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Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo della Repubblica popolare cinese per eliminare le doppie imposizioni in materia di imposte sul reddito e per prevenire le evasioni e le elusioni fiscali, con Protocollo, fatto a Roma il 23 marzo 2019. Onorevoli Senatori . – L'Accordo, che si sottopone all'approvazione del Parlamento per la ratifica e la successiva esecuzione, rappresenta un aggiornamento dell'attuale disciplina riguardante gli aspetti di fiscalità diretta nelle relazioni economiche e finanziarie fra l'Italia e la Cina. Lo strumento normativo in esame realizza un importante adeguamento ai più recenti standard internazionali rispetto all'Accordo firmato il 31 ottobre 1986, includendo requisiti obbligatori derivanti dalle raccomandazioni del progetto OCSE/G20 BEPS ( Base Erosion and Profit Shifting ), in materia di contrasto ai fenomeni di elusione e spostamento artificioso delle basi imponibili. L'Accordo, ispirato per la maggior parte al modello OCSE di Convenzione fiscale con l'accoglimento di talune disposizioni contenute nel modello ONU, costituirà un'importante integrazione del precedente quadro giuridico di riferimento, nel cui contesto le imprese italiane potranno operare in Cina, con migliori condizioni rispetto al passato e in posizione concorrenziale con le imprese di altri Stati europei comparabili all'Italia, che hanno concluso un accordo fiscale con la Cina. Inoltre, essa costituirà fonte di maggiore certezza anche per gli investitori cinesi in Italia. Tali previsioni realizzano inoltre la tutela degli interessi generali rientranti nella competenza dell'amministrazione finanziaria italiana. Di seguito, una descrizione dei trenta articoli che compongono il testo dell'Accordo e dei sei paragrafi di cui si compone il relativo Protocollo. Titolo e preambolo Il titolo ed il preambolo dell'Accordo rispondono alle raccomandazioni di cui al Progetto OCSE/G20 BEPS, in particolare a quelle contenute nel Report sulla Azione 6, relativo all'abuso dei trattati. In particolare, con riferimento al preambolo, le parti hanno concordato di inserire il linguaggio contenuto nell'attuale modello OCSE di Convenzione, relativo alle finalità del Trattato, in linea con gli standard internazionali. L'articolo 1 delimita la sfera giuridica soggettiva di applicazione dell'Accordo, che ricomprende sia le persone fisiche che giuridiche residenti di uno o di entrambi gli Stati contraenti (paragrafo 1). Il testo adottato è quello attualmente previsto dal modello OCSE di Convenzione. Con riferimento al paragrafo 2, anch'esso in linea con gli standard internazionali, sono stati inclusi, nell'ambito di applicabilità dell'Accordo, anche i redditi conseguiti attraverso entità considerate sotto il profilo fiscale parzialmente o totalmente trasparenti, nel caso in cui tali redditi vengano trattati da uno Stato contraente ai fini della tassazione come redditi di un residente di tale Stato, in presenza di idonea documentazione. L'articolo 2 definisce l'ambito oggettivo di applicazione dell'Accordo, individuando le imposte in essa ricomprese. Per quanto riguarda l'Italia, il paragrafo 3, lettera b) , individua, tra le imposte considerate, l'IRPEF, l'IRES e l'IRAP, mentre, per la Cina, risultano incluse l'imposta sui redditi delle persone fisiche ( individual income tax ) e l'imposta sui redditi da attività d'impresa ( enterprise income tax ). Tale articolo prevede altresì, al paragrafo 4, che, previa notifica fra Autorità competenti, nuove imposte, di natura identica o analoga rispetto a quelle elencate, possano rientrare nell'ambito applicativo dell'Accordo. L'articolo 3, paragrafo 1, contiene le definizioni generali dei termini utilizzati nel testo dell'Accordo, in conformità sia con il modello OCSE di Convenzione attualmente vigente, sia con la relativa prassi consolidata nelle Convenzioni contro le doppie imposizioni, stipulate