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SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Commissione COMMISSIONI 1ª e 3ª RIUNITE 3ª(Affari esteri, emigrazione) 1 PETROCELLI La seduta inizia alle ore 14. IN SEDE REFERENTE AS 10, 711, 842 e 979 Ratifica ed esecuzione della Carta europea delle lingue regionali o minoritarie, fatta a Strasburgo il 5 novembre 1992 DDL 10 Ratifica ed esecuzione della Carta europea delle lingue regionali o minoritarie, fatta a Strasburgo il 5 novembre 1992 DDL 711 Ratifica ed esecuzione della Carta europea delle lingue regionali o minoritarie, fatta a Strasburgo il 5 novembre 1992 DDL 842 Ratifica ed esecuzione della Carta europea delle lingue regionali o minoritarie, fatta a Strasburgo il 5 novembre 1992 DDL 979 Ratifica ed esecuzione della Carta europea delle lingue regionali o minoritarie, fatta a Strasburgo il 5 novembre 1992 (Esame congiunto e rinvio) La senatrice GARAVINI ( IV-PSI ), relatrice per le parti di competenza della 3 a Commissione, introduce l'esame dei disegni di legge, tutti d'iniziativa parlamentare, finalizzati alla ratifica della Carta europea delle lingue regionali o minoritarie, testo convenzionale redatto in seno al Consiglio d'Europa, aperto alla firma a Strasburgo nel novembre 1992 e sottoscritto dall'Italia il 27 giugno 2000. Ricorda, innanzitutto, che la Carta, in vigore dal 1 marzo 1998 - ovvero al raggiungimento della quinta ratifica - è stata finora ratificata da 25 Paesi membri del Consiglio d'Europa e mira a proteggere le lingue regionali o minoritarie ed a promuovere il loro utilizzo al fine di salvaguardare l'eredità e le tradizioni culturali europee, nonché il rispetto della volontà dei singoli di poter usare tali lingue. Il documento, che consta di un Preambolo e di 23 articoli, impegna gli Stati a promuovere le lingue regionali o minoritarie esistenti sul loro territorio, sancendo il rispetto dell'area geografica di diffusione di ciascuna di tali lingue e la necessità di una loro promozione, orale e scritta, nella vita pubblica e privata attraverso adeguati mezzi di insegnamento e studio, nonché scambi internazionali qualora alcune delle lingue regionali o minoritarie siano usate anche in altri Stati in forma identica o affine. Il testo propone una serie di misure di salvaguardia delle lingue, di cui gli Stati si impegnano ad adottarne almeno 35. Più in dettaglio, prosegue la Relatrice, la Carta all'articolo 1 precisa che con l'espressione "lingue regionali o minoritarie" si debba intendere le lingue tradizionalmente parlate nell'ambito del territorio di uno Stato da una minoranza di cittadini, con esclusione dei dialetti della lingua ufficiale e delle lingue di origine di eventuali gruppi di immigrati e che per "territorio" si intenda l'area in cui una certa lingua è espressione di un numero di persone "tale da giustificare" l'adozione delle misure di promozione previste dalla Carta. Il testo, sempre all'articolo 1, garantisce altresì anche una tutela delle "lingue non territoriali", ovvero di quelle non ricollegabili ad un'area geografica particolare, ma comunque usate dai cittadini di uno Stato. Dopo aver definito i propri obiettivi e principi (articolo 7), la Carta enuncia una serie di misure da adottare allo scopo di garantire una maggiore diffusione delle lingue regionali o minoritarie nell'ambito della vita pubblica, e precisamente nell'insegnamento (articolo 8), nella giustizia (articolo 9), nell'attività della Pubblica amministrazione (articolo 10), nel campo dei media (articolo 11) e più in generale nelle attività culturali (articolo 12). Viene, quindi, previsto un apposito meccanismo di monitoraggio dell'attuazione delle disposizioni (Parte IV, articoli 15-17), e stabilito, che all'atto della ratifica, un Paese sottoscrittore enunci esattamente a quali lingue intenda applicare tali misure (articoli 2-3). La relatrice ricorda poi che il diritto all'uso delle lingue regionali o minoritarie è da inquadrare, come ribadito dal Preambolo stesso alla Carta, nell'ambito dei diritti fondamentali garantiti dal Patto internazionale sui diritti civili e politici delle Nazioni Unite del 1966 nonché dalla Convenzione del Consiglio d'Europa sui diritti e libertà fondamentali del 1950. Peraltro, in materia di tutela delle minoranze nazionali, l'Italia ha già provveduto a ratificare e rendere esecutiva (con la legge n. 302 del 1997), la Convenzione quadro per la protezione delle minoranze nazionali, documento che, sottoscritto nel 1995 sempre nel quadro del Consiglio d'Europa, riserva una specifica tutela proprio alle lingue minoritarie ed alla libertà per tali minoranze di farne uso. L'Italia, in ogni caso, pur non avendo ancora proceduto alla ratifica della Carta, dispone di una legislazione nazionale particolarmente avanzata in materia di tutela di alcune minoranze linguistiche storiche, e ciò in attuazione dell'articolo 6 della Costituzione. La legge n. 482 del 1999, in particolare, tutela la lingua e la cultura delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche, greche, slovene e croate e di quelle che, nel territorio italiano, hanno come lingua il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l'occitano ed il sardo. Inoltre, la legge n. 302 del 1997 ha attuato la Convenzione quadro del Consiglio d'Europa per la protezione delle minoranze nazionali che riserva una specifica tutela proprio alle lingue minoritarie ed alla libertà per tali minoranze di farne uso. È da sottolineare altresì come la ratifica della Carta europea delle lingue regionali o minoritarie vada nella direzione auspicata dal Consiglio d'Europa e dalle istituzioni delle Commissione europea che lottano contro ogni forma di razzismo, oltre che nell'ottica di una piena armonizzazione della nostra normativa con gli strumenti di diritto internazionale. La relatrice, quindi, svolge una breve analisi delle modalità di ratifica da parte dei 25 Stati in cui la Carta è attualmente in vigore, che offre alcune indicazioni significative: la maggior parte dei Paesi ha provveduto alla ratifica in tempi non brevissimi, salvo la Croazia, la Slovenia, la Norvegia e la Svezia; fra i Paesi firmatari e che non hanno ancora provveduto alla ratifica si annoverano l'Azerbaijan (dal 2001), la Macedonia del Nord (dal 1996), la Francia (dal 1999), Malta (dal 1992), la Moldova (dal 2002), la Russia (dal 2001); fra i Paesi che hanno già provveduto a ratificare la Carta e nei quali l'Italiano è considerata lingua minoritaria protetta si annoverano la Bosnia-Erzegovina, la Slovenia, la Croazia, la Svizzera e la Romania. Rammenta che, dopo i tentativi di approvazione di un disegno di legge di ratifica esperiti nella XV legislatura dalla Camera dei deputati, nella XVI legislatura, il testo di un disegno di legge di iniziativa governativa (l'Atto Camera n. 5118) venne adottato come testo base dalla Commissione Affari esteri della Camera dei deputati nel maggio 2012. Il successivo esame, tuttavia, fu rallentato a seguito della presentazione e della successiva approvazione di un emendamento finalizzato all'inclusione delle lingue delle minoranze Rom e Sinti fra quelle soggette a tutela. L'emendamento, in particolare, vide il parere contrario del Ministero dell'Interno e comportò per la Commissione esteri una pausa di riflessione ed il conseguente rallentamento dell'iter di approvazione della legge. Il Ministero dell'Interno motivò in quella circostanza il parere contrario in ragione del fatto che secondo la legislazione italiana le comunità Rom e Sinti non rappresentano delle minoranze e che, conseguentemente, le loro lingue non potrebbero essere oggetto di tutela ai sensi della Carta Europea delle lingue minoritarie. Peraltro, anche la Commissione bilancio della Camera dei deputati rilevò come, a fronte dell'aggiunta di ulteriori due lingue minoritarie fra quelle da tutelare, fosse ipotizzabile un aggravio di spesa, ed invitò la Commissione esteri "a valutare l'opportunità, qualora intendesse confermare la predetta estensione, di richiedere essa stessa la predisposizione di una relazione tecnica e di procedere conseguentemente ad individuare, d'intesa con l'Amministrazione competente, la copertura finanziaria che si rendesse necessaria". Peraltro, la fine anticipata della legislatura non consentì la prosecuzione dell'esame del provvedimento. Anche nel corso della XVII legislatura, vennero presentati in Senato sei disegni di legge di iniziativa parlamentare recanti la ratifica della Carta europea delle lingue regionali o minoritarie, gli Atti Senato n. 51 (Zeller e altri), n. 560 (Palermo e altri), n. 784 (Stucchi), n. 1433 (Pegorer e altri), n. 1674 (Uras e altri) e n. 2393 (Nunziante Consiglio). L'esame dei provvedimenti in sede referente, da parte delle Commissioni riunite Affari costituzionali ed Esteri, avviato nel febbraio 2015 e portato avanti dopo un breve ciclo di audizioni di associazioni ed esperti di settore, si concluse, nell'agosto del 2017, con l'adozione di un testo base (l'Atto Senato n. 560) e con l'approvazione di alcune proposte emendative, alcune delle quali a firma dei Relatori. Il testo base adottato, che riproponeva in larga misura l'impianto complessivo del disegno di legge governativo della precedente legislatura, prevedeva la tutela delle lingue indicate nella legge n. 482 del 1991, a cui venivano aggiunte, "per quanto applicabili", le lingue delle minoranze Rom e Sinti. Il successivo iter di esame nell'Assemblea del Senato, tuttavia, non poté concludersi a causa della fine della legislatura. Prende, quindi, la parola il senatore BRESSA ( Aut (SVP-PATT, UV) ), relatore per le parti di competenza della 1 a Commissione, il quale svolge preliminarmente una disamina e un quadro di confronto dei contenuti dei disegni di legge di ratifica in esame, ricordando come lo scopo della Carta non sia la tutela delle minoranze linguistiche, bensì della funzione culturale delle lingue, come strumento per il mantenimento e l'arricchimento della tradizione. Si tratta perciò della tutela di un imprescindibile diritto individuale senza alcuno svantaggio o pregiudizio rispetto alle lingue ufficiali e alle sovranità nazionali, rivolto alle lingue debolmente o per nulla protette. A tale riguardo, ritiene che sia di particolare importanza procedere alla ratifica e all'attuazione della Carta anche nel nostro ordinamento. In particolare, l'Atto Senato n. 10, d'iniziativa dei senatori Steger, Unterberger e Durnwalder, che riproduce i contenuti dell'Atto Senato n. 51 della scorsa legislatura, composto di 6 articoli e di un Allegato, ripropone l'impianto complessivo del disegno di legge governativo della XVI legislatura, differenziandosene, peraltro, per l'inclusione di un articolo aggiuntivo (articolo 5) teso ad introdurre una norma di salvaguardia a tutela delle eventuali disposizioni nazionali vigenti più favorevoli e per la modifica dell'Allegato A attraverso la dicitura bilingue "Alto Adige/Südtirol", conformemente al dettato costituzionale. L'Atto Senato n. 711, d'iniziativa dei senatori Testor e altri, composto di 8 articoli e di un Allegato, ripropone nella sostanza il testo del disegno di legge di ratifica approvato nella scorsa legislatura dalle Commissioni riunite affari costituzionali e affari esteri. L'Atto Senato n. 842, d'iniziativa dei senatori Marilotti e altri, che consta di 8 articoli e di un Allegato che specifica le modalità di applicazione delle disposizioni della Carta, è - come evidenziato dalla stessa relazione introduttiva - sostanzialmente analogo per portata e contenuto ai disegni di legge già presentati nelle due scorse legislature. Infine, l'Atto Senato n. 979, d'iniziativa delle senatrici Rojc e Garavini, composto di 7 articoli e di un Allegato, riproduce il testo approvato dalla Commissione affari esteri della Camera dei deputati nella seduta del 16 ottobre 2007 (Atto Camera n. 2705 e abb.). Il Relatore passa, quindi, a evidenziare le principali differenze tra i quattro disegni di legge in esame. Gli Atti Senato nn. 10, 711 e 842 introducono nell'Allegato al disegno di legge la dicitura bilingue "Alto Adige/Südtirol", conformemente al dettato costituzionale. Con riferimento all'elenco delle lingue protette: i disegni di legge nn. 10 e 842 richiamano, direttamente, le lingue minoritarie di cui alla legge n. 482 del 1999; i disegni di legge nn. 711, 842 e 979, oltre alle lingue previste dalla legge n. 482 del 1999, aggiungono le lingue delle minoranze rom e sinti e l'Atto Senato n. 711 anche quella dei camminanti; il disegno di legge n. 711, inoltre, tende ad assicurare alcune forme di tutela anche alle popolazioni germaniche parlanti il mocheno e il cimbro. Riguardo alle misure di protezione di ciascuna lingua, le differenze tra i vari testi sono evidenziate nell'allegato A, che costituisce il cuore della ratifica e che indica quali misure di garanzia sono previste per ciascuna lingua, ovvero quali paragrafi della Carta l'Italia intenda applicare per ciascuna lingua. Per esigenza di sintesi, il Relatore pone in rilievo alcuni profili: l'insegnamento prescolastico (articolo 8, paragrafo 1, punto a ) della Carta) è accordato da tutti i disegni di legge in esame a tutte le lingue delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche, greche, slovene e croate e di quelle parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l'occitano e il sardo e, con riferimento all'Atto Senato n. 711 anche alle popolazioni Rom, Sinti e Camminanti e all'Atto Senato n. 979 alle popolazioni Rom e Sinti; l'insegnamento primario e secondario, nonché quello tecnico e professionale (punti b, c e d), è accordato dagli Atti Senato nn. 10, 711, e 979 in modo pieno alle popolazioni slovene e tedesche, in parte notevole a quelle francesi; l'Atto Senato n. 842 prevede l'insegnamento primario in modo pieno alle popolazioni albanesi, catalane, germaniche, greche, slovene, croate, rom e sinti e di quelle parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l'occitano e il sardo; in forme attenuate l'insegnamento primario e secondario, nonché quello tecnico e professionale è garantito dal disegno di legge n. 711 anche alle popolazioni germaniche parlanti il mocheno e il cimbro; in materia di giustizia penale (articolo 9, paragrafo 1, punto a ) della Carta), tutti e quatto i disegni di legge richiamati prevedono che le giurisdizioni, su domanda di parte, svolgano la procedura nelle lingue delle popolazioni tedesche, e che le richieste e le prove, scritte o orali, non siano considerate improponibili solo perché formulate nelle lingue delle popolazioni germaniche e slovene; in materia di giustizia civile (articolo 9, paragrafo 1, punto b ) della Carta), tutti e quattro i disegni di legge prevedono l'applicabilità delle misure previste dalla Carta nelle lingue di un ampio novero di popolazioni, tra le quali i disegni di legge n. 711 e n. 979 includono anche le popolazioni Rom, Sinti e, limitatamente al solo disegno di legge n. 711, i Camminanti; relativamente all'uso della lingua da parte delle autorità amministrative e nell'ambito dei servizi pubblici (articolo 10, paragrafo 1, lettera c ) della Carta), i disegni di legge n. 10, n. 711 e n. 979 dispongono la possibilità per le autorità amministrative di redigere documenti nelle lingue delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche, greche, slovene e croate e di quelle parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l'occitano e il sardo; a queste popolazioni i disegni di legge n. 711 e n. 979 aggiungono Rom, Sinti e Camminanti (questi ultimi solo nell'Atto Senato n. 711); in relazione ai mezzi radio televisivi, tutti i disegni di legge richiamati stabiliscono l'obbligo di garantire l'istituzione di almeno una stazione radiofonica e di una rete televisiva nelle lingue delle popolazioni germaniche dell'Alto Adige/Südtirol, slovene e di quelle parlanti il francese e il ladino; a queste il disegno di legge n. 842 aggiunge le lingue delle popolazioni albanesi, catalane, greche, croate e di quelle parlanti il franco-provenzale, il friulano, l'occitano e il sardo; relativamente alle attività e alle infrastrutture culturali, i disegni di legge in esame stabiliscono l'impegno a promuovere le iniziative e l'accesso alle opere prodotte nelle lingue delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche, greche, slovene, croate, nonché delle popolazioni parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l'occitano e il sardo. Anche in questo caso i disegni di legge n.711 e n. 979 includono anche Rom, Sinti e Camminanti (questi ultimi solo nell'Atto Senato n. 711); il richiamo alle medesime lingue ricorre in tutti e quattro i provvedimenti anche per quanto concerne l'obbligo di opporsi alle pratiche che, nell'ambito delle attività economiche e sociali, tendono a scoraggiare l'uso delle lingue regionali; con riguardo agli scambi transfrontalieri, tutti e quattro i testi stabiliscono l'obbligo di applicare gli accordi bilaterali e multilaterali esistenti che vincolano le parti con gli Stati in cui è usata la medesima lingua in modo identico o simile o a sforzarsi di concluderne nei settori della cultura, dell'insegnamento, dell'informazione, della formazione professionale e dell'educazione permanente, con riferimento alle lingue delle popolazioni slovene e croate (per l'Atto Senato n. 711 anche di quelle Rom, Sinti e Camminanti e per l'Atto Senato n. 979 anche di quelle Rom e Sinti); con riferimento alla programmazione televisiva, tutti i disegni di legge in esame dettano misure specifiche in materia; l'Atto Senato n. 842 include anche il riferimento a un sostegno alla comunicazione via web nelle lingue regionali o minoritarie oggetto del provvedimento; per quanto riguarda agli strumenti di monitoraggio e attuazione, gli Atti Senato nn. 711 e 979 introducono (rispettivamente agli articoli 6 e 5) norme e strumenti per il monitoraggio della Carta, affidando tale competenza al Dipartimento per le libertà civili e l'immigrazione del Ministero dell'interno. L'Atto Senato n. 711 attribuisce altresì alla Presidenza del Consiglio, e più precisamente al Dipartimento per gli affari regionali e le autonomie, d'intesa con le regioni, con le province autonome di Trento e di Bolzano e con i Ministeri interessati, la competenza per l'attuazione della Carta; tutti i disegni di legge in esame recano norme di salvaguardia, prevedendo che, ai fini di quanto previsto dall'articolo 4 della Carta in materia di statuti attuali di protezione, siano comunque fatte salve eventuali disposizioni nazionali vigenti più favorevoli; nessuno dei provvedimenti in esame reca indicazioni relative alla copertura finanziaria. Il Relatore conclude la sua esposizione proponendo di enucleare, insieme alla collega relatrice, un testo base che tenga conto degli elementi più significativi dei quattro disegni di legge in esame, da sottoporre alla valutazione delle Commissioni riunite. Il presidente PETROCELLI , dopo avere ringraziato i relatori per le esaurienti relazioni svolte, auspica vivamente che l'attuale frangente sia propizio, diversamente dai tentativi esperiti in passato, per una conclusione positiva dell' iter di approvazione della Carta europea in questione. Ritiene altresì condivisibile l'opzione della riscrittura, da parte dei relatori, di un testo contenente gli aspetti migliori dei diversi disegni di legge sul tavolo e che rappresenti la base della ulteriore discussione ed attività emendativa da parte delle Commissioni riunite. Apre, quindi, la discussione generale. Il senatore AUGUSSORI ( L-SP-PSd'Az ) concorda sulla proposta di predisporre un testo unificato di sintesi. Invita a valutare l'opportunità di svolgere alcune audizioni e, solo successivamente, procedere alla discussione generale. Il senatore AIROLA ( M5S ), nel concordare con l'impostazione del Presidente per quanto concerne l'ordine dei lavori da seguire, ritiene opportuno, tuttavia, che nel prospettato testo unificato, che sarà elaborato dai relatori, non si