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SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Assemblea 305 Presidenza del vice presidente ROSSOMANDO, indi del vice presidente LA RUSSA e del vice presidente CALDEROLI N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Europeisti-MAIE-Centro Democratico: Europeisti-MAIE-CD; Forza Italia Berlusconi Presidente-UDC: FIBP-UDC; Fratelli d'Italia: FdI; Italia Viva-P.S.I.: IV-PSI; Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione: L-SP-PSd'Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP-PATT, UV): Aut (SVP-PATT, UV); Misto: Misto; Misto-IDEA e CAMBIAMO: Misto-IeC; Misto-Liberi e Uguali: Misto-LeU; Misto-+Europa - Azione: Misto-+Eu-Az. Presidenza del vice presidente ROSSOMANDO PRESIDENTE . La seduta è aperta (ore 10,01). Si dia lettura del processo verbale. GIRO, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del giorno precedente. PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato. Comunicazioni della Presidenza PRESIDENTE . L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Sull'ordine dei lavori PRESIDENTE . Informo l'Assemblea che all'inizio della seduta il Presidente del Gruppo MoVimento 5 Stelle ha fatto pervenire, ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento, la richiesta di votazione con procedimento elettronico per tutte le votazioni da effettuare nel corso della seduta. La richiesta è accolta ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento. CRUCIOLI (Misto) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CRUCIOLI (Misto) . Signor Presidente, il 24 febbraio scorso abbiamo depositato un'istanza per la costituzione di una componente all'interno del Gruppo Misto. Sono passati sedici giorni da allora e, siccome la Presidenza può autorizzare l'istituzione di una componente oppure, in caso di dubbio, convocare la Giunta per il Regolamento, evidenziamo a lei, signor Presidente, l'importanza, in questa situazione in cui la maggioranza coinvolge quasi interamente le forze del Parlamento, di avere la possibilità di fare un'opposizione organizzata, anche attraverso le forme indicate dal Regolamento, che appunto prevedono la costituzione di componenti all'interno del Gruppo Misto. Al momento siamo sei parlamentari a volerci costituire, con il nome di «L'Alternativa c'è», in una componente, già autorizzata alla Camera. Il ritardo o, peggio, il diniego alla costituzione di questa componente comprime la possibilità di fare opposizione in forma organizzata, non come singoli, ma come collettivo, in rappresentanza di una collettività maggiore presente nel Paese e che non è rappresentata in questo Parlamento al momento. Le chiediamo, quindi, per cortesia, di prendere una decisione a favore o contro e di farcelo sapere. PRESIDENTE . Senatore Crucioli, di questa questione si è fatto già cenno ieri in sede di Conferenza dei Capigruppo. Riferiremo alla Presidenza. Discussione e approvazione del disegno di legge: Doc 2077 Conversione in legge del decreto-legge 29 gennaio 2021, n. 5, recante misure urgenti in materia di organizzazione e funzionamento del Comitato olimpico nazionale italiano (CONI) Discussione e approvazione della questione di fiducia PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 2077. Ha facoltà di intervenire il presidente della 7 a Commissione permanente, senatore Nencini, per riferire sui lavori della Commissione. NENCINI (IV-PSI) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, la Commissione ha terminato i suoi lavori poco fa senza conferire il mandato al relatore. Eravamo informati, fin da ieri, che probabilmente il Governo avrebbe posto la questione di fiducia. PRESIDENTE . Onorevoli colleghi, in relazione a quanto riferito dal senatore Nencini, il disegno di legge n. 2077, non essendosi concluso l'esame in Commissione, sarà discusso nel testo trasmesso dalla Camera dei deputati senza relazione, ai sensi dell'articolo 44, comma 3, del Regolamento. CIRINNA' (PD) . Signor Presidente, vorrei chiederle l'autorizzazione a depositare il testo scritto del mio intervento, per non allungare troppo i tempi. PRESIDENTE. La Presidenza l'autorizza in tal senso. È iscritto a parlare il senatore Pazzaglini. Ne ha facoltà. PAZZAGLINI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, onorevoli rappresentanti del Governo, colleghi, quello che ci apprestiamo a convertire in legge è un decreto-legge emanato dal precedente Governo, che, nella sostanza, si è trovato a dover intervenire, con una considerevole urgenza, sul riordino delle funzioni del Comitato olimpico nazionale italiano (CONI), perché, a seguito dei rilievi del Comitato internazionale olimpico (CIO), si era reso necessario dotarlo di adeguata pianta organica e di adeguata organizzazione, senza le quali si rischiava di rimanere esclusi dalla partecipazione alle Olimpiadi di Tokyo. Ciò evidentemente sarebbe stato un colpo per tutto il nostro sistema sportivo e per il nostro sistema Nazione, non solo per tutti coloro che nello sport vedono un modo per migliorare la propria condizione di vita, la propria salute e il proprio spirito, ma anche per tutti coloro che, da appassionati, in questo periodo di difficoltà così elevata, hanno trovato nello sport uno sfogo, uno sbocco e una possibilità di evadere da una quotidianità che evidentemente è molto difficile. Il provvedimento in esame è molto semplice nella sua struttura, perché è finalizzato al soddisfacimento di un'esigenza puntuale, quindi non contiene molti spunti di carattere politico. Sostanzialmente consta di quattro articoli: il primo ripristina la pianta organica del CONI; il secondo redistribuisce le risorse tra CONI e la società Sport e salute SpA; il terzo indica la clausola di neutralità finanziaria e il quarto disciplina i tempi di entrata in vigore del suddetto decreto. A mio avviso, quindi, molto più importanti e molto più interessanti di ciò che contiene, sono le motivazioni che hanno portato alla sua adozione e soprattutto quello che non contiene. Questa legislatura ha ormai superato la metà della sua durata naturale e che la sua fine sia fisiologica o patologica, per motivi che potrebbero ancora sopravvenire, evidentemente di tempo per lavorare a questo Parlamento non ne è rimasto più molto. Ritengo quindi che discutere di quello che manca nel decreto-legge al nostro esame potrebbe essere non solo utile in sede di conversione, ma probabilmente anche necessario, perché, non avendo più molto tempo, potremmo rimpiangere il fatto di non avere iniziato subito a discutere di ciò che sarebbe necessario per il nostro sistema sportivo. Ho detto prima che lo spunto era stato la partecipazione ai giochi olimpici e, secondo me, questo mi consente di fare già un primo collegamento tra l'importanza dello sport e la quotidianità di tutti noi. Lo sport infatti non ha solo una valenza limitata a chi lo pratica. Sappiamo bene che può essere praticato non solo a livello agonistico, come quello che ha determinato la discussione odierna, ma può essere praticato da tanti appassionati che, così facendo, migliorano non solo il proprio stato psichico, ma anche le proprie condizioni fisiche. È universalmente riconosciuto, infatti, che lo sport sia probabilmente il più antico, il più efficace e il più salutare metodo di vita. Lo definisco "metodo" perché è dimostrato che chi fa regolarmente attività sportiva ne trae giovamento e arriva a migliorare anche le proprie condizioni fisiche. Tutto questo per dire che il decreto-legge al nostro esame, che non poteva che essere strutturato in maniera così semplice, essendo finalizzato al soddisfacimento di un'esigenza specifica, avrebbe potuto e forse dovuto, anche se magari non nel poco tempo che abbiamo avuto a disposizione e con le necessità che si intendevano perseguire, contenere ulteriori misure per un settore che, a mio avviso, è talmente importante che avrebbe meritato ben altra considerazione. Un anno e mezzo fa, quando si discuteva del riordino dei Ministeri, mi sono ritrovato, sempre da questo da questo banco, ad evidenziare la necessità di un Ministero per il turismo e, anche se con un ritardo importante, alla fine ci si è arrivati; vorrei quindi proporre oggi un analogo spunto di riflessione ed evidenziare, per un altro settore così importante nella vita di tutti noi, l'opportunità, probabilmente l'utilità e la necessità di predisporre un apposito Dicastero. Consideriamo infatti quante persone praticano sport a livello agonistico o amatoriale o seguono lo sport pur non praticandolo e soprattutto quanto lo sport può essere importante per il nostro spirito di corpo, per la capacità di aggregazione che crea e per la passione che suscita in tutti noi, anche in coloro che abitualmente non lo seguono. Un esempio attuale è quello di Luna Rossa. Nonostante la vela sia un ambito del quale probabilmente la stragrande maggioranza degli italiani non si interessa per gran parte dell'anno (o degli anni), nel momento in cui riportiamo risultati come quelli ottenuti da Luna Rossa e otteniamo visibilità internazionale per le vittorie che riporta, ecco che ci sentiamo orgogliosi e fieri del fatto che rappresenti la nostra stessa Nazione. Da marchigiano potrei fare un altro esempio: pochissime persone seguono il volley , ma, nel momento in cui la Lube ha ottenuto certi risultati a livello internazionale, tutti ci siamo sentiti orgogliosi di avere una simile realtà nel nostro territorio. Tutto questo per dire che lo sport riesce a unirci, specie in un momento di difficoltà come quello attuale, in cui la pandemia ci sta mettendo tutti alla prova e abbiamo un disperato bisogno di ritrovare quella socialità che solo un anno fa davamo per scontata, ma che adesso ci sembra quasi una chimera e un obiettivo praticamente impossibile da raggiungere, visto lo sconforto che sta investendo troppe persone. Ebbene, in un momento di difficoltà come quello che stiamo attraversando, caratterizzato da sofferenze psicologiche, oltre che fisiche - perché la costrizione inevitabilmente ha ripercussioni anche fisiche - valorizzare lo sport potrebbe essere una via d'uscita, ovviamente a costo zero per lo Stato, praticabile da tutti e potrebbe migliorare non solo la qualità della nostra vita, ma anche le relazioni sociali e i nostri rapporti con gli altri, e quindi far sì che si possa uscire meglio, più rapidamente e non dico in maniera indolore - perché temo che potrebbe non essere possibile - ma in maniera più agevole, sì, dalle difficoltà che stiamo vivendo. Considerando il poco tempo che ho a disposizione, mi permetto di indicare alcuni spunti di riflessione che, secondo me, dovrebbero essere contenuti in un provvedimento successivo a questo che ci troviamo a discutere oggi, che, per evidenti motivi, non avrebbe potuto contenere norme in tal senso. Penso alle 19 discipline sportive associate, che strutturalmente e funzionalmente sono come federazioni, ma non hanno tale rango. Questo comporta limitazioni nella ripartizione dei fondi, perché evidentemente, non avendo quella qualifica, non hanno la possibilità di attingere a determinati fondi. Sia chiaro, però, che ciò che propongo non è di consentire anche a queste discipline di spartirsi il montante previsto per tutte le federazioni, perché sarebbe come chiedere di fare delle nozze con i funghi, per usare un detto popolare, e probabilmente scatenare una guerra tra poveri. Le mie intenzioni sono tutt'altre. Ciò che vorrei è che questo settore importantissimo venisse dotato delle risorse adeguate anche per queste discipline che presentano peculiarità tali per cui, anche a livello internazionale, si è accettato di avviare sperimentazioni per far sì che alcune possano partecipare alle Olimpiadi; hanno centinaia di migliaia di iscritti in tutta Italia e coinvolgono la vita e la quotidianità di milioni di italiani. Signor Presidente, mi avvio alla conclusione, perché il tempo purtroppo è tiranno. A mio avviso, tali discipline associate dovrebbero avere dignità di federazione; lo Stato dovrebbe impegnare maggiori risorse anche per il soddisfacimento delle loro necessità, al fine di consentire a tutti coloro che si vedono rappresentati in queste discipline di praticare lo sport che amano, senza le limitazioni che adesso hanno. Un ulteriore vantaggio sarebbe la facilitazione dei rapporti internazionali, che evidentemente una federazione può soddisfare in maniera molto più agevole e più efficace di quanto non possa fare una disciplina non riconosciuta come federazione. Avrei voluto proporre altri spunti, ma purtroppo il tempo è troppo poco e non me lo consente. Spero che si rilevi lo spirito positivo di questo intervento, che vuol essere un incentivo affinché non si perda il tempo che non abbiamo per arrivare alla disciplina di un settore fondamentale per la vita di tutti noi. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Granato. Ne ha facoltà. GRANATO (Misto) . Signor Presidente, devo purtroppo constatare come la materia dello sport sia trattata in modo a dir poco ambiguo dall'odierna maggioranza. Provo a ricostruire brevemente i fatti. Il decreto-legge n. 5 del 2021 è stato l'ultimo atto approvato dal Governo Conte- bis per evitare l'apposizione di sanzioni da parte del Comitato olimpico internazionale che avrebbero probabilmente comportato l'assenza della bandiera italiana ai prossimi Giochi olimpici di Tokyo. Il contenuto dell'atto, tuttavia, avrebbe potuto essere ben diverso. Basti guardare il testo degli emendamenti, depositati anche dalle forze di maggioranza in 7 a Commissione (compresi quelli del MoVimento 5 Stelle e addirittura di Forza Italia), con cui si chiedeva esplicitamente di ridurre le molteplici concessioni fatte dal Governo al CONI. Nessuna proposta parlamentare, però, è stata approvata, perché la Commissione ha deciso a maggioranza - ovviamente con noi contrari - di rimettere all'Assemblea, e quindi al voto di fiducia, il decreto così com'era. Chiedo quindi a me stessa, all'Assemblea e a tutti i cittadini interessati quale sia la ragione per cui il decreto aumenta inopinatamente il numero dei dirigenti del CONI, incrementando d'un tratto il rapporto tra funzionari e dirigenti: perché mai dare al Comitato maggiori risorse, sottraendo contributi pubblici a sport e salute, dipartimento che avevamo creato con il primo Governo Conte? (Applausi) . Per noi infatti lo sport non è solo agonismo, competizione, potere e soldi, ma anche inclusione sociale, benessere e salute dei cittadini. Perché trasferire la proprietà di un bene immobile di particolare rilevanza come il centro sportivo "Giulio Onesti" di nuovo nelle mani del CONI? Ricordo come già la riforma dello sport voluta dall'ex ministro Spadafora sia rimasta totalmente monca, perché sul tema del rinnovo dei mandati del Presidente del CONI non è stata trovata una quadra. Per fortuna, è stato vanificato il rischio di un'immotivata retromarcia, che pure era stata paventata sugli altri decreti delegati approvati in extremis. L'emblema dell'unione promiscua delle nuove forze che sostengono il Governo Draghi può essere sintetizzato in questo accadimento: in Commissione istruzione, il Gruppo Italia Viva aveva chiesto, come condizione per l'approvazione del decreto legislativo sugli enti sportivi professionistici e dilettantistici, di prevedere il trasferimento della tenuta del registro delle associazioni sportive di nuovo al CONI, dopo che l'atto governativo aveva spostato la competenza al Dipartimento per lo sport di Palazzo Chigi, ovvero di fatto ne chiedeva l'abolizione. Probabilmente, però, per mandare a segno quel pacchetto di riforme senza troppi intralci si è dovuto cedere qualcosa al CONI e lo si è fatto a stretto giro, nel decreto-legge n. 5 del 2021. Mi riferisco sia alla fase di stesura del testo del decreto-legge, sia alla fase di conversione, nella quale è stata preclusa ai senatori l'approvazione di modifiche che avrebbero riportato l'esito definitivo entro confini di maggiore imparzialità ed equità. Lo dico con rammarico, ma la posizione originaria del MoVimento 5 Stelle sulla governance sportiva non prevedeva davvero maggiori contributi pubblici e trasferimento delle proprietà di beni immobili al CONI, una dotazione di personale aggiuntiva rispetto a quella attuale e un aumento immotivato del numero dei dirigenti. Ricordo che, durante la scorsa legislatura, il tema del limite al numero dei mandati era dirimente. Si dichiarava di voler mantenere il limite inderogabile dei due mandati per i più importanti incarichi pubblici, dal parlamentare ai gradi apicali di enti o società pubbliche, CONI e federazioni sportive comprese, e si diceva che la riforma, che aumentava da due a tre i mandati dei vertici federali e del CONI, compreso il Presidente, non solo non avrebbe garantito la normale alternanza delle cariche presidenziali e dirigenziali nel mondo dello sport, bensì le avrebbe cristallizzate, come se lo sport fosse una questione privata, quasi personale, sulla quale i partiti sono interessati esclusivamente ad esercitare ai fini del consenso la loro influenza e il loro potere. Ebbene, noi parlamentari della componente "L'alternativa c'è" vogliamo rappresentare quella posizione che già era di un movimento che non c'è più e che una frase di quel programma originario, ormai del tutto disatteso, sintetizza bene: «liberare il mondo dello sport da interessi che nulla hanno a che fare con la crescita del sistema sportivo italiano, adoperandosi affinché i vertici delle più importanti amministrazioni vengano scelti secondo criteri meritocratici adeguati a garantirne il buon andamento». Le nostre proposte emendative infatti presentavano un chiaro connotato politico, che era quello di ridurre le elargizioni fatte al minimo indispensabile, senza ulteriori indulgenze non dovute. Per queste ragioni, voteremo contro la conversione in legge del provvedimento, che rappresenta una decisa retromarcia rispetto alla direzione intrapresa finora in materia di sport. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Comincini. Ne ha facoltà. COMINCINI (IV-PSI) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, signori membri del Governo, il decreto-legge che discutiamo quest'oggi e che il Parlamento sarà chiamato a convertire in legge è stato uno degli ultimi atti del precedente Governo. Ricordiamo tutti il clima e le modalità con le quali il provvedimento fu deliberato. C'era grande preoccupazione, visto il campanello d'allarme lanciato dal presidente del CONI, Giovanni Malagò, che aveva infatti denunciato il rischio che gli atleti italiani potessero andare alle Olimpiadi di Tokyo senza il nostro tricolore e l'inno nazionale. Si trattava di una sanzione che il Comitato olimpico internazionale (CIO) avrebbe potuto comminare al nostro Paese, se non avessimo garantito, come poi è avvenuto con l'approvazione del decreto, l'autonomia di un organismo importante quale il CONI: una situazione umiliante. Tutto ciò avrebbe avuto conseguenze nefaste dal punto di vista sportivo e devastanti dal punto di vista dell'immagine del nostro Paese; è un aspetto che assume ancora più rilevanza, se pensiamo al peso e a ciò che il nostro tricolore rappresenta in un Paese come il Giappone, ma in generale in una zona geografica come l'Oriente, nella quale il made in Italy è sicuramente un marchio riconosciuto e riconoscibile. Solo l'approvazione in Consiglio dei ministri di tale decreto-legge ha dunque evitato il peggio. Resta però l'amaro in bocca per come è stata gestita l'intera questione, per le condizioni nelle quali si è dovuto in tutta fretta scongiurare un pericolo che un Paese serio, quale è l'Italia, non dovrebbe correre in nessun modo. Sappiamo tutti - e ce lo diciamo sempre, ormai da diversi mesi, anche in quest'Aula - che quella che stiamo vivendo è una fase unica e complessa per la sua eccezionalità. La pandemia ha avuto un impatto fortissimo per il tessuto produttivo ed economico, ma ha indubbiamente una rilevanza e un'incidenza importanti nelle nostre vite dal punto di vista non solo economico, ma anche sociale. Lo sport, come il mondo dell'associazionismo, ha senz'altro subito un durissimo stop forzato, al quale il Covid ci ha tutti obbligati. Se i massimi campionati sportivi hanno avuto la possibilità di continuare il proprio percorso con tutte le precauzioni previste dal Comitato tecnico-scientifico, di contro lo sport amatoriale e non professionista non ha avuto le stesse possibilità. Questo ci ha forse resi ancora più consapevoli di quanto lo sport eserciti in modo netto una funzione importante per la nostra vita. Mi permetta, signor Presidente, di aprire qui una parentesi, dicendo che quanto sta accadendo nelle nostre città, per il fatto che si impedisce a tantissimi utenti, giovani e persone adulte, di fruire di sport a livello amatoriale in spazi indoor , non solo è un danno importante alla qualità della vita delle persone, ma ci dovrebbe indurre anche ad interrogarci sui criteri che il Comitato tecnico-scientifico ha deciso e deliberato per far sì che ad alcuni livelli ci si possa organizzare e si possa ripartire e ad altri no. Vorrei evidenziare che il Politecnico di Milano ha recentemente diffuso uno studio scientifico con il quale pone alcune questioni che valgono per lo sport, come per la scuola e per tutti gli spazi chiusi, quali ad esempio la ristorazione. Non c'è soltanto il distanziamento sociale quale parametro per definire i criteri per poter limitare la diffusione del virus. Per calcolare l'indice di probabilità di un contagio in un ambiente indoor si deve moltiplicare il quadrato della densità degli utenti per il tempo di ricambio del volume d'aria. Ora, signor Presidente, si comprenderà che anche dentro uno spazio chiuso dove si pratica sport è facilmente calcolabile questo parametro e lo si può confrontare con quelli della scuola, della ristorazione e dell'impresa. Invito il Comitato tecnico-scientifico e il Governo, rivolgendomi agli esponenti oggi qui presenti, ad approfondire questi aspetti scientifici, in modo non da aiutare meglio chi vuole far ripartire il Paese per il gusto di farlo, ma da consentire di avere certezze scientifiche e di ripartire in maniera serena e tranquilla ad alcune attività. Chiudo questa parentesi. Signor Presidente, in un quadro siffatto, il Governo è stato chiamato a un intervento adottato in extremis , muovendosi in una fase complessa per il mondo dello sport, dovuta anche a una riforma che nel 2018 aveva dato vita a una sperequazione tra le funzioni e le risorse attribuite, da una parte, alla nuova struttura Sport e Salute SpA e, dall'altra, a quelle lasciate a disposizione del Comitato olimpico nazionale italiano. Quest'ultimo aspetto lascia sicuramente qualche perplessità, viste le immutate competenze e funzioni che vengono lasciate a un ente come il CONI, il quale nel corso della sua storia ha svolto un ruolo indubbiamente importante. In questa sede possiamo dirci che proprio tale impianto e le condizioni date ci hanno portato a indebolire e a mettere in discussione l'autonomia del CONI. Lo stesso Comitato internazionale olimpico (CIO) ha rappresentato all'Italia una serie di doglianze sul ruolo, la missione, l'autorità e la responsabilità del CONI, assoggettato al rispetto dei requisiti minimi della carta olimpica. È stato eccepito che il personale del CONI non potesse essere assunto e controllato da un'entità esterna riconducibile alla Sport e Salute SpA, ma che dovesse avere una propria dotazione organica e una propria struttura amministrativa. Questo decreto-legge mira a raggiungere tale finalità, garantendo la piena operatività del CONI, nonché la sua autonomia e indipendenza. L'articolo 1, comma 1, dispone infatti che il CONI sia messo in condizioni di avere una propria dotazione organica, in modo da essere pienamente operativo rispetto alle funzioni assegnategli. Messo in sicurezza questo aspetto e scongiurata la possibilità che gli atleti dovessero rinunciare a una bandiera e a un inno italiani, arriviamo alla situazione attuale, che chiama un nuovo Governo a gestire le fasi che verranno. Nella composizione di quest'ultimo, la casella della delega allo sport non è ancora stata assegnata. Mi auguro che ciò avvenga quanto prima. Al netto di chi avrà la responsabilità di occuparsi di un settore fondamentale per la vita della nostra Repubblica, penso che la conversione del decreto in esame sia solo il primo atto di un processo di riforma che impegnerà il Governo nei prossimi mesi e che dovrà vedere il Parlamento sempre protagonista. Signor Presidente, l'attualità di quest'oggi non può esimermi dal fare un altro richiamo. Se il Parlamento vuole che lo sport sia rimesso nella condizione di esercitare in maniera autonoma e adeguata le proprie funzioni, allo stesso tempo non possiamo non chiedere allo sport di mettere gli atleti nella condizione di esercitare la propria passione e anche la propria professione a livelli agonistici in maniera adeguata e dignitosa. La vicenda di Laura Lugli, la pallavolista del Pordenone che ha denunciato di non essere stata messa nella condizione di vivere la propria maternità come una qualsiasi lavoratrice, credo sia grave. (Applausi) . Si faccia appello in quest'Aula per tale vicenda di cronaca sport ai massimi livelli dello sport nazionale, perché prendano in mano la questione e facciano lo sforzo necessario per garantire anche alle lavoratrici e alle professioniste di questo mondo così importante di svolgere la propria passione e la propria funzione con dignità, in maniera adeguata e nel pieno rispetto delle norme del nostro Paese, della nostra Costituzione e in maniera conforme e coerente con quello che le altre donne impegnate in altre professioni possono fare. Signor Presidente, siamo l'Italia e abbiamo l'obbligo di costruire un sistema che a tutti i livelli, nell'autonomia dello sport e nella dignità per chi svolge la professione sportiva ai massimi livelli, esiga di poterlo fare in modo adeguato e all'altezza delle sfide che attendono il nostro Paese. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Iannone. Ne ha facoltà. IANNONE (FdI) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, signori del Governo, ci sarebbe poco da dire nel merito del provvedimento in discussione se non fosse per il fatto che la figuraccia definitiva che l'Italia ha rischiato di fare era stata da noi ampiamente annunciata quando è stata approvata la legge delega e si è consumato lo scontro, che è ancora in essere, tra la visione dell'autogoverno dello sport e quella di chi esercita un controllo pubblico fornendo le risorse. Ci sono molte considerazioni politiche da fare rispetto al momento che lo sport italiano sta vivendo in ragione della grave crisi che la pandemia ha comportato. Parliamo di una rappresentazione sociale che investe l'attenzione di milioni di italiani e di un settore - forse uno dei pochi del nostro Paese - ancora in grado di produrre grandi numeri di partecipazione. Ciononostante tale settore è stato spesso sottovalutato e nella nuova configurazione del Governo viene addirittura ignorato, con l'impossibilità di poter rappresentare le proprie esigenze e istanze e avere un confronto costruttivo, ma anche risolutivo delle problematiche storiche e di quelle connesse al momento drammatico. Noi di Fratelli d'Italia abbiamo subito sottolineato e denunciato che l'assenza di un Ministro dello sport e, come abbiamo verificato successivamente, addirittura la mancanza del conferimento di una delega in materia di politiche dello sport rappresentano un gravissimo vulnus del nuovo Governo. Come Parlamento abbiamo subito anche una gravissima mortificazione in Commissione in quanto l'approvazione dei decreti legislativi senza il parere, seppur consultivo, della Commissione ha rappresentato un primo schiaffo. Inoltre, l'approdo oggi in Assemblea del provvedimento senza il relatore e la possibilità di votare gli emendamenti in Commissione la dice lunga sull'atteggiamento che si porta avanti e anche sulle difficoltà presenti all'interno della maggioranza che, evidentemente, come ci è stato comunicato dal Sottosegretario in Commissione, sente il bisogno di porre la fiducia sul testo base. Eppure la Commissione istruzione pubblica, beni culturali del Senato - e voglio ringraziare i colleghi che ne fanno parte - ha dato dimostrazione di essere capace di confrontarsi e alcune volte anche di assumere un atteggiamento unitario rispetto ai problemi che riguardano le materie di sua competenza sulle quali dovrebbe essere più facile trovare delle intese nell'interesse dei mondi che rappresentiamo, seppur nella legittima e sacrosanta diversità di visione culturale di cui ognuno di noi può e deve essere portatore. Giungiamo a un voto di fiducia che ritengo assolutamente ridicolo. Un Governo che gode dell'appoggio del 90 per cento del Parlamento deve apporre la fiducia su un provvedimento come questo. Siamo al terzo provvedimento che arriva in Senato e il Governo Draghi si avvia già a consumare un record : due fiducie su tre provvedimenti. Questo la dice lunga sul pensiero unico che vuole dominare questa fase che vive la nostra Nazione, con un partito, Fratelli d'Italia, unico partito all'opposizione, che tuttavia si sforza quotidianamente di fare proposte e portare avanti un'opposizione patriottica. Ma, anche al cospetto del nostro atteggiamento propositivo, ci viene letteralmente vietato di dare il nostro contributo. Riteniamo scandaloso che oggi si consumi in poche ore un voto di fiducia su questo provvedimento e che l'Assemblea non continui a lavorare nel pomeriggio e nella giornata di domani. Avevamo chiesto di calendarizzare una mozione sul cashback , sono quindici giorni che lo chiediamo; ma neanche questo si può e si deve fare. Quale idea di democrazia anima il Governo e la maggioranza? Dalle prime battute ci sembra un'idea assolutamente vuota e totalizzante, che peraltro ignora i problemi vivi della nostra nazione. Ritorno al discorso dello sport: le manifestazioni che si stanno consumando fuori dai Palazzi ci danno una rappresentazione drammaticamente triste di quanto sta vivendo questo mondo, un mondo che ha come suo fatturato la passione e che è stato abbandonato a se stesso da un Governo che evidentemente non ha una visione univoca, un Governo che non ascolta le istanze. Ieri alla Camera il nostro partito ha presentato un emendamento per fare in modo che le piscine e le palestre possano lavorare in zona gialla (sottolineo in zona gialla, per chi volesse strumentalizzare). L'emendamento è stato respinto, ma sarebbe passato se chi si è sempre detto favorevole a questa soluzione non si fosse astenuto; vi assumete una grande responsabilità rispetto a un mondo che è stato lasciato solo e che non ha ricevuto indennizzi significativi. Si continua a dire "domani vedremo, non potete lavorare e domani vedremo". Rispetto a questo, vi diciamo con grande chiarezza che Fratelli d'Italia ci sarà sempre quando le decisioni saranno a favore del corpo sociale, di cui il provvedimento tratta. Ma con il voto di fiducia di oggi confermate che il Governo Draghi è un Governo dai piedi d'argilla. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Biti. Ne ha facoltà. BITI (PD) . Signor Presidente, membri del Governo, grazie per essere qui. È già stato detto abbastanza su questo decreto-legge che oggi arriva in Aula. È stato detto soprattutto perché è arrivato in questo modo e cosa ci troviamo a votare oggi. Il Partito Democratico da sempre, votando contro la riforma Giorgetti, aveva detto che il nuovo sistema della società Sport e Salute SpA e del CONI, svuotato praticamente delle proprie prerogative, non ci convinceva e non era il modo giusto per affrontare il mondo dello sport e tutto il sistema educativo che sta al suo interno e che il Partito Democratico ritiene fondamentale. Dispiace quindi che si arrivi a convertire il decreto-legge in questo modo, con il CIO che fa dei rilievi sulla nuova organizzazione del CONI nel nostro Paese. Quei rilievi sono stati portati all'attenzione del ministro Spadafora; qui ci sono tutti i Gruppi che, insieme al Gruppo del Partito Democratico, hanno partecipato nei mesi passati a molte riunioni con il ministro Spadafora per affrontare il tema della riforma dello sport. Questo era uno dei punti più dibattuti, sul quale la discussione è stata lunga e animata, ma anche costruttiva: tuttavia non siamo riusciti a portarla fino in fondo. Dispiace che, proprio nel momento in cui si ha il timore di non poter vedere la bandiera italiana, il tricolore, sventolare alle Olimpiadi in Giappone la prossima estate e di non poter sentire il nostro inno nazionale risuonare quando vinceremo delle medaglie, che speriamo siano tante, il Governo sia spinto ad adottare il decreto in esame, abbastanza urgente, con tutte le polemiche che ne sono derivate. Tutto questo dispiace perché noi - lo ribadisco - riteniamo che il mondo dello sport abbia dignità e debba essere considerato sempre come una priorità del Paese. A questo proposito faccio qui una richiesta, già venuta da altri e che, tramite lei, signor Presidente, rivolgo al Governo: mi riferisco al fatto di affidare velocemente una delega per lo sport, affinché vi sia un Sottosegretario, ma noi auspicheremmo ancora di più un Ministro, che si possa occupare di questo meraviglioso mondo. È un punto al quale teniamo tantissimo. Sappiamo quanto nel Paese vi sia un tessuto connettivo organizzato in associazioni, associazionismo benemerito direi: lo sport di base, gli avviamenti allo sport, le associazioni dilettantistiche, che fanno sì che milioni di persone possano avere in Italia accesso a questo mondo importante, non soltanto dal punto di vista sportivo prettamente inteso, ma anche per tutto ciò che si accompagna alle discipline sportive praticate a tutti i livelli, da quello amatoriale e dilettantistico negli avviamenti per tutte le discipline, fino ad arrivare ovviamente ai professionisti migliori. Ho già avuto modo di dire in quest'Aula, e lo ribadisco, che il mondo dello sport è un circolo virtuoso, perché, quando un campione in qualsiasi disciplina vince e porta il nostro Paese alla ribalta, ci sono tanti giovani, ragazze e ragazzi, bambine e bambini, che guardano a quello sportivo come un grandissimo esempio e che, a loro volta, vengono invogliati a intraprendere uno sport, indipendentemente dalla disciplina. Tante volte, proprio grazie alle Olimpiadi, che sono state un po' la spinta per questo decreto, ci siamo appassionati a discipline che per il resto dell'anno non avevamo considerato e che ogni quattro anni, invece, vengono alla ribalta. Il nostro mondo sportivo è capace di produrre e di lavorare con i bambini e le bambine fin da piccoli per crescere campioni, non soltanto nello sport, grazie agli esempi tratti da una pratica sportiva svolta nel rispetto degli altri, nell'annullamento delle differenze di razza, di religione e di qualsiasi altro tipo, quindi con una vera integrazione. Il CONI in tutto questo ha bisogno di essere indipendente, per cui è importante che gli venga riconoscimento tutto ciò che, a partire dall'organico, possa garantirgli di essere assolutamente autonomo e di funzionare, perché questo è quanto viene richiesto a questo ente che, insieme agli altri enti pubblici o privati, deve e può fare in modo che tutta l'attività sportiva nel nostro Paese continui a essere quella meravigliosa onda che riesce davvero a cambiare le sorti delle bambine o dei bambini più disagiati - tante volte lo abbiamo visto - che, attraverso la pratica di una disciplina sportiva, possono in qualche modo avere una vita diversa e realizzare i sogni nel cassetto. La politica si deve occupare di sport. Come ho già detto, il Partito Democratico lo ribadisce da sempre. Noi abbiamo votato contro la riforma Giorgetti, che adesso in qualche modo modifichiamo. Per quanto ci riguarda, riteniamo che lo sport sia prioritario: non si tratta infatti soltanto di formare campioni, perché lo sport si occupa di giovani, di scuola e nella scuola, con i giovani, interviene nelle situazioni di disagio sociale ed economico. È un elemento importantissimo di sviluppo e di crescita per ciascuno di noi. Lo sport è fondamentale, come già detto, nello sviluppo sociale, a qualsiasi età e in qualsiasi parte del nostro Paese. Inoltre è fondamentale per la salute di ciascuno di noi, perché sappiamo quanto il movimento, a qualsiasi età, fatto con costanza e con attenzione debba essere promosso per prevenire tante patologie che possono colpire anche i ragazzi e le ragazze in età adolescenziale, ma ancor di più le persone avanti negli anni. Lo sport è prevenzione, quindi anche dal punto di vista della salute, insieme al Ministero competente credo sia fondamentale scegliere come priorità quella di investire bene in questo ambito. Avviandomi alla conclusione, signor Presidente, perché noto che il mio tempo sta per finire, le dico che aspettiamo di vedere cosa succede, ma siamo ovviamente a favore di questo cambiamento, anche se pensiamo che il tema dello sport, con tutto quanto si porta dietro, debba essere affrontato in maniera completa, esaustiva e approfondita. Ribadisco ancora una volta che per fare tutto questo noi riteniamo davvero che, nel minor tempo possibile, il presidente Draghi debba dare una delega in materia o istituire un Ministero dello sport che se ne occupi. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Vitali. Ne ha facoltà. VITALI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, onorevoli rappresentanti del Governo, colleghe e colleghi, il decreto-legge in esame si è reso necessario per ripristinare l'indipendenza del CONI in conformità ai principi sanciti dalla Carta olimpica, soprattutto sulla governance e sui finanziamenti. Come è noto, l'Italia ha rischiato di essere sospesa dalle competizioni sportive con l'umiliazione di partecipare senza bandiera e senza l'inno; si era creato un contrasto con la Carta olimpica, che vieta categoricamente a un comitato olimpico di operare per il tramite del Governo e oggi la società Sport e salute è il braccio operativo del Governo, quindi di fatto era l'Esecutivo che interveniva, regolava e condizionava dall'interno il Comitato olimpico. Pertanto, in limine mortis, come diciamo noi avvocati, si è varato il decreto-legge in esame, che dota il CONI di un suo organico (165 dipendenti con 10 dirigenti), con la possibilità di completarlo con il trasferimento del personale della società Sport e salute già dipendente del CONI. Al Comitato vengono infine trasferiti impianti sportivi e fabbricati specificatamente individuati. Inutile dire che in sede di discussione in Commissione del disegno di legge delega il nostro Gruppo aveva segnalato le criticità e aveva chiesto di attenzionare alcuni passaggi che poi si sono rilevati fatali per le contestazioni del CIO che hanno imposto al Governo una precipitosa marcia indietro. Ci troviamo di fronte al solito caso di una politica che lascia il suo compito di indirizzo, di finanziamento e di verifica dei risultati e si trasforma in un vero e proprio gestore con potere di condizionamento. Non è questo che serve allo sport; non è questo che serviva nella fattispecie. Eravamo stati facili profeti quando avevamo ammonito l'allora maggioranza che si stava percorrendo una strada sbagliata. Noi abbiamo cercato, in fase di discussione in Commissione, di segnalare anche alcune modifiche che avrebbero potuto rendere questo provvedimento ancora più aderente alla realtà e a quanto richiesto dagli organismi internazionali. Avevamo proposto l'abrogazione del comma 1 dell'articolo 2, in quanto dall'esame delle tabelle avevamo verificato che con questo tipo di intervento il CONI ha un risparmio di spesa e quindi non c'era bisogno di aggravare il suo bilancio; avevamo proposto un emendamento che ripristinava l'equilibrio tra CONI e Sport e salute spa. Proponevamo, in linea con la legge n. 145 del 2018, una distribuzione di ruoli: Sport e salute SpA ripartisce i fondi e lo Stato vigila sul loro utilizzo. Suggerivamo l'introduzione della temporaneità delle cariche di vertice, per favorire il rinnovamento e anche l'avvicendamento, perché, se non si interviene in questo senso, si creano dei veri e propri centri di potere. Riportavamo nella disponibilità di Sport e salute SpA le unità immobiliari destinate all'Istituto di medicina sportiva, in quanto collocate all'interno del complesso Giulio Onesti, asset fondamentale per la predetta società, e trasferivamo le proprietà di questo istituto a Sport e salute SpA. Infine, stabilivamo l'autonomia dell'Organizzazione nazionale antidoping (NADO), quale diramazione nazionale dell'Autorità mondiale antidoping. Non è stato possibile discutere questi emendamenti e qui vengo anche ad una critica sollevata dal collega del Gruppo Fratelli d'Italia, che vede nella questione di fiducia una sorta di continuità con i Governi precedenti. Ritengo invece che l'odierna posizione della questione di fiducia rappresenti proprio un elemento di discontinuità con il Governo precedente e abbia una finalità di azzeramento. Mi spiego: quello in esame è un provvedimento che non è nato all'interno di questa maggioranza, che è straordinaria e costituisce una sorta di salute pubblica nell'interesse del Paese. L'attuale maggioranza si è dunque trovata ad esaminare un provvedimento che aveva adottato un altro Governo. Avevamo quindi due possibilità: la prima era quella di approfondire e di portare le nostre nuove sensibilità e le nostre prospettive nel provvedimento, con il rischio però di allungare i tempi, creando un confronto dialettico anche vivace, e di far decadere così il decreto-legge. Quindi, non avremmo fatto una cosa giusta, se la finalità del decreto in esame era quella di rimediare al corto circuito che si era creato tra il nostro CONI e il CIO. L'altra possibilità era quella di chiudere la partita, cercando di azzerare il pregresso, insieme a qualche altro provvedimento ancora residuale, in modo che si potesse partire con il nuovo programma e con le nuove iniziative legislative del Governo. Quindi bisogna collegare la questione di fiducia a questa finalità. C'è da chiudere con il passato, cercando di aprire un nuovo fronte, per il quale sono nati il Governo e la maggioranza, per risolvere le problematiche drammatiche che l'epidemia da Covid-19 ha creato nel nostro Paese. Si tratta infatti di una situazione drammatica dal punto di vista sanitario e dal punto di vista economico, con oltre 100.000 vittime e decine di migliaia di imprese che rischiano il collasso e lo Stato, anche con la proroga della cassa integrazione, ha cercato di mantenere un minimo di livello occupazionale. Vogliamo dunque azzerare e chiudere con il passato, per poter iniziare il percorso per il quale il Governo e la maggioranza, rispondendo all'appello del Capo dello Stato e facendosi carico delle aspettative e delle esigenze del Paese, sono nati. Quindi, quella odierna non è una fiducia in continuità con il passato, ma una fiducia nella discontinuità: azzeriamo tutto e, dal giorno dopo, quando avremo esitato tutti i provvedimenti residui, ci sarà una nuova ripartenza - come immagino e mi auguro: sicuramente sarà così - nella quale il Parlamento sarà centrale e non saremo costretti a esaminare i provvedimenti in maniera alterna, una volta alla Camera dei deputati e una volta al Senato. Ci potranno essere un confronto, un dibattito e la possibilità di portare il proprio contributo, sia nel primo che nell'altro ramo del Parlamento e la questione di fiducia potrà diventare un elemento straordinario e non invece uno strumento ordinario, come è stato fino a poco tempo fa. Quindi, anche se il provvedimento in esame non rispecchia esattamente la nostra prospettiva e la nostra filosofia in tema di sport, assumendoci la responsabilità del momento e anche capendo la finalità del provvedimento - meglio tardi che mai, per ripristinare l'autorevolezza all'interno del contesto internazionale del nostro Paese - voteremo a favore. Ci riserviamo in una fase successiva la possibilità di aprire una riflessione nella quale far confluire tutti quegli elementi e suggerimenti che in questa sede, per l'urgenza e le motivazioni che ho spiegato prima (è un provvedimento non nostro che abbiamo ereditato) non è stato possibile affrontare. Quindi, meglio questo piuttosto che niente e meglio tardi che mai: l'Italia ritorna nuovamente a svolgere il ruolo che le compete anche nel contesto internazionale sportivo. Ci auguriamo che in futuro si possa intervenire per migliorare quelle parti e quegli aspetti che non è stato possibile approfondire in questa sede. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore La Russa. Ne ha facoltà. LA RUSSA (FdI) . Signor Presidente, il collega di Forza Italia che mi ha preceduto, commentando la conversione del decreto-legge in esame, ha concluso dicendo prendiamo questo «piuttosto che niente», ricordandomi il compianto senatore Matteoli che diceva sempre «piuttosto che niente, meglio piuttosto». Lo diceva in origine Giulio Maceratini, ma lo ripeteva sempre anche Matteoli. Stiamo discutendo di un provvedimento che prevede la possibilità di votare diversi emendamenti. Gli emendamenti sono stati presentati da esponenti del Governo in direzione completamente opposta. La senatrice Sbrollini ha presentato degli emendamenti che considero migliorativi; altri emendamenti sono stati presentati, stranamente identici, da Forza Italia e dal MoVimento 5 Stelle. Poiché questa maggioranza compatta di unità nazionale non ha saputo dirimere la differenza tra questi emendamenti (ecco che «piuttosto che niente, meglio piuttosto»), cosa ha deciso di fare? Ha deciso di mettere la fiducia. Fra un po' assisteremo alla dichiarazione del Governo che richiede il voto di fiducia e rende così non più votabili e improponibili sia gli emendamenti presentati da Forza Italia e MoVimento 5 Stelle che quelli della senatrice Sbrollini. A questo punto sono veramente orgoglioso della decisione di Fratelli d'Italia di non partecipare a questo Governo, perché questa è la prima occasione in cui c'è da discutere una decisione presa dal precedente Esecutivo, verso il quale - si immagina - questo Governo voglia mostrare una certa discontinuità e invece la discontinuità la troviamo solo nella differenza, all'interno, tra forze politiche che hanno visioni diverse per il mondo dello sport. Cosa decide il Governo? Lo devo dire: anche il presidente Draghi, che considero persona da rispettare, decide di non decidere. Mette la fiducia e lascia tutto impregiudicato, per evitare spaccature all'interno di quella maggioranza che per questo motivo noi non abbiamo voluto supportare. Mai decisione fu più saggia e lo si vede in questo momento. Non è che stiamo parlando di cosette da niente; abbiamo rischiato, a torto o a ragione, che gli atleti italiani alle prossime Olimpiadi partecipassero - pensate - senza la bandiera italiana; quindi non in rappresentanza dell'Italia, ma di se stessi. A questo si è posto rimedio all'ultimo secondo, ma è stata messa una pezza, che rende ancora più colorata la differenza con il resto dell'impalcatura e che oggi viene confermata dalla decisione di apporre la fiducia. Presidente, quando ci spiegano che il contrasto è antico, che il contrasto è tra il CONI e una forza politica che era in maggioranza prima ed è in maggioranza ora, noi che siamo vecchi della politica comprendiamo tutto. Non comprendiamo però l'incapacità di dirimere le questioni politiche. Un Governo che si rispetti, una maggioranza che si rispetti, almeno sui temi che riguardano la rappresentanza dello sport italiano nei confronti del mondo delle Olimpiadi, devono trovare una sintesi; se non ne sono capaci e devono rifugiarsi in un voto di fiducia, che decide di non decidere e che, per non decidere, non affronta il problema, allora vuol dire che tutte le parole spese sulla possibilità di questo Governo di fare gli interessi nazionali e di trovare soluzioni sono buttate al vento. La senatrice Sbrollini ha presentato degli emendamenti; giustamente, secondo me (ma la si può pensare anche nel modo opposto), dice che vorrebbe più fondi e vorrebbe migliorare il rapporto con il CONI e con il mondo dello sport: le rispondono in segno opposto. Non voglio neanche dire che la mia opinione sia quella giusta. Può darsi che la mia opinione, che assomiglia a quella della senatrice Sbrollini, ma è la mia personale, non sia esatta. Ma chi è che ha il compito di dirimere queste differenze all'interno di una maggioranza? Certo, ci vorrebbe la mediazione del Ministro dello sport, ma non c'è! Questo è un Governo che, nonostante l'autorevolezza del Presidente del Consiglio, non ha potuto ancora dirimere neanche il conflitto sulla scelta del Ministro dello sport. Tale competenza se l'è tenuta Draghi, che avrà però altri problemi da affrontare. Penso alla pandemia, ai vaccini che non arrivano, ai vaccini che ci sono ma che non sono ancora utilizzati appieno, neanche quei pochi che ci sono; penso a quante dosi abbiamo potuto iniettare agli italiani: 1,7 milioni, cioè al 3 per cento degli italiani. Finora solo il 3 per cento degli italiani è stato vaccinato anche con la seconda dose. Si dice che è una situazione comune all'Europa: non è vero, anche se è vero che l'Europa in questa vicenda ha fatto veramente schifo (uso una parola poco elegante perché è la verità). Possibile che il Regno Unito, dopo la Brexit, abbia risultati dieci volte migliori? Possibile che gli Stati Uniti d'America, del duo - in questo caso nella stessa direzione - Trump-Biden, abbiano risultati splendidi? Pensate che negli Stati Uniti, in sette Stati, hanno ormai tolto l'uso della mascherina. Pensate che Israele ha un risultato enorme. Questi sono i problemi che Draghi deve affrontare e io confido che li possa affrontare bene. Fratelli d'Italia è pronta a dargli una mano, se individueremo un piano di vaccini serio e se avremo i vaccini; ma meno male che non ce li hanno dati, altrimenti, visto che non riusciamo a utilizzare le poche dosi che abbiamo, a chi avremmo dato la colpa se fossero arrivati tutti quelli che erano previsti? Speriamo di risolvere, ma certo, con questi chiari di luna, non si riesce neanche a superare la differenza tra gli emendamenti della senatrice Sbrollini e quelli del MoVimento 5 Stelle e Forza Italia, uniti come un sol uomo (caso più unico che raro, per cui se fossero stati solo di Forza Italia li avrei guardati con più attenzione, invece così li ho guardati con sospetto, devo dire la verità). Non si riesce a trovare una soluzione migliore del voto di fiducia, che fa sì che non cambi niente e rimanga a galla solo una unità di facciata, mentre all'interno il Partito Democratico si frantuma, ma ci siamo abituati. Siamo all'ottavo segretario in pochi anni, cambiano i segretari... (Richiami del Presidente) . Ha ragione il Presidente, che tra l'altro è del PD, a segnalarmi che sta scadendo il tempo. PRESIDENTE. Come per tutti, quando manca un minuto. LA RUSSA (FdI) . Passa di segretario in segretario ma continua a governare senza mai vincere un'elezione. Governate senza mai vincere un'elezione, ma almeno risolvete il problema dello sport. Il nostro voto sarà contrario non al provvedimento, ma alla fiducia che il Governo ancora una volta ha chiesto. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Dal Mas. Ne ha facoltà. DAL MAS (FIBP-UDC) . Signor Presidente, il mio intervento sarà monotematico ma assolutamente necessario perché prima ho sentito un collega che giustamente, dato che stiamo esaminando un decreto-legge che affronta questioni legate allo sport, ha riportato all'attenzione dell'Assemblea un fatto che ha poco a che fare con lo sport e che è avvenuto nella mia città, Pordenone, nella Regione Friuli-Venezia Giulia, dove una giovane pallavolista, schiacciatrice di Carpi - consentitemi il tentativo, improprio in questa vicenda che ha un aspetto drammatico, di rendere un po' più fluida la questione - è stata oggetto di un certo trattamento da parte della società sportiva Pordenone Volley. È rimasta incinta e di conseguenza non si è vista riconoscere - e questo pare l'oggetto del contendere - i diritti legati ad un periodo di attività che ha svolto. Noi sappiamo che il mondo della pallavolo femminile non è considerato professionismo, quindi avrebbe bisogno di particolari tutele. Abbiamo celebrato l'otto marzo due giorni fa e io credo sia diritto delle donne avere una famiglia e dei figli. Non entrerò nel merito di una vicenda che, dal punto di vista giuridico, è finita in tribunale, nell'aula del giudice di pace (come leggo dalla stampa). È comunque una vicenda che segna un atteggiamento a dir poco prevaricatorio da parte della società nella misura in cui, con un po' di buon senso, forse la cosa si sarebbe risolta. Premetto che non so se sia vero che i contratti del settore prevedano clausole secondo le quali chi resta incinta automaticamente deve uscire dal rapporto con la società. Non credo. Mi auguro che queste cose non accadano, però non posso non sottolineare che questa vicenda ha suscitato grande attenzione e soprattutto credo non si possa dire che Lara Lugli ha arrecato un danno alla società perché è rimasta incinta. Questo credo sia un uso troppo forte, quasi vergognoso, di parole che non dovremmo usare. Avrei fatto a meno volentieri di intervenire, ma un collega che mi ha preceduto ha citato questo caso che rientra proprio nella materia che stiamo discutendo oggi. Il mondo e i valori dello sport non possono non tener conto anche delle esigenze di donne sportive, che hanno diritto ad avere una vita e non possono essere degli automi. Mi viene in mente il caso delle atlete dell'Est. Non possiamo pensare che il nostro sport diventi di questo tipo, perché veramente vorrebbe dire che la società non progredisce ma torna indietro. Chiedo scusa all'Assemblea per questo intervento, ma vorrei che il tema fosse portato all'attenzione dovuta dei rappresentanti del Governo presenti. (Applausi). PRESIDENTE . Senatore Dal Mas, l'argomento è stato trattato da molti oratori intervenuti. Non è casuale che tutti abbiano messo l'accento sulle politiche di genere; il mondo è fatto di uomini e di donne con pari diritti, non è mai superfluo sottolinearlo. È iscritta a parlare la senatrice Ferrero. Ne ha facoltà. FERRERO (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, anzitutto molto brevemente in risposta al senatore Dal Mas, ho praticato ciclismo femminile negli anni Novanta a livello potremmo dire professionistico, ma che in realtà non lo era, perché il professionismo femminile non esisteva, e mi risulta che non ci sia neanche adesso; praticamente siamo al punto di partenza. Le donne nello sport in realtà non hanno un contratto di lavoro e non sono tutelate come dovrebbero, e questo succede perché, se una donna rimane incinta, ovviamente non può avere l'idoneità sportiva a praticare lo sport agonistico, quindi diventa difficile proprio praticare lo sport, ragion per cui bisognerebbe impegnarci tutti a inserire vere tutele a favore delle donne che praticano sport a livelli massimi di agonismo, quindi di professionismo. (Applausi) . Vengo al merito del provvedimento, concentrandomi su un argomento che mi sta a cuore. Siamo qui oggi a discutere di un decreto-legge sullo sport, in particolare sulla riorganizzazione del CONI; un provvedimento tecnico e funzionale al completamento di quell' iter iniziato con la legge di bilancio di fine 2018, quando la Lega era al Governo. In quella legge di bilancio, all'articolo 1, commi 629 e 633, si andava a modificare l'assetto organizzativo e il meccanismo di finanziamento statale dell'attività sportiva. In quegli stessi commi si attribuiva alla società Sport e Salute SpA il compito di finanziare federazioni sportive nazionali, discipline sportive associate, enti di promozione sportiva, associazioni benemerite, gruppi sportivi militari e di corpi civili dello Stato; funzione, questa, attribuita in precedenza al CONI, mentre a quest'ultimo rimaneva il compito di finanziare le spese relative al proprio funzionamento, alle proprie attività istituzionali e alla copertura degli oneri relativi alla preparazione olimpica e a tutto quello che ne consegue. Il decreto-legge oggi all'esame interviene per ribadire l'autonomia del CONI, così come richiesto dalla Carta olimpica all'articolo 27, che, tra le missioni e il ruolo dei comitati olimpici nazionali, prevede la possibilità per questi ultimi di collaborare con enti governativi e con organizzazioni non governative, ferma restando l'esigenza di preservare la loro autonomia e di resistere a tutte le pressioni politiche, legali, religiose o economiche che potrebbero impedire loro di rispettare la Carta olimpica stessa. Con questo provvedimento il CONI rimane finanziariamente autonomo, con una propria dotazione personale. Quindi, lascerei da parte i tecnicismi e verrei alla sostanza. Già solo il nome Sport e Salute promette bene. Fondamentale è stato il passo di distinguere chiaramente quella che è l'attività del Comitato olimpico - che si deve occupare di sport in senso stretto, della preparazione relativa alle discipline olimpiche, di tutto ciò che riguarda la promozione dell'attività sportiva e nello specifico dell'attività sportiva competitiva - dallo sport inteso, invece, come attività motoria, come salute: ritengo che questa accezione sia un'altra cosa, qualcosa di più ampio. Per troppo tempo, purtroppo, si è parlato di sport in modo riduttivo, generico, comprendendo in questa enorme categoria anche tutte le scienze motorie, con le loro figure professionali qualificate, tra le quali, ad esempio, i laureati in scienze motorie. Lo dice una persona che ha vissuto lo sport a tutti i livelli, partendo dallo sport vissuto come attività ludica, sociale e di salute, fino ad arrivare, come dicevo prima, ai massimi livelli del ciclismo femminile. Ho vissuto in seguito lo sport come mantenimento della forma fisica che aiuta il corpo e la mente e infine, purtroppo, l'inattività a cui sono stata costretta ultimamente, che mi dà segnali altrettanto forti di quanto sia fondamentale l'attività motoria per l'equilibrio psicofisico. (Applausi) . Purtroppo, in questo anno di crisi sanitaria, economica e sociale, le attività legate allo sport, come tante altre, hanno subito chiusure, sono state sottoposte a regole talvolta senza senso, perché si sono vietate pratiche di assoluta necessità e si sono consentite pratiche evidentemente in contrasto con la logica. Diciamo che la strada percorsa è stata opposta a quella auspicabile: la prevenzione e la cura preventiva sono state del tutto trascurate. È noto, infatti, come l'attività fisica, specialmente se coadiuvata da figure professionali qualificate, abbia una dimostrata efficacia nell'aumento delle difese immunitarie, mentre su prevenzione, ma anche su cure a casa, siamo stati del tutto inadeguati e deficitari. I giovani sono rimasti esclusi dalle pratiche sportive a seconda del tipo sport praticato o a seconda dell'ente a cui hanno aderito. Non dimentichiamoci che l'agonismo di rilievo nazionale è consentito, quindi molti hanno giocato su questo. Ai giovani è mancata l'attività fisica, la socialità dello sport e il suo insegnamento. Gli anziani hanno avuto danni enormi dal non poter più praticare magari anche quel poco di esercizio fisico o attività motoria finalizzati al contenimento della patologia, tutti costretti a prolungata inattività fisica anche con risvolti psicologici importanti. Come sappiamo tutti, c'è stato un aumento della depressione anche in anziani del tutto sani. La disabilità, che tanto trova giovamento terapeutico dall'attività motoria, è stata in quest'anno abbandonata al proprio destino. Per non parlare della disabilità mentale, per cui la mancanza di attività fisica ha portato a peggioramenti psicofisici evidenti. Ebbene, al netto dell'aggravamento della situazione sanitaria evidenziata dal Comitato tecnico-scientifico in questi giorni, l'evidenza è che è a rischio la tenuta psicologica di una popolazione. Attraverso questa azienda pubblica dal nome promettente come Sport e salute auspico prenda davvero inizio una riforma sanitaria in cui la prevenzione sia centrale e l'attività motoria venga posta al centro della questione sanitaria. Quando avremo davvero messo a fuoco questo importante punto, avremo davvero messo in atto un salto culturale a favore del benessere psicofisico degli italiani. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Piarulli. Ne ha facoltà. PIARULLI (M5S) . Signor Presidente, da sempre lo sport ha rivestito un ruolo preminente nelle politiche del MoVimento 5 Stelle. Da sempre noi del MoVimento 5 Stelle ci siamo battuti e ci battiamo affinché lo sport italiano possa avere un forte rilancio incentrato sulla trasparenza, affinché vi sia il riconoscimento della centralità della pratica sportiva non solo come strumento di benessere psicofisico, ma come fondamento di inclusione e aggregazione. In questi mesi sono stati profusi molti sforzi e molte misure sono state incentrate sul sostegno al mondo dello sport a tutti i livelli, con il bonus ai lavoratori sportivi, i contributi a fondo perduto per centri sportivi, associazioni e società sportive. Un investimento superiore a due miliardi euro per consentire a queste realtà di superare i difficili mesi di chiusura, pur nella consapevolezza che i danni effettivi sono irreparabili. Quello in discussione oggi è uno dei decreti in tema di sport licenziati dai due Governi Conte caratterizzati da importanti novità che hanno avuto il pregio di avviare un cambiamento sostanziale all'interno del mondo sportivo italiano, mettendo al centro delle politiche la promozione e il sostegno allo sport di base, non solo per oggi, ma per i prossimi decenni, favorendo un sano rinnovamento in un mondo che per troppi anni è stato vittima di logiche clientelari. Rilevanti sono il riconoscimento per chi opera nel mondo dello sport e le maggiori tutele per tutti i lavoratori, indifferentemente se a livello dilettantistico o professionistico, ma soprattutto riconoscendo parità e medesimo trattamento alle atlete donne. Per questo motivo la vicenda che ha riguardato un'atleta donna è senza giustificazione, in violazione delle tutele espressamente previste dall'articolo 37 della Costituzione e che le nostre madri costituenti con lungimiranza avevano inserito in questo articolo. Lo sport serve la società, fornendo momenti di eccellenza; ora è giunto il momento di mettere al centro in questo Paese il ruolo sociale rivestito dalla pratica sportiva perché al centro di un Paese in salute risiede la cultura sportiva, valore fondante di una società. Bisogna riconoscere come anche alle persone con disabilità è stata data la possibilità di accedere ai corpi civili e militari dello sport per esercitare l'attività sportiva. In questo senso mi auguro che possa essere approvato il disegno di legge sull'attività motoria nelle scuole primarie, specificando che proprio la sottoscritta ha presentato un disegno di legge in tal senso, che prevede non soltanto l'esercizio dell'attività motoria sin dall'infanzia, ma soprattutto l'insegnamento di una disciplina sportiva - calcio, pallavolo, basket - che possa dare la possibilità a tutti indistintamente, anche ai ragazzi meno abbienti, di avvicinarsi allo sport, interiorizzando le regole e allontanandosi da circuiti devianti, affrontando le tematiche dell'alimentazione e combattendo l'obesità. Come accade nella maggior parte dell'Europa, lo sport è percepito come diritto di ogni cittadino che le istituzioni garantiscono promuovendo un'offerta qualificata e completa che induce ad ampliare sempre di più la base dei praticanti; purtroppo però in Italia non sempre è stato così. Lo sport favorisce l'integrazione anche nei confronti dei soggetti più svantaggiati, per cui sono degni di rilevanza quei protocolli stipulati dal Ministero della giustizia con il CONI o con Sport e salute SpA a favore dei detenuti, adulti e minori. In questo senso occorre sempre più dare la possibilità che queste iniziative possano essere formalizzate. Si chiude oggi un complesso momento riguardante la governance del mondo dello sport e l'autonomia del CONI, avendo stabilito una pianta organica per il Comitato olimpico nazionale italiano e l'assegnazione degli asset fondamentali per la preparazione olimpica. Grazie al provvedimento al nostro esame si è evitato che gli sforzi e i sacrifici dei nostri atleti potessero essere offuscati da una partecipazione alle Olimpiadi senza i nostri colori, la nostra bandiera. Al contempo si è stabilito anche un principio essenziale in base al quale il CONI non potrà muoversi fuori dai paletti di un ente pubblico. Nello specifico vengono assicurate la piena operatività del Comitato olimpico nazionale italiano e la sua autonomia e indipendenza quale componente del Comitato olimpico internazionale, attribuendo al CONI una propria dotazione organica di personale, anche dirigenziale. Ai fini del perseguimento delle finalità istituzionali del CONI, il testo prevede il trasferimento a quest'ultimo di impianti sportivi e fabbricati specificatamente individuati. Vi è una necessità avvertita da più parti, non più procrastinabile, di una nuova visione che sia in grado di esaltare l'essenza della pratica sportiva dando attenzione alla formazione, all'educazione e alle piccole e medie federazioni; più equilibrio tra promozione e competizione, meno verticismo nella strutturazione del sistema in favore di un modello più inclusivo e partecipato, più investimenti in cultura sportiva dedicando risorse alle istituzioni scolastiche e alle infrastrutture sportive, dovendo segnalare che a tutt'oggi ci sono ancora scuole prive di palestre idonee. A distanza di due anni, che hanno visto due cambi di Governo e l'esplosione di una terribile pandemia, è il momento per tutti di evitare inutili particolarismi, sterili propagande e di cercare, al contrario, un punto di equilibrio sulle norme che possano dare rassicurazione e certezza al mondo dello sport, soprattutto dal punto di vista della sostenibilità economica del sistema, consentendogli di compiere quel passo in avanti tanto atteso. L'importante nella vita non è la vittoria, ma lottare; la cosa essenziale non è conquistare, ma combattere. Prendendo spunto dalle parole di Pierre de Coubertin, considerato il padre dei Giochi olimpici moderni, ritengo necessario affermare con maggiore forza che il nostro contributo sarà sempre al massimo per cercare le soluzioni migliori. Combatteremo sempre per offrire le soluzioni che la società civile chiede, che il mondo sportivo necessita e che il nostro Paese merita. (Applausi) . PRESIDENTE . Dichiaro chiusa la discussione generale. Comunico che sono pervenuti alla Presidenza - e sono in distribuzione - i pareri espressi dalla 1 a e dalla 5 a Commissione permanente sul disegno di legge in esame e sugli emendamenti, che verranno pubblicati in allegato al Resoconto della seduta odierna. Ha chiesto di intervenire il ministro per i rapporti con il Parlamento, onorevole D'Incà. Ne ha facoltà. D'INCA', ministro per i rapporti con il Parlamento . Signor Presidente, onorevoli senatori, a nome del Governo, autorizzato dal Consiglio dei ministri, pongo la questione di fiducia sull'approvazione, senza modificazioni, dell'articolo unico del disegno di legge n. 2077, di conversione del decreto-legge 29 gennaio 2021, n. 5, nel testo presentato dal Governo al Senato della Repubblica per la conversione. PRESIDENTE . La Presidenza prende atto della posizione della questione di fiducia sull'approvazione, senza modificazioni, dell'articolo unico del disegno di legge n. 2077, di conversione del decreto-legge 29 gennaio 2021, n. 5, nel testo presentato dal Governo al Senato per la conversione. È convocata la Conferenza dei Capigruppo alle ore 11,45 per organizzare il relativo dibattito. Sospendo pertanto la seduta. (La seduta, sospesa alle ore 11,32, è ripresa alle ore 11,58). Presidenza del vice presidente LA RUSSA Sui lavori del SenatoOrganizzazione della discussione della questione di fiducia PRESIDENTE . Onorevoli colleghi, la Conferenza dei Capigruppo ha proceduto all'organizzazione dei lavori sulla questione di fiducia posta dal Governo sul disegno di legge di conversione del decreto-legge funzionamento CONI, nel testo presentato dal Governo al Senato per la conversione. Si passerà direttamente alle dichiarazioni di voto, che avranno inizio alle ore 13, dopo la sanificazione dell'Aula. Seguirà quindi la chiama, che si concluderà orientativamente intorno alle ore 15,15-15,30. La seduta è sospesa fino alle ore 13. (La seduta, sospesa alle ore 11,59, è ripresa alle ore 13,03) . Ripresa della discussione del disegno di legge n. Doc 2077 PRESIDENTE . Passiamo alla votazione dell'articolo unico del disegno di legge n. 2077, di conversione in legge del decreto-legge 29 gennaio 2021, n. 5, nel testo presentato dal Governo al Senato per la conversione, sull'approvazione del quale il Governo ha posto la questione di fiducia. LANIECE (Aut (SVP-PATT, UV)) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LANIECE (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente, con il provvedimento in esame si punta a ricucire la frattura che si è venuta a creare, negli ultimi tre anni, con l'organo di autogoverno del mondo sportivo. Da parte dei due Governi precedenti c'è stato un tentativo di riformare il mondo dello sport. Si tratta di tentativi legittimi, che avevano la loro ragion d'essere nell'importanza che questo settore ricopre per l'economia, per le difficoltà in cui versano molte federazioni, ma anche per alcune cattive performance sportive: si pensi alla mancata qualificazione dell'Italia negli ultimi mondiali di calcio. Che però, per via del Covid, ci sia stata una difficoltà di tenuta del sistema è sotto gli occhi di tutti e questo vale per i dilettanti e per i professionisti, per le piccole e per le grandi società, per i gestori e per i proprietari degli impianti, a cominciare da quelli di montagna. Tutto questo rende ancora più urgente una riflessione di sistema sullo sport, attraverso una riforma che naturalmente non intacchi l'indiscutibile principio di autonomia del mondo sportivo e dei suoi organi di governo. Com'è stato stabilito con la risoluzione delle Nazioni Unite del 2014, lo sport, attraverso il Comitato olimpico internazionale (CIO) e le sue filiazioni nazionali, deve godere di massima autonomia per promuovere in ogni parte del mondo i valori dell'istruzione, della salute, dello sviluppo e della pace. Qualsiasi forma di discriminazione è incompatibile con l'appartenenza al movimento olimpico e per sviluppare questi valori universali ne deve essere garantita la massima autonomia e neutralità. Fatti salvi questi princìpi, il mio augurio è che il provvedimento al nostro esame faciliti questa discussione. La pandemia, nelle sue varie sfaccettature, ci ha riproposto tutta l'importanza dello sport. Sentiamo la mancanza degli spettatori negli stadi e, quindi, il valore sociale e di intrattenimento dello sport professionistico. Abbiamo avvertito la mancanza di grandi eventi, come gli Europei di calcio o le Olimpiadi, come fenomeno di festa e di fratellanza fra milioni e milioni di persone. Abbiamo compreso anche l'importanza dello sport di base come strumento per rafforzare le forme di prevenzione primaria, per una popolazione più sana e con sistemi immunitari più efficaci. Oggi l'Italia è un Paese dove tante persone svolgono ordinariamente attività sportiva, ma anche dove ci sono molte malattie collegate a stili di vita sbagliati, come la cattiva cultura dell'alimentazione, che porta il 46 per cento degli italiani a essere sovrappeso. Non parliamo poi dell'obesità infantile, che è tra le più alte d'Europa e rappresenta un'ipoteca negativa sulle condizioni di salute nell'intero arco di vita. Credo che nelle politiche per lo sport la grande questione dei prossimi anni sarà come incentivare una pratica sportiva di massa come elemento ordinario della quotidianità di tutte le persone in ogni fase della vita e, naturalmente, come fare in modo che il movimento professionistico continui a essere una leva della nostra economia e uno strumento di promozione dell'Italia nel mondo. Il precedente Governo aveva ritenuto di creare un Dicastero specifico per lo sport, dimostrando così un'attenzione particolare a questo settore così importante per il benessere e la salute dei nostri concittadini. Speriamo vivamente che anche questo Esecutivo voglia dedicare allo sport altrettanta attenzione, dal punto di vista sia organizzativo, sia delle risorse. Ed è con questi auspici che annuncio il voto favorevole del Gruppo per le Autonomie al provvedimento in esame. (Applausi) . CAUSIN (Europeisti-MAIE-CD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CAUSIN (Europeisti-MAIE-CD) . Signor Presidente, gentili senatrici e gentili senatori, ancora una volta ci troviamo a votare una fiducia al Governo su un provvedimento che proviene dall'Esecutivo Conte- bis : un decreto-legge che si è reso necessario per consentire ai nostri atleti di portare alta la bandiera alle prossime Olimpiadi e per far sì che, auspicabilmente, dal gradino più alto del podio possa risuonare il nostro inno nazionale, viste le eccellenze che abbiamo in Italia nel mondo dello sport. È evidente - lo anticipo fin d'ora - che il voto del Gruppo Europeisti sarà favorevole al provvedimento, perché nessuno può assumersi la responsabilità di lasciare i nostri atleti senza il calore di una bandiera e di una Nazione alle loro spalle. Tuttavia, in questa sede mi preme nuovamente sottolineare che, anche su un provvedimento apparentemente semplice come quello in esame, il Governo oggi è stato costretto a porre la questione di fiducia per superare quelle divisioni che esistono e che continuano a manifestarsi anche su provvedimenti non di minore importanza, ma sicuramente di minore complessità. Questo ci dovrebbe portare a una riflessione di fronte a una maggioranza che conta di fatto quasi tutto l'arco parlamentare. Colleghi, bisogna allora che l'unità di intenti non solo sia quella sbandierata, dichiarata alle agenzie, ma si concretizzi anche nell'effettiva univocità delle azioni che possono farci procedere spediti, anche attraverso un lavoro preparatorio che contempli, nei giorni precedenti la discussione dei provvedimenti, sia nelle Commissioni, sia nei tavoli informali, la capacità di trovare quella sintesi che troppo spesso non si raggiunge si crea così una situazione in cui, invece, paradossalmente le differenze vengono esplicitate, ma non ci consente di fare in Assemblea il lavoro che servirebbe se si utilizza lo strumento della fiducia, che dovrebbe essere impiegato soltanto in casi straordinari perché ogni volta che noi lo utilizziamo sottraiamo al Parlamento e ai singoli parlamentari la prerogativa di intervenire attraverso gli emendamenti e di migliorare quindi i testi. Pertanto, unitamente all'annuncio del voto favorevole da parte del Gruppo Europeisti-MAIE-Centro Democratico, lancio nuovamente un invito a tutte le forze che sostengono questo Governo a concentrarsi sui temi che serviranno a farci uscire dal tunnel della pandemia: pandemia sanitaria, ma anche economica. Ricordo a questo riguardo, visto che stiamo parlando di un provvedimento che tratta di sport, che tutto lo sport non professionistico in questo momento è fermo, e ciò arreca un gravissimo danno non soltanto alla salute fisica e mentale, ma anche alla sfera della socialità, soprattutto per quanto riguarda gli sport di squadra. Oggi in Italia c'è la possibilità di praticare soltanto lo sport professionistico. E ricordo che, anche a livello locale, qualsiasi comunità ha squadre di calcio e di rugby, circoli sportivi di tennis. Penso a quegli sport che magari vengono considerati minori, come la pallanuoto e la pallamano, che sono tutti bloccati in questo momento. I nostri ragazzi non possono fare attività fisica, ma soprattutto attività di socialità, attività che rappresentano un elemento fondamentale per la loro crescita equilibrata. Speriamo che, al di là di questo voto di fiducia, che consente di procedere speditamente e di nascondere, ancora una volta, le differenze che esistono all'interno della nostra maggioranza, si possa procedere attraverso azioni mirate dal punto di vista sanitario affinché gli sport siano non le ultime cose a ripartire ma le prime, soprattutto attraverso una vaccinazione settoriale, perché l'attività fisica è assolutamente rilevante. (Applausi) . SBROLLINI (IV-PSI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. SBROLLINI (IV-PSI) . Signor Presidente, Governo, colleghe e colleghi, come è stato detto già in molti interventi che mi hanno preceduto, anch'io sicuramente considero il decreto-legge in esame molto importante per il mondo dello sport e non solo per il CONI, che è l'organismo senza dubbio più rilevante e rappresentativo di questo settore da tantissimi anni. Dico subito che, come Italia Viva, avremmo preferito una discussione nel merito. È molto tempo che lavoriamo su questo decreto-legge nelle Commissioni competenti e, ne approfitto anche per ringraziare il collega senatore Verducci, che è stato relatore in Commissione. Siamo arrivati in Assemblea senza conferire mandato al relatore e in questo modo non abbiamo potuto discutere gli emendamenti che da più parti politiche, a cominciare dal mio Gruppo, sono stati portati all'attenzione delle Aule di Commissione. Voglio altresì ringraziare il sottosegretario per i rapporti con il Parlamento Bergamini, che negli ultimi giorni ha dovuto occuparsi di questo provvedimento a causa della mancata assegnazione di una delega allo sport. Come hanno già detto i colleghi degli altri Gruppi parlamentari, voglio ribadire in quest'Aula del Senato che è fondamentale assegnare il prima possibile tale delega, perché il mondo dello sport - come tutti i mondi vitali economici, sociali e culturali - da più di un anno soffre immensamente a causa della pandemia. E soffre perché, intanto - come abbiamo visto anche nella manifestazione svoltasi ieri a Roma dei gestori delle palestre - da troppo tempo sono chiusi i luoghi in cui si pratica lo sport, che non sono soltanto di svago, ma sono anche di benessere. Noi sappiamo che da più di un anno, a cominciare dall'educazione motoria a scuola per i nostri ragazzi per poi passare alle palestre e piscine, abbiamo rinunciato a luoghi, di aggregazione e socialità, ma anche parte di salute e benessere. Pensiamo alle persone più fragili, ai disabili, alle persone che hanno patologie croniche, e a come questo abbia inciso nella loro vita. Ribadisco anche da quest'Aula che l'occasione di parlare di questo decreto mi permette di insistere sul tema. Dobbiamo, accanto al dramma che stiamo vivendo, ripensare alla sicurezza di quei luoghi che sappiamo essere sicuri. E lo abbiamo visto, perché i loro gestori hanno subito pensato alla loro sanificazione, alla loro messa in sicurezza, investendo tante risorse proprie. Quindi, io dico basta, intanto, a soluzioni tampone ed è quello che mi aspetto dal nuovo Governo, che noi sosteniamo convintamente, il nuovo Governo Draghi. Noi pensiamo, che, in sicurezza, questi luoghi, come tanti altri che stanno riaprendo, debbano tornare alla normalità. Questo mi consente di entrare di più nello specifico di quel provvedimento. È stato detto questa mattina, anche nel corso della discussione generale da parte del collega Comincini, che dovevamo, ovviamente, risolvere un problema immediato: permettere all'Italia di partecipare, come tutti gli altri Paesi, in maniera sicura e normale, con il nostro inno e la nostra bandiera, alle Olimpiadi di Tokyo che si svolgeranno a luglio del 2021. Ma pensiamo anche ai tanti altri eventi che si svolgeranno da qui ai prossimi anni. Penso al grande evento di Milano-Cortina e a tutto quello che già da oggi stiamo programmando e che investe l'economia e il rilancio del nostro Paese non solo in Europa, ma anche nel mondo, a cui tutti guarderanno dal punto di vista infrastrutturale, culturale e sociale; grandi eventi che muovono lavoro, cultura, economia, storia e tradizioni del nostro territorio. Il CONI rappresenta, nell'immaginario collettivo, nazionale e mondiale, il nostro organismo di riferimento, perché ancora adesso è dotato di tutte le funzioni e si occupa delle azioni che si svolgono: dallo sport di base fino ai grandi eventi che interessano il nostro Paese. Il decreto-legge in esame, tornando al testo originale, al testo base senza modifiche, non permetterà al CONI di assumere una piena autonomia. E questo non è uno scontro tra personalismi. Abbiamo delle strutture: ci sono Sport e salute S.p.A., il CONI, e sicuramente altre strutture, che vanno riviste, anche in assenza di un Ministero dello sport, le quali però non devono entrare in conflitto fra loro; strutture che devono svolgere un lavoro preziosissimo, soprattutto per i nostri territori e per lo sport di base, in piena autonomia. Appena sarà affidata la delega allo sport, dobbiamo tornare a parlare di questo argomento. Noi voteremo a favore del decreto in esame, perché facciamo parte della maggioranza e c'è un voto di fiducia, ma le criticità che ho evidenziato le ritroveremo a breve e il Governo dovrà mettervi mano, così come dovrà mettere mano, immediatamente, alla riforma dello sport. Ci saranno decreti attuativi sui quali bisognerà porre molta attenzione. Si parla di professionismo femminile, di lavoro sportivo, di tutto ciò che investe anche la quotidianità delle famiglie, in ogni fascia d'età, perché tutte in qualche modo abbracciano questo grande tema. Non possiamo, allora, abbandonarlo; anzi, dobbiamo valorizzarlo, potenziarlo. Dobbiamo pensare che, se iniziamo a investire nello sport fin da quando i nostri bambini sono piccoli, fin dalla scuola primaria - c'è una proposta di legge che giace in Commissione, che ha il benestare di tutti i Gruppi parlamentari, sull'educazione motoria già dalla primaria assumendo gli insegnanti di scienze motorie - valorizzeremo lo sport e avremo quei vivai che ci consentiranno di arrivare anche ai grandi eventi sportivi con tanti atleti. Abbiamo fatto un appello - anche sui giornali - oggi in Senato ricordando la vicenda della pallavolista Lara Lugli: addirittura la società ha definito la sua gravidanza un danno per la stessa società. Ecco, Presidente, vorremmo che nel 2021 frasi del genere non fossero più pronunciate da alcuno. (Applausi) . C'è un fondo nazionale, che abbiamo voluto prima di tutto come donne - di Italia Viva e del Partito Democratico - e poi come senatrici e senatori, per la tutela della maternità delle atlete che deve essere potenziato. E il ministro Elena Bonetti ne ha parlato lungamente anche questa mattina in un'intervista sulla «Gazzetta dello Sport». Bene: credo che, anche su questo, donne e uomini del Senato potranno fare squadra. Pensiamoci bene perché il piccolo passaggio che oggi facciamo dovrà ritornare presto sui banchi del Governo per essere profondamente modificato, e so che anche il Presidente è molto sensibile all'argomento. (Applausi) . PRESIDENTE. La ringrazio, anche per la citazione, senatrice Sbrollini. BARBARO (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BARBARO (FdI) . Signor Presidente, onorevoli colleghi e colleghe, membri del Governo - pochi, oserei dire; manca il più importante, il riferimento al titolare della materia - non è semplice per noi esprimerci cercando di sottoporre all'attenzione del Parlamento ragionamenti che possano poi trovare applicazione, rispondenza e interlocuzione: quello che, invece, in questi giorni è mancato. Lo abbiamo visto e sentito in tutte le salse. Tutti i colleghi che ci hanno preceduto - chi più, chi meno - hanno fatto esplicito riferimento a questo vero e proprio vizio di forma - oserei dire - che ha anche grandi conseguenze di carattere politico. Proviamo allora a dare un contributo in questa direzione. Non è semplice - ripeto - ma dobbiamo farlo, perché lo dobbiamo ai milioni di praticanti, ai tanti operatori del mondo dello sport, al mondo dello sport stesso che si aspettava delle risposte. Sicuramente oggi stiamo per darle, ma cerchiamo un po' di capire come questo provvedimento si andrà a porre anche eventualmente come piattaforma per svolgere ragionamenti più ampi, che possano portare in una direzione ben più importante, ovvero quella di una riforma complessiva del sistema sportivo che da tanti anni aspettiamo e che - come abbiamo visto nel corso degli ultimi tempi - non è assolutamente andata a buon fine. È quindi una mortificazione per il Parlamento, che è stato incapace di poter discutere nel merito gli emendamenti che avrebbero potuto migliorare o anche peggiorare il testo: poco importava, era fondamentale poterlo fare, per l'esigenza di dare risposte più pregnanti rispetto a quello che la semplicità del provvedimento stesso avrebbe permesso. C'era la necessità di andare avanti in una direzione ben precisa, ovvero dare risposte a un sistema. Il tutto, poi, è stato aggravato da un ulteriore elemento: il mancato conferimento del mandato al relatore; una confusione totale, l'impossibilità di potersi esprimere in qualsiasi direzione sugli aspetti sia migliorativi che peggiorativi. Non è esaltante, anzi - come ho detto - è mortificante. Verrebbe voglia di dire "lo sport, questo sconosciuto". E sarebbe stato ugualmente mortificante se non fosse stato emanato in dirittura d'arrivo, in extremis , in zona Cesarini - per utilizzare un linguaggio sportivo - questo decreto-legge, noto come salva CONI, che ha permesso di evitare un'altra grande mortificazione, quella che avrebbero subito i nostri atleti nel caso in cui non fosse andato a buon fine o la mortificazione di non partecipare attivamente alle Olimpiadi di Tokyo; di non essere rappresentati dal nostro vessillo nazionale; di non poter sentire, in caso di vittoria, l'inno nazionale risuonare alle Olimpiadi, con l'orgoglio di tutti gli atleti, certamente, ma soprattutto di tutti noi cittadini italiani. Vorrei, per un attimo, riavvolgere il nastro e fare qualche piccolo passo indietro per cercare di capire qual è stata l'atmosfera, qual è stato il contesto all'interno del quale è stato emanato il provvedimento. Ricordiamo la spasmodica - oserei dire - attenzione mediatica che è stata ad esso rivolta e il tutto nei giorni precedenti la crisi di Governo. Le possibili sanzioni avevano alzato in maniera esponenziale l'attenzione nei confronti dello sport: tutti gli italiani si stavano interessando a questo problema parallelamente ai problemi legati alla crisi del Governo e, il giorno prima della riunione dell'esecutivo CIO, finalmente il nostro Governo è riuscito ad emanare il provvedimento che ha sanato il vulnus e ha di fatto restituito al CONI l'autonomia che era stata lesa dai precedenti provvedimenti. L'enfasi che ha caratterizzato le fasi di incubazione e di sviluppo del provvedimento è stata sorprendente, perché ci ha dato la misura di quanto la materia sportiva potesse essere oggetto di attenzione nel nostro Paese. Tutti i telegiornali nazionali hanno aperto le edizioni dei loro notiziari riportando la notizia della caduta del Governo Conte in parallelo a quella dell'emanazione del decreto salva CONI: i nostri atleti erano salvi. C'è stata un'attenzione mediatica senza precedenti. Non intendo soffermarmi sulle modalità attraverso le quali il CIO avrebbe potuto sanzionare, né tantomeno intendo soffermarmi sugli aspetti di democraticità del CIO e dei suoi comportamenti. Non è questo il punto, non è questo il momento; ci saranno altri momenti per poterlo fare. Intendo, però, sottolineare come l'elevatissima sensibilità che si è manifestata in quei giorni poteva essere propedeutica a uno sviluppo del ragionamento relativo alla conversione in legge di questo decreto che andasse in un'altra direzione. Abbiamo visto con piacere l'aumento del tasso di sportività, che pensavamo fosse in qualche modo coniugabile con il successivo sviluppo in Commissione e in Aula del provvedimento. E invece, di fatto, tradendo tutte le aspettative dei milioni di praticanti, questo strumento, che poteva essere un volano - come ho detto poco fa - per rimettere in moto dei meccanismi di discussione sull'ordinamento sportivo, non è stato minimamente preso in considerazione come tale: è stato considerato in maniera veramente triste, come un punto di arrivo piuttosto che di partenza; un punto d'arrivo peraltro fastidioso, perché - come abbiamo visto - la maggioranza non si è messa d'accordo, non ha trovato il modo per risolvere le contraddizioni emerse al proprio interno. Come ha detto giustamente il presidente La Russa, si è deciso di non decidere. Si è deciso non solo di non decidere sul merito del provvedimento, ma anche di non farlo in un momento fondamentale della vita dello sport nel nostro Paese, non andando a individuare il titolare della materia. E oggi, per l'ennesima volta, ci troviamo a discutere purtroppo in totale mancanza di interlocuzione. Quale significato politico dare a quello che sta accadendo nei confronti di questa materia che tutti quanti noi amiamo, almeno a parole? Non lo so. Spero che il Governo, prima o poi, possa darci una risposta. Noi, come opposizione, non