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SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Assemblea 22 Presidenza del vice presidente TAVERNA, indi del vice presidente LA RUSSA N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Forza Italia-Berlusconi Presidente: FI-BP; Fratelli d'Italia: FdI; Lega-Salvini Premier: L-SP; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP-PATT, UV): Aut (SVP-PATT, UV); Misto: Misto; Misto-Liberi e Uguali: Misto-Leu; Misto-MAIE: Misto-MAIE; Misto-Più Europa con Emma Bonino: Misto-PEcEB; Misto-PSI: Misto-PSI. Presidenza del vice presidente TAVERNA PRESIDENTE . La seduta è aperta (ore 16,33) . Si dia lettura del processo verbale. PUGLIA , segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del 12 luglio. PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato. Comunicazioni della Presidenza PRESIDENTE . L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Sulla situazione in Nicaragua CASINI (Aut (SVP-PATT, UV)) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CASINI (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente, la ringrazio della sua cortesia. Come ho fatto in sede di Ufficio di Presidenza della Commissione affari esteri pochi minuti fa, vorrei sottoporre all'attenzione del Senato della Repubblica il tema che sta diventando drammatico del Nicaragua, dove si registra un'ondata terribile di violenze, detenzioni arbitrarie, mancanza di qualsiasi rispetto delle libertà fondamentali. Noi assistiamo con preoccupazione a violenze ripetute, soprattutto nei confronti di uomini della Chiesa, dopo che la Chiesa stessa aveva cercato di ergersi come mediatrice tra coloro che contestano il Governo Ortega e il Governo stesso. Questa mediazione, a causa dell'indisponibilità dell'Esecutivo, non ha avuto esito positivo, ma nel contempo, quasi con una sorta di legge del contrappasso, la Chiesa è stata oggetto di ripetuti attacchi e addirittura ci sono state violenze nei confronti di vescovi che giravano a portare conforto alle persone che in questo momento vivono una situazione veramente angosciante. La comunità nicaraguense in giro per il mondo, in Europa e in Italia è in grande apprensione per queste violenze ripetute. Il Governo appare insensibile rispetto a tutte le pressioni internazionali. Vorrei ricordarvi che in queste ore una dichiarazione molto netta è venuta dall'alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Federica Mogherini, che ha scritto una lettera preoccupata a Denis Moncada, che è il suo collega nicaraguense. Io chiedo che il Governo italiano, il Ministro degli affari esteri, si faccia interprete dello stato di preoccupazione che esiste in Parlamento davanti a queste ripetute ondate di violenza e a una insensibilità del Governo al rispetto di qualsiasi principio di democrazia e dei diritti dell'uomo. La ringrazio del tempo che mi ha concesso e spero che tutti i Gruppi siano d'accordo con questa richiesta. PETROCELLI (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PETROCELLI (M5S) . Signor Presidente, il senatore Casini aveva effettivamente anticipato in sede di Ufficio di Presidenza della Commissione affari esteri, emigrazione, l'intenzione di sollevare la questione che riguarda il Nicaragua. Quanto succede in quel Paese è sicuramente sotto la nostra stretta attenzione. Condivido la richiesta del presidente Casini a che il Governo si faccia interprete delle esigenze della comunità italiana, ma non solo; condivido anche la proposta del presidente Casini di un approfondimento, che sarà mia cura presentare allo stesso Ufficio di Presidenza della Commissione affari esteri nelle prossime settimane, con l'auspicio, naturalmente, che vi possa essere un confronto franco e sincero con le parti interessate. Non dobbiamo infatti mai dimenticare che sono state più e più volte oggetto di attenzioni da parte del nostro Parlamento e del Governo italiano situazioni preoccupanti che poi si è dimostrato esser state forse un po' sopravvalutate o sottovalutate. Non dobbiamo correre questo rischio, dobbiamo ascoltare e valutare precisamente tutte le parti interessate, tenendo ben presente che gli affari interni del Paese del Nicaragua sono affari interni del Paese del Nicaragua. Noi ci preoccuperemo soprattutto che non vi siano interferenze esterne che vadano a toccare una situazione già molto delicata, con la consapevolezza, naturalmente, che sia la Santa Sede, sia la rappresentanza episcopale in Nicaragua hanno un occhio attento, cui sicuramente faremo riferimento, ma facendo riferimento anche alla parte governativa e a tutte le parti coinvolte. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP) . Svolgimento di interrogazioni PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interrogazioni. Sarà svolta per prima l'interrogazione 3-00007 sull'esclusione degli insegnanti della scuola dell'infanzia e primaria non laureati dalle graduatorie ad esaurimento in seguito ad una pronuncia giurisdizionale. Il rappresentante del Governo ha facoltà di rispondere a tale interrogazione. GIULIANO, sottosegretario di Stato per l'istruzione, l'università e la ricerca . Signor Presidente, rispondo all'interrogazione a prima firma della senatrice Bernini, ribadendo quanto già riferito dal Ministro nella seduta del question time del 4 luglio scorso e da me nel corso dell'interrogazione alla Camera il 10 luglio, ovvero che quella dei diplomati magistrali costituisce, certamente, una delle problematiche più complesse ed urgenti tra quelle che sono all'attenzione del Ministero. Come hanno ricordato gli onorevoli interroganti, il Consiglio di Stato, con la sentenza n. 11, resa in adunanza plenaria il 20 dicembre 2017, ha definitivamente chiarito che il possesso del solo diploma magistrale, sebbene conseguito entro l'anno scolastico 2001-2002, non costituisce titolo sufficiente per l'inserimento nelle graduatorie a esaurimento (GAE). Alla luce di tale principio giurisprudenziale, i diplomati magistrali dovranno essere cancellati dalle graduatorie a esaurimento man mano che interverranno le sentenze di merito, che presumibilmente si uniformeranno alla decisione dell'adunanza plenaria del Consiglio di Stato. Particolarmente delicata è, poi, la situazione dei circa 7.500 diplomati magistrali, già assunti in ruolo a seguito dello scorrimento delle graduatorie a esaurimento nelle quali erano stati inseriti con riserva, che, in ragione della sentenza citata, vedranno risolto il loro contratto a tempo indeterminato non appena interverranno le relative sentenze. Trattasi di una situazione che, in considerazione del fatto che le pronunce giurisdizionali interverranno, presumibilmente, tra la fine di questo mese ed il mese di agosto, rischia, concretamente, di mettere a repentaglio l'ordinato avvio dell'anno scolastico 2018-2019. Ecco perché gli uffici ministeriali hanno cercato di individuare, con urgenza, una soluzione legislativa che, ferma restando la necessità di dare corretta esecuzione ai provvedimenti giurisdizionali, fosse in grado di contemperare gli interessi di tutti i soggetti coinvolti e di assicurare un ordinato avvio del prossimo anno scolastico e la salvaguardia della continuità didattica. Dobbiamo sempre ricordarci che l'istruzione è un servizio che ha come destinatari degli utenti, i nostri ragazzi, che debbono essere, in ogni modo, salvaguardati nel loro interesse superiore a fruire di un percorso didattico continuo e, quindi, non soggetto ad alterni mutamenti di docenti in corso d'anno. Al proposito, ribadisco quanto già riferito dal ministro Bussetti nella seduta del question time del 4 luglio scorso, ovvero che nel decreto-legge cosiddetto dignità, approvato dal Consiglio dei ministri nella riunione dello scorso 2 luglio, ora in Gazzetta Ufficiale , è stata inserita, con l'articolo 4, una disposizione che estende una previsione legislativa già vigente nell'ordinamento, concedendo all'amministrazione un termine di centoventi giorni per dare esecuzione alle sentenze, alle quali si è fatto cenno poc'anzi. Tale intervento normativo consente, pertanto, all'amministrazione di usufruire dei tempi necessari per porre in essere tutti gli adempimenti amministrativi conseguenti all'esecuzione delle sentenze, senza che ciò possa mettere in pericolo l'ordinato avvio del prossimo anno scolastico. Colgo anche l'occasione per precisare che il decreto del Presidente della Repubblica del 14 marzo 2018 su ricorso straordinario al Capo dello Stato, evocato nel corso dell'interpellanza tenutasi alla Camera lo scorso 10 luglio, non concerne la questione sulla quale si è espresso il Consiglio di Stato con l'adunanza plenaria del 20 dicembre 2017, ma tratta del punteggio aggiuntivo nelle graduatorie di seconda fascia dei laureati in scienze della formazione. Concludo ribadendo l'auspicio, già espresso dal ministro Bussetti, che il Parlamento voglia approvare, in sede di conversione del decreto-legge, delle disposizioni volte a individuare modalità di esecuzione delle sentenze relative ai diplomati magistrali, idonee a salvaguardare la continuità didattica per tutto l'anno scolastico 2018-2019, nonché a dare compiuta definizione al quadro normativo, eventualmente disciplinando specifiche procedure di reclutamento nel rispetto della vigente legislazione di settore, senza trascurare coloro che sono in possesso dei titoli attualmente richiesti per l'accesso all'insegnamento nella scuola primaria. BERUTTI (FI-BP) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BERUTTI (FI-BP) . Signor Presidente, non sono per niente soddisfatto di questa risposta e cercherò di puntualizzare il motivo. Il massimo che riesce a fare un Governo del cambiamento - anche se concedo le attenuanti, visto che è una questione annosa che si porta avanti da vent'anni e capisco che non si possa risolvere in tempi rapidi - è dare centoventi giorni per eseguire le sentenze. Credo che sia una soluzione alquanto debole, perché siamo di fronte a 55.000 precari, 55.000 persone e 55.000 famiglie e, come giustamente ha detto il signor Sottosegretario, siamo dinanzi a 7.500 persone che si sono viste, seppure con riserva, già in una condizione di stabilizzazione. Alla luce di questo non ho sentito - come magari è accaduto in altri contesti e in risposta ad altre interrogazioni - proposte strutturali finalizzate a risolvere un problema. Di base, come dicevo, ho recepito solo il discorso dei centoventi giorni, tra l'altro in un momento in cui, praticamente, entriamo nella fase operativa della scuola, perché tra centoventi giorni saremo già nel pieno dell'attività scolastica. Auspichiamo quindi una soluzione come quella prospettata dal collega Malan, primo firmatario di un disegno di legge di modifica alla legge del 13 luglio 2015, n. 107, con cui si precisa che «sono iscritti a pieno titolo nelle graduatorie ad esaurimento del personale docente di cui all'articolo 1, comma 605, lettera c) , della legge 27 dicembre 1996, n. 296, tutti i docenti che hanno conseguito entro l'anno scolastico 2001/2002 il diploma magistrale». È chiaro che questo è solo un dispositivo di quattro righe, quando la nostra visione di scuola, rispetto alla buona scuola che, possiamo dirlo, non ha fatto grandi proseliti e obiettivamente non ha dato grandi risultati, è diversa: una scuola con un impianto votato verso il futuro e che possa realmente dare ai giovani una speranza seria, basata su una serie di visioni, ma soprattutto di passaggi concreti. La libertà di scelta, l'autonomia, l'innovazione, l'internazionalizzazione, il sistema duale, l'apprendimento attivo, il problem solving , l'apprendistato sono gli elementi su cui vogliamo basare la scuola del futuro, ma con l'auspicio che arrivi anche dal Governo una proposta seria e tangibile su cui si possa lavorare per il futuro e non solo una toppa finalizzata a sanare una sentenza che farà solo del male, nei prossimi mesi, alle famiglie. PRESIDENTE . Segue l'interrogazione 3-00089 su recenti gravi incidenti sul luogo di lavoro. Il rappresentante del Governo ha facoltà di rispondere a tale interrogazione. DURIGON, sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali . Signor Presidente, il delicato tema della prevenzione degli infortuni sul lavoro non può che essere una priorità assoluta per il nostro Paese, anche tenuto conto della rilevanza sociale e di tutela che questo tema comporta. Dico questo perché la tutela del lavoro inizia dalla tutela della salute e della sicurezza sul lavoro. Se guardiamo ai primi cinque mesi del 2018, i numeri che vengono dall'INAIL evidenziano un trend crescente degli infortuni ed è di qualche giorno fa la notizia di altre due vittime del lavoro: a Marina di Carrara e in provincia di Padova. A nome di tutto il Governo sento il bisogno, in questa sede, di esprimere il più profondo cordoglio e sentimento di vicinanza alle famiglie di queste ulteriori vittime, come a quelle di tutte le vittime del lavoro. (Applausi dai Gruppi M5S, FI-BP e L-SP). Su queste come su altre tragedie analoghe occorre che la magistratura svolga le proprie indagini, per accertare l'esatta dinamica dei fatti e verificare se dietro questi incidenti vi siano delle responsabilità ascrivibili a chi riveste posizioni di garanzia della tutela e della salute dei lavoratori. Al di là di questo, però, come ha evidenziato il ministro Di Maio in occasione dell'informativa urgente sugli infortuni sul lavoro resa al Parlamento lo scorso 14 giugno, è obiettivo prioritario del Governo evitare che drammi di questo genere continuino a ripetersi. Tale obiettivo sarà perseguito investendo tutte le energie possibili sul versante del miglioramento delle condizioni di salute e di sicurezza sui luoghi di lavoro. Per contrastare il fenomeno delle morti bianche, d'altronde, occorre senz'altro una molteplicità di interventi. Alcuni di questi sono di lungo respiro. Altri, tra quelli che è possibile attivare in via d'urgenza, già oggi per il Governo non sono più allo stato di mero proposito, ma sono stati attivati. Proprio oggi presso la sede della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome è in calendario una riunione alla quale partecipano rappresentanti del Ministero del lavoro, dell'Ispettorato nazionale del lavoro, del Ministero della salute, dell'INAIL e delle Regioni, il cui obiettivo è quello di migliorare il controllo sul territorio. In merito al decreto legislativo n. 81 del 2008, esso appare in verità adeguato, anche con le ulteriori migliorie nelle successive leggi del settore. Non vi sono, pertanto, motivi per pensare ad una sua sostituzione, allo stato. Piuttosto, talune sue modifiche si rendono opportune in un'ottica di semplificazione e riduzione degli adempimenti burocratici, che oggi gravano sugli imprenditori che vogliono garantire sicurezza ai propri dipendenti. È impensabile credere che la sicurezza sul lavoro si possa ottenere scaricando sulle imprese solamente oneri e responsabilità: occorre invertire la rotta e premiare le aziende che decidono di investire in tutela e sicurezza dei luoghi di lavoro, garantendo loro un trattamento fiscale agevolato su tutti gli investimenti sostenuti su tale tematica. La sicurezza sui luoghi di lavoro deve essere prima di tutto un fattore culturale. L'esigenza di garantire una sensibilizzazione in materia di infortuni deve riguardare la società a 360 gradi: occorre investire in attività di informazione e formazione e nella prevenzione, che è indispensabile considerare come elemento primario al fine di diminuire sensibilmente i gravi incidenti che si verificano e che invece potrebbero essere evitati con un'adeguata prevenzione funzionale. Fondamentale sarà anche la collaborazione con il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca per instaurare una cultura della sicurezza sul lavoro già dalla scuola, potenziando altresì gli strumenti di alternanza scuola-lavoro. L'incessante cambiamento dei processi produttivi, i nuovi fattori di rischio che ne derivano, impongono anche un investimento nel settore della ricerca, che consenta di individuare soluzioni innovative capaci di proteggere la sicurezza dei lavoratori nei settori a più elevato rischio di infortunio. Ribadisco qui quanto sia importante la formazione dei lavoratori, non soltanto generica, ma anche tecnico-applicativa, come prevedono le normative che permettono ai lavoratori stessi di essere adeguatamente e continuativamente formati in questo mondo lavorativo, che tecnologicamente si evolve a ritmi molto sostenuti. La capacità di avere lavoratori adeguatamente formati favorisce la prevenzione degli incidenti sul lavoro e deve essere compito di tutte le parti sociali in gioco attivarsi al massimo affinché questo si verifichi regolarmente e realmente. Conclusivamente, andando oltre i quesiti posti, tengo inoltre a sottolineare che questo Governo intende comunque migliorare l'attività di controllo sui luoghi di lavoro e potenziare le risorse umane a ciò deputate. Il proposito è di addivenire ad apposite intese con le Regioni per coordinare l'attività di vigilanza sia degli ispettorati territoriali del lavoro che hanno il compito di vigilare sull'applicazione della legislazione in materia di salute e sicurezza nel settore dell'edilizia, sia delle aziende sanitarie locali che al medesimo compito attendono in tutti gli altri settori di attività. La convinzione che sorregge l'azione del Governo, quindi, in questo ambito, è che occorrano misure intese a responsabilizzare tutti i soggetti coinvolti nella prevenzione degli infortuni sui luoghi di lavoro. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP) . TOFFANIN (FI-BP) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. TOFFANIN (FI-BP) . Signor Sottosegretario, dalle sue parole non si evince una risposta precisa all'interrogazione, ovvero come declinare tutto quello che lei ci ha proposto in sede, come di fatto non si erano sentiti precisi interventi in merito quando il ministro Di Maio era venuto a conferire in Aula a proposito del problema sicurezza. Anche in occasione della sua audizione nelle Commissioni sviluppo, lavoro e previdenza sociale, industria, commercio e turismo, non si era sentito nulla se non che trattasi di un problema urgente che va affrontato con modifiche alla legge attualmente in vigore. Non vi è dubbio che sia un problema urgentissimo. I dati, purtroppo, come lei ha ben ricordato, sono aumentati rispetto a quelli segnalati nella mia interrogazione, datata il 29 maggio. Ricordo, tra l'altro, la vittima di stamattina a Olbia. I dati continuano ad aumentare di giorno in giorno e devo dire che questa è una delle vere urgenze del Paese. Il ministro Di Maio deve preoccuparsi di dare velocemente delle risposte, altro che l'urgenza con cui si è affannato a portare avanti il decreto-legge dignità! Erano forse più urgenti gli aggravi dei costi e gli oneri con cui ha penalizzato le aziende nei contratti di lavoro per cercare, come dice il Ministro, di contrastare il precariato, oppure è più urgente dettare linee che garantiscano in maniera precisa lavoratori e sicurezza nell'ambito lavorativo? Ministro, la ribalta rispetto a Salvini, se ne è capace, la conquisti ponendo al vertice della sua agenda vere soluzioni per il Paese. Ora non si tratta più di fare propaganda elettorale, ma di dare risposte ai cittadini. Anche noi vogliamo il lavoro certo e continuativo per tutti gli aventi diritto, ma questo lavoro bisogna prima crearlo e svilupparlo e sono le imprese che possono offrire il lavoro. Se il Ministro le penalizza, non saranno in grado di offrirlo, anzi ci sarà una regressione e ciò si ripercuoterà anche sulla sicurezza dei luoghi di lavoro. Ricordiamo che il lavoro nero non tutela, sul piano della sicurezza, né i lavoratori, né i loro datori di lavoro e per non favorire il lavoro nero occorre con urgenza - questo sì con urgenza - il ripristino dei voucher non solo nel mondo dell'agricoltura e del turismo e provvedere alla realizzazione di contratti anche a tempo determinato che non incidano ancor di più sul costo del lavoro. Così come occorre adoperarsi nei controlli, non tanto per verificare se talune aziende abbiano i corridoi delineati al centimetro, ma occorre accanirsi nei controlli in quelle società a scopo mutualistico che nascondendosi dietro a tale condizione propongono personale a ditte che se ne servono per lavori continuativi e non saltuari. La concorrenza sleale non è garanzia di sicurezza sul lavoro. Si controllino allora le aziende, italiane e non, che non sono in regola e che sfruttano i lavoratori: è da lì che si deve cominciare. La sicurezza sul lavoro, ha ben detto anche lei, signor Sottosegretario, inizia dalle scuole, dall'università, ma vorrei dire che deve diventare una forma culturale e solo così può essere tutelata. C'è quindi bisogno che la formazione inizi addirittura nella scuola e per i bambini, la cui età permette loro di essere facilmente permeabili e di garantire un bagaglio che resterà nella vita. Occorre poi, di certo, modificare il decreto legislativo n. 626, datato 1994, e il decreto legislativo n. 81 del 2008, perché le continue mutazioni che il mondo del lavoro ha vissuto negli ultimi vent'anni, ma soprattutto negli ultimi dieci, richiedono uno snellimento della burocrazia ed un occhio attento alle nuove necessità che nuove tipologie di lavoro propongono innanzi al legislatore e al Governo. Quindi, illustri rappresentanti del Governo, dite al ministro Di Maio che accorpare due Dicasteri, che a suo dire vanno di pari passo, significa non farlo a parole, ma dimostrarlo con i fatti. A voler tutelare i lavoratori precari infatti si rischia, non solo di perdere offerte di lavoro, ma di ledere ancor di più la sicurezza dei lavoratori stessi. Se mi posso permettere, vorrei invitare l'Assemblea ad esprimere il proprio cordoglio per le tante vittime che anche quest'anno hanno perso la vita nell'espletamento del loro dovere. Grazie. (Applausi dal Gruppo FI-BP ) . PRESIDENTE . La Presidenza si associa e invita l'Assemblea ad osservare un minuto di silenzio per le vittime sui luoghi di lavoro. (Il Presidente e l'Assemblea si levano in piedi e osservano un minuto di silenzio). (Applausi). BARTOLAZZI, sottosegretario di Stato per la salute . Signor Presidente, come correttamente indicato nell'interrogazione parlamentare in esame - di contenuto analogo al question time discusso dal ministro della salute Giulia Grillo nell'Aula della Camera dei deputati lo scorso 4 luglio e di cui ringrazio i senatori proponenti, che mi consentono di fare il punto della questione anche in questa Assemblea - allo stato, l'allegato 5 al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri sui nuovi LEA non include le protesi degli arti superiori e inferiori ad elevata tecnologia predisposte per consentire ai disabili lo svolgimento di attività sportive. Nella predisposizione dell'elenco, infatti, si è ritenuto di procedere ai nuovi inserimenti attribuendo la priorità alle protesi destinate a garantire al maggior numero di persone l'opportunità di svolgere, con la massima efficienza possibile, le attività quotidiane di vita, di lavoro e di relazione. A questo fine sono state dunque inserite diverse nuove tipologie di protesi caratterizzate da nuove tecnologie costruttive (ad esempio, protesi con ginocchio polifunzionale policentrico associato a dispositivo pneumatico o idraulico in titanio o lega leggera ad alta resistenza; piede dinamico a restituzione di energia per assistiti con livello di attività alto e così via) e da nuovi materiali dei componenti (acciaio, titanio o lega leggera). La limitatezza delle risorse disponibili ha impedito, dunque, di includere negli elenchi le protesi destinate all'attività sportiva. Ma, come ha già avuto modo di precisare il ministro Grillo, tale inclusione potrà essere presa in considerazione dalla Commissione nazionale per l'aggiornamento dei livelli essenziali di assistenza istituita presso il Ministero della salute. Ovviamente, la Commissione potrà effettuare le necessarie valutazioni dell'impatto economico e finanziario dopo aver elaborato una stima dei possibili utilizzatori. Purtroppo, la mancanza di un flusso informativo corrente sull'assistenza protesica rende ad oggi particolarmente ardua la formulazione di stime attendibili. Pur con queste obiettive difficoltà, nel corso della discussione del precedente simile atto ispettivo presso la Camera dei deputati, il ministro Grillo ha già espresso l'intendimento di dare mandato alla Commissione affinché vengano individuati nuovi indicatori per ottenere stime attendibili su tali prestazioni. Prima di fare questo, tuttavia, si renderà innanzitutto necessario acquisire la piena operatività del decreto LEA, il quale - è necessario precisare in questa sede -subordina l'entrata in vigore dei nuovi nomenclatori dell'assistenza specialistica ambulatoriale e dell'assistenza protesica, limitatamente agli ausili su misura, all'approvazione del decreto interministeriale di definizione delle tariffe massime nazionali delle rispettive prestazioni. In conseguenza di ciò, dunque, fino all'approvazione di tale decreto resteranno in vigore i nomenclatori vigenti prima dell'approvazione del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri sui LEA, risalenti l'uno al 1996 (specialistica ambulatoriale) e l'altro al 1999 (assistenza protesica). Al riguardo, devo precisare che molte delle nuove prestazioni sono sì erogate da alcune Regioni, ma solo perché la normativa vigente consente loro di erogare prestazioni extra-LEA, laddove siano in equilibrio economico e non in piano di rientro. Quanto all' iter in corso sulla definizione delle tariffe, rammento che il Ministero della salute ha avviato il lavoro nell'ambito della commissione permanente tariffe sin dal febbraio 2016. Il lavoro si è rivelato molto complesso e ha richiesto preliminarmente la transcodifica di circa 36.000 codici utilizzati dalle Regioni per le prestazioni erogate. Preciso che la transcodifica si è resa necessaria per consentire sia l'analisi della variabilità tariffaria delle prestazioni già erogate dalle Regioni e recepite dal nuovo nomenclatore, sia l'analisi dei costi delle prestazioni per le quali sono stati resi disponibili appositi studi. I lavori della commissione si sono protratti fino alla riunione del 20 settembre 2017, nel corso della quale è stato stabilito l'invio di provvedimento formale al Ministero dell'economia e delle finanze per la concertazione tecnica. Il MEF, tuttavia, ha sollevato delle riserve sulla metodologia seguita per la valutazione di impatto, contestando l'attendibilità dei dati forniti dalle Regioni. A seguito di tale osservazione, il Ministero della salute ha promosso l'allineamento dei dati presenti nel sistema tessera sanitaria, gestito dallo stesso MEF, rispetto a quelli dei flussi regionali e le risultanze sono state prese a base per la predisposizione della relazione tecnica secondo la metodologia condivisa dal MEF. Concludo rassicurando i senatori interroganti che tale relazione verrà a breve trasmessa al MEF per l'acquisizione dell'assenso tecnico e, a seguito del parere favorevole del MEF, il decreto sarà trasmesso alla Conferenza Stato-Regioni. Solo a seguito della positiva definizione del complesso iter appena descritto, protrattosi purtroppo oltre un ragionevole lasso di tempo, si renderà possibile avviare le meritorie iniziative auspicate dai senatori interroganti, in relazione alle quali sarà mia premura fornire i successivi aggiornamenti. (Applausi dal Gruppo L-SP) . GIAMMANCO (FI-BP) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GIAMMANCO (FI-BP) . Signor Sottosegretario, io non posso in nessun modo ritenermi soddisfatta della sua risposta in quanto, di fatto, al netto della ricostruzione cronologica che ha esposto in quest'Aula e che ha portato all'aggiornamento dei nuovi LEA (che pure lei ha chiaramente precisato non essere pienamente operativi), sostanzialmente ha dichiarato che inserire le protesi sportive per disabili nel futuro nomenclatore tariffario - ad oggi non esistono né in quello vecchio né in quello in fase di approvazione - sarebbe un onore non indifferente per lo Stato, e che in ogni caso la questione andrebbe valutata dalla commissione nazionale per l'aggiornamento dei LEA. C'è stata quindi una sorta di non risposta, di evasione alla mia domanda, da parte del sedicente Governo del cambiamento che lei rappresenta, guidato da un Presidente del Consiglio-avvocato che ha detto di voler lavorare a favore e a difesa degli italiani, quindi penso anche a difesa dei più deboli e della gente che sta ai margini della società, in questo caso i disabili, che io non vorrei mai che fossero considerati tali. Lei, signor Sottosegretario, sostanzialmente non mi ha voluto dare una risposta. E mi sto rivolgendo ad un Governo che ha anche un Ministro per la famiglia e la disabilità, quindi io l'ho chiamata in causa anche come rappresentante di questo Governo che ha una delega puntuale, importante e molto, molto seria. Mi sarei aspettata un altro tipo di risposta, una risposta di maggiore apertura, una risposta di maggiore dialettica con il Parlamento che in questo momento qui io rappresento. Invece, la sua risposta, sinceramente, non mi lascia presagire nulla di buono; mi lascia semplicemente presagire tempi lunghi e molto dilatati per ottenere un qualche minimo risultato. Peccato, perché vede, signor Sottosegretario, investire nei disabili e nella loro possibilità di fare sport sicuramente alleggerirebbe la vita di tanti soggetti e di tante persone e avrebbe anche un ritorno per lo Stato, non solo, chiaramente, in termini culturali e di immagine, ma anche in termini economici. Un disabile che gode di ottima salute, infatti, costa meno al Servizio sanitario nazionale. I disabili che fanno sport è indubbio che siano disabili che godono di una maggiore salute psicofisica, che è data loro - appunto - dalla pratica sportiva. E non lo dico certo io, ma eminenti studi e ricerche. Quindi, naturalmente, di questo ne beneficerebbe lo Stato nel suo complesso. Lo sport è per i disabili una terapia, uno strumento di cura, uno strumento di integrazione sociale che, naturalmente, non possiamo e non dobbiamo ignorare come legislatori. Gli atleti paraplegici, grazie allo sport, non solo migliorano dal punto di vista fisico, ma anche dal punto di vista psicologico. È giusto, quindi, prevedere pari opportunità e pari diritti ai disabili, come la stessa Organizzazione delle Nazioni Unite suggerisce. Ricordo che nel 2006 è stata approvata la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità che, appunto, impone agli Stati facenti capo all'ONU di agevolare e di semplificare le pratiche per l'accessibilità dei disabili nella vita di tutti i giorni e, soprattutto, di incoraggiare e promuovere la partecipazione delle persone con disabilità alle attività sportive a tutti i livelli. Quindi, lo sport non può e non deve essere considerato un lusso per i soggetti disabili. Lo sport è un diritto per loro. Quindi, va bene fare delle stime che possano ponderare i costi, ma vanno pensati anche i diritti e, soprattutto, non vanno negati questi diritti ai disabili. Ogni disabile ha il diritto di praticare dello sport. Quindi, io mi auguro che il ministro Grillo e il Ministero della salute possano imprimere un cambio di passo e possano rivedere il nomenclatore tariffario introducendo le protesi sportive per i disabili. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE . Lo svolgimento delle interrogazioni all'ordine del giorno è così esaurito. Discussione del disegno di legge: DDL 542 Conversione in legge del decreto-legge 28 giugno 2018, n. 79, recante proroga del termine di entrata in vigore degli obblighi di fatturazione elettronica per le cessioni di carburante (Relazione orale) PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 542. Ilrelatore, senatore Montani, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta. Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore. MONTANI, relatore . Signor Presidente onorevoli colleghi membri del Governo, portiamo oggi all'attenzione dell'Aula del Senato un decreto-legge recante la proroga del termine di entrata in vigore degli obblighi di fatturazione elettronica per le cessioni di carburante. L'articolo 1 rinvia al 1° gennaio 2019 la decorrenza dell'obbligo, previsto dalla legge di bilancio 2018, della fatturazione elettronica per la vendita di carburante a soggetti IVA presso gli impianti stradali di distribuzione, in modo da uniformarlo a quanto previsto dalla normativa generale sulle fatturazioni elettroniche tra privati. In particolare, l'articolo in esame modifica i commi 917, 927 e 928 della legge di bilancio 2018 (legge n. 205 del 2017), che hanno introdotto l'obbligo della fatturazione elettronica nelle operazioni tra privati. Per inquadrare la disciplina in commento, è utile ricordare che: la legge di bilancio 2018 (commi 909, 915-917 e 928) ha disposto, a decorrere dal 1° gennaio 2019, l'introduzione della fatturazione elettronica obbligatoria (fattura elettronica) nelle operazioni tra privati (con modifiche alla disciplina contenuta nel decreto legislativo n. 127 del 2015) e, contestualmente, l'eliminazione delle comunicazioni dei dati delle fatture (spesometro). In caso di violazione dell'obbligo, la fattura si considera non emessa e sono previste sanzioni pecuniarie. In tale quadro, la legge di bilancio ha anticipato l'obbligo della fatturazione elettronica (comma 917) al 1° luglio 2018 per alcune operazioni tra cui le cessioni di benzina o di gasolio destinati ad essere utilizzati come carburante per motori. La circolare dell'Agenzia delle entrate n. 8/E del 30 aprile 2018 ha individuato le prime linee guida per l'entrata in vigore dell'obbligo della fattura elettronica. Le norme in esame, con una prima modifica del comma 1, che a sua volta modifica la lettera a ) del comma 917 della legge di bilancio 2018, posticipano al 1° gennaio 2019 l'introduzione della fatturazione elettronica obbligatoria per le cessioni 1di carburante per autotrazione effettuate presso gli impianti stradali di distribuzione a soggetti IVA. L'Agenzia delle entrate con la circolare n. 13/E del 2 luglio 2018 ha fornito ulteriori chiarimenti sull'ambito applicativo della fattura elettronica. L'Agenzia, innanzitutto, chiarisce che l'obbligo di fatturazione elettronica, introdotto dalla legge di bilancio 2018, riguarda le cessioni di benzina e gasolio effettuate tra soggetti passivi d'imposta, destinati ad essere utilizzati come carburante per motori per uso autotrazione. In sostanza sono la tipologia di carburante e il suo utilizzo a imporre l'obbligo di fatturazione elettronica così che ne sono escluse le cessioni di benzina e gasolio diversi da quelli destinati all'uso in motori per autotrazione, ove, al momento della cessione, non vi sia certezza dell'impiego di una determinata tipologia di carburante astrattamente idoneo ad essere utilizzato in motori tra loro diversi. Ad esempio, il gasolio può essere impiegato tanto per il funzionamento del motore di un'imbarcazione o di un aeromobile quanto per quello di un auto o di un motoveicolo. Le esigenze di presidio e contrasto ai fenomeni di evasione e di frode all'IVA impongono che la fatturazione sia elettronica. La predetta circolare chiarisce, tra l'altro, alcuni aspetti relativi alla fatturazione elettronica negli appalti, nonché alla registrazione e conservazione delle fatture elettroniche. Per quanto riguarda le cessioni di carburante diverse da quelle effettuate a soggetti IVA (cessioni ai privati consumatori) esse - vedi anche alla successiva lettera b ) - dal 1° luglio 2018 non devono essere certificate con scontrino o ricevuta fiscale, ma a partire dalla stessa data l'esercente dell'impianto è obbligato alla memorizzazione elettronica e alla trasmissione telematica dei dati corrispettivi all'Agenzia delle dogane e dei monopoli. Il comma 909, lettera b ), della legge di bilancio 2018, ha introdotto, a decorrere dal 1° luglio 2018, l'obbligo di memorizzazione elettronica e la trasmissione telematica dei dati dei corrispettivi per le cessioni di benzina e di gasolio destinati ad essere utilizzati come carburante per motori. Con il provvedimento del 28 maggio 2018, l'Agenzia delle entrate e l'Agenzia delle dogane e dei monopoli hanno definito le regole che devono essere seguite dai gestori distributori di carburanti ad elevata automazione per comunicare i dati relativi ai corrispettivi giornalieri delle cessioni di benzina e di gasolio. La lettera b ) del comma 1 modifica la decorrenza di alcune norme della legge di bilancio 2018, prevista dal comma 927, che nella originaria formulazione dispone l'applicazione dal 1° luglio 2018 di tutte le norme che anticipano l'applicazione della fattura elettronica (ovvero dei commi 920 e 926). Con le modifiche in esame, coerentemente con le modifiche poste alla lettera a ), la decorrenza di tali norme viene differenziata. In particolare, si applicano dal 1° luglio 2018 le norme che consentono di dedurre dalle imposte sui redditi e di detrarre dall'IVA le sole spese per carburante effettuate con pagamenti tracciabili - nuovi commi 922 e 923 - e attribuiscono agli esercizi di impianto di distribuzione di carburante un credito d'imposta pari al 50 per cento delle commissioni addebitate per le transazioni effettuate tramite i sistemi di pagamento elettronico mediante carte di credito, utilizzabili in compensazione e nei limiti della normativa della Comunità europea in tema di aiuti. Si applicano invece dal 1° gennaio 2019 le norme che rendono obbligatoria la fatturazione elettronica per gli acquisti di carburante per autotrazione effettuati presso gli impianti stradali di distribuzione a soggetti IVA (comma 920, già commentato alla lettera a) ); escludono dall'obbligo di certificazione fiscale con scontrino o ricevuta (con modalità diverse dalla fattura), previsto dalla legge per le cessioni di carburanti e lubrificanti per autotrazione, solo gli acquisti effettuati al di fuori dell'esercizio di impresa, arte e professione (comma 921), dunque ai privati consumatori; abrogano le disposizioni vigenti in tema di documentazione, da parte delle imprese, degli acquisti di carburanti per autotrazione (scheda carburante), elencate al comma 926. Tali modalità di documentazione, nonostante il posticipo della fattura elettronica, continuano a trovare applicazione fino al 31 dicembre 2018. Le imprese tuttavia, come visto sopra, devono utilizzare strumenti di pagamento tracciabili per godere delle agevolazioni fiscali connesse all'acquisto dei carburanti (deduzione ai fini delle imposte sui redditi e detrazione IVA). Per soggetti IVA si intendono, a titolo esemplificativo, le seguenti categorie di contribuenti: imprenditori, artigiani e commercianti, agenti e rappresentanti di commercio; lavoratori autonomi, professionisti titolari di partita IVA iscritti o non iscritti in albi professionali; società di persone, società semplici, snc, sas, studi associati; società di capitali ed enti commerciali, società per azioni, srl, cooperative, enti pubblici e privati diversi dalle società; istituti di credito, altri intermediari finanziari, società fiduciarie; enti che non svolgono attività commerciali. (Applausi dai Gruppi L-SP e M5S) . PRESIDENTE . Dichiaro aperta la discussione generale. È iscritto a parlare il senatore Perosino. Ne ha facoltà. PEROSINO (FI-BP) . Signor Presidente, cari colleghi, mi tocca intervenire per primo su questo argomento, che è stato oggetto di molte sedute della 6 a Commissione (finanze e tesoro), dove si è sviscerato il problema (se ne è accennato anche oggi in audizione con il ministro Tria). Le motivazioni e le modalità sono ben spiegate tecnicamente e su di esse possiamo anche concordare in larga misura, perché corrispondono alle richieste delle categorie professionali, date le difficoltà di introdurre in tempi brevi la fatturazione elettronica. Ciò comporta tuttavia un costo, che è coperto sostanzialmente con l'utilizzo dei capitoli di riserva (e questo è un peccato, perché potevano servire per altre finalità) oppure con i residui passivi che si sono eliminati (perché si potevano eliminare). Resta in vigore la fatturazione elettronica obbligatoria per i subappaltatori di opere pubbliche e per i contratti con la pubblica amministrazione sin da subito, dal 1° luglio, anzi dal giorno successivo alla pubblicazione del decreto-legge sulla Gazzetta Ufficiale . Invece si prevede la tracciabilità sin da subito per le schede carburante, che restano in vigore in presenza e in richiesta di approvazione di proroga. Ciò ha una spiegazione, che in realtà chiarisce anche tutto il provvedimento. A pagina 2 della documentazione tecnica, infatti, si dice che per le cessioni di carburante diverse da quelle effettuate a soggetti IVA (quindi le ex schede carburante), che saranno soggette alla fatturazione elettronica dal 1° gennaio 2019, cioè per le cessioni ai privati consumatori, è prevista una normativa diversa, perché non devono essere certificate con scontrino o ricevuta fiscale, ma a partire dalla stessa data l'esercente dell'impianto è obbligato alla memorizzazione elettronica e alla trasmissione telematica dei corrispettivi all'Agenzia delle dogane e dei monopoli, non all'Agenzia delle entrate. Ciò sottintende che tutto serve a risolvere un altro problema che riguarda le accise e il sistema delle società di triangolazione nell'ambito dei petroli e dei carburanti. Si tratta di un fatto molto grave, che dà origine a delle evasioni addirittura - pare - miliardarie, che risale ad anni fa e che doveva già essere combattuto. Ad ogni modo, questo è un buon sistema per far emergere ciò. Sul tema della fatturazione elettronica, in generale, ho avuto occasione di esprimere il mio parere in Commissione, che oggi confermo, anche perché condiviso da altri commissari. Penso che la fatturazione elettronica possa, al massimo, essere introdotta gradualmente e che debbano essere esentate le fatture fino a un importo di 2.000 euro. Ciò perché il sistema della fatturazione elettronica è, in realtà, contro le piccole partite IVA e tecnicizza la società, mentre l'economia non è soltanto tecnica, è un'altra cosa. Voglio fare un esempio. Come si farà ad applicare la fatturazione elettronica a Porta Palazzo a Torino o alla Vucciria di Palermo? Sarà applicata anche agli extracomunitari o, poverini, essi saranno esentati? La manovra in esame fa parte delle ultime chance che, dal punto di vista tecnico, Bruxelles dà all'Italia per ottemperare ai dettami dell'Unione europea, che ci piaccia o no. Dopo la fatturazione elettronica ci sarà l'abolizione del contante, che è sottesa a questa manovra. Ci saranno altre possibilità, in caso di verifica di fatti come quelli ipotizzati dall'Associazione bancaria italiana e dalla Banca d'Italia e di speculazione, spread , eccetera. Confesso che, in realtà, a me questo sistema fa un po' paura. Come ho già avuto occasione di dire in un altro intervento, io sono una persona che ragiona con la nasometria. Credo che l'economia sia un'altra cosa e che occorra renderla più vivace ed effervescente, perché è stanca. C'è addirittura la tristezza dell'economia. Credo che noi tutti, nei giorni in cui non siamo a Roma, impegnati in Assemblea, parliamo con i cittadini e percepiamo che l'economia non gira bene. Come dicevano una volta i professori di economia, il cavallo non beve. A parte la questione del debito pubblico, che è un po' una mia fissazione (di cui parleremo in altra occasione, perché non riguarda il tema in esame oggi), faccio una proposta choc a quest'Assemblea, chiedendo al Governo che mi risponda. Invito tutti ad accettare la mia proposta in forma dialettica, nel rispetto delle proprie idee. Penso che nell'ottica di rendere effervescente l'economia e produrre delle entrate per lo Stato - oggi se ne è accennato con il ministro Tria, usando un nome un po' diverso - il condono fiscale potrebbe garantire introiti fino a 40 miliardi di euro. Non mi piacciono le persone che si stracciano le vesti e che poi - l'ho visto in altre occasioni - sono i primi a usare il condono. Non sono favorevole ai moralisti e ai giustizialisti, secondo i quali il condono è vietato in Italia per sentimenti generali, ma senza che ciò corrisponda poi al pensiero della gente comune. Ritengo che il moralismo sia una brutta malattia. Pensiamo alla Rivoluzione francese, che vide giustiziato con la ghigliottina Robespierre, che era il più moralista di tutti. C'è sempre uno più moralista. La proposta che intendo portare all'attenzione del dibattito di quest'Assemblea e del Governo è la seguente. Con realismo e nell'interesse generale si può fare il condono finalizzato soltanto agli investimenti per strade, ponti e scuole. Come tutti sapete - ne abbiamo parlato nel gruppo interparlamentare sulle Province - le strade versano in uno stato disastroso. Se andate sotto un ponte, poi non ci passate più sopra. Chiedete a un tecnico, ma potete vedere anche da voi come sono ridotti i pilastri e in che stato versa il sistema. Le scuole superiori - troppe, se non tutte - sono pericolose e questo non va bene, è immorale. Penso che per fare ciò si potrebbero usare delle procedure rapide e sveltire la burocrazia. Tutto ciò potrebbe avvenire in due o tre anni - siamo a metà dell'esercizio 2018 - quindi nel 2019 e in parte nel 2020. Se si incassassero e si spendessero 40 miliardi, 20 miliardi ritornerebbero allo Stato subito sotto forma di tasse, IVA, contributi previdenziali e imposte sul reddito, cioè circa 7 miliardi all'anno. È una mezza manovra. Se si facesse, questo Governo sarebbe coraggioso. Anche la proposta dell'IVA al 4 per cento alla fine è una partita di giro. Ciò corrisponderebbe alla soluzione di problemi veri e gravi come il problema del lavoro perché, se si facessero 40 miliardi di investimenti in tempi brevi, lavorerebbero tutti con contratti di ogni tipo, compreso i voucher , di cui abbiamo parlato e di cui parleremo. Ciò corrisponde anche, a mio avviso, a una visione generale della politica e dell'amministrazione di svolgere un ruolo in quest'Aula per l'Italia, per gli italiani e per i cittadini contribuenti e di non essere succubi di regole burocratiche ingessate. Mi domando a che servono i dibattiti in questa Assemblea: sono come gli ordini del giorno che si approvano o si discutono fino a discussioni esagerate in tutti i consessi? Parliamo tra di noi, ma i media ne parlano di questo? I media ne parlano. Chiedo dunque ai rappresentanti del Governo - se hanno la pazienza di ascoltarmi - di dare la risposta a questa mia proposta, se non oggi, alla prima occasione. Oggi mi farebbe più piacere. Facciamo tutti insieme politica; rappresentiamo lo Stato e sentiamo veramente la responsabilità e la serietà di essere qui, ma a chi rispondiamo? PRESIDENTE. Gentilmente senatore deve concludere. Aveva dieci minuti. Si è tenuti a intervenire per dieci minuti. PEROSINO (FI-BP) . Mi ero ripromesso di chiudere parafrasando un mantra di Catone il censore: attacchiamo il debito pubblico, altrimenti il debito pubblico attaccherà noi. Amen. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Grimani. Ne ha facoltà. GRIMANI (PD) . Signor Presidente, colleghi senatori, membri del Governo, con il decreto-legge in discussione è stato prorogato dal 1° luglio 2018 al 1° gennaio 2019 il termine a decorrere dal quale è obbligatoria l'emissione della fattura elettronica per le cessioni di carburante per autotrazione presso gli impianti stradali di distribuzione. Il differimento è stato adottato per motivi di necessità e urgenza riguardanti la piena operatività dei sistemi tecnologici per gli operatori stessi. Rimangono inalterate e applicabili dal 1° luglio 2018 le norme relative all'obbligo di tenuta dei corrispettivi e dell'invio telematico delle informazioni all'Agenzia delle entrate per gli acquisti fatti dai consumatori privati e l'obbligo di pagamento con mezzi tracciabili per i soggetti IVA al fine della detraibilità della stessa e della deduzione dalle imposte dirette. Pensiamo che la giusta attenzione posta nei confronti delle motivazioni addotte dagli operatori al fine del rinvio dei termini debba però essere bilanciata dalla concessione della facoltà di poter emettere fattura elettronica per coloro che sono in condizioni operative per poterlo fare. È stata questa la proposta che il Partito Democratico ha consegnato all'attenzione della Commissione, al fine di non alimentare un pericoloso arretramento culturale sul tema del rapporto tra cittadino e fisco. Su questo argomento noi la pensiamo diversamente da chi è intervenuto poc'anzi perché crediamo che il tema del rapporto tra fisco e cittadino sia fondamentale, ma posto nei termini della legge e non nei termini del condono. Crediamo che la semplificazione che veniva proposta sia da non accettare, soprattutto per i cittadini che correttamente pagano le tasse e lo fanno nel rispetto dello Stato e dei servizi che lo Stato deve fornire come corrispettivo del pagamento delle tasse. La fatturazione elettronica è un meccanismo articolato e prevede, da parte sia del fornitore sia del cliente, il ricorso a fatture emesse, trasmesse, ricevute e conservate in formato elettronico. Si tratta quindi essenzialmente di una strumentazione utile ai fini di gestione aziendale, di riduzione dei costi e di integrazione automatica della contabilità. Per questo la diffusione della fatturazione elettronica sta richiedendo molto tempo: implica un cambio di abitudini e un minimo di costi iniziali, soprattutto per le micro e piccole imprese che la stanno recependo con qualche difficoltà, piuttosto che come una semplificazione di cui solo in futuro potranno apprezzare appieno i vantaggi economici di medio e lungo periodo. Si tratta di informazioni che già oggi il contribuente è tenuto a mettere a disposizione o a trasmettere all'amministrazione, per cui l'invio telematico è soltanto un cambio della modalità con cui si adempie a tale obbligo. Questo è un punto fondamentale da comprendere, perché l'invio telematico delle informazioni rilevanti dovrebbe ovviamente essere obbligatorio e generale, indipendentemente dall'utilizzazione di fatture elettroniche o cartacee. Si tratta di una mera razionalizzazione di obblighi già previsti e già eseguiti per via telematica. L'attenzione che poniamo su questa proposta di proroga nasce dal fatto che noi democratici comprendiamo la delicatezza del passaggio rappresentato dall'introduzione di questa innovazione tecnologica e dal conseguente cambio di modalità, quindi raccogliamo le istanze delle organizzazioni di settore e dei soggetti a cui la proroga si rivolge. E tuttavia vediamo il rischio che queste disposizioni, pur andando incontro alle richieste dei gestori di impianti di distribuzione di carburanti, rappresentano un primo importante indebolimento delle politiche di contrasto all'evasione fiscale ed in particolare dell'imposta sul valore aggiunto, a cui i precedenti Governi avevano dedicato particolare attenzione. Dalle misure di contrasto all'evasione fiscale sono state recuperate nella scorsa legislatura ingenti risorse: nel solo anno 2017, secondo i dati diffusi dall'Agenzia delle entrate lo scorso febbraio, dalla lotta all'evasione sono stati recuperati 25,8 miliardi di euro, di cui circa 20 miliardi dall'Agenzia delle entrate e 5,7 miliardi dalla riscossione degli enti territoriali. Un contributo non trascurabile al recupero di gettito IVA è arrivato proprio dalle misure sulla fatturazione elettronica tra i privati. A questo proposito è utile ricordare che, secondo i dati riportati dall'ultima relazione sull'economia non osservata e sull'evasione fiscale e contributiva, la quantità di IVA non versata è superiore ai 34 miliardi di euro, un valore che supera il 2 per cento del PIL e che in rapporto all'IVA totale supera il 26 per cento. Dai provvedimenti approvati dal Governo a guida MoVimento 5 Stelle e Lega emerge una preoccupante inversione di tendenza rispetto al lavoro svolto nella precedente legislatura. Diversi strumenti di contrasto all'evasione fiscale, la cui efficacia è attestata dallo stesso Ministero dell'economia e delle finanze, dall'Agenzia delle entrate e dalla Guardia di finanza, sono ora oggetto di importanti modifiche: alla proroga della fatturazione elettronica, prevista nel decreto-legge in esame, si aggiungono, a seguito dell'entrata in vigore del "decreto dignità", il rinvio degli adempimenti previsti dallo spesometro, l'abolizione del redditometro e l'abolizione dello split payment per i professionisti. Questi primi interventi del Governo Salvini-Di Maio, oltre a ridurre l'efficacia e la disponibilità di strumenti di contrasto all'evasione, comportano una preoccupante perdita di gettito: per effetto delle disposizioni introdotte dal decreto-legge in esame, si registra infatti una perdita di gettito di 56,9 milioni di euro per 2018 e di 29 milioni di euro per il 2019; a questi si aggiungeranno gli oneri connessi alle altre misure appena richiamate contenute nel decreto-legge dignità. Onorevoli colleghi senatori, vorrei allora cogliere questa occasione per evitare che nell'ansia di cambiamento, programmato piuttosto che praticato, si ripeta ciò che è drammaticamente accaduto ogni volta che la destra o il centro-destra è andato al Governo di questo Paese. Negli ultimi anni l'evoluzione dei sistemi fiscali è stata caratterizzata da un ricorso sempre più esteso a sistemi e metodologie informatiche e telematiche, che hanno coinvolto sia l'amministrazione sia i contribuenti. Anche le raccomandazioni delle istituzioni internazionali indicano nell'uso sistematico delle nuove tecnologie la via della modernizzazione dei sistemi fiscali e del miglioramento degli adempimenti fiscali. Non vi è dubbio quindi che il futuro dei sistemi fiscali sarà sempre più digitale. I vantaggi derivanti da tale approccio sono notevoli, in termini sia di semplificazione per i contribuenti, sia di efficienza dei sistemi di assistenza e di controllo. E certo in questa direzione hanno guardato le scelte fatte nell'ultima legge di bilancio, in particolare con l'introduzione della fatturazione elettronica obbligatoria anche per le transazioni commerciali tra privati, da cui possiamo attenderci una riduzione significativa del livello di evasione fiscale. Onorevoli colleghi senatori della maggioranza, ho voluto ricordare questi aspetti, che riguardano anche i percorsi del passato in merito a come queste riforme, soprattutto le proposte del centrosinistra, siano state nel tempo smontate dai successivi Governi del centrodestra, perché sarebbe sbagliato e autolesionistico disperdere il lavoro fatto dai Governi di centrosinistra e dal Parlamento nella scorsa legislatura. Un lavoro che ha rappresentato un salto di qualità decisivo per il funzionamento del nostro sistema fiscale. Per concludere, con questo tentativo di ripercorrere alcune delle tappe principali che hanno riguardato l'ammodernamento del nostro sistema fiscale, ho cercato di rileggere un po' la storia recente del nostro Paese. Emerge con chiarezza tutta l'urgenza di ricercare, innanzitutto, una maggiore coesione tra le forze politiche su questi temi, pur nel rispetto delle diverse posizioni politiche e dei propri programmi. Il tema della fedeltà fiscale non dovrebbe essere teso a dividere le nostre relazioni politiche. Ripeto, è urgente ricercare una maggiore coesione tra le forze politiche, nel momento in cui più drammatico appare il portato di un ventennio caratterizzato da quello che è stato definito il maggioritario muscolare. L'impegno riformistico degli ultimi anni non deve andare sprecato. Anche oggi il ministro Tria ribadiva in Commissione finanze che per il sistema produttivo è fondamentale la certezza del diritto, cioè non smontare in ogni nuova legislatura quanto è stato fatto di buono nella precedente, soltanto per motivi di battaglia e conflitto politico. Dobbiamo cercare, cioè, di non sprecare i risultati buoni che abbiamo conquistato, come Paese, nella scorsa legislatura. Nonostante ci sia stato qualche appannamento - e l'abbiamo registrato anche nella nostra azione di governo - non v'è dubbio che alcune scelte fatte non sono state completamente adeguate in alcuni frangenti. Ma quanto abbia inciso in questo l'atteggiamento liquidatorio e pretestuoso di un certo modo di fare opposizione lo possiamo vedere ancora oggi, più interessato spesso ad accumulare consenso agitando i problemi, piuttosto che a trovare soluzioni utili a risolverli. (Richiami del Presidente). Ecco, in queste condizioni (e non serve certo che a ricordarcelo siano autorevoli organismi internazionali), il richiamo e l'auspicio che rivolgo a tutti noi e ai colleghi della maggioranza, in particolare, è di provare a recuperare un diverso atteggiamento, capace di parlare al Paese con un linguaggio inclusivo e non conflittuale. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE . Ricordo ai colleghi che quando il microfono lampeggia resta ancora un minuto a disposizione per parlare. Poiché ogni intervento è di dieci minuti e sono previsti numerosi interventi, vi pregherei di rispettare i tempi, così da non lasciare che io vi debba togliere la parola. È iscritto a parlare il senatore Bergesio. Ne ha facoltà. BERGESIO (L-SP) . Signor Presidente, saluto naturalmente i rappresentanti del Governo e i colleghi senatori. Con l'approssimarsi dell'inizio dell'obbligatorietà, si è verificato un forte interesse economico da parte di alcuni soggetti, che hanno visto nell'obbligo della fatturazione elettronica tra privati un business enorme. Per le attività di rifornimento di carburante, sono le banche, le società di intermediazione bancaria che si faranno carico dell'emissione della fattura, al costo di euro 0,50 a carico del gestore, generando una protesta generalizzata delle associazioni dei gestori di carburante, in quanto il ricavo a litro di carburante erogato non consentirebbe la copertura del costo di emissione della fattura. Con il provvedimento del 30 aprile 2018, l'Agenzia delle entrate si è impegnata a mettere a disposizione degli operatori, entro il 1° luglio 2018, una serie di servizi per rendere agevole, efficiente e poco onerosa la fase di predisposizione, trasmissione e conservazione delle fatture elettroniche. Al momento però tali servizi non sono ancora disponibili e sarà necessaria una fase transitoria, prima che tutti gli operatori possano usufruirne compiutamente, motivo per cui - come ha detto bene prima il relatore - il nostro decreto-legge del 28 giugno 2018 posticipa al 1° gennaio 2019 i termini di avvio dell'obbligatorietà della fatturazione elettronica per la filiera dei carburanti per motori. Questo decreto-legge di proroga, che porta la nostra firma, è fortemente indicativo di cosa vogliamo fare, noi della Lega, per il nostro Paese e del perché siamo stati chiamati oggi qui a rappresentarlo. Siamo qui per invertire la rotta e interrompere quella tendenza ambigua che si è fatta sin troppa strada negli ultimi tempi: lucrare sul lavoro onesto altrui, fingendo di favorirlo. È tipico di certa sinistra, che sembra fare una legge in favore degli imprenditori, mentre strizza l'occhio ad entità esterne che sono pronte a trarne guadagno a discapito della categoria dei lavoratori. Questo non va bene. (Applausi dai Gruppi L-SP e M5S) . Siamo stanchi di vedere bistrattata una categoria a cui dobbiamo il merito di far crescere il nostro Paese, quella dei piccoli e medi imprenditori, una categoria che chiede a gran voce di essere ascoltata e che abbiamo il compito e il dovere di tutelare. È solo per loro che lavoriamo con stimolo e ambizione, perché vogliamo si smetta di frenare la loro vocazione al progresso. A tal proposito - anche se so che è complicato - è auspicabile anche un intervento nel settore agricolo e artigianale e per i piccoli produttori, perché vi sono ancora delle criticità causate dall'obbligo della fatturazione elettronica. Noi, in qualità di rappresentanti di questo Governo, vogliamo investire nello sviluppo di questo Paese, trovando sempre i modi e i mezzi per far sì che chiunque voglia creare produttività possa farlo in un clima di serenità e di semplificazione, non di complicazione. Siamo orgogliosi - lo dico in quest'Aula oggi - delle scelte che sta facendo il nostro ministro dell'interno e nostro leader Matteo Salvini. La difesa dei confini è la nostra vera identità; non possiamo continuare ad essere considerati la pattumiera d'Europa e a lasciare che tutti scarichino sull'Italia i problemi, mentre traggono benefici enormi sotto altre forme per i rispettivi Paesi. Questo non è giusto e non lo vogliamo più. (Applausi dal Gruppo L-SP) . Su queste azioni del Governo c'è la più ampia convergenza e anche l'assenso, ormai non più velato, della maggioranza dei cittadini italiani. E vorrei sottolineare in quest'Aula e ribadire, a sostegno sempre di quanto detto dal nostro leader Matteo Salvini, che la legge Fornero va abrogata. (Applausi dal Gruppo L-SP) . È un patto che abbiamo stretto coi i nostri elettori, una promessa fatta che va mantenuta, e se il presidente dell'INPS non è d'accordo con il voto del 4 marzo ne tragga le conclusioni subito e non aspetti più. (Applausi dal Gruppo L-SP e del senatore Giarrusso) . Noi non possiamo perdere tempo. Dobbiamo essere consapevoli che è stata avviata una nuova fase di governo per questo Paese, una fase di cambiamento che va oltre le poltrone e gli incarichi ottenuti dai precedenti Governi. È una fase nuova e lo ripetiamo in quest'Aula: ben venga anche qui l'abolizione dei vitalizi. Noi della Lega vogliamo anche qui l'abolizione dei vitalizi. (Applausi dai Gruppi L-SP e M5S) . Presidente, i cittadini hanno bisogno di risposte urgenti. Questo è un Paese che non può più accettare l'inerzia della politica. Non vogliamo più assistere a certe dinamiche distruttive nei confronti di un'Italia che vuole e può farcela grazie al fatto che ha le risorse e gli uomini giusti per poter rinascere. Noi come Lega non permetteremo più che i nostri lavoratori vengano sfruttati all'osso, perché siamo stati chiamati a difendere i loro diritti e a far sì che possano creare valore con dignità senza che ci sia sempre qualcuno nell'ombra pronto a risucchiarne l'energia. Oggi credo sia doveroso - lo dico a questa Assemblea - citare un grande statista: Giovanni Giolitti. È un nostro conterraneo - prima ha parlato il senatore Perosino, che come me viene dalla provincia di Cuneo - del quale ricorre, proprio oggi, il novantesimo anniversario della morte, avvenuta il 17 luglio 1928. Proprio in questi minuti, nel cimitero di Cavour, in provincia di Torino, si sta svolgendo una commemorazione con un minuto di silenzio. Nel quindicennio dell'età giolittiana l'Italia conobbe infatti uno sviluppo economico senza precedenti, esteso non solo al settore industriale, ma anche a quello agricolo, all'istruzione, alla difesa dell'economia nazionale. Si tratta di una figura politica alla quale possiamo anche fare riferimento oggi; lo cito, però, non solo per commemorarlo, ma anche per una frase che diceva sempre: «Il Governo commette un errore politico quando rende nemiche dello Stato quelle classi le quali costituiscono in realtà la maggioranza del Paese». (Applausi dal Gruppo L-SP). Tra queste classi ci sono quelle che oggi vogliamo aiutare con il provvedimento in oggetto, ovvero le piccole e medie imprese. Ecco perché vogliamo tener fede in ogni istante al contratto di Governo, stipulato dopo il 4 marzo e approvato dai cittadini: è scritto nero su bianco, signor Presidente: «È necessaria l'adozione di coraggiose e rivoluzionarie misure di riforma, nell'ottica di un miglioramento del rapporto tra amministrazione finanziaria e contribuenti». Questa è la rotta sulla quale vogliamo procedere, senza se e senza ma. (Applausi dai Gruppi L-SP e M5S). PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Conzatti. Ne ha facoltà. CONZATTI (FI-BP) . Signor Presidente, onorevoli senatrici, senatori, il vero tema oggi è l'introduzione della fatturazione elettronica, che è uno degli obiettivi di semplificazione che l'Europa ci ha suggerito e che l'Italia ha scelto di darsi: è un primo passo verso la creazione del mercato unico digitale europeo. È uno stimolo per il livello legislativo, che ci compete, all'introduzione di processi di trasformazione digitale e ingrediente essenziale di Industria 4.0, che già abbiamo approvato. La fatturazione elettronica vuol dire passare dalle molte copie dello stesso documento cartaceo stampate, protocollate, fotocopiate, spedite, ad un unico documento digitale, anzi a un flusso di dati. Vuol dire passare da abitudini consolidate a un ciclo digitale nuovo. È un passaggio faticoso: tutti i cambiamenti comportano un certo grado di resistenza, ma ne vale davvero la pena e lo dico per esperienza professionale. La fatturazione elettronica, quindi, non è un adempimento da vivere con fatica, ma una filosofia fiscale, che genera un profondo cambio di mentalità: processi amministrativi più veloci, diffusione del digitale per semplificare le relazioni di business , disponibilità di informazioni interoperabili nello scambio di dati tra soggetti commerciali, istituti di credito, imprese e pubblica amministrazione. Il legislatore italiano ha compreso e raccolto questa sfida con determinazione, rendendo obbligatoria la fatturazione elettronica nel 2015 verso tutta la pubblica amministrazione e la fatturazione elettronica verso la pubblica amministrazione ha evidenziato elementi positivi sul fronte della rivoluzione digitale: cito, su tutti, la certezza degli impegni di spesa e il monitoraggio dei tempi di pagamento dei fornitori. Oggi vengono gestite più di 30 milioni di fatture elettroniche verso la pubblica amministrazione: è un dato interessante, ma serve completare questo percorso sul fronte dell'ottimizzazione dei processi. Sappiamo infatti che nella pubblica amministrazione è ancora diffusa l'abitudine di stampare le fatture elettroniche ricevute (è un paradosso!), per poi imputarle nel software , digitandole in modo tradizionale e talvolta addirittura conservandole, non solo sostitutivamente, anche in cartaceo. Quindi ci si chiede: che ne è della gestione digitale dei workflow ? Che ne è della conservazione sostitutiva a norma? Che stimolo stiamo dando ai fornitori per estendere la relazione digitale anche ad altri documenti: gli ordini, le conferme d'ordine, i documenti di trasporto (DDT)? Sì, si stanno applicando questi nuovi processi e sappiamo che chi li conosce non li vuole più lasciare, ma il percorso che si era intrapreso con grande coraggio si è via via perso ed oggi, dal 1° gennaio 2019, deve riprendere con vigore. Infatti, oltre al lavoro sui processi, deve essere completato il percorso sugli attori, va diffusa la fatturazione B2B. Anche tra gli attori economici deve passare la filosofia della fatturazione elettronica come facilitatore digitale delle relazioni di business , capace di incrementare la competitività e - questo è il primo messaggio al mondo dell'impresa - sull'altro fronte, di innovare la relazione tra fisco e imprese. Sul fronte B2B, in realtà, già lo scorso Governo ha introdotto blandi incentivi per l'implementazione della fatturazione elettronica: pensiamo al decreto legislativo n. 127 del 2015, che permetteva, a chi optava, una corsia prioritaria per i rimborsi IVA, esonero dalle comunicazioni, spesometro, black list , riduzione di un anno dei termini di accertamento. Bene? Non abbastanza, perché nello stesso decreto si dava la possibilità di optare per la trasmissione telematica di tutti i dati, fatture emesse e ricevute, in modo cartaceo tradizionale, un controsenso. Solita dicotomia tra MEF e Agenzia delle entrate, dicotomia tra visione politica che compete al MEF e contingenza di gettito. Il provvedimento è certamente servito per dare visibilità all'Agenzia delle entrate dei dati fiscali, va detto. Totalmente scentrato, invece, come provvedimento, se l'obiettivo politico era stimolare l'adozione della fatturazione elettronica. Peggio ancora è stato fatto nel 2017 col decreto legislativo n. 193, che ha proprio preso per le corna il tema fiscale, prevedendo non la facoltà, ma l'obbligo per le imprese di trasmettere all'Agenzia delle entrate i dati IVA attivi e passivi, a meno che il contribuente non fosse passato integralmente alla fatturazione elettronica. È uno stimolo? Macché, è niente di più che un nuovo adempimento, che adesso dicono vorranno abolire (è ovvio: con la fatturazione elettronica non saranno più necessari, quindi dallo split payment allo spesometro questi adempimenti verranno conseguentemente aboliti, nessuna grande conquista politica). Allora, per superare l' impasse dobbiamo dirci con onestà intellettuale che le esigenze sul fronte digitale sono tre: far evolvere il sistema di business Italia verso un modello di interscambio digitale; dotare gli attori economici di piattaforme ed interfacce informatiche semplici, perfettamente funzionanti (cosa sulla quale abbiamo ancora molti dubbi) e poco costose; infine, naturalmente, far arrivare i dati all'Agenzia delle entrate. Indubbiamente ad oggi l'unico obiettivo centrato è stato il pur importante obiettivo della raccolta dati finalizzata alla lotta all'evasione, evasione dell'emerso o del parzialmente emerso, perché per il sommerso la fatturazione elettronica potrà ben poco. Forse l'Agenzia dovrà ingegnarsi in qualcosa di più costruttivo, da questo punto di vista. Ad oggi, quindi, Stato, Agenzia delle entrate, contribuenti giocano partite diverse ed è per questo che serve da parte nostra, da parte del legislatore, una scelta di rotta decisa, di vision , di normativa premiale, di revisione dell'attuale normativa sugli adempimenti IVA, e necessariamente ne consegue, di adeguatezza della struttura informatica della pubblica amministrazione e, naturalmente, di esigenze di controllo. In tutto questo scenario ampio, piccola cosa è il decreto-legge n. 79 del 2018 che stiamo convertendo; ma è bene comunque che si proroghi il termine per l'entrata in vigore della fatturazione elettronica per le cessioni di carburante. Evidenti motivi organizzativi sia sul fronte della pubblica amministrazione, sia sul fronte economico, lo impongono. Ci si chiede, al più, come mai, fatti salvi i motivi di maggior gettito già previsti nel bilancio dello Stato, l'attuale proroga non sia stata estesa anche ai subappaltatori, poveretti, perché se è vero che trattasi di operazioni indirette verso la pubblica amministrazione, quindi già rientranti nel filone della fatturazione elettronica, è altrettanto vero che sul piano soggettivo i subappaltatori non garantiscono certo un maggior grado di organizzazione rispetto agli esonerati cessionari di carburante. Quindi esoneriamoli. Abbiamo presentato uno specifico e ragionevole emendamento, che discuteremo e voteremo domani, per superare questo vulnus , estendendo la proroga anche ai subappaltatori. Ma la cosa importante è ribadire l'unica data rilevante, quella cioè del 1° gennaio 2019, quando entrerà in vigore la fatturazione elettronica. Da commercialisti, però, dobbiamo chiederci se questo vale per tutti gli attori. Realisticamente, non per tutti subito. Facciamo sicuramente salva la spinta verso un modello di business digitale; capiamo, però, che questa spinta deve poggiare per ora sulle spalle dei soli contribuenti più solidi e più organizzati, vale a dire su quei oggetti in grado di dare feedback alle società di software , ai gestori della piattaforma di interscambio, SDI, affinché l'impatto di un miliardo di nuovi documenti-fattura da gestire sia tecnologicamente impeccabile. Tali soggetti più solidi dovranno, inoltre, farsi carico dell'impatto economico per ridimensionarlo. Società di software , enti certificatori, banche e società di intermediazione bancaria offrono oggi alle aziende e ai commercialisti il servizio di fatturazione elettronica al prezzo di 0,5 euro a documento. È stato già detto. Questo costo, anche se non è alto, va ridotto. Nella fase di transizione tra cartaceo e digitale, infatti, questo costo si somma agli attuali costi di gestione del cartaceo, nonché ai costi indiretti per dotarsi delle tecnologie informatiche. Finita la fase di transizione, quindi, il costo della gestione documentale digitale a regime sarà tre volte inferiore rispetto agli attuali costi della gestione cartacea, a dimostrazione che il processo di digitalizzazione è a favore degli operatori. Nel frattempo, aiutiamo i piccoli imprenditori, aiutiamo il tessuto imprenditoriale di minori dimensioni e qui faccio la proposta di garantire ai piccoli un regime premiale e transitorio. Entro il 31 dicembre 2021 tutti dovranno aderire alla fatturazione elettronica, così come previsto dalla direttiva IVA, ma, fino ad allora, diamo un credito di imposta ai più piccoli che copra i costi sostenuti e certificati per singolo documento. In questo modo lo Stato potrà mantenere obiettivo e vision e la filosofia dei rapporti tra Stato e operatori dovrà migliorare nell'ottica del mercato unico digitale europeo. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore De Bertoldi. Ne ha facoltà. DE BERTOLDI (FdI) . Signor Presidente, cari colleghi, onorevole Vice Ministro, quello della fattura elettronica è un tema che credo interessi particolarmente l'Italia che produce; un tema, quindi, al quale tutti noi trasversalmente dovremmo rivolgere un'attenzione diversa, un'attenzione maggiore. Non è la panacea di tutti i mali, come qualcuno sembra volerci far credere. Non per nulla - e l'ho ricordato oggi in Commissione finanze al ministro Tria - sono espresse criticità da parte delle categorie (cito Rete Imprese Italia, ma basta guardare «Il Sole 24 Ore» e «Italia Oggi», che danno voce alle preoccupazioni delle categorie), ma anche degli ordini professionali (cito anche oggi, come ho fatto in passato, il Consiglio nazionale dei dottori commercialisti, di coloro cioè che sulle fatture e sui problemi contabili, tecnici e civili delle aziende trascorrono sudatamente il proprio tempo). Ebbene, come ho già detto, da questi mondi, da coloro che si presume ne capiscano di fatturazione, arrivano critiche serie e preoccupazioni. Ci piacerebbe, da cittadini prima ancora che da politici, che questo Governo segnasse un cambio di passo e ascoltasse di più coloro che si sporcano le mani e magari di meno coloro che fanno filosofia su questi problemi. Purtroppo, durante l'audizione del ministro Tria, non mi è parso che oggi sia passata questa linea. Nello specifico, chi nutre facili entusiasmi sulla fattura elettronica dovrebbe tornare sulla terra. Cito, nel modo spero il più possibile semplice e comprensibile anche ai non addetti, alcuni punti nel merito, tanto per smorzare un po' i facili entusiasmi. Intanto, la fattura elettronica deve essere inviata entro le ore 24 dal giorno in cui è avvenuta l'operazione. Si tratta di un tempo che, soprattutto per i problemi di software ed elettronici, per chi deve fare decine e decine di fatture diventa un problema. Mi riferisco ovviamente alle piccole e medie imprese e non alla grande impresa, che tutti questi problemi li supera: la piccola e media impresa, l'artigiano, il piccolo commerciante su questi temi ha delle difficoltà. Se il privato chiede l'immediata emissione della fattura cartacea, quindi non valida, l'operatore è costretto ad emettere due fatture, quella elettronica valida e quella cartacea, con adempimento raddoppiato. Le fatture verso operatori esteri (anche dell'Unione europea) devono essere riepilogate su base mensile nel vecchio spesometro, che quindi non scompare, a differenza di quello che ha detto un'ora fa il ministro Tria. I forfettari, coloro ai quali si dovrebbe semplificare la vita, così come i vecchi minimi, non sono tenuti ad emettere fatture elettroniche, però devono ricevere fatture elettroniche in via esclusiva. Quindi, dov'è la semplificazione? I privati, ossia ciascuno di noi e di voi, non riceveranno più fatture cartacee, a meno che non ne facciano espressa richiesta con rischio anche di pagamento della fattura cartacea. Per le utenze - ognuno di noi ha delle utenze per elettricità, acqua, gas - di fatto non riceveranno più fatture elettroniche, così come per ogni altro servizio. Sarebbe quindi forse opportuno pensare ai nostri anziani, ai nostri padri, ai nostri nonni, che non sapranno più capire come comportarsi. Non è che sia infatti così facile andare sulla piattaforma web e scaricarsi la fattura elettronica. Questi sono problemi di tutti i giorni. Le imprese, poi, le piccole imprese delle nostre città e delle nostre province, dovranno trasmettere a un'entità virtuale, cioè alla piattaforma (quindi un'entità non identificabile), le proprie informazioni, anche di carattere riservato. Sostanzialmente, come potete immaginare, la fattura contiene informazioni, prezzi, condizioni di vendita, quindi informazioni di politica commerciale, che vengano affidate a una piattaforma virtuale sulla quale garanzie assolute non ne abbiamo. Mi pongo pertanto anche qualche problema di privacy , qualche problema sulla violazione della concorrenza. Al riguardo sarebbe interessante che ci venissero date maggiori rassicurazioni. Il nuovo adempimento assume inoltre carattere assolutamente invasivo e probabilmente anche poco efficace nella lotta all'evasione. Ricordiamo che la grande evasione, che è la parte maggiore, come mi pare di aver già detto in occasione del mio intervento nelle scorse settimane sul decreto dignità, non ha problemi di fatturazione. Parliamoci chiaro: i problemi della fatturazione sono quelli che hanno le nostre piccole imprese e soprattutto i nostri piccoli artigiani. Quindi, anche sul problema della lotta all'evasione non è che questa grande vittoria la si possa decantare applicando la fatturazione elettronica. L'operatore privato, a differenza di quello pubblico, non potrà poi rifiutare una fattura elettronica, benché falsa e errata, ma dovrà contattare l'emittente pregandolo di annullarla. Aumenteranno o diminuiranno i contenziosi? Come vedete, ho fatto alcuni brevi passaggi, cercando di estrapolare alcune criticità, che possono riguardare ciascuno di noi, un qualunque nostro parente che abbia un'attività d'impresa. E tutte queste criticità riguardano il tema della fattura elettronica. Bene, se di questi temi e di queste criticità, come ho anticipato prima, se ne stanno occupando da giorni le riviste specializzate, i quotidiani come «Il Sole 24 Ore» e «Italia oggi», e se ne stanno occupando le categorie, mi sarei aspettato una maggiore sensibilità dal Governo. Poiché per natura sono un ottimista e voglio credere che tutti noi vogliamo lavorare per migliorare il sistema, mi aspetto ancora dal Governo che possa darci delle risposte più concrete, che possa ascoltare meglio e maggiormente le istanze che provengono, ripeto, da chi su questi temi è impegnato a lavorare anche in queste assolate giornate di luglio. I dottori commercialisti, gli esperti contabili, i ragionieri: questi professionisti - io sono uno di loro che oggi ha la fortuna, in questa fase, di essere qui con voi, ma che fino a ieri era dietro quelle sudate carte - espongono e richiamano criticità, chiedono di essere ascoltati. Ribadisco, ascoltiamoli. Chiedo al Governo di ascoltarli. Il presidente nazionale dei dottori commercialisti Miani è andato dal sottosegretario Bitonci per esprimere queste preoccupazioni, ma oggi il ministro Tria non ci ha dato conforto su alcunché nel merito. Nello specifico, noi cosa chiediamo? Sostanzialmente, chiediamo una gradualità nell'applicazione di questa fatturazione elettronica come peraltro anche la collega che mi ha preceduto mi pare abbia sostenuto, essendo lei non solo una collega senatrice, ma anche una collega sotto il profilo professionale. Facciamo in modo che in un triennio le piccole imprese possano gradualmente avvicinarsi al sistema perfetto, se lo si può ritenere tale, ma diamo il tempo alle piccole imprese di abituarsi. Voglio infatti ricordare che oggi, oltretutto, la fatturazione elettronica rappresenta anche un costo, che si aggira, solamente per le software house (che sono le uniche che ci guadagnano) da 10 a 30 centesimi a fattura: moltiplicato per tutte le fatture che un'impresa emette in un anno, fate voi i vostri conti. Quindi, chiediamo maggiore gradualità, facendo proprie le posizioni dei dottori commercialisti, e chiediamo invece un sistema premiale per quelle imprese che, loro sponte, decidano di adeguarsi in anticipo rispetto magari al triennio di riferimento. Un sistema premiale che potrebbe, quindi, prevedere per queste imprese virtuose delle facilitazioni, ad esempio l'esclusione dagli obblighi di tenuta di alcuni registri contabili piuttosto che l'esecuzione in via prioritaria dei rimborsi IVA, ovvero l'anticipazione a tre anni dei termini di decadenza per l'azione di accertamento. Cerchiamo di collaborare e di interagire con il mondo dell'impresa, concedendo una facilitazione temporale, che si spiega nella logica dei problemi che abbiamo espresso, e garantendo loro un sistema premiale qualora vogliano investire più tempo e più risorse per adeguarsi anticipatamente al sistema della fatturazione elettronica. Spero, in conclusione, che il Governo accolga questo grido di dolore dei professionisti. (Applausi dal Gruppo FdI) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Comincini. Ne ha facoltà. COMINCINI (PD) . Signor Presidente, il disegno di legge in discussione differisce al 1° gennaio 2019, per i soli soggetti passivi dell'imposta sul valore aggiunto che si riforniscono di carburante presso gli impianti stradali di distribuzione, l'efficacia della norma che anticipava al 1° luglio 2018, tra altre misure, gli obblighi di fatturazione elettronica per le cessioni di benzina o gasolio, destinati ad essere utilizzati come carburante per motori. Il settore era già stato oggetto di altri interventi normativi in sede di legge di bilancio per il 2018, al fine di prevenire e contrastare l'evasione fiscale e le frodi IVA. La relazione tecnica al provvedimento in esame stima che il mancato recupero di gettito riconducibile all'evasione IVA da omessa dichiarazione sia pari a 22,1 milioni di euro. Per quanto attiene invece il mancato recupero di gettito riconducibile all'evasione IVA da contrasto alle frodi derivante dalla proroga dell'entrata in vigore della fatturazione elettronica, stima un minor gettito di 34,8 milioni di euro. Nel complesso, la perdita di gettito dovuta al rinvio dell'entrata in vigore degli obblighi sulla fatturazione elettronica è pari a 56,9 milioni di euro per il 2018, a 29 milioni di euro per il 2019 e a maggiori entrate per l'anno 2020 per 12,6 milioni di euro. Questo provvedimento, facendosi carico delle difficoltà tecniche degli operatori del settore ad avviare dal 1° luglio 2018 la fatturazione elettronica, non considera però due aspetti. Il primo, già illustrato dal collega Grimani, è la capacità organizzativa e la sensibilità personale di alcuni operatori, che sarebbero comunque pronti ad avviare la nuova modalità di fatturazione. Il decreto-legge avrebbe potuto lasciare aperta una opzione per consentire di avviare il nuovo sistema a chi era pronto e non imporre a tutti una proroga. Pur trattandosi di un settore diverso, mi piace citare lo storico chiosco Giannasi in piazza Buozzi a Milano, che dal 1967 vende pollo allo spiedo e che pochi giorni fa ha affisso un grande cartello con la scritta: accettiamo molto volentieri i pagamenti elettronici. Si tratta di un esempio virtuoso, quasi un simbolo di chi sa cogliere i tempi nuovi e vi si adegua con convinzione Il secondo aspetto, non considerato dal decreto, è la platea dei consumatori, dei cittadini consumatori. Proprio per poter meglio tutelare i consumatori e non lasciare solo ad una categoria i benefici, pur circoscritti, di questa decisione, il decreto-legge avrebbe potuto prevedere anche una misura che diminuisse le accise sui carburanti al fine di compensare le maggiori entrate dell'IVA derivanti dalla variazione del prezzo internazionale del greggio che, com'è noto, d'estate tende ad aumentare per effetto della maggiore domanda. Si sarebbe trattato di una misura di grande attenzione per un'ampia fetta di cittadini. Il Governo e la maggioranza parlamentare hanno però deciso di non considerare questi due aspetti e, soprattutto sul secondo provvedimento, ci si trincera dietro al tema della non attinenza. Un'occasione persa, anzi, una duplice occasione persa perché, sia la mancata possibilità di avviare sin dal 1° luglio la fatturazione elettronica, sia la possibilità di consentire un beneficio ai cittadini consumatori evidenziano le colpevoli distrazioni che caratterizzano l'operato della maggioranza giallo-verde su questo come su altri provvedimenti. Quando si esce dalla propaganda mediatica fissa sui soliti temi e si va sul terreno delle scelte concrete non si vedono né entusiasmi, né successi, come già si vede, peraltro, anche sul cosiddetto decreto-legge dignità (avremo modo di parlarne a tempo debito). Da parte sua, il Partito Democratico vigila e vigilerà anche su questi temi e denuncia e denuncerà le carenze di chi governa il Paese. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Rufa. Ne ha facoltà. RUFA (L-SP) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, il decreto-legge che esaminiamo oggi in quest'Aula non è semplicemente una proroga di obbligo burocratico. Il provvedimento, infatti, pur rinviando al 1° gennaio 2019 la decorrenza dell'obbligo della fatturazione elettronica per la vendita di carburante, non soltanto ha il fine di uniformare il commercio di questo comparto a quanto previsto dalla normativa generale sulla fatturazione elettronica tra privati, ma soprattutto vuole evitare un impatto negativo sulla competitività delle imprese che gestiscono gli impianti di rifornimento carburanti. L'obbligo è stato introdotto dalla legge di bilancio 2018, anticipando l'obbligo per il settore dei carburanti per autotrazione, rispetto al più generale obbligo che scatterà nel 2019. Le numerose e complesse implicazioni che derivano dall'applicazione della suddetta legge, unite allo stato della rete dei punti di vendita italiana, estremamente diversificata e frammentata, rischiavano di avere un negativo impatto sulla competitività delle imprese che gestiscono gli impianti di rifornimento carburanti. Presidenza del vice presidente LA RUSSA (ore 18,18) ( Segue RUFA). Il legislatore si è quindi trovato di fronte alla scelta di mantenere l'obbligo di fatturazione elettronica e venire incontro alle esigenze del comparto. Da un lato la fatturazione elettronica è ritenuta uno strumento di lotta all'evasione. La fattura elettronica, oltre a prevedere un quadro normativo e tecnologico adeguato ed unificato, atto a gestire il sistema di fatturazione e controllo fiscale, genera risparmio, aumenta l'efficienza dei controlli all'evasione, crea minori costi per stampa e spedizione, completa l'automazione ed integrazione dei processi tra le parti e crea minori rischi di falsi e duplicazione. Essa determina inoltre una riconciliazione automatica dei dati, una riduzione nei tempi e nei pagamenti, una tracciabilità e un controllo frodi IVA, una riduzione impiego, stampa, imbustamento e del costo dell'archivio cartaceo, nonché una riduzione di tempo e strutture organizzative migliori per un adeguamento al piano Industria 4.0. Se da un lato, quindi, la fatturazione è ritenuta uno strumento di lotta all'evasione, a tale esigenza si contrappone, però, quella di un settore, quello che si sporca le mani, delle piccole e medie imprese, non ancora pronto alla ricezione dei nuovi obblighi. Il mercato della distribuzione di carburanti ha un ruolo strategico per l'economia del Paese: vale circa 45 miliardi di euro all'anno di fatturato complessivo e ingloba circa 80.000 lavoratori fra titolari, collaboratori e dipendenti, occupati presso 22.000 impianti nella rete ordinaria e circa 450 aree di servizio autostradali. Si rendeva dunque doveroso intervenire, al fine di dare la possibilità agli operatori del settore di avere il giusto tempo per potersi adeguare. Una scomoda verità, però, è che gli strumenti di digitalizzazione che accompagnano la fatturazione elettronica non sono totalmente adeguati e compresi; sarebbe interessante capire il perché. Perché in dieci anni pochi investimenti culturali e materiali proprio a favore di chi si sporca le mani? Altri interessi, altri investimenti? Ma non lo sapevate? Noi perciò siamo obbligati a recuperare il tempo perduto. E lo faremo, lasciandoci alle spalle commenti e sorrisi ipocriti. (Applausi dal Gruppo L-SP) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Biasotti. Ne ha facoltà. BIASOTTI (FI-BP) . Signor Presidente, la legge di bilancio per il 2018 ha disposto che, dal 1° gennaio 2019, la fatturazione elettronica diventi obbligatoria per tutti e ha anticipato tale obbligo al 1° luglio di quest'anno per le vendite di carburante. La prima osservazione su questo decreto-legge di proroga per questo settore è che esso non è stato fatto di spontanea volontà, ma sotto la pressione e la minaccia di uno sciopero. Questo mi fa pensare che anche il 1° gennaio dell'anno successivo, quando la norma entrerà in vigore per tutti, ci saranno enormi problemi. Le problematiche sono già state ben descritte dal collega De Bertoldi e da altre persone. Io vorrei solo portare all'Assemblea altri piccoli contributi. Su questa vicenda si sono espressi, con forte criticità, soprattutto i rappresentanti delle medie e piccole imprese. Parlo dell'Associazione delle piccole imprese (API) e parlo della Confederazione nazionale dell'artigianato e della piccola e media impresa (CNA), che ha addirittura istituito una commissione di 19 esperti in tutti i settori economici e ha verificato che questo sarebbe veramente un fatto gravissimo. Considerate anche che l'entrata in vigore della norma sulla fatturazione elettronica obbligatoria dal 1° gennaio, in un periodo di feste, di preoccupazione per le piccole imprese e di chiusura, renderà probabilmente impossibile l'applicazione di questa legge. Pertanto, noi abbiamo presentato tre emendamenti, che specificano e chiedono al Governo una moratoria. Noi chiediamo due cose. In primo luogo, chiediamo di fare un anno di prova, con un doppio binario e senza multe o penali, perché creeremmo costi su costi e disagi su disagi. Ricordo all'Aula che ieri, in un'intervista rilasciata a una televisione, il ministro Di Maio ha dichiarato che lui vorrebbe la semplificazione delle imprese. Vorrei fargli notare che questa non è una semplificazione per le imprese, ma è un processo lungo, come quando sono nati i telefonini; ci vogliono anni e anni di abitudine, soprattutto per i piccoli, per quelli che hanno disagio. Ma voi ce lo vedete un artigiano o un commerciante? Il collega Bergesio, che mi ha stimolato, ha parlato degli agricoltori. Ma pensate cosa accadrebbe a tantissime attività, i cui titolari a malapena fanno la fattura, se rendessimo obbligatoria la fatturazione elettronica. Secondo me accadrà il contrario: diventeranno tutte attività in nero, perché altrimenti non ti fanno la prestazione. Questo è un fatto matematico. Un'altra considerazione. Vi invito, prima di approvare questa norma, ad andare a vedere su Internet. Se voi digitate «fatturazione elettronica», vedrete che ci sono una ventina di società che si propongono di assistere i piccoli contribuenti con dei costi, cioè facendoli pagare. Ce ne sono una serie infinita. Io ne ho letti alcuni: Arket, Aruba, RCSoft, Savino Solution, Pratiche.it, YouDOX. Se queste società annusano il business , si fanno sotto e fanno pubblicità. Ciò vuol dire che questo è un business e, se è un business , vuol dire che ha un costo per le piccole e medie imprese. Chiedo quindi al Governo di semplificare. Chiudo, signor Presidente, sollecitato dal collega Bergesio (come dicevo prima), con il quale ho condiviso tanto. Collega, lei ha detto due cose. In primo luogo, ha detto di darci da fare. Il MoVimento 5 Stelle e la Lega avevano addirittura chiesto di costituire le Commissioni parlamentari prima della nascita del Governo, affinché si lavorasse. Io sono Capogruppo nella Commissione industria, commercio, turismo. Il Governo è in carica dal 5 giugno scorso - sono passati un mese e dodici giorni - e posso dire che non abbiamo fatto nulla. Abbiamo parlato e avete fatto magistralmente l'attività sull'immigrazione. Quest'attività mi tranquillizza, ma non mi dà da mangiare. Io aspetto e spero che le cose che avete detto - l'abolizione della cosiddetta legge Fornero, l'introduzione della flat tax e la riduzione del cuneo fiscale - le facciate subito. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . È passato troppo tempo. Predicate bene la politica del fare, ma spero che non razzoliate male. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Puglia. Ne ha facoltà. PUGLIA (M5S) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, come è a voi tutti noto, il provvedimento oggi in discussione introduce disposizioni urgenti relativamente agli obblighi di fatturazione elettronica per le cessioni di carburante. In particolare, il provvedimento rinvia alla data del 1° gennaio 2019 l'entrata in vigore dell'obbligo, previsto dalla legge di bilancio 2018, della fatturazione elettronica per la vendita di carburante a soggetti titolari di partita IVA presso gli impianti stradali di distribuzione, in modo da uniformarlo a quanto previsto dalla normativa generale sulla fatturazione elettronica tra privati. In particolare, in assenza del decreto-legge varato dal Consiglio dei ministri il 28 giugno 2018, già con decorrenza 1° luglio 2018, tutte le cessioni di carburante per autotrazione presso gli impianti stradali di distribuzione a favore di soggetti titolari di partita IVA si sarebbero dovute documentare con fatturazione elettronica. Infatti, la legge di bilancio 2018, al comma 927, fissava alla data del 1° luglio 2018 l'entrata in vigore dell'obbligo della fatturazione elettronica per la vendita di carburante a soggetti di partita IVA presso gli impianti stradali di distribuzione. Si rende opportuno approvare il disegno di legge di conversione del decreto-legge 28 giugno 2018, n. 79, allo scopo proprio di rispondere all'esigenza manifestata dagli operatori del settore che - direi giustamente - avrebbero trovato, in caso contrario, estreme difficoltà ad adattarsi alla riforma prevista dalla citata legge di bilancio 2018. È risultato evidente che l'operatività dell'obbligo della fatturazione elettronica già dall'inizio del corrente mese avrebbe comportato un forte disagio e una totale impreparazione dei soggetti interessati, nonché, anche, una forma - consentitemi il termine - di discriminazione nei confronti degli imprenditori interessati alla cessione di carburanti, che si sarebbero dovuti adeguare a una norma che per tutti gli altri soggetti privati troverà applicazione con decorrenza 1° gennaio 2019. Contrariamente alle falsità sostenute da alcune forze di opposizione, soprattutto negli ultimi giorni, la linea politica che il MoVimento 5 Stelle segue è, tra le altre cose, improntata alla tutela e all'assistenza a tutto il tessuto imprenditoriale del Paese Italia, riconoscendo in esso un valore aggiunto imprescindibile all'economia nazionale. Voglio pertanto affermare con forza che l'adozione del provvedimento in esame rispecchia la volontà chiara dell'attuale Governo di assistere con razionalità il sistema produttivo del Paese, rappresentato dalle imprese, accompagnandolo verso il percorso di cambiamento, ma nel rispetto dei tempi necessari per l'adeguamento dell'impresa alle leggi. Il MoVimento 5 Stelle, che in questo mio intervento mi onoro di rappresentare, è di fermo avviso che il mondo dell'imprenditoria debba essere assistito e aiutato con misure idonee al suo sviluppo progressivo. Lo Stato non può sempre assumere la veste di squalo, ma deve essere il padre che si prende cura dei propri figli, che sono appunto i cittadini. In questi anni, nostro malgrado, abbiamo assistito a una politica completamente miope alle esigenze delle imprese con l'adozione di una serie di provvedimenti che hanno allontanato sempre di più la fiducia di tutto il tessuto imprenditoriale verso lo Stato. Questa maggioranza parlamentare di cui io faccio parte intende riformare totalmente il Paese, restituendo agli imprenditori ciò che i precedenti Governi hanno tolto, partendo innanzitutto da un intervento attraverso un'azione di responsabilità e di buonsenso sulla burocrazia, che rende l'attività aziendale ancora più complessa. Il provvedimento oggi all'esame dell'Assemblea, nell'ottica di aiutare e non distruggere le imprese italiane con la proroga dell'obbligo di fatturazione elettronica gravante sui rivenditori di carburanti degli impianti stradali di distribuzione che vendono a titolari di partita IVA, accoglie le numerose istanze degli imprenditori del settore che non sono ancora pronti a questo cambio di rotta necessario, ma al momento prematuro. La proroga del suddetto termine - come si può ragionevolmente dedurre - consentirà alle aziende interessate - così come già previsto per tutte le altre aziende private che fattureranno ad altre aziende - di avere ancora un semestre a disposizione per l'adeguamento al processo di riforma in questione. Noi, egregi colleghi, abbiamo l'obbligo di fare l'interesse dello Stato, che equivale a svolgere il nostro mandato rispondendo alle esigenze della gente e, quindi, delle imprese. Il provvedimento si pone certamente in linea con quanto finora esposto e per questo esso non può non trovare la totale condivisione di questa Assemblea. (Applausi dal Gruppo M5S) . PRESIDENTE . Dichiaro chiusa la discussione generale. Ha facoltà di parlare il relatore. MONTANI, relatore . Signor Presidente, la discussione è stata ampia e abbiamo sentito spunti interessanti. Il decreto-legge riguarda il settore specifico dei distributori di benzina. Abbiamo ascoltato tanti interventi interessanti, che però non possono rientrare nel provvedimento che - lo ricordo - arriva dal Consiglio dei Ministri e, quindi, posso dire che va bene così com'è. PRESIDENTE . Il rappresentante del Governo non intende intervenire in sede di replica. Ricordo che il termine per la presentazione degli emendamenti al disegno di legge è fissato alle ore 19 di oggi. Rinvio il seguito della discussione del disegno di legge in titolo ad altra seduta. Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari, Commissione di vigilanza RAI e Copasir, composizione PRESIDENTE . Onorevoli colleghi, comunico che, a seguito delle designazioni da parte dei Gruppi parlamentari, nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna saranno pubblicati gli elenchi dei senatori chiamati a far parte della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari, della Commissione di vigilanza RAI e del Copasir. Rimangono pertanto confermati gli orari di convocazione dei predetti organismi annunciati nella seduta dell'Assemblea del 10 luglio scorso. Disegni di legge, trasmissione dalla Camera dei deputati PRESIDENTE . Comunico che è stato trasmesso dalla Camera dei deputati il seguente disegno di legge: «Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 22 giugno 2018, n. 73, recante misure urgenti e indifferibili per assicurare il regolare e ordinato svolgimento dei procedimenti e dei processi penali nel periodo necessario a consentire interventi di edilizia giudiziaria per il Tribunale di Bari e la Procura della Repubblica presso il medesimo tribunale» (675). Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno PARRINI (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Senatore, lei intende sollecitare la risposta a un'interrogazione sui fondi della Lega. È un intervento di fine seduta che ha il crisma della novità. (Ilarità) . Ne ha facoltà. PARRINI (PD) . Signor Presidente, apprezzo che lei abbia commentato la natura del mio intervento, ma non sono d'accordo con il suo commento. Ci sono delle novità, altrimenti non sarei intervenuto, anche se questo è il settimo intervento che fa il Gruppo del PD e il mio terzo. PRESIDENTE. Quello intendevo dire, senza polemica. PARRINI (PD) . Se lo faccio è perché ogni giorno accade un fatto che rende più urgente che i Ministri della giustizia e dell'interno vengano in Aula a rispondere alle nostre interrogazioni. Ma ogni giorno che passa dobbiamo prendere atto che né il Ministro della giustizia né il Ministro dell'interno avvertono il bisogno di assolvere a questo dovere politico che definirei elementare. Stiamo parlando dello scandalo relativo ai 49 milioni illecitamente incamerati dalla Lega. I fatti che si stanno susseguendo sono di una gravità estrema. Ricordo la recentissima intervista dell'ex tesoriere della Lega Belsito, piena di dichiarazioni molto gravi che fino ad oggi non ho ricevuto alcuna smentita; dichiarazioni che rendono scarsamente credibile la tesi difensiva del ministro Salvini, il quale continua a sostenere che non c'entra, che quanto è avvenuto non lo riguarda, che non aveva alcun potere di prendere decisioni rilevanti. Mi riferisco a quello che ha scritto recentemente il settimanale «L'Espresso» sulla destinazione dei fondi del 2 per mille, acconti diversi da quelli della Lega Nord, quando è proprio sulla Lega che, in seguito alla sentenza del tribunale di Genova, pende l'obbligo di restituire allo Stato i 49 milioni che si ritiene siano stati oggetto della truffa perpetrata ai danni dello Stato stesso. Oggi il tribunale del riesame ha riaffermato un principio importante, quello della continuità tra le strutture centrali e le strutture periferiche del partito per quanto riguarda l'obbligo di effettuare il risarcimento. Sempre oggi, il sostituto procuratore generale di Genova ha confermato la richiesta di confiscare i 49 milioni in un processo che è di grande importanza. Io penso che, di fronte a tutti questi fatti, sia inspiegabile come i Ministri degli interni e della giustizia abbiano deciso di continuare a sottrarsi agli atti di sindacato ispettivo del Parlamento. Per me la strategia di Salvini, in particolare, è evidente: cercare di prendere più tempo che può perché crede o spera che l'incendio si spegnerà. Io vorrei dire al Ministro che si sta sbagliando: l'incendio non si spegnerà da solo ma, anzi, è destinato ad allargarsi. Venire in Parlamento a dare spiegazioni e a dirci quello che pensa se ciò che gli viene contestato non è soltanto un suo preciso dovere, ma è anche un suo preciso interesse, perché menare il can per l'aia lo riteniamo un grande autogol. (Applausi dal Gruppo PD) . TRENTACOSTE (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. TRENTACOSTE (M5S) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, la scorsa settimana a Regalbuto, Comune in provincia di Enna a forte vocazione agricola, ho discusso con agricoltori e allevatori dell'inefficiente gestione delle risorse idriche da parte del locale consorzio di bonifica. Si tratta di un problema comune all'intera Sicilia e a gran parte delle Regioni del Mezzogiorno. Il caso di Regalbuto è, quindi, emblematico di una criticità nella gestione dell'acqua per irrigazione in ampie parti del nostro Paese. Gli agricoltori siciliani pagano l'acqua a prezzi elevati, per poi vendere i loro prodotti con grandi difficoltà e a prezzi stracciati, non trovando spazio in un mercato già invaso da beni di dubbia provenienza e qualità. Considerate che il contributo per le opere irrigue in provincia di Enna ammonta già a 542 euro per ettaro, oltre ai consumi. Quegli agricoltori pagano l'acqua dai primi giorni di maggio fino a settembre, per usufruirne con grande incertezza solo nei mesi di luglio e agosto. La scarsa piovosità del periodo autunnale e invernale ha creato notevoli danni alle colture della Sicilia interna, avendo pregiudicato produzioni e raccolti, finendo così per incidere negativamente sugli ormai risicati bilanci delle aziende agricole. Inoltre, le piogge tardo primaverili hanno compromesso il fieno, impedendone agli agricoltori la vendita e obbligando gli allevatori ad acquistare foraggi a caro prezzo. Colleghi, se guardate le arance, le vedete rovinate prima dalla natura, a causa delle grandinate fuori stagione, e compromesse poi dall'uomo, a causa della mancata erogazione d'acqua. In pochi centimetri avvizziti si concentrano i fallimenti di una politica miope e si infrangono le speranze di intere famiglie di agricoltori, spingendo molti ad abbandonare le terre e disincentivando tanti giovani a dedicarsi al settore agroalimentare. La Regione Siciliana, in condizioni finanziarie critiche, scarica i costi di una cattiva gestione dei consorzi di bonifica sugli agricoltori, aumentando le tariffe dell'acqua a scopo irriguo. La vecchia politica ha, quindi, fatto promesse elettorali, ma ora non ha più i soldi per mantenerle. A questo si aggiungono la situazione debitoria dei consorzi stessi, l'irrazionale utilizzo delle risorse umane e il pessimo stato degli impianti idraulici, che non riescono a garantire il servizio, disperdendo una preziosa risorsa. Invito, quindi, il Governo a sollecitare la Regione Siciliana a porre in essere decisivi interventi finalizzati al conseguimento degli obiettivi per cui i consorzi di bonifica furono creati. Colleghi, è indispensabile un impegno costante e concreto per evitare il collasso del comparto agroalimentare, garantire dignità ai lavoratori rurali e tutelare la qualità dei nostri prodotti, unici al mondo. (Applausi dal Gruppo M5S) . PRESIDENTE. Senatore, è un tema quello da lei trattato che molti cittadini siciliani vivono veramente sulla loro pelle. CASTALDI (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CASTALDI (M5S) . Signor Presidente, come lei ben sa, il CONI è sottoposto al controllo dello Stato, e quindi dei cittadini, i quali oggi assistono all'attacco che ormai da molti mesi gli organi direttivi centrali di questo ente pubblico stanno portando avanti a danno della democrazia interna delle federazioni sportive nazionali. L'approvazione di norme che escludono la componente degli arbitri dalla rappresentanza negli organi democratici, con diritto di voto, è una sconfitta per il sistema sport e per tutti coloro che praticano discipline sportive, a qualsiasi livello. Si dà il caso che l'iniziativa del CONI sia stata attuata proprio contro gli arbitri di calcio italiani che sono, al momento, gli unici a essere entrati a far parte degli organi direttivi di una federazione sportiva, con la bellezza di 33.000 direttori di gara associati; direttori, dicevamo, ma anche e prima di tutto cittadini che verranno privati del proprio diritto di rappresentanza democratica nel governo del calcio. Il CONI, fondato sui valori antichi dello sport dilettantistico, ha deciso di togliere una percentuale di rappresentanza, peraltro minima - parliamo del 2 per cento, Presidente - e per questo non determinante ai fini degli assetti della politica sportiva, per riassegnarla al professionismo, quello dei business fuori controllo, delle spese folli, lontano dalla vita reale e dalle contingenze del nostro Paese. Non è plausibile che si permetta a un ente pubblico di agire in barba a disposizioni legislative vigenti, in contrasto con il principio della democrazia interna delle istituzioni, che sono costole attive del nostro Stato, dal quale percepiscono anche risorse economiche importanti per svolgere le molteplici attività di esclusivo interesse pubblico. A tutto questo si aggiunga che il CONI ha commissariato la Federazione italiana giuoco calcio nel gennaio 2018 per l'impossibilità di formare una maggioranza ed eleggere i nuovi vertici federali. Oggi quella maggioranza esiste, è molto ampia e consolidata e ha chiesto ufficialmente, a gran voce, sulla base di regole vigenti, di indire l'assemblea elettiva federale. Su questo, il CONI, attraverso i suoi vertici e il commissario straordinario della FIGC, porta avanti una strategia che mira ad attuare riforme tutt'altro che necessarie a garantire la normale vita democratica. Alla luce di questo ha prolungato il commissariamento della Federcalcio fino al 10 dicembre: sostanzialmente un anno di stop alla democrazia e questo è intollerabile. Per tutte queste ragioni, è arrivato il momento di affrontare il tema più importante. Senza ulteriori indugi va trovata risposta al quesito di fondo: il CONI è in grado di gestire, oggi, per conto dello Stato, il mondo dello sport, oppure è giunta l'ora di intervenire sull'organizzazione, sul funzionamento, sulle modalità di conduzione degli apparati che, attingendo al denaro pubblico, sono in balia di dirigenti creatori di un vero e proprio padronato? Se il CONI non garantisce la vita democratica delle organizzazioni che ne fanno parte, soprattutto se si prende atto della mancanza della volontà di farlo, allora c'è una sola soluzione: riscrivere le norme che ne regolano la vita, i compiti e le attività, in un'ottica di democrazia interna. (Applausi dal Gruppo M5S) . RAUTI (FdI) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. RAUTI (FdI) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, il Gruppo Fratelli d'Italia ha presentato oggi un'interrogazione con carattere di urgenza indirizzata al Ministro di competenza, il Ministro per le politiche agricole, alimentari e forestali, per la situazione di emergenza che si è creata per il maltempo nell'alto Mantovano. Si tratta di un evento eccezionale dal punto di vista meteorologico che si è verificato nella notte il 15 e il 16 luglio scorsi e che ha interessato un'area vasta, in particolare colpendo i Comuni di Castel d'Ario, Roverbella, Castelbelforte, Medole, Marmirolo e Cavriana. Non si sono fortunatamente registrate vittime, ma sono molti i danni provocati alle case, alle strutture, agli impianti e soprattutto - questo è oggetto della nostra interrogazione - danni alle coltivazioni, in particolare quelle del mais, del riso e della soia, oltre che ai vigneti, causati anche dal forte vento e dai numerosi allagamenti. Non si conosce a oggi un bilancio effettivo dei danni provocati, che però vanno a sommarsi a quanto ha già stimato l'associazione di categoria Coldiretti, la quale calcola in oltre 15 milioni di euro i danni provocati dal maltempo dall'inizio del 2018 a oggi. Voglio poi ricordare che il 3 luglio scorso un evento meteorologico eccezionale ha colpito invece la parte territoriale cosiddetto del basso Mantovano. Ma andiamo avanti: è evidente a tutti che gli eventi atmosferici recenti confermano tutti i rischi connessi ai cambiamenti climatici e stagionali e le conseguenti ricadute sull'agricoltura, anche in termini di perdita significativa dei raccolti. Dobbiamo considerare, inoltre, il quadro finanziario conseguente e la ricaduta sul bilancio degli enti locali di spese che non sono state programmate, nonché la difficoltà che gli enti territoriali hanno a intervenire prontamente rispetto alle cosiddette ferite del maltempo. Non possiamo poi non citare gli aspetti assicurativi, che sono contenuti nella PAC, che purtroppo non trovano sempre adeguato riscontro. Concludendo, signor Presidente, con la nostra interrogazione vogliamo chiedere al Ministro competente se e quali iniziative di competenza intende adottare in favore degli operatori del comparto agricolo e zootecnico, duramente colpiti dall'intenso e straordinario fenomeno meteorologico di cui si è detto e, ancora, se non ritenga, in conseguenza di straordinari eventi meteorologici come quelli verificatisi, di attivarsi tempestivamente per valutare la sussistenza dei presupposti per la dichiarazione dello stato di calamità naturale per i Comuni colpiti e per le coltivazioni locali, che ancora una volta pagano un prezzo elevatissimo rispetto agli scompensi meteorologici. Oggi voglio ricordare che la Regione Lombardia ha approvato all'unanimità una mozione urgente con lo stesso indirizzo: chiediamo quindi al Governo un impegno e un'assunzione di responsabilità. (Applausi dal Gruppo FdI) . PRESIDENTE . Senatrice Rauti, sarà cura della Presidenza trasmettere immediatamente il suo intervento al Governo. Ci uniamo, inoltre, alla solidarietà nei confronti non solo dei cittadini di Mantova, ma anche di quelli di tutte le zone del Veneto, che ieri notte sono state colpite dal maltempo. Atti e documenti, annunzio PRESIDENTE . Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Ordine del giorno per la seduta di mercoledì 18 luglio 2018 PRESIDENTE . Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica domani, mercoledì 18 luglio, alle ore 11, con il seguente ordine del giorno: (Vedi ordine del giorno) La seduta è tolta (ore 18,53) . Allegato A Interrogazione sull'esclusione degli insegnanti della scuola dell'infanzia e primaria non laureati dalle graduatorie ad esaurimento in seguito ad una pronuncia giurisdizionale Congedi e missioni Sono in congedo i senatori: Abate, Barbaro, Borgonzoni, Bressa, Candiani, Cattaneo, Cioffi, Crimi, De Poli, Floridia, Girotto, Merlo, Morra, Napolitano, Santangelo, Saviane, Schifani, Siri e Verducci. Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Fede, Fusco, Renzi, Tesei e Vattuone. Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari, composizione Sono stati chiamati a far parte della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari, di cui all'articolo 19 del Regolamento, i senatori Augussori, Balboni, Bonifazi, Crucioli, Cucca, D'Angelo, De Falco, Durnwalder, Evangelista, Gallicchio, Gasparri, Giarrusso, Ginetti, Grasso, Malan, Modena, Paroli, Pellegrini Emanuele, Pillon, Riccardi, Rossomando, Tesei, Urraro. Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, composizione Il Presidente del Senato ha chiamato a far parte del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica i senatori Arrigoni, Castiello, Fazzone, Magorno e Urso. Il Presidente della Camera dei deputati ha chiamato a far parte del medesimo Comitato i deputati Dieni, Guerini, Molinari, Vito e Zennaro. Commissione parlamentare per l'indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi, composizione Il Presidente del Senato ha chiamato a far parte della Commissione parlamentare per l'indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi i senatori Airola, Barachini, Bergesio, Casini, De Petris, Di Nicola, Faraone, Fusco, Gallone, Garnero Santanchè, Gasparri, Gaudiano, L'Abbate, Margiotta, Mantovani, Paragone, Pergreffi, Ricciardi, Schifani e Verducci. Il Presidente della Camera dei deputati ha chiamato a far parte della medesima Commissione i deputati Acunzo, Anzaldi, Cantone Carla, Capitanio, Coin, De Giorgi, Di Lauro, Flati, Fornaro, Giacomelli, Giordano, Iezzi, Liuzzi, Marrocco, Mollicone, Mulè, Paxia, Piccoli Nardelli, Ruggieri e Tiramani. Disegni di legge, trasmissione dalla Camera dei deputati Presidente del Consiglio dei ministri Ministro della Giustizia Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 22 giugno 2018, n. 73, recante misure urgenti e indifferibili per assicurare il regolare e ordinato svolgimento dei procedimenti e dei processi penali nel periodo necessario a consentire interventi di edilizia giudiziaria per il Tribunale di Bari e la Procura della Repubblica presso il medesimo tribunale (675) (presentato in data 17/07/2018) C.764 approvato dalla Camera dei deputati . Disegni di legge, annunzio di presentazione Senatori Marin Raffaella Fiormaria, Romeo Massimiliano, Arrigoni Paolo, Augussori Luigi, Bagnai Alberto, Barbaro Claudio, Bergesio Giorgio Maria, Bonfrisco Anna Cinzia, Borghesi Stefano, Bossi Simone, Bossi Umberto, Briziarelli Luca, Bruzzone Francesco, Calderoli Roberto, Campari Maurizio, Candura Massimo, Cantu' Maria Cristina, Casolati Marzia, De Vecchis William, Faggi Antonella, Ferrero Roberta, Fregolent Sonia, Fusco Umberto, Iwobi Tony Chike, Marti Roberto, Montani Enrico, Nisini Tiziana, Ostellari Andrea, Pazzaglini Giuliano, Pellegrini Emanuele, Pepe Pasquale, Pergreffi Simona, Pianasso Cesare, Pillon Simone, Pirovano Daisy, Pisani Pietro, Pittoni Mario, Pizzol Nadia, Pucciarelli Stefania, Ripamonti Paolo, Rivolta Erica, Rufa Gianfranco, Saponara Maria, Saviane Paolo, Sbrana Rosellina, Solinas Christian, Tesei Donatella, Tosato Paolo, Vallardi Gianpaolo, Vescovi Manuel, Zuliani Cristiano Modifiche agli articoli 33, 34 e 35 della legge 23 dicembre 1978, n. 833, in materia di accertamenti e trattamenti sanitari volontari e obbligatori (656) (presentato in data 12/07/2018); senatore Nastri Gaetano Concessione di un credito d'imposta in favore delle imprese agricole che effettuano investimenti in beni strumentali nuovi (657) (presentato in data 12/07/2018); senatori Catalfo Nunzia, Matrisciano Susy, Patuanelli Stefano, Nocerino Simona Nunzia, Guidolin Barbara, Bogo Deledda Vittoria Francesca Maria, Auddino Giuseppe, Campagna Antonella Disposizioni per l'istituzione del salario minimo orario (658) (presentato in data 12/07/2018); senatore Petrocelli Vito Rosario Ratifica ed esecuzione dell'Accordo di cooperazione culturale e di istruzione tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo del Montenegro, fatto a Roma il 15 aprile 2014 (659) (presentato in data 12/07/2018); senatori Bottici Laura, Drago Tiziana Carmela Rosaria, Di Nicola Primo Istituzione della tassa sulla concessione dei diritti d'emissione monetaria (660) (presentato in data 09/07/2018); senatori Montevecchi Michela, Castellone Maria Domenica, Lannutti Elio, Mantovani Maria Laura, Mollame Francesco, Fede Giorgio, Drago Tiziana Carmela Rosaria, Corrado Margherita, Anastasi Cristiano, Nocerino Simona Nunzia, Lanzi Gabriele, Pacifico Marinella, Bottici Laura, Angrisani Luisa, Sileri Pierpaolo, Di Girolamo Gabriella, Turco Mario, Maiorino Alessandra, Pisani Giuseppe, Trentacoste Fabrizio, Di Micco Fabio, Lupo Giulia, Accoto Rossella, Castaldi Gianluca, Donno Daniela, De Lucia Danila, Gallicchio Agnese, Floridia Barbara, Pirro Elisa, Patuanelli Stefano Modifiche all'articolo 1 del decreto-legge 21 ottobre 1996, n. 536, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 dicembre 1996, n. 648, in materia di impiego di medicinali (661) (presentato in data 13/07/2018); senatori Pucciarelli Stefania, Romeo Massimiliano, Arrigoni Paolo, Augussori Luigi, Bagnai Alberto, Barbaro Claudio, Bergesio Giorgio Maria, Bonfrisco Anna Cinzia, Borghesi Stefano, Bossi Simone, Bossi Umberto, Briziarelli Luca, Bruzzone Francesco, Calderoli Roberto, Campari Maurizio, Candura Massimo, Cantu' Maria Cristina, Casolati Marzia, De Vecchis William, Faggi Antonella, Ferrero Roberta, Fregolent Sonia, Fusco Umberto, Iwobi Tony Chike, Marin Raffaella Fiormaria, Marti Roberto, Montani Enrico, Nisini Tiziana, Ostellari Andrea, Pazzaglini Giuliano, Pellegrini Emanuele, Pepe Pasquale, Pergreffi Simona, Pianasso Cesare, Pillon Simone, Pirovano Daisy, Pisani Pietro, Pittoni Mario, Pizzol Nadia, Ripamonti Paolo, Rivolta Erica, Rufa Gianfranco, Saponara Maria, Saviane Paolo, Sbrana Rosellina, Solinas Christian, Tesei Donatella, Tosato Paolo, Vallardi Gianpaolo, Vescovi Manuel, Zuliani Cristiano Introduzione nel codice penale dei reati di costrizione al matrimonio, induzione al viaggio finalizzato al matrimonio e costrizione al matrimonio di persona minorenne (662) (presentato in data 13/07/2018); senatori Pergreffi Simona, Augussori Luigi, Bagnai Alberto, Barbaro Claudio, Bergesio Giorgio Maria, Bonfrisco Anna Cinzia, Borghesi Stefano, Bossi Simone, Bossi Umberto, Briziarelli Luca, Bruzzone Francesco, Calderoli Roberto, Campari Maurizio, Candura Massimo, Cantu' Maria Cristina, Casolati Marzia, De Vecchis William, Faggi Antonella, Ferrero Roberta, Fregolent Sonia, Fusco Umberto, Marin Raffaella Fiormaria, Marti Roberto, Montani Enrico, Nisini Tiziana, Ostellari Andrea, Pazzaglini Giuliano, Pellegrini Emanuele, Pepe Pasquale, Pianasso Cesare, Pillon Simone, Pisani Pietro, Pittoni Mario, Pizzol Nadia, Pucciarelli Stefania, Ripamonti Paolo, Rivolta Erica, Romeo Massimiliano, Rufa Gianfranco, Saponara Maria, Saviane Paolo, Sbrana Rosellina, Solinas Christian, Tesei Donatella, Tosato Paolo, Vallardi Gianpaolo, Vescovi Manuel, Zuliani Cristiano Modifiche al decreto legislativo 28 gennaio 2008, n. 25, in materia di riconoscimento e revoca dello status di rifugiato (663) (presentato in data 16/07/2018); senatori Rufa Gianfranco, Romeo Massimiliano, Arrigoni Paolo, Augussori Luigi, Bagnai Alberto, Barbaro Claudio, Bergesio Giorgio Maria, Bonfrisco Anna Cinzia, Borghesi Stefano, Bossi Simone, Bossi Umberto, Briziarelli Luca, Bruzzone Francesco, Calderoli Roberto, Campari Maurizio, Candura Massimo, Cantu' Maria Cristina, Casolati Marzia, De Vecchis William, Faggi Antonella, Ferrero Roberta, Fregolent Sonia, Fusco Umberto, Iwobi Tony Chike, Marin Raffaella Fiormaria, Marti Roberto, Montani Enrico, Nisini Tiziana, Ostellari Andrea, Pazzaglini Giuliano, Pellegrini Emanuele, Pepe Pasquale, Pergreffi Simona, Pianasso Cesare, Pillon Simone, Pirovano Daisy, Pisani Pietro, Pittoni Mario, Pizzol Nadia, Pucciarelli Stefania, Ripamonti Paolo, Rivolta Erica, Saponara Maria, Saviane Paolo, Sbrana Rosellina, Solinas Christian, Tesei Donatella, Tosato Paolo, Vallardi Gianpaolo, Vescovi Manuel, Zuliani Cristiano Obbligo di informazione preventiva da parte delle scuole e di acquisizione del consenso da parte delle famiglie per progetti curriculari ed extracurricolari riguardanti l'ideologia gender (664) (presentato in data 16/07/2018); senatori Astorre Bruno, Mirabelli Franco, Cucca Giuseppe Luigi Salvatore Disposizioni recanti il ripristino del sistema di elezione a suffragio universale e diretto delle province nonché introduzione del sistema di elezione a suffragio universale e diretto per le città metropolitane (665) (presentato in data 16/07/2018); senatore Fazzone Claudio Disposizioni per una maggiore garanzia della tutela dell'inviolabilità del domicilio (666) (presentato in data 16/07/2018); senatore Airola Alberto Ratifica ed esecuzione degli emendamenti allo Statuto istitutivo della Corte penale internazionale, ratificato ai sensi della legge 12 luglio 1999, n. 232, adottati a Kampala l'11 giugno 2010 (667) (presentato in data 17/07/2018); senatori Romeo Massimiliano, Arrigoni Paolo, Augussori Luigi, Bagnai Alberto, Barbaro Claudio, Bergesio Giorgio Maria, Bonfrisco Anna Cinzia, Borghesi Stefano, Bossi Simone, Bossi Umberto, Briziarelli Luca, Bruzzone Francesco, Calderoli Roberto, Campari Maurizio, Candura Massimo, Cantu' Maria Cristina, Casolati Marzia, De Vecchis William, Faggi Antonella, Ferrero Roberta, Fregolent Sonia, Fusco Umberto, Iwobi Tony Chike, Marin Raffaella Fiormaria, Marti Roberto, Montani Enrico, Nisini Tiziana, Ostellari Andrea, Pazzaglini Giuliano, Pellegrini Emanuele, Pepe Pasquale, Pergreffi Simona, Pianasso Cesare, Pillon Simone, Pucciarelli Stefania, Ripamonti Paolo, Rivolta Erica, Rufa Gianfranco, Saponara Maria, Saviane Paolo, Sbrana Rosellina, Solinas Christian, Tesei Donatella, Tosato Paolo, Vallardi Gianpaolo, Vescovi Manuel, Zuliani Cristiano Disposizioni in materia di disciplina degli edifici destinati all'esercizio dei culti religiosi ammessi e delega al Governo in materia di statuti delle confessioni o associazioni religiose (668) (presentato in data 17/07/2018); senatori Romeo Massimiliano, Arrigoni Paolo, Augussori Luigi, Bagnai Alberto, Barbaro Claudio, Bergesio Giorgio Maria, Bonfrisco Anna Cinzia, Borghesi Stefano, Bossi Simone, Bossi Umberto, Briziarelli Luca, Bruzzone Francesco, Calderoli Roberto, Campari Maurizio, Candura Massimo, Cantu' Maria Cristina, Casolati Marzia, De Vecchis William, Faggi Antonella, Ferrero Roberta, Fregolent Sonia, Fusco Umberto, Iwobi Tony Chike, Marin Raffaella Fiormaria, Marti Roberto, Montani Enrico, Nisini Tiziana, Ostellari Andrea, Pazzaglini Giuliano, Pellegrini Emanuele, Pepe Pasquale, Pergreffi Simona, Pianasso Cesare, Pillon Simone, Pirovano Daisy, Pisani Pietro, Pittoni Mario, Pizzol Nadia, Pucciarelli Stefania, Ripamonti Paolo, Rivolta Erica, Rufa Gianfranco, Saponara Maria, Saviane Paolo, Sbrana Rosellina, Solinas Christian, Tesei Donatella, Tosato Paolo, Vallardi Gianpaolo, Vescovi Manuel, Zuliani Cristiano Modifiche all'articolo 5 della legge 22 maggio 1975, n. 152, concernenti il divieto dell'uso di indumenti o altri oggetti che impediscano l'identificazione nei luoghi pubblici o parti al pubblico, nonché introduzione nel codice penale del reato di costrizione all'occultamento del volto e modifiche alla legge 5 febbraio 1992, n. 91, in materia di limitazioni all'acquisto della cittadinanza (669) (presentato in data 17/07/2018); DDL Costituzionale senatori Romeo Massimiliano, Arrigoni Paolo, Augussori Luigi, Bagnai Alberto, Barbaro Claudio, Bergesio Giorgio Maria, Bonfrisco Anna Cinzia, Borghesi Stefano, Bossi Simone, Bossi Umberto, Briziarelli Luca, Bruzzone Francesco, Calderoli Roberto, Campari Maurizio, Candura Massimo, Cantu' Maria Cristina, Casolati Marzia, De Vecchis William, Faggi Antonella, Ferrero Roberta, Fregolent Sonia, Fusco Umberto, Iwobi Tony Chike, Marin Raffaella Fiormaria, Marti Roberto, Montani Enrico, Nisini Tiziana, Ostellari Andrea, Pazzaglini Giuliano, Pellegrini Emanuele, Pepe Pasquale, Pergreffi Simona, Pianasso Cesare, Pillon Simone, Pirovano Daisy, Pisani Pietro, Pittoni Mario, Pizzol Nadia, Pucciarelli Stefania, Ripamonti Paolo, Rivolta Erica, Rufa Gianfranco, Saponara Maria, Saviane Paolo, Sbrana Rosellina, Solinas Christian, Tesei Donatella, Tosato Paolo, Vallardi Gianpaolo, Vescovi Manuel, Zuliani Cristiano Modifica all'articolo 8 della Costituzione, concernente il riconoscimento della tradizione giudaico-cristiana quale fondamento civile e spirituale della Repubblica (670) (presentato in data 17/07/2018); senatore Vescovi Manuel Disposizioni in materia di riconoscimento e regolamentazione delle professioni relative alle attività motorie, nonché delega al Governo per l'istituzione della figura di insegnante specializzato in attività motorie (671) (presentato in data 17/07/2018); senatore Vescovi Manuel Disposizioni per il riconoscimento della fibromialgia come malattia invalidante (672) (presentato in data 17/07/2018); senatore Vescovi Manuel Disposizioni per il riconoscimento della malattia di Menière come malattia invalidante (673) (presentato in data 17/07/2018); senatori Mantero Matteo, Moronese Vilma, L'Abbate Patty, La Mura Virginia, Nugnes Paola Disposizioni concernenti il recupero di rifiuti in mare (674) (presentato in data 17/07/2018); senatore Petrocelli Vito Rosario Ratifica ed esecuzione dell'Accordo di cooperazione culturale, scientifica e tecnologica tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo della Repubblica popolare democratica del Laos, fatto a Bangkok il 17 febbraio 2003 (676) (presentato in data 17/07/2018); senatore Petrocelli Vito Rosario Ratifica ed esecuzione dei seguenti Accordi: a) Accordo tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo della Repubblica di Belarus in materia di cooperazione scientifica e tecnologica, firmato a Trieste il 10 giugno 2011; b) Accordo tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo della Repubblica di Belarus sulla cooperazione culturale, firmato a Trieste il 10 giugno 2011 (677) (presentato in data 17/07/2018); senatore Petrocelli Vito Rosario Ratifica ed esecuzione dei seguenti Accordi: a) Accordo in materia di cooperazione culturale tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo della Repubblica di Corea, fatto a Roma il 21 ottobre 2005; b) Accordo tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo della Repubblica di Corea in materia di cooperazione scientifica e tecnologica, con allegato, fatto a Roma il 16 febbraio 2007 (678) (presentato in data 17/07/2018). Disegni di legge, assegnazione In sede redigente 2ª Commissione permanente Giustizia Sen. Romeo Massimiliano ed altri Modifiche al codice penale e altre disposizioni in materia di legittima difesa e di aggravamento delle pene per i reati di furto in abitazione e furto con strappo (652) previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali) (assegnato in data 13/07/2018); 13ª Commissione permanente Territorio, ambiente, beni ambientali Sen. Arrigoni Paolo ed altri Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati (570) previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 2° (Giustizia), 5° (Bilancio) (assegnato in data 13/07/2018); 13ª Commissione permanente Territorio, ambiente, beni ambientali Dep. Vignaroli Stefano ed altri Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati (627) previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 2° (Giustizia), 5° (Bilancio) C.85 approvato dalla Camera dei deputati (assorbe C.103, C.414, C.785) (assegnato in data 13/07/2018); 8ª Commissione permanente Lavori pubblici, comunicazioni Sen. Gallone Maria Alessandra ed altri Modifica all'articolo 172 del codice della strada, di cui al decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, in materia di applicazione di dispositivi per prevenire l'abbandono di bambini a bordo dei veicoli (415) previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio) (assegnato in data 16/07/2018); 1ª Commissione permanente Affari Costituzionali Sen. Valente Valeria Misure per la protezione dei minori e per la tutela della dignità della donna nella pubblicità e nei mezzi di comunicazione (270) previ pareri delle Commissioni 2° (Giustizia), 5° (Bilancio), 7° (Istruzione pubblica, beni culturali), 8° (Lavori pubblici, comunicazioni), 10° (Industria, commercio, turismo), 11° (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale), 14° (Politiche dell'Unione europea) (assegnato in data 17/07/2018); 1ª Commissione permanente Affari Costituzionali Sen. Gasparri Maurizio Istituzione del Fondo di rotazione per la solidarietà alle vittime dei reati di tipo terroristico (400) previ pareri delle Commissioni 2° (Giustizia), 5° (Bilancio), 10° (Industria, commercio, turismo), 11° (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale), 14° (Politiche dell'Unione europea) (assegnato in data 17/07/2018); 2ª Commissione permanente Giustizia Sen. Garavini Laura ed altri Modifiche al codice civile in materia di cognome dei coniugi e dei figli (170) previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 3° (Affari esteri, emigrazione), 5° (Bilancio) (assegnato in data 17/07/2018); 2ª Commissione permanente Giustizia Sen. Garavini Laura Modifiche al codice di procedura penale e alle norme di attuazione, di coordinamento e transitorie del medesimo codice, di cui al decreto legislativo 28 luglio 1989, n. 271, in materia di perizie, di consulenze tecniche e di misure cautelari personali (219) previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio), 11° (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale), 12° (Igiene e sanita') (assegnato in data 17/07/2018); 2ª Commissione permanente Giustizia Sen. Gasparri Maurizio ed altri Modifica dell'articolo 52 del codice penale recante nuove disposizioni in materia di diritto di difesa (563) previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio), 10° (Industria, commercio, turismo) (assegnato in data 17/07/2018); 3ª Commissione permanente Affari esteri, emigrazione Sen. Garavini Laura Modifica all'articolo 2 della legge 27 ottobre 1988, n. 470, concernente la facoltà di iscrizione nell'anagrafe degli italiani residenti all'estero del comune nella cui circoscrizione è situato l'unico immobile posseduto nel territorio nazionale dal soggetto residente all'estero (221) previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 2° (Giustizia) (assegnato in data 17/07/2018); 4ª Commissione permanente Difesa Sen. Iannone Antonio, Sen. La Pietra Patrizio Giacomo Modifiche agli articoli 703, 1014 e 2199 del codice dell'ordinamento militare, di cui al decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66, in materia di riserve di posti in favore dei volontari delle Forze armate in ferma prefissata e in ferma breve (378) previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 2° (Giustizia), 5° (Bilancio), 11° (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale) (assegnato in data 17/07/2018); 6ª Commissione permanente Finanze e tesoro Sen. Mallegni Massimo ed altri Modifica al decreto legislativo 26 marzo 2010, n. 59, in materia di esclusione delle concessioni demaniali e del patrimonio dello Stato e degli enti pubblici territoriali dall'applicazione della direttiva 2006/123/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 dicembre 2006 (394) previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio), 7° (Istruzione pubblica, beni culturali), 8° (Lavori pubblici, comunicazioni), 10° (Industria, commercio, turismo), 13° (Territorio, ambiente, beni ambientali), 14° (Politiche dell'Unione europea) (assegnato in data 17/07/2018); 8ª Commissione permanente Lavori pubblici, comunicazioni Sen. Gasparri Maurizio Disciplina dei pagamenti per la trasformazione dal diritto di superficie in piena proprietà per alloggi di edilizia residenziale pubblica (428) previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 2° (Giustizia), 5° (Bilancio), 6° (Finanze e tesoro), 13° (Territorio, ambiente, beni ambientali) (assegnato in data 17/07/2018); 10ª Commissione permanente Industria, commercio, turismo Sen. Quagliariello Gaetano Regime di aiuti e norme per favorire l'accesso al mercato dei capitali alle start-up innovative (69) previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 2° (Giustizia), 5° (Bilancio), 6° (Finanze e tesoro), 7° (Istruzione pubblica, beni culturali), 11° (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale), 14° (Politiche dell'Unione europea) (assegnato in data 17/07/2018); 10ª Commissione permanente Industria, commercio, turismo Sen. Gasparri Maurizio Introduzione di un regime speciale per il commercio sulle aree pubbliche (404) previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio), 6° (Finanze e tesoro), 13° (Territorio, ambiente, beni ambientali), 14° (Politiche dell'Unione europea) (assegnato in data 17/07/2018); In sede referente 1ª Commissione permanente Affari Costituzionali Sen. Vitali Luigi Modifiche al titolo IV della parte seconda della Costituzione concernente la magistratura (284) previ pareri delle Commissioni 2° (Giustizia) (assegnato in data 17/07/2018); 1ª Commissione permanente Affari Costituzionali Sen. Iannone Antonio, Sen. La Pietra Patrizio Giacomo Modifica dell'articolo 27 della Costituzione in materia di responsabilità penale (379) previ pareri delle Commissioni 2° (Giustizia) (assegnato in data 17/07/2018); 2ª Commissione permanente Giustizia Presidente del Consiglio dei ministri Ministro della Giustizia Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 22 giugno 2018, n. 73, recante misure urgenti e indifferibili per assicurare il regolare e ordinato svolgimento dei procedimenti e dei processi penali nel periodo necessario a consentire interventi di edilizia giudiziaria per il Tribunale di Bari e la Procura della Repubblica presso il medesimo tribunale (675) previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio) C.764 approvato dalla Camera dei deputati (assegnato in data 17/07/2018); Commissioni 1° e 4° riunite Sen. Gasparri Maurizio Delega al Governo in materia di specificità del ruolo e dello stato giuridico del personale delle Forze armate, delle Forze di polizia e del Corpo nazionale dei vigili del fuoco (405) previ pareri delle Commissioni 2° (Giustizia), 5° (Bilancio), 9° (Agricoltura e produzione agroalimentare), 11° (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale) (assegnato in data 17/07/2018); Commissioni 9° e 13° riunite Sen. Nugnes Paola, Sen. Fattori Elena Disposizioni per il contenimento del consumo di suolo, di riuso del suolo edificato e per la tutela del paesaggio (164) previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 2° (Giustizia), 5° (Bilancio), 6° (Finanze e tesoro), 7° (Istruzione pubblica, beni culturali), 8° (Lavori pubblici, comunicazioni), 10° (Industria, commercio, turismo), 14° (Politiche dell'Unione europea) (assegnato in data 17/07/2018). Inchieste parlamentari, annunzio di presentazione di proposte È stata presentata la seguente proposta d'inchiesta parlamentare d'iniziativa dei senatori Bernini e Quagliariello. - "Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta su sicurezza, emergenza e ricostruzione, dal terremoto dell'Aquila 2009 ai successivi eventi sismici, nonché sulle conseguenti criticità demografiche e socioeconomiche delle aree interne" ( Doc . XXII, n. 11). È stata presentata la seguente proposta d'inchiesta parlamentare d'iniziativa dei senatori Faraone, Valente, Alfieri, Astorre, Cirinnà, Comincini, Cucca, Fedeli, Garavini, Giacobbe, Ginetti, Grimani, Malpezzi, Manca, Margiotta, Nannicini, Patriarca, Pittella, Stefano, Sudano. - "Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sulla condizione dei giovani in Italia e sull'efficacia delle politiche giovanili" ( Doc . XXII, n. 12). Inchieste parlamentari, deferimento Sono deferite, in sede referente, le seguenti proposte di inchiesta parlamentare: alla 9 a Commissione permanente (Agricoltura e produzione agroalimentare): De Bonis ed altri. - "Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sull'emersione e gestione dell'emergenza Xylella fastidiosa nei territori della Puglia", previ pareri della 1 a , 2 a , 5 a e della 13 a Commissione permanente ( Doc . XXII, n. 6); alla 11 a Commissione permanente (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale): De Petris. - "Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sulla condizione del lavoro in Italia", previ pareri della 1 a , 5 a , 7 a e della 10 a Commissione permanente ( Doc . XXII, n. 7). Garante del contribuente, trasmissione di atti Con lettera in data 7 giugno 2018, è stata inviata, ai sensi dell'articolo 13, comma 13- bis , della legge 27 luglio 2000, n. 212, la relazione sull'attività svolta nel 2017 dal Garante del contribuente delle Marche. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 6 a Commissione permanente (Atto n. 37). Corte dei conti, trasmissione di documentazione La Corte dei conti, con lettera in data 28 giugno 2018, ha inviato, ai sensi dell'articolo 4, comma 2, della legge 14 gennaio 1994, n. 20, il conto consuntivo della Corte dei conti relativo all'esercizio finanziario 2017, corredato dalla relazione illustrativa. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1 a e alla 5 a Commissione permanente (Atto n. 38). Consigli regionali e delle province autonome, trasmissione di voti È pervenuto al Senato un voto della Regione Veneto concernente "Abrogare lo split payment : la norma del Governo che mette in ginocchio i professionisti e le attività di impresa". Tale voto è deferito, ai sensi dell'articolo 138, comma 1, del Regolamento, alla 6 a Commissione permanente (n. 9). Assemblea parlamentare della NATO, trasmissione di documenti. Deferimento Il Segretario Generale dell'Assemblea parlamentare della NATO, in data 29 maggio 2018, ha inviato il testo di una dichiarazione adottata il 28 maggio 2018 da quel consesso nel corso della Sessione di Primavera, svoltasi a Varsavia: Dichiarazione n. 444 - Affermare l'unità e la credibilità della NATO al Summit di Bruxelles (Doc. XII- quater n. 9). Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 1 a , alla 3 a , alla 4 a e alla 14 a Commissione permanente. Petizioni, annunzio Sono state presentate le seguenti petizioni deferite, ai sensi dell'articolo 140 del Regolamento, alle sottoindicate Commissioni permanenti, competenti per materia: il signor Alessandro Pachera da San Giovanni Lupatoto (Verona) chiede un'integrazione dell'articolo 33, comma 7- bis della legge n. 104/1992, in materia di procedure di controllo da parte dell'INPS o del datore di lavoro (Petizione n. 91, assegnata alla 11 a Commissione permanente); il signor Carlo Morganti da Roma e altri cittadini chiedono il recesso dal Trattato di pace firmato dall'Italia a Parigi il 10 febbraio 1947 (Petizione n. 92, assegnata alla 3 a Commissione permanente); il signor Simon Baraldi da Bologna chiede: la reintroduzione dell'elezione diretta del Presidente della provincia e del Consiglio provinciale; l'introduzione dell'elezione diretta del Consiglio metropolitano; l'abrogazione della legge n. 56 del 2014 (Petizione n. 93, assegnata 1 a Commissione permanente); misure volte a garantire ai cittadini di età inferiore ai 30 anni l'accesso gratuito a monumenti, musei, galleria, scavi archeologici, parchi e giardini monumentali dello Stato (Petizione n. 94, assegnata alla 7 a Commissione permanente); l'inserimento nella lista dei beni essenziali di prima necessità dei prodotti mestruali, per l'infanzia, per gli anziani e i disabili nonché l'applicazione dell'aliquota IVA agevolata al 4% (Petizione n. 95, assegnata alla 6 a Commissione permanente); l'introduzione del "passaporto ematico" ai fini del rilascio dell'idoneità all'attività sportiva e dell'obbligo per gli atleti di sottoposizione periodica ad esami di laboratorio al fine di individuare tempestivamente eventuali anomalie cardiache o altre condizioni patologiche (Petizione n. 96, assegnata alla 12 a Commissione permanente); l'introduzione dell'obbligo di presenza di personale medico-sanitario a bordo di ogni aeromobile che sorvola lo spazio aereo italiano nonché di dotazione di defibrillatori automatici e kit di pronto soccorso in misura congrua al numero dei passeggeri a bordo (Petizione n. 97, assegnata alla 12 a Commissione permanente); la signora Maria Rizzotto da Catania chiede provvedimenti legislativi per rendere obbligatoria la presenza di defibrillatori semi automatici e di personale formato all'uso negli agriturismi e nei villaggi turistici (Petizione n. 98, assegnata alla 12 a Commissione permanente); il signor Luca Nascimbene da Casteggio (Pavia) chiede una modifica dell'articolo 56 della Costituzione per consentire l'elezione a deputato a partire dal compimento del ventesimo anno di età (Petizione n. 99, assegnata alla 1 a Commissione permanente); il signor Francesco Di Pasquale da Cancello ed Arnone (Caserta) chiede: l'abolizione dei diritti SIAE in occasione delle feste patronali (Petizione n. 100, assegnata alla 7 a Commissione permanente); la fissazione di una tariffa unica nazionale in materia di assicurazione obbligatoria RC auto (Petizione n. 101, assegnata alla 10 a Commissione permanente); un impegno finalizzato alla risoluzione a livello nazionale, e in particolar modo nella Regione Campania, del problema dei rifiuti solidi urbani; la liberalizzazione della raccolta rifiuti, l'implementazione di nuove tecnologie per la triturazione dei rifiuti, l'incentivazione della raccolta differenziata (Petizione n. 102, assegnata alla 13 a Commissione permanente); misure finalizzate alla valorizzazione del fiume Volturno (Petizione n. 103, assegnata alla 13 a Commissione permanente); un impegno per la bonifica della c.d. Terra dei fuochi nelle province di Napoli e Caserta (Petizione n. 104, assegnata alla 13 a Commissione permanente); la Signora Cristiana Fiamingo da Volpeglino (Alessandria) e numerosissimi altri cittadini chiedono che non vengano adottati provvedimenti ispirati a discriminazione etnico-razzista o lesivi del diritto d'asilo (Petizione n. 105, assegnata alla 1 a Commissione permanente); il signor Francesco Di Pasquale da Cancello ed Arnone (Caserta) chiede: un impegno a favore della riduzione della burocrazia (Petizione n. 106, assegnata alla 1 a Commissione permanente); il riconoscimento giuridico di partiti e sindacati (Petizione n. 107, assegnata alla 1 a Commissione permanente); l'incremento dell'assegno sociale in particolar modo per i cittadini di età superiore a 67 anni che non percepiscono altra pensione (Petizione n. 108, assegnata alla 11 a Commissione permanente); l'espulsione immediata per i cittadini extracomunitari che infrangono la legge (Petizione n. 109, assegnata alla 1 a Commissione permanente); una regolamentazione severa dei criteri per l'accesso in Italia (Petizione n. 110, assegnata alla 1 a Commissione permanente); misure ulteriori per assicurare l'ordine pubblico (Petizione n. 111, assegnata alla 1 a Commissione permanente); l'accorpamento dei Ministeri dell'Ambiente e dei Lavori pubblici affinché venga garantita la sostenibilità ambientale delle opere di costruzione (Petizione n. 112, assegnata alla 1 a Commissione permanente); misure relative ai minori sottratti alle famiglie naturali e trasferiti in istituti (Petizione n. 113, assegnata alla 2 a Commissione permanente); il divieto di pubblicizzare droghe o la loro liberalizzazione, nonché la destinazione di fondi a favore della sensibilizzazione dei giovani sul tema (Petizione n. 114, assegnata alla 2 a Commissione permanente); l'adeguamento della Cassa Nazionale dei Geometri agli altri Enti di previdenza, soprattutto in materia pensionistica (Petizione n. 115, assegnata alla 11 a Commissione permanente); il divieto di candidarsi alle elezioni politiche ed amministrative per coloro che si sono resi responsabili di dissesti economici nella Pubblica Amministrazione (Petizione n. 116, assegnata alla 1 a Commissione permanente); la realizzazione in Cancello ed Arnone (Caserta) di un ponte o uno svincolo esterno per evitare il passaggio di veicoli e mezzi pesanti nel centro del paese (Petizione n. 117, assegnata alla 8 a Commissione permanente); misure a tutela dell'acqua quale bene pubblico (Petizione n. 118, assegnata alla 13 a Commissione permanente); il rifacimento della rete idrica Falciano - Cancello ed Arnone (Caserta) (Petizione n. 119, assegnata alla 8 a Commissione permanente); misure per favorire la partecipazione dei lavoratori agli utili dell'azienda (Petizione n. 120, assegnata alla 11 a Commissione permanente); il signor Fulvio Fiorentini da Civita Castellana (Viterbo), a nome della sezione di Viterbo dell'Associazione Nazionale Italia Nostra Onlus, chiede: la modifica dell'art. 58 della legge 6 agosto 2008, n. 133, e successive modifiche e integrazioni, per garantire la tutela, salvaguardia, conservazione e fruibilità del patrimonio pubblico storico, artistico, architettonico, archeologico e paesaggistico italiano (Petizione n. 121, assegnata alla 7 a Commissione permanente); iniziative legislative di contenuto analogo al disegno di legge di iniziativa governativa presentato nella XVII Legislatura in materia di valorizzazione delle aree agricole e di contenimento del consumo del suolo, nonché la modifica o abrogazione delle disposizioni che prevedono condoni edilizi, sanatorie edilizie o piani casa; interventi legislativi sulle prescrizioni ed estinzioni dei reati e delle pene; la modifica ed integrazione degli artt. 635, 733 e 734 c.p. e del TULPS (Petizione n. 122, assegnata alla 13 a Commissione permanente); disposizioni ai fini della trasparenza degli interventi effettuati su alberi e di ricerca di acque sotterranee e superficiali anche mediante la creazione di un sistema informatizzato tra gli Enti pubblici competenti (Petizione n. 123, assegnata alla 13 a Commissione permanente); l'integrazione del Codice dei beni culturali e del paesaggio (D. Lgs. 42/2004 e successive modifiche e integrazioni), nonché delle norme tecniche di attuazione, con opportune prescrizioni di rispetto del decoro ed ornato delle aree storiche; la modifica ed integrazione del Testo Unico per l'edilizia (DPR 380/2001 e successive modifiche e integrazioni) per sancire l'obbligatorietà per i Comuni di approvare e adottare regolamenti ad hoc per la tutela dei beni storici (Petizione n. 124, assegnata alla 13 a Commissione permanente); misure in materia di inquinamento elettromagnetico ed acustico (Petizione n. 125, assegnata alla 13 a Commissione permanente); l'obbligo di pubblicazione sugli annunci di vendita immobiliari dei vincoli storico-artistici, architettonici, archeologici e paesaggistici (Petizione n. 126, assegnata alla 13 a Commissione permanente). Interrogazioni, apposizione di nuove firme Il senatore Marino ha aggiunto la propria firma all'interrogazione 3-00088 del senatore Taricco ed altri. Mozioni Atto n. 1-00023 MARTELLI BUCCARELLA DE PETRIS SERAFINI MASINI CONZATTI TESTOR BALBONI NUGNES Il Senato, premesso che l'olivicoltura è uno dei comparti più rilevanti del sistema agricolo italiano, in particolare della Puglia, con