Document Type: massime
Token Count: $#tokens

Reati e pene - Pene accessorie - Esercenti pubblici esercizi commerciali - Condanna penale sospesa condizionalmente - Divieto di iscrizione (con automatica cancellazione) nell'apposito registro degli esercenti il commercio, in deroga alla norma generale - Lamentata disparità di trattamento priva di giustificazione a danno di tale categoria, con effetti negativi sul loro diritto al lavoro - Manifesta infondatezza della questione.. Manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale del combinato disposto degli artt. 166 del codice penale e 2, comma 5, della legge 25 agosto 1991, n. 287, nella parte in cui prevedono che per gli esercenti un pubblico esercizio commerciale la sospensione condizionale della pena non vale ad escludere il diniego di concessione, di licenza o di autorizzazione necessarie per lo svolgimento dell'attività lavorativa, per vari motivi: (a) perchè per i provvedimenti espulsivi che conseguono di diritto al venire meno di un requisito soggettivo non vige alcun principio di gradualità sanzionatoria; (b) perchè la specificita delle attività svolte dagli esercenti di pubblici esercizi esclude una ingiustificata disparità di trattamento di questi ultimi; (c) perchè dalla tutela costituzionale del lavoro non deriva alcun vincolo per quanto attiene alla disciplina dei requisiti soggettivi previsti per lo svolgimento di una determinata attività. - Sulla insussistenza di un principio di proporzionalità per le sanzioni espulsive, si vedano le ordinanze n. 226/1997 e n. 297/1993. - Sull'assenza di vincoli ex art. 35 Cost. per la disciplina dei requisiti soggettivi richiesti per lo svolgimento di determinate attività, si veda l'ordinanza n. 226/1997. M.R.