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SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Commissione POLITICHE DELL'UNIONE EUROPEA (14ª) 27 LICHERI, Simone BOSSI La seduta inizia alle ore 13,15. SUI LAVORI DELLA COMMISSIONE Comunicazioni del Presidente sul disegno di legge n. 822 (Disposizioni per l'adempimento degli obblighi derivanti dall'appartenenza dell'Italia all'Unione europea - Legge europea 2018) Il presidente LICHERI ( M5S ) comunica che, il 26 settembre 2018, è stato presentato il testo del disegno di legge "Disposizioni per l'adempimento degli obblighi derivanti dall'appartenenza dell'Italia all'Unione europea - Legge europea 2018" (atto Senato n. 822). La legge europea è, insieme con la legge di delegazione europea, uno dei due strumenti normativi predisposti dalla legge n. 234 del 2012 al fine di adeguare periodicamente l'ordinamento nazionale a quello dell'Unione europea. L'articolo 29, comma 5, della legge vincola il Governo alla presentazione alle Camere, su base annuale, di un disegno di legge dal titolo "Disposizioni per l'adempimento degli obblighi derivanti dall'appartenenza dell'Italia all'Unione europea", completato dall'indicazione "Legge europea" seguita dall'anno di riferimento. Non è stabilito un termine preciso per la presentazione. Al contrario, l'articolo 29, comma 4, prevede che il disegno di legge di delegazione europea sia presentato entro il 28 febbraio di ogni anno. L'articolo 30, comma 3, della legge n. 234 del 2012 dettaglia il contenuto tipico della legge europea: a) disposizioni modificative o abrogative di disposizioni statali vigenti in contrasto con gli obblighi derivanti dall'appartenenza dell'Italia all'Unione europea; b) disposizioni modificative abrogative di disposizioni statali vigenti oggetto di procedure d'infrazione avviate dalla Commissione europea nei confronti della Repubblica italiana o di sentenze della Corte di giustizia dell'Unione europea; c) disposizioni necessarie per dare attuazione a, o per assicurare l'applicazione di, atti dell'Unione europea; d) disposizioni occorrenti per dare esecuzione ai trattati internazionali conclusi nel quadro delle relazioni esterne dell'Unione europea; e) disposizioni emanate nell'esercizio del potere sostitutivo esercitabile ex articolo 117, comma 5, della Costituzione per l'attuazione ed esecuzione degli accordi internazionali e degli atti dell'Unione europea al livello regionale e delle province autonome di Trento e Bolzano in caso di inadempienza degli enti competenti. Vengono, dunque, inserite nel disegno di legge europea, in linea generale, norme volte a prevenire l'apertura, o a consentire la chiusura, di procedure di infrazione, nonché, in base ad una interpretazione estensiva del disposto legislativo, anche norme volte a permettere l'archiviazione dei casi di pre-contenzioso EU Pilot. Le procedure di infrazione riguardano i casi in cui viene messa in discussione la compatibilità con il diritto dell'Unione europea degli atti e dei comportamenti degli Stati membri. Si ricollegano al precetto generale di cui all'art. 17 del Trattato UE, a mente del quale la Commissione europea «vigila sull'applicazione del diritto dell'Unione europea, sotto il controllo della Corte di giustizia».L'ambito operativo di tale "vigilanza", al fine di assicurare l'applicazione effettiva del diritto dell'Unione, è costituito appunto dalle c.d. "procedure di infrazione", che - in entrambe le fasi ex artt. 258 e 260 del Trattato FUE - si scompongono in una fase precontenziosa, in cui c'è un dialogo tra Commissione e Stato membro (lettera di messa in mora e parere motivato), e in una fase contenziosa, in cui la Commissione deferisce lo Stato membro innanzi alla Corte di giustizia, che può anche condannare l'Italia al pagamento di sanzioni pecuniarie. L'Italia è stata condannata al pagamento di sanzioni pecuniarie in cinque casi (aiuti di Stato per contratti di formazione e lavoro nel 2011, discariche abusive nel 2014, rifiuti in Campania nel 2015, aiuti di Stato per le imprese dei territori di Venezia e Chioggia nel 2015, raccolta e trattamento delle acque reflue urbane nel 2018). Le procedure EU-Pilot si riferiscono alla procedimentalizzazione dei casi in cui la Commissione europea effettua