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SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Assemblea 338 Presidenza del vice presidente LA RUSSA, indi del vice presidente CALDEROLI e del vice presidente ROSSOMANDO N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Forza Italia Berlusconi Presidente-UDC: FIBP-UDC; Fratelli d'Italia: FdI; Italia Viva-P.S.I.: IV-PSI; Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione: L-SP-PSd'Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP-PATT, UV): Aut (SVP-PATT, UV); Misto: Misto; Misto-IDEA e CAMBIAMO: Misto-IeC; Misto-Liberi e Uguali-Ecosolidali: Misto-LeU-Eco; Misto-Movimento associativo italiani all'estero: Misto-MAIE; Misto-+Europa - Azione: Misto-+Eu-Az. Presidenza del vice presidente LA RUSSA PRESIDENTE . La seduta è aperta (ore 9,30). Si dia lettura del processo verbale. MARGIOTTA, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del giorno precedente. PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato. Comunicazioni della Presidenza PRESIDENTE . L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Sull'ordine dei lavori PRESIDENTE . Informo l'Assemblea che all'inizio della seduta il Presidente del Gruppo MoVimento 5 Stelle ha fatto pervenire, ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento, la richiesta di votazione con procedimento elettronico per tutte le votazioni da effettuare nel corso della seduta. La richiesta è accolta ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento. A questo punto, mi corre l'obbligo di comunicarvi che sia il primo punto all'ordine del giorno, sia il secondo non possono essere discussi subito dall'Assemblea perché i lavori in 5 a Commissione si devono ancora concludere. In particolare, sul secondo punto all'ordine del giorno sono in fase di esame gli ordini del giorno. Quindi, la 5 a Commissione ci chiede un rinvio, non troppo lungo. La mia proposta è di sospendere i lavori per circa mezz'ora, ovviamente dopo aver sentito coloro che mi chiedono di intervenire sull'ordine dei lavori o per altri motivi. CRUCIOLI (Misto) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CRUCIOLI (Misto) . Signor Presidente, approfitto di questo vuoto dei lavori uelli dell'Aula, per rappresentarle quanto segue. È da più di venti giorni che, insieme ad altri tre colleghi, abbiamo chiesto alla Presidenza il riconoscimento... PRESIDENTE. Senatore Crucioli, se lei vuole intervenire sull'ordine dei lavori, può farlo. CRUCIOLI (Misto) . Signor Presidente, se mi lascia parlare, le spiego perché il mio è un intervento sull'ordine dei lavori. Stavo appunto dicendo che noi non abbiamo la possibilità di utilizzare quegli articoli del Regolamento del Senato, che invece è consentito usare non semplicemente dal Gruppo Misto ma anche dalle sue componenti. Poiché la nostra richiesta è perfettamente coerente con l'interpretazione che ha dato la Giunta del Regolamento ed essendo passati più di venti giorni da allora, le chiediamo di riconoscere la componente del Gruppo Misto "Alternativa C'è". PRESIDENTE . Senatore Crucioli, sarà mia cura riferire al presidente Alberti Casellati. LA PIETRA (FdI) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LA PIETRA (FdI) . Signor Presidente, desidero solo stigmatizzare nuovamente questo modo di gestire i lavori d'Aula, veramente incomprensibile, da parte di una maggioranza che ormai si può definire bulgara, in questa come nell'altra Aula del Parlamento. È assurdo stare qui e rimandare ancora anche il primo provvedimento all'ordine del giorno, laddove ieri si è svolta la discussione e si è chiamati a votare solo sei articoli. Non si capisce come vengano svolti i lavori all'interno di quest'Aula. Quindi, su questo punto faccio un richiamo alla Presidenza, perché possa essere più incisiva, per quanto rientra nelle sue prerogative, affinché i lavori d'Aula possano essere programmati in maniera seria e continuativa. PRESIDENTE . Se non ci sono altri interventi e non volendo farvi tornare per poi, magari, dover rinviare ancora, sospendo la seduta fino alle ore 10,25. (La seduta, sospesa alle ore 9,37, è ripresa alle ore 10,28) . Discussione del disegno di legge: Doc 2207 Conversione in legge del decreto-legge 6 maggio 2021, n. 59, recante misure urgenti relative al Fondo complementare al Piano nazionale di ripresa e resilienza e altre misure urgenti per gli investimenti (Relazione orale) Approvazione, con modificazioni, con il seguente titolo: Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 6 maggio 2021, n. 59, recante misure urgenti relative al Fondo complementare al Piano nazionale di ripresa e resilienza e altre misure urgenti per gli investimenti PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 2207. Le relatrici, senatrici Conzatti e Rivolta, hanno chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta. Pertanto, ha facoltà di parlare la relatrice, senatrice Conzatti. CONZATTI, relatrice . Signor Presidente, la presente relazione tratta la conversione del decreto-legge 6 maggio 2021, n. 59, recante misure urgenti relative al Fondo complementare al Piano nazionale di ripresa e resilienza e altre misure urgenti per gli investimenti. Il Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), presentato dal Governo Draghi il 30 aprile scorso, si articola, come è noto, in sei missioni: digitalizzazione, rivoluzione verde e transizione ecologica, infrastrutture per una mobilità sostenibile, istruzione e ricerca, inclusione e coesione, salute. In piena coerenza con i regolamenti europei del programma Next generation EU, oltre il 30 per cento delle risorse sono state destinate a investimenti per il contrasto del cambiamento climatico e oltre il 20 per cento a investimenti per la transizione digitale. Inoltre, in coerenza con le strategie trasversali per il riassorbimento dei divari di genere, generazionali e, in questo caso, territoriali, oltre il 40 per cento delle risorse territorializzabili sono destinate al Mezzogiorno. Presidente, è un complesso di risorse pari a 235 miliardi, dei quali 191,5 derivano dal dispositivo di ripresa e resilienza, 13 miliardi dal programma React-Eu per gli anni dal 2021 al 2023 e ulteriori 30,6 miliardi provenienti dal Fondo complementare, oggetto del presente provvedimento e finanziato attraverso lo scostamento pluriennale di bilancio richiesto dal Consiglio dei Ministri e approvato dal Parlamento il 22 aprile scorso. Il Fondo complementare prevede 30 progetti, di cui 20 sono già previsti e cofinanziati con il PNRR, mentre 10 progetti sono completamente nuovi e finanziati dal Fondo complementare. In ogni caso, tutti e 30 i progetti rispondono alle linee guida e agli obiettivi previsti dal PNRR. Il provvedimento in conversione si compone di sei articoli, dei quali l'articolo 1 tratta appunto del Piano nazionale per investimenti complementari, finalizzato a integrare con risorse nazionali gli interventi del PNRR per - lo ripeto - 30,6 miliardi per gli anni dal 2021 al 2026. Il comma 2 prevede di ripartire il fondo tra le amministrazioni centrali competenti, individuando i programmi e gli interventi cui destinare le risorse e il relativo profilo finanziario annuale per ciascuno delle annualità citate. In particolare, gli interventi finanziati con il Fondo complementare sono ripartiti come segue: 1.750 milioni per i servizi digitali alla cittadinanza digitale, 1.780 milioni per interventi a favore delle aree terremotate, ulteriormente potenziati da un emendamento e da un ordine del giorno approvati in Commissione; 9.760 milioni sono destinati al Ministero delle infrastrutture e mobilità sostenibili per il rinnovo delle flotte, il rafforzamento delle linee regionali, il rinnovo del materiale rotabile, il programma Strade sicure, il monitoraggio dinamico per il controllo remoto di ponti, viadotti e tunnel, lo sviluppo e l'accessibilità marittima dei porti, l'elettrificazione delle banchine e le aree interne. Si tratta di moltissimi progetti e alcuni sono stati potenziati sia da emendamenti approvati dalla Commissione bilancio, sia da ordini del giorno che impegneranno il Governo a intervenire nei prossimi provvedimenti, a partire dalla legge di bilancio. Sono previsti, inoltre, 1.455 milioni per il Ministero della cultura per un piano di investimenti strategici sui siti del patrimonio culturale, edifici e aree naturali. Sono necessari 2.387 milioni per il Ministero della salute per dei programmi di prevenzione, protezione e per la medicina territoriale; 6.800 milioni al Ministero dello sviluppo economico per dei programmi particolarmente innovativi, uno dei quali è il programma Polis, che coinvolgerà Posteitaliane e riguarderà 4.800 Comuni in Italia. Sono previsti, inoltre, il potenziamento delle misure per la transizione 4.0; risorse al Ministero della giustizia per il miglioramento della situazione carceraria, con particolare riferimento alle strutture penitenziarie sia per adulti che per minori; 1,2 miliardi per i contratti di filiera al Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali (MIPAAF); 500 milioni alle iniziative di ricerca per tecnologie e percorsi innovativi in ambito sanitario e assistenziale; risorse al Ministero dell'interno per i piani urbani integrati e 4.500 milioni per la misura del superbonus. La misura del superbonus è stata ulteriormente prorogata: per quanto riguarda gli Istituti autonomi case popolari al 30 giugno 2023, mentre per le spese sostenute dai condomini al 31 dicembre 2022, indipendentemente dallo stato di avanzamento dei lavori. Sul punto va sottolineato che la relazione sul Piano nazionale di ripresa e resilienza approvata il 30 marzo scorso dalle Commissioni riunite 5ª e 14ª aveva indirizzato il Governo a intervenire per potenziare ulteriormente questa misura; allo stesso modo, molti degli emendamenti e ordini del giorno presentati dai colleghi in Commissione bilancio hanno raccomandato al Governo di prorogare e ampliare l'ambito soggettivo di tale intervento. A tal proposito, è da valutare molto positivamente l'articolo 1, comma 5, che vincola eventuali risparmi di spesa monitorati sulla misura del superbonus alla proroga del termine di fruizione dell'agevolazione. Il provvedimento contiene altre misure importanti. L'articolo 1, comma 6, disciplina le modalità di attuazione degli investimenti previsti dal Piano, prevedendo l'applicazione di procedure di semplificazione, accelerazione e revoca delle risorse per mancato rispetto dei cronoprogrammi e mancata alimentazione dei dati che servono alle strutture di monitoraggio. A breve il Ministero dell'economia e delle finanze adotterà un decreto per disciplinare nel dettaglio il monitoraggio e il cronoprogramma degli investimenti. A tal proposito, è utile specificare che i cronoprogrammi sono già stati individuati dalle amministrazioni competenti nell'ambito dei lavori preparatori al PNRR, ma con il prossimo decreto del Ministero dell'economia e delle finanze verranno rivisti e semplificati, in coerenza con lo spirito dell'articolo 1, che è quello di incrementare la capacità di spesa delle pubbliche amministrazioni e accelerare la realizzabilità delle opere al fine del raggiungimento degli obiettivi strettamente connessi all'ottenimento dei contributi finanziari dell'Unione europea (prestiti e sovvenzioni). L'articolo 1, comma 8, prevede che l'attuazione degli interventi costituenti aiuti di Stato sia preventivamente soggetta all'autorizzazione da parte della Commissione europea. Inoltre, un emendamento approvato in Commissione stabilisce che alle amministrazioni sia richiesto il pieno rispetto del principio dell'assenza di danno significativo agli obiettivi ambientali. L'articolo 1, comma 9, reca le misure di copertura finanziaria. Desidero ricordare che il lavoro di Commissione è stato faticoso (perché il provvedimento è oggettivamente di difficile emendabilità), tuttavia lo sforzo congiunto di Governo e Commissione bilancio (ringrazio anche tutti i tecnici) ha permesso di approvare in Commissione delle significative norme sia ordinamentali, sia onerose a valere sulla copertura della programmazione del Fondo per lo sviluppo e la coesione, che saranno di grande impatto e potenziamento del Fondo complementare stesso. Con riferimento all'articolo 2, riguardante il Fondo per lo sviluppo e la coesione, e le altre misure riferirà la correlatrice, senatrice Rivolta. PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare la relatrice, senatrice Rivolta. RIVOLTA, relatrice . Signor Presidente, l'articolo 2 incrementa le risorse del Fondo per lo sviluppo e la coesione (FSC) relative al ciclo di programmazione 2021-2027 di un importo complessivo di 15,5 miliardi per le annualità dal 2022 al 2031, secondo la seguente ripartizione: 850 milioni per il 2022, 1.000 milioni per il 2023, 1.250 milioni per il 2024, 2.850 milioni per il 2025, 3.600 milioni per il 2026, 2.280 milioni per il 2027, 2.200 milioni per il 2028, 600 milioni per il 2029, 500 milioni per il 2030 e 370 milioni per il 2031. Tale rifinanziamento si aggiunge ai 50 miliardi complessivi già stanziati dalla legge di bilancio 2021 e destinati esclusivamente a sostenere interventi per lo sviluppo volti a ridurre i divari socio-economici e territoriali tra le diverse aree del Paese. Ne consegue, come confermato dall'approvazione in Commissione dell'emendamento 2.1, che esplicita la finalizzazione dell'incremento delle risorse all'accelerazione del loro utilizzo e alla realizzazione degli investimenti previsti nel PNRR, quanto indicato dal Governo nel Piano nazionale di ripresa e resilienza, nel quale è annunciato un anticipo della programmazione del Fondo per lo sviluppo e la coesione in linea con le politiche settoriali di investimento e di riforma previste nel PNRR, secondo un principio di complementarità e di addizionalità delle risorse. In particolare, secondo quanto esposto nel PNRR, la programmazione nazionale del Fondo per lo sviluppo e la coesione 2021-2027 verrà anticipata per un valore di circa 15,5 miliardi, per accelerare la capacità di utilizzo delle risorse e di realizzazione degli investimenti. Tali risorse, si sottolinea sempre nel Piano, saranno reintegrate nella disponibilità del fondo, così da garantirne la piena addizionalità. Si rammenta inoltre che le risorse dell'FSC, ciclo di programmazione 2021-2027, saranno programmate dal Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile (CIPESS) secondo gli strumenti e le procedure stabiliti dall'articolo 1, comma 178, della legge n. 178 del 2020 e destinate ai territori nel rispetto della chiave di riparto dell'80 per cento alle aree del Mezzogiorno e del restante 20 per cento alle aree del Centro-Nord, di cui al medesimo comma 178. Le assegnazioni saranno inoltre disposte nei limiti degli stanziamenti annuali di bilancio e le conseguenti erogazioni saranno contenute alle relative disponibilità di cassa. Durante i lavori di Commissione sono state approvate diverse proposte emendative, con le quali sono stati aggiunti i seguenti ulteriori investimenti per complessivi 700 milioni di euro: 135 milioni di euro complessivi nel triennio 2022-2024 per la realizzazione di un'unica rete di interconnessione nazionale dell'istruzione, che assicuri il coordinamento delle piattaforme dei sistemi dei dati tra scuole, uffici scolastici regionali e Ministero, l'omogeneità nell'elaborazione e trasmissione dei dati, il corretto funzionamento della didattica digitale integrata e la realizzazione e gestione dei servizi connessi alle attività predette; 70 milioni di euro complessivi nel triennio 2022-2024 per la costituzione di un polo energetico nell'Adriatico per riconvertire piattaforme oil & gas e realizzare un distretto marino integrato nell'ambito delle energie rinnovabili al largo delle coste di Ravenna, in cui eolico, off-shore e fotovoltaico galleggiante produrranno energia elettrica in maniera integrata e saranno contemporaneamente in grado di generare idrogeno verde tramite elettrolisi; 300 milioni di euro complessivi dall'anno 2021 all'anno 2024 in favore dei Comuni con popolazione da 50.000 a 250.000 abitanti per investimenti finalizzati al risanamento urbano, nell'ottica della transizione verde, della rigenerazione urbana e sostenibile e all'inclusione sociale. Nel triennio 2022-2024, 115 milioni di euro complessivi saranno destinati a investimenti per il miglioramento della qualità dell'aria, visto il perdurare del superamento dei valori limite relativi alle polveri sottili PM10 e dei valori limite relativi al biossido di azoto, di cui alla procedura di infrazione n. 2043 del 2015, e vista la complessità dei processi di conseguimento degli obiettivi indicati dalla direttiva n. 50 del 2008 del Parlamento europeo e del Consiglio del 21 maggio 2008. Sono previsti 25 milioni di euro complessivi nel triennio 2022-2024 per interventi prioritari di adeguamento e potenziamento di nodi e collegamenti ferroviari nel Sud Italia; 35 milioni di euro complessivi nel triennio 2022-2024 per il rinnovo delle flotte navali private adibite all'attraversamento dello stretto di Messina; 20 milioni di euro complessivi nel biennio 2023-2024 per interventi infrastrutturali di contrasto al sovraffollamento carcerario; 15 milioni per l'anno 2021 per investimenti per il passaggio a metodi di allevamento a stabulazione libera, estensivi e pascolivi, come all'allevamento all'aperto grass-fed e quello biologico per la transizione a sistemi senza gabbie. Tali risorse sono assegnate dal CIPESS, previa intesa con le Regioni, con le modalità e nel rispetto della percentuale di riparto territoriale stabilite dalla legge di bilancio 2021. L'articolo 3 modifica la disposizione di copertura di cui all'articolo 1, comma 1065, della legge di bilancio 2021 riferita alle agevolazioni finalizzate a favorire gli investimenti per l'innovazione e la competitività delle imprese, di cui ai commi da 1051 a 1064 del medesimo articolo 1 (Transizione 4.0). Appare opportuno rammentare come la legge di bilancio 2020, (articolo 1, commi 184-197, della legge n. 160 del 2019) in luogo di prorogare al 2020 il cosiddetto superammortamento e iperammortamento in favore delle imprese - misure che in sostanza consentivano di maggiorare, a fini fiscali, i costi sostenuti per la specifica categoria di investimenti - ha sostituito tali strumenti con un credito d'imposta per le spese sostenute a titolo di investimento in beni strumentali nuovi fino al 31 dicembre 2020. La legge di bilancio 2021 ha poi individuato i beneficiari del credito di imposta nelle imprese che, a decorrere dal 19 novembre 2020 e fino al 31 dicembre 2022, ovvero entro il 30 giugno 2023 - qualora il relativo ordine sia stato accettato e vi sia stato il pagamento di almeno il 20 per cento del prezzo entro il 31 dicembre 2022 - effettuano investimenti in beni strumentali nuovi, destinati a strutture produttive ubicate nel territorio dello Stato. La modifica di cui al presente articolo si rende necessaria poiché la misura agevolativa in questione, non essendo ritenuta idonea dalla Commissione europea a contribuire in maniera efficace e significativa all'obiettivo della transizione ecologica del Paese, non può trovare copertura finanziaria nelle risorse del Next generation EU, come era stato invece previsto in legge di bilancio 2021, e vi si deve provvedere dunque con risorse proprie dello Stato italiano. In particolare, si segnala come sia la copertura prevista dalla legge di bilancio 2021 che quella posta dalla presente norma a valere sulle risorse previste dall'articolo 5, prevedono la sola copertura in termini di saldo netto da finanziare, in quanto, come riportato dalla relazione tecnica, l'impatto in termini di fabbisogno e indebitamento netto è già considerato nelle previsioni tendenziali del conto delle pubbliche amministrazioni del Documento di economia e finanza del 2021, tenendo conto dell'impatto peggiorativo sull'indebitamento netto del credito d'imposta per investimenti in beni strumentali nuovi (ex superammortamento) disposto dall'articolo 1, commi 1051-1065, della legge di bilancio per il 2021. L'articolo 4 dispone interventi di finanziamento per l'attraversamento ferroviario di Vicenza e per la progettazione definitiva del terzo lotto della tratta ferroviaria alta velocità-alta capacità Vicenza-Padova, nonché per il finanziamento degli interventi relativi alla linea ferroviaria Salerno-Reggio Calabria. Si tratta di interventi complementari a quelli previsti nel PNRR, in quanto i due lotti del completamento della tratta Vicenza-Padova, previsti al comma 1, appaiono in sinergia con l'investimento di 3,6 miliardi di euro per la tratta Brescia-Verona e Verona-Bivio Vicenza, nell'ambito delle linee ad alta velocità nel Nord che collegano all'Europa. D'altra parte, lo stesso investimento previsto al comma 2 sulla tratta alta velocità Salerno-Reggio Calabria, accompagna l'intervento previsto nel PNRR nell'ambito dei collegamenti finanziari. PRESIDENTE. La invito a concludere. RIVOLTA, relatrice . Signor Presidente, consegno il testo scritto del mio intervento affinché venga allegato al Resoconto della seduta odierna. PRESIDENTE . La Presidenza la autorizza in tal senso. Il relatore di minoranza, senatore Calandrini, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta. Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore di minoranza. CALANDRINI, relatore di minoranza . Signor Presidente, il provvedimento al nostro esame è stato ritenuto dal Governo, sin dall'avvio del suo percorso in Senato, non meritevole di un approfondito esame da parte delle Commissioni. Voglio ricordare infatti che tutto è avvenuto al di fuori delle Aule parlamentari, perché solo questa mattina per un paio d'ore siamo riusciti ad entrare nel merito. Non siamo perciò certamente soddisfatti della forma che si è utilizzata per arrivare alla sua eventuale approvazione. In termini di contenuti invece, il decreto-legge n. 59 è piuttosto snello, essendo composto di soli 6 articoli del valore complessivo di 30,6 miliardi di euro. Tuttavia esso si presenta con numerose lacune che emergono anche dai dossier redatti dal Servizio del bilancio del Senato, organo che non è certo espressione della minoranza. È singolare che persino il dossier che accompagna il provvedimento rilevi come anche il Parlamento non sia stato messo nelle condizioni di poter operare concretamente. Nei commenti all'articolo 1, comma 5, si rileva infatti che le Commissioni parlamentari sono destinatarie di comunicazioni relative agli aggiornamenti delle stime inerenti il superbonus; comunicazioni che vengono definite dai tecnici che hanno redatto i documenti come mere informative, mentre invece viene suggerito nel testo stesso, che cito testualmente, di valutare: «l'opportunità di accompagnare l'aggiornamento delle stime con una relazione tecnica e prevedere in proposito l'espressione di un parere parlamentare». In pratica anche i tecnici notano che il Parlamento è stato relegato al ruolo di spettatore rispetto alle decisioni del Governo. È singolare quanto riportato rispetto ai contenuti dell'articolo 3, relativo ad ulteriori disposizioni finanziarie su Transizione 4.0. L'analisi nota che sebbene l'impatto in termini di fabbisogno e indebitamento netto, è già considerato nelle previsioni tendenziali del Documento di economia e finanza (DEF) 2021, qui - di nuovo cito testualmente - «occorre dare riscontro circa l'impatto di ogni singola disposizione, non potendo ritenersi sufficiente la generica rassicurazione che la misura è già stata inclusa nelle previsioni tendenziali senza che ne sia fornita separata evidenza». In pratica si è giocato con i numeri. Concetti simili sono riportati anche rispetto all'articolo 4, relativo agli interventi di finanziamento in materia di linea ferroviaria ad alta velocità, inerente in particolare la linea Verona-Padova e la linea Salerno-Reggio Calabria. Rispetto a questi interventi mancano i dati e gli elementi posti alla base della quantificazione dell'onere; pertanto, anche in questo caso, pur trattandosi di investimenti limitati, non risulta ancora possibile una valutazione esaustiva in tal senso. I tecnici del Senato rilevano altresì che non risulta possibile verificare l'evoluzione della spesa relativamente ai saldi di fabbisogno e indebitamento netto per gli anni successivi al 2024. Anche in tal caso mancano alcune valutazioni. È però all'articolo 5 che bisogna prestare attenzione perché quel che si evince leggendo i dossier di documentazione è che per gli oneri da finanziare per l'anno 2021 mancherebbe una copertura pari a 50 milioni di euro, in quanto gli articoli 1, 3 e 4 stimano oneri pari a 6,340 miliardi che diventano 6,290 miliardi nel citato articolo 5. Dove li prenderemo questi 50 milioni mancanti o dove li perderemo non è dato saperlo e questo qualcuno del Governo dovrà anche spiegarcelo. Capiamo che su 6 miliardi di spesa, 50 milioni sono meno dell'un per cento, ma in tempi di crisi anche l'un per cento di risorse può fare la differenza e comunque una svista da 50 milioni di euro denota l'attenzione con la quale la maggioranza cura i provvedimenti con cui dice di voler risollevare Italia. Come minoranza abbiamo presentato emendamenti migliorativi, alcuni dei quali potevano trovare una copertura semplicissima abolendo il cashback, miliardi di euro buttati. Abbiamo proposto, ad esempio, di aiutare con i soldi del cashback le imprese del turismo e del settore Horeca (Hotellerie-Restaurant-Café); ancora, abbiamo chiesto di dare maggiori risorse a Roma Capitale per poter gestire al meglio le sue funzioni istituzionali, ma probabilmente Governo e maggioranza ritengono che Roma sia da trattare alla stregua di un capoluogo di provincia. Infine, per onestà intellettuale è doveroso ammettere che, se c'è un provvedimento giusto assunto dal precedente Governo Conte II, questo provvedimento prende il nome di superbonus. Tuttavia, abbiamo più volte segnalato in tutte le sedi come la complessità della procedura burocratica, unita alla scadenza fin troppo breve, rendano la misura poco praticabile e poco credibile. Anche questa volta abbiamo chiesto una sua proroga fino al 2023, ma anche in questo caso constatiamo che gli emendamenti in tal senso sono stati tutti bocciati dalla maggioranza, rischiando di vanificare gli effetti di una misura tanto attesa quanto impraticabile, stanti gli stringenti vincoli legati in particolare alla durata. In conclusione, signor Presidente, viste le criticità che ho elencato, c'era un ampio margine per migliorare il provvedimento, se solo il Governo non si fosse chiuso in se stesso: ciò fa sì che quest'Aula si debba per l'ennesima volta misurare con un provvedimento molto lacunoso. PRESIDENTE . Dichiaro aperta la discussione generale. È iscritto a parlare il senatore De Bertoldi. Ne ha facoltà. DE BERTOLDI (FdI) . Signor Presidente, colleghi, il senatore Calandrini, che mi ha preceduto, ha chiaramente esposto le ragioni che non piacciono a Fratelli d'Italia e che ci hanno visto critici, non tanto e non solo nei contenuti, ma soprattutto nel metodo, a proposito del tema PNRR e quindi naturalmente anche del cosiddetto "fondone" complementare. Riteniamo che il Parlamento avrebbe dovuto avere un ruolo maggiore di quello al quale viene invece demandato: avrebbe dovuto poter discutere e collaborare di più con il Governo, cosa che invece non accade purtroppo da tempo e tanto meno accade su provvedimenti di questa importanza. Non dimentichiamo, colleghi, che anche questo provvedimento vale una buona finanziaria del tempo passato, un provvedimento da oltre 30 miliardi di euro, che è arrivato nelle Aule parlamentari quasi stancamente, trascinando maggioranza e opposizione senza quasi sapere quando lo avremmo dovuto trattare: fino a questa mattina neppure eravamo certi di esaminare questo decreto. Permettetemi di dire che questo comportamento - e mi rivolgo alla rappresentante del Governo e ai rappresentanti della maggioranza - non è rispettoso verso la democrazia parlamentare che noi vogliamo tutelare in ogni giorno della nostra attività. Detto questo - e mi sembrava importante ribadirlo - approfitto della valenza e del significato di una discussione generale per inquadrare il tema del PNRR e del fondone complementare. Vogliamo farlo innanzitutto perché solamente se saremo in grado di garantire le condizioni migliori per l'efficienza e l'efficacia dei provvedimenti, potremo dare al nostro Paese delle prospettive di seria e stabile ripresa. Come Fratelli d'Italia abbiamo detto più volte, colleghi, quanto sia importante poter unire in un unico progetto i fondi europei, i fondi del PNRR e quelli del fondone complementare, quindi i fondi puramente italiani, a tutti gli investimenti del sessennio 2021-2026. Non dobbiamo dimenticare, infatti, che se sul fronte PNRR-fondone parliamo di circa 235-240 miliardi, altrettanti miliardi di investimento vengono destinati normalmente in Italia ad interventi pubblici. Dovremmo riuscire quindi, in questi sei anni, a garantire a tutti gli investimenti pubblici - e aggiungo anche a quelli privati - quella semplificazione che tra l'altro ci è richiesta da tempo, ricordiamocelo, dall'Europa e da tutti gli operatori pubblici e privati, perché su questo tema c'è concordia assoluta fra i manager pubblici, i nostri amministratori e i nostri imprenditori. La richiesta è di semplificare, di porre fine a un'epoca che ha visto il nostro Paese caratterizzato solamente per il sospetto, per il giustizialismo, per la cultura di incriminare chiunque avesse la voglia e il coraggio di fare e soprattutto il coraggio, talvolta, di accorciare le procedure. Se vogliamo garantire al sistema Paese una efficacia davvero totale, dobbiamo semplificare ovunque. È questo il messaggio principale che intendo dare su questo argomento. Quando poi parliamo dei due concetti, delle due soluzioni che rappresentano il cuore dei provvedimenti che interessano questo fondone, ovvero il superbonus del 110 per cento da una parte e la Transizione 4.0 dall'altra, ritengo che si sarebbero dovuti tenere in considerazione, come ha detto il senatore Calandrini, i nostri emendamenti, con i quali proponevamo, come ve lo sta proponendo l'intera classe imprenditoriale del Paese (credo che citare l'ANCE dovrebbe essere un'ovvietà), di prorogare al 2023 integralmente il superbonus del 110 per cento. Voi, invece, rispondete con un semplice rinvio alla legge di bilancio, che - lo ricordo per i non addetti - arriverà a fine anno, mentre un'impresa o un condominio hanno bisogno di organizzarsi per poter fare interventi di questo tipo, quindi la proroga doveva essere immediata, anzi era già in ritardo, avreste dovuto farla già prima. Avete quindi disatteso una richiesta non ideologica, non di parte, ma di buonsenso, che veniva dalle imprese, dagli utilizzatori, da coloro che devono utilizzare, per il bene del Paese, il superbonus 110 per cento. Anche con riguardo alla Transizione 4.0 apriamo un tema importante, che interessa quelle imprese tecnologiche che devono portare il Paese verso la sostenibilità del proprio sistema produttivo. Siamo tutti d'accordo che si tratti di un'iniziativa interessante ed importante. Anche su questo, permettetemi una chiosa. Prima di tutto, vorrei chiedere al Governo di capire meglio dal Ministero dello sviluppo economico le ragioni, veramente indecifrabili e incomprensibili per chi fa impresa, del fatto che la cosiddetta fondazione Neatech starebbe per cambiare nome in fondazione Medical. Al di là dei nomi, questo vuol dire, signori della maggioranza e signori del Governo, che nell'ambito di questo percorso si rischia di vanificare le attese di molte imprese italiane nel settore delle startup. Quello che voglio dire è che su questi temi abbiamo bisogno di assoluta chiarezza, di dare risposte al nostro Paese. Concludo con un altro aspetto fondamentale, quello della cessione dei crediti di imposta. Anche su questo Fratelli d'Italia ha preparato un'interrogazione. Dobbiamo sostenere la trasferibilità dei crediti d'imposta: è inaccettabile, signori, che Eurostat voglia condizionare, per la Transizione 4.0, la cessione dei crediti d'imposta, considerandoli come crediti pagabili. I crediti di imposta (il 110 per cento o il credito di imposta della transizione 4.0) non sono pagabili; sono crediti di imposta che riducono semplicemente, nel momento in cui vengono utilizzati, cioè nei cinque anni, le entrate fiscali dello Stato, a fronte di retroazioni fiscali ben più importanti, che sviluppano l'economia. Non è quindi ammissibile che il Governo accetti passivamente questa classificazione. Dobbiamo dare impulso alla cessione dei crediti di imposta; dobbiamo dare impulso alla moneta fiscale, perché è uno strumento che si sta dimostrando fondamentale per la promozione dell'innovazione, della Transizione 4.0, del superbonus. Per concludere, signor Presidente, mi permetta di condividere le preoccupazioni e le sollecitazioni della neo presidente di Assonime, Patrizia Greco, che ha detto chiaramente quanto ho cercato di dire io nel mio intervento: non vanifichiamo la riuscita del PNRR e del fondone, quindi implementiamo davvero la riforma fiscale, per la quale abbiamo lavorato nelle Commissioni seste congiunte anche la scorsa notte, e ricapitalizziamo le imprese. Serve un quadro unitario e più coraggio, perché davvero i soldi che investiamo nel nostro Paese possano garantirci quello sviluppo necessario affinché possiamo uscire finalmente da questa difficile situazione di crisi. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Nencini. Ne ha facoltà. NENCINI (IV-PSI) . Signor Presidente, membri del Governo, onorevoli colleghi, siccome condivido la relazione di maggioranza portata in Assemblea dalle senatrici Rivolta e Conzatti, mi soffermerò rapidamente su un aspetto che è rimasto decisamente in ombra, quando parliamo di Piano nazionale di ripresa e resilienza. Si tratta di un investimento mastodontico ed è risaputo che richiede al contempo rapidità, trasparenza e coinvolgimento. Si è giustamente lavorato sul lato della semplificazione, però ci si è dimenticati di lavorare per generare un rapporto più equilibrato tra organi dello Stato. La gestione del recovery fund è destinata, infatti, a riscrivere i rapporti tra Governo e Parlamento ed è destinata, a sua volta, a rivisitare i rapporti all'interno del Governo, prevedendo un'evidente centralizzazione attorno al Presidente del Consiglio dei ministri. È una sorta di ritorno al tempo delle piramidi, dove alla verticalizzazione del potere corrisponde una base decisamente più larga e quindi meno coinvolta. La marginalizzazione del Parlamento, signor Presidente e Governo, ha una causa legata alla riduzione del numero dei parlamentari. Sappiamo già oggi che il Senato avrà difficoltà a lavorare al meglio in questa condizione, salvo che divenga una Camera diversa da quella che è, ossia una Camera di solo controllo o una Camera delle autonomie. Sappiamo anche che questa condizione non è raggiungibile nel corso di questa legislatura. La domanda che dobbiamo porci, accanto all'aspetto economico e di gestione finanziaria del Piano, è come si innesti la cabina di regia del Governo sul recovery plan e, contestualmente, sull'attività parlamentare e, quindi, come si possano esaltare le funzioni di proposta e di controllo delle Camere riguardo un piano di investimenti che non ha uguali nella storia recente della nostra Repubblica, salvo riandare con la memoria al piano Marshall di diversi anni fa. La mia opinione è che la linea di condotta vada tracciata ora proprio perché vige un rapporto di unità nazionale nel Governo dell'Italia. Il Piano, infatti, insisterà per un po' meno della metà su questa legislatura e per più di metà sulla prossima legislatura, la quale, presumibilmente, avrà caratteristiche diverse da questa. Passeremo dall'unità nazionale, molto probabilmente, a due o più schieramenti che si confronteranno con gli elettori che sceglieranno chi dovrà sedere sui banchi del Governo e chi dovrà sedere tra i banchi dell'opposizione. Ragione in più per fissare oggi le regole di ingaggio, oggi che inizia un percorso di questa natura. La proposta di Italia Viva-PSI è di dedicare una seduta parlamentare alla discussione del futuro dell'Italia visto da questa parte, visto cioè da questa angolazione, da questo osservatorio. Già qualcosa, attorno a noi e fuori da noi, si muove e noi lo valutiamo in maniera assolutamente positiva. Dal G7 si intuisce un'attenzione maggiore al quadro geopolitico. L'Europa prova a riconquistare un ruolo di centralità in un rapporto euro-atlantico, che era stato decisamente accantonato. Si gioca in una metà del campo con la disponibilità, dall'altra parte, a sostenere fortemente la sfida della Cina. Si sostiene la tesi della funzione storica delle democrazie e, quindi, anche l'Italia si appresta a costruire e a darsi una visione strategica, che è destinata, da una parte, a cambiare il profilo dell'Italia medesima e, dall'altra, a giocare un ruolo che negli ultimi anni l'Italia non era assolutamente solita ricoprire. Ad un anno e mezzo dalla fine della legislatura e con in mezzo l'elezione del Presidente della Repubblica, trovo poco realistico parlare di riforme costituzionali. Non di meno, se non si parla di riforme costituzionali, è obbligatorio invece immaginare un sistema equilibrato, che definisca meglio i rapporti fra legislativo ed esecutivo. Chiediamo una seduta parlamentare, quindi, che affidi ad una risoluzione un indirizzo, rivolto intanto al Senato, affinché le due Commissioni affari istituzionali di Camera e Senato, oppure una Commissione speciale ristretta, con tempi ben definiti, rileggano i Regolamenti parlamentari per adeguarli alla riduzione del numero dei parlamentari e rivisitino il procedimento legislativo, perché il Parlamento, con le sue Commissioni, non venga messo da parte a partire dal governo del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Ad una Costituzione materiale, signor Presidente, deve corrispondere perlomeno un equilibrio materiale tra poteri dello Stato, come ci ricordava Costantino Mortati. Se, però, a differenza degli anni a cavallo della nascita della Repubblica e della Costituzione, il 1946 e il 1947, i partiti, che furono i soggetti che definirono questo assetto, oggi non sono più in grado di farlo, noi non possiamo attendere che sia la Corte costituzionale a definire il percorso: sia il Parlamento allora ad avviare questa soluzione. Che non si dica, come troppi anni fa, che il Parlamento si presenta al Governo e non viceversa. PRESIDENTE . È iscritto a parlare il senatore Ferrazzi. Non essendo presente in Aula, si intende abbia rinunziato ad intervenire. È iscritto a parlare il senatore Ferro. Ne ha facoltà. FERRO (FIBP-UDC) . Signor Presidente, colleghe e colleghi, il decreto cosiddetto fondone è noto a tutti nella sua sostanza, per cui non entrerò nel merito dei singoli punti. Mi prende qui ringraziare per il lavoro svolto in Commissione dalle relatrici Conzatti e Rivolta perché si è lavorato molto bene. Vorrei tuttavia richiamare l'attenzione del Governo perché mi sembra che, su tutti questi provvedimenti, sia ormai centrale una questione. Mi riferisco alla presunzione di arrivare nelle Aule parlamentari - credo che la situazione riguardi parimenti l'altro ramo del Parlamento - con provvedimenti di fatto bloccati. Abbiamo avuto incontri a tutti i livelli, a tutte le ore. A mio avviso, in questa situazione, in questo contesto economico e sociale, l'approccio deve essere assolutamente diverso. Tra di noi, senatori di Forza Italia, non c'è grande soddisfazione per il percorso - non per il contenuto - né per la modalità; abbiamo assolutamente bisogno che venga rivisto il modus operandi , perché riuscirà difficile nel prosieguo che si possa arrivare a conclusioni condivise. Il provvedimento contiene tanti punti: alcuni riguardano interventi di finanziamento sulle linee ferroviarie ad alta velocità e alta capacità, che riguardano per lo più il Nord-Est e la tratta Salerno-Reggio Calabria; c'è il rifinanziamento del Fondo sviluppo e coesione altrettanto importante. Ricordiamoci, però, che sono tutte manovre a debito. Questo decreto-legge ha la portata di una manovra finanziaria pre-Covid; stiamo indebitando il Paese - e non abbiamo alternative - ma, come tutti i debiti, prima o poi arriverà il conto. L'Istat ieri ci ha detto che in Italia ci sono 5,6 milioni italiani in povertà assoluta: attenzione, perché la bomba sociale prima o poi scoppia. Dobbiamo fare le riforme, farle in fretta e bene. Il Governo, con l'autorevole Presidenza del presidente Draghi, ha la forza politica per farlo; si proceda con celerità perché la pazienza è assolutamente arrivata a un limite di guardia. (Applausi). PRESIDENTE . La senatrice Faggi rinuncia a intervenire in discussione generale. È iscritta a parlare la senatrice Gaudiano. Ne ha facoltà. GAUDIANO (M5S) . Signor Presidente, signori senatori, il decreto-legge n. 59 del 6 maggio 2021 reca misure urgenti relative al fondo complementare al PNRR e altre misure urgenti per gli investimenti; si pone l'obiettivo di integrare la dotazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza con ulteriori risorse nazionali per oltre 30 milioni di euro. Il testo della norma prevede diversi interventi, tra cui stanziamenti per lo sviluppo della mobilità sostenibile e dei trasporti ferroviari ad alta velocità. A questi si affiancano nuove dotazioni per il MIC destinate allo sviluppo turistico e alla valorizzazione del patrimonio artistico, culturale e naturalistico. A tali misure si aggiunge un incremento della dotazione del fondo per lo sviluppo e la coesione per il periodo di programmazione 2021-2027, pari a 15,5 miliardi di euro. Ciò per colmare le differenze di sviluppo tra i territori che rallentano la crescita e ostacolano il progresso, soprattutto al Sud Italia. La ripresa dell'Italia non può prescindere dalla piena valorizzazione culturale ed ambientale delle bellezze che caratterizzano tutti i nostri territori. Assicurare una migliore fruizione pubblica del patrimonio culturale vuol dire garantire facilità nell'accedere e nel raggiungere i siti archeologici, i luoghi di interesse artistico e paesaggistico. A tal proposito ricordo che il decreto-legge cosiddetto fondone interviene autorizzando una spesa per oltre 9 miliardi di euro affinché sia realizzata l'alta velocità Salerno-Reggio Calabria, con il fine di superare i limiti infrastrutturali esistenti. La provincia di Salerno, ad esempio, che mi pregio di rappresentare, è ricca di cultura e trabocca di tesori archeologici e di beni paesaggistici e artistici; luoghi meravigliosi, che scontano però una grave insufficienza delle reti di collegamento, cosa che finisce per soffocarne le potenzialità turistiche e le occasioni di sviluppo. L'alta velocità, pur rappresentando un'opera indispensabile, non è purtroppo risolutiva dei problemi di collegamento che affliggono questi territori ricchi di storia, di bellezza e di prodotti enogastronomici di eccellenza. Il tema mi è molto caro e per questo ho presentato un emendamento e un ordine del giorno, affinché il Governo valuti la possibilità di affiancare alla nuova alta velocità una metropolitana di superficie che possa collegare i siti archeologici dei Comuni dell'entroterra. Si pensi, ad esempio, al Vallo di Diano o ai luoghi meravigliosi della certosa di Padula e delle grotte di Pertosa, che scontano la totale assenza di collegamenti ferroviari e che sono serviti solo da trasporto su gomma. I Comuni di Pertosa e di Padula saranno attraversati dalla futura linea alta velocità, ma questa non contempla alcuna fermata intermedia presso tali siti. Per tale motivo sono convinta che sarebbe auspicabile si realizzasse con l'occasione anche una nuova linea che affianchi i binari dell'alta velocità. Collegando le aree interne si risolverebbero i gravi deficit di trasporto ferroviario che gravano su questi luoghi. Inoltre, ho proposto di realizzare una stazione ferroviaria presso l'aeroporto di Salerno-Costa d'Amalfi, dove sono previsti lavori di ulteriore allungamento della pista, proprio al fine di incentivare i collegamenti turistici non solo in Campania, ma anche per le Regioni confinanti come la Calabria e la Basilicata. L'aeroporto, pur trovandosi in prossimità della tratta ferroviaria che collega, ad esempio, l'antica città di Paestum e il sito archeologico di Elea-Velia, non è dotato di una stazione che permetta l'accesso dei viaggiatori alla linea ferroviaria già esistente e attiva. Credo che sia indispensabile rimediare; i vantaggi sarebbero a questo punto incalcolabili. La stazione ferroviaria in prossimità dell'aeroporto di Salerno-Costa d'Amalfi, infatti, permetterebbe ai turisti di accedere comodamente alla costa cilentana e alla costiera amalfitana, nonché alle aree interne e al porto di Salerno, con costi e impatto ridotti al minimo e con benefici che produrrebbero effetti positivi ben oltre la provincia, andando a favorire i collegamenti in buona parte del Sud Italia. Questo provvedimento ci offre l'occasione per colmare un po' delle differenze negative che il nostro Paese sconta in termini di infrastrutture. Madre natura con questi territori è stata molto generosa e materna; il resto lo ha fatto la storia. A noi resta la responsabilità morale e politica di valorizzare e far conoscere al più ampio pubblico possibile le nostre ricchezze. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Testor. Ne ha facoltà. TESTOR (L-SP-PSd'Az) . Gentile Presidente, signor rappresentante del Governo, onorevoli colleghi, oggi ci apprestiamo ad approvare il Fondo complementare al Piano nazionale di ripresa e resilienza e altre misure urgenti per gli investimenti. Questo provvedimento è finalizzato a integrare con risorse nazionali gli interventi del PNRR stesso; le risorse aggiuntive sono pari a 30,6 miliardi per gli anni dal 2021 al 2026, che si vanno a sommare ai 204,5 miliardi previsti dal PNRR, ai quali l'Italia ha potuto accedere grazie ai programmi Recovery and resilience facility e React-EU. La somma totale dei due interventi corrisponde a 235 miliardi circa. Queste risorse sono necessarie per il rilancio dell'economia nazionale, che risulta tra le più colpite dalla crisi economica connessa all'emergenza epidemiologica da Covid-19. È evidente che bisogna essere consci di quale tipo di modello di sviluppo vogliamo per il nostro Paese. È opportuno avere ben chiari quali sono i nostri obiettivi per uno sviluppo sociale ed economico, in quanto la visione avrà ripercussioni per gli anni a venire. Saremo i decisori del futuro delle prossime generazioni e non possiamo permetterci di sbagliare, non più. Non possiamo permetterci di avere una visione miope; non possiamo permetterci di rimanere indietro rispetto agli altri Paesi europei. Sicuramente una delle cose che dobbiamo fare è un'analisi di cosa ci ha reso vulnerabili in questo periodo di pandemia, che ha sottolineato tutte le criticità delle scelte politiche passate. L'urgenza di tutelare la nostra salute da nuovi e sconosciuti mali ha ribadito l'importanza della ricerca scientifica e dell'utilizzo della tecnologia - diventata in quest'ultimo anno fondamentale per lo svolgimento delle attività lavorative, per lo studio e per connettere le persone - e la necessità e l'urgenza di restituire alla natura la sua dignità, ripensando anche al consumo del suolo e all'inquinamento, e di ridare pari dignità a tutti i territori, ma anche di creare nuove infrastrutture per connettere i centri con le zone marginali. Insomma, bisogna ricostruire il benessere sociale ed economico dei cittadini. Questo è il ruolo della politica, che deve tornare a educare e proporsi come strumento formativo di stili di vita e perché ciò avvenga deve avvicinarsi alla gente, alla quotidianità delle cose e non deve perdere di vista la realtà nella sua concretezza. Per questo i finanziamenti del Piano di ripresa e resilienza devono essere attuati e realizzati anche attraverso il protagonismo delle Regioni, delle Province e dei Comuni. L'Italia, proprio per la sua bellezza, è uno dei Paesi più invidiati al mondo, perché racchiude in sé tutto ciò che uno Stato può desiderare: con le sue isole è circondata dal mare, ha un'estensione montana (le Alpi e gli Appennini) e la pianura Padana. Si tratta di territori diversi tra loro, che devono però trovare le adeguate risposte proprio per le specificità che li distinguono. Tra i temi affrontati sia nel Piano nazionale di ripresa e resilienza, sia nel Fondo complementare vi sono i seguenti: mettere in connessione i territori, investendo in nuove infrastrutture, nella creazione e nel rafforzamento dei servizi in ambito sanitario e assistenziale; puntare su un'economia green , partendo proprio dal risparmio energetico e dalla mobilità sostenibile con l'implementazione e il rinnovamento delle flotte degli autobus, con mezzi più ecologici; potenziare le ferrovie regionali, collegando con porti e aeroporti; intervenire sull'ammodernamento delle reti di distribuzione idrica, sulla messa in sicurezza e sull'implementazione di un sistema di monitoraggio dinamico per il controllo da remoto di ponti, viadotti e tunnel; migliorare l'accessibilità e la sicurezza delle strade, senza consumo di suolo, aumentando la resilienza a fenomeni sismici e dissesto idrogeologico. Quando ci riferiamo alla mobilità sostenibile, è evidente che parliamo anche di nuove ciclovie. Sarebbe importante valutare investimenti su trasporto a fune, collegando i paesi a valle con la montagna. Questi investimenti hanno valenza di trasporto alternativo, decongestionando il traffico sulla strada, migliorando sia la qualità della vita degli abitanti sia quella dell'ambiente. Tutti questi investimenti hanno il compito di migliorare oltre all'offerta sul nostro Paese, anche l'occupazione, la produttività, la competitività e pure un mercato unico ben funzionante, con piccole e medie imprese forti. Per fare ciò è evidente che bisogna tenere in piedi e aiutare le piccole e medie imprese, mettendo in campo non solo investimenti, ma anche riforme, partendo dalla semplificazione e dalla riforma della giustizia e fiscale. Gli investimenti previsti dai due provvedimenti aiuteranno anche a creare occupazione, ma credo sia importante in questo momento investire ulteriormente sulla riduzione del cuneo fiscale e sul lavoro per incoraggiare l'assunzione e ridare potere d'acquisto ai lavoratori. Teniamo conto delle ultime rilevazioni Istat, che vedono ulteriori due milioni di famiglie povere. Un altro tema importante e fondamentale è il rincaro delle materie prime (dal legno ai polimeri, ai metalli industriali, a rame, nichel, acciaio e alluminio), nonché dei semiconduttori. Questa carenza porta all'incremento dei prezzi, determinando l'annullamento e la rinegoziazione delle commesse, generando problemi alle aziende sui lavori già messi a dura prova dalla pandemia. Signor Presidente, in conclusione, ci sono tante cose e temi importanti da affrontare. Le risorse ci sono: servono solo determinazione e idee ben chiare. La Lega c'è e lavora per apportare proposte e soluzioni con concretezza e ridare lustro al nostro Paese. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pesco. Ne ha facoltà. PESCO (M5S) . Signor Presidente, desidero ringraziare tutti per il lavoro svolto in Commissione, che è stato come al solito impegnativo, ma ha prodotto un frutto, ossia le modifiche al provvedimento in esame, che - ricordiamolo - prevede lo stanziamento di 30 miliardi di euro per opere e progetti aggiuntivi al Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR). Il Parlamento si è più volte espresso sul PNRR, ma - sfortunatamente - sempre attraverso atti di indirizzo e risoluzioni, pertanto mai è riuscito a intervenire in modo concreto. Il Governo ci ha infatti presentato ogni volta il progetto (prima come linea guida e poi come progetto un po' più specifico), ma mai abbiamo avuto la possibilità di presentare emendamenti. Ora, visto che si tratta di 30 miliardi di euro che il Governo deve e vuole spendere, per fortuna deve passare dal Parlamento per chiedere il permesso su come spenderli, pertanto abbiamo emendato. Devo fare una piccola critica al Governo, in quanto aveva già deciso come spendere in modo preciso tutti quanti i quasi 30 miliardi di euro, con la conseguenza che al Parlamento non era rimasta la possibilità di intervenire su alcuna risorsa. Per fortuna, dopo un dibattito acceso e anche interlocuzioni tra Parlamento e Governo e tra Governo e Regioni, si è trovata una soluzione, ossia utilizzare in modo innovativo, ma anche costruttivo e sicuramente utile una parte delle risorse destinate allo sviluppo e alla coesione. Ciò è stato fatto con il permesso delle Regioni ed è stabilito che quanto previsto attraverso questa modifica venga dibattuto prima in sede di Conferenza Stato-Regioni. È una cosa importante, perché siamo riusciti a decidere come spendere 700 milioni di euro di risorse, che non è poco, a vantaggio di tutti: cittadini, imprese e ambiente. Desidero pertanto ringraziare i Gruppi parlamentari (soprattutto Forza Italia, che forse è stato lo spin-off di quest'idea), il Ministro per il Sud e la coesione territoriale e tutti gli altri. Tra le destinazioni di questi 700 miliardi di euro ve n'è una secondo me straordinaria, per la quale devo ringraziare la collega Mantovani, che non era contenuta nel PNRR. Si parla tanto di innovazione, tecnologia, coesione e inclusione, ma dobbiamo ricordare che quest'ultima parte dalla scuola, dai giovani e dai ragazzi. (Applausi) . E se nella scuola non inseriamo strumenti innovativi affinché migliorino il servizio scolastico, nonché la connessione tra le scuole, l'Ufficio regionale scolastico e il Ministero, non potremo mai ottenere un servizio all'altezza. Sono stati pertanto stanziati 135 milioni di euro per la creazione di una rete infrastrutturale digitale informatica per connettere le scuole al Ministero, affinché quest'ultimo possa avere contezza di ogni singola scuola, aula e classe e sappia quali sono i problemi effettivi delle scuole, potendo così intervenire in modo preciso, concreto ed efficace. Questa misura non era contenuta nel PNRR, ma per fortuna ci ha pensato il Parlamento con lo stanziamento di tali risorse. Di questo ringrazio veramente i proponenti, il Governo e le Regioni che hanno dato l'assenso. Sempre tra gli aspetti onerosi, sono state inoltre stanziate risorse importanti, seppur limitate, per migliorare il benessere animale, che è un tema di cui si parla poco in Parlamento. Siamo stati tra i pochi Gruppi ad averci provato e piano piano siamo riusciti a portare questo tema in Parlamento. Vengono stanziate poche risorse, ma utili per dare un segnale concreto della volontà di migliorare la qualità e il benessere anche degli animali. Infatti, se si parla di ambiente, si parla di biodiversità e allora non si può non parlare del benessere animale. Gli allevatori avranno quindi a disposizione delle risorse (che, come ho detto, sono poche), utili a migliorare i loro allevamenti e convertirli da intensivi a stabulazione libera. Non mi fermo qua. Oltre alle misure onerose, sono state apportate modifiche non onerose che però migliorano il modo in cui i 30 miliardi di euro verranno spesi. Mi riferisco al fatto che anche alla biodiversità (che non era neanche citata e per fortuna menzioniamo) saranno destinati questi 2,8 miliardi di euro, nonché al principio del PNRR do no significant harm , in base al quale le azioni non devono comportare problemi, né danni all'ambiente. I 30 miliardi di euro verranno spesi in questo modo. In conclusione, ribadisco il mio ringraziamento a tutti e soprattutto agli Uffici per il lavoro che abbiamo fatto. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Briziarelli. Ne ha facoltà. BRIZIARELLI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, quello che ci apprestiamo ad approvare oggi è un atto importante, con cui entriamo finalmente nel vivo rispetto a due principi e due spinte che ci hanno animato negli ultimi mesi: da un lato, il PNRR e, dall'altro, si è aggiunto appena pochi giorni fa l'inserimento della tutela dell'ambiente in Costituzione. Finalmente, con quello che è stato definito "fondone", consideriamo aspetti concreti. Nei sei articoli, che sono snelli, si individuano risorse anche per l'inclusione sociale, ma quello che c'è scritto va molto al di là e ha sicuramente una valenza relativa all'ambiente. È chiaro che l'inclusione sociale passa per il ripensamento e la progettazione delle nostre città, in particolare delle periferie, e questo non può che avere anche una valenza di carattere ambientale, che si incrocia con un percorso peraltro avviato in questi tre anni relativamente al cosiddetto tema del consumo di suolo (a noi piace più parlare di utilizzo responsabile) e a quello che stiamo portando avanti proprio in queste settimane in 13 a Commissione relativamente al tema della rigenerazione urbana. Pertanto, consideriamo importante aver finalmente individuato le risorse necessarie alla proroga, che speriamo possa essere anche più ampia, del superbonus al 110 per cento. Non entro nel dettaglio e mi limito a dire che per noi è fondamentale, perché dà concretezza a una visione di fondo. Lo stesso potrebbe dirsi anche per l'impostazione che anima la Lega. In questo caso, se da un lato lo sviluppo edilizio degli anni Sessanta e Settanta ha lasciato tracce indelebili pesantissime e ferite ancora aperte nelle nostre città, non è bloccando e cristallizzando tutto che si può porre rimedio a quell'errore; non è come in matematica, in cui meno per meno fa più, perché due errori non fanno una cosa giusta. (Applausi) . Il nostro, quindi, non è un accanimento nell'individuare una soluzione, ma vuol essere la risposta che permetta agli imprenditori illuminati, alle amministrazioni comunali e alle Regioni di immaginare e di avere gli strumenti per realizzare qualcosa di diverso. Oggi purtroppo si tende a considerare tutto il mondo dell'edilizia com'è stato descritto in uno dei film di impegno sociale più importanti della storia del nostro cinema: mi riferisco a «Le mani sulla città», di Francesco Rosi, del 1963. Ebbene, chi investe oggi in edilizia e ci crede veramente non è come Edoardo Nottola, il protagonista senza scrupoli di quel film, ma qualcuno che vuole investire e crede nella possibilità di tutelare l'ambiente e di avere uno sviluppo anche facendo impresa. Per questo pensiamo a determinate azioni e a determinati strumenti e non a caso vorremmo che il superbonus al 110 potesse essere esteso anche alle strutture ricettive, agli alberghi, ma anche - perché no - agli agriturismi, che peraltro, nel caso delle strutture ricettive, sono fra gli edifici a maggior dispersione termica e con necessità di efficientamento energetico, per risolvere anche il problema della dispersione di calore. Questo è un tema. Avviandomi alla conclusione, l'altro grande tema è quello relativo agli eventi sismici. Aver individuato 1,780 miliardi per gli eventi sismici verificatisi in Abruzzo nel 2009 e nel Centro Italia nel 2016 è sicuramente meritorio. Noi della Lega riteniamo (e per questo abbiamo presentato un ordine del giorno) che sia importante inserire anche gli eventi sismici dell'Emilia del 2012, ma la cosa fondamentale, su cui chiediamo uno sforzo, è cambiare impostazione. Va bene parlare delle risorse (ci sono); va bene fissare obiettivi (lo abbiamo fatto insieme per la prima volta); va bene anche individuare azioni concrete, ma serve anche una verifica: come ho già ricordato, quello che è successo con il terremoto del 1908 di Messina, per cui oggi abbiamo dovuto individuare 100 milioni, potrebbe succedere ancora. Pertanto, l'appello che rivolgo al Governo in conclusione è anche di dare per una volta attuazione a qualche ordine del giorno, in particolare a quello a mia prima firma della Lega, che chiede l'istituzione dell'osservatorio permanente sulla ricostruzione (OPR), affinché si possa andare a vedere, di tutte le risorse impiegate e investite dal terremoto dell'Irpinia del 1980 ad oggi, cos'è stato effettivamente fatto e cosa ancora manca, perché è inutile fermarsi alle buone intenzioni e metterci anche le risorse, se poi non siamo in grado di attuare quello che ci proponiamo. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Drago. Ne ha facoltà. *DRAGO (FdI) . Signor Presidente, onorevoli senatrici e senatori, rappresentanti del Governo, la norma che ci apprestiamo a votare dispone - leggo testualmente - l'approvazione del Piano nazionale per gli investimenti, finalizzato ad integrare, con risorse nazionali per complessivi circa 30 miliardi, per gli anni dal 2021 al 2026, gli interventi del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Il comma 2 procede alla ripartizione delle risorse nazionali, individuando i programmi e gli interventi e stabilendo la ripartizione delle risorse tra gli stessi, per singola annualità. Per ogni misura è individuata l'amministrazione competente. Nell'analisi del testo ho avuto modo di notare quanto già premesso dal collega Briziarelli, ossia all'articolo 1 la destinazione di 1,78 miliardi ai territori colpiti dal sisma. Nell'articolo vengono considerati i sismi del 2009 e del 2016. Nella Commissione bicamerale sulle questioni regionali è stato votato un parere inserendo il sisma del 2012; ma alla richiesta dell'inserimento del sisma 2018, il cosiddetto sisma di Santo Stefano, che ha colpito nove Comuni della Provincia di Catania, vi è stato un diniego. Ebbene, oggi ringrazio la collega Ferrero che ha accolto la proposta di riformulazione di un ordine del giorno, e l'aggiunta della firma, in cui è stato inserito proprio il sisma del 2018, oltre a quello del 2012. La ringrazio perché quest'ordine del giorno, che nel gergo parlamentare sembra un qualcosa di poco significativo, in realtà assume un significato importante proprio in questo momento storico, perché noi ci apprestiamo al semestre bianco. Il semestre bianco sarà il semestre dell'oblio? A quest'ordine del giorno verrà dato un concreto intervento successivo? Chiaramente, io auspico che sarà così. Il punto qual è? Nel decreto-legge sblocca cantieri venne fatto un intervento per il sisma del 2018, dopodiché ho assistito personalmente, anche al tavolo di lavoro allora presieduto da Curcio, a un lavoro che doveva essere congiunto, includendo l'intervento per i sismi in tutto il territorio italiano, ma puntualmente così non è stato. Puntualmente la Sicilia viene sempre dimenticata e le giustificazioni sono sempre le solite, come se i governatori siciliani, o comunque chi è preposto, fossero inadeguati o non avessero una gestione del denaro soddisfacente o comunque rivolta a un senso di garanzia nell'investimento del Governo. Vi leggo un messaggio ricevuto da una terremotata de L'Aquila due giorni fa: si è data rilevanza solo al terremoto dell'Aquila? Sono dodici anni che assisto a fiumi di denaro. Nel mio caso la mia casa è stata plurifinanziata; pensi che è stato pagato l'architetto che ha redatto il progetto con circa 300.000 euro, 50.000 all'amministratore di condominio; pagato stato avanzamento lavori (SAL) per oltre 1 milione di euro, senza che il condominio avesse mai visto una carriola. Poi è arrivato un sindaco che nel 2017 ha operato la demolizione, ma di ricostruire non se ne parla. Mi viene negato accesso agli atti per ben due volte; non mi danno riscontro neanche per un alloggio equivalente. Io che cittadina di serie sono? Di serie A o B? Sicuramente di serie H, che è lettera muta. Questo, colleghi, a riprova del fatto che tale narrazione distorta di un Sud incapace di gestire deve finire. Adesso il Governo si è assunto l'impegno di provvedere alla ripartizione dei fondi anche per il sisma verificatosi nella provincia di Catania, che è stato, sì, finanziato fino al 2023, ma la destinazione del fondo di riferimento è fino al 2026 e i fondi già stanziati non saranno sicuramente sufficienti. Altro argomento che mi preme evidenziare riguarda il famoso tema del Ponte sullo Stretto. Come sapete, è stato creato un intergruppo su di esso. È stata data visibilità ad Italia viva e Forza Italia. Devo dire, con sommo rammarico, che non si è tenuto conto del parere condizionato del Vice Presidente della Regione siciliana durante la Conferenza Stato-Regioni del 3 giugno, in cui auspica assolutamente l'intervento e l'imprescindibilità della relazione del Ponte sullo Stretto, da inserire quindi nel PNRR. Non solo non si è data visibilità, ma addirittura nel provvedimento che ci apprestiamo a votare sono stati votati favorevolmente due emendamenti, presentati rispettivamente dai Gruppi Italia Viva e da Forza Italia, che riguardano l'implementazione della flotta navale, quindi l'attraversamento dello Stretto, e la rigenerazione urbana sostenibile - guarda caso - di Reggio Calabria e Messina. Concludo dicendo che siamo tutti servi inutili e che nella prossima legislatura non è certo che le persone che risiedono in questi scranni saranno nuovamente qui presenti. Noi siamo chiamati a lavorare per gli italiani. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Mollame. Ne ha facoltà. MOLLAME (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, è stato detto in quest'Aula che usciremo dalla pandemia diversi da come ci siamo entrati: certamente provati, ma diversi. Sono già cambiati e cambieranno ancora tanti costumi e modi di operare e anche di lavorare. Penso alla diffusione dell'uso delle piattaforme per le videoconferenze, alle quali ormai ci siamo abituati. Occorre dare corso a riforme anche importanti ed è nostro dovere operare per correggere le storture che hanno fermato la crescita di questo Paese. È venuto il momento di ricostruire, cambiare, rimboccarsi le maniche, agevolare e non ostacolare chi lavora, le nostre piccole e medie imprese, in primis , ma anche quelle grandi, per una spesa e per investimenti realmente costruttivi. Il Fondo complementare al PNRR nasce proprio per finanziare tutti quei progetti che, per loro stessa natura, non potevano rientrare nel recovery plan e prevede investimenti che serviranno a finanziare progetti a partire da oggi e per i prossimi cinque anni. Riporto in sintesi alcune misure, di cui si è già detto, che verranno intraprese con i finanziamenti del Fondo. I primi investimenti riguardano la digitalizzazione; sono previsti per i servizi digitali e la cittadinanza digitale, le competenze, le tecnologie satellitari, gli ecosistemi per l'innovazione al Sud in contesti urbani marginalizzati; vi sono ulteriori interventi destinati ai terremoti del 2009 e del 2016. Per quanto riguarda i trasporti, si interverrà nel rinnovo di flotte, di bus, treni, navi verdi, nel rafforzamento delle linee regionali, nel rinnovo del materiale rotabile, in strade sicure e nell'implementazione di un sistema di monitoraggio dinamico per il controllo da remoto di ponti, viadotti e gallerie. Faccio un inciso: da qualche decennio, abbiamo trascurato una tipologia di lavori che riguarda tutto il nostro patrimonio di opere storiche e anche le infrastrutture più recenti; si tratta della categoria di lavori compresi in quella che viene definita, con un sostantivo accompagnato da un aggettivo, come manutenzione ordinaria. Mi soffermo su questo concetto, perché lo ritengo assai utile. Tante volte basta un tempestivo intervento, anche esiguo in termini di costi, nella fase iniziale di un qualunque fenomeno di degrado di una qualunque opera e infrastruttura, perché questa non vada celermente in rovina, e di infrastrutture da risanare ne abbiamo tantissime, su alcune delle quali occorre anche intervenire con urgenza. Sono previsti investimenti per il nostro incommensurabile patrimonio architettonico, storico e culturale (edifici e anche aree naturali). Ribadisco che nella nostra penisola e nelle nostre isole esiste e insiste uno dei più grandi patrimoni storico-culturali d'Europa e del mondo intero, che ha radici profonde e millenarie, vestigia uniche e non replicabili. Ci sono poi altri investimenti nei contratti di filiera e distrettuali per settori come l'agroalimentare, la pesca, l'acquacoltura, la selvicoltura, la floricoltura e il vivaismo. Anche qui entriamo in un contesto, quello della produzione agroalimentare, che è peculiarità unica per varietà, qualità e cultura. È previsto anche un rifinanziamento del Fondo per lo sviluppo e la coesione e un fondo complementare per il superbonus. È chiaro che questo new deal ,questo nuovo corso, ha una portata storica e rappresenterà un'occasione unica in questo inizio del XXI secolo. È altrettanto evidente che serviranno strutture e apparati dello Stato, degli enti locali e di ogni organo e ufficio chiamati ad autorizzare e gestire i progetti e gli investimenti, capaci di affrontare con spirito fortemente costruttivo il processo. È un cambio di passo che dovremo affrontare con semplice pragmatismo per rilanciare uno sviluppo sostenibile mirato al rispetto dell'ambiente e, pertanto, di noi stessi e delle future generazioni. In una parola, serve responsabilità. Occorrerà lavorare, crederci e semplificare. Non abbiamo altro modo, donne e uomini di questo Paese, che quello di rimboccarsi le maniche, come hanno fatto i nostri avi in epoche anche assai più difficili, quando Luigi Einaudi affermava: «Migliaia, milioni di individui lavorano, producono e risparmiano nonostante tutto quello che noi possiamo inventare per molestarli, incepparli, scoraggiarli». (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Russo. Ne ha facoltà. RUSSO (M5S) . Signor Presidente, oggi quest'Assemblea ha la possibilità di intervenire nel provvedimento in discussione a tutela del benessere animale, questione assolutamente urgente e congrua con il Piano di transizione ecologica, ma purtroppo assente nel Piano nazionale di ripresa e resilienza. La sensibilità dei cittadini alle condizioni in cui sono allevati gli animali negli allevamenti è sempre crescente. Negli anni lo hanno dimostrato molteplici indagini, tra cui quella dell'eurobarometro nel 2016. Più recentemente, nel 2019, l'iniziativa dei cittadini europei "End the cage age", lanciata da Compassion in world farming insieme ad altre 170 organizzazione europee, tra cui 21 italiane, ha ricevuto il mio sostegno e quello di altri senatori e deputati dell'intergruppo per i diritti degli animali. Nell'Unione europea sono oltre 300 milioni gli animali (galline, scrofe, quaglie e conigli) che soffrono a causa della reclusione in gabbie anguste, che limitano severamente la loro possibilità di movimento. In Italia sono 45 milioni gli animali allevati in queste condizioni. L'iniziativa ha riscosso un enorme successo, raccogliendo 1,4 milioni di firme di cittadini europei, di cui oltre 90.000 italiani. La petizione è stata sostenuta, inoltre, da 140 scienziati, tra cui anche l'etologa e ambientalista di fama mondiale Jane Goodall; anche importanti aziende hanno pubblicamente dato il loro sostegno. A seguito di questa grande mobilitazione, proprio la scorsa settimana, il Parlamento europeo ha votato con una schiacciante maggioranza una risoluzione che esorta la Commissione europea a vietare l'uso delle gabbie negli allevamenti entro il 2027, impegnandosi a sostenere gli allevatori e produttori con sussidi che favoriscano e sostengano la transizione a sistemi senza gabbie. Il commissario per la salute Stella Kyriakides ha partecipato al dibattito e ha commentato che l'impegno della Commissione per migliorare il benessere degli animali rimane un imperativo morale, sanitario ed economico. Aggiungo che non si tratta solo di una sensibilità verso gli animali, ma anche a tutela della salute pubblica, se è vero che tali metodi sono causa dell'antibiotico-resistenza negli uomini, dell'eccessiva produzione di anidride carbonica e di metano e anche, com'è stato provato, della diffusione di epidemie. La transizione verso sistemi più rispettosi del benessere degli animali, che è stata chiesta con forza e democraticamente dai cittadini italiani ed europei, è oggi quindi un'istanza di grande rilievo. Il Parlamento europeo ha ascoltato la richiesta e anche nel nostro Paese, a livello locale, le Regioni Abruzzo ed Emilia-Romagna hanno votato importanti risoluzioni in tal senso. Si registra quindi la volontà di non rimanere indietro. Per questo motivo è fondamentale oggi approvare il sostegno finanziario agli allevatori per la transizione a sistemi senza gabbie, con l'emendamento a prima firma del senatore Pesco, che al punto 3 chiede di aggiungere l'articolo 1- bis sugli incentivi ad allevatori per il passaggio a metodi di allevamento a stabulazione libera, estensivi, pascolivi, come l'allevamento all'aperto. La transizione a sistemi senza gabbia è lo standard di più alto livello per il benessere animale, ormai inevitabile. La priorità ora è fare in modo che il nostro Paese non resti indietro e provveda con i necessari strumenti a far sì che la zootecnia italiana non subisca la concorrenza di altri Paesi europei. In tal senso, vorrei ringraziare, oltre al senatore Daniele Pesco, primo firmatario, anche il nostro capogruppo in Commissione bilancio Gianmauro Dell'Olio e il nostro ministro Stefano Patuanelli, che sta sostenendo questo importante passaggio di civiltà, etico, economico e sanitario. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore De Carlo. Ne ha facoltà. DE CARLO (FdI) . Signor Presidente, sia il senatore Calandrini, sia la senatrice Drago, che mi hanno preceduto, hanno spiegato come di fatto, una volta di più, il metodo utilizzato dia poco spazio sia alla Commissione, come in questo caso, sia all'Assemblea. Le Commissioni, infatti, sono destinatarie di mere informative per grande parte del PNRR, mentre una manovra mascherata - o, meglio, un provvedimento che costa e indebita la Nazione come una manovra finanziaria - imporrebbe ben altro dibattito, quantomeno per rispetto nei confronti dei soldi pubblici che andiamo a utilizzare. Questa è l'ennesima manovra a debito: ricordo a tutti che stiamo parlando di PNRR e di recovery plan come fossero la panacea e la soluzione di tutti i mali, quando questo Parlamento in un anno e mezzo ha già deliberato l'utilizzo di risorse a debito per lo stesso importo, oltre 200 miliardi. A dire la verità, là fuori se ne sono accorti in pochi, anche perché il metodo utilizzato, quello dei contributi a pioggia, spesso ha segnato ben poca concretezza (con molti slogan , molte marchette, diciamocelo, e poca concretezza). Del resto, è dal marzo 2018 che assistiamo a manovre di questo tipo, lo abbiamo imparato. Questo PNRR è una manovra a debito, dopo che per anni l'Europa invece ci aveva costretti all' austerity. Gli esponenti dei partiti che hanno governato fino ad oggi ci hanno sempre spiegato che ce lo chiedeva l'Europa, che ci imponeva cioè di frenare sugli investimenti, sul sociale e sul welfare in nome, appunto, dell' austerity. I dati, badate bene, sono abbastanza impietosi: prendo a riferimento quelli elaborati dal nostro centro studi, che esiste da diversi anni, anche se oggi qualcuno vanta a scopo elettorale di avere un centro studi, ma al massimo può vantarsi di aver copiato da Fratelli d'Italia, che uno efficiente e valido ce l'ha ormai da anni. Ebbene, prendo spunto da quei dati per dire che il PIL dal 1999 al 2019 in Italia è cresciuto del 7,9 per cento, mentre la Germania, ad esempio, è cresciuta del 32 per cento, la Francia del 32,4 per cento e la Spagna addirittura del 43,6 per cento. Per non parlare delle persone sulla soglia della povertà, che qui non sono certo diminuite: nel 2005 erano il 3,3 della popolazione, nel 2020 il 9,4 (e il dato dell'Istat di ieri è ancora peggiore). In questi anni lo Stato è arretrato, in nome di quell' austerity di cui vi siete riempiti la bocca, che ha portato a una bassa produttività delle nostre imprese e all'incapacità - purtroppo, dato proprio il sistema produttivo di questa Nazione - di cogliere le opportunità, per una mancanza infrastrutturale. È una realtà legata alle nostre piccole medie imprese, che da anni qualcuno - come dice sempre bene il collega De Bertoldi - vede quasi come un intralcio al grande sistema mondialista, che vorrebbe tutto concentrato nelle mani di pochi e che noi fossimo meri consumatori, asettici, alla mercé di questi grandi gruppi. In realtà, le nostre piccole e medie imprese costituiscono da sempre la forza di questa Nazione, la vera biodiversità economica, altro termine di cui vi riempite la bocca, nella maggior parte dei casi senza sapere nemmeno cosa significhi (però abbiamo capito che il modus operandi è questo, quindi non ci stupiamo più di tanto). Dicevo infatti che lo Stato non solo ha frenato, ma ha proprio tirato i remi in barca rispetto a tanti temi, come dimostrano ancora i numeri, che sono impietosi, quando vengono letti e non si nascondono sotto il tappeto, dentro un tomo del PNRR dato all'ultimo minuto, per fare in modo che nessuno li legga o che si leggano solo i titoli o le figure (se dovessero essercene). Gli investimenti in Italia sono aumentati, sempre negli stessi anni di riferimento, del 66 per cento, mentre in Europa del 118. Ecco, basterebbe questo dato per farci capire che forse quelle politiche imposte erano fallimentari. La quota pubblica di investimenti però è scesa dal 14,6 al 12,7 per cento, a dimostrazione di quello che dicevo, cioè che non solo si è frenato, ma si è tornati addirittura indietro. La causa viene addebitata alla mancanza di riforme ed è vero; attenzione, però, perché le riforme che questo PNRR ci chiede sono difficili e la Nazione le aspetta da anni. Assieme ad esse, poi, l'Europa ci scrive anche raccomandazioni precise e puntuali, come quella di usare entrate straordinarie per la riduzione del rapporto tra debito e PIL. Entrate straordinarie: credo che nessuno di noi possa non leggerle come un aumento della tassazione, come la patrimoniale, a voi cara, tanto che il leader del Partito Democratico, come prima uscita, dopo lo ius soli , ha pensato bene di calarla, altrimenti non riesce più a tenervi tutti uniti, se non nella richiesta di maggiori tasse (guarda caso poi gli italiani vi penalizzano, ogniqualvolta si va a votare). Ma non c'è solo questa. C'è anche la riduzione delle agevolazioni fiscali; anche in questo caso, non occorre che spieghiamo cosa significhi. È tutto nel PNRR e nelle raccomandazioni presenti al suo interno, così come la riforma dei valori catastali, un'altra patrimoniale nascosta, ancora più subdola, ma sempre presente nei vostri programmi. Poi non riuscite ad attuarla, perché gli italiani vi saltano sulla schiena, ma intanto la mettete sempre e ve la fate dare sempre come raccomandazione. Perché? Ce lo chiede l'Europa. Evviva l'Europa! La vostra Europa ve lo chiede; la nostra Europa, quella dei popoli, delle Nazioni e delle genti, non ha mai chiesto di stritolare l'economia delle singole Nazioni. (Applausi) . Ha chiesto sempre di essere un'Europa dei popoli, non delle grandi multinazionali e dei burocrati, come piace a voi. Signori, tutte le grandi mission di questo PNRR hanno un costo, in termini economici e sociali. Per deformazione, ma anche per ambito di competenza, mi soffermerò brevemente sull'agricoltura, perché anche in questo PNRR sono importanti la digitalizzazione e l'innovazione (che lo sono ancora di più in agricoltura). Evitiamo però di far credere cose a tutti fuori di qui, non solo a quelli che almeno una volta nella vita hanno fatto l'orto di casa, ma anche a quei tanti produttori agricoli che rendono oggi la nostra Nazione un fiore all'occhiello nel mondo delle produzioni agroalimentari. Non facciamo credere che la tutela dell'ambiente sia in contrapposizione con l'agricoltura, perché non è così. Dovete finire di raccontare che sono gli agricoltori a inquinare i campi. Dovete smettere di far credere alla gente che si possa sostituire la carne con quella sintetica o con le larve o con prodotti costruiti in laboratorio. (Applausi) . Quei prodotti non hanno nulla a che fare con la vostra e la nostra biodiversità. Noi non possiamo pretendere biodiversità quando apriamo, di fatto, alla possibilità di produrre la carne in laboratorio e abbiamo anche la supponenza di voler farle credere tale e di chiamarla carne. Non è carne! Chiamatela come volete. Mangiatevi anche le suole delle scarpe: per me non è un problema. Friggetele e mangiatevele, ma non chiamatela carne. (Applausi) . Che siano risorse ben spese ce lo auguriamo tutti, perché - come ripeto da sempre - qui non troverete delle persone a voi contrarie a prescindere. Certo, non ci trovate al vostro fianco quando decidete di sostituire il nostro modello di sviluppo e civiltà con un modello di sviluppo e civiltà che non ha nulla a che fare con la nostra cultura e la nostra identità, ma che è molto utile a chi vuole trasformarci in meri consumatori e in persone vuote di qualsiasi tipo di identità, perché più facilmente indirizzabili e, quindi, più facilmente schiavizzabili. (Applausi) . Buon lavoro! PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Comincini. Ne ha facoltà. COMINCINI (PD) . Signor Presidente, con il Fondo complementare al Piano nazionale di ripresa e resilienza vengono stanziate risorse importanti, che pongono le basi per una riorganizzazione del Servizio sanitario nazionale che avrà, come capisaldi, la sicurezza degli edifici ospedalieri; le reti transnazionali di eccellenza, per mettere in comune competenze sia pubbliche che private e per offrire un servizio di assistenza di alta qualità; l'approccio one health , e cioè un nuovo assetto di prevenzione collettiva di sanità pubblica, che, con attenzione ai cambiamenti climatici e ambientali, vuole consentire una migliore promozione della salute e del benessere; gli hub antipandemia, con più ricerca e specializzazione dello studio per il contrasto alle emergenze sanitarie. Il cosiddetto fondone in esame destina, infatti al Ministero della salute 2 miliardi e 387,41 milioni di euro, che si aggiungono agli 8,6 del PNRR. In questa discussione merita di essere sottolineata la necessità di tornare a sostenere la sanità territoriale. Per il Partito Democratico prossimità è la parola chiave per affrontare le nuove sfide che abbiamo di fronte. Vale anche in relazione a una sanità che sia capace di essere sempre più vicina ai cittadini. Negli ultimi vent'anni, stando ai dati di Eurostat e di OCSE, sono stati ridotti di circa il 30 per cento i posti letti complessivamente disponibili negli ospedali, perché, nel corso degli anni, abbiamo dato vita a una sorta di riorganizzazione incentrata su quella che è stata chiamata la de-ospedalizzazione. Ciò che la pandemia ha messo in luce è che, a fronte di una robusta riorganizzazione ospedaliera, è mancata un'attenta riorganizzazione dell'offerta sanitaria in una visione integrata, complementare e unitaria dell'assistenza: dal medico di famiglia all'ospedale di alta tecnologia. Il punto deve essere il rafforzamento della rete territoriale delle aziende sanitarie. Le direzioni di marcia sono due: le case di comunità e l'assistenza domiciliare. Le case di comunità, però, non possono essere solo una ridenominazione delle case della salute, che a loro volta altro non sono se non la riedizione dei poliambulatori dell'INAM di parecchi decenni orsono. Si è voluto usare l'espressione «di comunità» perché è un'idea di servizio pubblico, pur con una nuova forma di gestione sociale. Le case di comunità possono e devono essere - anche come chiedono la Caritas e altre agenzie del terzo settore - strumenti per una rifondazione del sistema di welfare . L'assistenza domiciliare si rivolgerà, invece, in particolare ai pazienti di età superiore ai sessantacinque anni, con una o più patologie croniche e/o non autosufficienti, con l'obiettivo di aumentare il volume delle prestazioni rese in assistenza domiciliare, fino a prendere in carico, entro la metà del 2026, il 10 per cento della popolazione di età superiore ai sessantacinque anni. Questi ambiziosi progetti, Presidente, devono essere accompagnati da un riassetto del sistema ospedaliero, pensato in sinergia con quanto si deve per il territorio, e soprattutto in grado di ridisegnare complessivamente la rete nosocomiale italiana nelle sue caratteristiche e finalità e, ovviamente, proprio in virtù di quanto la pandemia ci ha insegnato, da una riorganizzazione di competenze, ruoli e funzioni tra lo Stato e le Regioni; e ciò al fine di rendere il nostro Servizio sanitario nazionale non già più efficiente da un punto di vista economico, ma più capace di rispondere in maniera adeguata alle nuove sfide sanitarie ed emergenziali che - questo lo abbiamo capito - il futuro potrà ancora riservarci. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Nugnes. Ne ha facoltà. NUGNES (Misto) . Signor Presidente, utilizzare le risorse per colmare la disuguaglianza, anche territoriale: queste sono le condizioni di Bruxelles che hanno permesso all'Italia di accedere alla parte più cospicua del recovery fund rispetto a tutti i Paesi europei. Il documento della Commissione europea del 28 maggio 2020, a pagina 8, spiega quali sono i criteri per cui l'Italia ha avuto questo cospicuo fondo: la diretta proporzionalità alla popolazione; la proporzionalità inversa al livello di reddito pro capite ; la proporzionalità diretta al tasso di disoccupazione medio degli ultimi cinque anni. Secondo questi criteri, al Mezzogiorno, purtroppo, spetterebbe il 65 per cento. Perché questa percentuale? Basta ricalcolare la ridistribuzione adoperando gli stessi criteri di Bruxelles e, quindi, le stesse tre variabili. L'Italia ha quindi ottenuto circa 210 miliardi solo e unicamente perché abbiamo necessità di colmare la disuguaglianza, il gap tra Nord e Sud, altrimenti non li avrebbe ricevuti. Eppure, il Governo Conte 2 esultò per un 50 per cento al Meridione e Draghi apre il PNRR enfatizzando il 40 per cento. Chi non vuole rispettare neanche questa percentuale non vuole rispettare i criteri di Bruxelles, ma non solo. Dobbiamo ricordarci che questa è stata la precisa volontà anche del Parlamento, che rappresenta il popolo sovrano. Infatti, la Camera dei deputati e il Senato si sono già espressi sul tema, chiedendo proprio l'adozione dei tre criteri di Bruxelles nella relazione sulla proposta di linee guida per la definizione del Piano nazionale di ripresa e resilienza delle Commissioni riunite 5 a e 14 a del Senato, approvata a ottobre. In quella relazione si scrive che il richiamo presente nelle linee guida del PNRR alla clausola del 34 per cento, ossia alla distribuzione dei fondi in ragione della popolazione residente, non appare sufficiente a operare l'atteso riequilibrio, essendo questa solo una delle tre misure volte a fissare un criterio di programmazione degli investimenti in proporzione alla popolazione residente; quindi non sufficiente a promuovere la riduzione dei divari territoriali ancora oggi esistenti tra le diverse aree del nostro Paese, in cui persiste una differenziazione relativamente al PIL pro capite e al tasso di disoccupazione. E ancora sempre il Parlamento, nella relazione della V Commissione della Camera dei deputati del 13 ottobre, nell'individuazione delle priorità nell'utilizzo del recovery fund , dice che appare necessario «applicare, con eventuali aggiustamenti, il criterio di riparto tra i Paesi previsto per le sovvenzioni dal Dispositivo di ripresa e resilienza (popolazione, PIL pro capite e tasso di disoccupazione)». Bisogna quindi usare questo criterio anche per la ripartizione tra le Regioni e le macro aree, in modo da sostenere le aree economicamente svantaggiate. Ebbene, nonostante Bruxelles ci abbia permesso di accedere a questi fondi per tale ragione e nonostante la Camera e il Senato si siano chiarissimamente espressi, neanche il 40 per cento così magnificato da Draghi probabilmente riusciremo a portare a casa, perché appare ancora un altro rischio: il rischio che questo 40 per cento venga decurtato. Qual è il rischio? È il nodo dei progetti non territorializzati, ed è un rischio di dirottamento al Nord di ulteriori 8,7 miliardi destinati al Sud. Ormai abbiamo superato da tempo la narrativa che il Sud abbia preso più soldi del Nord. E lo sappiamo bene, da quando da queste Aule, anche da parte del MoVimento 5 Stelle, si ribadiva, nella vecchia legislatura, la necessità della legge del 34 per cento, mai attuata. E si è scoperto che i veri investimenti statali sono sempre e comunque andati al Nord. Non possiamo permettere che questo accada di nuovo e c'è più di un emendamento in questo senso. In particolare, c'è un emendamento trasversale, firmato da 35 senatori, che chiede di verificare che le risorse del recovery fund vengano utilizzate per il riequilibrio territoriale, affinché non ci sia il rischio che i progetti non territorializzati facciano spostare gli stanziamenti ancora al Nord, per quasi 10 miliardi. Serve chiarezza nella destinazione dei fondi e quindi è necessario che, su indicazione del Parlamento, ci sia un monitoraggio della ricaduta territoriale esteso all'intero quadro del PNRR, anche al fine della verifica della legge sulla quota di investimenti ordinari da collocare nel Mezzogiorno, in proporzione a quello che è rimasto il numero della popolazione, perché il 40 per cento risponde solo a questo criterio ed è necessario che almeno tale criterio venga mantenuto. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Modena. Ne ha facoltà. MODENA (FIBP-UDC) . Signor Presidente, colleghi, vorrei anzitutto ringraziare i colleghi della Commissione bilancio, e in modo particolare il Capogruppo, per il lavoro che è stato svolto e per i risultati portati a casa. In secondo luogo, vorrei brevissimamente rimettere il provvedimento in esame all'interno del quadro nel quale deve stare, nel senso che, quando è stato presentato dal presidente del Consiglio Draghi, quest'ultimo fu molto chiaro nello spiegare il recovery , il provvedimento in esame (cioè i 30 miliardi di Fondo complementare) e i relativi effetti. Quindi, la lettura dei singoli progetti, degli interventi e dei finanziamenti - secondo me - deve essere fatta inevitabilmente a specchio, perché altrimenti si rischia di perdersi in rivoli che non consentono una visione di carattere generale. Detto questo, vorrei anche ricordare che con questo provvedimento il Governo e il Presidente del Consiglio hanno adempiuto a un impegno che era stato preso con riferimento agli ecobonus e al sismabonus. Ricordo giornate infuocatissime, con agenzie di ogni tipo e colore. E fu assunto un impegno, che con questo Fondo è stato rispettato. Ho guardato agli effetti del Fondo complementare in una zona sicuramente un po' in difficoltà come può essere l'Umbria, da cui provengo, che è una Regione interna. In primo luogo, almeno le due Province e sicuramente la città di Foligno parteciperanno alla ripartizione dei 300 milioni di euro per gli investimenti nel risanamento urbano e nella rigenerazione urbana e sostenibile. Si tratta di interventi importanti, basati su più annualità. Ci saranno un rafforzamento e un potenziamento delle linee ferroviarie regionali, anche in termini di collegamento con l'alta velocità. Inoltre, ci saranno degli interventi a favore delle strade interne, che ci interessano particolarmente perché ben tre aree interne ne beneficeranno. Ovviamente saremo anche interessati dalla riattivazione economica e sociale delle aree che riceveranno il finanziamento per la parte relativa al sisma e al Centro Italia. Considerando anche gli interventi contenuti nel recovery , possiamo sicuramente dire che parliamo di interventi e progetti importantissimi per una realtà territoriale. Ugualmente molto importante è l'intervento Polis, che consentirà a tutti i Comuni sotto i 15.000 abitanti di avere almeno una sorta di smart ufficio postale digitale. Ciò è basilare per Regioni come la mia e non solo, e penso anche a tante aree interne. Ci apprestiamo oggi ad approvare un provvedimento importante, a cui il Parlamento, grazie anche a Forza Italia, ha dato un contributo rilevante e che deve essere considerato nel più ampio obiettivo che abbiamo davanti, ossia mettere l'Italia in una condizione completamente diversa rispetto a quella attuale nel giro di pochi anni, entro il 2026. Tuttavia, colleghi, c'è una cosa che dobbiamo dirci con franchezza, e lo dico a chi vuole capirlo: su questo progetto e soprattutto sull'utilizzo delle risorse del recovery e del Fondo complementare dobbiamo credere noi per primi, perché si tratta di obiettivi che vanno portati avanti con netta determinazione. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Bergesio. Ne ha facoltà. BERGESIO (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, membri del Governo, l'approvazione del Piano nazionale per gli investimenti complementari al Piano nazionale di ripresa e resilienza vale - come si è già detto - 30 miliardi di euro. Per quanto riguarda la parte agricola, agroalimentare e il Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali, vale 1,2 miliardi di euro per gli anni compresi tra il 2022 e il 2026, con riferimento ai contratti di filiera e distrettuali per i settori dell'agroalimentare, della pesca, dell'acquacoltura, della silvicoltura, della floricoltura e del vivaismo, a partire già da un primo importantissimo importo per il 2021 di 200 milioni di euro. Queste risorse - badate bene - sono aggiuntive rispetto agli 8 miliardi di euro già previsti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza. Pertanto, in totale parliamo di 9,2 miliardi certi, che creano un valore superiore a 25 miliardi nell'ambito di tutto l'agroalimentare, dalla terra alla tavola. Si tratta di misure straordinarie e importanti. Nell'ambito di questa strategia, e cioè l'agricoltura sostenibile e l'economia circolare, noi abbiamo portato avanti anche in 9 a Commissione alcune indicazioni importanti che il Governo deve tenere presente nella definizione dei decreti attuativi: occorre accrescere la competitività del settore, investendo in formazione finalizzata alla diffusione dell'agricoltura 4.0, dell'agricoltura di precisione, all'utilizzo di molte tecnologie innovative connesse anche agli improvvisi e anomali cambiamenti climatici. Voi sapete che quest'anno il nostro Paese ha subito un danno da un miliardo di euro per le gelate. Noi dobbiamo prevenire, e non combattere, gli eventi con le risorse e questo diventa fondamentale e strategico per tutti i nostri agricoltori. Inoltre, dobbiamo promuovere un processo importante favorendo la rottamazione dei mezzi agricoli più vecchi, inquinanti e obsoleti, dando sicurezza, tranquillità e protezione al lavoro dei nostri agricoltori. Dobbiamo favorire anche la crescita di comunità energetiche importanti, autosufficienti, e accrescere - come abbiamo detto più volte - la competitività delle filiere agroalimentari della carne e del latte, stabilizzare la redditività dei nostri agricoltori e allevatori. Dobbiamo altresì abbattere i costi di produzione e vi richiamo alla mozione presentata la scorsa settimana per quanto riguarda i costi delle materie prime. Dobbiamo intervenire per sburocratizzare le procedure, semplificare, sostenere le eccellenze dell'agroalimentare italiano: penso alle denominazioni di origine protetta (DOP), alle denominazioni di origine controllata e garantita (DOCG) e alle indicazioni geografiche tipiche (IGT). Dobbiamo intervenire a favore dell'imprenditoria: il sostegno al ricambio generazionale è già stato fatto lo scorso anno con una nostra misura contenuta nel decreto semplificazioni, e ora dobbiamo aiutare l'imprenditoria femminile con risorse certe, contributi a fondo perduto e interessi in modo tale che possano investire nelle attività agricole. Dobbiamo attuare una strategia importante a sostegno del made in Italy, sui canali sui quali si fonda l'antica tradizione culinaria del nostro Paese: la dieta mediterranea, straordinario elemento di propaganda nel mondo di quello è che il made in Italy, con certezza di salubrità del prodotto. Nella più famosa delle sue «Prediche inutili» Luigi Einaudi disse che il legislatore per deliberare doveva conoscere. Allora noi dobbiamo pensare che oggi il brand made in Italy nel mondo ha un valore di 1.700 miliardi di dollari; è diminuito rispetto agli anni scorsi, ma è sempre importante. Per questo dobbiamo agire secondo l'orientamento che noi diamo, perché tra i problemi più importanti, oltre quello della burocrazia e della cosa pubblica, c'è anche quello della giustizia. La Lega sarà quindi a fianco di tutti coloro che operano in questo settore con molta determinazione, per superare le criticità che ho citato poc'anzi e soprattutto per avviarci verso un percorso costruttivo e positivo per il nostro settore agroalimentare, vero pilastro del PIL. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Gallicchio. Ne ha facoltà. GALLICCHIO (M5S) . Signor Presidente, rappresentanti del Governo, colleghi, prima di chiarire alcuni aspetti tecnici contenuti nel decreto-legge relativo al Piano complementare oggi in esame, è necessario aprire velocemente un focus sui principali aspetti del contesto che ha reso necessaria l'emanazione di questo provvedimento economico, accanto a tutto il Piano nazionale di ripresa e resilienza. Già prima della pandemia l'Italia in Europa, o ancora meglio tutta l'Unione europea, era inserita in un perimetro di regole economico-finanziarie molto rigide, non al passo con le grandi sfide che i cambiamenti climatici e poi la pandemia ci avevano messo di fronte. La pandemia è stata un acceleratore dei processi di cambiamento ora più urgenti, avviati dalla netta vittoria europea del precedente Governo guidato da Giuseppe Conte, che ha indotto l'Europa a mettere in campo per la prima volta una massiccia emissione di debito comune per finanziare il recovery fund, come anche a sospendere il Patto di stabilità e crescita e molte rigidità nelle regole sugli aiuti di Stato. La Banca centrale europea ha radicalmente cambiato la sua cassetta degli attrezzi, acquistando massicciamente titoli di Stato e dimostrando che non è certo un aumento del debito pubblico a incidere sul famoso spread , ma sono proprio le politiche monetarie della stessa BCE. Oggi ci troviamo a discutere e direi a raccogliere i frutti di tutto questo, seppur generati da un dramma umano e sociale qual è stato purtroppo la pandemia. Guardando al decreto-legge del Fondo complementare e, attraverso di esso, a tutto il Piano nazionale di ripresa e resilienza, il MoVimento 5 Stelle è riuscito a presidiare e garantire gli sviluppi di alcune misure fondamentali per il rilancio del Paese. All'interno del decreto, che - come sappiamo - stanzia 30 miliardi di euro da qui al 2026 per supportare progetti accanto al Piano nazionale, mi voglio concentrare su due misure targate MoVimento 5 Stelle, le più finanziate. Una riguarda il superbonus 110 per cento, a cui il decreto-legge assegna 4,5 miliardi, che salgono a quasi 19 miliardi con le risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza vero e proprio; e l'altra riguarda le agevolazioni negli investimenti per le imprese (transizione 4.0), a cui il decreto-legge assegna 5 miliardi, che salgono a oltre 18 miliardi, sempre come risorse complessive. La pandemia ha imposto la necessità di iniziare una corsa inarrestabile verso il futuro mettendo in campo strumenti rivoluzionari e processi completamente ripensati. E lo abbiamo fatto a partire dal decreto-legge rilancio con il superbonus 110 per cento per l'edilizia, sviluppando il meccanismo della cedibilità dei crediti di imposta. Su questo tema non può essere il parere ambiguo di Eurostat a condizionare il Governo e a impedire che tale meccanismo venga esteso anche ai crediti d'imposta per gli investimenti delle imprese in transizione 4.0. Tutti gli osservatori economici individuano nella cedibilità del credito un fondamentale strumento per garantire l'immissione di liquidità a tutto il mondo delle imprese che ne ha necessità per superare le tante difficoltà e creare l'occupazione che serve. L'estensione di cedibilità del credito è stata anche sottoscritta, su input del MoVimento 5 Stelle, da tutte le forze politiche nella relazione finale del PNRR, e non può esserne impedita l'adozione proprio ora, mentre è in corso una profonda e inevitabile rivisitazione di molte regole economico-finanziarie europee. Occorre superare anche questo ostacolo per ripartire. Presidenza del vice presidente CALDEROLI (ore 12,34) ( Segue GALLICCHIO). Noi vogliamo creare un mondo migliore di prima e questo, per quanto riguarda me e il MoVimento 5 Stelle, sono convinta che con coraggio e determinazione lo stiamo facendo. (Applausi) . PRESIDENTE . Dichiaro chiusa la discussione generale. Ha facoltà di parlare la relatrice, senatrice Conzatti. CONZATTI, relatrice . Signor Presidente, ho ascoltato con grande interesse gli interventi dei colleghi e mi fa piacere fare due considerazioni: la prima è sul merito del provvedimento e l'altra sul percorso. Credo che questo sia un buon provvedimento. Il decreto-legge del Governo, avendo le stesse finalità e le stesse linee guida del PNRR è un buon provvedimento e strutturato bene, con uno sguardo fisso verso il futuro. E anche le misure adottate in Parlamento vanno nella stessa direzione e sono interessanti. Rassicuro anche i colleghi che sono preoccupati per le risorse al Sud: anche la Commissione bilancio ha lavorato per potenziare l'accessibilità e la sicurezza delle strade con particolare riferimento al Sud, alle aree interne, ai collegamenti di "ultimo miglio" con porti e aeroporti, ai Comuni di medie dimensioni e anche ai collegamenti con i siti archeologici. Non solo: è stato approvato un emendamento molto interessante che prevede una relazione annuale al Parlamento per monitorare la territorializzazione delle risorse, in modo che ciascun parlamentare possa tenere sotto monitoraggio questo percorso. Anche gli ordini del giorno presentati sono molto interessanti e importanti, perché il Governo ha accettato di impegnarsi affinché nei prossimi provvedimenti, a partire dalla legge di bilancio, possano essere messi in atto. Parlo - ad esempio - del potenziamento delle misure sui terremoti, quelli che in questo provvedimento sono rimasti esclusi, e della misura molto richiesta e importante del 110 per cento che permette la transizione green di tutti i nostri edifici, che noi conosciamo essere particolarmente datati. Anche un ampliamento soggettivo della misura del 110 per cento è importante in chiave di attività di impresa, proprio per sposare la visione di connubio tra capacità di fare impresa e di intraprendere in maniera sostenibile. La questione del debito è rilevante, ma quello al nostro esame è proprio un provvedimento che fa debito buono, quel debito che permette al Paese di trasformarsi e di riformarsi, di crescere, di fare quella crescita necessaria per rendere sostenibile il debito che effettivamente nel suo rapporto con il PIL è arrivato quasi al 160 per cento. È quindi un debito buono che va nella giusta direzione. Finalmente, dopo 240 miliardi di indebitamento un po' passivo, andiamo nella direzione giusta. Sul percorso hanno ragione i colleghi: c'è stato strutturalmente nell'ultimo anno di pandemia un problema di relazione tra potere legislativo e potere esecutivo. Mi viene però da dire che questo è il meno emblematico dei provvedimenti, perché è strettamente connesso e intrecciato al PNRR ed era di difficile emendabilità. Il fatto invece di esserci riusciti sia a livello ordinamentale, sia a livello di emendamenti onerosi, dà la prova di un grande lavoro e di collaborazione tra Governo e Parlamento. Sul resto e sugli altri provvedimenti dobbiamo ricordare che l'Italia è una Repubblica parlamentare e deve esserlo anche nei fatti. PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare la relatrice, senatrice Rivolta. RIVOLTA, relatrice . Signor Presidente, vorrei ringraziare il Governo, il ministro D'Incà, i sottosegretari Bini e Sartore e, in particolare, il ministro Carfagna per la disponibilità a trovare spazi emendativi sul Fondo di sviluppo e coesione per 700 milioni. Ringrazio altresì gli uffici della 5 a Commissione e del Ministero dell'economia e delle finanze (MEF), nelle persone dei dottori Storto e Aulicino, per il prezioso lavoro di affiancamento. Ringrazio il presidente Pesco e tutti i componenti della 5 a Commissione che hanno permesso di addivenire a una non facile e ordinata sintesi sia nella fase emendativa, sia attraverso la trasformazione in ordine del giorno di temi significativi che ora sono all'attenzione del Governo per i prossimi emendamenti. Stiamo vivendo un momento storico che per difficoltà, per il debito che i giovani si sono accollati, per il non semplice rapporto, anche equilibrato, tra Governo e Parlamento, per la sfida che questa dotazione straordinaria di risorse ci impone, speriamo possa permettere una fase di crescita espansiva e di progresso per le nostre imprese, per le nostre famiglie e per la parte più povera e sofferente del Paese, affinché possa esserci una reale e responsabile possibilità di riscatto. Ci auguriamo tutto ciò e ci aspettiamo davvero, da una sciagura, una grande opportunità. (Applausi) . PRESIDENTE . Il relatore di minoranza, senatore Calandrini, e il rappresentante del Governo rinunciano ad intervenire. Sospendo la seduta per dieci minuti al fine di consentire la scrittura del parere della Commissione bilancio che ha testé concluso i suoi lavori. Presidente Pesco, le chiedo se dieci minuti sono un tempo congruo. PESCO (M5S) . Signor Presidente, sarebbe meglio avere venti minuti. PRESIDENTE. Ricordo a tutti, come a me stesso, che, se si vuole evitare la sospensione per la sanificazione e, quindi, consentire il voto prima dello svolgimento del question time , è necessaria la massima collaborazione nelle fasi successive perché, diversamente, il voto si svolgerà al termine del question time. A buon intenditor poche parole. Sospendo pertanto la seduta. (La seduta, sospesa alle ore 12,40, è ripresa alle ore 13) . Comunico che sono pervenuti alla Presidenza - e sono in distribuzione - i pareri espressi dalla 1 a e dalla 5 a Commissione permanente sul disegno di legge in esame e sugli emendamenti, che verranno pubblicati in allegato al Resoconto della seduta odierna. Passiamo all'esame dell'articolo 1 del disegno di legge. Avverto che gli emendamenti si intendono riferiti agli articoli del decreto-legge da convertire. Procediamo all'esame degli emendamenti e dell'ordine del giorno riferiti all'articolo 1 del decreto-legge, che si intendono illustrati e su cui invito la relatrice e il rappresentante del Governo a pronunziarsi. CONZATTI, relatrice . Esprimo parere favorevole sugli emendamenti 1.8 (testo 2), identico agli emendamenti 1.9 (testo 2), 1.18 (testo 2), 1.24 (testo 2), 2.2 (testo 2), 2.3 (testo 2), 2.4 (testo 2), 2.7 (testo 2), 3.0.5 (testo 2), 3.0.6 (testo 2), 3.0.7 (testo 2), 4.2 (testo 2). Esprimo inoltre parere favorevole sugli emendamenti 1.28 (testo 2), 1.29 (testo 2), identico agli emendamenti 1.31 (testo 2), 1.32 (testo 2), 1.35 (testo 3), 1.64 (testo 2); sugli emendamenti 1.38 (testo 2), 1.44, identico all'emendamento 1.45; sugli emendamenti 1.56 (testo 2), 1.57, 1.67 (testo 2), 1.109, 1.112 (testo 2), identico all'emendamento 1.107 (testo 2). Per quanto riguarda l'ordine del giorno G1.6, invito al ritiro. Sull'emendamento 1.0.9 (testo 2) il parere è favorevole. SARTORE, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze . Esprimo parere conforme a quello espresso dalla relatrice. PRESIDENTE . Gli emendamenti 1.1 e 1.2 sono stati ritirati. Passiamo all'emendamento 1.3, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.3, presentato dai senatori Calandrini e De Carlo. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Gli emendamenti da 1.4 a 1.7 sono stati ritirati. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.8 (testo 2), presentato dalla Commissione. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'emendamento 1.11, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.11, presentato dai senatori Calandrini e De Carlo. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Gli emendamenti da 1.12 a 1.16 sono stati ritirati. Passiamo all'emendamento 1.17, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.17, presentato dai senatori Calandrini e De Carlo. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Gli emendamenti da 1.19 a 1.27 (testo 2) sono stati ritirati. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.28 (testo 2), presentato dalla Commissione. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . L'emendamento 1.29 è stato ritirato. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.29 (testo 2), presentato dalla Commissione. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.30, presentato dalla senatrice Abate. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.33, presentato dal senatore Nastri e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Gli emendamenti da 1.34 a 1.37 sono stati ritirati. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.38 (testo 2), presentato dalla Commissione. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Gli emendamenti da 1.39 a 1.43 sono stati ritirati. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.44, presentato dalla Commissione. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Gli emendamenti da 1.46 a 1.10 (testo 2) sono stati ritirati. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.55, presentato dai senatori Calandrini e De Carlo. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.56 (testo 2), presentato dalla Commissione. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.57, presentato dalla Commissione. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Gli emendamenti da 1.58 a 1.62 sono stati ritirati. Passiamo all'emendamento 1.63, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.63, presentato dai senatori Calandrini e De Carlo. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Gli emendamenti 1.66 (testo 2) e 1.65 sono stati ritirati. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.67 (testo 2), presentato dalla Commissione. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Gli emendamenti da 1.68 a 1.72 sono stati ritirati. Passiamo all'emendamento 1.73, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.73, presentato dal senatore Calandrini e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'emendamento 1.74, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.74, presentato dal senatore Calandrini e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Ricordo che gli emendamenti da 1.75 a 1.77 sono stati ritirati. Passiamo all'emendamento 1.78, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.78, presentato dal senatore Calandrini e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Gli emendamenti da 1.79 a 1.94 sono stati ritirati. Passiamo all'emendamento 1.95, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.95, presentato dal senatore Calandrini e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Gli emendamenti da 1.96 a 1.101 sono stati ritirati. Passiamo all'emendamento 1.102, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.102, presentato dal senatore Calandrini e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Gli emendamenti 1.103 e 1.104 sono stati ritirati. Passiamo all'emendamento 1.105, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.105, presentato dal senatore Nastri e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Gli emendamenti 1.106 e 1.108 sono stati ritirati. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.109, presentato dalla Commissione. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.112 (testo 2), presentato dalla Commissione. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Gli emendamenti da 1.113 a 1.118 sono stati ritirati. Gli ordini del giorno da G1.1 a G1.5 sono stati ritirati. Poiché il presentatore insiste per la votazione, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G1.6, presentato dalla senatrice Abate. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Gli ordini del giorno da G1.7 a G1.30 sono stati ritirati. Gli emendamenti da 1.0.1 a 1.0.8 sono stati ritirati. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.0.9 (testo 2), presentato dalla Commissione. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . L'emendamento 1.0.10 è stato ritirato. Passiamo all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 2 del decreto-legge, che si intendono illustrati e su cui invito le relatrici e il rappresentante del Governo a pronunziarsi. RIVOLTA, relatrice . Signor Presidente, esprimo parere favorevole all'emendamento 2.1. SARTORE, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze . Signor Presidente, esprimo parere conforme alla relatrice. PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.1, presentato dalla Commissione. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Gli emendamenti da 2.5 a 2.0.1 sono stati ritirati. Gli emendamenti e l'ordine del giorno riferiti all'articolo 3 del decreto-legge sono stati ritirati. Passiamo all'esame degli emendamenti e degli ordini del giorno riferiti all'articolo 4 del decreto-legge, che si intendono illustrati e su cui invito le relatrici e il rappresentante del Governo a pronunziarsi. RIVOLTA, relatrice . Signor Presidente, il parere è contrario sugli emendamenti 4.4 e 4.6. Sull'ordine del giorno G4.2, c'è un invito al ritiro, altrimenti il parere è contrario. SARTORE, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze . Signor Presidente, esprimo parere conforme alla relatrice. PRESIDENTE . Gli emendamenti 4.1 e 4. 3 sono stati ritirati. Passiamo all'emendamento 4.4, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 4.4, presentato dalla senatrice Abate. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . L'emendamento 4.5 è stato ritirato. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 4.6, presentato dalle senatrici Granato e Angrisani. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . L'emendamento 4.7 è stato ritirato. L'ordine del giorno G4.1 è stato ritirato. Poiché il presentatore insiste per la votazione, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G4.2, presentato dalla senatrice Abate. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . L'ordine del giorno G4.3 è stato ritirato. Gli emendamenti da 4.0.1 a 4.0.10 sono stati ritirati. Passiamo alla votazione finale. CUCCA (IV-PSI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CUCCA (IV-PSI) . Signor Presidente, cercherò di essere estremamente sintetico, visto che ci stiamo dando tempi molto limitati per le dichiarazioni di voto. Ci apprestiamo a votare un provvedimento che riveste un'importanza strategica perché, con il fondo complementare del Piano nazionale di ripresa e resilienza, andiamo a integrare gli interventi già previsti sul PNRR. Sono evidentemente interventi molto importanti, su cui c'è stato un serrato confronto in Commissione, come è noto. C'è stato un miglioramento dovuto al lavoro fatto dalle Commissioni, che sicuramente vanno ringraziate in maniera molto sentita perché arrivare a una soluzione condivisa su temi così importanti non è cosa facile. Il lenzuolo è sempre troppo corto, come è noto in queste circostanze; tuttavia, non si può non riconoscere la bontà del lavoro svolto su moltissimi temi. Voglio ricordare il miglioramento, conseguito grazie agli emendamenti approvati in Commissione, soprattutto in riferimento al Sud. A questo riguardo, però, non posso esimermi dal dire che, purtroppo, talvolta - sono sardo e lo devo dire - ci si dimentica che anche la Sardegna fa parte del Sud, che anch'essa fa parte del Mezzogiorno; è un'isola e quindi risente di tutte le criticità e degli effetti sfavorevoli della condizione insulare. Purtroppo, gli interventi sono oggettivamente molto ridotti, nonostante la Sardegna, lo ribadisco, faccia parte del Mezzogiorno. Ad ogni modo, con questo provvedimento non lavoriamo semplicemente per un risultato di breve periodo; stiamo lavorando - ne sono sicuro, l'indirizzo è quello - per dare un futuro serio alle generazioni che verranno dopo di noi. Basti pensare che gli interventi previsti impegneranno sicuramente gran parte della prossima legislatura perché ne venga data attuazione. Questo è un fatto assolutamente fondamentale. Ci apprestiamo ad approvare un provvedimento estremamente rilevante, quindi, Italia Viva- Partito Socialista Italiano non può fare a meno di esprimere un voto convintamente favorevole sull'intero provvedimento. Mi consenta, Presidente, di concludere auspicando anche che il Governo - è una preghiera che faccio e ci accingiamo a presentare una mozione a questo riguardo - possa operare con la rapidità con cui ha operato in questa circostanza anche per trovare una soluzione efficace su altri fronti. In particolare, mi riferisco a una questione cruciale per l'intero Paese, ovvero la crisi della compagnia Air Italy, che sta sconvolgendo i trasporti nazionali e ancora una volta i trasporti fra la Penisola e la Sardegna. Mi auguro che entro brevissimo tempo il Governo si faccia carico di questo problema. So che oggi c'è stato un incontro - o forse è ancora in corso - tra i rappresentanti della compagnia e il Governo stesso. Auspico che in tempi brevi si intervenga con un'azione molto decisa e mi rivolgo ai Sottosegretari presenti affinché si facciano portatori di queste esigenze perché davvero si sta vivendo un momento di difficoltà: 1600 lavoratori corrono il rischio del licenziamento per una serie di motivazioni che non sono ancora completamente chiare; la cassa integrazione terminerà il 30 giugno. Visto che stiamo facendo operazioni tanto importanti, quali quelle previste da questo provvedimento che, come dicevo, integrano tutte le misure contenute nel PNRR, mi auguro si possano anche risolvere questi problemi contingenti e urgentissimi con la stessa efficacia con cui stiamo affrontando la situazione determinatasi nel post pandemia; quindi, che si possa contribuire anche al rilancio dell'attività economica di tutte le Regioni senza distinzioni, con incisività e determinazione. Ribadisco il voto favorevole di Italia Viva-PSI al provvedimento. (Applausi) . ERRANI (Misto-LeU-Eco) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ERRANI (Misto-LeU-Eco) . Signor Presidente, abbiamo deciso di utilizzare tre minuti per la dichiarazione di voto. Noi, come Gruppo Misto-LeU-Eco voteremo a favore di questo provvedimento. Sono state fatte alcune scelte importanti: la riqualificazione energetica nell'area adriatica per la produzione di energia rinnovabile, la digitalizzazione del sistema della scuola, i collegamenti ferroviari nel Sud, la riqualificazione urbana. Devo dire con sincerità che si tratta di provvedimenti che tutta la Commissione ha approvato; penso ad esempio al tema del disinquinamento dell'area della pianura padana. Tuttavia si utilizza, costretti dalle condizioni oggettive, uno strumento (l'FSC) con un elemento complicato di procedura. Non potevamo fare diversamente per riconoscere un'impronta che giustamente tutti i Gruppi, compresa la stessa opposizione, hanno rivendicato. Voglio dire con chiarezza che spero che questo non rappresenti un precedente rispetto al tema dell'FSC, perché l'FSC non deve e non può più essere - su questo siamo tutti d'accordo - un bancomat che si utilizza a seconda delle necessità. Comunque questi investimenti importanti e condivisi debbono corrispondere a un criterio irrinunciabile, quello dell'80-20, cioè l'80 per cento al Sud e il 20 per cento al Nord. Ora, tutto questo si inserisce in uno sforzo straordinario di cambiamento del Paese; avremo modo di discuterne ancora. Noi abbiamo dato il nostro contributo nella discussione sul PNRR e pensiamo si debba avere la massima attenzione nella gestione in relazione non solo ai tempi dei progetti, ma anche alla loro qualità, a partire dalla corrispondenza in riferimento ai grandi obiettivi: transizione ecologica, donne, giovani, Mezzogiorno, lavoro. Queste sono priorità che vanno governate; avremo modo di discuterne con la semplificazione e con le scelte che il Governo dovrà fare. Visto che il tempo volge alla fine, vorrei porre con sincerità un problema più complessivo. In quest'Aula più volte abbiamo rivendicato il ruolo del Senato e del Parlamento. Diciamocelo, colleghi: è molto difficile realizzare questo impegno, ma è indispensabile. Non possiamo - lo dico al Governo - procedere in una dinamica che sostanzialmente non consente un contributo reale del Parlamento, in questo caso del Senato. Intendiamoci, le ragioni per cui siamo qua sono note: la pandemia e l'emergenza, tutte ragioni più che fondate. A questo punto, chiediamo al Governo di farsi carico di questo problema non a parole, ma trovando un metodo che, pur nella dinamica dell'emergenza consenta ai Gruppi e al Parlamento di svolgere una funzione, prima di tutto avviando con il Parlamento un rapporto preventivo rispetto alla definizione del percorso finale. È giusto e indispensabile - ne abbiamo bisogno - che tutti i Gruppi parlamentari sia di opposizione che di maggioranza diano il loro contributo. Occorre però fare attenzione: quando il sistema della rappresentanza non rappresenta perché non svolge il suo ruolo, c'è un problema oggettivo per tutti, sia per il Paese che per la democrazia. Mi aspetto che il Governo ci presenti una proposta di metodo che dia una risposta a tale questione. (Applausi) . CALANDRINI (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CALANDRINI (FdI) . Signor Presidente, intervengo in dichiarazione di voto dopo aver svolto il ruolo di relatore di minoranza sul provvedimento in esame. Ribadisco quanto già detto qualche ora fa, ossia che l'esame del provvedimento non è sicuramente iniziato con i migliori auspici, perché durante le iniziali audizioni di quasi un mese fa il vice ministro Castelli ha esordito dicendo - da subito - che il decreto era bloccato e che non vi erano le condizioni per poterlo emendare. Sembrava che le cose stessero andando in quella direzione, ma poi, nelle ultime settantadue ore, c'è stata un'accelerazione da parte della maggioranza, che ha chiesto al Governo di intervenire e andare oltre l'iniziale importo di 30,6 miliardi di euro riferito a questo decreto. Ciò che mi pare doveroso rilevare è la totale confusione della maggioranza. Noi siamo stati facili profeti quando, in tempi non sospetti, abbiamo detto che una compagine governativa così differente avrebbe causato più problemi e compromessi al ribasso, che benefici per i nostri concittadini. E non ci siamo sbagliati, perché oggi ci troviamo in quest'Aula, dopo quasi un mese di incertezze, ad esaminare un provvedimento (che tra l'altro è molto snello perché formato da soli sei articoli), sul quale i partiti di Governo non hanno fatto altro che discutere e scontrarsi, mentre gli esponenti dell'Esecutivo, che in parte vedo presenti oggi, sono stati in vistoso imbarazzo e non hanno potuto far altro che bocciare molte richieste, in particolare le nostre, per mancanza di coperture finanziarie. Da settimane Fratelli d'Italia denuncia l'assenza di un vero e proprio dibattito sul Piano complementare al Piano nazionale di ripresa e resilienza, soprattutto nel metodo. Voglio ricordare che anche sul Piano nazionale di ripresa e resilienza il Parlamento ha di fatto perso mesi a discutere della bozza predisposta dal Governo Conte II, salvo poi ritrovarsi in Aula con delle comunicazioni del presidente Draghi e un provvedimento infiocchettato. Il Piano, preparato dal Governo, è stato vistato dalla Commissione europea addirittura prima che dal Parlamento nazionale. Le Camere non hanno potuto spostare neanche una virgola e hanno peraltro preso visione dei documenti completi in tutta fretta, visti i tempi stringenti dettati da Bruxelles. La conseguenza è che solo oggi veniamo a conoscenza di molti progetti nascosti tra le righe di questo Piano, come ad esempio - è emerso in questi giorni sulla stampa nazionale - un capitolo di spesa di 25 milioni di euro per prevenire i reati di natura fiscale ed economica tramite un algoritmo che, collegato a diverse banche dati, avrà il compito di individuare comportamenti sospetti di potenziali evasori, con buona pace della privacy. Nel frattempo, siamo in attesa che il Piano nazionale di ripresa e resilienza divenga operativo. Sappiamo bene che tutto ciò non potrà accadere se non verranno varate le famose riforme; riforme corpose come quella della giustizia, della concorrenza e del Fisco, solo per citarne alcune. Signor Presidente, il Governo sostiene che sarà fatto tutto entro la fine del 2021 e noi ce lo auguriamo perché mancano sei mesi; sembrerebbe molto tempo, ma in realtà sarà molto poco. Senza queste riforme, come tutti sapete, sarà anche difficile portare avanti un piano così ambizioso, che deve trovare conferma entro il 2026. Signor Presidente, da quando siamo in emergenza forse qualcuno crede che si possa sospendere la democrazia, come si è tentato di fare in questi ultimi quindici mesi, prima a suon di lockdown, poi con provvedimenti ancora fortemente restrittivi della libertà personale, mentre nel frattempo si sospende anche il dibattito politico, lasciando agire come unico soggetto il Governo, peraltro neppure espressione di una volontà popolare. La verità è che in questi giorni forse siete stati troppo impegnati a scontrarvi in una maggioranza così variegata, senza poter ascoltare l'unica forza di minoranza che in Parlamento ha insistito e vi ha sollecitato, che è Fratelli d'Italia. In questi giorni abbiamo anche sentito l'ex premier Conte elogiare ancora una volta il reddito di cittadinanza come misura di inclusione sociale da rivendicare con orgoglio; una misura - lo dobbiamo constatare con dispiacere - che è stata confermata e finanziata anche dal Governo Draghi, dal quale sinceramente ci saremmo aspettati ben altro. Forse solo a Fratelli d'Italia, perché gli altri sono sordi e muti, giungono informazioni su mafiosi, spacciatori, immigrati che percepiscono indebitamente il reddito di cittadinanza; milioni di euro sprecati che potevano essere destinati alle imprese per creare lavoro e che invece sono andati a sostenere persone sedute sul proprio divano di casa. Allo stesso modo è stato interessante sentire in questi giorni l'onorevole Bersani elogiare il ministro Speranza, definendolo un capitano che ha portato fuori il nostro Paese dalla tempesta del Covid. Sì, abbiamo capito bene, si riferiva al ministro Speranza, al Ministro del coprifuoco, al Ministro dei verbali tenuti nascosti che sono stati tirati fuori solo grazie a sentenze del tribunale amministrativo regionale (TAR); da ultimo, il Ministro che prima ha stabilito che il vaccino di AstraZeneca era solo per i giovani, poi che era meglio farlo agli ultrasessantenni, poi è stato sconsigliato sotto i trent'anni e per ultimo si è detto che è meglio non farlo alle donne. Un po' più di serietà in questo momento non guasterebbe, per rispetto di quei tanti italiani che stanno riponendo - sì, in questo caso - speranza nella campagna vaccinale che sembra stia funzionando nel migliore dei modi. La nostra sensazione, che avvertiamo sempre anche in occasione del provvedimento in esame, è che siete troppo lontani dalla realtà per accettare un confronto serio. Forse siete troppo impegnati a cercare un modo per mettere le mani, come diceva il mio collega De Carlo, nelle tasche degli italiani a suon di patrimoniale o ad aprire i confini all'immigrazione clandestina, pensando che in questo momento agli italiani interessi lo ius soli piuttosto che la stabilità e la ripresa economica. Siete impegnati a vivacchiare quel tanto che basterà per arrivare a spendere le immense risorse che arriveranno dall'Europa, ammesso che ci riusciamo, e quel tanto che basterà ad arrivare al 3 agosto, al semestre bianco, che vi garantirà altri sei mesi di legislatura. In questi mesi avete governato a suon di rinvii: ricordate il decreto-legge cura Italia, poi avete rimandato al decreto-legge rilancio, poi al decreto-legge agosto, poi è arrivato il decreto-legge sostegni e infine è arrivato il Piano nazionale di ripresa e resilienza. Tutto quello che non è entrato nel PNRR lo ha deciso l'Europa, non il Parlamento nazionale. Eppure non abbiamo chiesto la luna: abbiamo presentato appena quindici emendamenti, pochissimi, per dare dimostrazione, come sempre, che siamo un partito e un Gruppo responsabile che vuole il bene dei nostri concittadini. Noi a questo modo di fare e a questo confronto che c'è in maggioranza e non c'è nelle Aule del Parlamento non siamo disponibili, non ci piace e continueremo a denunciarlo. Ma, come abbiamo detto fin dall'inizio, il nostro stare all'opposizione di questo Governo sarà all'insegna della responsabilità e non della contrarietà a prescindere. Per questo, in nome della responsabilità che nutriamo nei confronti degli italiani e consapevoli delle aspettative contenute anche in questo provvedimento complementare al PNRR, con tutti i limiti che abbiamo rilevato, il voto di Fratelli d'Italia sarà di astensione. (Applausi) . Presidenza del vice presidente ROSSOMANDO (ore 13,35) MANCA (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MANCA (PD) . Signor Presidente, nel ringraziare le relatrici Conzatti e Rivolta, il Governo, il sottosegretario Sartore, e nel dichiarare il voto favorevole del Partito Democratico al provvedimento, voglio solo limitarmi a due considerazioni, la prima delle quali è la seguente. Il pieno sostegno al Governo Draghi, di cui facciamo parte insieme a tutta la maggioranza, a mio avviso non è in contrapposizione con la necessità di restituire centralità al Parlamento; anzi, il contrario: il Governo è più forte se salvaguarda la centralità del Parlamento nel pieno rispetto della Costituzione. Considero il lavoro svolto in questa conversione un primo segnale importante, perché siamo riusciti, grazie alla collaborazione sia all'interno della maggioranza ma soprattutto in relazione con il Governo, a dare un'identità al percorso della conversione. Stiamo infatti parlando di un provvedimento che completa il perimetro della programmazione europea, dunque un perimetro fondamentale (con oltre 30 miliardi di euro) per la crescita economica e la ripartenza del nostro Paese. Lo dico con affetto al collega Calandrini: ho sempre pieno rispetto delle prerogative delle opposizioni, però si può fare opposizione - lo dico soprattutto a Fratelli d'Italia - senza insultare il Governo e gli italiani. Il Governo in questa fase è impegnato in un'azione importantissima per gli italiani, cioè quella di restituire crescita e speranza, ridurre le disuguaglianze, dunque dare futuro al nostro Paese. Si può fare opposizione senza insultare gli italiani. Dunque, credo che questo importante provvedimento di conversione completi innanzitutto il perimetro dell'attuazione della strategia europea e del nuovo volto dell'Europa, che secondo noi non deve essere emergenziale, ma deve addirittura diventare strutturale per superare l'Europa dei vincoli e del Patto di stabilità, per costruire un'Europa della crescita e della conversione in chiave ecologica, dell'economia e della digitalizzazione del Paese. Ma soprattutto siamo di fronte a provvedimenti sugli investimenti di particolare rilevanza, dunque anche il lavoro che abbiamo svolto, ad esempio per impegnare una parte del Fondo per lo sviluppo e la coesione, lo considero prezioso, un primo impatto importante nell'esercizio della funzione centrale del Parlamento. Grazie alla disponibilità anche del ministro Carfagna, che voglio sottolineare, siamo riusciti ad indicare alcune priorità e alcuni progetti (700 milioni di euro) che sicuramente, pur nel rispetto delle prerogative e degli accordi di partenariato e del ruolo delle Regioni (che nessuno vuole far venir meno), indicano alcune grandi questioni centrali. Alcuni miei colleghi le hanno già richiamate, quindi per brevità ne cito solo alcune: ad esempio, l'importante progetto che riguarda la Pianura padana, per il contrasto all'inquinamento che ci porta sanzioni europee con costi enormi per il Paese tra i quali vi sono costi impropri per la salute e per la finanza pubblica. Le sanzioni sono risorse che vengono sottratte agli investimenti nell'istruzione e nella salute. È necessario quindi contrastare e affrontare i temi di quest'area così importante per il Paese, per generare meno emissioni in atmosfera e avviare tale area verso processi green , di rigenerazione ambientale e energetica. Vi è un secondo progetto importante che abbiamo sostenuto tutti insieme e che riguarda l'intervento nel bacino dell'Adriatico, soprattutto sul versante dell'eolico, dell'energia da fonti rinnovabili, della trasformazione di piattaforme verso una riconversione in chiave ecologica dell'economia. Credo che sia un segnale importantissimo dato da un Paese che abbraccia il futuro e respinge l'idea della resistenza e cioè dell'ambiente come vincolo alle fonti rinnovabili. Credo che tutto questo rappresenti un segnale di grande attenzione sulle priorità del PNRR, che qualifica il Parlamento ed essere arrivati in Assemblea - penso per la prima volta - su un provvedimento economico così ampio senza il voto di fiducia, lo attribuisco ad una buona pagina delle relazioni tra la politica e il Governo, tra il Parlamento e il Governo. Il Partito Democratico ha voluto dare un contributo importante soprattutto su queste questioni. Chiedo infine al Governo il rispetto gli impegni presi negli ordini del giorno approvati dalle Commissioni perché ci sono importanti indicazioni del Parlamento che, in coerenza con la restituzione della centralità al Parlamento, devono essere adottate. (Applausi) . Ci sono questioni importanti che riguardano giovani donne, bonus energetico, superbonus e non solo, aree industriali da riqualificare; su di esse c'è l'impegno del Governo, che noi ci auguriamo venga pienamente rispettato nei prossimi provvedimenti e ci auguriamo anche che le questioni del terremoto e di altre aree urbane trovino piena attuazione. Il Gruppo Partito Democratico esprimerà pertanto un voto favorevole sul provvedimento in esame. (Applausi) . DAMIANI (FIBP-UDC) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DAMIANI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, onorevoli senatori, vorrei dichiarare il voto favorevole del Gruppo Forza Italia sul provvedimento. Consegno alla Presidenza il mio intervento. PRESIDENTE. La Presidenza l'autorizza in tal senso. DAMIANI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, vorrei ringraziare i relatori e il Presidente della Commissione bilancio che è intervenuto in quest'Aula ringraziando tutti i componenti della stessa Commissione per il lavoro svolto. Un lavoro che a tratti è stato anche duro nel confronto politico, ma che oggi porta in Assemblea un provvedimento che ha nelle sue caratteristiche la qualità della proposta politica. Si è trattato, a mio avviso, di un elemento importante sul quale anche noi, come Gruppo parlamentare di Forza Italia, ci siamo battuti. La qualità della proposta politica, che tutti quanti noi stiamo enunciando in quest'Aula, è mostrata dall'emendamento da 700 milioni di euro per il quale grazie alla collaborazione all'interno del Governo del ministro per il Sud e la coesione territoriale, onorevole Mara Carfagna, si sono trovate finalmente delle risorse da preallocare. Su quello che sembrava un provvedimento blindato e inamovibile, privo di risorse, grazie all'azione del ministro Carfagna siamo riusciti a sbloccare importanti risorse (Applausi) per ottenere provvedimenti che riguardano la rete di interconnessione nazionale dell'istruzione, la trasformazione di poli energetici offshore nell'Adriatico, la questione che riguarda una delle proposte di Forza Italia, vale a dire gli investimenti finalizzati al risanamento urbano delle cosiddette città medio-grandi, le città capoluogo di Provincia o le città che vanno da 50.000 a 250.000 abitanti. Si tratta quindi di risorse importanti per i nostri territori. Pensiamo ancora al miglioramento della qualità dell'aria della Pianura padana, il potenziamento dei nodi e dei collegamenti ferroviari nel Sud Italia, le questioni dell'edilizia giudiziaria e il sovraffollamento delle carceri, anche questo un problema importante. Si tratta quindi di 700 milioni di euro di investimenti per il nostro Paese. Un risultato assolutamente importante che ribadiamo con forza in questa Aula. È chiaro che quella che stiamo vivendo in questo particolare momento è una sfida per il nostro Paese: l'uscita dall'attuale grave crisi economica con provvedimenti importanti, come quello in discussione, che cuba in totale oltre 30 miliardi di euro, che possono essere subito spesi e che non hanno le condizionalità del PNRR. Anche in quel caso la sfida dell'Italia oggi è sulle riforme, che sono importanti: è una sfida che dobbiamo cogliere come classe dirigente del Paese e noi, come Gruppo parlamentare di Forza Italia, lo stiamo già facendo da molte settimane, perché ci stiamo impegnando su quella che deve essere la battaglia delle battaglie: la riforma fiscale che il Paese aspetta da anni e da tempo. (Applausi) . È una battaglia che invito tutto il Parlamento a fare al più presto, perché i cittadini ne hanno bisogno. Usciremo oggi da questa crisi soltanto consentendo alle nostre famiglie e alle nostre aziende di recuperare potere di acquisto e quindi, soprattutto, di rimettere in moto la nostra economia. È questa la sfida del futuro, è questa la sfida del nostro Paese. (Applausi) . FERRERO (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. FERRERO (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, in questi pochi minuti lasciatemi innanzitutto ringraziare l'intera Commissione bilancio per il lavoro svolto, i colleghi, i funzionari e tutti gli uffici. Un ringraziamento particolare va al Governo per il lavoro svolto tutti insieme, così come a Donatella Conzatti e a Erica Rivolta, le due relatrici. Questi momenti in 5 a Commissione sono sempre duri, ma si riesce poi alla fine a trovare la quadra. Abbiamo tutti molte aspettative legate al Piano nazionale di ripresa e resilienza. Sono risorse che arriveranno dall'Europa, a condizione che l'Italia sia in grado di attuare importanti riforme. Subordinatamente al rispetto del cronoprogramma che il Governo ha proposto all'Europa, il fondo complementare fa riferimento a nuove emissioni di debito, finanziandosi con l'ultimo scostamento (sono 30 miliardi aggiuntivi rispetto ai 191,5 miliardi attesi dall'Europa). Ovviamente dovremo saper essere veloci ed efficienti. Il lavoro parlamentare, come ho detto, è stato comunque faticoso, talvolta legato a complicate logiche di Gruppo, ma in realtà quello che occorre all'Italia è velocità, semplificazione e serietà da parte di tutti noi. È quello che abbiamo tentato di fare in Commissione bilancio in questi giorni. Gli emendamenti e gli spunti di miglioramento sono stati condivisi dai Gruppi e recepiti e lavorati quindi con l'impegno forte del Governo. Voglio ricordare qui alcuni interventi su cui abbiamo potuto dare il nostro apporto, con argomenti importanti come la sicurezza stradale, la manutenzione dei ponti, le risorse per il turismo, per gli impianti eolici, per le energie rinnovabili a largo del mar Adriatico, per la qualità dell'aria nella Pianura padana. Tante sono le proposte che sono state accolte poi come ordini del giorno, che non devono rimanere lettera morta. In particolare, vorrei sottolineare l'importanza delle proposte sull'ecobonus del 110 per cento. Si tratta di una misura, di un'opportunità importante per rinnovare il patrimonio immobiliare dell'Italia, finalizzata all'efficientamento energetico nell'ottica della transizione ecologica. È importante, quindi, che il Governo colga gli spunti proposti dal nostro Gruppo perché la misura sia prorogata al 2023, misura già annunciata per la prossima legge di bilancio, ma qui rafforzata e richiesta nei nostri emendamenti trasformati in ordine del giorno, perché è assolutamente importante dare sicurezza agli operatori del settore e a coloro che intendono avvalersi di questa misura. (Applausi). Con riguardo alla questione dell'attivazione dei provvedimenti, abbiamo anche elaborato alcune proposte volte ad ovviare al problema dei costi delle materie prime. Questo è un tema che personalmente tengo sotto osservazione da inizio anno, di cui il Governo deve avere contezza. Abbiamo quindi bisogno di realizzare i progetti, ma a causa della carenza delle materie prime e del conseguente aumento dei prezzi, si rischia il blocco dei lavori e si rischia che alcuni importanti interventi già programmati non partano neanche. Per questa ragione chiediamo al Governo, con degli emendamenti trasformati in ordine del giorno, di mettere in campo delle soluzioni per ovviare a questo problema particolare. Colleghi, questo fondo complementare deve servire, come dice il nome, a completamento dei fondi previsti per il recovery plan , a riuscire a finanziare il disegno complessivo del Piano nazionale di ripresa e resilienza, ma tengo ancora a ricordare che a fronte di questo fondo, che è debito pubblico di immediata emissione, i 191,5 miliardi attesi dall'Europa sono condizionati, quindi dovremo essere veloci ed efficienti e questo è l'impegno che tutti noi dobbiamo avere ben presente. È con queste considerazioni che termino il mio intervento ed annuncio il voto favorevole del Gruppo Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione. (Applausi) . PELLEGRINI Marco (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PELLEGRINI Marco (M5S) . Signor Presidente, ci occupiamo del fondo complementare, che è una misura importantissima, che ha una dotazione di 30 miliardi, risorse che saranno utilizzate nell'economia reale per gli investimenti e per costruire un futuro più equo e più sostenibile. Come dice la sua stessa intitolazione, è un fondo complementare al Piano nazionale di ripresa e di resilienza che ad oggi per l'Italia ammonta a complessivi 235 miliardi fino al 2026. Tengo e teniamo a sottolineare e a ribadire che senza l'impegno profuso in Europa dal Governo Conte II e dal suo presidente del consiglio Giuseppe Conte, che noi abbiamo appoggiato convintamente e lealmente per tutta la durata del suo mandato, questo risultato non sarebbe mai stato conseguito e quindi ne siamo particolarmente orgogliosi. La misura contiene molti interventi davvero importanti, viene finanziato ulteriormente il superbonus per 4,5 miliardi e viene prevista una proroga della validità dello stesso fino al 30 giugno 2023 per gli Istituti autonomi case popolari ( IACP), per l'edilizia residenziale pubblica e al 31 dicembre 2022 per i condomini per le parti comuni. Come rappresentanti del MoVimento 5 Stelle, ovviamente, abbiamo detto in tutte le occasioni che ambiamo a che questa misura venga ulteriormente prorogata, perché ha dimostrato i suoi effetti sull'economia reale e quindi, dal nostro punto di vista, dovremmo approvare il prima possibile questa proroga, magari non aspettando la legge di bilancio. Ulteriori finanziamenti sono stati destinati al piano Transizione 4.0, che è stato finanziato ulteriormente per 5 miliardi. Sono inoltre previsti interventi infrastrutturali, ad esempio sull'alta velocità, sulla Salerno-Reggio Calabria; è stato rifinanziato il fondo per lo sviluppo e la coesione per 15,5 miliardi e sono stanziati nuovi fondi per il terremoto dell'Abruzzo e del Centro Italia. Sono previsti altri interventi altrettanto importanti, come ad esempio per l'elettrificazione delle banchine dei nostri porti. Non si prevede - ed è una cosa che come MoVimento 5 Stelle ci dispiace e rispetto alla quale auspichiamo si arrivi a una svolta - la cedibilità dei crediti fiscali per quanto riguarda la Transizione 4.0. È una norma che riteniamo davvero fondamentale per dare respiro e liquidità alle imprese e per arrivare a quello che abbiamo soprannominato il superbonus imprese. Lo chiede praticamente tutto l'arco parlamentare, che si è accodato - e noi ne siamo felicissimi - alla battaglia e alla richiesta del MoVimento 5 Stelle, ma soprattutto ce lo chiedono tutte le principali associazioni di impresa come Confindustria, Confagricoltura, la CIA, Confapi, Copagri, ABI e Coldiretti solo per citarne alcuni. Noi, in qualità di convinti proponenti di questa misura, ci batteremo finché diventerà norma dello Stato e non sarà certo per Eurostat o per il parere di un burocrate europeo, i cui peraltro rispettabili dubbi provengono però, forse, da chi non ha ancora capito che il mondo postpandemia è cambiato per sempre e non ritornerà più lo stesso. Non sarà certo questo parere a fermarci o a fermare un intero Paese, che ha solo voglia di lavorare, di riacquisire fiducia, di risollevarsi, di tornare grande e di progettare un futuro migliore, più equo e più inclusivo. Dobbiamo proseguire sulla strada del coraggio e dell'innovazione, sia nel campo economico e finanziario, sia in quello politico. Lo dobbiamo ai cittadini, lo dobbiamo a un'intera società che ha sofferto in modo incredibile in questi ultimi lunghi mesi di pandemia. Per tutti questi motivi, annuncio il voto favorevole alla conversione in legge di questo decreto-legge da parte del MoVimento 5 Stelle. (Applausi) . PARAGONE (Misto) . Domando di parlare per dichiarazione di voto in dissenso dal mio Gruppo. PRESIDENTE. Ne prendo atto e le do la parola. PARAGONE (Misto) . Signor Presidente, devo dire che ci sono state grandi parole di rilancio e di speranza; tutto questo mi fa piacere, però il problema è che, nel sottinteso di tutti questi provvedimenti, ogni tanto si infila la manina diabolica di qualcuno, che va a cancellare i sogni delle riprese. Nel PNRR, a pagina 58, ci sono due righe che da sole costituiscono una bomba sociale annunciata. Infatti a pagina 58 è scritto che: «si abrogano le disposizioni del codice di procedura civile» e le leggi che si riferiscono alla formula esecutiva. Tra l'altro questo è un cambio di passo rispetto al progetto precedente, in cui si scriveva: «si propone di abrogare»; invece, a pagina 58 del PNRR, si dà già la licenza di abrogare. Questa mi sembra tanto una scrittura ispirata dal sistema bancario, che rischia non soltanto di mettere sotto minaccia le famiglie sottoposte ad asta immobiliare, ma anche, ancora una volta, di farci tornare a una situazione cui, con il primo Governo, avevamo in qualche modo rimediato con la famosa legge Bramini. Non capisco quindi lo spirito di questa riforma del codice di procedura civile, in nome della velocità. Mi sembra che tutto sia ispirato da un sistema bancario. Vedo che adesso qualcuno ha capito che coloro che manterranno la sospensione delle rate rischiano una riclassificazione a forborne che, di fatto, è un primo step prima della segnalazione alla centrale rischi per essere inclusi nella categoria del credito problematico. Segnalo anche un articolo di oggi, pubblicato da «Il Fatto Quotidiano», che riprende «Il Sole 24 Ore» di ieri: «MPS, un miliardo dallo Stato ad Axa», che è francese. Vanno bene, allora, tutte le parole di fiducia e di speranza, però stiamo attenti, perché stiamo costruendo un edificio in cui l'economia reale e le famiglie rischiano di essere minacciate dal sistema bancario e finanziario. (Applausi) . PRESIDENTE . Passiamo all'esame della proposta di coordinamento C1, che invito le relatrici ad illustrare. RIVOLTA, relatrice . Signor Presidente, proponiamo l'approvazione della proposta di coordinamento C1. PRESIDENTE . Ai sensi dell'articolo 103, comma 5, del Regolamento, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della proposta di coordinamento C1, presentata dalla Commissione. (Segue la votazione). Il Senato approva. (v. Allegato B). Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del disegno di legge, composto del solo articolo 1, nel testo emendato, con il seguente titolo: «Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 6 maggio 2021, n. 59, recante misure urgenti relative al Fondo complementare al Piano nazionale di ripresa e resilienza e altre misure urgenti per gli investimenti». (Segue la votazione). Il Senato approva. (v. Allegato B). Sospendo, quindi, la seduta fino alle ore 15. (La seduta, sospesa alle ore 14, è ripresa alle ore 15) . Svolgimento di interrogazioni a risposta immediata, ai sensi dell'articolo 151-bis del Regolamento PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interrogazioni a risposta immediata (cosiddetto question time ), ai sensi dell'articolo 151- bis del Regolamento, alle quali risponderanno il Ministro della cultura, il Ministro per la pubblica amministrazione e il Ministro per gli affari regionali e le autonomie. Invito gli oratori ad un rigoroso rispetto dei tempi, considerata la diretta televisiva in corso. La senatrice Sbrollini ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-02620 sulla rimozione delle barriere architettoniche dai luoghi della cultura e su iniziative di promozione culturale attraverso il PNRR, per tre minuti. SBROLLINI (IV-PSI) . Ministro Franceschini, nell'interrogazione che abbiamo presentato come Gruppo Italia Viva-PSI vogliamo porre l'attenzione su uno dei settori che è stato più duramente colpito dall'emergenza Covid, in modo particolare la cultura e il turismo. Non serve ricordare in questa sede l'importanza strategica di questi due settori. Basti solo pensare - per avere un'idea - che il turismo assume un valore di circa il 12 del PIL nazionale. Sappiamo che tra i settori nevralgici su cui punta il PNRR vi sono proprio la cultura e il turismo. E altresì sappiamo che sono previsti investimenti di quasi 7 miliardi di euro, finalizzati anche a incrementare il livello di attrattività di questi comparti attraverso la modernizzazione delle infrastrutture materiali e immateriali, così come è previsto uno stanziamento di 300 milioni di euro a favore di interventi di rimozione delle barriere fisiche e cognitive. Un simile intervento va sicuramente nella direzione giusta, ma pensiamo che non sia ancora del tutto sufficiente, guardando solo ai numeri - ad esempio - delle persone disabili in Italia, che sono più di tre milioni. Riteniamo quindi - ecco il senso dell'interrogazione che abbiamo proposto - che sia necessario intervenire in maniera ancora più incisiva, estesa e diffusa a favore della rimozione delle barriere architettoniche nei luoghi di fruizione della cultura e del turismo. Allo stesso tempo pensiamo sia necessario prevedere interventi di sostegno e promozione dei lavoratori dello spettacolo, al fine di ristorare e tutelare questo comparto che non ha trovato ancora un riconoscimento adeguato nel PNRR. Auspichiamo che - anche dalla risposta che oggi ci darà il Ministro - si possa essere ancora più propositivi verso un settore davvero importante per la ripresa del nostro Paese. PRESIDENTE. Il ministro della cultura, onorevole Franceschini, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti. FRANCESCHINI, ministro della cultura . L'interrogazione illustrata dalla senatrice Sbrollini pone un tema di grande rilevanza. Come ha ricordato, in sede di predisposizione del Piano nazionale di ripresa e resilienza, proprio per consentire un accesso più ampio dei cittadini nei luoghi della cultura, il Ministero ha previsto uno stanziamento di 300.000 milioni di euro volti al superamento delle barriere architettoniche senso-percettive, culturali e cognitive, e al rafforzamento delle competenze degli operatori. La presenza delle barriere architettoniche costituisce infatti ancora una criticità molto forte nei luoghi della cultura italiana, come è stato evidenziato dal rapporto annuale sui musei dell'Istat del dicembre 2019. Solo il 53 per cento di musei, monumenti, aree archeologiche e parchi statali e non statali ha migliorato le proprie strutture, rimuovendo le barriere fisiche; solo il 12 per cento ha superato le criticità collegate alle barriere percettive, culturali e cognitive. L'investimento del PNRR è quindi rivolto prioritariamente ai siti culturali statali dislocati su tutto il territorio nazionale, mentre una quota, che si potrà discutere - stiamo discutendo di questo proprio con le Regioni - che nelle indicazioni della scheda è pari al 10 per cento, ma potrà aumentare, è destinata a musei regionali, provinciali e civici, gestiti da enti pubblici o da organizzazioni senza scopo di lucro. Anche attraverso tale intervento si prevede di poter conseguire il superamento delle barriere architettoniche nell'80 per cento dei musei, aree e parchi archeologici e delle barriere senso-percettive nel 50 per cento delle medesime strutture. Questo concorre ovviamente al superamento delle diseguaglianze e dei divari che impediscono a tutti i cittadini di partecipare pienamente alla vita culturale del proprio territorio. In questo senso raccolgo molto volentieri l'invito della senatrice interrogante, volto a sostenere, attraverso nuove misure, l'abbattimento delle barriere anche in altri luoghi della cultura diversi dai musei. Ci lavoreremo sia con le risorse previste da PNRR che con le risorse ordinarie, perché naturalmente l'esigenza di questo tipo di intervento non finisce con l'utilizzo delle risorse del PNRR. Inoltre, relativamente al sostegno alle bande musicali e alla musica, ricordo che i decreti ministeriali del 2020-2021 hanno riconosciuto ristori in loro favore, considerando ammissibili, tra gli altri, anche i costi sostenuti per l'acquisto di materiali e strumenti musicali, oltre che di spartiti, leggii e divise. Quindi è una novità su cui continueremo a lavorare, perché si tratta di un settore che merita assolutamente il più ampio riconoscimento. PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica la senatrice Sbrollini, per due minuti. SBROLLINI (IV-PSI) . Signor Ministro, a nome del Gruppo che rappresento (Italia Viva-PSI), la ringrazio per la sua risposta. So quanto lei sta lavorando in tale direzione. Auspichiamo che, anche attraverso questa sollecitazione ulteriore, si possa migliorare il livello di accessibilità ai luoghi della cultura e del turismo - come lei ha giustamente appena evidenziato - inclusi anche investimenti in strumenti musicali e misure di sostegno e promozione per i lavoratori dello spettacolo dal vivo, al fine proprio di tutelare questo comparto, che - come dicevo all'inizio - non ha trovato ancora un adeguato riconoscimento nel PNRR. Senza alcuna pretesa di esaustività, vorrei dedicare pochi minuti a questo importante comparto, perché davvero stiamo inaugurando una pagina diversa con le riaperture; finalmente si potrà avere un po' di sollievo per le persone che hanno veramente sofferto moltissimo. In questi giorni riaprono teatri, musei e cinema. Auspichiamo, quindi, che a breve possano essere date indicazioni ancora più precise riguardo alle capienze. Finisco col dire, attraverso un libro che è appena uscito («Lucean le stelle» di Stefania Sandrelli e Alberto Veronesi), che c'è un manifesto dei lavoratori dello spettacolo che va proprio nella direzione di una maggiore tutela e di un maggiore sostegno a un comparto così importante. La ringrazio, signor Ministro, e mi ritengo soddisfatta della risposta. (Applausi) . PRESIDENTE . Il senatore Ruspandini ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-02615 sulla nuova piattaforma digitale della cultura Itsart, per tre minuti. RUSPANDINI (FdI) . Signor Ministro, il 31 maggio abbiamo registrato l'esordio della piattaforma digitale Itsart, da lei fortemente voluta: un progetto ambizioso, largamente condivisibile, che si prefigge di divulgare e rappresentare la cultura italiana in Italia e soprattutto nel mondo; un progetto che una Nazione come l'Italia deve avere e che onestamente ha trovato in noi anche delle convergenze (assolutamente sì). Certo, ci saremmo aspettati un nome più evocativo, un nome che tenesse conto della tradizione millenaria dell'Italia e non il solito copia-incolla, il solito tributo da pagare al politicamente corretto e al provincialismo esterofilo del quale purtroppo troppo spesso la nostra Nazione tende in qualche modo a vestirsi. Ma non è solo questo il problema; questo è l'ultimo dei problemi. Il problema più grande è invece quello che viene certificato come un vero e proprio fallimento di questo suo progetto. E non lo dico io, ma lo dicono i giornali amici del suo partito; lo dicono tutti coloro che si aspettavano qualcosa di più a livello sia comunicativo che sostanziale. La mia domanda è la seguente: i circa 20 milioni di euro di soldi pubblici che il Ministero della cultura e Cassa depositi e prestiti hanno investito nel progetto non potevano essere usati forse per potenziare Raiplay oppure essere destinati agli operatori del mondo dello spettacolo che da quasi due anni non percepiscono un euro? Ministro, su questo vorrei una risposta. PRESIDENTE. Il ministro della cultura, onorevole Franceschini, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti. FRANCESCHINI, ministro della cultura . Signor Presidente, come il senatore Ruspandini sa, la piattaforma chiamata Itsart nasce da una norma di legge che il Parlamento ha approvato e che è contenuta nell'articolo 183 del decreto-legge n. 34 del 19 maggio 2020. Parte da un'idea che - come lo stesso senatore ha riconosciuto - ha una sua validità. Nel periodo della pandemia abbiamo verificato che molte delle attività che non si potevano fare dal vivo sono andate spontaneamente sui siti delle varie istituzioni culturali e dei teatri, avendo un allargamento di pubblico molto forte che ha sostituito temporaneamente la presenza in sala. Su questo si sono innestate anche negli ultimi mesi delle esperienze all'estero di eventi che si sono spostati direttamente live , ma online . La scelta nasceva dall'idea di colmare provvisoriamente e transitoriamente la fase sia della chiusura che delle riaperture parziali con le limitazioni numeriche che ancora oggi caratterizzano l'apertura dei teatri e dei cinema; e ciò anche per avere un luogo che possa offrire all'Italia, agli italiani e a tutto il mondo gli spettacoli e gli eventi dal vivo che si svolgono in Italia di vario tipo (musica, teatro, danza e cinema), integrando l'offerta dal vivo, che nessuno pensa di sostituire. Se si chiama spettacolo dal vivo, c'è una ragione; ma è evidente che potremo arrivare a un momento in cui si va a vedere la prima a La Scala il 7 dicembre e, contemporaneamente, dall'altra parte del mondo, acquistando i