un peso di circa il 12 per cento del valore complessivo della produzione agricola della regione e del 30 per cento del valore della produzione olivicola italiana; la superficie regionale interessata è di circa 375.000 ettari, con circa 270.000 imprese coinvolte; la coltivazione dell'olivo nella forma ad albero senza turno colturale (cioè senza sostituzione periodica e programmata delle piante) rappresenta ormai un fattore caratterizzante e stabile del paesaggio da molti secoli. Inoltre, questo tipo di coltivazione ha permesso e permette tuttora di ottimizzare l'utilizzo della risorsa idrica e il risparmio idrico (impedendo l'evaporazione dell'acqua dal terreno) in un contesto di scarsa disponibilità; la presenza di milioni di piante di olivo plurisecolari appartenenti a diverse cultivar ha permesso l'ottimizzazione dell'uso della risorsa idrica e la scarsa necessità di interventi di arricchimento del terreno. Per contro, in particolare nel Salento, l'olivicoltura ha subito l'esposizione pluridecennale all'uso di sostanze chimiche impiegate nei trattamenti erbicidi e insetticidi soprattutto; l'uso di sostanze chimiche, in molti casi indiscriminato e ingiustificato, determina una diminuzione della biomassa vivente all'interno del terreno (soprattutto la componente microbica) con conseguente compromissione della biocenosi e indebolimento delle piante; considerato che: con comunicato n. 3356 del 4 aprile 2018 la Regione Puglia ha di fatto sancito che non sussiste alcuna "epidemia di Xylella", in quanto solo l'1 per cento delle piante risulta ospitare il batterio, dato ricavato da ben 325.000 campionamenti. L'assessore per l'agricoltura della Regione Puglia Leonardo Di Gioia dichiara contestualmente che il servizio fitosanitario funziona e che "non esiste alcun boom di casi Xylella, come dimostrano i dati"; le pubblicazioni scientifiche disponibili e recenti stabiliscono che: 1) non è possibile stabilire se la Xylella fastidiosa sia o meno l'agente causale del disseccamento delle piante di olivo (Krugner e altri, 2014); 2) il disseccamento rapido dell'olivo può essere associato a differenti specie di funghi patogeni (Nigro et al., 2013; Carlucci et al., 2013, 2015; Giannozzi, 2013, Commissione europea 2014); 3) i sintomi della malattia potrebbero non essere attribuiti alla Xylella fastidiosa: nei test di patogenicità condotti in serra, così come a seguito di inoculazione artificiale di Xylella fastidiosa in olivi sani, si è avuta infatti trasmissione dell'infezione agli alberi, senza produzione dei sintomi del disseccamento (Krugner e altri, 2014); 4) non esiste al momento alcuna evidenza scientifica che comprovi l'indicazione che alcuni funghi, piuttosto che il batterio Xylella fastidiosa, siano la causa primaria della sindrome del disseccamento rapido degli ulivi osservata in Puglia e nel Sud dell'Italia, quindi per ottenere un'evidenza scientifica che porti alla soluzione del problema è necessario un maggior studio della biologia dei patogeni coinvolti nel disseccamento rapido, accanto a una buona analisi dell'influenza dei fattori pedoclimatici sulla malattia (EFSA); il diserbo previsto ha pesanti conseguenze sulla popolazione di insetti impollinatori, che vedranno drasticamente ridotte le fonti di nutrimento, con gravi conseguenze nella successiva impollinazione degli alberi fruttiferi e con impatti negativi sulla produzione di pesco, albicocco, susino, ciliegio, mandorlo, pero, solo per citarne alcuni; l'obbligo del trattamento insetticida con Acetamiprid e Imidacloprid in un'area così estesa, che va da Santa Maria di Leuca (Lecce) fino alla provincia di Bari, causerebbe la morte degli insetti impollinatori e in particolare di api e bombi. L'aspetto ancora più grave ed allarmante è che queste due molecole appartengono alla classe dei neonicotinoidi, essendo quindi dei potenti neurotossici, soprattutto nei confronti dei bambini (conclusioni EFSA 2013); i neonicotinoidi sono stati vietati nell'aprile 2018 dal Consiglio europeo per salvaguardare l'ambiente e la salute umana. Recentemente (giugno 2018) la Commissione europea, a seguito di un'interrogazione (E-002529-18) dell'europarlamentare Paolucci (Liberi e Uguali, S&D), ha confermato che l'uso di tali pesticidi chimici è vietato in Puglia, in contrasto con quanto disposto dal decreto ministeriale n. 4999 13 febbraio 2018; l'acetamiprid è neurotossico e, nei mammiferi, ha conseguenze biologiche negative su fegato, reni, tiroide, testicoli e sistema immunitario. Crescenti evidenze sperimentali dimostrano le potenzialità di interferenza endocrina, embriotossicità, neurotossicità, immunotossicità, epatotossicità e tossicità spermatica dei pesticidi in generale e dei neonicotinoidi (acetamiprid compreso) in particolare. Studi condotti su modelli animali (mammiferi) suggeriscono come queste proprietà negative potrebbero esprimersi anche per assunzione cronica di concentrazioni alimentari inferiori alla dose di riferimento indicata da EFSA. Tali concentrazioni, anche se molto basse, sono facilmente raggiungibili soprattutto nei bambini (i soggetti con il più elevato livello di rischio); numerosi esperimenti scientifici ed empirici condotti in Salento (fra cui diverse tra le 27 ricerche finanziate nel 2016 dalla Regione Puglia, oltre a Xiloyannis, 2015, e la recente pubblicazione scientifica di Scortichini e altri, 2018) hanno dimostrato che è possibile contrastare e curare i sintomi del disseccamento rapido e come le piante di olivo siano tornate a germogliare e produrre attraverso misure di controllo biologico dei patogeni fungini e apporto di sostanza organica nei terreni; la perizia effettuata su incarico della procura di Lecce da Giuseppe Surico, patologo vegetale, e Francesco Ranaldi, biochimico, entrambi dell'università di Firenze, conferma la presenza di Xylella fastidiosa subspecie pauca, ceppo CoDiRO (ceppo identificato dai ricercatori di Bari nel 2013). Tuttavia, tra le conclusioni viene posto in evidenza come sia da verificare se in Puglia siano presenti popolazioni di Xylella diverse fra loro anche antecedentemente all'epidemia di CoDiRO; in analoghe situazioni, ogni tentativo di eradicazione del batterio mediante eliminazione delle piante ospiti e dell'insetto vettore si è rivelato inefficace (come per la malattia di Pierce sulla vite in California); le modalità obbligatorie predisposte dal decreto ministeriale n. 4999 del 2018 per affrontare il disseccamento mettono in pericolo la produzione e il mercato biologico della Puglia (già ora si registrano numerosi problemi rispetto ai dubbi sull'acquisto di prodotti provenienti dalla regione). D'altro canto, il modello agroindustriale convenzionale che si profila all'orizzonte, con particolare riferimento a quello intensivo e superintensivo, non è tranquillizzante perché foriero di ulteriori problemi sul piano ecologico, sanitario e dell'economia locale, a causa dell'intensificazione del ciclo produttivo, dell'impiego massiccio di irrigazione, concimi minerali, prodotti fitosanitari, varietà brevettate, nonché della meccanizzazione spinta con l'espulsione dei contadini; considerando che, nelle province interessate dal fenomeno del disseccamento (Lecce e, solo in parte, Brindisi e Taranto), gli appezzamenti sono mediamente inferiori a 4 ettari, è evidente che i contadini, non avendo la capacità economica né di accesso al credito per effettuare gli investimenti necessari a una conversione colturale di tale portata, sarebbero costretti a vendere le proprie terre a chi ha la capacità o l'accesso ai finanziamenti per sostenere gli investimenti, aprendo le porte a un nuovo fenomeno di concentrazione terriera e produttiva che spazzerebbe via l'economia locale e diffusa a favore di un'economia globale e concentrata nelle mani di pochi; la scelta di sostituzione di cultivar tradizionali e ulivi secolari con specie brevettate e impianti intensivi e superintensivi non è neutrale, ma riguarda il futuro dell'economia (oltre che della salute) del territorio. Pertanto sarebbe opportuno da parte del Governo considerare questo nodo come di fondamentale importanza per tutta l'olivicoltura, tanto da dover coinvolgere l'intero comparto olivicolo, dai piccoli produttori (che sono la maggioranza), a quelli che operano su grandi estensioni, favorendo la consapevolezza e la condivisione sul modello di sviluppo economico che si vuole intraprendere evitando di stravolgere interi territori, spesso fragili, non ultimo interessati da vincoli di natura idrogeologica, paesaggistica e talvolta anche archeologica; la Corte di giustizia della Unione europea, sez. 1ª, il 9 giugno 2016, nella sentenza cause riunite C-78/16, C-79/16, "Misure per impedire la diffusione della Xylella fastidiosa", richiamando l'art. 6, par. 2, lett. a ), della decisione di esecuzione 2015/789, dispone che "nel caso in cui nuovi elementi modifichino la percezione di un rischio o mostrino che tale rischio può essere circoscritto mediante misure meno gravose di quelle esistenti, spetta alle istituzioni, e in particolare alla Commissione, che ha il potere d'iniziativa, provvedere all'adeguamento della normativa ai nuovi dati (sentenza del 12 gennaio 2006, Agrarproduktion Staebelow, C?504/04, EU: C:2006:30, punto 40)", impegna il Governo: 1) ad abrogare nel più breve tempo possibile il decreto del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali 13 febbraio 2018, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 6 aprile 2018, recante "Misure di emergenza per la prevenzione, il controllo e l'eradicazione di Xylella fastidiosa (Well et al.) nel territorio della Repubblica italiana"; 2) a bloccare in via prioritaria l'utilizzo di Acetamiprid e Imidacloprid sospendendo eventuali trattamenti già in corso in quanto presidi fitosanitari provatamente neurotossici; 3) a bloccare in via prioritaria l'utilizzo di Azadiractina in quanto inefficace verso l'insetto vettore; 4) a comunicare alla Commissione europea le nuove evidenze scientifiche alla luce dei risultati delle sperimentazioni finanziate dalla Regione Puglia e condotte in Salento. Interrogazioni Atto n. 3-00090 BOLDRINI MARCUCCI BELLANOVA COLLINA CUCCA D'ARIENZO FERRAZZI GIACOBBE MAGORNO MANCA MISIANI PARRINI SBROLLINI STEFANO Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: la legge di bilancio per il 2018 (legge n. 205 del 2018, art. 1, commi 1106-1109) ha istituito il fondo di ristoro finanziario , finanziato attraverso il fondo interbancario di garanzia e il fondo dei conti dormienti, assegnando allo stesso una dotazione iniziale pari a 100 milioni di euro per gli anni dal 2018 al 2021; le risorse del fondo sono destinate all'indennizzo dei risparmiatori delle ex banche popolari venete (Veneto banca e Popolare di Vicenza) e delle 4 banche poste in liquidazione (Cassa di risparmio della Provincia di Chieti SpA, Banca Etruria, Cassa di risparmio di Ferrara SpA e Banca Marche); l'indennizzo era stato pensato per porre rimedio alla vendita fraudolenta di titoli rischiosi da parte delle banche ad investitori privi del profilo e delle informazioni adeguate, senza distinzione tra obbligazionisti e azionisti; il comma 1107 aveva fissato alla data del 30 marzo 2018 il termine per l'adozione dei decreti attuativi sulla ripartizione delle risorse, per un ammontare pari a 25 milioni di euro all'anno per 4 anni; allo stato attuale i decreti attuativi risultano pronti, a disposizione del Ministro dell'economia e delle finanze, ma non risultano ancora adottati dal Governo, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo intenda attivarsi per l'adozione, entro brevi termini, dei decreti attuativi necessari a garantire il ristoro del danno subito dai risparmiatori, azionisti e obbligazionisti compresi, vittime della vendita fraudolenta di titoli rischiosi da parte delle banche citate; se intenda adoperarsi per quanto di propria competenza per un incremento consistente della dotazione del fondo di ristoro, al fine di consentire ad un numero più ampio di imprese e di risparmiatori l'accesso all'indennizzo. Atto n. 3-00091 TOTARO LA PIETRA Al Ministro della salute Considerato che: sono stati arrestati 4 medici dell'ospedale di Prato per i reati di peculato e truffa ai danni dello Stato. Secondo l'accusa i medici effettuavano visite in nero a cittadini cinesi, utilizzando le strutture dell'ospedale con la mediazione di alcuni orientali; i 4 medici, 3 uomini e una donna, erano in servizio nel reparto di ginecologia dell'ospedale di Prato. Secondo l'indagine le pazienti cinesi pagavano una parcella tra i 100 e i 150 euro, saltando la trafila della prenotazione al CUP; gli interroganti ritengono necessario, a nome dei cittadini che sopportano da sempre infinite liste d'attesa e talvolta disservizi, spazzare via qualsiasi ombra sul corretto funzionamento dell'ospedale di Prato e sulle corrette procedure di accesso alla sanità, si chiede di sapere quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda prendere per verificare il sistema di controllo di tutto ciò che avviene all'interno del presidio ospedaliero di Prato e delle strutture collegate e quali iniziative intenda prendere per intervenire ed eventualmente sanzionare questi comportamenti deprecabili e indegni della cosa pubblica. Atto n. 3-00092 LANNUTTI Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: come si apprende da un articolo de "la Repubblica" del 12 luglio 2018 «Mps non si costituirà parte civile contro gli ex vertici Alessandro Profumo e Fabrizio Viola. Lo ha deciso all'unanimità il consiglio di amministrazione dell'istituto senese. Il cda, si legge in una nota, "all'esito di una approfondita fase istruttoria condotta con l'ausilio di autorevoli consulenti legali esterni, ha valutato che, allo stato, non sussistano le condizioni per procedere alla costituzione di parte civile nel procedimento [penale] nel cui contesto l'ex presidente del consiglio di amministrazione Alessandro Profumo e l'ex amministratore delegato Fabrizio Viola sono stati rinviati a giudizio con l'accusa di manipolazione di mercato e false comunicazioni sociali, mentre l'allora presidente del collegio sindacale e attuale sindaco effettivo, Paolo Salvadori, è stato rinviato a giudizio con l'accusa di false comunicazioni sociali. Nel formulare le proprie valutazioni, il consiglio di amministrazione - viene precisato nella nota - ha considerato nel loro insieme tutti gli elementi decisionali disponibili, avendo esclusivo riguardo al perseguimento degli interessi della banca e alla tutela dell'integrità del suo patrimonio"»; si legge sul "Corriere della sera" del 27 aprile 2018: «Con una decisione non scontata da parte del gup di Milano, (...) gli ex vertici di Mps Alessandro Profumo - già presidente della banca e ora A.D di Leonardo - e l'ex ceo Fabrizio Viola - in seguito alla guida e poi commissario di Popolare di Vicenza e Veneto Banca - oltre a Paolo Salvadori, ex presidente del collegio sindacale, e alla stessa banca per responsabilità ex legge 231, sono stati rinviati a giudizio per aggiotaggio (ipotesi caduta per Salvadori) e falso in bilancio per il caso della contabilizzazione a bilanci dei cosiddetti "derivati" Santorini e Alexandria. Il processo inizierà il 17 luglio. La Procura aveva chiesto per tutti gli imputati il proscioglimento. Il gup Alessandra Del Corvo, non accogliendo le richieste dei pm e delle difese, ha mandato gli imputati a processo. (...) "Sono sorpreso ma confermo con determinazione di essere sereno per le scelte fatte in Mps. Dimostreremo di aver sempre operato correttamente nell'interesse dell'istituto e dei suoi azionisti, peraltro in stretta collaborazione con Banca d'Italia e Consob, e riconfermo la mia totale fiducia nella magistratura", così Alessandro Profumo, secondo quanto indicato da fonti vicine al manager, ha commentato la decisione del gup. (...) I pm Giordano Baggio, Stefano Civardi e Mauro Clerici già nel settembre 2016 avevano chiesto l'archiviazione delle accuse a carico degli imputati (la tranche d'indagine era stata trasmessa per competenza da Siena a Milano) ma nell'aprile 2017 si erano visti respingere l'istanza dal gip Livio Cristofano, che aveva ordinato l'imputazione coatta. Da qui la richiesta di rinvio a giudizio e l'udienza preliminare nella quale il pm Civardi nella scorsa udienza aveva chiesto nuovamente il proscioglimento con argomentazioni simili a quelle dell'istanza di archiviazione. (...) Dopo la crisi di Mps di fine 2011 a Siena erano arrivati Viola e Profumo per ristrutturare l'istituto. A febbraio 2013 avevano effettuato una correzione ("restatement") del bilancio di Mps denunciando circa 700 milioni di perdite nascoste dietro una contabilizzazione non corretta di alcune operazioni di finanziamento a lungo termine su Btp (tecnicamente " enhanced long term repo "), realizzate con Deutsche Bank - operazione Santorini - e Nomura - operazione Alexandria. Tali contratti vennero denunciati come derivati ma, anche sulla base di un parere di Banca d'Italia-Consob-Ivass sul trattamento contabile, vennero mantenute iscritte secondo il criterio adottato da Mussari e Vigni, cioè "a saldi aperti" ovvero come prestiti e acquisti contemporanei e non "a saldi chiusi", cioè come derivati, con effetti sia sul conto economico sia a livello di patrimonio. Vennero anche avviate cause per 1,2 miliardi di euro contro le 2 banche internazionali che portarono più avanti a due transazioni. Nel frattempo, nel 2016, la stessa Mps dovette correggere i bilanci fino al 2015 su ordine della Consob dopo che dalle indagini era emerso che i Btp alla base di alcune di quelle operazioni non erano stati acquistati da Mps. Da qui la nuova inchiesta, nata anche su impulso di un "supertestimone" come Giuseppe Bivona, ex manager di Goldman Sachs, e ora alla guida di una società di consulenza, Bluebell Partners, che da anni spulcia i bilanci senesi. Secondo i pm, Profumo e Viola non sarebbero stati da processare perché avrebbero agito senza alcuna intenzione di falsificare i conti (tra il 2011 e il 2014) né di occultare le perdite, anche perché avrebbero dato indicazione degli effetti contabili dei derivati in maniera pro-forma nei bilanci da loro firmati, senza dunque intenzione di ingannare il mercato. Diversa la lettura del gip dell'imputazione coatta (che agli atti aveva anche una nuova consulenza disposta dalla Procura generale) che aveva ravvisato nelle condotte dei manager presunti profili ingannevoli nei confronti del mercato perché quella contabilizzazione non aveva dissipato le ambiguità sui derivati»; secondo Bivona, vi sono responsabilità da parte di Viola, Profumo, Consob e Banca d'Italia nella falsificazione dei bilanci MPS, come riportato da un lancio dell'agenzia "Ansa" del 16 aprile 2018: «"Che Alexandria e Santorini fossero dei derivati era scritto più di 400 volte negli stessi contratti. Leggendoli, chiunque sarebbe dovuto saltare sulla sedia"». Lo ha detto Giuseppe Bivona, quale consulente di alcune parti civili, testimoniando al processo. «Secondo Bivona, nella vicenda Mps hanno responsabilità non solo gli ex vertici, ma anche le autorità di controllo come Bankitalia e Consob, e i vertici che hanno "ereditato" la banca dall'ex presidente Giuseppe Mussari. Oltre a Mussari, fra gli imputati ci sono l'ex direttore generale Antonio Vigni, l'ex responsabile dell'area finanza Gianluca Baldassarri e l'ex direttore finanziario Daniele Pirondini. Sono accusati, a vario titolo, di falso in bilancio, aggiotaggio e ostacolo alla vigilanza. L'ex a.d Fabrizio Viola e l'ex presidente Alessandro Profumo "avevano tutte le informazioni necessarie - ha spiegato Bivona - Eppure, anche nei bilanci successivi al loro arrivo, quindi dal 2012 in poi, i derivati sono contabilizzati come titoli di Stato. Questa pratica è finita nel 2015, quando è intervenuta la procura". "Nel 2012 un'ispezione di Bankitalia aveva rilevato che si trattava di derivati - ha ricostruito Bivona - nel 2013 lo hanno riconosciuto Nomura, controparte in Alexandria, e Deutschebank, controparte in Santorini, oltre al Riesame di Siena. Ne deriva che quei bilanci erano viziati. Eppure, nessuna autorità di vigilanza ha avuto da ridire sugli aumenti di capitale del 2014 e 2015. È stata la procura a fare quello che non avevano fatto Consob e Bankitalia". Sia Consob sia Bankitalia sono parti civili al processo. A Milano è in corso anche l'udienza preliminare a carico di Profumo e Viola: per la seconda volta il pm ha chiesto il loro proscioglimento. Il 12 aprile, l'assemblea di Mps ha giudicato inammissibile la richiesta di azione di responsabilità promossa da Bivona nei confronti di Profumo e Viola», si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto descritto; se ritenga che la mancata costituzione di parte civile contro Profumo e Viola da parte del presidente MPS Bariatti, vice presidente Turicchi e del consigliere Kostoris non integri un conflitto di interessi, essendo solidale la responsabilità del consiglio di amministrazione, gli stessi che come membri dello stesso consiglio avevano approvato l'ultima semestrale nel 2015 accusata di essere falsa; se non abbia il dovere, anche alla luce di una decisione che comporta pregiudizio al patrimonio di Monte dei Paschi di Siena, di attivarsi, per quanto di competenza, al fine di revocare il mandato dell'intero consiglio di amministrazione, mettendo all'ordine del giorno della prossima assemblea degli azionisti un'azione di responsabilità verso tutti i protagonisti del grave dissesto; se ritenga che le dichiarazioni di Profumo di avere agito nell'interesse dell'istituto e dei suoi azionisti, "in stretta collaborazione con Banca d'Italia e Consob", non rappresentino la prova della responsabilità delle autorità vigilanti, che hanno sempre agito per tutelare gli interessi esclusivi delle banche e dei banchieri, calpestando i diritti di clienti, risparmiatori e lavoratori; quali misure urgenti intenda attivare, per restituire correttezza, trasparenza e legalità, sia nell'operato dei banchieri, sia soprattutto nello svolgimento delle funzioni di vigilanza da parte di Banca d'Italia e Consob. Atto n. 3-00093 FARAONE Ai Ministri della salute e dell'interno Premesso che: sempre con maggiore frequenza si registrano casi di aggressione a medici ed operatori sanitari impegnati nei diversi punti di pronto soccorso dei presidi ospedalieri presenti in tutto il territorio nazionale; il fenomeno sta assumendo dimensioni molto preoccupanti, in particolar modo nel Sud del Paese; spesso le cause delle violenze ai danni del personale medico e sanitario sono da ricercare, da un lato, nell'esasperazione di pazienti e familiari per le lunghe attese nei reparti di emergenza e, dall'altro lato, nella scarsa presenza di misure di vigilanza a tutela del personale medico e sanitario ivi operante, si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo non ritengano opportuno intraprendere le necessarie iniziative, al fine di assicurare adeguata sicurezza al personale medico e sanitario operante nei punti di pronto soccorso. Atto n. 3-00094 FARAONE Al Ministro della salute Premesso che: le infezioni ospedaliere, ovvero quelle infezioni insorte durante il ricovero in ospedale, o dopo le dimissioni del paziente, che al momento dell'ingresso non sono manifeste clinicamente, né in incubazione, rappresentano un problema sanitario in forte crescita; il fenomeno dell'incremento delle infezioni ospedaliere è attribuibile in buona parte al costante incremento dei batteri resistenti agli antibiotici; pertanto, appare di tutta evidenza come la decontaminazione ambientale risulti essere una modalità necessaria, essendo ormai acclarato che una disinfezione non corretta eseguita in un nosocomio incrementa esponenzialmente il numero di infezioni ospedaliere, unitamente ad un intervento microbiologico tempestivo; appare, quindi, necessario adottare misure straordinarie per la riduzione delle infezioni ospedaliere, introducendo sistemi di decontaminazione e disinfezione che siano in grado di mettere in sicurezza i luoghi di lavoro, a partire dai siti ospedalieri, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo non intenda intraprendere le opportune iniziative al fine di garantire pratiche assistenziali sicure in grado di controllare o prevenire la trasmissione di infezioni ospedaliere, nonché infezioni correlate all'assistenza; se non ritenga, altresì, opportuno promuovere un rafforzamento delle linee guida in tale ambito, al fine di migliorare le azioni di prevenzione rispetto al rischio di infezioni. Atto n. 3-00095 FARAONE Al Ministro della salute Premesso che: il piano nazionale di governo delle liste d'attesa (PNGLA) 2010-2012, approvato con l'intesa Stato-Regioni del 28 ottobre 2010, ha definito 58 prestazioni tra visite specialistiche, esami diagnostici e interventi chirurgici per cui ASL ed ospedali devono garantire i tempi massimi di attesa. A seguito del recepimento del piano, a Regioni e Province autonome spettava quindi di pubblicare il piano regionale di governo delle liste d'attesa e, entro 60 giorni, ogni azienda sanitaria era tenuta ad adottare il proprio programma attuativo, garantendone adeguata diffusione ai cittadini; da quanto emerge dai primi risultati di un monitoraggio indipendente, condotto dalla fondazione "Gimbe" relativamente alla rendicontazione pubblica dei tempi di attesa da parte delle Regioni, si evidenzia un Servizio sanitario nazionale a più velocità. Dai siti istituzionali emerge, infatti, un quadro molto eterogeneo da cui risulta come solo 5 Regioni (Basilicata, Emilia-Romagna, Lazio, Provincia autonoma di Bolzano, Valle d'Aosta) offrono sistemi avanzati di rendicontazione pubblica sui tempi di attesa come previsto dall'ultimo piano 2010-2012. In tre Regioni, invece (Campania, Molise e Toscana) non è disponibile alcun report ; tali informazioni, secondo quanto previsto dal decreto legislativo 14 marzo 2013, n. 33, meglio noto come "decreto trasparenza", dovrebbero essere rese pubblicamente disponibili a tutti i cittadini con l'obiettivo di favorire il controllo diffuso sull'operato delle istituzioni e sull'utilizzo delle risorse pubbliche; dall'analisi condotta dall'osservatorio Gimbe emerge che, con l'eccezione della rilevazione effettuata da Agenas nel 2010, non è disponibile alcun monitoraggio nazionale aggiornato sui recepimenti regionali del piano nazionale e sulla redazione dei piani aziendali, né tantomeno sulla rendicontazione pubblica dei tempi di attesa, oggetto solo di indagini a campione effettuati da varie organizzazioni: CREA Sanità, Censis, Cittadinanzattiva e Eurispes; si evince, pertanto, che "la trasparenza sui tempi di attesa, di fatto prevista per legge, rimane in larga parte disattesa da Regioni e Province autonome: accanto ad alcuni sistemi avanzati di rendicontazione che permettono di conoscere in tempo reale i tempi di attesa per ciascuna prestazione in tutte le aziende sanitarie, vi sono addirittura Regioni che non rendono disponibile alcun dato, nonostante qualcuna sia in pole position nella "classifica" degli adempimenti LEA"; il 14 giugno 2018, in vista della predisposizione del nuovo piano nazionale di governo delle liste d'attesa, il Ministro in indirizzo ha inviato a Regioni e Province autonome una circolare mirata a raccogliere informazioni capillari sulle modalità di gestione delle liste di attesa e dell'attività libero-professionale intramuraria; appare, pertanto, auspicabile, al fine di contrastare questo inaccettabile livello di mancata trasparenza, come anche evidenziato dalle considerazioni dell'osservatorio Gimbe, che il nuovo piano nazionale definisca criteri univoci per rendicontare pubblicamente i tempi di attesa, per consentire ai cittadini di partecipare attivamente al miglioramento dei servizi sanitari, nonché per fornire a istituzioni e ricercatori una base univoca di dati per confrontare le performance regionali, anche ai fini di un inserimento di tale indicatore nel monitoraggio degli adempimenti LEA, si chiede di sapere: quali informazioni siano pervenute al Ministro in indirizzo riguardo alle modalità di gestione delle liste di attesa e dell'attività libero-professionale intramuraria a seguito della circolare del 14 giugno 2018, nonché, quali opportune iniziative intenda intraprendere, al fine di dare piena attuazione al piano nazionale; se non intenda intraprendere le opportune iniziative al fine di garantire una piena attuazione alle disposizioni di cui al decreto legislativo 14 marzo 2013, n. 33, e successive modificazioni e integrazioni. Atto n. 3-00098 FARAONE GINETTI PARRINI SUDANO Ai Ministri delle infrastrutture e dei trasporti, dell'interno e dell'economia e delle finanze Premesso che: nella puntata del programma televisivo "Piazza Pulita" del 7 giugno 2018 è andata in onda un'intervista nella quale un senatore ha affermato di continuare a vivere in una casa popolare nella città di Frascati (Roma) pagando un affitto che è stato recentemente adeguato a 700 euro rispetto ai 7,73 euro al mese pagati prima di essere eletto; nella città di Frascati vivono numerose famiglie che da diverso tempo sono in attesa dell'assegnazione di un alloggio di edilizia residenziale pubblica e che rispettano pienamente i requisiti di legge previsti per l'assegnazione di tali alloggi; allo stato attuale l'interessato supera i limiti reddituali previsti per l'accesso ai benefici di edilizia residenziale pubblica e, di fatto, si trova in una situazione di sostanziale decadenza dal diritto di assegnazione di alloggio destinato per legge all'assistenza abitativa di famiglie in stato di effettivo bisogno, si chiede di sapere: quali iniziative intendano assumere i Ministri in indirizzo o al fine di accertare se siano state rispettate tutte le disposizioni di legge che disciplinano l'assegnazione di un alloggio che per sua natura è destinato all'assistenza abitativa di famiglie in stato di bisogno; se intendano verificare, a tutela delle famiglie attualmente in graduatoria per l'assegnazione nella città di Frascati di un alloggio di edilizia residenziale pubblica, se siano state adottate o siano in via di adozione iniziative a tutela dei loro diritti da parte dell'amministrazione comunale; se intendano verificare se nel comune di Frascati vi siano altri casi di assegnazione di alloggi di edilizia residenziale pubblica a famiglie che non rispettano i requisiti di legge per l'assegnazione. Atto n. 3-00100 D'ARIENZO Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: la direttrice Brescia-Verona costituisce un'importante sezione del corridoio della rete centrale TEN-T "mediterraneo" (MED) definito dai regolamenti (UE) n. 1315/2013 e n. 1316/2013 e rappresenta un'ulteriore tappa per la realizzazione della linea alta velocità-alta capacità Milano-Venezia; è, in particolare, una delle linee più importanti a livello nazionale e funge da distributore dei traffici merci che giungono dal nord Europa attraverso l'Austria e la Svizzera verso il resto del Paese. Essa si caratterizza per la presenza di un alto numero di treni viaggiatori, nelle ore diurne, a cui si aggiunge una consistente quantità di treni merci soprattutto nelle ore notturne. I volumi e la tipologia dell'offerta si differenziano tratta per tratta, assumendo un carattere prevalentemente regionale e metropolitano in corrispondenza dei grandi nodi; il potenziamento della direttrice Brescia-Verona riveste, quindi, un'importanza strategica sia per superare i vincoli di capacità e di prestazione dell'infrastruttura esistente sia per cogliere le opportunità di sviluppo dei traffici lungo il corridoio mediterraneo; considerato che: l'intervento sulla linea alta velocità-alta capacità Milano-Venezia, direttrice Brescia-Verona, ricade tra le infrastrutture strategiche incluse negli strumenti programmatori già approvati (XI allegato infrastrutture al Documento di economia e finanza 2013); è infatti stato confermato anche tra le opere prioritarie del programma delle infrastrutture strategiche allegato al Documento di economia e finanza; nel settembre 2014 è stato avviato l' iter per quanto riguarda le procedure autorizzative della Brescia-Verona; nella seduta del 10 luglio 2017 il Cipe ha approvato il progetto definitivo del lotto funzionale Brescia est-Verona con delibera n. 42. Nello specifico, il Cipe ha approvato il progetto definitivo della nuova linea ferroviaria Brescia-Verona lotto Brescia est-Verona, escluso nodo di Verona, dal costo complessivo di 2.499 milioni di euro ed ha autorizzato l'avvio della realizzazione delle opere del primo lotto costruttivo, entro un limite di spesa di 1.892 milioni di euro; la nuova linea alta velocità-alta capacità Brescia Est-Verona comprende: a) il primo lotto costruttivo relativo alla realizzazione delle opere civili della linea alta velocità, per un valore complessivo di 1.892 milioni di euro, finanziato con le leggi di stabilità per il 2014 e per il 2015, trova copertura nell'ambito degli stanziamenti assegnati con il vigente contratto di programma tra il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e Rete ferroviaria italiana. In questo tratto, l'opera si sviluppa in affiancamento all'autostrada A4 Milano-Verona per circa 31 chilometri e nell'ultimo tratto di circa 7,3 chilometri in affiancamento alla linea ferroviaria esistente Milano-Venezia; b) il secondo lotto costruttivo riguarda le opere civili di completamento del suddetto lotto Brescia est-Verona, nei comuni di Mazzano e Calcinato in provincia di Brescia, per uno sviluppo di circa 5,6 chilometri, nonché l'armamento e gli impianti tecnologici dell'intero lotto funzionale, per un valore di 607 milioni di euro; con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del 24 marzo 2018 della suddetta delibera del Cipe, previa registrazione dalla Corte dei conti in data 1° gennaio 2018, è stato dato il via libera ai lavori di costruzione della tratta; rilevato che: in più occasioni, diversi membri dell'Esecutivo hanno annunciato, in linea con i contenuti del contratto di governo Lega-M5S, l'intenzione di rivedere le decisioni in merito ad alcune infrastrutture strategiche, usando a pretesto una "verifica su costi e benefici" già ampiamente realizzata in sede di decisione dell'investimento; grave preoccupazione suscitano le ispezioni già disposte e le iniziative annunciate che prefigurano il sostanziale blocco o l'allungamento dei tempi nella realizzazione di grandi opere di rilevanza nazionale ed internazionale, fra cui l'alta velocità-alta capacità Milano-Venezia, direttrice Brescia-Verona; il 12 luglio 2018, nel corso del question time al Senato, il Ministro per i rapporti con il Parlamento e la democrazia diretta, in sostituzione del Ministro in indirizzo, interrogato anche in merito all'alta velocità-alta capacità Milano Venezia, direttrice Brescia-Verona, ha fatto intendere che si procederà ad un riesame dell'analisi trasportistica già effettuata, rivedendo le conferenze dei servizi e la valutazione di impatto ambientale. Il criterio sarebbe quello della sostenibilità delle opere, anche valutando le penali per la risoluzione dei contratti; tali dichiarazioni hanno avuto una vasta risonanza e destato forti preoccupazioni tra i cittadini e le imprese dei territori interessati, in particolare per gli effetti dell'eventuale blocco dell'opera e per le conseguenze che questo comporta per altri percorsi strettamente collegati, in primo luogo quello verso il Brennero; la decisione di fermare l'opera infrastrutturale sarebbe estremamente grave, anche in considerazione del fatto che si tratta di un intervento che rientra nel corridoio della rete centrale TEN-T "mediterraneo" ed investe la responsabilità internazionale del nostro Paese, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo intenda garantire la realizzazione dell'opera; se intenda chiarire quali siano le modalità di svolgimento delle verifiche sul rapporto tra costi e benefici e a chi saranno affidati gli incarichi per procedere alle valutazioni; se intenda affidare tali incarichi con procedure di evidenza pubblica oppure con incarichi a professionisti di fiducia; con quali tempi verranno effettuate tali verifiche; se intenda coinvolgere in tale valutazione gli uffici del Ministero e la struttura tecnica di missione ivi insediata; se, in attesa dei risultati di tali valutazioni, i cui tempi sono del tutto ignoti, intenda comunque garantire l'avvio dei lavori sulla direttrice Brescia-Verona o se, al contrario, intenda interromperli; in ragione della trasparenza, se intenda rendere noto a quanto ammontino gli eventuali oneri a carico del bilancio pubblico in caso di sospensione dell'opera. Atto n. 3-00102 MANGIALAVORI Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca Premesso che: il decreto del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca n. 536 del 12 luglio 2018, recante la distribuzione dei contratti di formazione medica specialistica presso le scuole di specializzazione mediche anno accademico 2017/2018, non ha previsto posti statali per la scuola di specializzazione in Cardiochirurgia dell'università "Magna Graecia" di Catanzaro; la mancata