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Ratifica ed esecuzione dell'Accordo interinale in vista di un accordo di partenariato economico tra la Comunità europea e i suoi Stati membri, da una parte, e la parte Africa centrale, dall'altra, con Allegati, fatto a Yaoundé il 15 gennaio 2009 e a Bruxelles il 22 gennaio 2009. Onorevoli Senatori. -- 1.1 Contesto dell'Accordo Le relazioni fra l’Unione Europea e i 79 Stati ACP (Africa, Caraibi e Pacifico) rappresentano un aspetto importante della politica europea di cooperazione allo sviluppo e, più in generale, delle sue relazioni esterne. Nel 1998 si sono intrapresi i negoziati per una revisione di quelli che erano stati -- sino ad allora -- i rapporti fra Comunità europea e Stati ACP: il 23 giugno 2000 veniva firmato a Cotonou (Benin) «l'Accordo di Partenariato fra gli Stati membri del Gruppo Africa, Caraibi e Pacifico (ACP), da un lato, e la Comunità europea e i suoi Stati Membri, dall'altro», più comunemente noto come «Accordo di Cotonou». Conformemente all'articolo 95, che prevede la revisione dell'intesa ogni cinque anni, il 25 giugno 2005 è stato firmato a Lussemburgo il nuovo testo rivisto. Quest'ultimo si basa su cinque pilastri interdipendenti (dimensione politica, partecipazione strutturata, approccio strategico della cooperazione per la riduzione della povertà, nuovi rapporti economico-commerciali e miglioramento della cooperazione finanziaria), il cui obiettivo ultimo è la lotta alla povertà. Anziché rinegoziare l'intera struttura dell'Accordo di Cotonou nei suoi principi e nei suoi obiettivi, in quell'occasione si è piuttosto inteso perfezionare la cooperazione politica e finanziaria, attraverso l'introduzione di misure volte a rafforzare e migliorare l'efficienza, la coerenza e la flessibilità nella programmazione e nell'uso delle risorse. L'Accordo di Cotonou prevede -- fra l'altro -- la stipula di Accordi di partenariato economico (APE), vale a dire di intese finalizzate a sostenere i Paesi ACP, le loro economie e la loro partecipazione al commercio internazionale, anche nel quadro di quanto stabilito in sede OMC. Sei sono le regioni geografiche individuate per la stipula degli APE: il CARIFORUM (regione caraibica), l'area del PACIFICO, la SADC (Stati dell'Africa Sub-Sahariana), l'ECOWAS (Africa Occidentale più Mauritania), l'ESA e l'EAC (Stati dell'Africa Orientale e Meridionale), e la CEMAC (Africa Centrale), cui si riferisce appunto la presente relazione. Già a partire dal 1º gennaio 2008, gli aspetti commerciali dei rapporti con i Paesi ACP avrebbero dovuto essere disciplinati dagli APE, con l'abbandono del regime commerciale preferenziale di Cotonou (che aveva garantito, senza vincoli di reciprocità, franchigie e riduzioni doganali) e nella prospettiva della creazione di un'area di libero scambio entro il 2020. I relativi negoziati -- infatti -- si sarebbero dovuti concludere entro il 31 dicembre 2007, data in cui scadeva la deroga (waiver) che l'UE aveva ottenuto dall'OMC per poter applicare una tariffa preferenziale ai prodotti originari dei Paesi ACP, senza dover estendere lo stesso trattamento agli altri Paesi membri dell'Organizzazione mondiale del commercio. Per consentire la sigla del maggior numero di Accordi entro tale scadenza, l'Unione ha adottato una strategia in due fasi: da un lato si è data la priorità alla conclusione di intese sugli aspetti relativi al commercio di beni e alle misure di accompagnamento, rinviando il negoziato sui servizi e sulle regole (appalti pubblici, investimenti, concorrenza), dall'altro si è provveduto alla ricerca di soluzioni a geometria variabile per le diverse regioni, per permettere ai Paesi più disponibili di giungere rapidamente ad un'intesa con l'UE. Questa maggiore flessibilità ha portato diversi Paesi ACP alla firma di Accordi «light », detti anche interinali, limitati cioè al mercato dei beni (si noti infatti che -- ad oggi -- l'unico APE completo che è stato finalizzato è quello firmato con i 15 Paesi del CARIFORUM). Nel contesto innovativo determinato dall'Accordo di Cotonou, l'Europa e la CEMAC (Communauté économique et monétaire de l'Afrique Centrale) hanno deciso nel 2003 di dare ulteriore impulso ai loro rapporti economici, attraverso un'intesa ad ampio spettro, quale appunto l'Accordo di partenariato economico (APE), in cui il fattore sviluppo rappresenta il fulcro delle intese commerciali. L'APE infatti non si limita a regolamentare