biglietti a un prezzo inferiore, partecipare a quell'evento, cosa che La Scala ha già anticipato con eventi nelle sale cinematografiche in diretta negli anni passati. È uno strumento tecnologicamente possibile. Da quel momento in poi, come prevedeva la norma, la gestione è stata affidata a Cassa depositi e prestiti, che ha scelto il partner privato e il nome. Ha fatto tutto autonomamente ed è giusto che la politica non interferisca né nella scelta dei contenuti, né negli strumenti a disposizione. Perché parlare di fallimento? Capisco che ci sono il dibattito politico e una certa fretta della stampa, ma parlare di fallimento e di flop - come ho letto - una settimana dopo la partenza è veramente un po' strano. È chiaro che è un meccanismo che andrà a crescere. I numeri che la società mi ha fornito al momento sono i seguenti: 400.000 accessi alla piattaforma, 35.000 utenti registrati, 120 streaming sui contenuti in catalogo che sono più di 700. Naturalmente è una piattaforma che deve crescere, perché l'invito a tutte le istituzioni culturali è offrire e mettere sulla piattaforma in vendita per avere delle entrate per i loro bilanci, aiutando contemporaneamente gli enti e offrendo un luogo in cui in Italia e dall'estero ci sarà la possibilità di accedere ai contenuti dell'offerta culturale italiana. Io inviterei - non mi preoccupo più di tanto, perché sono stato anche io all'opposizione - ad aspettare prima di parlare di flop . È un meccanismo che sta crescendo settimana dopo settimana; crescono i numeri dei contenuti inseriti e degli utenti. Vedremo dove andrà. Credo sia un esperimento che sia stato giusto fare e che darà una grande opportunità alla promozione della cultura italiana nel mondo. Non vorrei essere omissivo. Dall'inizio si è cercato di coinvolgere la RAI. Abbiamo ragionato di questo anche in Commissione vigilanza. In queste ore sono in corso contatti tra la RAI e la società che gestisce la piattaforma Itsart per creare forme di collaborazione che la RAI stessa ha ritenuto autonomamente non gestibili in quella forma, perché vende solo contenuti propri e non prodotti da altri. PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore Ruspandini, per due minuti. RUSPANDINI (FdI) . Signor Ministro, qualche piccolo grande corto circuito deve esserci stato, se sono vere - come lo sono effettivamente - le parole - che riporto e si leggono - di illustri analisti della questione che su tutti i giornali, soprattutto su quelli di sinistra, dipingono questa sua intuizione come veramente disastrosa. Ripeto che probabilmente questo corto circuito ha in qualche modo ampliato la protesta di chi oggi non è in condizione di poter lavorare. Alla fine, signor Ministro, si tratta di problemi che lei conosce benissimo. Mi riferisco al comparto di cui stiamo parlando e che oggi, soprattutto nei suoi elementi più deboli, registra teatri vuoti e spettacoli di piazza che non possono essere svolti. Magari ci si sarebbe aspettato, visto che parliamo anche di soldi pubblici, un intervento diverso. PRESIDENTE . Il senatore De Bonis ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-02618 sul museo dedicato a Cesare Lombroso a Torino, per tre minuti. DE BONIS (Misto) . Signor Presidente, signor Ministro, il Lombroso è definito il padre della psicologia criminale, nonostante la scienza (non solo postuma, ma anche a lui contemporanea) abbia dichiarato infondate tutte le sue teorie, definendole pseudoscientifiche. Andrea Verga lo sconfessò miseramente sulla celebre fossetta occipitale su cui Lombroso fondò le sue teorie. Egli non gli rispose mai, tanto che per questo fu cacciato dalla Società di antropologia nel 1882. La convinzione di Lombroso si basava in particolare sulla tesi dell'uomo delinquente, nato atavico; insomma, il delinquente per natura, individuo che recherebbe nella struttura fisica i caratteri degenerativi che lo differenziano dall'uomo normale. Cito solo due brani di Lombroso per far capire quali fossero le sue idee sui meridionali: «Il meridionale non ama i liquori: si sente ebbro dalla nascita: il sole, il vento, gli distillano un terribile alcool naturale, di cui tutti quelli che nascono là giù ne sentono gli effetti». A proposito delle Regioni meridionali d'Italia, ebbe a dire: «La debolezza dell'Italia è nelle ginocchia, è alle gambe, ai piedi; il male, il male vero profondo è qui». Invito a considerare quanto segue. L'Unione europea respinge le teorie che tentano di dimostrare l'esistenza di razze umane distinte. A Torino ha sede il museo di antropologia criminale dedicato a Lombroso, che teorizzava - appunto - la presenza di due razze; sul sito del museo si legge che il nuovo allestimento vuole fornire al visitatore strumenti concettuali per comprendere come e perché questo personaggio così controverso formulò la teoria dell'atavismo criminale. Il museo è stato concepito con una funzione educativa intesa a mostrare come la costruzione della conoscenza scientifica sia un processo che avanza grazie alla dimostrazione non tanto di verità, quanto della falsificabilità di dati e teorie che non resistono a una critica. A tutt'oggi il museo non sembra assolvere alla sua funzione e veicola un messaggio sbagliato su cosa sia scienza. Quelli di Lombroso furono non errori scientifici, ma vere e proprie manipolazioni pseudoscientifiche fatte in malafede per interessi estranei alla scienza e le sue teorie furono funzionali a una propaganda di potere. Di questo il museo non rende conto. Vi ho fatto visita, insieme a una delegazione, e chiedo pertanto al Ministro di intervenire e assumere delle iniziative per porre la parola fine a questa vicenda e soddisfare anche la volontà di tutela della pietas verso resti umani che in tutta Europa, in relazione a vicende analoghe, sono stati riconsegnati. PRESIDENTE. Il ministro della cultura, onorevole Franceschini, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti. FRANCESCHINI, ministro della cultura . Signor Presidente - come ha ricordato il senatore De Bonis - il museo, che è proprietà dell'Università di Torino e non dello Stato, espone collezioni raccolte prevalentemente per gli studi dal medico, criminologo e antropologo Cesare Lombroso dalla seconda metà dell'Ottocento ai primi del Novecento. Si tratta di collezioni eterogenee composte da crani, scheletri, disegni, corpi di reato, produzioni artigianali, eccetera. Dopo diversi sedi, nel 2001 è ospitato nel Palazzo degli istituti anatomici nell'ambito del polo dedicato al positivismo scientifico torinese. Lombroso è conosciuto per le sue teorie nel contesto della scienza positivista e il suo lavoro, sebbene oggi giustamente respinto dagli studiosi, costituisce un pezzo dello sviluppo dell'antropologia fisica. Il museo intende spiegare il processo che portò Lombroso allo sviluppo delle sue teorie nell'ambito dell'atavismo criminale, evidenziando l'infondatezza dei suoi metodi scientifici. L'allestimento odierno ha come obiettivo non quello che aveva all'origine, ma tutt'altro, ossia far conoscere il pensiero di Lombroso calato nel periodo in cui visse, spiegando le ragioni storiche e culturali e dimostrando l'assoluta infondatezza del pregiudizio fisiognomico - da un lato - e - dall'altro - come la scienza proceda proprio attraverso errori e correzioni. Il ruolo che il museo si propone è dunque quello di spiegare al pubblico una parte controversa del pensiero scientifico, che peraltro collide inevitabilmente con l'attuale sensibilità sociale, preservando la memoria in modo critico. Ricordo infine che la commissione etica dell'Organizzazione internazionale dei musei (ICOM), interpellata dal Comitato no Lombroso, ha rivisto già in passato tutti i documenti che riguardano il museo di antropologia criminale, condividendo la porzione di ICOM Italia che ha sottolineato come il museo rispetti gli standard scientifici e didattici per rimanere aperto. Pertanto, la risposta sulla chiusura è negativa. Anche se volessi, io non posso chiudere il museo. Ma, se potessi, non lo farei perché il mio compito è aprire musei e non chiuderli. PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore De Bonis, per due minuti. DE BONIS (Misto) . Signor Ministro, naturalmente la sua risposta non ci soddisfa perché non ci può essere una Nazione in cui il processo della memoria non venga sottoposto ai canoni della verità scientifica e anche storica. Tutte le inesattezze compiute da questo pseudoscienziato non sono facilmente ricavabili da una visita al museo, che nell'immaginario collettivo trasmette ancora l'idea di inferiorità razziale per le popolazioni meridionali che non meritano un simile trattamento. Soprattutto, riguardo al metodo scientifico, di cui pure c'è menzione in qualche pannello, va detto che esso non consiste solo nello sbagliare e correggersi, ma nello sbagliare e correggersi pur avendo applicato i canoni della logica sperimentale. Noi siamo quindi di fronte a una persona che gli scienziati avevamo già definito non essere uno scienziato, e pertanto tutta la comunità lo aveva bocciato. In subordine si potrebbe ipotizzare una riconversione del museo. A Torino c'è un museo di antropologia che è chiuso e potrebbe essere valorizzato, piuttosto che continuare a tenere in vita un museo che è l'equivalente di Mengele e si noti che ad Auschwitz non c'è un museo su Mengele. PRESIDENTE . Il senatore Cangini ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-02619 sulla ricostituzione e valorizzazione dei corpi di ballo delle fondazioni lirico-sinfoniche, per tre minuti. CANGINI (FIBP-UDC) . Signor Ministro della cultura, al pari della musica lirica, il balletto classico è una delle principali ragioni la popolarità dell'Italia nel mondo. Noi abbiamo inventato entrambe le forme di espressione artistica e le abbiamo onorate nel tempo, offrendo ai palcoscenici del pianeta i migliori talenti internazionali, sia nel melodramma sia nel balletto classico. E questo ci giova, perché ha contribuito ad alimentare e a migliorare la reputazione internazionale dell'Italia in una fase storica in cui la reputazione è quasi tutto - credo sinceramente - contribuendo anche a far leva sul turismo e sull' export. Tuttavia, signor Ministro, abbiamo un problema: delle 14 fondazioni lirico-sinfoniche del Paese, soltanto quattro hanno mantenuto i loro corpi di ballo; le altre dieci li hanno dovuti dismettere, e non certo per ragioni artistiche, ma per evidenti questioni di bilancio per abbattere i costi. Esistono però dei costi immateriali che sono lievitati di conseguenza e che vengono pagati quotidianamente dai migliori artisti, dai migliori talenti della danza italiana, costretti ad accettare ingaggi all'estero perché impossibilitati a fare altrettanto in Patria. Sono costi che paga il sistema Paese, che di conseguenza rischia di perdere il proprio primato. Tutto questo è ancor più paradossale tenendo conto che mai come oggi la danza, il ballo sono popolari. Credo che buona parte del merito vada attribuito ai talent show televisivi, e allora ben vengano anche loro. Abbiamo circa 30.000 scuole di danza in Italia che coinvolgono dai due i tre milioni di ragazzi. Questa è un'attività che va sostenuta concretamente e fiscalmente; va favorita perché incoraggia nei più giovani quelle virtù che lo spirito dei tempi inevitabilmente scoraggia e, quindi, l'attività fisica, la regola il senso del dovere, l'etica del sacrificio, la grazia. Pertanto, signor Ministro, Forza Italia le chiede davvero con forza di mettere il ripristino dei corpi di ballo nelle fondazioni lirico-sinfoniche al centro dell'azione riformatrice nel settore dello spettacolo e di conseguenza di ripristinare o quanto meno di incoraggiare quelli che un tempo chiamavamo enti lirici a riappropriarsi delle proprie funzioni istituzionali sin dal nome, denominando di conseguenza le fondazioni in liriche, sinfoniche e di balletto. PRESIDENTE. Il ministro della cultura, onorevole Franceschini, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti. FRANCESCHINI, ministro della cultura . Signor Presidente, condivido lo spirito degli interroganti, perché credo davvero nella forza della danza italiana e delle migliaia e migliaia di ragazze e ragazzi che la praticano quotidianamente, considerata la quantità di scuole di ballo e la grandissima tradizione internazionale che è emersa con la recente scomparsa di Carla Fracci. Si tratta di un settore su cui assolutamente bisogna investire. Come sapete, siamo intervenuti sui lavoratori dello spettacolo sia con misure d'urgenza nel decreto-legge sostegni, sia con misure - che avevamo annunciato - di recepimento dell'indicazione di un disegno di legge collegato in materia di spettacolo, che è stato approvato dal Consiglio dei ministri e che ora arriverà in Parlamento per l'approvazione. Quella è la sede propria in cui i parlamentari potranno fare queste riflessioni unitamente al Governo, e il Governo le sosterrà. In particolare, con specifico riferimento ai corpi di ballo, ricordo che la normativa in materia, attribuendo alle fondazioni lirico-sinfoniche la produzione di spettacolo e anche di balletto, non richiede che questi si avvalgano obbligatoriamente di un proprio corpo di ballo. Questo è rimesso pertanto alla valutazione degli amministratori che, con la crisi economico-finanziaria che ha portato negli ultimi anni al commissariamento di ben dieci teatri e al confronto con le organizzazioni sindacali, devono valutare singolarmente l'opportunità di istituire nuovi corpi di ballo. In questo senso, nel mese di febbraio scorso, a seguito dell'adozione del decreto interministeriale che prevede lo schema tipo di dotazione organica delle fondazioni lirico-sinfoniche, ciascuna fondazione è stata invitata a formulare una proposta di dotazione organica da trasmettere ai Ministeri vigilanti, previa delibera del consiglio d'indirizzo (ovviamente sentiti i sindacati e le organizzazioni). Tale proposta deve essere corredata da un'apposita documentazione che attesti la sostenibilità economico-finanziaria, adeguati livelli di produzione di proprietà e numero di contratti di lavoro a tempo determinato riguardanti un biennio. È evidente che, in questo quadro che deve rispettare delle compatibilità finanziarie, c'è uno spazio che credo dovremmo utilizzare in sede di dibattito sul disegno di legge collegato - compreso il tema del nome nelle fondazioni - che peraltro arriverà in prima lettura al Senato. Questo ci consentirà di stabilire dei criteri che, anche senza arrivare alla obbligatorietà - è un po' difficile stabilire l'obbligatorietà del corpo di ballo -, prevedano degli incentivi o dei sostegni alle fondazioni lirico-sinfoniche, e queste ultime faranno la scelta di mantenere un corpo di ballo all'interno delle proprie attività. Siamo dunque prontissimi a lavorare su questo. PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore Cangini, per due minuti. CANGINI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, devo dire sinceramente che mi dichiaro molto soddisfatto, perché è evidente che nessuno intende obbligare nessuno, ma sappiamo benissimo che la pubblica amministrazione può incoraggiare, ad esempio ripartendo adeguatamente e integrando i fondi del FUS, affinché tutte o quasi le fondazioni lirico-sinfoniche siano incentivate a dotarsi dei corpi di ballo, che un tempo avevano e che ormai non hanno più. Considero che si avvii oggi un processo politico-legislativo per raggiungere questo obiettivo che mi pare possa essere definito comune. (Applausi) . PRESIDENTE . La senatrice Biti ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-02617 sui criteri delle prove preselettive dei concorsi pubblici, a partire dall'attuale concorso Sud, per tre minuti. BITI (PD) . Signor Presidente, ringrazio il signor Ministro per la disponibilità a rispondere all'interrogazione che il nostro Gruppo ha presentato per mettere in grado il Governo di spiegarsi e di dire le cose buone che sta facendo con riferimento al concorso per le nuove assunzioni nella pubblica amministrazione, e mettere noi parlamentari in grado di capire e di chiarire una questione per noi strategica come quella riguardante le assunzioni nella pubblica amministrazione. Si inaugura un periodo di riforme strutturali soprattutto con il PNRR e per il PNRR, che noi ci auguriamo faccia fare un salto di qualità, ormai atteso da anni, alla macchina statale. Questa è per noi un'opportunità strategica che siamo convinti il Governo abbia colto immediatamente anche in questo senso. Avere una pubblica amministrazione rinnovata ed efficiente è fondamentale per vincere anche la sfida del PNRR nella gestione di quelle risorse importanti che poi dovranno essere dispiegate nei territori. Noi, infatti, plaudiamo al Governo che ha subito scelto di spendersi in questo senso anche con il concorso, che è tema dell'odierno question time . Un concorso chiamato Sud perché interessava soprattutto le Regioni del Meridione per l'assunzione rapida per la prima volta - e anche questo è apprezzabile, perché il fast track è una cosa nuova - per cercare di assumere personale nel minor tempo possibile e nel miglior modo possibile. Si tratta di 2.800 profili per irrobustire la capacità amministrativa di diversi enti locali e territoriali delle Regioni del Sud, anche al fine di gestire al meglio i progetti europei. Hanno partecipato in moltissimi. Più di 81.000 persone hanno presentato la domanda, avendone i requisiti; 8.000 e più sono stati gli ammessi, anche se purtroppo soltanto un terzo di questi si è presentato poi alla prova, meno del numero che si era pensato di assumere. Ciò ha di fatto determinato l'immediata riapertura del concorso, superando ed eliminando di fatto i limiti per l'ammissione. Questo forse potrebbe creare una situazione di iniquità rispetto a chi non aveva neanche presentato la domanda: lo chiediamo a lei, signor Ministro, perché primariamente lei e tutti noi vogliamo garantire che i 2.800 profili tecnici vengano messi a disposizione delle amministrazioni locali, con la necessaria risposta anche ai criteri selettivi e qualificativi. Le chiediamo quindi in che modo intende fare questo, se pensa si debbano in qualche modo attuare dei correttivi e quali debbano essere, per fare in modo che episodi del genere non si ripetano, anche perché noi siamo tutti al lavoro insieme a lei - per questo conti pure su di noi - per aumentare la fiducia nella pubblica amministrazione, perché così deve essere. (Applausi) . PRESIDENTE. Il ministro per la pubblica amministrazione, onorevole Brunetta, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti. BRUNETTA, ministro per la pubblica amministrazione . La ringrazio, senatrice Biti, per il tono, l'atteggiamento e lo spirito costruttivo. Con lo stesso spirito costruttivo mi permetto di correggerla: non un terzo di quelli che hanno presentato la domanda ha partecipato, ma due terzi, un numero relativamente basso - per alcuni profili ancor più basso, cioè la metà - ma non troppo disallineato rispetto ad altri concorsi, come ad esempio quelli che si stanno svolgendo in questo momento per il Comune di Roma. Questo è un primo punto. Secondo punto. Il concorso Sud per 2.800 profili era voluto dal precedente Governo, realizzato dal precedente Ministro con delle linee guida, previsto dalla legge di bilancio per il 2021. Come Governo Draghi lo abbiamo ripreso senza alcuna modifica per accelerare l'immissione di questi profili professionali specialistici, perché queste erano le indicazioni della legge di bilancio per il 2021, al fine di dare specialisti, soprattutto in fondi comunitari, alle amministrazioni del Sud. Tutto questo ha portato a un bando rispettoso dell'impianto della norma e ai numeri che lei diceva, senatrice, con un risultato da valutare relativamente basso. Quello che abbiamo fatto, proprio per onorare i 2.800 profili previsti, cioè consentire all'amministrazione di avere 2.800 specialisti, è stato ampliare la platea, senza alcun cambiamento di modalità, di selettività e di qualità, anche per avere un surplus di vincitori su cui poter contare per gli ampliamenti sempre per le pubbliche amministrazioni. Aggiungo che nell'ultimo decreto reclutamento, che quest'Aula vedrà nelle prossime settimane, c'è una norma, finalizzata proprio al PNRR, che prevede anche lo scorrimento delle graduatorie proprio per rafforzare le amministrazioni locali rispetto ai profili del PNRR. Ricordo, prima di tutto a me stesso, che questo è un concorso speciale, per profili speciali, per un'area speciale come il Sud, cosa di solito non prevista dai concorsi pubblici, dedicato al Sud per ragioni ovviamente comprensibili. Per quanto riguarda poi i giovani, non c'entra assolutamente niente, perché nella norma che proprio quest'Assemblea ha modificato, all'articolo 10 del decreto-legge n. 44 del 2021, si è previsto che per profili standard non dovessero valere i titoli, ma per i profili speciali sì perché se si richiede una professionalità specialistica, è chiaro che un neolaureato non può averla, con la relativa esperienza. Da parte mia, offro la massima garanzia - ma la legge già lo prevede - per tutelare i giovani, rispetto a concorsi con profili standard senza esigenze particolari, ma nel contempo anche le professionalità. Dovremo fare un salto di qualità che è previsto in Europa, per cui anche contratti a termine possano essere appetibili per professionisti qualificati, proprio per fare un'esperienza adeguata nella pubblica amministrazione. Resto comunque a vostra disposizione per spiegare questa rivoluzione che è in corso, con la digitalizzazione e con la riduzione della tempistica, perché anche con questa modifica tutto si concluderà in cento giorni rispetto ai quattro anni di media del passato. (Applausi) . PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica la senatrice Biti, per due minuti. BITI (PD) . Signor Ministro, i question time servono proprio a questo, a chiarire: in questo caso, l'interrogazione che le abbiamo rivolto ha chiarito a me in prima persona e a tutto il nostro Gruppo una questione che adesso ci ha spiegato. La ringrazio, quindi, per la sua ulteriore spiegazione rispetto a questo concorso e anche per la sua disponibilità, di cui non mancheremo di approfittare qualora ce ne sia la necessità. Spero che possiamo essere tutti d'accordo, però, sul fatto che gli enti pubblici, soprattutto locali, e a nostro avviso anche i Comuni più piccoli, hanno davvero bisogno di una grande iniezione di forze, soprattutto giovani. Il Partito Democratico ha presentato anche degli emendamenti, che per ora non sono mai andati a buon fine, ma in cui crede molto, per far sì che vi siano assunzioni nei piccoli Comuni, soprattutto negli uffici progettazione, fondamentali per non perdere risorse. Da una parte, infatti, siamo tutti giustamente grati per le risorse che arrivano, ma dall'altra sappiamo che la necessità prioritaria è quella di non perderle; perché ciò non accada, abbiamo bisogno di enti locali forti, che abbiano strutture in grado di lavorare soprattutto sui progetti europei. Confidiamo di essere assolutamente in linea su questo e di poter lavorare anche insieme per permettere ai nostri Comuni e agli enti locali di ottenere il massimo, senza alcuna dispersione di risorse. (Applausi) . PRESIDENTE . La senatrice Mantovani ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-02616 sulle modalità di svolgimento del concorso per l'assunzione di tecnici per le amministrazioni pubbliche del Mezzogiorno, per tre minuti. MANTOVANI (M5S) . Egregio Ministro per la pubblica amministrazione, si è recentemente svolta la prova scritta del concorso pubblico per l'assunzione di 2.800 tecnici per le amministrazioni pubbliche delle Regioni del Sud, bandito ai sensi del decreto-legge n. 44 del 2021. La procedura concorsuale prevista nel bando si articola in due fasi: la preselezione per titoli ed esperienza professionale, distinta per i diversi profili del concorso e finalizzata all'ammissione alla prova scritta, e la seconda fase, che prevede una sola prova scritta selettiva, anche se distinta per i diversi profili. Questa nuova tipologia di procedura concorsuale, che prevede la preselezione in ingresso tramite valutazione dei titoli e delle esperienze professionali possedute dal candidato, è stata fortemente criticata soprattutto dal MoVimento 5 Stelle in fase di esame parlamentare del provvedimento e conseguentemente modificata nel testo del decreto convertito in legge, per quanto riguarda le prossime procedure concorsuali da realizzare. Non è stato però possibile attuare tale modifica ai concorsi già banditi, come quello in oggetto. Tale modalità di reclutamento ha quindi sicuramente penalizzato i giovani neolaureati e con meno possibilità economiche rispetto a coloro che sono in possesso di più titoli di studio e professionali. Il concorso ha visto un'elevata mancata partecipazione alla prova scritta e ciò ha indotto il dipartimento della funzione pubblica, nell'assoluta necessità di garantire l'interesse pubblico di vedere ricoperte tutte le 2.800 posizioni ricercate, ad annullare la soglia di sbarramento per la partecipazione alla prova scritta e ad ammettere gli altri 70.000 candidati, ossia il 90 per cento di quelli che avevano presentato la domanda, che erano già stati scartati nella fase preselettiva. È stata scelta, in conclusione, la linea dell'eliminazione della fase preselettiva per titoli, la stessa sostenuta dal nostro Gruppo e che era stata adottata in sede di conversione del decreto-legge. Tuttavia, sono stati comunque esclusi dal concorso coloro che non avevano presentato la domanda, scoraggiati esclusivamente dalle nuove regole, perché consapevoli di non poter contare su una formazione specialistica ed esperienze professionali pregresse. Pertanto le chiedo, signor Ministro, quale sia la valutazione di questi fatti; quale sia, per ogni profilo bandito, il numero delle richieste pervenute e il numero delle persone che si sono effettivamente presentate per sostenere la relativa prova scritta; se non ritenga che i requisiti di preselezione previsti nel bando siano stati non correttamente proporzionati rispetto ai profili banditi; se non ritenga che i profili banditi non siano stati inquadrati in un livello retributivo adeguato a tali funzioni e che ciò abbia determinato l'alto tasso di rinuncia alla partecipazione alla prova scritta. PRESIDENTE. Il ministro per la pubblica amministrazione, onorevole Brunetta, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti. BRUNETTA, ministro per la pubblica amministrazione . Signor Presidente, come per l'interrogazione precedente, ho preparato anche un testo scritto, che lascerò agli atti, che sarà più puntuale rispetto alla mia risposta, ma preferisco rispondere dal vivo. Senatrice Mantovani, il concorso per l'assunzione di tecnici per le amministrazioni pubbliche del Mezzogiorno è speciale, nato dal vostro Governo, il cosiddetto giallo-rosso (tra l'altro con il bravissimo ministro Provenzano e con un dipartimento che è quello attuale, perché la continuità dell'amministrazione è un fatto un positivo), che abbiamo preso com'era. Era un concorso speciale, per profili speciali, per dotare gli enti locali del Sud di professionalità speciali. Richiedeva quindi profili speciali, non per neolaureati anche con lauree triennali (come prevede la legge), ma per persone con esperienza e con specialità di competenze. Questa era la natura di quel concorso. L'articolo 10 del decreto-legge n. 44 del 2021, di cui abbiamo discusso, che innova, digitalizza e velocizza i concorsi, prevede espressamente una doppia via che - come dicevo prima alla senatrice interrogante - distingue tra profili standard , in cui ovviamente non contano le specializzazioni (perché, se il posto messo a concorso è standard , non richiede specializzazioni particolari), e profili (ed è stato un emendamento proprio del Senato a prevederlo) con caratteristiche di specialità tecnica, per i quali invece, ovviamente, è necessaria una valutazione dei titoli, come nel caso del concorso Sud. Pertanto, ciò che è stato fatto, in ragione della relativamente bassa partecipazione e delle esigenze di copertura delle 2.800 posizioni, è stato ampliare la platea degli ammessi (sarà ampliata la prossima settimana, in quanto siamo ancora in fase concorsuale, quindi stiamo a vedere), che comunque avevano i titoli, in maniera tale da poter non solo coprire il fabbisogno, ma - come ho detto alla collega intervenuta in precedenza - visto il decreto reclutamento che arriverà in quest'Aula la prossima settimana, anche far scorrere ulteriormente la graduatoria, partendo da questo concorso, al fine di dotare le amministrazioni del Sud di questi particolari profili. Il punto nodale, su cui abbiamo tanto discusso e che mi piacerebbe ancora di più discutere, è il seguente: contemperare l'esigenza dei giovani di avere un percorso e un ascensore sociale dai concorsi pubblici con quella di chi, non essendo più giovanissimo o neolaureato, ha però acquisito titoli legali, legalmente riconosciuti, di professionalità, che dovrebbero valere nei confronti di bandi speciali per posti speciali. Dovremmo tenerne conto e l'articolo 10 del decreto-legge n. 44 del 2021 lo fa. Ad esempio, a Roma si sta svolgendo un concorso per dirigenti, ma anche per profili standard , che applica le due caratteristiche. Pertanto, mi piaceva riflettere insieme, in primis , sul fatto che è in corso una rivoluzione: i concorsi sono tutti digitali e questa è un'innovazione che fa passare dall'Ottocento alla modernità, perché i concorsi non si svolgono più con carta e penna, ma sono tutti digitali, con la prova scritta che semplifica e, quando saremo a regime, fuori dalla pandemia, con un'eventuale prova orale; con la duplice valutazione, dei titoli legalmente riconosciuti, che serva di preselezione, ovvero con nessuna valutazione, se il tipo di posto messo a concorso è di carattere standard o generale. Questo consente di tener conto delle due esigenze: quelle di chi ha investito in formazione e quelle di chi non ha ancora potuto farlo, perché è giovane. Quindi, contemperiamo le due istanze, dando i segnali giusti: non perdere tempo con formazione mnemonica su quiz preselettivi imparati a memoria, ma investire su se stessi, stante la rigorosità delle prove concorsuali. Questo concorso Sud è l'ultimo di una serie, forse il primo di un'altra, e sarà bene riflettere tutti sul perché, ad esempio, al Sud (ma forse non solo lì), vi sia una scarsa appetibilità della pubblica amministrazione (è un problema che da vecchio professore mi pongo). Questo è un esempio, ma pensate a quello che succederà nei prossimi mesi, in funzione del PNRR, quando cercheremo decine di migliaia di professionalità specifiche, che temo non troveremo. Bisognerà fare una riflessione tutti insieme, su come reclutare e valutare, tenendo insieme qualità, ma anche necessità di capitale umano per i nostri enti locali. Questo è un problema che riguarda tutti. Siamo in una transizione da un vecchio sistema a uno nuovo e c'è bisogno dell'intelligenza collettiva di tutti noi, ossia del Parlamento, che è l'unico luogo dove tali questioni si possono e si devono discutere, proprio per rispondere alle esigenze straordinarie e strategiche del nostro Paese. Quindi, vi ringrazio sentitamente per questa piccola sessione di riflessione. Avremo modo di discuterne la prossima settimana, quando arriverà in Aula il decreto reclutamento, dal momento che lì avremo questo problema moltiplicato per cento. (Applausi) . PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica la senatrice Mantovani, per due minuti. MANTOVANI (M5S) . Signor Ministro, la ringrazio per la risposta. Sono d'accordo con lei sul fatto che la pubblica amministrazione abbia compiuto un passo nel rinnovamento dei concorsi. Quindi, sono anche d'accordo sulle strade intraprese in merito alla digitalizzazione e alle semplificazioni procedurali, che permettono di reclutare e di offrire la risposta alla domanda di reclutamento in un tempo veramente più breve. Questa è una delle istanze che appunto anche i giovani che abbiamo incontrato e che ci hanno interpellato hanno posto. Una delle questioni è appunto quella di fare la domanda al concorso e ricevere velocemente la risposta. La questione della scarsa appetibilità della pubblica amministrazione è una domanda che ci dobbiamo fare. È proprio questa la domanda contenuta nell'interrogazione, proprio perché, appunto, se richiediamo profili speciali, dobbiamo dare anche retribuzioni speciali, e questo non si è verificato con il concorso, in quanto probabilmente i candidati, al momento della presentazione della domanda, non erano consapevoli del livello di retribuzione. Se un candidato ha esperienze e titoli professionali da far valere, si aspetta anche che magari il livello di inquadramento possa essere superiore. Auspichiamo che ci sia questa riflessione che permetta di contemperare due esigenze: da una parte, l'ingresso dei giovani, perché abbiamo bisogno anche di giovani che possano entrare da neolaureati, ricevere un percorso di formazione professionale veloce e vedersi offerta una progressione di carriera all'interno della pubblica amministrazione; dall'altra, un percorso per reclutare effettivamente i profili più avanzati. Se riusciremo a mettere insieme le due componenti, secondo me, faremo un ottimo lavoro. (Applausi) . PRESIDENTE . Il senatore De Vecchis ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-02614 sulle iniziative di riforma dello status di autonomia di Roma Capitale, per tre minuti. DE VECCHIS (L-SP-PSd'Az) . Signor Ministro, la riforma del Titolo V della Parte II della Costituzione, realizzata, come noto, con la legge costituzionale n. 3 del 18 ottobre 2021, ha introdotto, all'articolo 114, il riferimento alla città di Roma come capitale della Repubblica. In previsione anche delle elezioni amministrative del prossimo ottobre, credo sia opportuno fare una riflessione sui poteri speciali di Roma Capitale. Per questo oggi la interroghiamo, signor Ministro. Roma deve diventare una capitale degna di quest'Europa pari a Berlino, Madrid, Vienna o Bruxelles, anzi, Washington - ci allarghiamo con gli esempi - perché è la capitale della cultura non solo europea, ma anche mondiale. Parliamo di 6.000 chilometri di siti archeologici che devono essere gestiti in maniera costruttiva, indipendente, anche per dar seguito a tremila anni di storia. Per questo le chiediamo, signor Ministro, quali siano le indicazioni del Governo per arrivare alla legge che farà diventare Roma sempre più autonoma, con ciascun municipio indipendente. È questa la nostra domanda: cosa sta facendo il Governo per far diventare Roma, una volta per tutte, la capitale più importante d'Europa? (Applausi) . PRESIDENTE. Il ministro per gli affari regionali e le autonomie, onorevole Gelmini, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti. GELMINI, ministro per gli affari regionali e le autonomie . Signor Presidente, i senatori interroganti pongono questioni ampiamente condivise rispetto alla necessità - ma direi anche all'urgenza - di dotare Roma di risorse, poteri e funzioni adeguati al ruolo che questa città ricopre, ma anche alla complessità dei problemi e alla vastità del patrimonio dell'Urbe, ricordando la configurazione di questa città come culla della civiltà occidentale e anche del cattolicesimo. Si tratta di aspetti che rendono Roma un unicum non solo dal punto di vista nazionale. L'articolo 114 della Costituzione, al comma 3, parla chiaro: affida alla legge dello Stato la disciplina dell'ordinamento giuridico della Capitale. Dobbiamo allora constatare che, a vent'anni dall'approvazione della riforma del Titolo V, l'attuazione di questa disciplina è stata alquanto lacunosa, tormentata e sicuramente non pienamente idonea a definire uno statuto adeguato per Roma. Restano irrisolte molte questioni: la disponibilità di idonei finanziamenti, l'ammodernamento delle infrastrutture, il tema delle periferie, la tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale, ma anche la riorganizzazione dei servizi di area vasta. E allora oggi, peraltro nel 150° anniversario della proclamazione di Roma come capitale d'Italia, esistono ragioni che rendono ancor più stringente e non rinviabile la necessità di riprendere questo percorso. Individuo due questioni: da un lato, l'approvazione del Piano nazionale che l'Europa ha messo a disposizione, le cui misure possono e debbono essere declinate in sede attuativa in modo da intercettare le esigenze e le istanze della Capitale; dall'altro, un appuntamento molto atteso, come quello del Giubileo del 2025. Di tali questioni ed esigenze il Governo è pienamente consapevole; l'intervento normativo che abbiamo in animo non può che essere multidimensionale e quindi riguardare l'architettura istituzionale, i poteri e le risorse. Questo intervento dovrà certamente allineare Roma ad altre capitali, tutte invariabilmente munite di statuti e poteri peculiari. In questa prospettiva, abbiamo istituito nel corso delle settimane presso il Ministero una commissione, presieduta dal professor Marini, con il compito di analizzare gli scenari di riforma dell'ordinamento di Roma Capitale, a partire dal lavoro svolto dalle Camere sulle proposte di iniziativa parlamentare. Su questo tema auspico e confido che ci possa essere una convergenza importante con il lavoro che il Parlamento sta facendo, in particolare la Commissione affari costituzionali della Camera, dove il lavoro è a uno stadio abbastanza avanzato (ho anche avuto un'interlocuzione con il presidente Brescia). Il senso di questa commissione - lo voglio precisare - non è certamente quello di sostituire o scavalcare l'attività parlamentare; essa anzi aspira ad affiancarla e supportarla, con l'intento di facilitare la necessaria sintesi fra le diverse posizioni, per addivenire in tempi rapidi alla soluzione tecnicamente più adeguata per andare incontro alle esigenze di Roma e alla questione che viene posta. La commissione sta lavorando alacremente, facendo sintesi di iniziative molteplici di riforma costituzionale, ma anche di riforma ordinaria presenti in Parlamento, e della preziosa istruttoria già svolta attraverso molteplici audizioni dalla I Commissione della Camera. Vi è una sostanziale condivisione dei punti centrali di un intervento riformatore, che non può non riguardare, anche in attuazione dell'articolo 114 della Costituzione, i poteri e gli ambiti materiali delle funzioni di Roma Capitale, i meccanismi e le sedi di collaborazione istituzionale tra i diversi livelli di governo, il ruolo dei municipi, le forme e le modalità di attribuzione delle risorse. La commissione si è data un termine; entro fine mese mi auguro di essere in grado di illustrare le conclusioni e quindi la proposta di riforma della governance della Capitale. Il clima di concordia e la determinazione della I Commissione della Camera legittimano un ragionevole ottimismo sul prosieguo. Il Governo, nel rispetto delle prerogative delle Camere, monitorerà gli sviluppi dei lavori, auspicando una definizione la più celere possibile e riservandosi ovviamente di valutare ogni ulteriore iniziativa che possa accelerare l' iter della riforma e ampliarne gli orizzonti. PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore De Vecchis, per due minuti. DE VECCHIS (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, signor Ministro, mi devo scusare, ho commesso un errore: la legge costituzionale che ho citato prima è del 18 ottobre 2001, non del 2021, come erroneamente ho detto. Sarà la fretta di arrivare a ottobre, per liberare Roma dalla malagestione degli ultimi anni. (Applausi) . Mi scusi, ma Roma va liberata, quindi mi sono portato avanti con i tempi; perdonatemi, ma Roma merita veramente un'altra gestione amministrativa. Tornando all'interrogazione, sono molto soddisfatto, perché il nostro sogno è quello di portare a Roma l'Agenzia della cultura europea. Roma deve diventare, anche se lo è moralmente, la capitale della cultura europea. Il Giubileo del 2025 credo sia anche l'occasione giusta per rilanciarla non solo sotto l'aspetto economico, ma anche sul fronte del turismo, anche religioso, visto che Roma è anche la capitale del cristianesimo e del cattolicesimo. Saremo al suo fianco per portare avanti questo progetto, perché Roma merita molto di più; Roma è molto di più. (Applausi) . PRESIDENTE . Lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata ( question time ) all'ordine del giorno è così esaurito. Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno MAGORNO (IV-PSI) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MAGORNO (IV-PSI) . Signor Presidente, colleghi senatori, signori del Governo, le immagini divulgate relative all'incidente della funivia Stresa-Mottarone lasciano senza fiato e fanno davvero male, soprattutto ai familiari delle 14 vittime, che non ci sono più. La tragedia dello scorso 23 maggio ha sconvolto tutti e ora quelle stesse vittime sono ulteriormente oggetto di uno sciacallaggio giornalistico che calpesta la loro memoria e offende la profonda sofferenza dei loro cari. Il diritto di cronaca non può entrare nel dolore delle persone. Quello a cui stiamo assistendo è un tipo di giornalismo macabro e spregiudicato, che oltrepassa ogni limite e ogni logica. Il vero giornalismo è tutt'altro. I veri giornalisti sono coloro che informano i cittadini, senza toni forti, speculazioni e strumentalizzazioni. Il sensazionalismo e il gossip della notizia a tutti i costi non sono giornalismo, ma soltanto un modo alternativo di fare spettacolo, un vero e proprio circo mediatico, cinico e crudele, che manca totalmente di rispetto, di buonsenso e di sensibilità. Su quanto accaduto ho presentato un'interrogazione parlamentare insieme al presidente del mio Gruppo, senatore Faraone. Occorre però subito una seria e radicale riforma del servizio pubblico: solo così si può garantire ai cittadini un'informazione degna di questo nome. Intanto, chi ha trasmesso le immagini di quei drammatici momenti si vergogni e chieda scusa. RUFA (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. RUFA (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, l'Associazione nazionale vittime delle marocchinate è un sodalizio senza scopo di lucro composto da liberi giornalisti, ricercatori, storici e scrittori che da anni studiano specifiche vicende accadute nel periodo 1943-1944 in Sicilia, Campania, Lazio e Toscana, dove uomini e donne subirono violenze inenarrabili da parte delle truppe coloniali francesi, i cosiddetti goumier . La tragedia nazionale è passata alla storia con il termine marocchinate, che qualcuno ancora non conosce o non vuole riconoscere. L'intento dell'associazione è proprio promuovere il ricordo della storia, perché vengano condannati tutti gli errori e orrori e perché non si ripetano mai più. È purtroppo evidente che il libero lavoro degli storici venga considerato come un fastidioso e inopportuno impegno, perché ha connotazione politica. Il termine marocchinate non è inteso come razzista: era già in uso nel 1946, per cui già la sola parola non deve turbare la sensibilità ipocrita e ignorante. Così, venerdì 11 giugno 2021, a Milano, nell'aula consiliare comunale, l'associazione aveva organizzato uno dei tanti convegni dal titolo «Marocchinate: la storia nascosta», condotto alla presenza non di politici, ma di Emiliano Ciotti, presidente dell'Associazione vittime delle marocchinate, di Alessandra Colla, scrittrice e storica, e del moderatore Lorenzo Cafarchio, delle Edizioni Altaforte. Il sindaco Sala, con un post sui social , ha definito l'incontro pubblico come inutilmente provocatorio. «La storia è una cosa seria: usarla per provocazioni dal sapore di razzismo»... «è una cosa che Milano e i milanesi non possono accettare». Ovviamente il post è stato amplificato da vari esponenti politici, come il capogruppo del PD in Comune, che ha dichiarato: «La Lega, a corto di argomenti per la campagna elettorale, non trova di meglio che promuovere e sostenere un evento dal chiaro significato razzista». Un altro deputato del PD ha tacciato lo stesso evento come sceneggiata propagandistica di stampo razzista. Alla fine, l'autorizzazione già concessa è stata ritirata e il convegno è stato annullato. Vorrei far presente che le marocchinate non sono una bandiera politica. Vorrei far presente che non si né di destra, né di sinistra davanti a una commemorazione di vittime, soprattutto se incolpevoli. Vorrei far presente altresì che è dovere di ogni cittadino e soprattutto del politico onorare vittime innocenti: 60.000 uomini, donne, anziani, preti e bambini sono stati vittime di violenze sessuali spregianti e mortali perpetrate dai goumier , uccisi anche solo per aver cercato di difendere la vita di sorelle, spose e madri. Questa è la storia, che dev'essere ricordata senza la becera ipocrisia della politica scorretta; tutt'altro, in quanto non vi è miglior civiltà che commemorare insieme - destra e sinistra - la sofferenza di un popolo. A Sala direi anzitutto di guardare il film del 1957 «La Ciociara», diretto da De Sica, con Sophia Loren, tratto dall'omonimo romanzo di Moravia. A Sala dico di far cambiare - se riesce - il termine «marocchinate», se offende la sua sensibilità. A Sala dico soprattutto di chiedere scusa a Milano, ai milanesi e, per la sua ignoranza, a tutte le vittime innocenti di un tragico passato storico. (Applausi) . MALAN (FIBP-UDC) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MALAN (FIBP-UDC) . Signor Presidente, il 14 agosto 2018 crollava a Genova il ponte Morandi, causando 43 vittime, centinaia di sfollati e gravissimi disagi per la città di Genova, la Liguria intera e l'intero Nord-Ovest del nostro Paese, oltre a un danno per l'immagine dell'Italia all'estero. In questi giorni, si è pericolosamente vicini alla conclusione di una transazione, con l'obiettivo di mettere fuori i famosi Benetton dalla società Autostrade per l'Italia, mediante l'acquisto, da parte di Cassa depositi e prestiti (che guida una cordata di investitori che confidano nei soldi che verranno loro dai pedaggi pagati dagli italiani), delle quote in possesso della società Atlantia (i cui maggiori azionisti sono i famosi fratelli Benetton), pari all'88 per cento del totale. La spesa per quest'operazione è di 21,9 miliardi di euro. Come segnalato da me e altri colleghi in parecchie interrogazioni (per le quali sollecito la risposta), la cosa potrebbe essere risolta molto meglio e con molto meno. Infatti, anziché cambiare gli azionisti di una società che comunque non è lo Stato (per quanto lo Stato, attraverso Cassa depositi e prestiti vi partecipi), quest'ultimo potrebbe ritornare pienamente in possesso, oltre che della proprietà, che è da sempre sua, anche dei 2.850 chilometri di autostrade dati in concessione, avvalendosi del diritto di revoca previsto dall'articolo 9- bis della convenzione stipulata tra lo Stato e Autostrade per l'Italia. Utilizzando lo strumento della revoca, si potrebbero spendere soltanto 13 miliardi di euro, anziché 21,9. Spendere 8,9 miliardi in più (forse un po' di meno secondo altri calcoli), dando ancora una montagna di soldi ai Benetton, sarebbe illogico comunque, perché i regali lo Stato li deve fare a chi ne ha bisogno e non ai miliardari. Inoltre, dopo quello che è successo, è assolutamente inaccettabile. Aggiungo che lo Stato (allegherò l'elenco delle interrogazioni per le quali richiedo la risposta) sta spendendo circa 21,9 miliardi di euro per prendere un pezzo, sia pure importante, di Atlantia, quando tale società, nel suo insieme, è quotata in borsa per 13 miliardi di euro. Quest'operazione è un doppio errore, assolutamente inaccettabile, e il Governo deve riferire. Atti e documenti, annunzio PRESIDENTE . Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Ordine del giorno per la seduta di martedì 22 giugno 2021 PRESIDENTE . Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica martedì 22 giugno, alle ore 16,30, con il seguente ordine del giorno: (Vedi ordine del giorno) La seduta è tolta (ore 16,10) . Pareri espressi dalla 1a e dalla 5a Commissione permanente sugli emendamenti al disegno di legge n. 2207 La Commissione affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'interno, ordinamento generale dello Stato e della pubblica amministrazione, esaminati gli ulteriori emendamenti riferiti al disegno di legge in titolo, esprime, con riferimento al riparto delle competenze normative fra lo Stato e le Regioni, parere non ostativo. La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminati gli emendamenti trasmessi dall'Assemblea, riferiti al provvedimento in titolo, preso atto delle proposte ritirate, esprime, per quanto di competenza, parere contrario, ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, sugli emendamenti 1.3, 1.11, 1.17, 1.63, 1.73, 1.74, 1,78, 1.95, 1.102, 1.105 e 4.4. Sui restanti emendamenti, il parere è non ostativo. Integrazione alla relazione orale della senatrice Rivolta sul disegno di legge n. 2207 Da segnalare infine che le risorse stanziate dal presente articolo sono immediatamente disponibili ai fini dell'assunzione di impegni giuridicamente vincolanti L'articolo 5 provvede, in primo luogo, a determinare il limite massimo degli interessi passivi sui titoli pubblici derivanti dal ricorso al maggiore indebitamento in base all'autorizzazione disposta con le risoluzioni parlamentari del 22 aprile 2021; reca quindi la quantificazione degli oneri derivanti dal provvedimento in esame e l'individuazione delle relative coperture finanziarie; incrementa inoltre, per il triennio 2021-2023, il livello massimo del saldo netto da finanziare e del ricorso al mercato finanziario sostituendo, di conseguenza, l'allegato 1 all'articolo l, comma l, della legge di bilancio 2021; provvede infine ad autorizzare il Ministro dell'economia e delle finanze ad apportare le occorrenti variazioni di bilancio. Testo integrale della risposta del ministro Brunetta all'interrogazione 3-02616 Nell'interrogazione n. 3-02616 a risposta immediata in Assemblea d'iniziativa della senatrice Mantovani (gruppo Movimento 5 stelle), l'interrogante chiede di sapere: quale sia la valutazione del Ministro in indirizzo in merito ai fatti descritti in premessa; quale sia, per ogni profilo bandito, il numero delle richieste pervenute e il numero delle persone che si sono effettivamente presentate per sostenere la relativa prova scritta; se non ritenga che i requisiti di preselezione previsti nel bando siano stati non correttamente proporzionati rispetto ai profili banditi; se non ritenga che i profili banditi non siano stati inquadrati in un livello retributivo adeguato a tali funzioni, e che ciò abbia determinato l'alto tasso di rinuncia di partecipazione alla prova scritta. Signora Presidente, onorevoli senatori, evidenzio innanzitutto che il bando del concorso in parola è stato indetto in attuazione della disciplina normativa introdotta dal precedente Esecutivo con la legge di bilancio per il 2021. L'obiettivo della norma era garantire gli interventi previsti dalla politica di coesione dell'Unione europea e nazionale, rafforzando con l'assunzione di 2.800 funzionari «in possesso delle correlate professionalità» la capacità amministrativa delle regioni del Mezzogiorno. Il lavoro istruttorio di definizione dei profili professionali e della distribuzione territoriale, impostato dal precedente Esecutivo, è stato raccolto dall'Agenzia per la Coesione territoriale nel nuovo Governo ed è confluito nel DPCM del 30 marzo 2021, punto di riferimento per la formulazione del bando di concorso da parte del Dipartimento della funzione pubblica. Il Dipartimento ha inoltre tenuto conto della riforma delle procedure concorsuali introdotta dall'articolo 10 del decreto-legge n. 44 del 2021 e ha affidato a Formez PA l'organizzazione del concorso. Per quanto attiene al punto, confermo che il tasso medio di partecipazione al concorso è stato del 65 per cento, con punte, in alcune sedi e per alcuni profili, inferiori al 50 per cento. Deposito una tabella relativa ai dati rilevati da Formez PA, suddivisi per profilo. A fronte del basso tasso di partecipazione e tenuto conto dell'entrata in vigore del decreto-legge cosiddetto reclutamento, il n. 80 del 2021, che prevede la possibilità per le pubbliche amministrazioni di attingere da graduatorie di concorsi a tempo determinato per realizzare gli interventi del PNRR, il Dipartimento della funzione pubblica ha deciso di ampliare la platea dei partecipanti ammessi alla prova scritta nel rispetto delle regole comparative già delineate dal bando. Una soluzione che non compromette le aspettative dei candidati, amplia le opportunità di accesso e appare come la più idonea a garantire la tutela del prevalente interesse pubblico delle amministrazioni coinvolte di coprire le 2.800 posizioni messe a concorso. Rispetto al punto 3, occorre chiarire che i requisiti per la partecipazione al concorso sono stati definiti coerentemente con quanto disposto dal precedente Esecutivo con il decreto-legge n. 34 del 2020, che permette di inoltrare domanda anche ai possessori della sola laurea triennale. Nel caso oggetto del question time, trattasi però di un concorso speciale: i titoli e l'esperienza richiesti dal bando corrispondono all'esigenza di reclutare personale specializzato per la gestione dei fondi europei, come stabilito dalla legge di bilancio per il 2021. Un'esigenza che riduce drasticamente in re ipsa le possibilità per i giovani neolaureati privi di esperienza. Relativamente al punto 4, evidenzio che la categoria e la posizione economica di inquadramento del personale non dirigenziale da reclutare con il richiamato concorso sono stati definiti sulla base della disciplina contenuta nelle fonti normative e contrattuali vigenti. In conclusione, nel consigliare equilibrio e cautela nei giudizi, anche perché le prove concorsuali sono ancora in svolgimento, va tenuto presente che il concorso in questione: - ha una spiccata e dichiarata vocazione territoriale; - si svolge in una fase post pandemica, con le regole per la prevenzione del contagio stabilite nel protocollo validato dal comitato tecnico-scientifico; - è il primo che applica la riforma con sedi decentrate e procedure digitalizzate e rapide; - non è ancora prassi diffusa, per la pubblica amministrazione italiana, a differenza di ciò che avviene in Europa, la ricerca di profili ad elevata specializzazione tecnica da assumere a tempo determinato. Questo sforzo di innovazione della pubblica amministrazione, orientato alle migliori esperienze europee, è imposto al nostro Paese anche dalla sfida del PNRR. Le nuove modalità stanno inoltre consentendo il riavvio delle procedure concorsuali in tutto il Paese, come ad esempio a Roma in questi giorni. Assicuro, da parte mia, che sarà garantito un costante monitoraggio sull'andamento delle procedure concorsuali per agevolare l'assunzione dei giovani e delle migliori competenze al servizio delle amministrazioni centrali e territoriali. Concorso pubblico per il reclutamento a tempo determinato di 2.800 unità di personale non dirigenziale di Area III-FI o categorie equiparate nelle amministrazioni pubbliche con ruolo di coordinamento nazionale nell'ambito degli interventi previsti dalla politica di coesione dell'Unione europea e nazionale per i cicli di programmazione 2014-2020 e 2021-2027, nelle autorità di gestione, negli organismi intermedi e nei soggetti beneficiari delle Regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia (G.U. n. 27 del 06-04-2021). Tabella riepilogativa, per profilo, dei partecipanti alle prove scritte svolte nei giorni 9, 10 e 11 giugno 2021 PROFILO PROFESSIONALE NUMERO CANDIDATURE NUMERO CONVOCATI NUMERO PARTECIPANTI PROVA SCRITTA Funzionario esperto amministrativo giuridico 32.898 515 365 Funzionario esperto in gestione, rendicontazione e controllo 24.653 2.755 1.875 Funzionario esperto analista informatico 5.592 388 235 Funzionario esperto in progettazione e animazione territoriale 17.130 546 373 Funzionario esperto tecnico 22.466 4.382 2.798 TOTALE 102.739 8.586 5.646 VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA SEGNALAZIONI RELATIVE ALLE VOTAZIONI EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA Nel corso della seduta sono pervenute al banco della Presidenza le seguenti comunicazioni: Disegno di legge n. 2207 sull'emendamento 1.30, i senatori Floris e Toffanin avrebbero voluto esprimere un voto contrario; sull'emendamento 1.44, la senatrice Gaudiano avrebbe voluto esprimere un voto favorevole; sulla proposta di coordinamento C1, il senatore Zuliani avrebbe voluto esprimere un voto favorevole; sulla votazione finale, i senatori Marcucci e Zuliani avrebbero voluto esprimere un voto favorevole. Congedi e missioni Sono in congedo i senatori: Accoto, Agostinelli, Airola, Alderisi, Barachini, Battistoni, Bellanova, Bini, Bongiorno, Borgonzoni, Bossi Umberto, Botto, Caligiuri, Campagna, Cario, Cattaneo, Centinaio, Cerno, Cirinna', D'Arienzo, De Poli, Di Marzio, Doria, Fattori, Fazzolari, Ferrari, Floridia, Galliani, Giacobbe, Ginetti, Merlo, Messina Assunta Carmela, Moles, Montani, Monti, Nannicini, Napolitano, Nisini, Pichetto Fratin, Pillon, Pucciarelli, Renzi, Riccardi, Ripamonti, Rossomando, Sciascia, Segre, Sileri, Turco e Vaccaro. Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Donno, Mininno, Minuto, Pinotti e Rauti, per attività della 4ª Commissione permanente; Augussori, Mollame, Taverna e Vattuone, per attività dell'Assemblea parlamentare dell'OSCE; Urso, per attività del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica. Sono considerate in missione le senatrici: Montevecchi e Ronzulli, per attività di rappresentanza del Senato (dalle ore 14) . Sono considerate in missione, ai sensi dell'art. 108, comma 2, primo periodo, del Regolamento, le senatrici: Alessandrini e Corrado. Disegni di legge, annunzio di presentazione Senatore Rufa Gianfranco Istituzione della Giornata nazionale in memoria delle vittime degli stupri di guerra del 1943-1944 (2281) (presentato in data 15/06/2021); senatori Aimi Enrico, Gasparri Maurizio, Perosino Marco, Cangini Andrea, Caliendo Giacomo, Papatheu Urania Giulia Rosina, Floris Emilio, Binetti Paola, Barboni Antonio, Rizzotti Maria, Toffanin Roberta, Gallone Maria Alessandra, Ferro Massimo, Dal Mas Franco, Stabile Laura, Galliani Adriano, Berardi Roberto, Cesaro Luigi, Pagano Nazario Istituzione della Giornata nazionale del rispetto, in memoria delle vittime degli stupri di guerra del 1943-1944 (2282) (presentato in data 16/06/2021); senatori Faggi Antonella, Fregolent Sonia, Pittoni Mario, Saponara Maria, Alessandrini Valeria, Pellegrini Emanuele, Romeo Massimiliano, Arrigoni Paolo, Augussori Luigi, Bagnai Alberto, Bergesio Giorgio Maria, Borghesi Stefano, Bossi Simone, Briziarelli Luca, Bruzzone Francesco, Calderoli Roberto, Campari Maurizio, Candura Massimo, Cantu' Maria Cristina, Casolati Marzia, Corti Stefano, De Vecchis William, Doria Carlo, Ferrero Roberta, Fusco Umberto, Grassi Ugo, Iwobi Tony Chike, Lucidi Stefano, Lunesu Michelina, Marin Raffaella Fiormaria, Marti Roberto, Mollame Francesco, Montani Enrico, Ostellari Andrea, Pazzaglini Giuliano, Pepe Pasquale, Pergreffi Simona, Pianasso Cesare, Pillon Simone, Pirovano Daisy, Pisani Pietro, Pizzol Nadia, Riccardi Alessandra, Ripamonti Paolo, Rivolta Erica, Rufa Gianfranco, Saviane Paolo, Sbrana Rosellina, Siri Armando, Testor Elena, Tosato Paolo, Urraro Francesco, Vallardi Gianpaolo, Vescovi Manuel, Zuliani Cristiano Èthos al rispetto e alla non violenza (2283) (presentato in data 17/06/2021). Disegni di Legge, presentazione del testo degli articoli In data 16/06/2021 la 1ª Commissione permanente Aff. costituzionali ha presentato il testo degli articoli proposti dalla Commissione stessa, per il disegno di legge: Sen. Lanzi Gabriele "Modifiche all'articolo 25 del testo unico delle leggi recanti norme per la elezione della Camera dei deputati, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361, in materia di procedura di nomina dei rappresentanti di lista" (2129) (presentato in data 10/03/2021). Governo, trasmissione di atti per il parere. Deferimento Il Presidente del Consiglio dei ministri, con lettera del 15 giugno 2021, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 4, comma 1, del decreto-legge 18 aprile 2019, n. 32, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 giugno 2019, n. 55 - lo schema di decreto del Presidente del Consiglio dei ministri recante l'individuazione di ulteriori interventi infrastrutturali da realizzare ai sensi del citato articolo 4 e dei commissari straordinari individuati per ciascuna opera (n. 262). Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139- bis del Regolamento, lo schema di decreto è deferito alla 8ª Commissione permanente, che esprimerà il parere entro 20 giorni dall'assegnazione. Governo, trasmissione di atti e documenti Il Ministro della salute, con lettera in data 17 giugno 2021, ai sensi dell'articolo 1, comma 16- bis , del decreto-legge 16 maggio 2020, n. 33, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 luglio 2020, n. 74, ha trasmesso i risultati del monitoraggio dei dati epidemiologici di cui al decreto del Ministro della salute 30 aprile 2020, riportati nel verbale dell'11 giugno 2021 della Cabina di regia istituita ai sensi del medesimo decreto e la nota dell'11 giugno 2021 del Comitato tecnico-scientifico di cui all'articolo 2 dell'ordinanza del Capo Dipartimento della Protezione civile 3 febbraio 2020, n. 630. Ha altresì trasmesso l'ordinanza 11 giugno 2021, recante "Ulteriori misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell'emergenza epidemiologica da COVID-19 nelle Regioni Emilia-Romagna, Lazio, Lombardia, Piemonte, Puglia e nella Provincia autonoma di Trento", pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 12 giugno 2021, n. 139. La predetta documentazione (Atto n. 867) è depositata presso il Servizio dell'Assemblea a disposizione degli onorevoli senatori. Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, in data 17 giugno 2021, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 12, comma 1, del decreto legislativo 25 febbraio 1999, n. 66, la relazione d'inchiesta sull'incidente occorso agli aeromobili AS350 marche I-EDIC e Jodel D.140E marche F-PMGV, in località ghiacciaio del Rutor, La Thuile (AO), in data 25 gennaio 2019. La predetta documentazione è deferita, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 8 a Commissione permanente (Atto n. 868). Il Ministro della giustizia, con lettera in data 15 giugno 2021, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 19 della legge 30 giugno 2009, n. 85, la relazione - per la parte di sua competenza - sull'attività della banca dati nazionale del DNA e del laboratorio centrale per la medesima banca dati, relativa all'anno 2020. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, primo comma, secondo periodo, del Regolamento, alla 1 a e alla 2 a Commissione permanente ( Doc . CLXI, n. 2). Corte dei conti, trasmissione di relazioni sulla gestione finanziaria di enti Il Presidente della Sezione del controllo sugli Enti della Corte dei conti, con lettera in data 14 giugno 2021, in adempimento al disposto dell'articolo 7 della legge 21 marzo 1958, n. 259, ha trasmesso la determinazione e la relativa relazione sulla gestione finanziaria degli Istituti Fisioterapici Ospitalieri (IFO) per l'esercizio 2019. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5 a e alla 12 a Commissione permanente ( Doc . XV, n. 424). Parlamento europeo, trasmissione di documenti. Deferimento Il Vice Segretario generale del Parlamento europeo, con lettera in data 10 giugno 2021, ha inviato il testo di 1 documento, approvato dal Parlamento stesso nella tornata del 10 giugno 2021, deferito, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alle sotto indicate Commissioni competenti per materia: Decisione del Parlamento europeo del 10 giugno 2021 su un progetto di regolamento del Parlamento europeo che fissa lo statuto e le condizioni generali per l'esercizio delle funzioni del mediatore (statuto del mediatore europeo) e che abroga la decisione 94/262/CECA, CE, Euratom (2021/2053(INL) - 2019/0900(APP)), alla 1 a e alla 14 a Commissione permanente ( Doc . XII, n. 888). Commissione europea, trasmissione di progetti di atti legislativi dell'Unione europea. Deferimento La Commissione europea ha trasmesso, in data 17 giugno 2021, per l'acquisizione del parere motivato previsto dal Protocollo (n. 2) sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità allegato al Trattato sull'Unione europea e al Trattato sul funzionamento dell'Unione europea: la proposta di Regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio sui prodotti macchina (COM(2021) 202 definitivo). Ai sensi dell'articolo 144, commi 1-bis e 6, del Regolamento, l'atto, già deferito per i profili di merito, è deferito alla 14ª Commissione permanente ai fini della verifica della conformità al principio di sussidiarietà; la scadenza del termine di otto settimane previsto dall'articolo 6 del predetto Protocollo è fissata al 12 settembre 2021; la proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 2013/34/UE, la direttiva 2004/109/CE, la direttiva 2006/43/CE e il regolamento (UE) n. 537/2014 per quanto riguarda la comunicazione societaria sulla sostenibilità (COM(2021) 189 definitivo). Ai sensi dell'articolo 144, commi 1- bis e 6, del Regolamento, l'atto è deferito alla 14 a Commissione permanente ai fini della verifica della conformità al principio di sussidiarietà; la scadenza del termine di otto settimane previsto dall'articolo 6 del predetto Protocollo è fissata al 12 settembre 2021. L'atto è altresì deferito, per i profili di merito, ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, alla 6 a Commissione permanente, con il parere delle Commissioni 10 a , 13 a e 14 a . Risposte scritte ad interrogazioni (Pervenute dall'11 al 17 giugno 2021) SOMMARIO DEL FASCICOLO N. 109 CASTIELLO: sulle criticità del Tribunale di Vallo della Lucania (4-05169) (risp. CARTABIA, ministro della giustizia ) DE FALCO ed altri: su un'operazione di polizia a Trieste nei confronti di un'associazione di aiuto ai migranti (4-05034) (risp. CARTABIA, ministro della giustizia ) GRANATO: sul numero delle firme necessarie per le candidature alle elezioni regionali in Calabria (4-05111) (risp. SIBILIA, sottosegretario di Stato per l'interno ) LAFORGIA ed altri: sulla sicurezza sul lavoro (4-05400) (risp. ACCOTO, sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali ) NENCINI: sulla morte in gara di un giovane ciclista in provincia di Alessandria (4-04677) (risp. CARTABIA, ministro della giustizia ) RAUTI ed altri: sulle procedure di stabilizzazione del personale di Polizia penitenziaria (4-04958) (risp. CARTABIA, ministro della giustizia ) TOFFANIN ed altri: su una missiva inviata dall'INPS a persona deceduta (4-05546) (risp. ACCOTO, sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali ) Mozioni Atto n. 1-00390 ROMEO FREGOLENT CANTU' DORIA LUNESU MARIN GRASSI SIRI BAGNAI PAZZAGLINI CASOLATI IWOBI BERGESIO SBRANA VALLARDI SAPONARA PELLEGRINI Emanuele PIANASSO CANDURA PILLON LUCIDI CAMPARI MOLLAME PITTONI ALESSANDRINI SAVIANE ARRIGONI BRIZIARELLI RICCARDI FERRERO PERGREFFI FAGGI RIPAMONTI PISANI Pietro PIZZOL ZULIANI URRARO RUFA - Il Senato, premesso che: in data 31 maggio l'Agenzia italiana del farmaco (AIFA) ha annunciato l'autorizzazione all'uso del vaccino anti COVID Pfizer-Biontech ai fini dell'immunizzazione dei giovani tra i 12 e i 15 anni; la decisione è giunta a seguito del via libera dell'Agenzia europea del farmaco (EMA) del 28 maggio; ad oggi la questione degli effetti collaterali non risulta ancora sufficientemente chiarita. In particolare, i test di fase 2 della Pfizer-Biontech hanno coinvolto poco più di 2.000 bambini. Si tratta di un campione molto ristretto al fine di determinare con precisione gli effetti collaterali rari o tardivi; sul punto, il presidente dell'istituto di ricerche farmacologiche "Mario Negri" di Milano suggerisce l'acquisizione di maggiori informazioni prima di aprire la campagna vaccinale ai più giovani; dagli ultimi dati riportati dall'Istituto superiore di sanità (ISS) contenuti nell'aggiornamento nazionale del 9 giugno 2021, emerge che per la popolazione da 0-19 anni il tasso dei decessi sia pari a 26. I deceduti di tale fascia d'età presentavano, tra l'altro, delle patologie pregresse, come riportato da diverse analisi. Sulla base di tali dati, si può asserire, quindi, che la mortalità per i giovani in buona salute risulta essere prossima allo zero; i bambini sembrano essere meno suscettibili degli adulti sia all'infezione che alla trasmissione del SARS-CoV-2. Per questo motivo il loro ruolo nelle catene di trasmissione è limitato, quindi vaccinarli potrebbe essere un beneficio marginale nel ridurre il rischio per gli altri; il COVID-19 nei bambini al di sotto dei 12 anni è paragonabile ad una mera influenza. Invero, i bambini soffrono solo di forme lievi dell'infezione e i dati preliminari suggeriscono che anche la malattia causata da varianti rimanga lieve nei bambini piccoli; il 24 maggio l'advisory group del Centers for disease control and prevention (CDC) ha affermato che i dati che provengono dal vaccine adverse event reporting system (VAERS), che si basano sull'analisi di ciascuna cartella clinica, dimostrerebbero che la percentuale di casi di miocardite e pericardite nei vaccinati tra i 16 e 24 anni è più alta di quella che ci si potrebbe aspettare; è necessario, dunque, valutare il rapporto tra rischio e beneficio, dal momento che il rischio dei bambini con buone condizioni di salute di ammalarsi è bassissimo, e un rischio anche minimo di avere effetti indesiderati a causa del vaccino deve essere opportunamente valutato, attraverso una chiara acquisizione dei dati in ordine alle complicanze gravi e ai postumi invalidanti nelle medesime fasce di età, ponendole a confronto con i dati epidemiologici in ordine ai decessi tra la popolazione 0-19 anni; l'ingegner A. Tsiang dell'Environmental health trust (EHS) statunitense ha stimato i tassi di mortalità legati ai due vaccini anti COVID usati negli USA (Pfizer e Moderna) tramite un attento confronto, possibile grazie al database pubblico VAERS, con i tassi di mortalità riscontrati nella vaccinazione antinfluenzale 2019-2020, che sono risultati essere di circa 100 volte più bassi; i morti negli USA segnalati al VAERS nella campagna antinfluenzale 2019-2020 sono stati circa 45 su 170 milioni di vaccinati, l'incidenza è stata, dunque, dello 0,000026 per cento, pari a circa 0,26 morti per milione di dosi. I morti segnalati in relazione ai vaccini anti COVID negli USA sono stati, dal 14 dicembre 2020 al 19 febbraio 2021 (circa 2 mesi), 966 su 41.977.401 dosi somministrate, l'incidenza è stata, dunque, dello 0,0023 per cento, pari a circa 23 casi per milione di dosi. I morti in eccesso prodotti dai 2 vaccini anti COVID Pfizer e Moderna sono, dunque, stimabili in (23,0 meno 0,26 cioè 23 morti per milione di dosi somministrate. Sulla base di tali dati si è in grado di stimare il rapporto tra rischi e benefici per le varie classi di età; il tasso di mortalità da infezione COVID negli USA è stato, secondo i CDC di Atlanta, dello 0,003 per cento per la fascia di età 0-19 anni, e dello 0,02 per cento per la fascia di età 20-49 anni. Quindi, il rapporto tra rischi e benefici nel sottoporsi ai vaccini sembra essere maggiore solo per le persone di età, verosimilmente, superiore ai 25 anni. Per le persone con un'età minore di questa, i rischi connessi al vaccino e al COVID-19 sembrano essere praticamente equivalenti, e ciò dovrebbe essere un aspetto da valutare con attenzione, anche in considerazione del fatto che nessuno conosce gli effetti a medio e lungo termine dei vaccini anti COVID, somministrati per la prima volta. Peraltro il meccanismo dell'mRNA (quello utilizzato dai prodotti di Pfizer e Moderna) non è mai stato usato prima nei vaccini, e quindi si è dinanzi a un inedito assoluto; sulla base di tali dati, il 25 marzo, in un articolo per la fondazione "Hume" si è stimato a 25 anni di età quello che si potrebbe chiamare il punto di break even tra rischi e benefici: sotto i 25 anni, insomma, i rischi sembrano superare i benefici; i vaccini devono essere somministrati solo se i benefici superano i rischi, tenendo in considerazione, in particolare, che circa il 96 per cento dei morti per COVID in Italia è costituito da soggetti aventi oltre i 60 anni di età, fatta eccezione di un'esigua percentuale costituita da individui fragili di ogni classe di età (ad esempio gli immunodepressi, eccetera); dinanzi a tutte queste incognite, ci si deve interrogare sull'opportunità di estendere la vaccinazione anche alla popolazione non a rischio, esponendo a rischi potenzialmente significativi, e ad oggi del tutto imprevedibili considerato che sono vaccini sperimentali, chi realisticamente non corre alcun pericolo mortale per il COVID, come i bambini e gli adolescenti, impegna il Governo ad impostare la campagna vaccinale per coloro che hanno un'età al di sotto dei 25 anni sulla base del principio della massima precauzione e del principio della massima cautela, fornendo a tutti i giovani una corretta e puntuale informazione in ordine al rapporto tra rischi e benefici, interrompendo, nell'immediato, la campagna vaccinale per tutti coloro che hanno un'età inferiore a 16 anni. Atto n. 1-00391 DE BONIS DE FALCO FANTETTI LONARDO LA MURA GRANATO ANGRISANI BUCCARELLA CORRADO - Il Senato, premesso che: Cesare Lombroso, nato a Verona nel 1835 e morto a Torino nel 1909, psichiatra e antropologo, è considerato il padre della criminologia moderna, nonostante già la scienza a lui contemporanea, oltre che quella postuma, avesse dichiarato infondate tutte le sue teorie definendole pseudoscientifiche; a Torino insegnò medicina legale e igiene pubblica. Il suo lavoro fu intenso, diventò membro della Società freniatrica italiana da poco fondata, arricchì i laboratori universitari di nuova strumentazione e fondò quel laboratorio di medicina legale e di psichiatria sperimentale che in breve lo rese celebre in tutto il mondo; Lombroso creò a Torino una nuova disciplina, l'antropologia criminale, sostenendo che i delinquenti sono portatori di tratti somatici distintivi. Nel 1898 fondò un museo di psichiatria e criminologia, appunto il museo Cesare Lombroso, la cui inaugurazione, però, non riuscì a vedere perché morì nel 1909. La direzione del museo passò quindi al genero di Lombroso, Mario Carrara. Nel 1932 il museo fu chiuso, e le teorie "positiviste" respinte; la collezione è rimasta in stato di abbandono per mancanza di fondi per decenni, fino al 1985, quando dopo una mostra presso la Mole Antonelliana nasce l'idea di sottoscrivere un appello per il museo Lombroso, firmato da diversi intellettuali e studiosi di varie città italiane, rivolto agli amministratori piemontesi e all'università, per la salvaguardia del patrimonio lombrosiano. Nel 2009 il museo è stato riaperto e la collezione ha trovato la sua nuova sede presso il palazzo degli Istituti anatomici di via Pietro Giuria, in un allestimento permanente e aperto al pubblico; considerato che: il museo, oggi di proprietà dell'università di Torino, contiene circa 700 crani e poco meno di 200 cervelli umani. La gran parte di questi "reperti anatomici" fu raccolta personalmente dallo stesso Lombroso che all'epoca era medico militare al seguito dell'esercito piemontese inviato nell'ex Regno delle Due Sicilie per reprimere le rivolte scatenate dopo l'annessione al regno Sardo; il museo rappresenta la più grande "fossa comune" di meridionali esistente al mondo, dato che vi sono contenuti i crani di uomini ritenuti delinquenti. Lombroso si basava infatti sulla tesi "dell'uomo delinquente nato o atavico", il delinquente per natura, individuo che recherebbe nella struttura fisica i caratteri degenerativi che lo differenziano dall'uomo "normale". La sua teoria aveva individuato il delinquente "perfetto" nel meridionale; rilevato che: una parte sempre crescente dell'opinione pubblica italiana ritiene il museo Cesare Lombroso un vero e proprio museo degli orrori. Dal sito internet del museo emerge che il nuovo allestimento vuole fornire al visitatore gli strumenti concettuali per comprendere come e perché questo personaggio così controverso formulò la teoria dell'atavismo criminale e quali furono gli errori di metodo scientifico che lo portarono a fondare una scienza poi risultata errata; su alcuni punti fondamentali, le teorie di Cesare Lombroso non furono semplici errori scientifici compiuti in buona fede ma vere e proprie manipolazioni; lo si evince chiaramente a seguito di un sopralluogo organizzato dal primo firmatario della presente mozione con i dirigenti del museo, effettuato il 7 giugno 2021 con una delegazione composta dal professor Giuseppe Gangemi dell'università di Padova, autore del saggio "Stato carnefice o uomo delinquente - la falsa scienza di Cesare Lombroso" e altri meridionalisti: Roberto d'Alessandro, Amedeo Colacino, Enrico Fratangelo, Domenico Iannantuoni, Emilio Zangari. Il museo non opera questa distinzione e non mette in evidenza il fatto che Lombroso seguisse criteri riconosciuti come poco scientifici o ascientifici già dai suoi contemporanei; pur avendo apportato alcune modifiche, il museo veicola ancora oggi un messaggio parziale (e perciò riduttivo e sbagliato) di che cosa sia scienza. Il metodo scientifico non consiste nello sbagliare e correggersi, ma nello sbagliare e correggersi pur avendo applicato i canoni della logica sperimentale, dal meno comprovante (il canone della concordanza usato con malizia da Lombroso che toglieva i casi che non si accordavano con le sue tesi) ai più comprovanti (il canone della differenza magistralmente usato da Charles Darwin e Max Weber o quello delle variazioni concomitanti usato da Emile Durkheim); nel museo, in particolare, non si dice che Andrea Verga, al tempo medico e craniologo di chiara fama, sfidato da Lombroso a trovare un cranio di uomo onesto con fossetta occipitale della grandezza dell'atavico calabrese Giuseppe Villella, dopo tre anni di ricerca trovò il cranio in un onestissimo anziano signore di Bologna e ne riferì, con un documentato saggio, nel volume del 1876 su "Archivio per l'antropologia e la etnologia", rivista ufficiale della Società italiana di antropologia ed etnologia. Per avere rifiutato di rispondere alle prove empiriche scoperte da Andrea Verga, e per avere fondato, nel 1880, la rivista "Archivio di psichiatria, scienze penali ed antropologia criminale" che pubblicava esclusivamente i risultati ottenuti dalle sue ricerche e da quelle dei suoi allievi, Lombroso fu radiato dalla Società italiana di antropologia ed etnologia nel 1882; un'altra questione sottaciuta dal museo è quella di Vincenzo Verzeni. Lombroso tolse il bergamasco Vincenzo Verzeni dalla categoria dei criminali "atavici" (lo era nella prima edizione de "L'Uomo delinquente") e lo passò nella categoria dei criminali "d'occasione" (nella terza edizione de "L'Uomo delinquente"). Lo fece perché le sue teorie razziste (i meridionali atavici in quanto appartenenti alla razza africana e i settentrionali non atavici in quanto appartenenti alla razza ariana) sarebbero meno credibili se un settentrionale fosse considerato atavico. Lo fa pur ritenendo, come rivelerà la figlia Gina Lombroso dopo la morte del padre, che in Verzeni egli avesse trovato la prova più diretta possibile dell'atavismo. Anche questa sua disonestà intellettuale era nota ai colleghi antropologi e si univa a quella, simmetrica, di considerare Villella un atavico, pur essendo stata pubblicata la prova inoppugnabile secondo cui non lo era effettivamente (la fossetta occipitale che Verga ha dimostrato essere presente anche in un galantuomo); un'altra manipolazione sottaciuta è quella sul brigante Salvatore Misdea. Lombroso ne fece pubblicare un falso ritratto a matita. Il ritratto di Misdea fatto realizzare da Lombroso presenta tutti i tratti del criminale atavico secondo la sua teoria. È sicuramente un falso perché le descrizioni di Misdea fornite dai giornali del tempo sono compatibili con il ritratto pubblicato sul "Roma" e incompatibili con il ritratto pubblicato da Lombroso; un'altra manipolazione sottaciuta si evince dal sopralluogo effettuato nella sala 9 del museo (cartello espositore con titolo "La razza"), dove si legge: "Lombroso adottava una definizione di 'razza' più generica, che si confonde con i concetti di etnia e nazionalità". È falso. Il concetto di razza di Lombroso non si è mai confuso con il concetto di nazionalità. Il museo non specifica che quando Scipio Sighele, allievo di Enrico Fermi, fa discendere dalla teoria delle due razze di Lombroso la conclusione che, essendoci nella penisola italiana e nelle isole due razze, ci sarebbero state due nazionalità e, quindi, ci sarebbero dovuti essere due Stati, Lombroso capì immediatamente che questo gli avrebbe tolto il favore delle élite intellettuali e politiche e reagì con rapidità utilizzando lo strumento dei quotidiani: in quattro articoli pubblicati sui quotidiani del tempo ridefinì la propria teoria delle due razze. Non sostenne più che esisteva una razza ariana al Nord e una al Sud, ma che esisteva una sola razza al Nord (quella ariana) e due al Sud: la classe dirigente meridionale che discende dai greci della Magna Grecia, i quali erano ariani (e quindi, i discendenti puri sono della stessa razza dei settentrionali), e gli altri meridionali che discendono da razze africane (e quindi, sono di razza africana); un altro esempio di manipolazione di Lombroso, non specificata come tale dal museo, è quella relativa al cannibalismo sociale. Lombroso falsificò i dati per inventare il concetto di cannibalismo sociale esibito dei meridionali. Presentò, infatti, il caso del maresciallo D'Ancre, che era un maresciallo di Francia del XVII secolo, come una vittima cannibalizzata dai briganti meridionali. Inoltre, sottoscrisse il falso storico delle donne siciliane che, nel 1866, vendevano rotoli di carne umana, carne di carabiniere; il museo compie anche altre gravi inesattezze. Afferma ad esempio nella sala 3 (pannello espositore con titolo "Lombroso e la medicina sociale") che "nel 1870 Cesare Lombroso riceve un premio per le sue ricerche sulla pellagra". Non è vero. Il presidente della commissione aggiudicatrice, Ercole Ferraris, comunicò che questa ricerca non raggiungeva l'assoluta dimostrazione e non può essere premiata. Inoltre, nella sala 4 (pannello espositore con titolo "1870: la 'rivelazione'") si legge: "L'autopsia di Giuseppe Villella fu eseguita a Pavia nell'agosto 1864 (...) Al momento dell'autopsia Lombroso non aggiunse altre osservazioni su questo caso". Non è vero. Lombroso non era presente al momento dell'autopsia di Villella; i curatori del museo non hanno precisato che i crani presenti non furono mai protocollati da Lombroso. Anche in questo Lombroso fu scorretto come scienziato, in quanto lasciò centinaia di crani anonimi senza protocolli di ricerca che dicessero a chi fossero appartenuti e come fossero stati raccolti. L'assenza di accurati protocolli di ricerca è sempre stata considerata prova sufficiente di mancanza di metodo scientifico; atteso che: nel gennaio 2013 finanche il Comune di Torino, attraverso l'approvazione in Consiglio di una mozione sulla necessità della legittima, etica e cristiana sepoltura delle spoglie trattenute nel museo Lombroso, aveva impegnato il sindaco e l'amministrazione comunale a promuovere ogni iniziativa affinché venissero restituite le spoglie trattenute nel museo ai discendenti o amministrazioni comunali di origine che avessero fatto richiesta. Oltre al Comune di Torino sono ben 300 i Comuni d'Italia che hanno manifestato la stessa volontà di restituire la giusta tutela alla pietas verso i defunti; in occasione del citato sopralluogo, invece, il Consiglio comunale di Torino sembra aver cambiato indirizzo. Il 7 giugno 2021, con una strana concomitanza temporale, il Consiglio comunale ha approvato un ordine del giorno in cui si legge: "Si confonde la memoria storica e la narrazione di una ricerca con il racconto di questa storia, come se si chiedesse di abolire il museo di Auschwitz perché si tratta di razzismo, invece si tratta del contrario". Ma non è la stessa cosa. Il museo di Auschwitz è un museo degli orrori e delle mostruosità. Non si può mettere sullo stesso piano il museo Lombroso con il museo di Auschwitz. Anche perché non esiste ad Auschwitz una sezione dedicata al dottor Josef Rudolf Mengele, laureato in antropologia e medicina, in cui si presentino i suoi esperimenti sui gemelli come errori scientifici. Di lui non si dice che è stato uno scienziato che ha fatto degli esperimenti e che ha sbagliato nel metodo. Di lui si dice, giustamente, che è stato un militare e criminale nazista. La validità degli esperimenti di Mengele ad Auschwitz non è mai stata presa in considerazione, data l'abnormità delle sue teorie; tenuto conto che: alla luce delle imprecisioni e omissioni evidenziate, la funzione di propaganda del museo è ancora attuale e alimenta odio e razzismo che violano il principio europeo di non discriminazione. Lombroso propagandò intenzionalmente idee razziste per fare gli interessi della classe dominante. La questione più profonda è dunque anche di natura politica, come dimostra bene il professor Gangemi nel già citato libro. Lombroso era perfettamente organico a una classe intellettuale che faceva gli interessi della classe dominante e pur di portare avanti la propaganda voluta dal neonato Stato unitario fu disposto a distorcere o inventare "di sana pianta" teorie che furono rifiutate con orrore dai suoi colleghi, tutto affinché la gente semplice non si lasciasse convincere a seguire progetti politici alternativi; per accreditare questa dominazione, Lombroso non esitò a: a) teorizzare la teoria dell'atavismo criminale sulla base della ormai celebre fossetta occipitale, che è stato peraltro dimostrato essere un falso; l'atavismo criminale non identifica i criminali, è una teoria sballata e razzista a prescindere dall'origine geografica; è razzista nei confronti della razza umana; b) teorizzare l'esistenza di due razze in Italia: quella ariana al Nord e quella africana al Sud; c) falsificare i dati pur di consolidare la teoria del cannibalismo sociale esibito dei meridionali; d) utilizzare un metodo scientifico intrinsecamente sbagliato, ma soprattutto arretrato rispetto agli altri scienziati dell'epoca che usavano tutti i canoni logici sperimentali di John Stuart Mill, come aveva insegnato a fare nelle scienze umane Charles Darwin, mentre Lombroso ne usava uno solo, il meno affidabile, quello della concordanza; ancora oggi si sente parlare di questo personaggio nei libri di scuola, nelle università e nella toponomastica stradale. In un momento in cui sono molto forti le nuove teorie lombrosiane (vedi le recenti teorie di Richard Lynn), il museo contribuisce a tramandare lo stereotipo razzista attraverso simboli efficaci e non ambigui, per esempio il riconoscimento di un museo dedicato esclusivamente a un antropologo che ha teorizzato una chiara separazione tra razze buone e cattive; rilevato che: la scienza non è solo teorie e prove sperimentali. Essa è anche tradizione di pensiero e riceve reputazione dal potersi presentare come una generazione di scienziati che può guardare più lontano perché sta "sulle spalle" dei predecessori. Richard Lynn sarebbe stato più facilmente liquidato come fascista o razzista se non avesse potuto appoggiarsi sulla reputazione di "scienziato" che, a torto, ha ricevuto Cesare Lombroso che ha avuto tanto carisma da riuscire a portare un falso mito razzista a diventare realtà per alcuni pochi scienziati, per un crescente numero di politici e per molte masse che ancora oggi danno credito all'idea della supposta inferiorità dei meridionali; tuttora la comunicazione del museo diffonde assai discutibili teorie che potrebbero ingenerare nuove forme di fenomeni razzisti tra le nuove generazioni; l'immagine che viene trasmessa al visitatore induce a pensare che la supposta inferiorità dei meridionali sia concreta e attuale; ancora oggi intere comunità di italiani si sentono offese per un grosso equivoco scientifico e storico che continua e che il museo non aiuta certo a smascherare; la "diversità" del Meridione, celebrata dal museo, entra e si fissa nell'immaginario del visitatore del museo stesso, nel segno dell'inferiorità antropologica e dell'incomprensione culturale; tenuto, inoltre, conto che: nel decreto legislativo 9 luglio 2003, n. 215, recante "Attuazione della direttiva 2000/43/CE per la parità di trattamento tra le persone indipendentemente dalla razza e dall'origine etnica" ( Gazzetta Ufficiale 12 agosto 2003, n. 186), è stata introdotta una precisazione di estrema importanza: "L'Unione europea respinge le teorie che tentano di dimostrare l'esistenza di razze umane distinte". Con questa precisazione, finalmente, l'Unione europea prende una chiarissima posizione ufficiale in materia, che dovrebbe applicarsi anche al museo Lombroso, fonte di razzismo scientifico; le tesi razziste del museo Lombroso potrebbero presupporre altresì una violazione dell'articolo 14 (divieto di discriminazione) in combinato disposto con altri articoli della Carta europea dei diritti dell'uomo; le autorità italiane non hanno fatto tutto ciò che ci si poteva attendere da loro al fine di indagare sui fatti, tenendo conto in particolare della natura razzista fondata su basi antiscientifiche. L'Italia ha omesso di indagare sull'ipotesi di un movente razzista; si è di fronte a sentimenti anti meridionali asseritamente espressi in un museo finanziato dallo Stato italiano e la possibilità di restituire i resti del calabrese Giuseppe Villella è stata negata; le istituzioni statali devono farsi carico di queste giuste rivendicazioni così come avvenuto all'estero per altre comunità. In Europa e nel mondo ci sono infatti diversi casi sovrapponibili. La Francia ha accettato di restituire ai loro discendenti i resti del Liempichún Sakamata, un tehuelche che costituiva la collezione del museo dell'Uomo di Parigi, dove è stato esposto fino al 2009; sempre in Francia, il Musée du quai Branly di Parigi ha restituito venti teste di maori a Te Papa, il museo nazionale neozelandese di Wellington; il Museo etnologico di Berlino nel 2020 ha restituito alla Nuova Zelanda due teste maori mummificate e tatuate, conosciute come toi moko , rimaste lontane dalla loro terra di origine rispettivamente una dal 1879 e l'altra dal 1905; in Australia, il Tasmanian museum a distanza di molti anni nel 1976 ha concesso la sepoltura dello scheletro della donna nota come Truganini; infine, in Germania, a distanza di un secolo, sono stati consegnati alla Namibia i resti di venti dei loro connazionali periti tra il 1904 e il 1905 durante la rivoluzione del popolo Herero contro le autorità dominatrici tedesche che sfociò nel sangue: primo genocidio del XX secolo autorizzato dall'allora generale tedesco Lothar von Trohta. Dopo il massacro, circa 300 teschi dei namibiani furono trasferiti a Berlino per esperimenti scientifici; è dovere dello Stato, delle istituzioni politiche e culturali, tenere nella dovuta considerazione la sensibilità di interi territori che, ancora oggi, devono a malincuore tollerare le assurde teorie lombrosiane, che oltretutto alimentano un sentimento divisivo e per niente riconciliante; non ci può essere nazione senza memoria, unità senza riconoscimento dei propri errori, impegna il Governo: 1) ad assumere tutte le iniziative possibili affinché il museo sia chiuso, oppure, in subordine, sia aggiornata la sua missione o denominazione e nelle singole sale emerga con chiarezza l'inattendibilità delle teorie dell'atavismo criminale e l'erroneità del metodo scientifico adoperato da Lombroso; 2) ancora in subordine, a valutare la possibilità che in luogo del museo Lombroso venga ospitato il vero museo di antropologia ed etnografia, il quale esponeva anche preziosi manufatti egizi prima della chiusura al pubblico, avvenuta nel 1984 in quanto il palazzo che attualmente lo ospita non risponde più ai criteri di sicurezza. Va evidenziato, infatti, che l'università di Torino ha preferito puntare sul museo Lombroso invece che sulla riqualificazione di un museo costruito secondo i criteri scientifici adottati dalla Società italiana di antropologia ed etnologia (società dalla quale Lombroso venne radiato nel 1882); 3) a restituire le spoglie trattenute nel museo all'amministrazione comunale di Napoli, per il suo valore simbolico e per aver già espresso nel 2013 il Consiglio comunale di Torino questa volontà, affinché siano sottoposte ad una legittima, etica e cristiana sepoltura, sostituendole, eventualmente, con spoglie fittizie; 4) a modificare la toponomastica dell'intera nazione che reca il nome di Lombroso e, qualora il Governo senta l'esigenza di confrontarsi preventivamente con la comunità scientifica, a far sì che ciò non avvenga attraverso la selezione di un "comitato di saggi" di nomina politica, ma avvenga attraverso un convegno aperto a tutti gli studiosi nazionali e internazionali che abbiano pubblicato scritti significativi sull'opera complessiva di Lombroso: il tema è di grande attualità e di grande peso politico e merita attenzione al massimo standard scientifico possibile. Interrogazioni Atto n. 3-02623 CIRINNA' ALFIERI ASTORRE BOLDRINI D'ALFONSO D'ARIENZO FEDELI FERRAZZI LAUS MIRABELLI NANNICINI PINOTTI PITTELLA ROJC ROSSOMANDO STEFANO VATTUONE VERDUCCI GIACOBBE Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Premesso che: il 15 giugno 2021 il Parlamento ungherese ha approvato, su iniziativa del Governo presieduto da Viktor Orban, una legge che impedisce di informare i minori, con qualsiasi mezzo e qualsiasi modalità, sulle diverse manifestazioni dell'orientamento sessuale e dell'identità di genere; la legge approvata, che ricalca quella in vigore dal 2013 in alcune regioni della Federazione russa, maschera dietro l'ipocrita intento di tutelare l'integrità morale dei più giovani la sostanziale volontà di marginalizzare le soggettività LGBT+, rendendole del tutto assenti dallo spazio pubblico e dal dibattito culturale nel Paese; la legge approvata rischia di avere un impatto molto forte sulla salute psichica delle persone giovani e giovanissime che, in età minore, sperimentino un orientamento sessuale e un'identità di genere diversi da quelle che il Governo e il Parlamento ritengono, con ogni evidenza, gli unici meritevoli di protezione in quanto "normali" e conformi a morale; inoltre, per effetto di questa legge, si finirà per impedire qualunque iniziativa di formazione nelle scuole, qualunque progetto rivolto all'inclusione, al riconoscimento e al rispetto delle soggettività LGBT+ che sia destinato a persone giovani e giovanissime con la conseguenza, pesantissima, di legittimare forme di esclusione, bullismo, discriminazione e violenza; infine, la stessa programmazione televisiva e la distribuzione cinematografica di opere che, in qualunque forma, rappresentino l'omosessualità e le transidentità dovranno essere rese non accessibili ai minorenni; considerato che: si tratta di una legge che viola in modo pesante una serie di libertà fondamentali, tra cui quella di educazione, ma anche la libertà di manifestazione del pensiero, così come le libertà culturali fino a intaccare il diritto alla salute psichica e la libertà personale delle persone LGBT+; allo stesso tempo, si tratta di una legge che viola il principio di eguaglianza e che mette a repentaglio la stessa qualità della vita e della convivenza democratica; la tutela dei diritti e delle libertà fondamentali, la costruzione di una società fondata sulla pari dignità di ogni persona, il contrasto alle discriminazioni e alla violenza motivata dalle condizioni personali rappresentano pilastri della convivenza politica nello spazio pubblico europeo, come risulta in modo chiarissimo dai trattati istitutivi dell'Unione; la Corte europea dei diritti dell'uomo, pronunciandosi (nella sentenza Bayev del 2017) sulla legge russa cui l'Ungheria si è ispirata, ne ha denunciato il carattere radicalmente incompatibile con i principi che dovrebbero guidare gli Stati membri del Consiglio d'Europa nella difesa dei diritti e dell'eguaglianza di tutte le persone; considerato altresì che: la legge recentemente approvata dal Parlamento ungherese si inscrive in un quadro di forte compressione delle garanzie costituzionali poste a tutela delle minoranze e di grande sofferenza per lo Stato di diritto in Ungheria; il Parlamento europeo, con risoluzione dell'11 marzo 2021, ha proclamato l'Unione europea "zona di libertà per le persone LGBTIQ", si chiede di sapere: quali iniziative intenda assumere il Governo italiano, nell'ambito delle relazioni bilaterali con l'Ungheria, per esprimere la forte preoccupazione del nostro Paese per la deriva intollerabile che la tutela dei diritti e dell'uguaglianza sta assumendo in Ungheria; quali iniziative intenda assumere, in seno all'Unione europea, per fare in modo che violazioni dei diritti umani come quelle poste in essere dalla legislazione ungherese non vengano tollerate nella UE, in quanto contrarie ai principi su cui si fonda il processo di integrazione. Atto n. 3-02624 LANNUTTI PIRRO PISANI Giuseppe ANGRISANI Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e dell'economia e delle finanze Premesso che: l'INPGI è l'istituto nazionale per la previdenza dei giornalisti italiani ed è stato privatizzato con il decreto legislativo n. 509 del 1994. Tra tutte le casse professionali è l'unico sostitutivo dell'AGO. Dal 1951, con l'entrata in vigore della "legge Rubinacci" (legge n. 1564 del 1951), l'INPGI ha infatti garantito le prestazioni assistenziali (dal 1981 gli ammortizzatori sociali) e previdenziali dei giornalisti, pur essendo indipendente dall'INPS. E, anche dopo la privatizzazione del 1995, la sua gestione principale ha svolto tutte le funzioni proprie dell'INPS per i giornalisti dipendenti, compresa l'erogazione degli ammortizzatori sociali. Possono essere assicurati all'INPGI esclusivamente gli iscritti all'ordine dei giornalisti: qualsiasi ampliamento della platea ad altri soggetti non giornalisti deve necessariamente passare dall'approvazione di una legge dello Stato; l'INPGI si trova da tempo in lenta e inesorabile agonia, anche a causa dello svuotamento dalle redazioni di giornalisti di quotidiani, periodici e agenzie di stampa, per effetto di prepensionamenti, susseguitisi a catena soprattutto dal 2009 in poi, con conseguente drastica riduzione dei lavoratori subordinati, assunti a tempo indeterminato, che da tempo sono stati sostituiti da giornalisti lavoratori autonomi con versamento di contributi nelle casse dell'INPGI 2. In particolare, il numero degli iscritti attivi all'INPGI è diminuito dai 18.328 del 2010 ai 14.719 del 2020. Il numero di pensioni erogate è invece aumentato da 6.992 del 2010 a 9.944 del 2020. Il rapporto tra attivi e pensionati è di conseguenza passato da 2,62 del 2010 a 1,53 del 2020. Il rapporto tra uscite per pensioni IVS (invalidità, vecchiaia, superstiti) ed entrate per contributi IVS correnti nel 2020 è arrivato al 166,31 per cento (era del 158,86 per cento nel 2019); nel 2017 l'INPGI ha chiuso il suo primo bilancio formalmente in rosso (pari a meno 100,6 milioni di euro), la perdita di esercizio si è poi aggravata nel 2018 (meno 161,4 milioni), nel 2019 (171,4 milioni) e del 2020 (242,2 milioni). La gestione previdenziale è però in rosso dal 2011 (dal 2010 la gestione di entrate e uscite correnti), nel 2019 ha avuto un risultato negativo per 154 milioni di euro e nel 2020 per 188,4 milioni (meno 204,6 milioni nel preventivo 2021); negli anni precedenti, a partire dal 2013, l'INPGI ha progressivamente trasferito la proprietà degli immobili al fondo immobiliare "Giovanni Amendola", di cui è l'unico azionista, e si è deciso di mettere in atto una rivalutazione del patrimonio immobiliare, un escamotage per usare le plusvalenze, fittizie, per coprire le perdite della gestione previdenziale. In parallelo è cominciata la vendita dello stesso patrimonio immobiliare, finalizzata a coprire un disavanzo. Il NAV (net asset value) del fondo immobiliare è attualmente inferiore rispetto al valore di conferimento degli immobili; dunque il patrimonio netto, che è strettamente correlato alla riserva tecnica (quella che garantisce per legge il pagamento delle pensioni in essere), a fine 2010 era pari a 1,725 miliardi di euro, è poi leggermente aumentato nei tre anni successivi (1,788 a fine 2013), quindi è balzato a 1,906 nell'esercizio 2014, il primo successivo alla creazione del fondo immobiliare, per poi iniziare a diminuire, fino a crollare nel 2020 a 1,160 miliardi di euro (dai 1,403 miliardi del 2019); considerato che: il vero nodo per l'INPGI è la liquidità nelle casse, necessaria per le spese per pensioni, stipendi e costi vari. Ogni anno, i soldi che entrano per contributi IVS sono inferiori alle uscite per oltre 200 milioni di euro, cifra destinata ad aumentare anche a causa di purtroppo prevedibili chiusure, licenziamenti, crisi aziendali e dei nuovi prepensionamenti varati dal Governo con il disegno di legge di bilancio per il 2020. E senza avere ancora contezza degli effetti della crisi da COVID-19; una delle ipotesi avanzate è quella non risolutiva dei "comunicatori", ovvero una legge che obblighi a iscriversi all'INPGI i diversi lavoratori coinvolti nell'informazione e nella comunicazione, anche non giornalisti, con trasferimento all'Istituto delle relative masse contributive oggi giacenti all'INPS. Questa soluzione, fortemente osteggiata dalle associazioni rappresentative dei comunicatori, è stata presentata come l'unica possibilità di sopravvivenza dell'INPGI; a quanto risulta agli interrogati, i vertici dell'Istituto della previdenza giornalistica avrebbero studiato un modo per incassare quella liquidità necessaria alla sopravvivenza dell'ente, con una soluzione che consisterebbe nel trasferire gli immobili del fondo immobiliare in una SICAF (società di investimento a capitale fisso) al 51 per cento della gestione separata (INPGI 2) e al 49 per cento della gestione principale (INPGI 1). In pratica, i soldi dei giornalisti collaboratori andrebbero a "finanziare" le esigenze di cassa della gestione dei giornalisti dipendenti. In particolare, i vertici avrebbero ipotizzato un passaggio di immobili dal fondo "Giovanni Amendola" al fondo ex Hines, opportunamente rinominato, separato dal fondo immobiliare e trasformato in SICAF, con quote, appunto, al 51 per cento INPGI 2 e al 49 INPGI 1. In questo modo, sostengono i fautori della proposta, si metterebbe "a fattor comune" le risorse delle due gestioni (immobili di pregio e liquidità) per la valorizzazione e la massimizzazione dei risultati ottenibili. Tutto questo, appunto, "attraverso 'un patto' tra le due Gestioni", si chiede di sapere: quali interventi urgenti si intenda intraprendere per evitare il crac finanziario dell'INPGI 1; se si ritenga necessario intervenire per scongiurare l'ennesima manovra non risolutiva, che rischia di compromettere anche le casse in salute dell'INPGI 2, manovra che si dovrebbe realizzarsi con il passaggio di immobili dal fondo "Giovanni Amendola" a un fondo separato e trasformato in SICAF; quale soluzione si intenda avanzare per garantire le pensioni dei giornalisti italiani, considerando che la Costituzione garantisce il diritto della pensione per tutti i lavoratori; se si intenda prevedere una garanzia pubblica per l'INPGI e i giornalisti, tornando nell'alveo proprio della legge Rubinacci. È bene per questo ricordare che la privatizzazione dell'INPGI del 1994 non ha trasformato la natura delle prestazioni: l'INPGI è una fondazione privata che comunque esercita una funzione pubblica, com'è la previdenza. Il decreto legislativo n. 509 vieta però che le casse privatizzate ricevano finanziamenti pubblici diretti o indiretti, a esclusione "di quelli connessi con gli sgravi e la fiscalizzazione degli oneri sociali". Ciò significa che i soli soldi che possono arrivare dallo Stato devono essere legati alla riduzione delle aliquote contributive a carico dei datori di lavoro, per esempio per incentivare le assunzioni: questi precedenti dimostrano, dunque, come sia di fatto possibile. Atto n. 3-02625 CALANDRINI Al Ministro della giustizia Atto n. 3-02626 TARICCO BITI FEDELI D'ARIENZO LAUS STEFANO ASTORRE FERRAZZI VERDUCCI CIRINNA' BOLDRINI D'ALFONSO IORI GIACOBBE ROJC MANCA Al Ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili Premesso che: la patente di guida italiana è un'autorizzazione amministrativa della Repubblica italiana necessaria per la conduzione su strade pubbliche di veicoli a motore, che viene rilasciata dopo l'accertamento di requisiti psicofisici e attitudinali della persona; con decreto legislativo n. 59 del 2011 si è recepita la direttiva 2006/126/CE che ha permesso di rilasciare la "patente di guida europea", adottata dai Paesi dell'Unione, rendendo così omogenee le informazioni contenute nel documento; in Italia, il conseguimento della patente prevede sia un esame teorico (prova quiz ) sia un esame pratico, e dal 3 gennaio 2011 la modalità del quiz informatico non viene più prevista in multilingue ma solo in lingua italiana, francese e tedesca (queste ultime per le comunità, rispettivamente, della Valle d'Aosta e dell'Alto Adige), di fatto limitando le possibilità di ottenimento del documento di guida da parte di tutti coloro i quali, pur disponendo di regolare permesso di soggiorno nel nostro Paese, e pur conoscendo la lingua italiana in modo sufficiente alla conduzione ordinaria, all'impegno lavorativo, e alle varie funzioni vitali, sono privi della necessaria conoscenza approfondita della stessa lingua italiana per rispondere a tutti i 40 quiz a risposta multipla con un massimo di 4 errori; precedentemente il candidato aveva la possibilità di scegliere la lingua tra italiano, inglese, francese, spagnolo, tedesco, russo, arabo e cinese, con o senza il supporto audio; il possesso di una patente di guida debitamente riconosciuta dallo Stato membro ospitante è in grado di favorire la libera circolazione e la libertà di stabilimento delle persone, anche alla luce del fatto che malgrado i progressi compiuti in materia di armonizzazione delle norme relative alle patenti di guida, sussistono ancora divergenze significative, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non reputi necessario valutare un'analisi delle modalità di conseguimento della patente italiana, vagliando la possibilità di inserimento anche della lingua inglese (lingua ufficiale all'interno dell'Unione europea), tenendo conto dell'importanza dei mezzi di trasporto sia a livello individuale, sia per esigenze lavorative. Atto n. 3-02627 GRANATO ANGRISANI CORRADO CRUCIOLI Al Ministro dell'istruzione Premesso che: l'art. 1, comma 5, lett. b) della legge n. 190 del 2012, cosiddetta "legge anticorruzione", prevede l'obbligo della rotazione per i dirigenti e i funzionari dello Stato, al fine di prevenire od ostacolare la corruzione; l'allora direttore generale dell'Ufficio scolastico regionale per l'Emilia-Romagna, oggi capo dipartimento del Ministero dell'istruzione, con nota 8207 del 2020, evidenziò la necessità di applicare alla procedura di conferimento degli incarichi ai dirigenti scolastici il principio della rotazione; la nota evidenziava che "tale principio corrisponde anche ad un più generale principio dell'ordinamento sulla rotazione degli incarichi dopo un congruo periodo di permanenza, principio richiamato anche dalle vigenti disposizioni in materia di prevenzione e contrasto alla corruzione"; le istituzioni scolastiche, ai sensi dell'art. 33 -ter del decreto-legge n. 179 del 2012, sono qualificate alla stregua di stazioni appaltanti e sono regolarmente iscritte all'anagrafe unica delle stazioni appaltanti (AUSA); le nuove disposizioni introdotte per effetto del PNRR prevedono che le istituzioni scolastiche gestiranno appalti regolati in via esclusiva dal Codice degli appalti; l'incremento dei fondi che saranno gestiti dai dirigenti scolastici aumenta, conseguentemente, il rischio del verificarsi di episodi corruttivi; il Ministero dell'istruzione, con nota del 9 giugno 2021 prot. 17877, avente per oggetto: "Operazioni di attribuzione degli incarichi dirigenziali: conferme, mutamenti, mobilità interregionale con decorrenza 01/09/2021 - Indicazioni" ha omesso di informare i direttori generali degli uffici scolastici regionali degli obblighi previsti dall'art. 1, comma 5, lett. b) della legge n. 190 del 2012; la suddetta nota, difatti, reca soltanto le disposizioni previste nel CCNL dell'area V circa la mobilità dei dirigenti scolastici; l'art. 2, comma 3, del decreto legislativo n. 165 del 2001 stabilisce la nullità della clausola negoziale difforme rispetto alle norme di legge cogenti e imperative e la sostituzione della predetta clausola difforme con la norma di legge con cui contrasta; l'art. 40, comma 1, del citato decreto legislativo consente l'esercizio dell'autonomia negoziale in materia di mobilità solo entro i vincoli previsti dalle norme di legge; l'art. 1, comma 5, lett. b) della legge n. 190 del 2012 è norma cogente e imperativa proprio in materia di mobilità; l'art. 11, comma 5, del contratto collettivo nazionale dell'area V, il quale dispone la conferma sulla stessa istituzione scolastica dei dirigenti scolastici il cui incarico scadrà il 31 agosto prossimo, deve ritenersi nullo, dunque, per contrasto con l'articolo 1, comma 5, lett. b) della legge n. 190 del 2012; valutato che: le conferme nella stessa sede dei dirigenti scolastici con incarico in scadenza al 31 agosto 2021 potrebbe ingenerare la responsabilità penale in capo ai direttori generali degli uffici scolastici regionali competenti per territorio, stante gli obblighi di cui alla più volte citata legge "anticorruzione" del 2012; i dirigenti scolastici interessati alle sedi nelle quali gli attuali dirigenti scolastici titolari di incarico saranno confermati avrebbero titolo a presentare denunce/esposti alla procura della Repubblica competente per territorio, con conseguente avvio di procedimenti penali a carico dei direttori generali dei locali uffici scolastici regionali; le circolari amministrative sono atti diretti agli organi interni e agli uffici periferici, non aventi valore normativo o provvedimentale, in quanto pacificamente ritenute "fonti interne". Per la dottrina e la giurisprudenza più recenti non sono classificabili tra le fonti del diritto. Secondo il Consiglio di Stato (sez. IV, 27-11-2000, n. 6299) "è evidente che tali atti di indirizzo interpretativo non sono vincolanti per i soggetti estranei all'amministrazione, mentre, per gli organi destinatari esse sono vincolanti solo se legittime, potendo essere disapplicate qualora siano contra legem", si chiede di sapere quali provvedimenti intenda adottare il Ministro in indirizzo, nel rispetto delle proprie competenze, al fine di garantire il rispetto della legge "anticorruzione" n. 190 del 2012 e prevenire l'insorgenza della responsabilità penale in capo ai direttori generali degli uffici scolastici regionali competenti per territorio, indotti in errore dal comportamento, a parere degli interroganti omissivo, adottato dal Ministero stesso con la citata nota del 9 giugno 2021, prot. 17877, in relazione all'obbligo di rotazione dei dirigenti scolastici. Interrogazioni con richiesta di risposta scritta Atto n. 4-05659 COLTORTI Al Ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili Premesso che: sono trascorsi oltre due anni dal 16 gennaio 2019, quando la strada di grande comunicazione E45 fu chiusa in entrambe le direzioni nel tratto Valsavignone-Canili per criticità estreme riscontrate sul viadotto Puleto e il sequestro ordinato dalla Procura di Arezzo; nei mesi di chiusura il Comune di Pieve Santo Stefano (Arezzo) reiterò la richiesta all'ANAS per il ripristino dell'ex strada statale 3 bis "Tiberina" nell'unico tratto, lungo poco più di 4 chilometri, proprio fra Valsavignone e Canili dove l'itinerario della Orte-Ravenna non dispone di viabilità alternativa; la situazione che oggi si presenta nel tratto della E45 fra Pieve Santo Stefano e la Romagna è positiva se si guarda all'avvio degli investimenti di manutenzione straordinaria in attuazione ma continua a rimanere estremamente problematica, per la presenza di numerosi cantieri e nel caso si dovessero verificare nuove chiusure dovute a interruzioni temporanee per operazioni di cantiere ed emergenze a causa di neve, ghiaccio o incidenti rilevanti nei tratti a unica carreggiata; considerato che: la vecchia Tiberina è interrotta ormai da oltre 20 anni per la presenza di grandi massi di crollo e, pur essendo intervenuti accordi fra Comune e ANAS sulla base anche di un primo finanziamento di 2,7 milioni di euro disposto nel 2016 per i primi interventi, ancora non è intervenuto nessun appalto dei lavori di ripristino; nel 2019 l'allora Ministero delle infrastrutture e dei trasporti riconobbe il ruolo strategico della viabilità alternativa e, di conseguenza, la necessità di riqualificare l'ex strada statale 3 bis, attualmente classificata "comunale", riconducendola a "statale" e alla competenza ANAS, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga necessario e urgente convocare un tavolo istituzionale con ANAS per conoscere sia lo stato di attuazione del progetto che potrebbe dare avvio ai lavori sia l'eventuale necessità di ulteriori finanziamenti per garantire il completo ripristino dell'ex strada statale 3 bis fra Valsavignone e Canili. Atto n. 4-05660 FAZZOLARI RAUTI CALANDRINI RUSPANDINI Al Ministro dell'interno Premesso che, per quanto risulta agli interroganti: il 15 giugno 2021 si è tenuto il primo confronto tra i 7 candidati alle primarie del centrosinistra per la carica di sindaco di Roma capitale presso lo "Spin Time labs", sito in zona Santa Croce in Gerusalemme, l'ex sede INPDAP occupata abusivamente nel 2013 e diventata famosa per i rave party abusivi e i debiti con l'ACEA; appresa la notizia del dibattito per le primarie, Investire SGR, che per conto del Fondo immobili pubblici gestiva, prima dell'occupazione, la vendita dello stabile, ha inviato una PEC alla Prefettura, al Comune, al commissariato di zona e al PD, per evitare che la responsabilità di eventuali incidenti potesse ricadere sulla proprietà e per mettere in guardia chi vi avrebbe partecipato, avvisando che la struttura non risponde alle più basilari norme di sicurezza, non disponendo di un adeguato numero di uscite di emergenza, che risultano peraltro sigillate (per impedire eventuali blitz da parte delle forze dell'ordine), né di estintori sufficienti per la capienza dei luoghi e denunciando la presenza, negli alloggi abusivi, di decine di bombole del gas usate dagli occupanti per cucinare e nei mesi invernali per riscaldare gli ambienti; sono almeno 5 gli esposti presentati alla Procura da Investire per chiedere lo sgombero dello stabile che sarebbe dovuto diventare un hotel che avrebbe dato lavoro ad oltre 150 famiglie, se la trattativa, con un grande gruppo, fosse andata in porto, nel 2012. Oggi, ci vivono circa 400 persone (tanti immigrati ma anche diversi pregiudicati) in uno spazio di 8 piani complessivi, e due interrati, per quasi 17.000 metri quadrati, con un valore di mercato stimato intorno ai 50 milioni di euro; suscita perplessità la scelta, da parte di forze politiche espressione della maggioranza di Governo e che si candidano a governare la capitale d'Italia, di svolgere le primarie in un luogo simbolo di degrado e illegalità, che, secondo le testimonianze dei residenti in zona, ospita spesso e volentieri rave party e feste abusive, nel corso delle quali vengono venduti biglietti di ingresso, alcoolici senza scontrino e si fa uso libero di stupefacenti, come documentato ampiamente sui social network dai partecipanti ad un festino organizzato, per il Capodanno 2019, dagli studenti di un liceo romano e come riportato in un'interrogazione presenta da Fratelli d'Italia pochi giorni dopo l'accaduto; gli attivisti di Spin Time parlano di questo stabile come "un'esperienza di rigenerazione urbana, non uno spazio occupato", mentre il presidente del III municipio di Roma, Caudo, ha esplicitato che "Questo è un bene pubblico e privato per eccellenza, se questo spazio ha un successo del genere è perché fuori da qui questi spazi non ci sono più", puntualizzando che "l'impegno che prendiamo è di fare anche fuori quello che succede qui dentro e non venire più solo qui a proteggere quello che accade all'interno di queste mura"; ci si chiede se, dunque, i candidati alle primarie della coalizione di centrosinistra per il sindaco di Roma, accolti dal "padrone di casa", Andrea Alzetta, ex consigliere capitolino, conosciuto a Roma come "Tarzan, il re delle occupazioni abusive", riunendosi in questo posto abbiano inteso considerarlo effettivamente come "un luogo di rigenerazione e di incontro", piuttosto che di illegalità e degrado, operando una precisa scelta di campo, per ottenere l'appoggio dei centri sociali della capitale al candidato sindaco. Un segnale a quel mondo "disobbediente", una "mano tesa" che si tradurrà in politiche compiacenti verso le "okkupazioni"; gli interroganti sono fermamente convinti che il principio di legalità vada sempre affermato, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno predisporre, innanzitutto, le opportune e necessarie verifiche urgenti al fine di accertare se lo stabile occupato sia davvero privo delle più basilari norme di sicurezza e, in questo caso, se non ritenga necessario avviare immediate procedure per lo sgombero dello stabile anche al fine di garantire la salvaguardia della salute degli occupanti, sia pur abusivi, e degli abitanti della zona circostante; se, in occasione della manifestazione delle forze di centrosinistra per le primarie in vista delle elezioni comunali, il locale adibito ad ospitare il pubblico risultasse conforme alla legislazione sulla sicurezza e alla normativa antincendio e, qualora, non lo fosse, se ricorrano gli estremi per formulare ipotesi di reato stante il grave pericolo corso per l'incolumità dei partecipanti; se e quali iniziative urgenti intenda adottare per contrastare abusivismo e illegalità su tutto il territorio nazionale e, nel caso specifico, se intenda ripristinare la legalità restituendo gli spazi occupati ai legittimi proprietari; se non ritenga di dover prendere le distanze da iniziative che in qualche modo tendono a legittimare azioni illegali qual è l'occupazione abusiva di proprietà altrui, o se piuttosto ritenga