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Proroga del credito d'imposta per la ricerca scientifica di cui al decreto-legge 13 maggio 2011, n.70, convertito, con modificazioni, dalla legge 12 luglio 2011, n. 106. Onorevoli Senatori. -- Il credito d'imposta per la ricerca è un classico strumento orizzontale di politica industriale, ampiamente diffuso in Europa e, in generale, nei Paesi occidentali, che concentrano nel settore industriale il « focus » della politica economica e della crescita reale della ricchezza. Nel nostro Paese, tale strumento ha trovato parimenti costante attenzione, ma con concezioni e profili alterni in termini di efficacia, allorché è passato da formule più complesse e sofisticate ad altre più semplici e dirette e, quindi, più efficaci. La «palma» dell'efficacia è considerata unanimemente detenuta dalla formula del credito d'imposta automatico e quindi non soggetto a complesse e difficili gestioni amministrative. Un esempio emblematico è fornito dalla misura stabilita da ultimo, dall'articolo 1 del decreto-legge n. 70 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 106 del 2011, che stabilisce per se «in via sperimentale per gli anni 2011 e 2012» un credito d'imposta del tutto automatico, con il passaggio dalla ricerca interna a quella commissionata all'Università e altri centri di ricerca. Tale norma autorizza per lo scopo un apposito « plafond » di complessivi 484 milioni di euro per il periodo 2011-2014, al cui monitoraggio provvede il Ministero dell'economia e delle finanze attraverso l'Agenzia delle entrate. Da alcune valutazioni correlate in proposito, risulta di massima che tale strumento non ha avuto ampia utilizzazione, ma ciò non perché non fosse idoneo allo scopo, bensì perché il periodo di sperimentazione è risultato particolarmente limitato, trattandosi di una normativa entrata in vigore a metà luglio 2011 e che ha trovato la sua attuazione soltanto a seguito della circolare dell'Agenzia delle entrate del 28 novembre 2011. Da ciò consegue che ampia parte del « plafond » di 484 milioni di euro non può che risultare ancora disponibile e quindi destinabile a garantire un prosieguo della sperimentazione che il legislatore si proponeva invero di promuovere, allo scopo di collegare in via diretta le imprese, con particolare riguardo alle piccole e medie, all'universo dei soggetti istituzionali che operano nella ricerca scientifica (università, organismi e centri di ricerca, enti e simili). Ciò per altro, in linea con l'agenda di Lisbona e con gli obiettivi Europa 2020. Nei sensi che precedono, si propone quindi di prolungare la validità dello strumento in discorso perlomeno per l'anno 2013, nei limiti della disponibilità del « plafond » a suo tempo autorizzato. Tale misura potrebbe inoltre costituire una necessaria «fonte» per più utilmente pervenire all'utilizzabilità della nuova misura promossa in favore della ricerca e dell’innovazione dalla legge di stabilità 2013 (articolo 1, commi da 95 a 97, della legge 24 dicembre 2012, n. 228). Si tratta, in questo caso, di una misura non solo carente del prezioso elemento del cosiddetto «automatismo», ma soprattutto di una misura con carattere programmatico e quindi non immediatamente operativa. Invero la norma in questione prevede l'istituzione presso la Presidenza del Consiglio dei ministri di un fondo destinato indistintamente al duplice direttivo di sostenere la ricerca ma anche di ridurre il cuneo fiscale. Si propone altresì di prevedere una partecipazione diretta ai progetti di ricerca di personale qualificato delle imprese commissionanti e il riconoscimento di una correlata agevolazione per tale attività. Tale presenza sarebbe garante del controllo periodico del progetto, della sua conduzione generale e, soprattutto, della validazione non tanto scientifica ma di merito e di efficacia di quanto «prodotto» dalla ricerca incaricata in relazione alla accresciuta concorrenzialità dell'azienda stessa. Si propone quindi che una quota non inferiore al 5 per cento e non superiore al 12 per cento dell'intero ammontare del progetto di ricerca sia in carico all'impresa richiedente e sia condotta da suo personale interno o incaricato ad hoc con regolare contratto a progetto, in possesso di adeguati requisiti di esperienza o di cultura tecnica. Si propone altresì che tale quota parte possa essere agevolata in misura del 40 percento dei costi eleggibili per lo svolgimento delle connesse attività con un automatismo analogo a quello relativo alla parte di progetto affidata a enti o organismi di ricerca pubblici e privati. Il rispetto del principio, secondo cui «con la legge si può far tutto», non consente tuttavia di superare agevolmente l'eterogeneità dei due distinti obiettivi che, se pur entrambi destinati ad agevolare la competitività delle imprese, comportano tuttavia ben diverse modalità e logiche di gestione e di applicazione. Al di là, peraltro, di tale opinabile peculiarità di fondo, la norma contiene anche una ulteriore «doppia anima», quando esplicita, altrettanto indistintamente, la duplice finalità del sostegno della ricerca interna e di quella affidata a soggetti esterni. La confusione diventa sovrana, infine, allorché la norma rinvia a successive «iniziative di carattere normativo» per assicurare la copertura finanziaria della misura mediante la riduzione di stanziamenti destinati a trasferimenti e a contributi alle imprese (comma 97, articolo 1, legge n. 228 del 2012). L'esame sul piano puramente tecnico di tale architettura normativa porta d una sfiduciata valutazione della misura «da qua»: non solo per il rinvio a successivi provvedimenti legislativi (che con la recente ricostituzione della XVII legislatura potrebbero vedere la luce non prima del 2014) per l'individuazione delle risorse, ma soprattutto per la amara consapevolezza che risorse a favore delle imprese ancora da «tagliare» costituiscono attualmente una mera illusione, tenuto conto che tutto ciò che si poteva tagliare è già stato fatto e che interi comparti e settori industriali sono oggi privi di sostegno. Non resta quindi che sostenere con forza il mantenimento dell'attuale misura del credito d'imposta automatico, attraverso idonea proroga dell'articolo 1 del citato decreto-legge n. 70 del 2011, nella ragionevole consapevolezza che il plafond iniziale di 484 milioni di euro presenta ancora rilevanti disponibilità. E se anche ciò non fosse, il messaggio che si reputa opportuno inviare al nuovo Parlamento, in vista del confronto non solo sull'attuazione della legge di stabilità 2013 ma anche per l'adozione di altri provvedimenti utili per una strategia di ripresa del paese, è che nuovi investimenti piuttosto che un'economia ferma che recede ogni giorno di più, creano accrescimento di ricchezza reale, attraverso maggiori redditi e maggiori livelli occupazionali – in luogo di disoccupazione e trattamenti di cassa integrazione guadagni straordinaria (CIGS) e simili – da cui conseguono significativi ritorni di gettito idonei non solo nell'immediato a coprire i costi degli investimenti stessi ma, in futuro, a concorrere al risanamento dell'erario assicurando nuove e maggiori risorse sopravvenute.. Art. 1. 1. Al fine di assicurare la continuità dei livelli di ricerca da parte delle imprese che finanziano progetti per la ricerca scientifica in università ovvero enti pubblici di ricerca, le disposizioni di cui all'articolo 1 del decreto-legge 13 maggio 2011, n. 70, convertito, con modificazioni, dalla legge 12 luglio 2011, n. 106, si applicano anche per gli investimenti realizzati a decorrere dal 1º gennaio 2013 e fino all'esaurimento delle risorse autorizzate dal comma 5 dell'articolo 1 del citato decreto-legge n. 70 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 106 del 2011 che a tal fine sono mantenute in bilancio fino all'esercizio 2015, anche se iscritte nel conto dei residui. 2. Il Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.