come quando una banca dà dei soldi a un'impresa, li dà non a caso ma a fronte di un piano di ristrutturazione e, se l'Europa ci dà dei soldi, dobbiamo dimostrare di saperli spendere bene e affrontare un percorso di riforme. Non è che perché ci vengono regalati li dobbiamo prendere e buttare nello scarico. Dobbiamo metterli a frutto, perché farlo è una responsabilità per il futuro delle prossime generazioni. Signor Ministro, in questo quadro gli Stati generali, che tanto decantate in questi giorni, oppure la modalità di comunicazione, che pure è prevista per legge e ha usato oggi, sono modalità di comunicazione del tutto elusive rispetto alla necessità di aprire un confronto forte in Parlamento. Voglio dirle una cosa, signor Ministro: mi dispiace, perché ho anche stima di lei, ma lei oggi ha fatto l'Epifania, la manifestazione dell'ipocrisia, perché ci ha fatto un sermone sulla collaborazione per poi dire che non accoglie nessuna delle nostre proposte. È questo che non riesco a comprendere: non so se sia un problema di mia comprensione dell'italiano, oppure se sia stato un problema suo di aver utilizzato le parole in maniera retorica. Da quello che lei ha detto, si ha l'impressione che, pur essendoci dei punti qualificanti nella nostra proposta di risoluzione, non ne sarà accolto nemmeno uno. A questo punto per dare una risposta, saremo costretti a votare a favore della proposta di risoluzione della senatrice Binetti, che comprende una serie di proposte qualificate e qualificanti, e voteremo contro la vostra stringata risoluzione. (Applausi). SALVINI (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. SALVINI (L-SP-PSd'Az) . Signor Ministro, la ringrazio per essere qui. Non è un ringraziamento rituale, perché altri suoi colleghi preferiscono altre Aule rispetto a quelle del Parlamento. Il mio, quindi, non è un ringraziamento di forma, ma è un ringraziamento di sostanza, perché lei durante i mesi di difficoltà - devo dire - è sempre stato a disposizione dei sindaci, dei governatori e anche dei parlamentari. Non di tutti possiamo dire lo stesso. Passiamo alle riaperture, offrendo una riflessione ai colleghi senatori, a noi stessi, facendo le proposte su quello che non va, perché è nostro compito non disturbare, ma suggerire in base agli errori fatti. Parto da «Il Sole 24 Ore» di ieri e di oggi, che non è un foglio "salvinista", sovranista, leghista, fascista, per inquadrare due temi collegati alla riapertura. Non c'è infatti tutela della salute se non c'è tutela del lavoro, perché senza lavoro non si sta tranquilli. Sono convinto che milioni di italiani usciti di casa abbiano capito che le promesse fatte nei mesi scorsi dal Presidente del Consiglio sono rimaste - ahimè - solo promesse. Faccio due esempi concreti, partendo da «Il Sole 24 Ore» di ieri. Sul decreto rilancio, le parole sono di Sabino Cassese, giudice emerito della Corte costituzionale. «Chi lo ha scritto - il decreto rilancio - non conosceva il diritto, la logica e il buon senso». C'è «un tasso di complicazione tre volte superiore al passato». Veniamo a «Il Sole 24 Ore» di oggi, sulla cassa integrazione: «Così le nuove regole ingessano la cassa integrazione e aumentano i costi». «La complessità incide anche sui tempi, per il pagamento ci sarà un'attesa tra i due e i tre mesi». Ne va della salute e del benessere dei cittadini italiani. La prego, ministro Speranza, dica al suo collega all'economia e al presidente Conte che milioni di italiani stanno ancora aspettando i soldi della cassa integrazione promessi da marzo: marzo, aprile, maggio, giugno. (Applausi). Voi state parlando di come andare in sicurezza in barca, perché il Ministero dei trasporti ha stabilito - non so se l'abbia cambiato - che in barca, se non si è congiunti, bisogna stare a un metro l'uno dall'altro. Va bene preoccuparsi della barca, la nautica è un settore fondamentale. Nel frattempo, se riusciste a pagare la cassa integrazione promessa ai lavoratori italiani che magari non hanno la barca, questi sarebbero contenti uguale. Questa è la prima richiesta: mantenere gli impegni. Sulle liquidità in banca, cito sempre «Il Sole 24 Ore». È una questione di salute pubblica, perché se la gente non lavora, se la gente non fattura, se la gente non guadagna può arrivare anche a gesti estremi. Io non vorrei che facesse più morti la fame rispetto al virus. Se continuate a non mantenere le promesse, rischiamo di avere più morti per fame e disperazione che non per virus. (Applausi). Sempre il pericoloso foglio sovranista «Il Sole 24 Ore»: «Liquidità. Falsa partenza delle nuove regole». «Manca l'ok di Bruxelles». Oggi: «Prestiti fermi nel labirinto di norme e circolari». «Norme sospese in attesa dell'ok della Commissione Ue». Io vorrei - come ha detto qualche collega - che questo virus avesse insegnato che, se Bruxelles ci chiede di chiudere ospedali, scuole e caserme, se manca l'ok di Bruxelles per salvare negozi, famiglie e imprese, noi siamo italiani e facciamo quello che serve ai cittadini italiani; prima lo facciamo, poi, quando arriverà l'ok di Bruxelles, batteremo le mani e ci diremo contenti. (Applausi). Due suggerimenti per il collega all'economia, visto che lei ha l'attenzione di venire in Assemblea ad ascoltare e può riportare in Consiglio dei ministri quello che dicono i senatori, a differenza del Ministro dell'economia. Se nel decreto liquidità, per i soldi da chiedere in banca, fissa il limite che il prestito deve essere restituito in sei anni e, se stabilisce che chi ha avuto un problema in passato con una fattura, una ricevuta bancaria o una rata del mutuo non può chiedere un prestito, chi ha scritto queste regole non ha mai messo piede in un'azienda italiana, in un negozio italiano, in uno studio, in un ufficio. La prego, quindi, di farsi portavoce di questa esigenza, che riguarda la salute pubblica, fisica e mentale. Sulla scuola ho sentito che diversi colleghi della maggioranza hanno richiamato l'urgenza di riaprire in sicurezza la scuola. È curioso, poi, come qualcuno che fa parte dell'attuale maggioranza dica al microfono che il Ministro della giustizia è inadeguato, che il Ministro della scuola è inadeguato, ma, quando si tratta di salvare la poltrona, vota a favore del Ministro della giustizia e del Ministro della scuola. Avere due Ministri così delicati al posto sbagliato nel momento sbagliato è un problema. (Applausi). Per quel che riguarda la scuola, a parte il plexiglas, con una o due "s", a seconda dei gusti, che è surreale - mi rifiuto di mandare mia figlia di sette anni in classe, chiusa in un buco di plexiglas: è assolutamente fuori discussione ed è impensabile! (Applausi) - voglio dare un suggerimento anche per la scuola pubblica, visto che il collega Errani ha parlato giustamente della sanità pubblica. Vi suggerisco di mettere a bilancio, dei 55 miliardi di euro, anche qualche centesimo di euro per l'assunzione non di tutti, ma almeno di alcuni dei 200.000 precari e per l'assunzione e la stabilizzazione di alcuni degli insegnanti di sostegno per gli alunni disabili. Nelle classi ci sono 260.000 bimbi disabili e ben 50.000 insegnanti di sostegno sono precari, supplenti, che cambiano una, due, tre o quattro volte all'anno. (Applausi) . Questo è un delitto per un bimbo già in difficoltà: lo era prima del virus e lo sarà a maggior ragione dopo il virus. (Applausi) . Senza contare la discriminazione nei confronti di studenti e insegnanti di serie B, che sono quelli delle scuole pubbliche paritarie (Applausi) perché, quando qualcuno a sinistra sente "puzza" di privato, evidentemente perde la sensibilità. Quindi, signor Ministro, la prego di portare alla sua collega, Ministro dell'istruzione, queste richieste del Senato, dei genitori e degli insegnanti. L'ha detto qualcuno della maggioranza prima di me: non è pensabile - come hanno detto gli esperti della task force ieri, alla Camera dei deputati - che le linee-guida per la riapertura verranno comunicate ad agosto. Siamo a metà giugno: come potete pensare che insegnanti, genitori e studenti in un mese possano decidere come riaprire le scuole? (Applausi) . È una follia riaprire il campionato di calcio e chiudere le scuole e le università! Con tutto il rispetto, penso che vengano prima i nostri figli rispetto ad altri. Per quel che riguarda la burocrazia, di cui parlava anche lei, se togliamo qualche vincolo si riapre più facilmente. Il presidente Conte, però, prima di nominare le task force , dovrebbe capire che, se poi danno dei risultati che non gli piacciono, non può cestinarne il lavoro e organizzare delle passerelle nelle ville romane, perché non gli piace quello che hanno partorito i suoi esperti. (Applausi) . Il presidente Colao ha detto che ci vuole il modello Genova per rilanciare i cantieri, che ci vuole una sanatoria per far emergere il contante nascosto, che bisogna dare forza e liquidità alle imprese. L'ha detto il presidente della task force scelta dal presidente Conte e quindi, quantomeno per rispetto, visto che ha fatto lavorare per settimane quelle persone, che hanno offerto un risultato che mette al centro i cittadini e la libertà di impresa, si dica: viva i cittadini e la libertà di impresa! (Applausi) . Non va bene alla CGIL? E chi se ne frega se non va bene alla CGIL! Non possiamo essere ostaggio dei no della CGIL. Concludo con due ultime riflessioni. Per la sanità pubblica o privata servono soldi. Sempre la task force ha parlato di un corposo taglio di tasse. Arriverà in Assemblea - speriamo non blindato - un decreto-legge da 55 miliardi di euro. È depositata in Senato una proposta della Lega, che riassume però l'idea di sviluppo di tutto il centrodestra, su un corposo taglio di tasse per famiglie, lavoratori dipendenti, partite IVA e imprese, da 13 miliardi di euro. Penso che il modo migliore per riaprire il Paese sia destinare almeno una parte dei 55 miliardi di euro a un corposo taglio di tasse per cittadini e imprese (Applausi) , piuttosto che all'assistenza, magari elettorale e fine a se stessa. L'ordine dei commercialisti ci ha girato le scadenze fiscali da giugno a dicembre di quest'anno: sono 167. Era assurdo prima del virus, è assurdo in fase di ricostruzione ed è folle pensare che il 16 settembre - questo c'è scritto e la prego di comunicarlo ai suoi colleghi, perché è impensabile - gli imprenditori, gli artigiani e le partite IVA, come per incanto, dovranno pagare le tasse non annullate, ma sospese per i mesi di marzo, aprile, maggio e giugno, o in una botta unica o al massimo in 4 rate mensili, a partire dal 16 settembre 2020. Ascoltate le task force , ascoltate il mondo dell'impresa: ci vuole un anno bianco fiscale per tutto il 2020. (Applausi) . Non bisogna entrare nelle case degli italiani con IVA, acconti o saldi per tutto il 2020. Sempre stando alla task force ,il saldo e stralcio degli 8 milioni di cartelle esattoriali di Equitalia penso sarebbe un'opera di giustizia morale e sociale, che aiuta lo Stato a incassare e i cittadini a sopravvivere (non a vivere, ma a sopravvivere). Per quanto riguarda i dati sanitari, taccio sulle pietose dichiarazioni di qualche esponente politico. Voglio pensare che fosse colpa del caldo, perché, quando qualcuno si lascia scappare una volgarità di questo tipo ("se ci fosse stato il centrodestra al Governo con il virus, non basterebbero i cimiteri"), dovrebbe chiedere scusa non a me, ma ai parenti delle vittime morte per il virus. È una bestialità indegna di un parlamentare. (Applausi) . Qualche collega senatore di sinistra e qualche governatore da mesi ironizzano sul sistema sanitario lombardo, con accuse veramente volgari. Da senatore che ha scoperto di non essere particolarmente amato da una parte della magistratura (me ne farò una ragione), ringrazio però quei procuratori che a Bergamo hanno detto che la zona rossa competeva al Governo e che hanno chiesto di ascoltare Conte, Lamorgese e Speranza, perché finalmente hanno messo la parola fine a una vergogna che è durata anche troppo tempo. (Applausi) . Ai governatori De Luca ed Emiliano, che hanno avuto modo anche loro di polemizzare e che, in alcuni casi, hanno detto di non volere i lombardi (lasciamo perdere), ricordo che gli ospedali della Lombardia sono pubblici e privati. Per me l'Italia si fonda sulla sussidiarietà; non sono né per il tutto pubblico, né per il tutto privato. Il pubblico fa bene alcune cose e il privato ne fa bene altre; mettiamoli insieme a lavorare e non discriminiamo né l'uno, né l'altro. Se noi chiudessimo domani gli ospedali privati e le scuole private, il sistema Italia salterebbe per aria. (Applausi) . Chi dice che si può fare a meno della sanità privata e della scuola privata vive su Marte. Ricordo due numeri ai colleghi e ai governatori che hanno giudicato e infamato la Regione Lombardia, i medici lombardi, i dirigenti lombardi e gli ospedali lombardi in questi mesi: l'anno scorso (2019) sono venuti fortunatamente a farsi visitare, curare e operare negli ospedali della Regione Lombardia 164.832 cittadini italiani, di cui 14.000 dalla Campania e 14.000 dalla Puglia. E io sono orgoglioso che la sanità lombarda abbia dato una risposta a questi cittadini, che evidentemente non l'hanno trovata a casa loro. Spero che, prima di insultare, ci pensino tutti due volte. Buon lavoro, ministro Speranza. Se tutti i suoi colleghi avessero avuto la sua disponibilità e la sua voglia di ascoltare, avremmo avuto meno problemi. La prego di portare questa ultima riflessione al suo Presidente del Consiglio: prima di invitare chef , VIP e architetti VIP in una villa di Roma, paghi la cassa integrazione ai lavoratori italiani che la aspettano da quattro mesi. Buon lavoro e viva l'Italia. (Applausi) . LICHERI (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LICHERI (M5S) . Signor Presidente, sorrido perché il senatore Salvini ha ringraziato il Ministro della sanità, ma almeno una parola sulla sanità la poteva dire. (Applausi) . Già che ha avuto il garbo e il rispetto di venire in quest'Aula, magari una parola sui dirigenti sanitari nominati dalla politica, sul 48 per cento della sanità regalata al privato, sulle residenze per anziani, sulle circolari che hanno portato delle persone a morire, almeno una parola, avrebbe potuto dirla. (Applausi) . Invece ha parlato di cassa integrazione. (Proteste). Leggiamo sul portale INPS che su 8,4 beneficiari... (Proteste). PRESIDENTE. Per cortesia, fate fare l'intervento. Vorrei ascoltare l'intervento del senatore Licheri. LICHERI (M5S) . Presidente, l'ultima volta che ho fatto un intervento sono stato interrotto e bloccato per sette volte. Se lei non riesce a tenere la disciplina in Aula, la sospenda (Proteste) , perché non si può fare un intervento così. PRESIDENTE. Tutti hanno parlato, fate parlare il senatore Licheri. (Proteste). Allora senatore Licheri, prosegua. LICHERI (M5S) . Su 8,4 beneficiari... PRESIDENTE. Senatore Marcucci, nessuno mi insegna come devo tenere l'Aula. Neanche lei, d'accordo? Si sieda! (Proteste) . LICHERI (M5S) . Presidente, non possiamo essere interrotti ogni tre minuti, non lo accettiamo. (Proteste). Se non riesce a tenere la disciplina in Aula, la sospenda. PRESIDENTE. Non lo accetto neppure io. L'ho appena detto, non lo accetto neanche io, continui. LICHERI (M5S) . Su 8,4 beneficiari potenziali di cassa integrazione, 7.600.000 hanno avuto la cassa integrazione pagata (Proteste) , dati presi dal portale dell'INPS. (Applausi). Ci sono ancora 420.000 lavoratori che aspettano perché non hanno ancora inviato il famigerato SR41 e cioè il modulo con l'IBAN del lavoratore. Non è però questo il punto, Presidente. Il punto è che non si può fare politica in questa maniera, perché altrimenti non riusciamo a capire l'importanza e la gravità del momento che stiamo vivendo, che non può essere ridotta al numero dei disoccupati. In questo momento negli Stati Uniti ci sono 40 milioni di lavoratori in fila che aspettano il sussidio di disoccupazione. (Applausi). La Francia ha un tasso di disoccupazione che è salito a doppia cifra. In Europa in questo momento ci sono 25 milioni di disoccupati. (Proteste). PRESIDENTE. Non interrompete. LICHERI (M5S) . Allora, io desideravo dirle, Ministro, per tornare un po' a noi, dopo questa sceneggiata, la solita sceneggiata (Proteste) , che è evidente che artigiani, commercianti e imprenditori non possono pagare colpe che non sono loro. Ed è altrettanto evidente che il loro coraggio va sostenuto e va sostenuto anche con ulteriori interventi legislativi e normativi. È chiaro infatti che ci troviamo davanti a qualcosa che tutti non vediamo l'ora di metterci alle spalle. Non vediamo l'ora di poter chiudere questa tragedia. Siamo però davanti a qualcosa di talmente grande che o si lavora tutti insieme, come lei ha detto, oppure non si va da nessuna parte. Per raccogliere una voce che c'è stata in Aula oggi pomeriggio, che ha detto al Governo di trarre insegnamento e lezione dagli errori che ha fatto, dico che è giusto, è vero. Mi vengono da fare però due considerazioni. La prima è che se degli errori sono stati fatti, gli errori si fanno quando si lavora; chi chiacchiera non commette mai errori. (Applausi). Non commette mai errori. Il secondo insegnamento che ci deve dare il coronavirus è che nessuno può fare da solo. Pensate solo se quel 27 febbraio i cittadini di Milano avessero accolto l'appello di quel politico che diceva «Aprite, aprite, aprite» (Applausi) , proponendo di aprire i negozi, le scuole, le palestre, i centri commerciali, le piscine, gli stadi e di tornare tutti a lavorare. Pensate se i cittadini milanesi avessero accolto quell'appello che cosa sarebbe stato del nostro Paese, dei nostri familiari, dei nostri figli, dei nostri nonni, dei nostri ospedali, dei nostri pazienti, dai nostri medici. Ha ragione lei, ministro Speranza; serve una strategia condivisa perché lei ci ha detto quella che poi è una realtà sotto gli occhi di tutti: con questo virus ci dovremo convivere per parecchio tempo, quindi occorre necessariamente declinare il diritto al lavoro, il diritto all'impresa, con il diritto alla salute. (Applausi). Ma è difficile declinare questi