possiamo fare altro che vigilare e cercare di aumentare l'attenzione, cercando però non solo di aumentarla, ma possibilmente anche di risolvere i problemi che ad essa devono corrispondere. Questo aspetto, legato all'interesse di milioni di praticanti e di centinaia di migliaia di operatori - come è stato richiamato benissimo ieri da Giorgia Meloni alla Camera dei deputati - che dovrebbe in qualche modo portare a risolvere in maniera più incisiva le dinamiche del mondo dello sport che tutti quanti noi, almeno a parole, amiamo, anche oggi invece registra l'ennesima occasione persa. Si pensava che attraverso questo provvedimento si potesse restituire dignità a un intero comparto - come io l'ho definito - un punto di partenza. Si pensava altresì che tale strumento dovesse essere il più adeguato per ripartire da una piattaforma di discussione che andasse a mettere ordine tra le grandi contraddizioni interne al comparto sportivo italiano. Si poteva e si doveva andare in questa direzione, ma non è stato possibile. È diventato invece - come ho detto prima - un punto di arrivo che ha sintetizzato tutte le problematiche dello sport italiano nella seppur importante partecipazione alle Olimpiadi. Lo sport però non può e non deve essere soltanto Olimpiadi. È fondamentale per la nostra Nazione costruire una cultura sportiva diversa, e avevamo l'opportunità per poter iniziare a porre le basi per un ragionamento che andasse in una direzione diversa. Come si dice in tutte le salse - sta diventando un tormentone - sia gli operatori del mondo dello sport che noi politici non abbiamo saputo dare concretezza alle seguenti affermazioni: lo sport come sano e corretto stile di vita, lo sport come elevazione degli aspetti infrastrutturali e occupazionali economici anche del Paese; tutta una serie di considerazioni che affermiamo in tutte le salse, ma che di fatto non sono riuscite a trovare una collocazione in termini di efficacia all'interno di questo e altri provvedimenti. Lo sport meritava una dignità diversa, e non la mortificazione che abbiamo vissuto oggi, perché lo sport è salute - come diciamo in tutte le salse - e merita rispetto. E noi di Fratelli d'Italia faremo del tutto affinché possa essere riconosciuta allo sport la dignità che merita, ma soprattutto il rispetto che si deve a una materia così importante. (Applausi). RAMPI (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. RAMPI (PD) . Signor Presidente, signori del Governo, il tema dello sport è uno dei temi costitutivi della natura umana. Gli antropologi ci dicono che è la sublimazione della caccia e della guerra, qualcosa che in qualche modo incarna la natura della modernità. È chiaro che un tema come questo meriterebbe molto di più di un decreto-legge. Questo però è uno dei pochi casi in cui forse il carattere di urgenza del decreto-legge è assolutamente evidente a tutti e incontestabile. Oggi tutte le forze politiche hanno riconosciuto la necessità di procedere celermente alla votazione del provvedimento ed è per tale ragione che noi saremo favorevoli al voto di fiducia, anche al fine di poterlo portare avanti. È chiaro però che con oggi si mette un punto. Con oggi bisogna iniziare un lavoro parlamentare serio e rigoroso sul tema dello sport, che provi a fare sintesi delle posizioni evidentemente diverse che esistono tra le forze politiche in quest'Aula, come hanno tentato di fare diversi Governi precedenti senza riuscire ad arrivare alla conclusione di un processo. È evidente che avere anche una figura al Governo dedicata al tema è un fatto necessario e giusto; necessario per la rilevanza generale del tema, ma anche per poter costruire un processo di sintesi. E oggi il relatore in Commissione ha rinunciato di fatto a poter presentare una relazione perché la possibilità di costruire una sintesi non c'era. Dobbiamo chiarire alcuni punti chiave. Abbiamo un Comitato olimpico nazionale, che è fondamentale e garantisce la presenza dell'Italia nelle competizioni internazionali; dobbiamo rafforzarlo e sostenerlo. Abbiamo una rilevanza dello sport di base in cui noi crediamo in maniera profonda. La storia del Partito Democratico è di forze politiche popolari che hanno investito nella loro tradizione e nelle organizzazioni sportive di base come elemento di crescita democratica. Lo sport è sicuramente un elemento che riguarda la salute fisica delle persone; è sicuramente un luogo che riguarda l'aggregazione e il divertimento, ma è anche uno di quei luoghi dove si impara la pratica delle regole, dello stare insieme tra diversi, il concorrere con l'altro non come nemico, ma come avversario a cui si riconosce - quando è il caso - di essere più bravo e di prevalere. Tale prevalere non è, però, mai un sopprimersi, un cancellarsi. È una pratica democratica: si imparano le regole e la democrazia; si impara che in una relazione si sta dentro a un sistema di regole. Tutto ciò oggi è in grande crisi. La pandemia, in questa situazione come in tante altre, ha portato a evidenziare ciò che nel tempo si era già costruito. Anche l'evento di cronaca incredibile, che oggi tante colleghe hanno sottolineato e che riguarda la condizione di un'atleta, dimostra che tutti i grandi assi delle questioni che attraversano la società possono trovare nella pratica sportiva e nell'immagine sportiva degli straordinari messaggi di risposta - pensiamo alla lotta al razzismo e alle differenze - oppure completamente sbagliati e contrari. Noi crediamo - in particolare, lo abbiamo sottolineato come Gruppo - che la funzione dello sport femminile, la piena partecipazione e le pari opportunità delle donne nello sport siano degli elementi fondamentali per rendere più equa, paritaria e più uguale nella differenza la nostra società. Le donne possono imparare nella pratica sportiva sin da bambine che il loro ruolo è esattamente paritario a quello dei ragazzi. Si cambia una società anche investendo sulla pratica sportiva. Per tutte queste ragioni pensiamo che quello di oggi sia un passaggio necessario, dovuto e assolutamente adeguato, ma che non ha risolto e minimamente toccato il tema cui noi, come Commissione istruzione, come Gruppo e Parlamento, vogliamo dedicarci. Riscontro oggi un clima positivo in quest'Aula. Ci siamo confrontati sul decreto in maniera civile. Sono emersi punti di vista diversi ed è stato accettato anche il voto di fiducia in maniera assolutamente condivisa. È il clima sicuramente di questo Governo, ma in questo caso ha riguardato anche alcune delle forze dell'opposizione. Partiamo da questo punto e facciamone tesoro; facciamolo diventare una priorità parlamentare di quest'Assemblea e chiediamo con forza, nel messaggio conclusivo anche di questa nostra dichiarazione, che ci sia una figura al Governo che possa diventare il nostro riferimento e con cui dalle prossime settimane si possa iniziare a lavorare per dare allo sport italiano tutte quelle risposte di cui c'è bisogno e che oggi ancora non ci sono. (Applausi) . DE PETRIS (Misto-LeU) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DE PETRIS (Misto-LeU) . Signor Presidente, è evidente - non possiamo nasconderci dietro un dito - che ricorrere al voto di fiducia per approvare un decreto-legge come quello in esame è un po' anomalo, anche se siamo abituati ormai ai voti di fiducia. È chiaro che è diventata l'unica soluzione per approvare un decreto che proviene dal Governo precedente. Torno a ripetere che il decreto si era reso necessario dopo che il Comitato Olimpico Internazionale aveva avviato un'attività istruttoria per comprendere l'impatto della costituzione della società Sport e Salute sull'autonomia del CONI e sul rispetto dei requisiti minimi previsti dalla Carta olimpica. Si è quindi trattato di un passaggio necessario a cui nessuno si sarebbe potuto sottrarre, in quanto la mancata adozione del decreto in esame avrebbe di fatto comportato l'esclusione del nostro Paese dalle Olimpiadi (con i nostri atleti che non avrebbero potuto partecipare con la divisa, la bandiera e l'inno), nonché una serie di impatti economici non indifferenti. Il provvedimento affronta un'altra serie di questioni, come la nuova pianta organica e il ricollocamento del personale. All'articolo 2 si prevede infatti che il CONI non si avvalga più di Sport e Salute e che il personale di Sport e Salute, già dipendente del CONI, ritorni al CONI. Vi sono quindi una serie di passaggi che, nei fatti, segnano l'autonomia in materia di personale. Sollecitata anche dagli interventi in discussione generale e dalle dichiarazioni di voto che mi hanno preceduto, ritengo che noi tutti dovremmo capire che il settore dello sport merita non solo una discussione in quest'Aula, ma anche una serie di interventi. Era iniziata una riforma - piaccia o non piaccia - addirittura con il Governo Conte I, che aveva istituito la società Sport e Salute, e anche sotto il precedente Esecutivo si stava procedendo con l'adozione dei decreti legislativi, ma tutti noi sappiamo che quella riforma, come è evidente, non era stata condivisa con il CONI e vi sono stati una serie di problemi. Questa è la situazione. Credo che il tema meriti un approfondimento. Al di là di quelle che sono l'attuale maggioranza e l'opposizione, credo sia assolutamente necessario - lo dico davvero e seriamente - non solo svolgere una discussione generica, ma anche adottare una serie di iniziative per capire se i decreti legislativi devono andare avanti nel loro percorso. Segnalo che l'ultimo decreto adottato (mi pare sia il quinto) riguarda proprio la questione del personale, soprattutto con riferimento alle associazioni sportive dilettantistiche. I temi trattati sono quindi molto importanti e occorre portare avanti una discussione tra di noi. Non ci dobbiamo nascondere il fatto che, al di là dell'autonomia del CONI, è forte interesse dello Stato non solo tutelare, ma anche incoraggiare l'associazionismo sportivo di base e soprattutto lo sport come fattore di educazione motoria, di partecipazione (penso ai ragazzi) e di prevenzione per la salute e la crescita sana delle giovani e dei giovani. Per fare questo lavoro e dare molta importanza a questi aspetti che io ritengo assolutamente fondamentali (anche se sappiamo che lo sport è molto business ) dobbiamo probabilmente arrivare a delle scelte. Ad esempio, tutto deve rimanere, con la gestione delle Federazioni sportive, al CONI oppure è necessario un intervento importante del Parlamento e del Governo affinché sia fortemente valorizzato l'associazionismo di base? Il rischio, infatti, è che rimangano unicamente il business e il ripetersi di alcune vicende molto pesanti che si verificano anche nel mondo dello sport. È di ieri la notizia dell'atleta di Pordenone che è stata discriminata solo per il fatto di aver comunicato il suo stato di gravidanza; questo la dice lunga sulle discriminazioni di genere, che sono molto forti nel mondo dello sport, più che in altri settori. In questo c'è anche una responsabilità da parte di chi ha gestito le federazioni; non ci dobbiamo nascondere le cose. Io credo che tutto ciò sia molto importante e significativo, altrimenti è solo business , è solo un fattore economico, pur rilevantissimo (non dobbiamo certamente essere ingenui o delle mammole). Spero che questo dibattito, dopo il voto di fiducia, abbia come conseguenza un'assunzione di responsabilità da parte del Governo e della Commissione competente, affinché si introducano degli elementi molto importanti di riforma, che ridiano forza all'associazionismo di base e allo sport come elemento fondante dell'educazione dei giovani e non solo; sappiamo ad esempio quanto è importante per le persone di una certa età poter accedere alle pratiche sportive. È necessario dare forza e peso al grande ruolo sociale che lo sport ha e potrà ancora avere, facendo i conti e intervenendo sugli elementi distorsivi di quelle gestioni, che ci sono stati per molti anni e che non vorrei che oggi, con la rivendicazione dell'autonomia, rientrassero in qualche modo come dominus di tutto il mondo sportivo. Affrontiamo il passaggio della fiducia come un momento necessario per garantire che i nostri atleti e le nostre squadre possano concorrere con la bandiera e nel nome del nostro Paese, ma non facciamo ricadere tutta la questione dello sport nell'oblio, soprattutto per quanto riguarda la sua funzione sociale, consacrando un'altra volta una gestione che a questo punto rischia di essere un ritorno al passato. Per tutti questi motivi, annuncio il voto favorevole dei senatori di LeU e del Gruppo Misto. (Applausi) . SACCONE (FIBP-UDC) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. SACCONE (FIBP-UDC) . Signor Presidente, signore membri del Governo, quello di cui discutiamo oggi va a completare la legge n. 145 del 2018. Si vanno a delineare i confini di azione del CONI e della società Sport e Salute. Finalmente sappiamo chi, cosa e soprattutto come dovranno agire entrambe le strutture. Io penso che, grazie a questo decreto-legge che ci apprestiamo a convertire, finalmente il CONI implementerà non solo le sue risorse in termini di liquidità (se non sbaglio avrà circa 6 milioni di euro in più), ma avrà più personale (passando da 111 a 165 unità) e avrà un incremento del suo patrimonio. Il CONI diventerà un soggetto in grado di esercitare a pieno titolo le sue funzioni. Allo stesso tempo, la società Sport e Salute finalmente avrà un quadro e una cornice in cui agire; nessuno ha mai messo in discussione né l'autonomia del CONI, né il fatto che entrambe le società potessero divergere, perché svolgono ruoli totalmente diversi. Il CONI, onorevole rappresentante del Governo, svolge una funzione legata allo sport di alto profilo e alle grandi competizioni, mentre Sport e Salute - come ha detto bene la collega che mi ha preceduto - si occupa dello sport di base, di promuovere lo sport e di lottare contro quei fenomeni per i quali, magari a causa della pandemia, purtroppo le giovani generazioni tendono a essere poco attive sotto il profilo del movimento. I risultati sono sotto gli occhi di tutti. Abbiamo una struttura del CONI che in questi anni, a differenza di altre strutture europee, ha saputo difendere la pulizia del mondo dello sport (Applausi) , ha saputo difendere la purezza e il valore dello sport. Voglio solo ricordare che abbiamo avuto l'onore di ospitare le Olimpiadi invernali, un grande risultato del Paese. Quanto alla società Sport e Salute, ho letto poco fa sul sito che nel corso della pandemia ha saputo costruire, ad esempio, una piattaforma digitale per cui finalmente sappiamo quanti sono i collaboratori del mondo sport. Parliamo di ben 155.000 addetti: a tutti loro sono stati corrisposti - una cifra purtroppo non sufficiente - più o meno 500 milioni di euro di ristori. Le due funzioni possono quindi interagire senza intralciarsi l'una con l'altra? Assolutamente sì. La sfida, cari amici - lo dico senza alcun infingimento, perché forse il dibattito dovrebbe uscire un po' da questa cappa - è quella di dire che, a differenza di quanto sostenuto da una collega poco fa, non c'è stato uno scontro di potere o per il potere tra il CONI e la società Sport e Salute. È sbagliata questa interpretazione. C'è stato semplicemente un confronto acceso, aspro e ruvido tra le due strutture per difendere l'agibilità di entrambe. Come Forza Italia abbiamo apprezzato questo atteggiamento, perché stiamo parlando di due eccellenze del nostro Paese - da un lato, il Presidente del CONI e, dall'altro, il Presidente di Sport e Salute - due eccellenze di fronte alle quali non ci si può certamente illudere che vadano al bar, si diano le pacche sulle spalle e si dicano: «Che cosa ti serve? Che cosa ti do?». Hanno difeso la loro agibilità e hanno fatto bene. Se fossero stati a parti invertite - Malagò alla presidenza di Sport e Salute e il dottor Cozzoli alla presidenza del CONI - avrebbero fatto lo stesso. Per questo abbiamo apprezzato anche un confronto acceso e aspro. Diciamo però no alla tifoseria, perché questo danneggia il mondo dello sport. In Commissione il nostro Capogruppo, senatore Cangini, ha lavorato per accorciare le distanze su indicazione del presidente del nostro Gruppo, senatrice Bernini. No alle tifoserie e sì ad ogni sforzo per trovare una sintesi tra le posizioni. Questo è stato l'atteggiamento del Gruppo di Forza Italia in Commissione. Noi riteniamo che, se mai vi è stato questo dibattito acceso, lo si è dovuto soprattutto a una carenza normativa, che ha fatto sì che tutti potessero dire tutto ciò che volevano. Oggi finalmente si dà certezza di azione. Signor Presidente, a nostro modo di vedere abbiamo oggi una grande occasione e il monito che lanciamo, non solo al mondo dello sport, è quello di saper fare sistema. Questa è la vera sfida. Oggi in Parlamento, grazie alla saggezza del Presidente della Repubblica, abbiamo avuto la capacità di cancellare, anzi, di accantonare le nostre differenze per convergere su una sintesi che si chiama presidente Draghi, nell'interesse del Paese. Sarebbe sbagliato se questo spirito non venisse colto, non tanto dal mondo dello sport che lo attende, ma da chi lo rappresenta. Questa è la vera sfida che abbiamo dinanzi e - ripeto - non dobbiamo commettere l'errore di essere partigiani o tifosi degli uni o degli altri. Ho conosciuto e ho avuto modo di apprezzare il Presidente del CONI, quando ero Presidente di un municipio di Roma. Ne ho apprezzato le qualità di uomo capace di fare inclusione sociale, che ha messo a disposizione del nostro territorio un prestigioso circolo nazionale di cui era Presidente. La stessa cosa possiamo dire anche del dottor Cozzoli, uomo di Stato, uomo delle istituzioni, che ha rinunciato al ruolo di capo di gabinetto per dedicarsi alla sua passione, allo sport. Oggi affrontiamo questo tema e siamo convinti che tutti quanti noi possiamo cogliere questa sfida. È ovvio che la partita non è chiusa; è ovvio che da oggi si può aprire un nuovo tavolo, augurandoci di avere un rappresentante del Governo che dia dignità al mondo dello sport, che francamente se lo merita, e che ha già pagato un prezzo elevatissimo, come hanno detto i colleghi che mi hanno preceduto, sul tema dei ristori, sulle difficoltà di operare, sui costi che si sono dovuti sostenere. Non è sufficiente quanto è stato dato al mondo dello sport; dobbiamo dare delle certezze, nell'ambito della prudenza - sia chiaro, nessuno di noi vuole essere incosciente - però quello dello sport è un mondo che purtroppo paga un prezzo elevato e noi oggi non possiamo fare finta di nulla. Io spero, anche come membro della Commissione bilancio, che a breve finalmente si possa affrontare il tema dei ristori; dovevamo farlo a gennaio, dovevamo farlo a febbraio, ma siamo agli inizi di marzo e ancora il decreto-legge ristori non arriva all'esame dell'Assemblea o delle Commissioni competenti e la gente fuori di qui ci attende (Applausi) . Ci sono 32 miliardi da poter distribuire ed è un peccato non cogliere anche questa sfida. Avviandomi alla conclusione, signor Presidente, abbiamo la necessità che il decreto-legge che andiamo a convertire diventi finalmente legge e che si dia finalmente chiarezza nelle competenze e nelle funzioni; nessuno faccia il tifoso; nessuno ponga in discussione l'autonomia del CONI, che non è mai stata messa in discussione. La sfida è fare sistema; per questo il Gruppo Forza Italia Berlusconi Presidente-UDC voterà con pieno convincimento il sostegno a questa proposta (Applausi) . PELLEGRINI Emanuele (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PELLEGRINI Emanuele (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, ringrazio innanzitutto il sottosegretario Bergamini perché, come è già stato detto in altri interventi, si è ritrovata questa patata bollente - mi si consenta il termine - da un momento all'altro e la ringrazio comunque per la disponibilità che ha dato negli incontri che sono stati fatti durante le sedute della Commissione. Allo stesso modo ringrazio comunque tutti i colleghi della 7 a Commissione che hanno avuto modo di discutere questo provvedimento, anche tramite le audizioni. Il testo in esame, per un caso strano, trova un consenso pressoché unanime perché si tratta di un decreto-legge che doveva essere emesso in quanto emergenziale, cioè in un momento di urgenza dovuto al problema della partecipazione della compagine italiana alle prossime Olimpiadi di Tokyo, che comunque subiranno un deficit, perché è di ieri la comunicazione che verranno svolte senza la presenza del pubblico; si tratterà quindi di una manifestazione olimpica che sarà di fatto dimezzata, perché ovviamente la si potrà seguire soltanto tramite i media e i social. Ciò detto, in tanti abbiamo detto (lo riassumo, magari semplificando, ma solo per fare un po' il punto) che sostanzialmente il CIO riteneva che il CONI non avesse garantita la propria autonomia, perciò lo Stato doveva dare al comitato una forza organica affinché potesse espletare le proprie attività. Il termine "autonomia" è tornato più volte durante la preparazione dell'intervento, perché anche la senatrice Sbrollini poco fa diceva che con questi numeri non si poteva garantire appieno l'autonomia del CONI. Io rispettosamente non sono d'accordo con quest'affermazione, perché credo che il decreto-legge in esame comunque garantisca al CONI la possibilità di svolgere le sue funzioni; infatti, chi conosce questa realtà sa benissimo che, sia per quanto riguarda la sua parte centrale, sia le sue articolazioni territoriali, si troverà nella possibilità di svolgere comunque le proprie funzioni elettive, come sta facendo regolarmente anche in queste settimane. Dobbiamo chiederci cos'è l'autonomia del CONI, perché non deve essere un obiettivo. Questo è fondamentale secondo me. L'autonomia deve essere uno strumento che il CONI utilizza per portare avanti il vero spirito sportivo. A mio avviso dobbiamo sottolineare questo aspetto, altrimenti perdiamo di vista il vero obiettivo, che è quello di far conoscere lo sport nelle sue qualità migliori, come quella di poter crescere ed educare; molti colleghi hanno richiamato grandi e bei principi che io sottoscrivo perché lo sport serve a combattere le differenze, a integrare. In questa giornata ho sentito poco il termine disabilità, ma lo sport serve anche ai disabili, per far sì che possano davvero integrarsi (Applausi) e sentirsi parte reale della società, perché purtroppo - ce lo dobbiamo dire - molte volte non c'è una integrazione vera; l'integrazione non è soltanto fra i diversi colori della pelle e i generi, ma anche rispetto alla disabilità. Io tengo molto a questo tema e lo ricordo sempre. Ciò detto, siamo tutti d'accordo nel ritenere che questo provvedimento doveva essere adottato, è stato adottato e pertanto la fiducia verrà data anche dal nostro Gruppo. Una cosa però va detta e va fatta una riflessione sullo sport, che è stata richiamata da tanti, se non da tutti i Gruppi. Il collega senatore Saccone, giustamente, nel suo intervento ha detto che il CONI deve guardare all'ambito che è forse più federativo e agonistico, ovvero alla partecipazione alle Olimpiadi. C'è poi Sport e Salute, che è un'altra realtà, maggiormente focalizzata sullo sport di base. È importantissimo che tali realtà riescano a parlarsi e a dialogare: sono d'accordo con il collega Saccone nel dire che in questo campo non ci devono essere tifoserie. Purtroppo, nel leggere qualche articolo di giornale, ci si rende conto che le tifoserie ci sono e forse, qui in Assemblea, dobbiamo ricordare a tutti i protagonisti, a livello dirigenziale, che le tifoserie devono essere davvero messe da parte. Ricordiamo sempre che lo sport serve, infatti, per integrare. Anche io mi collego, personalmente, alla richiesta di creare un'interlocuzione tra il Governo e il mondo sportivo, non perché lo chiedano il senatore Pellegrini, la Lega o il Senato, ma perché lo chiede il mondo sportivo. Chi ha modo di frequentare l'ambito della promozione e delle federazioni sa benissimo che tutti richiedono un interlocutore, anche perché nel passato l'interlocuzione era iniziata: qui faccio un passo indietro, dal punto di vista temporale. Mi riferisco al ministro Spadafora, che obiettivamente aveva iniziato un buon lavoro - lo dico da appartenente al Gruppo della Lega - perché aveva cominciato un confronto, dando un rilievo particolare a ciò a cui tengo maggiormente, ovvero alla promozione sportiva e sociale. C'è stato uno scambio, ho partecipato anche a dei lavori in materia e ho avuto confronti con il ministro Spadafora. Poi c'è stato il silenzio più totale: arrivano gli atti di Governo in Commissione, si svolgono le audizioni e non si sa più nulla. Credo che ciò rappresenti un monito per l'attuale Governo, che ha i numeri e le carte in regola per portare a termine questo discorso, facendolo però in senso propositivo e obiettivamente positivo per lo sport. Al di là degli slogan , tutti facciamo sport. Nelle nostre famiglie tutti abbiamo contatti con lo sport, per via dei figli, perché lo pratichiamo direttamente o perché ne abbiamo bisogno per la riabilitazione. All'interno dell'ambiente dello sport c'è infatti anche l'ambito riabilitativo, che non viene abbastanza sottolineato. Dobbiamo riuscire a creare un vero ambiente propositivo e positivo, perché chi conosce gli ambiti dirigenziali e sportivi sa benissimo che non esiste ambiente più litigioso (tanto che supera anche la litigiosità che abbiamo in questa sede). Quindi, dal Governo e dalle persone che ne fanno parte, devono a mio avviso arrivare un monito, un invito e una prima carta da mettere sul tavolo. Sediamoci tutti intorno, cerchiamo di dar vita a meno personalismi e facciamo sì che l'autonomia, che oggi andremo a consolidare votando la conversione in legge del decreto al nostro esame, sia vera e venga indirizzata verso l'obiettivo finale. Altrimenti diciamo solo tante belle parole, siamo tutti contenti di vedere i nostri atleti alle Olimpiadi e ci auguriamo facciano degli ottimi risultati, portando onore ai vari ambiti sportivi italiani, ma poi tutto finisce lì. Colleghi, immagino succeda a tutti voi di ricevere tonnellate di messaggi e centinaia di telefonate, in cui si dice che vengono pronunciate tante belle parole, ma loro sono chiusi da un anno e c'è chi magari ha ricevuto solo due bonus e chi da un anno non prende nulla. Questo è il tenore delle telefonate e dei messaggi che arrivano. Mi auguro che, nel prossimo provvedimento, lo sport sia degnamente considerato ed uso appositamente questo termine, perché si tratta proprio di dignità. Non ci sono semplicemente coloro che utilizzano le associazioni sportive per mascherare attività commerciali, ma ci sono anche quelle persone - sono la maggioranza - che lavorano nell'ambito dello sport per il bene del prossimo e per fare volontariato. Dobbiamo dunque aiutare queste persone: lo dobbiamo ai nostri figli, agli anziani, che comunque possono praticare sport e, come dicevo prima, ai disabili. Possiamo abbattere le differenze, se si riconosce dignità a coloro che lavorano all'interno di questo comparto. (Applausi) . Mi auguro davvero che nel prossimo decreto ristori ci sia la possibilità, lo spazio e la sensibilità - ma su questo non ho dubbi - affinché tutto questo mondo, che magari ritroviamo nelle piazze un po' arrabbiate (e in parte hanno anche ragione), possa trovare un sostegno. Utilizziamo questo termine, ma diamo davvero loro un sostegno: sosteniamoli, perché se non li sosteniamo noi, che siamo deputati a questo e siamo stati votati per lavorare in tal senso, non lo farà nessuno. Prima o poi dovremo tornare nelle strade e nelle palestre, ma con che faccia ci ritorneremo? Chiedo questo sforzo al Governo, ovviamente in prospettiva. Davvero spero che le richieste che ho avanzato, quelle di accantonamento delle tifoserie - com'è stato già detto - e il fatto di lavorare per obiettivi, per lo sport, la società e il benessere delle persone e dei nostri figli, vengano davvero accolte dagli interessati. Come ho già anticipato, il Gruppo Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione voterà a favore della fiducia. (Applausi) . DE LUCIA (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DE LUCIA (M5S) . Signor Presidente, colleghe e colleghi, prima di esporre la mia dichiarazione di voto, preannunciando che il MoVimento 5 Stelle voterà a favore della questione di fiducia posta sul decreto-legge, sento di dover citare anch'io, come hanno fatto i colleghi in precedenza, la questione della pallavolista Lara Lugli: la sua vicenda ci consiglia di continuare a lavorare sullo sport e su tutte le esigenze, oltre a questa specifica che riguarda la legge n. 91 del 1981, connesse al professionismo nel mondo dello sport. Ci spinge a valutare che sono molte le questioni sulle quali dobbiamo intervenire rispetto al mondo dello sport, non ultima, appunto, quella dei ristori che il settore dovrebbe ancora ricevere. Anche per questo è indispensabile che il Governo crei un corridoio, un ufficio al quale ci si possa rivolgere per tutte le numerose questioni che abbiamo la necessità di affrontare nel mondo dello sport. Lo sport per sua natura è il regno dell'azione fisica umana e, come tale, vive della passione e del vigore atletico di chi lo pratica. Dunque, da sempre, per permettere la sussistenza dello sport, si è profilata la necessità ineludibile di sancire un insieme di precetti e regolamenti che ne consentissero un razionale svolgimento, senza intaccarne natura ed essenza, coinvolgente il diritto di esplicarsi in maniera tutelata e tutelabile, erga omnes . Da qui l'autodichia del mondo dello sport, dalle gerarchie istituzionali più alte, come quelle del CIO a livello internazionale, a quelle dei comitati nazionali, come il CONI, a cui aderiscono le