un dialogo "informale" con gli Stati membri per ottenere chiarimenti in merito alla conformità della loro legislazione all'ordinamento europeo. Nel caso in cui i dubbi di legittimità dovessero essere fugati dalle risposte degli Stati membri, il caso EU-Pilot sarà archiviato. Nel caso in cui, invece, la legittimità delle misure dovesse essere ritenuta incerta, si procederà all'instaurazione formale di una procedura di infrazione secondo quanto disposto dall'art. 258 del Trattato FUE. L'esame parlamentare del disegno di legge europea (come della legge di delegazione europea) è disciplinato dall'articolo 144- bis del Regolamento. Il particolare "rito", ivi previsto, prevede la competenza in sede referente della Commissione Politiche dell'Unione europea con l'obbligatorio parere di tutte le altre Commissioni. È rilevante il particolare regime di ammissibilità degli emendamenti, previsto dai commi 4 e 5: è possibile emendare la legge europea (come anche la legge di delegazione europea) solo con riferimento al suo contenuto proprio «come definito dalla legislazione vigente» e come, quindi, definito dall'articolo 30, comma 3, della legge n. 234, prima ricordato. Il criterio fondamentale che emerge dalle predette disposizioni è quello dell'esistenza di un obbligo europeo, che renda necessario l'adeguamento dell'ordinamento interno. Potranno essere considerati ammissibili quegli emendamenti che, ad esempio, rispondano all'esigenza di dare attuazione ad una direttiva o ad altro atto vincolante dell'Unione europea; quelli che risolvano procedure di infrazione in cui viene contestata una norma nazionale di attuazione (con delega legislativa per la legge di delegazione europea); quelli che ottemperino a sentenze della Corte di giustizia (con delega legislativa per la legge di delegazione europea). Non potranno, invece, essere considerati ammissibili emendamenti volti a modificare la pregressa normativa nazionale di attuazione di risalenti direttive già recepite, in assenza di una specifica procedura di infrazione o di una sentenza della Corte di giustizia. Si ricorda anche che, nella seduta del 2 ottobre, la relazione programmatica sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea per l'anno 2018 (Doc. LXXXVI, n. 1, già doc. LXXXVII- bis ), n. 6/XVII leg.), e la relazione consuntiva sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea, relativa all'anno 2017 (Doc. LXXXVII, n. 1, già doc. LXXXVII, n. 6/XVII leg.) sono state deferite, ai sensi dell'articolo 144- bis del Regolamento, per l'esame generale in sede referente alla 14ª Commissione permanente e, per l'esame delle parti di rispettiva competenza, a tutte le altre Commissioni permanenti. Ai sensi dell'articolo 144- bis del Regolamento, la discussione generale del disegno di legge europea e di delegazione europea può avere luogo congiuntamente con la discussione delle relazioni annuali sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea. Il Presidente quindi, propone di procedere in tal senso, e cioè con la discussione generale congiunta del disegno di legge europea 2018, della relazione programmatica sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea per l'anno 2018 e della relazione consuntiva sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea, relativa all'anno 2017. Preannuncia infine che, non sussistendo impedimenti di ordine regolamentare, svolgerà il ruolo di relatore sul disegno di legge europea. La senatrice GINETTI ( PD ) ritiene che la scelta del Presidente quale relatore, pur essendo pienamente legittima, possa presentare in astratto possibili profili di opportunità. Al riguardo, preannuncia che il suo Gruppo presenterà una relazione di minoranza. Nessun altro senatore chiedendo di intervenire, la Commissione conviene sulla scelta di procedere alla discussione congiunta del disegno di legge europea e delle due relazioni governative. AFFARI ASSEGNATI Affare su 'Gli aspetti istituzionali della strategia commerciale dell'Unione europea' Doc n. 40 Affare su "Gli aspetti istituzionali della strategia commerciale dell'Unione europea" (Esame, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, primo periodo, e per gli effetti di cui all'articolo 50, comma 2, del Regolamento, dell'affare e rinvio) La