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SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Assemblea 47 Presidenza del presidente ALBERTI CASELLATI, indi del vice presidente TAVERNA N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Forza Italia-Berlusconi Presidente: FI-BP; Fratelli d'Italia: FdI; Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione: L-SP-PSd'Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP-PATT, UV): Aut (SVP-PATT, UV); Misto: Misto; Misto-Liberi e Uguali: Misto-Leu; Misto-MAIE: Misto-MAIE; Misto-Più Europa con Emma Bonino: Misto-PEcEB; Misto-PSI: Misto-PSI. Presidenza del presidente ALBERTI CASELLATI PRESIDENTE . La seduta è aperta (ore 9,39). Si dia lettura del processo verbale. CARBONE, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta dell'11 ottobre. PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato. Comunicazioni della Presidenza PRESIDENTE . L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Sull'ordine dei lavori PRESIDENTE . Informo che all'inizio della seduta il Presidente del Gruppo MoVimento 5 Stelle ha fatto pervenire, ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento, la richiesta di votazione con procedimento elettronico per tutte le votazioni da effettuare nel corso della seduta. Saluto al senatore di diritto e a vita Giorgio Napolitano PRESIDENTE . Onorevoli senatori, prima di continuare con l'ordine dei lavori, consentitemi di rivolgere un affettuoso saluto di bentornato al presidente emerito Giorgio Napolitano. (Applausi). Caro Presidente, credo che la sua capacità di partecipazione ai lavori e la sua passione istituzionale siano il miglior esempio per tutti i componenti di quest'Assemblea. Comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri in vista del Consiglio europeo del 18 ottobre 2018 e conseguente discussione PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca: «Comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri in vista del Consiglio europeo del 18 ottobre 2018 e conseguente discussione». Dopo l'intervento del Presidente del Consiglio dei ministri, avrà luogo la discussione, i cui tempi sono stati ripartiti fra i Gruppi per complessive 3 ore e 30 minuti, come stabilito dalla Conferenza dei Capigruppo. Ha facoltà di parlare il presidente del Consiglio dei ministri, professor Conte. CONTE, presidente del Consiglio dei ministri . Signor Presidente, gentili senatrici, gentili senatori, il Consiglio europeo a cui parteciperò a Bruxelles, il secondo del Governo che presiedo, arriva in un momento in cui, anche rispetto a quello di giugno, è ancora più evidente in tutta l'Europa la viva aspettativa da parte dei cittadini di ricevere dalle istituzioni europee risposte e soluzioni concrete. Nell'agenda del Consiglio europeo del 17 e 18 ottobre e dell'Eurosummit del 18 ottobre sono inclusi temi cruciali quali l'immigrazione, la Brexit, il completamento dell'Unione bancaria. A questi temi si aggiungono quelli della sicurezza interna, che in parte abbiamo già trattato nel pre-vertice informale che si è svolto a Salisburgo il 19 e il 20 settembre, il capitolo delle relazioni esterne. Questo Consiglio europeo arriva in una fase particolarmente importante per il progetto europeo. È infatti iniziato il periodo conclusivo del cosiddetto ciclo istituzionale. Le elezioni europee, che sono fissate a maggio 2019, apriranno la strada alla designazione della nuova Commissione e del nuovo Presidente del Consiglio europeo. Soprattutto il percorso verso le elezioni europee vede l'Unione di fronte a quattro sfide, le cui risposte sono improcrastinabili nella stessa percezione dei cittadini europei. La prima sfida è quella di lavorare per una gestione condivisa multilivello dei flussi migratori, che consenta di affrontare un problema ormai di carattere globale con un cambio di paradigma - come noi abbiamo suggerito sin dall'inizio - privilegiando un approccio strutturale a un approccio emergenziale, partendo dai movimenti primari per arrivare a quelli secondari. Occorre dare una risposta comune, con la definizione di un meccanismo stabile e sostenibile già nelle fasi di sbarco, redistribuzione e rimpatrio, senza oneri aggiuntivi per i Paesi come l'Italia di primo arrivo. Sono gli obiettivi di una regolamentazione efficiente e puntuale, inclusi nella nostra European Multilevel Strategy for Migration, con i quali l'Italia, grazie al suo significativo apporto, ha contribuito a invertire la tendenza in Europa dal Consiglio europeo di giugno. C'è poi il nodo della Brexit, che va sciolto arrivando a un accordo di recesso tra Regno Unito e Unione europea che tuteli i diritti acquisiti dei cittadini europei residenti nel Regno Unito, le relazioni economico-commerciali, per l'Italia in particolare le indicazioni geografiche e la sicurezza. Una terza sfida è quella della stabilità economico-finanziaria, della governance dell'Eurozona e del completamento dell'Unione bancaria europea. Per il nostro Paese è fondamentale ridurre il gap di crescita con l'Unione europea, orientando la politica fiscale di spesa pubblica a una prospettiva di crescita economica stabile e sostenibile. Al contempo, sosterremo la necessità di creare un vero meccanismo europeo di protezione dei depositi bancari, ovvero il terzo pilastro a compimento dell'Unione bancaria. L'impegno dell'Italia per il completamento dell'Unione economica e bancaria resta immutato. Il sistema Paese nel suo complesso si è adoperato per adottare importanti ed efficaci misure di riduzione del rischio del sistema bancario. Tra i vari progressi conseguiti segnalo che le sofferenze nette, cioè al netto delle svalutazioni e degli accantonamenti già effettuati dalle banche con le proprie risorse, a luglio 2018 erano pari a 40,1 miliardi, quindi quasi 26 miliardi in meno dei valori osservati un anno prima. Rispetto al livello massimo delle sofferenze nette, raggiunto a novembre 2015, pari a 88,8 miliardi, la riduzione è stata quindi significativa, di 48,7 miliardi. Oggi il rapporto tra sofferenze nette e impieghi totali si è ridotto al 2,3 per cento; era il 4,9 alla fine del 2016. La quarta sfida è il negoziato per un nuovo e ambizioso bilancio europeo pluriennale, il quadro cosiddetto finanziario pluriennale, in cui chiederemo di spendere meglio le risorse destinate alla gestione dell'immigrazione; in più chiederemo maggiori risorse per sicurezza e crescita, ma certo non accetteremo che siano ridotti i contributi per l'agricoltura e la coesione. Nella prima interlocuzione sul prossimo quadro finanziario pluriennale 2021-2027, ho già espresso la necessità di avere un'Europa più forte, più equa e più solidale, con un'attenzione particolare al problema della povertà e del divario territoriale, con un utilizzo sapiente dei fondi strutturali dedicati a questo tema; un'attenzione maggiore al lavoro, alla crescita, alla competitività, all'innovazione e all'inclusione sociale, tenendo al centro i nostri giovani con un contributo ulteriore al fondo sociale europeo; un bilancio dell'Unione moderno per affrontare le sfide comuni e sostenere la crescita nazionale. Lasciatemi cogliere questa occasione per sottolineare l'urgenza di un cambio di passo dell'Unione europea, che deve proiettarsi sempre più verso le esigenze della società civile, essere più vicina ai popoli e ai cittadini. L'Italia è un Paese fondatore dell'Unione europea e un contributore netto al bilancio dell'Unione. Forti di questa nostra posizione, andiamo a Bruxelles con una manovra economica - come sapete - appena deliberata, di cui siamo orgogliosi e sulla quale intendiamo avviare un dialogo, confrontandoci senza pregiudizi. Siamo convinti che quella dell' austerity sia una strada non più percorribile. Tutte le misure al centro della manovra economica, sulla quale il Governo è impegnato e che certamente avrò modo di illustrare in maniera esaustiva anche alle istituzioni europee, ai nostri partner dell'Europa, sono improntate a favorire crescita, occupazione e a contrastare la povertà nel segno della stabilità sociale. Su questo posso garantirvi che il Governo tutto sta lavorando con consapevolezza e responsabilità senza sosta. L'architrave della nostra manovra è costituito dagli investimenti, ossia la componente che è mancata maggiormente nelle politiche economiche degli ultimi anni, che hanno determinato un ritardo di crescita del nostro Paese rispetto alla media europea. Per rilanciare gli investimenti agiremo su tre fronti: risorse, semplificazione delle procedure e potenziamento delle competenze e delle capacità progettuali del sistema Paese. Gli anni della crescita economica ci hanno insegnato che una società con profonde disuguaglianze nella distribuzione della ricchezza non è soltanto moralmente inaccettabile, ma rischia di frustrare e fare implodere l'economia stessa. Un Paese che ha 5 milioni poveri ha un problema evidente di giustizia distributiva e di tenuta sociale. Perfino le istituzioni internazionali, come il Fondo monetario internazionale, sostengono da tempo che un Paese con forti diseguaglianze sociali ed economiche non è e non può essere stabile. Lo stesso Fondo monetario internazionale nel 2017 chiedeva all'Italia di dotarsi di uno strumento universale di welfare e anche nel pilastro europeo dei diritti sociali viene ribadita la necessità di stabilire un programma di reddito minimo collegato al reinserimento nel mondo del lavoro. L'Italia rimane un attore indispensabile affinché le quattro sfide, che ho appena citato e riassunto, trovino una soluzione europea efficace e convincente. Questo ruolo intendiamo giocarlo con il massimo impegno, perché consideriamo l'appartenenza all'Europa parte irrinunciabile del programma di miglioramento delle condizioni socioeconomiche dei cittadini italiani e dei cittadini europei. Adesso permettetemi di entrare più specificamente nell'ordine del giorno delle varie questioni. In tema di immigrazione, nei lavori del Consiglio europeo si farà una prima valutazione sulle articolate conclusioni sottoscritte nel vertice dello scorso giugno. Abbiamo lavorato, e continuiamo a farlo, affinché nelle conclusioni di questo Consiglio europeo venga rispettata la priorità di un'equilibrata e tempestiva attuazione di tutti i contenuti che sono già passati nelle conclusioni del Consiglio europeo dello scorso giugno. In sostanza, continuiamo a considerare irrinunciabile che Stati membri e istituzioni comunitarie siano coerenti con quel cambio di prospettiva. Abbiamo infatti ottenuto che l'approccio europeo alla gestione della migrazione vada in direzione di un indispensabile equilibrio fra movimenti primari e movimenti secondari, di un riconoscimento del principio degli sforzi condivisi per gestire i migranti a seguito di un salvataggio in mare. In questo Consiglio europeo è dunque essenziale riaffermare l'impegno dell'Unione europea a rafforzare la collaborazione con i Paesi di origine e di transito e a investire di più e meglio nella gestione dei movimenti primari. Riaffermerò dunque l'elevata priorità di un rifinanziamento consistente e tempestivo da parte degli altri Stati membri del Fondo fiduciario dell'Unione europea per l'Africa, tecnicamente il Trust Fund for Africa. Investire per l'Africa oltre che in Africa è una priorità che ho sottolineato anche nella recentissima visita in Etiopia ed Eritrea, lo scorso 11 e 12 ottobre. La stabilità politica in quell'area, resa di nuovo possibile grazie allo storico accordo di pace firmato tra i due Paesi - l'ultimo il 16 settembre - è infatti essenziale e va incoraggiata offrendo una prospettiva socioeconomica che disincentivi sempre più il ricorso ai canali illegali della migrazione come fonte di guadagno. La pacificazione e lo sviluppo dell'intera regione del Corno d'Africa possono assicurare senz'altro condizioni di vita migliori alle popolazioni locali e contribuire a stabilizzare - come ho rappresentato anche ai leader dei due Paesi - il quadro dei rapporti internazionali e i flussi migratori. Durante la mia visita, in particolare ad Addis Abeba, ho anche incontrato i vertici dell'Unione africana - come sapete ha sede in tale città - e ad essi ho chiesto esplicitamente di farsi mediatori per incrementare gli accordi sui rimpatri, che oggi si fanno a livello bilaterale, e di sostenere la strategia che stiamo coltivando in Europa per la regolazione e la gestione dei flussi. In questa prospettiva, ho invitato i vertici dell'Unione africana a partecipare alla Conferenza di Palermo sulla Libia, che - come avrete già saputo - si terrà il prossimo mese di novembre. In questa direzione occorre anche che il Consiglio europeo incoraggi quell'alleanza Africa - Europa che lo stesso presidente Junker ha evocato nel suo ultimo discorso sullo stato dell'Unione a Strasburgo. I movimenti primari, in sostanza, rimangono prioritari per una gestione europea sostenibile e duratura dei flussi migratori e degli stessi movimenti secondari. Questo concetto continuerò a rimarcarlo e a ribadirlo con gli altri leader europei. Occorre, infatti, evitare - a mio avviso - l'illusione che i Regolamenti, e in particolare quello di Dublino, che riguarda il sistema europeo di asilo, possano risolvere le forti criticità relative ai movimenti primari e alla protezione dei confini esterni. Quando esamineremo la parte di conclusioni relative al contrasto del traffico di esseri umani e riguardanti la riforma del sistema europeo comune di asilo, richiamerò - come ho già fatto a giugno - il fondamentale principio dell'equa condivisione delle responsabilità, sancito dall'articolo 80 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea. Anche su questo dobbiamo consolidare quel cambio di paradigma raggiunto al Consiglio europeo dello scorso giugno. Finché non riceveremo concrete garanzie sull'avvio della preparazione di questo meccanismo, non accetteremo a scatola chiusa accelerazioni sui movimenti secondari. L'ho detto da subito ai leader europei che hanno più a cuore questa parte della regolamentazione riguardante i movimenti secondari. Mi riferisco, in particolare, alla riforma del sistema europeo comune di asilo, su cui continuiamo a ritenere essenziale una «logica di pacchetto», che leghi l'avanzamento di tutti e sette gli strumenti legislativi che lo compongono. Mi riferisco anche alla proposta della Commissione di una Guardia costiera e di frontiera europea che costerebbe 11,3 miliardi di euro. Quest'ultima proposta desta nel Governo qualche perplessità. Personalmente mi riservo di fare una valutazione sia per il suo impatto sulla sovranità nazionale sia per gli elevati costi. L'Italia, infatti, ha già fatto molto e quasi sempre da sola grazie all'eccezionale impegno delle donne e degli uomini - voglio qui ricordarlo e sottolinearlo - della Marina militare e della Guardia costiera. Il riconoscimento da parte dell'Europa vogliamo che avvenga nei fatti e non solo negli apprezzamenti che ci sono stati dispensati nel tempo, e anche di recente, per aver protetto da soli negli ultimi anni - ricordo il numero molto significativo di 688.000 sbarchi dal 2013 - un confine europeo. Dobbiamo farci trovare preparati nella nuova stagione degli arrivi e continuare a operare per la stabilità e la sicurezza del Mediterraneo. In questa prospettiva si colloca anche il nostro forte sostegno al processo politico in corso in Libia, obiettivo cui dedichiamo la Conferenza già menzionata in Sicilia, che si svolgerà a Palermo il 12 e il 13 novembre. Siamo impegnati a far sedere intorno a un tavolo tutti gli attori coinvolti nella stabilizzazione del Paese a sostegno delle Nazioni Unite. Continueremo a lavorare affinché i risultati positivi nella riduzione degli sbarchi si consolidano in un approccio europeo multilivello che assicuri risposte strutturali, le uniche capaci di dare sicurezza ai nostri cittadini. Per quel che riguarda specificamente la Conferenza in Libia, non abbiamo la presunzione di ottenere la risoluzione di tutti i problemi invitando tutti i principali stakeholder a sedere intorno a un tavolo a Palermo, ma sicuramente l'Italia - come è nelle sue corde e tradizione - è disponibile a farsi promotrice di questo processo di pacificazione e di stabilizzazione nell'interesse dello stesso popolo libico. Sono, dunque, qui a chiedervi di darmi il vostro sostegno per fare avanzare a Bruxelles l'impegno intrapreso fin dall'avvio dell'attività di questo Governo. Passando al tema Brexit, vorrei ricordare che il capo negoziatore dell'Unione europea Michel Barnier - l'ho incontrato a Roma lo scorso 8 ottobre - interverrà al Consiglio europeo a 27 (in questo caso) per fare il punto sugli sviluppi e sulle difficoltà, che avrete letto anche sui giornali, degli ultimi giorni. I 27 Capi di Stato e di Governo valuteranno lo stato dell'arte del negoziato in vista della ripresa dei colloqui tra il Regno Unito e l'Unione europea e di un possibile accordo a novembre. Domenica scorsa, i negoziatori del Regno Unito e dell'Unione europea hanno preso atto dell'impossibilità, al momento, di trovare un'intesa sulla questione irlandese. È un tema complesso, in cui le ipotesi tecniche per evitare in concreto una frontiera fisica tra le due Irlande si intrecciano con importanti questioni, come sapete, di principio. I tempi sono davvero strettissimi. Dovremo lavorare tutti con buon senso, senza cedere alle emozioni e a reazioni istintive, per evitare un fallimento dei negoziati che - dobbiamo riconoscerlo e dirlo - sarebbe un salto nel vuoto, con presumibile effetto negativo per imprese e cittadini. È invece nostro dovere assicurare un recesso ordinato, seconda modalità che siano chiare e garantiscano la protezione dei diritti acquisiti dai cittadini europei, nonché la stabilità economica e finanziaria per le imprese. L'intesa finale dovrà essere rispettosa della volontà del popolo britannico di lasciare l'Unione europea e dei principi fondamentali dell'Unione stessa. L'accordo sulla Brexit dovrà assicurare, anche in concreto, la tutela dei diritti acquisiti dai cittadini