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SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Assemblea 376 Presidenza del vice presidente LA RUSSA, indi del vice presidente ROSSOMANDO N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Forza Italia Berlusconi Presidente-UDC: FIBP-UDC; Fratelli d'Italia: FdI; Italia Viva-P.S.I.: IV-PSI; Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione: L-SP-PSd'Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP-PATT, UV): Aut (SVP-PATT, UV); Misto: Misto; Misto-IDEA-CAMBIAMO!-EUROPEISTI: Misto-I-C-EU; Misto-Italexit-Partito Valore Umano: Misto-I-PVU; Misto-Italia dei Valori: Misto-IdV; Misto-l'Alternativa c'è-Lista del Popolo per la Costituzione: Misto-l'A.c'è-LPC; Misto-Liberi e Uguali-Ecosolidali: Misto-LeU-Eco; Misto-Movimento associativo italiani all'estero: Misto-MAIE; Misto-+Europa - Azione: Misto-+Eu-Az; Misto-Potere al Popolo: Misto-PaP. Presidenza del vice presidente LA RUSSA PRESIDENTE . La seduta è aperta (ore 16,31). Si dia lettura del processo verbale. GIRO, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del 4 novembre . PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato. Comunicazioni della Presidenza PRESIDENTE . L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Sull'ordine dei lavori PRESIDENTE . Informo l'Assemblea che all'inizio della seduta il Presidente del Gruppo MoVimento 5 Stelle ha fatto pervenire, ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento, la richiesta di votazione con procedimento elettronico per tutte le votazioni da effettuare nel corso della seduta. La richiesta è accolta ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento. Discussione dalla sede redigente dei disegni di legge: Doc 1571 Disposizioni per il recupero dei rifiuti in mare e nelle acque interne e per la promozione dell'economia circolare ("legge SalvaMare") (Approvato dalla Camera dei deputati) Doc 674 Modifiche al decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, per il recupero di rifiuti in mare MANTERO ed altri. - Doc 1503 Disposizioni per il recupero dei rifiuti solidi dispersi in mare e per la protezione dell'ecosistema marino IANNONE ed altri. - (Relazione orale) Approvazione, con modificazioni, del disegno di legge n. 1571 PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca la discussione dalla sede redigente dei disegni di legge nn. 1571, già approvato dalla Camera dei deputati, 674 e 1503. La relatrice, senatrice La Mura, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta. Pertanto, ha facoltà di parlare la relatrice. LA MURA, relatrice . Signor Presidente, colleghe e colleghi, finalmente, dopo più di un anno dalla votazione in prima lettura alla Camera dei deputati, il disegno di legge recante disposizioni per il recupero dei rifiuti in mare e nelle acque interne e per la promozione dell'economia circolare, cosiddetta legge salva mare, approda nell'Aula del Senato. Attorno alla legge salva mare si è creato un forte interesse da parte del mondo imprenditoriale, non solo italiano, che ha necessità di recuperare il marine litter per il suo utilizzo nella filiera dell'economia circolare, impegnando ingenti finanziamenti. I rifiuti abbandonati in mare sono una risorsa che dobbiamo assolutamente recuperare non solo per implementare la filiera dell'economia circolare, ma anche perché la vita acquatica che si svolge sui fondali marini sta soffocando sotto il peso dei rifiuti affondati, distruggendo gli habitat bentonici e non solo. I rifiuti galleggianti ostacolano importantissimi processi di scambio chimico-fisico tra aria e mare: penso - ad esempio - all'energia solare, che attiva la fotosintesi clorofilliana e, dunque, la vita in mare, oppure all'importantissimo scambio di ossigeno tra aria e mare, anch'esso importante per la vita. Gli animali ingeriscono rifiuti galleggianti, e non solo quelli in superficie che noi riusciamo a vedere, ma anche quelli che si trovano a tutte le profondità, fino al fondo, scambiandoli per plancton, come - ad esempio - le buste trasparenti che vengono ingerite al posto delle meduse, condannandoli a una morte atroce, con importanti ripercussioni sulla diminuzione degli stock ittici. Come ultimo esempio che desidero portarvi, alcuni studi condotti dall'ospedale Fatebenefratelli hanno rilevato la presenza di polipropilene nella placenta e nel feto di alcune donne: laddove il feto nel suo sviluppo va a identificare il materiale sintetico come parte di sé, la presenza di plastica in ambiente prenatale di fatto potrebbe alterare l'equilibrio nelle risposte che il sistema immunitario del bambino adotta nei confronti dell'ambiente esterno, modificando i delicati fenomeni epigenetici. Pertanto è davvero molto importante togliere i rifiuti dal mare e, successivamente, non farli più scaricare, eventualmente attraverso il divieto di utilizzo di alcune plastiche. Ciò è tanto vero che il provvedimento in esame è stato implementato, per la sua importanza, con la collaborazione di tutte le forze politiche, e di questo ringrazio le colleghe e i colleghi della VIII Commissione della Camera dei deputati e della 13 a Commissione del Senato, nonché il Governo, che ha voluto portare a compimento l' iter in seconda lettura qui in Senato. E voglio ringraziare anche l'ex ministro Costa, che ha avuto la sensibilità e la lungimiranza di comprendere l'urgenza di affrontare il problema dei rifiuti in mare fin dall'inizio del suo mandato. La legge salva mare si collega alla strategia europea per la plastica nell'economia circolare del 2018, nel cui ambito l'Unione europea ha adottato la direttiva sulla riduzione dell'incidenza di determinati prodotti di plastica sull'ambiente e la direttiva relativa agli impianti portuali di raccolta per il conferimento dei rifiuti delle navi, entrambe in fase di recepimento presso le due Camere. Essa può dare un contributo significativo al conseguimento dell'obiettivo della direttiva quadro sulla strategia per l'ambiente marino di conseguire o mantenere, ove già esistente, un buono stato ecologico delle acque marine, nonché al conseguimento degli obiettivi del green deal , ovvero di creare un'economia dissociata dalla natura, e del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Il disegno di legge salva mare si compone di 17 articoli, di cui 10 sono stati aggiunti dalle Commissioni ambiente di Camera e Senato. Gli articoli da 1 a 6 e il 12 si occupano di gestione di rifiuti marini e di economia circolare; gli articoli dal 7 al 14 trattano il tema della sensibilizzazione all'educazione ambientale, che rientra nell'obiettivo di prevenzione dell'abbandono dei rifiuti e di alcune misure per la tutela degli ecosistemi marini di cui vi parlerò dopo. L'articolo 15 istituisce il tavolo interministeriale di consultazione permanente sul mare, mentre l'articolo 16 prevede che il Ministro della transizione ecologica presenti una relazione annuale che deve essere presentata alle Camere circa l'attuazione della legge salva mare. Il disegno di legge in oggetto, in sintesi, intende contribuire quindi al risanamento dell'ecosistema marino, alla promozione dell'economia circolare, alla sensibilizzazione della collettività e alla corretta gestione dei rifiuti. I rifiuti vengono distinti in due tipologie in relazione alla modalità di recupero: i rifiuti accidentalmente pescati e quelli volontariamente raccolti. La norma incentiva il recupero dei rifiuti in mare e acque interne - con un emendamento alla Camera si è aggiunto anche il riferimento a fiumi, laghi e lagune - e il loro conferimento agli impianti di raccolta, in quanto consente a chi li recupera di portarli a terra senza rischio di incorrere in sanzioni. Inoltre, è possibile conferirli gratuitamente. È stato anche definito che la gestione dei rifiuti è a carico della collettività sotto forma di componente che si aggiunge alla tassa o tariffa sui rifiuti, perché la salute del mare è un interesse di tutti. Entrambe le tipologie di rifiuti raccolti sono incluse poi nella definizione di rifiuti urbani, sempre con lo scopo di favorirne il conferimento. All'interno del disegno di legge vengono disciplinate le campagne di pulizia. (Brusio). Mi deve scusare, signor Presidente, ma non riesco a concentrarmi per il caos dietro di me. PRESIDENTE. Mi perdoni un attimo, senatrice. Colleghi, è effettivamente molto complicato per la relatrice poter sviluppare il suo intervento con un forte brusio di fondo. Vi pregherei, se non di prestare attenzione, almeno di non fare rumore. LA MURA, relatrice . La ringrazio, signor Presidente. Stavo parlando delle campagne di pulizia che sono state regolamentate. C'è l'interesse da parte di molte categorie, di stakeholder che hanno voluto essere inseriti nell'elenco dei promotori di tali campagne: mi riferisco - ad esempio - ai gestori delle aree protette, alle associazioni ambientaliste, alle associazioni dei pescatori, alle cooperative e alle imprese di pesca. Il cuore del provvedimento, unitamente agli articoli legati alla gestione dei rifiuti, è l'articolo 4, che riguarda la promozione dell'economia circolare, occupandosi di definire i criteri e le modalità con cui i rifiuti accidentalmente pescati e quelli volontariamente raccolti cessano di essere qualificati come tali per entrare nel sistema dell'economia circolare. Abbiamo poi inserito in Commissione ambiente al Senato una modalità per ridurre l'impatto dell'inquinamento di plastiche che dai fiumi arrivano al mare, introducendo la sperimentazione per tre anni di sistemi di raccolta automatici dei rifiuti galleggianti provenienti dai fiumi. Sappiamo infatti che, ogni anno, dai fiumi europei arrivano in mare più di 600 milioni di macro rifiuti galleggianti, inclusi quelli monouso, e il 40 per cento degli oggetti arriva in mare già frammentato. Ancora, abbiamo normato campagne di sensibilizzazione modificando l'articolo nel corso dell'esame in Commissione ambiente, con lo scopo di assicurare un'adeguata informazione dei pescatori e degli operatori del settore circa le modalità di conferimento dei rifiuti. Questo fa parte della prevenzione, oltre che dell'azione di recupero. Abbiamo favorito la promozione dell'educazione ambientale delle scuole di ogni ordine e grado, per rendere gli alunni consapevoli dell'importanza della conservazione dell'ambiente, in particolare del mare e delle acque interne. Si promuovono, sempre all'articolo 9, le corrette pratiche per il conferimento dei rifiuti da parte dei pescatori. Vi è poi un articolo relativo all'etichettatura delle microfibre sintetiche, affinché si possa inserire sui tessuti in microfibra un'etichetta trasparente che indichi anche come lavare questo tipo di indumenti. Una novità importantissima riguarda l'introduzione dalla VIA-Valutazione di impatto ambientale statale per la realizzazione degli impianti di desalinizzazione; una norma necessaria per la tutela dell'ecosistema marino e, in particolare, per gli ecosistemi delle acque salmastre e, quindi, delle lagune. Vi è infatti un forte impatto derivante dagli scarichi degli impianti di desalinizzazione, di cui abbiamo necessità, chiaramente, che comunque dobbiamo affrontare. È importante quindi introdurre la norma sulla valutazione di impatto ambientale. Concludo, signor Presidente, con un altro articolo importantissimo, il 14, introdotto in Commissione ambiente per il contenimento dell'impatto sull'ambiente derivante dalle attività di acquacoltura e di piscicoltura, previsto dall'articolo 111 del codice dell'ambiente. Con esso si intende porre rimedio al gravissimo ritardo nell'adozione del decreto per la definizione di criteri ambientali relativi all'installazione degli impianti in mare. Sono ben quindici anni che le attività di acquacoltura e piscicoltura vengono esercitate in assenza di criteri di contenimento ambientale, a discapito della salute degli ecosistemi marini costieri, favorendo lo sviluppo di attività illecite. In sostanza, il provvedimento in esame è snello, pur avendo recepito molti contributi dal Parlamento. Signor Presidente, concludo e chiedo di poter depositare la relazione agli atti, a disposizione dei senatori. (Applausi) . PRESIDENTE. La Presidenza l'autorizza in tal senso. Il suo intervento avrebbe meritato una maggiore attenzione. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo. FONTANA, sottosegretario di Stato per la transizione ecologica . Signor Presidente, desidero in primis esprimere doverosi e non certo formali ringraziamenti per il lungo, articolato e prezioso lavoro svolto da questa Camera del Parlamento, che si aggiunge a un altrettanto proficuo lavoro in prima lettura su un provvedimento che si colloca tempestivamente nella transizione ecologica che abbiamo in mente per il nostro Paese, intesa come rinnovata spinta alla tutela delle nostre risorse naturali, coniugata al nostro orizzonte di sviluppo economico e sociale di breve e lungo termine. Come è stato più volte ricordato e come ha spiegato benissimo la relatrice, il disegno di legge in oggetto ha il merito di coniugare la tutela della risorsa mare (ma anche fiumi, porti idrici, habitat ), nel rispetto della sicurezza degli operatori e dei volontari, con le finalità e gli obiettivi dell'economia circolare, quali il riuso e la seconda vita dei prodotti, anche abbandonati. I pescatori e le flotte della pesca possono dare un loro significativo contributo nella tutela del mare dall'inquinamento e dall'abbandono dei rifiuti. A tale proposito il disegno di legge non solo consente, in maniera auspicabile, di poter conferire rifiuti accidentalmente pescati in luoghi idonei alla loro raccolta, ma si prefigge anche l'obiettivo di promuovere, con specifici interventi, tali condotte. In particolare, desidero esprimere apprezzamento in relazione all'ulteriore e prezioso arricchimento del testo a seguito del lavoro delle Commissioni competenti. Mi riferisco, tra gli altri, ai sistemi di cattura dei rifiuti collocati volontariamente per intercettare rifiuti; alla necessaria vigilanza svolta dall'Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente (ARERA) affinché gli oneri della gestione dei rifiuti raccolti siano correttamente ripartiti sull'intera collettività nazionale; così come alla specifica disciplina in ordine alla raccolta dei rifiuti galleggianti nei fiumi attraverso il ruolo delle autorità di bacino distrettuali; senza infine trascurare il ruolo dell'attività di sensibilizzazione degli operatori del settore, così come le campagne di educazione ambientale che qui - come nella direttiva contro l'abbandono dei prodotti monouso in plastica - rappresenta non un corollario, bensì la cornice per ogni intervento normativo. A quest'ultimo riguardo, infine, vi è l'ulteriore disciplina sui prodotti che rilasciano microfibra in acqua per il contrasto all'inquinamento del mare da plastiche. Tutela del mare, tutela delle nostre acque, riuso e prodotti da materie prime e seconde che provengono dal mare sono concetti chiave che presuppongono, ponendone le basi, per ogni iniziativa o progetto connesso al PNRR, al piano della transizione ecologica, alla strategia per l'economia circolare, così come a ogni altro atto di programmazione strategica del futuro ambientale, etico, energetico e sociale del nostro Paese. (Applausi) . PRESIDENTE . Passiamo alla votazione degli articoli del disegno di legge n. 1571, nel testo formulato dalla Commissione. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 1. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 2. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 3. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . CALDEROLI (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CALDEROLI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, intervengo per un richiamo al Regolamento e per una conferma da parte sua. A me sembra di aver sentito leggere, all'inizio della seduta, la richiesta di voto elettronico formulata dal Gruppo MoVimento 5 Stelle. Erano già decorsi venti minuti nel momento in cui abbiamo iniziato a votare? PRESIDENTE . Sì, abbiamo controllato. Erano appena trascorsi, perché hanno parlato per dodici minuti la relatrice e per sette minuti la Sottosegretaria e poi c'è stata la lettura del verbale. La ringrazio, comunque, per la segnalazione. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 4. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 5. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . ORATORE. Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ORATORE. Signor Presidente, poiché avrei voluto fare una dichiarazione di voto sull'articolo 5, posso farla sull'articolo 6? PRESIDENTE. Trattandosi dell'esame di un disegno di legge dalla sede redigente, non è possibile. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 6. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 7. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 8. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 9. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 10. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 11. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 12. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 13. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 14. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 15. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 16. (Segue la votazione) . Il Senato approva. (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 17. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Passiamo alla votazione finale. MORONESE (Misto) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MORONESE (Misto) . Signor Presidente, la ringrazio per avermi consentito di intervenire in dichiarazione di voto. Colleghi, cittadini, in questa fase epocale di cambiamento e transizione ecologica, che vede il nostro Paese fortemente impegnato nel rispettare le sfide e le riforme previste nel Piano nazionale di ripresa e resilienza, siamo chiamati oggi a dare un segnale forte, deciso e soprattutto concreto verso la direzione della tutela ambientale e della salute di tutti noi. Abbiamo l'occasione di dare corpo a una norma che vorrei definire non solo di carattere ambientale, ma anche e soprattutto una legge di civiltà. L'inquinamento dei nostri mari ha assunto proporzioni devastanti. Ogni minuto l'equivalente di un camion pieno di plastica finisce negli oceani, provocando la morte di tartarughe, uccelli, pesci, balene e delfini e compromettendo i delicati equilibri degli ecosistemi marini e di tutta la catena alimentare. Secondo inquietanti stime, ogni giorno vengono dispersi in mare circa 8 milioni di tonnellate di plastica, per non parlare dei metalli pesanti, dei solventi e dei fanghi tossici provenienti dalle attività industriali che si accumulano irreversibilmente nei greti dei nostri fiumi e sui fondali dei nostri mari. Nel nostro mare 134 specie sono vittime di ingestione di plastica; frammenti di plastica più piccoli entrano nella catena alimentare e arrivano sulle nostre tavole; fibre e microfibre sono state rinvenute anche in ostriche e cozze, con concentrazioni tali da mettere a repentaglio la salute degli uomini; le microplastiche sono state rilevate anche nell'acqua potabile sia di rubinetto, sia imbottigliata e in alimenti come la birra, il sale e il miele. L'emergenza dell'inquinamento da plastica nei mari e nelle acque in generale ha assunto proporzioni allarmanti. Affinché non diventi irreversibile è essenziale oggi approvare il disegno di legge in esame che, nato da una visione lungimirante dell'ex ministro Costa, deve diventare, dopo oltre due anni di gestazione, il primo significativo passo per arginare una piaga che non può essere più tollerata. Grazie a questo provvedimento i pescatori potranno finalmente portare a terra la plastica accidentalmente pescata in mare, nei laghi, nei fiumi e nelle lagune in maniera gratuita e senza ricevere sanzioni, considerato il divieto oggi vigente. I rifiuti potranno essere così conferiti all'impianto portuale di raccolta e avviati al processo di economia circolare. Grande attenzione è data anche alle campagne di pulizia, valorizzando quanto le associazioni di settore già fanno ormai da anni con la promozione di giornate dedicate alla pulizia delle spiagge, delle rive dei fiumi e delle aree lacustri, che suscitano grande interesse e partecipazione attiva dei cittadini. La cultura del rispetto dell'ambiente passa però attraverso l'educazione e l'informazione. Per questo motivo, sono state previste attività di pubblicità e sensibilizzazione, a cura delle autorità portuali o dei Comuni territorialmente competenti, verso i pescatori e gli operatori del settore al fine di formarli sulle modalità di conferimento dei rifiuti accidentalmente pescati o volontariamente raccolti. Viene inoltre rafforzata l'attività del Ministero dell'istruzione per la promozione, nelle scuole di ogni ordine e grado, di iniziative volte a rendere gli alunni consapevoli dell'importanza della conservazione dell'ambiente e, in particolare, del mare e delle acque interne, nonché delle corrette modalità di conferimento dei rifiuti. Tuttavia, ancora molto rimane da fare, ad esempio per l'eutrofizzazione, i rifiuti di plastica e la pesca non sostenibile, come si evince dalla relazione della Commissione europea sull'attuazione della direttiva quadro sulla strategia per l'ambiente marino del 25 giugno 2020. Con l'approvazione della cosiddetta legge salva mare, su cui esprimeremo un convinto voto favorevole, noi tutti possiamo dare un segnale importante. Voglio infatti far notare al Governo che l'approvazione definitiva del provvedimento darebbe una risposta immediata anche all'articolo 16 della Dichiarazione conclusiva del G20 di Roma che si è appena concluso. Tutti si sono impegnati nei confronti dell'ambiente, promettendo di fermare la perdita di biodiversità e con obiettivi da raggiungere entro il 2030. Il provvedimento permetterebbe dunque all'Italia di essere all'avanguardia normativamente in tutta Europa oggi stesso e addirittura di esercitare una funzioni di guida, leader di fatto, nei confronti degli altri Paesi del mondo. Permettetemi quindi di ringraziare anzitutto Sergio Costa per la sua lungimiranza, la relatrice Virginia La Mura per la sua competenza e tutti i colleghi della Commissione che su questo procedimento hanno lavorato in piena sinergia. Rivolgo inoltre un ringraziamento di cuore a tutte le associazioni ambientaliste per il loro prezioso contributo e supporto. Colleghi, grazie per la vostra attenzione e soprattutto buon voto a tutti. (Applausi) . CUCCA (IV-PSI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CUCCA (IV-PSI) . Signor Presidente, signori del Governo, stimate colleghe e stimati colleghi, stiamo esaminando finalmente un provvedimento a cui avremmo forse dovuto mettere mano prima di oggi, ma in fondo meglio tardi che mai. Pensiamo a vasi di fiori in plastica, pezzi di materasso, 30 metri quadrati di teli in plastica e cellofan, persino un tubo corrugato per gli impianti elettrici. Si potrebbe pensare che sono oggetti sugli scaffali di un supermercato. E invece no: è quello che è stato trovato all'interno di un capodoglio che si è spiaggiato lo scorso anno in Sardegna: 23 chili di plastica nello stomaco di quell'animale. È evidente che questo è uno degli episodi che più racconta la gravità dello stato dei nostri mari. È uno stato talmente grave che il WWF ha lanciato un allarme estremamente chiaro: entro il 2050, e cioè fra ventinove anni, quando i nostri ragazzi saranno diventati adulti e avranno più o meno quarant'anni, se non si modificheranno le cose, nei mari ci sarà sicuramente più plastica che pesci: uno scenario preoccupante, cui è necessario porre rimedio invertendo in maniera drastica la rotta. Con la legge salva mare proviamo a fare appunto questa inversione; una legge che da un lato ha sicuramente il merito di aumentare la platea di coloro che possono attivarsi per la pulizia e la salvaguardia del mare; dall'altro, essa prevede inoltre una molteplicità di interventi volti alla riduzione del consumo di plastica, e lo stiamo ormai vivendo nella quotidianità. Questo provvedimento quindi è urgente ed è assolutamente necessario, e dobbiamo essere molto soddisfatti del fatto che stasera si arriverà alla sua approvazione finale. Basti pensare che, dei 300 milioni di tonnellate di materie plastiche che vengono prodotte ogni anno a livello globale, 8 milioni finiscono in mare, la maggior parte delle quali proviene dall'entroterra e viene trascinata in mare dagli scarichi urbani, dai fiumi e dall'acqua piovana. In questo senso debbo dire che è anche un problema di educazione personale - tornerò dopo su questo tema - che sicuramente fino a oggi è mancata. Solo adesso, quando ormai la situazione è diventata drammatica, ci rendiamo conto che è necessario un intervento drastico e possibilmente risolutivo, che sicuramente non migliorerà le cose in tempi rapidissimi, ma che almeno permette di avviarsi su un percorso nuovo. Il problema è evidentemente serio e interessa innanzitutto il nostro Mediterraneo, il quale - come sappiamo - è un mare semichiuso e, in assenza di interventi incisivi - come auspichiamo vengano portati avanti con questo provvedimento - rischia di diventare una megapattumiera che raccoglie gran parte dei rifiuti che arrivano da terra. Il problema - come dicevo - è gravissimo, dal momento che ogni oggetto in plastica, una volta in mare, nel giro di breve tempo si spezza in molteplici microscopici pezzetti a causa dell'effetto del sole e dell'azione corrosiva dell'acqua salata. Nello spezzettarsi le plastiche emettono sostanze nocive che inquinano l'acqua. Inoltre quelle piccole particelle, scambiate per cibo, vengono ingerite da pesci e uccelli marini e diventano una delle principali cause della loro morte per soffocamento. Si trasformano, dunque, in una presenza tossica nel mare, che entra direttamente nella nostra filiera ittica e nella nostra catena alimentare, arrivando infine sulle nostre tavole. In effetti questo provvedimento incentiva il recupero dei rifiuti in mare da parte degli operatori ittici, e parlo dei pescatori, per essere chiari. Si tratta di un'innovazione di estrema importanza, che cambia sensibilmente l'attuale stato delle cose. Fino a oggi infatti, in base alla normativa in vigore, i pescatori venivano disincentivati dal raccogliere spazzatura, perché, nell'ipotesi in cui raccogliessero degli scarti in mare e li portassero a riva (anche gli scarti finiti in maniera accidentale nelle loro reti), essi venivano considerati produttori di rifiuti e finivano con il venire gravati dei relativi oneri di smaltimento. Addirittura - come è capitato in più circostanze - potevano essere paradossalmente accusati di trasporto illecito di rifiuti. Con questa legge si pone fine a un certo sistema, perché talvolta accadeva che i pescatori stessi, proprio per non incorrere nelle sanzioni o nel pagamento degli oneri per lo smaltimento e quindi per non gravare sulla loro economia con i costi conseguenti, rigettassero in mare i rifiuti raccolti dalle reti. Adesso, invece, con questa legge si prevede che gli imprenditori ittici possono recuperare i rifiuti solidi dispersi in mare durante l'esercizio della pesca, conferendoli poi alle isole ecologiche istituite nei porti, senza alcun onere economico a loro carico. Questo costo ovviamente dovrà essere distribuito su tutta la collettività tramite una nuova componente inserita nella tassa sui rifiuti. In buona sostanza, quel che facciamo oggi è far diventare i pescatori - ed è una grandissima novità - degli operatori ecologici del mare a tutti gli effetti. Essi potranno anche ottenere un certificato ambientale che consentirà loro di usufruire dei benefici premiali. Questo modello esiste già in Italia in via sperimentale in determinati territori, ma adesso viene istituzionalizzato ovunque. Iniziamo insomma a ripulire il mare e lo facciamo con degli alleati professionisti che conoscono il problema meglio di tutti noi, perché ci hanno a che fare tutti i giorni. Questo decreto-legge consentirà quindi ai pescatori di svolgere una funzione importante per la salvaguardia delle acque marine. È molto rilevante dotarci di questi strumenti capaci di salvaguardare la qualità delle acque dei mari, il tutto partendo da un dato di fatto: gran parte dell'inquinamento delle acque dipende anche dai nostri comportamenti. Torno al ragionamento che facevo in precedenza: per questo è importante che il provvedimento cosiddetto salva mare preveda anche opere di sensibilizzazione ed educazione ambientale nelle scuole, così da aumentare la consapevolezza nella popolazione, soprattutto per le nuove generazioni, sull'importanza della tutela dell'ambiente, sulla necessità di un minore consumo di plastica e sull'esigenza di promuovere l'economia circolare, ossia il continuo riuso delle risorse. Quello della prevenzione - badate - è un problema importantissimo, perché siamo arrivati, non solo in questo campo, a delle conseguenze aberranti proprio in quanto abbiamo evitato di fare prevenzione ed educazione. Nel provvedimento in esame è previsto - ed è importantissimo - un'opera di sensibilizzazione fin dalle scuole, in maniera tale che i bambini capiscano l'importanza della natura. Peraltro, voglio dire che i giovani sono molto più sensibili di noi rispetto alle materie ambientali e, quindi, saranno sicuramente delle carte assorbenti quando queste opere di sensibilizzazione verranno attuate a partire dalle scuole. Il testo contempla inoltre misure per il recupero delle biomasse spiaggiate derivanti da piante marine o alghe, attraverso lo spostamento in altre aree adeguate dal punto di vista naturalistico oppure tramite la reimmissione in mare, una volta ripulite da una serie di sostanze nocive. Insomma, il provvedimento prevede tutta una serie di azioni concrete che mirano a ridurre l'inquinamento marittimo: ha, cioè, l'obiettivo di contrastare un problema che sta diventando sempre più grande e assume dimensioni sempre più preoccupanti, come evidenziato in precedenza. Nel mondo sono state individuate negli ultimi anni sei isole di plastica costituite da un enorme agglomerato di rifiuti che si muovono al largo, sospinto dalle correnti. La più grande - lo dico a titolo esemplificativo - si trova nell'oceano Pacifico tra il Giappone e le Hawaii; è denominato great pacific garbage patch ed ha raggiunto le dimensioni di Francia, Germania e Spagna messe insieme. Di fronte a situazioni di tale gravità, è necessario adottare i provvedimenti che stiamo assumendo, che spero siano solo l'avvio di quel percorso di sensibilizzazione che ci porterà a eliminare progressivamente questo gravissimo problema, aprendo finalmente il cammino alla tutela effettiva del nostro ambiente, dei nostri mari, della nostra aria, dei nostri territori. È un processo ben avviato, dobbiamo però proseguirlo e il nostro impegno ci sarà tutto. Per questo motivo, a nome di Italia Viva-Partito Socialista Italiano, annuncio il voto favorevole al provvedimento in esame. (Applausi) . IANNONE (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. IANNONE (FdI) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, rappresentanti del Governo, i fini di questo provvedimento sono assolutamente apprezzabili, tanto è vero che Fratelli d'Italia ha votato favorevolmente all'articolo 1 che compone il testo. In tutta onestà, però, dobbiamo dire che il titolo è tanto ambizioso quanto inconferente rispetto ai contenuti del disegno di legge. Fratelli d'Italia ha immediatamente ravvisato la necessità di tutelare e valorizzare la risorsa mare e ha presentato, ben prima che