due diritti; è difficile farli marciare insieme, non lo possiamo fare, come ho sentito oggi, dicendo di modulare i DPCM a seconda che ci siano 10 morti in più o in meno. Non possiamo farlo con la politica dell'«aprite, aprite, aprite» o del «chiudete, chiudete, chiudete», per cambiare continuamente idea. Questa non è politica. (Applausi) . Questa è un'altra cosa, ma non è politica. Sia chiaro anche questo a tutti: nessuno pensi di uscire da questa crisi uguale a come ci è entrato, perché questa crisi ci renderà migliori o peggiori. Decidiamo, allora: o decidiamo di aizzare la rabbia della gente, legittima, decidiamo di gonfiare le paure della gente, legittime, oppure ci sediamo e incominciamo a progettare un Paese che sia più forte, più moderno per i nostri figli. (Applausi) . Abbiamo due strade, l'una esclude l'altra, però. Senatore Romeo, sa quanta simpatia nutro nei suoi confronti; lei dice di non toccare le autonomie regionali. È vero, è giusto: le autonomie regionali, come ci ha detto pochi giorni fa il Presidente della Repubblica, sono una risorsa per questa Nazione, ma autonomie regionali non significa dire che i cittadini morti in Lombardia sono cittadini morti «nostri» e tu, Stato, non te ne devi occupare. No, non è così. Se vogliamo iniziare una seria riflessione su come è stata gestita la crisi in Lombardia, facciamolo, ma non ci riduciamo a un botta e risposta politico. Incominciamo a capire come sono morte quelle persone, se qualcuno ha colpa grave, se qualcuno ha dolo, se qualcuno si è voltato dall'altra parte, se qualcuno ha lucrato su quella crisi. (Applausi). Lasciamo lavorare i magistrati, ma poi facciamo una riflessione, non per noi, non per voi, ma per i familiari di quelle persone, che è giusto che abbiano una risposta. (Applausi). Mi accingo a concludere, Presidente: sta a noi scegliere quale tipo di politica vogliamo. Come MoVimento 5 Stelle abbiamo scelto di lavorare in silenzio fin dal principio (Commenti. Applausi) , e abbiamo scelto la politica della responsabilità; quella politica, cioè, che faceva sì che le tragedie venissero evitate, che si potessero contare meno morti possibili, e la politica delle regole anche impopolari, certo, anche regole fastidiose, come è stato detto in quest'Aula tante volte oggi pomeriggio. Erano regole fastidiose, regole che non facevano like , che non facevano audience . Ma lo abbiamo fatto per quel senso di responsabilità che abbiamo sentito sulla nostra pelle guardando i medici e gli infermieri che lavoravano con quello spirito di sacrificio. E allora, signor Ministro, a nome del Gruppo MoVimento 5 Stelle, dichiaro il voto favorevole alla risoluzione di maggioranza, perché lo dobbiamo a quei 34.000 morti, alle loro famiglie, ai medici e agli infermieri deceduti nell'esercizio del loro lavoro, perché il loro sangue e le loro lacrime meritano la verità. (Applausi). Lo dobbiamo soprattutto a chi in questi mesi, lungi dal dare il cattivo esempio che si sta dando in questi giorni, ha rispettato le regole e continua a farlo. Per quelle persone le diamo la fiducia, con coraggio e in libertà. (Applausi. Commenti). PRESIDENTE . Prima di procedere alle votazioni, avverto che, in linea con una prassi consolidata, le proposte di risoluzione saranno poste ai voti secondo l'ordine di presentazione. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della proposta di risoluzione n. 1, presentata dai senatori Pirro, Boldrini, Errani, Parente e Laniece. (Segue la votazione). Proclamo il risultato della votazione nominale con scrutinio simultaneo: Senatori presenti 215 Senatori votanti 214 Favorevoli 124 Contrari 90 Il Senato approva. (v. Allegato B). (Applausi). Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della proposta di risoluzione n. 2, presentata dai senatori Romeo, Bernini, Ciriani e da altri senatori. (Segue la votazione). Proclamo il risultato della votazione nominale con scrutinio simultaneo: Senatori presenti 214 Senatori votanti 213 Favorevoli 88 Contrari 124 Astenuti 1 Il Senato non approva. (v. Allegato B). Per fatto personale BRIZIARELLI (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BRIZIARELLI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, chiedo di intervenire per fatto personale. Vorrei rispondere alla collega Corrado, del MoVimento 5 Stelle, che nell'intervento di oggi, nel riferire del Museo regionale della ceramica, ha sostanzialmente commentato l'attività mia e della collega Borgonzoni definendola una gita scolastica. (Brusìo) . PRESIDENTE. Per cortesia, c'è troppa gente nell'emiciclo e non si sente niente perché il brusìo è troppo forte. Prego, senatore Briziarielli. BRIZIARELLI (L-SP-PSd'Az) . Come dicevo, intervengo in merito all'intervento di fine seduta della collega Margherita Corrado del MoVimento 5 Stelle che ha voluto portare all'attenzione dell'Assemblea la situazione del Museo regionale della ceramica di Deruta che ultimamente sta seguendo con una sorta di bullismo istituzionale visto che ha preso di mira il sindaco Toniaccini. Nei fatti che ha raccontato, oggi si è riferita a me e alla collega Borgonzoni dicendo che siamo andati a fare una gita scolastica. Allora, io in Umbria ci abito e la questione l'ho seguita, così come l'ha fatto la collega Borgonzoni da Sottosegretario del Governo della Repubblica, risolvendo peraltro una questione fondamentale come quella del MOCA che coinvolgeva gli artigiani della ceramica, quindi per risolvere i problemi. (Applausi) . Detto questo, nel merito, premesso che non accettiamo lezioni da chi in Commissione cultura vuole limitare a sei per partito le audizioni del mondo della cultura - noi abbiamo decine e decine di persone da ascoltare, ma evidentemente il MoVimento 5 Stelle no - vorrei invitare la collega Corrado a fare una ricerca d'archivio perché, ad esempio, nel comune di Nettuno, a maggioranza 5 Stelle in quel momento (non avrà difficoltà a trovarlo perché, grazie a Dio, i Comuni amministrati dai 5 Stelle non sono molti) il suo sindaco ha fatto un bando analogo, a titolo gratuito, per la gestione e la direzione scientifica del museo. (Applausi) . Nettuno vive una situazione identica, cioè quella di un Comune con scarse risorse e grandi patrimoni culturali che non può sostenere. Su questo la Lega - e anche questo è fatto personale - ha chiesto in Commissione cultura che sia audito il responsabile ANCI cultura sui musei civici e mentre la Lega chiede di aumentare le risorse per i musei civici con un emendamento nel decreto-legge rilancio, il Governo se ne è dimenticato perché all'articolo 183 del decreto rilancio i musei civici sono esclusi dall'utilizzo delle risorse messe a disposizione. Quindi ci auguriamo che la collega Corrado utilizzi lo stesso tempo che ha usato in questi giorni, insieme ai colleghi dei 5 Stelle, per sensibilizzare il Ministro a cogliere quell'emendamento e dare le risorse necessarie ai musei civici, così magari potremmo anche dare un compenso di alta valenza a chi farà il direttore di un museo comunale, piccolo ma di grande valore. (Applausi) . Atti e documenti, annunzio PRESIDENTE . Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Ordine del giorno per la seduta di giovedì 11 giugno 2020 PRESIDENTE . Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica domani, giovedì 11 giugno, alle ore 9,30, con il seguente ordine del giorno: ( Vedi ordine del giorno ) Avverto che le interrogazioni a risposta immediata sono alle ore 15. C'era stata una richiesta di anticipazione alle 9,30 ma purtroppo i Ministri che si sono prenotati per riferire non sono disponibili per le 9,30 quindi il question time resta convocato per le ore 15. La seduta è tolta (ore 21,05) . Pareri espressi dalla 1a e dalla 5a Commissione permanente sul testo del disegno di legge n. 1800 La Commissioneaffari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'interno, ordinamento generale dello Stato e della pubblica amministrazione, esaminato il disegno di legge in titolo, nonché gli emendamenti ad esso riferiti, esprime, con riferimento al riparto delle competenze normative fra lo Stato e le Regioni, parere non ostativo. La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminati gli emendamenti relativi al disegno di legge in titolo approvati dalla 12 a Commissione e trasmessi dall'Assemblea, esprime, per quanto di propria competenza, parere non ostativo. La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge in titolo e preso atto degli elementi informativi fomiti dal Governo, da cui risulta che: - in relazione al comma 2 dell'articolo 1, viene confermato che la riduzione del fondo di cui al comma 5 dell'articolo 34- ter della legge n .196 del 2009 non compromette le finalità dello stesso, facendosi altresì presente che l'utilizzo di tale fondo a copertura si è consolidato negli anni, trovando riscontro positivo nell'esame parlamentare di diversi provvedimenti; - con riferimento ai successivi commi 5 e 6, si assicura che tutte le Regioni e le Province autonome, a seguito di audizione preliminare, sulla base del primo sintetico protocollo metodologico, hanno deciso di partecipare all'indagine, condividendone scopi e metodologia, e viene data indicazione, mediante tabella, delle Regioni che, a seguito dell'ulteriore definizione dei dettagli dell'indagine, hanno deciso di avvalersi del supporto della Croce Rossa Italiana, e di quelle che invece effettueranno tali attività con le risorse disponibili a legislazione vigente, ricorrendo ai propri centri; - con riguardo al comma 15, secondo e terzo periodo, si conferma la disponibilità delle risorse in capo alla contabilità speciale intestata al Commissario straordinario nonché l'assenza di pregiudizi a carico di interventi avviati o programmati da parte del medesimo Commissario, e si assicura che l'onere per la conservazione dei campioni, pari a 45.000 euro annui per cinque anni, graverà sulle risorse della medesima contabilità speciale; - in merito al comma 14, che autorizza l'Istat a conferire dieci incarichi di lavoro autonomo o di collaborazione coordinata e continuativa, per i profili di quantificazione degli oneri vengono forniti elementi di dettaglio attraverso il richiamo alla disciplina interna e la predisposizione di una scheda tecnica illustrativa; per i profili di copertura, si precisa che le risorse saranno garantite da risparmi di spesa rinvenibili all'interno del bilancio dell'Istat per il tramite di apposite variazioni, non essendo necessario attingere all'avanzo libero di bilancio, fornendosi al riguardo ulteriori elementi informativi sul bilancio di previsione 2020; si concorda infine con l'introduzione del riferimento all'esercizio finanziario 2020 in relazione all'autorizzazione della spesa di 385.000 euro; - nel presupposto della sostenibilità degli oneri, per le Regioni che hanno scelto di ricorrere ai propri centri per le indagini di cui ai commi 5 e 6, con le risorse disponibili a legislazione vigente, richiamandosi al riguardo quanto stabilito dall'articolo 19 della legge n. 196 del 2009; - nel presupposto, altresì, della adeguata e coerente modulazione temporale della copertura relativa alle autorizzazioni di spesa di cui al secondo e terzo periodo del comma 15 dell'articolo 1, esprime, per quanto di propria competenza, parere non ostativo condizionato, ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, all'inserimento, al comma 14 dell'articolo 1, dopo le parole: "385.000 euro", delle seguenti: "per l'anno 2020". In relazione agli emendamenti, esprime parere contrario, ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, sulle proposte 1.1, 1.3, 1.4, 1.7, 1.11 e 1.16. Sull'emendamento 1.20, il parere non ostativo è condizionato, ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, alla sostituzione della parola: «economiche», con la seguente: «finanziarie». Il parere è non ostativo sui restanti emendamenti. Testo integrale dell'intervento del senatore Floris nella discussione sulle comunicazioni del Ministro della salute Gentile Ministro, apprezziamo la sua presenza in Aula, e ci auguriamo che, come lei ha detto, non sia solo un atto dovuto alla previsione dell'articolo 2, comma 1, del decreto-legge n. 19 del 2020, ma che le sue comunicazioni in Senato siano legate a una reale volontà di informare i senatori. Il Parlamento fino a questo momento ha preso solo atto delle decisioni adottate con i vari strumenti normativi e regolamentari adottati. Mentre riusciamo a contare i diversi decreti-legge in materia sanitaria, che pure sono molti, diventa più difficoltoso contare le ordinanze del suo Dicastero e le tante disposizioni adottate dalla Protezione civile, sempre in tema sanitario. E abbiamo dovuto rilevare, con sconforto, che l'Italia, settima potenza mondiale, non era dotata di un adeguato Piano pandemico nazionale, nonostante il Presidente del Consiglio avesse assicurato, attraverso le consuete comunicazioni pubbliche all'inizio dell'emergenza, che l'Italia era preparata ad affrontarla. In questi giorni abbiamo preso atto che la metodologia per i test sierologici è già stata decisa dal Governo. Ci lasciano perplessi le logiche e i tempi. Noi riteniamo che i test molecolari e sierologici andrebbero inseriti nei LEA e che dovrebbe essere coinvolta anche la sanità privata accreditata. Riteniamo inoltre che i risultati dei test andrebbero trasmessi al suo Ministero per gli studi epidemiologici. Al contempo, per quello che è di sua competenza, ministro Speranza, è necessario arrivare a una piena integrazione tra ospedali e servizi territoriali, utilizzando anche tutte le risorse attingibili dall'Europa. E quindi bisogna creare quella sinergia tra pubblico e privato non dimenticando che il principale problema della sanità in Italia è quello delle liste di attesa. Peraltro, chi ha attaccato la sanità privata in questo momento di emergenza non si è reso conto che la spesa pubblica sul sistema sanitario privato accreditato è stata circa il 20 per cento del totale, ma che il privato detiene il 31 per cento dei posti letto ospedalieri complessivi, con addirittura alcune Regioni, come il Lazio, dove più della metà dei posti letto ospedalieri (51 per cento) sono in ospedali privati, spesso molto grandi, che sono dotati anche di pronto soccorso dipartimenti di emergenza, urgenza e accettazione. Quindi stiamo attenti a creare strane correlazioni tra diffusione del virus, strutture e territori. La risposta migliore è la capillarità delle strutture, e la sinergia tra pubblico e privato accreditato. Fatte queste considerazioni, bisogna che i nuovi protocolli per l'accesso alle cure e alle terapie possano essere adottati anche nelle stesse strutture dove i pazienti verranno ricoverati e che non debbano essere subordinati a test sierologici, tamponi o altri controlli affidati solo alle strutture pubbliche che finirebbero per essere oberate di lavoro ritardando i tempi delle esecuzioni e dei referti. Altrimenti rimarrebbe il problema delle liste d'attesa e verrebbero rinviati i ricoveri. I numeri parlano chiaro, la sanità privata, nel rispetto dei diritti fondamentali consente la libertà di scelta sul come e dove curarsi. Certamente la sanità pubblica deve rimanere un presidio fondamentale, alla base del sistema sanitario nazionale, ma il servizio pubblico deve riuscire a riformarsi, a proporre strutture e prestazioni degne del secondo ventennio degli anni Duemila, investendo nelle proprie infrastrutture, utilizzando anche i finanziamenti europei che andranno finalizzati senza disperdere nemmeno un centesimo. Ora che siamo fuori dall'urgenza sarebbe opportuno che il Governo si confrontasse prima con il Parlamento, oltreché con la Conferenza Stato-Regioni, posto che la sanità è di loro competenza, per arrivare ad aggiornare il Piano pandemico nazionale ed adottare dei protocolli che riguardino la gestione di eventuali nuove ondate, senza penalizzare il proseguimento delle normali attività degli ospedali e delle strutture sanitarie. Ma non solo le decisioni che riguardano la sanità! Oggi vorremo sapere da lei come sarà la nostra vita, come sarà la vita degli italiani nei prossimi mesi. Ad esempio, i ragazzi potranno rientrare a scuola in modo normale? Ci saranno le mezze classi oppure no? Ci sarà il distanziamento o l'isolamento in classe oppure no? Non possiamo aspettare settembre, perché nel frattempo le famiglie possano prendere le loro decisioni. E sono misure che sempre il Ministero dell'istruzione potrà prendere dopo che Lei, ministro Speranza e i suoi consiglieri scientifici, avranno definito un percorso. Allo stesso modo le aziende dovranno prendere le proprie decisioni, dovranno fare tornare sul luogo di lavoro i lavoratori. Soprattutto le attività aperte al pubblico, devono sapere se il distanziamento o le eventuali misure di contenimento comporteranno per loro una perdita di ricavi. Come vede, Ministro, ormai l'attività quotidiana è fortemente condizionata dai protocolli che ogni singolo settore della vita dovrà adottare in conseguenza delle sue decisioni. Non possiamo attendere troppo a lungo. Chi ha un negozio, un ristorante, un'attività produttiva deve sapere se a settembre o meglio prima potrà confermare i propri dipendenti oppure se dovrà lasciarne a casa la metà, perché i ricavi saranno dimezzati. È quindi fondamentale tornare alla normalità, anche in attesa di un vaccino anti Covid-19 sicuro ed efficace, da considerarsi quale bene pubblico globale e accessibile a tutti. VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA SEGNALAZIONI RELATIVE ALLE VOTAZIONI EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA Nel corso della seduta sono pervenute al banco della Presidenza le seguenti comunicazioni: Disegno di legge n. 1800: sugli emendamenti 1.7 e 1.18, la senatrice Modena avrebbe voluto esprimere rispettivamente un voto favorevole e un voto contrario; sull'emendamento 1.8, il senatore Zuliani avrebbe voluto esprimere un voto contrario; sull'emendamento 1.01, il senatore Grassi avrebbe voluto esprimere un voto contrario. Congedi e missioni Sono in congedo i senatori: Airola, Alessandrini, Auddino, Barachini, Bertacco, Bongiorno, Bossi