europei, tra cui i circa 700.000 italiani residenti nel Regno Unito, attraverso procedure semplici e rapide, con particolare attenzione alla protezione delle categorie più vulnerabili. Un altro tema centrale per l'Italia e per molti Paesi europei è la protezione delle indicazioni geografiche e delle regole di origine. Qualsiasi intesa con il Regno Unito - su questo sono stato molto chiaro con il rappresentante e il negoziatore dell'Unione europea Barnier - dovrà preservare e valorizzare questo imprescindibile patrimonio di conoscenze, tradizioni e opportunità economiche. Una volta concordati i termini del recesso con un accordo che regoli anche la complessa questione del confine irlandese, potremo lavorare con il Governo britannico per costruire un futuro partenariato economico e di sicurezza, all'altezza dei profondi legami tra Londra e il resto del continente europeo. È questo il nostro obiettivo principale dopo l'uscita del Regno Unito dall'Unione europea, che mi auguro avvenga in termini chiari e amichevoli, senza strappi. Soltanto in un clima di solida amicizia e reciproca fiducia potremo trovare nuove modalità di cooperazione e costruire una relazione economica e di sicurezza tra l'Unione europea e il Regno Unito all'altezza dei legami storici, culturali e politici tra Londra, l'Italia e il resto dell'Europa. Anche dopo Brexit il Regno Unito resterà un Paese europeo, con valori e sfide comuni a quelle degli Stati membri dell'Unione europea. Londra sarà ancora un attore fondamentale nell'economia globale e nell'architettura di sicurezza europea. Del resto, non potrebbe essere altrimenti per un Paese membro del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, del G7 e della NATO. L'Italia continuerà quindi a lavorare per un partenariato basato sulla mobilità, affinché possano continuare i fruttuosi scambi economici tra i nostri cittadini, per mantenere un elevato scambio dei commerci, e sulla sicurezza, per affrontare insieme in maniera più efficace le numerose sfide del nostro tempo. Passo al tema della sicurezza interna. Al Consiglio europeo approveremo delle conclusioni anche sul tema della sicurezza interna, sulla scia della discussione, già parzialmente anticipata nel corso del vertice informale a Salisburgo. Sul contrasto alle interferenze, anche online , nelle elezioni e sulle minacce ibride e cyber , condividiamo con i partner europei, a cominciare dal Regno Unito e dai Paesi bassi, la forte preoccupazione relativa alle recenti notizie di attacchi cibernetici. Rispetto ad essi, l'approccio italiano è ispirato alla promozione di piattaforme cooperative e mira a coniugare le esigenze di sicurezza e di protezione dei cittadini con il rispetto della democrazia e della libertà della rete. Riteniamo inoltre che abbiamo il dovere di rafforzare la resilienza, cioè la capacità di dotarsi, a livello nazionale ed europeo, di adeguati strumenti di prevenzione e resistenza rispetto ad eventuali attacchi cyber , ma anche la capacità di deterrenza verso tali attacchi, rispetto ai quali il problema dell'attribuzione, e quindi di eventuali misure sanzionatorie nei confronti dei sospetti responsabili, resta di grande complessità. Guardiamo con favore al fatto che il Consiglio europeo dia impulso anche all' iter di revisione del meccanismo europeo di protezione civile. L'Italia considera infatti essenziale un sistema coordinato ed efficace di risposte sia alle minacce nucleari, batteriologiche, radiologiche, chimiche, sia alle catastrofi naturali. Vorrei soffermarmi sul rapporto, nell'ambito delle relazioni internazionali, tra Unione europea e Russia. Il Consiglio offrirà una finestra di discussione sui rapporti tra Unione europea e Russia, e sarà questa una nuova occasione per stabilire, con i colleghi europei, come declinare coerentemente l'approccio che definisco a doppio binario - cioè, fermezza, ma coniugata al dialogo - nei confronti di Mosca, che resta un attore ineludibile per la soluzione delle principali crisi internazionali. Ricordo a questo proposito che il 24 ottobre sarò a Mosca a incontrare Putin e, in occasione di questa mia visita, avrò modo di confrontarmi con lui su temi internazionali e di sicurezza. La politica europea nei rapporti con la Russia resta legata ai cinque principi concordati a 28 nel marzo 2016: le sanzioni fini a se stesse non fanno che danneggiare le nostre imprese, che invece questo Governo intende tutelare e sostenere, e la stessa società civile russa. In questo quadro - già a giugno scorso, a dire il vero - abbiamo espresso l'esigenza di dare grande attenzione a tale aspetto, anche attraverso programmi di supporto alle piccole e medie imprese. In questa prospettiva, come ribadirò ai colleghi europei, riteniamo si debba continuare a ragionare mantenendo, però, l'unitarietà della posizione dell'Unione europea nei rapporti con Mosca. Signor Presidente, gentili senatrice e cari senatori, questa è la posizione che intendo rappresentare in sede europea. Chiedo il vostro pieno sostegno, nella ferma convinzione che sia questa la strada giusta per portare anche in Europa quel cambiamento autentico che i cittadini del nostro Paese ci chiedono e si aspettano. Vi ringrazio per l'attenzione. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az) . Saluto ad una delegazione bicamerale del Parlamento indiano PRESIDENTE . È presente in tribuna una delegazione bicamerale del Parlamento indiano, guidata dal ministro di Stato per gli affari parlamentari e per le risorse idriche, signor Arjun Ram Meghwal. (Applausi). (L'Assemblea si leva in piedi). Ripresa della discussione sulle comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri PRESIDENTE . Avverto che le proposte di risoluzione dovranno essere presentate entro la conclusione del dibattito. STEFANO (PD) . Signor Presidente, colleghi senatori, Presidente del Consiglio, ritengo necessario partire dagli esiti del Consiglio europeo del giugno scorso, che ha coinciso, peraltro, con il suo debutto sulla scena europea. Il ricordo di questo evento è caratterizzato da un principale elemento: la contraddizione, che è il risultato del rapporto tra i suoi commenti trionfalistici e la loro successiva demolizione colpo su colpo, emersa con la lettura ufficiale dei documenti di quell'incontro e di retroscena riportati da suoi omologhi, i quali restituiscono la cifra della imperizia della nostra rappresentanza in quel consesso internazionale. Quanto accaduto a fine giugno si iscrive però nel perimetro delle modalità che caratterizzano la vostra azione di Governo e infatti ha due facce: la prima risponde alla propaganda ed è sempre trionfalistica, la seconda invece riguarda la realtà ed è sempre uno smacco. Ricorda un po' le fiammanti distese di armamenti degli anni Trenta del nostro Paese, un vero trionfo di acciaio italico. In realtà, però poi era pessimo e rabberciato cartone. Quel Consiglio europeo di giugno, scevro del sabotaggio delle solite manine che voi vedete in ogni dove, non ha portato alcun miglioramento rispetto alla gestione condivisa dei migranti, come lei afferma, semmai, al contrario, un preoccupante passo indietro, se penso all'introduzione del principio della volontarietà che cancella i progressi ottenuti nel precedente Consiglio del giugno 2015. Ma non basta. È stato messo un ulteriore paletto, quello della unanimità dei 27 Stati membri, per la procedura di revisione del Regolamento di Dublino. Basterà quindi un solo Orban di turno a far saltare qualsiasi possibilità di modifica. Non mi solleva in tal senso ricordare a me stesso che proprio Lega e MoVimento 5 Stelle già nel novembre 2017 fecero ancora peggio - se posso dire - prima di Orban, avendo votato non a favore della proposta di revisione di quel regolamento e delle politiche relative al diritto di asilo. Pertanto, signor Presidente, è inutile nascondere che l'aspetta un tavolo non facile, perché quello di Strasburgo sarà un Consiglio carico di temi dirimenti per il futuro assetto dell'Unione, dove la finalità squisitamente politica di questo organismo rende ancora più necessaria la credibilità e la capacità di produrre in quel consesso un'efficace sintesi degli interessi del nostro Paese. Un consesso dove siamo chiamati ad essere responsabili e credibili e meno innovativi di come invece ha già voluto dimostrarsi il ministro Savona con il racconto della sua vicenda del milioncino abbondante di euro nei conti svizzeri. Parlavo di una credibilità che spero smetteremo presto di disperdere in quella che si rappresenta ormai come una vera e propria emorragia che si protrae da mesi. Non potete continuare a confondere la rumorosità delle nuove grida manzoniane, le grida di Salvini che vi garantiscono alta visibilità, con la perdita di credibilità che il nostro Paese sta patendo sotto tanti, troppi aspetti, come quelli della reputazione economica, come raccolto dai giudizi di diversi organismi di ogni ordine e grado, dai previsori internazionali all'Ufficio parlamentare di bilancio, fino a quella squisitamente politica con l'uso di toni incendiari che non celano mai l'insulto a chiunque osi obbiettare nel merito. Signor presidente Conte, vorrei essere ancora più chiaro. La scelta politica in ambito europeo non può assumere come termine ultimo l'appiattimento su scelte opportunistiche orientate solo alla prossima campagna elettorale per il rinnovo del Parlamento europeo. Dico questo perché già nel giugno scorso questo Governo si è piegato in modo imbarazzante agli interessi del gruppo di Visegrad, che sono obiettivamente contro quelli italiani e le finalità dell'Unione. Il gruppo di Visegrad infatti continuerà a non prendere quote di migranti e a non subire sanzioni per questo. In altre parole, state appoggiando i vostri sabotatori, i nostri sabotatori, come in una tipica sindrome di Stoccolma. E questo non solo in tema di migranti, ma anche in quello più grave e preoccupante che riguarda proprio la natura di questa Unione, che è democratica, basata sullo stato di diritto e sul rispetto dei diritti fondamentali dell'uomo. L'Europa politica che oggi conosciamo e che non sempre ci piace, perché - come sappiamo bene - necessita di affinare procedure maggiormente democratiche, è costata carne e sangue agli europei, ceneri e macerie al nostro continente. In questo senso, anche la Brexit assume un tono e un valore che dobbiamo farci carico di gestire con il peso della storia e del suo insegnamento. Dobbiamo scongiurare una hard Brexit, non solo per le ripercussioni economiche che andrebbero a gravare (Richiami del Presidente) - mi lasci concludere signor Presidente, un minuto - su uno scenario di rallentamento della crescita mondiale, già di per sé preoccupante, ma per salvaguardare i diritti degli italiani presenti sul territorio inglese, dal punto di vista sociale, del lavoro e della salute. Sono infatti 3,5 milioni gli europei che vivono sul territorio inglese e, tra questi, oltre mezzo milione gli italiani. Dico questo perché, se le trattative sulla Brexit sembrano aver trovato qualche convergenza sulle tematiche dei diritti, tante altre questioni rimangono ancora aperte e tutte da risolvere. Una di queste concerne il territorio irlandese, che tornerebbe ad essere terra di confine, oltre allo Stretto di Gibilterra, tra il Regno Unito e l'Europa, con una Repubblica d'Irlanda che rimarrebbe sotto il cappello dell'Unione europea e un Irlanda del Nord che, al contrario, seguirebbe le sorti della Gran Bretagna. Nessuno vuole - spero nemmeno lei, presidente Conte - che in quelle zone si ravvivino conflittualità che oggi sembrano sopite e che presto invece potrebbero riaccendersi, sulla base dei negoziati su come si intenda dirimere la questione del confine e volendo tener conto della tensione che già si registra rispetto alle diverse esigenze. Da una parte... PRESIDENTE. Concluda, per cortesia. STEFANO (PD) . ...in modo non eccessivamente rigido, per i motivi che richiamavo, e dall'altra dall'esigenza di tutelare tutte le nostre aziende rispetto all'ingresso di prodotti extraeuropei, che proprio dall'Irlanda del Nord potrebbero trovare una comoda porta di accesso. Noi del Partito Democratico chiediamo a lei, presidente Conte, di portare avanti le trattative nel preminente interesse dei cittadini italiani e delle aziende del nostro Paese, superando quell'ambiguità che ha caratterizzato la vostra azione sin qui. Infine, signor Presidente, un pensiero sulla sicurezza e sulla lotta al terrorismo. La sicurezza dell'Unione europea va declinata sotto diversi aspetti, da quella fisica, interna e verso l'esterno dei confini dell'Europa... PRESIDENTE. Io non ho l'abitudine di interrompere, senatore Stefano, però la pregherei di rispettare i tempi, perché li ha abbondantemente superati, per più di tre minuti. STEFANO (PD) . Ho finito. ...a quella più labile e più facilmente permeabile che caratterizza la rete. Questo infatti è forse il fronte più scoperto e più complesso del nostro sistema democratico, dove viviamo una sorta di invasione verticale, giacché il terreno del confronto assume caratteri fino ai tempi della cronaca non pensati e non pensabili. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. Vi pregherei di rispettare i tempi assegnati, perché non mi piace interrompere quando c'è un discorso, ma, poiché il tempo è contingentato, sarebbe cortese rispettarlo. È iscritto a parlare il senatore Grasso. Ne ha facoltà. GRASSO (Misto-LeU) . Presidente Conte, lei si appresta a rappresentare il nostro Paese nel Consiglio europeo di domani e dopodomani e questa sarà ancora una volta l'occasione per un ravvedimento operoso da parte di questo Governo rispetto al suo atteggiamento verso l'Europa, soprattutto sul delicatissimo tema delle migrazioni e della sicurezza. Sarebbe opportuno in realtà un ravvedimento da comunicare all'Europa anche sulla manovra finanziaria, glielo dico con grande franchezza; il punto in questo caso, visto che lei vi ha accennato nel suo discorso, non è tanto quantificare la percentuale di deficit che il nostro Paese può produrre, a fronte di una complicata condizione strutturale, ma come utilizzare l'indebitamento. Le ultime notizie, ancora senza indicazioni di coperture, ci hanno restituito l'idea che avete scelto di usare la manovra per una sempre presente campagna elettorale piuttosto che per migliorare, attraverso investimenti utili e di prospettiva, le condizioni di crescita e di sviluppo del nostro Paese. Torniamo però all'ordine del giorno. Non possiamo dimenticare come le dichiarazioni del giugno scorso, quelle nelle quali parlavate di vittoria in sede europea, siano state totalmente ribaltate dalle conclusioni del Consiglio, che ora dovrà valutare quanto è stato fatto in questi mesi. Signor presidente Conte, ci piacerebbe molto che lei ricordasse ai suoi colleghi che il Parlamento europeo ha avanzato una proposta seria e di buon senso. Bisogna cambiare il Regolamento di Dublino e occorre farlo ora, rafforzando il principio di solidarietà e abolendo una volta e per sempre il principio del primo approdo, che ha avuto conseguenze durissime per il nostro Paese e per il dibattito politico in sede europea. Bisogna distribuire secondo quote predefinite i richiedenti asilo in tutti gli Stati membri e ridurre l'accesso ai fondi UE per gli Stati che non vi ottemperino. La strada che il suo Governo propone è, a nostro avviso, errata. Del resto, uno dei suoi Vice, che troppo spesso appare come l'uomo che le detta la linea (quando dovrebbe essere il contrario), è alleato politicamente con chi vuole alzare muri e filo spinato piuttosto che cambiare le regole dell'Unione per realizzarla compiutamente e su basi nuove. In queste settimane appare evidente la cifra del Governo Lega-5 Stelle: essere forti coi deboli, sostenere politiche di esclusione dei bambini figli di stranieri dalle mense scolastiche e dagli aiuti per i libri, smantellare un modello di integrazione come Riace, ed essere deboli, debolissimi con i forti tramite flat tax e condoni fiscali. Nella nostra risoluzione troverà elencate una serie di misure volte a gestire con umanità e intelligenza il fenomeno delle migrazioni. La più importante è l'apertura immediata di corridoi umanitari di accesso in Europa per garantire canali di accesso legali e controllati, attraverso i Paesi di transito, ai rifugiati che scappano da esecuzioni, da persecuzioni, da guerre e da conflitti, per mettere fine una volta per tutte alle stragi in mare e in terra, e quindi debellare il traffico di esseri umani, anche con visti e missioni umanitarie. L'altra misura è quella di sostenere una riforma finalizzata a creare un reale diritto di asilo europeo capace di superare il Regolamento di Dublino: proprio quella misura contro cui hanno votato i suoi compagni di Governo. Le aggiungo una considerazione. La legge Bossi-Fini è quanto di più criminogeno si possa immaginare. Se non avete intenzione di abrogarla, ripristinate almeno il decreto flussi per chi lavora, anche solo per la reale necessità di famiglie e imprese. D'altronde, è ormai chiaro che risolvere problemi complessi non fa parte del contratto di Governo; anzi, più si creano situazioni di disagio, più proverete a cavalcarle, e questo comportamento ha un nome: si chiama cinismo politico ed è quanto di più lontano da una cultura di Governo si possa immaginare. L'Italia le sta dimostrando con piccoli e grandi gesti che il nostro popolo è molto più attento, sensibile e solidale di quanto vorreste. Le raccolte fondi per i bambini di Lodi e per la encomiabile iniziativa della nave Mediterranea stanno abbattendo ogni precedente per quantità e rapidità di adesione. Chiamiamole con una forma che possiate comprendere: sono queste le soluzioni del popolo ai problemi che il Governo del cambiamento non ha nessuna intenzione di affrontare. Presidenza del vice presidente TAVERNA (ore 10,27) ( Segue GRASSO). Sui temi della sicurezza vi chiediamo, tra gli altri, impegni concreti per approfondire la revisione del quadro penale europeo in materia di terrorismo; misure volte a sottrarre alle organizzazioni criminali e terroristiche gli strumenti necessari alle loro attività, come l'accesso alle risorse finanziarie, alle armi, all'utilizzo di Internet e di documenti contraffatti, così come il miglioramento dei sistemi di scambio di informazioni tra autorità di contrasto, Polizia e magistratura penale, così come quelle di intelligence fra gli Stati membri. Infine, una seria lotta al riciclaggio e ai paradisi bancari e fiscali. Dispiace molto notare, signor Presidente del Consiglio, che quel decreto-legge che avete chiamato decreto Salvini (lo ricorda? Ha fatto le foto col cartello) e che vendete come decreto sicurezza otterrà esattamente l'effetto opposto. Del resto, è già una prassi per voi dare bei titoli a provvedimenti che non avranno effetti positivi sulla vita reale. Infine, sulle relazioni esterne dell'Unione, come non vedere che Stati Uniti e Russia si muovono nella stessa direzione? È casuale? Trump ha riesumato la pratica e la politica della destra neoconservatrice americana, quella più nazionalista, che durante il primo mandato di George Bush parlò apertamente di eurominaccia. Le tensioni politiche e commerciali alimentate da Trump nei confronti dell'Europa non possono che incontrare il favore di Mosca, incrociando così le mire storiche di affermazione e di una influenza russa sui Balcani e sugli Stati baltici. Per realizzare tutto ciò, occorre che l'Unione europea si scomponga e si dissolva ed è questo l'obiettivo comune a Trump e a Putin. Troppe dichiarazioni e azioni dei sostenitori del suo Governo esaltano entrambi e le loro politiche. Anche su questo il suo Governo ci appare su una strada sbagliata. Presidente Conte, ogni giorno qualche cittadina e cittadino in più si rende conto della pericolosa china di rabbia, frustrazione e razzismo che sta prendendo il nostro Paese. Auspichiamo, per convinzione politica, che lei non si lasci cullare dai sondaggi. Altri, prima di lei, hanno fatto lo stesso errore. Non sono riusciti a cogliere il malessere crescente e la storia li ha puniti. Non sarà sulle macerie che il vostro consenso potrà crescere. La invitiamo, quindi, a riflettere su questo mentre sarà in viaggio per rappresentare il nostro Paese al Consiglio europeo. (Applausi del senatore Errani). PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Garavini. Ne ha facoltà. GARAVINI (PD) . Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, onorevoli colleghi, l'Europa si trova di fronte ad uno dei cambiamenti più importanti della propria storia: l'uscita della Gran Bretagna dall'Unione europea. Una decisione dolorosa, che avrà ripercussioni profonde, non soltanto per la Gran Bretagna, ma per tutta l'Unione europea. La Gran Bretagna ricopre, infatti, un ruolo di primaria importanza per l'Europa da più punti di vista, ma soprattutto in ambito economico, con un volume d'affari di circa 650 miliardi di euro annui. Stessa cosa per l'Italia, per la quale la Gran Bretagna rappresenta il terzo Paese di esportazione, con circa 23 miliardi di entrate ogni anno. Un indotto importante. Cambiamenti tra i due Paesi possono avere anche ricadute occupazionali gravi. Pertanto, che in queste settimane, a poca distanza dalla deadline per la conclusione degli accordi, sarebbe importante un contributo fattivo, anche da parte italiana. Invece, in questa importante discussione sulla Brexit, la più rilevante degli ultimi sessant'anni in Europa, la voce italiana non c'è stata. Assente, non pervenuta. È il segno che, neanche a cinque mesi dal suo insediamento, presidente Conte, l'Italia in Europa è isolata e gode di pochissima credibilità. Nella discussione sulla Brexit il Governo giallo-verde sembra dimenticarsi anche degli oltre 700.000 italiani che vivono e lavorano nel Regno Unito e che sono interessati personalmente dalle ricadute post Brexit. Italiani destinati a sperimentare sulla propria pelle gli effetti della riuscita o meno dell'accordo tra Unione europea e Gran Bretagna. In questo processo è in ballo anche il loro futuro, la loro vita e quella dei loro cari, perché ne va del loro status di cittadini, di lavoratori, di studenti. Per noi del Partito Democratico è chiaro, è sempre stata la nostra linea politica. Va garantito il mantenimento di tutti i diritti conseguiti ai cittadini comunitari presenti nel Regno Unito, sia in ambito lavorativo che formativo, in campo sanitario, in ambito politico, nel settore universitario e della ricerca, nella vita quotidiana. Ma qual è la linea del suo Governo, presidente Conte? L'impressione è che, al di là delle rassicurazioni odierne, questi italiani le interessino ben poco. Al contrario, bisognerebbe garantire loro certezze, creando al contempo le condizioni per permettere un'uscita del Regno Unito dall'Europa il meno traumatica possibile. Un accordo potrà avere successo solo se va incontro a tutte le parti in causa. Al tempo stesso, è chiaro che non potranno essere concessi alla Gran Bretagna gli stessi privilegi di cui godeva prima. Dall'evolversi dei fatti delle ultime ore, sembra non si riesca a raggiungere un accordo, il che potrebbe creare conseguenze negative. Ciò nonostante, credo non sia il caso che l'Europa adesso ceda alle pressioni solo per il timore delle conseguenze, perché non è affatto chiaro come saranno i prossimi sviluppi della politica interna britannica, già molto turbolenta nelle ultime settimane; anzi, non è escluso che arrivino altri al Governo, con la possibilità di scenari politici del tutto nuovi e magari anche un esito diverso rispetto alla questione Brexit. Oggi, con il suo intervento, ha fatto capire che sulle politiche europee a lei e al suo Governo manca la bussola, perché fare promesse e sparare offese su Twitter, come sono soliti fare i suoi ministri, senza essere in grado di farsi ascoltare a Bruxelles nelle sedi che contano o senza presentarsi affatto - com'è successo ad esempio la settimana scorsa, e non era la prima volta - è proprio il contrario di una politica seria ed efficace; dunque è inevitabile poi tornare a casa a mani vuote. Questo è quanto sostanzialmente le è successo, signor Presidente, durante il suo primo Consiglio europeo sulle politiche migratorie. Ci ricordiamo troppo bene com'è andata: anche in quell'occasione, è venuto qua, ha promesso mari e monti e ci ha detto di voler portare a Bruxelles la politica del pugno duro e costringere l'Europa a farsi carico dei profughi sbarcati in Italia. Appena uscito dal Consiglio - solo poche ore dopo - però, nonostante si sia vantato in lungo e in largo, è stato smentito clamorosamente, perché non solo non ha conseguito risultati oggettivi, ma addirittura ha lasciato fare passi indietro madornali rispetto a quanto avevamo faticosamente conquistato con i nostri Governi: ha lasciato che venissero abolite le quote di ricollocamento obbligatorie nei diversi Paesi e che, al loro posto, s'introducesse un'inutile volontarietà dei singoli Stati, cioè una sonora sconfitta per l'Italia, che adesso si potrebbe sanare solo attraverso una modifica del Trattato di Dublino, nella forma a suo tempo indicata dai nostri Governi, ribadita dal voto del Parlamento europeo. Bisogna superare il concetto di Paese di primo arrivo: i migranti vanno ripartiti su tutti i Paesi europei. Questa è la nostra proposta, una soluzione che aiuterebbe di fatto l'Italia: ma come fa, Presidente, a portare avanti una politica di questo tipo, dal momento che i due partiti della sua maggioranza, Lega e MoVimento 5 Stelle, in occasione di quella votazione al Parlamento europeo hanno espresso voto contrario? Come fa, adesso, a proporre in Europa quelle stesse misure? Tra l'altro, Presidente, lei non arriva forte della legge di bilancio, ma ancora più indebolito, dato che su di essa avete trovato un accordo stanotte. Si tratta di un'accozzaglia di misure assistenzialistiche e di uno sfregio, non soltanto a tutti gli appelli a livello internazionale, ma soprattutto al futuro delle giovani generazioni nel nostro Paese. Per questo mi chiedo quali probabilità avrà, durante questo Consiglio, di conseguire risultati a beneficio dell'Italia e degli italiani. Noi del Partito Democratico siamo molto preoccupati dell'evolversi del suo agire. Vediamo come sia crollata la capacità negoziale dell'Italia in Europa, cosa grave, perché ne va della vita e del futuro di centinaia di migliaia di uomini e donne nel Paese e fuori da esso, per esempio in Gran Bretagna. (Applausi dal Gruppo PD). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pellegrini Marco. Ne ha facoltà. PELLEGRINI Marco (M5S) . Signor Presidente, colleghe senatrici, colleghi senatori, signor Presidente del Consiglio, onorevoli rappresentanti del Governo, ci occupiamo di temi molto delicati e sentiti, lungamente dibattuti negli ultimi mesi e anni, che spesso hanno provocato contrapposizioni ideologiche, a volte strumentali alla lotta politica domestica. Il tema della pressione migratoria è stato affrontato dall'Unione europea probabilmente in modo tardivo e solo dopo la crisi del 2015. Da allora, sono state adottate una serie di misure che hanno sì ridotto complessivamente i flussi e controllato meglio le frontiere esterne, ma tali misure non sono state applicate in modo omogeneo, né era possibile farlo, considerata la diversità fisica tra le diverse frontiere dell'Unione europea, e ciò ha creato una pressione maggiore su alcuni Paesi, tra cui il nostro, e minore su altri. L'Unione europea ha più volte affermato che intende proseguire su questa politica del maggior controllo delle frontiere esterne ai fini del contenimento della immigrazione illegale su tutte le rotte, quindi sia su quella del Mediterraneo orientale e occidentale, sia su quella del Mediterraneo centrale, che è quella che ci riguarda più da vicino e che al momento crea maggiori preoccupazioni. Per disincentivare il traffico di essere umani nel Sahel, in Libia, nel Corno d'Africa e nel resto del continente africano, l'Unione europea deve sostenere le attività della Guardia costiera libica, a cui il nostro Paese ha donato motovedette proprio a questo scopo, favorire i rimpatri umanitari volontari, ma soprattutto deve cercare di eliminare o limitare i motivi che originano le migrazioni di massa, ossia i conflitti, la povertà, le diseguaglianze economiche e sociali. Questi obiettivi, come si vede, sono ambiziosi e radicali, perché si tratterebbe di favorire da un lato la composizione o cessazione di conflitti decennali, alcuni dei quali nati per lo sfruttamento di risorse naturali, e dall'altro si tratterebbe di intraprendere politiche di cooperazione volte alla trasformazione socio-economica del continente africano, sulla base dei principi e degli obiettivi definiti dalle Nazioni africane nella loro agenda 2063, nei settori nevralgici dell'istruzione, della salute, delle infrastrutture, dell'innovazione, del buon governo e della emancipazione femminile. Sono progetti ambiziosi, che presuppongono il significativo incremento delle politiche di cooperazione in termini di quantità e di qualità e di conseguenza saranno necessari maggiori fondi, ma anche misure intese a creare le condizioni che facilitino l'aumento degli investimenti privati, siano essi africani o europei. In conseguenza di tutto ciò, aumenteranno gli scambi commerciali tra Africa e Europa. Progetti ambiziosi, che noi tutti speriamo prendano corpo il prima possibile e che portino frutti nel più breve lasso di tempo, ma purtroppo, nell'attesa che tutto ciò accada (tra l'altro sento parlare di queste cose da quando ero ragazzo) occorre occuparsi di vite umane in pericolo sia in mare, sia nel deserto, sia nei campi in Libia, sia nel resto dell'Africa. Da questo punto di vista, l'Unione europea doveva e deve fare molto di più e invece spesso si è limitata a denunciare norme di principio, a tratteggiare programmi futuristici che però hanno lasciato alcuni Paesi più di altri sottoposti alla pressione migratoria, costretti a causa della loro posizione geografica a dover gestire l'accoglienza di centinaia di migliaia di esseri umani, di nostri fratelli bisognosi di cure. Per non scontentare i Paesi meno propensi all'accoglienza, l'Unione europea ha recentemente lasciato agli Stati membri la possibilità, su base volontaria purtroppo, di partecipare a un programma comune secondo cui chi viene salvato a norma del diritto internazionale dovrebbe essere trasferito in appositi centri da istituire in tutti gli Stati membri partecipanti, dove dopo una rapida attività di indagine dovrebbe essere possibile - questo negli auspici - distinguere i migranti irregolari, che devono essere subito rimpatriati, dalle persone bisognose di protezione internazionale o di asilo, a cui si applicherebbe il principio di solidarietà. Se però la partecipazione a questi programmi non è obbligatoria e se non si modifica il regolamento di Dublino, la solidarietà europea rimane più sulla carta che nei fatti e di conseguenza l'accoglienza viene effettuata in gran parte da alcuni Paesi, tra cui il nostro, e poco o pochissimo o nulla da altri. A parole, le nostre frontiere esterne a Sud sono frontiere europee, ma nei fatti, o almeno fino ad oggi, sono frontiere italiane e tocca a noi gestirle, con tutto ciò che consegue in termini di costi economici e sociali. D'altro canto, le sofferenze e i soprusi cui sono sottoposti molti migranti sono per noi inaccettabili, perché cozzano contro i principi europei, con quelli della solidarietà e con la nostra dignità di uomini e donne. Considerato che siamo uno dei Paesi fondatori della Comunità prima e poi dell'Unione europea deve essere un nostro precipuo compito fare in modo che questa tendenza sia invertita e che quindi tutti gli Stati dell'Unione siano coinvolti nella gestione delle frontiere dei flussi migratori. Tutti, nessuno escluso. Non si può essere europei ed europeisti quando si devono ricevere i fondi e poi diventare nazionalisti quando invece si deve dare una mano ad un altro Paese europeo e ad essere umani che sono nostri fratelli e sorelle. Purtroppo molti errori sono stati fatti in passato e alcuni si ripetono ancora oggi. Mi riferisco, per esempio, all'intervento militare in Libia del 2011 che ha destabilizzato quel Paese, cui purtroppo partecipò anche l'Italia, o alle modalità di sfruttamento delle risorse africane da parte di alcuni Paesi europei, che si comportano non come partner commerciali ma quasi come se esistessero ancora le colonie, a volte tentando di condizionarne lo sviluppo socio-economico e causando vaste sacche di povertà; ciò è una delle concause all'origine dei flussi migratori. Il discorso sarebbe lungo e quindi torno alle attuali politiche europee in tema di immigrazione e sicurezza interna: criticarle non vuol dire essere euroscettici o peggio antieuropeisti. Proporre la revisione di trattati o regolamenti, cercare di riscriverli tenendo conto di quanto accaduto negli ultimi anni, sia di positivo e sia di negativo, non significa volere la fine dell'Unione europea. Il MoVimento 5 Stelle non è antieuropeista; al contrario, noi vogliamo rafforzare l'Unione, renderla più coesa, più giusta e più equa. Non vogliamo tornare indietro; al contrario, vogliamo andare avanti, vogliamo cambiare in meglio le cose. Tutto questo sta per succedere; le prossime elezioni del Parlamento europeo porteranno uno stravolgimento dell'attuale situazione politica e quello che è successo in Germania negli ultimi giorni è solo un prologo. Sapete, è ben strano sentirsi tacciare di antieuropeismo per il solo fatto di contrastare politiche europee rivelatesi profondamente sbagliate e questo accade sia nel campo della gestione dei flussi migratori sia, ad esempio, per ciò che riguarda il campo economico. Non si è antieuropeisti se si vogliono migliorare le cose; sarebbe come dire che chi è contro l'attuale Governo italiano è contro la forma repubblicana o che chi voleva cambiare la nostra Costituzione voleva distruggere lo Stato repubblicano e tornare alla monarchia. Sarebbero e sono concetti risibili, ma quando si parla di Europa ce li propinano come se fossero verità inoppugnabili. È vero l'esatto contrario; chi critica alcune scelte, chi vuole cambiare politiche, si sente davvero europeo e crede nel sogno di un Continente affratellato, come lo avevano pensato i padri fondatori, e pretende istituzioni all'altezza del compito, che sappiano interpretare i bisogni dei cittadini europei, che non si arrocchino a Bruxelles o a Strasburgo per perpetrare il loro potere. Chi fa queste critiche si aspetta di non essere rimbrottato da un qualunque commissario europeo che pretende di insegnarci a votare (una cosa grave). Chi crede nel sogno europeo e vuole più Europa non vuole avere a che fare solo con burocrati, ma vuole istituzioni democratiche, efficienti e attente, in cui la volontà popolare sia tenuta in massima considerazione. (Applausi dal Gruppo M5S) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Urso. Ne ha facoltà. URSO (FdI) . Signor Presidente del Consiglio, noi siamo una forza patriottica, responsabile e costruttiva che come tale si è comportata in questi mesi, tanto più sugli argomenti di politica europea, estera e della sicurezza. Dobbiamo però notare il tono dimesso, quasi mesto, che lei e anche i colleghi della maggioranza avete utilizzato finora in questo dibattito. Ciò a fronte delle dichiarazioni trionfalistiche, direi, purtroppo demagogiche e infondate, che lei fece subito dopo la riunione del Consiglio europeo, come se avesse vinto la Terza guerra mondiale. Sono passati quattro mesi e allora partiamo in modo concreto e, spero, che lei ci dica come è cambiato il paradigma europeo e italiano in questi quattro mesi. Come? Sotto quale aspetto è cambiato il paradigma? Quali sono i cambi di passo che sono accaduti in questi quattro mesi senza che ce ne siamo resi conto? Per esempio, tra i punti approvati al Consiglio europeo rientravano maggiori sforzi per la nuova rotta mediterranea, più rimpatri volontari e accordi con Paesi di partenza e transito. Quali