senatrice GIAMMANCO ( FI-BP ), relatrice, introduce il tema dell'affare assegnato n. 40, sugli aspetti istituzionali della strategia commerciale dell'Unione europea, che consentirà di svolgere un'approfondita analisi dei molteplici aspetti che caratterizzano attualmente i rapporti bilaterali e multilaterali dell'Unione europea in ambito commerciale, al fine di individuarne le principali problematiche e acquisire una visione prospettica e programmatica. Come è noto, la politica commerciale è di competenza esclusiva dell'Unione europea, in base all'articolo 3 del TFUE (Trattato sul funzionamento dell'Unione europea). È infatti la Commissione europea che negozia, per conto dell'UE e degli Stati membri gli accordi commerciali con i Paesi terzi, nell'ambito delle regole dell'OMC (Organizzazione mondiale del commercio). Tali accordi sono poi adottati dal Legislatore europeo e quelli che presentano una natura mista, ovvero che comprendono anche competenze concorrenti, sono anche sottoposti alla ratifica da parte dei singoli Stati membri. L'accentramento a livello di Unione consente all'Europa di assumere una posizione forte nell'ambito del commercio globale, rappresentando il 16,5 per cento di tutte le importazioni ed esportazioni mondiali. D'altra parte, il commercio mondiale è un fattore chiave per la prosperità interna dell'Unione europea: oltre 30 milioni di posti di lavoro dipendono dalle esportazioni europee verso il resto del mondo e il 90 per cento della futura crescita globale avrà luogo oltre i confini dell'Europa. Le imprese europee e l'occupazione continuano quindi a beneficiare di un'economia integrata a livello mondiale, i cui effetti positivi ricadono anche sui cittadini, sui lavoratori e sui consumatori europei. Attualmente, l'Unione ha stipulato 39 accordi commerciali con 69 paesi, l'ultimo dei quali è quello concluso con il Giappone (JEFTA). Sulla strategia commerciale dell'Unione europea, la 14 a Commissione aveva svolto, nella scorsa Legislatura, un lavoro di approfondimento di cui potrà essere utile tenere conto. Dopo una serie di audizioni, la 14 a Commissione ha adottato una risoluzione ( Doc . XXIV, n. 75), in cui ha impegnato il Governo ad assicurare trasparenza nei negoziati e il coinvolgimento della società civile, oltre alla salvaguardia degli interessi nazionali con particolare riguardo al Made in Italy , dall'agroalimentare alle produzioni d'eccellenza, come ad esempio la moda. L'ha impegnato inoltre ad assicurare primaria tutela ai beni comuni, alle priorità politiche dell'Unione europea, nonché ai valori di democrazia e libertà, progresso economico, coesione, solidarietà sociale, sicurezza e rispetto dell'ambiente, che guidano il processo di integrazione europea, a beneficio dei cittadini e delle imprese, soprattutto le piccole e micro imprese, che sono la principale fonte di occupazione e di innovazione europea. Tra gli elementi di maggiore attualità nella politica commerciale dell'Unione figura anzitutto il Trattato commerciale con il Canada (CETA), entrato in vigore in forma provvisoria il 21 settembre 2017, a seguito dell'approvazione degli Stati membri europei espressa in Consiglio e del Parlamento europeo. Essendo un accordo misto, però, esso entrerà in vigore pienamente e in via definitiva solo quanto tutti gli Stati membri dell'Unione lo abbiano ratificato. Non è previsto un termine ultimo per la ratifica. Il CETA prevede l'abbattimento del 98 per cento delle barriere tariffarie, l'accesso delle rispettive imprese agli appalti pubblici e alla fornitura di servizi, la tutela dei prodotti agroalimentari (con il riconoscimento di 143 prodotti enogastronomici europei di alta qualità, le cosiddette "indicazioni geografiche"), il riconoscimento di titoli professionali e regole a tutela del diritto d'autore e dei brevetti industriali, compresa l'istituzione di un arbitrato internazionale che consente all'investitore privato di fare causa a uno Stato (ISDS). In merito al CETA, la Commissione europea, il 21 settembre 2018, ha comunicato che, dalle statistiche disponibili, relative al periodo che va dall'ottobre 2017 al giugno 2018, emerge che in tutta l'Unione le esportazioni sono aumentate di oltre il 7% rispetto all'anno precedente. Per alcuni settori, i