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Modifiche al decreto-legge 24 gennaio 2015, n. 4, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 marzo 2015, n. 34, in materia di esenzione totale dal pagamento dell'imposta municipale propria per i terreni agricoli. Onorevoli Senatori. -- La vicenda che ha riguardato l'esenzione dal pagamento dell'imposta municipale propria (IMU) per i terreni agricoli e la sua abolizione con il relativo onere a carico dei coltivatori diretti e degli imprenditori agricoli professionali suscita tra i nostri agricoltori rabbia e sdegno per la grave sottovalutazione delle conseguenze che avrà per la nostra agricoltura l'introduzione di questo nuovo balzello. Negli ultimi anni, a livello occupazionale, il settore agricolo è stato in controtendenza rispetto ai dati generali degli altri settori, avendo registrato un lieve incremento e generando una falsa immagine di agiatezza dei nostri agricoltori. L'incremento di manodopera è stato merito, in primo luogo, della lotta al lavoro nero da parte delle istituzioni preposte al controllo e, in secondo luogo, della necessità sempre più pressante per gli agricoltori di coltivare prodotti di qualità per contrastare la concorrenza estera da parte di Paesi in cui è meno stringente l'applicazione di norme a tutela dei consumatori e dei lavoratori. Gli agricoltori italiani sono già stati chiamati a contribuire economicamente ai conti pubblici di uno Stato dalle casse in disordine attraverso la revisione del catasto sui fabbricati rurali, che oggi sono divenuti urbani, con conseguente incremento della tassazione, se non strettamente connessi all'attività e se posseduti da imprenditori agricoli professionali o coltivatori diretti. L'IMU agricola, cosi com'è strutturata, rappresenta un'imposta patrimoniale che tutti gli agricoltori sono costretti a pagare su un bene produttivo e le previste esclusioni per i comuni montani e parzialmente montani non risolvono la problematica, ma creano ulteriori disparità di trattamento tra agricoltori di comuni limitrofi con la stessa esposizione ed altezza sul mare, che sono classificati in modo differente in elenchi che esulano da principi basilari quali quelli dell'eguaglianza e dell'equità fiscale. Sui terreni agricoli già grava l'onere per il finanziamento e per il funzionamento degli enti consortili di bonifica, della cui opera molti agricoltori italiani farebbero a meno. L'IMU agricola, così formulata, porterebbe inevitabilmente all'espianto di piantagioni non più competitive, determinando quindi per l'imprenditore una riduzione drastica del reddito dominicale e agrario, con conseguente abbattimento non solo dell'IMU ma anche dell'imposta sul reddito delle persone fisiche (IRPEF), nonché ad un incremento sensibile dei canoni di affitto dei terreni, con conseguente riduzione del valore dei contratti. Solo una politica miope e scarsamente lungimirante può sottovalutare le conseguenze disastrose a livello occupazionale che tutto ciò porterebbe. Un'impresa agricola non può essere sicura di un introito annuale certo, non potendo programmare le entrate, troppo legate agli eventi atmosferici e commerciali, ma al contempo programma i costi e gli investimenti per un periodo almeno pari a dieci o a quindici anni; l'IMU agricola farebbe saltare qualsiasi pianificazione e programmazione. Lo slogan di EXPO Milano 2015, «nel 2050 saremo 9 miliardi da sfamare e dovremo produrre il doppio di alimenti», sembra una vera e propria beffa per gli agricoltori italiani costretti ad abbandonare le terre o a distruggere le loro produzioni non più convenienti. Pertanto il presente disegno di legge mira alla modifica delle ultime norme introdotte nell'ordinamento sul pagamento dell'IMU agricola, prevedendo la totale esenzione dal pagamento. Alle minori entrate che la disposizione comporta si provvede mediante il contestuale incremento dei canoni annui per i permessi di prospezione e di ricerca e per le concessioni di coltivazione e di stoccaggio nella terraferma, nel mare territoriale e nella piattaforma continentale italiana.. 1 1 L'articolo 1 del decreto-legge 24 gennaio 2015, n. 4, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 marzo 2015, n. 34, è sostituito dal seguente: «Art. 1. - (Esenzione dall'IMU dei terreni agricoli) - 1. A decorrere dall'anno 2015 i terreni agricoli sono esentati dal pagamento dell'imposta municipale propria (IMU). 2. All’articolo 18 del decreto legislativo 25 novembre 1996, n. 625, il comma 1 è sostituito dal seguente: "1. I canoni annui per i permessi di prospezione e di ricerca e per le concessioni di coltivazione e di stoccaggio nella terraferma, nel mare territoriale e nella piattaforma continentale italiana, sono così determinati: a) permesso di prospezione: 2.000 euro per chilometro quadrato; b) permesso di ricerca: 2.000 euro per chilometro quadrato; c) permesso di ricerca in proroga: 2.000 euro per chilometro quadrato; d) concessione di coltivazione: 20.000 euro per chilometro quadrato; e) concessione di coltivazione in proroga: 20.000 euro per chilometro quadrato; f) concessione di stoccaggio insistente sulla relativa concessione di coltivazione: 10.000 euro per chilometro quadrato; g) concessione di stoccaggio in assenza di relativa concessione di coltivazione: 10.000 euro per chilometro quadrato". 3. I canoni di cui all’articolo 18, comma 1, del decreto legislativo n. 625 del 1996, modificato dal comma 2 del presente articolo, valgono anche nel caso di rilascio del titolo concessorio unico, di cui all'articolo 38 del decreto-legge 12 settembre 2014, n. 133, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 novembre 2014, n. 164.». 2 L'articolo 2 del decreto-legge 24 gennaio 2015, n. 4, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 marzo 2015, n. 34, è abrogato.