previsione di posti per la scuola di cardiochirurgia, del tutto inaspettata, ha destato perplessità dal momento che la scuola ha ottenuto un regolare accreditamento, ai sensi di quanto stabilito dal decreto direttoriale n. 2593 del 29 settembre 2017, con assegnazione di un posto statale e di un posto aggiuntivo finanziato dalla Regione Calabria e successiva attivazione con decreto rettorale; l'accreditamento è avvenuto in ottemperanza al decreto interministeriale 13 giugno 2017, nota prot. n. 402, che ha introdotto nuove regole per l'attivazione delle scuole di specializzazione e imposto requisiti e standard minimi organizzativi e strutturali. L'accreditamento da parte del Ministero, pertanto, certifica che la scuola di specializzazione catanzarese rispetta tutti i requisiti e gli standard previsti; la stessa procedura si è resa necessaria anche quest'anno con produzione di tutta la documentazione necessaria e si è conclusa con un risultato positivo e il relativo accreditamento sia della scuola di specializzazione in Cardiochirurgia dell'università "Magna Graecia", sia della rete formativa connessa, e costituita dalle 3 Cardiochirurgie calabresi (universitaria di Catanzaro, ospedaliera di Reggio Calabria e privata accreditata sempre a Catanzaro), con decreto direttoriale n. 20461 del 9 luglio 2018; a parere dell'interrogante, si tratta dell'ennesimo abuso ai danni della Calabria e del suo sistema universitario, nonché di una scelta ingiustificata, oltre che fortemente sbagliata, dal momento che rischia di compromettere l'attività di una delle eccellenze universitarie calabresi; una scuola che, fino a due anni fa, era solo una sede aggregata a un'altra università e che dunque in poco tempo è riuscita a collocarsi in una posizione di primo piano nell'ambito del sistema universitario italiano; giova ribadire che la scuola di Catanzaro è attiva e svolge regolarmente le sue funzioni sia didattiche che di formazione specialistica per i laureati medici iscritti; sarebbe opportuno capire le motivazioni che hanno indotto il Ministero a non assegnare, per quest'anno, alcun posto statale ad una scuola accreditata sia dallo stesso dicastero che dal Ministero della salute, si chiede di sapere: quali siano le motivazioni della mancata previsione di posti statali per la scuola di specializzazione in Cardiochirurgia dell'università "Magna Graecia" di Catanzaro; se il Ministro in indirizzo non intenda rivedere tale decisione che penalizza oltre misura una delle realtà universitarie più straordinarie della Calabria e dell'intero Mezzogiorno, affinché l'università di Catanzaro non venga privata di uno strumento indispensabile, sia da un punto di vista formativo che per quanto concerne il servizio sanitario calabrese. Atto n. 3-00103 LONARDO DE SIANO TOFFANIN MOLES FLORIS VITALI CARBONE Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: la Regione Campania rende disponibili, con procedura a sportello, percorsi lavorativi denominati "APU", cioè attività di pubblica utilità, presso le pubbliche amministrazioni di cui al decreto legislativo n. 165 del 2001 rivolti ad ex percettori di ammortizzatori sociali privi di sostegno al reddito, per favorire la permanenza nel mondo del lavoro, in attività di pubblica utilità come da decreto legislativo n. 150 del 2015 (art. 26); la partecipazione dei beneficiari agli APU è subordinata alla presentazione di specifici progetti da parte degli enti pubblici; il Comune di Limatola (Benevento), a seguito della delibera di Giunta n. 91 del 6 luglio 2017, ha partecipato all'"Avviso Pubblico per il finanziamento di misure di politica attiva - Percorsi lavorativi presso Pubbliche Amministrazioni" della Regione Campania, approvato con decreto dirigenziale n. 6 del 29 maggio 2017 e pubblicato sul bollettino ufficiale n. 43 dello stesso giorno; la Regione Campania, con delibera di Giunta n. 420 del 27 luglio 2016, aveva proceduto alla programmazione delle risorse per il piano di formazione-lavoro per ex percettori di ammortizzatori sociali ordinari e straordinari, programmando un importo per gli interventi a valere sull'asse 1 del POR Campania FSE 2014-2020, per l'espletamento di diverse iniziative, tra cui percorsi lavorativi presso pubbliche amministrazioni; con delibera di Giunta regionale n. 253/2017, ha proceduto ad integrare le risorse relative al finanziamento dei percorsi lavorativi con risorse finanziarie a valere sull'asse 1 del POR Campania FSE 2014-2020, per favorire l'inserimento lavorativo dei disoccupati di lunga durata e dei soggetti con maggiore difficoltà di inserimento occupazionale, nonché il sostegno delle persone a rischio di disoccupazione di lunga durata; i lavoratori impiegati in attività di pubblica utilità presso il Comune di Limatola, ben 14 ex percettori di ammortizzatori sociali ed ex percettori di sostegno al reddito, hanno operato in progetti funzionali di giardinaggio, lavori in occasione di manifestazioni sportive, culturali, caritatevoli, in occasioni di emergenza, in lavori e servizi legati ad esigenze del territorio e dei cittadini, fungendo da valido supporto a sostegno delle attività del Comune; il progetto, scaduto in data 4 luglio 2018, non è stato rifinanziato dalla Regione, né alcuna misura in merito è stata adottata dal Governo; dunque, i 14 lavoratori si ritrovano attualmente senza alcun reddito ed in gravissime situazioni finanziarie per l'impossibilità di trovare un'occupazione, considerata anche la grave crisi che attanaglia il territorio; in Campania i Comuni interessati dalla misura APU, al momento, sono 189 e la platea di lavoratori riguarda circa 2.600 persone, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga di adottare misure urgenti per la proroga dei progetti APU (attività di pubblica utilità). Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento Atto n. 3-00096 FARAONE Al Presidente del Consiglio dei ministri Premesso che, per quanto risulta all'interrogante: il 13 giugno 2018 Vincenzo Spadafora è stato nominato sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri con delega alle pari opportunità e giovani; ad oggi al sottosegretario Spadafora non sono state conferite le relative deleghe; conseguentemente al momento non risulta essere stato nominato il capo del Dipartimento per le pari opportunità della Presidenza del Consiglio dei ministri; la mancata nomina del capo del Dipartimento per le pari opportunità sta comportando il blocco dei pagamenti per i vecchi progetti sul femminicidio e il blocco dell'avvio dei progetti già approvati e in graduatoria; si chiede di sapere se il Presidente del Consiglio dei ministri non ritenga necessario e urgente intervenire al fine di sbloccare la situazione determinatasi a causa della mancata nomina del capo del Dipartimento per le pari opportunità, anche alla luce dei forti disagi e del grave pregiudizio arrecato a chi è ancora in attesa del pagamento di quanto dovuto per i vecchi progetti sul femminicidio e a chi si trova nell'impossibilità di avviare i progetti già approvati ed inseriti utilmente in graduatoria. Atto n. 3-00097 FARAONE Ai Ministri della salute e dell'interno Premesso che: da alcune recenti affermazioni del Ministro dell'interno Salvini, rilasciate in occasione del raduno della Lega a Pontida del 1° luglio 2018, e qualche giorno dopo, in occasione della trasmissione di La7 "In Onda", si evince l'esigenza, per lo stesso, di rivedere quelle che egli definisce «certe finte riforme» che «portano il dramma nelle famiglie», ad esempio la «riforma che ha riguardato i malati psichiatrici e ha cancellato le strutture che curavano i malati psichiatrici, abbandonando le famiglie al loro destino», e che «c'è quest'anno un'esplosione di aggressioni per colpa di malati psichiatrici e qua non è competenza del mio ministero, però evidentemente c'è da rivedere il fatto che sia stato abbandonato il tema della psichiatria e lasciato solo sulle spalle delle famiglie italiane chiudendo tutte le strutture di cura per i malati psichiatrici»; sembrerebbe che le affermazioni del ministro Salvini facciano riferimento alla legge 13 maggio 1978, n. 180, cosiddetta legge Basaglia, che portò alla chiusura dei manicomi; il ministro Salvini, certamente, è a conoscenza del fatto che i vecchi manicomi sono stati sostituiti dai centri di salute mentale dai e centri diurni, nonché dal servizio psichiatrico di diagnosi e cura negli ospedali per chi, invece, necessita di assistenza per lunghi periodi; considerato che il tema della malattia psichiatrica è un tema particolarmente delicato, e riguarda un elevato numero di persone, si chiede di sapere: se il Ministro dell'interno non ritenga opportuno, nell'ambito della sua attività, astenersi da dichiarazioni improvvide che concernono competenze e responsabilità di altri dicasteri; se il Ministro della salute, non ritenga necessario chiarire con la massima urgenza quali siano i suoi intendimenti e le politiche che il suo dicastero intraprenderà in materia di salute mentale e assistenza alle persone affette da disturbi psichiatrici; se non ritenga, altresì, opportuno promuovere lo stanziamento di maggiori somme a sostegno della spesa sanitaria al fine di garantire, in maniera omogenea su tutto il territorio nazionale, un sistema assistenziale adeguato a migliorare la rete dei servizi per la salute mentale, salvaguardando il diritto alla cura e all'inclusione sociale delle persone con disturbi psichiatrici. Atto n. 3-00099 COMINCINI MALPEZZI SUDANO VERDUCCI MISIANI VALENTE Al Ministro della difesa Premesso che: il Ministro in indirizzo è docente dell'università "Link Campus", presso la quale è stata responsabile dei progetti speciali e vice direttore del coordinamento dei master in intelligence e sicurezza, ed è stata ricercatrice in materia di sicurezza e difesa presso il Centro militare di studi strategici di Roma; come riportato da diversi organi di stampa quali il quotidiano "la Repubblica" del 1° giugno 2018, "il Fatto Quotidiano" e l'"Huffington Post" del 2 giugno, presso l'ateneo è stata creata la società consortile "Sudgest Aid Scarl", presieduta dal medesimo Ministro, che gestisce progetti di cooperazione internazionale; come evidenziato dai citati organi di stampa, diverse e numerose risulterebbero essere le iniziative della Sudgest Aid: tra commesse del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale e di altri organismi internazionali, il sito della società cita 20 contratti per oltre 8 milioni di euro. Tra le attività finanziate a Sudgest ci sono corsi per il settore petrolifero riservati agli italiani d'Argentina; 1.800.000 euro per formare la pubblica amministrazione a Nassiriya; 1.350.000 per "uno strategic planning sul Distretto culturale mediterraneo", 257.000 euro per migliorare i servizi delle comunità libanesi; un progetto da 1.249.000 euro per la tracciabilità dei richiedenti asilo nello Yemen; uno da 2.675.000 euro in Perù per aumentare la redditività nel settore della carne; uno da 1.500.000 euro in Tunisia per promuovere le piccole imprese del Sahara. Infine, un programma per rendere più indipendente la magistratura egiziana; secondo quanto riportato, tra i contratti stipulati dal consorzio spicca quello assegnato dal Ministero degli affari esteri nel 2012 per un ammontare pari a 500.000 euro al fine di "incoraggiare il disarmo dei combattenti libici", la cui esecuzione è stata affidata a Gianpiero Spinelli, noto alle cronache per aver arruolato i 4 italiani rapiti in Iraq, vicenda segnata dall'uccisione di Fabrizio Quattrocchi nell'aprile 2004, nonché a sua volta docente nei medesimi corsi del Ministro presso la Link Campus university; come rivelato dal quotidiano "la Repubblica", già nel marzo 2018, Spinelli avrebbe riferito di essere stato ingaggiato dalla Sudgest al fine di recuperare i missili terra-aria sottratti dagli arsenali del colonnello Gheddafi e segnalati dai nostri servizi segreti; pertanto, secondo quanto rivelato dallo stesso Spinelli, una questione di estrema delicatezza legata alla sicurezza nazionale risulterebbe essere stata appaltata a dei contractor privati. Successivamente, a fronte della pericolosità della situazione libica, Spinelli avrebbe concordato una modifica del piano, impegnandosi nell'addestramento di 134 ex miliziani cui affidare la protezione delle zone archeologiche. Il sopraggiungere della guerra civile ha comportato, infine, il fallimento anche della seconda operazione condotta per conto della Sudgest Aid Scarl, si chiede di sapere: se i fatti riportati corrispondano al vero; se il Ministro in indirizzo non ritenga doveroso chiarire con la massima sollecitudine i suoi reali rapporti con la citata società consortile Sudgest Aid Scarl da lei presieduta, nonché se abbia, in occasione della nomina a Ministro, prontamente lasciato ogni incarico nei diversi progetti della Link Campus university legati a forze armate, forze dell'ordine e organismi multinazionali operanti nel settore della sicurezza. Atto n. 3-00101 RAUTI GARNERO SANTANCHE' LA PIETRA IANNONE Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Premesso che: nella notte tra il 15 e il 16 luglio 2018, una vasta area territoriale del mantovano è stata interessata da un violento nubifragio e una forte tromba d'aria che hanno colpito, in particolare, i comuni di Castel d'Ario, Roverbella, Castelbelforte, Medole, Marmirolo e Cavriana; fortunatamente non si sono registrate vittime, ma i danni alle case, alle strutture, agli impianti e alle coltivazioni (di mais, riso e soia) e ai vigneti, causati dal forte vento, dai numerosi allagamenti e dalle prolungate interruzioni del servizio di energia elettrica, sono stati ingenti; non si conosce ancora il bilancio effettivo dei danni provocati, che vanno però a sommarsi agli oltre 15 milioni di euro di danni provocati dal maltempo dall'inizio del 2018, secondo le stime fornite dalla Coldiretti Lombardia; gli ultimi eventi atmosferici confermano i rischi connessi ai cambiamenti climatici e stagionali e le conseguenti ricadute sull'agricoltura, anche in termini di perdita significativa dei raccolti; considerato che: in questo quadro è evidente che le conseguenze finanziarie per i bilanci degli enti locali saranno pesanti, dovendo essi affrontare una serie di spese non programmate; il verificarsi di condizioni meteorologiche avverse tende, da alcuni anni, a essere talmente frequente da esigere maggiori spazi di azione per le Regioni e gli enti locali, i quali dovrebbero essere posti nelle condizioni di liberare le necessarie risorse dai limiti del patto di stabilità affinché possano essere utilizzate per mettere in sicurezza i terreni agricoli; inoltre è fondamentale semplificare le procedure che coinvolgono le Regioni e i Comuni nella gestione degli interventi di ripristino del territorio; in un momento di crisi perdurante, fenomeni di questo tipo finiscono con l'aggravare ulteriormente le condizioni del comparto agricolo e di tutta la filiera agroalimentare e pertanto è assolutamente indispensabile un impegno concreto delle istituzioni per garantire ai produttori agricoli e zootecnici il massimo sostegno nell'affrontare le situazioni di criticità ed emergenza; il 17 luglio 2018 in Consiglio regionale della Lombardia è stata presentata sulla vicenda una mozione urgente a prima firma delle consigliere di Fratelli d'Italia e Lega, Barbara Mazzali e Alessandra Cappellari, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo non ritenga di attivarsi tempestivamente per valutare la sussistenza dei presupposti per la dichiarazione dello stato di calamità naturale per i comuni colpiti; se e quali iniziative di competenza intenda adottare in favore degli operatori del comparto agricolo e zootecnico duramente colpiti dall'intenso e straordinario fenomeno meteorologico. Interrogazioni con richiesta di risposta scritta Atto n. 4-00365 MINUTO Al Ministro della difesa Premesso che: da articoli di stampa del 18 giugno 2018, pubblicati ad esempio su "La Nuova Sardegna" e "Cronache Tarantine", è emerso che dal mese di settembre, 700 allievi verranno trasferiti dalle scuole sottufficiali di Taranto alle scuole militari di La Maddalena divisi in 4 incorporamenti annui da 160-180 giovani, tra Marina militare e Capitaneria di porto, appartenenti alle categorie di nocchieri, nocchieri di porto e tecnici di macchine; risulterebbe esserci la sottoscrizione di un accordo, presumibilmente tra Ministero della difesa ed ente locale; non si hanno, invece, notizie di accordi con la Regione Puglia e tanto meno con la Provincia e il Comune di Taranto; il trasferimento recherebbe un danno all'immagine e avrebbe una forte ricaduta negativa sull'economia locale della città di Taranto (operatori culturali, commercianti, albergatori, tassisti, ristoratori, eccetera), le cui competenze in campo militare sono da sempre note, e creerebbe notevoli disagi alle famiglie dei 700 allievi, prevalentemente meridionali, sia per le difficoltà a raggiungere la Sardegna in occasione dei giuramenti, sia sotto il profilo economico; risale a circa 4 anni fa la decisione di trasferire i corsi dei volontari in ferma prefissata di un anno (VFP1) dall'allora "Maricentro" Taranto a "Mariscuola", al fine di razionalizzare le risorse economiche ed umane; la città di Taranto è dotata di modernissime strutture militari, sempre efficienti, con campus universitario sviluppato su di un'area di 32 ettari, con 41 edifici, 8 chilometri quadrati di aree verdi, 24 chilometri quadrati tra viali, piazzali e altre aree disponibili, oltre a 5,7 chilometri quadrati occupati dagli edifici per la didattica, con 66 aule, 34 laboratori attrezzati e un'aula magna da 534 posti; inoltre, il comprensorio ex Maricentro potrebbe ospitare ampiamente i 700 allievi distribuiti in 4 corsi, qualora le scuole sottufficiali di Taranto non fossero abbastanza capienti a causa di un aumento dovuto a qualche eventuale decina di militari stranieri; giova evidenziare che, fino a circa 15 anni fa, quando fu abolita la leva obbligatoria, ogni mese venivano arruolati oltre 1.200 militari presso il Maricentro; una maggiore presenza di militari sull'isola de La Maddalena comporta la dislocazione di qualche decina di militari in servizio permanente e delle rispettive famiglie e tale possibilità sta creando forte preoccupazione per il personale della Marina; a parere dell'interrogante, sarebbe auspicabile che il Ministero assumesse iniziative finalizzate anche alla ristrutturazione e all'utilizzo di caserme come l'ex Maricentro, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo confermi la decisione del trasferimento di 700 allievi dalle scuole sottufficiali di Taranto a La Maddalena; per quali motivi manchi un accordo con Regione Puglia e enti locali; se sia in previsione l'ampliamento delle tabelle organiche del personale in servizio permanente, non dirigente, nei prossimi 12 mesi sull'isola de La Maddalena, e di quali categorie e grado; se intenda riconsiderare tale trasferimento, deciso dal Governo allora in carica, tenuto conto del danno economico che potrebbe portare sulla città pugliese e sulla popolazione: cittadini che per oltre 130 anni hanno ospitato la forza armata nel pieno centro della città, e che oggi con l'eventuale trasferimento dei 700 VFP1 si vedrebbero fortemente danneggiati. Atto n. 4-00366 IANNONE ZAFFINI Al Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo Premesso che: in data 6 luglio 2018, il giornale on line "Digital day" ha riportato la notizia che a margine della prossima festa del Cinema, prevista a Roma dal 19 al 28 ottobre, dovrebbe svolgersi una nuova iniziativa denominata "VideoCittà", una sorta di "fuorisalone" che dovrebbe organizzare in tutta la città una serie di eventi relativi al mondo dell'audiovisivo; stando al giornale «L'iniziativa è riconducibile chiaramente a Francesco Rutelli che ne risulta il promotore in prima persona; ma Rutelli, non si può dimenticarlo, è anche e soprattutto presidente di Anica, l'Associazione Nazionale Industrie Cinematografiche Audiovisive e Multimediali aderente a Confindustria. È evidente come, nella posizione di presidente di Anica, sia ben più facile riuscire a far nascere e crescere un'iniziativa che, però, nella sostanza resta confinata nell'alveo del patrimonio personale di Francesco Rutelli»; il marchio VideoCittà è di proprietà di "Esperienza Italiana - Italian Experience srl", società interamente posseduta da Francesco Rutelli, che ne è anche amministratore unico, ma tale società non è quella che organizza operativamente l'evento, affidato, invece, a un'ulteriore società, denominata "Videocittà srl", controllata al 20 per cento da Anica Servizi e all'80 per cento dalla stessa Esperienza Italiana; il sito di VideoCittà risulterebbe privo di indicazioni del proprietario e della sua partita IVA, contrariamente alle vigenti disposizioni di legge; sempre secondo quanto riporta l'articolo, «non solo evidentemente Rutelli fa inevitabilmente leva sulla sua posizione di presidente dell'Anica per lanciare la sua personale iniziativa ma mischia, anche a livello societario, interessi privati e interessi associativi, una mossa quantomeno inopportuna, soprattutto per un politico navigato e noto come lui. Tanto più che VideoCittà, "all'insegna della trasparenza" ha affidato ad Anica tutti i rapporti con le istituzioni pubbliche. Inoltre, si legge sul sito, si propone di tenere una sorta di doppia contabilità dato che: "Tutte le risorse di provenienza pubblica saranno destinate da ANICA in via esclusiva ad attività di interesse pubblico (nessun introito da esse verrà attribuito ai promotori)". In pratica, ANICA, che certamente ha un ruolo e una veste istituzionale che il solo Rutelli non può vantare (se non come presidente della stessa Associazione), si prodiga per promuovere e raccogliere fondi per un'iniziativa che però resta e resterà di proprietà esclusiva del suo presidente. Fossimo negli associati di Anica avremmo più di qualche perplessità»; infine, "Digital day" riferisce che l'iniziativa di Rutelli avrebbe «ricevuto la benedizione (e probabilmente i finanziamenti) del Comune di Roma, del Mise, della Regione Lazio, della Camera di Commercio di Roma e della Rai, oltre che di sponsor privati, come Eni, Linkem e Intesa San Paolo», oltre al coinvolgimento diretto del Ministero dei beni e delle attività culturali del turismo, del quale è stato Ministro, che si è fatto promotore dell'iniziativa presso altri enti, di fatto proponendo e ottenendo la partecipazione al finanziamento di 1.140.000 euro (IVA esclusa) di costi vivi dell'evento, tanto che questi enti terzi riconoscono nel Ministero dei beni culturali il "Ministero proponente del progetto" e ad esso versano i contributi finalizzati a finanziarlo, si chiede di sapere se i fatti esposti corrispondano al vero, e di quali ulteriori elementi il Ministro in indirizzo disponga in merito. Atto n. 4-00367 TOFFANIN Al Ministro della salute Premesso che: il Comitato percorso nascita nazionale (CPNn) è stato costituito con decreto ministeriale 12 aprile 2011, come previsto dall'accordo Stato-Regioni del 16 dicembre 2010, recante linee di indirizzo per la promozione e il miglioramento della qualità, della sicurezza e dell'appropriatezza degli interventi assistenziali nel percorso nascita e per la riduzione del taglio cesareo; è stato rinnovato con decreto ministeriale 19 dicembre 2014 e successivamente integrato con decreto ministeriale 11 novembre 2015; esso supporta tutte le Regioni e Province autonome nell'attuare le migliori strategie di riorganizzazione dei punti nascita, verifica che esse siano coerenti con quanto definito nell'accordo ed assicura, nel contempo, un efficace coordinamento permanente tra le istituzioni centrali e periferiche in funzione della qualità e sicurezza del percorso nascita; la particolare attenzione verso la tematica del percorso nascita è attestata anche dall'inserimento nella verifica dei LEA di uno specifico punto dedicato al percorso nascita, attraverso cui è possibile svolgere un'azione di monitoraggio sullo stato di attuazione delle 10 linee di azione sottoscritte da Regioni e Province autonome nell'accordo; questo fissa in almeno 1.000 nascite all'anno lo standard cui tendere, nel triennio, per il mantenimento e l'attivazione dei punti nascita e prevede la razionalizzazione o la riduzione progressiva dei punti nascita con numero di parti inferiore a 1.000 all'anno, prevedendo l'abbinamento per pari complessità di attività delle unità operative ostetrico-ginecologiche con quelle neonatologiche e pediatriche. La possibilità di punti nascita con numerosità inferiore, e comunque non al di sotto di 500 parti all'anno, potrà essere prevista solo sulla base di motivate valutazioni legate alla specificità dei bisogni reali delle varie aree geografiche interessate da rilevanti difficoltà di attivazione dello STAM (servizio di trasporto assistito materno); l'11 novembre 2015, infine, è stato redatto un protocollo metodologico per la valutazione delle richieste di mantenere in attività punti nascita con volumi di attività inferiori ai 500 parti annui e in condizioni orogeografiche difficili (art. 1 del decreto ministeriale 11 novembre 2015). La richiesta di deroga deve essere formalizzata dall'Assessorato regionale per la salute, sentito il parere del Comitato percorso nascita regionale e deve contenere i seguenti elementi, necessari per la valutazione: standard operativi, tecnologici e di sicurezza del punto nascita in deroga; descrizione della rete dei punti nascita; bacino d'utenza attuale e potenziale per il punto nascita in deroga; definizione del responsabile del punto nascita in deroga e formazione; da parte del Comitato verranno valutati: standard operativi, tecnologici e di sicurezza del punto nascita in deroga; descrizione della prevista rete dei punti nascita, incluso STAM/STEN 3; bacino d'utenza attuale e potenziale per il punto nascita in deroga; definizione del responsabile del punto nascita in deroga e formazione; analisi dei costi; dopo un braccio di ferro con il dicastero della salute, che si trascina dal 2016, il Veneto è costretto a rinunciare a 4 punti nascita sotto i 500 parti all'anno, come disposto dal decreto ministeriale 2 aprile 2015, n. 70; i punti nascita interessati dal provvedimento riguardano, oltre a quello già chiuso di Trecenta (Rovigo), gli ospedali di Adria (Rovigo), Valdagno (Vicenza) e Piove di Sacco (Padova); si evidenzia che, nel 2017, si è raggiunto il record negativo di nascite dall'unità d'Italia (464.000 nuovi nati, contro il record positivo di 1.016.000 del 1964); la chiusura dei punti nascita citati diventa un problema particolarmente sentito, anche in relazione al profilo orografico di un territorio così esteso, e in ogni caso il numero delle nascite che avvengono in questi ospedali è vicino al punto massimo richiesto; considerata l'importanza dei punti nascita di Adria, Valdagno e Piove di Sacco, occorre profondere un costante impegno, a livello sia regionale che nazionale, affinché gli stessi siano mantenuti, garantendo al contempo più servizi, migliori condizioni di sicurezza e maggiori risorse, si chiede di sapere: quali risposte il Ministro di indirizzo intenda fornire in relazione alla richiesta di deroga per i punti nascita di Trecenta, Adria, Valdagno e Piove di Sacco; se non ritenga di attuare interventi finalizzati alla riorganizzazione e al potenziamento strutturale dei suddetti punti nascita, in ottemperanza al decreto ministeriale 11 novembre 2015 che prevede anche gli standard operativi, tecnologici e di sicurezza delle strutture. Atto n. 4-00368 NASTRI Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: i dati raccolti nel mese di maggio 2018, periodo cruciale per la formazione del Governo in carica, da parte della Banca centrale europea all'interno del sistema "target 2" indicano un appesantimento del saldo italiano di 38,6 miliardi di euro: ovvero da un saldo negativo di 426,1 miliardi di euro, a un saldo negativo di 464,7 miliardi di euro; secondo la "Reuters" (l'agenzia di stampa britannica), il saldo si è ulteriormente aggravato di altri 16 miliardi di euro e in due mesi (maggio-giugno 2018) il peggioramento ammonterebbe a 55 miliardi di euro; mentre la Bce ha sempre tenuto a precisare che una parte dell'andamento negativo del "target 2" nei confronti dell'Italia sia da imputare a ricadute tecniche del quantitative easing , tuttavia negli ultimi giorni, secondo quanto riporta un articolo pubblicato il 13 luglio da "la Repubblica", stanno emergendo alcune obiezioni a tale tesi, che interpretano l'andamento del "target 2" come una vera e propria fuga di capitali dal nostro Paese; l'articolo evidenzia come la sfiducia degli investitori sia palpabile e i disinvestimenti siano in continuo e costante stato di avanzamento, anche a seguito dei timori ancora esistenti da parte dei mercati finanziari che non sia stata abbandonata l'idea da parte del Governo in carica di uscire dall'euro, esponendo l'Italia ad un'inevitabile crisi di sfiducia che rischierebbe di portare ad un evento drammatico il nostro Paese, ovvero la perdita di accesso al mercato dei titoli obbligazionari da parte del Dipartimento del tesoro; anche dai tradizionali dati pubblicati dalla Banca d'Italia, emergono nuovi scenari e tendenze rispetto ai tradizionali dati della bilancia dei pagamenti, secondo cui le attività nette sull'estero degli italiani sono salite da 121,4 miliardi di euro dall'aprile 2017, a 143,6 miliardi di euro dell'aprile 2018, confermando pertanto la volontà degli investitori italiani di acquistare fondi esteri, bund tedeschi e azioni straniere; a giudizio dell'interrogante, tali considerazioni, ove confermate, non possono non destare dubbi e preoccupazioni sulle linee d'azione da parte del Governo nell'ambito delle scelte di politica economica, monetaria e geopolitica all'interno della UE; le continue dichiarazioni contrastanti all'interno del Governo sulle decisioni di politica economica e fiscale, da intraprendere anche nell'ambito dei futuri provvedimenti legislativi in materia sociale ed economica, le affermazioni molto spesso ambigue e contraddittorie di alcuni ministri sia nell'ambito delle politiche migratorie, che in tema di provvedimenti finanziari e fiscali, alimentano, a parere dell'interrogante, le incertezze e la mancanza di coesione da parte dell'Esecutivo in carica; urgenti e opportuni chiarimenti appaiono all'interrogante pertanto necessari, al fine di comprendere in maniera chiara quali siano le intenzioni e le linee guida del Governo ed evitare ulteriori fibrillazioni dei mercati finanziari internazionali, nei confronti dell'Italia, a causa dell'incertezza politica che governa il Paese, si chiede di sapere: quali valutazioni il Ministro in indirizzo intenda esprimere con riferimento a quanto esposto; se intenda confermare se i dati forniti dalla Bce nel mese di maggio 2018 dall'indicatore monetario "target 2", che evidenziano un tendenziale negativo per l'Italia, rappresentano una fuga di capitali pari a 55 miliardi di euro, registrati ni mesi di maggio e giugno; quali iniziative urgenti e necessarie intenda intraprendere per favorire l'economia italiana, i cui rischi al ribasso sulle prospettive di crescita, secondo gli ultimi indicatori economici, sono diventati più rilevanti di fronte ad una riaccesa incertezza politica, nonché quali misure intenda avviare per interrompere l'andamento dei disinvestimenti da parte degli investitori nel nostro Paese. Atto n. 4-00369 DE PETRIS Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Premesso che: il responsabile del servizio tecnico del Comune di Pescasseroli (L'Aquila) aveva richiesto di intervenire in relazione all'abbattimento di 12 alberi di alto fusto (abeti) dei 70 impiantati nel complesso residenziale "Fonte Fracassi", che insiste nell'area protetta del parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise. Nell'atto del 25 ottobre 2012, prot. n. 5218, si leggeva "che non è necessaria nessuna autorizzazione per l'abbattimento" di tali alberi in quanto "non rivestono un valore ambientale"; con tale atto il responsabile del servizio tecnico ha violato le imperative prescrizioni di cui agli artt. 42, 133, 142, 146 e 181 del codice dei beni culturali e del paesaggio (legge n. 42 del 2004, e successive modificazioni) nonché gli artt. 13 e 30 della legge sulle aree protette n. 394 del 1991. La richiesta è inoltre in contrasto con l'art. 29 delle norme tecniche di attuazione del piano regolatore generale del Comune di Pescasseroli, l'art. 5 del regolamento edilizio comunale nonché la legge della Regione Abruzzo n. 45 del 1979; il responsabile del servizio tecnico aveva tra l'altro omesso di comminare le sanzioni prescritte per l'abbattimento degli alberi di alto fusto in assenza del nulla osta dell'ente parco e dell'autorizzazione comunale (ipotesi di reato ai sensi dell'art. 181 della legge n. 42 del 2004, sentenza della Cass, Sez. III, n. 16036 dell'11 maggio 2006); tale comportamento appare caratterizzato da una manifesta illiceità ed irragionevolezza, avendo il responsabile esercitato il potere attribuitogli per finalità opposte e contrastanti con quelle del pubblico interesse; nonostante ciò, alcun provvedimento era stato intrapreso al fine di revocare ovvero annullare tale atto, nonostante la recente richiesta del pubblico ministero della Procura della Repubblica di procedere al rinvio a giudizio del responsabile del servizio tecnico; considerato che: l'abbattimento di alberi è un'attività oggettivamente idonea a compromettere i valori paesaggistici, in quanto incide in modo apprezzabile sull'assetto del territorio; il responsabile del servizio tecnico dell'ente comunale non aveva la competenza professionale per riconoscere, legibus solutus , volta per volta, l'esistenza o meno del valore ambientale delle piante di alto fusto; in ottemperanza del principio di difesa del paesaggio e dell'ambiente di cui agli artt. 9 e 117 della Costituzione, è invece l'ordinamento giuridico a definire, a disciplinare ed a tutelare il valore ambientale, paesaggistico e culturale degli alberi di alto fusto, in particolar modo di quelli impiantati nel territorio dei parchi; la portata della decisione del responsabile del servizio tecnico risulta devastante per gli insiti effetti distruttivi, per il concreto pericolo del depauperamento del terreno delle piantagioni esistenti nella stessa area di quelli abbattuti e per la conseguente manomissione dell'assetto ambientale e paesaggistico della zona interessata; la competente direzione generale per la protezione della natura e del mare (Div. II) aveva trattato la questione predisponendo due relazioni tecniche con cui si riconosce l'illiceità e la pericolosità dell'atto n. 5218 del 25 ottobre 2012 per il quale si proponeva il relativo annullamento, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo, tenuto conto dei fatti esposti che trovano piena conferma nelle richiamate relazioni della Direzione generale per la protezione della natura e del mare e preso atto dell'inanità delle reiterate sollecitazioni rivolte al Comune di Pescasseroli, in osservanza dei principi costituzionali di legalità, trasparenza e buon andamento dell'attività amministrativa, non intenda intervenire al fine di porre termine all'irreparabile danno provocato da tale insensata decisione, invitando il Comune di Pescasseroli ad adottare i conseguenti provvedimenti tesi a revocare l'atto n. 5218/2012 e ad applicare le norme di legge e regolamentari sull'abbattimento degli alberi senza la prescritta autorizzazione; se non ritenga utile ed opportuno predisporre un'apposita circolare esplicativa indirizzata alle Regioni ed agli enti comunali. Atto n. 4-00370 CIRIANI Ai Ministri delle infrastrutture e dei trasporti e del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: in provincia di Pordenone la società Edison SpA gestisce le dighe presenti sul territorio; gli invasi hanno le seguenti capacità: Cà Selva 42 milioni di metri cubi; Cà Zul 9.5 milioni di metri cubi; Ponte Racli 22 milioni di metri cubi; le funzioni di vigilanza e di sicurezza delle dighe sono di competenza dello Stato, con specifica attribuzione alla Direzione generale per le dighe e le infrastrutture idriche ed elettriche del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti; il Ministero esercita le funzioni stabilendo le regole di funzionamento e sicurezza della specifica diga, emanando le apposite regole, tramite il "foglio condizioni esercizio e manutenzioni"; considerato che: proprio al fine di assicurare adeguate condizioni di vigilanza e sicurezza, il foglio stabilisce al punto 6.1 (Vigilanza) le seguenti condizioni in materia di personale di guardia: 1) diga di Cà Selva: personale di guardiania: 5 guardiani che si avvicendano in turni di 8 ore, garantendo il presidio continuo dello sbarramento 24 ore su 24; procedure di guardiania: vigilanza assicurata dal personale che effettua, per tutti i giorni della settimana, la prestazione lavorativa ordinaria e che fornisce il presidio continuo 24 ore su 24; 2) diga di Cà Zul: personale