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SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Assemblea 158 Presidenza del vice presidente CALDEROLI, indi del vice presidente TAVERNA N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Forza Italia-Berlusconi Presidente: FI-BP; Fratelli d'Italia: FdI; Italia Viva-P.S.I.: IV-PSI; Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione: L-SP-PSd'Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP-PATT, UV): Aut (SVP-PATT, UV); Misto: Misto; Misto-Liberi e Uguali: Misto-LeU; Misto-MAIE: Misto-MAIE; Misto-Più Europa con Emma Bonino: Misto-PEcEB. Presidenza del vice presidente CALDEROLI PRESIDENTE . La seduta è aperta (ore 10,04). Si dia lettura del processo verbale. NISINI, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del giorno precedente. PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato. Comunicazioni della Presidenza PRESIDENTE . L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Seguito della discussione del disegno di legge: Doc 1476 Conversione in legge del decreto-legge 3 settembre 2019, n. 101, recante disposizioni urgenti per la tutela del lavoro e per la risoluzione di crisi aziendali (Relazione orale) Discussione e approvazione della questione di fiducia Approvazione, con modificazioni, con il seguente titolo: Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 3 settembre 2019, n. 101, recante disposizioni urgenti per la tutela del lavoro e per la risoluzione di crisi aziendali PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge n. 1476. Ricordo che nella seduta di ieri il relatore ha svolto la relazione orale e hanno avuto luogo la discussione generale e le repliche del relatore e del rappresentante del Governo. Ha chiesto di intervenire il ministro per i rapporti con il Parlamento, onorevole D'Incà. Ne ha facoltà. D'INCA', ministro per i rapporti con il Parlamento . Signor Presidente, intervengo per chiedere una sospensione della seduta fino alle ore 11. ( Commenti e applausi ironici dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . PRESIDENTE . Signor Ministro, vedo che è sempre molto apprezzato, anche dall'opposizione. Ricordo però al rappresentante del Governo il proverbio secondo cui non c'è due senza tre. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Siamo alla terza, quindi alle 11 dobbiamo essere puntuali e precisi. Sospendo la seduta fino alle ore 11. (La seduta, sospesa alle ore 10,08, è ripresa alle ore 11,06) . Riprendiamo i lavori; invito i colleghi a prendere posto. Comunico che nell'orario di sospensione della seduta il Governo ha presentato un emendamento interamente sostitutivo che corrisponde al testo approvato dalle Commissioni di merito. In conformità all'articolo 161, comma 3- ter , del Regolamento, la Presidenza ha valutato positivamente l'emendamento, e quindi lo ritiene ammissibile. Ha chiesto di intervenire il ministro per i rapporti con il Parlamento, onorevole D'Incà. Ne ha facoltà. D'INCA', ministro per i rapporti con il Parlamento . Signor Presidente, onorevoli senatori, a nome del Governo, autorizzato dal Consiglio dei ministri, pongo la questione di fiducia sull'approvazione dell'emendamento interamente sostitutivo dell'articolo unico del disegno di legge n. 1476, di conversione in legge del decreto-legge 3 settembre 2019, n. 101. PRESIDENTE . La Presidenza prende atto dell'apposizione della questione di fiducia sull'approvazione dell'emendamento interamente sostitutivo presentato dal Governo. Conformemente alla prassi, trasmette il testo dell'emendamento alla 5 a Commissione permanente perché, ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione e nel rispetto delle prerogative costituzionali del Governo, informi l'Assemblea circa i profili di copertura finanziaria. Convoco pertanto la Conferenza dei Capigruppo per organizzare il relativo dibattito. La seduta è sospesa. (La seduta, sospesa alle ore 11,09, è ripresa alle ore 11,19) . Presidenza del vice presidente TAVERNA Sui lavori del Senato Organizzazione della discussione della questione di fiducia PRESIDENTE . La Conferenza dei Capigruppo ha proceduto all'organizzazione dei lavori sulla questione di fiducia posta dal Governo sull'emendamento interamente sostitutivo del testo del decreto-legge in materia di tutela del lavoro e risoluzione crisi aziendali. Per la discussione sulla fiducia, la Conferenza dei Capigruppo ha ripartito tra i Gruppi un'ora e cinquanta minuti. Quindi le dichiarazioni di voto avranno inizio intorno alle ore 13,10 e la chiama avverrà intorno alle ore 14,30. Ripresa della discussione del disegno di legge n. Doc 1476 PRESIDENTE . Dichiaro aperta la discussione sulla questione di fiducia. È iscritto a parlare il senatore Romeo. Ne ha facoltà. ROMEO (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, nella giornata di ieri abbiamo sentito il ministro Patuanelli mandare un messaggio chiaro a tutta la maggioranza, dicendo che non esiste un vero piano industriale senza che vi sia produzione siderurgica all'interno del Paese. Tale messaggio è rivolto soprattutto ai 17 senatori del MoVimento 5 Stelle cosiddetti ribelli, ma che io chiamo irresponsabili, alla luce dell'emendamento presentato dalla senatrice Lezzi, che tra l'altro è stata Ministro per il Sud e quindi avrebbe dovuto intervenire a tutela del Sud, mentre invece, con questo emendamento, rischia di far perdere il posto di lavoro a 10.000 lavoratori. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az. Commenti della senatrice Lezzi) . A testimonianza del fatto che, all'interno del MoVimento 5 Stelle e non solo all'interno della maggioranza, si sta consumando una lotta fratricida, che sta portando e ha portato a tutti questi continui rinvii e che ha portato oggi al voto di fiducia. È qui che noi cerchiamo di capire e di spiegare la situazione. Il ministro Di Maio ha firmato insieme a Conte e all'ex ministro Toninelli il decreto-legge, specificando bene che, per quanto riguarda l'attuale gestore dello stabilimento, le condotte poste in essere nell'attuazione delle prescrizioni del piano ambientale non possono dar luogo a responsabilità penale o amministrativa del medesimo genere fino alla scadenza del termine del piano stesso, per il corretto e puntuale completamento di ciascuna delle prescrizioni. Specificando anche che il richiamo a siffatta causa di giustificazione dell'illecito - così lo spieghiamo bene a chi sul tema dell'ambiente ha una posizione prevalentemente ideologica - è motivato dall'esigenza di chiarire come tutto ciò che venga posto in essere in esecuzione di un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri non possa, proprio perché si tratta di doveri imposti da una norma giuridica, dare luogo a responsabilità penale o amministrativa del soggetto agente e conseguentemente non possa tradursi nell'assoggettamento del medesimo soggetto a regimi sanzionatori. Resta comunque ferma - così ci chiariamo - in ogni caso la responsabilità in sede penale, civile e amministrativa eventualmente derivante dalla violazione di norme poste a tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori. In sintesi - così ci capiamo, perché i documenti bisogna leggerli - non è una irresponsabilità penale, cioè non è che si toglie la responsabilità penale, si fornisce un miniscudo per consentire agli attuali amministratori di poter adempiere al piano di risanamento ambientale: questa è la logica del miniscudo! (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . È per evitare che gli attuali manager vadano a pagare per scelte fatte in precedenza. Quando fu fatto il bando e quindi sono arrivati gli amministratori, fu chiaro che un minimo di tutela ci voleva, ma la tutela è funzionale alle prescrizioni del piano, alla bonifica dell'area, al risanamento, perché, come affermano i sindacati, il diritto alla salute, che condivido (avete ragione: non devono morire non solo i bambini ma neanche le persone adulte), si deve accompagnare anche al diritto al lavoro. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Altrimenti, qual è il risultato di tutta questa operazione? È che togliendo il miniscudo fornite un alibi all'azienda (sempre che alla fine voglia davvero disimpegnarsi, come voi credete) e di sicuro non ci sarà più nessuno che interverrà e farà alcunché, con il rischio poi di essere perseguito dal punto di vista penale per scelte che non ha fatto, ma soprattutto per adempiere ad una prescrizione fatta dal Presidente del Consiglio dei ministri, ciò che è ancora più grave. Pertanto, signori, con la vostra follia - perché questa è follia, vi manca proprio il tema del giusto mezzo - voi rischiate di lasciare a casa 10.000 lavoratori e un indotto che può arrivare fino a 25.000. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Ma come fate? Con quale faccia, con quale responsabilità vi presentate davanti agli elettori? Lo dico all'ex ministro per il Sud Lezzi: vada allo stabilimento a parlare con questi operai! Non è così che si risolvono i problemi! LEZZI (M5S) . Vacci tu a Taranto! PRESIDENTE. Senatrice Lezzi, lasci terminare il senatore Romeo che ha a disposizione solo pochi secondi. ROMEO (L-SP-PSd'Az) . La senatrice Lezzi dice di essere contro l'autonomia. (Commenti della senatrice Lezzi). PRESIDENTE.Senatrice Lezzi, lasci concludere il senatore Romeo. ROMEO (L-SP-PSd'Az) . Bravo Ministro! Bravo! Bravo! Forse è per questo che non l'hanno riconfermata al Governo: perché non difendeva il Meridione! (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az.) . LEZZI (M5S) . Bravi! Bravi! ROMEO (L-SP-PSd'Az) . Noi quindi non ci riterremo corresponsabili e lo diciamo anche agli esponenti del PD, perché l'immunità l'avevano prevista Renzi e il Governo del PD: noi non ci riteniamo corresponsabili di una scelta vergognosa, che mette a rischio il nostro Paese. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az. Congratulazioni) . PRESIDENTE . È iscritta a parlare la senatrice Ferrero. Ne ha facoltà. (Commenti della senatrice Nugnes. Proteste dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . ROMEO (L-SP-PSd'Az) . La decrescita felice! PRESIDENTE. Si può chiedere all'Assemblea di avere un comportamento consono? (Commenti dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Siamo solo al primo intervento in discussione sulla fiducia. Se vogliamo procedere e lasciare a tutti la possibilità di intervenire, vi ringrazio. D'altronde, è niente di più e niente di meno di ciò che succede in un'Aula del Senato. FERRERO (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, il provvedimento in esame nasce bene, con nobili intenti, e finisce male, molto male se si pensa che non siamo ancora al primo vero provvedimento di questo Governo e siamo già alla fiducia. Il decreto-legge, nato ancora con il vecchio Governo sul presupposto di dare soluzioni ad alcune categorie di lavoratori e di dare soluzioni a crisi d'impresa in atto, è stato modificato e snaturato dalla fase emendativa, sfociata poi nel maxiemendamento che - mi dicono - contiene tutti gli emendamenti approvati in Commissione, ma di cui andiamo a scoprire i contenuti reali soltanto adesso e neanche ho avuto il tempo per poterlo guardare. Al netto dell'emendamento della Lega, a prima firma del senatore Saviane, sulla proroga per l'utilizzo di quei 500 milioni di euro stanziati in legge di bilancio 2019 per lavori di efficientamento energetico nei Comuni, che dovrebbe essere stato ricompreso nel maxiemendamento, nulla si fa per l'abrogazione dello sconto in fattura delle detrazioni per la riqualificazione energetica e antisismica. Questa sì che era una vera soluzione alle crisi d'impresa, delle piccole imprese e dell'artigiano, che è costretto a perdere le commesse perché non può caricarsi lui dello sconto in fattura facendo da anticipatore degli sgravi fiscali. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Il nostro Gruppo aveva presentato un emendamento, a prima firma del senatore Salvini, per risolvere subito questo problema, riconosciuto trasversalmente da diverse forze politiche e invece no, rimandiamo, tanto i nostri artigiani possono aspettare, vero? D'altra parte, questa è la linea del nuovo Governo: giocate a fare grandi annunci, ma dietro di essi, magari ci fosse il nulla, che tutto sommato è innocuo: c'è la fregatura. Continuo a leggere annunci roboanti, come «Rafforzamento della sicurezza sul lavoro». Bene, è un nobile intento: saranno forse misure di incentivo alle aziende per dotarsi sempre più di dispositivi e attrezzature per la sicurezza? Si tratterà forse di agevolazioni per corsi di formazione dedicati a piccoli imprenditori? No. Voi destinate e spendete 6 milioni di euro per assumere 150 ispettori del lavoro, 150 controllori! Complimenti! Avete trovato il modo giusto per fare sicurezza! Sì, incentivando la chiusura delle aziende. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . È questo, infatti, il vostro vizio: la contrapposizione tra pubblico e privato, guardie e ladri! Avete il vizio di criminalizzare le aziende e gli imprenditori e vessarli con tasse e balzelli di ogni sorta, ma non sforiamo sul decreto fiscale. Tornando ai nobili annunci di questo Governo sull'economia green , le fonti rinnovabili, l'energia pulita, vi riempite la bocca di battaglie "gretine" e poi continuate a negare la cumulabilità dell'agevolazione fiscale prevista dalla Tremonti ambiente con gli incentivi del conto energia e questo soprattutto dopo che, a favore della cumulabilità, si sono espressi il Consiglio di Stato con proprio parere e il TAR con pronunce che hanno dichiarato illegittimo l'operato del gestore dei servizi energetici (GSE). In sostanza, vogliamo l'energia green , ma la lasciamo alla follia delle leggi che prima concedono e poi tolgono. Ma quale imprenditore può investire in un Paese così, che non dà certezze? (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, sono molto preoccupata per il tessuto economico del nostro Paese. La spinta giustizialista e criminalizzante di questo Governo verso le imprese e gli imprenditori è devastante e repressiva. Spero, quindi, che questa avventura finisca subito e si vada al più presto al voto. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Ferrazzi. Ne ha facoltà. FERRAZZI (PD) . Signor Presidente, all'interno del decreto-legge in esame finalmente arriva quel provvedimento agognatissimo da molte aziende nel nostro Paese, da tutto il mondo dell'ambientalismo, dai cittadini più consapevoli: mi riferisco naturalmente all' end of waste , ossia quel provvedimento che finalmente, dopo tante chiacchiere del precedente Governo, consente a decine, a centinaia di imprese del nostro Paese di utilizzare i rifiuti come materia prima seconda, come si usa dire. Guardate, questo è un tassello fondamentale all'interno del green new deal , che, per non rimanere solamente chiacchiera, pure etichetta, ha bisogno di provvedimenti legislativi esattamente come questo. Lo scorso anno, in particolare con la sentenza del Consiglio di Stato del gennaio 2018, il Consiglio stesso ha riconosciuto un vuoto normativo nel nostro Paese e da quel momento il Governo ha rincorso una soluzione. Signor Presidente, in quattro provvedimenti il Governo precedente ha cercato di trovare una soluzione a tutto questo e non c'è riuscito. Nel frattempo, tutta l'economia circolare e del riciclo e un settore fondamentale come quello delle materie prime, cioè i rifiuti urbani e industriali (parliamo di milioni di tonnellate all'anno prodotte solo dal nostro Paese), erano bloccati. Ciò ha creato un problema enorme dal punto di vista economico per le aziende, che non avevano le nuove autorizzazioni, mettendo in difficoltà, tra l'altro, le stesse aziende che invece le avevano. Infatti, in alcune realtà gli enti locali hanno annunciato alle aziende che quelle autorizzazioni sarebbero state revocate: migliaia di posti di lavoro a rischio. Parliamo di aziende che, in questo anno di vuoto del Governo precedente, hanno avuto maggiori costi per 1.600 milioni di euro, perché il materiale da loro stoccato avrebbe dovuto o essere messo a discarica o mantenuto nella propria sede oppure mandato all'estero, agevolando, come ben sappiamo purtroppo, la drammatica realtà dell'infiltrazione criminale, spesso di stampo mafioso, in un settore che ha questi margini illeciti di guadagno. Mi rivolgo alla Lega, che era nella maggioranza del precedente Governo, che avrebbe dovuto risolvere tutto in quattro e quattr'otto (abbiamo visto che qualche Regione ora ha cercato di accelerare): ma se siete stati un anno e mezzo al Governo, amici della Lega, avreste potuto risolvere questo tema, sì o no? (Commenti L-SP-PSd'Az) . Ci avete provato in disegni di legge e nella legge di bilancio dell'anno scorso; poi avete trovato quella soluzione, meravigliosa a detta di tutti, all'interno del decreto-legge sblocca cantieri. Peccato che quel provvedimento, che avrebbe dovuto sbloccare i cantieri, abbia bloccato l'economia del riciclo del nostro Paese; perché questo è avvenuto. Nel frattempo, 56 organizzazioni, in rappresentanza di tutto il mondo economico e produttivo, dalla Confindustria, agli artigiani, a tutte le aziende del riciclo, alle associazioni ambientaliste vi hanno esortato a trovare la soluzione perché non abbiamo tempo da perdere, perché l'ambiente è importante, perché l'economia che si trasforma è essenziale, perché il green new deal non deve essere solo chiacchiere ma fatti, perché la criminalità deve essere fermata, togliendo l'acqua dallo stagno in cui sguazza. Ebbene, Presidente, la nuova maggioranza ha dimostrato che la serietà del Governo nel governare il Paese è possibile: ci siamo chiusi in una stanza e le forze di maggioranza di questo Governo hanno tutte raccontato le loro posizioni, abbiamo messo in tasca le bandierine personali o di partito e abbiamo trovato una soluzione. Abbiamo trovato non una soluzione tampone, ma strutturale, che è stata apprezzata da tutto il mondo dell'economia, da tutto il mondo green , da tutto il mondo della gestione del rifiuto, da tutto il mondo che lotta contro la criminalità organizzata. Questa è la serietà di un Governo e di una maggioranza che sanno sedersi attorno al tavolo e superare i conflitti, che ci sono sempre, nella logica del bene del Paese. Ora, signor Presidente, cosa è stato deciso? Cosa vede in quest'emendamento chi lo legge... PRESIDENTE. Chiedo alla collega De Petris di lasciare il Ministro libero di ascoltare. FERRAZZI (PD) . Naturalmente, quest'emendamento è un provvedimento vero e proprio, è molto articolato e complesso perché complessa era la questione da affrontare. Ebbene, signor Presidente, siamo felici di poter dire oggi in quest'Aula che, con il voto del provvedimento in esame e dunque dell'emendamento che abbiamo previsto e che è stato fatto proprio dal Governo all'interno del maxiemendamento, c'è la possibilità di coprire finalmente questo vuoto normativo, inserendo in un compiuto quadro istituzionale e politico l' end of waste , che così entra nell'ordinamento italiano e copre dunque la sentenza del Consiglio di Stato n. 1229 del 2018. Vi è il pieno recepimento delle normative europee, in particolare all'articolo 6, che dunque sono una norma quadro generale, che consente anche al nostro Paese di avere una genericità d'intervento, all'interno però di vincoli molto stretti e determinati dal punto di vista ambientale: riconosce l'autorizzazione caso per caso, conferisce alla Regione naturalmente il potere autorizzatorio, ma all'interno di un quadro generale che deve essere strettamente rispettato; fa salve le autorizzazioni in essere, quindi non compromettendo un'economia, quella del futuro, che - come dicevo prima - era entrata appunto in grande fibrillazione; risolve il nodo delle procedure semplificate, altra questione molto complessa, e ovviamente poi, a valle, costruisce tutto il sistema di controllo. È del tutto evidente infatti che si devono stabilire le leggi-quadro e dare la possibilità alle Regioni di scegliere; dopodiché, dal livello nazionale si fanno i controlli, quindi si verifica se tutto quello che era stato autorizzato risponde alle norme e alle leggi. Ebbene, un sistema ex post di controllo a campione verrà appunto esercitato da ISPRA e ARPA. Da ultimo, signor Presidente, ma non ultimo per questione di importanza, prevediamo con quest'emendamento la costituzione di un registro nazionale delle autorizzazioni, che serve nella logica non solo dell'uniformità, ma anche del benchmark per le imprese, perché consentirà di conoscere al Nord, al Sud o al Centro Italia quali sono le best practice , le migliori pratiche o le aziende innovative in un processo d'innovazione continua quale quello che stiamo costituendo. Si tratta di un grande successo per questo Governo, signor Presidente. (Applausi dai Gruppi PD e IV-PSI). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Arrigoni. Ne ha facoltà. ARRIGONI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, colleghi, onorevoli rappresentanti del Governo, farò anch'io un breve intervento sul tema dell' end of waste , che è uno dei pilastri dell'economia circolare di cui molti parlano a sproposito. Sappiamo che la sentenza del Consiglio di Stato del febbraio dello scorso anno ha inferto una brusca battuta d'arresto nella transazione dal modello storico di economia lineare, che presuppone una scorta illimitata di materie prime, a quello dell'economia circolare, in cui la materia prima secondaria da utilizzare per i prodotti è frutto del recupero del rifiuto, un nuovo modello che ha visto nascere in Italia numerosi esempi di imprese virtuose. Ebbene, per oltre un anno e mezzo il MoVimento 5 Stelle ha sempre detto no all'emendamento storico della Lega e di altri Gruppi, presentato in diversi provvedimenti (legge di bilancio, decreto-legge semplificazione e anche in questo decreto-legge sulle crisi aziendali), un emendamento che, lo sottolineo, aveva avuto la condivisione del mondo delle imprese e l'unanimità della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) , unanimità che non vi è stata data su questo vostro emendamento, collega Ferrazzi. Ebbene, ora il MoVimento 5 Stelle con il nuovo alleato, il Partito Democratico, forse conscio che il Ministero dell'ambiente, a cui voleva unicamente affidare il rilascio dell'autorizzazione, è fortemente in ritardo sui decreti sull' end of waste e che il Paese è alla vigilia di un'emergenza, con il concreto rischio di blocco degli impianti, ora dunque, il MoVimento 5 Stelle dice finalmente sì alle autorizzazioni caso per caso affidate alle Regioni. Ma se si fosse detto sì subito all'emendamento della Lega, non ci saremmo risparmiati un anno e mezzo di mal di pancia e oltre un miliardo di costi aggiuntivi su famiglie e imprese? (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . La Lega, che ha a cuore il bene del Paese, saluta dunque positivamente questo cambio di rotta pentastellato di centottanta gradi, ma ciò che assolutamente contestiamo dell'emendamento della maggioranza approvato è l'introduzione di un meccanismo di controllo ex post affidato ad ISPRA, alle ARPA regionali e al Ministero dell'ambiente, a doppio regime, farraginoso e preoccupante, che peraltro rischia di risultare inefficace per la tutela stessa dell'ambiente e che mette in discussione - questo è vergognoso - l'operato delle Regioni, sminuite nel loro ruolo. Si tratta di controlli straordinari non proprio sul fronte dell'inquinamento (tipico delle ARPA), ma di carattere gestionale e operativo sugli impianti, che creeranno problemi organizzativi alle stesse agenzie regionali, senza contare i rischi di contenziosi in caso di revoca delle autorizzazioni e questo lo sta denunciando lo stesso mondo delle imprese. Queste, collega Moronese (che non vedo in Aula), sono le motivazioni che hanno portato la Lega ad astenersi in Commissione sul vostro emendamento. La nostra non è una posizione politica, ma il frutto di un ragionamento sensato di un movimento politico, il nostro, che da sempre ha a cuore la cultura dell'impresa (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) , e che, contrariamente a quanto la collega Moronese ha dichiarato in discussione generale, vuole tutelare sia l'ambiente sia le imprese, per noi nate e sviluppate da imprenditori onesti, che producono ricchezza e posti di lavoro, imprenditori che per voi, invece, con pregiudizio, sono spesso considerati corruttori, truffatori, evasori e inquinatori. Lo dimostra la vostra assurda decisione sull'Ilva: vergogna! (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Per noi, lo dimostrano i fatti e i risultati delle Regioni e delle centinaia di Comuni dove storicamente la Lega è da anni al governo. Mi avvio alle conclusioni. Troverete sempre la Lega a sostenere una reale economia circolare, perché per noi l'economia circolare non è un'opzione, ma una strada obbligata, un'opportunità per il Paese non solo per tutelare e valorizzare l'ambiente, ma anche per la collettività e per la nostra industria. L'economia circolare non si persegue con l'ideologia blaterando solo di raccolta differenziata o di riparazione dei rifiuti, come afferma il sindaco Raggi, ma con serie pratiche dell' end of waste , con gli impianti di compostaggio e i termovalorizzatori, che devono essere realizzati là dove mancano in molte zone del Paese, come dice la stessa direttiva europea. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Economia circolare che non si deve nemmeno colpire con tasse assurde, come quella sulla plastica, annunciata da voi in legge di bilancio per fare 2 miliardi di euro all'anno di cassa: una tassa - lo sottolineo - non sui cattivi comportamenti, ma sui prodotti. È pazzesco anche il fatto che colpisce e colpirà anche i prodotti in plastica riciclata, e che colpisce dunque il riciclo, le imprese, i lavoratori e infine i consumatori: un'altra follia del vostro Governo. Altro che serietà, collega Ferrazzi! (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az. Congratulazioni) . Saluto ad una rappresentanza di studenti PRESIDENTE . Salutiamo gli studenti dell'Istituto di istruzione superiore «Angelo Poliziano» di Roma presenti in tribuna. (Applausi). Ripresa della discussione del disegno di legge n. Doc 1476 PIRRO (M5S) . Signor Presidente, gentili colleghe e colleghi, il provvedimento che ci apprestiamo a votare oggi in quest'Aula affronta un tema centrale per il nostro Paese, quello del lavoro. I cambiamenti sociali avvenuti in questi anni, le continue trasformazioni del mercato del lavoro nel nostro Paese, l'avvento della gig economy e la nascita di nuove figure e categorie di lavoratori hanno reso non più rinviabile un intervento normativo in alcuni settori dell'economia e delle relazioni industriali. Con questo provvedimento, per la prima volta, ci occupiamo di restituire dignità a un esercito di invisibili - mi riferisco ai rider , i cosiddetti ciclofattorini - costretti a lavorare per pochi euro e in assenza delle più elementari tutele previste nel nostro ordinamento giuridico e dalla Costituzione, che - ricordiamolo - è fondata sul lavoro: il diritto a una retribuzione proporzionata e sufficiente alla qualità e quantità del lavoro svolto, il diritto alla salute declinato sotto forma di tutela contro gli infortuni e le malattie professionali, il diritto al riposo, alle ferie. Diritti che sono il frutto di rivendicazioni e conquiste, che vanno garantiti ed estesi, non negati ai lavoratori o assicurati a compartimenti stagni. Non è possibile pensare che i cambiamenti intervenuti nel mercato del lavoro aprano al far west o alla logica dello sfruttamento tout court , con lavoratori da chiamare all'occorrenza e di cui disfarsi quasi fossero una merce di scambio o magari da impiegare senza alcuna tutela. Non è di certo riducendo o comprimendo i diritti che incentiviamo la crescita economica: così si aumentano solo disuguaglianze e discriminazioni e si creano nuovi schiavi. Tornando ai contenuti del decreto-legge, questo provvedimento ha il merito di dare risposte non solo a categorie di persone rimaste fuori dai radar , ma anche alle tante vertenze ancora aperte nel nostro Paese. Penso dai lavoratori delle aree siciliane in cui insiste una crisi complessa - quelle dell'ex FIAT di Termini Imerese o di Gela - a quelli della Sardegna e di Isernia, in cassa integrazione o mobilità in deroga. Guardiamo anche a loro quando, grazie a una norma contenuta nel decreto, assicuriamo coperture per oltre 30 milioni di euro per gli ammortizzatori sociali o quando consentiamo a quattro Regioni del Sud - Basilicata, Calabria, Campania e Puglia - la proroga delle convenzioni e dei contratti per i lavoratori socialmente utili e per i lavoratori impegnati in attività di pubblica utilità, senza i quali queste Regioni non potrebbero erogare servizi essenziali ai cittadini. E ancora grazie ad un nostro emendamento abbiamo colmato un gap che si era creato quando a gennaio è diventato strutturale l'indennizzo alle aziende commerciali in crisi; erano rimasti esclusi i cessati del biennio 2017-2018. Ora anche a questa categoria di lavoratori autonomi, finiti nel limbo degli esodati, è stato garantito il diritto essenziale alla pensione. Ma le misure contenute nel decreto guardano anche ad una maggiore inclusione sociale. Non a caso una norma si occupa anche del diritto al lavoro delle persone disabili, aprendo alla possibilità per i privati di alimentare con versamenti volontari il Fondo per il diritto al lavoro dei disabili, istituito nel 1999 proprio per incentivare l'assunzione delle persone diversamente abili. Inoltre, potenziamo i servizi per il lavoro con l'assunzione di 1.003 vincitori di concorso dell'Istituto nazionale di previdenza sociale e del personale di ANPAL Servizi. Migliorare il sistema delle politiche del lavoro nel nostro Paese, ci consente di raggiungere un duplice risultato: dare risposte ai lavoratori ma anche ai cittadini disoccupati o in cerca di un'occupazione, dato che ANPAL e INPS hanno nuove competenze, legate all'introduzione del reddito di cittadinanza, una misura di civiltà voluta dal MoVimento 5 Stelle per contrastare le disuguaglianze, sostenere la riqualificazione del personale e la formazione dei lavoratori, con l'obiettivo di aumentare l'occupazione e contrastare le vecchie e nuove povertà. Il lavoro è un diritto. Lo ripeto dall'inizio di questo intervento, e non può essere svenduto per abbattere o ridurre i costi. Oggi in Italia si continua a morire di lavoro e sul lavoro. Per il M5S, la tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro è una priorità e credo debba esserlo per tutte le forze politiche, perché è una battaglia di civiltà. Per questo guardiamo con soddisfazione l'emendamento che potenzia le attività dell'Ispettorato nazionale del lavoro, prevedendo 150 nuove assunzioni. Solo migliorando il sistema di controlli, possiamo contrastare il fenomeno delle morti bianche, che rappresentano, purtroppo, ancora oggi, una piaga per il nostro Paese. (Applausi dal Gruppo M5S) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Grimani. Ne ha facoltà. GRIMANI (IV-PSI) . Signor Presidente, in questa discussione sulla fiducia esprimiamo alcune considerazioni positive sul provvedimento al nostro esame, a partire dalla valutazione che diamo innanzitutto sull'impianto generale dello stesso. Ognuno di noi può fare valutazioni in merito ad alcuni aspetti, ma va salvaguardata la valutazione del provvedimento nella sua interezza, a partire dalle norme relative all'aumento delle tutele per il mondo del lavoro precario, che consideriamo una conquista. Durante il dibattito di ieri abbiamo manifestato alcune perplessità perché avremmo preferito una norma unica, magari che riguardasse l'intero universo delle collaborazioni, avremmo preferito uno schema diverso ma crediamo che il riconoscimento di maggiori tutele al lavoro autonomo sia un buon passo avanti e che il riconoscimento di tutele per coloro che fanno lavori di trasporto di prodotti e merci attraverso i velocipedi - i rider - sia una conquista importante, soprattutto perché spesso sono fasce deboli di lavoratori ed è quindi nostro dovere, secondo me, assecondare provvedimenti di questa natura. È uno dei motivi per cui il provvedimento in esame va sostenuto con convinzione, insieme ad altre norme, che già ieri abbiamo trattato ed evidenziato, sempre riguardanti il mondo del lavoro. Non credo infatti sia di secondo piano l'introduzione dell'indennità di disoccupazione per i collaboratori, così come non credo lo siano altre norme, come quella che prevede la stabilizzazione dei precari dell'ANPAL. (Applausi dal Gruppo IV-PSI) . Si tratta di una conquista importante, che riguarda centinaia di persone, che attendevano questo momento con trepidazione. Questo è uno degli aspetti per cui ha senso fare politica, quando cioè si riescono a dare risposte, magari anche piccole, ma significative e profonde dal punto di vista sociale. Da umbro, voglio fare una riflessione. Avevamo proposto un emendamento al provvedimento in esame, che riguardava la proroga della cosiddetta busta paga pesante, che poi è stato recepito dal Governo, proprio in questi giorni, in un provvedimento successivo. Si tratta di un risultato importante, perché avevamo chiesto la proroga della cosiddetta busta paga pesante fino al 31 dicembre 2019, per evitare la tagliola del 15 ottobre, data entro la quale i cittadini avrebbero dovuto corrispondere l'intera quota dei contributi che erano stati sospesi. La tagliola del 15 ottobre è stata invece sospesa, dando così respiro alle popolazioni colpite dal sisma, che hanno ancora oggettive difficoltà. Tra l'altro, in un provvedimento successivo, il Governo ha previsto la riduzione del 60 per cento degli importi da restituire per quanto riguarda i tributi sospesi del biennio 2016-2017. Tale attenzione, stimolata da un emendamento al provvedimento in esame, il Governo ha mostrato di volerla sostenere con convinzione, anche nel decreto-legge recentemente emanato in materia. Propongo un'ultima riflessione su un tema che sta agitando il dibattito e che riguarda l'Ilva. Come abbiamo evidenziato anche in occasione delle nostre riflessioni nel corso della seduta di ieri, si tratta di un tema importante, rispetto al quale ognuno si deve prendere le proprie responsabilità. Al riguardo, è del tutto evidente, secondo