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Modifica all'articolo 530 del codice di procedura penale, in materia di rimborso delle spese di giudizio. Onorevoli Senatori. -- Il presente disegno di legge introduce nel codice di procedura penale un principio di equità e di giustizia reale e concreta. Qualora un cittadino sia accusato di un reato e sottoposto a indagine, e il giudice accerti che non lo ha commesso o che il fatto non costituisce reato o, ancora, che il fatto non è previsto dalla legge come reato, lo stesso giudice condanna la parte soccombente alla completa riparazione delle spese di giudizio, come comprovate dalla documentazione. Oggi, infatti, molte volte i cittadini sono costretti a subire quella che viene definita «una cattiva giustizia». Spesso accusati di reati anche gravi, subiscono traversie giudiziarie che si ripercuotono pesantemente anche sulle loro condizioni morali, familiari ed economiche. È quindi necessario intervenire ponendo un principio di equità all'interno del processo penale affinché, in caso di palese innocenza del cittadino, questo possa essere alleviato dalla totalità delle spese di giudizio da lui sopportate. Si tratta di una norma di civiltà giuridica che mette in evidenza che il cittadino deve essere sempre e in ogni caso tutelato quando ne ricorrano i giusti presupposti, ovvero qualora non abbia commesso il fatto o il fatto non costituisca reato o il fatto non sia previsto dalla legge come reato.. 1 1 All'articolo 530 del codice di procedura penale, dopo il comma 2 è inserito il seguente: « 2-bis . Se il fatto non sussiste, se l'imputato non lo ha commesso, se il fatto non costituisce reato o non è previsto dalla legge come reato, il giudice, nel pronunciare la sentenza, condanna lo Stato a rimborsare tutte le spese di giudizio, che sono contestualmente liquidate. Se ricorrono giusti motivi il giudice può compensare, parzialmente o per intero, le spese tra le parti. Nel caso di dolo o di colpa grave da parte del pubblico ministero che ha esercitato l'azione penale, lo Stato può rivalersi per il rimborso delle spese sullo stesso magistrato che ha esercitato l'azione penale».