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SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Commissione AGRICOLTURA E PRODUZIONE AGROALIMENTARE (9ª) 51 VALLARDI La seduta inizia alle ore 15,05. IN SEDE CONSULTIVA Conversione in legge del decreto-legge 18 aprile 2019, n. 32, recante disposizioni urgenti per il rilancio del settore dei contratti pubblici, per l'accelerazione degli interventi infrastrutturali, di rigenerazione urbana e di ricostruzione a seguito di eventi sismici DDL 1248 Conversione in legge del decreto-legge 18 aprile 2019, n. 32, recante disposizioni urgenti per il rilancio del settore dei contratti pubblici, per l'accelerazione degli interventi infrastrutturali, di rigenerazione urbana e di ricostruzione a seguito di eventi sismici (Parere alle Commissioni 8 a e 13 a riunite. Esame e rinvio) Il relatore MOLLAME ( M5S ) riferisce sul disegno di legge in titolo, sul quale la Commissione è chiamata ad esprimere parere alle Commissioni 8 a e 13 a riunite, per i profili di competenza. Il provvedimento si compone di 30 articoli, suddivisi in 3 Capi. Il Capo I (articoli da 1 a 5) reca norme in materia di contratti pubblici, di accelerazione degli interventi infrastrutturali e di rigenerazione urbana. Il Capo II (articoli da 6 a 20) reca disposizioni relative agli eventi sismici della regione Molise e dell'area etnea (con riferimento ai territori di cui agli Allegati I e II al decreto-legge). Il Capo III (articoli da 21 a 30) reca infine disposizioni relative agli eventi sismici dell'Abruzzo nell'anno 2009, del centro-Italia negli anni 2016 e 2017 e nei comuni di Casamicciola Terme e Lacco Ameno dell'Isola di Ischia nel 2017. Con specifico riferimento agli aspetti di interesse per la Commissione agricoltura, segnala anzitutto l'articolo 5, contenente norme in materia di rigenerazione urbana. Esso modifica il decreto del Presidente della Repubblica n. 380 del 2001 (Testo unico in materia edilizia) allo scopo di favorire la rigenerazione urbana, la riqualificazione del patrimonio edilizio e delle aree urbane degradate, la riduzione del consumo di suolo, lo sviluppo dell'efficienza energetica e delle fonti rinnovabili e il miglioramento e adeguamento sismico del patrimonio edilizio esistente, anche con interventi di demolizione e ricostruzione. Ricorda che su tali tematiche - che hanno formato oggetto di numerose iniziative legislative anche nelle precedenti legislature - sono stati presentati nell'attuale legislatura i disegni di legge nn. 63, 86, 164, 438, 572, 609, 843, 866, 965 e 984 (all'esame delle Commissioni riunite 9 a e 13 a ) nonché i disegni di legge nn. 1044 e 1177 (assegnati ma non ancora esaminati). A tal fine, modificando l'articolo 2- bis del Testo unico in materia edilizia, si prevede come obbligatoria (e non più solo facoltativa) l'approvazione da parte delle regioni e delle province autonome di Trento e di Bolzano di disposizioni derogatorie al decreto del Ministro dei lavori pubblici n. 1444 del 1968 in materia di limiti di densità edilizia, altezza e distanza tra fabbricati, con conseguente adeguamento da parte dei comuni dei propri strumenti urbanistici. Si stabilisce inoltre che gli interventi di demolizione e ricostruzione sono subordinati al rispetto delle distanze legittimamente preesistenti, alla coincidenza dell'area di sedime e del volume dell'edificio e al rispetto dei limiti dell'altezza massima dell'edificio demolito. Disposizioni di interesse della Commissione agricoltura si rinvengono poi in alcuni articoli del Capo II, contenenti misure per favorire la ricostruzione privata e la ripresa delle attività economiche nei territori colpiti dagli eventi sismici verificatisi lo scorso anno in Molise e nell'area etnea. Precisa che i Comuni interessati, indicati nell'allegato 1 del disegno di legge in esame, sono quelli della Provincia di Campobasso, colpiti da una serie di eventi sismici a far data dal 16 agosto 2018, nonché i Comuni di Aci Bonaccorsi, di Aci Catena, di Aci Sant'Antonio, di Acireale, di Milo, di Santa Venerina, di Trecastagni, di Viagrande e di Zafferana Etnea, nella Città metropolitana di Catania, colpiti dall'evento sismico del 26 dicembre 2018. In particolare, l'articolo 9 reca la disciplina della ricostruzione privata, affidando ai Commissari straordinari allo scopo nominati dal Governo il compito di individuare, nei comuni colpiti, i contenuti del processo di ricostruzione e ripristino del patrimonio danneggiato stabilendo le priorità sulla base dell'entità del danno subito. Sono quindi analiticamente elencate le tipologie di danni in relazione ai quali si potrà fruire di contributi, ove sia documentata la sussistenza di nesso causale tra la distruzione o danneggiamento e l'evento sismico in rassegna. I contributi previsti sono quantificati fino al 100 per cento dei costi sostenuti dai richiedenti per gli immobili siti nei comuni dei territori colpiti dal sisma. Tra gli interventi ammissibili a contributo rientrano anche quelli aventi per oggetto gli immobili di edilizia abitativa e ad uso produttivo e commerciale, nonché i gravi danni a scorte e beni mobili strumentali alle attività produttive, industriali, agricole, zootecniche, turistiche e professionali. I contributi sono concessi con le procedure previste dal successivo articolo 12, nel limite delle risorse disponibili sulla contabilità speciale intestata a ciascun Commissario e nel rispetto delle condizioni previste dall'Unione europea in materia di aiuti di Stato. Si sofferma poi sull'articolo 11 reca la disciplina degli interventi di riparazione e ricostruzione degli immobili danneggiati o distrutti dagli eventi sismici, in base ai danni effettivamente verificatisi nelle zone di classificazione sismica 1, 2, e 3 e nel caso in cui ricorrano le condizioni per la concessione del beneficio. Si tratta anzitutto degli immobili di edilizia privata ad uso abitativo e non abitativo, ad uso produttivo e commerciale, ad uso agricolo e per i servizi pubblici e privati, compresi quelli destinati al culto, danneggiati o distrutti dall'evento sismico. Per tali immobili, le opere di miglioramento o di adeguamento sismico debbano conseguire il massimo livello di sicurezza, compatibile in termini tecnico-economici con la tipologia dell'immobile, nel rispetto della normativa di settore. Per gli immobili di "interesse strategico" e quelli ad uso scolastico colpiti dal sisma, l'intervento deve conseguire l'adeguamento sismico ai sensi delle vigenti norme per le ricostruzioni. Nel caso invece degli immobili soggetti alla tutela del Codice dei beni culturali e del paesaggio, è specificato che l'intervento di miglioramento sismico debba conseguire il massimo livello di sicurezza, compatibile con le concomitanti esigenze di tutela e conservazione dell'identità culturale del bene stesso. Richiama altresì l'articolo 19, che prevede la concessione di contributi finalizzati a favorire la ripresa economica delle imprese del settore turistico, dei servizi connessi, dei pubblici esercizi e del commercio e artigianato, nonché delle imprese che svolgono attività agrituristica, che siano insediate da almeno dodici mesi antecedenti agli eventi sismici nei comuni di cui all'allegato 1 ricadenti nella città metropolitana di Catania e che abbiano registrato, nei tre mesi successivi agli eventi sismici, una riduzione del fatturato annuo in misura non inferiore al 30 per cento rispetto a quello calcolato sulla media del medesimo periodo del triennio precedente. Il limite complessivo degli oneri connessi a tali contributi è di 2 milioni di euro per ciascuno degli anni 2019 e 2020, a valere sulle risorse disponibili di cui all'articolo 8. I criteri, le procedure, le modalità di concessione e di calcolo dei citati contributi e di riparto delle indicate risorse tra i comuni interessati sono stabiliti con provvedimenti dei Commissari straordinari, nel rispetto della normativa europea sugli aiuti di Stato, entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del decreto. L'articolo 20 regola la sospensione dei termini e l'esenzione da imposte per la popolazione e i territori ricompresi nei comuni di cui all'allegato 1. In particolare si prevede che gli immobili distrutti o inagibili non concorrono alla formazione del reddito imponibile ai fini IRPEF ed IRES né al calcolo dell'ISEE, fino alla loro ricostruzione e agibilità. Gli