me, che occorre evitare di creare un clima da stadio: il Parlamento deve assumersi la responsabilità di fornire soluzioni e proposte. Il tema dell'Ilva è pesante, perché stiamo parlando di uno stabilimento che occupa circa 10.000 lavoratori. Si pongono, dunque, il tema della tutela del lavoro, il tema della tutela ambientale, che è centrale e su cui il Parlamento deve dibattere, insieme al Governo, come il ministro Patuanelli ieri ha detto con chiarezza, e un tema di politica industriale più generale, perché quello stabilimento fornisce comunque una parte rilevante della produzione di acciaio del nostro Paese. L'Italia non può rinunciare a un terzo della produzione del fabbisogno nazionale di acciaio, perché ciò significherebbe acquistarlo dall'estero, con tutte le difficoltà che ciò comporta, per il nostro Paese, in termini di sostenibilità economica. Dobbiamo quindi cogliere questa occasione per aprire una riflessione vera, senza dividerci e senza creare barricate, che non farebbero altro che spostare il tema su un campo, che invece dividerebbe. Dobbiamo cercare soluzioni, non costruire battaglie, su un tema centrale per lo sviluppo della politica industriale del nostro Paese. (Applausi dal Gruppo IV-PSI. Congratulazioni) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Testor. Ne ha facoltà. TESTOR (FI-BP) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, eccoci al vostro primo decreto-legge, che guarda caso coincide con la vostra prima questione di fiducia. C'era da aspettarselo: in disaccordo come siete, è meglio blindarsi. Non eravate voi, colleghi del PD, a contestare tutte le volte che, anche in un recente passato, veniva posta la fiducia? Dimenticavo: voi siete il Governo della sinistra-sinistra, che predica bene e razzola male. Presidenza del vice presidente CALDEROLI (ore 11,55) ( Segue TESTOR). Come parlamentari di minoranza abbiamo lavorato per portare soluzioni nel decreto-legge in esame, che dovrebbero essere messe in atto, come ad esempio quelle riguardanti la crisi aziendale e il fallimento del tour operator Thomas Cook. In proposito avevamo presentato alcuni emendamenti, che sono stati trasformati in ordini del giorno, perché sono moltissime le piccole imprese italiane che dovranno affrontare una situazione di grave difficoltà, determinata dal mancato pagamento dei servizi resi nell'estate 2019 e dalla cancellazione degli ordini relativi ai prossimi mesi, per far fronte ai quali erano stati assunti i relativi impegni economici. Per consentire a queste piccole e medie imprese di onorare gli impegni già assunti e di affrontare l'imminente stagione turistica invernale, avevamo avanzato proposte secondo noi condivisibili, come quella di consentire alle migliaia di lavoratori di imprese turistiche alberghiere coinvolte nel fallimento del tour operator di accedere al Fondo di integrazione salariale. Nonostante non necessitasse di alcuna copertura finanziaria, ci siamo attivati per individuarne una nel rispetto delle regole del bilancio. Il Fondo di integrazione salariale è già finanziato con i contributi versati dai lavoratori e dai datori di lavoro e, dovendo operare nel rispetto del principio del bilancio in pareggio, non può erogare prestazioni in carenza di disponibilità finanziaria; il Fondo dispone di ingenti risorse e presenta una gestione ampiamente in attivo, che ha registrato da ultimo un avanzo di circa 900 milioni di euro. Vi avevamo dato soluzioni per non mandare in crisi altre piccole imprese, che sono il tessuto più importante dell'economia italiana. Ma forse state pensando al prossimo decreto salva imprese che, come questo, non risolverà proprio nulla. Auspico che il Governo mantenga gli impegni contenuti negli ordini del giorno approvati. Le nostre proposte sono: attivare un sostegno nella forma del credito di imposta entro il limite del de minimis ; prevedere l'applicazione del regime dell'IVA per cassa alle fatture emesse da versarsi all'atto del pagamento dei relativi corrispettivi; misure finalizzate alla salvaguardia dei crediti commerciali attraverso la loro deducibilità negli esercizi 2019 e 2020; tutelare i lavoratori dipendenti da tali aziende utilizzando il Fondo di integrazione salariale. In Spagna la soluzione è stata trovata in una settimana, noi procrastiniamo e creiamo tavoli, ma intanto richiediamo i versamenti dell'IVA che - ricordo - scadono ogni 16 del mese. In un altro emendamento si propone l'abolizione dell'anticipo in fattura per i lavori di efficientamento energetico degli edifici e di riduzione del rischio sismico, anche questo trasformato in ordine del giorno, in cui si chiedeva l'abrogazione dell'articolo 10 del decreto-legge 30 aprile 2019, n. 34, che ha previsto che l'impresa esecutrice dei lavori anticipi al cliente il credito di imposta sotto forma di sconto in fattura. L'onere finanziario che deriva dal riconoscere subito lo sconto in fattura non può essere assolutamente sostenuto dalle piccole e medie imprese operanti nel settore, proprio per la scarsa liquidità finanziaria in cui versano moltissime micro e piccole imprese, aggravata dal calo del 2,3 per cento del credito alle piccole imprese a marzo 2019. Molte imprese operanti nel settore rischiano di chiudere i battenti, con i nostri ordini del giorno chiediamo al Governo, per l'ennesima volta, dopo un'interrogazione e un disegno di legge, di abrogare la norma citata. La norma, se non abrogata, rappresenterà una situazione estremamente penalizzante per gli artigiani e i piccoli imprenditori, categoria preziosa per i nostri territori e per l'intero sistema economico. Visto che parliamo di crisi e di economia, non si può non pensare all'imminente manovra. È arrivata anche la famosa letterina dalla Commissione europea, indirizzata al ministro Gualtieri, con richiesta di chiarimenti. Sì, perché l'Europa, a cui strizzavate l'occhiolino, adesso chiede chiarimenti sulla vostra manovra, una manovra che oltre a non rispettare i patti sulla riduzione del debito, penalizzerà gran parte dell'economia italiana. Speriamo che almeno saprete tutelare l'interesse nazionale nel prossimo quadro finanziario pluriennale 2021-2027, sul quale non c'è ancora un accordo nell'Unione europea. Interesse nazionale che, come ho già detto in quest'Aula, significa poter contare su fondi certi per l'agricoltura, per le aree meno sviluppate del nostro Paese e per le nostre imprese, anche se dal mio modesto punto di vista state facendo tutto il contrario di ciò che può essere utile e funzionale alla crescita del nostro Paese. Bisogna diminuire le tasse e poi colpire gli evasori. Partiamo dal reddito di cittadinanza, una misura scellerata che non ha portato i risultati sperati, anzi ha creato un paradosso: infatti, grazie al facile guadagno, i giovani disoccupati lo preferiscono ai lavori in agricoltura e nel settore turistico. Le imprese del settore turistico ricettivo, che hanno avuto già enormi difficoltà nella passata stagione a reperire personale, dovranno affrontare questo problema anche per la prossima stagione invernale. Ma per garantire il lavoro non bisogna però forse dare solide basi a chi lo genera? E invece no: tartassiamo le imprese. Quanto ai pagamenti elettronici, essi comporteranno 2 miliardi di costi in più per i piccoli esercenti, con l'obbligo dell'utilizzo del POS anche per importi ridotti. Per risolvere ci vorrebbe un credito di imposta, diversamente il costo ricadrà sul consumatore finale, quantificato in circa 77 euro a famiglia. Ma penso anche ai rifugi di montagna, essendo io una donna di montagna, oppure alle piccole isole, dove Internet non arriverà: penserete di sanzionare queste persone solo perché vivono in una zona morfologicamente svantaggiata? Obiettivamente abbiamo già fatto tante leggi dove chiediamo a chi vive in montagna o nelle isole di adeguarsi a chi vive in città e credo che questo sia discriminatorio per chi vive i territori. Ci sono poi i pagamenti delle pubbliche amministrazioni: come possiamo pretendere che i nostri contribuenti siano puntuali nei pagamenti quando la pubblica amministrazione invece non paga nei tempi dovuti i debiti che ha verso i suoi fornitori? Questi sono i problemi di cui bisogna tener conto, perché sta mancando la liquidità ai nostri piccoli imprenditori e ai nostri artigiani che, lo ricordo, sono la spina dorsale dell'economia italiana: noi continuiamo a vessarli e tutti i giorni ci sono piccole aziende che chiudono. Un'altra trovata, che non so se trovare simpatica o ridicola, è la lotteria degli scontrini: ma lo Stato non dovrebbe garantire o preoccuparsi di combattere la ludopatia e quindi il benessere delle persone? Ah già, noi facciamo le tasse sulle merendine e legalizziamo la droga. Noi saremo sempre dalla parte di chi ha a cuore i cittadini onesti, gli imprenditori, gli artigiani e tutti coloro che contribuiscono a rendere l'Italia competitiva. Ribadisco: le piccole imprese sono la spina dorsale di questa economia. Vogliamo anche noi combattere l'evasione, ma bisogna avere il coraggio di combattere contro le grandi multinazionali, di combattere contro i grandi colossi del web e non lasciare i piccoli morire sotto questa vessazione, perché non sono afoni, ma saremo noi a dargli voce. Non sono figli di un Dio minore, ma sono la forza di questo orgoglio italiano: la piccola impresa è orgoglio italiano e Forza Italia sarà sempre dalla loro parte e impedirà che vengano penalizzati. Lotteremo e continueremo a batterci perché il tessuto sociale della nostra Nazione sia sempre garantito anche all'interno di queste Aule. (Applausi dal Gruppo FI-BP e del senatore Centinaio. Congratulazioni) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Laus. Ne ha facoltà. LAUS (PD) . Signor Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, membri del Governo, credo sia opportuno, prima di fare alcune considerazioni, sottolineare che oggi è in discussione e in votazione un decreto-legge che abbiamo ereditato. Sì, lo abbiamo ereditato e quello che abbiamo potuto fare, visti anche i tempi, è un piccolo intervento di manutenzione. Si tratta di un'eredità contenente misure urgenti, i cui effetti ricadono pesantemente in determinati comparti produttivi e nella sfera privata di tante famiglie e tante persone e il tentativo di dare soluzione a questi problemi può risolvere o sconvolgere la vita delle stesse. Si affrontano situazioni di complesse crisi aziendali, con le relative ricadute occupazionali e sulla produzione industriale, con numerosi tavoli di lavoro. Si è affrontato il tema delle vecchie graduatorie, fino a tirare dai capelli, intelligentemente, le graduatorie del 2011. Vi è poi la questione dell'Agenzia nazionale politiche attive del lavoro (ANPAL) relativa alla stabilizzazione dei 654 precari. Giustamente e correttamente, con un'ottima proprietà di linguaggio, il collega Tommaso Nannicini non ha parlato di stabilizzazione, ma di valorizzazione delle risorse. Risorse che danno il proprio contributo nel centrale e più importante strumento operativo del nostro Governo: le politiche attive. Quindi, è una stabilizzazione prima dei 100 e poi dei 400. Ancora, vi sono misure per i rider e per quei lavoratori che, per assolvere alle loro funzioni, si avvalgono di piattaforme digitali. Questo è un cantiere, non la soluzione dei problemi, perché si tratta di monitorare tipologie di lavoro che oggi non ci consegnano un'esperienza, una conoscenza. Si diceva bene ieri: non siamo in contrapposizione con le multinazionali, ma occorre una nota di equilibrio tra lo sviluppo del lavoro, lo sviluppo dell'impresa, della multinazionale e la tutela dei lavoratori. Per questo, in conclusione, non può essere la legge a disciplinare le caratteristiche dei rapporti di lavoro; ci rimettiamo all'alto senso di responsabilità delle organizzazioni sindacali, perché a loro compete entrare nel dettaglio delle tipologie di lavoro. Colleghi della Lega, abbiamo cercato di fare una piccola manutenzione al vostro decreto-legge. (Applausi dal Gruppo PD . Applausi ironici dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Bergesio. Ne ha facoltà. BERGESIO (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, colgo l'occasione per ringraziare il collega che mi ha preceduto, perché questa manutenzione, questa grande attività riguarda il territorio nazionale, ma a volte ci dimentichiamo di importanti realtà nostre, locali. Prendiamo un'impresa ad esempio. Quando parliamo di tutela del lavoro e risoluzione di crisi aziendali, non dobbiamo rimanere nel limbo, nell'effimero, nel fumoso: andiamo su casi concreti. Nel novembre 2018, con i colleghi senatori della Lega del Piemonte, presentammo un'interrogazione al Ministro dello sviluppo economico su un'azienda non piccola, ma una multinazionale: la Mahle. Parliamo di un'azienda che fattura 13 miliardi, ha 78.000 dipendenti e molti siti produttivi, anche nel nostro Paese, due in Piemonte, uno a La Loggia e l'altro a Saluzzo. Ebbene, abbiamo avuto informazioni importanti secondo cui, in quel periodo, quasi un anno fa, l'azienda avrebbe chiuso i siti produttivi. Abbiamo quindi avviato un'interrogazione parlamentare; l'interlocuzione non è partita subito. Nel question time di aprile il ministro dello sviluppo economico, nonché capo politico del MoVimento 5 Stelle Luigi Di Maio - che adesso è stato sostituito dal neo ministro Patuanelli - in quest'Aula disse che non aveva avuto avvisaglie di crisi, che avrebbero monitorato la situazione e che, in quel contesto, qualora fossero risultate delle problematiche, le avrebbero affrontate. Oggi, 23 ottobre 2019, l'azienda comunicherà la chiusura dei due stabilimenti. Quando ieri il ministro Patuanelli ha replicato ai nostri interventi, ho colto due aspetti fondamentali. Anzitutto ha detto che un ministro non vuole la crisi: ne siamo sicuri, ma un ministro deve prima di tutto fare qualcosa per evitare quelle che già ci sono! (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . È fondamentale. Avrebbe dovuto prendere il telefono e chiamare i vertici della multinazionale per informarsi, coerentemente secondo le nostre informazioni: sarebbe stato fondamentale. Piuttosto che fare altro o passare il tempo a litigare, sarebbe stato meglio occuparsi dei lavoratori del nostro Paese. Questo è il primo aspetto. In secondo luogo, il ministro Patuanelli, in riferimento all'attività industriale, ha detto che manca un piano industriale nel nostro Paese. Colleghi, è ciascuna azienda a fare il proprio piano industriale: noi dobbiamo sostenerle, creder loro e sburocratizzare. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Presidenza del vice presidente TAVERNA (ore 11,08) ( Segue BERGESIO). Noi dobbiamo dare forza ed energia a questo Paese, con uno Stato amico delle imprese, non uno Stato che vuole premiare chi non lavora, i fannulloni, i terroristi e gli scappati di casa: noi vogliamo uno Stato che aiuta le imprese. Vi cito un altro esempio importante, l'agricoltura, di cui ha parlato ieri il nostro già ministro Gian Marco Centinaio nel suo intervento. Poiché di aziende agricole in crisi ce ne sono, abbiamo presentato quattro emendamenti importanti. Ne cito uno su tutti: la riduzione del costo del lavoro per le filiere in crisi. Vi porto un esempio concreto. Quest'anno - lo sanno molti in quest'Aula - la raccolta delle pesche non sta dando risultati perché il settore dell'ortofrutta è in crisi. Soprattutto, nello specifico, la produzione della pesca costa 25 centesimi al chilo, 13 centesimi dei quali sono costi di manodopera. Con l'emendamento che noi abbiamo proposto il costo della manodopera si sarebbe abbassato di quasi 4 centesimi. Se oggi l'agricoltore percepisse 23 centesimi avrebbe ancora guadagnato qualcosa, ma - anche lì - si è lontani dalla realtà. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Non si capisce che ci sono priorità nel Paese, come ha dimostrato la manifestazione di sabato scorso a piazza San Giovanni a Roma. Continuate così: noi di queste vostre scelte non ne condividiamo nessuna, perché sono contro la volontà dei cittadini italiani, contro i lavoratori e contro la tutela del lavoro e delle imprese. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az. Congratulazioni) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Di Nicola. Ne ha facoltà. DI NICOLA (M5S) . Signor Presidente, il provvedimento che oggi esaminiamo segna un approccio innovativo e di grande respiro riformista su almeno due fronti: quello della tutela del lavoro e dei diritti dei lavoratori in tempi di grandi crisi produttive e di precarizzazione e, per altro verso, quello di un nuovo modo di produrre, compatibile con le regole del mercato e i diritti dei cittadini a una piena tutela della difesa dell'ambiente e della salute (qui il riferimento al complesso siderurgico Ilva di Taranto è obbligato). Per quanto riguarda il primo fronte, era davvero tempo che il Governo intervenisse per fronteggiare le difficoltà e, in certi casi, lo stato di disperazione sociale nel quale, causa i mutamenti del mercato del lavoro connessi alla rivoluzione tecnologica, tanti, troppi lavoratori sono stati ridotti a soggetti privi di diritti e tutele. Ben vengano, dunque, i provvedimenti a favore dei rider , ma anche dei lavoratori con disabilità, socialmente utili e di pubblica utilità, nonché dei lavoratori precari in generale. Stiamo parlando di elementari tutele affinché le persone possano beneficiare di prestazioni primarie, come quelle relative al congedo di maternità obbligatorio, al congedo parentale, alla malattia e alla degenza ospedaliera. Si tratta di questioni che una Repubblica fondata sul lavoro avrebbe dovuto risolvere da tempo. Noi oggi lo facciamo, mantenendo fede a una promessa antica del MoVimento 5 Stelle, rinnovata in campagna elettorale e nell'impegno parlamentare di questi ultimi mesi. Non sto a elencare le singole misure contenute nel provvedimento, che altri miei colleghi del MoVimento 5 Stelle hanno così bene analizzato nei loro interventi. Dico solo che tutti i soggetti coinvolti - dai rider ai lavoratori ANPAL, ai lavoratori impegnati nei cosiddetti lavori socialmente utili, a quelli gettati nell'incertezza delle crisi aziendali - hanno finalmente una risposta ai loro bisogni e al rispetto dei loro diritti. Queste sono le politiche che ci piacciono e che i cittadini ci chiedono: politiche coerenti e coraggiose che questa maggioranza - sono sicuro - realizzerà per dare soluzione a tante altre criticità che l'Italia si trova a fronteggiare. Tra queste, c'è la questione di Taranto e della sua Ilva, diventata da decenni un grande problema economico e occupazionale, ma - soprattutto - una drammatica questione ambientale e di salute pubblica. Potrei citare anch'io i dati che ben illustrerebbero come questo impianto stia distruggendo una città e rubando la salute e la vita di troppi cittadini. Mi piace invece semplicemente rifarmi all'immagine offerta ieri dal senatore Crucioli, che ha detto che a Taranto, quando si alza il vento, nubi di polvere fanno cadere gli uccelli. Non voglio aggiungere altro a queste parole, che da sole ci spiegano perché la questione Ilva vada affrontata con grande nettezza e decisione. Per questo dico: bene abbiamo fatto, mentre i veleni dell'impianto continuano a uccidere, a cancellare dal nostro ordinamento lo scudo e le tutele penali previste per l'azienda che la gestisce e i suoi dirigenti. Qualcuno dice che così si scoraggiano gli investimenti, soprattutto esteri. Ebbene, voglio e vogliamo dirlo chiaro: di investimenti disposti ad arrivare nel nostro Paese per lucrare profitti e quote di mercato, cannibalizzando la salute dei lavoratori, dei nostri anziani, donne e bambini, non abbiamo bisogno. (Applausi dal Gruppo M5S) . Abbiamo bisogno invece degli sforzi che questo Governo già si dichiara pronto a mettere in campo. E, sebbene io pensi che, per l'emergenza salute e le difficoltà legate alla contrazione del mercato mondiale ma soprattutto europeo dell'acciaio (fattori che difficilmente lasciano immaginare un futuro economicamente vantaggioso per l'impianto), sebbene io pensi - dicevo - che meriti grande considerazione pure l'ipotesi di una chiusura dell'impianto, voglio tuttavia concedere un'ulteriore chance - l'ultima spero - alla strada alternativa del mantenimento dell'impianto che il Governo si impegna a percorrere, con impegni precisi: garantire l'attività Ilva a Taranto con la salvaguardia dei livelli occupazionali anche nell'indotto, garantire una riconversione all'insegna della decarbonizzazione dell'impianto, realizzare il piano di risanamento ambientale per garantire la salute dei lavoratori e di tutti i cittadini, mettere a punto, attraverso il dialogo, un grande progetto industriale di riconversione per un futuro sostenibile e lo sviluppo dell'intero territorio tarantino, salvaguardando, con le esigenze che l'economia pretende, anche tutte le altre che i cittadini reclamano, inascoltati purtroppo da tempo immemore e ormai intollerabile. (Applausi dal Gruppo M5S) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Centinaio. Ne ha facoltà. CENTINAIO (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, pochi minuti, per condividere con i colleghi senatori quello che dicevamo ieri. Ieri siamo passati da un momento di esultanza e di felicità, per quanto riguarda la parte sugli ostelli della gioventù, all'incredulità di questa notte. Eravamo veramente basiti e senza parole; ci siamo trovati a dover assistere al giochetto e al balletto, prima sì, poi no, poi sì, poi no, è dentro, è fuori, è dentro, è fuori. Anche questa mattina, sugli organi di informazione, abbiamo notato che la questione degli ostelli della gioventù è diventata quasi una questione politica, una questione di partito, con una parte del partito (intendo il partito di maggioranza, all'interno della vostra maggioranza) che dice all'altra di sì, poi dice no, poi dice forse, inseriamola, non inseriamola. Ancora una volta l'Italia e soprattutto gli operatori del settore sono costretti ad assistere a un Governo Zelig, che ha una confusione mentale che lascia molto a desiderare. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Il Governo Zelig fa sorridere, ma fa sorridere noi, che siamo qua con i popcorn e la bottiglia di coca-cola ad aspettare che andiate a casa, ma fa veramente paura al nostro Paese. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Il problema, colleghi, è che il Governo Zelig non sa neanche di che cosa sta parlando quando parla di ostelli. Il problema grosso è questo: fatevelo spiegare, dal portavoce del sottosegretario Castelli, cosa sono gli ostelli della gioventù. Però, visto e considerato che non avete tempo, ve lo spieghiamo noi. Gli ostelli sono una risorsa a livello internazionale e negli altri Paesi a differenza dell'Italia - ormai state dimostrando di essere abbastanza imbarazzanti anche su questo a livello internazionale - servono e vi spieghiamo meglio il perché. Faccio riferimento al famoso disegno legge delega sul turismo, che dovrebbe essere all'attenzione del Senato, dato che è stato già esaminato dalla Camera. Peraltro, per la seconda volta parlo di turismo e lo dico visto che ieri un collega ha commentato che non ne parlo mai. In quel testo abbiamo parlato di turismo accessibile, che non è solamente per le persone affette da disabilità, ma lo è anche per le famiglie numerose e soprattutto per i giovani, i soggetti che beneficiano degli ostelli della gioventù (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Pertanto i Paesi scandinavi, i Paesi nordici li finanziano, e noi invece li facciamo chiudere, perché avete dei problemi all'interno del vostro partito. Il problema è che siete talmente incasinati che non ascoltate quello che suggeriva un signore che era un mito, e cioè Giovanni Trapattoni, il quale diceva: «Non dire gatto se non ce l'hai nel sacco». Aspetta prima di commentare. Ieri non ho fatto comunicati stampa perché, conoscendovi, ho aspettato prima di esultare per questo provvedimento. Voi invece, ieri, avete riempito le agenzie di comunicati stampa: la senatrice Parente di Italia Viva - ad esempio - ha espresso soddisfazione per la soluzione positiva. Grande! Bello! Forse avrà una riga su qualche giornale. Il senatore Lanzi afferma che hanno portato linfa al turismo giovanile; dal Governo toni trionfalistici per aver risolto il problema. Adesso che eliminate quella norma dal testo cosa succede? Fate un comunicato stampa per chiedere scusa agli italiani o fate finta di niente? (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Anche oggi, cari colleghi, avete dimostrato all'Italia che i problemi interni al MoVimento 5 Stelle stanno bloccando il Paese. Signori, gli ostelli della gioventù vanno oltre i problemi del Movimento, perché sono una cosa seria, diversamente dal MoVimento 5 Stelle. State facendo fallire il Paese, cari colleghi, dal turismo all'industria siderurgica, dagli ostelli all'Ilva. Andate a casa! Andate a casa! (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az. I senatori del Gruppo L-SP-PSd'Az si levano in piedi ed espongono cartelli recanti la scritta: «ILVA»). PRESIDENTE . Invito gli assistenti parlamentari e il senatore Questore Arrigoni, considerando che è l'unico presente in Aula, a ripristinare l'ordine. È iscritto a parlare il senatore Martelli. Ne ha facoltà. MARTELLI (Misto) . Signor Presidente, mi concentrerò velocemente su tre punti, il primo dei quali è di natura politica. Ieri il relatore di maggioranza ci ha fatto una lezioncina da maestrina dicendo che quello in esame non è un decreto omnibus, perché tutti gli emendamenti che introducevano materie estranee sono stati cassati. Quello in esame, però, è già di per sé un provvedimento omnibus perché tratta di impianti di produzione energetica, tutela dei lavoratori e della situazione in un impianto industriale nel Sud Italia. Sono tre materie diverse tra di loro, il cui unico termine comune è rappresentato dai lavoratori. Di questo passo, se vogliamo cercare una parola comune, nessun provvedimento allora potrà più essere considerato omnibus; pertanto, vorrei respingere al mittente la lezioncina su che cosa sia un decreto omnibus. La seconda questione riguarda il fatto che ho visto cartelli recanti la scritta: «ILVA». Io vorrei tranquillizzare tutti quanti dicendo che l'immunità penale per ArcelorMittal non è stata eliminata, né durerà fino al settembre 2023, anche con la cancellazione dell'articolo 14, perché restano in vigore le prescrizioni dei decreti-legge n. 1 del 2015 e n. 34 del 2019 e il conseguente decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, che stabiliscono quanto segue: invece di avere un'immunità penale tout court fino al 2023, l'immunità penale resta solo fino a che le prescrizioni contenute nel piano ambientale - è il cronoprogramma dell'autorizzazione integrata ambientale: non sono due cose diverse - vengono attuate. Ciò significa che, se la prescrizione stabilisce che devo sistemare una batteria di agglomerazione, ho l'immunità penale fino a che non avrò sistemato quella batteria; quando l'avrò sistemata l'immunità penale, solo per quell'intervento, decadrà. La risposta è la seguente: cosa me ne farei di averla ancora, se ormai non posso più commettere un reato nel momento in cui attuo quella prescrizione perché non la devo più attuare? Quindi, state tranquilli perché non si licenzia nessuno; non è cambiato niente: fino al 2023, salvo cambiamenti, rimane l'immunità penale. L'articolo 14 è un po' un modo - come dicevo ieri - per lavarsi la faccia e mettere le mani avanti nel caso ArcelorMittal dovesse dire di volersene andare. È stato giustamente citato che ci saranno possibilmente altri decreti. È stato detto un po' sottotraccia, ma è stato affermato perché il vero problema è che l'altoforno 2 è sotto sequestro. L'Ilva - continuo a chiamarla così - per poter essere economicamente competitiva deve produrre al massimo e con la fermata dell'altoforno 2 non potrà mai esserlo, e sta perdendo più di un milione al giorno. È inutile, quindi, dire che la vendita e la produzione dell'acciaio in Europa non sono competitive. Lo sapevamo anche prima che l'acciaio indiano e cinese costano meno e, quindi, anche economicamente questo stabilimento non ha ragione di stare in piedi. Tolta questa parte, ArcelorMittal probabilmente ha già deciso di fare fagotto e andarsene e sta solo cercando un escamotage . Sono molto rattristato nel sentir dire da un Governo, che doveva far chiudere l'Ilva, che cercherà in tutti i modi di far continuare la produzione. Per chiudere su questo punto e concludere con l'ultimo argomento, vorrei ricordare a chi parla di decarbonizzazione dell'Ilva che è semplicemente impossibile, perché le leggi della fisica e della chimica in questo universo sono quelle. Per fare ghisa bisogna ridurre gli ossidi di ferro e, cioè, togliere l'ossigeno dal legame chimico con il ferro e, per farlo, bisogna usare il carbonio del carbone o del metano. Non si può fare riduzione degli ossidi di ferro con qualcos'altro. Tradotto significa che si continuerà a emettere CO 2 , magari un po' di meno utilizzando il metano, ma allora non potrete più dire che si produce acciaio a un costo inferiore perché il metano costa più del carbone. Vengo ora agli ostelli della gioventù. Si è fatta un'operazione di salvataggio di un'azienda con soldi pubblici - non dico che sia giusto o sbagliato, ma sto semplicemente riferendo cosa si è fatto - trasformandola in un ente di diritto pubblico. Quando c'è stato il decreto che prevedeva la trasformazione dell'ente per lo sviluppo dell'irrigazione e la trasformazione fondiaria in Puglia, Lucania e Irpinia (Eipli) in società di diritto privato SpA, lo stesso Governo ci ha detto che non si poteva farne un ente di diritto pubblico. Qualcuno dovrebbe allora spiegare a tutti quanti perché si è potuto nel caso dell'Associazione italiana alberghi per la gioventù (AIG) e non si può nel caso dell'acqua. Se non si può fare un ente di diritto pubblico, non si può fare e basta. Invece l'acqua è stata intenzionalmente messa sotto l'ombrello di una società di diritto privato SpA; poco importa se è a capitale pubblico. La SpA, dal diritto societario, è una forma di società che ha come scopo la remunerazione del capitale e non il reinvestimento dell'utile nel miglioramento della rete. Il salvataggio, quindi, di una società privata è già un fatto che potrebbe creare contenziosi, ma allora lo dovevate fare anche - avete ancora la possibilità di farlo - per quanto riguarda l'acqua pubblica; altrimenti slogan tipo «Vogliamo l'acqua pubblica» potete continuare a dirli all'infinito, ma l'acqua rimarrà sempre un fattore privato. (Applausi dal Gruppo Misto e della senatrice Rojc) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Cangini. Ne ha facoltà. CANGINI (FI-BP) . Signor Presidente, credo che in quest'Aula tutti, anche chi sostiene il contrario, abbiamo sufficiente uso di mondo per sapere che buona parte dell'energia di chi fa politica da posizioni di prima fila viene spesa nel conflitto interno ai partiti per primeggiare su rivali interni. Alle volte però, la situazione sfugge di mano e si producono danni reali nel Paese. Pare che sia ascrivibile a questa tipologia di dinamica politica l'emendamento che la collega del MoVimento 5 Stelle Lezzi ha presentato all'articolo 14 del decreto salva imprese, facendo così decadere lo scudo penale che era parte sostanziale dell'accordo tra ArcelorMittal e il Governo, sottoscritto dal precedente ministro Gigino Di Maio, che credo in questa fase non sia esattamente allineato con le sensibilità della sua collega di partito Lezzi. PRESIDENTE.Senatore, per favore. CANGINI (FI-BP). La conseguenza - come dicono i sindacati e temo che ci sia del vero - è che questo potrebbe dare ad ArcelorMittal il motivo per sfilarsi dall'accordo, mettendo così a repentaglio 15.000 posti di lavoro; 15.000 posti di lavoro messi a repentaglio per una vicenda di competizione all'interno di un movimento politico mi sembra una grossa, grossa responsabilità. Mi rivolgo ai colleghi del Partito Democratico; sappiamo, per uso di mondo, che la politica è mediazione e compromesso. Ma dopo aver accettato il reddito di cittadinanza, dopo aver accettato quota 100, dopo aver accettato i decreti sicurezza che tanto erano stati contestati, così come il taglio dei parlamentari, aver ratificato anche questo emendamento e aver sottoscritto anche questo accordo, semplicemente per giustificare la propria presenza al Governo indifferenti al destino di 15.000 lavoratori, non sarà un po' troppo? (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Ciriani. Ne ha facoltà. CIRIANI (FdI) . Signor Presidente, arriva all'esame dell'Assemblea il primo provvedimento politico del nuovo Governo e subito scatta la fiducia. Purtroppo era un destino annunciato, non ci sorprendiamo più di tanto, perché la scelta di ricorrere alla fiducia, anche se il provvedimento - secondo me - non presentava profili così complessi dal punto di vista politico, è soltanto lo specchio delle difficoltà enormi in cui versa la maggioranza. Si riflette sul decreto-legge ciò che sta avvenendo fuori da quest'Aula, a Palazzo Chigi, con gli incontri che si susseguono ogni giorno tra il Presidente del Consiglio e i suoi "alleati". L'altro giorno, in Consiglio dei ministri è stata approvata una manovra, dopo tante discussioni, inviata a Bruxelles e il giorno dopo c'era la gara sui giornali e sui telegiornali a prendere le distanze dalla manovra stessa; ognuno difendeva un pezzo della manovra e ognuno ne attaccava il resto - Zingaretti, Di Maio, Renzi, Boschi - con accuse reciproche. È stato addirittura fatto trapelare il rischio che saltasse il Governo dalle dichiarazioni del ministro Franceschini. Ciò che viviamo in questa sede, quindi, è il riflesso di ciò che avviene fuori. Il presidente Conte oggi e ieri ha candidamente dichiarato di non aver subito ricatti e, dicendolo, francamente ha confermato il fatto che i ricatti c'erano, perché l'hanno capito tutti; i ricatti c'erano, ci sono e purtroppo continueranno. Venendo al merito del decreto-legge in esame, che è stato definito - non so se dalla maggioranza o dai giornali - il decreto salva imprese, credo che, dopo averlo giudicato, se aveste un po' di onestà intellettuale per valutare gli effetti che produrrà, dovreste chiamarlo