Umberto, Briziarelli, Campagna, Cangini, Castaldi, Cattaneo, Cirinna', Crimi, De Poli, Di Piazza, Faggi, Garnero Santanchè, Giacobbe, Lucidi, Malpezzi, Margiotta, Merlo, Misiani, Montevecchi, Monti, Napolitano, Romano, Ronzulli, Sciascia, Segre, Sileri e Turco. Commissioni permanenti, variazioni nella composizione La Presidente del Gruppo parlamentare Forza Italia Berlusconi Presidente - UDC, senatrice Bernini, ha comunicato che cessa di far parte dell'8 a Commissione permanente ed entra a far parte della 14 a Commissione permanente. Commissioni permanenti, approvazione di documenti La 12 a Commissione permanente (Igiene e sanità), nella seduta del 3 giugno 2020, ha approvato una risoluzione, ai sensi dell'articolo 50, comma 2, del Regolamento, a conclusione dell'esame dell'affare assegnato concernente i profili sanitari della cosiddetta "fase due": strategie anti e post COVID-19 ( Doc . XXIV, n. 18). Il predetto documento è stato inviato al Ministro della salute. Disegni di legge, annunzio di presentazione Senatori Faggi Antonella, Pittoni Mario, Saponara Maria, Alessandrini Valeria, Barbaro Claudio, Arrigoni Paolo, Augussori Luigi, Bagnai Alberto, Bergesio Giorgio Maria, Borghesi Stefano, Bossi Simone, Briziarelli Luca, Bruzzone Francesco, Calderoli Roberto, Campari Maurizio, Candura Massimo, Cantu' Maria Cristina, Casolati Marzia, Corti Stefano, De Vecchis William, Ferrero Roberta, Fregolent Sonia, Fusco Umberto, Grassi Ugo, Iwobi Tony Chike, Lucidi Stefano, Lunesu Michelina, Marin Raffaella Fiormaria, Marti Roberto, Montani Enrico, Nisini Tiziana, Ostellari Andrea, Pazzaglini Giuliano, Pellegrini Emanuele, Pepe Pasquale, Pergreffi Simona, Pianasso Cesare, Pillon Simone, Pirovano Daisy, Pisani Pietro, Pizzol Nadia, Pucciarelli Stefania, Ripamonti Paolo, Rivolta Erica, Romeo Massimiliano, Rufa Gianfranco, Saviane Paolo, Sbrana Rosellina, Siri Armando, Tosato Paolo, Urraro Francesco, Vallardi Gianpaolo, Vescovi Manuel, Zuliani Cristiano Disposizioni in materia di esclusione delle pratiche inoltrate alle Soprintendenze dalla sospensione dei termini dei procedimenti amministrativi di cui all'articolo 103, comma 1, del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18 (1842) (presentato in data 10/06/2020). Disegni di legge, presentazione del testo degli articoli In data 10/06/2020 la 3ª Commissione permanente Aff. esteri ha presentato il testo degli articoli proposti dalla Commissione stessa, per il disegno di legge:"Ratifica ed esecuzione dei seguenti Trattati: a) Trattato di estradizione tra la Repubblica italiana e la Repubblica dominicana, fatto a Roma il 13 febbraio 2019; b) Trattato tra la Repubblica italiana e la Repubblica dominicana di assistenza giudiziaria reciproca in materia penale, fatto a Roma il 13 febbraio 2019" (1588) (presentato in data 05/11/2019). Governo, trasmissione di atti per il parere. Deferimento Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 9 giugno 2020, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 18 della legge 12 agosto 2016, n. 170 - lo schema di decreto del Presidente della Repubblica recante modifiche al decreto del Presidente della Repubblica 20 dicembre 2017, n. 239, concernente il regolamento recante attuazione della direttiva 2014/90/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 luglio 2014, sull'equipaggiamento marittimo che abroga la direttiva 96/98/CE (n. 179). Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139- bis del Regolamento, lo schema di decreto è deferito alla 8ª Commissione permanente, che esprimerà il parere entro il termine del 10 luglio 2020. Le Commissioni 5ª e 14ª potranno formulare le proprie osservazioni alla 8ª Commissione entro il 30 giugno 2020. Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 10 giugno 2020, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, e dell'articolo 1, comma 174, della legge 4 agosto 2017, n. 124 - lo schema di decreto del Presidente della Repubblica recante regolamento per il riordino del Banco nazionale di prova per le armi da fuoco portatili e per le munizioni commerciali (n. 180). Ai sensi delle predette disposizioni e dell'articolo 139- bis del Regolamento, lo schema di decreto è deferito alla 1ª Commissione permanente e, per le conseguenze di carattere finanziario, alla 5ª Commissione permanente, che esprimeranno i rispettivi pareri entro il termine del 10 luglio 2020. Le Commissioni 4ª e 10ª potranno formulare le proprie osservazioni alla 1ª Commissione entro il 30 giugno 2020. Governo, richieste di parere per nomine in enti pubblici. Deferimento Il Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri, con lettera in data 9 giugno 2020, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 1, comma 1, del decreto-legge 8 agosto 2013, n. 91, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 ottobre 2013, n. 112 - la proposta di nomina del Generale di brigata Mauro Cipolletta a Direttore generale del Grande progetto Pompei fino al 31 dicembre 2020 (n. 53). Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139- bis del Regolamento, la proposta di nomina è deferita alla 7ª Commissione permanente, che esprimerà il parere entro il termine del 30 giugno 2020. Governo, trasmissione di atti e documenti dell'Unione europea di particolare rilevanza ai sensi dell'articolo 6, comma 1, della legge n. 234 del 2012. Deferimento Ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, sono deferiti alle sottoindicate Commissioni permanenti i seguenti documenti dell'Unione europea, trasmessi dal Dipartimento per le politiche europee della Presidenza del Consiglio dei ministri, in base all'articolo 6, comma 1, della legge 24 dicembre 2012, n. 234: Proposta di Decisione del Consiglio che modifica la decisione (UE) 2016/915 del Consiglio per quanto riguarda il periodo di riferimento per la misurazione dell'aumento delle emissioni di CO2, al fine di tenere conto delle conseguenze della pandemia di Covid-19 nel contesto del regime CORSIA (COM(2020) 219 definitivo), alla 8 a , alla 12 a e alla 13 a Commissione permanente e, per il parere, alla Commissione 14 a ; Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato Economico e Sociale europeo e al Comitato delle Regioni - Strategia dell'UE sulla biodiversità per il 2030 - Riportare la natura nella nostra vita (COM(2020) 380 definitivo), alla 3 a , alla 9 a , alla 13 a e alla 14 a Commissione permanente; Comunicazione della Commissione - Semestre europeo 2020: raccomandazioni specifiche per Paese (COM(2020) 500 definitivo), alla 1 a , alla 5 a , alla 10 a , alla 11 a , alla 12 a , alla 13 a e alla 14 a Commissione permanente; Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato Economico e Sociale europeo e al Comitato delle Regioni - Turismo e trasporti nel 2020 e oltre (COM(2020) 550 definitivo), alla 1 a , alla 3 a , alla 5 a , alla 7 a , alla 8 a , alla 10 a e alla 14 a Commissione permanente. Commissione europea, trasmissione di progetti di atti legislativi dell'Unione europea. Deferimento La Commissione europea ha trasmesso, in data 10 giugno 2020, per l'acquisizione del parere motivato previsto dal Protocollo (n. 2) sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità allegato al Trattato sull'Unione europea e al Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, la proposta di Regolamento del Consiglio recante modifica del regolamento (CE) n. 168/2007 che istituisce l'Agenzia dell'Unione europea per i diritti fondamentali (COM(2020) 225 definitivo). Ai sensi dell'articolo 144, commi 1- bis e 6, del Regolamento, l'atto è deferito alla 14 a Commissione permanente ai fini della verifica della conformità al principio di sussidiarietà; la scadenza del termine di otto settimane previsto dall'articolo 6 del predetto Protocollo è fissata al 5 settembre 2020. L'atto è altresì deferito, per i profili di merito, ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, alla 1 a , alla 2 a e alla 14 a Commissione permanente e alla Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani. Interrogazioni Atto n. 3-01670 BERNINI MALAN MODENA CALIENDO DAL MAS Al Ministro della giustizia Premesso che: si avverte ormai diffusa e preponderante nella coscienza collettiva l'esigenza di un'attuazione razionale e coerente degli articoli della Carta costituzionale contenuti nel Titolo IV e dedicati alla magistratura e alla giurisdizione; il turbamento e lo sconcerto dopo quasi 30 anni di conflittualità delle posizioni sul tema "giustizia" hanno raggiunto un punto di non ritorno e hanno lacerato l'architettura costituzionale che coniuga il potere autonomo e indipendente della magistratura, l'inamovibilità del magistrato nonché la distinzione dei magistrati solo per diversità di funzione; lo scandalo ha reso opachi il principio dell'amministrazione della giustizia nel nome del popolo e l'attuazione della giurisdizione mediante il giusto processo, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo intenda collaborare con le opposizioni e il Parlamento per la predisposizione di iniziative di riforma della giustizia con legge ordinaria, che garantiscano la distinzione tra il ruolo dell'organo giudicante e dell'organo requirente, la riforma del Consiglio superiore della magistratura che favorisca un'azione della magistratura svolta nell'esclusivo rispetto della legge, ponendo fine al "carrierismo e correntismo", nonché la fine dei distacchi fuori ruolo presso il Ministero della giustizia. Atto n. 3-01671 CROATTI Al Ministro dell'interno Premesso che: l'emergenza coronavirus in Italia sta rischiando di mettere in ginocchio un settore strategico del nostro Paese, migliaia di piccole imprese italiane e milioni di famiglie. Tra i settori più in crisi c'è quello del turismo, azzerato dopo il lockdown . Nel nostro Paese il comparto è importantissimo, vale il 13 per cento del prodotto interno lordo e in alcuni territori, come la riviera romagnola, il turismo vale addirittura oltre il 30 per cento del PIL; il comparto turistico e le sue aziende sono, in questo momento, deboli e vulnerabili. Si stima che in primavera il 95 per cento delle strutture ricettive sia rimasta chiusa. Il trimestre marzo-aprile-maggio 2020 è destinato a chiudersi con l'azzeramento dei ricavi. Molte strutture ricettive stanno aprendo, con la stagione estiva alle porte, ma sono evidenti le difficoltà: è complicato puntare sui turisti stranieri, rimane il mercato turistico interno, che vale circa il 50 per cento delle presenze, ma genera solo il 30 per cento dei ricavi. In sostanza viene stimato che il settore potrebbe avere perdite tra il 60 e il 70 per cento nel 2020; con la riduzione del fatturato moltissime aziende turistiche potrebbero avere difficoltà anche a coprire i costi fissi di gestione. Molte subiranno perdite, con conseguenti fallimenti, innescando una pericolosa spirale di chiusure e svendite del patrimonio; molte aziende turistiche potrebbero finire in zone oscure: a metà aprile il capo di gabinetto del Ministero dell'interno Matteo Piantedosi ha inviato una circolare a tutti i prefetti lanciando un monito sul rischio di infiltrazioni mafiose nei settori resi più vulnerabili dalla crisi; il 16 aprile l'Unità di informazione finanziaria, il braccio antiriciclaggio della Banca d'Italia, ha lanciato l'allarme del pericolo di truffe, di fenomeni corruttivi e di possibili manovre speculative anche a carattere internazionale e dei tentativi di sviamento e appropriazione degli interventi pubblici a sostegno della liquidità, nonché del rischio che l'indebolimento economico di famiglie e imprese possa accrescere gli episodi di usura e possa facilitare l'acquisizione diretta o indiretta delle aziende da parte delle organizzazioni criminali; il prefetto di Rimini, Alessandra Camporota, il 22 aprile ha evidenziato il rischio, ripreso anche da "Il Sole-24 ore", che "la mafia sfrutterà il virus per infiltrarsi". Sarebbero già moltissime le offerte "predatorie" sugli alberghi chiusi della riviera romagnola; in queste ore il generale Alessandro Barbera, che guida il servizio centrale investigazione criminalità organizzata (SCICO) della Guardia di finanza ha dichiarato che i comparti economici che hanno subito gravi perdite e danni in conseguenza dell'emergenza sanitaria, come i settori della ristorazione, della ricezione alberghiera e della filiera collegata al turismo, possono risultare particolarmente appetibili a fenomeni estorsivi; le ingenti disponibilità di liquidità accumulate dalle mafie attraverso i tradizionali business illeciti possono ulteriormente agevolare le operazioni di riciclaggio e di penetrazione nell'economia legale nelle forme più diverse, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo stia monitorando con attenzione questa situazione, in particolare nei territori più deboli e fragili in seguito all'emergenza COVID-19 e quali siano gli strumenti e le risorse messe in campo per affrontare i rischi; se siano allo studio misure normative che consentano di rafforzare in questa fase i controlli antiriciclaggio. Atto n. 3-01672 FAZZOLARI CIRIANI Al Ministro dell'interno Premesso che: il 23 settembre 2019 si è tenuto a Malta un vertice tra i Ministri dell'interno di Francia, Germania, Italia, Malta e Finlandia (quest'ultima alla Presidenza di turno UE) e il commissario europeo uscente per le migrazioni, gli affari interni e la cittadinanza Avramopoulos; scopo dell'incontro era quello di giungere ad una soluzione condivisa sull'adozione di un meccanismo "temporaneo" di gestione degli sbarchi nel Mediterraneo centrale; l'accordo raggiunto prevedeva la redistribuzione su base volontaria dei richiedenti asilo salvati nel Mediterraneo centrale, in base alla quale, in sostanza, i migranti soccorsi da navi delle organizzazioni non governative e da quelle militari sarebbero stati ridistribuiti negli Stati aderenti all'accordo, i quali poi avrebbero vagliato le domande di asilo; al termine dell'evento seguirono dichiarazioni di autorevoli esponenti della maggioranza di Governo che, con toni trionfalistici, annunciarono il "grande passo in avanti" o la "svolta clamorosa": lo stesso Ministro in indirizzo dichiarò che, grazie all'accordo sui migranti a Malta, "da oggi l'Italia non è più sola (...) Il testo predisposto va nella giusta direzione (...) ci sono contenuti concreti e abbiamo sciolto dei nodi politici complicati"; il Presidente del Consiglio dei ministri parlò di "passo storico": "siamo oggettivamente vicini ad una svolta, al passaggio da una gestione emergenziale a una strutturale fondata su un partenariato tra Stati"; nonostante le proclamazioni di vittoria, la riunione del Consiglio affari interni di Lussemburgo che seguì il successivo 8 ottobre, nel corso della quale le presunte intese raggiunte avrebbero dovuto essere verificate nella piena collegialità dell'Unione, si concluse con un nulla di fatto e senza alcuna decisione o impegno formalizzato; anzi, dalle dichiarazioni stampa che seguirono all'indomani dello stesso Consiglio di Lussemburgo emersero una serie di criticità che facevano presagire l'inefficacia di fatto dell'accordo raggiunto; infatti, il Ministro tedesco Seehofer dichiarò che lo "schema Malta" avrebbe trovato applicazione solo in caso di numeri limitati di sbarchi, nell'ordine delle centinaia, "ma se diventassero migliaia, possiamo dichiarare terminato il meccanismo di emergenza", e lo stesso Ministro in indirizzo confermò che l'accordo prevedeva come condizione che il numero di sbarchi fosse limitato; questi accordi di Malta non sono mai stati inseriti nell'agenda dei Consigli europei che si sono succeduti, né presi in esame in nessun'altra sede istituzionale, mentre in modo formale o informale è sempre stato chiarito che qualunque accordo di redistribuzione a livello europeo avrebbe dovuto riguardare solo gli aventi diritto alla protezione internazionale, come ribadito peraltro dal presidente francese Macron; come ha sempre sostenuto Fratelli d'Italia, solo una minima parte dei migranti ha diritto ad una forma di protezione internazionale (asilo politico in base alla Convenzione di Ginevra o protezione sussidiaria in base all'ordinamento europeo); lo stesso Ministero dell'interno ha confermato che si tratterebbe solo del 15 per cento dei migranti; anche il rapporto del programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo (Undp) intitolato "The scaling fences: voices of irregular African migrants to Europe" dell'ottobre 2019 ha evidenziato che la quasi totalità dei migranti arriva in Europa non per motivi di asilo o di protezione, ma piuttosto per esigenze e aspirazioni economiche e di vita non soddisfatte nei loro Paesi di origine; si tratterebbe dunque di migranti economici che, in quanto tali, non sarebbero beneficiari di alcuna forma di protezione internazionalmente riconosciuta; alla luce di questi dati, emerge tutta l'inadeguatezza degli accordi di Malta come strategia risolutiva del problema migratorio; tutto ciò conferma quanto Fratelli d'Italia già da tempo sostiene con forza, ossia che, per conseguire una gestione efficace del fenomeno migratorio ed evitare che l'Italia diventi di fatto la porta di accesso di migranti irregolari verso l'Europa, non è sufficiente concentrarsi sulla questione della redistribuzione dei migranti, ma occorre tener conto dell'esigenza prioritaria di controllo e protezione delle frontiere esterne dell'Unione europea, attraverso la predisposizione, in accordo e collaborazione con le autorità governative locali, di un blocco navale davanti alle coste libiche; considerato che: l'inconsistenza degli accordi di Malta è confermata dai dati ufficiali del Viminale, in base ai quali da settembre l'Italia è riuscita a far partire verso la Germania e altri Paesi "volenterosi" appena 464 migranti, a fronte degli oltre 11.800 sbarchi registrati sulle nostre coste dal 1° settembre 2019 ad oggi: cioè solamente il 3,9 per certo; peraltro la prospettiva di sanatorie indifferenziate per gli immigrati irregolari ha determinato un sensibile aumento dei flussi migratori: 5.472 immigrati sbarcati dal 1° gennaio al 9 giugno 2020 a fronte dei 2.128 nello stesso periodo del 2019, pari ad un aumento