accordi sono stati realizzati in questi quattro mesi? Quanto e se sono aumentati i rimpatri? Ci dica dei numeri su questi aspetti. L'Italia ha fatto nuovi accordi? L'Italia ha aumentato i rimpatri? In secondo luogo, a proposito delle piattaforme di sbarco regionali e dei centri sorvegliati negli Stati membri, ancorché su base volontaria, ci spieghi in questi quattro mesi chi ha realizzato, tra i Paesi europei piattaforme di sbarco regionali e centri sorvegliati negli Stati membri. Ci spieghi se l'Italia lo ha fatto; altrimenti come si presenta in sede europea, dopo quattro mesi, se l'Italia per prima non fa nuovi accordi per il rimpatrio, se l'Italia per prima non aumenta i rimpatri, se l'Italia per prima non realizza piattaforme di sbarco regionali e centri sorvegliati? Come fa a rimproverare gli altri di non aver cambiato passo se noi non cambiamo passo? Per quanto riguarda i fondi, noi le chiediamo davvero che vi siano fondi di rimpatrio a carico dell'Unione europea almeno pari a quanto l'Unione europea ha dato alla Turchia per bloccare il fronte dell'est. Il senatore Stefano, che poco prima nominava alcuni Paesi dell'Europa centro-orientale che hanno tutelato la frontiera orientale d'Europa, come dimostrano numeri e fatti, dicendo che non si impegnano altrettanto nella frontiera mediterranea, forse dovrebbe nominare, invece, e declamare - lo dico anche al collega dei 5 Stelle - il Paese che ha sabotato - questo sì davvero - il Mediterraneo e che agisce ogni giorno per far saltare ogni accordo sulla Libia; il Paese che sfrutta non le ex colonie ma le colonie africane, per esempio battendo moneta per loro. Vogliamo chiamare per nome e cognome il Paese che trasferisce oltre frontiera i suoi migranti di notte, come è accaduto alcuni giorni fa, violando ogni accordo o abbiamo paura di citare la Francia? (Applausi dal Gruppo FdI) . E ci aggrappiamo all'Ungheria che invece fa il suo dovere? Ho detto questo sul fronte dei migranti, come era doveroso. Circa la Libia e l'Africa, noi ci approcciamo alla Conferenza di Palermo del 12 e 13 novembre. Signor Presidente del Consiglio, ha nominato il nuovo ambasciatore in Libia o è ancora in Italia? Ha nominato i nuovi vertici dei servizi segreti o sono ancora transitori? Come affronta questa Conferenza senza prima risolvere i nostri problemi nei rapporti con la Libia e sulla sicurezza? Bene, le diamo un suggerimento: lei è stato nel Corno d'Africa e credo che sia importante per l'Italia attivare subito il piano europeo per gli investimenti esterni, che è veramente necessario ma ancora non è stato applicato. Soprattutto le consiglio di chiedere all'Unione europea che sia realizzato l'accordo di partnership economica con i Paesi del Corno d'Africa, così da consentire l'accesso al mercato, il commercio, le regole d'origine. Quello che necessita al Corno d'Africa - tra l'altro principale fonte di immigrazione - è sfruttare appieno il processo di pace. L'Italia può agire, può agire l'Unione europea e ci aspettiamo che lo faccia. Infine aggiungo due aspetti: la Brexit e la Russia. Credo che lei, il Governo italiano e le forze di maggioranza non dovrebbero affrontare la questione della Brexit dal punto di vista ideologico ma dal punto di vista degli interessi italiani. In questo momento il primo interesse italiano è che nell'accordo di recesso - e sottolineo accordo di recesso - e non nel successivo accordo commerciale che chissà quando vedrà la luce, sia posta in modo chiaro la questione di principio del riconoscimento delle indicazioni geografiche senza le quali si pregiudica il mercato del Regno Unito, uno dei primi al mondo, al nostro made in Italy . Il ministro Centinaio dovrebbe saperlo: allo stato non è così, allo stato nell'accordo di recesso siglato o comunque discusso fino a questo momento, non ci sono i riconoscimenti necessari delle indicazioni geografiche. Noi chiediamo che il Governo dica in maniera esplicita - in questa fase non dopo, quando sarà impossibile recuperare - nell'accordo commerciale che noi non firmeremo nessun accordo di recesso, non daremo il nostro consenso se in questo documento non vi sarà il riconoscimento dell'indicazione geografica, altrimenti avrete tradito gli interessi nazionali italiani per subordinarli ad una declamazione di principio ideologico. Infine, vengo alla Russia. Presidente, lei qui ha detto delle parole molto diverse da quelle contenute nella mozione approvata, con il suo consenso, in occasione della riunione dello scorso Consiglio europeo: una cosa è quanto è stato approvato in questa sede, un'altra è quanto ha fatto in sede di Consiglio europeo. La mozione presentata e approvata dalla maggioranza chiedeva di promuovere in Consiglio europeo l'immediata cessazione delle sanzioni economiche imposte alla Russia perché il prolungamento delle stesse avrebbe avuto il solo effetto di ampliare le già pesanti ricadute negative sulle nostre imprese. Si usano le parole «immediata cessazione» e lo avete approvato a voi: è nel contratto di Governo. Perché in quella sede, quattro mesi fa, lei invece non ha seguito il mandato che il Parlamento le aveva conferito confermando l'automatica proroga alle sanzioni nei confronti della Russia? Perché? Come si pone inoltre rispetto alle nuove e più gravi sanzioni nei confronti della Russia che il Congresso americano sta per approvare? Ci proponiamo «ragionando» o, come farà Salvini domani o lei a fine ottobre «promettendo»? Le parole purtroppo non corrispondono ai fatti. Noi crediamo che vi sia un Governo del cambiamento - del cambiamento per davvero - se alle parole corrispondono i fatti e se agli impegni corrispondono le azioni. Altrimenti, quando si cambiano i fatti rispetto alle parole si tradisce. Questo non è il Governo del cambiamento: in questa materia sta diventando il Governo del tradimento. (Applausi dal Gruppo FdI. Congratulazioni) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Aimi. Ne ha facoltà. AIMI (FI-BP) . Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, membri del Governo, onorevoli colleghi, il Consiglio europeo dei prossimi giorni affronterà questioni che si trascinano da anni, in primis - lo sappiamo e lo abbiamo sentito anche in questa Aula - si discuterà dell'immigrazione. Abbiamo avuto ieri la conferma di come la Francia risolva il problema dei cosiddetti movimenti secondari da fare all'interno dell'Unione: ha caricato due migranti e li ha tranquillamente riportati in Italia, come se fossero italiani, come se un Regolamento assolutamente sbagliato, quello di Dublino, potesse cambiare il modo di vivere di un'Unione europea, il cui meccanismo di coesione scricchiola purtroppo sempre di più. Presidente Conte, il Regolamento deve essere modificato perché l'Europa deve condividere con l'Italia non sono le regole di bilancio, ma anche il peso di questo straordinario fenomeno epocale. Presidente Conte, è questo il primo mandato che lei dovrà affrontare nei prossimi giorni a Bruxelles. Il respingimento di ieri a Claviere, in Val di Susa, ci ricorda che abbiamo un argomento molto forte per fare pressione sull'Europa e, al contempo, un problema enorme da risolvere in Italia. Si tratta di un altro tema per il Governo che riguarda appunto la Val di Susa, dove - vorrei ricordarlo incidentalmente ai rappresentanti dell'Esecutivo - c'è un'opera importantissima e strategica per l'Italia, per la quale si sono già spesi ingenti risorse, che riguarda i rapporti con la Francia e i movimenti di merci da e per l'Europa, ferma incomprensibilmente per i veti di una componente di questo Governo. Alcuni Paesi europei vogliono regolamentare in modo più restrittivo i movimenti secondari dei migranti, ma, Presidente Conte, è l'Italia che si trova sul proprio territorio 630.000 migranti, che non hanno titolo alcuno per restare e che, pertanto, sono da considerarsi a tutti gli effetti clandestini. Si tratta di un numero destinato ad aumentare perché sono ancora più di un centinaio di migliaia le domande di asilo da esaminare e sappiamo già che la più parte di queste - il 90 per cento almeno - non verranno accolte. Grazie anche a quella parte di programma del centrodestra che prevedeva l'abolizione della protezione umanitaria, ora opportunamente inserita nel cosiddetto decreto sicurezza, forse potremo avere qualche elemento in più di valutazione positiva. Un istituto, quello della protezione umanitaria, che però non esiste nel resto d'Europa e, quindi, non viene riconosciuto ai fini dei movimenti secondari di coloro che non sono considerati bisognosi di asilo: un autentico esercito di persone giunte in Italia, in quanto confine meridionale dell'Europa. Quindi, se l'Europa esiste, non può non farsi carico di un problema che è dentro i propri confini, dopo che ha mancato di vigilare. I confini vanno rispettati. A proposito, ci domandiamo, presidente Conte, se i confini esistano ancora. Se la risposta e sì, questi confini vanno garantiti e difesi. Prima di approvare qualsiasi disposizione che imponga all'Italia il riaccoglimento dei migranti da Francia, Austria, Germania o altri Paesi del Nord Europa, è necessario risolvere questo, che è un enorme problema sociale. (Applausi dal Gruppo FI-BP) ? Peraltro, negli ultimi giorni abbiamo visto come il tanto decantato modello Riace abbia completamente e miseramente fallito. Ditemi voi quale degli 8.000 sindaci in Italia non vorrebbe avere 1.050 euro per ciascuno dei propri abitanti, per i propri anziani, per i disabili, per i ragazzi. (Applausi dal Gruppo FI-BP)? Negli ultimi giorni abbiamo visto come il vero impatto sulla nostra economia si sia tradotto in un peso per il welfare dovuto all'immigrazione. Chi affermava e ancora continua ad affermare e a scrivere che i migranti pagano le nostre pensioni è stato smentito clamorosamente. Presidente Conte, i migranti non pagano le nostre pensioni perché sono figure lavorative con inquadramenti sociali bassi e, quindi, versano contributi non risolutivi per la gestione delle finanze del nostro istituto di previdenza. Ma non solo, il fatto che abbiano contributi e redditi molto bassi (anche perché spesso accettano parte di salario in nero) fa sì che sorpassino irresponsabilmente gli italiani in tutte le graduatorie. I migranti sono tra i primi nelle case popolari e nei servizi sociali e godono di esenzioni cui gli italiani più poveri non possono accedere. È giustizia sociale questa? È questo che noi chiediamo, signor Presidente. Siamo di fronte a un sistema di welfare costruito male, che ha sacrificato gli enti locali alle manovre di finanza pubblica degli anni passati con tagli non più tollerabili. Infatti, se il sistema di welfare corrispondesse alle tasse versate, ad esempio per il caso Lodi non avremmo dovuto dire, come ha fatto qualcuno, che paghino tutti. Bisognava dire: «che non paghi nessuno, né gli italiani, né gli stranieri se sono regolari e vivono in modo permanente in Italia e hanno famiglia». (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Ma prima gli italiani, ora che abbiamo visto la manovra per il 2019, lo diciamo noi. Gli asili nido non ci sono e le scuole materne scaricano parte degli oneri sulle famiglie. Questi sono i primi interventi che avrebbe dovuto mettere in campo un Governo serio e sbatterli in faccia all'Europa. Un Esecutivo che avesse voluto avere il plauso dell'Europa, ma prima ancora degli italiani avrebbe dovuto dire: stiamo lavorando per ridare soldi ai Comuni italiani affinché le famiglie non debbano pagare nulla fino alla scuola dell'obbligo. Invece, viene ora introdotto il reddito di cittadinanza, una misura che si muove nell'alveo di un assistenzialismo che noi giudichiamo pericoloso per un Paese che, al contrario, avrebbe necessità di lavoro, aiuto alle imprese e alla produzione nazionale. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Prima i nostri Comuni, prima i servizi resi alle nostre comunità, prima gli italiani. Anche il Sud ha una montagna di risorse: più di 50 miliardi che arrivano dall'Europa sono fermi perché i progetti che vengono presentati sono per lo più basati su spesa corrente e, quindi, non vengono accettati dall'Unione europea. Ecco, presidente Conte, le questioni che deve portare in Europa sono quelle relative alla condivisione di un problema gigantesco, quello della sistemazione di 630.000 persone, di cui l'Europa dovrà pure farsi carico. È quindi necessario un piano di rimpatri serio, forte e davvero condiviso da parte dell'Europa su un piano economico e organizzativo, accompagnato da una presenza importante dell'Unione europea in Africa, nei Paesi da dove viene la maggior parte dei migranti partiti da quel continente e giunti in Italia. Lo diciamo bene nella nostra proposta di risoluzione: la Cina ha investito sinora 125 miliardi di euro in Africa; altri 60 miliardi sono previsti nei prossimi tre anni attraverso linee di credito, aiuti e prestiti a tasso zero, fondi per lo sviluppo, e finanziamenti alle importazioni in Africa. L'Europa che si affaccia sul Mediterraneo non può aspettare, Presidente, di essere superata da altre economie quando l'Africa è a portata di mano e quando l'aiuto di quel continente può costare meno dei maggiori oneri sinora sostenuti per far fronte all'arrivo e all'accoglienza dei migranti. L'Africa può essere una gigantesca opportunità, ma vanno fecondati i rapporti economici, non la tratta degli esseri umani. Se pensiamo che lo scorso anno sono stati appostati, solo nel bilancio italiano, quasi 5 miliardi di euro, possiamo immaginare come sarebbero meglio utilizzate queste risorse economiche se messe assieme a quelle degli altri Paesi membri dell'Europa. Insomma, presidente Conte, un'altra chiave per risolvere il problema dell'Africa e della gente che scappa, molto spesso in cerca di migliori condizioni di vita, e mettere in piedi un serio piano di investimenti per l'Africa. Noi, grazie al presidente Tajani, lo abbiamo definito un grande, gigantesco piano Marshall. Ma, la prego, non uno di quei piani alla Junker, con moltiplicatori assurdi e realizzabili che prevedono una leva di 10-11 volte superiore rispetto alle somme effettivamente stanziate. PRESIDENTE. Concluda, per cortesia. AIMI (FI-BP) . Concludo, Presidente, dicendo che i problemi in campo sono molti, Le chiediamo, presidente Conte, di portare queste istanze in Europa e di invitare i leader europei alla Conferenza di Palermo con uno spirito costruttivo e collaborativo, quello che Forza Italia ha messo in campo con la propria proposta di risoluzione, dettata da forte senso di responsabilità e da amore per la propria Patria. (Applausi dal Gruppo FI-BP. Congratulazioni) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Ginetti. Ne ha facoltà. GINETTI (PD) . Signor Presidente, i temi all'ordine del giorno del Consiglio europeo, dalle migrazioni alla sicurezza interna, alle relazioni esterne, alla Brexit, sino alle problematiche relative all'unione economica e monetaria, restituiranno ai nostri cittadini l'idea di quale Europa stiamo difendendo. Lo scenario internazionale ed economico nel quale si svolge questo Consiglio è sicuramente condizionato da nuove incertezze, con il diffondersi di politiche protezionistiche, a partire dagli Stati Uniti, con una ripresa economica che stenta ad affermarsi. Tuttavia, in tale quadro, l'Europa resta il mercato unico più grande del mondo, la principale potenza commerciale su scala globale, il primo donatore di aiuti umanitari e allo sviluppo. L'Europa è il più vasto territorio guidato da democrazie. Per questo, crediamo che l'Unione europea non possa rinunciare a giocare un ruolo centrale nel mondo e in un contesto di geopolitica in divenire. Che l'Europa, dunque, torni a fare l'Europa nel quadro internazionale, ma anche nel processo di integrazione interna. In tale orizzonte, negli ultimi anni l'Italia si è posta in prima fila nella battaglia per la democratizzazione della governance e per la modifica sostanziale delle politiche di austerità, riuscendo a ottenere una significativa flessibilità, non solo a vantaggio del Paese Italia ma di tutti i Paesi membri, a sostegno degli investimenti, anche per invertire quel ciclo recessivo dell'economia di cui abbiamo potuto appena apprezzare gli effetti. Al contrario, la stessa vostra manovra economica sembra costituire una sfida alle istituzioni europee, un tentativo di bocciatura dei conti del nostro Paese che rischia di indebolire la stessa credibilità del Paese Italia. Nella stessa direzione vanno le conclusioni del Consiglio europeo di giugno, che hanno indebolito e vanificato nel loro complesso ciò che era stato portato avanti per rendere obbligatori i ricollocamenti dei migranti. Allo stesso modo non avete sostenuto la revisione del Regolamento di Dublino. Siete stati accanto ai Paesi di Visegrád contro gli interessi del nostro Paese nel recente vertice informale di Salisburgo, contro la proposta del potenziamento della guardia di frontiera per salvare l'accordo di Schengen, rafforzando Frontex e il diritto di asilo europeo. Non potete invocare più Europa, ma lavorare per meno Europa. Qual è dunque l'orizzonte verso il quale si state conducendo? Noi vogliamo un'Europa dei diritti, che sappia proteggere, che garantisca maggior sicurezza interna ed esterna, ma anche protezione e sicurezza sociale, prevedendo - e su questo siamo d'accordo - anche strumenti europei di lotta alle disuguaglianze e alle disparità territoriali, come previsto nel pilastro sociale europeo. Pensiamo dunque a un progetto politico per l'Europa che condizioni la dimensione economica; un'Europa che, dopo sessant'anni di pace e sviluppo, sappia stare vicino a quelle paure che caratterizzano anche la generazione di mio figlio. Spostiamo quindi verso la dimensione europea il confine di tali istanze di sviluppo sostenibile, attento al cambiamento climatico, alla sicurezza interna ed esterna, anche a tutela di quella ricchezza culturale e identitaria dell'Europa a salvaguardia delle nostre democrazie liberali e contro le nuove forze della disgregazione sovraniste e nazionaliste. Voi state creando le condizioni per il divorzio dall'Europa. L'Europa non può essere il capro espiatorio dei vostri fallimenti. Ci state portando fuori rotta, assumetevene la responsabilità. Da parte nostra nessun vento contrario ci farà cambiare l'orizzonte verso quell'Europa politica, dei popoli e della democrazia. (Applausi dal Gruppo PD. Congratulazioni). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Cangini. Ne ha facoltà. CANGINI (FI-BP) . Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, illustri membri del Governo, colleghi senatori, credo che nessuno in quest'Aula abbia particolare simpatia per l'Unione europea così com'è; sicuramente non l'abbiamo noi di Forza Italia. Io ho una carriera di giornalista alle spalle e da giornalista ho sempre criticato l'Unione europea, quando ancora andava di moda dirsi europeisti e quando, tra i popoli europei, quello italiano era il più europeista di tutti. Ad aprirmi gli occhi fu il presidente emerito Francesco Cossiga, il quale un giorno (ancora eravamo lontani dall'inizio della crisi economica) mi disse che se le istituzioni europee fossero state prese così come erano e trapiantate nell'assetto costituzionale di uno qualsiasi degli Stati membri, i cittadini di quello Stato sarebbero scesi in piazza per protestare e, se le proteste non avessero ottenuto risultati, sarebbero saliti in montagna. C'è un problema evidente di legittimità democratica delle istituzioni europee. È un problema di mancanza di identità, natura e visione politica e non è un caso, ma una scelta. Jean Monnet, che dell'Europa unita fu il grande e illuminato architetto, negli anni Cinquanta annotò sui suoi diari che l'Europa doveva nascere all'insaputa dei popoli. È evidente che qualcosa che nasce all'insaputa dei popoli non ha né può avere sostanza politica: funziona finché le cose vanno bene, ma ai primi venti di crisi mostra la corda, la propria debolezza. Ci siamo, ci siamo ormai da parecchi anni. Tuttavia, la cura a questa malattia non è l'invettiva, non è la "sbrasata", non è l'esibizione muscolare. La storia recente ci ha insegnato che i Governi che hanno cercato di percorrere questa strada non hanno fatto l'interesse nazionale. La cura a questa malattia si chiama «politica» ed è quella politica che voi giustamente imputate all'Europa come grande assente, che è anche assente dai ranghi del vostro Governo. Purtroppo siete simili ai vostri avversari: non riuscite ad avere un'identità, una cultura, radici politiche e una visione di sviluppo del Paese e questo indebolisce l'interesse nazionale. State commettendo il più classico degli errori, quello che nei manuali di strategia militare viene indicato come il primo degli errori da non commettere: state combattendo una guerra su due fronti. L'Italia ha due problemi sostanziali in quest'epoca: l'immigrazione e l'economia, intesa come mancanza di sviluppo, quindi mancanza di creazione di posti di lavoro. La soluzione di entrambi questi problemi dipende dalla condivisione dell'Unione europea e dei partner europei, ma voi avete dichiarato guerra su entrambi i fronti. Temo che questo metta l'Italia nelle condizioni dell'asino di Buridano: c'è il rischio serio che non riusciate a raggiungere nessun risultato, né sul fronte dell'immigrazione, né sul fronte dei conti pubblici e dell'eventuale sviluppo del Paese. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . La vostra manovra è emblematica di questo vizio d'origine che vi portate dietro: manca di visione politica. Il problema non è il 2,4 percento di deficit . Va bene, ha dei costi; questi costi li stiamo già pagando e probabilmente continueremo a pagarli in termini di aumento del costo del denaro e questo ricadrà sulle nostre piccole e medie aziende, ma si può anche accettare di sostenere quei costi, in ragione di una manovra che promuova lo sviluppo economico. Però non è questo il caso: la vostra è una manovra puramente elettorale, un patchwork di misure che nulla hanno a che vedere con l'interesse nazionale. C'è un condono, chiamato pace fiscale. Vi ostinate a chiamare flat tax quella che non è una flat tax , ma è semplicemente un allargamento del regime forfettario per le partite IVA. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Non è una flat tax : le aliquote sono tre, dunque smettetela di chiamarla flat tax , perché non ha niente a che vedere con quanto era scritto nel programma del centrodestra. Gli investimenti sono per 3 miliardi: nessuno può ragionevolmente pensare che con 3 miliardi si rimetta in moto l'economia e nessuno può ragionevolmente pensare che l'economia si rimetta in moto con un prelievo forzoso nelle tasche dei pensionati, un esproprio proletario di quelle pensioni che voi stessi giustamente avete detto - fino a ieri e fino a prima di assumere responsabilità di Governo - che servivano non solo a mantenere il pensionato, ma anche a mantenere i figli e i nipoti del pensionato, colpiti dalla crisi. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Questo è un danno all'interesse nazionale, dovuto alla mancanza di visione politica che vi contraddistingue (e che voi imputate invece all'Unione europea). Il precedente Consiglio europeo, come purtroppo ormai è noto, si è concluso con un fallimento. Vi siete sentiti in dovere di bluffare, accampando risultati che, con tutta evidenza, non avete raggiunto. Nulla è cambiato da allora; anche questo dovrebbe servirvi da lezione. È vero che, come diceva un importante economista, tra le specie animali quella umana è l'unica che non impara mai nulla dai propri errori; ma c'è un limite alla perseveranza (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Continuando a minacciare e a gridare alla luna non avete ottenuto nulla! Il Regolamento di Dublino è ancora lì, i movimenti secondari non sono ancora condizionati agli accordi di riammissione, la frontiera sud dell'Europa è ancora solo la frontiera sud dell'Italia, l'Europa intesa come comunità non esiste e non si fa carico dei problemi. E allora smettetela di urlare, smettetela di cercare nemici, smettetela di indicare capri espiatori e colpevoli: indicate soluzioni, fate politica. Vede, Presidente, noi di Forza Italia non da oggi, ma da sempre abbiamo nel cuore categorie come Nazione, interesse nazionale, Stato, Patria; non ci siamo improvvisati su questo fronte. Ci siamo sempre commossi di fronte al tricolore che sventolava e non lo abbiamo mai vilipeso. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . E allora è naturale per noi essere al fianco di un Governo, qualsiasi Governo, che dovesse prendere come bussola l'interesse nazionale e cercare di perseguire questo obiettivo con realismo, perché il realismo è l'unico metodo della buona politica. Non è questo il caso, purtroppo; non è questo il caso. Voi uscite dalla realtà, vivete in una realtà virtuale, condizionata dai social ; vivete in un eterno presente, non avete alcuna prospettiva di futuro e, facendo così, ledete l'interesse nazionale. E allora la supplica è: per carità di Patria, uscite da questo meccanismo e abbandonate l'ossessione del consenso. Ne avete tanto di consenso, tantissimo; usatelo e mettetelo a frutto, fate delle scelte nell'interesse del Paese! Il consenso non è un fine, è un mezzo per risolvere problemi concreti. Uscite dall'ossessione del consenso e fate politica, perché questa è l'unica maniera per contrapporsi in modo credibile a un'Unione europea che ha logiche ragionieristiche, che poi sono le stesse vostre logiche, le logiche di questa manovra economica. Uscite dall'ossessione del consenso, fate politica. Questo vuol dire solo una parola: assumetevi le vostre responsabilità. (Applausi dal Gruppo FI-BP. Congratulazioni) . Saluto ad una rappresentanza di studenti PRESIDENTE . Saluto a nome dell'Assemblea i docenti e gli studenti del Liceo scientifico «Vito Volterra» di Fabriano, in provincia di Ancona, che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi) . Ripresa della discussione sulle comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri PRESIDENTE . È iscritta a parlare la senatrice Bonfrisco. Ne ha facoltà. BONFRISCO (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, colleghi, desidero innanzitutto ringraziare il Presidente del Consiglio per l'attento ascolto dei contributi che questo ramo del Parlamento fornisce al Governo alla vigilia di ogni Consiglio europeo. A lei parrà scontato, presidente Conte, ma a noi no: in tanti anni - troppi - i Presidenti del Consiglio svolgevano la loro relazione, si alzavano e se ne andavano. Ringrazio lei e il suo Governo per l'attenzione che presta e il rispetto nei confronti del Parlamento. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S). Perché la sua attenzione rende meno rituale questo appuntamento e diventa sfidante anche per noi fornirle le migliori osservazioni su un ordine del giorno ampio e articolato, che lei ha perfettamente illustrato prima, verso una reale, sostenibile e umanitaria strategia europea sull'ondata migratoria che preme al confine mediterraneo. La frontiera europea necessita di protezione europea, condivisa e solidale, piaccia o non piaccia a Paesi come la Francia che dopo il blocco delle sue frontiere di qualche mese fa - lo ricordiamo tutti - oggi viene scoperta persino in flagranza di riprovevoli astuzie. E io mi auguro che il suo Governo renda giustizia a questo Paese chiedendo alla Francia di rispondere di queste scorrettezze. Comportamenti come questi, infatti, rendono di tutta evidenza la necessità di rivedere e ridiscutere regole dei mandati e delle operazioni di Frontex e le superate previsioni di Dublino, per sviluppare efficaci politiche di partenariato che concentrino, a nostro modo di vedere, tutte le risorse possibili dell'Unione proprio in quell'area del Mediterraneo fino a quando non sarà superata l'emergenza umanitaria, che troppe volte si trasforma in tragedia umanitaria. Ma da una lettura attenta di quel Regolamento, che è in via di approvazione proprio in questi giorni, si nota che esso prevede risorse sparse nell'intero globo, dedicate persino ai rapporti tra l'Unione europea e aree come quella dei Caraibi o dei territori d'Oltremare - tanto per restare in tema francese - che tutti sappiamo essere ciò che resta della loro grandeur colonialista, già puntualmente ricordata dal collega Urso. Ci permettiamo di far notare l'anacronismo di 1,5 miliardi di euro allocati in quell'area, cioè dalle parti di Guadalupe, quando al nostro Paese, per fronteggiare l'emergenza migratoria, l'Europa ha assegnato meno di 100 milioni di euro, a fronte dei 5 miliardi di euro che ogni anno l'Italia spende per sostituirsi all'Europa. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S). È una sussidiarietà alla rovescia, signor Presidente, che noi non accettiamo più. Di recente, il commissario Oettinger ci ha illustrato il quadro programmatico finanziario, dovendo ammettere che il dopo Brexit, del quale lei ha parlato, necessita di ulteriori risorse da parte dei Paesi e degli Stati membri, da parte di tutti, anche per pagare una burocrazia, quella europea, che pesa per 9 miliardi di euro, che non sono proprio bruscolini. Ma noi le chiediamo invece di difendere la PAC e non di difendere i 9 miliardi della burocrazia europea. Oppure, per tornare alla grande emergenza immigrazione, potremmo proporre l'impiego di quelle risorse, così competenti e qualificate, impegnate a misurare zucchine o ad obbligarti a svendere le nostre sofferenze finanziarie come le nostre aziende, per aiutare invece le sfortunate popolazioni dell'altra sponda del Mediterraneo o dell'Africa subsahariana o di Paesi come la Nigeria che, nonostante le grandi ricchezze, esporta capitale umano per le più violente organizzazioni criminali. È rinviabile ancora, come ha ricordato lei prima, un grande piano di assistenza e di aiuti per quei Paesi e per impedire che l'Europa venga ulteriormente destabilizzata? Noi crediamo che non si possa più attendere, e che, invece che zucchine, invece che i Caraibi, oggi tutto vada concentrato in quel Mediterraneo che è frontiera d'Europa (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S) , e in quella frontiera ci siamo soprattutto noi ad aver pagato in questi anni un prezzo altissimo. Ma mi sia consentito di dedicare alcune riflessioni sul punto che farete in preparazione del prossimo vertice di dicembre, uno degli ultimi, signor Presidente, di questa Europa che sta per finire, alla vigilia delle elezioni del prossimo Parlamento Europeo. Parlerete di assetto istituzionale e di governance , speriamo di politeia , come auspica il ministro Savona, e noi con lui! (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S). Vede, noi facciamo i conti con un assetto regolatorio dominato dagli input compulsati dalle crisi prodotte dalle speculazioni finanziarie, ma che dovrebbe riprendere il filo dell'analisi giuridica - e so di parlare a un esperto - per non tradire o, peggio, vedere soccombere la costituzionalità stessa del funzionamento dell'Unione europea. In questo contesto giuridico, non risolto da Nizza e men che meno da Lisbona, ci si è illusi che l'adesione alla moneta unica fosse capace di garantire vantaggi per tutti: dagli Stati ai cittadini, dalla riduzione dei tassi di interesse ai vantaggi del mercato interno, alla stabilità dei prezzi. Che la materia fosse ostile a una rigorosa analisi giuridica si era già verificato alla prima rilevante controversia sottoposta alla Corte di giustizia. Nella sentenza sul Patto di stabilità del 2004, infatti, la Corte è in grande difficoltà nell'inquadrare secondo schemi giuridici una questione eminentemente politica, quale la procedura per disavanzo eccessivo di due importanti Stati membri come Francia e Germania. Ricordo solo che la Francia, incorsa poi successivamente nella reale procedure di infrazione per eccesso di deficit , ci è rimasta per nove lunghi anni, uscendone solo nel maggio di quest'anno. È storia recentissima, è cronaca: la cronaca di un'Europa strabica, perché questo dimostra che le regole si interpretano o si applicano a seconda delle simpatie politiche e che non ci sono - ahimè - tavole della legge, ma solo strabiche decisioni politiche. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S). Possiamo ancora oggi proseguire sulla strada della costruzione europea con gli occhi strabici? O piuttosto batterci per ritrovare una visuale corretta, ampia, che riporti l'Europa a onorare i principi per i quali è nata: sviluppo, crescita, coesione, inclusione e giustizia sociale, per rafforzare le democrazie e la pace, quel bene preziosissimo che l'Europa finora ci ha garantito? Il Gruppo Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione, signor Presidente, intende sostenere, insieme agli alleati, le scelte di Governo che vanno e andranno proprio nella direzione della crescita, in Italia come in Europa. Ma a lei, signor Presidente del Consiglio, affidiamo il compito più arduo: convincere altri Paesi a stringersi in una rinnovata alleanza per il salvataggio estremo dell'Europa, resa moribonda da medicine sbagliate, calcoli e regole sterili che hanno aumentato divari e disuguaglianze, fragilità e paura del domani. Ma l'Italia è un Paese fondatore e dovrà essere rifondatore con nuove alleanze. Presidente Conte, mi permetta di affidarle, per concludere, una domanda da porre al presidente della Commissione Juncker, che sono certo incontrerà (certo, prima che vada a fare il consulente in qualche grande banca d'affari o fondo speculativo). (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S). La domanda è questa: come si concilia con i trattati fondativi dell'Unione europea il fatto che il reddito medio pro capite degli Stati membri sia di circa 30.000 euro (e il nostro sta esattamente nella media) mentre quello del suo Paese, il Lussemburgo, sia di 121.000 euro pro capite (ripeto, 121.000 euro pro capite )? E quel dumping fiscale concesso al Lussemburgo, sempre dagli strabici, è solo l'ultimo di tanti strabismi. E allora, a questi signori, che auspicano la lezione dei mercati agli italiani che non votano come garba loro, servono urgentemente un paio di occhiali, per correggere tutto quello strabismo e anche per aiutarli a leggere bene la nostra manovra di bilancio, necessaria per rimediare i danni da essi prodotti alla nostra economia e a salvare questa Europa ammalata, distratta molte volte e troppe volte cinica. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S. Congratulazioni). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Mallegni. Ne ha facoltà. MALLEGNI (FI-BP) . Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, buongiorno. Anch'io la ringrazio per essere rimasto qui con noi. Vedo che non ha preso neanche un appunto: la invidio molto, perché, dopo tutte le cose che ho sentito oggi in Aula, ho riempito quasi cinque o sei fogli. Spero che si ricordi tutto quello che le abbiamo detto e non vada soltanto con il suo punto di vista, altrimenti sarebbe alquanto inutile stare una giornata qua. Mia mamma diceva sempre: è inutile che stai otto ore a studiare, se poi, quando ti interrogano, prendi quattro. Non vorrei che le accadesse la stessa cosa, quando andrà al Consiglio europeo. Detto questo, Presidente, cerco di ancorare la discussione di oggi a quello che accade sul territorio. Non so, forse saranno l'esperienza da sindaco o quella da imprenditore, ma rilevo che i cittadini italiani sono alquanto preoccupati da quello che sta accadendo. I temi all'ordine del giorno sono l'immigrazione, la questione della Brexit e dell'Irlanda, le banche e la manovra economica; tutto questo, mi creda, incide sensibilmente sulla credibilità del nostro Paese, ma non riguardo al suo Governo, ci mancherebbe altro: credo che il Governo in carica vada sostenuto comunque; poi, si possono apportare le necessarie modifiche, portare le proprie opinioni e punti di vista, cercare di articolare decisioni del Governo in funzione delle provenienze di ciascuno di noi e del Gruppo di appartenenza, al quale è tenuto a dare voce, ovviamente. Nel caso di Forza Italia, abbiamo tenuto sempre in considerazione una serie di questioni, come l'immigrazione. Lo scorso 28 giugno, da parte del Governo italiano, si era chiesto di iniziare i rimpatri e bloccare le partenze, ma non abbiamo avuto riscontro positivo rispetto a questo. E ancora, le do una notizia: forse dall'alto dello scranno di Palazzo Chigi non ci se ne accorge, ma nei parcheggi delle nostre città, in tanti Comuni d'Italia, ci sono ancora i venditori abusivi e persone che molestano le signore e i signori o che tentano di strappare il portafoglio a chi non dà loro un euro quando parcheggia la propria autovettura. E ancora, purtroppo, rimane fermo il principio che il rimpatrio non si fa e perché? Perché non andiamo a trattare con i Paesi nordafricani - e non solo, ma di tutto il continente africano - di accordi di reciprocità perché accolgano o riaccolgano le persone venute qua in maniera abusiva. Non parliamo poi della questione delle imprese: forse se ne sono accorti in pochi, ma quest'anno il turismo - al quale è legato quasi il 12 per cento del prodotto interno lordo in Italia - ha subito una flessione notevole e importante, in particolare dai Paesi del Nord Europa. Anche dal punto di vista dell'attività di transazioni mobiliari e immobiliari - e non parlo di titoli di Stato o cose simili - l'Italia si è fermata. Perché l'edilizia stenta ancora a partire? Perché gli investimenti dall'estero, ai quali eravamo abituati qualche anno fa, non arrivano più? O meglio, perché si sono fermati da lungo tempo e non ripartono? Quali sono le motivazioni? Faccio un ragionamento banale: se fossi un investitore tedesco, francese, statunitense o russo - e arriverò anche alla Russia - e decidessi di fare un investimento in un Paese europeo, troverei faticosa tutta la confusione che c'è. Ho stima nei suoi riguardi e comprendo la difficoltà di vivere all'interno di una maggioranza così composita e starci in mezzo, la invito, però, a limitare molto le dichiarazioni dei suoi Ministri, in particolare di coloro i quali hanno funzioni d'indirizzo importante, soprattutto sull'aspetto economico, perché, ogni volta che aprono bocca, qualche investitore scappa o se qualcuno potrebbe decidere di venire a guardare l'Italia con interesse, se ne guarda bene dal farlo. Cercate di avere una voce unica: metta una regola al Consiglio dei Ministri e sia solo lei a dare indicazioni, perché mi pare il più moderato del gruppo, che può dare una voce unitaria e sola. Da questo punto di vista, quindi, gli investitori fanno fatica a guardarci con interesse, e lo capisco perfettamente perché se dovessi fare questo tipo d'attività, probabilmente farei la stessa cosa. Concludo, signor Presidente. Ho sentito due dichiarazioni dai colleghi, la prima l'ho ricordata poco fa, la senatrice Bonfrisco che l'ha ringraziata per essere qui presente. Presidenza del presidente ALBERTI CASELLATI (ore 11,35) ( Segue MALLEGNI). Purtroppo - e lo dico pro Parlamento - non sempre accade questo, signor Presidente del Consiglio, e la prego di dire ai suoi Ministri che quando sono qui in Aula e quando il Parlamento parla di questioni legate al Governo, nel rapporto tra Governo e Parlamento, devono restare ed essere presenti come fa lei, secondo l'esempio che lei dà oggi e non uscire dopo che hanno svolto il loro intervento, perché purtroppo se oggi il Presidente del Consiglio resta, molti altri se ne vanno. Qualcuno viene trascinato via, senza voler fare la parodia del ministro Tria, che ultimamente viene trascinato via ovunque o gli viene spento il microfono perché magari ha da dire qualcosa di più di quello che potrebbe dire. E a me spiace moltissimo, perché probabilmente potremmo avere un dibattito più franco e più costruttivo nell'interesse esclusivo della Nazione, di quelle imprese e di quei cittadini che ci guardano con preoccupazione. (Applausi dal Gruppo FI-BP. Congratulazioni) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Licheri. Ne ha facoltà. LICHERI (M5S) . Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, è ancora fresco il ricordo di quel 5 giugno, quando lei entrava in quest'Aula per chiedere la fiducia per il suo Governo. Noi di quel giorno ricordiamo tutto: ricordiamo il suo respiro emozionato, ricordiamo l'atmosfera elettrica di un momento che si vestiva di un'eccezionale novità, perché per la prima volta in Europa due forze politiche di massa si combinavano tra loro abbandonando il vecchio schema della contrapposizione ideologica, per dar vita a un contratto di ammodernamento. Due differenti culture decidevano di collaborare e da questa collaborazione nasceva una sfida italiana, una sfida alla criminalità cibernetica, di cui parlava lei, Presidente, alla criminalità internazionale, una sfida al business dell'immigrazione, una sfida alle ferite di una crisi deflattiva che una finanza sregolata ha reso infinita. Ecco, quando lei è venuto quel giorno, insieme alla nostra fiducia noi sapevamo che per lei sarebbero arrivate giornate difficili, perché le dichiarazioni di guerra le erano già state consegnate, se si ricorda signor Presidente. Si diceva: «Saranno i mercati ad insegnare agli italiani come votare». Detto fatto, perché così è stato e non le nascondo, signor Presidente, che la settimana scorsa in quest'Aula qualcuno di noi ha avuto modo di cadere in uno sfogo dicendo: «Se in questo Paese i Governi e le leggi le fanno le agenzie rating , allora noi ci alziamo e ce ne andiamo». Era uno sfogo, non si preoccupi Presidente. Era lo sfogo di chi combatte tutti i giorni in quest'Aula per la sovranità parlamentare, ma io le dico, signor Presidente, che lei può pure riferire ai signori del Consiglio europeo che qualunque siano le sollecitazioni che dovessero arrivare, qualunque siano le interferenze, qualunque siano le pressioni che dovessimo ricevere, non ci sarà uno solo di noi che si alzerà dallo scranno per lasciare il campo alla dittatura degli algoritmi. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az) . Perché noi siamo diversi. Noi vogliamo essere diversi perché noi pratichiamo una politica che in qualche modo è la capacità di immaginare il futuro, creando le condizioni perché questo si verifichi. Noi vogliamo che lei porti a Bruxelles proprio questo: la forza della ragione e delle idee deve prevalere sui numeri e sulle percentuali. I pochi minuti che mi restano a disposizione, non li userò per parlarle di numeri o di percentuali, ma per parlare di vite umane, come quelle che anche quest'estate sono state salvate dalle nostre Forze armate, dalla Marina militare, dalla Guardia costiera, ma anche dai sindaci e dai volontari ai quali quest'Assemblea non può lesinare un ringraziamento per tutto quello che stanno facendo. (Applausi dal Gruppo M5S) . Non c'è dubbio però che, come è stato detto stamattina, il principio dello Stato di primo approdo deve essere superato. Qualcuno si chiedeva che cosa abbiamo fatto da questo punto di vista: abbiamo fatto tanto, perché sotto il profilo della legislazione nazionale, abbiamo finalmente razionalizzato, abbiamo riordinato quella intricatissima giungla che era il settore delle richieste di protezione e lo abbiamo fatto assecondando lo spirito della Costituzione. Abbiamo dato una risposta giuridica, caro collega di Forza Italia, a quel finto perbenismo che si lavava la coscienza raccogliendo questi sventurati dal mare, il cui dovere etico di soccorso, però, si fermava nel momento in cui questi esseri venivano sbarcati in un porto italiano. Dopodiché, in terraferma, la vita, il destino, la sorte, il futuro di questi sfortunati smetteva di essere un affare della politica perché diventava un affare della 'ndrangheta, perché diventava un affare di mafia capitale. Questa è la verità e tutto questo non capiterà più! (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, faccia in modo che a Palermo il Mediterraneo diventi e ritorni a essere il crocevia della pace europea e che l'Europa non si chiuda nei suoi ristretti confini, con la speranza di riuscire a frenare un fenomeno immigratorio, che purtroppo è ineluttabile. In Africa, entro il 2030, i giovani sotto i diciotto anni saranno 750 milioni, ecco perché ho sorriso amareggiato ascoltando il collega Renzi dire che l'emergenza migranti è finita, che i numeri sono tornati normali e che il Governo sta facendo dei flussi migratori un falso problema. Signori, dopo aver saccheggiato il continente africano e concentrato tutte le ricchezze in Europa, questi 750 milioni di giovani migreranno verso il Nord, perché li spinge quella che è la forza più antica della terra: la forza della sopravvivenza! (Applausi dal Gruppo M5S) . Il fenomeno migratorio è un fatto inevitabile e noi abbiamo il dovere di chiedere che il principio dello Stato di primo approdo venga superato, ma dobbiamo chiederlo tutti insieme in quest'Aula, se vogliamo davvero smetterla di guardare al quotidiano, al contingente, se cerchiamo davvero di sforzarci di vedere in quale direzione stanno evolvendo i fatti, perché questa è la politica che ti consente di rimanere connesso alla realtà, alla società e alla storia. Se davvero esiste un'Europa di Schengen, come tutti diciamo a parole, lei, Presidente, deve trovare il modo di coagulare attorno a sé un'opinione di pensiero che possa effettivamente spostare il criterio del Paese di primo arrivo. Due brevissime considerazioni, una sul vertice euro che la attende a dicembre e una sulla Brexit. Da questo punto di vista, il documento sulla Politeia del ministro Savona e la nostra risoluzione di oggi le suggeriscono valide soluzioni per una governance più efficace. È indubbio però che le ricette europee, che ci hanno somministrato attraverso le politiche dell'abolizione dei diritti sociali, dell' austerity e della povertà sono state un fallimento. E allora, se anni e anni di politiche restrittive non hanno impedito il lievitare del debito pubblico italiano, il quale è cresciuto con sostanziale continuità, che cosa può farci pensare che continuare in questa direzione sia una buona soluzione? Ponga questa domanda ai signori di Bruxelles e vedrà che otterrà solo silenzi e spallucce. Bruxelles, sì, Bruxelles: qualcuno le ha chiesto con quali alleanze l'Italia ha intenzione di salire al Consiglio europeo. Con quali alleanze? Chi chiede e chi parla oggi di alleanze dimostra di non avere chiaro l'attuale quadro politico europeo. Signori, l'Europa come la ricordavate voi non esiste più. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-Pd'Az) . L'Europa oggi è una comunità intrisa di livore e di egoismi. Gli Stati del gruppo di Visegrad, di cui ho sentito parlare stamattina, non hanno un'idea politica alternativa, sono uniti solo dal terrore di essere nuovamente invasi dall'est e pensano di poter frenare questo fenomeno costruendo quegli stessi muri che avevano costruito nel 1600. È saltato tutto, come si dice; sono saltati gli schemi, sono saltate le alleanze, sono saltate le intese e sapete perché? Perché questa Europa, così, non è utile a nessuno ed è per questo che gli inglesi sono andati via, è per questo: perché questa Europa della Grecia svenduta all'asta, del dumping fiscale di Olanda, Belgio e Lussemburgo, questa Europa del surplus record della bilancia commerciale tedesca, non interessa a nessuno. Non è utile per nessuno. Ecco che allora, piuttosto che parlare di alleanze - e mi accingo a concludere, signor Presidente - è necessario tessere, come ho sentito, un piano di rifondazione. Occorre, da parte di tutti noi, un discorso progettuale perché l'Europa torni più equa, più solidale, più vicina alla gente. Ed è in questa chiave costruttiva che l'Italia potrà far valere la sua cifra intellettuale, la sua memoria storica, le sue radici europeiste. Infatti, così come hanno fatto i nostri Padri a Roma sessant'anni fa, nel 1957, noi siamo disposti nuovamente a sederci intorno ad un tavolo per disegnare la nuova architettura istituzionale europea. Dica, Presidente, che tutto ha avuto inizio in questa città e che in questa città possiamo ricominciare, perché in questa città è nato e morto Altiero Spinelli, che una volta disse: «La via da percorrere non è facile né sicura, ma deve essere percorsa e lo sarà». (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az. Molte congratulazioni). PRESIDENTE . Dichiaro chiusa la discussione sulle comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri. Comunico che sono state presentate le seguenti proposte di risoluzione: n. 1, dai senatori Lorefice, Pucciarelli e da altri senatori, n. 2, dal senatore Marcucci e da altri senatori, n. 3, dalla senatrice De Petris e da altri senatori, n. 4, dal senatore Ciriani e da altri senatori, n. 5, dal senatore Urso e da altri senatori, e n. 6, dalla senatrice Bernini e da altri senatori, i cui testi sono in distribuzione. Ha facoltà di intervenire il rappresentante del Governo, onorevole Fraccaro, al quale chiedo anche di esprimere il parere sulle proposte di risoluzione presentate. FRACCARO, ministro per i rapporti con il Parlamento e la democrazia diretta . Signor Presidente, esprimo parere favorevole sulla proposta di risoluzione n. 1. Su tutte le altre proposte presentate il parere è contrario. PRESIDENTE . Passiamo alle votazioni. UNTERBERGER (Aut (SVP-PATT, UV)) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. UNTERBERGER (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, siamo contenti che lei abbia sottolineato l'importanza di un'Italia all'interno dell'Unione europea, ma alle sue parole devono seguire anche i fatti. Siamo d'accordo con il Presidente della Repubblica: abbassiamo i toni con l'Europa, perché le offese e le ingiurie creano solo imbarazzo. I territori che rappresenta in questo Gruppo credono nell'Europa, perché hanno provato sulla loro pelle il peso e il dolore dei muri e delle frontiere. Siamo europeisti perché crediamo si tratti dell'unica possibilità di contare qualcosa nel mondo globale e, soprattutto, siamo convinti che solo un'Europa unita ci garantirà, anche per il futuro, pace e benessere. Le offese non servono a nulla, come dimostra quanto accaduto in giugno, quando, con una strategia incomprensibile, l'Italia ha fatto un regalo ai Paesi di Visegrad con la ricollocazione facoltativa e non più obbligatoria dei richiedenti asilo. È stato un clamoroso balzo all'indietro rispetto alle prerogative e alle necessità del Paese. Ricordiamoci sempre che la spinta verso l'Europa nasceva nella convinzione che, agganciando il Paese a questo treno, si sarebbero corrette storture, rese più moderne le istituzioni e l'economia, offerte maggiori opportunità ai cittadini. Certo, questa strada si è rivelata molto più tortuosa e difficile del previsto. Ma senza l'Europa, chissà se l'Italia si sarebbe mai liberata da alcuni suoi vizi storici: lo Stato-imprenditore con aziende che alimentavano assistenzialismo; le manovre finanziarie che ingrossavano il debito pubblico; i mercati chiusi, ai limiti del regime monopolistico, con discapito per i cittadini consumatori. Avete deciso di ricadere in uno di questi antichi vizi, il peggiore, quello del debito pubblico. E, intanto, si attacca l'Europa che fa notare tutto questo, proprio come quando davanti alla febbre ce la si prende con il termometro. La verità è che in questi pochi mesi l'Italia sta scivolando in una condizione di sempre maggiore isolamento. Presidente Conte, il nostro Gruppo ha sempre espresso apprezzamento per la sua persona. Dall'inizio lei aveva un compito difficile. Oggi ci chiediamo se rientra davvero nelle sue possibilità governare con responsabilità, senza assecondare pulsioni che guardano solo al tornaconto elettorale. Ma lei sta andando a un vertice internazionale in cui rappresenta tutto il Paese e, allora, auspichiamo che rappresenti anche quella parte della popolazione che chiede un altro approccio nei confronti dell'Europa e delle sue istituzioni e, soprattutto, un altro stile. Noi, da convinti europeisti, non possiamo che dirci preoccupati per quanto sta accadendo. (Applausi dai Gruppi Aut (SVP-PATT, UV) e PD) . GRASSO (Misto-LeU) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GRASSO (Misto-LeU) . Signor Presidente, Presidente Conte, Liberi e Uguali esprimerà voto contrario sulla vostra risoluzione, per la vostra idea di Europa, rappresentata dal gruppo di Visegrad, somma di sovranismi egoisti. Nessuno trarrà benefici da queste chiusure, noi per primi, visto che siamo Paese di primo approdo e che abbiamo uno dei peggiori rapporti tra debito e PIL e proprio i vostri alleati sono stati i primi a rimproverarvi per lo scostamento del 2,4 per cento. Il voto di Libero e Uguali sarà un voto contrario alla vostra idea di sicurezza. Non sarà alzando muri e allargando le maglie della legittima difesa e negando visti umanitari che le cittadine e cittadini saranno più sicuri, ma investendo in servizi, trasporti, illuminazione stradale, stabilità e messa a norma degli edifici scolastici, interventi per le zone colpite dal sisma e da altre calamità, conversione ecologica, aiuti alle famiglie, incentivi all'assunzione, investimenti in welfare e in diritto allo studio. Un Paese sicuro è un Paese in cui lo Stato si preoccupa di tutti, in particolar modo degli ultimi, e ricuce il tessuto sociale. Voi lo state strappando sempre di più, giorno per giorno. E non saranno i figuranti sotto i balconi a portarvi in trionfo: le vostre false promesse stanno già mostrando la corda. Il voto di Liberi e Uguali sarà un voto contrario a ciò che siete e rappresentate: una squadra di incompetenti, che inventa tunnel dove non esistono; che a Genova immagina la ricostruzione di un ponte come luogo di incontro dove le persone possono vivere, giocare e mangiare, piuttosto che un ponte utile ai trasporti; che nega l'accesso alla mensa e ai libri alle bambine e ai bambini che studiano nel nostro Paese; che appoggia politiche retrograde e oscurantiste sulla legge 22 maggio 1978, n. 194 e sull'affido dei minori; che smantella esempi positivi invece di replicarli; che colpisce invece di difendere; che attacca invece di curare; che guarda indietro invece che guardare avanti. Il voto di Liberi e Uguali sarà contrario a questo Governo e a favore di un Paese più giusto, più accogliente, più solidale e più umano, tutto quello che voi non siete e non rappresentate. (Applausi dai Gruppi Misto-LeU e PD) . FAZZOLARI (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. FAZZOLARI (FdI) . Presidente Conte, grazie di essere rimasto ad ascoltare. Nell'ultimo Consiglio europeo del 28 e 29 giugno scorso, molti giornali si sono soffermati sul gossip e su immagini di lei fotografato da solo e non particolarmente in sintonia con gli altri Premier europei. Ebbene, è stata un'immagine di gran lunga migliore di quella che eravamo abituati a vedere prima, con grandi sorrisi e pacche sulle spalle che poi nascondevano, di solito, grandi fregature. Erano i sorrisi che si è abituati a vedere sui volti dei giocatori esperti di poker , felici di aver trovato il pollo di turno da mettere in mezzo e fregare a fine serata. Si ricordi sempre dei Premier che l'hanno preceduta in quelle organizzazioni: quando le danno grandi pacche sulle spalle e sorrisi, la stanno fregando. Meglio essere antipatico ogni tanto, ma difendere gli interessi nazionali. Questo è quello che noi le chiediamo. Lo facciamo con totale sincerità, da patrioti quali siamo, ed è il motivo per cui ci asterremo sulla proposta di risoluzione di maggioranza, che non condividiamo in pieno. Tuttavia, quando lei sarà al Consiglio europeo rappresenterà tutta l'Italia, quindi ci permettiamo adesso di darle qualche consiglio, che speriamo lei farà proprio e che abbiamo formalizzato nelle due proposte di risoluzione presentate da Fratelli d'Italia. Mi avvio velocemente a illustrare i diversi punti. Il primo, fondamentale, riguarda l'immigrazione. Il dibattito di oggi è stato importante, perché si sono chiarite delle posizioni. Purtroppo il presidente Grasso, il PD e anche il MoVimento 5 Stelle hanno parlato tutti con un'unica voce, che è molto diversa dall'impostazione di chi vuole difendere i confini esterni dell'Unione europea. Il Governo deve chiarirsi prima di andare al Consiglio europeo. Qual è la visione del Governo in materia di immigrazione? Ringrazio il Presidente della 14 a Commissione, di cui sono membro, senatore Licheri, per l'intervento svolto, perché ha chiarito bene qual è la posizione del MoVimento 5 Stelle, che non è, però, la posizione di Fratelli d'Italia e non è la storica posizione della destra. Infatti, semplificando, si continua a sostenere quello che lei ha detto in un intervento in quest'Aula qualche tempo fa: visto che ci sono forti pressioni dall'Africa, la soluzione alla migrazione dovrebbe essere quella di metterci d'accordo con il resto d'Europa per distribuire su tutto il territorio europeo coloro che arrivano in Italia. Quindi, facciamo invadere non solo l'Italia, ma tutta l'Europa. Questa è la strategia: rivedere il Trattato di Dublino, in modo da distribuire chi arriva. E siccome i cattivoni dell'Est - mi riferisco al gruppo di Visegrád e Orbán - non sono d'accordo sulla politica del farsi invadere, allora non sono nostri alleati. Noi invece siamo alleati di Orbán e del gruppo di Visegrád, perché sosteniamo che l'Italia e l'Europa debbano difendere i confini esterni dell'Unione europea. Ebbene, su questo, presidente Conte, lei deve avere le idee chiare. Non si può andare in Europa a dire contestualmente entrambe le cose. Facciamo entrare chi arriva, perché la pressione è ineluttabile, e mettiamoci d'accordo tra europei su come far entrare tutte queste masse di disperati, oppure controlliamo i confini esterni. Non possiamo dire entrambe le cose, perché poi, magari, è proprio questa ambiguità che fa sì che su determinati punti non ci capiamo. All'ultimo Consiglio europeo è stato stabilito il controllo dei confini esterni dell'Unione europea; tuttavia, come abbiamo detto subito, ci sono dei problemi perché, per quanto riguarda il controllo delle frontiere del Mediterraneo centrale, vengono destinati solo i 500 milioni del fondo per l'Africa, mentre per la rotta balcanica, quindi quella che parte dalla Turchia, 3 miliardi. Abbiamo detto di cercare di raggiungere una proporzione più equa e glielo ribadiamo, presidente Conte: torni a dire al Consiglio europeo che questa ripartizione dovrebbe essere fatta meglio. C'è, poi, il grave problema che siamo inadempienti rispetto a quello che è stato detto al Consiglio europeo, dove è stato stabilito che chi entra illegalmente in uno degli Stati dell'Unione europea deve essere trattenuto in centri sorvegliati. Ce lo ha ricordato perfino la Commissione europea e noi continuiamo a non farlo. Visti gli interventi di oggi, anche del Gruppo MoVimento 5 Stelle, viene il sospetto che non lo facciamo perché non lo vogliamo fare. Anche in questo caso, ce lo vuole spiegare? Nel Consiglio europeo è stato stabilito che se una persona entra illegalmente può essere profugo, richiedente asilo, clandestino, un turista, qualunque cosa: deve essere trattenuto in un centro sorvegliato. La Germania lo ha già fatto; ha già attivato il primo centro in Baviera, dove chi entra illegalmente viene trattenuto per diciotto mesi. Perché l'Italia non lo fa? Perché ha la stessa visione di Macron, di Soros? Perché non lo fa? Non possiamo contestualmente andare a fare i sovranisti e poi dire, con il MoVimento 5 Stelle, che dobbiamo fare entrare la gente e distribuirla in Europa. (Applausi dal Gruppo FdI) . Rispetto all'immigrazione, dunque, ci fornisca chiarimenti e da Fratelli d'Italia avrà qualunque appoggio per la difesa dei confini esterni. Vi è un'altra questione che è tempo di porre: alla Francia che ci dà tante lezioni, presidente Conte, vorrei che lei, al prossimo Consiglio, ponesse sul tavolo il problema del franco francese africano. La Francia attualmente stampa la moneta per 14 Stati africani ex colonie. Questo non è un favore che la Francia fa a questi Paesi perché, in cambio, oltre a farsi dare gli interessi e fare opera di signoraggio, chiede il deposito del 50 per cento delle entrate provenienti dalle esportazioni. Quindi, per capirsi: uno Stato che vende alla Germania per un miliardo, deposita 500 milioni alla tesoreria francese. È facile fare i buonisti in questa condizione! Se vogliamo parlare di Africa, cominciamo a porre il problema della Francia che continua a lucrare sulle sue ex colonie. Rispetto al discorso sicurezza, lei ha parlato della cyber security , un tema molto importante, perché gli hacker sono un grande problema. Tuttavia, presidente Conte, dal 2004 al 2017 ci sono stati 10 attentati islamici in Europa, con 600 morti, 4.000 feriti. Parliamo di questo, quando parliamo di sicurezza dentro l'Unione europea, perché è un altro tema tabù all'interno dell'Unione europea: non si può parlare di islam, non si può parlare di terrorismo islamico. Quando parliamo di sicurezza, parliamo anche degli hacker , magari di quelli russi, ma concentriamoci su chi gli attentati e i morti li fa in Europa. Vedo che ho ancora un minuto a disposizione. Per quanto concerne le sanzioni alla Russia, durante tutta la campagna elettorale abbiamo sentito le forze di maggioranza sostenere l'abolizione delle sanzioni alla Russia: il Governo lo ha ribadito, l'ha anche scritto nel programma di Governo. Fratelli d'Italia ne è felicissima, perché lo sostiene da sempre. Eppure, all'ultimo Consiglio, il suo Governo, presidente Conte, ha approvato le sanzioni alla Russia. Anche in questo caso, qual è la linea del Governo? Capiamoci subito, Fratelli d'Italia non è un movimento che guarda con simpatia alla Russia; noi siamo nazionalisti e non guardiamo con simpatia a nessuno, facciamo l'interesse dell'Italia, ma le sanzioni alla Russia rappresentano oggettivamente un problema per la nostra economia. Lei porrà il problema? Da ultimo, anche se ho veramente poco tempo per affrontare questo tema, abbiamo presentato una proposta di risoluzione separata sulla Brexit, perché gli accordi Brexit non prevedono la tutela delle indicazioni geografiche italiane: se non vinciamo questa battaglia in fase di trattativa non riusciremo a farlo dopo. Invitiamo pertanto il Governo a valutare la proposta di risoluzione che abbiamo presentato solo sulla Brexit e magari ad avere su questa l'appoggio del Parlamento. (Applausi dal Gruppo FdI) . PITTELLA (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PITTELLA (PD) . Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, le dirò che le sue dichiarazioni non hanno sciolto il nodo di fondo che pesa sulle relazioni tra il Governo italiano e le istituzioni europee: cosa fare, ma anche e soprattutto con chi fare. Se, infatti, accettassimo il quadro drammatico che ci ha proposto con passione il presidente Licheri, potrebbe anche decidersi di non partecipare più a riunioni di istituzioni europee fino alle prossime elezioni, perché solo la salvifica scadenza elettorale potrà dare risposte attese, che con queste istituzioni europee non è possibile avere. Pertanto, signor presidente Conte, lei può rimanere a Roma. Io, invece, la penso diversamente e ritengo che occorra costruire alleanze rispetto agli obiettivi dell'Italia e che, se si vogliono stringere alleanze, non si possa insultare da mattina a sera i possibili alleati; non si può dire che Juncker è in un certo modo; possiamo fare le critiche che vogliamo, ma aggiungerei che potremmo farlo con maggiore educazione. Non possiamo accreditare l'idea che ci sia una sorta di congiura giudaico-massonica ordita da chissà chi e finalizzata a nullificare il libero esercizio democratico dei cittadini italiani, che - io concordo - è sovrano e va rispettato. Bisogna fare alleanze, ma con chi le facciamo sull'immigrazione? Lei lo ha sperimentato nell'ultimo vertice: hanno fatto passare - come ha già ricordato il collega che mi ha preceduto - il fatto che il Regolamento di Dublino non sarà modificabile se non all'unanimità, perché nel Consiglio europeo c'è un blocco di Paesi, quelli sovranisti di Visegrad, che sono i vostri sodali politici, ma che non possono essere alleati dell'Italia se il Governo italiano vuole portare a casa alcune risposte positive sul tema dell'immigrazione. (Applausi dal Gruppo PD) . Questa è la verità. Vogliamo fare un piano per l'Africa, senatori Bonfrisco e Urso? Io sono d'accordissimo. Noi siamo per fare un piano con l'Africa, fatto non di elemosine, ma di dignità per il popolo africano, che ridia le risorse al popolo africano; un piano che sia fatto innanzitutto di educazione, di imprenditoria giovanile, di dignità per le donne, di lotta alla violenza sessuale. Ma con quale alleanza facciamo a livello europeo questo piano? Con quelli che dicono che non gli importa niente dell'Africa e che gli interessa soltanto quanto succede in Ungheria o in Polonia? L'asse geopolitico conta: nella storia è sempre stato importante avere un asse di riferimento in Europa. Anche sul tema della manovra economica, senatrice Bonfrisco - ma potrei rivolgermi a tanti altri amici - molti di noi in quest'Aula, di opposizione e di maggioranza, condividono il punto che il problema dell'Italia sia non il debito, ma la scarsa crescita. E lo voglio dire con forza. Ma, se questo è il problema; se siamo d'accordo persino sul fatto che non possiamo impiccarci ai decimali e agli algoritmi - noi siamo su questa posizione - e sul fatto che regole scritte una volta e per sempre non possono essere immodificabili, prescindendo dalle condizioni socio-economiche dei Paesi in cui quelle stesse regole devono essere attuate e se vogliamo avere maggiori margini di manovra sul bilancio, bisogna fare quello che è stato fatto dai Governi Gentiloni e Renzi, e cioè negoziare con la Commissione europea margini di flessibilità. Ma per fare cosa? Per fare non una manovra a debito per fare spesa corrente, bensì una manovra a debito per fare spese per infrastrutture. (Applausi dal Gruppo PD) . Questo è il punto politico che dobbiamo avere il coraggio e la chiarezza di spiegare agli italiani. Si può fare debito? Certo che si può fare debito. Ma si rincuorano i mercati e anche le istituzioni europee, se si fa il debito dicendo che si realizzeranno l'alta velocità da Roma alla Sicilia, il cablaggio del Mezzogiorno d'Italia e le grandi infrastrutture materiali e immateriali e si rilancerà una politica per le piccole e medie imprese sulla sostenibilità ambientale, facendo poi tanta politica per l'educazione e per gli scambi giovanili. Questa è politica per la crescita. Ma di tutto ciò non c'è nulla o poco meno di nulla nel vostro Documento di economia e finanza. Quindi, caro presidente Conte, voi dovete fare chiarezza. Volete fare gli alleati di Orbán e di Kaczynski? A proposito, sarei molto curioso di sapere come voterà, quando in Consiglio si dovrà applicare l'articolo del Trattato a proposito dell'Ungheria e di Orbán, così come votato dal Parlamento europeo. Voi volete fare gli alleati politici di questi personaggi e poi volete portare avanti degli obiettivi sull'immigrazione, sull'Africa e sulla manovra economica che essi stessi non vi consentiranno, perché i primi avversari del debito sono proprio loro. Chi può ascoltare una voce in termini di richiesta di flessibilità non sono gli amici del gruppo di Visegrád. Qui c'è la grande contraddizione politica del Governo italiano e delle due grandi forze che lo rappresentano. (Applausi dal Gruppo PD. Congratulazioni) . PUCCIARELLI (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PUCCIARELLI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, membri del Governo, onorevoli colleghi, questo è un momento strategico importante per il nostro Paese e per l'Europa. Quello nel quale ci troviamo a operare è un contesto storico inedito, in cui il mondo globale, dove l'Unione europea riveste il ruolo di attore, sta mutando profondamente e l'Unione europea stessa sta attraversando un ciclo di forte fluidità politica e istituzionale. Questo è non un momento di stabilità, bensì un tempo di cambiamento e trasformazione. Ogni vertice europeo, formale o informale, negli ultimi anni si è trovato ad affrontare problemi epocali e macro questioni culturali e socio-economiche, dimostrandosi tristemente inadatto a superare la dimensione emergenziale, a mettere in campo strategie vincenti sul medio e lungo periodo e a costruire il benessere di quei popoli europei che, nel segno di un'Europa pacificamente unita, hanno visto la speranza di un avvenire migliore di quanto sia stato il passato da cui proveniamo. Dal 2011 ad oggi, signor Presidente, ogni vertice europeo ha visto la partecipazione di un'Italia debole, sopraffatta dal complesso di essere l'ultima della classe e guidata da un' élite politica che di quel complesso ha fatto la bandiera della propria azione di Governo e della propria egemonia culturale. Oggi, tra i tanti cambiamenti avvenuti sullo scacchiere europeo, il più significativo è senza dubbio la presenza di un'Italia finalmente priva di complessi, finalmente consapevole della propria forza e decisamente orgogliosa delle nuove prospettive amministrative aperte dal voto popolare alle passate elezioni politiche nazionali. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az) ; un'Italia senza più il cappello in mano, rappresentata con dignità e onore dal presidente Conte e dai suoi Ministri. È possibile che oggigiorno, grazie al dinamismo dell'Italia, sulla scena comunitaria, finora governata dall'asse franco-tedesco, vengano superate sia la dimensione emergenziale con cui certe problematiche sono state affrontate in passato; sia il regime di austerità economica imposto all'eurozona a partire dal 2011 con tutte le sue contraddizioni; sia quelle fratture in seno agli Stati europei, come la trattativa sulla Brexit, che rischiano di creare un'infausta rigidità nelle future relazioni internazionali. E il prossimo vertice europeo, sul quale ci esprimiamo, avrà all'ordine del giorno queste enormi questioni. Il flusso migratorio verso l'Europa non può certo essere trascurato, soprattutto all'indomani di un periodo estivo durante il quale sono emersi due dati di fatto incontrovertibili: innanzitutto è stato dimostrato dal Governo italiano che le partenze e gli sbarchi si possono fermare. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S). E qui, signor presidente Conte, ringrazio per suo tramite il vice premier Matteo Salvini. In secondo luogo, è stato dimostrato dal resto d'Europa che la solidarietà esiste solo a senso unico, e cioè dall'Italia verso gli altri Stati, e non dagli altri Stati verso l'Italia. Ben venti immigrati della nave Diciotti sono stati presi dall'Albania, e non dalla Francia, la quale però non perde occasione per fare la morale. Non solo ci fa la morale, ma ci prende in giro, perché questa mattina Macron ha avuto il coraggio di dare la responsabilità agli agenti in quanto inesperti per l'invasione in territorio italiano. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S). Almeno avesse il coraggio di prendersi la responsabilità delle proprie azioni . Ci troviamo ancora nella triste situazione in cui il fenomeno dell'immigrazione, diventato strutturale dopo il 2010, viene trattato dagli Stati europei come transitorio. L'unica è l'Italia, che finalmente mette in campo soluzioni durature, a medio e a lungo termine. Ma non possiamo essere lasciati soli, o meglio: chi decide di lasciarci soli deve sapere che su questa partita non ci vedrà disponibili a dialogare su altre problematiche. Un altro problema a cui sono state date scarse risposte è la lotta alla cybercriminalità, che aggredisce i mezzi di informazioni con lo scopo di tacitare o distorcere i messaggi delle istituzioni o di gruppi di opinione, turbando la libera circolazione delle idee, che è il cuore pulsante delle nostre democrazie. Sotto questo punto di vista non sono state prese che timide iniziative. Bisogna fare di più. Si profila all'orizzonte anche il vertice euro, nel quale verrà discussa l'integrazione economica europea e le sue prospettive future. Sarà un'occasione importantissima per smantellare il dogma dell' austerity . Il fallimento dell' austerity è sotto gli occhi di tutti, ma un punto di vista sul quale vorrei attirare l'attenzione dell'Assemblea è che il regime di austerità ha portato alla disaffezione dei popoli non solo verso l'attuale assetto delle istituzioni europee, ma anche verso la stessa idea di Europa unita. Il germe dell'intolleranza tra Nazioni è tornato a serpeggiare, e ciò non a causa delle forze cosiddette populiste, che anzi sono le sole a credere ancora in un disegno europeo di popoli fratelli e liberi dalla dittatura finanziaria (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S) , ma a causa di chi va in piazza con la bandiera dell'Europa e, contemporaneamente, gioisce per gli attacchi speculativi fatti contro la nostra Nazione. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S) . Ripeto: purtroppo anche in quest'Aula c'è chi gioisce per gli attacchi alla democrazia; quella democrazia per cui molti hanno dato il sangue e che non sarà certo lo spread ad abolire. La Brexit, poi, ci riguarda da vicino. Sono stati trovati accordi di massima per quanto riguarda molti aspetti importanti, ma resta ancora insoluta la questione circa il confine tra Irlanda e Irlanda del Nord, nonché l'importante individuazione del tipo di partenariato economico-commerciale post Brexit. Sono aspetti molto controversi che fanno emergere lo spettro di un nodeal e delle turbolenti relazioni diplomatiche che ad esso seguirebbero. Sotto questo punto di vista, è nostro impegno imprescindibile salvaguardare la comunità italiana nel Regno Unito ed essere fermamente al fianco dell'Irlanda. In questo contesto, abbiamo una certezza alla quale non si intende venire meno, con buona pace di quanti fanno terrorismo mediatico al riguardo. Siamo fermamente all'interno dell'Alleanza atlantica che era, è e sarà l'imprescindibile schema bellico unitario dell'Europa. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Concludendo, signor Presidente, sosteniamo fermamente l'Esecutivo nella richiesta di un rafforzamento delle frontiere esterne dell'Unione europea per evitare tragedie in mare; nella richiesta di una riforma oculata del Trattato di Dublino; nell'incoraggiare la cooperazione tra le Forze dell'ordine dei vari Paesi; nel ribadire con fermezza il principio di aiutarli a casa loro. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Favoriamo la cooperazione con i Paesi di origine per uno sviluppo economico reale che ne favorisca il benessere sociale ed economico. Sosteniamo, altresì, la lotta alla cibercriminalità e alla criminalità organizzata e la volontà di promuovere tutte le iniziative necessarie per creare un gruppo di lavoro che studi l'attuale architettura europea e la politica economica europea, nell'ottica di rispondenza effettiva ai trattati, i quali affermano la crescita nella stabilità e l'aumento del benessere di tutti i cittadini europei, nessuno escluso. In ultimo, crediamo fermamente che questo Governo possa e debba attivarsi per fare della Banca centrale europea una vera banca sovrana, capace di svolgere il ruolo di prestatore di ultima istanza. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Il fatto che si trovi materialmente a Francoforte la dice lunga sulla sua reale indipendenza. Disinneschiamo, infine, lo spread . Togliamo ai potentati economici, che nessuno ha mai votato, il potere di destabilizzare le democrazie e silenziare i popoli sovrani. Per questo motivo, il Gruppo parlamentare Lega-Salvini Premier- Partito Sardo d'Azione, voterà convintamente la risoluzione, nella consapevolezza di operare per dare nuovamente sovranità e dignità ai popoli europei oppressi e affamati. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az e M5S. Congratulazioni) . Saluto ad una rappresentanza di studenti PRESIDENTE . Salutiamo una rappresentanza di studenti dell'Istituto secondario di istruzione superiore Antonio Rosmini di Palma Campania, in provincia di Napoli, che oggi assiste ai nostri lavori. (Applausi). Ripresa della discussione sulle comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri MALAN (FI-BP) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MALAN (FI-BP) . Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, onorevoli colleghi, il 5 ottobre scorso i commissari europei Dombrovskis e Moscovici hanno scritto una lettera al Ministro dell'economia italiano criticando duramente la Nota di aggiornamento del DEF, perché si discostava dalle raccomandazioni approvate dal Consiglio europeo per quanto riguarda il rientro dal deficit . Quella lettera è stata accolta da durissimi attacchi da parte di esponenti del Governo e della maggioranza per le raccomandazioni del Consiglio europeo che il Presidente della Commissione affari europei, senatore Licheri, del MoVimento 5 Stelle, ha poco fa detto essere composto "da coloro che vogliono imporre la dittatura degli algoritmi". Chissà quale Consiglio europeo aveva approvato quelle raccomandazioni, anche perché erano state approvate all'unanimità e, dunque, anche con il voto dell'Italia. Si potrà allora pensare a Gentiloni, a Renzi, a Letta, a Monti e magari a Berlusconi (tutt'ora l'ultimo Presidente del Consiglio scelto dai cittadini). E invece no, perché quel Consiglio europeo si è tenuto non nel passato ma il 28 giugno scorso e a rappresentare l'Italia e a votare quelle raccomandazioni c'era il qui presente presidente del Consiglio Giuseppe Conte. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Allora, io ne ho fatto l'oggetto di un pezzo di intervento, ma non pensiamo - e credo che nessuno qui lo pensi - che tali questioni possano essere apprezzate in ambito internazionale. E non credo che a livello europeo questo dia credibilità al nostro Paese, specialmente poi se abbinato a ferocissimi attacchi contro i cattivoni del Consiglio europeo, per non parlare dei componenti della Commissione europea, che - a detta di esponenti del Governo - spazzeremo via. Quando poco fa il collega Mallegni le ha fatto notare, presidente Conte, che ad ascoltare a lungo - e con il garbo che le riconosciamo - molti interventi senza prendere appunti si rischia di non ricordare molto, ha fatto un'osservazione davvero appropriata. Sono infatti passati tre mesi da quelle raccomandazioni e lei ha firmato una Nota di aggiornamento al DEF e una legge di bilancio che si scontrano frontalmente con quelle raccomandazioni. Ci sono voluti tre mesi, ma il giorno prima, peraltro, di quel Consiglio europeo del 28 giugno, qui lei ha ricevuto la raccomandazione - anzi, l'impegno - da parte della maggioranza di Governo - e, su alcuni punti, anche di altre forze politiche - a lavorare su alcuni aspetti, come l'eliminazione delle sanzioni alla Russia, che fanno più danno a chi le pone che a chi le riceve (Applausi dal Gruppo FI-BP) , o il superamento della direttiva Bolkestein, per quanto riguarda le note vicende che conosciamo, come quella degli stabilimenti balneari o altre, che mai lo stesso Bolkestein avrebbe voluto fossero oggetto della sua applicazione. Il giorno dopo, al Consiglio europeo, insieme ad altri Paesi ha votato l'estensione e il prolungamento delle sanzioni alla Russia e sulla direttiva Bolkestein non è stato ottenuto niente. C'è stato però un aspetto positivo: lei - e naturalmente molti altri esponenti della maggioranza e del suo Governo - ha definito quel Consiglio europeo un grande successo e una svolta, così come lo era quanto il Consiglio europeo aveva approvato sull'immigrazione. In tanti abbiamo preso atto con soddisfazione di siffatto successo, perché sosteniamo l'Italia, chiunque ci sia al Governo. (Applausi dal Gruppo FI-BP). Purtroppo è bastato che trascorresse qualche giorno perché la vicenda della nave Diciotti ci facesse scoprire che non avevamo ottenuto assolutamente nulla, neppure dal punto di vista dell'immigrazione: le persone che erano a bordo di quella nave sono state tenute in porto, si è aspettato un po' e oggi sono tutte in Italia, esattamente come accadeva prima del Governo del cambiamento. (Applausi dal Gruppo FI-BP). Allora c'è qualche problema: dobbiamo fare in modo di essere in un certo senso conseguenti. Qui poi subentra la questione della manovra, della quale ha parlato e che si scontra con le raccomandazioni approvate dal Consiglio europeo, anche con il suo voto, il 28 giugno; ma questo ormai l'abbiamo visto, e va bene. Ebbene, questa manovra non ci pone nella direzione giusta né nelle condizioni di imporci a quel pericoloso organismo che si chiama Consiglio europeo o alla Commissione europea. Ci pone invece in una condizione d'isolamento, perché metterci frontalmente contro a quanto era stato chiesto all'Italia, anche dal punto di vista politico, con dichiarazioni continue e attacchi - anche personali - ai membri della Commissione europea non è il modo con cui si possa ottenere qualcosa. I Governi Berlusconi, invece, hanno sempre lavorato nella direzione di contrapporci all'Unione europea su punti molto importanti per difendere gli interessi del Paese e il presidente Silvio Berlusconi ha pagato questo di persona (Applausi dal Gruppo FI-BP) , subendo attacchi di ogni genere, anche speculativi e politici, per non parlare di quelli giudiziari; ha però difeso l'Italia, cercando sempre il dialogo con gli altri Paesi. Non possiamo attaccare pressoché tutti i Paesi dell'Unione europea, tranne alcuni, con i quali - come ha ricordato il senatore Licheri, del MoVimento 5 Stelle - non abbiamo nulla, o pochissimi interessi, in comune: parlo del Gruppo di Visegrád, con il quale, a parte il fatto che non vuole i nostri immigrati, per il resto non abbiamo tante cose in comune. Possiamo avere tanta simpatia e alcune vedute in comune: se però non vogliono prendersi nessuno dei nostri immigrati, che noi invece vogliamo dare loro, non vedo il grande interesse in comune. L'isolamento che invece abbiamo oggi era esattamente l'opposto di quello che Silvio Berlusconi ha sempre portato avanti con i suoi Governi, ottenendo cose notevoli, di cui adesso non faccio l'elenco, limitandomi a parlare solo dei successi ottenuti proprio per attutire quelle norme eccessivamente rigide e difendere gli interessi dell'Italia, il made in Italy e tante altre questioni. Allora, presidente Conte, le dico solo questo: la sosterremo quando si batterà a difendere gli interessi italiani; quando chiederà di non applicare la direttiva Bolkestein dove non va applicata; quando si batterà per difendere i confini dall'immigrazione clandestina e anche dalle incursioni che vengono dalla Francia; quando difenderà gli interessi dell'Italia e la sicurezza dei cittadini; quando, infine, si batterà per favorire il rientro degli immigrati che non hanno titolo per restare nel nostro Paese. Su tutto questo avrà il nostro sostegno, ma l'Italia non può restare isolata. C'è un solo Paese che dà anche a lei personalmente un certo credito: il presidente Trump riserva a lei personalmente, presidente Conte, un ottimo trattamento, ma allora impariamo, imparate qualcosa anche da Trump. Trump, da quando è stato eletto, ha fatto salire i valori della Borsa americana del 40 per cento e la disoccupazione è ai minimi. Da quando si è prospettato il vostro Governo, la Borsa italiana ha perso il 20 per cento; 150 miliardi di capitalizzazione sono andati in fumo, con miliardi in più pagati sugli interessi e una disoccupazione che già solo con il decreto dignità è in aumento. Prenda esempio dall'unico punto di riferimento che - a quanto pare - questo Governo è riuscito in qualche modo ad avere, forse più che altro per via del nemico comune che è la Commissione europea, e cerchi di fare l'interesse dell'Italia. (Applausi dal Gruppo FI-BP. Congratulazioni) . PATUANELLI (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PATUANELLI (M5S) . Signor Presidente, presidente Conte, membri del Governo, colleghe e colleghi, anche oggi ci troviamo qui a parlare d'Europa e lo facciamo sulla base di un paradosso che viene vissuto nella narrazione sia fuori che all'interno di quest'Aula. Il paradosso è molto semplice: l'Europa ha deciso di lasciare agli Stati membri tutta la sovranità su temi come l'immigrazione, dove invece serve una sovranità europea, e ha deciso invece di tenere per sé la sovranità economica e finanziaria, laddove invece all'interno degli Stati membri servono totale sovranità e autonomia. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az) . Esempi di come quella sovranità nazionale per affrontare temi di carattere europeo dimostra tutta la sua fragilità, e quindi che poi il rapporto tra gli Stati membri si basa su egoismi, li abbiamo quasi quotidianamente: abbiamo visto quello che è successo ieri nel rapporto con la Francia; abbiamo visto la Gendarmeria francese portare sul nostro territorio gli immigrati; l'abbiamo visto a Bardonecchia; l'abbiamo visto molte volte nel Mediterraneo, quando Stati membri chiudono i propri porti pur avendo l'obbligo di andare a salvare vite umane. Su questo però la sovranità è sempre in capo ai popoli. E lo vedo ogni giorno sul mio territorio: se ne parla pochissimo, ma dalla frontiera del Friuli-Venezia Giulia entrano ogni giorno centinaia di persone. E non se ne parla perché non arrivano su una barca. Io, però, che ho studiato geografia al liceo credo di ricordare che intorno al mio confine si trovano tutti Paesi membri dell'Unione europea e mi chiedo allora come mai è sempre l'Italia a doversi fare carico di tali arrivi. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az) . Al contrario, abbiamo visto come la sovranità europea in materia economica abbia prodotto risultati totalmente scadenti in Europa, ma ancor più in Italia. Il senatore Pittella ha fatto riferimento ad accordi che devono essere fatti con l'Europa per chiedere maggiore flessibilità, maggiori interventi e maggiori impegni finanziari. Io, però, mi chiedo come sono stati fatti tali accordi, perché l'Italia è il Paese che ha saputo uscire dalla crisi in modo peggiore rispetto a qualsiasi altro partner europeo; ha perso 10 punti di PIL nei confronti del resto d'Europa; ha fatto 448 miliardi di nuovo debito dal 1° gennaio 2012; ha il tasso di disoccupazione più alto in Europa. Mi chiedo, allora, se quei margini che abbiamo chiesto all'Europa erano insufficienti o se sono stati chiesti male, o se non ci sono stati dati, perché abbiamo visto invece correre - come ha già detto il senatore Licheri - molti altri Paesi su diversi fronti. È ovvio, quindi, che sulla base di questo presupposto sbagliato, di questo paradosso di mancanza di sovranità - da un lato - e di abbandono di sovranità - dall'altro - i cittadini si trovano ovviamente disorientati e non capiscono bene a che cosa serva questa Europa. Allora nascono le categorie di cittadini. Si parla spessissimo di sovranismo e di populismo, mettendo i cattivi dalla parte di sovranismi e populismi. Ho limitati studi giuridici, ma credo che l'articolo 1 della Costituzione affermi che la sovranità appartiene al popolo ed è lì che ci sono i concetti di sovranismo e pupulismo che piacciono a questa maggioranza. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az) . Credo invece che il Governo, grazie all'ottimo lavoro del presidente Conte, stia facendo recuperare all'Italia quel ruolo importante che ha in Europa, come è stato ricordato dall'intervento del senatore Licheri. L'Italia è uno dei Paesi fondatori di quella che era la Comunità europea ed è sul concetto di comunità che dobbiamo insistere, sul concetto di aiuto tra popoli diversi, che hanno caratteristiche diverse, che vogliono essere sovrani su certe cose, ma che hanno bisogno gli uni degli altri per affrontare temi che singoli Paesi non riescono ad affrontare e hanno bisogno dei partner europei per affrontarli assieme non in una lotta dove vincono o perdono i sovranismi, ma in una visione comune di un'Europa che non è quella che poteva essere sessant'anni fa. Molte cose sono infatti cambiate negli ultimi sessant'anni. Allora i principi costitutivi della Comunità europea sono quelli su cui oggi noi dobbiamo ritornare con forza per dare risposte non a temi di burocrazia o finanziari, ma ai cittadini che vivono in quei territori e che hanno bisogno di avere chiarezze e certezze da un ente come quello europeo che, nel suo insieme, ha la possibilità di affrontare anche grandi problemi quale quello dell'immigrazione. Presidente Conte, noi votiamo a favore della risoluzione di maggioranza e la maggioranza sarà al suo fianco nel Consiglio europeo, perché credo che i temi che lei vuole portare in quel luogo sono quelli che giustamente dobbiamo affrontare in modo coeso. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az) . PRESIDENTE . Prima di passare alle votazioni, avverto che, in linea con una prassi consolidata, le proposte di risoluzione saranno poste ai voti secondo l'ordine di presentazione. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della proposta di risoluzione n. 1, presentata dai senatori Lorefice, Pucciarelli e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della proposta di risoluzione n. 2, presentata dal senatore Marcucci e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della proposta di risoluzione n. 3, presentata dalla senatrice De Petris e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della proposta di risoluzione n. 4, presentata dal senatore Ciriani e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della proposta di risoluzione n. 5, presentata dal senatore Urso e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della proposta di risoluzione n. 6, presentata dalla senatrice Bernini e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Si sono così concluse le comunicazioni in vista del Consiglio europeo del 18 ottobre 2018. Sospendo la seduta fino alle ore 17 e in ogni caso fino al termine del Consiglio di Presidenza. (La seduta è sospesa alle ore 12,40) .