il ministro Costa lo facesse, un progetto di legge sia alla Camera, a firma del collega Rizzetto, sia qui al Senato, con il disegno di legge a prima firma del sottoscritto e di tutti i componenti del Gruppo Fratelli d'Italia. Dobbiamo però raccogliere, rispetto ai contenuti della nostra proposta di legge, come vi sia stata in Commissione, prima alla Camera e poi al Senato, una chiusura nel ricevere i nostri suggerimenti, che - a nostro avviso -avrebbero reso questo disegno di legge molto più efficace e concreto. Peraltro, dal punto di vista politico, dobbiamo registrare che se un testo così scialbo impiega oltre due anni per essere approvato, immaginiamo quanto tempo occorrerà per realizzare la tanto strombazzata transizione ambientale. I nostri contributi li abbiamo forniti attraverso emendamenti che miravano a rendere questo testo realmente più incidente: dare un credito di imposta ai pescatori per ogni quintale di rifiuti raccolti; creare aree ecologiche presso ogni porto per smaltire i rifiuti; fare in modo che si fosse molto più incisivi nell'intervento sui fiumi, sui laghi, sulle lagune, per esempio puntando su una esperienza che ha dato dei frutti positivi nell'ambito degli enti locali, come i contratti di fiume, e cioè andare alla fonte dell'inquinamento che finisce nelle acque marine. Tutto questo perché Fratelli d'Italia ha una cultura ambientalista profonda e vera. (Applausi) . A noi hanno insegnato che l'ambiente è l'altro volto del sacro. Noi siamo degli ambientalisti antropocentrici, equilibrati, distinti e distanti dal climatismo fanatico che incontra tanto sostegno, ma assolutamente privo di ricadute pratiche. Noi crediamo che questo provvedimento sia un esempio di come si potrebbe fare molto di più e invece si pensa solo ed esclusivamente a piazzare delle bandierine ideologiche. La tutela e la valorizzazione della risorsa mare per la creazione di una blue economy non possono prescindere dal ruolo che va riconosciuto ai pescatori, che in maniera improvvida sono stati definiti dall'ex ministro Costa «spazzini del mare». Noi preferiamo definirli «sentinelle del mare», cioè coloro che il mare conoscono e che dal mare traggono la loro fonte di sostentamento. Per questo motivo non ne potrebbero mai volere il male. Riteniamo che il provvedimento si poteva migliorare notevolmente, ma anche la filosofia di realizzare sempre provvedimenti ad invarianza di spesa non paga il risultato che si vuole raggiungere. Se veramente ci crediamo, abbiamo bisogno di misure concrete, efficaci e di scommetterci anche risorse, ma subito, al di là della propaganda che si sta facendo sul PNRR. Per questo motivo, il provvedimento a noi sembra più un «pulisci mare» - ci auguriamo che serva almeno a questo - che un salva mare. Ad ogni buon conto, un partito patriottico come Fratelli d'Italia, che intende sempre in questo modo anche il suo ruolo di opposizione, non potendo credere nel testo scialbo in esame, vuole almeno sperare che questo sia l'inizio di un lavoro sul mare. Annuncio pertanto il voto di astensione del Gruppo Fratelli d'Italia. (Applausi) . MIRABELLI (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MIRABELLI (PD) . Signor Presidente, il disegno di legge che stiamo per approvare, in un testo sicuramente modificato - e voglio dire anche migliorato, grazie al lavoro di tanti - rispetto a quello giunto dalla Camera dei deputati, risponde all'esigenza ineludibile di affrontare a livello normativo il tema del risanamento degli ecosistemi marini e delle acque interne. Servono la prevenzione e la riduzione dei rifiuti in mare; servono la promozione dell'economia circolare e la sensibilizzazione della collettività su tali tematiche. Serve favorire modelli e comportamenti virtuosi, prevenire il fenomeno dell'abbandono dei rifiuti e rendere più agevole e diffusa l'attività di raccolta di rifiuti nelle acque marine, nei fiumi, nei laghi e nelle lagune italiani. Di questo si occupa il disegno di legge. A livello internazionale, l'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite indica, tra i suoi obiettivi, anche quello di conservare e utilizzare in modo durevole gli oceani, i mari e le risorse marine e, a livello europeo, il Piano nazionale di ripresa e resilienza individua nel ripristino e tutela dei fondali e degli habitat marini una delle missioni su cui investire, anche per invertire la tendenza al degrado degli ecosistemi mediterranei. Questo disegno di legge è e deve essere solo il primo tassello di una strategia di lungo termine di tutela ambientale e sviluppo sostenibile. Le cronache, d'altronde, riportano con sempre maggiore frequenza le notizie di cosiddette isole di plastica vaganti negli oceani e nei nostri mari, ed è esperienza comune - credo - quella di aver verificato con i nostri occhi l'inquinamento delle nostre spiagge e delle nostre coste, in particolare l'inquinamento da materie plastiche non degradabili, che si stima oggi rappresentino l'85 per cento dei rifiuti marini. È una situazione emergenziale quella in cui ci troviamo, cui è necessario porre rimedio con serietà e celerità: motivo per il quale ci auguriamo che il disegno di legge, con le sue modifiche, possa presto essere approvato alla Camera e diventare vigente a beneficio dell'ambiente e di noi tutti. Per venire a capo di un problema di tale complessità, quale quello dell'inquinamento marino e delle acque superficiali, il disegno di legge salva mare interviene con una serie di misure che incentivano la raccolta; facilitano le campagne di pulizia; semplificano le modalità di gestione dei rifiuti accidentalmente pescati nei mari e nelle acque interne; aggiornano il codice dell'ambiente e le nuove esigenze di tutela, promuovono attività di sensibilizzazione ambientale nelle scuole per la conservazione dell'ambiente, del mare e delle acque e il corretto conferimento dei rifiuti e conferiscono agli imprenditori ittici il riconoscimento delle attività ambientali sostenibili, anche con sistemi incentivanti, a favore di qualunque possessore di imbarcazioni che recuperi e conferisca a terra i rifiuti in plastica accidentalmente pescati o volontariamente raccolti. Ancora; per un uso consapevole dei materiali da parte dei consumatori sono introdotte norme per l'etichettatura dei prodotti contenenti microfibre che, come sappiamo, sono uno degli elementi dell'inquinamento da plastiche nel mare. Si istituisce un tavolo interministeriale di consultazione presso il Ministero della transizione ecologica che coordini l'azione di contrasto dell'inquinamento marino e monitori l'andamento del recupero dei rifiuti conseguente all'attuazione della presente legge, garantendo la diffusione dei dati e dei contributi. Sarà il Ministero della transizione ecologica a fornire alle Camere una relazione sull'attuazione delle norme a salvaguardia del mare. Il disegno di legge introduce nel nostro ordinamento due definizioni: quella di rifiuti accidentalmente pescati, che fa riferimento ai rifiuti raccolti attraverso sistemi di cattura degli stessi, purché non interferiscano con le funzioni ecosistemiche dei corpi idrici in mare, nei laghi, nei fiumi, nelle lagune, dalle reti durante le operazioni di pesca e quelli raccolti occasionalmente in mare, nei laghi, nei fiumi e nelle lagune con qualunque mezzo; l'altra definizione è quella di rifiuti volontariamente raccolti, nel corso delle campagne di pulizia del mare, dei laghi, dei fiumi e delle lagune. È un passaggio molto importante ed è la stessa normativa europea, in particolare la recente direttiva n. 883 del 2019 relativa agli impianti portuali di raccolta per il conferimento dei rifiuti delle navi, che prevede l'inclusione, tra i rifiuti delle navi assoggettati alle disposizioni della direttiva, anche dei rifiuti accidentalmente pescati, definiti come rifiuti raccolti dalle reti durante le operazioni di pesca. La direttiva stabilisce che gli Stati membri mettano a disposizione in tutti i porti impianti di raccolta adeguati alle esigenze delle navi che utilizzano abitualmente il porto e che per ciascun porto sia predisposto e attuato un adeguato piano di raccolta e gestione dei rifiuti e che, proprio per favorire il conferimento dei rifiuti pescati passivamente, per tali rifiuti non si imponga alcuna tariffa, allo scopo di garantire un diritto di conferimento senza ulteriori oneri basati sul volume dei rifiuti conferiti. La direttiva stabilisce altresì che, ove opportuno, gli Stati membri coprano tali costi con le entrate generate dai sistemi di finanziamento alternativi, compresi i sistemi di gestione dei rifiuti e i finanziamenti unionali, nazionali o regionali disponibili. Tali previsioni, insieme alle disposizioni del disegno di legge che disciplinano lo svolgimento di campagne di pulizia finalizzate alla raccolta volontaria di rifiuti che possono essere organizzate dai Comuni, ma anche da altri soggetti (dalle cooperative alle imprese di pesca, le associazioni di pescatori, i gestori degli stabilimenti balneari), intendono rendere agevole e favorire attività di raccolta finora rese estremamente difficoltose, quando non vietate, anche ai volontari meglio intenzionati. Si è cercato poi di favorire la promozione dell'economia circolare, prevedendo un apposito decreto del Ministero della transizione ecologica volto a stabilire criteri e modalità con cui i rifiuti accidentalmente pescati e quelli volontariamente raccolti cessino di essere qualificati come rifiuti, così da promuovere il riciclaggio della plastica e di materiali non compatibili con l'ecosistema marino e delle acque interne nel rispetto dei criteri di gestione di cui all'articolo 179 del codice dell'ambiente. Anche la previsione di norme per la gestione delle biomasse vegetali spiaggiate al fine della loro reimmissione nell'ambiente naturale, così come l'introduzione del finanziamento di un programma sperimentale triennale di recupero delle plastiche nei fiumi, favoriscono l'innesco di un circolo virtuoso. Il disegno di legge, dunque, per noi è importante: mira alla sensibilizzazione e alla diffusione di modelli virtuosi per la prevenzione dell'abbandono dei rifiuti negli ecosistemi e per la corretta gestione di quelli che oggi invadono le nostre coste, il nostro mare, i nostri fiumi. Non è sufficiente una legge per raggiungere questi obiettivi, ma essa rappresenta un primo passo e, come dicevo, è essenziale che essa possa essere approvata in via definitiva in tempi rapidi. Anche per questo, e con questo auspicio, esprimiamo il voto favorevole del Partito Democratico. (Applausi) . DE PETRIS (Misto-LeU-Eco) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DE PETRIS (Misto-LeU-Eco) . Signor Presidente, il disegno di legge al nostro esame, che finalmente arriva in Aula per la sua approvazione, è una tappa molto importante alla cui missione sarà necessario dare seguito anche con altri provvedimenti. Non a caso il disegno di legge è stato definito "salva mare". Esso affronta di petto una delle questioni cruciali relative alla salvaguardia dei nostri mari e in particolare del nostro mare Mediterraneo, che è anche un mare chiuso, quindi un mare particolare che subisce pressioni antropiche molto più forti rispetto ad altri. Il provvedimento affronta anche la questione della presenza dei rifiuti in ambiente marino, che sono costituiti all'85 per cento, come altri colleghi hanno già rilevato nei loro interventi, da materie plastiche. Questo è il punto fondamentale. Il disegno di legge cerca in qualche modo non solo di intervenire, giustamente modificando e inserendo una serie di norme, ma cerca di spingere e di aiutare in particolare i pescatori ma in generale i responsabili di tutti i natanti, a conferire correttamente i rifiuti. In tal modo si risolve un problema, anche se molti pensano sia una cosa da poco. Si è dovuto intervenire, infatti, attraverso la normativa prevista nell'articolo 2 della direttiva europea, che equipara i rifiuti accidentalmente pescati ai rifiuti delle navi. Per il mancato recepimento di tale direttiva, tra l'altro, avevamo già in corso una procedura di infrazione, per cui il disegno di legge al nostro esame è un aiuto anche in questo senso. Fino ad oggi, infatti, accadeva una cosa incredibile: anche gli operatori più virtuosi che volevano dare una mano, non avevano la possibilità conferire i rifiuti ad un'isola ecologica e quindi di non essere accusati di abbandono dei rifiuti stessi. Quindi la normativa risolve un problema e incentiva un comportamento corretto. Il disegno di legge, infatti, prevede una serie di norme assolutamente fondamentali: le campagne di informazione, le campagne di sensibilizzazione, la spinta per l'economia circolare, stabilendo altresì un termine entro il quale il Ministero della transizione ecologica dovrà assolutamente indicare le modalità di recupero dei materiali. Tra l'altro, come sappiamo, può anche aiutare ad incentivare altre attività. Pensate a quante reti vengono abbandonate in mare, creando notevoli problemi e che in questo modo possono essere non solo recuperate ma riciclate e i materiali possono essere riutilizzati. Ora, noi stiamo parlando di un problema che non è piccolo. Il provvedimento lo affronta e mette le basi per iniziare un percorso che è tutto all'interno degli impegni che noi continuamente prendiamo: l'Agenda europea 2030, gli impegni del G20, che qualcuno ha ricordato, e io vorrei aggiungere anche quelli, che speriamo portino a qualche risultato, della COP26. Si tratta di impegni volti a salvaguardare i nostri ecosistemi e la biodiversità. Stiamo parlando del 71 per cento della superficie terrestre. Il 95 per cento delle acque di tutto il pianeta sono costituite dal mare, dunque capite quanto sia cruciale intervenire, salvaguardare, riuscire a fare operazioni che salvino un elemento vitale per la sopravvivenza sul pianeta. Il mare certo ha tanti problemi, non solo legati ai rifiuti. Pensiamo a cosa significa, rispetto ai cambiamenti climatici, il processo di acidificazione che purtroppo sta producendo una serie di danni quali la cancellazione di particolari ecosistemi. Penso, per esempio, al nostro Mediterraneo, anche al largo della Campania, a tutto il sistema dei coralli. Noi abbiamo una serie di problemi rispetto ai quali è ancor più necessario mettere in campo interventi e impegni precisi. Ringrazio la 13 a Commissione, la sua Presidente e la relatrice, che non hanno soltanto preso atto del disegno di legge approvato dalla Camera, ma hanno apportato una serie di modifiche veramente importanti e cruciali. Penso, per esempio, alla questione delle microfibre: noi non ci rendiamo conto di cosa significa non solo l'etichettatura, ma la campagna di informazione, perché cittadini non si rendono conto. Noi dobbiamo mettere in campo operazioni che dipendono certamente dai legislatori e dai decisori politici, che devono assumere dei provvedimenti, ma dobbiamo legare questi al coinvolgimento dei cittadini, alle campagne di informazione. L'articolo introdotto è quindi assolutamente cruciale perché, soprattutto con la questione dell'etichettatura, fa capire cosa ci mettiamo addosso e cosa significa l'utilizzo in un modo o in un altro. Sembrano piccole cose, ma sono importanti. La maggior parte dei problemi relativi al mare - entro così nell'altro problema, che riguarda l'impatto sulla salute delle persone - riguarda le microfibre, che finiscono nella catena alimentare dei pesci e quindi in quella delle persone. Noi non ci rendiamo conto dell'impatto di questi rifiuti, delle microplastiche, di questi frammenti. Pensate, per esempio, all'operazione che abbiamo fatto su tutta la parte cosmetica: nessuno si rendeva conto che per farci belle producevamo un danno al mare. Il disegno di legge in esame ha quindi il merito di fare qualcosa di concreto, perché con l'articolo 2 si fa una cosa concreta e si offre un'opportunità: si equiparano i rifiuti accidentalmente pescati a quelli delle navi, si dà la possibilità di conferire correttamente nelle isole ecologiche, si interviene sull'economia circolare, perché si indica anche l'obiettivo di riciclare e di recuperare; si incentivano altresì i pescatori, non solo perché ovviamente il costo è messo a carico della collettività, della fiscalità generale, ma si fa anche un'altra operazione dicendo che se si recupera, se si utilizza materiale a basso impatto ambientale, si è riconosciuti, si ha un elemento ulteriore di riconoscimento. Non è un caso. Tutti voi avete ricevuto un appello - un piccolo filmato - sul presente disegno di legge, che ha visto protagonisti non solo le associazioni ambientaliste, ma tutti gli operatori del mare. Questo per far capire che, con un lavoro corretto dal punto di vista istituzionale e legislativo, ma sul campo, è possibile realizzare operazioni virtuose. In questo senso, il tavolo previsto dal disegno di legge è assolutamente cruciale. Sappiamo tutti che non è sufficiente, ma è un passo molto importante e significativo. Mi riferisco ad esempio, all'intervento previsto all'articolo 14 sull'acquacoltura, agli indirizzi sugli impianti di desalinizzazione introdotti alla Camera e a quello che i fiumi portano nel recupero; soprattutto si indica a tutti i soggetti, agli operatori economici e dal volontariato e alle associazioni ambientaliste di tutela del mare, di poter lavorare tutti insieme, perché salvare il mare è un pezzo fondamentale della possibilità di salvare la biodiversità e la vita sul pianeta. Per questo motivo sono molto contenta di annunciare il voto favorevole del Gruppo. (Applausi) . GALLONE (FIBP-UDC) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GALLONE (FIBP-UDC) . Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, colleghe e colleghi, quella di oggi è comunque una bella giornata per il Senato, per il Parlamento tutto e per ognuno di noi, noi che siamo la voce dei cittadini e che oggi, mentre è in corso a Glasgow la COP26 e si è appena conclusa a Roma la riunione del G20, facciamo anche in quest'Aula la nostra parte, approvando quattro provvedimenti, uno più importante dell'altro. La scorsa settimana ci siamo lasciati con l'approvazione della legge di delegazione europea e di tutte le direttive con finalità ambientale; poi abbiamo approvato la legge costituzionale sull'insularità, a tutela delle nostre splendide isole maggiori, la Sardegna e la Sicilia; infine, abbiamo votato in terza lettura la legge costituzionale in Costituzione per introdurre la tutela dell'ambiente, degli ecosistemi e degli animali. Oggi ci apprestiamo a licenziare una legge attesissima, la cosiddetta legge salva mare, alla quale anche Forza Italia ha lavorato e ha dato il proprio contributo. Si tratta di provvedimenti importanti, tutti finalizzati a rafforzare gli impegni per portare l'Italia a diventare Paese sensibile, nel senso più compiuto del termine, nei confronti dell'ambiente e della sua tutela. Sono provvedimenti che naturalmente non risolvono d'emblée tutti i problemi connessi ai cambiamenti climatici, alle questioni energetiche e alla salvaguardia del nostro pianeta, ma che sono sicuramente un ottimo inizio, una base di partenza necessaria e indispensabile per affrontare in maniera responsabile il lungo periodo di transizione ecologica che stiamo vivendo e che ci dovrà portare a rivedere completamente il nostro sistema di vita e di sviluppo per garantire a noi, ma soprattutto alle future generazioni, una qualità della vita e di benessere in armonia con il nostro pianeta, anzi, direi proprio a garantire la nostra vita sulla terra, nella consapevolezza che, senza un cambio di paradigma rischiamo la vita dell'umanità, perfettamente consapevoli che sarà la terra stessa a rigettarci, perché il mondo non finisce, semmai finisce la specie umana. Noi dovremmo quindi investire tanto sull'adattamento, sull'innovazione tecnologica, sulla grande alleanza pubblico-privato e sulla formazione, consapevoli che non esistono soluzioni semplici a problemi complessi, ma servono - ripeto - educazione, formazione, esperienza e competenza per non finire nel semplicistico populismo climatico. Educazione e formazione, innanzitutto, e spero che essere ripresi dal proprio figlio per un comportamento scorretto possa valere più delle sanzioni più pesanti. Questa legge, pur non essendo una delle migliori possibili, è uno start . È una legge che sicuramente avrebbe potuto essere più coraggiosa, ma, come si dice, l'ottimo è nemico del bene. Si tratta comunque, com'è evidente, di una serie di azioni concrete con cui l'Italia comincia a rispondere alle direttive europee e dimostra come ogni Nazione possa contribuire a fare la differenza. Quando parlo di ogni Nazione mi riferisco al fatto che, per esempio, la plastica presente nel nostro mare - una quantità enorme - proviene, oltre che dall'Italia, anche da Turchia, Spagna, Egitto e Francia, per cui, senza accordi e concertazioni con gli altri Paesi del Mediterraneo, rischiamo di rendere meno efficaci i nostri interventi. Oggi parliamo di mare, parliamo della fonte della vita, l'ambiente acquatico da cui ogni essere vivente originariamente si è formato, il grembo materno primordiale. Maltratteremmo nostra madre? Potremmo rimanere indifferenti vedendola usata, abusata, violata, trascurata? Io penso di no. L'Italia è una penisola abbracciata da quel mare che è sempre stato tanto generoso per la pesca, per il turismo, per il trasporto e i collegamenti, per il clima. Le acque territoriali italiane rappresentano un quinto del Mar Mediterraneo e sono uno scrigno di biodiversità unico. Il nostro Paese ha 8.000 chilometri di coste, 32 aree marine protette, 9 arcipelaghi, 27 isole minori abitate, oltre 500 porti e approdi. Sono 200.000 le imprese italiane blu che producono il 3 per cento del nostro prodotto interno lordo. Inoltre, la nostra posizione ci rende promontorio d'Europa nel Mediterraneo; siamo, di fatto, la cerniera nelle politiche euromediterranee. L'ecosistema marino produce più del 50 per cento dell'ossigeno che respiriamo e assorbe il 30 per cento della CO 2 prodotta, ma solo se è in buona salute. Ecco perché l'inquinamento è una piaga dolorosissima ed ecco perché è necessario agire. Da 5 a 13 milioni di tonnellate di plastica ogni anno in mare, quantità inimmaginabili. Il disegno di legge salva mare è un primo passo, lo ribadisco. Non nascondiamo che l'avremmo voluto ancora più esteso, ma sicuramente potrà diventare uno strumento efficace e concreto per cominciare a realizzare anche quello che ci chiede l'Europa con il green deal e la mission healthy oceans . Le acque territoriali italiane rappresentano un quinto del Mar Mediterraneo, scrigno di biodiversità uniche. Nel Mediterraneo quasi tutti i pescatori pescano rifiuti, la maggior parte dei quali (più del 70 per cento) è composta da plastica. In tutte le specie ittiche analizzate è stata riscontrata la presenza di plastica nello stomaco. In media due pesci su dieci ingeriscono da una a cinque microplastiche e noi con loro, ovviamente. Il disegno di legge salva mare, come già detto, consentirà ai pescatori di portare a terra la plastica recuperata con le reti, attualmente ributtata in mare per non commettere il reato di trasporto illecito di rifiuti; anche se spero, come ha detto qualche collega prima, di non sentirli più definire, come in passato, spazzini del mare, ma operatori che svolgono un servizio civile per tutti noi. (Applausi) . Il testo, poi, si occupa di dissalatori, di educazione e di campagne di pulizia, di inquinamento da microfibre, di posidonia oceanica, di tanto altro. Il disegno di legge salva mare contiene anche norme volte a incentivare la raccolta volontaria di rifiuti presenti sia in mare, sia nelle acque interne, anche da parte di enti e associazioni, e norme volte a incentivare l'economia circolare, ossia il riciclo dei materiali recuperati. A questo proposito desidero sottolineare un importante impegno di Forza Italia e una grande vittoria, secondo noi, in nome di tutti i balneari e dei cittadini delle città costiere. (Applausi) . E guardo il collega Mallegni, da sempre sostenitore di questa possibilità, insieme al collega Gasparri e ad Anna Maria Bernini, in primis , che è il nostro condottiero. (Applausi) . Questo passaggio consentirà di risparmiare centinaia di milioni che pesavano nelle tasche dei cittadini. Mi riferisco allo smaltimento delle alghe sulle spiagge. L'articolo 5, infatti, norma la gestione delle biomasse vegetali, consentendo la possibilità del mantenimento in loco o del trasporto in impianti di gestione dei rifiuti o la reimmissione nell'ambiente naturale anche mediante il riaffondamento in mare o il trasferimento nell'area retrodunale, previa vagliatura finalizzata alla separazione della sabbia dal materiale organico, con la finalità del recupero per il ripascimento dell'arenile; quindi un cerchio perfetto. Il disegno di legge prevede anche disposizioni volte ad evitare la diffusione nell'ambiente acquatico di microfibre provenienti dal lavaggio di tessuti sintetici ed altre in tema di educazione ambientale nelle scuole. Questa è la cosa più importante. A proposito di educazione, ringrazio di cuore le tante associazioni e, in particolare, «Mare vivo» per l'opera costante di sensibilizzazione che ci ha portato finalmente a chiudere oggi questa norma, a partire dalle azioni contro gli odiosi mozziconi, lanciati negligentemente in mare col famoso gesto o abbandonati accesi nella sabbia oppure spenti e incastonati negli scogli. Sappiamo tutti bene che la quantità degli scarti è talmente grande che negli oceani si sono formate, per effetto delle correnti, zone di addensamento dei rifiuti che creano vere e proprie isole che, se sono più pesanti, tendono a depositarsi sul fondo, con conseguenze facilmente immaginabili sulla fauna e sulla flora marine. A questo punto non posso esimermi dallo stigmatizzare i comportamenti non omogenei senza i quali nessuna legge nazionale potrà avere il giusto riscontro. Lo stesso dicasi per quelli non uniformi dei diversi Paesi. Ormai non sfugge a nessuno ed è chiaro a tutti che l'Europa è il continente che si sta dando più da fare per contrastare i cambiamenti climatici e per mettere in atto azioni concrete, però senza reciprocità delle regole e senza impegni condivisi non si riuscirà a ottenere risultati concreti fino a che Cina, India e Russia continueranno a chiamarsi fuori letteralmente fregandosene... (Il microfono si disattiva automaticamente). Sarà come pestare l'acqua in un mortaio. Ora, quindi, l'impegno dovrà essere bifronte. Proprio in virtù del profondo amore che nutriamo per il Mare Nostrum ed essendo pronti a trovare risorse all'interno del PNRR e nella legge di bilancio, annuncio il voto favorevole di Forza Italia. (Applausi) . BRIZIARELLI (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BRIZIARELLI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, vorrei sgombrare il campo subito visto quanto dirò dopo. Il voto della Lega al provvedimento sarà favorevole, convinto e consapevole. È convinto nonostante alla Camera il Gruppo Lega si sia astenuto: riteneva che il testo potesse essere migliorato. Sono cose che spesso si dicono ma che non sempre si fanno; invece, noi non ci siamo sottratti; abbiamo partecipato al percorso emendativo. Abbiamo lavorato fianco a fianco con i colleghi della Commissione ambiente e molti emendamenti sono stati comuni. Per questo vorrei ringraziare la presidente, tutte le altre forze politiche e la relatrice perché, al di là dei numerosi scontri che avvengono in Commissione poiché le sensibilità non sono mai le stesse, questo è stato uno dei provvedimenti che ha visto una condivisione e una coesione importante. Ha visto il Parlamento fare la propria parte. Siamo di fronte a un testo che in seconda lettura non arriva blindato: lo abbiamo migliorato e tornerà alla Camera. Abbiamo fatto qualcosa di importante, ma di simbolico. Dico questo perché sia la relatrice che il collega Cucca hanno fornito in parte dei dati. Parlo di parzialità perché nel dossier che il Senato ci ha messo a disposizione, sempre molto ricco di informazioni per comprendere la portata dei provvedimenti, manca un dato fondamentale. Mi riferisco alla portata. Sapete quanto pesa complessivamente tutta la plastica che finisce in mare non dall'Italia, ma dal continente europeo? Pesa lo 0,28 per cento del totale. (Applausi) . Noi non saremmo neanche presi in considerazione dall'errore statistico. C'è qualche partito che siede oggi in Parlamento e che non si sa se esista o meno perché l'errore statistico è al 2 per cento; noi siamo allo 0,28 per cento. Tutti si sono concentrati sul fatto che l'85 per cento dei rifiuti che si trovano in mare siano costituiti da plastica, ma nessuno ha detto che quello 0,28 per cento dell'intero continente europeo è 3.900 tonnellate. Noi stiamo facendo tutto questo in Italia, senza considerare che dei primi 120 fiumi che inquinano - è la terza volta che lo dico in Assemblea e non mi stancherò mai di ripeterlo - 103 sono in Asia, otto in Africa, otto nell'America centrale e nel Sud e uno solo, il Danubio, in Europa. Ciò non toglie nulla alla portata valoriale e simbolica di quanto stiamo facendo, alle campagne di sensibilizzazione, al fatto che i cittadini e gli alunni delle scuole parteciperanno ad altri concorsi e vinceranno altri premi, però un voto consapevole significa avere contezza di ciò che stiamo votando e di quale sia la portata. (Applausi) . Penso che abbiamo fatto qualcosa di buono più che per il mare o gli oceani in senso lato per i nostri pescatori, per i nostri porti, per i cittadini e per una categoria che non è stata considerata, ovvero per tutti i nostri operatori turistici, i balneari e coloro che gestiscono delle attività. Questo perché magari anche solo pochi grammi o pochi etti di plastica, se li vediamo spiaggiati a deturpare un panorama o una spiaggia, costituiscono comunque un problema che va ben al di là del loro peso e della percentuale che rappresentano. Si tratta, quindi, sicuramente di una buona misura per le nostre spiagge e per il nostro mare, ma non per quei mari o per quelle isole gigantesche che gridano vendetta e che rappresentano una vergogna su scala planetaria. Potete essere sicuri, infatti, che anche se non avessimo sostituito gli shopper - misura valida - con i sacchetti biodegradabili gettati nei mari italiani, ne sarebbero comunque arrivati tanti di sacchetti di plastica nell'Oceano a ingrandire quell'isola grande quanto intere nazioni. Questo ce lo dobbiamo dire. Si tratta di qualcosa di buono, non voglio dire di irrilevante, ma che sicuramente non pesa in maniera determinante su tutto quello che è stato fatto. Questo potrebbe ingenerare due equivoci pericolosissimi: da un lato la convinzione di aver già fatto tutto quello che potevamo e di non avere altro da fare, dall'altro la demonizzazione - ma questo non è l'unico provvedimento a farlo, perché lo fa anche quello della campagna plastic free - un prodotto ed un materiale come la plastica che di per sé non è negativo nemmeno per l'ambiente. Bisognerebbe fornire non i numeri, ma le informazioni e i dati concreti, ad esempio, su quanto inquinerebbe di più un'auto se togliessimo i 250 chili di plastica che ci sono dentro e la sostituissimo con altri materiali: inquinerebbe di più perché occorrerebbe più carburante. (Applausi) . Quanto cibo si sprecherebbe in più, se si eliminasse su scala planetaria la plastica dai contenitori, dalle vaschette per determinati prodotti? Quanto tornerebbe indietro la medicina se eliminassimo la plastica da alcuni degli strumenti e dei materiali che nella medicina hanno fatto la differenza in generale e in particolare durante l'emergenza