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SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Assemblea 435 Presidenza del vice presidente CALDEROLI, indi del vice presidente ROSSOMANDO N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: C.A.L. (Costituzione, Ambiente, Lavoro)-Alternativa-P.C.-I.d.V.: CAL-Alt-PC-IdV; Forza Italia Berlusconi Presidente-UDC: FIBP-UDC; Fratelli d'Italia: FdI; Italia Viva-P.S.I.: IV-PSI; Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione: L-SP-PSd'Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP-PATT, UV): Aut (SVP-PATT, UV); Misto: Misto; Misto-ITALIA AL CENTRO (IDEA-CAMBIAMO!, EUROPEISTI, NOI DI CENTRO (Noi Campani)): Misto-IaC (I-C-EU-NdC (NC)); Misto-Italexit per l'Italia-Partito Valore Umano: Misto-IpI-PVU; Misto-Liberi e Uguali-Ecosolidali: Misto-LeU-Eco; Misto-MAIE: Misto-MAIE; Misto-+Europa - Azione: Misto-+Eu-Az; Misto-Potere al Popolo: Misto-PaP. Presidenza del vice presidente CALDEROLI PRESIDENTE . La seduta è aperta (ore 9,02). Si dia lettura del processo verbale. PISANI Giuseppe, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del giorno precedente. PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato. Comunicazioni della Presidenza PRESIDENTE . L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Sull'ordine dei lavori PRESIDENTE . Informo l'Assemblea che all'inizio della seduta il Presidente del Gruppo MoVimento 5 Stelle ha fatto pervenire, ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento, la richiesta di votazione con procedimento elettronico per tutte le votazioni da effettuare nel corso della seduta. La richiesta è accolta ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento. Informativa del Presidente del Consiglio dei ministri sugli ulteriori sviluppi del conflitto tra Russia e Ucraina e conseguente discussione PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca: «Informativa del Presidente del Consiglio dei ministri sugli ulteriori sviluppi del conflitto tra Russia e Ucraina». Ricordo che è in corso la diretta televisiva con la RAI. Ha facoltà di parlare il Presidente del Consiglio dei ministri, professor Draghi. DRAGHI, presidente del Consiglio dei ministri . Signor Presidente, onorevoli senatrici e senatori, l'informativa di oggi intende approfondire i principali aspetti legati alla guerra in Ucraina. In particolare, mi soffermerò sulla situazione militare sul terreno, sulle conseguenze del conflitto dal punto di vista umanitario, alimentare, energetico, sullo sforzo italiano di sostegno all'Ucraina, sulle sanzioni nei confronti della Federazione Russa, sulle iniziative negoziali in corso, sull'azione del Governo in tema di diversificazione delle forniture energetiche e di aiuto alimentare ai Paesi più esposti. La guerra in Ucraina è giunta al suo 85° giorno. La speranza da parte dell'esercito russo di conquistare vaste aree del Paese in tempi brevi si è scontrata con la convinta resistenza da parte del popolo ucraino. La Federazione Russa si è ritirata da ampie porzioni del territorio ucraino per concentrare le sue forze nell'area orientale del Paese. Anche qui l'avanzata russa procede molto più lentamente del previsto. Nell'ultima settimana le forze ucraine hanno ripreso il controllo di Charkiv, nell'Est del Paese, la seconda città per popolazione in Ucraina. L'esercito ucraino ha finora respinto i tentativi da parte russa di attraversare il fiume Severskij Donec e quindi di accerchiare Severodonetsk, a circa 100 chilometri a Nord-Ovest di Lugansk. Nel Sud-Est dell'Ucraina l'offensiva russa si è trasformata in un'occupazione militare. A Cherson le forze russe hanno lasciato alla guardia nazionale russa il presidio dell'area. Il 1° maggio la città ha adottato il rublo russo ed è stata agganciata la rete di telecomunicazioni russa Rostelecom: un segnale di un progressivo radicamento della Russia nell'area. L'attività dell'aviazione e i lanci missilistici russi continuano su Mariupol e nell'area del Donbass. Secondo lo stato maggiore ucraino le forze russe stanno cercando di annettere nuovi territori negli oblast' di Donetsk e Lugansk. Il costo dell'invasione russa in termini di vite umane è terribile. Le ricostruzioni con immagini satellitari hanno individuato 9.000 corpi in quattro fosse comuni nei dintorni della città di Mariupol. La scorsa settimana sono state ritrovate fosse comuni a Kiev, dopo quelle scoperte in altri luoghi liberati dall'occupazione russa, ad esempio, a Bucha e a Borodjanka. L'Italia ha offerto il suo sostegno al Governo ucraino per indagare su possibili crimini di guerra. In questo contesto la nostra ambasciata ha comunque ripreso le sue attività a Kiev. Ringrazio ancora una volta l'ambasciatore Zazo e tutto il personale dell'ambasciata (Applausi) per lo spirito di servizio, la professionalità e il grandissimo coraggio dimostrati. Al 3 maggio il numero di sfollati interni è arrivato a 7,7 milioni di persone. Secondo l'Alto commissario per i rifugiati delle Nazioni Unite, circa 6 milioni di persone, soprattutto donne e minori, hanno lasciato l'Ucraina dall'inizio delle ostilità per andare in Paesi vicini. Se si sommano queste due cifre, sono quasi 14 milioni i residenti in Ucraina che hanno dovuto lasciare le proprie case, quasi un cittadino su tre. Oltre 116.000 ucraini sono arrivati in Italia, di cui 4.000 minori non accompagnati. Sinora abbiamo inserito 22.792 studenti ucraini nelle scuole italiane; di questi, la maggior parte (quasi 11.000) sono bambine e bambini delle scuole primarie. Desidero ringraziare il ministro Bianchi, il personale della scuola e tutte le bambine e i bambini italiani (Applausi) per questa meravigliosa manifestazione di amore e di efficienza collettiva. Voglio ringraziare anche la Protezione civile, gli enti del terzo settore e tutti i cittadini italiani che sono impegnati nell'accoglienza dei rifugiati. (Applausi) . L'Italia è orgogliosa di voi, della vostra umanità, della vostra solidarietà, della vostra accoglienza. Alla crisi umanitaria dovuta all'invasione russa rischia di aggiungersi anche una crisi alimentare. Russia ed Ucraina sono tra i principali fornitori di cereali a livello globale. Da soli, sono responsabili di più del 25 per cento delle esportazioni globali di grano e 26 Paesi dipendono da loro, per più di metà del loro fabbisogno. Le devastazioni belliche hanno colpito la capacità produttiva di vaste aree dell'Ucraina. A ciò si aggiunge il blocco, da parte dell'esercito russo, di milioni di tonnellate di cereali nei porti ucraini del Mar Nero e del Mar d'Azov. La guerra in Ucraina minaccia la sicurezza alimentare di milioni di persone, anche perché si aggiunge alle criticità già emerse durante la pandemia. L'indice dei prezzi dei prodotti alimentari è salito nel corso del 2021 e ha toccato a marzo i massimi storici. La riduzione delle forniture di cereali e il conseguente aumento dei prezzi rischia di avere effetti disastrosi, in particolare per alcuni Paesi dell'Africa e del Medio Oriente, dove cresce il pericolo di crisi umanitarie, politiche, sociali. La guerra ha avuto anche degli effetti significativi nel mercato energetico, aumentando l'incertezza. I prezzi erano già molto alti, anche prima della guerra, ma l'incertezza è certamente aumentata. A causa delle difficoltà tecniche legate al conflitto è stato interrotto il flusso di gas russo verso l'Europa attraverso il gasdotto Sokharanivka, da cui passa circa un terzo del totale. Comunque, i prezzi restano a livelli molto alti rispetto ai valori storici e sono soggetti a forte volatilità. Fin dall'inizio dell'invasione, il Governo si è mosso con convinzione per sostenere l'Ucraina. Abbiamo stanziato oltre 800 milioni di euro in assistenza per i profughi. Circa 300 milioni fanno parte dell'ultimo decreto aiuti. Rafforziamo la capacità di accoglienza dei rifugiati e forniamo ai profughi l'accesso all'assistenza sanitaria pubblica. Siamo un Paese ospitale. Lo stiamo dimostrando e intendiamo continuare a farlo. L'Italia ha inoltre stanziato 110 milioni di euro in sovvenzioni al bilancio generale del Governo ucraino per la gestione dell'emergenza, cui si aggiungono fino a 200 milioni in prestiti. Finanziamo con 26 milioni di euro le attività di varie organizzazioni internazionali attive in Ucraina e nei Paesi limitrofi. Nel quadro del meccanismo europeo di protezione civile è stato organizzato un trasporto umanitario di circa 20 tonnellate di materiali umanitari della cooperazione italiana. Il servizio nazionale di protezione civile ha donato beni come letti da campo, tende, medicinali, apparecchiature mediche all'Ucraina e ha offerto assistenza anche a Slovacchia e a Moldova. Per impedire che la crisi umanitaria continui ad aggravarsi dobbiamo raggiungere il prima possibile un cessate il fuoco e far ripartire con forza i negoziati. (Applausi) . È la posizione dell'Italia ed è un'aspirazione europea, che ho condiviso con il presidente Biden e con i leader politici del Congresso durante la mia recente visita a Washington. In questi incontri ho riscontrato un apprezzamento universale per la solidità della posizione italiana, fermamente ancorata nel campo transatlantico e nell'Unione europea. (Applausi) . Questa posizione ci permette di essere in prima linea, con credibilità, senza ambiguità, nella ricerca della pace. Da questo punto di vista, il colloquio del capo del Pentagono Austin con il ministro della difesa russo Shoigu, avvenuto il 13 maggio, rappresenta un segnale incoraggiante. Si tratta della prima telefonata dall'inizio della guerra. Nella giornata di ieri la Federazione Russa ha comunicato al nostro ambasciatore a Mosca l'espulsione di 24 diplomatici italiani. È un atto ostile, che ricalca decisioni simili prese nei confronti di altri Paesi europei e che risponde però all'espulsione di diplomatici russi da parte dell'Italia e di altri Stati membri dell'Unione europea. È essenziale, comunque, mantenere canali di dialogo con la Federazione Russa. È soltanto da questi canali che potrà emergere una soluzione negoziale. L'Italia si muoverà a livello bilaterale e insieme ai partner europei e agli alleati per cercare ogni possibile opportunità di mediazione, ma dovrà essere l'Ucraina e nessun altro a decidere che pace accettare, anche perché una pace che non fosse accettabile da parte dell'Ucraina non sarebbe neanche sostenibile. (Applausi) . A fine giugno si terrà il Consiglio europeo, in cui affronteremo anche la questione dell'adesione dell'Ucraina all'Unione europea. Come ho detto in quest'Aula, l'Italia è favorevole al suo ingresso. A inizio luglio sarò ad Ankara per il vertice bilaterale con la Turchia, il primo di questo tipo da dieci anni. In questo incontro discuteremo delle prospettive negoziali e diplomatiche del conflitto e del rafforzamento dei rapporti tra Italia e Turchia. Se oggi possiamo parlare di un tentativo di dialogo, è grazie al fatto che l'Ucraina è riuscita a difendersi in questi mesi di guerra. (Applausi) . L'Italia continuerà a sostenere il Governo ucraino nei suoi sforzi per respingere l'invasione russa; lo faremo in stretto coordinamento con i nostri partner europei. Ne va non solo della solidità del legame transatlantico, ma anche della lealtà all'Unione europea. Il Governo ha riferito più volte sul tema al Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, che ha sempre riscontrato la coerenza del sostegno offerto rispetto alle indicazioni e agli indirizzi del Parlamento. (Applausi) . Al tempo stesso dobbiamo continuare a mantenere alta la pressione sulla Russia attraverso le sanzioni, perché dobbiamo portare Mosca al tavolo dei negoziati. Le misure restrittive fin qui approvate dall'Unione europea e dal G7 hanno già avuto un impatto significativo sull'economia russa e questo sarà ancora più forte nei prossimi mesi. Secondo le previsioni del Fondo monetario internazionale, il prodotto interno russo calerà dell'8,5 per cento quest'anno e il tasso di inflazione raggiungerà il 21,3 per cento. L'indice della borsa di Mosca ha perso un terzo del valore rispetto a metà febbraio, prima dell'invasione. Per frenare la fuga di capitali, la Banca centrale russa ha rialzato i tassi di interesse, che oggi sono pari al 14 per cento, e ha introdotto controlli sui movimenti dei capitali. L'Unione europea è al lavoro per un sesto pacchetto di sanzioni che l'Italia sostiene con convinzione. La lista degli interventi prevede misure legate al petrolio, restrizioni per alcuni istituti finanziari e l'ampliamento della lista di individui sanzionati. L'attività di deterrenza nei confronti della Russia comprende anche l'intensificarsi delle operazioni dell'Alleanza atlantica. Il comandante supremo alleato ha rafforzato il livello di risposta lungo il fianco orientale: è uno sforzo a cui l'Italia contribuisce con 2.500 unità. Nel medio periodo siamo pronti a rafforzare ulteriormente il nostro contributo in Ungheria e Bulgaria, rispettivamente con 250 e 750 unità, in linea con l'azione dei nostri alleati. Valutiamo infine la possibilità di sostenere la Romania nelle attività di sminamento marittimo del Mar Nero e la Slovacchia nella difesa antiaerea. Il crescere della minaccia russa ha spinto la Svezia e la Finlandia a fare domanda per aderire alla NATO. L'Italia appoggia con convinzione questa richiesta, come ho avuto modo di dire ieri alla premier finlandese Sanna Marin durante il nostro incontro bilaterale. È necessario affiancare alla NATO una vera e propria difesa comune europea, complementare all'Alleanza atlantica. (Applausi) . Il primo passo deve essere la razionalizzazione della spesa militare in Europa, la cui distribuzione è inefficiente. Nel mio recente intervento al Parlamento europeo di Strasburgo ho lanciato la proposta di una conferenza europea che abbia l'obiettivo di iniziare un coordinamento per i nostri investimenti in sicurezza. (Applausi) . Migliorare le nostre capacità di difesa non basta per costruire una pace duratura e una coesistenza pacifica. Come dichiarato dal presidente Mattarella, nel lungo termine servirà anche uno sforzo creativo per arrivare a una conferenza internazionale sul modello degli Accordi di Helsinki del 1975. Una volta ottenuto il cessate il fuoco e conclusi i negoziati tra Kiev e Mosca, occorrerà costruire un quadro internazionale rispettoso e condiviso (per usare le sue parole). Questa conferenza dovrà avere l'obiettivo, come fu per Helsinki, di avvicinare i Paesi che oggi sono distanti e rendere duraturo il processo di distensione. Tra i principi di Helsinki c'erano il rispetto del diritto all'autodeterminazione dei popoli, il non ricorso alla minaccia o all'uso di forza contro l'integrità territoriale e l'indipendenza politica di qualunque Stato: sono valori con cui l'Italia si identifica pienamente e che vogliamo vedere al centro della vita del continente europeo e del mondo. Il Governo ha intenzione di continuare a impegnarsi per far fronte anche alle altre crisi che derivano e sono aggravate dalla guerra in Ucraina. Il conflitto ha messo in luce le fragilità della politica energetica degli ultimi anni e reso ancora più evidente la necessità di diversificare i nostri fornitori. Ci siamo mossi rapidamente per ridurre la quota di gas naturale che importiamo dalla Russia, che nel 2021 è stata circa il 40 per cento del totale. Il nostro obiettivo è non solo incrementare le forniture di gas naturale, che importiamo e di cui abbiamo bisogno come combustibile di transizione - insisto sul concetto di transizione - ma anche investire in questi Paesi per aumentare la produzione di energie rinnovabili. L'intesa che abbiamo firmato ad aprile con l'Algeria, ad esempio, prevede un sostegno allo sviluppo di energia rinnovabile e di tecnologie innovative a basse emissioni di carbonio. (Applausi) . Prevede, inoltre, lo sviluppo di progetti di reti di trasmissione dell'energia elettrica in Algeria e di interconnessione elettrica tra l'Algeria e l'Italia. Il Governo si è poi mosso con la massima determinazione per eliminare i vincoli burocratici che limitano l'espansione delle rinnovabili in Italia. L'energia rinnovabile resta infatti l'unica strada per affrancarci dalle importazioni di combustibili fossili e per raggiungere un modello di crescita davvero sostenibile. (Applausi) . Il Governo continuerà a compiere ogni sforzo per rendere questi investimenti più rapidi, per smontare e distruggere le barriere burocratiche che impediscono gli investimenti. Oggi sono solo quelle. (Applausi) . Le stime del Governo indicano che potremo renderci indipendenti dal gas russo nel secondo semestre del 2024. I primi effetti di questo processo si vedranno già alla fine di quest'anno. Durante la mia visita a Washington ho condiviso con il presidente Biden la strategia energetica italiana. Ci siamo detti d'accordo sull'importanza di preservare gli obiettivi sul clima, un impegno che l'Italia intende mantenere. Il Governo ha adottato misure molto significative per tutelare le imprese e le famiglie dai rincari energetici. I provvedimenti ammontano a circa 30 miliardi di euro solo per quest'anno per mitigare gli aumenti dei prezzi dei carburanti e ridurre le bollette. Abbiamo destinato i nostri aiuti soprattutto alle fasce più vulnerabili della popolazione, in particolare alle famiglie a basso reddito, e abbiamo aiutato i settori produttivi più in difficoltà come le imprese ad alta intensità energetica e ora è importante che si trovino a livello europeo soluzioni strutturali che superino le distorsioni presenti nei mercati dell'energia. La Commissione europea ha presentato ieri il piano Repower EU, che sarà al centro del prossimo Consiglio europeo straordinario. C'è bisogno di risposte immediate e coraggiose per alleviare l'impatto della crisi sulle nostre economie. Dobbiamo poi agire con la massima urgenza per evitare che il conflitto in Ucraina provochi crisi alimentari. Durante la mia recente visita negli Stati Uniti, ho discusso con il presidente Biden dell'urgenza di un'azione coordinata, un tema sollevato anche dalla Presidenza tedesca del G7. Al Presidente ho chiesto sostegno per una iniziativa condivisa tra tutte le parti che sblocchi immediatamente i milioni di tonnellate di grano bloccato nei porti del Sud dell'Ucraina. (Applausi) . In altre parole, occorre che le navi che portano questo grano siano lasciate passare e se i porti sono stati, come si dice, minati dall'esercito ucraino, siano sminati a questo scopo. Tutte le parti in causa dovrebbero in questo momento aprire una parentesi di collaborazione, per evitare una crisi umanitaria che farebbe morire milioni e milioni di persone nella parte più povera del mondo. (Applausi) . L'Italia ha promosso un dialogo ministeriale con i Paesi del Mediterraneo, in collaborazione con la FAO, per delineare le misure di intervento nella regione; analoghe iniziative sono state intraprese dalla Francia, dalla Germania e dagli Stati Uniti, ma forse la cosa più urgente è fare quello che dicevo prima. Voglio ringraziarvi - il Parlamento, la maggioranza e anche la principale forza di opposizione - per il sostegno che avete dato al Governo nell'affrontare questa crisi. (Applausi) . La risoluzione approvata a larghissima maggioranza ha impegnato il Governo, tra l'altro, a sostenere dal punto di vista umanitario, finanziario e militare l'Ucraina, a tenere alta la pressione sulla Russia, anche attraverso sanzioni, a ricercare una soluzione negoziale. Essa ha guidato in modo molto chiaro l'azione di Governo e ha rafforzato la nostra posizione a livello internazionale. Il Governo intende muoversi e continuare a muoversi nel solco di questa risoluzione. (Applausi) . PRESIDENTE . Dichiaro aperta la discussione sull'informativa del Presidente del Consiglio dei ministri. È iscritto a parlare il senatore Casini. Ne ha facoltà. CASINI (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente, vogliamo la pace. Siamo contrari all' escalation militare. Vogliamo tornare a una partnership NATO-Russia. Non vogliamo rialzare il Muro di Berlino. Non vogliamo il ritorno alla guerra fredda. Il riarmo è pericoloso. Io credo che queste affermazioni a livello di principio ci trovino tutti uniti in quest'Aula, dal presidente Draghi all'ultimo dei nostri senatori. Questa opinione è indisponibile, cioè è un'opinione fondante, che si fonda sulle nostre regole di convivenza civile e anche sulla Carta costituzionale. Tutti dunque siamo d'accordo su queste affermazioni, ma cominciamo ad avere qualche dubbio quando sono prodromiche ad altre, che avanzano nell'opinione pubblica e che vengono in qualche modo sollecitate da forze politiche e anche da espressioni della cultura italiana. Allora facciamo il passo successivo. La Russia in fondo - dicono questi - è stata un po' provocata dalla NATO. E ancora: gli USA fanno i conti con l'Ucraina spingendola alla guerra con la Russia, vogliono che la guerra continui e tutto questo mette noi in contraddizione e in antagonismo con gli Stati Uniti. In fondo, questa spinta degli Stati Uniti all'Ucraina è una mezza spinta anche contro l'Europa, perché chi è in difficoltà più di altri è l'Europa (questo è innegabile). E poi altre affermazioni: in fondo, questa guerra conviene solo agli americani. Quanto alla diversificazione delle fonti energetiche, presidente Draghi, il nostro ministro Di Maio è andato in giro, però non è che questi Paesi da cui prendete il petrolio e il gas siano più affidabili di altri. E poi, quanto ai prezzi, non siamo mica più sicuri che siano così competitivi rispetto a quelli russi. Inoltre, perché lei ha detto che la Finlandia e la Svezia devono entrare nella NATO? In fondo, andiamo ad ampliare ancora la NATO, portandola ai confini russi. Ecco, colleghi, la prima parte teorica delle considerazioni, per alcuni legittima questa seconda parte di considerazioni, che sono, né più né meno, mistificazioni. (Applausi) . Tutti noi, infatti, sappiamo bene che queste affermazioni o sono fondate su ingenuità, o sono fondate su malafede. In certe circostanze, nella politica e nelle istituzioni - colleghi, consentitemi una battuta - non si sa se sia più pericolosa la malafede o l'ingenuità, perché si fa fatica a capire. L'ingenuità è molto pericolosa per gli uomini di Governo e delle istituzioni e la malafede ovviamente non può essere tollerata. L'Italia deve al Governo Draghi e al Presidente della Repubblica una postura di decoro e di dignità in linea con la tradizione della politica italiana, dal dopoguerra degasperiano in poi, che ha trovato nella scelta europea e nella scelta atlantica una connessione inscindibile, perché non avremmo avuto l'Europa senza la scelta atlantica. (Applausi) . L'espansione della NATO è solo un alibi - come ci ha detto spesso il nostro Ministro della difesa - perché in realtà, se volevamo vedere, avevamo gli occhi per farlo. Avevamo gli occhi per vedere, nella vicenda georgiana del 2008; anche in Georgia c'è una prima modalità che si ripete: la creazione di un finto Stato, l'Ossezia del Sud. Poi vediamo che in Moldavia c'è la Transnistria. C'è una modalità di azione ripetitiva, perché rispondente alla strategia di destabilizzazione dei Paesi. Abbiamo visto l'occupazione della Crimea, poi abbiamo visto il Donbass. Qualcuno addirittura, così convinto che il ritorno della Crimea alla Russia fosse dovuto, è andato in gita in Crimea. Colleghi, questi erano segnali che avrebbero dovuto aprire gli occhi dell'Occidente e oggi dobbiamo guardare alla realtà della cosa, che va oltre il discorso puntuale del nostro Presidente del Consiglio. La sfida - questo è un problema molto serio per noi - è tra le dittature e la democrazia. Quello che Putin non può tollerare è una democrazia ai suoi confini. D'altronde, dovevamo anche in questo caso vedere i segnali che ci consentivano di capire. Vi ricordate quando una serie di intellettuali nei mesi scorsi parlavano di "democratura"? Che cosa sono le "democrature"? Da che cosa nasce questo concetto? È un concetto semplice, che nasce dall'interno del mondo occidentale. In fondo, diciamo la verità, questa democrazia è piena di inefficienze. La burocrazia e la democrazia sono qualcosa di connesso, per cui il presidente Draghi non ha mica tempestività. Tanti dicevano che si sta Palazzo Chigi, ma non ci sono i comandi; lì non c'è nessuna sala con i comandi. Lui deve fare tante cose (i pellegrinaggi), poi ci sono le forze politiche: basti guardare cosa è successo ieri. La democrazia però, per guidare i processi di globalizzazione e modernizzazione, non è che vada tanto bene. Forse è meglio una "democratura", con l'uomo forte. Allora, colleghi, noi abbiamo una doppia sfida: la sfida alla democrazia che viene dalla dittatura e la sfida di chi dall'interno, ad esempio dell'Europa, cerca di minare l'idea stessa di democrazia e si colloca, con l'evocazione dell'uomo forte, in una sorta di limbo, che è la premessa per cadere dove molti stanno cadendo. (Applausi) . Dunque, colleghi, credo che l'Occidente sia chiamato a riscoprire la sua identità. Il sovranismo è indispensabile, ma a livello europeo. Se oggi possiamo parlare di pace, è solo perché non siamo venuti meno al dovere di armare chi veniva offeso sul suo terreno. Ho letto anche le indiscrezioni che però credo siano corrispondenti a un'oggettiva volontà del Governo di avviare un piano di iniziative, di negoziazioni e quant'altro. Se però oggi l'Italia ha voce in capitolo e se noi oggi possiamo essere in grado di negoziare - e ha ragione nel dire che bisogna tenere i rapporti anche con la Russia, nonostante tutte le incomprensioni - è per quella che il Presidente del Consiglio ha definito solidità della posizione italiana (espressione che mi è piaciuta). Questa volta dunque siamo stati solidi, non abbiamo cominciato a ondeggiare e c'è qualcuno che ha ancorato a tale solidità la posizione italiana. Per questo il Gruppo per le Autonomie che ho l'onore di rappresentare dà un consenso al Governo che non è formale, ma, mai come in questo momento, sostanziale e convinto. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Mollame. Ne ha facoltà. MOLLAME (Misto-IaC (I-C-EU-NdC (NC))) . Signor Presidente, signori rappresentanti del Governo, colleghi, faccio seguito a quanto riferito dal Presidente del Consiglio e mi permetto di condividere solo alcune riflessioni sulla storia più recente. Sono trascorsi quasi trentatré anni dalla caduta del Muro di Berlino, circa 150 chilometri di muro che separavano il popolo di una delle più grandi città d'Europa. Venne giù travolto da un'onda che era rimasta arginata e trattenuta per decenni, nei quali centinaia e centinaia di civili erano stati uccisi nel tentativo di oltrepassarlo e tanti altri erano anche morti buttandosi dalle finestre nel perseguire il medesimo tentativo. Venne giù come una diga travolta dalle acque del bacino che cercava di contenere. Da quel lontano 1989, l'onda lunga generata si sta ancora propagando. Ebbe inizio un nuovo corso storico che ha segnato cambiamenti epocali nel nostro continente, nel pianeta intero e anche in Italia, cambiamenti ancora oggi in corso in Ucraina. Non è stato un muro, e ritengo non possa essere oggi una guerra, a contenere la volontà dei popoli che vogliono solo vivere in un mondo più libero e democratico. Sono queste le ambizioni, sono questi i fatti. Nel rispetto di ogni popolo e Nazione, nel rispetto della storia di ognuno, dei costumi e della cultura di ogni popolo, la storia d'Europa non si può scrivere ancora con atti di guerra. In questo particolare momento storico, in cui gli attriti che hanno trattenuto un percorso stanno creando forti vibrazioni e stanno causando morti e distruzione, su di lei, signor Presidente del Consiglio, sul Parlamento e sugli italiani tutti gravano grandi responsabilità. Quello che le auguro, Presidente, è di continuare a mantenere alto il profilo dell'Italia così come ha fatto fino ad oggi. Non ci sono altre alternative, se non percorrere il nuovo corso della storia fondato sulla libertà dei popoli e sulla democrazia. La libertà di ognuno e la democrazia come forma di governo vanno difese sempre contro l'arroganza e la violenza; quell'autentica democrazia che Pericle già 2.500 anni fa, in un luogo a noi molto vicino, oltre che per posizione geografica, anche per storia e cultura, descrisse ai suoi concittadini. PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Aimi. Ne ha facoltà. AIMI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, mi permetta di iniziare il mio intervento con la formulazione di un auspicio, quello di buon lavoro, alla neo presidente della Commissione affari esteri, emigrazione del Senato, Stefania Craxi (Applausi) , che so la condurrà con alto senso delle Istituzioni e con quel rispetto istituzionale e quel garbo che l'hanno sempre contraddistinta, in difesa dei valori italiani, nazionali, europei e atlantici. Complimenti, Presidente, grazie per il suo importante e prezioso intervento, ma anche per ciò che sta facendo per l'Italia e per l'Europa. Ha dimostrato di essere un interlocutore non solamente capace, ma anche estremamente autorevole, una figura importante, una riserva istituzionale straordinaria, che ha svolto un ruolo strategico, politico e diplomatico non solo tra Roma e Washington, ma anche tra Bruxelles e Washington. Il principio che la caratterizza - la difesa dell'autonomia e dell'autodeterminazione dei popoli - dev'essere fondamentale, lo voglio dire immediatamente. Sono convinto infatti che la pace debba essere quella che vuole l'Ucraina, non quella voluta - o magari imposta - da altri. Signor Presidente, per noi la linea politica è una ed è chiara, come abbiamo dimostrato dall'inizio del conflitto. Come abbiamo detto, ci sono un aggredito e un aggressore. Abbiamo espresso parole di ferma condanna, ma il presidente Berlusconi ha evidenziato che l'unica strada possibile in questo momento è quella del dialogo e del raggiungimento della pace. La sua storia politica e personale, la storia di Forza Italia, è quella di un impiego ed un impegno costante per il dialogo tra la nostra propensione atlantica ed europeista ed i Paesi dell'ex blocco sovietico. Dobbiamo essere però anche sobri nelle espressioni e renderci conto che se vogliamo portare la Russia al tavolo della pace dobbiamo avere un atteggiamento diplomatico e dobbiamo essere consapevoli che non possiamo portare, almeno in questa fase, il conflitto a parole alle estreme conseguenze. Questo è lo spirito che ci ha sempre animato ed è anche lo spirito di Pratica di Mare, che ha avuto, con grande visione, il presidente Berlusconi. Lei, presidente Draghi, sa con quanta convinzione la nostra parte politica ha sostenuto e sostiene il suo Governo e il suo impegno internazionale, ma sa anche che le scelte che stiamo condividendo non le abbiamo fatte a cuor leggero. Il momento è infatti drammatico ed è una nostra responsabilità costruire un percorso di messa in sicurezza del nostro Paese e della nostra economia all'interno di un contesto internazionale. Siamo vicini, come abbiamo detto e come ha ripetuto anche lei, al popolo ucraino. Lo abbiamo dimostrato con la nostra azione politica e attraverso le iniziative umanitarie e di sostegno al Governo di Kiev. Crediamo nel principio dell'autodeterminazione dei popoli, ma al contempo sappiamo perfettamente tenere aperto il tavolo delle trattative nell'interesse della pace, della sicurezza e anche dell'equilibrio che hanno retto il sistema internazionale sin dalla fine della Seconda guerra mondiale. La pace, non il pacifismo di maniera, è un ideale al quale ci rifacciamo tutti, nobile ed elevato, che dovrebbe albergare nel cuore di ciascuno di noi. Siamo però di fronte a una crisi senza precedenti e a un conflitto che lambisce le porte dell'Europa e ciò non può che costringerci ad un atto di forte responsabilità nel sostegno al suo Governo e alla sua persona. Le rinnoviamo dunque, signor Presidente, la nostra stima e la esortiamo a compiere ogni sforzo affinché sia possibile aprire il fronte delle trattative del dialogo e del cessate il fuoco, per restituire all'Europa un futuro di pace nella prosperità. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Crucioli. Ne ha facoltà. CRUCIOLI (CAL-Alt-PC-IdV) . Signor Presidente del Consiglio, ho ascoltato con attenzione il suo discorso e l'ho trovato contraddittorio e ipocrita. Lei ha detto testualmente di avere l'obiettivo di raggiungere il prima possibile il cessate il fuoco, ma ha detto anche, dall'altro lato, che occorre che la pace sia quella che l'Ucraina vuole perseguire, il che significa o non avere le idee chiare o voler nascondere i reali obiettivi del Governo. È chiaro infatti che due sono gli obiettivi che si possono perseguire: uno è il cessate il fuoco il prima possibile, come lei dice a parole, che va raggiunto attraverso un compromesso territoriale e garanzie reciproche, perché soltanto così si può ottenere nell'immediato; l'altro è invece quello di consentire una controffensiva ucraina che riporti l'integrità territoriale in quel Paese. Non sto dicendo che una cosa sia giusta e l'altra sbagliata; sto dicendo che sono due obiettivi contrapposti e vorrei chiarezza su questo. Noi stiamo inviando e invieremo armi per consentire una controffensiva che porti la Russia fino ai suoi precedenti confini, accettando addirittura il rischio che queste armi di lunga gettata possano colpire le basi di lancio nel territorio russo, oppure vogliamo un compromesso con garanzie reciproche per raggiungere il cessate il fuoco il prima possibile? Faccio notare che questi due obiettivi, tra loro divergenti, dovevano essere motivo di discussione in Parlamento ed è per questo che abbiamo chiesto a più riprese che non ci fosse soltanto la sua esposizione, senza che poi il Parlamento potesse prendere posizione su queste due visioni contrapposte, vale a dire la pace subito con un compromesso o una guerra di lunga durata, con il rischio di un' escalation . Su questo la sovranità del Parlamento e della Nazione si doveva esprimere, mentre lei e il suo Governo non ce lo avete consentito (Applausi) e io provo vergogna e pena per le forze di maggioranza e della finta opposizione che le hanno consentito di fare questo. Ciò si ripercuote anche su quello che lei andrà a dire il 30 e il 31 maggio al Consiglio europeo straordinario. Faccio notare che martedì scorso, al ministro per i rapporti con il Parlamento D'Incà,tutti i Capigruppo e persino la Presidente del Senato, che per la prima volta ha speso parole di difesa della centralità del Parlamento, hanno chiesto a lei e al suo Governo di venire qui la prossima settimana non a fare mere informative, ma a rendere comunicazioni, così da consentirci di votare e dirle quello che le sto dicendo ora: vogliamo inviare armi per una controffensiva, accettando il rischio di un' escalation militare, o vogliamo realmente la pace con un compromesso? È su questo che dobbiamo esprimerci, colleghi. (Applausi) . Dobbiamo prendere posizione e non dire semplicemente che la pace è bella e la guerra è brutta. Dobbiamo agire in concreto e la nostra azione è un voto di indirizzo che fino ad ora ci è stato negato; prendetene atto e rispondetene a tutto il Paese, che vi sta guardando. E ancora, presidente Draghi, com'è possibile dire con tale leggerezza che agevoleremo l'estensione ulteriore della NATO? Non capite che è un'ulteriore provocazione? Com'è possibile poi venire a lamentare l'espulsione di diplomatici italiani, quando ad aprile siamo stati i primi - con il ministro Di Maio, che adesso fa finta di non sentire - a espellere diplomatici russi? Quale ipocrisia è dire che bisogna tenere aperti i canali diplomatici, quando noi per primi espelliamo i diplomatici russi? Insomma, signor Presidente del Consiglio, vedo che da lei e dal suo Governo vengono fatte dichiarazioni, ma poi nei fatti si procede esattamente all'opposto. Ho il timore che questo derivi da una sudditanza rispetto agli interessi angloamericani, perché è oggettivo che gli interessi del Continente europeo sono differenti rispetto a quelli degli Stati Uniti. Forse lei non se ne rende conto, perché si è formato al MIT di Boston, perché ha lavorato alla Goldman Sachs e nelle banche americane e perché fa parte del Gruppo dei Trenta (Applausi) , ma guardi che oggi l'Italia e l'Europa hanno bisogno di terzietà e autonomia, perché gli interessi nostri non sono quelli degli Stati Uniti, con cui pure riconosciamo di avere un debito. È chiara la nostra riconoscenza nei confronti degli angloamericani, perché siamo stati liberati da loro dal nazifascismo, ma oggi i nostri interessi divergono. Bisogna prenderne atto e avere la capacità di difendere gli interessi italiani ed europei. (Applausi) . Per fare questo, occorrono levatura morale, forza e coraggio. Se lei non ce li ha, si faccia da parte e lasci il posto a qualcuno che può difendere gli interessi degli italiani. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Nugnes. Ne ha facoltà. NUGNES (Misto) . Signor Presidente, chiedo preventivamente l'autorizzazione a consegnare il testo del mio intervento, qualora non riuscissi a terminarlo. PRESIDENTE. La Presidenza l'autorizza in tal senso. NUGNES (Misto) . Signor Presidente, sono una pacifista, una categoria che voi signori della guerra considerate con spregio e sufficienza, ma neanche noi vi apprezziamo molto e soprattutto non vi capiamo per niente. «L'ingresso della Finlandia e della Svezia nella NATO rende la pace più vicina» è una frase assurda, senza senso; non sembra anche a voi di sentire la neolingua di Orwell? Al netto dell'assurdità sui curdi, che potrebbe costarci con Erdogan. Ci chiedete come pensiamo di fermare noi la guerra, se con i fiori nei cannoni. Con le trattative, certamente. Noi vi chiediamo, invece, come pensate voi di finire questa guerra con la guerra. Putin è stato escluso dagli incontri e dalle istituzioni multilaterali perché è un criminale di guerra, ma la guerra può finire senza la partecipazione di Putin a qualche soluzione o senza immaginare una qualche forma di negoziazione con lui? No. Se anche il Presidente del Comitato internazionale della Croce Rossa è stato criticato per aver incontrato il Ministro degli esteri russo a Mosca, mentre stava solo facendo quello che doveva fare nel suo ruolo, quali negoziati ci possiamo attendere? L'esclusione è stata il must dell'Occidente di fronte all'invasione russa: niente più autori russi, niente cantanti, niente più tennisti russi a Wimbledon. La speranza è che una ribellione rovesci Putin o che la sua salute abbia il sopravvento o che l'esercito di Putin venga definitivamente sconfitto, ma la verità è che sono solo ipotesi con troppe variabili di incertezza, che richiedono tempi troppo lunghi, mentre è assolutamente necessario trovare una soluzione ora. La guerra non può finire senza il coinvolgimento di Putin. Mettersi al seguito del Segretario alla difesa americano, che ha l'obiettivo di indebolire la Russia, non va bene, non per noi europei, non per i Paesi più poveri del pianeta, non per il pianeta. Siamo un mondo interconnesso e dobbiamo lavorare a una soluzione vantaggiosa per tutti, per porre fine ai combattimenti, ricomporre relazioni, lavorare per la pace sociale e climatica. Non abbiamo più tempo per i conflitti, i muri, e le divisioni del secolo scorso. Siete vecchi! (Applausi) . Umiliare il nemico non ci porterà le necessarie soluzioni energetiche, ambientali e climatiche, che sono poi economiche, alimentari e sociali. Non chiederanno certamente permesso per entrare la povertà e la fame, che stravolgeranno ogni cosa - questo è sicuro - come una tempesta, con la forza di un uragano. (Richiami del Presidente) . Ho concluso. Come potremo affrontare tutto questo con 200 euro una tantum o con la mistificazione delle società energetiche come ENI, che raggirano le sanzioni aprendo due conti, uno in euro e uno in rubli? PRESIDENTE. Ha terminato il suo tempo, senatrice. NUGNES (Misto) . Un attimo. (Il microfono si disattiva automaticamente. Commenti della senatrice Nugnes). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Paragone. Ne ha facoltà. PARAGONE (Misto-IpI-PVU) . «Forse l'abbaiare della NATO alla porta della Russia ha indotto il capo del Cremlino a reagire male e a scatenare il conflitto. Un'ira che non so dire se sia stata provocata, ma facilitata forse sì». Chi ha avuto il coraggio, la libertà e la sfrontatezza di pronunciare queste parole? Papa Francesco. Il presidente Draghi è troppo concentrato a distrarsi, quindi non può sentire nemmeno la citazione di papa Francesco: «L'abbaiare della NATO», ha capito presidente Draghi? Ha capito il peso di queste parole? No, perché lei è troppo concentrato a fare altro. O la NATO, dunque, la smette di giocare partite che non le competono, partite asimmetriche, o non ne usciamo; la pace non si costruisce nell'asimmetria. Il ruolo della NATO in questo conflitto in Ucraina è, sì, asimmetrico e in quest'asimmetria l'Europa non c'è; anzi, è divisa, perché questo è il compito dell'Europa: dividere. La Germania gioca ancora una volta una partita per sé e l'Italia che fa? Si fa dettare il compitino dalla Casa Bianca: Biden le ha chiesto di accelerare il processo e i tempi di affrancamento dalla dipendenza energetica russa, cioè Biden incassa l'aumento della fornitura di gas liquido, ma a che titolo? Adesso abbiamo anche il Governo Biden-Draghi. E veniamo alle sanzioni sul pagamento in rubli. Ve lo dissi qui in Senato fin da subito: i tedeschi pagheranno in rubli, lo hanno detto chiaramente; noi invece abbiamo giocato a fare i duri. Le società - tra l'altro, alcune società partecipate di Stato - completeranno l'operazione negoziale riparametrando euro e rubli. Quindi o staccavamo l'assegno come dicevano loro (i russi) o i russi ci staccavano il gas e questo lo sapevate fin da subito. Lei però ha preferito fare le battute sui condizionatori o la pace. C'è un mondo industriale - la informo - che si sta organizzando per aggirare tecnicamente le sanzioni con triangolazioni con Paesi extra-UE, tra cui la Turchia, ed è l'unica via per non fallire, dicono. Mi auguro che, dopo quelle sui condizionatori, non voglia fare battute simili - preferite il pane, le brioches o la pace? - perché, a furia di battute, gli italiani hanno bollette care e un'industria in affanno. Siamo vicini a una recessione pesante e l'Africa avrà una disperazione dettata dalla mancanza di grano: se non ci sarà pane, non ci sarà pace, se lo ricordi, presidente Draghi (Applausi) ; se non ci sarà pane, non ci sarà pace; scoppieranno le guerre tra poveri e dall'Africa ne arriveranno a decine di migliaia: come pensate di arginare questa situazione? Con la Lamorgese che andrà a controllare i green pass ? Dall'Africa ne arriveranno a decine di migliaia. L'Europa non deve seguire né la NATO, né Biden: ecco perché lei ha sbagliato ad accucciarsi accanto a Biden. L'esercito europeo che volete è un altro braccio armato americano. La pace è una mediazione, una negoziazione e non dev'essere dettata dall'America di Biden. Basta armi sul serio e basta teatrini sul terzo e quarto decreto. (Applausi). Vergognatevi! 5 Stelle, vergognatevi! La pace si dovrà costruire soltanto con un tavolo di negoziazione serio e dovete avere il coraggio di farlo. Caro presidente Draghi, lei è qui non per gli interessi degli americani, ma per gli interessi degli italiani. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Renzi. Ne ha facoltà. RENZI (IV-PSI) . Signor Presidente del Senato, signor Presidente del Consiglio dei ministri, chi avesse acceso la televisione soltanto quindici minuti fa sarebbe presumibilmente colpito dall'apprendere dal Parlamento italiano che evidentemente l'invasione dell'Ucraina l'hanno fatta la NATO o gli Stati Uniti d'America (Applausi) , a giudicare dai toni che vengono espressi in quest'Aula, peraltro più per finalità interne che non per dare realmente un contributo, perché ciò che sta avvenendo è un fatto epocale, che va ben oltre i confini del Donbass, supera gli assedi di Mariupol e prende il largo dai porti di Odessa. Siamo in presenza della riorganizzazione del mondo a seguito di un fatto drammatico, cruento, tragico e sbagliato, ma che segna, a mio modesto avviso, la fine di una stagione che aveva visto in Yalta, dopo la Seconda guerra mondiale, l'inizio di una riorganizzazione e che aveva resistito, un po' rattoppata, persino alle vicende del Muro di Berlino. Ciò che sta accadendo in Ucraina è un cambio d'epoca. Se vogliamo affrontarlo in modo serio, dobbiamo avere ovviamente il coraggio di premettere che, quando c'è da fare una discussione tra la NATO da una parte e la Russia (o ex Unione Sovietica) dall'altra, non è questo Parlamento che decide. È la storia del nostro Paese, che dice che noi, da decenni, abbiamo scelto e continuiamo a scegliere di stare con i nostri amici e alleati europei e americani da questa parte della storia e da questa parte del pianeta. Lo capì Alcide De Gasperi, che pure aveva contro l'intero consesso internazionale. Riguardate la grandezza e l'umiltà di quel discorso a Parigi: «Sento che tutto, tranne la vostra personale cortesia, è contro di noi». Lo ha capito però, in momenti diversi, anche il leader di quella che era la forza politica di opposizione, quell'Enrico Berlinguer che, in un'intervista del 1976 a Giampaolo Pansa sul «Corriere della sera», spiegava, tutt'altro che candidamente, che si sentiva più sicuro da questa parte. Ora, se questo è lo scenario, nessun saltimbanco della politica, ma neanche, mi lasci dire, signor Presidente del Senato, nessun prezzemolino prezzolato che in televisione, ogni sera, ci spiega come va il mondo potranno cambiare questo punto di partenza. Noi stiamo dalla parte dei nostri amici e alleati e a lei, signor Presidente del Consiglio, diciamo grazie per come ha rappresentato questo tipo di posizione dal primo giorno a ieri, quando ha giustamente accolto la prima ministra della Finlandia, e poi nei giorni a venire. Vengo però ora a fare un ragionamento in più. È vera la premessa, cioè che questo è un fatto epocale, ed è vero che noi condividiamo totalmente l'intervento del Presidente del Consiglio. È vero che, se non vi fosse stato un invio di armi, non vi sarebbe stata la possibilità di essere in questa situazione e noi siamo orgogliosi che a Palazzo Chigi ci sia un Presidente del Consiglio che si attiene ai valori di sempre, anziché ai sondaggi last minute . Il punto fondamentale, però, ora è avere il coraggio di dire che i problemi aperti sono atroci. Io li posso soltanto elencare, ma non sono quelli che, urlando in modo sguaiato, qualcuno qui pone all'attenzione del Parlamento. È in atto una riorganizzazione del mondo geopolitico: si rischia di passare dal G20 al G2. La Cina è il convitato di pietra di molte discussioni, a cominciare dalle problematiche potenziali legate a Taiwan. Il fatto che oggi ci sia un congresso del Partito Comunista cinese, peraltro pesantemente minato dalle vicende del Covid-19, non può farci ignorare che questo è lo sfondo della nostra discussione. C'è un tema che riguarda l'Europa. Io sono un europeista convinto. Noi siamo europeisti convinti. Larga parte di questo Parlamento è europeista convinto. Dobbiamo però avere la forza e il coraggio di dire che l'Europa ha risposto bene sul Covid-19, che ha risposto bene sull'emergenza ucraina, ma che ha bisogno di uno sguardo politico di lungo periodo. Sei mesi fa eravamo tutti contro la Polonia, volevamo cancellarla dall'Europa ed eravamo tutti per Greta. Oggi siamo tutti dietro alla Polonia e puntiamo al nucleare. È un tema che oggettivamente esiste. C'è bisogno di un'Europa politica che vada oltre la doverosa solidarietà. Io sono contento quando le massime cariche istituzionali vanno a Kiev: fanno un gesto importante. Però c'è un problema, cioè che l'Europa deve decidere cosa fare da grande. Abbiamo una crisi demografica spaventosa. Ce lo diciamo o no? Le civiltà finiscono con la crisi demografica e abbiamo una situazione in cui Cina e India viaggiano verso i tre miliardi di cittadini e siamo in una situazione di grande crisi. Ancora, è scomparso il tema del terrorismo islamico. Quando la Turchia dice: noi facciamo entrare la Svezia e la Finlandia se ci date un po' di soldi, ma anche se ci consentite di fare come vogliamo coi curdi, onorevoli colleghi, io credo che si debba avere l'onestà di dire che, se nel 2015 non ci fossero state le ragazze curde, questo pianeta sarebbe finito nelle mani degli estremisti islamici. (Applausi) . Sul territorio, infatti, sono state loro a imbracciare le armi e a portare avanti la resistenza: le donne curde. Naturalmente sappiamo che la questione curda è molto più ampia delle accuse di Erdogan al terrorismo curdo, ma il punto è che non si può far finta di non parlare di queste questioni. Ci sono Paesi africani che stanno vedendo crescere fenomeni di estremismo islamico incredibili. Nel mondo mediorientale stanno ridefinendosi gli equilibri e lasciatemi dire che esiste una preoccupazione, anche sul medio periodo, rispetto alla tenuta della Federazione Russa. Non muoiono solo i ragazzi di Mosca e di San Pietroburgo in Ucraina: muoiono i ragazzi delle repubbliche più lontane. Insomma, è un tema che dovremo affrontare. Ancora, vi è il tema della sovranità alimentare e della geopolitica del cibo, citato molto correttamente dal Presidente del Consiglio. Quanto all'immigrazione, quella ucraina è già superiore, o più o meno pari, nell'arco di due o tre mesi, a quella che era stata considerata un'invasione nel 2015-2016. Quando avevamo quell'immigrazione dall'Africa, tutti urlavano all'invasione che non riuscivamo a contenere; oggi stiamo dando una dimostrazione straordinaria di grande solidarietà e ha fatto benissimo il Presidente del Consiglio a dare un abbraccio e un affettuoso pensiero ai bambini. C'è però una questione di cambiamento straordinario, che poi potrà certo essere aggravato dall'eventuale e probabile carestia in Africa e dagli ulteriori arrivi da quel continente. Non posso citare tutti i punti aperti, ma potenzialmente ci sono degli autogol. È chiaro che oggi la NATO deve decidere cosa fare da grande e non lo possiamo dire adesso, perché paradossalmente Putin l'ha rafforzata, ma due anni e mezzo fa un leader, il presidente francese Macron, parlava di stato di morte celebrale della NATO. Io condividevo quel giudizio. Il Ministro della difesa giustamente non lo condivideva, ma la sua saggezza rispetto alla mia è notoriamente oggetto di discussione tra di noi da qualche anno in modo molto affettuoso. Non vi è dubbio, però, che nel 2019 la NATO fosse sostanzialmente priva di una visione. Oggi quell'organizzazione si allarga e si espande, ma qual è il suo disegno strategico? Non può essere soltanto il fatto che Putin la rafforza contro la sua volontà. Dall'altro lato, mi chiedo se siamo sicuri che l'uscita dal sistema finanziario basato sul dollaro sia un bene. Siamo sicuri che non sia un autogol eliminare alcune istituzioni? Come Presidente del Consiglio, lo sa molto meglio di me. Penso all'importanza delle grandi istituzioni finanziarie internazionali, nel momento in cui alcuni Stati scelgono di accettare la moneta cinese oltre a quella americana - per esempio - per il petrolio o, viceversa, le monete digitali, con tutto il carico di rischi che comportano, di cui l'allora presidente della Banca centrale europea ebbe modo di indicare i limiti. Questo è un tema che esiste. Questi problemi, onorevoli colleghi, sono i veri temi e mi sono fermato senza affrontare la questione della transizione democratica. Noi, infatti, difendiamo la democrazia, ma poi abbiamo un problema anche tra di noi: dovremmo avere un sistema istituzionale in cui si sappia chi vince e chi governa per cinque anni, ma non lo abbiamo, per responsabilità di tutti, e lo voglio dire così. Di fronte a ciò che sta avvenendo in Ucraina, continuiamo a fare il giochino di urlarci addosso tra di noi - come ho visto negli ultimi interventi - o proviamo a fare, come ci ha chiesto anche il Presidente del Consiglio, un'analisi più seria e articolata? Siamo in presenza di un cambiamento storico. Avviandomi alla conclusione, signor Presidente, la politica non è la prosecuzione della guerra con altri mezzi, come diceva un famoso generale prussiano. La politica è la negazione della guerra o, se volete, la guerra è la negazione della politica. Occorre un grande sforzo politico e diplomatico, come diciamo dal 24 febbraio, ma occorre anche superare l'atteggiamento di questi giorni, in cui sembra che la politica estera possa essere oggetto di una rissa interna permanente. Noi siamo l'Italia, siamo uno dei più grandi Paesi di questo pianeta e abbiamo una grande responsabilità: dobbiamo essere all'altezza dei valori che rappresentiamo approfondendo i problemi, studiandoli e non limitandoci a mettere insieme una fila di slogan senza senso. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore La Russa. Ne ha facoltà. LA RUSSA (FdI) . Signor Presidente del Consiglio, la ringrazio per aver accettato di trasformare il Premier question time, che era previsto per oggi, nell'informativa richiesta per prima dalla senatrice Rauti di Fratelli d'Italia in sede di Conferenza dei Capigruppo. Ho ascoltato il suo intervento con molta attenzione, ma ho anche registrato gli applausi che arrivavano: non erano quasi mai di tutta la sua maggioranza, ma a pezzi, cioè a volte applaudiva uno e a volta applaudiva un altro. È aumentata quindi la mia curiosità per capire quale sarà l'atteggiamento degli interventi che devono ancora seguire. Uno l'ho appena ascoltato, quello del presidente Renzi. Lei ha dovuto fare fatica non solo nei consessi internazionali, ma anche a casa nostra ha avuto qualche problemino nel mettere insieme posizioni molto divaricate. Non sto a elencare il fatto che Conte dice una cosa e Di Maio dice esattamente l'opposto. È di ieri la vicenda della Presidenza della Commissione affari esteri, emigrazione, che per fortuna si è conclusa con l'elezione di una persona responsabile come la senatrice Craxi, a cui faccio i miei auguri di buon lavoro. Sono quindi curioso di capire come ciascuno tirerà un po' la coperta. Non vi è invece alcun dubbio su quale sia la posizione di Fratelli d'Italia, perché è chiara e coerente. Noi siamo sempre stati ancorati - e tali rimaniamo - al mondo occidentale per le nostre comuni radici culturali e valoriali, in quanto le nostre sono storie di alleanze economiche, commerciali e anche militari che affondano nel momento in cui è nata la Repubblica. È dal 1949 che la destra italiana, nelle sue varie espressioni politiche (MSI, Alleanza Nazionale, poi PdL e adesso Fratelli d'Italia), si è sempre coerentemente schierata - lo dico a chi si è meravigliato - da questa parte del mondo, a sostegno anche dello strumento difensivo occidentale che è la NATO. Abbiamo sempre ritenuto che il pericolo per la nostra indipendenza e libertà venisse - ahimè - da Est nella fase del dopoguerra. Il senatore Renzi ha citato Berlinguer, che - è vero - a un certo punto ha cercato di cambiare - e gliene do atto - quella che in Italia era una posizione radicalmente diversa della sinistra, che ancora - lo abbiamo sentito qui e lì, e non nel PD - echeggia posizioni diverse. Abbiamo affidato l'onere della nostra difesa alla NATO, ma allo stesso tempo - almeno per Fratelli d'Italia - riteniamo assolutamente importante che prima o poi arrivi veramente una colonna europea della NATO, perché una cosa è essere alleati e altra è essere sudditi. C'è chi è contro qualsiasi spesa militare - e la cosa mi fa impazzire - ma allo stesso tempo si arrabbia quando gli americani - a cui affidiamo la nostra difesa dicendo: pensateci voi - esercitano un'ingerenza nella nostra politica. (Applausi) . Decidetevi: se non volete l'ingerenza eccessiva, se volete essere alla pari, non potete essere contro gli sforzi necessari per una difesa che, mai come in questo periodo, si dimostra assolutamente indispensabile. Presidente Draghi, la guerra non è un fulmine a ciel sereno: lo sa lei e lo sanno tutti. La politica espansionistica della Russia è figlia dell'ideologia della madre Russia e il tentativo di Putin di riprendersi i territori che erano dell'Unione Sovietica è palese. È questo che spiega il comportamento di Moldavia e Georgia e il motivo per cui la Finlandia chiede di entrare nella NATO: è chiaro quali sono la politica e il desiderio della Russia di Putin (stavo dicendo dell'Unione Sovietica). Di fronte a questo dobbiamo immaginare che sia assolutamente giusto mettere uno stop . Come? Con un intervento diretto della NATO in Ucraina? No: saremmo pazzi, in quanto significherebbe amplificare il conflitto. Dobbiamo aiutarli a difendersi. Come li si aiuta a difendersi? Inviando tutti gli aiuti necessari, anche in termini di armi difensive. Che vuol dire armi difensive? Ho sentito dire che bisogna mandare armi non letali. Mandiamo scudi ed elmetti medievali? Non ho capito. Mandiamo coltelli da cucina spuntati? Le armi per difendersi sono quelle necessarie a ricacciare indietro chi li ha invasi. (Applausi) . È da quando l'Ucraina è stata invasa che le eventuali ragioni degli invasori sono venute completamente meno. Questa è la nostra posizione. Poteva esserci una diversa discussione, ma non l'hanno voluta. Allora, noi che abbiamo costantemente detto che la difesa è sempre legittima a casa propria e la vogliamo quando un ladro entra a casa nostra, a questo punto non riusciamo veramente a capire come si faccia a immaginare che non sia legittima la difesa di chi è aggredito nella casa della propria Nazione. (Applausi) . Ci inchiniamo alla difesa eroica degli uomini, delle donne, dei soldati ucraini e non solo a Mariupol, ma in tutta l'Ucraina, senza eccezioni. Stiamo attenti a non cadere nel tranello di Putin: non crediamo che quelli che stanno ancora combattendo nell'acciaieria, siccome sono ancora più eroici, sono più cattivi. Dobbiamo dare piena solidarietà, senza eccezioni, agli uomini e alle donne che combattono strenuamente per difendere la loro patria e la loro libertà, ma anche la nostra indipendenza. Non lo fanno certo per noi, ma è una conseguenza e mi meraviglio che ci sia chi non lo capisce. Mi meraviglio che non si veda come si debba essere solidali oggi con chi è aggredito nel proprio territorio e nella propria integrità geografica, politica e umana e che difendendosi afferma il principio che questo non si può fare. Certamente farlo costa e comporta qualche svantaggio. Sappiamo bene che magari dovremo un po' tirare la cinghia, ma ci sono motivi valoriali per i quali è giusto farlo e questi per noi sono più che sufficienti. Ci sono però anche motivi molto concreti, che gli ingenui probabilmente non capiscono: l'Occidente ha risposto compatto all'aggressione russa e, se oggi l'Italia diventasse l'anello debole e il ventre molle dell'Occidente, rompendo questa compattezza e mettendo in discussione il sostegno militare a Kiev, diventeremmo i paria dell'Occidente, lo Stato inaffidabile, come spesso ci dipingono. E questo avrebbe per noi dei costi enormi in termini non solo di sicurezza, ma anche di rapporti con il resto dell'Occidente, che vuol dire anche rapporti economici e commerciali, che si ripercuotono sul benessere degli italiani. Presidente, noi stiamo dalla parte dell'Italia, stiamo dalla parte degli aggrediti. E a coloro che riprendono gli stessi argomenti che utilizzavano nel 1956, quando fu invasa l'Ungheria, e nel 1968, quando i carri armati comunisti invasero Praga, perché volevano che l'Occidente stesse a guardare e non intervenisse, noi diciamo che l'intervento in difesa, politico e con l'invio di armi necessarie, è assolutamente condiviso da Fratelli d'Italia ed è necessario per la nostra Nazione. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice De Petris. Ne ha facoltà. DE PETRIS (Misto-LeU-Eco) . Signor Presidente del Consiglio, nel suo intervento ha chiaramente fatto comprendere - tutti noi ovviamente ne siamo coscienti - che oggi la guerra è in una fase diversa e credo che anche nel suo incontro con Biden questo sia stato un segnale molto chiaro e giustamente noi lo abbiamo apprezzato. Siamo in una situazione diversa perché la Russia, in modo assolutamente inequivocabile, ha fallito il tentativo criminale dell'occupazione dell'Ucraina ed è isolata dal punto di vista politico. Vi è una situazione di stallo dal punto di vista militare. All'inizio, l'Ucraina doveva difendersi da una vera e propria occupazione militare e dal rischio di annessione e noi abbiamo fatto bene ovviamente a sostenerne la resistenza. Oggi vi è una situazione diversa, grazie anche a questa resistenza e al lavoro di solidarietà che è stato fatto. Fino ad oggi però, signor Presidente del Consiglio, una vera trattativa, in tutti questi lunghi giorni e nelle lunghe settimane di guerra, in realtà non c'è stata. Allora noi diciamo con chiarezza che questo è il momento di mettere in campo una vera e poderosa iniziativa diplomatica. Abbiamo apprezzato oggi, leggendolo tra l'altro dai giornali, il tentativo che hanno fatto l'Italia e il ministro Di Maio e i punti che ha esposto, perché questo è il momento. Perché dico che fino a oggi la trattativa non c'è stata? Perché evidentemente ci sono state spinte diverse, molto diverse, e non si è lavorato convintamente all'idea di aprire un negoziato. L'Unione europea da sola ce la può fare? È un'entità politica in grado di farlo? Non so francamente se riuscirà a farlo. Noi, signor Presidente del Consiglio, come giustamente ha iniziato a fare anche Macron, dobbiamo però mettere in campo un'azione diplomatica, insieme ai Paesi guida dell'Unione europea (sto parlando della Francia, della Spagna e della Germania). Questo è il momento di tirar fuori tutte le possibilità e iniziative, perché dobbiamo arrivare a un cessate il fuoco. Dobbiamo assolutamente interrompere questa escalation , perché ha sottolineato i pericoli e i problemi che sono davanti a noi: la crisi umanitaria, la crisi energetica, le vite umane che si stanno continuando a perdere, le vite dei bambini, le sofferenze. Dobbiamo fermare l' escalation , tra l'altro in un momento di grande debolezza della Russia; quando c'è debolezza, l' escalation può essere molto pericolosa, perché abbiamo a che fare con una grande potenza nucleare. Credo che questo sia il momento di fare in modo che, a tutto il lavoro che pure immagino si sia continuato a fare, si affianchi in modo chiaro e visibile un percorso per aprire il negoziato. Mi lasci dire, Presidente, che la pace si fa e il negoziato si apre sapendo che sarà una strada di compromessi e di mediazioni e non può certamente essere soltanto una pace come quella che magari auspica l'Ucraina, che è il Paese vittima. Le condizioni dovranno essere costruite con pazienza e con una capacità forte dal punto di vista diplomatico. Fino a oggi l'Occidente ha messo in campo soprattutto ed esclusivamente il sostegno e il rifornimento di armi, ma oggi - torno a ripeterlo - è il momento di agire rapidamente, perché non possiamo permetterci di rendere permanente il conflitto, con tutti i problemi che sta già causando. Credo che forse bisognerà ulteriormente ricalibrare le sanzioni, mettendo in campo, a scopo di deterrenza, quelle che colpiscono in modo più preciso la Russia stessa, evitando che sia la nostra economia a pagarne i costi. Come lei ha ben detto, bisogna inoltre affrontare la crisi umanitaria: non possiamo permetterci di assistere in modo impassibile a 47 milioni di persone che rischiano di morire di fame. È importante un'iniziativa forte, anche dal punto di vista dell'apertura dei negoziati. La Russia deve lasciar passare le navi e si deve procedere allo sminamento dei porti. Questo è in linea con la politica estera italiana. È importante avere questa capacità - lo dico chiaramente - mettendoci sulla scia di altri Paesi europei come la Francia, la Germania e la Spagna. Noi siamo in grado di agire con sapienza e di aprire il negoziato. Se non ora, quando? Credo che questa sia la necessità che questo Parlamento dovrebbe esprimere oggi. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Malpezzi. Ne ha facoltà. MALPEZZI (PD) . Signor Presidente, noi siamo con lei nel ribadire senza tentennamenti la collocazione atlantica del nostro Paese e, di pari passo, nel sottolineare la necessità di un rafforzamento del protagonismo europeo per il raggiungimento del cessate il fuoco e per l'apertura di negoziati finalmente credibili per risolvere la crisi ucraina. In quest'Aula lo sappiamo tutti: sulla collocazione estera si giocano la credibilità e la sicurezza del nostro Paese e su questo non può e non deve esserci spazio per alcune ambiguità. Allo stesso modo sappiamo che più manteniamo il fronte europeo compatto più possiamo lavorare per quel dialogo in cui crediamo: da qui deriva quella solidità che dobbiamo garantire. Putin ha portato il nostro continente in una guerra che mai avremmo creduto di dover vedere e ha stravolto tutte le regole alla base della comunità internazionale; le ha ricordate anche lei, a partire dall'inviolabilità dei confini e dal rispetto dell'integrità territoriale. Il rifiuto dell'aggressione armata di Putin non può che vederci tutti uniti, così come ogni tentativo perché in Ucraina torni la pace. Se c'è una cosa che ha dato un'impronta diversa a questa crisi, che certamente era qualcosa di inaspettato per Putin, è stata proprio la compattezza dell'Unione europea - che qui oggi continuiamo a rivendicare - e della NATO nell'aiutare la legittima difesa ucraina. Anzi, possiamo dire senza ombra di dubbio che ad oggi questa compattezza sia stata l'elemento deterrente più efficace nei confronti della Russia. Il 31 agosto 2021, con il ritiro delle truppe dell'Afghanistan, la NATO ha dato un'immagine che forse ha contribuito a far sentire Putin sicuro di poter intraprendere la sua campagna di guerra. Putin però non immaginava certo che questa campagna avrebbe finito per produrre, per l'eterogenesi dei fini, un ricompattamento e un rinsaldamento della NATO e un'accelerazione del percorso dell'Unione europea verso l'adozione di una politica di difesa comune. Non a caso, proprio in questi giorni, abbiamo anche assistito alla richiesta - impensabile fino a pochi mesi fa - di Finlandia e Svezia di aderire alla NATO. Parliamo di due Paesi storicamente e culturalmente neutrali, lontanissimi dall'idea di entrare nel Patto atlantico, che hanno preso questa decisione storica proprio a causa della rottura e dello stravolgimento dell'equilibrio geopolitico che ha provocato Putin. La grande preoccupazione che ha portato questi Paesi a fare richiesta di adesione è assolutamente comprensibile e va accolta. Sono significative le parole pronunciate ieri dalla premier finlandese Sanna Marin proprio qui a Roma: «Vogliamo entrare nella NATO per difendere la pace». (Applausi) . Con questo vado al tema più delicato e complesso, che è quello dell'invio degli aiuti militari, che si inseriscono però - come ha ricordato bene lei prima - nel più ampio disegno degli strumenti di assistenza e sostegno che stiamo dando all'Ucraina. Nessuno, quando si parla di aiuti militari, prende una decisione a cuor leggero. Noi del Partito Democratico certamente non lo abbiamo fatto, nonostante una lettura caricaturale che pure vi è stata. Il PD crede nella forza pacificatrice, che significa costruire la pace, non semplicemente evocarla. Sono convinta che, se l'Ucraina potrà sedersi a un tavolo con la Russia per trattare la pace e non la sua resa, sarà perché l'abbiamo aiutata a difendersi e non l'abbiamo abbandonata. (Applausi) . Presidente, non lo voglio dimenticare: il Governo ha ricevuto un mandato straordinario, a larghissima maggioranza, da parte del Parlamento proprio con questa finalità e chiaramente dentro il perimetro costituzionale. (Applausi) . Mi auguro che, in questo momento così drammatico, la linea capace di accomunarci tutti sia quella di evitare che il dibattito pubblico scivoli su un piano dove possono trovare spazio slogan e letture semplicistiche. Quando parliamo di questa guerra, parliamo non solo di un'invasione, ma anche dello scontro tra due modelli di società e di vivere civile: le democrazie liberali, da una parte, e le autocrazie, dall'altra. Difendere l'Ucraina ha significato e sta significando difendere le democrazie liberali e i confini del continente. Abbiamo visto le terribili immagini di Bucha e continuiamo ad ascoltare i drammatici resoconti degli inviati di guerra, che ringraziamo per il lavoro di informazione che svolgono in una guerra che è anche di disinformazione. (Applausi) . Abbiamo il dovere di continuare ad aiutare il popolo ucraino a difendersi