l'accesso in Europa dei beni dei Paesi CEMAC, ma consente all'Unione di sostenere la regione africana nel miglioramento della competitività, nella differenziazione delle esportazioni e nella costruzione dei mercati regionali. Attualmente la CEMAC è costituita dai seguenti Stati: Camerun, Repubblica Centrafricana, Ciad, Congo, Repubblica Democratica del Congo, Guinea Equatoriale, Gabon, Sao Tomè e Principe. La presente intesa, che ha valenza interinale, è stata firmata dal solo Camerun, mentre con tutti gli Stati CEMAC continuano in parallelo i negoziati per un APE completo, secondo un approccio non inusuale in queste circostanze. Basti pensare infatti al caso dell'APE transitorio con gli Stati africani della SADC -- firmato a Bruxelles il 4 giugno scorso -- in cui non tutti i Paesi che hanno partecipato ai negoziati hanno siglato l'intesa, né tutti quelli che l'hanno siglata hanno infine proceduto alla firma. In questo APE transitorio il contraente africano è quindi il Camerun, designato nel testo come «Parte Africa Centrale» Quanto al ruolo svolto dall'Italia nella finalizzazione degli APE, il nostro Paese ha sostenuto con vigore la promozione dell'integrazione regionale e degli scambi «Sud-Sud», in un quadro di relazioni asimmetriche con l'UE. Per l'Italia è indispensabile contribuire allo sviluppo di politiche commerciali adeguate alle economie locali, che vanno tutelate da aperture al commercio internazionale non adeguatamente governate. L'Italia si è adoperata affinché la lotta alla povertà e la sicurezza alimentare fossero inserite negli APE in maniera chiara ed esplicita, concretizzando i principi ispiratori dell'Accordo di Cotonou. 1.2 Iter procedurale della firma L'Africa Centrale è stata la prima regione, assieme all'Africa Occidentale, a intraprendere i negoziati nell'ottobre 2003. Le discussioni sono state condotte, per la Parte africana, dal Segretariato esecutivo della CEMAC a nome degli Stati membri. Dal 2003 si sono succedute riunioni tecniche per esaminare il processo di integrazione già in atto nell'Africa Centrale. I temi trattati vertevano soprattutto su materie doganali, riguardando l'unione doganale intra-CEMAC, le relazioni fra CEMAC e Sao Tomé e Principe, le regole d'importazione dall'UE, ma non tralasciavano quelle su servizi, investimenti, politica della concorrenza eccetera. Dal 2005 i negoziati -- che non hanno mai perso d'occhio l'integrazione economica regionale -- hanno portato alla creazione di quattro piattaforme tecniche: 1) mercati regionali, 2) standard e misure, 3) servizi e investimenti, 4) questioni commerciali diverse. L'Accordo interinale è stato parafato il 17 dicembre 2007 dal solo Camerun, in un rush finale che ha visto, nell'arco di poche settimane, la sigla di APE interinali (cioè -- come si è detto -- non completi) con numerosi Paesi ACP, al fine di evitare le perturbazioni derivanti dal termine del 31 dicembre 2007 (scadenza del regime commerciale di Cotonou e del waiver dell'OMC). La sigla dell'intesa ha assicurato al Camerun l'accesso libero al mercato europeo delle proprie esportazioni (alluminio, cacao, banane, per un valore di circa 314 milioni di euro all'anno), scongiurando le conseguenze negative in cui sarebbe incorso dopo il 1° gennaio 2008. Poiché i rimanenti Stati dell'area appartengono per la maggior parte alla categoria dei Paesi meno sviluppati, essi beneficiano comunque dell'accesso al mercato europeo sotto il programma « everything but arms » (EBA), con eccezione di Congo e Gabon i quali comunque godono dal 1° gennaio 2008 del Sistema di preferenze generalizzato (SPG). Questo Accordo si configura in ogni caso come una soluzione temporanea, confezionata sulle specificità di un Paese. Esso consente il prosieguo in parallelo dei negoziati con gli altri Stati della CEMAC per la finalizzazione, in tempi ragionevolmente brevi, di un APE completo ed esteso auspicabilmente all'intera regione dell'Africa Centrale, Accordo che sostituirà quello interinale oggetto di quest'analisi. 