Covid? Certo, se poi i cittadini sono maleducati e le istituzioni non sono pronte e milioni di mascherine finiscono gettate in maniera non conforme è un problema, ma non dipende dal materiale, bensì dall'educazione e - aggiungo io - anche dalla preparazione, ad esempio, degli enti locali e delle reti e questo vale, ovviamente, non solo per la plastica, ma anche per tantissimi altri prodotti. Se ci sono intere Regioni d'Italia che non hanno isole ecologiche, che non hanno centri di raccolta, se ci sono amministrazioni comunali che non sono in grado di offrire ai propri cittadini la possibilità di raccogliere, e questo vale soprattutto per i RAEE, ci si concentra sulla plastica, ma non è che se il vetro, i televisori, i frigoriferi o le gomme delle auto finiscono in mare facciano un danno minore. Sicuramente non risolviamo magicamente il problema con un provvedimento come questo. Sicuramente non era un motivo per non farlo, ma voglio solo dare uno spunto di riflessione, fornire un'informazione ai colleghi, ma sicuramente molti ne saranno a conoscenza. Un paio di anni fa il «National Geographic» dedicò un articolo a delle cooperative di pescatori dello stato del Kerala in India che tutte le mattine - 5.000 pescatori, al tempo - partivano e non imprecavano più quando pescavano rifiuti, in particolare in plastica, perché facevano parte di un progetto pilota per il quale venivano pagati per recuperare la plastica in mare e diventare pescatori di rifiuti, che non è un'offesa. Ho sentito definire questi pescatori spazzini del mare, ma non credo sia la definizione adatta. Credo che un progetto come questo nobiliti, eventualmente, in alcuni casi, un ruolo come quello che stanno svolgendo. Ebbene, è un piccolo progetto, che peraltro è richiamato anche a livello europeo dalla Svezia e dalla Gran Bretagna e da alcune associazioni, queste sì positive. Infatti, di ONG ce ne sono tante, non ci sono solo quelle che si muovono in determinati settori sicuramente più redditizi, ma ce ne sono altre che magari mettono a disposizione la tecnologia, l'impegno e i volontari per fare qualcosa di buono. Caso vuole che quei pescatori che hanno iniziato si siano rivolti - pensate un po' - non al Ministro dell'ambiente del loro Stato, ma al Ministro del turismo. Questo per dire che il problema riguarda l'ambiente, ma riguarda anche la tutela delle bellezze naturali e del pianeta anche in funzione turistica. Allora perché non si sente mai parlare, in tema di cooperazione internazionale, di progetti in tante materie e direzioni, magari incentivando e favorendo la collaborazione fra le nostre aziende e ciò che certe organizzazioni riescono a fare e mettere in campo? Si dovrebbe fare in modo che ciò diventi un'occasione di guadagno, crescita imprenditoriale ed economica e sviluppo sul piano della ricerca per le nostre aziende e per quelle europee, al fine di fornire il supporto necessario affinché quelle isole in mezzo all'Oceano non siano più prese come esempio negativo. Occorre che si cominci non a ridurre la plastica che le ingrandisce, ma ad aggredirla e a pulire il mare, magari prendendo in considerazione, anche in questo caso a livello internazionale non essendoci confini, il fatto che ambiente ed economia possono andare a braccetto e che la ricerca, così come lo sviluppo e l'impresa possono essere un'occasione di crescita a livello mondiale. L'Italia, che tante volte in molti settori è stata all'avanguardia, potrebbe esserlo anche in questo campo. (Applausi) . QUARTO (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. QUARTO (M5S) . Signor Presidente, l'uomo bulimico ha costruito tanto, troppo, e l'ha fatto in gran parte con modelli di produzione e consumo lineari, depauperando risorse naturali, generando rifiuti e inquinando tutte le matrici ambientali. Ciò che l'uomo ha costruito finora supera l'intera biomassa planetaria. All'inizio del ventesimo secolo il costruito valeva il 3 per cento della biomassa della terra; nel 2020 abbiamo superato il 100 per cento, con oltre 1.000 miliardi di tonnellate. La massa della sola plastica è maggiore di quella di tutti gli animali esistenti. Anche grandi e utili invenzioni diventano dannose per scelte economiche sbagliate. È il caso della plastica. L'italiano Giulio Natta nel 1963 vinse il premio Nobel per la chimica per l'invenzione del polipropilene isotattico. «E mo...e mo...Moplen», inconfondibile, leggero e resistente, pubblicizzato nel Carosello dal mitico Gino Bramieri, divenne uno dei simboli del boom economico degli anni Sessanta. Oggi la dispersione della plastica nell'ambiente è uno dei problemi planetari più inquietanti. Nonostante le mature e vantaggiose tecnologie per il riciclo della plastica, l'OCSE stima che solo il 15 per cento viene riciclata, il 25 per cento bruciata negli inceneritori e il 60 per cento tombata nelle discariche. Dei 310 milioni di tonnellate prodotte ogni anno, 8 milioni finiscono in mare (un camion al minuto) e ben 230.000 nel Mediterraneo. L'Italia, con le sue 34.000 tonnellate, detiene il secondo posto come Nazione inquinatrice del Mare Nostrum " plasticum " . Qui poi si accumulano 13.000 tonnellate di microplastiche l'anno. Si va così a compromettere una risorsa planetaria vitale. Il mercato stimato delle risorse industrie marine e costiere vale infatti 3.000 miliardi di dollari l'anno, pari al 5 per cento del PIL globale, e 3 miliardi di persone dipendono dagli oceani come risorsa primaria di proteine. Il 40 per cento del mare è però pesantemente influenzato dalle attività umane. La plastica galleggia, è in sospensione e giace sui fondali; provoca la morte di milioni di animali e impoverisce l'ecosistema e la biodiversità. È nei pesci che mangiamo, nel sale e nell'aria che respiriamo. Di questo passo, nel 2050 il mare conterrà più plastica, che pesci. Il MoVimento 5 Stelle si sta valorosamente opponendo a tale scellerato inquinamento. (Applausi) . Non assisteremo inermi a quest'assurdo suicidio ambientale. La tutela dell'ambiente è nel nostro DNA. In Parlamento e al Governo con la nostra valorosa paladina, Ilaria Fontana, siamo sul fronte di battaglia contro tutti gli inquinamenti esistenti. Ci siamo già prodigati vietando shopper e cotton fioc di plastica, oltreché i cosmetici con microplastiche. È stato varato un credito d'imposta del 36 per cento per imballaggi in plastica differenziata e biodegradabili. Nel decreto clima sono stati incentivati i prodotti sfusi e alla spina, ma non basta: occorrono altre misure. Bisognava poi porre fine all'intollerabile e inaudita pratica di ributtare in mare i rifiuti involontariamente pescati, per via delle gravi sanzioni se portati a terra. Ci voleva una legge che potesse decisamente intervenire per arginare l'inquinamento del mare e bonificarlo. È così nato il disegno di legge salva mare, fortemente voluto dall'ex ministro dell'ambiente Sergio Costa, al quale va tutto il nostro riconoscimento. (Applausi) . Con questa legge ci poniamo l'obiettivo di risanare l'ecosistema marino, promuovendo l'economia circolare e sensibilizzando la collettività per prevenire gli abbandoni di rifiuti nelle nostre acque. Si introducono le definizioni di rifiuti accidentalmente pescati e di rifiuti volontariamente raccolti (volontariamente raccolti non solo durante apposite campagne di pulizia, ma, in virtù di un mio emendamento, anche mediante sistemi di cattura fissi, opportunamente posizionati in modo che non interferiscano con le funzioni ecosistemiche dei corpi idrici). Ciò può essere molto utile anche per evitare l'accumulo di rifiuti in punti con perdita di energia del deflusso delle acque, che notoriamente possono causare alluvioni. Quindi è un mezzo di prevenzione contro il dissesto idrogeologico. A tal proposito, grazie a un altro emendamento, il Mite dovrà avviare una campagna sperimentale triennale, finanziata con 6 milioni di euro, per il recupero dei rifiuti galleggianti nei fiumi, compatibile sempre con le esigenze idrauliche di tutela degli ecosistemi. Si stabilisce che i rifiuti accidentalmente pescati siano equiparati a quelli delle navi e conferiti separatamente, previa pesatura e in modo gratuito all'impianto portuale di raccolta. Per tale attività non è necessaria l'iscrizione all'Albo nazionale gestori ambientali. Si demanda poi a un decreto del Mipaaf, di concerto con il Mite, l'individuazione anche di misure premiali per incentivare la raccolta di rifiuti a mare. Potranno poi essere avviate campagne di pulizia su iniziativa dei Comuni, degli enti gestori delle aree protette, delle associazioni ambientaliste e di categoria e di altri soggetti individuati dalle autorità competenti. Nell'ottica della promozione dell'economia circolare, al fine di promuovere il riciclaggio della plastica e dei materiali incompatibili con il sistema marino, il Mite dovrà stabilire criteri e modalità con cui quelli accidentalmente pescati e volontariamente raccolti cessano di essere qualificati come rifiuti, entro sei mesi dall'approvazione della legge. Vengono definite norme per la gestione delle biomasse vegetali spiaggiate, al fine della loro reimmissione nell'ambiente naturale. Sono inoltre previste adeguate forme di pubblicità circa le modalità di conferimento dei rifiuti, indirizzate ai pescatori e agli operatori del settore. Nelle scuole - altra misura molto importante - verranno promosse attività di sensibilizzazione sulla conservazione dell'ambiente, del mare e delle acque interne, nonché sulle corrette pratiche di conferimento dei rifiuti e di recupero e riuso dei beni. Si stabiliscono disposizioni per l'etichettatura dei materiali che rilasciano microfibra, particolarmente dannosa se proveniente dal lavaggio dei tessuti. Al fine di tutelare l'ambiente marino e costiero, viene introdotta la preventiva valutazione di impatto ambientale per gli impianti di desalinizzazione. Si istituisce poi presso il Mite un tavolo interministeriale al fine di coordinare l'azione di contrasto dell'inquinamento marino, di ottimizzare l'azione dei pescatori e di monitorare l'andamento del recupero dei rifiuti. Lo stesso Mite, poi, dovrà relazionare ogni anno alle Camere lo stato di attuazione della legge salva mare. In buona sostanza, la legge salva mare è uno strumento efficace e concreto per il recupero della plastica a mare, ma anche per impedirne l'arrivo. Era in attesa dell'esame dell'Assemblea da metà luglio, tanto che Marevivo, Assonave, Assoporti, Confindustria nautica, Confitarma, Federpesca, Lega Navale e Lega Vela in un videomessaggio chiedono con forza al Parlamento l'approvazione immediata della legge salva mare. Grazie all'impegno del MoVimento 5 Stelle e alla proficua interlocuzione con il Mite, avvenuta tramite la sottosegretaria Ilaria Fontana, che ringrazio per la sensibilità e la tenacia (Applausi) , il provvedimento arriva finalmente in porto. Oggi il MoVimento 5 Stelle si schiera con i reali bisogni della gente, che è ciò che fa sempre, dal primo momento, per la tutela dell'ambiente, per la vita e per quel necessario e indifferibile patto intergenerazionale che presuppone uno sviluppo ecosostenibile. Pertanto, con determinazione, convinzione e soddisfazione, il MoVimento 5 Stelle vota per salvare il mare. (Applausi) . PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del disegno di legge n. 1571, nel testo emendato per effetto delle modifiche introdotte dalla Commissione. (Segue la votazione). Il Senato approva. (v. Allegato B). Risultano pertanto assorbiti i disegni di legge nn. 674 e 1503. Sui lavori del Senato PRESIDENTE . Ha chiesto di intervenire il presidente della 1 a Commissione prmanente, senatore Parrini, per riferire in ordine al disegno di legge n. 2394. Ne ha facoltà. PARRINI (PD) . Signor Presidente, la Commissione ha iniziato nella seduta di oggi pomeriggio l'esame degli emendamenti residui; non abbiamo ancora potuto terminare, ma credo che potremo farlo entro questa sera. Chiedo quindi un altro po' di tempo. PRESIDENTE. Ne prendiamo atto, presidente Parrini. (Brusio). Invito i senatori del Gruppo MoVimento 5 Stelle a lasciar proseguire con ordine la seduta. Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno BALBONI (FdI) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne facoltà. BALBONI (FdI) . Signor Presidente, il 9 novembre 1989 cadeva il Muro di Berlino, costruito nel 1961, di notte, dalla Germania comunista dell'Est, la cosiddetta Repubblica Democratica Tedesca, che non aveva assolutamente nulla di democratico. Fu costruito per impedire la fuga dei tedeschi verso la Germania dell'Ovest, verso la libertà e la democrazia: una ferita che per trentatré anni è stata il simbolo della divisione dell'Europa e dell'oppressione del totalitarismo stalinista sui nostri fratelli dell'Est Europa, sfortunati perché, anziché essere liberati alla fine della Seconda guerra mondiale, sono caduti sotto il dominio di una dittatura ancora più feroce, contro la quale avevano combattuto. (Applausi) . Centinaia furono i morti nel tentativo di passare quel muro, migliaia le famiglie divise e milioni i tedeschi che per trentatré anni hanno dovuto subire la privazione della libertà, di pensiero, di espressione e di movimento: insomma, di ogni forma di libertà. Sapete come chiamò il governo comunista quel muro? Lo chiamò antifaschistischer Schutzwall , cioè muro di protezione antifascista. (Applausi) . Nulla di nuovo, cari colleghi, nell'uso propagandistico e strumentale dell'antifascismo quale arma impropria di legittimazione del comunismo. Dopo decenni, siamo ancora all' antifaschistischer Schutzwall nella testa di troppi esponenti, eredi del comunismo, anche nella democratica Repubblica italiana. Infatti, socialfascisti furono Nenni, Saragat e persino Craxi e fascisti furono i patrioti ungheresi che nel 1956 si immolarono per la libertà e che oggi Fratelli d'Italia ha celebrato con un importante convegno in sala Nassirya e con una mostra che viene inaugurata in questi minuti presso la fondazione Alleanza Nazionale. Ecco, cari colleghi, è giusto ricordare chi ha lottato e chi si è sacrificato per la libertà ed è giusto ricordare che la democrazia e la libertà non possono avere aggettivi e qualificazioni: o si crede in questi valori o, altrimenti, si fa soltanto sterile propaganda. (Applausi) . PRESIDENTE. La ringrazio, senatore Balboni, per il suo appassionato intervento. ROJC (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ROJC (PD) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, oggi ricorrono trentadue anni da un momento storico che ha cambiato il corso dell'Europa e di tutto il mondo occidentale. Ricordare oggi la caduta del Muro di Berlino vuol dire porre al centro della nostra riflessione la storia del Secolo breve, che - come dice Hobsbawm - ha avuto inizio nel 1914 e si è concluso, appunto, nel 1989, un secolo drammaticamente orgoglioso di se stesso e dei propri orrori. La mia terra, la città di Gorizia nello specifico, è stata lacerata da una rete metallica che ha diviso ciò che è rimasto unito per secoli e secoli. Chi conosce la storia sa che si può intendere un confine come qualcosa di definitivo, una finis terrae , e che la sua caduta può rimettere in discussione punti di vista, ideologie e valori, ma può anche rappresentare il futuro. Winston Churchill ebbe a dire come ci siano luoghi e territori che hanno più storia di quanta ne possano sopportare; è stato così per noi, lungo tutto il confine orientale; è stato così per Gorizia. Oggi, grazie al pensiero, alla forza e alla volontà di personalità di grande spessore umano e politico - tra cui vorrei ricordare il presidente Sergio Mattarella e il presidente Borut Pahor - Gorizia e Nova Gorica sono diventate esempio per il futuro, con l'assegnazione di capitale europea della cultura per il 2025. Questo è un segno per il futuro e per i giovani, una proiezione verso nuovi orizzonti. Presidenza del vice presidente ROSSOMANDO (ore 18,20) ( Segue ROJC). La storia è grande maestra: lo è stata per Gorizia, lo è stata per la Germania e lo è stata per il simbolo che il Muro di Berlino ha rappresentato. Come ebbe a dire nel 1963 John Fitzgerald Kennedy - e come anche noi tutti dovremmo dirci convintamente - « Wir sind Berliner », ricordando i nuovi muri che crescono da altre parti, nel tentativo di arginare il flusso di uomini, di idee e di valori che nessun muro potrà portare al silenzio. Ich bin einer Berlinerin . (Applausi) . PRESIDENTE . La ringrazio, senatrice Rojc, per averci ricordato le basi costituenti della nuova Europa, all'indomani della Seconda guerra mondiale, rifondata sui principi della democrazia, della Costituzione e della libertà. AIMI (FIBP-UDC) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. AIMI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, anche da parte del Gruppo Forza Italia, così come lo è stato per altri Gruppi, è doveroso intervenire su questa ricorrenza estremamente importante. Celebrata agli inizi, l'11 novembre del 1989 fu una data entusiasmante. Ricordo di aver assistito a quei momenti in televisione, ma erano i tempi in cui si era giovani e molti amici partirono in macchina e andarono a vedere ciò che stava avvenendo. Era la fine del muro della vergogna ed era soprattutto la fine di una divisione, quella tra le due Germanie, la divisione dell'Europa: da una parte, il mondo libero, quello occidentale; dall'altra, il mondo oppresso da una tirannia, quella comunista. Furono pagati un prezzo altissimo e un costo umano elevato: 138 morti, dovuti in gran parte ai Vopos, che, appostati sulle torrette di guardia sparavano a coloro che volevano fuggire verso la libertà. La prima persona a morire fu una donna di una certa età che, cercando di fuggire, si lanciò addirittura dalla finestra. Voglio ricordare in particolare una figura, quella di Jörg Hartmann, che il 14 aprile 1966, all'età di dieci anni, cercò di fuggire e venne ucciso da un cecchino. Ecco, allora c'era una tragedia: quel muro alto 3,60 metri e lungo 154 chilometri era una cosa spettrale, come lo era la vita in quel mondo. Oggi possiamo festeggiare la libertà e possiamo festeggiare quel momento: il Governo Berlusconi - lo voglio ricordare - con l'appoggio di tutto il centrodestra nel 2005 istituì questa giornata come il Giorno della libertà e vogliamo continuare ad onorarla. È vero: il comunismo allora portò tante menzogne, tant'è che avevano raccontato che si trattava di una barriera antifascista. Non era così: nessuno voleva andare dall'altra parte, non abbiamo mai visto qualcuno cercare di oltrepassare quel muro; volevano trovare la libertà. C'è muro e muro, lo voglio dire: ci sono muri che nascono per impedire magari che si arrivi senza documenti o senza alcuna autorizzazione, in maniera clandestina, e ce ne sono altri che invece impediscono al proprio popolo di fuggire. Si tratta di situazioni ovviamente molto diverse. Oggi abbiamo voluto onorare tale ricorrenza in quest'Aula; mi dispiace però che nelle scuole di ogni ordine e grado non ci siano stati lo stesso interesse e soprattutto la stessa rimembranza di un'occasione che andava invece trattata e considerata per l'alto valore spirituale e umano che ha. Concludo ringraziando gli artefici di quella liberazione, che sono stati innanzi tutto Giovanni Paolo II e Ronald Reagan, ma anche Michail Gorbačëv. Grazie, Presidente: ricordiamoci il prossimo anno di dare incarico anche nelle scuole che venga ricordata questa importantissima giornata. (Applausi) . ABATE (Misto) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ABATE (Misto) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei sottoporre all'attenzione dell'Assemblea e di tutti la questione della revisione dell'accordo di scambio tra l'Unione europea e gli stati della Comunità per lo sviluppo dell'Africa del Sud in materia di agrumicoltura. A distanza di cinque anni, in questi giorni, tale trattato è in fase di ridiscussione a Bruxelles. La crisi agrumicola dei Paesi europei, in primis dell'Italia, si è purtroppo acuita da quando l'Unione europea ha firmato nel 2016 l'accordo di partenariato economico con i suddetti Stati dell'Africa del Sud. Come avevo segnalato nella risoluzione dell'affare assegnato da me richiesto in Commissione agricoltura, avente ad oggetto proprio le misure per risolvere la grave crisi agrumicola, al secondo posto dei fornitori dell'Italia troviamo il Sudafrica, che, proprio grazie agli accordi commerciali con l'Unione europea, sta incrementando le spedizioni dei suoi agrumi in Europa e in Italia. I dati dell'Ismea parlano chiaro, rilevando un indotto che vale 37 milioni di tonnellate di prodotto, per un importo di 32 milioni di euro. Questi sono i dati disponibili riferiti alla campagna 2019-2020. Il Sudafrica di recente ha anche aumentato il suo potenziale produttivo e ha esteso il periodo di produzione. Tale situazione mette a serio rischio l'intero mercato degli agrumi europeo. Vi è poi un altro problema, che non è meno grave. Dalla firma dell'accordo, sono stati rilevati numerosi parassiti negli agrumi, arrivati con le importazioni dal Sudafrica. Il settore delle arance è molto preoccupato per l'arrivo di agrumi che nascondono la cosiddetta cocciniglia farinosa, mentre il settore dei limoni teme il fungo che causa la macchia nera degli agrumi, il citrus black spot : tali parassiti potrebbero entrare nel continente dal Sudafrica e colpire intere zone di produzione europee, distruggendo interi raccolti. Sembra evidente che i Paesi africani non offrano garanzie ai Paesi europei dal punto di vista delle conseguenze fitosanitarie. Mentre le aziende europee devono rispettare l'esigente modello di produzione comunitario sostenendo altissimi costi, le condizioni commerciali per i Paesi del Sudafrica sono molto vantaggiose, anche nella guerra dei prezzi in atto, che penalizza le aziende italiane. In conclusione, ho allertato il nostro Ministero, perché in Spagna, attraverso le persone dei Ministri dell'agricoltura e del commercio e delle attività produttive, sono scesi in piazza e andranno in Europa a cercare di rendere meno gravose le condizioni degli accordi. Ho scritto anche una lettera al ministro Patuanelli, però purtroppo non ho avuto nessuna risposta e non vi è alcuna attività in tal senso. Mi chiedo allora dove siano i nostri Ministri, le associazioni di categoria e il Governo che tutela il made in Italy . Mi auguro, visto che ancora c'è tempo, che i soggetti istituzionali che ho nominato non solo diano una risposta a me, perché potrebbero anche non darmela, ma che vadano in Europa a tutelare le nostre produzioni e il nostro made in Italy , stabilendo almeno divieti di ingresso degli agrumi dai Paesi extraeuropei, agrumi che dovrebbero essere fermati nel momento in cui inizia la nostra produzione. Mi auguro che ciò avvenga, visto che siamo ancora in tempo, e il Ministro dell'agricoltura ha il dovere... (Il microfono si disattiva automaticamente) . (Applausi) . QUARTO (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. QUARTO (M5S) . Signor Presidente, celebrata ogni 10 novembre, la Giornata mondiale della scienza per la pace e lo sviluppo, proclamata dall'UNESCO nel 2001, sottolinea il ruolo significativo della scienza nella società. È l'occasione per mostrare al grande pubblico la rilevanza della scienza nella nostra vita e per coinvolgerlo in discussioni su questioni scientifiche emergenti. L'iniziativa porta anche una prospettiva unica alla ricerca globale della pace e dello sviluppo. In questa giornata si chiamano a raccolta le esperienze più significative, con l'intento di definire strategie integrate, in cui il progresso scientifico sia al servizio della costruzione della pace e di un futuro migliore per il pianeta e per i suoi abitanti. Lo scopo della giornata è quello di rafforzare la consapevolezza pubblica del ruolo della scienza per società pacifiche sostenibili, promuovere la solidarietà per una scienza condivisa tra le Nazioni, rinnovare l'impegno per l'uso della scienza a beneficio della società e richiamare l'attenzione sulle sfide affrontate dalla scienza per aumentare il sostegno allo sforzo scientifico. Il tema di quest'anno è costruire comunità che si adattano al clima. Con il cambiamento climatico, che sta diventando una seria minaccia per la vita di miliardi di persone e per il pianeta, la celebrazione di quest'anno mette in evidenza l'importanza dell'adattamento al clima, evidenziando alcuni aspetti scientifici chiave e le possibili soluzioni fornite da scienza, tecnologia e innovazione ad alcune delle principali sfide globali che la società sta affrontando oggi. In conclusione, in questi giorni a Glasgow si stanno discutendo le sorti del pianeta. Come la scienza può trovare soluzioni per l'adattamento al cambiamento climatico, allo stesso modo può trovarle per il contrasto al cambiamento climatico: basta sostenerla, con fiducia. Occorre mettere in atto le necessarie politiche per fermare il suicidio ambientale. Il tempo dei "bla bla bla" è scaduto. È oramai indifferibile un patto intergenerazionale per uno sviluppo ecosostenibile, firmato col sangue. (Applausi) . L'ABBATE (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. L'ABBATE (M5S) . Signor Presidente, in questa giornata in cui abbiamo finalmente approvato il disegno di legge salva mare, per noi molto importante, compiendo un'azione in direzione dell'economia circolare, voglio parlarvi del mio territorio, la Puglia, sempre in materia ambientale. Vorrei raccontarvi la storia della discarica Martucci, veramente molto discussa, sulla quale ho anche presentato un paio di interrogazioni in questi anni. Purtroppo, secondo il piano regionale dei rifiuti, vi è la necessità di avere una discarica e tutti chiaramente stanno guardando alla Martucci. Immaginate quindi la preoccupazione dei cittadini e dei sindaci. Io sono qui per ripetere che, come MoVimento 5 Stelle, dato che è il mio territorio, siamo vicini ai sindaci di Mola, Conversano e Rutigliano, anche perché sono state fatte già delle analisi: l'ARPA le ha svolte, per capire se le matrici ambientali sono veramente inquinate. Vi è infatti la problematica del percolato che, a quanto pare, non viene eliminato e quindi potrebbe aver raggiunto anche la falda. Queste cose devono essere accertate. I Comuni stessi hanno avviato un'indagine supplementare, oltre a quella dell'ARPA, e aspettiamo i risultati il 23 novembre. Voglio dire che bisogna fare la scelta migliore per l'ambiente e per la salute dei cittadini: noi ci siamo, siamo vicini ai primi cittadini. Quando i dati saranno disponibili, riusciremo a capire che cosa è meglio fare, perché - rendiamocene conto - anche se andiamo avanti con l'economia circolare e con tutto quello che abbiamo detto, il 10 per cento dei rifiuti - ahimè - deve andare in discarica. Questa necessità esiste e, a causa dell'effetto NIMBY , chi vorrà una discarica nel proprio territorio? È quindi importante capire se c'è realmente un pericolo per i cittadini: questo dobbiamo fare. Sicuramente dobbiamo mettere in sicurezza il territorio e la salute dei cittadini tutti: noi ci siamo, valuteremo questi dati che saranno ben sviluppati il 23 novembre e procederemo, magari al loro fianco, per portare avanti sempre la storia della discarica Martucci. (Applausi) . Atti e documenti, annunzio PRESIDENTE . Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Ordine del giorno per la seduta di mercoledì 10 novembre 2021 PRESIDENTE . Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica domani, mercoledì 10 novembre, alle ore 9,30, con il seguente ordine del giorno: ( Vedi ordine del giorno ) La seduta è tolta (ore 18,34) . Allegato A DISEGNO DI LEGGE Disposizioni per il recupero dei rifiuti in mare e nelle acque interne e per la promozione dell'economia circolare ("legge SalvaMare") (1571) ARTICOLI DA 1 A 17 NEL TESTO FORMULATO DALLA COMMISSIONE IN SEDE REDIGENTE Art. 1. (Finalità e definizioni) 1. La presente legge persegue l'obiettivo di contribuire al risanamento dell'ecosistema marino e alla promozione dell'economia circolare, nonché alla sensibilizzazione della collettività per la diffusione di modelli comportamentali virtuosi volti alla prevenzione dell'abbandono dei rifiuti in mare, nei laghi, nei fiumi e nelle lagune e alla corretta gestione dei rifiuti medesimi. 2. Ai fini della presente legge si applicano le definizioni previste dal decreto legislativo 24 giugno 2003, n. 182, dal decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e dal decreto legislativo 9 gennaio 2012, n. 4, nonché le seguenti: a) « rifiuti accidentalmente pescati »: i rifiuti raccolti in mare, nei laghi, nei fiumi e nelle lagune dalle reti durante le operazioni di pesca e quelli raccolti occasionalmente in mare, nei laghi, nei fiumi e nelle lagune con qualunque mezzo; b) « rifiuti volontariamente raccolti »: i rifiuti raccolti mediante sistemi di cattura degli stessi, purché non interferiscano con le funzioni eco-sistemiche dei corpi idrici, e nel corso delle campagne di pulizia del mare, dei laghi, dei fiumi e delle lagune di cui alla lettera c) ; c) « campagna di pulizia »: l'iniziativa preordinata all'effettuazione di operazioni di pulizia del mare, dei laghi, dei fiumi e delle lagune nel rispetto delle condizioni di cui all'articolo 3; d) « campagna di sensibilizzazione »: l'attività finalizzata a promuovere e a diffondere modelli comportamentali virtuosi di prevenzione dell'abbandono dei rifiuti in mare, nei laghi, nei fiumi e nelle lagune; e) « autorità competente »: il comune territorialmente competente; f) « soggetto promotore della campagna di pulizia »: il soggetto, tra quelli abilitati a partecipare alle campagne di pulizia del mare, dei laghi, dei fiumi e delle lagune ai sensi dell'articolo 3, comma 3, che presenta all'autorità competente l'istanza di cui al citato articolo 3, comma 1; g) « imprenditore ittico »: l'imprenditore di cui all'articolo 4 del decreto legislativo 9 gennaio 2012, n. 4; h) « nave »: un'imbarcazione di qualsiasi tipo destinata al trasporto per acqua, compresi i pescherecci, le imbarcazioni da diporto, gli aliscafi, i veicoli a cuscino d'aria, i sommergibili e le imbarcazioni galleggianti; i) « porto »: un luogo o un'area geografica cui siano state apportate migliorie e aggiunte attrezzature progettate principalmente per consentire l'attracco di navi, compresa la zona di ancoraggio all'interno della giurisdizione del porto. Art. 2. (Modalità di gestione dei rifiuti accidentalmente pescati) 1. Fatto salvo quanto previsto dal presente articolo, i rifiuti accidentalmente pescati sono equiparati ai rifiuti delle navi ai sensi dell'articolo 2, primo comma, punto 3), della direttiva (UE) 2019/883 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 aprile 2019, e sono conferiti separatamente ai sensi del comma 5 del presente articolo. 2. Per le attività previste dal presente articolo, non è necessaria l'iscrizione all'Albo nazionale gestori ambientali, di cui all'articolo 212 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152. 3. Il comandante della nave o il conducente del natante che approda in un porto conferisce i rifiuti accidentalmente pescati in mare all'impianto portuale di raccolta, di cui all'articolo 4 del decreto legislativo 24 giugno 2003, n. 182. Nel caso di ormeggio di un'imbarcazione in aree non comprese nella competenza territoriale di un'Autorità di sistema portuale ai sensi della legge 28 gennaio 1994, n. 84, i comuni territorialmente competenti, nell'ambito della gestione dei rifiuti urbani, dispongono, ai sensi dell'articolo 198 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, che i rifiuti di cui al comma 1 del presente articolo siano conferiti ad apposite strutture di raccolta, anche temporanee, allestite in prossimità degli ormeggi. 