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Straniero - Ingresso e soggiorno illegale nel territorio dello Stato - Configurazione della fattispecie come reato - Denunciata lesione dei diritti inviolabili dell'uomo e del principio di solidarietà - Esclusione - Non fondatezza della questione.. Non è fondata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 10- bis del d.lgs. 25 luglio 1998, n. 286, aggiunto dall'art. 1, comma 16, lett. a ), della legge 15 luglio 2009, n. 94, impugnato, in riferimento all'art. 2 Cost., in quanto, configurando come reato la fattispecie di ingresso e soggiorno illegale nel territorio dello Stato, lederebbe i diritti inviolabili dell'uomo ed il principio costituzionale di solidarietà. Posto che il contrasto con i diritti inviolabili dell'uomo è allegato dal rimettente in termini puramente apodittici, le ragioni della solidarietà umana non possono essere affermate al di fuori di un corretto bilanciamento dei valori in gioco, rimesso alla discrezionalità del legislatore, né sono di per sé in contrasto con le regole in materia di immigrazione previste in funzione di un ordinato flusso migratorio e di un'adeguata accoglienza ed integrazione degli stranieri: e ciò nella cornice di un quadro normativo che vede regolati in modo diverso, anche a livello costituzionale (art. 10, terzo comma, Cost.), l'ingresso e la permanenza degli stranieri nel Paese, a seconda che si tratti di richiedenti il diritto di asilo o rifugiati, ovvero di "migranti economici". Peraltro, le ragioni della solidarietà trovano espressione - oltre che nella disciplina dei divieti di espulsione e di respingimento e del ricongiungimento familiare (artt. 19 e 29 del d.lgs. n. 286 del 1998) - nell'applicabilità, allo straniero irregolare, della normativa sul soccorso al rifugiato e la protezione internazionale di cui al d.lgs. n. 251 del 2007, fatta espressamente salva dallo stesso art. 10- bis , comma 6, del d.lgs. n. 286 del 1998, che prevede la sospensione del procedimento penale per il reato in esame nel caso di presentazione della relativa domanda e, nell'ipotesi di suo accoglimento, la pronuncia di una sentenza di non luogo a procedere (analoga pronuncia è prevista, altresì, nel caso di rilascio del permesso di soggiorno nelle ipotesi di cui all'art. 5, comma 6, del d.lgs. n. 286 del 1998, e cioè quando, pur in presenza delle condizioni ostative ivi indicate, ricorrano «seri motivi [...] di carattere umanitario o risultanti da obblighi costituzionali o internazionali dello Stato italiano»). Sulla rilevanza delle ragioni della solidarietà umana in materia di immigrazione, v. le seguenti citate decisioni: sentenza n. 353/1997, ordinanze n. 192/2006, n. 44/2006 e n. 217/2001. Con riferimento al quadro normativo, anche costituzionale, concernente l'ingresso e la permanenza degli stranieri nel Paese, e alla distinzione tra richiedenti il diritto di asilo o rifugiati, da un lato, e "migranti economici", dall'altro, v. le seguenti citate decisioni: sentenza n. 5/2004, ordinanze n. 302/2004 e n. 80/2004. Nel senso che il legislatore fruisce di ampia discrezionalità nel porre limiti all'accesso degli stranieri nel territorio dello Stato, all'esito di un bilanciamento dei valori che vengono in rilievo: discrezionalità il cui esercizio è sindacabile dalla Corte solo nel caso in cui le scelte operate si palesino manifestamente irragionevoli e che si estende anche al versante della selezione degli strumenti repressivi degli illeciti perpetrati, v., ex plurimis , le seguenti citate decisioni: sentenze n. 148/2008, n. 206/2006, ordinanze n. 361/2007 e n. 224/2006.