attraverso l'invio di aiuti e le sanzioni e contemporaneamente di dare una risposta forte ed efficace con sostegni economici. Altrimenti, all'unità cui assistiamo oggi seguirà un ritorno al populismo in Europa. Il Governo - gliene diamo atto - ha messo in atto già tante misure importanti di sostegno a famiglie e imprese e noi diciamo che bisogna andare avanti. La crisi ucraina ha però nuovamente mostrato anche il volto solidale del nostro Paese e la profonda generosità dei cittadini e dei nostri sindaci, che si sono adoperati per l'accoglienza e per offrire aiuti materiali alla popolazione fuggita dalla guerra e per costruire reti territoriali di sostegno (e questo anche nel quadro di una decisione storica presa dal Consiglio dell'Unione europea, che ha attivato il meccanismo che consente di riconoscere ai profughi la protezione temporanea). Finalmente viene messo al centro il principio della condivisione nella gestione dei flussi migratori e per noi la nuova Europa si costruisce anche così (Applausi) , come si costruisce anche attraverso un rafforzamento del percorso per arrivare a una politica estera e di difesa comune. Gli scenari di guerra degli ultimi mesi ci hanno insegnato che, se l'Unione europea vuol essere non solo un gigante economico, ma anche un attore globale capace di incidere nel nuovo scenario internazionale, deve dotarsi di strumenti di decisione più efficaci e per questo è sempre più urgente arrivare a una modifica dei Trattati, a partire dal superamento del principio dell'unanimità. Per questo, come Partito Democratico, rilanciamo con forza la proposta della Convenzione europea per la modifica dei Trattati, perché senza questa modifica sarà impossibile superare gli ostacoli che oggi incontriamo nel perseguire un'unione politica. E io lo dico, colleghi: qui noi dovremmo rivendicarlo, perché come Senato siamo stati tra i promotori del primo voto del Parlamento di un Paese dell'Unione europea per impegnare il Governo sulla Convenzione europea; e lo abbiamo fatto anche grazie al lavoro dei nostri delegati senatori alla Conferenza sul futuro dell'Europa, che per il Senato sono stati Alessandro Alfieri e Paola Taverna. Ricordiamoci che queste cose le abbiamo fatte noi e di questo dovremmo essere fieri, perché è un passaggio verso il futuro. È importante che l'Italia sia proprio in prima linea per spingere l'Europa a fare uno scatto, per investire su se stessa, che è l'unico modo per rendere il nostro continente protagonista di un processo di pace; è un investimento che riguarda un'autonomia strategica complessiva e anche un percorso comune per l'indipendenza energetica dal gas russo. Va riconosciuta a questo Governo la celerità con cui si è mosso per diversificare le forniture, per accelerare lo sviluppo dell'energia rinnovabile. L'autonomia e una politica energetica comune sono l'altro binario su cui si muove la costruzione di un'Europa più forte, ma abbiamo anche il dovere di trovare soluzioni pragmatiche a una risposta globale alla crisi alimentare, causata dai blocchi delle esportazioni di grano e mais. Siamo contenti, signor Presidente del Consiglio, che abbia sottolineato anche il problema della scarsità alimentare e che abbia voluto porre l'attenzione sui problemi conseguenti: sta rafforzando il ruolo del nostro Paese in una cornice euro-atlantica di cui l'Italia si è fatta garante, e questo ci dà la forza e la credibilità per contribuire a costruire un percorso di pace. In un momento in cui ad essere in pericolo non sono solo la libertà e la democrazia del popolo ucraino, ma anche un'idea di mondo in un frangente storico in cui si decide il futuro dell'Europa, noi del Partito Democratico sosteniamo con convinzione il Governo e siamo convinti che anche le altre forze politiche di maggioranza non possano che dare forza e continuità all'azione dell'Esecutivo. Il contrario significherebbe indebolire l'Italia, tagliarla fuori dalla costruzione dei nuovi assetti geopolitici continentali e internazionali e privarla del ruolo di protagonista con i nostri partner europei. Abbiamo il dovere dell'unità e della responsabilità, perché un'Italia isolata nel quadro internazionale o ambigua sulla sua collocazione non avrebbe la forza necessaria per esercitare un ruolo da protagonista nel percorso storico che ridisegnerà il futuro di tutti. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Cangini. Ne ha facoltà. CANGINI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, illustri membri del Governo, colleghi senatori, chiunque abbia un minimo senso dello Stato sa che un'unica bussola deve o dovrebbe guidare le scelte dei Governi e delle maggioranze politiche che li sostengono in politica estera, soprattutto in un contesto di guerra. Quella bussola si chiama realismo. Leggo affermazioni pseudopacifiste ispirate da due antichi mali, la sondaggite acuta e l'antiamericanismo, che nulla hanno a che vedere con la realtà. Non siamo più un Paese sovrano, siamo ormai una colonia americana. Ebbene, non nei volantini di Leoncavallo, ma nei manuali di scienza della politica, la condizione dell'Italia nella cosiddetta prima Repubblica era definita di sovranità limitata. Siamo stati tenuti in forma dal contesto internazionale, perché avevamo il Partito Comunista più forte d'Occidente e confinavamo ad Est con il blocco sovietico. Venuto meno il Muro di Berlino, è venuta meno la prima Repubblica e da allora ci dibattiamo in quella crisi alla ricerca di un'identità. Sì, possiamo rinunciare all'amicizia con gli Stati Uniti; sì, possiamo evitare di costruire l'Europa politica. A quel punto, però, non ci resterebbe che decidere di quale degli imperi rinascenti essere colonia, se della Cina, della Russia o - aggiungo io - anche della Turchia. (Applausi) . Putin non può accettare di confinare con un Paese della NATO: interessante teoria. È evidente a tutti che, se non avessimo sostenuto la resistenza e l'esercito ucraino, Putin si sarebbe già mangiato l'Ucraina. A quel punto, confinerebbe con la Polonia per oltre 400 chilometri e sarebbe cioè autorizzato a mangiarsi anche quella. E poi? Ricordo che, ai tempi della guerra fredda, quando i missili erano realmente schierati, i due blocchi, quello sovietico e quello occidentale, erano separati banalmente da un fiume, l'Elba, e nessuno per questo si sentiva minacciato o provocato. C'è il sempreverde arcitaliano, ma a noi cosa ce ne viene? Che interesse abbiamo? L'interesse noi lo abbiamo perché Putin, invadendo l'Ucraina, ha dichiarato guerra all'Occidente, ai suoi valori, liberali e democratici, e noi - si dà il caso - siamo nati in Occidente, quindi sui valori e sull'identità occidentale dobbiamo necessariamente fare leva per ridare senso a un ordine geopolitico che si è perso. Siamo all'anno zero di un ordine geopolitico e non possiamo pensare che questo si risolva da solo. È colpa dell'espansionismo della NATO, dice qualcuno. La NATO non si espande, la NATO è un'alleanza difensiva alla quale si aderisce. Due Stati sovrani tradizionalmente neutrali, per secoli neutrali, la Finlandia e la Svezia, hanno deciso di aderire all'Alleanza atlantica perché si sentono minacciati, come si sentiva persino Berlinguer nel 1976. E allora la colpa non è della NATO o degli Stati che ad essa aderiscono; la colpa è di Putin, che non è in grado di fare una politica estera attrattiva. Colleghi, esiste una legge non scritta della politica, che vuole che quei giochi, quei posizionamenti e quei conflitti finti che si esercitano nella giusta misura in politica interna non debbano entrare nella politica estera, che presuppone la sovranità, l'interesse e la sicurezza nazionale. Raymond Aron diceva che la politica estera è la forma più alta della politica; chi trasgredisce quella legge non scritta della politica si assume una gravissima responsabilità, quella di ledere l'immagine e la forza politica dell'Italia agli occhi degli alleati della NATO, dei partner europei, di Putin e dei mercati finanziari. Mi rivolgo a tutti i colleghi: chi manca di rispetto alla politica estera offende la politica e la politica, prima o poi, si vendica sempre. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Salvini. Ne ha facoltà. SALVINI (L-SP-PSd'Az) . Presidente Draghi, grazie per le sue parole di pace, sia a Washington sia oggi qui in Aula, che penso siano condivise con tutti. A quasi tre mesi dall'inizio del conflitto chi continua a parlare solo di armi e guerra, armi e guerra, non fa il bene dell'Ucraina, non fa il bene del mondo intero e neppure dell'Italia. Noi qui siamo stipendiati dal popolo italiano, quindi è giusto salvare vite nei Paesi a noi vicini, ma abbiamo anche il dovere di fare l'interesse nazionale italiano e far cessare la guerra il prima possibile significa salvare posti di lavoro in Italia. (Applausi) . Pace significa lavoro. Quando qualcuno, anche in quest'Aula, rinnova l'invito a inviare altre armi e al massimo gli operai italiani tireranno la cinghia, io non ci sto. Noi siamo assolutamente, orgogliosamente e felicemente ancorati ai valori, ai diritti e alle libertà conquistate in Occidente. Noi stiamo con la democrazia, mai con la guerra. Noi stiamo con i popoli, mai con le aggressioni. A riprova di quanto sto dicendo e del fatto che abbiamo delle radici e delle identità e che non nasciamo dal nulla, provammo a inserire nella Costituzione europea, nella Carta fondante dell'Europa, le radici giudaico-cristiane. Peccato che qualcuno a sinistra per il politicamente corretto si oppose. Siamo probabilmente molto più europeisti di qualcuno che dice Europa, quando si alza la mattina, ma si dimentica di cosa volevano i Padri fondatori dell'Europa. (Applausi) . Ricordo, ad esempio - e poi vado a fare qualche proposta, perché ho sentito tante analisi, ma la pace poi non va solo desiderata, ma anche costruita e cercata - un grande assente, l'ONU. Faccio notare che l'anno scorso l'ONU ha approvato una ventina di risoluzioni contro i Paesi canaglia. Ebbene, la maggioranza assoluta di quelle risoluzioni - 14 su 20 - è stata approvata non contro le repressioni in Cina, in Corea del Nord, in Arabia Saudita, in Turchia o in altri Paesi, ma contro Israele. Non si può essere però per la democrazia, i diritti e le libertà a giorni alterni. (Applausi) . Chi vuole cancellare Israele dalla faccia della terra è un nemico della democrazia, dell'Occidente e della libertà: 14 risoluzioni su 20 approvate dall'Assemblea generale dell'ONU contro Israele ci dicono che qualcosa non funziona. Veniamo a noi. Anche oggi il Santo Padre, ricevendo i nuovi ambasciatori, ha detto che bisogna cercare la pace. Mi spiace che qualche ignorante in quest'Aula rumoreggi quando si cita il Santo Padre, che è uomo di Stato, oltre che uomo di fede (Applausi) , che avrebbe da insegnare a molti, a me in primis . I borbottii riservateli a qualcun altro, possibilmente. Come ho detto, la pace va cercata, ma va costruita. Presidente Draghi, lei è sicuramente il più autorevole per portare avanti qualsiasi ipotesi di cessate il fuoco. Tre suggerimenti concreti e immediati. Ha parlato della crisi alimentare. Ci sono decine di Paesi africani che dipendono dal grano prodotto ed esportato in Russia e in Ucraina. Ci sono tonnellate e tonnellate di grano fermo; ci sono 200 milioni di cittadini africani in Senegal, in Egitto, in Kenya e nella Repubblica Centrafricana che rischiano di morire durante quest'estate, se non si sblocca l'invio di grano e se non si torna a seminare, perché questo è il momento della semina ed è chiaro che, se adesso si bombarda e non si semina, a settembre difficilmente si raccoglierà qualcosa. Presidente Draghi, lei ha detto che sarebbe bello che Biden chiedesse a Putin... Lo chieda lei. Chieda lei lo sblocco delle navi, lo sblocco dei porti e il ritorno all'esportazione e alla produzione di grano e di mais ai Paesi africani. Sono convinto che alla sua richiesta arriverà una risposta positiva. (Applausi) . Si faccia promotore di questo piccolo, grande gesto. Ho sentito lei, anche in quest'Aula, dire giustamente di essere orgoglioso della comunità italiana, delle famiglie italiane e delle associazioni italiane, cattoliche e non, che stanno aprendo le loro porte e le loro parrocchie a 116.000 donne e bambini in fuga dall'Ucraina, che sono nostri figli e nostre sorelle. Attenzione, però: questi sono donne e bambini che scappano da bombe vere e da guerre vere, che non vanno assolutamente confusi con quelli che la guerra ce la portano in Italia e non scappano da nessuna guerra. (Applausi) . Non mettiamo sullo stesso piano chi scappa dalla guerra vera e chi la guerra vera ce la porta in Italia. (Applausi) . Quindi, uno: chiedere lo sblocco della produzione e delle esportazioni di grano direttamente alla Russia. Lei ha detto che occorre tenere aperto il dialogo con la Russia: giustissimo. Secondo me, potrebbe esserci una risposta positiva. Due: per Expo 2030 sono candidate Mosca, Odessa e Roma. Presidente Draghi, provi a fare questo tentativo: chiedere a Mosca di ritirare la sua candidatura e appoggiare quella di Odessa come sede di Expo 2030. Sono convinto che potrebbe avere una risposta positiva e sarebbe un bellissimo gesto di distensione per il futuro di questo Paese da ricostruire. (Commenti. Applausi) . PRESIDENTE. Senatore Mirabelli, per cortesia. Vogliamo ascoltare anche noi. SALVINI (L-SP-PSd'Az) . Tre: un cessate il fuoco non vago, ma di quarantott'ore con Italia, Francia, Germania e Santa Sede pronte a essere garanti dell'avvio di negoziati che oggi non ci sono. Chieda un cessate il fuoco di quarantott'ore per sedersi intorno a un tavolo e sono convinto che verrà ascoltato con attenzione. (Applausi) . Che l'Italia sia promotrice di pace e di dialogo. Non lo dico perché mi ha chiamato Putin questa notte (vedo i sorrisini di qualcuno a sinistra); lo dico perché la pace non si ottiene andando in piazza, sventolando la bandiera della pace. La pace si ottiene lavorando seriamente, con tutte le persone con cui bisogna lavorare. (Applausi) . Quanto al tema dell'energia, spero sia finita e ringrazio il ministro Cingolani per il suo equilibrio, a differenza di qualche altro Ministro seduto in quei banchi, che dovrebbe distendere i rapporti diplomatici e che invece dà dell'animale a qualcuno con cui poi dovremo sederci intorno a un tavolo, il che non mi sembra il massimo dell'iniziativa diplomatica. (Applausi) . Sarò poco lungimirante, però se vuoi dialogare con uno e gli dai del cane è difficile che questo poi si sieda tranquillamente a dialogare con te. Ringrazio invece il ministro Cingolani per l'equilibrio, perché finalmente i professionisti del no (no ai termovalorizzatori, no al nucleare, no al gas, no al carbone, no a tutto) hanno capito che senza un'indipendenza energetica saremo sempre al servizio e alle dipendenze di qualcuno. Che questa sia per l'Italia l'occasione dei sì. (Applausi) . Abbiamo bisogno di energia pulita, nostra, veloce e a basso costo. Un esempio: in questo giovedì mattina, mentre siamo qui, ci sono scienziati degli Stati Uniti, dell'Unione europea (Italia compresa), della Russia e della Cina che stanno lavorando al progetto ITER (International thermonuclear experimental reactor) in Francia, che è il grande progetto per un reattore a fusione nucleare: sono la più grande dimostrazione di come la scienza, lo sport, l'arte, la poesia e la cultura debbano essere usate per unire i popoli, non per allontanarli. (Applausi) . Pensiamo veramente che espellere un cantante o uno sportivo disabile avvicini la pace? Presidente Draghi, la invito ad andare avanti a portare parole di pace, di equilibrio e di mediazione. È il ruolo dell'Italia da settant'anni a questa parte. Lei giustamente dice che ci muoviamo in un contesto generale: è giusto, però qualcuno prima di lei in politica estera - che è fondamentale - ha osato, su entrambi i fronti (Craxi, Aldo Moro, Prodi, Berlusconi). L'Italia veniva prima di altri e prevedeva, prima di altri, come uscire dal conflitto con una posizione orgogliosamente in Occidente, ma senza chiudere le porte del dialogo: riaprire i porti per esportare grano, sostenere la candidatura di Odessa come sede di Expo 2030 e un cessate il fuoco di quarantott'ore, con l'Italia a guida di un'Europa in cui crediamo, ma libera e sovrana, alle dipendenze di nessuno. Lo ripeto: un'Europa libera e sovrana, alle dipendenze di nessuno. (Applausi). Vedrà che così, anziché parlare di armi, si parlerà - entro la fine di questo mese, auspicabilmente - di pace, cosa che salverà vite in Ucraina, come in Russia, e salverà - lo ripeto perché per qualcuno non contano, ma per me sì - i posti di lavoro di donne e uomini italiani che per la pace sono disposti a qualsiasi sacrificio, ma che meritano aiuto, attenzione e rispetto. La pace subito significa salvare il lavoro delle operaie e degli operai italiani. Chi vuole la guerra, parla di guerra e vorrebbe mandare armi per i prossimi sei mesi a settembre vada fuori dalle fabbriche che stanno chiudendo a raccontarlo a quelle madri e a quei padri di famiglia italiani per i quali la guerra significa non mangiare più. (Applausi) . Pace e lavoro subito sono possibili, Presidente! (Applausi. Congratulazioni). PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Castellone. Ne ha facoltà. CASTELLONE (M5S) . Presidente Draghi, onorevoli colleghi, siamo felici di vederla oggi qui in Aula a parlare di questi temi; anzi, mi permetta di invitarla, a nome del MoVimento 5 Stelle, a venire più spesso in Parlamento per parlare di questi argomenti, e non perché serva un confronto con i parlamentari, ma perché i parlamentari qui rappresentano il popolo italiano, e se vogliamo davvero raggiungere quella coesione sociale di cui lei parla spesso, Presidente, e se vogliamo rafforzare la fiducia dei cittadini nelle istituzioni, dobbiamo utilizzare anche questi strumenti: la condivisione, la trasparenza delle informazioni e la partecipazione alle scelte. Questo confronto è necessario, Presidente, soprattutto perché ci troviamo in un Governo di unità nazionale, retto da una maggioranza trasversale che purtroppo, soprattutto ultimamente, non si dimostra sempre corretta, e l'abbiamo visto anche ieri in Commissione affari esteri, emigrazione. Questo confronto è necessario perché ci troviamo in un momento storico straordinario, che viene dopo una crisi pandemica, quando la nostra economia già stava faticando a rialzarsi per i colpi ad essa legati. È pertanto necessario che ci confrontiamo, perché gli scenari cambiano continuamente, di mese in mese, di giorno in giorno, di ora in ora. L'ha detto in maniera molto puntuale anche lei, presidente Draghi: alla crisi energetica adesso sta seguendo una crisi alimentare e questa probabilmente sarà anche la guerra del grano, perché l'Ucraina è il granaio d'Europa e alcuni Paesi in Africa e in Medio Oriente già stanno soffrendo questa crisi alimentare, a cui probabilmente seguirà anche una crisi migratoria. E quale sarà, Presidente, il Paese più colpito da questa ennesima crisi? La risposta è semplice: sarà ancora una volta l'Italia. Qual è allora la strategia che il Governo intende mettere in atto? Qual è la visione per costruire il futuro non solo dell'Ucraina, ma anche del nostro Paese? È chiaro che ci preoccupa vedere continuamente minate misure per noi fondamentali per far ripartire l'economia di questo Paese (penso al superbonus e a tutti gli investimenti in transizione ecologica). Presidente Draghi, i cittadini hanno necessità di essere informati e noi questo confronto avremmo voluto averlo prima della sua visita negli Stati Uniti: non perché per un incontro bilaterale sia previsto un passaggio in Parlamento, ma perché per noi è fondamentale dare questo segnale di coesione tra Governo e Parlamento e di sinergia tra tutte le forze politiche. (Applausi) . Durante la pandemia, il Presidente del Consiglio era qui quasi ogni due settimane. Se egli non avesse avuto quell'investitura forte da parte del Parlamento, probabilmente la svolta innovatrice che c'è stata in quel periodo in Europa, che ha portato per la prima volta ad utilizzare strumenti come il debito comune condiviso, non vi sarebbe stata. Signor Presidente, non è accettabile che, in tre mesi, abbiamo parlato di questi temi una sola volta. E la volta in cui abbiamo votato quella risoluzione la rivendichiamo con forza. Non l'abbiamo mai messa in discussione, perché, grazie a quella risoluzione, noi abbiamo sostenuto l'Ucraina nell'esercizio del diritto all'autodifesa sancito dall'articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite. Adesso, però, dobbiamo costruire insieme la fase due. Come la vogliamo costruire questa fase due, presidente Draghi? Continuando a parlare di quali sono le armi da inviare? Nell'interesse di chi? E come faremo a scongiurare il rischio di una terza guerra mondiale nucleare? O questa fase due, invece, la vogliamo far partire davvero, potenziando i negoziati, mettendo in campo misure che servono per evitare la recessione? Le famiglie italiane vogliono la pace. Le imprese vogliono la pace. La società italiana vuole la pace. (Applausi) . Signor Presidente del Consiglio, abbiamo molto apprezzato le sue parole al presidente Biden, perché lei ha detto che gli italiani vogliono che si giunga presto alla pace e che l'Italia e l'Europa devono occupare un ruolo centrale in questa fase diplomatica. Certo, la fase delle trattative diplomatiche sarà più complessa e più lunga rispetto a quella dell'invio di armi, ma questa è la direzione. Non dobbiamo attendere che cada l'ultima bomba per far partire il dialogo. Signor Presidente, il MoVimento 5 Stelle non ha dubbi. Adesso è il momento di costruire il futuro dell'Ucraina all'interno di una cornice di solidarietà europea, ma è anche il momento per l'Italia di rinnegare posizioni bellicistiche che non le appartengono, che non le sono mai appartenute. Noi siamo un Paese che è nato dalle macerie della Seconda guerra mondiale e che ha ripudiato la guerra anche all'interno della propria Costituzione. Pertanto, lavoriamo assieme per ottenere subito una tregua, un cessate il fuoco, per far partire quella conferenza di pace che chiedevamo già a metà marzo, da tenere magari qui a Roma e cui far partecipare, oltre a Russia e Ucraina, anche gli altri Stati membri del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite (quindi gli Stati Uniti, la Cina, la Francia e la Gran Bretagna), insieme ai Paesi che l'Ucraina ha indicato come garanti della propria sicurezza, tra cui l'Italia, la Germania, la Turchia e Israele. Presidente Draghi, le chiediamo davvero di costruire insieme questo percorso. Probabilmente una nuova occasione per parlare di questi temi sarà il prossimo Consiglio europeo straordinario, che si svolgerà il 30 e il 31 maggio. Anche in quel caso non è previsto un passaggio in Parlamento, ma reputo opportuno costruire assieme la strategia e le proposte che il Governo italiano intende portare a quel Consiglio europeo, in cui, come lei ha detto, si discuterà di Repower EU, di strategie per fronteggiare la crisi energetica, di come aiutare l'Ucraina e quindi di come proseguire e progettare davvero questa seconda fase e far partire quella difesa comune europea che siamo stati i primi a invocare. Riteniamo che un passaggio in Parlamento per costruire assieme questo momento potrebbe rappresentare davvero un forte segnale e certamente darebbe al Governo un mandato sempre più forte e trasversale da parte di tutte le forze politiche. (Applausi) . PRESIDENTE . Dichiaro chiusa la discussione sull'informativa del Presidente del Consiglio dei ministri, che ringrazio per la disponibilità. Sul tragico incidente dell'Aquila QUAGLIARIELLO (Misto-IaC (I-C-EU-NdC (NC))) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. QUAGLIARIELLO (Misto-IaC (I-C-EU-NdC (NC))) . Signor Presidente, vorrei ricordare all'Assemblea i fatti tragici accaduti ieri nella città dell'Aquila, dove una fatalità... PRESIDENTE . Senatore Quagliariello, questo intervento si può svolgere a fine seduta, non in questo momento, perché abbiamo un ordine del giorno da esaurire prima; alla fine, le darò volentieri la parola. QUAGLIARIELLO (Misto-IaC (I-C-EU-NdC (NC))) . Signor Presidente, credo che sarebbe invece il caso di osservare un minuto di silenzio e lo chiedo alla Presidenza. È morto un bambino, uno di quei bambini ricordati oggi dal presidente del Consiglio Draghi, e considero un atto di sensibilità nei confronti di una città che ha tanto sofferto il fatto che la Presidenza prenda in considerazione questo gesto. Lo rimetto a lei e credo che questo sia il momento, tra un punto e l'altro dell'ordine del giorno. La ringrazio per la sua sensibilità. PRESIDENTE . Senatore, la ringrazio per la sua richiesta, ma trovo assolutamente inopportuno fare una valutazione rispetto ai gradi di dolore che si provano in queste occasioni. Dopodiché, invito l'Assemblea a osservare un minuto di raccoglimento; lo avrei fatto comunque alla fine della seduta, però non usiamo episodi che sono tragedie per fare un confronto fra una e l'altra. (Applausi. Il Presidente si leva in piedi e con lui tutta l'Assemblea, che osserva un minuto di raccoglimento). Discussione dalla sede redigente e approvazione del disegno di legge: Doc 2317 Celebrazioni per il centesimo anniversario della morte di Giacomo Matteotti NENCINI ed altri. - (Relazione orale) PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca la discussione dalla sede redigente del disegno di legge n. 2317. La relatrice, senatrice De Lucia, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni, la richiesta si intende accolta. Pertanto, ha facoltà di parlare la relatrice. DE LUCIA, relatrice . Signor Presidente, il disegno di legge n. 2317, recante «Celebrazioni per il centesimo anniversario della morte di Giacomo Matteotti», intende ricordare e celebrare, a cent'anni dal suo rapimento e dal suo omicidio, la figura e il pensiero di Giacomo Matteotti, il deputato socialista vittima della violenza fascista. Come ricorda la relazione illustrativa al disegno di legge, Matteotti non fu il primo e non sarà l'ultimo parlamentare (prima di lui, Giuseppe Di Vagno e, dopo di lui, Giovanni Amendola) ad essere ucciso dallo squadrismo per aver difeso la sorte degli ultimi e la libertà senza altri aggettivi. Eppure, risale proprio alla sua morte la trasformazione definitiva del regime, già illiberale, in autentica dittatura, dopo i lunghi mesi di difficoltà in cui il Governo Mussolini si era dibattuto. Al suo rapimento e omicidio, commessi il 10 giugno 1924, seguì la secessione dell'Aventino. Mesi dopo il ritrovamento del suo cadavere, avvenuto il 16 agosto, Mussolini, con un discorso a Montecitorio il 3 gennaio 1925, dichiarò conclusa la questione Matteotti e dispose la fine della libertà di stampa e l'emarginazione delle opposizioni. Questa è appunto la data che viene indicata come spartiacque nella storia d'Italia, segnando l'inizio della dittatura. Ricordare Giacomo Matteotti (un deputato, un uomo politico e uno studioso che ha interpretato i sentimenti più alti dell'Italia e non ha voluto piegarsi alla dittatura nascente) vuole avere quindi soprattutto il significato di un monito a difendere la libertà e la democrazia sempre e comunque, una sorta di esercizio di pedagogia civile. L'articolo 1 del disegno di legge in questione (che è a prima firma del collega Nencini, ma che tutta la Commissione - Capigruppo e componenti della maggioranza - ha sottoscritto con convinzione) prevede che le celebrazioni siano finalizzate a promuovere e valorizzare la conoscenza e lo studio della sua opera e del suo pensiero in ambito nazionale e internazionale. L'articolo 2, nel disciplinare le iniziative per il centenario della morte di Matteotti, statuisce che lo Stato riconosce meritevoli di sostegno e finanziamento i progetti di promozione, ricerca, tutela e diffusione della conoscenza della vita, dell'opera, del pensiero e dei luoghi più strettamente legati alla figura di Giacomo Matteotti. Tali progetti possono essere realizzati anche in collaborazione con soggetti pubblici, associazioni, fondazioni e istituti culturali, attraverso iniziative che possono sostanziarsi in attività celebrative, convegni nazionali e internazionali, iniziative didattico-formative e culturali, per promuovere in Italia e all'estero la conoscenza della vita, del pensiero e dell'opera di Giacomo Matteotti. Le iniziative in questione possono sostanziarsi nella promozione, anche mediante l'assegnazione di apposite borse di studio rivolte a studenti universitari e delle scuole secondarie di secondo grado, della ricerca storica e dello studio aventi a oggetto la vita, il pensiero e l'opera di Giacomo Matteotti, con particolare riferimento alle sue attività in ambito sindacale, come amministratore locale, studioso e parlamentare, nonché al periodo storico compreso tra la Prima guerra mondiale e la sua morte; nella raccolta, conservazione, restauro, manutenzione e digitalizzazione dei documenti relativi all'attività di Matteotti, nonché nella pubblicazione di materiali inediti e nella promozione di iniziative didattiche e formative, attraverso il coinvolgimento diretto degli istituti scolastici e dell'intero territorio nazionale, in collaborazione con il Ministero dell'istruzione; nella realizzazione di eventi e di ogni altra iniziativa per il conseguimento delle finalità del disegno di legge, da svolgere prioritariamente nei Comuni di Fratta Polesine, Villamarzana, Boara Polesine, Rovigo, Messina, Ferrara, Varazze e Roma. Si tratta di iniziative aggiuntive rispetto all'attribuzione del premio annuale intitolato a Matteotti istituito presso la Presidenza del Consiglio dei ministri. L'articolo 4 prevede l'assegnazione alla Casa Museo Giacomo Matteotti di Frassa Polesine, suo luogo di nascita, di una particolare dotazione economica non solo per la promozione di eventi, ma anche per sostenere interventi di manutenzione e restauro necessari alla fruizione pubblica del museo medesimo e per la raccolta, catalogazione e digitalizzazione di documenti relativi alla sua attività. Si prevede inoltre che i soggetti privati che devolvono alla Casa Museo contributi finanziari, opere o altro materiale beneficino di misure di defiscalizzazione secondo quanto sarà stabilito con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze. I progetti di cui sopra verranno tutti quanti selezionati sulla base di un bando pubblico da un organismo indipendente, individuato con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri. (Applausi) . PRESIDENTE . Non essendovi iscritti a parlare nella discussione generale e poiché il rappresentante del Governo non intende intervenire in sede di replica, comunico che sono pervenuti alla Presidenza - e sono in distribuzione - i pareri espressi dalla 1 a e dalla 5 a Commissione permanente sul disegno di legge in esame, che verranno pubblicati in allegato al Resoconto della seduta odierna. LANIECE (Aut (SVP-PATT, UV)) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LANIECE (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente, la mia sarà una dichiarazione molto rapida non per mancanza di rispetto, ma perché questo ricordo dei cento anni dall'assassinio di Giacomo Matteotti è già stato evocato più volte da quest'Assemblea in modo molto più efficace di quanto possa farlo io, quindi voglio semplicemente ricordare come, di fatto, quell'assassinio fu il momento d'inizio della dittatura fascista nel nostro Paese. L'assassinio di Giacomo Matteotti fu quello di una persona che rappresentava uno dei principali oppositori a quel nascente momento buio della nostra storia italiana. Egli era un sostenitore dei valori di democrazia, libertà di opinione e legalità che poi, qualche anno più tardi, rappresentarono quelli fondanti della nuova Costituzione democratica repubblicana. Presidenza del vice presidente ROSSOMANDO (ore 11,26) ( Segue LANIECE). Vorrei sottolineare da una parte, purtroppo, l'attualità di questi valori che ho richiamato prima, cioè della democrazia e della libertà, in un momento storico in cui incredibilmente vediamo purtroppo l'aggressione di una Nazione contro un'altra, usando la violenza delle armi per risolvere questioni politiche, e le democrazie opporsi all'idea di sopraffazione dei più forti contro i più deboli con le armi e con la forza, le cui conseguenze purtroppo sono sempre a carico dei più deboli. Con questo pensiero di estrema attualità nel ricordo dei cento anni dall'assassinio di Giacomo Matteotti, annuncio il voto favorevole a questo disegno di legge, piccolo ma importante, da parte del Gruppo Per le Autonomie. (Applausi) . ANGRISANI (CAL-Alt-PC-IdV) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ANGRISANI (CAL-Alt-PC-IdV) . Signora Presidente, cari colleghe e colleghi, il 10 giugno del 1924 il deputato e segretario del Partito socialista Matteotti esce di casa a piedi per dirigersi verso Montecitorio. Sul lungotevere, ad attenderlo, è ferma un auto con a bordo alcuni individui, che lo spingono in auto, rapendolo. Il rapimento prima e l'assassinio poi di Matteotti hanno segnato in modo indelebile la storia politica e istituzionale del nostro Paese. A partire da quella data, il fascismo stringe le maglie, mette progressivamente al bando la libertà di pensiero e la libertà di associazione e inizia a farsi regime, segnando l'inizio del periodo più buio della storia dell'Italia. I sei articoli del disegno di legge per le celebrazioni del centesimo anniversario della morte di Giacomo Matteotti rappresentano dunque un doveroso omaggio non solo ai valori personali che Matteotti pagò a caro prezzo con il bene più prezioso, la vita, ma anche ai valori della libertà di pensiero e di espressione. Facciamone tesoro: oggi questa libertà è messa spesso in discussione. Giacomo Matteotti - come tutti sappiamo - non morì affatto invano; lo dimostra non solo questo disegno di legge, ma soprattutto la memoria collettiva nazionale. Il compito del legislatore, a cento anni dalla sua prematura scomparsa, è di incrementare il sostegno pubblico a questa memoria collettiva e di sostenerla in ogni forma, in modo da rendere sempre più partecipi e consapevoli di ciò che accade soprattutto i giovani e l'intera società civile. Sì, i giovani, con l'acquisizione della consapevolezza, possano essere liberi di scegliere e partecipare attivamente alla vita sociale. Le iniziative presenti in questa proposta legislativa rappresentano un buon viatico da seguire. L'incessante azione politica intrapresa da Matteotti contro la dittatura rappresenta, ora come allora, tutti noi. L'approvazione nei vari passaggi istituzionali di questo disegno di legge, che promuove e valorizza la conoscenza e lo studio delle opere e del pensiero di Matteotti, rappresenta un segnale forte di unità, che ribadisce ancora una volta come la nostra Repubblica condanni inesorabilmente e fermamente il regime fascista e tutti i soprusi che furono commessi in quel ventennio. Matteotti rappresenta un simbolo indelebile della lotta al fascismo e alla corruzione nel regime mussoliniano e rappresenta l'onore degli italiani liberi che furono trucidati e incarcerati in nome della libertà e dell'antifascismo. Per tutto ciò che rappresenta il compianto deputato e segretario socialista e in nome del suo sacrificio, annuncio dunque il voto favorevole del nostro Gruppo a questo disegno di legge. (Applausi) . NENCINI (IV-PSI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. NENCINI (IV-PSI) . Signor Presidente, onorevoli colleghi e colleghe, con questo disegno di legge celebriamo due fatti, entrambi drammatici, ma di un'intensità tragica diversa. Celebriamo il rapimento e l'omicidio di Giacomo Matteotti, ma allo stesso tempo la prima - lo sottolineo - vera reazione corale al fascismo, che vi fu il 27 giugno del 1924 con la secessione dell'Aventino. Ripeto: fu la prima vera reazione corale di tipo antifascista a Mussolini e al suo regime, che si era consolidato con le elezioni del 6 aprile di quell'anno. Le due cose vanno lette assieme, perché la storia che ci è stata raccontata, che come nasce il fascismo nasce l'antifascismo, può essere considerata una sorta di bestemmia in chiesa. I fatti non andarono in quel modo, perché questo è il primo atto e la prima norma - e ringrazio la relatrice e tutta la Commissione, che saluto cordialmente, per averla scritta - con cui ricordiamo una figura (non un eroe, ma un uomo) che ha fatto delle libere scelte. Allo stesso tempo, ricordiamo un fatto che segue il rapimento di Matteotti, ma è precedente alla sua morte. Ho sempre pensato che la libertà sia, più che un titolo di favore, una sorta di intralcio, un ostacolo, perché essere liberi significa prendere decisioni, significa scegliere e scegliere vuol dire assumersi dei rischi. Le persone non amano assumere dei rischi su di sé. Per questo ha ragione Dostoevskij, quando nel capitolo «Il grande inquisitore» urla, avendo davanti a sé il figlio di Dio: tu ci hai tradito; ci hai dato la libertà, ma noi non sappiamo cosa fare della libertà! La storia di Matteotti potrebbe essere racchiusa dentro a questo epitaffio: un omaggio alla libertà in un tempo in cui la libertà, né a sinistra, né in una certa destra del tempo, veniva assolutamente onorata e omaggiata. È la ragione per la quale Matteotti è solo, accompagnato da pochissimi nel corso della sua strada; all'inizio è solo, lo seguiranno poi due liberali, entrambi uccisi, Gobetti e Giovanni Amendola, padre di Giorgio Amendola, dirigente del Partito Comunista Italiano, assieme a un pugno di socialriformisti, certamente Don Sturzo, e parte di una sinistra, anche massimalista, ma che non la pensava assolutamente come lui. La storia del suo gesto, che non è il gesto eroico singolo, è quella di un periodo che nasce nel 1919 e termina nel 1924. C'è continuità e c'è un secondo fattore, che spesso oggi aborriamo e che si chiama coerenza. Il coraggio ha bisogno di coerenza e fare quella scelta in coerenza, soprattutto in un tempo in cui il riformismo era considerato un cane abbandonato e i riformisti venivano considerati degli eretici di cui disfarsi, fu decisamente complicato. Vi è una terza considerazione, Presidente: allora e anche oggi, in termini diversi, perché non siamo in un regime che possa essere in alcun modo dipinto come prefascista (non c'entra assolutamente nulla), in alcuni momenti e frangenti nella storia dei popoli, soprattutto quando si sommano crisi economiche e sociali, siamo travolti dall'attrazione di Cesare. L'attrazione di Cesare è quella per cui si pensa che l'uomo solo al comando risolva i problemi più rapidamente di quanto non avvenga con le lentezze delle democrazie parlamentari. Nel momento in cui si imbocca una strada del genere, si imbocca la strada della crisi della democrazia parlamentare, senza se e senza ma. Quando questa strada viene imboccata, chi siede su questi banchi, anche se la pensa in maniera diversa, ha il dovere di intervenire, di programmare delle reazioni e di bloccare chi intende seguire quella strada. Allora furono la crisi dello Stato liberale e la guerra a produrre gli effetti che conosciamo. L'Italia, a differenza di quello che si scrive oggi, per un lungo periodo fu felicemente fascista, non il contrario; fu felicemente fascista e nel 1924, nonostante i brogli e quant'altro, votò in massa per Mussolini e il listone fascista, e chi si oppose rimase una netta minoranza. In conclusione, ringraziando per la vostra attenzione, sottolineo che, quando celebriamo qualcosa e ricordiamo il centenario di una persona, di un fatto o di un evento, lo facciamo per due motivi: perché ricordiamo un fatto che la Repubblica ritiene positivo, ma anche perché ci identifichiamo nelle figure che riteniamo positive. Se ci identifichiamo in quelle figure, abbiamo il dovere di comportarci di conseguenza. E ora dico io, in conclusione, la mia bestemmia in chiesa: abbiamo discusso fino a poco fa di Ucraina e di guerra in Ucraina (e condivido la posizione del presidente Draghi e del suo Governo). Un omaggio alla democrazia parlamentare è anche discutere in quest'Aula, non attraverso strumenti che i giuristi ritengono da sottoscala del diritto (parlo dei decreti interministeriali), di guerra, di cosa fare e di come posizionare il Governo, perché ci sono delle evoluzioni. Ripeto e sottolineo di essere d'accordo con la posizione del Governo, ma il luogo dove si assumono le decisioni non è il sottoscala del diritto. Sono uno storico, non un giurista, ma so bene nella scala dei valori dove sta il decreto interministeriale. Questo è il luogo dove si prendono le decisioni e lo dico alla fine, altrimenti è meglio votare contro la celebrazione dei cento anni dal rapimento e dalla morte di Matteotti. (Applausi) . CALANDRINI (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CALANDRINI (FdI) . Signor Presidente, innanzitutto vogliamo annunciare come Gruppo Fratelli d'Italia il voto favorevole a questo disegno di legge per celebrare il centesimo anniversario della morte di Giacomo Matteotti, che cadrà il 10 giugno 2024. Quando fu ucciso, Matteotti aveva solo trentanove anni, ma alle spalle aveva già un lungo impegno politico, iniziato oltre vent'anni prima e vissuto sicuramente con indubbio coraggio e passione, che gli avevano guadagnato il soprannome di "Tempesta". Aveva infatti molto spesso assunto posizioni scomode e difficili. Durante la Prima guerra mondiale, si espresse così fortemente contro la partecipazione dell'Italia al conflitto da essere condannato al confino in Sicilia dal 1916 al 1918. Tornato all'attività politica, fin dal 1919 fu tra i più strenui oppositori del fascismo, di cui denunciò spesso azioni violente. Nel 1920 e nel 1921, nell'ambito del Partito Socialista Italiano, si oppose alla fazione comunista, che non aveva ancora dato vita a un partito per conto proprio. Nel 1922, pochi giorni prima della marcia su Roma, fu espulso dal partito insieme a Filippo Turati, Giuseppe Modigliani, Claudio Treves e altri, tutti accusati dai massimalisti di aver rotto il principio di non collaborazione con i cosiddetti partiti borghesi, per aver partecipato alle consultazioni del re per la formazione del nuovo Governo. Gli espulsi fondarono il Partito Socialista Unitario, di cui Matteotti divenne segretario nazionale. Eletto deputato nel 1919 e nel 1921, lo fu anche nelle elezioni dell'aprile del 1924 con la nuova legge elettorale che attribuiva un premio di maggioranza alla lista che risultasse la più votata a condizione che superasse il 25 per cento dei voti validi. I risultati pubblicati dal Ministero dell'interno attribuirono il 60 per cento dei voti alla lista nazionale guidata da Benito Mussolini, che includeva non solo candidati fascisti, ma anche parecchi liberali come Orlando, Salandra, ex popolari, cattolici e tanti altri ancora. Il 30 maggio Giacomo Matteotti intervenne alla Camera dei deputati affermando che nessun elettore italiano si era trovato libero di decidere con la sua volontà a causa delle intimidazioni delle milizie fasciste durante la fase di presentazione delle liste, nel corso della campagna elettorale ed anche nei seggi. Di conseguenza, affermò che era dubitabile che la lista nazionale avesse ottenuto quel 25 per cento necessario al premio di maggioranza e pertanto non andava convalidata l'elezione dei suoi candidati. Undici giorni dopo, il 10 giugno, giorno nel quale era atteso un suo nuovo intervento alla Camera, uscito dalla sua abitazione sul lungotevere, veniva caricato con forza su un'auto da una squadra di cinque uomini, parte di un gruppo segreto fascista legato al Viminale che si era scelto il nome di Ceka, cioè quello della polizia politica sovietica. Secondo le ricostruzioni, Matteotti continuò a difendersi con grande vigore cercando di liberarsi e uno dei sequestratori lo colpì mortalmente con un pugnale. I cinque finirono per seppellire sommariamente il cadavere non lontano da Roma, dove fu trovato casualmente due mesi dopo. Amerigo Dumini, che comandava la squadra, fu arrestato due settimane dopo. Dal punto di vista politico, la vicenda mise per mesi in gravi difficoltà il primo ministro Mussolini, da molti indicato come il mandante, che ne uscì con il discorso alla Camera del 3 gennaio 1925, nel quale affermò di assumersi ogni responsabilità di quanto era avvenuto. Dal punto di vista giudiziario, nel 1926 Dumini ed altri due uomini della squadra furono condannati a quattro anni, di cui tre cancellati da un'amnistia, per omicidio preterintenzionale. Nel 1947 si tenne un nuovo processo, in cui Dumini fu condannato all'ergastolo per omicidio premeditato. Sei anni dopo, però, fu scarcerato, in virtù dell'amnistia promossa e voluta da Palmiro Togliatti, capo del Partito Comunista. L'insegnamento che si deve trarre dalla figura e dalla vicenda di Giacomo Matteotti - oltre naturalmente al rifiuto e alla condanna della violenza nel confronto politico, da qualunque parte provenga, e all'importanza del rispetto delle regole democratiche, cose che riteniamo scontate, ma che è sempre bene ribadire - è quello di difendere sempre il diritto, che per un parlamentare, per un esponente politico, è anche un dovere, di denunciare le storture e di criticare quanto si ritiene metta in pericolo le istituzioni (in quel caso, la regolarità delle elezioni), di esprimere le proprie convinzioni su quale sia il bene della Nazione e delle sue istituzioni e di criticare fatti e persone che si ritiene vi si oppongano. Auspichiamo che tutto questo emerga nello studiare e celebrare la figura di Giacomo Matteotti nel centenario della sua morte. Vorrei concludere citando una frase del drammatico discorso di Giacomo Matteotti del 30 maggio del 1924. Al Presidente della Camera, che lo invitava a proseguire il suo intervento, nonostante le interruzioni di tanti avversari, ma di farlo prudentemente, rispose: «Io chiedo di parlare non prudentemente, né imprudentemente, ma parlamentarmente». Ecco, il parlamentare deve sempre parlare come tale, esprimendo le sue convinzioni su ciò che è l'interesse della Nazione e dei suoi concittadini. Questo è il nostro diritto e ancora più un nostro dovere, che Matteotti ha impersonato fino alle estreme conseguenze. Per questi motivi, ribadisco il voto favorevole del Gruppo parlamentare Fratelli d'Italia. (Applausi) . ERRANI (Misto-LeU-Eco) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ERRANI (Misto-LeU-Eco) . Signor Presidente, noi voteremo convintamente a favore di questo disegno di legge, per il quale voglio ringraziare i proponenti, i relatori e la Commissione. Penso che sia un provvedimento importante e cercherò di dire perché, ricordando con chiarezza che l'assassinio di Matteotti nel 1924, su mandato del regime fascista, rappresentò una svolta, perché da quel momento il regime fascista si avvitò in una vera e propria dittatura. La cosa che a me pare importante non è soltanto il riconoscimento della storia e della qualità dell'uomo politico, di un grande politico. Come ha detto il collega Nencini, con il quale sono molto d'accordo, Matteotti fu tra i primissimi e forse, nella fase iniziale, quasi il solo a comprendere i rischi e le conseguenze del fascismo. Ebbe il coraggio di denunciarlo con grande nettezza. Intervenendo alla Camera il 30 maggio del 1924, dopo le elezioni, fece un discorso di denuncia pesantissimo e durissimo nei confronti del fascismo e sui brogli elettorali e concluse così il suo intervento: «Io il mio discorso l'ho fatto. Ora voi preparate il discorso funebre per me». Era profondamente consapevole di ciò che stava accadendo e della scelta di denuncia dei brogli e del regime fascista, che avrebbe dovuto pagare direttamente. Non fu un atto eroico, o meglio, non voglio leggerlo così. Fu un atto di grandissima responsabilità per tutti, anche per i tanti che a Piazza Venezia applaudivano il regime fascista. In fondo, senza Matteotti e senza Amendola, che pure pagò con la vita la sua opposizione al regime, senza quei professori universitari - per la verità pochissimi - che non accettarono di prendere la tessera del partito fascista, senza queste testimonianze, forse non sarebbe accaduto quello che è accaduto successivamente, vale a dire la presa di coscienza del popolo. Da questo punto di vista, come ha ricordato chi mi ha preceduto, fu poi Mussolini nel 1925 a rivendicarne la responsabilità: «Se il fascismo è stato un'associazione a delinquere, io sono il capo di questa associazione a delinquere». Allora la politica era meno paludata e il confronto era più serrato. Aggiungo che questo provvedimento è importantissimo anche per un'altra ragione e con questo voglio chiudere il mio intervento. Spero che anche con le celebrazioni per il centesimo anniversario della morte di Giacomo Matteotti si possa fare una riflessione su quello che considero oggi un problema molto serio e - ahimè - assolutamente poco affrontato, se non addirittura scartato, nel nostro dibattito pubblico. Mi riferisco alla crisi della democrazia. Noi oggi stiamo vivendo e siamo all'interno di una dinamica: in tante parti del mondo si sta facendo questa discussione, qui purtroppo no; penso che questo sia un problema. Sia chiaro, non voglio che vi siano fraintendimenti da questo punto di vista. La situazione del 1919 e di quel periodo storico non è certo quella odierna, ma i processi di innovazione, fino alla crisi ucraina e alla guerra, pongono degli interrogativi sostanziali: come affrontiamo questa crisi di legittimazione? È ciò di cui il senatore Nencini parlava, citando l'effetto Cesare. Ricordiamo, prima della crisi ucraina, il dibattito secondo il quale in Cina facevano presto a decidere, perché lì la democrazia non c'è e quindi la democrazia ha dei costi, come la lentezza. Ricordiamoci però che non siamo nati ieri e che la nostra discussione non può non avere radici profonde. Sarebbe un modo veramente alto per onorare un uomo politico coraggioso, con dentro l'idea della democrazia, se riuscissimo a fare una discussione sul centenario della morte di Matteotti uscendo dai luoghi comuni, dalla retorica. Quando sento dire che si sta difendendo questo o quell'altro, la democrazia, dico: attenzione, cerchiamo di capire dove stiamo andando, se non ci sono i corpi intermedi e se i partiti sono in una crisi profonda. Io non conosco ancora un'espressione di qualità della democrazia - a proposito dell'articolo 49 della Costituzione - senza i partiti. Da questo punto di vista, bisogna ricominciare a studiare, a costruire culture politiche. Oggi giustamente il presidente Renzi ha citato De Gasperi e il suo coraggio straordinario, quando disse: «Sento che tutto, tranne la vostra personale cortesia, è contro di me», ma lì c'erano un progetto politico e una cultura politica. Dobbiamo fare uno sforzo. Se questa legge può rappresentare un contributo per fare questo percorso, viva questa legge e viva il coraggio di Giacomo Matteotti. (Applausi) . PITTELLA (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PITTELLA (PD) . Signor Presidente, colleghe e colleghi, a nome del Gruppo PD esprimo vivissimo apprezzamento per questa iniziativa di legge. Ringrazio il presidente Nencini e la Commissione istruzione pubblica, beni culturali tutta. Cento anni sarebbero sufficienti a condannare quasi chiunque all'oblio, se non si trattasse, nel caso di Matteotti, di una delle figure più rilucenti del Novecento politico italiano, la cui vita, com'è stato ricordato, e la cui schiena dritta destano una commovente ammirazione e la speranza in un'umanità migliore. Matteotti non fu semplicemente un grande compagno socialista, a cui il martirio per la causa della libertà ha offerto dignità immortale, ma fu ed è uno dei grandi padri della nostra Repubblica democratica. Lo fu per la sua quasi solitaria opposizione al fascismo, certo, in nome dei valori democratici e della legittimazione delle Camere parlamentari, ma anche per aver messo a nudo collegamenti internazionali e discutibili affari petroliferi dietro l'ascesa e l'affermazione fascista. La durezza adamantina delle convinzioni di Matteotti è un modello e un monito per tutti noi e ciò malgrado i tentativi dimostrati di cancellare parte dei contenuti relativi al suo eccidio e alla sua lotta intransigente contro il fascismo. La politica senza etica e senza valori irrinunciabili e non negoziabili diventa mera gestione, una scatola vuota. Per questo continueremo a celebrare Matteotti ancora a lungo, per il modello che può essere per noi tutti e per i giovani italiani, pur in una stagione caratterizzata da passioni spente e da disinteresse per la cosa pubblica. In conclusione, vorrei ricordare un pertinente episodio che riguardò il giovane Sandro Pertini, il quale, dopo aver vissuto il carcere, il confino e ancora il carcere, dopo la vittoriosa guerra partigiana, volle fare il primo simbolico gesto nell'Italia del 1945 appena liberata. Decise che la sua prima iniziativa della ritrovata libertà dovesse tenersi a Fratta Polesine, il paese natale - di 2.500 anime - di Giacomo Matteotti, dove lo stesso è sepolto. Pertini cominciò il comizio urlando al microfono: Giacomo, Giacomo, siamo qui per te! Ne parlo così, in maniera appassionata, perché quell'episodio mi ha sempre commosso. Pertini voleva dire che la ritrovata liberazione dal nazifascismo aveva a Fratta Polesine, nel sacrificio di Giacomo Matteotti, la sua radice. Io, qui e ora, nella Camera alta nel nostro Parlamento, dunque in altri luoghi e in altri tempi, vorrei urlare che nessuno di noi lo ha dimenticato, e che Matteotti sia ancora e sempre l'esempio da seguire, un modello di coraggio, di etica, di libertà, ma anche un monito - come hanno ricordato autorevoli colleghi - per ricostruire un sistema di rappresentanza democratica e una politica finalmente con la P maiuscola. (Applausi). DAL MAS (FIBP-UDC) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DAL MAS (FIBP-UDC) . Signor Presidente, anzitutto mi associo ai ringraziamenti di coloro che hanno voluto il provvedimento al nostro esame. La prima considerazione che mi viene in mente, sentendo i discorsi dei colleghi che mi hanno preceduto, è che cosa direbbe Matteotti se fosse in quest'Aula o alla Camera dei deputati oggi, ai tempi nostri, davanti a quella che è stata evocata - per esempio, dal collega Errani - come una crisi della democrazia. Se ripercorriamo parte delle citazioni che sono state fatte quest'oggi, alcune uscite di straordinaria forza evocativa - «uccidete me, non le idee che sono in me» - se pronunciate oggi, probabilmente sarebbero concepite come un prodotto della legge n. 180 del 1978, la legge Basaglia. Lo dico provocatoriamente, perché il linguaggio da allora è cambiato, perché i tempi sono diversi e perché viviamo in un'epoca in cui i riferimenti sono altri e anche un personaggio e una figura come quella di Matteotti oggi vengono celebrati unanimemente da destra e sinistra in quest'Aula. Allora non era possibile. Nel maggio del 1924 egli denunciò i brogli elettorali in solitudine, quasi inviso anche agli stessi colleghi in taluni casi, e mal sopportato dalla sinistra di allora. Definito da Gramsci e da Togliatti come socialtraditore, Matteotti fu colui che nel 1922, insieme a Turati, diede vita al Partito Socialista Unitario. Era praticamente colui che, insieme alla parte riformista del Partito Socialista, autonomista, aveva anticipato il cosiddetto sovversivismo, che non era solo rivolto, nella critica spietata, a quello che sarebbe stato il regime, ma anche a quella parte della sinistra che voleva un'assoluta dipendenza dai valori del 1917 e dalla Rivoluzione d'ottobre. Infatti, Matteotti ha detto che il socialismo si è sempre distinto dal comunismo. Vi è infatti un fil rouge , consentitemi la banalità dell'espressione, che unisce Giacomo Matteotti, Turati, il 1947, Saragat e la scissione di Palazzo Barberini, Nenni, Bettino Craxi e la storia delle migliori tradizioni socialiste, riformiste e liberali di questo Paese. L'unione socialista e liberale è stata quella che ha permesso uno sviluppo, una dimensione e una collocazione precisa dopo la guerra a questo Paese nell'Alleanza atlantica, quella di cui oggi abbiamo ampiamente parlato. Procedo velocemente, perché mi rendo conto che potrei toccare argomenti che appartengono ormai a un passato remoto, che ci interessa poco, ma non posso non ricordare una definizione che di Matteotti diede Piero Gobetti, nella «Rivoluzione liberale» e anche nel libro che dedicò all'assassinio di Matteotti: un aristocratico per solitudine. Cosa intendeva con quella definizione? Non che fosse di nascita aristocratica. Era figlio di una di una ricca famiglia borghese del Polesine, dove c'era povertà assoluta. E l'uomo era un avvocato che si batteva per i diritti delle classi più umili. C'era però in quella definizione anche il carattere dell'uomo. Quella solitudine era un sovversivismo rispetto alla cultura dominante della sinistra di allora, che sarebbe stata massimalista e certamente non autonomista, bensì dipendente da Mosca. Matteotti ha significato, per me e per l'idea che me ne sono fatto, la figura di un martire della Repubblica. Il modo in cui è stato assassinato credo sia espressione di una delle più autentiche viltà che si possano immaginare. Qualcuno prima ha ricostruito anche le varie fasi processuali che hanno segnato la riscoperta della verità sul sequestro prima e sull'assassinio poi, perpetrato con una coltellata al cuore di Giacomo Matteotti. Queste cose ormai fanno parte di un passato acquisito, guardiamo avanti. Cari colleghi, credo che la democrazia abbia un senso, come abbiamo sentito anche quest'oggi nelle parole assolutamente misurate e di precisa collocazione del nostro Paese pronunciate dal presidente del Consiglio Draghi. Scusatemi se sono passato da un argomento all'altro, ma credo che vi sia una continuità ideale tra alcune figure storiche e alcune figure attuali e contemporanee, che costruiscono e fanno dell'Italia una delle grandi democrazie del mondo e una delle culle della democrazia del mondo. (Applausi) . SAPONARA (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. SAPONARA (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, quando pensiamo a Giacomo Matteotti pensiamo a un uomo libero, un politico che non ebbe paura di denunciare i brogli e le violenze fasciste durante le elezioni dell'aprile 1924, pagando con la propria vita questo atto di coraggio. Alla fine del celebre discorso pronunciato alla Camera dei deputati nel maggio dello stesso anno, il politico era consapevole che quel coraggio lo avrebbe portato a morire e fu proprio così. Il segretario dell'allora Partito Socialista Unitario verrà rapito e ritrovato privo di vita il 16 agosto, in un bosco a una trentina di chilometri a Nord della Capitale. «Uccidete pure me, ma l'idea che è in me non la ucciderete mai», queste furono le parole pronunciate da Giacomo Matteotti nell'ultimo discorso alla Camera; parole che hanno animato e dato forza al potente desiderio di libertà degli oppositori del fascismo, tanto che durante la Resistenza il Partito Socialista costituirà le brigate Matteotti, a cui partecipò come dirigente Sandro Pertini. L'esempio che Giacomo Matteotti ha lasciato alle successive generazioni è stato potentissimo. Per questo è importante continuare a ricordare le sue azioni e il suo pensiero per non disperderne l'eredità. Il disegno di legge celebrativo non ha solo una valenza storica, ma contribuisce a tenere vivo il ricordo di una figura fondamentale nella vita politica italiana, ma soprattutto un emblema di libertà. Della libertà, purtroppo, si apprezza l'importanza solo quando la si perde, altrimenti la si dà per scontata, come un'opera d'arte che, a forza di averla sotto gli occhi, non viene apprezzata. In questi ultimi anni, la nostra libertà è stata duramente messa alla prova, prima dalla pandemia, che ci ha rinchiuso in casa e poi ci ha vietato qualsiasi attività sociale e addirittura lavorativa, ora dalla guerra in Ucraina, che ci fa assistere impotenti alla sopraffazione tra popoli addirittura in diretta televisiva. Una guerra infame, che uccide donne e bambini e lascia tutto intorno il deserto della distruzione, mentre siamo costretti a sentire verità di comodo in Paesi dov'è impossibile esprimere il proprio pensiero libero. È una situazione quasi irreale e incomprensibile, se si pensa a tutte le iniziative promosse dopo l'ultimo conflitto mondiale affinché certe cose non succedessero più, affinché il ricordo di fatti efferati e la storia insegnassero a non decadere più nella guerra e nella violenza. Il contenuto del presente disegno di legge dev'essere un monito anche per noi, per non cadere negli stessi errori, per non soffocare la libertà degli altri. Per questo proprio oggi è quanto mai importante e necessario continuare a tenere vivo il ricordo di figure come quella di Giacomo Matteotti, gigante della libertà che ha lottato contro la violenza e la sopraffazione della dittatura, affinché le nuove generazioni, ma anche noi, potessero vivere senza essere oppresse dal potere e assaporare a pieno il profumo della libertà. Ringrazio il proponente di questo disegno di legge, il Presidente della 7 a Commissione, tutti i firmatari e tutti i componenti della Commissione e con questo annuncio il voto favorevole del Gruppo Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione. (Applausi) . DE LUCIA (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DE LUCIA (M5S) . Signor Presidente, sarò brevissima, perché dopo l'assenso venuto da tutti i Gruppi in Aula credo non ci sia bisogno di sostenere, con una motivazione ulteriore, il voto favorevole del MoVimento 5 Stelle. Sono convinta che questo sia un momento da ricordare in quest'Aula. Molti di noi potranno partecipare, nei prossimi tre anni, a una serie di eventi che partiranno da oggi per celebrare in maniera corretta e convinta la figura di Giacomo Matteotti. Probabilmente, se siamo seduti tutti qui dentro oggi, lo dobbiamo anche a lui. Questo è quindi il giusto tributo a un eroe del nostro Paese, che mi auguro non sia mai più solo. (Applausi) . PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del disegno di legge, nel suo complesso. (Segue la votazione). Il Senato approva. (v. Allegato B). (Applausi) . Ringrazio i colleghi per il tenore degli interventi che sono stati di altissimo livello e consoni all'occasione. Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno PUGLIA (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PUGLIA (M5S) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, come sicuramente avrete appreso dalla stampa nazionale, il 7 maggio ci ha lasciato - ma solo fisicamente - il celebre medico napoletano Benedetto Pepe, coordinatore nazionale del Sindacato autonomo urgenza emergenza sanitaria (SAUES), già candidato con il MoVimento 5 Stelle alle elezioni amministrative svoltesi nel 2019 a Ischia, sua seconda casa da sempre, dove - a Perrone - trascorse parte del suo tempo, sin dagli anni Cinquanta, con i genitori, Antonio e Imma, e i fratelli, Roberto e Giuliana, formando una famiglia amata e profondamente rispettata. Ci ha lasciato poi un grande psichiatra, dirigente medico di primo livello dell'ASL Napoli 1, stimato dai suoi colleghi del dipartimento di salute mentale di via Adriano e amato dai suoi pazienti che si sono riversati a centinaia nel giorno del suo ultimo saluto presso la Chiesa dell'Addolorata alla Pigna. Un arresto cardiaco lo ha portato via troppo presto, strappandolo alle braccia della moglie Angela Aiello, per cui stravedeva in modo incredibile, e degli amatissimi figli Luca, Antonio (collaboratore per anni qui in Senato) e Daniele, che si laurea proprio in questi giorni in psicologia e a cui faccio i miei personali auguri. Poteva salvarsi? Secondo Paolo Ficco, presidente del sindacato, sì, se solo l'ambulanza avesse impiegato meno minuti. E qui si apre un dibattito importante: se c'è una cosa su cui non bisogna mai tagliare, è la sanità pubblica. (Applausi) . Un territorio densamente abitato come quello campano necessita di investimenti importanti sotto questo profilo, soprattutto a favore del 118. A questo punto, non posso che condividere una proposta della SAUES, di cui Benedetto era tra i più attivi sindacalisti, avendo partecipato a tutti gli eventi istituzionali e tavoli tenutesi da Nord a Sud del Paese, e cioè estendere l'obbligo di dotazione di defibrillatori nei luoghi di aggregazione e anche sulle auto delle Forze dell'ordine. Ricordo che l'arresto cardiaco causa oltre 60.000 vittime ogni anno e che l'unica possibilità di salvezza in caso di arresto è quella di avere subito a disposizione un defibrillatore. Solo da poco è scattato l'obbligo di dotazione dello strumento salvavita per le pubbliche amministrazioni, ma è evidente che la normativa andrebbe estesa a tutte le principali strutture pubbliche e ai luoghi di aggregazione, incrementando i corsi di primo soccorso - ad esempio - nelle scuole, nei condomini e nelle università. Quante vite potrebbe salvare un defibrillatore installato nei condomini, nei negozi o nei ristoranti? Migliaia e probabilmente anche quella di Benedetto, a cui a nome del Senato della Repubblica rivolgo un sentito ringraziamento per il servizio medico prestato a tutela dei più deboli e degli ultimi e per aver cercato strenuamente di migliorare la qualità del 118. Onorevoli colleghi, gli eroi indossano non solo il mantello, ma anche un camice e un fonendoscopio. Grazie, Benedetto. (Applausi) . MANTOVANI (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MANTOVANI (M5S) . Signor Presidente, domani decorrono dieci anni dal 20 maggio, anniversario del sisma in Emilia e nella Pianura padana. A distanza di dieci anni, molta parte della ricostruzione privata è stata fatta per quanto riguarda sia le aziende, sia le abitazioni, ma sarebbe un errore pensare che sia finita. Per scelta del commissario per la ricostruzione, si è preferito sbrigare velocemente le pratiche più facili per toglierle di mezzo. In questo modo, però, nei Comuni più gravemente colpiti, localizzati principalmente nella parte Nord della Provincia di Modena e nelle vicine località del reggiano e del mantovano, in cui sono situati molti degli edifici gravemente danneggiati, gli interventi più complessi da eseguire sono stati rimandati per ultimi. Per questi ultimi ho cercato di fare qualcosa. Oggi alla Camera, con l'approvazione definitiva del decreto energia, diventa legge il mio emendamento a favore delle imprese agricole che sono rimaste indietro e devono ancora completare la ricostruzione. Con questa norma, guadagnano più tempo. Ad oggi, però, circa il 15 per cento dei lavori dei privati su abitazioni e imprese non solo agricole finora autorizzati non è stato ancora completato. Visitando la zona del cratere, si possono notare ancora tanti cantieri in corso e tante gru di imprese edili. Purtroppo oggi, con i rincari nel settore dell'edilizia, tutti i cantieri del nostro sisma sono di nuovo fermi, perché i contratti già firmati, avendo come riferimento listini con prezzi che risalgono a molti anni fa, non permettono alle imprese edili di far fronte ai lavori. La ricostruzione in Emilia è quindi oggi incompleta e bloccata. Il mio appello oggi è alla Regione Emilia-Romagna, perché si prendano nuove decisioni, più coraggiose. Chiediamo che i listini di legge vengano adeguati ai prezzi odierni e che venga adeguato anche il contributo concesso, che dieci anni fa poteva essere sufficiente, ma oggi non lo è più. Dobbiamo fare tutti uno sforzo per trovare una soluzione, perché i nostri cittadini che hanno subito i danni dal sisma e sono rimasti per ultimi non debbano ulteriormente subire, oltre ai ritardi, anche una disparità di trattamento rispetto a chi la ricostruzione è riuscito a completarla. (Applausi) . LANNUTTI (CAL-Alt-PC-IdV) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LANNUTTI (CAL-Alt-PC-IdV) . Signora Presidente, la Banca di credito cooperativo del Crotonese (BCC) è stata più volte censurata da Bankitalia, a iniziare da un primo intervento ispettivo dal 25 maggio al 29 luglio 2016, per inadeguata condotta del consiglio di amministrazione, condizionata da processi decisionali non sempre trasparenti e inficiata dall'aleatorietà dei criteri applicati in materia di antiriciclaggio. A conclusione dell'inchiesta, computa dalla DIA di Catanzaro (15 maggio 2017), è stato accertato che dei 157 soggetti sottoposti ad accertamenti o a provvedimenti dell'autorità giudiziaria quasi la metà era costituita da clienti della banca. Nello stesso 2017 e nei tre anni successivi, altre indagini della procura di Catanzaro contro la criminalità organizzata hanno coinvolto 453 soggetti, di cui 194 erano clienti della banca. L'ex direttore generale della BCC del Crotonese, Cosimo Puglia, ha partecipato attivamente all'amministrazione della banca, come capo dell'esecutivo per il biennio 2020-2021; sicché, non può essere ritenuto estraneo al giudizio sfavorevole della Banca d'Italia a seguito di quegli interventi ispettivi. Ciononostante, questo direttore è stato premiato dall'Istituto centrale del credito cooperativo (Iccrea Banca), a cui appartiene la BCC del Crotonese, con la nomina a direttore generale di un'altra importante BCC, Banca 2021, già Banca del Cilento di Sassano e Vallo di Diano e della Lucania, nomina, questa, disposta dalla capogruppo Iccrea, con il compito, in particolare, di migliorare il servizio antiriciclaggio della banca. Il che non può destare sorpresa e persino sconcerto tra i numerosi soci e la clientela della banca stessa, che ha appreso la notizia delle tormentate e preoccupanti vicende di riciclaggio nelle quali è stata coinvolta la BCC del Crotonese, tali da provocare i severi interventi della DDA e della Banca d'Italia, culminati nel drastico provvedimento del tribunale di Catanzaro con il quale è stata disposta l'amministrazione giudiziaria. Signora Presidente, concludo. Questo è veramente un Paese alla rovescia, dove i faccendieri vengono premiati e gli onesti perseguitati. Una persona sospettata di aver riciclato come può fare il direttore di un'altra banca? (Applausi) . Ho già presentato un'interrogazione parlamentare e mi auguro che il Ministero dell'economia e delle finanze si attivi per rispondere. La ringrazio molto, signora Presidente. (Applausi) . Atti e documenti, annunzio PRESIDENTE . Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Ordine del giorno per la seduta di martedì 24 maggio 2022 PRESIDENTE . Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica martedì 24 maggio, alle ore 16,30, con il seguente ordine del giorno: (Vedi ordine del giorno) La seduta è tolta (ore 12,23) . Allegato A DISEGNO DI LEGGE Celebrazioni per il centesimo anniversario della morte di Giacomo Matteotti (2317) ARTICOLI DA 1 A 7 NEL TESTO FORMULATO DALLA COMMISSIONE IN SEDE REDIGENTE Art. 1. (Finalità) 1. La Repubblica, nell'ambito delle finalità di salvaguardia e promozione del proprio patrimonio culturale, storico e letterario, celebra la figura di Giacomo Matteotti nella ricorrenza dei cento anni dalla sua morte, promuovendo e valorizzando la conoscenza e lo studio della sua opera e del suo pensiero in ambito nazionale e internazionale. Art. 2. (Iniziative) 1. Lo Stato riconosce meritevoli di sostegno e finanziamento i progetti di promozione, ricerca, tutela e diffusione della conoscenza della vita, dell'opera, del pensiero e dei luoghi più strettamente legati alla figura di Giacomo Matteotti, da realizzare in occasione del centesimo anniversario della sua morte, anche in collaborazione con soggetti pubblici, associazioni, fondazioni e istituzioni culturali, attraverso le seguenti iniziative, oltre a quella di cui all'articolo 2, comma 3, della legge 5 ottobre 2004, n. 255: a) il sostegno ad attività celebrative, convegni nazionali e internazionali e iniziative didattico-formative e culturali, con particolare riguardo allo sviluppo delle iniziative già in corso, volti a promuovere, in Italia e all'estero, la conoscenza della vita, del pensiero e dell'opera di Giacomo Matteotti; b) la promozione, anche mediante l'assegnazione di apposite borse di studio rivolte a studenti universitari e delle scuole secondarie di secondo grado, della ricerca storica e dello studio aventi ad oggetto la vita, il pensiero e l'opera di Giacomo Matteotti, con particolare riferimento alle sue attività in ambito sindacale, come amministratore locale, come studioso e come parlamentare, nonché al periodo storico compreso tra la Prima guerra mondiale e la sua morte; c) la raccolta, la conservazione, il restauro, la manutenzione e la digitalizzazione dei documenti relativi all'attività di Giacomo Matteotti, nonché la pubblicazione di materiali inediti; d) la promozione di iniziative didattiche e formative, attraverso il coinvolgimento diretto degli istituti scolastici dell'intero territorio nazionale, in collaborazione con il Ministero dell'istruzione; e) la realizzazione di eventi e di ogni altra iniziativa per il conseguimento delle finalità della presente legge, da svolgere prioritariamente nei comuni di Fratta Polesine, Villamarzana, Boara Polesine, Rovigo, Messina, Ferrara, Varazze e Roma. Art. 3. (Selezione delle iniziative) 1. La Presidenza del Consiglio dei ministri, sentito il Ministero della cultura, provvede, con proprio decreto e mediante l'utilizzo delle risorse umane e strumentali disponibili a legislazione vigente, all'istituzione di un bando di selezione di progetti per la realizzazione delle iniziative di cui all'articolo 2. 2. I progetti di cui al comma 1 sono finanziati nel limite massimo di euro 350.000 per ciascuno degli anni 2022, 2023 e 2024. 3. I progetti di cui al comma 1 sono esaminati da un organismo collegiale individuato con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri. 4. Per le attività di cui alla presente legge, ai componenti dell'organismo collegiale di cui al comma 3 non spetta alcun compenso, rimborso di spese, gettone di presenza o emolumento comunque denominato. Art. 4. (Misure per la Casa Museo Matteotti) 1. Alla Casa Museo Matteotti in Fratta Polesine, nella provincia di Rovigo, è attribuito un contributo straordinario di euro 50.000 per ciascuno degli anni 2022, 2023 e 2024 per interventi di restauro e manutenzione straordinaria della Casa Museo e del parco annesso, per la promozione di iniziative in occasione del centesimo anniversario della morte di Giacomo Matteotti e perla raccolta, la catalogazione e la digitalizzazione di documenti relativi all'attività di Giacomo Matteotti. 2. I soggetti privati che devolvono alla Casa Museo di cui al comma 1 contributi finanziari, opere o altro materiale legati alle finalità della presente legge beneficiano di misure di defiscalizzazione in rapporto al valore delle donazioni. Le modalità e l'entità di tali benefici sono stabilite con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, sentito il Ministro della cultura. Art. 5. (Risorse finanziarie) 1. Per le iniziative celebrative dei cento anni dalla morte di Giacomo Matteotti, selezionate ai sensi dell'articolo 3, e per le misure di cui all'articolo 4 è autorizzata la spesa di 400.000 euro per ciascuno degli anni 2022, 2023 e 2024. Alla realizzazione delle iniziative di cui alla presente legge possono altresì essere destinati contributi di enti pubblici e privati, lasciti, donazioni e liberalità di ogni altro tipo. Le donazioni e ogni altra forma di liberalità di cui al secondo periodo sono esenti da ogni forma di imposizione fiscale. Art. 6. (Copertura finanziaria) 1. All'onere di cui all'articolo 5, pari a 400.000 euro per ciascuno degli anni 2022, 2023 e 2024, si provvede, per gli anni 2022 e 2023, a valere sulle risorse di cui all'articolo 1, comma 785, della legge 30 dicembre 2021, n. 234, e per l'anno 2024 mediante corrispondente riduzione dell'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 1, comma 317, della legge 27 dicembre 2017, n. 205. 2. Il Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio. Art. 7. (Entrata in vigore) 1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale. Pareri espressi dalla 1a e dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge n. 2317 La Commissioneaffari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'interno, ordinamento generale dello Stato e della pubblica amministrazione,esaminato il disegno di legge in titolo, esprime, con riferimento al riparto delle competenze normative fra lo Stato e le Regioni, parere non ostativo. La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge in titolo, esprime, per quanto di propria competenza, parere non ostativo. Integrazione all'intervento della senatrice Nugnes in sede di informativa del Presidente del Consiglio dei ministri sugli ulteriori sviluppi del conflitto tra Russia e Ucraina Con 200 euro una tantum? O con la mistificazione delle società energetiche come Eni che raggirano le sanzioni aprendo due conti, uno in euro e uno in rubli, per salvare sanzioni e gas, faccia e economia ma perdendo miserevolmente entrambe? Voi lo sapete, una guerra lunga, portata fino alla fine, avrà ripercussioni irreversibili su tutto, eppure non vi fermate, non fate nulla per fermare tutto questo. Tra l'altro stiamo armando pericolosissimi eserciti, e la cosa ci si ritorcerà contro, esattamente come è successo con Putin. La cosa devastante è che lo state facendo senza un mandato popolare, senza un vero mandato parlamentare, siete sotto il comando diretto di Londra e degli Stati Uniti d'America, al servizio dei loro interessi commerciali, perché va detto una volta per tutte, qui non si tratta di stabilire chi sono i buoni e chi sono i cattivi, come provate a farci credere. Questa, come tutte le guerre, è una guerra di potere economico, di potere commerciale, una lotta tra super potenze capitalistiche per la supremazia degli imperi, fatta sulla pelle della gente, come sempre, su territori strategici, ricchi di materie prime, su cui tutti vogliono mettere le mani, in un modo o nell'altro. Questa è la verità che non volete che passi nelle vostre TV e sui vostri giornali di regime, per questo la menate con la storia dei buoni e dei cattivi e dei valori. VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA SEGNALAZIONI RELATIVE ALLE VOTAZIONI EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA Nel corso della seduta sono pervenute al banco della Presidenza le seguenti comunicazioni: DISEGNO DI LEGGE N. 2533: sull'articolo 1, il senatore Dell'Olio avrebbe voluto esprimere un voto favorevole; sugli articoli da 1 a 7, la senatrice Russo avrebbe voluto esprimere un voto favorevole; sugli articoli da 1 a 5, il senatore Stefano avrebbe voluto esprimere un voto favorevole; sulla votazione finale, la senatrice De Petris avrebbe voluto esprimere un voto favorevole. Congedi e missioni Sono in congedo i senatori: Accoto, Alderisi, Bagnai, Barachini, Barboni, Battistoni, Bellanova, Bini, Bongiorno, Borgonzoni, Bossi Umberto, Briziarelli, Castaldi, Cattaneo, Centinaio, Cerno, Ciriani, D'Angelo, De Poli, Di Marzio, Di Piazza, Endrizzi, Ferro, Floridia, Galliani, Ghedini, L'Abbate, Marin, Merlo, Messina Assunta Carmela, Moles, Monti, Napolitano, Nastri, Nisini, Petrenga, Pichetto Fratin, Pisani Pietro, Pizzol, Pucciarelli, Rivolta, Ronzulli, Sciascia, Segre, Sileri, Tosato, Vallardi e Vanin. . Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: De Angelis, Laus e Matrisciano, per attività dell'11ª Commissione permanente; Arrigoni, Castiello, Fazzone, Magorno e Urso, per attività del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica; Airola e Garavini, per attività dell'Unione interparlamentare; Ortis e Paroli, per attività dell'Assemblea parlamentare della NATO. Gruppi parlamentari, variazioni nella composizione Con lettera in data 18 maggio 2022, il senatore Petrocelli ha comunicato di cessare di far parte del Gruppo parlamentare MoVimento 5 Stelle e di aderire al Gruppo parlamentare C.A.L. (Costituzione, Ambiente, Lavoro) - Alternativa - P.C. - I.d.V.. Il Presidente del Gruppo C.A.L. (Costituzione, Ambiente, Lavoro) - Alternativa - P.C. - I.d.V. ha accettato tale adesione. Con lettera in data 18 maggio 2022, il senatore Grassi ha comunicato di cessare di far parte del Gruppo parlamentare Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione e di aderire al Gruppo Misto. Commissioni permanenti, variazioni nella Composizione Con lettera in data 18 maggio 2022, il Presidente del Gruppo parlamentare C.A.L. (Costituzione, Ambiente, Lavoro) - Alternativa - P.C. - I.d.V. ha comunicato le seguenti variazioni nella composizione delle Commissioni permanenti: 10a Commissione permanente: cessa di farne parte la senatrice La Mura, entra a farne parte il senatore Petrocelli; 14a Commissione permanente: cessa di farne parte il senatore Petrocelli. La Presidente del Gruppo Misto ha comunicato la seguente variazione nella composizione delle Commissioni permanenti: 1 a Commissione permanente: cessa di farne parte il senatore Grassi; 7 a Commissione permanente: entra a farne parte il senatore Grassi. Disegni di legge, annunzio di presentazione Senatori Papatheu Urania Giulia Rosina, Schifani Renato, Giammanco Gabriella, Tiraboschi Maria Virginia, Gallone Maria Alessandra, Toffanin Roberta, Messina Alfredo, Boccardi Michele, Vitali Luigi, Aimi Enrico, Pagano Nazario, Vono Gelsomina, Stabile Laura, Saccone Antonio, Caliendo Giacomo, Binetti Paola, Serafini Giancarlo, Siclari Marco, Caligiuri Fulvia Michela, Dal Mas Franco, Modena Fiammetta, Rizzotti Maria, Damiani Dario, Cesaro Luigi, Floris Emilio, De Siano Domenico, Mallegni Massimo Norme per la valorizzazione e la salvaguardia dell'area della Magna Grecia (2622) (presentato in data 18/05/2022). Disegni di legge, ritiro La senatrice Toffanin ha dichiarato di ritirare il disegno di legge: Toffanin - "Disposizioni in materia di revisione della disciplina dell'Indicatore della situazione economica equivalente (ISEE)" (2579). Governo, trasmissione di atti La Presidenza del Consiglio dei ministri, con lettera in data 13 maggio 2022, ha inviato, ai sensi dell'articolo 1 del decreto-legge 15 marzo 2012, n. 21, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 maggio 2012, n. 56, l'estratto del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 12 maggio 2022, recante l'esercizio dei poteri speciali, con condizioni, in ordine alla notifica della società Leonardo Spa avente ad oggetto la concessione, in favore dell'agenzia governativa di Singapore Defence Science and Technology Agency e del Ministero della difesa di Singapore, di una licenza d'uso dei diritti di proprietà intellettuale di Leonardo Spa, finalizzato alla sua partecipazione al programma Multi Role Combat Vessel (MRCV) del Ministero della difesa di Singapore, per la fornitura di apparati e relativo supporto logistico da destinarsi all'equipaggiamento dei vascellli della Marina Militare di Singapore. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1 a , alla 4 a e alla 10 a Commissione permanente (Atto n. 1175). Corte dei conti, trasmissione di relazioni sulla gestione finanziaria di enti Il Presidente della Sezione del controllo sugli Enti della Corte dei conti, con lettere in data 19 maggio2022, in adempimento al disposto dell'articolo 7 della legge 21 marzo 1958, n. 259, ha trasmesso le determinazioni e le relative relazioni sulla gestione finanziaria: di PagoPA S.p.A., per l'esercizio 2020. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5 a e alla 6 a Commissione permanente ( Doc . XV, n. 560); di Equitalia Giustizia S.p.A, per l'esercizio 2019. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5 a e alla 6 a Commissione permanente ( Doc . XV, n. 561). Risposte scritte ad interrogazioni (Pervenute dal 3 al 19 maggio 2022) SOMMARIO DEL FASCICOLO N. 145 LANNUTTI, ANGRISANI: sulla richiesta di nomina di un commissario ad acta da parte del Consiglio comunale di Atessa (Chieti) per l'adozione del piano regolatore generale (4-06616) (risp. SCALFAROTTO, sottosegretario di Stato per l'interno ) LOMUTI ed altri: sul completamento della struttura "Città della pace" in agro di Scanzano Jonico (Matera) per l'accoglienza di migranti (4-06722) (risp. SCALFAROTTO, sottosegretario di Stato per l'interno ) MERLO: sull'ordine di trattazione delle pratiche di cittadinanza iure sanguinis , con particolare riguardo ai discendenti di emigrati in Brasile (4-06641) (risp. SCALFAROTTO, sottosegretario di Stato per l'interno ) PARAGONE ed altri: sulle valutazioni in tema di concessioni balneari espresse nel corso di un'audizione in 10a Commissione permanente (4-06686) (risp. GARAVAGLIA, ministro del turismo ) Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento Atto n. 3-03337 CASINI DE PETRIS Loredana ALFIERI CASTELLONE Maria Domenica RUOTOLO ERRANI QUAGLIARIELLO LAFORGIA CRAXI Stefania Gabriella Anastasia Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Premesso che: l'11 maggio 2022 la giornalista del canale "Al Jazeera" Shireen Abu Akleh è stata uccisa con uno sparo alla testa nel corso di alcuni scontri fra miliziani palestinesi ed esercito israeliano presso il campo profughi di Jenin, in Cisgiordania. Shireen Abu Akleh era considerata una veterana dell'informazione, lavorava per Al Jazeera dal 1997 e aveva la cittadinanza statunitense; un secondo giornalista di nome Al Samodi, che presta servizio per il network "Al Quds", è rimasto ferito alla schiena. In una dichiarazione rilasciata poche ore dopo la sparatoria Samodi ha dichiarato che l'intera troupe indossava elmetti e divise da giornalisti e che il gruppo "è stato preso direttamente di mira dalle forze di occupazione israeliane", non registrandosi alcuna resistenza armata da parte dei miliziani palestinesi nelle vicinanze; i funerali della giornalista sono stati teatro di violente cariche da parte dell'esercito israeliano verso coloro che portavano il feretro, che ha rischiato di crollare a terra. Le immagini risultano particolarmente brutali ed hanno profondamente colpito l'opinione pubblica internazionale, tanto da sollecitare l'intervento del portavoce del Presidente degli Stati Uniti Jen Psaki, il quale ha condannato l'incursione "contro una processione che avrebbe dovuto essere accompagnata dalla calma". Anche Josep Borrell, alto rappresentante per gli affari esteri dell'Unione europea, ha dichiarato di essere "sconvolto per l'uso sproporzionato della forza e il comportamento irrispettoso delle truppe israeliane"; l'esercito israeliano ha annunciato di stare indagando sulla possibilità che i giornalisti "siano stati colpiti da palestinesi armati" durante gli scontri. Di contro, il Presidente palestinese Abu Mazen ha condannato "il crimine di esecuzione da parte delle forze di occupazione israeliane", dichiarando di ritenere "il governo israeliano pienamente responsabile"; l'omicidio della giornalista ha provocato le reazioni di molti governi ed organizzazioni internazionali: il Governo francese e il portavoce del dipartimento di Stato americano, Ned Price, hanno annunciato di esigere un'inchiesta immediata, mentre l'Unione europea e l'ufficio dell'alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Michelle Bachelet, hanno chiesto l'apertura di un'indagine "indipendente"; la Federazione internazionale dei giornalisti ha inoltre dichiarato di voler inserire il caso tra quelli depositati presso la Corte penale internazionale, presso cui già scorso aprile la IFI e il sindacato dei giornalisti palestinesi avevano depositato denunce simili, si chiede di sapere, in coerenza con la tradizionale posizione italiana nel conflitto israelo-palestinese, che supporta la soluzione "due popoli, due Stati", se il Ministro in indirizzo non intenda attivarsi nell'immediato per favorire l'istituzione di una commissione internazionale di inchiesta indipendente in grado di accertare i fatti che hanno condotto all'uccisione della giornalista Shireen Abu Akleh. Interrogazioni con richiesta di risposta scritta Atto n. 4-07049 VANIN Orietta DI GIROLAMO Gabriella AIROLA MAIORINO Alessandra MONTEVECCHI Michela COLTORTI ROMANO GIROTTO PAVANELLI Emma CROATTI PRESUTTO Al Ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili Premesso che: notizie di stampa di questi giorni hanno riportato alla luce le problematiche legate al completamento dell'opera MOSE (modulo sperimentale elettromeccanico) mettendo in evidenza aspetti noti e, purtroppo, profili nuovi e allarmanti ("L'Espresso", 8 maggio 2022); in particolare, nel ricordare la lievitazione dei costi (da 1,5 miliardi di euro a 6,5 miliardi) e i tempi infiniti per il completamento dell'opera ancora in corso, emerge che sarebbe stato secretato il risultato di una perizia affidata dalla commissaria per il MOSE, Elisabetta Spitz, ad un ingegnere francese, Nicholas Larché dell'Istituto per la corrosione di Brest; tale perizia, avente ad oggetto i fenomeni di corrosione dei meccanismi sott'acqua dell'opera, ovvero le cerniere che tengono agganciate le paratoie, alla base in calcestruzzo su fondo della laguna, alle tre bocche di porto che mettono in comunicazione Venezia con il mare, è solo la più recente degli studi e delle verifiche sul tema e sembrerebbe aver sminuito notevolmente il problema, accertando sì la presenza della corrosione, ma definendola "non preoccupante"; l'allarme corrosione è invece un problema denunciato da anni, e sempre rimasto ignorato, dagli esperti di corrosione dei materiali del Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili, Susanna Ramundo e Gian Mario Paolucci (poi dimissionari), i quali hanno evidenziato che la manutenzione, da considerarsi urgente, non è mai partita, visto che la gara da 64 milioni di euro, assegnata all'unico concorrente che ha presentato offerta (Fincantieri), è stata annullata; considerato che: a parere degli interroganti vi è un'evidente anomalia e comunque suscita numerose perplessità la scelta di secretare uno studio tecnico affidato da un ente pubblico e pagato con denaro pubblico, come sottolinea anche l'esperta Susanna Ramundo; sempre la dottoressa Ramundo evidenzia che lo studio non sarebbe stato frutto di una discussione tra le parti, ogni voce terza sarebbe stata tacitata fulmineamente, impedendo la presenza di esperti del Provveditorato all'ispezione dell'esperto francese peraltro durata solo 2 giorni, nel settembre 2021, quando gli "steli tensionatori" da verificare sono 156, ossia due per ogni paratoia; il degrado dei materiali, continua l'esperta Ramundo, era apparso e certificato già nel 2016 e poi nuovamente nel 2018 con perizie commissionate dal Consorzio e Provveditorato alle opere pubbliche; successivamente nel 2021 è stato il professor Ossola a rilanciare l'allarme e chiedere la ripetizione delle perizie certificate su tutte le paratoie alle bocche di porto. Ci si chiede poi se tale documentazione sia stata consegnata all'esperto francese; serve in sostanza secondo gli esperti una riattualizzazione dello stato di consistenza certificato per arrivare poi alla previsione di vita residua delle opere: questo aiuterebbe ad immaginare il momento in cui si potrebbe verificare una grave rottura, e i certificati sarebbero altresì fondamentali per la stipula delle assicurazioni future quando la gestione del MOSE sarà affidata a terzi, si chiede di sapere se quanto riportato dalla stampa corrisponda al vero e, nel caso, quali iniziative di competenza il Ministro in indirizzo intenda intraprendere per dare corso alle necessarie verifiche. Atto n. 4-07050 DE BONIS Ai Ministri dell'interno e della difesa Premesso che: in Basilicata la criminalità è sempre più forte e pervasiva. Nella relazione presentata al Parlamento della Direzione investigativa antimafia sul primo semestre 2021 viene evidenziata una realtà complessa caratterizzata dalla cointeressenza sul territorio di gruppi di diversa provenienza geografica, anche extraregionale e straniera. Narcotraffico, estorsione e infiltrazioni criminali nelle amministrazioni pubbliche e nel tessuto economico, senza escludere il traffico di armi: questi sono i principali punti che emergono nella descrizione della malavita organizzata lucana che, a dire della DIA, continua rigenerarsi con l'inserimento di nuove leve; la pressione esercitata sul territorio dalle organizzazioni criminali continua a manifestarsi anche attraverso innumerevoli episodi di minacce, intimidazioni e danneggiamenti realizzati tra l'altro attraverso l'esplosione di ordigni artigianali e mediante incendi spesso commessi ai danni di rappresentanti delle istituzioni, dipendenti pubblici e imprenditori, replicando forme tipicamente mafiose volte a condizionare gli enti locali e inquinare l'economia del territorio; i dati della relazione indicano come, nel primo semestre del 2021, ben 16 sono stati i provvedimenti emessi nei confronti di quello che resta dei Basilischi che continuano a lavorare a stretto contatto con organizzazioni mafiose di Puglia e Calabria. Un potere intimidatorio da parte dei sodalizi si è manifestato con invio di lettere minatorie a un magistrato e a un sindaco pro tempore di Lauria. Ben 2.307 le segnalazioni di operazioni finanziarie sospette riconducibili alla criminalità organizzata; la relazione specifica in maniera approfondita la dislocazione geografica dei vari potentati criminali. In provincia di Potenza i Martorano-Stefanutti, i Rivezzi tra Potenza e Pignola; nella zona del Vulture i Di Muro-Delli Gatti e Cassotta. Nel materano "gli interessi sono naturalmente sul turismo e sull'agricoltura che sono le due vocazioni economiche del territorio in questo si è particolarmente distinto il clan Schettino che è un'organizzazione mafiosa come riconosciuta, almeno fino ad ora, dalla Cassazione"; la relazione è fitta di dati e operazioni portate a termine e, a conclusione della specifica disamina (alla pagina 258), viene segnalata, tra le tante, l'operazione "La Terra": "un collaudato sistema per frodare la pubblica amministrazione". Le indagini e gli accertamenti finanziari hanno evidenziato "irregolarità su alcuni rapporti di natura economico-patrimoniale intercorsi fra vari proprietari di terreni e società agricole delle province di Matera, Taranto e Bari con un ente pubblico del mercato agroalimentare locale"; considerato che: un incendio, quasi sicuramente di origine dolosa, avvenuto nella notte del 17 maggio 2022, ha distrutto alcune pedane in legno delle passerelle del lido "La Kikka" di Scanzano jonico (Matera), in località Terzo Cavone. Sul posto sono intervenuti i Vigili del fuoco e la Polizia che hanno avviato le indagini, ascoltando il proprietario che ha detto di non aver ricevuto minacce o richieste estorsive; ancora tre giorni prima, un altro incendio di natura dolosa, sempre a Scanzano, ha distrutto completamente lo stabilimento balneare "La baia delle scimmie". Si tratta di fenomeni gravissimi, che evocano scenari di tipo mafioso, altamente preoccupanti, come ha riferito il procuratore capo della Direzione distrettuale antimafia di Potenza, Francesco Curcio. Il magistrato ne ha parlato a margine di una conferenza stampa dove ha descritto i dettagli di un'operazione che ha portato all'emanazione di 19 misure cautelari nei confronti dei componenti di un'associazione a delinquere finalizzata al traffico di droga, che agiva con metodo mafioso, con sede nel materano; gli incendi verificatisi, per i quali non si esclude la responsabilità di alcuni dei componenti dei nuovi sodalizi criminali presenti sul territorio, sono fatti che attentano a una risorsa fondamentale della regione che è quella del turismo, in questo caso del turismo estivo; il Comune di Scanzano jonico è attualmente commissariato, in quanto il Consiglio comunale è stato sciolto a causa dell'"ingerenza della criminalità organizzata che ha esposto l'amministrazione a pressanti condizionamenti, compromettendo il buon andamento e l'imparzialità dell'attività comunale", come recita il decreto di scioglimento del Presidente della Repubblica del 2020; il comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica, presieduto dal prefetto Sante Copponi, con "disposizione immediata", ha potenziato i controlli coordinati del territorio nel comprensorio di Scanzano; il commissario prefettizio si è riservato di convocare i titolari degli stabilimenti balneari del luogo, per sensibilizzarli all'"adozione di idonee misure di vigilanza passiva'' attraverso il ricorso agli istituti di vigilanza privata. Altri strumenti di prevenzione, che potranno essere attivati, riguardano l'appalto dei lavori per gli impianti di videosorveglianza da Nova Siri a Bernalda, oltre che di Rotondella e Montalbano jonico, per favorire la prevenzione attraverso il controllo della rete viaria, degli insediamenti produttivi lungo la statale 106 Jonica e degli insediamenti archeologici; la riunione è stata preceduta dalla sottoscrizione del protocollo di intesa per ''la legalità, lo sviluppo del settore ricettivo-alberghiero e nelle attività economico-commerciali e la prevenzione dei tentativi di infiltrazione criminale". L'atto è stato siglato dal prefetto con i sindaci di Matera, Montescaglioso, Bernalda, Pisticci, Policoro, Rotondella, Nova Siri e lo stesso commissario prefettizio di Scanzano jonico; l'interrogante, intanto, esprime la piena solidarietà e vicinanza ai titolari dei lidi distrutti dagli incendi. Il metapontino è una grande risorsa per la Basilicata e gli imprenditori lucani vanno tutelati con tutti i mezzi possibili, si chiede di sapere: se e quali ulteriori e urgenti misure i Ministri in indirizzo intendano intraprendere in favore della legalità, al fine di difendere un territorio martoriato dalla criminalità organizzata e tutti gli imprenditori onesti che rappresentano un valore imprescindibile per il rilancio economico e sociale della Basilicata; come intendano intervenire perché l'appalto dei lavori per gli impianti di videosorveglianza da Nova Siri a Bernalda, oltre che di Rotondella e Montalbano jonico, diventi operativo; se il Ministro della difesa, vista la gravità ed il ripetersi di episodi criminosi, accuratamente e approfonditamente descritti nella relazione presentata al Parlamento della Direzione investigativa antimafia sul primo semestre 2021, non ritenga utile l'impiego delle forze armate sul territorio della Basilicata, al fianco delle forze dell'ordine, in funzione anticriminalità e terrorismo, così come ha già provveduto in altre numerose occasioni, quali le operazioni "Strade sicure", "Aquila", "Emergenza umanitaria", "Strade pulite", "Domino", "Salento", "Partenope 1" e "Partenope 2", "Riace", e "Vespri siciliani". Atto n. 4-07051 LANNUTTI ANGRISANI Luisa ABATE Rosa Silvana GIANNUZZI Silvana Ai Ministri dello sviluppo economico, dell'economia e delle finanze e della giustizia Premesso che: la RAI è controllata al 99,56 per cento dal Ministero dell'economia e delle finanze ed è quindi, di fatto, una società partecipata pubblica, tenuta a rispettare al proprio interno regole giuridiche ed il "codice etico"; nei giorni scorsi alcune testate giornalistiche e lo spazio "Rai scoglio", condotto da Pinuccio all'interno della trasmissione Mediaset "Striscia la notizia", si sono occupati del caso della giornalista, conduttrice del TG1, Dania Mondini; Mondini, che è attivista di associazioni antimafia, aveva denunciato alla Procura di Roma i cinque vicedirettori RAI, Filippo Gaudenzi, Andrea Montanari, Piero Damosso, Costanza Crescimbeni e Marco Betello, per il loro comportamento assimilabile al reato di stalking . In particolare, la conduttrice RAI si era lamentata con loro per il fatto di essere stata messa in stanza con un collega dal comportamento antisociale, che non riuscirebbe a trattenere effluvi molesti. Una forma di ridimensionamento, a modo di vedere della conduttrice, insieme all'affidamento di servizi brevi e meno importanti e ad aggressioni verbali per trascurabili errori durante la conduzione del notiziario; la questione era diventata ormai un problema all'interno di tutto il TG1, tanto che sarebbe stata indetta una riunione di redazione l'11 giugno 2018, alla quale avrebbero partecipato 15 giornalisti, tranne quello accusato dei comportamenti predetti. Questo, secondo la giornalista Mondini, il risultato dell'incontro: «La direzione pretende che i redattori ordinari restino in stanza con quella persona che non si lava ed emette maleodoranti rumori corporei, dimenticando anche gli episodi di alcuni anni addietro quando lo stesso aveva costruito un dossier di cento pagine sulle abitudini dei colleghi». Ma non è tutto. Mondini riferisce che Marco Betello avrebbe detto: «Chi non sta nella stanza con il collega non lavora più». Sempre secondo la giornalista, quattro giorni prima Gaudenzi avrebbe affermato che i «redattori che non stanno nella stanza con lui, come ha deciso il direttore, devono essere presi a calci in....»; l'intera vicenda avrebbe provocato nella giornalista anche uno stato di salute non buono, documentato nel fascicolo avocato dalla Procura generale, dopo un tentativo di archiviazione da parte della Procura di Roma rispettivamente al reato di stalking (si sarebbe comunque potuto procedere riguardo al mobbing ); considerato che la denuncia depositata dalla giornalista Mondini avrebbe fatto emergere nuovi inquietanti retroscena, le indagini hanno infatti portato su una pista parallela rispetto a quella predetta; si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza di quanto rappresentato e se ritengano di dover intervenire, per quanto di loro competenza, per verificare l'esistenza di procedure non lineari che possano favorire alcune carriere o danneggiarne altre all'interno della televisione di Stato, considerando che il giornalista, che è ancora al suo posto, potrebbe essere ricorso a raccomandazioni di un esponente poco raccomandabile per fare carriera, mentre di contro la conduttrice del TG1 ha dovuto intentare una causa contro i suoi superiori, in quanto la obbligavano a convivere con chi si è reso colpevole di un comportamento scorretto nei suoi confronti, ma che, diversamente da lei, godrebbe di protezioni importanti. Atto n. 4-07052 DE BONIS Al Ministro della transizione ecologica Premesso che: la Basilicata è una delle regioni che ha sempre avuto un'alta incidenza di rifiuti pericolosi sulla quantità totale di rifiuti speciali prodotti. Come si evince dalla relazione territoriale sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti in Basilicata del 24 gennaio 2013, "la scoperta di numerose discariche abusive conferma come l'imprenditoria deviata consideri la Basilicata un territorio adatto ad attività illegali in tale settore", e la magistratura materana ha condotto un censimento delle aree a rischio di sversamenti illegali; nel corpo della relazione dell'anno 2000 sono state riportate alcune problematiche attinenti al rischio di smaltimenti illeciti cui appariva esposta la regione, evidenziate dalle diverse autorità interpellate (in particolare, prefetto e autorità giudiziaria). Allarmante era il dato relativo agli 890 siti inquinati censiti, la metà dei quali connessi alle attività di prospezione petrolifera; riguardo, poi, alla produzione dei rifiuti ed in particolare alla produzione di rifiuti speciali e pericolosi, si legge che: "il 'rapporto sui rifiuti speciali' (realizzato dall'Anpa e dall'osservatorio nazionale sui rifiuti nel 1999) stima per il 1999 una produzione per la Basilicata di 720.594 tonnellate: i rifiuti pericolosi rappresentano il 19,6 per cento, con una produzione stimata in 145.535 tonnellate. Si tratta di un dato da evidenziare, poiché proprio in Basilicata si registra - tra le regioni italiane - la maggiore incidenza di rifiuti pericolosi sulla quantità totale di rifiuti speciali prodotti. Per quanto concerne invece la gestione dei rifiuti speciali, circa 13.000 tonnellate sono state trattate ai fini del recupero di materia, circa 4.000 tonnellate ai fini di recupero di energia, circa 5.000 tonnellate vengono indicate sotto la voce 'altri trattamenti'. Sono pertanto 650.000 le tonnellate che vengono inviate allo smaltimento finale: tuttavia nelle discariche regionali ne risultano smaltite solo 153.577, il che fa permanere un gap di conoscenza sulle restanti 400.000 tonnellate"; il Tribunale penale collegiale di Potenza, nei procedimenti penali n. 326/2021, n. 856/2020 e n. 4542/2010 R.G.N.R., in primo grado ha: "All'esito dell'istruttoria dibattimentale, il Tribunale 5 di Potenza, in data 10 marzo 2021, in relazione all'ipotesi di traffico illecito di rifiuti, ha assolto due ex dipendenti del Distretto Meridionale per non avere commesso il fatto, ha condannato sei ex funzionari del medesimo Distretto con sospensione della pena ed ha correlativamente condannato Eni ai sensi del D.Lgs. 231/01 alla sanzione di €700.000, disponendo la confisca di una somma quantificata in €44.248.071 ritenuta costituire l'ingiusto profitto conseguito per l'illecito smaltimento di oltre un milione e quattrocentocinquantamila tonnellate (1.452.000) di rifiuti pericolosi da attività estrattive di petrolio e gas. Poiché questa enorme quantità di rifiuti pericolosi è stata registrata per un solo anno di attività di indagini che va dal settembre del 2013 al settembre del 2014"; un altro capitolo estremamente importante dell'inquinamento prodotto dalle estrazioni è quello legato alle emissioni nocive in atmosfera, a partire dall'idrogeno solforato, ad una serie di gas emessi in atmosfera tutti nocivi per la salute umana e per l'ambiente. Basti ricordare quanto accertato in sede di indagini della Direzione nazionale antimafia, allorquando in presenza di sforamenti dei gas venivano cancellati i dati dalle centraline; nel processo che si celebrerà il 27 giugno 2022 sul disastro ambientale si fa riferimento a fatti avvenuti nel 2017, e basta recarsi sui luoghi per avere immediata percezione del fatto che il greggio finito nella falda ancora c'è, vi sono decine di pompe elettriche sommerse che tolgono il surnatante (greggio petrolifero) dalla falda e li si può vedere sia a Viggiano dove è avvenuto il disastro sia a Grumento Nova, paese vicino; con il "piano per la transizione energetica sostenibile delle aree idonee" è ripresa la valutazione delle domande di ricerca e "prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi" sul territorio nazionale. Con "prospezione" si intendono le attività finalizzate allo studio generale del territorio, senza attività di perforazione. La "ricerca" invece consente alcune attività di perforazione a scopo esplorativo, mentre la "coltivazione" si riferisce alla vera e propria estrazione di idrocarburi dal sottosuolo; l'11 aprile 2022, 24 Comuni italiani in cinque regioni, Abruzzo, Basilicata, Campania, Sicilia e Piemonte, hanno presentato un ricorso al TAR del Lazio per chiedere di fatto l'annullamento del piano. "Il piano è ambiguo: da un lato decide dove è possibile trivellare, dall'altro sostiene la necessità di continuare con la transizione ecologica. Il Pitesai mette sullo stesso piano la salute, l'ambiente e l'economia, ma poi non si capisce come questo si concili con la transizione energetica". Secondo i Comuni, poi, il processo di stesura del piano è stato "poco trasparente" e non ha coinvolto in modo sufficiente i territori; eppure, nel bollettino ufficiale degli idrocarburi e delle georisorse dell'anno LXVI, n. 3, del 31 marzo 2022, a cura del Ministero della transizione ecologica (Dipartimento per l'energia e il clima, Direzione generale infrastrutture e sicurezza), sono state autorizzate ulteriori attività di ricerca in Basilicata. In particolare nelle località: Il Perito, richiedente Delta Energy (100 per cento) nelle aree dei comuni di Miglionico, Montescaglioso, Pomarico; La Bicocca, richiedente Delta Energy (100 per cento) nelle aree dei comuni di Barile, Melfi, Rapolla; La Capriola, richiedente Delta Energy (100 per cento) nelle aree dei comuni di a Bernalda, Montalbano Jonico, Montescaglioso, Pisticci, Pomarico; Masseria La Rocca, richiedente RockHopper Italia (30 per cento), TotalEnergies EP Italia (38 per cento), ENI (32 per cento) nelle aree dei comuni di Brindisi Montagna, di fatto, a pochi chilometri dall'area urbana di Potenza; due anni fa, la maggior parte del gas estratto in Italia, il 55 per cento sul totale, è arrivato dalle piattaforme marittime, mentre la regione con la maggiore produzione su terraferma era di gran lunga la Basilicata, da cui nel 2020 è stato estratto il 34 per cento di tutto il gas prodotto sul territorio nazionale; la Basilicata, dunque, ha già dato il suo contributo alla nazione da questo punto di vista e, con le quattro istanze di permesso accordate, si rischia di compromettere per sempre la straordinaria riserva d'acqua che la Lucania ha ed è per parti rilevantissime del Mezzogiorno d'Italia, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo, in virtù della procedura di infrazione dell'Unione europea e della sentenza emessa dal Tribunale di Potenza, nonché alla luce dei processi in corso di disastro ambientale denominati "Petrolgate2" e "Petrolgate3", non ritenga che vada applicato il principio di precauzione ed il respingimento, per le ragioni descritte, di tutte le ulteriori istanze di richiesta di prospezione e di ricerca di petrolio e gas finalizzate alla coltivazione di idrocarburi nel territorio della Basilicata; se non sia del parere che avere un'enorme quantità di rifiuti pericolosi smaltiti in terra di Basilicata, e, contemporaneamente, mega discariche per il loro smaltimento a ciclo continuo, provenienti da altre regioni ed altre nazioni, unitamente ai pozzi di petrolio e gas esistenti ed alle richieste di nuovi giacimenti rischi di produrre l'area più inquinata al mondo nel volgere di pochissimi anni. Atto n. 4-07053 LANNUTTI ANGRISANI Luisa SBRANA Rosellina Ai Ministri dell'economia e delle finanze, per l'innovazione tecnologica e la transizione digitale e per la pubblica amministrazione Premesso che: il mercato elettronico della pubblica amministrazione (MePA) è uno strumento di commercio elettronico a disposizione delle amministrazioni pubbliche italiane per effettuare acquisti di beni e servizi di importo inferiore alla soglia comunitaria (dal 1° gennaio 2022, 140.000 euro per le pubbliche amministrazioni centrali e 215.000 euro per le altre amministrazioni); MePA è uno strumento del Ministero dell'economia e delle finanze avviato e gestito da CONSIP S.p.A. dal 2003. Nel MePA, le pubbliche amministrazioni registrate possono consultare il catalogo elettronico, confrontare e acquistare i beni e servizi offerti dai fornitori abilitati sul sistema. Le tipologie di beni e servizi e le condizioni generali per la loro fornitura sono definite in specifici bandi; CONSIP S.p.A. dallo scorso mese di gennaio ha avviato un piano di rinnovamento complessivo della piattaforma MePA e gli operatori per continuare ad operare sulla piattaforma del mercato elettronico della pubblica amministrazione devono effettuare la preabilitazione entro maggio 2022; obiettivo dichiarato per il cambio di piattaforma sarebbe quello di "garantire una maggiore integrazione e interoperabilità con i sistemi esterni. In particolare per le procedure legate all'abilitazione degli utenti, PA e imprese, e tutte le aree negoziali dei diversi strumenti di acquisto: Convenzioni, Accordi quadro, Mercato Elettronico e Sistema dinamico"; l'attuale sistema MePA rimarrà dunque attivo fino al 24 maggio 2022, dopodiché, dal 25 maggio, gli acquisti e le negoziazioni faranno riferimento esclusivamente alla nuova piattaforma. Tutti gli operatori economici, anche quelli che risultano già abilitati ad una delle iniziative presenti nel portale degli acquisti in rete PA, dovranno procedere con la preabilitazione per riprendere a operare sul MePA al momento del passaggio alla nuova piattaforma. Coloro che non avranno potuto effettuare la preabilitazione entro il termine, saranno costretti ad effettuare la richiesta per una nuova abilitazione e attendere l'esito della domanda (per la quale possono trascorrere anche 45 giorni); considerato che, vista la complessità della procedura (richiedere la preabilitazione e caricare il catalogo), per gli operatori economici sono stati sviluppati dei corsi on line , naturalmente a pagamento. Un corso sulla preabilitazione può costare 145 euro più IVA, identico costo per il corso sulla gestione del catalogo. Si può ottenere uno sconto (245 euro più IVA) se si fanno entrambi i corsi; considerato inoltre che: l'efficacia del MePA come strumento di risparmio per la pubblica amministrazione è stata messa in dubbio molte volte, come da sempre sono state oggetto di lamentela la scarsa facilità d'utilizzo dell'interfaccia e il costo della procedura di registrazione (basti pensare all'imposta di bollo: i contratti digitali di valore inferiore a 40.000 euro stipulati tramite MePA sono soggetti al pagamento dell'imposta di bollo nella misura di 16 euro per ogni foglio); per non parlare dello split payment , il sistema di liquidazione IVA applicata appunto nei rapporti di vendita o acquisto tra imprese e pubblica amministrazione. Tale strumento, introdotto con la legge di stabilità per il 2015 con finalità antievasione, consente di fatto allo Stato di ottenere un'anticipazione dell'imposizione fiscale e ha sempre sollevato numerose critiche da parte delle imprese in quanto gli effetti del suo utilizzo si sono riverberati sulla liquidità dei fornitori della pubblica amministrazione. Non potendo più compensare l'IVA a credito con l'IVA non più percepita a valle dagli enti pubblici, molti sono venuti a trovarsi in posizione strutturalmente creditoria verso l'erario, nei cui confronti hanno quindi dovuto chiedere il rimborso dell'IVA o la sua compensazione con altri tributi, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo ritengano di dover intervenire per mettere a disposizione gratuitamente corsi on line per operatori e imprese che operano tramite MePA, visto che la decisione del rinnovamento della piattaforma è stata presa su iniziativa di CONSIP S.p.A.; se non ritengano inopportuno, utilizzando le risorse in campo per il contrasto della crisi economica generata dal COVID-19, continuare ad utilizzare lo split payment , in considerazione del fatto che tale strumento ha ormai esaurito, a seguito dell'introduzione della fatturazione elettronica, la sua funzione di contrasto all'evasione e si configura, al momento, come una mera sottrazione di risorse alle imprese, complicando la loro gestione di cassa.