risultati sono particolarmente positivi: macchine, apparecchi e congegni meccanici, che rappresentano un quinto delle esportazioni europee in Canada, hanno registrato un incremento superiore all'8%; per i medicinali (il 10% delle esportazioni UE in Canada) l'aumento è del 10%. Sono in crescita anche le esportazioni in altri settori: mobilio (+ 10%), profumi/cosmetici (+ 11%), calzature (+ 8%) e abbigliamento (+ 11%). Dati incoraggianti si registrano anche per le esportazioni di prodotti agricoli: frutta fresca e a guscio (+ 29%), cioccolato (+ 34%), vino spumante (+ 11%) e whisky (+ 5%). Per quanto riguarda gli incrementi delle esportazioni relative all'Italia, la Commissione ricorda come le esportazioni di prodotti agricoli italiani in Canada siano aumentate del 7,4%. Allo stato, 12 Stati membri hanno provveduto alla ratifica: Repubblica ceca, Danimarca, Estonia, Spagna, Croazia, Lituania, Lettonia, Malta e Portogallo, Finlandia, Svezia e Regno Unito. In Francia, l'analisi di impatto interno, prioritaria alla ratifica, è stata rinviata. In Belgio e Olanda si è in attesa del parere della Corte di giustizia in merito alla compatibilità del CETA con le regole europee, sollevata dal Belgio il 6 settembre 2017. L'Austria ha proceduto alla ratifica, ma non ha ancora depositato il relativo strumento in attesa del parere della Corte di giustizia. Anche in Germania si attende il detto parere europeo, nonché il parere della Corte costituzionale tedesca. In base ad una dichiarazione del Consiglio allegata al testo del trattato, se uno Stato membro dichiara alla Commissione della sua definitiva e permanente impossibilità di ratificare il CETA, allora l'applicazione provvisoria di esso dovrà cessare. Nell'attuale Legislatura non risultano presenti disegni di legge di ratifica del CETA in Italia. Tuttavia, il dibattito sulla sua ratifica vede forti contrapposizioni, alimentate dalle preoccupazioni circa i possibili risvolti negativi, per le piccole e medie imprese, in termini di esportazioni di prodotti made in Italy e per i timori sugli standard di sicurezza delle importazioni alimentari e non alimentari, oltre alle perplessità sul sistema di arbitrato ISDS. Sarebbe quindi importante approfondire tali tematiche con le categorie interessate. Nell'ambito di questo approfondimento sarà utile tenere conto anche dei lavori già svolti durante la scorsa Legislatura, nell'ambito del disegno di legge di ratifica del CETA (atto Senato n. 2849). Il provvedimento, di iniziativa del Governo Gentiloni, era stato approvato in Commissione esteri ed è stato poi accantonato dall'Assemblea del Senato pochi mesi prima della fine della Legislatura, con la motivazione dell'opportunità di attendere la pronuncia della Corte costituzionale francese, che ne avrebbe potenzialmente bloccato l'entrata in vigore definitiva anche per gli altri Stati membri. Il Consiglio costituzionale francese si è poi espresso il 31 luglio 2017, ritenendo l'Accordo compatibile con la Costituzione. Sul disegno di legge si era espressa in sede consultiva anche la 14 a Commissione il 14 giugno 2017, formulando un parere favorevole, data l'assenza di profili di contrasto con l'ordinamento dell'Unione europea. In tale contesto, era stato considerato che l'Accordo dovrebbe far crescere di quasi un quarto gli scambi di beni e servizi tra l'UE e il Canada, e che l'attuazione del CETA sarebbe stato favorevole su questioni di specifico interesse per l'Italia, quale quello delle regole di origine e soprattutto della protezione della proprietà intellettuale, delle indicazioni geografiche e del mutuo riconoscimento delle qualifiche professionali, oltre alla partecipazione delle imprese italiane agli appalti pubblici canadesi, nell'ambito del programma decennale di sviluppo infrastrutturale del valore di circa 60 miliardi di dollari. Il senatore LOREFICE ( M5S ), relatore, continua l'esposizione ricordando come un altro fronte d'attualità della politica commerciale sia rappresentato dal nuovo approccio degli Stati Uniti al commercio mondiale, che ha prodotto l'interruzione dei negoziati per il TTIP e la recente imposizione di politiche protezionistiche nei confronti di vari Stati, tra cui la Cina, con il rischio di incidere sull'intero panorama globale economico-commerciale, attraverso una sorta di effetto domino che avrebbe conseguenze tangibili fino alle nostre imprese e ai nostri consumatori. Si stima che le criticità nel commercio finirebbero per aumentare significativamente le tariffe doganali e decurtare la crescita mondiale fino a 2 punti percentuali, dimezzandola rispetto ai ritmi attuali, con conseguenze fortemente negative per tutte le economie compreso quella americana. Si ritiene quindi importante approfondire i contorni di tale fenomeno e l'efficacia delle contromisure e i contenuti delle azioni messe già in atto e in via di adozione da parte dell'Unione europea, per valutarne le ricadute interne e adottare gli opportuni indirizzi politici. A tal fine, andrà affrontata la questione relativa alle tariffe imposte dagli USA sull'acciaio e sull'alluminio. Peraltro, l'incontro tra il presidente Trump e il presidente Juncker, tenutosi alla Casa Bianca il 25 luglio 2018, potrebbe inaugurare una nuova fase delle relazioni commerciali tra UE e USA. In quella sede, si è convenuto di non imporre nuove tariffe, adoperandosi al tempo stesso per eliminare quelle esistenti nel settore industriale e di intensificare la cooperazione in una serie di settori tra cui l'energia e gli aspetti regolamentari. Rimarca ancora come gli Stati Uniti tengano talvolta comportamenti che si pongono in modo perplesso in merito ad alcuni temi di interesse globale, come ad esempio la messa in discussione dell'accordo di Parigi sui cambiamenti climatici. Il relatore ricorda anche che la politica commerciale dell'Unione europea non sia limitata agli accordi con il Canada e gli Stati Uniti, poiché sono in corso una serie di negoziati commerciali portati avanti dall'Unione che, sebbene di minore impatto, costituiscono tasselli importanti della politica commerciale, con significativi risvolti per le economie degli Stati membri. Tra questi, per esempio, l'Accordo di partenariato economico UE-Giappone, firmato il 17 luglio 2018. Si tratta del più vasto accordo commerciale negoziato dall'Unione europea ed esprime con forza un segnale favorevole ad un commercio aperto a livello mondiale da parte dell'Unione europea e del Giappone che rappresentano una zona di libero scambio di oltre 600 milioni di persone e di quasi un terzo del prodotto interno lordo mondiale, alla quale bisogna prestare grande attenzione. Altri negoziati per accordi commerciali sono portati avanti dalla Commissione europea con molti Paesi terzi e organizzazioni regionali, tra cui quelli con Singapore, Vietnam, Messico, il MERCOSUR (Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay), Cile, Australia e Nuova Zelanda. Tutti sono improntati al fine di creare migliori opportunità di scambi e superare le barriere commerciali, ma anche come strumento per la promozione dei principi e dei valori europei, quali la democrazia, i diritti umani, l'ambiente e i diritti sociali. Da ultimo, si ritiene importante contestualizzare alcuni aspetti della politica commerciale. Dall'ultima relazione della Commissione europea sugli ostacoli al commercio e agli investimenti (COM(2018) 489), del 26 giugno 2018, risulta che alla fine del 2017 il numero di ostacoli commerciali alle esportazioni europee aveva raggiunto un picco storico di 396, una cifra che, a confronto con i 372 ostacoli registrati alla fine del 2016, conferma la costante ascesa del protezionismo da parte dei Paesi terzi, con pesanti risvolti negativi. Le 396 barriere in essere comprendono sia quelle tariffarie che quelle non tariffarie. Più precisamente, la Commissione europea distingue tra le 180 "misure alla frontiera", in cui vi rientrano i dazi e le restrizioni quantitative parziali o totali, e le 216 "misure attuate all'interno dei confini", che comprendono restrizioni relative a servizi, investimenti, appalti pubblici, diritti di proprietà intellettuale o ostacoli tecnici agli scambi. Nel 2017, rispetto all'anno precedente, sono aumentate maggiormente le misure alla frontiera, tra cui le barriere tariffarie. La Russia risulta essere il Paese in cui è stato osservato il maggior numero di ostacoli, con 36 misure registrate (17 tariffarie e 19 non tariffarie). Al secondo posto si colloca la Cina, con 25 ostacoli attivi (8 tariffari