4. Il comandante della nave o il conducente del natante che approda in un piccolo porto non commerciale, che è caratterizzato soltanto da un traffico sporadico o scarso di imbarcazioni da diporto, conferisce i rifiuti accidentalmente pescati presso gli impianti portuali di raccolta integrati nel sistema comunale di gestione dei rifiuti. 5. Il conferimento dei rifiuti accidentalmente pescati all'impianto portuale di raccolta, previa pesatura degli stessi all'atto del conferimento, è gratuito per il conferente ai sensi dell'articolo 8, comma 5, del decreto legislativo 24 giugno 2003, n. 182, e si configura quale deposito temporaneo ai sensi dell'articolo 183, comma 1, lettera bb ), del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e alle condizioni previste dall'articolo 185- bis del medesimo decreto legislativo. 6. All'articolo 183, comma 1, lettera b-ter) , del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, dopo il numero 6 è aggiunto il seguente: « 6- bis. i rifiuti accidentalmente pescati o volontariamente raccolti, anche attraverso campagne di pulizia, in mare, nei laghi, nei fiumi e nelle lagune ». 7. Al fine di distribuire sull'intera collettività nazionale gli oneri di cui al presente articolo, i costi di gestione dei rifiuti accidentalmente pescati sono coperti con una specifica componente che si aggiunge alla tassa sui rifiuti di cui al comma 639 dell'articolo 1 della legge 27 dicembre 2013, n. 147, o alla tariffa istituita in luogo di essa ai sensi del comma 668 del medesimo articolo 1 della legge n. 147 del 2013. 8. L'Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente, nell'esercizio delle funzioni di cui al comma 527 dell'articolo 1 della legge 27 dicembre 2017, n. 205, disciplina i criteri e le modalità per la definizione della componente di cui al comma 7 del presente articolo e per la sua indicazione negli avvisi di pagamento distintamente rispetto alle altre voci, individuando altresì i soggetti e gli enti tenuti a fornire i dati e le informazioni necessari per la determinazione della medesima, nonché i termini entro i quali tali dati e informazioni devono essere forniti. L'Autorità svolge attività di vigilanza sul corretto utilizzo delle risorse relative al gettito della componente tariffaria di cui al medesimo comma 7. 9. Con decreto del Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, di concerto con il Ministro della transizione ecologica, da adottare entro quattro mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono individuate misure premiali, ad esclusione di provvidenze economiche, nei confronti del comandante del peschereccio soggetto al rispetto degli obblighi di conferimento disposti dal presente articolo, che non pregiudichino la tutela dell'ecosistema marino e il rispetto delle norme sulla sicurezza. Art. 3. (Campagne di pulizia) 1. I rifiuti di cui all'articolo 1, comma 2, lettera b) , possono essere raccolti anche mediante sistemi di cattura degli stessi, purché non interferiscano con le funzioni eco-sistemiche dei corpi idrici, e nell'ambito di specifiche campagne di pulizia organizzate su iniziativa dell'autorità competente ovvero su istanza presentata all'autorità competente dal soggetto promotore della campagna, secondo le modalità individuate con decreto del Ministro della transizione ecologica, di concerto con il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, da adottare, acquisito il parere della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge. 2. Nelle more dell'adozione del decreto di cui al comma 1, l'attività oggetto dell'istanza può essere iniziata trascorsi trenta giorni dalla data di presentazione della stessa, fatta salva, per l'autorità competente, la possibilità di adottare motivati provvedimenti di divieto dell'inizio o della prosecuzione dell'attività medesima ovvero prescrizioni concernenti i soggetti abilitati a partecipare alle campagne di pulizia, le aree interessate dalle stesse nonché le modalità di raccolta dei rifiuti. 3. Sono soggetti promotori delle campagne di pulizia di cui al comma 1 gli enti gestori delle aree protette, le associazioni ambientaliste, le associazioni dei pescatori, le cooperative e le imprese di pesca, nonché i loro consorzi, le associazioni di pescatori sportivi e ricreativi, le associazioni sportive di subacquei e diportisti, le associazioni di categoria, i centri di immersione e di addestramento subacqueo nonché i gestori degli stabilimenti balneari. Sono altresì soggetti promotori gli enti del Terzo settore nonché, fino alla completa operatività del Registro unico nazionale del Terzo settore, le organizzazioni non lucrative di utilità sociale, le associazioni di promozione sociale, le fondazioni e le associazioni con finalità di promozione, tutela e salvaguardia dei beni naturali e ambientali e gli altri soggetti individuati dall'autorità competente. Gli enti gestori delle aree protette possono altresì realizzare, anche di concerto con gli organismi rappresentativi degli imprenditori ittici, iniziative di comunicazione pubblica e di educazione ambientale per la promozione delle campagne di cui al presente articolo. 4. Ai rifiuti di cui al presente articolo si applicano le disposizioni dell'articolo 2. Art. 4. (Promozione dell'economia circolare) 1. Al fine di promuovere il riciclaggio della plastica e di altri materiali non compatibili con l'ecosistema marino e delle acque interne, nel rispetto dei criteri di gestione dei rifiuti di cui all'articolo 179 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, con decreto adottato ai sensi dell'articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, il Ministro della transizione ecologica stabilisce i criteri e le modalità con cui i rifiuti accidentalmente pescati e i rifiuti volontariamente raccolti cessano di essere qualificati come rifiuti, ai sensi dell'articolo 184- ter del citato decreto legislativo n. 152 del 2006. Art. 5. (Norme in materia di gestione delle biomasse vegetali spiaggiate) 1. Le biomasse vegetali, derivanti da piante marine o alghe, depositate naturalmente sul lido del mare e sull'arenile possono essere gestite con le modalità di cui al presente articolo. Fatta salva la possibilità del mantenimento in loco o del trasporto a impianti di gestione dei rifiuti, la reimmissione nell'ambiente naturale, anche mediante il riaffondamento in mare o il trasferimento nell'area retrodunale o in altre zone comunque appartenenti alla stessa unità fisiografica, è effettuata previa vagliatura finalizzata alla separazione della sabbia dal materiale organico nonché alla rimozione dei rifiuti frammisti di origine antropica, anche al fine dell'eventuale recupero della sabbia da destinare al ripascimento dell'arenile. In caso di riaffondamento in mare, tale operazione è effettuata, in via sperimentale, in siti ritenuti idonei dall'autorità competente. 2. Gli accumuli antropici, costituiti da biomasse vegetali di origine marina completamente mineralizzata, sabbia e altro materiale inerte frammisto a materiale di origine antropica, prodotti dallo spostamento e dal successivo accumulo in determinate aree, possono essere recuperati previa vagliatura di cui al comma 1. Tale possibilità è valutata e autorizzata, caso per caso, dall'autorità competente, la quale verifica se sussistono le condizioni per l'esclusione del materiale sabbioso dalla disciplina dei rifiuti ai sensi dell'articolo 185 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, o se esso sia riutilizzabile nell'ambito delle operazioni di recupero dei rifiuti urbani mediante il trattamento di cui al codice R10 dell'allegato C alla parte quarta del citato decreto legislativo n. 152 del 2006 ovvero qualificabile come sottoprodotto ai sensi dell'articolo 184- bis del medesimo decreto legislativo. Le amministrazioni interessate provvedono all'attuazione del presente comma nell'ambito delle risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente e, comunque, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica. 3. Fatto salvo quanto previsto dai commi 1 e 2, ai prodotti costituiti di materia vegetale di provenienza agricola o forestale, depositata naturalmente sulle sponde di laghi e fiumi e sulla battigia del mare, derivanti dalle operazioni di gestione di cui all'articolo 183, comma 1, lettera n) , del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, finalizzate alla separazione dei rifiuti frammisti di origine antropica, si applica l'articolo 185, comma 1, lettera f) , del medesimo decreto legislativo n. 152 del 2006. Le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano competenti per territorio individuano criteri e modalità per la raccolta, la gestione e il riutilizzo dei prodotti di cui al periodo precedente, tenendo conto delle norme tecniche qualora adottate dall'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale nell'ambito del Sistema nazionale a rete per la protezione dell'ambiente, ai sensi dell'articolo 4, comma 4, della legge 28 giugno 2016, n. 132. Art. 6. (Misure per la raccolta dei rifiuti galleggianti nei fiumi) 1. Al fine di ridurre l'impatto dell'inquinamento marino derivante dai fiumi, le Autorità di bacino distrettuale introducono, nei propri atti di pianificazione, misure sperimentali nei corsi d'acqua dirette alla cattura dei rifiuti galleggianti, compatibili con le esigenze idrauliche e di tutela degli ecosistemi, alla cui attuazione si provvede anche mediante il programma di cui al comma 2. 2. In relazione alle misure di cui al comma 1, entro il 31 dicembre 2021 il Ministero della transizione ecologica avvia un programma sperimentale triennale di recupero delle plastiche nei fiumi maggiormente interessati da tale forma di inquinamento, anche mediante la messa in opera di strumenti galleggianti. 3. Per le attività di cui al comma 2 è autorizzata la spesa di 2 milioni di euro per ciascuno degli anni 2022, 2023 e 2024. Agli oneri di cui al presente comma si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento del fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini del bilancio triennale 2021-2023, nell'ambito del programma « Fondi di riserva e speciali » della missione « Fondi da ripartire » dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2021, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. Art. 7. (Attività di monitoraggio e controllo dell'ambiente marino) 1. Le attività tecnico-scientifiche funzionali alla protezione dell'ambiente marino che comportano l'immersione subacquea in mare al di fuori degli ambiti portuali, svolte da personale del Sistema nazionale a rete per la protezione dell'ambiente di cui alla legge 28 giugno 2016, n. 132, o da soggetti terzi che realizzano attività subacquee di carattere tecnico-scientifico finalizzate alla tutela, al monitoraggio o al controllo ambientale ai sensi di un'apposita convenzione o in virtù di finanziamenti ministeriali si conformano alle linee guida operative adottate con decreto, da emanare entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, del Ministro della transizione ecologica, di concerto con il Ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili, acquisito il parere dell'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale e sentito il Comando generale del Corpo delle capitanerie di porto. Art. 8. (Campagne di sensibilizzazione) 1. Possono essere effettuate campagne di sensibilizzazione per il conseguimento delle finalità della presente legge, delle strategie per l'ambiente marino di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 10 ottobre 2017, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 274 del 23 novembre 2017, e degli obiettivi contenuti nell'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, adottata dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite il 25 settembre 2015. 2. Al fine di dare adeguata informazione ai pescatori e agli operatori del settore circa le modalità di conferimento dei rifiuti accidentalmente pescati o volontariamente raccolti, sono previste adeguate forme di pubblicità e sensibilizzazione a cura delle Autorità di sistema portuale o a cura dei comuni territorialmente competenti nell'ambito della gestione dei rifiuti urbani ai sensi dell'articolo 198 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, anche attraverso protocolli tecnici che assicurino la mappatura e la pubblicità delle aree adibite alla raccolta e la massima semplificazione per i pescatori e per gli operatori del settore. Dall'attuazione del presente comma non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica; le amministrazioni interessate alla relativa attuazione vi provvedono con le sole risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente. Art. 9. (Educazione ambientale nelle scuole per la salvaguardia dell'ambiente) 1. Il Ministero dell'istruzione promuove, nelle scuole di ogni ordine e grado, la realizzazione di attività volte a rendere gli alunni consapevoli dell'importanza della conservazione dell'ambiente e, in particolare, del mare e delle acque interne, nonché delle corrette modalità di conferimento dei rifiuti, coordinando tali attività con le misure e le iniziative previste, con riferimento alle tematiche ambientali, nell'ambito della legge 20 agosto 2019, n. 92. Il Ministro dell'istruzione tiene conto delle attività previste dal presente articolo nella definizione delle linee guida per l'insegnamento dell'educazione civica di cui all'articolo 3, comma 1, della citata legge n. 92 del 2019. Nelle scuole sono inoltre promosse le corrette pratiche di conferimento dei rifiuti e sul recupero e riuso dei beni e dei prodotti a fine ciclo, anche con riferimento alla riduzione dell'utilizzo della plastica, e sui sistemi di riutilizzo disponibili. Art. 10. (Modifica all'articolo 52 del codice di cui al decreto legislativo 18 luglio 2005, n. 171) 1. All'articolo 52, comma 3, del codice della nautica da diporto, di cui al decreto legislativo 18 luglio 2005, n. 171, sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: « , anche in riferimento alle misure per prevenire e contrastare l'abbandono dei rifiuti in mare ». Art. 11. (Materiali di ridotto impatto ambientale. Riconoscimento ambientale) 1. Agli imprenditori ittici che, nell'esercizio delle proprie attività, utilizzano materiali di ridotto impatto ambientale, partecipano a campagne di pulizia o conferiscono i rifiuti accidentalmente pescati è attribuito un riconoscimento ambientale attestante l'impegno per il rispetto dell'ambiente e la sostenibilità dell'attività di pesca da essi svolta. 2. Con decreto adottato ai sensi dell'articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, il Ministro della transizione ecologica, di concerto con il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, disciplina le procedure, le modalità e le condizioni per l'attribuzione del riconoscimento di cui al comma 1 del presente articolo, anche ai fini dei programmi di etichettatura ecologica di cui all'articolo 18, comma 2, lettera d ), del decreto legislativo 9 gennaio 2012, n. 4. 3. È altresì prevista per i comuni la possibilità di realizzare un sistema incentivante per il rispetto dell'ambiente volto ad attribuire un riconoscimento ai possessori di imbarcazione, non esercenti attività professionale, che recuperano e conferiscono a terra i rifiuti in plastica accidentalmente pescati o volontariamente raccolti. Art. 12. (Disposizioni in materia di prodotti che rilasciano microfibre) 1. Ai fini del presente articolo si intende per « microfibra » la particella sintetica di forma fibrosa, dalle dimensioni inferiori a cinque millimetri di lunghezza, che viene rilasciata in acqua attraverso il regolare lavaggio di tessuti in materiale sintetico. 2. A decorrere dal 30 giugno 2021 qualsiasi prodotto tessile o di abbigliamento, che rilasci microfibre al lavaggio, è fabbricato, importato, distribuito, venduto o offerto in vendita in Italia a condizione che riporti nell'etichetta di cui all'articolo 14 del regolamento (UE) n. 1007/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 settembre 2011, a seconda dei casi, le seguenti indicazioni: a) per il prodotto tessile o di abbigliamento per il quale è consigliato il lavaggio a mano: « Questo prodotto rilascia microfibre ad ogni lavaggio contribuendo all'inquinamento da plastiche del mare. Si consiglia il lavaggio a mano per ridurre il rilascio »; b) per il prodotto tessile o di abbigliamento per il quale è consigliato il lavaggio a secco: « Questo prodotto rilascia microfibre ad ogni lavaggio contribuendo all'inquinamento da plastiche del mare. Solo lavaggio a secco »; c) per il prodotto tessile o di abbigliamento che non rientri nella previsione di cui alle lettere a) o b) : « Questo prodotto rilascia microfibre ad ogni lavaggio contribuendo all'inquinamento da plastiche del mare ». Art. 13. (Criteri generali per la disciplina degli impianti di desalinizzazione) 1. Al fine di tutelare l'ambiente marino e costiero, tutti gli impianti di desalinizzazione sono sottoposti a preventiva valutazione di impatto ambientale, di cui alla parte seconda del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152. Nell'allegato II alla parte seconda del citato decreto legislativo, dopo il punto 17- bis) è inserito il seguente: « 17- ter) Impianti di desalinizzazione ». 2. Gli scarichi degli impianti di desalinizzazione di cui al comma 1 sono autorizzati in conformità alla disciplina degli scarichi di cui alla parte terza del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152. Entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, con decreto del Ministro della transizione ecologica sono definiti, per gli scarichi di tali impianti, criteri specifici ad integrazione di quanto riportato nell'allegato 5 alla parte terza del citato decreto legislativo n. 152 del 2006. 3. Gli impianti di desalinizzazione destinati alla produzione di acqua per il consumo umano sono ammissibili: a) in situazioni di comprovata carenza idrica e in mancanza di fonti idricopotabili alternative economicamente sostenibili; b) qualora sia dimostrato che siano stati effettuati gli opportuni interventi per ridurre significativamente le perdite della rete degli acquedotti e per la razionalizzazione dell'uso della risorsa idrica prevista dalla pianificazione di settore; c) nei casi in cui gli impianti siano previsti nei piani di settore in materia di acque e in particolare nel piano d'ambito anche sulla base di un'analisi costi benefìci. 4. Entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, con decreto del Ministro della transizione ecologica, di concerto con il Ministro della salute, sono definiti criteri di indirizzo nazionali sull'analisi dei rischi ambientali e sanitari correlati agli impianti di desalinizzazione nonché le soglie di assoggettabilità alla valutazione di impatto ambientale di cui al comma 1. 5. Sono esclusi dal campo di applicazione del presente articolo gli impianti di desalinizzazione installati a bordo delle navi, come definite all'articolo 136 del codice della navigazione. Art. 14. (Termine per l'emanazione del decreto previsto dall'articolo 111 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152) 1. Il decreto previsto dall'articolo 111 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, è emanato entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge. Art. 15. (Tavolo interministeriale di consultazione permanente) 1. Al fine di coordinare l'azione di contrasto dell'inquinamento marino, anche dovuto alle plastiche, di ottimizzare l'azione dei pescatori per le finalità della presente legge e di monitorare l'andamento del recupero dei rifiuti conseguente all'attuazione della presente legge, garantendo la diffusione dei dati e dei contributi, è istituito, presso il Ministero della transizione ecologica, il Tavolo interministeriale di consultazione permanente, di seguito denominato « Tavolo interministeriale ». 2. Il Tavolo interministeriale, che si riunisce almeno due volte l'anno, è presieduto dal Ministro della transizione ecologica o, in caso di assenza o impedimento del medesimo, da un suo delegato, ed è composto da: a) tre rappresentanti del Ministero della transizione ecologica; b) un rappresentante del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali; c) un rappresentante del Ministero dello sviluppo economico; d) cinque rappresentanti del Sistema nazionale a rete per la protezione dell'ambiente, di cui due rappresentanti dell'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA); e) un rappresentante del Consiglio nazionale delle ricerche (CNR); f) un rappresentante del Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili; g) due rappresentanti del Comando generale del Corpo delle capitanerie di porto; h) cinque rappresentanti degli enti gestori delle aree marine protette; i) tre rappresentanti delle regioni; l) tre rappresentanti delle cooperative di pesca, due rappresentanti delle imprese di pesca e due rappresentanti delle imprese di acquacoltura. m) un rappresentante della Conferenza nazionale di coordinamento delle Autorità di sistema portuale. 3. Può essere invitato a partecipare alle riunioni del Tavolo interministeriale, con funzione consultiva, ogni altro soggetto ritenuto utile alla completa rappresentazione degli interessi coinvolti e delle questioni trattate. 4. Ai componenti del Tavolo interministeriale non sono corrisposti compensi, indennità, gettoni di presenza, rimborsi di spese o altri emolumenti comunque denominati. Dall'attuazione del presente articolo non devono derivare maggiori oneri per la finanza pubblica. Art. 16. (Relazione alle Camere) 1. Il Ministro della transizione ecologica trasmette alle Camere, entro il 31 dicembre di ogni anno, una relazione sull'attuazione della presente legge. Art. 17. (Clausola di invarianza finanziaria) 1. Dall'attuazione della presente legge non devono derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica. Le amministrazioni interessate provvedono alle attività previste dalla presente legge con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente. Disegno di legge dichiarato assorbito Modifiche al decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, per il recupero di rifiuti in mare (674) ARTICOLI DA 1 A 4 Art. 1. (Modifica all'articolo 256 del decreto legislativo n. 152 del 2006) 1. All'articolo 256 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, dopo il comma 1 è inserito il seguente: « 1-bis. Le pene di cui al comma 1 non si applicano alle imprese di pesca, alle cooperative, consorzi e associazioni tra imprese di pesca e alle organizzazioni di produttori e di pescatori autonomi o subordinati che, nell'esercizio dell'attività di pesca, recuperano rifiuti in mare e li trasportano a terra ». Art. 2. (Modifiche all'articolo 199 del decreto legislativo n. 152 del 2006) 1. All'articolo 199 del decreto legislativo n. 152 del 2006, dopo il comma 12- bis sono inseriti i seguenti: « 12 - ter . I rifiuti di cui al comma 1- bis dell'articolo 256 devono essere conferiti in appositi punti di raccolta individuati presso ciascun porto. I comuni stabiliscono i criteri per il conferimento, la gestione e lo smaltimento dei rifiuti di cui al presente comma. 12 - quater . Le regioni, nell'ambito delle proprie competenze, adottano, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, i piani di raccolta dei rifiuti recuperati in mare di cui al comma 12- ter » . Art. 3. (Copertura finanziaria) 1. Dall'attuazione delle disposizioni previste dall'articolo 1 della presente legge non devono derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica. 2. Le regioni provvedono agli adempimenti previsti dalla presente legge con le risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente. Art. 4. (Entrata in vigore) 1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale . ________________ N.B. Disegno di legge dichiarato assorbito a seguito dell'approvazione del disegno di legge n. 1571. Disegno di legge dichiarato assorbito Disposizioni per il recupero dei rifiuti solidi dispersi in mare e per la protezione dell'ecosistema marino (1503) ARTICOLI DA 1 A 5 Art. 1. (Finalità) 1. La presente legge ha come finalità il risanamento e la tutela dell'ambiente marino attraverso il recupero dei rifiuti solidi dispersi in mare. 2. Ai fini di cui al comma 1, agli imprenditori ittici che recuperano rifiuti solidi dispersi in mare durante l'esercizio dell'attività di pesca è consentito il conferimento dei medesimi, senza alcun onere economico a loro carico, alle isole ecologiche istituite ai sensi dell'articolo 2. 3. Il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, di concerto con il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, con decreto da adottare entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, stabilisce le modalità di attuazione del presente articolo in conformità ai seguenti princìpi: a) limitare la presenza di rifiuti solidi dispersi in mare favorendone il recupero; b) tutelare la biodiversità e l'ecosistema marino; c) introdurre nuovi sistemi, debitamente autorizzati, per la raccolta dei rifiuti in mare, unendo la salvaguardia dell'ambiente marino con ulteriori esigenze di natura economico-sociale; d) sensibilizzare i cittadini sul tema della tutela della biodiversità e dell'ecosistema marino. Art. 2. (Isole ecologiche per la raccolta di rifiuti solidi dispersi in mare) 1. Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti di concerto con i Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e delle politiche agricole alimentari e forestali, con decreto da adottare entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge , disciplina l'istituzione in ciascun porto, a cura dell'autorità portuale competente, di isole ecologiche idonee ad assicurare la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti solidi dispersi in mare e recuperati. Art. 3. (Informazioni agli imprenditori ittici) 1. L'autorità portuale, anche in collaborazione con le associazioni di categoria della pesca professionale, fornisce agli imprenditori ittici le informazioni concernenti: a) i dati che evidenziano la necessità del corretto conferimento dei rifiuti recuperati durante l'attività di pesca, nonché della segnalazione delle alterazioni dell'ambiente riscontrate in mare; b) la localizzazione delle isole ecologiche di cui all'articolo 2; c) le procedure per il conferimento dei rifiuti solidi recuperati in mare; d) le indicazioni per la segnalazione delle criticità rilevate nelle procedure di raccolta e di consegna alle isole ecologiche dei rifiuti solidi recuperati in mare. Art. 4. (Credito d'imposta) 1. Agli imprenditori ittici è attribuito un credito d'imposta nella misura di 40 euro per ogni quintale di rifiuti solidi recuperati in mare durante il regolare esercizio dell'attività di pesca. 2. Con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, di concerto con i Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e delle politiche agricole alimentari e forestali, da adottare entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono stabilite le modalità attuative per il riconoscimento e la fruizione dell'agevolazione fiscale di cui al comma 1. Art. 5. (Riconversione delle imprese ittiche) 1. Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, di concerto con i Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e delle politiche agricole alimentari e forestali, con decreto da adottare entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, elabora un piano di interventi per la riconversione delle flotte della pesca e l'orientamento professionale dei pescatori in attività finalizzate alla raccolta di rifiuti solidi dispersi in mare, in conformità ai seguenti criteri: a) prescrivere le modalità tecniche per la raccolta dei rifiuti solidi dispersi in mare; b) stimare i costi per riconvertire le flotte della pesca in piattaforme per attività ambientali di pulizia del mare, raccolta di attrezzature della pesca smarrite, osservazione del mare e del suo ecosistema e individuare le relative modalità di finanziamento; c) individuare le esigenze di formazione dei pescatori necessarie per svolgere l'attività di raccolta dei rifiuti solidi dispersi in mare; d) prevedere incentivi per la riconversione dell'attività della pesca in attività di raccolta dei rifiuti solidi dispersi in mare. ________________ N.B. Disegno di legge dichiarato assorbito a seguito dell'approvazione del disegno di legge n. 1571. Pareri espressi dalla 1a e dalla 5a Commissione permanente sul testo del disegno di legge n. 1571 La Commissione affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'interno, ordinamento generale dello Stato e della pubblica amministrazione, esaminato il testo proposto all'Assemblea dalla Commissione di merito per il disegno di legge in titolo, esprime, con riferimento al riparto delle competenze normative fra lo Stato e le Regioni, parere non ostativo. La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge in titolo, esprime, per quanto di competenza, parere non ostativo. Integrazione alla relazione orale della senatrice La Mura sul disegno di legge n. 1571 Il disegno di legge SalvaMare si compone di 17 articoli di cui dieci sono stati aggiunti dalle Commissioni ambiente di Camera e Senato. L'articolo 1 individua le finalità e introduce alcune definizioni. Più nel dettaglio, il disegno di legge intende contribuire: al risanamento dell'ecosistema marino; alla promozione dell'economia circolare; alla sensibilizzazione della collettività per incentivare comportamenti virtuosi volti a prevenire l'abbandono di rifiuti; alla corretta gestione dei rifiuti. Quanto alle definizioni, sono di particolare rilievo quelle di rifiuti accidentalmente pescati (cosiddetto RAP) e di rifiuti volontariamente raccolti (cosiddetto RVR), con le quali si fa rispettivamente riferimento: ai «rifiuti raccolti in mare, nei laghi, nei fiumi e nelle lagune dalle reti durante le operazioni di pesca e quelli raccolti occasionalmente in mare, nei laghi, nei fiumi e nelle lagune con qualunque mezzo»; e ai «rifiuti raccolti mediante sistemi di cattura degli stessi, purché non interferiscano con le funzioni ecosistemiche dei corpi idrici, e nel corso delle campagne di pulizia del mare, dei laghi, dei fiumi e delle lagune». L'articolo 2 si occupa delle modalità di gestione dei rifiuti accidentalmente pescati. Questa è una norma molto importante nell'ottica di incentivare al recupero dei rifiuti accidentalmente pescati e al loro conferimento agli impianti di raccolta, in quanto consente a chi recupera questi rifiuti di portarli a terra senza il rischio di incorrere in sanzioni. Il comandante della nave o il conducente della nave conferisce all'impianto portuale di raccolta i rifiuti accidentalmente pescati, separatamente e previa pesatura. Il conferimento è gratuito e i costi di gestione sono a carico della collettività sotto forma di componente che si aggiunge alla tassa o tariffa sui rifiuti, perché la salute del mare è un interesse di tutti. Si rimetta all'Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente (ARERA) il compito di stabilire i criteri e le modalità di definizione di tale componente, precisando che la stessa deve essere indicata distintamente dalle altre voci negli avvisi di pagamento, per ovvie ragioni di trasparenza. I rifiuti accidentalmente pescati e i rifiuti volontariamente raccolti sono inclusi nella definizione di rifiuti urbani, sempre con lo scopo di favorirne il conferimento, e si prevedono misure premiali nei confronti di chi conferisce. La collaborazione di tutti e, in particolare, dei pescatori è fondamentale per la salute dei nostri mari. Lo ha ribadito anche il Parlamento europeo in una risoluzione del 16 settembre 2021 , in cui si legge che «i pescatori sono sempre più coinvolti nella raccolta di tutti i rifiuti marini, comprese tra l'altro le attrezzature da pesca perdute o abbandonate, e che il loro contributo ecologico in tal senso dovrebbe essere riconosciuto, incoraggiato e debitamente ricompensato». L'articolo 3 disciplina le campagne di pulizia. Più nel dettaglio, la norma rimette ad un decreto la definizione delle relative modalità di svolgimento e detta alcune regole in attesa di tale disciplina. La categoria dei soggetti promotori è ampia: comprende - ad esempio - i gestori delle aree protette, le associazioni ambientaliste, le associazioni dei pescatori, le cooperative e le imprese di pesca. Inoltre, si prevede per gli enti gestori delle aree protette la possibilità di realizzare, anche di concerto con gli organismi rappresentativi degli imprenditori ittici, iniziative di comunicazione pubblica e di educazione ambientale per la promozione delle campagne di pulizia. Infine, la norma precisa che ai rifiuti volontariamente raccolti si applica l'articolo 2. L'articolo 4, rubricato "Promozione dell'economia circolare", rinvia ad un decreto del Ministro della transizione ecologica per la definizione dei criteri e delle modalità con cui i rifiuti accidentalmente pescati e quelli volontariamente raccolti cessano di essere qualificati di rifiuti. L'articolo 5 reca disposizioni in tema di gestione delle biomasse vegetali spiaggiate. L'articolo 6 prevede misure per la raccolta dei rifiuti galleggianti nei fiumi. La norma è stata introdotta in Commissione ambiente per ridurre l'impatto dell'inquinamento marino derivante dai fiumi. Un recente studio, a cui hanno partecipato anche il CNR e ISPRA, rivela che ogni anno dai fiumi europei finiscono in mare più di 600 milioni di macrorifiuti galleggianti (maggiori di 2,5 cm), e che otto oggetti su dieci sono di plastica, incluso il monouso, ed il 40 per cento degli oggetti arriva al mare già frammentato. È evidente che occorre intercettare questi rifiuti prima che arrivino a mare, ma con strumenti che non interferiscono con le funzioni ecosistemiche dei corpi idrici e che tengono conto della continuità fluviale, dei naturali processi di trasporto di sedimenti e di materiale organico, nonché delle migrazioni degli organismi acquatici, e che siano in linea con la pianificazione vigente nazionale ed europea in materia di tutela e gestione integrata delle acque e della mitigazione del rischio idraulico, nonché con le recenti iniziative del ripristino di funzionalità e connettività dei corsi d'acqua. Per queste ragioni in Commissione abbiamo inserito la previsione in oggetto che consente alle Autorità di bacino distrettuale di introdurre nei propri atti di pianificazione misure sperimentali nei corsi d'acqua dirette alla cattura dei rifiuti galleggianti, compatibili con le esigenze idrauliche e di tutela degli ecosistemi. E abbiamo previsto un programma triennale di recupero delle plastiche nei fiumi più interessati da questa forma di inquinamento, anche con la messa in opera di strumenti galleggianti. L'articolo 7 si occupa delle attività di monitoraggio e controllo dell'ambiente marino e, in particolare, prevede che le attività tecnico-scientifiche funzionali alla protezione dell'ambiente marino che comportano l'immersione subacquea in mare al di fuori degli ambiti portuali si conformano alle linee guida operative adottate con decreto del Ministro della transizione ecologica, di concerto con il Ministro delle infrastrutture e delle mobilità sostenibili. L'articolo 8, rubricato "campagne di sensibilizzazione", è stato modificato nel corso dell'esame in Commissione ambiente con lo scopo di assicurare un'adeguata informazione ai pescatori e agli operatori del settore circa le modalità di conferimento dei rifiuti. Infatti, si prevede che le Autorità del sistema portuale o i Comuni garantiscano adeguate forme di pubblicità e sensibilizzazione. È previsto anche il ricorso a protocolli tecnici per assicurare la mappatura e la pubblicità delle aree adibite alla raccolta e la massima semplificazione per i pescatori e gli operatori del settore. L'articolo 9 reca disposizioni in tema di educazione ambientale nelle scuole per la salvaguardia dell'ambiente. Nelle scuole di ogni ordine e grado si promuove la realizzazione di attività per rendere gli alunni consapevoli dell'importanza della conservazione dell'ambiente e, in particolare, del mare e delle acque interne, nonché delle corrette modalità di conferimento dei rifiuti. Inoltre, si promuovono le corrette pratiche di conferimento dei rifiuti, sul recupero e riuso dei beni e dei prodotti a fine ciclo, anche con riferimento alla riduzione della plastica, sui sistemi di riutilizzo disponibili. L'articolo 10 prevede che, in occasione della celebrazione presso gli istituti scolastici di ogni ordine e grado della "Giornata del mare", le iniziative promosse per la conoscenza del mare facciano riferimento anche alle misure per la prevenzione e il contrasto del fenomeno dell'abbandono dei rifiuti in mare. L'articolo 11 prevede un riconoscimento ambientale in favore degli imprenditori ittici che utilizzano materiali di ridotto impatto ambientale, partecipano alle campagne di pulizia e conferiscono i rifiuti. Si riconosce, inoltre, ai Comuni la facoltà di attribuire un riconoscimento ai possessori di imbarcazione che recuperano e conferiscono a terra i rifiuti in plastica accidentalmente pescati oppure volontariamente raccolti. L'articolo 12 reca disposizioni in materia di prodotti che rilasciano microfibre. Questa norma, che è stata inserita nel corso dell'esame in Commissione ambiente, e che si collega al regolamento (UE) 1007/2011, intende fornire informazioni accurate ai consumatori. Più nel dettaglio, si prevede che la fabbricazione, importazione, vendita o offerta in vendita in Italia di qualsiasi prodotto tessile o di abbigliamento, che rilasci microfibre, è subordinata alla condizione che la relativa etichetta riporti una serie di indicazioni. L'articolo 13 si occupa degli impianti di desalinizzazione. Si tratta di una norma di particolare rilievo, introdotta alla Camera, che risponde all'esigenza di considerare gli impatti ambientali degli impianti di desalinizzazione, che rappresentano uno strumento per affrontare il problema della siccità e della carenza di acqua, problema destinato ad aggravarsi per effetto del cambiamento climatico. Come recentemente evidenziato dall'Agenzia europea dell'ambiente nel Report " Water resources across Europe - confronting water stress: an updated assessment ", siccità e scarsità d'acqua non sono più eventi rari o estremi in Europa e circa il 20 per cento del territorio europeo e il 30 per cento degli europei sono colpiti da stress idrico in media ogni anno; inoltre, il maggior impatto è previsto per l'Europa meridionale e sudoccidentale, dove la portata dei fiumi durante l'estate potrebbe diminuire fino al 40 per cento, in uno scenario di aumento della temperatura di 30 °C. L'esigenza di garantire l'approvvigionamento idrico deve essere bilanciata con l'esigenza di pari rilievo di tutelare gli ecosistemi naturali. E la norma in oggetto rappresenta un primo passo in questo senso. Infatti, per tutti gli impianti di desalinizzazione, colmando una lacuna dell'ordinamento, prevede la preventiva valutazione di impatto ambientale di competenza statale, e per l'autorizzazione dei relativi scarichi rinvia alla disciplina in tema di scarichi di cui alla parte terza del codice dell'ambiente, precisando che il Ministro della transizione ecologica provvederà a definire criteri specifici ad integrazione di quelli già stabiliti dall'allegato 5 (alla parte terza del codice dell'ambiente). Inoltre, la norma stabilisce, in relazione agli impianti di desalinizzazione per la produzione di acqua potabile, criteri di ammissibilità stringenti perché, se è vero che questi impianti sono volti a soddisfare un bisogno primario, è altrettanto vero che sono strumenti impattanti. E, nel citato report , l'Agenzia lo dice chiaramente laddove precisa che la desalinizzazione sta diventando un'opzione più conveniente e affidabile rispetto ad altre soluzioni per l'approvvigionamento idrico, ma che occorre valutare sempre attentamente gli impatti ambientali della desalinizzazione per quanto riguarda lo smaltimento della salamoia, il consumo di energia e le emissioni di CO 2 . In conclusione, voglio evidenziare che il tema che affronta l'articolo 13 è complesso e che va affrontato con un approccio olistico, ossia tenendo conto di tutti gli interessi in gioco e di tutti gli impatti. Ha poco senso desalinizzare se questo significa distruggere interi habitat . L'articolo 14, introdotto dalla Commissione ambiente, intende porre rimedio al gravissimo ritardo nell'adozione del decreto per la definizione dei criteri relativi al contenimento dell'impatto sull'ambiente derivante dalle attività di acquacoltura e di piscicoltura, previsto dall'articolo 111 del codice dell'ambiente. Più nel dettaglio, fissa il termine di sei mesi dall'entrata in vigore del disegno di legge. Si tratta di una norma estremamente rilevante che richiede un intervento tempestivo del Ministero, visto che sono passati quindici anni dall'entrata in vigore del codice dell'ambiente e il decreto non è stato ancora adottato. In tutti questi anni l'attività di acquacoltura e di piscicoltura sono state esercitate in assenza di criteri di contenimento del relativo impatto sull'ambiente, con effetti facilmente immaginabili sugli ecosistemi marini. Inoltre, questa situazione ha favorito lo sviluppo di attività illecite. L'articolo 15 istituisce, presso il Ministero della transizione ecologica, il tavolo interministeriale di consultazione permanente, con funzioni di coordinamento dell'azione di contrasto dell'inquinamento marino, anche dovuto a plastiche; di ottimizzazione dell'azione dei pescatori; di monitoraggio dell'andamento del recupero dei rifiuti, conseguente all'attuazione della legge SalvaMare, con diffusione dei dati e dei contributi. Il tavolo interministeriale ha una composizione variegata, per garantire contributi derivanti da competenze ed esperienze diverse. Più nel dettaglio, è composto da rappresentanti dei Ministeri e, in particolare, del Ministero della transizione ecologica, del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, del Ministero dello sviluppo economico, a cui, in Commissione ambiente, abbiamo aggiunto anche un rappresentante del Ministero delle infrastrutture e mobilità sostenibili; rappresentanti del mondo scientifico, ossia di ISPRA e del Sistema nazionale a rete di protezione dell'ambiente (SNPA) e del CNR. ln Commissione abbiamo portato a due i rappresentanti di ISPRA e a 5 quelli del SNPA; rappresentanti del Comando generale del Corpo delle capitanerie di porto, dei gestori delle aree marine protette e delle Regioni; rappresentanti del settore della pesca; un rappresentante della Conferenza nazionale di coordinamento delle Autorità del sistema portuale. La norma consente la partecipazione al tavolo interministeriale di ogni altro soggetto ritenuto utile alla completa rappresentazione degli interessi coinvolti e delle questioni trattate. L'articolo 16 prevede che il Ministro della transizione ecologica presenti una relazione annuale circa l'attuazione della legge SalvaMare. L'articolo 17 prevede la clausola di invarianza finanziaria. VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA Congedi e missioni Sono in congedo i senatori: Accoto, Alderisi, Barachini, Barboni, Battistoni, Bellanova, Binetti, Bini, Bongiorno, Borgonzoni, Bossi Umberto, Bruzzone, Candura, Cario, Cattaneo, Centinaio, Cerno, Comincini, D'Alfonso, Dal Mas, De Poli, Di Marzio, Fazzolari, Ferrero, Floridia, Galliani, Ghedini, Iori, Iwobi, Marin, Merlo, Messina Assunta Carmela, Moles, Monti, Napolitano, Nisini, Perosino, Pichetto Fratin, Pirovano, Pittella, Pucciarelli, Renzi, Ronzulli, Sbrana, Sciascia, Segre, Sileri e Vaccaro. È considerato in missione il senatore Aimi, per attività della 3ª Commissione permanente. Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Ferrazzi, Garavini, Nugnes e Pavanelli, per attività della 13ª Commissione permanente; Arrigoni, Castiello, Fazzone, Magorno e Urso, per attività del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica; Paroli, per attività dell'Assemblea parlamentare della NATO. Commissioni permanenti, approvazione di documenti La 4 a Commissione permanente (Difesa), nella seduta del 28 ottobre 2021, ha approvato una risoluzione, ai sensi dell'articolo 50, comma 2, del Regolamento, a conclusione dell'esame dell'affare assegnato sulle prospettive strategiche della politica di sicurezza e difesa comune dell'Unione europea ( Doc . XXIV, n. 55). Il predetto documento è inviato al Ministro della difesa. Commissioni permanenti, presentazione di relazioni In data 5 novembre 2021, a nome della 4 a Commissione permanente (Difesa), la senatrice Pinotti ha presentato, ai sensi dell'articolo 50, comma 3, del Regolamento, la relazione sulla risoluzione, approvata il 28 ottobre 2021, a conclusione dell'esame dell'affare assegnato sulle prospettive strategiche della politica di sicurezza e difesa comune dell'Unione europea ( Doc . XXIV, n. 55-A). Commissione parlamentare per il controllo sull'attività degli enti gestori di forme obbligatorie di previdenza e assistenza sociale, variazioni nella composizione Il Presidente della Camera dei deputati, in data 5 novembre 2021, ha chiamato a far parte della Commissione parlamentare per il controllo sull'attività degli enti gestori di forme obbligatorie di previdenza e assistenza sociale la deputata Renata Polverini, in sostituzione del deputato Paolo Barelli, dimissionario. Disegni di legge, annunzio di presentazione Senatrice Cirinna' Monica Modifica all'articolo 19 della legge 23 dicembre 1978, n. 833, in materia di assistenza sanitaria alle persone senza fissa dimora (2442) (presentato in data 09/11/2021); senatrice Leone Cinzia Delega al Governo per la disciplina relativa alla semplificazione nel settore agricolo e agroalimentare, al sostegno delle tipicità territoriali, delle aree agricole svantaggiate e delle attività multifunzionali delle imprese agricole (2443) (presentato in data 09/11/2021). Governo, trasmissione di atti per il parere. Deferimento Il Ministro della difesa, con lettera del 2 novembre 2021, ha trasmesso, per l'acquisizione del parere parlamentare - ai sensi dell'articolo 536, comma 3, lettera b) , del codice dell'ordinamento militare, di cui al decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66 - lo schema di decreto ministeriale di approvazione del programma pluriennale di A/R n. SMD 8/2021, relativo al rinnovamento, potenziamento e supporto logistico integrato linea tanker heavy multi-role A.M. (incluso kit Stratevac ) (n. 321). Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139- bis del Regolamento, lo schema di decreto è stato deferito - in data 4 novembre 2021 - alla 4ª Commissione permanente, che esprimerà il parere entro 40 giorni dall'assegnazione. La 5ª Commissione potrà formulare le proprie osservazioni alla 4ª Commissione in tempo utile rispetto al predetto termine. Governo, trasmissione di atti Il Ministro della difesa, con lettera in data 4 novembre 2021, ha inviato, ai sensi dell'articolo 30, comma 5, della legge 20 marzo 1975, n. 70, le relazioni sull'attività svolta nell'anno 2020, sul bilancio di previsione per l'esercizio finanziario 2021 e sulla consistenza organica dei seguenti enti, con allegati i rispettivi bilanci di previsione 2021 e bilanci consuntivi 2020: Lega navale italiana (LNI) (Atto n. 991); Unione italiana tiro a segno (UITS) (Atto n. 992); Opera nazionale per i figli degli aviatori (ONFA) (Atto n. 993); Cassa di previdenza delle Forze armate (Atto n. 994) La predetta documentazione è deferita, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 4 a Commissione permanente. Con lettere in data 27 e 29 ottobre 2021 il Ministero dell'interno, in adempimento a quanto previsto dall'articolo 141, comma 6, del decreto legislativo 8 agosto 2000, n. 267, ha comunicato gli estremi del decreto del Presidente della Repubblica concernente lo scioglimento dei consigli comunali di Demonte (Cuneo), Poggiodomo (Perugia), Casamarciano (Napoli), San Marco dei Cavoti (Benevento) e Barletta (Barletta-Andria-Trani). In data 8 novembre 2021 il Ministro per i rapporti con il Parlamento ha trasmesso il parere reso dalla Conferenza Unificata in ordine al disegno di legge recante "Conversione in legge del decreto-legge 8 ottobre 2021, n. 139, recante disposizioni urgenti per l'accesso alle attività culturali, sportive e ricreative, nonché per l'organizzazione di pubbliche amministrazioni e in materia di protezione dei dati personali" (2409). Il documento è stato inviato alla 1ª Commissione permanente. Governo, trasmissione di sentenze della Corte di giustizia dell'Unione europea. Deferimento Il Dipartimento per le politiche europee della Presidenza del Consiglio dei ministri, in data 3 novembre 2021, ha trasmesso le seguenti decisioni della Corte di giustizia dell'Unione europea, relative a cause in cui la Repubblica italiana è parte o adottate a seguito di domanda di pronuncia pregiudiziale proposta da un'autorità giurisdizionale italiana, che sono deferite, ai sensi dell'articolo 144- ter del Regolamento, alle sottoindicate Commissioni competenti per materia, nonché alla 14 a Commissione permanente: Sentenza della Corte (Sesta Sezione) del 6 ottobre 2021, causa C-668/19, Commissione europea contro Repubblica italiana. Inadempimento di uno Stato - Articolo 258 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE) - Direttiva 91/271/CEE - Raccolta e trattamento delle acque reflue urbane - Articoli da 3 a 5 e 10 - Assenza di reti fognarie per le acque urbane in taluni agglomerati - Assenza di trattamento secondario o di trattamento equivalente delle acque reflue urbane in taluni agglomerati - Costruzione e gestione degli impianti di trattamento - Controllo degli scarichi provenienti da siffatti impianti - Aree sensibili - Trattamento più spinto delle acque reflue ( Doc . XIX, n. 136) - alla 2 a , alla 6 a e alla 13 a ; Sentenza della Corte (Grande Sezione) del 6 ottobre 2021, causa C-561/19, Consorzio Italian Management e Catania Multiservizi Spa contro Rete ferroviaria italiana Spa. Domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Consiglio di Stato. Articolo 267 del TFUE - Portata dell'obbligo di rinvio dei giudici nazionali di ultima istanza - Eccezioni a tale obbligo - Criteri - Questione relativa all'interpretazione del diritto dell'Unione sollevata dalle parti nel procedimento nazionale dopo che la Corte ha pronunciato una sentenza pregiudiziale in tale procedimento - Mancanza di precisazioni riguardo ai motivi che giustificano la necessità di una risposta alle questioni pregiudiziali - Irricevibilità parziale della domanda di pronuncia pregiudiziale ( Doc . XIX, n. 137) - alla 2 a e alla 8 a ; Sentenza della Corte (Quinta Sezione) del 28 ottobre 2021, Cause riunite C-915/19, C-916/19 e C-917/19, Eco Fox Srl e altri contro Fallimento Mythen Spa e altri. Domande di pronuncia pregiudiziale proposte dal Consiglio di Stato. Aiuti di Stato - Mercato del biodiesel - Regime di aiuti che istituisce quote di biodiesel esenti dal pagamento dell'accisa - Modifica del regime di aiuti autorizzato - Modifica dei criteri di assegnazione delle quote - Obbligo di previa notifica alla Commissione europea - Regolamento (CE) n. 659/1999 - Articolo 1, lettera c) - Nozione di "nuovi aiuti" - Regolamento (CE) n. 794/2004 - Articolo 4, paragrafo 1 - Nozione di "modifica di un aiuto esistente" ( Doc . XIX, n. 138) - alla 2 a , alla 6 a e alla 10 a ; Sentenza della Corte (Decima Sezione) del 28 ottobre 2021, causa C-462/20, Associazione per gli studi giuridici sull'immigrazione (ASGI) e altri contro Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento per le politiche della famiglia e Ministero dell'economia e delle finanze. Domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal tribunale di Milano. Direttiva 2003/109/CE - Status dei cittadini di paesi terzi che siano soggiornanti di lungo periodo - Articolo 11 - Direttiva 2011/98/UE - Diritti dei lavoratori di paesi terzi titolari di un permesso unico - Articolo 12 - Direttiva 2009/50/CE - Diritti dei cittadini di paesi terzi titolari della carta blu europea - Articolo 14 - Direttiva 2011/95/UE - Diritti dei beneficiari di protezione internazionale - Articolo 29 - Parità di trattamento - Sicurezza sociale - Regolamento (CE) n. 883/2004 - Coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale - Articolo 3 - Prestazioni familiari - Assistenza sociale - Protezione sociale - Accesso a beni e servizi - Normativa di uno Stato membro che esclude i cittadini di paesi terzi dal beneficio di una "carta della famiglia" ( Doc . XIX, n. 139) - alla 1 a , alla 2 a , alla 3 a e alla 11 a . Corte dei conti, trasmissione di relazioni sulla gestione finanziaria di enti Il Presidente della Sezione del controllo sugli Enti della Corte dei conti, con lettere in data 5, 8 e 9 novembre 2021, in adempimento al disposto dell'articolo 7 della legge 21 marzo 1958, n. 259, ha trasmesso le determinazioni e le relative relazioni sulla gestione finanziaria: della Cassa Nazionale di Previdenza ed Assistenza a favore dei Ragionieri e Periti Commerciali (CNPR) per l'esercizio 2019. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5 a e alla 11 a Commissione permanente ( Doc . XV, n. 481); della Cassa di Previdenza delle Forze Armate, per l'esercizio 2019. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5 a e alla 11 a Commissione permanente ( Doc . XV, n. 482); di Enel Società per azioni, per l'esercizio 2020. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5 a e alla 10 a Commissione permanente ( Doc . XV, n. 483); della Fondazione La Quadriennale di Roma, per l'esercizio 2020. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5 a e alla 7 a Commissione permanente ( Doc . XV, n. 484). Mozioni, apposizione di nuove firme Il senatore Briziarelli ha aggiunto la propria firma alla mozione 1-00435 del senatore Urraro ed altri. Interpellanze Atto n. 2-00096 CASTIELLO CASTELLONE VACCARO DONNO CAMPAGNA AUDDINO NOCERINO FERRARA PIRRO ORTIS MININNO TRENTACOSTE LOREFICE GAUDIANO DESSI' MARINELLO GALLICCHIO LANZI ROMAGNOLI SANTILLO DI GIROLAMO L'ABBATE COLTORTI GARRUTI PRESUTTO PUGLIA Ai Ministri della salute e dell'interno Premesso che: nel giugno 2019 la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Napoli ha emesso un'ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 126 soggetti, accertando che nell'ospedale "San Giovanni Bosco" di Napoli, facente capo alla ASL Napoli 1, era stata creata la "sede sociale" dell'"alleanza di Secondigliano", cartello criminoso associante le più potenti famiglie camorristiche, la quale svolgeva, tra l'altro, funzioni di ufficio di smistamento degli ammalati e di prenotazione delle visite e delle analisi di laboratorio, cui era possibile accedere senza dover passare per l'ufficio ticket e per le liste di attesa; la commissione di accesso ha riscontrato una situazione di grave e diffusa illegalità, tanto che il prefetto di Napoli ha proposto al Ministro dell'interno il commissariamento della struttura, senza però che il procedimento si sia concluso con questa pur necessaria misura; nei giorni scorsi, a distanza di oltre un anno, la stessa Procura della Repubblica ha provveduto all'arresto di 46 persone, di cui 36 in carcere e 10 ai domiciliari a conclusione di un'ulteriore inchiesta sul cartello criminale, questa volta riguardante gli ospedali "Cardarelli", "Cotugno", "Monaldi", centro traumatologico ospedaliero e azienda ospedaliera "Federico II"; secondo notizie di stampa, gli investigatori avrebbero scoperto un raccapricciante retroscena: vari dipendenti delle società affidatarie dei servizi, sotto la parvenza di un normale espletamento dell'attività di competenza, facevano da delatori per l'alleanza di Secondigliano, favorendone i disegni criminosi, in particolare segnalando l'avvio di nuovi lavori, per tal modo consentendo all'organizzazione camorristica la richiesta di tangenti sugli appalti; a causa del mancato commissariamento in relazione alla scandalosa vicenda del San Giovanni Bosco non si è avuto alcun effetto di deterrenza, sicché le associazioni criminali, confidando nell'impunità, hanno esteso l'attività criminosa al punto di coinvolgere anche gli altri ospedali, provocando il secondo, grave intervento della magistratura avveratosi in questi ultimi giorni, si chiede di conoscere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza di queste ultime vicende giudiziarie e della circostanza che anch'esse vedono protagonista l'alleanza di Secondigliano, il cartello criminale ben noto da tempo al Ministero dell'interno per la precedente vicenda riguardante il S. Giovanni Bosco; quali interventi ritengano doveroso eseguire a garanzia dei fondamentali valori, a tutela costituzionale, dell'ordine pubblico e della salute, diritto fondamentale della persona e interesse primario della collettività; se sia intenzione del Ministro dell'interno nominare una nuova commissione di accesso presso l'azienda sanitaria locale, nella gestione della quale rientrano gli ospedali Cardarelli, Cotugno, Monaldi, CTO e azienda ospedaliera Federico II, alla luce dei nuovi, gravi eventi criminosi verificatisi. Interrogazioni Atto n. 3-02919 ALESSANDRINI BERGESIO VALLARDI SBRANA RUFA ZULIANI Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Premesso che: le turbolenze generate sul mercato delle materie prime dal prolungarsi della pandemia hanno avuto ripercussioni importanti sull'andamento dei prezzi delle principali commodity alimentari ed in particolare sulla filiera del grano duro e della pasta; la filiera, già reduce da un anno difficile durante il quale è riuscita a fronteggiare al meglio l'emergenza COVID e a far fronte al picco di domanda dei primi mesi della pandemia, garantendo costantemente le forniture di prodotto, si trova ad affrontare una nuova stagione, segnata dalla difficile reperibilità sul mercato del grano; nel 2021 il prezzo del grano duro è salito del 60 per cento, arrivando fino a 500 euro a tonnellata. Ci sono stime di un picco fino a 600 euro entro la fine dell'anno; il costo della materia prima rappresenta mediamente l'80 per cento dei costi totali di produzione di un'azienda molitoria; è evidente come queste nuove condizioni di mercato, unitamente all'incremento dei costi energetici e logistici, otre ad impattare sulla sull'industria molitoria, rappresentata da tante realtà altamente competitive, avranno ricadute negative sull'intera filiera; i produttori di pasta e derivati del grano, se fino ad oggi con grande fatica sono riusciti a contenere il prolungato aumento dei prezzi, sono adesso in una situazione di estrema difficoltà davanti ad una crisi divenuta ormai insostenibile, la quale rischia di ripercuotersi negativamente anche sul mondo occupazionale; l'aumento dei prezzi del grano è stato al centro dell'incontro presso il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali tra il sottosegretario Centinaio e le organizzazioni agricole da cui è emersa la necessità di istituire un tavolo ad hoc per la filiera del grano duro per uno sviluppo omogeneo e coordinato delle filiere grano pasta e grano farine; lavorare in un simile contesto è divenuto estremamente complicato per le imprese, soprattutto per quelle più piccole che hanno mezzi e risorse limitati; tali aumenti sono chiaramente dovuti ad una serie di fattori oggettivi, anche se molte questioni hanno senza dubbio un carattere strutturale, legate in primo luogo alla non autosufficienza dell'Italia nella produzione di grano duro, e di natura speculativa, si chiede di sapere quali azioni il Ministro in indirizzo intenda mettere in campo per garantire un'equa remunerazione dei fattori produttivi all'interno della filiera del grano duro, anche valutando forme di ristoro, andando poi a monitorare le cause che determinano l'instabilità del mercato e che minano la competitività e il buon andamento di tutta la filiera. Atto n. 3-02920 MARINO GARAVINI Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Premesso che: il 9 novembre 2020 Azerbaigian, Armenia e Russia siglavano una dichiarazione tripartita con la quale si concludeva la cosiddetta seconda guerra del Nagorno Karabakh; al termine del conflitto, in seguito a delle conquiste armate, come quella della città di Shusha, e alla fine dell'occupazione armena in territorio azero, l'Azerbaigian ha ripristinato la sua sovranità su parte dei territori persi nel 1994, relativamente ai quali l'appartenenza all'Azerbaigian secondo i principi del diritto internazionale è stata riconosciuta da una serie di risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite (n. 822/1993; n. 853/1993; n. 874/1993; n. 884/1993); uno dei temi urgenti che caratterizzano lo scenario del post conflitto e che continuano a rappresentare un serio pericolo per la stabilizzazione della pace, nonché per la sicurezza di coloro che abitano le regioni interessate, soprattutto quelle che erano soggette all'occupazione armena, riguarda la questione dello sminamento dei territori; nelle memorie depositate il 23 settembre 2021 presso la Corte internazionale di giustizia, l'Azerbaigian ha dichiarato che in seguito a una verifica tecnica compiuta dall'Agenzia nazionale dell'azione antimine dell'Azerbaigian (ANAMA) è stato determinato che il 75 per cento dei territori azeri precedentemente soggetti all'occupazione armena è classificabile come a rischio, con ampie zone che variano dall'alto al basso livello di contaminazione di mine inesplose; la mappatura delle mine inesplose dimostra che tali ordigni sono presenti in zone ad alta densità di popolazione, ovvero in aree lontane da ex postazioni militari e vicine a "campi agricoli, cimiteri, giardini e altre aree di interesse economico e sociale"; considerato che durante la missione, svoltasi nella regione del Caucaso nel dicembre 2021, il sottosegretario per gli affari esteri e alla cooperazione internazionale, Manlio Di Stefano, ha offerto, tra gli altri, il contributo italiano relativamente al tema dello sminamento, si chiede di sapere attraverso quali strumenti bilaterali e multilaterali, inclusi i canali diplomatici, si stia dando seguito all'impegno preso con il popolo azero dal sottosegretario in occasione della missione svoltasi nel Caucaso nel dicembre 2020, concretizzando il contributo del nostro Paese alle operazioni di sminamento delle regioni dell'Azerbaigian interessate dal conflitto del Nagorno Karabakh. Atto n. 3-02921 STEFANO TARICCO PITTELLA PINOTTI ASTORRE CERNO FEDELI MARCUCCI NANNICINI VERDUCCI ROJC GIACOBBE ALFIERI Al Ministro dello sviluppo economico Premesso che: la drastica riduzione del traffico aereo dovuta alla pandemia da COVID-19, unita alle sempre più stringenti esigenze di decarbonizzazione a cui l'Italia e la maggior parte dei Paesi al mondo si sono impegnati, stanno avendo forti ripercussioni sull'andamento della produzione di velivoli a uso civile a livello globale; tra gli attori industriali del nostro Paese più colpiti da tale situazione, sia congiunturale che strutturale, vi è la divisione Aerostrutture di Leonardo S.p.A., il cui sito principale nel mezzogiorno d'Italia è il polo di Grottaglie (Taranto), specializzatosi, nel