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SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Assemblea 308 Presidenza del vice presidente LA RUSSA, indi del vice presidente CALDEROLI N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Forza Italia Berlusconi Presidente-UDC: FIBP-UDC; Fratelli d'Italia: FdI; Italia Viva-P.S.I.: IV-PSI; Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione: L-SP-PSd'Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP-PATT, UV): Aut (SVP-PATT, UV); Misto: Misto; Misto-IDEA e CAMBIAMO: Misto-IeC; Misto-Liberi e Uguali: Misto-LeU; Misto-+Europa - Azione: Misto-+Eu-Az. Presidenza del vice presidente LA RUSSA PRESIDENTE . La seduta è aperta (ore 16,31). Si dia lettura del processo verbale. LAFORGIA, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del 24 marzo. PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato. Comunicazioni della Presidenza PRESIDENTE . L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Sull'ordine dei lavori PRESIDENTE . Informo l'Assemblea che all'inizio della seduta il Presidente del Gruppo MoVimento 5 Stelle ha fatto pervenire, ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento, la richiesta di votazione con procedimento elettronico per tutte le votazioni da effettuare nel corso della seduta. La richiesta è accolta ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento. Governo, composizione PRESIDENTE . Comunico che il Presidente del Consiglio dei ministri ha inviato la seguente lettera: «Roma, 26 marzo 2021 Onorevole Presidente, La informo che il Presidente della Repubblica, con proprio decreto in data odierna, adottato su mia proposta, ha accettato le dimissioni rassegnate dalla sen. Simona Flavia MALPEZZI dalla carica di Sottosegretaria di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri. F.to Mario Draghi». Gruppi parlamentari, cessazione PRESIDENTE . Comunico che a seguito del passaggio in data 29 marzo 2021 dei senatori Merlo e Cario al Gruppo Misto, viene meno il requisito di consistenza numerica previsto dall'articolo 14, comma 4, del Regolamento, per la costituzione del Gruppo parlamentare Europeisti-MAIE-Centro Democratico. Il Gruppo Europeisti-MAIE-Centro Democratico è pertanto dichiarato sciolto, ai sensi dell'articolo 14, comma 6, del Regolamento. (Brusio) . Senatore Balboni, la ringrazio. C'è un po' troppo movimento nell'Aula oggi. Sui lavori del Senato PRESIDENTE . La Conferenza dei Capigruppo ha approvato il calendario dei lavori fino all'8 aprile. Restano confermati gli argomenti già previsti per la settimana corrente con una nuova ripartizione dei tempi di discussione del decreto-legge sull'abilitazione all'esercizio della professione di avvocato. La prossima settimana l'Assemblea si riunirà a partire dalle ore 10 di mercoledì 7 aprile per l'eventuale seguito del decreto-legge sull'abilitazione all'esercizio della professione di avvocato, ove non concluso domani, e per la discussione del decreto-legge sul differimento delle consultazioni elettorali 2021. La ripartizione dei tempi della discussione di quest'ultimo provvedimento prevede per ciascun Gruppo dieci minuti in discussione generale e dieci minuti in dichiarazione di voto. Inoltre il calendario prevede, a partire dalle ore 15 di mercoledì 7 e nella mattinata di giovedì 8 aprile, la discussione della mozione sul cashback , presentata dal senatore Ciriani e da altri senatori, e di due mozioni che saranno indicate dai Gruppi di maggioranza (aggiungo non ancora pervenute). Giovedì 8 aprile, alle ore 15, avrà luogo il question time con la presenza dei Ministri dello sviluppo economico, della transizione ecologica e per gli affari regionali. Calendario dei lavori dell'Assemblea PRESIDENTE . La Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari, riunitasi oggi, con la presenza dei Vice Presidenti del Senato e con l'intervento del rappresentante del Governo, ha adottato - ai sensi dell'articolo 55 del Regolamento - il calendario dei lavori fino all'8 aprile: Martedì 30 marzo h 16,30 - Disegno di legge n. 1892 e connesso - Delega al Governo per l'assegno unico e universale (approvato dalla Camera dei deputati) (voto finale con la presenza del numero legale) Mercoledì 31 marzo h. 9,30-19,30 - Disegno di legge n. 2133 - Decreto-legge n. 31, Abilitazione all'esercizio della professione di avvocato (voto finale entro il 14 aprile) (scade il 12 maggio) (ove concluso dalla Commissione) - Relazione delle Commissioni riunite 5ª e 14ª sulla Proposta di Piano nazionale di ripresa e resilienza (dalle ore 16 di mercoledì 31 marzo) Giovedì 1° aprile h. 9,30 Mercoledì 7 aprile h. 10 - Eventuale seguito disegno di legge n. 2133 - Decreto-legge n. 31, Abilitazione all'esercizio della professione di avvocato (voto finale entro il 14 aprile) (scade il 12 maggio) - Disegno di legge n. 2120 - Decreto-legge n. 25, Differimento consultazioni elettorali 2021 (voto finale entro il 7 aprile) (scade il 7 maggio) - Mozione n. 317, Ciriani ed altri, sul cashback - Mozioni indicate dai Gruppi di maggioranza - Interrogazioni a risposta immediata, ai sensi dell'articolo 151- bis del Regolamento (giovedì 8, ore 15) Giovedì 8 " h. 9,30 Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. 1892 e connesso (Delega al Governo per l'assegno unico universale) Relatori 15' Governo 15' Gruppi 3 ore, incluse dichiarazioni di voto, di cui: M5S 32' L-SP-PSd'Az 29' FIBP-UDC 26' Misto 26' PD 22' FdI 21' IV-PSI 16' Aut (SVP-PATT, UV) 14' Dissenzienti 5' Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. 2133 (Decreto-legge n. 31, Abilitazione all'esercizio della professione di avvocato) Relatori 15' Governo 15' Gruppi 3 ore, incluse dichiarazioni di voto, di cui: M5S 32' L-SP-PSd'Az 29' FIBP-UDC 26' Misto 26' PD 22' FdI 21' IV-PSI 16' Aut (SVP-PATT, UV) 14' Dissenzienti 5' Ripartizione dei tempi per la discussione della Relazione delle Commissioni riunite 5 a e 14 a sulla Proposta di Piano nazionale di ripresa e resilienza (7 ore, incluse dichiarazioni di voto) Relatori 30' Gruppi 6 ore e 30 minuti, di cui: M5S 1 h 10' L-SP-PSd'Az 1 h 3' FIBP-UDC 56' Misto 53' PD 47' FdI 40' IV-PSI 35' Aut (SVP-PATT, UV) 29' Dissenzienti 5' Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. 2120 (Decreto-legge n. 25, Differimento consultazioni elettorali 2021) (3 ore e 10 minuti) Relatori 10' Governo 10' Votazioni 10' La ripartizione dei tempi prevede, per ciascun Gruppo, 10 minuti in discussione generale e 10 minuti in dichiarazione di voto. Discussione dei disegni di legge: Doc 1892 Delega al Governo per riordinare, semplificare e potenziare le misure a sostegno dei figli a carico attraverso l'assegno unico e universale Deputato DELRIO ed altri. - (Approvato dalla Camera dei deputati) Doc 472 Delega al Governo per riordinare e potenziare le misure a sostegno dei figli a carico attraverso l'assegno unico e la dote unica per i servizi NANNICINI ed altri. - (Votazione finale qualificata ai sensi dell'articolo 120, comma 3, del Regolamento) (Relazione orale) Approvazione del disegno di legge n. 1892 PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca la discussione dei disegni di legge nn. 1892, già approvato dalla Camera dei deputati, e 472. Il relatore, senatore Laus, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta. (Brusio) . Colleghi, capisco che siamo in periodo pre-pasquale, ma il brusio è veramente eccessivo. Potevo sopportarlo durante le comunicazioni della Presidenza, ma il senatore Laus potrebbe giustamente non consentirlo, quindi vi prego di ascoltare, se rimanete in Aula, o di spostarvi alla buvette . Ha facoltà di parlare il relatore. LAUS, relatore . Signor Presidente, onorevoli rappresentanti del Governo, colleghe e colleghi, vi ringrazio per il silenzio. Il disegno di legge oggi all'esame dell'Assemblea del Senato reca una disciplina di delega per il riordino, la semplificazione e il potenziamento delle misure a sostegno dei figli a carico attraverso l'istituzione dell'assegno unico e universale. Si tratta di una riforma storica di cui si è cominciato a parlare nella scorsa legislatura e che è stata portata avanti con forza e convinzione in questa legislatura, in primis con i disegni di legge a firma del senatore Nannicini e degli onorevoli Del Rio e Lepri, presentati contestualmente il 4 giugno 2018 al Senato e alla Camera dei deputati e che ora finalmente sta per essere approvata. Vorrei dire innanzitutto che sono molto orgoglioso, come relatore del provvedimento, del fatto che esso è stato approvato all'unanimità dalla Commissione lavoro pubblico e privato, previdenza sociale. Ciò è motivo di grande soddisfazione per il Parlamento. La rilevanza e la portata innovativa del disegno di legge, di iniziativa parlamentare, sono state riconosciute da tutti i Gruppi, uniti dall'esigenza e dalla volontà di dare una risposta forte e decisa a quello che rappresenta uno dei problemi e, al contempo, la più grande risorsa che abbiamo, ovvero il sostegno dei nostri figli. Il disegno di legge in esame rappresenta una riforma fondamentale e una grande opportunità per introdurre finalmente una misura universalistica e progressiva, a tutela e a sostegno della natalità, della genitorialità e della famiglia, con particolare attenzione alle famiglie numerose e ai disabili. Si tratta di una misura universalistica, che riguarda tutte le famiglie, senza alcuna esclusione. Alle famiglie già beneficiarie di risorse si aggiungeranno finalmente quelle che, fino a questo momento, erano escluse da ogni tipo di beneficio o ne erano destinatarie in modo residuale, ovvero i lavoratori autonomi, i liberi professionisti, gli incapienti e i disoccupati. Ciò significa che i destinatari dell'assegno saranno le famiglie in quanto tali, non più gli individui, per la tipologia di lavoro che svolgono e per il tipo di contratto che hanno. A questo proposito, voglio ricordare ciò che afferma l'articolo 35 della Costituzione: «La Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni». Essa tutela quindi il lavoro in quanto tale e non il contratto di lavoro. Il presente provvedimento rappresenta l'inizio di un nuovo percorso, un cambio di impostazione nella gestione delle politiche per la famiglia, oserei dire un approccio culturale diverso ed europeo, che riconosce finalmente la centralità dei figli. Solo adeguate politiche familiari possono invertire la drammatica tendenza, che vede l'Italia tra i Paesi con un tasso di natalità bassissimo. Natalità significa sviluppo del Paese e non solo dal punto di vista economico, tenuta del sistema pensionistico e crescita. Le politiche familiari attuate fino a questo momento non sono riuscite, per la loro frammentarietà e mancanza di continuità, a restituire fiducia ai nostri giovani e ai nostri figli. È ormai da troppo tempo che l'Italia si trova in quello che è stato definito un inverno demografico, aggravato purtroppo da questa terribile pandemia. I numeri sono impietosi: secondo il rapporto Istat riguardante la dinamica demografica durante la pandemia da Covid-19, nell'anno 2020 i decessi ammontano a 746.146, mentre le nascite solo a 404.104, il livello più basso mai registrato dall'Unità d'Italia. Non c'è più tempo da perdere, occorre ridurre le disuguaglianze, sostenendo in modo adeguato le famiglie e le donne, che, non dimentichiamolo mai, hanno pagato, in termini di perdita di lavoro, il prezzo più caro nel corso di questa pandemia e che, ancora oggi, sono spesso costrette a scegliere tra il desiderio di maternità e il lavoro. Anche in questo caso i numeri sono impietosi: secondo quanto riportato dall'Istat, su 101.000 lavoratori che hanno perso il lavoro a dicembre, ben 99.000 sono donne. Quindi occorre dare fiducia e sostegno alle famiglie, ai giovani, alle nostre figlie e ai nostri figli e lo possiamo fare grazie a una misura universale giusta e - fatemelo dire - veramente semplice. Un altro aspetto rivoluzionario di questa misura è infatti la sua semplicità: si tratta infatti di una misura che sostituirà molte altre misure che in questi anni si sono accavallate, dando luogo ad una vera e propria stratificazione normativa. È per superare questa stratificazione che il disegno di legge in esame mira ad una profonda riorganizzazione e razionalizzazione delle misure a sostegno dei figli. C'è un'altra cosa che vorrei dire prima di passare al contenuto del provvedimento in esame e su questo chiedo ancora gentilmente l'attenzione da parte delle colleghe e dei colleghi. In questi giorni molti articoli di vari quotidiani hanno posto una legittima preoccupazione e cioè che la misura che stiamo per introdurre possa penalizzare una parte di coloro che già beneficiano di detrazioni fiscali e assegni al nucleo familiare, con particolare riferimento alle famiglie con figli di età superiore ai ventuno anni, ai conviventi e a coloro che hanno patrimoni elevati. Secondo una simulazione dell'Istat, per il 29,7 per cento delle famiglie il saldo tra l'introduzione della nuova misura e il superamento di quelle esistenti sarebbe negativo. Per ovviare a questa eventualità la Commissione lavoro ha approvato un ordine del giorno teso a garantire che la generale ridefinizione delle misure in favore delle famiglie, prevista dalla disciplina di delega in esame, non comporti alcun effetto di riduzione delle misure di sostegno in favore delle famiglie con figli. Siamo certi che il Governo opererà in questa direzione, con il reperimento delle risorse necessarie, per attuare in modo pieno la riforma che stiamo per approvare. Venendo al contenuto del provvedimento, l'assegno unico e universale costituisce, sulla base del principio universalistico, un beneficio economico attribuito progressivamente a tutti i nuclei familiari con i figli a carico, nell'ambito delle risorse disponibili, al fine di favorire la natalità, di sostenere la genitorialità e di promuovere l'occupazione, in particolare femminile. Il criterio di gradualità è connesso all'esigenza di conseguire le relative risorse finanziarie, derivanti in parte dal graduale superamento o dalla soppressione delle misure vigenti in materia di sostegno ai figli. In merito al profilo finanziario, occorre sottolineare che la legge di bilancio del 2021 ha nel frattempo operato una rilevante destinazione di risorse per l'attuazione dell'istituto, disponendo un incremento del relativo stanziamento pari a 2.566 milioni per il 2021 e pari, a decorrere dal 2022, ad un importo compreso tra 5.000 e i 6.000 milioni l'anno. Tale incremento, che si aggiunge alle risorse già stanziate dalle altre norme vigenti, costituisce un elemento fondamentale anche ai fini dell'attuazione degli impegni prospettati nell'ordine del giorno accolto dal Governo durante l'esame da parte dell'11 a Commissione al Senato, di cui vi ho già parlato. Secondo i principi e i criteri direttivi di delega generale, l'accesso all'assegno in esame è assicurato per ogni figlio a carico con criteri di universalità e progressività. L'ammontare dell'assegno è modulato sulla base della condizione economica del nucleo familiare, come individuata attraverso l'indicatore della situazione economica equivalente (ISEE) e sue componenti, tenendo conto dell'età dei figli a carico. L'assegno non è considerato per la richiesta e per il calcolo delle prestazioni sociali agevolate, dei trattamenti assistenziali e gli altri benefici e prestazioni sociali in favore dei figli con disabilità. Le borse di lavoro volte all'inclusione o all'avvicinamento in attività lavorative di persone con disabilità non sono considerate, ai fini dell'accesso all'assegno, per il calcolo dello stesso. PRESIDENTE. Concluda, senatore Laus. Un minuto. LAUS, relatore . L'assegno è pienamente compatibile con l'istituto del reddito di cittadinanza e della pensione di cittadinanza. È concesso nella forma di credito d'imposta, ovvero di erogazione mensile di una somma in denaro. L'assegno è ripartito in pari misura tra i genitori, ovvero, in loro assenza, è assegnato a chi esercita la responsabilità genitoriale. Si prevede l'istituzione di un organismo aperto alla partecipazione delle associazioni familiari maggiormente rappresentative al fine di monitorare l'attuazione e verificare l'impatto in esame. L'assegno è riconosciuto con cadenza mensile per ciascun figlio minorenne a carico, nonché per ogni nascituro a decorrere dal settimo mese di gravidanza. Si prevede inoltre che per i figli successivi al secondo l'importo dell'assegno sia maggiorato. L'assegno è riconosciuto - per un importo inferiore rispetto a quello spettante per i minorenni - per ciascun figlio maggiorenne a carico fino al compimento del ventunesimo anno di età, con possibilità di corresponsione dell'importo... (Il microfono si disattiva automaticamente) . PRESIDENTE. Senatore Laus, sintetizzi e consegni il testo scritto del suo intervento, perché siamo ben oltre il tempo consentito, affinché resti agli atti. LAUS, relatore . Arrivo alla conclusione, Presidente. Le misure vigenti che sono interessate dal principio di graduale superamento o di soppressione sono: l'assegno dei nuclei familiari con... (Il microfono si disattiva automaticamente) . PRESIDENTE. Il microfono si disattiva automaticamente, le concedo ancora un po' di tempo ma la prego, per la prossima volta, di calcolare il tempo a sua disposizione. Prego, concluda. LAUS, relatore . La ringrazio, Presidente. Stavo elencando le misure, che sono inoltre: il premio alla nascita o all'adozione, il Fondo di sostegno alla natalità, le detrazioni dall'Irpef per i figli a carico. Vorrei concludere dicendo che auspichiamo che il Governo adotti al più presto i decreti legislativi perché non c'è più tempo da perdere se vogliamo dare... PRESIDENTE . Ne siamo consapevoli, la ringrazio, senatore, ma davvero non c'è più tempo. Dichiaro aperta la discussione generale. È iscritta a parlare la senatrice Cirinnà. Ne ha facoltà. CIRINNA' (PD) . Signor Presidente, colleghi e colleghi, il disegno di legge all'esame dell'Assemblea ha una storia molto lunga alle spalle, ma io voglio sperare che abbia anche un orizzonte largo e profondo davanti a sé. È il frutto di un lavoro molto faticoso, un risultato fortemente voluto dal Partito Democratico che dimostra qualcosa di molto importante. Quando la vita delle persone e delle famiglie non è trattata con gli strumenti dell'ideologia e del pregiudizio si può costruire davvero l'uguaglianza. Famiglie, ho detto famiglie al plurale: lasciatemi dire che sono molto soddisfatta anche della formulazione linguistica di questo testo perché, come sapete, ritengo da tempo che anche la lingua è sostanza, non è forma. Questo testo ha una formulazione linguistica corretta: è inclusivo e aperto alle pluralità delle forme di vita familiare presenti nel nostro Paese. E sono felice che, anche grazie allo sforzo di tante e tanti colleghi della Camera, e anche grazie al mio intervento sulla relatrice alla Camera, sia stato corretto l'iniziale riferimento alle associazioni di "tutela della famiglia" quanto alla composizione dell'organismo di monitoraggio. Oggi, più correttamente, come ha detto il relatore Laus, si parla di "associazioni familiari maggiormente rappresentative": questo è un bel segnale. Il provvedimento attua l'articolo 3 della Costituzione, che troppo spesso dimentichiamo; attua il suo comma più difficile da realizzare, ma anche il più bello, il secondo, che afferma che è compito della Repubblica rimuovere ogni ostacolo che impedisca il libero sviluppo della persona umana e la piena partecipazione alla vita politica, economica e sociale. Dunque, pari dignità sociale, nella concretezza delle differenze, delle relazioni e delle esperienze di vita. Senza efficaci garanzie di uguaglianza non c'è vera libertà di scelta, compresa la scelta di diventare genitori e di formare una famiglia. Questo non deve riguardare solo ed esclusivamente la denatalità, che giustamente ci preoccupa e che non si risolve con la retorica né con l'ideologia, ma con concrete politiche di uguaglianza. Parlo soprattutto di uguaglianza di genere, che si riempie di contenuto solo se a donne e uomini viene consentito di scegliere e agire in condizioni di piena parità. Certo, l'assegno unico non basta, e voglio dirlo con forza; la strada è ancora molto lunga, bisogna arrivare a congedi perfettamente paritari, alla parità salariale, al contrasto senza quartiere a ogni discriminazione, che ancora colpisce le donne sul mondo del lavoro per il solo fatto di essere donne e magari di avere una famiglia. Ma anche all'uguaglianza tra i figli. Stiamo parlando, secondo le stime, di quasi 8 milioni di famiglie, di circa 28 milioni di persone, tra cui 12 milioni di figli, dei quali circa 75.000 con disabilità. Secondo il più recente rapporto di Save the Children l'11,4 per cento di loro vive in condizioni di povertà; una povertà economica, troppo spesso anticamera di una povertà educativa, affettiva e relazionale e di una profonda solitudine, ulteriormente aggravata dalla pandemia. Per queste bambine e questi bambini uguaglianza significa innanzitutto libertà da queste povertà. Una misura, come l'assegno universale, ma proporzionato al reddito, rende tangibile il sostegno pubblico a queste situazioni esistenziali dolorose. Concludo, signor Presidente, sottolineando un ulteriore profilo di uguaglianza tra i figli su cui vorrei soffermarmi. Parlo delle bambine e dei bambini delle famiglie arcobaleno; l'assegno non esclude tali famiglie e ciò dimostra, ancora una volta, che quando si parla della concretezza della vita e delle famiglie arcobaleno si condividono con tutte le altre famiglie le necessità, i problemi e le aspettative. Sottolineo un punto, sul quale concludo appellandomi al lavoro futuro; legalmente solo il genitore riconosciuto potrà accedere al beneficio dell'assegno unico, anche se il genitore non riconosciuto rientra nell'ISEE. Questo dimostra l'urgenza del riconoscimento. (Applausi) . Signor Presidente, chiedo di poter allegare agli atti la restante parte dell'intervento. PRESIDENTE. La Presidenza l'autorizza in tal senso. È iscritta a parlare la senatrice Alessandrini. Ne ha facoltà. ALESSANDRINI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, colleghi, Governo, va dato sicuramente atto che il provvedimento in esame è destinato ad aiutare concretamente le famiglie con figli. Non può inoltre che trovarci concordi la particolare attenzione riservata alle famiglie con figli disabili che percepiranno un assegno di importo maggiore come è opportuno che sia. Adottare norme che agevolino i soggetti disabili e le loro famiglie, oltre ad essere costituzionalmente corretto, costituisce uno dei punti su cui la Lega ha sempre insistito e continuerà a farlo anche nel Ministero istituito ad hoc . Altro aspetto da evidenziare è quello tutt'altro che trascurabile dello snellimento derivante dall'istituzione dell'assegno unico. Ben vengano disposizioni di legge orientate alla semplificazione che spero inaugurino un nuovo trend , in cui il cittadino non debba più sottoporsi a cervellotiche interpretazioni e conseguenti inaccettabili lungaggini burocratiche. Auspico in proposito che i decreti attuativi rendano agevole per le famiglie la fruizione del beneficio. Ciò che preme però sottolineare è come, anche in questa occasione, la Lega abbia dimostrato di voler tutelare tutte le famiglie con prole, nessuna esclusa, ed in sede attuativa vigilerà per evitare che vi siano famiglie che ricevano importi inferiori rispetto a quelli attualmente percepiti. Mai come in questo periodo le famiglie sentono la necessità di chiarezza e rassicurazione; nessuna legge sarebbe infatti veramente equa ove dimenticasse qualcuno recando condizioni peggiorative per le nostre famiglie (Applausi) . Noi come Gruppo lo abbiamo ben chiaro e siamo qui per ricordarlo costantemente e per evitare che ciò avvenga. In ossequio a tale principio, per il quale la Lega si è spesa, è fondamentale che i successivi decreti che verranno adottati in via attuativa siano migliorativi per le famiglie italiane perché gli italiani possano tornare ad avere fiducia in chi li rispetta, li rappresenta e che possano soprattutto tornare a vedere un futuro e a sperare in esso. La fiducia nel futuro è intimamente connessa con la possibilità di svolgere un'attività lavorativa. Il clima di precarietà che caratterizza il mondo del lavoro non ha di certo agevolato la costruzione di nuove famiglie e se in Italia da anni c'è un crollo della natalità, è perché gli italiani vorrebbero avere la certezza, anche economica, di poter mantenere i propri figli senza assistenzialismi, ma con la dignità del proprio lavoro. Il diritto al lavoro però è purtroppo rimasto sulla carta e mai come in questo periodo sta diventando sempre più lontano dall'attuazione con attività che chiudono tristemente i battenti per sempre. Una seria politica per l'incremento della natalità dovrà essere necessariamente supportata da un'adeguata politica per il lavoro, senza la quale risulterebbe destinata a naufragare miseramente. L'ultimo rapporto dell'Istat sulla crisi demografica in Italia ha evidenziato, tra le principali ragioni della denatalità, il clima di incertezza per il futuro. Quindi, è nostro preciso dovere trasformare quell'incertezza in fiducia. Come noto, nel 2020 si è registrato un nuovo minimo storico di nascite dall'Unità d'Italia: appena 404.000, quasi 16.000 in meno rispetto al 2019. Al 31 dicembre 2020 la popolazione residente è risultata inferiore di quasi 384.000 unità rispetto all'inizio dell'anno, come se fosse sparita una città grande quanto Firenze. Il rapporto promosso dal Dipartimento per le politiche della famiglia afferma che il 58 per cento degli italiani di età compresa tra i diciotto e i trentaquattro anni ha deciso di posticipare o abbandonare i progetti di procreazione. Se gli effetti della pandemia hanno inciso sulla natalità anche nel resto d'Europa, il dato italiano risulta comunque più allarmante. Al crollo della natalità si è accompagnato un massimo storico di decessi dal Secondo dopoguerra. Sicuramente la pandemia ha contribuito ad ampliare e amplificare un trend di declino di popolazione che era già in atto. C'è quindi una grande e pressante necessità di azioni immediate che incidano in maniera profonda sulle attuali dinamiche demografiche. Occorre invertire questa tendenza e bisogna farlo subito. Il disegno di legge in discussione rappresenta sicuramente un primo passo, a cui dovranno però seguire ancora ulteriori interventi incisivi per rilanciare l'occupazione. Come donna e madre ritengo che avere dei figli sia uno dei diritti inalienabili e il più bello. I figli e le nuove generazioni sono il futuro su cui dobbiamo investire. Una Nazione che non tutela la natalità con tutti i mezzi a sua disposizione è destinata alla decadenza e purtroppo finora si è fatto veramente poco in tal senso. Contiamo di inserire in futuro le misure per le famiglie in un contesto più vasto di riforma, ma ora è il momento di privilegiare gli interessi immediati delle famiglie italiane. Questi interessi sono e saranno sempre al primo posto per il nostro Gruppo parlamentare, perché non c'è più tempo e ora è il momento di agire. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Fantetti. Ne ha facoltà. FANTETTI (Misto) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, è solo di qualche giorno fa la dichiarazione di Hans Kluge, responsabile dell'Organizzazione mondiale della sanità per l'Europa, che certifica ciò che altri dati e statistiche ci avevano già mostrato. A livello europeo le donne sono le più colpite dalla pandemia. In Italia sono in maggioranza donne (il 68 per cento, secondo i dati della Ragioneria generale dello Stato) a lavorare nel Sistema sanitario nazionale con contratti a tempo indeterminato; sono principalmente donne a svolgere il ruolo di caretaker a genitori o parenti anziani; ancora, sono principalmente donne a prestare assistenza come badanti ad anziani. Sono donne e spesso anche madri in un Paese, come l'Italia, che secondo dati resi noti da Eurostat una settimana fa è fanalino di coda nella classifica della decrescita demografica in Europa. Guardando i dati sulla natalità nel nostro Paese dal 2010 al 2019, notiamo un vero e proprio crollo (da 1,46 a 1,27 figli per donna). Care colleghe e colleghi, in questo contesto la forte penalizzazione delle donne nel nostro Paese è ulteriormente aggravata a causa della pandemia e il provvedimento che ci accingiamo a votare, volto alla semplificazione e al potenziamento delle misure a sostegno dei figli a carico, è particolarmente opportuno. L'assegno unico universale è non solo giusto, ma assolutamente necessario. Auspico altresì che questo provvedimento sia garantito nei prossimi anni proprio perché sia chiaro che è una garanzia e un piccolo importante contributo che lo Stato dà a una giovane coppia che oggi pensa di costruire una famiglia e alle tante famiglie italiane in difficoltà. Per queste ragioni, preannuncio a nome del mio Gruppo il voto favorevole e auguro al Governo buon lavoro nell'esercizio della delega. PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Binetti. Ne ha facoltà. BINETTI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, ci sono molti motivi per rallegrarsi per l'approdo del provvedimento in Assemblea. Il primo risiede nel fatto che si tratta di un disegno di legge di iniziativa parlamentare e forse questo potrebbe segnare un cambiamento positivo, con il passaggio dalla dittatura del DPCM alla democrazia dei disegni di legge di iniziativa parlamentare. E questo già sarebbe per noi un punto importante, ma di questa legge ci sono molti aspetti che approviamo e alcune ombre che lascerò per la fine. Il primo punto che apprezziamo del provvedimento è il fatto che l'assegno unico universale venga riconosciuto al bambino prima ancora che nasca. Penso che a nessuno sfugga che cosa significa che al bambino, dal settimo mese di gravidanza della mamma in poi, e quindi prima della sua nascita, venga riconosciuto il diritto all'assegno universale. Non è ancora quello che sarebbe tanto piaciuto a Carlo Casini, il riconoscimento dello statuto giuridico dell'embrione, e cioè i diritti del bambino non ancora nato, ma è importante e positivo che questo Governo riconosca il valore della vita umana prima ancora che venga alla luce. Un secondo punto altrettanto importante è la modularità del provvedimento, il fatto che l'assegno venga riconosciuto al primo figlio, e poi venga implementato alla nascita del secondo o del terzo figlio: consideriamo questo un riconoscimento indiretto del valore delle famiglie numerose; un valore alla famiglia che desidera avere figli e si apre alla vita, e ciò significa aprirsi alla speranza e all'ottimismo, anche in momenti difficili come quelli che stiamo ora attraversando. Un terzo punto per me interessante è che al bambino che nasce portatore di una difficoltà o di un handicap - o potremmo dire disabilità o fragilità, se volessimo utilizzare un termine più ampio - l'assegno venga riconosciuto in forma maggiorata, perché è più pesante il carico di lavoro e di cura che spetta alla madre; carico che molto spesso tocca nella profondità la relazione tra madre e figlio e indubbiamente porta la madre a guardare ai propri sogni, alle proprie prospettive e anche alle proprie ambizioni professionali con un senso maggiore di prudenza, forse in qualche momento con un senso di limite. E quindi si riconosce come un valore che si aggiunge. E quel figlio, nella sua complessità, è comunque un valore in più in una famiglia. Un quarto punto che ci sembra molto importante è che quando quel figlio diventa maggiorenne, intraprende gli studi universitari o affronta un tirocinio, o probabilmente comincia ad affrontare un percorso professionale scarsamente retribuito, l'assegno passa direttamente a lui. E questo segna un passaggio di età, una crescita, un'emancipazione, un riconoscimento all'autonomia. Si passa, cioè, da una famiglia che ti accoglie, e in qualche modo ti custodisce prima ancora che tu nasca, ad una famiglia che, nel momento in cui intraprendi gli studi universitari o incominci a lavorare, crea per te l'occasione perché tu possa andare, perché tu possa muoverti. Sono punti rilevanti che definiscono questa non solo come una legge il cui elemento caratterizzante è l'impianto economico, ma piuttosto come una legge che vuole portare a una riflessione importante sul sistema sociale, sul sistema familiare in cui stiamo vivendo. Il primo dei punti nodali, in qualche modo critici del provvedimento, potrebbe essere considerato perfino un aspetto positivo, se non nascondesse in sé qualche insidia. Ed è il fatto che in realtà questa legge è una sorta di riorganizzazione di tutto l'insieme delle misure finora attribuite a una famiglia: c'è la possibilità che molte famiglie - è stato calcolato quasi un milione, secondo alcune simulazioni - possono arrivare a percepire perfino un po' meno di quello che, in maniera frazionata e frantumata, ma in modo reale, ricevevano su altri fronti. È un punto su cui dobbiamo ragionare, perché non vogliamo che le famiglie ricevano meno, ma in maniera organica ed universale - come si è detto - le ricevano di più, perché altrimenti la delusione potrebbe essere veramente qualcosa di molto sconfortante con cui dover fare i conti. E invece noi vogliamo che il valore della legge emerga sempre di più nella sua dimensione strutturale, esattamente per quello che ho detto all'inizio: proprio perché questa legge riconosce i diritti dei bambini non ancora nati; perché accompagna le famiglie numerose e in qualche modo riconosce al bambino portatore di handicap la necessità di avere qualcosa in più, non è possibile che, fatto il riordino delle diverse misure, alcune famiglie possano trovarsi a perdere un vantaggio. Abbiamo bisogno, quindi, che si torni a riflettere su questa legge esattamente su due binari e - a questo punto sì - uno dei binari è economico: che il finanziamento della legge sia ben più cospicuo. Abbiamo fatto la legge? Abbiamo il coraggio fino in fondo di rendere esigibili i diritti delle famiglie, i diritti delle persone. Non facciamo una semplice operazione di maquillage . Non riempiamoci la bocca con l'idea dell'assegno unico e universale che, questa volta sì positivamente, arriva a tutti, non solo ai figli di dipendenti, ma anche ai figli di genitori che svolgono lavori professionali autonomi e così via. Facciamo in modo che il vantaggio ci sia, che sia tangibile e concreto. E facciamo in modo che tutte le famiglie possano godere del senso stesso della legge, oltre che del contributo economico e materiale che essa comporta. Questo è ciò che chiediamo al Governo e che affidiamo, in modo particolare, alla Ministra della famiglia. Signora Ministra, lei ha ottenuto una cosa importante. Le chiediamo, però, di conseguirla nella sostanza e non solo nell'affermazione di principio. La sostanza è tutto quello che abbiamo detto. Ma la sostanza è anche il quantum che può arrivare alle famiglie in un momento drammatico come quello che stanno attraversando adesso, con un sostegno realmente dato alla famiglia e poi alle persone a mano a mano che crescono. Le famiglie devono sentire che, non solo con questo Governo, ma da esso in avanti, sono davvero il perno attorno al quale ruota tutta la coesione sociale del nostro Paese. (Il microfono si disattiva automaticamente). (Applausi) . PRESIDENTE. Prego, senatrice, concluda il suo intervento. BINETTI (FIBP-UDC) . Sarò brevissima, signor Presidente, e la ringrazio infinitamente per la sua attenzione. Se sapremo fare così e custodire tutto questo nello spirito, ma anche nella struttura economica, aumentando le risorse a disposizione delle famiglie, in particolare in questo momento di grande impoverimento, in cui il Paese è a crescita zero, se sapremo dare questa spinta positiva, tutto il Paese se ne avvantaggerà. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore De Vecchis. Ne ha facoltà. DE VECCHIS (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, sono stati 400.000 i bambini nati nel 2020, 16.000 in meno rispetto al 2019. I primi mesi del 2021 non sono confortanti. Si chiama denatalità: un problema etico e sociale che - a mio avviso - deve essere studiato e analizzato dai Governi per riportare la natalità ai tempi d'oro in cui l'Italia era una grande Nazione, com'è stato negli anni Sessanta. Sostituire un popolo con un'immigrazione selvaggia e invasiva non è la soluzione: poi magari lo auspicano i signori delle ONG, tra champagne e centri sociali. (Applausi) . No, signori miei: bisogna fare delle politiche attive a tutela della famiglia italiana, e ripeto della famiglia italiana. La Lega ha sostenuto l'assegno unico come primo passo, perché il nostro obiettivo è il quoziente familiare all'interno di una riforma fiscale con al centro la flat tax , per aiutare famiglie e imprese, il lavoro prima di tutto. I parlamentati della Lega hanno contribuito senza fare ostruzionismo becero: abbiamo ritirato i nostri emendamenti per far sì che questo disegno di legge venga approvato in tempi brevi al fine di aiutare le famiglie. Ripeto: è un primo passo e ci abbiamo messo tutto il nostro impegno. Ringrazio il senatore Pillon, che interverrà in fase di dichiarazione di voto, che con un ordine del giorno ha tutelato le famiglie numerose, che dobbiamo tutelare perché dobbiamo tornare al sistema delle famiglie numerose per dare quel collante sociale che si chiama "famiglia", da porre al centro del bene nazionale e degli interessi istituzionali. Ovviamente, ringrazio anche il Ministro per le pari opportunità e la famiglia e il ministro per le disabilità Erika Stefani, perché hanno dato priorità alle persone che soffrono di disabilità o hanno figli disabili. Aiutare le persone più fragili è un nostro diritto e dovere di società civile. Nei prossimi giorni porteremo avanti anche la discussione sui caregiver , perché le famiglie vanno aiutate. È un dovere, lo ripeto; sto ripetendo tantissime volte questa parola. È un dovere del Governo tutelare le famiglie. E lo ripeto ancora una volta, perché qualcuno vorrebbe disgregare il sistema familiare: la famiglia è il collante sociale e non va toccata, ma tutelata. Non voglio entrare in altre discussioni divisive, ma questo è il momento degli aiuti concreti. Non servono le battaglie ideologiche e strumentali, come lo ius soli e il disegno di legge dell'onorevolee Zan: oggi non servono e credo mai serviranno, perché l'Italia è una Nazione che ha in sé la cultura della famiglia. Stiamo subendo alcuni attacchi importanti sotto l'aspetto mediatico, televisivo e culturale, in cui alcuni aspetti della famiglia biologica tradizionale vengono criticati costantemente. Questo noi non lo possiamo tollerare. Dobbiamo tornare a una conversione culturale affinché la famiglia sia il centro dell'interesse comune. Ho alcuni appunti che vorrei ripetere: l'obiettivo è la riforma fiscale con la flat tax . Spesso e volentieri si banalizza il concetto di famiglia e di figli, ma dobbiamo tornare a vedere una Nazione prolifica e per questo aiuteremo i ragazzi, dal grembo della madre dal settimo mese fino a ventun anni, ad entrare nel mondo del lavoro, per un assistenzialismo che definisco non di retroguardia ma di avanguardia, perché dobbiamo far sì che i ragazzi e le ragazze siano in grado con le loro forze di entrare nel mondo del lavoro. Per questo scopo noi li sosterremo. Questo è un primo passo. Non siamo soddisfatti, e non lo nascondo, ma intanto superiamo la crisi economica e la pandemia e torniamo a vivere quanto prima. Spero che torneremo all'unico ristoro utile per tutte le attività, ossia la riapertura di tutte le aziende italiane. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Carbone. Ne ha facoltà. CARBONE (IV-PSI) . Signor Presidente, onorevoli colleghi e colleghe, signori e signore del Governo, il provvedimento che stiamo per approvare è frutto di un lavoro molto lungo, nato da una proposta di Italia Viva e già riconosciuto dal precedente Governo, che diventerà legge dello Stato grazie alla sensibilità del premier Draghi, molto attento al tema delle nuove generazioni e delle politiche sociali e familiari. È stato un lavoro lungo, una vera e propria riforma rivoluzionaria che il Paese attende da anni e che arriva in un momento in cui è estremamente necessaria per sostenere le famiglie italiane e aiutarle a progettare la ripartenza dopo la drammatica crisi causata dalla pandemia. L'assegno unico universale è un grande pezzo del più grande e generale family act che il Governo ha approvato e che da qui a qualche tempo anche il Parlamento discuterà. Come è noto, esso mette a disposizione risorse finanziarie dal settimo mese fino ai diciotto anni di età; si estende fino ai ventun anni di età, quando ci sono attività importanti in termini di formazione ed educazione, e ha una specifica formulazione anche in termini di indicazioni finanziarie per i disabili e per i figli che hanno problemi di disabilità. Al centro dell'azione del provvedimento, quindi, vi è finalmente la famiglia. Italia viva e questo Governo hanno messo finalmente - ribadisco, Ministro, finalmente - la famiglia al centro non solo dell'azione dell'Esecutivo, ma anche dello sviluppo delle politiche demografiche del nostro Paese. Dal 1945 ad oggi, infatti, le nascite si sono dimezzate. L'Istat negli ultimi dati presenta cifre clamorose: poco più di 400.000 nati annui, circa 700.000, invece, i deceduti. In questo saldo naturale così negativo è evidente che, senza interventi urgenti, per il nostro Paese ci sono all'orizzonte solamente prospettive difficili di sviluppo e di crescita. Grazie all'assegno possiamo invertire il pauroso fenomeno della denatalità e metterci in carreggiata con i Paesi più attrezzati in tema di politiche familiari, proponendoci finalmente come terra ospitale per i giovani, le giovani coppie e per le famiglie che vogliono continuare a credere e a investire nel futuro. L'Italia è un Paese che ha costruito, nel corso degli anni, tantissime agevolazioni di tipo fiscale. Sono circa 500 quelle che vengono censite, ma di queste pochissime sono state dedicate o sono dedicate alla famiglia. L'assegno è unico, perché riorganizza una giungla di misure, bonus , detrazioni stratificate nel tempo. È quindi un assegno semplice, perché semplifica la vita delle famiglie, permettendo loro di ricevere una misura di programmazione e di stabilità nel tempo. È un provvedimento attivante - come si dice - perché stimola la famiglia a proiettarsi nel futuro e a compiere scelte coraggiose. Le politiche familiari danno i frutti migliori quando hanno un carattere di stabilità, perché danno un'autonomia nella progettazione economica della vita. Grazie all'assegno unico ogni mese una famiglia saprà di poter contare su un importo fisso fino ai ventuno anni di età di ciascun figlio. Siamo di fronte a una vera rivoluzione per il nostro Paese. Credo che da luglio - e mi rivolgo direttamente a lei, cara ministra Bonetti - per snellire e facilitare ancora di più il lavoro delle nostre famiglie, dovremo poter consentire alle stesse di richiedere l'attivazione dell'assegno universale, oltre che all'INPS e ai CAF, anche tramite i patronati, che sono al momento esclusi e che - mi permetto di dire - in questo momento particolare si sono spesso gratuitamente sostituiti al lavoro dell'INPS. È un investimento sullo sviluppo sociale che non rende le famiglie dipendenti da un aiuto spot dello Stato, come altri inutili provvedimenti assistenziali. Dobbiamo essere tutti insieme felici del risultato. Oggi si deve prendere atto che una proposta di legge passa dalla teoria alla Gazzetta Ufficiale in appena sedici mesi e tutto questo grazie anche al contributo fondamentale e importante del mio partito. Italia Viva dimostra di essere ancora una volta un grande movimento riformista, che non propone misure spot e senza visione. È invece un luogo sano di presentazione di proposte concrete e realizzabili per il futuro del nostro Paese. Noi abbiamo a cuore l'Italia del domani; un'Italia che oggi, grazie al contributo determinante del ministro Elena Bonetti, a cui va tutta la nostra gratitudine per il lavoro costante ed efficace svolto, e grazie alla vision pragmatica di Matteo Renzi, compie passi in avanti notevoli e importanti verso la civiltà. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Drago. Ne ha facoltà. DRAGO (FdI) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, oggi ci ritroviamo qui a esaminare una proposta che è stata presentata come rivoluzionaria. A mio avviso è sicuramente un'iniziativa importante, ma non un intervento sul piano strutturale. Quando una riforma è strutturale - come si evince dallo stesso termine - si interviene dalla base. Questo provvedimento sull'assegno unico, che prende a riferimento i figli, e quindi i piccoli o i ragazzi anche maggiorenni fino a ventuno anni di età, in realtà interviene a favore di alcune categorie di famiglia. Ora verrò subito al dunque, spiegando il perché non si tratti di una riforma strutturale. Ad esempio, per le famiglie che hanno un Indicatore della situazione economica equivalente (ISEE) inferiore a 30.000 euro, per ogni figlio minore non vedremo un assegno di 250 euro - come oggi varie testate giornalistiche hanno comunicato - ma 161 euro al mese per figlio minore e 97 euro per figlio di ventuno anni. Stiamo parlando dell'80 per cento delle famiglie, e quindi otto su dieci. Invece, nel caso di un ISEE superiore ai 52.000, euro avremo un assegno per minore di 67 euro e un assegno per figlio di età compresa fra la maggiore età e fino a ventuno anni di 40 euro. La novità interessante è che vengono presi in considerazione e viene puntata l'attenzione soprattutto sui lavoratori autonomi e gli incapienti. Se però riteniamo che questa manovra, che non va a favore di 1,35 milioni di famiglie con 381 euro in meno all'anno, sia strutturale, allora per chi sarà vantaggiosa? Lo sarà solamente per una certa categoria di famiglie: alcuni lavoratori dipendenti - ad esempio - subiranno invece delle perdite, in questo caso di 381 euro l'anno. Detto calcolo viene fatto tenendo conto di una base di partenza fissa e di una seconda tranche che fa riferimento all'ISEE. Questo, però, è un sistema di calcolo che dovrebbe valutare la ricchezza delle famiglie, ma in verità - così come è impostato oggi - non la valuta assolutamente perché fa riferimento al reddito al lordo delle trattenute Irpef e delle addizionali comunali e regionali. Pertanto, quando nel testo - ad esempio - si afferma che il riferimento è l'ISEE o sue componenti, si intende il calcolo del patrimonio o il reddito, e in questo caso siamo già in una situazione discutibile, perché oggi il reddito è calcolato al lordo anziché al netto delle trattenute. Inoltre, anche il coefficiente di calcolo per stabilire le soglie dell'ISEE è assolutamente iniquo. Pertanto, la domanda che ci poniamo è quale sarà la ricchezza che andrà nelle tasche degli italiani. Le famiglie a cosa rinunciano, tenendo conto del fatto che il provvedimento non fa altro che operare delle semplificazioni? Vengono semplicemente accorpati dei fondi per crearne uno unico e distribuire le quote a lavoratori autonomi e agli incapienti. Le famiglie rinunciano all'assegno per i nuclei familiari con almeno tre figli minori, all'assegno di natalità, al premio alla nascita, alle detrazioni fiscali previste per figli a carico. In più, qualora uno o più decreti legislativi determinino nuovi o maggiori oneri che non trovino compensazione al proprio interno, essi sono adottati solo successivamente o contestualmente all'entrata in vigore dei provvedimenti legislativi che stanzino le occorrenti risorse finanziarie. Come vedete, Fratelli d'Italia ha dato prova anche alla Camera di dare il proprio sostegno a questa manovra, ma è chiaro che i fondi già stanziati sono insufficienti. Auspico che delle proposte migliorative che verranno oggi sottoposte a votazione in Aula vengano accolte e si apra un tavolo più ampio di confronto in riferimento al calcolo relativo ai figli a carico. La senatrice Cirinnà poco fa ha fatto cenno alle famiglie arcobaleno. Facendo riferimento ai giovani, ai ragazzi, ai figli, è chiara la posizione. Dobbiamo tenere conto allora dei figli di tutte le famiglie e, in primis , di quelle che verranno penalizzate, ovvero le famiglie numerose dai tre figli in su. Ministro, da questo momento in poi proporrei la possibilità di riflettere su un intervento che veda al primo posto le donne ai fini di innalzare l'indice di natalità. Il suo è il Ministero delle pari opportunità. Pertanto, ampliamo il congedo parentale: la decurtazione del 70 per cento dello stipendio per le donne con figli da zero a sei mesi non le invoglia a rinunciare al lavoro perché, di fatto, a questo si può arrivare. Bisogna innalzarlo, quindi, almeno fino a tre anni. Investiamo in questo senso. Vengo a un'altra proposta. Per non soffermarci sul figlio, di cui può sembrare che, a volte, se ne faccia un uso strumentale - ma sicuramente non è così - perché non pensare anche all'assegno di maternità per le donne che scelgono di seguire i propri figli rinunciando chiaramente ad altro? Ogni scelta comporta una rinuncia. Dobbiamo ampliare lo spettro e dobbiamo mettere in condizioni le famiglie di poter scegliere l'intervento più consono alle proprie esigenze interne. Da un canto, mi congratulo e, dall'altro, concludo sottolineando un'ultima criticità sul piano del metodo più che del merito. Qualcuno ne sarà venuto a conoscenza. Nell'espletare i lavori relativi all'Atto Senato 1892, la Commissione lavoro non ha tenuto conto del parere espresso dalla Commissione finanze e tesoro. Nel parere si indicava - anche da parte della sottoscritta - l'opportunità di far riferimento a una variazione dell'ISEE. Pur non essendo il suo parere vincolante - lo sono solo i pareri della 1 a e della 5 a Commissione - la Commissione finanze e tesoro, per la sua natura sarebbe dovuta entrare nel merito del provvedimento in quanto si fa riferimento all'indice che dovrebbe valutare la ricchezza delle famiglie. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Iori. Ne ha facoltà. IORI (PD) . Signor Presidente, signora Ministro, colleghe e colleghi, è importante che la proposta di sostegno alle famiglie e di contrasto alla denatalità attraverso l'assegno unico universale venga approvata proprio in questi giorni in cui sta arrivando l'ulteriore drammatico segnale sul fronte demografico dell'accentuazione del ribasso della natalità aggravata dalla crisi sanitaria. L'esito è un numero di nati ai minimi storici (404.000), che rende ancor più ampio il divario record rispetto ai decessi (meno 342.000). Dal 2008 questo trend negativo non si è mai arrestato, anzi ha accelerato la sua corsa e oggi siamo scesi al livello più basso di nascite. Siamo entrati in una fase di continua riduzione del numero delle potenziali madri e delle fasce centrali lavorative. Ecco perché è rilevante che si concretizzi il lungo percorso iniziato nel 2014 con la proposta di legge Lepri al Senato, ripresentata alla Camera nel corso di questa legislatura a prima firma Del Rio e approvata nel luglio del 2020. Ora, al Senato, tale disegno di legge è stato abbinato a una analoga proposta presentata dal senatore Nannicini: un percorso che, grazie anche al contributo della ministra Bonetti e in sinergia con i Gruppi parlamentari che si sono espressi, è arrivato al risultato di presentare un disegno di legge-delega per semplificare e potenziare le misure di sostegno per i figli a carico. È una questione che evidentemente riguarda il vero senso della parola futuro, che deve essere messa al centro del dibattito pubblico e dell'azione di Governo. Dice bene il professor Rosina quando parla di questa come della grande questione rimossa del nostro Paese. Eppure, conosciamo benissimo i costi economici e sociali di un rapporto sempre meno sostenibile tra popolazione anziana e giovani generazioni. In un quadro aggravato dall'enorme debito pubblico accumulato in questi anni, appare chiara l'esigenza di porre adesso, perché domani potrebbe essere troppo tardi, un freno a questo dramma demografico che rischia di compromettere il futuro del nostro Paese. Questo significa promuovere azioni per rendere meno insostenibili, sul lungo periodo, gli squilibri tra popolazione anziana e attiva. Se non si agirà in questa direzione, sarà impossibile promuovere crescita e benessere, rendere sostenibile il sistema di welfare e consentire a ciascuno la possibilità di realizzare progetti di vita, percorsi individuali, desideri, aspettative. Nei prossimi mesi saranno decisivi i nostri provvedimenti e le nostre scelte e saranno decisivi i decreti attuativi che dovremo emanare presto e bene. Dovremo saper sfruttare le possibilità offerte dal Next generation EU e dalle misure di sostegno per la promozione di progetti di cui l'assegno unico costituisce la prima parte. Dobbiamo cioè tenere insieme tre elementi importanti: l'investimento sulle opportunità formative e professionali delle nuove generazioni, le politiche familiari e un investimento sulle donne. Bisogna quindi rimettere al centro la scuola - abbiamo dati preoccupanti in merito alla dispersione scolastica, che ci vede ai primi posti in Europa, e una percentuale di laureati tra le più basse in Europa - e rimettere al centro le politiche per le famiglie, promuovendo la condivisione genitoriale dei ruoli di cura educativa. Dunque l'assegno unico universale è un passo importante che va integrato con uno strutturale potenziamento dei servizi per l'infanzia e con l'organizzazione del lavoro di cura per le persone fragili e non autosufficienti che ricade quasi sempre sulle spalle delle donne. Occorrerà rimettere al centro il tema dell'occupazione femminile, con sostegni concreti alle madri che lavorano, congedi parentali estesi ai padri, sgravi fiscali per il lavoro delle donne che non deve essere sempre il primo ad essere sacrificato. Due redditi consentono a una famiglia di guardare alla costruzione di un progetto di futuro con maggiore serenità. Non è un caso che i Paesi dove si fanno più figli sono oggi anche quelli con indice di occupazione femminile più alti. Si chiama giacimento di PIL potenziale: è quella quota di crescita in più che l'Italia potrebbe esprimere e che viene invece abbandonata in una sorta di miniera nazionale di risorse mai davvero sfruttate. Siamo arrivati a un incrocio paradossale di bassa partecipazione e bassa fecondità. Dovremmo costruire le condizioni perché non si abbia paura di perdere l'impegno di mettere al mondo una nuova vita. Così si può provare a superare la crisi demografica, come hanno fatto altri Paesi, come la Svezia e la Francia, riuscendo nell'inversione del trend . Oggi diamo un segnale positivo, di cui le famiglie hanno bisogno, che va nella direzione di mettere ordine tra le attuali forme di sostegno che il sistema riconosce alle famiglie e di corrispondere questo sostegno a tutti i contribuenti, autonomi o dipendenti. Sottolineo poi il principio della maggiorazione a partire dal terzo figlio e quella, fra il 30 e il 50 per cento in più, a seconda della gravità, prevista per i figli con disabilità. Oggi dunque compiamo un passo importante, ma non ancora sufficiente: se vogliamo arginare il declino demografico ed economico del Paese, serve un grande investimento sul capitale umano, sulle donne e sui giovani. Abbiamo l'opportunità di farlo e, se non sapremo coglierla, forse non ce ne saranno altre. È il momento di progettare il nostro futuro. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Giarusso. Ne ha facoltà. GIARRUSSO (Misto) . Signor Presidente, colleghi e colleghe, temo che il disegno di legge che stiamo discutendo sia un ennesimo atto di buona volontà, che purtroppo - come è stato evidenziato dai colleghi intervenuti in precedenza - potrebbe determinare effetti molto diversi da quelli voluti. Basta esaminare i fondi previsti per le misure in oggetto: la legge di bilancio per il 2021 ha stanziato 3 miliardi di euro e sono previsti 6 miliardi di euro per il 2022, ma sappiamo che queste cifre non bastano. Non soltanto questi soldi non sono sufficienti, ma le famiglie hanno bisogno di investimenti in asili nido, in servizi che consentano di conciliare famiglia e lavoro, in sostegni per le donne e per i giovani. Serve soprattutto un contesto sociale, economico e culturale in cui la nascita di un figlio non costituisca un peso. Vediamo poi l'analisi cruda dell'Istat sulla riforma dell'assegno unico, che - secondo i dati diffusi da questo ente - determinerebbe un incremento di reddito per il 68 per cento delle famiglie - questa è una cosa buona - tra cui quelle dei lavoratori autonomi, che oggi non percepiscono gli assegni, e per coloro che non raggiungono la soglia di capienza per le detrazioni fiscali. C'è un «però»: per il 2,4 per cento dei genitori non cambierebbe nulla e per circa il 30 per cento delle famiglie si avrebbe - secondo l'Istat - un peggioramento del livello degli aiuti. In particolare, risulterebbero danneggiati - come hanno già evidenziato i miei colleghi - i nuclei familiari con i figli over ventuno a carico dei genitori, che resterebbero esclusi dall'assegno unico e dalle attuali detrazioni. Sarebbero poi penalizzate le famiglie particolarmente numerose, in quanto la scala di equivalenza dell'ISEE attribuisce al quarto figlio dei valori in proporzioni inferiori. Verrebbero penalizzate anche le coppie di fatto, perché oggi, per il calcolo dell'assegno per il nucleo familiare, possono computare il solo reddito del richiedente, mentre passando all'ISEE dovrebbero considerare i redditi di entrambi i genitori. In questi giorni leggiamo sulla stampa delle rivendicazioni roboanti da parte di alcuni che cercano di intestarsi il provvedimento sull'assegno unico. Siamo abituati a questi spot , che vorremmo definirli spot da Formula 1, visto quello che è successo nei giorni scorsi. Siamo ancora lontani, però, dal concetto di assegno universale, cioè di un assegno per tutti e di uguale importo. Ciò che si sa, in questo momento, è che l'assegno oscillerà invece tra i 50 euro e i 200 euro per figlio, ma l'ISEE determinerà sia la platea effettiva, sia le varie gradazioni dell'assegno. Sarebbe veramente una beffa, qualora non vi fosse un'adeguata copertura economica proprio in questo periodo e per le famiglie questa manovra risultasse soltanto un miraggio o, peggio, un danno. Ci sono altre famiglie, però, colleghi, che in questo periodo sono in ambasce. Sono quelle che aspettano il ritorno dei loro cari da venti, ventidue o anche venticinque anni e che rischiano - lo rischiamo anche noi - di avere un bel regalo dopo le feste di Pasqua, con la pronuncia della Corte costituzionale che consentirebbe il ritorno a casa, nelle famiglie mafiose, di pericolosi e irriducibili boss stragisti, quelli che le famiglie le hanno fatte a pezzi. Ora, in una giornata come questa, in cui si parla tanto di aiuti alle famiglie, dobbiamo anche ricordare quelle che sono state massacrate dai mafiosi stragisti: la famiglia Nencioni, bruciata viva nel sonno, a Firenze; la famiglia Asta, con la povera mamma Barbara e i suoi gemellini, che sono rimasti due ombre di sangue in un muro del Trapanese per l'attentato al giudice Palermo. Ebbene, del pericolo che i mafiosi irriducibili possano tornare a casa senza scontare la propria pena nel perimetro governativo non si è sentita voce, tranne quella della Lega. Dov'è il resto della maggioranza? Dobbiamo pensare che la maggioranza approvi la posizione dell'Avvocatura dello Stato davanti alla Corte costituzionale? Approva il cedere le armi di fronte alle pretese dei mafiosi? È questo il modo per onorare le famiglie? Restituire alla mafia i più pericolosi boss della nostra storia? Ebbene, se vogliamo onorare le famiglie, le milioni di famiglie perbene di questo Paese, facciamo sentire la nostra voce contro questo obbrobrio. Difendiamo l'ergastolo ostativo per i mafiosi. Non facciamo, come vigliaccamente si usa fare in questo Paese, un terribile scaricabarile, scaricando sulla magistratura l'onere di valutare la liberazione di tali mafiosi, per dire che la politica non c'entra e che saranno stati i magistrati a liberarli. No: chi non interviene, chi tace e chi non mette i mezzi per impedire questo non potrà dire un domani «saranno stati i magistrati». Saranno le coscienze dei cittadini a capire chi ha armato le penne di quelli che libereranno i mafiosi. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Toffanin. Ne ha facoltà. TOFFANIN (FIBP-UDC) . Signor Presidente, signori rappresentanti del Governo, onorevoli colleghe e colleghi, la misura oggi in discussione e in votazione in Aula prevede, in linea di principio, obiettivi assolutamente condivisibili, che rientrano nel programma più completo del family act , ovvero sostenere la famiglia, incentivare la natalità, promuovere l'occupazione, prevalentemente femminile, fare un passo in avanti per allinearsi alle misure europee e procedere verso una semplificazione fiscale. Ricordiamo che in Italia la spesa di protezione sociale per la funzione famiglia e figli è inferiore a quella di tutti gli altri Paesi dell'Unione europea, con l'eccezione di Malta e dei Paesi Bassi, ed è pari a circa l'1 per cento del PIL nel 2018, rispetto a una media europea del 2,2. Signor Ministro, il provvedimento in esame presenta alcune criticità, che mettono a rischio il raggiungimento di tutti gli scopi prefissati. Di sicuro la semplificazione si ottiene, perché l'assegno è unico, assorbendo tutte le misure esistenti destinate alla famiglia e alla natalità, ma sarà proprio universale? E, soprattutto, manterrà gli stessi benefici vigenti per tutti? Molte simulazioni effettuate da più studi, a cominciare dall'Ufficio parlamentare di bilancio, evidenziano che le risorse messe a disposizione non bastano per erogare a tutti gli stessi benefici attuali. Infatti, i circa 12,5 miliardi attualmente impegnati per le misure vigenti e quelli in dotazione con la legge di bilancio - lo ricordo: 3 miliardi per il 2021 e fino a 6 miliardi per il 2022 e a decorrere dal 2023 - sono oggettivamente pochi, signor Ministro, tant'è vero che con l'ampliamento della platea dei destinatari, includendo anche i lavoratori autonomi incapienti e disoccupati, 1,3 milioni di famiglie riceverebbero - sempre da stime elaborate - circa 380 euro in meno all'anno rispetto a quanto percepiscono oggi. Signor Ministro, servono più risorse, ma serve anche produrre subito e correggere e rivedere il comma 4 dell'articolo 2, perché beneficiari e dell'assegno unico universale saranno anche le famiglie straniere che sono state o sono residenti in Italia per almeno due anni. Essere stato residente, signor Ministro, non va bene, perché si allarga la maglia in maniera impressionante (Applausi) e non abbiamo una determinazione effettiva della platea a cui saranno destinate queste risorse. Signor Ministro, stiamo per approvare un disegno di legge delega; ora, la declinazione della stessa spetta al Governo, spetta a lei, che deve stabilire gli indicatori di equivalenza economica ISEE per determinare le fasce per l'accesso all'assegno e garantire la massima copertura. Tuttavia, gli indicatori patrimoniali, oggi più che mai, non sono più rispondenti alla reale situazione economica delle famiglie. Stiamo vivendo un periodo di grave crisi, la pandemia ha colpito tutti indistintamente e forse bisogna ricordare che anche essere proprietari di una casa, di un bene, non sempre corrisponde a una capacità di spesa (Applausi) ; anzi, signor Ministro, diventa un onere aggiuntivo. Quindi, bisogna modulare molto attentamente i parametri di accesso all'assegno e nello stesso tempo, però, bisogna stabilire controlli preventivi molto accurati, onde prevenire quelle storture che si sono verificate e che si continuano a verificare con il reddito di cittadinanza. (Applausi). Il punto fondamentale, che dev'essere ben chiaro a tutti, è che l'assegno universale unico è da intendersi come sostegno alla natalità e alla famiglia, non al reddito. (Applausi) . Le nascite in Italia sono in continua diminuzione: solo nel 2019 ne sono state registrate 16.000 in meno rispetto all'anno precedente e si aggrava la situazione con le prospettive nefaste per il futuro ingenerate da questa pandemia. Secondo alcune stime, se alla fine di questo secolo dovessero permanere i trend attuali, la popolazione italiana ammonterebbe a 30 milioni, quindi sarebbe addirittura dimezzata: proiezioni davvero devastanti. È necessario quindi prevedere un intervento shock per favorire la natalità, i cui effetti non necessariamente si potranno sentire o vedere nell'immediato, ma nel medio e lungo termine. Da solo, l'assegno universale non sarà efficace. L'aspetto che la pandemia ha messo maggiormente in rilievo è stata la grande difficoltà, prevalentemente per la donna, di conciliare vita e lavoro, dovendo dedicarsi alla cura dei figli in DAD e degli anziani. L'assegno universale unico, come ben è stato sottolineato, rientra infatti in una serie di misure volte a sostenere la famiglia e a consentire alla donna di accedere al mondo del lavoro, pur mettendo al mondo dei figli. Da solo resterebbe una misura sterile, appunto, un mero sostegno al reddito. Si deve pensare contemporaneamente a incentivare i servizi per l'infanzia; dove non c'è scuola, signor Ministro, non c'è lavoro, soprattutto per una donna. Troppi sono ancora i Comuni sprovvisti di asili nido e di scuole materne; i 13.147 servizi socio-educativi per l'infanzia coprono solo il 24 per cento della domanda. Ora abbiamo una grande opportunità, che si chiama Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR); con questo importante mezzo possiamo intervenire implementando, incrementando i servizi per l'infanzia e offrendo agevolazioni alle donne lavoratrici, siano esse dipendenti o indipendenti. Non ci possiamo fermare dietro alle ideologie di partito. In Italia c'è una buona offerta educativa data dalle scuole paritarie di cui tener conto (Applausi) a integrazione di quella pubblica statale, non solo, signor Ministro, per un'economia di risorse e gestione, ma per una scelta educativa diversa, che la famiglia - visto che di valori di famiglia stiamo parlando - ha il diritto e il dovere di scegliere per i propri figli. Lo Stato deve poter garantire questa scelta, attraverso accordi tra pubblico e privato e l'introduzione dei costi standard per studente. Pertanto, affinché l'assegno unico universale abbia senso, deve rientrare in una logica più ampia di servizi per la famiglia, dove siano anche previsti finalmente gli interventi per il riconoscimento e l'aiuto ai caregiver familiari, alle famiglie numerose e ai genitori separati e in difficoltà. Incentivare il welfare privato è una via perseguibile; lo Stato deve raddoppiare le agevolazioni a chi sostiene, ad esempio, il welfare aziendale; non può pretendere infatti che il privato si accolli completamente ciò che lo Stato dovrebbe garantire ai propri cittadini. Siamo ben lontani da Paesi come la Germania, in cui l'accesso ai benefit per i figli è proprio universale, con l'obiettivo primario di incentivare la natalità. Certo, il provvedimento in esame è un passo in avanti, che speriamo possa agevolare anche un conseguente e indispensabile cambio culturale; servono però più risorse, uno Stato più vicino alle famiglie e servizi che vadano a completamento dell'assegno. Signor Ministro, la vera ricchezza di un Paese sono i figli e un Paese senza figli è senza futuro. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Rufa. Ne ha facoltà. RUFA (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, signor ministro Bonetti, membri del Governo, onorevoli colleghi, spesso i disegni di legge trovano risposta nella Costituzione. L'articolo 29 sancisce che «La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio». L'articolo 30 recita: «È dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori dal matrimonio». L'articolo 31 stabilisce che «La Repubblica agevola con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia e l'adempimento dei compiti relativi, con particolare riguardo alle famiglie numerose. Protegge la maternità, l'infanzia e la gioventù, favorendo gli istituti necessari a tale scopo». Bene, il disegno di legge n. 1892 infatti è disegnato in tali articoli, che per la Lega rappresentano da sempre le fondamenta del programma politico. (Applausi) . Abbiamo sempre preteso la categorica volontà di rispettare e difendere il ruolo della famiglia e, in maniera ancora più decisa, delle famiglie numerose o con figli affetti da disabilità. Abbiamo sostenuto infatti, prima con il ministro Fontana, poi con Locatelli e ora con il ministro Erika Stefani (Applausi) , che le disabilità, con uno specifico Ministero, fossero al centro del programma di Governo. Lo Stato deve essere concretamente presente nel difficile percorso di crescita della famiglia e soprattutto di oggettivo incoraggiamento, quando una famiglia si ritrova ostacoli che sembrano insormontabili, ancor più se ci sono anche impedimenti fisici o intellettuali. Ben venga questo disegno di legge e con esso un segno tangibile, un assegno unico, ovvero inglobante e senza scompensi di tutti i vari bonus o agevolazioni familiari precedenti; universale, ovvero rivolto a tutti i residenti e non, ex residenti, anche se ovviamente in maniera proporzionale alla propria economia familiare. Ci saranno quindi in maniera chiara una quota variabile e una fissa e si percepirà dal settimo mese di gravidanza fino al ventunesimo anno di età. È l'inizio di un percorso in cui il Governo ha stanziato 6 miliardi in più rispetto ai 15, per arrivare a circa 21. Ci riconosciamo, come Lega, in questo modo di pensare e agire, semplice e veloce; un assegno fisso, che sia garanzia e certezza per progettare un po' di futuro. Ovvio che ad esso lo Stato debba garantire strutture adeguate, dalle scuole agli ospedali, dagli enti ai mezzi pubblici, fino all'urbanizzazione. Uno Stato che accompagna i nostri figli, soprattutto se con disabilità. Uno Stato che dovrà pensare e progettare, caro Ministro, un post-scuola per ragazzi con disabilità, in quanto i figli diventeranno adulti e non ci saranno più i genitori a prendersi cura di loro. È questa la nostra prossima missione. I dati, poi, non aiutano (si registrano 700.000 decessi, a fronte di 400.000 nascite circa), ma non possiamo accettare o credere che la popolazione possa aumentare primariamente tramite i nuovi ingressi in Italia o con agevolazioni rivolte ai figli di altre Nazioni. È l'Italia che deve tornare a essere una mamma felice e feconda. L'assegno unico e universale è un primo investimento per il futuro dei nostri figli, una cifra economica che non basterà mai, ma resta comunque un valore e un volere dello Stato nei confronti di una famiglia. Il disegno di legge si riferisce a questa sacra e inviolabile unione di una mamma e di un papà: si tratta non di un semplice appellativo da documento, ma delle prime parole che i nostri figli pronunciano. Perciò, per favore, caro Ministro, non complichiamo ciò che la natura ci ha spontaneamente donato. Non toccateci più mamma e papà! (Applausi) . Con l'approvazione del disegno di legge in esame auspichiamo che l'assegno unico e universale sia per tutti un seppur piccolo sostegno economico per poter crescere, curare, far studiare i figli e anche comprando loro un giocattolo, perché non c'è ringraziamento più grande che sentirsi dire, anche solo con gli occhi, da chi non può parlare, "grazie mamma" e "grazie papà". (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Piarulli. Ne ha facoltà. PIARULLI (M5S) . Signor Presidente, signor Ministro, colleghe e colleghi, prima di entrare nel merito del disegno di legge sull'assegno unico e universale, mi preme evidenziare in quale contesto demografico, sociale ed economico si sviluppa. Cito solo alcuni esempi, che ci possono aiutare a comprendere al meglio la drammatica e preoccupante situazione che stiamo vivendo. Dal 2008 al 2018 il nostro Paese ha raggiunto il record del saldo naturale, vale a dire il record della differenza tra il numero dei nati e quello dei morti, in negativo di 191.000 unità. Sempre nell'arco dello stesso decennio, abbiamo assistito a una riduzione costante delle nascite, diminuite di quasi 130.000 unità, e a un aumento dei decessi, da attribuirsi a un inesorabile e progressivo invecchiamento della popolazione. È giusto e quanto mai doloroso evidenziare come l'emergenza sanitaria legata alla pandemia abbia soltanto contribuito all'acuirsi del declino demografico già in atto da diverso tempo. Al 1° gennaio 2019 i residenti in Italia sono stati calcolati pari a circa 60 milioni e sono purtroppo 400.000 in meno rispetto al 1° gennaio 2015. Tali dati, secondo l'Istat, vedono segnare un nuovo record minimo storico dall'unità d'Italia a oggi, in quanto solo nel 1918 il nostro Paese, stretto nella morsa della Prima guerra mondiale e dell'influenza spagnola, aveva raggiunto una siffatta soglia. In un momento in cui la parola "incertezza" sembra essere il costante paradigma con il quale ci stiamo abituando a convivere, l'esperienza della genitorialità sembra essere un'ulteriore fonte di preoccupazione e per questo motivo rimandata, se non addirittura evitata. Il numero medio di figli per donna stimato dall'Istat già nel 2018 era di appena 1,29, con età media al momento della nascita del primo figlio pari a circa trentun anni. È ancora più scoraggiante il quadro che emerge dai dati relativi al tasso di occupazione femminile, pari al 70 per cento di disoccupazione durante il periodo Covid, essendo le donne costrette a fare delle scelte tra professione, carriera e figli. Per noi del MoVimento 5 Stelle il tema del sostegno alle famiglie ha sempre costituito una priorità nei fatti e non solo nelle parole, stante la necessità di un cambiamento non più rinviabile e di una grande riforma del welfare familiare, con l'obiettivo di organizzare i vari bonus oggi esistenti in un unico e più consistente assegno da usare per far fronte a tutte le spese legate alla crescita e all'educazione dei figli. Si tratta di una vera svolta nelle politiche per la famiglia di questo Paese, un grande aiuto concreto. Sono sicura che alle giovani coppie e ai giovani di questo Paese non manchi il coraggio, bensì la tranquillità di sperare in un futuro sicuro e stabile ed è questa visione che abbiamo il compito di ricostruire con interventi normativi che non si pongano in contrasto gli uni con gli altri, ma si coordinino e si completino a vicenda. Questo provvedimento prevede, sulla base del principio universalistico, un beneficio economico attribuito progressivamente a tutti i nuclei famigliari con figli a carico, nell'ambito delle risorse disponibili, al fine di favorire la natalità, di sostenere la genitorialità e di promuovere l'occupazione, in particolare femminile. Vengono individuati i principi che l'assegno unico dovrà rispettare, come il criterio della progressività, modulato sulla condizione economica del nucleo familiare. Tale beneficio decorre dal settimo mese di gravidanza, cioè prima della nascita, e questo è un aspetto sicuramente fondamentale. L'assegno verrà successivamente erogato fino al compimento del diciottesimo anno di età e poi in forma ridotta, fino al ventunesimo, a patto che il figlio sia impegnato in un percorso di studio o di formazione. Inoltre, è utile sottolineare come l'assegno sia di importo maggiorato per i figli successivi al secondo. Rilevante è il sostegno previsto per i nuclei familiari con uno o più figli affetti da disabilità. Sono contenta che questo disegno di legge arrivi in Aula proprio in concomitanza con la Giornata mondiale per la consapevolezza sull'autismo, che ricorre il 2 aprile. In particolare, con la delega che il Parlamento conferirà al Governo sarà necessario individuare risorse economiche affinché l'assegno in favore dei figli disabili sia maggiorato e che tale maggiorazione sia graduata secondo la gravità della disabilità stessa. Inoltre, l'assegno senza maggiorazione continuerà ad essere corrisposto anche dopo il ventunesimo anno, senza un limite di età prefissato, purché il figlio risulti a carico dei genitori. Infine, sempre per questi nuclei famigliari, l'assegno non dovrà essere considerato ai fini del calcolo delle prestazioni sociali agevolate, dei trattamenti assistenziali e di qualsiasi altra prestazione dedicata alle persone disabili, quindi potrà solo andare ad aggiungersi come reale supporto per queste famiglie. In ultima analisi, ritengo doveroso sottolineare come sia stata garantita la piena compatibilità dell'assegno con la fruizione del reddito di cittadinanza. Il provvedimento in discussione oggi rappresenta un passo in avanti sostanziale, un cambiamento che mira ad aiutare i più deboli, a contrastare la povertà e a fare inclusione nella maniera più ampia possibile, cercando di ottenere quella parità che troppe volte è stata pubblicizzata, ma non concretizzata nei fatti, eliminando i divari che incidono negativamente sul livello di democraticità di un Paese. In qualità di componente del MoVimento 5 Stelle, di senatrice, di mamma di due gemelle, di direttore di carcere, ma soprattutto di donna, è per me un onore e un vanto contribuire a rendere effettivo questo cambiamento per il quale noi del MoVimento 5 Stelle abbiamo sempre lottato, pensando anche alle lotte delle Madri costituenti come Nilde Iotti, che hanno proposto e accolto norme a tutela della famiglia e della parità delle donne al suo interno. (Applausi) . PRESIDENTE . Dichiaro chiusa la discussione generale. Il relatore non intende intervenire in sede di replica. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo. BONETTI, ministro per le pari opportunità e la famiglia . Signor Presidente, ringrazio lei, tutte le senatrici e i senatori, nonché coloro che sono intervenuti, per lo straordinario lavoro svolto con tenacia, convergenza e unità dall'intero Parlamento, dal Senato e prima ancora - permettetemi di ricordarlo - dalla Camera dei deputati, che ha approvato in prima lettura questo provvedimento all'unanimità. Oggi è un giorno buono per l'Italia, non solo perché segniamo l'arrivo di un provvedimento importante, ma anche perché inizia un tempo nuovo, quello del futuro e della ripartenza per il nostro Paese, e di questo tempo che sta per iniziare - lo avete ricordato nei vostri interventi - ci assumiamo tutti pienamente la responsabilità. È il primo passo di una riforma storica e integrata delle politiche familiari del nostro Paese, la quale investe nelle relazioni di comunità, nelle famiglie, nell'educazione, nella parità di genere e nel protagonismo dei giovani. L'istituzione dell'assegno unico universale all'interno della riforma del cosiddetto family act segna evidentemente un cambio di paradigma nelle politiche per la famiglia e nel sostegno alla natalità. Ciò avviene in un momento particolare della storia del nostro Paese, drammatico, di dolore, che ha colpito la vita personale e comunitaria di tutti e di ciascuno; è un momento che ha invaso le nostre vite e un dramma che ha tolto la possibilità di progettare e di guardare al domani e che ha devastato - usiamo questo termine forte - la vita delle famiglie del nostro Paese, portandole all'incertezza e alla paura del futuro. Oggi il Parlamento dà il segno che è possibile restituire la concretezza della speranza a tutte le donne e agli uomini del nostro Paese. (Applausi) . Lasciatemi dire che, a nome del Governo, ho anche particolarmente apprezzato l'intensità con la quale avete rivolto lo sguardo alle nuove generazioni. Credo che oggi di fronte al Paese le istituzioni abbiano avuto il coraggio di rimettere al centro le nuove generazioni, quelle bambine, quei bambini e quei giovani che in queste ore stanno maggiormente pagando il senso di incertezza, di solitudine e di paura del futuro. Ecco, da oggi queste bambine, questi bambini e questi giovani sono al centro del nostro impegno. Con questo provvedimento il Parlamento afferma un principio importante di realtà, non solo di sostanza: l'universalità del valore che questa generazione rappresenta per tutti noi. Le vite, i sogni e i desideri di questi giovani sono al centro delle nostre politiche e sono un valore per tutti, perché in quei sogni e in quei desideri c'è già oggi un pezzo del nostro futuro. Il calo demografico - è stato detto - ha raggiunto livelli drammatici per l'Italia e non basta più riconoscerne solo gli effetti devastanti, economici e sociali; dobbiamo comprenderne le ragioni più profonde, che consistono nell'impossibilità che oggi le donne e gli uomini hanno di guardare al domani e di vedersi proiettati nel futuro; e un Paese che non ha la possibilità di proiettarsi nel futuro non può osare quelle scelte coraggiose, di novità e di sviluppo che invece oggi sono necessarie. Per questo dobbiamo restituire alle cittadine e ai cittadini - lo avete detto - la libertà di osare sogni e desideri e metterli nelle condizioni di realizzarli. Questo è fatto all'interno di una riforma integrata, come avete fatto risuonare. Avete ragione: l'assegno unico universale è un passo storico straordinario, atteso da anni; è il risultato di un percorso lungo, ma assume pieno valore solo all'interno di una riforma che prevede i congedi parentali paritari tra donne e uomini, per tutti i lavoratori e le lavoratrici, e l'investimento nel lavoro femminile, nell'educazione, nei servizi educativi a partire dalla prima infanzia e nella promozione dell'autonomia e del protagonismo del lavoro e della formazione dei giovani. In quest'Aula abbiamo la piena consapevolezza - mi è noto e vi è noto - che stiamo usando le risorse del futuro dei nostri figli e un modo buono e giusto di impiegarle è di farne un investimento perché il loro futuro sia migliore del nostro oggi. Permettetemi un passaggio sulla questione della parità di genere, che è stata richiamata. Mai più una donna nel nostro Paese dovrà essere privata della libertà di scegliere di essere una lavoratrice e una madre. (Applausi) . Il presidente Mattarella lo ha ricordato in modo netto l'8 marzo e voglio usare le sue parole: «Vanno incrementati gli sforzi per restituire dignità al lavoro delle donne e per far fronte alla crisi demografica. Calo demografico e carenza di occupazione femminile sono tra i fattori più rilevanti del rallentamento della crescita economica; e sono fra essi strettamente collegati». E ancora: «Va ricordato, ancora una volta, che dove cresce il lavoro femminile, dove cresce la buona occupazione, anche la natalità è più elevata e i giovani ricevono una spinta positiva per i loro progetti di vita. Politiche per la famiglia, sostegno alla maternità, potenziamento dei servizi, conciliazione dei tempi di lavoro con quelli di cura rappresentano un elemento di fondamentale importanza per la crescita del nostro Paese». Siamo grati al presidente Mattarella per queste parole e, a nome del Governo, confermo l'impegno, come ha ricordato il presidente Draghi, di dar seguito alla delega che ci verrà consegnata attuando l'assegno entro il termine del 1° luglio, come previsto. Termino il mio intervento citando le parole della nostra Costituzione, a cui come Governo ci sentiamo richiamati e a cui ci avete richiamati: «È dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli». Si tratta di uno dei capisaldi che la nostra Costituzione ci consegna e sancisce solennemente all'articolo 30. Ma affinché i genitori siano messi nelle condizioni di ottemperare a questo dovere, ricordo la necessità e il compito dello Stato di adempiere ai doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale. Oggi tale solidarietà si sta affermando in quest'Aula grazie al voto di questa Camera, e i diritti di queste e delle nuove a cui dedichiamo tale impegno e tale servizio, sono e saranno la nostra responsabilità. (Applausi) . PRESIDENTE . Comunico che sono pervenuti alla Presidenza - e sono in distribuzione - i pareri espressi dalla 1 a e dalla 5 a Commissione permanente sul disegno di legge in esame e sugli emendamenti, che verranno pubblicati in allegato al Resoconto della seduta odierna. Passiamo all'esame degli articoli del disegno di legge n. 1892, nel testo approvato dalla Camera dei deputati. Procediamo all'esame degli articoli, sui quali sono stati presentati emendamenti e ordini del giorno che invito i presentatori ad illustrare. UNTERBERGER (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente, illustro l'emendamento 1.100. Nel testo del disegno di legge c'è scritto che, in caso di separazione legale ed effettiva o di divorzio, l'assegno viene percepito da chi ha l'affidamento del figlio, che però adesso è condiviso in quasi tutte le coppie; pertanto - come previsto nel mio emendamento - sarebbe opportuno dare l'assegno al «genitore presso il quale i figli sono prevalentemente collocati»: questo dev'essere il criterio. L'assegno dovrebbe invece essere ripartito in pari misura in caso di collocamento paritario. In ogni caso, secondo me, il giudice che decide la separazione dovrebbe decidere anche a chi destinare l'assegno. PILLON (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, abbiamo presentato l'ordine del giorno G1.1, che reca due temi di assoluta importanza, il primo dei quali è quello di una necessaria rivisitazione dell'ISEE, che è sullo sfondo, ma rischia di vanificare per larga parte gli effetti dell'assegno unico. Infatti - come illustrerò meglio in fase di dichiarazione di voto - con l'ISEE attuale non vengono valutati in modo adeguato e corretto i carichi familiari. Il rischio è che si creino consistenti iniquità. Il secondo tema concerne la clausola di salvaguardia. Non sarà sfuggito che nelle audizioni alla Camera dei deputati il presidente dell'Istat Gian Carlo Blangiardo ha sottolineato che, con l'entrata in vigore dell'assegno unico, il 30 per cento delle famiglie rischia di prendere meno di quello che prende ora con assegni familiari, deduzioni, detrazioni e bonus . Capite allora che è impossibile accettare che una riforma pensata per favorire le famiglie e la natalità diventi, al contrario, un boomerang . Chiediamo quindi che il Governo garantisca che siano apportate le necessarie modifiche affinché si metta mano alla riforma dell'ISEE e soprattutto si inserisca quella clausola di salvaguardia che impedisce alle famiglie di prendere meno di quello che prendono oggi. DRAGO (FdI) . Signor Presidente, ho chiesto di trasformare nell'ordine del giorno G1.100 l'emendamento 1.0.100, presentato da me e dalla senatrice Rauti. Mi preme sottolineare che, essendo un ordine del giorno, chiaramente sarà generico nella sua forma. L'emendamento originario ricalca una proposta di legge, già depositata in Senato, di riforma dell'ISEE. In quest'ottica, per così dire, ecumenica e di lavoro collegiale, auspichiamo che da una simile proposta, proveniente dal Senato, si possa prendere spunto come base di riferimento. PRESIDENTE . I restanti emendamenti e ordini del giorno si intendono illustrati. Invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti e sugli ordini del giorno in esame. LAUS, relatore . Signor Presidente, invito i presentatori a trasformare in ordini del giorno gli emendamenti 1.100 e 1.15, altrimenti il parere è contrario. Sull'ordine del giorno G1.1 del collega Pillon propongo una riformulazione in entrambi i paragrafi del dispositivo: dopo le parole «impegna il Governo ad apportare tutte le» aggiungere la parola «eventuali» prima di «modifiche». Sull'ordine del giorno derivante dalla trasformazione dell'emendamento della senatrice Drago (G1.100) esprimo parere favorevole. BONETTI, ministro per le pari opportunità e la famiglia . Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello del relatore. PRESIDENTE . Chiedo alla senatrice Unterberger se accoglie la richiesta di trasformazione degli emendamenti a sua prima firma in ordini del giorno. UNTERBERGER (Aut (SVP-PATT, UV)) . Sì, signor Presidente. PRESIDENTE. Chiedo al senatore Pillon se accetta le riformulazioni proposte dal relatore. PILLON (L-SP-PSd'Az) . Sì, signor Presidente. PRESIDENTE . Essendo stati accolti dal Governo, gli ordini del giorno G1.101, G1.102, G1.1 (testo 2) e G1.100 non verranno posti ai voti. L'emendamento 1.18 è stato ritirato. GALLONE (FIBP-UDC) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GALLONE (FIBP-UDC) . Signor Presidente, vorrei rivolgermi al Ministro perché nel provvedimento in esame non è ben chiara la ripartizione dell'assegno unico all'interno delle famiglie separate. Pertanto, poiché oggi più che mai - ahimè purtroppo - ci sono moltissimi casi (stanno aumentando) di coppie che si separano, anche proprio in virtù del lockdown e della crisi che stiamo vivendo, vorrei portare all'attenzione dell'Assemblea l'invito a non fare discriminazioni, affinché il figlio sia sempre al primo posto fra il papà e la mamma. (Applausi) . Per questo, non dobbiamo far sì che l'assegno unico, che è un sostentamento positivo per la famiglia, possa diventare motivo ulteriore di discordia tra il papà e la mamma. Infatti, anche in caso di affido prevalente a un genitore (perché nell'affido condiviso comunque c'è un genitore collocatario), non dobbiamo dimenticare che l'altro genitore concorre (nel momento in cui va tutto bene e il giudice ha stabilito questo) alle spese, al mantenimento, all'educazione. Non bisogna quindi farsi fuorviare dalla dicitura di genitore collocatario. Il genitore collocatario è quello dove il bambino ha la propria residenza, ma i domicili possono essere da entrambi i genitori e sicuramente gli interventi economici e di educazione derivano da entrambi. Pertanto facciamo in modo che questo assegno possa essere un motivo di concordia e non di discordia, sempre in nome dei figli. (Applausi) . PILLON (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PILLON (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, concordo pienamente con quanto detto ora dalla senatrice Gallone. In particolare, signor Ministro, mi sembra che la formulazione assunta dalla proposta che voi oggi sottoponete a questo ramo del Parlamento sia sufficientemente chiara e corretta, laddove si legge che nel caso di affidamento congiunto o condiviso l'assegno, in mancanza di accordo, è ripartito in pari misura tra i genitori. Credo che questa formulazione vada salvaguardata, perché, al netto dei casi di affido esclusivo, che, come sappiamo, sono molto marginali (si parla di meno del 10 per cento dei casi), nella stragrande maggioranza abbiamo un affido condiviso. Quando l'affido è condiviso è importante che entrambi i genitori possano vedersi riconosciuto l'assegno unico. Diversamente, come ha detto correttamente la collega Garrone, andremmo in primo luogo a introdurre un'ulteriore causa di litigio tra i genitori, che cercherebbero di ottenere dal tribunale anche l'assegnazione dell'assegno unico, e secondariamente a discriminare tra un genitore di serie A, che percepisce l'intero assegno, e uno di serie B, che non percepisce l'assegno unico. Pertanto, la formulazione presente nella proposta che oggi viene portata alla nostra attenzione a mio avviso è da salvaguardare e da tutelare. PRESIDENTE . Colleghi, in maniera non proprio conforme al Regolamento, ma c'è un buon motivo, invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi sull'emendamento riferito all'articolo 4. LAUS, relatore . Signor Presidente, invito a trasformare l'emendamento 4.1 in ordine del giorno, altrimenti il parere è contrario. BONETTI, ministro per le pari opportunità e la famiglia . Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello del relatore. Presidenza del vice presidente CALDEROLI (ore 18,30) PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 1. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 2. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 3. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . La senatrice Unterberger accetta la trasformazione in ordine del giorno dell'emendamento 4.1. Pertanto, essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G4.100 non verrà posto ai voti. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 4. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 5. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Passiamo alla votazione finale. UNTERBERGER (Aut (SVP-PATT, UV)) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. UNTERBERGER (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente, ministra Bonetti, colleghe e colleghi, con questo provvedimento finalmente si comincia a mettere ordine nella giungla di contributi e sgravi per la famiglia sostituendo ben otto misure esistenti, dall'assegno di natalità alla detrazione Irpef per i figli a carico. Si includono finalmente categorie (dai lavoratori autonomi a quelli che non hanno capienza fiscale) che finora sono state escluse dalle altre forme di sostegno alla famiglia. Si riconosco dai 50 ai 250 euro al mese fino al ventunesimo anno di età con una quota fissa e una quota variabile legata alle condizioni economiche della famiglia. Se questi sono gli aspetti positivi, ci sono anche delle criticità. Tanti dipendenti rischiano di ricevere meno di prima e su questo si deve rimediare. Si poteva fare una scelta politica più coraggiosa e prevedere le madri come destinatarie dell'assegno, visto che sono soprattutto loro a farsi carico del lavoro di famiglia, spesso rinunciando a un proprio reddito. Questo ragionamento vale, a maggior ragione, per le coppie separate. Il criterio non può essere quello dell'affido condiviso, che oramai hanno quasi tutte le coppie separate, ma deve essere il collocamento prevalente dei figli, anche per evitare che i padri che non versano il contributo al mantenimento dei figli - purtroppo non sono pochi - percepiscano la metà dell'assegno. Come forse sapete, in Sudtirolo esiste da tempo questo assegno unico e da noi, in sede di separazione o divorzio, i tribunali decidono chi percepisce i contributi pubblici, altrimenti si rischia che un padre, che magari non vede quasi mai il figlio e non paga il contributo al mantenimento, percepisca la metà dell'assegno e questo non va bene. Inoltre, in Italia manca un altro istituto che noi in Sudtirolo abbiamo: l'istituto dell'anticipazione del contributo al mantenimento per il figlio se un genitore non lo paga. La Provincia lo anticipa e poi va a riscuoterlo dal genitore inadempiente. Anche questa è una misura in vigore in tanti Paesi europei e anche in Sudtirolo che purtroppo in Italia manca. Non si faccia quindi l'errore di considerare questo intervento un punto d'approdo. È una misura che nel Nord Europa esiste da decenni e che non può essere considerata risolutiva rispetto ai bisogni delle famiglie e al contrasto del declino demografico. Già prima della pandemia in Italia i decessi superavano le nuove nascite e questo per un'assenza totale di strumenti per conciliare lavoro e famiglia e che incentivino un'equa distribuzione del lavoro non retribuito nella famiglia tra uomo e donna. Tra decessi, calo delle nascite e crisi economica, nel 2020 il saldo demografico ha segnato il minimo storico e la popolazione residente ha conosciuto un calo di 384.000 unità. Non deve però stupire che le donne facciano uno sciopero delle nascite: alla retorica sulle mamme corrisponde la loro solitudine, come dice giustamente Titti di Salvo. L'Italia rinuncia ad investire sulla loro forza, anche a costo di perdere ogni anno sette punti di PIL. Se le giovani donne dei Paesi occidentali dovessero comportarsi secondo il modello economico della massimizzazione dell'utilità, non dovrebbero mai investire nella maternità. Sono disposta a rinunciare alla mia carriera? Sono disposta a vivere con contratti irregolari o part-time ? Sono disposta a essere la prima a perdere il lavoro in caso di crisi? Sono disposta a lavorare 1.500 ore gratis all'anno? Sono disposta a correre il rischio di crescere mio figlio da sola? Sono disposta a correre il rischio di non avere una pensione dignitosa? Ebbene, secondo questo modello economico solo le pazze e le ricche dovrebbero rispondere positivamente a queste domande, ma la politica continua a non capire. L'idea di fondo è che le donne il lavoro di casa e di accudimento lo possono fare automaticamente e in aggiunta. Pertanto non è accettabile che alle famiglie in smart working non sia stato riconosciuto il bonus baby sitter . Allo stesso tempo gli importi del bonus vanno aumentati: 100 euro alla settimana vuol dire coprire il costo di due ore di baby sitting al giorno, quando in una città come Roma ci vogliono in media 53 minuti solo per raggiungere il posto di lavoro. E poi le scuole italiane sono tra quelle che in Europa hanno chiuso il maggior numero di settimane dallo scoppio alla pandemia. Altri Paesi, come la Francia, hanno introdotto restrizioni molto dure, ma hanno provato a tenere sempre aperte le scuole. Questo serviva soprattutto in un Paese che hai i numeri più bassi in Europa per laureati e dove una quota importante di quei laureati va all'estero perché qui tutte le porte sono sbarrate. Nel 2020 l'Italia ha visto andare via 41.000 persone, con tutti i problemi che questo comporta per un'economia senza consumatori, una ricerca senza ricercatori, uno Stato senza contribuenti, anziani senza assistenza. In sostanza, senza figli non c'è futuro. Pertanto ci vuole una rapida e incisiva iniziativa politica, per invertire questa tendenza, con misure per le famiglie e per i giovani, che devono essere al centro del recovery plan . Lo Stato deve migliorare il proprio welfare , a cominciare dagli asili nido e dalle scuole pomeridiane, dalla rimodulazione degli orari di lavoro fino alle politiche per la casa, altrimenti c'è il rischio che al Next generation EU manchi proprio la next generation . (Applausi) . RENZI (IV-PSI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. RENZI (IV-PSI) . Signor Presidente, signora Ministro per le pari opportunità e la famiglia, onorevoli colleghi, un poeta che in molti amiamo, Tagore, diceva che ogni bimbo che nasce reca al mondo il lieto annuncio che Dio non è stanco dell'uomo. È un verso tratto da una poesia che molti usano per i battesimi e che viene spesso utilizzata per i biglietti di auguri, ma è una poesia che oggi sembra molto lontana dalla realtà. Se guardiamo i numeri, vediamo infatti che non c'è solo una crisi demografica, ma un abisso. Li abbiamo ricordati durante il dibattito odierno: 400.000 nuovi nati, a fronte di 700.000 morti. È un dato che, nella storia italiana, non c'era mai stato. Dio forse non è stanco dell'uomo, ma possiamo dire che gli italiani si sono stancati del futuro. Quel futuro che anche il presidente del Consiglio Draghi invitava, nei giorni scorsi, a considerare come una grande sfida, è percepito come una minaccia per le nuove generazioni, anche prima che gli effetti del Covid si vedessero nelle culle vuote. Dunque, quanto oggi stiamo facendo è un piccolo passo di fronte a un gigantesco problema, che passa in secondo piano sui giornali, nei media e nei social e che non viene considerato, ma le civiltà, signor Presidente, muoiono così. Chi conosce un minimo di storia, sa che nella storia dell'uomo la crisi demografica è il punto di partenza per la fine di una comunità. Oggi la politica italiana prende un primo bivio. Di solito la politica si divide, oggi, in quest'Aula, la politica condivide. Signora Ministra, le diamo atto di aver fatto un grande lavoro. (Applausi) . Mi lasci dire, signor Presidente, che questo "dare atto" voglio condividerlo con il presidente del Consiglio Draghi e con il precedente presidente del Consiglio Conte, perché entrambi hanno avuto la forza e l'intelligenza di credere a questo tema, che molte forze politiche hanno posto all'attenzione del Parlamento nel corso degli anni e che ha visto in noi di Italia Viva dei convinti sostenitori. Si è scatenato uno strano dibattito, nell'affermare chi l'avesse detto per primo, anche abbastanza curioso, pensando che coloro i quali hanno rivendicato e si sono rinfacciati l'onere della primogenitura un tempo stavano insieme. Lo ricordavamo con il collega Nannicini, a cui va il mio ringraziamento per aver contribuito a fare di questa misura la prima proposta del Partito Democratico alle elezioni del 2018: eravamo insieme e il resto non conta. Già allora ricordavamo come questa proposta fosse emersa nel grande dibattito del Lingotto del 2017, ma è stata la Leopolda del 2019 la manifestazione nella quale lei, signora Ministra, ha per la prima volta fatto un programma di insieme e, per la prima volta, ha presentato in quella sala - forse sarà utile capire che la Leopolda non è un'iniziativa di corrente, ma un grande momento di elaborazione delle idee - una proposta organica, che ha permesso, in sedici mesi, di passare da una comunità di donne e di uomini, quale è quella della Leopolda, alla Gazzetta Ufficiale , dando la prima vera risposta alla crisi demografica. Dopodiché vedremo quello che succederà nei prossimi mesi. Se davvero tutti ci teniamo, questa unità molto importante, che il Parlamento oggi esprime, sarà la stessa unità che dovremo mettere in campo perché il family act vada avanti oltre l'assegno unico e universale. (Applausi) . Signor Presidente, vado rapidamente a concludere, dicendo che oggi siamo in presenza di un fatto anche di natura economica. Viene purtroppo sottovalutato e sottaciuto da molti esperti che il problema del calo demografico è una componente enorme nelle statistiche economiche. Attenzione, non viene mai considerato e non lo dice quasi nessuno, ma quando il PIL crolla in un Paese, non nel caso di una pandemia, ma com'è accaduto spesso nell'ultimo ventennio e negli anni appena trascorsi nel nostro Paese, accade anche che si riduca la base della popolazione. Vale a dire che il calo demografico non è di per sé soltanto un elemento sociale o sociologico, ma ha anche una grandissima ripercussione per due ragioni: la prima è che si riduce il numero delle persone che ovviamente concorrono a definire il PIL; la seconda, altrettanto importante, è che cresce il debito pubblico a persona. Allora, se guardiamo i dati degli ultimi anni, nel 2017, ad esempio, l'Italia ha avuto una crescita del PIL pro capite superiore a quella di tutti gli altri Paesi del G7, a parte la Germania con la quale è arrivata alla pari; ma nelle statistiche siamo messi male, perché c'è anche un elemento economico nel calo demografico. Tuttavia, signora Ministra, lei sa meglio di noi e sa meglio di ogni altra persona qui presente che c'è innanzitutto un fatto culturale nella scelta del primo passo del family act , cioè nella scelta dell'assegno unico universale. Eh già, perché la parte economica è una parte importante che affascina gli studenti di statistica e i professori di economia, ma c'è poi un elemento in più: oggi la politica prova a dare un segnale di speranza con questo gesto - condiviso e unanime - e la speranza è la cosa più difficile. In tempi di Covid credere nella speranza è credere in quella che Charles Peguy definiva «la bambina irriducibile»; la speranza per Peguy era la bambina irriducibile. Per chi fa politica credere nella speranza significa accettare di dire che il futuro non è più una minaccia. Signor Presidente, la sfida è molto difficile, la strada è molto impervia e il cammino è appena iniziato. Davanti a 400.000 nuovi nati e 700.000 morti, un Paese civile dovrebbe fermarsi e discutere insieme. Oggi il Senato della Repubblica, mandando alla firma del Presidente della Repubblica e poi in Gazzetta Ufficiale questa legge, fa un gesto molto importante per le ragioni che abbiamo ricordato sulla famiglia, molto importante per le ragioni economiche, ma compie soprattutto un gesto di speranza politica, perché senza futuro la politica non ha casa. E oggi, signora Ministra, lei ha contribuito a dare al futuro una casa abitabile. (Applausi) . RAUTI (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. RAUTI (FdI) . Signor Presidente, finalmente arriva in Aula oggi la misura dell'assegno unico, approvato all'unanimità alla Camera il 21 luglio scorso, ben otto mesi fa. Purtroppo si è perso del tempo e siamo in ritardo nell'approvare una riforma che dovrà entrare in vigore dal prossimo 1° luglio e che, stando ai primi passi del family act , all'interno del quale è contenuto l'assegno unico, doveva essere effettiva - voglio ricordarlo - dal 1° gennaio di quest'anno. Voglio anche dire - lo abbiamo sostenuto sin dall'inizio - che la strada non avrebbe dovuto essere quella di un disegno di legge delega, i cui tempi sono sempre incerti e lunghi. Aggiungo anche che siamo in una stagione che vede il ricorso sempre più frequente a disegni di legge delega, che sostanzialmente rappresentano un'ipoteca da parte del Governo sull'attività legislativa, cioè una progressiva marginalizzazione dei compiti del Parlamento, spostando il baricentro della produzione legislativa, appunto, dal Parlamento all'Esecutivo. Ma veniamo ad alcuni aspetti di metodo e di merito: nel metodo, per completare l' iter è necessario varare i decreti attuativi, che poi devono passare per le Commissioni competenti, e speriamo bene nei tempi. Saranno poi i decreti legislativi a garantire l'adeguata copertura finanziaria che oggi non c'è. I tempi quindi sono strettissimi: meno di cento giorni per l'entrata in vigore della riforma. Se la data è certa, quello che non è certo, invece, è la cifra dell'assegno, come è stato già detto. Sono state fatte varie simulazioni, riviste poi al rialzo; quindi abbiamo solo delle previsioni che mi auguro non siano promesse che rischiano di essere campate in aria. Soprattutto guardo con preoccupazione a dichiarazioni quali quelle di ieri in cui si quantifica 250 euro mensili a figlio: magari fosse! Ma non è così. La coperta è corta per coprire le esigenze di tutti e della platea che giustamente è stata allargata. Sempre nelle questioni di metodo, ma anche di merito, rientra il fatto che non si conoscono gli importi che - voglio dirlo - verranno modulati secondo l'ISEE. È proprio questo uno dei punti critici che Fratelli d'Italia ha evidenziato già alla Camera, anche in Commissione, e poi al Senato. Voglio fare un esempio più concreto facendo anche io una previsione. I figli minorenni sono circa 10 milioni; per corrispondere a tutti 250 euro al mese servirebbero almeno 30 miliardi complessivi, quindi almeno altri 10 miliardi in più dei 20 che abbiamo, e questa proiezione è fatta senza contare le maggiorazioni per i figli disabili, quelle previste dal secondo figlio, quelle per le famiglie numerose o per le madri giovani. Insomma, abbiamo solo calcoli previsionali e non abbiamo calcoli al netto per tutti i destinatari. In tutto ciò abbiamo 20 miliardi, 6 nella legge di bilancio 2021, stanziati dal 2022, e 3 miliardi per il secondo semestre 2021, quelli che ci servono subito. Ai 6 miliardi si dovrebbero aggiungere altri 14-15 miliardi che arriverebbero dall'abrogazione - lo dico in una parola sola - di tutte le misure oggi in vigore, circa sette voci diverse tra assegni, bonus e detrazioni. La quota dell'assegno sarà mai davvero 250 euro? Direi di no. Direi che bisogna essere sinceri. Sarebbe più realistico stimare che essa oscillerà tra i 100 e i 200 euro, che l'importo scenderà in base ai criteri di reddito e che alla fine sarà l'ISEE, appunto, secondo una visione che introduce anche talune discriminazioni, a determinare la platea effettiva degli aventi diritto. Siamo tutti preoccupati del fatto che alla fine una misura unica finisca per penalizzare alcune famiglie rispetto a quanto percepiscono oggi in base ai sistemi correnti. So - l'abbiamo votata - che c'è una clausola di salvaguardia che dovrebbe tutelare dal rischio di perdere qualcosa, però, attenzione. La stessa clausola di salvaguardia - la ringrazio, Ministro perché ci ascolta - ci dice che c'è bisogno, ma lei lo sa meglio di tutti, di reperire altre risorse, altrimenti non si potrà tenere fede all'impegno. Ci preoccupa il problema degli scalini legati all'ISEE. Colleghi, noi abbiamo anche proposto, con la collega Drago, un emendamento, che poi abbiamo accettato di trasformare in ordine del giorno, quindi oggi regna una sorta di unanimità (per fortuna) su questo tema, però sapete che la questione dell'ISEE e della sua revisione è dirimente; la revisione della variabile in funzione del numero dei componenti del nucleo familiare è una questione di fondo, lo dobbiamo sottolineare. È bene passare da tante misure a una misura unica, che però non è una misura universale, come anche altri colleghi hanno detto: è un riordino positivo che semplifica. Però torniamo indietro: vi ricordate che l'assegno unico doveva viaggiare insieme a una riforma fiscale che non c'è stata e di cui in realtà continuiamo a sottolineare la necessità e l'urgenza? Signor Ministro, rappresentanti del Governo, Presidente, l'assegno unico è necessario anche per Fratelli d'Italia, però non è sufficiente. È indispensabile, ma non può essere l'unico strumento per le politiche familiari e per investire sulla genitorialità e sulla natalità. È un aiuto strutturale, questo sì, ma è lontano dal concetto di assegno universale davvero per tutti, di uguale importo, e lontano dal quoziente familiare, presente invece in altri Paesi europei. Noi pensiamo anche che per invertire questo trend negativo, anzi questo crollo demografico, certificato dall'Istat sia necessario attivare progetti per sostenere la famiglia e la natalità. Per contrastare questo trend bisogna immediatamente inserire nel recovery plan e nel recovery fund tutti gli elementi che favoriscano anche l'occupazione femminile e l'aumento degli asili nido. Il PNRR prevede due miliardi in più; va bene, ma questo aumenterà il numero dei posti, arriveremo forse a 40, ma non arriveremo mai a quel 60 per cento di copertura di cui abbiamo bisogno. Fratelli d'Italia ha proposto anche su questo punto un pacchetto di riforme che vede anche l'apertura degli asili nido più a lungo, l'apertura estiva e alcune forme di gratuità. Il nostro è un appello e voi potete farlo; serve inserire nel recovery fund altre misure quali i congedi parentali, come ha detto anche il Ministro, e interventi che favoriscano l'occupazione femminile, il welfare di prossimità e i servizi, come peraltro Fratelli d'Italia ha sempre sostenuto nel suo programma, nelle sue proposte di legge e in tutti gli emendamenti ai disegni di legge del Governo. Siamo in piena emergenza demografica. Ho una serie di dati che non sto qui a snocciolare perché il tempo è finito, ma siamo oltre l'inverno demografico, siamo all'emergenza demografica. Voteremo a favore del provvedimento al nostro esame, Ministro, come abbiamo fatto già alla Camera dei deputati, perché la natalità e la famiglia sono al centro del nostro programma e anche del nostro DNA, della nostra visione della vita e del mondo. È un debito buono, lo accettiamo, ma siamo critici e perplessi sugli aspetti che ho accennato. Ci raccomandiamo pertanto che la montagna non partorisca il topolino del mini assegno e neanche una cambiale e che si sostenga davvero la gioia di avere una continuità. (Applausi) . NANNICINI (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. NANNICINI (PD) . Signor Presidente, colleghe e colleghi, ministra Bonetti, rappresentanti del Governo, Piacenza, Arezzo e Lecce: nel 2020 è come se questi tre Comuni fossero spariti in un colpo per via di un saldo demografico negativo di 300.000 persone. Certo, per colpa della pandemia e del conto terribile di morti che si è portata con sé, ma anche per colpa di un calo delle nascite che da noi è stato maggiore che in altri Paesi. Un calo della natalità che non nasce certo nel 2020, ma viene da lontano. Sono anni che inanelliamo record negativi anno dopo anno nelle nascite. Sono decenni che il nostro Paese vive in un inverno demografico; un inverno demografico che ha effetti negativi su tutto, sulla crescita, sul lavoro, sulla sostenibilità del nostro stato sociale. Le tendenze demografiche non si invertono in un giorno e rispondono a mutamenti di lungo periodo, ma anche le scelte politiche hanno un peso e scegliere di non fare niente è una scelta. La scelta che la politica italiana ha seguito per decenni: accettare passivamente i costi di questi mutamenti. Nella metà degli anni Novanta Italia e Francia avevano due popolazioni uguali, oggi la Francia ha 7 milioni di abitanti in più, in gran parte attribuibili a un diverso livello di fecondità e non è frutto del caso, ma di una strategia di unità nazionale, sostenuta da tutte le forze politiche, per un pacchetto complessivo fatto di sostegno economico, congedi e servizi per l'infanzia. Una strategia per rimuovere gli ostacoli al desiderio di avere figli. Sì, questo è il punto; rimuovere gli ostacoli rispetto a un desiderio e a una libertà. Sono partito da questi dati e dal caso della Francia per due motivi. Il primo è per sottolineare che l'assegno unico e universale è una riforma importante e un cambio di passo per la politica italiana; non è un bonus categoriale che si aggiunge agli altri, ma una riforma complessiva che vuole superare troppe iniquità esistenti tra lavoro dipendente e lavoro autonomo e tra redditi alti e redditi bassi che non beneficiano delle detrazioni. Il secondo motivo è che non hanno senso le polemiche sul merito originario di questa proposta di fronte alle sfide enormi, ancora tutte aperte, che dovremo affrontare insieme. Dico questo senza nascondere la soddisfazione e l'orgoglio del Partito Democratico per aver inserito la misura dell'assegno unico nel programma elettorale del 2018 (lo ha ricordato anche il senatore Renzi, riconoscendo il lavoro comune fatto in quegli anni), mettendolo al centro di una strategia complessiva di contrasto alla denatalità e di sostegno all'occupazione femminile. Mentre altri facevano proposte mirabolanti, difficilmente attuabili e mai attuate, noi mettevano al centro della nostra proposta politica l'assegno unico e una strategia di sostegno alla natalità e all'occupazione femminile, in quanto nei Paesi dove le donne lavorano di più, si fanno più figli. Una volta approvata da tutti, questa riforma sarà di tutti. In politica non c'è copyright , ma ci sono - questi sì - il coraggio e la coerenza delle scelte. Per questo, il Partito Democratico sarà un guardiano di questa riforma e protagonista, insieme alle altre forze politiche e al Governo, di proposte che la inseriscano in una strategia complessiva e più ampia. Da domani avremo due nemici: la superficialità e l'autocompiacimento di chi dovesse accontentarsi di approvare una legge delega con una bella filosofia di riforma, senza dedicare anima, corpo e risorse finanziarie per farla bene nei decreti attuativi e accompagnarla con altre misure altrettanto necessarie. Ministra Bonetti, servono 3 scelte politiche: disciplinare bene lo strumento dell'assegno nei decreti attuativi; investire su infrastrutture sociali per l'infanzia; attuare vere politiche per la condivisione delle esigenze di cura dentro la famiglia e delle scelte lavorative. Quanto alla prima scelta politica, l'assegno unico e universale va fatto bene nei decreti, tenendo presenti 3 criticità. Nel passaggio alla Camera dei deputati, cambiando il testo originario della riforma, è stato reintrodotto l'ISEE come strumento per selezionare la platea dei beneficiari. Occorre però fare attenzione perché rischiamo di svantaggiare alcune categorie rispetto agli strumenti esistenti (come detrazioni e assegno al nucleo familiare) e l'occupazione femminile. Per questo motivo, nell'attuazione della riforma sarà importante guardare non solo all'ISEE, ma anche alle componenti reddituali alle sotto-componenti di questo indicatore. Quanto alla seconda criticità, dobbiamo stare attenti a dosare bene i correttivi perché nessuno ne esca svantaggiato, altrimenti l'idea di un cambio di passo della politica e che il sostegno ai figli a carico sia più generoso potrebbe risentirne. Dobbiamo stare attenti affinché gli italiani residenti all'estero non siano svantaggiati dalla soppressione di alcuni istituti e dobbiamo calibrare bene la sovrapposizione con il reddito di cittadinanza per migliorare la scala di equivalenza, dare un sostegno vero alle famiglie povere con minori e contrastare la povertà minorile. Quanto alla terza criticità, abbiamo bisogno di più risorse. Serve un miliardo di euro - forse 2 - perché nessuno ci rimetta davvero e occorrono due miliardi per eliminare i contributi dei datori di lavoro all'assegno al nucleo familiare, come prevede la delega. Dobbiamo lavorare perché queste risorse ci siano nella fase dei decreti attuativi e nella legge di bilancio per fare entrambe le cose. Quanto alla seconda scelta politica, occorre investire in infrastrutture per l'infanzia, ad esempio adottando il piano dell'Alleanza per l'infanzia, al fine di rafforzare i servizi educativi e scolastici per le bambine e i bambini di età compresa tra zero e sei anni. La terza scelta politica riguarda la necessità di vere politiche della condivisione. Abbiamo bisogno di passare da una logica di conciliazione, basata sul retropensiero per cui sono sempre e solo le donne a dover conciliare vita e lavoro, a politiche di condivisione delle esigenze di cura dei figli e della carriera lavorativa all'interno di tutte le famiglie. Servono congedi di paternità obbligatori paritari, servono congedi facoltativi più generosi e usati da entrambi all'interno della coppia, serve un part time agevolato di coppia, servono aiuti alle imprese per accompagnarle nel grande sforzo di flessibilità che sarà richiesto da questo shock di sostegno alla genitorialità. Nell'annunciare il voto favorevole del Partito Democratico a una riforma così giusta e così importante come l'assegno unico e universale e nel ribadire la soddisfazione e l'orgoglio del Partito Democratico per vedere un pezzo importante del nostro programma elettorale diventare legge dello Stato, tengo a dire che da domani il Partito Democratico metterà tutte le sue energie e non farà sconti a nessuno perché non prevalgano superficialità e autocompiacimento, perché si faccia bene e davvero l'assegno unico e universale. Non ce lo chiede il programma del Partito Democratico, non ce lo chiede nemmeno la Leopolda, ce lo chiede il futuro del Paese. (Applausi) . LAFORGIA (Misto-LeU) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LAFORGIA (Misto-LeU) . Signor Presidente, noi voteremo a favore di questo provvedimento, perché riteniamo di fare oggi un passo importante nella direzione giusta. Crediamo anche che la trasversalità del sostegno che sta accompagnando l'approvazione di questo provvedimento - io dico l'unanimità - sia un tratto importante da mettere a valore, perché vuol dire che le forze politiche di ogni segno condividono i temi di fondo che sono l'oggetto della nostra discussione. Certo, Presidente, mi permetta di osservare che se il dibattito di oggi avesse contenuto meno note echeggianti stagioni, per fortuna, molto lontane e sepolte dalla storia - ho sentito usare espressioni come "salvaguardare la famiglia tradizionale" e immaginare che le politiche per la natalità possano essere messe in contrapposizione alla questione migratoria - se avessimo ascoltato meno argomentazione di questo genere, forse avremmo fatto un dibattito più avanzato. Prendo comunque il buono di quello che sta arrivando e mi permetta solo un'altra piccola nota, Presidente, che non è polemica. Lo dico a lei e per il suo tramite al senatore Renzi: le civiltà non finiscono per il calo demografico, le civiltà finiscono quando non sanno più interpretare il mondo e il mondo nel quale viviamo non ha un problema di natalità, ma semmai un problema esattamente opposto. Certo, c'è un tema gigantesco che attraversa le società cosiddette più avanzate e tra queste anche l'Italia: come conciliare il desiderio di un amore infinito come quello verso un figlio con la possibilità reale di poterlo praticare, perché questo Paese è famosissimo per la distanza significativa che spesso si registra tra i proclami rispetto al tema della famiglia e del valore della famiglia - io dico le famiglie - e la possibilità concreta e reale di sostenerle. Se quindi facciamo un passo nella direzione di un accorciamento di questa distanza, facciamo un'operazione giusta. Ci sono solo due sottolineature - non dico nulla di nuovo - che sono emerse nel dibattito di oggi e che vorrei riprendere velocemente. La prima è che mi convince molto il tratto della universalità, che io penso debba essere in generale il tratto che caratterizza qualsiasi scelta che sta dentro la cornice di un welfare contemporaneo che vogliamo costruire, perché universalità vuol dire costruire uno strumento con maglie non sufficientemente larghe da impedire che ci siano potenziali beneficiari che non siano appunto destinatari della misura che viene immaginata e realizzata. Aver capito, ad esempio, che bisogna misurarsi con alcune categorie che, lo dico con grande onestà intellettuale, alcuni di noi hanno colpevolmente trascurato - penso ai lavoratori autonomi - e che dunque occorre includere queste categorie e farle diventare destinatarie anche di misure di questo genere è un passo importante, e la pandemia ce lo insegna. C'è un pezzo del lavoro autonomo - la posso dire così, mi consenta, signor Presidente - che sta diventando neoproletariato di questo Paese e quindi immaginare una misura che vada anche nella direzione di incrociare categorie che tradizionalmente uscivano dalle maglie larghe del nostro welfare è una cosa positiva (penso naturalmente anche gli incapienti). L'universalità mi piace molto. Naturalmente non c'è universalità senza che questa si concili con il tema della progressività perché naturalmente, non facendo questa operazione, creeremo più disuguaglianze di quelle che vogliamo contrastare. L'universalità mi convince anche nella direzione di un riordino degli strumenti esistenti: penso al fatto che l'assegno unico sostituisca l'assegno per le famiglie con tre minori, il bonus bebè, il premio alla nascita, il fondo di sostegno alla natalità, le detrazioni Irpef con figli a carico, gli assegni per il nucleo familiare: ne ho dato lettura perché la lista rende della giungla che va sfoltita e nella giungla vivono contraddizioni e maggiori disuguaglianze. Mi pare quindi che tutto questo sia positivo. Lo hanno detto molti colleghi che mi hanno preceduto e io lo dico a lei, signor Presidente e, per il suo tramite, alla signora Ministra: se ci sforziamo di evitare che, a fronte