non più salva imprese, ma ammazza imprese, chiudi imprese, danneggia imprese. Voi avevate di fronte due, al massimo tre grandi questioni industriali da risolvere: Whirlpool ed ex Ilva. Lasciamo perdere per un attimo l'Alitalia, per cui si prefigura l'ennesimo prestito ponte, pagato con i contributi dei cittadini: anche in questo caso non si risolve nulla e si rinvia ancora di anno in anno. Come è finito il caso Whirlpool lo sappiamo tutti: non hanno nemmeno atteso l'approvazione dell'articolo contenuto in questo provvedimento che li riguardava e hanno voltato le spalle al Governo, con tanti saluti all'Italia. Questo dovrebbe farci riflettere, signori del Governo, sull'utilità e sulla efficacia dei provvedimenti anti delocalizzazione varati con tanta enfasi all'inizio dello scorso Governo dal ministro Di Maio: evidentemente quei provvedimenti non servono a nulla. Non servono provvedimenti anti delocalizzazione; serve una politica industriale nazionale, che questo Governo non sa nemmeno dove stia di casa. La Whirlpool quindi chiude e l'ex Ilva rischia di fare la stessa fine, dopo che è successo quello che tutti sappiamo, e non perché lo dicono quei cattivi di destra di Fratelli d'Italia, ma perché oggi l'ha scritto sul principale quotidiano economico d'Italia, «Il Sole 24 ore», un sindacalista di sinistra, che afferma: «Il Governo straccia gli accordi e fa scappare le imprese». «Le vertenze crescono, nell'ultimo anno e mezzo non se ne è risolta nemmeno una». E aggiunge - sono sempre dichiarazioni di un sindacalista, non di pericolosi eversori di destra - che le norme abrogate rischiano di produrre una drastica riduzione dell'occupazione e, nella peggiore delle ipotesi, è solo il prologo a un disimpegno e all'abbandono del nostro Paese da parte di ArcelorMittal. Quindi, se questo è il decreto-legge salva imprese, stiamo davvero freschi. Al di là di questo, però, e delle battute, che sono amare, vorrei rivolgere alla maggioranza e al Governo una riflessione intorno al fatto, molto grave, che qui si discute non soltanto della serietà e della credibilità del Governo, ma anche di quelle del sistema Paese, che purtroppo vanno ben oltre l'immagine dell'Esecutivo. All'estero infatti non distinguono tra Governo e Paese: se quest'ultimo è rappresentato da un pessimo Governo, purtroppo chi ne paga le conseguenze è il sistema industriale nella sua complessità e nella sua capacità di attrarre investimenti e di essere credibile. Quale credibilità ha però il Governo in carica? Il fatto di dichiarare quello di Taranto - ad esempio - un sito industriale d'interesse nazionale non è stato calato dall'alto, ma si è trattato di una vostra decisione politica. La parziale immunità penale ad ArcelorMittal a fronte degli investimenti è stata una promessa: le promesse però si mantengono, se si è persone serie; qui invece abbiamo un Governo che promette, scrive, cancella, poi rimette e revoca ancora. Vorrei chiedere allora a coloro che sono intervenuti e ci hanno parlato del sistema industriale, del lavoro e del futuro in questo Paese, se investirebbero un solo euro con un socio che si comporta in questo modo, dice una cosa e poi ne fa un'altra. Vorrei chiederlo anche ai colleghi dei MoVimento 5 Stelle, che ci hanno raccontato ancora una volta le magnifiche e progressive sorti che questo decreto-legge dischiude per le aree a rischio del nostro Paese e che ci hanno rifilato quella che definisco la paccottiglia post-ideologica, i paroloni come riconversione ambientale o decarbonizzazione e tutte le altre cose bellissime e meravigliose. Vorrei darvi una notizia, però: le crisi industriali, i bilanci delle aziende e il pagamento degli stipendi agli operai non si fanno con gli slogan , né con i paroloni o le promesse elettorali. Credo che molti anche all'interno della maggioranza si sentano in imbarazzo, come sicuramente lo era ieri il ministro Patuanelli, che ha l'attenuante di ricoprire tale incarico da poche settimane. L'imbarazzo deriva dal fatto che qui c'è un immenso vuoto di idee e proposte su come uscire dalla crisi: solo grandi parole, paroloni e promesse, a fronte di risultati pari a zero. E credo che l'imbarazzo riguardi anche i colleghi di maggioranza, che magari hanno avuto l'avventura - secondo me felice - di amministrare localmente i loro Comuni e le Regioni e che sanno che, per salvare le aziende, serve una trattativa serrata, dura e faticosa con la controparte industriale e sociale e che non ci sono scorciatoie semplici da raccontare nei comizi, come fanno il ministro Di Maio e coloro che l'hanno preceduto e accompagnato in quest'avventura di Governo. La domanda che facciamo alla maggioranza e al Governo quindi è la seguente: quale idea avete per risolvere le crisi industriali di cui parliamo oggi e, più complessivamente, di questo Paese? Usando una battuta, temo che le idee siano poche, ma ben confuse. Vi chiedo cosa darete in cambio alle centinaia di operai della Whirlpool e alle migliaia - speriamo di no - dell'ex Ilva: manderete in loro soccorso i navigator , con le tre proposte congrue di lavoro alternativo? Dove sono le tre proposte di lavoro alternativo per gli operai licenziati, signor Ministro e colleghi della maggioranza? A cos'è servito il reddito di cittadinanza? Nell'ultimo anno e mezzo ci avete spiegato che il problema di questo Paese è l'incrocio tra la domanda e l'offerta di lavoro, e non l'assenza del lavoro stesso o di prospettive industriali, come pure il fatto che il lavoro non c'è e che, quando c'è, va tutelato e, se possibile, attivato; avete scelto invece la strada del reddito di cittadinanza e non c'è altra soluzione. Il relatore ieri ci ha chiesto, in maniera forse anche provocatoria, cosa avremmo fatto al suo posto: avremmo usato quelle risorse per un bonus assunzione, per tagliare il cuneo fiscale e per dare ai giovani una prospettiva di futuro e di lavoro vero, non inventato o di assistenza di Stato. Avete scelto invece di assumere 6.000 navigator , che andranno in provincia di Napoli e di Taranto: cosa andranno a raccontare alla disperazione dei lavoratori disoccupati? Quale alternativa seria e credibile offriranno loro? Avete deciso di assumere altre mille persone e spendere 50 milioni di euro per assumere all'INPS per fare cosa? Secondo l'articolo 5 della relazione ufficiale del Governo, lo si è fatto per attuare le nuove previsioni in tema di reddito di cittadinanza. Altre mille persone sono state assunte nel pubblico impiego per fare questa meraviglia. Visto che il relatore ha citato di essere stato eletto, come me, nel Nord Est, immagino il tripudio che in queste ore si vive nelle fabbriche, nelle attività artigianali e commerciali del Nord Est, e non solo, alla notizia che dovranno lavorare qualche giorno in più per pagare anche gli stipendi ai nuovi assunti all'INPS e dei navigator , che non servono assolutamente a nulla. E questo avviene mentre il Governo brancola nel buio e non sa che pesci prendere per risolvere i problemi delle nostre aziende. Concludo con un riferimento ai nostri emendamenti in tema di reddito di cittadinanza, che sono stati dichiarati beffardamente dal relatore inaccettabili e inammissibili perché estranei alla materia. Ricordo al relatore che, all'articolo 5 che ho appena citato, si parla espressamente di reddito di cittadinanza; che lui nella sua replica ha parlato quasi per metà del tempo di reddito di cittadinanza, e che i nostri emendamenti erano assolutamente ammissibili, sia perché già contenuti per materia nel decreto-legge sia perché eventualmente aggiungibili, visto che in questo decreto omnibus avete trovato spazio anche per inserire un articolo relativo agli impianti sciistici di risalita. C'era la possibilità - Presidente e colleghi - di mettere fine alla vergogna del reddito di cittadinanza assegnato a brigatisti, a ladri, a stupratori e assassini. Vi avevamo avvertiti in quest'Aula per primi con il senatore Balboni di questo rischio; è avvenuto quello che tutti sappiamo, ma voi avete scelto la strada della furbizia e avete scelto di non fare nulla quando era possibile fare qualche cosa. Con questo provvedimento, che voterete con la fiducia, vi assumete la responsabilità di lasciare a casa molti operai, che temo perderanno il loro posto di lavoro, mentre la brigatista assassina rimarrà a casa a percepire il reddito di cittadinanza pagato con le tasse degli italiani perbene. (Applausi dal Gruppo FdI e della senatrice Pizzol) . Saluto ad una rappresentanza di studenti PRESIDENTE . Salutiamo i ragazzi dell'Istituto «Pontano» di Napoli presenti in tribuna. (Applausi). Ripresa della discussione del disegno di legge n. Doc 1476 RAMPI (PD) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, quello in esame è un provvedimento un po' particolare perché transita tra due Governi diversi, come hanno ricordato alcuni miei colleghi. Purtroppo, in questo transito in Aula restano molte tossine, perché tutti gli interventi dei colleghi della Lega sembrano esattamente quelli che si ascoltano tra due fidanzati che si sono lasciati e ciascuno parla male dell'altro sebbene sono stati insieme fino al mese precedente. Gli amici, dato che ti vogliono bene, lo tollerano (Commenti dal Gruppo L-SP-PSd'Az) , ma dopo una, due o tre volte, a un certo punto, con tutta sincerità, ti chiedono di spiegare i difetti di quella persona con cui sei stato insieme fino al mese precedente. BOSSI Simone (L-SP-PSd'Az) . Parli anche di te. RAMPI (PD) . Credo che invece dovremmo concentrarci sui contenuti dei provvedimenti. VOCE DAL GRUPPO L-SP-PSd'Az. Bravo! RAMPI (PD) . E quello che abbiamo fatto come Partito Democratico è esattamente questo. Abbiamo ereditato un decreto-legge; abbiamo guardato che cosa c'era dentro, abbiamo visto che erano contenute delle tutele molto importanti per categorie di lavoratori particolarmente deboli e abbiamo deciso che questo era importante da sostenere e portare avanti, magari tentando di migliorarlo; e così abbiamo fatto. Abbiamo tentato di introdurre un provvedimento e ci ha ricordato l'ex ministro Centinaio che ci hanno provato per un anno a ottenere questo risultato sulla trattazione della fase finale dei cicli dei rifiuti. Voi ci avete provato per un anno e noi ci siamo riusciti in questi mesi. Saremo più fortunati noi, non dico che saremo più bravi; ma non ve la potete prendere con noi perché ci siamo riusciti e voi no. Devo dire, poi, che gli interventi del ministro Centinaio - non mi voglio ostinare - sono veramente un po' particolari. Ieri, infatti, in quest'Aula ha spiegato, a proposito della materia su cui volevo concentrare il mio intervento, che cosa manca nel decreto in esame relativamente ai settori dell'agricoltura e del turismo. Ma il senatore Centinaio era in Consiglio dei ministri quando è stato scritto il decreto-legge. Quindi, a me fa piacere che ci spieghi adesso che cosa manca rispetto ai settori che erano di sua competenza, ma non possiamo arrivare noi e, nel giro di un mese, aggiustare quello che il ministro Centinaio, nei settori di sua competenza, non ha fatto nell'arco temporale di un anno. (Commenti dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Questo è assolutamente significativo e rilevante. In particolare, per quanto riguarda il turismo, ricordo che in questo povero Paese, per un anno il turismo è stato collocato nel settore dell'agricoltura per la sola ragione di permettere al collega Centinaio di occuparsene, anche se poi quest'ultimo dice che nel decreto-legge al nostro esame - ricordo che anche lui ha contribuito a scriverlo - non ci sono i contenuti. Il settore del turismo finalmente ritorna nel suo alveo naturale, che è quello delle attività culturali e di quel grande Ministero economico che è la cultura e grazie a ciò si inizia a lavorare. Sono d'accordo sul fatto che non si debbano fare grandi proclami. Non abbiamo bisogno della lezione sull'importanza degli ostelli, la conosciamo tutti, lo riteniamo anche noi ed è un tema su cui bisogna lavorare. Così come la questione della Thomas Cook è assolutamente rilevante e rispetto alla quale siamo riusciti, per ora, a ottenere, con la prima firma del collega Collina, un ordine del giorno. (Commenti dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Sugli ordini del giorno se ne dicono tante. Certo, colleghi, l'ordine al giorno può servire a molto o a molto poco, dipende dalla serietà del Governo. (Commenti del senatore Centinaio) . PRESIDENTE.Colleghi, non è stata istituita una nuova forma di discussione in Aula che prevede il dibattito. Lasciate parlare il collega Rampi per il tempo che ha a disposizione. Prego, collega Rampi. RAMPI (PD) . La ringrazio Presidente, ma amo la dialettica. PRESIDENTE.Collega Rampi, lo dico anche a lei: prosegua nel suo intervento. RAMPI (PD) . Ascolto volentieri i commenti e le note a margine del collega Centinaio, così integriamo l'intervento in maniera dialettica e immediata. Gli ordini del giorno servono o non servono a seconda della serietà del Governo e di chi se ne fa carico. Conosco la collega Bonaccorsi, ho avuto modo di confrontarmi con lei anche nella giornata di ieri. So degli incontri che ci sono stati con le imprese del settore del turismo e questo indirizzo che il Parlamento con il provvedimento di oggi dà relativamente a quei lavoratori cade in buone mani, per cui noi siamo sicuri. Stiamo parlando di un voto di fiducia. Ecco, noi abbiamo fiducia: abbiamo fiducia nel lavoro che verrà svolto nel settore del turismo; abbiamo fiducia nel lavoro che verrà svolto nel settore lavoro; abbiamo fiducia nel lavoro che verrà svolto nel settore delle attività industriali perché finalmente, in questo Paese, da un politico che non appartiene alla mia forza, è già la terza volta che si sente nuovamente parlare, in questo Paese, di politiche industriali. Questo è il tema fondamentale, perché dobbiamo capire se abbiamo o meno una strategia di crescita e di sviluppo per il Paese. Noi riteniamo che questo provvedimento caratterizzi molto bene la situazione in cui siamo. Siamo in una fase di passaggio; ereditiamo ancora alcune caratteristiche di un Governo che, nascendo da due forze radicalmente diverse - e in queste ore ce lo avete nuovamente e fortemente ricordato - doveva costruire un compromesso in una direzione che noi consideravamo negativa. Siamo convinti di poter dare un contributo utile a costruire, invece, un compromesso che va in una direzione differente. Le prime modifiche a questo provvedimento, che è l'ultimo della fase precedente e il primo della fase nuova, vanno esattamente in questa direzione. Siamo quindi convinti di continuare questo duro, faticoso e non semplice lavoro che però è utile per il Paese. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Briziarelli. Ne ha facoltà. BRIZIARELLI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, il problema è proprio quello sollevato dal collega Rampi: da due forze diverse siamo passati a quattro debolezze uguali che vogliono andare nella stessa direzione. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Il problema è che il conto lo pagherà il Paese. E nel decreto-legge in esame che era stato fortemente voluto e aveva degli aspetti positivi, vi siete scordati di cambiare il titolo perché più che di crisi aziendali, dopo il lavaggio che gli avete fatto, si poteva parlare di lava-coscienze, perché quello che serviva è sparito e altro non avete aggiunto. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Potremmo dire che è un po' una brutta copia, una copia taroccata, come il Parmesan che abbiamo regalato al presidente Conte qualche giorno fa. Il ministro Stefano Patuanelli ieri ha fatto uno sforzo incredibile - lo fa sempre e glielo riconosciamo - tanto che addirittura voleva impegnarsi per anticipare le crisi. Patuanelli non è presente, ma non gli chiediamo tanto. Il Paese chiede però almeno di non ritardare le soluzioni. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Sono quattordici i mesi di ritardo sulla Piaggio e sull' end of waste . Si poteva fare prima: sarebbe bastato quello! Badate bene e mi rivolgo in particolare al collega Ferrazzi: il fatto non è che non siamo stati abbastanza bravi noi, in quattordici mesi, sull' end of waste , ma che i colleghi del MoVimento 5 Stelle non avevano abbastanza paura di perdere la sedia (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Così, quelle autorizzazioni fatte Regione per Regione, che non andavano bene, ora sono diventate immediatamente possibili: questa è la differenza tra quanto accaduto per gli emendamenti proposti dalla Lega, che ha illustrato il collega Arrigoni, e quanto accaduto per gli emendamenti proposti oggi e approvati dalla maggioranza. Anche questi emendamenti sono però una brutta copia, perché aggiungono dei controlli vessatori per le aziende. Il risultato di questa situazione - mi rivolgo in particolare al collega senatore Collina, anche se non è ora presente in Aula - non è il nobile equilibrio al quale egli faceva riferimento ieri, ma un esercizio di equilibrismo tale, che senza la stampella della fiducia sareste già per aria, perché questa questione di fiducia è stata posta non contro l'opposizione, ma contro le divisioni della maggioranza. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . State litigando più voi in un mese, di quanto abbiamo discusso costruttivamente noi in un anno. Le storielle alle quali faceva riferimento il collega senatore Collina ieri, dicendo che non vanno raccontate, sono un po' quelle che ha raccontato poco fa il collega senatore Grimani. Citando la Regione Umbria, egli ha rivendicato il fatto di essere umbro - lo sono anch'io - e ha parlato della busta paga pesante, richiamando un altro provvedimento del Governo. Ci vuole coraggio, dopo che il Governo Renzi-Gentiloni aveva previsto ventiquattro mesi per la busta paga pesante e sono stati il nostro Governo e in particolare la Lega a proporre di arrivare a centoventi mesi. Dunque serve veramente coraggio per rivendicare il merito di una proroga di tre mesi, quando all'inizio si era pensato a un periodo molto breve. C'era in effetti un emendamento presentato in Commissione e riproposto per l'Assemblea che riguardava veramente l'Umbria ed era l'emendamento 14.0.5 presentato dalla Lega, che riguardava i laghi e in particolare il lago Trasimeno. Esso proponeva la modifica delle regole per i dragaggi, perché, per una normativa folle del 2006, il materiale naturale, che sta causando l'interrimento del lago Trasimeno, è considerato rifiuto, con tutto quello che ne consegue. Lo potrebbero dire i tecnici della Provincia e i rappresentanti delle aziende, che sono stati addirittura oggetto di avvisi di garanzia. È stato necessario bloccare i dragaggi e sono tredici anni che il lago continua nell'interrimento e nell'eutrofizzazione. Colleghi, nelle stesse ore nelle quali il ministro Costa, due giorni fa, era in visita al Trasimeno a promettere la soluzione del problema, bocciavate l'emendamento in Commissione. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Questa è la verità! Non si può andare a prendere in giro la gente in campagna elettorale, perché altrimenti si perde la fiducia. Si perde tanto la fiducia, colleghi, che voi forse potrete anche darvela l'un l'altro in quest'Aula, ma Regione dopo Regione, votazione dopo votazione, la fiducia ve la stanno togliendo gli italiani e domenica tocca all'Umbria! (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az. Congratulazioni) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Comincini. Ne ha facoltà. COMINCINI (IV-PSI) . Signor Presidente, la conversione in legge del decreto-legge sulle crisi aziendali consentirà di risolvere anche un nodo critico per un settore strategico non solo dell'economia italiana, ma anche della maggioranza parlamentare che sostiene il nuovo Governo; maggioranza parlamentare che ha deciso di impegnarsi e di caratterizzarsi sui temi dell'ambiente - attraverso il green new deal - come mai era accaduto in precedenza. Nelle norme contenute nel decreto sulle crisi aziendali, grazie a un emendamento elaborato con i colleghi di maggioranza della Commissione territorio, ambiente, beni ambientali - frutto di un vero lavoro sinergico - che è stato recepito nel maxiemendamento sul quale il Governo oggi chiede la fiducia, troviamo anche la nuova normativa sul cosiddetto end of waste . L'espressione « end of waste », tradotto in italiano in «cessazione della qualifica di rifiuto», si riferisce a un processo di recupero eseguito su un rifiuto, al termine del quale esso perde tale qualifica per acquisire quella di prodotto. Per end of waste si deve quindi intendere non il risultato finale, bensì il processo che, concretamente, permette a un rifiuto di tornare a svolgere un ruolo utile come prodotto. Si tratta di uno dei perni dell'economia circolare. La novità introdotta nella conversione in legge del decreto crisi aziendali consente finalmente di superare la misura contenuta nello sblocca cantieri (approvato dalla precedente maggioranza parlamentare nel giugno scorso), che faceva riferimento alla vecchia normativa del 1998 e a questa soluzione si giunge, finalmente, dopo venti mesi dalla sentenza del Consiglio di Stato del 28 febbraio 2018 che, riscontrando una carenza legislativa in materia, aveva bloccato sia i rinnovi, sia le nuove autorizzazioni da parte delle Regioni per il riciclo di rifiuti non regolato da regolamenti europei o da decreti nazionali: un blocco che ha recato danni al settore coinvolgendo quasi tutte le attività innovative di riciclo. Si poteva e si doveva quindi intervenire con urgenza. Per superare questa situazione ed eliminare il pasticcio creato con il decreto sblocca cantieri - come un vasto schieramento di oltre 50 associazioni ambientali andava sostenendo - sarebbe bastato recepire l'articolo 6 della nuova direttiva 2018/851 dell'Unione europea, che prevede condizioni e criteri specifici, unitari e validi per tutto il territorio nazionale, che consentirebbero di superare la sentenza del Consiglio di Stato e di affidare alle Regioni, in mancanza di decreti nazionali e di regolamenti europei, di autorizzare, caso per caso, attività di riciclo completo, con la cessazione della qualifica di rifiuto del prodotto ottenuto. L'accordo trovato in seno alla maggioranza, frutto anche dell'ascolto delle associazioni del settore, rappresenta il giusto equilibrio tra chi voleva dare più competenze alle Regioni per rendere più agile la procedura e chi chiedeva più controlli temendo manovre poco trasparenti a livello locale. A decidere come e quando un rifiuto smette di essere tale e, invece che finire allo smaltimento, è inserito in un ciclo produttivo come materia prima, saranno gli organismi preposti nelle Regioni. Al Ministero dell'ambiente, però, spetteranno verifica e controllo di tale processo. In più, per aiutare l'omologazione delle norme, viene istituito un registro nazionale deputato alla raccolta delle autorizzazioni rilasciate. Su tale delicato e importante tema, quindi, i soggetti in campo per il recupero dei rifiuti saranno due: le Regioni, che potranno dare autorizzazioni alle aziende, e il Ministero dell'ambiente che, attraverso l'ISPRA, avrà poteri di controllo. La nuova norma stabilisce inoltre i tempi in cui tutta la procedura, compreso il nulla osta dell'ISPRA, deve avere termine. Questo per dare subito le risposte alle aziende che vogliono avviare le produzioni. Le norme sull' end of waste , infatti, servono non soltanto a limitare il numero di rifiuti che finiscono allo smaltimento, ma anche a evitare fenomeni come gli incendi nei capannoni di stoccaggio, che ultimamente si sono verificati spesso. Come legislatori dobbiamo sempre tenere a mente che, se le norme non tengono in debita considerazione la continua evoluzione tecnologica della materia che si tratta, si rischia di compromette ruolo e azione di differenti settori nell'ambito dell'economia; in questo caso specifico il mancato intervento normativo, attento allo sviluppo di tecnologie sempre più innovative, avrebbe compromesso lo sviluppo dell'economia circolare. L'accordo di maggioranza su questo emendamento consente, dunque, di dare regole certe per recuperare rifiuti differenziati che potranno essere riutilizzati. Al Gruppo Italia Viva - PSI piace contribuire ad aiutare il Paese nello sviluppo di un'economia circolare capace di assicurare ripresa e nuovi posti di lavoro. L'approvazione di questa attesa norma rappresenta il miglior viatico per sostenere la svolta green che il nuovo Governo ha annunciato di voler compiere e che troverà in un nuovo pacchetto di corposi investimenti inseriti nella legge di bilancio - 50 miliardi in quindici anni, di cui 15 miliardi nei prossimi tre anni - il riconoscimento più importante. La maggioranza ha dimostrato che, attraverso il reciproco ascolto, forze politiche diverse ma accomunate dalla condivisone di specifici obiettivi, possono confrontarsi e trovare valide ed utili mediazioni, in questo caso strategiche per lo sviluppo dell'economia circolare. Il Gruppo Italia Viva-PSI crede nella svolta ambientale e nel modello di sviluppo del Paese. Lo scorso fine settimana Italia Viva ha vissuto a Firenze il suo evento fondativo; tra i momenti che hanno caratterizzato i tre giorni alla stazione Leopolda c'è stata anche la presentazione del green act , un progetto che propone un ambientalismo moderno. Non faremo dunque mancare le nostre idee e le nostre proposte ad un Governo e ad una maggioranza che hanno felicemente deciso di avviare un green new deal nel nostro Paese. (Applausi dal Gruppo IV-PSI ) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Gallone. Ne ha facoltà. GALLONE (FI-BP) . Signor Presidente, Governo colleghi, si comincia e se il buongiorno si vede dal mattino, crediamo che il Governo senza la stampella della fiducia cascherà alla prima folata di vento contrario. Vedo il senatore Laus che sorride, ma intanto sta bello seduto tranquillo. Ci penserà però la paura di tornare alle urne a fare da barriera purtroppo. Sapete bene infatti che la stessa fiducia difficilmente vi verrà concessa fuori di qui dal popolo sovrano. Il "nuovo" Governo manifesta subito l'unica, certa unità di intenti avendo immediatamente trovato il filo conduttore, la certezza nella confusione, ovvero il caos organizzativo e la discriminazione del Parlamento, cominciando subito, come si dice, a «botte di fiducia». Apprezziamo la pacatezza e la serietà del ministro Patuanelli che nel suo accorato intervento di replica ieri in discussione generale ha esposto tutta una serie di intenzioni encomiabili e la speranza che possano realizzarsi. Sappiamo che il ministro Patuanelli ci crede personalmente. Allora, caro ministro Patuanelli, con la stima verso la persona che nutriamo per lei, le rispondiamo che la strada dell'inferno è lastricata di buone intenzioni e che chi di speranza vive, disperato muore. Presidenza del vice presidente CALDEROLI (ore 13,03) ( Segue GALLONE). Noi preferiremmo però che si esaurisse il Governo piuttosto che il Paese. Siamo stanchi infatti di sentir parlare al futuro dopo quasi due anni che, di riffa o di raffa, siete al Governo. Al Governo c'è stata sempre la maggioranza del ministro Patuanelli e il Premier non è cambiato. Ricordo che Conte I e Conte II sono la stessa persona. Il sistema Paese deve avere in mente un Governo già prima di cominciare a lavorare. Un Governo serio che tiene davvero al bene del Paese deve saper immaginare i modelli di sviluppo, deve saper difendere la produzione e il lavoro. E se neanche qua dentro, nel decreto-legge al nostro esame, nell'emergenza pura, riuscite a salvaguardare le aziende siamo veramente alla follia. Mi riferisco, come hanno già fatto colleghi che mi hanno preceduto, alla questione dell'Ilva, per esempio, perché il diritto al lavoro e alla salute sono una questione oggettiva e devono andare di pari passo, mentre voi continuate a considerare il tema dell'ambiente alla "gretina" maniera invece di affrontarlo nella maniera più seria possibile, lasciando lavorare gli esperti. Questo è un cantiere, dice il collega Laus; un cantiere? Sa come dicono dalle mie parti, collega? La cera si consuma e la processione non cammina. Voi intanto con un emendamento togliete il mini scudo ai manager che dovrebbero risolvere la crisi dell'Ilva mettendo così a rischio, come è stato già detto, 10.000 posti di lavoro. La salute e il lavoro sono la priorità assoluta, ma lavorando in questo modo non risolvete né i problemi di salute, né i problemi di lavoro di un territorio che non merita un Governo così. Forza Italia aveva presentato un emendamento di buon senso, condizionando l'applicazione dell'esclusione della responsabilità penale e amministrativa dei manager al rispetto delle singole scadenze contenute nel cronoprogramma e delle prescrizioni previste nel piano aziendale. Questo sarebbe stato di buon senso e concretezza. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . L'Italia intanto è ancora sospesa tra stagnazione e recessione. È come scegliere fra MoVimento 5 Stelle e Partito Democratico. Crescita e occupazione resteranno inchiodate intorno allo zero, il costo del lavoro aumenterà e, quindi, di conseguenza la produttività scenderà. Non dimentichiamo poi la guerra dei dazi tra gli USA e la Cina, il cui impatto subiremo anche noi; quante altre Whirlpool dovremo aspettarci? Amiamo troppo il nostro Paese per non reagire a tutto questo, per non reagire a chi oggi, come avviene sulla stampa, parla di cronicario aziendale quando parla dell'Italia. E, mentre noi litighiamo sull' end of waste i nostri rifiuti diventano oro, all'estero però. Caro collega Ferrazzi, caro collega Comincini, anche voi avete accettato un compromesso al ribasso; eppure, lo accettate manifestando grande entusiasmo, gridando alla vittoria. Se, infatti, l'emendamento approvato certamente apre finalmente la strada alla questione dei rifiuti e dell' end of waste per gli impianti già autorizzati, il potere autorizzatorio conferito alle Regioni sarà sottoposto a controlli così coercitivi e farraginosi da parte dello Stato da risultare profondamente inefficace. Colleghi, è appena uscita un'agenzia di «Utilitalia» e delle varie associazioni di categoria che, nella sua parte finale, dice che «lo stesso emendamento introduce un nuovo profilo di criticità» - non lo dico io, ma le associazioni - «legato alla nuova e stratificata procedura di controlli sui controlli che non solo è avviata su base discrezionale (non sono riportati criteri), ma dimentica ogni obiettivo di efficienza e semplificazione, getta un'alea di incertezza e via di seguito. Vi invito a leggerlo perché avete tutte le agenzie. Torno a ripetere: è vergognosamente offensivo per le Regioni, come ho detto ieri, come se le Regioni non fossero enti pubblici di tutela della legalità, e questo ingenererà una serie di contenziosi infiniti. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Ma noi non ci rassegniamo: sarebbe bastato almeno ascoltare le Regioni - come abbiamo fatto noi - e leggere le loro proposte, che abbiamo fatto nostre e presentato sotto forma di emendamento che, ovviamente, neanche è stato preso in considerazione. D'altra parte, un Governo che preferisce portare i rifiuti di Roma in Lombardia piuttosto che le buone pratiche lombarde a Roma la dice molto lunga, con una Rai, tra l'altro, inginocchiata a Conte, a questo Governo, alla Raggi, dedicando loro trasmissioni in cui c'è il one man show o il one woman show. Un Governo che interviene con un'azione dissennata come la plastic tax , che metterà in ginocchio gli impianti di produzione e gli impianti di riciclo, invece di studiare un sistema di sostegno concreto per l'attuazione dell'economia circolare, come lo si può chiamare se non un Governo dissennato? O ancora, mentre parliamo di crisi aziendali - continuerò come un disco rotto a ripeterlo - dimentichiamo la tragedia del comparto olivicolo, che nel tacco d'Italia ha visto la produzione di olio crollare del 95 per cento, con produttori ridotti sul lastrico, un paesaggio devastato; il microclima in sofferenza, l'economia crollata, le famiglie alla fame per via del batterio della xylella, che nel 2020 ancora non riusciamo a debellare. Mi sarei aspettata azioni eclatanti da un Ministero del Sud, e penso che se lo sarebbero aspettati anche al Sud; ma al Sud vi aspettano. Mettetela qui la fiducia perché dalla gente sicuramente non l'avrete. Avete una sola fortuna, quella di avere un'Italia ricchissima della sua materia più abbondante: l'ingegno, la caparbietà, la perseveranza, la forza dei nostri migliori realizzatori di impresa, nonostante i limiti di un sistema Paese in cui la burocrazia sclerotizza l'iniziativa; le infrastrutture sono carenti, l'energia ha costi elevatissimi, la giustizia è lenta. Le soluzioni, quindi, se si fosse provveduto a costruire un pensiero-Paese serio, ci sarebbero state, ci potevano essere qui e ora, anche all'interno di questo provvedimento, che peraltro non tiene conto di situazioni di crisi conclamate e talmente gravi che continuare a non occuparsene non è più plausibile. Bisogna ritrovare il sistema di priorità partendo da chi il lavoro lo crea: questo si chiama sviluppo. Tutto il resto è puro assistenzialismo, di cui l'Italia, il Paese che fa della salvaguardia della dignità della persona - basata in primis sul lavoro - il proprio orgoglio, non ha bisogno. Non lo vogliono gli italiani l'assistenzialismo: non siamo un Paese così; non siamo un Paese di parassiti, ma di gente che lavora. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Aprire i tavoli per chiudere le imprese non mi pare una situazione ideale. Passiamo al collega relatore Girotto, al quale mi dispiace di aver fatto venire i brividi, come ha detto ieri nella sua replica. Se lo può consolare, ho sentito anch'io gli stessi brividi ascoltando la sua replica al mio intervento, che, pensando al mondo dell'impresa, mi fa dire «dagli amici mi guardi Dio, che dai nemici mi guardo io». Se, infatti, è vero che qualche provvedimento è stato attuato, di fatto nessuna situazione strutturale è stata realizzata. Quindi, lo ripeto e lo grido: questo Governo non è amico degli imprenditori, non è amico dei datori di lavoro né dei lavoratori perché mette sempre pezze e pannicelli; nessun piano politico di intervento. E mi dispiaccio del suo dispiacere nel sentir definire da me il reddito di cittadinanza un provvedimento immorale, ma purtroppo - si metta le mani sulle orecchie - torno a ripetere che è immorale destinare a questo scopo risorse che potevano essere dedicate alla soluzione delle crisi aziendali, alla creazione di posti di lavoro, a investimenti o anche solo per far lavorare i ragazzi d'estate con i contratti stagionali. Reintroduciamo il sistema dei voucher con i giusti controlli, così da combattere il lavoro nero e consentire ai giovani di fare esperienza, perché senza questa non troveranno mai un posto di lavoro. Noi non saremo mai complici di questo Governo. Ha ragione il collega Girotto quando dice che la moralità è un concetto filosofico estremamente soggettivo. Quello che è oggettivo, invece, è l'ennesimo fallimento di un altro Governo a guida premier Conte, che non sa costruire un provvedimento in maniera seria, completa, nei tempi corretti e con l'efficace partecipazione democratica dell'unico potere dello Stato che dà voce ai cittadini, cioè questo Parlamento. Diceva sir Winston Churchill (ripeto, Churchill e non Conte): «Una Nazione che si tassa nella speranza di diventare prospera è come un uomo in piedi in un secchio che cerca di sollevarsi tirando il manico». (Applausi dal Gruppo FI-BP. Congratulazioni) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Dell'Olio. Ne ha facoltà. DELL'OLIO (M5S) . Signor Presidente, membri del Governo, onorevoli senatrici e onorevoli senatori, oggi siamo riuniti per discutere e approvare un provvedimento che racchiude nel titolo stesso l'essenza dei propri obiettivi: «Disposizioni urgenti per la tutela del lavoro e per la risoluzione di crisi aziendali». Noi del MoVimento 5 Stelle siamo da sempre sensibili al tema del lavoro, ritenendolo fonte primaria di dignità per le persone. Proverò ora a spiegarvi cosa contiene di così importante il provvedimento in esame. Il provvedimento tutela fasce ritenute deboli nel contesto lavorativo, quali, per esempio, i rider , i lavoratori con disabilità, gli LSU, i lavoratori di pubblica utilità, i precari e quelli coinvolti in crisi aziendali. Desidero però soffermarmi su un'altra norma del provvedimento, inserita con un emendamento, certo, ma non per questo meno organica di altre incluse ab origine , che punta alla internalizzazione del contact center multicanale dell'INPS. Con tale disposizione si pone fine alla pratica, consolidatasi nel tempo, da parte dell'INPS, di appaltare all'esterno la gestione del contact center , forse perché lo si considerava non come parte del core business dell'azienda e, quindi, esternalizzabile, o forse lo si faceva perché si riteneva di avere un vantaggio economico, non sobbarcandosi i costi dei dipendenti (per inciso, parliamo di circa 3.000 persone). Tuttavia, nel tempo queste risorse (che poi spesso - se non quasi sempre - sono le stesse, che transitano da una società vincitrice dell'appalto alla successiva) hanno cominciato a svolgere un ruolo ben più ampio di un semplice contact center , con utilizzo dei sistemi informativi INPS, aprendo pratiche e gestendo problemi, come se fossero dipendenti INPS a tutti gli effetti e non operatrici e operatori di una società esterna. Stiamo parlando di persone assunte da una società che, di fatto, lavorano per un'altra, ma appese a una commessa che non dà loro garanzie per il futuro. L'INPS ha capito, grazie a un'attività di concertazione interna e con il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, innescata anche grazie ad alcune lavoratrici di questi call center che ci hanno contattato, che l'internalizzazione dei call center avrebbe prodotto un grande beneficio e, soprattutto, che si sarebbe potuta realizzare a costo zero per il sistema, con anche la possibilità di portare all'interno competenze che da anni lavoravano per INPS. Per tali ragioni questa azione è doppiamente meritoria e vantaggiosa. Si dice che il lavoro nobilita l'uomo, ma esso deve anche contribuire alla vita e alla crescita della persona e della sua famiglia e non deve essere, allo stesso tempo, causa che affligge o crea danni alle persone. Parlo dell'ex Ilva e della soppressione dell'immunità penale presente nel provvedimento in esame, che già da sola meriterebbe la fiducia. Da pugliese non posso tacere su tale questione. Parlo non solo da pugliese, ma da cittadino e portavoce che è in quest'Assemblea per far sì che l'Italia migliori e che non ci siano più luoghi in cui una persona debba andare a lavorare con la tristezza nel cuore. (Applausi dal Gruppo M5S) . Parlo di tristezza perché la persona deve lavorare per avere i soldi per vivere, sapendo però che qualcosa, a lungo andare, potrebbe succedere a lei o alla sua famiglia che abita spesso poco distante dal luogo di lavoro. Le persone non devono vivere per lavorare, ma lavorare per vivere. E se lavorare produce effetti negativi sul vivere, che lavoro è? E noi come possiamo, in qualità di portavoce degli italiani, restare indifferenti a queste situazioni? Per tanti, troppi anni l'Ilva è stata una questione che molti Governi si sono rimpallati, ma ora non più. Come Gruppo MoVimento 5 stelle al Senato e come intera maggioranza ci siamo adoperati per bloccare l'immunità penale, perché i diritti costituzionali devono essere sempre bilanciati, soprattutto nei luoghi di lavoro. Ma ciò non avviene quando si fornisce l'immunità a una fabbrica che crea eventi di malattia e morte, di morti indotte su tutta l'area di Taranto. (Applausi dal Gruppo M5S) . Ormai conosciamo troppo bene, tutti, la storia della città di Taranto, per anni leader nel settore siderurgico, grazie al più grande stabilimento di produzione di acciaio d'Europa. La situazione, però, è notevolmente e drasticamente mutata, registrando criticità non solo dal punto di vista economico, ma anche e soprattutto dal punto di vista ambientale e in termini di salute per i cittadini e i lavoratori. Non sono esenti anche i problemi occupazionali, viste le migliaia di cassa integrati che oggi, nonostante la fabbrica non si sia mai fermata, vivono all'ombra delle ciminiere del siderurgico. Si sono susseguiti, nel corso degli anni, diversi interventi volti a garantire la continuità produttiva aziendale, anche in caso di sequestro. L'ultimo affidatario, ArcelorMittal, ha usufruito della cosiddetta immunità penale e amministrativa per le condotte poste in essere in attuazione del piano ambientale. Immunità, ricordiamolo bene, che aveva come primo termine ultimo il 30 giugno 2017, allineato alla scadenza per la definizione del piano ambientale, ma che ha subito proroghe, non senza malumori, fino al 2023, collegandola alla data di scadenza del piano ambientale. Poi, con il decreto crescita, si è individuato nel 6 settembre 2019 il termine ultimo di applicazione dell'esonero da responsabilità penale e amministrativa. È quindi giusto che adesso non vengano concesse ulteriori proroghe: non esistono altre aziende che abbiano tali immunità in Italia e credo in Europa. Adesso è necessario che ciascuno si assuma le proprie responsabilità, cercando di agire in maniera efficace su più piani. Taranto ha bisogno di tornare alla ribalta sulla scena nazionale e internazionale quale luogo intriso di caratteristiche storiche, culturali, artistiche e paesaggistiche e di avviare una riconversione economica grazie all'innovazione, alle energie rinnovabili, alle bonifiche e all'economia circolare. Restituiamo dignità alla città e soprattutto ai cittadini, ormai sviliti e disillusi. Il mio tempo è finito, signor Presidente. Già questo motivo, da solo, basterebbe per dare la fiducia a questo provvedimento. (Applausi dal Gruppo M5S) . PRESIDENTE . Dichiaro chiusa la discussione sulla questione di fiducia posta dal Governo. Sospendo brevemente la seduta, in attesa del parere della 5 a Commissione permanente. (La seduta, sospesa alle ore 13,19, è ripresa alle ore 13,31) . Invito il senatore Segretario a dare lettura del parere espresso dalla 5 a Commissione permanente sull'emendamento 1.900, interamente sostitutivo dell'articolo unico del disegno di legge di conversione. NISINI, segretario . «La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato l'ulteriore emendamento del Governo 1.900, relativo al disegno di legge in titolo, trasmesso dall'Assemblea, esprime, per quanto di propria competenza, parere non ostativo condizionato, ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, alle seguenti modifiche: al capoverso «Articolo 10- bis », al comma 1, sostituire le parole: «pari a 10 milioni di euro per l'anno 2020», con le seguenti: «pari a 5 milioni di euro per ciascuno degli anni 2020 e 2021»; il comma 2 del medesimo articolo sia sostituito dal seguente: «Agli oneri derivanti dal comma l, pari a 5 milioni di euro per ciascuno degli anni 2020 e 2021, si provvede mediante corrispondente riduzione delle proiezioni dello stanziamento del fondo speciale di conto capitale iscritto, ai fini del bilancio triennale 2019-2021, nell'ambito del programma "Fondi di riserva e speciali" della missione "Fondi da ripartire" dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2019, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2020 e l'accantonamento relativo al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti per l'anno 2021. Il Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio»; all'articolo 12 sia soppresso il comma 1- bis ; sia soppresso l'articolo 15- bis recante «Misure urgenti per la tutela delle attività sociali e assistenziali dell'Associazione italiana alberghi per la gioventù e per la salvaguardia del relativo livello occupazionale». PRESIDENTE . Il Governo intende recepire il parere della Commissione bilancio? D'INCA', ministro per i rapporti con il Parlamento . Signor Presidente, il Governo recepisce le indicazioni della Commissione bilancio e le fa sue. PRESIDENTE . E quindi adegua il testo alle condizioni formulate dalla 5 a Commissione permanente. LANIECE (Aut (SVP-PATT, UV)) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LANIECE (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente, membri del Governo, colleghi, il tema del lavoro rappresenta anche per noi l'obiettivo principale della nostra azione politica per cercare di creare le migliori condizioni possibili affinché ogni individuo e ogni famiglia abbiano la possibilità di una vita dignitosa attraverso una buona occupazione lavorativa. Abbiamo, quindi, guardato con attenzione a questo provvedimento che concerne il lavoro e le crisi aziendali. I problemi occupazionali non riguardano solo il Sud del nostro Paese, ma tutto il territorio, compreso il profondo Nord, dal quale io arrivo. In questo periodo, anche in Val D'Aosta ci stiamo occupando di crisi aziendali, in particolare quella della Shiloh di Verrès, per la quale, di concerto con l'amministrazione regionale, abbiamo attivato il Governo per cercare di supportare al meglio le azioni volte a salvaguardare l'azienda e soprattutto i lavoratori e le loro tutele. Fra i temi che abbiamo voluto porre durante la discussione in Commissione di questo provvedimento vi è una problematica riguardante un settore importante dell'economia di montagna, legata agli impianti a fune e alle piste da sci. In particolare, si trattava per noi, su sollecitazione degli operatori nazionali, di riuscire ad ottenere il riconoscimento di lavoro stagionale per chi opera presso gli impianti di risalita, cosa che sembrava scontata ma non lo era. Secondo le recenti normative approvate in Parlamento, i contratti a tempo determinato - quindi esclusi quelli stagionali - sono assoggettati a un contributo addizionale a carico del datore di lavoro, che cresce in modo cumulativo ad ogni rinnovo. Si tratta quindi di un aggravio che avrebbe potuto compromettere le assunzioni di nuovi lavoratori e la conferma di persone già assunte negli anni precedenti. Ora, grazie all'approvazione di un nostro emendamento, la legge finalmente riconosce il lavoro stagionale, che è escluso da questo contributo aggiuntivo, per quei lavoratori che operano presso gli impianti a fune e le piste da sci. Si tratta di un risultato importante per noi e per tutto l'arco alpino ed è un esempio di cosa voglia dire attenzione alle politiche per la montagna. In questo senso voglio ringraziare i sottosegretari Di Piazza e Puglisi e il sottosegretario Misiani, per avere lavorato su questo emendamento in modo concreto. Un altro importante emendamento proposto dal nostro Gruppo è stato approvato e ribadisce espressamente la competenza della Provincia autonoma di Bolzano per i ricorsi in materia di lavoro, facendo così chiarezza su una materia che rischiava di generare parecchia confusione normativa, limitando nei fatti le prerogative della Provincia. Grazie ai componenti della Commissione è stato altresì accolto l'emendamento sulla clausola di salvaguardia per le Regioni a statuto speciale e le Province autonome di Trento e Bolzano, mostrando così una complessiva sensibilità della maggioranza ai territori delle Regioni a statuto speciale. Per quel che riguarda l'impianto generale del provvedimento, sono ancora critici gli aspetti riguardanti il settore turistico alberghiero, che rischia di entrare in una fase di grande difficoltà a seguito del fallimento della Thomas Cook. Lo stesso dicasi per il superamento dell'articolo 10 del provvedimento crescita, una norma che sta generando molta preoccupazione tra le piccole e medie imprese che operano nell'ambito delle ristrutturazioni edilizie e nell'efficientamento energetico. Anche noi salutiamo favorevolmente una delle norme in questo provvedimento di cui si è più discusso, ossia la tutela dei fattorini, i rider : chi lavora deve avere garantite le minime tutele per poter operare in sicurezza e in dignità. Io penso che in Commissione sia stata trovata la sintesi su questo provvedimento e che le norme che oggi approviamo siano di grande equilibrio. Per concludere, anche noi siamo molto preoccupati e attenti riguardo alla crisi dell'Ilva di Taranto; concordiamo con la necessità di rivedere e aggiornare in senso generale le strategie nazionali e soprattutto europee sull'industria siderurgica. Anche noi, ad Aosta, abbiamo un importante insediamento, quello della Cogne Acciai Speciali, quindi seguiamo con grande attenzione la vicenda e riteniamo che questo settore debba rappresentare ancora un elemento trainante dell'economia dell'intera Unione europea, nonché un'importante possibilità di occupazione lavorativa. Per questi motivi dunque, signor Presidente, il nostro Gruppo esprimerà un parere favorevole sulla fiducia posta dal Governo sul provvedimento in esame. (Applausi dai Gruppi Aut (SVP-PATT, UV) e IV-PSI). LAFORGIA (Misto-LeU) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LAFORGIA (Misto-LeU) . Signor Presidente, se mi è permesso, prima di entrare nel merito di questo provvedimento vorrei fare una piccola deviazione di qualche secondo, perché probabilmente poi nel corso della giornata non avrò e non avremo occasione di tornare sul punto. Ho sentito echeggiare anche le parole sicurezza, ruolo dello Stato, lavoro e dignità nella discussione di questa mattina, proprio in queste ore, che sono molto tristi e di lutto per il nostro Paese e la mia città, dato che piangiamo la morte di un bambino di sei anni che qualche giorno fa in una scuola pubblica di Milano è caduto per le scale. Lo dico perché tutti i giorni portiamo i nostri bambini in queste istituzioni, le scuole, che sono il luogo più sicuro a cui affidarli: se però questa fiducia viene meno, si rompe quel patto e lo Stato diventa più fragile. Tra le cose che dovremmo fare in modo trasversale alle forze politiche c'è il più grande investimento pubblico sulla scuola pubblica che sia mai stato fatto dal dopoguerra ad oggi: forse di questo dovremmo parlare per salvare il Paese, quindi oggi, in aggiunta al dolore e naturalmente alla rabbia, mi premeva dire anche questo. Sul provvedimento è stato detto ed evidenziato da colleghi che mi hanno preceduto che si tratta di un'eredità che abbiamo preso in mano: era stato concepito ed è nato in una fase diversa da quella nella quale viviamo sul piano politico, con un maggioranza diversa; era quindi nostro dovere, nostra responsabilità e persino nostro diritto dargli un segno molto diverso (e lo abbiamo fatto, anche se con qualche elemento di timidezza, secondo quanto sostiene qualcuno). Penso però che su alcuni temi sensibili che toccano la vita e persino la dignità delle persone abbiamo cercato di compiere talune operazioni - mi sia permessa anche un po' di enfasi - in certi casi dando vita persino a piccole rivoluzioni, come quella operata in ambito di diritto del lavoro, sulla questione dei cosiddetti rider . Facendo riferimento a questa categoria di ciclofattorini, parlo di piccola rivoluzione del diritto del lavoro perché per me il ragionamento appena iniziato su questo provvedimento non riguarda e non riguarderà soltanto una fetta pur importante di lavoratori (circa 20.000), ma ha a che fare con lo sguardo che poniamo su una parte molto più grande del mondo del lavoro e sulle trasformazioni che sta subendo e da cui viene attraversato. Signor Presidente, penso di poter dire - almeno per la parte di emiciclo in cui siedo - che non c'è nessuno che non si senta incuriosito dalle trasformazioni del mondo del lavoro. Qualcuno ha definito capitalismo delle piattaforme digitali lo sviluppo di tale modalità di organizzazione del lavoro e d'intermediazione tra datore di lavoro e lavoratore. Siamo sinceramente incuriositi, perché ci appassiona il tema delle innovazioni tecnologiche e di come possono cambiare la vita delle persone, i loro stili di vita e di consumo, nonché l'organizzazione del lavoro e delle imprese. Però c'è una cosa che non possiamo permettere - almeno parlo per i colleghi che hanno lavorato, secondo me in senso positivo e migliorativo, sul provvedimento - ed è che tutto questo avvenga senza che venga conciliato con la grande questione del rispetto dei diritti e della dignità del lavoro e delle persone. Lo abbiamo fatto anche in sede di audizione e qui ci sono alcuni colleghi della Commissione lavoro: abbiamo ascoltato dei ragazzi e anche lavoratori un po' meno giovani, qualcuno dice eteroguidati dalle aziende; ci sono inchieste giornalistiche su questo, ma non mi addentro perché non so se fossero eteroguidati dalle aziende. Ma quando sentiamo ragazzi di venti o venticinque anni che chiedono a gran voce il cottimo, noi abbiamo la responsabilità non solo di dire che quella roba lì è fuori legge, ma che è un modello produttivo, lavorativo e persino di società profondamente sbagliato. Non si tratta di lavorare di più fino al massimo delle forze fisiche disponibili, ma di lavorare in relazione alle disponibilità che ogni persona può mettere in campo e, soprattutto, nel rispetto della sua dignità. Si tratta di farlo in nome della possibilità di portare a casa un salario che sia dignitoso. Questo è quello che abbiamo fatto sul provvedimento dei rider e dei ciclofattorini, cioè verificare se ci fossero delle fattispecie, delle figure, che in modo continuativo svolgessero e svolgono questo lavoro, e in ragione di questo devono essere inquadrati ad esempio dentro lo schema del rapporto di lavoro subordinato; in ragione di questo devono poter godere delle tutele che quello schema contrattuale prevede. Ciò affinché non ci siano abusi e condizioni - lasciatemi dire - di sfruttamento, perché di questo stiamo parlando. Lo abbiamo fatto per le figure che mostravano un segno di continuità dal punto di vista dello svolgimento del loro lavoro. Così come abbiamo pensato di mettere al riparo, sul piano delle tutele da offrire, altri lavoratori che magari svolgono la stessa professione e lo stesso lavoro in modo occasionale, ma che ciò non di meno devono essere destinatari di tutele perché appunto stiamo parlando del lavoro e della dignità dei lavoratori. Naturalmente lo abbiamo fatto assecondando un processo di contrattazione collettiva che resta comunque la base di quello che per noi deve essere un meccanismo privilegiato nel rapporto tra lavoratori, datori di lavoro e quindi organizzazioni sindacali che devono stare dentro il gioco della contrattazione a tutela del lavoro. Dal mio punto di vista, a proposito di eredità che abbiamo aggiustato, abbiamo dato un segnale di apertura e di avanzamento sul piano della proposta che abbiamo messo in campo e della soluzione che abbiamo individuato sulla grande questione - grande dal punto di vista simbolico - dei lavoratori di ANPAL Servizi. C'era infatti una cosa che non ci tornava sin da quando eravamo opposizione e criticavamo la maggioranza su questo terreno. E cioè come si facesse a fare un'operazione ad esempio sui navigator - che andrà registrata, riaggiustata, verificata, collaudata - e non si mettesse mano al tema della stabilizzazione di questi lavoratori che da anni svolgono con professionalità quel lavoro a cui oggi vengono chiamati anche in ragione del meccanismo che deve essere messo in campo rispetto alla questione del reddito di cittadinanza, e quindi in collegamento con i navigator stessi. Se posso dirla così, c'era persino in ballo un tema di coesione sociale, cioè di discriminazione tra lavoratori, quindi per me la stabilizzazione - qualcuno dice la valorizzazione, chiamiamola pure valorizzazione - di questi lavoratori (654, tra cui quelli a tempo determinato che passano a tempo indeterminato), piuttosto che i collaboratori che hanno una corsia preferenziale rispetto alle modalità di assunzione, oggi vede una prospettiva reale. Credo sia un segnale per tutta la pubblica amministrazione. Nel tempo che rimane a mia disposizione non potrò esprimere compiutamente un giudizio su una questione molto delicata su cui inevitabilmente dovremo tornare, non tanto e non solo perché quello dell'Ilva è un capitolo gigantesco da affrontare, anche qui io spero con il massimo dello spirito trasversale tra le forze politiche, quindi della condivisione rispetto alle soluzioni da individuare, ma anche perché quel capitolo deve stare pienamente dentro un quadro generale. Aveva ragione il mio collega Vasco Errani quando ieri, in discussione generale, toccava il punto, cioè la questione delle politiche industriali di questo Paese e la domanda che continuiamo a non farci: dove sta andando l'Italia? Qual è il nostro modello di specializzazione produttiva? Cosa vuol fare da grande l'Italia? Qual è il tessuto che vuole costruire? Qual è la dimensione di impresa cui sta guardando? Qual è il ruolo di questo Paese dentro la divisione internazionale del lavoro? Se non ci poniamo questa domanda, Presidente, continueremo a inseguire le vicende così come stiamo facendo e non riusciremo mai ad uscire da quel ricatto insopportabile, innanzitutto per coloro che vengono colpiti direttamente dallo stesso, tra lavoro e sviluppo, tra salute e condizioni materiali. Uscire dal ricatto tra rispetto dell'ambiente e garanzia del diritto al lavoro è un nostro dovere, è una nostra responsabilità, quindi anche in questo senso la discussione che abbiamo fatto deve aiutarci a raggiungere questo obiettivo. Per queste ragioni noi voteremo a favore del provvedimento al nostro esame e naturalmente ci auguriamo che questo ragionamento apra la strada ad ulteriori azioni molto positive che spero faremo in futuro. (Applausi dal Gruppo Misto-LeU) . FARAONE (IV-PSI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. FARAONE (IV-PSI) . Signor Presidente, intanto vorrei restituire a quest'Assemblea la realtà dei fatti rispetto alla scena cui siamo stati costretti ad assistere poco fa, cioè la Lega che espone cartelli per un decreto-legge che ha scritto. Come ho detto nel mio intervento precedente, a proposito dei cartelli, e ribadisco: vi invidio, perché potete utilizzare questo strumento di protesta (l'ho fatto anch'io, figuriamoci se lo contesto). Vi suggerisco però almeno di aspettare un provvedimento che non avete scritto anche voi per protestare. (Applausi dal Gruppo IV-PSI) . VOCI DAL GRUPPO L-SP-PSD'AZ. Leggilo! È cambiato! FARAONE (IV-PSI) . Oppure, se proprio dovete esporre qualcosa mettetevi un cappello con le orecchie d'asino, visto che il provvedimento che state contestando... PRESIDENTE.Senatore Faraone, era partito bene! FARAONE (IV-PSI) . Io credo che da questo punto di vista ci voglia un po' di buon senso e l'atteggiamento di chi ritiene i colleghi d'Aula persone assolutamente intelligenti. Noi infatti, voteremo a favore del decreto-legge al nostro esame sapendo che ha delle enormi criticità. Proprio perché si trova a cavallo tra un Governo precedente e quello attuale, è un provvedimento che contiene alcuni elementi che votiamo più per la fiducia che abbiamo espresso nei confronti del Governo che per il merito. Infatti, se noi dovessimo guardare a questo decreto-legge come allo strumento che risolve la crisi economica delle aziende di questo Paese sicuramente non ci siamo. Continua ad essere un decreto di resistenza, continua ad essere un decreto di galleggiamento, cioè continuiamo ad affrontare le crisi con l'atteggiamento di chi tali crisi le gestisce galleggiando. Noi abbiamo, invece, bisogno di fare un salto di qualità da questo punto di vista. Mi rivolgo anche al ministro Patuanelli che oggi è assente ma che ieri è intervenuto dando, secondo me, una risposta positiva su Ilva su cui tornerò successivamente, ma avendo un atteggiamento un po' troppo fatalista su quello che riguarda la gestione delle crisi che normalmente e quotidianamente dovrebbero essere portate avanti dal suo Ministero. Mi faceva notare la collega Ginetti come è stato utilizzato il termine risoluzione delle crisi aziendali nel decreto al nostro esame. Il termine risoluzione non vuol dire soluzione. Risoluzione vuol dire affrontare il tema comunque vada. A noi non va bene che si affronti il tema comunque vada. A noi serve che ci sia un Governo che affronti le crisi aziendali e le risolva. Da questo punto di vista credo che dovremmo cambiare radicalmente atteggiamento proprio perché il numero di crisi aziendali aperte è elevatissimo. L'elenco delle casse integrazioni e di tutti gli strumenti che vengono messi a disposizione dei lavoratori quando c'è una crisi aziendale è veramente lunghissimo e sembra più che altro un cimitero aziendale. Dunque dobbiamo riuscire a costruire politiche per rilanciare l'economia del Paese e far crescere il PIL. Se cresce il PIL, crescono anche le prospettive per le aziende che sono in crisi oggi e per quelle che vogliono investire (Applausi dal Gruppo IV-PSI) . Anche ai nostri alleati, che stanno votando insieme a noi il provvedimento in esame, ma con un punto di vista radicalmente diverso rispetto al nostro, diciamo che non possiamo accettare che esista nel Paese questa sorta di derby, fra le tutele che si devono garantire ai lavoratori e lo sviluppo delle imprese, quasi fossero due vasi comunicanti: se salgono le tutele, cala la possibilità di dare incentivi e sostegno alle imprese e viceversa. Crediamo invece che il meccanismo debba essere completamente contrario, cioè che dobbiamo rafforzare le imprese, per dare più tutele ai lavoratori (Applausi dal Gruppo IV-PSI) . Signor Presidente, con questo spirito abbiamo affrontato il tema dei raider . Ricordo il testo che era stato originariamente presentato, che trasformava i lavoratori autonomi in lavoratori subordinati, cosa che non volevano nemmeno i lavoratori stessi. Quell'impostazione è sbagliata. Aver invece conservato e preservato il carattere del lavoratore autonomo e aver dato la possibilità agli imprenditori di considerare ancora oggi conveniente l'investimento in questo Paese è un equilibrio corretto e giusto, che si è riuscito a realizzare grazie al nostro intervento. Invito i tanti che hanno criticato il jobs act in questi anni a pulirsi la bocca, rispetto a quello che hanno detto su quello strumento (Applausi dal Gruppo IV-PSI) perché è grazie al jobs act che si sono realizzate le tutele, che oggi sono previste per i rider . Al tempo stesso abbiamo criticato due misure. Collega Centinaio e colleghi della Lega, non potete fare i marziani: vi chiamerò E.T. d'ora in avanti. Se oggi abbiamo una manovra di bilancio da fare, con il PIL azzerato, è perché avete raddoppiato le clausole di salvaguardia dell'IVA e avete destinato quelle risorse a due misure di assistenza (Applausi dal Gruppo IV-PSI) : il reddito di cittadinanza, che avete votato voi e non abbiamo votato noi (Commenti del senatore Romeo) , e quota 100. Si tratta di due misure su cui avete deciso di investire le risorse a disposizione. Immaginate se oggi, le stesse risorse, pari a 12-13 miliardi di euro, le avessimo potuto investire sulla riduzione del cuneo fiscale e sul taglio delle tasse. (Applausi dal Gruppo IV-PSI. Commenti del senatore Bossi Simone) . Quello sì che avrebbe creato lavoro e sviluppo. Invece ci troviamo a fare una manovra di bilancio così, perché avete costruito le condizioni per non poter fare nessun investimento. Tornando al tema del jobs act , ricordo che quell'impianto era fondato sulla flessibilità delle aziende e non sulla precarietà (sono due cose diverse), sulla tutela per chi perde il lavoro, attraverso la Nuova assicurazione sociale per l'impiego (NASPI), per tutte le categorie e non soltanto per quelle che venivano protette prima che fosse istituita la NASPI, e sull'economia, stanziando più risorse sul Reddito di inclusione (REI). Se avessimo mantenuto queste tre gambe e fossimo andati avanti in quella direzione, oggi avremmo un sistema più sicuro per i lavoratori e uno sviluppo più certo per le imprese. Invece, con questo atteggiamento di furia, di chi deve distruggere tutto quello che è stato, ci siamo trovati nella condizione di aver interrotto un percorso virtuoso. Nonostante questo, il jobs act , tanto criticato, continua a funzionare, ha funzionato anche per i rider ed è grazie a quello strumento che siamo riusciti a dare più tutele a quei lavoratori. Naturalmente su questo siamo riusciti a trovare un compromesso, anche se avremmo voluto fare di più per questa categoria di lavoratori. Comunque abbiamo garantito, grazie al provvedimento in esame, la possibilità di mettersi in malattia o in maternità. Sono tutte garanzie che non erano previste e che oggi grazie a questo provvedimento siamo riusciti ad introdurre. Sull'Ilva cosa volete che vi dica, cari colleghi del MoVimento 5 Stelle? Anche l'articolo sull'Ilva è un articolo che è stato gestito tutto all'interno di uno stesso movimento, per cui se il Ministro di prima, Di Maio, dice che per garantire e per consentire ancora oggi l'investimento a Mittal sull'Ilva di Taranto c'è bisogno dell'immunità degli amministratori e quella diventa un elemento essenziale per il proseguimento dell'investimento e poi un Ministro dello stesso movimento dice l'esatto contrario - ce l'ha detto il ministro Patuanelli ieri e noi abbiamo chiesto che venisse a prendersi la responsabilità di questo tipo di intervento - per noi va bene lo stesso, purché Ilva continui ad operare. (Appalusi ironici dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Purché Ilva continui ad essere un'azienda. (Alcuni senatori del Gruppo L-SP-PSd'Az si levano in piedi ). Io ringrazio la mia curva Nord che festeggia. Vi ringrazio perché sono veramente onorato di avervi come tifosi e sono contento che stiate apprezzando il mio intervento. PRESIDENTE. La curva Nord è pregata di sedersi. FARAONE (IV-PSI) . Alla fine, il MoVimento 5 Stelle ci ha detto, con i suoi Ministri che si sono succeduti, che così non cambia nulla, quindi che Mittal continua a investire, che si prosegue sulla riconversione ambientale di quel sito e se si sono assunti la responsabilità di dire questo, per noi va bene. Abbiamo presentato un ordine del giorno insieme ai colleghi del Partito Democratico che rafforzano questo concetto, e quindi ancora più convinti di questa impostazione, poi naturalmente speriamo che non finisca come con la Whirlpool, per cui si predispongono dei provvedimenti per l'azienda (il ministro Patuanelli ci ha detto che si farà un provvedimento ad hoc per rafforzare questo percorso virtuoso nell'Ilva di Taranto) e poi l'azienda se ne va e quei provvedimenti neanche li utilizza. Da questo punto di vista, ci affidiamo tanto a quello che ha detto il Ministro. Mi avvio a concludere con un grande ringraziamento sia al Ministro, sia alla senatrice Parente, sia ai colleghi della maggioranza per avere finalmente chiuso questa vicenda dell'ANPAL, con la stabilizzazione dei lavoratori, che rappresentano un patrimonio della burocrazia di questo Paese, perché se ne parla sempre male, ma è un patrimonio valido e quando è così va assolutamente valorizzato e rafforzato. (Applausi dal Gruppo IV-PSI) . Naturalmente, dal prossimo provvedimento in materia economica e di crisi aziendali ci aspettiamo molto di più del semplice galleggiamento che ci sta consegnando questo provvedimento, sempre tenendo conto del fatto che questo è un provvedimento che - ripeto - è stato scritto da un'altra maggioranza e che noi abbiamo corretto e modificato semplicemente per migliorarlo e per andare nella direzione degli interessi dei lavoratori e dello sviluppo delle aziende. (Applausi dal Gruppo IV-PSI) . BERTACCO (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BERTACCO (FdI) . Signor Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, rappresentanti del Governo, devo dire che anche l'ultimo intervento del senatore Faraone mi sembra un po' di quelli della serie: lo voto, ma non è colpa mia, perché l'avevano fatto gli altri. Questo è accaduto durante la discussione generale ed anche adesso in dichiarazione di voto. Se le cose si condividono si votano, altrimenti no, ma comunque questa è ormai l'impronta di questo nuovo Governo, che al primo provvedimento pone la prima questione di fiducia. Voglio anche dire al senatore Laforgia, che adesso non vedo in Aula, che anche noi siamo molto incuriositi dalle nuovo forme di lavoro, ma devo dire che è abbastanza stucchevole il fatto che, quando dei ragazzi sono venuti in Commissione a dire la loro, se dicono qualcosa che non va bene a questo Governo sono eteroguidati. Ho avuto l'impressione - dal momento i ragazzi che sono venuti in Commissione si erano divisi in due fazioni, quattro in prima fila e quattro in seconda, con gli eteroguidati in prima