di guardiania: 5 tecnici in turno continuo avvicendato; procedure di guardiania: vigilanza continua assicurata da personale presente 24 ore su 24, di cui uno in casa di guardia e due in centrale a Meduno; 3) diga di Ponte Racli: personale di guardiania: 5 guardiani che si avvicendano in turni avvicendati di 8 ore garantendo il presidio continuo dello sbarramento 24 ore su 24; procedure di guardiania: vigilanza continua assicurata dal personale presente che effettua, per tutti i giorni della settimana, la prestazione lavorativa ordinaria e che fornisce il presidio continuo 24 ore su 24; a quanto risulta all'interrogante, Edison SpA nell'agosto 2015 ha disposto una diversa organizzazione della turnistica di guardiania, con l'introduzione di 8 ore notturne di reperibilità speciale nel luogo di lavoro, anziché al proprio domicilio, con l'esito di ridurre il numero del personale necessario da 5 a 4, in difformità rispetto alle prescrizioni del foglio; inoltre, a differenza di quanto comunicato in precedenza al Ministero competente, dall'agosto 2015 si sono succedute ulteriori modifiche delle previsioni organizzative da parte della concessionaria, fino alla determinazione assunta a valere dal 1° gennaio 2018 che prevede una presenza sul luogo di lavoro, inclusa la reperibilità speciale, di 32 ore consecutive, nonché una presenza minima sul posto di lavoro di 336 ore mensili, anziché 168; le disposizioni vigenti dal 1° gennaio 2018 riducono ulteriormente il personale addetto ad ogni impianto da 4 a 3, con conseguente inevitabile forzata presenza ininterrotta del personale di vigilanza e sicurezza sul luogo di lavoro e paventata riduzione degli standard di adeguatezza del servizio di così alta responsabilità; con l'ordine di servizio n. 1/2017 del 14 dicembre 2017, la concessionaria informa di agire "tenuto conto della comunicazione del 23 novembre 2017 in cui il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti autorizza la variazione delle modalità di svolgimento della sorveglianza delle dighe di Cà Zul, Cà Selva e Ponte Racli"; effettivamente la Direzione generale per le dighe e le infrastrutture idriche ed elettriche, Divisione 5, ha comunicato in data 23 novembre 2017 l'aggiornamento delle attività di guardiania, assecondando la richiesta di Edison SpA e riducendo pertanto a 3 il personale di guardia alle dighe e prevedendo inoltre un'unità di personale costantemente presente in centrale a Meduno; con l'assenso del Ministero alla riorganizzazione della turnistica basata sul passaggio da 5 a 3 guardiani in servizio avvicendato per ciascuna diga, Edison SpA gode effettivamente di maggiori opportunità di riduzione del proprio costo del personale, ma sulla base delle condizioni di lavoro illustrate, che oggettivamente aumentano in modo grave il livello di affaticamento psicofisico del personale di guardiania e con ciò riducendo la sicurezza della gestione degli impianti sorvegliati; tenuto conto inoltre che: la concessionaria ha disposto il menzionato ordine di servizio n. 1/2017, invocando l'articolo 39 del contratto collettivo nazionale di lavoro del settore elettrico, il quale prevede l'istituto della reperibilità speciale da prestarsi in luogo adiacente alla diga, ma non prevede in alcun modo che tale disponibilità del lavoratore si possa, e men che meno debba (come pretende Edison SpA con comunicazioni ingiuntive) trasformare in 32 ore consecutive di lavoro e 336 ore mensili, anziché 168, di presenza sul posto di lavoro; le 32 ore consecutive di presenza sul posto di lavoro diventano anche di più, quando la guardiania deve essere assicurata pure in presenza di eventi straordinari come la malattia di un componente della squadra di diga (3 componenti); l'invocazione del citato articolo 39 del contratto collettivo nazionale di lavoro è solo apparentemente coerente con la lettera e lo spirito di quell'accordo contrattuale, poiché l'intesa tra le parti prevede, come detto, la reperibilità speciale, ma non prevede che il suo utilizzo possa implicare le specifiche estreme conseguenze indicate, con le ovvie ricadute sulla condizione di vita dei guardiani e delle loro famiglie; la distorta lettura ed applicazione dell'articolo 39 appare all'interrogante assolutamente censurabile laddove riduca irragionevolmente la condotta in materia di sicurezza nell'esercizio delle dighe; la giurisprudenza comunitaria e domestica (sentenze della Corte di giustizia della Comunità europea: Simap C-303/1998; Pfeiffer C-397/01; Jaeger C-151/02; Dellas C-14/04; sentenza della Corte di cassazione n. 5465/2016) è esplicitamente orientata a stabilire che la cosiddetta reperibilità interna, quale quella speciale di cui all'art. 39 del contratto collettivo nazionale di lavoro, diversamente da quella esterna assicurata per esempio dal proprio domicilio, costituisca orario di lavoro e che pertanto l'ordine di servizio n. 1/2017 costituirebbe un'ingiunzione a lavorare a tutti gli effetti per 32 ore consecutive e per 336 ore mensili, anziché 168; a giudizio dell'interrogante la questione merita tutta l'attenzione del competente del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, si chiede di sapere: se il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti non ritenga che la significativa riduzione degli organici assegnati alla guardiania delle dighe (da 5 a 3) possa comportare un rischio per la sicurezza delle dighe e delle popolazioni e se non intenda revocare o rivedere le autorizzazioni di cui alla citata corrispondenza ministeriale del 23 novembre 2017, ripristinando per le tre dighe il previgente foglio; se il Ministro del lavoro e delle politiche sociali non ritenga che l'interpretazione dell'articolo 39 del contratto collettivo nazionale di lavoro del settore elettrico data da Edison SpA contrasti con la tutela dei diritti fondamentali degli addetti alla guardiania, in quanto sono costretti ad un orario di lavoro di gran lunga superiore a quello che il contratto prevede con immediate e pesanti conseguenze anche nella sfera dei diritti di cittadinanza e nella tutela dei diritti della famiglia. Atto n. 4-00371 MARSILIO IANNONE Al Ministro della salute Premesso che: l'acufene è un disturbo significativo della capacità uditiva, consistente nella percezione di rumori, suoni, fischi o ronzii fastidiosi creati all'interno del corpo o percezioni di rumori esterni che in realtà non esistono; tale condizione, che può manifestarsi a qualsiasi età e senza distinzione di sesso, finisce spesso con il determinare un vero e proprio stato invalidante, coinvolgendo l'assetto psicologico ed emozionale del malato, la sua vita di relazione, il ritmo sonno-veglia, le attitudini lavorative, il livello di attenzione e concentrazione, e aggravando (o generando) stati ansioso-depressivi preesistenti; benché si tratti di una patologia piuttosto comune e particolarmente grave in quanto interferisce, in modo consistente, con la qualità della vita, essa è ancora poco conosciuta; ad oggi, infatti, non sono del tutto chiare le cause che la scatenano né esistono rimedi sicuri ed efficaci per una guarigione definitiva; è del tutto evidente che è estremamente necessario avviare studi di approfondimento e implementare la ricerca scientifica su questa patologia, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno promuovere studi, approfondimenti e ricerche su questa patologia; se non ritenga necessario proporre le misure necessarie al fine di riconoscere l'acufene come malattia cronica invalidante da inserire nei livelli essenziali di assistenza (LEA) di cui all'articolo 1, comma 7, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, e successive modificazioni; quali ulteriori misure di competenza ritenga di adottare al fine di fornire un valido sostegno alle persone affette da tale disturbo. Atto n. 4-00372 MARSILIO Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che, per quanto risulta all'interrogante: il Consiglio comunale di Roma, con deliberazione n. 176 del 25 luglio 2005, ha autorizzato l'attuazione del progetto di intervento per la trasformazione in uffici pubblici delle residenze site in via Piacenza, con esclusione degli appartamenti di via del Quirinale 28, scale A, B, C, all'interno del complesso Sant'Andrea al Quirinale, subordinando tale autorizzazione alla conservazione della destinazione residenziale per gli appartamenti di pertinenza delle suddette scale, nonché alla stipula di contratti di locazione pluriennali, per i 13 appartamenti occupati da anziani ivi residenti da molti decenni, con redditi medio bassi derivanti da pensione, al medesimo canone attualmente pagato, come indicato espressamente dalla delibera; poiché l'Agenzia del demanio non ottemperava alle disposizioni previste, con successiva delibera (la n. 15 del 2013), il Comune di Roma precisava i termini della delibera precedente e sollecitava l'Agenzia al puntuale rispetto, ribadendo che il cambio di destinazione d'uso veniva concesso solo a seguito della stipula di un contratto di 11 anni alle medesime condizioni contrattuali; risulta all'interrogante che l'Agenzia del demanio abbia invece già trasformato l'intero immobile, anche l'ala esplicitamente esclusa dalle delibere comunali, ad eccezione degli appartamenti ancora occupati, e che gli inquilini residenti si siano visti proporre un rinnovo con canone di libero mercato, applicato in modo retroattivo di 15 anni, assolutamente non conforme alle statuizioni delle delibere; vista la loro impossibilità ad aderire, posto che la proposta dell'Agenzia è subordinata anche al versamento della differenza tra quanto finora pagato dagli inquilini e quanto da loro applicato in modo retroattivo (si parla di centinaia di migliaia di euro), ora sono oggetto di ordinanze di sfratto amministrativo; considerato che: l'azione intrapresa dall'Agenzia del demanio sembra non solo in contrasto con le statuizioni contenute nelle delibere del Comune di Roma, ma soprattutto con le garanzie, da tali delibere previste, per la tutela del diritto alla conservazione della propria abitazione da parte degli inquilini, ultraottantenni con redditi da pensione; le attività dell'Agenzia sono sottoposte alla vigilanza del Ministero dell'economia e delle finanze, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della questione; se non ritenga opportuno adottare provvedimenti ritenuti idonei a garantire il diritto alla conservazione della propria abitazione da parte degli inquilini interessati dai provvedimenti adottati dall'Agenzia del demanio. Atto n. 4-00373 BINETTI AIMI Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca Premesso che: la legge 13 luglio 2015, n. 107, recante "Riforma del sistema nazionale di istruzione e formazione e delega per il riordino delle disposizioni legislative vigenti", comunemente nota come "la Buona Scuola", all'articolo 1, comma 16, recita "Il piano triennale dell'offerta formativa assicura l'attuazione dei principi di pari opportunità promuovendo nelle scuole di ogni ordine e grado l'educazione alla parità tra i sessi, la prevenzione della violenza di genere e di tutte le discriminazioni, al fine di informare e di sensibilizzare gli studenti, i docenti e i genitori sulle tematiche indicate dall'articolo 5, comma 2, del decreto-legge 14 agosto 2013, n. 93, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 ottobre 2013, n. 119, nel rispetto dei limiti di spesa di cui all'articolo 5- bis , comma 1, primo periodo, del predetto decreto-legge n. 93 del 2013"; negli ultimi anni, la disposizione è stata oggetto di numerose richieste di approfondimento su alcuni aspetti specifici legati alle " gender theory ", formulate ai rispettivi ministri in carica sia dai dirigenti scolastici, che dalle associazioni di genitori. Il 15 settembre 2015, il capo del Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e di formazione del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca firmava una lunga nota di chiarificazione diretta ai direttori generali degli Uffici scolastici regionali, ai dirigenti degli ambiti territoriali, ai docenti referenti per le consulte provinciali degli studenti, ai presidenti delle consulte provinciali degli studenti, ai dirigenti scolastici e quindi al forum dei genitori e al forum degli studenti: evidente l'intento di porre un punto fermo su di una questione fondamentale dell'educazione dei figli su cui i genitori ritengono di dovere e di volere essere sistematicamente coinvolti; la nota, dopo una larga disanima del comma 16, conclude nel modo seguente: «Non può mancarsi di sottolineare, il compito fondamentale affidato ai genitori di partecipare e contribuire, insieme alla scuola, al percorso educativo e formativo dei propri figli esercitando il diritto/dovere che l'art. 30 della nostra Costituzione riconosce loro: "È dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori del matrimonio". Come già chiarito nella sopra citata nota del 6 luglio 2015, "le famiglie hanno il diritto, ma anche il dovere, di conoscere prima dell'iscrizione dei propri figli a scuola i contenuti del Piano dell'Offerta Formativa e, per la scuola secondaria, sottoscrivere formalmente il Patto educativo di corresponsabilità per condividere in maniera dettagliata diritti e doveri nel rapporto tra istituzione scolastica autonoma, studenti e famiglie". Questa opportunità offerta ai genitori, consentirà di scegliere la scuola dei propri figli dopo aver attentamente analizzato e valutato le attività didattiche, i progetti e le tematiche che i docenti affronteranno durante l'anno che, in ogni caso, dovranno risultare coerenti con i programmi previsti dall'attuale ordinamento scolastico e con le linee di indirizzo emanate dal MIUR»; nella nota si parla si esplicitamente di diritti-doveri dei genitori che sono stati pesantemente ignorati in occasione della "giornata del gay pride " organizzata al campo estivo di una scuola materna di Casalecchio di Reno (Bologna). Gli educatori della "Coop Dolce", che gestisce il campo, hanno fatto svolgere ai bambini una serie di attività ispirate all'iniziativa del gay pride , colorando le facce dei piccoli con i colori dell'arcobaleno e coinvolgendoli nella realizzazione di disegni e cartelloni per spiegare ai bambini che esistono tanti tipi di famiglia, e che non c'è bisogno di una mamma e di un papà per formare una famiglia; la maggioranza dei genitori era assolutamente all'oscuro dell'iniziativa e certamente, considerando la protesta che ne è seguita, non avrebbe dato la propria autorizzazione all'iniziativa, considerando come in questa occasione sia venuta meno la necessaria alleanza educativa tra scuola e famiglia; non a caso anche la garante per l'infanzia e l'adolescenza Filomena Albano ha sottolineato come: "Nelle attività educative è necessario che genitori ed educatori collaborino tra loro. Di conseguenza è importante una condivisione di obiettivi e strumenti tra tutte le agenzie educative. L'unità di intenti è il presupposto essenziale per l'efficacia di qualsivoglia intervento"; considerato che sulla corretta interpretazione del comma 16 dell'art. 1 della legge n. 107 del 2015, oltre alla circolare ministeriale citata, sono state emanate anche specifiche linee guida dal Ministero, che ribadiscono l'assoluta necessità di acquisire il consenso dei genitori su questo tipo di iniziative, si chiede di sapere come intenda intervenire il Ministro in indirizzo in merito al fatto descritto e soprattutto nella prospettiva dell'anno scolastico che sta per iniziare e quali provvedimenti intenda assumere. Atto n. 4-00374 BINETTI RIZZOTTI Al Ministro della salute Premesso che: il 14 dicembre 2017, attraverso un accordo Stato-Regioni, sono stata approvata le linee di indirizzo sui percorsi nutrizionali nei pazienti oncologici, che mirano sia a ridurre le complicate conseguenti alla malnutrizione, sia a facilitare il recupero dello stato nutrizionale e della salute fisica, tappe essenziali nella guarigione del paziente oncologico; quando si parla di nutrizione clinica, e in particolare di nutrizione parenterale, nei malati oncologici e cronici è necessario soprattutto fare riferimento alla personalizzazione della terapia, di appropriatezza prescrittiva e di sostenibilità dell'intero processo di cura; la terapia nutrizionale per essere efficace deve essere integrata nel trattamento primario del paziente e deve condividerne gli stessi obiettivi, per cui deve essere sviluppata in modo personalizzato in base allo stato clinico e metabolico del paziente; la nutrizione parenterale è una terapia che oggi trova sviluppo e indicazione in una serie di patologie che vanno dalle malattie croniche, pediatriche, oncologiche fino ad arrivare al paziente critico e quindi, per una corretta presa in carico del paziente, è necessario un approccio multidisciplinare che coinvolga tutti gli addetti ai lavori, dall'oncologo al nutrizionista, dal farmacista all'immunologo; dal punto di vista clinico, tuttavia, viste le ampie indicazioni della nutrizione clinica, è importante personalizzare il più possibile la terapia prescrivendo al paziente i giusti nutrienti, il corretto apporto calorico e il giusto volume per ottenere una sua soddisfacente risposta immunitaria; per procedere correttamente occorre possedere la necessaria e documentata competenza in nutrizione clinica, senza improvvisare e senza precedere per prove ed errori, stante la grande fragilità che molto spesso questi pazienti presentano; attualmente, però, la gestione nutrizionale del paziente oncologico è molto variabile e non sempre la presa in carico e il supporto nutrizionale risultano appropriati, nonostante il Ministero della salute abbia realizzato un documento di indirizzo nel quale vengono affrontati gli aspetti relativi agli screening e alla valutazione nutrizionale, nonché alla presa in carico nutrizionale del malato oncologico sia in ospedale che a domicilio; manca in molte realtà ospedaliere un'apposita unità operativa che funzioni secondo il classico modello hub o spoke , in cui una cabina di regia e di coordinamento valuta il paziente sotto il profilo nutrizionale e successivamente si interfaccia con gli specialisti clinici che seguono il paziente per i problemi di loro competenza, inclusi i medici di famiglia, in modo da garantire un attento monitoraggio dell'andamento della sua nutrizione, sia in ospedale che attraverso l'assistenza domiciliare; il problema della nutrizione clinica è fondamentale anche per i pazienti affetti da malattie infiammatorie croniche intestinali: circa 200.000 persone che rappresentano un costo complessivo a carico del sistema previdenziale (Inps) di circa 21 milioni all'anno, si chiede di sapere come il Ministro in indirizzo intenda procedere per garantire a tutti i pazienti l'effettiva applicazione delle nuove linee di indirizzo sui percorsi nutrizionali dei pazienti oncologici, anche attraverso l'inserimento nei LEA dell'assistenza domiciliare specifica, l'istituzione di apposite unità operative e soprattutto l'attivazione di scuole di specializzazione adeguate. Atto n. 4-00375 NASTRI Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Premesso che: alcuni quotidiani locali riportano la notizia di un nuovo grave episodio d'inquinamento avvenuto a San Maurizio d'Opaglio, comune della provincia di Novara, causato probabilmente dallo smaltimento di residui di cromatura provenienti dalla zona industriale; gli organi di stampa riferiscono che si era da poco conclusa la quarta tappa dell'edizione 2018 di "Goletta dei laghi", campagna di sensibilizzazione realizzata in collaborazione con il Consorzio nazionale per la gestione, raccolta e trattamento degli oli minerali usati (CONOU) e Novamont, che da 13 anni attraversa l'Italia per monitorare la qualità delle acque, dalla quale era emersa la buona condizione di salute del lago d'Orta, quando è giunta la notizia di un nuovo sversamento inquinante del tutto simile a quello avvenuto nel mese di maggio 2018; malgrado il pronto intervento dei Carabinieri e del sindaco, che intende costituire un tavolo tecnico d'emergenza, non è stato possibile accertare la flagranza di reato, ma sono stati prelevati dei campioni: le analisi potrebbero far emergere indizi sufficienti per giungere ai responsabili di tale crimine ambientale; lo stesso sindaco, al fine di potenziare il sistema dei controlli e innalzare i livelli di tutela nell'area, ha previsto la convocazione di tutte le componenti interessate del territorio, per costituire un programma di interventi unitamente a Arpa, Acque Novara e Vco, Guardia di finanza ed il nucleo operativo provinciale dei Carabinieri, che, avendo in dotazione sofisticate attrezzature, potrà mettere in campo una rete di controlli ambientali; vi è la necessità di potenziare il sistema dei controlli anche ispettivi, da parte delle autorità preposte a livello nazionale, anche rivedendo l'attuale normativa in materia di reati ambientali, inasprendo ove necessario le pene e le sanzioni, per queste nuove fattispecie di reati, il cui numero dei procedimenti, secondo uno studio recente pubblicato dalle procure della Repubblica a livello nazionale, risulta in costante aumento, si chiede di sapere quali valutazioni il Ministro in indirizzo intenda esprimere con riferimento a quanto esposto e quali iniziative urgenti e necessarie intenda intraprendere, oltre a quella già in essere, al fine di sostenere le attività di indagine in corso a livello locale, ed evitare il ripetersi di atti di crimine ambientale che nuocciono gravemente al territorio novarese coinvolto, danneggiandone l'immagine e l'economia locale. Atto n. 4-00376 RAMPI Ai Ministri dell'interno e della salute Premesso che: come emerge da fonti stampa, le organizzazioni internazionali preposte alla gestione dei flussi migratori, nonché il personale di assistenza sanitaria operante nel centro hotspot di Pozzallo (Ragusa), segnalano condizioni mediche problematiche, da parte di uomini donne e bambini recentemente sbarcati dopo una lunga attesa in porto; secondo Khosrow Mansour Sohani, il medico dell' hotspot di Pozzallo che ha visitato i migranti appena arrivati, vi sarebbero tantissimi casi di scabbia, di malnutrizione e disidratazione; una serie di norme di rango internazionale, sia in ambito pattizio che in ambito consuetudinario, tutelano il diritto alla salute e alle cure mediche, tra cui gli articoli 2, 3 e 8 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali e l'articolo 35 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea; ai migranti sbarcati a Pozzallo è stata pertanto inflitta un'ulteriore aggravata ed ingiustificata sofferenza, causata dall'immotivata attesa per lo sbarco, a sua volta derivante da una gestione dei flussi migratori a giudizio dell'interrogante maldestra che caratterizza l'azione dell'attuale Governo, si chiede di sapere quali iniziative i Ministri in indirizzo intendano attuare, anche in considerazione degli obblighi internazionali riguardanti la tutela del diritto alla salute, al fine di garantire con la massima tempestività un'adeguata assistenza sanitaria ai migranti che sbarcano sul territorio italiano. Atto n. 4-00377 LANNUTTI Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri dell'interno e dell'economia e delle finanze Premesso che, come si legge in un articolo apparso su "Tgcom24" il 17 luglio 2017, l'ex sindaco di Amatrice, città colpita dal terremoto del 24 agosto 2016, arrivò a denunciare di non aver «"mai visto un euro dei 33 milioni degli sms solidali" (...) Secondo il sindaco di Amatrice, i 33 milioni di euro raccolti con gli sms non sarebbero mai arrivati nelle casse dei comuni. La Procura ha aperto un'inchiesta. Il sindaco di Norcia: "Qui i progetti finanziati dai fondi sono partiti". Grazie alla solidarietà degli italiani più di 33 milioni di euro erano stati raccolti con gli Sms l'indomani del terremoto che il 24 agosto 2016 ha fatto crollare diversi comuni del Centro Italia. Nemmeno un euro di questi soldi sono giunti nelle casse del comuni colpiti. A dirlo è Sergio Pirozzi, sindaco di Amatrice, dal palco di Atreju, la festa di Fratelli d'Italia. La Procura ha aperto un'indagine - lo riporta Il Fatto Quotidiano - e il pubblico ministero di Rieti sentirà nei prossimi giorni Pirozzi sulle donazioni mai arrivate. "Io penso che tutte le persone che hanno versato due euro con gli Sms l'abbiano fatto per Amatrice, per Norcia, per Arquata, per tutti quei comuni che il 24 agosto hanno subito il dramma", ha sottolineato il sindaco di Amatrice ad Atreju. "Hanno deciso di non dare nulla non rispettando la volontà popolare. E questo è devastante perché poi la gente non crede più a nulla". Addirittura, sempre a detta di Pirozzi, quella che lui chiama "una commissione di saggi che tanto saggi non sono" aveva deciso di destinare parte di quei soldi per una pista ciclabile a Civitanova, comune non colpito da sisma. Il primo cittadino di Amatrice ringrazia gli italiani per i soldi donati perché lui "ha sentito tanta solidarietà", ma conferma che purtroppo "i fondi degli sms non sono giunti". (...) "La Protezione civile non c'entra nulla, non ho mai detto che i fondi degli sms sono spariti", ha però precisato Sergio Pirozzi. "Ho detto, e lo ribadisco, che in merito alla gestione di quei fondi è stata fatta una scelta scellerata che non ha tenuto conto degli italiani". Nei prossimi giorni Pirozzi sarà convocato dai magistrati che hanno aperto un fascicolo contro ignoti e avviato indagini specifiche sugli sms solidali. La Procura di Rieti, infatti, vuole verificare la correttezza o meno della raccolta e dell'assegnazione dei fondi attraverso i messaggi da 2 euro che molti hanno inviato subito dopo il terremoto. (...) Una situazione diversa è stata invece testimoniata dal sindaco di Norcia, Nicola Alemanno, il quale ha affermato che "i progetti finanziati con i fondi degli sms solidali qui stanno partendo". "Per quanto mi riguarda non ho riscontrato alcuna anomalia - ha proseguito -. All'Umbria sono spettati 4 milioni e mezzo di euro derivanti dagli sms di solidarietà. Dopo la ripartizione ci siamo riuniti con la presidente della Regione e gli altri sindaci del cratere decidendo insieme di utilizzare un milione per la dotazione didattica delle scuole, 500mila euro per i beni culturali e tre milioni per realizzare nelle frazioni centri sociali in grado di fungere da strutture di emergenza in caso di necessità. Le procedure sono andate avanti regolarmente e i progetti stanno partendo". (...) Anche il sindaco di Accumoli, Stefano Petrucci, raggiunto dalle telecamere di Tgcom24, ha confermato le parole di Pirozzi. "Sappiamo che c'è stata una commissione che doveva avere il compito della distrubuzione dei fondi per i comuni più compiti come Arquata del Tronto, Accumoli e Amatrice", afferma Petrucci spiegando che però "noi non siamo stati avvisati". "Nessuno ha beneficiato dei fondi tranne Arquata che era venuta a conoscenza dei fondi e aveva fatto richiesta per il finanziamento della ricostruzione della sede comunale". "Gli altri comuni non sono stati coinvolti, non hanno messo un bando per la presentazione dei progetti". L'iter quindi "non è stato molto trasparente". La colpa dunque non è delle amministrazioni: "Noi non siamo stati avvisati - ribadisce -. O si ripartivano in maniera equa per territorio o si istituiva un bando". E non è stato fatto nulla di ciò. (...) Il dipartimento della Protezione civile sottolinea che "nessun euro donato dagli italiani è sparito. Infatti, i fondi raccolti, come stabilito nel Protocollo d'intesa con gli operatori della comunicazione e della telefonia, nonché dalla legge 229 del 2016 che ne disciplina il funzionamento, sono destinati a interventi in favore dei territori colpiti dal sisma". Lo afferma il dipartimento, aggiungendo che le donazioni sono nella contabilità del commissario straordinario»; considerato che, in un articolo pubblicato il 21 febbraio 2018, "Money" fa il punto sui soldi delle donazioni dopo la polemica che è scoppiata sui social network in merito alla poca chiarezza sull'utilizzo dei fondi raccolti con gli SMS solidali per i terremotati del Centro Italia: «le donazioni raccolte attraverso il numero 45500 sono servite per supportare la ricostruzione dei territori colpiti. Per la fase di gestione dell'emergenza, infatti, sono state destinate tutte le necessarie risorse attraverso i fondi pubblici. La Protezione Civile ha spiegato in particolare che le donazioni sono confluite nella contabilità speciale del Commissario straordinario alla ricostruzione e sono state gestite passando dal controllo di un Comitato dei Garanti, come prevede il Protocollo. È stato chiarito poi che sono i singoli territori a valutare, in accordo con le Regioni e il Commissario e sulla base delle esigenze valutate nell'ambito del più complessivo piano della ricostruzione, a indicare su quali progetti destinarli. Lo stesso vale per le somme raccolte attraverso il conto corrente aperto dal Dipartimento. (...) Per il terremoto che colpì l'Aquila nel 2009, con il sistema delle donazioni via SMS furono raccolti circa 5 milioni di euro. Questi soldi però non sono stati spesi per aiutare gli sfollati bensì sono andati a costituire un fondo di garanzia gestito dal consorzio finanziario Etimos, specializzato nel settore del microcredito. Le persone che si sono rivolte alle banche - consigliate da Etimos ovviamente - hanno contratto il credito. Ma chi con il terremoto è rimasto senza un introito di quei soldi non ha visto un centesimo. Gli sfollati infatti non sono stati in grado neppure di ricevere un prestito poiché giudicati come persone a rischio, non in grado di restituire il denaro. (...) Lo stesso quesito sorge spontaneo in relazione ai soldi donati alle associazioni senza fine di lucro, dal momento che le Onlus non hanno alcun obbligo di pubblicare i propri bilanci sui siti Internet. La pubblicazione dei bilanci in Italia è affidata alla discrezionalità delle singole associazioni - contrariarmene a quanto avviene in altri Paesi occidentali - e manca una vera e propria autorità indipendente che controlli il comportamento delle singole associazioni. Solo il 17,8% delle 350 mila onlus italiane utilizza uno strumento di trasparenza come il bilancio sociale. Capita spesso dunque anche in questo caso che i soldi delle donazioni siano utilizzati in primis per finanziare la rete di SRLS, i loro titolari, i team leader e tutte le figure che si trovano nella scala gerarchica. Solo dopo che questi ultimi avranno ricevuto ciò che gli spetta i fondi saranno destinati per le cause per i quali erano stati inizialmente raccolti», si chiede di sapere: se i fondi raccolti con gli sms per il sisma 2016, come stabilito nel protocollo d'intesa siglato nel novembre 2014 tra il Dipartimento della protezione civile della Presidenza del Consiglio dei ministri e gli operatori della comunicazione e della telefonia, nonché dalla legge n. 229 del 2016 che disciplina gli interventi di ricostruzione, siano stati destinati a interventi in favore dei territori colpiti dal sisma e siano nella contabilità del commissario straordinario; quale sia l'ammontare impiegato e quale sia l'eventuale residuo; se non sia necessaria un'autorità indipendente, tra la pletora di quelle costituite, cui affidare i controlli sulle singole associazioni onlus , dato che risulta che solo il 17,8 per cento delle 350.000 onlus italiane utilizza uno strumento di trasparenza come il bilancio sociale, al fine di fare chiarezza e trasparenza sulla delicata materia che attiene alla generosità degli aderenti alle campagne di raccolta fondi per finalità benefiche. Atto n. 4-00378 QUAGLIARIELLO Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Premesso che: l'Agenzia per le erogazioni in agricoltura, Agea, istituita con decreto legislativo n. 165 del 1999, svolge funzioni di organismo di coordinamento e di organismo pagatore dei contributi stabiliti dalla politica agricola comune (PAC) dell'Unione europea; l'Agea nella Regione Puglia cura, in qualità di organismo pagatore, l'esecuzione di tutti gli adempimenti affidati dalla normativa europea e nazionale, così come previsto dall'art. 3 del decreto legislativo n. 165 nelle Regioni in cui detti organismi pagatori non risultano costituiti; considerato che: il programma di sviluppo rurale (PSR) rappresenta lo strumento di attuazione del Fondo europeo agricolo di sviluppo rurale (FEASR) e rappresenta altresì lo strumento di finanziamento per eccellenza della politica di sviluppo rurale; si sono accumulati gravi ritardi nei pagamenti dei premi relativi alle domande ammesse a finanziamento delle misure 10 e 11 del PSR Puglia 2014-2020 attivati nel corso della campagna 2016, nel corso della campagna 2017, forse anche pregiudicando la possibilità degli anticipi per la campagna 2018 che sono vitali per le aziende già devastate dalle calamità atmosferiche e dalla Xylella; nel 2016 furono ammesse a finanziamento 8.240 domande, per un impegno di circa 70 milioni di euro. Le richieste relative alle misure 10 (integrato) e 11 (biologico) furono regolarmente presentate a maggio 2016, ma il portale Sian che gestisce e sviluppa il sistema informativo agricolo nazionale sembrerebbe, secondo quanto più volte pubblicamente dichiarato dall'assessore regionale Di Gioia, avere ancora notevoli criticità, che, per oltre un anno, non sono state risolte e che hanno di fatto bloccato i relativi pagamenti; secondo quanto appreso, il nodo di malfunzionamento sarebbe imputabile al fatto che la gestione del software debba passare dalla Sin SpA all'Agea, la quale può predisporre una gara per l'affidamento a terzi. La procedura di gara però sarebbe bloccata alla Consip; tenuto conto che le imprese agricole hanno subito danni ingenti per la mancata erogazione di risorse sulle quali avevano fatto affidamento nella programmazione della loro attività imprenditoriale, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto esposto; se non ritenga di intervenire al più presto al fine di identificare a quale delle parti (Agea o Regione) siano imputabili i ritardi nei pagamenti; quali iniziative ritenga di dover assumere al fine di assicurare il saldo dei pagamenti relativi al bando agli agricoltori pugliesi con la massima sollecitudine. Atto n. 4-00379 MARSILIO BALBONI DE BERTOLDI GARNERO SANTANCHE' IANNONE Al Ministro dell'interno Premesso che: la legge 5 febbraio 1992, n. 91, come modificata dalla legge 15 luglio 2009, n. 94, regola le possibilità per lo straniero di acquistare la cittadinanza italiana per residenza ininterrotta sul territorio nazionale per almeno 10 anni ovvero per matrimonio decorsi 3 anni dalla celebrazione, sulla base di un procedimento amministrativo gestito dall'Ufficio territoriale di governo della Provincia di residenza dell'interessato che si conclude con un provvedimento motivato di accoglimento ovvero di rigetto, il tutto senza però prevedere requisito alcuno in ordine alla conoscenza della lingua ufficiale del Paese e relativo esame di verifica; la quasi integralità dei Paesi dell'Unione europea prevede, al contrario, la concessione della cittadinanza previo esame di conoscenza della lingua ufficiale oltre ai classici requisiti di residenza ed onorabilità; la conoscenza della lingua ufficiale del Paese concedente la cittadinanza deve ritenersi requisito imprescindibile per l'acquisto della cittadinanza, quindi appare tanto irragionevole quanto incoerente che la normativa italiana in materia non preveda il requisito linguistico, per cui sono contemplati casi paradossali di soggetti stranieri che acquisiscono la cittadinanza italiana incapaci di dare lettura della formula di giuramento, si chiede di sapere quali concrete iniziative il Ministro in indirizzo intenda porre in essere al fine di pervenire alla sollecita modifica legislativa tesa a subordinare, in ogni caso, l'acquisizione della cittadinanza italiana all'esame di conoscenza della lingua italiana. Atto n. 4-00380 LANNUTTI Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro per la pubblica amministrazione Premesso che: le autorità indipendenti sono amministrazioni pubbliche caratterizzate da un elevato livello di autonomia organizzativa e finanziaria il cui finanziamento è garantito anche attraverso la previsione di uno specifico contributo richiesto ai soggetti operanti nei rispettivi settori controllati; l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (AGCOM) è un'autorità di regolazione di servizi di pubblica utilità ai sensi della legge n. 481 del 1995 ed è stata istituita con la legge n. 249 del 1997; l'art. 2, comma 31, della legge n. 481 del 1995, e successive modificazioni e integrazioni, prevede che "Il personale dipendente in servizio anche in forza di contratto a tempo determinato presso le Autorità non può assumere altro impiego o incarico né esercitare altra attività professionale, anche se a carattere occasionale. Esso, inoltre, non può avere interessi diretti o indiretti nelle imprese del settore. La violazione di tali divieti costituisce causa di decadenza dall'impiego ed è punita, ove il fatto non costituisca reato, con una sanzione amministrativa