dell'inclusione di quelle categorie che un tempo sarebbero state escluse, ci sia il rischio che ne vengano escluse altre (penso, ad una parte dei lavoratori dipendenti), se questo sforzo è in campo, si va nella giusta direzione per evitare una sorta di paradosso per cui una coperta rischia di diventare corta: la tiriamo, da un lato, e rischiamo di scoprire settori del mondo del lavoro, dall'altro. Questo non deve avvenire. È stata citata la clausola di salvaguardia. Mi pare, signora Ministra, che ci sia una prima definizione anche in termini quantitativi: si parla di 800 milioni di euro. Sono tutte cose che poi dovranno essere discusse in sede di implementazione di questo provvedimento. L'importante è che si faccia un passo per evitare di produrre delle disfunzioni rispetto alle quali - se si producessero, appunto - il provvedimento risulterebbe non efficace fino in fondo e sicuramente non rispondente agli obiettivi che si dà. La seconda sottolineatura - e finisco, signor Presidente - è di carattere generale. Dire che questo è un tassello piccolo di una strategia molto più complessa, come lei stessa ha sottolineato, signora Ministra, non deve essere considerato benaltrismo, tutt'altro; deve essere la sottolineatura della necessità di dare vita a una strategia complessiva, perché siamo dentro un mondo in trasformazione e in questo mondo e in questa società in trasformazione continuano a sussistere enormi contraddizioni e sussisteranno anche dopo l'approvazione di questo giustissimo provvedimento, perché il tema gigantesco della parità di genere, tanto per citare la questione che ha legato sostanzialmente tutti gli interventi, non si risolve in questo modo, se non parzialmente. Questa deve essere dunque la nostra ossessione positiva: mettere in fila politiche e priorità che centrino la questione di genere e la affrontino in modo definitivo e efficace. Penso al tema gigantesco della parità salariale e - aggiungo - ad un tema che non è di genere, come quello della precarietà del lavoro, ma il cui impatto rischia di essere un impatto di genere, perché a pagare il prezzo più alto della precarietà sono innanzitutto le donne. Penso anche al tema dei congedi parentali paritari - lo diceva il collega che mi ha preceduto - non opzionali: gli uomini devono essere obbligati ad accedere a questa opportunità. Perché penso che una società più giusta si costruisca anche con strumenti di questo genere: penso all'infrastrutturazione degli asili nido e penso, signora Ministro, anche alla regolamentazione delle forme nuove di organizzazione del lavoro. Gli italiani e le italiane le stanno sperimentando sulla loro pelle in questi mesi così difficili, e non vanno viste con un approccio di diffidenza o persino iconoclasta. Lo smart working e la relazione tra le nuove forme di lavoro e le nuove tecnologie sono una cosa da guardare con grande curiosità, persino intellettuale, oltre che dal nostro punto di vista di decisori politici. Attenzione a non riprodurre e persino ad allargare le disuguaglianze. Quando diciamo che una donna in smart working può tranquillamente badare al figlio che è a casa in DAD, diciamo una corbelleria gigantesca. E quando diciamo che una donna in quella condizione di lavoro può evitare di essere destinataria di misure di sostegno e di accompagnamento in relazione, per esempio, al tema dell'accudimento dei figli, diciamo una cosa gigantesca. Ha ragione chi diceva che ci vuole un salto culturale che deve attraversare le nostre scelte di legislatori, quando mettiamo in campo, ad esempio, provvedimenti come quelli con cui ci misureremo nelle prossime settimane, a partire dal decreto-legge sostegni. Facciamo questo, signor Presidente e signora Ministra, perché penso che se la prendiamo in questo modo, la voglia di entrare nel mondo nuovo supererà sicuramente le paure che si stanno attraversando in questo tempo così difficile. FLORIS (FIBP-UDC) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. FLORIS (FIBP-UDC) . Signor Presidente, signora Ministro, rappresentanti del Governo, colleghe, colleghi, il provvedimento oggi in esame è uno di quelli in cui bisognerebbe avere il coraggio di dire: fermiamoci, riflettiamo, rinviamolo. Invece la foga è sempre quella di regalare dichiarazioni alla stampa in cui si distribuiscono pani e pesci, e in questo caso assegni di 250 euro a figlio a tutti. Ma sappiamo bene che non è così: non tutte le famiglie riceveranno i declamati 250 euro a figlio; anzi, molte famiglie riceveranno poche decine di euro e molte altre riceveranno meno di quello che ricevono oggi con i vari bonus , i quali saranno assorbiti dall'assegno unico familiare. A tale proposito, mi limito a citare uno studio, a cui ha partecipato anche l'AREL (ricordo che è il centro studi di Enrico Letta, ora segretario del PD), che evidenzia come 1.350.000 famiglie saranno penalizzate dal meccanismo dell'assegno unico. Questo è il primo vulnus del disegno di legge in esame: l'assegno unico universale non è universale (Applausi) . Universale significa che riguarda tutti, quindi lo stesso titolo del provvedimento è fuorviante. Non basta dire che l'assegno porta 6.280.000 famiglie al miglioramento. Il dato è che, secondo questo disegno di legge, quasi il 18 per cento di 7.630.000 famiglie italiane e i loro figli non meritano di essere tutelati dallo Stato italiano. Sulla base di questa consapevolezza acquisita è partita la rincorsa alle nuove risorse finanziarie - da parte sua, ministro Bonetti, i cui buoni propositi e la cui buona fede non mettiamo minimamente in discussione - attraverso il coinvolgimento del MEF. Risorse che al momento però non ci sono. Queste nuove risorse, che sarebbero una sorta di clausola di salvaguardia, potrebbero risolvere il problema nei prossimi tre, quattro, cinque anni, perché oltre non si può andare: le risorse non basterebbero. Una riforma di questo tipo, che ha l'indubbio merito di accorpare e razionalizzare le misure esistenti in una sorta di testo unico, porta però ad un assegno non equo. In nessun ordinamento estero esiste questa sperequazione tra figli di serie A e figli di serie B. (Applausi) . In Germania, addirittura l'assegno è esattamente lo stesso per ogni fiocco, rosa o azzurro, che sia nato nella periferia o nel quartiere residenziale. E per favore, non chiediamoci più perché d'estate arrivano in Italia famiglie straniere con tre, quattro, cinque figli, mentre in Italia in media se ne fanno uno o uno e mezzo. Il dato di fatto di questo disegno di legge è che il ceto medio produttivo, quello con un reddito lordo familiare a partire da 50.000 euro annui (stiamo parlando di 2.200-2.300 euro netti al mese) probabilmente verrà penalizzato. Ma già dopo i 30.000 euro di reddito lordo l'assegno decresce in modo importante. L'altro dato è che si smette di dare un valore alle 623.000 donne che fanno le mamme a tempo pieno (Applausi) e che, con l'abolizione delle detrazioni per il coniuge a carico, subiranno conseguenze che porteranno a perdere e non ad avere risorse in più. Se la vera intenzione, Ministro, è quella di inserire le donne nel mondo del lavoro, bisogna prima prevedere per loro un impiego e il rafforzamento del sistema dell'assistenza all'infanzia. La proposta di legge Bonetti, il cosiddetto family act , è più ampia; ma soprattutto la possibilità di proseguire con l'esame di quel disegno di legge avrebbe dato il tempo al Parlamento di fare due cose fondamentali: in primo luogo, proseguire in una istruttoria con le categorie interessate; in secondo luogo, trovare veramente le risorse. Per fare una riforma che accontentasse tutte le famiglie, con un assegno che fosse veramente universale, si sarebbe dovuto arrivare a diversi miliardi in più. Come ha sentito, signora Ministro, il mio intervento a nome del Gruppo è stato abbastanza critico. Ma noi vogliamo dare fiducia a lei, alla sua attività nel Governo Draghi e, trattandosi di una legge delega, ci attendiamo che sappia trasformarla e che, recependo i punti dolenti da noi evidenziati, possa trasformare i provvedimenti in disposizioni a favore di tutte le famiglie. A tale proposito, per non ostacolare l' iter della delega a lei assegnata, il Gruppo Forza Italia ha persino ritirato gli emendamenti in Commissione. Ci auguriamo che l'universalità evocata nel titolo divenga tale e che questo provvedimento non sia come il balcone di Palazzo Chigi, da cui fu annunciata l'abolizione della povertà. Il provvedimento, infatti, presenta il nobilissimo scopo di sostenere una serie di famiglie economicamente disagiate o con disabilità al proprio interno e questo noi lo apprezziamo moltissimo. Altresì auspichiamo che in sede di decreti di attuazione il Governo presti attenzione al problema degli indicatori ISEE. (Applausi) . Come hanno detto in tanti infatti prima di me, essi spesso non costituiscono un indicatore affidabile del reddito e del patrimonio, anzi, talvolta rappresentano un peso. Servono nuove risorse per attivare tutti gli ulteriori strumenti e le strutture a sostegno dell'infanzia e dell'adolescenza, che in questo momento possono essere realizzati anche - e, direi, soprattutto - con le risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza, che saranno a vostra disposizione fra breve. L'auspicio, signora Ministro, è che con la delega vengano perseguiti e raggiunti gli obiettivi concatenati che si prefigge questo disegno di legge delega: favorire la natalità e la genitorialità e promuovere l'occupazione femminile. Augurandole buon lavoro, dichiaro il voto favorevole dei senatori di Forza Italia Berlusconi Presidente-UDC. (Applausi) . PILLON (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PILLON (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, credo che i dati del 2020, comunicati dall'Istat in questi giorni, siano agghiaccianti: più che di un inverno demografico dobbiamo parlare di un inferno demografico, come taluno ha definito quello che stiamo davvero fronteggiando. Il problema vero è che il numero dei nati così basso non dipende affatto dal Covid-19, che, come sappiamo, è iniziato nel nostro Paese circa a marzo dell'anno scorso. Stiamo quindi parlando di concepimenti avvenuti comunque in epoca antecedente al Covid-19. Siamo in una situazione di allarme. Ogni anno perdiamo una città grande come Firenze e la prospettiva è anche peggiore. Le conseguenze per la previdenza sociale sono allucinanti e le prospettive per il PIL sono altrettanto preoccupanti. Non dimentichiamoci, signor Presidente, signor Ministro, che il PIL può crescere in due modi: o aumenta il numero delle persone che consumano, oppure aumenta il consumo pro capite. Noi, il consumo pro capite lo abbiamo già portato a quanto di più si poteva fare; ora, se non cominciamo a far crescere il numero delle persone che lavorano, consumano e producono non possiamo fare altro che imboccare e continuare nella triste strada della totale decadenza del nostro Paese. È dagli anni Novanta che demografi, del tutto inascoltati, lanciano l'allarme e rischiamo di essere fuori tempo massimo. I demografici raccontano che la maggioranza dei figli (si parla di oltre il 60 per cento) nasce in coppie sposate; per questo è indispensabile investire sulla famiglia quale società naturale fondata sul matrimonio. (Applausi) . Questo è il vero perno delle politiche familiari: o torniamo a investire sulla famiglia e sulla sua stabilità o altrimenti possiamo fare tutti i sostegni economici alla natalità che vogliamo, ma non otterremo il risultato. Non si può pensare, signor Presidente, signor Ministro, di affossare la famiglia naturale e, nel contempo, di far crescere la natalità. Non funziona così. Non è un mistero che questa che ci accingiamo a votare non è la legge che avremmo voluto. L'assegno unico è pur sempre una politica assistenzialista; si tratta cioè di prelevare fiscalmente dalle famiglie e poi di restituire sotto forma di assegno, graziosamente in base a quello che stabilisce il potente del momento. A me l'idea di mettere le famiglie con il cappello in mano in fila per avere quello che spetta loro di diritto è comunque qualche cosa che dal punto di vista ideologico non piace (Applausi) . Credo che una vera politica familiare debba modificare il regime fiscale. Attualmente ci sono delle situazioni di fiscalità familiare che sono incostituzionali. L'articolo 30 della Costituzione impone alla famiglia di mantenere, istruire ed educare la prole, ma dall'altra parte l'articolo 53 afferma che tutti devono corrispondere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Non è possibile togliere alle famiglie le risorse che impiegano per adempiere a un preciso dovere, che è quello di mantenere, istruire ed educare la prole. Voi sapete che oggi portare un figlio dal concepimento alla laurea costa cifre impensabili, si parla di 200.000-300.000 euro. Mi chiedo pertanto che senso abbia tassare a sangue le persone e le famiglie e poi dover procedere a una restituzione sotto forma di assegno. Serve una flat tax. Occorre individuare una no tax area per cui non possano essere tassati quei redditi che servono alla famiglia per venire incontro ai carichi familiari. Serve il fattore famiglia. Queste sono le politiche che avremmo voluto trovare. Per ora è stato intrapreso questo che è un primo passo che va nel senso di una razionalizzazione, ma siamo convinti che se non si arriverà a una equità fiscale per la famiglia non otterremo alcuno degli effetti che pure in quest'Aula oggi tutti dicono di voler auspicare. Il nostro ordine del giorno, signor Ministro, è serio e la ringraziamo per averlo accolto. È un ordine del giorno serio e determinante; vigileremo sulla sua attuazione. È ovvio che servono delle risorse, delle coperture, perché non accada, signor Ministro, che le famiglie si trovino a percepire meno di quello che prendono oggi a causa dell'entrata in vigore della legge sull'assegno unico. Sarebbe una beffa trovare famiglie che vengono a prendere meno di quanto prendono oggi e guardate che non è un rischio peregrino, perché, come già anticipavo prima, il presidente dell'Istat ci dice che, ferme restando le cose come sono oggi, più del 30 per cento delle famiglie rischia di ricevere meno di quello che percepisce oggi. Signor Ministro, non deve neanche accadere che non si metta mano alla riforma dell'ISEE. È già stato detto - e mi fa piacere - più volte in quest'Aula che l'ISEE è iniquo, non tiene conto dei carichi familiari, va riformato e ricostruito. Nel disegno di legge ci sono anche delle buone prassi che siamo contenti di votare: in primo luogo il fatto che l'assegno sia riconosciuto anche prima della nascita. È un primo passo verso il riconoscimento dei diritti dei bambini non nati, primo tra tutti - se mi permettete - il diritto di venire al mondo, che già sarebbe qualcosa. È una buona cosa inoltre il fatto che sia previsto un assegno maggiorato per i figli oltre il secondo. Non dimentichiamoci che il terzo figlio è quello che permette al Paese di crescere: fino al secondo figlio si fa semplicemente rinnovamento della coppia genitoriale; dal terzo in poi si permette al Paese di crescere. Investire sulle famiglie numerose non è una spesa, ma un investimento per il futuro del nostro Paese. Ci troviamo perfettamente d'accordo con questa misura. Siamo favorevoli anche a un'altra misura cui accennavo prima e che pure è determinante, ovvero al fatto che i genitori separati possono beneficiare ciascuno al 50 per cento dell'assegno unico. Non ha senso una guerra tra poveri; non ha senso mettere ulteriori questioni divisive sul tavolo delle separazioni e dei divorzi. Spetti a ciascuno il 50 per cento, come previsto dal disegno di legge delega che ci apprestiamo a votare, dell'assegno unico nei casi di separazione con affidamento condiviso della prole. Ministro, tutto ciò non basta. Ho sentito prima il senatore Renzi parlare di speranza. Signor Ministro, è vero; non è un problema di denaro. Le famiglie dei nostri nonni sono vissute in un momento storico in cui la situazione economica e le prospettive del nostro Paese erano ben diverse da quelle attuali; erano molto deteriori rispetto alle nostre. Eppure i nostri nonni si aprivano generosamente alla vita. Perché questo non accade oggi? Non è un problema solo economico. Certo, le misure economiche sono importanti e indispensabili, ma non è lì il problema. La questione è sapere ridare speranza alle giovani generazioni e per fare questo è necessario promuovere una mentalità favorevole alla vita. Bisogna cominciare a ripetere in questa Aula, nelle televisioni, nei media e ogni volta che sia possibile farlo che un bambino che arriva è sempre una benedizione, che un bambino che arriva, anche se imprevisto o nel momento apparentemente sbagliato o con disabilità, è sempre una benedizione. (Applausi) . Questa è una mentalità capace di produrre speranza, futuro. Chi accoglie la vita è sempre e in primo luogo un eroe e i bambini non sono prodotti da comprare, vendere, regalare o affittare; hanno bisogno di una mamma e di un papà. (Applausi) . Cominciamo a dircelo; cominciamo a ripetercelo: i bambini non si comprano; non si vendono e non si affittano. Questo primo passo verso la ricostruzione antropologica passa attraverso i Comuni e le Regioni a misura di famiglia. Molte realtà locali stanno facendo un lavoro enorme, dalla Provincia di Trento fino a intere Regioni e Comuni, grazie all'apporto generoso anche di molte associazioni, come l'Associazione nazionale famiglie numerose o altre. Stanno costruendo dal basso condizioni e humus favorevoli alla vita e alla famiglia. Credo che dobbiamo incoraggiare in tutti i modi quelle realtà perché sia dall'alto che dal basso si possa cambiare la mentalità del nostro Paese e tornare a una ricostruzione valoriale. Presidente, concludo con una frase del poeta Giovanni Pascoli, che mi è molto cara. Pascoli diceva: «Il mondo nasce per ognun che nasce al mondo». Speriamo che con questa legge tanti possano nascere al mondo. (Applausi) . ROMANO (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ROMANO (M5S) . Signor Presidente, l'assegno unico e universale, meglio noto come assegno unico familiare, debutterà in Italia sull'esempio di quanto già è presente da tempo in altri Paesi europei. Esso è frutto di un progetto strutturale e si sostanzia in un beneficio, riconosciuto a tutti i genitori per ogni figlio a carico dal settimo mese di gravidanza fino ai ventun anni, con una parte fissa universale e una legata al reddito ISEE della famiglia fino a un tetto massimo con una maggiorazione per i disabili. La sua unicità è legata al fatto che ingloba in un solo contributo le attuali detrazioni per i figli a carico e gli altri benefici legati alla prole. È senza dubbio una riforma epocale e si pone al centro di un cambiamento di rotta culturale, dove l'interesse dei minori e dei giovani deve rappresentare una priorità, l'avvio di un percorso che vede finalmente le famiglie con figli al centro dell'azione politica e di ogni misura economica, compresa - si spera - la tanto auspicata riforma fiscale. Uno strumento, dunque, atteso da tempo, pensato per supportare economicamente le famiglie con figli e per tentare di arginare, quantomeno in parte, gli effetti nefasti di una crisi demografica che ha investito l'Italia più di altri Paesi, con un tasso di natalità in continuo calo, il più basso nell'area europea: 7 nascite ogni 1.000 residenti, 9,6 nel 2009. Significativa, dunque, la convergenza attorno a questo istituto da parte delle forze politiche in Parlamento che lo hanno giudicato senza dubbio utile ed efficace in termini di equità e giustizia sociale, sebbene, con riferimento alle risorse economiche, la svolta strutturale colma solo in parte il gap con la Francia o la Germania, dove le politiche familiari ricevono da sempre maggiore attenzione. L'assegno unico e universale, in tempi di Next generation, è tuttavia un'opportunità per le coppie che sognano di avere figli e che pur nell'incertezza del futuro, anche in tempi di Covid, con 16.000 nati in meno nel 2020 rispetto all'anno precedente, possono sentire più vicina la loro comunità. (Applausi) . L'assegno unico e universale diventa una componente significativa del reddito familiare, soprattutto in un momento storico in cui la tenuta economica delle famiglie, centro decisionale per la distribuzione del reddito in consumi e risparmio, è messa a dura prova. L'indifferenza diffusa su natalità e giovani non ha portato solo una allarmante decrescita demografica, ma un conseguente calo del PIL potenziale e in questo senso l'assegno unico familiare acquista una valenza strutturale ancora più forte, un volano significativo per la ripresa economica del nostro Paese. Questo perché disuguaglianze e bassi salari non ricadano sulla testa delle nuove generazioni. Al di là del concetto di giustizia sociale, qualsiasi progetto di ripresa e ripartenza deve passare proprio dalle nuove generazioni, che rappresentano il capitale umano del futuro. Come sempre, tutto è legato alle priorità della politica e alla capacità di concentrarsi su ciò che può fare la differenza tra il momento storico che viviamo e quello che sarà, con la consapevolezza che, quando si tratta di famiglia, la borsa dei denari, in Italia, ahimè tende sempre a rimanere chiusa e con l'onestà intellettuale di riconoscere che gli effetti devastanti della crisi in atto, come accade in tutte le grandi crisi, ricade soprattutto sulle famiglie, che paradossalmente sono state proprio le principali artefici di una resistenza, che ha impedito al sistema Paese di collassare. Che l'assegno unico e universale sia dunque anche il giusto riconoscimento per il grande sacrificio che stanno sostenendo le famiglie dell'Italia, le nostre famiglie, oltre che un segno di grande civiltà e il viatico di nuove politiche familiari, tese allo sviluppo del sistema Paese. Per questi motivi, dichiaro il voto favorevole del MoVimento 5 Stelle. (Applausi) . PRESIDENTE . Ai sensi dell'articolo 120, comma 3, del Regolamento, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del disegno di legge n. 1892, nel suo complesso. (Segue la votazione). Il Senato approva. (v. Allegato B). (Applausi) . Risulta pertanto assorbito il disegno di legge n. 472. Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno SANTANGELO (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. SANTANGELO (M5S) . Signor Presidente, intervengo in merito alle notizie di stampa, che abbiamo appreso tutti stamattina, sui presunti dati falsi che sono stati notificati all'Istituto superiore di sanità da parte della Regione Siciliana. Nell'inchiesta, portata avanti dalla procura e dai carabinieri della compagnia provinciale di Trapani, che ringrazio per il pregevole lavoro svolto, emergono dei fatti a dir poco inquietanti. Sono state arrestate tre persone e tra queste anche una dirigente della Regione Siciliana. Delle tante intercettazioni ne leggo solo alcune, per far capire il tono e la gravità della situazione. Da un'intercettazione risulta che la dirigente regionale Letizia Di Liberti, al telefono con l'assessore alla salute Razza, che si è dimesso qualche ora fa, parlando dei dati Covid, chiede: «I deceduti glieli devo lasciare o glieli spalmo?». Naturalmente i due non sanno di essere intercettati. L'assessore risponde: «Ma sono veri?». «Si, solo che sono di tre giorni fa», risponde la dirigente e Razza dà l'ok e dice: «Spalmiamoli un poco». La dirigente prosegue: «Ok, allora oggi gliene do 1 e gli altri li spalmo in questi giorni, va bene, ok. Mentre quelli del San Marco,» che è un ospedale «i 6 sono veri e pure gli altri 5 sono tutti di ieri… quelli di Ragusa, Ragusa 5! E questi 6 al San Marco sono di ieri… perché ieri il San Marco ne aveva avuti altri 5 del giorno prima, in pratica. Va bene?». «Ok», risponde l'assessore. Signor Presidente, queste brevi intercettazioni descrivono realmente la gravità di quanto è accaduto, ma ciò va sommato - ed è quello di cui parliamo - alle dichiarazioni nel novembre del 2020 dell'ex assessore, che si lamentava perché la Sicilia era in zona arancione e pretendeva che fosse in zona gialla. (Applausi) . Allora, si è detto che la Sicilia va in zona arancione, perché nella valutazione degli indicatori la classifica è quella, e ci siamo chiesti perché la situazione dei contagi è molto più bassa rispetto a quella di altre Regioni e anche l'indicatore RT è più basso. Mi accingo a concludere, signor Presidente, ma le chiedo soltanto un piccolissimo spazio in più. Ricordo anche le dichiarazioni del presidente Musumeci, che tuonava in un comunicato stampa: «La scelta del Governo nazionale di relegare la Sicilia a zona arancione appare assurda e irragionevole. L'ho detto e ripetuto stasera al ministro della salute Speranza, che ha voluto adottare una grave decisione senza alcuna preventiva intesa con la Regione Siciliana». Meno male che il Governo nazionale ha preso quella decisione, altrimenti la situazione sarebbe stata peggiore. (Applausi) . Ebbene, si è dimesso l'assessore Razza, il presidente Musumeci ha pensato bene di prendere ad interim quelle deleghe, ma non basta. Non basta perché ai cittadini siciliani, così come a tutti gli italiani, va garantito il diritto alla salute. (Applausi) . Quindi pretendiamo che la sanità siciliana venga immediatamente commissariata e faremo la nostra pressione sul Governo nazionale affinché immediatamente si ponga fine a situazioni del genere. (Applausi) . Signor Presidente, dov'è finita la terra mia? La povera Sicilia, la povera terra mia non può essere amministrata da siffatta gente! (Applausi) . LOMUTI (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LOMUTI (M5S) . Signor Presidente, onorevoli colleghi senatori, in questi giorni desta preoccupazione il futuro produttivo dello stabilimento automobilistico Stellantis di Melfi e, di conseguenza, anche quello dei suoi lavoratori e di quelli del suo indotto. È mio dovere riportare in quest'Aula l'angoscia che stanno vivendo migliaia di tute blu, già a partire da metà febbraio, quando, a pochi giorni da quando sarebbe dovuto partire il terzo turno che doveva occuparsi della produzione del modello Compass e dell'ibrido, il gruppo Stellantis ha deciso di mandare i suoi operai in cassa integrazione per sei settimane, fino al 28 marzo, e successivamente c'è stata un'ulteriore proroga fino al 3 maggio. In totale, sono diciassette settimane di cassa integrazione, con il terzo turno rinviato a data da destinarsi. I problemi e i motivi risiedono nell'abbassamento della produzione. Non spetta a me consigliare un piano industriale al colosso neonato Stellantis, ma è mio dovere riportare in Aula gli enormi aiuti statali che il settore dell' automotive ha avuto dal nostro Paese. A questi si aggiungono gli incentivi per la produzione dell'elettrico e, da ultimo, il prestito garantito SACE di 6.322 miliardi concessi all'FCA auto per sostenere una filiera che comprende 10.000 imprese e che rappresenta più del 6 per cento del prodotto interno lordo. C'è da dire che noi abbiamo il parco veicoli più vetusto di Europa, ma questo produce delle conseguenze negative per quanto riguarda l'inquinamento ambientale e la sicurezza delle nostre strade. C'è da dire anche però che la situazione in cui stiamo vivendo è strutturale e l'abbiamo da diversi anni in Italia. A questo va aggiunto anche il problema congiunturale della pandemia dell'ultimo anno. Abbiamo - è vero - un problema di rifinanziamento degli incentivi, ma la proroga da parte di Stellantis della cassa integrazione non è un buon segno per i lavoratori di quello stabilimento, che è vitale non soltanto per la Basilicata, ma anche per i territori limitrofi; dalla provincia di Foggia arrivano centinaia di lavoratori e di operai in quello stabilimento. Per tutti questi motivi ho presentato un'interrogazione al Ministero dello sviluppo economico, nella persona del ministro Giancarlo Giorgetti, per sapere se sia al corrente di questa situazione e quali azioni intenda mettere in campo, suggerendo anche di aprire immediatamente, quanto prima, un tavolo di confronto con tutte le parti in gioco, a partire da un Governo regionale totalmente assente, che in questo periodo risulta avere un encefalogramma politico totalmente piatto, passando anche dal Governo nazionale, con i rappresentanti dei lavoratori e i rappresentanti dei vertici Stellantis. Occorre fare presto. (Applausi) . PARAGONE (Misto) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PARAGONE (Misto) . Signor Presidente, Byoblu è un canale con 525.000 iscritti, almeno 2.000 video - è una testata registrata - 200 milioni di visualizzazioni, video maturati in ben quattordici anni di lavoro, di sforzi, di sacrifici e di sudore. È una televisione, un canale con migliaia di abbonati. Ebbene, oggi, in maniera arbitraria - verrebbe da dire - il gigante del web Google, che ha ovviamente anche il canale YouTube, ha deciso di ghigliottinare quel canale, di cancellarlo, così, con un colpo di penna. Lo ha fatto in spregio alle regole più elementari, oltre che a garanzie costituzionali. Penso che un gigante del web , che di fatto è monopolista nel settore della raccolta pubblicitaria, stia ledendo il diritto di informare e di fare anche un altro tipo di informazione. Non può piacere quel tipo di informazione? Non può interessare a uno strano editore, perché è impuro, ma quello che sta accadendo per potenza, forse arbitrio, da parte dei nuovi potenti credo che sia grave. Ci tenevo quindi a portare all'attenzione dell'Assemblea - lo farò anche con un'interrogazione parlamentare - lo strapotere di questi over the top . È inammissibile che un canale possa essere chiuso in maniera così arbitraria. Prima o poi dovremo affrontare lo strapotere di soggetti come Google, YouTube, Facebook e quant'altro. Attenzione, perché è a rischio la possibilità di dire qualcosa di diverso rispetto a quello che piace soltanto a loro. Atti e documenti, annunzio PRESIDENTE . Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Ordine del giorno per la seduta di mercoledì 31 marzo 2021 PRESIDENTE . Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica domani, mercoledì 31 marzo, alle ore 9,30, con il seguente ordine del giorno: ( Vedi ordine del giorno ) La seduta è tolta (ore 19,53) . Mozioni, apposizione di nuove firme I senatori Garruti, Ricciardi e Toninelli hanno aggiunto la propria firma alla mozione 1-00335 del senatore Cioffi ed altri. Interrogazioni, apposizione di nuove firme Il senatore Nannicini ha aggiunto la propria firma all'interrogazione 3-02320 del senatore D'Arienzo ed altri. I senatori Naturale, Vanin, Fede, Gallicchio, Agostinelli, Castaldi e Di Girolamo hanno aggiunto la propria firma all'interrogazione 3-02365 del senatore Ferrara ed altri. I senatori Romano, Donno, Presutto e Trentacoste hanno aggiunto la propria firma all'interrogazione 3-02373 della senatrice Leone ed altri. Le senatrici Gaudiano e Donno hanno aggiunto la propria firma all'interrogazione 4-05134 del senatore Ferrara ed altri. La senatrice Taverna ha aggiunto la propria firma all'interrogazione 4-05136 del senatore Cioffi ed altri. Il senatore Barbaro ha aggiunto la propria firma all'interrogazione 4-05140 del senatore Fazzolari ed altri. Il senatore Buccarella ha aggiunto la propria firma all'interrogazione 4-05154 del senatore De Bonis. Mozioni Atto n. 1-00337 DONNO PAVANELLI PUGLIA CASTALDI ROMANO RUSSO TRENTACOSTE CROATTI PRESUTTO - Il Senato, premesso che: a seguito del progresso tecnologico ed infrastrutturale e di una crescente urbanizzazione del territorio nazionale, si è assistito ad un graduale, ma inarrestabile, abbandono di gran parte della rete ferroviaria nazionale, nonché di tronchi stradali dismessi, di strade secondarie e campestri, interpoderali o vicinali, di strade prima appartenute al demanio militare, di argini e di alzaie dei fiumi e dei canali, di sentieri, mulattiere e tratturi; la riqualificazione di infrastrutture ferroviarie dismesse in piste ciclabili e " greenway " rappresenta un'efficace strategia per contrastare l'abbandono e il degrado ambientale e promuovere la mobilità sostenibile, contribuendo alla valorizzazione dei territori e incentivando lo sviluppo di un turismo ecosostenibile, che potrebbe contribuire a dare nuovo slancio alle piccole economie locali; secondo l'ultima ricerca pubblicata dalla Federazione italiana ambiente e bicicletta sono 5.000 i chilometri di ferrovie dismesse nel nostro Paese, dei quali solo 1.000 sono stati convertiti in 57 ciclovie, con una lunghezza media di 12 chilometri; le regioni che più si sono impegnate nella riconversione sono il Veneto con 165,5 chilometri (tra cui la tratta Treviso-Colzè di 54 chilometri, parte della ciclovia Treviso-Ostiglia e la tratta di 42 chilometri Calalzo-Cimabanche, lungo la Calalzo-Cortina-Dobbiaco) seguito dall'Emilia-Romagna con 132,2 chilometri e dalla Lombardia con 121,3; indipendentemente dal numero di chilometri di ferrovie riqualificate, negli ultimi dieci anni alcune regioni hanno dimostrato particolare sensibilità su questo tema. La regione più attiva è stata l'Umbria, con un incremento da 11 a 73 chilometri (più 564 per cento), seguita dalla Basilicata, da zero tratte recuperate a 41,6 chilometri (416 per cento), e dall'Abruzzo (più 425 per cento una volta completato il cantiere in corso lungo la Costa dei Trabocchi). La tratta ferroviaria con più chilometri recuperati è la Godrano-Ficuzza-San Carlo in Sicilia, 62 chilometri, che necessitano però di una maggiore attenzione in termini di manutenzione e conservazione, seguita in Friuli dalla tratta Tarvisio-Gemona di 58 chilometri lungo la ciclovia dell'Alpe Adria; sono attualmente in corso i lavori per il recupero dei 50 chilometri della Umbertide-Gubbio-Fossato di Vico della Ferrovia Centrale Umbra, e dei 34 chilometri della Lagonegro-Rotonda, nel Parco del Pollino, sulla ex ferrovia Calabro-Lucana inaugurata nel 1929. Nella provincia di Pavia si sta lavorando per portare a 32 i 14 chilometri già recuperati della Voghera-Varzi, mentre in Puglia è stato avviato l'intervento di rigenerazione di un tratto di 8 chilometri dell'ex ferrovia Gioia del Colle-Palagianello, che si aggiungeranno ai 5 già realizzati. Entro l'estate 2021 dovrebbe inoltre essere ultimata la Via Verde della Costa dei Trabocchi, 42 chilometri da Ortona a Vasto, sul tracciato della ferrovia Adriatica che, in prospettiva, potrebbe essere estesa a tutta la dorsale da Rimini a Brindisi; considerato che: ai sensi dell'art. 5 della "Convenzione europea sul paesaggio", resa esecutiva nel nostro ordinamento con legge 9 gennaio 2006, n. 14, ogni parte aderente "si impegna a: a) riconoscere giuridicamente il paesaggio in quanto componente essenziale del contesto di vita delle popolazioni, espressione della diversità del loro comune patrimonio culturale e naturale e fondamento della loro identità; b) stabilire e attuare politiche paesaggistiche volte alla protezione, alla gestione, alla pianificazione dei paesaggi tramite l'adozione delle misure specifiche (...); c) avviare procedure di partecipazione del pubblico, delle autorità locali e regionali e degli altri soggetti coinvolti nella definizione e nella realizzazione delle politiche paesaggistiche (...); d) integrare il paesaggio nelle politiche di pianificazione del territorio, urbanistiche e in quelle a carattere culturale, ambientale, agricolo, sociale ed economico, nonché nelle altre politiche che possono avere un'incidenza diretta o indiretta sul paesaggio"; nel nostro Paese il recupero delle ferrovie in disuso è finora parzialmente avvenuto su iniziativa di istituzioni per lo più provinciali e, in alcune realtà comunali, con il supporto di alcune associazioni locali; a conclusione della XVII Legislatura è stata approvata la legge 11 gennaio 2018, n. 2, di iniziativa parlamentare, recante "Disposizioni per lo sviluppo della mobilità' in bicicletta e la realizzazione della rete nazionale di percorribilità' ciclistica", con l'obiettivo di rendere lo sviluppo della mobilità ciclistica e delle necessarie infrastrutture di rete una componente fondamentale delle politiche della mobilità a tutti i livelli amministrativi sia centrali che locali; la legge n. 2 del 2018 introduce nell'ordinamento la definizione normativa delle ciclovie, delle reti cicloviarie e la loro classificazione e prevede l'adozione di un "Piano generale della mobilità ciclistica", quale parte integrante del Piano generale dei trasporti e della logistica, finalizzato allo sviluppo della mobilità ciclistica in ambito urbano e metropolitano, ma anche su percorrenze definite a livello regionale, nazionale ed europeo, individuando le ciclovie di interesse nazionale che costituiranno la Rete ciclabile nazionale denominata "Bicitalia" e la rete infrastrutturale di livello nazionale che dovrà essere integrata nel sistema della rete ciclabile transeuropea "Eurovelo"; il progetto della rete Bicitalia prevede uno sviluppo complessivo non inferiore a 20.000 chilometri e l'articolazione in itinerari su tutto il territorio nazionale, l'integrazione e l'interconnessione con le reti infrastrutturali a supporto delle altre modalità di trasporto, con le altre reti ciclabili presenti nel territorio, la continuità e l'interconnessione con le reti ciclabili urbane, anche attraverso la realizzazione di aree pedonali e zone a traffico limitato, e attraverso l'adozione di provvedimenti di moderazione del traffico; il Ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili ha di recente annunciato l'avvio del progetto, promosso insieme a Rete ferroviaria italiana, per realizzare piste ciclabili di collegamento tra stazioni ferroviarie e università, per il quale sono stanziati circa 4 milioni di euro da assegnare ai comuni per la progettazione e la realizzazione di ciclostazioni e piste ciclabili per collegare le stazioni con i poli universitari; la proposta di Piano di ripresa e resilienza approvata dal Consiglio dei ministri lo scorso 12 gennaio dedica una specifica linea di azione della Missione 2, "Rivoluzione verde e transizione ecologica", allo sviluppo della mobilità sostenibile attraverso il potenziamento delle infrastrutture per il trasporto rapido di massa come metro, tram, filovie, bus rapid transit e delle ciclovie di ambito urbano, metropolitano, regionale e nazionale, nonché un imponente rinnovamento del parco circolante di mezzi per il trasporto pubblico locale con mezzi a basso o nullo impatto ambientale. Per tale linea di intervento vengono destinati un totale di 7,55 miliardi di euro di cui 4,60 di nuovi fondi; i progetti previsti dalla proposta di PNRR prevedono la realizzazione e la manutenzione di reti ciclabili di ambito urbano, metropolitano, regionale e nazionale, sia con scopi turistici che ricreativi, per favorire gli spostamenti quotidiani e l'intermodalita?. In particolare, la misura prevede la realizzazione di 1.000 chilometri di piste ciclabili urbane e metropolitane e la realizzazione di 1.626 chilometri di piste ciclabili turistiche. Sono inoltre previsti interventi integrati in 40 Comuni con oltre 50.000 abitanti, da individuare tramite pubblicazione di una manifestazione di interesse, a beneficio delle aree urbane più? affette dagli impatti negativi della qualità? dell'aria, incidentalità? e congestione del traffico; considerato altresì che: nonostante le recenti iniziative in materia di mobilità sostenibile siano sicuramente incoraggianti, non possono essere paragonate agli sforzi profusi da altri Paesi europei. In Spagna, con il programma "Vías Verdes della Fundación de los Ferrocarriles", sono stati recuperati 130 percorsi in 3.100 chilometri su un patrimonio di 7.000. La Francia si è dotata di uno "Schéma national des véloroutes & voies vertes" che conta 3.400 chilometri di chemin du rail , su un totale di 6.000 chilometri di ferrovie in disuso. In fine, con la realizzazione del "National Cycle Network", la Gran Bretagna ha recuperato 3.000 degli 11.000 chilometri di ex ferrovie; il 23 marzo 2021, nell'esprimere parere sulla proposta di Piano di ripresa e resilienza, l'8a Commissione permanente (Lavori pubblici, comunicazioni) del Senato ha chiesto espressamente che nella definizione conclusiva dei progetti vengano garantiti significativi investimenti nello sviluppo della rete ciclabile nazionale, con particolare riguardo ai tracciati interregionali e ai tracciati autostradali ciclabili, impegna il Governo: 1) a procedere celermente alla definizione e attuazione del "Piano generale della mobilità ciclistica" previsto dalla legge 11 gennaio 2018, n. 2, precisando le risorse finanziarie, pubbliche e private, reperibili per la mobilità ciclistica e individuando le modalità di finanziamento degli interventi indicati nei Piani per la mobilità ciclistica di comuni e città metropolitane; 2) a promuovere, in un'ottica di riqualificazione dell'ambiente urbano ed extraurbano, la conversione delle ferrovie in disuso in piste ciclabili e " greenway " al fine di contrastare l'abbandono e il degrado ambientale, valorizzando la dimensione paesaggistica e architettonica delle aree interessate, e al fine di sostenere forme di turismo sostenibile, mediante un'adeguata offerta di infrastrutture, di percorsi turistico-culturali e il potenziamento di servizi di accoglienza; 3) a garantire che, nell'ambito dei progetti del Piano di ripresa e resilienza, sia mantenuta una linea di intervento dedicata alla mobilità sostenibile con particolare riferimento alla realizzazione di ciclovie urbane e metropolitane e di percorsi cicloturistici di dimensione sovraregionale; 4) a prevedere misure, anche di carattere normativo, che promuovano ed incentivino l'importante funzione svolta dall'associazionismo operante in ambito turistico-culturale, al fine di migliorare la fruizione pubblica del patrimonio paesaggistico e culturale che caratterizza ampie aree del Paese. Interpellanze Atto n. 2-00078 DE CARLO Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: il sito internet dell'INPS da alcuni giorni risulta avere problemi ricorrenti in termini di funzionamento operativo; come segnalato da numerosi utenti e consulenti del lavoro nelle ultime settimane, nel caricamento delle istanze e dei documenti, si verificano ricorrenti ritardi, rallentamenti e addirittura eventi irreversibili che implicano la ripetizione della procedura dall'inizio; pertanto, considerate le imminenti scadenze e l'eccezionale lavoro relativo alla documentazione necessaria per la liquidazione degli ammortizzatori sociali legati al COVID-19 a favore dei dipendenti lavoratori del settore privato, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia al corrente della situazione, se abbia previsto dei provvedimenti urgenti utili a velocizzare il sistema di ricevimento delle istanze e se stia provvedendo ad immaginare una strategia congiunta con i vertici dell'Istituto Nazionale di Previdenza Sociale, volta al miglioramento del sistema informatico dell'INPS, che già in passato ha evidenziato forti lacune e problematiche di caratura nazionale. Atto n. 2-00079 FERRO AIMI BARBONI BERARDI CALIGIURI CANGINI CESARO DAL MAS DAMIANI FLORIS GALLONE MALAN MALLEGNI MASINI MINUTO MODENA PAGANO PAPATHEU PAROLI PEROSINO RIZZOTTI SACCONE SCHIFANI SICLARI TIRABOSCHI TOFFANIN Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: il 10 marzo 2021 è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto del Ministero dell'economia e delle finanze 3 febbraio 2021, n. 26, recante il regolamento concernente i requisiti di accesso, condizioni, criteri e modalità degli investimenti del Patrimonio Destinato, di cui all'articolo 27 del cosiddetto "decreto rilancio" (decreto-legge n. 34 del 2020); tale decreto sarà vigente a decorrere dal 25 marzo 2021 e rappresenta senza alcun dubbio un passo in avanti per il Patrimonio Destinato al sostegno e rilancio del sistema economico-produttivo italiano, in conseguenza dell'emergenza epidemiologica da COVID-19; sul punto si evidenzia che per garantire l'effettiva operatività del processo dovranno essere definiti gli apporti stabiliti con decreto del Ministero dell'economia e delle finanze (cosiddetto "decreto apporti", ovvero il decreto con cui sarà emessa la prima tranche di titoli da conferire al Patrimonio destinato per sostenere innanzitutto le imprese con maggiori difficoltà economiche in questo momento) e con il regolamento operativo da deliberarsi da parte di Cassa Depositi e Prestiti; come noto, infatti, i tre pilastri su cui si deve articolare l'intervento del Patrimonio destinato sono: a) gli interventi disponibili fino al 31 dicembre 2021, salvo altre proroghe nel quadro del cosiddetto Temporary Framework della Commissione UE per fronteggiare l'emergenza epidemiologica da COVID-19, sotto forma di aumento di capitale, prestito obbligazionario subordinato convertendo, prestito obbligazionario subordinato convertibile e prestito obbligazionario subordinato; b) gli interventi a condizioni di mercato, sotto forma di aumento di capitale e prestito obbligazionario convertibile; c) sempre a condizioni di mercato, gli interventi di acquisto diretto o indiretto (questi tramite OICR, Organismi di investimento collettivo del risparmio) e interventi di turn around diretto o indiretto tramite OICR; tale articolazione definisce l'evoluzione a partire dal 2022 del Patrimonio Destinato nel cosiddetto "Patrimonio Rilancio" e conseguentemente una chiara distinzione tra l'iniezione di risorse per consentire alle imprese di sopravvivere a causa dell'emergenza pandemica da COVID-19, ovvero il capitale di salvataggio e l'iniezione di capitale di crescita dove i soggetti operano secondo logiche e dinamiche di mercato; in tale quadro occorre, tuttavia, rilevare che ad oggi non risulta ancora emanato il citato "decreto apporti", che dovrebbe, invece, essere varato subito per garantire immediato sostegno alle imprese in grave difficoltà economiche, né tanto meno il decreto del Ministero dell'economia e delle finanze, di cui al comma 18 -ter dell'articolo 27 del "decreto rilancio" (che doveva essere emanato entro il 19 luglio 2020), ove si prevede che al conto fruttifero su cui confluiscono le disponibilità liquide del Patrimonio destinato possano affluire anche le disponibilità liquide dei contribuenti che intendano investire i loro risparmi a sostegno della crescita dell'economia reale, rafforzando la capitalizzazione popolare delle imprese. Tale disposizione prevede, poi, che le disponibilità liquide del patrimonio destinato così costituite siano gestite dalla Cassa Depositi e Prestiti S.p.A., assicurando il massimo coinvolgimento anche delle Società di gestione del risparmio italiane per evitare ogni possibile effetto di spiazzamento del settore private capital ; considerato che ad oggi non risulta ancora chiaro un punto centrale per il mercato e lo sviluppo economico del Paese, ovverosia in che termini Cassa Depositi e Prestiti, al netto degli interventi di sostegno delle imprese in crisi, coinvolgerà gli attori del private capital, trasformando a partire dal 2022 l'intervento emergenziale disposto con il Patrimonio destinato in un intervento di crescita con il Patrimonio rilancio, individuando in un Fondo sovrano italiano pubblico-privato, o Fondo dei fondi lo strumento più congeniale per favorire la patrimonializzazione delle imprese, in cui possano confluire anche parte delle risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), oltre al risparmio privato incentivato, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo non intenda emanare con la massima sollecitudine il cosiddetto decreto Apporti, per consentire quella iniezione di liquidità necessaria alle imprese ormai al limite della sopravvivenza, a causa dell'emergenza pandemica da COVID, nonché il decreto attuativo del comma 18 -ter dell'articolo 27 del cosiddetto decreto Rilancio, nella considerazione che detta disposizione costituisce la base normativa di riferimento per l'evoluzione del Patrimonio destinato in un vero e proprio Patrimonio rilancio, attraverso lo strumento del Fondo sovrano italiano pubblico-privato, o Fondo dei fondi, finalizzato a favorire la patrimonializzazione delle imprese in cui possano confluire anche parte delle risorse del PNRR, oltre al risparmio privato incentivato. Interrogazioni Atto n. 3-02376 VONO FARAONE MAGORNO CARBONE CUCCA MARINO Al Ministro dell'interno Premesso che, per quanto risulta agli interroganti: nella giornata di sabato 20 marzo 2021, il sen. Nicola Morra, accompagnato da agenti della sua scorta, le "tutele", di cui dispone in qualità di Presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere, si è recato negli uffici del dipartimento di prevenzione dell'ASP di Cosenza, presso la sede di Serra Spiga, ove ha sede anche la centrale operativa territoriale, a suo dire, per essere presente "lì dove c'è una lesione dei diritti dei cittadini", come si può vedere sul video pubblicato sulla pagina "Facebook" del senatore il 22 marzo 2021; in tale sede, avrebbe favorito un colloquio telefonico amichevole tra il dottor Mario Marino, dirigente dell'ASP, con il sottosegretario Pierpaolo Sileri, il commissario ad acta Guido Longo e il commissario dell'ASP di Cosenza dottor Vincenzo La Regina; il sen. Morra ha dichiarato, in altro video, pubblicato sempre il 22 marzo 2022 sulla propria pagina, di essersi recato presso l'ASP di Cosenza "per capire come funziona la macchina provinciale di Cosenza" e, in particolare, "per ottenere informazioni in merito alle modalità per le prenotazioni per il vaccino di ultra ottantenni"; ha affermato, inoltre, di essersi recato presso la sede dell'ASP di Serra Spiga e ivi di aver constatato la presenza "al secondo piano persone tutte riunite in un corridoio", secondo quanto riferito dalle sue due "tutele", "presumibilmente davanti ad una macchinetta che distribuiva caffè", e di aver, quindi, chiesto di interloquire con un responsabile al fine di avere delle informazioni sulle circostanze; dai fatti emersi e pubblicati su diverse testate di stampa e dalle stesse parole del dottor Mario Marino emerge, però, che il senatore non si sia limitato a un dialogo pacifico con i medici impegnati in loco anche per la somministrazione dei vaccini ma, piuttosto, che abbia lamentato, con atteggiamento alterato, un'inefficiente pianificazione vaccinale contestando l'azione dei responsabili dell'ASP e la rete vaccinale realizzata tanto da causare nello stesso dirigente un malore; risulta, poi, che le telefonate al sottosegretario Sileri, al commissario Longo e al commissario dell'ASP La Regina avessero il fine non tanto di consentire un'interlocuzione tra i 3, quanto piuttosto di denunciare la situazione "perché di fatto le modalità di prenotazione risultano inefficaci ed è questo il motivo per cui ho avuto tante segnalazioni affinché io intervenissi attraverso ispezioni, attraverso controlli"; infine, è emerso che le gli agenti di scorta abbiano identificato il personale presente, dottor Marino, dottor Gaudio e un giovane medico che "in base a procedura identificativa effettuata successivamente delle mie due tutele risulta essere il dott. Costarella"; considerato che: quanto posto in essere dal sen. Nicola Morra, anche avvalendosi del suo ruolo di Presidente della Commissione antimafia, per come si evince dalle sue stesse parole "andato per effettuare un controllo" non appare giustificato da alcuna norma, in quanto nessun parlamentare è legittimato all'esecuzione di controlli e ispezioni personali in alcun luogo; l'accadimento assume, inoltre, portata ancora più grave in considerazione dell'identificazione operata dagli agenti di scorta in danno del dottor Mario Marino e del dottor Vincenzo Gaudio che, secondo quanto riferito dal senatore nel filmato di cui si è detto, "risultavano privi di mascherine di dpi"; invero, i poteri di inchiesta e ispettivi riferibili al senatore Nicola Morra, sia nella sua veste di componente del Parlamento, sia nella sua qualità di Presidente della Commissione parlamentare di inchiesta, non può spingersi sino alla diretta ingerenza, senza alcuna autorizzazione in tal senso, nelle strutture ospedaliere o uffici dell'ASP adibite o meno alla somministrazione dei vaccini, tenuto conto delle regole in vigore disciplinanti, tra l'altro, l'accesso in qualsiasi ufficio pubblico, dettate dall'emergenza sanitaria, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo intenda intervenire per chiarire i gravissimi fatti accaduti all'Asp di Cosenza Serra Spiga e acquisire ulteriori elementi per quanto di Sua competenza. Atto n. 3-02377 FATTORI Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: il palazzo dell'Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, ente istituito nel 1929, fu costruito tra il 1913 e il 1928 ed è considerato una delle massime espressioni dell'architettura liberty nella città di Roma; dal 1999 il palazzo non ospita più la Zecca dello Stato; nel 2002, attraverso un protocollo d'intesa siglato tra il Ministro pro tempore del Tesoro, Tremonti e il sindaco di Roma, Veltroni, in attuazione della legge n. 401 del 2001, in un'ottica di valorizzazione del sito oramai in disuso, si decise di cambiare la destinazione d'uso del palazzo, attraverso un accordo di programma, poi attuato nel 2006, con l'autorizzazione all'utilizzo di 56.000 metri quadri di superficie urbanistica suddivisa tra componente ricettiva (32,3 mila metri quadri), residenziale (27,7 mila metri quadri) e direzionale privato (2,2 mila metri quadri); il processo di spostamento della sede dell'Istituto Poligrafico di Stato si è concluso nel 2010 e da allora il palazzo è rimasto in uno stato di disuso; la società Residenziale Immobiliare 2004 S.p.A., controllata per il 75 per cento da Cassa Depositi e Prestiti e al 25 per cento da Finprema, è il soggetto impegnato nella valorizzazione del palazzo di proprietà dello Stato; nel 2015 sono iniziati, dopo un accordo preliminare con la cinese Rosewood Hotels & Resorts International, i lavori di svuotamento e scavo per la realizzazione di parcheggi per la costruzione di una struttura ricettiva di lusso; nel 2019 la trattativa ha visto il ritiro della società cinese e la manifestazione di interesse da parte di ENEL, che prevede di collocare nel palazzo 2.000 dipendenti; la trattativa sembra essersi conclusa e sono iniziati i lavori, il cui termine è previsto per il 2022; considerato che: la zona in cui è sito lo stabile, piazza Verdi a Roma, è caratterizzata dall'assenza di infrastrutture e collegamenti efficienti, nonché da una situazione di parcheggi per i residenti al limite del collasso; oltre alla struttura, anche il sottosuolo è caratterizzato da importanti presenze archeologiche, che rendono disagevole la realizzazione di strutture di parcheggio; il comitato cittadino denominato "Comitato di Piazza Verdi" ha più volte sollevato a mezzo stampa il potenziale aumento di disagi legato all'arrivo dell'ingente numero di persone in quella zona; lo stesso comitato cittadino ha evidenziato alcune anomalie paesaggistiche, legate agli attuali lavori di sopraelevazione dell'edificio con due piani in vetro, che diventerebbero uno spazio aggiuntivo per il centro direzionale di Enel, ma che modificherebbero in maniera sostanziale l'aspetto estetico e originale del palazzo, deturpandone l'importanza storica, artistica e culturale; nel cartello di inizio lavori l'aggiunta dei due piani in vetro viene annoverato come "consolidamento strutturale", quando si tratta in realtà di una struttura che si andrebbe a sommare a quella esistente; altri esempi di modifica analoga hanno effettivamente reso, per esempio, l'ex palazzo Casse di Risparmio Postali di piazza Dante, ora sede unitaria dell' intelligence del Paese, fortemente diverso rispetto all'originario aspetto, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di tale situazione e quali azioni intenda porre in essere, anche di concerto con il Ministero della cultura, per la salvaguardia del valore storico e culturale dell'ex palazzo del Poligrafico e Zecca dello Stato, senza che se ne stravolga l'aspetto originario; quali azioni intenda porre in essere per mitigare le carenze infrastrutturali della zona, considerato che la destinazione dell'immobile è stata decisa da Cassa Depositi e Prestiti, istituto controllato dal Ministero in indirizzo. Atto n. 3-02378 LOMUTI LANZI CROATTI PAVANELLI ROMAGNOLI ANASTASI EVANGELISTA PELLEGRINI Marco PIRRO SANTILLO GUIDOLIN RUSSO PESCO TONINELLI GALLICCHIO NATURALE MARINELLO VACCARO LOREFICE AUDDINO D'ANGELO NOCERINO TRENTACOSTE Al Ministro dello sviluppo economico Premesso che: in questi giorni sta destando preoccupazione il futuro della produzione dello stabilimento automobilistico Stellantis di Melfi (Potenza) e di conseguenza di quello lavorativo di migliaia di operai ex FCA e di quelli appartenenti al suo indotto; lo stato di tensione deriva dall'incertezza delle prospettive produttive dello stabilimento, a causa dell'abbassamento della produzione, che ha comportato una proroga della cassa integrazione fino al 2 maggio 2021, con rientro in fabbrica previsto per il giorno 3; quindi, una proroga di 3 settimane, che, sommate alle precedenti, fanno complessivamente 17 settimane di ammortizzatori sociali per tutti gli operai della struttura; uno scenario di cassa integrazione permanente, allarmante e paradossale, se si pensa che fino a qualche mese fa si intendeva concretizzare l'idea di un terzo turno, impegnandovi ulteriori mille unità lavorative; le ricadute di una crisi aziendale interesserebbero anche il settore dell'indotto, a partire dalla fornitura delle componenti automobilistiche; nello stabilimento di Melfi, attualmente, lavorano più di 7.000 persone, e si producono, su due linee, le Jeep (modelli Compass e Renegade) e la 500 X; il timore è che si tratti di un preludio ad un ridimensionamento strategico dello stabilimento Stellantis di Melfi, nonostante le rassicurazioni aziendali avvenute nelle diverse riunioni sindacali di questi giorni, che non hanno fugato i timori dei lavoratori; considerato che: il già programmato terzo turno, che avrebbe interessato la produzione dell'ibrido, non è mai partito; il sostegno della transizione verso mezzi di trasporto non inquinanti e le filiere produttive è uno dei punti più importanti all'interno delle 6 missioni su cui si fonda il Piano nazionale di ripresa e resilienza: la rivoluzione verde e della transizione ecologica, sulla quale è previsto un investimento di circa 70 miliardi di euro; la situazione occupazionale della regione Basilicata è delle più negative del mezzogiorno d'Italia e ad oggi le prospettive, purtroppo, appaiono tutt'altro che rosee per il futuro; in particolare, dall'ultimo rapporto della IRES-CGIL, pubblicato di recente, emerge una fotografia devastante del quadro socio-economico della Basilicata che vede: una economia a pezzi; molte imprese fallite; disoccupazione in aumento; crisi demografica; PIL regionale in calo del 12,6 per cento; fallimenti cresciuti del 133 per cento e delle liquidazioni di imprese del 14,7 per cento; alle dette criticità si aggiungono 2.000 imprese lucane con vertenze aperte, per oltre 15.000 addetti coinvolti e, di questi, pare che soltanto il 50 per cento abbia possibilità di soluzione favorevole in termini di continuità aziendale; la paventata crisi dell' automotive presente in Basilicata potrebbe coinvolgere migliaia di famiglie, in una regione con appena circa 560.000 abitanti e che da decenni subisce il fenomeno dello spopolamento in maniera importante; a parere degli interroganti è doveroso un confronto tra il Governo nazionale, quello regionale e le associazioni di categoria, che rappresentano i lavoratori dello stabilimento e del suo indotto, per dare immediato inizio ad un piano di ampliamento di investimenti e attuare le strategie industriali all'insegna dell'innovazione e dell'eco-sostenibilità, mirate a consolidare il più importante e produttivo insediamento industriale della Basilicata; tutto questo anche nel rispetto del prestito di 6 miliardi e 300 milioni di euro ottenuto da FCA con una garanzia SACE all'80 per cento per sostenere la ripartenza di una filiera che vale 10.000 piccole imprese e il 6,2 per cento del Pil, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia al corrente della situazione descritta; quali iniziative, alla luce dei fatti descritti, intenda assumere al riguardo; se intenda convocare un tavolo di confronto con la regione Basilicata, le associazioni di categoria e i vertici del gruppo Stellantis per trovare tempestivamente una valida e rassicurante soluzione. Atto n. 3-02379 CROATTI GIROTTO LANZI Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e dello sviluppo economico Atto n. 3-02380 DORIA LUNESU FLORIS Al Ministro della salute Premesso che: la Regione Sardegna, per mezzo dell'Azienda per la tutela della salute (ATS), ha predisposto un'articolata strategia di contenimento della diffusione del virus SARS-CoV-2 ed ha messo in atto interventi a garanzia della tenuta del sistema sanitario; la strategia di contenimento dell'emergenza epidemiologica ha comportato notevoli sforzi, sia in termini organizzativi, sia in termini di stanziamento di risorse finanziarie; in virtù di tale strategia, in Sardegna la situazione epidemiologica non è tale da destare allarme, in quanto la diffusione del virus è contenuta e non si registra alcun aggravio per le strutture sanitarie complessivamente considerate; in particolare, la Regione ha anzitutto provveduto ad attivare in pochissimo tempo più di 300 nuovi posti letto dedicati ai pazienti affetti da COVID-19, il che ha reso possibile l'ospedalizzazione di tutti i pazienti, le cui condizioni lo richiedevano, come dimostra il fatto che la percentuale di posti letto occupati per COVID-19 è molto bassa (il 14 per cento in terapia intensiva e l'11 per cento negli altri reparti non intensivi); secondariamente, la Regione ha potenziato i servizi di igiene e sanità pubblica, attivando un cospicuo numero di Unità speciali di continuità assistenziale (USCA), che sono oggi presenti in tutti i distretti, con dotazioni tecnologiche ed organizzative tali da garantire la presa in carico dei possibili pazienti sintomatici; inoltre, nel mese di dicembre 2020 si è passati da un atteggiamento di risposta reattiva ad uno improntato alla ricerca proattiva dei possibili portatori asintomatici del virus , attivando a tal fine una campagna, denominata "Sardi e Sicuri", che offre a tutti i cittadini sopra i 10 anni di età la possibilità di effettuare un tampone rapido antigenico di seconda generazione (Immunofluorescenza con POCT) ed in caso di positività l'esecuzione immediata di un tampone molecolare; infine, è stato avviato un controllo degli ingressi in Sardegna nei porti e negli aeroporti sardi, in base all'ordinanza n. 5 del 5 marzo 2021, che prevede la possibilità di effettuare un tampone antigenico di seconda generazione rapido in immunofluorescenza e, in caso di positività, l'immediata esecuzione di un tampone molecolare; in tal modo, è stato possibile giungere ad una capacità di filtro pari ad almeno l'80 per cento dei soggetti potenzialmente infettivi tra quelli che entrano in Sardegna; nel territorio sardo, si registra in tal modo una frequenza di casi molto bassa, inferiore a 50 casi per 100.000 abitanti, frequenza lievemente incrementata a motivo della penetrazione della cosiddetta variante inglese; l'incremento dell'indice RT a 1,08 è molto limitato ed influenzato da eventi riferibili al passato, in un contesto di bassa incidenza e con un intervallo di confidenza a cavallo dell'unità (0.97-1.2), si chiede di sapere: alla luce del quadro epidemiologico descritto in premessa, quali siano le ragioni che hanno indotto il Governo a collocare il territorio regionale in zona "arancione", producendo ripercussioni negative sulle attività economiche; se non ritenga di adottare tutte le iniziative di propria competenza finalizzate a collocare il territorio sardo in zona "bianca", dal momento che la strategia di contenimento dell'emergenza epidemiologica adottata dalla Giunta regionale ha permesso di gestire la medesima emergenza senza mettere a rischio la salute dei cittadini e senza comprimere o limitare le attività sociali ed economiche. Atto n. 3-02381 DAL MAS GASPARRI Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro della giustizia Premesso che: in occasione della conversione in legge del "decreto milleproroghe" (decreto-legge 31 dicembre 2020, n. 183), è stato approvato, alla Camera dei deputati, l'ordine del giorno n. 9/2845-A/132 con il quale il Governo veniva impegnato a verificare la congruità dei termini di scadenza della sospensione degli sfratti per morosità, per gli immobili anche ad uso non abitativo, distinguendo tra le situazioni di morosità pregressa e successiva rispetto all'insorgenza della crisi pandemica; il citato ordine del giorno impegnava il Governo anche a prevedere, compatibilmente con gli equilibri di finanza pubblica, forme di ristoro economico o di agevolazione fiscale in favore dei proprietari degli immobili interessati dalla sospensione del rilascio per morosità; al Senato, presso la 2ª Commissione permanente (Giustizia), nell'esporre le proprie linee programmatiche, lo scorso 18 marzo 2021, il ministro Cartabia ha affermato che la sospensione degli sfratti "non è un sacrificio così eccessivo" per gli interessati e, inoltre, ancorché non esplicitamente, ha preannunciato addirittura una prosecuzione del blocco oltre il 30 giugno; nel testo del "decreto sostegni", varato dal Consiglio dei ministri, non vi è alcuna misura volta ad indennizzare i proprietari, che da oltre un anno non possono tornare in possesso dei propri beni, che non hanno percepito, e continuano a non percepire, alcun canone di locazione e che, su detti immobili, hanno dovuto versare l'IMU, si chiede di sapere: quali iniziative il Governo intenda assumere, al fine di porre rimedio alla profonda iniquità di una misura che ha portato a quasi un anno e mezzo il periodo di requisizione di fatto di beni che i giudici avevano ordinato di restituire ai proprietari, spesso dopo anni di morosità, contenzioso e già lunghe attese di attuazione della fase esecutiva, e per prevedere una forma di indennizzo nei confronti dei proprietari coinvolti nella più volte richiamata sospensione delle procedure di rilascio, nonché per scongiurare che, alla scadenza del 30 giugno 2021, vi sia un'ulteriore proroga della misura. Atto n. 3-02382 LEONE MAUTONE GALLICCHIO VANIN DE LUCIA CROATTI ROMANO ANASTASI CORBETTA Ai Ministri dell'interno e della giustizia Premesso che: la misura della detenzione domiciliare prevista dal decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18 è ora disciplinata dal decreto-legge 28 ottobre 2020, n. 137, recante "Ulteriori misure urgenti in materia di tutela della salute, sostegno ai lavoratori e alle imprese, giustizia e sicurezza, connesse all'emergenza epidemiologica da COVID-19"; in virtù di quanto previsto dal comma 5 dell'art. 30 del decreto-legge 28 ottobre 2020, n. 137, in data 5 novembre 2020 è stato firmato il provvedimento del capo del Dipartimento dell'Amministrazione penitenziaria d'intesa con il capo della Polizia - direttore generale della pubblica sicurezza al fine di rendere disponibili 1.200 apparecchi mensili attivabili per il controllo dei detenuti ammessi alla detenzione domiciliare; considerato, inoltre, che: il commissario straordinario per l'attuazione e il coordinamento delle misure di contenimento e contrasto dell'emergenza epidemiologica COVID-19, ha proceduto, in data 11 aprile 2020, alla formalizzazione di un contratto di fornitura di braccialetti elettronici e connessi servizi di attivazione e manutenzione; detta fornitura è stata affidata a Fastweb S.p.A., già titolare della commessa per conto del Ministero dell'interno - Dipartimento della pubblica sicurezza, che, in forza del citato affidamento diretto espletato dal commissario straordinario, ha garantito un'ulteriore fornitura di 1.600 braccialetti elettronici; considerato infine che dalla risposta all'interpellanza urgente 2-01022, discussa alla Camera dei deputati il 15 gennaio 2021, relativa ad una presunta inefficienza dell'azienda Fastweb S.p.A. nella fornitura dei braccialetti elettronici, si evince che non risultano richieste pendenti da parte dell'Autorità giudiziaria, in quanto tutte le istanze presentate sono state gestite o programmate, e che pertanto, il numero di braccialetti effettivamente attivati da Fastweb S.p.A. dipende da quanto richiesto dalle disposizioni dei magistrati, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti descritti: quale sia, ad oggi, la reale fornitura, nonché l'effettivo utilizzo, dei braccialetti elettronici da parte di Fastweb S.p.A., a seguito del contratto stipulato per il triennio 2018-2021; quali iniziative, nell'ambito delle rispettive competenze, intendano assumere al fine di incrementare l'utilizzo dei braccialetti elettronici, strumento indispensabile per ridurre il sovraffollamento carcerario alla luce, anche, dell'attuale situazione legata alla crisi epidemiologica da COVID-19. Atto n. 3-02383 FARAONE Ai Ministri della cultura e dell'economia e delle finanze Premesso che: la possibilità di estendere il due per mille alle associazioni culturali era stata applicata, una sola volta, nel 2016 durante il Governo Renzi. In tale occasione, i contribuenti che espressero la scelta di destinare il due per mille alla cultura in favore di un'associazione da loro prescelta furono quasi 900.000; la legge di conversione del decreto-legge "agosto" (articolo 97 -bis del decreto-legge n. 104 del 2020, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 126 del 2020) ha reintrodotto, tramite un emendamento di Italia Viva, la possibilità di destinare il due per mille della propria IRPEF per il 2021 in favore di un'associazione culturale; il nuovo modello precompilato 730/2021 contiene il relativo riquadro per esprimere la scelta da parte del contribuente, nonostante tale misura, per poter essere operativa, necessiti di un decreto attuativo da adottarsi su proposta del Ministro della cultura, di concerto con quello dell'economia e delle finanze e che il termine per l'emanazione del decreto sia scaduto il 13 novembre 2020; considerato che: il decreto dovrà definire le modalità di iscrizione delle associazioni in un elenco ad hoc , consentendo ai contribuenti di scegliere l'ente da "premiare" tramite la destinazione; la dichiarazione dei redditi delle persone fisiche si va approssimando e le associazioni interessate non sono ancora nelle condizioni di sapere quali siano i requisiti per accedere al contributo e quali siano pertanto le regole per essere inserire nell'elenco degli aspiranti beneficiari; tale problema ha effetti anche sulle campagne di sensibilizzazione che le associazioni potrebbero porre in essere nei confronti dei contribuenti, per aggiudicarsi il contributo; la cifra a disposizione, pari a 12 milioni di euro nel 2021, risulta particolarmente importante, specialmente nel periodo emergenziale che si sta vivendo e che ha imposto alle attività culturali un lungo stop , con evidenti perdite difficilmente ripianabili, che potrebbero contribuire alla cessazione di diverse attività culturali, e tale contributo si renderebbe pertanto particolarmente importante per garantirne la sopravvivenza, si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo non ritengano di intervenire nel più breve tempo possibile per sanare la situazione descritta, emanando il decreto attuativo, previsto dall'articolo 97 -bis del decreto-legge 14 agosto 2020, n. 104, volto a definire la disciplina valevole per le associazioni e per i contribuenti in merito alla quota IRPEF da destinare alle associazioni culturali. Atto n. 3-02384 BERGESIO VALLARDI SBRANA RUFA ZULIANI Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e delle politiche agricole alimentari e forestali Premesso che: da notizie si apprende che la CIA, sindacato rappresentato nel consiglio di amministrazione di ENPAIA, abbia assunto alle sue dipendenze il presidente del Collegio dei sindaci per il controllo contabile della stessa ENPAIA, Alessandro Servadei, senza che questi lasciasse l'incarico ricoperto nell'ente; l'ENPAIA è un ente di previdenza agricola vigilato dal Ministero del lavoro; da quanto si apprende, sembrerebbe, inoltre, che il presidente Alessandro Servadei ricopra nella stessa CIA più incarichi, prefigurandosi così un possibile conflitto fra i diversi ruoli: consulente CIA sulla responsabilità di impresa, al fine di prevenire eventuali responsabilità penali degli enti e revisore unico in CAA CIA S.r.l.. Si appresterebbe poi a ricoprire anche l'incarico di revisore in CIA Servizi Nazionale S.r.l.; se le notizie dovessero corrispondere al vero, si aprirebbero legittimi dubbi sull'operato svolto dal presidente Servadei, che contemporaneamente vigilerebbe sull'ENPAIA, in qualità di rappresentante del Ministero del lavoro e su CAA CIA S.r.l., risultando inoltre un componente di società della stessa CIA; il Codice etico di ENPAIA, al punto 4.1 relativo all'obbligo di comunicazione all'Organismo di vigilanza, prevede in particolare che: "Il Personale ed i Terzi Destinatari devono, senza ritardo, comunicare all'Organismo di Vigilanza tutte le violazioni, anche solo potenziali, di norme di legge o regolamenti, del Modello, del presente Codice Etico e delle procedure interne, di cui vengano eventualmente a conoscenza nell'espletamento dei loro compiti e delle loro funzioni"; i vertici dell'ENPAIA hanno affermato, sempre secondo notizie apprese dagli interroganti, di non essere a conoscenza dell'incarico ricoperto dal presidente Servadei in CIA, in quanto lo stesso non ne avrebbe dato comunicazione, si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo vogliano fornire chiarimenti in merito ai fatti riportati in premessa, al fine di poter apprendere se sia stato rispettato quanto la legge prescrive in materia di conflitto di interesse e se gli incarichi ricoperti dal dottor Servadei in CIA possano interferire con l'attività da questi svolta in ENPAIA in qualità di presidente del Collegio dei sindaci per il controllo contabile dell'ente. Atto n. 3-02385 GIACOBBE Al Ministro della salute Premesso che: è in fase di realizzazione il piano di vaccinazioni contro il COVID-19, predisposto dal Governo in collaborazione con le regioni e con le strutture territoriali di gestione dei servizi sanitari, che si propone l'obiettivo di una estesa e quanto possibile veloce copertura preventiva della popolazione residente dall'ulteriore diffusione del virus ; da mesi oramai molti cittadini iscritti all'AIRE e temporaneamente in Italia segnalano la loro impossibilità ad accedere alle prenotazioni per usufruire del vaccino; con ordinanza numero 3/2021 del commissario straordinario per l'emergenza COVID si esortano le Regioni e le Province Autonome a vaccinare non solo la popolazione ivi residente, ma anche quella domiciliata nel territorio regionale per motivi di lavoro di assistenza familiare o per qualunque altro giustificato e comprovato motivo, che imponga una presenza continuativa nella Regione o Provincia Autonoma; considerato che non è chiaro se i nostri connazionali iscritti all'AIRE che, impossibilitati a fare rientro nei propri Paesi, si trovano temporaneamente in Italia, rientrino nelle categorie richiamate nell'ordinanza, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo, per quanto di competenza, possa confermare se la categoria di cittadini italiani iscritti all'AIRE e temporaneamente in Italia rientri nel piano vaccinale e di valutare la necessità di chiarire la questione con l'emissione di un'ordinanza. Atto n. 3-02386 TOFFANIN Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: all'interrogante risulta che, dalla fine dell'anno 2018, alcuni uffici locali dell'Agenzia delle entrate richiederebbero ai locatori, con avviso di liquidazione, l'imposta di registro pari a 200 euro nel caso in cui nel contratto di locazione registrato sia stata inserita una clausola penale, applicando di fatto quanto previsto per la tassazione degli atti sottoposti a condizione sospensiva (articolo 27 del decreto del Presidente della Repubblica n. 131 del 1986); a tal riguardo, è stata emessa dalla commissione tributaria provinciale di Milano una sentenza di annullamento di un avviso di liquidazione di imposta di registro richiesta per via della clausola penale presente nel contratto di locazione (udienza n. 3380 del 30 gennaio 2017). Con tale decisione il giudice amministrativo, accogliendo il ricorso del contribuente, precisava che la clausola penale, "utilizzata nella prassi formativa dei contratti di locazione", è solo una penalità che attiene alla determinazione degli interessi applicabili in caso di ritardato pagamento del canone di locazione e che pertanto non può essere considerata una clausola sospensiva e come tale soggetta a tassazione ex articolo 27 del decreto del Presidente della Repubblica n. 131 del 1986; vi sono inoltre altri tipi di penali contrattuali, diverse dalla pattuizione di un interesse moratorio, che il fisco assoggetta ad imposta di registro aggiuntiva in misura fissa di 200 euro in quanto negozio giuridico accessorio al contratto principale, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti; se intenda verificare tali circostanze presso l'Agenzia delle entrate per acquisire chiarimenti a tale riguardo; se intenda predisporre un'iniziativa normativa per adeguare la disciplina vigente, anche alla luce della sentenza emessa dalla commissione tributaria provinciale di Milano citata; se intenda valutare un'iniziativa normativa per far sì che i contratti di affitto e locazione siano assoggettati ad imposta di registro solo sul canone, escludendo altre imposte aggiuntive su eventuali clausole accessorie, e modificare quanto previsto in merito al pagamento dell'imposta di bollo, consentendo che i contrassegni telematici da applicare su ogni copia del contratto da registrare abbiano una data di emissione anche posteriore alla data di stipula del contratto, purché anteriore alla registrazione dello stesso. Interrogazioni con richiesta di risposta scritta Atto n. 4-05166 LANNUTTI ABATE ANGRISANI Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri della salute e dello sviluppo economico Premesso che, per quanto risulta agli interroganti: Domenico Arcuri dal 2007 è amministratore delegato di Invitalia e da quando è esplosa la pandemia (più precisamente dalla sua nomina a commissario straordinario il 18 marzo 2020) ha accumulato i seguenti incarichi: commissario straordinario per il contrasto dell'emergenza, commissario straordinario per la riapertura delle scuole, responsabile del piano di distribuzione dei vaccini, responsabile per la distribuzione degli anticorpi monoclonali, oltre a essere anche commissario straordinario all'ex Ilva; in base ai numeri resi pubblici dalla Presidenza del Consiglio dei ministri, ad oggi la struttura commissariale di emergenza ha bandito gare con una base d'asta pari a circa 8 miliardi di euro e firmato 291 contratti per un valore di 3,5 miliardi di euro; in base all'analisi dei dati fatta dall'ANAC (l'Autorità nazionale anticorruzione), la gran parte degli appalti (5,2 miliardi di euro) sono stati avviati con il sistema della "procedura negoziata senza previa comunicazione". Cioè una chiamata discrezionale di aziende invitate a fornire preventivi e offerte. La procedura si e? poi conclusa con una scelta altrettanto discrezionale del contraente, ovvero il commissario Arcuri; a partire dall'11 marzo 2020 il Dipartimento della protezione civile, con l'aiuto del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale, ha stilato una lista di società che si rendono disponibili a trattare con l'Italia sulle mascherine e le forniture mediche. Dopo due mesi l'albo dei potenziali fornitori della Farnesina era lungo una trentina di pagine. Un elenco che permetteva al commissario Arcuri di non incappare in società improvvisate o in speculatori e, soprattutto, di non ricorre a importatori e mediatori che avrebbero inciso sul prezzo finale. Elenco che, però, è stato ignorato dal commissario; considerato che, sempre per quanto risulta: secondo quanto ha ricostruito il settimanale "L'Espresso", il Dipartimento della protezione civile aveva inizialmente stipulato un accordo con la Byd Auto Industry Company, un'azienda statale cinese di automobili convertita alla fabbricazione di mascherine chirurgiche. L'accordo prevedeva 100 milioni di pezzi, 0,29 euro l'uno, per un totale di 29,8 milioni di euro. Arcuri avrebbe deciso di puntare su altri fornitori, come Luokai Trade, 450 milioni di mascherine (0,49 l'una) per 220 milioni di euro, o come la Wenhzou Moon-Ray, 10 milioni di mascherine (0,55 l'una). Per entrambe, si e? saputo dopo l'apertura di un'inchiesta giudiziaria, sono state pagate provvigioni per decine di milioni di euro. Si e? scoperto che a far da tramite per la fornitura era scesa in campo una sorta di eterogenea compagnia di giro guidata dal giornalista Mario Benotti. La torta da spartire era gigantesca: 72 milioni di provvigioni. La procura di Roma ha aperto un'inchiesta ipotizzando i reati di traffico di influenze, perché Benotti, sfruttando la sua personale conoscenza di Arcuri, si sarebbe fatto retribuire dalle controparti cinesi e senza che il commissario lo sapesse, in modo "occulto e non giustificato"; inoltre, come amministratore delegato di Invitalia, nella primavera 2020 Arcuri ha dato via libera ai finanziamenti per la riconversione o all'ampliamento di 129 aziende che producono dispositivi antivirus. Gli stessi dispositivi che poi il medesimo Arcuri, questa volta nella veste di