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SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Commissione AGRICOLTURA E PRODUZIONE AGROALIMENTARE (9ª) 193 VALLARDI La seduta inizia alle ore 15,35. IN SEDE CONSULTIVA Schema di decreto legislativo recante attuazione della direttiva (UE) 2019/1159 recante modifica della direttiva 2008/106/CE concernente i requisiti minimi di formazione per la gente di mare e che abroga la direttiva 2005/45/CE riguardante il reciproco riconoscimento dei certificati rilasciati dagli Stati membri alla gente di mare Doc n. 281 Schema di decreto legislativo recante attuazione della direttiva (UE) 2019/1159 recante modifica della direttiva 2008/106/CE concernente i requisiti minimi di formazione per la gente di mare e che abroga la direttiva 2005/45/CE riguardante il reciproco riconoscimento dei certificati rilasciati dagli Stati membri alla gente di mare (Osservazioni alla 8 a Commissione. Esame e rinvio) La relatrice NATURALE ( M5S ) riferisce sullo schema di decreto legislativo in esame assegnato alla 8 a Commissione (Lavori pubblici, comunicazioni) in sede consultiva ed alla Commissione Agricoltura in sede di osservazioni. Il provvedimento recepisce la direttiva (UE) 2019/1159 del Parlamento europeo del Consiglio del 20 giugno 2019 recante modifica della direttiva 2008/106/CE concernente i requisiti minimi di formazione per la gente di mare e che abroga la direttiva 2005/45/CE riguardante il reciproco riconoscimento dei certificati rilasciati dagli Stati membri alla gente di mare. Ricorda che la delega per l'attuazione della direttiva è prevista dall'articolo 28 della legge n. 53 del 2021 (Legge di delegazione europea 2019-2020). Ricorda inoltre che la citata direttiva (UE) 2019/1159 ha apportato sostanziali modifiche alle procedure seguite dalla Commissione europea per il riconoscimento dei certificati emessi da Paesi terzi, disponendo altresì il riconoscimento dei certificati posseduti dai marittimi da parte degli Stati membri. Al riguardo va segnalata la disposizione di cui al paragrafo 1, punto 2), lettera b) della direttiva (UE) 2019/1159, che modifica l'articolo 2 della direttiva 2008/106/CE ed impone agli Stati membri il reciproco riconoscimento dei certificati rilasciati dagli Stati membri ai marittimi, indipendentemente dalla loro nazionalità. La direttiva che si recepisce richiede, come sopra specificato, il riconoscimento delle varie tipologie di certificati rilasciati da uno Stato membro, indipendentemente dalla cittadinanza del marittimo. Come si legge nella relazione lo spirito della direttiva è quello di attuare uno degli obiettivi della politica comune dei trasporti nel settore marittimo, ossia di facilitare la circolazione della gente di mare all'interno dell'Unione. Tale circolazione contribuisce a rendere il settore del trasporto marittimo dell'Unione attrattivo per le future generazioni, evitando cosi una situazione in cui il settore marittimo europeo si trovi a fronteggiare una carenza di personale. La direttiva 2008/106/CE, modificata dalla direttiva (UE) 2019/1159, è stata recepita con il decreto legislativo n. 71 del 2015. Pertanto, ai fini del recepimento delle disposizioni contenute nella direttiva (UE) 2019/1159, il Governo ha ritenuto opportuno intervenire con la tecnica della novella legislativa. Passando ad analizzare più in dettaglio i contenuti del provvedimento - composto da 21 articoli e due allegati - l'articolo 1 modifica l'articolo 1 del decreto legislativo n. 71 del 2015 per meglio definire il campo di applicazione del provvedimento, prevedendone l'applicazione, oltre che ai marittimi italiani e a quelli comunitari, a quelli di Paesi terzi con i quali le amministrazioni competenti abbiano stipulato un accordo di reciproco riconoscimento. L'articolo 2 modifica l'articolo 2 del decreto legislativo n. 71 del 2015 per aggiornare i riferimenti ivi contenuti alla luce della nuova organizzazione del Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili. Vengono altresì introdotte le definizioni di "acque protette" e di "acque adiacenti alle acque protette". L'articolo 3 modifica l'articolo 3 del decreto legislativo n. 71 del 2015 al solo fine di allineare il testo a disposizioni intervenute dopo l'approvazione del citato decreto legislativo. L'articolo 4 modifica l'articolo 4 del decreto legislativo n. 71 del 2015 prevedendo che il Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili comunichi le disposizioni adottate in materia di formazione ed abilitazione, oltre che alla Commissione europea, anche all'Organizzazione marittima internazionale (IMO). L'articolo 5 apporta modifiche all'articolo 5 del decreto legislativo n. 71 del 2015, in particolare specificando le singole autorità competenti, eliminando il riferimento all'esperienza pratica per l'utilizzo dei simulatori ed inserendo il riferimento al certificato di addestramento. L'articolo 6 modifica l'articolo 6 del decreto legislativo n. 71 del 2015 al fine di prevedere, a tutela della sicurezza della navigazione, che i titolari di certificati di competenza per mansioni a livello direttivo rilasciati da Stati membri dell'Unione europea o da Paesi terzi, che chiedono la convalida di riconoscimento, possiedano un'appropriata conoscenza della legislazione marittima italiana concernente le mansioni da svolgere. L'articolo 7 modifica l'articolo 9 del decreto legislativo n. 71 del 2015 prevedendo che il Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili e il Ministero dello sviluppo economico, ciascuno per le materie di propria competenza, comunichino eventuali pratiche fraudolente riscontrate, oltre che alla Commissione europea, agli Stati membri dell'Unione europea ed ai Paesi terzi con i quali sia stato concluso un accordo di riconoscimento, anche all' Organizzazione marittima internazionale (IMO). L'articolo 8 modifica l'articolo 10 del decreto legislativo n. 71 del 2015 richiamando anche il Ministero dell'istruzione nel novero delle autorità competenti che garantiscono che le attività di formazione, di valutazione delle competenze, di certificazione, di convalida di riconoscimento e di rinnovo siano costantemente controllate attraverso un sistema di gestione della qualità. Si prevede altresì che la relazione sull'esito della valutazione sia trasmessa, oltre che alla Commissione europea, anche all'Organizzazione marittima internazionale (IMO). L'articolo 9 modifica l'articolo 11 del decreto legislativo n. 71 del 2015, richiedendo tra l'altro che, per il rilascio di uno dei certificati di competenza e del certificato di addestramento, i lavoratori marittimi che abbiano effettuato l'addestramento all'estero debbano aver sostenuto con esito favorevole l'esame atto a dimostrare il possesso delle relative competenze. L'articolo 10 modifica l'articolo 12 del decreto legislativo n. 71 del 2015 per integrare la previsione concernente la possibilità, in casi di urgenza, di permettere ad un marittimo di imbarcare senza un valido certificato medico, fino al prossimo porto di scalo dove sia disponibile un medico e nei casi espressamente disciplinati. Si prevede pertanto che detta autorizzazione possa essere rilasciata, oltre che dall'autorità marittima, anche dagli uffici consolari, al fine di prevedere le stesse condizioni per gli imbarchi su territorio nazionale e quelli che avvengono all'estero. L'articolo 11 modifica l'articolo 13 del decreto legislativo n. 71 del 2015 prevedendo che sono esclusi dalla dimostrazione quinquennale del mantenimento delle competenze anche i comandanti e gli ufficiali titolari di un certificato, oltre ai soggetti già previsti. L'articolo 12 modifica l'articolo 15 del decreto legislativo n. 71 del 2015 specificando che la compagnia di navigazione deve assicurare che a bordo delle proprie navi l'equipaggio sia formato anche in conformità alle disposizioni in materia di organizzazione del lavoro a bordo. L'articolo 13 modifica l'articolo 16 del decreto legislativo n. 71 del 2015 al fine di correggere un refuso, mentre l'articolo 14 modifica l'articolo 18 dello stesso decreto specificando che, durante le ispezioni a bordo effettuate nella qualità di Stato d'approdo, gli ispettori controllano anche che le navi battenti bandiera di un Paese non membro dell'Unione europea osservino il presente articolo. L'articolo 15 modifica l'articolo 19 del decreto legislativo n. 71 del 2015 inserendo una specifica relativa al riconoscimento dei certificati che abilitano il marittimo a lavorare a bordo di una nave battente bandiera italiana con una funzione o una capacità specifica attestata dal certificato di addestramento. Si prevede altresì che la Capitaneria di porto accetti l'attestato di addestramento a seguito della presentazione dell'attestazione di superamento, con esito favorevole, dell'esame finale da parte del marittimo sostenuto presso un istituto, ente o società italiani riconosciuti dal Comando generale del Corpo delle Capitanerie di porto. L'articolo 16 modifica l'articolo 20 del decreto legislativo n. 71 del 2015 in tema di riconoscimento dei certificati rilasciati da Paesi terzi, prevedendo l'iter necessario al Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili per riconoscere, mediante convalida, un certificato di competenza ovvero un certificato di addestramento rilasciato da un Paese terzo. L'articolo 17 modifica l'articolo 23 del decreto legislativo n. 71 del 2015 prevedendo che al fine della determinazione della reiterazione delle violazioni della stessa indole che giustifichi la revoca dell'autorizzazione rilasciata a istituti, enti o società, non si debba tener conto delle violazioni di lieve entità. L'articolo 18 modifica l'articolo 24 del decreto legislativo n. 71 del 2015 al fine di allineare la disposizione sulla trasmissione dei dati statistici alla Commissione europea a quanto previsto dalla direttiva. L'articolo 19 sostituisce l'articolo 28 del decreto legislativo n. 71 del 2015 prevedendo alcune disposizioni transitorie dirette a recepire quanto previsto dalla direttiva riguardo alla necessità di procedere ad un confronto dei livelli di competenza richiesti ai candidati per i certificati di competenza e i certificati di addestramento. Da ultimi, l'articolo 20 modifica l'allegato I del decreto legislativo n. 71 del 2015 mentre l'articolo 21 introduce una clausola di invarianza finanziaria. La relatrice sottolinea in conclusione come gli aspetti di competenza della Commissione appaiano del tutto marginali. Il seguito dell'esame è quindi rinviato. IN SEDE CONSULTIVA SU ATTI DEL GOVERNO Schema di decreto legislativo legislativo recante disposizioni per l'attuazione della direttiva (UE) 2019/633 in materia di pratiche commerciali sleali nei rapporti tra imprese nella filiera agricola e alimentare, nonché dell'articolo 7 della legge 22 aprile 2021, n. 53, in materia di commercializzazione dei prodotti agricoli e alimentari Doc n. 280 Schema di decreto legislativo recante disposizioni per l'attuazione della direttiva (UE) 2019/633 in materia di pratiche commerciali sleali nei rapporti tra imprese nella filiera agricola e alimentare, nonché dell'articolo 7 della legge 22 aprile 2021, n. 53, in materia di commercializzazione dei prodotti agricoli e alimentari (Parere al Ministro per i rapporti con il Parlamento, ai sensi degli articoli 1 e 7 della legge 22 aprile 2021, n. 53. Esame e rinvio) La relatrice FATTORI ( Misto ) riferisce sullo schema di decreto legislativo in esame assegnato alla Commissione agricoltura in sede consultiva. Segnala che il termine per l'espressione del parere scade il 14 settembre 2020. Lo schema di decreto legislativo introduce norme finalizzate a contrastare ed impedire le pratiche commerciali sleali negli scambi tra gli operatori della filiera agroalimentare, in attuazione della direttiva (UE) 2019/633. Ricorda che la delega per il recepimento di tale direttiva è stata prevista dall'articolo 7 della legge n. 53 del 2001, «Legge di delegazione europea 2019-2020». Come si legge nella relazione, l'esigenza di tale disciplina discende dal fatto che nella filiera agricola e alimentare i soggetti operanti nelle diverse fasi della produzione, trasformazione, marketing , distribuzione e vendita al dettaglio dei prodotti, dispongono di un maggior potere contrattuale rispetto alle controparti. La direttiva citata prevede pertanto l'introduzione di un livello minimo di tutela comune a tutta l'Unione europea, comprendente un elenco di pratiche commerciali sleali vietate e un elenco di pratiche che saranno autorizzate solo se concordate in termini chiari e univoci al momento della conclusione dell'accordo di fornitura. Sempre secondo la relazione, il Governo ha ritenuto indispensabile procedere ad una attuazione puntuale ed efficace delle disposizioni europee tale da garantire un sistema di tutele e di elementi di maggiore trasparenza non solo a beneficio della stessa filiera agricola e alimentare ma anche dei consumatori finali, attraverso l'introduzione di una disciplina efficiente delle relazioni commerciali in materia di cessione di prodotti agricoli e agroalimentari. In termini generali, la nuova disciplina si applica a tutti gli scambi commerciali aventi ad oggetto prodotti agricoli e alimentari, indipendentemente dai fatturati dei contraenti. È stata pertanto confermata la scelta già adottata con l'articolo 62 del decreto-legge n. 1 del 2012, che ha esteso la disciplina delle relazioni commerciali in materia di cessione di prodotti agricoli e alimentari a tutte le imprese indipendentemente dal fatturato, in considerazione della peculiarità del sistema agroalimentare italiano, caratterizzato da una estrema frammentazione della filiera. Segnala che la disciplina già contenuta nel citato articolo 62 del decreto-legge n. 1 del 2012 viene fatta confluire nel testo in esame, al fine di fornire un testo unitario dell'intera disciplina sulle pratiche commerciali scorrette negli scambi della filiera agroalimentare. Passando più nel dettaglio ad analizzare i contenuti dello schema di decreto, l'articolo 1 individua l'oggetto e l'ambito di applicazione del testo, diretto al contrasto delle pratiche commerciali sleali nelle relazioni tra acquirenti e fornitori di prodotti agricoli ed alimentari. Le disposizioni previste si applicano alle cessioni di prodotti agricoli ed alimentari, eseguite da soggetti che siano stabiliti nel territorio nazionale, indipendentemente dal fatturato dei fornitori e degli acquirenti, mentre sono esclusi i contratti diretti tra fornitori e consumatori. Si prevede altresì che quanto stabilito dagli articoli 3 (elementi essenziali dei contratti di cessione), 4 (pratiche commerciali sleali vietate), 5 (altre pratiche commerciali sleali) e 7 (disciplina delle vendite sottocosto) del decreto costituiscono norme imperative e prevalgono sulle eventuali discipline di settore con esse contrastanti. L'articolo 2 reca un elenco delle definizioni adottate all'interno del testo, tra cui quelle di accordo quadro, contratto di cessione, acquirente, consumatore, fornitore, autorità pubblica, fatturato, prodotti agricoli e alimentari (deperibili e non). L'articolo 3 reca disposizioni concernenti i contratti di cessione. Il comma 1 richiama i principi di trasparenza, correttezza, proporzionalità e reciproca corrispettività delle prestazioni, mentre al comma 2 si prevede che i contratti di cessione devono essere conclusi obbligatoriamente mediante atto scritto stipulato prima della consegna dei prodotti ceduti ed indicare la durata, le quantità e le caratteristiche del prodotto venduto, il prezzo (che può essere fisso o determinabile sulla base di criteri stabiliti nel contratto), le modalità di consegna e di pagamento. Il comma 3 prevede che l'obbligo della forma scritta può essere assolto con alcune forme equipollenti, a condizione che gli elementi contrattuali siano concordati tra acquirente e fornitore mediante un accordo quadro. Al comma 4 si prevede che la durata dei contratti di cessione non può essere inferiore a dodici mesi, salvo deroga motivata concordata dalle parti contraenti e risultante da un contratto stipulato con l'assistenza delle rispettive organizzazioni professionali maggiormente rappresentative a livello nazionale; tale obbligo annuale non si applica tuttavia ai contratti di cessione nel settore della somministrazione di alimenti e bevande in pubblici esercizi. Il comma 5 fa salve le condizioni contrattuali - comprese quelle relative ai prezzi - definite nell'ambito di accordi quadro aventi ad oggetto la fornitura dei prodotti agricoli e alimentari stipulati dalle organizzazioni professionali maggiormente rappresentative, mentre il comma 6 prevede che nei contratti quadro conclusi con le centrali di acquisto devono essere indicati i nominativi degli associati che hanno conferito il mandato. L'articolo 4, relativo alle pratiche commerciali sleali vietate, recepisce nella legislazione nazionale il contenuto dell'articolo 3 della direttiva 2019/633. La disposizione si occupa in particolare, al comma 1, delle pratiche commerciali sleali della c.d. " blacklist ", che sono sempre vietate, mentre al comma 4 si occupa delle pratiche commerciali della c.d. " greylist ", che si presumono vietate salvo che esse siano state precedentemente concordate da fornitore e acquirente, nel contratto di cessione, nell'accordo quadro ovvero in un altro accordo successivo, in termini chiari ed univoci. Il comma 2 disciplina gli interessi applicabili in caso di ritardo nei pagamenti dei corrispettivi dei contratti di cessione dei prodotti agroalimentari, precisando che quando il debitore è una pubblica amministrazione del settore scolastico e sanitario, è fatto salvo quanto previsto dall'articolo 4, comma 4, del decreto legislativo n. 231 del 2002 (ossia la possibilità di pattuire, purché in modo espresso, termini di pagamento superiori a quelli stabiliti ex lege se giustificati dalla natura particolare del contratto o da talune sue caratteristiche). Il comma 5 prevede che l'acquirente debba fornire al fornitore, nei casi stabiliti, una stima per iscritto dei pagamenti unitari o dei pagamenti complessivi nonché una stima dei costi per il fornitore. L'articolo 5 recepisce nel nostro ordinamento il contenuto dell'articolo 9 della direttiva 2019/633, individuando al comma 1 ulteriori pratiche commerciali vietate a livello nazionale. Secondo quanto si legge nella relazione illustrativa, vengono qui riprodotte le pratiche già vietate a legislazione vigente (disciplinate dall'articolo 62, comma 2, del decreto-legge n. 1 del 2012), nonché ulteriori pratiche commerciali sleali, che possono essere poste in essere dal fornitore o dall'acquirente. Tra queste si segnalano l'acquisto di prodotti agricoli e alimentari attraverso il ricorso a gare e aste elettroniche a doppio ribasso (lettera a) ) e l'imposizione di condizioni contrattuali eccessivamente gravose per il venditore, come vendere prodotti agricoli e alimentari a prezzi palesemente al di sotto dei costi di produzione (lettera b) ). Al comma 2 è previsto che nei contratti di cessione la fissazione da parte dell'acquirente di un prezzo inferiore ai costi medi di produzione risultanti dall'elaborazione mensile dell'Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare (ISMEA), ridotti del 15 per cento, rileva quale parametro di controllo circa la sussistenza di una pratica commerciale sleale. L'articolo 6, concernente le buone pratiche commerciali, al comma 1 considera attuativi dei principi di trasparenza, buona fede e correttezza nelle relazioni commerciali tra acquirenti e fornitori gli accordi ed i contratti di filiera che abbiano durata di almeno tre anni, nonché i contratti conformi alle condizioni contrattuali definite nell'ambito degli accordi quadro ovvero che siano conclusi con l'assistenza delle rispettive organizzazioni professionali maggiormente rappresentative a livello nazionale. Il comma 2 disciplina i requisiti necessari affinché i contratti siano considerati conformi alle buone pratiche commerciali, mentre il comma 3 prevede che per la vendita dei prodotti agricoli e alimentari conformi alle buone pratiche commerciali possano essere utilizzati specifici messaggi pubblicitari. L'articolo 7, che disciplina le vendite sottocosto di prodotti agricoli ed alimentari, al comma 1 consente tale tipologia di vendita per i prodotti freschi e deperibili solo nel caso di prodotto invenduto a rischio di deperibilità oppure nel caso di operazioni commerciali programmate e concordate con il fornitore in forma scritta. Il comma 2 vieta di imporre al fornitore condizioni contrattuali unilateralmente gravanti sullo stesso nel caso di vendita sottocosto, mentre il comma 3 prevede che in caso di violazione della disposizione di cui al comma 1 il prezzo stabilito dalle parti è sostituito dal prezzo calcolato sulla base dei costi medi di produzione rilevati da ISMEA ovvero dal prezzo medio praticato per prodotti similari. L'articolo 8 designa al comma 1 l'Ispettorato centrale della tutela della qualità e repressione frodi dei prodotti agro-alimentari (ICQRF) quale autorità nazionale di contrasto deputata all'attività di accertamento delle violazioni delle disposizioni del decreto ed all'irrogazione delle relative sanzioni. Il comma 2 individua le relative attività dell'ICQRF, mentre il comma 3 prevede che l'ICQRF nell'esercizio delle proprie attività possa avvalersi del Comando Carabinieri per la tutela agroalimentare e della Guardia di finanza. Al comma 4 si prevede che le attività dell'ICQRF sono svolte d'ufficio o su denuncia di qualunque soggetto interessato, mentre il comma 5 fa salve le funzioni e le competenze dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato per l'accertamento delle pratiche commerciali sleali. L'articolo 9 individua l' iter per la presentazione delle denunce all'ICQRF da parte di soggetti stabiliti nel territorio nazionale, indipendentemente dal luogo di stabilimento del soggetto sospettato di aver attuato una pratica commerciale vietata; l'ICQRF, entro trenta giorni dal ricevimento della denuncia, è tenuto a comunicare come intende dare seguito alla denuncia. L'articolo 10, in materia di sanzioni, dà attuazione a quanto previsto dall'articolo 6 della direttiva 2019/633. Al comma 1 è sanzionato il contraente che contravviene agli obblighi previsti dall'articolo 3, comma 2 (obbligo di stipula per atto scritto) o dall'articolo 4, comma 1, lettera g) (rifiuto di confermare per iscritto le condizioni di un contratto); il comma 2 sanziona il mancato rispetto, da parte del debitore, dei termini di pagamento, mentre i commi da 3 a 9 sanzionano le violazioni dei divieti di pratiche commerciali sleali. Il comma 10 individua i criteri di determinazione delle sanzioni in base al beneficio ricevuto dal soggetto che ha commesso la violazione e all'entità del danno provocato all'altro contraente. I commi 11 e 12 disciplinano i casi di prosecuzione e reiterazione della violazione, il comma 13 prevede che per l'irrogazione delle sanzioni amministrative pecuniarie si applicano le disposizioni della legge n. 689 del 1981, mentre il comma 14 concerne il versamento dei proventi del pagamento delle sanzioni amministrative pecuniarie ai fini di una loro riassegnazione all'ICQRF. L'articolo 11 prevede che l'ICQRF collabori con le Autorità di contrasto degli altri Stati membri e con la Commissione europea, anche al fine della reciproca assistenza nelle indagini di dimensione transfrontaliera. L'articolo 12 elenca le disposizioni normative o regolamentari abrogate dal testo in esame, tra cui il già citato articolo 62 del decreto-legge n. 1 del 2012. L'articolo 13 reca la clausola di invarianza finanziaria mentre l'articolo 14 reca le disposizioni transitorie e finali. La relatrice, considerata l'importanza del provvedimento in esame, che tratta peraltro un tema già oggetto in passato di approfondimenti e discussioni da parte della Commissione, auspica di poter disporre di maggior tempo al fine di esprimere un parere ampio ed articolato. Sollecita i colleghi a trasmettere eventuali osservazioni e contributi in tempi rapidi in modo tale che questi possano essere inseriti nella proposta di parere che verrà sottoposta all'esame della Commissione. Anticipa in particolare che sarà utile effettuare un approfondimento sul tema della rappresentatività a livello nazionale delle organizzazioni professionali. Il presidente VALLARDI , nel condividere la considerazione svolta dalla relatrice, ritiene opportuno chiedere al Governo la disponibilità di attendere l'espressione del parere oltre il termine attualmente fissato prima di procedere all'adozione definitiva dell'atto, sia in considerazione dell'importanza del testo in esame, sia del fatto che durante la pausa estiva la Commissione non ha avuto la possibilità di riunirsi. Il seguito dell'esame è quindi rinviato. SULLA PUBBLICAZIONE DI DOCUMENTI ACQUISITI NEL CORSO DELLE AUDIZIONI Il presidente VALLARDI avverte che, nel corso dell'audizione in Ufficio di Presidenza integrato dai rappresentanti dei Gruppi, in relazione al disegno di legge n. 2300 (interventi per il settore ittico), di rappresentanti del comune di Cetara e del comune di Marsala e di rappresentanti di Alleanza delle Cooperative italiane - Coordinamento pesca (AGCI Agrital Pesca, FedAgri Pesca-Federcoopesca e Legacoop agroalimentare-Dipartimento pesca) e dell'UNCI Agroalimentare, svoltasi il 1° settembre scorso, è stata consegnata della documentazione che sarà disponibile per la pubblica consultazione nella pagina web della Commissione, al pari dell'ulteriore documentazione che verrà eventualmente depositata nelle successive audizioni connesse all'esame di tale provvedimento. La Commissione prende atto. La seduta termina alle ore 16,05.