giro di pochi anni, nella realizzazione di fusoliere in fibra di carbonio nell'ambito della produzione dei velivoli Boeing 787 "Dreamliner", arrivando a un livello di produzione pari a 14 coppie di fusoliere mensili, con prospettive di crescita prima della pandemia; a seguito dell'importante taglio alla produzione verificatosi negli ultimi mesi, l'azienda e le parti sociali, rappresentative degli oltre 1.800 lavoratori diretti, dell'indotto e di società collegate, hanno avviato un percorso condiviso che ha temporaneamente scongiurato l'impiego degli stabilizzatori sociali, sancito da un importante accordo sottoscritto il 17 dicembre 2020; per l'anno 2022, tuttavia, l'azienda ha intenzione di ricorrere alla cassa integrazione guadagni ordinaria, prospettiva a cui le forze sindacali, a quanto si apprende, si stanno opponendo a causa della mancanza di percorsi programmatici di reindustrializzazione chiari, definiti e specifici che mirino alla salvaguardia a lungo periodo dell'intera filiera produttiva; al fine di scongiurare tali eventualità, sono state avanzate alcune possibili alternative: a) l'attribuzione esclusiva al sito di Grottaglie della ingegnerizzazione e produzione del drone europeo MALE RPAS (Medium Altitude Long Endurance, Remotely Piloted Aircraft System), programma OCCAR a cui partecipano, oltre all'Italia, Francia, Germania e Spagna, operazione che può favorire la ripresa della produzione, superando la condizione critica di monocommittenza che rende il sito industriale particolarmente vulnerabile a contingenze come quella che lo sta investendo in questi mesi; b) l'impiego, alternativo alla cassa integrazione guadagni, di strumenti di formazione finanziata, al fine di aiutare lavoratori e azienda a reagire al meglio, con maggiori competenze, agli andamenti della produzione; c) il ricorso a strumenti di mobilità interna del personale tramite trasferimenti volontari temporanei o definitivi del personale dello stabilimento di Grottaglie prioritariamente rispetto a eventuali espansioni occupazionali degli altri siti limitrofi; considerato che la perdita dell'alta specializzazione tecnologica e delle competenze acquisite dai lavoratori del sito produttivo di Grottaglie, fiore all'occhiello del settore manifatturiero pugliese, rappresenterebbero un danno incalcolabile nei confronti di un territorio già colpito duramente da numerose calamità naturali e crisi aziendali, la cui ripresa è fondamentale per dare un segnale di speranza all'intero Paese e istillare fiducia nei confronti di cittadini, imprese e osservatori internazionali, si chiede di sapere: quali iniziative urgenti il Ministro in indirizzo intenda adottare al fine di favorire il superamento delle criticità produttive registrate nel corso degli ultimi mesi dallo stabilimento Leonardo di Grottaglie e di scongiurare il ricorso dell'azienda agli ammortizzatori sociali per i lavoratori dello stabilimento medesimo; quali iniziative intenda intraprendere per favorire la reindustrializzazione del citato stabilimento di Grottaglie e l'acquisizione di nuove committenze, salvaguardando per tale via la piena occupazione degli addetti e dell'intero indotto, nonché l'alto valore aggiunto tecnologico realizzatosi nel corso di questi anni in un territorio a forte vocazione industriale. Atto n. 3-02922 BINETTI Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: in base al "decreto regole tecniche" (determinazione direttoriale prot. n. 151294 del 18 maggio 2021 dell'Agenzia delle dogane e dei monopoli), alla successiva determina del 1° giugno e alle relative circolari inerenti alle nuove regole tecniche per gli apparecchi di cui al comma 7 dell'articolo 110 del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza di cui al regio decreto n. 773 del 1931, vengono sottoposti a certificazione onerosa giochi come i calciobalilla, carambole, biliardi, flipper , freccette e dondolanti per bambini senza vincita, come gli apparecchi di cui al comma 6 del medesimo articolo ovvero video-lottery e AWP o slot dei bar; l'Agenzia ha quindi proceduto al riordino dei giochi senza vincita in denaro applicando norme equivalenti a quelle degli apparecchi a vincita e introducendo nuove regole tecniche per la produzione, importazione, verifica e gestione; a seguito della revisione normativa sono stati inclusi nel riordino anche i calciobalilla con gettoniera, i calciobalilla senza gettoniera con un utilizzo a tempo e le pool ; la norma prevede che tali giochi, destinati a luoghi pubblici, devono essere dotati di una certificazione rilasciata da un ente certificatore e del relativo nullaosta per la messa in distribuzione; nonostante le norme siano già entrate in vigore, non sono ancora state attivate le procedure e le piattaforme telematiche che consentono di attivare la procedura di omologa e quindi di fatto per gli esercenti non è possibile regolarizzare la loro posizione; di conseguenza sono stati costretti a sospendere la vendita di calciobalilla destinati ai luoghi pubblici e tali prodotti possono essere venduti solo se destinati ad un uso domestico, con relativa dichiarazione riportata sui documenti di vendita; attualmente risulta difficile preventivare i costi aggiuntivi da applicare in base alla norma prevista nel decreto 18 maggio 2021; dal 1° gennaio 2022 tutti i giochi senza vincita in denaro installati in bar, spiagge, sale giochi e qualsiasi altro luogo pubblico dovranno essere dotati di omologa, nullaosta di distribuzione e nullaosta di messa in esercizio, quest'ultimo da richiedere a cura del proprietario dell'apparecchio direttamente sulla piattaforma informatica dell'Agenzia ADM; in conseguenza di ciò non sarà più possibile installare calciobalilla e altri giochi nei circoli e nei bar nonostante si tratti di giochi senza vincite in denaro e quindi non omologabili a giochi d'azzardo; la questione è diventata particolarmente spinosa proprio per le nuove omologazioni di tutti gli apparecchi da intrattenimento imposta dal nuovo decreto e dalla successiva normativa emanata dall'Agenzia delle dogane e dei monopoli. L'industria del settore, in cui l'Italia ha una antica e consolidata leadership , ritiene che queste regole renderanno impossibile la sopravvivenza del mercato; le nuove norme hanno suscitato sconcerto e indignazione tra gli addetti ai lavori e molti di loro hanno fatto ricorso al Presidente della Repubblica, chiedendo la sospensione e l'annullamento delle norme, ribadendo l'illegittimità di una regolamentazione che equipara comuni biliardi, calcio balilla, lettori di video e tracce musicali, flipper , eccetera agli apparecchi che distribuiscono vincite in danaro (AWP e VLT); in concreto, si tratta del provvedimento dell'Agenzia delle dogane e dei monopoli del 18 maggio 2021 adottato in pretesa attuazione dell'art. 104 del decreto-legge n. 104 del 2020, con cui sono state definite le regole tecniche per la produzione, importazione, verifica e gestione degli apparecchi di cui al citato comma 7 dell'articolo 110 del testo unico; l'aspetto paradossale è che l'intenzione iniziale era quella di contrastare il proliferare del gioco d'azzardo e del gioco illegale e di incentivare il gioco di puro intrattenimento senza vincita, mentre ora proprio quest'ultimo risulta pesantemente penalizzato; sono i più innocui tra gli apparecchi di puro intrattenimento quali flipper , calciobalilla, carambole, biliardi, gioco dei dardi, videogiochi di puro intrattenimento e kiddieride (dondolini e giostrine); a parere dell'interrogante con questa norma invece di colpire il gioco d'azzardo o il gioco illegale si va a colpire il gioco di puro intrattenimento, disincentivando ulteriormente questa attività ludica, sana e di aggregazione sia per i giovani che per i meno giovani; e di conseguenza si vanno a colpire migliaia di attività che si vedranno costrette ad abbandonare questo settore; peraltro esiste una dichiarazione della Commissione europea, per la quale "I giochi di abilità o da intrattenimento o gli apparecchi da gioco che non distribuiscono premi o che distribuiscono premi solo nella forma di giochi gratuiti non rientrano nell'esclusione delle attività di azzardo", si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non intenda rivedere la normativa per dettarne una più corretta che escluda il gioco di puro intrattenimento dalle categorie a cui si richiede una nuova omologa, un nuovo nullaosta e si impongono correttamente nuovi e più adeguati vincoli fiscali. Atto n. 3-02923 CORRADO ANGRISANI GRANATO LANNUTTI Al Ministro della cultura Premesso che: risulta gli interroganti che abbia destato grande scalpore, nei giorni scorsi, innanzi tutto in Piemonte ma a seguire in tutta Italia, anche grazie all'articolo di Matteo Borgetto pubblicato il 31 ottobre 2021 sul "La Stampa" (si veda "Diventa un caso l'affresco del '400 distrutto con l'abbattimento di una parte della cascina a Busca"), la demolizione della parte più vetusta della Cascina Pintura, sita tra le frazioni Bicocca e S. Vitale del comune di Busca, non lontano da Saluzzo (Cuneo), comprensiva, nel cortile interno, della parete sulla quale si conservavano tre affreschi del XV secolo a tema religioso inquadrati entro cornici; della Madonna in trono con il Bambino Gesù in grembo e, ai lati, due Santi monaci stanti (l'uno domenicano e l'altro francescano) sembra rimanga solo la fotografia pubblicata da don Francesco Fino nella monografia del 1982 "La vita a Busca nel '700" (Editore L.C.L.); nonostante lo stato di conservazione già molto precario documentato dallo scatto fotografico edito nel 1982, è inevitabile chiedersi se quelle immagini non avessero a che fare con la bottega dei fratelli Tommaso e Matteo Biazaci, da Busca (detti anche Buzaci, Busiaci, Busacci o Biasacci), attivi tra la seconda metà del '400 e i primi del '500, le cui opere (dipinti su tavola e affreschi) sono "disseminate tra la pianura cuneese, le valli del Marchesato di Saluzzo e l'antica diocesi di Albenga" (si veda "Busca, Gli affreschi dei fratelli Biazaci" su "museodiffusocuneese"); la Madonna, in particolare, appare molto simile a quella della chiesa extraurbana di S. Martino, benché la stessa risulti difficile da leggere nei suoi caratteri originali dopo la ridipintura del secondo Novecento. Sempre a Busca, i due "frescanti" hanno dipinto i cicli pittorici delle cappelle di San Sebastiano e di Santo Stefano (si veda "I Biazaci da Busca: il volgo sull'altare" su "progettostoriadellarte"); considerato che: "le architetture rurali aventi interesse storico od etnoantropologico quali testimonianze dell'economia rurale tradizionale" rientrano a pieno titolo fra gli immobili che possono essere riconosciuti come "beni culturali" ai sensi dell'art. 10, comma 3, lettera l) del decreto legislativo n. 42 del 2004 (Codice dei beni culturali e del paesaggio), per come modificato dal decreto legislativo n. 62 del 2008, "quando sia intervenuta la dichiarazione prevista dall'articolo 13"; le architetture rurali possono anche rientrare fra i "beni paesaggistici" ( ex art. 136 del Codice), sia in quanto inserite in ambiti più vasti, sia per i loro pregi intrinseci. Anche in questo caso è necessario che la tutela sia sancita da un apposito provvedimento amministrativo, in forza del quale, eventuali interventi di modifica degli immobili devono ottenere preventivamente l'autorizzazione paesaggistica dall'Amministrazione competente; valutato che teste il sindaco, interpellato a posteriori (l'intervento è stato autorizzato nel 2019 e subito eseguito), l'immobile non rientrerebbe tra quelli vincolati o comunque censiti dal Comune come di interesse artistico e la Segnalazione certificata inizio attività (SCIA) presentata dalla proprietà agli uffici comunali non avrebbe contemplato fotografie che immortalassero le pitture in questione, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia in grado di ragguagliare circa il ruolo avuto dalla Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Alessandria Asti e Cuneo nei lavori autorizzati dal Comune di Busca nella Cascina Pintura; se possa spiegare per quale ragione, ammesso sia vero quanto riportato dai media , per la cascina tutta e specialmente per gli affreschi quattrocenteschi (della bottega dei Biazaci?) non fosse mai stata avviata la verifica dell'interesse culturale, ex art. 12 del Codice dei beni culturali e del paesaggio, benché pubblicati fin dal 1982. Atto n. 3-02924 CORRADO ANGRISANI GRANATO LANNUTTI Al Ministro della cultura Premesso che: gli interroganti avevano ricevuto già nei mesi scorsi ripetute sollecitazioni, da parte di residenti preoccupati, perché verificassero ratio , natura, strategia ed esiti delle indagini archeologiche condotte dal febbraio 2020 a Santa Maria Capua Vetere (Caserta), in via Galatina, angolo via Giuseppe Castaldo nei pressi dell'uscita autostradale e della variante 7 bis, propedeutiche alla costruzione di un centro commerciale Lidl; l'area, che ricade in zona D del piano regolatore comunale, già conta altre tre strutture commerciali analoghe (Eurospin, Decò, Conad) e, secondo i segnalatori, all'inopportuno "affollamento" si aggiungerebbe l'anomalia dalla destinazione industriale della stessa area, vigente fintanto che il nuovo piano urbanistico comunale, approvato ma non ancora in vigore, la riserverà ad attività commerciali; in conseguenza di ciò, la prima firmataria del presente atto di sindacato ispettivo, con nota del 18 giugno 2021 rivolta alla Soprintendenza archeologia belle arti e paesaggio per le province di Caserta e Benevento e al segretariato regionale del Ministero della cultura per la Campania e inviata, per conoscenza, anche ai Carabinieri tutela patrimonio culturale di Napoli, lamentava il fatto che "la mancata condivisione con la comunità locale dei risultati di dette operazioni ha generato curiosità ma anche la preoccupazione, corroborata dalle immagini e dalle "voci" circolate, che importanti testimonianze della storia del luogo, peraltro poco distante dalla cd. Tomba di Stallia, possano essere sacrificate ad interessi privati" (si vedano: "S. MARIA C.V. Nel cantiere del nuovo Lidl di via Galatina saltano fuori importanti reperti archeologici" su "casertace" e "Lavori a ridosso dell'A1 tra reperti e nuovo supermercato" su "edizionecaserta"); considerato che: la richiesta "di essere cortesemente messa al corrente di quanto possa servire ad avere un quadro chiaro ed esaustivo della situazione, con speciale riguardo alle misure adottate o in fieri per la tutela, la conservazione e, se del caso, la valorizzazione di quanto emerso" è stata riscontrata dalla Soprintendenza il 13 luglio 2021, con nota n. 11738-P predisposta dalla responsabile del procedimento e controfirmata dal dirigente; l'ufficio di tutela del Ministero, oltre a sostenere che l'area del futuro Lidl ha destinazione commerciale, specificava di avere prescritto, il 31 gennaio 2020, alla ditta proprietaria e richiedente il permesso di costruzione (Orsi immobiliare), indagini archeologiche preventive e poi saggi di scavo, operazioni tutte descritte in dettaglio insieme ai risultati raggiunti a quella data, ma aggiungeva testualmente: "Come da progettazione lo spazio interno della proprietà sarà organizzato grossomodo in tre fasce: - quella più a nord, in cui il progetto prevede un ampio spazio verde della misura di 2500 mq, - una fascia centrale che ospiterà la struttura del capannone delle dimensioni di 2300 mq, - quella sud destinata a parcheggio scoperto delle dimensioni di 3100 mq"; la Soprintendenza prospettava, inoltre, nella parte finale dell'atto, che dopo il completamento degli scavi, in corrispondenza del mausoleo a pianta circolare (diametro di 16,40 metri) di cui si conservano le fondazioni, messo in luce presso l'angolo nordest del cantiere, dovesse aver luogo un'operazione di restauro conservativo e che andassero "valutati gli interventi di valorizzazione del monumento e dell'area circostante destinata a verde per una superficie di ca. 2.550 mq"; benché la nota non lo specifichi, è intuitivo che la progettazione descritta non è quella originale ma una rielaborazione mediante la quale la proprietà, alla luce delle scoperte avvenute nell'area di cantiere, concentrate sul versante nord, ha tentato di conciliare l'opera con le emergenze archeologiche, in modo da ottenere il nulla osta all'esecuzione dei lavori. Fotografie aeree datate ottobre 2021 inviate dai residenti agli interroganti dimostrano, però, che la sistemazione definitiva, tuttora in corso, non coincide che parzialmente con la descrizione fornita il 13 luglio 2021; la fascia settentrionale è infatti macroscopicamente più piccola di quella che ospita la struttura del capannone e al suo interno ricade, occupando poco meno di metà della superficie totale, solo il terzo più orientale dell'asse viario di II sec. a.C. orientato 45 gradi a nordest (come la centuriazione graccana) al quale, dismesso, il monumento funerario di I sec. a.C. si è parzialmente sovrapposto; la prosecuzione verso ovest del percorso stradale è stata obliterata, dopo l'indagine archeologica, per ripristinare la quota utile alla costruzione del capannone Lidl, mentre verso est l'interruzione è netta, per la presenza della preesistente recinzione di un'altra proprietà; la valutazione de "gli interventi di valorizzazione del monumento e dell'area circostante destinata a verde per una superficie di ca. 2.550 mq" sembra dunque avere indotto a rinunciare ad una fascia unitaria di verde e, se mai, raggiungere la quantità prevista sommando alla metà "risparmiata" della fascia nord gli spazi marginali del cantiere, per musealizzare, invece, nell'altra metà, quanto resta del mausoleo e delle immediate adiacenze; tale ipotesi, fattibile e ragionevole sulla carta, è assai poco praticabile in concreto. Avrebbe perciò dovuto esserle preferito un cambio di orientamento del capannone, con eventuale ridimensionamento dello stesso o del parcheggio antistante, tale da disporre l'immobile parallelamente all'asse stradale antico invece che alla via Castaldo. Solo così il visitatore avrebbe percepito al meglio lo sviluppo del tracciato romano, quand'anche fosse stato solo parzialmente lasciato a vista e per il tratto successivo "suggerito", a quota più alta, da un viale con uguali dimensioni e parimenti orientato; valutato che è ben noto agli specialisti che via Galatina riproduce il percorso della strada, come d'uso fiancheggiata da tombe (poco lontano dalla proprietà Orsi ne è stata rinvenuta una eccezionale: la cosiddetta tomba di Stallia), che, uscendo da Capua, conduceva al santuario di Diana Tifatina. Qualsiasi ipotesi di nuova edificazione in quest'area deve perciò confrontarsi con un rischio archeologico alto, tale che, una volta eseguite le indagini del caso, è possibile che l'opera progettata debba essere modificata, anche sensibilmente, o addirittura accantonata. L'interesse della comunità, infatti, prevale, o almeno dovrebbe prevalere, su quello del privato, oggi niente affatto ignaro del rischio assunto, tanto più che nel suburbio settentrionale di Capua pochissime testimonianze materiali antiche sono finora sfuggite alla distruzione. Spetta agli uffici del Ministero assicurarsi che sia l'opera nuova a rispettare l'antica, non il contrario, come sembra invece essere accaduto nel caso di specie, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo possa riferire quale fosse la destinazione urbanistica dell'area del costruendo centro Lidl all'atto della richiesta del permesso di costruzione, per accertarne la legittimità o meno, e se non condivida il timore che isolare i ruderi dietro il capannone, costringerli tra quello e la recinzione della proprietà Orsi, consentendo che il volume dell'immobile interrompa il cono visuale del tracciato viario antico, rischia di condannare di fatto quell'area all'oblio e allo squallore di un "retrobottega", sempre che si trovino il denaro e la soluzione tecnica capace di garantire (potenzialmente) la fruizione del sito. Atto n. 3-02925 CORRADO ANGRISANI GRANATO LANNUTTI Al Ministro della cultura Premesso che: risulta gli interroganti che il 4 novembre 2021 a Valle di Maddaloni, piccolo Comune del Casertano, nelle ore subito precedenti la celebrazione della festa dell'unità nazionale e delle forze armate, svoltasi altrove a causa delle proibitive condizioni meteorologiche, il Monumento Ossario ai Garibaldini eretto nel 1889 ai piedi dei ponti vanvitelliani dell'Acquedotto Carolino, lungo la strada provinciale 335 (si veda "Beni Architettonici" su "comune.valledimaddaloni.ce"), sia stato vittima di un raid vandalico; infierendo sull'altorilievo che orna la facciata principale dell'ossario, a pianta quadrangolare con alzato troncoconico (sormontato da un obelisco), dedicato ai caduti nella battaglia del Volturno, svoltasi in data 1° ottobre 1860, ignoti hanno staccato di netto le teste di due figure del gruppo che fiancheggia l'anta sinistra della porta, sovrastata da una grande Vittoria bronzea, e di un terzo appartenente al gruppo che invece fiancheggia l'anta destra della stessa, dove la testa di Giuseppe Garibaldi è stata colpita anch'essa al volto nell'intento, raggiunto, di sfigurarlo. Gli altorilievi, così come la Vittoria, sono opera dello scultore napoletano Enrico Mossutti (1849-1920); le immagini diffuse sui social dal Comune, dopo che il sindaco ha sporto denuncia ai Carabinieri, mostrano la porta sfondata e, ancora in terra ai piedi dell'ossario, le porzioni staccate dalle sculture, successivamente recuperate in vista dell'indispensabile restauro (si veda in proposito quanto pubblicato sulla pagina "Facebook" del Comune Valle di Maddaloni" e "Valle di Maddaloni. Danneggiato l'Ossario garibaldino. Il sindaco Buzzo: Vandalismo inspiegabile e davvero inaccettabile" su "GiornaleNews"); considerato che nel 1990, al Monumento Ossario ai Garibaldini di Valle di Maddaloni furono sottratti i fasci d'arme, in bronzo, collocati sul terzo gradino del podio, appoggiati alla roccia come se scaturissero da quella; nel caso del 4 novembre, invece, sembra non essere stato portato via nulla. Lo scopo dei vandali, dunque, non è di ordine economico, come quello dei ladri del 1990, ma dev'essere individuato nel desiderio di distruggere un monumento che celebra l'epopea garibaldina, dunque un momento fondamentale del processo che condusse all'Unità d'Italia; valutato che sarebbe imprudente sottovalutare il potere emulativo di gesti simili, dettati da una volontà distruttiva che poco conta se si alimenti di un genuino spirito di rivalsa nei confronti degli artefici dell'unificazione nazionale di marca savoiarda, ottenuta a danno del regno borbonico, o di mera ignoranza, ma che rischia di trovare alimento nel clima di insofferenza nei confronti delle statue di personaggi storici accusati di razzismo, o comunque di azioni riprovevoli, che di recente si è diffuso dagli Stati Uniti al resto del mondo (si veda "Abbattere statue: i vandali delle Rivoluzioni" su "Il Corriere della Sera"), si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia al corrente di quanto esposto; se non ritenga necessario allertare gli uffici territoriali di tutela affinché sollecitino gli enti locali responsabili di monumenti che potrebbero rientrare in una ideale "lista nera" a monitorare la situazione, aumentare il livello di sorveglianza e assumere le precauzioni del caso. Atto n. 3-02926 BERGESIO VALLARDI SBRANA RUFA ZULIANI Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Premesso che: il 31 dicembre 2021 scadrà la proroga, precedentemente introdotta con decreto ministeriale 22 luglio 2020, sull'indicazione dell'origine in etichetta della materia prima per il latte e i prodotti lattiero-caseari; sulla base del regolamento (UE) n. 1169/2011, l'Italia è infatti riuscita ad ottenere il riconoscimento in via sperimentale di un regime di etichettatura d'origine obbligatoria per alcuni prodotti, e specificatamente per la pasta, il riso, i prodotti derivati dal pomodoro, il latte e i suoi derivati ed anche per le carni suine trasformate, al fine di poterne certificare l'origine italiana; l'etichetta risponde alle aspettative dei consumatori di poter avere informazioni in merito all'origine del latte e dei suoi derivati, e quindi alla sua qualità e sicurezza, secondo un percorso di trasparenza e di valorizzazione del made in Italy ; il rischio è quello di inquinare il mercato con prodotti importati dall'estero, la cui qualità non è assolutamente paragonabile a quella dei prodotti italiani, sottoposti peraltro a rigidi controlli, arrecando un serio danno in primo luogo alla salute dei consumatori, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga di dover immediatamente procedere all'emanazione degli atti necessari a preservare l'obbligo di indicazione in etichetta dell'origine dell'ingrediente primario per il latte e i prodotti lattiero-caseari e per tutti gli altri elencati in premessa. Atto n. 3-02928 GARAVINI Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Premesso che: un anno fa in Etiopia è iniziato il sanguinoso conflitto interetnico del Tigrè, apice dello scontro in atto sin dal 2018, che vede come schieramenti il Fronte Popolare di Liberazione del Tigrè (TPLF), e il Governo Federale Etiope del Primo Ministro Abiy Ahamed, vincitore del premio Nobel per la pace nel 2019 per il suo impegno a favore della pace fra Etiopia e Eritrea; a distanza di un anno, il conflitto è ancora in corso e ha visto un'espansione delle ostilità e della violenza. Nell'indagine congiunta del 3 novembre 2021 dell'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani (OHCHR), Michelle Bachelet, e della Commissione Etiope sui diritti Umani (EHRC), relativa ai primi otto mesi del conflitto, emergono presunte violazioni dei diritti umani internazionali, umanitari e del diritto dei rifugiati commesse da tutte le parti in conflitto. Sono stati riscontrati attacchi contro civili, uccisioni illegali, esecuzioni extragiudiziali, torture e altre forme di maltrattamento, detenzioni arbitrarie, rapimenti, sparizioni forzate, stupri e violenze sessuali e di genere, spostamenti forzati della popolazione civile, sfollati interni. Si sono registrate inoltre restrizioni alla libertà di movimento, alla libertà di espressione e accesso alle informazioni; secondo i dati ONU, è in corso una crisi umanitaria e il conflitto ha provocato lo sfollamento interno di quasi 3 milioni di persone e la fuga di oltre 63.000 tigrini nelle regioni confinanti del Sudan orientale. Si ritiene che migliaia, forse fino a 30.000 giovani soldati etiopi, male addestrati e male armati siano stati uccisi dall'inizio dell'offensiva. Si stima inoltre che migliaia di donne, ragazze e bambine sarebbero vittime di stupri di guerra nella regione. Fra gli esempi dell'estrema brutalità di questa guerra ci sono l'uccisione, a settembre 2021, di 47 civili a Chenna, un villaggio di etnia amhara controllato dal TPLF, e l'irruzione da parte delle autorità di governo, il 5 novembre 2021, presso la sede centrale del Don Bosco nel quartiere Gotera ad Addis Abeba, che ha visto l'arresto di 38 persone, tra questi volontari, insegnanti, preti e suore, senza apparente ragione e in modo discriminatorio unicamente appartenenti o relazionati con etnia tigrina. I dati riportano inoltre che nella regione ormai l'80 per cento della popolazione, circa 6 milioni di persone, ha bisogno di assistenza alimentare e fra questi, circa 1,4 milioni sono bambini, che si trovano ad affrontare una situazione di acuta insicurezza alimentare e grave malnutrizione; considerato che: negli ultimi mesi i ribelli hanno avanzato in direzione della capitale Etiope e tra il 30 e il 31 ottobre 2021, i combattenti hanno preso il controllo di due città strategiche, Dessie e Kombolcha; in data 2 novembre 2021, i deputati etiopi hanno votato a favore dello stato di emergenza ed il Governo etiope ha dichiarato lo stato di emergenza nazionale con effetto immediato. Il Primo Ministro ha esortato i cittadini ad impugnare le armi e a non violare lo stato di emergenza proclamato; l'Etiopia, con la sua popolazione di 115 milioni di abitanti e la sua posizione strategica, è un Paese chiave del continente africano. Il conflitto che si combatte nel cuore del Corno d'Africa travalica ampiamente i confini regionali, investendo i rapporti tra Etiopia ed Eritrea e il futuro degli assetti interni dei due Stati, tanto da allertare la Comunità internazionale che teme un peggioramento della crisi umanitaria nel Paese. L'evoluzione del conflitto in Etiopia rappresenta in questa fase una variabile altamente critica per gli interessi e la sicurezza dell'Eritrea e dell'intero continente; la Comunità internazionale ha già prontamente sollecitato il cessate-il-fuoco senza precondizioni ed ha accusato il Governo etiope del blocco alimentare, di medicine e aiuti umanitari alla regione del Tigray, nonché di aver ostacolato volontariamente la fuoriuscita di informazioni per coprire abusi e crimini di guerra. La Comunità internazionale si sta attivando per sostenere iniziative per rafforzare la giustizia e la responsabilità per gravi violazioni e crimini e sugli orrori perpetrati da entrambe le parti; un esempio concreto è quanto annunciato dal Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, con un comunicato del 2 novembre 2021, che ha confermato la decisione di rimuovere l'Etiopia, a partire da gennaio 2022, dal programma di preferenze commerciali dell'African Growth and Opportunity Act (AGOA), che consente alle merci provenienti dall'Etiopia di entrare negli Stati Uniti con dazi ridotti o nulli, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti, quali iniziative intenda adottare per tutelare i civili e la popolazione etiope e quali per mettere in sicurezza i cittadini italiani residenti in Etiopia; se il Governo non intenda seguire a sua volta la strada già intrapresa degli Stati Uniti. Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento Atto n. 3-02927 DE PETRIS PERILLI Al Ministro della transizione ecologica Premesso che: nell'agosto del 2020 un orso bruno, successivamente denominato "M57", è stato catturato e rinchiuso in modo permanente nella provincia di Trento; l'animale era stato infatti accusato dell'aggressione di un carabiniere, D. B. La vicenda presentava tuttavia una dinamica poco chiara, essendo il carabiniere in compagnia della signora A. P., allontanatasi dall'orso senza alcun rischio; il dubbio, da subito, fu che il carabiniere si fosse volontariamente avvicinato all'animale per scattare alcune foto e che lo stesso, sentendosi minacciato, avesse reagito per difendersi; dal giorno della cattura disposta da un provvedimento del Presidente della Provincia autonoma di Trento, M57 è stato oggetto di captivazione permanente in una struttura denominata Casteller. L'orso ha vissuto in una gabbia di due metri per sei circondato da recinzioni elettrificate, con telecamere a circuito chiuso e personale addetto al controllo a vista. L'animale, ovviamente, ha subito un profondo stress psicofisico, che lo ha portato a rifiutare il cibo e a trascorrere la gran parte delle giornate in un angolo a ripetere movimenti ossessivi e ritmati, come verificato da una ispezione dell'Ispra; l'Ente Nazionale Protezione Animali (ENPA Onlus ) e l'Organizzazione Internazionale Protezione Animali (OIPA Italia) hanno proposto due ricorsi, poi rigettati dal Tribunale regionale di Giustizia amministrativa di Trento, per procedere all'annullamento del suddetto provvedimento di captivazione. La sentenza di rigetto è stata successivamente impugnata ed oggetto di recente accoglimento da parte del Consiglio di Stato; nello specifico, il Consiglio di Stato sostiene che le dichiarazioni rese dalla signora P. facciano "seriamente dubitare del fatto che l'animale avesse aggredito senza essere provocato": il carabiniere si sarebbe infatti addentrato in orario notturno nonostante gli inviti alla prudenza rivoltigli dalla stessa P.; l'atteggiamento dell'animale (alzatosi in piedi) non sarebbe riconducibile a una volontà di attacco, così come le ferite riportate dal carabiniere, incompatibili con una aggressione violenta; i soggetti intervenuti si sarebbero inoltre avvicinati all'animale con un comportamento controindicato in presenza di orsi; il Consiglio di Stato sostiene che l'accertamento del fatto (ossia dell'aggressione a opera dell'orso, senza provocazione) sia propedeutico e preliminare ad ogni successiva determinazione e che dunque, trattandosi di orario notturno in una zona boschiva e configurandosi un comportamento imprudente da parte del carabiniere B., sussista un vizio autoinvalidante che determina la caducazione del provvedimento di captivazione; inoltre, il Consiglio di Stato ha ravvisato nella mancanza di parere dell'ISPRA un ulteriore profilo di censura. Il provvedimento adottato verbalmente nell'immediatezza dei fatti che ha disposto la cattura e la captivazione dell'orso sulla base di una sommaria e carente istruttoria, era infatti priva del "necessario e infungibile giuridico dell'Ispra in merito alla misura più adeguata da adottare a seguito della cattura". Non vale in questo caso la motivazione connessa all'emergenza poiché i provvedimenti di emergenza si configurano per il loro effetto transitorio, incompatibile con la captivazione permanente; il Consiglio di Stato ha determinato quindi il venir meno di ogni titolo per la detenzione di M57. Tuttavia, non potendosi escludere che la lunga cattività dell'animale in un luogo come il Casteller abbia provocato in esso un accumulo di aggressività da monitorare, è compito della Provincia di Trento "nell'ottica della tutela dell'incolumità pubblica ispirata al principio di proporzionalità e alla tutela delle condizioni dell'animale come garantita dalle fonti primarie (anche di rango comunitario), valutare se sia praticabile la liberazione con radio collare, ovvero la soluzione analoga a quella in precedenza adottata per l'esemplare DJ3"; di qualche settimana fa, oltretutto, è la notizia della castrazione degli orsi M57 e M49, rinchiusi al Casteller per aver predato qualche capo di bestiame; è necessario che la Provincia e il Ministero si attivino immediatamente per liberare l'orso M57 e per verificare la sussistenza delle condizioni per la captivazione permanente dello stesso e di tutti gli orsi in cattività, al fine di tutelare in modo effettivo il benessere e libertà di questa specie che in Trentino è sottoposta da tempo a una condizione di incivile brutalità, si chiede di sapere quali azioni intenda intraprendere il Ministro in indirizzo al fine di sollecitare la reimmisione dell'orso M57 nel proprio habitat , vigilando con attenzione sugli sviluppi della vicenda che concerne la gestione e il trattamento dell'orso bruno all'interno del programma PACOBACE, sinora applicato in modo, ad avviso degli interroganti, del tutto discutibile da parte della Provincia autonoma di Trento. Interrogazioni con richiesta di risposta scritta Atto n. 4-06232 MALAN Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: è in corso l'operazione di cessione delle quote possedute da Atlantia in Autostrade per l'Italia a una cordata di investitori guidata da Cassa depositi e prestiti; le numerose interrogazioni parlamentari in proposito non hanno mai ricevuto risposta; da notizie di stampa, ASPI aveva a suo tempo messo a disposizione degli advisor una " data room " con documentazione di 2,2 milioni di pagine, con la possibilità di effettuare specifiche ispezioni su ponti e gallerie, nella quale mancava gran parte delle informazioni richieste dalle controparti e risultava pertanto complicato svolgere una valutazione per gli aspiranti acquirenti; tale data room sarebbe in seguito stata chiusa togliendo ulteriormente spazio alla trasparenza e alla competizione in tale importante operazione, si chiede di sapere: se risulti vero che la data room non disponesse delle informazioni necessarie; perché sia stata chiusa; con quale criterio siano stati scelti alcuni investitori e esclusi altri. Atto n. 4-06233 LANNUTTI ANGRISANI Al Ministro dell'università e della ricerca Premesso che: i magistrati della Procura di Firenze, per quanto risulta agli interroganti, il 20 ottobre 2021 hanno concluso le indagini sulla fondazione Open, che hanno coinvolto 11 persone e 4 società. Tra gli indagati vi sono alcuni esponenti politici come già sottolineato dal primo firmatario del presente atto con l'interrogazione 4-06030 del 21 settembre 2021; tra gli 11 indagati figura anche Piero Di Lorenzo, amministratore delegato e presidente di IRBM S.p.A., una società fondata nel 2009 a Pomezia (Roma), operante nel settore della biotecnologia molecolare, della scienza biomedicale e della chimica organica, che collabora con l'azienda biofarmaceutica AstraZeneca nei test di controllo sul vaccino anti COVID-19. In particolare, Di Lorenzo è indagato per traffico di influenze illecite, in riferimento alla vicenda legata alla nascita di una televisione scientifica, in quanto avrebbe elargito 130.000 euro all'avvocato Bianchi come prezzo della mediazione illecita per l'erogazione di fondi pubblici ai fini di costituire appunto la televisione su piattaforma digitale, a favore del consorzio CNCCS (Collezione nazionale dei composti chimici e centro screening), fondato da Di Lorenzo nel 2010 e di cui l'IRBM detiene il 70 per cento delle quote, mentre le altre sono divise tra l'Istituto superiore della sanità (10 per cento) e il CNR (20 per cento). L'avvocato Bianchi, a sua volta, avrebbe sfruttato, per quanto risulta agli interroganti, la sua conoscenza con l'onorevole Lotti, allora sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri e a capo del Comitato interministeriale per la programmazione economica (CIPE). E proprio quest'ultimo avrebbe finanziato con 9,6 milioni di euro il CNR e quindi la televisione scientifica; in un articolo del quotidiano "Domani" a firma di Nello Trocchia, datato 1° novembre 2021, dal titolo "Il tramonto della Tv scientifica di mister AstraZeneca", sulla vicenda si riportano le dichiarazioni di Vito Mocella, ricercatore e consigliere scientifico del CNR. Nei mesi passati Mocella ha segnalato agli inquirenti che la vicenda dei finanziamenti della televisione scientifica presentava diverse anomalie. Il CNR avrebbe approvato il progetto senza il benestare del consiglio di amministrazione. Non solo. Racconta Mocella: "L'allora presidente del CNR, nominato da Renzi, ci aveva comunicato immediatamente la necessità di fare una convenzione con il consorzio CNCCS per l'attuazione del progetto, ma io avevo palesato le mie perplessità, visto che l'oggetto sociale del consorzio era molto distante da quello richiesto per una Tv scientifica". Fatto sta che lo scorso giugno si è arrivati alla risoluzione della convenzione e alla richiesta di restituzione di 5 milioni di euro. Il progetto della televisione scientifica è quindi naufragato e Di Lorenzo ha dovuto restituire i milioni di euro già versati; considerato infine che: nell'interrogazione 4-03698 del 18 giugno 2020 gli interroganti avevano già evidenziato come il consorzio CNCCS sia stato costituito illegittimamente, e come avrebbe "subappaltato", senza il ricorso a gara pubblica, come richiesto dalla legge, i progetti di ricerca alla IRBM S.p.A. (il cui amministratore delegato lo è anche di CNCCS, la cui sede è ospitata all'interno della stessa IRBM di Pomezia) o altra società controllata dalla medesima IRBM. Nello stesso atto 4-03698 è stato infatti evidenziato come dal 2010 ad oggi il consorzio CNCCS sia riuscito a realizzare con un numero di dipendenti esiguo (2-3 unità di personale, con qualifica ignota), i tanti progetti di ricerca finanziati dal Ministero dell'università e della ricerca con oltre 60 milioni di euro con appositi decreti a valere sul FOE (fondo ordinario enti di ricerca), nell'ambito della sezione progetti di rilevanza internazionale; gli interroganti ritengono doveroso che ci si attivi per verificare se vi siano altre operazioni intraprese da Di Lorenzo e dalle società a lui risalenti, che potrebbero essere foriere di pregiudizi per la finanza pubblica, e si assumano iniziative per evitarli; gli interroganti ritengono inoltre necessario accertare la catena di relazioni di cui potrebbe aver beneficiato finora l'avvocato Di Lorenzo, visto che, da ex produttore di fiction per la RAI, negli anni è riuscito ad ottenere, per esempio, con la sola IRBM ben 60 milioni di euro di finanziamenti dalla Regione Lazio, dal Ministero e dal CIPE, ed era quasi riuscito ad avviare una televisione scientifica grazie alle proprie relazioni personali, che gli avrebbero permesso di procurarsi un finanziamento, poi sospeso e restituito, di diversi milioni di euro, progetto per il quale ora risulterebbe indagato, si chiede di sapere se il Governo sia a conoscenza dei fatti rappresentati in premessa. Atto n. 4-06234 LANNUTTI ORTIS MININNO GIANNUZZI GRANATO ANGRISANI LEZZI CRUCIOLI MORRA Al Ministro dello sviluppo economico Premesso che: il 2 novembre 2021 si sono registrate polemiche e richieste di chiarimento ai vertici del servizio pubblico su quanto affermato nella trasmissione "Report" di RAI3 nel servizio "Non c'è due senza tre", andato in onda il 1° novembre 2021. Nel servizio sono state elencate alcune criticità riguardanti i vaccini anti COVID. A scandalizzare sarebbe stata anche una frase del conduttore Sigfrido Ranucci sulla terza dose, "un business delle case farmaceutiche", che il giornalista ha ripreso da Frank D'Amelio, vice presidente di Pfizer, pronunciata durante una call dell'11 marzo con gli investitori della banca privata Barclays, di cui Report ha dato conto nel corso dell'inchiesta; nella puntata di Report si è cercato in realtà di capire quanto duri davvero la protezione dei vaccini anti COVID e che cosa si sappia sull'utilità e la sicurezza del cosiddetto booster . Nella puntata sono state poi mostrate le interviste fatte ai commissari dell'FDA, l'agenzia regolatoria americana, per raccontare gli interessi economici e le pressioni politiche che ci sono dietro una decisione che dovrebbe essere solo scientifica. Le telecamere del programma di Sigfrido Ranucci sono andate anche in Israele, dove si sostiene che la protezione del vaccino Pfizer sia svanita e per questo si sta immunizzando di nuovo la popolazione; considerato che: la frase pronunciata dal giornalista di Report, che ha suscitato tali polemiche, serviva a sottolineare un concetto assolutamente condivisibile: non è etico che le aziende farmaceutiche preferiscano vendere ai Paesi ricchi la terza dose perché se la fanno pagare di più di quanto si farebbero pagare la prima dai Paesi poveri. A quasi due anni dall'inizio della pandemia ci sono ancora Paesi che non hanno neppure una di dose; come fatto nel servizio di Report, è più che lecito chiedersi se l'AIFA si sia sbagliata a scegliere con troppa fretta di iniettare il vaccino Moderna a dose intera, quando la stessa azienda Moderna sei giorni prima aveva raccomandato metà dose; lo stesso Ranucci ha anche precisato, proprio per non essere frainteso e bollato come "no vax", che Report è "da sempre a favore del vaccino come migliore prevenzione". Per cui dopo le polemiche politiche, Ranucci ha risposto che "un fatto non ha colorazioni no vax. È un fatto punto, che piaccia o no". "Cercare di nascondere degli errori è il miglior modo di alimentare chi non crede nel vaccino", ha aggiunto il conduttore; considerato infine che: sulla vicenda sono intervenuti con una nota l'UsigRai, il sindacato dei giornalisti RAI, e il comitato di redazione della direzione editoriale offerta informativa: "Da Report un rigoroso, serio e documentato lavoro giornalistico d'inchiesta come richiede il miglior Servizio Pubblico. Nessuna tesi no-vax, nessun cedimento a teorie anti-scientifiche". "Il sindacato difende il meticoloso lavoro dei colleghi e di tutta la redazione di Report, guidata da Sigfrido Ranucci, precisando (come ha ricordato lo stesso conduttore alle agenzie di stampa dettagliando l'infondatezza di ogni accusa mossa) che raccontare le criticità del sistema dei vaccini non significa affatto schierarsi contro ma, come era ripetutamente sottolineato, farle emergere per migliorarlo e renderlo più efficace e solido nella lotta contro il Covid. Il lavoro di Report è pertanto in linea con la missione d'inchiesta che accompagna da sempre la trasmissione in tutti i temi affrontati, compresa la pandemia da Covid dal suo inizio, facendo emergere la provenienza delle tesi complottiste sulla sua origine e il 'sistema di diffusione' di queste tesi antiscientifiche organizzato tramite social", conclude la nota; gli interroganti ritengono che sia doveroso implementare e favorire le rare trasmissioni del servizio pubblico in grado di affrontare argomenti così impervi e difficili, che hanno la peculiarità di disvelare in anticipo temi di pubblica rilevanza e di interesse sociale, oltre a dare lustro alla televisione di Stato, si chiede di sapere se e quali iniziative di competenza il Governo ritenga opportuno adottare al fine di tutelare il giornalismo d'inchiesta, per evitare che si metta a rischio il lavoro di ricerca e riscontro rigoroso svolto dai giornalisti impegnati in tali attività. Atto n. 4-06235 FERRERO BERGESIO CASOLATI MONTANI PIANASSO Al Ministro dell'interno Premesso che: secondo fonti giornalistiche sono all'incirca 5.000 i giovani provenienti da ogni parte d'Italia, ma anche dalla Francia e dall'Olanda, che si sono riuniti a Torino tra l'ex fabbrica che un tempo ospitava la Fiat Allis e i boschi circostanti tra Borgaretto e Nichelino, non lontano dalla tangenziale autostradale e dalla monumentale palazzina di caccia di Stupinigi, residenza reale che fa parte del patrimonio UNESCO, per partecipare a un rave party abusivo da tenersi per la festa di Halloween; il rave si pone sulla scia di quello tenutosi a Viterbo conclusosi con un morto, due ragazze stuprate, decine di giovani in ospedale in coma etilico e un focolaio di COVID, evidenziando così un grave problema di ordine pubblico; complessivamente sono state circa 3.000 le persone identificate e 1.500 i mezzi fermati ai check point organizzati dalle forze dell'ordine; i partecipanti sono arrivati nella notte di sabato 30 settembre 2021 mandando in tilt il traffico all'altezza dello svincolo della tangenziale di Stupinigi, spingendo le forze dell'ordine a chiudere l'uscita fino alle due di notte. Le lunghe file di camper e auto incolonnate hanno paralizzato la circolazione anche nelle vie di accesso all'ex area industriale, dove si sarebbe dovuto svolgere il rave party ; sono rimasti feriti anche tre poliziotti del reparto mobile, uno a causa di una sassaiola lanciata contro le forze dell'ordine e altri due nel tentativo di evitare di essere investiti da un camion; la Prefettura ha disposto l'allestimento di una struttura della Croce rossa nelle aree interessate, e sono state decine gli interventi dei sanitari, che hanno soccorso chi ha abusato di alcool o droghe ed anche per contusioni e fratture, il cui costo è stato interamente addebitato ai Comuni interessati; nella fabbrica e nei terreni limitrofi dove si è tenuto il rave sono rimasti quintali di rifiuti che dovranno essere portati via. All'interno dello stabilimento sono state abbandonate anche decine di auto e qualche vecchio camper ; nei comuni limitrofi, oltre al disagio per la cittadinanza, si segnalano muri imbrattati e automobili danneggiate di cui qualcuno dovrà rispondere; considerato che: i costi per lo smaltimento dei rifiuti ricadranno sulla fondazione dell'ordine mauriziano, proprietaria dei terreni ora sotto sequestro e sommersi dai rifiuti, ma anche sui Comuni di Beinasco, Nichelino e Stupingi, che hanno già organizzato la raccolta nelle aree di loro pertinenza; l'esborso per i Comuni interessati, ai quali è già stata recapitata la fattura della Croce rossa, che stanno effettuando la pulizia e probabilmente si troveranno a rispondere dei danneggiamenti e disagi alla cittadinanza, è quantificabile in qualche decina di migliaia di euro, si chiede di sapere quali iniziative di propria competenza il Ministro in indirizzo intenda mettere in atto per evitare il ripetersi di simili episodi, scongiurando un importante problema di ordine pubblico, nonché un onere eccessivamente gravoso per le amministrazioni interessate in ordine alla gestione di simili situazioni e agli ingenti costi per la raccolta e lo smaltimento della gran quantità dei rifiuti, prevedendo, altresì, un ristoro economico per i pregiudizi subiti a causa delle cospicue spese affrontate per il ripristino delle aree. Atto n. 4-06236 SAPONARA ALESSANDRINI Al Ministro dell'istruzione Premesso che: a Milano dall'inizio dell'anno scolastico in una scuola su quattro il tempo pieno è stato attuato in ritardo di varie settimane e nel 4 per cento degli istituti non è neppure cominciato, questo a causa della carenza d'organico; infatti a novembre, il 40 per cento per cento delle scuole ancora soffre di mancanza di docenti, inoltre il 15 per cento delle scuole dell'infanzia e della primaria non ha attivato il pre e il post scuola; la situazione è stata messa in luce da un questionario proposto a 700 genitori dal movimento «Priorità alla Scuola». I dati raccolti fra il 18 e il 28 ottobre, riguardano 243 istituti pubblici, dall'infanzia alle medie; le famiglie raccontano di intervalli trascorsi in classe e di pranzi seduti al banco, mentre sulla lavagna luminosa vengono proiettati cartoni animati per tenere tranquilli i più piccoli. Inoltre, gite vietate, laboratori e palestre chiusi; dall'infanzia alle superiori, il problema principale è il ritardo nella copertura delle cattedre: sono 800 i posti ancora da coprire, per alcuni errori informatici sono stati ignorati 200 insegnanti, che invece sarebbero stati disponibili, inoltre si sono avuti anche comportamenti scorretti da parte di docenti che non si sono presentati o che dopo aver preso servizio, il giorno dopo si sono assentati in maniera prolungata; inutile parlare del disappunto delle famiglie, in questi giorni ci sarà il quarto scorrimento delle graduatorie provinciali, e solo dopo i presidi potranno chiamare con le proprie graduatorie d'istituto; alle scuole medie mancano i docenti di matematica, fino ad ora le ore sono state coperte con potenziamenti in altre materie, altrimenti i ragazzi sarebbero dovuti uscire prima da scuola; il sistema di reclutamento attuale non tutela il diritto allo studio, pare si stia valutando addirittura di richiamare i docenti di matematica in pensione, si chiede di sapere, vista la situazione di Milano, che coinvolge circa 70.000 docenti, iscritti in più graduatorie di materie diverse, ma che è comune a molte altre realtà territoriali nel nostro Paese, quando si procederà ad istituire percorsi di stabilizzazione dei precari, anziché ricorrere a fantasiose ed inefficaci ipotesi di reclutamento alternativo. Atto n. 4-06237 PESCO DE LUCIA CORBETTA TRENTACOSTE VANIN AGOSTINELLI CASTALDI PAVANELLI LUPO PIARULLI DONNO FERRARA GALLICCHIO PRESUTTO NATURALE ANASTASI MONTEVECCHI RICCIARDI GUIDOLIN L'ABBATE ROMANO LOREFICE LANNUTTI PELLEGRINI Marco DI NICOLA FENU MAUTONE LEONE CROATTI CATALFO DELL'OLIO MANTOVANI TONINELLI EVANGELISTA Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: l'articolo 1, comma 1044 della legge 30 dicembre 2020, n. 178 (legge di bilancio per il 2021), prevede che: "con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dell'economia e delle finanze, da adottare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono definite le modalità di rilevazione dei dati di attuazione finanziaria, fisica e procedurale relativi a ciascun progetto, da rendere disponibili in formato elaborabile, con particolare riferimento ai costi programmati, agli obiettivi perseguiti, alla spesa sostenuta, alle ricadute sui territori che ne beneficiano, ai soggetti attuatori, ai tempi di realizzazione previsti ed effettivi, agli indicatori di realizzazione e di risultato, nonché a ogni altro elemento utile per l'analisi e la valutazione degli interventi"; l'articolo 1, comma 1045 della medesima legge ha anche stabilito che: "entro il 30 giugno di ciascun anno dal 2021 al 2027, anche sulla base dei dati di cui al comma 1044, il Consiglio dei ministri approva e trasmette alle Camere una relazione predisposta dalla Presidenza del Consiglio dei ministri sulla base dei dati forniti dal Ministero dell'economia e delle finanze - Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato, nella quale sono riportati i prospetti sull'utilizzo delle risorse del programma Next Generation EU e sui risultati raggiunti. La relazione indica, altresì, le eventuali misure necessarie per accelerare l'avanzamento dei progetti e per una migliore efficacia degli stessi rispetto agli obiettivi perseguiti"; la Relazione delle Commissioni riunite 5a (Programmazione economica, bilancio) e 14a (Politiche dell'Unione europea) del Senato della Repubblica italiana del 31 marzo 2021 (DOC. XVI, n. 5), nelle conclusioni, alle pagg. 86-87, prescrive che: "per quanto riguarda invece la fase di attuazione del Piano, si preveda, da un lato, la trasmissione di una relazione periodica, ad esempio quadrimestrale, da parte del Governo alle Camere sullo stato di attuazione del PNRR, dall'altro, l'attribuzione alle Commissioni incaricate per l'esame del PNRR dell'esame di tali relazioni periodiche, al fine di consentire alle stesse di esprimere le loro valutazioni per le parti di rispettiva competenza, ferma restando, tra l'altro, la possibilità di istituire nelle medesime Commissioni appositi comitati ristretti con il compito di svolgere il monitoraggio della complessiva fase di attuazione del Piano. In questo quadro, si potrebbe prevedere la realizzazione di una piattaforma digitale nell'ambito della quale il Governo dia conto dello stato di avanzamento dei progetti contenuti nel PNRR. Si ritiene necessario che, successivamente all'approvazione del PNRR, il Parlamento assicuri una verifica costante del conseguimento soddisfacente dei traguardi e degli obiettivi intermedi, anche in considerazione delle regole rigorose fissate dall'articolo 24 del regolamento RFF, sull'erogazione dei contributi finanziari", nonché, alle pagg. 87-88 che: "sarebbe opportuno prevedere che gli schemi dei decreti del Ministro dell'economia e delle finanze di cui al comma 1042 e del decreto del Presidenza del Consiglio dei ministri di cui al comma 1044 dell'articolo 1 della citata legge di bilancio per il 2021, per la loro rilevanza nella definizione della fase attuativa del PNRR, siano trasmessi alle Commissioni parlamentari competenti per il PNRR"; nel corso della seduta n. 310 del 1° aprile 2021 dell'Assemblea del Senato, nell'ambito della discussione che ha portato all'approvazione della Risoluzione n. 6-00181 e degli ordini del giorno G1 e G2 (testo 2), il ministro dell'Economia e delle finanze, Daniele Franco, ha dichiarato che: "Il lavoro di sintesi del Parlamento, che confluisce nelle relazioni delle Commissioni sul Piano nazionale e nelle risoluzioni votate dal Senato e dalla Camera, contribuirà decisamente alla fase finale di definizione del Piano di qui alla fine del mese di aprile. È un lavoro ricognitivo molto approfondito che va pienamente utilizzato. L'impegno del Governo di avvalersi delle indicazioni contenute nelle risoluzioni, nelle relative relazioni, nella redazione della nuova versione del Piano e l'impegno di coinvolgere il Parlamento prima della sua trasmissione alla Commissione europea non discende solo da mero obbligo di ottemperanza nei confronti delle risoluzioni, ma anche e soprattutto dal convincimento che una condivisione strategica del Piano sia possibile soltanto attraverso il pieno coinvolgimento di tutte le istituzioni, in primo luogo del Parlamento. Questo, ovviamente, non riguarda soltanto la fase di predisposizione attuale, ma anche tutta la successiva fase di attuazione fino al 2026"; nella Risoluzione n. 6-00181, approvata dall'Assemblea, il Senato ha impegnato il Governo "ad assicurare il pieno coinvolgimento del Parlamento nelle fasi successive del PNRR"; nel corso della replica successiva alla discussione sulle Comunicazioni al Parlamento sul PNRR del Presidente del Consiglio dei ministri, Mario Draghi, del 27 aprile 2021, è stato affermato che: "?Nel momento dell'attuazione - ricordiamoci - le riforme saranno adottate con degli strumenti legislativi: disegni di legge, leggi delega, decreti-legge, nei cui procedimenti di adozione il Parlamento tutto, avrà - come ovvio - un ruolo determinante nella discussione e nella determinazione del contenuto. Quindi, ancora una volta, la collaborazione tra il potere legislativo ed esecutivo è cruciale in questa prospettiva"; considerato che: ad oggi non risulta ancora adottato il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri di cui all'articolo 1, comma 1044 della legge 30 dicembre 2020, n. 178; ad oggi non risulta essere stata presentata al Parlamento la Relazione per il 2021, di cui all'articolo 1, comma 1045 della legge 30 dicembre 2020, n. 178; ritenuto, ad avviso degli interroganti, che: il sito internet "ItaliaDomani.gov" ha un mero scopo di divulgazione delle modalità di gestione del PNRR, ma non consente un monitoraggio puntuale e un'analisi dello stato di attuazione degli investimenti e delle riforme che saranno implementati fino al 2026; risultano finora disattese tutte le promesse fatte dal Governo in ordine al coinvolgimento del Parlamento nell'attuazione del PNRR, si chiede di sapere: quali iniziative intenda adottare il Governo al fine di garantire trasparenza in ordine allo stato di attuazione del PNRR; con quali tempi e modalità intenda sopperire alle carenze informative nei confronti del Parlamento (e dell'intero Paese) sui singoli investimenti e riforme. Atto n. 4-06238 IANNONE Al Ministro della salute Premesso che: presso l'ospedale di Nocera inferiore (Salerno), dopo l'abbandono del tavolo tecnico da parte di alcuni dirigenti medici, il direttore con una nota informativa del 25 ottobre 2021 avvisava che dal 1° novembre 2021 il servizio notturno del centro di salute mentale veniva soppresso; tale decisione unilaterale ha portato alla rottura definitiva di dialogo del tavolo tecnico che era in corso per discutere la riorganizzazione dei servizi; la soppressione del servizio e la mancata riorganizzazione dei servizi comportano un abbandono totale del paziente psichiatrico nella fascia oraria che va dalle ore 20.00 alle ore 8.00; il direttore del dipartimento di salute mentale ha motivato la soppressione del servizio notturno per via dello sforamento di 23.000 euro del budget destinato a straordinario e competenze, non tenendo in considerazione che tale sforamento è stato causato anche dal fatto che si è dovuto sostituire personale in quarantena a causa del COVID-19; il direttore nota i 23.000 euro di sforamento del budget ma non nota i 9,5 milioni di euro del 2020 e i 6,5 milioni fino ad agosto 2021 corrisposti alle strutture private convenzionate per ricoveri riabilitativi e volontari, prestazioni di day hospital , centri diurni e centri di crisi; queste prestazioni potrebbero essere garantite dal dipartimento avendo a disposizione le strutture (come da atto aziendale) e personale, se distribuiti in modo equo; esistono strutture mai entrate a regime o addirittura chiuse dopo decisioni scellerate da parte della direzione del dipartimento di salute mentale; già alcuni servizi come residenze, disturbi alimentari e primi esordi vengono affidati a cooperative che scelgono il personale a proprio piacimento, corrispondendo una somma maggiore a discapito del personale ASL; la decisione di chiudere il servizio notturno del centro di salute mentale comporta un aggravio di lavoro al pronto soccorso al SPDC; il servizio psichiatrico di diagnosi e cura di Nocera inferiore da circa 3 anni (dal 1° ottobre 2018 a tutt'oggi) garantisce con molta difficoltà ricoveri con soltanto 4 posti letto, pur avendo un bacino di utenza di circa 450.000 abitanti, mentre il servizio psichiatrico di diagnosi e cura di Vallo della Lucania (Salerno) con un bacino di utenza di 150.000 ha 10 posti letto; bisogna chiarire che oltre al numeroso bacino di utenza che copre il SPDC di Nocera Inferiore, molto spesso ci sono ricoveri di persone provenienti dal vicino territorio vesuviano, in provincia di Napoli; alla chiusura del servizio notturno del centro di salute mentale si aggiunge l'assenza di un servizio pubblico all'autismo: ai pazienti affetti da autismo (patologia in continuo aumento nel numero di casi) dopo i 18 anni non viene garantita più assistenza da parte del dipartimento; anche le famiglie di questi soggetti sono costrette a rivolgersi ai privati, quindi gravando sull'economia delle famiglie viste le rette costose che devono essere pagate, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei gravi fatti esposti; se convenga che i soggetti deboli della nostra società non possano essere abbandonati alla mancanza di cure e servizi; se non ritenga che questa gestione di un fondamentale servizio, ad avviso dell'interrogante scriteriata, mortifichi le professionalità sanitarie pubbliche, che con dedizione e passione affrontano il proprio lavoro; se intenda intervenire per ristabilire il diritto alla salute a tutela di soggetti che, solo nel caso dei più fortunati, possono, allo stato, contare esclusivamente sulle proprie famiglie. Atto n. 4-06239 IANNONE Al Ministro dell'interno Premesso che: a Napoli, in via Domenico Aulisio, è sito il parcheggio ANM che, per il gran flusso d'utenza alla cittadella giudiziaria e al centro direzionale, è solito ricoverare nei suoi spazi un numero di automobili superiore alla capienza massima; queste auto, peraltro, vengono parcheggiate tra rifiuti pericolosi e fabbricati diroccati; anche in via Costantino Grimaldi, sempre in Napoli, esiste un parcheggio ANM dedicato solo agli avvocati che dovrebbe essere incustodito e con pagamento attraverso dispositivo di cassa automatica ed invece vi sarebbe un giro di contanti che alimenterebbe un discutibile flusso economico, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo ritenga che il Comune di Napoli possa consentire tali condotte di gestione non trasparente; se intenda intervenire per garantire la legalità, soprattutto in considerazione della vicinanza alla Procura della Repubblica e quanto descritto in premessa certamente non rappresenta un positivo esempio della vita delle Istituzioni. Atto n. 4-06240 CALANDRINI Al Ministro dell'interno Premesso che: secondo la relazione speciale della Corte dei conti europea 17/2021, dal titolo «La cooperazione dell'UE con i paesi terzi in materia di riammissione: azioni pertinenti hanno prodotto risultati limitati», ogni anno, dal 2008, circa mezzo milione di cittadini non europei ricevono un'ingiunzione di lasciare il territorio dell'Unione europea, perché vi sono entrati o vi soggiornano senza autorizzazione; tuttavia, meno di uno su cinque di tali cittadini è ritornato effettivamente al Paese d'origine, e questo si può imputare anche alla difficoltà di collaborazione con questi Stati; l'Unione europea ha concluso 18 accordi di riammissione giuridicamente vincolanti e ha aperto formalmente i negoziati con altri sei