commissario per l'emergenza, si è trovato a comprare per conto del Governo; un grande gruppo come Gvs, specializzato in sistemi filtranti destinati al settore automobilistico e medicale, ad aprile del 2020 avrebbe incassato soldi pubblici (circa 500.000 euro) erogati da Invitalia. Il prestito senza interessi serviva per ampliare gli stabilimenti con nuovi macchinari per fabbricare mascherine FFP3. Poche settimane dopo Arcuri, questa volta come commissario all'emergenza COVID, avrebbe stipulato con Gvs quattro contratti per la fornitura di quelle stesse mascherine FFP3 di cui Invitalia aveva in parte finanziato la produzione. Poco tempo dopo la Gvs della famiglia Scagliarini si è quotata in Borsa e ha fatto il pieno di capitali. In sette mesi la quotazione delle azioni e? più che raddoppiata. Gli azionisti venditori avrebbero incassato quasi 500 milioni di euro, mentre all'azienda sono andati circa 80 milioni. I prestiti di Invitalia, quindi, sono serviti a sostenere una società che non ne aveva bisogno, perché di li? a poco avrebbe raccolto denaro in abbondanza sui mercati finanziari. Inoltre, in base a una clausola del contratto di finanziamento, legata ai tempi dell'entrata in funzione delle nuove linee produttive, Gvs potrà ottenere anche uno "sconto del 100 per cento in conto capitale". Insomma, il prestito potrebbe trasformarsi in un sussidio a fondo perduto: un regalo, si chiede di sapere: se il Governo sia a conoscenza di quanto riportato; se il Ministro dello sviluppo economico intenda utilizzare la lista dei fornitori redatta dal Dipartimento della protezione civile insieme al Ministero degli affari esteri; se il Ministro della salute vorrà iniziare a imporre l'acquisto di materiale sanitario per l'emergenza sulla base di bandi e, soprattutto, cercando di ottenere i prezzi migliori e senza mediatori; se lo stesso Ministro abbia deciso di aprire un'inchiesta sulle forniture mediche gestite dal commissario Arcuri. Atto n. 4-05167 PIROVANO Ai Ministri dello sviluppo economico e dell'economia e delle finanze Premesso che: nel marzo 2020, in piena emergenza da COVID-19, molte imprese italiane hanno subito drammatici contraccolpi in termini di blocco delle attività produttive e disdetta degli ordini di fornitura; in questo scenario, l'Agenzia nazionale per l'attrazione degli investimenti (Invitalia), guidata da Domenico Arcuri, nella sua qualità congiunta di amministratore delegato e commissario straordinario per l'emergenza, decise di assegnare finanziamenti a fondo perduto del valore di 50 milioni di euro a 130 aziende, 80 delle quali si riconvertirono, tempestivamente, per la produzione di mascherine. Tanto, sulla base di disposizioni contenute all'interno del decreto "cura Italia", che, tuttavia, aveva enunciato prescrizioni particolarmente stringenti, ovvero, che le riconversioni dovevano, verosimilmente, avvenire entro 15 giorni dall'ottenimento del finanziamento; ebbene, anche sulla base di questi presupposti, tali da non garantire la certezza del sostegno da parte dello Stato, molte aziende decisero, con proprie risorse, di riconvertire la produzione. Il tutto, a fronte di ingenti investimenti di capitale, sia in termini di acquisto delle certificazioni necessarie, sia di materiali, che di macchinari specifici, nonché mediante il reperimento del capitale umano; nel frattempo, molte aziende, anche in via autonoma, conclusero contratti per tali forniture, con l'obiettivo di soddisfare l'imminente richiesta nazionale; senonché, il mercato iniziò ad essere inondato di presidi medici d'importazione a bassissimo costo, impedendo, di fatto, anche una concorrenza sul prezzo posta di fatto l'insostenibilità economica delle singole produzioni. Nella specie, i contratti venivano inizialmente conclusi ad un costo di 0,11 euro al pezzo, e al contempo, subivano una controproposta estera al ribasso, che si attestava incredibilmente attorno agli 0,07/0,04 euro, rendendo così impossibile competere; i contratti di fornitura in essere e per conto della struttura commissariale iniziarono a non essere più pagati; la merce finì per restare ferma nei magazzini, il personale relegato in cassa integrazione, con evidente ed inesorabile danno nei confronti del tessuto imprenditoriale; eppure, grandi e noti gruppi industriali, come FCA e Luxottica, riuscirono nell'intento di rispondere alla "chiamata" immettendo nel mercato nazionale prodotti non conformi o di importazione; il tutto appare davvero surreale ed insostenibile. Ci si domanda come si è potuto consentire l'ingresso nel mercato nazionale a competitor stranieri capaci di rompere gli equilibri della concorrenza a detrimento della produzione interna e della qualità dei dispositivi di protezione, quindi, della sicurezza della nostra popolazione nazionale, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti e quale sia lo stato di avanzamento dei pagamenti da parte di Invitalia; quali iniziative urgenti intendano adottare al fine di risanare il tessuto imprenditoriale coinvolto, ormai profondamente compromesso. Atto n. 4-05168 IANNONE Al Presidente del Consiglio dei ministri Premesso che: la legge n. 145 del 2018, all'art. 1, commi da 675 a 685, ha introdotto misure relative alla generale revisione del sistema delle concessioni demaniali marittime ed in particolare il comma 675 prevedeva l'adozione, entro 120 giorni dall'entrata in vigore della legge di bilancio, di un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri per fissarne le condizioni e le modalità dettagliatamente elencate ai successivi commi 676 e 677; al comma 680 viene sancito che i principi ed i criteri tecnici ai fini dell'assegnazione delle concessioni sulle aree demaniali marittime sono definiti con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro delle politiche agricole alimentari, forestali e per il turismo, il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, il Ministro dell'economia e delle finanze e il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare; il successivo comma 682 recita: "Le concessioni disciplinate dal comma 1 dell'articolo 01 del decreto-legge 5 ottobre 1993, n. 400, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 dicembre 1993, n. 494, vigenti alla data di entrata in vigore della presente legge hanno una durata, con decorrenza dalla data di entrata in vigore della presente legge, di anni quindici. Al termine del predetto periodo, le disposizioni adottate con il decreto di cui al comma 677, rappresentano lo strumento per individuare le migliori procedure da adottare per ogni singola gestione del bene demaniale"; la legge n. 77 del 2020, recante "Misure urgenti in materia di salute, sostegno al lavoro e all'economia, nonché di politiche sociali connesse all'emergenza epidemiologica da COVID-19", all'art. 182, comma 2, ha ribadito e precisato che "fermo restando quanto disposto nei riguardi dei concessionari dall'art. 1 commi 682 e seguenti, della L. 145/2018, per la necessità di rilancio del settore turistico e al fine di contenere i danni, diretti ed indiretti, causati dall'emergenza epidemiologica da COVID-19, le amministrazioni competenti non possono avviare o proseguire, a carico dei concessionari che intendono proseguire la propria attività mediante l'uso di beni del demanio marittimo, lacuale e fluviale, i procedimenti amministrativi per la devoluzione delle opere non amovibili, di cui all'art. 49 del cod. nav., per il rilascio o per l'assegnazione, con procedure di evidenza pubblica, delle aree oggetto di concessione alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, L'utilizzo dei beni oggetto dei procedimenti amministrativi di cui al periodo precedente da parte dei concessionari è confermato verso pagamento del canone previsto dall'atto di concessione e impedisce il verificarsi della devoluzione delle opere. Le disposizioni del presente comma non si applicano quando la devoluzione, il rilascio o l'assegnazione a terzi dell'area sono stati disposti in ragione della revoca della concessione oppure della decadenza del titolo per fatto e colpa del concessionario"; la legge n. 126 del 2020, all'art. 100, comma 1, ha stabilito che le disposizioni di cui all'articolo 1, commi 682 e 683, della legge n. 145 del 2018 si applicano anche alle concessioni lacuali e fluviali, ivi comprese quelle gestite dalle società sportive iscritte al registro CONI, di cui al decreto legislativo n. 242 del 1999, nonché alle concessioni per la realizzazione e la gestione di strutture dedicate alla nautica da diporto, inclusi i punti d'ormeggio, nonché ai rapporti aventi ad oggetto la gestione di strutture turistico-ricreative in aree ricadenti nel demanio marittimo per effetto di provvedimenti successivi all'inizio dell'utilizzazione; risulta, pertanto, chiara la volontà legislativa dello Stato italiano di procedere con l'estensione della durata delle concessioni demaniali marittime di anni 15 a far data dall'entrata in vigore della legge n. 145 del 2018 (1° gennaio 2019), visto che gli interventi normativi successivi, ossia la legge n. 77 del 2020 e la legge n. 126 del 2020, richiamano costantemente le disposizioni legislative emanate appunto dalla legge n. 145 del 2018; la direttiva 2006/123/CE (direttiva "Servizi") prevede all'art. 12 che "qualora il numero di autorizzazioni disponibili per una determinata attività sia limitato per via della scarsità delle risorse naturali o delle capacità tecniche utilizzabili, gli Stati membri applicano una procedura di selezione tra i candidati potenziali, che presenti garanzie di imparzialità e di trasparenza e preveda, in particolare, un'adeguata pubblicità dell'avvio della procedura e del suo svolgimento e completamento (...) e che in tali casi l'autorizzazione è rilasciata per una durata limitata adeguata e non può prevedere la procedura di rinnovo automatico né accordare altri vantaggi al prestatore uscente o a persone che con tale prestatore abbiano particolari legami"; la direttiva, che si configura come una direttiva quadro che dispone norme di portata generale nonché principi operativi, riconoscendo ai singoli Stati membri la facoltà di stabilire le modalità e i tempi di applicazione, è stata recepita dallo Stato italiano con il decreto legislativo n. 59 del 2010 e successivamente integrato dal decreto legislativo n. 147 del 2012. Nell'ambito demaniale marittimo il Parlamento italiano, al fine di superare il contrasto con la normativa comunitaria, ha approvato la legge n. 217 del 2011, recante "Disposizioni per l'adempimento di obblighi derivanti dall'appartenenza dell'Italia alle Comunità europee", che all'art. 11 ha disposto l'abrogazione del "diritto d'insistenza" sancito dall'art. 37 del codice della navigazione ed ha previsto una serie di adempimenti da adottare da parte dello Stato italiano per la riorganizzazione della materia demaniale marittima; nel dibattito fra Stato italiano ed Europa sulle questioni legate alla disciplina delle concessioni demaniali marittime si inserisce l'Autorità garante della concorrenza e del mercato che in seguito alle nuove disposizioni legislative dello Stato italiano (leggi n. 145 del 2018, n. 77 del 2020 e n. 126 del 2020) ha preso una posizione netta in merito alla necessità di disapplicare tali leggi dello Stato da parte degli enti locali, delegati alla gestione del demanio marittimo, poiché in contrasto con il diritto eurocomunitario (in particolare in contrasto con la direttiva 2006/123/CE e con gli artt. 49 e 56 del TFUE); l'intervento dell'AGCM si sta sviluppando attraverso il potere di controllo di cui all'art. 21- bis della legge n. 287 del 1990 e la conseguente contestazione ed impugnazione presso i tribunali amministrativi dei provvedimenti adottati dai Comuni italiani in conformità alle disposizioni di legge emanate dallo Stato italiano; in tale clima di forte contrasto legato alla "mancanza di certezza nell'applicazione della norma" si sta registrando un'enorme crescita del contenzioso presso i tribunali amministrativi a discapito sia degli enti locali, delegati alla gestione del demanio marittimo, che degli operatori economici del settore; gli orientamenti altalenanti e contrastanti fra i vari tribunali amministrativi ed i relativi gradi di giudizio stanno determinando un'applicazione disomogenea (sia in termini territoriali che di contenuti normativi) sul territorio nazionale della normativa, arrivando al paradosso che nell'ambito della stessa realtà territoriale omogenea (magari due comuni costieri limitrofi) ci si ritrova ad applicare o disapplicare le disposizioni legislative emanate dallo Stato italiano a seconda della "volontà" dell'ente o per acquiescenza al giudicato di un tribunale amministrativo; tale disordine generalizzato è causa non solo del contrasto normativo riportato, ma anche e soprattutto dall'immobilismo delle attività tecnico-amministrative delegate ai Ministeri competenti, i quali hanno disatteso le tempistiche previste, in ultimo, dalla legge n. 145 del 2018 all'art. 1, commi da 675 a 685; è altresì evidente che non può essere demandata agli enti locali la valutazione di merito circa la conformità o meno di una norma statale alla direttiva 2006/123/CE, nonché alle disposizioni degli artt. 49 e 56 del TFUE, posto che la stessa direttiva eurocomunitaria non possiede un contenuto normativo specifico e compiuto che non lasci alcuna discrezionalità ed alcuno spazio di intervento al legislatore nazionale, né risulta tecnicamente idonea a regolare direttamente i rapporti tra privato e pubblica amministrazione, si chiede di sapere se si ritenga necessario un intervento immediato attraverso il coordinamento dei vari Ministeri competenti, al fine di portare a compimento le attività amministrative previste ex lege nell'ambito del riordino della materia demaniale marittima e, per l'effetto, dirimere ogni dubbio circa l'applicazione delle leggi dello Stato attualmente vigenti in materia da parte degli enti delegati. Atto n. 4-05169 CASTIELLO Al Ministro della giustizia Premesso che: recenti servizi giornalistici ("Il Riformista", "Il Mattino") e televisivi nazionali (Canale 5, Rete 4) hanno portato all'attenzione dell'opinione pubblica il caso di un procedimento civile per una divisione ereditaria che dura da 55 anni presso il Tribunale di Vallo della Lucania e che forse si concluderà nel mese di maggio 2021; si tratta della causa più vecchia d'Italia, in quello che le classifiche de "Il Sole 24 ore" indicano come il tribunale più lento d'Italia; tutti i servizi giornalistici e televisivi, e lo stesso Presidente del Consiglio dell'ordine degli avvocati di Vallo, hanno però dato atto delle difficoltà in cui si dibatte ormai da un ventennio il tribunale e rispetto alle quali non pare che il Ministero della giustizia abbia fatto la propria parte fino in fondo; da tempo l'attuale presidente ha denunziato quali sono le cause di questa situazione: lo scarso funzionamento in passato della cosiddetta sezione stralcio, nata proprio per definire le cause "vecchie", la presenza da un ventennio solo di magistrati di prima nomina, il loro avvicendamento continuo (tra il 2019 ed il 2020 per un anno ne sono rimasti in servizio solo 5 su 12), i tempi lunghi di ogni sostituzione, la prevalenza dei magistrati donne con le conseguenti astensioni dal lavoro per maternità, la litigiosità civile anche connessa alla fascia costiera del Parco nazionale del Cilento, la scarsa efficacia della mediazione; al 30 novembre 2020 il settore civile puro (ossia senza esecuzioni e fallimenti, volontaria giurisdizione e cause di lavoro e previdenza) presentava una pendenza complessiva di 8.584 procedimenti, per cui ognuno dei 5 magistrati addetti al civile aveva in media 1.716 cause, ossia il triplo del carico "esigibile" generalmente stimato in circa 500 cause; di queste 8.584 cause 1.845 durano da oltre un decennio, e 4.414 da oltre tre anni, dati che devono far riflettere, così come il caso venuto agli onori della cronaca; di fronte a questo stato di cose che dura da molti anni, il Ministero in indirizzo ha assunto un atteggiamento a parere dell'interrogante incomprensibile, che va urgentemente rivisto. Ed infatti con l'adozione del decreto del Ministro della giustizia 1° dicembre 2016 fu previsto l'aumento di 6 posti solo per i tribunali di Nocera Inferiore e Salerno; il Tribunale di Vallo ne rimase fuori, pur trovandosi già allora in una condizione disastrosa e si è così assistito all'assurda situazione per cui l'unico Tribunale che aveva perso territorio, ossia quello di Salerno, e che aveva recuperato ad altre attività i magistrati già addetti alle sue sezioni distaccate, accorpate nel frattempo al Tribunale di Nocera, vide ciò nonostante aumentare ancora il suo organico, per quanto di una sola unità, che invece sarebbe stata preziosissima per il Tribunale di Vallo. A nulla purtroppo valse un ricorso al TAR Lazio presentato dal Consiglio dell'ordine degli avvocati di Vallo; poi, con la legge 30 dicembre 2018, n. 145, il ruolo organico del personale della magistratura ordinaria è stato aumentato di complessive 600 unità da destinarsi ai singoli tribunali, mediante l'adozione, sentito il CSM, di uno o più decreti del Ministro della giustizia; con quello del 14 settembre 2020, il Ministro ha deciso l'aumento di 422 unità e la pianta organica del Tribunale di Vallo è stata aumentata di 2 unità, in considerazione del numero di "pendenti su organico", di molto superiore al dato medio nazionale, come a dire che, dato il carico individuale di ogni magistrato, ne andava aumentato il numero; ma si tratta di posti ancora scoperti e che tali resteranno verosimilmente ancora per anni, perché è notorio che i concorsi per l'accesso in magistratura garantiscono nuove forze solo in una percentuale ridotta, perché si devono comunque rimpiazzare i magistrati che vanno in pensione, per cui è al momento un aumento teorico; ora è in discussione l'assegnazione alle Corti di Appello della quota della cosiddetta magistratura distrettuale (178 posti) per la quale la proposta ministeriale è di assegnazione di quattro magistrati, si badi, alla intera Corte di Appello, che è composta da quattro uffici (Corte di Appello e Tribunali di Salerno, Nocera Inferiore e Vallo della Lucania) per cui è facile ipotizzare che al massimo al Tribunale di Vallo ne siano destinati di fatto due, perché è possibile che anche altri uffici di quel distretto abbiano situazioni di emergenza da affrontare; ed allora, supponendo che per prossimi anni il flusso delle sopravvenienze sia stabile (la media negli ultimi cinque anni, 2016 - 2020, è stata di 1.965 procedimenti), si può ipotizzare che con una produttività costante e massima, potremmo dire ipotetica, perché mai raggiunta, di 1.000 sentenze l'anno (200 per ognuno dei 5 magistrati teoricamente sempre presenti) si troverebbe tra quattro un aumento di altri 4.000 procedimenti, ossia 12.584. L'innesto reale di altri quattro magistrati, invece, farebbe migliorare nettamente le previsioni; è dunque assolutamente necessario che il CSM ed il Ministero garantiscano a preferenza assoluta la copertura dei posti attualmente scoperti presso il Tribunale di Vallo, con la destinazione specifica a quella sede dei magistrati che saranno assegnati alla magistratura distrettuale della Corte di Appello di Salerno, a meno di non voler certificare ora e per sempre per quella popolazione l'esistenza di una situazione di denegata giustizia; allo stesso modo è necessario che si modifichi, anche ad iniziativa del Governo, la normativa sulla copertura delle cosiddette sedi disagiate che consente di assegnarvi, a loro domanda, anche magistrati che per la loro intera vita professionale hanno svolto attività in un altro settore e che hanno bisogno di riconvertirsi, con ovvia caduta di produttività, il che costituisce un lusso che sedi come quella di Vallo e soprattutto chi attende da anni una sentenza, non possono concedersi; infine, si segnala l'assoluta mancanza di interventi sulla pianta organica del personale amministrativo, che non solo non è aumentato rispetto all'aumento delle pendenze, ma è addirittura ridotto rispetto all'organico teorico, perché invece di 38 dipendenti ne sono presenti solo 27, con una scopertura del 31 per cento; non va trascurato poi il dato dell'età anagrafica dei dipendenti: solo il 23 per cento degli amministrativi in servizio ha un'età inferiore ai 40 anni, mentre supera i 50 anni di età il 77 per cento dei dipendenti. Tre unità risultano prossime alla pensione; il rapporto tra giudici presenti e dipendenti utilizzabili (16, compresi i GOT, rispetto a 23) evidenzia che ogni giudicante può al massimo contare sull'apporto collaborativo di una sola unità amministrativa e quest'ultima, se si tiene conto del numero complessivo degli affari pendenti, ha in carico all'incirca 1.000 procedimenti, oltre a dover assicurare l'assistenza alle udienze, il compimento di atti di competenza esclusiva dei cancellieri, le attività di cosiddetto sportello; un raffronto poi con altre sedi giudiziarie parificabili per equivalenza dei procedimenti sopravvenuti, di quelli definiti, delle sentenze emesse e del numero di magistrati, compresi quelli onorari, ossia con le sedi di Verbania, Biella, Vercelli, Lagonegro, La Spezia, Spoleto, ha fatto emergere una ingiustificata disparità di trattamento per la sede vallese, perché l'organico del personale amministrativo dei tribunali indicati varia da un minimo di 38 ad un massimo di 80 unità, quindi anche il doppio delle unità amministrative assegnate a Vallo; le dotazioni del ruolo di assistente giudiziario di uffici come Vercelli, Lagonegro, Spoleto, Imperia e La Spezia, ancorché già di tutto rispetto per come previste dal decreto ministeriale 19 maggio 2015, sono state ulteriormente incrementate dai successivi decreti 14 febbraio 2018 e 20 luglio 2020, rispettivamente di una unità a Vercelli, una a Lagonegro, sei a Spoleto, due a Imperia, tre a La Spezia e nessuna al Tribunale di Vallo della Lucania, dove un posto di assistente giudiziario è ancora coperto da una unità in comando da altra amministrazione; vi è, infine, anche un posto di funzionario la cui titolare è da tre anni distaccata a Salerno, dove però non viene trasferita, con il risultato che il posto di Vallo risulta coperto anche se di fatto non lo è; certo è che, complessivamente urge una decisa e veloce inversione di tendenza, altrimenti nel circondario di Vallo della Lucania si potrà parlare sì di giustizia, ma solo di giustizia negata, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della critica situazione nella quale versa il Tribunale di Vallo della Lucania e quali provvedimenti intenda assumere, nell'ambito delle competenze istituzionali, per porvi rimedio. Atto n. 4-05170 CANDURA FREGOLENT VALLARDI Al Presidente del Consiglio dei ministri Premesso che: tra il 4 e il 9 dicembre 2020 un'eccezionale ondata di maltempo si è abbattuta sul Veneto, con precipitazioni molto intense sulle zone montane e pedemontane; particolare violenza si è registrata nel Bellunese con trombe d'aria, violenti temporali, fortissime grandinate e neve molto abbondanti, specie oltre i 1.500-1.600 metri di quota, che hanno colpito le province di Verona, Vicenza, Padova e Belluno, causando enormi disagi e danni ingentissimi, con allagamenti, smottamenti e devastazioni di strade, abitazioni, attività produttive, terreni agricoli, edifici e opere pubbliche; gran parte del territorio regionale è stato interessato da gravissimi fenomeni franosi prevalentemente nella provincia di Belluno e nelle province di Treviso e Vicenza; interventi significativi sono avvenuti a Vicenza in zona Settecà e Torri di Quartesolo, dove i Vigili del fuoco hanno operato per l'esondazione della roggia Caveggiara, portando in salvo oltre 20 persone a causa dell'innalzamento del livello dell'acqua, che ha raggiunto oltre un metro di altezza, allagando i piani bassi delle abitazioni; situazioni di estrema gravità, quali nubifragi, frane e allagamenti, si sono registrate anche in provincia di Treviso, principalmente nell'Alta Marca trevigiana, provocando molteplici danni in diverse aree, in particolare nelle zone di Cordignano, Vittorio Veneto e Fregona e nell'area del Fadalto; in particolare, il territorio di Cordignano è stato letteralmente sommerso dall'acqua, a causa dell'esondazione del fiume Meschio, che ha fatto registrare i livelli più alti degli ultimi 30 anni, e il cedimento di un tratto di argine, che ha creato enormi disagi e agli abitanti e provocato danni per centinaia di migliaia di euro; a seguito di tali eventi, e in risposta alle richieste pervenute dalle amministrazioni comunali interessate dai fenomeni intensi, il Presidente della Giunta regionale ha attivato l'Unità di crisi e ha dichiarato tempestivamente lo "stato di crisi"; il Consiglio dei ministri, su proposta del Presidente del Consiglio, ha deliberato il 30 dicembre 2020 lo stato di emergenza, per la durata di dodici mesi, in conseguenza degli eventi meteorologici che si sono verificati dal 4 al 9 dicembre 2020 nel territorio della provincia di Belluno e dei Comuni di Torre di Quartesolo, Vicenza e Longare in provincia di Vicenza, prevedendo uno stanziamento iniziale di 7.400.000 euro a carico del Fondo per le emergenze nazionali, per i primi interventi di soccorso alle popolazioni e ripristino della funzionalità dei servizi pubblici e delle infrastrutture di rete, si chiede di sapere se il Governo, in considerazione della gravità e straordinarietà di tali eventi, non ritenga opportuno intervenire per includere, conformemente a quanto richiesto dalla Regione Veneto, anche i comuni delle province di Treviso e di Vicenza, che sono rimasti esclusi dallo stato di emergenza nazionale di cui in premessa, inserendoli tra i territori per i quali è stata prevista l'assegnazione di risorse straordinarie per interventi e risarcimento danni a cittadini e imprese. Atto n. 4-05171 ANGRISANI GRANATO Al Ministro dell'istruzione Premesso che: l'articolo 1, comma 980, della legge di bilancio per il 2021 (legge n. 178 del 2020) prevede che il Ministero dell'istruzione sia autorizzato a bandire procedure selettive per l'accesso in ruolo su posti di sostegno; la norma prevede che con decreto del Ministro dell'istruzione siano disciplinati "il contenuto del bando, i termini e le modalità di presentazione delle domande, la configurazione della prova ovvero delle prove concorsuali e la relativa griglia di valutazione, i titoli valutabili, la composizione delle commissioni giudicatrici e modalità e titoli per l'aggiornamento delle graduatorie". Il decreto, inoltre, fissa il contributo di segreteria, si chiede di sapere entro quale termine il Ministro in indirizzo intenda dare attuazione alle disposizioni di cui all'articolo 1, comma 980, della legge n. 178 del 2020, avviando le procedure selettive per l'accesso in ruolo su posti di sostegno. Atto n. 4-05172 GRASSI Al Ministro della salute Premesso che: gli ordini di priorità dettati dal Ministro della salute, laddove seguiti dalle Regioni, sono stati osservati dalla popolazione in maniera puntuale e rigida, come dimostra la vaccinazione del Presidente della Repubblica, che il giorno 9 marzo 2021 si è sottoposto alla somministrazione del vaccino presso l'ospedale "Spallanzani" di Roma, dopo aver pazientemente atteso il proprio turno, come un cittadino qualsiasi; facendo seguito alla circolare ministeriale, prot. n. 0042164 del 24 dicembre 2020, contenente le raccomandazioni per l'organizzazione della campagna vaccinale contro SARS-Cov2/COVID-19, è stato elaborato dall'Unità di Crisi della Regione Campania il Piano relativo alla fase I, che individuava i 27 centri hub regionali ed i loro relativi compiti, a partire dallo stoccaggio, fino alla somministrazione dei vaccini; in conformità alle prime indicazioni ministeriali, nella Regione Campania il piano delle vaccinazioni ha avuto inizio dalle seguenti categorie: operatori sanitari; operatori ed ospiti di RSA e case albergo per anziani e persone di età superiore ad anni 80; personale delle Forze armate, delle forze di Polizia e del personale di soccorso pubblico, nonché operatori dei servizi penitenziari e delle altre comunità residenziali; tuttavia, a seguito dell'emanazione delle "Raccomandazioni ad interim sui gruppi target della vaccinazione anti SARS-CoV-2/Covid" da parte del Ministero della salute, in collaborazione con la Struttura del Commissario straordinario per l'emergenza COVID-19, l'Istituto Superiore di Sanità, l'AGENAS, ed AIFA, avvenuta il 10 marzo 2021, la Giunta Regionale campana aggiornava il "Piano regionale per la campagna di vaccinazione anti Covid", assumendo, di fatto, il seguente ordine di priorità: categoria 1. Elevata fragilità (persone estremamente vulnerabili; disabilità grave); categoria 2. Persone di età compresa tra i 70 ed i 79 anni; categoria 3. Persone di età compresa tra i 60 ed i 69 anni; Categoria 4. Persone con comorbilità di età inferiore ai 60 anni e senza quella connotazione di gravità riportata per la fragilità; pertanto, alla luce di tali prescrizioni, non sembravano previste eccezioni. Ciò malgrado, il giorno 27 dicembre 2020, il Presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, si sottoponeva a vaccinazione presso l'ospedale "Cotugno" di Napoli, a differenza degli altri presidenti regionali; così, sovvertendo arbitrariamente gli ordini di priorità ed istituendo illegittimamente corsie preferenziali e privilegi, non solo in proprio favore, ma anche a vantaggio dei componenti dell'Unità di crisi regionale. Infatti, oltre al Presidente De Luca, tutti gli alti dirigenti e funzionari regionali, pur lavorando al riparo di un ufficio, in virtù dello stretto rapporto di fiducia con lo stesso, risultano essere stati tutti vaccinati nel mese di gennaio 2021. Tanto, a scapito e a beffe anche dei propri colleghi delle altre regioni, i quali non hanno potuto godere del medesimo "privilegio", si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa, in particolare, se corrispondano al vero le disdicevoli notizie relative alla somministrazione del vaccino ai componenti degli uffici di diretta collaborazione del Presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca. Circostanza, questa, che rappresenterebbe una nuova eccezione rispetto a quanto previsto dal Piano regionale e data la gravità dell'accaduto, fortemente censurabile sia sul piano morale che giuridico. Atto n. 4-05173 DE BONIS Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Premesso che: il SIAN, sistema informativo unificato di servizi del comparto agricolo, agroalimentare e forestale messo a disposizione dal Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali e dall'AGEA - Agenzia per le Erogazioni in Agricoltura, ha la finalità di assicurare lo svolgimento dei compiti relativi alla gestione degli adempimenti previsti dalla PAC (Politica agricola comunitaria), con particolare riguardo ai regimi di intervento nei diversi settori produttivi; in un anno così particolare come il 2021, che i CAA (Centri di assistenza agricola), non dimenticheranno tanto facilmente, ci sarebbe stato bisogno che il portale SIAN, cuore pulsante di tutto il sistema delle erogazioni in agricoltura in Italia, funzionasse in modo ineccepibile, senza rallentamenti, né tanto meno blocchi o malfunzionamenti e che tutto il sistema organizzativo ad esso relativo facesse lo stesso; si sta, infatti, operando nell'enorme difficoltà creata dalla pandemia da COVID-19, con l'aggravio di lavoro derivante dal 7° Censimento generale dell'agricoltura, peraltro partito con circa due mesi e mezzo di ritardo, a cui si aggiunge il passaggio di consegne tra le società di gestione informatica del SIAN; purtroppo, le migliori aspettative si sono subito infrante con una desolante e deprimente realtà, fatta di blocchi del sistema, malfunzionamenti, mancate risposte da parte di chi gestisce il portale; di seguito si elencano le principali problematiche emerse sin da subito, alle quali purtroppo non sembra, almeno per il momento, che vi sia stato posto rimedio stabile, nonostante l'interrogante abbia presentato al riguardo numerosi atti di sindacato ispettivo; ciò che si riscontra sovente sono i blocchi degli accessi delle utenze. L'accesso degli utenti CAA avviene obbligatoriamente mediante SPID o CNS, e purtroppo accade spesso che già in questa fase vi siano problemi e quindi gli stessi vengano bloccati direttamente a monte. Talvolta poi si verifica il down dell'intero sistema. Come se non bastassero le chiusure del portale, dovute a manutenzioni programmate del sistema, si sono verificati già diversi episodi di crolli dell'intero sistema SIAN, risultando inaccessibile in ogni sua parte, durati a volte poche ore, ma in alcuni casi giornate intere. Altro ancora, anomalia nella generazione delle isole. Per un buon 30 per cento dei fascicoli, al momento della creazione del fascicolo grafico 2021, si genera un problema di congruenza dei dati GIS, per il quale non vengono create le isole grafiche e, di conseguenza, si blocca tutto il processo. La valanga di segnalazioni trova scarsissima risposta dall'assistenza e nei rari casi in cui viene risposto di aver risolto il problema, questo non corrisponde alla realtà. A causa di questa problematica risulta bloccata la lavorazione di un numero elevatissimo di fascicoli, spesso proprio quelli di maggiori dimensioni; inoltre, si verificano errori di importazione dati dalla grafica e, in altri casi, pur potendosi lavorare regolarmente il fascicolo grafico, il sistema commette errori di importazione delle superfici grafiche nella sezione alfanumerica del fascicolo, non consentendo di conseguenza la validazione dello stesso; per quanto riguarda le istanze di riesame grafiche, indispensabili nelle situazioni più complesse per le quali risulta impossibile procedere alfanumericamente, i tempi di lavorazione sono una totale incognita, visto che al 29 marzo non risultano lavorate istanze presentate addirittura agli inizi del mese, causando evidentemente un gravissimo ritardo nell'aggiornamento del fascicolo, per il quale è necessario attenderne l'esito al fine di scongiurare ulteriori, successive problematiche negli atti amministrativi che dovessero essere nel frattempo prodotti; infine, il ritardo nella pubblicazione refresh 2020. Ogni anno un terzo del territorio è oggetto di refresh , ovvero di nuove ortofoto e conseguenti interpretazioni dell'uso del suolo, che logica vorrebbe che fossero disponibili già entro la fine dell'anno, per poter poi lavorare la nuova campagna senza grandi problemi. Quest'anno, invece, è stata prima comunicata l'apertura dei servizi in tali aree per il 26 febbraio 2021, data peraltro nemmeno rispettata, in quanto trascorsero ulteriori dieci giorni circa perché il tutto fosse effettivamente disponibile; considerato che: quanto riportato rappresenta solo le casistiche più importanti, diffuse ed eclatanti, ma ve ne sono ancora tante altre piuttosto variegate e di minore impatto, che prese nel loro insieme ed aggiunte a tutte le altre difficoltà rendono davvero arduo il lavoro degli operatori CAA e mettono a rischio anche la qualità del lavoro stesso, dovendosi svolgere in tempi ristrettissimi e a singhiozzo; si consideri poi l'aggravio di lavoro derivante dalla pubblicazione di nuovi bandi PSR delle diverse regioni con il regime transitorio triennale, la necessità di rispettare tempi spesso ristretti che hanno le aziende biologiche per le varie notifiche e, non ultima, l'enorme difficoltà derivante dalle limitazioni imposte ai contatti in presenza dei produttori a causa della pandemia da COVID-19 oltre che, come già detto, il grande impegno del Censimento generale dell'Agricoltura, si chiede di sapere quali urgenti iniziative intenda intraprendere il Ministro in indirizzo, considerato che è davvero frustrante per gli operatori CAA lavorare in queste condizioni, schiacciati fra le difficoltà di un sistema informatico gravemente inefficiente e le necessità pressanti e giustificate delle imprese agricole. Risulta davvero intollerabile procedere oltre in questa drammatica situazione, che si tradurrà inevitabilmente in ulteriori danni economici agli agricoltori, vittime di questi malfunzionamenti e all'intero settore agricolo, già duramente provato dalla gravissima congiuntura attuale. Atto n. 4-05174 BARBARO Ai Ministri dell'interno e della salute Premesso che a quanto risulta all'interrogante: in data 19 marzo 2021, all'Ospedale "del Mare" di Napoli, quattro uomini e due donne hanno violentemente aggredito una dottoressa all'interno della struttura. L'irruzione è stata addirittura mostrata in un video postato dagli stessi protagonisti; l'episodio, purtroppo, non è da considerarsi occasionale nei nosocomi della sanità napoletana. Solo nell'ultimo periodo, infatti, le cronache hanno evidenziato notevoli accadimenti di particolare gravità, fra cui: in data 17 maggio 2019, al pronto soccorso dell'ospedale "Vecchio Pellegrini", durante una spedizione punitiva nei confronti del personale sanitario, addirittura ci fu l'esplosione di colpi d'arma da fuoco; in data 26 dicembre 2020, presso l'ospedale "del Mare" di Napoli, le guardie particolari giurate hanno sventato un tentativo di stupro ai danni di un'infermiera; in data 19 aprile 2020, presso l'ospedale "Santobono" di Napoli, una guardia particolare giurata fu colpita al volto da una persona che voleva accedere agli ambulatori chiusi; in data 6 marzo 2020, sempre all'ospedale "del Mare" di Napoli, è stata aggredita una guardia particolare giurata; il recente episodio è, quindi, soltanto l'ultimo di una catena di circostanze simili che non sono oltremodo accettabili e che puntualmente determinano lesioni, aggressioni, percosse, intimidazioni e minacce ai danni del personale sanitario; in quasi tutti i casi, peraltro, sono state danneggiate strutture e attrezzature dei presidi ospedalieri. Una recente indagine ha evidenziato che, durante l'attività lavorativa, la violenza in corsia riguarda un infermiere su dieci, mentre la metà di loro è stato, almeno una volta, aggredito verbalmente o minacciato; le aggressioni a operatori sanitari sul luogo di lavoro, quotidianamente alla ribalta delle cronache, trovano riscontro nell'indagine condotta dal sindacato Nursing Up: 1.010 intervistati, per quasi l'80 per cento donne, hanno volontariamente risposto al questionario ONU-OMS "Workplace Violence in the Health Sector": il 22 per cento e il 36 per cento del campione si dicono, rispettivamente, «moltissimo» e «abbastanza» preoccupati della violenza nel luogo dove lavorano, ed infatti la violenza fisica subita, in quasi tutti i casi (105 su 113), si è verificata nel reparto o nella struttura di riferimento, nella maggior parte dei casi (77) ad opera del paziente stesso o di suoi parenti (26). Un terzo di quanti hanno subito violenza fisica ha subito anche lesioni con richiesta di cure mediche; poco meno della metà del campione (473 infermieri), afferma di aver subito aggressioni verbali all'interno del reparto o della struttura; sempre dal citato studio, si evidenzia che quasi la metà (48 per cento) dei rispondenti afferma che non sono previste modalità di segnalazione della violenza nei luoghi di lavoro, mentre ben il 74 per cento denuncia che non esistono incentivazioni a segnalare atti di violenza sul luogo di lavoro; in seguito alla segnalazione della violenza subita, nel 27 per cento dei casi, «non è stata adottata alcuna misura». A 18 vittime su 113 non è stata offerta neppure una consulenza psicologica; nessun tipo di protezione è garantita agli operatori sanitari e neanche agli operatori addetti alla sicurezza dei presidi ospedalieri atteso che, come risulta evidente dal video dell'ultima aggressione, le guardie particolari giurate, spesso, non accennano a nessun tipo di azione per fermare gli aggressori, poiché non hanno gli strumenti adeguati e rischiano di divenire, loro stessi, protagonisti di interminabili vicende giudiziarie, si chiede di sapere quali misure concrete i Ministri in indirizzo ritengano di assumere per porre termine a tali situazioni di violenza, che mai sono accettabili e ancor meno quando queste riguardano personale dello Stato, che dedica la propria attività professionale al servizio degli altri e segnatamente per una categoria che in questo momento storico è cosi appesantita dalle responsabilità e che quotidianamente lotta in prima linea per la collettività. Atto n. 4-05175 PETRENGA IANNONE Al Ministro della cultura Premesso che: Calvi Risorta è una ridente cittadina della provincia di Caserta, ubicata nell'alto casertano, a circa trenta chilometri da Caserta e meno di dieci chilometri da Teano; il paese è sorto sulle rovine della antica Cales, in cui gli Aurunci, gli Ausoni, gli Etruschi, i Latini e i Sanniti hanno lasciato le proprie impronte e per questo, tale territorio, rientra appieno