dall'Italia. Il paragrafo 2 dell'articolo in esame dispone che, per eventuali termini utilizzati nel testo dell'Accordo il cui significato non sia espressamente disciplinato dal presente articolo, si dovrà fare riferimento al significato ad essi conferito dalla legge vigente dello Stato nel quale l'Accordo debba trovare applicazione. L'articolo 4 definisce lo status di residente ai fini dell'Accordo ed individua i criteri dirimenti (cosiddetto « tie-breaker rules »), per risolvere i casi di doppia residenza, conformemente a quanto previsto dal modello OCSE di Convenzione. In particolare, per il paragrafo 3 – che disciplina il caso del soggetto diverso dalla persona fisica, residente in entrambi gli Stati contraenti – è stato adottato il testo del modello OCSE, il quale individua i criteri ai quali i due Stati devono fare riferimento, in sede di procedura amichevole, al fine di stabilire in quale di essi il soggetto debba essere considerato residente. Le disposizioni di cui all'articolo 5 individuano i casi in cui si configura una stabile organizzazione, disciplinando i presupposti in presenza dei quali un soggetto non residente rientra sotto la potestà impositiva dello Stato contraente, sul cui territorio viene svolta l'attività di impresa (cosiddetto « Stato della fonte »). Tali disposizioni accolgono, in linea generale, il più recente standard OCSE, incluse le raccomandazioni adottate come risultato del Progetto OCSE/O20 BEPS. I paragrafi 1 e 2, conformi al modello OCSE, descrivono il concetto di stabile organizzazione e forniscono una lista delle fattispecie ricomprese in tale concetto. Il paragrafo 3, lettera a) , ispirato al modello ONU, prevede che un cantiere di costruzione, montaggio o installazione – comprese le relative attività di supervisione – integri i presupposti di una stabile organizzazione, qualora si protraggano per oltre dodici mesi. Il paragrafo 3, lettera b), prevede, invece, la presenza di una stabile organizzazione in caso di fornitura di servizi, inclusi quelli di consulenza, da parte di un'impresa che li presti attraverso propri dipendenti o altro personale, solo se tali attività si protraggono nel territorio di uno Stato contraente per uno o più periodi, che sommati siano pari o superiori a 183 giorni in un periodo di dodici mesi nell'anno fiscale considerato. Il paragrafo 4 contiene una lista di attività che non configurano una stabile organizzazione, quando le medesime attività nel complesso considerate abbiano carattere preparatorio o ausiliario. Il paragrafo 5 prevede che le operazioni svolte dagli agenti mandatari, i quali concludano contratti in nome e per conto di una impresa dell'altro Stato contraente, possano configurare una stabile organizzazione, alla quale potranno essere attribuiti gli utili, qualora i contratti siano stati conclusi in ragione del ruolo svolto dal mandatario nel corso della propria attività abituale, fatto salvo il caso che le attività svolte dagli agenti ricadano nell'ambito del paragrafo 4. Il paragrafo 6, lettera a) , prevede la fattispecie dell'agente indipendente, che non integra i presupposti della stabile organizzazione ed è corredata di regole idonee a rappresentare il grado di effettiva indipendenza dall'impresa estera. Il paragrafo 6, lettera b) , contiene, invece, la definizione di un soggetto considerato « closely related » ad un'impresa. Infine, il paragrafo 7 dispone che la mera presenza di una società controllante o controllata nel territorio di uno Stato non determina di per sé l'insorgenza di una stabile organizzazione di una impresa dell'altro Stato. L'Articolo 6 disciplina l'imponibilità dei redditi immobiliari, stabilendo il criterio per cui essi debbano essere tassati nello Stato in cui sono situati i beni immobili fonte di tali redditi, ancorché in maniera non esclusiva, seguendo il principio previsto nel modello OCSE di Convenzione contro le doppie imposizioni. L'articolo 7 disciplina il trattamento