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SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Assemblea 334 Presidenza del vice presidente CALDEROLI, indi del vice presidente ROSSOMANDO e del vice presidente LA RUSSA N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Forza Italia Berlusconi Presidente-UDC: FIBP-UDC; Fratelli d'Italia: FdI; Italia Viva-P.S.I.: IV-PSI; Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione: L-SP-PSd'Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP-PATT, UV): Aut (SVP-PATT, UV); Misto: Misto; Misto-IDEA e CAMBIAMO: Misto-IeC; Misto-Liberi e Uguali-Ecosolidali: Misto-LeU-Eco; Misto-Movimento associativo italiani all'estero: Misto-MAIE; Misto-+Europa - Azione: Misto-+Eu-Az. Presidenza del vice presidente CALDEROLI PRESIDENTE . La seduta è aperta (ore 9,16). Si dia lettura del processo verbale. BINETTI, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del giorno precedente. PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato. Comunicazioni della Presidenza PRESIDENTE . L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Sull'ordine dei lavori PRESIDENTE . Informo l'Assemblea che all'inizio della seduta il Presidente del Gruppo MoVimento 5 Stelle ha fatto pervenire, ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento, la richiesta di votazione con procedimento elettronico per tutte le votazioni da effettuare nel corso della seduta. La richiesta è accolta ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento. Disegni di legge, annunzio di presentazione PRESIDENTE . Comunico che in data 8 giugno è stato presentato il seguente disegno di legge: dal Presidente del Consiglio dei ministri e dai Ministri dell'economia e delle finanze, per le pari opportunità e la famiglia e del lavoro e delle politiche sociali: «Conversione in legge del decreto-legge 8 giugno 2021, n. 79, recante misure urgenti in materia di assegno temporaneo per figli minori» (2267). Seguito della discussione dei disegni di legge costituzionale: Doc 83 Modifica all'articolo 9 della Costituzione in materia di protezione della natura DE PETRIS e NUGNES. - Doc 212 Modifiche agli articoli 9 e 117 della Costituzione in materia di tutela degli animali, degli ecosistemi e dell'ambiente DE PETRIS ed altri. - Doc 938 Modifiche agli articoli 2, 9 e 41 della Costituzione, in materia di tutela dell'ambiente e di promozione dello sviluppo sostenibile COLLINA ed altri. - Doc 1203 Modifica dell'articolo 9 della Costituzione in materia di tutela dell'ambiente e dell'ecosistema, protezione della biodiversità e degli animali, promozione dello sviluppo sostenibile, anche nell'interesse delle future generazioni PERILLI. - Doc 1532 Modifica all'articolo 9 della Costituzione in materia di tutela dell'ambiente GALLONE. - Doc 1627 Modifica all'articolo 9 della Costituzione in materia di tutela ambientale e sostenibilità L'ABBATE. - Doc 1632 Modifiche agli articoli 2 e 9 della Costituzione in materia di equità generazionale, sviluppo sostenibile e tutela dell'ambiente BONINO. - Doc 2160 Modifiche agli articoli 9 e 41 della Costituzione in materia di tutela dell'ambiente CALDEROLI ed altri. - (Votazione finale qualificata ai sensi dell'articolo 120, comma 3, del Regolamento) Approvazione, con modificazioni, in un testo unificato con il seguente titolo: Modifiche agli articoli 9 e 41 della Costituzione in materia di tutela dell'ambiente PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca il seguito della discussione dei disegni di legge costituzionale nn. 83, 212, 938, 1203, 1532, 1627, 1632 e 2160, nel testo unificato proposto dalla Commissione. Ricordo che nella seduta di ieri la relatrice ha integrato la relazione scritta e hanno avuto luogo la discussione generale, la replica della relatrice e l'esame degli articoli del testo unificato proposto dalla Commissione. Passiamo alla votazione finale. UNTERBERGER (Aut (SVP-PATT, UV)) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. UNTERBERGER (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente, colleghe e colleghi, rappresentanti del Governo, una ragazza di nome Sophie Baxen ha portato davanti alla Corte Costituzionale di Karlsruhe una legge del 2009 che prevede una riduzione del 55 per cento delle emissioni di CO 2 entro il 2030. Sophie sosteneva che i flutti del Mare del Nord, alzati dallo scioglimento dell'Artico, inghiottiranno l'isola di Pellworm, davanti a Schleswig-Holstein, e con lei sparirà la fattoria della famiglia Baxen, coltivatori da trecento anni. Potendo in Germania ogni cittadino chiedere alla Corte di pronunciarsi sulla costituzionalità di una legge, la giovane Sophie ha provocato una sentenza epocale: la Corte, infatti, ha dichiarato parzialmente incostituzionale la legge del 2019; ritiene che scarichi sulle generazioni future impegni troppo onerosi per la neutralità climatica entro il 2050, rendendo necessari tagli molto più gravosi nei vent'anni successivi al 2030. Queste misure si tradurrebbero in un sacrificio eccessivo e sproporzionato dei diritti fondamentali dei cittadini di domani. Con questa sentenza, la Corte di Karlsruhe, per la prima volta in Europa, ha tradotto la retorica a favore delle future generazioni in precise responsabilità del Governo. Questa sentenza fondamentale per il patto generazionale è stata possibile solo perché nella Costituzione tedesca la tutela dell'ambiente è un principio fondamentale dal 1994, così come in tanti altri Paesi europei. In Italia è la prima volta che si discute di una modifica dei primi 12 articoli della Costituzione ed effettivamente non c'è più tempo da perdere. Viviamo una radicale trasformazione del pianeta, soprattutto a causa dei nostri comportamenti. I mutamenti del clima incidono già adesso sulle nostre vite: violenti incendi, arrivo di insetti nocivi per le colture e venti particolarmente forti negli ultimi anni sono aumentati di numero e di intensità. Nel dicembre 2020 il segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres ha lanciato un drammatico appello contro l'emergenza climatica: l'umanità sta dichiarando guerra alla natura, questo è un suicidio; la biodiversità sta crollando, un milione di specie è a rischio di estinzione, gli ecosistemi stanno scomparendo davanti ai nostri occhi. Effettivamente, se il nostro modo di vivere non cambierà nel profondo, larghe porzioni del pianeta saranno sempre più soggette a inondazioni, siccità e altre forme di calamità naturali. Secondo il documento «People and oceans» delle Nazioni Unite, circa 145 milioni di persone vivono a un metro dal livello del mare e quasi due terzi delle città del mondo si trovano in aree a rischio. Possiamo solo immaginare le grandi ondate di migrazione che ne deriveranno. Insieme al clima e ai rifiuti, uno dei temi chiave è la biodiversità. Già adesso il complesso degli esseri viventi sul pianeta è costituito per il 30 per cento da uomini, per il 60 per cento da animali da allevamento (o comunque addomesticati al nostro servizio) e solo per il 10 per cento da animali selvatici. Secondo il WWF, i sistemi alimentari provocano l'80 per cento di perdita di biodiversità. Ogni anno nel mondo vengono uccisi 70 miliardi di animali per l'alimentazione e due su tre crescono in allevamenti intensivi. Ogni anno viene abbattuta una foresta pari a metà della Gran Bretagna per allevare animali da tavola. Anche in Italia il 95 per cento dei maiali cresce in queste condizioni. I pascoli sono spariti. Come si conciliano queste condizioni di vita con il Trattato di Lisbona del 2007, che ha riconosciuto gli animali come esseri senzienti? Per il nostro codice civile gli animali sono beni mobili e la tutela penale è non per l'animale in sé, ma per il sentimento che noi uomini abbiamo nei loro confronti. Inaccettabili sono certe pratiche di trattamento, eppure ancora pienamente lecite. Non solo gli allevamenti in strutture troppo piccole, ma anche i trasporti per migliaia di chilometri anche in Paesi senza alcuna forma di tutela, dove gli animali vengono sottoposti ad atroci sofferenze. Pensiamo poi al trattamento dei pulcini maschi, che per il sistema industriale costituiscono uno scarto e che quindi vengono triturati vivi in macchinari a lame rotanti, oppure alla castrazione dei suini senza stordimento. Questi sono tutti temi su cui in Europa c'è un vivo dibattito per cercare forme alternative di allevamento ed evitare a questi animali sofferenze tanto grandi, quanto inutili. In Italia questa discussione pubblica è mancata per troppo tempo, ma la sofferenza degli animali non può essere un costo accessorio dei nostri stili di vita e consumo. Occorre un ripensamento della politica agricola, tale per cui alla quantità sia anteposta la qualità. Giustamente nel green new deal, fortemente voluto dalla Commissione europea, è previsto l'azzeramento quasi totale dei contributi per gli allevamenti intensivi, al fine di salvaguardare il pianeta e il benessere degli animali, ma anche per evitare nuove pandemie. Gli impianti affollati da centinaia di migliaia di animali sono laboratori di mutazioni virali. La mucca pazza si è diffusa dagli allevamenti intensivi dell'Europa; l'influenza aviaria dai campi di sterminio per galline e oche cinesi; l'influenza suina dalle porcilaie industriali messicane; il Sars-CoV-2 dai grandi mercati di carne cinesi. Se non vogliamo che il pianeta si trovi nei prossimi anni a fare i conti con un'altra drammatica emergenza, dobbiamo ripensare tutto e subito. Purtroppo, contro la crisi climatica non esiste un vaccino, come ha sottolineato il vicepresidente della Commissione Frans Timmermans; non possiamo più vivere contro la natura, ma dobbiamo vivere nel rispetto della natura. Siamo l'unico grande paese dell'Unione europea che di fatto non ha un importante partito ecologista in grado di segnare la strada, eppure non si può essere europeisti senza essere anche convinti ecologisti. Giustamente l'Europa, in cambio del suo aiuto, pretende che investiamo la maggior parte dei soldi nella difesa dell'ambiente e nella trasformazione ecologica della nostra economia. La terra non ci è stata lasciata in eredità dai nostri genitori, ma ci è stata data in prestito dai nostri figli: questo dice un vecchio slogan degli ecologisti (figli come Sophie Baxen). Con la modifica costituzionale in esame troveranno anche in Italia la base giuridica per tutelare i loro diritti. Per tali motivi, annuncio il voto favorevole del Gruppo Per le Autonomie. (Applausi) . GRIMANI (IV-PSI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GRIMANI (IV-PSI) . Signor Presidente, con la modifica degli articoli 9 e 41 della Costituzione, approvata all'unanimità in Commissione affari costituzionali, si è introdotto un metodo che giudico positivo ed importante per il Parlamento, cioè procedere insieme in una attività di condivisione di modifiche costituzionali, tra l'altro superando una fase in cui il tema delle riforme costituzionali ha dimostrato di essere invece un tema divisivo. Ricordiamo, in questo senso, i percorsi degli anni scorsi, citati anche ieri, delle varie Commissioni bicamerali che si sono succedute in questo Paese, delle grandi riforme Costituzionali approvate dal Parlamento e poi bocciate dai successivi referendum nel 2005 e nel 2016, divenute oggetto di contesa e di contrapposizione politica. In questo modo, invece, si è chiusa la strategia di quelle grandi riforme, che aveva portato a dei fallimenti, e si è aperta una fase di ritocchi alla Costituzione, tra l'altro anche una parte dei principi fondamentali, quindi un aspetto assolutamente da non trascurare, che cambia la valutazione politica della riforma stessa, facendo acquisire una maggiore consapevolezza al Parlamento. In questo sta la differenza rispetto ad alcune modifiche introdotte recentemente, come quella sul pareggio di bilancio, che fu approvata all'unanimità da tutto il Parlamento, ma che poi, come abbiamo visto, è stata difficilmente considerata una riforma attuale, anche considerato che la crisi pandemica ha determinato un progressivo cambiamento degli equilibri del bilancio di questo Paese facendo emergere la necessità di superare il tema del pareggio di bilancio; oppure come la riforma che ha introdotto la riduzione del numero dei parlamentari, elemento sicuramente centrale dell'accordo politico del precedente Governo e sicuramente tema sensibile per l'opinione pubblica, ma approvata senza valutare tutti gli aspetti relativi al tema della rappresentatività e del funzionamento del Parlamento in assenza di nuovi equilibri regolamentari e di valutazioni che, a mio parere, dovevano essere fatte. Occorreva in altri termini valutare come la macchina del Parlamento può rispondere alle esigenze dei cittadini in una situazione attuale riducendo il numero dei parlamentari. Questo, tuttavia, è un tema di cui parleremo in futuro e di cui non si deve parlare ora. Con la modifica della Costituzione al nostro esame, invece, si supera la storia del tema dell'ambiente nella Costituzione italiana. È evidente che la Costituzione, scritta tra il 1946 e il 1947, vide i padri costituenti superare il tema dell'ambiente: quello era chiaramente un momento storico nel quale il tema centrale era rappresentato dalla ricostruzione del Paese in seguito alla Seconda guerra mondiale e dallo sviluppo industriale, pertanto non poteva assolutamente esistere, in quella fase, una presa di coscienza dei danni che l'uomo aveva provocato al patrimonio naturale per gli effetti della guerra stessa. L'articolo 9, nella prima stesura della Costituzione, si limitò quindi a prevedere un impegno della Repubblica a tutela del paesaggio, del patrimonio storico e artistico della Nazione. Con lo sviluppo del diritto comunitario, diritto europeo oggi, e internazionale, il tema ambientale è invece divenuto nel tempo centrale, se non di vitale importanza e anche l'Italia in questo senso ha costruito una legislazione sempre più importante sul tema dell'inquinamento atmosferico, sul tema dell'inquinamento delle acque e sul tema della gestione dei rifiuti. Con questa modifica costituzionale si inserisce all'articolo 9 il principio della tutela dell'ambiente e della biodiversità degli ecosistemi, anche nell'interesse delle future generazioni, tema centrale e fondamentale. Si stabilisce che la legge dello Stato disciplina i modi e le forme di tutela degli animali e si introduce all'articolo 41 un aspetto importante relativo all'iniziativa economica pubblica e privata, la quale non si potrà svolgere in contrasto alla salute e all'ambiente, oltre - come già previsto - alla sicurezza, alla libertà e alla dignità umana e l'attività economica pubblica e privata dovrà essere indirizzata non solo ai fini sociali, ma anche ai fini ambientali. Ieri è stata evidenziata in molti interventi la storicità della riforma costituzionale, che oggi ci accingiamo ad approvare e credo che tale valutazione non sia stata eccessivamente positiva o non adeguata al valore effettivo che questa modifica ha. Si tratta di una modifica storica, perché principalmente assume il tema della crisi ambientale come elemento strutturale, che può avere esiti drammatici e quindi viene messo un punto su questo aspetto. Si evidenzia come l'uomo, predatore della natura, tagli le radici del proprio futuro: se il Pianeta si ammala, l'uomo, essendo parte di questo ecosistema, non può che ammalarsi di conseguenza. È quindi importante considerare l'uomo in una relazione di interdipendenza con l'ambiente. Anche il papa, nell'enciclica «Laudato si'», citando san Bonaventura, pone il tema della relazione inscindibile tra tutte le creature. Se si spezza questa relazione, l'uomo uccide se stesso. Proprio in questo ragionamento, quindi, si inserisce il tema della tutela delle future generazioni, altro aspetto centrale di questa modifica costituzionale. Dobbiamo considerare che il Pianeta ha risorse destinate a terminare e noi ne siamo custodi e non proprietari. In pratica, come è stato detto anche da molti dei soggetti auditi in Commissione, con questa riforma si supera una visione antropocentrica, per cui l'ambiente era visto esclusivamente come qualcosa di utile per il singolo o per la collettività, e si va, invece, verso una visione oggettiva, ovvero l'ambiente inteso come bene comune, di primaria importanza per la vita sociale e per la vita economica, che deve essere preservato come bene in sé, per assicurare l'ecosistema delle attuali generazioni e di quelle future. In questo senso condivido quanto è stato detto da chi ha evidenziato che viene fatta emergere, oltre alla dimensione di doverosità, anche quella legata alla solidarietà intergenerazionale. Sono esigenze che devono finire per prevalere sulla libertà, tanto dei privati, quanto del pubblico. E qui si inserisce il tema dell'iniziativa economica, che deve essere mitigata e indirizzata verso attività che abbiano a cuore l'ambiente, per garantire la vita e lo sviluppo dello stesso, ma anche la sostenibilità per le future generazioni. Penso che quello compiuto sia stato un lavoro importante, di grande portata concettuale, ma che probabilmente determinerà anche l'adeguamento progressivo del sistema giuridico italiano al tema della tutela ambientale. Sicuramente questo dovrà determinare una legislazione più puntuale, più attenta al tema ambientale che preveda sanzioni più rigorose, per il mancato rispetto dell'ecosistema, perché il principio costituzionale sarà la base, l'architrave, la prima norma su cui si dovrà ordinare tutto il percorso giuridico, legislativo e anche dei provvedimenti sanzionatori. È per questo che il nostro Gruppo ha sostenuto questo percorso di riforma, lo ha condiviso in fase di costruzione in Commissione affari costituzionali e lo considera un passo avanti importante verso l'aggiornamento della nostra Costituzione, proprio in quanto rivolto alle future generazioni e al tema centrale della tutela dell'ambiente, che non possiamo più considerare secondario. Devono essere raccolte anche le parole del presidente del Consiglio Draghi, che, proprio in quest'Aula, presentando il Piano nazionale di ripresa e resilienza, ha definito il tema della transizione ecologica come fondamentale per una nuova rivoluzione green di questo Paese. Sulla base di queste considerazioni, non possiamo che esprimere un voto favorevole sulla riforma degli articoli 9 e 41 della Costituzione che stiamo trattando oggi in Assemblea. (Applausi) . LA PIETRA (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LA PIETRA (FdI) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, membri del Governo, siamo oggi in questa sede a parlare della riforma dell'articolo 9 della Costituzione per introdurre un concetto importante: la tutela dell'ambiente e degli ecosistemi. Come dicevo ieri durante l'illustrazione degli emendamenti che abbiamo presentato a questo disegno di legge, Fratelli d'Italia è un partito patriottico, quindi un partito che ama la patria. E, quando si ama la patria, si ama la terra dei nostri padri: questo lo dico perché il tema dell'ambiente è nel nostro DNA e lo affrontiamo sempre in maniera pragmatica. Non abbiamo bisogno di evidenziare stelle e stelline, perché nel nostro obiettivo abbiamo un'unica grande stella, che è quella nazionale, quella dell'Italia. E, sulla base di questo, vengono declinate tutte le nostre azioni e di conseguenza anche quelle sul piano politico. Come dicevo, facciamo ambiente e abbiamo sempre fatto ambiente. Lo facciamo in maniera pragmatica e proprio con questo approccio dovremmo affrontare le modifiche che oggi vogliamo portare al disegno di legge in esame. Dico questo perché molte volte, anche ascoltando gli interventi di tanti colleghi, abbiamo l'impressione che ci si voglia mettere dei gradi sulla giacchetta o una medaglietta per dire che si è introdotta una data modifica in Costituzione e possiamo stare tranquilli. Ci riempiamo un po' la bocca dicendo che abbiamo inserito la tutela dell'ambiente in Costituzione e tutto finisce qui. In realtà, occorrono politiche concrete affinché possano effettivamente concretizzarsi le azioni per la tutela dell'ambiente. Faccio un esempio molto banale: quando ci fermiamo ad ammirare i paesaggi della nostra Nazione, ad esempio quelli della mia terra, la Toscana, possiamo osservare colline dolci, con vigne, campi e boschi che si susseguono molte volte in maniera armonica; filari di cipressi che corrono lungo i crinali delle nostre colline. Ebbene, questa è tutela dell'ambiente, ma è una tutela dell'ambiente fatta dall'uomo. È l'uomo che ha creato questo ambiente: i nostri agricoltori, tutti quelli che ci hanno preceduto hanno con il loro lavoro, modificato un ambiente primordiale, e lo hanno reso quello che è oggi, contribuendo alla bellezza della nostra Nazione, e non solo in Toscana, ma in tutta Italia. Lo sottolineo perché credo che la tutela dell'ambiente debba essere in qualche maniera concretizzata e armonizzata con le attività dell'uomo. Non possiamo avere un atteggiamento radicale, come sentiamo da certe parti di questo Parlamento. La tutela dell'ambiente da alcuni viene radicalizzata e non si dovrebbe toccare niente, né fare niente. Questo non è il nostro atteggiamento. Se da una parte, l'introduzione della tutela ambientale, della biodiversità e degli ecosistemi ci trova pienamente d'accordo, dall'altra parte abbiamo il timore che questo possa portarci a dover interpretare ogni volta quale sia la priorità di applicazione. Faccio un esempio banale: c'è da costruire una infrastruttura per rendere più sicuro un luogo o un'infrastruttura per rendere più facile raggiungere un luogo e rendere più agevole la vita dei suoi abitanti. Facciamo questo o tuteliamo la biodiversità e l'ecosistema del luogo? Spesso ci siamo trovati di fronte a situazioni del genere e per simili banalità, magari per proteggere alcuni beni, senza che avesse veramente senso, ci siamo trovati a interrompere importanti opere di costruzione al servizio non solo di una buona qualità della vita, ma anche delle attività produttive. Un altro esempio banale: come rispondiamo se a tutela di un bene viene fatto un ricorso? Lo dico perché, una volta scritto, se per costruire un'infrastruttura viene fatto ricorso alla Corte costituzionale da parte di qualcuno, cosa si fa? Si blocca tutto? Si blocca la costruzione di una diga, di un depuratore, di una strada o qualsiasi altra infrastruttura di pubblica utilità? Attenzione. Abbiamo presentato due emendamenti al testo, entrambi recanti modifiche all'articolo 9, per eliminare o modificare la parte finale di quel comma dove si legge «La legge dello Stato disciplina i modi e le forme di tutela degli animali». Noi riteniamo estremamente superfluo aver introdotto questa frase, perché di fatto la tutela degli animali è già contemplata nel nostro ordinamento giuridico e l'Italia è uno dei Paesi più restrittivo da questo punto di vista. Abbiamo delle norme specifiche e nessuno ci può insegnare come deve avvenire la tutela degli animali. Apparentemente dice una cosa superflua, una banalità, perché è chiaro che le leggi dello Stato declinano i principi sanciti in Costituzione. Allora perché lo si è voluto introdurre? È stata una mediazione politica, ma con il rischio di far rientrare dalla finestra quello che non poteva entrare dalla porta e per questo faccio un passo indietro, signor Presidente. Prima di questa ultima ridefinizione, infatti, nel testo base proposto si leggeva: proteggere la biodiversità e gli animali. Vi prego di fare attenzione, perché voglio essere chiaro e non voglio che questa mia affermazione sia strumentalizzata. Ribadisco infatti in maniera chiara che noi non siamo contro la protezione degli animali, anzi; tuttavia, con il solito pragmatismo abbiamo detto di fare attenzione a scrivere certe cose in Costituzione. Avete pensato a che tipo di impatto potrà avere su centinaia di attività economiche? Avete pensato a cosa sarebbe potuto succedere se questa norma fosse stata scritta in questa maniera in Costituzione per i nostri allevamenti, per i nostri prodotti di eccellenza agroalimentare? È una domanda che mi pongo perché mi sembra che questa riflessione non sia stata fatta in maniera approfondita. Banalizzo, ma con una norma scritta in questo modo, se ci fosse un ricorso alla Corte costituzionale per proteggere i suini allevati per la produzione di prosciutti o insaccati, che si fa, si smette di fare il prosciutto di Parma, tanto per citarne uno dei più conosciuti? Potrei fare altri mille esempi. Oppure si potrebbe smettere di fare i wurstel, come ci insegna la collega Unterberger (Applausi) , visto che vuole comunicare a noi il modello ambientale della Germania. Non abbiamo niente da imparare da nessuno, anzi abbiamo molto da insegnare e se l'Europa ci stesse più a sentire, molto probabilmente tante cose sarebbero risolte in modo migliore. Inoltre, come in parte sta succedendo, si sarebbe interrotta l'attività venatoria: in Costituzione poteva essere scritto che la Repubblica protegge gli animali? Bisogna fare attenzione! Così avremmo i cinghiali a passeggiare per le vie della Capitale, che mi sembra un caso abbastanza eclatante, o di tante altre città; poi avremmo anche il caso di associazioni che potrebbero essere preposte alla cura e al mantenimento di questi animali che, ricordo a tutti noi, sono nocivi e arrecano danni all'agricoltura e all'ambiente. Insomma, si tratta di un provvedimento che lascia alcuni dubbi interpretativi abbastanza preoccupanti sul piano agricolo e non solo; un provvedimento di cui non abbiamo capito l'urgenza, la necessità e che impegna l'Assemblea in un momento così delicato per la Nazione, alle prese con una pandemia le cui conseguenze stanno imperversando pesantemente sulla nostra economia. Abbiamo voluto introdurre questa discussione e stiamo passando una giornata e mezza a parlare di questo. Non dico che non sia rilevante; tuttavia, in un momento in cui siamo chiamati a fare scelte importanti per il futuro della Nazione e delle prossime generazioni, invece di parlare di questo parliamo di tutela degli animali. Sicuramente è una battaglia di civiltà, non dico il contrario, ma mi domando se questa era davvero una priorità, a meno che non si ritenga il nostro Paese arretrato sul piano della tutela dell'ambiente e dell'ecosistema, ma vi ripeto che non lo è. Ricordo a me stesso e a tutta l'Assemblea che l'Italia, dal punto di vista ambientale e faunistico, è uno dei Paesi più virtuosi in Europa e nel mondo. L'impressione è invece che ci sia una maggioranza - lo dico in maniera molto chiara - che usa questo Governo di unità nazionale, che avrebbe lo scopo di gestire e attuare il Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) - questo era il motivo per cui era nato - per portare avanti posizioni ideologiche sfruttando i delicati e precari equilibri politici di Governo: tutela degli animali, ius soli, decreto-legge sulle zone economiche speciali (ZES). Fate attenzione, amici della Lega e di Forza Italia! Ritornando al tema, non basta la forma, occorre la sostanza, come dicevo. In tema di tutela ambientale occorrono politiche di vasta scala, che ad esempio impediscano l'abbandono delle aree periferiche come la montagna che, se non curata, crea criticità anche a valle. Per queste, però, non si fa niente. Occorrono politiche per il rinnovo dei mezzi di trasporto pubblico, ma si investe sui monopattini. Occorrono investimenti e politiche energetiche su fonti rinnovabili, ma si svende l'idroelettrico agli stranieri. La tutela ambientale si ottiene partendo da un'educazione civica nelle scuole, investendo in professionalità e strutture e non con i banchi a rotelle. Insomma, signor Presidente, molta retorica, molta enfatizzazione, ma pochi fatti. Siamo favorevoli alla tutela ambientale, ma con azioni concrete. Non siamo convinti sulla forma che richiama la tutela degli animali e per questi motivi dichiaro il voto di astensione del Gruppo Fratelli d'Italia. (Applausi) . FERRAZZI (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. FERRAZZI (PD) . Signor Presidente, colleghe e colleghi, noi tutti dobbiamo essere molto rispettosi delle parole che usiamo. La crisi delle civiltà spesso è segnata dal logoramento delle parole. Un grande scrittore del Novecento diceva che le parole sono logore, raccontando la crisi della civiltà europea del suo secolo. Io credo, però, che in alcuni momenti e in alcuni passaggi, utilizzare specificatamente il termine di evento storico abbia senso e abbia significato. E oggi siamo in presenza di un evento storico. Siamo in presenza di un evento storico perché modifichiamo, anzi integriamo, la nostra Costituzione, su un passaggio fondamentale, del quale ora dirò. E siamo in presenza di un evento storico perché, oggettivamente, nella storia pluridecennale della nostra Repubblica, è la prima volta che si va a modificare, anzi ad integrare, la parte dei principi fondamentali della Costituzione, in particolare l'articolo 9. È la quarta volta che si modifica la Parte prima, ma è la prima volta che si modifica il titolo relativo ai rapporti economici, di cui all'articolo 41. Questo per dire che davvero siamo davanti a una grandissima novità e a una grandissima innovazione costituzionale. Naturalmente, la Costituzione, per natura propria, prende atto, riconosce e rilancia il sentimento popolare. Non possiamo non dire, in questa giornata, che certamente il lavoro che ci stiamo accingendo a definire con il voto odierno è anche frutto del lavoro che abbiamo compiuto insieme, in maniera molto trasversale, nel Comitato ristretto, che ha portato a mesi di audizioni e confronti, nella Commissione affari costituzionali e infine nelle Commissioni che hanno espresso un parere. Abbiamo ricevuto, durante questo lavoro, la testimonianza di esperienze decennali di persone, donne e uomini, che hanno lottato per la difesa del pianeta e per l'ambiente, anche quando di questo non parlava nessuno. Si badi bene che il termine "tutela dell'ambiente", non è presente nella nostra Costituzione non già perché i Padri costituenti non fossero persone di assoluto livello, ma semplicemente perché, dal 1948 in poi, è cambiato strutturalmente l'approccio al tema dell'ecologia perché è cambiato strutturalmente il mondo e il pianeta in cui viviamo. Il tema del cambiamento climatico e il tema dell'inquinamento certo erano già presenti, ma non erano ancora così scientificamente analizzati e così drammaticamente di impatto come lo sono in particolare dagli anni Sessanta in poi. Signor Presidente, colleghe e colleghi, oggi è il tempo di recuperare questo gap , questa distanza storica, questa distanza in termini di sensibilità e di cultura, soprattutto nei confronti delle giovani generazioni, che in questa direzione sono attentissime. Dico questo perché più di qualcuno ha storto il naso, come diceva ieri il Presidente della 1 a Commissione, senatore Parrini, dinanzi a una modifica costituzionale, addirittura dei principi fondamentali. La Costituzione, però, è una realtà dinamica. È una realtà che deve evolvere e, se ci sono degli eventi che modificano strutturalmente la coesione sociale e addirittura la realtà della vita sulla terra, è evidente che noi dobbiamo intervenire. Dunque, non si tratta tanto di una modifica della Costituzione, ma di una integrazione della Costituzione. È un raggiungimento culturale, politico e costituzionale fondamentale. (Applausi) . D'altro canto, non siamo i primi. Molte democrazie in tutto il mondo hanno già integrato la Costituzione. L'hanno fatto certamente in maniera diversificata, dando più enfasi anche ad altri concetti, come lo sviluppo sostenibile e la tutela degli animali, ma il principio di fondo del riconoscimento della tutela dell'ambiente a livello costituzionale è assolutamente centrale e fondamentale. Sentivo prima il collega di Fratelli d'Italia affermare, come ieri rimarcavano anche alcuni interventi, che non ci sarebbe bisogno di una modifica della Costituzione, perché il nostro ordinamento contiene già molte leggi di tutela dell'ambiente ed esistono molte sentenze, in tal senso. Riteniamo invece che ve ne sia necessità anche dal punto di vista giuridico perché nella comparazione degli interessi è assolutamente giusto e sacrosanto che ci sia una valenza costituzionale anche della tutela dell'ambiente. Ciò avrà una ricaduta molto importante anche dal punto di vista del profilo giuridico. Noi tuteliamo l'ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi. Abbiamo capito una cosa, finalmente, grazie a Dio: abbiamo capito che non ci può essere dicotomia, distanza e distacco tra la biodiversità, il pianeta e l'uomo perché siamo intimamente uniti l'un con l'altro, viviamo intimamente in relazione. Tutta la scienza moderna e anche la filosofia moderna portano esattamente a questo punto; siamo in relazione e integrati. Nel momento in cui l'uomo immagina di essere padrone, proprietario, addirittura manipolatore del pianeta, commette un'idiozia, perché sta esattamente tagliando l'albero sul quale è seduto o dal quale trae il frutto. Questa intima relazione crea la necessità della tutela dell'ambiente, per tutelare anche noi stessi. (Applausi) . È questo il passaggio fondamentale. Molti hanno citato - ed è una cosa molto positiva - l'enciclica «Laudato Si'» del Papa che ormai alcuni anni fa ha posto il tema dell'ambiente e della sua tutela; addirittura un'enciclica. Alcuni hanno detto che è la fine dell'antropocentrismo, è una revisione e una rivoluzione anche dal punto di vista culturale, dell'approccio della chiesa e della sua dottrina. Non è così; è la ricollocazione corretta del concetto di antropocentrismo all'interno del cosmo, in modo tale che non si trasformi in caos. È infatti solamente l'interpretazione delle relazioni. Addirittura il Papa richiama la teologia di San Bonaventura, il grandissimo francescano coevo di san Francesco, che sistematizzò dal punto di vista teologico e filosofico l'impatto culturale, e soprattutto religioso, di San Francesco. San Bonaventura diceva una cosa straordinaria ed ebbe un'intuizione fulminante, che tra l'altro io sento assolutamente mia. Mi permetto di citarla in quest'Aula con timore e tremore, come direbbe il poeta. Essendo Dio trinitario (il Dio cristiano), cioè relazione in se stesso, ed essendo l'uomo e ogni creatura creati ad immagine e somiglianza di Dio, questa relazione è intimamente presente, nella sua esistenza stessa, nella sua ontologia. Di conseguenza, nel momento in cui dimentica la relazione e diventa predatore, massacra se stesso. È questo l'asse culturale dell'enciclica del Papa. Attenzione - rimarca l'enciclica - all'uomo è affidato il cosmo e ciò significa averne cura e tutela, ma vuol dire anche coltivarlo. La scienza, la tecnica e l'attività umana sono positive. Naturalmente, avendo avuto uno sviluppo della tecnoscienza di tale portata nel Novecento, bisogna parallelamente sviluppare la sensibilità culturale, perché se la tecnoscienza diventa mito, si impoverisce l'uomo e si massacra il cosmo, con una eterogenesi dei fini che va esattamente verso la distruzione. (Applausi) . In conclusione, Presidente, non dobbiamo sprecare questa occasione e il lavoro fatto. Chiudiamo oggi un lavoro parlamentare molto appassionato e un grande dibattito. Chiudiamo un lavoro parlamentare che vedrà probabilmente, come abbiamo già visto ieri, un voto a larga, larghissima maggioranza da parte del Senato. Dobbiamo darci l'impegno politico istituzionale di completare l' iter prima della fine della legislatura. Sappiamo che la modifica della Costituzione ha bisogno giustamente di alcuni passaggi, dunque facciamoli. Lo dobbiamo, Presidente, a chi da tempo lotta per questi temi, lo dobbiamo a noi che ci abbiamo lavorato, ma lo dobbiamo soprattutto ai nostri figli. (Applausi) . DE PETRIS (Misto-LeU-Eco) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DE PETRIS (Misto-LeU-Eco) . Signor Presidente, da alcuni dei colleghi che mi hanno preceduto ho sentito dire che non vi era urgenza di intervenire per inserire la tutela dell'ambiente, degli ecosistemi, della biodiversità e degli animali in Costituzione. Noi pensiamo esattamente l'opposto e in questo senso si è orientato il lavoro fatto all'interno della Commissione per il quale ringrazio i colleghi e la relatrice: noi riteniamo, infatti, che eravamo già fuori termine. Voglio ricordare a tutti che il testo che arriva oggi in Aula è frutto del lavoro dei tanti che già dagli anni Novanta hanno iniziato anche in Parlamento a presentare proposte di legge (penso alla Commissione Bozzi e ad altri tentativi che sono stati fatti) affinché potesse essere inserita finalmente tra i principi fondamentali della nostra Costituzione, la tutela dell'ambiente, della biodiversità, degli ecosistemi e degli animali, come valore capace di informare le politiche pubbliche che deve essere un pilastro della nostra Costituzione. Altri Paesi prima di noi hanno fatto questo intervento sulla Costituzione: è stata citata molto la Germania, dove dal 1994 si è intervenuti per sancire non solo l'inserimento della tutela dell'ambiente, ma il concetto del rapporto con le future generazioni e la tutela degli animali. Quanto poi ai pericoli che sono stati paventati poco fa dal senatore La Pietra, il quale ha affermato che con questo disegno di legge metteremmo in pericolo addirittura il nostro sistema dell'economia agricola, vorrei dire che evidentemente il collega non è ben documentato sull'economia e sulle scelte della Germania, dove non mi pare che siano diventati tutti vegani per obbligo. Non facciamo dunque questi paradossi e siamo rispettosi del lavoro e dell'approfondimento che sono stati fatti. Voglio ringraziare il presidente della 1 a Commissione Parrini, perché il lavoro che è stato fatto con le audizioni e le consultazioni di tutti i costituzionalisti, nonché il lavoro comune che è stato fatto tra forze molto diverse, partite anche da posizioni diverse, ci permettono oggi di sanare questa distanza. Oltre alla Germania, c'è anche l'importante lavoro fatto in Francia nel 2005, che ancora sta proseguendo e che tra l'altro sarà sancito ancora una volta anche dalla causa, che peraltro è stata vinta. È quanto accade comunque in tutto il mondo, in cui si parla dei diritti della natura da inserire in tutte le Costituzioni e vi è un movimento su questo: vi sono state le iniziative parlamentari che ricordavo, ma vi sono tantissime associazioni che da anni lavorano su questo. Credo che oggi finalmente sia arrivato un momento importante. Abbiamo fatto una scelta fondamentale: siamo intervenuti sull'articolo 9 della Costituzione, aggiungendo un comma. Non abbiamo toccato l'articolo 9 per una forma di riconoscimento, perché è scritto benissimo: quell'articolo 9, che i nostri Padri e Madri costituenti ci hanno dato, ha permesso sicuramente di tutelare il paesaggio e i beni culturali, anche se non quanto sarebbe stato necessario, spingendo la stessa giurisprudenza costituzionale a fare in modo che sempre di più si andasse verso il riconoscimento dell'ambiente come diritto fondamentale e imprescindibile della persona e della collettività. Ci si chiede allora perché intervenire; perché oggi era importante aggiungere un comma all'articolo 9. Non abbiamo fatto un lavoro di revisione, ma di arricchimento. Questo lo vorrei dire anche a quelli che hanno dubbi sul fatto che interveniamo sulla prima parte della Costituzione. Era giusto e sacrosanto che si intervenisse per sancire finalmente questo riconoscimento tra i principi fondamentali della Repubblica e, quindi, del patto repubblicano. Siamo intervenuti anche sull'articolo 9, nonostante ci fosse la giurisprudenza costituzionale e la riforma del Titolo V, perché la tutela dell'ambiente e dell'ecosistema che compare con la riforma del Titolo V, all'articolo 117, si inserisce nella ripartizione delle competenze sulle varie materie tra Stato e Regioni, quindi mancava. Questa è la cosa straordinaria di oggi: noi finalmente inseriamo la tutela dell'ambiente, degli ecosistemi, della biodiversità e degli animali tra i principi fondamentali e tra i valori, quindi nella prima parte della Costituzione. Qualcuno dice che non c'è urgenza. Siamo ancora dentro la pandemia e continuiamo a dire che non c'è urgenza di questo riconoscimento solenne? Da quando questo percorso e questo tentativo di inserire l'ambiente in Costituzione, la situazione, secondo gli indici scientifici, è peggiorata. Dal 1992, dalla prima conferenza sull'ambiente di Rio de Janeiro, purtroppo nel mondo la situazione e i dati sono peggiorati. Ci ricordiamo tutti i dati dei cambiamenti climatici. Noi non siamo un'oasi o un Paese felice. L'Italia è un Paese fortemente a rischio, come lo sono la nostra straordinaria biodiversità e il Mediterraneo per la pressione delle attività umane. Noi siamo nell'antropocene, ovvero in un'epoca in cui l'attività umana sta colpendo e violentando la natura e sta mettendo a rischio fortemente, per la pressione sulle risorse naturali, la possibilità della riproduzione delle risorse e, quindi, la riproduzione della vita. Non c'è più tempo e bisogna fare presto non perché il pianeta è a rischio - dico sempre che il pianeta continuerà e si evolverà - ma perché la vita sul pianeta è a rischio. Abbiamo parlato di transizione ecologica, ma serve una grande rivoluzione culturale. La tecnologia da sola non ci salverà; serve una grande rivoluzione culturale; bisogna capire che noi viviamo della natura e con la natura. Dobbiamo riscoprire il valore dell'armonia, dell'essere custodi del creato. Il collega Ferrazzi ha fatto bene a citare adesso l'enciclica «Laudato si'», che prende le mosse dal pensiero francescano. Noi dobbiamo riscoprire la madre terra e la sorella natura; rivivere in armonia anche il rapporto con gli animali e tutte le specie viventi. Solo con questo rapporto armonico con le risorse naturali, con l'ambiente, con la natura e con le altre specie viventi riusciremo a salvare e assicurare la sopravvivenza della specie. I dati - non è il caso di riportarli per brevità - sono pesanti. Soltanto per l'aggressione alla biodiversità per esempio, l'Italia è al sesto posto come pericolo tra i Paesi del G20. Cito l'Italia, ma potrei citarne altri. Come capite, è urgente! Chiudo parlando dell'articolo 41. Le modifiche all'articolo 41 sono straordinarie perché diciamo che tutta l'attività dell'impresa privata e pubblica deve avere come punti di riferimento e come limite il diritto alla salute e il diritto all'ambiente. Questa è una cosa davvero straordinaria. Per tutti questi motivi, annuncio con entusiasmo il voto favorevole su questo disegno di legge di revisione costituzionale. (Applausi) . GALLONE (FIBP-UDC) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GALLONE (FIBP-UDC) . Signor Presidente, Governo, colleghi, ci sono momenti nella storia di un Paese che ne segnano il passo e ne cambiano profondamente il percorso, a volte attraverso atti all'apparenza piccoli, ma in realtà determinanti e significativi per il cambio di un'epoca. Quello che stiamo vivendo oggi, con l'approvazione nell'Aula del Senato del disegno di legge sulla tutela costituzionale dell'ambiente, segna un passaggio, una svolta, l'aggiunta di un tassello che va a integrare in maniera sostanziale addirittura un articolo dei principi fondamentali della nostra Costituzione, con un lavoro appassionato, con un lavoro di tutti, che scalda il cuore all'interno di un'Aula parlamentare. Forza Italia si batte da tempo per armonizzare e attualizzare uno dei principi, inserendo la tutela dell'ambiente in maniera esplicita all'interno dell'articolo 9 e dell'articolo 41. È stata la battaglia del nostro ministro dell'ambiente Stefania Prestigiacomo, che ringraziamo oggi per la lungimiranza; noi abbiamo raccolto tale battaglia, presentando la nostra proposta in Senato, che è entrata a pieno titolo nel testo unificato che oggi ha portato al testo definitivo. È stata la battaglia di tanti uomini, di tante donne, di tante associazioni, di tanti ragazzi oggi pienamente consapevoli. Articolo 9: «La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione. Tutela l'ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell'interesse delle future generazioni. La legge dello Stato disciplina i modi e le forme di tutela degli animali». Oggi è un momento altissimo per il legislatore, è l'esperienza più significativa che possa capitare nel corso di un mandato parlamentare: toccare con estremo rispetto la Costituzione, la legge delle leggi, in un suo principio fondamentale. La nostra Carta, studiata, elaborata, redatta, approvata e sottoscritta dai nostri Padri fondatori. Lo stiamo facendo pienamente consapevoli che si tratta oggi di una necessità assoluta, che corrisponde a un momento di evoluzione virtuosa del Paese. Lo stiamo facendo per attualizzare una disposizione, un indirizzo, in questo caso una missione su un modo di pensare, di agire, di vivere al quale dobbiamo e vogliamo essere fedeli. Questo è un passaggio di visione e di futuro all'interno di un progetto armonico, come bene ha sottolineato nel suo intervento in discussione generale ieri il collega senatore Pagano, Vice Presidente della Commissione affari costituzionali, quando ha affermato la necessità di intervenire in modo adeguato e complessivo per il futuro, per realizzare quell'integrazione, aggiungendo un principio che è anche un valore e che tanti anni fa non si poteva pensare sarebbe divenuto necessario in un Paese invece oggi così profondamente industrializzato. Oggi stiamo lavorando per i nostri figli, quelle future generazioni a cui dobbiamo pensare, se vogliamo dare un senso compiuto alle nostre azioni, per fare in modo che il nostro Paese diventi un tassello fondamentale per la salvaguardia dell'unica casa che ci ospita, il nostro pianeta, confortati - come hanno ricordato il collega Ferrazzi e la collega De Petris - perfino dall'enciclica "Laudato si'" di papa Francesco, ispirata dai principi francescani di gratitudine verso il creato, verso una casa che non ci appartiene per diritto di nascita, ma che ci è stata donata. Il Piano nazionale di ripresa e resilienza in ogni sua parte, in ogni sua missione, di qualsiasi comparto si parli (economico, sociale, sanitario, di educazione e formazione), è costantemente proiettato alla tutela dell'ambiente e alla transizione ecologica. Con l'approvazione di questo disegno di legge costituzionale noi oggi possiamo sostenere e rafforzare ancor di più ogni singola azione di questo Governo, rassicurati fin dal primo chiarissimo intervento del presidente Draghi, che si può riassumere con una indiscutibile sua affermazione: «Nessuna azione umana sarebbe possibile in un mondo divenuto inospitale». Ancora: «Proteggere il futuro dell'ambiente, conciliandolo con il progresso e il benessere sociale, richiede un approccio nuovo: digitalizzazione, agricoltura, salute, energia, aerospazio, cloud computing , scuole ed educazione, protezione dei territori, biodiversità, riscaldamento globale ed effetto serra sono diverse facce di una sfida poliedrica». Forza Italia raccoglie questa sfida; Forza Italia, movimento liberale e riformista, affronta i temi ambientali in maniera equilibrata e razionale, perfettamente consapevole che la funzione dello Stato deve essere quella di accompagnare lo sviluppo e la crescita della Nazione in una grande alleanza pubblico-privato. Proprio il mondo dell'impresa e dell'economia si sta evolvendo all'interno del non facile percorso della transizione. Sono in atto riconversioni importanti, anche radicali, e chi si saprà adattare al cambiamento evolvendosi dovrà essere protetto e accompagnato, e questo sarà il difficile compito che la politica economica dovrà affrontare, lo sta già affrontando; è una grande assunzione di responsabilità. Insomma, vogliamo una crescita economica che sia verde senza danneggiare o distruggere l'ambiente. Allo stesso tempo vogliamo migliorare l'ambiente senza fermare l'innovazione e la crescita economica. Il Governo, quindi - e le forze di maggioranza con lui - dovrà investire ogni risorsa possibile in incentivi e tutele verso tutti i comparti che stanno facendo della sostenibilità e del nuovo modello circolare la loro missione. Ciò a partire dal sistema dell'agricoltura - e saluto la collega Caligiuri che è intervenuta ieri su questo tema - che rappresenta l'avanguardia della salvaguardia ambientale e della prevenzione, passando per il sostegno al comparto delle energie rinnovabili, al potenziamento degli impianti di recupero, smaltimento e riciclo dei rifiuti, all'emanazione più veloce dei decreti end of waste , alla realizzazione delle infrastrutture green , dando soprattutto linee guida chiare, semplificazione e certezze di tempi e modalità a chi si sta impegnando tanto. Approfitto dell'occasione per manifestare la nostra soddisfazione per gli interventi di estensione e semplificazione dell'ecobonus 110 per cento, che rappresenta un modello virtuoso di sostegno al lavoro e all'economia, grazie al sostanziale efficientamento energetico degli edifici che ne deriverà, dichiarando, però, che non smetteremo di chiederne la proroga al 2023 e oltre e l'estensione anche ai beni strumentali: alberghi, palestre, scuole paritarie (Applausi) , condomini con studi e uffici, cascine diroccate, dimore storiche per gli eventi, nella convinzione che la rigenerazione urbana non possa prescindere da questa determinante iniziativa. Con il disegno di legge costituzionale al nostro esame si intende quindi offrire il più alto riconoscimento alla tutela dell'ambiente e, dopo l'esame della Commissione che ha portato a un testo ampiamente condiviso, sono state inserite altre definizioni che chiariscono e ampliano la portata della tutela costituzionale dell'ambiente. Assieme all'ambiente, infatti, vengono tutelati la biodiversità e gli ecosistemi e lo si fa, come dicevo, nell'interesse delle future generazioni. Del resto, i fondi del Next generation EU che arrivano dall'Unione europea prevedono proprio questo tipo di atteggiamento, di predisposizione, affinché un debito apparente si trasformi in una leva di redditività non solo economica ma sociale e ambientale: ambiente, biodiversità ed ecosistemi, assieme alla fauna che li abita. La modifica costituzionale fa un passaggio ulteriore, prevedendo, appunto, che la legge dello Stato disciplini i modi e le forme di tutela degli animali. Sarà compito e cura del Parlamento, del legislatore, agire in maniera saggia, equilibrata, coerente anche per quanto riguarda il rispetto degli animali nel loro habitat e in cattività, rispettando le attività e le esigenze umane, ma anche il benessere animale come Paese sensibile e consapevole che la sofferenza gratuita può essere evitata nel rispetto di ogni attività umana. Starà alla saggezza del legislatore trovare il giusto equilibrio. Insomma, il cammino è lungo ma inizia subito, è già iniziato, perché il futuro del nostro Paese o sarà sostenibile o non sarà. Siamo convinti che l'Italia oggi abbia piantato un albero che metterà radici profonde, i cui frutti saranno salute e benessere per chi verrà dopo di noi. Da questo momento si potrà solo andare avanti rafforzati nell'intento dalla protezione e dalle certezze che la nostra Carta ci offre. Per questo, Forza Italia, convintamente e con l'orgoglio di aver dato il proprio fattivo contributo alla composizione di questa legge costituzionale, voterà a favore di questo altissimo provvedimento di civiltà. (Applausi). BRIZIARELLI (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BRIZIARELLI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, in questi giorni, con l'esame della proposta di inserimento della tutela dell'ambiente in Costituzione, abbiamo assistito a un dibattito che ci ha riportato indietro nel tempo. E non poteva essere diversamente. Del resto, l'anniversario del 2 giugno è passato solo pochi giorni fa. Si tratta di una data importante, non solo perché è la Festa della Repubblica, ma - tra le tante altre cose - è anche il giorno del voto per l'elezione dell'Assemblea Costituente che ha poi dato vita alla Costituzione. Quella Costituzione che, secondo molti - e a mio avviso hanno ragione - è la più bella del mondo, un capolavoro di equilibrio tra passioni, idee e valori contrastanti, arrivata dopo un periodo dilaniante durato anni, come solo una guerra civile può produrre. Dovremmo avere sempre presente che questo è il contesto in cui ci muoviamo e a cui vanno ricondotte non solo le dichiarazioni di questi giorni, ma anche la fase preparatoria che nelle ultime settimane ha visto susseguirsi fughe in avanti e frenate, anche da parte nostra. Tuttavia, come abbiamo cercato di spiegare, ciò era dettato dalla volontà di non commettere errori su un passaggio tanto fondamentale. Il risultato di oggi dice che la strada che abbiamo intrapreso è quella giusta. Ieri la collega Maiorino, in qualità di relatrice, ha saputo spiegarlo perfettamente in una frase che vorrei richiamare qui oggi. Ha detto che è necessario completare il processo e dare, senza mediazioni interpretative, una chiara dimensione ambientale alla nostra Costituzione, in linea con l'evoluzione di una sensibilità fondata sulla necessità di preservare il contesto naturale nel quale viviamo e di cui siamo parte. Detto questo, permettetemi di essere concreto e diretto. Non possono però esserci trionfalismi, né eccessivi festeggiamenti. Per quanto importante, questo è non un punto di arrivo, ma di partenza. Tutti i colleghi che sono intervenuti, in un modo o nell'altro, lo hanno sottolineato. Un conto è riconoscere un principio fondamentale; altra cosa è dargli attuazione. Peraltro, è la prima volta - lo ricordava il collega Ferrazzi - che ciò avviene. Permettetemi allora una digressione che non riguarda l'ambiente, ma che ha lo stesso significato. Cito Pertini, forse uno dei Presidenti più amati della nostra storia, che parlava di libertà. Egli diceva che la libertà da sola non basta perché un cittadino libero, ma senza sostegno, possibilità di realizzarsi e lavoro è un cittadino libero solo di imprecare e morire di fame. Questo vale anche per l'ambiente. È di questi giorni, ad esempio, il richiamo forte del Presidente della Repubblica alla tutela del paesaggio. È giusto semplificare, ma non deregolamentare. Egli si riferiva, in particolare, al tema degli impianti fotovoltaici e dei campi eolici perché è inutile inseguire una risposta seria, concreta e coerente in termini di energie rinnovabili se poi, per quelle stesse energie, si fa scempio del paesaggio, che forse è il nostro primo patrimonio. Del resto, ci sono delle peculiarità del nostro territorio che non possono essere nascoste. Un conto è avere una pala eolica nel Nord Europa che gira trecento giorni all'anno, altra cosa è averla qui. Se poi si deve disboscare una collina intera per portare i cavi a quella pala eolica, non va sicuramente bene. (Applausi) . Inutile pensare alla bontà degli impianti fotovoltaici e poi fare ciò. A Piandarca, sotto Assisi, dove San Francesco ha fatto la predica agli uccelli (è stata richiamata l'Enciclica di Papa Francesco), si propone un impianto fotovoltaico a terra. Questa è una follia, non è difesa dell'ambiente. (Applausi) . Penso anche a Orvieto, un territorio bellissimo. Può essere difesa dell'ambiente un campo fotovoltaico di 40 ettari con 75.000 pannelli? Questo non è difesa dell'ambiente. Non si può, da un lato, richiamare la difesa del suolo e poi permettere che questo si inaridisca, coperto per anni da qualcosa che nasconde la sua bellezza. Queste sono le contraddizioni che dobbiamo superare, perché un principio è inutile senza la forza e la capacità di renderlo concreto, vivo ed attuale. Le contraddizioni che viviamo sono tantissime, basti pensare all'acqua, che riteniamo un bene fondamentale, tant'è che abbiamo anche promosso il referendum sull'acqua pubblica, che - lo ricordiamo - non è attuato, ma poi lasciamo che in alcune zone d'Italia ci sia il 52 per cento di dispersione idrica e che per portare un litro d'acqua in una casa ne vengano dispersi due. (Applausi) . Per non parlare di quelle zone dove ancora esiste la vergogna delle autobotti che devono portare l'acqua, di quelle zone d'Italia dove ancora non è chiuso il ciclo delle acque e non c'è la possibilità di tutelare il mare perché ci arrivano gli scarichi, come per il 30 per cento delle coste del messinese, tanto per fare un esempio. Da un lato, richiamiamo l'alto accordo per inserire una parola in più o in meno in Costituzione e poi lasciamo che accada tutto questo. Ci stracciamo le vesti e piangiamo in Aula quando ci sono le tragedie e poi non abbiamo la forza di far partire un disegno di legge sulla pulizia degli alvei nei fiumi, perché c'è una diversità d'approccio sul piano ideologico. Ci lamentiamo quando avvengono i terremoti e poi abbiamo lo scempio, lo schifo di dover trovare 100 milioni oggi dopo il terremoto del 1908 di Messina. Dal terremoto in Irpinia ad oggi quante ricostruzioni si sono perse per strada? Quante volte non siamo andati a vedere quello che andava completato e non è stato completato? Queste sono le contraddizioni che dovremmo superare e magari dovremmo realizzare veramente quello che promettiamo. Ci sono decreti fermi, risorse non utilizzate, ci diciamo che siamo bravi quando scriviamo le cose sulla carta, ma non ci assumiamo la responsabilità di tradurle poi in atti concreti. Questo è quello che serve ora, questo è l'impegno che noi oggi dovremmo assumere. Quello che serve è la volontà, la forza ed anche il coraggio di gettare un ponte fra il dire e il fare, fra quello che siamo e quello che potremmo essere. È con questo spirito che la Lega non solo voterà convintamente a favore dell'inserimento della tutela dell'ambiente in Costituzione, ma si assumerà l'impegno di lavorare concretamente, quotidianamente, da qui e negli anni per dare realmente attuazione a quella che non può e non deve rimanere solo una dichiarazione di intenti. (Applausi) . PERILLI (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PERILLI (M5S) . Signor Presidente, colleghi, curiose contraddizioni. Ho ascoltato il dibattito e non posso che partire proprio dalla dichiarazione di voto del Gruppo di Fratelli d'Italia, pronunciata dal senatore La Pietra per conto di una forza che non si ritiene marginale né in quest'Aula, né fuori da quest'Aula, anche per la sua sempre dichiarata vicinanza al sentire delle persone, del popolo. Ebbene, sentir dire che la tutela degli animali e dell'ambiente è assolutamente marginale rispetto a quello che stiamo vivendo, che non è un'emergenza e che è addirittura inutile, se non pericolosa, fa capire in che pianeta diverso sia non solo Fratelli d'Italia, ma chi crede culturalmente a queste cose. (Applausi) . La curiosa contraddizione è che sul sito di Giorgia Meloni leggiamo che massacrare e lasciare un povero gatto morire di agonia davanti a dei bambini è un gesto inaudito e criminale, verso il quale deve esserci tolleranza zero, che si deve pensare ad una politica che non esclude il loro benessere. (Applausi) . Faccio veramente i miei complimenti, perché questa è la politica che le persone non vogliono, ma io direi anche a ragione, perché non si può dichiarare l'amore per l'ambiente e per gli animali e allo stesso tempo fare una dichiarazione di voto in Aula dove non solo ci si astiene su un provvedimento che inserisce la tutela degli animali e dell'ambiente - fatto storico - nella Costituzione, ma si invita ad astenersi anche l'altra parte del centrodestra, che si è or ora soffermato, in dichiarazione di voto, sugli aspetti positivi di questa riforma. Non so in quale mondo viva il collega di Fratelli d'Italia, ma io vivo in un mondo, e più specificamente in un Paese, dove vengono trucidati, ammazzati, massacrati, torturati quotidianamente animali. Andate a vedere i rapporti redatti annualmente su quanto accade agli animali, a quanto succede negli allevamenti, agli abbandoni, a tutta la questione del bracconaggio e dell'illegalità. Siamo ancora lontanissimi, colleghi, dall'acquisire una cultura che vagamente possa considerare gli animali non un oggetto, come adesso sono considerati, ma soggetti di diritti, con una propria sensibilità, esseri senzienti. (Applausi) . Questo tema è molto importante, perché se non si colgono queste sensibilità, se non si comincia a creare una cultura proprio in quest'Assemblea, dopo non si potranno più gestire i decorsi violenti e continui che subiscono animali indifesi, che non hanno rappresentanza se non quella di chi, in maniera molto solitaria, cerca di portare avanti i loro diritti. Non si capisce neanche la società che è là fuori, perché dire che non è una priorità significa non aver capito quanto è accaduto in questi giorni dal punto di vista sociale e quanto accadrà rispetto a tutti i temi ambientali. Non si tratta solo dell'inquinamento o della questione dei parametri o quant'altro; è una questione di cultura. (Applausi) . Occorre un cambiamento nella testa delle persone e nel vivere quotidiano, verso un modello di sviluppo conciliabile, che vada d'accordo con il benessere, la giustizia sociale e con la salute. Io non so dove viva il collega di Fratelli d'Italia. Noi non solo abbiamo inserito il concetto della tutela dell'ambiente e degli animali, ma anche quello della salute dell'ambiente, rispetto ai limiti che incontra l'iniziativa economica privata, che è libera ma non può arrecare danno né alla salute, né all'ambiente. (Applausi) . La sentenza di primo grado su quanto accaduto allo stabilimento ex Ilva, rispetto all'inchiesta che si intitola «Ambiente svenduto», che ha portato a condanne pesanti per il disastro ambientale determinato, impone - impone! - di scrivere chiaro, nell'articolo 9, tra i principi fondamentali, la tutela dell'ambiente e, nell'articolo 41, il fatto che l'iniziativa economica non possa essere contraria alla salute e all'ambiente. (Applausi) . Le attività economiche, pubbliche o private, devono essere indirizzate a fini sociali, ma anche a fini ambientali. Chiedo pertanto ai colleghi di Fratelli d'Italia cosa possa esserci di pericoloso nell'inserire in Costituzione questi temi, queste parole, belle anche solo da sentire, oltre che da leggere. Tra l'altro, ho notato che nessuno precedentemente in quest'Assemblea ha ricordato il testo della modifica costituzionale. Anche fuori, al di là del discorso intorno alle parole, si può apprezzare la bellezza di righe potenti, che restituiscono dignità a un Paese, allineandolo ad altri Paesi che hanno già il tema dell'ambiente e del rispetto degli animali nelle loro Costituzioni. E non sono Paesi arretrati o culturalmente chiusi. È una distorsione della realtà. (Applausi) . Ebbene, la Repubblica tutela l'ambiente, la biodiversità, l'ecosistema. La legge dello Stato disciplina le forme e i modi di tutela degli animali: una riserva di legge, che per la prima volta fa entrare nella Costituzione il tema degli animali. Ho apprezzato in parte l'intervento del collega Briziarelli, che dice che non ci possiamo fermare qui: per me è un invito. Ritirate, allora, i 5.000 emendamenti al disegno di legge "proteggi animali", che dimostrano come, invece, stiate bloccando una norma contro il maltrattamento degli animali. (Applausi) . Perché lo fate? Anche il senatore Salvini si è prodigato a far vedere filmati in cui tiene in braccio i cagnolini, invitando a non maltrattarli: bene. Faccia ritirare i 5.000 emendamenti al disegno di legge che li protegge dai maltrattamenti. (Applausi) . Date corpo, coerenza e concretezza con le azioni. Lo scriviamo in Costituzione. La Costituzione è la nostra Carta. La Costituzione intercetta le tensioni e le aspirazioni e, quando le riconosce come diritti fondamentali, le fa vivere come patrimonio condiviso, affinché lo Stato, inteso come comunità dei cittadini, ci si riconosca. Ma se voi negate queste cose già nella Costituzione, se già le avversate, è evidente che il resto è propaganda e dalla propaganda si viene seppelliti. (Applausi) . La stessa cosa si potrebbe dire del disegno di legge "salva mare", che è fermo. Il mare è soffocato da rifiuti, per l'impatto disastroso della plastica. Io sono particolarmente orgoglioso, contento ed emozionato perché il MoVimento 5 Stelle ha da sempre nel DNA - com'è stato detto - il tema dell'ambiente. Noi ci stiamo ritrovando, ci stiamo riprogrammando sulla questione dell'ambiente, che è centrale nel nostro movimento, ma anche nel nostro pianeta. Le nostre azioni, le nostre politiche da sempre riguardano la tutela dell'ambiente e per noi scriverlo in Costituzione, rappresenta un insegnamento per i nostri ragazzi e i nostri studenti, perché lo stiamo facendo in quest'Aula. Da lì comincerà un nuovo modello culturale, già dalla Costituzione: questo è un momento importante. Al MoVimento 5 Stelle si deve, nella precedente legislatura, la legge contro gli eco-reati, che mette al sicuro o restituisce un po' di sostegno e aiuto a chi si è battuto contro l'inquinamento, chi ha vissuto in pianure dove ci sono stati sversamenti di fanghi velenosi, roghi tossici, amianto: questo è un atto dovuto. Come fate, colleghi, a dire che non è utile, non è importante o non è in agenda? È un'altra dimostrazione di come la politica va per conto suo e lascia per strada le persone che si stanno battendo. Qualcuno è stato chiamato "povero pazzo" o "sognatore" per le battaglie fatte rispetto alla questione dello stabilimento ex Ilva. (Applausi) . Diamo un po' di dignità anche a quelle persone, colleghi, e il MoVimento lo fa, lo ha sempre fatto. (Applausi) . Questo sentire è stato anticipato. Naturalmente, tengo a precisare che, per il rispetto che abbiamo della Costituzione, le parole inserite nella modifica sono un'aggiunta, non hanno cancellato nessuna delle parole precedenti. Hanno intercettato, come dicevo, le nuove tensioni, i nuovi bisogni, in una visione innovativa. Ed è per questo che una Repubblica che riconosce l'ambiente, insieme al patrimonio artistico e storico della Nazione, anche rispetto agli ecosistemi e alla biodiversità, è una Repubblica avanzata, è un Paese nuovo, veloce. La Carta costituzionale, repubblicana e democratica, salvaguarda le vite in tutte le sue forme, fin dove esse arrivano. Annuncio pertanto il voto favorevole per il Gruppo MoVimento 5 Stelle. (Applausi) . RICHETTI (Misto-+Eu-Az) . Domando di parlare per dichiarazione di voto in dissenso dal mio Gruppo. PRESIDENTE. Ne prendo atto e le do la parola. RICHETTI (Misto-+Eu-Az) . Signor Presidente, questa prima lettura del disegno di legge di modifica della Costituzione è stata accompagnata da un dibattito di livello. Ho ascoltato gli interventi dei miei colleghi oggi e ho seguito il lavoro in Commissione. Nessuno è contrario al principio della tutela dell'ambiente e quindi mi asterrò, ma non certamente in dissenso rispetto a quanto illustrato. Noi abbiamo tentato un lavoro emendativo del progetto di legge in esame, legato all'introduzione del principio dello sviluppo sostenibile. Non è una questione di lana caprina; se ci fosse il ministro Giovannini darebbe voce più autorevole della mia a questo principio: lo sviluppo sostenibile non è legato solo alla questione ambientale, ma è legato anche a tutte le azioni che si rivolgono alla sostenibilità tra le generazioni, alle pari opportunità, alle dinamiche che riguardano l'economia e il lavoro di questo Paese. Sarebbe stato certamente un principio più forte e anche più vincolante rispetto alla Carta costituzionale, ma sarebbero stati binari virtuosi per l'azione legislativa che spetta a questo Parlamento. Per cui, Presidente, mi astengo su questo provvedimento, anche perché, essendo la prima lettura, mi auguro che questa astensione sia accompagnata da un ripensamento. Noi continueremo, anche nella Camera dei deputati, a proporre emendamenti in tal senso. C'è stata attenzione, anche nei lavori di Commissione, ma credo che questa rischi di essere un'occasione persa se ci limitiamo alla sola questione ambientale. Va benissimo tutelare l'ambiente e gli animali, ma pensiamo anche alle prossime generazioni, che spesso meriterebbero qualche attenzione in più. PRESIDENTE . Ai sensi dell'articolo 120, comma 3, del Regolamento, indíco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del testo unificato dei disegni di legge costituzionale nn. 83, 212, 938, 1203, 1532, 1627, 1632 e 2160, nel suo complesso, nel testo emendato, con il seguente titolo: «Modifiche agli articoli 9 e 41 della Costituzione in materia di tutela dell'ambiente». (Segue la votazione). Il Senato approva in prima deliberazione. (v. Allegato B) (Applausi). Sospendo la seduta fino alle ore 15,30. (La seduta, sospesa alle ore 10,41, è ripresa alle ore 15,37) . Presidenza del vice presidente ROSSOMANDO Discussione dalla sede redigente dei disegni di legge: Doc 1443 Modifica al decreto-legge 25 marzo 2010, n.40, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 maggio 2010, n.73, in materia di destinazione del 5 per mille alla Guardia di finanza, alla Polizia di Stato, all'Arma dei carabinieri o al Corpo nazionale dei vigili del fuoco RUFA ed altri. - Doc 1521 Modifica al decreto-legge 25 marzo 2010, n.40, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 maggio 2010, n.73, in materia di destinazione del 5 per mille alla Guardia di finanza, alla Polizia di Stato, all'Arma dei carabinieri, al Corpo nazionale dei vigili del fuoco o al Corpo di polizia penitenziaria RUFA ed altri. - (Relazione orale) Approvazione, con modificazioni, in un testo unificato con il seguente titolo: Modifiche alla disciplina dell'istituto del cinque per mille dell'imposta sul reddito delle persone fisiche, di cui al decreto legislativo 3 luglio 2017, n. 111 PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca la discussione dalla sede redigente dei disegni di legge nn. 1443 e 1521. Il relatore, senatore Montani, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta. Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore. MONTANI, relatore . Signor Presidente, onorevoli senatori, la legge 23 dicembre 2005, n. 266, ai commi 337 e 340 ha introdotto a titolo sperimentale una quota pari al 5 per mille dell'importo sul reddito delle persone fisiche (Irpef), da destinare a scelta del contribuente, alle organizzazioni senza scopo di lucro, in base alle preferenze espresse nella dichiarazione dei redditi. Questa novità si è rivelata, nel corso degli anni, uno strumento preziosissimo, che rappresenta per il cittadino un concreto esercizio di democrazia fiscale e sussidiaria, poiché attribuisce al contribuente la facoltà di scegliere come utilizzare una parte delle proprie imposte, per finalità valutate all'interno di una lista di destinatari pubblici e privati controllata e certificata dal Governo. Dopo questa prima applicazione in via sperimentale, il decreto-legge 25 marzo 2010, n. 40, convertito con modificazioni dalla legge 22 maggio 2010, n. 73, all'articolo 2, comma 4- novies , ha previsto che per l'anno finanziario 2010, con riferimento alle dichiarazioni dei redditi relative al periodo di imposta 2009, sulla base dei criteri e delle modalità di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 20 gennaio 2006, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 22 del 27 gennaio 2006, fermo quanto già dovuta dai contribuenti a titolo di imposta sul reddito delle persone fisiche, sia devoluta una quota pari al 5 per mille dell'imposta stessa, per sostenere il volontariato, le organizzazioni non lucrative di utilità sociale, le associazioni di promozione sociale iscritte nei registri nazionali regionali e provinciali, le associazioni e fondazioni riconosciute che svolgono attività nei settori propri delle ONLUS, il finanziamento della ricerca scientifica e sanitaria dell'università e delle attività sociali svolte dal Comune di residenza del contribuente, nonché le associazioni sportive dilettantistiche riconosciute ai fini sportivi dal Comitato olimpico nazionale italiano a norma di legge, che svolgano una rilevante attività di interesse sociale. Successivamente, il decreto legislativo n. 111 del 3 luglio 2017, in attuazione della legge delega n. 106 del 2016 per la riforma del terzo settore, ha dettato norme per il completamento della riforma strutturale dell'istituto del 5 per mille dell'imposta sul reddito delle persone fisiche nel rispetto delle esigenze di razionalizzazione e revisione organica del contributo e ne ha disciplinato la destinazione in base alle scelte espresse dai contribuenti. Le nuove disposizioni hanno integrato quelle già vigenti concorrendo alla definizione complessiva della disciplina. L'obiettivo del presente disegno di legge è, quindi, di estendere la destinazione del 5 per mille al finanziamento del fondo assistenza per il personale in servizio del Corpo della guardia di finanza, della Polizia di Stato, dell'Arma dei carabinieri, del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, del Corpo di polizia penitenziaria, dell'Esercito, della Marina militare e dell'Aeronautica militare, in quanto istituzioni di estrema importanza per il bene della comunità e, al pari di altre associazioni, bisognosi di contributi, nonché per il sostegno, l'assistenza e per l'attività a favore di congiunti di appartenenti alle rispettive amministrazioni deceduti per causa di servizio o in servizio. Il contributo del 5 per mille si rivelerebbe un valido strumento in quanto dalle risorse ottenute da questo contributo sarà possibile concretizzare scopi a favore del servizio di soccorso svolto a beneficio di tutta la comunità e di acquistare importanti attrezzature per fronteggiare situazioni di emergenza e aumentare la sicurezza, che rappresenta un fattore essenziale per il rilancio economico del Paese e per il miglioramento della qualità della vita dei cittadini. I cittadini potranno, quindi, scegliere, in senso alternativo tra loro, a quale delle amministrazioni sopracitate destinare la propria quota. (Applausi) . PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo. BERGAMINI, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri . Signor Presidente, mi riservo di intervenire successivamente. PRESIDENTE . Comunico che sono pervenuti alla Presidenza - e sono in distribuzione - i pareri espressi dalla 1 a e dalla 5 a Commissione permanente sul disegno di legge in esame, che verranno pubblicati in allegato al Resoconto della seduta odierna. Passiamo all'esame degli articoli del testo unificato proposto dalla Commissione. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 1. (Segue la votazione). Il Senato approva. (v. Allegato B). Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 2. (Segue la votazione). Il Senato approva. (v. Allegato B). Passiamo alla votazione finale. CUCCA (IV-PSI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CUCCA (IV-PSI) . Signor Presidente, Governo, colleghe e colleghi, ci apprestiamo ad approvare un provvedimento che interviene sulla disciplina del 5 per mille dell'imposta sul reddito delle persone fisiche. Il 5 per mille è ovviamente uno strumento molto prezioso, che rappresenta per il cittadino una concreta possibilità di scegliere come utilizzare una parte delle imposte versate e a chi destinarle. Dal punto di vista degli enti che ne possono beneficiare, si è trattato fino a oggi di enti no profit e di amministrazioni pubbliche, le cui attività rientrano nelle finalità definite dalla legge istitutiva. L'obiettivo perseguito dal disegno di legge che esaminiamo oggi è di estendere la destinazione di questo 5 per mille al finanziamento dei comparti delle Forze dell'ordine che quotidianamente si occupano della nostra sicurezza. Parliamo della Guardia di finanza, della Polizia di Stato, dell'Arma dei carabinieri, del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, della Polizia penitenziaria, dell'Esercito, della Marina militare e dell'Aeronautica militare. Inoltre, il disegno di legge prevede anche la possibilità di destinare questa quota al sostegno e all'assistenza, nonché per attività a favore di congiunti di appartenenti alle rispettive amministrazioni, i quali abbiano perso la vita per causa di servizio o direttamente in servizio. A questo punto è d'obbligo fare alcune considerazioni. Avrete anche valutato il fatto che qualche Gruppo politico si è astenuto su questo provvedimento, che ha oggettivamente destato qualche perplessità. Tuttavia ciò di cui sto per parlare attiene esclusivamente al metodo adoperato, non al merito, in quanto il Gruppo Italia Viva - Partito Socialista Italiano concorda perfettamente sul merito del provvedimento stesso. Questo è bene chiarirlo, senza che le parole che sto per dire vengano utilizzate in maniera strumentale. Siamo consapevoli che la ratio dell'istituto del 5 per mille è per certi versi diversa da quella che sorregge il provvedimento di cui stiamo discutendo. Il 5 per mille nasce con uno scopo preciso: sostenere le organizzazioni del terzo settore, perché svolgono un'attività importante nei confronti della collettività. Tecnicamente, dunque, il 5 per mille alle Forze dell'ordine non è lo strumento più idoneo da adoperare, ma dobbiamo riconoscere che lo scopo di questo provvedimento è assolutamente meritevole. Non si tratta in effetti di uno strumento da adoperare nei confronti di queste Forze per dare un sostegno o una sorta di contributo, ma si tratta di sostenere gli interessi delle Forze dell'ordine stesse, che, come sappiamo, si trovano spessissimo a lavorare e ad operare in condizioni di disagio estremo, sia per carenza di risorse economiche, sia per carenze di risorse di natura tecnica. Ovviamente, però, occorre evidenziare che lo strumento del 5 per mille ha natura assolutamente aleatoria, considerato che non si sa e non si potrà sapere quanto sarà destinato alle Forze dell'ordine. Sotto questo aspetto, quindi, non è sicuramente lo strumento più idoneo. Certamente andrà a colmare - almeno in parte - le carenze più volte portate alla nostra attenzione, proprio perché c'è una penuria di risorse che si riverbera sia sulle dotazioni tecniche sia su quelle di personale. Questo, nonostante le Forze dell'ordine, soprattutto in quest'anno di pandemia, abbiamo dato un apporto significativo - e direi, anzi, determinante e indispensabile - al corretto svolgimento delle loro funzioni, oggettivamente in favore della collettività, assumendosi, tra l'altro, tutti i rischi che ben conosciamo e che comunque sono intuibili. Detto questo, ci sono indubbiamente priorità che riguardano sia quanto urge nella quotidianità sia gli interventi di più ampio respiro necessari per l'assetto organizzativo e funzionale che in prospettiva bisogna raggiungere. Bisogna quindi evidenziare - l'auspicio è questo - che su questa materia dovremo dare una risposta più pressante, più urgente, più completa e più soddisfacente alle Forze dell'ordine che tanto si adoperano. Ricordiamoci che durante l'anno di pandemia le Forze dell'ordine non si sono fermate un attimo; hanno portato avanti la loro attività quotidianamente nell'interesse della collettività, assumendosi tutti i rischi e, spessissimo, in condizioni di estrema criticità per carenza di mezzi e di uomini. Eppure, ci sono state. Più volte le abbiamo ringraziate e credo che oggi sia nuovamente il momento di formulare un ringraziamento molto sentito alle Forze dell'ordine, sapendo anche, però, che c'è necessità - lo ribadisco - di dare ben altro. A questo punto dobbiamo farci carico di queste carenze, che dovranno essere affrontate in un periodo successivo, con misure che assicurino, nel lungo periodo, soddisfazione alle stesse Forze dell'ordine. Peraltro, c'è da evidenziare che, sul fronte del sostegno e dell'assistenza per attività a favore di congiunti di appartenenti alle Forze dell'ordine deceduti in servizio o per causa di servizio, sarebbe stato anche corretto prevedere l'istituzione di un'associazione specifica, diretta, appunto, a ottenere i fondi del 5 per mille in maniera più confacente rispetto alla ratio della legge istitutiva del 5 per mille medesimo. Tuttavia, dobbiamo prendere atto che ci troviamo in una fase emergenziale, in cui è necessario convogliare tutte le nostre forze affinché sia dato riscontro in maniera effettiva a quei comparti che vivono grandissime difficoltà. Quindi, l'impegno dovrà essere quello di fornire loro adeguata assistenza. Bisogna evidenziare che, grazie alle risorse economiche che deriveranno dal 5 per mille, sulla base di un dato meramente statistico, il Corpo dei vigili del fuoco, per esempio, sarà in grado di concretizzare i propri scopi a favore del servizio di soccorso: acquistare importanti attrezzature, fondamentali per fronteggiare situazioni di emergenza e di pericolo, cosa che in questo momento non possono fare per carenza di risorse. Invece, per la Guardia di finanza, per esempio, poiché la quota di imposta appare strettamente connessa alla missione istituzionale, sarà possibile contrastare il fenomeno dell'evasione e dell'elusione fiscale fornendo nuovi strumenti a favore di questa categoria delle Forze dell'ordine. In sostanza, è uno strumento di supporto, ma solo provvisorio. Spero che non ci si fermi qui nel sostegno alle Forze dell'ordine. La sicurezza rappresenta un fattore determinante per il rilancio economico del Paese, per il miglioramento della qualità di vita dei cittadini, per lo svolgimento delle attività sociali, culturali e imprenditoriali; quindi, le nostre Forze dell'ordine devono essere messe in condizioni di operare con assoluta dignità, con le dotazioni minime richieste, a fronte di una responsabilità che, come detto, è immensa e talvolta va anche oltre i compiti meramente istituzionali delle Forze dell'ordine stesse. Destinare il 5 per mille a queste categorie consentirà di fornire anche ai cittadini uno strumento e un mezzo utile per dare sostegno a quegli uomini che quotidianamente mettono a repentaglio la propria vita per garantire la nostra sicurezza e la nostra incolumità. Sarà una piccola boccata d'aria in vista dei necessari interventi più strutturali e strutturati. Si tratta di un piccolo segno e di un modo per coinvolgere i cittadini nelle scelte. A nome del Gruppo Italia Viva-PSI, esprimo pertanto il voto favorevole al provvedimento in esame, consapevole tuttavia che tutti i corpi di sicurezza dello Stato sono essenziali per la nostra società e il funzionamento dello Stato medesimo, che poi significa tranquillità per tutti noi cittadini. Ai rappresentanti delle Forze dell'ordine va, ancora una volta, il nostro plauso e ringraziamento, ma anche il nostro fermo incoraggiamento, con il desiderio e l'auspicio che vengano sempre più potenziati e messi in condizioni di operare meglio e all'altezza del ruolo di immensa responsabilità che quotidianamente sono chiamati a svolgere a nostra tutela. RAUTI (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. RAUTI (FdI) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, con riferimento ai disegni di legge oggi in discussione (Atto Senato 1443 e Atto Senato 1521), entrambi a prima firma del senatore Rufa, in materia di destinazione del 5 per mille alla Guardia di finanza, alla Polizia di Stato, all'Arma dei carabinieri o al Corpo nazionale dei vigili del fuoco, mi sento di poter dire di averli seguiti dall'inizio, di condividerli e di aver contribuito, per Fratelli d'Italia, in modo sostanziale e determinante alla stesura del testo giunto all'esame dell'Assemblea. Nel maggio 2020, in Commissione difesa, dovendo e volendo dare da relatrice un parere favorevole a quanto proposto dal collega Rufa, suggerii l'estensione della platea dei beneficiari. Per perfezionare tale proposta, in Commissione finanze e tesoro il collega De Bertoldi presentò un emendamento, sottoscritto anche da altri colleghi, per estendere la destinazione del 5 per mille anche all'Esercito italiano, alla Marina militare e all'Aeronautica militare. (Brusio). PRESIDENTE. Colleghi, non si riesce ad ascoltare nemmeno da qui l'intervento della collega. Vi prego di abbassare il tono di voce. Prego, senatrice Rauti. RAUTI (FdI) . Se volessimo ricostruire il processo che ci ha portato fin qui, potremmo dire che il disegno di legge n. 1443 prevedeva la destinazione del 5 per mille a favore della Guardia di finanza, della Polizia di Stato, dell'Arma dei carabinieri e del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, mentre il disegno di legge n. 1521 includeva, doverosamente, anche il Corpo di polizia penitenziaria. In Commissione difesa passò la proposta di estendere la platea includendo anche l'Esercito italiano, la Marina militare e l'Aeronautica militare. (Applausi) . È per questo motivo che il provvedimento ci sta molto molto a cuore. Aggiungo che in quella sede anche il Governo, allora nella figura del sottosegretario Tofalo, si disse favorevole alla nostra proposta, che passò all'unanimità, di estendere la destinazione a tutte le Forze armate. In quella sede un collega, che poi votò favorevolmente, fece un'obiezione assolutamente legittima, secondo cui, estendendo la platea, si sarebbe ridotta l'entità delle risorse. Dal punto di vista matematico, questo ragionamento non fa una piega, però ripeto oggi ciò che dissi allora, ossia che, nonostante questa riflessione quantitativa, non possiamo perdere di vista l'obiettivo principale e non includere alcuni corpi delle Forze armate sarebbe un'immotivata e ingiustificata esclusione, nonché una discriminazione. Così arriviamo ad oggi e siamo particolarmente lieti di poter sostenere, appoggiare e votare in modo favorevole a questo provvedimento, perché ci sta molto a cuore in quanto ha raggiunto l'obiettivo di una platea equilibrata e composita, che includa tutte le Forze armate. Ci sta a cuore anche, come diceva prima il collega, l'istituto del 5 per mille, cioè la possibilità di destinare il 5 per mille dell'Irpef dovuto, una facoltà che viene data e che come sapete è partita in via sperimentale nel 2006 e come tale è arrivata fino al 2010 e solo successivamente ha avuto una sua stabilizzazione con la legge di stabilità del 2014 e poi del 2015. Il principio che ci piace condividere di questo strumento, ormai stabilizzato, è che si tratta di destinare una parte del nostro Irpef a quei settori di riconosciuto interesse pubblico che svolgono attività di utilità sociale. Stiamo parlando, colleghi, del volontariato, del terzo settore, anche della ricerca scientifica, della ricerca sanitaria, mai importante come oggi, delle politiche sociali. Parliamo quindi di un mondo che potremmo definire - se mi passate l'espressione - una stampella del welfare ,cioè un mondo che va a colmare delle lacune, è il mondo non profit nel suo insieme, che colma le lacune quando magari lo Stato, il pubblico non arriva; è quel mondo che crea inclusione, che ritesse la trama smagliata della società. Quando compiliamo la dichiarazione dei redditi è a questo che dobbiamo pensare, nel momento in cui decidiamo, con poco, con un contributo che non ci costa niente, di sostenere chi si impegna per un senso comunitario e di appartenenza all'intera società (Applausi) . È questo il senso di questo disegno di legge. Ci sta a cuore per questo, per l'estensione della platea alle Forze armate, ed infine perché si vuole anche destinare questo piccolo contributo affinché i beneficiari lo possano destinare al sostegno delle famiglie delle vittime cadute prestando servizio. (Applausi) . Anche questo è un riconoscimento, quindi non è una misura da poco, lo è forse dal punto di vista quantitativo, ma di grande valore dal punto di vista simbolico, morale e anche qualitativo. In un momento in cui peraltro sentiamo tanto parlare della riforma della giustizia - che pure è un'urgenza, ma naturalmente non entro nel merito della questione - come possiamo, mentre sentiamo questa urgenza, non introdurre piccoli atti di giustizia? Quello che oggi votiamo è un atto di giustizia. Dal punto di vista mio e del mio Gruppo, è anche il riconoscimento di uno strumento, il 5 per mille, che ha un'utilità sociale, ma in questo caso è anche il riconoscimento del servizio, del sacrificio, dell'impegno quotidiano di tutti coloro che sono stati inseriti come soggetti beneficiari nella platea. È un segno di attenzione anche alle famiglie delle vittime, di chi è caduto e si è sacrificato per prestare un servizio alla comunità e anche se non mi faccio illusioni e so bene che questa è la classica goccia nel mare, penso sia comunque un segnale, un attestato, un segno, un riconoscimento, direi anche dovuto, perché siamo bravi tutti a dire grazie alle Forze armate, ai Vigili del fuoco, a tutti quelli che fanno parte di questa platea, ma poi non pensiamo a loro. Inoltre, anche se è una goccia nel mare è molto significativa ed è per questo che Fratelli d'Italia voterà a favore. È significativa perché, tra l'altro, nel momento in cui noi compiliamo la dichiarazione dei redditi, con quella piccola scelta, barrando una casella, noi diamo non solo un contributo, ma anche un attestato e un riconoscimento. Io sono convinta che questo riduca le distanze e avvicini tutti i contribuenti alle nostre Forze armate e alle nostre Forze dell'ordine. E di questo c'è profondo bisogno nella nostra Nazione. (Applausi) . MIRABELLI (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MIRABELLI (PD) . Signor Presidente, stiamo parlando di un provvedimento che è stato approvato in un altro contesto, nel 2019. Mi permetto di fare, in sede di dichiarazione di voto, una riflessione legata allo strumento che questo testo propone di dedicare al finanziamento di Forze dell'ordine, Esercito, Polizia penitenziaria, eccetera. Lo strumento è il 5 per mille; uno strumento che nel nostro ordinamento abbiamo deciso di destinare al terzo settore, all'associazionismo, a chi svolge una funzione sociale, dando ai cittadini la possibilità di scegliere di sostenere, all'interno del mondo del terzo settore e dell'associazionismo, le cause che pensa meritevoli di ricevere un finanziamento. Io credo che questo sia il punto di partenza. Dopodiché è evidente - e io sono d'accordo, ce lo siamo detti spesso in questi anni e anche in questi mesi - che non c'è alcun dubbio sulla necessità di implementare (e l'abbiamo anche fatto) i finanziamenti per le Forze dell'ordine, per l'Esercito, per la Polizia penitenziaria, per chi in questi anni e in questi mesi duri della pandemia ha dato un contributo fondamentale al Paese. Tuttavia io credo che a questa esigenza si debba rispondere senza cercare scorciatoie. Noi dovremo, in sede di discussione del bilancio, a novembre e a dicembre, avere chiaro che l'Esercito, il Corpo di polizia penitenziaria, l'Aeronautica, le Forze dell'ordine devono essere sostenuti di più e meglio di quanto siamo riusciti a fare. Ma questo deve essere soprattutto compito del bilancio dello Stato. Non credo che possiamo demandare o condizionare il peso del finanziamento a questi corpi dello Stato al 5 per mille; non credo che possiamo rimettere i finanziamenti alle Forze dell'ordine nelle mani della volontà del cittadino, che decide di destinare a questo o a quello il 5 per mille. Io credo che il problema serio che si sta ponendo si debba risolvere in sede di bilancio. Ovviamente una cosa è pensare che il 5 per mille possa essere destinato a un corpo fondamentale, come quello dei Vigili del fuoco, che svolge una funzione molto importante e che sappiamo vive una situazione di precarietà drammatica, altro è dire, come afferma il disegno di legge, che bisogna e si può destinare il 5 per mille per l'assistenza e le attività a favore di congiunti di appartenenti alle amministrazioni militari o delle Forze dell'ordine deceduti per causa di servizio o in servizio. Questa è altra cosa. Quindi, invito l'Aula a una riflessione. Per le Forze dell'ordine e l'Esercito serve un impegno che ci dobbiamo assumere tutti insieme per mettere in campo risorse di bilancio consistenti. Su questo dobbiamo impegnarci tutti e il PD si impegnerà, ma sul resto rimane per noi un dubbio e resta la convinzione che il 5 per mille debba essere destinato all'impegno sociale, al terzo settore, all'associazionismo, sicuramente anche alle associazioni che aiutano i congiunti e i familiari degli appartenenti alle Forze dell'ordine che hanno perso la vita in servizio. Ma il resto - ripeto - deve essere demandato al bilancio dello Stato. Per questo ci asterremo e ci impegneremo in sede di bilancio per garantire più fondi alle Forze dell'ordine e alla Polizia penitenziaria. La misura del finanziamento dei Corpi dello Stato - ripeto - non può essere demandata al 5 per mille o alla scelta del cittadino del destinatario del 5 per mille. (Applausi) . GIARRUSSO (Misto) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GIARRUSSO (Misto) . Signor Presidente, colleghi, premetto che il mio voto sarà favorevole, malgrado alcuni colleghi del Gruppo Misto si asterranno. Sarà favorevole a questo 5 per mille, pur con tutte le riserve che condivido. Ritengo anch'io sia una goccia nel mare delle cose che andrebbero fatte per le tante persone che, con la divisa delle Forze dell'ordine e dei vari gruppi delle Forze armate, si sono impegnate e si impegnano ogni giorno per la sicurezza dei cittadini. Intervengo in dichiarazione di voto per ricordare chi, all'interno di queste categorie, ha una posizione ancora più difficile rispetto ai suoi colleghi. Noi che da più di un anno siamo in piena emergenza e vediamo tutti i giorni le squadre delle Forze dell'ordine, vediamo gli uomini in divisa dei Vigili del fuoco spendersi, ventiquattro ore su ventiquattro, per la salute e la sicurezza dei cittadini, non possiamo in un giorno come oggi non ricordare che ci sono fra di essi 10.000 precari. Ci sono fra questi precari che sono vigili del fuoco da trent'anni, colleghi: una vergogna senza limiti, nascosta da artifizi giuridici che li definiscono come discontinui. Eppure questi discontinui, definiti precari dall'Europa che sta per condannare il nostro Paese, a volte ci rimettono la vita andando in soccorso delle persone. Allora credo che si debba esprimere un voto favorevole, ma si debba anche ricordare in quest'Aula che sarebbe doveroso e giusto procedere alla stabilizzazione dei 10.000 vigili del fuoco precari prima che su di essa intervenga la scure dell'Unione europea e della magistratura, perché interverrà per far cessare questa vergogna che non è più sostenibile. Peraltro non è un intervento economicamente gravoso, perché queste persone vengono pagate; si tratta di risorse minime per garantire pari diritti, perché il sangue versato di un vigile del fuoco precario è uguale a quello del suo collega stabilizzato e di ruolo e non si capisce perché lui e la sua famiglia non debbano avere le stesse tutele dei propri colleghi. Pertanto invito a votare a favore del provvedimento in esame, ma non dobbiamo dimenticare - lo dico anche al Governo - questa categoria, che non dobbiamo ricordare soltanto quando qualcuno di loro perde la vita per la sicurezza dei cittadini. Onoriamoli piuttosto facendo il nostro dovere prima che ce lo ricordino la magistratura e l'Europa. Stabilizziamo i vigili del fuoco precari, che sono tali per le norme del 1999, approvate su direttiva di Bruxelles anche da questo Parlamento e che a breve verranno applicate nei tribunali, dove pendono i giudizi contro lo Stato promossi da queste persone, che si devono rivolgere alla magistratura per vedere tutelati i loro diritti, agendo contro lo Stato che servono con grande dignità e onore. Per questo dichiaro il mio voto favorevole e invito i colleghi ad attivarsi in questo senso. TOFFANIN (FIBP-UDC) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. TOFFANIN (FIBP-UDC) . Signor Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, l'obiettivo del disegno di legge, come abbiamo già sentito, consiste nell'estendere la scelta del 5 per mille al fondo di assistenza per il personale dell'Arma dei carabinieri, della Polizia di Stato, del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, della Guardia di finanza, del Corpo di polizia penitenziaria, dell'Esercito, della Marina militare, dell'Aeronautica militare e per il sostegno a favore dei rispettivi congiunti che hanno subito la perdita del proprio caro per ragioni di servizio. È indubbio che il personale delle succitate amministrazioni svolga un servizio per la collettività e che le sue prestazioni abbiano un alto valore sociale che spesso non viene commisurato in maniera soddisfacente attraverso un'adeguata retribuzione. In quest'anno di pandemia abbiamo visto con i nostri occhi e toccato con mano quanto sia stata determinante l'attività svolta da tutti i rappresentanti delle Forze dell'ordine e delle Forze armate. Inoltre, noi addetti ai lavori, rappresentanti delle istituzioni, sappiamo bene che si dovrebbero stanziare molte risorse in più anche per il pagamento degli straordinari che la loro attività impone, soprattutto in tempi di emergenza come quelli che stiamo vivendo. In questo senso il Governo ha il dovere di assumersi le proprie responsabilità destinando finalmente misure strutturali e risorse adeguate per il personale, per i mezzi, per la sicurezza, nell'apposita legge di bilancio. Lo Stato deve essere presente accanto ai propri uomini e alle proprie donne, perché si devono distinguere le spese per il funzionamento delle nostre forze da quelle per la solidarietà, per il loro modo di operare e per le loro famiglie. Il lavoro di questi uomini e di queste donne, infatti, non è solo una professione, ma una missione in cui purtroppo si rischia anche la vita e anche per questo non si deve considerare questa misura come sostitutiva all'azione di Governo (Applausi) . Con la destinazione del 5 per mille, così come quella dell'8 per mille e del 2 per mille, il contribuente ha la possibilità di scegliere a chi donare parte, anche se minima, delle proprie imposte. In questo senso i cittadini hanno un'opportunità, la più liberale, che è quella di poter scegliere. Vorrei ricordare che è stato proprio il Governo Berlusconi a istituire sperimentalmente questa misura, quella appunto del 5 per mille, con la legge finanziaria del 2006, per sostenere le organizzazioni non profit , le attività volte alla ricerca sanitaria e scientifica, le attività socialmente utili, demandando al contribuente la facoltà di decidere a chi nello specifico. Sedici milioni di italiani hanno apprezzato ed utilizzato questo strumento, dimostrando sensibilità e attenzione per il mondo cui è riservato. Dopo il 2006 è stato introdotto un tetto massimo di spesa per le finalità cui è diretto il 5 per mille. Ricordo che con la legge di bilancio 2020 sono stati stanziati 520 milioni per il 2021 e 525 milioni per il 2022. A fronte di questo fondo limitato e a fronte ora dell'aumento della platea dei beneficiari, riteniamo doveroso che il Governo si impegni a stanziare più risorse, onde evitare che siano penalizzate quelle associazioni ad oggi uniche destinatarie. Lo si deve fare a maggior ragione in questo momento storico, dove ricerca e solidarietà sono le parole chiave della pandemia. La coperta è sempre troppo corta e proprio per questo va gestita in maniera efficace, affinché si producano effetti moltiplicatori per il benessere della collettività. Forza Italia esprime voto favorevole al provvedimento, perché vogliamo considerare la destinazione del 5 per mille come attenzione all'attività sociale operata dalle Forze armate e dalle Forze dell'ordine; perché vogliamo rappresentare la vicinanza e il riconoscimento alle mogli, ai figli, a quelle madre e a quei padri che hanno perso i propri cari in servizio; perché vogliamo considerare la destinazione del 5 per mille come modo per valorizzare queste categorie e per sensibilizzare i cittadini ad essere più vicini ai rappresentanti delle Forze dell'ordine e delle Forze armate, che spesso, nell'immaginario collettivo, sono considerate non tanto come figure eroiche ma come antagonisti. E lo facciamo perché l'esigenza di destinare loro queste risorse diventi monito per il Governo a fare molto di più per coloro che ogni giorno si dedicano, anche a costo della propria vita, a garantire l'ordine, la legalità, la sicurezza e la rappresentatività del nostro Paese in qualsiasi situazione e in qualsiasi avversità. (Applausi) . RUFA (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. RUFA (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, onorevoli senatori, un giorno potremo dire: anche io ho partecipato a costruire il futuro della famiglia di un uomo o di una donna che hanno avuto così tanto coraggio ed amore per la divisa da sacrificare la propria vita. (Applausi) . È un onore e anche proprio un dovere votare a favore di un disegno di legge che assicuri certezze a chi ogni giorno esce di casa sapendo di rischiare la vita per il bene di tutti e per il bene della patria. La divisa che indossano questi uomini e queste donne è la loro corazza morale e deontologica, ma lasciare un fondo, ricavato dal 5 per mille destinato alle famiglie grazie ai disegni di legge nn. 1443 e 1521, è un atto concreto, che ogni cittadino può effettuare liberamente e non più solo a parole. I servitori dello Stato, l'Arma dei carabinieri, il Corpo nazionale dei vigili del fuoco, la Polizia di Stato, la Guardia di finanza, l'Esercito, la Polizia penitenziaria, la Marina militare, l'Aeronautica militare con tale disegno di legge rientrano in una categoria di destinazione di sussidio fiscale che ha fatto storcere il naso a qualcuno. Ma perché avere dubbi? Perché tentennare all'idea di poter destinare, col proprio Irpef, una cifra piccola, che però potrebbe realizzare il sogno di un figlio cresciuto senza una mamma o un papà? Diceva madre Teresa di Calcutta: quello che possiamo fare è soltanto una goccia nell'Oceano. Ma se nell'Oceano non ci fosse tale goccia, all'oceano mancherebbe. Perché, quindi, mettere in discussione i sacrifici di uomini e di donne in divisa? Ci saranno sempre eccezioni nella vita e questa, nel caso, potrebbe essere la più giustificata. Come negare tale possibilità a chi come la Polizia invoca rettitudine alle menti, vigore ai valori, onestà agli affetti, serenità nelle case? A chi, come la Polizia penitenziaria, chiede luce e forza (Applausi) . A chi, come i Vigili del fuoco, dice che il rischio è il proprio pane quotidiano. A chi, come i Carabinieri, chiede di suscitare in ognuno l'entusiasmo di testimoniare con fedeltà sino alla morte l'amore a Dio e ai fratelli italiani. A chi, come per l'Esercito italiano, chiede protezione dopo aver lasciato le proprie case per servire l'Italia. A chi, come per i marinai, prega la benedizione delle case lontane e delle nostre genti. A chi, come per i finanzieri, prega di essere forte della fede per affrontare fatiche e pericoli, ingenerose fraternità di intenti, offrendo alla Patria la propria obbedienza e il proprio sereno sacrificio. A chi, come per l'Aeronautica militare, prega che nessuna ombra sfiori la nostra terra. Queste sono le preghiere che gli uomini e le donne in divisa onorano negli atti giornalieri per il bene delle nostre generazioni, perché possano crescere nel culto del giusto e della legalità. Questi sono i loro valori. Non si esiti perciò all'approvazione di un disegno di legge che permetta agli uomini e alle donne in divisa di avere una concreta risposta anche da noi. Non abbiamo giustificazione di tale scelta, ma tutt'altro, abbiamo la possibilità di esaltarne l'intento; uscire di casa in divisa e sapere che i propri cari non saranno mai lasciati soli. (Applausi). È questo che ci chiede la coscienza e la riconoscenza. Alle loro preghiere oggi possiamo rispondere senza alcun dubbio; la Lega ringrazia, onora, ama gli uomini e le donne in divisa e qualunque sia l'occasione per dimostrare affetto e rispetto ai loro sacrifici, noi saremo lì, sempre al loro fianco. (Applausi) . D'ANGELO (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. D'ANGELO (M5S) . Signor Presidente, rappresentanti del Governo, onorevoli colleghi, il disegno di legge al nostro esame, nel testo proposto dalla Commissione, che fonde e fa sintesi dei due disegni di legge nn. 1443 e 1521 presentati in Commissione, ha come intento principale quello di contribuire al rafforzamento della sicurezza del nostro Paese. Lo fa inserendo all'articolo 3, del comma 1, del decreto-legge n. 111 del 2017, proprio in tema di 5 per mille, anche la possibilità di finanziare il Fondo assistenza per il personale in servizio del corpo della Guardia di finanza, della Polizia di Stato, dell'Arma dei carabinieri, del Corpo nazionale dei vigili del fuoco o del Corpo di polizia penitenziaria, dell'Esercito, della Marina militare e dell'Aeronautica militare, nonché per il sostegno, l'assistenza e l'attività a favore dei congiunti di appartenenti alle rispettive amministrazioni, deceduti per causa di servizio o in servizio. Ovviamente il sostegno a questo comparto è per noi sempre un fatto positivo. È doveroso che il Parlamento se ne occupi costantemente. Il MoVimento 5 Stelle ritiene però utile svolgere alcune riflessioni, anche alla luce delle politiche portate avanti concretamente nelle nostre esperienze di Governo. L'efficacia e la capacità operativa delle nostre Forze di polizia dipendono innanzitutto dall'azione diretta del Governo e del Parlamento attraverso provvedimenti economici, nonché dal lavoro svolto nell'amministrazione della sicurezza interna a livello ministeriale. In altre parole i fondi necessari devono essere stanziati nelle leggi di bilancio e negli altri provvedimenti di natura finanziaria (Applausi) ed è proprio quello che abbiamo fatto coi Governi Conte I e Conte II. Solo a titolo di esempio vorrei ricordare gli investimenti fatti per l'aumento delle piante organiche delle Forze di polizia e per l'adeguamento delle retribuzioni dei Vigili del fuoco. Inoltre non bisogna perdere di vista il senso e l'obiettivo per cui nasce il 5 per mille: esso ha infatti una funzione squisitamente sociale, perché grazie a questo strumento i cittadini possono destinare una piccola parte delle loro imposte sul reddito per sostenere il formidabile mondo del terzo settore, del volontariato e un modello di solidarietà e di impegno civico capillare, che costituisce un vanto per il nostro Paese. Vi sono casi in cui l'impegno lavorativo e il volontariato si incontrano in un'unione virtuosa: è il caso, ad esempio, di tanti appartenenti alle Forze dell'ordine, che offrono la loro opera anche fuori dall'orario di lavoro. Ed è questa un'ennesima dimostrazione di generosità da parte di questi servitori dello Stato. Quindi, in conclusione, se per un verso è comprensibile l'intento di voler estendere uno strumento così efficace e importante, a beneficio anche del settore della sicurezza, è bene non perdere di vista la centralità del ruolo dello Stato nel dare un doveroso supporto, anche finanziario, a donne e uomini che lavorano notte e giorno per la nostra tranquillità, e la funzione preminentemente sociale del 5 per mille. Do quindi pieno atto dell'impegno della forza politica che rappresento volto a fare sempre di più su questa tematica, per lo stanziamento di nuove e maggiori risorse. Per tutte queste ragioni, annuncio il voto favorevole del Gruppo MoVimento 5 Stelle. (Applausi) . PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del testo unificato dei disegni di legge nn. 1443 e 1521, nel suo complesso, con il seguente titolo: «Modifiche alla disciplina dell'istituto del cinque per mille dell'imposta sul reddito delle persone fisiche, di cui al decreto legislativo 3 luglio 2017, n. 111». (Segue la votazione). Il Senato approva. (v. Allegato B). (Applausi) . Discussione e approvazione del disegno di legge: Doc 2007 Istituzione di una zona economica esclusiva oltre il limite esterno del mare territoriale Deputato DI STASIO ed altri. - (Approvato dalla Camera dei deputati) (Relazione orale) PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 2007, già approvato dalla Camera dei deputati. Il relatore, senatore Ferrara, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta. Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore. FERRARA, relatore . Signor Presidente, il presente disegno di legge, per il quale vorrei ringraziare l'onorevole Iolanda Di Stasio, si basa su quanto disposto dalla Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare del 1982, ratificata e resa esecutiva dal nostro Paese ai sensi della legge n. 689 del 1994, che costituisce un codice esaustivo, volto a regolare i comportamenti degli Stati sui mari e sugli oceani, nonché lo sfruttamento delle risorse e la salvaguardia dell'ambiente naturale in tali ambiti. Ricordo che la zona economica esclusiva può estendersi non oltre le 200 miglia dalle linee di base da cui è misurata l'ampiezza del mare territoriale. A differenza della piattaforma continentale, la zona economica esclusiva (ZEE) per divenire effettiva deve essere oggetto di una proclamazione ufficiale da parte dello Stato costiero, poi notificata alla comunità internazionale. Il regime di delimitazione delle ZEE tra Stati con coste adiacenti od opposte, analogamente a quello previsto per la piattaforma continentale, deve farsi per accordo, in modo da raggiungere un'equa soluzione. La piattaforma continentale costituisce, invece, l'area sottomarina che si estende al di là delle acque territoriali attraverso il prolungamento naturale del territorio emerso sino al limite esterno del margine continentale o sino alla distanza di 200 miglia dalle linee di base, qualora il margine continentale non arrivi a tale distanza. Quello delle 200 miglia è in definitiva considerato dalla convenzione come il limite minimo della piattaforma continentale. Agli Stati terzi spettano le tradizionali libertà dell'alto mare alle condizioni stabilite dallo Stato costiero, ovvero la navigazione, il sorvolo, la pesca e la posa di cavi e condotte sottomarine. Inoltre, i diritti dello Stato costiero sulla propria piattaforma continentale gli appartengono ab origine e, perciò, non hanno bisogno di proclamazione. Nel bacino del Mediterraneo, dove la distanza tra le cose opposte è sempre inferiore a 400 miglia, a fronte dell'esigenza di tutelare le proprie risorse ittiche dal continuo depauperamento messo in atto da flotte pescherecce provenienti dall'estremo Oriente o con la finalità di proteggere le coste dai rischi di inquinamento, molti Stati hanno istituito da tempo delle ZEE o delle zone in cui esercitare parte dei diritti funzionali relativi alle ZEE. L'importanza della definizione delle zone marittime appare cruciale e alcuni episodi anche recenti lo testimoniano. Penso, ad esempio, ai numerosi drammatici incidenti avvenuti nelle acque comprese tra Italia e Libia, luoghi già segnalati come ad alto rischio per le nostre navi e in cui da anni ormai è sconsigliata la navigazione. Tali aree ricadono nella zona di pesca protetta proclamata dal Paese nel febbraio 2005. Si tratta di una proclamazione legittima alla luce del diritto internazionale, ma sulla quale il nostro Paese aveva espresso riserve formali relativamente alla chiusura del golfo della Sirte. Nel 2009 la Libia ha anche proclamato una zona economica esclusiva senza, tuttavia, definire i suoi limiti esterni con gli Stati adiacenti e frontisti. Meritevole di menzione è, altresì, il caso dell'Algeria, che nel 2018 ha istituito unilateralmente una zona economica esclusiva che lambisce le acque territoriali italiane per un tratto di oltre 70 miglia nautiche con alcuni punti a 30 chilometri circa dalle coste della Sardegna. L'Italia ha ripetutamente contestato la decisione algerina adottata in contrasto con l'articolo 74 della Convenzione di Montego Bay. Nel corso del 2020 è stata istituita una commissione tecnica congiunta tra Italia e Algeria al fine di giungere a una soluzione equa e mutualmente accettabile in osservanza dei principi del diritto internazionale. (Brusio). Presidente, si sente pochissimo; c'è una confusione incredibile. Il disegno di legge in esame intende colmare ciò che appare come un'evidente lacuna nel nostro Paese autorizzando l'istituzione di una zona economica esclusiva oltre il limite esterno del mare territoriale italiano. I limiti esterni della ZEE verranno determinati sulla base di accordi con gli Stati il cui territorio è adiacente a quello italiano o lo fronteggia. L'articolo 2 stabilisce che all'interno della zona economica esclusiva... (Brusio). C'è un rumore di sottofondo; non so se lei non lo sente. PRESIDENTE. Non è la prima volta che la Presidenza richiama l'Assemblea. Non è il caso di gesticolare, anche perché è del tutto inutile. FERRARA, relatore . Presidente, è suo compito far rispettare il silenzio in Aula. PRESIDENTE. Sì, non era rivolto a lei, che infatti tranquillamente può continuare l'intervento dalla postazione prevista. Chiederemo di alzare un po' il suo volume e nuovamente ai colleghi di abbassare la voce. FERRARA (M5S) . L'articolo 2 stabilisce che all'interno della zona economica esclusiva l'Italia eserciti i diritti sovrani attribuiti dalle norme internazionali vigenti. Infine, l'articolo 3 precisa che l'istituzione della ZEE non compromette l'esercizio, in conformità a quanto previsto dal diritto internazionale, delle libertà di navigazione, di sorvolo e di posa in opera di condotte o di cavi sottomarini, nonché degli altri diritti previsti dalle norme internazionali vigenti. In conclusione, si propone l'approvazione del disegno di legge da parte dell'Assemblea. (Applausi) . PRESIDENTE . Dichiaro aperta la discussione generale. È iscritto a parlare il senatore D'Alfonso. Ne ha facoltà. D'ALFONSO (PD) . Signora Presidente, grazie di questa esclusiva, che di sicuro regala attenzione. Intervengo, pur sapendo di un gentlemen's agreement per procedere rapidamente, per richiamare l'attenzione del Parlamento e, a seguire, anche dell'ordinamento governativo italiano su questo tema. Noi oggi procediamo per deliberare l'istituzione di una zona esclusiva dal punto di vista economico, che viene trattata come risorsa. Siamo, dopo sette anni, inadempienti per quanto riguarda la direttiva europea riferita alla coniugazione tra spazio marittimo e spazio terrestre per la pianificazione urbanistica. Anche in questa circostanza consideriamo il mare una risorsa, tanto da farne una zona esclusiva economicamente. Dal 2014 al 2021 abbiamo perso sette anni per quanto riguarda l'insediamento dell'armonizzazione tra terraferma e acqua per la pianificazione urbanistica. Mi auguro che una volta si possa procedere a una visione organica e coordinata per quanto riguarda la programmazione dell'uso di beni irripetibili come sono terra e mare. Il mio intervento serve a stimolare un'adeguatezza di trattamento di questa materia. Il mio sarà naturalmente un voto favorevole. PRESIDENTE . Dichiaro chiusa la discussione generale. Il relatore rinuncia ad intervenire in sede di replica. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo. DI STEFANO, sottosegretario di Stato per gli affari esteri e la cooperazione internazionale . Signora Presidente, intervengo brevemente, perché credo che questa votazione di oggi sia un momento importante per il nostro Paese. Lasciatemi anzitutto ringraziare tutti i parlamentari, in particolare la proponente, onorevole Di Stasio, perché il provvedimento è frutto di un proficuo lavoro portato avanti dalle due Camere, con un'interlocuzione intensa e costruttiva tra Parlamento e Governo. Si tratta di un provvedimento molto importante, perché, oltre a essere pienamente conforme al diritto internazionale e alla progressiva tendenza all'estensione dei diritti di sovranità e giurisdizione degli Stati costieri nelle acque al di là del proprio mare territoriale, prevede tutte le clausole che sono contenute nella Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, conclusa a Montego Bay nel dicembre del 1982 (UNCLOS). Perché dico che è una norma importante? Perché la tendenza dagli anni 2000, specialmente nel Mediterraneo, è stata quella di una progressiva dichiarazione unilaterale di zone economiche esclusive. Nonostante la difficoltà di essere aderenti alla Convenzione di Montego Bay, perché non ci sono 200 miglia di distanza tra le coste, specialmente a partire dal 2010 sempre più Paesi hanno definito unilateralmente le zone economiche esclusive, con problemi che avete anche affrontato in Parlamento, come quelli relativi, ad esempio, alle dichiarazioni unilaterali da parte dell'Algeria o della Libia, che influenzano direttamente l'economia italiana, con effetti legati anche alla sicurezza nel Mediterraneo. L'Italia ad oggi non aveva mai avuto la possibilità di dichiarare una zona economica esclusiva, perché serviva proprio un atto normativo come quello che oggi vi apprestate a votare. Ci eravamo limitati, negli anni, a dichiarare alcune zone di protezione ecologica, con diversi atti normativi; si tratta esclusivamente di quelle nel Mar Tirreno, nel Mar Ligure e nel Mar di Sardegna. Con questa norma, quindi, sarà possibile andare anche nella direzione le zone economiche esclusive. A giugno 2020 abbiamo concluso un accordo molto importante di delimitazione delle acque territoriali con la Grecia. E abbiamo avviato negoziati bilaterali con l'Algeria - così come quelli portati avanti anche con la Croazia - che ci danno, all'interno della UNCLOS, la possibilità di salvaguardare chiaramente i nostri interessi nazionali, ma non danno uno strumento fondamentale quale quello della dichiarazione unilaterale, che vuol dire non voler forzare un accordo, ma avere un'arma in più, un ulteriore strumento di tutela. Nel prossimo futuro - motivo per il quale ci tenevo a riferire in questo breve intervento - avvieremo, grazie a questa norma, un'interlocuzione specifica con Libia, Malta e Francia sulla delimitazione delle acque territoriali; argomento che - so per certo - sapete essere molto importante e attuale. Si tratta di uno strumento aggiuntivo di cui ci possiamo in questo modo avvantaggiare. E lo facciamo nell'interesse della tutela del Mediterraneo come zona ecologica, ma anche come risorsa economica per il Paese, per tutto ciò che afferisce alla pesca e anche alle capacità minerarie del Mediterraneo; nell'interesse della tutela, ovviamente, perché la cosa non è così altrettanto condivisa, magari, da altri Stati della riva opposta del Mediterraneo e, quindi, dell'interesse del nostro Paese. Per questo, ancora una volta, vi ringrazio e sono certo che la norma in esame sia di grande utilità per il Paese. (Applausi) . PRESIDENTE . Comunico che sono pervenuti alla Presidenza - e sono in distribuzione - i pareri espressi dalla 1 a e dalla 5 a Commissione permanente sul disegno di legge in esame, che verranno pubblicati in allegato al Resoconto della seduta odierna. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 1. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 2. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 3. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Passiamo alla votazione finale. GARAVINI (IV-PSI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GARAVINI (IV-PSI) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, dal Mediterraneo passa il 30 per cento del commercio mondiale di petrolio; un quinto di tutto il traffico marittimo, compreso quello via container ; il 65 per cento del flusso energetico per i Paesi dell'Unione europea e un terzo dell'intero turismo mondiale. Insomma, non è esagerato parlare di centralità del Mediterraneo e sottolineare quanto sia strategica - anche per il nostro Paese - l'istituzione di una ZEE, cioè di una zona economica esclusiva, che legittima la nostra proiezione nel Mediterraneo oltre il limite esterno del mare territoriale. Le ZEE - come diceva bene il relatore - si estendono fino a 200 miglia marine al largo della costa di uno Stato. Da un punto di vista giuridico rappresentano la territorializzazione del mare, cioè consentono lo sfruttamento delle risorse naturali sia sul fondale marino sia nella colonna d'acqua sovrastante, consentendo allo Stato che la rivendica di consolidare la propria sovranità. Ecco che l'istituzione della ZEE costituisce un tassello importante per il nostro Paese dal punto di vista sia economico sia politico nei rapporti con i vari Paesi del Mediterraneo. Lo abbiamo sperimentato giusto poche settimane fa, con la tragica aggressione da parte della Guardia costiera libica ai nostri pescherecci. In quell'occasione si è visto in modo plastico quanto sia importante poter contare sulla definizione di confini marittimi chiari e condivisi, in modo da far valere i propri diritti a livello internazionale e, allo stesso tempo, poter respingere gli attacchi altrui. Nel bacino del Mediterraneo la distanza tra le coste opposte è spesso inferiore a 400 miglia. Molti Stati - penso a Croazia, Francia, Spagna, Tunisia, Libia, ma anche Cipro, Egitto, Israele, Libano, Marocco, Monaco, Siria e Turchia - hanno già istituito da tempo le loro rispettive ZEE anche allo scopo di tutelare le proprie risorse ittiche dal continuo depauperamento messo in atto da flotte pescherecce rivali, spesso provenienti dall'Estremo Oriente. Fino ad oggi l'Italia è rimasta estranea a questo processo: un atteggiamento in parte incomprensibile, visto che il nostro Paese, ancor prima che si affermasse il principio della ZEE, aveva già definito la maggior parte dei confini della sua piattaforma continentale attraverso specifici accordi bilaterali con diversi Paesi (confini che risultano validi anche per la ZEE). L'Italia è stato il primo degli Stati del Mediterraneo ad avviare negoziati per la conclusione di accordi di delimitazione della piattaforma continentale; poi, però, siamo rimasti indietro sull'istituzione della zona economica. Si tratta di un paradosso che oggi andiamo a colmare con il disegno di legge in esame. L'istituzione della ZEE nei mari italiani rappresenta quindi una novità positiva, perché così anche il nostro Paese beneficerà di un diritto sovrano all'esplorazione, allo sfruttamento, alla conservazione e alla gestione delle risorse naturali biologiche e minerali che si trovano nelle acque e sopra il fondo del mare, così come sul fondo e nel relativo sottosuolo. È importante preservare e tutelare il nostro mare perché è una risorsa dalla quale possiamo ricavare grandi benefici anche economici, ad esempio implementando le nuove forme di produzione di energia e sostenendo le attività di pesca, che sono l'oggetto principale della sovranità economica dello Stato costiero. In sostanza, l'approvazione del provvedimento in esame fornisce all'Italia uno strumento necessario, così da recuperare il tempo perduto finora, garantendo la sovranità nazionale sul nostro mare in termini sia di sicurezza che di beneficio economico, e facendo sì che la centralità del Mediterraneo sia sempre più prioritaria nell'agenda della nostra politica estera. Signor Presidente, per tali motivi annuncio il voto favorevole del mio Gruppo. (Brusio) . PRESIDENTE . Colleghi, non vorrei dover richiamare singolarmente al rispetto di un minimo di silenzio. Capisco che oggi l'attenzione è un obiettivo lontano, ma consentiamo ai colleghi almeno di poter svolgere il proprio intervento. ALFIERI (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ALFIERI (PD) . Signor Presidente, intervengo per esprimere il voto favorevole del Partito Democratico e ringraziare il rappresentante del Governo che, nel suo intervento, ha centrato il punto, ossia la necessità di andare oltre la logica delle zone di protezione ecologica e della pesca. Vediamo oggi come la delimitazione delle acque territoriali e delle zone economiche esclusive sia un tema di geopolitica, perché la Convenzione di Montego Bay e tutte le altre in ambito Nazioni Unite sono state pensate soprattutto per gli oceani, dove il limite di 200 miglia da una parte e dall'altra non portano a scontri particolarmente complicati da risolvere. È chiaro che nel territorio, invece, dove nessun Paese costiero arriva a poter esercitare completamente la sua - chiamiamola così - sovranità limitata su un ambito di 200 miglia, perché le distanze sono molto più corte, tutto ciò ha creato dissidi, contese, problemi. Come sappiamo, la zona economica esclusiva si estende su temi delicati, decisivi anche per le economie dei Paesi rivieraschi. Pensiamo al tema dell'energia, alle questioni riguardanti le installazioni per la ricerca scientifica e, in particolare, al tema delicato della pesca. È chiaro che le convenzioni internazionali regolano anche la possibilità di utilizzo e sfruttamento di queste risorse anche da parte di Stati lontani che non incidono su quelle zone, che non avrebbero diritti, ma riguardano soprattutto l'Italia, che è immersa nel Mediterraneo e fino ad oggi non ha definito uno strumento per individuare una zona economica esclusiva e diventa decisiva. Il caso dell'Algeria citato è un esempio eclatante dei problemi che abbiamo avuto nel momento in cui ha individuato e costruito una propria zona che andava a lambire direttamente le acque territoriali sarde e, quindi, italiane. Dall'altra parte, abbiamo visto in maniera evidente come il fatto di non avere individuato una zona economica esclusiva - ad esempio - con la Libia ha causato problemi enormi in termini di tutela anche dell'attività della pesca dei nostri connazionali, soprattutto siciliani; e ci sono stati accordi informali come quelli fatti da Federpesca - ad esempio - direttamente con Haftar non riconosciuti, ma tollerati: il Ministero degli esteri invitava alla cautela e segnalava che si stava commettendo un errore, eppure quelle cose venivano fatte. Penso che vada tutto riportato nell'alveo della legalità. L'individuazione della zona economica esclusiva permette di aprire - penso che il Ministero degli esteri lo farà - poi successivamente ad una commissione mista per arrivare a un accordo sulla pesca fra Libia e Italia, che non è più rinviabile per la sicurezza e la tutela dei nostri lavoratori e dei nostri pescatori. Tra l'altro, sappiamo che alcuni Paesi come la Libia non sono in grado di sfruttare tutto il patrimonio ittico che sta nelle proprie acque territoriali e nelle acque di pertinenza di un'ipotetica zona economica esclusiva e, quindi, ci sono tutte le condizioni per arrivare ad un accordo. È chiaro che la zona economica esclusiva sia nei confronti della Francia, ma - come mi sembra di capire sia stato annunciato dal rappresentante del Governo - anche nei confronti della Libia potrebbe aiutarci a risolvere questi problemi. Considero ciò un passo in avanti importante per trovare le condizioni e il terreno fertile per affrontare temi aperti da tempo, che hanno portato ad eventi che solo la paziente opera della diplomazia e della Difesa italiana con la Marina sul posto ha evitato che si trasformassero in tragedia. (Applausi) . LA MURA (Misto) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LA MURA (Misto) . Innanzitutto desidero premettere che voterò a favore del provvedimento in esame perché lo ritengo molto importante per la protezione e la regolamentazione del mare italiano ed europeo sia per quanto riguarda gli ecosistemi, sia per lo sviluppo sostenibile dell'economia blu. La proposta in esame è volta a consentire all'Italia l'istituzione, tramite decreto del Presidente della Repubblica e previ accordi con gli Stati contermini, di una zona economica esclusiva ai sensi della Convenzione di Montego Bay. Nell'esercizio dei limiti sovrani attribuiti dalle norme internazionali vigenti, viene ampliato lo spazio marittimo per il quale il decreto legislativo n. 201 del 2016 dispone già un processo di pianificazione attuativo di obblighi dell'Unione europea ad opera del Ministero delle infrastrutture quale autorità competente. In riferimento alle acque marine, invece, il decreto legislativo n. 109 del 2010 di istituzione e di recepimento della direttiva quadro sulla strategia marina già prevede, in attuazione di obblighi dell'Unione europea, una serie di azioni volte a conseguire e mantenere un buono stato ambientale o meglio ecologico mediante un sistema di traguardi e indicatori da assoggettare a monitoraggio costante da parte del Ministero dell'ambiente. Inoltre, voglio ricordare che nel 2011, con decreto del Presidente della Repubblica n. 209, è stata istituita la zona di protezione ecologica del Mediterraneo nord-occidentale, del Mar Ligure e del Mar Tirreno. Sappiamo che l'Algeria - conosciamo bene la questione, ma è giusto dirlo ai cittadini - ha istituito su quest'area, in particolare nella parte orientale della Sardegna e in aree degli Stati contigui, una propria zona economica esclusiva. Chiaramente non siamo d'accordo su questo e stiamo procedendo ad azioni diplomatiche per arrivare a un accordo che possa soddisfare tutte le esigenze. Detto questo, voglio ricordare che ieri è stata la Giornata mondiale degli oceani; nell'ambito dell'evento organizzato da Marevivo e dall'Ambasciata d'Italia presso la Santa Sede, ho ricordato che le politiche europee sull'ambiente non sono efficaci per proteggere la biodiversità e gli habitat dalle pressioni umane. Lo stesso vale per la politica comunitaria della pesca, che ha eroso ulteriormente gli stock ittici, mettendo a rischio numerose specie. Questo è quanto ha verificato la Corte dei conti europea nel 2020, sulla base di un audit fatto dal 2008 al 2020, per capire come fosse applicata la strategia marina. La Corte ha riscontrato che gli interventi dell'Unione europea non hanno portato i mari a un buono stato ecologico e neanche la pesca a livelli sostenibili per tutti i mari. La valutazione ambientale della Corte è stata anche confermata dall'Agenzia europea dell'ambiente nella sua relazione del 2020. La stessa Agenzia europea dell'ambiente ha segnalato che solo il 6 per cento degli stock esaminati rispettava i criteri del rendimento massimo sostenibile. Tra l'altro, solo il 6 per cento del Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca (FEAMP) è stato usato per sostenere la conservazione e la tutela dell'ambiente marino e la ricerca scientifica. Sappiamo che il FEAMP serve esclusivamente per far sì che la pesca sia sostenibile; invece, con il FEAMP 2021-2027, oggi in fase di consultazione pubblica, andiamo ancora a creare criticità, derogando ad alcuni limiti che dovremmo porre. Nello specifico, la Corte suggerisce alla Commissione europea di aggiornare gli allegati alle direttive «Conservazione degli uccelli selvatici» e «Conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche», che sono fermi a più di venticinque anni fa e non tengono conto di recenti conoscenze scientifiche e di specie a rischio di estinzione. È notizia di qualche minuto fa che la Commissione europea ha avviato una procedura di infrazione a carico dell'Italia proprio sulla rete «Natura 2000», perché non si rispettano e non si proteggono gli habitat : le nostre aree marine protette non sono efficaci per la protezione degli ecosistemi e degli habitat e, quindi, della biodiversità. Voglio ricordare che dobbiamo rispettare le indicazioni della Strategia europea sulla biodiversità entro il 2030, per proteggere il 30 per cento dei nostri mari. Abbiamo già il 19 per cento di mari protetti, ma, aggiungendo oggi le ZEA e le ZEE, e quindi istituendo la ZEE italiana, dovremo proteggere il 30 per cento di quell'area. La ricerca scientifica marina già sta lavorando per istituire aree protette sui fondali d'altura (quindi in alto mare), sia per i fondali, sia per la colonna d'acqua. Di conseguenza, entro il 2030 dovremo raggiungere l'ulteriore obiettivo di proteggere ulteriori aree marine entro le 200 miglia nautiche. Presidenza del vice presidente LA RUSSA (ore 17,05) ( Segue LA MURA). Qui si gioca tutto sullo spazio marittimo, sul piano regolatore di tutte le attività in mare. Visto che abbiamo 8.500 chilometri di coste e siamo l' hotspot strategico dell'Europa, perché siamo al centro del Mediterraneo, ovviamente noi dobbiamo regolamentare il nostro spazio marittimo e avremmo dovuto farlo entro il 30 marzo 2021, ma non lo abbiamo fatto. Entro il 2022 purtroppo l'Europa dovrà definire il proprio spazio di regolamentazione di tutte le attività europee. Come faremo a dare ad ogni attività e ad ogni economia lo spazio giusto per poter prosperare? Questa è una domanda importante che pongo all'Assemblea, perché a questo punto bisogna correre ed essere veloci nella realizzazione del nostro spazio marittimo. A ciò si aggiunge invece il Pitesai, che è il Piano per la transizione energetica sostenibile che individua le aree idonee per la coltivazione di idrocarburi. Si è conclusa la fase di consultazione pubblica e il 14 maggio la Commissione tecnica di verifica dell'impatto ambientale VIA-VAS ha reso un parere con plurime raccomandazioni. Ne voglio segnalare una per tutte: bisogna chiarire come la prosecuzione dell'attività mineraria, anche con il conferimento di nuovi permessi e concessioni, sia coerente con la strategia europea di decarbonizzazione e con il principio do not significant harm . Il Pitesai sarà operativo entro il 30 settembre 2021, con la conseguente ripresa delle attività di coltivazione di idrocarburi sospese e le nuove autorizzazioni, sia per la coltivazione degli idrocarburi, sia per le attività di ricerca. Trovo che questo sia inaccettabile. Noi dobbiamo sapere cosa vogliamo fare da grandi. Detto questo, vorrei rivolgere ancora un appello all'Assemblea: le trivelle e l' off-shore eolico dovranno contendersi lo spazio marittimo e questo spazio dovrà contenderselo anche la pesca, i trasporti, il turismo. Oltre a ciò, dobbiamo trovare strategie per la mitigazione e l'adattamento ai cambiamenti climatici a cui siamo esposti, a cui sono esposti 8.500 chilometri di costa italiana. Pensavamo di fare una transizione verso le energie rinnovabili, che impegneranno molto l'ambiente in termini di impatto ambientale, a causa del consumo di ulteriore suolo terrestre, ma le energie fossili ancora una volta diventano protagoniste, giocando sul tempo per accaparrarsi lo spazio marittimo a discapito delle altre attività commerciali e degli habitat che dovranno essere protetti in futuro e che oggi saranno distrutti. Quindi, il mio appello è di far sì che la zona economica esclusiva possa significare ripartire da capo e cercare di essere coerenti con quello che abbiamo detto ieri tutti noi, celebrando la Giornata mondiale degli oceani, affinché si possa non distruggere l'ambiente, gli habitat e gli ecosistemi ma creare un'economia blu sostenibile. (Applausi) . AIMI (FIBP-UDC) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. AIMI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, membri del Governo, sottosegretario Di Stefano, colleghi, il provvedimento oggi all'esame del Senato arriva dopo un passaggio sostanzialmente indolore alla Camera, poiché c'è stato un voto sostanzialmente alla unanimità, e autorizza l'istituzione di una zona economica esclusiva italiana oltre il limite esterno delle famose 12 miglia delle acque territoriali, in conformità peraltro con quanto previsto dal diritto internazionale pattizio. I limiti verranno poi determinati sulla base di accordi con gli Stati adiacenti e con quelli che fiancheggiano l'Italia e, quindi, ovviamente con il territorio italiano. Nell'area del Mediterraneo però - ce lo dobbiamo dire, Sottosegretario - abbiamo una situazione dinamica in senso geopolitico. Ci sono state infatti scosse di assestamento e direi anche qualche tsunami ultimamente per quello che sta accadendo e per il cambio rapido avvenuto. Anche gli spazi marittimi hanno assunto un'importanza che il nostro Paese, pur avendo ratificato le convenzioni internazionali - mi riferisco a quella di Montego Bay, sin dal 1994 - purtroppo però aveva a lungo sottovalutato; si pensi, ad esempio, ai recenti accordi che ci sono stati tra la Libia e la Turchia, tra la Grecia e l'Egitto. L'Italia, tuttavia, sino ad oggi si è limitata a istituire zone di protezione ecologica, entro le quali poter applicare misure per la tutela dell'ambiente, degli ecosistemi marini e del patrimonio culturale subacqueo. Il nostro Paese sta cercando di trovare un'intesa con la Croazia per definire le nostre aree di influenza e anche questa è una novità. In tale contesto si inserisce l'accordo che abbiamo approvato pochi giorni fa relativo alla delimitazione delle rispettive zone marittime tra l'Italia e la Repubblica ellenica. In un mare chiuso come il Mediterraneo, signor Sottosegretario, si pone il problema serio della sovrapposizione dei confini marittimi. Non è possibile che la massima estensione della zona economica esclusiva, e cioè le 200 miglia sulla linea di base, sia garantita senza un preventivo accordo. Nel bacino del Mediterraneo, con l'obiettivo di preservare le proprie risorse ittiche o per tutelare le proprie coste dai rischi di inquinamento, numerosi Stati hanno provveduto a istituire zone economiche esclusive spesso convertendo preesistenti zone di protezione ecologica. La prima è stata la Tunisia, che lo ha fatto nel 2003, poi è seguita la Libia, poi ancora la Francia, la Spagna, ma anche Cipro ed Egitto; possiamo continuare ricordando Israele, Libano, Marocco, il Principato di Monaco, Siria e Turchia. L'Algeria, invece, ha istituito una zona economica esclusiva nel marzo del 2018 senza un accordo preliminare con gli Stati frontisti e confinanti, contrariamente a quanto previsto dalle norme del diritto internazionale e dalle norme del diritto internazionale pattizio. Evidentemente questo ha creato dei problemi, perché così abbiamo un'area che risulta sovrapposta per 70 miglia ad ovest della Sardegna dalla zona di protezione ecologica appunto istituita dall'Italia nel 2011, oltre alla zona economica esclusiva proclamata la Spagna nel 2013. A questo punto l'Italia si è trovata in una situazione paradossale e ha dovuto contestare tale decisione, proponendo l'avvio di negoziati per il raggiungimento di un accordo di soddisfazione reciproca secondo i principi stabiliti dalla Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare. I due Paesi hanno sottoscritto lo scorso mese di marzo un'intesa per istituire una commissione tecnica congiunta, col compito di delimitare le rispettive aree marittime d'interesse esclusivo. La territorializzazione degli spazi marini, infatti, è diventata sempre più cruciale, dal punto di vista sia politico che economico, ed è per questo motivo che gli Stati cercano di limitare il più possibile le cosiddette acque internazionali, rivendicando acque inizialmente estranee alla sovranità statale. La tutela dei diritti della marineria italiana nelle acque del Mediterraneo è imprescindibile per noi di Forza Italia: dobbiamo guardare anche agli interessi della pesca della marineria italiana, nonché agli accordi di natura internazionale. In particolare, quanto accaduto ai pescatori di Mazara del Vallo non deve più ripetersi. (Applausi) . Il tentativo di abbordaggio dei nostri pescherecci partito dalle coste della Cirenaica e l'aggressione con armi da fuoco del maggio scorso contro i pescherecci di Mazara del Vallo da parte delle motovedette di Misurata sono tragedie sfiorate che sono state scongiurate solo grazie all'intervento rispettivamente della fregata Alpino e della fregata Libeccio della Marina militare italiana, per non parlare del sequestro dei marinai italiani ricondotti in Patria solo dopo una lunga prigionia. Sono episodi che ledono l'immagine dell'Italia e - mi si consenta di dire - anche dell'Europa. Forse a questo punto sarebbe opportuno trovare un'intesa diplomatica, naturalmente e primariamente con la Libia, per concordare un confine provvisorio accompagnato dal riconoscimento da parte della stessa Libia della tradizionale attività dei pescatori italiani. Dico tutto questo perché credo che solo un'azione diplomatica convincente potrà tutelare i nostri interessi nel Mediterraneo, che - voglio ripeterlo - sono non solamente nazionali, ma anche europei. Le dichiarazioni rilasciate dal Premier libico nei giorni scorsi riconoscono l'Italia come partner migliore per la ricostruzione della Libia e l'Eni come il partner più grande per il petrolio. Sono parole che incoraggiano anche la ripresa degli scambi commerciali tra i due Paesi. Questa è una circostanza che noi consideriamo di buon auspicio, signor Sottosegretario, perché vorremmo riportare il Mediterraneo a quella sua vocazione di mare di pace e di traffico di merci internazionali e non vederlo ridotto, come in questo momento, anche per il traffico di migranti, purtroppo tragicamente ad un obitorio a cielo aperto. (Applausi) . I nostri interessi non possono prescindere dai temi energetici e voglio ricordare che l'Eni controlla circa il 45 per cento della produzione libica di petrolio e di gas e, insieme a Snam, è un importante partner dell'Algeria, con cui condivide il gasdotto denominato Transmed, che fa arrivare il gas algerino attraverso la Tunisia in Italia e in Europa. In buona sostanza, gli interessi del nostro Paese nel Mediterraneo si estendono anche ad est, dove Eni possiede addirittura il 50 per cento dei giacimenti di gas tra Cipro e Israele. L'Italia partecipa poi al progetto EastMed, supportato dall'omonimo Gas Forum, raccordo politico tra il nostro Paese, l'Egitto, la Grecia, Cipro, Israele, Giordania e Autorità palestinese, con l'obiettivo di valorizzare le risorse di gas nel bacino orientale del Mediterraneo. Credo che il provvedimento che ci accingiamo ad approvare sia un passo importante per dare rilievo alla politica estera del nostro Paese e per rafforzare finalmente le nostre attività economiche nel mar Mediterraneo che - voglio ripeterlo per la terza volta - sono anche le attività economiche della nostra Europa. Per queste ragioni, il Gruppo Forza Italia voterà favorevolmente al provvedimento in esame. (Applausi) . IWOBI (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. IWOBI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, la proposta di legge in esame autorizza l'introduzione di una zona economica esclusiva oltre il limite esterno del mare territoriale italiano. È un'area del mare adiacente alle acque territoriali in cui lo Stato costiero italiano ha i diritti sovrani per la gestione delle risorse naturali, giurisdizione in materia di installazione e uso di strutture artificiali o fisse, ricerche scientifiche e pesca. Per lungo tempo, l'Italia nel Mediterraneo ha avuto una posizione estremamente passiva, mentre altre potenze nell'area si sono mosse per perseguire i loro interessi, che - spesso e volentieri - sono contrapposti ai nostri interessi. Pertanto, accogliamo con favore i potenziali scenari che si aprono con l'approvazione di tale legge, ricordando l'importanza del ruolo che il nostro Paese deve svolgere nel Mediterraneo e che gli compete. Pertanto, dichiaro il voto favorevole del Gruppo Lega-Salvini Premier -Partito Sardo d'Azione. (Applausi) . PAVANELLI (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PAVANELLI (M5S) . Signor Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, grazie a questo provvedimento, voluto dal MoVimento 5 Stelle, restituiamo all'Italia la sovranità sul proprio mare. Con esso, infatti, anche il nostro Paese avrà finalmente una sua zona economica esclusiva che - come ha spiegato nel dettaglio il collega Ferrara nella sua relazione - consentirà al Governo di gestire e sfruttare in maniera esclusiva le risorse naturali e minerarie presenti entro 200 miglia dalle nostre coste. Grazie alla zona economica esclusiva, l'Italia potrà difendere le attività dei nostri pescatori a tutela di un settore fondamentale della nostra economia, vitale per le nostre comunità costiere. Potrà altresì promuovere attività di ricerca scientifica in difesa dell'ambiente marino e della sua fragile e preziosa diversità. L'area geopolitica del Mediterraneo sta vivendo un'epoca di profondo cambiamento, sta tornando ad essere oggetto di contese e pretese crescenti da parte di Stati costieri. In questo mutato contesto l'Italia deve avere tutti gli strumenti giuridici per far valere i suoi diritti. L'istituzione della zona economica esclusiva rappresenta in tal senso una pietra miliare che oggi viene definitivamente posata grazie al MoVimento 5 Stelle. Per tali ragioni il nostro Gruppo esprimerà con soddisfazione e orgoglio un voto favorevole sul provvedimento. (Applausi) . PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del disegno di legge, nel suo complesso. (Segue la votazione). Il Senato approva. ( v. Allegato B ). Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno LA MURA (Misto) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LA MURA (Misto) . Signor Presidente, il mio intervento è relativo a un problema legato alla depurazione nel Comune di Torre Annunziata, Comune della Città metropolitana di Napoli situato tra il Vesuvio e il Golfo. Presidenza del vice presidente CALDEROLI (ore 17,23) ( Segue LA MURA). Si tratta di un territorio meraviglioso, ma dilaniato da problemi ambientali che ne hanno intaccato la vivibilità e l'ecosistema naturale, in particolar modo il litorale, uno straordinario litorale. I cittadini di quella che è stata l'antica e meravigliosa Oplontis stanno ora subendo l'ennesima scelta amministrativa calata dall'alto, vivendo in uno stato di profonda agitazione. Mi riferisco a quanto sta accadendo nella zona di via Gino Alfani, un'area dove, a soli 300 metri, quattro anni fa crollò un edificio, causando otto vittime e dove sono in corso lavori che riguardano un collettore fognario che prevede la realizzazione di tubazioni lungo gli assi viari e di una vasca che dovrà raccogliere anche i reflui provenienti dalla vicina città di Torre del Greco, per un totale di 100.000 abitanti equivalenti. Un vero disastro ambientale! Questo per il collettamento dei reflui dell'impianto di depurazione del fiume Sarno. Questi interventi, affidati alla società Gori, presentano un impatto altissimo sulla vita e sulla sicurezza dei cittadini, ma presentano criticità anche a livello ambientale, in quanto le reti miste, composte da reflui fognari e acque chiare, andranno a riempire una vasca prevista dal progetto, che, se viene raggiunto il livello massimo, molto probabilmente - anzi, sicuramente - scaricherà tutto in mare. Non c'è chiarezza su questo e su molti altri punti dell'opera, anche perché la documentazione progettuale è incompleta da un punto di vista tecnico. Infatti, per quanto concerne il progetto preliminare, manca del tutto la documentazione prevista a livello normativo e anche quella relativa al grande progetto Pompei. Signor Presidente, avrei bisogno ancora di un minuto, per concludere il mio intervento. È soprattutto importante evidenziare che il progetto definitivo risulta incompleto e carente di certificazioni, per quanto riguarda l'analisi dei rischi. Ho chiesto un incontro al sindaco di Torre Annunziata, affinché si possa ridiscutere questo progetto, per fare azioni di mitigazione progettuale, con dichiarazione di assenza di rischi nella realizzazione e nella gestione dell'opera. Spero davvero che i cittadini di Torre Annunziata possano essere ascoltati dal sindaco, in nome dell'ambiente. (Applausi) . AUDDINO (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. AUDDINO (M5S) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo in Aula per portare all'attenzione dell'Assemblea una vicenda incresciosa, che vede coinvolto l'imprenditore calabrese Tiberio Bentivoglio e sua moglie, riconosciuti come vittime della criminalità organizzata di stampo mafioso. I due imprenditori dal 1992 al 2014 hanno subito reiterati atti intimidatori gravissimi, riconducibili alla pressione della 'ndrangheta, che purtroppo non lascia spazio all'iniziativa economica libera. I coniugi Bentivoglio sono imprenditori coraggio, che hanno deciso di non abbassare la testa davanti alle richieste estorsive, denunciando sempre le intimidazioni subite. Tale scelta ha avuto naturalmente delle ripercussioni sulla loro attività commerciale, determinando uno stato di indigenza. Nessuno rivolgeva più loro un saluto o entrava in negozio per gli acquisti, con il conseguente crollo delle vendite, come hanno detto più volte in questi anni. I due imprenditori hanno chiesto aiuto allo Stato, che si è fatto sentire: da cinque anni la loro attività commerciale è infatti ubicata in un immobile confiscato, nella città di Reggio Calabria. Tuttavia in questi giorni gli imprenditori hanno ricevuto una lettera di messa in mora da parte del Comune per gli affitti arretrati: si tratta di 3.000 euro al mese per gli ultimi cinque anni, per un totale di circa 150.000 euro. Adesso dobbiamo cercare di trovare una soluzione a tutto questo: risolvere questa problematica a questo punto è doveroso. Rinegoziare il canone di locazione, trovare una soluzione per i debiti pregressi e applicare la delibera n. 17 del 2012 sono azioni fondamentali per superare la difficile situazione che si è creata. Questa delibera stabilisce infatti, a chiare lettere, la completa esenzione dai tributi locali per chi ha sporto denuncia contro il racket , ma a tutt'oggi risulta essere inapplicata. Tale vicenda impone a mio avviso una seria riflessione sulla reale tutela delle vittime del racket e delle mafie. Auspico che il Comune di Reggio Calabria avvii presto un tavolo per trovare una soluzione definitiva a questo problema e che lo faccia in modo chiaro e con atti concreti, applicando per esempio la suddetta delibera, che - ripeto - stabilisce chiaramente l'esenzione dai tributi agli imprenditori che hanno denunciato il racket , lanciando un chiaro segnale per cui denunciare conviene. Concludo dicendo qualcosa a me stesso e ai colleghi dell'Assemblea: in qualità di legislatori dobbiamo fare la nostra parte, valutando ad esempio la modifica della legge n. 109 del 1996, affinché i beni confiscati possano essere assegnati in concessione a titolo gratuito, non solo alle cooperative e alle associazioni senza scopo di lucro, come peraltro avviene da tanti anni, ma anche alle persone riconosciute come vittime della criminalità organizzata. (Applausi) . PINOTTI (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PINOTTI (PD) . Signor Presidente, farò un breve intervento per una richiesta che rivolgo alla Presidenza del Senato. Come sapete, ieri il ministro della difesa Guerini era in Afghanistan, dove c'è stata la cerimonia dell'ammaina bandiera. La missione, durata vent'anni, ha visto l'Italia sempre impegnata con contingenti molto significativi e, all'inizio, anche con ruoli di comando a Kabul e poi nella zona di Herat, quando sono nati i provincial reconstruction team (PRT), con il comando di quel quadrante. L'Italia ha avuto, quindi, grandi responsabilità, una partecipazione di venti anni, 53 militari morti sul suolo afghano. Penso che potrebbe essere utile e importante che il Senato dedichi uno spazio, un momento per una riflessione condivisa che possa prevedere il ringraziamento per il lavoro che hanno svolto i nostri militari, ma anche per la nostra cooperazione. Mi sembrerebbe sbagliato non avere un confronto parlamentare su una missione così importante, sulla quale più volte abbiamo dibattuto in Parlamento e che però adesso sta chiudendo. La prego di portare alla Presidenza e alla Presidente questa richiesta. Spero che poi possa essere discussa nella Capigruppo e trovare accoglimento. (Applausi) . LA RUSSA (FdI) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LA RUSSA (FdI) . Signor Presidente, apprezzo molto la sensibilità della senatrice Pinotti, che ha chiesto che l'Assemblea possa avere un confronto su quanto avvenuto e sulla chiusura di questa missione. La apprezzo doppiamente perché, sia pure in maniera molto garbata, potrebbe anche suonare come leggera critica - forse non lo è, ma la faccio io - all'operato di questo Governo, che prima dell'ammaina bandiera non ha ritenuto di accogliere la richiesta partita da Fratelli d'Italia e rivolta ai ministri Di Maio e Guerini di venire a riferire in Aula. Ben venga, quindi, sia pure postumo, un dibattito che sarebbe stato, per la verità, assolutamente dovuto e necessario per rispetto di quanti hanno prestato la loro opera per la pace, anche a costo della loro vita. Le persone che hanno dato la vita sono 53, ma io dico 54 e hanno combattuto quando sono stati chiamati anche in armi a dover difendere le ragioni di quella missione di pace. Presidente, nel periodo in cui sono stato Ministro mi è capitato molte volte di dover accogliere le salme dei nostri caduti e ricordo lo strazio dei parenti, ma anche il composto orgoglio dei familiari di sapere che il sacrificio della vita dolorosissimo dei loro congiunti era per un'opera importante che non può essere svilita, per un tentativo di dare a quel popolo e a quel Paese una condizione di vita migliore, per garantire - non dimentichiamolo - o per sperare di garantire una maggiore sicurezza alle nostre città, alle nostre Nazioni, al mondo libero e occidentale. Oggi si chiude quella esperienza. C'è stato un ammaina bandiera un po' in sordina. Addirittura non siamo riusciti ad accordarci con gli Emirati, che hanno fatto girare a vuoto l'aereo con le persone che dovevano partecipare all'ammaina bandiera; un piccolo, grande, enorme segnale di comportamento non proprio idoneo del nostro apparato istituzionale. Ma io credo che possiamo qui, anche se siamo costretti a farlo in un intervento di fine seduta, rendere omaggio e rendere onore a quegli uomini, a quelle donne, a quel popolo con le stellette che per me rimane la parte migliore della nostra Patria, che ha saputo donare la vita e l'impegno per rispondere all'esigenza che il Paese affidava loro. Grazie, grazie, grazie. (Applausi) . MARIN (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MARIN (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, il 31 marzo Rai 3 ha mandato in onda un programma nel quale era stato invitato un esperto di psichiatria per discutere il caso di Benno Neumair, il trentenne di Bolzano reo confesso dell'omicidio dei suoi genitori. Il motivo? Debiti di gioco. In tal senso l'esperto è intervenuto spiegando che era necessario potenziare una rete sociale estesa, fatta di associazioni di volontariato, gruppi di autoaiuto e inserimento sociale. Insomma, poco più che una sala da tè. Una parola clinica, mediatica, medica, responsabile? Nulla. Sul momento ho pensato che il medico specialista in psichiatria stesse scherzando, per sdrammatizzare il caso. Purtroppo no. Tre giorni fa un altro tragico duplice omicidio: un uomo di trentaquattro anni, con gravi problemi di tossicodipendenza, ha assassinato la madre e la vicina di casa. Sottoposto a TSO, l'omicida ora è piantonato dai Carabinieri nell'ospedale locale. Come si arriva a questo? Che cosa si fa per prevenire? Nulla. Si abbandonano le famiglie che devono gestire le crisi. In questi due casi la famiglia ha investito tutto, anche la propria sacrosanta vita. Si somministrano psicofarmaci e droghe legalizzate, come il metadone, e si rinchiudono in questi luoghi angusti e ben celati, mediante il solo strumento possibile, il TSO, vergognoso alibi. Signori, per offrire ai vostri familiari colpiti da dipendenza grave o malattia mentale una camera decente con spazi adeguati, vi dovete obbligatoriamente rivolgere alle strutture private. Ecco perché si insiste per l'inserimento sociale, perché non ci sono strutture per accogliere questi pazienti gravi e pericolosi, per se stessi e per gli altri, prima che commettano il crimine e prima che la loro vita sia riassunta in un percorso giudiziario. Ed ecco che si spiega anche perché le diagnosi tendono a essere ammorbidite con terminologie a dir poco ridicole: disagio mentale. Disagio sono i brufoli, le scarpe strette, l'indigestione. Non può essere definito disagio la malattia che accusa un paziente con morbosità autolesionistica, omicida o suicida. Occorre quanto prima mettere mano alla legge n. 180 del 1978. Avete capito bene, quarantatré anni... (Il microfono si disattiva automaticamente) . PRESIDENTE. Concluda, senatrice Marin. MARIN (L-SP-PSd'Az) . Sì, Presidente, grazie. I tragici fatti avvenuti impongono interventi immediati sull'attuale legge n. 180, drammaticamente inadeguata. Non basta il TSO; occorrono strutture specializzate e umane, preposte alla cura degli effetti dovuti alla tossicodipendenza e alla malattia mentale. Ringrazio coloro che vorranno riflettere sul tema; gli altri sono invitati a farsi un esame di coscienza. (Applausi) . Presidenza del vice presidente LA RUSSA (ore 17,36) VANIN (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. VANIN (M5S) . Signor Presidente, sabato 5 giugno appena trascorso, a Venezia sono tornate le grandi navi da crociera. Tutto come prima? Sì. Nonostante la sospensione del Covid, di fatto sono ricominciate le partenze da San Marco di navi da crociera sempre più grandi e sempre più invadenti. Alle 16,30, con un anticipo di un'ora e mezza, Costa Crociere, società della multinazionale statunitense Carnival Corporation, ha fatto partire MSC Orchestra: circa 95.000 tonnellate di stazza, lunga 300 metri, alta 60, con 1.275 cabine per ospitare 2.550 passeggeri. È partita prima per non far vedere ai crocieristi in vacanza le proteste dei cittadini e delle tante associazioni, non solo nazionali, presenti alla manifestazione, organizzata dal Comitato No grandi navi, alla quale hanno partecipato tante associazioni e migliaia di cittadini. Trainata dai rimorchiatori, la nave ha attraversato il bacino di San Marco tra le piccole barche dei cittadini che protestavano civilmente. Mi chiedo sempre cosa pensino i passeggeri, che ormai sono ben informati dei danni che il moto ondoso crea alle fondamenta della città, e tutti ormai sanno perfettamente che, all'avanzare della nave di metro in metro, si distruggono i fondali e si inquina la città più bella e fragile che tutto il mondo ci invidia. Eppure, per pochi minuti, per uno scatto da postare sui social , sono tutti sul ponte, a salutare con la mano una città che in realtà non li vuole, perché chi ama Venezia e la sua laguna sa quali sono le cause della distruzione di tanta bellezza. Vista dal ponte, la città è una miniatura fuori scala, come i suoi abitanti, un giocattolo, e la sua distruzione - della quale siamo tutti consapevoli - è compresa nel prezzo di ogni cabina, in ogni pacchetto turistico. Ho chiesto inutilmente a questo Governo di applicare il decreto Clini-Passera per mettere il limite delle 40.000 tonnellate, di pianificare le partenze, ora concentrate solo nel fine settimana, di non dare inizio a scavi scellerati in laguna per portare questi condomini galleggianti a Marghera con migliaia di persone in piena area a rischio (secondo la normativa Seveso) tra gli impianti chimici e i depositi di carburante. Se il concorso di idee troverà la soluzione per il traffico fuori laguna - soluzione che dovrà essere comunque graduale, reversibile e compatibile - è urgente comunque fermare da subito queste navi enormi e insostenibili per la città. I cittadini che hanno letto sulla stampa locale, allibiti, le parole del direttore della società che riunisce le compagnie da crociera dichiarare che la ripartenza della grande crocieristica è stata richiesta da Zaia e da Brugnaro non lo dimenticheranno. I veneziani hanno subìto il Mose; stanno ora subendo il ritorno delle grandi navi; sono esasperati e non ne possono più. Il mondo ci guarda attonito e le immagini trasmesse dalla stampa e dalle TV internazionali lo testimoniano. Purtroppo, invece, a livello locale... (Il microfono si disattiva automaticamente). PRESIDENTE. La ringrazio, ma era già ben oltre il tempo consentito. Credo comunque che il suo pensiero fosse ormai molto chiaro. Atti e documenti, annunzio PRESIDENTE . Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Ordine del giorno per la seduta di giovedì 10 giugno 2021 PRESIDENTE . Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica domani, giovedì 10 giugno, alle ore 9,30, con il seguente ordine del giorno: (Vedi ordine del giorno) La seduta è tolta (ore 17,44) . Allegato A DISEGNO DI LEGGE COSTITUZIONALE NEL TESTO UNIFICATO PROPOSTO DALLA COMMISSIONE Modifiche agli articoli 9 e 41 della Costituzione in materia di tutela dell'ambiente (83) DISEGNO DI LEGGE NEL TESTO UNIFICATO PROPOSTO DALLA COMMISSIONE Modifiche alla disciplina dell'istituto del cinque per mille dell'imposta sul reddito delle persone fisiche, di cui al decreto legislativo 3 luglio 2017, n. 111 (1443) ARTICOLI 1 E 2 NEL TESTO UNIFICATO FORMULATO DALLA COMMISSIONE IN SEDE REDIGENTE Art. 1. 1. All'articolo 3, comma 1, del decreto legislativo 3 luglio 2017, n. 111, dopo la lettera e) è aggiunta, in fine, la seguente: « e - bis) finanziamento del fondo assistenza per il personale in servizio del Corpo della guardia di finanza o della Polizia di Stato o dell'Arma dei carabinieri o del Corpo nazionale dei vigili del fuoco o del Corpo di polizia penitenziaria o dell'Esercito o della Marina militare o dell'Aeronautica militare, nonché per il sostegno, l'assistenza e per attività a favore di congiunti di appartenenti alle rispettive amministrazioni deceduti per causa di servizio o in servizio». 2. Con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, da adottare con le procedure e le finalità di cui all'articolo 4 del citato decreto legislativo n. 111 del 2017, su proposta del Ministro dell'economia e delle finanze, di concerto con il Ministro dell'interno, il Ministro della difesa e il Ministro della giustizia, entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono stabiliti i criteri di riparto della quota del cinque per mille di cui all'articolo 3, comma 1, lettera e-bis) , del decreto legislativo n. 111 del 2017, ai sensi dell'articolo 5 del medesimo decreto legislativo. Agli enti beneficiari si applicano le disposizioni di cui all'articolo 8 del decreto legislativo n. 111 del 2017. Art. 2. 1. Le disposizioni di cui all'articolo 1 si applicano a decorrere dall'anno 2021, con riferimento alla dichiarazione dei redditi relativi all'anno di imposta 2020. 2. All'attuazione delle disposizioni della presente legge, a decorrere dall'anno 2021, si provvede nel limite delle risorse del fondo di cui all'articolo 1, comma 154, della legge 23 dicembre 2014, n. 190, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. DISEGNO DI LEGGE Istituzione di una zona economica esclusiva oltre il limite esterno del mare territoriale (2007) ARTICOLI DA 1 A 3 NEL TESTO APPROVATO DALLA CAMERA DEI DEPUTATI Art. 1. (Istituzione di una zona economica esclusiva oltre il limite esterno del mare territoriale) 1. In conformità a quanto previsto dalla Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, fatta a Montego Bay il 10 dicembre 1982, di seguito denominata «Convenzione», resa esecutiva ai sensi della legge 2 dicembre 1994, n. 689, è autorizzata l'istituzione di una zona economica esclusiva a partire dal limite esterno del mare territoriale italiano e fino ai limiti determinati ai sensi del comma 3 del presente articolo. 2. All'istituzione della zona economica esclusiva, che comprende tutte le acque circostanti il mare territoriale o parte di esse, si provvede con decreto del Presidente della Repubblica, previa deliberazione del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, da notificare agli Stati il cui territorio è adiacente al territorio dell'Italia o lo fronteggia. 3. I limiti esterni della zona economica esclusiva sono determinati sulla base di accordi con gli Stati di cui al comma 2, soggetti alla procedura di autorizzazione alla ratifica prevista dall'articolo 80 della Costituzione. Fino alla data di entrata in vigore di tali accordi, i limiti esterni della zona economica esclusiva sono stabiliti in modo da non compromettere od ostacolare l'accordo finale. Art. 2. (Applicazione della normativa all'interno della zona economica esclusiva) 1. All'interno della zona economica esclusiva istituita ai sensi dell'articolo 1 l'Italia esercita i diritti sovrani attribuiti dalle norme internazionali vigenti. Art. 3. (Diritti degli altri Stati all'interno della zona economica esclusiva) 1. L'istituzione della zona economica esclusiva non compromette l'esercizio, in conformità a quanto previsto dal diritto internazionale generale e pattizio, delle libertà di navigazione, di sorvolo e di posa in opera di condotte e di cavi sottomarini nonché degli altri diritti previsti dalle norme internazionali vigenti. Pareri espressi dalla 1a e dalla 5a Commissione permanente sui disegni di legge nn. 1443 e 1521 La Commissione affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'interno, ordinamento generale dello Stato e della pubblica amministrazione, esaminato il testo proposto all'Assemblea dalla Commissione di merito per i disegni di legge in titolo, esprime, con riferimento al riparto delle competenze normative fra lo Stato e le Regioni, parere non ostativo. La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge in titolo, alla luce delle rassicurazioni fornite dal Governo, esprime, per quanto di propria competenza, parere non ostativo. Pareri espressi dalla 1a e dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge n. 2007 La Commissione affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'interno, ordinamento generale dello Stato e della pubblica amministrazione, esaminato il disegno di legge in titolo, esprime, con riferimento al riparto delle competenze normative fra lo Stato e le Regioni, parere non ostativo. La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge in titolo, esprime, per quanto di propria competenza, parere non ostativo. VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA SEGNALAZIONI RELATIVE ALLE VOTAZIONI EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA Nel corso della seduta è pervenuta al banco della Presidenza la seguente comunicazione: Disegno di legge n. 2007 sull'articolo 3, la senatrice Giammanco avrebbe voluto esprimere un voto favorevole. Congedi e missioni Sono in congedo i senatori: Accoto, Airola, Alderisi, Barachini, Battistoni, Bellanova, Bini, Borgonzoni, Bossi Umberto, Botto, Carbone, Cario, Cattaneo, Centinaio, Cerno, Corrado, De Poli, Di Marzio, Di Nicola, Donno, Floridia, Galliani, Gaudiano, Giacobbe, Ginetti, Laus, Lunesu, Marino, Marti, Merlo, Messina Assunta Carmela, Moles, Mollame, Monti, Napolitano, Nastri, Nisini, Pichetto Fratin, Pucciarelli, Ronzulli, Sciascia, Segre e Sileri. È assente per incarico avuto dal Senato la senatrice Rossomando, per attività di rappresentanza del Senato (dalle ore 10,45) . Sono considerati in missione, ai sensi dell'art. 108, comma 2, primo periodo, del Regolamento, i senatori: Alessandrini e Tosato. Alla ripresa pomeridiana sono considerati in missione, ai sensi dell'art. 108, comma 2, primo periodo, del Regolamento, i senatori: Alessandrini e Tosato. Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, Ufficio di Presidenza Il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica ha proceduto all'elezione del Presidente. E' risultato eletto il senatore Adolfo Urso. Disegni di legge, annunzio di presentazione Presidente del Consiglio dei ministri Ministro dell'economia e delle finanze Ministro per le pari opportunità e la famiglia Ministro del lavoro e delle politiche sociali Conversione in legge del decreto-legge 8 giugno 2021, n. 79, recante misure urgenti in materia di assegno temporaneo per figli minori (2267) (presentato in data 08/06/2021); senatrice Abate Rosa Silvana Istituzione della giornata nazionale in memoria dei pescatori morti in mare (2268) (presentato in data 09/06/2021); senatori Rauti Isabella, Ciriani Luca, Balboni Alberto, de Bertoldi Andrea Disposizioni in materia di rafforzamento delle misure di prevenzione del gioco minorile e della criminalità nelle sale autorizzate ai sensi dell'articolo 88 del regio decreto 18 giugno 1931, n. 773 (2269) (presentato in data 09/06/2021); senatori Ronzulli Licia, Binetti Paola, Drago Tiziana Carmela Rosaria, Giro Francesco Maria, Marin Raffaella Fiormaria, Pillon Simone, Saponara Maria Modifiche alla legge 12 luglio 2011, n. 112, concernente l'Autorità garante per l'infanzia e l'adolescenza (2270) (presentato in data 09/06/2021). Disegni di legge, assegnazione In sede referente 11ª Commissione permanente Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale Gov. Draghi-I: Pres. Consiglio Draghi, Ministro economia e finanze Franco ed altri Conversione in legge del decreto-legge 8 giugno 2021, n. 79, recante misure urgenti in materia di assegno temporaneo per figli minori (2267) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 6ª (Finanze e tesoro), Commissione parlamentare questioni regionali (assegnato in data 09/06/2021). Governo, trasmissione di atti e documenti La Presidenza del Consiglio dei ministri, con lettera in data 1° giugno 2021, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 8, comma 3, del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 303, e dell'articolo 13, comma 6, del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 22 novembre 2010, il conto finanziario della Presidenza del Consiglio dei ministri per l'anno 2020. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1 a e alla 5 a Commissione permanente (Atto n. 858). La Presidenza del Consiglio dei Ministri, con lettera in data 1 giugno 2021, ha inviato, ai sensi dell'articolo 8- ter , comma 4, del decreto del Presidente della Repubblica 10 marzo 1998, n. 76, come modificato dal decreto del Presidente della Repubblica 23 settembre 2002, n. 250, due decreti concernenti l'autorizzazione all'utilizzo delle economie di spesa sul contributo assegnato con la ripartizione della quota dell'otto per mille dell'IRPEF: per l'anno 2016, per "Restauro e recupero conservativo della Cappella della Trinità nel Comune di Rivalba (TO)"; per l'anno 2017, per "Messa in sicurezza, spolveratura e catalogazione del patrimonio bibliografico comunale - Tranquillo Graziani - nel Comune di Cascia (PG)". I predetti documenti sono trasmessi, per opportuna conoscenza, alla 5 a e alla 7 a Commissione permanente, competenti per materia. Il Commissario straordinario per la realizzazione degli interventi necessari all'adeguamento alla normativa vigente delle discariche abusive presenti sul territorio nazionale, con lettera in data 25 maggio 2021, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 22, comma 6, del decreto-legge 24 giugno 2016, n. 113, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2016, n. 160, la relazione sulla bonifica dei siti di discarica abusivi oggetto della sentenza della Corte di giustizia dell'Unione europea del 2 dicembre 2014 (causa C-196/13), riferita al periodo da giugno a dicembre 2020. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento alla 13 a Commissione permanente ( Doc . CCXXXV, n. 6). Governo, trasmissione di atti e documenti dell'Unione europea di particolare rilevanza ai sensi dell'articolo 6, comma 1, della legge n. 234 del 2012. Deferimento Ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, sono deferiti alle sottoindicate Commissioni permanenti i seguenti documenti dell'Unione europea, trasmessi dal Dipartimento per le politiche europee della Presidenza del Consiglio dei ministri, in base all'articolo 6, comma 1, della legge 24 dicembre 2012, n. 234: Proposta di decisione del Consiglio relativa agli orientamenti per le politiche degli Stati membri a favore dell'occupazione (COM(2021) 282 definitivo), alla 11 a Commissione permanente e, per il parere, alla 14 a Commissione permanente; Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio "Strategia per uno spazio Schengen senza controlli alle frontiere interne pienamente funzionante e resiliente" (COM(2021) 277 definitivo), alla 1 a Commissione permanente e, per il parere, alla 3 a e alla 14 a Commissione permanente; Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni - Legiferare meglio: unire le forze per produrre leggi migliori (COM(2021) 219 definitivo), alla 1 a Commissione permanente e, per il parere, alla 14 a Commissione permanente; Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, alla Banca centrale europea, al Comitato economico e sociale europeo, al Comitato delle Regioni e alla Banca europea per gli investimenti - Coordinamento delle politiche economiche nel 2021: superare la COVID-19, sostenere la ripresa e modernizzare la nostra economia (COM(2021) 500 definitivo), alla 5 a Commissione permanente e, per il parere, alla 14 a Commissione permanente; Relazione della Commissione - Belgio, Bulgaria, Cechia, Danimarca, Germania, Estonia, Irlanda, Grecia, Spagna, Francia, Croazia, Italia, Cipro, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Ungheria, Malta, Paesi Bassi, Austria, Polonia, Portogallo, Slovenia, Slovacchia, Finlandia e Svezia Relazione preparata a norma dell'articolo 126, paragrafo 3, del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea (COM(2021) 529 definitivo), alla 5 a Commissione permanente e, per il parere, alla 14 a Commissione permanente. Corte dei conti, trasmissione di relazioni sulla gestione finanziaria di enti Il Presidente della Sezione del controllo sugli Enti della Corte dei conti, con lettera in data 8 giugno 2021, in adempimento al disposto dell'articolo 7 della legge 21 marzo 1958, n. 259, ha trasmesso la determinazione e la relativa relazione sulla gestione finanziaria dell'Ente Nazionale per l'Aviazione Civile (ENAC) per l'esercizio 2019. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5 a e alla 8 a Commissione permanente ( Doc . XV, n. 423). Interrogazioni, apposizione di nuove firme Il senatore Maffoni ha aggiunto la propria firma all'interrogazione 3-02447 del senatore De Bertoldi. I senatori Trentacoste, Croatti, Vaccaro, Montevecchi, Pavanelli, Vanin e Presutto hanno aggiunto la propria firma all'interrogazione 4-05586 del senatore Ferrara. I senatori Vaccaro, Montevecchi, Trentacoste, Vanin e Presutto hanno aggiunto la propria firma all'interrogazione 4-05587 del senatore Ferrara. Mozioni Atto n. 1-00380 CRUCIOLI ANGRISANI CORRADO GRANATO MORONESE GIANNUZZI LEZZI LA MURA ABATE MORRA ORTIS LANNUTTI DI MICCO MININNO - Il Senato, premesso che: la rete autostradale italiana si estende per quasi 7.000 chilometri, di cui 6.003,4 sono i chilometri in concessione a pedaggio, tra autostrade e trafori autostradali. Venticinque società concessionarie gestiscono 61 tronchi autostradali. Autostrade per l'Italia (ASPI) è la prima tra le società concessionarie italiane con 3.019 chilometri in esercizio. È controllata dalla holding Atlantia, quotata in borsa (al 30,25 per cento di Sintonia controllata da Edizione della famiglia Benetton). Il gruppo Gavio il secondo gestore di concessionarie autostradali italiane tramite Sias è quarto al mondo con 4.156 chilometri: 1.423 in Italia, 2.469 in Brasile, 84 nel Regno Unito; nel 1950, quasi 70 anni fa, per iniziativa dell'IRI, l'Istituto per la ricostruzione industriale, nasceva la società Autostrade concessioni e costruzioni S.p.A.; l'obiettivo era quello di partecipare, insieme ad altri grandi gruppi industriali, alla ricostruzione post bellica dell'Italia. Alla prima convenzione, del 1956, firmata tra ANAS e Autostrade, per co-finanziare, costruire e gestire l'autostrada del Sole tra Milano e Napoli, sono seguite diverse altre convenzioni per delineare le arterie autostradali del Paese. La concessione principale in essere, quella dell'autostrada del sole, scadrà nel 2038; nel 1999 a seguito della decisione politica di privatizzare i principali asset dello Stato, l'IRI cedette l'86,6 per cento di Autostrade ad una cifra equivalente a 6,722 miliardi di euro (il 13,4 per cento era già stato collocato in borsa negli anni precedenti); da questo momento in poi le vicende di Autostrade per l'Italia sono legate indissolubilmente a "Schema28", soggetto controllato per il 60 per cento da Edizione, holding della famiglia Benetton; Schema 28 acquista subito il 30 per cento per 2,536 miliardi e nel 2003 attraverso una OPA (offerta pubblica di acquisto) offrendo altri 6,5 miliardi, rileva il 54,08 per cento. In totale l'investimento per l'acquisizione di Autostrade è di 9,036 miliardi. Lo Stato italiano cede quindi una società che gestisce 3.119 chilometri di autostrade e dà occupazione nel 1999 a 10.107 lavoratori; Schema 28 non può sostenere il peso di 9 miliardi di indebitamento e per alleggerirsi di tale peso con un'operazione di incorporazione del 2003 lancia in borsa Autostrade, che è diventata una holding il cui ramo autostrade viene trasferito alla controllata di nuova costituzione, ASPI (Autostrade per l'Italia); Autostrade per l'Italia si accolla il debito di 6,7 miliardi, cedutogli da Schema 28, debito che era quasi pari alla cifra pagata allo Stato per l'acquisizione del 54,8 per cento della rete autostradale. Nel 2004 Schema 28 cede il 10 per cento di autostrade incassando 893 milioni; nel 2017, attingendo dalle riserve del capitale della società, vengono distribuiti da ASPI dividendi straordinari per 1,1 miliardi e nello stesso anno Atlantia che ha sostituito Autostrade in borsa, cede 11,94 per cento di ASPI per 1,733 miliardi; nel 2019 sono stati distribuiti ulteriori dividendi per 311 milioni, e solo nel 2020 a seguito della pandemia non sono stati distribuiti dividendi; considerato che: gli utili distribuiti dal 2000 al 2020 a vantaggio di soggetti privati sono stati di 9 miliardi, oltre la cedola straordinaria di 1,1 miliardi del 2017; a fronte degli utili distribuiti, il perimetro autostradale è rimasto pressoché identico, essendo i chilometri originari all'atto della privatizzazione pari a 3.119 contro gli attuali 3.019; a seguito del tragico evento verificatosi il 14 agosto 2018, con il cedimento di una sezione del viadotto Polcevera sull'autostrada A10, in concessione alla società Autostrade per l'Italia S.p.A., il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, con nota del 16 agosto 2018, ha formalmente avviato nei confronti della concessionaria la contestazione di gravissimo inadempimento agli obblighi di manutenzione e custodia "in oggettiva considerazione del collasso dell'infrastruttura, delle vittime accertate e degli ingenti danni riportati ai beni anche di soggetti terzi"; anche in sede di audizione presso l'8ª Commissione permanente del Senato, nell'ambito dell'indagine conoscitiva sulle concessioni autostradali, il presidente dell'ANAC, professor Francesco Merloni, ha rilevato che, con riferimento al crollo del ponte "Morandi", la concessionaria ASPI ha effettuato solo il 27,11 per cento degli investimenti programmati nella tratta autostradale nella quale ricadeva il ponte, aggiungendo, in generale, come la società non abbia mostrato "puntualità e frequenza nel controllo dell'infrastruttura e nei relativi interventi manutentivi, né un atteggiamento collaborativo nei confronti di chi richiedeva informazioni, dati e trasparenza"; la manutenzione solo nel 2020 è stata incrementata a 1,1 miliardi, mentre negli anni dal 2011-2019 sono state destinate risorse residuali con un minimo del 12,5 per cento degli introiti da pedaggi nel 2018, a fronte di una incidenza nella gestione IRI del 1998-1999 superiore al 14 per cento degli introiti netti da pedaggi, pur essendo l'infrastruttura all'epoca di recente costruzione e necessitando di interventi di gran lunga inferiori rispetto a quelli attuali; nell'ambito di tale quadro di riferimento in termini di gravità dell'inadempimento appariva pienamente plausibile l'opzione della risoluzione della convenzione e l'estinzione anticipata del rapporto concessorio con ASPI; valutato che in ragione degli elementi di complessità della questione anche sotto il profilo giuridico, è stato avviato un approfondimento sull'ipotesi di soluzione alternativa espressamente contemplata, volto a prevenire eventuali contenziosi; considerato che: sono in essere trattative con i soggetti privati titolari delle quote sociali di Autostrade per l'Italia al fine di un possibile riacquisto della stessa da parte dello stato attraverso CDP (51 per cento) in cordata con il fondo australiano Macquarie (24,5 per cento) e il fondo USA Blackstone (24,5 per cento) al costo di 9,1 miliardi e prevedendo un esborso di 8 miliardi per rilevare l'88,06 per cento di Autostrade per l'Italia; dopo 21 anni di gestione viene garantito alla famiglia Benetton attraverso il gruppo Atlantia un bonus di 5 miliardi a fronte di debiti finanziari, che dovranno essere sopportati dallo Stato italiano pro quota attraverso Cassa depositi e prestiti, per 10,912 miliardi, oltre alle spese di manutenzione per ristrutturare la rete autostradale e maggiori oneri per nuove assunzioni, considerato che nell'era Benetton i dipendenti sono passati da 10.107 del 1999 a 6.621 nel 2020 con una riduzione del 35,5 per cento; ritenuto che: con l'insieme delle trattative in essere c'è il rischio che venga leso il principio di giustizia e di tutela del bene comune per i singoli cittadini, oltre a porre in essere un'operazione finanziaria che graverebbe in modo eccessivo sul bilancio dello Stato: a) evitando di intervenire in termini di contenzioso con enti privati operanti in regime di concessioni su proprietà pubbliche, per loro lauto guadagno, considerati inadempienti nella gestione e nella manutenzione di alcune strutture, che ha portato anche al crollo del "Ponte Morandi" e alla morte di 43 persone; b) finanziando in maniera importante gli stessi responsabili delle mancanze, ricevendo un bene pubblico deteriorato e da tempo non soggetto alla giusta manutenzione, sui cui lo Stato dovrà investire soldi dei contribuenti per ripianare le inadempienze, facendo entrare nel consorzio a sua volta gruppi privati e stranieri, con il rischio di una prossima cessione a privati dello stesso bene pubblico, una volta sanati i debiti, impegna il Governo: 1) a rigettare le proposte di accordo finora presentate e a procedere immediatamente, per gravità dell'inadempimento, alla risoluzione della convenzione e all'estinzione anticipata del rapporto concessorio con ASPI; 2) ad aprire un contenzioso per il risarcimento dei danni e realizzare la successiva nazionalizzazione di circa 3.000 chilometri di rete autostradale; 3) a prevedere e predisporre conseguentemente alla previsione di una gestione totalmente pubblica delle autostrade, un nuovo piano tariffario che includa la possibilità per i conducenti di veicoli di fruire di una tariffazione forfettaria su base annua, che sia accessibile alle fasce di reddito meno abbienti. Atto n. 1-00381 LICHERI DE PETRIS MALPEZZI NATURALE TARICCO FERRARA COLLINA ERRANI BITI AGOSTINELLI TRENTACOSTE PUGLIA LEONE - Il Senato, premesso che: la tutela dei prodotti agroalimentari tipici e di qualità costituisce per l'Italia un'esigenza fondamentale, la cui importanza trova forti interconnessioni con la storia, la tradizione, la cultura e l'idea stessa di qualità ed autenticità che ne qualifica l'immagine nel mondo e va ben oltre il pur rilevante valore monetario delle esportazioni ad essi direttamente riferibili; questi prodotti sono elementi caratterizzanti ed essenziali di quell'immagine di qualità che costituisce l'elemento distintivo ed il punto di forza del made in Italy , e la difesa della loro identità e del loro legame con il territorio da cui nascono si trasmette a tutte le produzioni italiane di qualità, anche quelle che non rientrano nel comparto agroalimentare; il made in Italy agroalimentare è protagonista mondiale nel mercato dei prodotti di qualità certificati a indicazione geografica e biologico, dove l'Italia vanta il primato mondiale dei riconoscimenti; negli ultimi anni il valore della produzione a denominazione, considerando anche il settore vinicolo IG, rappresenta il 19 per cento del totale agroalimentare, raggiungendo quasi 17 miliardi di euro, con un trend in continua crescita ininterrotto negli ultimi 10 anni. Solo l'agroalimentare, ad esclusione dei vini, si attesta a quasi 8 miliardi di euro, e si considera il risultato raggiunto nel lungo periodo, la crescita è stata del 54 per cento nell'ultimo decennio. Le DOP e IGP pesano per oltre il 20 per cento sul fatturato all'estero dell'intero agroalimentare, con un valore pari a quasi 10 miliardi di euro. Il contributo maggiore è fornito dal comparto dei vini (oltre 5 miliardi di euro), ma il segmento alimentare, che si attesta a quasi 4 miliardi di euro, cresce ancora più velocemente (con un 7,2 per cento in più); l'impegno del nostro Paese è sempre stato orientato alla massima trasparenza sull'indicazione dell'origine in etichetta per tutelare i produttori più virtuosi e per garantire il diritto dei cittadini ad una corretta informazione; a livello nazionale l'Italia ha già introdotto, in via sperimentale, i decreti attualmente in essere riguardanti latte, formaggi, pasta, riso, carni suine trasformate e derivati del pomodoro relativi alla massima trasparenza sull'origine delle nostre produzioni e detto percorso deve essere ampliato e stabilizzato; considerato che: recentemente alcune notizie relative ad alcune decisioni che si starebbero formando a livello comunitario hanno molto allarmato i produttori e consumatori italiani proprio perché così come presentati sembrano delineare un orientamento comunitario non coerente con quelli che il nostro Paese ritiene essere gli autentici interessi dei consumatori e dei produttori nazionali ed europei che hanno scelto le produzioni di qualità attente all'ambiente e alla salute, come prima enunciate; in particolare, ha destato molto scalpore la notizia sulla possibilità di aggiungere acqua nel vino. In realtà, ciò a cui si riferiva la notizia era in relazione ad un documento di lavoro contenente una serie di proposte di modifiche ad una proposta di regolamento. La questione sollevata attiene da un lato alla necessità di colmare un vuoto normativo rispetto alla denominazione di vendita di alcuni prodotti, e dall'altro alla valutazione sul consentire o meno il reintegro del volume perso in alcol con acqua nei vini dealcolizzati. Su questa proposta si è registrata la posizione del Parlamento europeo di un secco no per i vini a indicazione geografica (DOCG, DOC, IGT), lasciando aperta la discussione soltanto per i vini da tavola; ha destato, altresì, scalpore il parere di un comitato tecnico della Commissione europea sull'armonizzazione normativa tra gli Stati membri sul "cibo del futuro". Il termine fa riferimento alla "farina gialla", ossia alla forma larvale della specie di insetti Tenebrio molitor essiccati termicamente. Questi prodotti vengono già commercializzati in molti degli Stati membri, facendo capo ognuno alla propria legislazione nazionale. Con questo passaggio si vuole addivenire ad un'armonizzazione della norma per la loro commercializzazione a garanzia del consumatore; considerato, altresì, che, il "nutriscore" è sistema di etichettatura dei prodotti alimentari sviluppato in Francia che si avvale, in maniera impropria e fuorviante, dell'utilizzo di una scala cromatica e di una alfabetica, per la classificazione dei valori nutrizionali di un prodotto alimentare. L'utilizzo dei colori del "semaforo", unitamente ad un algoritmo di misurazione che qualifica gli alimenti sulla base di un'unità di valore pari a 100 grammi, si pone apertamente in contrapposizione con i principi della dieta mediterranea che, invero, si fonda su un consumo bilanciato di tutti i nutrimenti; una simile impostazione, che imprime in maniera didascalica un giudizio di valore, penalizza fortemente le produzioni agroalimentari nazionali le quali sono espressione, nel mondo, del prestigio e della qualità del made in Italy . Secondo tale impianto falsante, infatti, alimenti tradizionali e altamente salutari della dieta mediterranea come, ad esempio, l'olio extravergine di oliva e numerose produzioni DOP e IGP, riceverebbero una valutazione negativa, tradotta in un bollino rosso, per via del loro contenuto di sale, zucchero e grassi; il Dicastero delle politiche agricole alimentari e forestali ha più volte palesato il proprio rifiuto per il sistema del "nutriscore" e, in generale, per i modelli di etichettatura nutrizionale che distorcono le informazioni destinate al consumatore; al riguardo, l'Italia ha avanzato una proposta alternativa, lo "schema a batteria", ribadendo, in ogni caso, che simili modelli debbano restare volontari e non obbligatori ed escludendo da un'eventuale applicazione obbligatoria le produzioni ad indicazioni geografica; tale proposta nazionale, inviata anche alla Commissione europea, veniva elaborata sulla base di un'analisi di un campione rappresentativo dei consumatori italiani, al fine di verificare il rispetto del requisito di cui all'articolo 35, paragrafo 1, lettera d) , del regolamento (UE) n. 1169/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio del 25 ottobre 2011, ovvero che forme di espressione e presentazione supplementari debbano essere sostenute da elementi scientificamente fondati che dimostrano che il consumatore medio comprende le richiamate forme di espressione o di presentazione; il menzionato schema, anche noto come "nutrinform battery", indica al consumatore l'apporto nutrizionale dell'alimento in rapporto al relativo fabbisogno giornaliero e al corretto stile alimentare, evidenziando, altresì, la percentuale di calorie, grassi, zuccheri e sale presenti per singola porzione rispetto alla quantità raccomandata dall'Unione europea. Le diciture hanno carattere aggiuntivo e non sostituiscono la classica etichetta nutrizionale posta sul retro del pacco; ogni singolo indicatore del logo nutrizionale "nutrinform battery", raffigurato graficamente attraverso una batteria, offre al consumatore la determinazione, sia percentuale che quantitativa, della variabile che essa rappresenta con riferimento ad una determinata porzione di prodotto. Il consumatore, dunque, è in grado di stimare con semplicità l'apporto nutritivo ed energetico del prodotto, anche rispetto alla quantità massima raccomandata nell'arco giornaliero; l'obiettivo, dunque, è quello di educare il consumatore ad un corretto monitoraggio dell'alimentazione giornaliera, ponendolo in allarme quando si eccede nell'apporto di nutrienti, informandolo e consentendogli di fare, al contempo, scelte consapevoli rispetto alla dieta che autonomamente segue; nella realizzazione di questo progetto sono stati coinvolti i Ministeri della salute, dello sviluppo economico, delle politiche agricole e degli affari esteri e della cooperazione internazionale, unitamente agli esperti nutrizionisti dell'Istituto superiore di sanità (ISS) e del Consiglio per la ricerca economica e alimentare (CREA), oltre ai rappresentanti delle associazioni di categoria della filiera agroalimentare e dei consumatori; tenuto conto che: di recente, la Commissione europea ha chiesto all'Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) di fornire una consulenza scientifica in materia di: sostanze nutritive importanti per la salute pubblica delle popolazioni europee, compresi i componenti non nutrienti degli alimenti (ad esempio energia e fibre alimentari); gruppi di alimenti che rivestono un ruolo importante nelle diete delle popolazioni europee e relativi sottogruppi; criteri atti a orientare la scelta di sostanze nutritive e altri componenti non nutrienti degli alimenti onde stabilire profili nutrizionali; gli esperti EFSA in materia di nutrizione umana, dunque, daranno un contributo scientifico su cui si baserà, in futuro, l'elaborazione di un sistema a dimensione unionale per l'etichettatura nutrizionale sulla parte anteriore delle confezioni per alimenti. Tale consulenza fungerà, inoltre, da punto di partenza per l'introduzione di condizioni particolari per l'impiego di indicazioni nutrizionali e sulla salute da apporre sui prodotti alimentari; la consegna del parere scientifico da parte dell'EFSA è prevista entro il mese di marzo 2022, mentre entro la fine del 2021 sarà indetta una consultazione pubblica sul parere in bozza; rilevato che: la pandemia globale, oltre ad evidenziare la centralità del comparto primario, ha sottolineato la stretta relazione tra gli ecosistemi, la salute umana, le catene produttive dei beni di prima necessità e le connesse linee di consumo. Da un simile quadro, è emersa la necessità di un sistema alimentare affidabile, solido e resiliente, in grado di assicurare non solo un adeguato approvvigionamento, ma anche maggiori consapevolezze di tipo informativo; al riguardo, la strategia "Dal produttore al consumatore", al centro del " green deal ", ha rimarcato la necessità di fornire ai consumatori gli strumenti necessari per compiere scelte alimentari coscienti, sane e sostenibili. Per tale ragione, tra le azioni programmatiche della Commissione è fatto cenno alla possibilità di proporre l'estensione a determinati prodotti dell'obbligo delle indicazioni di origine o di provenienza, tenendo pienamente conto degli impatti sul mercato unico; considerato, infine, che: a livello di politica interna, numerosi sono stati gli interventi, specie di tipo finanziario, volti alla valorizzazione delle produzioni agroalimentari e industriali italiane, delle tradizioni enogastronomiche, della dieta mediterranea e del contrasto ai fenomeni di contraffazione e dell' Italian sounding ; le frodi nel segmento alimentare del comparto primario minacciano la sostenibilità del comparto stesso, pregiudicando anche le pratiche commerciali e la tenuta economica del mercato; osservato che: sotto le bandiere sovente strumentali della libera competizione in campo alimentare per non creare vantaggi competitivi impropri, e della semplificazione delle informazioni da fornire ai consumatori, sta diventando sempre più forte la spinta, in Europa e nel mondo, ad una standardizzazione di prodotti e di modelli produttivi massificati, a tutto vantaggio di grandi multinazionali sempre più globali, scollegate dalle culture alimentari e dai modelli produttivi dei singoli territori; culture alimentari, tradizioni culinarie e modelli produttivi e saper fare agroalimentare si sono in molti casi consolidati in secoli e negli ultimi decenni hanno innervato una vera e propria cultura e tradizione alimentare, che nel caso della dieta mediterranea è stata anche oggetto di riconoscimento UNESCO, nel novembre 2010, come patrimonio culturale immateriale dell'umanità, impegna il Governo: 1) ad adottare tutte le iniziative ritenute utili a promuovere le produzioni agroalimentari italiane nel mondo, valorizzandone la qualità, l'origine e la salubrità anche tramite un adeguato sistema di informazione per i consumatori; 2) a coordinarsi con gli altri Paesi interessati in merito alla discussione sui prodotti a base di vino dealcolato, affinché la necessità di cogliere nuove opportunità di mercato non pregiudichi in alcun modo la difesa delle produzioni vitivinicole italiane e i prodotti DOCG, DOC e IGT; 3) nell'introduzione di armonizzazioni ed autorizzazioni di nuovi alimenti, a garantire la distintività anche nominale dai prodotti di qualità della nostra agricoltura e di garanzia di sicurezza e trasparenza verso i consumatori; 4) a favorire la diffusione di dati chiari, trasparenti, corretti e sintetici di tipo nutrizionale ed energetico dei prodotti alimentari in commercio, nonché di precise indicazioni circa l'origine dei singoli ingredienti, facilitando il compimento di scelte consapevoli da parte dei cittadini; 5) a perseguire, sia a livello nazionale, sia a livello europeo, politiche a sostegno della qualità e delle caratteristiche intrinseche delle produzioni agroalimentari nazionali nonché dell'esattezza e della veridicità dei dati riportati nell'etichetta; 6) ad intensificare, specie in un'ottica preventiva, la lotta contro le frodi alimentari, al fine di garantire la parità di condizioni economiche per gli operatori del settore; 7) ad incoraggiare azioni per la conoscenza e la divulgazione di una corretta educazione alimentare e per la promozione e la diffusione della dieta mediterranea, quale modello sostenibile e traino per la salvaguardia della biodiversità e per il sostegno di politiche a tutela del lavoro agricolo. Atto n. 1-00382 BERGESIO CALIGIURI CANTU' GALLONE MANGIALAVORI RUFA SBRANA VALLARDI ZULIANI - Il Senato, premesso che: il settore dell'agroalimentare italiano, simbolo di eccellenza del made in Italy , rappresenta un'importante leva competitiva e strategica per il Paese, che ha dimostrato la propria forza anche nei momenti più duri della crisi innescata dalla pandemia, garantendo la continuità del sistema di approvvigionamento di cibo; con oltre 522 miliardi di euro la filiera del cibo, dalla terra alla tavola, rappresenta oltre il 25 per cento del PIL nazionale. Nel 2020 il totale delle esportazioni agroalimentari italiane è stato di 46 miliardi di euro, di cui 39,1 miliardi di prodotti alimentari, bevande e tabacco, in crescita dell'1,9 per cento rispetto al 2019, e 6,9 miliardi di euro di prodotti agricoli; secondo i dati ISTAT, il 55 per cento delle esportazioni agroalimentari made in Italy è diretto verso l'Unione europea, dove i principali clienti risultano essere la Germania e la Francia, rispettivamente con 7,73 miliardi e 5,08 miliardi di euro di export ; se è vero che i prodotti italiani sono conosciuti ed apprezzati in tutto il mondo, è altrettanto vero che essi sono sottoposti ad un costante attacco in termini di contraffazione. Il fenomeno, noto come Italian sounding permette di evocare l'origine italiana attraverso simboli, nomi, marchi, immagini, che richiamano in modo ingannevole l'italianità di un alimento che è privo di qualunque legame con il nostro Paese; l' Italian sounding rappresenta una grave minaccia al made in Italy agroalimentare e va prontamente contrastato; il mercato del falso vale oggi più del doppio del fatturato regolare, determinando un danno complessivo per il sistema Paese di circa 100 miliardi di euro; è necessario tutelare con determinazione le eccellenze alimentari italiane, proteggendole dai continui tentativi di sopraffazione. Contraffazione, applicazione di misure protezionistiche, etichettature ingannevoli e fuorvianti, sono evidenza di un costante attacco all'agroalimentare italiano ed allo sconfinato patrimonio di tradizioni e tipicità che esso rappresenta; la scelta operata della Commissione europea, con l'approvazione del "Piano d'azione per migliorare la salute dei cittadini europei", di prevedere la cancellazione dei fondi per la promozione di carne, salumi, vino e l'inserimento di etichette allarmistiche sulle bottiglie per scoraggiarne il consumo, colpisce gravemente i prodotti simbolo del made in Italy ; appare fondamentale in questo contesto mettere a disposizione dei consumatori un quadro informativo chiaro e trasparente riguardo l'origine e la provenienza dei prodotti agroalimentari, in modo che i consumatori stessi possano operare scelte di acquisto più consapevoli ed appropriate, anche nel rispetto della propria salute; il marchio made in Italy rappresenta una vera e propria infrastruttura immateriale che rende l'Italia uno dei Paesi con il maggior grado di attrattività e per tale motivo occorre profondere ogni sforzo per individuare strategie che mirino a rafforzare il nostro Paese sul piano competitivo a livello europeo e mondiale; le recenti indicazioni e misure restrittive della Commissione europea relative ad alcuni tra i prodotti agroalimentari simbolo del made in Italy , tra cui il vino, penalizzerebbero fortemente il mercato italiano con pesanti ricadute su tutta la filiera agricola e le perdite economiche che ne deriverebbero; la difesa dei prodotti italiani di eccellenza è una priorità non solo per la tenuta sociale ed economica dei nostri territori, ma anche per salvaguardare il nostro tessuto produttivo e per continuare a garantire la loro qualità nel mondo; il regolamento (UE) n. 1169/2011 sull'etichettatura degli alimenti, adottato per rispondere alle esigenze di chiarezza e tracciabilità per il consumatore, ha previsto alcune disposizioni accessorie tra le quali, in particolare, all'articolo 35, le nuove disposizioni "nutrizionali" sul fop ( front of packaging ) e le modalità applicative dell'etichettatura degli alimenti, anche in riferimento all'origine; l'etichettatura nutrizionale front-of-pack ( fop ) aiuta i consumatori nelle loro scelte alimentari fornendo informazioni sui valori nutrizionali ed è vista come uno strumento a supporto delle strategie per la prevenzione delle malattie legate all'alimentazione; nella strategia della Commissione europea "Farm to Fork", pubblicata nel maggio 2020, la Commissione ha chiarito l'intenzione di proporre entro fine del 2022 un'etichettatura nutrizionale armonizzata e obbligatoria a livello europeo, ipotizzando di adottare, tra le varie tipologie di etichettatura alimentare sperimentate e sviluppate all'interno dell'Unione europea, il cosiddetto Nutri-score; Germania, Francia, Spagna, Paesi Bassi, Belgio e Lussemburgo, nel mese di febbraio, hanno dato vita al coordinamento "pro nutriscore", al fine di convincere l'istituzione europea ad adottare il sistema che, di fatto, penalizza i prodotti, eccellenze del made in Italy in quanto, al momento dell'acquisto, difficilmente il consumatore esegue un confronto tra elementi equiparabili e sostituibili tra loro, preferendo, piuttosto, prodotti che, ad esempio, hanno un costo inferiore; il Nutri-score è un modello di etichettatura sviluppato in Francia che, utilizzando l'immagine di un semaforo assegna un colore, dal verde al rosso, per la classificazione di ogni alimento in base al livello di zuccheri, grassi e sale, calcolati su una base di riferimento di 100 grammi di prodotto; il Nutri-score risulta fondato su valutazioni parziali e fuorvianti, in quanto si basa sull'impiego di algoritmi per un giudizio nutrizionale del singolo prodotto, senza tenere conto del suo inserimento nel quadro di una dieta complessiva varia e bilanciata; durante l'audizione del 16 marzo 2021 presso la XIII Commissione permanente (Agricoltura) della Camera dei deputati, il Ministro in indirizzo ha definito quale "pericolo reale" per il made in Italy agroalimentare il sistema del Nutri-score, respingendone l'uso; tale sistema di etichettatura mette in discussione i principi della dieta mediterranea che, riconosciuta dall'UNESCO "patrimonio immateriale dell'umanità", è un modello alimentare sano ed equilibrato, fondato su un consumo diversificato e bilanciato degli alimenti, l'unico ad avere dimostrato una reale capacità di prevenire le malattie cronico degenerative, promuovendo il consumo giornaliero in proporzione equilibrata degli alimenti; l'Italia con decreto del Ministro dello sviluppo economico, del Ministro della salute e del Ministro delle politiche agricole e forestali del 19 novembre 2020, pubblicato in Gazzetta Ufficiale , serie generale, n. 304 del 7 dicembre 2020, ha adottato un modello di etichettatura, il "nutrinform battery", che attribuisce un punteggio alla presenza di grassi, zuccheri e sale rapportandoli alla dose giornaliera consigliata nell'ambito di una dieta salutare; il "nutrinform battery" appare il sistema più adatto a fornire chiare e trasparenti informazioni ai consumatori, rispondendo alla necessità di tutelare la qualità dei prodotti agroalimentari italiani alla base del modello della dieta mediterranea, espressione di antichi valori e tradizioni che caratterizzano l'enogastronomia italiana nel mondo; con l'impiego di modelli di etichettatura semplificati, come il Nutri-score, si rischia di sostenere modelli alimentari sbagliati che penalizzano fortemente i prodotti agroalimentari made in Italy , promuovendo stili di vita non salutari, a favore del consumo di cibi ultra processati e sintetici assolutamente inadatti a garantire il giusto apporto nutrizionale nella giornata alimentare e di conseguenza la tutela della salute pubblica; il mercato dei cibi sintetici è in espansione; da tempo diverse multinazionali dell'industria alimentare stanno indirizzando verso questo settore importanti investimenti. Soia, mais, semi oleosi hanno raggiunto cifre mai viste: la farina di soia è raddoppiata in un anno e i fagioli sono arrivati ad oltre i 550 euro a tonnellata, creando tensioni nell'intero comparto cerealicolo. Il forte incremento dei prezzi dei piselli da proteina nei prossimi anni, come evidenziato dall'istituto di ricerche "MarketsandMarkets", darà vita ad un mercato da 1.400 milioni di dollari, il doppio dei 745 milioni i dollari fatturati nel 2020. Secondo l'indice FAO anche la quotazione degli oli vegetali quest'anno è salita dell'otto per cento, raggiungendo il valore più alto degli ultimi dieci anni; in seno al Parlamento europeo si è aperto un dibattito sulla modifica dell'attuale disciplina che regolamenta la denominazione di "carne", prevedendone la possibilità di impiego anche sui prodotti di origine vegetale o sintetica, in modo tale da permettere, a titolo di esempio, di chiamare " hamburger " una polpetta di soia o "salsiccia" un prodotto ottenuto da sintesi; in Europa nel 2019 le vendite di carne sintetica hanno sfiorato il miliardo di euro, con 208 milioni di pezzi. Rispetto agli ultimi due anni precedenti il mercato è cresciuto del 38 per cento. Questa tendenza rischia di inficiare le politiche di tutela del made in Italy , screditando il sistema degli allevamenti italiani che risulta tra i più sicuri e sostenibili a livello mondiale, fino ad arrivare ad un eventuale condizionamento della posizione del Parlamento europeo nel negoziato con il Consiglio e la Commissione sull'assegnazione delle nuove risorse della PAC; alla frontiera dei cibi sintetici si è recentemente aggiunto il latte derivato dai piselli trasformati, ultimo lancio pubblicitario delle multinazionali del cibo, che invitano i consumatori a brindare con questa bevanda a base di vegetali processati, il cui sapore non è assolutamente paragonabile a quello del latte di origine animale, né tanto meno la sua qualità e genuinità. La bevanda a base di piselli gialli, fibre di cicoria, zucchero e olio di girasole, viene classificata con etichetta Nutri-score di livello A, ovvero come un buon alimento dal punto di vista dei benefici per la salute dei consumatori; sempre l'Europa, su proposta della Commissione, ha dato via libera all'uso alimentare dei vermi dalla farina, sostenendo che gli stessi facciano parte della strategia Farm to Fork per avviare la stessa Europa, entro il 2030, a sistemi alimentari sostenibili che identificano gli insetti come una fonte di proteine a basso impatto ambientale, utili per sostenere la transizione "verde" della produzione alimentare dell'Unione europea; riguardo al regolamento (UE) n. 2015/2283 del 1° gennaio 2018, relativo ai nuovi alimenti, tra cui insetti e larve, si stima che entro il 2025 la UE investirà 3 miliardi di euro per incoraggiare le imprese ad accelerare sulla produzione e per favorire la circolazione di un'ampia varietà di alimenti a prezzi concorrenziali. Ciò a discapito delle imprese italiane dove la maggioranza dei cittadini (54 per cento) considera gli insetti estranei alla cultura alimentare nazionale; i consumatori sono ignari del fatto che la maggior parte di questi cibi di origine non animale è prodotta in laboratorio e non ha nulla a che fare con l'agricoltura italiana, ed anzi, essendo prodotti assolutamente diversi da quelli agricoli, ma che richiamano ad essi, inducono in inganno gli stessi consumatori, rischiando di arrecare un grave danno alla salute dei consumatori e di inficiare la qualità dell'agroalimentare made in Italy . Rilevata la centralità dei controlli nell'intera filiera agroalimentare per porre l'alimentazione quale primo gradino della prevenzione, a cominciare dal fatto che sani alimenti sono l'architrave di un efficiente sistema immunitario; con il disegno di legge 1660 recante "Disposizioni volte ad incentivare il raggiungimento di standard qualitativi elevati dei prodotti agroalimentari italiani introducendo un sistema di rating per la certificazione di eccellenza e riforma del sistema di prevenzione, programmazione e controllo nella sanità pubblica veterinaria", si è inteso fare un ulteriore passo in avanti sulla trasparenza nell'etichettatura, con l'obiettivo di far conoscere le falle del Nutri-score e di correggerne le intrinseche storture, investendo in sanità pubblica veterinaria, prevenzione, controlli proattivi, formazione specialistica qualificata, lotta all'antimicrobico, resistenza e promozione delle produzioni di eccellenza, valorizzando la dieta mediterranea per l'appropriatezza nutrizionale della giornata alimentare del consumatore; è necessario che le istituzioni vengano sollecitate a promuovere sistemi che siano in grado di valorizzare le eccellenze del made in Italy attraverso l'adozione di un rating prestazionale degli operatori nelle filiere agroalimentari, capace di determinare azioni volte al raggiungimento di standard qualitativi elevati in ogni fase della produzione, trasformazione e distribuzione degli alimenti, garantendo così un nesso tra provenienza e qualità degli stessi e raggiungendo un livello di eccellenza, anche in ragione degli effetti positivi per la salute, secondo il rapporto tra la proprietà nutritiva e l'appropriatezza del consumo nella giornata alimentare, con particolare riferimento al contenuto di sale e di acidi grassi saturi; tale sistema verrebbe a rappresentare una best practice nel panorama europeo ed internazionale, conferendo all'Italia un ruolo di assoluta centralità nella definizione di un modello basato sui principi di una sana ed equilibrata dieta alimentare, dimostrando etichetta alla mano che il modello proposto, non solo consentirebbe di avere una maggiore consapevolezza di ciò che effettivamente si mangia, ma favorirebbe anche una scelta alimentare orientata in ragione del valore del prodotto, misurato con un indice di scala intuitivo, non necessariamente cromatico, fondato su parametri che escludano l'assimilazione di prodotti di sintesi con alimenti naturali; alla luce dello sforzo dei nostri imprenditori, occorre concentrare tutte le energie al fine di difenderli dagli attacchi di grandi marchi che vorrebbero obbligatorio il Nutri-score nonostante arrivino da fonti interne dati per nulla incoraggianti in merito agli standard di sicurezza alimentare; convinti che la missione della maggioranza deve essere quella di tutelare gli operatori virtuosi che quotidianamente rendono grande il made in Italy alimentare, in Italia e nel mondo, evitando che il consumatore possa essere influenzato da esternalità che mirano semplicemente a far fuori un competitor , l'Italia, che da anni conserva il primato nel settore, impegna il Governo: 1) ad adoperarsi nelle opportune sedi per contrastare qualsiasi iniziativa discriminatoria nei confronti del modello alimentare basato sui principi della dieta mediterranea e per difendere la salute dei consumatori da sistemi di etichettatura fuorvianti ed ingannevoli, al fine di tutelare l'importante patrimonio agroalimentare italiano che rende il nostro Paese per le sue eccellenze unico al mondo, rispondendo anche all'appello dei produttori delle più importanti DOP; 2) a continuare a perseguire con maggiore e rinnovata forza iniziative volte a promuovere il "nutrinform battery" come sistema idoneo per armonizzare il mercato europeo, alla luce della costituzione del coordinamento dei Paesi europei "pro nutriscore"; 3) in linea con i contenuti del richiamato disegno di legge n. 1660, all'esame della 12? Commissione permanente (Igiene e sanità) del Senato, a promuovere interventi finalizzati, nell'evoluzione ordinamentale che deve accompagnare l'attuazione del PNRR, a coniugare la riqualificazione della spesa sanitaria con due obiettivi strategici qualificanti gli assi progettuali a PNRR: migliorare la salute dei cittadini, tutelando i consumatori in materia di composizione degli alimenti, privilegiando la salubrità e i cambiamenti nei modelli di consumo degli stessi, orientati a benessere e longevità, e promuovere le eccellenze agroalimentari italiane, correggendo le implicite storture del sistema Nutri-score, valorizzando la dieta mediterranea per l'appropriatezza nutrizionale della giornata alimentare del consumatore, oggettivizzando la vera eccellenza della filiera alimentare non solo nel nostro Paese, giacché replicabile su scala europea, financo mondiale; 4) a dare atto che il modello di rating dei prodotti alimentari proposto, non solo consentirebbe di avere una maggiore consapevolezza di ciò che effettivamente si mangia, ma favorirebbe una scelta alimentare orientata in ragione del valore del prodotto, misurato con un indice di scala intuitivo, non necessariamente cromatico, fondato su parametri che escludano l'assimilazione di prodotti di sintesi con alimenti naturali, sfatando il mito del fast food e dei cibi spazzatura, attenzionando il consumatore che il cibo di qualità, e quindi salubre, non può essere a basso costo: mangiare meno quantità ma di più alta qualità, perché gli effetti di un'alimentazione sbagliata, disordinata e squilibrata si trasformano in danni per la salute del consumatore e in costi per la collettività; 5) ad assumere ogni opportuna iniziativa affinché venga accolta, a livello europeo, una posizione che coincida con la necessità di tutelare le denominazioni, confermando il divieto di poterne estendere l'impiego alle carni ovvero al latte, e agli alimenti da questi derivati, che non hanno un'origine animale ma vegetale o addirittura sintetica, valorizzando e promuovendo le eccellenze agroalimentari del made in Italy , riconosciuta l'estraneità alla nostra cultura alimentare dell'utilizzo per il consumo umano delle larve; 6) ad attivarsi al fine di concordare con i Ministeri interessati una campagna di promozione, che si articoli su tutto il territorio nazionale e che si sviluppi attraverso la promozione di iniziative territoriali e regionali, per culminare in un evento nazionale finalizzato ad attrarre nuovi potenziali consumatori internazionali e a rafforzare il connubio tra l'enogastronomia e il turismo. Atto n. 1-00383 MAGORNO FARAONE BONIFAZI CONZATTI CUCCA GARAVINI GINETTI GRIMANI MARINO NENCINI PARENTE SBROLLINI SUDANO VONO - Il Senato, premesso che: il piano d'azione UE 2020-30 per i sistemi alimentari sostenibili identifica gli insetti come una fonte di proteine a basso impatto ambientale che possono sostenere la transizione "verde" della produzione; tale necessità deriva da numerosi studi che hanno evidenziato come i sistemi alimentari attuali sarebbero troppo vulnerabili e non darebbero garanzie per il futuro e che, secondo la prestigiosa università di Cambridge, per contrastare la malnutrizione si dovrebbero integrare le nostre catene di approvvigionamento con sistemi sostenibili e innovativi; un team di esperti ha analizzato circa 500 articoli scientifici su sistemi di produzione alimentare alternativi e sostenibili, identificando alcuni "alimenti del futuro" che potrebbero contrastare il fenomeno della malnutrizione. Tra questi ci sono macroalghe e alghe unicellulari ( kelp , spirulina, clorella), insetti (in particolare le larve di mosca e il verme giallo della farina) e alcune proteine derivate dai funghi; si tratta di cibi che possono essere coltivati o allevati in sistemi modulari (foto-bio-reattori, ma anche più semplici serre) che riducono l'esposizione ai rischi ambientali e non richiedono troppo consumo di suolo, quindi sarebbero adatti anche ad ambienti urbani oppure alle isole, magari piccole e lontane dai continenti; l'entrata nel mercato di alimenti proteici a basso impatto ambientale e un fabbisogno nutrizionale stimato in crescita del 70 per cento al 2050 (fonte FAO), il comparto degli insetti per uso alimentare è destinato a ritagliarsi un ruolo di peso nel mercato alimentare; si tratta di un'opportunità imprenditoriale, soprattutto per l'utilizzo mangimistico delle farine di insetti anche se resta comunque ferma la difesa delle produzioni tradizionali che caratterizzano il made in Italy e la dieta mediterranea; tale tipo di produzione alimentare non può in alcun modo, difatti, intaccare la "dieta mediterranea", trattandosi di una possibilità innovativa e destinata ad un commercio alimentare peculiare, in alcuni casi destinato unicamente al consumo animale; l'Italia ha un sistema di controlli fra i più efficaci in Europa: ogni anno le ASL, i NAS e l'ICQRF compiono decine di migliaia di verifiche. Solo l'Ispettorato centrale repressione frodi nel corso del 2020 ha effettuato oltre 70.000 controlli e la sfida è una maggiore sostenibilità, che passa attraverso l'innovazione e la ricerca, anche tramite i fondi del PNRR; considerato che: la trasformazione ecologica rappresenta il 40 per cento del piano nazionale di ripresa e resilienza e tale possibilità consente a nuovi operatori e nuovi sistemi produttivi di creare nuovi posti di lavoro; tali nuove possibilità devono essere incentivate e non soppresse, seppur nel pieno rispetto della conoscibilità e informazione da parte dei consumatori finali circa la natura dei nuovi prodotti alimentari messi in commercio; l'utilizzo di proteine nobili degli insetti è molto diffuso in altri Paesi ma appare del tutto incapace di sostituirsi alle proteine nobili appartenenti alla cultura gastronomica italiana, come il latte e la carne; rilevato che: la produzione di questo nuovi tipi di alimenti a basso impatto ambientale è pensata anche per far fronte ad una graduale diminuzione di cibo che si potrebbe verificare in un futuro non troppo lontano, ovvero al corrispondente aumento della domanda in seguito a cambiamenti climatici, carestie, pandemie eccetera, e tale problematica potrebbe essere ridotta tramite una diminuzione dello spreco alimentare: ad oggi, difatti, uno dei più grandi motivi di dispersione di cibo è rappresentato dello spreco alimentare e secondo l'osservatorio "Waste Watcher" lo spreco alimentare a livello domestico in Italia costa circa 6,5 miliardi di euro, e le tonnellate di cibo buttato annualmente in Italia ammontano a quasi 2 milioni; lo spreco di cibo si traduce in un ulteriore danno quando questo finisce in discarica dove, decomponendosi, produce metano, gas serra molto più dannoso dell'anidride carbonica e, se lo spreco alimentare fosse un Paese, sarebbe il terzo nemico dell'atmosfera quanto a produzione di gas serra dopo la Cina e gli Stati Uniti d'America, generando l'8 per cento del totale di queste emissioni sul pianeta; per la FAO, l'organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura, la lotta allo spreco alimentare è una delle principali priorità, emersa brutalmente da un suo rapporto shock di 10 anni fa, dal quale emergeva che circa un terzo del cibo prodotto sul pianeta andava perso o sprecato ogni anno, a fronte di centinaia di milioni di persone che soffrono la fame e non hanno accesso a sistemi di alimentazione salutari; risulta sempre più difficile far fronte alle richieste di chi soffre di denutrizione e malnutrizione: solo nei Paesi dell'Unione europea circa 33 milioni di persone non possono permettersi un pasto di qualità ogni due giorni, impegna il Governo: 1) ad incrementare lo studio del cibo da insetti contemperando l'esigenza dell'industria con la salvaguardia delle nostre tradizioni; 2) a fare chiarezza sui metodi di produzione e sulla stessa provenienza e tracciabilità del cibo derivante dagli insetti, considerato che la maggior parte dei nuovi prodotti proviene da Paesi extra UE; 3) a prevedere sistemi di tracciamento efficaci dei prodotti, informando al contempo i consumatori circa il rispetto della filiera alimentare e sull'origine delle materie prime utilizzate; 4) ad avviare ogni più utile iniziativa per combattere lo spreco alimentare, sia tramite campagne di sensibilizzazione, sia tramite lo sviluppo di piattaforme digitali che consentano di incentivare alla pratica dell'utilizzo degli avanzi giornalieri nei supermercati e nei ristoranti. Interrogazioni Atto n. 3-02583 D'ALFONSO Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: i centri di assistenza fiscale (CAF) svolgono un'insostituibile funzione asseverativa in materia fiscale per conto dello Stato, in quanto, previa iscrizione in apposito albo presso la Direzione regionale delle entrate, sono autorizzati all'apposizione dei visti di conformità sui modelli 730, affermando, sulla base della documentazione esibita, la correttezza di oneri deducibili, detrazioni d'imposta, ritenute operate, nonché importi dovuti a titolo di saldo o di acconto; nel solo anno 2020, oltre 18 milioni di contribuenti si sono avvalsi dei servizi assicurati dai CAF per l'invio dei modelli 730/20, mentre 8 milioni di nuclei familiari si sono rivolti ai centri di assistenza fiscale per ottenere la certificazione ISEE necessaria all'ottenimento di misure di natura sociale. Nei CAF sono impiegati più di 30.000 operatori, che rispondono nella maniera più efficace possibile alle richieste di cittadini e contribuenti, diventando nel corso del tempo un punto di riferimento per milioni di italiani, in particolare nei piccoli centri; rilevato che: i CAF, in ragione del loro modello organizzativo molto flessibile, riescono a realizzare servizi a costi molto bassi, che lo Stato, da solo, non sarebbe in grado di fornire. Tuttavia, nonostante la convenienza per la pubblica amministrazione e l'aumento del lavoro attribuito ai CAF, nel corso degli ultimi anni i finanziamenti annuali a carico del bilancio pubblico per compensare il lavoro svolto dai CAF sono stati pesantemente diminuiti, mettendo a rischio l'erogazione stessa di importanti servizi per i cittadini; nell'ambito del programma "Regolazione giurisdizione e coordinamento del sistema della fiscalità" della missione di spesa "Politiche economico-finanziarie e di bilancio", l'articolo 1, comma 591, della legge 28 dicembre 2015, n. 208 (legge di stabilità per il 2016), ha ridotto le dotazioni finanziarie iscritte sul capitolo 3845 dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze e ha stabilito che, con decreto del medesimo Ministro, sono rideterminati i compensi spettanti ai CAF ed ai professionisti abilitati in misura tale da realizzare i conseguenti risparmi di spesa; il decreto ministeriale 1° settembre 2016, recante "Rideterminazione dei compensi ai CAF ed ai professionisti abilitati allo svolgimento dell'assistenza fiscale" del Ministero ha definito una riduzione proporzionale dei compensi nel limite di spesa annuale di 216.897.790 euro, a decorrere dall'anno 2019, determinando quasi un dimezzamento, pur dovendo i CAF continuare necessariamente ad assicurare elevati standard di prestazioni e professionalità, dotarsi di polizze assicurative e garantire la riservatezza dei dati; la legge di bilancio per il 2021, nonostante l'affidamento ai CAF di nuovi adempimenti, parte dei quali legati alle misure di sostegno in risposta all'emergenza sanitaria da COVID-19, non ha previsto nessun incremento delle risorse per i centri di assistenza fiscale; considerato che: lo Stato si è avvalso sempre più dei CAF, data la relativa territorialità e prossimità con la popolazione e alla luce della loro crescente professionalità e affidabilità, affidando loro attività nodali via via incrementate dal quadro normativo di riferimento, quali, ex aliis , la predisposizione del modello ISEE, certificazioni tributarie, assistenza ai cittadini nelle attività di ravvedimento operoso e la domanda per il reddito di cittadinanza; per la maggior parte delle attività i CAF devono calmierare i propri compensi e per questa ragione il legislatore aveva previsto un ristoro a carico del bilancio dello Stato, che, dopo il decreto ministeriale 1° settembre 2016, è appunto drammaticamente diminuito; la ratio della diminuzione del compenso era originariamente da individuare nell'avvento del modello 730 precompilato, che, ad oggi, non ha però avuto il successo atteso, essendo ampiamente accertato che su circa 20 milioni di cittadini la stragrande parte continua a rivolgersi a CAF e professionisti, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo intenda ripristinare i compensi spettanti ai professionisti abilitati e ai centri autorizzati di assistenza fiscale o almeno procedere a una loro rideterminazione in aumento; quali iniziative intenda assumere per riconoscere e valorizzare il ruolo dei centri di assistenza fiscale e per sostenere le loro esigenze di carattere organizzativo e gestionale. Atto n. 3-02584 LUPO DI GIROLAMO GAUDIANO MAIORINO ROMANO TRENTACOSTE TAVERNA FERRARA Al Ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili Premesso che: la Roma-Lido è un'infrastruttura ferroviaria che corre interamente all'interno del confine amministrativo di Roma capitale, svolgendo un servizio prettamente urbano, di collegamento tra la stazione di Porta San Paolo, sita nel municipio I di Roma, e la stazione di Cristoforo Colombo, sita nel municipio X di Roma. Essa è anche un sistema di trasporto rapido di massa, di elevata portata e frequenza, esercitato con veicoli metropolitani analoghi a quelli delle altre linee della metropolitana di Roma; con delibera CIPE 1° dicembre 2016, n. 54, è stato approvato il piano operativo infrastrutture (POI) relativo al fondo sviluppo e coesione 2014-2020, coordinato dalla cabina di regia istituita con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 25 febbraio 2016; nell'ambito dell'asse tematico C (obiettivo: "riduzione del congestionamento urbano e metropolitano, attraverso il potenziamento delle reti metropolitane"), le caratteristiche metropolitane della Roma-Lido hanno comportato l'assegnazione di 180 milioni di euro; la scheda progetto per la Roma-Lido, di cui al POI, prevede "l'ammodernamento e potenziamento degli impianti di sistema e non di sistema, nonché del materiale rotabile per consentire una maggiore frequenza del servizio e una maggiore sicurezza d'esercizio"; per effetto del progressivo invecchiamento del parco rotabili, l'intertempo minimo potenziale dell'infrastruttura è passato dai 7 minuti del 2013 ai 10 minuti attuali; mentre, con gli interventi previsti si potrà ottenere un intertempo minimo potenziale di 6 minuti; considerato che: ai sensi dell'articolo 8 del decreto legislativo 19 novembre 1997, n. 422, la Regione Lazio ha assunto le funzioni e i compiti amministrativi in materia di ferrovie in concessione a soggetti diversi dalle Ferrovie dello Stato S.p.A., successivamente, con legge regionale 16 luglio 1998, n. 30, la Regione Lazio ha ripartito ai Comuni le competenze in materia di trasporto pubblico locale, trattenendo le competenze sulle ferrovie "ex concesse"; la gestione unitaria della Linea B della metropolitana di Roma e della Roma-Lido è in capo ad ATAC, detentrice di un contratto di servizio con la Regione Lazio; considerato inoltre che: con deliberazione di Giunta regionale n. 255 del 5 giugno 2018, la Regione Lazio ha avviato una procedura ad evidenza pubblica per l'affidamento del servizio delle ferrovie regionali, tra cui la Roma-Lido; coerentemente con gli investimenti di cui alla delibera CIPE 1° dicembre 2016, n. 54, con delibera di assemblea capitolina n. 60 del 2019 Roma capitale ha adottato il piano urbano della mobilità sostenibile (PUMS), individuando nella Roma-Lido la linea E della metropolitana di Roma; con delibera di Giunta regionale 1° ottobre 2019, n. 689, la Regione Lazio ha incaricato la Direzione regionale infrastrutture e mobilità, di concerto con ASTRAL S.p.A., di effettuare l'attività istruttoria finalizzata alla verifica dei presupposti tecnici ed economici per l'affidamento della gestione delle infrastrutture ferroviarie regionali, tra cui la "Roma-Lido di Ostia", nonché della manutenzione ordinaria e straordinaria del materiale rotabile ad ASTRAL; l'attività di affidamento ad ASTRAL e COTRAL, le quali dovrebbero subentrare ad ATAC S.p.A. entro luglio 2021 sta proseguendo, sebbene, secondo quanto noto agli interroganti, nessuna dimostrazione della convenienza pubblica di tale affidamento sia emersa; attualmente, l'efficienza economica della gestione della Roma-Lido può essere garantita esclusivamente con la parziale interoperabilità della stessa con la linea B della metropolitana di Roma; viceversa, la Regione sta procedendo ad una progressiva separazione tra le due linee, con un dispendio di risorse pubbliche rilevante, quale ad esempio quello necessario a realizzare un deposito distinto dalla linea B, per un valore di 40 milioni di euro; rilevato che: Roma capitale, coerentemente con l'articolo 3, comma 2, lettera b) , della legge regionale n. 30 del 1998 sta promuovendo, oltre alla trasformazione della Roma-Lido in metropolitana, la diramazione della stessa all'aeroporto di Fiumicino, così come previsto nel piano regolatore generale di Roma e nel PUMS; la trasformazione della Roma-Lido in metropolitana, nonché la sua diramazione all'aeroporto di Fiumicino, è un progetto del tutto compatibile con il programma "Next generation EU", si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto rappresentato; a quanto ammontino le risorse globalmente stanziate per la Roma-Lido e quante di queste siano state effettivamente spese dalla Regione Lazio, nonché se sia intenzione del Governo promuovere, anche nell'ambito delle risorse inserite nel PNRR per il trasporto rapido di massa, la realizzazione della diramazione per l'aeroporto di Fiumicino della futura linea E della metropolitana di Roma; quali azioni stia ponendo in essere per garantire l'obiettivo della trasformazione definitiva della Roma-Lido in metropolitana, così come previsto dai documenti di programmazione nazionali e comunali vigenti; quali misure siano state adottate per garantire il monitoraggio delle procedure di affidamento del servizio. Atto n. 3-02585 COLLINA ROJC STEFANO D'ALFONSO FEDELI MANCA LAUS IORI FERRAZZI PITTELLA MARILOTTI BOLDRINI ALFIERI MARGIOTTA PINOTTI GIACOBBE Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Premesso che, a quanto risulta agli interroganti: nel 2014, il Montenegro ha firmato un contratto con la Export-Import bank of China per finanziare all'85 per cento la costruzione di un collegamento autostradale tra il porto di Bar, il principale del Paese, e la città di Boljare, nei pressi del confine serbo. La costruzione dell'autostrada, che prevede la realizzazione di 50 gallerie e di 95 viadotti, necessari a superare le asperità montuose del territorio montenegrino, è stata affidata alla China road and bridge corporation, per un totale di quasi un miliardo di dollari, e attualmente risultano realizzati soltanto 41 chilometri su un totale previsto di 130; la scadenza per il rimborso della prima parte dei prestiti ottenuti dalla Export-Import bank of China è stata fissata a luglio 2021, e come garanzia il Montenegro ha accettato di inserire, tra i termini del contratto, la possibilità per la Cina di acquisire porzioni del territorio montenegrino in caso di mancato rimborso dei prestiti; il Montenegro, a causa del peggioramento delle condizioni economiche dovute all'emergenza sanitaria da COVID-19, aggravate dalla caduta verticale della principale fonte di ricchezza del Paese, il turismo, e delle esigue risorse finanziarie a disposizione, si trova attualmente nell'impossibilità di onorare il rimborso del prestito alla scadenza stabilita; in conseguenza di questa drammatica situazione, il Governo del Montenegro ha richiesto il sostegno finanziario dell'Unione europea, rivolgendosi alla Commissione europea, alla Banca europea per gli investimenti e alla Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo. Le risposte da parte della Commissione europea alle richieste del Governo montenegrino sono state tiepide, a causa della difficoltà di trovare uno strumento finanziario adeguato, soprattutto per via dello stato avanzato di realizzazione dell'opera; considerato che: nel 2007, il Montenegro ha firmato un accordo di stabilizzazione e associazione (SAA) con la UE e un accordo sugli scambi e sulle questioni commerciali. A partire dal 2009, ai cittadini montenegrini è consentito accesso senza visto ai Paesi dell'area Schengen, dal 2010 è stato riconosciuto al Paese lo status di candidato all'appartenenza alla UE e nel 2012 sono stati avviati i negoziati per l'accesso; il Montenegro ha adottato unilateralmente l'euro come propria valuta e nel 2015 la Banca centrale del Montenegro ha completato un programma di cooperazione tecnica con la BCE, con la prospettiva di entrare nel sistema europeo delle banche centrali una volta ottenuta la qualificazione di stato membro UE. Dal 2017 il Paese è anche membro della NATO; l'Italia è il secondo investitore straniero nel Montenegro, primo tra i Paesi UE, e il quarto fornitore di beni e servizi, secondo tra i Paesi UE. Fra gli investimenti più rilevanti vi è l'elettrodotto sottomarino realizzato da Terna che si snoda per 445 chilometri e che connette le stazioni elettriche di Capegatti, in provincia di Pescara, e di Lastva in Montenegro. Nel 2016, l'Italia ha esportato beni e servizi per un totale di 153 milioni di euro, con un saldo commerciale positivo di 135,5 milioni. Tra Italia e Montenegro sono inoltre attivi numerosi programmi di cooperazione allo sviluppo e cooperazione culturale, e i due Paesi fanno parte del medesimo programma europeo di cooperazione transfrontaliera. Tali elementi evidenziano come rafforzare i legami strategici con il Montenegro costituisca una grande opportunità strategica tanto per l'Italia quanto per l'intera Unione europea; il 6 febbraio 2018 la Commissione europea, con la comunicazione COM(2018) 65 final, ha lanciato una nuova strategia per i Balcani occidentali. Tale strategia presenta, tra le proprie priorità politiche, la connettività dei Balcani occidentali con la UE, e indica come nel proprio interesse politico, di sicurezza ed economico la prospettiva dell'allargamento, nel rispetto delle condizioni poste, ai Paesi dei Balcani occidentali; i Balcani occidentali, in generale, rappresentano uno dei teatri dove si sono concentrati gli sforzi e i successi della politica estera europea. I Paesi di tale regione, infatti, si sono impegnati a garantire crescita economica e progressi nella qualità della democrazia e delle istituzioni con la prospettiva dell'accesso all'Unione europea. Oltretutto, tale regione è completamente circondata geograficamente da territori di Stati membri UE, pertanto è fondamentale che l'Unione europea rappresenti il principale punto di riferimento internazionale dell'area, si chiede di sapere: quali siano le valutazioni del Governo sui fatti esposti; se non ritenga che tale situazione sia meritevole di particolare attenzione, anche in ambito UE, in considerazione del ruolo strategico e geopolitico del Montenegro, e più in generale dell'area balcanica a fronte del crescente interesse su tali aree di Paesi come Russia e Cina; se ritenga non solo utile, ma necessario, al fine di mantenere l'appartenenza all'Unione europea come orizzonte naturale per il Montenegro, prevenire la destabilizzazione finanziaria e strategica della regione e affermare la vicinanza dell'Italia alle posizioni di tale Paese, consolidando ulteriormente i rapporti bilaterali in vista di un eventuale ingresso nella UE, attivarsi presso tutte le sedi istituzionali dell'Unione europea per trovare una soluzione alla difficile situazione finanziaria in cui si trova il Montenegro e scongiurare il rischio della perdita di porzioni del proprio territorio. Atto n. 3-02586 FATTORI Al Ministro della salute Premesso che: le vaccinazioni anti COVID stanno procedendo a ritmi sostenuti e l'adesione massiccia dei giovani suscita grande soddisfazione; tuttavia, se è vero che i vaccini sono tutti efficaci, non sono tutti uguali; il vaccino Astrazeneca può causare una trombosi venosa associata a diminuzione delle piastrine, che si presenta a distanza di 5-15 giorni dalla vaccinazione e può avere esito fatale. Questa complicanza è stata descritta in soggetti dai 20 ai 55 anni, ma le persone di gran lunga più colpite sono le giovani donne. La trombosi piastrinopenica da vaccino, che non è provocata dai vaccini a RNA, è molto rara. Ovviamente però in una vaccinazione di massa anche una complicanza molto rara, ma potenzialmente letale, può causare un numero significativo di morti, anche in soggetti che, per sesso ed età, come le giovani donne, hanno un rischio praticamente nullo di morire di COVID; sono molte le voci autorevoli (Gruppo medici volontari vaccinatori di Genova, le Scienziate per la Società, l'associazione Luca Coscioni, Le Scienziate per la Scienza, GIMBE e singoli autorevoli medici e scienziati) che hanno lanciato un appello a limitare, come suggerisce AIFA, l'uso dei vaccini basati su vettori adenovirali, sugli over 60, si chiede di sapere: quali azioni il Ministro in indirizzo intenda porre in essere affinché vengano bloccati o almeno riparametrati gli open day Astrazeneca senza restrizioni di età per non mettere in ulteriore pericolo le fasce giovani; quali azioni intenda intraprendere affinché la volontà di riprendere una vita sociale come era precedentemente alla pandemia non sia maggiore della consapevolezza dei rischi che i giovani corrono nell'effettuare il vaccino Astrazeneca. Atto n. 3-02587 ROMEO BAGNAI FREGOLENT Al Ministro della salute Atto n. 3-02588 CIRINNA' Al Ministro della giustizia Premesso che, a quanto risulta all'interrogante: in data 17 maggio è stata depositata l'ordinanza n. 13217, con la quale la prima sezione civile della suprema Corte di cassazione ha accolto il ricorso avverso un decreto della Corte d'appello di Venezia, che aveva disposto l'affido esclusivo di una bambina al padre, a seguito di separazione tra questi e la madre; in particolare, il decreto della Corte veneziana è stato censurato e cassato per aver attribuito rilievo esclusivo e assorbente all'asserita esistenza di comportamenti materni, volti ad alienare la bambina rispetto al padre; a tale riguardo, la Corte di cassazione stigmatizza il rilievo assunto, nell'interpretazione della relazione tra la bambina e la madre, dalle cosiddette sindromi "della madre malevola" o di "alienazione parentale"; sebbene la Corte non si pronunci sull'attendibilità scientifica di tali sindromi, dalla decisione emerge il forte disvalore verso il loro impianto teorico e, soprattutto, in relazione alla loro idoneità a radicare forti pregiudizi nei confronti del genitore affidatario, in questo caso, della madre; pregiudizi tali da offuscare, nell' iter argomentativo della Corte d'appello di Venezia, la necessaria valutazione della corrispondenza delle decisioni in materia di affido all'interesse della minore, fino a configurare a carico della madre, afferma assai significativamente la Corte, una "colpa d'autore"; considerato che: la cosiddetta sindrome di alienazione parentale non è riconosciuta dalla comunità scientifica internazionale e il suo utilizzo in sede giudiziaria, soprattutto per il tramite di consulenze tecniche, è stato ripetutamente stigmatizzato, sia dalle competenti istituzioni in seno all'ONU, sia da parte del GREVIO in seno al Consiglio d'Europa, in relazione all'applicazione della Convenzione di Istanbul; infatti, l'uso strumentale di tali inesistenti patologie si intreccia, troppo spesso, con dinamiche di violenza, anche assistita, in ambito familiare; e troppo spesso accade che il genitore abusante o violento riesca ad ottenere l'affido del figlio o della figlia, proprio travisando la condotta dell'altro genitore (di regola e molto più spesso: la madre ed ex compagna) alla luce di siffatte inesistenti patologie; anche il Ministro della salute, rispondendo, in data 29 maggio 2020, all'interrogazione 4-02405, ha da un lato confermato l'assenza di qualsivoglia riconoscimento scientifico della cosiddetta PAS; e, dall'altro, ha rinviato alle competenze del Ministero della giustizia per "intraprendere le adeguate iniziative finalizzate a garantire che, nelle sedi processuali, non vengano riconosciute patologie prive delle necessarie evidenze scientifiche, tanto più pericolose perché aventi ad oggetto decisioni in materia di minori"; alla luce della richiamata pronuncia della Corte di cassazione, un intervento del Ministero della giustizia appare vieppiù improrogabile, nelle forme consentite dal vigente ordinamento giudiziario e dalla vigente normativa processuale in materia di selezione e validazione della professionalità dei consulenti tecnici, si chiede di sapere: quali iniziative intenda assumere il Ministro in indirizzo per dare seguito alla pronuncia della Corte di Cassazione richiamata; se, in particolare, intenda valutare l'opportunità di disporre dei propri poteri ispettivi di legge presso le competenti sezioni dei Tribunali e delle Corti d'appello della Repubblica, onde verificare l'effettiva incidenza sulle decisioni in materia di affidamento di minori dell'utilizzo, da parte dei giudici e dei consulenti tecnici, del riferimento a patologie prive delle necessarie evidenze scientifiche; quali iniziative intenda assumere per evitare che alle ridette patologie continui a farsi riferimento, oltre che nella pratica giudiziaria, anche in sede di formazione dei professionisti destinati ad essere inseriti negli elenchi dei consulenti tecnici, cui i giudici possono attingere d'ufficio, ovvero in sede di definizione dei requisiti per essere inseriti in dette liste. Atto n. 3-02589 CUCCA FARAONE Al Ministro della giustizia Premesso che: la magistratura onoraria in Italia sconta da anni una situazione di precarietà che, a questo punto, richiede una reale presa di consapevolezza e di posizione da parte delle istituzioni per ciò che attiene all'individuazione di una soluzione nel rispetto del ruolo e del lavoro che, quotidianamente, tali giudici svolgono nel contesto giurisdizionale attuale; secondo i dati espressi dalle maggiori piattaforme on line del settore, sono quasi 5.000 i magistrati onorari in Italia: essi trattano nel complesso circa il 50 per cento dell'intero contenzioso di primo grado. Nel solo anno 2019, sarebbero stati circa 1.100.000 i procedimenti definiti dai giudici onorari; le associazioni di settore manifestano da tempo una profonda insofferenza, denunciando la necessità che venga attuata una vera e propria riforma del settore, al fine di garantire ai giudici onorari il riconoscimento, in termini economici ma non solo, della loro figura, nonché dello sforzo professionale compiuto; la costituzione della Commissione presieduta da Claudio Castelli, a ben vedere, è stato un passo importante affinché il tema e le relative questioni ancora pendenti possano essere studiate ed analizzate, potendo altresì essere avanzate proposte concrete di riforma; come anche indicato in occasione del question time alla Camera dei deputati lo scorso 19 maggio 2021, la proposta di riforma portata avanti dal Ministro in indirizzo ed il lavoro della Commissione saranno incentrati su due fronti: da un lato, il profilo delle tutele economiche, previdenziali ed assistenziali, e dall'altro, la definizione puntuale di ruoli, funzioni e compiti; il tema della magistratura onoraria, inoltre, è stato affrontato anche dalle corti nazionali ed europee: lo scorso 17 marzo, infatti, la Corte costituzionale ha emanato una sentenza in cui vengono dichiarate incostituzionali le norme che legittimano i giudici ausiliari onorari ad esercitare presso le Corti d'appello in modo stabile ed esclusivo. La Corte di giustizia dell'Unione europea, invece, ha incluso anche i giudici di pace nella nozione di lavoratori di cui alla direttiva 2003/88/CE, rimettendo tuttavia al legislatore nazionale ed ai giudici interni il compito di valutare la possibilità di comparare i giudici onorari agli ordinari; considerato che: il PNRR prevede, tra l'altro, interventi ed investimenti legati anche ad una profonda revisione del settore della giustizia in Italia, atti in particolare a ridurre i tempi di definizione dei procedimenti giudiziari; in questo senso, il ruolo della magistratura onoraria potrà risultare ancora più fondamentale di quanto sinora svolto, richiedendo tuttavia il riconoscimento, giuridico ed economico, adeguato nonché una maggiore chiarezza e stabilità della figura professionale; da quanto dichiarato dal Ministro in indirizzo, i lavori della commissione Castelli dovrebbero terminare intorno al 25 giugno prossimo, in linea con l'entrata in vigore della "legge Orlando", il 16 agosto 2021, si chiede di sapere: quali siano gli orientamenti che il Ministro in indirizzo intenda esprimere in merito alla discussione del disegno di legge di riforma della magistratura onoraria attualmente all'esame di questo ramo del Parlamento; quali iniziative intenda adottare al fine di corrispondere le congrue indennità e l'adeguato trattamento previdenziale ai giudici onorari che fino ad oggi hanno esercitato tale lavoro, assicurando dignità ad un'intera categoria che da anni necessita di essere valorizzata. Atto n. 3-02590 PIRRO CASTELLONE ENDRIZZI MARINELLO MAUTONE PISANI Giuseppe Al Ministro della salute Premesso che: grazie allo straordinario patrimonio di competenze operanti presso 50 registri tumori di popolazione e 7 registri specializzati, e grazie al capillare assetto organizzativo nel territorio, i registri tumori italiani hanno garantito elevati standard di qualità al dato epidemiologico sulla patologia oncologica; in data 22 marzo 2019 veniva approvata la legge n. 29 del 2019 recante "Istituzione e disciplina della Rete nazionale dei registri dei tumori e dei sistemi di sorveglianza e del referto epidemiologico per il controllo sanitario della popolazione", entrata in vigore il 20 aprile 2019. La legge, oltre alla raccolta, all'analisi e alla pubblicazione di dati epidemiologici generali, mira alla sorveglianza epidemiologica oncologica e infettivologica per ridurre il rischio di introduzione o reintroduzione di malattie infettive, anche eliminate o sotto controllo; è chiaro il riferimento a un importante ruolo che potrebbe essere rivestito dalla norma anche nell'attuale pandemia da COVID-19 in riferimento ai soggetti fragili portatori di malattia oncologica; l'articolo 1, comma 2, prevede che, entro 12 mesi dalla data di entrata in vigore della legge, "con regolamento da adottare ai sensi dell'articolo 17, comma 1, della legge 23 agosto 1988, n. 400, su proposta del Ministro della salute, acquisito il parere del Garante per la protezione dei dati personali, previa intesa in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano, sono individuati e disciplinati i dati che possono essere inseriti nella Rete di cui al comma 1, le modalità relative al loro trattamento, i soggetti che possono avere accesso alla medesima Rete, i dati che possono essere oggetto dell'accesso stesso, le misure per la custodia e la sicurezza dei predetti dati nonché le modalità con cui è garantito agli interessati, in ogni momento, l'esercizio dei diritti previsti dal regolamento (UE) 2016/679 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 aprile 2016. Con il regolamento di cui al primo periodo si provvede, altresì, a semplificare e razionalizzare gli obblighi informativi, in armonia con quanto disposto" dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 3 marzo 2017, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 109 del 12 maggio 2017, "nell'ambito di un sistema integrato ed unico di flussi di dati, evitando duplicazioni e sovrapposizioni di banche dati sanitarie"; il medesimo articolo 1, al comma 6, dispone che "Per le finalità della presente legge, il Ministro della Salute può stipulare, sentito il Garante per la protezione dei dati personali, accordi di collaborazione a titolo gratuito con università, con centri di ricerca pubblici e privati e con enti e associazioni scientifiche che, da almeno dieci anni operino, senza fini di lucro, nell'ambito dell'accreditamento dei sistemi di rilevazione dei tumori, secondo standard nazionali e internazionali, della formazione degli operatori, della valutazione della qualità dei dati, della definizione dei criteri di realizzazione e di sviluppo di banche dati nazionali e dell'analisi e interpretazione dei dati, purché tale soggetti siano dotati di codici etici e di condotta che prevedano la risoluzione di ogni conflitto di interesse e improntino la loro attività alla massima trasparenza, anche attraverso la pubblicazione, nei rispettivi siti internet, degli statuti e degli atti costitutivi, della composizione degli organismi direttivi, dei bilanci, dei verbali e dei contributi e delle sovvenzioni a qualsiasi titolo ricevuti"; l'articolo 2, comma 1, sancisce che "il Ministro della Salute può stipulare, sentito il Garante per la protezione dei dati personali, accordi di collaborazione a titolo gratuito con gli enti del terzo settore (...) diversi dalle imprese sociali e dalle cooperative sociali, più rappresentativi e attivi nella tutela della salute umana e della prevenzione oncologica, con le associazioni attive nel campo dell'assistenza socio-sanitaria e con enti e associazioni attivi nella valutazione dell'impatto della patologia oncologica e della quantificazione dei bisogni assistenziali e nell'informazione e comunicazione sui rischi per la popolazione, purché tali soggetti siano dotati di codici etici e di condotta che prevedano la risoluzione di ogni conflitto di interesse e improntino la loro attività alla massima trasparenza"; l'articolo 4, comma 1, prevede che "Al fine di garantire un controllo permanente dello stato di salute della popolazione, anche nell'ambito dei sistemi di sorveglianza, dei registri di mortalità, dei tumori e di altre patologie identificati ai sensi dell'articolo 12, comma 11, del decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 dicembre 2012, n. 221, il Ministro della Salute, acquisito il parere del Garante per la protezione dei dati personali, entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, previa intesa in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano, adotta un decreto per l'istituzione del referto epidemiologico, per il controllo sanitario della popolazione con particolare attenzione alle aree più critiche del territorio nazionale". Il comma 2 riporta "per 'referto epidemiologico' si intende il dato aggregato o macrodato corrispondente alla valutazione dello stato di salute complessivo di una comunità che si ottiene da un esame epidemiologico delle principali informazioni relative a tutti i malati e a tutti gli eventi sanitari di una popolazione in uno specifico ambito temporale e in un ambito territoriale circoscritto o a livello nazionale, attraverso la valutazione dell'incidenza delle malattie, del numero e delle cause dei decessi, come rilevabili dalle schede di dimissione ospedaliera e dalle cartelle cliniche, al fine di individuare la diffusione e l'andamento di specifiche patologie e identificare eventuali criticità di origine ambientale, professionale o socio-sanitaria"; l'Associazione italiana dei registri tumori (AIRTUM) ha meritoriamente creato e, da anni, gestisce una banca dati alimentata dai singoli registri tumori, locali e regionali, afferenti alla rete associativa. Infatti, "l'Associazione promuove la costituzione, la gestione e l'utilizzo di una Banca Dati Comune dei Registri Tumori. Tale Banca, nella quale i dati confluiscono in forma anonima, è lo strumento per il controllo di qualità, l'analisi e la pubblicazione comune e congiunta dei dati dei Registri. I dati in essa contenuti devono corrispondere agli standard qualitativi, tecnici come scientifici, definiti in sede internazionale dall'International Association of Cancer Registries e dall'European Network of Cancer Registries (art. 17 statuto AIRTUM)". alla data odierna, la legge n. 29 del 2019 e il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 3 marzo 2017 non hanno trovato piena attuazione, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo intenda rendere noti lo stato dell'arte e i tempi di emanazione del regolamento di cui all'articolo 1, comma 1, della legge n. 29 del 2019, nonché del decreto per l'istituzione del referto epidemiologico per il controllo sanitario della popolazione di cui all'articolo 4 della stessa legge; quale sede fisica si intenda individuare per ospitare il registro tumori nazionale di cui all'allegato A del decreto, e la relativa banca dati nella quale verranno riversati i dati relativi ai casi incidenti di tumori rilevati dai registri tumori afferenti alla rete nazionale, nonché a quale organo tecnico si intenda attribuire il coordinamento della rete nazionale; se si sia proceduto, altresì, ad individuare le relative risorse, il personale, nonché le infrastrutture materiali ed immateriali, atti a supportare le attività del registro tumori nazionale e la relativa banca; se e quali formali interlocuzioni siano state avviate con soggetti aventi i requisiti previsti dall'articolo 1, comma 6, della legge n. 29 per le finalità previste dal medesimo comma; quali iniziative si intenda assumere per non disperdere lo straordinario patrimonio di competenze operanti presso i registri tumori italiani, nonché per preservare il capillare assetto organizzativo nel territorio, fattori che hanno garantito adeguati standard di qualità al dato epidemiologico sulla patologia oncologica; se e come si intenda conferire nell'istituendo registro tumori nazionale i dati ad oggi rilevati dai registri tumori locali e regionali e, in atto, contenuti nella banca dati nella disponibilità dell'AIRTUM. Atto n. 3-02591 ZAFFINI CIRIANI Al Ministro della salute Premesso che: secondo il quinto Rapporto prodotto congiuntamente dall'Istituto nazionale di statistica e dall'Istituto superiore di sanità, denominato "Impatto dell'epidemia covid-19 sulla mortalità totale della popolazione residente - anno 2020", nell'anno 2020 il totale dei decessi per il complesso delle cause ammonta a 746.146, 100.526 decessi in più rispetto alla media degli anni 2015-2019. Tra il mese di febbraio e il 31 dicembre 2020 sono stati registrati 75.891 decessi dovuti al COVID-19, ma i restanti 24.635 decessi aggiuntivi non sono direttamente collegati al COVID-19; secondo i dati riportati da AGENAS (l'Agenzia sanitaria nazionale delle Regioni) solo nei primi sei mesi del 2020 i ricoveri ospedalieri sono stati 3,1 milioni contro i 4,3 dello stesso periodo dell'anno precedente, mentre da gennaio a settembre 2020, si sarebbero perse ben 52 milioni di visite specialistiche e prestazioni diagnostiche; le preoccupazioni della comunità scientifica e delle professioni sanitarie si concentrano in particolare, ma non solo, su due famiglie di patologie, tumori e malattie cardiovascolari, per i risvolti che rischiano di assumere i ritardi nella prevenzione, nella diagnosi, nella presa in carico e nei trattamenti di follow up registrati in questi mesi di lotta a Sars-CoV-2; rispetto al 2019, nel 2020 la mortalità per infarto è passata dal 4.1 al 13.7 per cento, tanto che da mesi le associazioni nazionali di medici di cardiologia denunciano che "abbassare la guardia sulle malattie cardiovascolari, responsabili di più di 230 mila decessi ogni anno, e non ricostruire la rete dell'emergenza cardiologica, potrebbe causare più morti che per Covid-19", lamentando al contempo l'assenza di tavoli tecnici per l'attuazione di un programma di ripartenza cardiologica; con riferimento alle patologie oncologiche, seconda causa di morte in Italia, sempre nel 2020 hanno subito un rinvio il 99 per cento degli interventi per tumore alla mammella, il 99,5 per cento di quelli alla prostata, il 74,4 per cento delle operazioni al colon retto, mentre il piano nazionale oncologico italiano è fermo al 2011, prorogato fino al 2016, ed oggi esiste solo una bozza di 145 pagine risalente al 2019, ma rimasta nel cassetto; c'è poi un vero e proprio allarme che riguarda le patologie psichiatriche, anche in conseguenza dei provvedimenti di restrizione delle libertà personali che, secondo la comunità scientifica, hanno subito un'impennata sensibile, almeno un aumento 30 per cento traducibile in un milione di nuovi casi di disagio mentale; la mancanza in Italia di adeguati piani nazionali, l'assenza di un'azione del Governo volta a spingere le regioni in ritardo ad uniformare la loro assistenza sono un preoccupante segnale di una sorta di rinuncia delle istituzioni alla tutela dei cittadini, a garantire il diritto alle cure, condizione peraltro indispensabile accedere ai finanziamenti PNRR; con il decreto-legge 25 maggio 2021, n. 73, detto "sostegni bis ", il Governo si accinge a rifinanziare i provvedimenti contenuti nell'art. 29 del decreto-legge 14 agosto 2020, n. 104, "decreto-legge agosto", asseritamente sufficienti al recupero "delle prestazioni ambulatoriali, di screening e di ricovero ospedaliero non erogate nel periodo dell'emergenza epidemiologica conseguente alla diffusione del virus Sars-CoV- 2", apportando ulteriori 477,75 milioni di euro; considerato che: non è dato oggi sapere il risultato concreto raggiunto dal SSN in virtù delle risorse stanziate quasi un anno fa nel tentativo di abbattere il numero delle prestazioni sospese nel corso della cosiddetta prima ondata dell'emergenza; le liste di attesa delle prestazioni sanitarie per patologie non-COVID non sembrano essere, per quanto esposto, affatto diminuite; la nuova previsione del decreto "sostegni bis " si limita a rifinanziare lo stanziamento ed a prorogarne l'efficacia all'anno corrente in modo acritico, senza prevedere alcun intervento di sistema; già prima dell'emergenza COVID il SSN, specialmente nelle regioni del Sud e in quelle in dissesto, era afflitto da rilevanti ritardi nei trattamenti e da liste di attesa nelle prestazioni non degne di un "Paese civile", ad oltre 40 anni dall'istituzione del SSN stesso, si chiede di sapere: se le risorse erogate dal "decreto agosto" abbiano ottenuto i risultati previsti e quali siano i numeri complessivi e le aree di specialità delle prestazioni recuperate; quali iniziative di sistema il Governo intenda, invece, adottare, anche in accordo con la Conferenza Stato-Regioni, per il recupero urgente, e non più procrastinabile, dell'enorme massa di prestazioni e di trattamenti rimasti in arretrato che si assommano, come detto in premessa, al già grave problema delle liste di attesa pre-COVID, e restituire cosi ai cittadini italiani fiducia nella capacità dello Stato di garantire il diritto alla salute, costituzionalmente garantito. Atto n. 3-02592 BERNINI MALAN DAL MAS CALIENDO GHEDINI MODENA GALLIANI GALLONE GIAMMANCO MALLEGNI MANGIALAVORI RIZZOTTI RONZULLI Al Ministro della giustizia Premesso che: l'eccessivo rigore della legge "spazzacorrotti" ha inasprito oltre misura il trattamento sanzionatorio dei reati contro la pubblica amministrazione, così rischiando di rallentare le procedure amministrative, ora improntate a criteri di "burocrazia difensiva"; ogni cittadino, scontento della decisione della propria amministrazione comunale, può prendere carta e penna e denunciare il sindaco o l'assessore competente, a costo zero; l'obbligatorietà dell'azione penale impone all'ufficio della Procura della Repubblica di avviare comunque il procedimento penale con il rischio che il malcapitato amministratore locale possa trovarsi sottoposto al procedimento penale per anni, salvo poi uscirne assolto; la responsabilità penale è personale; nel corso degli anni si sono moltiplicate le indagini nei confronti degli amministratori pubblici, in particolare dei sindaci, quali figure apicali dell'amministrazione, per fatti che prescindono da una loro presunta o diretta responsabilità; si evidenzia in giurisprudenza un'applicazione eccessivamente dilatata delle norme del testo unico sulla salute e la sicurezza sul lavoro decreto legislativo n. 81 del 2008, che individuano nel sindaco o nell'organo politico di vertice, la figura del datore di lavoro con conseguenti dubbi interpretativi relativi alla cosiddetta delega di funzioni, anche fuori dagli ambiti di stretta connessione teleologica; preso atto altresì della protesta di sindaci e amministratori pubblici di questi giorni su questi temi, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non voglia valutare, nell'ambito della riforma del processo penale, un intervento volto a introdurre una soluzione che tenda ad alleggerire l'eccesso di indagini "a strascico" cui sono sottoposti gli amministratori locali per fatti che il più delle volte fuoriescono dalla loro sfera di dominabilità e controllo, trasmodando in forme occulte di responsabilità oggettiva, vietate dall'articolo 27 della Costituzione. Interrogazioni con richiesta di risposta scritta Atto n. 4-05600 BALBONI Al Ministro della giustizia Premesso che: con decreto ministeriale 16 novembre 2018 è stato bandito il concorso per 300 posti di notaio; su 1.585 candidati da esaminare, circa il 70 per cento di quelli dichiarati inidonei è stato bocciato alla lettura del solo primo elaborato, quello " inter vivos-civile " (nella specie: 912 candidati bocciati alla lettura del solo primo elaborato, 318 alla lettura della seconda prova), in spregio alla ratio della normativa propria di questo concorso, secondo la quale la lettura integrale degli elaborati di un candidato può essere esclusa solo al ricorrere di eccezionali ipotesi, quali la presenza di nullità o gravi insufficienze (art. 11, comma 7, del decreto legislativo n. 166 del 2006); le inidoneità sono state disposte sulla base di criteri generali di correzione (adottati dalla commissione esaminatrice ai sensi dell'articolo 10, comma 2, del decreto legislativo n. 166 del 2006) talmente ampi, generici e omnicomprensivi da contemplare tutti i possibili errori in cui potesse incorrere un candidato e tali da pretermettere le disposizioni legislative in materia, che impongono all'organo giudicante, come regola generale, la lettura integrale di tutti gli elaborati prima di formulare un giudizio finale. Ciò ha impedito, quindi, che i candidati concorrenti alla procedura concorsuale ricevessero una valutazione complessiva (alla luce del "principio di compensazione") delle loro capacità tecnico-giuridiche; moltissime delle riunioni aventi ad oggetto la correzione degli elaborati medesimi non sarebbero state tenute alla presenza del quorum richiesto dalla normativa (e cioè quella di 5 membri giudicanti: due magistrati, due notai e un professore universitario) ma con la presenza di un ulteriore membro (magistrato) che, di fatto, ha alterato il quorum , in patente violazione della previsione eccezionale dell'articolo 10, comma 7, del decreto legislativo n. 166 del 2006 secondo cui "il presidente ha facoltà di convocare riunioni plenarie o sedute allargate (...) altri commissari" (non certo appartenenti sempre alla stessa "categoria" professionale). Ciò appare decisamente irrituale anche alla luce del fatto che la maggioranza dei magistrati membri della commissione esaminatrice avrebbe ottenuto dal Consiglio superiore della magistratura l'esenzione dal lavoro giudiziario che si è protratta fino a conclusione delle prove orali (e, quindi, valevole anche nel periodo in cui la commissione esaminatrice per oltre tre mesi, causa COVID, non ha svolto alcuna attività, con ciò determinandosi un evidente danno erariale e un rallentamento nello smaltimento del carico presso gli uffici giudiziari); a quanto risulta all'interrogante la composizione della terza sottocommissione esaminatrice durante tutto l' iter concorsuale non avrebbe rispettato la normativa del concorso (art. 5, comma 5, del decreto legislativo n. 166 del 2006), in quanto non c'è uno specifico atto amministrativo di nomina del presidente; proprio per la mancanza dell'atto di nomina del presidente della terza sottocommissione, in violazione della normativa citata, tale ruolo non sarebbe mai stato ricoperto sempre dalla stessa persona e ciò in assoluto spregio del principio di certezza, uniformità delle operazioni di correzione e "buon andamento" che deve sussistere a base di ogni atto della pubblica amministrazione; i verbali delle correzioni dei compiti concorsuali avvenute, causa COVID, in collegamento audio video risultano in spregio all'articolo 27, comma 3, del regio decreto n. 1953 del 1926, in materia di "Disposizioni sul conferimento dei posti di notaro" ai sensi del quale "Di tutte le operazioni del concorso viene redatto quotidianamente processo verbale, che viene sottoscritto dal presidente, dai membri della commissione e dal segretario", in quanto sottoscritti dal solo presidente della seduta di correzione e dal segretario, senza che gli altri membri abbiano apposto la propria sottoscrizione nemmeno in digitale; nell'operato del presidente della commissione esaminatrice si evincono, a giudizio dell'interrogante, evidenti violazioni di legge; ai sensi dell'art. 28 del regio decreto n. 1953 "Il ministro per la giustizia esercita l'alta sorveglianza sulle operazioni del concorso. Egli può intervenire alle sedute della commissione ogniqualvolta lo ritenga opportuno, ed ha facoltà di annullare i concorsi nei quali siano avvenute irregolarità", si chiede di sapere: di quali informazioni disponga il Ministro in indirizzo in merito agli atti riportati e quali iniziative intenda intraprendere per garantire trasparenza nell'adozione delle decisioni amministrative; quali interventi intenda mettere in atto in relazione alle richieste e alle segnalazioni che tanti candidati hanno avanzato all'amministrazione. Atto n. 4-05601 PAPATHEU Al Ministro della giustizia Premesso che: l'articolo 252 del decreto-legge n. 34 del 2020 prevede il reclutamento, su base distrettuale, di 2.700 unità di personale amministrativo di area II/F3 (già ripartite numericamente nei singoli distretti di Corte d'appello) e la conseguente procedura esenzionale, bandita l'11 dicembre 2020; l'articolo 7 dell'accordo sottoscritto con le organizzazioni sindacali il 15 luglio 2020 reca disposizioni di interpello di assestamento in caso di assunzioni conseguenti all'espletamento di un concorso; per il distretto della Corte d'appello di Caltanissetta presso l'ufficio del giudice di pace di Nicosia erano previsti 2 unità di cancellieri ed i posti messi a disposizione della Corte d'appello di Caltanissetta sono 31; entrambe le unità sono state accantonate e quindi congelate in funzione del prossimo interpello di assestamento seppur indispensabili, tanto che l'ufficio del giudice di pace di Nicosia oggi ha solo un funzionario giudiziario, che funge da cancelliere solo per la partecipazione alle udienze, ma non può né firmare gli atti, né ricevere autentiche di firme o pratiche pertinenti al ruolo di cancelliere, si chiede di sapere per quale motivo sia stato bandito il concorso, se poi entrambe le unità sono state accantonate, e se ci sia l'intenzione da parte del Ministro in indirizzo almeno di mantenerne una per il funzionamento dell'ufficio del giudice di pace di Nicosia. Atto n. 4-05602 CASTIELLO Al Ministro della cultura Premesso che: ai sensi dell'art. 182 (disposizioni transitorie) del codice dei beni culturali e del paesaggio (decreto legislativo n. 42 del 2004) possono acquisire la qualifica di restauratore, previo superamento di prove di idoneità con valore di esame di Stato abilitante, tutti coloro che: abbiano acquisito la qualifica di collaboratore restauratore di beni culturali e abbiano superato una prova preselettiva; abbiano conseguito una laurea della classe 41 (tecnologie per la conservazione e il restauro dei beni culturali), una laurea della classe L-43 (tecnologie per la conservazione e il restauro dei beni culturali), una laurea specialistica della classe 12/S (conservazione e restauro del patrimonio storicoartistico), una laurea magistrale della classe LM-11 (conservazione e restauro dei beni culturali), un diploma accademico di primo e di secondo livello sperimentali in restauro rilasciati dalle accademie di belle arti, attraverso un percorso di studi della durata complessiva di almeno 5 anni, nonché i diplomi in restauro delle accademie di durata quadriennale equiparati ai diplomi accademici di II livello dalla legge finanziaria per il 2013; il Ministero per i beni e le attività culturali di concerto con il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, con decreto n. 112 del 10 agosto 2019, ha approvato il regolamento recante la disciplina delle modalità per lo svolgimento della prova di idoneità, con valore di esame di Stato abilitante, finalizzata al conseguimento della qualifica di restauratore di beni culturali; sono trascorsi circa 2 anni dall'approvazione del regolamento, ma, nonostante il completamento del quadro normativo, la prova di idoneità non è stata ancora indetta, intralciando le aspirazioni lavorative di molti giovani, si chiede di conoscere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di tale incresciosa situazione e quali provvedimenti intenda assumere affinché abbia luogo, senza ulteriori indugi, lo svolgimento delle prove di idoneità per il conseguimento della qualifica di restauratore di beni culturali, necessaria per l'inserimento dei soggetti idonei all'interno dell'elenco unico dei restauratori. Atto n. 4-05603 MALAN Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro per le pari opportunità e la famiglia Premesso che: in quasi tutti gli sport donne e uomini gareggiano da sempre separatamente, a tutela delle donne, poiché il corpo maschile tende ad avere vantaggi tecnici dovuti alla maggiore statura, a polmoni e cuore più grandi, al maggiore massimo consumo di ossigeno per contrazione muscolare, a tendini più forti, e molto altro; tali vantaggi si strutturano soprattutto con la pubertà e restano permanenti; ciò non toglie, ovviamente, che le donne siano capaci di straordinarie imprese atletiche e che le più forti sono in grado di battere la grande maggioranza di colleghi uomini, cosa che rende lo sport femminile altrettanto e a volte più interessante di quello maschile; sempre più lo sport è per molti, uomini e donne, quando raggiungono l'eccellenza, anche una professione, a volte molto redditizia, è una ragione per la quale si viene ammessi a forze armate e forze di polizia, è un titolo per ottenere borse di studio; ed è proprio ai massimi livelli che gli uomini superano regolarmente le donne, per le ragioni dette; nel passato alcune atlete furono sospettate di essere in realtà maschi o di assumere ormoni maschili, come le sorelle sovietiche Tamara e Irina Press, cinque medaglie d'oro olimpiche, cinque alle universiadi, quattro titoli europei nel getto del peso, nel lancio del disco, nel pentathlon e negli 80 metri a ostacoli tra il 1958 e il 1966, anno in cui il Comitato olimpico internazionale decise di introdurre un test per verificare il sesso reale; l'anno dopo le due si ritirarono dalle gare, all'età di 30 e 28 anni, asseritamente per protesta; oggi invece le linee guida stilate dal Comitato olimpico internazionale prevedono come unico criterio l'autoidentificazione con l'"identità di genere femminile" e l'abbassamento del livello di testosterone ottenuto con trattamenti farmaceutici non esenti da pericoli per la salute; sono così sempre più numerosi i casi di persone nate maschi, con le relative strutture scheletriche e muscolari, che vincono gare femminili; anche in Italia vi sono casi simili tra coloro che gareggiano per la qualificazione alle olimpiadi o le paralimpiadi di quest'anno, come Valentina Petrillo, 1,82 di statura, 81 chilogrammi di peso, già nota come Fabrizio, come tale sposato quattro anni fa con una donna da cui ha avuto un figlio, vincitore di undici titoli maschili di categoria paralimpica tra il 2016 e il 2018; nel settembre scorso Valentina Petrillo ha vinto 100, 200 e 400 metri femminili ai campionati italiani; 24 atlete, guidate dall'avvocato e campionessa italiana di atletica Mariuccia Fausta Quilleri, hanno sottoscritto una petizione per chiedere che atleti transgender nati uomini vengano ammessi alle gare femminili esclusivamente fuori concorso; le atlete sostengono la mancanza di basi scientifiche e la non valenza giuridica delle linee guida del CIO; quanto all'infondatezza scientifica la petizione cita numerosi studi, e in particolare quello della dottoressa Emma Hilton e del dottor Tommy Lundberg pubblicato su "Sports Medicine" dal titolo "Transgender women in the female category of sport: perspectives on testosterone suppression and performance advantage", in cui si dimostra che la riduzione del livello del testosterone non compensa il vantaggio che generalmente hanno i corpi maschili; tra le atlete che hanno firmato la petizione ci sono anche Cristina Sanulli e Denise Neumann, che gareggiarono con Petrillo ai campionati italiani master del 2020 e che alla giornalista che le intervistò dissero che sentivano di "non aver gareggiato alla pari"; la petizione afferma inoltre che l'ammissione dei corpi maschili nelle gare femminili costituisce una violazione del codice delle pari opportunità tra uomo e donna, che obbliga al rispetto assoluto, inderogabile e indispensabile dell'individualità fisica femminile ed è stata inviata il 3 maggio al presidente della Federazione italiana di atletica leggera Stefano Mei, al Ministro per le pari opportunità e al sottosegretario di Stato con delega allo sport, Valentina Vezzali, si chiede di sapere: quali azioni il Governo intenda intraprendere a tutela delle atlete nate donne rispetto all'accesso alle gare femminili di persone con cromosomi, struttura fisica, nascita e crescita maschili; se non ritenga che lo stesso criterio usato per l'accesso alle competizioni sportive femminili debba essere applicato ai parametri fisici per l'ammissione a determinati settori della pubblica amministrazione o per l'accesso a benefici riservati alle donne; se ritenga che la fattiva opposizione all'ammissione di persone " transgender " alle gare sportive femminili sia una discriminazione fondata sull'identità di genere. Atto n. 4-05604 ARRIGONI RIPAMONTI Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro della transizione ecologica Premesso che: il Governo in carica, fin dall'insediamento, ha fatto della transizione ecologica uno dei cardini della propria azione politica, ponendosi come obiettivo l'installazione di circa 70 gigawatt di energia rinnovabile entro il 2030; il Governo ha dichiarato che uno dei principali ostacoli all'implementazione dei progetti di energia rinnovabile è l'estrema lentezza delle procedure autorizzative, che, invece di durare mesi, durano anni e spesso causano l'abbandono, da parte degli investitori, delle iniziative di sviluppo e dei progetti; ha dichiarato che gli investimenti privati nel settore delle rinnovabili sono essenziali per contribuire al raggiungimento degli ambiziosi obiettivi di decarbonizzazione, e che la mancanza di certezza dei tempi di emissione delle autorizzazioni incrina gravemente la fiducia degli investitori e rischia di far perdere all'Italia miliardi di euro di investimenti, che porterebbero decine di migliaia posti di lavoro e grandi benefici economici nelle comunità locali e nell'economia reale; il Governo si è impegnato a semplificare le procedure autorizzative e a supportare gli investimenti pubblici e privati per rendere l'Italia un Paese competitivo ed all'avanguardia nella transizione energetica ed ecologica; vi sono decine di progetti di energia rinnovabile per un totale di oltre 2 gigawatt di potenza installabile che hanno ottenuto la VIA e il PAUR regionale e che sono bloccati o da contenziosi amministrativi con la Presidenza del Consiglio dei ministri o che attendono, alcuni da più di due anni, una delibera del Consiglio dei ministri a seguito di opposizioni presentate dal Ministero della cultura ai sensi dell'art. 14 -quinquies , comma 1, della legge n. 241 del 1990; vi è ormai ampia e univoca giurisprudenza consolidata del TAR e del Consiglio di Stato che ha confermato, ripetutamente, che queste opposizioni al Consiglio dei ministri sono state presentate dal Ministero della cultura in ritardo rispetto al termine stabilito dalla legge in 10 giorni dall'invio, agli enti partecipanti, del verbale della conferenza dei servizi di chiusura del procedimento, o sono infondate; il TAR Lazio, infatti, con le recenti sentenze n. 6350/2021 e n. 6351/2021 ha statuito che decorso il termine di 10 giorni dalla comunicazione della determinazione della conferenza dei servizi, l'amministrazione dissenziente decade dal potere di proporre opposizione al Consiglio dei ministri; le pronunce hanno anche rilevato come il termine per la proposizione dell'opposizione, di cui all'art. 14 -quinquies , comma 1, della legge n. 241 del 1990 decorre, per espressa previsione normativa, dalla "comunicazione" della determinazione motivata di conclusione della conferenza dei servizi; il giudice amministrativo ha inoltre statuito che una diversa interpretazione della disposizione normativa ammetterebbe che, adottata la determinazione di conclusione motivata del procedimento sulla base delle posizioni prevalenti, nonostante il dissenso di una o più amministrazioni preposte alla tutela di interessi sensibili, la sua efficacia rimarrebbe sospesa sine die , in attesa di una sempre possibile opposizione dell'amministrazione stessa. Ciò sarebbe contrario al principio di buon andamento dell'amministrazione, pregiudicando quelle stesse esigenze di semplificazione, celerità ed efficienza sottese all'istituto della conferenza dei servizi, e al principio di certezza dei rapporti giuridici facenti capo alla pubblica amministrazione e di legittimo affidamento, si chiede di sapere se il Governo sia a conoscenza di quanto rappresentato e se intenda prendere provvedimenti, soprattutto alla luce della recente giurisprudenza del TAR e del Consiglio di Stato e dei fatti enunciati, procedendo, in coerenza con quanto dichiarato circa il sostegno alle rinnovabili ed alla transizione ecologica, alla semplificazione ed accelerazione delle procedure autorizzative che diano certezza agli operatori del settore, e a condurre un'istruttoria: a) accertando l'avvenuto rigoroso rispetto, da parte del Ministero della cultura, nell'ambito dei procedimenti di opposizione in corso su progetti rinnovabili, presentate al Consiglio dei ministri ai sensi dell'art. 14 -quinquies , comma 1, della legge n. 241 del 1990, del termine perentorio di presentazione dell'opposizione, così come stabilito dalla legge; b) desistendo dai contenziosi amministrativi, laddove avviati, se accertato dal giudice amministrativo che le opposizioni sono state presentate dal Ministero della cultura tardivamente; c) analizzando tutte le opposizioni presentate dal Ministero della cultura contro progetti rinnovabili negli ultimi 36 mesi, accertando sia l'avvenuto rispetto dei termini di legge per la presentazione delle opposizioni che la fondatezza delle stesse, anche sulla base della recente giurisprudenza amministrativa, e procedendo a deliberare in tempi brevi dando risposte e certezza ai proponenti i progetti che attendono da mesi e da anni una risposta del Consiglio dei ministri. Atto n. 4-05605 CROATTI DONNO LANNUTTI MAUTONE GUIDOLIN LANZI PUGLIA TRENTACOSTE LEONE MARINELLO Al Ministro dell'istruzione Premesso che: il decreto del Presidente della Repubblica 20 marzo 2009, n. 81, recante norme per la riorganizzazione della rete scolastica e il razionale ed efficace utilizzo delle risorse umane della scuola, dispone che le sezioni della scuola primaria siano costituite con un numero minimo di 15 e un massimo di 26 alunni, salvi i casi di presenza di alunni disabili. Eventuali iscritti in eccedenza dovranno essere ridistribuiti tra le diverse sezioni della stessa scuola, senza superare il numero di 27 alunni per sezione; nelle scuole nelle quali si svolge il tempo pieno, il numero complessivo delle classi è determinato sulla base del totale degli alunni iscritti. Nei comuni di montagna, nelle piccole isole e nelle aree geografiche abitate da minoranze linguistiche possono essere costituite classi con un numero minimo di 10 alunni; la normativa non tiene conto della situazione determinata dall'attuale pandemia, dalla quale scaturisce la necessità di una diversa organizzazione delle classi, al fine di evitare il rischio di contagi; considerato che: nel comune di Castel Bolognese (Ravenna) è al vaglio l'ipotesi di riduzione del numero delle sezioni per il primo anno di scuola primaria per l'anno scolastico 2021/2022 presso l'istituto comprensivo "Bassi", con la quale si determinerebbero classi con 25 bambini; è da tenere in considerazione che nel comune di Castel Bolognese sono presenti due strutture scolastiche perfettamente capaci, anche alla luce delle normative anti COVID, di accogliere quattro sezioni, in modo da garantire la sicurezza per i bambini, rendere più efficace l'attività didattica, nonché accrescere l'inclusività e la salubrità dei contesti scolastici; cittadini e genitori hanno presentato una petizione avverso la menzionata ipotesi, sottolineando come il numero elevato di alunni, in particolare in un passaggio critico come quello fra scuola dell'infanzia e ciclo della primaria, impatti in maniera significativa sulla qualità dell'insegnamento, rendendo più ardua la piena espressione delle reali potenzialità di docenti ed alunni e minore l'attenzione da dedicare agli studenti più fragili; il territorio di Castel Bolognese è contrassegnato da un flusso migratorio positivo e consistente, generando quindi le condizioni per un incremento del numero di nuovi alunni, in considerazione dalla presenza fra i nuovi arrivi di famiglie con bambini in età scolare, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo ritenga di valutare l'opportunità di prevedere, a partire dal prossimo anno scolastico, la costituzione di classi prime nella scuola primaria con un numero massimo di alunni inferiore ai limiti definiti dalla normativa attuale, e nel caso, quali iniziative intenda adottare al riguardo. Atto n. 4-05606 AUGUSSORI Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e della salute Premesso che: in conseguenza dell'emergenza epidemiologica da COVID-19, sono state emanate diverse disposizioni volte a tutelare i lavoratori che, a causa delle patologie pregresse, sono particolarmente esposti al rischio derivante dalla possibile infezione dal virus SARS-CoV-2; in particolare, l'articolo 26, comma 2, del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, ha previsto che, sino al 30 giugno 2021, laddove la prestazione lavorativa non possa essere svolta in modalità agile, per i lavoratori dipendenti pubblici e privati in possesso di certificazione attestante una condizione di rischio derivante da immunodepressione o da esiti da patologie oncologiche o dallo svolgimento di relative terapie salvavita, nonché per i lavoratori in possesso del riconoscimento di disabilità con connotazione di gravità, il periodo di assenza dal servizio sia equiparato al ricovero ospedaliero e che i medesimi giorni di assenza non siano computati ai fini del periodo di comporto; in conseguenza della campagna vaccinale ormai avviata nei mesi scorsi, numerosi lavoratori hanno potuto fare rientro a lavoro anche grazie all'immunizzazione conseguente all'inoculazione del vaccino; tuttavia, per i lavoratori fragili si pongono delle particolari esigenze di cautela, in virtù dei potenziali effetti collaterali derivanti dalla somministrazione dei vaccini anti SARS-CoV-2 disponibili sul territorio nazionale; diversi studi realizzati sui soggetti immunodepressi hanno infatti evidenziato che essi tendono a riscontrare un livello di immunizzazione inferiore rispetto alla media, pur avendo completato regolarmente l' iter previsto dai protocolli; a seconda delle particolari condizioni di vulnerabilità, alcuni soggetti immunodepressi non vengono neppure sottoposti a vaccinazione, qualora i medici ritengano che ciò possa comportare ulteriori e gravi rischi nei confronti di un sistema immunitario compromesso; per tali soggetti sono quindi indispensabili forme di tutela maggiori, in quanto essi non sempre risultano totalmente protetti dall'immunizzazione, o talvolta non sono suscettibili di essere inclusi nella campagna vaccinale, ed in quanto un'esposizione al virus comporta rischi mediamente più elevati rispetto ai soggetti privi di significative patologie, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo non ritengano opportuno adottare misure specifiche nei confronti di quei lavoratori che, a motivo delle particolari condizioni di vulnerabilità, non possono essere sottoposti alla vaccinazione, al fine di tutelare la loro salute, nonché la sicurezza sul luogo di lavoro; se, in particolare, non ritengano opportuno valutare la proroga delle norme richiamate, in base alle quali per i lavoratori fragili il periodo di assenza dal servizio è equiparato al ricovero ospedaliero e non è computato ai fini del periodo di comporto; se non ritengano opportuno adottare delle misure specifiche in tema di sicurezza sul luogo di lavoro dei soggetti fragili, ad esempio condizionando il rientro alle attività in presenza alla sottoposizione dei medesimi lavoratori ad un esame sierologico, atto a valutare la risposta immunitaria al virus SARS-CoV-2, in modo da non esporre i soggetti fragili al rischio di contrarre l'infezione. Atto n. 4-05607 LANNUTTI ANGRISANI CRUCIOLI GIANNUZZI Ai Ministri dell'economia e delle finanze e delle infrastrutture e della mobilità sostenibili Premesso che: l'attuale convenzione tra Autostrade per l'Italia e il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti è stata firmata il 12 ottobre 2007 (durante il Governo Prodi II) ed è stata aggiornata il 24 dicembre 2013 (Governo Letta). All'articolo 9- bis prevede che in caso di revoca il concessionario abbia diritto a un indennizzo "pari al valore attuale netto dei ricavi della gestione", ovvero al netto di costi, oneri, investimenti e imposte prevedibili nel periodo mancante alla fine della concessione; in base alla convenzione e al piano economico-finanziario che la società Autostrade ha presentato al Ministero delle infrastrutture e che il CIPE deve ancora approvare, ASPI verrà comprata da Cassa depositi e prestiti, Macquarie e Blackstone. In cambio riceveranno margini del 10 per cento all'anno, grazie ai soliti aumenti tariffari addossati sulle spalle degli utenti dei trasporti; considerato che: il consorzio guidato da Cassa depositi e prestiti ha offerto ad Atlantia 9,1 miliardi di euro (considerando la valorizzazione al 100 per cento, pari a 7,9 miliardi per l'88 per cento della società). A questi vanno sommati 8,8 miliardi di euro per l'accollo dei debiti di ASPI e 3,4 miliardi per gli indennizzi diretti in ragione del crollo del "ponte Morandi". Per un totale di 21,3 miliardi di euro. Il tutto senza contare i rischi legali per gli indennizzi indiretti, oggi non quantificabili, perché mancano le sentenze penali. I Benetton ne incasseranno 2,4, su cui si dovranno pagare solo il 5 per cento di tasse, in base al regime fiscale agevolato, sulle plusvalenze, ovvero 120 milioni; il giornalista Francesco Bonazzi sul quotidiano "La Verità" del 6 giugno 2021 ha scritto che, se ci fosse stato il recesso e non la revoca, il costo per la collettività sarebbe stato molto inferiore. La revoca non prevede che il concedente (lo Stato) accusi di alcunché il concessionario (ASPI). La concessione prevedeva il recesso; secondo le tabelle del piano economico-finanziario in vigore la somma da dare ad ASPI arriverebbe a 13,8 miliardi di euro netti. Su questa cifra lo Stato recupererebbe 5,3 miliardi di imposte con un'aliquota al 27,9 per cento (24 di Ires e 3,9 di Irap), che si escludono dal conteggio perché è una "partita di giro"; con il recesso il valore netto riconosciuto ai Benetton per uscire da ASPI sarebbe stato pari a 13 miliardi e 818 milioni di euro. Mentre con l'acquisto da parte dello Stato si arriva a 21 miliardi e 190 milioni: 7 miliardi e 372 milioni di euro di differenza (in regalo) per i Benetton; quindi, con la dovuta evidenza, che a differenza di quanto accadrebbe nell'ipotesi di cui all'art. 9- bis della convenzione, riacquisire le concessioni ASPI da parte di Cassa depositi e prestiti con un esborso di 9,1 miliardi di euro ai quali vanno aggiunti 8,8 miliardi per l'accollo del debito di ASPI e 3,4 miliardi per gli indennizzi conseguenti al disastro del ponte Morandi, per un totale complessivo di 21,3 miliardi di euro, rappresenta un vero salasso per lo Stato, una "strenna fuori stagione" per i Benetton; l'operazione CDP, "a perdere" per l'interesse nazionale, costa almeno 7,3 miliardi di euro, oltre agli inevitabili rischi legali indeterminati in seno ad ASPI, per le prefigurabili numerose situazioni di contenzioso e precontenzioso, non solo in itinere , si chiede di sapere: se il Governo sia a conoscenza di quanto riportato, ossia che, con il recesso, il valore netto sarebbe pari a 13,818 miliardi di euro, mentre, con l'acquisto da parte di CDP, il valore netto sarebbe pari a 21,190 miliardi di euro, con un differenziale di 7,3 miliardi di euro a danno della fiscalità generale; se, alla luce di queste evidenze strettamente numeriche, e quindi incontrovertibili, non abbia il dovere di ritornare sulla decisione e optare per la soluzione del recesso, dato il chiaro rischio di un danno erariale per almeno 7,3 miliardi di euro, oltre agli eventuali risvolti di ulteriori responsabilità personali. Atto n. 4-05608 LANNUTTI ORTIS ANGRISANI CORRADO MANTERO Ai Ministri della salute e delle politiche agricole alimentari e forestali Premesso che: Nestlé S.A., o Société des produits Nestlé S.A., è la più grande multinazionale del mondo attiva nel settore alimentare, ha sede a Vevey, in Svizzera, 323.000 sono i suoi dipendenti in tutto il mondo (dato del 2017). Produce e distribuisce una grande varietà di articoli, dall'acqua minerale agli omogeneizzati, dai surgelati ai latticini, ma anche prodotti freschi e dolciari fino ai condimenti e al cibo per gli animali; nei giorni scorsi è apparsa sulle testate giornalistiche nazionali la notizia che la grande multinazionale svizzera ha ammesso che più del 60 per cento dei propri prodotti alimentari e bevande più diffusi non rispettano quella che la stessa azienda indica come "definizione riconosciuta di alimento salutare"; le valutazioni di Nestlé sono incluse in una presentazione interna circolata tra i dirigenti dell'azienda a inizio del 2021, e fa parte delle iniziative adottate negli ultimi anni dalla multinazionale per migliorare la qualità dei propri prodotti, contrastare l'aumento dell'obesità e per andare incontro alla crescente esigenza di cibi più sani. Nella presentazione, di cui è venuto in possesso il "Financial Times", il principale giornale economico-finanziario del Regno Unito e uno dei più autorevoli e letti del mondo, si dice che "alcuni prodotti o categorie di prodotti non saranno mai 'salutari', indipendentemente dalle innovazioni apportate". Poco più di un terzo delle bevande e dei cibi più popolari e venduti dalla Nestlé (il "Financial Times" non ha specificato quali siano) ha ottenuto un punteggio superiore a 3,5 nel sistema di valutazione dei cibi sani usata in Australia e preso come punto di riferimento anche da realtà a livello internazionale quali la "Access to nutrition foundation", che prevede un massimo di 5 stelle. Stando a quanto riportato dal quotidiano finanziario britannico, il documento mette in luce che circa il 70 per cento dei prodotti alimentari, il 96 per cento delle bevande (escluso il caffè puro) e il 99 per cento di pasticceria e gelati non raggiunge quella soglia. Va meglio per le acque (l'82 per cento è sopra i 3,5 punti) e per i prodotti lattiero-caseari (60 per cento); nella presentazione sono citati prodotti come la pizza surgelata "DiGiorno", che è farcita con salame piccante, salsiccia e carne di manzo e che ha circa il 40 per cento della quantità di sodio giornaliera raccomandata dagli esperti, o una bevanda aromatizzata all'arancia a marchio "San Pellegrino", che contiene più di 7 grammi di zucchero ogni 100 millilitri. Uno degli alimenti meno sani descritti nel report di Nestlé è il "Nesquik" aromatizzato alla fragola, che è venduto solo negli Stati Uniti e contiene 14 grammi di zucchero in una porzione da 14 grammi appunto, con una piccolissima quantità di coloranti e aromi: questo preparato, pensato per essere sciolto nel latte, viene pubblicizzato come "perfetto per la colazione e per preparare i bambini alla giornata"; nei documenti visti dal "Financial Times" si dice inoltre che, nonostante Nestlé abbia apportato "miglioramenti significativi ai prodotti", l'offerta "è ancora ben al di sotto" degli standard di alimenti salutari fissati dai principali indicatori internazionali. Se si considera che dalle valutazioni sono stati esclusi il cibo per animali, il latte in polvere per bambini, il caffè e gli integratori alimentari, si parla di prodotti che rappresentano circa la metà degli incassi annuali dell'azienda, pari a circa 92,6 miliardi di franchi svizzeri (circa 83 miliardi di euro); considerato infine che: fin dai tardi anni '70, la Nestlé è stata oggetto di numerose critiche, anche in riguardo alla sua politica commerciale. La Nestlé è stata accusata, ad esempio, di una politica commerciale aggressiva e irresponsabile per quanto riguarda la promozione di latte per neonati nei Paesi in via di sviluppo, soprattutto attraverso forniture gratuite a strutture ospedaliere di latte in polvere che la multinazionale definiva "più sicuro" dell'allattamento al seno. In quell'occasione, l'UNICEF fu costretta a intervenire per spiegare che la sostituzione dell'allattamento materno con il latte in polvere avrebbe potuto portare nei Paesi del terzo mondo alla morte di circa un milione e mezzo di bambini ogni anno, a causa di problemi legati alla difficoltà di sterilizzazione dell'acqua e dei biberon utilizzati. Per queste ragioni l'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) adottò il 22 maggio 1981, l'International code of marketing of breast-milk substitutes, un regolamento internazionale sulla promozione di surrogati del latte materno, linea guida non legalmente vincolante, al quale la Nestlé aderì nel 1982; nel 2005, in Venezuela la Nestlé Purina ha commercializzato tonnellate di cibo per animali contaminato, provocando la morte di oltre 400 fra cani, gatti, uccelli e animali da allevamento; nell'agosto 2004 l'organizzazione non governativa "Greenpeace" riscontrò la presenza di organismi geneticamente modificati (OGM) in una confezione di uno dei prodotti più conosciuti della Nestlé, il Nesquik. Un anno dopo, a novembre 2005 la Nestlé si oppose alla decisione svizzera di bandire gli OGM. Nel 2009, la Nestlé italiana è stata condannata, insieme alla Tetrapak, al pagamento dei danni per l'inquinamento del latte Nidina con Itx, un tipo di inchiostro. Nel 2013, sempre Greenpeace ha effettuato una ricerca sui prodotti OGM utilizzati dalla Nestlé: ebbene gran parte contiene OGM, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia al corrente di quanto esposto; se ritenga necessaria una regolamentazione per gli alimenti insalubri (ricchi di zuccheri, grassi e sale), anche per contrastare gli effetti negativi sulla salute, soprattutto dei giovani, a cominciare dall'obesità, verificando anche la presenza di eventuali organismi geneticamente modificati non consentiti in Italia, così come riscontrati in alcuni dei prodotti citati, vietati in altri Paesi; se ritenga di dover rafforzare le regole sulla pubblicità del "cibo spazzatura" e dei prodotti industriali eccessivamente ricchi di grassi, sale o zuccheri (i cosiddetti HFSS), come già indicato dall'Istituto dell'autodisciplina pubblicitaria (IAP), e se addirittura vietare campagne pubblicitarie diseducative, frutto di una strategia di comunicazione volta a creare un'immagine di sé ingannevolmente positiva sotto il profilo dell'impatto sulla salute; se ritenga utile impedire a una certa industria alimentare di sponsorizzare scienziati e società scientifiche, considerati affidabili e autorevoli agli occhi dei cittadini, quale ulteriore strumento per contrastare la vendita di junk food . Atto n. 4-05609 LUNESU DORIA VALLARDI ZULIANI PIANASSO BERGESIO ALESSANDRINI Ai Ministri della transizione ecologica, dello sviluppo economico e dell'economia e delle finanze Premesso che: l'Italia ha i numeri più alti di tutta Europa per impianti di distribuzione di carburante, si contano infatti oltre 22.600 punti vendita attivi nella rete ordinaria e circa 450 aree di servizio autostradali, con un erogato medio di 1.320 metri cubi di benzina e gasolio; sono numeri nettamente superiori rispetto ad altri Paesi europei, come la Germania che vanta un erogato medio di 3.486 metri cubi; è evidente che il mercato della distribuzione di carburanti gioca un ruolo strategico per l'economia nazionale, con un valore che si aggira sui 45 miliardi di euro all'anno di fatturato complessivo e che coinvolge, a vario titolo, circa 80.000 lavoratori fra titolari, collaboratori e dipendenti; a norma della legge annuale per il mercato e la concorrenza del 2017, legge 4 agosto 2017, n. 124, è stata istituita l'anagrafe ministeriale degli impianti di distribuzione di carburanti, benzina, gasolio, GPL e metano della rete stradale e autostradale, finalizzata ad ampliare la banca dati, e fornire una fotografia costantemente aggiornata, anche ai fini di un'ottimizzazione della rete di distribuzione; già da diversi anni il settore presenta numerose criticità che si stanno, ormai da tempo, riverberando su tutto il comparto con una perdita di oltre il 50 per cento della redditività, anche per effetto della diminuzione delle vendite e dei margini operativi, e che sono ancora più evidenti e drammatici in alcune realtà insulari, come la Sardegna; tra il 2018 ed il 2019 infatti gli effetti drammatici della crisi del settore hanno portato all'uscita dal mercato o alla cessione degli asset della distribuzione di importanti gruppi petroliferi a vantaggio di processi di fusione tra marchi, favorendo un rapido passaggio da una logica industriale a logiche finanziarie, a danno dei gestori degli impianti di distribuzione; le principali problematiche e criticità sono dovute prevalentemente alla frammentazione e inefficienza della rete distributiva, all'estrema parcellizzazione della proprietà dei punti vendita e alla riduzione della capacità di controllo e verifica sia degli operatori che della qualità dei prodotti commercializzati; a ciò si aggiungono diversi casi di insicurezza dal punto di vista di tutela ambientale nonché di comportamenti illegali nella commercializzazione di prodotti; considerato che: la situazione ha portato ad una sensibile contrazione degli investimenti da parte degli operatori di settore, e alla mancata razionalizzazione della rete distributiva con un'ulteriore notevole frammentazione dell'offerta ed un conseguente crollo della marginalità e della sostenibilità economica dei punti vendita; le misure imposte dal Governo per il contenimento della diffusione della pandemia hanno comportato ulteriori criticità per il settore della distribuzione di carburanti che ha dovuto continuare a garantire il servizio pubblico essenziale nonostante il traffico praticamente azzerato a causa dei blocchi degli spostamenti, in particolare sulle autostrade, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza della grave situazione; se intendano assumere iniziative mirate per contrastare le numerose e articolate criticità che sta affrontando il settore della distribuzione dei carburanti, quali incentivi, compensazioni economiche, sorveglianza dei prezzi e misure di contrasto di qualsiasi forma di illegalità al fine di tutelare tutti i lavoratori a vario titolo coinvolti nel settore, la cui situazione è stata ulteriormente gravemente compromessa dalle conseguenze della pandemia. Atto n. 4-05610 ARRIGONI CAMPARI BRIZIARELLI BRUZZONE PAZZAGLINI SAVIANE PERGREFFI VALLARDI PISANI Pietro ALESSANDRINI TOSATO CANDURA BERGESIO RICCARDI MONTANI LUNESU ZULIANI PIANASSO Ai Ministri della transizione ecologica e dell'economia e delle finanze Premesso che: da mesi, l'insufficiente ritiro di pneumatici fuori uso da parte dei vari soggetti autorizzati sta producendo in tutto il Paese (e in alcune aree più di altre) inaccettabili situazioni di accumuli di PFU presso i gommisti e presso gli operatori autorizzati al cambio di pneumatici. La situazione si sta aggravando in concomitanza della piena ripresa della circolazione stradale e peggiorerà quando sarà il momento del cambio stagionale (estivo-invernale); la situazione risulta essere ancora critica nonostante a dicembre 2020 una direttiva della Direzione dell'economia circolare dell'allora Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare abbia imposto a tutti i soggetti autorizzati alla gestione dei PFU una raccolta del 15 per cento in più rispetto al target di legge stabilito dal decreto ministeriale n. 82 del 2011, confermato dal decreto ministeriale n. 182 del 2020, per fare fronte alla criticità attuale; tale circostanza, infatti, sembra aver raggiunto livelli senza precedenti con impatto sulle condizioni di lavoro nel negozio o nell'azienda, difficoltà nelle attività operative, problemi di stoccaggio, rischi di abbandono, rischi di incendio, creando l'esasperazione degli operatori che minacciano atti di protesta, perché il mercato di pneumatici nel suo complesso è fortemente turbato e soffre quotidiani momenti di tensione; le analisi compiute da varie organizzazioni portano sempre alle ovvie motivazioni: quantità di pneumatici effettivamente immessi nel mercato del ricambio ben superiori al dichiarato e raccolta non sempre allineata agli obblighi di legge, con ciò quindi sussistendo aspetti più tipicamente ambientali e aspetti di corretta distribuzione del prodotto, si chiede di sapere: se il Ministro della transizione ecologica abbia intenzione di rendere obbligatorio il tracciamento di pneumatici che entrano nel mercato nazionale del ricambio (a quanto risulta agli interroganti da alcuni anni giace al Ministero della transizione ecologica una proposta in tal senso e una altra nuova proposta sarà formulata da Assogomma) e in quali tempi ritenga sarà possibile imporre tale obbligo; se abbia intenzione di introdurre l'obbligo di fornire mensilmente i dati di immissione di pneumatici da parte di ogni produttore o importatore, di estrazione di PFU da parte di ogni soggetto autorizzato anche in relazione ai target di legge, di giacenza di richieste di raccolta inevase per verificare l'effettiva attuazione da parte di tutti soggetti operanti dell'incremento del 15 per cento della raccolta; se abbia intenzione di attivare un'efficace ed effettiva vigilanza e controllo sui soggetti autorizzati per assicurarsi che tutto il sistema nazionale concorra alla risoluzione del problema; se il Ministro dell'economia e delle finanze voglia sollecitare gli opportuni controlli da parte della Guardia di finanza per contrastare quello che sembra essere la prima causa del dramma, ovvero l'immissione di pneumatici in evasione scontrino o fatturazione, che ne permetterebbero il conteggio, il finanziamento tramite ecocontributo e quindi la corretta raccolta e riciclo. Atto n. 4-05611 BINETTI Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali Atto n. 4-05612 DE BONIS Ai Ministri dell'università e della ricerca e della salute Premesso che: in un articolo del 1° giugno 2021, de "Il Foglio", alla pagina dedicata alla scienza, c'è un articolo di Enrico Bucci che ha scritto a proposito della biodinamica, affermando che "I sostenitori del biodinamico sbandierano solide evidenze scientifiche che contraddicono la biochimica e sembrano proprio create ad arte dalla rete capillare della loro lobby". Bucci, senza alcun evidente titolo di studi in materia, afferma che la biodinamica non ha delle basi scientifiche e muove critiche contro Carlo Triarico, storico della scienza, presidente dell'Associazione per l'agricoltura biodinamica, vicepresidente di Federbio, direttore dell'istituto APAB, presidente di Agrifound, membro del comitato permanente ricerca in agricoltura biologica e biodinamica del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali; l'agricoltura biodinamica deve essere considerata un'evoluzione di quella biologica, alla quale è assolutamente complementare, ma ha peculiarità e caratteristiche distintive. Quanto alla definizione e all'uso dei preparati, vi sono regolamenti comunitari che riconoscono questi disciplinari proprio per una lunga tradizione di applicazione e che caratterizzano la gestione aziendale agroecologica a ciclo chiuso; il richiamo necessario alla tradizione è coerente con la normativa UE (regolamento (UE) 2018/848), che in tema di biodinamica richiama proprio la tradizione. Anche la normativa italiana contempla già l'agricoltura biodinamica e la individua letteralmente come tale e la cita a fianco di altre due, quella convenzionale e quella biologica. Dalla prima regolamentazione dell'agricoltura biologica in Europa, avvenuta nel 1991, i regolamenti comunitari in materia di bioagricoltura includono sempre l'agricoltura biodinamica (si veda il regolamento (CEE) 2092/91, in cui le preparazioni biodinamiche sono definite appropriate per l'attivazione dei compost ); il nuovo regolamento comunitario in materia di bioagricoltura (n. 848, approvato il 30 maggio 2018) conferma la precedente giurisprudenza, ma inserisce l'agricoltura biodinamica nell'ambito di quella biologica, nominandola esplicitamente, e all'articolo 3 definisce le sostanze che vi vengono tradizionalmente usate e include i preparati biodinamici nell'elenco delle sostanze dell'agricoltura biologica. È rilevante il riferimento alla tradizione: questo è un termine che ha una valenza peculiare in diritto e ha un pregio in chiave di diritto consuetudinario, proprio perché il legislatore ha inteso riconoscerlo; facendo qualche passo indietro, "il Fatto Quotidiano" del 5 aprile 2018 pubblicò un articolo riguardante il signor Enrico Bucci dal titolo: "Il prof. senza cattedra, dal batterio al plagio". Secondo l'articolo, Enrico Bucci, ricercatore nel settore della biologia del cancro, aveva stroncato uno studio che presentava una cura per gli ulivi colpiti da Xylella, pubblicato dalla rivista scientifica "Phytopathologia Mediterranea", senza avere alcuna competenza specifica. L'Accademia dei Lincei, nel 2016, l'aveva coinvolto nella commissione di ricerca su Xylella, non essendo né un membro dei Lincei, né un patologo delle piante, né uno statistico. Risulterebbe affiliato, senza stipendio, alla "Temple university" e alla "Sbarro health organization". Compare come direttore del programma di biologia dei sistemi nell'ambito del cancro, ma non appare nella pagina dei ricercatori; secondo le verifiche de "il Fatto Quotidiano", Bucci (che non rispose alle domande del quotidiano) non avrebbe alcuna posizione accademica né competenza in patologia delle piante. Eppure è stato invitato come esperto al convegno sulla Xylella dall'Accademia pugliese delle scienze del 21 marzo 2018 a Bari, dove Giovanni Martelli dell'università di Bari, a capo del gruppo di ricerca pugliese sulla Xylella, lo ha presentato come "un ricercatore che lavora da casa"; "ma Bucci, scrive il Fatto, non risulta assunto da nessuna università del mondo. Dal 2016 si presenta come professore aggiunto alla Facoltà di Biologia della Temple University di Philadelphia, in Usa. L'ateneo riferisce che ha una posizione di professore aggiunto, senza retribuzione. Non è membro dello staff accademico, il suo nome, infatti, non c'è sul sito dell'ateneo ed il Rettore della Facoltà di Biologia della Temple, né lo stesso Bucci, hanno voluto spiegare che tipo di rapporto lo leghi all'università e quale lavoro svolga". La qualifica di professore aggiunto sarebbe temporanea e non permette, negli USA, di accedere alla carriera accademica; come riportato nell'articolo, Bucci dal 2001 al 2014 è stato ricercatore presso l'Istituto di biostrutture e bioimmagini al CNR di Napoli e negli ultimi anni si è occupato, spesso dietro compenso, dei settori più disparati della scienza, dal plagio in ambito accademico, all'efficacia dell'obbligatorietà dei vaccini, alla patologia delle piante. "Una situazione strana in un contesto che invece di norma premia la specializzazione come garanzia di competenza"; nel 2016 la Scuola di alti studi IMT di Lucca ha offerto un contratto (senza gara) da 39.900 euro alla società privata Resis di Bucci per tenere un corso sull'integrità scientifica e produrre una perizia che ha salvato il Ministro pro tempore per la pubblica amministrazione, Marianna Madia, dagli elementi riscontrati da "il Fatto Quotidiano" che indicavano un possibile plagio nella tesi di dottorato (tutti copiano in economia, è il singolare argomento con cui Bucci, che pure riscontra le irregolarità, assolve la Madia). Ma Bucci, sempre secondo l'articolo, non ha alcuna riconosciuta esperienza accademica né nell'ambito dell'anti plagio, né per la Xylella; avrebbe, inoltre, espresso criticità sugli studi dei ricercatori del CREA, firmandosi come "docente aggiunto"; infine, malgrado le evidenze scientifiche della pericolosità del glifosato, erbicida presente nel grano duro estero (in particolare canadese), noto interferente endocrino, riconosciuto dallo IARC come "cancerogeno probabile", diversi "professori" continuano a propagandare la sua non pericolosità, come ha fatto proprio Enrico Bucci, il 10 febbraio 2019 a Castellana Grotte, in un convegno organizzato dalla Regione Puglia, il quale ha affermato che "c'è persino un autorevole professore qui in Puglia che per far vedere quanto sia innocuo lo beve", si chiede di sapere: se quanto riportato dall'articolo de "il Fatto Quotidiano" corrisponda al vero; se i Ministri in indirizzo dispongano di notizie circa gli studi realmente conseguiti dal signor Enrico Bucci e riguardo agli atenei con cui collaborerebbe; se i titoli in suo possesso siano idonei a fargli svolgere determinate funzioni presso istituzioni universitarie pubbliche; se non ritengano che la pubblicazione di articoli su quotidiani nazionali, soprattutto se riguardano argomenti di un certo spessore, debba recare la firma di veri esperti, titolari di diplomi di studio realmente conseguiti e, quindi, debba provenire da fonti certe; se, infine, non convengano che divulgare notizie false e tendenziose (per quanto riguarda il glifosato), che sminuiscono la pericolosità dell'erbicida e ne incentivano così l'utilizzo, non metta a rischio la salute pubblica e il territorio. Atto n. 4-05613 RIZZOTTI Al Ministro della salute Premesso che: si definiscono nanofarmaci i prodotti medicinali che abbiano almeno una dimensione in scala nanometrica (tra uno e 100 nanometri). La dimensione ridotta permette a questi farmaci di attraversare barriere specifiche all'interno del corpo umano veicolando il principio attivo nel bersaglio del farmaco, potenzialmente con maggiore precisione ed efficacia; si tratta di una tecnologia innovativa e complessa, in quanto migliora il modo in cui i farmaci mirano e raggiungono le aree all'interno del corpo attraverso nanoparticelle progettate per avere specifiche proprietà biologiche, chimiche, farmacologiche e immunologiche, e che richiede processi di produzione altamente qualificati; pur appartenendo alla classe dei farmaci complessi non biologici, i nanofarmaci condividono alcune complessità con i farmaci biologici per le loro caratteristiche fisico-chimiche uniche attribuibili alla loro dimensione e morfologia. Non sono invece assimilabili ai farmaci a piccole molecole, in quanto le loro proprietà non possono essere completamente caratterizzate; proprio a causa della loro natura complessa, i nanofarmaci non possono essere facilmente ed esattamente riprodotti. Per questo motivo, i nanosimilari (prodotti sulla base di nanofarmaci " originator " quando il loro brevetto è scaduto) possono presentare differenze clinicamente rilevanti rispetto ai propri originator in termini di qualità, proprietà biologiche e profili terapeutici; tale difficoltà si riflette anche a livello regolatorio: non è previsto dall'Agenzia europea per i medicinali uno specifico processo autorizzatorio per i nanosimilari, come esiste invece per i farmaci biosimilari, e dunque allo stato attuale non è possibile garantire che le copie degli originator rispondano a determinati criteri di produzione, sicurezza ed efficacia; l'attuale framework normativo non è arrivato ancora a inquadrare completamente e correttamente i nanofarmaci, a causa della loro specificità e complessità che li rende diversi da qualsiasi tipologia di farmaco utilizzata finora; diviene pertanto prioritario intervenire per garantire ai pazienti i più alti profili di sicurezza e adattare il sistema per consentire un accesso veloce e sicuro a quest'innovazione; a tal fine, a parere dell'interrogante è innanzitutto necessario che le istituzioni, a partire dall'Agenzia italiana del farmaco, stabiliscano una definizione chiara di prodotto nanofarmaceutico: ciò supererebbe ogni possibile incertezza dal punto di vista giuridico, fornendo basi solide agli stakeholder del settore (pazienti, clinici, ricercatori, regolatori e industria) e promuovendo così il pieno sviluppo e il raggiungimento del potenziale di questa tecnologia innovativa; inoltre, la mancanza di chiarezza normativa pone dei problemi anche in termini di sicurezza ed efficacia dei nanosimilari, un tema che secondo l'interrogante va trattato con urgenza dal momento che nel prossimo futuro scadrà il brevetto di un numero crescente di nanofarmaci, aprendo la strada a nuovi nanosimilari, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto esposto e se non ritenga opportuno definire con iniziative legislative i prodotti nanofarmaceutici anche al fine di garantire il più alto standard possibile di controllo della produzione; se non ritenga opportuno valutare campagne di comunicazione istituzionale al fine di informare la popolazione sui rischi dell'intercambiabilità, della sostituzione automatica e dello switch tra prodotti. Mozioni, ritiro È stata ritirata la mozione 1-00379, del senatore Santillo ed altri.