e 17 non tariffari), e al terzo segue l'Indonesia, con un totale di 23 misure in atto (11 tariffarie e 12 non tariffarie). Seguono India, Brasile, Corea del Sud, Turchia e Stati Uniti. In particolare, a fine 2017, per gli Stati Uniti figurano 20 ostacoli attivi, di cui 11 tariffari e 9 non tariffari, con un aumento complessivo di 4 ostacoli rispetto all'anno precedente. Tra i diversi settori, il numero più elevato di nuovi ostacoli segnalati nel 2017 è stato registrato per il settore dell'agricoltura e della pesca (23), seguito da 12 nuove misure orizzontali che hanno inciso su diversi settori. A seguire, il settore dei vini e delle bevande spiritose ha registrato 8 nuovi ostacoli, mentre il settore automobilistico e quello delle TIC e dell'elettronica hanno registrato, rispettivamente, 7 e 5 nuove misure. Infine, si sofferma sul tema dell' Italian sounding , che va affrontato a partire da quanto contenuto nella risoluzione approvata dalla 14ª Commissione nella scorsa legislatura. Si apre la discussione generale. La senatrice BONINO ( Misto-PEcEB ) osserva come il CETA sia un accordo misto, che richiede la ratifica da parte di tutti gli Stati membri. In tal senso, l'espressione di volontà contraria alla ratifica anche da parte di un solo Stato membro determinerà la cessazione dell'applicazione provvisoria. Ritiene anche che il CETA sia uno dei migliori accordi commerciali stipulati dall'Unione, come attestato, ad esempio, dal riconoscimento di 143 indicazioni geografiche relative a prodotti di alta qualità e dai primi dati statistici comunicati dalla Commissione europea. A suo avviso, quindi, andrebbe ratificato prontamente ed auspica, al riguardo, che la 14 a Commissione si faccia promotrice di una discussione anche con gli altri Parlamenti dell'Unione. Per quanto riguarda l'Accordo commerciale con gli Stati Uniti, il cosiddetto TTIP, osserva come esso rappresentasse un buon accordo. Tuttavia, le nuove politiche imposte dal presidente Trump stanno determinando una preferenza per accordi bilaterali tra Stati Uniti e singoli Stati membri dell'Unione, che rischiano di indebolire la complessiva posizione negoziale dell'Unione e gli interessi dell'Italia. Osserva infine come vada posta attenzione agli accordi con il Sud Est asiatico e, in primo luogo, a quello con il Vietnam, e anche, ancorché in un momento successivo, a quelli con i paesi del Mercosur. La senatrice FEDELI ( PD ) ritiene utile comprendere appieno le implicazioni dell'ingresso della Cina nell'Organizzazione mondiale del commercio e sui conseguenti cambiamenti nelle regole del commercio internazionale. Al riguardo, occorre capire anche le nuove posizioni dell'Amministrazione americana, nonché l'applicazione della clausola di reciprocità negli scambi. Tali questioni sono estremamente rilevanti per evitare che si cada nell'errore di preferire accordi bilaterali, che potrebbero risultare dannosi per il made in Italy. La senatrice GIANNUZZI ( M5S ) chiede delucidazioni sulla completezza delle statistiche relative al CETA evidenziate nella relazione introduttiva. Si associa la senatrice PUCCIARELLI ( L-SP-PSd'Az ) che ritiene utile acquisire i dati relativi anche ai prodotti importati dal Canada. La senatrice BONFRISCO ( L-SP-PSd'Az ) condivide le valutazioni espresse dalla senatrice Fedeli sulla necessità di comprendere pienamente le implicazioni degli accordi valevoli nell'ambito dell'Organizzazione mondale del commercio, soprattutto a seguito dell'ingresso della Cina nel 2001. Sarebbe utile al riguardo acquisire le serie storiche delle statistiche successive a tale evento. La relatrice GIAMMANCO ( FI-BP ) osserva come i dati forniti nella relazione relativamente al CETA siano ripresi dalle comunicazioni ufficiali della Commissione europea. Occorre però procedere ad una loro accurata verifica, ed è anche a tali fini che potrà svolgersi un ciclo di audizioni delle categorie interessate. Il seguito dell'esame è quindi rinviato. CONVOCAZIONE DI UNA ULTERIORE SEDUTA. Il Presidente preannuncia la convocazione di una prossima seduta per l'esame di ulteriori emendamenti presentati al disegno di legge n. 497, relativo alla legge quadro per lo sviluppo delle isole minori. Conviene la Commissione. La seduta termina alle ore 14,35.