degli utili di impresa e completa la disciplina della stabile organizzazione. L'articolo in esame, infatti, nello stabilire il principio generale secondo il quale gli utili d'impresa sono imponibili esclusivamente nello Stato di residenza di quest'ultima, riconosce l'eccezione dell'imponibilità di detti redditi nello Stato della fonte, solo nella misura in cui essi siano attribuibili ad una stabile organizzazione. Ai fini dell'attribuzione dei redditi, la stabile organizzazione viene considerata come entità separata ed indipendente. In materia di utili derivanti dall'esercizio di navi o aeromobili in traffico internazionale, l'articolo 8, paragrafo 1, prevede la tassazione esclusiva nello Stato in cui è residente l'impresa che utilizza le navi o gli aeromobili, in linea con il criterio indicato nel modello OCSE di Convenzione. L'articolo 9 prevede che, nelle transazioni fra imprese associate, siano consentite rettifiche degli utili ad esse attribuiti, nei casi in cui i termini di tali transazioni si discostino da quelli che sarebbero stati pattuiti in transazioni tra imprese indipendenti. Il paragrafo 2 disciplina gli aggiustamenti corrispondenti alla rettifica primaria, nel rispetto del principio di libera concorrenza. Peraltro, la normativa italiana sui prezzi di trasferimento infragruppo, con particolare riferimento agli articoli 110, comma 7, del testo unico delle imposte sui redditi e 31- quater del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, consente di effettuare rettifiche in diminuzione anche al di fuori dell'instaurarsi di una procedura amichevole ai sensi delle Convenzioni contro le doppie imposizioni. Redditi di capitale Gli articoli 10, 11, 12 e 13 prevedono le regole di tassazione dei redditi di capitale (interessi, dividendi, royalties e capital gains ). Le aliquote massime di prelievo che possono essere fissate dallo Stato della fonte (da dove derivano i pagamenti di tali redditi) sono in linea con quelle concordate dalla Cina nelle Convenzioni stipulate con gli altri Paesi dell'Unione europea maggiormente comparabili all'Italia, quali Francia, Germania, Regno Unito e Spagna. Sotto questo profilo, quindi, gli investitori italiani possono operare in condizioni paritarie rispetto ai maggiori competitors europei. L'articolo 10 contiene la disciplina relativa ai dividendi. Il principio generale contenuto nel paragrafo 1 è quello della imponibilità nello Stato contraente di residenza del percipiente. Tuttavia, ai sensi del paragrafo 2, gli stessi dividendi sono tassabili anche nello Stato della fonte, ma con aliquote ridotte. In particolare, l'articolo 10 dell'Accordo prevede al paragrafo 2, lettera a) , una riduzione dell'aliquota convenzionale di prelievo alla fonte, rispetto all'Accordo del 1986, dal 10 per cento al 5 per cento, nel caso di partecipazioni dirette di almeno il 25 per cento del capitale della società che paga i dividendi, detenute per un periodo di almeno 365 giorni. Di tale riduzione dell'aliquota potranno pertanto beneficiare le imprese italiane che percepiscono dividendi di fonte cinese. Inoltre, la riduzione dell'aliquota relativa alle partecipazioni qualificate potrà incoraggiare la capitalizzazione delle imprese cinesi in Italia, attraverso investimenti in equity . Per i dividendi diversi da quelli di cui alla lettera a) , si applica l'aliquota del 10 per cento. In materia di interessi, l'articolo 11 stabilisce, al paragrafo 1, in via generale, che lo Stato di residenza del percettore degli interessi può esercitare i propri diritti impositivi, in linea con il corrispondente articolo del modello OCSE di Convenzione. Quanto alla misura della ritenuta applicabile nello Stato della fonte, il paragrafo 2 prevede un'aliquota generale pari al 10 per cento dell'ammontare lordo degli interessi (lettera b) ), nonché un'aliquota ridotta, dell'8 per cento, sugli interessi pagati ad istituti finanziari, in relazione a prestiti con durata almeno