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SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Assemblea 351 Presidenza del vice presidente CALDEROLI, indi del vice presidente TAVERNA N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Forza Italia Berlusconi Presidente-UDC: FIBP-UDC; Fratelli d'Italia: FdI; Italia Viva-P.S.I.: IV-PSI; Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione: L-SP-PSd'Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP-PATT, UV): Aut (SVP-PATT, UV); Misto: Misto; Misto-IDEA e CAMBIAMO: Misto-IeC; Misto-Italia dei Valori: Misto-IdV; Misto-l'Alternativa c'è-Lista del Popolo per la Costituzione: Misto-l'A.c'è-LPC; Misto-Liberi e Uguali-Ecosolidali: Misto-LeU-Eco; Misto-Movimento associativo italiani all'estero: Misto-MAIE; Misto-+Europa - Azione: Misto-+Eu-Az; Misto-Potere al Popolo: Misto-PaP. Presidenza del vice presidente CALDEROLI PRESIDENTE . La seduta è aperta (ore 16,33). Si dia lettura del processo verbale. DURNWALDER, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del 22 luglio. PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato. Comunicazioni della Presidenza PRESIDENTE . L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Sull'ordine dei lavori PRESIDENTE . Informo l'Assemblea che all'inizio della seduta il Presidente del Gruppo MoVimento 5 Stelle ha fatto pervenire, ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento, la richiesta di votazione con procedimento elettronico per tutte le votazioni da effettuare nel corso della seduta. La richiesta è accolta ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento. Disegni di legge, trasmissione dalla Camera dei deputati PRESIDENTE . Comunico che, in data 24 luglio 2021, è stato trasmesso dalla Camera dei deputati il seguente disegno di legge: «Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 31 maggio 2021, n. 77, recante governance del Piano nazionale di ripresa e resilienza e prime misure di rafforzamento delle strutture amministrative e di accelerazione e snellimento delle procedure» (2332). Discussione del disegno di legge: DDL 2332 Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 31 maggio 2021, n. 77, recante governance del Piano nazionale di ripresa e resilienza e prime misure di rafforzamento delle strutture amministrative e di accelerazione e snellimento delle procedure (Approvato dalla Camera dei deputati) PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 2332, già approvato dalla Camera dei deputati. Chiedo al Presidente della 1 a Commissione permanente, senatore Parrini, di riferire sui lavori della Commissione. PARRINI (PD) . Signor Presidente, il testo del decreto-legge, all'esito delle numerose integrazioni effettuate dalla Camera, si compone di 121 articoli. Si tratta di un numero di articoli pari a 54 in più rispetto ai 67 della versione originaria del decreto-legge stesso; nel complesso i commi aggiuntivi ammontano a 177, mentre originariamente erano 215. Il testo, che, come si vede, è particolarmente esteso e complesso, è stato trasmesso al Senato, come anche lei ha ricordato, sabato 24 luglio e il termine per la conversione scadrà fra tre giorni, venerdì 30 luglio: pertanto, pena la sua decadenza, dovrà essere approvato dal Senato in brevissimo tempo, senza ulteriori modifiche. La prassi ormai invalsa di concentrare l'esame di merito dei disegni di legge di conversione dei decreti-legge in una sola Camera, su cui si potrebbero aprire articolate riflessioni, in questo caso non ha e non avrebbe consentito di completare la trattazione in Commissione, pur senza apportare modificazioni. Il provvedimento è stato incardinato nella seduta odierna della Commissione; è stata svolta la discussione generale, ma non è possibile procedere oltre con l'esame. PRESIDENTE . Onorevoli colleghi, in relazione a quanto riferito dal senatore Parrini, il disegno di legge n. 2332, non essendosi concluso l'esame in Commissione, sarà discusso nel testo trasmesso dalla Camera dei deputati senza relazione, ai sensi dell'articolo 44, comma 3, del Regolamento. Dichiaro aperta la discussione generale. È iscritto a parlare il senatore Comincini. Ne ha facoltà. COMINCINI (PD) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, quello in discussione oggi è uno di quei provvedimenti che possono indubbiamente aiutarci ad imprimere e determinare una svolta nella costruzione del futuro del nostro Paese, perché, se è vero che nel corso di questi mesi ci siamo sempre ripetuti quanto fosse importante essere riusciti a portare a casa ingenti risorse dalle istituzioni europee, è altrettanto vero che, per scaricare sui territori i miliardi del recovery plan , c'è bisogno di regole chiare e di una macchina amministrativa capace di fare fronte alle sfide che ci attendono. Da questo punto di vista, l'articolo 1 del decreto fornisce, al primo comma, le finalità del decreto-legge, volto a definire il quadro normativo nazionale per semplificare e agevolare la realizzazione dei traguardi e degli obiettivi stabiliti, che sono, nell'ordine: il Piano nazionale di ripresa e resilienza, il Piano nazionale per gli investimenti complementari e il Piano nazionale integrato per l'energia e il clima 2030. In quest'Aula in molti abbiamo avuto la fortuna di vivere un'esperienza da sindaco o da amministratore locale e sappiamo bene quante difficoltà ci siano nel rapporto tra investimenti, pubblici o privati che siano, pubblica amministrazione e cittadini, le quali nel corso degli anni si sono tradotte in ritardi cronici, che hanno dunque spesso significato inefficienza e mancato sviluppo. In Italia, in media, per le grandi opere pubbliche i tempi di approvazione sono arrivati a raggiungere i sedici anni, un tempo inutilmente e infinitamente lungo per un Paese che vuole avere l'ambizione di ripensare il proprio futuro e che deve farsi trovare pronto alla grande sfida della transizione ecologica e digitale e della messa in sicurezza dei nostri edifici, ma che deve anche risolvere l'atavico problema della sicurezza ambientale. Su questo punto specifico, la seconda parte del decreto, che riguarda le semplificazioni ordinamentali legate alla transizione ecologica e alle procedure di modifica del codice dell'ambiente, nella parte relativa alle norme concernenti le opere pubbliche per l'attuazione del PNRR, ci dà risposte importanti. Allo stesso tempo, penso anche, nello specifico, al grande tema del dissesto idrogeologico, che pure è stato toccato in questo provvedimento grazie al lavoro dei colleghi del Partito Democratico nell'altro ramo del Parlamento. Siamo tuttavia consapevoli, e ce ne siamo accorti ogni volta che abbiamo provato a fare interventi di questo tipo, di quanto sia difficile tenere in equilibrio l'esigenza di velocizzare, semplificare, sburocratizzare il più possibile le procedure amministrative e, allo stesso tempo, garantire la piena tutela dei lavoratori e soprattutto il pieno rispetto della legalità. È un provvedimento, quello che stiamo discutendo, sul quale, come sempre più spesso accade, non abbiamo avuto la possibilità di intervenire. Nonostante alla Camera sia stato fatto un gran lavoro di implementazione rispetto al testo varato dal Governo e di grande mediazione fra le forze politiche rispetto a temi specifici che, a mio avviso, hanno migliorato il provvedimento stesso, resta il problema, sempre più acuto, di un monocameralismo alternato perfetto. Stando al merito, signor Presidente, credo sia stato importante il lavoro impostato sulla cosiddetta governance . Non vi è alcun dubbio, infatti, che aver previsto una governance partecipata, non solo dal Parlamento, ma anche da tutte le forze del Paese, rappresenti una garanzia per tutti i cittadini. Parimenti, mi sembra rilevante avere previsto che la gestione dei fondi e di tutti i processi collegati abbia il Parlamento come protagonista in tutte le sue tappe. Il provvedimento in discussione prevede che il Governo sia chiamato a fornire alle Commissioni parlamentari competenti le informazioni e i documenti utili per esercitare il controllo sul PNRR, per migliorarne le criticità e per svolgere un ruolo sinergico con entrambi i rami del Parlamento. Ritengo che sia una previsione di assoluta importanza, anche rispettosa delle funzioni che ci vengono attribuite dalla Costituzione. Sappiamo bene che, quando il Parlamento viene messo nelle condizioni di svolgere bene il proprio compito, il Paese ne beneficia anche in termini di trasparenza, essendo Camera e Senato i luoghi deputati, i luoghi simbolo della discussione e del confronto. Ritengo poi degno di nota il risultato che si è conseguito anche grazie al lavoro del collega Ceccanti alla Camera e che, all'articolo 8- bis , si traduce nell'introduzione di un obbligo, in capo al Governo, di trasmissione al Parlamento di relazioni periodiche, che ci facciano comprendere meglio a che punto siamo con la produzione dei provvedimenti attuativi, che, come sappiamo tutti molto bene, tanto spesso sono l'ostacolo ultimo alla realizzazione di moltissime iniziative, che, pure se deliberate dal Parlamento, restano ferme al palo. Passando invece agli articoli che compongono il capo VII del provvedimento in esame, ovvero le disposizioni in materia di efficienza energetica, vediamo che queste ultime sono in larga parte destinate ad accompagnare alcuni interventi specificamente elencati nel PNRR. Tra questi, come accennavo all'inizio del mio intervento, troviamo quelli legati alla transizione energetica e alla mobilità sostenibile. Su questi temi saremo chiamati, sempre più frequentemente, a scelte non semplici, ma di assoluta rilevanza. L'ultimo G20 sull'ambiente, gli accordi sul clima e il piano Fit for 55 tracciano il solco dei confini entro i quali saremo chiamati a fare le nostre scelte. Appare chiaro che costruire un sistema più semplice, con un apparato burocratico meno lento e macchinoso, significa anche essere in grado di raggiungere, prima e meglio, quegli obiettivi che, in ambito europeo e internazionale, l'Italia si sta impegnando a raggiungere. Penso, ad esempio, a tutto il tema legato alla decarbonizzazione e all'utilizzo delle fonti rinnovabili. Altrettanto importante è la previsione di cui all'articolo 33, che riconosce la detrazione al 110 per cento (il cosiddetto superbonus), anche per gli interventi volti all'eliminazione delle barriere architettoniche, aventi ad oggetto ascensori e montacarichi, eseguiti congiuntamente a quelli antisismici. Essa si accompagna anche all'ulteriore semplificazione della disciplina per fruire del superbonus, stabilendo che, attraverso una comunicazione di inizio lavori asseverata, la CILA, è possibile attestare gli estremi del titolo abilitativo che ha previsto la costruzione dell'immobile o del provvedimento che ne ha consentito la legittimazione, rendendo così non più necessaria l'attestazione dello stato legittimo. Di pari rilevanza appaiono gli articoli seguenti del provvedimento, che mirano a semplificare e a disciplinare meglio aspetti rilevanti legati alla gestione dei rifiuti. Penso dunque all'articolo 34, sulla end of waste , oppure ancora al dissesto idrogeologico e allo sblocco delle grandi opere e delle infrastrutture, per le quali il provvedimento in esame prevede procedure speciali, fino ad arrivare alle modifiche per i contratti pubblici, cioè quelle al codice degli appalti su cui, come sappiamo, c'è un impegno del Governo. Su tali modifiche mi pare vi sia stato un giudizio positivo anche da parte dell'ANCI, che si è vista accogliere diverse proposte miranti a semplificare il lavoro di migliaia di sindaci, i quali, ancora di più in questa fase, saranno chiamati a svolgere un ruolo di prim'ordine. Nel corso di questi mesi, la nostra Assemblea ha visto l'approvazione di provvedimenti indubbiamente rilevanti. Ritengo che quello che stiamo discutendo oggi possa tranquillamente essere annoverato tra questi ultimi. In tema di semplificazioni, il nostro Paese ha un ritardo imperdonabile, che, quando si trasforma in inefficienza, determina la rottura di quel patto di fiducia che si instaura tra lo Stato e i cittadini e che va preservato, mostrando efficienza e serietà, perché è proprio in questa rottura che poi si inseriscono le organizzazioni criminali e che si alimenta la corruzione. Credo di poter dire che con questo provvedimento contribuiamo a tenere saldo quel patto tra Stato e cittadini, con l'ambizione di immaginare e costruire nel migliore dei modi il futuro delle generazioni che verranno. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Mallegni. Ne ha facoltà. MALLEGNI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, quello al nostro esame è il secondo decreto-legge semplificazioni che transita in questa legislatura. L'esame del primo era stato di stretta competenza del Senato, mentre questo della Camera dei deputati e devo dire che Forza Italia ha provato in tutte e due le occasioni a inserire quella che abbiamo sempre ritenuto la semplificazione regina e in assoluto principale, che riguarda la vita dei cittadini. Questo secondo decreto-legge semplificazioni parte ovviamente dal PNRR, inserisce una serie di agevolazioni e ricorda molto la legge obiettivo, che in Parlamento, anche in questa legislatura, ogni tanto viene ricordata in negativo. Mi sembra di capire invece che non debba essere così, perché oggi approviamo esattamente l'evoluzione della legge obiettivo, voluta dal Governo Berlusconi e dall'allora ministro delle infrastrutture e dei trasporti, Lunardi. Addirittura, per quel che riguarda le opere del PNRR, saltiamo a piè pari gli enti locali e le Regioni e andiamo dritti con una cabina di regia, che forse potrà creare disagi, ma allo stesso modo tiene in considerazione le idee, le indicazioni e le formulazioni nate dal Governo in carica dal 2001 al 2006. Sono state accolte altre indicazioni, per noi fondamentali, sulla questione del superbonus al 110 per cento. Quando, prima del Governo Draghi, dicevamo che la doppia conformità, la segnalazione certificata di inizio attività (SCIA) e tutta una serie di elementi avrebbero in qualche modo contrastato questo tipo di attività, venivamo presi per pazzi. Da quando è stato approvato il decreto-legge, che quindi è legge dello Stato, ovviamente le procedure ci sono sveltite e le cose sono migliorate. Siamo ancora orfani del superbonus per le strutture ricettive: cosa devono fare queste che hanno perso più del 95 per cento nel 2020, per vedersi riconosciuta l'opportunità di usufruire del superbonus? (Applausi) . Cosa devono fare, con le decine di migliaia di persone che ci lavorano? Non siamo contenti di questo, ma siamo convinti che l'impegno che abbiamo richiesto potrà vedere la luce nel prosieguo. Ci preoccupa un po' la questione del subappalto. Forza Italia ha da sempre sostenuto che fosse importante, ma che non debba essere la totalità. Attualmente e fino al 31 ottobre è al 50 per cento, ma dal 1° novembre la direttiva europea ci impone l'impossibilità di vincolare il subappalto. Occorre fare attenzione su questo aspetto, perché, se una cosa va bene in Olanda, non è detto che vada bene in Italia, in Spagna o in Grecia. Occorre fare attenzione, perché non vorrei che la proliferazione di scatole cinesi arrivasse poi a strozzare le piccole imprese, che sono la caratteristica italiana e non europea. Oggi in Italia abbiamo infatti imprese di costruzioni che hanno tre, cinque, 15 o 18 dipendenti, che non possono necessariamente competere con i grandi general contractor che hanno tantissimi avvocati e commercialisti, ma zero operai. Questo è un problema e lo segnaliamo in maniera costruttiva, perché non va assolutamente bene mettere le piccole imprese nelle condizioni di essere strangolate dai grossi gruppi, che prenderanno gli appalti e poi faranno il subappalto fino al 100 per cento, con un aggio del 4 o del 5 per cento: figuratevi dove arrivano gli utili! Quindi avremo problemi enormi e il Governo se li dovrà porre in sede europea. Una cosa positiva è che, prima di staccare le utenze alle persone, arriverà un messaggio di posta elettronica certificata (PEC): questo è un fatto importante, anche se può sembrare banale o poca cosa. Riprendendo quanto dicevo all'inizio, qual è la cosa che ci stava più a cuore e che Forza Italia e Silvio Berlusconi, fin dall'inizio, hanno chiesto in materia di semplificazione? Stabiliamo le regole, facciamo le cose e poi dopo si venga a casa nostra a controllare o a bloccare lavori! Il problema - lo ripeto nuovamente, dopo averlo detto anche in Commissione lavori pubblici, comunicazioni, alla quale appartengo - non sono i lavori, ma arrivarci (Applausi), perché, se vogliamo commissariare l'universo mondo, possiamo anche essere contenti, ma occorre stare attenti. Dobbiamo avere procedure semplificate, come accade in tutto il mondo: avendo un occhio anche all'estero per le mie attività, vi dico francamente che per realizzare un edificio, aprire un'attività o consentire la partenza di un'impresa non servono due anni e mezzo di carte, ma bastano due giorni e mezzo. Questo accade perché ci sono regole chiare, quindi apri e poi vengono a controllarti con calma (addirittura, ti chiedono l'appuntamento per venire a verificare se l'aspetto sanitario funziona). Siamo contenti. La semplificazione va nella giusta direzione, ma c'è una cosa che ci preoccupa ulteriormente: tutto finirà nel 2026. Non va bene. Forza Italia farà una battaglia perché la semplificazione sia moltiplicata, vada nella direzione della continuità e consenta alle imprese di avere veramente una prospettiva che garantirà occupazione, lavoro, sviluppo e certamente un'economia forte. Abbiamo due alternative: o cala il debito (impossibile) o aumenta il PIL. Noi siamo per la seconda opzione. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Mollame. Ne ha facoltà. MOLLAME (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, egregi colleghi, qualcuno diceva una volta che le cose semplici sono quelle più difficili da farsi; quindi, quando si intraprende quella per la semplificazione, è sempre una strada difficile. Tuttavia, adesso è assolutamente necessario, perché ci apprestiamo a gestire per gli anni a venire il Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), come pure il Piano nazionale integrato per l'energia e il clima 2030 (PNIEC), e servono strumenti che consentano una snellezza operativa che non può essere quella che abbiamo vissuto nei decenni scorsi. Colleghi, prima del decreto del Presidente della Repubblica n. 554 del 1999, utilizzavamo il regio decreto n. 350 del 1895 per gestire i lavori pubblici. È chiaro che strumenti del genere non sono più adeguati, quindi con il decreto-legge al nostro esame ci apprestiamo a superare queste difficoltà. Nel testo, abbastanza corposo, vengono previsti strumenti assai articolati. Avremo una cabina di regia, una segreteria tecnica presso la Presidenza del Consiglio, un tavolo permanente per il partenariato economico, sociale e territoriale; un'unità di audit che svolgerà attività di controllo sull'attuazione del PNRR, un'unità per la razionalizzazione e il miglioramento della regolazione e l'ufficio per la semplificazione. Ci sarà anche un ufficio di monitoraggio e rendicontazione, che dovrà tenere conto dei vari stati di avanzamento, perché è all'Europa che dovremo rispondere dell'avanzamento delle spese. In quest'ambito, viene anche istituita una soprintendenza speciale e ci saranno alcuni strumenti - rispetto ai tempi previsti, stiamo andando parecchio avanti - perché, per il superamento di eventuali dinieghi o dissensi da parte di organi dello Stato, il Presidente del Consiglio dovrà intervenire entro cinque giorni, tempi ai quali sicuramente in passato non siamo stati abituati. Ci saranno anche procedure per accelerare i pareri sulle valutazioni impattanti sull'ambiente: mi riferisco alla valutazione di impatto ambientale (VIA), al provvedimento unico ambientale (PUA), al provvedimento autorizzatorio unico regionale (PAUR) o alla valutazione ambientale strategica (VAS). Le misure sono tante e riguarderanno anche la possibilità di intervenire più velocemente in riferimento alla rigenerazione urbana, all'efficienza energetica e anche alla promozione dell'energia circolare, attraverso una più efficiente gestione e il riutilizzo dei rifiuti. Ci saranno anche interventi e misure per la diffusione delle comunicazioni digitali nella pubblica amministrazione. Oggi, nonostante l'evoluzione del digitale, abbiamo ancora uffici che spesso non comunicano fra loro. Ecco che allora questa rappresenta una misura assolutamente utile. Abbiamo un processo di snellimento nelle procedure di gara anche per importi più piccoli, quindi per favorire le piccole aziende e imprese italiane. Sappiamo quanto sia ancora difficile oggi - e quanto lo è stato - fare impresa in Italia. C'è altresì un incremento ai limiti sui lavori che possono essere concessi in subappalto, purché l'amministrazione committente stabilisca quali sono le opere che non possono essere subappaltate. Vi è un intervento anche per il Mezzogiorno e le zone economiche speciali, e speriamo che questa volta il primo risponda con maggiore elasticità, meglio di quanto è riuscito a fare in passato. Vi sono, infine, misure per l'estensione del bonus al 110 per cento, per l'abbattimento delle barriere architettoniche e per le ONLUS. Auspico che questa cabina di regia, il segretariato tecnico e i vari organi costituiti riescano a comunicare in maniera costruttiva fra loro e che queste misure vengano prorogate oltre i termini necessari allo sviluppo e all'attuazione del PNRR. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Rufa. Ne ha facoltà. RUFA (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, colleghi, il ruolo della Lega al Governo è di responsabilità e controllo per il bene dell'Italia. Ripartire con il Covid-19 che ancora incombe sulle nostre vite e avere comunque un fiume di risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza non lascia il tempo per opportunità politiche, a prescindere. Il nostro compito primario è solo quello di collaborare per migliorare provvedimenti che rimarranno regole per la crescita e soprattutto debiti economici e culturali per i nostri figli. Ammettiamo sia necessario, perciò, convertire in legge con urgenza il decreto-legge del 31 maggio 2021, n. 77, ovvero il decreto semplificazioni- bis , perché reca disposizioni opportune anche per la gestione del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Nel provvedimento si definiscono i rapporti tra le amministrazioni e il monitoraggio e il dialogo con le autorità europee, lasciando la cabina di regia a vari Ministri e Sottosegretari guidati dal Presidente del Consiglio. Si tratta di un PNRR di oltre 200 miliardi di euro: circa 65 di sovvenzioni e 130 di prestiti; circa un miliardo e mezzo di just transition fund e 13,5 di React-EU. Sono un fiume di soldi, strutturato e semplificato in sei missioni. Se però nella vita pubblica e amministrativa non siamo pronti e preparati, questo fiume si seccherà, lasciandoci privi di strutture e vantaggi e solo con debiti, problemi e rimpianti. Il decreto semplificazioni- bis , infatti, continua nello snellimento delle procedure burocratiche. Vediamo di buon'occhio, tra le novità presenti nei 67 articoli (poi arrivati a oltre 120), le norme in materia di superbonus, tra cui la possibilità che sia solo la CILA l'unica comunicazione necessaria anche in caso di interventi di tipo strutturale e di prospetti e che eventuali variazioni in corso d'opera si comunichino anche a fine lavori. Valutiamo con favore la semplificazione dell'accesso al superbonus anche da parte dei condomini (se n'è compresa la necessità, perché solo il 10 per cento delle 12.754 domande proveniva proprio da essi), nonché la semplificazione, perché non è più necessaria la richiesta dell'attestazione di stato legittimo dell'immobile. Quest'ultima lascia così spazio a migliori interventi di efficientamento energetico e sismico, perché sono da sempre complessi e onerosi: si valutano in circa 110 milioni, che possono così essere messi a disposizione per le migliorie. È prevista la massima semplificazione per gli investimenti in edilizia libera, per i quali basterà una semplice descrizione e dichiarazione. Si conferma il superbonus per l'eliminazione delle barriere architettoniche, che si estende inoltre, per attività di prestazioni di servizio sociosanitari e assistenziali e per immobili quali - ad esempio - collegi, convitti, orfanotrofi, ospizi, caserme, conventi, case di cura e ospedali per gli addetti ai lavori nelle categorie B1, B2 e D4. L'ampliamento della semplificazione riguarda anche la digitalizzazione: dall'articolo 38 sulle notifiche digitale agli atti della pubblica amministrazione. Vi sarà l'introduzione della possibilità di delegare, a mezzo DSG (sistema di gestione deleghe) ad altro soggetto, l'accesso per il proprio conto o servizio on line e di conferire, modificare o eleggere il proprio domicilio digitale. Nell'articolo 38- ter è previsto, per i gestori di servizio di pubblica utilità e agli operatori di telefonia di reti televisive e comunicazioni, l'obbligo di trasmettere agli utenti in tempi opportuni (almeno quaranta giorni) l'eventuale sospensione delle forniture. Gli articoli 38 e 39 sono propedeutici se vogliamo veramente autostrade digitali per la pubblica amministrazione. Si riduce a tre mesi, partendo da sei mesi, il termine per la conclusione dei procedimenti in materia di installazione di reti di comunicazione elettronica. Per affrontare queste sfide abbiamo bisogno di gente competente. Occorrono responsabilità, controllo e capacità. Seneca diceva che non è vero che abbiamo poco tempo: la verità è che ne perdiamo molto. Ed allora svegliamo gli anestetizzati del reddito di cittadinanza e iniziamo a lavorare tutti, perché c'è molto da fare. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Di Girolamo. Ne ha facoltà. DI GIROLAMO (M5S) . Signor Presidente, membri del Governo, colleghi, vorrei concentrare il mio intervento sul tema dei lavori pubblici e provare a interpretare la visione del MoVimento 5 Stelle sulle fasi di realizzazione di un'opera da parte della pubblica amministrazione. I lavori pubblici nel decreto-legge semplificazioni rivestono un ruolo di primaria importanza. L'enorme quantità di denaro che stiamo per ricevere dalla Comunità europea non va semplicemente speso, ma deve essere per l'Italia una forma di investimento che dia immediate ricadute sull'economia del Paese per un immediato rilancio. Per questo le semplificazioni possono essere intese non come una mera spinta alla spesa rapida e forsennata, ma come una vera e propria proiezione al futuro di quello che sarà il patrimonio infrastrutturale del Paese. Per avere un'infrastruttura resiliente e che garantisca longevità bisogna necessariamente partire dalla centralità della progettazione, perché un progetto concepito e fatto perbene permetterà di avere un'infrastruttura rispondente alle finalità per le quali è stata ideata. (Applausi) . La centralità del progetto è quindi un vero e proprio dogma, e la vera necessità sarebbe quella di revisionare il codice degli appalti. Sarebbe essenziale avere tre codici diversi e distinti rispetto a quello attuale, che invece racchiude in sé lavori, servizi e forniture. Ognuno di questi tre settori ha una specificità e peculiarità diversa ed è per questo motivo che andrebbero distinti nettamente tra loro. Per quanto riguarda il subappalto, in questo decreto-legge se ne modifica la disciplina con alcune norme che entrano in vigore immediatamente ed altre che hanno efficacia differita, a decorrere dal 1° novembre 2021. Tra quelle che entrano in vigore subito vi è la norma che dispone che, fino al 31 ottobre 2021, il subappalto passerà dal 30 per cento ad un massimo del 50 per cento. Viene di conseguenza abrogato l'articolo 1, comma 18, del decreto-legge sblocca cantieri, che prevedeva una norma transitoria che fissava la quota massima al 40 per cento fino al 31 giugno 2021. Questo permetterà certamente un'accelerazione dei lavori e possiamo accettarlo, anche se per il MoVimento 5 Stelle l'ideale sarebbe stato restare alle soglie già valutate e ponderate in precedenza: quindi non uno zero per cento, ma neanche un 100 per cento, come chiede l'Europa. L'ideale sarebbe stato proprio restare come già definito e, quindi, su una quota del 30 o 40 per cento in ordinario. Perché mi soffermo su questo? È molto semplice. Noi vogliamo evitare che le società di finanza facciano letteralmente impresa, stravolgendo le regole del mercato. E ciò perché in Italia abbiamo la fortuna di avere un artigianato delle costruzioni di altissimo livello, un artigianato industriale quasi manifatturiero. E l'aumento delle soglie del subappalto va a sfavore di queste realtà; va a svantaggiare chi realmente realizza un'opera si tratta di imprese che invece è giusto remunerare bene e che non devono vedere limati i loro compensi per effetto del meccanismo del subappalto, che tutto favorisce, fuorché esse, soprattutto se piccole. (Applausi) . Per quanto riguarda il tema dell'appalto integrato, ovvero mettere a gara un progetto che non è esecutivo, in questo decreto si prevede di andare in gara per le opere previste dal Piano nazionale di ripresa e resilienza e dal Fondo complementare con un progetto di fattibilità tecnico ed economico, offrendo di fatto due possibilità. La prima possibilità prevede che le stazioni appaltanti possano chiedere alle imprese concorrenti di presentare anche il progetto definitivo al momento della presentazione dell'offerta. In questo modo la stazione appaltante valuterà i progetti definitivi e le offerte e incaricherà l'impresa non solo del lavoro, ma anche del progetto esecutivo, liquidando il progetto definitivo già presentato. La seconda possibilità, invece, è quella che la stazione appaltante inviti le imprese a fare un'offerta senza nemmeno fare un progetto definitivo e questo per il MoVimento 5 Stelle è assolutamente da evitare, in quanto viene meno il concetto espresso in precedenza di centralità della progettazione. Ci auguriamo comunque che le stazioni appaltanti facciano esclusivamente ricorso alla prima opzione, lasciando la seconda solo in caso di straordinaria emergenza. Infine, c'è il tema della trasparenza, che è di rilievo assoluto. Nel decreto sblocca cantieri abbiamo introdotto il concetto di offerta più congrua, norma che peraltro sta portando ottimi risultati, dati alla mano. Il metodo dell'offerta più congrua non ha alcuna difficoltà di applicazione; basta utilizzare una formula molto semplice, che taglia automaticamente le ali, escludendo le offerte anomale e in una sola giornata permette di individuare l'aggiudicatario dell'appalto tra le imprese che hanno partecipato al bando. Con il metodo dell'offerta più congrua di fatto si aggiudica la gara con un ribasso più prossimo al ribasso medio e non al massimo ribasso. Basta, quindi, con il massimo ribasso, che ha ridotto il settore degli appalti ad una giungla. Signor Presidente, nell'esprimere rammarico per le modalità con cui non ci viene permesso di lavorare in questo ramo del Parlamento su un decreto così importante per la gestione dei fondi del PNRR e per il Fondo complementare al PNRR, devo riconoscere che, rispetto al testo base, molto è stato migliorato, anche se non tutto. Un ulteriore vaglio da parte di questa Camera avrebbe rafforzato la qualità e l'effetto dell'ennesimo decreto semplificazioni. Detto ciò, come Commissione lavori pubblici, lo spettro del massimo ribasso lo abbiamo lasciato nelle bozze che circolavano nei giorni che hanno preceduto il varo del decreto da parte del Consiglio dei ministri. Mi auguro, quindi, che questa dinamica, molto simile a quella di un monocameralismo, venga al più presto superata. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Tiraboschi. Ne ha facoltà. TIRABOSCHI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, signor Sottosegretario, colleghi, il senatore Mallegni ha detto che è la seconda volta che affrontiamo il tema della semplificazione. Ha ragione, però, questo decreto è molto più di un testo sulla semplificazione: è un atto obbligatorio, dovuto per dare attuazione ai progetti del recovery plan e per tirare i primi 25 miliardi degli oltre 200 dei fondi europei. Fuori dai tecnicismi, perché sarebbe abbastanza complicato e non c'è il tempo, e dalle critiche che si possono sicuramente muovere, perché zone d'ombre ci sono -una di queste è sicuramente il tema del subappalto, sul quale personalmente non la penso come senatore Mallegni, nel senso che la corresponsabilità tra appaltatore e subappaltatore nei confronti del committente merita di essere attenzionata, chiaramente con un intervento sulla rete della filiera - mi concentrerò su tre atteggiamenti che - secondo me - il Governo ha tenuto per mettere in evidenza il valore del decreto in questione: un atteggiamento consapevole e sincero, un atteggiamento di collaborazione e un atteggiamento pragmatico. Andando per ordine, intanto la scelta di istituire da parte del Governo un'unità per la razionalizzazione e il miglioramento della regolazione è frutto della consapevolezza derivante dal fatto che, guardando il nostro Paese, ci rendiamo conto che una delle ragioni per le quali non viene considerato attrattivo, soprattutto per coloro che vorrebbero investire, è proprio la qualità dell'attività legislativa che va assolutamente migliorata, e - secondo me - anche attraverso azioni di benchmark internazionale. Apro una piccola parentesi sul codice degli appalti: pensate che in Germania conta solo 100 articoli e da noi ne conta 200, per cui gli spazi per migliorare sarebbero tanti. Altra osservazione: i canali straordinari, quali l'istituzione della cabina di regia, i comitati interministeriali, i gruppi di controllo e di monitoraggio, i poteri autocertificativi del silenzio-assenso riconosciuti ai privati sono sicuramente, di nuovo, la consapevolezza di dover dare una risposta pragmatica e concreta a un sistema che fatica a essere snello, flessibile, veloce ed efficiente. La preoccupazione a questo riguardo è che tutte queste misure e tutti i canali straordinari vadano a completamento nel 2026, per cui tutte le attività ordinarie, se non vengono nel frattempo progressivamente semplificate, potrebbero far nascere il rischio che l'Italia nel 2026, anziché essere estremamente veloce, metta la retromarcia e questo non ce lo possiamo assolutamente permettere. Un altro aspetto è la collaborazione: con il tavolo permanente per il partenariato economico, sociale e territoriale che ha funzioni consultive nelle materie collegate all'attuazione del recovery plan si riconosce specificatamente il valore della collaborazione, che personalmente considero estremamente positiva, tra pubblico e privato, tra mondo politico e mondo scientifico, tra imprese e lavoratori, tra società civile e Governo. Ora, se questa collaborazione mette in evidenza, con riferimento alle parti in causa, gli aspetti migliori delle parti considerate, e quindi pone ai margini rivalità e antagonismi che non servono assolutamente a nulla e non sono proficui alla creazione di un modello virtuoso, secondo me la strada è proprio quella giusta. Vi è infine l'aspetto del pragmatismo che è stato introdotto in maniera scientifica nei contratti pubblici, che vengono intesi non come semplici bandi e procedure ad evidenza pubblica, ma come strumenti di programmazione strategica, di vera e propria politica industriale, che hanno al loro interno una serie di parametri dei quali non possiamo assolutamente fare a meno, perché denotano il mondo moderno e contemporaneo. Mi riferisco alle politiche di assunzione che privilegiano i giovani, la parità di genere, la conciliazione della vita privata con il lavoro. Se tutto quello che ho sinteticamente detto va nella direzione di mettere al centro il cittadino, le imprese e la pubblica amministrazione su un binario non straordinario, ma ordinario di velocità, secondo me questo Paese può ritornare a crescere e quel debito di cui siamo tutti consapevoli potrà effettivamente essere ripagato grazie alla crescita del PIL. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Puglia. Ne ha facoltà. PUGLIA (M5S) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, prendo la parola in questo alto consesso per manifestare la soddisfazione mia e del mio Gruppo per questo Piano nazionale con il quale sono stati predisposti numerosi progetti per il nostro Paese per l'attuazione del recovery fund , approvato poco più di un anno fa, dopo estenuanti trattative. Finalmente l'Italia ha alzato la testa e - è importante che noi italiani non lo dimentichiamo - il risultato è frutto dell'impegno profuso dal presidente Conte. Con questo risultato abbiamo tutelato la dignità del Paese e l'autonomia delle istituzioni comunitarie. Il Governo italiano è forte e l'approvazione di questo Piano ne rafforza l'azione. Ora, per noi, c'è la responsabilità di far ripartire al meglio l'Italia. «Dobbiamo correre»: con queste parole pronunciate il 21 luglio 2020, e quindi un anno fa, proprio a margine del quarto incontro tra i leader europei, Giuseppe Conte ha salutato il conseguimento di questo importante risultato grazie al quale l'Italia potrà vivere una stagione di riscatto economico mediante - finalmente - investimenti europei che devono trovare una loro piena ed efficiente attuazione. Se il presidente Conte ha ottenuto una capacità di spesa di notevole rilievo mai vista prima, il presidente Draghi e l'attuale Governo hanno varato un Piano nazionale denso di investimenti che, nel corso degli anni, potrà ridurre il gap economico accumulato rispetto agli altri Paesi europei e aggravato dalla devastante pandemia. Dico anche: ricordiamoci il Sud Italia. Entrando nel merito del decreto-legge in esame, vorrei soffermarmi sulle misure di rafforzamento delle strutture amministrative e di accelerazione e snellimento delle procedure che questo Governo ha introdotto. Tra i tanti strumenti previsti, di dirimente importanza è sicuramente l'ampliamento dei poteri sostitutivi in caso di inerzia dell'amministrazione pubblica. Non ne possiamo più della burocrazia. L'espressione «potere sostitutivo» ricomprende istituti diversi afferenti ai rapporti tra amministrazioni pubbliche e tra amministrazioni e privati. Quanto alla natura giuridica, si tratta, pur nella sua varietà, di un potere inquadrabile nell'ambito dei controlli. Ecco, dunque, individuata la ratio principale di questo strumento: vigilare affinché le risorse ottenute dal recovery fund siano spese in maniera celere ed efficiente. Tale potere, inoltre, si articola in modo diverso, assumendo caratteristiche specifiche e ulteriori a seconda dell'ambito di applicazione. L'elemento comune è rappresentato dalla sostituzione di un soggetto a un altro nello svolgimento di una determinata attività in conseguenza della mancata adozione, con rapidità ed efficienza, nei termini previsti di atti rientranti nella competenza di un'altra amministrazione, ovvero nell'adozione di atti non conformi al paradigma normativo. Il decreto-legge disciplina l'esercizio dei poteri sostitutivi da parte dello Stato in caso di inadempienza di un soggetto attuatore di progetti o interventi del PNRR, ovvero qualora sia messo a rischio il conseguimento degli obiettivi intermedi e finali dello stesso. La norma specifica che l'inadempienza può concretizzarsi in presenza di mancato rispetto di un obbligo assunto; mancata adozione di atti prodromici all'avvio di progetti; inerzia e ritardi nell'esecuzione dei progetti. In ogni caso, condizione per esercitare il potere sostitutivo è che sia messo a rischio il conseguimento degli obiettivi intermedi e finali del Piano. In tali casi, il Presidente del Consiglio, su proposta della cabina di regia o del Ministro competente, assegna al soggetto attuatore un termine non superiore a trenta giorni per provvedere. Questo principio andrebbe applicato a tutti i procedimenti amministrativi del nostro Stato. Nel caso in cui il soggetto attuatore continui a non provvedere, il Consiglio dei ministri individua il soggetto cui attribuire, in via sostitutiva, il potere di provvedere ad adottare gli atti o i provvedimenti necessari o all'esecuzione dei progetti. L'individuazione del soggetto a cui affidare il potere sostitutivo avviene sentito il soggetto attuatore. Questi soggetti possono essere un'amministrazione, un ente o un organo, un ufficio, ovvero uno o più commissari ad acta appositamente nominati. Dunque, si tratta di una misura importante, volta a semplificare e accelerare l'attuazione del PNRR. In relazione a siffatto potere sostitutivo di natura amministrativa, si possono distinguere vari ambiti di applicazione, i quali vengono ricostruiti alla luce della particolare articolazione dei rapporti di diritto pubblico che possono venire in rilievo. Nei rapporti orizzontali tra amministrazioni, ai fini dell'adozione di decisioni pluristrutturate, viene di rilievo il silenzio-assenso tra amministrazioni ex articolo 17- bis della legge n. 241 del 1990. In caso di mancato accordo tra le amministrazioni statali coinvolte nei procedimenti in esame, il Presidente del Consiglio dei ministri, previa deliberazione del Consiglio dei ministri, decide sulle modifiche da apportare allo schema di provvedimento. Si tratta di un potere sostitutivo la cui funzione è semplificare il procedimento decisionale consentendo l'adozione dell'atto finale. Nei rapporti tra amministrazione e privati vengono in rilievo i termini per la conclusione del procedimento. Se l'amministrazione competente non conclude il procedimento entro i termini previsti dall'articolo 2 della legge n. 241, è previsto l'intervento sostitutivo di altro soggetto inserito nell'ambito della stessa struttura organizzativa. Se vengono in rilievo procedimenti rilevanza economica di cui all'articolo 4 della legge n. 124 del 2015 e al regolamento n. 194 del 2016, è previsto l'intervento sostitutivo del Presidente del Consiglio dei ministri, che ha natura giuridica di alta amministrazione. Le modifiche introdotte, dunque, determinano conseguenze rilevanti sui poteri sostitutivi enunciati, attuabili in caso di inerzia dell'amministrazione a provvedere. Con un'unica modifica il Governo ha previsto che il potere sostitutivo possa essere attribuito non solo a una figura apicale, ma anche a un'unità organizzativa. In secondo luogo, si introduce la possibilità che l'attuazione del potere sostitutivo possa avvenire anche d'ufficio, oltre che su istanza del privato. Questa mia breve esposizione sulla natura del potere sostitutivo, sul suo concreto operare, sulle novità introdotte da questo decreto testimoniano che la centralità dell'amministrazione pubblica nell'attuazione del Piano nazionale è fondamentale. Il Governo ha voluto dunque ampliare la portata del potere sostitutivo mediante modifiche che, inserendosi nei procedimenti amministrativi in generale, garantiscono celerità, efficacia ed efficienza nell'attuazione dei progetti contenuti nel Piano nazionale. Non disperdiamo ciò che il presidente Conte ha fatto per l'Italia. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Briziarelli. Ne ha facoltà. BRIZIARELLI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, nell'illustrazione che ha fatto il relatore c'è la dimensione di quanto ci fosse da semplificare e peraltro quanto ancora ci sia. Ci ha ricordato quanti articoli siano stati aggiunti nel passaggio parlamentare. Che poi questo sia avvenuto alla Camera piuttosto che al Senato poco importa alla società, agli operatori, alle aziende, ai Comuni. Spesso queste sono cose che - al di là del fatto che siano giuste - appassionano noi, ma molto di meno la società e chi subisce le scelte legislative del Parlamento. È stato detto che il motivo - non voglio dire il pretesto - è quello del PNRR, ma non è che non ci fosse bisogno, in Italia, di semplificare già prima del PNRR o che non ce ne sia ancora bisogno. Abbiamo fatto un buon lavoro, ma abbiamo appena scalfito la situazione. Mi fa piacere che la collega del MoVimento 5 Stelle abbia finalmente preso coscienza che c'è la necessità di mettere mano al codice degli appalti. Forse si è persa qualche decina di interventi della Lega in questi tre anni (Applausi) , oppure qualche riunione di maggioranza, quando stavamo insieme al Governo. Se siamo in ritardo di tre anni, è perché quando la Lega, con forza, ha posto sul tavolo la necessità di rivedere - perché no? Per una volta va detto - in ottica europea il problema del codice degli appalti, non è stato fatto. Basterebbe stracciare quello che c'è, che non semplifica e ritarda e nemmeno dà garanzie sul piano della lotta alla corruzione e al malaffare, e prendere le linee generali che valgono in Europa. Non è mai troppo tardi, si potrebbe cominciare a farlo ora. Del resto - magari questo è sfuggito ai più, perché è notizia di appena una settimana fa - lo farà l'Esecutivo, tenuto conto che è stato depositato un disegno di legge delega che, qualora dovesse essere approvato, affida proprio al Governo Draghi - finalmente, diciamo noi - il compito di mettere mano a quello che è il problema dei problemi per quanto riguarda il settore degli appalti. Un atto come questo è importante e non è che non abbia una valenza economica fondamentale. L'Associazione artigiani e piccole imprese (CGIA) di Mestre fa statistiche, studi e approfondimenti su tutto e in questi giorni ne ha fatto uno anche sul peso della burocrazia, che non ammonta soltanto a quei 51 miliardi di ritardati pagamenti, ma a 57 miliardi di costo per le aziende. Ebbene, il ritardo nei pagamenti per la burocrazia ha portato a toccare la cifra mostruosa di 109 miliardi a carico delle aziende; praticamente, metà del PNRR potremmo darlo indirettamente alle aziende semplicemente non pesando negativamente, come purtroppo lo Stato sta facendo. Peraltro, è in quel tessuto che trovano spazio la corruzione e il malaffare; è in quel tessuto che le piccole e medie imprese, i piccoli e medi Comuni, quelli che hanno più difficoltà, non riescono a difendersi da quelle realtà che sanno dove infilarsi. Per questo sarebbe importante fare ancora di più sulla semplificazione, a cominciare dal codice degli appalti. Molte questioni sono state affrontate, ma non tutte. È stato parlato della commissione per la valutazione di impatto ambientale (VIA) e la valutazione ambientale strategica (VAS). La cosa fondamentale non è tanto che cambi nome o passi da 20 a 40 membri, ma che finalmente viene sancito il criterio, il principio per cui si parte dalle opere che hanno maggiore incidenza sul piano economico e maggior ritorno per il Paese; è esattamente il contrario di quello che avviene oggi, perché fino a oggi tanto più grande è l'opera, tanto più è divisiva, tanto più si rinvia e si manda la palla a bordo campo. Sarebbe facile citare il treno alta velocità (TAV) o il ponte sullo Stretto di Messina. Finalmente si stabilisce un criterio. Si poteva fare di più, ma molto altro è stato fatto sul superbonus. Ben vengano le disposizioni sui rifiuti e sull'economia circolare. E non basta dichiararlo: se poi non si emanano i decreti attuativi, se l'economia circolare non può contare sui decreti attuativi sull' end of waste, rimane lettera morta o quantomeno qualcosa di scritto solo sulla carta. Molto è stato fatto sul dissesto idrogeologico, ma meglio di me lo dirà il collega Pazzaglini che ha seguito per noi questo tema. Ci sono, dunque, degli spunti positivi anche se si poteva fare di più. Del resto, questo è un Governo di coalizione. Non è tutto quello che noi avremmo voluto, ma sicuramente non rinunciamo a tante delle proposte che la Lega ha fatto e che speriamo possano trovare spazio in altri provvedimenti. Peraltro, per fare qualcosa di rivoluzionario in Italia ci sarebbe non da produrre altre leggi, ma da tagliarne centinaia, migliaia (peraltro in quest'Aula c'è chi lo ha fatto); bisognerebbe farlo non deregolamentando o non tutelando quello che va difeso, ma semplicemente dando regole più semplici che possano portare a quel risultato. In conclusione, vorrei portare una provocazione. Tutti gli anni il Parlamento approva una legge di delegazione europea. Ebbene, forse bisognerebbe approvare tutti gli anni una legge di semplificazione che, di volta in volta, possa sistemare la legislazione vigente. Questo sì che semplificherebbe la vita di cittadini, famiglie e imprese e non è mai troppo tardi per cominciare a farlo. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Montevecchi. Ne ha facoltà. MONTEVECCHI (M5S) . Signor Presidente, l'obiettivo enunciato dal decreto-legge in esame è assicurare la più efficace e tempestiva attuazione degli interventi contenuti nel Piano nazionale di ripresa e resilienza. Di certo, è un obiettivo condivisibile e, per fare questo, si sono allargate di molto le maglie: io faccio riferimento ai settori di mia competenza e penso - per esempio - che alcuni pareri del Ministero della cultura non saranno più considerati vincolanti (articolo 30); sono stati ridotti i tempi procedimentali riguardanti la verifica preventiva dell'interesse archeologico (articolo 44); si prevedono casi in cui i poteri delle sovrintendenze possano essere avocati o sostituiti da una nuova sovrintendenza speciale. Ecco allora che io voglio richiamare l'attenzione di tutti voi colleghi. Bisogna fare molta attenzione a come queste norme saranno tradotte nella pratica. Se noi non saremo molto attenti, infatti, correremo due rischi. Il primo è non riuscire a garantire diritti costituzionalmente previsti. Faccio mia la riflessione del presidente Mattarella quando, nell'ultima lettera indirizzata ai Presidenti delle Camere e al presidente del Consiglio dei ministri, Mario Draghi, ribadisce che la necessità di attuare speditamente il programma di investimenti e riforme concordato in sede europea non può affievolire il dovere al rispetto della Costituzione. Dunque, per quanto riguarda i settori di mia competenza, io richiamo assolutamente l'articolo 9, che chiede a noi parlamentari e al Governo di rispettare il nostro patrimonio e garantire la tutela del nostro patrimonio artistico e del paesaggio, ma anche l'articolo 32, che ci impone di tutelare la salute. Sullo sfondo del Piano nazionale di ripresa e resilienza e degli obiettivi di questo decreto-legge, c'è un obiettivo primario, che è la lotta globale ai gas climalteranti. Ciò significa combattere il surriscaldamento globale e cercare di contrastare così i fenomeni climatici estremi e avversi dovuti ai cambiamenti climatici. Dunque, dobbiamo fare molta attenzione, perché questo chiaramente ci impone un efficientamento energetico. Ma dobbiamo anche fare attenzione che la nostra necessità di decarbonizzare e di efficientare la produzione energetica da fonti di energia rinnovabili non possa, in qualche modo, andare a compromettere la biodiversità, gli ecosistemi - di cui l'Italia, tra l'altro, vanta il primato in Europa per numero - e l'ambiente in generale. Vi porto un esempio. Pensate a 90 ettari di foresta, che producono annualmente circa tra le 10 e le 20 tonnellate di ossigeno e assorbono annualmente circa tra le 5 e le 10 tonnellate di CO 2 . Pensate se quei 90 ettari, che in totale assorbirebbero 657 tonnellate di CO 2 e ne rilascerebbero 450 di ossigeno, fossero compromessi e rasi al suolo per fare un impianto industriale eolico, con un impiego di 600 metri cubi di cemento per ogni plinto delle 8 pale eoliche e, dunque, anche con un rischio per le conseguenze di sussistenza e sopravvivenza degli ecosistemi e della biodiversità. Questo potrebbe accadere sul crinale del Mugello, per esempio. Colleghi, dobbiamo fare molta attenzione. Qui siamo tutti d'accordo sulla necessità di semplificare e sulla necessità di una transizione ecologica, ma questa non può che avvenire nel rispetto della biodiversità, degli ecosistemi, degli ambienti e delle attività, anche microeconomiche, che sussistono in quegli habitat e in quegli ambienti. Altrimenti, se noi pensiamo di realizzare la transizione ecologica senza porci il problema dell'impatto sull'ambiente e sulle comunità, ci troveremo di fronte, anzi immersi fino alla punta dei capelli in un grande paradosso ecologico e, probabilmente, non riusciremo a raggiungere quegli obiettivi globali per cui l'Italia oggi, per il cammino che stava facendo, può vantare dei primati e di cui può essere contenta e orgogliosa. Attenzione, però, perché basta un attimo a sbagliare e noi non ce lo possiamo permettere, per noi stessi e per le generazioni future. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Vitali. Ne ha facoltà. VITALI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, signora rappresentante del Governo, colleghi e colleghe, voglio fare due ragionamenti, uno di metodo e uno di merito. Lo abbiamo già ripetuto più volte in quest'Aula, ma purtroppo siamo stati unica vox in deserto clamantis e non credo che le cose siano cambiate. Ci troviamo a dover discutere - più che altro a prendere atto - della conversione di un decreto-legge senza che questo ramo del Parlamento possa muovere una foglia; possa intervenire con un minimo di emendamento; possa rendere compatibile un provvedimento di questo genere con le necessità che la storia di ognuno di noi, in quest'Aula, ha maturato. Molti di noi sono stati amministratori comunali, provinciali e regionali e quindi sanno perfettamente, a proposito di sburocratizzare e snellire le procedure, quali sono le esigenze e le aspettative. Il provvedimento in esame necessitava di un robusto intervento parlamentare, e cioè dei rappresentanti dei cittadini, perché molte volte i provvedimenti sono figli della burocrazia ministeriale, soprattutto quando i capi dei Ministeri sono non politici, ma persone della società civile e quindi ostaggio - se mi è consentito il termine - dei burocrati dei loro Ministeri. Ecco allora che la funzione del Parlamento è proprio attualizzare e trasferire quella mole di esperienza, che ognuno di noi ha maturato nella sua attività politica, nei provvedimenti che servono ai cittadini. Quindi, mi auguro di non essere più costretti a esaminare provvedimenti a scatola chiusa, con tutto il rispetto del lavoro fatto dai colleghi della Camera dei deputati, che hanno quasi raddoppiato il numero degli articoli. Questa è la questione di metodo. Per quel che riguarda la questione di merito, non possiamo che essere favorevoli a un intervento che mira non soltanto a velocizzare e a rendere certi i tempi nelle procedure amministrative. C'è un salto culturale che nessuno ha segnalato ed evidenziato. C'è un cambio di paradigma, e cioè il cittadino, sia esso imprenditore, utente o persona qualunque, non è più visto come colui che vuole frodare lo Stato, il Comune o l'amministrazione: è visto come una persona con la quale si deve collaborare. Quindi, è la pubblica amministrazione ad essere al servizio del cittadino e non viceversa. Probabilmente c'è voluta l'autorevolezza del presidente Draghi, ma c'è voluta anche la spada di Damocle della tempistica imposta dall'Europa per poter avere i primi 25 miliardi di euro e arrivare poi, a scadenza, ai 209 miliardi di euro. Allora ben venga questa situazione: può darsi che non tutti i mali vengano per nuocere, se il nostro Paese cambia e inverte la rotta. Ci sono molte iniziative nel provvedimento in esame che sono stati cavalli di battaglia del nostro Gruppo, del nostro movimento, del nostro partito, a partire appunto dai tempi certi nel rilascio di autorizzazioni e nella valorizzazione del silenzio-assenso della pubblica amministrazione. È chiaro che il Governo si è dovuto munire di una serie di organismi che hanno il compito di controllare e verificare in concreto l'andamento dell'esecuzione e della realizzazione dei progetti, che sono sempre conseguenza della necessità di ottenere quelle somme. Anche a tale proposito, ci siamo sempre riempiti la bocca della transizione ecologica e del cambio di marcia rispetto all'essere schiavi dell'energia fossile, ma abbiamo creato una serie di paletti per le energie rinnovabili. Tutti vogliamo liberarci dalla schiavitù del carbone, ma nessuno vuole realizzare sul proprio territorio i parchi eolici o i pannelli fotovoltaici. Pertanto, questo intervento normativo consente di avere tempi certi e di incoraggiare veramente la transizione ecologica, che è fondamentale. In tema di digitalizzazione abbiamo bisogno di fare passi avanti molto importanti, e mi auguro che queste norme non abbiano la vita del PNRR perché rischieremmo di aver accelerato per tanto tempo per poi ritornare indietro. Mi auguro che queste norme possano valere a regime. Ne cito una fondamentale. È stata stabilita la norma per la quale non è possibile fare ricorso al TAR e avere la sospensiva per un'opera che riguarda il PNRR. Ebbene, personalmente la estenderei a tutte le attività della pubblica amministrazione, perché questo è veramente un cancro che impedisce lo sviluppo del nostro territorio. Quindi, mi auguro che le misure previste siano l'inizio di una nuova stagione e che, migliorate sicuramente, possano valere a regime, e non in una fase eccezionale come quella che stiamo vivendo e che non possiamo permetterci il lusso... (Il microfono si disattiva automaticamente) . La ringrazio, Presidente. Lei mi ha ricordato in maniera elegante che il mio tempo è scaduto. In conclusione, quello al nostro esame è sicuramente un provvedimento che sosteniamo e che ci auguriamo possa essere ulteriormente migliorato nelle prossime occasioni. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pepe. Ne ha facoltà. PEPE (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, vorrei ricordare all'uditorio, che non è quest'Assemblea ma fuori da qui, che il decreto-legge di cui ci stiamo occupando riserva un'attenzione importante anche al Mezzogiorno. Soprattutto vorrei sottolineare questo aspetto nei confronti di qualche terrorista psicologico che sta al di fuori dei palazzi della Camera o del Senato, anche se qualcuno sta anche qui dentro, ma in questo momento non lo vedo. Chi sono questi terroristi? Coloro secondo i quali con questo Piano il Mezzogiorno non ha l'attenzione che merita. In realtà non è così, perché il programma dà attenzione al nostro Paese, all'Italia tutta, quindi anche al Mezzogiorno. In modo particolare, il testo dedica alcuni articoli al Mezzogiorno laddove considera la riforma, sebbene come inizio, delle ZES, delle aree interne, della governance dell'Agenzia per la coesione territoriale, dell'accelerazione dei procedimenti di confisca dei beni tolti alla mafia. Sono misure che rendono molto orgogliosa la Lega, considerato che il progetto per il Mezzogiorno che abbiamo presentato con Matteo Salvini alcuni mesi fa, intitolato «Sud. La Lega. L'Italia», pone proprio attenzione sulle ZES e sulle aree interne. C'è poi l'emendamento che riguarda il famoso 40 per cento, ma su questo ritorno dopo. Che cosa voglio dire in quest'Aula, Presidente? In realtà il problema per il Mezzogiorno è stato rappresentato da due figure: da un lato, i pontificatori pessimisti; dall'altro, i governanti incapaci. Chi sono i pontificatori pessimisti? Quelli che devono creare per forza il pathos , senza il quale la sceneggiata non viene fuori per bene, e che dicono sempre che c'è qualcosa che non va; si sforzano di mettere in campo filosofie molto articolate, in alcuni casi anche distorte, ma mai azioni concrete in grado di garantire crescita e sviluppo. Per esempio, i pontificatori pessimisti attuali sono coloro i quali vorrebbero fare cartastraccia della riforma del procedimento penale della Cartabia; cosa che non sta né in cielo né in terra perché è una riforma importante per il nostro Paese, ma anche e soprattutto per il PNRR. Poi ci sono i governanti incapaci, quelli che hanno avuto in questi anni milioni e milioni di risorse che sono state sperperate perché non c'è stata crescita. Riflettevo oggi con un mio amico: se ancora oggi, come quarant'anni fa, tanti giovani e meno giovani continuano a emigrare dal Sud per andare a cercare lavoro altrove evidentemente qualcosa non ha funzionato. Se per creare un'infrastruttura, sia essa viaria o una condotta idrica per portare acqua nei campi - ci vogliono venti-trent'anni, qualcosa evidentemente non ha funzionato. Mettiamo i puntini sulle "i" rispetto all'emendamento di cui parlavo prima. Un emendamento sottoscritto anche dalla Lega, che inserisce all'interno dell'articolo 2, il comma 6 -bis , che provo a segnare in stampatello cosicché i terroristi psicologici che stanno all'esterno possano capirlo, secondo cui al Sud deve essere destinato almeno - e sottolineo almeno - il 40 per cento delle risorse previste dal PNRR che non sono ancora state territorialmente allocate. A queste risorse vanno aggiunte quelle già allocate territorialmente all'interno del PNRR. Si tratta, quindi, di risorse che vanno ben al di là del 40 per cento dell'intero plafond a disposizione. Abbiamo detto quanto serve, come avevamo fatto già in passato. Abbiamo avuto tante risorse dall'Europa. Adesso preferiremmo si facesse un salto di qualità, ossia che si capisse cosa serve al Sud: fare strategia, non fare clientela, guardare al futuro e non all'oggi. Occorre soprattutto capire come investire queste risorse. Signor Presidente, dobbiamo comprendere che questa è un'occasione storica per l'Italia, ma ancor di più per il Mezzogiorno. È un'occasione storica per accorciare le distanze tra i territori, che non si può consumare come è stato fatto in passato. Noi siamo ancora nell'obiettivo 1. Ricordo che quando la mia Regione tornò nell'obiettivo 1 vi fu un'esultanza generale da parte di quella classe dirigente di sinistra che amministrava la nostra Regione; esultava, perché non percepiva che rimanere nell'obiettivo 1 era una disfatta, dal momento che ancora non avevamo raggiunto quei risultati che negli anni precedenti avremmo dovuto raggiungere. A loro non interessa la crescita di un territorio o di una comunità; interessa avere risorse da poter spendere, più o meno alla bisogna, senza una visione strategica. Questo è il punto di demarcazione, oltre il quale non si può più andare adesso. Ora o mai più. Visione, coraggio e responsabilità. (Applausi) . Qual è la ricetta? Basta con il piagnisteo stucchevole di questi pontificatori tristi e pessimisti. Basta con l'incompetenza cronica di governanti incapaci, che sono aridi nelle idee e immobili nell'azione. Andiamo avanti con i costruttori di futuro, perché hanno orgoglio e fierezza. Questo è quel che serve all'Italia; questo è quel che serve al Sud. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Santillo. Ne ha facoltà. SANTILLO (M5S) . Signor Presidente, colleghi, colleghe, componenti del Governo, intervengo oggi per una ragione politica di primaria importanza, che rappresenta un vanto per me, per la mia forza politica e credo anche per tutti coloro che della politica vogliano fare un vero e proprio servizio per la comunità. Sto parlando della lotta all'illegalità. I miliardi di fondi che arriveranno al nostro Paese grazie al Piano nazionale di ripresa e resilienza, avuti - ricordiamocelo sempre - grazie all'eccellente lavoro svolto dal precedente Governo Conte II, sostenuto dal MoVimento 5 Stelle, chiaramente fanno gola a tanti. Noi quindi dobbiamo essere bravi non solo a spenderli rapidamente e bene, per avanzare la spesa nei confronti dell'Europa, ma anche - cosa ancora più importante - a spenderli nel rispetto delle regole. Questo è il motivo per cui intervengo. Purtroppo in questa settimana, a mezzo sia di alcuni media, che - ahimè - anche di alcuni nostri colleghi, ho assistito a una vera e propria campagna di disinformazione sul decreto-legge semplificazioni- bis . Alcuni sostengono che con le procedure semplificate relative al superbonus del 110 per cento, introdotte con questo provvedimento, si aprirebbe alle sanatorie e ai condoni edilizi. Non è così. Dobbiamo dirlo subito e lanciare il messaggio giusto. Il superbonus del 110 per cento non intacca in alcun modo le sanatorie e i condoni. (Applausi) . Per questo motivo devo intervenire, per ristabilire una sorta di operazione verità. Ricordo che già nel settembre 2018, con il decreto-legge Genova, alcuni gridarono allo scandalo, perché quel provvedimento avrebbe consentito il condono ad Ischia (chi se lo dimentica? Una cosa incredibile). Poi la storia e i fatti ci hanno dato ragione: a Ischia non vi è stato alcun condono. (Applausi) . Ribadiamo che con il decreto-legge semplificazioni- bis non c'è alcun tipo di sanatoria, non c'è alcun tipo di condono edilizio. Ma soprattutto ribadiamo che, fin quando il MoVimento 5 Stelle farà parte di un Governo di questo Paese, queste cose non le vedremo mai. Dal superbonus del 110 per cento il nostro Paese ha ricevuto una spinta economica molto elevata. Stiamo parlando di svariati miliardi di euro. Il nostro Paese è diventato il primo tra le economie europee in cui si sono raggiunti e superati addirittura i livelli di produzione nel settore delle costruzioni del periodo antecedente il Covid-19. Immaginiamo che oggi, sebbene siamo in un periodo di scia della crisi economica e pandemica (perché ancora non è stata superata), oltre 4 miliardi di euro sono riconosciuti come cessione del credito di imposta. Sapete perché sono soltanto quattro? Perché il Governo ancora non assicura la proroga della scadenza del superbonus almeno al 2023. Basta pensare che oggi il settore delle costruzioni è così determinante al punto da segnare un più 36 per cento su base annuale: sono numeri enormi. Avevamo già ascoltato le voci di chi ci chiedeva aiuto per semplificare le procedure sul superbonus e una proposta concreta l'avevamo già fatta nel decreto-legge sostegni con un emendamento del MoVimento 5 Stelle, che proponeva che per gli interventi su cui riconoscere il superbonus bastasse una semplice comunicazione di inizio lavori asseverata, perché erano paragonati a interventi di ristrutturazione edilizia. È molto semplice: si tratta di manutenzione straordinaria, un po' come quando qualcuno di noi deve fare il rifacimento dell'intonaco a casa o deve sostituire le tegole sul manto di copertura. Quella è una manutenzione straordinaria che si fa con la cosiddetta CILA. In più abbiamo stabilito che non è richiesto lo stato legittimo dell'immobile. Questo non significa che si può fare su un immobile illegittimo; non è richiesto lo stato legittimo dell'immobile e alle colleghe che ridono chiedo di leggere bene l'articolato. Bisogna solo attestare il titolo abilitativo, l'autorizzazione dell'ultimo provvedimento o se la casa è stata realizzata prima del 1° settembre 1967. Ma questo non significa che si condonano le parti illegittime, assolutamente no. Anzi, la cosa è molto più semplice: facciamo l'esempio di Giuseppe che abita in un condominio a Roma con cinquanta unità abitative e magari in qualche unità abitativa qualcuno non vuole far entrare il tecnico perché ha l'altezza difforme internamente da quella che ha comunicato al Comune o che qualcun altro ha le verande abusive (il principale abuso in Italia forse avviene sulle verande). Perché Giuseppe e tutto il condominio su tutta la parte comune legittima non deve vedersi riconosciuto il superbonus 110 per cento? Non c'è motivo. Tutti noi siamo stati bombardati da e-mail che richiedevano aiuto in questo senso ed è per questo che noi, con una parte dell'articolo 33 del decreto-legge semplificazioni, abbiamo dato una mano a queste persone che vogliono efficientare la casa energeticamente o migliorarla dal punto di vista antisismico. Si prevede dunque che, individuata la parte legittima, solo su quella illegittima non si può ricorrere al superbonus, e non è previsto alcunché riguardo al rendere legittimo un qualcosa che è illegittimo. Il superbonus non intacca dunque né la legittimità dell'immobile, né l'illegittimità dell'immobile, né parti illegittime dell'immobile stesso. Questo sia chiaro. (Applausi) . Per dare ancora più forza normativa a questo concetto, in un emendamento passato in fase di conversione del decreto-legge alla Camera, firmato da tutte le forze parlamentari, si prevede la possibilità di intervenire anche su eventuali irregolarità emerse dai controlli ex post . Le violazioni formali non inficiano tutto il superbonus, ma gravano solo sulla irregolarità riscontrata, ed in caso di violazioni decade il beneficio solo sulla parte contestata e non sul complesso dell'agevolazione. È facile, semplice ed elementare, e chi fa finta di non vedere gioca sporco. Con un emendamento consentiamo di andare in deroga alle distanze nel caso di realizzazione del cordolo antisismico o del cappotto termico, come diamo la possibilità fino a trenta mesi di cambiare la residenza per chi compra una casa su cui si opera con il superbonus. Le imprese anche di ristrutturazioni immobiliari che abbattono e ricostruiscono possono avere trenta mesi di tempo se usufruiscono del superbonus. Infine, vi sono alcune informazioni sull'edilizia libera, che è valida purché nella CILA si faccia la descrizione. Signor Presidente, concludo dicendo che l'auspicio è che questa proroga arrivi prima della legge di bilancio 2022: in questo senso si sono impegnati il presidente Draghi, il ministro Giovannini in settimana e il ministro Franco in audizione la settimana scorsa nelle Commissioni finanze congiunte. Per il MoVimento 5 Stelle, però, questo deve accadere prima del dicembre 2021. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Nugnes. Ne ha facoltà. NUGNES (Misto) . Signor Presidente, prima di iniziare la mia esposizione, mi corre l'obbligo di dire qualcosa rispetto all'intervento appena svolto. All'articolo 33 viene specificato che per le opere di cui al superbonus del 110 per cento non è richiesto il titolo abilitativo, il che chiaramente apre una falla enorme, perché qualsiasi comunicazione venga fatta agli enti deve essere sempre documentata anche con il titolo abilitativo. Ma, soprattutto, poiché non volevamo assolutamente che la misura del 110 per cento venisse inficiata dalle piccole difformità, già nel decreto semplificazioni- bis , quello del Governo Conte II, si era provveduto a eliminare nella valutazione della fattibilità dell'opera le piccole difformità, che già non erano considerate. Di Ischia parleremo in un altro momento. Per quanto riguarda questo provvedimento, c'è da valutare chiaramente il metodo: 121 articoli, portati all'esame del Senato il 24 luglio e che devono essere licenziati entro il 30. Nella relazione illustrativa della 1 a Commissione, si dice molto chiaramente, nero su bianco, che la prassi ormai è che sia solo una Camera a valutare i provvedimenti. Questo è gravissimo, perché stiamo mettendo in atto delle riforme costituzionali di fatto, anche se abbiamo visto che il popolo italiano si era espresso diversamente, ma il tempo è poco. Tutti diciamo che questo provvedimento tende a semplificare l' iter , perché è necessario realizzare le opere e investire i soldi che ci vengono dal PNRR nel più breve tempo possibile e nel migliore dei modi. È giustissimo, chi potrebbe non essere d'accordo su questo? Lo sottoscrivo, ma il metodo è assolutamente sbagliato. Innanzitutto è un metodo vecchio e quindi anche verificato, non è solo errato per una valutazione che ci viene da un pregiudizio. Esso ha radici profonde nel solco tracciato da Guido Carli, lo stesso in cui è cresciuto il nostro primo ministro Draghi. Sappiamo infatti benissimo che i mali di questa inefficienza nascono proprio nel 1991, quando Guido Carli scriveva a «la Repubblica» una lettera su come vi fosse necessità di una crescita zero del numero dei dipendenti pubblici e di privatizzare, di colpire le pensioni e i salari e, ancora, di contenere le retribuzioni entro il tasso programmato di inflazione. Nel prossimo triennio tra cessazione di servizio, collocamento e riposo dovremmo avere 200.000 dipendenti in meno. Come potevamo credere che la pubblica amministrazione - le sovrintendenze - avrebbe potuto essere in futuro efficiente nel controllo della parte pubblica, del bene pubblico? Come potevamo credere che questo avrebbe portato a un'efficienza della macchina? Ci sono chiaramente tante altre cose da sottolineare, come il fatto che nel Parlamento bisogna sostituire quella parte politica che da due decenni tende a dare spazio al welfare in parole povere, perché bisogna scoraggiare la tendenza ad avere sanità e istruzione pubbliche e incoraggiare la privatizzazione. Tutti sapevamo già, prima di votare la fiducia a questo Governo, che Draghi è pupillo di Guido Carli - parliamo chiaramente di un'eccellenza, di un'eminenza bancaria privata - e che da lui ha appreso i primi passi. Nel 2015, grazie a Cantone, c'è stata una revisione della legge obiettivo del 2001, che in quindici anni è riuscita a realizzare il 15 per cento delle opere, un terzo degli investimenti. Si è trattato di una legge che ha creato soltanto corruzioni, disfunzioni e non ha realizzato alcuno degli obiettivi che si poneva. Infatti, Cantone la dichiarò criminogena e venne abrogata, anche se con il decreto-legge sblocca Italia si cercò di mantenere molte di quelle semplificazioni. Cosa faceva la legge obiettivo? Comprimeva la partecipazione pubblica, comprimeva la valutazione ambientale e azzerava la pianificazione urbanistica. Ma non vi sembra che stiamo facendo questo almeno da due anni? Prima, nella diciassettesima legislatura, con lo sblocca Italia e lo facciamo ancora adesso: sono strategie vecchie che hanno già dimostrato il loro fallimento, anche perché, nel momento in cui non c'è la partecipazione pubblica, sappiamo per certo che nascono conflitti territoriali e nei tribunali. Da questo sono nati i movimenti No TAV, No Mose e i No ponte, perché quando non si coinvolge la popolazione, quando si calano dall'alto queste soluzioni, non si fa prima, si fa solo peggio. Il primo articolo del decreto-legge non tiene conto di uno dei principi del Regolamento UE 2021/241, quello in cui è scritto che non bisogna arrecare danno significativo. Questo è fondamentale, perché tutta l'espletazione di questo programma va esattamente nella direzione di arrecare un danno significativo: per il consumo del suolo, per la sanatoria di alcune opere abusive e sicuramente, anche per quanto riguarda la transizione energetica, va in direzione contraria. L'abbiamo già detto più volte: il PNIEC è nato vecchio ed è stato già segnalato dall'Europa come un PNIEC da rimodernare e da riguardare secondo i nuovi obiettivi che si è data l'Europa. Noi abbiamo plaudito all'Europa per i nuovi obiettivi, però il PNIEC si troverà sicuramente ad affrontare linee vecchie: questo è l'aggettivo che mi viene in mente più spesso leggendo i vostri provvedimenti. L'allegato 1- bis prevede nuovi impianti termoelettrici, rigassificazione, vettori energetici da fonti rinnovabili, residui e rifiuti; bioenergia, biogas da rifiuti solidi e liquidi. Ricompare la cattura della CO 2 ; si era riusciti a far uscire dal PNRR la cattura della CO 2 , bocciata dall'Europa e dalla valutazione dei costi fatta in Europa sulla base di esperimenti che nascevano dal piano 20-20-20, su cui si sono investiti miliardi, e su dodici progetti che non hanno portato nessuna soluzione. Avremo bonifiche parziali, senza valutazione del rischio, che verranno quindi estrapolate dal totale. C'è la possibilità di bruciare il CSS in impianti non autorizzati, ossia senza la necessità di una revisione sostanziale. Non ho dubbi che questa scelta ci porterà fuori strada: sia dalla strada dell'accelerazione sui tempi e dell'efficientamento delle realizzazioni, ma anche fuori strada per quanto riguarda tutti gli obiettivi ambientali. Questo è veramente molto grave. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Caligiuri. Ne ha facoltà. CALIGIURI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, rappresentanti del Governo, quando si pensa all'Italia, dopo i luoghi meravigliosi che la natura ci ha regalato, gli splendidi monumenti frutto della nostra storia, la nostra cultura enogastronomica e le nostre tradizioni, si pensa purtroppo anche alla nostra burocrazia. Impossibile nasconderlo: la nostra è una burocrazia da record . Bisogna prenderne atto, fare mea culpa e procedere con azioni necessarie per cambiare lo stato dei fatti, come ci chiedono cittadini e imprese. Faccio parte di un Gruppo parlamentare - Forza Italia - che non si è mai astenuto dal far notare determinati bug di sistema e ha sempre lavorato per fornire soluzioni concrete, ora più che mai con i nostri Ministri e Sottosegretari, che stanno svolgendo un lavoro egregio. È il caso di quanto fatto dal ministro Brunetta, fin dal primo giorno all'opera per cercare di rendere efficiente il funzionamento della pubblica amministrazione. Il decreto-legge oggi in esame è frutto del suo lavoro, di concerto con gli altri Dicasteri, a cui estendo la mia gratitudine per il tramite del sottosegretario Bergamini, presente in quest'Aula. Credo che il segreto per il buon funzionamento di quest'esperienza di governo sia custodito in una frase pronunciata dal presidente Draghi: «Ogni spreco oggi è un torto che facciamo alle prossime generazioni». In queste parole del Premier non c'è qualunquismo, né voglia di slogan ; in quelle parole sono custoditi i sogni delle giovani donne e giovani uomini, dei nostri imprenditori e lavoratori. In questo senso, il Piano nazionale di ripresa e resilienza costituisce un unico volano da sfruttare appieno e non sono ammessi errori. Lo scorso marzo, durante gli Stati generali del Sud, ho avuto modo di confrontarmi con gli attori coinvolti nel sistema di mobilità, i quali hanno espresso le preoccupazioni comuni a tutti. Unanime era la richiesta di snellimento delle procedure e svecchiamento legislativo, perché con le procedure in vigore oggi le opere infrastrutturali con un costo superiore a 100 milioni di euro hanno un tempo di realizzazione medio di circa sedici anni. Senza il lavoro di questo Esecutivo, il rischio sarebbe stato di spendere solo il 48 per cento delle risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Fornisco qualche numero in modo da essere più chiara. La burocrazia costa alle imprese italiane 57 miliardi di euro l'anno e questo è un vero e proprio limite alla piena espressione del nostro potenziale economico. A causa della troppa burocrazia, dalla quale derivano inefficienze e scarsa qualità, l'Italia perde ogni anno 70 miliardi di euro di PIL. È quindi evidente che un intervento volto a limitare questi sprechi sia ora più che mai essenziale, alla luce dello sforzo economico che si richiederà alle future generazioni. Il decreto-legge in esame, rendendo possibile l'anticipo di 25 miliardi di euro dei fondi europei in arrivo, è la garanzia che l'Italia dovrà procedere in velocità, senza pregiudicare le legittime tutele per le imprese. Il cambio di passo è evidente: dimezzati i tempi delle valutazioni ambientali, semplificate le procedure autorizzative che riguardano anche la produzione di energia da fonti rinnovabili e ridotte le attese per le autorizzazioni per la banda ultralarga. Si accelerano gli appalti e le realizzazioni di importanti opere strategiche per l'intero Paese, semplificando, tra l'altro, le procedure per le opere di impatto rilevante (penso, ad esempio, all'alta velocità sulla tratta Salerno-Reggio Calabria). Infine, il Governo ha mantenuto la promessa di sbloccare il superbonus del 110 per cento, che è un importante incentivo per l'efficientamento energetico e gli interventi antisismici sugli edifici. Riguardo agli interventi antisismici, in particolare relativi agli edifici pubblici, faccio una richiesta all'Esecutivo. Qualche mese fa si è concluso il quadriennio del finanziamento per gli interventi di adeguamento antisismico degli edifici scolastici e diverse sono le amministrazioni che, a causa degli evidenti rallentamenti degli iter burocratici causati anche dalla situazione emergenziale ancora in atto, sono decaduti dal finanziamento. Chiedo quindi ai rappresentanti del Governo qui presenti uno sforzo al fine di superare questa difficoltà burocratica e consentire di utilizzare il denaro stanziato fino all'ultimo centesimo. Così facendo, consentiremo ai nostri figli, a partire dal prossimo anno accademico, di studiare in luoghi più sicuri. Naturalmente è tutto da considerarsi come un primo importante passo in direzione della complessa semplificazione della macchina burocratica che attendiamo ormai da troppo tempo. A questo - ne sono certa - seguiranno altri concreti e incisivi provvedimenti per far ripartire il nostro Paese in una carreggiata senza deviazioni o inversioni di marcia. La corsa dell'Italia non dovrà più arrestarsi. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Arrigoni. Ne ha facoltà. ARRIGONI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, desidero iniziare il mio intervento esprimendo solidarietà alle popolazioni colpite dai gravi eventi meteo e non solo, al popolo sardo che da giorni sta lottando contro incendi distruttivi, alle comunità flagellate da piogge torrenziali e tempeste che hanno determinato esondazioni, frane e crolli, con pesanti danni. (Applausi) . È successo in diversi Comuni, anche nelle ultime ore, nel Comasco, nel Lecchese e nella provincia di Sondrio. Presidenza del vice presidente TAVERNA (ore 18,15) ( Segue ARRIGONI). Vengo al decreto-legge. Il Senato, dopo il decreto sostegni- bis , a distanza di una manciata di giorni, è costretto a ratificare in una manciata di ore il nuovo decreto semplificazioni, peraltro senza aprire i termini neanche per gli ordini del giorno in Commissione, unici residuali spazi di manovra che erano rimasti a noi senatori. Purtroppo il ruolo di ratificatori di Palazzo Madama proseguirà la prossima settimana con il decreto che istituisce l'Agenzia sulla cybersicurezza. Comunque sia, il decreto semplificazioni dell'era Draghi è un provvedimento corposo e significativo, che dimostrerà molta più efficacia del decreto semplificazioni dello scorso anno, varato dall'Esecutivo Conte- bis che, annunciato in pompa magna, ha poi deluso le aspettative. Il decreto contiene molte norme importanti che introducono la Commissione VIA per i progetti PNRR-PNIEC, con il fast track dei procedimenti prioritari, nuove semplificazioni per il super bonus, nuove semplificazioni per gli impianti rinnovabili, nuove semplificazioni per l'economia circolare, per l'economia montana e forestale, per interventi di manutenzione e sistemazione idraulica in aree montane ad alto rischio idrogeologico. Importante anche la norma riguardante lo sviluppo del sistema energetico della Sardegna (Applausi) , con la previsione dell'emanazione di un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri. A parte qualcuno, molti sono consapevoli che per il phase out del carbone sull'isola e per avere garanzie per lo sviluppo industriale del Sulcis e non solo, il gas naturale dovrà giocare un ruolo importante. Il decreto semplificazioni è funzionale a mettere a terra gli obiettivi del PNRR, in particolare quelli della missione 2, «Rivoluzione verde e transizione ecologica», che con 70 miliardi è tra le sei missioni quella più significativa. Il decreto è funzionale anche per attuare il Piano nazionale integrato energia e clima, che è in corso di revisione per effetto dei nuovi target europei, il taglio a meno 55 per cento di CO 2 al 2030. Gli obiettivi di efficientamento energetico e rinnovabili, già sfidanti, saranno rivisti - e di molto - al rialzo. Da notare, però, che mentre si semplifica la Regione Lazio amministrata dal MoVimento 5 Stelle e dal Partito Democratico, partiti che più di altri spingono sulle rinnovabili, decide in questi giorni una moratoria di un anno per autorizzare impianti fotovoltaici. (Applausi) . Evidentemente, siamo già ai primi cortocircuiti. Le parole d'ordine di questi tempi sono ormai sostenibilità, transizione ecologica, decarbonizzazione per contrastare i cambiamenti climatici. Sono parole risuonate nello scorso week-end anche al G20 di Napoli, le cui conclusioni però hanno evidenziato l'esistenza di profondi distinguo, anzi divergenze con le posizioni assunte e confermate da Cina, India e Russia. Partendo da qui, occorre seriamente riflettere se puntare ciecamente agli obiettivi di decarbonizzazione che Bruxelles si è data, senza considerare quello che fanno gli altri player globali. In questa fase caratterizzata dall'emergenza sanitaria, che ha determinato una profonda crisi economica, occorrono crescita e occupazione. Con la svolta green , occorre evitare bagni di sangue, con l'affossamento di nostre filiere. Occorre dunque, per una transizione sana ed ecologica, adottare pragmatismo, bandendo l'ideologia ambientalista, spesso anti-impresa. (Applausi) . Occorre pensare a policy che coniugano sostenibilità ambientale, economica e sociale; applicare il principio della neutralità tecnologica e soprattutto, nel portare avanti la transizione ecologica, occorre fare attenzione ad un lato oscuro e ai più sconosciuto della stessa: il monopolio cinese. I veicoli elettrici, gli impianti fotovoltaici e i parchi eolici richiedono molti più minerali rispetto alle controparti basate sui combustibili fossili. Rispetto a un'auto convenzionale, un'auto elettrica richiede sei volte gli input di minerali; rispetto ad un impianto a gas, un impianto fotovoltaico richiede sette volte più risorse minerali, un impianto eolico on-shore nove volte e addirittura 15 per l'eolico off-shore. Queste non sono affermazioni della Lega, lo si legge nel recente rapporto dell'Agenzia internazionale dell'energia. (Applausi) . Il passaggio a quello che molti dipingono come un sistema energetico pulito determina un significativo fabbisogno di rame, litio, nichel, cobalto, zinco e terre rare. È inevitabile, dunque, che la richiesta crescente di queste materie prime, vero e proprio monopolio della Cina, che possiede anche molte concessioni minerarie in Africa, determinerà lo spostamento del baricentro della geopolitica mondiale. In Italia e in Europa dovremo certamente realizzare gigafactory per produrre batterie, pannelli fotovoltaici, elettrolizzatori per idrogeno, ma comunque sia ci legheremo mani e piedi al gigante d'Oriente per metalli e minerali. Occorre saperlo. Quello dei minerali non è il solo lato insidioso della corsa dell'Europa alla decarbonizzazione. Il vecchio continente è responsabile solo del 9 per cento delle emissioni globali di anidride carbonica e l'accelerazione di Bruxelles nel tagliare le emissioni del 55 per cento al 2030 rischia di aumentare le già forti asimmetrie esistenti nel mondo globalizzato. Portare avanti a tappe forzate il green deal europeo senza che le altre potenze economiche facciano lo stesso, come purtroppo il recente G20 dimostra, espone l'Europa ad un forte rischio di catastrofe economica, senza che l'ambiente ne benefici in alcun modo, perché il nostro sforzo verrà vanificato. (Applausi) . Per Pechino, seconda economia mondiale e primo produttore di anidride carbonica (con il 28 per cento), oggi la priorità non è decarbonizzare, ma costruire ancora centrali a carbone per produrre energia elettrica a basso costo, perché l'energia elettrica è un importante fattore di produzione. Per questo in un simile contesto internazionale, in assenza di garanzie e impegni precisi e condivisi da parte di tutti, l'Europa deve essere prudente nel cercare di essere la prima della classe, perché le policy troppo spinte verso la decarbonizzazione stanno determinando forti aumenti di prezzo delle quote di anidride carbonica che hanno portato al recente tremendo aumento delle bollette in Italia: del 10 per cento per la luce e del 15 per cento per il gas (Applausi) . Tali aumenti sono stati contenuti grazie all'intervento del Governo, che ha stanziato 1,2 miliardi (Applausi) , ma ad ottobre, con l'ultimo quadrimestre, che cosa succederà? La corsa al rialzo dei prezzi dell'energia non si fermerà e questo metterà ulteriormente in ginocchio le nostre imprese, già fiaccate dalla emergenza Covid. L'Europa, che di fronte a questi enormi rischi dovrebbe dunque puntare ad una transizione ecologica graduale e condivisa, purtroppo è pervasa da un'ideologia ambientalista, come dimostrato dalla recente proposta della Commissione europea con il pacchetto Fit for 55. L'estensione dell' emission trading scheme (ETS) ad altri settori porterà ulteriori rincari per tutti, mentre la previsione della messa al bando dal 2035 delle auto a combustione interna è pericolosa e inaccettabile. (Applausi) . Abbandonare auto a benzina, a gasolio, a GPL, a metano, anche quelle ibride di ultima generazione, in favore solo di quelle elettriche, molto costose e fuori dalla portata della maggior parte dei cittadini, significa fermare gli investimenti in ricerca e sviluppo, uccidere la nostra filiera dell' automotive e soprattutto quella della raffinazione, che si sta riconvertendo alla produzione di carburanti low carbon. Occorre sfatare il mito delle auto a spina ad emissione zero ed imporre il life cycle assessment per la valutazione del ciclo di vita e degli impatti emissivi del processo che porta produzione, esercizio, manutenzione e demolizione di un prodotto, cioè la macchina a batteria elettrica. (Applausi) . Si scoprirebbe allora che anche un'auto elettrica inquina, e non solo perché è alimentata ad energia elettrica prodotta in gran parte da fonti fossili. Il Governo italiano agisca, dunque, in sede europea per arginare questi diktat. La decarbonizzazione deve essere portata avanti con pragmatismo, applicando il principio della neutralità tecnologica, sapendo che non è possibile elettrificare tutto, a partire dai settori energivori hard to abate, come la siderurgia, la chimica, il cemento, il vetro, la carta e la ceramica, per i quali nella lunga attesa dello sviluppo dell'idrogeno a costi competitivi, il ruolo del gas naturale sarà strategico, almeno fino al 2050. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Malan. Ne ha facoltà. MALAN (FdI) . Signor Presidente, per semplificare la normativa, il Governo ha varato un provvedimento, che si è arricchito di ulteriori norme nel passaggio alla Camera, e arriva quindi ricco di ben 222 pagine di norme, che andranno poi in Gazzetta Ufficiale . Può darsi che nel medio termine questo costituirà una semplificazione. Lo vedremo e, sotto alcuni aspetti, sicuramente sarà così, perché il provvedimento contiene molte norme condivisibili. Nel frattempo, però, tutti gli uffici pubblici, gli uffici dei Comuni, i privati e le aziende dovranno studiare 222 pagine di norme. Loro avranno, forse, ancora meno tempo di noi. Queste norme infatti, sono in vigore fin dall'inizio, essendo questo un decreto-legge, e dunque se le sono trovate così, dall'oggi all'indomani. Adesso, poi, arriva anche la valanga di norme introdotte dalle modifiche apportate alla Camera, cui devono adempiere e che devono studiare. E noi, che come senatori dovremmo contribuire a scrivere tali norme di tempo praticamente non ne abbiamo. La discussione di questo provvedimento è iniziata in Commissione alle 13,15 ed è praticamente finita subito, perché non sono stati neanche aperti i termini per la presentazione degli emendamenti, né degli ordini del giorno. Gli ordini del giorno - lo dico per chi è fuori da quest'Aula - sono impegni che si chiede al Governo di assumere nell'attuazione delle norme che vengono approvate. E a questo proposito non mancavano certo le occasioni. In tal modo, i senatori avrebbero almeno avuto modo di fare il loro lavoro, cioè intervenire sull'operato del Governo. Invece, niente di tutto ciò è possibile. A causa di questo ormai sistematico monocameralismo di fatto, il Senato è totalmente esautorato. Per questo, i componenti della maggioranza si troveranno a dover votare norme che neppure loro hanno avuto il tempo di leggere, tantomeno di analizzare, né, comunque, di modificare; norme che, poi, i cittadini si troveranno a dover rispettare. Speriamo che gli errori siano pochi, perché è veramente impensabile che non ce ne siano in una tale mole di norme. Basta vedere i dati statistici. Nel frattempo, però, l'aggravio per i cittadini è notevole. La lettera inviata dal Presidente della Repubblica ai Presidenti di Senato e Camera in questi giorni, sembrerebbe scritta a proposito di questo provvedimento che non è ancora stato sottoposto alla firma del Capo dello Stato, altrimenti, ci sarebbe materia per discutere. Si prenda il titolo, che ha un respiro già molto ampio. Questo decreto-legge dovrebbe recare misure di governance (naturalmente, perché in italiano, a quanto pare, non esiste la parola governo o governanza) del Piano nazionale di ripresa e resilienza e prime misure di rafforzamento delle strutture amministrative e di accelerazione e snellimento delle procedure. Ebbene, nonostante questo titolo molto ampio, sarebbe lungo l'elenco degli articoli e dei commi che non hanno nulla a che fare con queste indicazioni. Qual è il problema? Il problema è che la Costituzione e la giurisprudenza della Corte costituzionale dicono che bisogna fare altrimenti e anche la lettera del Capo dello Stato dice che bisogna fare altrimenti. Il problema è che non ci sono garanzie per i cittadini. Non vi è garanzia che le norme siano fatte con un certo criterio, che siano leggibili con un minimo di facilità e con un approccio minimo al quale non sia necessario affiancare una serie di ricerche, che oggi, grazie a Internet, si fanno velocemente, ma non sempre. Tra queste misure, poi, vengono introdotte, anche modifiche pressoché costituzionali, perché la cabina di regia presidenzialista che viene delineata non è una cosa da poco, visto che gestisce le enormi risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Il fatto è che, se c'è un regime presidenzialista, il Capo del Governo dovrebbe essere eletto direttamente dai cittadini. Altrimenti, se non lo è, se tutto resta in capo al Governo e se il Parlamento è lì solo per dire sì a scatola chiusa, si pone un problema di tenuta istituzionale. Per fare un esempio di ciò che può essere infilato in un provvedimento, quando si schiaffano 222 pagine di norme, tutte in un colpo solo, sotto un titolo generico, cito l'articolo 47- ter¸ cheho visto poco fa, nonostante il poco tempo a disposizione, che è una marchetta - chiedo scusa per la parola, a chi conosce le origini etimologiche della stessa - riguardante coloro che hanno le concessioni autostradali, che del resto sono una nota categoria di poveri. La norma però non serve a coloro che hanno vinto la concessione autostradale dopo una gara o con una finanza di progetto, in cui c'è almeno una qualche forma di competizione, ma consente a coloro che le hanno vinte senza tali procedure di fare ancora i lavori, per un anno, senza metterli a gara, a loro volta, neppure all'80 per cento. Questo vuol dire che li faranno da sé, con aziende interne, aggiungendo un vantaggio ai profitti già enormi delle autostrade, che sono tutti direttamente conseguiti sulla pelle dei cittadini e degli utenti autostradali, che siano privati che vanno in vacanza, coloro che utilizzano l'autostrada per lavoro o anche coloro che devono pagare le merci che passano attraverso le autostrade. Tutti questi profitti, già enormi, saranno dunque incrementati per il fatto che essi potranno affidare i lavori a chi vogliono, quindi ad aziende o a gruppi amici, che possono realizzare ulteriori profitti anche su questo. Si propone dunque un privilegio particolare per coloro che hanno ottenuto le concessioni autostradali, senza aver dovuto faticare, secondo il motto «ti piace vincere facile». Cito quasi a titolo umoristico il fatto che, paradossalmente, subito dopo questa norma, che è palesemente una sovvenzione per coloro che non hanno dovuto affrontare alcun tipo di competizione, c'è un articolo che, in modo del tutto generico, secondo me senza alcuna portata reale e concreta, dice che si incoraggia la concorrenza. Subito prima, però, nell'articolato troviamo una norma che incoraggia la non concorrenza, consentendo ulteriori privilegi a coloro che non hanno mai dovuto affrontare una gara o una competizione. Come si può dunque essere a favore di un coacervo di norme come queste? Per fortuna, in un certo senso, il Governo metterà la fiducia, impedendo persino formalmente all'Assemblea di esprimersi, cosa che in ogni caso non avrebbe potuto fare, perché il decreto-legge scade venerdì e, di conseguenza, essendo all'opposizione, Fratelli d'Italia voterà ovviamente contro. Del resto, a scatola chiusa non compriamo nulla e se poi, quando apriamo la scatola, vediamo cose di questo tipo, allora siamo veramente e fermamente convinti, sempre di più, della nostra posizione all'opposizione. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Stefano. Ne ha facoltà. STEFANO (PD) . Signor Presidente, onorevoli colleghi e colleghe, rappresentanti del Governo, giunge all'esame anche della nostra Assemblea il decreto-legge n.77 del 2021, che stabilisce la governance del PNRR e individua misure di semplificazione delle procedure amministrative, necessarie all'attuazione di un piano ambizioso. Si tratta di un passaggio che purtroppo, come ormai spesso accade, in Senato è meramente formale, in una sorta di dimensione nuova, che viviamo - quella di un monocameralismo di fatto - ma che è comunque fondamentale, per dare il via ad un provvedimento che permette al nostro Paese di farsi trovare pronto per la sfida del PNRR, a cui molto abbiamo lavorato nei mesi scorsi, anche in sede parlamentare, per definire programmi, misure e destinazione delle risorse. Come afferma l'articolo 1 del decreto-legge in esame, diamo diretta attuazione agli obblighi derivanti dal regolamento n. 241 del 2021, sul recovery and resilience facility , divenuto ormai noto nelle nostre discussioni, e procediamo in primo luogo a definire l'organizzazione della gestione del piano. Bene, quindi, l'istituzione della cabina di regia presso la Presidenza del Consiglio, che dovrà consentire una centralizzazione delle funzioni di indirizzo nei confronti dei vari soggetti che saranno chiamati a dare attuazione al Piano e che dovrà fungere anche da stanza di compensazione delle eventuali criticità che dovessero insorgere, e che pure sono in qualche modo immaginabili. Bene anche la valorizzazione del ruolo delle Regioni, dei Comuni, delle Province e dei soggetti del partenariato economico, sociale e territoriale, anch'essi chiamati a dare il loro contributo nella cabina di regia. Bene anche il titolo II della parte prima sui poteri sostitutivi che specifica un punto che avevamo segnalato nelle nostre relazioni in fase di predisposizione del PNRR. Si prevede infatti che, qualora la mancata azione di Regioni o enti locali in qualità di soggetti attuatori metta a rischio il conseguimento degli obiettivi intermedi e finali, operi una procedura di sostituzione dell'amministrazione inadempiente affinché, anche tramite un commissario ad acta , siano adottati gli atti necessari all'esecuzione dei progetti. Come tutti i colleghi e le colleghe sanno, sono stati due i punti che abbiamo e che ho cercato in prima persona di valorizzare in questi mesi. Il primo è il rilancio del nostro Mezzogiorno. Non mi stancherò mai di parlare di questo. Molto è stato detto e scritto sul fatto che il PNRR rappresenti un'occasione unica per avviare il rilancio del Mezzogiorno e per la ripresa del processo di convergenza con le aree più sviluppate del Paese. Lo abbiamo rappresentato con forza nei documenti parlamentari e in tutte le iniziative politiche che abbiamo portato avanti in questi mesi. Anche oggi, nella Commissione che mi onoro di presiedere, nel nostro parere abbiamo voluto metterlo bene in evidenza. Abbiamo avuto anche ripetute interlocuzioni con i ministri Provenzano, prima, e Carfagna, poi, affinché le risorse del PNRR affluissero nella misura di almeno il 40 per cento alle Regioni del Mezzogiorno. Molti progetti del Piano avevano una destinazione territoriale specifica, ma molti altri erano a gestione di amministrazioni centrali, quindi con il rischio di perdere una parte delle risorse. In tal senso c'erano stati alcuni allarmi lanciati dagli organi di stampa che lamentavano una perdita di fondi per le Regioni meridionali. Ecco perché sono soddisfatto della previsione contenuta nel decreto-legge, per cui le amministrazioni centrali titolari di interventi previsti nel PNRR dovranno assicurare il vincolo di destinazione del 40 per cento delle risorse allocabili territorialmente alle Regioni del Mezzogiorno attraverso bandi che prevedano, però, delle clausole, come bene si è impegnata la ministra Carfagna anche in quest'Aula rispondendo a una mia interrogazione. Si tratta di una specificazione doverosa che permetterà a tutte le amministrazioni di operare al meglio per la riduzione di quei divari territoriali che l'Europa ci chiede da troppo tempo di rimuovere, di sanare. Non è conforme ad essa, ad esempio, prevedere un punteggio maggiorato per gli enti che possono offrire un cofinanziamento alle risorse del PNRR. Questo significherebbe infatti che i Comuni del Mezzogiorno sarebbero in parte tagliati fuori dai bandi, visto che sono in situazioni di dissesto e pre-dissesto, e non per responsabilità degli amministratori locali, o almeno non sempre. I divari, così, anziché diminuire, rischiano di aumentare, anzi, aumenterebbero sicuramente. La norma di legge contenuta nel decreto-legge che oggi discutiamo eliminerà questo rischio perché i bandi dovranno vincolare il 40 per cento delle risorse disponibili alle Regioni del Mezzogiorno. Si tratta di una precisazione importante e decisiva che abbiamo molto apprezzato. Il secondo punto su cui mi soffermo velocemente - e mi avvio alla conclusione - è il ruolo del Parlamento. Abbiamo già contribuito, durante l'esame delle linee guida e del progetto di Piano nazionale di ripresa e resilienza, supportando l'azione del Governo nella fase di predisposizione dei documenti, evidenziando criticità e spesso suggerendo proposte e temi che io credo abbiano di molto modificato l'impianto che poi abbiamo inviato a Bruxelles e che Bruxelles ha apprezzato. Ora dobbiamo cambiare schema e porci nella condizione di chi dovrà garantire l'effettiva realizzazione dei tanti progetti e delle tante riforme che il PNRR ci assegna come Paese. Le norme approvate alla Camera sul monitoraggio da parte del Parlamento, che forse - lo dico con grande onestà intellettuale - avremmo voluto anche un po' più incisive e che forse dovremo immaginare di completare in corso d'opera, dovranno servire a far sì che tra soggetti attuatori, Governo e Camere si sviluppi una dialettica proficua, nel generale interesse del Paese al completamento dei progetti concordati con le istituzioni europee e all'ottenimento delle relative risorse. L'attuazione del PNRR è una sfida per tutti noi e dovremo essere pronti, anche come Parlamento, a continuare a dare il nostro contributo. È una sfida che non possiamo fallire. Non possiamo fallire nella riduzione delle differenze di genere, generazionali e territoriali. È una sfida che dobbiamo interpretare con tutte le migliori energie e risorse. È una sfida che per il Mezzogiorno vale doppio. È finito il tempo in cui si poteva immaginare di scaricare sugli amministratori locali del Mezzogiorno la responsabilità delle divergenze, delle differenze, dei differenti standard nei servizi infrastrutturali che noi viviamo in quel territorio. Dobbiamo affrontarla insieme, perché i diritti universali e le infrastrutture non sono un tema nelle mani e nelle prerogative degli amministratori locali, ma abbiamo bisogno che se ne faccia carico uno Stato democratico e civile. È questo un tema prezioso su cui io non demorderò; condurrò una battaglia insieme a tanti altri colleghi, ma mi sembra che le indicazioni contenute in questo decreto-legge ci aiutino a coltivare la speranza di poter raggiungere un piccolo sogno e di conquistare qualche spazio di civiltà anche nel Mezzogiorno d'Italia. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Moronese. Ne ha facoltà. MORONESE (Misto) . Signor Presidente, colleghi, cittadini, è con profonda amarezza che intervengo sulla conversione in legge del decreto-legge 31 maggio 2021, n. 77, constatando che su un provvedimento così strategico per il Paese la centralità del Parlamento è stata nuovamente calpestata. Il disegno di legge è stato assegnato ieri alle Commissioni del Senato e oggi arriva in Assemblea; nessuna possibilità di presentare emendamenti in Commissione in sede referente, nessuna discussione, neanche il tempo di poter leggere il testo approvato dalla Camera dei deputati. Questo decreto-legge sembra, da una parte, una palese dichiarazione di guerra all'ambiente e, dall'altra, un regalo ai lobbisti e ai criminali ambientali, cui arriva il messaggio che del nostro territorio possono fare quello che vogliono, senza limiti e senza controlli e con i migliori omaggi del Governo Draghi. Questo provvedimento smantella gran parte del minuzioso lavoro svolto per la protezione dell'ambiente e per la salute dei cittadini e mina irreversibilmente i principi che mi hanno sempre guidata nel mio lavoro e nell'esercizio della carica di Presidente della Commissione ambiente. Non potrei, con il tempo che ho a disposizione, elencare tutte le norme scellerate contenute in questo provvedimento, ma almeno alcune di esse devo spiegarle, non tanto a voi che vi apprestate a breve a votare favorevolmente, quanto ai cittadini, che devono sapere chi sono i responsabili dei disastri che da qui a minimo trent'anni si verificheranno. Vi suggerirei, pertanto, di avere la decenza di non fare dichiarazioni di solidarietà nei confronti del popolo sardo, emiliano, campano e di tutte quelle popolazioni che devono subire i danni dei disastri ambientali, naturali e criminali. Cerchiamo allora di approfondire qualche articolo. Per effetto delle abrogazioni previste all'articolo 18, comma 1, lettera a) , punto 2, viene cancellato il principio secondo cui l'individuazione delle aree per la realizzazione delle opere, degli impianti e delle infrastrutture previste nel PNRR e nel PNIEC deve avvenire nel rispetto delle esigenze di mitigazione degli effetti dei cambiamenti climatici, di tutela del patrimonio culturale e del paesaggio, delle aree agricole e forestali, della qualità dell'aria, dei corpi idrici e del suolo. Quindi mi chiedo e vi chiedo: come si può parlare di transizione ecologica e di futuro sostenibile del Paese se, pur di realizzare opere e impianti che possono avere impatti ambientali pesanti, lo si fa senza tener conto di criteri così importanti? Semplificare non significa vanificare gli sforzi profusi dagli enti di controllo deputati alle procedure di verifica e valutazione degli impatti ambientali. Anche su questo tema evidenzio che, con l'articolo 19, si invertono i ruoli tra autorità di controllo e proponente, mettendo in capo a quest'ultimo la possibilità di indicare le condizioni ambientali sulle quali l'autorità di controllo si deve esprimere, al fine di non assoggettare un progetto al procedimento di valutazione di impatto ambientale. Questo significa consentire a chi ha l'interesse economico alla realizzazione dell'opera di proporre all'autorità competente le condizioni ambientali ad hoc per poter sfuggire ad una valutazione ambientale più ampia e approfondita. Inoltre, all'articolo 21 è prevista la riduzione dei tempi per la consultazione pubblica da sessanta a trenta giorni, mortificando di fatto i cittadini e impedendo loro di partecipare per poter decidere sulle sorti del proprio territorio. La consultazione pubblica è un principio mutuato dalla direttiva UE n. 52 del 2014 in materia di VIA e rappresenta uno strumento fondamentale per garantire un confronto moderno, democratico e trasparente. Togliamo un diritto ai cittadini, da una parte, e facciamo un bel regalo ai lobbisti, dall'altra. Lo stesso avviene per il fotovoltaico, all'articolo 31. La norma vigente prima del decreto prevedeva che la realizzazione di impianti fotovoltaici in aree industriali non fosse sottoposta alla verifica di assoggettabilità a VIA per impianti fino a un megawatt. Ebbene, questo limite è stato portato a 10 megawatt e addirittura innalzato a 20 megawatt alla Camera. Questi megaimpianti, che potranno tra l'altro essere realizzati anche in discariche o cave dismesse, non possono non avere ricadute irreversibili sul paesaggio e l'ambiente. Ma voi avete tolto anche la possibilità di verificarlo, impedendo qualsiasi progetto di recupero ambientale. All'articolo 33 avete macchiato una norma buona come il superbonus 110 per cento, concedendo ai proprietari di immobili parzialmente o totalmente abusivi di ricevere gli incentivi, inventandovi una "bella" sanatoria generalizzata. Ovviamente, quegli edifici che stavano per essere demoliti perché abusivi ora resteranno dove sono, perché lo Stato gli dà pure gli incentivi: ottimo messaggio per gli abusivi, complimenti. Gli ultimi due articoli, a cui tengo maggiormente perché sono i peggiori di tutti, sono il 34 e il 35. All'articolo 34 si parla di end of waste e non potete non ricordarvi quanto siamo riusciti, dopo tanto lavoro, ad approvare durante il Governo Conte II: una norma che aggiungeva al testo unico ambientale l'articolo 184- ter ; una norma che aveva sbloccato uno stallo cronico e riformato la normativa sull' end of waste prevedendo che le autorizzazioni per i processi industriali che portano alla cessazione della qualifica di rifiuto potessero essere rilasciate caso per caso dalle Regioni e dalle Province, che si dovevano però attenere a quanto previsto dalla direttiva europea di riferimento (la direttiva CE n. 98 del 2008) e ai requisiti che avevamo inserito nella norma stessa. Ma avevamo anche previsto un sistema di monitoraggio e di controllo da parte dell'ISPRA e delle ARPA regionali che, a campione e post autorizzazione, avrebbero dovuto verificare che negli impianti semplicemente avvenisse ciò per cui erano stati autorizzati, pena il ritiro dell'autorizzazione se non fossero stati in regola. L'articolo 34 del decreto-legge semplificazioni cancella di fatto i commi dell'articolo 184- ter in tema di controlli. Mi chiedo: se questo decreto è stato voluto soprattutto per semplificare e accelerare le procedure delle autorizzazioni, perché cancellare i controlli che invece sono previsti dopo aver avuto l'autorizzazione? Probabilmente chi deve operare nella miscelazione dei rifiuti non voleva essere disturbato e voi lo avete accontentato. Pensate alla responsabilità dei danni alla salute che ne deriveranno e che vi siete assunti. In ultimo, mi soffermo sull'articolo 35 contenente misure di semplificazione per la promozione dell'economia circolare. I commi 2 e 3 non sono altro che un enorme e ingiustificato regalo alle lobby delle cementerie. Consentire la sostituzione dei combustibili tradizionali con combustibile solido secondario (CSS), che altro non è che rifiuto, in impianti o installazioni già autorizzati, senza che ciò rappresenti una modifica o una variante sostanziale dell'autorizzazione, rappresenta un serio pericolo e un affronto ai tanti, tantissimi cittadini e comitati che in questi anni si sono rivolti alle istituzioni con una disperata richiesta di aiuto. Grazie al famigerato decreto Clini, nel 2013, il CSS è diventato magicamente un end of waste . Si è permesso che questi rifiuti venissero bruciati nei cementifici, ma questi sono impianti che, a livello tecnico, non sono dotati di idonei sistemi di abbattimento degli inquinanti contenuti nei fumi e quindi sono addirittura più pericolosi degli inceneritori. Il paradosso ancora più grande è però che la direttiva europea n. 851 del 2018, relativa ai rifiuti, stabilisce che i rifiuti utilizzati come combustibile non sono computati ai fini del conseguimento degli obiettivi di riciclaggio. Quindi, a quale norma di promozione dell'economia circolare si riferisce questo articolo 35? Queste sono solo alcune delle misure nefaste contenute in questo decreto-legge. Ora veniamo al commento politico. Alle altre forze politiche non mi rivolgo, perché da sempre sognavano un decreto di tale portata, ma ai miei ex colleghi del MoVimento 5 Stelle sì. Ricordate nel novembre 2014? Votammo il decreto cosiddetto sblocca Italia di Renzi, nel quale, fra le varie cose, si dichiaravano strategici inceneritori e trivelle. Noi ci opponemmo e per questo molti di noi furono puniti con la sospensione dei lavori di Aula e Commissione per dieci giorni e fummo anche denunciati alla procura della Repubblica per aver rallentato il voto in Aula. Lo sblocca Italia non è niente in confronto a quello che è previsto in questo decreto-legge. Mi chiedo allora come sia possibile che rimaniate in ossequioso silenzio e siate pronti a votare favorevolmente questo decreto che annienta quella che era la nostra prima stella, l'ambiente. La coerenza nei principi e la salvaguardia dell'ambiente era ciò che ci contraddistingueva da tutto il resto. Voi vi siete piegati e vi siete assuefatti al sistema; avete venduto la stella dell'ambiente alla bancarella di Draghi in cambio di che cosa? Questo è un tradimento che gli italiani non vi perdoneranno e di certo neanche io. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Gallone. Ne ha facoltà. GALLONE (FIBP-UDC) . Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, colleghi, oggi siamo in quest'Aula per approvare e rendere operativo un decreto che nel suo titolo informale contiene una parola d'ordine, un imperativo categorico, un termine che farà la differenza tra lo sviluppo e la crescita del Paese rispetto alla possibilità nefasta di rimanere al palo. Questa parola è «semplificazione», la prima grande riforma senza la quale perdono senso tutte le altre. Nella tragedia sanitaria, nella difficoltà sociale ed economica del Covid, un effetto positivo la pandemia lo ha prodotto: si è ingenerata finalmente la consapevolezza dello stato di necessità del Paese rispetto a un sistema burocratico ormai diventato un'armatura di gesso, ingestibile, paralizzante. L'Italia è il Paese che ha fatto dell'ingegno la propria materia prima. È un Paese la cui ossatura è formata dalle piccole e medie industrie, dal manifatturiero, dalle attività produttive. È un Paese in cui la libera iniziativa produce capolavori, ma è anche un Paese dove la capacità di creare prodotto e lavoro viene frenata, messa in difficoltà e osteggiata da un sistema burocratico complesso, ingiustificato e ormai pletorico per un Paese che non solo deve dimostrare resilienza - termine che vuol dire tornare come si era - ma necessita di crescere e di evolversi. Il Piano nazionale di ripresa e resilienza - lo abbiamo sostenuto, ripetuto e continueremo a ripeterlo - è un'occasione unica per rilanciare il Paese, che dovrà dimostrare di saper trasformare un debito in leverage , in una leva per produrre redditività, crescita e lavoro. È stato molto chiaro il presidente Draghi nel suo discorso di insediamento, nel suo passaggio darwiniano. Il Governo sosterrà l'intraprendenza, cioè chi saprà dimostrare non solo di resistere passivamente, come dicevo prima, di tornare come prima, ma di sapersi evolvere. Il provvedimento oggi al nostro esame necessiterà di ulteriori passaggi e altri momenti. Questo è un primo step . Il Senato oggi non ha la possibilità di esprimersi come vorrebbe e questo ormai è un dato di fatto; allo stesso tempo domani dovremo esaminare un altro provvedimento importante, che è quello sul reclutamento, dove abbiamo avuto noi la possibilità di intervenire. Quindi, ognuno fa la propria parte in questo sistema integrato. Questo provvedimento è comunque la fionda che aspettavamo per consentire di scardinare l'armatura soffocante che opprime il Paese, che impedisce ai tanti ingegnosi di realizzare gli obiettivi di crescita e creare nuovi posti di lavoro. Per far marciare rapidamente il PNRR era indispensabile eliminare i colli di bottiglia che avrebbero potuto ritardare gli investimenti, l'attuazione dei progetti, mettendo a rischio l'intera strategia per il rilancio del Paese o almeno cominciare a farlo. Grazie a questo provvedimento, che è la prima pietra miliare del PNRR, l'Italia potrà ottenere a breve l'anticipo di 25 miliardi sui circa 200 miliardi di fondi UE che spettano al nostro Paese. Adesso non ricorderò tutte le semplificazioni contenute all'interno del decreto-legge, in particolare quelle che a me stanno particolarmente a cuore, che riguardano la green economy , le velocizzazioni per l'installazione di impianti, il dissesto idrogeologico, le zone economiche speciali (ZES), il codice degli appalti e il superbonus al 110 per cento. Insomma, ce ne sono veramente tante. L'opposizione dice che ci sono tanti articoli: ebbene, ci sono tanti articoli perché ci sono tante semplificazioni, tanti temi, tanti argomenti che meritavano di essere di essere toccati e semplificati. È evidente quanto questo decreto sia decisivo per realizzare le opere del Piano nazionale di ripresa e resilienza, ma anche per determinare un cambio culturale e strutturale del nostro sistema statale, fattore decisivo di competitività, visto che da diverse analisi, in particolare quella dell'ufficio studi di Confcommercio, le inefficienze della pubblica amministrazione incidono in modo diretto sulla crescita dell'economia nazionale, con una perdita di circa 70 miliardi di PIL. Questo non ce lo possiamo permettere. Il recovery plan è forse la più grande sfida di modernizzazione che il nostro Paese si trova ad affrontare dal dopoguerra, una sfida di grande ricostruzione dopo una lunga crisi aggravata da questa terribile pandemia. Quindi, noi oggi, pur dispiaciuti di non aver potuto dare un ulteriore contributo, ma sicuramente consapevoli che non mancheranno future occasioni, siamo contenti che la semplificazione non sia più soltanto una parola, ma diventi effettivamente e oggettivamente un percorso e una realtà. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pazzaglini. Ne ha facoltà. PAZZAGLINI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, onorevoli rappresentanti del Governo, colleghi, venti anni fa, appena eletto sindaco, chiedevo ai dipendenti comunali come avessero intenzione di interpretare il loro ruolo, che cosa avessero intenzione di fare: se essere un filtro tra il privato e il risultato da raggiungere, oppure se essere uno strumento tra il progetto da realizzare e il privato cittadino. Era un po' una provocazione, un po' un ragionamento filosofico, che però aveva delle implicazioni profonde, perché è evidente a tutti che se la pubblica amministrazione inizia a collaborare con il privato nel perseguimento del proprio obiettivo, la realizzazione avviene in tempi più rapidi e in maniera più efficace. Finalmente, dopo venti anni, ecco un provvedimento che va nella direzione da me auspicata: finalmente, perché si punta a cambiare quello che sarà il rapporto tra pubblica amministrazione e privati, perché è quello che serve al Paese. Sappiamo tutti che questo provvedimento è funzionale al PNRR. Sappiamo tutti che le risorse del recovery plan dovranno essere spese entro il 2026, ma sappiamo tutti altrettanto bene che l'Italia non è mai stata brava a spendere rapidamente e bene le risorse o quantomeno non lo è stata fino a che la Lega non è diventata motore trainante di un Governo. (Applausi) . Questo è avvenuto dopo la tragedia del ponte Morandi, reduci dall'esperienza del terremoto del Centro-Italia del 2016, quella che all'epoca definivo come la base di una delle peggiori ricostruzioni d'Italia; i fatti poi mi hanno dato ragione, visto che a cinque anni stiamo iniziando ora a ripartire, anche grazie alle semplificazioni che sono state introdotte nel frattempo. Come dicevo, ciò è avvenuto finché la Lega non ha deciso di cambiare il paradigma e introdurre un modello che è poi diventato un riferimento anche culturale e un esempio da seguire, ripetere e replicare, indicato da tutti come modello di efficacia ed efficienza non solo per la ricostruzione di un ponte, ma anche per ciò che diventerà il nostro vero recovery plan, il nostro vero decreto ristori. Infatti, la possibilità di spendere in maniera rapida ed efficace le risorse del recovery plan ci consentirà di creare centinaia di migliaia di posti di lavoro. La creazione di posti di lavoro, a sua volta, creerà economia e, grazie a questo, il Paese potrà finalmente ripartire. Mi piacerebbe poter parlare delle misure contenute nel provvedimento, ma il tempo è tiranno e potrò permettermi solo di accennare ad alcune di esse, rispondendo anche a coloro che vedono sempre il bicchiere mezzo vuoto. A mio avviso, è un problema in parte anche caratteriale, di cultura politica e personale e non tanto perché la Lega non veda il bicchiere mezzo vuoto. Anzi, io personalmente, ma anche la Lega vediamo sempre il bicchiere mezzo vuoto ma non già per puntare il dito e criticare, bensì per cercare di migliorare i provvedimenti e fare quello che serve e che anche in questo caso è stato fatto grazie alla collaborazione dei colleghi della Camera dei deputati. (Applausi) . Non sto dicendo che il provvedimento è perfetto e realizza tutto quello che avremmo voluto (personalmente, nemmeno sarei capace di realizzare un provvedimento perfetto). La domanda che dobbiamo porci non è questa, ma deve essere la seguente: questo provvedimento è utile al Paese? Colleghi, senza dubbio alcuno rispondo che è certo che questo provvedimento è utile. Anzi, vado oltre dicendo che questo provvedimento per me è indispensabile perché introduce misure in un settore che, a mio parere, dovrebbe essere il nostro vero recovery plan, ossia il turismo, che - tra diretto e indotto - crea centinaia di miliardi di euro di PIL. Inoltre, il provvedimento introduce strumenti a favore delle piccole e medie imprese, che sappiamo tutti essere la vera colonna portante della nostra economia. Noi produciamo non quantità, ma qualità. E la qualità la producono le nostre piccole e medie imprese. (Applausi) . Il provvedimento in esame è fondamentale perché sblocca le opere pubbliche. Quante volte in questa sede abbiamo sentito parlare di effetto leva, moltiplicatore e Piano Marshall? La storia dimostra che le opere pubbliche creano e ricostruiscono l'economia di un Paese e che anche dopo una guerra sono fondamentali perché contengono soluzioni per la montagna. Vengo da un Comune montano e, da ex sindaco, so perfettamente quanto sia difficile realizzare quelle opere che possono mitigare il rischio idrogeologico. Si dice sempre che prevenire è meglio che curare, ma la prevenzione non può essere fatta nemmeno da enti pubblici e Comuni. In questo provvedimento si introducono misure finalizzate a questo. Visto che il tempo a mia disposizione si sta esaurendo, mi soffermo brevemente sulle misure a favore della digitalizzazione, le quali ci consentirebbero di perseguire uno degli obiettivi fondamentali per il reinsediamento nell'entroterra, ossia il superamento del gap tecnologico che, insieme ai gap di servizi e infrastrutturale, deve essere colmato al fine di recuperare il nostro entroterra e le nostre montagne. Il provvedimento contiene molte altre misure positive di cui parleranno più compiutamente i miei colleghi. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice L'Abbate. Ne ha facoltà. L'ABBATE (M5S) . Signor Presidente, onorevoli colleghi e rappresentante del Governo, voglio iniziare il mio discorso riportando la vostra attenzione sul summit G20 che si è tenuto a Napoli, che ha visto protagonisti i Ministri dell'ambiente e dell'energia dei Paesi più ricchi del mondo. La conferenza aveva come scopo quello di rilanciare e rafforzare gli obiettivi climatici dell'Accordo di Parigi del 2015, soprattutto in vista del vertice delle Nazioni Unite sul clima, la COP26. Molti hanno detto che l'accordo è stato un fallimento, ma non è così. È giusto ribadire che lo staff del Ministero della transizione ecologica e lo stesso ministro Cingolani sono riusciti a portare a casa 58 punti all'ordine del giorno su 60 e questo è un grande successo per l'Italia; come ha detto in un'intervista il Ministro, aver convinto i grandi ad affrontare insieme quei temi è stata una novità assoluta, da considerare come un successo della Presidenza italiana, come d'altra parte ci è stato riconosciuto da tutte le delegazioni. Certo, c'è da dire che non è un successo per quelle Nazioni che, come al solito, si sono svincolate; l'hanno fatto anche nei summit mondiali gli altri anni, nelle altre COP - lo ricordo bene, quando ho partecipato con il ministro Sergio Costa alle ultime due - mentre l'Italia, anche allora, è stata sempre esemplare sui trattati internazionali. Tutti i Paesi hanno concordato che, soprattutto dopo la fase pandemica, la transizione energetica verso le energie rinnovabili è uno strumento per la crescita socio-economica, inclusiva e veloce, per la creazione di posti di lavoro. È una transizione giusta che non lascia nessuno indietro. La comunità internazionale del G20 riconosce nella scienza un ruolo fondamentale su cui la politica deve basarsi e soprattutto viene riconosciuto uno stretto nesso tra clima ed energia e la necessità di ridurre le emissioni globali e migliorare l'adattamento al cambiamento climatico, quello che sta causando tutto quello che stiamo vedendo in Italia e anche in altri Paesi in questi giorni. Rimane centrale il ruolo dell'impegno finanziario dei 100 miliardi, così come previsto dall'Accordo di Parigi, con l'impegno di aumentare i contributi ogni anno fino al 2025. La transizione, quella vera, è necessaria e indispensabile, ma dev'essere appunto giusta e assicurare sostegno e solidarietà alle categorie e ai Paesi più fragili. Vi ho parlato di questo perché è chiaramente collegato a quello che oggi stiamo dicendo in Aula, dove stiamo parlando del decreto semplificazioni, che ovviamente è collegato all'obiettivo di neutralità climatica. Lasciatemi prima di tutto ringraziare tutti i colleghi e le colleghe della Commissione ambiente della Camera, che hanno lavorato duramente in queste settimane su questo importante provvedimento. Il MoVimento 5 Stelle è stato impegnato costantemente per introdurre norme più coerenti con la transizione ecologica rispetto alla prima stesura del testo e, nonostante questo intenso lavoro, il testo ha ancora delle storture - chiamiamole così - che non vanno nella direzione della tutela dell'ambiente e rispetto alle quali auspico si possa trovare rimedio nei prossimi provvedimenti. Come MoVimento 5 Stelle, ma anche come comunità, non possiamo tollerare che vi sia la possibilità di bruciare i rifiuti con un'autorizzazione semplificata negli inceneritori e in altri tipi di impianti o che viga la libera circolazione del combustibile solido prodotto dai rifiuti. (Applausi) . Parliamo sempre di economia circolare: lo facciamo in tutto l'Emisfero, all'interno della strategia green new deal e anche nella missione 2 del Piano nazionale di ripresa e resilienza; significa tutelare la materia, ma qui non ho trovato semplificazioni per controllare e supportare le decine di nuovi prodotti che richiedono nuove tecnologie per poter procedere al loro riciclo. Non ci sono semplificazioni per migliorare le percentuali di raccolta differenziata e di riciclo; mi aspettavo qualcosa anche sulla simbiosi industriale, ma non c'è. Nell'Allegato I- bis , invece, nell'elenco delle opere strategiche per il Piano nazionale integrato energia e clima 2030, inseriamo nuovi impianti per la produzione di energia da residui e rifiuti. Vi dico che non servono. Certo, ho sempre detto che non vi è un rendimento del 100 per cento e quindi non possiamo trasformare tutto il rifiuto in risorsa, perché abbiamo sempre un indifferenziato; poi c'è il discorso dell'etica, dato che non possiamo certo mandare l'indifferenziato all'estero, ma dobbiamo essere noi a gestirlo. Dagli ultimi rapporti ISPRA sulla gestione dei rifiuti, però, l'Italia è al top europeo per riciclo e recupero di materia e, di conseguenza, c'è stata una riduzione del numero di impianti che bruciano rifiuti dell'11 per cento. La tecnologia, la raccolta differenziata e la collaborazione dei cittadini stanno riducendo la necessità di incenerire i rifiuti, allora perché costruirli? Una reazione di combustione produce anidride carbonica e gas serra, oltre ad altri microinquinanti cancerogeni. Vogliamo la neutralità climatica nel 2050, parliamo di decarbonizzare e poi vogliamo aprire nuovi inceneritori? Tutto ciò non è coerente. Non c'è coerenza neanche con le priorità stabilite dalla Commissione europea per i progetti del Piano nazionale di ripresa e resilienza, con il principio do no significant harm (non arrecare alcun danno significativo). Noi del MoVimento 5 Stelle abbiamo lavorato nel processo emendativo per migliorare il testo e siamo riusciti a vincere alcune battaglie: dai vaccini all'ambiente, dal superbonus ai risparmi in bolletta per i cittadini. C'è la norma che regola e frena l'eolico selvaggio, quella che consente di fissare piccoli impianti fotovoltaici anche su strutture diverse dagli edifici. Penso altresì all'emendamento sul deposito cauzionale per regolarizzare e migliorare il recupero degli imballaggi, per continuare dunque la nostra battaglia plastic free, per recuperare vetro e alluminio come richiesto dagli obiettivi del decreto legislativo n. 116 del 2020 sull'economia circolare. Nel Piano nazionale di ripresa e resilienza con un nostro emendamento garantiamo un maggior controllo sulla gestione dei fondi del recovery plan, valorizzando il ruolo dell'Autorità nazionale anticorruzione. Le famiglie non si ritroveranno più in bolletta oneri che derivano da debiti non pagati da alcuni venditori e che finora venivano coperti smaltendoli su tutti i cittadini: milioni di euro finora caricati sui cosiddetti oneri generali del sistema ora diventeranno risparmio per le famiglie. Il MoVimento 5 Stelle ha dimostrato anche in questa occasione di essere una forza politica responsabile e attenta ai bisogni dei cittadini e dell'ambiente. Continuiamo a svolgere il nostro compito di custodi dei nostri territori e a essere un'unica comunità che deve andare oltre la crisi e guardare con speranza e serenità al 2050. Il MoVimento 5 Stelle c'è e ci sarà sempre. (Applausi) . PRESIDENTE . Dichiaro chiusa la discussione generale. Il rappresentante del Governo non intende intervenire in sede di replica. Ha chiesto di intervenire il ministro per i rapporti con il Parlamento, onorevole D'Incà. Ne ha facoltà. D'INCA', ministro per i rapporti con il Parlamento . Signora Presidente, onorevoli senatori, a nome del Governo, autorizzato dal Consiglio dei ministri, pongo la questione di fiducia sull'approvazione, senza emendamenti né articoli aggiuntivi, dell'articolo unico del disegno di legge n. 2332, di conversione del decreto-legge 31 maggio 2021, n. 77, nel testo approvato dalla Camera dei deputati. PRESIDENTE . La Presidenza prende atto della posizione della questione di fiducia sull'approvazione del disegno di legge di conversione del decreto-legge n. 77, nel testo identico a quello approvato dalla Camera dei deputati. È convocata la Conferenza dei Capigruppo per organizzare il relativo dibattito. Sospendo pertanto la seduta. (La seduta, sospesa alle ore 19,12, è ripresa alle ore 20,17) . Sui lavori del Senato Organizzazione della discussione della questione di fiducia PRESIDENTE . La Conferenza dei Capigruppo ha proceduto all'organizzazione dei lavori sulla questione di fiducia posta dal Governo sul disegno di legge di conversione del decreto-legge recante governance del PNRR e semplificazioni, nel testo approvato dalla Camera dei deputati. Si passerà direttamente alle dichiarazioni di voto, che avranno luogo domattina alle ore 9,30. Seguirà la chiama. Dopo la chiama la seduta sarà sospesa per riprendere alle ore 16,30 con la discussione del decreto-legge sul rafforzamento delle pubbliche amministrazioni e della giustizia. Giovedì 29 luglio, alle ore 15, si terrà il question time , con la presenza dei Ministri degli affari esteri, delle infrastrutture e della mobilità sostenibili e della salute. Nella settimana dal 3 al 5 agosto saranno discussi i decreti-legge sulla cybersicurezza, attualmente in corso di esame presso la Camera dei deputati, e sulla salvaguardia di Venezia. Il calendario prevede inoltre le comunicazioni del Presidente, ai sensi dell'articolo 126 -bis , comma 2 -bis , del Regolamento, sul disegno di legge collegato alla manovra di finanza pubblica concernente delega al Governo in materia di spettacolo, nonché la discussione dei disegni di legge rendiconto 2020 e assestamento 2021. Giovedì 5 agosto alle ore 15 si terrà il question time. Il calendario della prossima settimana potrà essere integrato con la discussione di atti di indirizzo concernenti la partecipazione dell'Italia a missioni internazionali, ove richiesto dal prescritto numero di senatori. La Conferenza dei Capigruppo tornerà a riunirsi alle ore 15,30 di martedì 3 agosto. Calendario dei lavori dell'Assemblea PRESIDENTE . La Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari, riunitasi oggi, con la presenza dei Vice Presidenti del Senato e con l'intervento del rappresentante del Governo, ha adottato - ai sensi dell'articolo 55 del Regolamento - il calendario dei lavori fino al 5 agosto: Mercoledì 28 luglio h. 9,30-20 - Seguito disegno di legge n. 2332 - Decreto-legge n. 77, Governance PNRR e semplificazioni (approvato dalla Camera dei deputati) (scade il 30 luglio) - Disegno di legge n. 2272 - Decreto-legge n. 80, Rafforzamento pubbliche amministrazioni e giustizia (scade l'8 agosto) - Interrogazioni a risposta immediata ai sensi dell'articolo 151- bis del Regolamento (giovedì 29, ore 15) Giovedì 29 " h. 9,30-20 Venerdì 30 " h. 9,30 (se necessaria) Martedì 3 agosto h. 16,30-20 - Disegno di legge n. ... - Decreto-legge n. 82, Cybersicurezza (ove approvato dalla Camera dei deputati) (scade il 13 agosto) - Disegno di legge n. 2329 - Decreto-legge n. 103, Salvaguardia di Venezia e tutela del lavoro (voto finale entro il 20 agosto) (scade il 18 settembre) - Comunicazioni del Presidente, ai sensi dell'articolo 126- bis , comma 2- bis , del Regolamento, sul disegno di legge n. 2318 - Delega al Governo in materia di spettacolo (collegato alla manovra di finanza pubblica) - Disegni di legge nn. 2308 e 2309 - Rendiconto 2020 e Assestamento 2021 (votazioni finali con la presenza del numero legale) - Interrogazioni a risposta immediata ai sensi dell'articolo 151- bis del Regolamento (giovedì 5, ore 15) Mercoledì 4 " h. 9,30-20 Giovedì 5 " h. 9,30-20 Il termine di presentazione degli emendamenti al disegno di legge n. ... (Decreto-legge n. 82, Cybersicurezza) sarà stabilito in relazione ai lavori della Commissione. Gli emendamenti ai disegni di legge nn. 2308 e 2309 (Rendiconto 2020 e Assestamento 2021) dovranno essere presentati entro le ore 13 di lunedì 2 agosto. Il calendario potrà essere integrato - ove richiesto dal prescritto numero di Senatori - dalla discussione su atti di indirizzo relativi alla partecipazione dell'Italia a missioni internazionali. Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. 2272 (Decreto-legge n. 80, Rafforzamento pubbliche amministrazioni e giustizia) (7 ore, escluse dichiarazioni di voto) Relatori 40' Governo 40' Votazioni 40' Gruppi 5 ore, di cui: M5S 54' L-SP-PSd'Az 49' FIBP-UDC 42' Misto 40'+5' PD 37' FdI 29'+5' IV-PSI 27' Aut (SVP-PATT, UV) 23' Dissenzienti da stabilire Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. ... (Decreto-legge n. 82, Cybersicurezza) (5 ore, escluse dichiarazioni di voto) Relatori 20' Governo 20' Votazioni 20' Gruppi 4 ore, di cui: M5S 43' L-SP-PSd'Az 39' FIBP-UDC 34' Misto 32'+5' PD 29' FdI 23'+5' IV-PSI 21' Aut (SVP-PATT, UV) 18' Dissenzienti da stabilire Atti e documenti, annunzio PRESIDENTE . Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Ordine del giorno per la seduta di mercoledì 28 luglio 2021 PRESIDENTE . Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica domani, mercoledì 28 luglio, alle ore 9,30, con il seguente ordine del giorno: (Vedi ordine del giorno) La seduta è tolta (ore 20,19) . Congedi e missioni Sono in congedo i senatori: Accoto, Astorre, Auddino, Barachini, Battistoni, Bellanova, Bini, Borgonzoni, Bossi Umberto, Botto, Calandrini, Cario, Castaldi, Castellone, Catalfo, Cattaneo, Centinaio, Cerno, Cirinna', Corbetta, De Falco, De Poli, Di Marzio, Drago, Ferrara, Floridia, Giacobbe, Giannuzzi, Ginetti, Marilotti, Merlo, Messina Assunta Carmela, Moles, Monti, Napolitano, Nisini, Pichetto Fratin, Pinotti, Pisani Giuseppe, Pucciarelli, Ronzulli, Saviane, Segre, Sileri e Sudano. Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Arrigoni, Castiello, Fazzone, Magorno e Urso, per attività del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica. Procedimenti relativi ai reati previsti dall'articolo 96 della Costituzione, trasmissione di decreti di archiviazione Con lettera in data 22 luglio 2021, il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Roma ha comunicato, ai sensi dell'articolo 8, comma 4, della legge costituzionale 16 gennaio 1989, n. 1, che il Collegio per i reati ministeriali, previsti dall'articolo 96 della Costituzione, costituito presso il suddetto tribunale, ha disposto, con decreto in data 16 luglio 2021, l'archiviazione degli atti relativi ad ipotesi di responsabilità penale nei confronti del Ministro dell'interno pro tempore , Matteo Salvini. Disegni di legge, trasmissione dalla Camera dei deputati Presidente del Consiglio dei ministri Ministro dell'economia e delle finanze Ministro per la pubblica amministrazione Ministro per l'innovazione tecnologica e la transizione digitale Ministro della transizione ecologica Ministro della cultura Ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 31 maggio 2021, n. 77, recante governance del Piano nazionale di ripresa e resilienza e prime misure di rafforzamento delle strutture amministrative e di accelerazione e snellimento delle procedure (2332) (presentato in data 24/07/2021) C.3146 approvato dalla Camera dei deputati ; Onn. Gelmini Mariastella, Aprea Valentina Ridefinizione della missione e dell'organizzazione del Sistema di istruzione e formazione tecnica superiore in attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (2333) (presentato in data 22/07/2021) C.544 approvato in testo unificato dalla Camera dei deputati (T.U. con C.2387, C.2692, C.2868, C.2946, C.3014). Disegni di legge, annunzio di presentazione Senatori Giammanco Gabriella, Caliendo Giacomo, Craxi Stefania Gabriella Anastasia, Modena Fiammetta, Papatheu Urania Giulia Rosina, Caligiuri Fulvia Michela, Rizzotti Maria, Siclari Marco, Masini Barbara, Barboni Antonio, Gallone Maria Alessandra, Toffanin Roberta, De Siano Domenico, Berardi Roberto, Binetti Paola, Floris Emilio, Galliani Adriano, Aimi Enrico, Cangini Andrea, Tiraboschi Maria Virginia, Ferro Massimo Modifiche al decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159, in materia di misure di prevenzione patrimoniale (2334) (presentato in data 22/07/2021). Disegni di legge, assegnazione In sede referente 1ª Commissione permanente Affari Costituzionali Pres. Consiglio Draghi Mario (Draghi-I), Ministro economia e finanze Franco Daniele (Draghi-I) ed altri. Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 31 maggio 2021, n. 77, recante governance del Piano nazionale di ripresa e resilienza e prime misure di rafforzamento delle strutture amministrative e di accelerazione e snellimento delle procedure (2332) previ pareri delle Commissioni 2ª (Giustizia), 4ª (Difesa), 5ª (Bilancio), 6ª (Finanze e tesoro), 7ª (Istruzione pubblica, beni culturali), 8ª (Lavori pubblici, comunicazioni), 9ª (Agricoltura e produzione agroalimentare), 10ª (Industria, commercio, turismo), 11ª (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale), 12ª (Igiene e sanita'), 13ª (Territorio, ambiente, beni ambientali), 14ª (Politiche dell'Unione europea), Commissione parlamentare questioni regionali C.3146 approvato dalla Camera dei deputati (assegnato in data 24/07/2021). Inchieste parlamentari, deferimento In data 26 luglio 2021 è stata deferita, in sede redigente, la seguente proposta d'inchiesta parlamentare: alla 12 a Commissione permanente ( Igiene e sanità ) : Siclari, Aimi, Barboni, Battistoni, Berardi, Binetti, Caliendo, Caligiuri, Cangini, Causin, Cesaro, De Siano, Ferro, Galliani, Gallone, Giro, Mallegni, Malan, Moles, Modena, Pagano, Papatheu, Perosino, Pichetto Fratin, Rizzotti, Rossi e Toffanin. - "Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sul piano pandemico", previ pareri della 1 a , della 2 a , della 5 a Commissione permanente ( Doc . XXII, n. 30). Governo, trasmissione di atti per il parere. Deferimento Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera del 22 luglio 2021, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, sensi degli articoli 1 e 13 della legge 22 aprile 2021, n. 53, nonché dell'articolo 9 della legge 4 ottobre 2019, n. 117, e dell'articolo 31, comma 5, della legge 24 dicembre 2012, n. 234 - lo schema di decreto legislativo recante norme di adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni della direttiva (UE) 2019/1160, che modifica le direttive 2009/65/CE e 2011/61/UE per quanto riguarda la distribuzione transfrontaliera degli organismi di investimento collettivo e del regolamento (UE) 2019/1156, per facilitare la distribuzione transfrontaliera degli organismi di investimento collettivo e che modifica i regolamenti (UE) n. 345/2013, (UE) n. 346/2013 e (UE) n. 1286/2014, e disposizioni integrative e correttive al decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58 (n. 267). Ai sensi delle predette disposizioni e dell'articolo 139- bis del Regolamento, lo schema di decreto è stato deferito - in data 26 luglio 2021 - alla 6ª Commissione permanente che esprimerà il parere entro 40 giorni dall'assegnazione. Le Commissioni 5ª e 14ª potranno formulare le proprie osservazioni alla 6ª Commissione entro 30 giorni dall'assegnazione. Governo, trasmissione di atti e documenti Il Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri, con lettera in data 22 luglio 2021, ha inviato - ai sensi dell'articolo 11 della legge 23 agosto 1988, n. 400 - la comunicazione concernente la nomina, per la durata di un anno, a decorrere dall'11 giugno 2021, del Prefetto di Messina a Commissario straordinario del Governo, al fine di attuare in via d'urgenza, la demolizione, nonché la rimozione, lo smaltimento e il conferimento in discarica dei materiali di risulta, il risanamento, la bonifica e la riqualificazione urbana e ambientale delle aree ove insistono le baraccopoli della città di Messina, anche in relazione all'emergenza epidemiologica da COVID-19, nonché di assicurare gli investimenti necessari per il ricollocamento abitativo delle persone ivi residenti. Tale comunicazione è trasmessa, per competenza, alla 13ª Commissione permanente. Il Ministro della salute, con lettera in data 23 luglio 2021, ai sensi dell'articolo 1, comma 16- bis , del decreto-legge 16 maggio 2020, n. 33, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 luglio 2020, n. 74, ha trasmesso i risultati del monitoraggio dei dati epidemiologici di cui al decreto del Ministro della salute 30 aprile 2020, riportati nel verbale del 9 luglio 2021 della Cabina di regia istituita ai sensi del medesimo decreto e la nota del 9 luglio 2021 del Comitato tecnico-scientifico di cui all'articolo 2 dell'ordinanza del Capo Dipartimento della Protezione civile 3 febbraio 2020, n. 630. La predetta documentazione (Atto n. 896) è depositata presso il Servizio dell'Assemblea a disposizione degli onorevoli senatori. Il Ministro dello sviluppo economico, con lettera in data 20 luglio 2021, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 3, comma 68, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, la relazione sullo stato della spesa, sull'efficacia nell'allocazione delle risorse e sul grado di efficienza dell'azione amministrativa svolta dal Ministero dello sviluppo economico, riferita all'anno 2020. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1 a , alla 5 a e alla 12 a Commissione permanente ( Doc . CLXIV, n. 33). Governo, trasmissione di atti e documenti dell'Unione europea di particolare rilevanza ai sensi dell'articolo 6, comma 1, della legge n. 234 del 2012. Deferimento Ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, sono deferiti alle sottoindicate Commissioni permanenti i seguenti documenti dell'Unione europea, trasmessi dal Dipartimento per le politiche europee della Presidenza del Consiglio dei ministri, in base all'articolo 6, comma 1, della legge 24 dicembre 2012, n. 234: Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, alla Banca Centrate europea, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle Regioni - Quadro di valutazione UE della giustizia 2021 (COM(2021) 389 definitivo), alla 2 a Commissione permanente e, per il parere, alla 14 a Commissione permanente. Autorità garante della concorrenza e del mercato, trasmissione di atti. Deferimento Il Presidente dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato, in data 23 luglio 2021, ha inviato, ai sensi dell'articolo 21 e 22 della legge 10 ottobre 1990, n. 287, una segnalazione in merito all'articolo 26 "Piattaforma per la notificazione digitale degli atti della pubblica amministrazione" del decreto-legge 16 luglio 2020, n. 76, "Misure urgenti per la semplificazione e l'innovazione digitale", convertito dalla legge 11 settembre 2020, n. 120, come modificato dall'articolo 38 "Misure per la diffusione delle comunicazioni digitali delle pubbliche amministrazioni e divario digitale", del decreto-legge 31 maggio 2021, n. 77, " Governance del Piano nazionale di ripresa e resilienza e prime misure di rafforzamento delle strutture amministrative e di accelerazione e snellimento delle procedure" in corso di conversione (A.C. 3146). La predetta segnalazione è deferita, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 8 a e alla 10 a Commissione permanente (Atto n. 897). Corte costituzionale, trasmissione di sentenze. Deferimento La Corte costituzionale ha trasmesso, a norma dell'articolo 30, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, la sentenza n. 168 del 24 giugno 2021, depositata il successivo 23 luglio, con la quale dichiara l'illegittimità costituzionale: dell'articolo 1, comma 2, del decreto-legge 10 novembre 2020, n. 150 (Misure urgenti per il rilancio del servizio sanitario della regione Calabria e per il rinnovo degli organi elettivi delle regioni a statuto ordinario), convertito, con modificazioni, nella legge 30 dicembre 2020, n. 181, nella parte in cui non prevede che al prevalente fabbisogno della struttura commissariale provveda direttamente lo Stato e nella parte in cui, nell'imporre alla Regione di mettere a disposizione del commissario ad acta un contingente di venticinque unità di personale, stabilisce che tale entità costituisce un "minimo" anziché un "massimo"; dell'articolo 6, comma 2, del decreto-legge n. 150 del 2020, come convertito, nella parte in cui non prevede, in alternativa alla presentazione e approvazione del programma operativo di prosecuzione del piano di rientro per il periodo 2022-2023, l'approvazione del nuovo piano di rientro presentato dalla Regione ai sensi dell'articolo 2, comma 88, secondo periodo, della legge 23 dicembre 2009, n. 191, recante "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2010)". Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 139, comma 1, del Regolamento, alla 1 a , alla 5 a e alla 12 a Commissione permanente ( Doc. VII, n. 126). Corte dei conti, trasmissione di relazione sulla gestione finanziaria di enti Il Presidente della Sezione del controllo sugli Enti della Corte dei conti, con lettere in data 23, 26 e 27 luglio 2021, in adempimento al disposto dell'articolo 7 della legge 21 marzo 1958, n. 259, ha trasmesso le determinazioni e le relative relazioni sulla gestione finanziaria: dell'Istituto Italiano di Studi Germanici (IISG), per l'esercizio 2019. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5 a e alla 7 a Commissione permanente (Doc. XV, n. 447); dell'INARCASSA - Cassa Nazionale di Previdenza ed Assistenza per gli Ingegneri ed Architetti Liberi Professionisti, per l'esercizio 2019. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5 a e alla 11 a Commissione permanente (Doc. XV, n. 448); di EUR S.p.A., per l'esercizio 2019. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 1 a e alla 5 a Commissione permanente (Doc. XV, n. 449); dell'Istituto Nazionale della Previdenza Sociale (INPS), per l'esercizio 2019. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5 a e alla 11 a Commissione permanente (Doc. XV, n. 450); di Studiare Sviluppo S.r.l., per l'esercizio 2019. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5 a Commissione permanente (Doc. XV, n. 451). Regioni e province autonome, trasmissione di atti Con lettera in data 23 luglio 2021, la Presidenza della Regione autonoma della Sardegna, in adempimento a quanto previsto dall'articolo 2, comma 5, della legge regionale 7 ottobre 2005, n. 13, e successive modificazioni, ha comunicato gli estremi del decreto del Presidente della Regione del 20 luglio 2021, n. 50, concernente lo scioglimento del Consiglio comunale di Decimoputzu. Enti pubblici e di interesse pubblico, trasmissione di documenti. Deferimento Il Presidente dell'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, con lettera in data 20 luglio 2020, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 10, comma 3, della legge 28 giugno 2016, n. 132, il rapporto sull'attività svolta dal Sistema nazionale a rete per la protezione dell'ambiente (SNPA), riferito all'anno 2020. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 13 a Commissione permanente ( Doc . CCXXXVII, n. 4). Commissione europea, trasmissione di progetti di atti legislativi dell'Unione europea. Deferimento La Commissione europea ha trasmesso, in data 27 luglio 2021, per l'acquisizione del parere motivato previsto dal Protocollo (n. 2) sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità allegato al Trattato sull'Unione europea e al Trattato sul funzionamento dell'Unione europea: la proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva (UE) 2019/1153 del Parlamento europeo e del Consiglio per quanto riguarda l'accesso delle autorità competenti ai registri centralizzati dei conti bancari attraverso lo sportello unico (COM(2021) 429 definitivo). Ai sensi dell'articolo 144, commi 1- bis e 6, del Regolamento, l'atto è deferito alla 14 a Commissione permanente ai fini della verifica della conformità al principio di sussidiarietà; il termine di otto settimane previsto dall'articolo 6 del predetto Protocollo decorre dal 27 luglio 2021. L'atto è altresì deferito, per i profili di merito, ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, alla 2 a Commissione permanente, con il parere delle Commissioni 6 a e 14 a . Interrogazioni, apposizione di nuove firme I senatori Trentacoste, Vanin, Pavanelli, Montevecchi, Presutto, Croatti, Vaccaro, Pirro, Quarto e Bottici hanno aggiunto la propria firma all'interrogazione 4-05805 del senatore Ferrara. I senatori Croatti, Trentacoste e De Lucia hanno aggiunto la propria firma all'interrogazione 4-05821 del senatore Ferrara. I senatori Mautone, Marco Pellegrini e Santillo hanno aggiunto la propria firma all'interrogazione 4-05841 della senatrice Pavanelli ed altri. Interrogazioni Atto n. 3-02743 MALLEGNI Al Ministro della salute Premesso che: l'interrogante è venuto a conoscenza della situazione incresciosa nella quale si trovano migliaia di cittadini italiani che, per diverse ragioni legate a motivi di lavoro, di studio ovvero a spostamenti fuori dai confini italiani, hanno ricevuto la somministrazione completa del vaccino in Paesi esteri; risulta inoltre che nella medesima situazione versano migliaia di cittadini iscritti all'AIRE e che risiedono all'estero, ai quali il vaccino è stato somministrato nei luoghi di lavoro, e alcuni cittadini che, recatisi in Paesi esteri in visita a propri familiari ivi residenti, sono stati costretti a farlo per motivi di sicurezza; nonostante nei casi citati alle somministrazioni del vaccino abbia fatto seguito il rilascio dei relativi e regolari certificati, l'Italia non consente l'inserimento nelle proprie banche dati dei vaccini somministrati all'estero; è evidente la preoccupazione dei connazionali che, pur avendo ricevuto il vaccino in Paesi esteri, non possono ottenere la certificazione verde che consentirà l'accesso ai servizi e alle attività individuate dalle disposizioni vigenti; quanto riportato sta generando l'inevitabile conseguenza che chi si iscrive per vaccinarsi in Italia, dovendo far presente di aver già ricevuto le dosi all'estero, si vede negare la richiesta, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dell'incresciosa situazione rappresentata; se siano state intraprese iniziative per consentire ai tanti connazionali regolarmente immunizzati all'estero di essere equiparati ai cittadini che hanno fatto il vaccino in Italia, e per garantire la validità della vaccinazione ai fini del rilascio della certificazione verde COVID-19. Atto n. 3-02744 BERGESIO VALLARDI SBRANA RUFA ZULIANI Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Premesso che: l'estate 2021 è destinata ad essere per l'Italia la peggiore dell'ultimo decennio per il verificarsi di 517 eventi estremi tra nubifragi, alluvioni, trombe d'aria, grandinate, ondate di calore e siccità; l'effetto dei cambiamenti climatici, con l'alternanza di siccità e alluvioni, ha fatto perdere oltre 14 miliardi di euro in un decennio, tra cali della produzione agricola nazionale e danni alle strutture e alle infrastrutture nelle campagne con allagamenti, frane e smottamenti; a questo si aggiunge l'aggravarsi del rischio idrogeologico, dovuto anche alla perdita negli ultimi 25 anni del 28 per cento della superficie agricola utilizzata, passata da 17,78 milioni di ettari agli attuali 12,8 milioni; l'allarme siccità di questa estate, che ha colpito ogni regione del territorio con carattere di tipo emergenziale, ha reso necessaria l'adozione di interventi con irrigazioni di soccorso per non perdere le colture, alcune delle quali già provate, e in alcuni casi compromesse, dalle gelate primaverili; desta preoccupazione il basso livello dei fiumi che interessa tutte le regioni italiane; al Nord la situazione appare molto critica; una particolare anomalia è stata osservata nel Nordest dell'Italia, con un calo del 70 per cento di piogge, che rappresenta per questo settore il valore più basso della serie storica che parte dalla fine degli anni '50; se pure si registra una generale ripresa del Po, a Mantova e Ferrara i livelli rimangono sotto le medie estive; molto critica appare inoltre la situazione nelle Marche ed in Emilia dove, soprattutto nella pianura costiera, i fiumi sono tutti in calo; anche la Romagna è stata interessata da scarsissimi fenomeni piovosi. Le dighe piacentine sono passate da un riempimento dell'80 per cento a fine maggio, al 50 per cento di fine giugno, registrando valori inferiori ai tre anni precedenti. È infine preoccupante la situazione che interessa il Centro-Sud dell'Italia e le isole, dove in alcune regioni, come Calabria e Sicilia, si sono registrati i volumi più bassi degli ultimi 10 anni; inoltre, allo scopo di garantire il deflusso minimo vitale, gli enti gestori della rete irrigua sono tenuti a ridurre drasticamente la quantità di acqua destinata ai canali d'irrigazione con conseguenze dannose per le colture prive dell'apporto idrico necessario per terminare il loro ciclo produttivo; è necessaria la programmazione di un importante piano di investimenti per ridurre i rischi legati al continuo manifestarsi di fenomeni climatici estremi ed in particolare a carattere siccitoso; in tal senso il piano nazionale di ripresa e resilienza può rappresentare un'importante opportunità per l'efficientamento e la messa in sicurezza delle reti idriche e la realizzazione di nuovi invasi, con ricadute importanti sui territori, in termini di sviluppo e di crescita dell'occupazione, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della drammatica situazione descritta e se sia in possesso di stime sui danni causati all'agricoltura, a seguito di eventi calamitosi nel corso dell'estate 2021 e se, alla luce dell'opportunità offerta dal PNRR, voglia adottare una strategia per l'efficientamento del sistema irriguo e la messa in sicurezza delle reti, assegnando ad essa le necessarie risorse; se, in considerazione della straordinarietà della situazione, dettata dalla siccità e dalle sue ripercussioni sul settore produttivo e sull'occupazione, non intenda destinare al comparto irriguo le risorse del piano invasi che, da gennaio, si renderanno disponibili e se non intenda, altresì, individuare risorse straordinarie, oltre quelle già individuate nell'FSC, per stimolare ulteriormente l'innovazione nella distribuzione della risorsa anche in considerazione di tutti i valori ecosistemici per l'ambiente, il paesaggio, i laghi e le falde. Atto n. 3-02745 FREGOLENT LUNESU PUCCIARELLI ALESSANDRINI BAGNAI BERGESIO BRUZZONE CAMPARI DE VECCHIS FERRERO LUCIDI MONTANI PIANASSO PISANI Pietro RICCARDI RUFA TOSATO STEFANI TESTOR ZULIANI IWOBI Al Ministro della salute Atto n. 3-02746 D'ANGELO PIARULLI VANIN PAVANELLI TRENTACOSTE PRESUTTO MONTEVECCHI DONNO Al Ministro della salute Premesso che: l'endometriosi è una malattia altamente invalidante, ampiamente diffusa tra le donne in età fertile (si stima che in Italia ne siano affette circa 3 milioni), una patologia cronica, che provoca forti ripercussioni sullo stato di salute e sulla qualità di vita della persona che ne è affetta; chi ne soffre è sottoposto a dolore cronico ricorrente, per il quale le terapie esistenti sono poche e non prive di effetti collaterali, tra cui gli "analoghi LHRH" (farmaci indicati per inibire completamente l'attività delle ovaie e indurre la menopausa farmacologica) e i farmaci progestinici; la categoria farmaceutica ATCG03DA, che comprende i progestinici, può essere prescritta mediante impegnativa del medico di medicina generale dal 31 ottobre 1995 (essendone autorizzato l'inserimento nel PTORS-Prontuario Terapeutico/Ospedaliero Regione Siciliana con indicazione specifica per l'endometriosi); il PTORS, tuttavia, non prende in considerazione la terapia con "dienogest", farmaco progestinico di nuova generazione ancora previsto a livello nazionale in fascia C, nonostante sia l'unico progestinico che possiede indicazione unica e altamente specifica nel trattamento dell'endometriosi; in particolare il "dienogest" è una molecola, autorizzata dall'Agenzia italiana del farmaco già dal 2013, che attenua i sintomi dell'endometriosi, riducendo il dolore, le lesioni, nonché gli effetti collaterali che la terapia progestinica normalmente comporta; i farmaci a base di "dienogest" (Visanne e generici), pur essendo gli unici progenistici orali con l'indicazione specifica ed esclusiva per il trattamento della patologia, rientrano nell'elenco dei farmaci di fascia C e pertanto sono a totale carico della paziente, anche nei casi di endometriosi al III e IV stadio (codice esenzione 063), unici ricompresi nei Livelli essenziali di assistenza (LEA); affinché le Regioni possano concedere in regime di esenzione la molecola, nei casi di endometriosi al III e IV stadio, è necessario che la stessa venga inserita nell'elenco dei farmaci di fascia A, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della problematica esposta; se e quali misure intenda adottare affinché si giunga all'adeguamento degli elenchi dei farmaci di fascia A comprendendovi, per i casi di endometriosi cronica (III e IV stadio), i trattamenti terapeutici a base di "dienogest". Atto n. 3-02747 BRUZZONE BERGESIO VALLARDI RUFA ZULIANI Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Premesso che: la presenza di ungulati in Italia ha ormai raggiunto numeri preoccupanti: negli ultimi 10 anni, il numero dei cinghiali selvatici è più che raddoppiato, si è passati dai 600.000 del 2005 ai 900.000 del 2010; ad oggi la presenza è di oltre 2 milioni di esemplari; la proliferazione incontrollata dei cinghiali selvatici genera ogni anno ingenti danni, non solo in termini di raccolti distrutti, ma anche di bestiame ucciso, cedimenti infrastrutturali e perdita della biodiversità; nonostante tale massiccia presenza, in Italia circa il 90 per cento della selvaggina selvatica, soprattutto carne di cinghiale, viene importato dalla Nuova Zelanda, Scozia e Nord America, senza che il consumatore sia in grado di poterne conoscere la tracciabilità; eppure la creazione di una filiera delle carni italiane da specie selvatiche potrebbe rappresentare una risposta efficace alle strategie che mirano a ridisegnare l'agricoltura in chiave sostenibile e resiliente, contrastando anche le tante forme di illegalità riscontrate nella commercializzazione di tali prodotti; la carne di cinghiale rappresenta infatti una risorsa alimentare dalle importanti proprietà organolettiche e nutritive, contenendo pochissimi grassi, ferro, Omega 3, proteine magre, senza traccia di antibiotici od ormoni; il 25 marzo 2021, la Conferenza Stato-Regioni ha approvato le nuove "linee guida in materia di igiene delle carni di selvaggina selvatica", con l'obiettivo di armonizzare la normativa nazionale con le indicazioni di cui al regolamento (UE) n. 853/2004; diverse Regioni hanno da tempo adottato interventi per favorire la commercializzazione della carne di animali selvatici, ma di fatto in Italia non si è ancora sviluppata una filiera controllata della selvaggina selvatica. È necessario avviare un processo di regolamentazione per favorire l'avvio di filiere di qualità su tutto il territorio nazionale; in molte Regioni la carne di animali selvatici non viene venduta nelle macellerie, ma soltanto nei supermercati, dove si acquista congelata e di provenienza estera; sarebbe importante per la filiera italiana avere un sostegno economico per l'adeguamento delle strutture di macellazione, anche di proprietà delle aziende agricole, alla lavorazione delle carni selvatiche; la valorizzazione della carne da selvaggina potrebbe, qualora puntualmente regolamentata, rispondere, da un lato, all'esigenza dei cittadini di consumare cibi di cui è certa la provenienza e di alto livello qualitativo, e benefici per la salute, e, dall'altro, creare nuove possibilità di crescita per alcuni settori economici del Paese, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo voglia adottare gli opportuni interventi volti a sostenere la costituzione e l'operatività della filiera delle carni di selvaggina selvatica italiana, stabilendo i requisiti di tracciabilità, qualità e igienico-sanitari. Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento Atto n. 3-02742 FARAONE MAGORNO VONO Ai Ministri dello sviluppo economico e del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: a partire dalla fine degli anni '90 l'azienda calabrese Abramo Customer Care (ACC) ha registrato una costante crescita, diventando un importante polo occupazionale della regione, nonché leader nel settore dei call center del Sud, con numerose sedi in Calabria, Sicilia e Lazio, ma anche all'estero, come a San Paolo del Brasile, Tirana e Berlino; dopo aver affrontato delle difficoltà negli ultimi anni, il 12 ottobre 2020 l'azienda ha presentato domanda di concordato preventivo presso il Tribunale di Roma, sezione fallimentare; da allora, i circa 3.000 dipendenti della ACC vivono in costante situazione di incertezza relativamente alla loro occupazione e i più vulnerabili da un punto di vista contrattuale, come quelli assunti con contratti di collaborazione in outsourcing , hanno già perso il lavoro, dopo che alcuni dei più importanti partner dell'azienda hanno ritirato le loro commesse; l'azienda ha presentato un piano in continuità indiretta, impegnandosi a cedere la totalità dei beni aziendali e dei dipendenti al fine di garantire la continuità delle attività, nonché la salvaguardia occupazionale; avendo ricevuto e approvato il concordato preventivo dello scorso maggio, al quale si accompagnavano due offerte per un futuro acquisto, in data 22 luglio 2021, il Tribunale di Roma ha indetto l'asta per la vendita del complesso aziendale ACC; nonostante le formalità pubblicitarie siano state regolarmente adempiute e contro ogni anticipazione, al Tribunale non è pervenuta alcuna offerta di partecipazione e pertanto il giudice ha dichiarato l'asta deserta; considerato che: tale ultimo sviluppo desta gravi preoccupazioni circa il futuro dell'azienda e dei suoi lavoratori ed ha indotto i sindacati CGIL, CISL e UIL a richiedere tempestivamente la convocazione di un tavolo istituzionale presso il Ministero dello sviluppo economico; il tavolo istituzionale è stato aperto il 14 maggio 2021 ed ha visto il Ministero impegnarsi a fornire supporto con tutti gli strumenti a disposizione per la salvaguardia dei complessi aziendali e dei lavoratori, prevedendo, a tal fine, la riconvocazione del tavolo stesso, si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo intendano individuare tempestivamente una data per lo svolgimento di un secondo tavolo istituzionale presso il suo dicastero, e quali ulteriori e urgenti strumenti di tutela vogliano adottare al fine di salvaguardare la continuità delle attività aziendali della ACC e l'occupazione dei rispettivi dipendenti, compresi i lavoratori a progetto, che maggiormente hanno risentito della crisi. Interrogazioni con richiesta di risposta scritta Atto n. 4-05844 ORTIS LANIECE VANIN ANGRISANI Al Ministro della difesa Premesso che: gli artt. 937 e 987 del decreto legislativo n. 66 del 2010 (codice dell'ordinamento militare) normano gli ufficiali delle forze di completamento, categoria che attinge dagli ufficiali di complemento prima nomina o ferma biennale o ferma prefissata in congedo illimitato provvisorio; il personale proveniente da queste categorie ha dovuto a suo tempo sostenere e vincere un concorso pubblico; il richiamo in servizio solitamente copre un periodo dai 6 ai 12 mesi, con possibilità di proroga fino a un massimo di ulteriori 12 mesi, qualora la forza armata ne abbia necessità. Le destinazioni coprono tutto il territorio nazionale e prescindono dalla residenza del personale, che viene inviato, con brevissimo preavviso, ovunque vi sia una carenza organica da ripianare. Stante il carattere aperiodico dei richiami, è comprensibile come mantenere per anni la disponibilità al rientro in servizio comporti sacrifici personali ed un grave impedimento a trovare una stabilizzazione lavorativa in ambito civile; in un arco temporale di lungo periodo la maggior parte degli ufficiali ha accumulato tra 40 e 70 mesi di soli richiami in servizio (oltre ai 15-36 mesi del servizio di prima nomina o ferma biennale successivo al corso ufficiali), superando quindi di gran lunga il periodo iniziale previsto per il servizio di complemento; considerato che: gli ufficiali delle forze di completamento dovrebbero avere l'opportunità di transitare in servizio permanente. La risposta dell'amministrazione, in merito, è quella di ricorrere alla partecipazione al concorso in SPE, uno strumento inidoneo allo scopo, in quanto tale concorso è ormai diventato uno strumento per il salto di categoria del personale interno: il 90 per cento dei posti banditi sono riservati alle categorie interne. Si presenta quindi l'anomalia giuridica di produrre effetti diversi su stessi concorrenti (vincitori): assunzione a tempo indeterminato per gli ufficiali in congedo, e semplice cambio di categoria per sottufficiali e truppa. Ciò ha evidenti effetti sulla programmazione delle assunzioni dell'amministrazione: un conto è assumere personale esterno, altro è cambiarne la mansione. Il concorso prevede inoltre limiti di età (40 anni), ormai superati dalla maggior parte degli ufficiali in questione. Recentemente era stato previsto un innalzamento temporaneo per tre anni, inapplicato a causa dell'emergenza COVID, ed ormai scaduto (termina nel 2022). Infine, una riserva di posti del 5 per cento in favore di questa categoria (come ipotizzato in alcune sedi), non sarebbe utile in caso di un bando inferiore a venti posti per categoria (in quanto equivalente a meno di un posto); ufficiali delle forze di completamento, come accennato, sono inoltre già tutti vincitori di un concorso della pubblica amministrazione: avrebbe potuto quindi trovare applicazione il decreto legislativo n. 75 del 2017 (detta "legge Madia"), se non fosse per il loro status di militari che è stato espressamente escluso dall'ambito di applicazione proprio nel preambolo di tale norma in riferimento all'art. 3 del decreto legislativo n. 165 del 2001: generando di fatto una discriminazione tra appartenenti alla stessa categoria aventi medesimi requisiti (dipendenti precari della pubblica amministrazione con 36 mesi di servizio), oltre che perplessità sulla costituzionalità di tale disposizione; si rileva inoltre come, in base all'art. 667 del codice dell'ordinamento militare, per gli ufficiali piloti di complemento viene aperto un processo di stabilizzazione ad hoc tramite concorso periodico esclusivo fatto per soli titoli e meriti: possibilità che viene negata agli ufficiali di complemento non piloti