fila - che quelli della seconda fila fossero sindacatoguidati. Siccome ho un grande interesse verso le forme di lavoro, mi sarebbe piaciuto discutere sulle tutele, che nessuno di noi aveva in mente di non concedere perché è corretto che siano date maggiori tutele a questi lavoratori. C'era la proposta di fare un tavolo per approfondire meglio queste nuove forme di lavoro ed invece si è pensato bene di ingabbiare questa nuova forma di lavoro, inserendo nella legge il termine piattaforme digitali. Credo dovremmo discutere tantissimo tempo su cosa sia una piattaforma digitale. La strada che si è scelta è questa. Abbiamo ascoltato un uomo di quarantatré anni che aveva appena avuto un insuccesso con un'attività commerciale e a quarantatré anni e tre figli si è messo sulla bicicletta, riuscendo con dignità a mantenere la propria famiglia. È stato citato il cottimo; i ragazzi, a dir la verità, in Commissione non hanno chiesto il cottimo, ma di valutare la meritocrazia. Visioni della vita completamente diverse. Mi piaceva comunque far sapere al senatore Laforgia che anche da questa parte dell'Assemblea c'è qualcuno che si interessa dei lavoratori, che lo ha sempre fatto e che non è sicuramente una caratteristica esclusiva della sinistra. (Applausi dal Gruppo FdI) . Una cosa che ci sta particolarmente a cuore come Fratelli d'Italia è l'inammissibilità dei nostri emendamenti, quelli del senatore Balboni fra i tanti identici a quelli presentati in fase di approvazione del reddito di cittadinanza. Concordo col senatore Martelli sul fatto che ieri il relatore, senatore Girotto, ci ha dato una lezione di vita spiegandoci l'immenso mondo delle ragioni per cui non potevamo presentare tali emendamenti, dicendo che non rientravano né nel reddito di cittadinanza, né all'interno del provvedimento al nostro esame. Leggo solamente una parte della relazione allegata al provvedimento in cui si dice «conseguentemente si dispone l'abrogazione dell'articolo 12, comma 4, del decreto-legge 28 gennaio 2019, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 marzo 2019, n. 26», che è quella del reddito di cittadinanza. Quindi non sollecitato, ma lo si è modificato. Questa è però ormai l'Assemblea dell'ipocrisia perché quando è successo il caso Saraceni si sono stracciati tutte le vesti e hanno detto che avrebbero provveduto e sarebbero intervenuti perché non doveva più accadere. Di fatto non sono intervenuti, non hanno fatto niente e non ci hanno nemmeno permesso di poterlo fare noi e mettere fine al reddito di cittadinanza, ai delinquenti, agli stupratori e ai terroristi. Credo che questa sia veramente la dimostrazione dell'ipocrisia del Governo. (Applausi dal Gruppo FdI) . L'aspetto buono del decreto-legge, che all'inizio non c'era, è la stabilizzazione dei precari ANPAL. Una storia lunghissima. Ho ascoltato i colleghi del Partito Democratico sottolineare la realizzazione di tale misura con toni di vittoria. La cosa carina è che i primi pareri che c'erano arrivati dal Governo su un emendamento che avevo presentato assieme alla senatrice Garnero Santanchè e un emendamento della senatrice Parente su tale stabilizzazione, erano contrari. Poi, - miracoli della vita - con la trattativa lunghissima che ha visto nuovamente la commedia dei continui rinvii delle Commissioni, si diceva solo che si aspettavano le coperture, ma in realtà se le stavano dando di santa ragione (Applausi dal Gruppo FdI), per poi arrivare ai risultati che abbiamo visto con l'emendamento che sostituisce tutto il decreto-legge e sul quale è stata apposta la fiducia. Forse perché riconoscere dei meriti alla destra diventa un problema per cui il parere è negativo sulle nostre proposte e, poi, nella notte si cambiano i pareri. Un'altra cosa che in questi giorni ho sentito dire è che all'interno del provvedimento c'era un emendamento giusto che proponeva di togliere la definizione Ministero della famiglia e della disabilità; un Ministero che il Governo, appena arrivato, ha tolto. Ciò che più mi ha lasciato attonito è che qualcuno, non ricordo chi, ha detto che le associazioni del mondo della disabilità sono contente che non ci sia più questo Ministero. Ho la presunzione di conoscere per tanti motivi il mondo della disabilità e non ho mai trovato nessuno contento perché, quando è stato istituito, molti del mondo della disabilità avevano detto che finalmente un Ministero specifico si sarebbe occupato delle loro problematiche, anche perché, spesso e volentieri, dei disabili ci si ricorda in campagna elettorale, e poi si vedrà. Credo quindi che questo provvedimento sia stato veramente stravolto in alcuni punti perché - ripeto - è stato frutto di una trattativa fra le tante; un decreto-legge che, come ho detto all'inizio, ha posto la maggioranza all'interno del gioco delle distinzioni: questo va bene perché siamo intervenuti noi, ma l'altra parte è stata fatta dal Governo giallo-verde, quindi su quello, per carità, dobbiamo fare diversamente, quindi ne prendiamo le distanze pur votando a favore. Veniamo alle crisi aziendali perché in questi giorni abbiamo parlato solo di Whirlpool e Ilva, ma ci siamo dimenticati degli oltre 160 tavoli aperti; ci siamo dimenticati dei lavoratori della Mercatone Uno, dei lavoratori della Bluetec, appesi alla decisione di nomina di un amministratore straordinario. Ci siamo dimenticati delle tante parole che il ministro Di Maio aveva detto sulla Whirlpool, rassicurando i lavoratori, che dal 1° novembre di fatto sono a casa, accettando quello che oggi il proprietario della Whirlpool ci viene a raccontare, ovvero che il calo degli ordini e della produttività non giustificano lo stabilimento di Napoli, quando sappiamo tutti che nella sede Whirlpool in Slovacchia fanno turni massacranti, compresi sabato e domenica, per tenere a bada la richiesta della produzione. Quindi, l'Europa aiuta tutti i Paesi dell'Est per lo sviluppo industriale; dall'altra parte, noi ne subiamo amaramente le conseguenze. Forse, al di là dell'intervento del ministro Patuanelli - anch'io mi associo alle tante parole di stima di questi giorni - al di là della passione con cui ha esposto la situazione nel suo intervento di ieri, non ho rilevato un'idea di come andremo a finire con le crisi aziendali, ovvero la posizione del Governo nel merito, soprattutto per l'idea di un Paese nuovo che, come è stato ricordato, è composto da una popolazione che ha sempre avuto voglia di lavorare, di emergere, che è sempre stata avanti in termini di creatività e capacità del lavoro. Siamo veramente poco fiduciosi e molto speranzosi che andiate a casa il più presto possibile. Per tutte le motivazioni esposte, chiaramente il Gruppo Fratelli d'Italia non potrà mai votare una fiducia a questo Governo. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . (I senatori del Gruppo FdI espongono cartelli recanti la scritta: «Mai con il PD mai coi 5 Stelle». Il senatore Zuliani esibisce un cartello recante la scritta «Ilva»). PRESIDENTE. Per cortesia, rimuoviamo i cartelli! Gli assistenti intervengano. (Applausi dal Gruppo FdI) . A cartello non si risponde con cartello ma con qualche espulsione, vero, senatore Barbaro? STEFANO (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. STEFANO (PD) .Signor Presidente, membri del Governo, colleghi, vorrei iniziare questo mio intervento cercando di rassicurare i colleghi di Fratelli d'Italia: non corrono questo rischio, perché noi mai con loro oseremo fare alcun Governo. (Applausi dal Gruppo PD) . Oggi ci troviamo qui e ci accingiamo a votare una fiducia che esprime in modo del tutto speciale - io credo paradigmatico - i caratteri di necessità e urgenza che tengono insieme la nuova maggioranza di Governo. Una maggioranza, la nostra, che si è trovata a operare in un quadro economico fiaccato dal rallentamento della crescita globale e su cui si abbatte la scure che taglia ulteriormente le stime di crescita, se è vero - come è vero - quanto si legge nel documento del Fondo monetario internazionale. Una maggioranza che si trova a fare i conti con una perdita, in un solo anno, di 0,9 punti percentuali di PIL, che si è cementata - lo abbiamo ribadito, ma è giusto ripeterlo - sulla necessità di scongiurare l'aumento dell'IVA e di provare a tirare fuori il Paese dalle secche di una recessione, nonché sull'urgenza di serrare un fronte democratico in risposta agli spasmi becero-sovranisti di chi invocava per sé pieni poteri. Ebbene, si chiude oggi l' iter di conversione del decreto-legge n. 101, che abbiamo ereditato dal precedente Esecutivo, costretto a tempi di esame ridotti perché emanato il 3 settembre scorso, a qualche giorno dal giuramento del nuovo Governo Conte. Esso è dunque rimasto in parte sacrificato nel complesso procedimento di formazione del nuovo Esecutivo. Si tratta di un provvedimento mirato, che reca misure rilevanti, seppur circostanziate, sia a tutela del lavoro (penso alla scottante questione dei rider e, più in generale, dei lavoratori della gig economy ), sia per affrontare situazioni di complessa crisi aziendale, con delicate ricadute su occupazione e produzione industriale. Ma si tratta soprattutto di un provvedimento che ha subito il cambio di passo della nuova maggioranza, raccogliendone la nuova impostazione politica. Sotto tale nuova lente vanno quindi lette le disposizioni introdotte, volte ad esempio a irrobustire le maglie poste a garanzia dei lavoratori in alcune aree di crisi industriale complessa, prevedendo una proroga della cassa integrazione guadagni straordinari, o dei trattamenti di mobilità in deroga (cui anzi si è tentato di attribuire, laddove possibile, anche risorse aggiuntive). Penso anche al potenziamento della struttura di cooperazione tra Ministero dello sviluppo economico e Ministero del lavoro e delle politiche sociali, istituita per il monitoraggio delle politiche volte a contrastare il declino dell'apparato produttivo. Ma non basta. Il provvedimento in esame comincia a tradurre in atti normativi quel green new deal che ci siamo dati come elemento qualificante del programma di Governo. Lo fa con le modifiche apportate alla disciplina della cessazione della qualifica di rifiuto (l' end of waste ), grazie alle quali sarà possibile riprendere numerose attività di riciclo dei rifiuti di origine urbana e industriale e realizzare nuove attività e impianti utili a contrastare ulteriori ricadute sull'ambiente, sulla salute dei cittadini e sui costi di gestione dei rifiuti. Si tratta di un grande successo di questa maggioranza, che pone rimedio al fallimento che la precedente compagine ci aveva consegnato. Un successo che ci permette di affermare che, finalmente, si avvia anche nel nostro Paese l'economia circolare: un settore bloccato, che bloccava investimenti e prospettive occupazionali e che oggi sarà meno esposto al rischio di infiltrazioni mafiose. Un nostro successo, dunque, ma c'è di più. L'attenzione verso politiche di green economy si è tradotta anche nell'impegno su proposte di incentivi in suo favore, quali quelli connessi agli interventi di efficienza energetica e di riduzione del rischio sismico, nonché all'installazione di impianti basati sull'impiego delle fonti rinnovabili di energia. Ciò in ragione anche del fatto che l'ultimo intervento normativo effettuato - il cosiddetto decreto crescita - ha creato estrema incertezza tra gli operatori del settore, che si trovavano in una situazione di restrizione della concorrenza, con grave danno alle piccole e medie imprese che costituiscono - è bene ricordarlo - la maggioranza del settore. Le criticità rilevate dagli operatori in sede di audizione e che personalmente avevo già riportato anche in un atto di sindacato ispettivo sono state riconosciute dal Ministro dello sviluppo economico, che ringrazio, il quale ha condiviso con noi la necessità di individuare, nella prossima legge di stabilità, la sede adeguata per la modifica e la revisione, completa e congrua, dell'articolo 10. Infine, il tema da sempre spinoso e complesso relativo ad Ilva, all'area di crisi industriale connessa alle gravi problematiche ambientali che devono essere affrontate e risolte. Più di qualcuno, per un bel periodo di tempo, ha pensato di poter chiedere a Taranto di fare il gioco della torre tra il diritto alla salute e quello al lavoro, come se l'uno escludesse l'altro o, ancora peggio, come se la presenza dell'uno equivalesse all'assenza dell'altro. Niente di più sbagliato. Quando uno dei diritti fondamentali garantiti dalla Costituzione rischia di venir meno, è compito della politica mettere insieme iniziative e strumenti utili a frenare quella che rischierebbe di trasformarsi in un'emorragia costituzionale. Nel caso di Ilva c'è stato anche chi ha pensato e promesso, per tanto tempo, che la soluzione più semplice fosse annullare, azzerare, annientare una realtà occupazionale che con l'indotto impegna 25.000 lavoratori, piuttosto che riformare; una cura pari alla malattia, niente di più sbagliato. Ma quello era ieri. Oggi invece ci troviamo, sia per un'errata gestione di questa crisi che per la contingenza dei tempi dettata dal presente decreto, nella condizione di poter incidere sul tema con una presa di impegno, da parte di tutto il Governo, all'insegna di princìpi costituzionali non riducibili: diritto al lavoro e diritto alla salute, ma anche all'ambiente, come già hanno ricordato i tanti ragazzi che hanno manifestato anche a Taranto. In questo senso, le parole del ministro Patuanelli ieri qui in Aula ci confortano, perché confermano la volontà del Governo di andare avanti senza tentennamenti; parole e impegni su cui vigileremo con grande responsabilità, nella consapevolezza che non esiste possibilità alternativa a quella di garantire al nostro sistema industriale quel contributo produttivo indispensabile. Noi, proprio per rafforzare questo approccio, abbiamo voluto con forza accompagnare il provvedimento con un ordine del giorno, attraverso il quale rilanciamo da una parte l'impegno verso una progressiva decarbonizzazione degli impianti, nel quadro generale e comunitario di ristrutturazione dei processi industriali, e dall'altra chiediamo garanzie per la permanenza dell'attività produttiva del complesso siderurgico, perché il diritto al lavoro e quello alla salute un Paese civile, una Repubblica democratica non li baratta mai; li tiene insieme e non li sottopone a una discussione urlata e strumentale solo al consenso. (Applausi dal Gruppo PD) . Mi sia permesso allora fare un inciso sulle famose tutele penali. L'idea di cambiare le regole che hanno contraddistinto un negoziato difficile, che ha consentito di assicurare comunque a quell'area l'intervento di ambientalizzazione più importante in Europa, semplificando il tutto in una banale discussione tra immunità o non immunità, rischia di nascondere la rilevanza e la complessità del tema. Per questo motivo il nostro senso di responsabilità ci porta a non rinnegare il lavoro svolto sin qui, ma anzi a rilanciarlo in una logica di rinnovata relazione con il nuovo assetto dirigenziale, più costruttiva e più incisiva. In fin dei conti - e finisco, signor Presidente - è cambiato il Governo, è cambiata la maggioranza che lo appoggia, è cambiato il vertice di ArcelorMittal che gestisce l'ex ILVA. Ci sono quindi sufficienti ragioni per quello che possiamo definire un pit stop , ma a una condizione, signor Ministro: andare avanti e non tornare indietro. In quest'ottica, allora, l'inaugurazione di ieri a Taranto del centro ricerca e sviluppo è un passo importante, perché rispetta i punti di quell'accordo. Ecco perché noi, per senso di responsabilità, oggi qui come Partito Democratico voteremo convinti la fiducia a questo decreto-legge, quella stessa responsabilità che in agosto ci ha fatto dire «prima l'Italia», che è cosa ben diversa rispetto allo slogan «prima gli italiani», tanto più quando è urlato dalla spiaggia o stampato sulla felpa. È uno slogan vuoto che anche qui oggi, con un voto di responsabilità, restituiamo sgonfiato alla demagogia sovranista e pericolosa. (Applausi dal Gruppo PD. Commenti dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Saluto ad una rappresentanza di studenti PRESIDENTE . Saluto a nome dell'Assemblea i docenti e gli studenti dell'Istituto comprensivo «L. van Beethoven» di Casaluce, in provincia di Caserta, che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi) . Ripresa della discussione del disegno di legge n. Doc 1476 NISINI (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. NISINI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, rappresentanti del Governo, vi vorrei raccontare una storia: correva l'aprile 2019 quando l'allora ministro dello sviluppo economico, del lavoro e delle politiche sociali Di Maio - perché ora ha scelto altro, non sappiamo se per promozione diretta o per limitare i danni (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) - annunciava che la norma sui rider era finalmente pronta e che era riuscito a far sedere allo stesso tavolo tutti gli attori in campo, per tutelare i lavoratori da un contratto in cui - a suo dire - sono solo i datori di lavoro a dettare le condizioni economiche. Sono passati i mesi di aprile, maggio, giugno, luglio, agosto, settembre e ottobre e, parafrasando il grande Vasco, siamo ancora qua, eh già! (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Finalmente si arriva a oggi, alla conversione in legge da parte di quest'Assemblea del decreto-legge che dovrebbe (o meglio doveva) tutelare il lavoro e risolvere le crisi aziendali. È finita la primavera, è passata l'estate, è arrivato l'autunno e tutti voi starete pensando, un po' come succede nella favola di Pinocchio, che vissero tutti felici e contenti. E invece no! La verità è che sono tutti arrabbiati, tant'è che i rider sono sempre nelle piazze a protestare. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . All'ex ministro dello sviluppo economico, del lavoro e delle politiche sociali Di Maio e al nuovo ministro del lavoro navigator Catalfo vorrei chiedere se si sono resi conto di esser riusciti a scontentare tutti gli attori coinvolti, sia i rider sia i datori di lavoro. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . È evidente, colleghi del Partito Democratico e del MoVimento 5 Stelle, che continuate imperterriti a seguire la vostra strada con miopia e arroganza. Cari colleghi del Partito Democratico e del MoVimento 5 Stelle, a differenza vostra, la Lega continuerà a sostenere che quello dei rider è un contratto che deve avere alla propria base la flessibilità, perché la tutela dei lavoratori per noi parte proprio dall'ascolto delle loro esigenze, proprio dai dati di AssoDelivery, l'associazione di categoria delle imprese italiane del food delivery , che forse molti di voi nemmeno hanno guardato o letto e che danno un interessante spaccato del settore in parola. I rider impiegati nelle città ove sono attivi i servizi della piattaforma sono circa 20.000; la loro età media è di ventisette anni e il 75 per cento è studente o ha un altro lavoro. I rider svolgono la propria prestazione in media per quindici ore la settimana e il 70 per cento collabora con le piattaforme per meno di sei mesi, inoltre ricevono un guadagno medio orario compreso fra i 6 e i 16 euro lordi e le piattaforme garantiscono assicurazione contro gli infortuni e contro danni a terzi. Se i dati non sono un'opinione, allora ciò che state per approvare non è ciò che vogliono i lavoratori, non è ciò che vogliono i datori di lavoro, non è ciò che vogliono i sindacati. Insomma, è un po' come questo Governo: non lo vuole proprio nessuno! (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Quella dei rider , infatti, è un'attività flessibile per sua stessa natura e non a caso viene svolta da persone che hanno bisogno proprio di tale flessibilità. Per tale ragione la Lega aveva proposto misure migliorative, tra cui una in particolare: eliminare il riferimento: «in misura prevalente»; un'apertura alla tutela assicurativa anche da parte di assicurazioni private, ferma restando la possibilità di scegliere un'assicurazione INAIL; l'introduzione di tutele aggiuntive in materia di sicurezza stradale e trasparenza sulla valutazione e retribuzione dei rider e infine precisazioni per cui le tutele aggiuntive non costituiscono un indice di subordinazione. Tali modifiche, come da noi proposte, avrebbero permesso la chiusura di accordi in un settore ancora non rappresentato dalle organizzazioni sindacali e datoriali esistenti. E state tranquilli, una normativa simile esiste già in Francia, quindi anche con l'Europa sareste stati a posto e i vostri amici non si sarebbero dovuti preoccupare di niente. Cari colleghi del MoVimento 5 Stelle e del PD, probabilmente vi siete abituati troppo al palazzo e non avete ascoltato o letto quanto i rider ci dicono da mesi, perché sono proprio i lavoratori, come già vi abbiamo ricordato, ad affermare che l'applicazione di questa normativa che vuole vietare il cottimo ed equiparare i rider a lavoratori subordinati peggiora ulteriormente la loro situazione. Bisogna partire da un presupposto: «cottimo» non è una parolaccia. Il cottimo è una delle forme di retribuzione previste dal nostro codice civile e utilizzarlo in modo negativo, come fa da mesi una certa parte politica, non è né una soluzione, né una forma rispettosa verso i lavoratori. Che ci sia un minimo garantito per gli stessi può andare bene, soprattutto in alcune fasce orarie in cui, senza ricevere proposte di consegna, potrebbero altrimenti non avere alcun entrata. Ma il cottimo resta per loro una garanzia di poter guadagnare e introdurre un minimo orario prevalente o, addirittura, esclusivo rischia di diminuire i compensi invece che aumentarli, facendo perdere il lavoro a molti di loro. Presidenza del vice presidente TAVERNA (ore 14,30) ( Segue NISINI). Cari colleghi, se volete parliamo anche di quanto fatto con l'emendamento legato al reddito di cittadinanza del senatore Calderoli, che avete dichiarato inammissibile per materia. Vorrei che i cittadini che ci stanno ascoltando sapessero, infatti, che il nostro emendamento aveva un fine ben preciso: far sì che, in caso di condanna in via definitiva per certi reati, l'interessato non potesse richiedere in alcun modo l'erogazione del reddito di cittadinanza. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Noi chiediamo a gran voce che un soggetto che abbia riportato una condanna non soltanto non possa richiedere il reddito di cui ha già usufruito in passato, ma non possa presentare nemmeno una prima richiesta e se il reddito di cittadinanza ha un suo valore è quello di aiutare le persone perbene e in difficoltà economica, non condannati e brigatisti. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Ripeto: non serve per condannati e brigatisti! Non chi ha ucciso uomini e donne dello Stato! (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Vorrei ricordare al senatore Faraone - che probabilmente in quel periodo era impegnato con le ONG e non ha seguito quota 100 - che quota 100 non prevede l'erogazione della pensione a condannati, brigatisti e assassini perché la Lega si è impegnata a far sì che non le ricevessero. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Presidente, mi permetta di concludere con un cenno alle crisi aziendali, tema che da sempre il MoVimento 5 Stelle sembra avere a cuore. In Italia sono attualmente aperte circa 160 crisi aziendali, una di queste è il famoso caso Whirlpool, che mi tocca anche da vicino essendo coinvolto nella vicenda anche lo stabilimento di Siena. Anche in questa occasione l'ex ministro del lavoro e dello sviluppo economico Di Maio dichiarava che era già pronta una norma ad hoc per salvare l'azienda. Peccato che, invece, l'azienda abbia ampiamente dichiarato che tali misure sono insufficienti, che il tavolo convocato con il presidente del Consiglio Conte e il ministro Patuanelli si sia concluso con un nulla di fatto, con i lavoratori che ad oggi hanno solo una certezza: il 1° novembre l'azienda chiude. Vede Presidente, in fondo la cosa non mi stupisce: cosa ci si può aspettare da un Governo che tra le mille idee ha proposto di tassare le SIM aziendali, non considerando che, a parte quella del titolare, le altre vengono usate dai commerciali, dai responsabili degli acquisti, dai manager in generale, dagli addetti agli interventi di garanzia e tanti altri? Si tratta di gente alla quale non si può chiedere di usare il proprio cellulare personale per motivi di lavoro, ma probabilmente nella maggioranza pochi sanno cosa vuol dire il termine «lavoro». (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Questo Governo sembra essere cieco di fronte ai cambiamenti avvenuti nel mondo produttivo ed economico. Colleghi, i Governi hanno una sola possibilità: creare le giuste condizioni perché un'impresa nel nostro Paese funzioni e continui a creare lavoro. Voi lo state facendo? Non credo: energia elettrica molto costosa; burocrazia pesante; penalizzazione fiscale, che questo Governo continua ad aggiungere, giorno dopo giorno, volendo scaricare sulle imprese anche i costi camerali. Una follia pura! Cari colleghi, dovreste farvi un esame di coscienza e chiedervi se le crisi aziendali che tanto dite di voler risolvere non siano in realtà non solo conseguenza di possibili errori aziendali, ma anche vostre scelte scellerate che creano condizioni operative non sostenibili. Se volete, parliamo dell'Ilva, grande cavallo di battaglia del ministro Di Maio. Colleghi del MoVimento Stelle, ditelo che fine avete fatto fare all'articolo sull'Ilva? È stato abrogato! Cari cittadini, sapete cosa vuol dire? Che le priorità non siete più voi, non è più l'Ilva, non sono più i lavoratori, ma sono solo le loro poltrone. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Per questo, un ringraziamento particolare va all'ex ministro, che non chiamerei per il Sud ma ministro anti-Sud, Lezzi. Infatti, con l'abrogazione dell'articolo 14, questo Governo fa solo un gran piacere ad ArcelorMittal, che dopo essersi liberato delle proprietà a Piombino, ora avrà in mano la miglior giustificazione possibile per liberarsi anche dell'Ilva e far uscire definitivamente il nostro Paese dal mercato dell'acciaio, regalando la produzione ai turchi. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . E noi non avremo mai i soldi per le bonifiche e per il risanamento dell'area. Pertanto, signori, ricordiamocelo: avremo un altro caso Bagnoli e lo avrete voluto voi. Il Governo precedente stava lavorando per aiutare le imprese, tutte, i piccoli artigiani, la piccola e media impresa, il tessuto economico su cui si basa il nostro Paese. Voi? A cosa state pensando? Siete per caso già concentrati sulla prossima grande crisi aziendale che arriverà con il decreto fiscale? Parliamo di tasse e permettetemi un inciso. Vorrei ricordare all'onorevole aretina Boschi, che domenica alla Leopolda ha dichiarato che il PD è il partito delle tasse, che a sostenere questo Governo c'è anche Italia Viva, c'è anche lei, ci siete tutti voi! (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Vi siete riempiti la bocca di ambiente, ma nella riforma verrà penalizzato chi in tempi non sospetti aveva investito in energie rinnovabili. Ci saranno introiti per lo Stato per circa 123 milioni di euro. La tassa sulla plastica rischia di penalizzare le nostre aziende: un introito per lo Stato pari a un miliardo per il 2020, due miliardi per il 2021. Con la tassa sulle bevande di 10 euro a ettolitro è previsto un introito per lo Stato di 200 milioni di euro. Con l'adeguamento dei parametri che andrà a colpire proprio le partite IVA è previsto un introito per lo Stato di 3 miliardi di euro per il 2020. Infine, nuove tasse sulla casa: aumento della cedolare secca sugli affitti e aumento dell'imposta catastale. Niente, vada come vada, state creando solo il Paese delle tasse. Ma una curiosità me la dovete levare: tasserete anche le scatolette di tonno? (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . PRESIDENTE.Concluda, senatrice Nisini. NISINI (L-SP-PSd'Az) . Concludo. Sia chiaro, cari colleghi, che noi non vogliamo in alcun modo essere complici di chi lascia per strada 25.000 famiglie, di chi tutela con il reddito di cittadinanza brigatisti e delinquenti, di chi non ascolta i lavoratori, tradendoli in nome di altri interessi. La nostra intenzione iniziale era quella di esprimere un voto di astensione. Abbiamo avuto un atteggiamento collaborativo nelle Commissioni, che ci è stato riconosciuto anche dai colleghi della maggioranza. Ma dopo la marcia indietro su rider e Ilva il Gruppo Lega-Salvini Premier-PSd'Az voterà convintamente contro. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az. Congratulazioni) . TOFFANIN (FI-BP) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. TOFFANIN (FI-BP) . Signor Presidente, rappresentanti del Governo, onorevoli colleghe e colleghi, è cambiato il colore del Governo, da gialloverde, Governo del cambiamento, a giallorosso rosso, Governo della svolta. Ma qual è questa svolta? La svolta è porre la questione di fiducia al primo vero provvedimento di questo Governo, il che significa che, appena nato, il Governo giallorosso riesce a sopravvivere solo con la minaccia di andare a casa. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Una fiducia posta dopo continui rinvii all'ultimo momento utile e con la più completa opacità sui contenuti. In sintesi, l'Assemblea vota a scatola chiusa, prendere o lasciare, senza sapere cosa si prende e cosa si lascia. Abbiamo lavorato per giorni su un testo che è stato stravolto con gli emendamenti del Governo in sede di Commissione; ora il tutto viene trasformato in un maxiemendamento di cui non abbiamo né il tempo, né la possibilità di valutare il contenuto, tantomeno di emendarlo. E per fortuna che i grillini, gli azionisti di maggioranza di questo Governo (come di quello precedente), si sono sempre impancati a paladini della trasparenza; all'inizio (ma solo all'inizio) addirittura fautori dello streaming in diretta sempre e comunque. Dov'è finita la trasparenza? È stata sostituita forse dal collante per il potere? (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Anche la prassi e le tempistiche con cui sono stati esaminati i provvedimenti in sede parlamentare non sono mutate: tempi contingentati all'inizio, ma poi prolungati fino alla scadenza del decreto-legge per attendere, come abitudine di questa legislatura, la quadra politica del Governo. E proprio perché la maggioranza non è sicura di avere la quadra, si deve procedere con il voto di fiducia (tanto per marcare la differenza con il Governo precedente). Tutto ciò, come al solito, limitando e penalizzando fortemente l'azione parlamentare, che - lo ricordo - è la rappresentazione popolare. Siamo molto preoccupati, non solo per questo, ma anche perché si vede che mancano un progetto complessivo e una visione organica del futuro del nostro Paese. Non si può pensare di tutelare i lavoratori irrigidendo il mercato del lavoro (Applausi dal Gruppo FI-BP) , senza creare le premesse per una crescita professionale e formativa adeguata alle nuove esigenze, dettate dal contesto. Non si può pensare, per esempio, di ingabbiare il settore del delivering , quello dei rider , che appunto è basato sulla flessibilità, con norme che lo ingessano e rischiano di distruggerlo. Il mondo del lavoro è cambiato e se ne deve prendere atto: già i recenti dati Istat vi hanno dimostrato che irrigidire il mercato del lavoro non porta buoni risultati. Infatti se il numero degli occupati è tornato ai livelli precrisi, quello complessivo delle ore lavorate - com'è già stato ben ricordato - è più basso: mancano circa 550 milioni di ore per tornare al livello ante-crisi, di dieci anni fa. In sostanza: c'è meno lavoro, redistribuito tra un numero maggiore di lavoratori. Questa, colleghi, non è crescita per il Paese, è ben altro. Per di più, sono diminuite le ore di straordinario e aumentate quelle di cassa integrazione. Permettetemi di ricordare alcuni dati, per farvi capire l'entità del problema. A settembre 2019 vi erano 17,2 milioni di ore di cassa integrazione, che vuol dire il 51,9 per cento in più rispetto a settembre 2018. Per quella straordinaria erano state autorizzate 11,5 milioni di ore, cioè il 99,2 per cento in più rispetto a settembre 2018. È aumentato anche il numero di coloro che non solo non lavorano, ma che il lavoro neanche lo cercano, alla faccia del tanto sbandierato reddito di cittadinanza, per cui si spendono miliardi di euro a debito dei cittadini italiani! (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Preziose risorse, tra l'altro, che vanno anche in favore di coloro che lo Stato l'hanno colpito e adesso il Governo l'ha confermato. Altro che sollievo per i poveri: il reddito di cittadinanza è una misura assistenzialista, che disincentiva l'accesso al lavoro. Anzi, mi correggo: in realtà, il reddito di cittadinanza serve, sì, a creare posti di lavoro, ma lavoro pubblico, oltre a quello in nero. Ricordo i 1.003 posti di lavoro presso l'INPS per gestire le pratiche relative al reddito di cittadinanza: 1.003 posti di lavoro per gestire una misura che non funzionerà e che non si sa per quanto durerà; poi i navigator (3.000) e altre figure professionali di cui abbisogna ANPAL per occuparsi dei centri per l'impiego. A quanto sembra, però, anche per questo Governo è più facile creare lavoro pubblico (come l'istituzione di tanti tavoli, enti o Commissioni, insomma tante poltrone) in ogni provvedimento. Ricordo poi la proroga dei lavori socialmente utili o di pubblica utilità per 8.500 lavoratori della Campania e la Calabria, ai quali non si è ancora riusciti a trovare una collocazione, perché il lavoro non si crea sulla carta. Presidenza del vice presidente CALDEROLI (ore 14,43) ( Segue TOFFANIN). E per i disabili cosa avete pensato? L'istituzione di un fondo ad hoc nel quale i privati possano versare volontariamente contributi non solo non è sufficiente per integrare i lavoratori disabili nel mondo del lavoro, ma per lo Stato significa di fatto eludere le proprie responsabilità, dando la parvenza di volersene fare carico. (Applausi dal Gruppo FI-BP). Al nostro Paese serve ben altro. Serve una vera riforma della pubblica amministrazione, per capire le competenze più adeguate e snellire le procedure burocratiche, vero punto dolente, dal momento che il costo dell'eccessiva burocrazia è stato stimato in circa 200 miliardi di euro, cioè il doppio dell'ammontare totale stimato per l'evasione fiscale. Serve un'importante formazione, che fornisca le capacità di cui necessitano i nuovi processi industriali. Serve una vera visione di quello che è necessario per fare impresa non solo oggi, ma per i prossimi anni. Come inizia invece questo Governo? Barattando la stabilizzazione dei precari di ANPAL voluta da LeU, PD e Italia Viva con l'abolizione dello scudo penale per gli amministratori di Ilva, imposta dal MoVimento 5 Stelle, che mette a rischio il proseguimento dell'attività dell'azienda. È questo l'approccio migliore per tutelare posti di lavoro, in primis quelli della prima città industriale della Puglia, con quasi 20.000 lavoratori, compreso l'indotto, e che il voto di fiducia deve mettere al riparo per evitare brutte sorprese, togliendo qualsiasi credibilità al nostro Paese? E poi ci chiediamo perché le aziende delocalizzano e gli investitori ci evitano? (Applausi dal Gruppo FI-BP). I numeri, come sempre, sono rappresentativi, in questo caso delle crisi aziendali nel nostro Paese, e purtroppo sono impietosi: i 138 tavoli attivi di gennaio sono diventati, in base alle dichiarazioni del ministro Patuanelli al question time in Senato, circa 158, con il coinvolgimento di più di 200.000 lavoratori, anche se lo stesso Ministro ha affermato che non è in grado di dare il numero preciso e complessivo dei tavoli aperti. In realtà pare siano arrivati a 180, con quasi 250.000 lavoratori coinvolti, senza contare le crisi a livello territoriale. Quello che si sa di sicuro è che in un anno e mezzo non si è chiuso positivamente uno che sia uno dei tavoli di crisi aziendali all'attenzione del MISE. Anzi, l'unico tavolo che si è appena concluso è purtroppo quello relativo alla Whirlpool di Napoli, con la chiusura dello stabilimento stesso e la cessione ad una società pare con dei precedenti poco rassicuranti per i lavoratori coinvolti. Purtroppo, anche in questo provvedimento non c'è assolutamente nulla per la risoluzione delle crisi aziendali, come invece è annunciato nel titolo del decreto-legge. Certo, prorogare gli ammortizzatori sociali in particolari circostanze è provvedimento indispensabile per dare ossigeno ai lavoratori. Ma il progetto di soluzione di una crisi non può esaurirsi con il sostegno dei lavoratori in termini di cassa integrazione. Stigmatizziamo il fatto che nulla sia stato fatto da questi ultimi Governi per una soluzione alla radice del problema e cioè per un vero processo di reindustrializzazione; solo tutti micro provvedimenti non efficaci, alcuni dei quali anche apprezzabili, mentre è lo stesso Ministro che denuncia l'assenza di un disegno industriale per l'Italia, che è il secondo Paese manifatturiero d'Europa. Il precedente Governo, anziché favorire le imprese, soprattutto le medie e piccole, volano della nostra economia, ha remato contro e ha varato provvedimenti come per esempio l'articolo 10 del decreto-legge crescita, per cui le aziende del settore devono fare da banche allo Stato anticipando gli incentivi per le ristrutturazioni. Ma vi sembra questo il modo di procedere? Anche questo problema non è stato affrontato né risolto. Siamo riusciti solo a far approvare un nostro ordine del giorno, mentre le aziende non possono più permettersi rinvii. Per il nostro Paese la situazione è davvero seria. La situazione italiana non stabile e con Governi che non affrontano politiche a favore dell'impresa facilita il processo di delocalizzazione, divenuto ormai allarmante. L'ultimo anno è stato caratterizzato da politiche, che speravamo ormai relegate ad un passato anacronistico, di sostanziale centralizzazione, statalizzazione e irrigidimento di tutto il sistema. Il presente Governo, il più a sinistra della Storia repubblicana italiana, non sembra purtroppo indirizzato a cambiare prospettiva, anzi. E continuando su questa china riuscirà nell'impresa di fare più danni all'economia italiana della grande crisi internazionale. Ma ricordatevi, onorevoli colleghe e colleghi: un conto è risolvere i problemi di sopravvivenza della maggioranza e del Governo con una fiducia, un altro è guadagnarsela, quella fiducia, presso gli elettori che prima o poi torneranno a votare. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Pertanto, il Gruppo di Forza Italia, non in maniera pregiudiziale, ma per il bene del Paese, voterà contro questo provvedimento ma soprattutto contro questo Governo. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . ANASTASI (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ANASTASI (M5S) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, membri del Governo, finalmente ci accingiamo a votare in Aula un provvedimento il cui iter è stato tanto breve quanto travagliato, nato con la precedente maggioranza di Governo e arrivato a noi in ritardo, a causa delle note vicende agostane. La conversione di questo decreto-legge non era pertanto né dovuta né scontata, ma questa maggioranza ha voluto comunque affrontare con coraggio la sua prima prova. Un rodaggio certamente positivo per il lavoro congiunto del Governo, delle Commissioni e del relatore, che ringrazio. Certo, non sono mancati i momenti di tensione e di normale confronto. Ci siamo anche permessi il lusso di inserire in questo provvedimento quelli che definisco tre colpi di scena, che andremo a vedere. Questo decreto-legge mette in pratica ciò che il Movimento teorizza dalla sua nascita, cioè una sintesi, quasi un combinato disposto, fra gli articoli 32 e 35 della Costituzione (per chi non li ricordasse, tutela del lavoro e tutela della salute), ultimamente sempre più in antitesi per i mutamenti che ci sono stati nell'economia, nel mondo del lavoro e nella società civile degli ultimi vent'anni. Il MoVimento 5 Stelle vuole invertire questo trend che ha visto una lenta e costante contrazione dei diritti dei lavoratori. Non è un caso, infatti, che nell'estate del 2018 il nostro primo provvedimento sia stato l'approvazione del decreto dignità. Cambia la maggioranza ma non la nostra idea di tutelare un esercito di lavoratori invisibili, frammentati, scarsamente sindacalizzati e con esigenze composite, che vanno da chi ne fa un lavoro saltuario a chi ne fa una professione continuativa e vuole rimanere in questo status . Per la prima volta, nella storia di questa Repubblica, affrontiamo la questione dei lavoratori della cosiddetta gig economy . Lo facciamo permettendo loro di accedere a minime garanzie previdenziali, assistenziali, infortunistiche e professionali. Sempre sul fronte delle tutele, interveniamo modificando i requisiti per accedere alla disoccupazione e consentiamo l'accesso alla contrattazione collettiva in maniera prevalente. Mandiamo quindi definitivamente in soffitta quella sorta di cottimo mascherato che purtroppo ha contrassegnato, in questi anni, rapporti di lavoro per nulla paritari; li tiriamo fuori, insomma, da quel limbo che li aveva resi invisibili e - passatemi il termine anglofono - expendable , cioè sacrificabili. Tiriamo fuori da questo limbo tutti i lavoratori italiani. Il decreto-legge non si limita soltanto alle tutele dei rider . Oggi infatti interveniamo anche sui contratti a tempo determinato in ANPAL, dando la possibilità ad INPS di assumere su tutto il territorio nazionale oltre 1.000 precari e questa è una buona notizia, una bella notizia per i lavoratori stabilizzati e per il funzionamento dell'INPS stesso. (Applausi dal Gruppo M5S) . Garantiamo inoltre fondi per gli ammortizzatori sociali per quei lavoratori delle aree industriali di crisi complessa che purtroppo stanno vivendo una crisi gravissima in aree come la Sicilia, la Sardegna e il Molise. Con l'articolo 8 ci occupiamo anche dei lavoratori disabili. Diamo infatti la possibilità ai privati di alimentare il fondo per il diritto al lavoro a loro dedicato, nato vent'anni or sono proprio per incentivare l'assunzione di personale con disabilità. Voglio infine citare, per la parte relativa alle tutele dei lavoratori e del comparto produttivo, l'articolo 12 che potenzia le strutture di collegamento fra il Ministero del lavoro e il MISE, assumendo 12 unità specializzate in crisi di impresa e sviluppo delle stesse, perché l'idea del ministro Di Maio di aumentare la sinergia fra i due ministeri è vincente e va perseguita con ogni mezzo. Archiviata così la parte relativa alla tutela e alla crisi di impresa, parliamo finalmente di sviluppo economico. A tale proposito, in questo decreto-legge assistiamo al primo vero e proprio colpo di scena, cioè l'emendamento end of waste, emendamento frutto del lavoro congiunto della nostra collega Vilma Moronese e del ministro Costa, lavoro durato oltre un anno. Le Regioni e le Province, seguendo precisi criteri determinati dallo Stato, potranno rilasciare o rinnovare autorizzazioni alla cessazione della qualifica di rifiuto, passaggio necessario perché lo stesso torni a essere o un prodotto o un materiale da rimettere in commercio. Superiamo, in questo modo, lo stallo in cui ci troviamo provocato dal vecchio decreto ministeriale del 1998. Colleghi, il mondo è cambiato e lo sono anche i rifiuti e ciò che andava buttato e interrato, ora è materia prima: con questo provvedimento riattiviamo intere filiere produttive che generano migliaia di posti di lavoro; con questo provvedimento, mettiamo in campo la visione ambientalista del Movimento. Un provvedimento che rappresenta un volano economico formidabile, oltre che un atteggiamento di vita orientato verso la sostenibilità. Colleghi, il rifiuto va valorizzato, non bruciato come ho sentito dire a volte in quest'Aula. (Applausi dal Gruppo M5S) . Una tonnellata riciclata, come ho sentito dire in quest'Aula, vale ben dieci volte una tonnellata bruciata e in quella differenza di valore finanziario ci stanno innumerevoli posti di lavoro, c'è ricchezza, c'è un ambiente più pulito e più salubre. Perché se ancora qualcuno non lo avesse capito, il nostro pianeta è un sistema chiuso e quello che produciamo, prima o poi, o lo mangiamo o lo beviamo o lo respiriamo. (Applausi dal Gruppo M5S) . Smaltito - scusate il gioco di parole - il primo colpo di scena, nel decreto-legge in esame abbiamo pensato anche al mantenimento del parco fotovoltaico italiano, introducendo criteri di proporzionalità sulle multe comminate ai gestori di impianti, che sono andati in sanzione per motivi di poco conto e rischiavano quindi di dover abbandonare l'attività per eccesso sanzionatorio da parte dello Stato. Come promesso arriviamo all'articolo 14, ovvero il secondo colpo di scena, che prevede l'abrogazione dell'immunità penale per i gestori e conduttori dell'acciaieria di Taranto. È l'esempio tipico di quanto detto in premessa, ovvero il dualismo mutuamente esclusivo fra gli articoli 32 e 35 della Costituzione. La soppressione dell'immunità penale non è punitiva verso qualcuno, ma è il primo vero, forte e inequivocabile segnale che, in Italia, lavoro e salute sono parti integrate e inscindibili. (Applausi dal Gruppo M5S) . Questa certezza la dovevamo ai pugliesi, ai proprietari dello stabilimento, agli imprenditori che vi operano e a tutti i lavoratori. Dobbiamo garantire lavoro di qualità, prodotti di qualità - incluso l'acciaio, ovviamente - e salute: questo è quello che la politica italiana, tutta, è chiamata a realizzare. Chiuso anche il secondo colpo di scena, parliamo di come continuiamo, nella nostra visione, a coniugare ambiente e sviluppo. Con il Piano energia e clima, varato nel 2019 dal nostro Governo, e con il Piano d'azione per il miglioramento della qualità dell'aria, sottoscritto dal presidente Conte, abbiamo dato avvio a misure per la tutela dell'ambiente e il contrasto ai cambiamenti climatici. In continuità con questi provvedimenti, all'articolo 13 siamo intervenuti sulla redistribuzione delle quote di emissione di gas, la cosiddetta normativa ETS. Le risorse in quesitone sono destinate a finanziare gli interventi di decarbonizzazione ed effìcientamento energetico nel settore industriale, a ridurre il costo dell'energia per le imprese soggette alla normativa ETS e a finanziare gli interventi per supportare la riconversione occupazionale delle aree ove sono ubicate le centrali a carbone. Insomma, con questo provvedimento, daremo maggiore competitività alle nostre imprese, cosa non da poco, per un Paese trasformatore come il nostro. Infine, il terzo colpo di scena: ci impegniamo, Governo e Parlamento, con un ordine del giorno stringente e condiviso, a modificare l'articolo 10 del decreto crescita, che, pur partendo da nobili intenzioni, cioè favorire gli interventi di efficientamento energetico nel settore civile, cosa che ha pure fatto, ha però creato diverse criticità alle piccole aziende artigiane, come fattoci rilevare dalle associazioni di categoria e dal Garante della concorrenza e del mercato. Il ministro Patuanelli, in quest'Aula, ha già garantito che convocherà i tavoli di confronto al Ministero, per una soluzione definitiva al primo provvedimento utile e lo stesso ha fatto il presidente Girotto nella 10 a Commissione. Infine, con l'articolo 15 interveniamo sul Fondo salva opere per dare concreta attuazione al decreto sblocca cantieri, per finanziare non solo gli affidatari dei lavori, ma anche garantire i subfornitori delle stesse, favorendo così il riavvio dei lavori e il completamento di indispensabili opere pubbliche. Tutela dei lavoratori, tutela del lavoro, tutela della salute, tutele delle imprese, tutela delle opere pubbliche: tutto questo contiene il decreto-legge in esame e, per questo motivo, annuncio il voto favorevole al provvedimento e alla fiducia da parte del Gruppo MoVimento 5 Stelle. (Applausi dal Gruppo M5S. Congratulazioni) . PRESIDENTE . Procediamo dunque alla votazione. Votazione nominale con appello PRESIDENTE . Indìco la votazione dell'emendamento 1.900 (testo corretto), presentato dal Governo, interamente sostitutivo dell'articolo unico del disegno di legge di conversione del decreto-legge 3 settembre 2019, n. 101, sull'approvazione del quale il Governo ha posto la questione di fiducia. Ricordo che ai sensi dell'articolo 94, secondo comma, della Costituzione e ai sensi dell'articolo 161, comma 1, del Regolamento, la votazione sulla questione di fiducia avrà luogo mediante votazione nominale con appello. Ciascun senatore chiamato dal senatore Segretario dovrà esprimere il proprio voto passando innanzi al banco della Presidenza. I senatori favorevoli alla fiducia risponderanno sì; i senatori contrari risponderanno no; i senatori che intendono astenersi si esprimeranno di conseguenza. Estraggo ora a sorte il nome del senatore dal quale avrà inizio l'appello nominale. (È estratto a sorte il nome della senatrice Saponara). Alcuni senatori hanno chiesto di votare per primi, e l'ho concesso, anche in relazione a precedenti convocazioni della Commissione parlamentare per l'indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi e del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica. Invito il senatore Segretario a procedere all'appello di tali senatori. (I predetti senatori rispondono all'appello). Invito il senatore Segretario a procedere all'appello, iniziando dalla senatrice Saponara. NISINI, segretario, fa l'appello. (Nel corso delle operazioni di voto assumono la Presidenza il vice presidente TAVERNA - ore 15,34 -, indi il vice presidente CALDEROLI - ore 15,43 -). Rispondono sì i senatori: Abate, Accoto, Agostinelli, Airola, Alfieri, Anastasi, Angrisani, Astorre, Auddino Bini, Biti, Boldrini, Bonifazi, Bottici, Botto, Bressa, Buccarella Campagna, Cario, Casini, Castaldi, Castellone, Castiello, Catalfo, Cioffi, Cirinnà, Collina, Coltorti, Comincini, Conzatti, Corbetta, Corrado, Crimi, Croatti, Crucioli, Cucca D'Alfonso, D'Angelo, D'Arienzo, De Bonis, De Falco, De Lucia, De Petris, Dell'Olio, Dessì, Di Girolamo, Di Marzio, Di Micco, Di Nicola, Di Piazza, Donno, Drago, Durnwalder Endrizzi, Errani, Evangelista Faraone, Fede, Fedeli, Fenu, Ferrara, Ferrari, Ferrazzi, Floridia Gallicchio, Garavini, Garruti, Gaudiano, Giacobbe, Giannuzzi, Giarrusso, Ginetti, Girotto, Granato, Grassi, Grasso, Grimani, Guidolin Iori L'Abbate, La Mura, Laforgia, Lanièce, Lannutti, Lanzi, Laus, Leone, Lezzi, Licheri, Lomuti, Lorefice, Lucidi, Lupo Magorno, Maiorino, Malpezzi, Manca, Mantero, Mantovani, Marcucci, Margiotta, Marilotti, Marinello, Marino, Matrisciano, Mautone, Merlo, Messina Assuntela, Mininno, Mirabelli, Misiani, Mollame, Montevecchi, Moronese, Morra Nannicini, Naturale, Nocerino, Nugnes Pacifico, Paragone, Parente, Parrini, Patuanelli, Pavanelli, Pellegrini Marco, Perilli, Pesco, Petrocelli, Piarulli, Pinotti, Pirro, Pisani Giuseppe, Pittella, Presutto, Puglia Quarto Rampi, Renzi, Riccardi, Ricciardi, Rojc, Romagnoli, Romano, Rossomando, Rubbia, Russo Santangelo, Santillo, Sbrollini, Sileri, Stefano, Steger, Sudano Taricco, Taverna, Toninelli, Trentacoste, Turco Unterberger, Urraro Vaccaro, Valente, Vanin, Vattuone, Verducci, Vono Zanda Rispondono no i senatori: Aimi, Augussori Bagnai, Balboni, Barachini, Barbaro, Battistoni, Berardi, Bergesio, Bernini, Bertacco, Berutti, Biasotti, Binetti, Bongiorno, Bonino, Borghesi, Borgonzoni, Bossi Simone, Briziarelli Calandrini, Calderoli, Caliendo, Caligiuri, Campari, Candiani, Candura, Cangini, Cantù, Carbone, Casolati, Centinaio, Cesaro, Ciriani, Corti, Craxi Dal Mas, Damiani, de Bertoldi, De Poli, De Siano, De Vecchis Fantetti, Fazzolari, Fazzone, Ferrero, Ferro, Floris Gallone, Garnero Santanchè, Gasparri, Giammanco Iannone, Iwobi La Pietra, Lonardo, Lunesu Maffoni, Malan, Mallegni, Marin, Martelli, Marti, Masini, Messina Alfredo, Minuto, Moles, Montani Nisini Ostellari Pagano, Paroli, Pazzaglini, Pellegrini Emanuele, Pepe, Pergreffi, Pichetto Fratin, Pirovano, Pisani Pietro, Pittoni, Pizzol, Pucciarelli Rauti, Richetti, Ripamonti, Rivolta, Rizzotti, Romeo, Rufa, Ruspandini Saccone, Salvini, Saponara, Saviane, Sbrana, Schifani, Sciascia, Serafini, Siclari, Siri, Stabile, Stefani Testor, Tiraboschi, Toffanin, Tosato, Totaro Vallardi, Vescovi Zuliani. PRESIDENTE.Dichiaro chiusa la votazione e invito i senatori Segretari a procedere al computo dei voti. (I senatori Segretari procedono al computo dei voti). Proclamo il risultato della votazione nominale con appello dell'emendamento 1.900 (testo corretto), interamente sostitutivo dell'articolo unico del disegno di legge di conversione in legge del decreto-legge 3 settembre 2019, n. 101, sull'approvazione del quale il Governo ha posto la questione di fiducia: Senatori presenti 278 Senatori votanti 278 Maggioranza 140 Favorevoli 168 Contrari 110 Il Senato approva. (Applausi dai Gruppi M5S e PD). Risultano pertanto preclusi tutti gli emendamenti e gli ordini del giorno riferiti al testo del decreto-legge n. 101. Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno PINOTTI (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PINOTTI (PD) . Signor Presidente, immagino che tutti abbiate avuto modo di vedere in televisione o di leggere sui giornali quanto sta avvenendo in Liguria e nel basso Piemonte. Ancora una volta un territorio terribilmente colpito; in questi mesi è quasi un appuntamento purtroppo consueto e annuale. La situazione, che altre volte è stata più drammatica in termini di vite umane, anche questa volta registra due morti (avvenute nel territorio del Piemonte), molti sfollati, fiumi che esondano, frane. Vi sono situazioni di grandissima difficoltà anche in piccoli Comuni nei quali per intervenire si incontrano tutti i problemi che gli amministratori locali ben conoscono. Vorrei portare all'attenzione del Senato la situazione che - immagino - non sarà sfuggita a nessuno, ma anche ricordare al Governo la necessità di intervenire. Peraltro ieri il premier Conte è andato nell'alessandrino, ha incontrato i sindaci, da subito il responsabile della protezione civile si è prodigato; come sempre, la macchina dei soccorsi si è messa in moto e, quanto prima, bisogna risolvere l'emergenza e dare i primi sostegni a coloro che hanno avuto danni. Oltre alla solidarietà a chi sta vivendo queste situazioni, vorrei portare una questione che non riguarda solo le emergenze e neanche il tempo breve, ma la necessità di uno sguardo lungo su un territorio che purtroppo spesso in Italia è fragile, dove il dissesto idrogeologico diventa un problema drammatico. A Genova si sono trovati nei Governi precedenti i soldi per opere importanti, ad esempio, per lo scolmatore del Bisagno. Il sindaco ha richiamato il fatto che oltre a questo scolmatore, ne servirebbero ulteriori per altri rivi. Sono stati fatti investimenti, alcuni dei quali stanno dimostrando di avere una funzionalità importante, che però non bastano perché sapete come è fatta la Liguria: un territorio stretto tra montagna e mare, estremamente urbanizzato, in cui la pioggia desta molta preoccupazione. L'attenzione particolare che volevo portare oggi in Assemblea riguarda la zona dell'alessandrino, dell'ovadese e del basso Piemonte, dove purtroppo interventi importanti, che necessitano, non sono stati fatti. Ricordate tutti la tragedia del 1994, che registrò più di 70 vittime e una situazione terribile? Più recentemente nell'alessandrino abbiamo continuato ad avere problemi; nel 2014 c'è stata di nuovo una terribile alluvione, con effetti disastrosi, nelle stesse zone dove è capitata questa volta; analoga situazione accadde nel 2016. Il Comune di Novi Ligure, peraltro sostenuto dall'allora giunta regionale, aveva messo in evidenza la necessità di realizzare uno scolmatore, perché poi quando succedono questi eventi, si capisce dove occorre allargare in modo tale che il fiume non esondi. Peraltro avevano anche fatto la proposta di usare una piccola parte dei risparmi sulla variante del terzo valico, quindi risparmi che erano stati fatti, per poter realizzare l'opera. Le persone in quelle zone sono disperate; guardano cosa è successo alle loro case, guardano il fango che ha invaso tutto, guardano anche il morto che c'è stato e si chiedono come sia potuto accadere di nuovo negli stessi posti e nello stesso modo. La fiducia nello Stato così viene meno. Sono quindi qui a richiedere, presentando anche un'interrogazione, di riconsiderare questa proposta che mi sembra di buon senso, volta a far sì che una piccola parte dei risparmi, che mi risulta ancora esserci, sui lavori del terzo valico venga utilizzata per le opere di messa in sicurezza del territorio. Volevo dirlo in Assemblea, ma ribadisco che presenterò un'interrogazione al Governo perché oltre che commemorare le vittime, ricordare i disastri ed esprimere solidarietà, siamo chiamati anche a fare delle proposte affinché certi fatti non si ripetano, come purtroppo ogni anno o due, accade invece in quei territori. (Applausi dal Gruppo PD) . BERUTTI (FI-BP) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BERUTTI (FI-BP) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi riallaccio a quanto diceva la collega in riferimento a quanto accaduto a partire da domenica fino alla notte tra lunedì e martedì, quando sul Piemonte e la Liguria si sono abbattuti fenomeni temporaleschi violentissimi e persistenti che hanno causato una vera e propria alluvione. Tra l'altro, stanotte è di nuovo allerta; quindi, la situazione si fa sempre più difficile. Ho chiesto di intervenire quest'oggi anzitutto per ricordare un amico, Fabrizio Torre, concittadino che, a causa di questa devastante ondata di maltempo, ha perso la vita in provincia di Alessandria, e un'altra persona è dispersa. Naturalmente c'è la speranza che ci sia ancora qualche spiraglio aperto. Sono certo che quest'Assemblea voglia unirsi al ricordo porgendo le più sentite condoglianze alla famiglia. Un messaggio di vicinanza deve essere poi rivolto ai tanti sfollati, a chi ha perso le proprie cose, al mondo agricolo, che ancora una volta si trova di fronte all'ennesima sfida, e che, purtroppo, molte volte, nella fase post- alluvione, deve fare i conti con i danni e con il fatto che nulla viene riconosciuto, a causa di lacci e lacciuoli sistematicamente posti dagli enti di riferimento. Lavoreremo compatti perché la gestione del dopo sia condivisa - come giustamente diceva la collega - e perché le istituzioni garantiscano, a partire dalla dichiarazione dello stato di emergenza, tutto il sostegno e gli strumenti necessari perché nessuno sia lasciato solo, anche alla luce della presenza del presidente Conte ieri sera in prefettura ad Alessandria con il presidente Cirio. I danni provocati dall'acqua in questi giorni e le conseguenze dei fenomeni temporaleschi sarebbero certamente stati ancor più gravi se nella gestione dell'emergenza non avessimo potuto contare sulla Protezione civile - che ormai sta diventando veramente un perno fondamentale del nostro Paese - le Forze dell'ordine così come i Vigili del fuoco, i volontari e gli amministratori che, con abnegazione e senso di comunità, hanno lavorato senza sosta per gestire le ore più difficili di questa emergenza. A loro non può che andare il più sentito e profondo ringraziamento. Se c'è una cosa che il maltempo delle ultime ore dimostra è quanto le questioni ambientali debbano essere al centro della nostra attenzione: i fenomeni meteorologici sempre più intensi e la scarsità di risorse alle quali sono costretti gli amministratori stanno diventando una condizione strutturale sulla quale è obbligatorio intervenire. Senza contare le difficoltà di intervento sulla pulizia dei fiumi. I disastri provocati dal maltempo sono evidenti a tutti: autostrade e treni bloccati tra Genova, Torino e Milano dimostrano quanto il basso Piemonte sia centrale per i collegamenti tra la Liguria, la Lombardia, il Nord del Paese e l'Europa. Qualsiasi iniziativa, qualsivoglia intervento deve dunque dare priorità a questo snodo naturale e fondamentale per il Paese. L'intervento sul breve periodo per far fronte all'emergenza deve dunque essere accompagnato da un piano di ampio respiro sulle infrastrutture e sui corsi d'acqua, specie i più piccoli, che sempre di più si confermano incapaci di far fronte ai fenomeni temporaleschi gravi e ormai strutturali che toccano i nostri territori. Di fronte a eventi come quelli che hanno coinvolto i nostri territori e i nostri concittadini è necessario che la politica si dimostri alla loro altezza e che dia seguito ad azioni concrete e rapide. (Applausi della senatrice Pinotti). AIMI (FI-BP) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. AIMI (FI-BP) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, oggi è l'anniversario della battaglia di El Alamein. Il 23 ottobre 1942, alla sera, circa 1.000 cannoni delle forze britanniche e alleate aprivano il fuoco sulle linee italiane, e da lì ebbe inizio quella terribile battaglia. Morirono oltre 5.000 ragazzi, che avranno per sempre diciotto, venti, trent'anni. Fu una tragedia immane. Ho voluto appositamente ricordarli in questa sede istituzionale perché non fossero dimenticati, perché non fosse dimenticato il loro sacrificio. Credo sia doveroso da parte di quest'Assemblea. Realizzarono una strenua resistenza: le truppe italiane si distinsero davvero per valore, in particolare le divisioni Folgore, Pavia, Ariete, Littorio, Trieste. Agirono con grande coraggio. Combatterono addirittura a mani nude quando finirono le munizioni e cercarono di bloccare l'avanzata dei mezzi corazzati apponendo le mine anticarro con le proprie mani, appiccicandole con il grasso che avevano prelevato dai motori. In quella battaglia non possiamo non ricordare la Regia Aeronautica, quello che fece e il suo valore. Ricordo anche che io non sarei qua se non ci fosse stato mio padre, che era ufficiale pilota d'assalto. È per questo che voglio onorare in questo momento i caduti di quella disperata resistenza. Si difendeva - lo voglio ricordare - non solo una buca, ma, tra le sabbie roventi del deserto e con gli occhi e la bocca pieni di polvere, l'onore e l'Italia, indipendentemente da ogni valutazione di carattere politico. El Alamein è stato ed un simbolo sacro della nostra storia. Credo che non solamente io, in maniera personale, e il nostro Gruppo, ma tutta l'Assemblea faccia bene a ricordare quella gioventù, ragazzi che combatterono con una inimmaginabile resistenza. Churchill ebbe parole di encomio per quei ragazzi, dicendo: «Dobbiamo davvero inchinarci davanti ai resti di ciò che rimane dei leoni della Folgore (...)». La sera alla BBC si dichiarò che gli ultimi superstiti della Folgore erano stati raccolti esamini nel deserto. La Folgore è caduta con le armi in pugno. Ora lì sono a presidiare nel sacrario di El Alamein per l'eternità, non ora la gloria della nostra patria. Ricordo che quando si perdono le virtù militari, si rischia di perdere anche quelle civili e spesso, conseguentemente, anche la libertà. Non dimentichiamolo mai. (Applausi dei senatori Cangini e Pinotti) . Sui lavori del Senato PRESIDENTE . Onorevoli colleghi, comunico che mercoledì 30 ottobre il Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Di Maio ha dato la sua disponibilità, dalle ore 10 alle ore 12, per rendere comunicazioni in relazione alla Siria. Atti e documenti, annunzio PRESIDENTE . Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Ordine del giorno per la seduta di martedì 29 ottobre 2019 PRESIDENTE . Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica martedì 29 ottobre, alle ore 16,30, con il seguente ordine del giorno: (Vedi ordine del giorno) La seduta è tolta (ore 16,13) . Congedi e missioni Sono in congedo i senatori: Alderisi, Barachini, Bogo Deledda, Bossi Umberto, Bruzzone, Castaldi, Cattaneo, Cerno, Crimi, De Poli, Di Piazza, Faggi, Fregolent, Fusco, Galliani, Malpezzi, Margiotta, Merlo, Misiani, Modena, Monti, Napolitano, Ortis, Ortolani, Papatheu, Pianasso, Pillon, Ronzulli, Segre, Sileri, Tesei, Turco, Vitali e Zaffini. . Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Giro e Rossomando, per attività di rappresentanza del Senato. Disegni di legge, annunzio di presentazione Senatori Caligiuri Fulvia Michela, Battistoni Francesco, Berardi Roberto, Siclari Marco, Moles Giuseppe, Minuto Anna Carmela, Aimi Enrico, Paroli Adriano, Ferro Massimo, Mallegni Massimo, Dal Mas Franco, Cangini Andrea, Gallone Maria Alessandra, Toffanin Roberta, Serafini Giancarlo, Rossi Mariarosaria, Binetti Paola, Malan Lucio, Damiani Dario, Testor Elena, Masini Barbara Disposizioni in materia di riforma delle modalità di vendita dei prodotti agroalimentari. Delega al Governo per la regolamentazione e il sostegno delle filiere etiche di qualità (1565) (presentato in data 22/10/2019); senatrice Rojc Tatjana Modifiche all'articolo 10 del decreto-legge 30 aprile 2019, n. 34, convertito con modificazioni dalla legge 28 giugno 2019, n. 58, in materia di incentivi per gli interventi di efficienza energetica e rischio sismico (1566) (presentato in data 22/10/2019); senatori Lunesu Michelina, Rufa Gianfranco, Salvini Matteo, Romeo Massimiliano, Nisini Tiziana, De Vecchis William, Pizzol Nadia, Fregolent Sonia, Cantu' Maria Cristina, Marin Raffaella Fiormaria, Arrigoni Paolo, Augussori Luigi, Bagnai Alberto, Barbaro Claudio, Bergesio Giorgio Maria, Borghesi Stefano, Bossi Simone, Briziarelli Luca, Bruzzone Francesco, Calderoli Roberto, Campari Maurizio, Candiani Stefano, Candura Massimo, Casolati Marzia, Centinaio Gian Marco, Corti Stefano, Faggi Antonella, Ferrero Roberta, Fusco Umberto, Iwobi Tony Chike, Marti Roberto, Montani Enrico, Ostellari Andrea, Pazzaglini Giuliano, Pellegrini Emanuele, Pepe Pasquale, Pergreffi Simona, Pianasso Cesare, Pillon Simone, Pirovano Daisy, Pisani Pietro, Pittoni Mario, Pucciarelli Stefania, Ripamonti Paolo, Rivolta Erica, Saponara Maria, Saviane Paolo, Sbrana Rosellina, Siri Armando, Stefani Erika, Tesei Donatella, Tosato Paolo, Vallardi Gianpaolo, Vescovi Manuel, Zuliani Cristiano Modifiche alla legge 21 ottobre 2005, n. 219, in materia di attività trasfusionali (1567) (presentato in data 22/10/2019); senatori Giro Francesco Maria, Cangini Andrea, Barbaro Claudio, Iannone Antonio, Gasparri Maurizio, Fazzone Claudio, Battistoni Francesco, Binetti Paola, Saccone Antonio, Alderisi Francesca, Aimi Enrico, Barboni Antonio, Caliendo Giacomo, Galliani Adriano, Gallone Maria Alessandra, Lonardo Alessandrina, Moles Giuseppe, Perosino Marco, Rizzotti Maria Istituzione del Comitato per le celebrazioni dei 150 anni di Roma capitale d'Italia (1568) (presentato in data 22/10/2019); DDL Costituzionale senatore Ferrari Alan Modifiche agli articoli 57 e 58 della Costituzione in materia di elettorato attivo e passivo per l'elezione del Senato della Repubblica, nonché modifica dell'articolo 83 della Costituzione in materia di riduzione del numero dei dei delegati regionali per l'elezione del Presidente della Repubblica (1569) (presentato in data 23/10/2019). Disegni di legge, assegnazione In sede redigente 11ª Commissione permanente Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale sen. Nocerino Simona Nunzia ed altri Disposizioni per il riconoscimento ed il sostegno del caregiver familiare (1461) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 6ª (Finanze e tesoro), 12ª (Igiene e sanita'), Commissione parlamentare questioni regionali (assegnato in data 23/10/2019). In sede referente 1ª Commissione permanente Affari Costituzionali sen. Ferrari Alan Modifiche agli articoli 57 e 58 della Costituzione in materia di elettorato attivo e passivo per l'elezione del Senato della Repubblica, nonché modifica dell'articolo 83 della Costituzione in materia di riduzione del numero dei dei delegati regionali per l'elezione del Presidente della Repubblica (1569) previ pareri delle Commissioni Commissione parlamentare questioni regionali (assegnato in data 23/10/2019). Interrogazioni, apposizione di nuove firme La senatrice Caligiuri ha aggiunto la propria firma all'interrogazione 3-01064 del senatore Perosino ed altri. Il senatore Totaro ha aggiunto la propria firma all'interrogazione 4-02356 della senatrice Rauti. Interrogazioni, integrazione dei Ministri competenti L'interrogazione 3-01192, del senatore Taricco ed altri, rivolta al Ministro della salute, si intende rivolta anche al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali come primo destinatario. Risposte scritte ad interrogazioni (Pervenute dal 17 al 23 ottobre 2019) SOMMARIO DEL FASCICOLO N. 43 AGOSTINELLI: sulla tutela dei diritti delle madri nelle strutture penitenziarie (risp. BONAFEDE, ministro della giustizia ) BOTTO ed altri: sui divieti di circolazione di mezzi pesanti sulla sopraelevata di Genova (4-01637) (risp. DE MICHELI, ministro delle infrastrutture e dei trasporti ) CRUCIOLI: sulla chiusura del carcere "Sant'Agostino" di Savona (4-01206) (risp. BONAFEDE, ministro della giustizia ) DE PETRIS: sul certificato penale necessario alla partecipazione dei candidati a competizioni elettorali (4-02047) (risp. BONAFEDE, ministro della giustizia ) PAPATHEU: sulla vicenda di "Angeli e demoni" e sull'affido dei bambini (4-02112) (risp. BONAFEDE, ministro della giustizia ) VITALI: sull'orario di lavoro e sullo straordinario dei dirigenti della Polizia penitenziaria (4-02002) (risp. BONAFEDE, ministro della giustizia ) Mozioni Atto n. 1-00180 RAUTI CIRIANI CALANDRINI LA PIETRA MAFFONI RUSPANDINI TOTARO ZAFFINI URSO IANNONE - Il Senato, premesso che: la previdenza complementare è il secondo pilastro del sistema pensionistico, il cui scopo è quello di erogare più elevati livelli di copertura previdenziale rispetto a quelli offerti dal sistema pubblico, a fronte delle varie riforme previdenziali che hanno abbattuto, negli anni, i livelli delle prestazioni pubbliche; ciò che rende le forme di previdenza complementare diverse da altri strumenti finanziari tradizionali è l'esistenza di una serie di norme di controllo, criteri e limiti di investimenti, specifici e stringenti, volti al raggiungimento dello scopo previdenziale cui essi tendono e che hanno impedito che le crisi finanziarie degli ultimi decenni distruggessero il risparmio pensionistico; nonostante, a partire dagli anni '90 e fino al 2001, anche la pubblica amministrazione sia stata caratterizzata dai processi di riforma previdenziale, con conseguenti abbattimenti del livello delle prestazioni pensionistiche, le forme di previdenza complementare, ed in particolare i fondi negoziali, per i dipendenti pubblici, hanno stentato ad affermarsi, rispetto al settore privato; nel settore pubblico questo è accaduto sia per la scarsa conoscenza e comprensione delle problematiche previdenziali, nonché per problemi legati al reperimento delle risorse per il loro avvio, sia per l'esistenza di un ostacolo di ordine economico-giuridico e cioè l'assenza, nel settore pubblico, della principale fonte di finanziamento presente, invece, nel settore privato: il TFR (trattamento di fine rapporto); l'attuale perdurante situazione di crisi finanziaria ha poi acuito la diffidenza verso qualunque forma di investimento finanziario; esiste, inoltre, un problema di disparità di trattamento tra dipendenti pubblici: a differenza dei dipendenti pubblici contrattualizzati (Stato, Ministeri, Sanità, enti locali), per i quali sono state trovate risorse e sono stati fatti partire i fondi pensione Espero (Scuola) e Perseo-Sirio (Stato, Parastato, Sanità ed enti locali), per le categorie dei magistrati, avvocati e procuratori dello Stato, Forze armate e di polizia, docenti e ricercatori universitari, personale appartenente alle carriere prefettizie e diplomatiche, personale delle Camere del Parlamento e della segreteria della Presidenza della Repubblica, i fondi pensione non sono partiti, a fronte di una significativa riduzione delle pensioni pubbliche, soprattutto per le classi più giovani (contributivi dal 1996); il perpetuarsi di tale situazione pone i dipendenti pubblici non contrattualizzati in una condizione di disparità anche sotto il profilo costituzionale e, in particolare, dell'articolo 38, ai sensi del quale «I lavoratori hanno diritto che siano preveduti ed assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria»; la stessa Corte costituzionale, con sentenza n. 393 del 28 luglio 2000, ha sposato la tesi della «funzionalizzazione» della previdenza complementare a quella pubblica, nel senso che essa si sostituisce in parte ai compiti di quest'ultima, non in grado di garantire nel tempo adeguati livelli di copertura previdenziale; proprio la previdenza complementare costituisce, nel comparto sicurezza e difesa, uno dei più importanti capitoli ancora aperti e non risolti: il personale delle forze armate fa parte di quei dipendenti pubblici, che non sono stati coinvolti dal processo di privatizzazione del pubblico impiego e i cui rapporti di lavoro, sulla scorta del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, restano disciplinati dai rispettivi ordinamenti; per quanto concerne, infatti, il personale delle Forze di polizia e delle Forze armate, l'articolo 26, comma 20, della legge 23 dicembre 1998, n. 448, ha riservato espressamente alle procedure di negoziazione e concertazione previste dal decreto legislativo 12 maggio 1995, n. 195, «la disciplina del trattamento di fine rapporto ai sensi dell'articolo 2, commi da 5 a 8, della legge 8 agosto 1995, n. 335, e successive modificazioni, nonché l'istituzione di forme pensionistiche complementari»; tra i motivi che hanno reso difficoltosa la partenza dei fondi per i militari ne sono stati addotti prevalentemente due: l'assenza di risorse da destinare a tal fine nelle varie leggi di bilancio e il fatto che la citata legge n. 448 del 1998 richiede, di fatto, il preliminare passaggio dal TFS al TFR e tale passaggio non è conveniente per i militari; per ovviare a tale situazione molti militari hanno cercato di coprire da soli il divario previdenziale, spesso sottoscrivendo però prodotti spacciati come fondi pensione che non sono tali o comunque non utili ai fini pensionistici o, altre volte, prodotti molto costosi che ne eroderanno i rendimenti. In altri casi potrebbero aver sottoscritto prodotti offerti da intermediari finanziari senza un'adeguata informativa collettiva; per il personale delle forze di Polizia e delle forze armate l'apertura ufficiale delle procedure di concertazione, di cui al citato articolo 26 per la previsione di fondi pensione complementare è intercorsa nel 1999. Nello specifico, il decreto del Presidente della Repubblica 16 marzo 1999, n. 254 di «Recepimento dell'accordo sindacale per le Forze di polizia ad ordinamento civile e del provvedimento di concertazione delle Forze di polizia ad ordinamento militare relativi al quadriennio normativo 1998-2001 ed al biennio economico 1998-1999», nel Titolo II, riguardante il personale non dirigente delle Forze di Polizia ad ordinamento militare (Arma dei Carabinieri e corpo della Guardia di finanza), all'articolo 67, comma 1, stabilisce che le procedure di negoziazione e di concertazione attivate provvedono a definire: a) la costituzione di uno o più fondi nazionali pensione complementare per il personale delle forze armate e delle forze di Polizia ad ordinamento civile e militare, ai sensi del decreto legislativo n. 124 del 1993, della legge n. 335 del 1995, della legge n. 449 del 1997 e successive modificazioni ed integrazioni, anche verificando la possibilità di unificarlo con analoghi fondi istituiti ai sensi delle normative richiamate per i lavoratori del pubblico impiego; b) la misura percentuale della quota di contribuzione a carico delle amministrazioni e di quella dovuta dal lavoratore, nonché la retribuzione utile alla determinazione delle quote stesse; c) le modalità di trasformazione della buonuscita in TFR, le voci retributive utili per gli accantonamenti del TFR, nonché la quota di TFR da destinare a previdenza complementare. Lo stesso articolo 67, al comma 2, specifica che destinatario dei fondi pensione, di cui al comma 1, è il personale che liberamente aderisce ai fondi stessi; per il personale delle Forze armate e di polizia, che attualmente rimane in regime di TFS, l'interpretazione del combinato disposto delle norme citate conduce a ritenere che il vincolo per consentire l'attivazione di forme contrattuali sussista solo ove si voglia utilizzare tale fonte di finanziamento (il TFR) e quindi ci si trovi di fronte a fondi di natura negoziale, cioè ci si trovi innanzi a fondi istituiti in base a norme previste nei rispettivi ordinamenti e che quindi, scaturiscono da procedure di concertazione; tale vincolo, invece, non dovrebbe sussistere nel caso in cui si voglia attivare una forma di previdenza complementare finanziata solo da contribuzioni diverse dal TFR, cioè nel caso di fondi istituiti sulla base di accordi tra lavoratori promossi da loro associazioni, che non coinvolgono il datore di lavoro. In tal caso, infatti, tali fondi, pur essendo chiusi, non avrebbero carattere negoziale; alla luce del delineato quadro normativo, il fulcro della questione risiede nell'individuazione dei soggetti titolati all'avvio delle procedure citate, nonché delle posizioni assunte dal giudice amministrativo sul punto; in virtù del fatto che il personale in questione rientra tra quello non contrattualizzato, parte della dottrina e fondante giurisprudenza hanno ritenuto un obbligo in capo alla pubblica amministrazione procedere per disciplinare in base ai rispettivi ordinamenti la previdenza complementare ed il TFR (Tar Lazio, Sez. I- bis , Sent. n. 9186/2011 del 23 novembre 2011); con le sentenze 21 marzo 2013, n. 2907/2013 e n. 2908/2013, pronunciate dalla sezione I- bis del TAR Lazio, i ricorrenti (militari delle forze armate, inclusa l'Arma dei Carabinieri) hanno ottenuto il riconoscimento dell'obbligo per le amministrazioni resistenti di concludere, mediante l'emanazione di un provvedimento espresso, il procedimento amministrativo concernente l'introduzione della previdenza complementare; dallo stesso TAR Lazio è stato poi nominato un commissario ad acta , al quale è stato riconosciuto l'onere, ritenuto indispensabile, «di attivare i procedimenti negoziali interessando allo scopo le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative ed i Consigli Centrali di Rappresentanza, senza tralasciare di diffidare il Ministro della Pubblica Amministrazione e la Semplificazione ad avviare le procedure di concertazione/contrattazione per l'intero Comparto Difesa e Sicurezza»; nonostante ciò, a distanza di ben ventuno anni dall'entrata in vigore della legge n. 448 del 1998, non sono state ancora avviate le procedure di negoziazione e concertazione per "la definizione del trattamento di fine rapporto e l'avvio della previdenza complementare", contrariamente a quanto già realizzato per altri settori della Pubblica Amministrazione; non è più procrastinabile un'attivazione della previdenza complementare nel comparto difesa, sicurezza e soccorso pubblico, volta ad accrescere gli assegni pensionistici nei confronti dei lavoratori, le cui prestazioni verranno calcolate con il sistema contributivo e che quindi percepiranno meno rispetto agli altri lavoratori del pubblico impiego, impegna il Governo: 1) a stanziare nella prossima legge di bilancio per il 2020 le necessarie risorse da destinare all'avvio della previdenza complementare negoziale per il Comparto difesa e sicurezza ai sensi della legge n. 448 del 1998, così da equiparare il personale militare al resto dei dipendenti pubblici; 2) a prevedere, nelle more dell'individuazione di risorse pubbliche, la creazione di un fondo collettivo non negoziale, evitando la dispersione dei singoli verso forme di previdenza diversificate e con scopo di lucro; 3) ad assumere iniziative di competenza, anche di carattere normativo, in ottemperanza alle disposizioni di cui all'articolo 24, comma 28, della legge 22 dicembre 2011, n. 214 (cosiddetta legge Fornero), finalizzate alla previsione di adeguate forme di decontribuzione parziale dell'aliquota contributiva obbligatoria agli enti previdenziali da devolvere verso schemi previdenziali integrativi, in particolare a favore delle giovani generazioni; 4) a prevedere meccanismi di adesione contrattuale all'interno di singoli contratti di lavoro. Come chiarito da Covip, infatti, l'adesione contrattuale deriva da una previsione inserita nel CCNL, che introduce a favore di tutti i lavoratori dipendenti del settore di riferimento un contributo mensile, a carico del solo datore di lavoro, da versare al Fondo di previdenza complementare individuato nel contratto stesso; 5) a prevedere, nelle more dell'attivazione della previdenza complementare, anche per il comparto difesa, sicurezza e soccorso pubblico, benefici all'atto della cessazione del servizio; 6) a prevedere l'abolizione del meccanismo di opzione, ossia la possibilità di aderire a fondi pensione negoziali senza dover trasformare il proprio TFS in TFR. Interrogazioni con richiesta di risposta scritta Atto n. 4-02358 MANGIALAVORI Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che a quanto risulta all'interrogante: il porto di Vibo Valentia è caratterizzato da una doppia funzione: commerciale e turistica. Il porto è interessato da discreti flussi commerciali strettamente connessi alle attività produttive ed agli insediamenti industriali presenti sul territorio della provincia vibonese; il traffico commerciale in arrivo è costituito principalmente da carburanti e gas destinati ai depositi costieri ed agli stabilimenti presenti nella zona di Vibo Marina, mentre il traffico in partenza è rappresentato essenzialmente da prodotti industriali provenienti dalla limitrofa area industriale. Oltre alle attività commerciali, all'interno del porto esiste un rilevante movimento di imbarcazioni da diporto, che usufruiscono dei servizi essenziali, quali accoglienza e rifornimento di carburante. Tale movimento nel periodo estivo raggiunge elevati livelli di presenze e rappresenta un aspetto rilevante per il settore turistico provinciale; Vibo e le altre frazioni costiere pagano ancora oggi le scelte sbagliate o, peggio, le non scelte dei decenni passati. Un territorio dalle enormi potenzialità si è trovato penalizzato dall'assenza completa di attenzione e di interventi mirati alla costruzione di un progetto strategico in grado di definire in maniera concreta il futuro di questa importantissima porzione del territorio comunale; il vicepresidente della Giunta regionale, Francesco Russo, nella lettera inviata al Ministro in indirizzo ha ricordato che sui porti di Vibo Valentia e Reggio Calabria lo Stato, a norma del decreto legislativo n. 112 del 1998, esercita le funzioni amministrative in via esclusiva. Si tratta di porti che sono ricompresi nel disegno delle Autorità di sistema portuale delineato dalla riforma del 2016 che, ad oggi, rimane inattuata solo per i porti della Calabria; le esigenze di intervento infrastrutturale in questi porti non sono state concretamente prese in considerazione all'atto della redazione dei piani triennali ministeriali delle opere marittime e dunque permangono tali e quali oramai da diversi anni senza alcun finanziamento ministeriale; a fronte di questa inspiegabile inerzia, la Regione Calabria ha messo a disposizione risorse del Patto per la Calabria per circa 25 milioni di euro. Malgrado l'accordo stipulato tra le parti interessate nel luglio del 2018, il Ministero continua a tenere bloccate risorse, di provenienza regionale, di fondamentale importanza per i due scali, si chiede di sapere quali iniziative intenda intraprendere il Ministro in indirizzo affinché i fondi per i porti di Reggio Calabria e Vibo Valentia siano sbloccati nel più breve tempo possibile. Atto n. 4-02359 BINETTI Al Ministro della salute Premesso che: la legge n. 134 del 2015 sull'autismo approvata in via definitiva il 5 agosto del 2015 recita nel suo titolo "Disposizioni in materia di diagnosi, cura e abilitazione delle persone con disturbi dello spettro autistico e di assistenza alle famiglie". Con questa legge viene sancito l'obbligo del Servizio sanitario nazionale di offrire alle persone con autismo gli interventi che nei Paesi avanzati vengono da tempo forniti gratuitamente, in collaborazione con i servizi sociali, con la scuola e la famiglia; la legge "quadro" avrebbe dovuto dare forza e unitarietà agli altri provvedimenti: le nuove linee guida, di cui è stato dato mandato all'Istituto superiore di Sanità e i livelli essenziali di assistenza, che includono interventi specifici per la condizione autistica. La legge avrebbe dovuto costituire il tassello mancante a completare la normativa necessaria per assicurare alle persone con autismo il diritto soggettivo all'assistenza sanitaria e sociosanitaria. I LEA dovrebbero finanziare la spesa relativa alle Regioni che devono razionalizzare la spesa concentrandola su interventi di provata efficacia; in realtà, a quattro anni di distanza, le nuove linee guida non sono ancora state emanate dall'ISS e in molti centri prevale una sorta di coazione a ripetere modelli entrati nell'uso, ma non adeguatamente supportati da prove di consolidata efficacia scientifica. Mentre persistono diffusi pregiudizi, che accentuano non solo il disagio delle persone con autismo, ma anche quello delle loro famiglie. Le difficoltà si aumentano nel caso dei soggetti autistici adulti particolarmente gravi; alcune famiglie hanno creato piccole associazioni che fanno riferimento sia alla legge sull'autismo che alla legge sul "Dopo di noi", per garantire ai figli le migliori condizioni possibili. Ma spesso si scontrano con una indifferenza burocratica che assume vere e proprie tonalità di esplicita ostilità. Un esempio eclatante è quello offerto dalla dottoressa Sabina Savagnone, presidente dell'Arpa (Associazione per la ricerca sulla psicosi e l'autismo), che ha una figlia grande affetta da autismo e che insieme ad altre famiglie con problemi analoghi ha creato una casa famiglia, in una struttura resa disponibile dal Comune di Roma, ma in gravi condizioni di abbandono; si tratta di una parte del plesso scolastico sito in via Longhena 98, ex scuola La Pisana - Incis, di cui il Consiglio comunale n. 25 del 3 febbraio 1995 aveva concesso l'uso, e di cui oggi si revoca la concessione, puntualizzando che l'amministrazione competente è il Municipio XII di Roma Capitale; la direzione competente è la Direzione socio-educativa e il responsabile del procedimento la dottoressa Cristiana Palazzesi; le famiglie hanno restaurato la struttura a loro spese, tassandosi in base alle loro possibilità e alle necessità della struttura, l'hanno adattata alle precise esigenze dei soggetti autistici, l'hanno arredata in modo gradevole e funzionale, si sono fatte carico delle principali esigenze dei figli, hanno creato un modello di presa in carico flessibile, in cui la famiglia è al tempo stesso soggetto e oggetto di cure e resta il principale tramite comunicativo con i figli. Hanno ottenuto risultati degni di attenzione, in condizioni economiche precarie, contando proprio sulla necessità di dover condividere oneri ed onori per ripartire responsabilità e riappropriarsi di una serenità, scaturita dal non sentirsi soli; il 1°giugno 2019 il Comune di Roma ha richiesto un aumento considerevole del canone di affitto della struttura, notevolmente superiore alle possibilità economiche delle famiglie; l'alternativa al mancato pagamento del nuovo canone di affitto comporterebbe l'abbandono della struttura entro la fine del mese di ottobre 2019, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia al corrente della vicenda descritta e se una tale procedura corrisponda alla interpretazione della legge secondo criteri di equità e di cura, o se piuttosto, nell'indifferenza istituzionale, non si stiano spingendo queste famiglie sull'orlo della disperazione. Atto n. 4-02360 IANNONE Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e della salute Premesso che a quanto risulta all'interrogante: il 21 ottobre 2019 è stato scoperto un vasto traffico di rifiuti speciali, con potenzialità radioattive, con smaltimento nel Vallo di Diano (Salerno), ma proveniente da tutta Italia; i Carabinieri della compagnia di Sala Consilina (Salerno) hanno posto sotto sequestro 16.000 litri di idrossido di potassio, sostanza altamente tossica e cancerogena, e un'area di circa 2.000 metri quadri adibita a deposito e stoccaggio illecito di rifiuti speciali pericolosi; i militari dell'Arma, coordinati dal capitano Davide Acquaviva, nella notte hanno fermato a Sant'Arsenio (Salerno) un camion con rimorchio di una ditta per la produzione di materiale edile che trasportava 6 cisterne, dotate di rubinetto, contenenti 6.000 litri del liquido utilizzato, quale detergente alcalino per applicazione industriale; a seguito di ulteriori controlli presso il deposito, ubicato nell'area industriale di Polla (Salerno), della stessa ditta, sono state scoperte altre dieci cisterne con all'interno lo stesso liquido di idrossido di potassio; al termine dell'operazione, l'autista del camion e l'imprenditore titolare della ditta di produzione edile sono stati denunciati, su disposizione della Procura di Lagonegro, per deposito e trasporto illecito di rifiuti speciali pericolosi tossico-cancerogeni. Con molta probabilità, l'inquinante liquido, proveniente soprattutto da opifici della Campania e dall' hinterland milanese, sarebbe stato smaltito illecitamente in terreni del Vallo di Diano, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza del grave accaduto e se risulti che persone senza scrupoli abbiano smaltito illegalmente nel Vallo di Diano altri carichi; se ritengano che la salute dei cittadini di questo comprensorio non corra rischi. Atto n. 4-02361 CORRADO ANGRISANI CROATTI DE LUCIA GRANATO LANNUTTI PIRRO PELLEGRINI Marco RICCARDI TRENTACOSTE LOREFICE Al Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo Premesso che a quanto risulta agli interroganti: nel 2014 il Comune di Tiriolo (Catanzaro) ebbe un finanziamento PON-FESR per la riapertura delle indagini archeologiche nell'area dell'ex campo sportivo (località Gianmartino), nota per il rinvenimento di strutture e materiali archeologici sin dalla metà del XVII secolo e sottoposta a molteplici interventi della Soprintendenza nella seconda metà del XX secolo, senza che il sito fosse mai indagato approfonditamente, né i risultati delle indagini svolte pubblicati o i ruderi resi visitabili; un saggio di scavo (con una superficie di circa 120 metri quadrati totali) fu aperto a primavera 2015 sotto la direzione tecnica del dottor Ricardo Stocco, consulente archeologo della ditta ISA Restauri Srl, aggiudicataria dell'appalto. Essendo emersa una struttura monumentale di IV-III sec. a.C. in straordinario stato di conservazione, l'archeologo Stocco, in accordo con l'Amministrazione comunale, propose alla dottoressa G. Verbicaro della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio (SABAP) per le province di Catanzaro, Cosenza e Crotone, direttore scientifico dell'intervento, di ridurre la superficie d'indagine prevista per riservare parte della somma a disposizione al restauro delle strutture già a vista e alla valorizzazione del sito. Nacque così, ad aprile 2016, il Parco archeologico urbano di Gianmartino; ai fini dell'edizione completa del contesto archeologico, anche lo studio dei reperti mobili, inizialmente non previsto, apparve presto indispensabile: oltre alle ceramiche, si contavano quattro straordinari capitelli, pressoché integri, con abbondanti tracce di policromia, e altri in frammenti; suppellettile bronzea, circa 300 monete (di cui 110 d'argento) e molta coroplastica votiva; a giugno 2016, Stocco inoltrò richiesta formale di studio, richiesta assentita in luglio dal segretario regionale del Ministero per i beni e le attività culturali (MIBAC) Calabria, ma formalmente resa attiva solo a dicembre 2016 (e valida prima un mese, poi un altro mese, poi un anno), cioè dopo che l'archeologo aveva atteso alla relazione finale dello scavo, composto il pacchetto della documentazione allegata, steso la bozza di indice per la pubblicazione e la lista dei componenti della squadra di studio, di alto profilo, parte dei quali indicati dalla Verbicaro; Stocco poté dunque accedere al magazzino dei reperti solo a gennaio 2017 e per molti mesi il gruppo di studio fu impegnato a titolo gratuito, ma con l'onere pieno della responsabilità penale e legale di quanto avveniva, per provvedere al lavaggio dei reperti, alla catalogazione e al riordino dei materiali, nonostante che durante i mesi di scavo persone espressamente indicate dalla funzionaria della SABAP fossero state retribuite dalla ditta per svolgere quei compiti. Inizialmente, inoltre, il gruppo fu incaricato di procedere all'individuazione, al lavaggio e alla ricomposizione di 100 reperti, al fine di consegnarli a un catalogatore esterno nominato e pagato dalla Soprintendenza; solo a maggio 2017 fu espressamente detto allo Stocco, per la prima volta, che la pubblicazione sarebbe stata autorizzata quando, chiuso lo studio e consegnata tutta la documentazione, la SABAP avesse avuto modo di valutare la qualità del lavoro prodotto e, poco tempo dopo, definiti inutili dalla Verbicaro il lavaggio e le stime quantitative dei reperti già effettuati, Stocco e i suoi furono sollecitati a sbrigarsi, perché altri avevano inoltrato richiesta di studio. Inoltre la SABAP avrebbe cercato e creato in almeno due occasioni, in quei mesi, motivi per sostenere l'inaffidabilità e l'inadeguatezza professionale del dottor Stocco, mirando a estrometterlo da ogni ulteriore attività su Gianmartino e dunque a liberarsi, con lui, di tutto il suo gruppo. Al professionista è stata dunque preclusa ogni collaborazione lavorativa e la sua damnatio memoriae, da parte della SABAP, è stata sollecitamente comunicata e imitata in tutti gli ambienti scientifici; la concessione della proroga dell'autorizzazione al lavoro sui reperti, assentita fino a settembre 2018, è costata allo Stocco serrati scambi di PEC con la Soprintendenza e l'assistenza di un ufficio legale; né la SABAP ha desistito dall'azione intimidatoria nei suoi confronti, mentre lo stesso, sempre gratuitamente e coinvolgendo professionalità di altissimo livello del mondo accademico nazionale, proseguiva faticosamente lo studio del contesto e segnalava il degrado di alcune delle strutture in situ , così come di molti reperti depositati in magazzino (intonaci e metalli in primis ); con un, a parere degli interroganti vergognoso, ultimatum telefonico, inoltre, si fece intendere allo Stocco dalla Direzione scientifica che gli sarebbe stata autorizzata la pubblicazione solo se avesse lasciato l'edizione dei capitelli ad un ex funzionario di zona, in pensione, quale riconoscimento del lavoro da lui svolto su Tiriolo. Lavoro che, considerato il ruolo e le somme spese, non appare particolarmente meritorio; a maggio 2019 avveniva la consegna, a mano e subito dopo via e-mail , al Sindaco di Tiriolo, al direttore del Museo archeologico, al soprintendente dottor M. Pagano e al nuovo funzionario di zona, dottoressa S. Morsiani, di una più che esaustiva relazione finale, comprensiva delle schede-tipo utilizzate per la raccolta di tutti i dati e della redazione di sintesi delle ipotesi interpretative. Ciò nonostante, a fine luglio 2019 il soprintendente, con atteggiamento opposto a quello tenuto all'atto della consegna, ha intimato allo Stocco, via PEC, di inviare entro 60 giorni tutta la documentazione prodotta, rilevando l'inadeguatezza di quanto contenuto nella relazione offerta. In aggiunta, la nota del Pagano minacciava che, in caso di mancata consegna, sarebbe stato accordato il permesso di studio ad altri consulenti indicati della Soprintendenza, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo ritenga che, ove l'onere della manutenzione di un sito archeologico spetti al Comune, la Soprintendenza non possa arrogarsi il potere di stabilire chi e quando, oltre che come, debba eseguire detta manutenzione; se reputi che quando, come a Tiriolo, una Soprintendenza disattenda per decenni al compito di rendere adeguatamente noti i risultati delle sue ricerche, non possa poi rivalersi (minacciando, per ritorsione, di passare ad altri il permesso di studio) su un gruppo spontaneo, qualificato ed autofinanziato di professionisti che, per la prima volta, adempiono a quest'obbligo; se non valuti che i depositi archeologici dovrebbero essere un luogo aperto a tanti occhi e al confronto tra gli studiosi, purché paritario, equo e onesto; se, infine, non ritenga che la vicenda Gianmartino, esemplare nella sua negatività, possa essere l'occasione per introdurre norme finalizzate a scardinare finalmente una logica perversa, che si annida in seno alla gestione dell'archeologia pubblica italiana: quella per cui il disegno tecnico della ceramica, le analisi degli impasti, le schede descrittive dei reperti, le analisi autoptiche sulle malte e i rilievi metrici sulle strutture non sono considerati prodotto originale dell'intelletto, dunque proprietà di chi li produce, persino quando lo fa a titolo volontario per assicurare la pubblica fruizione dei dati e dunque la promozione del sito. Atto n. 4-02362 IANNONE Ai Ministri dell'interno e della salute Premesso che a quanto risulta all'interrogante: il 21 ottobre 2019 sono stati vissuti momenti di drammatica tensione al pronto soccorso dell'ospedale "Santa Maria dell'Olmo" di Cava de' Tirreni per una lite degenerata con due feriti da arma da fuoco, scatenatasi dopo il diniego del medico di guardia di ricovero di un 80enne cavese; i protagonisti sono due infermieri, padre e figlio, uno in servizio presso il "Ruggi d'Aragona" e l'altro al 118 che, nel pomeriggio, hanno accompagnato l'anziano parente al pronto soccorso dell'ospedale; i due hanno tentato di scavalcare la fila, cercando di convincere il medico di turno che, però, ha rifiutato: è da qui che è nato un diverbio che, con il passare dei minuti, ha assunto toni sempre più accesi fino a degenerare con l'arrivo del padre del medico, presumibilmente avvisato dall'interessato; un arrivo dal quale è scaturito un nuovo alterco culminato con l'estrazione, da parte del genitore del dottore di turno, di una pistola, puntata direttamente verso le gambe del figlio dell'ottantenne recatosi al pronto soccorso: è stato esploso un colpo che ha ferito l'uomo; in difesa del padre gambizzato è intervenuto il figlio, nipote dell'anziano, che si è scagliato contro il responsabile del gesto: è partita una nuova colluttazione nel corso della quale è stato esploso un secondo colpo che, stavolta, ha raggiunto a un fianco proprio il papà del medico; i due feriti sono stati soccorsi e operati per estrarre i due proiettili, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo intendano attivare i propri poteri ispettivi che, senza interferire con l'attività dell'autorità giudiziaria, accertino l'esistenza di responsabilità per il gravissimo accaduto per i profili di competenza; quali iniziative intendano realizzare per garantire la sicurezza del personale medico e socio sanitario, atteso l'aumento esponenziale di aggressioni, che ormai si verificano quotidianamente. Atto n. 4-02363 IANNONE Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali Premesso che a quanto risulta dagli interroganti: in data 21 ottobre 2019 sono stati arrestati cinque uomini, tutti tra i 50 e i 60 anni, che si erano dichiarati nullatenenti e senza un lavoro e, per questo, avevano ottenuto il reddito di cittadinanza; in realtà pare che un "lavoro" ce l'avessero: facevano i contrabbandieri di sigarette; la banda operava in alcuni comuni dell'agro nocerino sarnese (Salerno) come emerso dall'inchiesta sul contrabbando di tabacchi portata avanti dalla Guardia di finanza; grazie alle prove portate dai finanzieri, il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Salerno ha disposto per 9 indagati il carcere, a quattro ha concesso i domiciliari e ha emesso un divieto di dimora; tutti devono rispondere di concorso in associazione a delinquere finalizzata al contrabbando di tabacchi lavorati esteri e per cinque degli indagati è stata anche disposta la sospensione del reddito di cittadinanza fino a quel momento percepito, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo intenda verificare con rigore la vasta platea di coloro che stanno percependo il reddito di cittadinanza, stante l'emergenza di numerosi casi, in tutta Italia, analoghi a quello esposto; quanti casi risultino di percettori del reddito di cittadinanza senza che ve ne fosse una condizione di reale necessità; quali iniziative intenda realizzare affinché la misura vada a beneficio degli italiani bisognosi e non di migranti, nomadi e delinquenti conclamati. Atto n. 4-02364 BINETTI Al Ministro della difesa Premesso che: la Croce rossa italiana è attualmente una organizzazione di volontariato, dopo essere stata un'associazione di promozione sociale (APS), componente dell'organizzazione Croce rossa e Mezzaluna rossa internazionale; nella sua storia e nella sua cultura si mescolano aspetti di natura militare con altri aspetti più tipici della società civile, e nel suo attuale modello organizzativo si riflette la complessità della sua struttura originaria, creando qualche ulteriore difficoltà alle persone che a vario titolo collaborano con la CRI; cristiano Adolfo Degni è un volontario che svolge la professione di giornalista. Nell'esercizio del suo lavoro professionale si è trovato più di una volta ad evidenziare lacune e carenze organizzative della CRI e per questo motivo, recentemente, ha ricevuto la notifica di un provvedimento di radiazione dall'Associazione. Un provvedimento definitivo e ricorribile soltanto per via giudiziaria, con aggravio di spese ed incertezza sui tempi reali di risoluzione; secondo l'interessato il provvedimento avrebbe natura repressiva e ritorsiva per alcune ragioni concrete. La prima riguarda l'emanazione dello stesso da parte della componente civile di Croce rossa, mentre lui è un volontario militare e la procedura per la radiazione di un militare, normata dal Codice dell'ordinamento militare, era già stata seguita dall'attuale presidenza Cri per le medesime motivazioni nel 2017, che lo aveva giudicato del tutto innocente; la seconda ragione è che l'intero procedimento disciplinare di radiazione è stato avviato sulla base della convinzione che quanto lui scriveva e dichiarava in video, nell'esercizio della sua libera professione di giornalista, potesse dare l'immagine di una cattiva gestione dell'Associazione. In realtà le cose scritte rispondevano perfettamente ai fatti reali, come è stato successivamente