triennale mirati a finanziare progetti d'investimento (lettera a) ). Il paragrafo 3 disciplina i casi di esenzione da ritenuta sui pagamenti di interessi in uscita quando, ai sensi della lettera a) , il soggetto pagatore è il Governo o un ente locale, oppure quando gli interessi sono percepiti dai soggetti di cui alla lettera b) . Ciò consente, peraltro, di ripristinare l'esenzione sui pagamenti di interessi di fonte cinese percepiti da alcune istituzioni finanziarie pubbliche italiane, le quali – in base all'Accordo del 1986 – non avevano più diritto all'esenzione in quanto non più detenute al 100 per cento da capitale pubblico. Il rinnovato trattamento di esenzione risulta dal combinato disposto del citato articolo 11, paragrafo 3, e dal paragrafo 3 del Protocollo, che contiene la lista dei soggetti ricompresi nella definizione di « any public entity or any entity the capital of which is wholly owned by the Government of other Contracting State », sia da parte cinese che da parte italiana. Inoltre, il paragrafo 4 dell'articolo 11 consente l'esenzione da ritenuta in Italia sui pagamenti di interessi pagati da Banca d'Italia, Cassa depositi e prestiti, Sace e Simest a soggetti residenti in Cina, che siano beneficiari effettivi di tali interessi, in relazione a titoli emessi nel quadro regolamentare vigente nei due Paesi ed alle condizioni ivi previste. L'articolo 12 prevede un criterio impositivo concorrente tra lo Stato di residenza del percettore delle royalties e lo Stato della fonte. Il paragrafo 2, lettera a) , del suddetto articolo 12 individua l'aliquota massima generale applicabile nello Stato della fonte, che non può eccedere il 10 per cento sui canoni di cui al paragrafo 3, lettera a) , ossia corrisposti per l'uso, o la concessione in uso, di un diritto d'autore su opere letterarie, artistiche o scientifiche ivi compresi il software , le pellicole cinematografiche e le pellicole o registrazioni per trasmissioni televisive o radiofoniche, nonché per brevetti, marchi, disegni o modelli, formule o processi segreti, o per informazioni concernenti esperienze di carattere industriale, commerciale o scientifico. Il paragrafo 2, lettera b) , consente una tassazione più ridotta per i pagamenti relativi all'utilizzo o al diritto di utilizzo di attrezzature industriali, commerciali o scientifiche, poiché è previsto che l'aliquota del 10 per cento si applichi sull'ammontare del 50 per cento delle royalties (ciò si traduce in un'aliquota effettiva del 5 per cento). Allo stato, tale aliquota ridotta del 5 per cento risulta inferiore a quella prevista per le stesse tipologie di pagamenti nei trattati stipulati dalla Cina con i principali Paesi europei, in cui la riduzione massima si attesta al 6 per cento. L'articolo 13 riguarda il trattamento delle plusvalenze da alienazione di beni mobili, beni mobili registrati e beni immobili, in base al quale alcune tipologie di plusvalenze sono imponibili in modo esclusivo nello Stato di residenza del percipiente, altre invece sono imponibili secondo un criterio concorrente. Il paragrafo 1 stabilisce che le plusvalenze percepite da un residente di uno Stato contraente derivanti dall'alienazione di beni immobili situati nell'altro Stato contraente possono essere tassate in tale ultimo Stato. A norma del paragrafo 2, le plusvalenze derivanti dall'alienazione di beni mobili appartenenti ad una stabile organizzazione o ad una sede fissa d'affari sono imponibili anche nello Stato contraente in cui è situata la stabile organizzazione o la base fissa d'affari. In base al paragrafo 3, invece, le plusvalenze derivanti dall'alienazione di navi o aeromobili utilizzati in traffico internazionale ovvero di beni mobili strumentali all'utilizzo di tali navi o aeromobili sono imponibili in modo esclusivo nello Stato contraente di residenza dell'impresa alienante. Al paragrafo 4, è prevista la potestà impositiva anche dello Stato in cui sono situati i beni immobili, nel