nei percorsi turistico-storico archeologici, che uniscono idealmente Teano, Sessa Aurunca, Capua, Santa Maria Capua Vetere, fino ad arrivare al capoluogo provinciale; la parte più antica di Calvi Risorta è rappresentata dalla zona archeologica, in cui si trovano i ruderi dell'anfiteatro e del teatro romani, delle terme, i resti di un tempio e della vecchia chiesa dedicata a San Casto, i tratti della cinta muraria, il famoso «Ponte delle Monache», la «Grotta delle Formelle» e la «Grotta dei Santi»; le grotte, scavate nel tufo, furono il riparo dei monaci di San Basilio, che accorsero nell'antica Cales dall'Oriente, dove erano perseguitati; tali luoghi sono dotati di un valore storico-archeologico inestimabile, capace di attrarre turisti, storici ed appassionati dell'antichità e dell'archeologia; tuttavia, tale zona risulta incomprensibilmente abbandonata e, pertanto, degradata, tanto che alcuni dei monumenti millenari risultano essere stati coperti dalla vegetazione e, divenuti, nel tempo, luoghi di scarico abusivi di immondizia, divenendo delle vere e proprie discariche a cielo aperto; tale incresciosa situazione di abbandono, dovuta soprattutto alla mancata concertazione e cooperazione tra gli enti deputati al controllo del territorio e i proprietari di alcune delle terre su cui insistono tali siti, ha portato, altresì, al proliferare di attività criminose tese al furto degli inestimabili reperti archeologici, che si rinvengono dalla terra, la cui circostanza, oltre all'evidente stato di abbandono e degrado, è stata ampiamente documentata dalla trasmissione satirica «Striscia la notizia» del 18 marzo 2021, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga che le particolari circostanze descritte richiedano un intervento urgente teso alla messa in sicurezza, alla bonifica ed alla valorizzazione dei siti archeologici indicati in premessa, il cui ripristino è considerato necessario ai fini della riscoperta di luoghi millenari, pieni di storia e cultura e della conseguente ricaduta economica e occupazionale sui rispettivi territori. Atto n. 4-05176 FERRO AIMI BARBONI BERARDI CALIGIURI CANGINI CESARO DAL MAS DAMIANI FLORIS GALLONE MALAN MALLEGNI MASINI MINUTO MODENA PAGANO PAPATHEU PAROLI PEROSINO RIZZOTTI SACCONE SCHIFANI SICLARI TIRABOSCHI TOFFANIN Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: il cosiddetto "decreto rilancio" (decreto-legge n. 34 del 2020) ha previsto che le risorse di cui all'articolo 27, recante disposizioni in materia di "Patrimonio destinato", possano essere impiegate, sia nel contesto del cosiddetto "Temporary Framework" , che "a mercato"; al riguardo, la prima tipologia (prevista in un quadro europeo di deroga straordinaria alle regole sugli aiuti di Stato) ha durata fino al 31 dicembre 2021 ed è esplicitamente autorizzata per intervenire sul capitale delle aziende in crisi, a seguito della pandemia; il prolungarsi della crisi sta indebolendo ulteriormente il sistema produttivo italiano e perdere quelle medie aziende che ancora rappresentano dei nodi fondamentali, sia per sostenere le filiere di piccole imprese, sia nell'ambito delle catene globali del valore, significherebbe un grave danno all'economia italiana, compromettendo la capacità di aumentare strutturalmente il tasso di crescita dell'economia post pandemia. Correttamente, il meccanismo di analisi ex ante predisposto nel decreto attuativo permette un'azione celere per l'individuazione delle aziende e per l'erogazione. Viceversa, l'operatività "a mercato" ha durata fino a 12 anni ed è ideata per sostenere i processi di crescita di aziende sane, con il coinvolgimento il più largo possibile del mercato e dei privati; purtuttavia, il testo del decreto ministeriale sui criteri di utilizzo del "Patrimonio Rilancio" prevedono meccanismi che difficilmente coinvolgeranno il mercato, in quanto l'operatività è tutta incentrata sulla Cassa Depositi e Prestiti S.p.A., che poi dovrebbe assicurare il massimo coinvolgimento delle società di gestione del risparmio italiane, per evitare il possibile effetto spiazzamento del private capital; gli attuali criteri di intervento previsti ad oggi rendono difficile individuare soggetti privati che vadano a co-intervenire con Cassa Depositi e Prestiti, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo non intenda, nell'apportare risorse a "Patrimonio Destinato" per l'avvio dell'operatività, indicare a Cassa Depositi e Prestiti che le risorse vengano usate esclusivamente nel contesto del Temporary Framework per accelerare il salvataggio delle aziende in crisi, che sono in possesso dei requisiti richiesti e ripensare la parte "a mercato", che ha un orizzonte temporale più lungo e che necessita di una maggiore apertura agli operatori del mercato; al contempo, se non intenda riorganizzare la parte a "mercato" per darle una connotazione fortemente strategica in raccordo con le risorse del Programma nazionale di riforma e resilienza e permettere una maggiore partecipazione del risparmio privato, emanando a tal fine con la massima sollecitudine il decreto attuativo del comma 18 -ter dell'articolo 27 del decreto-legge n. 34 del 2020 ("decreto Rilancio"), nella considerazione che detta disposizione costituisce la base normativa di riferimento per l'evoluzione del Patrimonio Destinato in un vero e proprio Fondo Sovrano, o Fondo di Fondi, pubblico-privato italiano, finalizzato a sostenere la crescita economica del Paese, anche guardando a esperienze virtuose come il Fondo Italiano d'Investimento SGR promosso nel 2010 dal Ministero dell'economia e delle finanze, in conformità agli atti di indirizzo approvati dal Parlamento sull'individuazione delle priorità nell'utilizzo del "Recovery Fund", relativamente al potenziamento di nuove forme di incentivazione fiscale del risparmio, in analogia con quanto già previsto per i piani individuali di risparmio. Atto n. 4-05177 CANGINI Al Ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili Premesso che: i sistemi viari e ferroviari, i porti e gli aeroporti, sono indispensabili per lo sviluppo economico di un territorio e concorrono alla qualità di vita delle popolazioni che vi risiedono in quanto assicurano collegamenti efficienti e rapidi con il luogo di lavoro, di studio, dei servizi essenziali come gli ospedali, e con le altre regioni. Evitano lo spopolamento dei comuni, specialmente quelli di piccole dimensioni, e una loro decadenza economica in quanto scarsità di servizi e difficoltà nei collegamenti incidono sulla scelta di dove risiedere da parte di famiglie e di imprese; le analisi delle infrastrutture presenti nelle Marche fanno emergere dati non molto positivi. Già in uno studio del 2018 si è potuto evincere che la regione Marche risultava avere un indice di dotazione infrastrutturale pari all'85,4 per cento inferiore a livello italiano. Per le Marche in generale, e per il Piceno in particolare, le infrastrutture sono insufficienti e devono essere incrementate, quelle esistenti devono essere migliorate; tra le maggiori criticità dell'area del piceno vi è l'arretramento del progetto della "ferrovia dei due mari", la cui prima stesura risale al 1871. La ferrovia è considerata dagli amministratori locali un'opportunità importante e hanno chiesto di inserirla nel recovery plan quale progetto strategico per il rilancio complessivo del territorio e di una vasta area del Centro Italia che sconta decenni di ritardi economici e occupazionali dovuti all'isolamento infrastrutturale, aggravati dal sisma del 2016. La realizzazione della "ferrovia dei due mari" darebbe nuovo impulso a borghi e territori della costa e dell'entroterra, garantirebbe un rilancio turistico ed economico di attività ed esercizi commerciali. Inoltre, permetterebbe di concorrere alla realizzazione di un sistema di trasporto interno ed esterno alla regione più verde e resiliente: un minore utilizzo di veicoli per gli spostamenti, la riscoperta di luoghi lungo il suo percorso, con la possibilità di predisporre e potenziare percorsi ciclabili, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo abbia intenzione di affrontare questa grave situazione di isolamento dell'intero territorio marchigiano, in particolare accogliendo l'invito degli amministratori locali a rilanciare rapidamente la realizzazione nella sua interezza del progetto della "ferrovia dei due mari". Atto n. 4-05178 ORTIS ANGRISANI LANNUTTI GIANNUZZI Al Ministro della salute Premesso che: la lunga crisi della sanità molisana, seppur giunta alle orecchie dell'opinione pubblica nazionale solo in tempi recenti, ha radici profonde, le cui cause sono da rintracciarsi in primo luogo, in Molise come in tutta Italia, nello sventurato ridimensionamento del servizio sanitario pubblico avvenuto nello scorso decennio. L'esplosione dell'emergenza pandemica ha poi definitivamente fatto collassare la già traballante sanità regionale, facendo emergere, e acuendo, tutte le sue debolezze strutturali: in Molise non sono più infatti garantiti i livelli essenziali di assistenza, cosa che ha portato al ricorso forzoso alla procedura operativa "Cross" del Dipartimento della Protezione civile; sul fronte COVID, la lista delle storture e delle inefficienze sarebbe lunga: per citarne alcune, nessun piano di riorganizzazione e potenziamento della rete ospedaliera molisana in ottica anti coronavirus è stato ancora realizzato; tale ritardo vale anche per il centro COVID presso l'ex hospice di Tappino all'ospedale "Cardarelli" di Campobasso. I posti aggiuntivi di terapia intensiva previsti nel "decreto rilancio" non sono ancora stati attivati, così come non sono stati ultimati i bandi di reclutamento del personale sanitario; non meno rilevante è, in questo stato di emergenza perpetuo, il ruolo di quello che si potrebbe chiamare il fattore umano: la disorganizzazione generale e la mancanza di coordinazione tra le autorità preposte al contenimento della pandemia ha portato liti e rimpalli di competenze senza fine tra il Presidente Toma, i vertici dell'ASREM e la struttura commissariale; a riguardo, l'ex commissario ad acta Giustini, nella sua lettera di dimissioni dall'incarico, ha ricordato, dopo aver evidenziato le difficoltà riscontrate nell'esercizio del suo mandato, come avesse richiesto al Governo l'estensione al Molise delle norme contenute nel decreto-legge 10 novembre 2020, n. 150: il cosiddetto "Calabria- bis ". Tra le prerogative che tale decreto riconosce alla struttura commissariale calabrese si annovera l'autorizzazione ad attuare un piano straordinario di assunzioni di personale medico, sanitario e socio-sanitario, anche per la medicina d'urgenza, attraverso l'utilizzo delle graduatorie degli idonei; maggiori poteri nei confronti di tutti gli enti sanitari regionali e provinciali; la definizione del Piano triennale di edilizia sanitaria e di adeguamento tecnologico della rete di emergenza, ospedaliera e territoriale; la possibilità di far affidamento su un contributo di solidarietà per il triennio 2021-2023; alle ripetute segnalazioni sulla questione, più volte fatte al Ministro in indirizzo dal primo firmatario, sono seguite ampie rassicurazioni in merito a un imminente intervento governativo: purtroppo, queste parole non sono state poi, a loro volta, seguite da alcun fatto concreto, che desse il via a un'opera di ristrutturazione della sanità regionale, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo intenda assumere iniziative volte all'adozione, nel più breve tempo possibile, di un cosiddetto "decreto Molise", redatto sulla falsariga di quello calabrese, al fine di risolvere le criticità dell'emergenza sanitaria molisana che, da troppi mesi, aspettano di essere prese in considerazione dal Consiglio dei ministri. Atto n. 4-05179 RICHETTI Ai Ministri delle infrastrutture e della mobilità sostenibili e della transizione ecologica Premesso che: il piano regolatore portuale del porto di Livorno, approvato nel marzo 2015 dalla Regione Toscana ai sensi dell'articolo 5 della legge 28 gennaio 1994, n. 84 e s.m.i., prevede la realizzazione di un'importante opera di grande infrastrutturazione, denominata "Darsena Europa", con tempistiche poi aggiornate dal nuovo piano regolatore approvato il 3 ottobre 2017; trattasi della porzione marittima di un progetto più ampio di nodo intermodale, denominato "Piattaforma Europa", del quale fanno parte importanti interventi di ammodernamento su infrastrutture di collegamento del porto con le reti nazionali stradale e ferroviaria; il progetto rappresenta un'opera di enorme rilevanza strategica anche a livello internazionale, essendo il porto inserito tra gli snodi principali del cosiddetto Core Network delle reti trans-europee di trasporto (TEN-T); l'importanza dell'opera è riconosciuta anche dal fatto che la Regione Toscana ha già stanziato 200 milioni di euro per la sua realizzazione, dal suo inserimento nell'Accordo di programma per il rilancio competitivo dell'area costiera livornese, firmato l'8 maggio 2015, che ha previsto lo stanziamento di 50 milioni di euro da parte del Comitato interministeriale per la programmazione economica (CIPE). Da ultimo, con decreto del Ministro delle infrastrutture 13 agosto 2020, n. 353, al progetto "Darsena Europa" è stato assegnato un finanziamento di ulteriori 200 milioni di euro a valere sul Fondo infrastrutture; una porzione di mare adiacente l'attuale porto commerciale di Livorno, e destinata ad essere il bacino portuale della Darsena Europa, è attualmente Sito di interesse nazionale (SIN) ai fini delle attività di dragaggio dei fondali. In considerazione del fatto che il monitoraggio degli ultimi 20 anni ha dato risultati confortanti dal punto di vista ambientale, nel giugno 2020 l'Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Settentrionale (ASPMTS) ha richiesto all'allora Ministero dell'ambiente l'eliminazione del SIN, al fine di poter applicare alla movimentazione dei sedimenti durante l'esecuzione dei lavori per la realizzazione dell'opera le più agevoli metodologie e procedure ammesse per gli ambiti non-SIN; nel corso dell'istruttoria per la de-perimetrazione del SIN, è stato rilevato che negli ultimi due anni di monitoraggio si sono ottenuti valori di benzopirene di poco superiori ai livelli ammessi per l'esclusione dell'area dal SIN per soltanto una delle sei stazioni di rilevazione (con l'utilizzo dell'organismo rivelatore mytilus galloprovincialis ); poiché la zona in esame non è attualmente interessata da traffico marittimo, risulta verosimile che l'eventuale fonte di inquinamento sia esterna alle attività portuali, ipotesi peraltro avvalorata dalla circostanza che un campione inquinato è stato rinvenuto anche al di fuori del perimetro del SIN; l'ASPMTS ha da poco avviato una nuova campagna di monitoraggio della durata di sette settimane al fine di fornire agli istituti di ricerca ausiliari del Ministero elementi aggiornati per decidere sulla richiesta di de-perimetrazione del SIN in sede di Conferenza dei servizi; è infine utile puntualizzare la destinazione dei sedimenti da movimentare, cioè il riempimento di vasche di colmata per la realizzazione di infrastrutture portuali, e l'assenza di pregio ambientale del sito, attualmente avamporto e in futuro bacino portuale interessato da traffico marittimo, oltre alla mancanza di rischi sanitari per la catena alimentare, considerato che nel sito non è consentita la pesca, né lo sarà una volta convertito il bacino, si chiede di sapere: se la valutazione dell'analisi dei risultati del campionamento terrà conto dei dati in maniera pedissequa oppure se, considerata l'importanza strategica dell'opera, sarà tenuto conto degli elementi di contesto esposti in premessa; se, nel caso in cui il dato dell'inquinamento sia confermato solo in una ristretta area, si lascerà alle procedure più rigorose solo quest'ultima, procedendo con celerità alla de-perimetrazione parziale del resto del SIN. Atto n. 4-05180 DE PETRIS Al Ministro della transizione ecologica Premesso che: da qualche giorno è iniziato l'abbattimento di 40 pini all'interno del complesso ospedaliero San Camillo-Forlanini di Roma. Gli esemplari abbattuti sarebbero già circa 15; non è chiara la ragione di tale intervento, considerando in primis che tali alberi e l'area interessata costituiscono un importante rifugio per i rapaci notturni e, in secondo luogo, che in questo momento sono in corso molte nidificazioni, che verrebbero pesantemente danneggiate dall'operazione; l'abbattimento non sembra infatti giustificato, né dall'età anagrafica delle piante, né da certificate irrisolvibili criticità: la documentazione inviata ad alcune associazioni dimostra infatti come tali alberi appaiano in buona salute; la cura delle alberature nei contesti urbani è di grande rilevanza anche in connessione con i cambiamenti climatici in corso. Gli alberi della Capitale sono, inoltre, parte integrante del patrimonio naturale, storico e culturale della città e non possono essere considerati come mero oggetto di coltivazione, come dimostra la crescente mobilitazione dei cittadini per la tutela della biodiversità urbana, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non intenda intervenire per verificare quali siano le ragioni dell'intervento di cui in premessa, sospendendo nell'immediato e sino alla conclusione del periodo di nidificazione qualsiasi intervento di abbattimento e potatura. Atto n. 4-05181 ASTORRE Al Ministro della transizione ecologica Premesso che: con legge 30 dicembre 2020, n. 178 (legge di bilancio per il 2021) è stato previsto uno stanziamento dedicato al finanziamento del cosiddetto "bonus idrico"; il comma 61 dell'art. 1 della legge di bilancio stabilisce una dotazione del fondo pari a 20 milioni di euro per l'anno 2021, al fine di perseguire l'obiettivo di generare un risparmio del consumo della risorsa idrica; il successivo comma 62 riconosce alle persone fisiche residenti in Italia, nel limite di spesa citato e fino ad esaurimento delle risorse, un bonus idrico pari a 1.000 euro per ciascun beneficiario da utilizzare, entro il 31 dicembre 2021, per interventi di sostituzione di vasi sanitari in ceramica con nuovi apparecchi a scarico ridotto e di apparecchi di rubinetteria sanitaria, soffioni doccia e colonne doccia esistenti con nuovi apparecchi a limitazione di flusso d'acqua, su edifici esistenti, parti di edifici esistenti o singole unità immobiliari; il bonus idrico è utilizzabile per finanziare determinate tipologie di spese, tra cui: a) la fornitura e la posa in opera di vasi sanitari in ceramica con volume massimo di scarico uguale o inferiore a 6 litri e relativi sistemi di scarico, compresi le opere idrauliche e murarie collegate e lo smontaggio e la dismissione dei sistemi preesistenti; b) la fornitura e l'installazione di rubinetti e miscelatori per bagno e cucina, compresi i dispositivi per il controllo di flusso di acqua; il comma 65 demanda ad apposito decreto ministeriale, da emanarsi entro sessanta giorni dall'approvazione della citata legge di bilancio, la definizione delle modalità e dei termini per l'ottenimento e l'erogazione del beneficio in questione; considerato che: nel Lazio, nella provincia di Viterbo (segnatamente nel quadrante della città di Civita Castellana) vi è un importante distretto della ceramica, con oltre 30 imprese, che operano nel settore dell'arredo bagno e dei sanitari in ceramica; tale bonus non solo consentirebbe la ripresa di una vitale attività economica per tutte quelle imprese del Lazio, e nazionali, che operano in tale settore, ma conseguirebbe anche il fine di generare un notevole contenimento dei consumi energetici, con centinaia di milioni di metri cubi di acqua che potrebbero essere risparmiati con la sostituzione degli impianti sanitari che tale bonus va a finanziare; il 22 marzo 2021 è stata celebrata la giornata mondiale dell'acqua, istituita dalle Nazione Unite nel 1922, al fine di sensibilizzare le persone alla riduzione dei consumi idrici, limitandone gli sprechi, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non intenda provvedere, con urgenza, essendo scaduti i termini previsti dalla legge, all'adozione del decreto attuativo, come previsto dal comma 65 dell'art. 1 della legge di bilancio per il 2021, al fine di consentire a cittadini ed imprese di poter fruire del bonus idrico. Atto n. 4-05182 LUNESU DORIA Ai Ministri delle infrastrutture e della mobilità sostenibili e della salute Premesso che: si registrano frequenti disagi e condizioni di sovraffollamento su numerose tratte aeree nazionali, in specie da e per la Sardegna, che pregiudicano collegamenti essenziali, ostacolano lo spostamento di migliaia di cittadini e lavoratori e, soprattutto, appaiono incompatibili con le misure e le precauzioni igienico sanitarie, che chiaramente si impongono e sono, infatti, imposte alla maggior parte delle attività, ai fini del contenimento della pandemia da COVID-19; l'ultimo di tali episodi, che, peraltro, hanno già formato oggetto di interrogazioni parlamentari e articoli di stampa, è stato riscontrato personalmente dalla prima firmataria del presente atto sul volo Alitalia AZ1565, Cagliari - Milano Linate, del 22 marzo 2021; due passeggeri, tra cui una signora anziana, hanno accusato un malore durante il volo, dovuto evidentemente alle condizioni di estremo carico dell'aeromobile, rendendo necessario l'intervento del personale di bordo che fortunatamente è riuscito, con professionalità, a far rientrare la situazione; anche con atti di sindacato ispettivo 4-06139 e 4-06441, presentati alla Camera dei deputati, si riportavano precedenti segnalazioni in merito e si stigmatizzava, peraltro, l'assenza di dispenser di soluzioni igienizzanti negli aeromobili e nei servizi igienici degli stessi, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo non ritengano sia il caso di adottare iniziative per potenziare i collegamenti aerei e aumentare il numero dei voli nelle tratte nazionali, incluse quelle da e per la Sardegna, in cui si registrano condizioni di sovraffollamento cronico; se e quali iniziative di competenza intendano attivare affinché i vettori aerei provvedano all'installazione di dispenser di soluzioni igienizzanti o, in alternativa, alla fornitura di salviettine igienizzanti, rivedendo le attuali disposizioni in materia di divieti «LAG» (liquidi, aerosol e gel) in cabina e coordinandole con le disposizioni in materia di DPI anti COVID-19; se non ritengano opportuno promuovere la predisposizione di voli cosiddetti covid tested verso la Sardegna, con partenza dagli aeroporti di Roma Fiumicino e Milano Linate , anche con possibilità di effettuare il test nelle aerostazioni di partenza, al fine di semplificare le operazioni di sbarco nell'isola. Atto n. 4-05183 STEFANO BOLDRINI COMINCINI FEDELI FERRAZZI GIACOBBE IORI LAUS MARGIOTTA NANNICINI PARRINI PITTELLA ROJC VALENTE VERDUCCI Ai Ministri dell'istruzione e per la pubblica amministrazione Premesso che: l'articolo 19, comma 6, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, recante "Norme generali sull'ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche", prevede che la durata degli incarichi dirigenziali non può eccedere, per gli incarichi di funzione dirigenziale "il termine di tre anni, e, per gli altri incarichi di funzione dirigenziale, il termine di cinque anni. Tali incarichi sono conferiti, fornendone esplicita motivazione, a persone di particolare e comprovata qualificazione professionale, non rinvenibile nei ruoli dell'Amministrazione, che abbiano svolto attività in organismi ed enti pubblici o privati ovvero aziende pubbliche o private con esperienza acquisita per almeno un quinquennio in funzioni dirigenziali, o che abbiano conseguito una particolare specializzazione professionale, culturale e scientifica desumibile dalla formazione universitaria e postuniversitaria, da pubblicazioni scientifiche e da concrete esperienze di lavoro maturate per almeno un quinquennio, anche presso amministrazioni statali, ivi comprese quelle che conferiscono gli incarichi, in posizioni funzionali previste per l'accesso alla dirigenza, o che provengano dai settori della ricerca, della docenza universitaria, delle magistrature e dei ruoli degli avvocati e procuratori dello Stato"; la direttiva del Ministro dell'istruzione 5 gennaio 2021, n. 5, recante i criteri e le modalità per il conferimento degli incarichi dirigenziali, stabilisce, tra i principi generali per il conferimento degli incarichi, la durata non inferiore a tre anni, né superiore a cinque e la pubblicità dei posti dirigenziali vacanti; considerato che a quanto risulta agli interroganti: il decreto direttoriale dell'Ufficio scolastico regionale per la Lombardia 1° marzo 2021, n. 4121, pubblicato il 2 marzo 2021, prevede il conferimento di un incarico dirigenziale non generale per lo svolgimento di funzioni tecnico-ispettive, ai sensi dell'articolo 19, comma 6, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, previo svolgimento di procedura comparativa, a persone di particolare e comprovata qualificazione professionale, con possibilità per gli interessati di presentare domanda entro il giorno 10 marzo 2021, vale a dire dopo meno di dieci giorni dalla pubblicazione; fra i requisiti richiesti c'è l'"esperienza professionale maturata nell'ambito dello svolgimento degli incarichi pregressi di dirigente tecnico": detta previsione consente la reiterazione di incarichi che dovrebbero essere solo a tempo determinato, in palese contraddizione con lo spirito e la ratio di quanto previsto dal citato articolo 19, che stabilisce una durata precisa per gli incarichi di funzione dirigenziale; secondo il sito di informazione specializzato "Tuttoscuola", la scadenza a breve termine e i requisiti previsti dal decreto direttoriale sarebbero stati inseriti per consentire la nomina di una determinata persona; considerato inoltre che: da molti anni non viene bandito il concorso per titoli ed esami per dirigenti tecnici, grazie al quale si garantirebbe la fine di nomine poco trasparenti e reiterate; l'articolo 3 -bis del decreto-legge 9 gennaio 2020, n. 1, recante disposizioni urgenti per l'istituzione del Ministero dell'istruzione e del Ministero dell'università e della ricerca, prevede la riorganizzazione, all'interno del Ministero dell'istruzione, della funzione dirigenziale tecnica con compiti ispettivi, secondo parametri che ne assicurino l'indipendenza e la coerenza con le disposizioni del regolamento, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 28 marzo 2013, n. 80, rinviando a un regolamento la disciplina delle modalità e delle procedure di reclutamento dei dirigenti tecnici mediante concorso selettivo per titoli ed esami; detto concorso per 146 dirigenti tecnici deve essere espletato entro il 31 dicembre 2021, così come previsto dal cosiddetto decreto "Milleproroghe" del 2021: ciò consentirà, finalmente, il riconoscimento e la valorizzazione della competenza e del merito di questa figura così importante per la scuola, si chiede di sapere: se il Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti in premessa; quali iniziative intendano adottare al fine di garantire la corretta l'applicazione della normativa nel rispetto dei principi di trasparenza, merito e pari opportunità, al fine di assicurare la piena autonomia di coloro che ricoprono l'incarico di dirigente tecnico. Atto n. 4-05184 FAZZOLARI BALBONI CALANDRINI DE CARLO LA PIETRA PETRENGA RAUTI TOTARO URSO Al Ministro dell'interno Premesso che: la Procura della Repubblica di Ragusa ha aperto un fascicolo per associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento dell'immigrazione clandestina e alla violazione del codice della navigazione a carico di Alessandro Metz e Giuseppe Caccia, in qualità di armatori della nave "Mare Jonio" (di proprietà della società Idra Social Shipping, di cui i due risultano soci), di Luca Casarini, in qualità di capo missione, e di Pietro Marrone, capitano della nave; i fatti alla base dell'indagine, così come risultano da recenti e copiosi articoli di stampa, avrebbero tratto origine da un episodio risalente al 4 agosto 2020, data in cui la nave "Etienne" della società danese Maersk traeva in salvo al largo delle coste di Malta 27 migranti; le autorità maltesi negavano l'approdo e la Maersk Etienne rimaneva per circa un mese in attesa che venisse concesso un attracco per effettuare lo sbarco dei migranti a bordo; sempre in base a quanto è dato sapere dalle dichiarazioni rese alla stampa dagli organi della Procura di Ragusa, in tale lasso di tempo gli armatori della "Mare Jonio", in particolare il Caccia, avrebbero preso contatti con la nave danese e con la compagnia amatrice della stessa, la Maersk Tankers, verosimilmente per concludere un accordo di natura commerciale volto a realizzare dietro corrispettivo in denaro, il trasbordo e la presa in carico dei migranti presenti a bordo; in data 10 settembre 2020 la Mare Jonio riceveva dall'armatore l'ordine di incrociare a largo di Malta la Maersk Etienne, pertanto salpava dal porto di Licata. A questo punto la nave avrebbe altresì caricato a bordo, una volta in mare, ulteriore personale di equipaggio, eludendo il divieto di imbarco; incrociato il natante danese, la Mare Jonio avrebbe inviato sulla nave il proprio personale medico di bordo, al fine di constatare un asserito stato di necessità allo sbarco dei passeggeri migranti; in base alla ricostruzione effettuata dagli inquirenti, dunque, il medico avrebbe esagerato nella refertazione delle condizioni di salute dei migranti, che sarebbero stati dunque caricati sulla nave italiana. A seguito del diniego di Malta alla concessione del POS ed alla successiva autorizzazione all'attracco da parte dell'Italia, la nave sarebbe attraccata a Pozzallo il 12 settembre 2020; le operazioni di verifica effettuate dalla Guardia Costiera dopo l'attracco avrebbero fatto emergere le irregolarità che avrebbero poi condotto all'indagine; essendo ormai gli odierni indagati sottoposti ad intercettazioni e controllo, gli inquirenti hanno avuto modo di apprendere che successivamente, nel novembre 2020, la compagnia armatrice danese, Maesrk Tankers, avrebbe versato sul conto corrente bancario della Idra Social Shipping, a seguito di una "laboriosa negoziazione" (come riferito dal procuratore capo di Ragusa Fabio D'Anna) una somma di 125.000 euro, verosimilmente pattuita per la presa in carico dei migranti; ciò ha condotto al sequestro preventivo del natante, di una gran mole di documentazione ed alla notifica dell'avviso di garanzia nei confronti dei soggetti citati, rispetto ai quali la Procura ha altresì raccolto gravissime intercettazioni rispetto alla soddisfazione per l'incameramento della somma di danaro; sempre in base a quanto è dato sapere dalla stampa, che riporta le dichiarazioni rese dalle procure interessate, oltre al procedimento in corso, ve ne sarebbero altri, che avrebbero egualmente ad oggetto il favoreggiamento dell'immigrazione clandestina nei confronti di altre compagnie di navigazione a servizio delle ONG (si vedano, a mero titolo esemplificativo, i procedimenti a carico di "Save the Children" e "Medici senza Frontiere" della Procura di Trapani, il procedimento a carico della vice presidente di "Linea d'Ombra" della Procura di Trieste); le numerose indagini in tal senso danno la misura di come le ONG sostanzialmente non svolgerebbero operazioni di ricerca natanti in difficoltà e salvataggio, ma metterebbero in pratica un sistematico traghettamento di immigrati illegali, con consegne concordate per il recupero dei migranti negli specchi d'acqua antistanti le coste libiche e maltesi e in contiguità con la rotta balcanica; la presenza delle ONG nei predetti specchi d'acqua è noto che spinga i trafficanti a mettere in acqua imbarcazioni precarie, non sicure e soggette a probabile naufragio, cariche di immigrati illegali, mettendo questi i in pericolo di vita, al fine di far intervenire le stesse ONG; per l'esecuzione di queste operazioni, estremamente pericolose e che hanno già causato la morte di migliaia di persone, i trafficanti utilizzano senza alcuno scrupolo, altresì, bambini e donne in stato di gravidanza, al fine di indurre gli stati costieri ad autorizzare gli sbarchi, circostanza che espone ad un intollerabile rischio soggetti fragili e indifesi, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo stia ponendo la necessaria attenzione a questo pericoloso oltre che deplorevole fenomeno, effettuando verifiche e controlli stringenti sulle ONG e sulle compagnie di navigazione a servizio di queste, che sono impegnate nelle operazioni di search and rescue ; quali atti abbia intenzione di porre in essere al fine di evitare che presunte operazioni umanitarie possano celare odiose pratiche speculative di traffico di immigrati, che potrebbero tradursi nel favoreggiamento prezzolato dell'immigrazione clandestina. Atto n. 4-05185 DE BONIS Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e delle politiche agricole alimentari e forestali Premesso che: da un'inchiesta condotta da "Agricolae" risulta che il presidente del Collegio dei revisori dei conti dell'Ente Nazionale di Previdenza per gli Addetti e per gli Impiegati in Agricoltura (ENPAIA), Alessandro Servadei, ricopra incarichi anche nella Confederazione italiana agricoltori (CIA); pare, infatti, che il direttore generale della CIA, Claudia Merlino, abbia dato vari incarichi al presidente del Collegio dei sindaci ENPAIA nell'ambito della CIA, senza che questi si dimettesse dal precedente ruolo e, soprattutto, senza che nulla fosse comunicato all'ente di previdenza. Scrive "Agricolae", "se i vertici ENPAIA potevano essere all'oscuro del doppio lavoro di Servadei, in quanto non ne hanno avuto comunicazione, il Direttore della CIA, che siede allo stesso tavolo di Servadei in Enpaia e che dirige la CIA, non poteva non sapere"; tale commistione di ruoli prefigura una sorta di grave incompatibilità, in quanto il presidente dei revisori dei conti dell'ente di previdenza agricola, in rappresentanza del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, va a svolgere il doppio lavoro proprio presso uno dei sindacati costituenti del il consiglio di amministrazione della stessa ENPAIA; dai documenti che "Agricolae" ha potuto visionare si evidenzia che: Servadei è consulente CIA della "231", il modello che usano le aziende sulla responsabilità delle imprese al fine di prevenire eventuali responsabilità penali degli enti; revisore unico in CAA CIA S.r.l. e si appresterebbe a rivestire l'incarico di revisore dei conti anche in CIA Servizi Nazionali S.r.l., sempre che non abbia ulteriori consulenze nella Confederazione sotto la guida Merlino - Scanavino. Ma già i due precedenti incarichi, la 231 e il CAA CIA, secondo il Codice civile, sembrerebbe possano bastare a ravvisare cause di ineleggibilità e conseguente decadenza dell'incarico o incarichi; il testo vigente dell'articolo 2399 del Codice Civile ("Cause d'ineleggibilità e di decadenza"), al comma 1, lett. c) prevede, infatti, che non possono essere eletti alla carica di sindaco e, se eletti, decadono dall'ufficio "coloro che sono legati alla società o alle società da questa controllate o alle società che la controllano o a quelle sottoposte a comune controllo da un rapporto di lavoro o da un rapporto continuativo di consulenza o di prestazione d'opera retribuita, ovvero da altri rapporti di natura patrimoniale che ne compromettano l'indipendenza"; essere contemporaneamente consulente per un soggetto "costitutore" di ENPAIA, che nomina rappresentanti nel consiglio di amministrazione, incide sicuramente sull'autonomia e rappresenta un'interferenza che non può non condizionarne l'operato. Ma se può sembrare normale che un professionista assuma più incarichi di revisione, nel caso di specie non lo è per nulla. Servadei, infatti, in ENPAIA non è un qualunque "revisore", ma ricopre quel ruolo perché designato in rappresentanza del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, cioè dall'Autorità governativa che "vigila" sul buon funzionamento di ENPAIA. Servadei dunque in ENPAIA non rappresenta (solo) sé stesso, ma rappresenta il Ministero vigilante; non sembra, pertanto, opportuno che un rappresentante ministeriale assuma incarichi retribuiti in organizzazioni professionali, che fanno parte di ENPAIA e designano amministratori, la cui attività e i cui bilanci sono oggettivamente sottoposti al controllo del Collegio sindacale presieduto, appunto dal dottor Servadei; il codice etico di ENPAIA, al punto 4.1 relativo all'obbligo di comunicazione all'Organismo di vigilanza, prevede che "Il Personale ed i Terzi Destinatari devono, senza ritardo, comunicare all'Organismo di Vigilanza tutte le violazioni, anche solo potenziali, di norme di legge o regolamenti, del Modello, del presente Codice Etico e delle procedure interne, di cui vengano eventualmente a conoscenza nell'espletamento dei loro compiti e delle loro funzioni"; considerato che l'interrogante ha già presentato l'atto di sindacato ispettivo 3-02146, pubblicato il 2 dicembre 2020, di analogo tenore, che metteva in evidenza la sussistenza di un possibile conflitto di interessi per il direttore generale di AGEA, Gabriele Papa Pagliardini, avendo egli quote nella società Agrirevi (afferente all'organizzazione agricola Coldiretti) ed essendone, nel contempo, revisore dei conti, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo, ciascuno nell'ambito delle proprie competenze, vogliano verificare la veridicità dell'inchiesta, di cui alle premesse e fare chiarezza sulla vicenda; nel caso in cui sussistano in capo allo stesso dottor Servadei più incarichi nella CIA, oltre alla funzione di presidente del Collegio dei sindaci in ENPAIA, se non ritengano vi sia un conflitto d'interessi o, comunque, non vi sia né opportunità giuridica (secondo quanto riportato dal Codice Civile), né etica; quali misure intendano adottare per porre un limite a tali condotte, considerato che l'interrogante ritiene non siano infrequenti. Atto n. 4-05186 DE POLI Ai Ministri delle infrastrutture e della mobilità sostenibili e dell'economia e delle finanze Premesso che: il Veneto costituisce punto di intersezione fra la direttrice Transpadana che unisce l'Europa occidentale e la Penisola Iberica con i Paesi Balcanici, e l'Europa occidentale e quella Nord-Sud tra l'Europa centrale ed il Sud Italia ed il Mediterraneo, attraverso il Corridoio Adriatico. Cardine del corridoio, in un'ottica di intermodalità, sono i porti dell'alto Adriatico, in particolare Venezia e Trieste; la sua posizione di ponte con l'Europa nelle varie direttrici rende indispensabile la riqualificazione del trasporto stradale e ferroviario, il potenziamento dei porti e aeroporti, nonché l'incremento dell'alta velocità; secondo il sistema camerale Veneto, le infrastrutture assolutamente necessarie alla Regione sarebbero: alta velocità Brescia-Verona-Padova-Bologna; prolungamento della A27 Alemagna; prolungamento della A31 verso Nord; completamento della superstrada Pedemontana Veneta; ampliamento della A4 Venezia-Trieste con la terza corsia nella tratta San Donà- Portogruaro; realizzazione del casello autostradale di Bibione; collegamento tra la strada regionale 308 e la superstrada Pedemontana veneta; potenziamento della strada provinciale 47 nell'alta padovana e collegamento con la Pedemontana; completamento della strada statale 10 nella Bassa Padovana e collegamento con Valdastico; realizzazione della "via del Mare" nel tratto Meolo-Jesolo; potenziamento dell'Interporto di Verona Quadrante Europa; potenziamento della linea ferroviaria Verona-Brennero; miglioramento dell'accessibilità ferroviaria dei porti e degli aeroporti veneti; collegamento diretto tra il porto di Venezia e l'interporto di Padova; potenziamento della linea ferroviaria Venezia-Trieste, si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo possano prendere in considerazione la possibilità di inserire nel "Recovery Plan" la realizzazione delle opere elencate, alcune delle quali in attesa da anni di essere completate e assolutamente necessarie alla decongestione dei flussi di traffico a beneficio sia della mobilità che della qualità ambientale, oltre che, sicuro volano per lo sviluppo economico del Veneto. Atto n. 4-05187 ROJC PITTELLA VALENTE IORI CERNO ASTORRE BOLDRINI FERRAZZI STEFANO TARICCO GIACOBBE Al Ministro dell'interno Premesso che: l'art. 97 del TUEL (decreto legislativo n. 267 del 2000) dispone che il Comune e la Provincia abbiano un segretario titolare dipendente dall'Agenzia autonoma per la gestione dell'albo dei segretari comunali e provinciali, di cui all'articolo 102 e iscritto all'albo, di cui all'articolo 98; il segretario comunale e provinciale svolge compiti di collaborazione e funzioni di assistenza giuridico-amministrativa nei confronti degli organi dell'ente in ordine alla conformità