prescinda da quanto richiesto nell'articolo 1 della Carta, che delinea una precisa definizione della nozione di "lingue regionali o minoritarie", rispetto alla quale, come noto, esistono non poche divergenze tra gli stessi esperti di lingue o dialetti. Il senatore MALAN ( FIBP-UDC ), nel condividere le argomentazioni del collega Augussori, è dell'avviso che, tra le audizioni che verranno predisposte, debbano essere incluse anche quelle di studiosi della materia, che siano in grado di illustrare, inter alia , la non facile ed annosa questione della differenza tra lingua locale e dialetto. Il senatore MARILOTTI ( M5S ), pur convenendo sul fatto che esistono delle diversità negli articolati delle quattro proposte di legge in esame, sottolinea, comunque, come tali diversità siano, in realtà, minime, dal momento che in tutte le suddette proposte permane una condivisione abbastanza ampia sui diritti che la Carta europea intende tutelare. In particolare, nel disegno di legge che reca la sua prima firma, egli ha tentato di focalizzare il problema dell'insegnamento della lingua dei Rom e Sinti, in applicazione dell'articolo 7, paragrafo 5, della Carta, che fa riferimento alla tutela delle lingue non territoriali, tra le quali rientra, appunto, quella della minoranza in argomento. A suo modo di vedere, infine, occorre predisporsi all'esame di tale importante ratifica muovendo dal quesito cruciale se la legge n. 482 del 1999 abbia effettivamente raggiunto l'obiettivo di tutelare la lingua e la cultura delle minoranze in Italia: poiché ciò può dirsi realizzato solo parzialmente, diventa ancora più urgente procedere ad una ponderata e sollecita adozione della Carta europea del 1992. Il senatore GRASSI ( L-SP-PSd'Az ) rileva come la Carta, nel distinguere tra lingue e dialetti, faccia riferimento alla classificazione in uso nella linguistica. Per quanto riguarda la lingua italiana, laddove quello considerato un suo dialetto discenda direttamente dal latino volgare, andrebbe invece classificato come lingua. Ritiene che invitare in audizione dei linguisti sia necessario, avvertendo tuttavia che, poiché anche tra di essi non vi sono vedute univoche, sarebbe ugualmente importante che fossero rappresentante le varie scuole di pensiero. Il senatore URSO ( FdI ), pienamente convinto della rilevanza della materia in disamina, concorda con l'opportunità di pervenire, dopo un numero limitato e qualificato di audizioni, ad un testo base che sia oggetto di possibile integrazione da parte dei membri delle Commissioni riunite. La senatrice TESTOR ( L-SP-PSd'Az ), dopo aver ricordato che la più recente legge di bilancio ha previsto degli appositi stanziamenti per la tutela, in generale, delle minoranze linguistiche, consente affinché si arrivi, grazie al lavoro dei relatori, ad un testo condiviso, dal momento che, in realtà, la materia, per la sua specificità e complessità, si presta ad un esame trasversale, ossia che travalica l'appartenenza ai vari orientamenti o gruppi politici. La senatrice ROJC ( PD ), ringraziando per la decisione di iniziare l'esame dei disegni di legge di ratifica della Carta, concorda sia sulla proposta di redigere un testo unificato, sia su quella di audire dei linguisti. Ricordando anche quanto la propria regione, il Friuli - Venezia - Giulia, si stia impegnando nella promozione del plurilinguismo, ritiene che sia giunto il momento per procedere alla ratifica, proprio per dare una maggiore copertura giuridica alle future iniziative di tutela delle lingue minoritarie. Il presidente PETROCELLI , riassumendo i termini dell'odierna discussione, propone, quindi, di conferire un mandato ai due relatori per stilare, d'intesa con i presentatori dei vari disegni di legge, una lista di possibili personalità da audire e, contestualmente, di redigere una proposta di testo base da sottoporre all'attenzione dei Commissari. Le Commissioni riunite convengono. Il seguito dell'esame congiunto è, quindi, rinviato. La seduta termina alle ore 14,45.