caso di plusvalenze derivanti dall'alienazione di azioni o partecipazioni, qualora tali diritti abbiano derivato più del 50 per cento del loro valore, direttamente o indirettamente, da quei beni immobili. Con riferimento alle partecipazioni qualificate con un livello minimo del 25 per cento, il paragrafo 5 prevede la tassazione concorrente sulle plusvalenze derivanti dall'alienazione di tali partecipazioni. La categoria residuale di cui al paragrafo 6 prevede invece la tassazione esclusiva nello Stato di residenza dell'alienante. Tale disposizione risulta più favorevole rispetto a quella contenuta nel precedente Accordo del 1986, che prevedeva la tassazione concorrente. L'articolo 14, in materia di professioni e lavoro autonomo, prevede quale principio generale l'imposizione esclusiva nello Stato di residenza del percettore di tali redditi. È disciplinata tuttavia un'eccezione nei casi in cui il percettore abbia disponibilità di una base fissa, utilizzata per l'esercizio della professione o dell'impresa, nello Stato presso il quale egli presta la propria attività o se detto soggetto soggiorna in tale ultimo Stato per un periodo o periodi pari o superiori a 183 giorni in un periodo di dodici mesi. In tali casi è prevista l'imposizione concorrente. Il paragrafo 2 contiene un'elencazione esemplificativa di cosa si intenda per « professional services » ricomprendendovi attività scientifiche, letterarie, artistiche o educative nonché le prestazioni di figure come avvocati, medici, ingegneri, contabili e dentisti. L'articolo 15 disciplina il trattamento fiscale delle remunerazioni derivanti da lavoro subordinato. Esso prevede, al paragrafo 1, la tassazione esclusiva nello Stato di residenza del lavoratore, salvo che l'attività lavorativa non venga prestata nell'altro Stato contraente, nel qual caso la potestà impositiva diviene concorrente. Nonostante tale principio generale, ed in linea con il corrispondente principio del modello OCSE di Convenzione, il paragrafo 2 prevede la tassazione esclusiva nello Stato contraente di residenza del percipiente, nel caso in cui ricorrano congiuntamente i seguenti criteri: a) permanenza nell'altro Stato contraente per un periodo non superiore ai 183 giorni in un periodo di dodici mesi che inizia o termina nel corso dell'anno fiscale considerato; b) pagamento delle remunerazioni da, o per conto di, un datore di lavoro che non è residente dell'altro Stato; c) l'onere delle remunerazioni non è sostenuto da una stabile organizzazione o da una base fissa che il datore di lavoro ha nell'altro Stato. Il paragrafo 3 prevede che la remunerazione del lavoratore dipendente, che presti la propria attività a bordo di navi o aeromobili operati in traffico internazionale, sia imponibile esclusivamente nel suo Stato di residenza, al fine di evitare potenziali comportamenti elusivi. Il paragrafo 4 disciplina il trattamento di fine rapporto ed altri pagamenti « lump sum » di natura analoga, attribuendo la potestà impositiva esclusiva allo Stato erogante tali somme, accumulate durante il periodo in cui il ricevente ha ivi prestato attività lavorativa. L'articolo 16 prevede l'imponibilità concorrente dei compensi dei membri dei consigli di amministrazione o di supervisione. L'articolo 17 stabilisce in via generale l'imponibilità, ancorché non esclusiva, dei redditi di artisti e sportivi nello Stato contraente in cui l'attività viene prestata. Al fine di evitare possibili manovre elusive, il paragrafo 2 dell'articolo prevede che, anche qualora il reddito per la prestazione di un artista o di uno sportivo sia attribuito ad altri soggetti, tale reddito possa essere tassato nello Stato contraente in cui l'attività è stata prestata. Il paragrafo 3, in deroga alle disposizioni di cui ai paragrafi 1 e 2, prevede il criterio di tassazione esclusiva nello Stato di residenza del prestatore, nel caso in cui le attività che generano tali redditi siano totalmente o principalmente