pecuniaria pari, nel minimo, a 5 milioni di lire, e, nel massimo, alla maggior somma tra 50 milioni di lire e l'importo del corrispettivo percepito"; l'art. 9, comma 3, del regolamento concernente l'organizzazione e il funzionamento dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni prevede: "Il Segretario generale è nominato dal Consiglio, su proposta del Presidente, tra persone di elevata e comprovata qualificazione professionale rispetto al ruolo e agli obiettivi da conseguire, nonché di indiscussa moralità e indipendenza, che abbiano ricoperto incarichi di direzione di strutture di primo livello dell'Autorità ovvero abbiano svolto per almeno otto anni le funzioni di magistrato ordinario, amministrativo o contabile, avvocato dello Stato, consigliere parlamentare, dirigente della prima fascia dei ruoli delle amministrazioni pubbliche, professore universitario di ruolo, alto dirigente di imprese e organismi pubblici o privati. L'incarico ha durata non superiore a cinque anni, è rinnovabile e può essere revocato per gravi motivi. L'incarico non può essere conferito a coloro che sono stati condannati, anche con sentenza non passata in giudicato, per i reati previsti dal capo I del titolo 11 del libro secondo del Codice penale e di coloro che, nell'anno precedente al conferimento, abbiano svolto incarichi o ricoperto cariche in enti di diritto privato sottoposti alla regolazione o al controllo dell'Autorità"; considerato che, per quanto risulta all'interrogante: con la delibera 89/16/CONS del 24 marzo 2016 il consiglio dell'AGCOM ha nominato il dottor Riccardo Capecchi segretario generale con decorrenza 1° aprile 2016 fino al 31 dicembre 2019 e con successiva delibera ha definito il trattamento economico del contratto a tempo determinato con il quale è stato assunto; nella delibera di nomina si legge: "Rilevato che il dott. Capecchi risulta in possesso dei requisiti di moralità ed indipendenza di cui all'art. 1, comma 50, della Legge 190/2012, così come recepiti all'art. 9, comma 3, del (...) Regolamento dell'Autorità"; dal curriculum vitae del dottor Riccardo Capecchi presente sul sito dell'AGCOM si legge che: «Nel Gruppo Poste Italiane ha ricoperto (...) ruoli dirigenziali diversi: responsabile dei rapporti istituzionali nazionali; coordinatore per lo sviluppo commerciale verso la pubblica amministrazione, consigliere di amministratore di diverse società del Gruppo. Dal 2012 al 2014 è stato direttore generale e amministratore delegato della società Poste Energia. Ha maturato esperienza istituzionale svolgendo le funzioni di dirigente generale presso la Presidenza del Consiglio dei ministri sotto il secondo Governo Prodi. Nel 2015-2016 ha ricoperto il ruolo di presidente del Consorzio Drive, start up nel settore dell'energia e della mobilità elettrica»; considerato inoltre che, secondo quanto risulta all'interrogante: da articoli di stampa dell'epoca, ad esempio da un articolo pubblicato su "aghost" il 20 settembre 2007, risulta che, nel periodo in cui ha prestato servizio presso la Presidenza del Consiglio dei ministri sotto il Governo Prodi, «Riccardo Capecchi, giovane funzionario della Ppresidenza del Consiglio dei ministri (e nipote di Enrico Letta), ripreso da un paparazzo mentre saliva sulla scaletta dell'aereo di Stato che portò Rutelli e Mastella al Gran Premio di Monza a spese nostre, si è dimesso»; il comportamento tenuto nella vicenda dal dottor Capecchi appare tutt'altro che "di indiscussa moralità e indipendenza" come previsto nel regolamento AGCOM: anche dopo essere stato nominato segretario generale ha continuato a fare propaganda per il PD e tutte le sue iniziative politiche, sia attraverso i social network , sia con la partecipazione a convegni e manifestazioni organizzate solo dal PD; non solo, nel corso del periodo di servizio prestato presso la Presidenza del Consiglio dei ministri egli era stato assunto con contratto a termine nella qualifica di funzionario e non di dirigente generale come invece sostenuto nel suo curriculum ; ancor più discutibile è il periodo di servizio prestato nel periodo dal 2015-2016 in qualità di presidente del "Consorzio Drive", incarico questo che non si può di certo inquadrare quale "alto dirigente di imprese e organismi pubblici o privati" previsto dal regolamento AGCOM; sulla base della corretta ricostruzione dell'anzianità di servizio, sembra pertanto che, all'atto della nomina a segretario generale sotto l'egida del Governo PD e di Enrico Letta, del quale è stato anche mero tesoriere della sua fondazione politica PD "Vedrò", egli non avesse i requisiti di anzianità minima di 8 anni quale alto dirigente di imprese e organismi pubblici o privati prevista; da una recente visura effettuata presso la competente Camera di commercio di Brescia dal M5S, il dottor Capecchi risulta essere attualmente ancora il presidente operativo in carica del "Consorzio Drive", in palese violazione del citato art. 2, comma 31, della legge n. 481 del 1995; nella predetta visura camerale, quale classificazione ATECO dell'attività prevalente del consorzio si legge: "codice 61.90.91: Intermediazione in servizi di Telecomunicazione e Trasmissione dati". Pertanto, oltre alla violazione della legge n. 481 del 1995 si prefigura anche la violazione della vigente normativa in materia di "Anticorruzione" e conflitto di interessi, si chiede di sapere: se il Governo sia a conoscenza dei fatti esposti e delle possibili violazioni di legge evidenziate e se intenda attivarsi, per quanto di propria competenza, presso l'AGCOM, raccomandando il rispetto della legge n. 481 del 1995 e delle disposizioni contenute nella disciplina "Anticorruzione" in merito alla gestione del proprio personale; se non intenda promuovere azioni finalizzate a salvaguardare i principi di trasparenza, correttezza imparzialità, legalità e onestà anche attraverso il coinvolgimento dell'Autorità nazionale anticorruzione; quali misure urgenti intenda promuovere affinché le autorità amministrative indipendenti siano messe in grado di operare scelte, relativamente al proprio personale, immuni da condizionamenti da parte dei governi e da forme di favoritismo. Atto n. 4-00381 MARSILIO BALBONI DE BERTOLDI GARNERO SANTANCHE' IANNONE CIRIANI ZAFFINI Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e dell'economia e delle finanze Premesso che: l'INPS eroga ai cittadini stranieri, comunitari o extracomunitari, un assegno sociale attualmente pari a 453 euro per 13 mensilità, in presenza di determinate condizioni, tra cui l'aver compiuto 66 anni e 7 mesi di età; lo stato di bisogno economico; per i cittadini stranieri comunitari: iscrizione all'anagrafe del comune di residenza; per i cittadini extracomunitari: titolarità del permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo (ex carta di soggiorno) e residenza effettiva, stabile e continuativa per almeno 10 anni nel territorio nazionale; come si legge nella pagina web dedicata dell'INPS: «il beneficio ha carattere provvisorio e la verifica del possesso dei requisiti reddituali e di effettiva residenza viene avviene annualmente»; inoltre esso «non è reversibile ai familiari superstiti ed è inesportabile, quindi non può essere erogato all'estero. Se il soggiorno all'estero del titolare dura più di trenta giorni, l'assegno verrà sospeso. Dopo un anno dalla sospensione, la prestazione viene revocata»; a quanto risulta agli interroganti, le strutture territoriali dell'INPS, per quanto concerne le verifiche di effettiva residenza sul territorio nazionale, che dovrebbero avvenire a norma di legge "annualmente", sono, in realtà, del tutto prive della titolarità ad accertare tale stato di fatto, dovendo sempre appoggiarsi alla Guardia di finanza ovvero alla Polizia municipale; in sostanza mancherebbe una specifica norma, primaria o secondaria, volta a prevedere l'esercizio diretto da parte dei dipendenti dell'INPS del potere di verifica della residenza nei confronti dei soggetti stranieri percipienti l'assegno sociale; tale situazione determina, dunque, evidenti ritardi ovvero gravi mancanze nella rigorosa verifica annuale del requisito della continuità della residenza sul territorio nazionale da parte di cittadini stranieri al fine della riscossione dell'assegno sociale, da cui evidente il proliferare di truffe ai danni dell'INPS da parte di soggetti stranieri che continuano a percepire l'assegno sociale pur essendo di fatto rientrati nei Paesi di origine (si veda l'articolo de "il Fatto Quotidiano" del 23 maggio 2016: "Inps, maxi truffa da oltre 16 milioni sugli assegni sociali: denunciate 517 persone in 19 regioni", che comprova come il fenomeno assuma effettivamente contorni allarmanti con discendenti effetti deleteri per le casse dell'INPS), si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti; quali iniziative intendano sollecitamente porre in essere al fine di effettuare le necessarie e stringenti verifiche sulla provvidenza e, in particolare, di consentire all'INPS, a mezzo di propri funzionari ed ispettori, di effettuare direttamente, senza doversi necessariamente rivolgere ad altre strutture pubbliche, le verifiche sul requisito della continuità della residenza sul territorio nazionale da parte di cittadini stranieri al fine della riscossione dell'assegno sociale; quali ulteriori iniziative intendano sollecitamente porre in essere onde assicurare una costante e capillare verifica sull'intero territorio nazionale della titolarità del requisito dell'effettiva residenza dei soggetti stranieri che percepiscono l'assegno sociale e per l'effetto impedire che il medesimo sia fondato su meri artifizi di residenza per soggetti in realtà rientrati nei Paesi d'origine con conseguente truffa ai danni dell'INPS. Atto n. 4-00382 PRESUTTO ANGRISANI DE FALCO DI MICCO GAUDIANO GIANNUZZI LA MURA ORTOLANI RICCIARDI SANTILLO URRARO VACCARO Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che, per quanto risulta agli interroganti: nel 2003 l'Autorità portuale di Napoli ha costituito con il Comune di Napoli e la Regione Campania una società di scopo, la Nausicaa SpA (capitale sociale di 4.729.776 euro così distribuito: 71,89 per cento Autorità; 11,2 per cento Comune; 16,91 per cento Regione) per programmare, progettare ed eseguire le opere infrastrutturali di riqualificazione del waterfront del porto di Napoli con il sostegno di finanza di progetto con risorse private; nel 2004, a seguito di procedura di gara, la società Nausicaa SpA (poi trasformata in scpa) ha assegnato ad un raggruppamento di professionisti, coordinato dall'architetto M. Euvè di Parigi, il progetto di riqualificazione del waterfront portuale; in data 5 giugno 2007 è stata sottoscritta una convenzione di incarico per 1.716.284,432 euro tra l'Autorità portuale ed il raggruppamento di professionisti coordinato dall'architetto; in data 22 luglio 2009 è stato sottoscritto un primo atto aggiuntivo alla convenzione con i professionisti aggiornando l'importo delle prestazioni a 2.059.541,32 euro; in data 7 luglio 2010 è stato sottoscritto un secondo atto aggiuntivo alla convenzione con i professionisti inserendo un ulteriore compenso di 250.000 euro più IVA, oltre al suddetto compenso di 2.059.541,32 euro; con delibera del comitato dell'Autorità n. 29 del 5 novembre 2010 è stata richiesta la messa in liquidazione della società Nausicaa in quanto non ritenuta utile ai fini della gestione dell'opera di riqualificazione; in data 18 dicembre 2012 è stata approvata la liquidazione della Nausicaa scpa con ripartizione del residuo capitale tra i soci, e all'Autorità portuale di Napoli è stato assegnato in natura il progetto definitivo di riqualificazione del waterfront per un controvalore di 1.614.266,51 euro; in data 26 novembre 2013 è stato sottoscritto un ulteriore atto aggiuntivo tra l'Autorità portuale ed i progettisti per l'importo di 2.309.541,32 euro; a seguito del decreto legislativo n. 169 del 2016 l'Autorità di sistema portuale del Tirreno centrale è subentrata alle funzioni dell'Autorità portuale di Napoli; in data 15 novembre 2017 il presidente dell'Autorità di sistema portuale del Tirreno centrale, dottor Pietro Spirito, ha affidato con delibera n. 267/2017, a trattativa negoziata, ai medesimi progettisti l'incarico per l'elaborazione del progetto esecutivo a fronte di un ulteriore importo di 260.000 euro, oltre ad IVA e oneri previdenziali; i piani operativi triennali approvati progressivamente dall'Autorità portuale di Napoli tra il 2004 ed il 2015 prevedevano che le opere di riqualificazione del waterfront portuale, e, segnatamente, quelle per la costruzione di un terminal passeggeri alla calata Beverello, venissero eseguite con finanziamenti privati; il piano operativo triennale 2016-2019 approvato nel 2017 dal comitato di gestione dell'Autorità di sistema portuale su proposta del presidente Spirito prevede, contrariamente a quanto indicato nei piani degli anni precedenti, che le opere sarebbero state finanziate con fondi pubblici e che i finanziamenti sarebbero stati richiesti al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti; il Ministero aveva disposto nel corso del 2017 un finanziamento per circa 20,5 milioni di euro in favore dell'Autorità per la costruzione del terminal passeggeri al molo Beverello, apponendo le risorse nel bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2017 e bilancio pluriennale per il triennio 2017-2019, approvato con legge n. 232 del 2016; la Corte costituzionale, con la sentenza n. 74 del 18 aprile 2018, ha dichiarato illegittimo l'art. 1, comma 140, della legge n. 232, "nella parte in cui non prevede un'intesa con gli enti territoriali in relazione ai decreti del Presidente del Consiglio dei ministri riguardanti settori di spesa rientranti nelle materie di competenza regionale", facendo decadere, tra gli altri, il finanziamento richiamato concesso dal Ministero all'Autorità; nonostante la cancellazione dei finanziamenti pubblici, il comitato di gestione dell'Autorità, su proposta del presidente Pietro Spirito, ha approvato repentinamente modifiche al bilancio preventivo 2018 dell'Autorità, già approvato dal Ministero stesso, per trasferire fondi propri dell'Autorità in favore delle opere per la costruzione del terminal passeggeri e si è adoperato per adottare tutti gli atti di gara per la selezione degli operatori economici; considerato che: il decreto legislativo n. 169 del 2016, recante la riorganizzazione, razionalizzazione e semplificazione della disciplina concernente le Autorità portuali, nasce, tra l'altro, dall'esigenza di modernizzare le strategie infrastrutturali della portualità italiana, anche su impulso della nuova pianificazione europea 2014-2020 in materia di rete transeuropea dei trasporti (TEN-T), disciplinata con regolamento (UE) n. 1315/2013; il decreto legislativo n. 228 del 2011, recante "Attuazione dell'articolo 30, comma 9, lettere a), b), c) e d) della legge 31 dicembre 2009, n. 196, in materia di valutazione degli investimenti relativi ad opere pubbliche", ha imposto, in materia di "valutazione degli investimenti relativi ad opere pubbliche" l'analisi dei rapporti tra costi e benefici quale strumento indispensabile per la valutazione preventiva della convenienza economica di significativi interventi pubblici in ambito portuale, laddove pianificati, in accordo con gli indirizzi nazionali ed europei (modello ACB DG-REGIO, 2014); tale analisi è comunque obbligatoria per gli "interventi prioritari", previsti dal piano regolatore di sistema portuale, da inserire nel documento pluriennale di pianificazione, ai sensi dell'art. 201 del decreto legislativo n. 50 del 2016; a seguito del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 3 agosto 2012, recante "Attuazione dell'articolo 8, comma 3, del decreto legislativo 29 dicembre 2011, n. 228, in materia di linee guida per la valutazione degli investimenti relativi ad opere pubbliche e del Documento pluriennale di pianificazione degli investimenti in opere pubbliche", sono state approvate le linee guida per la valutazione degli investimenti in opere pubbliche; gli strumenti obbligatori di programmazione e pianificazione delle infrastrutture portuali sono i piani regolatori portuali ed i piani regolatori di sistema portuale (art. 5 della legge n. 84 del 1994, come modificato dal decreto legislativo n. 169 del 2016), i piani operativi triennali (art. 9, comma 3, della stessa legge n. 84 del 1994) ed il programma triennale delle opere pubbliche (art. 21 del decreto legislativo n. 50 del 2016); l'ANAC (Autorità nazionale anticorruzione) ha più volte censurato alle stazioni appaltanti (ed anche direttamente all'Autorità sistema portuale del Tirreno centrale) comportamenti che, eludendo gli strumenti di pianificazione e programmazione, portano a definire procedure di urgenza anche con assegnazioni dirette e procedure negoziate ad operatori economici, in dispregio ai principi di economicità, efficacia, imparzialità, parità di trattamento, trasparenza, proporzionalità, e pubblicità; il piano regolatore portuale vigente nel porto di Napoli, quale strumento prioritario nell'ambito della programmazione delle infrastrutture, risale al decreto ministeriale n. 2478 del 27 aprile 1958 mentre il nuovo piano del 2012 (adottato con delibera n. 20 del 29 settembre 2012 del comitato portuale) non è stato mai definitivamente approvato non avendo l'Autorità di sistema portuale ad oggi trasmesso gli atti richiesti dal Consiglio superiore dei lavori pubblici; l'analisi del rapporto tra costi e benefici di cui al decreto legislativo n. 228 del 2011, inviata dell'Autorità di sistema portuale del Tirreno centrale al Ministero, non poteva tener conto che i finanziamenti per la costruzione del terminal passeggeri al molo Beverello provenissero dallo storno di finanziamenti di altre opere prioritarie e già previste nel piano operativo triennale 2017-2019; considerato inoltre che, per quanto risulta: il porto di Napoli richiede in via urgente e prioritaria investimenti per la manutenzione delle banchine e delle infrastrutture portuali che, in molte parti, sono notevolmente deficitarie e corrono il rischio di incidere sulla funzionalità del porto nonché sulla pubblica e privata incolumità; i costi per gli affidamenti per le attività di servizi di ingegneria ed architettura al raggruppamento che nel 2003 (ovvero da oltre 15 anni) si è aggiudicata la progettazione delle opere di riqualificazione del waterfront portuale di Napoli, anche assegnati attraverso l'istituto della trattiva negoziata, appaiono agli interroganti esorbitanti e comunque violerebbero quanto disposto dal decreto legislativo n. 50 del 2016 e dalle indicazioni fornite dall'ANAC, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo intenda assumere le opportune iniziative al fine di verificare i contenuti dell'analisi del rapporto tra costi e benefici inviata dall'Autorità di sistema portuale del Tirreno centrale al Ministero in merito all'esecuzione delle opere di costruzione di un terminal passeggeri alla calata Beverello nel porto di Napoli, anche in ossequio a quanto indicato dal decreto legislativo n. 228 del 2011, dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 3 agosto 2012 e dalle linee guida per la valutazione degli investimenti in opere pubbliche; se non intenda inoltre analizzare la condotta e la legittimità dell'operato dell'Autorità di sistema portuale del Tirreno centrale sia in riferimento a quanto disposto dal decreto legislativo n. 50 del 2016, sia in riferimento all'opportunità di distogliere risorse destinate ad interventi prioritari per dar corso ad un'opera che, a parere degli interroganti, certamente non appare indispensabile per la funzionalità delle esistenti infrastrutture, e da altre che abbisognano di urgenti interventi manutentivi; se, per l'esecuzione delle opere, l'Autorità abbia diligentemente e prioritariamente esplorato la possibilità di ricorrere a finanziamenti privati, stante anche il divieto, imposto dall'art. 6, comma 11, della legge n. 84 del 1994, alle suddette Autorità di svolgere operazioni portuali e attività ad esse strettamente connesse, con la conseguenza che le opere dovranno comunque essere affidate in gestione, in regime di concessione, a soggetti privati. Atto n. 4-00383 BRUZZONE Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Premesso che: risulta all'interrogante che in data 3 luglio 2018 la Direzione generale per la protezione della natura e del mare del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare abbia inviato agli Uffici caccia delle Regioni e delle Province autonome una comunicazione avente ad oggetto " Attività venatoria su Tortora selvatica (Streptopelia turtur)" tesa a richiedere "una rigorosa attuazione delle più idonee misure di gestione per quanto riguarda in particolare l'attività venatoria sulla Tortora selvatica"; l'ISPRA fino a qualche giorno prima dell'emanazione della nota ha fornito alle Regioni molteplici pareri favorevoli alla preapertura della caccia alla tortora selvatica, sia pure con la riduzione a due giornate soltanto; ISPRA, come specificato nella nota ministeriale, è stato incaricato "di redigere uno specifico piano di gestione della Tortora selvatica, da sviluppare in sintonia con il redigendo piano europeo"; come richiamato nella nota, ISPRA ha certificato "che in Italia la specie è stabile (cioè non in diminuzione) da un punto di vista demografico (dati Progetto Mito2000 - monitoraggio italiano per il Farmland Bird Index) e che l'attività venatoria incide prevalentemente su individui nati in questo Paese (Marx et al. 2016), che l'Italia è interessata solo marginalmente dalla rotta migratoria occidentale dove in base al piano d'azione europeo si osserva il più marcato calo demografico della specie. Inoltre, la fenologia della Tortora indica che le specie non sverna in Italia e la migrazione post -riproduttiva si esaurisce sostanzialmente entro la terza decade di settembre, Ne consegue che il prelievo venatorio si concentra nella prima metà di settembre, periodo per il quale le Regioni possono autorizzare la preapertura delle caccia a determinate condizioni"; la nota prosegue dicendo che "Il quadro sopradescritto ha portato questa Amministrazione a dare parere favorevole al piano d'azione europeo per la Tortora selvatica (Streptopelia tutur), specificando che in base alle evidenze scientifiche disponibili ed alle misure di gestione del prelievo venatorio attuate negli anni e da rafforzare in via precauzionale per la prossima stagione venatoria, non appare necessario attuare, al momento, una sospensione del prelievo venatorio in attesa dello sviluppo di un sistema di gestione adattativa del prelievo della specie (AHM) come suggerito dal Piano d'azione", si chiede di sapere quali siano le motivazioni secondo le quali il Ministro in indirizzo abbia disposto di "evitare l'autorizzazione alla preapertura della caccia della specie", eliminando di fatto due giornate di preapertura alla tortora selvatica, in contrasto con quanto indicato da ISPRA fino al giorno prima e con quanto esplicitato dallo stesso Ministero nella nota inviata alle Regioni. Atto n. 4-00384 QUAGLIARIELLO Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che l'agibilità della rete viaria risente pesantemente dell'effetto incrociato delle criticità connesse al nuovo e incompiuto assetto degli enti territoriali, che determina fra l'altro una carenza di risorse in capo alle Province, e della legge sull'omicidio stradale che attribuisce agli amministratori e al personale degli enti locali responsabilità rispetto alle quali, a causa della mancanza di fondi, spesso è difficile agire se non chiudendo le strade; considerato che: l'articolo 1- bis , comma 1, del decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 461, ha avviato le procedure per la ridefinizione di una nuova rete stradale di interesse nazionale finalizzata a eliminare nel tempo le disuguaglianze territoriali e garantire, a tutto il territorio nazionale, l'accessibilità alla rete autostradale e alle reti europee; il 3 agosto 2017 la Conferenza unificata ha sancito l'intesa sullo schema di decreto del Presidente del Consiglio dei ministri per la revisione delle reti stradali di interesse nazionale e regionale ricadenti nelle regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Lazio, Liguria, Marche, Molise, Toscana e Umbria; il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 20 febbraio 2018, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 28 aprile 2018, suddivide per regione le strade provinciali per le quali si prevede il trasferimento di gestione all'Anas, per complessivi 3.523 chilometri; l'intesa, per quanto riguarda l'Abruzzo, comporta il trasferimento di circa 453 chilometri di strade provinciali alla competenza statale, che saranno pertanto gestite dall'Anas SpA (186,917 chilometri L'Aquila, 169,964 chilometri Chieti e 96 chilometri Pescara), mentre è totalmente esclusa la rete delle strade gestite dalla provincia di Teramo; considerato inoltre che: la Provincia di Teramo ha la competenza sul maggior numero di strade di interesse provinciale in Abruzzo, per un totale di 1.630 chilometri, una parte delle quali attraversa territori colpiti sia dal maltempo sia dal terremoto, in maniera più rilevante rispetto ad altre province abruzzesi, con strade chiuse o interrotte per alcuni tratti a causa di frane e crepe; per le condizioni in cui l'intero territorio teramano versa, a causa degli eventi sismici, delle eccezionali nevicate e delle frequenti alluvioni, è indispensabile includere nella citata riclassificazione anche alcune strade ex statali della Provincia; le gravi difficoltà economiche che hanno colpito il teramano, e in particolare alcuni distretti economici come la val Vibrata, possono essere superate soltanto garantendo condizioni minime di ripresa delle attività economiche prevalenti quali, ad esempio, collegamenti stradali efficienti che rendano possibile e incentivino il turismo e la ripresa degli insediamenti produttivi, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto descritto; quali iniziative intenda assumere al fine di riequilibrare del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 20 febbraio 2018 ed in particolare di attribuire un maggior numero di strade della provincia teramana all'Anas che, disponendo di una dotazione finanziaria più importante, potrebbe concentrare le poche risorse disponibili in maniera più efficace; se non ritenga necessario sollecitare alla stessa Anas nuovi "piani stralcio", che consentano l'assegnazione di risorse, sia economiche che umane, per il ripristino delle strade a seguito dei danni sismici; se non ritenga opportuno mettere in atto con urgenza un intervento economico straordinario per consentire il ritorno alla normalità, anche viaria, di un territorio provato da grandi difficoltà. Atto n. 4-00385 CASTIELLO Al Ministro dell'interno Premesso che: il Cilento è un'area geografica che si estende a sud della provincia di Salerno su una superficie di 2.400 chilometri quadrati nella quale sorgono più di 100 comuni, dei quali 82 ricadono nel perimetro del parco nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni riconosciuto dall'Unesco, dal 1987, come patrimonio mondiale dell'umanità; sono presenti i siti archeologici di Paestum e di Elea-Velia, la certosa di Padula, la necropoli lucana di Rocca gloriosa, due aree marine protette (Santa Maria di Castellabate e costa degli Infreschi e della Masseta), oltre a numerosi beni culturali costituiti da opere d'arte di eccezionale valore che, per questo, esigono adeguata tutela contro furti e atti vandalici; la fascia costiera del Cilento, tra le più suggestive e rinomate sotto il profilo turistico, insignita ogni anno del riconoscimento della "bandiera blu" di Legambiente per l'eccezionale pregio, esige, a sua volta, un'adeguata protezione contro reati ambientali che violano le preziose risorse paesaggistiche e ambientali; nell'esecuzione delle varie opere pubbliche che hanno interessato il territorio, tra cui la costruzione della strada a scorrimento veloce "Cilentana", si è registrata la presenza, tutt'altro che infrequente, di infiltrazioni criminali che, con fondato sospetto, è da ritenere che abbiano illecitamente occultato rifiuti pericolosi, che danneggiano l'ambiente del quale la Costituzione esige la tutela siccome valore primario meritevole di adeguata protezione (art. 9, comma 1 e 117, comma 2 lett. s) ), tanto che, stanti l'assenza di scarichi industriali nell'atmosfera e il modesto traffico automobilistico e, quindi, la scarsa presenza di agenti inquinanti, la diffusione delle malattie oncologiche raggiunge livelli superiori rispetto a quelli che ragionevolmente ci si attenderebbe; nelle ultime relazioni semestrali della Direzione investigativa antimafia risulta evidenziata la circostanza che il Cilento è divenuto una zona di interesse per il traffico e lo spaccio di sostanze stupefacenti, concentrandosi qui le attenzioni di organizzazioni criminali interessate all'espansione delle zone di influenza (nella relazione del Ministero dell'interno al Parlamento gennaio-giugno 2017, p. 137, è detto chiaramente che il Cilento "risulta esposto agli interessi dei clan napoletani"), così come pure subisce le infiltrazioni delle cosche dell'alto Jonio e Tirreno cosentino, come è dimostrato, tra l'altro, dall'operazione conclusa nel luglio 2016 dall'Arma dei Carabinieri nei confronti di numerosi indagati per associazione di tipo mafioso finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, estorsioni, rapina, usura ed altri gravi delitti; negli ultimi anni il numero dei reati è lievitato anche a causa della presenza incontrollata di stranieri irregolari provenienti dagli sbarchi nelle vicine regioni della Calabria e della Sicilia, senza che l'esiguo numero degli appartenenti ai Carabinieri e alla Guardia di finanza sia in grado di svolgere adeguate azioni di contrasto. Si aggiunga il notevole incremento della presenza di spacciatori di sostanze stupefacenti che ha avuto luogo, negli ultimi tempi, a causa degli accresciuti flussi turistici, attirati dal richiamo, di crescente intensità, del paesaggio cilentano; il comune di Vallo della Lucania, capoluogo del Cilento e sede di Tribunale e di casa circondariale, per la sua collocazione geografica e per i servizi esistenti, è la sede più idonea ad accogliere un commissariato della Polizia di Stato che interagisca con le altre forze già presenti (Arma, Carabinieri forestali, Guardia di finanza, Polizia stradale, Polizia penitenziaria), per le occorrenti sinergie indispensabili a un'incisiva azione di controllo dei fenomeni malavitosi; a Vallo della Lucania è disponibile un immobile di proprietà del Comune idoneo e pronto ad ospitare il commissariato, tanto che il sindaco, con nota prot. 0011575 del 4 ottobre 2017, diretta al Ministero dell'interno, ne ha sollecitato l'istituzione; anche la Provincia di Salerno, con delibera di Consiglio provinciale in data 7 giugno 2018, n. 38, ha invocato l'istituzione di un commissariato della Polizia di Stato nel Cilento, esponendo che il primo commissariato di Polizia a sud di quello di Battipaglia (Salerno) è situato in Calabria, a Paola (Cosenza), a ben 250 chilometri di distanza, si chiede di conoscere quali interventi il Ministro in indirizzo intenda assumere al fine di approntare adeguate misure per un più efficace controllo dell'ordine pubblico e per la prevenzione e la repressione della criminalità e, in particolare, quali le determinazioni intenda adottare a fronte della richiesta di istituzione di un commissariato di pubblica sicurezza nel Cilento, richiesta avanzata dal Comune di Vallo della Lucania e patrocinata dalla Provincia di Salerno, sulla quale il Governo precedente ha omesso di assumere alcuna decisione. Atto n. 4-00386 CASTIELLO Ai Ministri dello sviluppo economico e per il Sud Premesso che: con decreto del Presidente della Repubblica n. 218 del 1978 veniva individuato l'ambito territoriale di riferimento per la programmazione e l'attuazione degli interventi nel Mezzogiorno; con legge n. 784 del 1980 e successive modificazioni e integrazioni, nell'ambito della realizzazione del programma generale di metanizzazione del Mezzogiorno, si prevedeva la concessione ai Comuni e loro Consorzi di contributi in conto capitale e in conto interessi a carico delle risorse nazionali; con legge n. 147 del 2013 (legge di stabilità per il 2014), al fine di consentire il completamento del programma, è stata disposta la concessione di contributi in conto capitale (fino ad un massimo del 54 per cento del costo dell'investimento previsto per la realizzazione delle reti urbane di distribuzione del gas metano) ai Comuni e ai loro consorzi con le seguenti priorità: a) concessione ai Comuni che abbiano già presentato, nei tempi previsti, la domanda di contributo ai sensi delle deliberazioni del CIPE n. 99 del 30 giugno 1999, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 218 del 16 settembre 1999, e n. 28 del 29 settembre 2004, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 278 del 26 novembre 2004; b) proseguimento del programma generale di metanizzazione del Mezzogiorno, biennio operativo, di cui alla citata deliberazione del CIPE n. 99 del 30 giugno 1999; altresì, il CIPE, con delibera n. 5/2015 del 28 gennaio 2015, ha stabilito le procedure per la concessione dei contributi fissando, fra l'altro, i tempi per la presentazione delle richieste di finanziamento da parte dei Comuni aventi diritto e suddividendo le categorie dei Comuni titolati a presentare la domanda di contributo in sottocategorie, fra le quali: prima categoria: Albanella, Capaccio, Casamicciola, Lacco Ameno; seconda categoria: Agropoli, Alfano, Acquara, Ascea, Barano, Bellosguardo, Camerota, Campora, Cannalonga, Casalvelino, Casaletto Spartano, Caselle in Pittari, Castellabate, Castelnuovo Cilento, Celle di Bulgheria, Centola, Ceraso, Cicerale, Cuccaro Vetere, Favara, Futani, Gioi, Giungano, Ispani, Laureana Cilento, Laurino, Laurito, Lustra, Magliano Vetere, Moio della Civitella, Monteforte Cilento, Morigerati, Novi Velia, Omignano, Orria, Perito, Piaggine, Pisciotta, Prignano Cilento, Roccagloriosa, Rofrano, Rutino, Salento, San Giovanni a Piro, San Mauro La Bruca, Sant'Angelo a Fasanella, Sapri, Stio, Torraca, Torre Orsaia, Tortorella, Trentinara, Vallo della Lucania, Vibonati; terza categoria: Monteverde, Roccadaspide, Pollica, San Mauro Cilento, Castel San Lorenzo, Felitto; quarta categoria: Acquafondata, Montecorice, Castelvetere sul Calore, Cusano Mutri, Sacco, Stella Cilento, Sessa Cilento; tenuto conto che: 21 (su 66) Comuni dell'area cilentana sono stati resi destinatari del decreto di concessione di contributi già emesso dal Ministero dell'economia e delle finanze; per 31 Comuni è stata effettuata l'istruttoria del Ministero dello sviluppo economico per 9 dei quali si è in attesa di decreto Ministero dell'economia, mentre per 23 si è svolta la sola istruttoria preliminare, sempre da parte del Ministero dello sviluppo economico; ben 12 Comuni dell'area cilentana (fra i quali Cannalonga, Castelnuovo Cilento, Gioi, Novi Velia, Perito, Stella Cilento, Sessa Cilento e Vallo della Lucania, tutti appartenenti alle aree interne), alla data del 17 gennaio 2018, non sono metanizzabili in quanto privi di punti di riconsegna del gas perché la SNAM ha rinunciato a realizzare il metanodotto di trasporto del gas sul quale i suddetti punti di riconsegna erano dislocati; accertato che tuttora si registrano preoccupanti flessioni degli investimenti pubblici nell'area del Mezzogiorno che ha bisogno di strade, di inclusione nel circuito ferroviario dell'alta velocità, di completamento della rete di telefonia mobile, della rete internet , di infrastrutture a rete fra le quali, per l'appunto, il completamento della rete del metanodotto; considerato, in particolare, che la maggior parte dei 12 comuni anzidetti, destinati a rimanere esclusi dalla metanizzazione, appartengono alle aree interne del Cilento incise da un drammatico fenomeno di spopolamento a causa dell'assenza di servizi essenziali, si chiede di conoscere quali iniziative i Ministri in indirizzo intendano assumere per rimuovere le denunciate gravi criticità. Interrogazioni, da svolgere in Commissione A norma dell'articolo147 del Regolamento, le seguenti interrogazioni saranno svolte presso le Commissioni permanenti: 6ª Commissione permanente (Finanze e tesoro): 3-00092, del senatore Lannutti, sulla mancata costituzione di parte civile da parte della banca MPS nei confronti degli ex vertici in merito all'affare dei prodotti derivati; 8ª Commissione permanente (Lavori pubblici, comunicazioni): 3-00100, del senatore D'Arienzo, sulla realizzazione della tratta ferroviaria Brescia-Padova all'interno del corridoio TEN-T mediterraneo; 12ª Commissione permanente (Igiene e sanità): 3-00094 e 3-00095, del senatore Faraone, rispettivamente sull'aumento delle infezioni ospedaliere e sull'attuazione del piano nazionale di governo delle liste d'attesa nelle ASL e negli ospedali.