sebbene, differendo solo nella mansione, appartengano alla stessa categoria ed inquadramento giuridico (ufficiali di complemento del ruolo speciale); premesso inoltre che: anche l'Unione europea si è espressa sulla materia. Nelle conclusioni della risposta della Commissione europea alla petizione n. 1069/2015 si legge infatti che: "La Commissione è del parere che il settore militare non debba essere considerato come completamente al di fuori dell'ambito di applicazione della direttiva 1999/70/CE sul lavoro a tempo determinato"; anche il Consiglio di Stato è stato chiamato in causa sul tema: con decisione n. 2195/2008, ha confermato nel merito la sentenza n. 4758 del 23 maggio 2007 del TAR del Lazio. Nell'esprimersi sul merito di un ricorso, il Consiglio di Stato ha stabilito che 36 mesi di servizio complessivo sono un requisito necessario e sufficiente a procedere al transito in servizio permanente, sussistendo questi tre prerequisiti: un primo ingresso nella pubblica amministrazione attraverso concorso selettivo; la copertura finanziaria; l'attuazione di uno strumento normativo. D'altra parte, l'articolo 892 del codice dell'ordinamento militare afferma che "si accede al servizio permanente a seguito di: a) Superamento di apposito concorso e successiva nomina diretta; b) Superamento di apposito corso di formazione iniziale e successiva nomina nel grado; c) Ammissione alla fine di un prestabilito termine di ferma volontaria". Correlando a ciò il parere del Consiglio di Stato menzionato parrebbe desumersi che la normativa vigente già preveda l'attuazione di uno strumento di transito, come ad esempio un concorso ad hoc per titoli e meriti (ovviamente riservato a chi è in possesso di tali prerequisiti); infine, il Co.Ce.R. comparto difesa ha chiesto di bandire, con la delibera n. 55/XII del 17 giugno 2021, "un concorso straordinario per soli titoli, senza limiti previsti dall'art. 2197 del Codice d'ordinamento militare, al fine di dare la possibilità al predetto personale di mettere a frutto l'esperienza acquisita e continuare ad operare in ambito Difesa". Nel caso in cui l'amministrazione della difesa dia seguito alla citata delibera disponendo un concorso straordinario, ed eventualmente chiedendo alla parte politica di predisporre l'apposito strumento normativo, sembrerebbe opportuno proporre, nella medesima norma, una disposizione in merito ad un concorso ad hoc per gli ufficiali delle forze di completamento. I quali, come personale precario della pubblica amministrazione, e sebbene non in ambito sanitario, hanno prestato disponibilità e servizio per un arco temporale molto più lungo (anche 20 anni); inoltre, a differenza del personale sanitario da stabilizzare, sono già stati proclamati vincitori di un concorso (seppure per posizioni a tempo determinato). Eventuali obiezioni riguardanti i numeri della platea dei potenziali beneficiari, e la conseguente necessaria copertura finanziaria, troverebbero una risposta allorché si prevedesse un prerequisito di partecipazione: come l'aver prestato 36 mesi complessivi di servizio (tra prima nomina e richiami), di cui almeno 24 in periodi di soli richiami volontari in servizio. Nel caso ad esempio dell'Aeronautica militare i potenziali beneficiari, idonei a concorrere, sarebbero circoscritti a poche decine, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo intenda mettere in atto iniziative volte alla stabilizzazione della categoria degli ufficiali delle forze di completamento. Atto n. 4-05845 AIMI Al Ministro dell'interno Premesso che: da tempo la zona della stazione ferroviaria di Reggio Emilia è diventata nota, in maniera preoccupante, per gli episodi di criminalità comune ormai pressoché quotidiani. Solo pochi giorni fa due giovani donne sono state aggredite e spinte a terra da malviventi che volevano strappare loro la borsa; a inizio febbraio 2021 si era svolto un incontro in Prefettura dedicato proprio al tema della sicurezza nella zona della stazione. Già in quell'occasione era stata decisa un'intensificazione dei controlli, in particolare per la segnalata presenza di spacciatori; nella stessa zona risulterebbero anche problemi di illuminazione pubblica, fatto salvo per alcuni lampioni funzionanti all'altezza della rotonda della stazione; l'area ferroviaria, nottetempo, funge anche da ricovero per senza tetto e al mattino ospita tossicodipendenti e soggetti mentalmente fragili. Una situazione ormai non più tollerabile e che va risolta immediatamente; tra povertà, emarginazione e delinquenza, questo luogo, che dovrebbe rappresentare il biglietto da visita della città, è diventato insicuro e degradato. Non lontano sorge anche l'area per la maggior parte in disuso delle ex Officine reggiane, che da un lato mostra alcuni meravigliosi capannoni ristrutturati, dall'altro ospita sfollati ed emarginati di ogni etnia, che qui vivono, muoiono e conducono esistenze al margine della legalità e della vita; di recente, l'inviato della trasmissione televisiva "Striscia la Notizia", Vittorio Brumotti, si è recato proprio alle ex Officine per documentare il terribile stato di abbandono dell'area. Una volta arrivato è stato "accolto" con insulti, minacce, lanci di sassi e bottiglie da parte di persone recatesi ai piani alti degli stabilimenti in disuso. Solo l'intervento della Polizia ha posto fine all'aggressione, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti; se e con quali tempistiche si intenda procedere a un rafforzamento del presidio delle forze dell'ordine nella zona della stazione di Reggio Emilia; quali interventi di competenza si intenda mettere in atto per la riqualificazione dell'intera area, ivi compresa quella delle ex Officine reggiane. Atto n. 4-05846 DE CARLO CIRIANI BALBONI BARBARO CALANDRINI DE BERTOLDI DRAGO FAZZOLARI GARNERO SANTANCHE' IANNONE LA PIETRA LA RUSSA MAFFONI MALAN NASTRI PETRENGA RAUTI RUSPANDINI TOTARO URSO ZAFFINI Ai Ministri delle politiche agricole alimentari e forestali e della salute Premesso che: nel marzo del 2021, un gruppo di 269 scienziati europei e di 21 associazioni di esperti ha firmato un appello per chiedere alla Commissione europea di implementare il prima possibile il sistema "Nutriscore"; tra i firmatari figurerebbe Walter Ricciardi, consigliere del Ministro della salute Roberto Speranza; il Nutriscore è un sistema di etichettatura dei cibi "a semaforo", proposto dalla Francia e supportato dalle istituzioni europee, ma fortemente osteggiato da alcuni Paesi, Italia in testa, perché questo sistema sembrerebbe sfavorire pesantemente gran parte dei prodotti del made in Italy e molto meno quelli prodotti in Francia e Germania; secondo quanto denunciato da tutte le associazioni di categoria italiane che rappresentano il settore agricolo, addirittura l'85 per cento dei prodotti italiani a denominazione di origine (DOP e IGP) sarebbe a rischio, se il sistema venisse approvato come vorrebbe fare il Parlamento europeo nel 2022, mettendo in serio pericolo un comparto in crescita che ha generato 46,1 miliardi di export nel 2020; particolarmente preoccupante è stato l'appello lanciato dalla filiera italiana agroalimentare, che ha messo in evidenza come il progetto Nutriscore sia sponsorizzato da poche multinazionali intenzionate a sostituire il cibo genuino con prodotti di sintesi, che non esita a qualificare come "cibo Frankenstein"; contro il Nutriscore si è espresso anche il Ministro della salute Speranza, nell'ambito di un convegno organizzato dalla Coldiretti nel dicembre 2019, nonché il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, Patuanelli; tra le organizzazioni che promuovono il Nutriscore vi è Santé publique France, l'Istituto superiore di sanità francese; tra i membri del comitato scientifico di Santé publique France figurerebbe proprio Walter Ricciardi; a giudizio degli interroganti appare abbastanza contraddittorio che un consulente del Governo italiano sostenga un appello pubblico che esprime una posizione diametralmente opposta a quella del Governo per cui lavora e, cosa ancor più grave, sostenga una posizione promossa dalla nazione che rappresenta il primo competitor mondiale dell'Italia in moltissimi settori del comparto agroalimentare; il 12 febbraio 2020, alla Camera dei deputati, è stata approvata all'unanimità la mozione 1-00319, presentata dal Gruppo di Fratelli d'Italia, che per primo ha denunciato i pericoli derivanti dall'adozione del "Nutriscore", mozione con la quale si impegnava il Governo ad agire in sede europea contro la sua adozione; a distanza di un anno, il 10 giugno 2021, al Senato, Fratelli d'Italia ha riproposto la questione "Nutriscore" nell'ambito di una mozione (1-00371) a tutela del settore agroalimentare anch'essa approvata a larghissima maggioranza, con soli 3 voti contrari; occorre, quindi, fare doverosa chiarezza sulla posizione assunta dall'Italia in materia di Nutriscore, tema particolarmente delicato per il made in Italy già fiaccato dagli effetti nefasti della pandemia e delle politiche chiusuriste del Ministro della salute, si chiede di sapere: quale sia l'orientamento dei Ministri in indirizzo in materia di "Nutriscore"; se il Ministro della salute non ritenga opportuno sollevare il professor Walter Ricciardi dal ruolo di proprio consulente, convenendo con gli interroganti che il medesimo si trovi in evidente conflitto di interessi, dal momento che esprime una posizione nettamente all'opposto di quella determinata dal Parlamento. Atto n. 4-05847 VANIN TRENTACOSTE MONTEVECCHI Ai Ministri della transizione ecologica e delle infrastrutture e della mobilità sostenibili Premesso che: alla fine dello scorso anno è stato adottato dall'Autorità di bacino distrettuale delle Alpi orientali (delibera della Conferenza istituzionale permanente n. 1 del 29 dicembre 2020) il progetto di piano di gestione delle acque - aggiornamento 2021-2027 di tale distretto idrografico, comprendente anche le acque della laguna di Venezia (di cui specificatamente si tratta al vol. 6, pag. 167-179, e al vol. 7, pag. 19 e 26-27) in conformità alla direttiva europea 2000/60/CE e all'art. 117 del testo unico ambientale (decreto legislativo n. 152 del 2006); successivamente tale piano è stato esaminato dalla commissione nazionale VAS (valutazione ambientale strategica) e con decreto direttoriale del Ministero della transizione ecologica n. 144 del 14 maggio 2021 è stato giudicato non assoggettabile alla procedura di VAS e procedibile per l'approvazione previa osservanza di alcune prescrizioni; il progetto di piano va sottoposto alla consultazione pubblica e dovrà essere approvato entro il 29 dicembre 2021 e per la laguna di Venezia esso costituisce adempimento al procedimento EU Pilot 9722/20/ENVI avviato dalla Commissione europea nei confronti dello Stato italiano (vedasi al riguardo al vol. 6, pag. 169); da pochi giorni, sulla pagina dedicata alle valutazioni ambientali del Ministero della transizione ecologica, si dà come "approvato" (codice procedura 2044) l'aggiornamento del piano per il recupero morfologico e ambientale della laguna di Venezia con riferimento ai singoli elaborati, richiesto dal Consiglio dei ministri il 15 marzo 2001 (quale aggiornamento del documento Interventi per il recupero morfologico. Progetto di massima approvato nel 1992) e predisposto nel 2011 dal magistrato alle acque di Venezia, sottoposto a scoping di VAS nel 2012, e poi completato, nel 2016, dal Provveditorato interregionale alle opere pubbliche del Triveneto (subentrato nelle funzioni del primo, soppresso ope legis ) e quindi sottoposto alle procedure di consultazione di VAS nel 2017; rilevato che: non si evince chi, come e quando, abbia effettivamente approvato detta revisione del piano morfologico e ambientale della laguna di Venezia, viste le procedure conclusive della valutazione ambientale strategica di cui agli articoli 15, 16 e 17 del testo unico ambientale (decreto legislativo n. 152 del 2006), tenendo conto in particolare della prescritta collaborazione tra autorità procedente e autorità competente per la messa a punto del piano ottemperando alle prescrizioni e indicazioni emerse nel percorso valutativo; non risulta chiara la corrispondenza, cioè le coerenti funzioni attribuite a detti piani: ovvero alle previsioni del piano-programma predisposto dal Provveditorato interregionale alle opere pubbliche e alle disposizioni pianificatorie proprie del piano dell'Autorità di bacino idrografico (rispetto alle direttive europee cui deve adempiere), posto che indubbiamente il piano di gestione delle acque (ora vigente nella formulazione per il periodo 2016-2021) ha natura sovraordinata; non appare, altresì, chiara la competenza del piano morfologico ambientale rispetto a possibili modifiche ovvero deroghe (ivi delineate) al vigente protocollo per il trattamento dei fanghi nella laguna dell'8 aprile 1993, incardinato nella legislazione speciale per Venezia e che regola semplicemente i possibili utilizzi dei sedimenti sui canali a seconda delle loro qualità; la legislazione speciale per Venezia non contempla normative specifiche per la gestione dei corpi idrici, fatta salva la generale competenza della commissione di salvaguardia per gli atti di pianificazione, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti; se il piano morfologico e ambientale della laguna di Venezia sia stato approvato conformemente alle procedure di legge, che comportano una "collaborazione" tra autorità procedente e autorità competente per la messa a punto del piano stesso; se si intenda chiarire come si raccordino le competenze e le prerogative del piano morfologico con le competenze e le disposizioni per il medesimo ambito territoriale dettate dal piano di gestione delle acque vigente per il periodo 2016-2021 e nel relativo aggiornamento per il periodo 2021-2027. Atto n. 4-05848 VANIN ANASTASI TRENTACOSTE PRESUTTO Al Ministro dell'università e della ricerca Premesso che: sono state portate all'attenzione della prima firmataria alcune informazioni e notizie in merito alla composizione delle commissioni giudicatrici per l'abilitazione scientifica nazionale per il reclutamento del personale docente universitario; risulterebbe, in particolare, che molte di tali commissioni avrebbero una composizione monogenere in violazione della normativa sulle pari opportunità, che da tempo ha riconosciuto l'importanza di una equilibrata composizione di genere delle commissioni di concorso; considerato che: il decreto del Presidente della Repubblica 9 maggio 1994, n. 487, recante "Regolamento recante norme sull'accesso agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni e le modalità di svolgimento dei concorsi, dei concorsi unici e delle altre forme di assunzione nei pubblici impieghi", all'art. 9, comma 2, ha precisato che "Almeno un terzo dei posti di componente delle commissioni di concorso, salva motivata impossibilità, è riservato alle donne (?)"; l'art. 57 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 riprendendo ulteriori disposizioni sul punto risalenti al 1993 (art. 61 del decreto legislativo n. 29 del 1993), al comma 1, ha disposto: "Le pubbliche amministrazioni, al fine di garantire pari opportunità tra uomini e donne per l'accesso al lavoro ed il trattamento sul lavoro: a) riservano alle donne, salva motivata impossibilità, almeno un terzo dei posti di componente delle commissioni di concorso, fermo restando il principio di cui all'articolo 35, comma 3, lettera e)"; l'equilibrio di genere delle commissioni o comitati di selezione e valutazione è inoltre da tempo previsto anche a livello europeo (Raccomandazione della Commissione (2005/251/CE) 11 marzo 2005); considerato inoltre che l'art. 57 del decreto legislativo n. 165 del 2001 ha statuito di dare concretezza al principio di pari opportunità prevedendo, tra l'altro, la costituzione presso le pubbliche amministrazioni del "Comitato unico di garanzia per le pari opportunità, la valorizzazione del benessere di chi lavora e contro le discriminazioni", si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti; quali iniziative di propria competenza intenda intraprendere per porre in essere le necessarie verifiche sulla corretta composizione delle commissioni giudicatrici nella procedura di abilitazione scientifica nazionale. Atto n. 4-05849 CORTI Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: il decreto-legge n. 4 del 2019 ha istituito il reddito di cittadinanza, un istituto che sulla base della normativa approvata avrebbe dovuto offrire a persone e nuclei familiari rientranti in determinati parametri un sussidio in denaro per il tempo necessario a trovare una nuova occupazione, a seguito della stipula del cosiddetto patto per il lavoro; le risorse stanziate dallo Stato per finanziare tale misura sono tutt'altro che esigue e si calcola che ammontino a circa 26 miliardi di euro per il triennio 2020-2022; i controlli dei requisiti di residenza, soggiorno e composizione del nucleo familiare spettano al Comune di residenza indicato dal richiedente al momento della presentazione della domanda; all'interrogante risulta che in alcuni comuni, tra i quali quello di Pievepelago, in provincia di Modena, sia stato omesso di comunicare i dati relativi ai percettori il reddito di cittadinanza e se il comune fosse in regola con gli adempimenti sui controlli previsti dalla normativa di riferimento; in particolare nel Comune di Pievepelago risultano residenti ben 328 cittadini stranieri (il 14,5 per cento) e un cospicuo numero di essi addirittura presso lo stesso numero civico, nonostante non se ne abbia traccia visibile nel Comune. Il Comune, interrogato circa il numero dei beneficiari della misura, ha ammesso di essere privo dei necessari dati sugli impieghi degli stessi, e non risultano controlli sulla reale presenza sul territorio di questi cittadini, ma soprattutto il Comune, non conoscendo la occupazione lavorativa dei soggetti, appare non essere al corrente del numero di coloro che percepiscono il reddito di cittadinanza; ai percettori del sussidio dovrebbero essere affidati lavori socialmente utili per un determinato numero di ore settimanali, a favore dei corrispondenti comuni. Aspetto, quest'ultimo, completamente ignorato dall'Unione dei Comuni del Frignano e scaricato, a parere dell'interrogante, colpevolmente alle competenze dei servizi sociali, che a quanto consta non avrebbero predisposto, dopo ben due anni dalla data di elargizione di detto sussidio, alcun programma; dalle indagini finora condotte sembrerebbe che ingannare l'INPS, l'ente preposto all'erogazione del reddito di cittadinanza, non sia poi così complesso purtroppo, stante il meccanismo dell'autocertificazione che rimanda alla dichiarazione sostitutiva unica, in cui viene calcolato il reddito e l'ISEE. È in questa fase che verrebbero forniti dati falsi o, molto più spesso, che verrebbero omessi degli elementi che, se segnalati, farebbero crescere la disponibilità economica dei richiedenti e venir meno il diritto al sussidio; è per questo che, ad oggi, accade che molti percettori del reddito ne stiano beneficiando abusivamente, in danno alla spesa pubblica, dichiarando dati falsi o omettendo informazioni necessarie, pur di incassare il sussidio; il problema, dunque, sembrerebbe anche dovuto al controllo «a valle»; invece che «a monte», ovvero quando ormai il sussidio è già stato speso da chi ha dichiarato il falso per ottenerlo, con la conseguenza anche della difficoltà a recuperare la somma Indebitamente percepita, si chiede di sapere se e quali iniziative tempestive, nell'ambito delle proprie competenze, il Ministro in indirizzo intenda adottare per porre fine alle storture ed alle criticità connesse all'istituto del reddito di cittadinanza, inclusa la possibilità di strumenti di controllo preventivo che assicurino l'erogazione del reddito di cittadinanza solo ed esclusivamente agli aventi diritto. Atto n. 4-05850 RUOTOLO DE PETRIS ERRANI GRASSO BUCCARELLA LAFORGIA BITI BRESSA CERNO CIRINNA' DI NICOLA FEDELI FERRARI MARILOTTI MIRABELLI NANNICINI PARRINI PITTELLA RAMPI VALENTE VERDUCCI ZANDA NOCERINO Al Ministro dell'interno Premesso che: Saverio Tommasi, giornalista della testata "Fanpage", sabato 24 luglio 2021, a Firenze, in occasione della manifestazione dei "No Green pass", mentre svolgeva il suo lavoro, è stato oggetto di ripetute aggressioni, insulti e minacce; il cronista era intento a documentare con un servizio video giornalistico pubblicato on line dalla testata "Fanpage", le fasi e le ragioni della protesta di piazza contro l'introduzione del green pass , il provvedimento varato dal Governo per contenere la pandemia; nel video si vede chiaramente il giornalista più volte accerchiato e colpito alle spalle da più persone. Oltre alle aggressioni, Tommasi è stato spintonato ed ha evitato con prontezza il danneggiamento della sua telecamera. A più riprese è stato pesantemente minacciato e intimidito. Dalle immagini si vede addirittura una mamma incitare il figlioletto a gridare contro il cronista, come poi è accaduto, l'insulto: "scemo, scemo"; il cronista Tommasi, di fronte alla pressione belligerante dei manifestanti, ha più volte tentato di calmare gli animi spiegando che il suo lavoro è quello di documentare i fatti, riportando ciò che accade e null'altro. Solo l'intervento di alcuni rappresentanti delle forze dell'ordine in abiti borghesi ha interrotto il "tiro al bersaglio" ed ha evitato il peggio, "prendendo di peso" il cronista e portandolo lontano dall'evento; si evidenzia, in particolare, che ogni tre giorni, nel nostro Paese, gli operatori dell'informazione vengono insultati, minacciati di morte solo per l'esercizio della loro professione e per difendere l'articolo 21 della nostra Costituzione. L'Osservatorio dei cronisti minacciati del Viminale ha rilevato un incremento dell'11 per cento delle intimidazioni rispetto al 2020, con un aumento significativo delle minacce che riguardano contesti socio/politici, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto esposto e quali iniziative, per quanto di competenza, intenda adottare, affinché vengano identificati e puniti gli aggressori del giornalista Saverio Tommasi; quali iniziative intenda adottare per la salvaguardia del diritto all'informazione e il diritto ad essere informati, nonché del diritto di cronaca, a protezione di coloro che grazie al proprio lavoro di inchiesta offrono un servizio pubblico ai cittadini. Atto n. 4-05851 BRIZIARELLI BERGESIO VALLARDI SBRANA RUFA ZULIANI Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Premesso che: è notizia di ottobre 2020 che la Procura della Corte dei conti del Trentino-Alto Adige avrebbe citato in giudizio un imprenditore triestino e un suo dipendente, sospetto "prestanome", in merito a presunte dichiarazioni "non veritiere" relative a contributi europei previsti per i giovani imprenditori agricoli, titolari di terreni per il pascolo di bestiame, incassati indebitamente tra il 2010 e il 2014 per alcuni terreni in Abruzzo; nei giorni scorsi la Corte dei conti di Trento ha condannato l'imprenditore e il dipendente al pagamento di oltre 111.000 euro di danno erariale per frode ai danni dell'Unione europea, rimarcando la natura fittizia dell'azienda, sui cui terreni sembra non siano mai arrivati i bovini previsti; nel nostro Paese sono diversi i casi denunciati ogni anno di grandi aziende, che occupano aree di terreni con il solo scopo di accedere ai fondi europei, pur senza garantire l'effettiva attività di pascolo degli animali; considerato che: da una recente analisi condotta dall'Ufficio Valutazione d'Impatto del Senato della Repubblica risulta che tra il 2014 e il 2020, l'Unione europea ha accantonato per l'Italia risorse finanziarie pari ad oltre 77 miliardi di euro, di cui 46,5 miliardi per politiche di coesione e 31 miliardi per la Politica Agricola Comune, quali contributi allo sviluppo rurale; fenomeni illeciti sui fondi europei sono drammaticamente frequenti nel nostro Paese, infatti secondo lo stesso studio, i controlli della Guardia di finanza hanno fatto emergere un numero significativo di frodi in campo agricolo, con una concentrazione importante nell'Italia centrale; la pandemia da coronavirus ha avuto e continua ad avere un impatto senza precedenti sul settore agricolo, che pertanto ha necessità di un supporto concreto per consentire una giusta e pronta ripresa, a garanzia anche dell'approvvigionamento alimentare dell'UE e quindi della salute e del benessere dei cittadini; controlli adeguati e processi rapidi che garantiscano che tali illeciti non restino impuniti, possono rappresentare uno strumento importante non solo a riparo del danno erariale avvenuto, ma per prevenire e disincentivare azioni illegali da parte di altre aziende, si chiede di sapere quali misure il Governo intenda mettere in atto, affinché si prevengano tali gravi fenomeni illeciti, che riducono significativamente la credibilità del nostro Paese nei confronti dell'Unione europea e mettono a rischio il necessario supporto finanziario, che consente ogni anno alle giovani e oneste imprese il rilancio delle attività, e quindi, dell'economia del territorio e dell'Italia intera. Atto n. 4-05852 STABILE ROJC Ai Ministri dell'interno e per gli affari regionali e le autonomie Premesso che: è aperta la campagna estiva antincendio boschivo, come stabilito dalle raccomandazioni del Presidente del Consiglio dei ministri pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale n. 126 del 28 maggio 2021; le "raccomandazioni" sono rivolte a tutte le amministrazioni coinvolte nelle attività di previsione, prevenzione e lotta attiva contro gli incendi boschivi, al fine di favorire maggiormente l'azione sinergica delle componenti regionali e statuali e di individuare puntualmente le priorità di azione; è rilevante, nell'attività di lotta agli incendi boschivi e di interfaccia e gestione dell'emergenza, il ruolo del Corpo nazionale dei Vigili del fuoco, chiamato ad assicurare l'indispensabile presenza di risorse umane qualificate e dotate di profilo di responsabilità per consentire l'ottimale coordinamento delle attività delle squadre medesime con quelle dei mezzi aerei; i Vigili del fuoco saranno, inoltre, chiamati a contribuire alla formazione costante degli operatori a tutti i livelli e a concorrere alla flotta aerea dello Stato nella lotta attiva agli incendi boschivi per garantire prontezza, efficacia e tempestività degli interventi; in Friuli-Venezia Giulia l'azione sinergica delle componenti regionali e statuali è stata garantita da un'apposita convenzione tra Vigili del fuoco e Regione per la lotta agli incendi boschivi, di cui alla DGR n. 1595/2017, ma tale convenzione risulta scaduta dal settembre 2020 e non è stata ancora rinnovata; in assenza di convenzione non sono disponibili Vigili del fuoco aggiuntivi, ma solo quelli dei turni ordinari già sovraccaricati dai compiti di istituto, come rilevato dal CONAPO (Sindacato autonomo dei Vigili del fuoco) che denuncia il concreto rischio che tutto il territorio del Friuli-Venezia Giulia possa subire dei danni irreversibili dovuti alla mancanza di tempestività nei soccorsi che interesserebbero la vastissima area boscata di questa regione; nonostante i solleciti a rinnovare la convenzione, visto lo stato di attenzione agli incendi che caratterizza i mesi di luglio e agosto, non sembra che la Regione abbia intenzione di procedere, alimentando così le preoccupazioni del CONAPO "per la posizione della Regione che, diversamente dal passato, ora sembra non voler considerare i pompieri", creando una situazione che rischia di divenire una possibile "bomba ad orologeria" per il nostro patrimonio boschivo; senza tale convenzione il sistema non può avvalersi dei professionisti antincendio e quindi viene meno il metodo della collaborazione e della ricerca di sinergie, rischiando di mettere in serio pericolo la macchina dei soccorsi a tutela del territorio e dei cittadini; la quasi totalità delle regioni italiane ha già acceso specifiche convenzioni aderendo alle raccomandazioni del Presidente del Consiglio dei ministri in merito alla campagna estiva antincendio boschivo, si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo, ciascuno per quanto di competenza, non ritengano di promuovere ogni utile azione, affinché