stessi fabbricati sono esenti dall'applicazione dell'imposta municipale propria (IMU) e dal tributo per i servizi indivisibili (TASI), a partire dalla rata scadente successivamente alle date degli eventi sismici indicate nelle delibere di cui all'articolo 6, fino alla definitiva ricostruzione o agibilità dei fabbricati stessi e comunque fino all'anno di imposta 2020. Sono previsti, anche nella forma di anticipazione, i criteri e le modalità per il rimborso ai comuni interessati del minor gettito connesso alla suddetta esenzione. Si consente inoltre alle autorità di regolazione, con propri provvedimenti adottati entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto, di prevedere, per i comuni di cui all'allegato 1, esenzioni dal pagamento delle forniture di energia elettrica, gas, acqua e telefonia. Infine, l'articolo prevede anche che i Commissari straordinari siano autorizzati a concedere, con propri provvedimenti, a valere sulle risorse delle contabilità speciali di cui all'articolo 8, un'apposita compensazione per garantire la continuità dello smaltimento dei rifiuti solidi urbani. Segnala infine l'articolo 26, comma 1, che, secondo la relazione illustrativa del disegno di legge in esame, riveste particolare rilevanza per le imprese agricole. Nello specifico, il suddetto comma 1 interviene sui criteri di emanazione delle ordinanze di protezione civile e delle deliberazioni del Consiglio dei ministri, finalizzate rispettivamente alla ricognizione dei fabbisogni e all'individuazione delle modalità di concessione di agevolazioni, contributi e forme di ristoro in favore dei soggetti pubblici e privati e delle attività economiche e produttive danneggiati da eventi calamitosi. Anzitutto, si riscrive la lettera f) dell'articolo 25, comma 2, del Codice della protezione civile (decreto legislativo n. 1 del 2018), precisando che con le ordinanze di protezione civile si provvede in generale all'attuazione delle misure per far fronte alle esigenze urgenti (individuate dalla lettera e) dello stesso comma 2), potendosi quindi utilizzare lo strumento delle ordinanze non più solo per l'avvio dell'attuazione delle prime misure, come previsto dal testo previgente, ma anche per quelle successive. La lettera f) modificata prevede inoltre che, nell'ambito delle predette misure, le eventuali misure di localizzazione devono avvenire, ove possibile, nell'ambito del territorio regionale, laddove il testo previgente le collocava nell'ambito dell'intero territorio nazionale. L'ordinanza deve rispettare i criteri individuati dalla delibera del Consiglio dei ministri prevista dall'articolo 28 del Codice della protezione civile. Anche il comma 2, lettera c) , di tale articolo viene modificato, al fine di ribadire quanto già indicato in merito alla delocalizzazione possibilmente regionale. Sottolinea che la relazione illustrativa evidenzia che il suddetto articolo 26 "risponde all'urgente esigenza, manifestata dal territorio colpito dagli eventi calamitosi, di semplificare l'attuale procedura per il ristoro dei danni subiti dalle attività economiche e produttive e dal patrimonio privato, nell'ambito della cosiddetta «Fase 2»", ossia l'avvio della ricostruzione dopo la prima fase di gestione delle emergenze. Il meccanismo attuale è infatti troppo lento e farraginoso, ricevendo i soggetti danneggiati il contributo a quasi due anni dall'evento, senza che, peraltro, sia garantita la disponibilità di tutte le risorse necessarie e compromettendo così il ritorno alla normalità e la ripresa economica di privati e imprese. Con la modifica in esame, secondo la relazione illustrativa, le necessarie risorse finanziarie saranno previste direttamente dalle deliberazioni del Consiglio dei ministri, a carico del Fondo per le emergenze nazionali (FEN) di cui all'articolo 44 del Codice della protezione civile. Con riferimento alle imprese agricole, la medesima relazione sottolinea inoltre che la nuova procedura, oltre a essere più rapida, non abroga quella attuale basata sul credito d'imposta per i soggetti danneggiati che accendono mutui bancari garantiti dallo Stato, prevista dai commi da 422 a 428- ter (come modificati dall'articolo 46- bis del decreto-legge n. 50 del 2017) della legge n. 208 del 2015. Tale procedura si manterrà quindi fino ad esaurimento delle risorse ivi previste per il ristoro dei danni subiti a causa di calamità naturali pregresse o non coperte dalla disposizione di cui all'articolo 26, tra i quali sono citati espressamente i danni alle imprese agricole finora non ristorate. La relazione illustrativa evidenzia che la procedura del credito d'imposta è più agevole per le imprese agricole, atteso che sconta comunque tempistiche più lente derivanti dalla necessità di armonizzare la disciplina emergenziale con le procedure del Fondo di solidarietà nazionale (FSN) per le calamità naturali di cui al decreto legislativo n. 102 del 2004, dovendosi verificare che non vi siano sovrapposizioni contributive. L'inserimento del ristoro per le imprese agricole anche nell'ambito della procedura del credito d'imposta, operato con il decreto-legge n. 50 del 2017, derivava del resto dalla constatazione che le risorse del FSN risultano annualmente del tutto insufficienti a coprire i fabbisogni dei danni occorsi alle imprese agricole in conseguenza di calamità naturali. Il seguito dell'esame è quindi rinviato. IN SEDE REFERENTE Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 29 marzo 2019, n. 27, recante disposizioni urgenti in materia di rilancio dei settori agricoli in crisi e di sostegno alle imprese agroalimentari colpite da eventi atmosferici avversi di carattere eccezionale e per l'emergenza nello stabilimento Stoppani, sito nel Comune di Cogoleto DDL 1249 Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 29 marzo 2019, n. 27, recante disposizioni urgenti in materia di rilancio dei settori agricoli in crisi e di sostegno alle imprese agroalimentari colpite da eventi atmosferici avversi di carattere eccezionale e per l'emergenza nello stabilimento Stoppani, sito nel Comune di Cogoleto (Seguito dell'esame e rinvio) Prosegue l'esame sospeso nella seduta del 30 aprile. Il presidente VALLARDI avverte che sono stati presentanti 149 emendamenti e 42 ordini del giorno al disegno di legge in titolo (pubblicati in allegato), il cui termine di presentazione era fissato alle ore 10 di oggi. Ricorda che, prima di procedere alla votazione delle suddette proposte emendative, la Commissione deve acquisire i prescritti pareri delle Commissioni consultive. Per quanto riguarda il programma dei lavori, conferma quindi le sedute già convocate, riservandosi di variarle successivamente, ove necessario. Cede quindi la parola ai senatori che intendano illustrare gli emendamenti e gli ordini del giorno. Il senatore TARICCO ( PD ) illustra il complesso degli emendamenti e degli ordini del giorno presentati dal Gruppo del PD. Pur consapevoli della difficoltà di poter incidere sul testo in esame, si è ritenuto opportuno segnalare alcune questioni emerse nel dibattito non affrontate adeguatamente dal disegno di legge. In primo luogo, alcuni emendamenti e ordini del giorno intendono porre rimedio a una vistosa contraddizione contenuta nell'articolo 6, che sostanzialmente riapre i termini per consentire alla regione Puglia di presentare la domanda per lo stato di emergenza in relazione alle gelate che hanno colpito le coltivazioni tra febbraio e marzo 2018, mentre non si dà alcuna risposta ad altre regioni, colpite dalle stesse calamità, che pure avevano fatto domanda nei termini. Auspica che il Governo dia adeguata attenzione al punto. Altre proposte emendative intervengono sull'articolo 6- bis , in materia di sostegno ai frantoi oleari della regione Puglia, in quanto il contributo ivi previsto è insufficiente rispetto alle esigenze di questi impianti che, in attesa che la produzione di olive nella regione torni su livelli adeguati, hanno bisogno di un adeguato sostegno o rischiano di chiudere. In merito all'articolo 4, che interviene sulle procedure di riscossione coattiva degli importi dovuti per il prelievo supplementare latte, chiede nuovamente che la Commissione possa acquisire dall'AGEA i dati aggiornati sulle procedure attualmente in corso. Nel merito, rinnova le critiche alla norma, segnalando che lo spostamento di gestione delle procedure di riscossione dall'AGEA all'Agenzia delle entrate, con la conseguente, ennesima proroga di termini, non risolve minimamente un problema ormai annoso, sul quale erano intervenute negli anni passati altre disposizioni come la legge n. 33 del 2009. Esprime infatti il timore che questa operazione sia solo un modo surrettizio per consentire a poche aziende completamente morose di continuare a evitare di pagare quanto dovuto, in spregio alla maggior parte delle imprese che, correttamente, si sono invece messe in regola. Infine, richiama alcuni emendamenti che mirano ad estendere il bonus contributivo di cui all'articolo 10- bis in favore dei lavoratori agricoli delle regioni colpite da eventi atmosferici avversi, anche per il 2020 oltre che per il 2019, come peraltro chiesto anche dalla Commissione lavoro della Camera dei deputati durante l'esame presso l'altro ramo del Parlamento. Il senatore BATTISTONI ( FI-BP ) illustra il complesso degli emendamenti del suo Gruppo, esprimendo rammarico perché il Governo e la maggioranza hanno già fatto capire di non voler consentire modifiche al testo in esame, che pure sarebbero a suo avviso assai necessarie, in quanto vi sono molti punti carenti. Un gruppo di emendamenti e ordini del giorno presentati dal suo Gruppo intervengono anzitutto sul problema dei danni causati all'agricoltura dalla fauna selvatica, in merito al quale il provvedimento non fa alcun cenno. Altre proposte tendono invece a rafforzare le misure per il contrasto al fenomeno della Xylella fastidiosa in Puglia, che avrebbero dovuto essere più incisive. Dichiara poi di condividere le preoccupazioni del senatore Taricco per l'insufficienza delle misure a sostegno dei frantoiani, per i quali ha ugualmente presentato specifici emendamenti. Inoltre, critica anch'egli l'ennesima sanatoria sulle quote latte introdotta con l'articolo 4, che mortifica gli allevatori onesti che in questi anni hanno pagato regolarmente le multe, intervenendo peraltro proprio nel momento in cui l'Italia ha una procedura aperta su questo tema con la Commissione europea. Infine, altro tema che avrebbe dovuto essere affrontato in maniera più incisiva è quello della blue tongue degli ovini. Il presidente VALLARDI ( L-SP-PSd'Az ), in qualità di relatore, segnala di aver presentato due specifici ordini del giorno in merito al problema della blue tongue e dei danni in agricoltura da fauna selvatica, rispettivamente il G/1249/1/9 e il G/1249/42/9, che illustra. In merito alla questione delle quote latte richiamata dal senatore Taricco, osserva che la disposizione dell'articolo 4 vuole solo offrire un periodo aggiuntivo alle aziende in difficoltà con i pagamenti per consentire loro di mettersi in regola. Uno dei problemi è infatti che su molte delle infrazioni contestate sono in corso inchieste che stanno evidenziando numerosi errori di calcolo delle multe. Auspica comunque anch'egli che si possa finalmente, con questa nuova norma, arrivare a chiudere una volta per tutte la vicenda delle quote latte. Il senatore TARICCO ( PD ), sul tema dei danni da fauna selvatica, ricorda di aver chiesto l'avvio di un affare assegnato, possibilmente in sede riunita con la Commissione ambiente. Sulla questione dei problemi della filiera bufalina, su cui intervengono alcuni emendamenti presentati, ricorda che vi è uno specifico affare assegnato in corso, precisando che il suo Gruppo non ha presentato emendamenti in merito perché ritiene che quella sia la sede più opportuna per iniziative a favore del comparto. Infine, in replica al relatore, sulla questione delle quote latte osserva che, al di là dei risultati che potranno avere le inchieste in corso, resta il fatto che vi era una normativa precisa dello Stato che stabiliva certi obblighi a carico delle imprese con una produzione eccedentaria di latte e che, mentre altri Paesi dell'Unione europea con lo stesso problema hanno pagato le multe e si sono messi in regola, l'Italia non ha mai ottemperato fino in fondo. Di conseguenza, riaprire ancora una volta la vicenda con l'ennesima proroga è un atto a suo avviso eticamente sbagliato. Il seguito dell'esame è quindi rinviato. La seduta termina alle ore 15,55. Allegato