varie federazioni sportive dei singoli sport. Tuttavia, questo principio universale, valido in tutto il mondo CIO, era stato messo in pericolo e bersagliato da un insieme di disposizioni di un recente passato, mal calibrate rispetto all'assunto da cui siamo partiti; anzi, dall'assunto su cui si basa lo sport professionistico a livello mondiale. Il vulnus era palese ed era necessario intervenire con buon senso e pragmatismo. La relazione illustrativa che accompagna il disegno di legge di conversione del decreto-legge n. 5 del 2021 rendeva noto che sin dalle prime interlocuzioni informali, nonché nelle missive indirizzate dal Presidente del CIO al ministro Spadafora, era emerso l'avvio da parte del CIO di un'attività istruttoria per comprendere gli impatti che la legge n. 145 del 2018 aveva avuto sull'assetto organizzativo del CONI e sul principio di autonomia e indipendenza sancito dalla Carta olimpica. Il CIO aveva dunque rappresentato - e diremmo anche giustamente - all'Italia una serie di doglianze sul ruolo, l'ammissione, l'autorità e le responsabilità del CONI, assoggettato al rispetto dei requisiti minimi della Carta olimpica. In particolare - proseguiva la relazione illustrativa - è stato eccepito che il personale del CONI non potesse essere assunto e controllato da un'entità esterna riconducibile allo Stato (quindi Sport e Salute SpA), ma dovesse avere una propria dotazione organica e una struttura amministrativa. Da qui la necessità di porre rimedio dal punto di vista legislativo con il disegno di legge che ci apprestiamo a votare e - mi si consenta - da qui l'incisiva capacità del Governo Conte di operare, seppur in extremis , attraverso le disposizioni del decreto-legge n. 5 del 2021, composto di quattro articoli e due allegati, che mira dunque ad assicurare la piena operatività del CONI, nonché la sua autonomia e indipendenza quale componente del Comitato olimpico internazionale, attraverso la ricostituzione della pianta organica e l'assegnazione dei beni strumentali necessari all'assolvimento dei propri compiti istituzionali, nel rispetto dei principi della Carta olimpica e, in particolare, dell'articolo 27, comma 6, che, come detto, stabilisce l'autonomia e l'indipendenza dei Comitati olimpici nazionali. Ciò soprattutto in vista, come già detto dai colleghi, della partecipazione della delegazione italiana alla 32 a edizione dei Giochi olimpici di Tokyo, che ci auguriamo tutti comincino il 23 luglio prossimo. Stiamo parlando, quindi, di una vetrina planetaria, meravigliosa e imponente, dentro la quale non si poteva permettere che la nostra cara Italia, riconosciuta dalla storia come la patria del bello, non si presentasse agghindata dei suoi vestiti migliori, più eleganti, nelle sue forme più lucide e geometricamente ineccepibili. Infatti, colleghe e colleghi, purtroppo - è bene ricordarlo - si era caduti nella tentazione di politicizzare lo sport e a questa avventatezza siamo stati costretti a riparare. La norma che stiamo votando riporta l'autonomia dello sport al centro del villaggio - parafrasando così un linguaggio che in genere viene utilizzato proprio per le Olimpiadi - e depotenzia il processo di ingerenza politica nella piena operatività del sacro percorso di autodichia sportiva. Notevole è la qualità della disciplina innovativa che si sottopone alla nostra attenzione e alla nostra responsabilità di legislatori. Si dispone che il CONI sia fornito di una propria dotazione organica nella misura massima di 165 unità di personale, delle quali 10 di personale dirigenziale di livello non generale, in modo da poter essere pienamente operativo, autonomo e indipendente, in qualità di componente del Comitato olimpico internazionale. La dotazione organica consente al CONI di espletare i compiti relativi al proprio funzionamento e alle proprie attività istituzionali. Si prevede che il personale di Sport e Salute, già dipendente del CONI alla data del 2 luglio 2002, che alla data di entrata in vigore del decreto-legge in esame (30 gennaio 2021) presta servizio presso il CONI in regime di avvalimento, venga trasferito nel ruolo del personale del CONI, con qualifica corrispondente a quella attuale, determinata in base alla tabella di corrispondenza richiamata al comma 4. Un'ulteriore disposizione stabilisce che, espletata la procedura di trasferimento del personale verso il CONI o di opzione per la permanenza in Sport e Salute, il completamento della pianta organica del CONI avverrà mediante concorsi pubblici per titoli ed esami, ai sensi delle vigenti disposizioni in materia di assunzioni. Signor Presidente, per questa serie di ragioni, che correggono anomalie gestionali precedenti e sanciscono la primogenitura autodeterminativa e la preminenza autonomistica dello sport e dei suoi organi di rappresentanza, organizzazione e funzionamento, a nome dell'intero Gruppo MoVimento 5 Stelle dichiaro il voto favorevole su questo provvedimento. (Applausi) . NUGNES (Misto-LeU) . Domando di parlare per dichiarazione di voto in dissenso dal mio Gruppo. PRESIDENTE. Ne prendo atto e le do la parola. NUGNES (Misto-LeU) . Signor Presidente, 17 febbraio 2021: fiducia bulgara senza un perimetro di area politica al Governo Draghi. Al Senato 101 voti in più rispetto ai 161 necessari: 262 voti a favore. Eppure, tre settimane dopo siamo già alla seconda questione di fiducia. Come mai? È necessario rivedere le dichiarazioni in Aula di quel giorno difficile. Tutti intenti a recitare il proprio e personale libro dei sogni, evocati, forse, dal nome fiabesco del neo Presidente del Consiglio. Anche un modesto osservatore come può essere la sottoscritta, però, non poteva che vedere in questo una pantomima. Siete stati messi tutti in un'arena dove lo scontro politico, inevitabile, non potrà che portare ad esautorare il Parlamento delle proprie prerogative e portarlo a non operare. Votiamo no alla fiducia che ci viene chiesta per la terza volta in tre settimane. Non sarebbe stato un no al provvedimento, perché è un atto dovuto, ma non sarebbe stato un no se la Commissione e il Senato avessero potuto essere chiamati ad esprimersi su questo e se avessero potuto contribuire a migliorare il provvedimento. In materia di prerogative parlamentari negate, a questo punto non posso esimermi dal denunciare anche il fatto che l'atto ispettivo, a prima firma della senatrice Fattori, che io ho sottoscritto, sulla vicenda che ha interessato la McKinsey, società di consulenza privata cui il Mef ha dato un mandato di collaborazione, è stato fermato in Presidenza, perché tema delicato, all'attenzione del Presidente del Senato. Il Parlamento è stato svuotato e lo dimostra anche il fatto che le Commissioni stanno faticosamente lavorando, da settimane, su un vecchio recovery plan che non è più attuale. Ben consci che i tempi, ma soprattutto la volontà, faranno sì che il Parlamento sarà chiamato solo per essere informato dal Governo sul documento finale... (Il microfono si disattiva automaticamente). PRESIDENTE.Senatrice Nugnes, il suo è un intervento in dissenso. Pertanto, la invito a concludere. NUGNES (Misto-LeU) . Sì, signor Presidente. Non come una società internazionale di consulenza strategica manageriale, leader nel mondo per quote di mercato. CRUCIOLI (Misto) . Domando di parlare per dichiarazione di voto in dissenso dal mio Gruppo. PRESIDENTE. Ne prendo atto e le do la parola. CRUCIOLI (Misto) . Signor Presidente, ancora una volta il Governo ha deciso di porre la questione di fiducia e di mortificare Parlamento. Lo ha fatto per evitare che si discutessero emendamenti che avrebbero potuto migliorare... (Brusio). PRESIDENTE. Invito i colleghi a prendere posto, non tanto per gli assembramenti, che non tocca a me sciogliere, ma per non disturbare il collega Crucioli, che invito a riprendere il suo intervento. CRUCIOLI (Misto) . Signor Presidente, come è stato evidenziato più volte, ancora una volta questo Governo ha deciso di porre la questione di fiducia, mortificando Il Parlamento. E lo ha fatto per evitare che il Parlamento discutesse e migliorasse un provvedimento sullo sport, che non migliora lo sport, non risolve i problemi dello sport, ma che trasuda la visione spartitoria di potere e di business che questo Governo e questa maggioranza hanno anche nei confronti dello sport. Il decreto aumenta i posti dirigenziali e non fa nulla per evitare che il Presidente del CONI possa ricandidarsi per più di due mandati. Per noi, lo sport è inclusione sociale, è superamento dei propri limiti, è gioia e possibilità di partecipare. per voi, è business e potere. Ma alla vostra visione un'alternativa c'è ed è per questo che noi voteremo no, anche a questa fiducia. (Applausi) . PARAGONE (Misto) . Domando di parlare per dichiarazione di voto in dissenso dal mio Gruppo. PRESIDENTE. Ne prendo atto e le do la parola. PARAGONE (Misto) . Signor Presidente, vorrei dire una cosa al Governo, approfittando di questo decreto-legge: vi piace vincere facile. Non volete giocare le partite - ho più volte ascoltato il richiamo a De Coubertin - perché a voi non interessa giocare la partita o che qualcuno, anche debole, possa vincere lo scudetto. Nel 1970 il Cagliari vinse lo scudetto contro tutti e contro i pronostici, ma ebbe la possibilità di giocare la partita. Mettendo sempre il voto di fiducia, impedite al Parlamento di giocare la partita. Il rischio è quello di non avere una ricaduta degli emendamenti, alcuni dei quali erano anche positivi, propositivi e migliorativi, ma non date la possibilità di giocare (altro che De Coubertin). Qui siamo ormai alla violenza delle regole. Viene impedito l'equilibrio delle parti in partita, dei ruoli. L'opposizione è quasi soffocata in un ruolo marginale; siamo costretti a intervenire in dissenso, perché ci viene quasi impedito di organizzarci in maniera compiuta. Lo dico al Governo stesso: è un modo per rispettare non solo le istituzioni, ma anche un minimo di senso etico del gioco. Date la possibilità al Cagliari di vincere lo scudetto, datela al Verona; date la possibilità alle opposizioni di fare opposizione, esattamente come alle palestre di sopravvivere. Non c'è alcun'eco di sopravvivenza verso un mondo sportivo che da un anno continua a pagare affitti e bollette, perché le piscine devono essere comunque funzionanti e gli impianti devono continuare a funzionare. Si tratta di bollette, affitti e ristori degli abbonati. C'è un mondo, quello dello sport, che oggi viene guardato, e ce n'è un altro che, invece, viene buttato al macero. Attraverso questo decreto-legge invito il Governo, per piacere, e anche la Presidenza ad avere un po' più di rispetto verso le parti cosiddette deboli, verso le opposizioni. Dateci la possibilità di giocare la partita, basta con questi voti di fiducia. PRESIDENTE. Procediamo dunque alla votazione. Votazione nominale con appello PRESIDENTE . Indìco la votazione dell'articolo unico del disegno di legge n. 2077, di conversione in legge del decreto-legge 29 gennaio 2021, n. 5, nel testo presentato dal Governo al Senato per la conversione, sull'approvazione del quale il Governo ha posto la questione di fiducia. Ricordo che ai sensi dell'articolo 94, secondo comma, della Costituzione e ai sensi dell'articolo 161, comma 1, del Regolamento, la votazione sulla questione di fiducia avrà luogo mediante votazione nominale con appello. Come stabilito dalla Conferenza dei Capigruppo, ciascun senatore voterà dal proprio posto, dichiarando il proprio voto. I senatori favorevoli alla fiducia risponderanno sì; i senatori contrari risponderanno no; i senatori che intendono astenersi si esprimeranno di conseguenza. Estraggo ora a sorte il nome del senatore dal quale avrà inizio l'appello nominale. (È estratto a sorte il nome della senatrice Di Girolamo). Invito il senatore Segretario a procedere all'appello, iniziando dalla senatrice Di Girolamo. PISANI Giuseppe, segretario, fa l'appello. (Nel corso delle operazioni di voto assume la Presidenza il vice presidente CALDEROLI - ore 14,58 -). Rispondono sì i senatori: Accoto, Agostinelli, Aimi, Alfieri, Anastasi, Arrigoni, Augussori Bagnai, Barachini, Bergesio, Berutti, Binetti, Bini, Biti, Boldrini, Bonifazi, Bonino, Borghesi, Bossi Simone, Bressa, Briziarelli, Buccarella Calderoli, Caliendo, Caligiuri, Campagna, Campari, Candiani, Candura, Cantù, Carbone, Cario, Casolati, Castellone, Catalfo, Causin, Cesaro, Cioffi, Cirinnà, Collina, Coltorti, Comincini, Corti, Craxi, Crimi, Croatti, Cucca D'Alfonso, D'Angelo, D'Arienzo, Dal Mas, Damiani, De Bonis, De Lucia, De Petris, De Vecchis, Dell'Olio, Di Girolamo, Di Nicola, Di Piazza, Donno, Doria, Durnwalder Endrizzi, Errani, Evangelista Faggi, Fazzone, Fede, Fedeli, Fenu, Ferrara, Ferrari, Ferrazzi, Ferrero, Ferro, Floridia, Floris, Fregolent, Fusco Gallicchio, Gallone, Garavini, Garruti, Gaudiano, Giacobbe, Giammanco, Ginetti, Giro, Girotto, Grassi, Grasso, Grimani, Guidolin Iwobi L'Abbate, Laforgia, Lanièce, Lanzi, Laus, Leone, Licheri, Lomuti, Lorefice, Lucidi, Lunesu, Lupo Maiorino, Malan, Mallegni, Malpezzi, Manca, Mantovani, Marcucci, Margiotta, Marilotti, Marin, Marino, Marti, Masini, Matrisciano, Mautone, Messina Assuntela, Minuto, Mirabelli, Misiani, Modena, Moles, Montani, Montevecchi Nannicini, Naturale, Nencini, Nisini, Nocerino Ostellari Pacifico, Pagano, Papatheu, Parente, Paroli, Parrini, Pavanelli, Pazzaglini, Pellegrini Emanuele, Pellegrini Marco, Pepe, Pergreffi, Perilli, Perosino, Pesco, Petrocelli, Pianasso, Piarulli, Pichetto Fratin, Pillon, Pinotti, Pirovano, Pirro, Pisani Giuseppe, Pisani Pietro, Pittella, Pittoni, Presutto Rampi, Riccardi, Ricciardi, Richetti, Ripamonti, Rivolta, Rizzotti, Romagnoli, Romano, Romeo, Rossi, Rossomando, Rufa, Ruotolo, Russo Saccone, Salvini, Santangelo, Santillo, Saponara, Sbrana, Sbrollini, Schifani, Serafini, Sileri, Siri, Stefano, Steger Taricco, Taverna, Testor, Tiraboschi, Toffanin, Toninelli, Tosato, Trentacoste, Turco Unterberger, Urraro Vaccaro, Valente, Vallardi, Vanin, Vattuone, Verducci, Vescovi, Vitali, Vono Zanda, Zuliani Rispondono no i senatori: Angrisani Balboni, Barbaro Calandrini, Ciriani, Corrado, Crucioli de Bertoldi, De Carlo Fazzolari Garnero Santanchè, Giarrusso, Granato Iannone La Mura, La Pietra, La Russa, Lannutti Maffoni, Martelli, Mininno, Morra Nastri, Nugnes Ortis Paragone, Petrenga Rauti, Ruspandini Totaro Urso Zaffini Si astengono i senatori: Dessì Lezzi Mantero, Moronese. PRESIDENTE.Dichiaro chiusa la votazione e invito i senatori Segretari a procedere al computo dei voti. (I senatori Segretari procedono al computo dei voti). Proclamo il risultato della votazione nominale con appello dell'articolo unico del disegno di legge n. 2077, di conversione in legge del decreto-legge 29 gennaio 2021, n. 5, nel testo presentato dal Governo al Senato per la conversione, sull'approvazione del quale il Governo ha posto la questione di fiducia: Senatori presenti 250 Senatori votanti 250 Maggioranza 124 Favorevoli 214 Contrari 32 Astenuti 4 Il Senato approva. (Applausi). Risultano pertanto preclusi tutti gli emendamenti riferiti al testo del decreto-legge n. 5. Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno DE VECCHIS (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DE VECCHIS (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, voglio parlare di una Roma ferita, di una Roma ancora una volta vittima di violenza, perché la violenza subita da una ragazza di ventidue anni a Villa Giordani fa piangere Roma; perché l'aggressione, subita sempre da una donna, nell'ex Istituto Mafai a Tor Marancia fa piangere Roma. Violenze passate inosservate, ormai semplice cronaca, ma noi della Lega non vogliamo farle passare inosservate. Siamo qui a denunciare il degrado in cui versano alcune periferie di Roma. Lo denunciamo con forza. Ci appelliamo al sindaco Raggi, sempre più assente, sempre più protesa alla campagna elettorale che alle priorità dei cittadini, tra le quali c'è senz'altro la sicurezza. Per questo mi appello al nuovo Governo, mi appello al Ministro dell'interno, ma soprattutto al Sottosegretario Molteni, che già sta approntando alcuni provvedimenti importanti che sosterremo. Una Roma violentata, una Roma dimenticata. Due ragazze che hanno subito rispettivamente una violenza carnale e un'aggressione: quattro righe su alcuni giornali locali, nessuno ne ha parlato. Noi siamo qui a denunciarlo. Per la Lega la sicurezza è una priorità; non ci abitueremo mai alla violenza, soprattutto nei confronti delle donne, delle persone fragili, delle persone indifese. Come ho detto ieri in piazza, noi ci siamo; la Lega ci mette la faccia, c'è e ci sarà sempre per tutelare le fasce deboli. (Applausi) . MAUTONE (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MAUTONE (M5S) . Signor Presidente, è trascorso un anno dall'inizio del primo lockdown nazionale; un anno in cui la pandemia ha provocato profondi sconvolgimenti sociali, ha stravolto il vivere comune e soprattutto ha determinato la più importante crisi mondiale, non solo sanitaria, che ad oggi ha causato la perdita dolorosissima, solo nel nostro Paese, di oltre 100.000 vite umane. Nessuno poteva prevedere che, dopo un anno, le complesse problematiche e la profonda crisi globale sarebbero state ancora in atto nelle loro multiformi sfaccettature e nelle loro poliedriche ripercussioni sulla vita della collettività. #Iorestoacasa era lo slogan , il messaggio che aleggiava nei nostri cieli e che rappresentava molto più di un semplice invito. Era un motivo di condivisione, di sentirsi compartecipi di una guerra, difficile e dura, da combattere contro un nemico invisibile che non fa sconti a nessuno, capace di scaricare la sua enorme aggressività e patogenicità soprattutto sulle persone più deboli e più fragili, ma al tempo stesso capace di colpire anche i giovani o gli adulti forti e resistenti. È un virus che mantiene la sua forza penetrante soprattutto per la capacità di mutare e di trasformarsi in varianti più aggressive e contagiose; un nemico capace di far sentire i suoi deleteri effetti un po' ovunque. La sua estrema aggressività e la sua rapida diffusione sono purtroppo facilitate e alimentate dai nostri comportamenti sbagliati, dal mancato rispetto delle misure di sicurezza individuali e collettive. Quest'anno è trascorso nel combattere in tutti i modi il Coronavirus, provando a trovare il giusto equilibrio tra le necessità sanitarie indifferibili e la salvaguardia della vita umana, da un lato, e le gravissime problematiche sociali ed economiche dall'altro, che hanno falcidiato il nostro tessuto sociale; tutto ciò cercando di calibrare la pesantezza e l'incidenza dei provvedimenti adottati. A un anno di distanza, la situazione generale, purtroppo, è ancora grave nella sua drammaticità e complessività. Solo un raggio di sole sta, poco alla volta, rischiarando questo cielo plumbeo: i vaccini, che la scienza e la ricerca sono riuscite ad allestire in breve tempo. Un'arma potente che, nonostante le difficoltà legate all'approvvigionamento delle dosi, non ancora sufficienti, alle diverse criticità nell'organizzazione, nella distribuzione e nella somministrazione delle stesse, con la presenza di notevoli sperequazioni tra Regione e Regione, rappresenta comunque il punto fermo da cui partire, permettendoci di infliggere un colpo mortale al Covid-19 e ai suoi deleteri effetti. Le varianti del virus impongono senso di responsabilità da parte di tutti e misure adeguate da rispettare con rigore. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella si è vaccinato a un anno dal primo lockdown , con compostezza, serenità e rispetto per la grave situazione che stiamo vivendo: un esempio per tutti noi e anche per i pochi indecisi sulla necessità e imprescindibilità di vaccinarsi. Un messaggio di speranza per il nostro Paese e di sacro rispetto per le oltre 100.000 vittime del Covid. (Applausi). PESCO (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PESCO (M5S) . Signor Presidente, intervengo sulla transizione ecologica, un percorso che questa Nazione deve assolutamente compiere, che non nasce esclusivamente tramite il Piano nazionale di ripresa e resilienza, ma da azioni che questo Parlamento ha già messo in campo. Mi riferisco, ad esempio, ai tentativi che abbiamo fatto per ridurre l'inquinamento dell'aria. E qual è uno dei modi più semplici per ridurre l'inquinamento atmosferico? Aumentare il numero dei veicoli elettrici. E per aumentare il numero dei veicoli elettrici o si rottamano le macchine con motore termico oppure si trasformano. Proprio per questo abbiamo approvato due emendamenti, uno al decreto-legge agosto, l'altro alla legge di bilancio, finalizzati ad aumentare rispettivamente le trasformazioni delle macchine con motore termico in motore elettrico e il numero di rottamazioni di vecchie auto, favorendo l'acquisto di auto elettriche da parte delle famiglie con ISEE inferiore ai 30.000 euro. Ebbene, per dare attuazione a queste misure mancano i decreti attuativi previsti dalle rispettive leggi. La richiesta che faccio alla Presidenza è di trasmettere al Governo l'esortazione ad accelerare sull'approvazione di questi decreti attuativi, perché sono in ritardo e sono essenziali per cercare di ridurre l'inquinamento atmosferico. (Applausi) . PRESIDENTE . Senatore Pesco, riferiremo immediatamente al Governo, che è presente, anche se non particolarmente attento, della sua richiesta. LANNUTTI (Misto) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LANNUTTI (Misto) . Signor Presidente, nei giorni scorsi è stato firmato un contratto con McKinsey per la riscrittura del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), che dovrà pianificare l'impiego dei 209 miliardi, ridotti a 191,5 in arrivo dall'Unione europea. Secondo i giornali, sarebbe stato il ministro Franco a contattare la società. I termini del contratto non sono noti, si sa solo che McKinsey dovrebbe ricevere 25.000 euro per lavorare al più importante progetto di politica economica del Dopoguerra; una somma irrisoria, per affidare il contratto senza alcuna gara a evidenza pubblica, tanto che la notizia è trapelata grazie a Radio Popolare. Il Tesoro ha diffuso una nota in cui precisa di essersi avvalso dell'articolo 36, comma 2 del Codice degli appalti relativo ai contratti sotto soglia, omettendo il comma 1 dello stesso articolo che recita: «L'affidamento e l'esecuzione di lavori, servizi e forniture di importo inferiore alle soglie di cui all'articolo 35 avvengono nel rispetto degli altri principi (articolo 30, nonché del rispetto del principio di rotazione degli inviti e degli affidamenti), in modo da assicurare l'effettiva possibilità di partecipazione delle microimprese, piccole e medie imprese». E McKinsey non può essere definita piccola o media impresa, tantomeno microimpresa. McKinsey è nota per essere stata dietro numerose decisioni discutibili care ai neoliberisti, essendo stata accusata negli Stati Uniti di aver esacerbato le disuguaglianze sociali, collaborato con l'amministrazione Trump nelle politiche repressive contro l'immigrazione; condannata a pagare 472 milioni di dollari per il ruolo nell'epidemia di oppioidi che ha fatto migliaia di morti l'anno per aumentare le vendite del farmaco oppioide Oxycontin, incoraggiando i medici a prescriverlo in dosi sempre più forti anche quando non era necessario; di aver aiutato il regime saudita in un'operazione di maquillage mediatico, per individuare opinionisti e dissidenti che pubblicavano su Twitter opinioni sgradite alla corona saudita; accusata di aver creato una squadra di troll che perseguitava il giornalista ucciso Khashoggi. Nel 2015 il governo Renzi si avvalse delle analisi di McKinsey per approntare la riforma della buona scuola, contestate dai docenti, poiché basate su tesi economicistiche, che contrastavano quelle socio-pedagogiche, che avevano guidato le riforme della scuola nel Paese. Con le università più antiche del mondo, migliaia di docenti e ricercatori pubblici già pagati dallo Stato, che insegnano alle generazioni future come stilare un piano, con un Governo che si fregia di aver messo nei Ministeri chiave tecnici esperti ed il Governo dei migliori, sfugge il ricorso ad una società privata straniera con accesso a informazioni strategiche, e sfugge la connection tra i club Diplomatia e Canova, frequentati da soci illustri, alti esponenti dello Stato e aziende pubbliche e private come CDP, Open Fiber, Tim, Banca Intesa, Poste, Fincantieri, Atlantia, Allianz e le banche di affari Rothschild e JPMorgan con Federico Ghizzoni e Stefano Balsamo. La ringrazio, signor Presidente, e spero che d'ora in poi tali interrogazioni, falcidiate dalla mannaia della circolare bavaglio, non siano più censurate. (Applausi) . PRESIDENTE . Senatore Lannutti, le comunico con piacere che proprio oggi è stata autorizzata la pubblicazione delle sopraddette interrogazioni. (Applausi) . Mi rallegro anche che queste forme aggregative abbiano portato, dopo la nascita di nuovi Gruppi e componenti, anche alla nascita della componente degli interventi di fine seduta. Atti e documenti, annunzio PRESIDENTE . Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Ordine del giorno per la seduta di mercoledì 24 marzo 2021 PRESIDENTE . Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica mercoledì 24 marzo, alle ore 9, con il seguente ordine del giorno: ( Vedi ordine del giorno ) La seduta è tolta (ore 15,29) . Pareri espressi dalla 1a e dalla 5a Commissione permanente sul testo del disegno di legge n. 2077 e sui relativi emendamenti La Commissione affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'interno, ordinamento generale dello Stato e della pubblica amministrazione, esaminato il disegno di legge in titolo e i relativi emendamenti, esprime, con riferimento al riparto delle competenze normative fra lo Stato e le Regioni, parere non ostativo. La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge in titolo, alla luce delle rassicurazioni fornite dal Governo, esprime, per quanto di competenza, parere non ostativo. In merito agli emendamenti, esprime, per quanto di competenza, parere contrario, ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, sulle proposte 1.1, 1.4, 1.9, 1.11, 2.1, 2.2, 2.3, 2.4, 2.5, 2.6, 2.7, 2.14, 2.15, 2.16, 2.17, 2.18, 2.19, 2.0.1 e 20.2. II parere è di semplice contrarietà sulle proposte 1.2 e 1.10. Il parere è non ostativo su tutti i restanti emendamenti. Intervento della senatrice Cirinnà nella discussione generale del disegno di legge n. 2077 Il decreto in conversione nasce a seguito dei rilievi mossi dal CIO al nostro Paese e tenta di dare un nuovo assetto al CONI nel rispetto della sua autonomia, quale articolazione territoriale del Comitato olimpico internazionale nel nostro Paese. Il punto 5 dei Principi fondamentali dell'olimpismo della Carta olimpica stabilisce, infatti, che i Comitati Olimpici e le organizzazioni sportive aderenti al Movimento olimpico hanno il diritto e l'obbligo di autonomia, comprese la libera determinazione e il controllo delle regole dello sport olimpico, la definizione della struttura e della governance delle loro organizzazioni. Con la trasformazione di Coni Servizi SpA in Sport e salute SpA - voluta dal Governo gialloverde - l'autonomia funzionale ed organizzativa del CONI ha subito un grave pregiudizio, sia sotto il profilo formale che sotto il profilo sostanziale. Sotto il profilo formale, il CONI si è infatti trovato a dover operare per il tramite di una società governativa, mentre la Carta del CIO prevede che i Comitati Olimpici non possano mai operare per il tramite del Governo. Sotto il profilo sostanziale, Sport e Salute SpA - grazie ai poteri molto ampi che le sono stati attribuiti dalla riforma - ha esercitato nei fatti una funzione di indirizzo e condizionamento nei confronti dello stesso CONI, arrivando a decidere e definire addirittura i limiti ed il perimetro dell'attività istituzionale del CONI. Ad esempio, è stato stabilito che le strutture territoriali dell'ente CONI, l'attività di valorizzazione del marchio CONI, l'ufficio statistico, l'ufficio legislativo, non rientrassero più nell'ambito dell'attività istituzionale dell'ente. Questa invasione di campo ha avuto conseguenze sulla posizione del personale: dipendenti e dirigenti che da sempre lavoravano per il CONI, con professionalità e competenze specifiche, si sono ritrovati, all'improvviso e senza essere mai stati interpellati, a non poter più prestare servizio per il CONI. A tutto questo inizia a porre rimedio il decreto in discussione. Anzitutto, esso ripristina una autonoma dotazione organica per il CONI, nella misura di 165 unità di personale. Tale numero riprende, nella sostanza, lo status quo , come determinato dagli assetti degli ultimi anni e in particolare dal contratto di servizio stipulato dal CONI e da Sport e Salute SpA nel 2019: ciò si deduce, in particolare, dal fatto che l'articolo l, comma 2, del decreto fa riferimento espresso al personale dipendente di Sport e salute SpA che già si trova in regime di avvalimento presso il CONI. Uno status quo che però - non possiamo tacerlo - si fonda sull'erosione di alcune importanti funzioni del CONI. Sono infatti state progressivamente assorbite da Sport e salute SpA funzioni come la gestione dei rapporti con il territorio, il marketing, la medicina dello sport, la scuola dello sport, il servizio statistico o altri uffici di servizio (amministrazione, legale, risorse umane). Anche questo profilo del contratto di servizio tra il CONI e Sport e salute è stato criticato dal CIO. Anche ad esso, pertanto, è necessario porre rimedio. E il decreto lo fa soltanto in parte. Non è solo un problema di adeguatezza quantitativa della dotazione organica: è in gioco la necessità di mettere il CONI nelle condizioni di esercitare tutte le competenze che ad esso sono affidate dalla legislazione vigente, in un regime di piena autonomia come imposto dalla Carta del CIO. Questo decreto muove un passo importante nella direzione giusta, ma, appunto, solo un primo passo. Ristabilire l'autonomia ed il pieno funzionamento del CONI è fondamentale per promuovere le politiche sportive nel nostro Paese, valorizzandole in modo maggiore rispetto a quanto sia stato fatto finora. Ed è molto importante che lo si faccia adesso. Non solo perché sono in preparazione importantissimi eventi, ma anche perché il settore sportivo sta soffrendo molto le conseguenze dell'emergenza sanitaria: penso ai tanti impianti chiusi, alle moltissime associazioni sportive che non riapriranno. Una risorsa fondamentale per costruire coesione, per l'integrazione sociale e per superare tante disuguaglianze: perché, colleghe e colleghi, lo sport non è soltanto svago, ma è anche cultura e strumento di inclusione. In questo scenario, il ruolo della politica non può essere quello di piantare bandierine. Semmai, l'intero sistema sportivo ha bisogno di essere accompagnato verso una profonda riforma. Una riforma partecipata e non imposta dall'esterno, fatta con competenza e a partire dall'ascolto delle realtà interessate; una riforma che si impegni anche a colmare il " gender gap ", che ancora penalizza troppo le donne nei ruoli di rappresentanza o di governo dello sport. Accanto a questo, è fondamentale favorire l'assunzione dei laureati in scienze motorie nella scuola materna e primaria. Nella scuola inizia l'attività motorio-sportiva e la povertà educativa si misura anche sulla qualità delle strutture scolastiche in termini di impianti sportivi. Incredibile, a questo proposito, il divario territoriale tra Nord e Sud. Ma nella scuola si combatte anche la disuguaglianza, e lo sport è uno strumento fondamentale per questo, così come - è inutile dirlo - per garantire la salute delle nostre ragazze e dei nostri ragazzi. Questo decreto, lo ripeto, è un primo passo: importante, ma iniziale. Adesso è necessario proseguire, valorizzando le politiche dello sport anche nell'ottica dell'inclusione sociale. Ma lo si faccia rispettando l'autonomia - ormai secolare - del CONI e dell'ordinamento sportivo. Congedi e missioni Sono in congedo i senatori: Abate, Accoto, Airola, Alderisi, Alessandrini, Auddino, Barachini, Barboni, Battistoni, Bellanova, Bongiorno, Borgonzoni, Bossi Umberto, Bottici, Botto, Cangini, Cario, Cattaneo, Centinaio, Cerno, Ciampolillo, Conzatti, Corbetta, De Poli, Di Marzio, Floridia, Galliani, Iori, Magorno, Malpezzi, Marinello, Merlo, Messina Assunta Carmela, Moles, Monti, Napolitano, Nisini, Pichetto Fratin, Pizzol, Pucciarelli, Quarto, Rojc, Ronzulli, Saviane, Sciascia, Segre e Sileri. . Sono considerati in missione, ai sensi dell'art. 108, comma 2, primo periodo, del Regolamento, i senatori: Casini, Castaldi, Castiello, Giannuzzi, Quagliariello e Romani. Commissioni permanenti, variazioni nella composizione Il Presidente del Gruppo parlamentare Forza Italia Berlusconi Presidente-UDC ha comunicato che il senatore Pichetto Fratin, in quanto membro del Governo, è sostituito nella 5 a Commissione permanente dalla senatrice Modena. Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani, variazioni nella composizione Il Presidente del Senato ha chiamato a far parte della Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani il senatore Rampi in sostituzione della senatrice Assuntela Messina, entrata a far parte del Governo. Disegni di legge, annunzio di presentazione Senatori Gasparri Maurizio, Malan Lucio, Binetti Paola, Pillon Simone, Quagliariello Gaetano Istituzione del "Giorno della vita nascente" (2126) (presentato in data 09/03/2021); senatori Nencini Riccardo, Cangini Andrea, De Lucia Danila, Laniece Albert, Rampi Roberto, Saponara Maria, Sbrollini Daniela Disposizioni sul riconoscimento della figura professionale dell'artista e sul settore creativo (2127) (presentato in data 10/03/2021); senatori Mantero Matteo, La Mura Virginia Modifiche alla legge 2 dicembre 2016, n. 242 in materia di promozione della coltivazione e della filiera agroindustriale della canapa (2128) (presentato in data 10/03/2021); senatore Lanzi Gabriele Modifiche all'articolo 25 del D.P.R. del 30 marzo 1957, n. 361, recante "Approvazione del testo unico delle leggi recanti norme per la elezione della Camera dei deputati, in materia di procedura di nomina dei rappresentanti di lista" (2129) (presentato in data 10/03/2021). Disegni di legge, assegnazione In sede referente 10ª Commissione permanente Industria, commercio, turismo sen. Lanzi Gabriele Delega al Governo per la riorganizzazione del settore fieristico e disposizioni a sostegno del settore (2061) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 3ª (Affari esteri, emigrazione), 5ª (Bilancio), 6ª (Finanze e tesoro), 8ª (Lavori pubblici, comunicazioni), 12ª (Igiene e sanita'), 13ª (Territorio, ambiente, beni ambientali), 14ª (Politiche dell'Unione europea), Commissione parlamentare questioni regionali (assegnato in data 10/03/2021). Disegni di legge, nuova assegnazione 9ª Commissione permanente Agricoltura e produzione agroalimentare in sede deliberante dep. Gadda Maria Chiara ed altri Disposizioni per la tutela, lo sviluppo e la competitività della produzione agricola, agroalimentare e dell'acquacoltura con metodo biologico (988) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 5ª (Bilancio), 6ª (Finanze e tesoro), 7ª (Istruzione pubblica, beni culturali), 10ª (Industria, commercio, turismo), 11ª (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale), 12ª (Igiene e sanita'), 13ª (Territorio, ambiente, beni ambientali), 14ª (Politiche dell'Unione europea), Commissione parlamentare questioni regionali C.290 approvato in testo unificato dalla Camera dei deputati (T.U. con C.410, C.1314, C.1386) Già assegnato, in sede redigente, alla 9ª Commissione permanente (Agricoltura) (assegnato in data 10/03/2021); 11ª Commissione permanente Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale in sede deliberante dep. Ciprini Tiziana ed altri Modifiche al titolo VI del decreto del Presidente della Repubblica 5 gennaio 1967, n. 18, in materia di personale assunto a contratto dalle rappresentanze diplomatiche, dagli uffici consolari e dagli istituti italiani di cultura (1646) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 3ª (Affari esteri, emigrazione), 5ª (Bilancio), 7ª (Istruzione pubblica, beni culturali) C.1027 approvato dalla Camera dei deputati Già assegnato, in sede redigente, alla 11ª Commissione permanente (Lavoro) (assegnato in data 10/03/2021). Governo, trasmissione di atti La Presidenza del Consiglio dei ministri, con lettere in data 10 marzo 2021, ha inviato, ai sensi dell'articolo 19 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni e integrazioni, le comunicazioni concernenti il conferimento o la revoca dei seguenti incarichi: al dottor Mario Visco, il conferimento di incarico di funzione dirigenziale di livello generale, nell'ambito del Ministero dell'economia e delle finanze; al dottor Davide Iacovoni, il conferimento dell'incarico di funzione dirigenziale di livello generale, nell'ambito del Ministero dell'economia e delle finanze. Il Ministro della salute, con lettera in data 9 marzo 2021, ai sensi dell'articolo 1, comma 16- bis , del decreto-legge 16 maggio 2020, n. 33, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 luglio 2020, n. 74, ha trasmesso: i risultati del monitoraggio dei dati epidemiologici di cui al decreto del Ministro della salute 30 aprile 2020, riferiti alla settimana del 22 - 28 febbraio 2021, aggiornati al 3 marzo 2021; il verbale del 5 marzo 2021 del Comitato tecnico-scientifico di cui all'articolo 2 dell'ordinanza del Capo del Dipartimento della protezione civile 3 febbraio 2020 e il verbale del 5 marzo 2021 della Cabina di regia istituita ai sensi del decreto del Ministro della salute 30 aprile 2020. Ha altresì trasmesso le ordinanze del 5 marzo 2021, recanti, rispettivamente, "Ulteriori misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell'emergenza epidemiologica da COVID-19 nella Regione Campania" e "Ulteriori misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell'emergenza epidemiologica da COVID-19 nella Regione Emilia Romagna, Friuli-Venezia Giulia e Veneto", pubblicate nella Gazzetta Ufficiale, del 6 marzo 2021, n. 56. La predetta documentazione (Atto n. 745) è depositata presso il Servizio dell'Assemblea a disposizione degli onorevoli senatori. Con lettere in data 24 e 25 febbraio 2021 il Ministero dell'interno, in adempimento a quanto previsto dall'articolo 141, comma 6, del decreto legislativo 8 agosto 2000, n. 267, ha comunicato gli estremi dei decreti del Presidente della Repubblica concernente lo scioglimento dei consigli comunali di Panni (Foggia), Polistena (Reggio Calabria), Carmignano del Brenta (Padova), Cisterna di Latina (Latina), Colle San Magno (Frosinone), Scurcula Marsicana (L'Aquila), Rosarno (Reggio Calabria), Cislago (Varese), San Girolamo Vercellese (Vercelli), Frascati (Roma) e Villalago (L'Aquila). Governo, trasmissione di atti e documenti dell'Unione europea di particolare rilevanza ai sensi dell'articolo 6, comma 1, della legge n. 234 del 2012. Deferimento Ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, sono deferiti alle sottoindicate Commissioni permanenti i seguenti documenti dell'Unione europea, trasmessi dal Dipartimento per le politiche europee della Presidenza del Consiglio dei ministri, in base all'articolo 6, comma 1, della legge 24 dicembre 2012, n. 234: Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle Regioni - Piano d'azione sulle sinergie tra l'industria civile, della difesa e dello spazio (COM(2021) 70 definitivo), alla 4 a e alla 10 a Commissione permanente e, per il parere, alla Commissione 14 a ; Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio sull'entrata in funzione del fondo comune di copertura (COM(2021) 88 definitivo), alla 5 a Commissione permanente e, per il parere, alla Commissione 14 a ; Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle Regioni - Plasmare un'Europa resiliente ai cambiamenti climatici - La nuova strategia dell'UE di adattamento ai cambiamenti climatici (COM(2021) 82 definitivo), alla 13 a Commissione permanente e, per il parere, alle Commissioni 3 a e 14 a ; Comunicazione della Commissione - Aggiornamento sulla sorveglianza rafforzata - Grecia, febbraio 2021 (COM(2021) 97 definitivo), alla 5 a Commissione permanente e, per il parere, alla Commissione 14 a ; Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo al roaming sulle reti pubbliche di comunicazioni mobili all'interno dell'Unione (rifusione) (COM(2021) 85 definitivo), alla 8 a Commissione permanente e, per il parere, alla Commissione 14 a ; Comunicazione della Commissione al Consiglio - A un anno dall'insorgere della pandemia di COVID-19: la risposta della politica di bilancio (COM(2021) 105 definitivo), alla 5 a Commissione permanente e, per il parere, alla Commissione 14 a . Commissione europea, trasmissione di progetti di atti legislativi dell'Unione europea. Deferimento La Commissione europea ha trasmesso, in data 10 marzo 2021, per l'acquisizione del parere motivato previsto dal Protocollo (n. 2) sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità allegato al Trattato sull'Unione europea e al Trattato sul funzionamento dell'Unione europea: la proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio volta a rafforzare l'applicazione del principio della parità di retribuzione tra uomini e donne per uno stesso lavoro o per un lavoro di pari valore attraverso la trasparenza delle retribuzioni e meccanismi esecutivi (COM(2021) 93 definitivo). Ai sensi dell'articolo 144, commi 1- bis e 6, del Regolamento, l'atto è deferito alla 14 a Commissione permanente ai fini della verifica della conformità al principio di sussidiarietà; la scadenza del termine di otto settimane previsto dall'articolo 6 del predetto Protocollo è fissata al 5 maggio 2021. L'atto è altresì deferito, per i profili di merito, ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, alla 11 a Commissione permanente, con il parere della Commissione 14 a ; la proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (UE) 2017/625 per quanto riguarda i controlli ufficiali su animali e prodotti di origine animale esportati dai paesi terzi nell'Unione per garantire il rispetto del divieto di taluni usi degli antimicrobici (COM(2021) 108 definitivo). Ai sensi dell'articolo 144, commi 1- bis e 6, del Regolamento, l'atto è deferito alla 14 a Commissione permanente ai fini della verifica della conformità al principio di sussidiarietà; la scadenza del termine di otto settimane previsto dall'articolo 6 del predetto Protocollo è fissata al 5 maggio 2021. L'atto è altresì deferito, per i profili di merito, ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, alla 12 a Commissione permanente, con il parere delle Commissioni 9 a e 14 a . Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa, variazioni nella composizione della delegazione parlamentare italiana Il Presidente della Camera dei deputati, in data 8 marzo 2021, ha comunicato una modifica nella composizione della delegazione italiana presso l'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa. A seguito delle dimissioni del deputato Andrea Orlando da componente effettivo della delegazione è stata nominata in sua sostituzione la deputata Marina Berlinghieri, già membro supplente della medesima delegazione. Petizioni, annunzio Sono state presentate le seguenti petizioni deferite, ai sensi dell'articolo 140 del Regolamento, alle sottoindicate Commissioni permanenti, competenti per materia. Il signor Giampiero Tofani da Albano Laziale (Roma) chiede modifiche al Decreto legislativo 14 marzo 2013, n. 33, recante "Riordino della disciplina riguardante gli obblighi di pubblicità, trasparenza e diffusione di informazioni da parte delle pubbliche amministrazioni" (Petizione n. 782, assegnata alla 1 a Commissione permanente); il signor Santo Castaldo da Afragola (Napoli) chiede modifiche all'articolo 1, comma 58, della legge 23 dicembre 1996, n. 662, in materia di trasformazione del rapporto di lavoro da tempo pieno a tempo parziale per i dipendenti pubblici (Petizione n. 783, assegnata alla 11 a Commissione permanente); la signora Roberta Fetti da Vigonovo (Venezia), la signora Rama Rudina da Certaldo (Firenze), i signori Ramona e Riccardo Treccani e la signora Margherita Bianchi da Serle (Brescia), la signora Carmen Pirovano da Bareggio (Milano) e la signora Antonietta Sorrentino da Palma Campania (Napoli) chiedono l'abrogazione della norma che prevede la sospensione degli sfratti sino al 30 giugno 2021 (Petizione n. 784, assegnata alla 1 a Commissione permanente); la signora Eulalia Malimpensa da Milano chiede l'abrogazione dell'articolo 43 del Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 2 marzo 2021 affinché sia garantita, in condizioni di sicurezza, la didattica in presenza per tutti gli studenti (Petizione n. 785, assegnata alla 7 a Commissione permanente). Mozioni, apposizione di nuove firme Le senatrici Campagna e Taverna hanno aggiunto la propria firma alla mozione 1-00327 della senatrice Bottici ed altri. Interrogazioni, apposizione di nuove firme I senatori Ferrazzi, Margiotta, Nannicini, Stefano e Misiani hanno aggiunto la propria firma all'interrogazione 3-02331 del senatore Parrini ed altri. Interrogazioni Atto n. 3-02334 SBROLLINI Al Ministro della cultura Premesso che: l'Hotel des Bains di Venezia, progettato in stile Liberty dai fratelli veneziani Raffaello e Francesco Marsich, fu inaugurato nel luglio 1900 e dotato di soluzioni tecnologiche innovative e all'avanguardia per l'epoca, arricchito altresì da lampadari di Murano, ferro battuto, vetri policromi ed essenze; tappa obbligata per i protagonisti della Belle époque, tra i suoi ospiti illustri si può ricordare Thomas Mann: lo scrittore ambientò nella sala da pranzo la folgorazione di Gustav von Aschenbach per il giovane Tadzio in "La morte a Venezia", ambientazione scelta anche dal regista Luchino Visconti durante le riprese della celebre trasposizione cinematografica del capolavoro, risalente esattamente a 50 anni fa (1971); tra le due guerre mondiali, molte personalità del mondo dell'alta borghesia, della politica e dello spettacolo soggiornarono in questo hotel : tra gli altri, non si può non ricordare Adolf Hitler, il quale richiese di esservi ospitato alla vigilia del suo primo incontro con Benito Mussolini, nel 1934, la giornalista statunitense Elsa Maxwell, lo scià di persia Reza Pahlevi, il re d'Egitto Farouk, solo per citare alcuni celebri esempi; considerato che: l'Hotel des Bains, attualmente proprietà del fondo di investimento "Lido di Venezia II", è gestito dalla Coima SGR, la quale possiede, tra l'altro, anche l' hotel Excelsior attraverso una propria controllata; come ricordano alcune fonti stampa locali, negli scorsi anni, Coima SGR aveva presentato un progetto di riqualificazione e rilancio dei due alberghi, perfezionando a tal proposito, con il supporto di Intesa Sanpaolo e Unicredit, un accordo di ricapitalizzazione con il fondo London & Regional properties (L+R), per una cifra complessiva di 250 milioni di euro; il piano industriale prevedeva, per l'anno 2021, la fine del cantiere dell' hotel Excelsior ed il contestuale avvio dei lavori presso l'Hotel des Bains, i quali avrebbero avuto una durata di 3 anni; da quanto si apprende, tuttavia, negli ultimi mesi i piani di Coima SGR sarebbero mutati: non solo non è più chiaro se i lavori all' hotel Excelsior verranno compiutamente terminati, ma sembrerebbero addirittura in stato avanzato le trattative per il suo acquisto, comprensivo anche della relativa spiaggia, da parte di L+R. L'offerta presentata dal fondo londinese, secondo le fonti stampa, ammonterebbe a 104 milioni di euro, inclusi 85 milioni di debiti da rimborsare agli istituti bancari; nondimeno, nell'ambito di queste trattative non troverebbero posto la ristrutturazione ed il contestuale rilancio dell'Hotel des Bains, atteso che L+R non avrebbe manifestato interesse per l'immobile: sebbene l'obiettivo sembrerebbe quello di individuare un nuovo gestore della struttura, con il quale concordare un utilizzo in regime di concessione, non appare tuttavia ancora all'orizzonte una soluzione che consenta di porre fine al mancato utilizzo del palazzo che perdura da oltre 10 anni, con il rischio di gettare una grave ombra sul futuro dell' hotel e con l'ipotesi, sempre più plausibile, di una chiusura definitiva, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti e quali ne siano gli orientamenti in merito; quali iniziative intenda porre in essere affinché l'Hotel des Bains venga rimesso sul mercato, evitando che l'intera struttura venga lasciata in stato di perdurante abbandono, al fine di garantirne una pronta riapertura e una proficua valorizzazione e riqualificazione, coinvolgendo altresì tutti gli attori potenzialmente interessati. Atto n. 3-02335 DE BERTOLDI Ai Ministri dell'economia e delle finanze e dello sviluppo economico Premesso che: a seguito della risposta all'interrogazione 3-01842 fornita lo scorso 15 ottobre 2020, con la quale si legittimano le nomine dei revisori entro la scadenza originaria del 16 dicembre 2019 ex art. 379 del decreto legislativo 12 gennaio 2019, n. 14, recante il codice della crisi d'impresa e dell'insolvenza, l'interrogante evidenzia un ulteriore aspetto problematico, connesso all'interpretazione relativa al ruolo degli stessi revisori già in carica, con riferimento alla certificazione dei crediti d'imposta per ricerca e sviluppo "R&S" e "Formazione 4.0"; il primo aspetto, che ad avviso dell'interrogante desta dubbi e perplessità, riguarda proprio l'obbligatorietà (ovvero il momento in cui la disposizione diventa effettivamente efficace) in considerazione dei noti rinvii normativi e del fatto che, senza un obbligo, sembrerebbe nelle facoltà delle imprese attribuire il beneficio del computo dell'intero costo dell'asseverazione del revisore (nell'ambito del credito d'imposta maturato) e dell'apparente vulnus giuridico, che andrebbe a premiare le imprese che ancora non hanno provveduto alla nomina del revisore, in luogo di quelle che hanno invece diligentemente adempiuto; l'interrogante evidenzia inoltre che, come indicato dall'Agenzia delle entrate con risposta all'interpello n. 265 del 14 agosto 2020, il revisore nominato ha l'obbligo di svolgere le normali attività di revisione, nonché di occuparsi della certificazione della documentazione contabile relativa a crediti d'imposta (il caso specifico dell'interpello fa riferimento al credito d'imposta per finalità di "R&S" e non anche al credito d'imposta "Formazione 4.0"); l'obbligo fa venire meno pertanto la possibilità per le imprese beneficiarie dei crediti d'imposta di recuperare il costo del revisore fino ad un massimo di 5.000 euro (art. 1, comma 70, lettera f) , della legge 30 dicembre 2018, n. 145, credito d'imposta R&S, e art. 1, comma 53, della legge 27 dicembre 2017, n. 205, credito d'imposta formazione 4.0); oltretutto le imprese dovrebbero farsi carico anche del costo accessorio della certificazione dei crediti d'imposta che, come indicato dall'Agenzia delle entrate nella circolare n. 8/e del 10 aprile 2019 e richiamato nell'interpello n. 265, riguardano un'attività che non è sovrapponibile a quella che regolarmente svolgono per la certificazione dei bilanci: "si ritiene, stante la natura e le finalità della stessa, che tale attività non possa essere svolta, in analogia con le attività di revisione del bilancio, con criteri di selezione a campione dei documenti o dei contratti da verificare"; l'interrogante evidenzia pertanto come si verrebbe a configurare un "assurdo giuridico", fondato su una situazione premiale, a vantaggio esclusivo delle imprese che non hanno adempiuto nei termini iniziali alla nomina dei revisori, ed una contestuale penalizzazione per le aziende diligenti che invece hanno osservato tale obbligo nei termini inizialmente previsti; questi ultimi soggetti, infatti, oltre al costo relativo all'incarico del revisore che stanno sostenendo dal momento della nomina (il primo bilancio da certificare riguardava l'esercizio 2019), qualora intendano beneficiare dei crediti d'imposta per ricerca e sviluppo R&S o Formazione 4.0, dovranno anche sostenere il costo aggiuntivo per la certificazione delle spese inerenti, senza poter computare tale costo in aggiunta al credito d'imposta maturato (operazione consentita per l'asseverazione del credito da parte di revisori operanti in situazioni di imprese che non abbiano alcun obbligo di nomina del revisore); l'interrogante rileva altresì che in alternativa, oltre al già citato assurdo giuridico, le conseguenze potrebbero ricadere sui revisori stessi, i quali, già incaricati per le funzioni contrattuali che non includenti l'asseverazione relativa ai crediti d'imposta 4.0, si troverebbero nella scomoda condizione di dover assicurare alle imprese parti contrattuali, per una prestazione professionale peraltro di grande responsabilità, senza percepire alcun compenso per un'attività accessoria che, secondo l'eventuale risposta alla presente interrogazione, potrebbero risultare obbligati a svolgere, si chiede di sapere: quali valutazioni di competenza i Ministri in indirizzo intendano esprimere con riferimento a quanto esposto; quale interpretazione intendano inoltre fornire in relazione a quanto sopra, in particolare sulla facoltà per le imprese che hanno già provveduto alla nomina del revisore entro la scadenza originaria del 16 dicembre 2019 ex art. 379 del decreto legislativo n. 14 del 2019, al fine di incaricare, per l'asseverazione del credito d'imposta denominato "Formazione 4.0" (sul quale la citata circolare n. 256 dell'Agenzia delle entrate non si pronuncia), un diverso revisore e consentire di recuperare il relativo costo nel massimale di 5.000 euro sommandolo al credito d'imposta maturato (come attualmente possibile per le imprese che non abbiano ancora osservato l'obbligo giuridico di nomina, in virtù del differimento dei termini). Atto n. 3-02336 DE BERTOLDI Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: secondo quanto risulta da un documento in possesso dell'interrogante, il Ministero dell'economia e delle finanze, attraverso la Ragioneria generale dello Stato, ha inviato al Ministero del lavoro e delle politiche sociali e al Ministero della giustizia una nota nella quale si riporta l'invio, in data 17 giugno 2020, del bilancio d'esercizio 2019 della cassa nazionale di previdenza e assistenza forense, approvato dal comitato nazionale dei delegati; il documento rileva inoltre che, in relazione alle misure di contenimento della spesa, la medesima cassa ha esercitato per l'esercizio 2019 l'opzione prevista, ex articolo 1 della legge n. 147 del 2013 (legge di stabilità per il 2014), successivamente modificato dall'articolo 50, comma 5, del decreto-legge n. 66 del 2014, provvedendo al versamento di 1.203.260,62 euro al bilancio dello Stato, pari al 15 per cento dei consumi intermedi del 2010, imputato alla voce "oneri diversi di gestione"; tra i crediti dell'attivo circolante, evidenzia ancora la nota, si rileva che è stato iscritto l'importo di 1.068.238 euro a titolo di credito nei confronti dello Stato, conseguente all'istanza che la cassa ha inviato allo stesso Ministero, al fine di ottenere la ripetizione delle somme versate al bilancio dello Stato (anni 2012-2013), ai sensi di quanto disposto dall'articolo 8, comma 3, del decreto-legge n. 95 del 2012, dichiarato parzialmente illegittimo dalla Corte costituzionale, con la sentenza n. 7 del 2017; la sentenza sulla legittimità costituzionale della disposizione normativa del decreto-legge n. 95 del 2012, recante "Disposizioni urgenti per la revisione della spesa pubblica, con invarianza dei servizi ai cittadini, nonché misure di rafforzamento patrimoniale delle imprese del settore bancario", conferma la declaratoria di incostituzionalità del citato comma 3 dell'articolo 8, nella parte in cui impone che le somme derivanti dalle riduzioni di spesa previste, siano versate annualmente "dalla Cassa Nazionale di previdenza e assistenza per i dottori commercialisti, ad apposito capitolo di entrata del bilancio dello Stato"; in considerazione dello stretto tenore letterale del dispositivo, la nota della Ragioneria generale dello Stato evidenzia che non può non sottolinearsi come la Corte medesima abbia espressamente limitato l'incostituzionalità della norma nei soli riguardi della CNPADC (emettendo una sentenza "interpretativa" di accoglimento, con formula di illegittimità costituzionale parziale della normativa impugnata che, pertanto, non riguarderebbe la totalità degli enti previdenziali privatizzati); la pronuncia di incostituzionalità non espunge nella sostanza dall'ordinamento giuridico la norma in contestazione ex tunc , con effetto erga omnes , cosa che sarebbe avvenuta solo qualora la formula di incostituzionalità avesse recato una pronuncia riferita a tutti gli enti previdenziali privatizzati; è stato ritenuto pertanto che la Corte costituzionale, considerata la platea dei destinatari della norma in oggetto di sindacato costituzionale (costituita da tutti gli enti e gli organismi, anche costituiti in forma societaria, dotati di autonomia finanziaria, che non ricevono trasferimenti dal bilancio dello Stato), abbia voluto sancire l'incostituzionalità della norma nei soli riguardi della CNPADC, come espressamente enunciato, e non anche degli altri enti previdenziali privatizzati, destinatari della norma impugnata; in ragione di quanto esposto, ferma restando la fondatezza dell'obbligo di assolvimento delle misure di contenimento della spesa, cosiddetta spending review , nei termini suindicati, il documento della Ragioneria evidenzia inoltre che in ogni caso (in considerazione della specifica missione istituzionale svolta dagli enti di cui ai decreti legislativi n. 509 del 1994 e n. 103 del 1996), tenuto conto di quanto precisato dalla sentenza n. 7 del 2017 della Corte costituzionale (in ordine alla necessaria temporaneità del prelievo), il concorso degli enti previdenziali privatizzati al miglioramento dei saldi di finanza pubblica non è più strutturale, ma limitato fino all'anno 2019, in quanto ai sensi dell'articolo 1, comma 183, della legge n. 205 del 2017 (legge di bilancio per il 2018), a decorrere dal 2020, non si applicano più a tali enti le norme di contenimento delle spese previste a carico degli altri soggetti inclusi nell'elenco ISTAT; al riguardo l'interrogante evidenzia come il contenuto della nota della Ragioneria si aggiunga ad un'altra richiesta analoga da parte dell'amministrazione finanziaria, che ha coinvolto in generale le casse previdenziali dei professionisti nell'applicazione della normativa relativa alla spending review , di riduzione alle spese interne quantificata in 78 milioni di euro (i cui proventi sono stati versati all'erario a partire dal 2012), richiesta che era già stata oggetto di un atto di sindacato ispettivo nel 2019 da parte dell'interrogante, il quale riteneva non si fossero considerati gli effetti della medesima sentenza della Corte costituzionale n. 7 del 2017, nella parte in cui ha dichiarato l'imposizione illegittima, attivando pertanto la strada dei ricorsi per la restituzione delle somme dovute, si chiede di sapere quali valutazioni di competenza il Ministro in indirizzo intenda esprimere in relazione alla nota della Ragioneria generale dello Stato, e se non ritenga urgente e opportuno