di adottare politiche compiacenti verso le "okkupazioni". Atto n. 4-05661 SBRANA Al Ministro della transizione ecologica Premesso che: l'impianto raffineria ENI di Livorno, nella zona industriale in località Stagno nel comune di Collesalvetti, ricade nel sito di interesse nazionale (SIN) di Livorno; lo stabilimento rientra nell'ambito della normativa "Seveso bis" sugli impianti a rischio di incidenti industriali rilevanti, di cui al decreto legislativo n. 334 del 1999, aggiornato dal decreto legislativo n. 238 del 2005; in base alla norma di riferimento, gli stabilimenti in cui sono presenti sostanze pericolose oltre una certa quantità sono soggetti ad una serie di obblighi diretti ad aumentarne la sicurezza ed a minimizzare i rischi di incidente; l'impianto rientra nell'ambito dell'"inventario Seveso" dell'ISPRA degli stabilimenti suscettibili di causare incidenti rilevanti e degli esiti di valutazione dei rapporti di sicurezza e delle ispezioni, di cui al decreto legislativo n. 105 del 2015; con nota ARPAT del 24 maggio 2021 dal titolo "sversamento nel fosso Capannone a Livorno da una condotta della Raffineria Eni", viene reso noto che il 20 maggio 2021 si è verificato un incidente in località Livorno e che dalle evidenze raccolte risulta che "una perdita di tenuta da una tubazione di collegamento tra darsena Petroli e la Raffineria ha determinato il rilascio di acqua mista a greggio nel Fosso del Capannone in via Enriques a Livorno"; nella nota si riporta altresì che "la segnalazione è stata effettuata, intorno alle ore 15.15, ai VVF da un cittadino che ha notato la fuoriuscita di acque scure. Il personale della Raffineria, avvisato dai VVF, ha quindi immediatamente interrotto il trasferimento, inviato le proprie squadre sul posto e ha provveduto ad attivare una ditta specializzata per le operazioni di contenimento"; considerato che: l'evento di sversamento è stato segnalato da un cittadino, e all'interrogante risulta che la società non abbia precedentemente rilevato la problematica o che almeno sia intervenuta autonomamente e tempestivamente al verificarsi dell'incidente e della criticità; il fatto rende plausibile l'eventualità che in passato si siano verificate situazioni simili con rilascio nel territorio di sostanze chimiche senza averne ricevuto opportuno riscontro, con evidente grave rischio per l'ambiente e la salute dei cittadini, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti descritti e se ritenga necessario intervenire affinché vengano attivati i necessari controlli e identificate le pertinenti misure intese a scongiurare per il futuro il ripetersi di simili gravi situazioni. Atto n. 4-05662 D'ANGELO PRESUTTO TRENTACOSTE CAMPAGNA PAVANELLI ANASTASI PISANI Giuseppe LANNUTTI DONNO Al Ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili Premesso che: è di pochi giorni fa la dichiarazione dell'Assessore alle infrastrutture della Regione Siciliana, Marco Falcone, in merito all'erogazione al Consorzio autostrade siciliane (CAS) di sessanta milioni di euro, quale risultato dell'accordo raggiunto tra la Regione Siciliana e il Ministero delle infrastrutture e la mobilità sostenibili, per la prosecuzione dei lavori nei cantieri della "Siracusa-Gela"; a precisazione della notizia riportata dagli organi di stampa (secondo cui sarebbe stato raggiunto il suddetto accordo) il Ministero medesimo ha sottolineato, in una nota, la mancanza di alcuna intesa specifica in tal senso; in particolare il Ministero in indirizzo ha ribadito l'impegno a versare al CAS i contributi previsti per legge, a fronte di investimenti realizzati con spese documentate, precisando che il pagamento dei contributi avverrà previa presentazione da parte dello stesso Consorzio di tutta la documentazione relativa a investimenti effettuati e l'espletamento delle successive attività istruttorie da parte del Ministero stesso; il CAS, da parte sua, sostiene che l'accordo è più ampio, riguardando 120 milioni di euro, dovuti per il completamento della "Maremonti", della "Noto-Pachino", nonché per i lavori della "Rosolini-Modica"; da mesi il Governo regionale attribuisce al Ministero delle infrastrutture la responsabilità del mancato trasferimento delle somme utili a pagare imprese e lavoratori e quindi del mancato avanzamento di alcuni lavori autostradali in corso, per mancanza di erogazione di sedicenti fondi dovuti, si chiede di sapere: se e quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda adottare per chiarire la descritta situazione; se la rendicontazione dei lavori prodotta dal CAS sia adeguata all'erogazione delle somme dallo stesso rivendicate. Atto n. 4-05663 ROMEO FREGOLENT Al Ministro della salute Premesso che: ogni anno in Italia i tumori colpiscono circa 2.500 tra bambini e adolescenti. In particolare, sono 1.700 i bambini che si ammalano entro i 14 anni di età e 800 quanti si ammalano entro i 19 anni, di cui circa 450 non sopravvivono; ad oggi la ricerca è finanziata essenzialmente da associazioni private, spesso costituite da genitori che hanno perso i propri figli a causa di queste malattie. Invero, le case farmaceutiche non vi investono, in quanto la ricerca in ambito di tumori pediatrici non ha incentivanti profitti; il 22 dicembre 2017 è stata approvata dal Parlamento italiano la legge n. 3 del 2018, che apporterebbe notevoli benedici alla ricerca sui tumori pediatrici, ma tuttora non sono stati emanati i decreti attuativi; essa prevede una semplificazione della burocrazia e dunque un significativo risparmio di costi per tutti quei trattamenti che hanno una scarsa probabilità di avere effetti negativi sulla salute del paziente; il secondo beneficio che la legge apporterebbe è quello in ordine all'accelerazione della ricerca e l'immissione di nuovi farmaci nel circuito terapeutico, in quanto prevede l'assegnazione ad un unico comitato nazionale di bioetica, espressamente dedicato alle malattie dell'età pediatrica, il potere di autorizzare gli studi senza attendere i comitati locali. Ciò comporterebbe, a differenza di ciò che avviene ora, che una determinata sperimentazione possa partire nello stesso momento in tutti i centri di ricerca interessati, garantendo così che non vi siano ritardi e disparità per i pazienti in ordine al beneficio della sperimentazione; il terzo beneficio che la legge comporterebbe è quello in ordine al coinvolgimento delle associazioni, dei pazienti e delle famiglie nel percorso terapeutico, al fine di individuare di concerto le cure più idonee al caso concreto, visto che non vi è la certezza assoluta della guarigione; sono trascorsi ben tre anni dall'emanazione della legge n. 3, senza che alcun decreto sia stato emanato, e ciò ha comportato il blocco della legge in ordine ai temi della ricerca e della sperimentazione, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga doveroso e urgente procedere all'emanazione dei decreti attuativi della legge n. 3 del 2018, in particolare quelli relativi alla riorganizzazione nazionale delle sperimentazioni cliniche. Atto n. 4-05664 RIZZOTTI Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: i giochi con vincite in denaro effettuati "a distanza" sono regolamentati nel sistema concessorio italiano dai primi anni Duemila; in particolare sono state effettuate procedure selettive nel 2006, nel 2011 e nel 2018, ampliando progressivamente il numero degli affidatari delle specifiche concessioni, che risultano essere attualmente oltre 90; la più recente procedura selettiva, in attuazione dell'art. 1 comma 935, della legge 28 dicembre 2015 n. 208, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale dell'Unione europea del 10 gennaio 2018 ha messo a gara 120 concessioni per il gioco a distanza in Italia, con un meccanismo di assegnazione legato alla tempestività della presentazione delle domande in un dato periodo temporale ed a fronte di un corrispettivo una tantum per la durata della concessione pari a 200.000 euro. Numerose tra le concessioni assegnate con questa procedura, la cui durata è fino al 31 dicembre 2022, hanno potuto avviare l'esercizio della raccolta solo nel corso del 2020; il sistema italiano di regolamentazione in concessione del gioco a distanza è preso ad esempio da numerose altre giurisdizioni nazionali, per le proprie caratteristiche di connessione diretta dei sistemi di gioco al sistema di controllo centrale dell'Agenzia delle dogane e dei monopoli, il tracciamento in tempo reale di ogni singola transazione, l'identificazione di tutti i giocatori e l'attivazione del registro unico di autoesclusione per le finalità di prevenzione del gioco patologico; l'intero percorso di regolamentazione del gioco a distanza è stato caratterizzato dall'obiettivo di canalizzare l'offerta in circuiti controllati secondo regole pubbliche, affidandola a concessionari con precisi requisiti soggettivi, organizzativi ed economici; tale obiettivo risulta essenziale per la modalità di gioco a distanza nella quale l'offerta pubblica è più facilmente aggirabile con semplici soluzioni tecnologiche e organizzazione di promozione sul web od anche sul territorio, come dimostra il monitoraggio dei siti illegali gestito dall'Agenzia (oltre 9.000 al marzo 2021) ed il costante fenomeno dei "centri trasmissione dati" nelle scommesse sportive, oggetto di sequestri da parte delle autorità e che costituisce storicamente una concorrenza sleale per gli assegnatari delle concessioni di sale scommesse; l'obiettivo di canalizzazione in circuiti controllati del gioco a distanza risulta essere stato sufficientemente conseguito nel tempo, osservando il volume di gioco transato nei canali (siti web , applicazioni mobili) esercitati sotto il controllo del1'Agenzia, aumentato tra il 2017 ed il 2019 del 35 per cento (da 27 a 36 miliardi di euro) e che nel 2020 risulta essere ulteriormente aumentato di un ulteriore 35-40 per cento, anche in ragione del crescente numero di concessioni operative; il segmento di mercato del gioco a distanza in Italia, con i 90 operatori citati, risulta essere molto competitivo, come indicato anche dall'Autorità garante della concorrenza e del mercato in occasione di recenti delibere riguardanti operazioni di concentrazione; l'art. 1, comma 727, lettera e) , della legge 27 dicembre 2019, n. 160, prevede l'indizione di una nuova procedura selettiva per le concessioni di gioco a distanza entro il 31 dicembre 2020, termine poi prorogato al 30 giugno 2021 dall'articolo 69, comma 3, del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18. La procedura dovrebbe porre a gara solamente 40 diritti concessori per l'esercizio e la raccolta di giochi a distanza, con base d'asta non inferiore a 2.500.000 euro ciascuno; l'effettuazione della procedura di selezione di soli 40 diritti si mostra controproducente rispetto agli obiettivi pubblici di controllo dell'offerta di gioco: infatti, porterebbe all'impossibilità di continuare ad offrire legalmente gioco per oltre la metà degli attuali affidatari delle concessioni. Pressoché automaticamente, quindi, molta parte della raccolta di questi operatori sarebbe rapidamente perduta al mercato regolamentato, in una misura che gli operatori di settore quantificano tra il 20 ed il 30 per cento delle dimensioni attuali; è ben noto, infatti, che pur con l'attuale numero di concessioni operative sono continue le azioni di contrasto a offerte di gioco a distanza illegali basate in Paesi dell'Unione europea con legislazioni più favorevoli, come Malta, ed ancor più diffusamente in paradisi fiscali, rispetto ai quali è particolarmente difficile perseguire, se non anche solo ostacolare, l'offerta fatta via reti telematiche direttamente ai consumatori; tale fenomeno di deregolamentazione (quindi di illegalità) sarebbe di difficile perseguimento per la ridotta barriera offerta dall'oscuramento dei siti non dotati di concessione e per la transnazionalità degli operatori, generando per i consumatori italiani condizioni di minore o assente tutela, anche in termini di prevenzione delle dipendenze patologiche, allontanandosi dal controllo dei soggetti istituzionali nazionali; ulteriore conseguenza sarebbe la progressiva perdita di gettito erariale; è previsto che l'assegnazione delle concessioni nei termini quantitativi indicati dalla legge n. 160 del 2019 assicurerebbe oltre 100 milioni di euro di gettito straordinario una tantum , ma risulta evidente che la perdita di raccolta canalizzata nel sistema concessorio sarebbe probabilmente superiore e continuata per più esercizi; il periodo di chiusura delle attività delle sale giochi e scommesse prescritto dalle disposizioni di prevenzione COVID ha favorito un maggiore utilizzo del gioco a distanza e dimostrato, inoltre, la capacità dei concessionari di questo canale di indirizzare i giocatori all'utilizzo del gioco nominativo ed alla conversione di denaro contante in moneta elettronica, grazie a reti estese di servizi di contrattualizzazione e ricarica presso ricevitorie ed esercizi commerciali; l'interruzione delle attività di decine di società concessionarie attive nel canale distributivo a distanza, oltre a generare la riduzione della capacità di offerta legale, l'aumento del gioco on line clandestino e la perdita di gettito erariale, comporterebbe anche la perdita di centinaia di posti di lavoro qualificati, molti dei quali nelle PMI attive nella distribuzione di giochi sul territorio e recentemente entrate nel canale a distanza, già fortemente colpite da un anno di totale interruzione di attività nelle sale e negli esercizi pubblici, si chiede di sapere: se ed in che termini il Ministro in indirizzo, per il tramite dell'Agenzia delle dogane e dei monopoli, intenda procedere all'indizione della procedura selettiva; se ed in che termini intenda rivedere le previsioni normative nel senso dell'aumento del numero di diritti di esercizio in concessione del gioco a distanza, al fine di mantenere un'adeguata tutela dei consumatori e della legalità nello specifico canale distributivo nonché assicurare il miglior risultato in termini di quantità e continuità del relativo gettito erariale. Atto n. 4-05665 RIZZOTTI Al Ministro della salute Premesso che: l'Agenzia italiana del farmaco (AIFA) è l'autorità competente per l'attività regolatoria dei farmaci in Italia, istituita con l'articolo 48, comma 2, del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269; secondo un recente report della società di analisi IQVIA pubblicato da EFPIA, l'associazione europea delle industrie del farmaco, che ha analizzato i tempi di accesso ai farmaci di 29 Paesi, dopo il via libera alla commercializzazione, emerge che i pazienti nel nostro Paese attendono in media 402 giorni prima di poter utilizzare un nuovo medicinale, il che colloca l'Italia al 14° posto per la "rapidità" con cui i nuovi medicinali giungono ai pazienti; l'AIFA rende disponibile mensilmente l'esito dei lavori delle riunioni del comitato prezzi e rimborso (CPR) e da una disamina dei report si evince che da gennaio a maggio 2021 l'Agenzia ha accumulato un numero elevato di rinvii nella conclusione di procedure attualmente in valutazione rispetto agli stessi mesi del 2020 (procedure rinviate 45 per cento contro il precedente 30 per cento), peggiorando di fatto i tempi medi di accesso ai farmaci all'interno del sistema, così come l'accesso alle cure per i pazienti; nei prossimi mesi è previsto il rinnovo del CPR dell'AIFA; lo stallo nelle procedure di approvazione, e il reiterarsi dei rinvii, ad avviso dell'interrogante, costituisce un ostacolo ai lavori del nuovo comitato, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti e quali siano le sue valutazioni al riguardo; se intenda attivarsi adottando provvedimenti consequenziali, quali la pianificazione di riunioni straordinarie del CPR, affinché sia ripristinata immediatamente una situazione di pieno funzionamento dell'attività da parte dell'AIFA per ciò che concerne il processo di valutazione e rimborso dei farmaci attualmente in discussione, alcuni dei quali riconosciuti per la loro innovatività dalla commissione tecnico scientifica, al fine di garantire ai cittadini il diritto alla salute anche attraverso un rapido ed equo accesso alle cure. Atto n. 4-05666 RIZZOTTI Al Ministro della salute Premesso che: nel corso degli anni i dispositivi medici hanno acquisito un ruolo centrale nella pratica clinica, contribuendo sensibilmente al miglioramento sia della salute, che della qualità della vita dei pazienti; la pandemia ha dimostrato l'importanza strategica dei dispositivi medici, tanto in termini economici, quanto sanitari, sottolineando la fondamentale importanza della medicina territoriale e le potenzialità della telemedicina, non solo in chiave preventiva, ma anche nel fronteggiare una crisi sanitaria come quella causata dal COVID-19; in Italia, quello dei dispositivi medici è un settore formato da oltre 4.000 aziende, caratterizzate da un alto grado di innovazione e di ricerca; secondo i più accreditati analisti economici, il comparto dei dispositivi medici rappresenta uno dei settori con maggiori potenzialità di crescita a livello globale nel prossimo quinquennio, tanto che alcuni Paesi oltreoceano lo qualificano (e lo proteggono) come settore strategico; la spinta all'innovazione e alla ricerca da parte del comparto dei dispositivi medici è stata gravemente compromessa dall'introduzione del meccanismo di ripiano, il payback , previsto dall'articolo 9- ter del decreto-legge 19 giugno 2015, n. 78; il meccanismo del payback non esiste in nessun altro Paese europeo, né occidentale, rappresentando così un fattore di ostacolo alla competitività delle aziende italiane o che operano in Italia, rispetto a quelle che operano oltre confine; è stato introdotto durante una stagione in cui molte delle Regioni italiane si trovavano commissariate e sottoposte ad un piano di rientro finanziario urgente, al fine di porre rimedio a una situazione economica drammatica, che risulta, oggi, completamente superata; tale meccanismo, traslato dal settore farmaceutico, è stato applicato senza tenere conto di una serie di fattori che differenziano profondamente i due mercati: le modalità di acquisto dei dispositivi medici (quasi esclusivamente tramite gare ad evidenza pubblica), gli obblighi derivanti per le imprese con i relativi costi (fideiussioni, burocrazia e penali), l'obbligo di garantire la fornitura del bene oggetto della gara, nonostante l'imposizione dei tetti e la dubbia validità dei contratti, posto che l'ammontare del dovuto, in virtù del payback , è sconosciuto alle aziende al momento della sottoscrizione delle condizioni di fornitura; l'aleatorietà dei singoli sforamenti regionali e l'oggettiva difficoltà di calcolo delle quote di eccedenza hanno reso la norma ancora inapplicata dal 2015, incapace di generare un beneficio economico per l'erario, mentre ha gravemente compromesso e continua a compromettere la spinta agli investimenti in ricerca e sviluppo (e quindi all'occupazione) da parte delle aziende del comparto, obbligandole, di fatto, a doverne tenere conto da un punto di vista fiscale e tributario nella definizione dei budget annuali; nel 2019, il documento sulla governance dei dispositivi medici redatto del Ministero della salute aveva posto l'esigenza di governare la spesa per tali dispositivi in modo più efficace; nel patto per la salute 2019-2021, il Governo e le Regioni hanno convenuto sulla necessità di dare attuazione, nel suo complesso, al documento sulla governance dei dispositivi medici, ritenuto uno degli strumenti principali per l'efficienza e la sostenibilità del SSN; con la legge di delegazione europea 2019-2020, il Parlamento ha finalmente delegato il Governo a modificare la governance dei dispositivi medici, nel senso descritto, con particolare riguardo all'implementazione del criterio HTA e alla rimodulazione dei tetti di spesa; i dati precedenti la pandemia, aggravati da oltre un anno di emergenza sanitaria, mostrano chiare difficoltà a garantire in tutto il Paese adeguati livelli di assistenza, soprattutto per l'insufficienza della rete di assistenza domiciliare o di strutture territoriali capillari ed efficienti, oltre che per l'inadeguatezza della dotazione infrastrutturale del SSN. Tale contingenza rende, quindi, evidente la necessità della revisione dei LEA e del fabbisogno di dispositivi medici di ultima generazione, che appaiono in totale distonia con gli attuali tetti di spesa, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo si stia adoperando per definire urgentemente, come previsto dal documento del 2019 e dalla recente legge delega, una nuova governance dei dispositivi medici che miri all'efficiente allocazione delle risorse del SSN, alla sostenibilità dell'innovazione, al potenziamento della vigilanza e alla messa in trasparenza delle azioni e relazioni inerenti l'approvvigionamento e l'utilizzo dei dispositivi medici, superando gli attuali meccanismi di tetti di spesa e payback ; se non ritenga necessario, a tale scopo, convocare quanto prima un tavolo di confronto istituzionale, al fine di valutare la revisione dei LEA e dei fabbisogni di dispositivi medici, oltre che del meccanismo del payback e dei tetti di spesa vigenti. Atto n. 4-05667 SBROLLINI Ai Ministri dell'interno e della giustizia Premesso che: l'articolo 50 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, recante "Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali" (TUEL), definisce le responsabilità dei sindaci e del presidente della Provincia; recenti vicende giudiziarie hanno evidenziato come dall'impianto normativo attuale possano derivare delle responsabilità civili e penali personali del sindaco, per valutazioni che non sono specificatamente ascrivibili alle sue competenze; la questione entrò per la prima volta nel dibattito pubblico a seguito della condanna penale per plurimi reati colposi, emessa il 27 gennaio 2021, a carico della sindaca di Torino per i noti e tragici fatti di piazza San Carlo, vicenda in cui, durante la proiezione della finale di "Champions League" del 2017, persero la vita due persone e altre 1.700 rimasero ferite; secondo il tribunale, i fatti sono imputabili alla prima cittadina, perché fu "frettolosa, imprudente e negligente" nel prendere la decisione di svolgere l'evento in Piazza San Carlo; in questi giorni, il tema è tornato a ricevere attenzione nazionale, in seguito ai provvedimenti penali che hanno coinvolto la sindaca di Crema e il sindaco di Quinto Vicentino, ovvero un avviso di garanzia a carico della prima, dopo che un bambino si è ferito a un dito nella porta anti-incendio dell'asilo comunale e una multa per lesioni colpose a carico del secondo, legata a un incidente del 2016, quando una donna inciampò su una sporgenza di un marciapiede nel territorio comunale; in data 2 marzo 2021, l'Associazione Nazionale Comuni Italiani (ANCI), in reazione alla vicenda giudiziaria di Torino, cui si affianca l'ordine del giorno 2021/00140 del 30 marzo 2021 del Comune di Firenze, ha rivolto un appello al Governo, in cui: 1) richiama l'attenzione sulla particolare dinamica innestata da tali eventi, per cui, soprattutto nelle piccole comunità, è sempre più difficile trovare persone disposte a svolgere il ruolo di sindaco, e 2) chiede un mirato intervento di modifica del TUEL, in particolare dell'articolo 50, si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo, alla luce dei fatti esposti in premessa, intendano considerare l'opportunità di rispondere agli appelli dei sindaci italiani, procedendo con un'iniziativa normativa volta alla modifica del Testo unico degli enti locali, finalizzata ad assicurare che i sindaci e gli amministratori locali tutti non debbano rispondere penalmente per valutazioni che certamente non possono essere ascritte alla loro responsabilità. Atto n. 4-05668 MONTEVECCHI BOTTICI CIOFFI COLTORTI DE LUCIA DI GIROLAMO DONNO NOCERINO MANTOVANI PAVANELLI PIRRO ROMANO TRENTACOSTE VANIN Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Premesso che: il Senato della Repubblica ha approvato il 14 aprile 2021 un ordine del giorno (9/1-00329/1) che impegna il Governo ad adottare una serie di azioni specifiche finalizzate alla liberazione del giovane Patrick George Zaki, detenuto dal 7 febbraio 2020 presso il carcere di Tora a Il Cairo, essendo accusato dall'autorità giudiziaria egiziana di "diffusione di notizie false dirette a minare la pace sociale", "incitamento alla protesta senza permesso", "istigazione a commettere atti di violenza e terrorismo", "gestione di un account social che indebolisce la sicurezza pubblica" e "appello al rovesciamento dello Stato"; l'ordine del giorno è stato approvato trasversalmente da più forze politiche, molte delle quali hanno espresso nel corso della discussione generale un vero e proprio appello al Governo italiano affinché agisca celermente per la liberazione del giovane, al fine di consentirgli l'esercizio effettivo dei diritti umani; tra gli impegni di cui all'ordine del giorno, è opportuno ricordare quello volto "ad intraprendere tempestivamente ogni ulteriore iniziativa presso le autorità egiziane per sollecitare l'immediata liberazione di Patrick Zaki valutando la possibilità dell'utilizzo degli strumenti previsti dalla convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura e altri trattamenti o punizioni crudeli, inumani o degradanti del 10 dicembre 1984"; considerato che: il 2 giugno 2021 le autorità egiziane hanno deciso di prolungare ulteriormente la custodia cautelare di Patrick Zaki di altri 45 giorni, secondo una prassi che, ad opinione di una parte della società civile, rappresenta ormai una forma di persecuzione avverso i difensori e promotori dei diritti umani; questo ennesimo prolungamento evidenzia quindi l'urgenza di agire celermente e soprattutto rafforza, a parere degli interroganti e di insigni giuristi ed esperti di diritto internazionale, la necessità di ricorrere all'attivazione della Convenzione ONU del 1984, quale via preferibilmente percorribile per ottenere la liberazione del giovane nel rispetto delle norme del diritto internazionale, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo abbia fatto le valutazioni richiamate in premessa e accolte come impegno nell'ordine del giorno approvato in data 14 aprile 2021; quali azioni intenda intraprendere al fine di dare seguito ad eventuali valutazioni positive circa la possibilità di utilizzare gli strumenti contenuti nella Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura e altri trattamenti o punizioni crudeli, inumani o degradanti del 10 dicembre 1984. Atto n. 4-05669 MONTEVECCHI BOTTICI CIOFFI COLTORTI DE LUCIA DI GIROLAMO DONNO NOCERINO MANTOVANI PAVANELLI PIRRO ROMANO TRENTACOSTE VANIN Al Presidente del Consiglio dei ministri Premesso che: il Senato della Repubblica ha approvato il 14 aprile 2021 un ordine del giorno (9/1-00329/1), che impegna il Governo ad adottare una serie di azioni specifiche finalizzate alla liberazione del giovane Patrick George Zaki, detenuto dal 7 febbraio 2020 presso il carcere di Tora a Il Cairo, essendo accusato dall'autorità giudiziaria egiziana di "diffusione di notizie false dirette a minare la pace sociale", "incitamento alla protesta senza permesso", "istigazione a commettere atti di violenza e terrorismo", "gestione di un account social che indebolisce la sicurezza pubblica" e "appello al rovesciamento dello Stato"; l'ordine del giorno è stato approvato trasversalmente da più forze politiche presenti al Senato, molte delle quali hanno espresso nel corso della discussione generale un vero e proprio appello al Governo italiano, affinché agisca celermente per la liberazione del giovane, al fine di consentirgli l'esercizio effettivo dei diritti umani; tra gli impegni di cui all'ordine del giorno, è opportuno ricordare quello volto "ad intraprendere tempestivamente ogni ulteriore iniziativa presso le autorità egiziane per sollecitare l'immediata liberazione di Patrick Zaki valutando la possibilità dell'utilizzo degli strumenti previsti dalla convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura e altri trattamenti o punizioni crudeli, inumani o degradanti del 10 dicembre 1984"; considerato che: il 2 giugno 2021 le autorità egiziane hanno deciso di prolungare ulteriormente la custodia cautelare di Patrick Zaki di altri 45 giorni secondo una prassi che, ad opinione di una parte della società civile, rappresenta ormai una forma di persecuzione avverso i difensori e promotori dei diritti umani; questo ennesimo prolungamento evidenzia quindi l'urgenza di agire celermente e soprattutto rafforza, a parere degli interroganti e di insigni giuristi ed esperti di diritto internazionale, la necessità di ricorrere all'attivazione della Convenzione ONU del 1984, quale via preferibilmente percorribile per ottenere la liberazione del giovane nel rispetto delle norme del diritto internazionale, si chiede di sapere: se il Presidente del Consiglio dei ministri abbia fatto le valutazioni richiamate in premessa e accolte come impegno nell'ordine del giorno approvato in data 14 aprile 2021; quali azioni intenda intraprendere al fine di dare seguito ad eventuali valutazioni positive circa la possibilità di utilizzare gli strumenti contenuti nella Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura e altri trattamenti o punizioni crudeli, inumani o degradanti del 10 dicembre 1984. Atto n. 4-05670 CASTELLONE PIRRO Ai Ministri della salute e dell'economia e delle finanze Premesso che: le terapie a bersaglio molecolare in oncologia rappresentano una strategia terapeutica in rapida espansione che si accompagna alla necessità di sviluppare test diagnostici per determinare la presenza di biomarcatori molecolari per la selezione della terapia più appropriata; la profilazione genica, infatti, rappresenta una delle più importanti innovazioni per la personalizzazione delle terapie per i pazienti oncologici; grazie al progresso delle conoscenze e delle tecnologie, bersagli molecolari e farmaci correlati sono ora disponibili per diverse neoplasie, ampliando pertanto la possibilità di una terapia personalizzata e di precisione; le tecnologie tradizionali di analisi delle alterazioni genetiche non consentono la determinazione di molteplici biomarcatori con i tempi e le quantità di materiale biologico disponibili nella pratica clinica; le tecniche di next-generation sequencing (NGS) permettono di ottenere un profilo genetico-molecolare complessivo della neoplasia e selezionare sempre più precisamente pazienti sensibili ad una terapia mirata; con questa tecnologia è possibile il sequenziamento delle regioni specifiche del genoma con potenziali rilevanti implicazioni cliniche; nello "Europe's beating cancer plan" si evidenzia, nella iniziativa faro 6, l'importanza dei test NGS per ottenere profili genetici rapidi ed efficienti delle cellule tumorali, così da permettere ai centri specialistici di condividere i profili oncologici e di adottare approcci diagnostico-terapeutici identici o analoghi per i pazienti con profili oncologici comparabili; al fine di garantire in tutto il Paese equità di accesso per i pazienti oncologici ai test NGS di profilazione genomica dei tumori per i quali è riconosciuta evidenza e appropriatezza, il decreto-legge 28 ottobre 2020, n. 137 (cosiddetto decreto ristori), ha autorizzato, all'art. 19- octies , comma 1, la spesa per il 2021 di 5 milioni di euro da destinare per il potenziamento dei test NGS; lo stesso articolo 19- octies , al comma 2, ha previsto che il Ministero della salute, entro 60 giorni dall'entrata in vigore della legge di conversione, adottasse un decreto, di concerto con il Ministero dell'economia e delle finanze, per destinare e distribuire le risorse allocate; il 22 febbraio 2021 sono scaduti i termini prescritti e, tuttavia, il decreto non è ancora stato adottato, non consentendo pertanto il finanziamento dei test NGS; considerato che: risulta agli interroganti che la bozza di decreto attuativo predisposta dal Ministero della salute prevedrebbe che i fondi destinati ai test NGS siano invece destinati al finanziamento del progetto di ricerca proposto dalla rete IRCCS "Alleanza contro il cancro"; tale cambio di destinazione dei fondi stanziati vedrebbe venir meno il motivo alla base della formulazione dell'emendamento, approvato in sede di conversione del decreto ristori, che ha comportato l'istituzione del capitolo di spesa per il rimborso, su tutto il territorio nazionale, dei test NGS, si chiede di sapere: se risulti un cambio di destinazione del fondo; quale sia lo stato di attuazione della disposizione citata e quali iniziative i Ministri in indirizzo abbiano posto in essere per pervenire a una rapida emanazione del decreto attuativo, onde evitare ulteriori ritardi, nel rispetto di quanto sancito dal decreto ristori. Atto n. 4-05671 PRESUTTO PUGLIA ROMANO TRENTACOSTE DONNO PIRRO CROATTI VACCARO L'ABBATE VANIN CAMPAGNA Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e dell'economia e delle finanze Premesso che: la Nuova Assicurazione Sociale per l'Impiego (NASpI) è una indennità mensile di disoccupazione, istituita dall'articolo 1 del decreto legislativo 4 marzo 2015, n. 22 in relazione agli eventi di disoccupazione involontaria verificatisi a decorrere dal 1° maggio 2015; in questo periodo di pandemia, caratterizzato da forte crisi economica e incertezza lavorativa, la proroga della NASpI per chi già ne aveva diritto ha rappresentato un paracadute indispensabile nei casi di perdita dell'impiego; la normativa del 2015 prevedeva, all'art 8, che i lavoratori aventi diritto alla corresponsione della NASpI, potessero richiedere la liquidazione anticipata, in unica soluzione, dell'importo complessivo del trattamento spettante e non ancora erogato, a titolo di incentivo all'avvio di un'attività di lavoro autonomo o di un'attività in forma di impresa individuale o per associarsi in cooperativa. Di fatto, però, il lavoratore che decideva di chiedere la NASpI in un'unica soluzione in modo anticipato per poi utilizzarla a capitale sociale di un'impresa o cooperativa vedeva tassato l'importo erogato dall'INPS concorrendo, la stessa, alla determinazione della base imponibile IRPEF; con la legge 27 dicembre 2019, n. 160 (legge di bilancio per il 2020) si è provveduto a modificare la normativa citata, prevedendo testualmente che "La liquidazione anticipata, in un'unica soluzione, della NASpI, di cui all'articolo 8, comma 1, del decreto legislativo 4 marzo 2015, n. 22, destinata alla sottoscrizione di capitale sociale di una cooperativa nella quale il rapporto mutualistico ha ad oggetto la prestazione di attività lavorativa da parte del socio, si considera non imponibile ai fini dell'imposta sul reddito delle persone fisiche. Con provvedimento del direttore dell'Agenzia delle entrate, da emanare entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono stabiliti i criteri e le modalità di attuazione del presente comma, anche al fine di definire le opportune comunicazioni atte a consentire l'esenzione della NASpI anticipata in un'unica soluzione nonché' ad attestare all'Istituto erogatore l'effettiva destinazione al capitale sociale della cooperativa interessata dell'intero importo anticipato"; a fronte di una modifica chiara e inequivocabile si apprende tuttavia che l'applicazione della stessa venga in varie parti d'Italia disattesa. Le sedi INPS presenti sul territorio, infatti, agiscono ognuna in maniera difforme dall'altra, interpretando a proprio modo la suddetta norma; in particolare, le sedi INPS sottopongono a tassazione la NASpI richiesta dai lavoratori in unica soluzione anche quando la stessa sia destinata a capitale sociale di una costituenda cooperativa; ciò, sembra, in ragione del fatto che l'Agenzia delle entrate non abbia mai emanato alcuna circolare, come invece previsto dalla legge citata, per stabilire i criteri e le modalità di attuazione della norma; occorre sottolineare come una circolare dell'Agenzia delle entrate non possa in alcun modo contravvenire a quanto disposto da una norma giuridica, ma abbia come obiettivo quello di fornire indirizzi operativi, chiarimenti e linee guida, su aspetti già regolamentati dalle norme giuridiche stesse; considerato che, risulta agli interroganti: nel 2020 i lavoratori della cooperativa "If Design" di Venezia hanno effettuato richiesta di NASpI anticipata ottenendo la somma al netto dell'IRPEF; lo stesso trattamento hanno avuto i lavoratori della cooperativa "Aghatis" di Forlì; i lavoratori della cooperativa "Frosincoop" di Frosinone, invece, non solo hanno vista tassata la propria NASpI, ma la stessa è stata erogata mensilmente e non in anticipo in un'unica soluzione, come previsto dalla legge, se richiesto; facendo riferimento al 2021, in base ai dati raccolti, i lavoratori delle cooperative Costruzioni Segnaletica di Santa Sofia (Forlì-Cesena), Forlì Tank Factory di Forlì, Next Elettronica di Mangone (Cosenza) hanno ricevuto la somma al netto dell'IRPEF; stessa sorte per i lavoratori della cooperativa Nuovi Profumi di Parma, che però hanno presentato ricorso all'Agenzia delle entrate; discorso a parte quanto accaduto ai lavoratori della cooperativa Agri Global Service di Medole (Mantova), che hanno ricevuto la somma non tassata, ma dopo ben 4 mesi; considerato infine che: appare evidente e anomalo come le sedi INPS si comportino in modo difforme le une dalle altre, pur in presenza di una normativa che, in modo esplicito e inequivocabile, afferma che la somma vada elargita, in caso di lavoratori in procinto di creare una nuova cooperativa, e previa richiesta, in un'unica soluzione e non vada assoggettata ad alcuna tassazione; è palese come una situazione del genere crei incertezza e ulteriori difficoltà, sottraendo risorse all'avvio della nuova impresa, ancor di più in un panorama economico sociale già difficile, che si trova a fare i conti con gli effetti devastanti della pandemia in atto; la normativa introdotta con la legge di bilancio per il 2020, ancor prima dell'era COVID, nasce dall'esigenza di incentivare gli ex lavoratori beneficiari di NASpI a immettersi nuovamente nel mondo del lavoro facendo impresa, generando a loro volta reddito e creando magari ulteriori posti di lavoro; la norma rappresenta un tassello importante nel fornire a molti lavoratori una nuova opportunità di inserimento nel tessuto produttivo del Paese, opportunità ancora più urgente oggi, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti; come intendano intervenire, affinché la norma in questione, chiara e inequivocabile ed emanata al fine di incentivare l'iniziativa di impresa e la fluidità del mercato del lavoro, non sia disattesa, ma venga applicata in modo identico su tutto il territorio italiano. Interrogazioni, da svolgere in Commissione A norma dell'articolo 147 del Regolamento, le seguenti interrogazioni saranno svolte presso le Commissioni permanenti: 2ª Commissione permanente (Giustizia): 3-02625 del senatore Calandrini, sulle misure per garantire il corretto funzionamento dell'ufficio del Giudice di Pace di Latina; 7ª Commissione permanente (Istruzione pubblica, beni culturali, ricerca scientifica, spettacolo e sport): 3-02627 della senatrice Granato ed altri, sulle disposizioni relative all'obbligo di rotazione dei dirigenti scolastici; 8ª Commissione permanente (Lavori pubblici, comunicazioni): 3-02626 del senatore Taricco ed altri, sulla possibilità di scegliere la lingua in cui effettuare il quiz per l'ottenimento della patente di guida; 11ª Commissione permanente (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale): 3-02624 del senatore Lannutti ed altri, sul salvataggio dell'INPGI.