1.3 Finalità dell'Accordo Gli Accordi di partenariato economico sono finalizzati a porre le basi di uno sviluppo sostenibile, attraverso la rimozione progressiva delle barriere al commercio e il rafforzamento della cooperazione nelle questioni attinenti gli scambi commerciali. Nello specifico, l'APE con l'Africa Centrale (Camerun) è da considerarsi una tappa importante: esso non solo garantisce al Paese firmatario un accesso privilegiato al mercato europeo ma, soprattutto, costituisce un passo avanti volto a costruire con quella regione una relazione economica e commerciale solida e durevole. Questo APE interinale, grazie all'applicazione provvisoria e immediata -- in attesa del completamento delle procedure di ratifica -- prevista dall'articolo 98, è in grado di regolare alcuni aspetti basilari delle relazioni commerciali fra il Camerun e l'UE, in particolare: la cooperazione allo sviluppo, il commercio dei beni, i dazi applicati, le misure di difesa commerciale, le salvaguardie, la cooperazione doganale e amministrativa, la regolamentazione fito-sanitaria, la trasparenza eccetera, mentre demanda a negoziati ancora aperti il completamento dell'intesa con tutte le altre componenti (servizi e stabilimento, investimenti, movimenti di capitali e pagamenti correnti, concorrenza, proprietà intellettuale, appalti pubblici). In pratica, siamo in presenza di uno strumento a sostegno di una nuova dinamica commerciale tra le Parti, caratterizzato dalla progressiva liberalizzazione asimmetrica degli scambi, che rafforza, amplia e approfondisce la cooperazione in tutti i settori connessi al commercio. Dal 1° gennaio 2008 tutte le merci provenienti dal Camerun entrano in Europa a dazio zero (tranne riso e zucchero, per i quali sono previsti periodi di transizione: fino al 2010 per il riso, fino al 2015 per lo zucchero). Il Camerun da parte sua si impegna a liberalizzare entro il 2021 l'80 per cento dei prodotti importati dall'UE, mentre alcuni prodotti agricoli e semi-lavorati sensibili per il Paese africano rimangono esclusi dalla liberalizzazione (carne, vino, malto, prodotti caseari, fluoro, alcuni ortaggi, legno, tessuti, vernici, gomme usate). I principali prodotti europei che saranno liberalizzati sono macchinari industriali, veicoli e prodotti chimici. L'obiettivo finale è quello di raggiungere un accordo APE completo che regoli tutte le materie che oggi non sono comprese nell'accordo transitorio e che si estenda a tutti i Paesi della CEMAC. Infatti, grazie ad un APE pieno, sarà possibile promuovere lo sviluppo sostenibile, l'integrazione regionale, la graduale integrazione dei Paesi dell'Africa Centrale nell'economia mondiale, la loro capacity building e il miglioramento della politica commerciale, coerentemente con gli obiettivi di sviluppo del millennio e con l'accordo di Cotonou. 1.4 Esame delle disposizioni Titolo I: Obiettivi (articoli 1-3) : vi si passano in rassegna gli obiettivi così come enunciati nel punto 1.3 della presente relazione, facendo specifico riferimento ai principi e agli elementi essenziali, che sono quelli espressi dall'Accordo di Cotonou e dagli Obiettivi di sviluppo del Millennio (riduzione della povertà in vista della sua eliminazione, sviluppo sostenibile, competitività dell'economia regionale, integrazione regionale, capacity building , rafforzamento delle relazioni commerciali sulla base della solidarietà e dell'interesse reciproco). L'articolo 3 evidenzia gli obiettivi specifici relativi alla Parte Africa Centrale: porre le basi per un APE pieno, ridurre la povertà, promuovere l'integrazione economica, le capacità di esportazione dell'Africa Centrale e la sua integrazione nell'economia mondiale, elaborare una tabella di marcia per i negoziati sui settori da includere nell'APE completo, vale a dire: l'istituzione di quadri normativi più efficaci, la concorrenza, la proprietà intellettuale, gli appalti pubblici. Titolo II: Partenariato per lo Sviluppo (articoli 4-12) : vi si tratta del rafforzamento delle capacità e della modernizzazione nei settori delle infrastrutture di base, agricoltura e sicurezza alimentare, industria, diversificazione e competitività delle economie, integrazione regionale. Si stabiliscono inoltre le modalità di finanziamento dello sviluppo, nel rispetto delle norme e delle procedure previste dall'accordo di Cotonou, identificando negli strumenti finanziati dal bilancio generale dell'UE i promotori dell'attuazione del programma. Viene altresì prevista l'istituzione di un fondo regionale APE (FORAPE), destinato a coordinare gli aiuti finanziari, secondo modalità da definirsi in sede UE. Titolo III: Regime commerciale dei prodotti (articoli 13-53): sono qui presi in considerazione i dazi doganali, il divieto di restrizioni quantitative, la cooperazione amministrativa, le misure antidumping e compensative, la salvaguardia, la cooperazione doganale, gli