Paesi, negoziando inoltre anche altri 6 accordi non vincolanti per rimpatri e riammissioni; ciò nonostante, i risultati ottenuti sono stati modesti e l'attuale sistema messo in atto dall'Unione europea per i rimpatri presenta inefficienze che, a parere dell'interrogante, tendono ad incoraggiare l'immigrazione illegale; nell'ambito dell'afflusso di cittadini extracomunitari sul territorio italiano per via terrestre ovvero più spesso marina, si registra una cospicua quota di arrivi di cittadini della Repubblica del Bangladesh; è pacifico che si tratti di uno Stato privo di conflitti da cui discende che i relativi cittadini che giungono in Italia in stato di clandestinità non detengono titolo alcuno al fine dello status di rifugiato o beneficiario di altre forme di protezione internazionale e devono ritenersi meri migranti; risulta all'interrogante che lo Stato italiano e la Repubblica del Bangladesh abbiano da tempo siglato un accordo per il rimpatrio dei relativi cittadini irregolari giunti nel nostro Paese; considerato che sussiste un interesse generalizzato a conoscere le modalità d'implementazione del citato accordo diplomatico con particolare attenzione al numero di migranti irregolari effettivamente rimpatriati nell'ultimo quinquennio, nonché a conoscere le modalità e le condizioni per attuare tali rimpatri verso il Bangladesh, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo non ritenga di assumere urgenti iniziative in merito ai fatti richiamati; quale sia lo stato di implementazione dell'accordo con la Repubblica del Bangladesh per il rimpatrio dei relativi cittadini irregolari giunti in Italia, con particolare attenzione al numero di migranti irregolari effettivamente rimpatriati nell'arco dell'ultimo quinquennio, nonché le modalità e le condizioni per il rimpatrio che il suddetto accordo prevede. Atto n. 4-06241 CALANDRINI Al Ministro dell'interno Premesso che: secondo la relazione speciale della Corte dei conti europea n. 17/2021, intitolata "La cooperazione dell'UE con i paesi terzi in materia di riammissione: azioni pertinenti hanno prodotto risultati limitati", ogni anno, dal 2008, circa mezzo milione di cittadini non europei riceve un'ingiunzione di lasciare il territorio dell'Unione europea perché vi sono entrati o vi soggiornano senza autorizzazione; tuttavia, meno di uno su 5 di tali cittadini è ritornato effettivamente al Paese d'origine, e questo si può imputare anche alla difficoltà di collaborazione con questi Stati; l'Unione europea ha concluso 18 accordi di riammissione giuridicamente vincolanti e ha aperto formalmente i negoziati con altri 6 Paesi, negoziando inoltre anche altri 6 accordi non vincolanti per rimpatri e riammissioni; ciononostante, i risultati ottenuti sono stati modesti e l'attuale sistema messo in atto dall'Unione per i rimpatri presenta inefficienze che, a parere dell'interrogante, tendono ad incoraggiare l'immigrazione illegale; nell'ambito dell'afflusso di cittadini extracomunitari sul territorio italiano per via terrestre ovvero più spesso marina, si registra una cospicua quota di arrivi di cittadini della Repubblica della Tunisia; è pacifico che si tratti di uno Stato privo di conflitti, circostanza dalla quale discende che i cittadini che giungono in Italia in stato di clandestinità non detengono titolo alcuno al fine dello status di rifugiato o beneficiario di altre forme di protezione internazionale e devono ritenersi meri migranti; come si evince tra l'altro da fonti giornalistiche lo Stato italiano e la Repubblica tunisina hanno da tempo siglato accordi per il rimpatrio dei cittadini tunisini irregolari giunti nel nostro Paese e in particolare nel 1998, 2009 e 2011 si sono susseguiti tre accordi bilaterali che unitamente alla dichiarazione congiunta del 2017 costituiscono procedure semplificate; considerato che: sussiste un interesse generalizzato a conoscere le modalità d'implementazione del citato accordo diplomatico con particolare attenzione al numero di migranti irregolari effettivamente rimpatriati nell'ultimo quinquennio nonché a conoscere le modalità e le condizioni per attuare tali rimpatri verso la Tunisia; rileva evidenziare, inoltre, che gli sbarchi di provenienza tunisina siano 10 volte quelli di due anni fa. Al 20 maggio 2019 si contavano 326 persone, 1.150 lo scorso anno e 3.041 quest'anno. Nella classifica dei Paesi di partenza, la Tunisia è seconda dopo la Libia; rispetto all'anno precedente, come emerso dall'analisi del dossier , da agosto 2020 a luglio 2021 sono sbarcati in Italia 49.280 migranti, il 128 per cento in più. Nei 12 mesi precedenti, agosto 2019-luglio 2020, erano sbarcati 21.616 migranti, mentre 8.691, dall'agosto 2018 al luglio 2019, mentre sono 4.321 i migranti rimpatriati nell'ultimo anno, il 2 per cento in meno dell'anno precedente, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo non ritenga di assumere urgenti iniziative in merito ai fatti richiamati; quale sia lo stato di implementazione dell'accordo con la Repubblica della Tunisia per il rimpatrio dei cittadini irregolari giunti in Italia con particolare attenzione al numero di migranti irregolari effettivamente rimpatriati nell'arco dell'ultimo quinquennio nonché le modalità e le condizioni per il rimpatrio che l'accordo prevede. Atto n. 4-06242 CALANDRINI Al Ministro dell'interno Premesso che: secondo la relazione speciale della Corte dei conti europea 17/2021, dal titolo «La cooperazione dell'UE con i paesi terzi in materia di riammissione: azioni pertinenti hanno prodotto risultati limitati», ogni anno, dal 2008, circa mezzo milione di cittadini non europei ricevono un'ingiunzione di lasciare il territorio dell'Unione europea, perché vi sono entrati o vi soggiornano senza autorizzazione; tuttavia, meno di uno su cinque di tali cittadini è ritornato effettivamente al Paese d'origine, e questo si può imputare anche alla difficoltà di collaborazione con questi Stati; l'Unione europea ha concluso 18 accordi di riammissione giuridicamente vincolanti e ha aperto formalmente i negoziati con altri sei Paesi, negoziando inoltre anche altri 6 accordi non vincolanti per rimpatri e riammissioni; ciò nonostante, i risultati ottenuti sono stati modesti e l'attuale sistema messo in atto dall'Unione europea per i rimpatri presenta inefficienze che, a parere dell'interrogante, tendono ad incoraggiare l'immigrazione illegale; nell'ambito dell'afflusso di cittadini extracomunitari sul territorio italiano per via terrestre ovvero più spesso marina, si registra una cospicua quota di arrivi di cittadini della Repubblica del Pakistan; è pacifico che si tratti di uno Stato privo di conflitti da cui discende che i relativi cittadini che giungono in Italia in stato di clandestinità non detengono titolo alcuno al fine dello status di rifugiato o beneficiario di altre forme di protezione internazionale e devono ritenersi meri migranti; risulta all'interrogante che lo Stato italiano e la Repubblica del Pakistan abbiano da tempo siglato un accordo per il rimpatrio dei relativi cittadini irregolari giunti nel nostro Paese; considerato che sussiste un interesse generalizzato a conoscere le modalità d'implementazione del sopracitato accordo diplomatico con particolare attenzione al numero di migranti irregolari effettivamente rimpatriati nell'ultimo quinquennio nonché a conoscere le modalità e le condizioni per attuare tali rimpatri verso il Pakistan, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo non ritenga di assumere urgenti iniziative in merito ai fatti richiamati; quale sia lo stato di implementazione dell'accordo con la Repubblica del Pakistan per il rimpatrio dei relativi cittadini irregolari giunti in Italia con particolare attenzione al numero di migranti irregolari effettivamente rimpatriati nell'arco dell'ultimo quinquennio, nonché le modalità e le condizioni per il rimpatrio che il suddetto accordo prevede. Atto n. 4-06243 CALANDRINI Al Ministro dell'interno Premesso che: secondo la relazione speciale della Corte dei conti europea n. 17/2021, intitolata "La cooperazione dell'UE con i paesi terzi in materia di riammissione: azioni pertinenti hanno prodotto risultati limitati", ogni anno, dal 2008, circa mezzo milione di cittadini non europei ricevono un'ingiunzione di lasciare il territorio dell'Unione europea perché vi sono entrati o vi soggiornano senza autorizzazione; tuttavia, meno di uno su 5 di tali cittadini è ritornato effettivamente al Paese d'origine, e questo si può imputare anche alla difficoltà di collaborazione con questi Stati; l'Unione europea ha concluso 18 accordi di riammissione giuridicamente vincolanti e ha aperto formalmente i negoziati con altri 6 Paesi, negoziando anche altri 6 accordi non vincolanti per rimpatri e riammissioni; ciononostante, i risultati ottenuti sono stati modesti e l'attuale sistema messo in atto dall'Unione europea per i rimpatri presenta inefficienze che, a parere dell'interrogante, tendono ad incoraggiare l'immigrazione illegale; nell'ambito dell'afflusso di cittadini extracomunitari sul territorio italiano per via terrestre ovvero più spesso marina, si registra una cospicua quota di arrivi di cittadini della Repubblica federale della Nigeria; è pacifico che si tratti di uno Stato i cui cittadini che giungono in Italia in stato di clandestinità non detengono titolo alcuno al fine dello status di beneficiario di forme di protezione internazionale e devono ritenersi meri migranti; risulta all'interrogante che lo Stato italiano e la Repubblica federale della Nigeria abbiano da tempo siglato un accordo per il rimpatrio dei cittadini irregolari giunti nel nostro Paese; considerato che sussiste un interesse generalizzato a conoscere le modalità d'implementazione del citato accordo diplomatico con particolare attenzione al numero di migranti irregolari effettivamente rimpatriati nell'ultimo quinquennio nonché a conoscere le modalità e le condizioni per attuare tali rimpatri verso la Nigeria, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo non ritenga di assumere urgenti iniziative in merito ai fatti richiamati; quale sia lo stato di implementazione dell'accordo con la Repubblica federale della Nigeria per il rimpatrio dei cittadini irregolari giunti in Italia con particolare attenzione al numero di migranti irregolari effettivamente rimpatriati nell'arco dell'ultimo quinquennio nonché le modalità e le condizioni per il rimpatrio che l'accordo prevede. Atto n. 4-06244 LEONE FERRARA PRESUTTO TRENTACOSTE DONNO Al Ministro della giustizia Premesso che: la prima firmataria del presente atto di sindacato ispettivo si è recata presso il carcere di Trani per un sopralluogo sollecitata da due gravissimi fatti di cronaca che, indirettamente, sono legati a questo istituto penitenziario: l'incendio doloso delle due auto a danno del commissario Felice Nazareno De Pinto, vicecomandante del carcere di Trani, e la morte in cella del detenuto Fedele Bizzocca; all'interno del carcere di Trani, che accoglie anche una sezione di massima sicurezza, si sono riscontrate le criticità proprie di molte carceri italiane: organico di Polizia penitenziaria ridotto rispetto alla dotazione prescritta; intere sezioni sottoposte a chiusura, in quanto inagibili, ancora operative; gravi pregiudizi al trattamento rieducativo dei condannati in quanto l'organico dei funzionari non risulta idoneo ai fini del corretto espletamento delle funzioni proprie dell'area trattamentale; considerato che: nel maggio 2021 sono state incendiate due autovetture, la prima riconducibile direttamente al vicecomandante della Polizia penitenziaria De Pinto e la seconda alla moglie, oltre una terza auto coinvolta in quanto in prossimità dell'accaduto. A seguito di accertamenti e inchieste è stato evidenziato come questo grave episodio intimidatorio sia attinente con l'attività di De Pinto; a parere degli interroganti non è accettabile che una persona, nell'espletamento delle sue funzioni, debba subire ritorsioni così gravi per sé e la sua famiglia da parte di malavitosi; considerato inoltre che: la morte di Fedele Bizzocca, deceduto in cella apparentemente per arresto cardiocircolatorio il 3 settembre 2021 presso la casa circondariale di Trani, ove era detenuto, pone seri interrogativi all'amministrazione penitenziaria, ai servizi socio-sanitari e alle autorità giudiziarie; Bizzocca, sofferente di una grave patologia psicofisica, era detenuto dal gennaio 2021 sebbene fosse stata valutata e dichiarata da tempo dalle autorità sanitarie del carcere di Trani e dalla stessa direzione l'incompatibilità con la detenzione in carcere; la sezione di appartenenza di Fedele Bizzoca era la nota "sezione blu", di cui era stata definita la chiusura nel mese di novembre 2020; considerato infine che il Sindacato autonomo Polizia penitenziaria (SAPPE) ha più volte rappresentato all'amministrazione regionale e a quella centrale alcune situazioni non trasparenti che avvenivano nel penitenziario di Trani, senza che mai venissero presi dei provvedimenti concreti, adducendo inoltre il fatto che il livello di gravità raggiunto all'interno del penitenziario tranese alzerebbe ancora l'asticella delle minacce verbali a cui i poliziotti sarebbero sottoposti da parte di detenuti che sembrerebbero godere di immunità, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti riportati; se, nell'ambito delle proprie attribuzioni, voglia prendere in considerazione quanto sopra e valutare l'ipotesi di intervenire al fine di far luce su quanto accaduto, nonché sulle criticità da tempo denunciate così come auspicato dal SAPPE. Atto n. 4-06245 L'ABBATE ROMANO RICCIARDI CASTALDI PAVANELLI GALLICCHIO LOREFICE Ai Ministri delle infrastrutture e della mobilità sostenibili e della transizione ecologica Premesso che: secondo quanto riportato da autorevoli quotidiani nazionali e dal comparto automotive la rete di ricarica elettrica non riesce a stare al passo con il crescente sviluppo del mercato delle auto elettriche. Tra ritardi e rinvii burocratici, l'Italia non è ancora al passo nello sviluppo delle infrastrutture di ricarica, nonostante la legge di bilancio per il 2021 (legge 30 dicembre 2020, n. 178) imponesse di realizzare una rete di infrastrutture di ricarica al alto potenziale entro il 30 giugno 2021, ma allo stato attuale il piano di realizzazione è bloccato; l'Autorità di regolamentazione dei trasporti ha approvato una delibera e ha stabilito per fine febbraio 2022 la data ultima entro la quale pubblicare i requisiti per i bandi. Tempi che risultano essere inadeguati e incompatibili con quelli previsti dagli obblighi comunitari e nazionali. Questa situazione ostacola in modo determinante la crescita del comparto e la transizione energetica, condizionando lo sviluppo di mercato dei veicoli elettrici, stante la esiguità dei punti di ricarica. Nelle tratte a lunga percorrenza, solo due su una rete nazionale di quasi 7.000 km; considerato che la transizione energetica poggia su due pilastri fondamentali: le politiche di incentivazione per il rinnovo del parco auto circolante e la diffusione delle infrastrutture di ricarica dei veicoli elettrici, sia sulla rete stradale che autostradale. Senza questi strumenti sarà difficile raggiungere gli obiettivi europei e soprattutto sarà molto difficile effettuare la transizione ecologica nel settore automotive , si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo ritengano che sia stata data attuazione in maniera adeguata all'articolo 1, comma 697, della legge 30 dicembre 2020, n. 178, che ha previsto l'obbligo per i concessionari autostradali di installare, entro 180 giorni dall'entrata in vigore della legge, quindi entro il 30 giugno 2021, un numero adeguato di punti di ricarica per i veicoli elettrici; se intendano intervenire, nelle sedi di competenza, per favorire l'installazione delle colonnine di ricarica per veicoli elettrici, nonché la semplificazione delle procedure previste per le autorizzazioni delle stesse anche nel rispetto degli impegni della "Missione 2 - Rivoluzione verde e transizione ecologica" del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Atto n. 4-06246 FAZZOLARI Al Ministro dell'università e della ricerca Premesso che: da notizie di stampa si apprende che è intenzione del Governo inserire nel disegno di legge di bilancio una norma di autoriforma del Consiglio nazionale delle ricerche (CNR) che prevedrebbe un "piano di riorganizzazione e rilancio" dell'ente; tale autoriforma attribuirebbe ad un comitato strategico nominato dal Ministro dell'università e della ricerca, senza alcuna procedura di evidenza pubblica, il compito di proporre lo stesso piano di riorganizzazione e di rilancio e persino modifiche statutarie del CNR, esautorando gli organi statutari interni e violando il principio di autonomia dell'ente; il piano e le modifiche statutarie sarebbero adottati dal presidente del CNR e quindi approvati dal Ministro senza il necessario parere preventivo delle Commissioni parlamentari competenti; al presidente del CNR e al comitato strategico si attribuirebbe il compito di nominare un numero indefinito di consulenti; sarebbe previsto un fondo di 50 milioni di euro destinato indifferentemente alle spese di rilancio dell'ente e alle spese di funzionamento del comitato strategico, che potrebbero, dunque, essere impiegate per consulenze e altre attività non precisate; considerato che appare evidente che una siffatta norma farebbe correre il rischio di un commissariamento che, sotto le mentite spoglie di un pur necessario rilancio dell'ente, finirebbe con il costituire un vero e proprio "feudo", si chiede di sapere se quanto appreso a mezzo stampa risponda al vero e se il Ministro in indirizzo non ritenga che ciò comporti un grave vulnus democratico, commissariando di fatto, al contempo, il CNR, paralizzando la sua attività proprio nel momento in cui è richiesto al principale ente di ricerca italiano, con un bilancio di circa un miliardo di euro, un contributo fondamentale per l'attuazione del PNRR. Atto n. 4-06247 NENCINI Al Presidente del Consiglio dei ministri Premesso che il Dipartimento per lo Sport della Presidenza del Consiglio dei ministri, in ottemperanza al recente decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 7 ottobre 2021, sta procedendo prioritariamente ad erogare contributi a fondo perduto in favore delle società e associazioni sportive dilettantistiche iscritte nel registro CONI già beneficiarie di erogazioni di contributi a fondo perduto effettuate dal Dipartimento per lo sport nel corso del 2021, e quindi chi ha beneficiato del contributo forfettario (minore) continuerà a beneficiare di quello. Il provvedimento stabilisce che successivamente, in caso di risorse residue, il capo del Dipartimento per lo sport può emanare uno o più avvisi pubblici per l'individuazione di ulteriori beneficiari; considerato che l'associazionismo e le società sportive rivestono una funzione rilevante in materia di relazioni sociali, culturali e integrative utili soprattutto per la crescita dei giovani e fuori da ogni logica di profitto. La pandemia ha ridotto notevolmente le attività sportive, facendo venire meno uno degli strumenti di inclusione più importanti delle comunità. Con la riapertura si sono verificati cambi degli assetti societari e mutamenti che hanno in parte modificato il quadro complessivo. In tale situazione il rischio è che vengano escluse dai benefici contributivi società e associazioni attive e sui territori, si chiede di sapere se il Presidente del Consiglio dei ministri non reputi utile intervenire al fine di correggere le procedure e dare una risposta tesa a soddisfare associazioni o società sportive che non abbiano già beneficiato in precedenza o che abbiano beneficiato in misura minore dei contributi suddetti. Atto n. 4-06248 LANNUTTI ANGRISANI Ai Ministri dell'istruzione e per l'innovazione tecnologica e la transizione digitale Premesso che: nel Piano Nazionale Scuola Digitale (PNSD) del Ministero dell'istruzione si legge che, in merito alla dematerializzazione dei servizi (siti e portali, comunicazione scuola-famiglia, registro elettronico di classe e del docente, gestione centralizzata dei contenuti didattici multimediali), a fronte del 94 per cento di scuole dotate di un sistema informatico per la protocollazione, il 68 per cento non risulta avere un sistema informatico di gestione documentale, e almeno l'80 per cento non possiede quello per la conservazione sostitutiva a norma di legge; la Corte dei conti con la deliberazione 31 dicembre 2019, n. 23/2019/G ("L'evoluzione del piano per la dematerializzazione delle procedure amministrative nel MIUR e nelle scuole") ha sottolineato l'importanza del processo di dematerializzazione e i benefici che questa apporta in termini di miglioramento sia dell'efficienza che dei servizi e anche nel risparmio notevole del consumo di carta quindi benefici per l'ambiente; il Ministero dell'istruzione ha pubblicato un avviso pubblico prot. n. 28966 del 6 settembre 2021 finanziato con i Fondi strutturali europei, "azione-Digital board: trasformazione digitale nella didattica e nell'organizzazione", con l'obiettivo di consentire la dotazione di monitor digitali interattivi touch screen e di adeguare le attrezzature e gli strumenti in dotazione alle segreterie scolastiche per accelerare il processo di dematerializzazione e digitalizzazione amministrativa delle scuole; con il decreto direttoriale n. 353 del 26 ottobre 2021 sono stati approvati gli elenchi delle istituzioni scolastiche ammesse al finanziamento; al bando hanno partecipato 6.797 scuole rispetto alle 8.158 istituzioni scolastiche censite nell'anno scolastico 2020-2021, il 16 per cento delle scuole purtroppo non ha partecipato al bando; l'importo totale richiesto è di 377.581.675,14 euro, quello medio regionale è di 47.027 euro, ma ci sono scuole che hanno presentato un progetto molto costoso come quello presente in Friuli-Venezia Giulia con 172.183,8 euro e altre scuole con progetti molto contenuti come ad esempio il liceo artistico in Abruzzo con soli 6.156,31 euro; con il decreto-legge 6 maggio 2021, n. 59, recante "Misure urgenti relative al Fondo complementare al Piano nazionale di ripresa e resilienza e altre misure urgenti per gli investimenti" sono previste risorse finanziarie (700 milioni di euro) per la realizzazione di un'unica Rete di interconnessione nazionale dell'istruzione che assicuri il coordinamento delle piattaforme, dei sistemi e dei dati tra scuole, uffici scolastici regionali e Ministero dell'istruzione, l'omogeneità nell'elaborazione e nella trasmissione dei dati, il corretto funzionamento della didattica digitale integrata e la realizzazione e gestione dei servizi connessi alle attività predette; considerato che: la linea di intervento prioritaria per il futuro richiede di intensificare l'azione di semplificazione e dematerializzazione amministrativa, come pure di "completare la piena digitalizzazione delle segreterie scolastiche - con soluzioni sia di guida sia di supporto alla gestione documentale, che prevedano la conservazione sostitutiva dei documenti delle scuole, alla gestione del fascicolo elettronico del docente e dello studente e all'archivio virtuale - per aumentarne l'efficienza e, in particolare, migliorare il lavoro del personale interno"; ritenuto, ad avviso degli interroganti, che il processo di dematerializzazione, cioè la classificazione e protocollazione dei documenti, eventuali firme digitali e autenticazioni e autorizzazioni per accedere ai documenti e tutta la gestione documentale su un cloud è una procedura molto complessa che va integrata in un piano nazionale della transizione digitale. Ci sono software che aiutano le scuole in alcuni servizi, ma sono un insieme di software o parti customizzate a seconda delle richieste necessarie che vanno integrate a livello nazionale, si chiede di sapere: a quanto ammonti l'importo complessivo stanziato per l'avviso pubblico "Digital board: trasformazione digitale nella didattica e nell'organizzazione"; quali siano i motivi della mancata partecipazione al bando di 1.350 istituti e se si intendano valutare azioni di recupero o accertare eventuali responsabilità dirigenziali; se sia prevista la pubblicazione dei progetti sul sito internet del Ministero o di ogni istituto scolastico, per permettere a tutti i portatori di interesse, in particolare le famiglie degli studenti, di poter monitorare il progetto della loro scuola al fine di garantire l' accountability della progettualità; se sia previsto un monitoraggio della realizzazione e dell'efficacia dei progetti e se questi siano integrati nel progetto nazionale più ampio di dematerializzazione; se ciascuno dei quasi 7.000 istituti scolastici debba gestire un proprio bando di gara, con conseguente danno economico, sia in termini di risorse umane impegnate negli istituti scolastici per l'espletamento delle stesse, sia dei costi aggiuntivi dovuti alla gestione delle gare, nonché alla mancanza di economicità relativamente ai prezzi di aggiudicazione; se l'avviso pubblico del Ministero dell'istruzione sia integrato con la Rete unica di interconnessione nazionale dell'istruzione finanziato per 700 milioni di euro con il Fondo complementare al PNRR. Atto n. 4-06249 LANNUTTI ANGRISANI ORTIS NATURALE GIANNUZZI BOTTO ABATE Ai Ministri dell'interno e della giustizia Premesso che: come diffusamente riportato dalla stampa, Ennio Di Lalla è un signore romano di 86 anni, che abita nel quartiere Don Bosco della Capitale. Lo scorso 13 ottobre, dopo aver fatto delle visite mediche per la sua cardiopatia, è tornato a casa e ha trovato la porta del suo appartamento con la serratura cambiata e sulla porta c'erano evidenti segni di scasso. Nella notte qualcuno era entrato nella casa, occupandola. L'anziano ha così chiamato i Carabinieri, che però, in assenza di disposizioni del magistrato, non sono potuti intervenire. Era cambiato persino il nome sul campanello, che riportava il nome di Sinanovic Nadia, quello di una delle due rom che aveva occupato l'abitazione. Interrogata dalle forze dell'ordine dopo la denuncia del signor Di Lalla, la donna ha sempre fornito versioni diverse, persino che l'abitazione gli era stata donata dal signor Di Lalla, perché era la sua amante. Tutte circostanze smentite dalla vittima. Ennio Di Lalla soffre di diverse patologie e quando sta male va a stare a casa del fratello per qualche giorno, come accaduto dal 9 al 14 ottobre 2021. Così il signor Ennio è stato costretto per altri 21 giorni a rimanere fuori dalla sua abitazione, impossibilitato a recuperare vestiario e farmaci, compresi i documenti sanitari per lui indispensabili; secondo quanto scritto da diversi quotidiani, gli occupanti della casa del signor Di Lalla sarebbero stati sei: quattro donne e due uomini. Nell'immediato le forze dell'ordine non avrebbero fatto nulla per aiutare l'anziano. I Carabinieri hanno spiegato alla vittima che non trattandosi di un furto in corso non potevano procedere allo sfratto forzato, poiché per questo intervento è necessario l'ordine di un giudice. Ventuno giorni dopo l'occupazione è stato finalmente emanato un decreto di sgombero. Il GIP ha disposto un sequestro preventivo e il PM l'ha firmato, stabilendo che la casa sarebbe tornata immediatamente all'anziano. Quando i militari sono arrivati, la casa era già vuota e devastata; il legale del signor Di Lalla, l'avvocato Alessandro Olivieri, ha spiegato che il giorno in cui il signor Ennio gli ha conferito l'incarico, ha subito presentato alla Procura di Roma istanza di sequestro preventivo. "Si tratta di una misura cautelare che serve proprio ad evitare il depauperamento del bene", in attesa che le indagini facciano il loro corso. Ma "per ottenere l'emissione della misura da parte del Gip abbiamo dovuto aspettare 17 giorni. Ed è un fatto inaccettabile considerato che per loro natura le misure cautelari sono misure urgenti". Il che, per l'avvocato, ha una sola plausibile spiegazione: "A livello pragmatico c'è stata una lentezza nel considerare i fatti esposti ed agire. Questo nonostante i miei solleciti giornalieri"; appena ha potuto rientrare in casa, da una prima ricognizione superficiale il signor Di Lalla si è reso conto che mancavano molti oggetti, quadri di Domenico Purificato, il maestro del neorealismo romano e amico di famiglia, e la vetrinetta con dentro la collezione di accendini d'oro e sterline. Spariti anche i suoi vestiti. "All'interno c'era anche un cane, relegato in balconcino tra le sue feci - ha spiegato il legale del signor Di Lalla -. Quello dell'utilizzare un animale per rallentare le procedure di sgombero è uno degli escamotage più in voga tra gli abusivi, perché prima di effettuare l'intervento bisogna trovare un luogo idoneo per sistemarlo"; per il pensionato l'odissea però non è finita velocemente. Da sfrattato dal suo appartamento, il signor Ennio è stato nominato custode, ovvero responsabile dell'immobile posto sotto sequestro, senza però la possibilità di rientrarvi subito. Per tornare nell'abitazione, infatti, ha dovuto attendere un ulteriore sblocco giudiziario. Il magistrato che aveva chiesto lo sgombero e il sequestro dell'appartamento ha autorizzato il rientro lunedì 8 novembre. Il legale del pensionato aveva formalizzato la richiesta due giorni prima; intanto le due donne individuate come le occupanti dell'appartamento risultano ora indagate a piede libero. Pertanto, "se il reato non andrà in prescrizione e si arriverà a una sentenza di condanna, difficile si facciano anche un solo giorno di carcere - ha sottolineato l'avvocato Olivieri -. E poi se nullatenenti non pagheranno un euro"; nel quartiere, nel frattempo, è partita una gara di solidarietà per aiutare il signor Di Lalla. Sabato 6 novembre è stata avviata una raccolta fondi, che serviranno a risistemare la casa, distrutta dalle due occupanti abusive; considerato inoltre che nel Comune di Roma, solo tra gli immobili popolari gestiti dal Campidoglio e quelli dell'Azienda Territoriale per l'Edilizia Residenziale (ATER) si contano centinaia di case occupate abusivamente. Nel corso degli ultimi due anni, l'ATER ha formalizzato istanze al Comune per rientrare in possesso di una parte dei propri appartamenti. Pratiche chiuse per avviare lo sgombero in 80 appartamenti disseminati in ogni quadrante della città, per i quali, tuttavia, si aspettano ancora gli interventi, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti descritti in premessa; se il Governo, alla luce dei fatti esposti in premessa, voglia disporre una eventuale azione ispettiva, onde evidenziare se sussistano nel caso del signor Di Lalla ritardi ingiustificati sia per quanto riguarda le forze dell'ordine, sia per quanto riguarda il rilascio della istanza di sequestro dell'abitazione; se, in casi come quello descritto in premessa, il Governo voglia promuovere iniziative affinché vengano inasprite le sanzioni penali per coloro che occupano abusivamente le case possedute o destinate alle persone più fragili e, più in generale, a chi ne ha diritto, per una scelta che non sia solo di legalità, ma anche e soprattutto di solidarietà. Interrogazioni, da svolgere in Commissione A norma dell'articolo 147 del Regolamento, le seguenti interrogazioni saranno svolte presso la Commissione permanente: 9ª Commissione permanente (Agricoltura e produzione agroalimentare): 3-02919 della senatrice Alessandrini ed altri, sugli effetti dell'aumento dei prezzi nella filiera del grano duro e della pasta; 3-02926 del senatore Bergesio ed altri, sull'obbligo di indicazione dell'origine in etichetta della materia prima per il latte e i prodotti lattiero-caseari.