finanziate da fondi pubblici ovvero siano svolte nell'ambito di un piano di scambio culturale tra i Governi degli Stati contraenti. In materia di pensioni, il principio generale previsto dall'articolo 18, paragrafo 1, è quello della tassazione esclusiva nello Stato di residenza del percettore, analogamente al principio contenuto nella corrispondente disposizione del modello OCSE di Convenzione. Il paragrafo 2 dell'articolo in esame prevede il criterio della tassazione esclusiva nello Stato della fonte per le pensioni ed altri pagamenti analoghi effettuati nel quadro di un sistema pubblico di previdenza. Nel caso di pensioni erogate dall'Italia, tale espressione ricomprende sia le pensioni pagate ai sensi della legislazione sulla previdenza sociale a fronte di versamenti di contributi obbligatori per legge, sia le prestazioni garantite dallo Stato al fine di perseguire obiettivi generali di solidarietà (ad esempio, le pensioni di invalidità). L'articolo 19 detta una disciplina di carattere speciale per quanto concerne salari, stipendi ed altre remunerazioni, nonché pensioni, derivanti dallo svolgimento di funzioni pubbliche, in linea con il modello OCSE di Convenzione. Il paragrafo 1, lettera a) , prevede che salari, stipendi ed altre remunerazioni siano imponibili soltanto nello Stato che li eroga. Tuttavia, ai sensi della lettera b) , le remunerazioni sono imponibili esclusivamente nell'altro Stato contraente, qualora i servizi siano resi in detto altro Stato e la persona fisica sia ivi residente ed abbia la nazionalità di tale Stato, oppure non sia divenuta residente di detto Stato al solo scopo di rendervi i servizi. L'articolo 19 individua pertanto in entrambi i casi un criterio di imposizione esclusiva – alla lettera a) nello Stato della fonte dei pagamenti e alla lettera b) in quello di residenza – realizzando così il presupposto giuridico per l'eliminazione della doppia imposizione fin dal momento della erogazione dei pagamenti stessi. Il paragrafo 2 riguarda il trattamento delle pensioni pubbliche, individuando alla lettera a) la potestà impositiva esclusiva dello Stato della fonte, ma prevedendo alla lettera b) il criterio della tassazione esclusiva nello Stato di residenza, al ricorrere congiunto delle condizioni di residenza e nazionalità del percipiente nello Stato di residenza. A norma di tale articolo, finalizzato ad incrementare gli scambi culturali, i pagamenti in favore di studenti ed apprendisti sono esenti da imposta nello Stato in cui questi soggetti soggiornano, a condizione che i pagamenti siano finalizzati alla loro formazione e mantenimento e che provengano da fonti situate fuori da detto Stato. In ogni caso, la durata di tale beneficio non può estendersi oltre un periodo superiore a sei anni consecutivi, a partire dalla data di arrivo dello studente o apprendista nello Stato di soggiorno. Con riferimento all'articolo 21, il paragrafo 1 prevede la regola generale per cui sono esenti da imposte le remunerazioni percepite da professori o ricercatori nello Stato in cui l'attività viene prestata per un periodo non eccedente i tre anni dalla data di arrivo. Il paragrafo 2 limita la possibilità di usufruire di tale beneficio, nel caso in cui la ricerca non sia svolta nel pubblico interesse e sia piuttosto finalizzata al perseguimento di un fine primariamente privato. L'articolo 22, in linea con il modello OCSE di Convenzione, prevede il criterio della tassazione esclusiva nello Stato di residenza per ogni altra tipologia residuale di reddito non trattata negli articoli precedenti. Quanto ai metodi per evitare le doppie imposizioni, ai sensi dell'articolo 23 trova applicazione il metodo della imputazione ordinaria. Per quanto concerne l'Italia, è previsto, al paragrafo 2, il metodo di imputazione ordinaria, che limita l'ammontare del credito relativo all'imposta estera alla quota di imposta italiana attribuibile agli elementi di reddito imponibili in Cina, nella proporzione in cui gli stessi concorrono alla formazione del reddito complessivo. Ciò, in raccordo con la regola « per country » di cui all'articolo 165, comma 3, del testo unico delle imposte sui redditi. Al fine di tener conto delle modalità di imposizione dei redditi di natura finanziaria di fonte estera attualmente previste in Italia, la stessa disposizione chiarisce che non spetta il credito per le imposte pagate all'estero nei casi in cui i redditi siano sottoposti in Italia ad imposta sostitutiva o a ritenuta alla fonte a titolo d'imposta. La Cina prevede analogamente un sistema di imputazione, di cui al paragrafo 1. L'articolo 24 contiene le disposizioni antiabuso e prevede la clausola generale cosiddetta « principal purpose test » (o « PPT »), in linea con gli standard internazionali, con particolare riferimento al Report sulla Azione 6 del Progetto OCSE/G20 BEPS, di cui costituisce un minimum standard . Tale disposizione è conforme alla normativa italiana in materia di certezza del diritto, di cui al decreto legislativo 5 agosto 2015, n. 128, e costituisce un efficace strumento per combattere l'abuso del trattato da parte dei soggetti che abbiano posto in essere intese o transazioni esclusivamente finalizzate ad ottenere i benefici convenzionali. L'articolo 25 stabilisce il principio di non discriminazione, in larga parte conformemente con il modello OCSE di Convenzione. L'articolo 26 prevede il meccanismo della procedura amichevole ( Mutual Agreement Procedure o « MAP »), quale strumento di risoluzione delle controversie di tipo interpretativo o applicativo dell'Accordo. Tale disposizione, integrata rispetto al Trattato in vigore, si pone in linea con quanto previsto dal modello OCSE di Convenzione, rispettando così i minimum standard del Progetto OCSE/G20 BEPS. A tal fine, nel paragrafo 2 è stata inserita la disposizione che prevede l'attuazione delle procedure amichevoli a prescindere dai limiti temporali previsti dalle rispettive normative interne. L'articolo 27 contiene le disposizioni relative allo scambio di informazioni fiscali, le quali si presentano sostanzialmente conformi allo standard internazionale (articolo 26 del modello OCSE). È pertanto previsto anche il superamento del « domestic tax interest » (paragrafo 4) nonché del segreto bancario (paragrafo 5). L'articolo 28 è conforme al corrispondente articolo 28 del modello OCSE ed ai trattati vigenti stipulati dall'Italia. Esso regola i rapporti con altre fonti del diritto, al fine di non intaccare lo speciale trattamento previsto per i membri delle missioni diplomatiche e consolari. In base all'articolo 29, l'Accordo entrerà in vigore il trentesimo giorno dalla data di ricevimento dell'ultima delle notifiche con le quali ciascuno dei due Stati notificherà all'altro il completamento delle rispettive procedure interne di ratifica ed avrà effetto sia per le ritenute alla fonte sia per le altre imposte, dal primo gennaio dell'anno fiscale successivo a quello in cui è intervenuta la ratifica. L'articolo 30 disciplina le modalità della denuncia dell'Accordo. Protocollo L'Accordo è integrato da un Protocollo, i cui contenuti sono di seguito illustrati. Nel paragrafo 1 del Protocollo, con riguardo all'articolo 7 dell'Accordo in materia di utili delle imprese, è contenuto il chiarimento per cui, se un'impresa opera in uno Stato diverso da quello di residenza attraverso una stabile organizzazione ivi localizzata, i profitti da attribuire a quest'ultima dovranno tener conto dell'effettiva attività svolta. In particolare, la lettera a) del paragrafo 1 prevede che, nel caso di una stabile organizzazione che vende beni o merci o conduca attività per conto dell'impresa dell'altro Stato contraente, gli utili attribuibili alla stabile organizzazione non vengono determinati in base all'ammontare totale ricevuto dall'impresa, ma soltanto per la parte di remunerazione che è attribuibile all'attività effettiva della