del 257 per cento; come annunciato dalla stampa, secondo i nostri Servizi di informazione e sicurezza, altri 20.000 migranti sarebbero già pronti a partire dalle coste della Libia, mentre secondo un documento delle Nazioni Unite si starebbero preparando alla partenza addirittura 650.000 persone; lascia perplessi la soddisfazione con cui il Ministro in indirizzo ha annunciato, dopo il Consiglio degli Affari interni del 5 giugno, di aver inviato una lettera alla Commissione europea (condivisa con Cipro, Grecia, Malta e Spagna) con la quale ha chiesto di imporre a tutti gli Stati l'obbligo di accogliere una quota di migranti ricollocati, appello neanche preso in considerazione dagli Stati membri europei, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo abbia preso atto del palese fallimento degli accordi di Malta del 23 settembre 2019 e quali iniziative urgenti intenda, dunque, adottare per assicurare il contrasto all'immigrazione clandestina sul territorio italiano e garantire la tutela dei confini nazionali, che rappresentano anche i confini esterni dell'Unione europea. Atto n. 3-01673 ROMEO BORGHESI AUGUSSORI CALDEROLI GRASSI IWOBI LUCIDI VESCOVI Al Ministro dell'interno Premesso che: dai dati pubblicati dal Ministero dell'interno relativi al numero delle persone sbarcate sul nostro Paese, si apprende che dal 1° gennaio all'8 giugno 2020 i migranti arrivati irregolarmente sulle coste italiane sono stati 5.472, a fronte dei 2.033 sbarcati nello stesso periodo del 2019. Si tratta di un dato ancora più sconcertante considerato che per quasi tre mesi dei 5 presi in esame, l'Italia è stata chiusa agli stessi italiani; i mesi di gennaio e di febbraio hanno registrato incrementi anche del 700 per cento rispetto all'anno precedente (262 migranti nel 2019 a fronte dei 2.553 del 2020); a marzo e ad aprile, in piena emergenza, il numero non si è azzerato, ma si è ridotto a 241 e 671 migranti sbarcati, diminuzione dovuta principalmente alla quasi totale assenza di organizzazioni non governative operanti nel Mediterraneo; pertanto, mentre i cittadini italiani sono stati tenuti a rispettare rigidi obblighi di limitazione al proprio diritto costituzionalmente garantito della libertà di circolazione, non sono state al contempo messe in atto azioni concrete per impedire gli sbarchi da parte di persone provenienti da Paesi che non hanno previsto alcuna misura di contenimento del COVID-19; insieme all'Italia, Malta è il Paese più interessato dal flusso migratorio dalla Libia: nel 2020 l'isola ha registrato circa 1.200 arrivi via mare e negli scorsi mesi diverse inchieste di giornali locali e internazionali hanno ipotizzato che le autorità maltesi stessero collaborando con quelle libiche per impedire alle imbarcazioni dei migranti di raggiungere la zona SAR maltese; fonti giornalistiche maltesi riportano che il 28 maggio il Governo di La Valletta ha deciso di porre un freno concreto al traffico di esseri umani stipulando un accordo con il Governo di Tripoli per istituire unità navali congiunte contro l'immigrazione illegale nel Mediterraneo: un'operazione che prevede la collaborazione di motovedette dei due Paesi per intercettare le imbarcazioni abusive, rimorchiarle e portarle indietro sulle coste della Libia; il 1° aprile è iniziata ufficialmente la nuova missione europea nel mar Mediterraneo "Irini": tra le criticità va sottolineato che il contrasto all'immigrazione viene considerato un obiettivo non primario ma secondario, non a caso dall'inizio della missione il numero dei migranti giunti in Italia è passato dai 241 di marzo ai 671 di aprile, e infine ai 1.654 di maggio. Lo scorso anno (2019) ad aprile gli sbarchi furono 255 e a maggio 782; mentre il Governo maltese ipotizzava una politica di respingimenti, il Governo italiano, per evitare che ai problemi legati all'immigrazione si sommassero quelli legati al contagio del virus COVID-19, si è limitato ad emanare un decreto interministeriale dichiarando i porti "non sicuri": un provvedimento amministrativo che, come facilmente ipotizzabile, non è stato affatto risolutivo del problema. Questa è stata l'unica azione di contenimento: per il resto ha invece addirittura lanciato segnali di incoraggiamento per l'accoglienza dei clandestini sul nostro territorio, addirittura prevedendo la regolarizzazione di migliaia di persone; il Governo, in questo particolare periodo emergenziale in cui non si hanno certezze sui tempi e termini di ripresa delle attività sociali e produttive del Paese, preso atto dei continui sbarchi sulle nostre coste, più che intervenire con un piano di azione mirato a scongiurare i problemi di ordine pubblico e di sicurezza sanitaria che ne potrebbero derivare, ha sottolineato "l'urgente necessità di disporre di nuovi posti per l'accoglienza dei richiedenti asilo, resa pressante dal consistente numero di arrivi, destinato ad aumentare nella stagione estiva", si chiede di sapere se sia al vaglio del Governo un piano concreto in materia di contrasto all'immigrazione clandestina che preveda, da un lato, un deciso intervento contro la tratta di esseri umani che viene sistematicamente perpetrata dalle associazioni criminali che trasportano migranti disperati nel nostro Paese, e, dall'altro, misure volte a difendere i confini nazionali e tutelare così il diritto alla sicurezza e alla salute di tutti i cittadini italiani che stanno faticosamente affrontando l'attuale crisi sanitaria ed economica. Atto n. 3-01674 UNTERBERGER Al Ministro della giustizia Premesso che: le donne magistrato ricordano il 9 febbraio 1963 come una data fondamentale per il loro ingresso in magistratura; fu solo dopo ben 15 anni dall'entrata in vigore della Costituzione che il Parlamento, sollecitato dalla pronuncia della Corte costituzionale n. 33 del 1960, sancì definitivamente, con legge 9 febbraio 1963, n. 66, l'ammissione delle donne a tutte le cariche ed impieghi pubblici, compresa la magistratura; nonostante lo svantaggio iniziale, già 24 anni dopo e cioè nel 1987 si ha il sorpasso "rosa" tra i vincitori del concorso in magistratura, quando, tra i nuovi 300 magistrati, le donne furono 156; da allora, salvo un trend altalenante fino al 1996, il numero delle donne vincitrici di concorso in magistratura risulta essere stato sempre superiore a quello degli uomini, con un divario particolarmente ampio a partire dal 2007. Dal 2015 in poi il personale di magistratura è costituito in misura prevalente da donne; il rapporto tra i due generi è invece praticamente ribaltato se si considerano gli incarichi direttivi e semidirettivi, dove rispettivamente 3 magistrati su 4 (pari al 74 per cento) e 2 magistrati su 3 (pari al 64 per cento) sono uomini; analizzando, infatti, la serie storica della distribuzione percentuale per genere dei magistrati che hanno ricoperto e ricoprono funzioni direttive, si nota come attualmente gli incarichi direttivi sono di competenza di magistrati donne solo nel 29 per cento dei casi e di magistrati uomini nel restante 71 per cento, con una differenza di 42 punti percentuali; sebbene quindi ampiamente presenti nel mondo della magistratura, le donne assumono tuttavia solo di rado posizioni di rilievo, il che trova conferma anche nella composizione dell'organo di autogoverno, vale a dire nel Consiglio superiore della magistratura, dove la differenza tra i due generi nell'accesso al Consiglio risulta ancora più ampia e dove le donne non sono mai state più del 25 per cento sul totale; ciò si verifica a partire dal comitato di presidenza dell'organo, dove nessuna donna ha mai ricoperto il ruolo di vicepresidente, fino ai membri eletti del Consiglio, dove le donne sono presenti in misura molto limitata, con una percentuale di uno su 4 nell'attuale composizione; i dati ufficiali dimostrano quindi che, laddove si tratta di misurare preparazione e competenza, le donne restano sulla "corsia di sorpasso", mentre gli incarichi di vertice e le posizioni apicali continuano ad essere appannaggio quasi esclusivo degli uomini; se per diventare magistrato è necessario superare un concorso pubblico, nelle scelte del CSM su nomine e incarichi vi è una componente di discrezionalità (nella quale la rete di relazioni, da sempre a svantaggio delle donne, gioca un ruolo fondamentale) che contribuisce ad ostacolare la presenza di donne nelle posizioni di potere decisionale; per realizzare l'uguaglianza sostanziale tra donne e uomini, che deve seguire a quella formale, sono necessarie politiche di azione positiva, volte ad abbattere quel "soffitto di vetro" che impedisce alle donne il raggiungimento di posizioni di vertice, anche all'interno del CSM; è attualmente in corso di elaborazione, da parte del Governo, una bozza di riforma complessiva dell'ordinamento giudiziario che include, tra le altre, anche disposizioni volte a modificare la disciplina vigente sulla costituzione e sul funzionamento del Consiglio superiore della magistratura, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno introdurre, in sede di revisione dell'attuale disciplina sulla composizione del Consiglio superiore della magistratura, specifiche misure finalizzate a garantire un riequilibrio nella rappresentanza di genere, eventualmente anche attraverso il meccanismo della doppia preferenza di genere nel sistema di elezione dei componenti del Consiglio e, in generale, quali siano le soluzioni attualmente prospettate al fine di recuperare l'eccessivo squilibrio nella rappresentanza di genere all'interno dell'organo di autogoverno della magistratura. Atto n. 3-01675 ROSSOMANDO VALENTE MARCUCCI FERRARI Al Ministro della giustizia Premesso che: l'articolo 83 della legge 24 aprile 2020, n. 27, che ha convertito, con modifiche, il decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, ha autorizzato i capi degli uffici giudiziari "per contrastare l'emergenza epidemiologia da COVID-19 e contenerne gli effetti negativi sullo svolgimento dell'attività giudiziaria per il periodo compreso tra il 16 aprile e il 30 giugno 2020" ad adottare "le misure organizzative anche relative alla trattazione degli affari giudiziari, necessarie per consentire il rispetto delle indicazioni igienico-sanitarie fornite dal Ministero della salute, anche d'intesa con le Regioni, dal Dipartimento della funzione pubblica della Presidenza del Consiglio dei ministri, dal Ministero della giustizia e delle prescrizioni adottate in materia con decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, al fine di evitare assembramenti all'interno dell'ufficio giudiziario e contatti ravvicinati tra le persone"; l'articolo 36 del decreto-legge 8 aprile 2020, n. 23, ha prorogato all'11 maggio il termine del 15 aprile 2020 indicato dall'articolo 83, ai commi 1 e 2, nonché differito al 12 maggio il termine iniziale del periodo di validità delle misure organizzative dei capi degli uffici giudiziari previsto dal comma 6; l'emergenza epidemiologica e le necessarie misure di contenimento del contagio hanno prodotto inevitabilmente un rallentamento dell'attività giurisdizionale su tutto il territorio nazionale; a partire dalla data del 12 maggio si sono registrati diffusi ritardi dovuti principalmente all'oggettiva difficoltà di garantire una ripresa pienamente omogenea delle attività in tutti i tribunali, nonché rinvii di udienze anche a diversi mesi di distanza, a causa in particolare della non idoneità delle aule di giustizia, degli uffici giudiziari e della loro dotazione informatica; in alcuni ambiti territoriali tutto questo ha comportato, per evitare disparità di trattamento, l'ulteriore rinvio della ripresa di alcune fondamentali attività giurisdizionali, in particolare nel settore penale; considerato che: l'autonomia organizzativa affidata ai capi degli uffici giudiziari risulta giustificata dalle attuali esigenze di flessibilità ispirate al giusto principio di ragionevolezza e alla necessità di tutelare in via prioritaria il diritto alla salute; in particolare, in un periodo segnato dall'emergenza, il funzionamento del sistema giustizia risulta un servizio pubblico ancor più di primaria rilevanza e dal profilo sociale insostituibile, la cui qualità ed efficienza possono essere garantite solo attraverso paradigmi e modelli chiari e omogenei lungo tutto il territorio nazionale, da adottare attraverso il coinvolgimento pieno di tutti i soggetti della giurisdizione; alla luce del miglioramento del quadro sanitario, appare possibile e necessario favorire la piena ripresa e accessibilità da parte dei cittadini al servizio giustizia; considerato, inoltre, che: dal 12 maggio si è entrati in una fase che per la funzione giurisdizionale e gli uffici giudiziari non è meno delicata rispetto alla precedente, dal momento che l'agenda delle attività giudiziarie presentata nelle linee guida di cui all'articolo 83 del decreto-legge n. 18 del 2020 ha risentito in maniera sensibile dell'emergenza sanitaria e del contesto territoriale su cui hanno impattato diversamente il necessario distanziamento sociale, le misure di sanificazione, le logistiche rivisitate delle aule, aspetti tutti che hanno influito sullo svolgimento delle udienze, dei processi e di tutte le attività giurisdizionali; alla luce del quadro normativo e delle indicazioni sull'organizzazione giudiziaria trasmesse con la circolare del 2 maggio 2020 da parte del Dipartimento dell'organizzazione giudiziaria del Ministero della giustizia, se è comprensibile che ancora in questa fase vi sia una certa differenziazione delle misure adottate rispetto a ciascuna situazione territoriale, appare tuttavia auspicabile che risulti uniforme il paradigma organizzativo prescelto e insieme venga garantita omogeneità dei protocolli per quanto riguarda le tipologie delle misure adottate, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo abbia avviato un monitoraggio sulla ripresa delle attività dei tribunali e sulle eventuali differenze tra distretti; se vi siano ulteriori iniziative e misure, oltre a quelle già messe in campo, al fine di consentire una più rapida e organica ripartenza delle attività degli uffici giudiziari; se non ritenga altresì opportuno implementare e rafforzare il coordinamento delle misure organizzative a livello distrettuale, in modo da garantire omogeneità rispetto alle modalità di svolgimento dei processi, ai processi da celebrare, ai tempi dei rinvii e all'impiego delle cancellerie. Atto n. 3-01676 FARAONE COMINCINI MAGORNO Al Ministro dell'interno Premesso che: l'analisi degli effetti negativi causati dall'emergenza epidemiologica da COVID-19 non può oggi prescindere dal prendere in considerazione i gravi problemi che stanno interessando i Comuni e gli enti locali nel loro complesso; come hanno recentemente dichiarato i vertici delle associazioni di rappresentanza, tali effetti, a ben vedere, non attengono solo alla stabilità finanziaria degli enti, ma anche alla loro capacità di assicurare il corretto svolgimento delle funzioni loro spettanti in una situazione, quale quella odierna, in cui la mancanza di liquidità, da una parte, e la priorità data alle misure di controllo sociale, dall'altra, stanno compromettendo le strutture e l'organizzazione dei singoli enti territoriali; tutto ciò non grava solo sui Comuni che già prima della pandemia versavano in condizioni di dissesto o predissesto, ma intacca inevitabilmente tutto il sistema degli enti locali d'Italia, mettendo a rischio la prosecuzione delle attività in assenza delle minime risorse indispensabili per l'espletamento dei servizi essenziali offerti quotidianamente alle comunità; sebbene finora alcuni interventi del Governo siano andati nella direzione di sopperire a tali carenze, è necessario implementare ulteriormente il sostegno dell'Esecutivo nei confronti degli enti territoriali; a tal proposito, giova sottolineare le perplessità espresse dalla stessa Associazione nazionale Comuni d'Italia nel corso dell'audizione presso le Commissioni Bilancio riunite di Camera e Senato, il 28 maggio, riguardo al fondo di sostegno alle perdite di gettito degli enti locali: istituito di recente con il decreto rilancio (decreto-legge n. 34 del 2020), tramite una dotazione di 3,5 miliardi di euro per il 2020 in favore di Comuni, Province e Città metropolitane, esso pone seri interrogativi per quanto attiene al perimetro di riferimento del calcolo delle sofferenze di ciascun ente, che non dovrebbe limitarsi alle sole "funzioni fondamentali", rilevando piuttosto la puntuale analisi degli effettivi costi e delle perdite subite; ad aggravare il quadro descritto vi sono gli oneri derivanti dalla partecipazione dei Comuni alle risorse del Fondo di solidarietà comunale, che rischiano di minare le basi della stabilità finanziaria degli enti, nonché le mancate aperture di molti esercizi commerciali ovvero di attività economiche che avrebbero consentito una più celere ripresa economica del tessuto produttivo; tale necessità andrebbe contemperata con le notizie più recenti riguardanti numerosi e preoccupanti episodi di movida e di assembramenti non regolari che hanno interessato diverse zone di tutta Italia, così come testimoniato da diversi filmati portati all'attenzione dell'opinione pubblica tramite web , e che rischiano di compromettere la salute delle persone e di rendere vani tutti i preziosi sforzi svolti nei precedenti mesi; considerato che: durante la mattinata di martedì 9 giugno 2020, nel corso della videoconferenza con i sindaci delle città metropolitane, il Ministro in indirizzo avrebbe preso atto della grave situazione in cui versano tali realtà, sottolineando altresì la necessità di proseguire la collaborazione con le amministrazioni locali e le forze di polizia, anche al fine di sensibilizzare quanto più possibile i cittadini nel mantenere comportamenti responsabili finalizzati ad evitare una nuova ondata di contagi, annunciando nondimeno misure a supporto degli agenti di polizia nonché l'adozione di un "pacchetto sicurezza urbana" mirato a porre un freno ai reati di microcriminalità; da quanto si apprende, inoltre, nel corso della videoconferenza avrebbe altresì annunciato nuove e specifiche disposizioni di