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SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Assemblea 433 Presidenza del vice presidente TAVERNA, indi del vice presidente CALDEROLI N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: C.A.L. (Costituzione, Ambiente, Lavoro)-Alternativa-P.C.-I.d.V.: CAL-A-PC-IdV; Forza Italia Berlusconi Presidente-UDC: FIBP-UDC; Fratelli d'Italia: FdI; Italia Viva-P.S.I.: IV-PSI; Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione: L-SP-PSd'Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP-PATT, UV): Aut (SVP-PATT, UV); Misto: Misto; Misto-ITALIA AL CENTRO (IDEA-CAMBIAMO!, EUROPEISTI, NOI DI CENTRO (Noi Campani)): Misto-IaC (I-C-EU-NdC (NC)); Misto-Italexit per l'Italia-Partito Valore Umano: Misto-IpI-PVU; Misto-Liberi e Uguali-Ecosolidali: Misto-LeU-Eco; Misto-MAIE: Misto-MAIE; Misto-+Europa - Azione: Misto-+Eu-Az; Misto-Potere al Popolo: Misto-PaP. Presidenza del vice presidente TAVERNA PRESIDENTE . La seduta è aperta (ore 16,34). Si dia lettura del processo verbale. BINETTI, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del 12 maggio. PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato. Comunicazioni della Presidenza PRESIDENTE . L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. 3a Commissione permanente, composizione e convocazione PRESIDENTE . In data 13 maggio 2022 i Gruppi parlamentari hanno proceduto alle designazioni dei componenti nella 3 a Commissione permanente ai fini del rinnovo. La composizione della Commissione è pertanto la seguente: Aimi, Alfieri, Casini, Craxi, Dessì, Di Micco, Ferrara, Galliani, Garavini, Iwobi, Licheri, Lucidi, Monti, Nocerino, Pacifico, Porta, Salvini, Sileri (sostituito in qualità di membro del Governo dalla senatrice Castellone), Taverna, Urso, Vescovi, Zanda. La Commissione è convocata domani, mercoledì 18 maggio, alle ore 9, per procedere al rinnovo. Sull'ordine dei lavori PRESIDENTE . Informo l'Assemblea che all'inizio della seduta il Presidente del Gruppo MoVimento 5 Stelle ha fatto pervenire, ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento, la richiesta di votazione con procedimento elettronico per tutte le votazioni da effettuare nel corso della seduta. La richiesta è accolta ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento. Sui lavori del Senato PRESIDENTE . La Conferenza dei Capigruppo ha approvato a maggioranza il calendario dei lavori dell'Assemblea fino al 24 maggio. Nella seduta di oggi si svolgerà, fino alla sua conclusione, la discussione generale sul decreto-legge concernente la cessazione dello stato di emergenza. Le repliche avranno luogo domattina alle ore 9,30. Poiché il Governo ha preannunciato la posizione della questione di fiducia sul provvedimento nel testo approvato dalla Camera dei deputati, la Conferenza dei Capigruppo ha proceduto all'organizzazione del relativo dibattito. Per la discussione sulla fiducia sono stati attribuiti dieci minuti, in base a specifica richiesta di un Gruppo. Seguiranno le dichiarazioni di voto e la chiama. La seduta quindi sarà sospesa e riprenderà alle ore 16 per la discussione del disegno di legge delega in materia di spettacolo... (Brusio). I colleghi che non sono interessati potrebbero abbassare il tono della voce, per permettere ai colleghi interessati di conoscere il calendario dei lavori. Vi ringrazio. La seduta sarà sospesa e riprenderà alle ore 16 per la discussione del disegno di legge delega in materia di spettacolo, collegato alla manovra di bilancio. I tempi sono stati ripartiti tra i Gruppi per complessive tre ore, oltre agli interventi dei relatori, del Governo e per le dichiarazioni di voto. Gli emendamenti dovranno essere presentati entro le ore 10 di domani. La seduta di domani non prevede orario di chiusura. Giovedì 19 maggio, alle ore 9, con trasmissione diretta televisiva, il Presidente del Consiglio dei ministri renderà un'informativa sugli ulteriori sviluppi del conflitto tra Russia e Ucraina. I Gruppi potranno intervenire per dieci minuti, ad eccezione del Gruppo Misto, al quale sono attribuiti quindici minuti. L'ordine del giorno della seduta di giovedì prevede inoltre, dalla sede redigente, la discussione del disegno in materia di celebrazioni per il centesimo anniversario della morte di Giacomo Matteotti. Il Premier question time , già previsto alle ore 15 di giovedì, è rinviato ad altra seduta. Martedì 24 maggio, alle ore 16,30, sarà discussa la relazione - già all'ordine del giorno di oggi - della Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio sui percorsi di trattamento per uomini autori di violenza nelle relazioni affettive e di genere. La Conferenza dei Capigruppo si riunirà nella stessa giornata di martedì 24, alle ore 15,30, per definire l'ulteriore programma dei lavori. Calendario dei lavori dell'Assemblea Discussione e reiezione di proposta di modifica PRESIDENTE . La Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari, riunitasi oggi, con la presenza dei Vice Presidenti del Senato e con l'intervento del rappresentante del Governo, ha adottato a maggioranza - ai sensi dell'articolo 55 del Regolamento - il calendario dei lavori dell'Assemblea fino al 24 maggio: Martedì 17 maggio h. 16,30-20 - Disegno di legge n. 2604 - Decreto-legge n. 24, Cessazione stato d'emergenza (approvato dalla Camera dei deputati) (scade il 23 maggio) - Disegno di legge n. 2318 - Delega al Governo in materia di spettacolo (collegato alla manovra di bilancio) (voto finale con la presenza del numero legale) - Informativa del Presidente del Consiglio dei Ministri sugli ulteriori sviluppi del conflitto tra Russia e Ucraina (giovedì 19, ore 9) - Disegno di legge n. 2317 - Celebrazioni per il centesimo anniversario della morte di Giacomo Matteotti (dalla sede redigente) Mercoledì 18 " h. 9,30 Giovedì 19 " h. 9 Gli emendamenti al disegno di legge n. 2318 (Delega al Governo in materia di spettacolo) dovranno essere presentati entro le ore 10 di mercoledì 18 maggio. Martedì 24 maggio h. 16,30-20 - Doc. XXII- bis , n. 8 - Relazione della Commissione parlamentare d'inchiesta sul femminicidio sui percorsi di trattamento per uomini autori di violenza nelle relazioni affettive e di genere - Eventuale seguito argomenti non conclusi Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. 2604 (Decreto-legge n. 24, Cessazione stato d'emergenza) (5 ore, escluse dichiarazioni di voto) Relatori 20' Governo 20' Votazioni 20' Gruppi 4 ore, di cui M5S 41' L-SP-PSd'Az 37' FIBP-UDC 33' PD 28' Misto 27'+5' FdI 21'+5' IV-PSI 19' CAL (Costituzione, Ambiente, Lavoro)-Alternativa-PC-IdV 18' Aut (SVP-PATT, UV) 16' Dissenzienti da stabilire Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. 2318 (Delega al Governo in materia di spettacolo) (3 ore, escluse dichiarazioni di voto) M5S 31' L-SP-PSd'Az 28' FIBP-UDC 24' PD 21' Misto 21'+5' FdI 16'+5' IV-PSI 14' CAL (Costituzione, Ambiente, Lavoro)-Alternativa-PC-IdV 13' Aut (SVP-PATT, UV) 12' Dissenzienti da stabilire CRUCIOLI (CAL-A-PC-IdV) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CRUCIOLI (CAL-A-PC-IdV) . Signora Presidente, chiedo una modifica del calendario. Attesa la gravità della situazione, che precipita di giorno in giorno in Ucraina, e dal momento che si sentono e si susseguono posizioni almeno a parole differenti da parte dei Gruppi e dei leader di Gruppi politici, con sfumature diverse che lasciano però intendere che sia necessaria una discussione in questa sede e non nei programmi televisivi, chiedo che il calendario dei lavori venga modificato. Chiedo, inoltre, che giovedì, invece di mere comunicazioni senza voto, si svolgano comunicazioni con conseguente discussione e, quindi, votazione di proposte di risoluzione. Chiedo, quindi, che si proceda, non con un'informativa, ai sensi del Regolamento, bensì con comunicazioni con voto di proposte di risoluzione. Questa è la richiesta che vi sottopongo. Ovviamente chiedo che il tutto, che sia l'uno o sia l'altro, avvenga con diretta televisiva, per fare in modo che il Paese possa vedere quali sono le informative o conoscere le comunicazioni del presidente Draghi. Chiedo pertanto che venga messa ai voti questa proposta di modifica del calendario. PRESIDENTE . Per correttezza, nella Conferenza dei Capigruppo la Presidente ha precisato che le tempistiche che vedranno il Presidente del Consiglio impegnato sia al Senato che alla Camera non avrebbero consentito di seguire la procedura da lei proposta. Metto comunque ai voti la proposta di modifica del calendario dei lavori dell'Assemblea, avanzata dal senatore Crucioli, volta a sostituire l'informativa del presidente del Consiglio Draghi prevista all'ordine del giorno della seduta di giovedì alle ore 9 con delle comunicazioni. Non è approvata. (Applausi) . Discussione del disegno di legge: Doc 2604 Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 24 marzo 2022, n. 24, recante disposizioni urgenti per il superamento delle misure di contrasto alla diffusione dell'epidemia da COVID-19, in conseguenza della cessazione dello stato di emergenza (Approvato dalla Camera dei deputati) (Relazione orale) PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 2604, già approvato dalla Camera dei deputati. I relatori, senatori Boldrini e Garruti, hanno chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta. Pertanto, ha facoltà di parlare la relatrice, senatrice Boldrini. BOLDRINI, relatrice . Signor Presidente, il presente decreto-legge, rispetto al quale la Camera ha operato modifiche e integrazioni, reca disposizioni per il superamento delle misure di contrasto della diffusione dell'epidemia di Covid-19 e altre disposizioni in materia sanitaria. Come è noto, il decreto-legge non ha prorogato lo stato di emergenza epidemiologica da Covid-19, il quale dunque è cessato lo scorso 31 marzo. (Brusio). PRESIDENTE . Senatrice Boldrini, nel pieno rispetto del suo ruolo, invito i senatori presenti in Aula a permettere alla relatrice Boldrini di svolgere la sua relazione. Sembra che non ci sia corrispondenza tra il luogo e il comportamento tenuto. Per cortesia, colleghi, mi sembra di dovervi richiamare come si fa nelle aule scolastiche. Prego, senatrice Boldrini. BOLDRINI, relatrice . La ringrazio, Presidente. In relazione a tale cessazione, si rileva in primo luogo che all'articolo 1 del decreto è prevista in ogni caso la possibilità di adozione fino al 31 dicembre 2022 di ordinanze di protezione civile al fine di assicurare in ambito organizzativo, operativo e logistico il mantenimento della capacità operativa e di pronta reazione delle strutture durante la fase di progressivo rientro nell'attività ordinaria. Tali ordinanze possono recare anche misure derogatorie limitatamente agli ambiti suddetti e con efficacia limitata comunque al 31 dicembre 2022. I commi da 1 a 8 del successivo articolo 2 prevedono in primo luogo la costituzione di unità per il completamento della campagna vaccinale e per l'adozione di altre misure di contrasto della pandemia. La struttura è operante fino al 31 dicembre 2022, in sostituzione del commissario straordinario per l'attuazione e il coordinamento delle misure di contenimento e contrasto dell'emergenza epidemiologica Covid-19 e per l'esecuzione della campagna vaccinale nazionale, figura che non è più prevista dopo il 31 marzo 2022. Ringraziamo, a tal proposito, il commissario Figliuolo, che ha portato avanti fino al 31 marzo tutta l'organizzazione relativa al contenimento della pandemia. Al direttore della nuova unità sono attribuiti i medesimi poteri già stabiliti per il suddetto commissario straordinario. Si dispone inoltre che dal 1° gennaio 2023 il Ministero della salute subentri nelle funzioni e nei rapporti attivi e passivi facenti capo alla suddetta unità, prevedendo a tali fini una ridefinizione dell'assetto organizzativo del Dicastero e l'autorizzazione all'assunzione da parte del medesimo Ministero, a decorrere dal 1° ottobre 2022, di un contingente di personale. Il successivo comma 8- bis introduce a regime in primo luogo la possibilità di somministrazione, con oneri a carico degli assistiti, presso le farmacie, da parte di farmacisti opportunamente formati, sia di vaccini contro il virus SARS-Cov-2, sia di vaccini antinfluenzali. La possibilità è limitata agli assistiti aventi almeno diciotto anni di età ed è subordinata alla presentazione di una documentazione comprovante la pregressa somministrazione di un'analoga tipologia di vaccino. In secondo luogo, il comma introduce a regime la possibilità di effettuazione nelle farmacie di test diagnostici con prelevamento del campione biologico a livello nasale e salivare e orofaringeo. L'articolo 2- bis prevede un incremento della dotazione organica della Lega italiana per la lotta contro i tumori e un'autorizzazione per il medesimo ente pubblico allo svolgimento di procedure concorsuali di reclutamento di personale. L'articolo 3 prevede che fino al 31 dicembre 2022 il Ministero della salute, con ordinanze adottate di concerto con i Ministri competenti per materia o d'intesa con la Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, possa definire o aggiornare linee guida e protocolli per lo svolgimento in sicurezza, in relazione alla situazione epidemiologica, dei servizi delle attività economiche, produttive e sociali e che, sentiti i Ministeri competenti per materia, con ordinanze possa stabilire limitazioni agli spostamenti da e per l'estero e misure sanitarie in dipendenza dei medesimi spostamenti. L'articolo 4 reca la nuova disciplina relativa all'obbligo di isolamento in caso di positività al virus SARS-Cov-2 e all'obbligo di auto-sorveglianza in caso di contatto stretto con soggetti positivi al medesimo virus. La nuova disciplina è posta a regime con decorrenza dal 1° aprile 2022, in sostituzione di quella operante fino al 31 marzo 2022. In particolare, la nuova disciplina estende il regime di auto-sorveglianza a tutti i casi di contatto stretto. Di conseguenza, non sono oggetto di proroga le norme sul regime di quarantena precauzionale e le misure con effetto equivalente a queste ultime. L'articolo 5 del medesimo decreto concerne l'impiego di dispositivi di protezione per le vie respiratorie in alcuni ambiti. L'articolo reca, oltre ad alcune disposizioni non più operanti dal 1° maggio 2022, un obbligo di impiego dei dispositivi suddetti fino al 15 giugno 2022. In alcuni ambiti (obbligo definito dalla riformulazione approvata alla Camera) queste ultime norme sono identiche a quelle poste nelle more dell'entrata in vigore della suddetta riformulazione a un'ordinanza del Ministro della salute del 28 aprile 2022. Gli ambiti interessati all'obbligo per il periodo compreso tra il 1° maggio 2022 e il 15 giugno 2022 sono inerenti ai settori del trasporto, dello spettacolo e dello sport, con la previsione specifica di obbligo di impiego di un dispositivo di tipo FFP2 o di tipo superiore, nonché alle strutture sanitarie, socio-sanitarie e socio-assistenziali. Il comma 1 dell'articolo 6 proroga al 31 dicembre 2022 la norma transitoria che subordina, per le persone ospitate presso alcune strutture residenziali, la possibilità di uscite temporanee alla condizione del possesso di una certificazione verde Covid-19. I commi da 2 a 8 dell'articolo 6, il comma 1 dell'articolo 7 e i commi 6 e 8 dell'articolo 8 hanno ridefinito, con riferimento al mese di aprile 2022, la disciplina transitoria sulla condizione del possesso di un certificato verde Covid-19, ai fini dell'accesso a determinati ambiti o servizi per i quali, dal 1° maggio 2022, la condizione suddetta non si applica più. La lettera a) del comma 2 dell'articolo 7 proroga fino al 31 dicembre 2022 la norma transitoria che subordina la possibilità di accesso dei visitatori ad alcune strutture residenziali alla sussistenza di una delle seguenti due condizioni: possesso di una certificazione verde Covid-19 rilasciata a seguito della somministrazione della dose di richiamo successiva al ciclo vaccinale primario contro il Covid-19; possesso contestuale di una certificazione verde Covid-19 generata in base al completamento del suddetto ciclo vaccinale primario in base all'avvenuta guarigione dal Covid-19 e di una certificazione attestante l'esito negativo di un test antigenico rapido o molecolare eseguito con riferimento al Covid-19 nelle quarantott'ore precedenti l'accesso. Con la successiva lettera b-bis) si introduce la possibilità che il direttore sanitario della struttura adotti misure precauzionali più restrittive in base all'andamento epidemiologico. La lettera b) dello stesso comma 2 dispone la proroga, fino al 31 dicembre 2022, anche della norma transitoria che subordina la possibilità di accesso dei visitatori ai reparti di degenza delle strutture ospedaliere alla sussistenza di una delle suddette condizioni previste per l'accesso alle strutture residenziali oggetto della lettera a) . L'articolo 7- bis reca una specificazione sulla durata della validità del certificato Covid-19 con riferimento ai casi in cui sia stato assunto un prodotto vaccinale monodose contro il Covid-19 e successivamente si sia contratta la medesima malattia e si sia guariti. La novella in esame è intesa a esplicitare l'equiparazione, ai fini in oggetto, di tali casi a quelle di infezione e guarigione successiva al completamento di un ciclo vaccinale primario di un prodotto articolato in più dosi. I commi da 1 a 3 dell'articolo 8 recano alcune modifiche alle norme transitorie sull'obbligo di vaccinazione contro il Covid-19 per i lavoratori che operano nel settore sanitario, socio-sanitario e socio-assistenziale. Le novelle differiscono il termine finale di applicazione dell'obbligo dal 15 giugno al 31 dicembre 2022 e recano una norma procedurale sulla sospensione dell'obbligo per i casi di infezione da virus SARS-Cov-2 e di successiva guarigione. Il successivo comma 4 reca alcune modifiche alle norme transitorie sull'obbligo di vaccinazione contro il Covid-19 per alcune categorie di lavoratori (diverse dalle categorie interessate nei precedenti commi). Le novelle di cui al comma 4, - che confermano - per le categorie interessate - il termine finale del 15 giugno 2022 per l'applicazione dell'obbligo in esame, sopprimono, per il caso di inadempimento - con riferimento alle medesime categorie e ad eccezione parziale del personale docente nel settore scolastico - il divieto di svolgimento dell'attività lavorativa, ferma restando la sanzione amministrativa pecuniaria di 100 euro per il summenzionato inadempimento. Arriviamo poi all'articolo 9. Il comma 1 dell'articolo 9, in primo luogo, modifica, con decorrenza dal 1° aprile 2022 e fino alla conclusione dell'anno scolastico 2021-2022, la disciplina relativa allo svolgimento delle attività nell'ambito dei servizi educativi per l'infanzia e delle scuole dell'infanzia, nelle scuole primarie, nelle scuole secondarie di primo e secondo grado e nel sistema di istruzione e formazione professionale. Tali norme prevedono, in ogni caso, la prosecuzione dell'attività in presenza con l'obbligo temporaneo, nell'ipotesi di almeno quattro casi di positività nella sezione o gruppo classe o classe, di impiego di dispositivi di protezione delle vie respiratorie di tipo FFP2 per i docenti, gli educatori e gli alunni di età superiore ai sei anni, e recano alcune prescrizioni per i casi di comparsa di sintomi successivi ai contatti in oggetto. Il comma 3 estende all'anno scolastico 2021-2022 la norma transitoria che consente la valutazione periodica e finale dell'apprendimento anche per i casi di svolgimento delle attività didattiche a distanza. Inoltre, definisce con l'articolo 9- bis , nelle more delle determinazioni, che -secondo la normativa già vigente - devono essere adottate dalla Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome, i casi in cui la formazione obbligatoria in materia di salute e sicurezza sul lavoro possa essere svolta anche con modalità a distanza, attraverso la metodologia della videoconferenza in modalità sincrona. Lascio ora la parola al collega, relatore Garruti. PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il relatore, senatore Garruti. GARRUTI, relatore . Signor Presidente, ringrazio la collega Boldrini. Il comma 1 dell'articolo 10 proroga fino al 31 dicembre 2022 le disposizioni transitorie richiamate nell'allegato A. Tali disposizioni riguardano: le specificazioni che alcuni incarichi di lavoro autonomo, ivi compresi incarichi di collaborazione coordinata e continuativa, previsti dalla disciplina transitoria in materia di emergenza epidemiologica da Covid-19, possano essere attribuiti, da parte degli enti e aziende del Servizio sanitario nazionale, anche a tutti i laureati in medicina e chirurgia abilitati all'esercizio della professione medica e iscritti all'ordine professionale; la possibilità per gli enti e aziende del Servizio sanitario nazionale di trattenere in servizio dirigenti medici e sanitari, nonché il personale del ruolo sanitario del comparto sanità e gli operatori socio-sanitari anche in deroga ai limiti previsti dalle disposizioni vigenti per il collocamento in quiescenza; il trattamento di dati personali, tra cui i dati relativi alla salute; la riduzione del termine per l'espressione del parere del Consiglio superiore della pubblica istruzione; la possibilità di svolgimento da parte del personale rientrante nelle professioni infermieristiche o di ostetricia, ovvero nelle professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione, ad appartenente al comparto contrattuale pubblico della sanità di prestazioni al di fuori dell'orario di servizio con un monte ore complessivo settimanale non superiore a quattro; alcune norme in materia di semplificazione per realizzazione di spettacoli dal vivo. Il comma 1- bis dello stesso articolo 10 proroga al 30 giugno 2022 la norma temporanea che riconosce per il periodo prescritto, in assenza dal servizio dei lavoratori dipendenti pubblici e privati rientranti nelle condizioni di cui al decreto ministeriale del 4 febbraio 2022 inerenti a determinate situazioni di fragilità, il trattamento di malattia inerente al ricovero ospedaliero. Tale beneficio resta subordinato alla condizione che la prestazione lavorativa non possa essere svolta in modalità agile. Il successivo comma 1- ter reca una delle molteplici norme transitorie del presente articolo in materia di lavoro agile. Al fine di un riepilogo unitario, si rileva che il suddetto comma 1- ter proroga fino al 30 giugno 2022 la norma temporanea secondo la quale la prestazione lavorativa dei dipendenti pubblici o privati cosiddetti facili rientrano nelle condizioni di cui all'articolo 26, comma 2, del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 del 2020, n. 27, e successive modificazioni, e normalmente svolta in modalità agile. Il diritto al ricorso a tale modalità di prestazione, sempre se compatibile con le caratteristiche della prestazione medesima, è peraltro previsto per alcune categorie di lavoratori, le quali in parte si sovrappongono a quelle suddette, fino al termine più ampio del 31 luglio 2000, dal comma 2 del presente articolo 10 e dal n. 2 dell'allegato B del presente decreto. Le categorie interessate sono costituite dai lavoratori dipendenti del settore privato che abbiano almeno un figlio minore di quattordici anni e dai lavoratori dipendenti pubblici e privati che, sulla base delle valutazioni dei medici competenti, siano maggiormente esposti al rischio di contagio dal virus SARS-Cov-2, in ragione dell'età e della condizione di rischio derivante da immunodepressione, da esiti di patologie oncologiche e dallo svolgimento di terapia salvavita o comunque da comorbilità che possono caratterizzare una situazione di maggiore rischio. Il comma 2- bis dell'articolo 10 proroga al 31 agosto 2022 la norma che consente in via transitoria ai datori di lavoro privati il ricorso alla modalità di lavoro agile anche in assenza dell'accordo individuale. In tal caso gli obblighi di informativa in materia di sicurezza sul lavoro possono essere assolti in via telematica anche ricorrendo alla documentazione disponibile sul sito Internet dell'Inail. Il medesimo comma 2- bis proroga al 31 agosto 2022 la modalità transitoria di forma semplificata in base alla quale i datori di lavoro del settore privato, in luogo della stipulazione del suddetto accordo individuale con il singolo dipendente, trasmettono al Ministero del lavoro e delle politiche sociali in via telematica nominativi che presentino lavoro in modalità agile e la data di cessazione della medesima modalità. Il comma 5- quinquies dell'articolo 10 proroga fino al 30 giugno 2022 la norma transitoria sulla possibilità di ricorso all'istituto del lavoro agile in deroga al requisito dell'accordo tra datore di lavoro e dipendente, con riferimento ai dipendenti privati che abbiano almeno un figlio in condizioni di disabilità grave riconosciuta o almeno un figlio con bisogni educativi speciali. Riguardo al summenzionato comma 1- ter dell'articolo 10, si ricorda che esso reca anche un incremento per il 2022 dell'autorizzazione di spesa per la sostituzione del personale delle istituzioni scolastiche. Il comma 1- quater dell'articolo 10 reca la quantificazione e la copertura degli oneri di cui ai precedenti commi 1- bis e 1- ter . Riguardo al citato articolo 10, comma 2, allegato B, si ricorda che esso reca anche la proroga fino al 31 luglio 2022 delle norme temporanee sulla sorveglianza sanitaria eccezionale di alcune categorie di lavoratori pubblici e privati in relazione all'epidemia da Covid-19. Il comma 4 dell'articolo 10 reca una proroga per la prosecuzione dell'applicazione di procedure semplificate per alcuni concorsi indetti e già in atto alla data del 31 marzo 2022 e per alcuni corsi di formazione già in atto alla medesima data. Il successivo comma 5 prevede che le aree sanitarie temporanee già attivate dalle Regioni e dalle Province autonome per la gestione dell'emergenza Covid-19 possono continuare a operare anche in deroga ai requisiti autorizzativi e di accreditamento fino al 31 dicembre 2022. I commi 5- bis e 5- ter prorogano al 31 dicembre 2022 la normativa transitoria che consente a determinate condizioni il conferimento di incarichi di lavoro autonomo anche di collaborazione coordinata e continuativa a dirigenti medici veterinari e sanitari e al personale del ruolo sanitario del comparto sanità collocati in quiescenza, nonché agli operatori sociosanitari collocati in quiescenza. Il comma 5- quater proroga al 31 dicembre 2022 le norme temporanee che prevedono una deroga alla disciplina sul riconoscimento di professioni sanitarie e sociosanitarie e ampliano per i cittadini di Paesi non appartenenti all'Unione europea, titolari di un permesso di soggiorno che consenta di lavorare, la mensilità di assunzione alle dipendenze di pubbliche amministrazioni per l'esercizio di professioni sanitarie e per la qualifica di operatore socio-sanitario. L'articolo 10- bis prevede che le prestazioni sanitarie relative sia all'accertamento dell'idoneità alla donazione sia alla produzione, distribuzione e assegnazione del sangue e degli emocomponenti sia alla diagnosi e cura della medicina trasfusionale siano inseriti nell'elenco delle prestazioni in telemedicina e organizzate secondo linee guida. L'articolo 11 reca un aggiornamento delle norme sanzionatorie relative ad alcune misure di emergenza epidemiologica da Covid-19. L'aggiornamento è disposto in relazione ad altre novelle operate dal presente decreto e al conseguente cambiamento degli estremi dei riferimenti normativi. I commi 1 e 3 dell'articolo 12 recano alcuni interventi di coordinamento testuale in relazione alla suddetta cessazione al 31 marzo 2022 dello stato di emergenza epidemiologica. Il comma 3- bis in primo luogo proroga dal 31 dicembre 2022 al 31 dicembre 2024 il termine finale di applicazione della disciplina transitoria che consente l'assegnazione degli incarichi di medicina generale ai medici iscritti al relativo corso di formazione specifica. Il comma, inoltre, specifica che l'attività così prestata deve essere computata nel monte ore complessivo di attività didattica pratica previsto nell'ambito del corso medesimo e modifica la norma sulla definizione, con riferimento ai suddetti incarichi, di limiti del massimale degli assistiti in carico e del monte ore settimanale. Il comma 3- quater riduce da dieci a cinque il requisito minimo di anzianità di attività convenzionate con Servizio sanitario nazionale per la figura dei tutori dei suddetti corsi di formazione specifica in medicina generale. Il comma 3- quater differisce dal 31 dicembre 2022 al 31 dicembre 2023 l'applicabilità della disciplina transitoria che consente ad enti ed aziende del Servizio sanitario nazionale, nonché delle strutture sanitarie private accreditate ed appartenenti alla rete formativa della scuola di specializzazione, di assumere, a tempo determinato e con orario a tempo parziale, i professionisti sanitari in corso di specializzazione e utilmente collocati in specifiche graduatorie concorsuali separate. L'articolo 14 stabilisce, in relazione alle novelle di precedenti articoli del decreto, l'abrogazione, a decorrere dal 1° aprile 2022 di un complesso di norme. I commi 1, 2 e 4 dell'articolo 14- bis modificano la procedura e i criteri per la definizione delle misure attuative relative al fondo per la cura dei soggetti con il disturbo dello spettro autistico. L'articolo 14- ter reca la clausola di salvaguardia delle autonomie speciali e territoriali. PRESIDENTE . Dichiaro aperta la discussione generale. È iscritta a parlare la senatrice Riccardi. Ne ha facoltà. RICCARDI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, signori del Governo, colleghe e colleghi, grazie all'Italia e agli italiani. È così che voglio iniziare oggi il mio intervento, ringraziando tutti i cittadini italiani, i medici e tutto il personale sanitario, gli operai, i commercianti, gli impiegati, i liberi professionisti, gli studenti, i pensionati e i volontari, nessuno escluso per la straordinaria dimostrazione di buon senso, di tenacia e di collaborazione offerta in questi due anni di terribile pandemia. Questo comportamento, a parer mio, merita un riconoscimento ancora più grande, perché è stato posto in essere in un clima di grande incertezza e di scarsa lucidità mediatica. Proprio in questi giorni ho letto dichiarazioni volte a incensare la presunta bontà della comunicazione portata avanti nella lotta alla pandemia. Non sono d'accordo. Ho rispetto delle opinioni di tutti, ma su questo tema ritengo che, fin dal principio, siano stati commessi e reiterati importanti errori comunicativi. Per questo la risposta data dai cittadini italiani, nell'attenzione alle regole e nell'adesione massiccia alla campagna vaccinale, è semplicemente encomiabile. Ed è in considerazione di ciò che, a nome mio e di tutto il Gruppo Lega, porgo a loro il più sincero ringraziamento. Usciamo da uno stato di emergenza durato settecentonovanta lunghissimi giorni. Abbiamo speso cifre ingenti per acquistare banchi a rotelle e mascherine fatiscenti. Abbiamo visto l'Italia divisa in colori più o meno sicuri e in green pass più o meno rafforzati e non possiamo e non dobbiamo fingere che tutto sia andato bene. Dobbiamo riconoscere le mancanze e gli errori e farne tesoro, perché gli italiani ci hanno dimostrato un senso di responsabilità estremo, che noi siamo chiamati a tutelare e proteggere, oggi e per l'avvenire. Come da prassi in questa legislatura, anche per il provvedimento al nostro esame il Senato non ha potuto intervenire ed incidere sul testo arrivato dalla Camera dei deputati se non per alcuni ordini del giorno proposti in Commissione. Per fortuna, grazie al lavoro svolto dai colleghi della Camera ai quali va il nostro ringraziamento, è stato possibile comunque apportare alcune migliorie al testo base, le quali, anche se non hanno portato il provvedimento ad essere quello che avremmo voluto nella sua totalità, ci consegnano in ogni caso motivi di parziale soddisfazione. Nello specifico sottolineo l'importanza dell'intervento che permette ai medici in formazione di aumentare il loro massimale di assistiti, dando respiro ad un settore in affanno e alle prese con persistenti ed importanti problemi di carenza di organico. Penso ancora alla deroga alle norme sul riconoscimento delle qualifiche professionali sanitarie che aiuterà molte residenze sanitarie assistenziali (RSA) a fronteggiare l'altra grave e atavica carenza, quella degli infermieri, e all'approvazione all'unanimità di un nostro emendamento in Commissione che consentirà di sbloccare 77 milioni di euro per le persone con disturbi legati all'autismo, volti a sostenere lo sviluppo di progetti di ricerca, di inclusione e l'incremento del personale a disposizione. (Applausi) . Meritano una menzione anche provvedimenti che, con la fine dello stato di emergenza, fanno venire meno l'obbligo di green pass per molteplici attività e che contribuiscono a ristabilire una sorta di normalità nel nostro quotidiano e le importanti novità sui vaccini in farmacia, sugli incarichi ai medici in quiescenza e altre significative misure connesse che concedono una boccata di ossigeno al nostro Servizio sanitario nazionale fortemente provato dalla pandemia. Restano tuttavia ancora alcune discrasie; mi riferisco alla mancanza di chiarezza sulla posizione degli insegnanti non vaccinati e alla necessità di intervenire per evitare che l'obbligo di indossare la mascherina fino al 15 giugno riguardi i bambini che ancora frequentano la scuola materna, ma compiono i sei anni in questo periodo. Soprattutto però mi riferisco ad un tema che ci preme particolarmente, sul quale la Lega ha presentato un ordine del giorno a prima firma del collega Augussori: la tutela dei soggetti fragili. Siamo tutti estremamente soddisfatti del ritorno ad una normalità sempre maggiore, ma non dobbiamo e non possiamo dimenticare chi non può difendersi autonomamente, chi ha bisogno di un'attenzione ulteriore in questo momento ancora così incerto. Lo Stato non può voltare la testa davanti a tale evidenze, pretendiamo provvedimenti che garantiscano ai soggetti fragili una tutela sanitaria e sociale senza nessuno spazio e incomprensibili disparità di trattamento anche all'interno di questa stessa categoria così delicata. Nello specifico, l'articolo 26, comma 2, del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, ha previsto che per i lavoratori dipendenti, pubblici e privati, in possesso di certificazione attestante una condizione di rischio derivante da immunodepressione, da esiti da patologie oncologiche o dallo svolgimento di relative terapie salvavita nonché per quelli in possesso del riconoscimento di disabilità con connotazione di gravità, il periodo di assenza dal servizio sia equiparato al ricovero ospedaliero e che, a decorrere dal 17 marzo 2020, i medesimi giorni di assenza non siano computati ai fini del periodo di comporto. Il comma 2- bis del medesimo articolo ha previsto anche che i lavoratori fragili debbano svolgere di norma la prestazione lavorativa in modalità agile, anche attraverso l'adibizione a diversa mansione ricompresa nella medesima categoria o a aree di inquadramento mediante lo svolgimento di specifiche attività di formazione professionale anche da remoto. Entrambe le disposizioni sono state oggetto di diverse proroghe temporali. Tuttavia il decreto del Ministro della salute del 4 febbraio 2022, con il quale vengono individuate le patologie croniche con scarso compenso clinico e con particolari connotazioni di gravità, non ha ricevuto concreta attuazione con la conseguenza che si è creata una divisione inconcepibile tra lavoratori fragili tutelati e lavoratori fragili non tutelati. Con questi ultimi che sono davanti alla scelta di decidere quotidianamente il diritto alla salute o quello alla conservazione del posto di lavoro. Siamo pertanto soddisfatti dell'accoglimento del nostro ordine del giorno con il quale il Governo si impegna a superare la lista esistente in quanto troppo restrittiva. Non possiamo accettare realtà di questo genere e la Lega è sempre pronta e schierata in prima linea a tutela dei più bisognosi, oggi più che mai. Accingendomi a concludere desidero lasciarvi con una riflessione: per due lunghi anni ci siamo ripetuti ossessivamente che tutto sarebbe andato bene e che ne saremmo usciti migliori, ma lo abbiamo fatto probabilmente senza crederlo realmente, così oggi i problemi che c'erano sono rimasti e quelli che non c'erano sono arrivati per sommarsi agli altri. Rappresentiamo un popolo e un Paese splendido; impegniamoci tutti a lavorare in modo da poterli onorare. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pagano. Ne ha facoltà. PAGANO (FIBP-UDC) . Signor Presidente, ancora una volta per noi di Forza Italia è significativo stigmatizzare e soprattutto rendere chiaro ed evidente, senza alcuna possibilità di equivoco, che il nostro Gruppo è sempre stato assolutamente favorevole all'approccio che il Governo ha voluto dare, in particolare da quando il Presidente del Consiglio dei ministri è Mario Draghi, e alle scelte fatte, per esempio, con la nomina del commissario Figliuolo nella gestione delle vaccinazioni. Forza Italia è sempre stata assolutamente favorevole all'approccio legato alla politica sanitaria, e devo dire che ho avuto modo di apprezzare molto la competenza e il modus operandi del sottosegretario Sileri, che, nel corso di questo anno e mezzo, ha acquistato tutta la mia stima per come ha saputo gestire la situazione anche a livello mediatico. Devo dirglielo, Sottosegretario: lei non è stato eletto nel mio partito, ma ho l'abitudine di dire sempre quello che penso, e lei lo sa. Non era possibile sminuire, sottovalutare l'impatto devastante di questa pandemia, cercando addirittura di disinformare la popolazione riducendo tutto a provvedimenti meramente incidenti sulla libertà individuale dei cittadini, come se il Governo si divertisse a limitare la libertà individuale e la possibilità di agire e di comportarci come se nulla fosse accaduto. Al contrario, si è imposto un approccio assolutamente serio, con una politica di partecipazione il più possibile massiccia e una campagna di vaccinazione che ha portato a vaccinare innanzitutto i più deboli, i più fragili, per poi arrivare a vaccinare i più giovani e i più piccoli, facendo capire chiaramente che l'uscita da un problema sanitario di portata planetaria potesse essere raggiunta soltanto con il senso di responsabilità e la consapevolezza di cosa avevamo dinanzi, senza sottovalutare, come invece molti hanno pensato di fare, disinformando o addirittura assurgendo quasi al ruolo di novelli scienziati del mondo sanitario. Nel primo pomeriggio ho sentito un intervento del Sottosegretario alla sanità -che ho molto apprezzato - che replicava a chi evidentemente pensa di essere divenuto improvvisamente uno scienziato nel campo sanitario o una persona competente per aver letto chissà quali articoli su riviste più o meno tecniche. Ebbene, purtroppo, questo brutto vizio di avere un approccio ideologico e piegare tale approccio addirittura a presunte competenze di natura scientifica è quanto di peggio ci possa essere, perché atteggiamenti di questo genere avrebbero potuto portare a peggiorare di gran lunga l'approccio che l'Italia ha avuto rispetto al modo in cui si è fronteggiata questa pandemia e soprattutto ad aumentare di molto il numero dei deceduti che, ahimè, ci sono stati nel nostro Paese. Il provvedimento al nostro esame è quello di chiusura, quello che porta alle riaperture, alla normalità; certo, con prudenza. Anche io qui in Aula sto parlando con la mascherina e l'idea che le mascherine facciano male alla salute, che possano addirittura generare problemi di natura sanitaria, è risibile. È addirittura assurdo che si dica tutto questo, soprattutto quando c'è una partecipazione unanime del mondo scientifico sulla necessità assoluta di limitare i danni anche attraverso questo tipo di protezione. Allo stesso modo, con l'attuale Governo abbiamo avuto la capacità di tornare alla normalità meglio e prima di altri Paesi nel mondo, al di là delle disinformazioni portate avanti. Poi c'è chi può criticare un provvedimento rispetto a un altro: per esempio, c'è chi critica un approccio particolarmente prudente da parte del Ministero della salute, quindi di fatto da parte del Governo. Io però ho l'abitudine di affidarmi al mondo della scienza quando non conosco una questione fino in fondo e non ho la competenza o la conoscenza per poter dare un giudizio personale. Con il provvedimento in esame si chiude un periodo di restrizioni, un periodo complicato per il nostro Paese (ma non solo per il nostro Paese) e il voto che mi sento di dare all'intera gestione di questo periodo così infausto è assolutamente positivo; un voto non solo sufficiente, ma di approvazione assoluta di quanto è stato fatto. La Camera dei deputati ci affida anche alcune modifiche al presente decreto-legge varato dal Governo; modifiche che, come sempre, hanno portato a migliorare il provvedimento. Voi conoscete l'approccio che ho sempre avuto, dall'inizio di questa legislatura, nei confronti di una fase patologica del sistema democratico del nostro Paese, ma in una situazione come quella che abbiamo vissuto non era possibile agire secondo lo schema del parlamentarismo tradizionale. Le leggi approvate con disegno di legge parlamentare sono davvero poche; si è agito quasi esclusivamente per decreto-legge, però devo dire che questa sorta di monocameralismo sui generis che si è generato da questo periodo patologico del nostro sistema democratico ha di fatto garantito comunque la possibilità che almeno una delle due Camere, quella a cui veniva assegnato il provvedimento, potesse modificare il decreto-legge e migliorarlo. Si è fatto sì che i parlamentari si sentissero non utili ma partecipi di un procedimento legislativo, che non dovessero semplicemente approvare il decreto-legge a scatola chiusa, in quanto frutto, prodotto di un'attività parlamentare in questo caso affidata alla Camera dei deputati. Noi qui in Senato possiamo soltanto apprezzare il lavoro svolto dal Governo, ma anche dalla Camera, che ha introdotto modifiche al nostro giudizio assolutamente utili. Concludo il mio intervento auspicando che un periodo come quello che abbiamo vissuto sia di monito affinché in futuro non si commettano gli errori che talvolta sono stati fatti in passato. Noi possiamo solo essere favorevoli al decreto-legge in discussione, così come modificato dalla Camera dei deputati. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Marin. Ne ha facoltà. MARIN (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, riassumo alcuni punti che identificano il provvedimento in esame. Con una modifica approvata presso la Camera dei deputati, l'obbligo di indossare le mascherine, in specifico di tipo FFP2, è stato posticipato dal 30 aprile al 15 giugno sui mezzi di trasporto, anche scuolabus. L'articolo 8 stabilisce l'obbligo di vaccinazione per i soggetti di età pari o superiore a cinquant'anni fino al 15 giugno, con l'applicazione di una sanzione amministrativa pecuniaria che, viste le ultime sentenze di risarcimento, metto in seria discussione. Fino al 15 giugno gli ospiti in eventi sportivi che si svolgono al chiuso devono indossare la mascherina e anche questa è una stortura senza senso e senza rigore di logica. Inoltre, il tasso di positività è in costante discesa. Ciò nonostante, i nostri bambini sono ancora costretti a sopportare la mascherina per ore in una situazione climatica che sta rendendo impossibile la tolleranza. È da tempo che la Lega sta chiedendo riscontro su questo tema, ma per ragioni incomprensibili i nostri bimbi dovranno arrivare a fine anno scolastico per liberarsi di questo castigo. Veniamo poi ai 19 milioni di persone non vaccinate o con ciclo non completato. Questo dato rimarrà pressoché costante, perché rappresenta quella parte di popolazione che, al di là di ogni raccomandazione, sanzione o imposizione, ha già deciso di non vaccinarsi e con grande probabilità non si vaccinerà mai, meno ancora oggi, che non siamo più in stato di emergenza. L'incongruenza emerge tuttavia, in particolar modo, agli articoli 10 e 12, in cui si predispongono proroghe dei contratti, assunzione di personale medico ed infermieristico, una categoria che, nei momenti più bui della pandemia, in maniera molto ingenua è stata definita... PRESIDENTE. Senatrice Marin, mi spiace interromperla, ma devo ricordarle le disposizioni interne dei Senatori questori, secondo cui in Aula c'è l'obbligo della mascherina. La invito quindi cortesemente ad indossarla. MARIN (L-SP-PSd'Az) . Mi scusi, signora Presidente. PRESIDENTE. Si figuri, eravamo assolutamente in tema. Prego, senatrice, prosegua pure il suo intervento. MARIN (L-SP-PSd'Az) . Tornando al personale medico e infermieristico, sono stati definiti angeli. No signori, non sono angeli e medici non si nasce, si diventa, con un percorso formativo universitario. Sono lavoratori terreni preparati e responsabili per gli interventi di loro specifica competenza che, con grande responsabilità e ben conoscendo i rischi del mestiere, si sono presentati al fronte sanitario non appena è stato richiesto il loro lavoro. La fase emergenziale si è chiusa il 31 marzo e la legge nazionale prevede la possibilità di stabilizzare il personale che abbia svolto almeno diciotto mesi di attività in emergenza Covid. Pertanto, parte di questi angeli viene in sostanza licenziata dai reparti per essere rigettata nel calderone del precariato. I sopravvissuti delle corsie, nonostante l'enorme esperienza acquisita sul campo in situazioni estreme, per dodici, sedici o diciassette mesi e mezzo, non rientrano nel piano di stabilizzazione. Adesso più che mai dovremmo rivedere i parametri. Si continua a denunciare carenza di personale sanitario, in maniera particolare ora che il sistema sanitario soffre nella gestione del pregresso, trascurato da più di due anni di pandemia. Dinanzi alla mancanza di medici e infermieri, soprattutto in ambiti specifici (psicologi, fisioterapisti, medici di medicina generale, medici e infermieri del pronto soccorso) si dovrebbe individuare un sistema che valorizzi maggiormente le competenze, non relegandole ad una durata temporale. Non bastano le proroghe dei contratti, occorre una stabilizzazione delle posizioni, al fine di ridurre il precariato e andare ad abbattere le carenze di sanitari negli ospedali, prevedendo dunque misure straordinarie di intervento. Concludo ringraziando lei, signora Presidente, e i colleghi per l'attenzione. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Binetti. Ne ha facoltà. BINETTI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, Governo, colleghi, credo che il disegno di legge con cui oggi definiamo conclusa la fase emergenziale debba essere considerato un momento di serena soddisfazione da parte di tutti noi, che abbiamo vissuto questi anni in maniera molto faticosa sotto tanti punti di vista. E la fatica non è soltanto legata ai numeri che, con una certa costanza, prima quotidiana, adesso settimanale, ci vengono somministrati per dirci di volta in volta quanti sono i contagi, quanti i tamponi, quante le persone ricoverate in terapia intensiva e quelle che ci hanno lasciato definitivamente. Siamo stati abituati a giocare intorno a queste quattro cifre per cercare di capire quale fosse la tendenza di questa pandemia. Ora finalmente ci dicono che la pandemia è finita e lo stato di emergenza si è concluso. È chiaro che uno dei principali indicatori della fine di questo stato di emergenza è il fatto che il commissario Figliuolo è tornato ad altre occupazioni, suppongo né più semplici, né più facili. Certamente un grande ringraziamento va da parte di tutti noi al commissario Figliuolo, che ha saputo gestire in questi quasi due anni la intensissima campagna di vaccinazione, che è stata davvero il muro di difesa rispetto alla pressione del virus. È stata la difesa, anche se questo virus si sta mostrando più furbo del previsto, per cui le sue continue mutazioni ci mettono in uno stato di allarme nella prospettiva del prossimo vaccino, che molti di noi sono decisi a fare, probabilmente intorno a settembre, se sarà configurato in modo da tener conto delle varianti. Siamo quindi contenti che si sia conclusa questa fase, anche perché abbiamo registrato alcuni indicatori operativi di vantaggio: per esempio, possiamo entrare e uscire senza dover consegnare o mostrare ogni volta il nostro green pass . Tutti noi siamo entrati e usciti mille volte, anche qui in Senato, perfettamente conosciuti, perfettamente noto il fatto che fossimo vaccinati, eppure tutte le volte abbiamo dovuto mostrare la certificazione, in una sorta di rituale alla fine abbastanza stanco e, a mio avviso, un po' ipocrita. Alla fine, infatti, quando si sa che le persone sono vaccinate, chiedere loro cinque, sei, sette volte al giorno il green pass ha qualcosa di ridicolo. Siamo contenti perché in molti luoghi possiamo stare senza mascherina. Di fatto, in Senato è obbligatorio portare la mascherina in Aula, in Commissione, là dove si svolgono gli eventi, i convegni, gli incontri, però per il resto possiamo stare anche senza in giro per i corridoi. Lo stesso vale per la strada o andando al ristorante e questo ci dà una certa sensazione di ritorno alla normalità. Viviamo ancora con una certa perplessità l'operazione tamponi, perché sappiamo che questo virus è furbo e nel suo trasformarsi sta creando una coda di infezioni di ritorno, per cui anche persone che hanno già avuto il Covid e magari in forma grave adesso possono riprenderselo, anche più volte, sia pure in forma più leggera. Il tampone quindi resta ancora il nostro alleato di salute per capire se c'è o non c'è il virus. Tutto questo ci fa guardare con ottimismo sotto il profilo della salute, ma ci pone anche due interrogativi su cui vorrei riflettere insieme a tutti voi. Uno degli articoli modificati dall'attuale disegno di legge riguarda il potenziamento delle attività della Lega italiana per la lotta contro i tumori. Credo che tutti ci inchiniamo davanti al lavoro straordinario che la Lega italiana tumori sta facendo, lo consideriamo una garanzia, un vantaggio, un'ipoteca positiva rispetto a quelle malattie altre dal Covid. Non c'è dubbio che in questi anni noi abbiamo vissuto questa esperienza: da un lato il Covid, dall'altro le altre patologie. E abbiamo sperimentato materialmente come ai malati non Covid le cose andavano francamente male: le liste di attesa lunghe, gli screening che di fatto non sono stati fatti, i follow up totalmente rallentati, la riabilitazione resa quasi impossibile. Sappiamo che ci sono un disagio e una sofferenza molto gravi, che riguardano la salute. Quelli di voi che seguono queste vicende sanno che la settimana scorsa è stata quasi interamente dedicata a una riflessione sul malato oncologico. Ci sono stati diversi eventi (anche qui in Senato), per ricordare una cosa che trovo straordinariamente ai limiti dello scandalo: è mai possibile che non abbiamo ancora un piano oncologico nazionale, quando per esempio abbiamo un piano oncologico europeo eccellente? È giocoforza che io mi rivolga in questo momento al sottosegretario Sileri, che sa con quanta passione seguiamo questo argomento. Il piano oncologico europeo è un piano eccellente; potremmo perfino copiarlo, a tutela di tutti i pazienti oncologici, compresa la dimensione non tanto della prevenzione, quanto piuttosto della diagnosi precoce. Sappiamo tutti che la diagnosi precoce di un tumore aumenta molto le garanzie di poterlo affrontare, vuoi chirurgicamente, vuoi per via farmacologica. Eppure abbiamo toccato con mano un silenzio, il silenzio del Ministero, che copre tutti i piani nazionali. Non voglio qui infierire ricordando anche il piano nazionale delle malattie rare, promesso per legge, e tanti altri piani nazionali che stiamo aspettando. In questo caso specifico, questa legge prende in considerazione misure positive nei confronti della Lega italiana tumori. Mi inchino, ringrazio, ma non capisco perché la visione più ampia e più generale che riguarda il malato oncologico non abbia trovato la sua piena dignità e la sua piena presenza. Non vi nascondo, Presidente, colleghi, che ho presentato una mozione per cercare di condividere il dibattito su una patologia che ci tocca tutti prima