la campagna estiva AIB (antincendio boschivo) trovi immediata attuazione anche in Friuli-Venezia Giulia e in tale ambito venga rinnovata con la massima urgenza la convenzione AIB tra Regione Friuli-Venezia Giulia e Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco, per la salvaguardia dell'ambiente, dei beni e dell'incolumità delle persone. Atto n. 4-05853 BARBONI BERNINI AIMI Al Ministro della salute Premesso che: dal 1° luglio 2021 è entrato in vigore il regolamento che istituisce il certificato COVID digitale europeo, green pass . Il certificato è un diritto per tutti i cittadini europei che hanno effettuato il vaccino, con uno o più sieri approvati dall'EMA (Agenzia europea del farmaco) o dagli Stati membri dell'Unione europea, lasciando però ai singoli Paesi la facoltà di accettare o meno altri vaccini; il regime generale del regolamento è quello dell'approvazione generale dell'EMA, ma è prevista anche una clausola straordinaria per estendere il riconoscimento di vaccini a quelli che vengono riconosciuti nella lista di emergenza dell'OMS, e questa comprende anche Sputnik; anche se i vaccini approvati dall'EMA finora sono Pfizer-Biontech, Astrazeneca, Moderna e Janssen, sarà possibile per gli Stati scegliere di riconoscere e rilasciare il certificato anche con vaccini non approvati dall'Agenzia europea, come Sputnik, utilizzato per esempio in Ungheria, nella Repubblica di San Marino e in Russia; in Gazzetta Ufficiale del 23 luglio 2021, n. 175, è stato pubblicato il decreto-legge 23 luglio 2021, n. 105, recante misure urgenti per fronteggiare l'emergenza epidemiologica e per l'esercizio in sicurezza di attività sociali ed economiche. È stato prorogato lo stato d'emergenza fino al 31 dicembre 2021 e sono state individuate attività ed ambiti accessibili solo se in possesso di green pass ; dal 6 agosto 2021 per tutti gli over 12 anni in zona bianca è necessario essere in possesso del green pass per accedere ad alcune attività al chiuso, inclusi ristoranti, palestre, cinema, musei, congressi, parchi tematici e divertimento, eventi sportivi e centri termali; il certificato verde viene rilasciato a tutti i cittadini che hanno ricevuto almeno una dose di vaccino, a quelli guariti dal COVID e a quelli che effettuano il tampone; dopo il via libera dell'Unione europea dello scorso 9 giugno il green pass è entrato in vigore per la libera circolazione nei Paesi dell'area Schengen (oltre a Norvegia, Svizzera, Liechtenstein e Islanda); il vaccino russo Sputnik, utilizzato in Paesi quali Repubblica di San Marino, Russia, Ungheria e altri, non è riconosciuto in Italia, così come in Europa. Tale condizione vieta, al momento, a questi cittadini l'accesso alle attività italiane per cui è obbligatorio il green pass ; tra Italia e Repubblica di San Marino non vi sono limitazioni alla mobilità; gli operatori turistici della riviera romagnola stanno manifestando forte preoccupazione per il mancato arrivo dei turisti russi e le dirette conseguenze economiche che vi saranno, dopo un periodo già fortemente provato dalle lunghe chiusure, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo intenda intervenire tempestivamente con l'Unione europea al fine di accelerare la procedura di approvazione da parte dell'EMA nei confronti del vaccino Sputnik oppure procedere al riconoscimento da parte dell'Italia, così come previsto dalla clausola straordinaria del regolamento, valutando l'opportunità nella fase transitoria di concedere il green pass , ove documentata l'efficacia sierologica della somministrazione del vaccino, e consentire quindi anche ai cittadini vaccinati con Sputnik di utilizzare il certificato richiesto. Atto n. 4-05854 BINETTI Al Ministro della salute Premesso che: il decreto-legge 23 luglio 2021, n. 105, recante misure urgenti per fronteggiare l'emergenza epidemiologica da COVID-19 e per l'esercizio in sicurezza di attività sociali ed economiche, all'esame della Camera dei deputati, oltre a prorogare al 31 dicembre 2021 lo stato di emergenza, ha introdotto significative novità in merito all'uso del green pass ; chi avrà le certificazioni verdi COVID-19 comprovanti il completamento del ciclo vaccinale o la somministrazione di una sola dose di un vaccino dopo una precedente infezione da SARS-COV 2 (validità 9 mesi) o la guarigione dall'infezione (validità 6 mesi) o chi avrà effettuato un test molecolare o antigenico rapido con risultato negativo al virus (con validità 48 ore) può accedere alle seguenti attività: servizi per la ristorazione svolti da qualsiasi esercizio per consumo al tavolo al chiuso; spettacoli aperti al pubblico, eventi e competizioni sportivi; musei, altri istituti e luoghi della cultura e mostre; piscine, centri natatori, palestre, sport di squadra, centri benessere, anche all'interno di strutture ricettive, limitatamente alle attività al chiuso; sagre e fiere, convegni e congressi; centri termali, parchi tematici e di divertimento; centri culturali, centri sociali e ricreativi, limitatamente alle attività al chiuso e con esclusione dei centri educativi per l'infanzia, i centri estivi e le relative attività di ristorazione; attività di sale gioco, sale scommesse, sale bingo e casinò; concorsi pubblici, eccetera; il decreto prevede che i titolari o i gestori dei servizi e delle attività autorizzati previa esibizione del green pass sono tenuti a verificare che l'accesso a questi servizi e attività avvenga nel rispetto delle prescrizioni. In caso di violazione si potrà incorrere a una sanzione pecuniaria da 400 a 1.000 euro sia per l'esercente che per l'utente. In caso in cui la violazione fosse ripetuta per 3 volte in 3 giorni diversi, potrà essere applicata la sanzione della chiusura dell'esercizio per un minimo di uno a un massimo di 10 giorni; prevede inoltre un protocollo d'intesa con le farmacie e con le altre strutture sanitarie per assicurare fino al 30 settembre 2021 la somministrazione di test antigenici rapidi a prezzi contenuti; il personale sanitario è stato vaccinato, come era giusto che fosse, per primo, per lo più tra dicembre 2020 e gennaio 2021; la certificazione del " green pass " ha una durata media prevista di 9 mesi, il che significa che tra fine settembre e fine ottobre non sarà più valido per coloro che si sono vaccinati a gennaio; con la diretta conseguenza che gran parte del personale sanitario, non avendo un green pass valido, non potrà più avere libero accesso nei ristoranti, palestre, musei, treni, aerei, e, cosa del tutto paradossale, neppure in ospedale, a meno che non faccia un tampone, che ha la validità di 48 ore, si chiede di sapere: se il personale sanitario entro ottobre-novembre dovrà tornare a vaccinarsi; se il green pass di cui dispone sarà prolungato per un tempo ulteriore, almeno fino a dicembre 2021, quando dovrebbe terminare il periodo di emergenza; come il Ministro in indirizzo intenda garantire al personale sanitario la necessaria autonomia per svolgere il proprio lavoro professionale e far fronte alle comuni esigenze della sua vita personale e familiare. Atto n. 4-05855 RIZZOTTI Al Ministro della salute Premesso che: il tumore al seno è la principale causa di morte per cancro della popolazione femminile mondiale; secondo l'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro, il numero previsto di casi nel 2030 sarà di 2.740.000, con 857.000 decessi; solo nel nostro Paese, nel 2020 si sono registrati oltre 53.000 casi di tumore al seno; al fine di contrastare la patologia, il Parlamento europeo nel 2003 e nel 2006 ha emanato due risoluzioni che impegnano ogni Stato membro ad "assicurare entro il 2016 la costituzione di centri multidisciplinari di senologia specializzati allo scopo di trattare specificatamente tale malattia per incrementare la sopravvivenza e la qualità della vita delle donne europee"; la Conferenza Stato-Regioni, tramite intesa (n. 185/CSR), il 18 dicembre 2014 ha approvato le "linee di indirizzo sulle modalità organizzative e assistenziali della rete dei centri di senologia"; sul tema è successivamente intervenuto il decreto del Ministro della salute 2 aprile 2015, n. 70, prevedendo di "sollecitare specifici percorsi di integrazione terapeutici assistenziali quali ad esempio quelli relativi alla presa in carico multidisciplinare delle pazienti affette da neoplasia mammaria attraverso le unità mammarie interdisciplinari ( breast unit )"; l'intesa ha previsto, al punto 2, per assicurare il coordinamento e il monitoraggio dei centri di senologia, l'istituzione di un tavolo di coordinamento presso il Ministero della salute, con la partecipazione di esperti dello stesso Ministero, dell'Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (AGENAS) e delle Regioni e delle Province autonome di Trento e Bolzano; tuttavia, ad oggi, il tavolo di coordinamento nazionale non ha esercitato compiutamente le proprie funzioni, visto che, nonostante gli impegni presi anche dalle Regioni, si continuano a rilevare difformità territoriali e regionali nell'attuazione delle breast unit ; un'azione di monitoraggio effettiva da parte del tavolo di coordinamento è richiesta a gran voce dalle associazioni impegnate su queste tematiche, in particolare da "Europa Donna Italia", il movimento che tutela i diritti alla prevenzione e cura del tumore al seno, che ha favorito il percorso normativo e continua a promuovere le breast unit attraverso azioni di sensibilizzazione della popolazione, delle istituzioni e della comunità scientifica a livello nazionale e regionale; come evidenziato dai risultati di un vasto studio, pubblicato nel 2012 dal "British medical journal", che ha coinvolto oltre 14.000 donne con tumore al seno per 10 anni, l'introduzione di team multidisciplinari aumenta la sopravvivenza del 18 per cento a 5 anni dalla diagnosi. È inoltre ampiamente dimostrato che le donne in trattamento presso le breast unit , rispetto a quelle che si rivolgono a strutture non specializzate, hanno anche una migliore qualità di vita, si chiede di sapere: quale sia l'effettivo stato di attuazione e diffusione delle breast unit sul territorio italiano; quali siano le azioni programmate per limitare fino ad eliminare ogni difformità territoriale e regionale nell'attuazione; quale sia l'effettivo stato dell'arte circa l'operatività e le attività di competenza del tavolo di coordinamento dei centri di senologia e di ogni altro presidio di monitoraggio; se sia stata considerata, allo stato dell'arte, l'opportunità di costituire un organismo permanente di monitoraggio che possa garantire il vero raggiungimento dei risultati territoriali prefissati; se sia stata considerata la possibilità che il tavolo di coordinamento preveda al suo interno, a livello permanente, la presenza di una rappresentante del mondo associativo e di Europa Donna Italia come sostenitori degli interessi e istanze delle donne e pazienti con tumore al seno. Atto n. 4-05856 DURNWALDER Al Ministro della transizione ecologica Premesso che: la recente notizia che un camion che trasportava rifiuti ed alcune sostanze chimiche dalla Toscana all'Olanda ha preso fuoco sull'autostrada del Brennero, in località Colle Isarco, ha destato allarme e preoccupazione e riproposto la questione dell'efficacia dei controlli sulle fasi della miscelazione dei rifiuti e del loro trasporto all'estero; una questione resa attuale, nella sua gravità, anche dalla recente denuncia di un traffico illecito di rifiuti dalla Campania verso la Tunisia, oggetto di indagini giudiziarie, sia in Tunisia che in Italia, e che ha già portato all'arresto del Ministro dell'ambiente tunisino; il traffico illecito di rifiuti pericolosi è già stato oggetto di articolate interrogazioni e interpellanze presentate sia in sede europea (E-001736/2021) che al Parlamento italiano (Senato n. 3-02403 e Camera n. 2-01180) con scrupoloso richiamo a quanto previsto dalla Convenzione di Basilea, approvata con decisione 93/98/CEE sul controllo dei movimenti transfrontalieri di rifiuti pericolosi e del loro smaltimento; con il presente atto s'intende richiamare l'attenzione delle autorità competenti sulla delicata e complessa fase della miscelazione dei rifiuti destinati all'esportazione; l'art. 183, comma 1, lettera f) del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, alla definizione di produttore di rifiuti, recita: " (...) o chiunque effettui operazioni di pretrattamento, di miscelazione o altre operazioni che hanno modificato la natura o la composizione di detti rifiuti"; considerato che: la miscelazione dei rifiuti classificata R12 (così intesa anche in accordo con quanto previsto dalle line guida della commissione UE datate 2012; "Guidance on the interpretation of key provisions of Directive 2008/98/EC on waste"), cioè miscela destinata al recupero prodotta dal trattamento meccanico dei rifiuti non destinati al mercato interno identificati con il codice CER 191211 (pericolosi) o CER 191212 (non pericolosi) è un'operazione complessa e delicata; l'intera filiera del trattamento, con il passaggio da un impianto all'altro, intermezzato dall'operazione di miscelazione, rende poco agevole agli organi di controllo la tracciabilità dall'origine dei rifiuti e quindi la corretta identificazione della natura del rifiuto destinato all'esportazione e i maggiori rischi di inquinamento illegale del prodotto finale da esportare si annidano proprio in questi passaggi, si chiede di sapere: come si intenda intervenire al fine di garantire la possibilità di un controllo dei rifiuti dall'origine sino alla destinazione finale, considerato che l'attuale tracciabilità affidata a formulari, registrazioni e altro, non sembra sufficiente e affidabile e comunque non in grado di garantire la conformità del rifiuto esportato ai requisiti di legge; se, inoltre, non sia il caso di rivedere l'intero meccanismo del codice CER 19000, dove spesso si annidano vere e proprie zone grigie, in cui troppo spesso le attività legali si confondono con quelle illegali. Atto n. 4-05857 IANNONE Ai Ministri per la pubblica amministrazione e dell'economia e delle finanze Premesso che, per quanto risulta all'interrogante: il direttore generale dell'Agenzia delle dogane e dei monopoli, con determinazione direttoriale n. 341753 del 5 ottobre 2020, ha indetto un concorso pubblico, per esami, per il reclutamento di complessive 766 unità di personale, di terza area, fascia retributiva F1, con vari profili professionali da inquadrare presso gli uffici centrali e periferici dell'Agenzia; con determinazione direttoriale n. 341773 del 5 ottobre 2020 ha indetto anche, per esami, per il reclutamento di complessive 460 unità di personale a tempo pieno e indeterminato, da inquadrare nella seconda area, fascia retributiva F3, con il profilo professionale di assistente doganale, presso gli uffici centrali e periferici dell'Agenzia; come previsto dal bando di concorso, sono state predisposte le prove preselettive, individuate le date di espletamento delle stesse e pubblicate le banche dati di 5.000 quesiti, dalle quali sarebbero state estratte le domande da somministrare in ciascuna seduta d'esame; per il profilo F3 le prove preselettive si sono svolte dal 30 giugno al 6 luglio 2021, mentre per il profilo F1 le preselettive si sono tenute dal 12 al 15 luglio 2021; nei giorni precedenti alle prove preselettive ed anche durante le stesse, con ripetute rettifiche (si sono contate ben 8 rettifiche), la banca dati dei quesiti da 5.000 è stata ridotta a circa 3.500 quesiti, in quanto sono stati progressivamente espunti i quesiti erronei che risultavano essere ben oltre il 20 per cento dell'iniziale banca dati; le prove preselettive sono state svolte mediante l'utilizzo di un moderno tablet nonché attraverso il riconoscimento del candidato e l'accoppiamento di quest'ultimo al suo elaborato attraverso qrcode ; pertanto, tale modalità di esecuzione delle prove dovrebbe garantire un'immediatezza dei risultati; infatti, banali principi di trasparenza dovrebbero richiedere che alla fine di ogni singola sessione ogni candidato conosca immediatamente il risultato della propria prova e che, immediatamente dopo la conclusione delle prove venga stilata una graduatoria degli ammessi; in realtà, tutta l'attività di controllo delle risposte dovrebbe essere totalmente automatizzata e, dunque, disponibile in tempo reale; invece, pur essendosi concluse da parecchio tempo le prove per entrambi i profili, i candidati non conoscono il proprio risultato; il permanere di tale situazione, oltre che ingiusta e lesiva dei principi di immediatezza e di trasparenza, pone in grave rischio i risultati della prova in quanto al momento sono tutti " in cloud " ed è arcinoto come nessun file informatico sia completamente al sicuro; tra l'altro, gli inconvenienti circa le migliaia di domande espunte perché errate gettano un'ombra significativamente sinistra sulla qualità delle procedure adottate, si chiede di sapere: quale sia il motivo per il quale dopo decine di giorni ancora non sia possibile conoscere i risultati delle prove preselettive; quale sia il motivo per il quale, pur in presenza di tanta tecnologia, non sia stata garantita immediatezza nella comunicazione dei risultati; se, in ragione dei gravi errori riscontrati relativamente alla banca dati, siano state attivate idonee contestazioni nei confronti del soggetto incaricato e retribuito per la gestione del concorso. Atto n. 4-05858 DONNO PAVANELLI PUGLIA CROATTI LANZI PIARULLI CAMPAGNA TRENTACOSTE Al Ministro della difesa Premesso che: è stata presentata una precedente interrogazione (4-02125) al Ministro in indirizzo sulla reclamata errata ricostruzione delle carriere degli ufficiali del ruolo speciale ad esaurimento dell'Arma dei Carabinieri con cui si evidenziava come, in particolare, per questo ruolo e di quelli nel frattempo transitati nel ruolo normale per errato calcolo degli anni di anzianità minima richiesti per le promozioni (con avanzamento ad anzianità) indicate nella tabella 4, quadro IV, del decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66, si stesse, da tempo, portando avanti un notevole contenzioso amministrativo; l'art. 2247- octies prevede, nel regime transitorio per gli ufficiali del ruolo speciale a esaurimento, che sino all'anno 2023 gli avanzamenti sino al grado di tenente colonnello "si effettuano ad anzianità", con le modalità di cui all'articolo 1055, che a sua volta, al comma 1, conferma il criterio dell'avanzamento ad anzianità richiamando le modalità previste dall'articolo 1071, comma 3, secondo cui "le promozioni ad anzianità sono conferite con decorrenza dal giorno del compimento delle anzianità di grado richieste, in base alle disposizioni del presente codice"; l'unico criterio richiamato è quello dell'anzianità e i periodi previsti per il passaggio di grado non possono che essere quelli specificatamente contemplati dalla tabella 4, quadro IV (2 anni per la promozione al grado di tenente, 5 anni per capitano, 6 anni per maggiore e 4 anni per tenente colonnello); considerato che: la Direzione generale del personale militare del Ministero della difesa, a seguito della sentenza del TAR Lazio del luglio 2019 che ha dato ragione alle doglianze di due ufficiali che avevano impugnato il provvedimento dell'amministrazione militare con cui non era stata riconosciuta l'anzianità di servizio, ha fatto appello al Consiglio di Stato e chiesto la sospensione dell'esecutività della sentenza impugnata; nell'accordare la sospensiva, nelle more della decisione nel merito, in un passaggio dell'ordinanza, attesa la complessità e importanza degli interessi in gioco, il Consiglio di Stato ha ritenuto opportuno ribadire che le ragioni cautelari addotte dall'amministrazione sono favorevolmente apprezzabili, "in precipua considerazione della circostanza che il principio di diritto enunciato dalla sentenza gravata potrebbe, in tesi, determinare l'insorgere di un ulteriore, rilevante contenzioso e comporterebbe per l'amministrazione la rideterminazione dell'anzianità di servizio di un rilevante numero di ufficiali e la ristrutturazione dei ruoli di anzianità"; in costanza di ricorso, veniva approvata nei "correttivi al riordino" una norma (art. 25, comma 1, lett. i) , del decreto legislativo 27 dicembre 2019, n. 172) che introduce all'art. 2247- octies il comma 1- bis , in cui viene sancito che "il comma 1 si interpreta nel senso che le permanenze minime previste per l'avanzamento ad anzianità di cui all'articolo 1055 sono stabilite in due anni nel grado di sottotenente, cinque anni nel grado di tenente, sette anni nel grado di Capitano e cinque anni nel grado di Maggiore"; il Consiglio di Stato con sentenza n. 03778/2021, pubblicata il 13 maggio 2021, ha dato ragione all'amministrazione, ma nelle argomentazioni a sostegno della pronuncia, "ritiene di poter prescindere" dall'applicazione della norma interpretativa richiamata (che rilegge, aumentandoli, da 17 a 19 gli anni indicati in tabella 4 quadro IV) e addirittura ritiene "non necessario esaminare le complesse deduzioni che ciascuna parte ha articolato relativamente alla disciplina da ultimo introdotta nell'ordinamento" e sostiene che "la risoluzione della questione controversa discende dall'applicazione degli usuali canoni interpretativi delle norme giuridiche"; si aggiunga che, come si evince chiaramente nella relazione illustrativa allo schema di decreto legislativo recante "Disposizioni in materia di riordino dei ruoli e delle carriere del personale delle Forze Armate ai sensi dell'articolo l, commi 2, lettera a) , 3, 4 e 5, della legge l dicembre 2018, n. 132", l'intervento mira a stabilire una decorrenza unica per le promozioni a scelta allo scopo di: evitare disparità tra ufficiali promossi nello stesso anno per effetto di decorrenze diversificate connesse a un fattore esogeno costituito dal momento in cui si verificano le vacanze; semplificare le procedure di avanzamento, adottando un unico provvedimento di promozione per tutti gli aventi titolo; snellire l'attività amministrativa evitando di instaurare procedimenti amministrativi volti a rideterminare la decadenza della promozione nei confronti di più ufficiali nei casi in cui si verificano vacanze organiche i cui effetti giuridici decorrono da una data antecedente alla formalizzazione dei provvedimenti che le determinano; sulla scorta di quanto appena esposto non si esclude che il contenzioso ancora in atto potrebbe riservare ulteriori sentenze favorevoli ad altri analoghi ricorrenti le cui cause sono pendenti davanti al TAR Lazio. La stessa sentenza sarà probabilmente oggetto di ricorso alla Corte di giustizia dell'Unione europea con innegabili riflessi negativi sull'amministrazione difesa e dello Stato italiano in caso di soccombenza; considerato inoltre che: detta problematica, irrisolta, continua a riguardare tutti gli ufficiali in ruolo speciale ad esaurimento ed ex ruolo speciali transitati nel ruolo normale; al momento 39 tenenti colonnelli del ruolo normale (ex ruolo speciale del 29°, 30° e 31° corso applicativo) e 37 tenenti colonnelli del ruolo speciale ad esaurimento (del 29° e 30° corso applicativo non transitati) che, qualora l'amministrazione soccombesse nei giudizi pendenti, dovrebbero vedersi riconosciuta un'anzianità assoluta nel grado rivestito di ulteriori due anni e sarebbero tutti, di fatto, stati "pretermessi" dalle procedure di avanzamento a scelta, cui dovevano essere avviati negli anni scorsi; ove la situazione non dovesse essere risolta, superato il limite temporale del 31 ottobre 2021 (data in cui verranno formate le aliquote di avanzamento per il 2022), l'amministrazione, se soccombente, dovrà promuovere al grado di colonnello, tout court , altri 28 tenenti colonnelli del ruolo normale del 32° corso applicativo e 16 tenenti colonnelli del ruolo speciale ad esaurimento del 30° corso applicativo non transitati; a parere degli interroganti, dunque, si è di fronte ad una situazione fortemente pregiudizievole sia dal punto di vista economico (si considerino pure le spese di giudizio e la pendenza di altri ricorsi) che sotto il profilo della violazione dei principi di equità e corretta amministrazione, si chiede di sapere: come il Ministro in indirizzo valuti la situazione; se non ritenga opportuno intervenire con atti di propria competenza che inducano un'interpretazione corretta (a 17 anni) degli anni di cui alla tabella 4, quadro IV, del decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66, evitando il proliferare del contenzioso; se non ritenga di agire in modifica dell'interpretazione in peius della tabella stessa fatta in sede di correttivi al riordino, disponendo per un'interpretazione corretta della norma sulla rideterminazione delle anzianità; quali iniziative intenda assumere al fine di evitare, per il futuro, che si ripetano situazioni come quelle descritte. Atto n. 4-05859 LAFORGIA ERRANI DE PETRIS RUOTOLO BUCCARELLA Ai Ministri dell'interno e della salute Premesso che: da organi di stampa si apprende che il 24 luglio 2021 il consigliere regionale lombardo Michele Usuelli avrebbe rivolto accuse a Luca Bernardo, candidato sindaco a Milano per la coalizione di centrodestra e primario di pediatria dell'ospedale Fatebenefratelli, secondo le quali il dottor Bernardo, in possesso di porto d'armi da circa dieci anni, girerebbe armato di pistola in ospedale; Bernardo si è difeso dalle accuse di girare armato in corsia, ma ha poi ammesso, in risposta alla domanda sull'essersi mai presentato armato di pistola in ospedale "Io sono entrato con l'arma in ospedale, l'ho avuta addosso, ma mai in corsia e mai quando giro o sono dentro con i pazienti"; considerato che: è un fatto grave che un medico pediatra si rechi, per sua stessa ammissione, armato in ospedale; Bernardo ha affermato pubblicamente che "la maggior parte dei medici" avrebbe il porto d'armi, gettando ombre pesanti sul sistema sanitario e generando innumerevoli reazioni e smentite da parte di altri medici; Bernardo è candidato ad un importante ruolo istituzionale in una delle più grandi città del Paese e la sua vicenda è emersa pochi giorni dopo quella di Voghera, dove un assessore comunale, Massimo Adriatici, durante una colluttazione, ha ucciso con un colpo di pistola Youns El Bossettaoui, in circostanze che sono ancora da accertare. Episodio, questo, che ha aperto una grande discussione nel Paese su porto d'armi, ordine pubblico, legittima difesa, limiti e comportamenti consoni a chi rappresenta le istituzioni, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti, quali iniziative intendano prendere al fine di verificare se sia effettivamente vero che il dottor Bernardo sia solito recarsi armato in ospedale e se questa consuetudine sia da considerarsi consona alle sue funzioni come a quelle di qualunque altro medico e quali provvedimenti si intendano mettere in atto; se non vogliano altresì verificare l'eventuale esistenza di casi simili ed impedire che chi ha la responsabilità della salute dei nostri cittadini possa recarsi in una struttura ospedaliera, come in qualsiasi altro luogo di cura, in possesso di un'arma; se non intendano inoltre evitare che la tutela dell'ordine pubblico e della pubblica sicurezza diventi affare dei singoli, avallato anche dai comportamenti di chi dovrebbe rappresentare le istituzioni del Paese, e per impedire che passi una concezione della sicurezza che spinge ad armarsi e farsi giustizia da soli; quali provvedimenti infine vogliano mettere a punto nei confronti di chi è candidato o interpreta ruoli istituzionali e gira armato nell'esercizio delle proprie funzioni pubbliche. Interrogazioni, da svolgere in Commissione A norma dell'articolo 147 del Regolamento, le seguenti interrogazioni saranno svolte presso le Commissioni permanenti: 9ª Commissione permanente (Agricoltura e produzione agroalimentare): 3-02744 del senatore Bergesio ed altri, sulle misure per fronteggiare i danni causati da eventi atmosferici estremi; 3-02747 del senatore Bruzzone ed altri, sulla creazione di una filiera della carne da selvaggina italiana; 12ª Commissione permanente (Igiene e sanità): 3-02745 della senatrice Fregolent ed altri, sulle apparecchiature per lo screening mammografico. Interrogazioni, ritiro È stata ritirata l'interrogazione 3-02078 della senatrice Matrisciano ed altri.