legge volte a garantire la sospensione dei termini per i Comuni sotto piano di rientro, nonché il dissesto guidato per i Comuni che hanno dovuto già dichiarare il dissesto finanziario, si chiede di sapere: quali specifici interventi il Ministro in indirizzo intenda intraprendere al fine di agevolare la flessibilità finanziaria e di bilancio degli enti locali, anche prevedendo l'eliminazione della sanzione prevista per il mancato raggiungimento del 36 per cento dei costi per i servizi a domanda individuale, nonché rifinanziando le risorse originariamente erogate dall'ordinanza del Dipartimento della protezione civile del 29 marzo 2020 e sospendendo altresì per il 2020 i versamenti al Fondo di solidarietà comunale, allo scopo di mettere in atto tutti gli interventi possibili per contenere i disastrosi effetti sociali che l'epidemia ha causato sin dagli scorsi mesi; quali urgenti iniziative normative intenda adottare al fine di rimuovere il divieto di ordinanza dei sindaci, soprattutto per ciò che attiene alla più celere riapertura delle attività sociali, economiche e commerciali indispensabili per una ripresa efficace del normale svolgersi della vita sociale. Atto n. 3-01677 RUOTOLO DE PETRIS ERRANI NUGNES Al Ministro dell'interno Atto n. 3-01678 CORRADO ANGRISANI MORRA MONTEVECCHI DE LUCIA VANIN Al Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo Premesso che, a parere degli interroganti: pur decantata con enfasi dai media compiacenti, la riforma della struttura del Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo, avviata dal ministro Franceschini nel 2014 e proseguita negli anni seguenti, ha prodotto notevoli disfunzioni; risultano particolarmente penalizzati gli uffici territoriali di tutela, riorganizzati in due tempi da soprintendenze settoriali in soprintendenze unificate archeologia, belle arti e paesaggio (SABAP) ma lasciati, di fatto, senza indirizzi e senza fondi, dopo averne reciso il legame con il territorio separandoli dai musei che ne raccoglievano le testimonianze, con archivi e depositi rimasti anch'essi prigionieri dei nuovi istituti autonomi; la ridistribuzione delle zone di pertinenza, legata alla riduzione o, a seconda dei casi, all'incremento del numero delle soprintendenze SABAP, che di volta in volta mortifica o soddisfa le velleità campanilistiche dei politici locali, spesso convinti di potersi intromettere nell'organizzazione ministeriale (esemplare il caso del Comune e della Provincia di Catanzaro, che hanno fatto ricorso al TAR del Lazio contro l'assegnazione a Crotone della nuova SABAP di Catanzaro e Crotone), accentua però le criticità operative prodotte dal grave disallineamento tra pensionamenti e assunzioni che oggi vede il Ministero in difetto di quasi 10.000 unità; considerato che: in Piemonte, caso esemplare ma tutt'altro che raro, il quadro è dei più problematici: delle due SABAP di nuova istituzione, quella per le province di Biella, Novara, Verbano-Cusio-Ossola e Vercelli, con sede a Novara, è stata diretta, nel triennio 2016-2019, da Manuela Salvitti, oggi in Liguria gravata dell'abnorme peso di due SABAP e del segretariato regionale; contestualmente, alla SABAP per le province di Alessandria, Asti e Cuneo, con sede ad Alessandria, era preposta Egle Micheletto, fino alla messa a quiescenza; a fine luglio 2019, la SABAP di Novara è stata assegnata ad Alessandra Quarto, funzionario dell'accademia di Brera per il quale si è fatto ricorso al comma 6 dell'art. 19 del decreto legislativo n. 165 del 2001, mentre quella di Alessandria era attribuita ad Andrea Muzzi; l'inopinato annullamento, da parte del direttore generale ABAP nominato a settembre 2019, degli interpelli "estivi", ha rimescolato ancora le carte, sì che a dicembre è stata designata ad interim , per la SABAP di Novara, Antonella Ranaldi, direttore con incarico triennale dell'omologo ufficio di Milano città, mentre la SABAP di Alessandria veniva attribuita, anch'essa ad interim , a Luisa Papotti, dirigente di Torino città da circa un decennio, come la collega "milanese"; tali scelte sono risultate entrambe penalizzanti per le nuove sedi, poiché le dirigenti di Torino e Milano, già oberate di lavoro nei rispettivi territori, non hanno potuto assicurare agli uffici temporaneamente affidati loro la continuità di presenza e l'attenzione dovuti; recentemente, l'ex polo museale del Piemonte, oggi Direzione regionale dei musei, è stato attribuito ad interim ad Enrica Pagella, direttrice dei musei reali di Torino, in attesa che l'interpello bandito in maggio consenta di trovare un dirigente cui assegnare l'incarico pieno, mentre si procedeva alla nomina di un nuovo segretario regionale, dopo l' interim di quello della Lombardia; quanto sopra è conseguenza del fatto che dal 2007 non si espletano presso il Ministero concorsi per nuovi dirigenti, mentre gli attuali diminuiscono inesorabilmente di numero, per pensionamento o premorienza; sempre più spesso uno stesso dirigente deve accollarsi più di una soprintendenza, anche quando non abbia partecipato all'interpello che metteva a bando quella sede, e talvolta anche il segretariato regionale; altre volte l'amministrazione ricorre a dirigenti ministeriali provenienti da direzioni generali diverse dalla soprintendenza o, persino, a soggetti esterni al dicastero se non all'intera pubblica amministrazione, come nel caso citato della direttrice dei musei reali di Torino, uno degli istituti dotati di autonomia speciale; considerato inoltre che: altro aspetto critico è la ripartizione del personale nelle sedi delle diverse soprintendenze del Piemonte: a Torino, oggi, l'organico ammonta a poco più di 90 unità (quindi è leggermente in soprannumero rispetto alla pianta organica), mentre gli uffici con sede a Novara e ad Alessandria, benché coprano ben 7 province, pari al 70 per cento del territorio piemontese, contano insieme, oggi, circa 35 persone, perché dopo un iniziale periodo di collaborazione in cui diversi funzionari hanno operato a scavalco tra più sedi, tutti i dipendenti che prima della riforma coprivano l'intera regione sono rientrati nel capoluogo e oggi si occupano solo della provincia di Torino; la soprintendenza per le province di Biella, Novara, Verbano-Cusio-Ossola e Vercelli, in specie, dovrebbe avere 54 unità ma ne ha solo 14 a fronte di un territorio che, per estensione e numero di comuni, non differisce molto da quello torinese: 6.605 chilometri quadrati contro 6.821 e 318 contro 316; la situazione anomala descritta è anch'essa una conseguenza diretta della riforma, perché nessun dipendente di Torino ha voluto spostarsi su Novara o Alessandria, né poteva essere trasferito d'ufficio ad una distanza superiore a 50 chilometri dal proprio domicilio; nelle due nuove SABAP piemontesi sono stati incardinati, perciò, quasi solo funzionari usciti dall'ultimo concorso, ovviamente penalizzati dal mancato passaggio di consegne con i "predecessori" a fronte di un territorio assai variegato, ricco di laghi, montagne e altre zone di pregio paesaggistico (come Monferrato e astigiano), dove i vincoli specifici sono moltissimi e l'entità del lavoro cospicua; non meno rilevanti ai fini dell'efficienza, dell'efficacia e dell'economicità dell'azione amministrativa ma comuni alle nuove soprintendenze SABAP del Piemonte e delle altre regioni sono la mancanza di una biblioteca, dell'archivio storico, di laboratori di restauro, di depositi archeologici (rimasti a Torino), di auto di servizio per le missioni da svolgere sui territori a fini di tutela e di controllo dei cantieri in corso, siano essi archeologici, di restauro eccetera; a fare difetto sono soprattutto i fondi per il funzionamento ordinario degli uffici: restano scoperte le utenze elettriche non meno di quelle per il riscaldamento, i saldi dei fornitori non meno dei pagamenti delle missioni dal 2018 ad oggi, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga di prendere atto delle disfunzioni create ai dipendenti non meno che agli utenti dalla riorganizzazione del dicastero da lui stesso voluta e se, previa assunzione del personale che sarà reclutato con i concorsi banditi dal suo predecessore ma finora non espletati, nonché indizione di un nuovo concorso per dirigenti, che ne assuma ben più dei 65 oggi previsti (di cui solo 4 archeologi), non reputi necessario restituire alla macchina amministrativa la capacità di svolgere i propri compiti istituzionali. Atto n. 3-01679 CORRADO PAVANELLI ANGRISANI PISANI Giuseppe PRESUTTO MORRA TRENTACOSTE GIANNUZZI Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e dello sviluppo economico Premesso che: risulta agli interroganti che, in relazione alla centrale del Mercure, nel parco nazionale del Pollino, riconvertita alla produzione di energia elettrica a biomassa, le Regioni Calabria e Basilicata, l'ente parco nazionale del Pollino, Enel produzione SpA, i Comuni di Castelluccio inferiore e Castelluccio superiore (Potenza), Laino Borgo, Laino Castello (Cosenza), Lauria (Potenza), Mormanno e Papasidero (Cosenza) e le segreterie regionali calabrese e lucana delle organizzazioni sindacali abbiano sottoscritto, in data 14 ottobre 2014, un accordo di compensazione; l'accordo, siglato a valle delle attività del tavolo di confronto istituito presso il Ministero dello sviluppo economico il 5 giugno 2013 tra i soggetti citati e ai sensi del documento di intenti del 23 settembre successivo, tra le misure di compensazione e riequilibrio ambientale calibrate su ciascun settore, prevedeva, in materia di "tutela e salvaguardia ambientale e della salute e sicurezza delle popolazioni", l'istituzione di un osservatorio ambientale; considerato che, per quanto risulta agli interroganti: nell'accordo si stabilisce (art. 5) che l'osservatorio ha "natura giuridica di associazione senza scopo di lucro", è coordinato dall'ente parco ma finanziato da Enel in quanto proprietaria dell'impianto (cui è subentrata dallo scorso anno la Mercure Srl, facente capo al fondo F2i sgr), con 100.000 euro all'anno per i primi 8 anni; il consiglio di amministrazione dell'osservatorio è costituito da rappresentanti di enti con i quali Enel ha stabilito elargizioni di somme considerevoli: a cominciare dall'ente parco del Pollino, destinatario di un totale previsto di 4 milioni di euro e il cui presidente, Domenico Pappaterra, è anche presidente del consiglio di amministrazione. Inoltre il presidente del parco è pure presidente dell'Agenzia regionale per la protezione dell'ambiente della Calabria (Arpacal); le citate elargizioni riguardano anche i Comuni di Castelluccio inferiore, Castelluccio superiore, Lauria, Laino Castello, Mormanno e Papasidero per una somma complessiva di 8.800.000 euro (1.100.000 euro all'anno), mentre Laino Borgo, sede dell'impianto, percepisce 400.000 euro all'anno; le Regioni Calabria e Basilicata hanno ricevuto, una tantum , 750.000 euro ciascuna; valutato che, a quanto risulta: sono assicurati dai finanziamenti anche i compensi del responsabile scientifico dell'osservatorio che, "specificamente finalizzato alla promozione di ricerche e studi in campo ambientale, a cura di esperti indipendenti, di provata competenza tecnico-scientifica, individuati dall'osservatorio stesso", ha tuttavia prodotto fin qui ben poco e, sembrerebbe, di qualità scientificamente scadente; il report sulle emissioni della centrale reso noto di recente, ancora in forma preliminare e incompleta, aspramente criticato sotto il profilo metodologico e scientifico da associazioni ambientaliste e non solo, si aggiunge, infatti, ad un solo precedente: quello commissionato alla Fondazione per lo sviluppo sostenibile, facente capo ad Edo Ronchi, che annovera tra i soci la stessa Enel; anche il forum "Stefano Gioia", che da circa 20 anni segue la vicenda Mercure, ha rilevato nell'ultimo report gravi incongruenze sul piano tecnico-scientifico, a cominciare dall'utilizzo dello studio delle condizioni microclimatiche, fondamentale per valutare le ricadute degli inquinanti, condotto non nella vallata del Mercure ma in quella di Latronico, diversa e distante dalla prima; all'asserita scarsa attendibilità dei dati di un organismo, l'osservatorio ambientale, che non sembra affatto essere, come dovrebbe, super partes , fa da contraltare il notevolissimo impatto di una centrale che brucia annualmente circa 350.000 tonnellate di legno vergine in un territorio prezioso, fragile e protetto da leggi nazionali ed europee, trattandosi anche di una zona di protezione speciale (ZPS) compresa dall'UNESCO nel circuito dei geoparchi; valutato in fine che: l'energia assicurata dalla centrale del Mercure è appena lo 0,0002 per cento di tutta quella prodotta in Calabria, regione che vanta un surplus energetico di oltre il 170 per cento. Nel primo anno di attività (2016) l'impianto ha fruttato alla proprietà ben 49 milioni di euro, solo 10 dei quali da produzione di energia e gli altri 39 da incentivi statali; il rischio di infiltrazioni della criminalità organizzata in un'operazione speculativa a così alto moltiplicatore è emerso in modo dirompente con l'indagine della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro denominata "Stige" che nel gennaio 2018 portò all'arresto, tra gli altri, di titolari di ditte fornitrici di biomasse per la centrale, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza di quanto sopra esposto; se, nell'ambito delle rispettive competenze, non ritengano incompatibili, essendo la Regione Calabria un finanziatore del parco (art. 4 del decreto legislativo n. 39 del 2013), gli incarichi assegnati al dottor Pappaterra di presidente del parco nazionale del Pollino e direttore generale di Arpacal, per cui il controllato finanzia lautamente il controllore; se, a tutela dell'interesse pubblico, non reputino opportuno farsi promotori di un ripensamento e possibilmente della sospensione degli incentivi statali, a giudizio degli interroganti spropositati, che oggi rendono quanto mai profittevole per i privati il funzionamento di centrali a biomassa, troppo spesso a rischio e danno dell'ambiente e delle popolazioni residenti nell'area; se non intendano intervenire con iniziative di competenza sulla centrale del Mercure, che per la sua collocazione e la sua inusitata potenza rappresenta, a parere degli interroganti, uno sconcertante e negativo unicum nel panorama nazionale e internazionale; se, nei limiti delle proprie attribuzioni, intendano adoperarsi affinché nel parco del Pollino siano incentivate la conservazione e tutela del patrimonio forestale naturale e della biodiversità, le attività produttive ecosostenibili nel settore dell'agricoltura di qualità e dell'allevamento all'aperto, la promozione del turismo naturalistico e dell'agriturismo. Atto n. 3-01680 STABILE Al Ministro della salute Premesso che, per quanto risulta all'interrogante: da quando l'Italia è stata colpita dall'emergenza dovuta al COVID-19, il Governo, i suoi organi tecnici e in gran parte anche le Regioni hanno fornito informazioni scarse e incomplete; dai bollettini del Dipartimento della protezione civile e dall'Istituto superiore di sanità si conoscono i dati complessivi per regione, mentre per le province solo i casi totali, quindi non quelli attualmente positivi, i deceduti, i guariti. L'ISS pubblica delle mappe colorate di province e comuni, ma solo per i casi totali e i nuovi casi. In sostanza le persone non sanno che cosa succede nella propria provincia o città, e nei propri ospedali; lo studio "valutazione di politiche di riapertura utilizzando contatti sociali e rischio di esposizione professionale", presumibilmente elaborato dall'ISS e dalla fondazione "Bruno Kessler", che non è mai stato pubblicato ufficialmente, è stato reso noto dai media in una versione senza intestazione, senza firma e senza note bibliografiche; su questo studio, che presentava in caso di riaperture più ampie scenari catastrofici con fino a 150.000 ricoverati in terapia intensiva a metà giugno 2020, si sono basate le decisioni del Governo per la "fase 2"; l'impressione è che i "tecnici" abbiano voluto mantenere chiuse più attività possibile per non assumersi responsabilità, o perché consapevoli del fatto che il sistema sanitario non sarebbe stato in grado di affrontare localmente ("3 T") eventuali focolai; l'ISS ha pubblicato i dati degli operatori sanitari contagiati suddivisi per regione fino all'inizio di aprile. In seguito ha pubblicato un documento ad hoc nel quale, paradossalmente, riportava regione per regione le percentuali di operatori rispetto al profilo professionale e al contesto assistenziale, ma non il numero complessivo degli operatori contagiati. Oltre a questo, non si comprende se i dati si riferiscono solo ai dipendenti o se comprendono anche i convenzionati e i dipendenti dei servizi esternalizzati e delle strutture private; i sindacati hanno chiesto invano a Regioni e a singole aziende di conoscere questi dati, e di avere un continuo aggiornamento ma non avendo mai ricevuto alcun riscontro è sembrato che vi sia stata l'intenzione di nasconderli; tra l'altro, l'ISS nelle tabelle dei suoi report mostra che più della metà dei contagi è avvenuta nelle strutture sanitarie e residenziali assistenziali per anziani e disabili e non esiste alcuna analisi su questi dati, che sarebbe stato importante analizzare, anche in virtù del fatto che è evidente che una parte dei contagiati in famiglia sono congiunti di operatori sanitari o di degenti, quindi i casi che nascono negli ambienti assistenziali potrebbero essere verosimilmente molti di più; non si conoscono neanche i numeri dei pazienti che hanno contratto il virus durante il ricovero ospedaliero; le aziende sanitarie, mediante il metodo delle 3 T di questi casi dovrebbero conoscere l'ambiente in cui si è prodotto il contagio, gli ambienti frequentati dalla persona contagiata, i contatti a rischio, si chiede di sapere quali siano le motivazioni che hanno portato alla decisione di non diffondere in modo chiaro e puntuale tutti i dati dei contagi e quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda intraprendere affinché immediatamente, e per eventuali altre