dell'azione amministrativa alle leggi, allo statuto ed ai regolamenti; il sindaco e il presidente della Provincia, ove si avvalgano della facoltà prevista dal comma 1 dell'articolo 108, contestualmente al provvedimento di nomina del direttore generale, disciplinano, secondo l'ordinamento dell'ente e nel rispetto dei loro distinti ed autonomi ruoli, i rapporti tra il segretario ed il direttore generale; il segretario sovrintende allo svolgimento delle funzioni dei dirigenti e ne coordina l'attività, salvo quando ai sensi e per gli effetti del comma 1 dell'articolo 108 il sindaco e il presidente della provincia abbiano nominato il direttore generale; il segretario inoltre partecipa con funzioni consultive, referenti e di assistenza, alle riunioni del Consiglio e della Giunta e ne cura la verbalizzazione; esprime il parere, di cui all'articolo 49 del TUEL, in relazione alle sue competenze, nel caso in cui l'ente non abbia responsabili dei servizi; roga, su richiesta dell'ente, i contratti nei quali l'ente è parte e autentica scritture private ed atti unilaterali nell'interesse dell'ente (lettera così modificata dall'articolo 10, comma 2 -quater , legge n. 114 del 2014); esercita ogni altra funzione attribuitagli dallo statuto o dai regolamenti, o conferitagli dal sindaco o dal presidente della Provincia; esercita le funzioni di direttore generale nell'ipotesi prevista dall'articolo 108, comma 4; il regolamento sull'ordinamento degli uffici e dei servizi, può prevedere un vicesegretario per coadiuvare il segretario e sostituirlo nei casi di vacanza, assenza o impedimento; il rapporto di lavoro dei segretari comunali e provinciali è disciplinato dai contratti collettivi ai sensi del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29 e successive modificazioni ed integrazioni; il segretario comunale è dunque una figura obbligatoria per legge, pertanto i comuni sono tenuti ad averlo. Egli è normativamente riconducibile al tessuto strutturale dell'organizzazione dell'ente locale. Ciò emerge dall'art. 88 del TUEL, dove i segretari comunali sono considerati in termini unitari con tutto il personale, compreso quello dirigenziale, ai fini dell'individuazione delle disposizioni che regolano l'ordinamento degli uffici e del personale (decreto legislativo n. 29 del 1993, ora sostituito dal decreto legislativo n. 165 del 2001). Così come, in termini più espliciti, questa unitarietà di considerazione rileva nella individuazione degli insuperabili limiti alla spesa per il personale, ovvero al rispetto dei vincoli di contenimento della spesa del personale; d'altro canto, elemento caratteristico del segretario comunale è la duplicità di rapporti giuridici afferenti all'attività svolta, in quanto lo stesso è un pubblico funzionario dipendente del Ministero dell'interno, che, in condizioni normali, svolge le proprie funzioni presso un ente territoriale, in base ad un incarico conferitogli tramite provvedimento del sindaco, cosa che genera un'insolita scissione fra il rapporto di servizio e quello organico in senso stretto, il primo instaurato con lo Stato, il secondo con l'ente territoriale che lo ha nominato; negli ultimi due decenni si è assistito ad un susseguirsi di norme che impongono di rispettare determinati tetti sulle spese di personale, cosa che, in taluni casi, può portare gli enti locali a dover scegliere a quale normativa non ottemperare. In sintesi, l'ente locale deve scegliere se privarsi di una figura prevista per legge o sforare i limiti sulla spesa di personale, anch'essi previsti dalla normativa vigente; per risolvere questo problema il legislatore dovrebbe quindi prevedere una deroga alle spese di personale per la figura del segretario comunale, vista anche la peculiarità della figura, in modo da impedire che gli enti locali si trovino a dover confrontarsi con situazioni irrisolvibili; nella Regione Friuli-Venezia Giulia sussiste una carenza cronica di segretari, in particolar modo quelli di categoria C (ovvero abilitati per comuni fino ai 3.000 abitanti) come confermato anche dall'Associazione nazionale comuni italiani (ANCI) attraverso il proprio segretario regionale, Alessandro Fabbro, che, in una intervista al Tg regionale della RAI, ha dichiarato: "ad oggi nel Fvg sono una sessantina i comuni senza segretario comunale ma ricevo quotidianamente segnalazioni soprattutto da piccoli comuni allo stremo per la mancanza di questa figura essenziale per la vita di una amministrazione"; e in Carnia, ricorda sempre Fabbro, "28 comuni devono dividersi appena 3-4 segretari comunali che lavorano "a scavalco", ossia presi in prestito da una amministrazione ad un'altra per garantire lo svolgimento dell'attività essenziale che significa: i lavori della Giunta e del consiglio comunale"; l'ANCI ha sollecitato anche il Prefetto di Trieste ad intervenire; anche per il 2021, la Regione Friuli-Venezia Giulia ha consentito, in via eccezionale, l'utilizzo dei vicesegretari comunali per tamponare qualche caso, ma nella maggioranza dei comuni a corto di personale, la situazione resta drammatica, si chiede di sapere se il Governo non ritenga opportuno intervenire affinché vengano reclutate tali figure previste dalla normativa e se non ritenga utile l'indizione di un concorso per segretari comunali, come peraltro più volte annunciato. Atto n. 4-05188 PUGLIA VACCARO DONNO LANZI ROMANO GAUDIANO LANNUTTI CROATTI MAUTONE TRENTACOSTE GIANNUZZI ANGRISANI Ai Ministri della difesa e del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: l'articolo 1 del decreto legislativo 28 settembre 2012, n. 178 ha trasferito, a decorrere dal 1º gennaio 2016, le funzioni esercitate dall'Associazione italiana della Croce Rossa (CRI) alla costituenda Associazione della Croce Rossa Italiana, promossa dai soci della CRI e qualificata ex lege quale persona giuridica di diritto privato; l'associazione, posta sotto l'alto patronato del Presidente della Repubblica, è definita "di interesse pubblico" ed è ausiliaria dei pubblici poteri nel settore umanitario. Ai sensi della cosiddetta "Riforma del Terzo settore", di cui al decreto legislativo 3 luglio 2017, n. 117, l'Associazione della Croce Rossa Italiana e tutti i relativi comitati territoriali, sono organizzazioni di volontariato; l'Associazione italiana della Croce Rossa, prima della riforma attuata con il decreto legislativo n. 178 del 2012, aveva qualificazione e natura di ente dotato di personalità giuridica di diritto pubblico e, in quanto tale, era soggetta alla disciplina normativa e giuridica degli enti pubblici; il decreto legislativo n. 178 del 2012 è, altresì, intervenuto sul corpo militare della Croce rossa italiana (ora Corpo militare volontario) che, assieme al corpo delle infermiere volontarie della Croce Rossa, costituiscono un corpo ausiliario delle Forze armate, istituito per l'assolvimento dei compiti umanitari stabiliti dalle convenzioni e dalle risoluzioni internazionali; considerato che: l'articolo 1 della legge 10 giugno 1940 n. 653 dispone il diritto alla conservazione del posto di lavoro e alla corresponsione di un'indennità per i lavoratori dipendenti di imprese private con la qualifica di impiegati o di operai, che, per qualunque esigenza nelle Forze armate, vengono richiamati alle armi; ai sensi l'art. 5, comma 4, del decreto legislativo n. 178 del 2012, il servizio prestato nel Corpo militare volontario o nel Corpo delle Infermiere volontarie è gratuito, fatta salva, in quanto compatibile, l'applicazione delle disposizioni, di cui all'articolo 1758 del decreto legislativo n. 15 marzo 2010, n. 66; la circolare INPS n. 13 del 5 febbraio 2021 ha statuito che per i lavoratori dipendenti richiamati alle armi dall'Associazione della Croce Rossa italiana non è prevista l'indennità di cui alla legge n. 653 del 1940, in quanto l'assenza della qualifica come ente di diritto pubblico impedisce la sua assimilabilità alle Forze armate; prima della suddetta, i predetti lavoratori risultavano essere destinatari delle indennità di legge previste per il richiamo alle armi, pur non rientrando nella categoria delle Forze armate in base a quanto precisato dalla sentenza della Corte costituzionale n.79/2019, come evidenziato dal riferimento alla Croce rossa, negli esempi previsti sul sito dell'INPS, tra i requisiti per l'ottenimento del beneficio previsto ex lege ; la non spettanza delle indennità ex lege previste e riconosciute prima della citata circolare potrebbe determinare un vulnus all'efficienza e all'efficacia dell'attività del corpo volontario ausiliario delle Forze armate; sarebbe opportuno equiparare, a livello legislativo, sotto il profilo indennitario, i volontari della CRI agli appartenenti alle Forze armate in congedo, si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza della situazione riguardante la CRI, e quali iniziative, di conseguenza, intendano intraprendere al fine di garantire l'efficienza e l'efficacia dell'attività volontaria svolta dall'Associazione della Croce Rossa Italiana. Atto n. 4-05189 AIMI Al Ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili Premesso che: il 3 ottobre 2020 crollava improvvisamente il ponte Lenzino, infrastruttura strategica il Val Trebbia, nel piacentino. In pochi minuti, poco prima delle 15.30, la struttura collassò nel fiume e solo per una fortuita coincidenza non vi furono feriti e vittime; attualmente è in corso la realizzazione di una struttura provvisoria che dovrebbe essere ultimata a fine maggio 2021; per quanto riguarda la nuova infrastruttura, invece, fin da subito l'Unione montana ha approvato un ordine del giorno nel quale i sindaci chiedono che sia realizzata l'infrastruttura non sul tracciato del ponte crollato, in quanto soggetto a frane, ma su un tracciato diverso. Tale progetto avrebbe anche un costo minore di circa 10 milioni di euro, a fronte dei 13 milioni ipotizzati inizialmente per un ponte realizzato sul tracciato attuale; il 22 marzo 2021 si è tenuto, nella sede della Prefettura di Piacenza, un incontro in videoconferenza dove i rappresentanti di ANAS hanno chiarito le fasi dell'avanzamento dei lavori di realizzazione del ponte provvisorio e hanno presentato il progetto definitivo. ANAS ha confermato l'investimento di 4.350.000 euro per il ponte provvisorio e di 21 milioni di euro per il ponte definitivo, prevedendone l'ultimazione per marzo 2023; il nuovo ponte, stando a quanto riferito da ANAS, avrà una lunghezza di 80 metri e sarà costruito sul tracciato esistente: ciò in accordo con il parere della Soprintendenza; di recente si è costituito il comitato "Nuovo Ponte Lenzino", che chiede chiarezza sui maggiori costi previsti e sulla scelta di mantenere la nuova infrastruttura sul vecchio tracciato. In poche ore vi sono state numerose adesioni; il ponte Lenzino non è la sola infrastruttura che le comunità piacentine attendono. Altre priorità del territorio sono infatti la realizzazione della pista ciclabile che colleghi la Valdarda alla pista denominata "Vento", che passerà lungo il Po a Cremona, una diga a scopo irriguo in Val Nure e l'allargamento della provinciale 487 di Cortemaggiore da concertarsi con tutti gli enti preposti, si chiede di sapere: di quali informazioni si disponga in relazione al progetto di realizzazione del nuovo ponte Lenzino; per quale motivo ANAS abbia scelto di realizzare il nuovo ponte sul tracciato già esistente e se vi siano state interlocuzioni con la Soprintendenza al fine di proporre un progetto che prevedesse la realizzazione della infrastruttura su un nuovo tracciato; a cosa sia dovuto l'aumento dei costi per la realizzazione del nuovo ponte (21 milioni di euro) rispetto a quelli preventivati; se siano previsti investimenti per la realizzazione della pista ciclabile in Valdarda; a che punto sia l'interlocuzione con gli enti preposti per la realizzazione della diga a scopo irriguo in Val Nure; se vi siano state interlocuzioni con gli enti preposti per l'allargamento della provinciale 487 di Cortemaggiore e se siano previsti investimenti da parte del Ministero competente da concertarsi insieme alla Provincia. Atto n. 4-05190 LEONE SANTANGELO FERRARA TRENTACOSTE VANIN VACCARO PRESUTTO DI GIROLAMO PAVANELLI GALLICCHIO PUGLIA Al Ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili Premesso che: l'ANBI (Associazione Nazionale Consorzi di gestione e tutela del territorio e acque irrigue) è l'Associazione nazionale che tutela gli interessi dei Consorzi di bonifica, irrigazione e miglioramento fondiario operanti in Italia, e che mira alla sicurezza ambientale, territoriale nonché alimentare del Paese; l'Osservatorio ANBI ha reso noto, in data 4 marzo 2021, che le risorse idriche in Sicilia ammontano a circa 375 milioni di metri cubi, prefigurando dunque un'estate agricola molto difficile; considerato che: la Sicilia è una regione con un forte deficit di disponibilità idrica causato da un sistema infrastrutturale che risulta tra i peggiori a livello europeo, tra invasi e reti idriche, che disperde più della metà dell'acqua immessa nel circuito, nonché dalla scarsità delle piogge, che hanno registrato in quest'ultimo anno un calo di quasi 86 milioni di metri cubi nel confronto con le riserve d'acqua presenti lo scorso anno; le drammatiche conseguenze che un tale stato di cose comporta sul sistema produttivo locale sono state sollevate in una nota di Coldiretti, in cui si sottolinea come l'allarme siccità in Sicilia stia acutizzando delle situazioni già molto gravi ("Quotidiano di Sicilia", 30 luglio 2020); il Consiglio nazionale delle ricerche già tempo fa aveva evidenziato l'elevato rischio desertificazione e, come confermato da un'altra ricerca dell'Osservatorio ANBI nelle parole del presidente Francesco Vincenzi, risulta come fondamentale l'utilizzo di bacini che raccolgano le acque di pioggia quando arrivano, per utilizzarle nei momenti di bisogno idrico; considerato infine che la problematica legata alle riserve idriche in Sicilia è di natura non più emergenziale, bensì cronica e le condizioni di chiara inefficienza delle infrastrutture ormai vetuste e malfunzionanti presenti nell'isola, in particolare condotte e dighe, sono di pubblico dominio ormai da tempo, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti descritti; quale sia, ad oggi, la programmazione di investimenti verso la Sicilia e il Mezzogiorno per rinnovare, nonché rendere efficaci, i sistemi di gestione delle risorse idriche, al fine di limitare la dispersione delle acque e dunque scongiurare il protrarsi del descritto stato delle cose, anche in considerazione della prolungata carenza di piogge, nonché degli storici ritardi infrastrutturali. Atto n. 4-05191 AIMI PAGANO GASPARRI CANGINI CALIENDO BARBONI PAPATHEU RIZZOTTI TOFFANIN FLORIS GALLIANI SICLARI PEROSINO MINUTO CALIGIURI FERRO BINETTI BERARDI DE SIANO GIAMMANCO GIRO MALAN GALLONE TIRABOSCHI Al Ministro della salute Premesso che: i vaccini anti COVID-19 attualmente disponibili a livello internazionale sono tanti, alcuni ancora in fase di sperimentazione o di approvazione da parte degli enti preposti ai controlli di sicurezza e affidabilità. In Italia i vaccini attualmente in uso sono Pfizer, Moderna, Astrazeneca e da ultimo Johnson&Johnson; per la somministrazione dei vaccini si è prevista una suddivisione dei soggetti per fasce di età, dai più anziani ai più giovani e dei cosiddetti "fragili". La scelta, la gestione, l'individuazione quasi maniacale che è richiesta per questo tipo di attività, è affidata ai microchip di un sistema informatico regionale, che possiede semplicemente una lista di codici delle esenzioni, che dicono soltanto da quale forma patologica è affetto un paziente, ma non quanto sia grave e se a quella malattia se ne è aggiunta un'altra che l'ha resa ancor più preoccupante; i soggetti che prenotano la somministrazione non hanno alcun riferimento sul tipo di vaccino a cui si sottoporranno, così come i sistemi informatici sanno poco o nulla dei pazienti, perché spesso portatori di patologie non evidenziabili, in quanto non sempre s'interfacciano col Sistema sanitario nazionale per una serie di motivi, che vanno dal ricorso alla sanità privata o per semplice carenza dei sistemi che configurano i soggetti fragili; è evidente che il medico di famiglia deve avere in questa situazione, un ruolo centrale, è l'unica figura di garanzia sulle scelte da fare, rispetto alle priorità da segnalare, perché conosce il paziente e il tipo di vaccino da somministrare in base al quadro clinico e alle patologie pregresse. È l'unico modo concreto, per non mettere a rischio la salute dei cittadini sottoposti a vaccinazione; alcuni medici di famiglia aderiscono alla campagna, mentre altri inviano i pazienti nei centri vaccinali; in aggiunta alcuni medici sono in possesso delle dosi vaccinali altri no, si chiede di sapere: a che punto sia la somministrazione dei vaccini attraverso i medici di famiglia e per quale motivo alcuni siano in possesso di vaccini e altri no; quali misure si stiano mettendo in atto al fine di permettere la partecipazione alla vaccinazione di tutti i medici di famiglia, considerata la loro conoscenza dello stato di salute dei propri pazienti. Atto n. 4-05192 SANTANGELO CASTELLONE GALLICCHIO VANIN LEONE DONNO FERRARA CROATTI MARINELLO PRESUTTO PAVANELLI RUSSO TRENTACOSTE CAMPAGNA PUGLIA ROMANO Al Ministro della salute Premesso che: la pandemia da COVID-19 ha generato un'altra categoria di pazienti, quelli che vengono chiamati long-haulers , ossia malati a lungo termine di una sindrome ancora oscura e che viene indicata come sindrome post COVID o long COVID; si tratta di persone che a distanza di mesi dall'infezione iniziale, presentano una serie di sintomatologie riconducibili al COVID; la sindrome colpisce indifferentemente sia soggetti ospedalizzati, sia curati presso il proprio domicilio che asintomatici; questa categoria di persone, anche dopo essersi negativizzata, continua ad avere numerosi sintomi e disturbi debilitanti che possono protrarsi per mesi e tra i quali si riscontrano: difficoltà respiratorie, palpitazioni, febbre, dolori muscolari, mal di testa lancinanti e fastidiosi formicolii, nausea, disturbi gastrointestinali, vuoti di memoria, spossatezza estrema, incapacità a concentrarsi; da uno studio pubblicato dal professor Francesco Landi del Policlinico "Gemelli" di Roma sui sintomi che rimangono dopo la fase acuta del COVID, è emerso che solamente il 12,6 per cento dei pazienti risulta completamente guarito a sessanta giorni dal primo malessere, il 32 per cento presenta ancora uno o due sintomi legati alla malattia e ben il 55 per cento riferisce tre o più sintomi tipici del virus ; inoltre nel 53 per cento dei pazienti persiste la stanchezza, nel 43 per cento la dispnea, nel 27 per cento il dolore articolare e nel 22 per cento la cefalea; considerato che: divulgare questa realtà può aiutare enormemente queste persone, un numero già consistente e purtroppo destinato ad aumentare in Italia, e anche i loro medici, al momento non a conoscenza della sindrome e quindi impossibilitati a fornire le adeguate cure; i sistemi sanitari di alcuni Paesi si sono già attivati per trattare questo gruppo di pazienti creando cliniche specializzate; si tratta di persone che, a causa dei sintomi che perdurano anche a distanza di mesi dalla guarigione, si sottopongono a numerose visite mediche; il decreto legislativo 29 aprile 1998, n. 124, all'articolo 1, comma 4, lett. b) , prevede che, al fine di favorire la partecipazione a programmi di prevenzione di provata efficacia e di garantire l'accesso all'assistenza sanitaria di base, sono escluse dal sistema di partecipazione al costo e, quindi, sono erogate senza oneri a carico dell'assistito al momento della fruizione, tutte le prestazioni di diagnostica strumentale e di laboratorio e le altre prestazioni di assistenza specialistica finalizzate alla tutela della salute collettiva obbligatorie per legge o disposte a livello locale in caso di situazioni epidemiche (codice esenzione P01); da numerose segnalazioni, sembrerebbe che le Regioni non applichino questo codice esenzione per le prestazioni sanitarie, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza del problema esposto e se intenda emanare una circolare nazionale, affinché le regioni applichino il codice esenzione P01 per le prestazioni sanitarie a cui si sottopongono i pazienti long COVID. Atto n. 4-05193 LANNUTTI MORONESE ANGRISANI Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Premesso che: il 15 luglio 2020, Mario Carmine Paciolla, cooperante ONU, è stato ritrovato privo di vita presso la propria abitazione a San Vicente del Caguan, località a 650 chilometri da Bogotà nel dipartimento colombiano del Caqueta Colombia. Il connazionale era impegnato da agosto 2018 nella Missione di verifica delle Nazioni Unite in Colombia in virtù della presenza nel municipio di uno dei 24 Spazi territoriali di Formazione e Reincorporazione (ETRC) previsti dagli accordi di pace firmati dalle FARC-EP e il Governo colombiano nel 2016. In queste aree, pensate per favorire il disarmo e il reintegro in società degli ex guerriglieri, l'ONU compie il mandato di monitoraggio e verifica del cessate il fuoco e vigila, affinché vengano garantiti i diritti umani; il corpo di Mario è stato ritrovato con segni di lacerazioni e in un primo momento le autorità colombiane hanno parlato di suicidio. Tuttavia, le dichiarazioni di Anna Motta, la madre di Mario, hanno messo in dubbio fin da subito questa versione. La signora Anna Motta ha infatti raccontato che il giorno della morte suo figlio aveva prenotato un volo di rientro in Italia, previsto il 20 luglio, e che le aveva confidato di essersi messo in «un guaio», di «sentirsi sporco» e di non vedere l'ora di potersi bagnare «nelle acque di Napoli». Oltre alla madre, altre persone vicine a Mario hanno ritenuto inverosimile l'ipotesi del suicidio e anche le autorità colombiane sono state costrette ad aprire un'indagine per omicidio. Secondo una amica di Mario Paciolla, Claudia Julieta Duque, giornalista e attivista per i diritti umani, già in giugno il giovane aveva avuto un diverbio con la Missione di verifica delle Nazioni Unite. Inoltre, Paciolla aveva ricevuto un richiamo formale dai suoi superiori per aver manifestato il suo disaccordo per quella che riteneva una gestione discriminatoria da parte dell'ONU dell'emergenza COVID-19; a otto mesi di distanza, tutti gli interrogativi restano ancora inevasi e la pista del suicidio pare non convincere neanche la Procura di Roma, che ha aperto un'inchiesta per omicidio. Sono diversi i sospetti che metterebbero in discussione la perizia colombiana, a partire dalle superficiali ferite da taglio riportate sui polsi, al debole solco sul collo lasciato dal cappio. Sotto esame anche il comportamento di Christian Leonardo Thompson Garzón, responsabile della sicurezza della Missione ONU in Colombia, che per primo aveva ritrovato il corpo senza vita di Mario, ordinando di ripulire l'abitazione in ore cruciali per l'indagine. E, da notizie di stampa, alcuni giorni fa in gran segreto esperti investigatori dei ROS sarebbero volati in Colombia per cercare gli elementi utili alle indagini; considerato, inoltre, che: non si conosce quale fosse lo «sporco» con cui Mario sia entrato in contatto, né quali fossero le ragioni della diatriba con i suoi superiori delle Nazioni Unite, che hanno preceduto la sua morte. Di sicuro, però, la violenza che ha colpito il corpo di Mario va contestualizzata in un clima di guerra e di terrore che colpisce un intero Paese e che affonda le sue radici nei gruppi di interesse che lo governano. Mario è morto a San Vicente del Caguán, una località al centro degli interessi delle industrie petrolifere protette dell'esercito e dove intere comunità sono costrette allo sfollamento forzato. La morte di Paciolla, poi, si inserisce a pieno nel fallimento del processo di pace che non ha portato benefici alla popolazione colombiana. Dalla firma degli Accordi del 2016, avvenuta a l'Avana sotto il Governo Santos, sono stati uccisi più di 135 ex guerriglieri e 970 leader sociali e attivisti per i diritti umani. Il reintegro in società degli ex combattenti, prima attraverso il sistema delle Zone di Transizione e Normalizzazione (ZVTN), trasformate dal 15 agosto 2017 in ETRC, si è rivelato fallimentare. Già a un anno dagli Accordi era evidente l'ambiguità dei programmi di governo e la diffidenza dei quadri degli ex combattenti che denunciavano una sostanziale assenza da parte delle istituzioni e mostravano preoccupazione per la propria sicurezza e per l'esposizione agli attacchi dei gruppi paramilitari; considerato, infine, che: sempre in base alla denuncia pubblica di Claudia Julieta Duque i funzionari dell'ONU avrebbero ripulito in tutta fretta il luogo in cui viveva Paciolla, raccogliendo i suoi effetti personali e restituendo le chiavi al proprietario già il 17 luglio. Un'operazione che ha permesso alle Nazioni Unite di inquinare il luogo del crimine, impedendo accertamenti fondamentali per stabilire le cause della morte del giovane cooperante. Varie fonti avanzano dubbi anche sulla completezza della lista delle pertinenze di Mario Paciolla consegnata alla famiglia, dalla quale mancherebbero alcuni device digitali. Inoltre, la Missione avrebbe ordinato il trasferimento a Florencia di tutto il personale che lavorava nell'ufficio di San Vicente, e lo stesso 15 luglio, Carlos Ruíz Maisseu, responsabile della Missione, avrebbe chiesto di «trattare questa terribile notizia con discrezione». Il giorno dopo, una nuova mail inviata dalla direzione amministrativa della Missione, a carico dell'australiano Eric Ball, ricordava a tutto il personale che «in base alla regola 1.2 del Regolamento del Personale delle Nazioni Unite, i funzionari non possono, tra i vari obblighi, «rilasciare dichiarazioni alla stampa, alla radio o ad altri organismi di informazione pubblica»; in questi mesi sono stati posti diversi interrogativi sulla morte di Paciolla sia dalla famiglia, sia da esponenti della società civile, che si sono attivati per mantenere vivo il ricordo di Mario. Legittimamente è stato chiesto cosa abbia fatto l'ONU, nei molti giorni nei quali Paciolla ha espresso timori per la sua vita, per garantirne la sicurezza, e se Mario sia stato lasciato solo dall'ONU, in particolare dal Capo della sicurezza della Missione, Christian Thompson, di fronte alla richiesta di aiuto di Mario, appena quattro ore prima della sua morte il 15 luglio, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto esposto in premessa; se sia a conoscenza della natura del conflitto intercorso tra Paciolla e i vertici della Missione, che autorizza a pensare che il cittadino italiano volesse denunciare dei crimini commessi all'interno della missione stessa; se ritenga utile agire presso l'ONU, che finora si è fatta scudo dietro l'immunità diplomatica piuttosto che rispondere a una necessità di trasparenza, per avanzare quelle stesse domande che da 8 mesi pongono i familiari e quella parte della società civile che ha a cuore la verità e la giustizia per Paciolla; se risponda al vero che Jaime Hernán Pedraza, il medico incaricato dall'ONU di presenziare alla prima autopsia sul corpo di Mario Paciolla, abbia indotto la famiglia del ragazzo a credere che fosse delegato dall'Ambasciata italiana, circostanza verificatasi non vera, e in che modo il medico citato si sarebbe relazionato e coordinato con l'Ambasciata italiana; visti la gravità dei fatti e lo sconcerto nell'opinione pubblica italiana, quali siano gli intendimenti del Ministro nei confronti del Governo colombiano, e quali le iniziative che intenda adottare affinché si giunga finalmente a risposte convincenti sulla morte del nostro connazionale Mario Carmine Paciolla. Atto n. 4-05194 LANNUTTI ANGRISANI Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che a quanto risulta agli interroganti: M. C. M. ha lavorato in banca trentacinque anni, fino a diventare direttrice dell'agenzia 7 di Unicredit, a via Gattalupa 2, a Reggio Emilia; nel 2009 164 clienti della filiale hanno lamentato perdite «non conosciute» sui loro conti correnti per un totale di ottantotto milioni di euro. In seguito a ciò, Unicredit ha dovuto versare una somma equivalente ai clienti truffati come risarcimento; per questo colossale ammanco M. C. M. è accusata di furto, truffa, appropriazione indebita, falso ideologico e falso in scrittura privata. Secondo Unicredit sarebbe stata la direttrice dell'agenzia a far sparire il denaro. M. è stata accusata di aver movimentato soldi per operazioni non richieste dai clienti. Quasi un migliaio le operazioni ricostruite nel processo. Principale accusatore l'industriale reggiano E. S., già a capo anche di un importante gruppo di tv e giornali. Secondo quanto è emerso dall'indagine interna di Unicredit, S. si sarebbe trovato sul suo conto a sua insaputa alcuni milioni di euro, spendendoli per investimenti e acquisti di titoli in Borsa. Cinque di questi milioni sono serviti all'industriale reggiano perfino per finanziare l'aumento di capitale di una società editoriale; il Tribunale di appello di Bologna ha condannato M. a due anni e otto mesi, dopo che in primo grado era stata condannata a due anni e nove mesi; considerato che: le movimentazioni contestate a M., come emerso nel corso del processo, sono avvenute su autorizzazioni dei titolari dei conti, disposizioni date in gran parte per telefono (erano e sono ancora una pratica corrente specialmente nelle compravendite dei titoli di Borsa). Movimentazioni destinate per lo più a investimenti, su conti di appoggio ai dossier titoli. M. ha sostenuto di non aver fatto altro che ricevere le disposizioni e investire per conto del cliente; M. ha dichiarato: «Le gestioni riferite alla famiglia S. e quindi da E. e figli, erano assolutamente delle gestioni privilegiate, quindi per questo motivo avevano un importo diverso da quello che era effettivamente, diciamo, registrato al terminale, perché in più c'era il privilegio, quindi la documentazione poteva presentare un dato e in più il privilegio veniva aggiunto, sono assolutamente cose che in banca succedono comunemente, soprattutto per certe posizioni grosse. Era assolutamente normale fare dei giroconti, sempre però nell'ambito della famiglia». Dichiarazione confermata da F. S., che ha confermato il disconoscimento di ordini anche importanti privi della sua firma materiale, come, ad esempio, il trasferimento di 495.000 euro al padre E. del 17 giugno 2009; S., che è il principale cliente della banca, ha anche confermato che aveva sempre nutrito la massima fiducia nella M.; inoltre, a quanto risulta agli interroganti: il processo si è basato sulle indagini interne compiute da Unicredit, che è controparte nel procedimento. E la Guardia di Finanza è arrivata solo un mese dopo, quando Unicredit aveva già passato al setaccio la filiale di via Gattalupa; dal 2009 a oggi la Procura di Reggio Emilia ha cercato gli ottantotto milioni ovunque, sia sui conti della M. che su quelli dei suoi parenti, senza mai trovare nulla. Tant'è che il Tribunale durante le indagini aveva disposto il dissequestro dei beni della ex direttrice; dei centosessantaquattro clienti truffati le posizioni analizzate nono state solo cinquantacinque. Senza motivazione apparente nulla è stato fatto riguardo ai restanti centonove. E dei cinquantacinque, nessuno di loro è stato in grado di dire se le movimentazioni contestate fossero riconducibili alla M.; i sospetti emersi durante l'inchiesta e il processo portano a pensare che gli ottantotto milioni non siano che perdite sugli investimenti e sui prodotti finanziari ( bond , fondi eccetera) venduti da Unicredit, e che M. M. altro non sia che il capro espiatorio designato per coprire le gestioni in perdita dei prodotti venduti dalla banca ai propri clienti. Anche perché durante il processo è mancata (immotivatamente) una consulenza tecnica adeguata; sospetti che sono diventati più concreti dopo che si è saputo che Unicredit non ha mai reclamato i soldi da S., spesi a sua insaputa; infine sulla vicenda l'interrogante insieme ad altri senatori ha già sollevato la questione in un'interrogazione (4-01039, pubblicato il 19 dicembre 2018, nella seduta n. 74) senza ricevere nessuna risposta da parte del Ministro, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto riportato in premessa; se intenda attivarsi, nell'ambito delle proprie competenze, affinché si verifichi se M. abbia effettivamente commesso i fatti contestati oppure se si sia trattato di gravi errori della banca e di alcuni dei suoi clienti reggiani più facoltosi. Atto n. 4-05195 LANNUTTI Ai Ministri dello sviluppo economico e dell'economia e delle finanze Premesso che: domenica 28 marzo 2021 la trasmissione su RAI Tre "Che tempo che fa" ha ospitato la conduttrice televisiva Alessia Marcuzzi; sia la Marcuzzi che i conduttori della trasmissione Fabio Fazio e Luciana Littizzetto hanno lo stesso agente: Giuseppe Caschetto; recentemente la Marcuzzi ha lanciato una sua nuova linea di prodotti per il corpo: "Luce"; considerato che: nel corso della puntata la Littizzetto ha chiesto alla Marcuzzi di spiegarle come si fa a migliorare la cura del proprio volto. Una richiesta già prevista dal copione, visto che la Marcuzzi si era presentata in trasmissione con una borsetta contenente un kit di creme di bellezza della sua linea. Da lì è partita una spiegazione dimostrativa su come ci si spalma la crema sul viso, come si fa durante le telepromozioni. In particolare, l'ex conduttrice de "L'Isola dei famosi" e la comica torinese iniziano a picchiettarsi le guance e ad accarezzarsi il collo per spianare le rughe. Performance esaltata con soddisfazione dai due conduttori; considerato, inoltre, che: l'articolo 5 del decreto legislativo del 2 agosto 2007, n. 145 recita: «La pubblicità deve essere chiaramente riconoscibile come tale. La pubblicità a mezzo di stampa deve essere distinguibile dalle altre forme di comunicazione al pubblico, con modalità grafiche di evidente percezione»; l'articolo 22 del Codice del Consumo recita: «È considerata ingannevole una pratica commerciale che nella fattispecie concreta, tenuto conto di tutte le caratteristiche e circostanze del caso, nonché dei limiti del mezzo di comunicazione impiegato, omette informazioni rilevanti di cui il consumatore medio ha bisogno in tale contesto per prendere una decisione consapevole di natura commerciale e induce o è idonea ad indurre in tal modo il consumatore medio ad assumere una decisione di natura commerciale che non avrebbe altrimenti preso»; il Consiglio di Stato ha evidenziato che devono ricondursi nell'ambito del divieto di pubblicità occulta le ipotesi della pubblicità cosiddetta redazionale che si rivolge al pubblico con le ingannevoli sembianze di un normale servizio giornalistico, veicolando il messaggio pubblicitario in via surrettizia, in un apparente contesto di esclusiva valenza informativa o di intrattenimento, con ciò eludendo le risorse critiche alle quali il consumatore medio è solito ricorrere dinanzi ad una pressione pubblicitaria palese, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto riportato in premessa; se ritenga si sia trattato di pubblicità occulta; se ritenga che la RAI debba rendicontare la fattura emessa in questo caso di pubblicità e, nel caso di mancanza di essa, se ritenga di chiedere al direttore di RAI Tre di prendere provvedimenti nei confronti dei conduttori, degli autori e dei capi struttura. Atto n. 4-05196 SANTANGELO D'ANGELO LEONE CROATTI ROMANO VANIN FERRARA TRENTACOSTE PRESUTTO COLTORTI PIRRO PAVANELLI MONTEVECCHI GALLICCHIO Ai Ministri della salute e per gli affari regionali e le autonomie Premesso che: il Ministro della salute Roberto Speranza presentava il 2 dicembre 2020 al Parlamento le linee guida del Piano strategico per la vaccinazione anti-SARS-CoV-2/COVID-19 (decreto 2 gennaio 2021), elaborato da Ministero, Commissario straordinario per l'emergenza, Istituto superiore di Sanità, AGENAS e AIFA; il piano strategico dell'Italia per la vaccinazione COVID-19, basandosi sul dettato costituzionale ed ispirandosi ai valori e principi di equità, reciprocità, protezione, promozione della salute e del benessere, riconosce che, nella fase iniziale di disponibilità limitata di vaccini, è necessario definire delle priorità in modo chiaro e trasparente, tenendo conto delle raccomandazioni internazionali ed europee; il documento individua come categorie prioritarie gli operatori sanitari e sociosanitari, il personale ed ospiti dei presidi residenziali per anziani, gli anziani over 80, le persone dai 60 ai 79 anni, la popolazione con almeno una comorbidità cronica e riporta che, con l'aumento delle dosi di vaccino disponibili, si inizierà a vaccinare anche altre categorie di popolazione, tra le quali quelle appartenenti ai servizi essenziali, quali anzitutto gli insegnanti ed il personale scolastico, le forze dell'ordine, il personale delle carceri; successivamente è stato adottato il documento "Le priorità per l'attuazione della seconda fase del Piano nazionale vaccini Covid-19", il cui obiettivo è quello di individuare l'ordine di priorità delle categorie di cittadini da vaccinare dopo quelle della fase 1, definito sulla base del criterio del maggior rischio di letalità correlato al COVID-19. Pertanto, i parametri presi in considerazione, sono stati l'età e la presenza di condizioni patologiche; nel definire i gruppi a cui dare priorità nella campagna di vaccinazione si è tenuto conto innanzitutto della particolare fragilità di alcune categorie di cittadini affetti da specifiche patologie valutate come particolarmente critiche, in quanto correlate al tasso di letalità associata a COVID-19 per danno d'organo preesistente o compromessa capacità di risposta immunitaria a SARS-CoV-2. La prima categoria in ordine di priorità della seconda fase di vaccinazione è quella delle persone estremamente vulnerabili rappresentata dall'insieme dei soggetti, indipendentemente dall'età, affetti da patologie come malattie respiratorie e cardiocircolatorie, insufficienza renale, patologia oncologica, sindrome di down ; considerato che: nei giorni scorsi è venuto alla luce un grave problema che urge risolvere, che coinvolge studenti e lavoratori che rientrano nella categoria delle persone estremamente vulnerabili. Si tratta di soggetti che non possono accedere al vaccino nella regione in cui studiano o lavorano, in quanto hanno la residenza in un'altra regione; si è creato, dunque, il paradosso in base al quale studenti e lavoratori fragili, in quanto affetti da gravi patologie, dovrebbero rientrare nella regione di residenza per la somministrazione del vaccino, esponendosi ad ulteriori pericoli e rischi per la propria salute connessi anche al viaggio che devono affrontare per rientrare nel proprio comune di residenza; è necessario che la questione sia risolta quanto prima, al fine di assicurare quei valori e quei principi che, ancorché costituzionalmente garantiti, se non osservati scrupolosamente in questa delicata fase, rischiano di mettere in pericolo molte vite umane; a parere dell'interrogante occorre un accordo tra le regioni e i Ministri competenti che garantisca regole uguali su tutto il territorio nazionale, affinché tutti gli afferenti a queste categorie particolarmente esposte al contagio, a prescindere da dove vivono o da dove lavorano, possano accedere ai vaccini, secondo quanto stabilito dal piano del Ministero della salute, si chiede di sapere quali iniziative i Ministri in indirizzo intendano adottare affinché la somministrazione del vaccino sia garantita anche agli studenti fuori sede e ai lavoratori, che rientrano nella categoria 1 delle persone estremamente vulnerabili, direttamente nella regione in cui sono domiciliati indipendentemente dal luogo in cui hanno la residenza. Interrogazioni, da svolgere in Commissione A norma dell'articolo 147 del Regolamento, le seguenti interrogazioni saranno svolte presso le Commissioni permanenti: 6ª Commissione permanente (Finanze e tesoro): 3-02386 della senatrice Toffanin, sulle imposte di registro sui contratti di locazione; 11ª Commissione permanente (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale): 3-02384 del senatore Bergesio ed altri, sulla sussistenza di conflitti d'interesse in capo al presidente del Collegio dei revisori dei conti di ENPAIA; 12ª Commissione permanente (Igiene e sanità): 3-02380 del senatore Doria ed altri, sulla collocazione in zona "arancione" della Regione Sardegna; 3-02385 del senatore Giacobbe, sulla possibilità per i cittadini italiani iscritti all'AIRE di accedere al Piano vaccinale contro il COVID; 13ª Commissione permanente (Territorio, ambiente, beni ambientali): 3-02379 del senatore Croatti ed altri, sull'affondamento della piattaforma per lo sfruttamento di idrocarburi e gas "Ivana D".