stabile organizzazione. La lettera b) stabilisce analogo principio, con riferimento ai contratti conclusi. Il paragrafo 2 del Protocollo fa salvi altri accordi vigenti tra i due Stati contraenti, che prevedano un trattamento maggiormente favorevole con riguardo al traffico internazionale. Il paragrafo 3 del Protocollo, con riguardo all'articolo 11, paragrafo 3, dell'Accordo, contiene la lista dei soggetti ricompresi nella definizione di « any public entity or any entity the capital of which is wholly owned by the Government of other Contracting State », sia da parte cinese che da parte italiana. Il paragrafo 4 del Protocollo, con riguardo all'articolo 19 in materia di funzioni pubbliche, prevede che i paragrafi 1 e 2 dell'articolo trovino applicazione anche con riferimento alle remunerazioni riguardanti servizi resi alla Banca d'Italia o alla People's Bank of China , nonché all'Agenzia per la promozione all'estero e l'internazionalizzazione delle imprese italiane (ICE) o al China Council for the Promotion of International Trad e. Il paragrafo 5 del Protocollo, con riguardo all'articolo 27 in materia di scambio di informazioni, contiene una disposizione richiesta da parte della Cina, come conseguenza dell'entrata in vigore a ottobre 2018 di una legislazione in materia di assistenza giudiziaria internazionale in materia penale (la International Criminal Judicial Assistance Law ). La disposizione prevede l'attivazione di una ulteriore richiesta sulla base di uno strumento giuridico, bilaterale o multilaterale, diverso dalla presente Convenzione, nel caso in cui le informazioni debbano essere utilizzate nell'ambito di un procedimento penale. La disposizione non pregiudica in concreto gli obblighi di comunicazione all'autorità giudiziaria che i funzionari dell'amministrazione finanziaria italiana sono tenuti ad osservare quando dalle informazioni ricevute emergono elementi che possono avere rilevanza penale e costituire notizia di reato. Tale disposizione non preclude il ricorso alla Convenzione multilaterale sulla mutua assistenza amministrativa in materia fiscale, in vigore sia per la Cina che per l'Italia, che consente l'utilizzo delle informazioni acquisite nell'ambito della cooperazione amministrativa in materia fiscale in procedimenti giudiziari, inclusi quelli penali. Il paragrafo 6 del Protocollo prevede che i due Stati contraenti permettono l'applicazione diretta delle aliquote fiscali ridotte previste dal presente Accordo. Nel caso in cui le imposte siano riscosse mediante ritenuta alla fonte con l'aliquota interna, esse sono rimborsate, secondo la legislazione interna di ciascuno Stato contraente, su richiesta del contribuente o del suo Stato di residenza.. 1 (Autorizzazione alla ratifica) 1 Il Presidente della Repubblica è autorizzato a ratificare l'Accordo tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo della Repubblica popolare cinese per eliminare le doppie imposizioni in materia di imposte sul reddito e per prevenire le evasioni e le elusioni fiscali, con Protocollo, fatto a Roma il 23 marzo 2019. 2 (Ordine di esecuzione) 1 Piena ed intera esecuzione è data all'Accordo di cui all'articolo 1, a decorrere dalla data della sua entrata in vigore, in conformità a quanto disposto dall'articolo 29 dell'Accordo stesso. 3 (Copertura finanziaria) 1 All'onere derivante dalla presente legge, valutato in euro 10.353.000 a decorrere dall'anno 2020, si provvede mediante corrispondente riduzione delle proiezioni dello stanziamento del fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini del bilancio triennale 2019-2021, nell'ambito del programma « Fondi di riserva e speciali » della missione « Fondi da ripartire » dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2019, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale. 2 Il Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio. 4 (Entrata in vigore) 1 La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale .