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SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Commissione GIUSTIZIA (2ª) 294 OSTELLARI La seduta inizia alle ore 14,40. SUI LAVORI DELLA COMMISSIONE Il senatore PILLON ( L-SP-PSd'Az ) chiede chiarimenti al Governo in merito alla notizia, circolata sulla stampa, secondo cui sarebbero stati stanziati 28 milioni di euro per l'affettività carceraria: qualora la notizia fosse confermata esprime il proprio disappunto per la costruzione delle cosiddette "case dell'amore" nelle carceri. Auspica che tali somme di denaro possano essere utilizzate per finalità di edilizia carceraria più congrue: occorre semmai migliorare i servizi sanitari e le attrezzature, che consentirebbero la fruizione di una condizione carceraria dignitosa. La senatrice MAIORINO ( M5S ) ritiene che, allo stato attuale, la condizione carceraria in Italia sia assolutamente deficitaria, sotto il profilo della dignità delle persone: desta quindi preoccupazione la notizia che una somma di denaro venga destinata ad una problematica che non è prioritaria. Chiede se verrà coinvolta la Commissione giustizia in tale decisione. Il PRESIDENTE chiarisce che il parere fu espresso la scorsa settimana in sede consultiva sul disegno di legge n. 1876, pendente in sede referente presso questa Commissione: si tratta di quantificazioni derivanti da una relazione tecnica trasmessa dal Ministero competente alla Commissione bilancio. Il senatore BALBONI ( FdI ) si associa alle preoccupazioni dei colleghi ed esprime perplessità, soprattutto nell'ipotesi in cui tale misura possa riguardare anche detenuti sottoposti al regime del carcere duro di cui all'articolo 41-bis dell'ordinamento penitenziario: chiede pertanto approfondimenti al Ministero. Il senatore CALIENDO ( FIBP-UDC ) ritiene che in realtà il diritto all'affettività faccia parte della funzione rieducativa della pena; tuttavia è necessario un approfondimento sulla destinazione di tali somme, per comprendere se il loro reperimento sia andato a detrimento di altre funzioni. Il senatore MIRABELLI ( PD ), escludendo la possibilità che tali misure possano essere estese anche ai detenuti sottoposti al regime del carcere duro, ritiene tuttavia che non si tratti di una cifra enorme: esprime piuttosto una linea di indirizzo, ampiamente condivisibile, nel senso del miglioramento delle condizioni del detenuto nel suo complesso, compreso il profilo dell'affettività. La sottosegretaria MACINA riferisce che si tratta di una mera quantificazione, richiesta al Dicastero in funzione della relazione tecnica inviata dal Governo alla Commissione bilancio per la predetta sede consultiva; chiarisce che comunque la parola ultima sulla questione compete al Parlamento, che potrà esprimersi nel momento in cui il disegno di legge citato riprenderà il suo corso. La senatrice MAIORINO ( M5S ) ringrazia per il chiarimento e auspica che il Ministero provveda, anche attraverso una nota stampa, a pubblicizzare la propria posizione in merito. Il senatore PILLON ( L-SP-PSd'Az ) si associa alla richiesta della senatrice Maiorino. A differenza di questo singolare parere, assai più spesso il Governo si dimostra poco collaborativo, nel momento in cui si tratta di fornire le necessarie istruttorie per la copertura finanziaria degli emendamenti presentati da senatori. Il PRESIDENTE conclude precisando la natura del parere favorevole condizionato e l'eziologia della proposta di riformulazione in esso contenuta; in ogni caso, il tema sarà oggetto di discussione politica quando riprenderà l'esame del disegno di legge n. 1876. IN SEDE CONSULTIVA SU ATTI DEL GOVERNO Schema di decreto ministeriale recante modifiche al regolamento di cui al decreto del Ministro della giustizia 10 marzo 2014, n. 55, concernente la determinazione dei parametri per la liquidazione dei compensi per la professione forense Doc n. 392 Schema di decreto ministeriale recante modifiche al regolamento di cui al decreto del Ministro della giustizia 10 marzo 2014, n. 55, concernente la determinazione dei parametri per la liquidazione dei compensi per la professione forense (Parere al Ministro della giustizia, ai sensi dell'articolo 1, comma 3 e dell'articolo 13, comma 6, della legge 31 dicembre 2012, n. 247. Esame e rinvio) Il relatore URRARO ( L-SP-PSd'Az ) illustra il decreto ministeriale in titolo che reca modifiche al decreto del Ministro della giustizia 10 marzo 2014, n. 55 e che determina i parametri per la liquidazione dei compensi per la professione forense, in attuazione della "legge professionale" n. 247 del 2012 . I parametri per la liquidazione dei compensi dei professionisti sono stati previsti dall' articolo 9 del decreto-legge n. 1 del 2012 (convertito dalla legge n. 53 del 2012), che ha abrogato le tariffe delle professioni regolamentate nel sistema ordinistico, introducendo una nuova disciplina del compenso professionale, che deve essere pattuito al momento del conferimento dell'incarico. In caso di controversia sull'entità del compenso, la liquidazione da parte di un organo giurisdizionale va effettuata con riferimento a parametri stabiliti con decreto del ministro vigilante ciascuna professione. In attuazione di questa disposizione, è stato emanato il decreto del ministro della giustizia n . 140 del 20 luglio 2012 , che ha introdotto un sistema di liquidazione dei compensi per fasi processuali sulla base di parametri contenuti in specifiche tabelle. Quanto alla procedura di approvazione dei parametri, dal combinato disposto degli articoli 1 e 13 della legge n. 247 si evince la seguente sequenza procedimentale: il Consiglio nazionale forense (CNF) è il primo titolare della proposta sui parametri, proposta che può esercitare ogni due anni; il Ministro della Giustizia riceve la proposta ed elabora uno schema di regolamento; sullo schema, in forza del rinvio di cui all'articolo 1, comma 3, della legge n. 247, esprimono un parere lo stesso CNF, il Consiglio di Stato e, entro sessanta giorni, le competenti Commissioni parlamentari. Decorsi i termini per l'espressione dei pareri da parte delle Commissioni parlamentari, i regolamenti possono essere comunque adottati; il regolamento è sottoposto al visto e alla registrazione della Corte dei conti ed è pubblicato nella Gazzetta Ufficiale . In tale quadro normativo è quindi intervenuta la previsione dell' articolo 13- bis della legge n. 247 del 2012 - introdotto dal decreto-legge n. 148 del 2017, come convertito dalla legge n. 172 del 2017, indi modificato dalla legge n. 205 del 2017, legge di bilancio 2018 - che disciplina l'equo compenso e le clausole vessatorie nella professione forense. La disposizione prevede che, quando la professione forense è esercitata in favore di "clienti cosiddetti forti" (imprese bancarie e assicurative, imprese non rientranti nelle categorie delle microimprese o delle piccole o medie imprese) e sulla base di convenzioni unilateralmente predisposte dal cliente, il compenso pattuito si considera equo se risulta proporzionato alla quantità e alla qualità del lavoro svolto, nonché al contenuto e alle caratteristiche della prestazione legale, e conforme ai parametri previsti dal regolamento del Ministro della giustizia. L'articolo 13- bis qualifica come vessatorie - e dunque nulle - le clausole contenute nelle suddette convenzioni che determinano, anche in ragione della non equità del compenso pattuito, un significativo squilibrio contrattuale a carico dell'avvocato, fornendone una elencazione esemplificativa. Il giudice, accertate la non equità del compenso e il carattere vessatorio di una clausola, dichiara la nullità della clausola e determina il compenso dell'avvocato tenendo conto dei parametri previsti dal regolamento ministeriale. In sede di prima attuazione dell'articolo 13 della "legge professionale" è stato emanato, nel rispetto della procedura delineata, il D.M. 10 marzo 2014, n. 55 che reca i parametri per la liquidazione dei compensi degli avvocati. Tale decreto è stato successivamente modificato dal D.M. 8 marzo 2018, n. 37 . Lo schema di regolamento in esame, composto da 7 articoli, modifica ora alcuni articoli del decreto ministeriale n. 55 del 2014 e sostituisce integralmente le tabelle, allegate al medesimo decreto, contenenti i valori medi da utilizzare per la liquidazione dei compensi per la professione forense. Il decreto n. 55 stabilisce la non vincolatività assoluta dei parametri numerici indicati, sottolineata dall'uso generale della locuzione "di regola" presente in vari punti dell'articolato. Lo schema di decreto in esame, a partire dal primo articolo, propone di espungere tale locuzione dal testo del decreto, al fine di ridurre i margini di discrezionalità nell'applicazione dei parametri. Tale modifica accoglie quanto proposto dal CNF nella direzione di una riduzione dei margini di discrezionalità che, pure, non vengono del tutto eliminati: ciò in ossequio, precisa la relazione illustrativa, alle disposizioni che stabiliscono che nella determinazione del compenso si tenga conto delle peculiarità dei procedimenti e delle caratteristiche della prestazione richiesta. Inoltre, per tutte le attività lo schema di decreto prevede che, rispetto ai parametri medi indicati nelle tabelle, l'aumento possa essere applicato fino al 50 per cento, in luogo dell'80 per cento come previsto a legislazione vigente; rimane non modificata la facoltà di diminuzione non oltre il 50 per cento. Prevedendo la medesima percentuale del 50 per cento in aumento o in diminuzione, la disposizione, come sottolineato dalla relazione illustrativa, mira a fugare dubbi interpretativi e ad accogliere la richiesta di maggiore coesione interna della disposizione, accogliendo una proposta avanzata dal CNF. Non è stata invece accolta dallo schema in esame la proposta del CNF di integrazione della disciplina in esame, secondo la quale il giudice non avrebbe potuto discostarsi dal valore minimo del parametro previsto per l'attività svolta "salvo gravi ed eccezionali ragioni, da indicare espressamente nella motivazione". L'articolo 2 dello schema modifica alcuni articoli ricadenti nel Capo II del decreto n. 55, recante "Disposizioni concernenti l'attività giudiziale". Vi si prevede (articolo 4, comma 1) che il giudice, nella determinazione del compenso, debba tener conto dei valori medi espressi dalle tabelle che, in applicazione dei parametri generali (caratteristiche, urgenza e pregio dell'attività prestata, importanza, natura, difficoltà e valore dell'affare, condizioni del cliente, risultati conseguiti, numero e complessità delle questioni giuridiche e di fatto trattate), possono essere aumentati o diminuiti. Con la novella in esame, oltre ad espungere la locuzione "di regola", si prevede che l'aumento possa essere applicato fino al 50 per cento in luogo dell'80 per cento previsto a legislazione vigente. Rimane non modificata la facoltà di diminuzione non oltre il 50 per cento, mentre viene soppressa la disposizione che prevede l'aumento fino al 100 per cento e la diminuzione non oltre il 70 per cento per la fase istruttoria. Si prevede, inoltre, l'ulteriore incremento del compenso fino al 30 per cento in caso di utilizzo di strumenti telematici che agevolino la consultazione o la fruizione degli atti depositati consentendo, in particolare, la ricerca testuale e la navigazione all'interno dell'atto e dei documenti allegati (laddove il testo vigente dell'articolo 4, comma 1- bis , prevede il medesimo incremento "di regola" della medesima percentuale). Si propone quindi che i parametri fissati dalla tabella n. 7 relativa ai procedimenti di volontaria giurisdizione si applichino esclusivamente ai procedimenti aventi natura non contenziosa (nuovo comma 4- bis dell'articolo 4). Per i procedimenti aventi natura contenziosa andranno quindi applicati i parametri desumibili dalle altre tabelle sulla base dell'attività svolta. Proponendo un nuovo comma 5- bis all'articolo 4, si introduce la possibilità di riconoscere, a richiesta, il compenso previsto per la fase di studio al professionista che subentri nella difesa successivamente alla fase introduttiva. Tale disposizione accoglie una proposta del CNF e i rilievi in senso favorevole del Consiglio di Stato. Tuttavia, sottolinea la relazione illustrativa, il provvedimento intende mantenere un margine di discrezionalità nella determinazione di tale compenso aggiuntivo, al fine di evitare abusi mediante mutamenti strumentali del collegio difensivo da parte del cliente. La modifica al comma 6 dell'articolo 4 prevede che il compenso per conciliazione giudiziale o transazione della controversia è aumentato di un quarto rispetto a quello previsto per la fase decisionale (nel testo vigente tale compenso è "di regola" aumentato "fino a un quarto"). Come evidenziato dalla relazione illustrativa, la disposizione, che accoglie una proposta del CNF e tiene conto dei rilievi del Consiglio di Stato, mira ad incentivare la soluzione conciliativa delle controversie. Con la modifica al comma 9 dell'articolo 4, si prevede che in caso di responsabilità processuale "dichiarata" (così specifica il testo novellato) il compenso dovuto all'avvocato del soccombente è diminuito del 75 per cento (in luogo del 50 per cento). La disposizione fa riferimento ai casi di responsabilità aggravata disciplinati dall'articolo 96 del codice di procedura civile. Resta invece invariata la diminuzione del 50 per cento nei casi di inammissibilità o improponibilità o improcedibilità della domanda, ove concorrano gravi ed eccezionali ragioni esplicitamente indicate nella motivazione. Lo schema di decreto non accoglie la proposta del CNF di soppressione di tale disposizione. Ulteriore modifica all'articolo 4 riguarda il comma 10- bis , il quale stabilisce che nei giudizi dinanzi al TAR e al Consiglio di Stato il compenso relativo alla fase introduttiva del giudizio sia aumentato sino al 50 per cento, quando sono proposti motivi aggiunti. Oltre ad espungere la locuzione "di regola" dal testo vigente, si prevede che in caso di ricorso incidentale il compenso sia aumentato del 20 per cento. Per la fase cautelare monocratica, i compensi previsti dalle tabelle 21 e 22 sono dovuti solo in caso di svolgimento di ulteriori attività, rispetto alla mera formulazione dell'istanza cautelare. Si propone, inoltre, l'inserimento, nel medesimo articolo 4, dei commi aggiuntivi da 10- ter a 10- septies , qui di seguito sunteggiati: in caso di appello avverso ordinanza cautelare del TAR, si prevede l'applicazione dei parametri previsti per i giudizi innanzi al Consiglio di Stato (tabella n. 22) in relazione alle fasi di studio della controversia e introduttiva del giudizio; per la fase decisionale, si applica il 50 per cento del relativo compenso; in caso di giudizio innanzi alla Corte di cassazione (tabella n. 13), si può prevedere un incremento fino al 50 per cento per la fase decisionale quando le parti presentano le loro memorie (ai sensi dell'articolo 378 del codice di procedura civile); in caso di controversie di natura concorsuale relative a crediti di lavoro dipendente (ammissione al passivo e impugnazione dello stato passivo) si prevede la possibilità di ridurre del 50 per cento i parametri esposti nella relativa tabella 20- bis , introdotta dallo schema di decreto in esame; in caso di reclamo in Corte di appello avverso provvedimenti del tribunale fallimentare, ivi compresa la sentenza dichiarativa del fallimento, si applica la tabella n. 12; in caso di attività difensive svolte in qualità di curatore del minore, trovano applicazione i parametri previsti dalle tabelle allegate, relative ai procedimenti in cui è di volta in volta nominato. L'articolo 2, comma 2, lettera a) , dello schema di decreto reca novelle all'articolo 5 del decreto n. 55, concernente la determinazione del valore della controversia, il quale prevede che, nelle liquidazioni a carico del soccombente, il valore sia determinato a norma del codice di procedura civile. Specifici criteri sono dettati, in tali liquidazioni, per le azioni surrogatorie e revocatorie, per i giudizi di divisione, per pagamento di somme e per liquidazione di danni. Il comma 3 dell'articolo 5 citato stabilisce che, nelle cause davanti agli organi di giustizia, per la liquidazione a carico: del cliente si deve considerare l'interesse sostanziale che il cliente mira a perseguire; del soccombente, si deve considerare all'interesse sostanziale che riceve tutela attraverso la decisione. Per quanto concerne le controversie in materia di pubblici contratti, l'interesse sostanziale perseguito dal cliente privato è rapportato all'utile effettivo o ai profitti attesi dal soggetto aggiudicatario o dal soggetto escluso; tali utili o profitti, secondo le novelle in esame, si intendono di regola non inferiori al 10 per cento del valore dell'appalto, quando non siano ricavabili dagli atti di gara. L'articolo 3 dello schema reca novelle alla disciplina dei compensi relativa all'attività penale (Capo III del decreto n. 55). In analogia a quanto previsto per l'attività civile, la modifica all'articolo 12 del decreto n. 55 - oltre alla più volte menzionata soppressione della locuzione "di regola"- prevede che, rispetto ai valori in tabella, l'aumento possa essere applicato fino al 50 per cento (in luogo dell'80 per cento), rimanendo non modificata la facoltà di diminuzione non oltre il 50 per cento. Si prevede inoltre che: per indagini difensive particolarmente complesse e urgenti i compensi siano aumentati del 20 per cento (nuovo comma 3- bis dell'articolo 3 del decreto n. 55); per quanto concerne i procedimenti presso il Tribunale per i minorenni, nella determinazione dei compensi si utilizzano i medesimi parametri previsti per i procedimenti penali dalla tabella n. 15 (nuovo comma 3- ter ). Se per la materia penale è prevista una tabella unica (con una suddivisione in base all'autorità giudiziaria competente per singolo giudizio), per il processo minorile la relazione illustrativa rileva che l'utilizzo esclusivo dei parametri applicabili al tribunale in composizione collegiale, proposto dal CNF, "avrebbe potuto dare luogo a compensi non proporzionati all'effettivo grado di complessità del processo". L'articolo 4 dello schema reca novelle alla disciplina dei compensi relativa all'attività stragiudiziale (Capo IV del decreto n. 55). L'articolo 18 del decreto n. 55 stabilisce che i compensi liquidati per prestazioni stragiudiziali sono onnicomprensivi in relazione ad ogni attività inerente l'affare. La modifica in esame specifica che i compensi siano liquidati per ciascuna parte o fase autonoma che compone l'affare. In analogia a quanto previsto per l'attività civile e penale, la modifica all'articolo 19 del decreto n. 55 prevede che, rispetto ai valori in tabella, l'aumento possa essere applicato fino al 50 per cento (in luogo dell'80 per cento), rimanendo non modificata la facoltà di diminuzione non oltre il 50 per cento. Si prevede, modificando l'articolo 20, che il compenso - per l'attività svolta dall'avvocato nel procedimento di mediazione e nella procedura di negoziazione assistita - sia aumentato del 30 per cento per le fasi di attivazione e di negoziazione in caso di accordo tra le parti; resta fermo il compenso per la fase di conciliazione. Viene inoltre integralmente sostituita la disciplina sulle prestazioni stragiudiziali relative agli affari di valore superiore a 520.000 euro (articolo 22 del decreto n. 55); la nuova formulazione prevede che il compenso sia liquidato sulla base di una percentuale progressivamente decrescente del valore dell'affare (da un massimo del 3 per cento ad un minimo dello 0,25 per cento), secondo quanto stabilito dalla tabella n. 25, come integrata dallo schema di decreto (ove si opera anche al fine di prevedere le percentuali applicabili alle prestazioni di assistenza stragiudiziale per affari di valore superiore a 520.000 euro). Si propone poi di inserire un nuovo articolo 22- bis il quale prevede che, nel caso di pattuizione di compensi a tempo, si tenga conto di un parametro indicativo che varia da un minimo di 200 ad un massimo di 500 euro per ogni ora o frazione di ora superiore ai 30 minuti. L'articolo 5 prevede che le tabelle allegate al decreto n. 55 del 2014 siano sostituite integralmente dalle tabelle allegate allo schema di decreto, dove una nuova tabella n. 20- bis è dedicata alle attività relative all'accertamento del passivo nel fallimento e nella liquidazione giudiziale. È stata anche modificata l'articolazione delle fasi relative ai procedimenti innanzi al TAR e al Consiglio di Stato, esposta dalle tabelle n. 21 e n. 22: se il testo vigente indica un unico parametro per la fase cautelare, lo schema di decreto propone un doppio ordine di parametri, riferiti, rispettivamente, alla fase cautelare monocratica e a quella collegiale. I valori riferiti alla fase cautelare monocratica risultano essere la metà (salvo arrotondamento) di quelli proposti per la fase cautelare collegiale. Riguardo ai valori riportati nelle tabelle, si prevede un aumento generalizzato dei parametri di circa il 5 per cento (salvo arrotondamenti), ad eccezione delle variazioni, più cospicue, dei valori relativi alla fase introduttiva del giudizio dinanzi al TAR e al Consiglio di Stato. Sono in particolare proposti incrementi (di circa il 26 per cento, salvo arrotondamenti) dei parametri relativi alla fase introduttiva del giudizio innanzi al TAR. Si segnala che la diminuzione dei valori dei parametri relativi alla fase introduttiva del giudizio innanzi al Consiglio di Stato. Infine, l'articolo 6 reca la disposizione transitoria, disponendo che le modifiche al regolamento si applichino alle prestazioni professionali esaurite successivamente all'entrata in vigore del provvedimento, mentre l'articolo 7 individua la data di entrata in vigore del provvedimento nel giorno successivo alla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale . Il seguito dell'esame è quindi rinviato. IN SEDE CONSULTIVA ddl 918 e conn. - Disposizioni in materia di tarttufi DDL 810 Disposizioni per la ricerca, raccolta, coltivazione e commercializzazione dei tartufi destinati al consumo DDL 918 Norme in materia di ricerca, raccolta, coltivazione, trasformazione e commercializzazione dei tartufi freschi o conservati destinati al consumo DDL 933 Disposizioni in materia di cerca, raccolta, coltivazione e commercializzazione dei tartufi destinati al consumo (Parere alla 9 a Commissione. Seguito e conclusione dell'esame degli emendamenti. Parere non ostativo) Il relatore LOMUTI ( M5S ) dichiara che lanuova richiesta di parere, pervenuta dalla 9 a Commissione in ordine ai disegni di legge nn. 810, 918 e 933 in materia di tartufi, non attiene alle disposizioni recante sanzioni. Tutti gli emendamenti del relatore, oggetto della nuova richiesta, sono infatti o di tipo ordinamentale (3.1000 e 4.1000, sui Ministeri coinvolti), o di tipo amministrativo (4.101, sul tavolo tecnico di settore e la sua composizione), o pianificatorio (5.100). Anche gli emendamenti 7.100 e 14.100, attinenti a materia codicistica, in realtà sono di tipo non sanzionatorio: il primo sopprime l'inclusione della raccolta del tartufo a fini turistico-ricreativo nelle attività connesse agricole, mentre il secondo ascrive l'obbligo di tesserino all'idoneità del tartufaio alla cerca e raccolta solo se esercita l'attività di vendita: anche in questo caso, quindi, vi è luogo a deliberare, in quanto il parere su emendamenti della Commissione giustizia si limita ai testi recanti sanzioni penali o amministrative. Non si rinviene quindi nulla da osservare. Previo accertamento della presenza del prescritto numero di senatori, la Commissione unanime conviene sulla proposta del Relatore, che non rinviene elementi ostativi all'ulteriore corso degli emendamenti trasmessi. d-l 36/2022i ulteriori misure 'attuazione PNRR DDL 2598 Conversione in legge del decreto-legge 30 aprile 2022, n. 36, recante ulteriori misure urgenti per l'attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) (Parere alle Commissioni 1 a e 7 a riunite. Seguito e conclusione dell'esame. Parere favorevole con osservazione) Prosegue l'esame sospeso nella seduta del 12 maggio. Il relatore LOMUTI ( M5S ) avanza lo schema di parere favorevole con osservazione pubblicato in allegato. Il senatore CALIENDO ( FIBP-UDC ) chiede tuttavia chiarimenti in merito alla osservazione: è perplesso sulla possibilità che si proceda ad una stabilizzazione indiscriminata dei precari, anche in relazione al costo che l'instaurazione di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato può comportare. La sottosegretaria MACINA spiega trattarsi di personale in iscadenza, con una platea di applicabilità ben delimitata. La senatrice MODENA ( FIBP-UDC ) affaccia l'ipotesi che, in luogo del parere, la doglianza possa essere recepita da un emendamento a firma di tutti i commissari, da depositare nella Commissione di merito. Il senatore MIRABELLI ( PD ) si dice d'accordo con il parere e con la relativa osservazione, ritenendo doveroso che il Parlamento dia un indirizzo al Governo per la soluzione del problema dei giovani precari: essi recentemente hanno anche manifestato, per portare all'attenzione dell'opinione pubblica il problema del loro contratto in scadenza. Previo accertamento della presenza del prescritto numero di senatori, con l'astensione dichiarata dal senatore Balboni, la Commissione approva a maggioranza lo schema di parere predisposto dal Relatore. La seduta termina alle ore 15. Allegato PARERE APPROVATO DALLA COMMISSIONE SUL DISEGNO DI LEGGE N. 2598 PARERE APPROVATO DALLA COMMISSIONE SUL DISEGNO DI LEGGE N. 2598 La Commissione, esaminato il disegno di legge in titolo, per quanto di propria competenza, considerato che per quanto riguarda l'amministrazione giudiziaria si ravvisa l'esigenza di garantire la piena funzionalità degli uffici giudiziari, in particolar modo per quanto concerne il rispetto degli obiettivi previsti dal Piano nazionale per la ripresa e la resilienza, valorizzando la professionalità acquisita degli operatori giudiziari assunti tramite procedura selettiva con rapporto di lavoro a tempo determinato; esprime parere favorevole con la seguente osservazione: a valutare l'opportunità di assumere a tempo indeterminato quegli operatori giudiziari: a) che risultino in servizio, presso l'amministrazione giudiziaria, con la qualifica di operatore giudiziario; b) che siano stati reclutati a tempo determinato, in relazione alle medesime attività svolte, con procedure selettive espletate dall'amministrazione giudiziaria; c) che abbiano acquisito una notevole professionalità, in un adeguato periodo temporale, nell'espletamento di mansioni a supporto dell'attività giudiziaria.