confermato dall'evolvere delle questioni, ad esempio il licenziamento di un gran numero di dipendenti Cri a Roma e le difficoltà finanziarie conclamate, riferite successivamente da altri organi della stampa nazionale; la terza ragione è che, pur essendo Cristiano Degni un sindacalista, rappresentante nazionale del comparto Croce rossa per il Sindacato dei militari, e pur avendo ripetutamente richiesto un incontro, non è mai stato ricevuto, né dal Presidente della Cri, né dall'Ispettore nazionale del Corpo militare volontario, né dall'Ispettrice nazionale del Corpo delle infermiere volontarie; la quarta ragione è che, essendo venuto a conoscenza di gravi violazioni della normativa commesse dal Consiglio direttivo del comitato territoriale nel quale era incardinato, ha denunciato il fatto agli organi competenti in data 3 luglio 2019. Il 1° settembre, ha reiterato la richiesta all'organo associativo sovraordinato senza ottenere alcuna risposta. Anche l'ultimo sollecito, presentato pochissimi giorni fa, in data 15 ottobre a mezzo PEC come gli altri, è rimasto senza esito alcuno. Il giorno 19 di ottobre invece ha ricevuto la notifica del provvedimento di radiazione definitivo; dal momento che la vicenda sembra avere carattere di censura che limita l'effettiva libertà di pensiero e di parola dei membri che ne fanno parte, sia pure a titolo di volontariato, con la probabile "buona" intenzione di custodire una immagine positiva della CRI ed evitare che trapeli all'esterno il dissenso presente al suo interno, è quanto mai opportuno fare chiarezza sulla vicenda per rinvenire eventuali responsabilità, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa e, in ogni caso, se non ritenga di verificare se effettivamente Cristiano Degni sia stato radiato dalla CRI per aver esercitato un suo legittimo diritto di critica; se non ritenga, altresì, di accertare la correttezza della procedura di radiazione da parte dell'associazione e di fornire chiarimenti sull'accaduto. Atto n. 4-02365 DE PETRIS Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: a quanto risulta all'interrogante, in data 23 settembre 2019, Rete Ferroviaria Italiana, nella persona del suo amministratore delegato e direttore generale M. Gentile, ha presentato a Verona un piano di investimenti di 59 milioni di euro per realizzare nel Quadrante Europa, in collaborazione con il Consorzio ZAI, ente economico pubblico partecipato pariteticamente da Comune, Provincia e Camera di Commercio di Verona, un cosiddetto "Quarto Modulo" per il ricevimento di treni da 750 metri di lunghezza, in previsione dell'apertura del tunnel del Brennero, che presumibilmente avverrà entro il 2027; nell'occasione, in base a quanto riportato dalla stampa locale, si è affermato che l'investimento si inserisce nell'ambito di "Agenda 2030" dell'Unione europea, che si prefigge di aumentare il trasporto merci su rotaia entro il 2030 del 30 per cento ed entro il 2050 del 50 per cento; attualmente, sull'area ferroviaria Brennero-Verona, insistono un terminal intermodale pubblico operativo, Interbrennero SpA, localizzato a Trento, dotato già di binari di 620 metri, che a breve diventeranno di 750 metri di lunghezza e un terminal privato sito in Sommacampagna, provincia di Verona, a 5 chilometri dal Quadrante Europa già operativo, dotato pure di binari di presa, consegna e lavorazione di 620 metri e che fra qualche mese disporrà di binari da 750 metri di lunghezza; gli interventi annunciati si prefiggono di aumentare la capacità complessiva del terminal intermodale di Verona Quadrante Europa, per offrire un'adeguata risposta ad una crescente domanda di trasporto combinato ferroviario, destinata ad aumentare con il completamento e l'entrata in esercizio della galleria di base del Brennero, nonché con lo sviluppo dell'AV/AC verso Est; le reti ferroviarie europee programmano interventi per rendere possibile il transito di treni della lunghezza di 740 e non di 750 metri, come unicamente RFI sembra voler attuare; nonostante le intenzioni possano essere ritenute lodevoli, a quanto risulta all'interrogante, i tempi di apertura della galleria del Brennero potrebbero slittare al 2028, e l'adeguamento della rete nella Valle dell'Inn in Baviera (RFT) terminerà presumibilmente, secondo le previsioni più ottimistiche, nel 2038. Infatti le popolazioni di quell'area, pur soddisfatte della diminuzione del passaggio dei TIR, esigono che l'inquinamento acustico dei treni sia minimizzato attraverso il loro transito in trincea o attraverso tunnel ; secondo le informazioni pervenute all'interrogante, dal Brennero a Verona non è tecnicamente possibile ad oggi il transito dei treni dal 750 metri di lunghezza e in ogni caso fino al 2038 non potranno transitare nel tunnel del Brennero treni della lunghezza citata; né è possibile il transito di treni di detta lunghezza sull'attuale linea, data l'altitudine del valico (i treni più pesanti e lunghi, massimo 550 metri, vengono trainati con l'impiego di ben tre locomotori); nell'ambito dell'investimento complessivo, comprensivo del potenziamento della stazione ferroviaria attraverso la realizzazione di binari da 750 metri, non si conosce l'entità del cofinanziamento dell'Unione europea per lo sviluppo della progettazione e la realizzazione degli interventi; Rete Ferroviaria Italiana prevederebbe il termine dei lavori entro il 2026, ma non ha ancora reso noto basi dettagliate di valutazione del piano industriale che giustificherebbe l'investimento, proprietà ed eventuale valutazione dell'area, in cui è previsto l'investimento in caso di cessione da parte del Consorzio ZAI a RFI; è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 229 del 30 settembre 2019 la delibera del CIPE, che rinnova la concessione autostradale alla A 22 per altri 29 anni, dal 2020 al 2049, con la previsione della progettazione e realizzazione, tra gli interventi di interesse europeo previsti, dell'interporto ferroviario intermodale di Isola della Scala (Verona), a 20 chilometri dal terminal del Quadrante Europa; considerato che l'opera è definita di importanza strategica per il futuro del trasporto intermodale sull'asse del Brennero e che tale stazione intermodale verrebbe realizzata ex novo ; che la società di gestione dell'autostrada A22 ha ottenuto il rinnovo in house e non attraverso gara, essendo di proprietà pubblica, si chiede di sapere: di quali informazioni sia in possesso il Ministro in indirizzo rispetto all'effettiva realizzazione del piano industriale del cosiddetto terminal gate del Quadrante Europa, che a suo tempo fu presentato da RFI come decisivo per lo sviluppo dei trasporti intermodali nell'ambito del sistema dell'interporto di Verona; se non reputi necessario soprassedere ai piani messi in cantiere fino ad oggi per realizzare il cosidetto "Quarto Modulo", e se valuti, nelle sue competenze, che il nuovo investimento presentato da RFI rappresenti un progetto poco coerente con l'obiettivo del miglioramento del trasporto merci ferroviario su un'area dove già operano attori pubblici (Interbrennero SpA e Quadrante Europa, nonché a breve A22) più un operatore privato, concentrando invece gli investimenti di RFI sul trasporto pubblico passeggeri, oggi molto in sofferenza, come le reiterate proteste dei pendolari dimostrano. Atto n. 4-02366 ARRIGONI RIPAMONTI Al Ministro dello sviluppo economico Premesso che: il decreto legislativo n. 164 del 2000, il cosiddetto Decreto Letta, emanato in attuazione della direttiva 98/30/CE, finalizzato a liberalizzare il settore del gas, ha individuato la gara pubblica quale unica forma di assegnazione del servizio di distribuzione; la riforma nasceva con l'obiettivo di assicurare nuovi investimenti nelle reti di distribuzione, nonché completare la metanizzazione del territorio, in particolare nel Mezzogiorno, grazie ad un processo competitivo di aggiudicazione del servizio; a distanza di quasi due decenni, la riforma del sistema delle concessioni di distribuzione di gas naturale, nonostante la produzione di circa quaranta provvedimenti di normativa primaria e circa novanta atti dell'Autorità di regolazione settoriale, stenta a partire; ad oggi, solo due gare sono state assegnate, di cui una sospesa con contenzioso al TAR, su un totale di 177 ambiti territoriali minimi, ossia aggregazioni sovracomunali di dimensioni ottimali. Nel mentre il contesto di riferimento è sensibilmente cambiato e le reti di distribuzione del gas sono chiamate a nuove sfide con la transizione energetica, la crescita dei gas rinnovabili e il sector coupling con il mondo elettrico; la situazione di stallo sta determinando da troppo tempo incertezza tra gli operatori, preoccupazione nei Comuni per il rischio di una ridotta valorizzazione delle reti di proprietà, e limita gli investimenti, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno intraprendere un'iniziativa urgente, avvalendosi anche del contributo che potrebbe fornire la cabina di regia di Ministero dello sviluppo economico, ANCI e ARERA, Autorità garante della concorrenza e del mercato (AGCM), allargata alle associazioni degli operatori che miri alla realizzazione di tale riforma necessaria per consentire la dovuta e corretta valorizzazione delle reti di proprietà degli enti locali; sostenere adeguatamente le stazioni appaltanti a gestire complessità ed onerosità delle procedure di gara; superare le criticità, spesso dovute a discrezionalità interpretative del quadro normativo e regolatorio, presenti su diversi aspetti quali la valorizzazione delle reti dei gestori in sede di gara. Atto n. 4-02367 BERGESIO CASOLATI FERRERO MONTANI Al Ministro dello sviluppo economico Premesso che: Mahle GmbH è un'azienda produttrice di componenti automobilistici con sede a Stoccarda, in Germania; la MAHLE Componenti Motori Italia SpA è presente in Italia fin dal 1987, anno in cui ha acquisito il controllo della precedente società "Mondial Piston SpA", attiva fin dal 1946; in Italia sono presenti due stabilimenti di produzione, uno a La Loggia (Torino) e uno a Saluzzo (Cuneo), per un totale di circa 500 dipendenti; lo stabilimento di Saluzzo comprende il processo produttivo di fusione della lega d'alluminio, nonché pre-lavorazioni meccaniche di formatura del pistone, nel quale sono impiegati 200 operai e altri 40 lavoratori tra impiegati e quadri e dirigenti; nello stabilimento di Saluzzo, inoltre, vengono prodotti componenti per motori diesel , settore che risulta in contrazione; nello stabilimento di Saluzzo, nel 2018, il ricorso alla cassa integrazione ordinaria ha coinvolto un numero compreso tra i 50 ed i 200 operai sui 200 totali; considerato che: in data 29 novembre 2018 il gruppo Lega ha depositato un'interrogazione a risposta scritta (4-00954), palesando i rischi contenuti nel piano industriale dell'azienda, che non presentava adeguati investimenti in Italia, comportando un depotenziamento per i siti produttivi presenti sul territorio italiano; il 3 aprile 2019 il gruppo Lega ha presentato, inoltre, un'interrogazione a risposta immediata (3-00753) nei confronti del Ministro pro tempore dello sviluppo economico, Di Maio, esprimendo preoccupazione per il futuro dell'azienda e dei lavoratori, alla luce delle forti contrazioni del mercato automobilistico europeo, e delle gravi conseguenze per il comparto industriale italiano; il Ministro pro tempore Di Maio, rispondeva in Aula fornendo rassicurazioni sul fatto che il Ministero avrebbe seguito la vicenda, dichiarando, inoltre, la totale disponibilità ad avviare un Tavolo di confronto con le parti, al fine di risolvere la problematica; valutato infine che secondo quanto risulta agli interroganti, nella giornata del 23 ottobre 2019, l'azienda annuncerà la chiusura degli stabilimenti di Saluzzo e La Loggia, con conseguente spostamento della produzione presso siti polacchi della multinazionale, si chiede di sapere: per quale ragione la crisi industriale, nonostante il Ministro pro tempore ne fosse a conoscenza, non sia stata risolta; se il Ministro in indirizzo intenda porre in essere, da subito, iniziative concrete per salvaguardare il futuro dei lavoratori dell'azienda nei due stabilimenti di Saluzzo e La Loggia. Atto n. 4-02368 CANDURA PUCCIARELLI Al Ministro della difesa Premesso che: il Governo italiano ha espresso la volontà di aderire alla "European Intervention Initiative EI2", iniziativa d'intervento europea, proposta dal Presidente Macron nel settembre 2017 e costituita a Parigi il 25 giugno 2018 al di fuori, sia dagli ambiti NATO sia della PESCO (Cooperazione strutturata permanente nel settore della difesa), prevista dai trattati dell'Unione europea. Belgio, Danimarca, Estonia, Finlandia, Germania, Paesi Bassi, Portogallo, Spagna e Regno Unito hanno aderito all'iniziativa; la notizia è stata riportata sul sito della Presidenza del Consiglio dei ministri. L'annuncio della volontà di aderire all'Iniziativa europea d'intervento è arrivato dopo la visita del Presidente francese a Roma, il 18 settembre 2019; considerato che: l'Italia, con una lettera firmata il 20 settembre 2019 dal Ministro della difesa Lorenzo Guerini, ha comunicato ufficialmente alla Francia e ai Paesi già parte dell'iniziativa, la volontà di aderire all' "European Intervention Initiative EI2"; il ministro Guerini ha giustificato l'adesione all'EI2, sostenendo che "questa iniziativa è nata da una forte volontà politica e intende rafforzare la UE e la NATO, entrambe indispensabili a garantire la sicurezza dell'Europa e degli europei"; l'Italia aveva lavorato a stretto contatto con la Francia e gli altri Paesi per contribuire alla definizione precisa dell'iniziativa. I numerosi scambi miravano a fornire tutte le garanzie necessarie per rispondere alle preoccupazioni italiane. Ma il Governo Conte I, il 25 giugno 2018, non aveva partecipato all'atto fondativo dell'iniziativa, per decisione politica della precedente maggioranza; con l'adesione all'iniziativa, potrebbero aprirsi anche nuovi scenari per quanto riguarda l'industria della difesa ed è evidente la forte attenzione della Francia alla fusione tra Fincantieri e Stx-France; l'European intervention initiative non solo non rafforza PESCO e NATO, ma persegue l'obiettivo della Francia di sviluppare uno strumento militare multinazionale europeo sotto il proprio comando, per far fronte a crisi militari e calamità naturali, sia a livello di analisi e pianificazione, sia di intervento sul campo; al riguardo gli Stati Uniti e la NATO hanno già ufficialmente espresso preoccupazione, si chiede di sapere: quali siano le motivazioni che hanno indotto il Governo italiano a mantenere riserbo sull'adesione dell'Italia all'European Intervention Initiative (EI2), proposta da Emmanuel Macron, e i motivi per i quali il Ministro in indirizzo non abbia ritenuto opportuno fornire dettagli e motivazioni di questa scelta, nonostante l'importanza strategica della stessa; se EI2 rappresenti un'iniziativa autonoma e distinta dall'Ue e dal Pesco e come la stessa si inquadri nei rapporti con la Nato; se l'iniziativa avrà ripercussioni sulla fusione tra Fincantieri e Stx France. Atto n. 4-02369 MINUTO Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: le Ferrovie Appulo-Lucane S.r.l (FAL) sono nate come autonoma società il 1° gennaio 2001. Si tratta di una s.r.l. partecipata al 100 per cento dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti; le FAL, a semplice binario, si estendono per complessivi 183 chilometri lungo due direttrici, interessanti la Puglia e la Basilicata; le ferrovie appulo-lucane scontano ancora un forte gap infrastrutturale e di collegamenti tra due regioni importanti del Mezzogiorno, la Puglia e la Basilicata; in particolare, la linea Altamura-Avigliano Lucania è chiusa all'esercizio ormai da 4 anni e restano da finanziare, progettare, appaltare ed eseguire importanti lavori, tanto che si attende con preoccupazione la riapertura della linea e quindi del collegamento ferroviario Potenza-Bari, ammesso che vengano reperiti tutti i finanziamenti; nel frattempo, sono emersi alle cronache errori di programmazione e di probabile sperpero di denaro pubblico su diverse tratte, oltre ad errori di valutazione nella programmazione dell'assunzione e della permanenza in servizio del personale delle ferrovie, si chiede di sapere quale sia lo stato dei finanziamenti, dei lavori e quando sia prevista la riapertura della linea citata. Atto n. 4-02370 DE BONIS Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Premesso che: in data 19 giugno 2018, un articolo del quotidiano "Il Messaggero" ha richiamato l'attenzione sull'esistenza di una vasta area, in Basilica, contaminata dalla polvere di amianto; difatti, all'interno dello stabilimento ex Materit a Ferrandina, Comune della Val Basento, sono stati individuati oltre seicento sacchi contenenti amianto allo stato friabile, in assenza di qualsiasi misura finalizzata a limitarne la pericolosità per i cittadini e l'ambiente; la ex Materit è una fabbrica abbandonata che, tra gli anni Settanta e i primi anni Ottanta, ha prodotto migliaia di manufatti in amianto; considerato che: secondo quanto riportato dal verbale della Conferenza dei Servizi istruttoria del 7 marzo 2014, il punto 2 dell'ordine del giorno prevedeva la discussione del "Progetto preliminare per la realizzazione degli interventi di messa in sicurezza e bonifica del sito ex Materit, trasmesso dalla Regione Basilicata ed acquisito dal Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare ai prott. n. 5578-SS79-SS80/TRI del 19 febbraio 2014", predisposto dalla Regione Basilicata; il progetto preliminare di bonifica stabiliva, tra l'altro, la rimozione e lo smaltimento presso idoneo impianto autorizzato di circa 120 fusti contenenti rifiuti liquidi pericolosi classificati con codice CER 160303 (per un volume di circa 3-5 metri cubi), lo smaltimento di numerosi " big bags ", contenenti prodotti già pronti per il conferimento in discarica, nonché il confezionamento di materie prime (quali fibre di vetro) e rifiuti speciali misti contaminati da amianto presenti all'interno del capannone. Il costo complessivo dell'intervento riportato nel verbale era pari a 3.700.000 euro, di cui 2.510.250,72 euro di lavori; nel corso della valutazione del progetto preliminare era stata specificatamente richiamata l'attenzione sullo stato di degrado di alcuni " big bags " contenenti amianto ed era stato pertanto ritenuto necessario mettere in sicurezza il sito e attivare un servizio di sorveglianza permanente, anche in considerazione dei ripetuti atti vandalici che da tempo interessavano l'area; considerato altresì che: la Conferenza di Servizi istruttoria, sulla base della decisione della Regione Basilicata di procedere tramite appalto integrato, aveva precisato che il progetto preliminare, ai sensi di quanto stabilito dal decreto legislativo n. 163 del 2006, sarebbe dovuto essere corredato da una serie di documenti, quali: relazione illustrativa, relazione tecnica, studio di pre­fattibilità ambientale, indagini ambientali e topografiche, elaborati grafici, indicazioni di sicurezza, calcolo sommario della spesa, quadro economico, capitolato speciale prestazionale e schema di contratto; sulla base di quanto riportato dal citato articolo di stampa: "La gara d'appalto è stata fatta per l'affidamento dei lavori, ma è stata subito invalidata con una sentenza dal Tar, confermata dal Consiglio di Stato perché l'azienda arrivata prima non è stata ritenuta idonea per i lavori"; successivamente, la Regione Basilicata ha aggiudicato l'appalto all'ATI Simam SpA - La Carpia Domenico Srl; la Simam ha realizzato il progetto di bonifica che è stato inviato, da più di un anno, al Ministero in indirizzo e, nonostante ci siano stati solleciti, non è stato avviato ancora nessun iter per l'approvazione del progetto; il comma 3 dell'articolo 3- quinquies , del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, stabilisce che "lo Stato interviene in questioni involgenti interessi ambientali ove gli obiettivi dell'azione prevista, in considerazione delle dimensioni di essa e dell'entità dei relativi effetti, non possano essere sufficientemente realizzati dai livelli territoriali inferiori di governo o non siano stati comunque effettivamente realizzati", si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti; come mai a distanza di 20 anni dalla chiusura del sito industriale, nonostante la disponibilità di fondi destinati alla bonifica del sito, non si sia provveduto all'eliminazione e allo smaltimento dell'amianto; quali misure necessarie il Ministro in indirizzo ritenga di mettere in atto, nell'ambito delle proprie competenze, perché ci sia una bonifica dei luoghi al più presto possibile, affinché sia garantita la salute pubblica degli abitanti dell'area interessata. Atto n. 4-02371 DE BONIS Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e della salute Premesso che a quanto risulta all'interrogante: la società Tecnoparco Valbasento SpA nasce nel 1990, in seguito ad un accordo di programma tra Stato, Regione Basilicata, consorzio per lo sviluppo industriale della provincia di Matera ed ENI, quale gestore delle infrastrutture situate nell'area industriale di Pisticci Scalo; in sintesi, le attività svolte dalla società consistono in: produzione e distribuzione di energia elettrica e di vapore; produzione e distribuzione di gas tecnici; produzione e distribuzione di acque industriali; depurazione di acque reflue e trattamento rifiuti liquidi; movimentazione di materie prime, prodotti ausiliari e attività di servizio; la Tecnoparco Valbasento SpA dispone di una piattaforma ecologica autorizzata al trattamento di rifiuti liquidi, che opera in regime di autorizzazione integrata ambientale (AIA), il cui ultimo aggiornamento è stato rilasciato dalla Regione Basilicata nel settembre 2010; le attività di monitoraggio e controllo sono svolte dal laboratorio chimico ambientale della società, accreditato ACCREDIA e iscritto all'albo del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca dei laboratori di ricerca scientifica. Nell'anno 2014 il laboratorio interno ha analizzato oltre 20.000 campioni; l'impianto per la depurazione delle acque reflue ed il trattamento di rifiuti liquidi (TASA-TRAS) effettua il trattamento di acque che provengono, sia da utenti ubicati nell'area industriale di Pisticci, che da utenti esterni e, ad esito, vengono immesse in conformità ai valori limite di emissione in acque superficiali; il servizio di trattamento delle acque di scarico è assicurato per ventiquattro ore al giorno. L'impianto TASA/TRAS si compone di due linee distinte di trattamento reflui poste in serie: la prima (TASA) comprende l'impianto a percolazione ed è utilizzata per il trattamento di reflui a più alto carico organico; la seconda (TRAS) comprende l'impianto a fanghi attivi, utilizzato per il trattamento dei reflui provenienti dal TASA e di quelli a più basso carico organico; sulle campionature allo scarico eseguite dall'azienda e sulla loro consultabilità, risulta che il personale di impianto esegue campionamenti allo scarico su base giornaliera, utilizzando un campionatore automatico ivi installato. Tali campioni vengono inviati al laboratorio chimico dell'azienda che, in conformità al piano di monitoraggio e controllo previsto dall'AIA dello stabilimento, rilasciata con DGR 1387 del 1° settembre 2010, esegue le analisi chimiche. I risultati di tali analisi vengono trasmessi all'impianto che li archivia in appositi registri; considerato che: il 10 ottobre 2019 "Materanews" ha pubblicato un comunicato stampa del Movimento tutela Valbasento, volto ad evidenziare impellenti ed irrisolte questioni ambientali legate al territorio della zona industriale valbasentana e come gli enti preposti non abbiano ancora fatto chiarezza su tali questioni; in particolare, nel comunicato vengono denunciate: la mancata conclusione dell' iter per il riesame dell'AIA di Tecnoparco, che di fatto abilita l'azienda valbasentana a trattare in deroga quantità enormi di reflui industriali; la questione relativa alla messa in sicurezza della discarica 'La Recisa' e all'impatto ambientale del Centro Oli e dei Pozzi Eni presenti a Pisticci; i ritardi e le inadempienze della Regione Basilicata in merito alla bonifica del SIN Valbasento; per quanto riguarda la questione AIA di Tecnoparco (scaduta da circa 3 anni), il Movimento ritiene che la stessa non vada assolutamente rinnovata e chiede alle autorità locali e regionali di adottare tutti gli strumenti cautelativi necessari alla tutela della salute dei cittadini e dell'ambiente; in particolare, non è dato sapere quale sia lo stato dell'arte dell' iter amministrativo relativo all'AIA, quali i motivi del suo illegittimo ritardo, quali azioni si stiano adottando e quali si intendono realizzare a tutela della cittadinanza; il procedimento in corso sembra essersi trasformato, purtroppo, in una sorta di autorizzazione che verifica solo il rispetto dei limiti di emissione degli inquinanti e le relative tecniche di disinquinamento, a prescindere dagli effetti che tali emissioni producono sui recettori umani e quindi sulla loro salute; a titolo di esempio, si possono consultare on line le sostanze emesse da Tecnoparco in aria e in acqua nel 2017, come da ultimo aggiornamento del "Registro Europeo delle Emissioni e dei Trasferimenti di Inquinanti" (E-PRTR): 128 tonnellate di ossidi di azoto; 76,2 chilogrammi di cromo e composti; 2,82 chilogrammi di mercurio e composti; 162 chilogrammi di nichel e composti; 195 chilogrammi di zinco e composti; 5,29 tonnellate di fosforo totale; 2.450 tonnellate di cloruri; 12,5 tonnellate di fluoruri; 187 tonnellate di carbonio organico totale; alla luce di alcune recenti interpretazioni di legge e sentenze della Cassazione, che vedono l'AIA come espressione amministrativa del principio di precauzione, non si può trascurare il fatto che, ai sensi del regio decreto n. 1265 del 1934, le prescrizioni che isSindaco può rilasciare nell'ambito della Conferenza di Servizi, sono un atto obbligatorio quale massima autorità sanitaria del territorio comunale; il parere sanitario è, dunque, un atto obbligatorio del sindaco e, se negativo, può essere anche di ostacolo al rilascio dell'AIA. Del resto, sono anni che sul territorio si parla di temi legati alla salute e all'ambiente. Basti pensare all'ultimo rapporto del progetto "SENTIERI" (realizzato dall'Istituto Superiore di Sanità), che ha riscontrato, per il periodo 2006-2013, un eccesso di mortalità per patologie neoplastiche e cardiovascolari nei comuni che si affacciano sulla Valbasento, si chiede di sapere: quali iniziative i Ministri in indirizzo intendano intraprendere, per quanto di competenza, perché le autorità locali chiariscano e diano delucidazioni sullo stato dell'arte dell' iter amministrativo e su quello che all'interrogante appare un illegittimo ritardo; se non ritengano che la sostenibilità ambientale del territorio abbia la massima priorità e, quindi, si debbano avviare urgentemente (nelle more della riconversione delle industrie locali a modelli non impattanti) forme di sviluppo alternativo ai reflui industriali. Atto n. 4-02372 VALENTE BITI FEDELI NANNICINI PITTELLA ROJC Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Premesso che: ormai nel 2008 è stato sottoscritto l'Accordo quadro per le compensazioni ambientali che prevedeva tra l'altro, uno stanziamento di oltre 20 milioni di euro per interventi di sistemazione idraulica e lavori di completamento delle fogne e dei collettori dell'alveo Camaldoli nel territorio di Chiaiano; questo intervento è stato affidato come soggetto attuatore alla Sogesid, società " in house " del Ministero dell'ambiente e delle Infrastrutture, che dall'11 luglio 2019 ha consegnato i lavori alla ditta affidataria, il Consorzio "Integra", prevedendo che entro gennaio 2021 tutte le opere dovranno essere completate; nonostante dopo un'attesa di anni sia stato aperto il cantiere relativo al primo intervento e la Sogesid abbia già versato al Comune di Napoli le somme relative al pagamento degli importi per le indennità di esproprio, i lavori risultano bloccati da enormi ritardi dovuti al fatto che lo stesso Comune non ha ancora provveduto a liquidare alcuni dei proprietari che abitano nelle zone interessate dai lavori; per il secondo intervento, malgrado gli atti urbanistici siano stati votati diversi mesi fa, gli uffici competenti del Comune di Napoli non hanno emesso gli atti di esproprio necessari per la definizione della progettazione esecutiva e la relativa indizione di gara per i lavori; considerato che questo intervento assume una rilevanza fondamentale, da un lato per la sicurezza idrogeologica di una vasta area del Comune di Napoli e dei comuni di Marano, Mugnano, Giugliano in Campania, Pozzuoli, e dall'altro per la riduzione dei rischi ambientali e del carico inquinante in questa parte consistente della città di Napoli e dell'area metropolitana, nonché del litorale flegreo, dato che l'alveo Camaldoli sfocia sulla spiaggia di Licola ed è il principale fattore di inquinamento di quel tratto di costa, come ancora di recente riconosciuto pubblicamente dal Ministero dell'ambiente; tenuto conto che: il Comune di Napoli, nonostante gli impegni assunti in sede consigliare e diversi incontri istituzionali e con delegazioni di cittadini, non ha dato seguito alle numerose sollecitazione rifiutando, anzi, anche l'ipotesi di supporto operativo da parte di Sogesid; oltre ai ritardi di un'opera strategica di questo genere, vi sono rischi seri di contenziosi con notevoli danni erariali e di definanziamento, si chiede di sapere: quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda intraprendere nei confronti del Comune di Napoli per affrontare e risolvere questa incredibile vicenda ed evitare contenziosi e rischi di definanziamento che avrebbero conseguenze gravissime; se, valutando l'urgenza della situazione, intenda attivare nelle prossime settimane una sede di confronto per accelerare gli ulteriori interventi finanziati o quelli da programmare, al fine di completare il processo di risanamento ambientale e messa in sicurezza dell'alveo Camaldoli. Atto n. 4-02373 PESCO LANNUTTI PIARULLI PELLEGRINI Marco PIRRO PRESUTTO ACCOTO DELL'OLIO NATURALE FENU LEONE SANTANGELO MORONESE TRENTACOSTE EVANGELISTA CRUCIOLI AGOSTINELLI PUGLIA PERILLI GIROTTO CROATTI LEZZI VACCARO ANASTASI NOCERINO CAMPAGNA LOMUTI DI NICOLA GUIDOLIN AUDDINO MORRA LICHERI CASTELLONE GALLICCHIO DONNO GIANNUZZI LOREFICE ROMAGNOLI MAIORINO BOTTICI TAVERNA LUPO SANTILLO PISANI Giuseppe ROMANO CORBETTA Ai Ministri dell'economia e delle finanze e della giustizia Premesso che: la Relazione sull'economia non osservata e sull'evasione fiscale e contributiva allegata alla Nota di aggiornamento al Def 2019, ha stimato in 109,6 miliardi l'ammontare del divario erariale e contributivo, di cui 35,9 miliardi di euro di mancato gettito Iva e 33,3 miliardi di mancato gettito dell'Irpef da lavoro autonomo e d'impresa; il 22 ottobre 2019, in un articolo de "Il Sole 24-Ore", a firma di Angelo Mincuzzi, dal titolo "Quel pugno di magistrati che fa pagare le tasse a web companies, banche e griffe", che riporta le conclusioni contenute nel "Bilancio di responsabilità sociale 2018" della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Milano, si apprende che il procuratore Francesco Greco e un suo pool di magistrati milanesi specializzati in reati finanziari e tributari, ha già consentito di recuperare 5,6 miliardi di euro di evasione fiscale, di cui 4,4 miliardi già riscossi; il sistema, che è stato ribattezzato "Modello Milano", si basa sulle sinergie tra la procura milanese, la Guardia di finanza, l'Agenzia delle entrate, delle Dogane e Banca d'Italia, in cui tutti i soggetti impegnati nel contrasto all'evasione fiscale sul territorio hanno agito di concerto, assicurando tempestività, linearità di azione e coerenza di sistema; il lavoro svolto dalla Procura di Milano negli ultimi anni si è orientato verso due direttrici fondamentali: da un lato, l'accelerazione del processo penale derivanti da verifiche fiscali di soggetti di piccole e medie dimensioni e persone fisiche; dall'altro, il focus sui grandi gruppi industriali italiani e stranieri; in particolare, sul secondo aspetto, sono finiti nelle inchieste principalmente grandi player , internazionali e nazionali, da web companies a centinaia di banche con sedi in paradisi fiscali, dai grandi marchi della moda a imprenditori di rilievo; data la rapidità di investigazione, che ha portato agli accertamenti in tempi brevi rendendo vana la possibilità di attendere eventuali prescrizioni dei reati contestati, gli indagati hanno preferito patteggiare la pena, chiudere il contenzioso con l'erario e pagare, regolarizzando le posizioni contestate e riportando in Italia le sedi fittizie aperte all'estero e i relativi capitali. Operazioni, dunque, che, oltre a recuperare gettito fiscale immediato, garantiranno una regolarità fiscale anche in futuro, con la tassazione dei proventi a venire; ottimi risultati che, come ammette lo stesso giornalista, sono riconducibili sì alle grandi competenze del personale messo a disposizione di questo "modello", in grado di collaborare in tempo reale e scambiarsi informazioni e competenze, ma resi possibili solo dal procuratore Greco, che ne è stato l'ideatore e ne è tuttora il motore; il "Common Reporting Standard", già operativo in Italia dal 2016, consentirà nel tempo un maggiore scambio di informazioni finanziarie a fini fiscali tra i Paesi, si chiede di sapere: se la carenza diffusa di personale specializzato costituisca un ostacolo al raggiungimento degli obiettivi di riduzione dell'evasione fiscale; se i Ministri in indirizzo ritengano utile replicare il "Modello Milano" anche in altre realtà italiane, al fine di velocizzare le indagini e le inchieste e riportare nell'alveo della legalità le principali realtà economiche del Paese, e di conseguenza arrivare a perseguire una corretta giustizia fiscale; se, a tal fine, sia possibile ipotizzare la creazione di un'apposita Direzione nazionale antievasione, che coordini l'operato delle direzioni distrettuali antievasione incardinate presso le procure della Repubblica dei Tribunali italiani. Interrogazioni, ritiro È stata ritirata l'interrogazione 3-01194 del senatore Faraone e della senatrice Vono.