situazioni di emergenza che dovessero emergere in futuro, i cittadini e soprattutto gli operatori sanitari possano ricevere informazioni il più possibile complete, comprensibili ed esaustive da parte degli organi competenti. Interrogazioni con richiesta di risposta scritta Atto n. 4-03629 BATTISTONI Al Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo Premesso che: in data 19 maggio 2020, la Direzione regionale musei del Lazio del Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo ha pubblicato una nota in cui annunciava la riapertura di alcuni fra i più importanti luoghi della cultura della regione; i criteri per la riapertura enunciati erano la dotazione di ampi spazi aperti ed un pubblico inferiore ai 100.000 spettatori in epoca pre COVID-19; le riaperture dovevano avvenire nel rispetto del distanziamento sociale e delle ulteriori norme di sicurezza; nell'elenco dei luoghi attrattivi di nuovo visitabili non c'era villa Lante a Bagnaia (Viterbo), che è uno dei più famosi giardini manieristici del XVI secolo; la struttura ha già predisposto tutte le misure atte a garantire una riapertura in sicurezza, si chiede di sapere: con quale criterio siano state selezionate le strutture da riaprire; per quali motivi villa Lante non sia stata inserita fra queste strutture, pur avendo tutti i requisiti idonei ad una riapertura in sicurezza; se e quando sarà possibile restituire ai cittadini la possibilità di visitarla nuovamente. Atto n. 4-03630 PARAGONE Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri dell'economia e delle finanze e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Premesso che: nei giorni di domenica 7 e lunedì 8 giugno 2020 molte zone della Lombardia sono state colpite da violenti nubifragi, che hanno fatto scattare l'allerta rossa per dissesto idrogeologico. Molti danni si sono registrati nella fascia alta del varesotto, quella delle prealpi e dei laghi, dove una frana ha invaso la strada provinciale 69 nel comune di Laveno Mombello, alcuni corsi d'acqua sono esondati, si sono registrate situazioni particolarmente critiche in particolare a Lavena Ponte Tresa, Cuvio e Cuveglio e una consistente massa di fango si è riversata nel lago Maggiore dai fiumi Tresa e Margorabbia, i quali in questo momento, insieme alla diga di Creva, piena di detriti e legna, destano particolare preoccupazione; il maltempo ha provocato particolari disagi a Marchirolo, dove si sono verificati diversi allagamenti in abitazioni e cantine, a Gavirate, dove uno smottamento ha fatto crollare un muro di contenimento che costeggia la linea ferroviaria, a Brusimpiano, le cui strade si sono trasformate in fiumi di acqua e fango e diverse famiglie sono state evacuate; la conta dei danni è ancora in corso ma le infrastrutture stradali e ferroviarie risulterebbero particolarmente colpite tanto che Paolo Sartorio, presidente della Comunità montana del Piambello, ha parlato di una situazione mai vista; considerato che l'emergenza sanitaria e economica provocata dalla diffusione del virus COVID-19 ha già colpito profondamente il sistema sanitario e produttivo di questa zona, come di tutta la regione, mettendo in ginocchio un'intera economia e costringendo molti esercizi commerciali e professionali a sospendere e, talvolta, chiudere definitivamente le proprie attività, si chiede di sapere: se si intenda intervenire per sostenere economicamente la ricostruzione delle aree interessate dall'alluvione e il ristoro dei danni subiti dai privati; come si intenda intervenire per assicurare la messa in sicurezza di tutto il territorio nazionale dall'annoso problema del dissesto idrogeologico. Atto n. 4-03631 PESCO ACCOTO NATURALE PACIFICO TRENTACOSTE NOCERINO CORRADO MARILOTTI MANTERO PRESUTTO COLTORTI LANNUTTI ANASTASI MOLLAME PIRRO LEONE DONNO ROMANO VANIN PAVANELLI DELL'OLIO GALLICCHIO GRANATO FEDE ABATE L'ABBATE DE LUCIA CROATTI MORONESE CORBETTA ROMAGNOLI MAUTONE LOMUTI PISANI Giuseppe Al Ministro dell'interno Premesso che: si apprende da fonti di stampa che il procuratore capo di Taranto Capristo è agli arresti domiciliari con l'accusa di corruzione in atti giudiziari, truffa ai danni dello Stato e falso. Lo stesso provvedimento è stato eseguito a carico dell'ispettore superiore della Polizia Scivittaro e altri tre imprenditori attivi in provincia di Bari, i fratelli Giuseppe, Cosimo e Gaetano Mancazzo. L'inchiesta, cominciata un anno fa, è portata avanti dalla Procura della Repubblica di Potenza; gli episodi contestati, ossia i presunti tentativi di "aggiustare" un procedimento aperto dal pubblico ministero Silvia Curione, risalgono all'epoca in cui Capristo era procuratore capo a Trani. In particolare la dottoressa Silvia Curione, in servizio presso la Procura di Trani, aveva in carico una denuncia di presunta usura presentata dagli imprenditori Mancazzo nei confronti di Giuseppe Cuoccio, un altro imprenditore pugliese, e dall'aprile 2018 avrebbe cominciato a ricevere pressioni indebite finalizzate a ottenere l'incriminazione del denunciato, permettendo così ai denuncianti di accedere ai vantaggi previsti dall'ordinamento a titolo di parti offese, dalla sospensione di ogni procedura esecutiva alla possibilità di accedere a mutui senza interessi (art. 20 della legge n. 44 del 1999 e art. 14 della legge n. 108 del 1996), indennizzi e altro; considerato che: il fondo di rotazione per la solidarietà alle vittime dei reati di tipo mafioso, delle richieste estorsive e dell'usura in caso di estorsione prevede per le vittime un'"elargizione pecuniaria", senza l'obbligo di restituzione, come contributo al ristoro del danno patrimoniale subito e, nel caso di usura, consente l'accesso a un mutuo decennale a zero interessi per il rilancio dell'attività economica in un contesto di legalità; nella deliberazione 24 maggio 2018, n. 9/2018/G, della Corte dei conti, sezione centrale di controllo sulla gestione delle amministrazioni dello Stato, relativa alla "gestione del fondo di rotazione per la solidarietà alle vittime dei reati di tipo mafioso, delle richieste estorsive e dell'usura (2013-2017)", si sostiene che sono molto aumentate le domande di accesso al fondo da parte di presunte vittime. Questo perché "l'espressa esclusione dall'accesso al fondo a vittime non estranee a rapporti e ambienti delinquenziali" è stata inserita solo con l'art. 15, comma 1, lett. c) , della legge n. 122 del 2016. Il ritardo "nell'introduzione della suddetta modifica legislativa ha comportato (...) la soccombenza del fondo in contenziosi giudiziari originati da dinieghi delle provvidenze", motivati da "negativi e ostativi riscontri in capo alle vittime e/o agli istanti, inequivocabilmente inseriti in contesti mafiosi" e in molti casi "eliminati in vere guerre di mafia per la spartizione delle attività illecite nelle zone di influenza". L'attuazione cautelativa di tali dinieghi e la soccombenza nei contenziosi ha perciò "comportato esborsi a carico del fondo in 14,7 milioni", più "ulteriori 18,3 milioni" su cui "pendono giudizi"; le indagini del Tribunale distrettuale di Potenza hanno, al momento, fornito un esempio dei sistemi con cui si tenta di accedere ai privilegi dello status di vittima di usura per far comprendere le modalità attuative; considerato inoltre che: le vicende riportate ricalcano le circostanziate denunce depositate dall'imprenditore Giovanni Pastore presso la Procura di Pavia (poi trasferita per competenza a Milano) e alla Procura presso la Corte dei conti. Le denunce fornirebbero agli uffici competenti prove evidenti della truffa operata dalle presunte vittime di usura e della trascuratezza con cui è stata condotta l'istruttoria della pratica del mutuo antiusura. A solo titolo di esempio, nel caso dell'imprenditore Pastore, risulta che le presunte vittime abbiano dichiarato meno di un terzo dei loro debiti, senza che vi sia stato alcun controllo in tal senso; nelle denunce dell'imprenditore Pastore viene anche evidenziato che nel piano di investimento e di utilizzo si raggiungerebbe il massimo della superficialità e della trascuratezza: 1) la normativa prevede, giustamente, che le spese per il giudizio relativo alla denuncia come vittime dell'usura siano comprese nel mutuo, e siano in qualche maniera anticipate dallo Stato, ma nessuno ha controllato che ben 16.500 euro di queste spese legali siano stati invece destinati, con l'avallo del fondo, a pagare gli avvocati che hanno difeso le presunte vittime nei processi penali, a loro carico, per minacce rivolte ai loro creditori. In altri termini il fondo ha pagato la difesa in giudizio dei violenti e non ha risarcito le vittime delle loro violenze; 2) 98.000 euro comprensivi di interessi sarebbero stati destinati, con l'avallo del fondo, non a creditori ma a chi ha prestato denaro alle presunte vittime di usura; a parere degli interroganti il rischio è che, come richiamato dalla Corte dei conti, un tale modus operandi abbia visto o possa vedere come protagoniste anche le organizzazioni di stampo mafioso, soprattutto in questo momento storico a causa delle conseguenze economiche derivate della pandemia. Motivo per cui si riterrebbe necessaria l'attenzione del procuratore nazionale antimafia affinché valuti l'opportunità di avviare un'indagine su questo sistema criminale, ancora più grave di altri dal momento che lucra fondi destinati al ristoro delle vittime di usura, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo non ritenga di accertare se il descritto sistema criminale, quantomeno in Puglia e Lombardia dove la truffa ai danni del fondo riprodurrebbe un analogo modus operandi , manifesti evidenti caratteri di associazione organizzata; se il danno erariale, valutato dalla Corte dei conti tra un minimo di 15 milioni ad un massimo di 30 milioni di euro, possa essere stato favorito da trascuratezza nell'esaminare e nel deliberare sulle istanze di accesso al fondo di solidarietà alle vittime dell'usura; se abbia contezza dell'avvenuta erogazione dei suddetti 18,3 milioni di euro a presunte vittime di usura, rendendo così esplicito l'ammontare totale della truffa operata ai danni dell'erario; se corrisponda al vero che il commissario straordinario del Governo per il coordinamento delle iniziative anti racket e antiusura si sia limitato alla revoca tardiva e, a giudizio degli interroganti, inutile del mutuo, ovvero solo quando la somma erogata non era più rintracciabile; se voglia disporre, coinvolgendo le università, le vittime di questo sistema nonché le associazioni e fondazioni anti racket e antiusura, un focus di approfondimento per analizzare i meccanismi che ne hanno favorito la genesi e risolvere definitivamente la stortura; se non ritenga opportuno approntare procedure finalizzate alla riduzione del rischio di improprio utilizzo dei fondi destinati ai soggetti usurati senza limitarne la fruizione per i cittadini che ne hanno oggettivo bisogno, tanto più in questo periodo particolarmente difficile. Atto n. 4-03632 MANGIALAVORI Al Ministro dell'interno Premesso che: con decreto del Ministro dell'interno, adottato di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze in data 18 dicembre 2018, sono stati fissati i criteri di ripartizione del fondo per la sicurezza urbana, istituito dall'art. 35- quater del decreto-legge 4 ottobre 2018, n. 113, convertito, con modificazioni, dalla legge 1° dicembre 2018, n. 132; l'articolo 1, comma 1, lett. c) , dispone che, per l'anno 2020, una quota pari al 14 per cento delle risorse del fondo sia destinato ai Comuni litoranei per il finanziamento di iniziative di prevenzione e contrasto dell'abusivismo commerciale e della vendita di prodotti contraffatti nella stagione estiva; come si legge nel decreto, tali risorse ammontano a 2,8 milioni di euro, e sono integrate con un ulteriore stanziamento di 2 milioni di euro a valere sul fondo unico giustizia, ai sensi dell'art. 1, comma 2, così da destinare all'iniziativa "Spiagge sicure - estate 2020" un totale di 4,8 milioni di euro; l'articolo 1 stabilisce, inoltre, che "i comuni beneficiari devono essere individuati in base alle presenze negli esercizi ricettivi secondo i dati ISTAT riferiti al 2018, e che non possono accedere alle predette risorse gli enti che hanno già usufruito di contributi per iniziative analoghe promosse da questo Dicastero o per altre iniziative previste nello stesso decreto"; ai fini dell'accesso alle risorse del fondo per l'anno 2020, il decreto fornisce alcune indicazioni, evidenziando che il finanziamento è riservato ai primi 150 Comuni litoranei per numero di presenze nelle strutture ricettive in base ai dati ISTAT relativi al 2018 che presentino le seguenti caratteristiche: a) non essere capoluogo di provincia; b) popolazione non superiore a 50.000 abitanti alla data del 1° gennaio 2019; c) non essere stato destinatario di contributi per iniziative analoghe promosse dal Ministero dell'interno o per altre iniziative previste dal decreto interministeriale 18 dicembre 2018; il contributo, concesso nei limiti delle risorse finanziarie disponibili, ammonta, per ciascun Comune, a 32.000 euro; l'elenco dei Comuni litoranei, allegato al decreto e ordinato in base alle predette caratteristiche, non contempla i Comuni che avevano beneficiato del contributo lo scorso anno, si chiede di sapere: quali siano i motivi dell'esclusione dei predetti Comuni; se il Ministro in indirizzo sia consapevole del fatto che la maggior parte dei Comuni esclusi è quella che presenta maggiori criticità e che, di conseguenza, necessita di fondi adeguati per affrontare le emergenze connesse alla gestione delle spiagge. Atto n. 4-03633 DE PETRIS Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: l'Azienda trasporti molisana (ATM) ed altre società di trasporto pubblico, dopo avere già provato a farlo nel settembre 2019, hanno soppresso tutte le fermate dei propri autobus nella zona industriale di Atessa (Chieti), mantenendo solo quella principale dinanzi allo stabilimento Sevel; l'11 settembre 2019 fu necessario un tavolo tecnico interregionale tra Regioni Abruzzo e Molise, i sindacati e i rappresentanti delle imprese concessionarie, per riattivare le fermate presso gli stabilimenti dell'indotto della val di Sangro, dove lavorano centinaia di operai molisani, ma anche pugliesi, che utilizzano i pullman in partenza da Campomarino (Campobasso); oggi si ripresenta il problema dei pendolari per la zona industriale della val di Sangro, costretti a fare lunghi tratti di strada a piedi dall'unica fermata davanti allo stabilimento Sevel, in quanto sono state soppresse le fermate ripristinate il 16 settembre 2019, creando così notevoli disagi ai lavoratori che non lavorano direttamente alla Sevel, che dal 1° gennaio 2020 nuovamente costretti a raggiungere le loro fabbriche o a piedi o con i propri mezzi; sindacati ed esponenti politici hanno chiesto alle autorità regionali la convocazione di un tavolo tecnico-politico sulle problematiche dei pendolari per la zona industriale della val di Sangro e di coinvolgere tutte le organizzazioni sindacali, gli enti, le società di trasporti e le Regioni Abruzzo e Molise per l'immediato ripristino in via definitiva di tutte le fermate autobus nella zona industriale di Atessa; il decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, attualmente all'esame del Parlamento, ha previsto (art. 200, commi 4 e 5) l'anticipo alle Regioni a statuto ordinario, in un'unica rata entro il 30 giugno 2020, dell'80 per cento del fondo nazionale per il trasporto pubblico locale e l'applicazione anche per il 2020 degli attuali criteri di riparto del fondo stesso, si chiede di sapere quali iniziative, per quanto di sua competenza, il Ministro in indirizzo intenda assumere per avviare a soluzione il problema dei lavoratori pendolari della zona industriale di Atessa. Atto n. 4-03634 ASTORRE Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: l'emergenza sanitaria da COVID-19 ha determinato un notevole incremento delle attivazioni dei trattamenti di integrazione salariale in deroga alla normativa vigente, in conseguenza degli effetti scaturiti dalle misure di contenimento e sospensione delle attività commerciali e produttive; come è noto, l'integrazione salariale in deroga si configura come un istituto destinato ad una determinata platea di lavoratori, tenendo conto di specifici requisiti soggettivi e di definite causali di concessione del trattamento; l'istituto dell'integrazione salariale in deroga, come disciplinato dal decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18 (cosiddetto decreto "cura Italia"), è stato oggetto di ulteriori modifiche, in senso estensivo, apportate con il decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34 (cosiddetto decreto "rilancio"). Le modifiche hanno riguardato l'ammontare delle risorse finanziarie, i limiti di durata del trattamento, le procedure di concessione e di erogazione, le procedure di monitoraggio degli oneri finanziari complessivi, un'integrazione delle disposizioni specifiche per il fondo di solidarietà bilaterale intersettoriale (istituito in ciascuna delle province autonome di Trento e di Bolzano), nonché l'ipotesi di concessione di ulteriori 4 settimane di trattamento in deroga, fruibili per i periodi decorrenti dal 1° settembre al 31 ottobre 2020, limitatamente ai datori di lavoro che abbiano interamente fruito il periodo massimo di 14 settimane (per i periodi dal 23 febbraio al 31 agosto 2020); considerato che dai dati pubblicati sul portale dell'INPS, al 5 giugno, relativamente alla regione Lazio, a fronte di 64.554 domande ricevute, le domande autorizzate al pagamento ammontano a 57.816, si chiede di sapere, alla luce dei provvedimenti del Governo e registrata un'oggettiva complessità di elaborazione e di risposta con tempi che non si conciliano con l'emergenza creata dal coronavirus, quali provvedimenti il Ministro in indirizzo intenda assumere per rimettere in linea i flussi di istanze della cassa integrazione guadagni in deroga delle aziende del Lazio, ed in particolare di Roma e della sua provincia, con la tempistica di risposte delle strutture territoriali INPS. Atto n. 4-03635 SAPONARA Al Presidente del Consiglio dei ministri Premesso che: a partire dalla dichiarazione dello stato di emergenza da parte del Presidente del Consiglio dei ministri del 31 gennaio 2020 e in modo crescente nei mesi successivi, l'approvvigionamento di dispositivi medici o comunque in grado di soddisfare i requisiti essenziali di salute e sicurezza, in primo luogo mascherine a utilizzo di dispositivo di protezione individuale, è diventato un punto centrale nel dibattito politico, principalmente in riferimento alla carenza del prodotto e ai costi di vendita aumentati in modo abnorme; nel corso di questi mesi risultano essere state bloccate moltissime importazioni di mascherine, sia per la requisizione in proprietà da parte della protezione civile per fronteggiare l'emergenza e quindi per essere distribuite laddove necessario, sia per mancanza di conformità dei prodotti alle normative vigenti e quindi per essere distrutte; con l'ordinanza del Dipartimento della protezione civile n. 11 del 26 aprile 2020 il commissario straordinario ha stabilito il prezzo finale di vendita al consumo di 0,50 euro per ciascuna unità, al netto dell'IVA, per le mascherine facciali. La disposizione si è resa necessaria per arginare una lievitazione ingiustificabile dei prezzi al consumo che avrebbe ostacolato una diffusione capillare e generalizzata per tutti i cittadini di un bene strumentale utile a fronteggiare l'emergenza; a tal proposito, è stato firmato un protocollo d'intesa il 3 maggio 2020 fra il commissario Arcuri e le associazioni di categoria Confcommercio, Federdistribuzione e Ancd Conad che ha impegnato tutti gli operatori a vendere le mascherine chirurgiche a 0,50 euro e ha impegnato il commissario straordinario a provvedere ad un ristoro per le mascherine acquistate dalle aziende dal 1° aprile e giacenti nei magazzini e a corrispondere il differenziale tra i costi sostenuti dalle aziende per l'approvvigionamento delle mascherine dal 4 maggio al 30 giugno; è presumibile che molte aziende, per far fronte alle immediate esigenze di contenimento del contagio, abbiano acquistato mascherine dai fornitori nei giorni in cui è iniziata l'emergenza o comunque molto prima di aprile e, secondo le disposizioni riportate nel protocollo, queste aziende non avrebbero quindi diritto al ristoro; il ristoro di cui si parla sembra fare riferimento al puro costo di acquisto sostenuto dall'operatore e non sembrano essere ricompresi tutti i costi accessori: spese di trasporto, oneri doganali, spese di etichettatura, confezionamento ed imballo, spese del personale per l'attività di confezionamento e di back office commerciale, tutti oneri che vengono sostenuti dalle imprese e che non possono essere ignorati; le imprese che fanno riferimento alle associazioni firmatarie del protocollo devono rispettare alcuni obblighi, a differenza delle altre che non hanno questo tipo di vincoli e hanno diritto al ristoro di una parte dei costi sostenuti per l'approvvigionamento delle mascherine. Sembra quindi che alcune imprese stiano subendo una concorrenza sleale avallata dalle scelte governative, si chiede di sapere: a quanto ammonti il numero totale di mascherine sequestrate dall'inizio della dichiarazione di emergenza fino ad oggi e quante di quelle sequestrate siano state distribuite per motivi di contenimento del contagio e quante invece siano state distrutte perché non conformi; quali siano le azioni previste nell'immediato futuro per garantire ai cittadini la massima reperibilità di mascherine chirurgiche a prezzi equi e, contemporaneamente, per tutelare le imprese che hanno sostenuto costi elevati per immettere sul mercato nazionale dispositivi strumentali a fronteggiare l'emergenza sanitaria e che rischiano di subire perdite economiche rilevanti a causa delle disposizioni previste dal commissario straordinario. Atto n. 4-03636 BRUZZONE RIPAMONTI PUCCIARELLI Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: da molti mesi a questa parte l'autostrada dei Fiori (A10) e l'autostrada dei Trafori (A26) sono interessate da ispezioni e lavori di manutenzione dei viadotti e delle gallerie, a causa di manutenzione inadeguata e di eventi franosi che si sono susseguiti nel corso del tempo; i lavori di manutenzione sulle due arterie autostradali sono causa di code e rallentamenti su tutta la rete viaria, con pesanti disagi per i cittadini soprattutto nelle ore di punta; da ultimo, in data 9 giugno 2020, la mancata riapertura entro i termini previsti delle gallerie "San Paolo della Croce" e "Rexello" nel tratto di A10 compreso tra Genova Pra' e Genova Pegli, dopo l'esecuzione delle attività ispettive, ha comportato code sulla A10 in direzione Genova e sulla A26 in direzione di Ovada con particolare intensità nella fascia dalle ore 7 alle ore 9, obbligando tutti gli automobilisti e i camionisti diretti verso Genova e il levante ligure a stare fermi per ore, bloccati sull'asfalto, fino alla piena riapertura delle gallerie avvenuta solo dopo le ore 11; inoltre intorno alle 13 si è verificato uno smottamento nei pressi del casello di Masone che ha portato alla chiusura del casello in entrata, con tempi ancora da definire per quanto riguarda la riapertura; per via delle code di oltre 20 chilometri verificatesi nella mattina del 9 giugno, persino la seduta del Consiglio regionale della Liguria è stata rimandata, essendo il presidente del Consiglio regionale e numerosi consiglieri bloccati in autostrada; pur comprendendo la necessità di garantire la massima sicurezza della rete autostradale, appare d'uopo richiamare l'attenzione del Governo rispetto ad una situazione insostenibile per quanti, cittadini liguri e non, giornalmente percorrono l'autostrada dei Fiori e l'autostrada dei Trafori e vivono situazioni di disagio come quelle descritte, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno attivare, con la massima sollecitudine, le azioni di sua competenza, anche nei riguardi delle società concessionarie delle autostrade A10 e A26, per evitare che si verifichino code e rallentamenti che paralizzano la viabilità ligure e creano innumerevoli disagi ai cittadini. Atto n. 4-03637 LUNESU PITTONI PIANASSO ALESSANDRINI ZULIANI STEFANI BRIZIARELLI BERGESIO Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell'istruzione Premesso che: nel decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 17 maggio 2020, contenente le misure per il contenimento dell'emergenza epidemiologica da COVID-19, in vigore dal 18 maggio, si legge che: "Sono sospesi i servizi educativi per l'infanzia di cui all'art. 2 del decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 65, e le attività didattiche in presenza nelle scuole di ogni ordine e grado, nonché la frequenza delle attività scolastiche e di formazione superiore, comprese le Università e le Istituzioni di Alta Formazione Artistica Musicale e Coreutica, di corsi professionali, master, corsi per le professioni sanitarie e università per anziani, nonché i corsi professionali e le attività formative svolte da altri enti pubblici, anche territoriali e locali e da soggetti privati, ferma in ogni caso la possibilità di svolgimento di attività formative a distanza. Sono esclusi dalla sospensione i corsi di formazione specifica in medicina generale"; l'emergenza sanitaria di questi mesi ha colpito molti settori e in modo particolare quello del turismo linguistico, molte scuole sono state chiuse con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 9 marzo e nel decreto del 17 maggio non è stata prevista una riapertura: di fatto il decreto, attualmente in vigore, equipara queste strutture alle scuole pubbliche, obbligandole ad una chiusura forzata fino a settembre; queste scuole sono totalmente private e non godono di nessun tipo di beneficio economico. Attualmente non esiste una vera e propria mappatura delle scuole di lingua italiana sparse nel territorio nazionale, ma si ritiene che siano circa 300; queste scuole operano nel settore del turismo linguistico, l'utenza è composta da persone adulte di varie nazionalità straniere che scelgono di andare in una determinata regione d'Italia per imparare l'italiano e per immergersi nella cultura del territorio; in Sardegna, ad esempio, il periodo di maggior affluenza va dalla primavera all'autunno; già dai primi mesi dell'anno viene svolta la programmazione, promozione e vendita dei corsi. Gli studenti sono stranieri che programmano con larghissimo anticipo le proprie vacanze; con la chiusura totale del 9 marzo 2020 tutte le prenotazioni sono state annullate, con conseguente rimborso dei clienti, ma le spese di affitto, energia elettrica e utenze telefoniche continuano ad essere corrisposte, nonostante l'assenza di incassi; i clienti frequentano le lezioni, prendono in affitto appartamenti, prenotano alberghi, frequentano ristoranti, fanno spese nei negozi, visitano musei, noleggiano auto, da questa realtà perciò si muove un indotto trainante dell'economia, specie in regioni a vocazione turistica come la Sardegna; in altre regioni con un'incidenza dei contagi decisamente maggiore a quella riscontrata in Sardegna (Emilia-Romagna e Toscana) le scuole di lingua italiana hanno ricevuto il permesso di riaprire, nel caso dell'Emilia-Romagna sono state equiparate alle scuole di guida, si chiede di sapere se si intenda prevedere, quanto prima, la riapertura delle scuole di lingua e cultura italiana in Sardegna e nelle altre regioni per le quali non sia già stata prevista, per poter continuare a svolgere quest'attività, per la crescita del turismo culturale di queste regioni, nel rispetto delle misure di contenimento del COVID-19. Atto n. 4-03638 RUOTOLO DE PETRIS ERRANI Al Ministro dello sviluppo economico Premesso che: con riferimento al fenomeno della delocalizzazione all'estero delle imprese, il legislatore è intervenuto nell'ambito della legge di stabilità per il 2014 (legge n. 147 del 2013) attraverso alcune disposizioni (e segnatamente i commi 60 e 61 dell'articolo 1) ove si dispone sulla decadenza dai benefìci ricevuti per le imprese che delocalizzano la propria produzione; tali disposizioni prevedono che le imprese italiane ed estere operanti nel territorio nazionale che abbiano beneficiato di contributi pubblici in conto capitale qualora, entro 3 anni dalla concessione degli stessi, delocalizzino la propria produzione dal sito incentivato in un Paese non appartenente all'Unione europea, con conseguente riduzione del personale di almeno il 50 per cento, decadono dal beneficio stesso e hanno l'obbligo di restituire i contributi in conto capitale ricevuti. La disposizione è efficace per i contributi erogati a decorrere dalla data di entrata in vigore della legge; infine, si prevede che i soggetti erogatori dei contributi disciplinano le modalità e i tempi di restituzione dei contributi; per l'attuazione di tali disposizioni il Ministero dello sviluppo economico ha emanato il 25 novembre 2015 una direttiva sulle "modalità e i tempi di restituzione dei contributi in conto capitale erogati alle imprese in caso di delocalizzazione della produzione in uno Stato non appartenente all'Unione europea"; l'articolo 6 prevede che: "in caso di delocalizzazione, gli uffici del Ministero provvedono tempestivamente a notificare al soggetto beneficiario delle agevolazioni, con le procedure previste dalla vigente normativa in materia di procedimento amministrativo, il provvedimento di revoca totale del solo contributo in conto capitale, specificando le modalità di restituzione delle eventuali quote del contributo medesimo già erogate, che sono maggiorate di un interesse pari al tasso ufficiale di riferimento vigente alla data dell'ordinativo di pagamento, maggiorato di cinque punti percentuali"; appare evidente come l'effetto applicativo della normativa appaia fortemente limitato da due presupposti precisi: il primo, che l'impresa abbia delocalizzato la propria produzione dal sito incentivato a un Paese non appartenente all'Unione europea; il secondo, che la delocalizzazione abbia comportato una riduzione del personale pari almeno il 50 per cento; la crisi italiana ha rafforzato la delocalizzazione soprattutto nell'Europa orientale: l'80 per cento delle imprese italiane che hanno intrapreso la via della delocalizzazione ha scelto Paesi come Bulgaria, Polonia, Romania e Ungheria; il secondo punto riguarda, invece, la circostanza che tale delocalizzazione debba comportare una riduzione del personale pari almeno al 50 per cento, il che ovviamente non assicura quell'esigenza di salvaguardia e di protezione sociale dei livelli di occupazione dell'impresa che abbia avviato procedure di delocalizzazione della propria attività produttiva, si chiede di sapere: quanti e quali provvedimenti di revoca di agevolazioni in conto capitale il Ministero dello sviluppo economico abbia notificato dal 1° gennaio 2014 ad oggi ai soggetti beneficiari ai sensi dell'articolo 1, commi 60 e 61, della legge n. 147 del 2013; quali iniziative anche legislative intenda assumere al fine di rendere più efficaci le disposizioni dissuasive nei confronti del fenomeno delle delocalizzazioni anche in riferimento ad alcune vertenze in atto come quella della Whirlpool che intende chiudere lo stabilimento di Napoli per delocalizzare la produzione in Turchia o in Polonia. Atto n. 4-03639 MANTOVANI LANZI ANGRISANI CORRADO DONNO GALLICCHIO L'ABBATE MARILOTTI MONTEVECCHI PAVANELLI PISANI Giuseppe ROMANO TRENTACOSTE Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: il decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18 (cosiddetto cura Italia), convertito, con modificazioni, dalla legge 24 aprile 2020, n. 27, ha previsto, all'articolo 43, comma 1, che allo scopo di sostenere la continuità, in sicurezza, dei processi produttivi delle imprese a seguito dell'emergenza sanitaria coronavirus, l'INAIL provvede entro il 30 aprile 2020 a trasferire ad Invitalia l'importo di 50 milioni di euro da erogare alle imprese per l'acquisto di dispositivi ed altri strumenti di protezione individuale. L'articolo 77 del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, ha esteso la platea dei beneficiari dei contributi anche agli enti del terzo settore; in attuazione della norma, Invitalia (Agenzia nazionale per lo sviluppo) ha emesso il bando "Impresa sicura" per definire i criteri e le modalità di riconoscimento alle imprese del rimborso delle spese sostenute per l'acquisto di dispositivi di protezione individuale, come mascherine, guanti in lattice, dispositivi per la protezione oculare, indumenti di protezione, calzari, cuffie, dispositivi per la rilevazione della temperatura corporea, detergenti ed altri strumenti; per quanto riguarda i termini e le modalità per la presentazione delle domande, il bando prevedeva l'invio, attraverso uno sportello informatico, di una prenotazione del rimborso, dalle ore 9.00 alle ore 18.00 di tutti i giorni lavorativi, dal lunedì al venerdì, a partire dall'11 maggio ed entro il 18 maggio 2020; successivamente è stato pubblicato l'elenco di tutte le prenotazioni correttamente inoltrate dalle imprese con l'indicazione della loro ammissibilità o non ammissibilità sulla base dell'ordine cronologico di arrivo. Le imprese la cui prenotazione risulta collocata in posizione utile per l'ammissibilità devono compilare la domanda di rimborso attraverso la procedura informatica nella pagina dedicata nel sito web dell'Agenzia; il termine della procedura prevede l'erogazione del rimborso spettante alle imprese selezionate in seguito all'adozione del provvedimento di ammissione al rimborso; considerato che: a quanto risulta agli interroganti, alcuni imprenditori della provincia di Modena hanno denunciato alla stampa locale (come riporta "Il Resto del Carlino" del 26 maggio 2020) di essere stati svantaggiati nella procedura di selezione descritta a causa dell'utilizzo da parte di altri soggetti concorrenti di uno strumento automatico di invio delle prenotazioni di rimborso, espressamente vietato nella "guida all'utente alla fase di prenotazione del rimborso" cui fa riferimento il bando "Impresa sicura"; attraverso il possibile uso di tale software " robot " detti soggetti sarebbero riusciti ad inviare la domanda in un breve lasso di tempo, in alcuni casi in pochi millesimi di secondo dall'avvio della procedura, collocandosi in posizione utile per l'ammissibilità a presentare la domanda di rimborso. Risulta che le domande presentate ammontino a 194.175, di cui 3.151 ammissibili, tutte acquisite nei primi 1,4 secondi; tali presunte irregolarità hanno destato il malcontento tra gli imprenditori che hanno seguito la procedura corretta e che ora denunciano di aver subito una palese ingiustizia nonché un potenziale danno economico in un difficile periodo di crisi dovuto all'emergenza epidemiologica conseguente al diffondersi del COVID-19, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della vicenda descritta e quale sia la sua valutazione in merito; se sia in corso un'indagine o siano stati effettuati controlli successivi per verificare l'eventuale utilizzo di strumenti automatici di invio delle prenotazioni di rimborso che erano stati espressamente vietati nella procedura prevista da Invitalia; se, in ogni caso, nella realizzazione della procedura di prenotazione informatizzata siano state rispettate tutte le disposizioni previste nel bando "Impresa sicura" e negli atti relativi, poste a tutela di tutti gli imprenditori che hanno partecipato a tale selezione, agendo secondo il corretto procedimento e senza l'utilizzo di stratagemmi o altre agevolazioni non consentite. Atto n. 4-03640 BRIZIARELLI NISINI DE VECCHIS CAMPARI PIROVANO TOSATO SBRANA CASOLATI FERRERO ALESSANDRINI ZULIANI PIANASSO BRUZZONE BERGESIO SAPONARA CANDURA RUFA Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali Premesso che, a giudizio degli interroganti: in un'intervista rilasciata nei giorni scorsi al quotidiano "la Repubblica", il presidente dell'INPS Pasquale Tridico ha palesemente offeso gli imprenditori; rispondendo ad alcune domande in tema di cassa integrazione, Tridico ha dichiarato che i lavoratori cui devono