intraprendere le necessarie iniziative, anche di carattere normativo, al fine di adeguare quanto disposto dalla Corte costituzionale, anche attraverso un celere rimborso alle casse di previdenza, che attendono la restituzione delle somme versate al bilancio dello Stato in attuazione delle norme previste dall'articolo 8, comma 3, del decreto-legge n. 95 del 2012, dichiarate illegittime. Interrogazioni con richiesta di risposta scritta Atto n. 4-05045 BONINO Al Ministro dell'interno Premesso che: dai risultati, riportati dalla stampa nei giorni scorsi, della ricognizione svolta dalla campagna "Ero straniero" sullo stato di avanzamento dell'esame delle domande di regolarizzazione dei lavoratori stranieri presenti in Italia, emerge che, a 6 mesi dalla chiusura della "finestra" per accedere alla misura ad agosto 2020, su tutto il territorio nazionale il numero delle domande finalizzate è inferiore all'1 per cento del totale di quelle presentate; dai dati forniti dal Ministero dell'interno in risposta a un accesso agli atti da parte delle associazioni promotrici della campagna, al 31 dicembre 2020, a fronte delle oltre 207.000 domande presentate dal datore di lavoro per l'emersione di un rapporto di lavoro irregolare o l'instaurazione di un nuovo rapporto con un cittadino straniero (articolo 103, comma 1, del decreto-legge n. 34 del 2020), in tutta Italia erano stati rilasciati dalle questure solo 1.480 permessi di soggiorno; inoltre, al 16 febbraio 2021, il 5 per cento delle domande era giunto nella fase finale della procedura, mentre il 6 per cento era nella fase precedente della convocazione di datore di lavoro e lavoratore per la firma del contratto in prefettura e il successivo rilascio del permesso di soggiorno. In circa 40 prefetture, a quella data, non risultavano nemmeno avviate le convocazioni; ai commi 23 e 25 dell'art. 103 del decreto-legge n. 34, in vista del notevole aumento del carico di lavoro per gli uffici delle Prefetture e Questure competenti a esaminare le domande, anche considerando l'inevitabile impatto dell'emergenza sanitaria sulla loro operatività, erano previsti fondi per l'assunzione di personale e l'adeguamento degli strumenti informatici ("nel limite massimo di euro 30.000.000, per l'anno 2020, per l'utilizzo di prestazioni di lavoro a contratto a termine; di euro 4.480.980, per l'anno 2020, per l'utilizzo di servizi di mediazione culturale; (...) ed euro 200.000 per l'adeguamento della piattaforma informatica del Ministero dell'interno - Dipartimento per le libertà civili e l'immigrazione"); tale enorme ritardo appare grave anche nella prospettiva della campagna vaccinale anti COVID-19 in corso nel Paese: anche a tutela della salute pubblica, è fondamentale che il maggior numero possibile di persone in possesso dei requisiti venga regolarizzato in modo da garantire una più efficace programmazione vaccinale e una quanto più ampia copertura della popolazione, si chiede di sapere: quali misure il Ministro in indirizzo intenda adottare affinché si giunga in tempi brevi alla definizione delle decine di migliaia di domande in attesa di esame da parte delle prefetture; in quanto tempo si preveda di poter disporre del personale aggiuntivo previsto dalla normativa e di quante unità rispetto a ciascuna prefettura; a che punto sia lo sviluppo della piattaforma informatica di cui al comma 25 dell'articolo 103 citato e se non reputi opportuno, visto il perdurare dell'emergenza sanitaria e gli enormi ritardi accumulati, prediligere le modalità on line per tutti i passaggi previsti dalla normativa per la procedura di regolarizzazione; in che modo intenda intervenire per garantire ai lavoratori in attesa di una risposta all'istanza di emersione la possibilità di accedere alla vaccinazione e alle misure di sostegno economico previste dal Governo a causa della pandemia. Atto n. 4-05046 ORTIS Ai Ministri della salute e per gli affari regionali e le autonomie Premesso che, a giudizio dell'interrogante: la fallimentare gestione dell'emergenza sanitaria da parte della Regione Molise è ormai conclamata, configurandosi come un vero e proprio caso nazionale. D'altra parte, le grandi testate del nostro Paese non potevano non accorgersi degli imbarazzanti dati e dagli sbalorditivi numeri che, quotidianamente, pervengono dalla sempre più martoriata regione sannitica; numeri e dati ben conosciuti dalla popolazione molisana, ma che stentavano a varcare la cronaca locale e a raggiungere gli onori della stampa nazionale; un servizio de "la Repubblica", pubblicato l'8 marzo 2021 ("Da isola felice a zona rossa: viaggio nell'emergenza Covid in Molise"), riporta con fedeltà la disastrosa situazione: "La regione con 300mila abitanti alla fine della prima ondata non arrivava neanche a 30 decessi per Coronavirus e oggi piange 378 persone. Con un Rt puntale a 1,66 e le terapie intensive sature al 54%. Dodici anni di commissariamento, tagli, poco personale a cui si aggiunge un'alta incidenza di variante inglese, sono il mix che ha portato la sanità molisana a piegarsi sotto il peso dell'ultima ondata. A Santa Croce di Magliano, un paesino del Basso Molise a 40 chilometri dalla costa, negli ultimi dieci giorni sono morte dieci persone. Mentre a Termoli, epicentro della nuova ondata, le ambulanze aspettano anche ore prima di riuscire a trovare un posto per i pazienti Covid. L'ospedale Cardarelli di Campobasso, che dovrebbe contenere tutti gli infettati della regione, ha le 12 terapie intensive sature, tanto che le sale operatorie sono state trasformate in posti di rianimazione"; oltre ai ben noti problemi strutturali, su cui l'interrogante è già più volte intervenuto attraverso altri atti di sindacato ispettivo e interlocuzioni coi Ministri in indirizzo, bisognerà pur ricordare anche il fattore umano: il generale Giustini, commissario ad acta , è stato raggiunto 4 giorni fa da un avviso di garanzia; e, al di là di questo, la gestione sua e dell'evanescente subcommissaria Grossi è stata capace soltanto di produrre polemiche interne e, all'esterno, confusione nei cittadini; quanto al presidente di Regione Toma, pur essendo passato un anno dall'inizio dell'emergenza, ancora non è riuscito a realizzare un ospedale dedicato esclusivamente al COVID-19, nonostante i fondi venissero dal Governo centrale. Un triste primato, tutto molisano, che non può non vedere tra i principali responsabili del disastro l'onnipresente, ma solo sui social network , direttore generale dell'ASREM Oreste Florenzano, figura di stretta fiducia del presidente della Regione, si chiede di sapere quali iniziative si abbia intenzione di mettere in atto per porre fine all'indegna crisi molisana, assicurando finalmente il diritto alla salute dei suoi cittadini. Atto n. 4-05047 ROJC Al Presidente del Consiglio dei ministri Premesso che: la giocatrice professionista di pallavolo Lara Lugli, nella stagione sportiva 2018-2019, era tesserata con la società Volley Pordenone, squadra che militava nel campionato di serie B1; nel marzo 2019 la giocatrice è rimasta incinta e la società ha deciso, unilateralmente, di rescindere il contratto di lavoro; l'8 aprile 2019, Lugli ha perso il bambino per un aborto spontaneo; nel febbraio 2021, Lugli è stata citata per danni dalla società sportiva in risposta a decreto ingiuntivo presentato dalla stessa giocatrice con il quale intendeva ottenere l'ultimo stipendio del mese di febbraio 2019 per il quale aveva interamente lavorato e prestato la propria attività senza riserve; le accuse della società alla giocatrice sono che al momento della stipula del contratto avesse 38 anni e data l'età avrebbe dovuto informare la società di un eventuale desiderio di gravidanza e che la richiesta contrattuale era esorbitante in termini di mercato e, inoltre, che la sua mancata presenza ha portato nocumento al campionato della squadra pordenonese; le è stato anche contestato l'ammontare dell'ingaggio, troppo elevato, anche se dal momento dell'interruzione forzata dell'attività agonistica della Lugli la posizione in classifica del Volley Pordenone è precipitata e gli sponsor non hanno più ritenuto di assolvere ai loro impegni; l'Assist, Associazione nazionale atlete, ha annunciato un intervento al Presidente del Consiglio dei ministri, Mario Draghi, e al presidente del CONI, Giovanni Malagò, per chiedere che cosa intendano fare per mettere fine alla vergognosa situazione per la quale le donne italiane, non avendo di fatto accesso alla legge n. 91 del 1981 sul professionismo sportivo, vengono esposte a casi clamorosi come quello dell'atleta Lara Lugli, si chiede di sapere quale sia la posizione del Governo italiano di fronte ad una situazione anacronistica, di una donna che nel mondo dello sport possa essere citata per danni in quanto incinta, e se non intenda mettere mano con tempestività alla mancanza di una legislazione che di fatto esclude le donne dal professionismo sportivo con le relative tutele. Atto n. 4-05048 NATURALE PELLEGRINI Marco LANZI DONNO ROMANO FEDE TRENTACOSTE CAMPAGNA Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e dello sviluppo economico Premesso che: negli ultimi decenni per dare sbocco alla crisi delle industrie automobilistiche si sono avviate diverse fusioni societarie tra noti marchi del settore; in questo processo è stata coinvolta la più grande azienda italiana di automobili, la FIAT, la quale, dopo aver acquisito diversi marchi di settore italiani, si è unita alla statunitense Chrysler formando un nuovo gruppo denominato FCA; il 16 gennaio 2021 un'ulteriore fusione societaria si è prodotta fra FCA e PSA, quest'ultimo costituito da un insieme di marchi francesi di autoveicoli e motoveicoli, che ha visto nascere un'impresa multinazionale denominata Stellantis; com'è noto le fusioni societarie si rendono necessarie quando in un settore produttivo si verifica saturazione di mercato, e, con l'ottimizzazione dei processi aziendali, frequentemente si perdono dei posti di lavoro; l'amministratore delegato di Stellantis, Carlos Tavares, ha annunciato e messo in atto un drastico taglio sui costi di produzione che al momento sembra non intaccare la forza lavoro del gruppo, ma, bensì, tutto l'indotto che ruota intorno al polo industriale di San Nicola nel comune di Melfi (Potenza) e di tutti gli stabilimenti italiani appartenenti al gruppo; ISCOT Italia S.p.A. di Torino, specializzata in servizi integrati e pulizie, ha ufficializzato alle organizzazioni sindacali il taglio del 50 per cento delle commesse; considerato che: la forza lavoro coinvolta in queste prestazioni conta circa 183 unità, di cui l'80 per cento in part-time , distribuite su tre regioni, quali Basilicata, Campania e Puglia, quest'ultima rappresentata da un cospicuo numero di lavoratori provenienti dalle province di Foggia, Barletta-Andria-Trani e Bari; si è concordato di continuare ad utilizzare la cassa integrazione guadagni fin quando è possibile, per poi ricorrere ai contratti di solidarietà, dietro richiesta al Ministero dello sviluppo economico, col rischio che il rigetto di tale richiesta configuri il licenziamento di oltre 90 unità lavorative, per la maggior parte operai; considerato infine che: a quanto risulta agli interroganti, oltre alle citate 90 unità, non sono stati rinnovati servizi di ristorazione e pulizia in somministrazione lavoro che riguardano 44 posti di lavoro dello stabilimento FCA di Melfi; FCA ha fatto richiesta di garanzie statali previste dal "decreto liquidità" per un prestito da 6,3 miliardi di euro, giustificando tale richiesta anche con il mantenimento dei posti di lavoro diretti e dell'indotto, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza della vicenda descritta; se, nell'ambito delle rispettive competenze, ritengano di intervenire per favorire la conservazione dei posti di lavoro, sia della società ISCOT Italia, sia di tutte le imprese dell'indotto FCA, nonché dei dipendenti diretti. Atto n. 4-05049 DE CARLO Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Premesso che: in data 29 dicembre 2020 il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali ha emanato il decreto concernente il "piano di gestione dei rischi in agricoltura 2021", il quale detta la disciplina in materia di sostegno pubblico alla gestione del rischio in agricoltura sugli interventi ex ante , ai sensi di quanto disposto dal decreto legislativo 29 marzo 2004, n. 102, e successive modificazioni, dal regolamento (UE) n. 1305/2013, così come modificato dal regolamento (UE) n. 2017/2393, e dal programma di sviluppo rurale nazionale 2014-2020; successivamente, in data 1° febbraio 2021, la competente direzione generale dello sviluppo rurale, con riferimento ad alcune richieste di chiarimento pervenute in merito all'introduzione dei valori standard nel piano di gestione dei rischi in agricoltura (PGRA) 2021, ha pubblicato sul sito istituzionale una circolare, indirizzata alle Regioni e alle Province autonome di Trento e di Bolzano, all'Associazione nazionale fra le imprese assicuratrici, agli organismi collettivi di difesa e, per conoscenza, all'Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni; la circolare afferma, tra l'altro, che "anche per il 2021 l'agricoltore può assicurarsi con le stesse modalità delle campagne precedenti; resta ferma, pertanto, la piena libertà di contrattazione tra operatori di settore e agricoltori/organismi collettivi di difesa nell'ambito del rapporto privatistico esistente tra gli stessi, senza tuttavia dimenticare che il valore assicurato non può eccedere il valore reale della produzione, in conformità alle disposizioni del c.c. che regolano il comparto assicurativo"; risulta, però, che diversi produttori di vini abbiano riscontrato delle difficoltà gestionali ed operative nella sottoscrizione delle assicurazioni per l'anno corrente rispetto all'anno 2020, con importi massimi di copertura più bassi, ovvero dal 2021 risulta non essere possibile assicurare, come nelle annualità passate, in base a 3 valori (basso, medio, alto) la resa per ettaro del vigneto. Con gli standard VALUE (valori unitari massimi assicurabili ai fini dell'agevolazione pubblica) si è stabilito che ci sono dei valori massimi oltre i quali non è più possibile assicurare; inoltre nella normativa vigente non è possibile rinvenire, ad esempio, valori standard per il cosiddetto biologico, di cui sembra essere ignorato il valore sostanziale di qualità; al fine di tutelare e garantire le produzioni vitivinicole italiane, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto rappresentato e quali eventuali azioni intenda porre in essere per sanare le fattispecie esposte, fra cui quelle connesse al metodo biologico. Atto n. 4-05050 DE BERTOLDI Al Ministro della salute Premesso che: secondo recenti studi clinici e scientifici, gli anticorpi monoclonali, definiti come proteine omogenee ibride (ottenute da un singolo clone di linfocita ingegnerizzato, molto sfruttati in ambito clinico, sia per scopi diagnostici che per scopi terapeutici), sarebbero in grado di contrastare efficacemente il virus COVID-19, riducendone il tasso di mortalità; le ricerche effettuate sembrerebbero infatti dimostrare che l'efficacia degli anticorpi monoclonali risulterebbe massima nella fase iniziale della malattia, in base alla valutazione del requisito dell'urgenza a cui sembrerebbe subordinata la somministrazione degli anticorpi monoclonali (i cui oneri sono a carico del sistema sanitario nazionale); il 3 febbraio 2021, la commissione tecnico-scientifica dell'Agenzia italiana del farmaco, sebbene in ritardo rispetto ad altri Paesi europei, ha dato il via libera agli anticorpi monoclonali in Italia, con alcune condizioni e limitazioni, per i farmaci destinati a pazienti in fase precoce con alto rischio di evoluzione, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo intenda confermare quanto esposto; quali siano i motivi per i quali non sia attualmente consentita la libera commercializzazione degli anticorpi monoclonali in Italia, considerato che, sia in ambito internazionale, che anche nel territorio nazionale, la terapia legata è stata considerata scientificamente efficace, affidabile e idonea al contrasto alla diffusione del virus COVID-19; quali siano infine i criteri per la somministrazione della terapia ai pazienti. Atto n. 4-05051 DE BERTOLDI Al Ministro della salute Premesso che: l'associazione "Avvocatura in missione", in relazione all'emergenza epidemiologica determinata dal coronavirus sull'intero territorio nazionale, è intervenuta pubblicamente, nell'ambito delle procedure previste per le terapie di cura adottate per fronteggiare la pandemia, attraverso una formale richiesta al Ministro in indirizzo, al fine di approfondire i motivi per i quali il servizio sanitario nazionale non abbia considerato sin dall'inizio della crisi sanitaria l'opportunità di curare i malati direttamente nella propria residenza; l'associazione si domanda i motivi per i quali i medici che hanno curato a casa o addirittura attraverso internet i malati di COVID-19, e che hanno riscontrato risultati di guarigione e non di ospedalizzazione, non sono stati ascoltati e considerati adeguatamente, a differenza del personale sanitario prescelto, nei confronti del quale è stata prestata maggiore attenzione attraverso l'uso dei social media ; l'interrogante rileva come il 4 marzo 2021 il Tribunale amministrativo del Lazio ha accolto l'istanza cautelare presentata dai medici del "comitato cura domiciliare COVID-19", ritenendo fondata la richiesta dei medici nel prescrivere i farmaci che essi ritengono più opportuni "in scienza e coscienza", contraddicendo pertanto la nota dell'Agenzia italiana del farmaco, che invece aveva previsto nei primi giorni di malattia la sola "vigile attesa" e la somministrazione di paracetamolo; a seguito della decisione del TAR, il documento dell'associazione "Avvocatura in missione" evidenzia pertanto la necessità di una revisione in tempi rapidi delle linee guida ministeriali, al fine di mettere al centro il cittadino con i propri diritti alla libertà, alla salute e al lavoro, rivedendo al contempo l'impostazione del servizio sanitario nazionale per aumentare il numero dei medici di base, fornendo loro gli schemi di terapie che hanno funzionato, si chiede di sapere: quali valutazioni il Ministro in indirizzo intenda esprimere con riferimento a quanto esposto; se condivida le osservazioni da parte del "comitato cura domiciliare COVID-19" finalizzate a contrastare tempestivamente gli effetti causati dal virus direttamente a domicilio, tutelando il diritto alle cure senza alcuna limitazione in ogni regione; quali iniziative urgenti intenda intraprendere al fine di rivalutare, alla luce del rapporto tra rischi e benefici, l'utilizzo di terapie precoci domiciliari da parte dei medici nei pazienti delle tipologie indicate dallo stesso comitato. Atto n. 4-05052 BARBARO RAUTI Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Premesso che: si apprende a mezzo stampa che il magistrato William Mwilanya Asani, incaricato delle indagini sull'agguato in cui sono morti l'ambasciatore italiano Luca Attanasio, il carabiniere Vittorio Iacovacci e l'autista congolese Mustapha Milambo, sia stato vittima di un agguato nella medesima area; tale gravissima circostanza conferma il particolare livello di rischio della regione e accresce la convinzione che l'obiettivo dell'attentato fosse, peculiarmente, il nostro ambasciatore e, quindi, il nostro Paese; senza un intervento concreto, potrebbero verificarsi gravi episodi simili per i nostri connazionali in Congo; a parere degli interroganti, la portata di questo tragico evento impone di ricostruire, puntualmente, il processo organizzativo di attribuzione delle responsabilità e dei poteri gestionali, decisionali e di spesa finalizzati alla tutela del personale del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale, anche in raffronto con le misure che la legge richiede alle aziende che operano in analoghi contesti critici; risulta quindi necessario analizzare quali siano le misure intraprese per valutare e gestire i rischi inerenti al contesto locale per l'incolumità degli italiani, a partire proprio dal personale in forza alla sede diplomatica, nella Repubblica democratica del Congo; dalla ricostruzione dell'evento del 22 febbraio 2021 alla data odierna sembrano emergere, infatti, inquietanti elementi di stridente contrasto tra le misure di sicurezza richieste dalla normativa italiana, di cui al decreto legislativo n. 81 del 2008, e dalla best practice di protezione del personale all'estero rispetto alle misure effettivamente adottate per la tutela delle vittime; atteso che, ai sensi dell'art. 2, comma 1, lett. b) , del decreto legislativo n. 81 del 2008, nelle pubbliche amministrazioni per datore di lavoro "si intende il dirigente al quale spettano i poteri di gestione, ovvero il funzionario non avente qualifica dirigenziale, nei soli casi in cui questo ultimo sia preposto ad un ufficio avente autonomia gestionale, individuato dall'organo di vertice delle singole amministrazioni, tenendo conto della ubicazione e dell'ambito funzionale degli uffici nei quali viene svolta l'attività, e dotato di autonomi poteri decisionali e di spesa", e tenuto conto che, "in caso di omessa individuazione, o di individuazione non conforme ai criteri sopra indicati, il datore di lavoro coincide con l'organo di vertice medesimo", si chiede di conoscere: quale sia stato il datore di lavoro di riferimento e di quali deleghe, poteri e strutture organizzative fosse dotato e quali misure di valutazione del rischio abbia parimenti intrapreso per tutelare l'ambasciatore Attanasio e il carabiniere Iacovacci; se l'ambasciata d'Italia in Congo abbia redatto il documento di valutazione dei rischi o se tale documento sia stato redatto a livello dell'amministrazione centrale, ovvero se manchi del tutto tale documento e conseguentemente a chi imputare la carenza della adozione di congrue misure antinfortunistiche; se risulti veritiera la notizia che l'ambasciatore Attanasio avesse chiesto il rafforzamento della scorta; in caso affermativo, quali siano state le ragioni del diniego; se risulti vero che in seno al Ministero degli affari esteri è prassi far sottoscrivere una liberatoria al personale che si reca all'estero. Atto n. 4-05053 DE CARLO Al Ministro della giustizia Premesso che: nel periodo compreso tra il 2013 e il 2017 due sono stati i provvedimenti ministeriali che hanno rideterminato gli organici del Corpo di Polizia penitenziaria. Con il decreto del 2013, nel Triveneto l'organico di Polizia penitenziaria veniva dimensionato a 2.711 unità, suddivise nei vari ruoli di competenza. Successivamente, con decreto ministeriale 2 ottobre 2017, la dotazione del Triveneto veniva privata di 207 agenti per un totale di 2.504; contemporaneamente nella zona sono stati inaugurati altri istituti detentivi, tra cui la casa circondariale di Rovigo e l'ampliamento dell'istituto di Vicenza, i quali hanno attinto alla dotazione indicata, comportando un ulteriore "alleggerimento" di personale nelle case circondariali preesistenti; considerato che: parte del personale in carico alla casa circondariale di Padova e alla casa di reclusione di Padova è diversamente impegnato presso il provveditorato regionale dell'amministrazione penitenziaria (36 unità di Polizia penitenziaria), il nucleo traduzioni cittadino (60 unità di Polizia penitenziaria), la centrale operativa regionale (15 unità), sottrazioni a cui mai è seguito un reintegro di unità operative presso i citati istituti, al punto che negli istituti detentivi patavini si ricorre da anni obbligatoriamente al lavoro straordinario di 30-35 ore mensili per ogni unità operativa e che in totale l'ammanco di personale è valutabile fino a 300 agenti; sono molteplici le problematiche che vanno ad aggiungersi alla carenza di personale (che in proporzione al numero dei detenuti risulta essere sottostimata di oltre 800 unità): si va a sommarsi anche la questione della provenienza dei detenuti, al 70 per cento di origine straniera, e della natura dei reati commessi, che spesso non permette una civile e serena convivenza fra gli ospiti, ma bensì genera tensioni notevoli; si somma l'annoso problema del sovraffollamento delle carceri che nel caso della casa circondariale di Padova conta la presenza di 150 detenuti in più del dovuto, 600 detenuti su 450 che la casa potrebbe ospitare, ovvero il numero dei detenuti presenti negli istituti penitenziari del Triveneto alla data del 28 febbraio 2021 è di 3.000 soggetti a fronte di una capienza massima regolamentare di 1.907, un terzo in più rispetto alla naturale capienza massima prevista; presso la casa circondariale di Padova è prevista la prossima apertura di un reparto predisposto all'accoglienza di soggetti con problemi psichiatrici, la cui gestione dovrà essere in sinergia con la ASL. Apertura, questa, che comporterà delle difficoltà enormi sia di sanità che di sicurezza, per cui sarà indispensabile garantire un approvvigionamento di personale sufficientemente preparato e in quantità tali da non aggravare ancor più la situazione che è evidentemente già precaria; purtroppo nella zona risulta essere considerevole il numero di suicidi legati all'attività professionale; negli ultimi 8 anni, ogni 18 mesi circa, si sono registrati 5 suicidi di agenti di Polizia penitenziaria, vittime dello stato di sofferenza diffuso, si chiede di sapere: quali siano le azioni che il Ministro in indirizzo intende intraprendere per far fronte alla carenza di personale nelle case circondariali del Triveneto, in particolare per il riapprovvigionamento delle 111 unità di personale attualmente impiegato nelle attività del provveditorato regionale dell'amministrazione penitenziaria, del nucleo traduzioni cittadino e della centrale operativa regionale e per il riequilibrio del numero di agenti in proporzione a quello dei detenuti attualmente residenti negli istituti; quali siano le strategie di intervento per scongiurare un ulteriore aggravio di lavoro per il personale della casa circondariale di Padova in relazione all'apertura della sezione psichiatrica. Atto n. 4-05054 CALANDRINI Al Ministro per la pubblica amministrazione Atto n. 4-05055 SBROLLINI Ai Ministri dell'economia e delle finanze e dell'istruzione Premesso che: la direttiva 26 marzo 2013 del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca incoraggia la compartecipazione finanziaria dello Stato in interventi di edilizia scolastica, riconoscendo finanziamenti del 25 per cento del costo totale previsto per interventi di edilizia scolastica a condizione di utilizzare lo strumento del fondo immobiliare; dopo la direttiva, nel 2016 è stato firmato un protocollo d'intesa tra ministero dell'istruzione, fondazione Patrimonio comune dell'ANCI, Agenzia del demanio e Comune di Castel San Pietro Terme (Bologna) in qualità di capofila di altri 5 Comuni; l'operazione consiste nella realizzazione di nuovi complessi scolastici attraverso la contestuale attività di rigenerazione urbana, da attuare anche grazie al conferimento ad un fondo immobiliare di immobili facenti parte del patrimonio di 6 Comuni: oltre a Castel San Pietro Terme, Osimo (Ancona), Isola di Capo Rizzuto (Crotone), Grumolo delle Abbadesse (Vicenza), Monteprandone (Ascoli Piceno), Robbiate (Lecco); la società Prelios SGR, in qualità di soggetto proponente, ha successivamente presentato una proposta di valorizzazione che, nel dicembre 2016, ha ricevuto la valutazione positiva da parte di Invimit SGR, con il conseguente rilascio della manifestazione d'interesse non vincolante; in sintesi, i Comuni avrebbero conferito al fondo: a) i diritti di superficie delle aree su cui si sarebbero costruite le scuole; b) la proprietà dei beni immobiliari da "rigenerare"; c) il contributo del Ministero dell'istruzione; d) un canone di locazione ventennale dei nuovi immobili scolastici. Invimit, invece, attraverso il fondo "i3-CORE", avrebbe garantito la liquidità; a seguito della manifestazione di interesse di Invimit, si sono aperti tavoli di confronto con il Ministero dell'economia e delle finanze, a seguito dei quali è stata dichiarata la non incidenza sui saldi di finanza pubblica e il non impatto sul pareggio di bilancio dell'operazione, ottenute trasferendo a terzi i principali rischi; la proposta è stata quindi presentata nei Consigli dei diversi Comuni per manifestare il pubblico interesse tramite istruttorie sviluppate con analisi comparate e scenari alternativi, ricevendo il voto positivo, e in alcuni casi unanime, dei Consigli coinvolti; nel novembre 2017 è stato pubblicato il bando di gara nell'ambito del quale è risultato aggiudicataria la società Prelios SGR; a maggio 2018 è stato sottoscritto il contratto di servizio con Prelios ed emesso da parte del Ministero dell'istruzione il decreto risorse comprendente il riconoscimento dei 6 milioni di euro di contributo ai Comuni; a seguito della sottoscrizione del contratto di servizio, Prelios ha provveduto all'istituzione del fondo, alla nomina degli esperti indipendenti e ha avviato, come previsto nel bando di gara, la fase di due diligence amministrativo-urbanistica e la stima dei costi di costruzione; alla luce dell'attività di due diligence , la proposta è poi stata presentata ad Invimit nell'ottobre 2018 per ottenere la delibera definitiva; considerato che: in seguito alla costituzione del nuovo consiglio di amministrazione di Invimit, la proposta ha successivamente ricevuto un parere negativo: da quanto si apprende, la nuova dirigenza avrebbe espresso perplessità in merito alla presunta rischiosità dell'operazione; a questo proposito, il Comune di Castel San Pietro Terme ha chiesto un incontro con il nuovo amministratore delegato e il nuovo presidente: durante la riunione, svoltasi in data 7 febbraio 2019, il Comune ha chiesto delucidazioni riguardo ai dubbi sollevati, sottolineando al contempo la pressoché totale assenza di modifiche rispetto alla proposta originaria, che aveva invece ricevuto parere positivo nel dicembre 2016; ad oggi, dopo circa 2 anni e mezzo di attesa, desta preoccupazione la mancata pronuncia ufficiale di Invimit in riferimento alla conclusione dell'istruttoria: l'operazione, infatti, coinvolge una pluralità di enti locali che hanno sottoscritto atti negoziali onerosi, dai quali derivano importanti obblighi, ed i cui adempimenti richiedono tempi di esecuzione celeri e certi, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti e quali siano i loro orientamenti in merito; se non ritengano necessario adottare opportune iniziative di competenza affinché Invimit SGR si pronunci ufficialmente, e in tempi rapidi, sulla conclusione dell'istruttoria. Atto n. 4-05056 PRESUTTO PUGLIA ANGRISANI GAUDIANO RICCIARDI TRENTACOSTE VACCARO DONNO MONTEVECCHI MAUTONE ROMANO Al Ministro della transizione ecologica Premesso che: il parco pubblico "Teodosia" di via Nuova Pazzigno, a Napoli, chiuso dal 2011 per carenze igienico-sanitarie, si trova attualmente in uno stato di degrado e abbandono. Al suo interno albergano rifiuti, rottami e siringhe di tossicodipendenti. Ciò nonostante numerosi ragazzi, noncuranti dei pericoli, continuano a frequentarlo aggirando le inefficaci barriere; il parco venne aperto nel 2001. L'opera venne realizzata nell'ambito del piano della ricostruzione post terremoto del 1980 e disponeva: di un'area giochi per bambini, di un campo di calcio con una tribuna di 500 posti e annessi spogliatoi, di un locale bar, di locali per la guardiania e per i giardinieri, di un campo da bocce, di un'arena per lo svolgimento di eventi culturali, di una pista di pattinaggio, per un'estensione complessiva di 15.000 metri quadrati; prima della chiusura, nel 2004, l'area limitrofa al parco era stata oggetto di una caratterizzazione dei terreni condotta dall'Agenzia regionale per la protezione ambientale della Campania (ARPAC), su incarico dell'allora commissario per le bonifiche e dopo la sua approvazione da parte del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, portata a conoscenza del Comune di Napoli con nota n. 20386 del giugno 2010; pur essendo i dati emersi non in contrasto con l'uso dell'area come parco pubblico, si ritenne di chiudere in via precauzionale l'area al fine di effettuare una specifica caratterizzazione dei terreni del parco; in data 27 novembre 2014 il Consiglio comunale di Napoli approvò la delibera n. 837 avente come oggetto l'approvazione dei lavori propedeutici, del piano di caratterizzazione e delle attività di caratterizzazione per l'area del parco Teodosia per un importo complessivo di 164.855,24 euro. Tale importo è poi confluito nell'avanzo vincolato a seguito del riaccertamento straordinario dei residui attivi e passivi, approvato con delibera di Giunta comunale n. 370 dell'8 giugno 2015; nella delibera si evidenziava che il dirigente incaricato avrebbe dovuto adottare gli atti di competenza per l'individuazione del soggetto cui affidare i lavori propedeutici, le operazioni di campo, le analisi fisiche e chimiche dei campioni di suolo, top soil delle acque sotterranee, nonché la predisposizione della relazione finale per la sottoscrizione della convenzione con l'ARPAC ai fini dell'esecuzione dei controlli sull'operato; nel 2016, nel documento unico di programmazione 2016-2018 del Comune di Napoli venne inserito tra i progetti da attuare quello della citata delibera, definendo l'area "parco chiuso al pubblico, nel febbraio 2011, per carenze igieniche sanitarie oltre che per la necessità di un approfondimento sulla caratterizzazione dei terreni, in quanto l'area rientra nel sito di bonifica di interesse nazionale (SIN) Napoli orientale"; molteplici sono state, negli anni, le iniziative della cittadinanza per chiedere la riapertura del parco e innumerevoli le denunce apparse sulla stampa rimaste inascoltate; ad oggi non si ha notizia di alcun programma di caratterizzazione o bonifica nel parco e i tempi per la sua riapertura appaiono piuttosto incerti; la carenza di notizie, unitamente alla mancata apertura dell'area da parte del comune, potrebbe indurre a ritenere che il sito sia contaminato da materiali pericolosi o nocivi per la salute pubblica, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza delle reali ragioni che portarono, nel 2011, alla chiusura del parco Teodosia; se intenda attivarsi nelle sedi di competenza al fine di sapere se siano stati effettivamente eseguiti i lavori di caratterizzazione e bonifica previsti dalla delibera Consiglio comunale di Napoli n. 837 del 27 novembre 2014 e se sia in programma la riapertura dell'area dopo le opportune opere di ripristino; se non ritenga di appurare, considerata la mancanza di notizie certe, che il sito non contenga materiali nocivi e pericolosi per la salute pubblica, anche alla luce del fatto che il parco si trova a ridosso di civili abitazioni all'interno di un quartiere densamente abitato. Atto n. 4-05057 GAUDIANO DONNO TRENTACOSTE RICCIARDI L'ABBATE NATURALE TURCO FEDE COLTORTI RUSSO DE LUCIA PAVANELLI MAIORINO LANZI MAUTONE DELL'OLIO D'ANGELO PIARULLI VANIN Ai Ministri dello sviluppo economico e dell'economia e delle finanze Premesso che: i canoni RAI speciali per i pubblici esercizi e gli alberghi sono disciplinati dal regio decreto-legge 21 febbraio 1938, n. 246, e dal decreto legislativo del Capo provvisorio dello Stato 31 dicembre 1947, n. 1542, che stabiliscono le norme in materia di pagamento del canone di abbonamento alle radioaudizioni. Nonché dalla legge 23 dicembre 1999, n. 488, recante "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato" (legge finanziaria per il 2000), in particolare l'art. 16 che ha fissato nuove disposizioni in materia di canone di abbonamento al servizio pubblico radiotelevisivo; l'assetto normativo vigente prevede pertanto i seguenti importi quali canoni speciali alla televisione e alla radio per le attività ricettive: a) alberghi con 5 stelle e 5 stelle lusso con un numero di camere pari a o superiore a 100 pagano un canone annuale di 6.789,40 euro; b) alberghi con 5 stelle e 5 stelle lusso con un numero di camere inferiore a 100 e superiore a 25; residence turistico-alberghieri con 4 stelle; villaggi turistici e campeggi con 4 stelle; esercizi pubblici di lusso e navi di lusso pagano un canone annuo di 2.036,83 euro; c) alberghi con 5 stelle e 5 stelle lusso con un numero di camere pari o inferiore a 25; alberghi con 4 e 3 stelle e pensioni con 3 stelle con un numero di televisori superiore a 10; residence turistico-alberghieri con 3 stelle; villaggi turistici e campeggi con 3 stelle pagano un canone annuo di 1.018,40 euro; d) alberghi con 4 e 3 stelle e pensioni con 3 stelle con un numero di televisori pari o inferiore a 10; alberghi, pensioni e locande con 2 e una stella; residenze turistiche alberghiere e villaggi turistici con 2 stelle; campeggi con 2 e una stella, affittacamere pagano un canone annuo di 407,35 euro; e) strutture ricettive di cui alle lettere precedenti con un numero di televisori non superiore ad uno pagano un canone annuo di 203,70 euro; considerato che: con il perdurare delle restrizioni a causa della pandemia da COVID-19, è stato posticipato il termine utile per il pagamento dell'abbonamento del canone RAI speciale per il 2021; la decisione, presa dall'azienda di servizio pubblico a sostegno di tutte le imprese che sono state duramente colpite dall'emergenza sanitaria ancora in corso, arriva anche a seguito di una richiesta di Confesercenti; la nuova scadenza utile per il pagamento degli abbonamenti è stata quindi posticipata al 31 marzo 2021, in attesa di una decisione su ampia scala per il sostegno alle attività maggiormente colpite dall'emergenza coronavirus, che tuttora subiscono i danni provocati dalle restrizioni, chiusure, coprifuoco e limitazioni anti assembramento, si chiede di sapere, tenuto conto che il settore alberghiero è stato tra quelli più pesantemente colpito dall'emergenza COVID-19 con cali di fatturato fino all'80 per cento, quali iniziative intendano assumere i Ministri in indirizzo in relazione a tale delicato problema, auspicando che, nel più breve tempo possibile, si possa giungere ad un provvedimento che preveda la cancellazione dei canoni di cui sopra con riferimento al periodo della pandemia. Atto n. 4-05058 PETRENGA FAZZOLARI BALBONI GARNERO SANTANCHE' LA PIETRA TOTARO ZAFFINI Al Ministro della salute Premesso che: in linea generale le reazioni anafilattiche causate dalla somministrazione di un qualsiasi vaccino sono rare e nell'ordine di 1,31 casi per milione di dosi; per quanto riguarda la vaccinazione contro il COVID-19, le reazioni sistemiche che si sono verificate dopo la somministrazione del vaccino Pfizer-Biontech e Moderna nel Regno Unito e negli Stati Uniti, molto enfatizzate dai media , hanno alimentato, anche nel nostro Paese, l'allarme diffuso tra numerose persone, soprattutto quelle affette da allergie, nonché il timore di incorrere in gravi reazioni; a parere degli interroganti, una corretta gestione clinica nella somministrazione dei vaccini nei riguardi dei soggetti allergici consentirebbe di evitare il rischio che una fascia considerevole di popolazione, coerentemente al principio di volontarietà della somministrazione, decida di non vaccinarsi, oppure di vaccinarsi solo dopo aver valutato nel tempo i risultati relativi alla tollerabilità ed efficacia del vaccino da parte dei soggetti allergici, rischiando così di concorrere al già conclamato ritardo nell'avanzamento della campagna vaccinale e nel tardivo raggiungimento della "soglia di immunità di gregge", o restando comunque ingiustamente escluse dalla campagna vaccinale per mancanza di protocolli adeguati alla gestione dei rischi connessi alla loro condizione clinica; nel recente rapporto AIFA sulla sorveglianza dei vaccini COVID-19, relativo al periodo 27 dicembre 2020-26 gennaio 2021, in un mese sono stati riportati 13 casi di anafilassi o shock anafilattico al vaccino Pfizer-Biontech, di cui 12 casi tra le donne e il caso di un uomo, con un'età media di circa 45 anni: tutti sono stati rapidamente assistiti e trattati presso il centro vaccinale dove è avvenuta la vaccinazione o immediatamente trasferiti in pronto soccorso; alla luce di tali primi esiti del monitoraggio dell'andamento della campagna vaccinale, è evidente che con la graduale e auspicabilmente rapida implementazione della campagna vaccinale e l'adesione alla vaccinazione della quasi totalità della popolazione nazionale, e il conseguente futuro incremento esponenziale delle vaccinazioni, le autorità sanitarie e i presidi preposti dovranno essere in grado di valutare attentamente tutti gli aspetti e le problematiche relativi alla somministrazione di ogni tipo di vaccino disponibile e in fase di somministrazione, attuando un piano sanitario di prevenzione, proprio al fine di monitorare le casistiche e le tendenze emerse nei casi di eventi o reazioni avverse ed adottare adeguati protocolli di intervento nel casi di insorgenza di allergie; il protocollo attualmente attuato presso i presidi sanitari che stanno somministrando i vaccini Pfizer-Biontech e Astrazeneca prevedono principalmente: all'accettazione, la compilazione da parte del paziente di una scheda in cui dichiara il suo stato di salute e le eventuali patologie da cui è affetto, la previa valutazione della scheda clinica da parte del medico che decide la somministrazione del vaccino in assenza di controindicazioni, e, dopo la somministrazione, un'osservazione clinica del paziente per almeno 15 minuti, al fine di fronteggiare un'improvvisa emergenza; tale protocollo, secondo alcune valutazioni che gli interroganti considerano rilevanti e non trascurabili, non risulterebbe adeguato o sufficiente a garantire la somministrazione in sicurezza dei vaccini ai pazienti affetti da grave patologia immuno-allergica, oppure con anamnesi positiva per pregressa grave reazione sistemica allergica o per shock anafilattico da qualsiasi causa, dovendo per loro invece essere attuato un diverso e più specifico protocollo di vaccinazione che persegua la finalità di una somministrazione sicura per i pazienti a rischio; tale obiettivo può essere perseguito, a parere degli interroganti, avvalendosi del supporto di un tavolo di lavoro che preveda anche la presenza di specialisti in allergologia e immunologia clinica, al fine di apportare un contributo a una programmazione di un piano vaccinale inclusivo e adeguato anche alle casistiche di tutti i soggetti a rischio di gravi reazioni sistemiche e allergiche, si chiede di sapere quali interventi il Ministro in indirizzo abbia adottato o ritenga di adottare al fine di garantire, anche attraverso protocolli sanitari adeguati, la sicurezza nella somministrazione dei vaccini anche in favore dei soggetti allergici e se, al fine di favorire la più ampia adesione da parte della popolazione alla campagna vaccinale in condizioni di sicurezza, non ritenga necessario avvalersi del supporto di un tavolo di lavoro che si occupi di contribuire alla programmazione di un piano vaccinale adeguato alla gestione dei rischi di gravi reazioni sistemiche e allergiche. Atto n. 4-05059 FATTORI NUGNES Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: il 5 marzo 2021 l'emittente "Radio Popolare" ha annunciato l'esistenza di un contratto, posto in essere dal Ministero dell'economia e delle finanze, che coinvolgeva la società di consulenza statunitense McKinsey, chiamata a dare un supporto alla redazione del PNRR necessario per lo sblocco dei 209 miliardi di euro previsti per l'Italia dal programma "Next generation EU"; la notizia è stata successivamente riportata dalle maggiori testate nazionali; nel comunicato stampa n. 44 del 6 marzo il Ministero ha confermato la veridicità della notizia; nel comunicato vengono forniti alcuni elementi dell'accordo stilato ai sensi dell'art. 36, comma 2, del codice degli appalti (decreto legislativo n. 50 del 2016), ovvero dei cosiddetti contratti diretti "sotto soglia", relativi al compenso di 25.000 euro più IVA e alle caratteristiche della consulenza, specificando che: "non è coinvolta nella definizione dei progetti del PNRR. Gli aspetti decisionali, di valutazione e definizione dei diversi progetti di investimento e di riforma inseriti nel Recovery Plan italiano restano unicamente in mano alle pubbliche amministrazioni coinvolte e competenti per materia. L'Amministrazione si avvale di supporto esterno nei casi in cui siano necessarie competenze tecniche specialistiche, o quando il carico di lavoro è anomalo e i tempi di chiusura sono ristretti, come nel caso del PNRR. In particolare, l'attività di supporto richiesta a McKinsey riguarda l'elaborazione di uno studio sui piani nazionali "Next Generation" già predisposti dagli altri paesi dell'Unione Europea e un supporto tecnico-operativo di project management per il monitoraggio dei diversi filoni di lavoro per la finalizzazione del Piano"; considerato che: l'aspetto economico, stando ai parametri del mercato privato della consulenza, coprirebbe potenzialmente i soli costi di qualche giorno di lavoro di consulenti " junior "; per McKinsey questo tipo di prestazione significa un vantaggio in termini di posizionamento e di accesso a un patrimonio informativo, da poter eventualmente riutilizzare nella fase operativa del PNRR; appare evidente che pur specificando il Ministero il ruolo di consulente di carattere tecnico operativo di project management ma non quello per la stesura del piano, McKinsey in questa fase giocherebbe un ruolo di notevole influenza sulla redazione di un piano che prospetta il futuro del nostro Paese; la decisione giustificata dall'elemento fretta è un ulteriore vulnus democratico laddove la partecipazione del Parlamento al futuro del Paese è relegato a mero ruolo ratificatore; la McKinsey è stata in passato oggetto di procedimenti che l'hanno portata a importanti rimborsi e condanne, come quella sul caso degli oppioidi negli USA per la quale ha dovuto risarcire l'importo di 573 milioni di dollari per accordarsi con le richieste di 49 Stati americani secondo cui la società ha contribuito ad alimentare l'epidemia di dipendenze a base di oppioidi; le dichiarazioni rilasciate in merito lasciano margini a ulteriori dubbi sulla coincidenza di interessi della società con gli interessi pubblici dell'Italia. A seguito di tale risarcimento dal sito web della McKinsey si leggeva infatti: "Ammettiamo di non aver riconosciuto adeguatamente l'epidemia che si sta manifestando nelle nostre comunità o il terribile impatto dell'abuso di oppiacei"; già nel 2018 McKinsey era finita sotto i riflettori nel caso Eskom, la società elettrica nazionale del Sudafrica, che aveva portato a gravi accuse di corruzione cui conseguirono anche le dimissioni dell'allora presidente Jacob Zuma. In quel caso McKinsey si dichiarò estranea ai casi di sottrazione di soldi pubblici, ma ammise "errori di valutazione" su quello che era stato il più grande contratto infrastrutturale del Sudafrica; inoltre, l'urgenza potrebbe portare ad autogiustificare il Ministero dell'economia per configurare la necessità di affidamento ad altri advisor di consulenza altri aspetti del PNRR, si chiede di sapere: quale sia il reale e operativo percorso che si intende porre in essere per una partecipazione proattiva del Parlamento nella redazione del PNRR; quali siano state le valutazioni del Ministero dell'economia nella redazione del contratto e quali gli elementi valutativi che hanno portato al costo dichiarato dallo stesso Ministero; se esistano altri contratti con società private di consulenza nel lavoro relativo al PNRR e con quali specifiche, sia economiche che operative. Atto n. 4-05060 LANNUTTI CORRADO ORTIS DI MICCO ANGRISANI Ai Ministri dell'economia e delle finanze e dello sviluppo economico Premesso che: secondo ricostruzioni giornalistiche, il Ministero dell'economia e delle finanze ha firmato nei giorni scorsi un contratto con la multinazionale McKinsey & Company, la principale società di consulenza manageriale del mondo, da 10 miliardi di dollari di fatturato, con sede a New York, per la riscrittura del piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), cruciale per il futuro del nostro Paese, in sofferenza ormai da un anno a causa della pandemia da COVID-19, in quanto dovrà pianificare l'impiego dei 209 miliardi di euro in arrivo dall'Unione europea. Secondo i media , sarebbe stato il ministro Daniele Franco a contattare la società per accelerare la stesura del piano, che deve essere consegnato alla Commissione europea entro fine aprile. I termini del contratto non sono noti ma, secondo quanto riportato sui giornali, McKinsey dovrebbe ricevere 25.000 euro più IVA per lavorare al più importante progetto di politica economica del dopoguerra. Una cifra irrisoria, se paragonata a quanto riceve dagli altri Paesi: negli USA, ad esempio, ha applicato tariffe che arrivano a 178.000 dollari a settimana. Di sicuro un compenso così basso ha permesso al Ministero dell'economia di affidare il contratto senza alcuna gara ad evidenza pubblica, tanto che della notizia si è saputo soltanto grazie a uno scoop di "Radio Popolare". Solo dopo le polemiche, il Ministero ha diffuso un comunicato in cui precisa di essersi avvalso dell'articolo 36, comma 2, del codice degli appalti (decreto legislativo n. 50 del 2016) relativo ai contratti "sotto soglia". Nel comunicato però non si fa cenno al comma 1 dello stesso articolo, che recita così: "L'affidamento e l'esecuzione di lavori, servizi e forniture di importo inferiore alle soglie di cui all'articolo 35 avvengono nel rispetto dei principi (di cui agli articoli 30, comma 1, 34 e 42, nonché del rispetto del principio di rotazione degli inviti e degli affidamenti) e in modo da assicurare l'effettiva possibilità di partecipazione delle microimprese, piccole e medie imprese". McKinsey non si può certo definire piccola o media impresa, né tantomeno microimpresa; McKinsey è nota a livello internazionale per essere stata dietro numerose decisioni discutibili, inquadrabili sul piano economico nell'alveo del neoliberismo più sfrenato. Negli Stati Uniti è stata accusata di aver esacerbato le disuguaglianze sociali e avrebbe collaborato attivamente con l'amministrazione Trump nelle politiche repressive contro l'immigrazione. Recentemente, sempre negli USA, McKinsey è stata condannata a pagare un risarcimento milionario (472 milioni di euro) per il ruolo nell'epidemia di oppioidi che ha causato decine di migliaia di morti all'anno: l'azienda ha lavorato con la casa farmaceutica "Purdue Pharma" per aumentare le vendite del farmaco oppioide "Oxycontin", incoraggiando i medici a prescriverlo in dosaggi sempre più potenti anche quando non era necessario. Da qualche anno sta aiutando il regime saudita in un'operazione di maquillage mediatico, per il quale ha stilato un rapporto in cui si misurava il "sentimento" on line nel confronto delle operazioni saudite, che ha permesso di individuare opinionisti e dissidenti che pubblicavano, in larga parte su "Twitter", opinioni sgradite alla corona saudita. Il rapporto, che McKinsey nega sia stato scritto su ordine del Governo, è quello che ha portato alla creazione di una squadra di troll che, tra gli altri, perseguitava il giornalista Jamal Khashoggi. Il 30 novembre 2020 la società McKinsey è stata arruolata, tra le polemiche, dal presidente Macron per contribuire al piano vaccinale francese; considerato, inoltre, che: in Italia, nel 2015 il Governo Renzi si avvalse delle analisi di McKinsey per approntare la riforma della "buona scuola" (legge n. 107), contestata dai docenti (il 5 maggio 2015 scesero in piazza in un milione e mezzo tra docenti e personale ATA), in quanto vennero ravvisate tesi economicistiche sulla scuola, in contrasto con quelle socio-pedagogiche che hanno sempre guidato le riforme della scuola nel nostro Paese. Del resto, una società privata che ha come core business il supporto manageriale può vedere la scuola come un servizio per le grandi aziende. Non a caso, la legge n. 107 ha introdotto i tirocini in azienda nelle superiori. Sempre sotto il Governo Renzi, McKinsey, come capofila, venne scelta da Ferrovie dello Stato italiane come advisor industriale per il processo di privatizzazione. E sempre Renzi, che si è mostrato essere il principale sponsor del Governo Draghi, ha auspicato più volte una "completa riscrittura" del recovery plan italiano; infine, un anno fa, con l'affacciarsi del COVID-19, la multinazionale McKinsey fece un'analisi sul periodo post pandemia parlando di riorganizzazione della società intorno all'esigenza di tutelare la salute, in un modello basato su intelligenza artificiale e telemedicina, e di un diverso ruolo dei governi, con inedite forme di interventismo per regolamentare alcuni settori, a partire dalla sanità. Un anno dopo, in Senato, il neopremier Draghi ha sostenuto che "dobbiamo aprire un confronto a tutto campo sulla riforma della nostra sanità. Il punto centrale è rafforzare e ridisegnare la sanità territoriale". Per Draghi, "la casa" dei pazienti deve diventare il "principale luogo di cura", una rivoluzione possibile con la "telemedicina" e con l'"assistenza domiciliare integrata", si chiede di sapere: quali siano i compiti e la durata del contratto con la McKinsey, e soprattutto che cosa nasconda quel contratto segreto da 25.000 euro, che per gli standard di McKinsey rappresenta una modesta mancia, e se sia previsto in un futuro post pandemico il ricorso a tale società e con quali mansioni; se il Governo non abbia il dovere di informare preventivamente il Parlamento e le competenti commissioni parlamentari e, quindi, i cittadini del contratto sottoscritto con tale società che, peraltro, viste le politiche di questi anni, potrebbe spingere il piano nazionale di ripresa e resilienza verso opzioni basate sul più classico neoliberismo statunitense, sprecando l'occasione di impiegare i 209 miliardi di euro del recovery fund per sanare le disuguaglianze e le ingiustizie sociali del Paese, accresciute con la pandemia; se, oltre a quello con McKinsey, siano in corso rapporti con altre società private e quali; se il Governo non abbia il dovere di informare preventivamente il Parlamento e le apposite commissioni parlamentari prima di sottoscrivere contratti con altre società analoghe alla McKinsey; per quale motivo nel Paese con le università più antiche del mondo, con migliaia di docenti e ricercatori pubblici, quindi già pagati dallo Stato, che insegnano alle generazioni future come stilare un piano, con un Governo che si fregia di aver messo nei Ministeri chiave "tecnici esperti", come ad esempio il ministro Colao, proveniente proprio da McKinsey, dove ha lavorato ben 10 anni, si sia deciso di ricorrere a una società privata straniera che avrà accesso a informazioni strategiche e potrà influenzare il modo in cui verranno spesi i 209 miliardi di euro e dunque le prospettive di business dei futuri clienti (oltre che quelle di McKinsey stessa); quali siano le connection tra i club Diplomatia e Canova, frequentati da soci illustri, alti esponenti dello Stato e aziende pubbliche e private come Cassa depositi e prestiti, Open Fiber, TIM, Banca Intesa, Poste, Fincantieri, Atlantia, Allianz e le banche di affari Rothschild e JPMorgan con Federico Ghizzoni e Stefano Balsamo. Atto n. 4-05061 DAL MAS MALLEGNI Al Ministro della salute Premesso che: il piano strategico dell'Italia per la vaccinazione anti COVID-19 è stato adottato, ai sensi dell'articolo 1, comma 457, della legge n. 178 del 2020, con decreto ministeriale 2 gennaio 2021; il piano indica le categorie da vaccinare prioritariamente nella prima fase della campagna vaccinale; il 9 febbraio 2020, il Ministero della salute, in collaborazione con la struttura del commissario straordinario per l'emergenza COVID, AIFA, ISS e AGENAS, ha emanato un documento di aggiornamento delle categorie e dell'ordine di priorità dal titolo "Le priorità per l'attuazione della seconda fase del Piano nazionale vaccini Covid-19", pubblicato dopo essere stato oggetto di confronto preliminare in Conferenza Stato-Regioni; tale aggiornamento ha fissato l'ordine di priorità delle categorie di cittadini da vaccinare dopo quelli della fase 1 (operatori sanitari e sociosanitari, personale ed ospiti dei presidi residenziali per anziani, anziani over 80) e i parametri presi in considerazione allo scopo, sulla base delle analisi condotte dagli studi scientifici a disposizione, sono l'età e la presenza di condizioni patologiche che rappresentano le variabili principali di correlazione con la mortalità per COVID-19; nel documento vengono identificate sei categorie, in ordine di priorità decrescente, ma nelle premesse viene riportato che "con l'aumento delle dosi di vaccino disponibili si inizierà a vaccinare anche altre categorie di popolazioni tra le quali quelle appartenenti ai servizi essenziali, quali anzitutto gli insegnanti ed il personale scolastico, le forze dell'ordine, il personale delle carceri e dei luoghi di comunità eccetera"; i dati ufficiali e le notizie che giungono dalle Regioni dicono che, complice l'indefinitezza delle linee guida varate a dicembre e riviste un mese fa, le Regioni hanno dato vita ad a un sostanziale fai-da-te nell'individuazione delle categorie da vaccinare per prime; in alcune zone d'Italia, per fare solo un esempio, i magistrati e il personale della giustizia sono stati già vaccinati, avvocati inclusi, passando avanti a categorie forse più a rischio, in altre invece si sono vaccinati i magistrati ma non gli avvocati; all'origine delle decisioni difformi assunte a livello regionale potrebbe esserci l'indeterminatezza della dicitura "servizi essenziali" all'interno del documento che ha avrebbe dovuto invece dettare linee guida chiare sulle categorie da vaccinare prioritariamente; all'interno dei "servizi essenziali", del resto, soprattutto in epoca di pandemia, potrebbero essere ricomprese categorie tra loro molto diverse, dai già citati operatori della giustizia, passando dagli occupati nella grande distribuzione alimentare, fino a chi ha garantito la continuità dei trasporti pubblici, oltre a numerose altre, tutte quelle che nei servizi, nell'industria, nel commercio e nell'amministrazione pubblica hanno continuato a lavorare in presenza anche mentre altre attività erano sospese o si svolgevano con modalità a distanza, si chiede di sapere: se sia intenzione del Governo introdurre, a norma dell'articolo 32 della Costituzione, almeno per alcune categorie che elargiscono servizi essenziali, l'obbligo vaccinale; se si abbia intenzione di fare chiarezza sulla portata della dicitura "servizi essenziali", indicando puntualmente quali categorie possano essere ricomprese in questa definizione; se si ritenga, sentite le Regioni, di definire una più precisa e uniforme individuazione, a livello nazionale, delle categorie da vaccinare prioritariamente nella seconda fase della campagna vaccinale. Interrogazioni, da svolgere in Commissione A norma dell'articolo 147 del Regolamento, le seguenti interrogazioni saranno svolte presso le Commissioni permanenti: 6ª Commissione permanente (Finanze e tesoro): 3-02335 del senatore De Bertoldi, sull'obbligo per le imprese di nominare i propri revisori dei conti; 7ª Commissione permanente (Istruzione pubblica, beni culturali, ricerca scientifica, spettacolo e sport): 3-02334 della senatrice Sbrollini, sul restauro e la riapertura dell'Hotel des Bains di Venezia.