o poi, direttamente o attraverso persone che ci sono care. Signori, l'emergenza Covid non è finita e nemmeno l'emergenza oncologica, tant'è vero che qualcuno sta parlando di una pandemia oncologica. Mi auguro che questa situazione, questo contesto e questo momento facciano in qualche modo reagire tutti noi e facciano reagire il Ministero, il Ministro e il Governo. C'è poi un altro passaggio contenuto in questo decreto-legge, anch'esso molto interessante, che riguarda la possibilità di modulare, attraverso la figura del direttore sanitario, certe operazioni di tutela, di difesa, di prevenzione e di cura. Esso riguarda anche quell'interlocutore con cui abbiamo imparato a fare i conti durante la pandemia: il senso della solitudine e la difficoltà nell'approccio, nella visita, nell'incontro tra gli ospiti delle RSA e i loro familiari, per esempio, ma anche tra i malati ricoverati in ospedale e i loro familiari. Dietro un obiettivo alto e importante, quello di contenere il rischio, non si è tenuto conto di un altro rischio ugualmente rilevante, quello psicologico. Eppure abbiamo stanziato 500 euro per l'assistenza psicologica, ma dopo abbiamo reso gli spicci nella dimensione affettiva e relazionale. Dico un'ultima cosa, Presidente, e poi concludo. Questo decreto-legge dice cose importanti e condivisibili anche sulla formazione. In particolare, le dice parlando della formazione del medico di medicina generale, ad esempio ponendo dei limiti al massimale dei medici di medicina generale. A Roma ci sono medici di medicina generale che hanno 1.500 pazienti, mentre qui si parla di 1.000 pazienti e si parla della possibilità che abbiano con loro dei tutor , cioè delle persone che in qualche modo possano essere degli alleati nell'esercizio di un lavoro. Non dice nulla, però, di quell'obiettivo strategico, fondamentale, importantissimo con cui ci dobbiamo confrontare - il decreto ministeriale 2 aprile 2015, n. 70 e il decreto ministeriale n. 71 - che è lo spostamento dell'attenzione dall'ospedale al territorio e quindi dell'esigenza inderogabile di avere una classe di medici di medicina generale più competenti, più pronti, più disponibili, perché svolgono un nuovo lavoro o svolgono in modo diverso il vecchio lavoro. Mi sarebbe piaciuto dire ancora molte altre cose, ma concludo affermando che è un bene che sia finita l'emergenza, ma non sono finite le conseguenze dell'emergenza. PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Bagnai. Ne ha facoltà. *BAGNAI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, parto dal riassunto delle puntate precedenti. Il 31 marzo scorso intervenivo in replica al question time ricordando al signor Ministro della salute che nelle aule dei tribunali non è possibile porre la questione di fiducia. Giova ricordarlo in questo intervento per i motivi che vedremo. Intanto, quarantasette giorni dopo, siamo qui in fervida e trepidante attesa di votare l'ennesima fiducia, fedeli alla tabella di marcia di questo Governo che ha posto in media la questione di fiducia ogni nove giorni. È un dato che oggettivamente stride con l'ampiezza del supporto parlamentare di cui questo Governo gode e che determina nei fatti, se non nelle intenzioni, una sostanziale abolizione del dibattito. Per capirci, il tema non è tanto la fiducia che verrà posta qui al Senato, perché essa è in qualche modo determinata dalle circostanze e dai tempi regolamentari: i decreti-legge vanno convertiti entro sessanta giorni, il decreto legislativo n. 24 è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 24 marzo e ci restano sette giorni per convertirlo, quindi un ulteriore passaggio alla Camera non è nemmeno lontanamente concepibile e questo è pacifico. Il problema però è la questione di fiducia posta alla Camera, dove visto che sono stati presi dei tempi congrui per l'esame ci si sarebbe aspettati maggiore considerazione delle proposte emendative parlamentari. Questa considerazione non c'è stata e ce ne dispiace non solo perché ci porta a considerare con un certo rammarico questo decreto come un'occasione perduta, ma anche perché nel frattempo nelle aule dei tribunali, come era facile prevedere, l'impianto governativo del contrasto alla pandemia sta ricevendo pesanti censure, che sarebbe stato possibile evitare, almeno in alcuni casi, se si fosse prestata maggiore attenzione alle proposte parlamentari, in particolare ad alcune proposte della Lega, cui il Ministro ha opposto un diniego tanto fermo quanto oggettivamente in alcuni casi incomprensibile. Faccio l'esempio dell'emendamento 8.58 della collega Boldi, che assimilava al personale del comparto difesa, sicurezza e soccorso il personale sanitario che non è a diretto contatto del pubblico e dei pazienti, richiedendo quindi che per esso non venisse disposta la sospensione. Ebbene, non si è voluta prendere in considerazione questa proposta razionale e in una delle aule in cui non si può mettere la fiducia, quella del tribunale di Padova, il 28 aprile scorso il giudice ha disposto il reintegro senza demansionamento di una OSS inadempiente all'obbligo vaccinale, argomentando che l'obbligo vaccinale imposto ai lavoratori in questione non appare idoneo a raggiungere lo scopo che si prefigge, che è quello di preservare la salute degli ospiti. Prosegue il giudice: «Può infatti considerarsi notorio il fatto che la persona che si è sottoposta al ciclo vaccinale può comunque contrarre il virus e contagiare gli altri. Il metodo attualmente più sicuro per impedire che un lavoratore contagi le altre persone presenti sul luogo di lavoro è invece quello di avere la ragionevole certezza che egli non sia infetto, ragionevole certezza che come visto non può essere data dalla vaccinazione, bensì dalla sottoposizione periodica del lavoratore al tampone». Pertanto ha disposto il reintegro del lavoratore sostanzialmente a condizione che egli esibisse un super green pass, che poi è quel certificato di cui c'è stato detto che dava la garanzia di trovarsi tra persone non contagiose e quindi non si capisce perché lo si debba superare con provvedimenti più incisivi nel momento in cui il problema è la garanzia di trovarsi tra persone non contagiose. Con l'emendamento 8.75, il collega Borghi aveva chiesto che venisse abrogato il demansionamento degli insegnanti non vaccinati. La proposta non è stata accolta. In un'altra aula dove non può essere posta la questione di fiducia, quella del tribunale di Grosseto, la sentenza n. 203/2022 RG del 3 maggio 2022 ha disposto l'immediato reintegro, senza demansionamento, di un insegnante in possesso di certificazione verde rafforzata (ossia, non rafforzata necessariamente da vaccinazione). Con l'emendamento 8.60 avevamo chiesto la possibilità per il personale sospeso di riscattare i propri contributi. Tale emendamento è stato anch'esso respinto. Non solo, ho appreso poco fa da un medico che i tre mesi di preavviso per il licenziamento non possono decorrere durante il periodo di sospensione, il che significa, sostanzialmente, che un medico che intendesse licenziarsi per andare a fare qualcos'altro dovrebbe corrispondere una pesante penale all'azienda sanitaria presso la quale è impiegato. Sostanzialmente, si vuole ledere il diritto di queste persone a un'esistenza libera e dignitosa per il resto dei loro giorni, oltre la fine dell'emergenza (che, comunque, secondo noi non giustificherebbe, né mai ha giustificato una simile lesione), precludendo loro la possibilità di accedere - a loro spese - a un trattamento pensionistico adeguato. Mi spiace doverlo rimarcare, ma questa cosa, che è passata abbastanza sotto silenzio, mi pare di una gravità inaudita. Stiamo muovendo una guerra totale e di sterminio contro chi ha ritenuto di fare una scelta in condizioni peraltro di estrema incertezza, che giustificano delle titubanze. Voglio ricordare, ancora una volta, l'ordinanza del consiglio di giustizia amministrativa per la Regione Siciliana che ha ritenuto non manifestamente infondato un rinvio alla Corte costituzionale, argomentando, tra le varie cose, che la farmacovigilanza ha dimostrato in questo periodo delle serie deficienze, che sono state ammesse dagli stessi responsabili nelle audizioni che abbiamo svolto. Ci sono carenze organizzative, mancanza di personale e problemi di governance : tutti problemi - ripeto - che sono stati ammessi. Proprio oggi è stata depositata, da parte di diverse associazioni una memoria amici curiae presso la Corte costituzionale per aiutare il giudice costituzionale a formarsi un giudizio su vari aspetti, fra cui lo stato della farmacovigilanza. Non capisco perché si insista con provvedimenti che sembrano animati da una sterile volontà punitiva sottilmente isterica che, per quanto possa ammantarsi di ottime intenzioni, si sta rivelando ogni giorno sempre più controproducente, anche perché, tra l'altro, contribuisce a quella carenza di personale sanitario che si è cronicizzata nella stagione dell'austerità della quale solo la forza in cui mi onoro di militare denunciò per tempo gli inconvenienti, fra cui l'inevitabile scadimento di quello che pure resta uno fra i migliori sistemi sanitari pubblici al mondo. Se tale è, dobbiamo pensare che così sia anche e soprattutto per merito di chi ci lavora. Per tutto ringraziamento non troviamo di meglio da fare che sottoporre questi professionisti a un trattamento discriminatorio, che appare ogni giorno sempre più privo di basi scientifiche, come evidenziano nella loro narrativa alcune delle sentenze che vi ho citato. Vi è poi il convitato di pietra della strategia di contrasto alla pandemia, che è l'immunità naturale: un fenomeno sotto investigato e negato. I guariti sono, per dirla con le parole del mai troppo compianto Gigi Proietti, il "cavaliere nero" della pandemia: 15 milioni di persone alle quali sarebbe opportuno non rompere l'anima visto che, in tutta evidenza, non vi è alcuna cogente necessità scientifica per farlo, mentre vi sono sufficienti e abbondanti evidenze scientifiche che suggeriscono di considerarli una risorsa in quanto dotati di un'immunità sostanzialmente equivalente a quella vaccinale. Abbiamo visto, in altre latitudini, la politica diventare oggetto di fiction e viceversa, ma, per quanto la fantasia degli sceneggiatori sia fertile, difficilmente uno di loro avrebbe potuto immaginare che un simile attacco al diritto del lavoro, saldamente scritto nel primo articolo della nostra Costituzione, sarebbe stato portato dal fondatore di Articolo Uno. Tutto ciò è amaramente bellissimo, ma occorre che ci disponiamo a porgli fine. Non avete voluto ascoltare noi, ma non potrete non ascoltare i tribunali. Dico ciò non con compiacimento, ma con amarezza perché mi sembra quanto mai inopportuno offrire alla magistratura una simile occasione di esercitare una supplenza nella funzione di indirizzo politico, emanando decreti palesemente lesivi di diritti costituzionalmente garantiti. Vi ho citato gli articoli 1 e 36 e altri ne potrei citare, ma l'ho fatto un'altra volta e non mi ripeto. Il problema di un riequilibrio fra i poteri (per essere più espliciti, il problema di una certa esondazione della magistratura) già esiste. Tuttavia, se siamo noi a rompere l'argine della Costituzione, questo problema lo provochiamo noi e, quindi, perdiamo il diritto di lamentarcene e la credibilità per intervenire. Con grande umiltà, ma con altrettanta determinazione, esorto tutti i colleghi a riflettere su questo punto. Sono sicuro che, se manteniamo il ritmo di una fiducia ogni nove giorni, non ci mancheranno occasioni per rettificare questa traiettoria. Impegniamoci insieme a non perdere queste occasioni, nel reciproco rispetto e per l'interesse del Paese. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Angrisani. Ne ha facoltà. ANGRISANI (CAL-A-PC-IdV) . Signor Presidente, colleghi e colleghe, come accade sempre più spesso, ci troviamo oggi a discutere della conversione in legge di un decreto-legge che contiene norme i cui effetti in parte sono già esauriti. Tutto ciò chiaramente è svilente, non solo per il Senato della Repubblica, chiamato a pronunciarsi su qualcosa non più in vigore, ma per la funzione parlamentare complessivamente intesa. Il decreto-legge è approdato questa mattina nelle Commissioni in sede referente e nessuno dei componenti della 1 a e 12 a Commissione ha avuto modo di incidere in alcun modo sui contenuti. Se questo è vero - purtroppo lo è, senza dubbi - spiegatemi come si riesca a sostenere la tesi per cui il decreto-legge sia stato esaminato in Commissione, ai sensi dell'articolo 72 della Costituzione, se non in una forma del tutto anomala e assolutamente formale. Si sta tradendo in questo modo lo spirito della Costituzione: l'importante è esserne consci, perché ognuno è responsabile delle proprie azioni. L'odierna deriva governista ormai non lascia spazio alcuno alle modifiche legislative di natura parlamentare, né al dibattito, soprattutto se qualcuno la pensa in modo differente. È con questo spirito, dunque, che mi accingo a pronunciare queste brevi considerazioni. Nel Senato della Repubblica, all'epoca del Governo Draghi, c'è una sola opposizione, viva e battagliera, ed è il nuovo Gruppo di cui faccio parte, che rivendica l'idea che possa esserci un futuro diverso nel nostro Paese. (Applausi) . Un futuro lontano dalle logiche consociative di caste e lobbistiche. Abbiamo già sperimentato, nel lungo periodo dell'emergenza sanitaria, i cambi di orientamento di un Governo sempre più forte con i deboli e debole con i forti. C'è una parte del Parlamento, però, che intende difendere a tutti i costi quella parte debole della società che non ha voce e che ritiene che alcuni diritti fondamentali della persona umana siano stati violati. Nelle nostre scuole, ad esempio, ne sono accadute di tutti i colori: docenti sospesi dall'esercizio della professione e poi demansionati, nonostante fossero sani, solo perché non vaccinati; quarantene differenziate per gli studenti senza un minimo di rigore logico; obbligo vaccinale imposto fino al 15 giugno 2022 per tutto il personale scolastico, senza alcun senso. Il Governo è intervenuto senza un minimo bilanciamento tra i diritti costituzionalmente garantiti: da una parte sono stati messi i buoni, quelli vaccinati, a prescindere dall'età; dall'altra parte i cattivi, docenti ed alunni non vaccinati, da dover escludere ed estromettere ad ogni costo. Ciò ha creato una frattura che temo sia insanabile all'interno del nostro sistema scolastico, dividendo docenti, personale ATA e famiglie, in un momento storico in cui l'emergenza sanitaria si è trasformata in emergenza sociale ed economica e richiedeva uno sforzo unitario, a partire dai luoghi della formazione e della crescita dell'essere umano. Gli effetti nefasti, come sempre, si sono riversati in primis sulle fasce deboli e meno tutelate della popolazione: bambini e ragazzi non vaccinati, nell'incertezza del rapporto rischi-benefici delle iniezioni in varie fasce d'età, si sono visti dapprima emarginati dai loro compagni e poi addirittura dalle istituzioni scolastiche, per non parlare delle competizioni sportive. La normativa sulle quarantene differenziate contenute nel decreto-legge n. 5 del 2022, assolutamente discriminatoria, poteva rappresentare però un precedente da tener presente, in considerazione delle norme successive, contenute in quest'altro decreto-legge, perché quando si fa un errore si può tornare indietro. Questa era l'occasione giusta, per esempio, per risolvere la questione dell'obbligo vaccinale per il personale docente, come per altre categorie di professionisti, come medici, infermieri, personale delle Forze armate, rispetto a cui l'introduzione di un termine dilazionato per adempiere, dal 15 giugno al 31 dicembre 2022, non ha alcun senso pratico, logico o giuridico. Era l'occasione per fare un passo indietro e cercare una prima riappacificazione, perché c'era e ci poteva essere l' iter parlamentare di questo decreto-legge. Il Governo però ha deciso come sempre a testa bassa, senza ascoltare la voce critica non tanto dei parlamentari di minoranza, ma dei componenti della società civile. Andate a chiedere fuori da quest'Aula cosa si pensa del prolungamento degli obblighi vaccinali oppure della proroga ad libitum dello stato di emergenza. Le abrogazioni di oggi non cancellano l'onta di ieri. Ecco perché sarebbe stato più opportuno chiamare questo testo decreto delle occasioni perse piuttosto che decreto riaperture. Gli emendamenti non sono stati proprio trattati nelle Aule e invece ci troviamo di fronte ad un pacchetto che è un prendere o lasciare. Chiaramente noi diremo no a questo insieme di misure che continuano ad essere vessatorie per i cittadini, come l'articolo 8 in materia di obbligo vaccinale e l'articolo 3 sui poteri eccezionali attribuiti ancora una volta all'onnipotente Ministro della salute. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Malan. Ne ha facoltà. MALAN (FdI) . Signor Presidente, il decreto-legge in discussione ci arriva con una procedura che, benché oramai consueta, non la rende meno inaccettabile. La Costituzione prevede l'esame da parte di entrambe le Camere, ma ora si è scoperto che è impossibile, mentre fino a un paio di anni fa era possibile. Lo si faceva sempre: durante la prima repubblica e durante la seconda repubblica, la stragrande maggioranza dei decreti-legge veniva esaminata realmente da entrambe le Camere, quasi sempre senza fiducia. Ora invece è chiaro che una seconda reale lettura è impossibile perché la Camera ha tenuto questo decreto-legge per cinquanta dei sessanta giorni entro i quali va convertito in legge, per cui si arriva qui e non si può più dire nulla. Il bicameralismo, che è scritto nella Costituzione e che è stato confermato da un referendum , viene calpestato. Può succedere qualche volta: nel grande momento dell'emergenza, nella primavera 2020, ci poteva essere anche questa ragione, ma il fatto che questa prassi sia invalsa per tutti gli argomenti è veramente inaccettabile. C'eravamo tutti quando il neo rieletto presidente Mattarella disse, nel suo discorso di insediamento, che va evitata la compressione delle prerogative del Parlamento, quindi della Camera e del Senato, e che vanno valorizzate. Tutti abbiamo applaudito, ma poi tra coloro che applaudono ci sono coloro che continuano a promuovere questo inaccettabile modo di procedere che va contro la Costituzione. Venendo al merito, ci troviamo a discutere, ormai al 17 maggio, di termini scaduti o ripristinati il 30 aprile, per cui ci troviamo a fare un lavoro sul passato. Ma chi veramente ha la testa rivolta al passato è il Governo, che continua a stabilire restrizioni che sono pressoché uniche al mondo, non prestando alcuna attenzione né a quello che succede all'estero, né alle esperienze italiane, né ai numeri che gli organismi governativi trovano e diffondono. Questo decreto-legge, che è battezzato «riaperture», in realtà dovrebbe chiamarsi «richiusure». Infatti una serie di misure che sarebbero scadute vengono prorogate: viene prorogato fino a dicembre l'obbligo vaccinale per tutto il settore della sanità; viene prorogato fino al 15 giugno l'uso delle mascherine. Ho una domanda precisa da fare ai rappresentanti del Governo. Stranamente qui c'è sempre l'assoluta straordinaria necessità e urgenza di approvare questi decreti, ma il ministro Speranza non lo vediamo mai. Naturalmente tutto il rispetto ai rappresentanti del Governo, al sottosegretario Sileri, che è presente insieme all'altro Sottosegretario, però se il Ministro facesse vedere che è importante anche per lui, e non soltanto per imporre obblighi, limiti e divieti agli italiani, non sarebbe male. Così magari potrebbe spiegarci come mai ha mentito al Parlamento per coprire la sua inadempienza nel rinnovare il piano pandemico. Ricordo che nel corso pandemia sono morte decine di migliaia di persone. Forse qualcuno in meno sarebbe morto, se ci fosse stato un piano pandemico aggiornato, anziché uno vecchio di quasi vent'anni. Questo forse dovrebbe fare il Ministro, oltre ad imporre limiti e divieti. (Applausi) . Io ho una domanda da fare a tutti i membri del Governo che vanno all'estero, dove ormai l'obbligo delle mascherine non c'è più (in alcuni Paesi addirittura non c'è mai stato). Vanno all'estero, senza mascherine, e poi tornano qui e le impongono ad altri. Segnatamente, al vertice di Bruxelles, ormai due mesi fa, il presidente del Consiglio Mario Draghi, il ministro degli affari esteri Luigi Di Maio e tutti gli altri presenti, il presidente Biden, il cancelliere Scholz, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e tutti gli altri vertici mondiali hanno partecipato alla riunione senza mascherina, né all'aperto né al chiuso. Non vi era nessun distanziamento particolare: anzi, baci e abbracci. Tutti senza mascherina due mesi fa. Io, allora, ho una domanda molto precisa da fare. Ho parlato troppo bene del sottosegretario Sileri, che ora se n'è andato. È rimasto solo un Sottosegretario, impegnatissimo in conversazioni telefoniche. Io, però, vorrei che in sede di replica, il relatore, e soprattutto il rappresentante del Governo rispondessero, a questa semplice domanda: come mai il presidente del Consiglio Draghi va ai vertici internazionali senza mascherina e abbraccia persone, anche di una certa età? Egli stesso non è giovanissimo e dunque vi è un rischio maggiore. Poi, però, viene qua e impone ai bambini di sei anni, anche se vanno alla scuola dell'infanzia, di mettere la mascherina fino al 15 giugno. Dov'è il criterio? Perché quando in Belgio c'è stato quell'incontro, non si è trattato di un'eccezione fatta per l'occasione. In Belgio, da mesi, come quasi in tutto il mondo, non vi è l'obbligo di portare la mascherina. Così come non vi è neanche l'obbligo di non metterla. Se il presidente Draghi pensa che la mascherina serva a ridurre e a contrastare la pandemia, perché non l'ha messa? Era libero di metterla e, invece, non l'ha messa. Poi viene qua e impone ai bambini di sei anni di mettere la mascherina! (Applausi) . Io voglio avere una risposta. Visto che il Governo porrà la fiducia, io chiedo al ministro Speranza, perché sarebbe bello che venisse lui a porre la fiducia, o comunque al ministro D'Incà, che probabilmente sarà presente, di rispondere a questa semplicissima domanda. Ricordo che esistono degli studi che parlano delle possibili conseguenze negative dell'uso delle mascherine. È evidente che esso aumenta la reinspirazione di anidride carbonica, cosa di cui si parla molto per altri propositi. È evidente che provoca effetti che mettono a disagio le persone e anche irritazioni della pelle. Nell'ambito didattico, riduce enormemente l'interazione con l'insegnante: poter vedere in faccia l'insegnante e per l'insegnante vedere gli allievi è molto importante. Altrimenti, se la mascherina fosse utile, terremmo sempre la mascherina. Basta ricordare che il dottor Giovanni Rezza, direttore del settore della prevenzione del Ministero della salute, ha scritto una lettera, in risposta a chi glielo chiedeva, dicendo di non essere in possesso di studi che dimostrino l'utilità e l'efficacia delle mascherine. Ricordiamo che questo virus è molto mutato. All'inizio la situazione era molto diversa. Ora, con queste varianti, che sono assai meno micidiali, ma sono molto più contagiose, da molti studi appare che non c'è differenza. Sulla Cochrane library , che è un grande database di ricerche, è stato pubblicato un accurato studio, che spiega che non si è riusciti a dimostrare l'efficacia dell'uso delle mascherine chirurgiche rispetto al loro non uso e neppure è stata dimostrata una chiara differenza tra la mascherina chirurgica e la mascherina FFP2. Questo è solo un esempio. Qualche giorno fa è uscito uno studio del professor Beny Spira in cui dice addirittura che, secondo alcune analisi, il numero di contagiati è maggiore laddove si utilizza di più la mascherina. Questo, tra l'altro, è il caso dell'Italia che presenta numeri peggiori degli altri e obblighi pari a nessun altro Paese. Concludo con un dato: il 22 luglio scorso il presidente Draghi ha detto che con il green pass ci sarebbe stata la sicurezza di trovarsi tra persone non contagiose e dunque non contagiate. La sua affermazione, che lui non ha mai smentito e per la quale non ha mai chiesto scusa, è stata smentita 5.181.909 volte. Da quel giorno questo è il numero di italiani che si sono contagiati con il Covid-19 pur avendo i requisiti per il green pass . Anzi sono ancora di più perché ci sono altri 2.300.000 contagiati tra coloro che avevano fatto due dosi da più di quattro mesi. Siccome infatti il green pass dura sei mesi e fino al 31 gennaio durava addirittura nove mesi, probabilmente sono molti di più. Di questi, restando solo a quelli che hanno tre o più dosi di vaccino o due dosi da meno di quattro mesi, 62.000 sono finiti in ospedale, 3.000 nelle terapie intensive e 9.805 sono morti. Forse qualcuno ha pensato di non osservare più comportamentali prudenziali visto che aveva il green pass e che il Presidente del Consiglio aveva detto che siamo al sicuro. Allora quando si comunica su argomenti di questo genere, non bisogna fare propaganda, ma dire la verità. Questo è quello che noi chiediamo: verità. PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Parrini. Ne ha facoltà. PARRINI (PD) . Signor Presidente, colleghi, rappresentante del Governo, io penso sia importante in occasione del provvedimento al nostro esame ribadire una cosa che abbiamo detto in molti il 24 marzo quando il decreto-legge è stato emanato e ha iniziato il proprio percorso parlamentare; dal 31 marzo siamo tutti un po' più liberi, ma nessuno deve ritenersi autorizzato ad essere imprudente. Finisce dopo ventotto mesi lo stato di emergenza. Quello che abbiamo alle spalle è noto a molti; non è questa l'occasione per fare un bilancio, ma sono stati periodi molto difficili per tutta la nostra comunità. Periodi nei quali è stata necessaria molta responsabilità, molta capacità di sostenere scelte difficili e una grande quantità di sacrifici da parte dei cittadini. Questo non dobbiamo dimenticarlo nel momento in cui usciamo da un tunnel e, pur non potendo dirci completamente fuori pericolo, iniziamo a respirare. Credo sia necessario ringraziare chi ha reso possibile nel nostro Paese che si fronteggiasse l'emergenza nel modo in cui lo abbiamo fatto, a cominciare dagli operatori della nostra sanità. Vorrei ringraziare il commissario per l'emergenza generale Figliuolo, la Protezione civile, che ha fatto un lavoro straordinario, e tutti coloro che hanno, a vario titolo, collaborato al buon andamento della campagna vaccinale. Una campagna che - vorrei ricordare - ci ha permesso di raggiungere uno dei risultati di protezione dal virus più alti in Europa; il 90 per cento della popolazione vaccinabile ha completato un ciclo di vaccinazione, l'84 per cento della popolazione in generale lo ha fatto, l'88 per cento della popolazione con più di cinque anni ha avuto una vaccinazione ed ha una protezione contro il Covid. È vero però che questi dati ci dicono che gli italiani che ancora sono privi di vaccino sono 10 milioni. In questo momento in cui tiriamo un sospiro di sollievo, in cui assaporiamo il godimento della libertà di cui per molto tempo ci è stato impossibile fruire, dobbiamo sapere che affrontiamo i mesi che verranno - e tutti pensiamo a quelli autunnali - con questo dato su cui dobbiamo continuare a riflettere, che certamente non rappresenta un elemento di forza e che, se pure si deve essere ottimisti, deve indurci a una grande prudenza nel gestire la situazione e nel muoverci al fine di un efficace contrasto alla pandemia. Accennavo prima al contributo che hanno dato gli operatori della nostra sanità; vorrei dire anche che in questi mesi di emergenza il nostro sistema sanitario è profondamente cambiato e si sono fatti investimenti importanti per innovare i modelli di azione del sistema sanitario, ma anche per potenziare gli organici. Alle volte lo dimentichiamo: abbiamo iniziato questo viaggio nella pandemia in un Paese nel quale si avevano 5.000 borse di specializzazione per medici; adesso siamo arrivati a 17.000; probabilmente non è ancora un numero sufficiente, ma in poco tempo siamo riusciti a triplicare il numero di borse di specializzazione. Questo ha richiesto grande attenzione e un investimento importante di risorse. Il fondo sanitario nazionale è passato a 124 miliardi - era a 114 prima della pandemia - e contiamo di poterlo portare a 128 nei prossimi due anni. Questo ha permesso di far fronte alle tante necessità che durante la crisi pandemica si sono manifestate e io credo che, insieme a una sempre più efficiente organizzazione, il potenziamento delle risorse umane nella nostra sanità sia un elemento decisivo. Da questo punto di vista ci sono opportunità che non vanno sprecate e, analizzando la fine dello stato di emergenza e il determinarsi di alcune riaperture, parte della nostra attenzione deve essere dedicata anche a questi problemi. Mi sembra che sia stato giusto ribadire anche con questo provvedimento il principio della gradualità e di un approccio mirato all'attuazione delle decisioni. Penso sia stata una decisione corretta quella di prevedere l'obbligo di mascherina in certi luoghi fino al 15 giugno, di prevedere la continuazione dell'obbligo vaccinale per le categorie più esposte fino a fine anno, di prevedere alcuni elementi di particolare prudenza, per esempio, per le visite all'interno di strutture ospedaliere o per chi deve uscire temporaneamente da residenze sanitarie assistite. Non mi vergogno di aver sostenuto e di sostenere una linea di responsabilità; so bene che c'è chi ha fatto scelte diverse. C'è chi si è iscritto da subito al partito dell'irresponsabilità, della fandonia, della disinformazione, dell'intossicazione mediatica. Devo dire che questo partito ho avuto un alleato in un sistema dell'informazione nel nostro Paese che esce da questa pandemia con l'immagine di una struttura che non ha tanti anticorpi deontologici rispetto al rischio di fake news e di inquinamento del dibattito pubblico. C'è chi, pur non avendo fatto questa scelta, ne ha fatta una comunque sbagliata, e cioè quella di tenere il piede in due staffe, agendo in modo particolare, da partito di lotta e di Governo, per cui il pomeriggio si votano le misure di prevenzione e di contrasto alla pandemia in Parlamento e, un minuto dopo che le si è votate, ci si esercita nel picconarle nei tweet , su Facebook e nelle dichiarazioni. Neanche questo, a nostro avviso, è un modo molto serio di dare un contributo a una sfida nazionale, come è stata quella della lotta alla pandemia. Certamente meno grave di quello dei disinformatori di professione e dei fiancheggiatori dei disinformatori, ma comunque criticabile. Concludo dicendo che dobbiamo mantenerci molto all'erta, stare in guardia, cercare di monitorare continuamente l'andamento delle cose anche perché non vediamo in giro elementi che possano permetterci di abbandonare completamente ogni cautela. In fondo, anche i dati di oggi ci parlano di 44.000 contagi e soprattutto di 148 decessi, e siamo al 17 maggio; quindi, possiamo permetterci tutto, tranne che la disattenzione. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Rizzotti. Ne ha facoltà. RIZZOTTI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, colleghi, il decreto-legge in esame reca disposizioni finalizzate al progressivo superamento delle misure restrittive, in considerazione dell'evolversi della situazione epidemiologica e della necessità di superare lo stato di emergenza, tenendo conto però che il virus circola ancora, che purtroppo abbiamo ancora un importante numero quotidiano di morti e che persistono comunque esigenze di contrasto al diffondersi della pandemia, prima tra tutte il proseguimento delle vaccinazioni, che spero poi siano anche aggiornate con le ultime scoperte scientifiche. Noi dobbiamo essere responsabili, consapevoli e preparati per affrontare i prossimi mesi, alla luce dell'esperienza degli ultimi anni. Ricordo ancora l'estate del 2020, quando circolavano libri poi ritirati su come siamo stati bravi a superare il Covid, i primi in Europa e nel mondo. Il lavoro svolto alla Camera dai colleghi di Forza Italia ha seguito una traiettoria coerente rispetto a come ci siamo posti fin dall'inizio della pandemia, in un'ottica di prudenza e di semplificazione. Dal punto di vista sanitario siamo consapevoli che la fine dello stato di emergenza non coincide con la fine della pandemia e delle sue conseguenze per la salute dei cittadini, anche a lungo termine. In alcune Regioni si sta infatti approntando il piano per il post-Covid e il long Covid; è sufficiente sentire qualcuno che lo ha avuto per capire come a volte cambia veramente la qualità della vita e diventa quasi una malattia cronica. Credo che ogni cittadino che frequenta i mezzi di trasporto del Paese si renda conto della necessità di continuare a indossare le mascherine FFP2 durante il viaggio a sua protezione, nonostante magari qualche parere contrario. Siamo convinti che la mascherina FFP2 sia necessaria negli ospedali e nelle RSA, per la sicurezza degli operatori e delle persone malate fragili, che restano quelle più a rischio di ammalarsi e di non farcela. Spero anche che nessuno si dimentichi lo scandalo delle mascherine non certificate date ai nostri i sanitari in corsia (Applausi) e auspico che la magistratura continui con le sue indagini. Siamo profondamente riconoscenti a tutti i professionisti sanitari per l'impegno e la dedizione durante la pandemia, che spesso è costata loro la vita. Forza Italia ha contribuito a migliorare il provvedimento in esame. La fine dell'emergenza sanitaria porta con sé la cessazione dei poteri assegnati in questi mesi al commissario Figliuolo, al quale era stata affidata in primo luogo la gestione della campagna vaccinale con uno dei primi atti del Governo Draghi, per fortuna. Sotto questo aspetto vorrei sottolineare ancora una volta che, se siamo usciti dall'emergenza e la curva pandemica è da qualche tempo sostanzialmente sotto controllo, ciò è dovuto principalmente al successo della campagna vaccinale, organizzata e gestita nel migliore dei modi proprio dal commissario straordinario. Il testo conferma il percorso di normalizzazione e il superamento graduale delle misure sanitarie imposte dalla pandemia. Viene rivisto il regime di isolamento e autosorveglianza finora previsto per le persone positive e i contatti stretti, si provvede a riscrivere la gestione dei casi positivi nei nidi, nelle scuole dell'infanzia, nelle scuole di ogni ordine e grado. Allo stesso modo viene rivisto l'obbligo vaccinale per i lavoratori, anche se continuerà a essere obbligatorio fino al 31 dicembre per medici, infermieri e personale sanitario. Insomma, si certifica il fatto che il Paese è entrato finalmente in una nuova fase, lasciandosi alle spalle - spero per sempre - molte delle disposizioni di legge e delle limitazioni che ci hanno accompagnato in questi ultimi due anni. Abbiamo prorogato la possibilità che gli specializzandi degli ultimi anni possano essere assunti e affiancare i medici strutturati; spero altresì che nel disegno di legge concorrenza si approvi un emendamento perché i medici specializzandi possano partecipare come medici prelevatori per la donazione di sangue, per rendere il nostro Paese assolutamente indipendente per il plasma e i plasmaderivati. Noi dobbiamo puntare sulle nuove generazioni, valorizzarle, metterle in condizioni di operare nel nostro Paese, con garanzie di stabilità lavorativa, economica e di avanzamento di carriera. Sul tema lavoro oggi più che mai bisogna essere pragmatici se si vogliono tutelare i lavoratori e avere uno sguardo al futuro senza voltarsi indietro, anche se a volte è difficile. Su questo ci tengo a fare un piccolo inciso, augurandomi che, prima di dare altre precedenze - com'è stato fatto, ad esempio, con l'articolo 34 del decreto Ucraina - i nostri professionisti, soprattutto coloro che a breve non avranno un contratto e il cui contratto, anzi, è scaduto e le Regioni non l'hanno rinnovato, potranno ottenere un prolungamento del contratto o finalmente la stabilizzazione che meritano. Tra le tante norme introdotte nel corso dell'esame alla Camera, voglio ricordare, grazie a due emendamenti dei colleghi di Forza Italia, la proroga prevista per i lavoratori dipendenti pubblici e privati con disabilità, immunodepressi, con patologie oncologiche o sottoposti a terapie salvavita per cui, ove la prestazione lavorativa non possa essere resa in modo agile, il periodo di assenza dal servizio è equiparato al ricovero ospedaliero. Non è però abbastanza per i lavoratori fragili, perché c'è ancora una finestra di cinquanta giorni non riconosciuta e spero che questo provvedimento possa applicarsi anche retroattivamente per poterli veramente tutelare. È stata prevista inoltre la possibilità per i genitori lavoratori dipendenti privati che hanno un figlio disabile o almeno un figlio con bisogni educativi speciali di svolgere la prestazione di lavoro in modo agile. In questi anni di pandemia abbiamo cercato di tutelare i pilastri della nostra società e, innanzitutto, il diritto fondamentale alla salute, oltre a quelli al lavoro e allo studio. Sono convinta che la gradualità e la prudenza dimostrate fino a oggi dal Parlamento e dal Governo siano da perseguire ancora, con una buona capacità di comunicare in maniera diretta e semplice ai cittadini, comunicazione che purtroppo è mancata con il Governo precedente. Noi dobbiamo lavorare e impegnarci affinché nei prossimi mesi e nel futuro il nostro Paese sia in grado di farsi trovare pronto di fronte a emergenze di questo tipo. Per questo sollecito anch'io il famoso piano pandemico che ancora non abbiamo visto. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Pirro. Ne ha facoltà. PIRRO (M5S) . Signora Presidente, colleghe e colleghi, finalmente: questa è la parola che mi viene in mente per prima in questo momento. Finalmente stiamo discutendo della cessazione dello stato di emergenza dovuto alla pandemia da Covid-19, un momento che sembrava non sarebbe mai arrivato. Sono stati due anni lunghissimi nei quali tutti noi siamo stati super impegnati ad affrontare un'emergenza che non si era mai vista prima nel nostro Paese: eravamo abituati ad affrontare guerre e problemi interni, ma un attacco alle nostre vite da un microrganismo di pochi nanometri non l'avevamo mai visto o percepito in questo modo, quantomeno negli ultimi cento anni, per cui nessuno di noi lo poteva ricordare e di certo non la nostra Repubblica e il nostro apparato istituzionale. Ci sono diverse previsioni in questo provvedimento che vanno nel senso della riapertura e i colleghi che mi hanno preceduto ne hanno già puntualizzato chi una e chi un'altra, per cui non mi ripeterò. Quello che secondo me è importante evidenziare in questo provvedimento riguarda principalmente alcune innovazioni che sono state inserite dai nostri colleghi della Camera. Penso, ad esempio, all'articolo 2- bis , che potenzia le attività della Lega italiana per la lotta contro i tumori, incrementandone la dotazione di personale al fine di incentivare e ampliare le campagne di prevenzione e di screening tumorali. Penso, ancora, all'articolo 12, che proroga i conferimenti di incarichi provvisori ai laureati specializzandi in medicina, nonché all'articolo 10, con il temporaneo superamento del vincolo di esclusività del personale sanitario, vale a dire infermieri, ostetriche, fisioterapisti, tecnici di radiologia, che fino ad oggi hanno potuto superare questi vincoli solo durante la pandemia, prevedendosi un'ulteriore proroga in questo senso. Tutte queste norme hanno un filo comune: il superamento di due anni di ritardo rispetto alla tutela della salute dei cittadini italiani. È una cosa di cui io stessa ho parlato diverse volte in quest'Aula. In questi due anni siamo morti di più rispetto agli anni precedenti, in media; ma la differenza di mortalità non è tutta attribuibile al Covid. Ci sono persone che sono morte per un cancro che non è stato diagnosticato, per un ritardo nella terapia, perché hanno avuto dei malesseri e hanno avuto paura di andare in ospedale, avendo una patologia cardiovascolare che magari poteva essere curata senza andare incontro a un esito fatale. La pandemia ha messo in evidenza alcune criticità del nostro Sistema sanitario nazionale, che chi si occupa di sanità da prima del 2020 sapeva benissimo essere esistenti, ma non riusciva a far sentire la voce ai piani alti della politica. Finalmente questa voce l'abbiamo fatta sentire. Come diceva il presidente Parrini, finalmente c'è un consistente aumento degli stanziamenti per il Fondo sanitario nazionale e un aumento del numero di specializzandi che vengono formati nelle nostre università, mentre una quota consistente (oltre 20 miliardi) del Piano nazionale di ripresa e resilienza sarà destinata alla sanità, per potenziare prevalentemente la sanità territoriale, quella che ha scricchiolato di più nell'impatto con il Covid, proprio perché per decenni, prima di questo momento, si è lavorato solamente dal lato ospedaliero e tutti quei passaggi di potenziamento della medicina territoriale, che pure erano già previsti, non sono stati realizzati o, peggio ancora, sono stati realizzati a macchia di leopardo nel nostro Paese. Qual è il problema principe della nostra sanità? Qual è la criticità maggiore che riscontrano i cittadini italiani? È che purtroppo non in tutte le Regioni si riescono a ottenere gli stessi livelli di servizio. È una criticità che grida vendetta in ogni momento, perché chiunque di noi, ogni volta che affronta un problema legato alla sanità, si sente dire che la Regione X è più avanti e queste cose le ha già fatte, mentre la Regione Y è indietro ed è ancora all'abbiccì rispetto ad altre situazioni. Quello che non dobbiamo mai dimenticare e su cui non dobbiamo mai abbassare la guardia è cercare di fare in modo che in tutte le Regioni tutti i cittadini italiani abbiano gli stessi livelli di assistenza, le stesse prestazioni e le stesse possibilità di curarsi, senza dover fare quel turismo sanitario che purtroppo per anni è stato così di moda nel nostro Paese, che è così triste da sentire e che dovrebbe indignare ognuno di noi qui in quest'Aula. Il nostro dovere dovrebbe essere quello di garantire le cure a tutti nel proprio domicilio o comunque nel raggio di pochi chilometri. Un'altra cosa importante, all'interno di questo decreto-legge che finalmente ci apprestiamo a convertire in legge, riguarda il comma 2 dell'articolo 7. L'articolo 7 indica quali devono essere i graduali passi di superamento nell'uso del green pass rafforzato che ci ha accompagnato per tanti mesi; lo stiamo ancora utilizzando e lo utilizzeremo fino alla fine dell'anno per l'accesso alle strutture sanitarie, socio-assistenziali e socio-sanitarie e alle famose RSA, dove tanti dei nostri anziani sono ricoverati. Troppo spesso continuiamo a sentire di strutture che chiudono le porte e impediscono l'accesso ai visitatori. Ogni giorno sui social ci sono un post o un tweet che segnalano una struttura che ancora applica restrizioni agli accessi. Con questo comma, inserito dai colleghi della Camera, si stabilisce che il direttore di una struttura sanitaria possa obbligare a restrizioni maggiori rispetto alle possibilità di accesso previste dalla norma solo di fronte a comprovati motivi, che deve prontamente segnalare alla ASL di riferimento; laddove la ASL ritenga che questi motivi non siano validi per le restrizioni, nega alla struttura la possibilità di metterle in opera, consentendo gli accessi. Presidenza del vice presidente CALDEROLI (ore 18,30) Credo che sia veramente un passo di civiltà fondamentale che finalmente, dopo due anni in cui ci siamo lamentati delle restrizioni e dei disagi psicologici avvertiti dalle persone ricoverate in struttura, poniamo un freno alla libertà dei dirigenti di alcune strutture di assumere decisioni che sono state un po' troppo restrittive e cautelative per chi amministra, ma non certo per chi è costretto a subirle. Tanti passaggi e anche tante critiche ho sentito da colleghi intervenuti oggi. Forse ci dimentichiamo tutti com'è stato quel periodo tra la fine di febbraio e l'inizio di marzo 2020, quando il presidente Conte si assunse la responsabilità di chiudere il Paese, di bloccare tutte le attività e di dirci che dovevamo stare a casa per salvare delle vite, perché non avevamo nessun altro strumento a disposizione in quel momento per contrastare questo virus. Sono passati poco più di due anni e abbiamo diversi strumenti: abbiamo prima di tutto il vaccino, che ci sta proteggendo in larga misura; ci sono innovazioni farmacologiche; ci sono medici che hanno trovato terapie per curare i pazienti e per ridurre la mortalità. Nonostante le libertà che con questo decreto abbiamo dato, vedo ancora tanta paura e tanta prudenza: ad esempio, nei supermercati si potrebbe andare senza mascherina, ma quando vado a fare la spesa vedo che quasi tutti la indossano. Siamo stati tutti traumatizzati da quello che è successo, il ritorno alla normalità sarà graduale ed è giusto che sia così, per accompagnarci anche con il supporto delle conoscenze di quello che ci ha detto per due anni il comitato tecnico-scientifico, ma gustiamoci finalmente questa libertà ritrovata. Facciamo i passi un po' per volta, ma riconquistiamo la nostra vita com'era prima del Covid, finalmente. PRESIDENTE . Dichiaro chiusa la discussione generale. Come stabilito dalla Conferenza dei Capigruppo, rinvio il seguito della discussione del disegno di legge in titolo ad altra seduta. Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno MARIN (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MARIN (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, il mio messaggio è molto chiaro: non si tocchino gli Alpini. Anche nella vicenda delle molestie denunciate da alcune signore presenti all'adunata di Rimini, gli Alpini hanno dimostrato il loro incrollabile e intoccabile valore morale. (Applausi) . I vertici delle associazioni si sono espressi senza esitazione: «Nel momento in cui saranno individuati i presunti colpevoli, saranno subito espulsi perché i valori degli Alpini sono altri». Io aggiungo: se di Alpini si tratta, perché, signori, voi capite le mie perplessità, quando in un evento al quale hanno partecipato migliaia di visitatori con il cappello di alpino in testa, comprato magari per l'occasione all'ultimo momento in un gazebo di souvenir , si punta il dito verso un perfetto sconosciuto. Generalizzare è da stolti, ma questi dubbi non sono sufficienti per dissuadere chi oggi sta chiedendo di fermare le adunate, dando vita ad una campagna denigratoria senza precedenti verso una delle realtà più prestigiose di cui non si può che essere orgogliosi. (Applausi) . Gli Alpini ci sono sempre per aiutare chi ha bisogno in ogni situazione e senza mai risparmiarsi, anche per sostenere iniziative culturali e sociali e per integrare i servizi pubblici nei momenti più delicati. Durante le fasi critiche pandemiche il loro apporto è stato fondamentale. Come ha ben dichiarato il sindaco di Gorizia Rodolfo Ziberna, ribadisco che gli Alpini ancora oggi portano avanti con forza valori che dovrebbero rappresentare l'ossatura della nostra società: senso del dovere e del sacrificio, solidarietà, amicizia, spirito di appartenenza e attaccamento alle tradizioni. Signor Presidente, attaccare gli Alpini in modo indiscriminato significa attaccare tutti questi valori che li rappresentano. È pericolosissimo, perché è un attacco all'anima dell'Italia: l'Italia migliore e la più bella. Non si fa neppure un favore alle donne che, controintuitivamente, oggi, per qualche irragionevole ragione, percepiscono un complimento o un'esternazione goliardica come un atto di violenza. (Applausi) . Lo dico da donna e da psicologa: signore mie, dovete risolvervi. Non so chi sta cercando di sporcare l'immagine degli Alpini e non capisco quale sia lo scopo. Non capisco questo astio nei confronti delle Forze armate, così come peraltro è accaduto anche nei confronti delle Forze dell'ordine. Dopo il fango mediatico gettato su tutte le penne nere, la Lega ha ritenuto doveroso presentare una mozione in ogni Comune d'Italia, partendo da Bergamo, per impegnare sindaci e presidenti di Giunta a esprimere vicinanza all'Associazione nazionale alpini. Io rappresento il Friuli-Venezia Giulia in Senato e, in qualità di portavoce del mio territorio, mi sento di dire che questi sobillatori del nulla sono impregnati della stessa ideologia di chi oggi vorrebbe togliere il tricolore dal Castello di Gorizia e cancellare i nomi degli irredentisti italiani da vie e scuole. Il Friuli è già al lavoro per l'adunata di Udine del 2023, per riabbracciare le nostre amate penne nere. Viva gli Alpini! (Applausi) . PELLEGRINI Marco (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PELLEGRINI Marco (M5S) . Signor Presidente, devo segnalare un fatto che è noto a tutti, ma che credo sia importante dire in quest'Aula. Tre giorni fa, durante il Consiglio comunale di Capaci, ha preso la parola il consigliere Luna e ha detto, tra le altre, queste frasi, che leggo per essere preciso: Capaci non è un paese di mafiosi, Capaci è un paese di gente perbene. La mafia qualcuno dice che c'è? Che la trovasse. Signor Presidente, in una situazione del genere, a trent'anni dalla strage di Capaci (lunedì 23 maggio ricorrono infatti i trent'anni dalla strage di Capaci), queste dichiarazioni sono assolutamente inaccettabili. Credo che tutte le forze politiche e tutta la società civile debbano chiedere con una sola voce le dimissioni immediate di questo consigliere. Sono parole e concetti assolutamente inaccettabili in questo momento. (Applausi) . Mi aspetto davvero che tutte le forze politiche facciano tutto quello che è nelle loro e nelle nostre possibilità affinché il consigliere Luna si dimetta immediatamente. (Applausi) . MAUTONE (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MAUTONE (M5S) . Signor Presidente, vorrei ricordare all'Assemblea che oggi è la Giornata internazionale contro l'omofobia, la bifobia e la transfobia per sostenere le persone LGBT, combattere l'omofobia e prevenire e contrastare le discriminazioni che molte persone sono ancora costrette a vivere e subire ogni giorno, a causa del loro orientamento sessuale. Combattere l'omofobia significa contrastare pregiudizi, paure e avversioni irrazionali nei confronti dell'omosessualità, dei gay, delle lesbiche, dei transessuali e bisessuali, cioè a dire la multiforme galassia LGBT. Si tratta di stereotipi e pregiudizi che molte persone ancora oggi mostrano negli ambienti di lavoro, nei luoghi di socializzazione e nei diversi momenti della vita quotidiana. Questi atteggiamenti discriminatori sono manifestati in modo più o meno palese, con comportamenti, discorsi o vere e proprie violenze fisiche e verbali nei confronti delle persone LGBT. L'omofobia non è, secondo me e secondo molti scienziati, un atteggiamento innato, ma un pregiudizio culturalmente acquisito, cioè il frutto di una cultura sbagliata, di un modo di pensare anacronistico e non inclusivo, retaggio di un passato più o meno prossimo o remoto, che ancora oggi è purtroppo ampiamente diffuso in diverse fasce della popolazione. La battaglia da vincere attraverso campagne informative e di sensibilizzazione è appunto quella di un cambiamento culturale radicale, capace di superare il concetto di normalità e diversità. Non è facile, ma anche la politica e le istituzioni possono e devono fare molto di più e subito; altresì, la scuola e una nuova cultura scolastica potranno fare tanto in tal senso e permettere di superare quelle convinzioni sbagliate che essere omosessuale sia qualcosa di strano, innaturale e contrario alle norme del vivere comune. Prevenire l'omofobia si può, diffondendo un'educazione sentimentale e sessuale che insegni fin da piccoli a non aver paura di se stessi e delle differenze rispetto agli altri. Siamo tutti uguali nella diversità. (Applausi) . Atti e documenti, annunzio PRESIDENTE . Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Ordine del giorno per la seduta di mercoledì 18 maggio 2022 PRESIDENTE . Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica domani, mercoledì 18 maggio, alle ore 9,30, con il seguente ordine del giorno: (Vedi ordine del giorno) La seduta è tolta (ore 18,41) . Congedi e missioni Sono in congedo i senatori: Accoto, Alderisi, Barachini, Barboni, Battistoni, Bellanova, Berutti, Bini, Bongiorno, Borgonzoni, Bossi Umberto, Briziarelli, Cattaneo, Centinaio, Cerno, Cirinna', D'Angelo, De Poli, Di Marzio, Di Piazza, Ferro, Floridia, Galliani, Ghedini, Marti, Merlo, Messina Assunta Carmela, Moles, Monti, Napolitano, Nisini, Pichetto Fratin, Pizzol, Pucciarelli, Rivolta, Ronzulli, Rossomando, Sciascia, Segre, Sileri, Testor, Tosato, Turco e Vanin. . Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Garruti e Pagano, per attività della 1ª Commissione permanente; Auddino, Casolati, Donno, Gasparri, Rauti e Vattuone, per attività della 4ª Commissione permanente; Arrigoni, Castiello, Fazzone, Magorno e Urso, per attività del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica; Ortis e Paroli, per attività dell'Assemblea parlamentare della NATO; Airola e Garavini, per attività dell'Unione interparlamentare. E' considerato in missione il senatore Stefano, per attività della 14ª Commissione permanente. Gruppi parlamentari, variazioni nella composizione La Presidente del Gruppo Misto ha comunicato che il senatore Mollame ha aderito all'interno del Gruppo stesso alla componente "ITALIA AL CENTRO (IDEA-CAMBIAMO!, EUROPEISTI, NOI DI CENTRO (Noi Campani))". Commissioni permanenti, variazioni nella composizione Con lettera in data 13 maggio 2022, il Presidente del Gruppo parlamentare MoVimento 5 Stelle ha comunicato le seguenti variazioni nella composizione delle Commissioni permanenti: 7 a Commissione permanente: entra a farne parte il senatore Airola; cessa di farne parte il senatore Sileri, sostituito in qualità di membro del Governo dalla senatrice Castellone; 14 a Commissione permanente: entra a farne parte il senatore Petrocelli; cessa di farne parte il senatore Licheri. La Presidente del Gruppo parlamentare Forza Italia Berlusconi Presidente - UDC ha comunicato le seguenti variazioni nella composizione delle Commissioni permanenti: 3 a Commissione permanente: cessa di farne parte il senatore Galliani, entra a farne parte la senatrice Anna Maria Bernini; 14 a Commissione permanente: cessa di farne parte la senatrice Anna Maria Bernini, entra a farne parte il senatore Galliani. Commissione parlamentare per l'infanzia e l'adolescenza, trasmissione di documenti Il Presidente della Commissione parlamentare per l'infanzia e l'adolescenza, in data 13 maggio 2022, ha inviato il documento conclusivo dell'indagine conoscitiva "Sul funzionamento e la gestione dei servizi sociali con particolare riferimento all'emergenza epidemiologica da Covid 19", approvato dalla Commissione stessa nella seduta del 27 aprile 2022 ( Doc . XVII- bis , n. 7). Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere, trasmissione di documenti Il Presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere, in data 13 maggio 2022, ha trasmesso - ai sensi dell'articolo 1, comma 1, lettera z) , della legge 7 agosto 2018, n. 99 - la relazione sulla prevenzione della corruzione e sulla trasparenza nei comuni sciolti per mafia, approvata dalla Commissione nella seduta del 26 aprile 2022 ( Doc . XXIII, n. 22). Disegni di legge, annunzio di presentazione Regione Sicilia Modifiche al decreto legislativo 7 settembre 2012, n. 155, nuova organizzazione dei tribunali ordinari e degli uffici del pubblico ministero, a norma dell'articolo 1, comma 2, della legge 14 settembre 2011, n. 148 (2613) (presentato in data 16/05/2022); senatori La Mura Virginia, Nugnes Paola, Moronese Vilma Legge quadro per la protezione e la gestione sostenibile del suolo (2614) (presentato in data 16/05/2022); senatore Mininno Cataldo Modifiche alla legge 28 aprile 2022, n. 46, in materia di esercizio della libertà sindacale del personale delle Forze armate e delle Forze di polizia ad ordinamento militare (2615) (presentato in data 13/05/2022). Disegni di legge, presentazione del testo degli articoli In data 16/05/2022 la 7ª Commissione permanente Pubbl. istruzione ha presentato il testo degli articoli approvati in sede redigente dalla Commissione stessa, per il disegno di legge: Sen. Nencini Riccardo ed altri "Celebrazioni per il centesimo anniversario della morte di Giacomo Matteotti" (2317) (presentato in data 08/07/2021). Affari assegnati In data 12 maggio 2022 è stato deferito alla 12 a Commissione permanente (Igiene e sanità), ai sensi dell'articolo 34, comma 1, e per gli effetti dell'articolo 50, comma 2, del Regolamento, l'affare sulla condizione del malato oncologico in epoca post -Covid (Atto n. 1172). Governo, trasmissione di atti e documenti La Presidenza del Consiglio dei ministri, con lettere in data 16 e 17 maggio 2022, ha inviato, ai sensi dell'articolo 19 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni e integrazioni, le comunicazioni concernenti il conferimento o la revoca dei seguenti incarichi: al dottor Antonio Viola, il conferimento di incarico di funzione dirigenziale di livello generale, nell'ambito del Ministero dell'istruzione; alla dottoressa Maria Benedetta Francesconi, il conferimento di incarico di funzione dirigenziale di livello generale, nell'ambito del Ministero della transizione ecologica. Il Ministro per il Sud e la coesione territoriale, con lettera in data 5 maggio 2022, ha inviato, ai sensi dell'articolo 1, comma 178, lettera b) , della legge 30 dicembre 2020, n. 178, il documento concernente l'individuazione delle aree tematiche e degli obiettivi strategici del Fondo per lo sviluppo e la coesione per il periodo di programmazione 2021-2027. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 5 a e alla 10 a Commissione permanente ( Doc . XXVII, n. 31). Commissario per la realizzazione del progetto sportivo delle finali di coppa del mondo e dei campionati mondiali di sci alpino - Cortina 2021, trasmissione di documenti Il Commissario per la realizzazione del progetto sportivo delle finali di coppa del mondo e dei campionati mondiali di sci alpino, che si terranno a Cortina d'Ampezzo, rispettivamente, nel marzo 2020 e nel febbraio 2021, con lettera in data 2 maggio 2022, ha inviato, ai sensi dell'articolo 61, comma 10, del decreto-legge 24 aprile 2017, n. 50, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 giugno 2017, n. 96, la relazione sulle attività svolte dal medesimo Commissario, corredata della rendicontazione contabile delle spese sostenute, riferita all'anno 2021 e fino al 30 aprile 2022. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 5 a , alla 7 a e alla 8 a Commissione permanente ( Doc . CCXLIII, n. 4). Corte dei conti, trasmissione di relazioni sulla gestione finanziaria di enti Il Presidente della Sezione del controllo sugli Enti della Corte dei conti, con lettere in data 12, 13 e 16 maggio2022, in adempimento al disposto dell'articolo 7 della legge 21 marzo 1958, n. 259, ha trasmesso le determinazioni e le relative relazioni sulla gestione finanziaria: dell'Istituto Nazionale di Ricerca Metrologica (INRiM) per l'esercizio 2020. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5 a e alla 7 a Commissione permanente ( Doc . XV, n. 556); dell'Autorità di Sistema Portuale del Mare di Sardegna, per l'esercizio 2020. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5 a e alla 8 a Commissione permanente ( Doc . XV, n. 557); di CONSAP - Concessionaria Servizi Assicurativi Pubblici S.p.A. per l'esercizio 2020. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5 a e alla 10 a Commissione permanente ( Doc . XV, n. 558). Petizioni, annunzio Sono state presentate le seguenti petizioni deferite, ai sensi dell'articolo 140 del Regolamento, alle sottoindicate Commissioni permanenti, competenti per materia. Il signor Giovanni Di Salvo da Miano (Napoli) chiede: l'introduzione della segnaletica pubblica per il pericolo da esposizione solare e disposizioni volte a normare il pericolo e il danno da esposizione solare nonché i rapporti giuridici ad esso riconducibili o imputabili (Petizione n. 1077, assegnata alla 12 a Commissione permanente); l'istituzione di un corso di studi universitari sui diritti e le condizioni delle donne nonché la previsione di un insegnamento, a livello universitario, relativo ai "Diritti delle donne e storia dei movimenti femminili" (Petizione n. 1078, assegnata alla 7 a Commissione permanente); l'istituzione della figura del difensore di ufficio in ambito sportivo e dell'elenco nazionale dei difensori di ufficio innanzi la Procura del Tribunale dello Sport (Petizione n. 1079, assegnata alla 7 a Commissione permanente); istituzione dell'Organismo di mediazione e dell'Ufficio per la mediazione universitaria presso le università statali e nazionali (Petizione n. 1080, assegnata alla 7 a Commissione permanente); il signor Gianluca Tartaro da Prato (Firenze) e numerosi altri cittadini chiedono interventi urgenti a sostegno delle persone con grado di invalidità riconosciuta tra il 46 e il 73% (Petizione n. 1081, assegnata alla 11 a Commissione permanente); il signor Rolando Oscar Amedeo Giampietro da Matera, Presidente del Comitato PRO FS, chiede interventi urgenti volti alla realizzazione della nuova linea ferroviaria a doppio binario veloce Metaponto-Matera-Altamura-Bari (Petizione n. 1082, assegnata alla 8 a Commissione permanente); la signora Maria Rosaria Di Nunzio da Roma chiede che sia consentita la possibilità di accedere ai bonus in materia edilizia anche ai proprietari di immobili ubicati in complessi immobiliari di proprietà di Enti che, in base alla normativa vigente, non sono in possesso dei requisiti necessari per accedervi (Petizione n. 1083, assegnata alla 5 a Commissione permanente); il signor Ermanno Ramacciato da Mirabello Sannitico (Campobasso) chiede disposizioni relative al ruolo straordinario ad esaurimento degli Ufficiali dell'Arma dei Carabinieri (Petizione n. 1084, assegnata alla 4 a Commissione permanente); la signora Maria Letizia Antonaci da Roma chiede disposizioni volte a consentire la monetizzazione dei crediti fiscali riconducibili ai bonus previsti dalla normativa vigente in materia edilizia (Petizione n. 1085, assegnata alla 6 a Commissione permanente); il signor Renato Lelli da Sant'Ambrogio di Valpolicella (Verona) chiede: un'attenta valutazione delle ricadute economiche ed energetiche per il nostro Paese conseguenti all'applicazione delle sanzioni a livello europeo nei confronti della Russia, in particolare in merito all'utilizzo della piattaforma Swift per i pagamenti e l'individuazione dei provvedimenti necessari a farvi fronte (Petizione n. 1086, assegnata alle Commissioni permanenti riunite 6 a e 10 a ); interventi urgenti volti a perseguire l'obiettivo dell'autonomia energetica, anche mediante la realizzazione di termovalorizzatori di ultima generazione (Petizione n. 1087, assegnata alle Commissioni permanenti riunite 10 a e 13 a ); il signor Aniello Traino da Neirone (Genova) chiede nuove disposizioni in materia di superbonus 110% e, in particolare, in materia di proroga dei termini previsti dalla relativa normativa (Petizione n. 1088, assegnata alla 5 a Commissione permanente); i signori Antonello Sabbione e Maria Cancro da Castel San Niccolò (Arezzo) chiedono l'applicazione dell'aliquota IVA ridotta al 4% in relazione al pagamento di prestazioni effettuate ad avvocati e consulenti di parte nei procedimenti giudiziari promossi avverso lo Stato, Enti pubblici o Enti privati ospedalieri al fine di ottenere risarcimenti o indennizzi (Petizione n. 1089, assegnata alla 6 a Commissione permanente); il signor Aurelio Rosini da Mariglianella (Napoli) chiede modifiche agli articoli 148, comma 2, e 182 del Codice della strada, in materia, rispettivamente, di sorpasso e di circolazione dei velocipedi (Petizione n. 1090, assegnata alla 8 a Commissione permanente); la signora Giuseppina Gatto da Roma chiede l'istituzione di un Fondo pensione giovani a favore degli studenti delle scuole secondarie di secondo grado (Petizione n. 1091, assegnata alla 11 a Commissione permanente); il signor Francesco Di Pasquale da Cancello ed Arnone (Caserta) chiede: maggiori controlli in relazione ai reati ambientali nel territorio del Comune di Cancello ed Arnone e dei Comuni del Basso Volturno (Petizione n. 1092, assegnata alla 13 a Commissione permanente); la riduzione della tassa di successione per gli immobili adibiti a prima casa (Petizione n. 1093, assegnata alla 6 a Commissione permanente); l'innalzamento delle soglie reddituali ISEE al di sotto delle quali sono riconosciute agevolazioni per i servizi essenziali (Petizione n. 1094, assegnata alla 6 a Commissione permanente); interventi per contrastare l'incremento dei prezzi dei prodotti alimentari di prima necessità (Petizione n. 1095, assegnata alla 9 a Commissione permanente); disposizioni volte a contrastare il fenomeno delle sofisticazioni alimentari (Petizione n. 1096, assegnata alla 9 a Commissione permanente); un attento monitoraggio delle spese della Pubblica amministrazione (Petizione n. 1097, assegnata alla 1 a Commissione permanente); il signor Guido Ammaturo da L'Aquila chiede l'istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema delle cartolarizzazioni (Petizione n. 1098, assegnata alla 6 a Commissione permanente); i signori Luca Baiada, Domenico Gallo, Tullio Scovazzi e Sandro Mogni chiedono che non venga convertito in legge l'articolo 43 del decreto-legge 30 aprile 2022, n. 36, recante l'istituzione del Fondo per il ristoro dei danni subiti dalle vittime di crimini di guerra e contro l'umanità e per la lesione di diritti inviolabili della persona, compiuti sul territorio italiano o comunque in danno di cittadini italiani dalle forze del Terzo Reich nel periodo tra il 1° settembre 1939 e l'8 maggio 1945 (Petizione n. 1099, assegnata alle Commissioni permanenti riunite 1 a e 7 a ); la signora Maria Letizia Antonaci da Roma chiede che venga realizzato celermente l'impianto termovalorizzatore per lo smaltimento dei rifiuti nella città di Roma nonché di valutare la possibilità di realizzazione di altri impianti analoghi nel territorio nazionale (Petizione n. 1100, assegnata alla 13 a Commissione permanente); il signor Marcello De Marca da Marsicovetere (Potenza) chiede modifiche all'articolo 3, comma 1, del decreto-legge 30 aprile 2022, n. 36, recante la riforma delle procedure di reclutamento del personale delle pubbliche amministrazioni (Petizione n. 1101, assegnata alle Commissioni permanenti riunite 1 a e 7 a ). Interrogazioni, apposizione di nuove firme La senatrice Vanin ha aggiunto la propria firma all'interrogazione 3-03321 della senatrice Mantovani ed altri. Il senatore Maffoni ha aggiunto la propria firma all'interrogazione 4-07016 della senatrice Rauti ed altri. Interrogazioni Atto n. 3-03324 D'Angelo Grazia Gaudiano Felicia Marilotti Montevecchi Michela Croatti Campagna Antonella Presutto Lorefice Piarulli Angela Anna Bruna Al Ministro della giustizia Premesso che: la casa circondariale di Barcellona Pozzo di Gotto (Messina), nata nel 1925 come manicomio giudiziario maschile del Regno d'Italia, trasformata poi in Ospedale psichiatrico giudiziario (OPG), è stata riconvertita nel 2018 divenendo una casa circondariale con annessa sezione di reclusione, casa di lavoro aperta e una grande Articolazione per la tutela della salute mentale (ATSM), maschile e femminile; l'Istituto, pur avendo cambiato fisionomia, continua ad ospitare molti soggetti con problematiche psichiatriche e proprio la gestione dell'Articolazione per la salute mentale costituisce la principale criticità dello stesso; l'ATSM (unica della Sicilia) con le sue peculiarità di reparto «ospedaliero», balzata in più occasioni agli onori della cronaca per episodi di violenza e di inefficienza, è evidentemente inadeguata quale struttura sanitaria così come gravemente insufficiente permane la pianta organica della polizia penitenziaria, ferma a 95 unità, costretta ad operare in situazioni di rischio e in ambienti non consoni alle cure di cui necessiterebbero i pazienti, svolgendo compiti e ruoli al di fuori delle proprie competenze; le difficili condizioni ambientali descritte hanno dato luogo e continuano a favorire sistematiche manifestazioni di violenza, che spesso si tramutano in tentativi di suicidio, atti di autolesionismo, aggressioni tra detenuti e contro gli agenti di polizia penitenziaria, che mettono a rischio ogni giorno la propria incolumità; le suddette criticità legate al mancato adeguamento della pianta organica della polizia penitenziaria sono state di recente segnalate in una lettera inviata dai vertici del sindacato Co.S.P. alla Direzione generale del personale e delle risorse, settore della Mobilità e al Provveditorato regionale della Sicilia dell'Amministrazione penitenziaria per segnalare la carenza negli organici della polizia penitenziaria di Barcellona, nel numero minimo di 20 e massimo di 30 unità, rispetto alle nuove avviate postazioni di servizio e reparti detentivi, e l'inopportuno inserimento nel conteggio tra gli assegnati in via definitiva-pianta stabile dei dipendenti poliziotti che si trovano nelle sedi già in posizione di assegnazione temporanea sulla base della legge n. 104 del 1992, rispetto alle assegnazioni per mobilità ordinaria e di incremento sede, si chiede di sapere se e quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda adottare per far fronte alle gravi criticità presenti nella casa circondariale di Barcellona Pozzo di Gotto, con particolare riguardo alla necessità di adeguare la pianta organica del personale di polizia penitenziaria alle esigenze della struttura. Atto n. 3-03325 Corti Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Premesso che: il comma 3 dell'art. 2 del decreto ministeriale 28 ottobre 2021, recante "Disposizioni per i criteri minimi nazionali inerenti agli scopi, le tipologie e le caratteristiche tecnico-costruttive della viabilità forestale e silvo-pastorale, delle opere connesse alla gestione dei boschi e alla sistemazione idraulico-forestale" afferma che: "Indipendentemente dal titolo di proprietà, la viabilità forestale e silvo-pastorale e le opere connesse come definite al successivo art.3 sono vietate al transito ordinario e non sono soggette alle disposizioni discendenti dagli articoli 1 e 2 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285"; il Ministero in data 16 dicembre 2021 ha poi pubblicato sul proprio sito un documento titolato: "Precisazioni sul decreto viabilità forestale", in cui chiarisce che comunque "la competenza primaria in materia è delle regioni" e che quindi allo stato "nulla si innova in merito al transito autorizzato sulla predetta viabilità"; l'emanazione del citato decreto ministeriale ha creato una notevole agitazione nel mondo sportivo ed escursionistico e numerose associazioni hanno espresso la propria perplessità, temendo una possibile interpretazione restrittiva da parte delle regioni e la conseguente inibizione all'esercizio delle loro attività; in Italia il motociclismo fuoristrada, in particolare la disciplina dell' Enduro , ottiene importanti risultati sportivi, con campioni mondiali individuali e di squadra che danno lustro al Paese, oltre all'importanza della disciplina per l'indotto creato nelle località coinvolte dalle manifestazioni; i timori di una interpretazione restrittiva del decreto ministeriale in questione non sono stati completamente fugati dalle indicate precisazioni del Ministero del 16 dicembre 2021, giacché queste non possono essere considerate sue interpretazioni autentiche; a riprova di ciò, in occasione di una competizione sportiva mondiale in procinto di essere organizzata, il giorno 3 febbraio 2022 l'Ente Parchi Emilia centrale ha espresso grandi perplessità autorizzative, in quanto il decreto ministeriale 28 ottobre 2021 renderebbe impossibile lo svolgimento di manifestazioni motoristiche sulla viabilità forestale, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga di sollecitare l'emanazione di una interpretazione autentica del decreto ministeriale che tolga ogni dubbio interpretativo, esplicitando che il decreto non intende limitare la potestà delle regioni di continuare ad autorizzare lo svolgimento di attività ludico-sportive sul proprio territorio, eventualmente anche coinvolgendo la viabilità forestale come definita dal decreto ministeriale 28 ottobre 2021. Atto n. 3-03326 Lunesu Michelina Al Ministro della salute Premesso che: la malattia polmonare da micobatteri non tubercolari (NTM-LD), nota anche come malattia polmonare NTM, è una rara e grave infezione batterica a trasmissione ambientale, la cui insorgenza è riconducibile alla presenza di specie micobatteriche diverse rispetto a quelle che causano la tubercolosi; i risultati di un recente studio americano, pubblicato sull'"American Journal of Respiratory and Critical Care Medicine", riporta che la prevalenza di questo tipo di malattia, nel recente periodo, è aumentata dell'8 per cento circa, ogni anno, solo negli Stati Uniti. Conseguentemente, anche il tasso di mortalità legato alla patologia ha subito un incremento del 40 per cento; i pazienti affetti da NTM-LD sperimentano una sintomatologia piuttosto vaga, che comprende febbre, calo di peso, tosse, astenia, disturbi gastrointestinali, sudorazione notturna e presenza di sangue nell'espettorato, la cui gestione può richiedere frequenti e prolungati ricoveri ospedalieri; la terapia rappresenta un nodo critico: buona parte dei micobatteri non tubercolari è resistente a un gran numero di antibiotici. Tutto ciò allunga e complica il percorso terapeutico, aumentandone i costi e incidendo notevolmente sulla qualità di vita del paziente. Considerate le peculiarità dei micobatteri NTM, i regimi terapeutici spesso prevedono da 2 a 4 farmaci somministrati per periodi fino a 18-24 mesi, ed anche dopo il raggiungimento della conversione dell'esame colturale, ossia l'avvenuta eradicazione dell'infezione, i cicli di antibiotici possono continuare per un periodo di circa 12 mesi; la malattia polmonare da micobatteri non tubercolari (NTM-PD) segue un decorso cronico progressivo e può avere un pesante impatto sulla qualità della vita dei pazienti, esercitare un non trascurabile effetto da un punto di vista economico per il sistema sanitario ed essere gravata da un tasso di mortalità elevato. A fronte di queste problematiche, i trattamenti attualmente utilizzati sono lungi dall'offrire soluzioni soddisfacenti; la problematica del trattamento della NTM-PD è legata alla mancata standardizzazione dei trattamenti per le micobatteriosi non tubercolari, alla lunga durata e alla tossicità del trattamento e agli alti tassi di fallimento terapeutico, invero esistono ancora molte lacune e bisogni relativi al trattamento della malattia polmonare NTM. Molte delle priorità della ricerca riguardano la necessità di nuovi farmaci, regimi terapeutici, regimi più brevi e regimi meglio tollerati, si chiede di sapere, alla luce delle osservazioni esposte, se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno procedere alla revisione dell'elenco delle malattie rare esenti dalla partecipazione al costo, di cui all'allegato 7 del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 12 dicembre 2017, inserendo anche i pazienti affetti da malattia polmonare da micobatteri non tubercolari nell'elenco, affinché tali soggetti possano beneficiare di quanto disposto dalla legge 10 novembre 2021, n. 175, recante disposizioni per la cura delle malattie rare e per il sostegno della ricerca e della produzione dei farmaci orfani. Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento Atto n. 3-03327 Binetti Paola Al Ministro dell'università e della ricerca Premesso che: l'attenzione ai pazienti che si trovano nella condizione di dover ricorrere alle cure palliative è sempre maggiore e coinvolge non solo medici palliativisti, ma anche molte altre figure professionali di area sanitaria; le cure palliative hanno, per loro natura, carattere interdisciplinare, aperto al contributo di conoscenze e competenze interprofessionali; l'integrazione degli apporti di più figure professionali è fondamentale per costruire interventi non frammentati o parziali indispensabili per rispondere alle esigenze di cura di un paziente complesso che ha bisogno di un approccio integrato per rispondere adeguatamente ai suoi bisogni di salute e malattia; con l'istituzione della scuola di specializzazione in medicina palliativa, che dovrebbe partire quest'anno in numerose università italiane, la figura del medico palliativista acquisterà un profilo di competenze più specifico non solo sul piano della formazione ma anche sul piano della organizzazione-gestione degli hospice e soprattutto dell'assistenza diretta ai malati; diventa perciò sempre più necessario garantire una formazione ad hoc a tutte quelle figure professionali che di fatto sono responsabili sulle 24 ore dell'assistenza dei pazienti, a cominciare dagli infermieri; la formazione infermieristica in cure palliative in questi ultimi anni è stata oggetto di master professionalizzanti di alto profilo, in molti casi progettati pensando al lavoro in team medico-infermieristico, e quindi con la partecipazione degli uni e gli altri allo stesso master ; il che non vuol dire creare una confusione di ruoli, ma sottolineare come nella diversità delle funzioni l'obiettivo da raggiungere sia sempre e solo lo stesso: una migliore assistenza al paziente e una maggiore attenzione alla sua famiglia; gli infermieri d'altra parte stanno assumendo sempre maggior rilievo nel contesto sanitario nazionale tanto che nei professionisti che operano nell'area delle cure palliative è sempre più chiara l'esigenza di frequentare una scuola di specializzazione per lo sviluppo di conoscenze e competenze interprofessionali e professionali specifiche per offrire interventi efficaci ed integrati in relazione alla complessità delle condizioni di salute dei pazienti e delle loro famiglie; per offrire al paziente cure palliative adeguate alla sua condizione è imprescindibile il contributo del nursing (assistenza infermieristica), anche per farsi carico del dolore e degli altri sintomi tipici della condizione dei pazienti affetti da patologie cronico-evolutive, ricorrendo ad un approccio assistenziale che ponga la massima attenzione anche gli aspetti psicologici, sociali e spirituali della cura del paziente; l'istituzione della scuola di specializzazione in medicina e cure palliative per laureati in medicina e chirurgia andrebbe affiancata da una contestuale istituzione di analoga scuola di specializzazione per gli infermieri che abbiano conseguito la laurea magistrale in scienze infermieristiche; la scuola di specializzazione per gli infermieri andrebbe attivata all'interno delle scuole di specializzazione di area sanitaria ad accesso misto, come previsto dal decreto interministeriale n. 716/2016, nella consapevolezza che l'inter-professionalità, per essere efficace, richiede livelli formativi analoghi e si costruisce entro percorsi formativi integrati, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo intenda aprire l'iscrizione fin da quest'anno alla scuola di specializzazione in cure palliative anche agli infermieri, nella logica e nella struttura prevista dal decreto interministeriale n. 716/2016. Interrogazioni con richiesta di risposta scritta Atto n. 4-07022 Campari Ai Ministri delle infrastrutture e della mobilità sostenibili e dell'economia e delle finanze Premesso che: il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza garantisce all'Italia 191,5 miliardi di euro di investimenti da impiegare nel periodo 2021-2026. A questi il Governo ha affiancato un Fondo complementare nazionale da 30,6 miliardi di euro, attraverso l'adozione del decreto-legge 6 maggio 2021, n. 59, convertito, con modificazioni, dalla legge 1° luglio 2021, n 101; in particolare, con riferimento alla Strategia nazionale Aree interne, il PNRR, alla Missione 5 - Inclusione e coesione, Componente - Interventi speciali per la coesione territoriale, stanzia 825 milioni di euro complessivi per l'Investimento: Aree interne, strategia nazionale contro lo spopolamento e sottosviluppo economico, mentre l'articolo 1, comma 2, lettera c) , punto 12, del suddetto decreto-legge, stanzia complessivi 300 milioni di euro dal 2021 al 2026 per il "miglioramento dell'accessibilità e della sicurezza delle strade, inclusa la manutenzione straordinaria anche rispetto a fenomeni di dissesto idrogeologico o a situazioni di limitazione della circolazione" all'interno delle suddette aree; premesso altresì che: il decreto interministeriale n. 394 del 13 ottobre 2021, nell'attuare le disposizioni di cui all'articolo 1, comma 2- quinquies , del predetto decreto-legge n. 59 del 2021, destina le risorse al finanziamento delle attuali aree interne individuate dalla vigente strategia SNAI, fissandone i criteri di riparto, assegnando alle province e alle città metropolitane, ovvero alle regioni Valle d'Aosta e Friuli-Venezia Giulia, il ruolo di soggetti attuatori degli interventi in questione, e demandando all'assemblea dei sindaci dell'area interna, presieduta dal Presidente del soggetto attuatore, la concreta individuazione degli interventi da finanziare; a dispetto di quanto disciplinato dal decreto interministeriale, sono giunte all'interrogante, in particolar modo dall'area della provincia di Parma, segnalazioni in merito ad una gestione della procedura di individuazione degli interventi da finanziare da parte delle province, che ha marginalizzato il ruolo dei comuni ricompresi nell'area interna, accentrando di fatto il potere decisionale sugli interventi da realizzare; considerato che: la centralità del ruolo degli enti territoriali nella realizzazione del PNRR e degli interventi finanziati con il Fondo complementare nazionale è confermata dal fatto che circa 66,4 miliardi di euro di investimenti sarà attuato direttamente da Regioni, Province, Comuni e Città metropolitane, dei quali circa 50 miliardi vedono proprio i comuni coinvolti come soggetti attuatori; anche da questa scelta si deduce quale sia il primario rilievo da riconoscere agli enti di prossimità, primo presidio dello Stato nei confronti dei cittadini; con specifico riferimento alla Strategia nazionale Aree interne, pare il caso di ricordare come le 72 aree individuate attualmente comprendano complessivamente 1.077 comuni italiani, per poco più di 2 milioni di abitanti, ai quali, si ritiene, andrebbe riconosciuto maggior coinvolgimento nei processi decisionali, in particolar modo se riferiti a progetti di sviluppo delle aree di loro appartenenza; il principio di leale collaborazione tra le pubbliche amministrazioni è principio immanente dell'ordinamento costituzionale italiano, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza della situazione menzionata in premessa, se non ritengano opportuno verificare quali siano state le procedure adottate dalla Provincia di Parma per individuare gli interventi da finanziare e se queste abbiano rispettato le disposizioni di cui al decreto interministeriale citato, nonché quali siano le azioni che intendano adottare, affinché sia garantito il rispetto del principio di leale collaborazione tra le amministrazioni degli enti territoriali coinvolti dalle procedure di attuazione dei progetti legati al PNRR e al Fondo complementare nazionale, con particolare riferimento all'effettivo coinvolgimento, da parte delle province, dei comuni che insistono nelle aree ricomprese nella Strategia nazionale Aree interne nei processi decisionali di individuazione degli interventi da finanziare. Atto n. 4-07023 Briziarelli Al Ministro della giustizia Premesso che: l'interrogante ha già più volte sottoposto al Ministro in indirizzo le problematiche che da anni riguardano le strutture penitenziarie dell'Umbria e in particolare del carcere di Orvieto; le criticità denunciate sono state molteplici: all'interno delle strutture penitenziarie indicate sono stati superati i livelli minimi di sicurezza, detenuti hanno tentato il suicidio o hanno aggredito gli agenti in servizio, fino ad arrivare al sequestro di un agente stesso; è notizia di questi giorni l'ennesima aggressione nel carcere di Orvieto ai danni di diversi agenti penitenziari da parte di un detenuto tunisino, già recidivo per comportamenti finalizzati ad alterare l'ordine e la sicurezza interna all'istituto penitenziario; gli agenti sono stati costretti a ricorrere alle cure dei sanitari; da molto tempo i sindacati di categoria denunciano all'amministrazione penitenziaria e ai direttori del carcere di Orvieto succedutesi negli anni, la grave carenza di personale, ma le denunce sono sempre rimaste inascoltate; anche l'interrogante ha, più volte, denunciato la carenza di agenti di Polizia penitenziaria all'interno delle carceri umbre con tutte le negative conseguenze che la circostanza comporta; solo alcuni degli atti di sindacato ispettivo presentati dall'interrogante hanno ricevuto risposta, ma le problematiche delle strutture carcerarie non hanno mai avuto una soluzione evidente; a tutto ciò si aggiunge la dichiarazione delle sigle sindacali SAPPE, OSAPP, USPP, CGIL-FP, che, il 9 maggio 2022, unitamente, hanno denunciato nuovamente la grave carenza di personale nel carcere di Orvieto, che ha portato ad una situazione di grave criticità la gestione della struttura penitenziaria; la denuncia delle sigle sindacali è avvenuta in quanto, proprio in conseguenza della carenza di personale, il 2 maggio l'amministrazione penitenziaria di Orvieto ha negato ai propri dipendenti la possibilità di usufruire delle ferie maturate negli anni dal mese di maggio 2022 in poi; considerato che: gli agenti della Polizia penitenziaria nel carcere di Orvieto, anche a seguito della pandemia, sono stati sottoposti a turni massacranti con frequenti e notevoli straordinari e sempre per esigenze di servizio non hanno goduto delle ferie maturate; la determinazione dell'amministrazione penitenziaria avviene in pieno disprezzo del diritto costituzionalmente garantito ai lavoratori di usufruire delle ferie, si chiede di sapere quali iniziative di propria competenza il Ministro in indirizzo ritenga opportuno adottare, affinché il diritto costituzionale per i lavoratori di godere delle ferie maturate sia garantito anche agli agenti della Polizia penitenziaria del carcere di Orvieto. Atto n. 4-07024 Alessandrini Valeria Lucidi Pillon Al Ministro della giustizia Premesso che: il 9 maggio 2022 le sigle sindacali SAPPE, OSAPP, USPP, CGIL-FP, unitamente, hanno denunciato nuovamente la grave carenza di personale nel carcere di Orvieto, denuncia rimasta negli anni completamente inascoltata, che ha portato ad una situazione di grave criticità la gestione della struttura penitenziaria; solo ieri nella struttura penitenziaria di Orvieto si è avuta l'ennesima giornata di ordinaria follia, con alcuni agenti di polizia penitenziaria che sono stati feriti a causa di un'aggressione da parte di un detenuto, tanto che sono dovuti ricorrere alle cure dei sanitari; ancora oggi gli agenti della polizia penitenziaria, a differenza delle altre forze dell'ordine, non sono dotati di taser , la particolare pistola ad impulsi elettrici, che in alcuni casi può essere uno strumento utile per contenere le azioni scomposte e particolarmente aggressive dei detenuti; il personale non più giovanissimo del carcere di Orvieto auspica che presto si arrivi ad un turn over , ad un ricambio generazionale, in un lavoro che, come riportano le notizie di cronaca, è sempre più usurante; in conseguenza della carenza di personale il 2 maggio l'amministrazione penitenziaria di Orvieto ha negato ai propri dipendenti del carcere la possibilità di usufruire delle ferie maturate negli anni dal mese di maggio 2022 in poi; considerato che: gli agenti della polizia penitenziaria nel carcere di Orvieto, anche a seguito della pandemia, sono stati sottoposti a turni massacranti e sempre per esigenze di servizio non hanno goduto delle ferie maturate; la determinazione dell'amministrazione penitenziaria avviene in pieno disprezzo del diritto costituzionalmente garantito ai lavoratori di usufruire delle ferie, così come previsto dall'articolo 36 della Costituzione, si chiede di sapere quali iniziative di propria competenza il Ministro in indirizzo ritenga opportuno adottare affinché il diritto costituzionale per i lavoratori di godere delle ferie maturate sia garantito anche agli agenti della Polizia penitenziaria del carcere di Orvieto. Atto n. 4-07025 Faraone Marino Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: è stato evidenziato che numerosi Comuni hanno introdotto, per la determinazione delle tariffe relative all'applicazione del canone patrimoniale di cui all'art. 1, comma 837 della legge 27 dicembre 2019, n. 160, "coefficienti moltiplicatori delle tariffe per le occupazioni di cui ai commi 841 e 842, coefficienti moltiplicatori delle tariffe in base al valore economico della strada o piazza in cui si svolge l'occupazione e coefficienti moltiplicatori delle tariffe per il presunto sacrificio economico imposto alla collettività"; l'introduzione dei predetti coefficienti moltiplicatori, non solo annullerà l'obiettivo dell'alleggerimento del peso dell'imposizione relativa alle occupazioni su aree di mercato in capo agli operatori commerciali che pongono in essere sia occupazioni permanenti (nei mercati giornalieri, nei posteggi fissi e nei mercati attrezzati) sia temporanee (nei mercati settimanali, quindicinali o mensili, nelle fiere e nelle "rotazioni"), ma rischia di far lievitare le tariffe stesse, acuendo ulteriormente la crisi di un settore che già ha subito nel corso degli ultimi cinque anni la cessazione di circa 20.000 piccole attività ambulanti, anche a causa della pandemia ancora in atto; il legislatore, nel delineare in generale i caratteri distintivi del canone unico patrimoniale, ha previsto all'art. 1, comma 817, della legge n. 160 del 2019, che lo stesso è disciplinato dagli enti in modo da assicurare un gettito pari a quello conseguito dai canoni e dai tributi che sono sostituiti dal canone, fatta salva, in ogni caso, la possibilità di variare il gettito attraverso la modifica delle tariffe; considerato che: il comma 837 dell'art. 1 della legge n. 160 del 2019 prevede che, a decorrere dal 1° gennaio 2021, i Comuni e le Città metropolitane istituiscono, con proprio regolamento, il canone di concessione per l'occupazione delle aree e degli spazi appartenenti al demanio o al patrimonio indisponibile, destinati a mercati realizzati anche in strutture attrezzate; il successivo comma 838 prevede che il canone si applica in deroga alle disposizioni concernenti il canone di cui al comma 816 e sostituisce la tassa per l'occupazione di spazi ed aree pubbliche, il canone per l'occupazione di spazi ed aree pubbliche, e, limitatamente ai casi di occupazioni temporanee di cui al comma 842 dello stesso art. 1, i prelievi sui rifiuti di cui ai commi 639, 667 e 668 dell'articolo 1 della legge 27 dicembre 2013, n. 147; l'ente locale, nella determinazione delle tariffe, deve tenere conto di quanto disposto dall'art. 1, comma 840 della legge n. 160 del 2019, secondo il quale il canone in questione è determinato in base alla durata, alla tipologia, alla superficie dell'occupazione espressa in metri quadrati e alla zona del territorio in cui viene effettuata; per quanto riguarda le occupazioni permanenti, vale a dire per quelle che si protraggono per l'intero anno solare, il comma 841 dell'art. 1 richiamato stabilisce le tariffe base, mentre il seguente comma 842 fissa la tariffa di base giornaliera per le occupazioni temporanee che si protraggono per un periodo inferiore all'anno solare. In particolare, per quest'ultima tipologia di occupazioni si deve precisare che la tariffa di base giornaliera, diversamente dalle occupazioni permanenti, può essere variata solo entro i limiti espressamente stabiliti dal successivo comma 843. Ed invero, detto comma dispone che i Comuni e le Città metropolitane applicano le tariffe di cui al comma 842 frazionate per ore, fino a un massimo di 9, in relazione all'orario effettivo, in ragione della superficie occupata e possono prevedere riduzioni, fino all'azzeramento del canone di cui al comma 837, esenzioni e aumenti nella misura massima del 25 per cento delle medesime tariffe; per le occupazioni nei mercati che si svolgono con carattere ricorrente e con cadenza settimanale è applicata una riduzione dal 30 al 40 per cento sul canone complessivamente determinato secondo i principi appena delineati; considerato, inoltre, che: in riferimento all'applicazione delle tariffe per l'occupazione di suolo pubblico previste dal comma 842, il Dipartimento delle Finanze del Ministero dell'economia e delle finanze ha emanato la risoluzione n. 6/DF del 28 luglio 2021, che tratta in particolare la problematica del frazionamento a ore; rilevato che: il criterio riportato nel menzionato comma 843, in diversi regolamenti applicativi comunali, è stato inteso nel senso di una tariffa che deve essere frazionata per un massimo di 9 ore; al fine di procedere al corretto calcolo della tariffa in esame, la risoluzione n. 1/DF del 31 gennaio 2022 del Dipartimento delle Finanze, stabilisce che occorre suddividere la stessa per ventiquattro e poi moltiplicare per il numero di ore di effettiva occupazione, purché inferiore o uguale a nove ore; rilevato, infine, che nonostante le risoluzioni richiamate, l'autonomia regolamentare degli enti locali, in taluni casi, è stata esercitata non rispettando le norme illustrate, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa e se non ritenga opportuno intervenire, con un atto avente forze di legge, che possa definitivamente chiarire che la piena autonomia regolamentare dell'ente locale in materia deve essere esercitata nel rispetto delle norme illustrate, per cui: a) l'individuazione di "coefficienti moltiplicatori" per la determinazione del canone per le occupazioni di carattere temporaneo è legittima solo se effettuata nel rispetto dei limiti espressamente previsti dall'art. 1, comma 837 della legge 27 dicembre 2019, n. 160; b) al fine di procedere al corretto calcolo della tariffa in esame, occorre suddividere la stessa per ventiquattro e poi moltiplicare per il numero di ore di effettiva occupazione, purché inferiore o uguale a nove ore. Atto n. 4-07026 Masini Barbara Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri per le pari opportunità e la famiglia e dello sviluppo economico Premesso che: nella puntata del "Maurizio Costanzo Show" andata in onda l'11 maggio 2022, in seconda serata su Canale5, hanno avuto luogo tre episodi a parere dell'interrogante spiacevoli e discriminatori, in due di questi è stata attuata una vera e propria spersonalizzazione di due donne, le quali non sono state mai chiamate per nome, ma solo appellate solo per le loro caratteristiche fisiche, mentre nell'altro sono state utilizzate espressioni secondo l'interrogante discriminatorie nei confronti della comunità LGBTQ+; in particolare, ad inizio puntata il conduttore ha chiamato sul palco una ragazza di 23 anni, Sara Croce, di cui però non è stato detto neppure il nome, perché appellata come "la bonas", nome questo del personaggio che interpreta nella trasmissione "Avanti un altro" sempre in onda su Canale5, che era seduta tra il pubblico, invitandola a "fare una passerella per [allietare] il pubblico". A questa scena è seguita una serie di commenti dagli uomini in studio; successivamente, sempre nella stessa puntata, è stato chiesto a Manuel Bortuzzo, ospite della trasmissione, che fine avesse fatto quella sua "curiosa fidanzata", al secolo Lucrezia Hailé Selassié, scatenando l'ilarità del pubblico e il successivo applauso alle parole di lui "l'ho lasciata"; non contento, sul finale di trasmissione ancora spersonalizzando la ragazza in questione, Costanzo ha chiesto nuovamente a Bortuzzo se secondo lui "sarebbe piaciuto alla ragazza fare la passerella", sottolineando con un gesto, per farsi comprendere meglio, uno dei tratti caratteristici della giovane, ossia le sue labbra, tratto questo tipico delle donne di origini africane, quale è Lucrezia; nel corso della puntata poi c'è stata un'esibizione di Lino Banfi, anch'egli ospite sul palco, che ha intonato il ben conosciuto ritornello di "benvenuti a sti (...)" anch'esso tra l'ilarità dei presenti; l'art. 5- bis del "Testo unico dei doveri del Giornalista" prevede che ogni giornalista "presti attenzione a evitare stereotipi di genere, espressioni e immagini lesive della dignità della persona"; l'art. 4 del "Testo unico della radiotelevisione" prevede "la trasmissione di programmi che rispettino i diritti fondamentali della persona" e vieta le trasmissioni "che inducono ad atteggiamenti di intolleranza basati su differenze di razza, sesso, religione o nazionalità"; la Conferenza mondiale delle donne di Pechino del 1995 ha approvato una piattaforma di azione per i diritti delle donne nell'ambito dei media e della comunicazione, nella quale l'ONU raccomanda la rappresentazione bilanciata e non stereotipata delle donne nei mass media ; la Convenzione sui diritti delle donne CEDAW, ossia la Dichiarazione sulla eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne, adottata dall'Assemblea generale nel 1979 e ratificata dall'Italia nel 1985, prevede che "gli Stati prendono ogni misura adeguata al fine di modificare gli schemi ed i modelli di comportamento socioculturale degli uomini e delle donne e di giungere ad una eliminazione dei pregiudizi e delle pratiche consuetudinarie o di altro genere, che siano basate sulla convinzione dell'inferiorità o della superiorità dell'uno o dell'altro sesso o sull'idea di ruoli stereotipati degli uomini e delle donne"; la raccomandazione CM/Rec (2010)5 prevede che "Gli Stati membri dovrebbero adottare le misure adeguate per combattere qualsiasi forma di espressione, in particolare nei mass media e su internet, che possa essere ragionevolmente compresa come elemento suscettibile di fomentare, propagandare o promuovere l'odio o altre forme di discriminazione nei confronti delle persone lesbiche, gay, bisessuali o transessuali", si chiede di sapere: se il Governo sia a conoscenza dei fatti e quali siano le sue posizioni in merito; se non ritenga opportuno intervenire, nell'ambito delle proprie competenze, per stigmatizzare certi episodi sulla televisione generalista, per quanto privata, e per far sì che gli indirizzi previsti dalla legislazione nazionale e internazionale trovino accoglimento concreto; se non intenda rivolgersi agli organi preposti e al Dipartimento antidiscriminazioni per proporre un "giro di vite" per quei giornalisti che ad avviso dell'interrogante ogni giorno ledono, impuniti, la dignità e i diritti umani. Atto n. 4-07027 Mallegni Al Ministro dello sviluppo economico Premesso che: la provincia di Livorno contempla al suo interno numerose imprese industriali, come l'azienda siderurgica del gruppo indiano JSW, che occupa tuttora centinaia di operai e che risulta essere strategica per l'economia del territorio toscano; la citata azienda avrebbe affidato ad un'impresa esterna il compito di demolire gli impianti, compresi l'acciaieria e l'altoforno ormai spento dal 2014, non più riattivabile e in procinto di essere smantellato; al momento dell'acquisizione dello stabilimento da parte del gruppo indiano, venne contestualmente firmato un accordo di programma che prevedeva, oltre ad importanti investimenti per la riconversione dell'impianto, l'impiego della manodopera in cassa integrazione e il coinvolgimento di imprese locali nei lavori di smantellamento degli impianti non più necessari; i piani industriali prevedono il recupero di alcuni materiali e la produzione, per conto di RFI, di ingenti blocchi di rotaie che però sarebbe in grado di garantire l'occupazione ad un numero di operai nettamente inferiore rispetto a quelli attualmente impiegati; inoltre c'è il timore che senza il forno elettrico, il semplice ammodernamento delle linee di laminazione non basti a mantenere gli attuali livelli occupazionali; secondo quanto riportato l'11 maggio 2022 dall'autorevole giornale "Financial Times", Sajjan Jindal, presidente di JSW, avrebbe manifestato l'intenzione di vendere gli stabilimenti di Piombino e del Texas per investire nel settore edilizio; da informazioni giunte all'interrogante, risulta che il vice presidente di JSW Steel Italy, Marco Carrai, avrebbe rassicurato le organizzazioni sindacali che l'azienda starebbe lavorando con tutte le istituzioni ad un Addendum che recepirebbe gran parte delle richieste sindacali e che sia stato presentato presso il Ministero in indirizzo un cronoprogramma con relativo Business Plan che prevederebbe, oltre ad adeguati investimenti aziendali, la costituzione di un comitato di controllo per vigilare sul contratto per la fornitura di rotaie a RFI e sul rispetto del relativo piano industriale, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa; se quanto comunicato dal "Financial Times" sia stato smentito dai vertici di JSW Steel Italy; se l'azienda abbia presentato presso il Ministero un cronoprogramma con relativo Business Plan e, in caso affermativo, quali punti programmatici contenga per il rilancio del sito industriale. Atto n. 4-07028 Leone Cinzia Vanin Orietta Trentacoste Pisani Giuseppe Croatti Ferrara Al Ministro della giustizia Premesso che: la prima firmataria del presente atto di sindacato ispettivo è venuta a conoscenza del caso di una donna di Brescia, la signora T.P.R., e delle sue due figlie vittime di violenza da parte del marito-padre, E.U. Stando alle informazioni ricevute, quest'uomo per anni ha avuto condotte maltrattanti nei confronti della famiglia, motivo per cui nel 2012 è stato allontanato dall'abitazione in cui viveva con la moglie e la prima figlia, che oggi ha 12 anni. L'uomo è un alcolizzato e, oltre a dover intraprendere un percorso di cura dall'abuso di alcool, dovrà provvedere al mantenimento della figlia; nel 2016 nasce una seconda figlia, che oggi ha sei anni. Tre anni dopo, a marzo del 2019, la donna denuncia il marito per i maltrattamenti subiti sin dal 2010, ma soprattutto accusa il marito di aver abusato della bambina (allora di appena tre anni). La donna porta la bimba al pronto soccorso e in seguito ad un colloquio con l'assistente sociale e con una psicologa del nosocomio, la donna ed entrambe le figlie vengono collocate presso una struttura protetta; emerge nel frattempo un quadro desolante di maltrattamenti fisici e verbali dell'uomo nei confronti della moglie, ma anche delle figlie, umiliazioni e offese che durano da anni, come emerge il costante abuso di sostanze alcoliche dell'uomo, eventi certificati dalle varie relazioni dei Carabinieri che negli anni sono intervenuti a seguito delle molteplici denunce della donna, e come testimoniano i vari referti del pronto soccorso dell'ospedale "Bolognini" di Seriate. Viene così aperto un procedimento penale presso il Tribunale di Bergamo a carico dell'uomo. Nella relazione del servizio sociale che segue il nucleo familiare dal 2010, le assistenti rilevano la "frammentarietà e la scarsa coerenza dei racconti della donna", che vengono "interpretati come segno della di lei fragilità". La donna diventa improvvisamente doppiamente vittima: del marito che la maltratta da anni e dei servizi sociali, che non la ritengono all'altezza del compito genitoriale, perché fragile, dimenticando gli anni di abusi e soprusi. E concludono che la donna debba essere presa in carico da un centro psico sociale (CPS); a luglio 2019 il Tribunale decide che la donna e le due figlie devono rimanere in una struttura protetta e dispone incontri protetti padre-figlie, nonostante la più piccola sia finita al pronto soccorso a causa proprio del padre. I servizi sociali vengono incaricati di verificare la capacità genitoriale di entrambi e stabiliscono le analisi presso un SERT per il padre e una valutazione psicodiagnostica e personologica presso un Centro psico sociale (CPS) per la donna, alla quale viene prescritto un percorso terapeutico di tre mesi presso la comunità "L'Araba Fenice" di Bergamo. La terapia è a base di un antipsicotico, l'Olanzapina, che provoca alla donna un sonno profondo, tanto che dopo qualche giorno di terapia, decide in autonomia di sospendere l'assunzione del farmaco, troppo pesante e invalidante per lei. Questo provoca una reazione scomposta delle assistenti sociali, che la rimproverano, che arrivano a minacciarla, tanto che la donna, spaventata da quegli avvertimenti ("se non avessi assunto il farmaco con cadenza costante mi avrebbero tolte le figlie e scritto al Tribunale per i Minorenni per non farmele vedere mai più e per farmi passare per pazza"), e visto quanto le era accaduto nel frattempo, decide di denunciare il caso ai Carabinieri il 2 dicembre 2019; considerato che: due mesi prima, a ottobre 2019, era accaduto l'impensabile e in linea con le minacce ricevute per quel farmaco rifiutato: le bambine vengono affidate ai servizi sociali di Seriate, collocate in una struttura, dove si organizzano incontri protetti padre-figlie e incontri vigilati madre-figlie. E da lì il percorso per questa donna vittima delle circostanze avverse è tutto in salita: nel 2021 la bimba più piccola viene affidata, mentre la più grande viene collocata ancora una volta in una struttura in attesa di una famiglia affidataria, dove però mostra segni di insofferenza che, secondo le relazioni di chi la segue nel percorso, sono dovuti "ad alcuni comportamenti inadeguati della madre durante gli incontri". In altre parole, la colpa è sempre e solo di questa donna che vuole solo tornare a vivere con le sue figlie. A nessuno viene in mente che tale situazione di sofferenza e frustrazione e di lontananza dalla madre hanno reso la bambina intollerante e irrequieta. Ci si lamenta persino che la bimba abbia "manifestato difficoltà nel contesto scolastico"; il 16 febbraio 2022, il Tribunale per i Minorenni di Brescia prende una decisione devastante per la madre: sospende gli incontri tra lei e le bambine, conferma l'affido della bimba più piccola, conferma la permanenza della figlia più grande in una struttura fino al reperimento di una famiglia affidataria e nomina un curatore speciale per le due bambine. Infine, convoca i due genitori per il prossimo 31 maggio 2022: in quella data sarà valutata la loro responsabilità genitoriale, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto esposto; se ritenga opportuno adottare iniziative di competenza al riguardo, considerando che la donna non è solo vittima di un uomo maltrattante, che ha abusato persino della loro figlia più piccola, ma è vittima di chi avrebbe dovuto aiutarla a ritrovare la dovuta serenità assieme alle sue figlie, lontano da nuove e devastanti umiliazioni. Atto n. 4-07029 Lonardo Alessandrina Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Premesso che: in occasione della prima Giornata internazionale della salute delle piante, il 12 maggio 2022, promossa dalla FAO, Coldiretti e Federforeste hanno denunciato la rapida avanzata di un parassita killer , l'"Ips typographus", in grado di infettare gli alberi indeboliti dagli effetti dei cambiamenti climatici; tale insetto si infila sotto la corteccia dove scava intricate gallerie, che interrompono il flusso della linfa ad abeti rossi, larici, abeti bianchi e i pini silvestri, uccidendoli nel giro di poche settimane. In primavera i maschi del bostrico entrano sotto la corteccia e si accoppiano con le femmine, che scavano nel legno gallerie lunghe fino a 15 centimetri, dove depongono in media ottanta uova. Una volta che la popolazione si moltiplica e diventa aggressiva il bostrico lancia attacchi di massa che portano in breve tempo alla morte delle piante; tale invasione è scatenata dalla presenza di una grande quantità di legname a terra nelle zone colpite dalla tempesta Vaia. In Italia ci sono oltre 11 milioni di ettari di foreste molto vulnerabili a causa dell'incuria e dell'abbandono. Si rischia così la perdita di un grande patrimonio di biodiversità, con una strategica capacità di assorbire CO2 e mitigare i cambiamenti climatici, nonché un netto peggioramento del deficit commerciale nel settore del legno. Il settore ha un indotto di circa 4,8 miliardi di euro nel 2021 con oltre diecimila addetti fra boscaioli e aziende agricole forestali; occorre dunque creare le condizioni economiche e sociali per contrastare l'allontanamento dalle campagne valorizzando le funzioni di vigilanza, manutenzione e gestione del territorio svolte dagli imprenditori agricoli, nonché adottare urgentemente misure che fronteggino i danni provocati dal bostrico, come la pulizia dei boschi dai tronchi caduti ad alto rischio di infestazione e l'abbattimento delle piante già infestate, con il parallelo snellimento delle procedure burocratiche di intervento e di gestione delle foreste; non è la prima invasione di insetti e organismi alieni arrivati nelle campagne italiane: basti pensare al batterio della Xylella arrivato con essenze importate dall'America Latina, che ha devastato gli oliveti del Salento in Puglia, la Cimice asiatica che danneggia i frutteti italiani, la Drosophila suzukii, il moscerino killer che attacca ciliegie, mirtilli e uva, oppure la cinipide galligeno che ha fatto strage di castagni, o ancora il punteruolo rosso; la politica dell'Unione europea risulta in tal senso troppo permissiva, consentendo l'ingresso di prodotti agroalimentari e florovivaistici nell'UE senza che siano applicate cautele e quarantene che, di contro, vengono richieste ai prodotti nazionali esportati, si chiede di sapere quali misure urgenti intenda intraprendere il Ministro in indirizzo al fine fronteggiare i danni provocati dal bostrico, attivando altresì funzioni di vigilanza, manutenzione e gestione del territorio, valorizzando in tal senso anche il ruolo svolto dagli imprenditori agricoli. Atto n. 4-07030 Lonardo Alessandrina Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: l'art. 37 della legge n. 461 del 1981 consente ai lavoratori poligrafici di aziende editoriali di accedere anticipatamente al trattamento pensionistico in presenza di particolari condizioni di crisi aziendale, al maturare delle condizioni di anzianità contributiva richieste. Tale istituto è stato oggetto di successivi interventi legislativi, tra cui il decreto legislativo n. 62 del 2001, modificato poi dalla legge n. 198 del 2001; ai sensi delle suddette norme, il trattamento di pensionamento anticipato, indipendentemente dal requisito anagrafico, è stato concesso sulla base dell'anzianità contributiva minima di 32 anni. Successivamente, il decreto del Presidente della Repubblica n. 157 del 28 ottobre 2013 è intervenuto nuovamente, innalzando il requisito contributivo ad almeno 35 anni a decorrere dal 1° gennaio 2014, di 36 anni a decorrere dal 1° gennaio 2016 e di 37 anni a decorrere dal 1° gennaio 2018; restavano esclusi dall'ambito di applicazione i lavoratori che avessero maturato, entro il 31 dicembre 2013, i requisiti anagrafici e contributivi previsti dalla normativa antecedente all'entrata in vigore del regolamento, a condizione che fossero stati allocati in cassa integrazione guadagni straordinaria finalizzata al prepensionamento in forza di accordi di procedura sottoscritti entro il 31 dicembre 2013; sia il decreto del Presidente della Repubblica n. 157 del 28 ottobre 2013 che la legge n. 208 del 2015 avevano previsto regimi derogatori, stabilendo che i requisiti contributivi previgenti e più favorevoli (pari a 32 anni di anzianità contributiva) continuassero ad applicarsi ai lavoratori poligrafici che, pur non avendo maturato i requisiti per l'accesso al pensionamento, fossero stati collocati in cassa integrazione guadagni straordinaria finalizzata al prepensionamento ai sensi dell'art. 37 della legge n. 416 del 1981, in forza di accordi di procedura sottoscritti rispettivamente entro il 31 agosto e il 31 dicembre del 2013. La legge di bilancio per il 2018 ha poi esteso l'ambito di applicazione della disciplina previgente ai dipendenti di imprese del settore editoriale e stampatrici di periodici, per le quali era stata accertata la causale di crisi aziendale, collocati in cassa integrazione guadagni straordinaria in forza di accordi di procedura sottoscritti dal 1° gennaio 2014 e il 31 maggio 2015. Termine poi confermato dalla legge di bilancio per il 2019; il nuovo e più grave regime contributivo veniva dunque richiesto per i lavoratori collocati in cassa integrazione straordinaria in forza di accordi di procedura sottoscritti a partire dal 1° giugno 2015. Avendo "Italiaonline" (già Seat Pagine Gialle S.p.A.) concluso un accordo sindacale per la ristrutturazione aziendale in caso di crisi in data 2 luglio 2018, ai dipendenti collocati in cassa integrazione straordinaria è stato richiesto il raggiungimento dei 37 anni di anzianità contributiva, impedendo l'accesso al prepensionamento a chi alla data dell'11 gennaio 2019 non avesse maturato tale requisito; il legislatore è tornato a normare la materia con l'art. 1, comma 500, della legge di bilancio per il 2020, prevedendo che "in deroga al requisito contributivo di cui all'articolo 37 co. 1 let a) 1.416 del 1981 possono accedere al trattamento di pensione con anzianità contributiva di almeno 35 anni nell'assicurazione generale obbligatoria per l'invalidità la vecchiaia e superstiti, i lavoratori poligrafici di imprese stampatrici di giornali quotidiani e di periodici ed imprese editrici di giornali quotidiani di periodici di agenzie di stampa diffusione nazionale, le quali avevano presentato al Ministero del lavoro e delle politiche sociali, in data compresa dal 1° gennaio 2020 del 31 dicembre 2023 piani di riorganizzazione e ristrutturazione aziendale in presenza di crisi" . Si è così venuta a determinare una evidente disparità di trattamento fra i dipendenti delle imprese poligrafiche ammesse al piano di riorganizzazione e ristrutturazione aziendale, poiché, a seconda che questo sia avvenuto in un certo arco temporale o in un altro, ne segue, a parità di ogni altra condizione, l'applicazione di discipline diverse, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non intenda avviare iniziative al fine di attenuare gli effetti della disparità di trattamento di cui in premessa, prevedendo, con successivi interventi legislativi, una estensione della norma derogatoria contenuta nel suddetto art. 1, comma 500, della legge di bilancio per il 2020, al fine di consentire ai lavoratori esclusi, tra cui i dipendenti dell'ex Seat Pagine Gialle, di accedere alle agevolazioni previste, indipendentemente dalla data in cui sia stato presentato il piano di risanamento e gestione della crisi, ferme restando tutte le altre condizioni previste dalla norma. Atto n. 4-07031 Pergreffi Simona Bergesio Al Ministro dell'interno Premesso che: con la legge di bilancio per il 2020 era stataprevista, per ciascuno degli anni dal 2020 al 2024, l'assegnazione ai Comuni, nel limite complessivo di 500 milioni di euro annui, di contributi per investimenti destinati ad opere pubbliche, in materia di efficientamento energetico, messa in sicurezza di strade ed edifici pubblici, abbattimento delle barriere architettoniche; i vari dati sui lavori delle opere finanziate andavano inserite dai Comuni nel sistema di "Monitoraggio delle opere pubbliche - MOP" della "banca dati delle pubbliche amministrazioni - BDAP"; l'inizio dei lavori per i contributi del 2020 (art. 1 della legge n. 160 del 2019, per come modificato dall'art. 51, comma 1- bis del decreto-legge n. 104 del 2020) era fissato entro il 15 novembre 2020, mentre per quelli del 2021 (art. 13 del decreto-legge n. 121 del 2021) entro il 31 dicembre 2021; l'assegnazione dei contributi era prevista per il 50 per cento, previa verifica dell'avvenuto inizio dell'esecuzione dei lavori, attraverso il sistema di monitoraggio e per il 45 per cento previa trasmissione al Ministero dell'interno del certificato di collaudo o del certificato di regolare esecuzione rilasciato dal direttore dei lavori, e per il restante 5 per cento previa verifica della completa alimentazione del sistema di monitoraggio; il comma 34 dell'art. 1 della legge n. 160 del 2019 e l'art. 4 del decreto del 14 gennaio 2020 disciplinano le modalità di revoca e recupero del contributo assegnato nel caso di mancato rispetto del termine di inizio dell'esecuzione dei lavori o di parziale utilizzo del contributo; migliaia di Comuni stanno ricevendo una comunicazione dalla Direzione centrale della Finanza locale in cui si comunica l'avvio del procedimento amministrativo per la revoca del finanziamento ricevuto; nel tabulato allegato alla comunicazione i progetti di cui si chiede la revoca del finanziamento sono ben 4.770 riferiti a circa 3.000 Comuni, considerato che per alcuni vengono revocati i contributi sia del 2020 che del 2021, per un importo totale di ben 498.030.000 euro; le causali addotte fanno riferimento a: l'ente ha avviato le opere oltre i termini previsti; l'ente non ha provveduto ad utilizzare nei termini previsti il finanziamento concesso, in quanto non risultano CUP associati al citato finanziamento; l'ente ha provveduto ad utilizzare parzialmente il finanziamento concesso; l'ente non ha proceduto al corretto inserimento dei dati nel sistema di monitoraggio previsto; i Comuni interessati dal procedimento possono presentare motivate controdeduzioni corredate di idonea documentazione entro 15 giorni dal ricevimento della comunicazione pena la revoca del contributo entro 30 giorni; in diverse amministrazioni comunali i dati richiesti sono stati inseriti nel BDAP e, considerati i numeri delle infrazioni contestate, è difficile ipotizzare un numero così elevato di Comuni inadempienti; i sindaci lamentano anche la complessità delle procedure burocratiche, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo intenda provvedere alla sospensione delle richieste di revoca, all'avvio di una verifica del sistema BDAP e all'istituzione di un tavolo di confronto tecnico con ANCI e UNCEM per la semplificazione delle procedure burocratiche per la registrazione dei lavori pubblici, anche in considerazione degli organici ridottissimi degli enti locali, in particolare i piccoli Comuni. Atto n. 4-07032 Garavini Laura Ai Ministri per l'innovazione tecnologica e la transizione digitale, per la pubblica amministrazione e degli affari esteri e della cooperazione internazionale Premesso che: il processo di digitalizzazione della pubblica amministrazione, che è stato avviato con la legge 7 agosto 2015, n. 124, dal Governo Renzi, ha opportunamente coinvolto anche gli italiani iscritti all'AIRE, i quali, in linea con le linee guida adottate dall'Agenzia per l'Italia digitale (AgID), dovranno utilizzare unicamente SPID (sistema pubblico di identità digitale) e CIE (carta d'identità elettronica) per l'identificazione e l'accesso ai servizi consolari gestiti da Fast-IT; sono state riscontrate molte difficoltà da parte degli italiani residenti all'estero nella creazione di un'identità digitale, necessaria al fine di accedere a tutti i servizi delle pubbliche amministrazioni, ed è stata prevista una dilazione dei tempi dal 28 febbraio 2021 (termine originario della proroga) al 31 dicembre 2022 e al 31 marzo 2023 rispettivamente per la necessità di rilascio e utilizzo di credenziali SPID e CIE per l'identificazione e l'accesso dei cittadini ai servizi consolari in rete; considerato che: i connazionali residenti all'estero hanno evidenziato una serie di limiti tecnici e di procedure complesse nel funzionamento dei portali. In particolare, per l'acquisizione dell'identità digitale, molti gestori ( identity provider ) hanno posto dei requisiti che non sono compatibili con quelli dei cittadini iscritti all'AIRE. Ad esempio, nella modulistica messa a disposizione per l'iscrizione allo SPID, non compare l'opzione della residenza all'estero e pertanto vi è la richiesta di un indirizzo esclusivamente italiano. Di conseguenza, i nostri connazionali, nel momento in cui si registrano, si trovano oggettivamente impossibilitati ad accedervi. Alcuni prevedono inoltre la possibilità di utilizzare solamente una tessera sanitaria italiana in funzione della verifica del codice fiscale ed un numero di cellulare italiano, che pochissimi possiedono, rendendo quindi complessa anche la sola registrazione ai portali; ulteriori difficoltà sono state riscontrate in merito alla necessità di utilizzare per la registrazione esclusivamente un documento in corso di validità. Tra questi vi è sicuramente la problematica legata all'impossibilità di inserire il rilascio del documento da parte di un consolato o quella riferita ai tempi d'attesa molto lunghi per la richiesta di una carta di identità elettronica. In particolare, in alcuni Stati, sono previsti fino a 5 mesi di attesa per ottenere un appuntamento per le impronte digitali. Infine, una serie di gestori di identità non prevede e non ammette l'utilizzo del passaporto biometrico per accedere allo SPID. Cosa che, invece, sarebbe estremamente agevole e faciliterebbe il tutto; rilevato, inoltre, che: l'acquisizione dell'identità digitale rimane un passo fondamentale verso la progressiva digitalizzazione della pubblica amministrazione, è necessaria una revisione dei requisiti da parte degli identity provider al fine di semplificare e snellire le procedure che ostacolano i nostri connazionali nell'accesso ai servizi consolari; a causa delle distanze, il fatto di accedere a tutti i servizi della pubblica amministrazione da remoto è ancora più proficuo di quanto non possa essere a livello nazionale, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo non intendano sensibilizzare le amministrazioni e i gestori di identità in merito alla necessità di semplificare e snellire le procedure di registrazione per l'ottenimento dell'identità digitale, sollecitando una modifica di tali procedure e la revisione di alcuni aspetti tecnici; se non ritengano opportuno prevedere una campagna informativa, in collaborazione con l'intera rete diplomatico-consolare e i COMITES, indirizzata ai cittadini italiani residenti all'estero in merito alle nuove modalità di accesso alla pubblica amministrazione. Atto n. 4-07033 De Vecchis Al Ministro dell'interno Premesso che, a quanto risulta dall'interrogante: il sindacato CEUQ funzione pubblica, nelle sue funzioni istituzionali di tutela dei lavoratori ed ai sensi della vigente normativa in materia di protezione del lavoratore nel rientro al lavoro dopo il contagio da COVID-19 e con patologia psicologica per sindrome post COVID lunga, ha inviato istanza in data 11 maggio 2022 al Ministro in indirizzo finalizzata ad ottenere le citate tutele post COVID per un lavoratore dell'amministrazione civile del Ministero dell'interno; la richiesta rivestiva carattere di particolare urgenza, poiché la signora A.C., operatore amministrativo, in servizio presso il Dipartimento della pubblica sicurezza, nonostante affetta da grave patologia post COVID, è stata obbligata al rientro in ufficio in una sede inidonea al miglioramento delle sue condizioni psicologiche; il decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, obbliga, infatti, il datore di lavoro ad avere, verso il dipendente affetto da malattia invalidante, un comportamento che non metta ulteriormente a rischio la salute del lavoratore, già fortemente compromessa, declinando tale assunto nel prevedere la sistemazione con minor rischio salute per il dipendente; in data 13 maggio 2022, con nota n. 555/II-PERS/6905/0-233, la segreteria del Dipartimento ha risposto negativamente alla richiesta non curandosi né delle condizioni di salute della lavoratrice, che attualmente si trova in congedo per malattia, essendosi aggravate le sue condizioni, né della normativa di tutela dei lavoratori, ponendo l'amministrazione in una situazione di illegalità. per la signora C. la legge di tutela della salute non è stata applicata, nonostante la documentazione medica prodotta dall'interessata certificasse la necessità di riprendere il lavoro in un ufficio protetto, e, come descritto nella nota sindacale, i competenti uffici del Dipartimento della pubblica sicurezza non hanno volutamente tenuto conto delle condizioni di salute della donna, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della vicenda descritta e quali iniziative di competenza intenda attuare affinché siano ripristinate le corrette tutele per i lavoratori portatori di patologie post COVID. Atto n. 4-07034 Rauti Isabella Ciriani Balboni Barbaro Calandrini de Bertoldi De Carlo Drago Tiziana Carmela Rosaria Fazzolari Garnero Santanchè Daniela Iannone La Pietra La Russa Maffoni Malan Nastri Petrenga Giovanna Ruspandini Totaro Urso Zaffini Ai Ministri dell'istruzione e per le pari opportunità e la famiglia Premesso che, per quanto risulta agli interroganti: il 5 maggio 2022 la Direzione generale per lo studente, l'inclusione e l'orientamento scolastico del Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e formazione del Ministero dell'istruzione ha diramato, invitando alla massima diffusione presso tutte le istituzioni scolastiche, una circolare recante in oggetto "17 maggio - Giornata internazionale contro l'omofobia, la bifobia e la transfobia"; con la medesima nota il Ministero, invocando a monte principi costituzionali ed internazionali richiamati quali fondamento di tale iniziativa, invitava i docenti di ogni ordine e grado a creare occasioni di approfondimento con i propri studenti sui temi legati alle discriminazioni, al rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali; si tratta di una circolare estremamente controversa che ha immediatamente suscitato un coro di forti e legittime proteste, configurandosi sin da subito come un provvedimento che, lungi dal rappresentare una mera, semplice e corretta esecuzione, applicazione o declinazione di chiari dettami o principi giuridici, nazionali o sovranazionali volti a promuovere una seria e convinta battaglia contro ogni discriminazione, assume a giudizio degli interroganti i connotati di un'iniziativa diversa e del tutto arbitraria; l'iniziativa, infatti, è a giudizio degli interroganti palesemente non conforme ed incoerente con il contesto normativo vigente e, soprattutto, con il chiaro e inequivocabile indirizzo politico espresso recentemente dal Parlamento su questi delicatissimi temi in occasione del voto parlamentare sul disegno di legge AS 2005, meglio noto come "disegno di legge Zan" lo scorso 27 ottobre 2021, quando con 154 voti a favore, 131 contrari e 2 astenuti, il Senato della Repubblica ha approvato l'ordine del giorno di non passaggio all'esame degli articoli; al riguardo appare utile sottolineare come il medesimo disegno di legge prevedeva, tra l'altro, all'articolo 7, l'istituzione della "giornata nazionale contro l'omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia", da celebrare nella medesima data dal 17 di maggio di ogni anno con il coinvolgimento e la partecipazione delle scuole: previsione, questa, consapevolmente, motivatamente e convintamente respinta dal voto del Senato della Repubblica, e qui ad opinione degli interroganti riproposto e calato dall'alto mediante un'iniziativa del Governo del tutto arbitraria oltre che nettamente contraria a quanto espressamente deliberato dal Parlamento; a giudizio degli interroganti tale circolare, oltre ad aggirare il recente indirizzo legittimamente espresso dal Parlamento, in contrasto con i più elementari principi di democrazia e al rispetto della rappresentanza parlamentare, che viene non solo totalmente ignorata ma anche pesantemente compressa, evidenzia una serie di discrasie e forzature sul piano strettamente giuridico che non possono essere ignorate, tanto più perché, come evidenziato, promananti da un provvedimento riconducibile all'iniziativa del Governo, che investe temi di estrema sensibilità e delicatezza, specie perché incidono direttamente sulla determinazione della sfera interiore della persona e sulla fase di formazione dell'identità personale di bambini ed adolescenti; si rileva come, a ben vedere, proprio quei principi nazionali e internazionali richiamati dalla circolare del Ministero dell'istruzione a proprio fondamento siano insufficienti a rappresentare il presupposto giuridico dell'iniziativa, e che un loro richiamo in tal senso sia da ritenere improprio e forzato; quanto ai principi internazionali, infatti, la circolare ministeriale richiama "la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali" e, genericamente e sommariamente, "più articoli del Trattato sull'Unione europea" (senza specificare quali) nonché la risoluzione del Parlamento europeo del 26 aprile 2007 sull'omofobia in Europa, che ha deciso (al punto n. 4) di indire il 17 maggio di ogni anno la "giornata internazionale contro l'omofobia", omettendo però di esplicitare come nessuno di questi provvedimenti (compresa la citata risoluzione del Parlamento europeo), pur condannando fermamente ogni discriminazione ed invitando gli Stati membri ad un maggiore impegno in tal senso, prescriva l'adozione o promozione nelle istituzioni scolastiche di iniziative o campagne di sensibilizzazione, evidentemente proprio nella consapevolezza della delicatezza degli argomenti trattati e nel rispetto delle prerogative costituzionali degli Stati membri poste a presidio delle libertà fondamentali; analoghe considerazioni valgono per i principi nazionali invocati dalla circolare, in particolare, quel sacro principio di uguaglianza e pari dignità di tutti i cittadini davanti alla legge cristallizzato nell'articolo 3, comma primo, della Costituzione della Repubblica, che pur rappresentando la norma cardine del nostro ordinamento in materia di discriminazioni certo non può essere addotta a fondamento di un'iniziativa a giudizio degli interroganti parziale, univoca, arbitraria e soprattutto non conforme alle norme vigenti e al chiaro indirizzo espresso dal Parlamento; infine si evidenzia come la circolare ministeriale non faccia menzione alcuna del consenso preventivo informato dei genitori, che è obbligatorio e previsto per ogni attività integrativa o esterna al piano triennale dell'offerta formativa e che in questo caso non è invece previsto, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo fossero a conoscenza della circolare citata e se non ritengano che essa sia in contrasto con gli esiti della deliberazione del Senato sull'AS 2005 dello scorso 27 ottobre; se non ritengano che il provvedimento, che ha generato le legittime preoccupazioni delle famiglie, leda il principio di libertà educativa. Atto n. 4-07035 Bagnai Al Ministro della salute Premesso che: l'articolo 8 del decreto-legge 24 marzo 2022, n. 24, ha modificato l'art. 4 del decreto-legge 1° aprile 2021, n. 44, con l'aggiunta al terzo periodo del comma 5 della seguente disposizione: "In caso di intervenuta guarigione l'Ordine professionale territorialmente competente, su istanza dell'interessato, dispone la cessazione temporanea della sospensione, sino alla scadenza del termine in cui la vaccinazione è differita in base alle indicazioni contenute nelle circolari del Ministero della salute. La sospensione riprende efficacia automaticamente qualora l'interessato ometta di inviare all'Ordine professionale il certificato di vaccinazione entro e non oltre tre giorni dalla scadenza del predetto termine di differimento"; la circolare del Ministero della salute in data 21 luglio 2021, avente ad oggetto "Aggiornamento indicazioni sulla Vaccinazione dei soggetti che hanno avuto un'infezione da SARS-CoV-2", prevede che, nei soggetti con pregressa infezione da SARS-CoV-2 (decorsa in maniera sintomatica o asintomatica), la vaccinazione "venga eseguita preferibilmente entro i 6 mesi dalla stessa e comunque non oltre 12 mesi dalla guarigione", così superando la precedente circolare del 3 marzo 2021, ove si prevedeva l'effettuazione della vaccinazione "ad almeno 3 mesi di distanza dalla documentata infezione e preferibilmente entro i 6 mesi dalla stessa"; nonostante la vigenza di tali disposizioni normative, risulta che alcuni ordini professionali dei medici chirurghi e degli odontoiatri stiano procedendo alla sospensione dei propri iscritti decorsi i 93 giorni dalla data di contrazione del virus; tale situazione ha portato a diversi ricorsi, in cui il tribunale amministrativo ha predisposto la sospensione in via cautelare del provvedimento di sospensione del sanitario da parte dell'ordine professionale, valutando la sussistenza dei presupposti di gravità e urgenza di cui all'articolo 56 del codice del procedimento amministrativo, ritenendo che il provvedimento emanato dall'ordine professionale non sia coerente con la circolare ministeriale del 21 luglio 2021 e, quindi, con la previsione dell'art. 4, comma 5, terzo periodo, del decreto-legge n. 44 del 2021; a parere dell'interrogante non è pregevole il fatto che la tutela del lavoro e della dignità professionale e umana dei sanitari debba passare attraverso il ricorso ad azioni legali che, all'evidenza, ben potrebbero essere scongiurate dalla corretta applicazione delle norme di legge e delle circolari ministeriali da parte degli ordini professionali. In questa prospettiva, appare evidente che gli ordini professionali non stiano ottemperando alla funzione di tutela della dignità ed indipendenza delle professioni sanitarie; si rileva inoltre che tale situazione si ripercuote sull'offerta del sistema sanitario nazionale nei confronti dei cittadini, andando ad aggravare ulteriormente una situazione critica, anche in vista del periodo estivo e dell'afflusso di turisti, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno ed urgente intervenire, anche al fine di deflazionare il contenzioso sul punto, predisponendo idonee linee guida affinché gli ordini professionali dei medici chirurghi e degli odontoiatri si attivino per rimuovere ogni forma di disparità di trattamento tra sanitari, a tutela della dignità professionale e del lavoro dei sanitari iscritti, affinché questi si adeguino alla circolare del Ministero della salute del 21 luglio 2021, e al comma 5 dell'art. 4 del decreto-legge n. 44 del 2021, al fine di garantire lo svolgimento delle attività sia per i sanitari vaccinati sia per coloro che risultano guariti dall'infezione da COVID-19. Atto n. 4-07036 Conzatti Donatella Al Ministro della salute Premesso che: l'accordo Stato-Regioni del 2010 fissava il numero di almeno 1.000 nascite all'anno quale parametro standard cui tendere per il mantenimento o l'attivazione dei punti nascita. Stabiliva inoltre la previsione di punti nascita con numerosità inferiore e comunque non al di sotto di 500 parti all'anno, solo sulla base di motivate valutazioni legate alla specificità dei bisogni reali delle varie aree geografiche interessate con rilevanti difficoltà di attivazione dello STAM; come da attribuzione del decreto ministeriale 11 novembre 2015, il comitato percorso nascita nazionale (CPNn) ha predisposto il documento "protocollo metodologico per la valutazione delle richieste di mantenere in attività punti nascita con volumi di attività inferiori ai 500 parti annui e in condizioni orogeografiche difficili", parte integrante del decreto stesso; la competenza sugli standard di sicurezza è regolamentata con decreto ministeriale 2 aprile 2015, n. 70, e, per quanto riguarda in particolare i punti nascita, gli standard sono ulteriormente definiti negli allegati 1a e 1b dell'accordo citato; considerato che: in data 2 febbraio 2016 la Provincia autonoma di Trento ha presentato domanda di deroga per tutti e 4 i punti nascita sotto la soglia di 500 parti annui (Arco, Cavalese, Cles e Tione); in data 22 giugno 2016 il Ministero della salute, fatte proprie le valutazioni del CPNn, comunicava alla Provincia il responso positivo per i punti nascita di Cavalese e Cles e quello negativo per Arco e Tione. Nel riconoscere la deroga, il CPNn ha dato particolare rilevanza alle criticità connesse alle condizioni orografiche dei punti nascita di Cavalese e Cles; la deroga veniva comunque subordinata al rispetto dei requisiti inerenti al personale dei punti nascita operanti in Italia; tra gli altri la presenza in guardia attiva (sulle 24 ore) dell'anestesista, del ginecologo, del pediatra e dell'ostetrica. Inoltre erano previsti controlli periodici da parte del Ministero relativamente al rispetto dei criteri previsti; in data 14 febbraio 2017 è stata inviata al Ministero una comunicazione inerente allo stato dell'arte dei punti nascita di Cavalese e Cles, in risposta alla quale il CPNn, in data 7 marzo 2017, ha poi confermato l'operatività di quello di Cles ed elaborato il parere sospensivo della deroga per il punto nascita di Cavalese, sia per motivi strutturali che di personale; rilevato, inoltre, che: nell'interlocuzione tra Provincia autonoma di Trento e Ministero, veniva specificato che la deroga prevedeva, per quanto riguarda il personale, la guardia attiva per tutte le figure professionali richieste (anestesisti, ginecologi, pediatri), e che il ricorso a consulenti (detti gettonisti) poteva avvenire soltanto in una prima fase ed in via eccezionale, mentre a regime andava garantita la presenza di personale stabile e dipendente; la Provincia ha provveduto a realizzare le infrastrutture richieste per garantire gli standard di sicurezza delle sale operatorie presso l'ospedale di Cavalese, ed il CPNn ha provveduto a confermare la possibilità di riapertura, avvenuta il 1° dicembre 2018; dal marzo 2020, con la diffusione del COVID-19, i punti nascita di Cles e Cavalese hanno vissuto diversi momenti di chiusura, l'ultimo è avvenuto per entrambi dal 13 gennaio 2022 al 28 febbraio 2022; l'ospedale di Cles e quello di Cavalese in questi anni hanno dovuto ricorrere costantemente in maniera diffusa a ginecologi consulenti, e l'azienda sanitaria non è riuscita a garantire continuità e stabilità alle équipe mediche. In questo momento l'operatività del punto nascita di Cavalese è garantita dalla presenza di almeno 3 consulenti ginecologi, provenienti da altre regioni italiane, pagati oltre 700 euro netti a turno, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti; quali verifiche siano state svolte in merito al rispetto dei requisiti previsti nei provvedimenti di deroga concessi dal Ministero; quali iniziative, per quanto di competenza, intenda porre in essere al fine di monitorare la corretta gestione dei punti nascita in deroga nazionali e garantire le procedure di massima sicurezza per donne e nascituri. Atto n. 4-07037 Lannutti Angrisani Luisa Abate Rosa Silvana Granato Bianca Laura Giannuzzi Silvana Ai Ministri della transizione ecologica e dello sviluppo economico Premesso che, per quanto risulta agli interroganti: nel bel mezzo del periodo con i maggiori picchi di calore, cioè le prime settimane di agosto 2021, si ricordano le immagini terrificanti degli incendi dell'estate, con temperature che hanno raggiunto livelli realmente preoccupanti, con inondazioni devastanti in Cina e nord Europa e la sensazione, generalizzata, di assistere a uno sconvolgimento profondo del clima, l'IPCC ha emesso il suo report periodico sullo stato dei cambiamenti climatici ed è stato un'altra volta un resoconto molto grave, che non lascia margini di azione: senza una drastica riduzione delle emissioni di anidride carbonica, aveva sostenuto il panel dell'ONU sul clima, non si riuscirà a mantenere l'aumento della temperatura al di sotto di due gradi, cioè la condizione necessaria per limitare i danni, già evidenti oggi, determinati dagli stravolgimenti climatici; il Ministero della transizione ecologica ha dunque il compito fondamentale di mettere in seria difficoltà quella élite che rappresenta la maggiore responsabile del contributo italiano ai cambiamenti climatici. Queste aziende dovrebbero cambiare radicalmente il proprio modello produttivo per rallentare la nostra produzione di gas climalteranti; il 16 maggio 2022 su RAI3 è andata in onda la trasmissione "Report" che ha citato i dati raccolti in esclusiva dall'associazione "ReCommon", in cui "risulta che nelle settimane precedenti alla presentazione del Recovery Plan, il ministero della Transizione ecologica ha spalancato le porte alle due industrie fossili. ENI e SNAM sono le aziende che hanno ottenuto più incontri con il ministro Cingolani, almeno 10 incontri in meno due mesi, a fronte di quattro incontri in cinque mesi durante il mandato del precedente ministro dell'Ambiente". Non solo. Report ha ricordato come lo scorso anno la pressione dell'industria fossile sull'attuale "governo è stata così forte che la Commissione Europea ha costretto l'Italia a correggere la bozza su idrogeno blu e gas". La Commissione europea ha infatti imposto che i piani di ripresa post pandemici non finanziassero energie fossili. Il Ministero ad aprile 2021 aveva invece presentato un piano cercando di finanziare l'idrogeno blu, prodotto da ENI tramite carbon capture and storage (CCS), cioè tramite produzione, cattura e stoccaggio di gas fossile. La Commissione se n'è accorta e ha bocciato quella parte di richiesta di finanziamento, facendo diminuire di 2,4 miliardi di euro i fondi a disposizione dell'Italia; secondo quanto contenuto nell'analisi della strategia di decarbonizzazione di ENI al 2050 (pubblicata dall'autorevole associazione francese "Reclaim Finance", in collaborazione con ReCommon e Greenpeace Italia), i piani del "Cane a sei zampe" non sono in linea con quanto richiesto dagli scenari a impatto zero dell'IPCC e dell'Agenzia internazionale dell'energia per limitare l'aumento della temperatura media globale entro 1,5 gradi Celsius ed evitare gli effetti peggiori dei cambiamenti climatici. ENI infatti nel breve termine continuerà ad aumentare la propria produzione di petrolio e gas fossile, che sarà superiore di circa l'8 per cento rispetto ai livelli del 2016, e "consumerà" entro 2030 il 71 per cento del budget di carbonio che le è stato assegnato dai modelli scientifici. Inoltre, nel 2035, l'intensità carbonica delle sue attività sarà superiore del 21 per cento rispetto a quanto consentito; per Greenpeace Italia e ReCommon "ENI continua a fare greenwashing e nasconde l'aumento delle sue emissioni con soluzioni fasulle come la cattura e lo stoccaggio di CO2, che fino ad ora non ha mai funzionato, oppure schemi di offsetting forestale che, seppur attivi da decenni, non hanno protetto le foreste che continuano a degradarsi (...) L'ultima perla che abbiamo ascoltato è la bufala della fusione nucleare, spacciata come disponibile nel prossimo decennio, a dispetto delle affermazioni degli esperti del settore che non la ritengono praticabile prima del 2060; considerato che: nel servizio di Report si fa presente che per ridurre la dipendenza energetica da Mosca, sopravvenuta dopo la crisi Ucraina-Russia, l'attuale Governo ha finora "portati a casa accordi con paesi a democrazia limitata o con vere e proprie dittature, accordi di cui non conosciamo i dettagli: non sappiamo quanto pagheremo il metano e nemmeno quali società lo esporteranno in Italia". Si parla di prodotti non certo green . Eppure, sottolinea la trasmissione, una soluzione "a chilometro zero" molto più sostenibile dal punto di vista economico e democratico ci sarebbe: "Gli imprenditori italiani e stranieri sono disposti a investire nel nostro paese 80 miliardi di euro in tre anni per costruire nuovi impianti di rinnovabili, che consentirebbero in poco tempo di rimpiazzare metà del gas russo. Ma dal governo non è arrivata nessuna risposta"; peraltro, con una reale svolta green dovuta alla produzione di energia da fonti rinnovabili, la bolletta elettrica per gli italiani si ridurrebbe dell'80 per cento. Intervistato da Report, il ministro Cingolani ha giustificato le proprie riserve sugli impianti a energia rinnovabile parlando di reti elettriche italiane non in grado di gestire i megagigawatt che verrebbero immessi grazie a loro. Secondo il Ministro, infatti, la rete potrebbe addirittura collassare. Non la pensa così il direttore generale ENEL Italia, Nicola Lanzetta, il quale ha letteralmente smentito il Ministro, definendo la rete italiana di alta tensione e di distribuzione tra le più avanzate al mondo, dunque perfettamente in grado di gestire l'aumento di energia pulita, si chiede di sapere: se si sia a conoscenza dei piani del Ministero della transizione ecologica e se si intenda intervenire con "correzioni" su eventuali accordi presi con colossi dell'energia come ENI e SNAM; quali piani si intenda attuare per una svolta veramente green , considerato che finora il Governo si è mosso solo per diversificare l'acquisto di gas verso altri Paesi, creando una nuova dipendenza e andando a ripetere lo stesso meccanismo perverso che ha legato l'Italia a filo doppio alla Russia, condannando peraltro le famiglie al pagamento di bollette salatissime; quale posizione si intenda assumere sulla tassonomia europea introdotta dal regolamento UE 2020/852, visto che la Germania ha annunciato che voterà contro l'inserimento di gas e nucleare come investimenti verdi, mentre finora il Governo italiano parrebbe agli interroganti completamente assente nella battaglia sulla transizione ecologica per abbassare il costo delle bollette, ma viceversa sembrerebbe molto attento agli interessi delle grandi lobby petrolifere e nucleariste. Atto n. 4-07038 Ruotolo Al Ministro dell'interno Premesso che: la legislazione che disciplina il riconoscimento delle vittime innocenti della criminalità organizzata è prevista dalla legge n. 302 del 1990, di competenza del Dipartimento per i diritti civili, la cittadinanza e le minoranze del Ministero dell'interno. Il Dipartimento ha nella sua organizzazione una suddivisione interna, tra cui l'ufficio I responsabile della gestione delle istanze presentate dai familiari delle vittime del terrorismo e della criminalità organizzata; i riferimenti legislativi che consentono la concessione del beneficio sono: l'art. 1, comma 2, lett. b) , della legge n. 302 del 1990 che stabilisce che la vittima e gli istanti devono essere soggetti totalmente estranei ad ambienti e rapporti delinquenziali, e l'art. 2- quinquies della legge n. 186 del 2008 prevede il diniego dell'istanza nel caso in cui il beneficiario risulti parente o affine entro il quarto grado con soggetti nei cui confronti risulti in corso un procedimento penale per reati mafiosi; la ratio delle norme, così come più volte chiarito dall'Avvocatura dello Stato, è quella di scongiurare il rischio che, "attraverso la destinazione di pubblico denaro a soggetti inseriti in nuclei familiari a rischio di infiltrazioni mafiosa a causa dei precedenti penali di alcuni suoi componenti o anche di semplici loro frequentazioni con soggetti aderenti ad associazioni mafiose, si finisca per favorire, seppure indirettamente, la criminalità organizzata di tale tipo"; come riportato anche da organi di stampa, sono molti i casi, tutti documentati, di pareri non favorevoli all'accoglimento delle istanze, presentate dai familiari delle vittime del terrorismo e della criminalità organizzata, espressi sia dalle Prefetture, sia dalla commissione consultiva e, infine, dall'ufficio I del Ministero; si evidenzia come così lo spirito solidaristico che pure aveva ispirato il legislatore ad emanare la legge n. 302 è scemato a causa di frequenti cortocircuiti burocratici che affondano le proprie radici nella non corretta interpretazione della norma; si segnala il caso di G. C., ucciso dalla camorra il 2 febbraio 2010 davanti alla porta del suo studio "Zendark tattoo" a Casavatore (Napoli). La sentenza penale passata in giudicato ha accertato la completa estraneità della vittima ad ambienti delinquenziali. Il Ministero ha però ritenuto di rigettare l'istanza presentata dalla madre della vittima, perché i nipoti del marito, suoi affini di 4° grado, sono gravati da precedenti penali; per quanto risulta all'interrogante, nonostante le successive integrazioni e osservazioni, tutte documentate, fatte pervenire all'ufficio I del Ministero, quest'ultimo con decreto n. 27/2022 ha rigettato, mancando distrattamente di valutare che la madre di G. C., la signora N. R., ha denunciato il coniuge per molestie sessuali a danno della figlia, sorella della vittima G. C.. Per quella denuncia il marito della R. è stato condannato, giuridicamente escluso dalla famiglia con la perdita della podestà genitoriale e da oltre 30 anni tutti i rapporti con il coniuge, ad oggi deceduto, e con la famiglia di questi sono stati interrotti; a giudizio dell'interrogante, l'interpretazione e l'applicazione data alla norma relativa alle parentele entro il 4° grado risulta essere incostituzionale, tenuto conto che la Corte costituzionale ha più volte ritenuto arbitrario presumere che valutazioni o comportamenti riferibili alla famiglia di appartenenza o a singoli membri della stessa, diversi dall'interessato, debbano essere automaticamente trasferiti all'interessato medesimo. Si ricordi la sentenza n. 108 del 1994 con la quale la Corte costituzionale ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art. 26 della legge n. 53 del 1989, in quanto stabiliva l'esclusione dai concorsi in magistratura ordinaria di coloro che, per le informazioni raccolte, non risultano, secondo l'apprezzamento insindacabile del Ministro competente, appartenenti a famiglia di estimazione morale indiscussa; l'incertezza ha già determinato, nel passato come nel presente, insostenibili lungaggini ai fini dell'ottenimento dei benefici prescritti o peggio il non accoglimento, che ha l'effetto di lasciare intravedere una pericolosa e deprecabile discriminazione ai danni della memoria delle vittime innocenti della camorra e all'impegno dei loro familiari, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza delle notizie riportate; se e quali iniziative intenda assumere per garantire l'esatta e puntuale applicazione delle disposizioni; se intenda agevolare i comportamenti amministrativi onde evitare mancanze e possibili assunzioni di atti illegittimi; se non ritenga di puntualizzare una corretta e certa interpretazione delle norme anche attraverso l'emanazione di circolari ed atti di indirizzo rivolte agli organi competenti. Atto n. 4-07039 Pillon Al Ministro dell'istruzione Premesso che: in data 5 maggio 2022 dalla Direzione generale per lo studente del Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e di formazione del Ministero dell'istruzione è stata emanata una circolare indirizzata ai direttori generali degli uffici scolastici regionali, nonché ai dirigenti scolastici, nella quale si legge "in occasione del 17 maggio e della Giornata internazionale contro l'omofobia, la bifobia e la transfobia, nonché contro ogni forma di atteggiamento pregiudiziale basato sull'orientamento sessuale - giornata indetta peraltro con la risoluzione del Parlamento europeo del 26 aprile 2007 - i docenti e le scuole di ogni grado, nell'ambito della propria autonomia didattica ed organizzativa, sono invitati a creare occasioni di approfondimento con i propri studenti sui temi legati alle discriminazioni, al rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali"; nella circolare si legge inoltre: "Per l'alto valore dell'iniziativa, si prega di assicurare un'ampia e tempestiva diffusione della presente nota presso tutte le istituzioni scolastiche"; considerato che, a giudizio dell'interrogante: per parlare di omofobia, bifobia e transfobia agli studenti, dalla prima elementare in poi, occorrerebbe necessariamente prima spiegare in che cosa consista l'omosessualità, la bisessualità e la transessualità; la lotta alle discriminazioni, pur meritoria nei suoi presupposti, è fin qui stata utilizzata per lo più come pretesto per la diffusione dei contenuti dell'agenda LGBT; la circolare, oltre che ideologica e pretestuosa, appare gravemente lesiva della libertà educativa dei genitori, che non solo non vengono coinvolti, ma neppure nominati, nonostante il compito educativo sia espressamente previsto a loro esclusivo carico ai sensi dell'art. 26 della dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, degli artt. 29 e 30 della Costituzione e dell'art. 147 del codice civile; la circolare appare inoltre nociva per l'autonomia scolastica, contraria alla normativa vigente in materia di consenso informato e idonea a legittimare una forma di indottrinamento ideologico degli scolari e degli studenti, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia conoscenza di tale circolare, se ne condivida i contenuti e se intenda comunicare di chi sia la responsabilità politica e amministrativa della sua diffusione, nonché come intenda mettere in sicurezza la libertà educativa dei genitori che non vogliono alcuna forma di indottrinamento in relazione all'agenda LGBT. Atto n. 4-07040 Saponara Maria Al Ministro dell'istruzione Premesso che: negli scorsi giorni sono pervenute a numerosi docenti di corsi serali nelle scuole secondarie di secondo grado di Parma gli avvisi, per l'anno scolastico 2022/2023, che li invitavano a presentare domanda in tempi brevissimi come docenti soprannumerari per il trasferimento, a seguito della decisione di sopprimere numerosi corsi serali attivi presso le scuole secondarie di secondo grado; la ragione della soppressione di questi corsi si troverebbe nella carenza di risorse economiche per garantirli e non nel numero di studenti interessati a frequentarli che, anzi, sarebbe in costante aumento; il problema si era presentato anche agli inizi del corrente anno scolastico 2021/2022, ma era stato risolto attraverso l'utilizzo dei fondi per l'emergenza COVID dedicati alla scuola, per mezzo dei quali si era provveduto ad assumere personale docente e ATA da assegnare ai corsi serali; evidenziati la rilevante importanza sociale delle scuole serali per l'opportunità che offrono a giovani e adulti di completare il ciclo scolastico superiore, migliorando significativamente la loro formazione culturale e professionale e i grandi sacrifici che questi studenti si sobbarcano per seguire tali corsi scolastici, mentre nelle ore diurne svolgono attività lavorative e adempiono a carichi familiari; ritenuto che la soluzione di assumere il personale per i corsi serali per mezzo dei fondi per l'emergenza COVID non sia stata una soluzione ottimale e che sarebbe più opportuno affrontare il problema in modo strutturale, aumentando l'organico scolastico di ruolo, in corrispondenza dell'aumento di popolazione studentesca che si avverte in particolare in provincia di Parma, si chiede di sapere: come il Ministro in indirizzo intenda intervenire per evitare la soppressione dei corsi serali della scuola secondaria di secondo grado nella provincia di Parma; quali iniziative di tipo strutturale intenda assumere per garantire un arricchimento e potenziamento dell'offerta formativa dei corsi serali delle scuole secondarie di secondo grado di Parma, di cui si rileva un costante incremento di domanda. Atto n. 4-07041 De Poli Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri dell'economia e delle finanze e dell'interno Premesso che: il Dipartimento per gli Affari interni e territoriali del Ministero dell'interno ha comunicato a 400 Comuni la revoca del contributo dello Stato per un totale di 4.800 opere pubbliche consistenti in interventi per l'efficientamento energetico, per l'installazione di impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili, per lo sviluppo territoriale sostenibile, per la messa in sicurezza di scuole, edifici pubblici e patrimonio comunale, per l'abbattimento delle barriere architettoniche adducendo come motivo il mancato avvio delle opere nei termini previsti oppure il mancato utilizzo, anche parziale, del finanziamento concesso, nonché l'errato inserimento dei dati nel sistema di monitoraggio previsto; considerato che i Comuni, oberati dalle innumerevoli pratiche burocratiche, non riescono a soddisfare le incombenze a loro spettanti per la carenza quasi endemica dell'organico, si chiede di sapere se il Governo non ritenga opportuno prorogare i termini inizialmente previsti per la richiesta dei fondi, consentendo ai Comuni di avviare i cantieri nell'anno corrente, evitando così di privare i cittadini di opere necessarie alla comunità. Interrogazioni, da svolgere in Commissione A norma dell'articolo 147 del Regolamento, le seguenti interrogazioni saranno svolte presso le Commissioni permanenti: 9ª Commissione permanente (Agricoltura e produzione agroalimentare): 3-03325 del senatore Corti, sullo svolgimento di manifestazioni ludico-sportive lungo la viabilità forestale; 12ª Commissione permanente (Igiene e sanità): 3-03326 della senatrice Lunesu, sull'inserimento della malattia polmonare da micobatteri non tubercolari (NTM-PD) nell'elenco delle malattie rare esenti da costi.