essere ancora erogate le forme di integrazione al reddito sarebbero solo 419.000 e che i relativi pagamenti saranno saldati entro il 12 giugno 2020; in base ai dati riportati sul sito INPS, tuttavia, si evince che su 8,4 milioni di domande presentate la cassa integrazione è stata erogata solo in favore di 7,6 milioni di dipendenti; sembrerebbe, quindi, che i lavoratori in attesa del trattamento di integrazione al reddito siano 800.000, il doppio rispetto a quanto dichiarato dal presidente dell'INPS; che siano 400.000 ovvero 800.000, è ad ogni modo irresponsabile che così tanti lavoratori attendano ancora l'erogazione dei trattamenti, data la gravità della crisi economica conseguente all'emergenza epidemiologica da COVID-19; nella medesima intervista, il presidente Tridico ha poi dichiarato, come si evince dall'edizione cartacea del quotidiano, che molte imprese non riaprono "per pigrizia, per opportunismo, magari sperando che passi la piena e il mercato riparta come prima. In alcuni settori ci possono anche essere imprenditori che non affrontano le difficoltà della riapertura 'tanto c'è lo Stato' che paga l'80% della busta paga"; le parole di Tridico sono paradossali, in quanto vengono pronunciate dopo che l'INPS ha denotato palesi inefficienze e dopo che la mancata o ritardata erogazione della cassa integrazione ha messo in difficoltà a centinaia di migliaia di lavoratori e moltissime imprese; le sue parole sono altresì offensive verso i settori produttivi del nostro Paese, messi in crisi dall'emergenza epidemiologica e che meritano di ricevere il giusto supporto dallo Stato, in tutte le sue strutture organizzative e quindi anche attraverso l'INPS; è infine paradossale che Tridico, forte sostenitore di una misura assistenziale quale il reddito di cittadinanza, accusi commercianti, artigiani e piccoli imprenditori di non voler riprendere la propria attività produttiva con l'obiettivo di incassare le sovvenzioni statali, si chiede di sapere quali iniziative di propria competenza il Ministro in indirizzo intenda assumere per assicurare la tempestiva erogazione dei trattamenti di integrazione al reddito a tutti i lavoratori che ne hanno diritto e per favorire una gestione più efficiente delle attività facenti capo all'INPS. Atto n. 4-03641 FREGOLENT RUFA DE VECCHIS SAVIANE VESCOVI CASOLATI FERRERO ALESSANDRINI ZULIANI PIANASSO TOSATO BRUZZONE BERGESIO BRIZIARELLI CAMPARI CANDURA Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: a seguito dell'emergenza epidemiologica da COVID-19 sono state introdotte misure emergenziali per il contenimento dei contagi, consistenti in forti limitazioni delle libertà di circolazione sul territorio nazionale ed in sospensioni degli eventi di varia natura, delle attività economiche e produttive, di quelle sportive e dei servizi educativi e scolastici; ai sensi del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, recante "Misure di potenziamento del Servizio sanitario nazionale e di sostegno economico per famiglie, lavoratori e imprese connesse all'emergenza epidemiologica da COVID-19", noto anche come decreto "cura Italia", ed in conseguenza della sospensione delle attività educative e didattiche, dal 5 marzo al 31 luglio 2020 i genitori lavoratori dipendenti pubblici e privati hanno diritto a fruire, per i figli di età non superiore ai 12 anni, di uno specifico congedo di durata non superiore a 30 giorni complessivi, per il quale è riconosciuta un'indennità pari al 50 per cento della retribuzione; in aggiunta, i genitori lavoratori dipendenti con figli minori di 16 anni, qualora nel nucleo familiare non vi sia altro genitore beneficiario di strumenti di sostegno al reddito in caso di sospensione o cessazione dell'attività lavorativa o qualora non vi sia altro genitore non lavoratore, hanno diritto di astenersi dal lavoro per l'intero periodo di sospensione dei servizi educativi e scolastici, senza corresponsione di indennità né riconoscimento di contribuzione figurativa, con divieto di licenziamento e diritto alla conservazione del posto di lavoro; in alternativa al congedo, ai genitori lavoratori è concesso di usufruire di un bonus per l'acquisto di servizi di baby sitting ovvero per l'iscrizione ai centri estivi, nel limite massimo di 1.200 euro; le due misure sono quindi incompatibili, non soltanto nel senso che chi ha usufruito del congedo non può chiedere l'erogazione del bonus baby sitting , e viceversa, ma anche nel senso che chi ha usufruito parzialmente di una delle due misure non può chiedere un'erogazione parziale dell'altra; ciò significa, in particolare, che i genitori lavoratori che hanno usufruito tra marzo ed aprile di 15 giorni di congedo non potranno chiedere che ulteriori 15 giorni per il periodo di giugno e luglio, e non già l'erogazione di un bonus di 600 euro per i servizi di baby sitting o per i centri estivi; parimenti, chi ha ricevuto un bonus di 600 euro per i servizi di baby sitting non potrà chiedere il congedo straordinario, ma solamente un'ulteriore tranche di bonus di 600 euro; il quadro descritto denota una forte rigidità ed appare agli interroganti palesemente irragionevole; sarebbe opportuno consentire a quei nuclei familiari che hanno ricevuto nei mesi precedenti una parte del bonus baby sitter di accedere al congedo straordinario, per la parte di beneficio non ancora percepita, e parimenti consentire di richiedere il bonus ai genitori lavoratori che abbiano usufruito solo parzialmente del congedo straordinario, si chiede di sapere quali iniziative di propria competenza il Ministro in indirizzo intenda assumere al fine di rimuovere tali forme di rigidità, eventualmente anche attraverso l'utilizzo di circolari interpretative delle disposizioni richiamate. Atto n. 4-03642 BRIZIARELLI ARRIGONI BRUZZONE PAZZAGLINI TESTOR PERGREFFI CAMPARI CORTI RUFA AUGUSSORI BERGESIO BOSSI Simone CANDIANI CASOLATI DE VECCHIS FAGGI LUCIDI PELLEGRINI Emanuele ROMEO SAPONARA ZULIANI VALLARDI PIANASSO TOSATO CANDURA NISINI VESCOVI SBRANA Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: la legge 11 dicembre 2016, n. 232, all'articolo 1, commi 613-615, ha previsto la predisposizione di un piano strategico nazionale della mobilità sostenibile, destinato al rinnovo del parco degli autobus dei servizi di trasporto pubblico locale e regionale e alla promozione e al miglioramento della qualità dell'aria con tecnologie innovative, incrementando altresì il fondo finalizzato all'acquisto diretto, anche per il tramite di società specializzate, nonché alla riqualificazione elettrica e al miglioramento dell'efficienza energetica o al noleggio dei mezzi adibiti al trasporto pubblico locale e regionale, di cui all'articolo 1, comma 866, della legge 28 dicembre 2015, n. 208; l'articolo 1, comma 71, della legge 27 dicembre 2017, n. 205, destina quota parte delle risorse del fondo al finanziamento di progetti sperimentali innovativi di mobilità sostenibile coerenti con i piani urbani per la mobilità sostenibile, attribuendone un terzo ai Comuni capoluogo delle città metropolitane e ai Comuni capoluogo delle province ad alto inquinamento di particolato Pm10 e biossido di azoto, chiamati ad adottare azioni strutturali per la riduzione dell'inquinamento atmosferico nel rispetto della direttiva 2008/50/CE per Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 maggio 2008, relativa alla qualità dell'aria, e disponendo che le modalità di utilizzo di tali risorse siano stabilite con decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, di concerto con il Ministro dello sviluppo economico e con il Ministro dell'economia e delle finanze; con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 17 aprile 2019 è stato approvato il piano strategico nazionale della mobilità sostenibile, ai sensi dell'articolo 1, comma 615, della legge n. 232 del 2016, il cui articolo 3, comma 1, affida al decreto interministeriale la definizione della graduatoria per l'assegnazione delle risorse definite nel piano ai Comuni capoluogo delle città metropolitane e ai Comuni capoluogo delle province ad alto inquinamento di particolato Pm10 e biossido di azoto; considerato che: in data 24 marzo 2020 il Ministero delle infrastrutture ha trasmesso alla Presidenza del Consiglio dei ministri lo schema di decreto del Ministro, di concerto con i Ministri dello sviluppo economico e dell'economia, sul riparto delle risorse previste a favore dei Comuni; in data 31 marzo 2020 è stata sancita l'intesa, ai sensi dell'articolo 3, comma 5, del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 17 aprile 2019, in Conferenza unificata presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, sullo schema del decreto; tuttora risulta essere assente la sottoscrizione del Ministro dell'economia, necessaria per dare completa attuazione al riparto delle risorse; 38 sono i Comuni individuati nella graduatoria allegata allo schema del decreto come Comuni "ad alto inquinamento", e come tali, in attesa che vengano sbloccati i 398 milioni di euro di cui sono destinatari, si chiede di sapere quali siano le motivazioni che stanno determinando tale ritardo e se il Ministro in indirizzo non ritenga di dare seguito e conclusione al più presto all' iter di attuazione del provvedimento, ancor più determinante in un momento storico in cui gli enti locali si trovano in gravissima difficoltà economica e finanziaria e nel quale, tra l'altro, lo stesso Governo asserisce che la mobilità sostenibile è tema centrale della propria azione politica. Atto n. 4-03643 CAUSIN Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: è attivo il portale Consap per l'inserimento delle domande al FIR (fondo indennizzo risparmiatori) finalizzate a indennizzare al 30 per cento i risparmiatori "truffati" dalle banche tra cui anche Veneto banca e banca Popolare di Vicenza; il termine era stato fissato al 18 febbraio 2020 per poi essere prorogato al 18 aprile. Va sottolineato che le indicazioni sulla delega non autenticata e sul "prezzo medio di carico" sono state chiarite a fine settembre e cioè quasi due mesi dopo l'avvio del portale. Ne consegue che la proroga di due mesi al 18 aprile appariva necessaria; dal 9 marzo all'11 maggio (più di due mesi) le persone sono rimaste bloccate a causa del coronavirus e gli uffici di associazioni, sindacati e patronati erano chiusi; solo dal 3 giugno i risparmiatori fuori regione hanno avuto la possibilità di muoversi per consegnare deleghe e documenti; la proroga del termine al 18 giugno, quindi, appare insufficiente perché molte persone hanno ricevuto da poco la documentazione, il periodo di lockdown a causa dell'epidemia da COVID-19 e lo sblocco recente hanno congestionato e intasato gli uffici che si stanno occupando degli inserimenti; il portale presenta problemi, tanto che il 4 giugno si è bloccato più volte ed è sempre molto lento nell'operatività; sei associazioni consumatori, le più importanti e riconosciute, hanno già chiesto con una lettera a Consap di prorogare il termine del 18 giugno 2020; appare opportuno consentire a tutti i cittadini di inserire le domande, senza che nessuno resti escluso da tale diritto; una proroga del termine non esclude, come già ipotizzato a febbraio, di iniziare a pagare degli acconti, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo intenda attivarsi al fine di prorogare il termine del 18 giugno 2020 per l'inserimento delle domande FIR di ulteriori due mesi. Atto n. 4-03644 GASPARRI MALLEGNI Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: a seguito dell'emergenza epidemiologica da COVID-19 molti lavoratori a cui doveva essere corrisposta la cassa integrazione ad oggi non l'hanno ancora ricevuta; il presidente dell'INPS, Pasquale Tridico, ha dichiarato che tutte le situazioni saranno sanate entro il 12 giugno 2020; in una fase così delicata agli interroganti risulta che il direttore generale dell'INPS, Gabriella Di Michele, sarebbe sull'isola di Giannutri, si chiede di sapere: se risulti che effettivamente il direttore generale non sia in sede; in caso affermativo, se si trovi a Giannutri per ragioni di lavoro, se sia in smart working sull'isola o per quali altre ragioni. Atto n. 4-03645 PICHETTO FRATIN Ai Ministri dello sviluppo economico e del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: lo stabilimento di Verrone (Biella) è fornitore per FCA delle trasmissioni per i cambi impiegati in alcune delle più famose vetture che fanno parte della gamma dei brand di Fiat Chrysler automobiles; tra questi è da citare Fiat 500X, Tipo e 500L e anche Jeep Renegade e Cherokee; lo stabilimento, grande eccellenza del territorio, ha conquistato recentemente il prestigioso livello Gold del World class manufacturing (WCM), il programma mondiale che ha l'obiettivo di eliminare ogni possibile spreco delle risorse impiegate in tutti i processi di trasformazione per la produzione del prodotto finale; nello stabilimento sono impiegate circa 615 persone tra operai specializzati, ingegneri e personale amministrativo; a seguito dell'emergenza epidemiologica da COVID-19, nonostante il gruppo FCA abbia richiesto e ottenuto un prestito di 6,3 miliardi di euro garantito dallo Stato, le sorti del sito produttivo sono ancora incerte; la sospensione della produzione e il vertiginoso calo della domanda di automobili sta compromettendo un settore particolarmente strategico per l'economia del nostro Paese; secondo quanto risulta all'interrogante, in data 10 giugno 2020 la FCA avrebbe comunicato ai sindacati che: "lo stabilimento di Verrone di FCA S.p.A. deve procedere alla sospensione dell'attività lavorativa, con richiesta di intervento del trattamento ordinario di integrazione salariale a favore dei lavoratori sospesi dall'attività lavorativa, nel periodo dal 6 al 19 luglio 2020"; la causa di tale sospensione sarebbe dovuta alla necessità di adeguare i flussi produttivi alla temporanea situazione di mercato, gravemente condizionata dall'emergenza epidemiologica da COVID-19; quello dell' automotive è da sempre un settore cruciale per l'elevato grado di competenze professionali esistenti e lo sarà sempre più nei prossimi anni, a fronte dei rilevanti cambiamenti tecnologici e di innovazione che interesseranno progettazione e produzione, si chiede di sapere: quali siano gli intendimenti dei Ministri in indirizzo in relazione al mantenimento dei livelli occupazionali dello stabilimento di Verrone; come intendano difendere un territorio come quello biellese che dipende da realtà come questa; se non intendano salvaguardare il settore automotive stimolando la domanda per l'acquisto di nuove vetture ecocompatibili. Atto n. 4-03646 BATTISTONI CALIGIURI LONARDO SERAFINI MANGIALAVORI Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Premesso che: il decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, all'articolo 103 disciplina l'emersione del lavoro irregolare; il comma 5 dispone che le istanze vanno presentate dal 1° giugno al 15 luglio, con le modalità stabilite con decreto del Ministro dell'interno di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, il Ministro del lavoro e delle politiche sociali ed il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali da adottarsi entro 10 giorni dalla data di entrata in vigore del decreto-legge; l'articolo 3 del decreto interministeriale, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale , Serie generale, n. 137 del 29 maggio 2020, stabilisce che la modalità di presentazione delle istanze è esclusivamente telematica; il comma 20 dell'art. 103 richiamato prevede che "Al fine di contrastare efficacemente i fenomeni di concentrazione dei cittadini stranieri di cui ai commi 1 e 2 in condizioni inadeguate a garantire il rispetto delle condizioni igienico-sanitarie necessarie al fine di prevenire la diffusione del contagio da COVID-19, le Amministrazioni dello Stato competenti e le Regioni, anche mediante l'implementazione delle misure previste dal Piano triennale di contrasto allo sfruttamento lavorativo in agricoltura e al caporalato 2020-2022, adottano soluzioni e misure urgenti idonee a garantire la salubrità e la sicurezza delle condizioni alloggiative, nonché ulteriori interventi di contrasto del lavoro irregolare e del fenomeno del caporalato"; al comma 23, invece, dispone che "Per consentire una più rapida definizione delle procedure di cui al presente articolo, il Ministero dell'interno è autorizzato ad utilizzare per un periodo non superiore a mesi sei, tramite una o più agenzie di somministrazione di lavoro, prestazioni di lavoro a contratto a termine, nel limite massimo di spesa di 30.000.000 di euro per il 2020, da ripartire nelle sedi di servizio interessate nelle procedure di regolarizzazione, in deroga ai limiti di cui all'articolo 9, comma 28, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122". A tal fine il Ministero dell'interno può utilizzare procedure negoziate senza previa pubblicazione di un bando di gara, ai sensi dell'articolo 63, comma 2, lettera c) , del decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50, e successive modificazioni, si chiede di sapere: quando, dove e come verranno pubblicati i dati ufficiali sull'andamento delle istanze, che, essendo telematiche, dovrebbero essere conoscibili in ogni momento; quali soluzioni e misure urgenti verranno adottate per garantire la salubrità e la sicurezza delle condizioni alloggiative degli interessati; quando e come si stipuleranno i contratti richiamati al comma 23 dell'art.103 del decreto-legge n. 34 del 2020; se il Ministro in indirizzo non ritenga più opportuno destinare parte della cospicua somma vincolata a questo provvedimento come contributo a "fondo perduto" per le imprese agricole più in difficoltà; se, alla luce della performance a giudizio degli interroganti deludente di questo provvedimento, non intenda accogliere l'istanza delle opposizioni, ma soprattutto delle associazioni di categoria, di prevedere la possibilità di usare voucher agricoli per sopperire, concretamente, alla scarsità di manodopera lamentata dal comparto. Interrogazioni, ritiro È stata ritirata l'interrogazione 3-01564 del senatore Croatti.