ostacoli tecnici al commercio, la trasparenza, il buon governo forestale e gli scambi commerciali di legno e derivati. Titolo IV: Stabilimento, scambi di servizi e commercio elettronico (articoli 54-55) : vi si tratta delle basi negoziali che le Parti devono porre per una liberalizzazione progressiva, asimmetrica e reciproca dello stabilimento e del commercio di servizi. Titolo V: Regole connesse al commercio (articoli 56-65): gli articoli dispongono il prosieguo dei negoziati per un APE pieno in materia di pagamenti correnti, movimenti di capitali, concorrenza, proprietà intellettuale, appalti pubblici, sviluppo sostenibile. Titolo VI: Prevenzione e risoluzione delle controversie (articoli 66-88): vi si tratta dei consueti meccanismi di consultazione, mediazione, arbitrato, rapporto con gli obblighi derivanti dall'OMC. Titolo VII: Clausola relativa alle eccezioni generali (articoli 89-91): vi si passano in rassegna le eccezioni generali, quelle in materia di sicurezza e di fiscalità. Titolo VIII: Disposizioni generali e finali (articoli 92-108): si dispone la creazione di un comitato APE, responsabile dell'amministrazione e delle attività dei settori contemplati dall'Accordo, e la nomina di un coordinatore per ciascuna Parte. Vi si ribadisce inoltre l'impegno delle Parti a proseguire i negoziati, mentre l'entrata in vigore è prevista il primo giorno del secondo mese successivo al deposito dell'ultimo strumento di ratifica, accettazione o approvazione. In attesa dell'entrata in vigore, l’Unione europea e la Parte Africa Centrale (Camerun) convengono di applicare le disposizioni del presente Accordo nelle materie di loro competenza (applicazione provvisoria). La durata è illimitata. Seguono gli allegati relativi ai dazi doganali sui prodotti originari della Parte dell'Africa Centrale e su quelli originari della UE e un Protocollo relativo all'assistenza amministrativa reciproca in materia doganale.. 1 (Autorizzazione alla ratifica) 1 Il Presidente della Repubblica è autorizzato a ratificare l'accordo interinale in vista di un accordo di partenariato economico tra la Comunità europea e i suoi Stati membri, da una parte, e la parte Africa centrale, dall'altra, con Allegati, fatto a Yaoundé il 15 gennaio 2009 e a Bruxelles il 22 gennaio 2009. 2 (Ordine di esecuzione) 1 Piena ed intera esecuzione è data all'Accordo di cui all'articolo 1 a decorrere dalla data della sua entrata in vigore, in conformità a quanto disposto dall'articolo 98 dell'Accordo stesso. 3 (Copertura finanziaria) 1 All'onere derivante dall'articolo 7, commi 3 e 4, e dall'articolo 11 dell'Accordo di cui all’articolo 1, valutato in euro 17.504 annui a decorrere dall'anno 2015, si provvede mediante corrispondente riduzione della proiezione dello stanziamento del fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini del bilancio triennale 2014-2016, nell'ambito del programma «Fondi di riserva e speciali» della missione «Fondi da ripartire» dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2014, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al Ministero degli affari esteri. 2 Ai sensi dell'articolo 17, comma 12, della legge 31 dicembre 2009, n. 196, il Ministro dell'economia e delle finanze provvede al monitoraggio degli oneri di cui alla presente legge. Nel caso si verifichino o siano in procinto di verificarsi scostamenti rispetto alle previsioni di cui al comma 1, il Ministro dell'economia e delle finanze provvede, con proprio decreto alla riduzione, nella misura necessaria alla copertura finanziaria del maggior onere risultante dall'attività di monitoraggio, delle dotazioni finanziarie destinate alle spese di missione nell'ambito del programma «Regolazione giurisdizione e coordinamento del sistema della fiscalità» e, comunque, della missione «Politiche economico-finanziarie e di bilancio» dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze. Si intendono corrispondentemente ridotti, per il medesimo anno, di un ammontare pari all'importo dello scostamento i limiti di cui all'articolo 6, comma 12, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2012, n. 122. 3 Il Ministro dell'economia e delle finanze riferisce senza ritardo alle Camere con apposita relazione in merito alle cause degli scostamenti e all'adozione delle misure di cui al comma 2. 4 Il Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio. 4 (Entrata in vigore) 1 La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale .