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SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Assemblea 296 Presidenza del presidente ALBERTI CASELLATI, indi del vice presidente ROSSOMANDO, del vice presidente LA RUSSA e del vice presidente TAVERNA N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Europeisti-MAIE-Centro Democratico: Eu-MAIE-CD; Forza Italia Berlusconi Presidente-UDC: FIBP-UDC; Fratelli d'Italia: FdI; Italia Viva-P.S.I.: IV-PSI; Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione: L-SP-PSd'Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP-PATT, UV): Aut (SVP-PATT, UV); Misto: Misto; Misto-IDEA e CAMBIAMO: Misto-IeC; Misto-Liberi e Uguali: Misto-LeU; Misto-MAIE-Italia 23: Misto-MAIE-It 23; Misto-+Europa - Azione: Misto-+Eu-Az. Presidenza del presidente ALBERTI CASELLATI PRESIDENTE . La seduta è aperta (ore 9,06). Si dia lettura del processo verbale. NISINI, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del giorno precedente. PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato. Comunicazioni della Presidenza PRESIDENTE . L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Sull'ordine dei lavori PRESIDENTE . Informo l'Assemblea che all'inizio della seduta il Presidente del Gruppo MoVimento 5 Stelle ha fatto pervenire, ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento, la richiesta di votazione con procedimento elettronico per tutte le votazioni da effettuare nel corso della seduta. La richiesta è accolta ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento. Celebrazione del Giorno della Memoria PRESIDENTE . (Il Presidente e l'Assemblea si levano in piedi) . Onorevoli senatori, oggi è il Giorno della Memoria, la ricorrenza che ogni anno ci consente di onorare le vittime della Shoah. Desidero quindi rivolgere, a nome mio personale e di tutto il Senato, un sincero pensiero di vicinanza e di amicizia alla comunità ebraica italiana e internazionale. Settantasei anni fa l'apertura dei cancelli di Auschwitz ha svelato al mondo l'orrore dello sterminio ebraico. Il dolore del genocidio è ancora vivo in noi, perché quel male, inferto a donne e uomini senza colpa, è un male universale, che non potrà mai essere dimenticato. Il ricordo è l'unica via per vincere il buio dell'indifferenza. Solo la memoria può renderci davvero consapevoli; consapevoli del passato e consapevoli del futuro che vogliamo. Conoscere la storia non basta: è necessario comprenderla, capirla, sentirla nella sua terrificante realtà. Solo così il ricordo di ciò che è stato diventa ispirazione per vincere l'indifferenza, per non voltarsi mai dall'altra parte, per battersi sempre e comunque in difesa del bene supremo della vita e della dignità umana. La libertà, la democrazia e l'uguaglianza sono il lascito che la Shoah ci ha affidato, sono un'eredità che va coltivata ogni giorno, lottando contro le tante insidie esistenti, costruendo solidi antidoti contro i germi della discriminazione, della violenza e della sopraffazione. Ciascuno di noi può fare molto perché il ricordo diventi la nostra coscienza collettiva e perché quella coscienza ci renda sempre vigili interpreti dell'oggi. Questo è il compito che la Giornata della Memoria ci affida e sono certa che, specialmente i giovani, sapranno essere i nostri migliori testimoni di pace. (Applausi) . AIROLA (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. AIROLA (M5S) . Signor Presidente, abbiamo appena commemorato la Shoah e il ricordo dello sterminio e dunque vorrei che la Presidenza si facesse protagonista anche della promozione della visita dei campi di sterminio, di cui Auschwitz Birkenau è uno dei più famosi. Signor Presidente, lei ha ricordato l'importanza di vedere e di conoscere, ma voglio aggiungere che anche respirare quell'aria e vedere quei posti è un'esperienza che entra dentro di noi, non ci abbandona mai più e consolida il ricordo dell'atto forse più efferato compiuto contro l'umanità. Chiedo dunque alla Presidenza di farsi portatrice anche di questa istanza, per l'organizzazione di visite, soprattutto rivolte ai giovani, come ha ricordato lei, signor Presidente. PRESIDENTE. Senatore Airola, la ringrazio e terremo conto della sua richiesta. Gruppi parlamentari, costituzione e composizione. Ufficio di Presidenza PRESIDENTE . Onorevoli colleghi, oggi ho ricevuto la seguente lettera: «Illustre Presidente, ai sensi degli articoli 14, 15 e seguenti del Regolamento del Senato, ci pregiamo di comunicarLe che si è oggi costituito il nuovo Gruppo parlamentare denominato "Europeisti-MAIE-Centro Democratico"». I membri del Gruppo sono i senatori Buccarella, Cario, Causin, De Bonis, De Falco, Fantetti, Marilotti, Merlo, Rossi e Rojc, che hanno firmato questa lettera. L'assemblea del Gruppo ha eletto presidente il senatore Fantetti e vice presidente il senatore Causin. Sul 100° anniversario della fondazione del Partito Comunista Italiano FERRARI (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. FERRARI (PD) . Signor Presidente, ho pensato a come poter utilizzare questi pochi minuti a mia disposizione per la celebrazione dei cent'anni dalla nascita del Partito Comunista Italiano. Tre minuti sono infinitamente pochi, per raccoglierne il valore storico e sono persino ingenerosi, se guardiamo alla sua ampiezza e alla ricchezza della sua lunga vita. Tuttavia, tre minuti possono bastare per esprimere, dal mio punto di vista, alcuni giudizi netti sulle scelte che fece quel grande partito, in due momenti che hanno somiglianza con il momento storico che viviamo oggi, in questa pandemia, perché esprimono pienamente la necessità ed il valore dello sforzo collettivo. L'Italia non sarebbe stata una Repubblica democratica dopo il 2 giugno del 1946, se il Partito Comunista non avesse dispiegato tutte le sue forze affinché la Repubblica vincesse il referendum senza ambiguità. (Si odono suoni di fischietti). PRESIDENTE. Colleghi, sento dei fischietti: non mi pare davvero opportuno. FERRARI (PD) . L'Italia, lo Stato italiano non avrebbero battuto le Brigate Rosse e la lotta al terrorismo senza il sostegno decisivo del Partito Comunista . Io non sono mai stato - senz'altro per ragioni di età - iscritto al Partito Comunista; sento tuttavia di appartenere a quel sentimento, se non altro perché avevo solo due mesi quando mio padre decise di trasferirsi da Pavia a Roma per diversi mesi per frequentare le famose «Frattocchie»... (Commenti. Si continuano a udire suoni di fischietti). Signor Presidente... PRESIDENTE . Ho già richiamato i colleghi, ma non riesco a individuare la provenienza dei suoni. Mi scusi se la interrompo, senatore Ferrari, colleghi, in Conferenza dei Capigruppo abbiamo deciso (Commenti) ... Mi scusi, sto parlando io, perché mi interrompe? La prego, sia cortese. Come stavo dicendo, in Conferenza dei Capigruppo abbiamo deciso all'unanimità di tenere questo dibattito. Non capisco quindi oggi perché si fischi a fronte di una decisione che è stata unanime. Vi pregherei, dunque, di essere rispettosi delle opinioni di tutti. Siamo in un libero Parlamento. Prego, senatore Ferrari, prosegua pure il suo intervento. FERRARI (PD) . La ringrazio, signor Presidente. Evidentemente non è questione di opinioni: il punto è che alla stupidità quest'Aula purtroppo non è più impermeabile. (Applausi) . Come dicevo, non sono mai stato iscritto al Partito Comunista, se non altro per ragioni di età. Tuttavia sento di appartenere a quel sentimento, se non altro perché avevo solo due mesi quando mio padre decise di trasferirsi da Pavia a Roma per frequentare le famose «Frattocchie», la scuola di partito. Non ho mai avuto modo di approfondire fino in fondo con mio padre i motivi che lo spinsero a fare quella scelta e, soprattutto, a partecipare così attivamente alla vita pubblica e civica del Paese dentro quella grande casa comunista, perché mio padre è mancato molto presto. Ho capito però una cosa e cioè che, prima ancora di essere un grande partito, inserito in tutte le caratteristiche e le contraddizioni di un secolo difficile e drammatico come il XX, il Partito Comunista italiano è stato la storia di un grande popolo, di milioni di italiani che sognavano insieme qualcosa di diverso, di nuovo e di migliore per tutti e non per uno solo di loro. (Applausi) . ROJC (Eu-MAIE-CD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ROJC (Eu-MAIE-CD) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, scrive Antonio Gramsci nel 1917: «L'indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. [...] Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, avviene perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia promulgare le leggi che solo la rivolta potrà abrogare». Queste parole di Gramsci, dopo oltre un secolo, potrebbero essere considerate come parte delle fondamenta del Partito Comunista Italiano. Non ho mai condiviso la storia del Partito Comunista, non è la mia storia e sono consapevole delle contraddizioni che ne segnano il percorso, ma ne ho sempre profondamente rispettato la matrice. Nel 1921 l'Italia si stava preparando all'ascesa al potere di Mussolini, ma nella Venezia Giulia, come altrove in Italia, il fascismo stava già mostrando la sua vera natura attraverso azioni squadriste. I comunisti ne compresero forse prima di altri la pericolosità. Chi prende in mano le «Lezioni sul fascismo» di Palmiro Togliatti può comprenderne l'idea di fondo: da esule a Mosca e dirigente dell'Internazionale comunista, propose un'acuta analisi del fascismo come fenomeno storico che i liberali, i socialisti e anche una parte dei comunisti alle origini avevano sottovalutato. Togliatti è stato un personaggio anche controverso, ma è stato definito "rivoluzionario costituente", in quanto da queste «Lezioni» emergono le basi teoriche e pratiche del Partito Comunista nella guerra di liberazione e nell'impianto della Costituzione di una Repubblica cofondata sul lavoro e sui valori dell'antifascismo. Dichiarato contraltare delle forze del cristianesimo democratico, del liberalismo e della socialdemocrazia, il Partito Comunista è stato un soggetto fondamentale del pluralismo italiano. Chi raccoglie l'eredità delle forze popolari e condivide i valori che determinano la nostra Costituzione e rappresentano le basi della nostra Repubblica, non potrà non rispettare quelle donne e quegli uomini che hanno fatto propri gli ideali che, sin dalla Rivoluzione francese, sono alla base della concezione dell'Europa moderna: libertà, fraternità, uguaglianza. E - aggiungeremo noi - sono figli di coloro che ne hanno combattuto l'orrore e praticato la fede: l'antifascismo. I comunisti non rinunciarono mai alla lotta per la giustizia sociale; in questa lotta si riconoscevano le donne e gli uomini che vi hanno aderito in massa. Vi hanno aderito con l'animo puro, da idealisti. Permettetemi una nota che riguarda la minoranza nazionale slovena: fu il Partito Comunista Italiano per primo a offrire agli sloveni la possibilità di vedere eletto nelle proprie liste un proprio rappresentante parlamentare, a cui hanno poi aderito i suoi eredi nel centrosinistra fino... (Il microfono si disattiva automaticamente) . PRESIDENTE. Potrà lasciare il suo intervento agli atti, grazie. NENCINI (IV-PSI) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. NENCINI (IV-PSI) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, è giusto ricordare la nascita di quello che diventò poi un grande partito di massa nell'Italia repubblicana. Io mi soffermerò però più sulle origini, perché oggi celebriamo la nascita di questo partito. A Livorno nacque una forza politica che si sposava con la speranza della rivoluzione, che poi si rivelerà totalmente infondata. Un partito impenetrabile, settario, condotto con pugno di ferro da Bordiga e da Terracini, non dall'intellettuale Gramsci, particolarmente amato a Mosca ma inviso in Italia. Un partito che non nasce come Partito Comunista Italiano, ma come Partito Comunista d'Italia, sezione dell'Internazionale comunista, illuso dal fare come in Russia, al totale servizio di Mosca. Non è il partito che conosceremo a partire dal 1944, un partito di massa, decisivo nella lotta di liberazione, importante nella tenuta democratica dell'Italia nei momenti più difficili, a cominciare dal terrorismo, dotato di ottimi sindaci e di buonissimi amministratori locali. Un partito di popolo, senza dubbio, benché si sia convertito tardi all'europeismo e non abbia, con buona pace di Scalfari, mai potuto vantare una cesura netta del cordone ombelicale. Restiamo però alle origini, al nodo iniziale, perché lì nasce la storia: a Livorno, nel gennaio 1921. Lì si presentano due visioni antitetiche, che accompagneranno l'Italia e la sinistra italiana nel corso dell'intero Novecento: gradualismo da una parte (la posizione di Turati e di pochi altri), dall'altra parte invece il tentativo di usare la lotta violenta e rivoluzionaria per raggiungere una società diversa. Cosa non si capisce a Livorno? Non si capisce quello che Turati dirà con una battuta: ogni scorciatoia allunga il cammino. E non si capisce, perché non ha diritto di cittadinanza sotto il tetto sfondato del teatro San Marco (era un tetto sfondato davvero, e pioveva), il fenomeno che stava nascendo delle squadre fasciste. I due protagonisti della seconda parte della storia delle origini del fascismo a Livorno non ci saranno: Gramsci è presente, non interviene, è agli ordini del suo gruppo dirigente. Il pensiero di Gramsci che ha affascinato anche chi le parla nascerà solo in seguito, all'indomani del millenovecento... (Il microfono si disattiva automaticamente) . PRESIDENTE . Senatore Nencini, non posso derogare per nessuno; ho interrotto prima la senatrice Rojc e devo interrompere necessariamente anche lei. Lasci eventualmente il testo agli atti. BALBONI (FdI) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BALBONI (FdI) . Signor Presidente, credo che oggi dovremmo cogliere questa occasione per ricordare le vittime del comunismo. Il comunismo è stato, per tutto il XX secolo, un terribile incubo e i popoli che l'hanno conosciuto hanno sperimentato sangue e macerie: 100 milioni di vittime, secondo il libro nero del comunismo. Per questo, a nome di Fratelli d'Italia, voglio dire chiaro e forte che non condividiamo quest'opera di mistificazione della storia, tra l'altro con i soldi dello Stato italiano. (Applausi) . È una vergogna che siano stati stanziati 400.000 euro per ricordare un partito che, per oltre mezzo secolo, è stato agli ordini dell'Unione Sovietica. Un fedele esecutore degli ordini di Mosca, a cominciare addirittura dal sostegno al patto Molotov-Ribbentrop, per passare, anche dopo la fine della guerra, a posizioni nettamente allineate con Mosca su fatti tragici della storia europea. Del resto, come ha dimostrato uno storico importante come Valerio Riva - ovviamente dimenticato dalla compiacente storiografia di sinistra e dagli eredi legittimi di quel Partito Comunista - con centinaia di documenti inconfutabili tratti dagli archivi di Mosca, tutti sanno che il Partito Comunista Italiano, dal 1945 fino a tutti gli anni Novanta, ha ricevuto oltre 500 milioni di euro (1000 miliardi di vecchie lire) dall'Unione Sovietica. Evidentemente rispondeva ai disegni di una potenza che - lo voglio ricordare - era nemica dell'Italia e dell'Occidente. Questo è stato il comunismo in Italia: nessuna diversità del Partito Comunista Italiano, esattamente il contrario, e di questo oggi finalmente si dovrebbe parlare senza mistificazioni e senza apologie di un passato che tutti quanti dobbiamo sperare non torni mai più. (Applausi) . ERRANI (Misto-LeU) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ERRANI (Misto-LeU) . Signor Presidente, nel caso in cui dovesse esaurirsi il tempo a mia disposizione prima che abbia concluso il mio intervento, chiedo di allegare al resoconto il testo integrale. PRESIDENTE. La Presidenza la autorizza in tal senso. ERRANI (Misto-LeU) . Signor Presidente, se guardiamo all'interesse che in questi giorni ha suscitato l'anniversario della nascita del Partito Comunista, credo sia evidente a tutti - non al senatore Balboni, ma non ne sono sorpreso - l'importanza del ruolo del Partito Comunista e al tempo stesso la sua particolarità, la sua originalità. Questo è il frutto di un percorso. Anche un cieco non può non vedere il ruolo che il Partito Comunista ha avuto nella costruzione della democrazia italiana, non solo nella politica, non solo nella Resistenza, non solo nell'Assemblea costituente. Mi riferisco alla capacità di coinvolgere milioni di uomini e di donne, di ricostruire un rapporto delle masse popolari con le istituzioni e la democrazia, dopo la tragedia criminale del fascismo. Non vedere queste cose è uno sforzo intellettuale che non rispetta l'intelligenza e la storia. Non intendo in questa sede ripercorrere la vicenda del 1921; ha ragione il senatore Nencini nel dire che nel 1921 Gramsci non ha assolutamente un ruolo da protagonista nella rottura e nella scissione; è nel 1926, al congresso di Lione, che arriva il ruolo fondamentale di Gramsci. Io credo che non potrebbe esistere la storia e l'originalità del Partito Comunista Italiano senza Antonio Gramsci e senza la sua capacità di innervare la storia, la rilettura del Risorgimento, della letteratura italiana con Manzoni, del diciannovismo; senza di essa non esisterebbe il Partito Comunista e poi il partito nuovo di Togliatti. Tanto meno voglio negare la contraddizione oggettiva tra la via italiana e il rapporto con l'Unione Sovietica. Non lo voglio negare ed è una contraddizione oggettiva, ma d'altra parte non si può certo negare... (Il microfono si disattiva automaticamente). PRESIDENTE. Mi dispiace, ma è così. AIMI (FIBP-UDC) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. AIMI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, rappresentanti del Governo, colleghi, oggi c'è poco da celebrare. Oggi il comunismo italiano compie cento anni e si vedono tutti. Noi però non possiamo comprendere la storia di quel partito se non incominciamo a valutare il suo collegamento a livello internazionale. Sto parlando di un Partito Comunista che faceva parte dell'Internazionale comunista che, come è stato ricordato in quest'Aula, ha provocato oltre 100 milioni di morti. Inoltre, mentre si chiudevano i lager, si aprivano i gulag (questa è una verità assolutamente incontrovertibile), dove morivano anche tragicamente tantissimi ebrei. Non si può quindi - come ho sentito fare in quest'Aula - augurare lunga vita al comunismo, un bandito appostato sulla strada della civiltà occidentale. Questa è la verità. Il comunismo italiano deve fare ancora i conti con i rubli arrivati da Mosca, con l'oro di Mosca; deve fare i conti con il cosiddetto triangolo della morte, una pagina di storia che dobbiamo ancora scrivere per quello che si è verificato; deve fare ancora i conti con il dramma delle foibe, con Tito e tutte le correlazioni a livello internazionale. Il Partito Comunista Italiano contribuiva a dare asilo a Praga ai rifugiati che avevano commesso gravissimi delitti. È un fallimento totale e lo è stato in economia, contro la proprietà privata, contro i valori, contro la famiglia; la religione è sempre stata considerata un oppio dei popoli e ritengo che sia di questo che dovremmo parlare. Per questo noi oggi celebriamo le vittime del comunismo. Vorrei anche ricordare gli alpini che vennero abbandonati, la nostra Armata italiana in Russia (Armir), di cui Togliatti sapeva. Vorrei altresì ricordare che «l'Unità», il quotidiano del Partito Comunista Italiano, il 6 marzo del 1953 titolava: «la luttuosa notizia» «onore al grande Stalin!» «gloria eterna all'uomo che più di tutti ha fatto per la liberazione e per il progresso dell'umanità». Sì, il comunismo internazionale ha liberato dalla vita centinaia di milioni di persone, come in Cina e in Cambogia; ha operato la distruzione dei principi più sacri, a partire da quello alla vita. Io credo che un partito onesto, una forza politica onesta, debba avere il coraggio di uscire completamente da questa trattazione al latte e miele per dire finalmente la verità. Forza Italia non può assolutamente stare da questa parte e, da anticomunista, continuerà in questa battaglia di verità. (Applausi) . LANNUTTI (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LANNUTTI (M5S) . Signor Presidente, nel caso in cui dovesse esaurirsi il tempo a mia disposizione prima che abbia concluso il mio intervento, chiedo di allegare al resoconto il testo integrale. PRESIDENTE. La Presidenza la autorizza in tal senso. LANNUTTI (M5S) . La storia, maestra di vita, non ha mai scolari. A tutti quelli che tentano non solo di fischiare, ma anche di denigrare la storia, voglio ricordare che ci sono stati errori del Partito Comunista Italiano, con la sua amicizia con la Russia. Voglio anche ricordare però che senza l'Armata Rossa oggi molti nostalgici sarebbero sotto il tallone del nazismo. (Applausi). Ricordiamo queste cose. I primi anni di vita del Partito Comunista Italiano furono contrassegnati dalla sconfitta del movimento operaio e dalla violenta reazione del regime fascista, foraggiato da industriali e latifondisti. Durante la Seconda guerra mondiale il PCI - che il 12 novembre 1989, tre giorni dopo la caduta del Muro di Berlino, venne sciolto da Occhetto, con la nascita di un nuovo partito della sinistra italiana - aveva svolto un ruolo importante nella Resistenza contro l'occupazione tedesca ed il fascismo, dopo che Palmiro Togliatti aveva attuato una politica di collaborazione con le forze democratiche, cattoliche, liberali e socialiste, proponendo per prima la via italiana al socialismo. Ebbe altresì un'importante influenza nella creazione e nella difesa delle Istituzioni repubblicane, attraversata dalla lunga stagione delle stragi, iniziate il 12 dicembre 1969 a Milano con la strage di Piazza Fontana, dalla strategia della tensione e dal tentativo di sovvertire lo Stato con i servizi segreti deviati e la loggia massonica P2 di Licio Gelli. Ho conosciuto tanti di quei dirigenti, essendo stato il segretario di Mario Spallone, il medico di Togliatti. Tutti avevano a cuore gli interessi generali ed il bene comune. Mi riferisco soprattutto a Berlinguer - la cui questione morale dovrebbe essere rispolverata in questi giorni - che diceva che i partiti sono macchine di potere e clientela. Infine, visto che il tempo sta scadendo, voglio ricordare che la storia, maestra di vita, deve essere di insegnamento per chi non la conosce ed è condannato a replicarla; anche per evitare che il ripetersi delle immani tragedie del passato, come insegnava Karl Marx, possano ripetersi trasformandosi in farsa. Ricordo quando Almirante... (Il microfono si disattiva automaticamente) . (Applausi) . ZANDA (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ZANDA (PD) . Signor Presidente, prendo la parola sull'ordine dei lavori: so che i tempi degli interventi in Assemblea sono decisi dalla Conferenza dei Capigruppo, che vorrei pregarla di sensibilizzare sul fatto che argomenti di grande rilievo politico e parlamentare devono poter essere esposti dai Gruppi con un tempo congruo. Ne abbiamo avuto la prova con il dibattito svoltosi questa mattina: tutti i Gruppi hanno espresso con libertà le loro opinioni, in un senso o in un altro, con interventi strozzati però dalla tempistica assegnata. Mi sembra che su argomenti di questo genere bisognerebbe dare il tempo necessario per sviluppare un minimo di ricordo storico e di argomentazione politica, come abbiamo ascoltato. Tre minuti per Commemorare Padri della Patria o per affrontare temi politici, come quelli all'ordine del giorno questa mattina, mi sembrano veramente pochi. La prego di sensibilizzare la Conferenza dei Capigruppo per cambiare questa prassi, che non mi sembra faccia onore al Senato. La ringrazio, Presidente. (Applausi) . PRESIDENTE . La ringrazio,senatore Zanda. Ne terremo conto per i prossimi eventi o avvenimenti che dovessimo qui celebrare o comunque dibattere. Discussione e approvazione del disegno di legge: Doc 2070 Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 18 dicembre 2020, n. 172, recante ulteriori disposizioni urgenti per fronteggiare i rischi sanitari connessi alla diffusione del virus COVID-19 (Approvato dalla Camera dei deputati) PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 2070, già approvato dalla Camera dei deputati. Chiedo al senatore Garruti di riferire sui lavori della Commissione. GARRUTI (M5S) . Signor Presidente, l'Atto Senato 2070 è stato incardinato nella giornata di ieri, nella quale alle ore 18 è stato fissato il termine per la presentazione degli emendamenti, che sono pervenuti nel numero di 55 alla Commissione. Questa mattina sono ripresi i lavori della Commissione, ma i tempi molto stretti non ci hanno consentito di terminare l'esame del provvedimento e, conseguentemente, di conferire il mandato al relatore. Presidenza del vice presidente ROSSOMANDO (ore 9,41) PRESIDENTE . Onorevoli colleghi, in relazione a quanto riferito dal senatore Garruti, il disegno di legge n. 2070, non essendosi concluso l'esame in Commissione, sarà discusso nel testo trasmesso dalla Camera dei deputati senza relazione, ai sensi dell'articolo 44, comma 3, del Regolamento. FREGOLENT (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, onorevoli membri del Governo, questo dibattito è il simbolo del malcostume di questo ormai ex Governo: si converte un decreto-legge relativo al periodo natalizio, rendiamoci conto della cosa. Stendiamo un velo pietoso e parliamo di scuola: è possibile che, dopo un anno, non abbiate trovato soluzioni per garantire il diritto allo studio in sicurezza? È passata anche l'estate e solo in Italia siamo a questo punto, mentre nel resto d'Europa hanno mantenuto il più possibile le aule aperte. Dove eravate quest'anno? La scuola, la ricerca, la formazione, la cultura, come la pubblica amministrazione e la giustizia, l'informazione e lo stesso Parlamento sono da troppi anni patrimonio esclusivo della sinistra. Ogni pensiero diverso dal vostro, persino durante la pandemia, è da abolire, rifiutare e ridicolizzare. Ecco i risultati evidenti della vostra strategia, da nascondere la testa sotto il banco. Da marzo dello scorso anno abbiamo subito di tutto, a colpi di dirette televisive e di DPCM di un ormai ex Presidente che gli italiani ricorderanno solo per l'arroganza istituzionale e per tutte le conseguenze economiche che ben conosciamo. E basta dire che non si conoscevano il virus, le cure e i protocolli: tutte scuse per coprire formidabili errori. Altro che sconfitto il virus; altro che esempio per l'Europa e per il mondo intero: i risultati li vediamo ora, con l'Italia che conta il maggior numero di morti e il maggior tracollo economico. È passato un anno e la vostra presenza ha solo comportato peggioramenti per tutto il Paese. Ma torniamo alla vergogna della scuola. A settembre siete arrivati impreparati, scoordinati, senza uno straccio di programma di prevenzione e sicurezza, nonostante le task force e la leggendaria potenza di fuoco. (Applausi) . Affrontate la guerra con le pistole ad acqua: scuole aperte senza neppure gli insegnanti di ruolo e chiuse dopo due settimane; i trasporti ignorati completamente, in un'Italia fatta di borghi e di piccoli Comuni, con studenti che si alzano all'alba per andare a scuola prendendo l'unica corriera che c'è. Non tutti i ragazzi vivono in città dotate di linee di trasporto pubblico. Lo sapevate o vivete sulla Luna? Siete svegli? Giovani sacrificati, insegnanti senza formazione sulla didattica a distanza e famiglie senza dotazione digitale, che però possono godersi il monopattino. Ma dove vivete? (Applausi) . La Grecia, da voi considerata l'ultima della classe, ha aumentato del 500 per cento in un anno il numero dei computer presenti nelle famiglie, utilizzando i fondi europei attuali e non quelli del recovery plan , che tanto agognate, sapendo bene che sono denari prestati e da restituire nei prossimi anni. L'UNESCO ci comunica che milioni di giovani sono rovinati dalla didattica a distanza. Si registra il 20 per cento in più di casi di suicidio e tentato suicidio. L'ospedale pediatrico «Bambino Gesù» ha diffuso l'allarme: per la prima volta ci sono posti letto occupati da chi ha tentato di uccidersi. Siete corresponsabili. È cresciuto il consumo di alcol e droghe e gli stati di ansia e depressione sono aumentati del 30 per cento. Avete tolto ogni momento di aggregazione, sport e socialità ai giovani, che si sono ritrovati isolati nel momento della crescita e si sono sentiti soli come le migliaia di imprenditori che in questo momento sono disperati, mentre voi giocate con le vostre poltrone senza decoro. Li avete lasciati soli, come i malati di malattie diverse dal coronavirus. Screening non fatti, visite specialistiche abolite e 100.000 interventi di urgenza non fatti: insomma, un disastro. La scuola deve essere garanzia di serietà e professionalità e strumento principe per favorire un futuro lavoro dignitoso, che significa non far laureare tutti abbassando la qualità, tanto per avere un titolo, bensì formare i professionisti del futuro, insegnando la soddisfazione nella vita e intercettando le istanze delle nostre aziende e trasmettendo valori sani, tali per cui dove ciascuno è unico e irripetibile. (Applausi) . Basta con l'illusione televisiva dei reality , dei social e del successo grazie a scorciatoie e colpi di like . Molti decenni fa, Piero Calamandrei diceva: «Trasformare i sudditi in cittadini è un miracolo che solo la scuola può compiere». Può concorrere a realizzare questo miracolo solo una maggioranza politica diversa dalla vostra, che non sperpera denaro pubblico per l'inutile acquisto di milioni di banchi a rotelle per strutture fatiscenti in aree a rischio sismico e idrogeologico. Con i 29 miliardi di euro del recovery plan si devono affrontare questi temi. Siamo in grave ritardo sull'organizzazione della scuola e dei trasporti, sul recupero delle ore perse, sulla qualità dell'insegnamento (non azzardatevi a incolpare i nostri ragazzi), sul piano vaccinale, sui protocolli per le cure a domicilio e sui ristori. Dobbiamo valorizzare da subito i nostri ricercatori e le nostre aziende, creando lavoro. Servono visione e programmazione, ma per chi passa le giornate raccattando con il cappello in mano voti in Parlamento è forse chiedere troppo. Serve un'autorevolezza che da troppo tempo non si vede. Risparmiate agli italiani un Governo Conte- ter , strumento di autotutela della vostra poltrona, ma che sarebbe la perpetuazione del disastro politico, sociale ed economico che avete prodotto. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Modena. Ne ha facoltà. MODENA (FIBP-UDC) . Signor Presidente, signori rappresentanti del Governo, onorevoli senatori, affrontiamo oggi, tra l'altro senza relazione e quindi senza il dovuto approfondimento, l'ennesimo decreto-legge contenente un testo eterogeneo e contrario alla Costituzione da un punto di vista giuridico, formale e anche sostanziale. Si tratta, infatti, del decreto-legge che ha limitato la libertà di spostamento dei cittadini nel periodo natalizio e ha lasciato soli gli imprenditori in uno dei momenti più complessi, quale quello delle vacanze di Natale. Poiché il tempo a disposizione è breve, voglio solo ricordare che Forza Italia ha proposto una serie di modifiche al decreto-legge in discussione, perché ci sono emergenze che questa maggioranza - o "fu maggioranza" - ha sempre decisamente ignorato; e ne cito due come esempio. La prima è la seguente: abbiamo proposto di utilizzare i fondi del cashback (traduzione operativa: 1,7 miliardi per il 2021 e 3 miliardi per il 2022) per le imprese e per i servizi, al fine di garantire sia i crediti di imposta sia i contributi a fondo perduto. Questi soldi sono invece utilizzati, sempre nella logica del pagamento digitale, come misura pensata per combattere l'evasione fiscale in un momento come questo (tanto per capire la follia della costruzione di questa normativa). Un altro esempio di emergenza sono le direttive della Banca europea, la quale ha dato criteri stringenti alle banche. Oggi un correntista privato che va sotto di 100 euro o un'impresa che va sotto di 500 euro rischiano di finire fra i cattivi pagatori. Questo problema è stato sollevato più volte da Forza Italia e dalle forze del centrodestra, ma ha continuato a trovare il Governo e la maggioranza sostanzialmente sordi; hanno fatto invece il solito decreto, come dicevo, che limita le libertà e lascia imprese e cittadini da soli. Il punto è che questa normativa d'urgenza viene fuori disordinata, caotica e senza un disegno, perché la logica di questa raccogliticcia maggioranza - o "fu maggioranza" - è quella di forze che si sono messe insieme non per governare il Paese, ma esclusivamente per gestire il potere nel quadro di un disegno innaturale, senza un disegno politico-strategico di natura generale. Potrei concludere il mio intervento con una frase che di solito pronuncia chi sta all'opposizione, come me: dimettetevi. Questo, però, l'avete già fatto e mi auguro francamente che la discussione nei prossimi giorni non sarà solo sulle caselle, ma sulle tantissime cose da fare, che il Paese aspetta e sulle quali la maggioranza innaturale dell'agosto 2019 non ha saputo dare risposte. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Doria. Ne ha facoltà. DORIA (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, oggi intervengo nella duplice veste di operatore sanitario e di docente universitario per stigmatizzare le criticità emerse in questa pandemia e per suggerire provvedimenti correttivi. L'emergenza causata dal coronavirus ha certificato in tutta la sua drammaticità il collasso del sistema sanitario, messo alle corde da una situazione imprevedibile e imprevista. La sanità pubblica ha manifestato tutta la sua incapacità a dare risposte adeguate alle emergenze in atto, anche a causa di scelte miopi che hanno portato negli anni a una grave carenza negli organici del personale medico e sanitario, oltre alle ben note insufficienze infrastrutturali. È una situazione drammatica, quella scoperchiata dall'emergenza Covid, che sta incidendo negativamente sulle performance sanitarie del nostro Paese. Numeri alla mano, si prevede che nei prossimi cinque anni verranno a mancare oltre 50.000 medici del Servizio sanitario nazionale, tenendo anche conto del fatto che quelli italiani sono tra i più anziani d'Europa. Già oggi sono diverse migliaia i posti vacanti di personale medico: un'emorragia con numeri davvero da brivido, se poi si considera che il problema è altrettanto grave per gli infermieri, i fisioterapisti e tutte le altre categorie del mondo sanitario. Questi problemi richiedono una precisa strategia di azione con provvedimenti che mirino a ripristinare gli organici del Sistema sanitario nazionale, a partire dall'abolizione del numero chiuso per l'immatricolazione al corso di laurea magistrale in medicina e chirurgia, ormai antistorico e abbandonato già in diverse realtà europee. Ora, soffermandomi sulla situazione della Sardegna, la terra dove vivo e lavoro, si evidenzia un trend ancora più negativo, con risvolti di portata ancora più grave ed emergenziale per la desertificazione della medicina territoriale, per la mancanza di medici di medicina generale e di pediatri di libera scelta, nonché per la chiusura di numerosi reparti ospedalieri per carenza di medici specialisti. Nelle università di Cagliari e Sassari, che hanno entrambe la facoltà di medicina, si registra un crescente numero di giovani provenienti da altre Regioni italiane che si laureano in medicina e chirurgia. Questi, ottenuta la laurea, agevolmente varcano il Tirreno per svolgere la loro professione medica nelle Regioni di origine. Tenendo conto che la percentuale di studenti sardi che superano il test nazionale è pari solo al 10 per cento, è di tutta evidenza che il numero chiuso non consente la formazione di un numero sufficiente di medici sardi per coprire le esigenze del Sistema sanitario regionale correlate al turn over della classe medica. Si manifesta dunque l'esigenza di mettere in campo un provvedimento straordinario di deroga alla norma, richiedendo almeno per i prossimi due anni accademici la possibilità di immatricolare in sovrannumero nei due atenei sardi un numero congruo di studenti rispetto ai posti annualmente assegnati dal Ministero e il cui accesso avviene mediante il concorso nazionale. I posti in sovrannumero dovranno essere riservati ai nati in Sardegna o ai residenti da almeno cinque anni antecedenti la domanda; l'accesso ovviamente dovrà prevedere un test selettivo o avvenire con un titolo preferenziale per chi ha già sostenuto in precedenza l'esame di ammissione. Tale proposta è condivisa dai rettori delle due università sarde e dalla Giunta regionale della Sardegna, che si farà parte attiva mettendo a disposizione le risorse necessarie per la copertura dei ruoli docenti aggiuntivi in funzione dell'aumento della popolazione studentesca quale investimento necessario per rimpinguare gli organici del Sistema sanitario regionale. L'attuale proposta, che non supera la legislazione vigente in materia di competenza statale, ha un carattere limitato nel tempo ed eccezionale, con la prospettiva che il Parlamento vari una legge di riordino del sistema universitario che abolisca il numero chiuso per l'accesso alla facoltà di medicina. Tale provvedimento - che auspico anche a nome di tutti i colleghi parlamentari sardi - rappresenta per noi una misura indispensabile, che consentirebbe di fornire alla sanità sarda uno strumento efficace e immediato per contrastare la situazione di crisi in atto ed evitare una paralisi del servizio sanitario, con danni irreversibili che si ripercuoterebbero drammaticamente sulla salute dei sardi. Chiedo che questo argomento venga inserito nell'ordine del giorno di una prossima seduta. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Rizzotti. Ne ha facoltà. RIZZOTTI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, colleghi, mi imbarazza parlare a un Governo che non c'è, ma dato che il decreto è entrato in vigore il 18 dicembre parlo a quello che c'era. Parliamo di un provvedimento che è stato l'ennesima promessa mancata dell' ex Presidente del Consiglio. Adesso vediamo che il primo, il secondo e il terzo Governo Conte diventano come il primo, il secondo e il terzo decreto-legge ristori. Peccato che i ristori non siano ancora arrivati. Spero non si arrivi al Conte- quinquies . Il fatto che alla fine di gennaio ci troviamo a discutere di un decreto-legge che prevedeva le restrizioni del periodo natalizio la dice lunga. Quello che stiamo votando nell'attuale contesto è un ennesimo provvedimento con il quale, come al solito, si cerca di inseguire l'epidemia, come si fa da un anno senza riuscirci. Questo testo è fatto di misure eterogenee e in contrasto con la nostra Costituzione. Credo che tutti abbiamo letto il commento del costituzionalista Sabino Cassese, non certo favorevole al centrodestra, secondo il quale ci vorrebbe un girone speciale dell'inferno per le persone che hanno studiato questo decreto. Siamo diventati un Paese colorato come Arlecchino, come peraltro l' ex Presidente del Consiglio. Sappiamo solo da ieri che esiste un problema nella trasmissione dei dati che determinano l'assegnazione del colore alle Regioni. Sono mesi che chiediamo in tutte le lingue trasparenza nella pubblicazione dei dati. Noi sì che siamo per la trasparenza! Abbiamo presentato interrogazioni a cui non abbiamo mai ricevuto risposta; l'unica cosa che avete fatto è stato scaricare sempre la responsabilità sugli altri: colpa dei cittadini che si comportano male, colpa delle Regioni, colpa dei ricercatori che denunciano il copia-incolla del piano pandemico. Questo Governo ha perso la bussola: il tracciamento è fuori controllo, ogni giorno leggiamo numeri, ma non capiamo se sono ricoveri da Covid-19 o se il paziente ha preso il virus in ospedale, visto che tante Regioni non si sono organizzate (grazie anche alle linee guida del Governo) per avere percorsi differenziati tra pazienti Covid e non. Siete sicuri, allora, che il dato calcolato per il modello di rischio sulle terapie intensive sia stato giusto? Ad esempio, infatti, molte Regioni hanno fatto le furbette e, per non superare il limite del 30 per cento dei posti occupati in terapia intensiva, hanno aumentato, come chiedeva il Governo, i letti in quei reparti; un letto, però, non è niente, se non ci sono l'apparecchiatura e il personale dedicato: sono letti che rimangono vuoti, ma che possono far definire arancione una Regione che meriterebbe di essere rosso scuro. Non consideriamo tutto ciò che questi cambiamenti di colore hanno provocato nell'economia; ma, come al solito, non è responsabilità vostra. Non pensiamo all'impatto sui nostri giovani. Sappiate soltanto che durante la pandemia è aumentato del 30 per cento il numero dei poveri tra i nostri adolescenti, con disturbi del comportamento alimentare che portano alla morte. Ragazzi e famiglie sono stati abbandonati, come tutti gli altri ammalati. (Applausi) . Siete ancora alla ricerca di responsabili: cercate la vostra, di responsabilità! Ancora oggi ho sentito dire che siamo l'unico Paese al mondo in cui maggioranza e opposizione non collaborano; volete continuare a prenderci in giro? Abbiamo provato in tutti i modi a collaborare, offrendovi il nostro aiuto: ci avete bocciato anche il più semplice emendamento e ordine del giorno. Siete velocissimi a vantarvi con i tweet : l'Italia era sempre la migliore. Eppure sappiamo che sul piano vaccinale avete sbagliato i conti, perché si sapeva, facendo i conti giusti, che, rispetto alle quantità che avevate proposto all'inizio, vaccinando operatori sanitari e ultraottantenni, sarebbero mancati 3 milioni di dosi. Siete bocciati anche in matematica. (Applausi) . Non entro nel merito dei controlli su chi ha ricevuto il vaccino e chi no, perché saranno sicuramente l'intransigenza e la trasparenza del commissario Arcuri a definire la questione. Non siete stati neanche in grado di verificare il vaccino, né di fare un piano vaccinale. Signor Presidente, in conclusione, credo che, se non vi togliete quella crosta di ideologia (e meno male che c'era la commemorazione di oggi), non si può continuare. Di ideologia, in questa legislatura, ce n'è stata tanta: adesso si fa riferimento al Covid-19 e alla preoccupazione di farsi vaccinare, ma proprio all'inizio della legislatura in quest'Aula il vaccino era considerato una cosa inutile per la poliomielite, per la pertosse o per il morbillo, malattie ritenute come un semplice raffreddore. Adesso siete andati a casa. Mi auguro che il prossimo Governo non presenti le stesse figure che siamo stati costretti a vedere fino adesso. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Mautone. Ne ha facoltà. MAUTONE (M5S) . Signor Presidente, rappresentanti del Governo, onorevoli senatrici e senatori, nel commentare o discutere degli effetti e delle conseguenze dei vari provvedimenti adottati in progressiva successione per far fronte al diffondersi della pandemia e delle diverse ondate epidemiche e alla riacutizzazione dei contagi, non si può non rimarcare e non partire da un dato incontrovertibile: la tragedia che stiamo vivendo è la più profonda e deleteria crisi che il mondo stia attraversando dopo la Seconda guerra mondiale, anche e soprattutto in termini di tributo di vite umane, di sofferenze e di stravolgimenti sociali ed economici. In questa tempesta che si è abbattuta sul mondo non vi sono e non vi saranno, alla fine, né vincitori, né vinti. Quello che ognuno di noi deve comprendere è che esiste un unico nemico da combattere tutti insieme: il coronavirus. Occorre mettere da un lato gli interessi di parte e le posizioni troppo personalistiche e cercare di trovare una visione comune e condivisa, evidenziando e focalizzando l'attenzione sulle cose che uniscono e non su quelle che dividono. Occorre spirito di collaborazione da parte di tutti, rimarcando i provvedimenti e le scelte non condivise, com'è giusto che sia, ma avendo anche l'onestà intellettuale e l'obiettività di fornire scelte e soluzioni alternative percorribili, praticabili e realizzabili, motivandole e assumendosi in seguito le responsabilità, qualora esse, alla verifica dei fatti, non ottengano i risultati attesi e sperati. Certamente è molto più semplice giudicare l'operato altrui. È più difficile, all'opposto, operare scelte, assumendosene la responsabilità, in modo chiaro, deciso e in tempi rapidi. Tutti sappiamo come il problema tempo sia fondamentale, perché il virus corre veloce e non aspetta. Occorrono scelte opportune, spesso impegnative, ma da prendere rapidamente, per fronteggiare lo stato attuale, con uno sguardo programmatico rivolto al domani. L'ho ribadito già altre volte: le difficoltà maggiori risiedono, come tutti dobbiamo riconoscere con obiettività, nel trovare il giusto equilibrio tra le aperture e le chiusure, tra misure più elastiche e meno stringenti e misure più restrittive, che ad alcuni possono sembrare sproporzionate e che, pertanto, non sempre sono comprese o condivise. Detto questo, però, se tutti ricordassimo sempre le decine di migliaia di morti che purtroppo la pandemia ha provocato nel nostro Paese e se guardassimo con obiettività alla situazione del mondo e ai tanti provvedimenti restrittivi che tanti Paesi attuano - come le chiusure in risposta all'aggravarsi della loro situazione epidemiologica interna e al loro alto numero di contagi - sicuramente tanti di coloro che attualmente criticano a priori e a prescindere molte delle scelte fatte, probabilmente avrebbero un ripensamento, modificando almeno parzialmente il loro atteggiamento, soprattutto se si fonda non su dati oggettivi, ma su prese di posizione aprioristiche. Sicuramente sono condivisibili le richieste di supporto e di aiuto economico per le oggettive difficoltà e le perdite di fatturato di chi ha subito di più gli effetti economici e le problematiche legate alla pandemia, tanto da non poter proseguire la propria attività lavorativa con continuità. I ristori, gli aiuti pubblici e la cassa integrazione in deroga sono però stati finanziati e assegnati e saranno mantenuti fino a quando sarà necessario. Ognuno deve però anche pensare che la salute del singolo e della collettività sono un bene inalienabile, che viene prima di ogni altra cosa. Le sofferenze e le morti vanno evitate in ogni modo e con ogni mezzo. Ogni singola vita va difesa e occorre cercare in tutti i modi di non metterla a rischio: la salute viene prima di ogni altra cosa! Questa guerra sarà vinta solo con il contributo e la solidarietà da parte di tutti e con il rispetto delle norme emanate, ma anche con l'aiuto determinante della scienza e della progressiva e graduale attuazione dell'immane campagna vaccinale appena iniziata, nel rispetto delle priorità e gratuitamente su tutto il territorio nazionale, non certo rapportandola al PIL, maggiore o minore, di ogni singola Regione o alla fortuna di nascere e vivere in una certa area geografica, come ad esempio la Lombardia. I cittadini delle Regioni meridionali già pagano a caro prezzo, sulla propria pelle, le inefficienze e le carenze strutturali e organizzative dell'assistenza sanitaria, frutto di scelte politiche sbagliate e demagogiche, di connivenze, di corruzione e di decenni di malasanità. Tutti dobbiamo dimostrare, non solo nelle parole, ma nei fatti, di sentire il senso di appartenenza, pur nelle diversità territoriali, a un unico grande Paese. Ognuno, nel proprio ruolo, deve fare la sua parte: questo è lo spirito di solidarietà di una collettività vera e di un'Italia unita. Occorrono verità obiettive e non propaganda. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Binetti. Ne ha facoltà. BINETTI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, signori rappresentanti del Governo, colleghi, c'è sempre una sorta di disagio ad approvare un provvedimento che nei fatti è già scaduto. Il provvedimento in esame, che va sotto il nome di decreto Natale, contiene al suo interno - ad esempio - un passaggio sulla riapertura delle scuole per il periodo compreso tra il 14 e il 20 gennaio. È dunque un decreto che arriva alla nostra approvazione vecchio in alcuni punti importanti, come appunto quelli che riguardano la scuola e una serie di misure. Quando come opposizione chiediamo di poter collaborare nei fatti, ci riferiamo alla possibilità di intervenire nei processi decisionali che contribuiscono a orientare e a riorientare le misure che stiamo attuando. Il decreto ha visto certamente una lunga permanenza - non so realmente quanto lunga - alla Camera dei deputati e arriva a noi in forma blindata, come mi riservo di verificare tra poco, quando voteremo gli emendamenti e capiremo così se è previsto un meccanismo di correzione del modello che ci è stato trasmesso, che richiederebbe poi necessariamente un ritorno alla Camera. Esiste uno spauracchio enorme in questa attiva valorizzazione del sistema bicamerale che rappresentiamo. La prima critica che faccio dunque - mi rivolgo al Governo e lo sanno bene i colleghi - è espressione di un profondo disagio come parlamentare. Ci sentiamo ridotti a un ruolo di mera formalità e vedremo tra poco se le mie parole avranno o meno conferma, ma questo è un punto importante. Siamo alla vigilia di un cambio di passo, di un cambio di Governo e noi vogliamo approfittare delle contraddizioni di questo meccanismo per dire al prossimo Governo, indipendentemente da chi sarà il Presidente del Consiglio e dalla maggioranza che si formerà: «Per piacere, non lavorate più così. Non umiliate così sistematicamente il contributo del Parlamento». Per entrare concretamente nel dettaglio del decreto ci sono tre passaggi cruciali che hanno richiamato particolarmente la mia attenzione. Il primo è il meccanismo dei colori - chiamiamolo così - vale a dire quello che in qualche modo confina una Regione in un colore in base ad alcuni indicatori oppure permette il passaggio da un colore a un altro. Il cambio di colore non è soltanto un riflesso della situazione sanitaria del Paese. Non sono in gioco solo il famoso fattore Rt o il numero di letti di terapia intensiva occupati o meno, ma è in gioco tutta la dinamica economica di una certa Regione. È questo sguardo di insieme e la capacità di valutare i processi a 360° che sono mancati al Governo: è veramente mancata una visione capace di integrare i bisogni di tutti trovando risposte plausibili di efficacia ed efficienza. Quello che abbiamo visto è un lunghissimo passaggio rispetto al consenso che il soggetto deve dare alla vaccinazione. Ci piacerebbe molto che a questa enfasi messa nel decreto corrispondesse l'effettiva disponibilità dei vaccini. Oggi noi, dopo aver combattuto all'inizio della legislatura l'operazione no vax, ci troviamo davanti al fatto che il Paese vuole vaccinarsi, ma non ha i vaccini a disposizione. È come se qui noi mettessimo l'enfasi su una libertà che peraltro non ha modo di esplicitarsi, perché manca l'oggetto specifico del contendere. Avremmo voluto una capacità di approvvigionamento dei vaccini. Avremmo desiderato un realismo nel mettere le persone davanti a questa prospettiva, che rispondesse più e in modo migliore alla realtà. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Corti. Ne ha facoltà. CORTI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, colleghi senatori, questo decreto-legge, il cosiddetto decreto Natale, peggior nome proprio non poteva avere. A Natale di solito siamo tutti più buoni e attendiamo con ansia i regali di Gesù Bambino; la famiglia si riunisce e regna la felicità. Nulla a che vedere con questo decreto, che - a mio avviso - avrebbe dovuto chiamarsi "decreto arresti domiciliari ed eutanasia del turismo". Ci sono 423 miliardi di mancati incassi e sono stati investiti solo 23 miliardi per i ristori. Ma vi rendete conto che vi state dimenticando della valanga di partite IVA e imprenditori? Mi rivolgo alla presunta maggioranza che non c'è più, ovviamente. Oggi, in questo contesto surreale, stiamo votando un decreto Natale e siamo a fine gennaio. Ma soprattutto si tratta di un testo che dimentica la parte di ristori legata proprio alla settimana del Santo Natale. Vi rendete conto che vi siete dimenticati della montagna proprio a Natale? E di nuovo ripetete lo stesso errore legato al sistema dei codici Ateco con sistema forfettario. Si tratta di una miseria che non basta neanche per la copertura dei costi fissi delle imprese (bollette, affitti, fornitori, trasporti e dipendenti). In questo decreto avete inserito una misera tabellina con undici codici Ateco legati alla ristorazione, una tabellina di undici righe. Ma scherziamo? E poi vi stupite se ristoratori, esercenti e commercianti hanno perso la pazienza e scendono in piazza? Vi abbiamo segnalato tutto ciò che proveniva da questo grido di dolore: la protesta dei ristoratori, dei gestori di palestre, del mondo del turismo completamente azzerato. Le persone che hanno un'attività stanno subendo danni drammatici, che aumentano di giorno in giorno. Sono persone che si trovano ormai sull'orlo del fallimento; sono disperate. In un primo momento hanno investito per adeguare in sicurezza il loro servizio e hanno aiutato di tasca i loro dipendenti; ma ora sono prossimi al fallimento, e falliranno perché lo Stato, dopo averli obbligati a chiudere, non ha voluto sostenerli. Potrei citarvi i casi del bar di Serramazzoni, dove Roberta ha chiuso. Il caso di Paola di Sestola, che ha pagato le attrezzature sciistiche ed è esclusa dai ristori. I casi segnalati dalla Lapam di Montefiorino, in cui, se l'attività prevalente è proprio il bar, che per sopravvivere sforna anche qualche pizza da asporto, oggi non potrà più consegnarle perché è dopo le ore 18: una follia allo stato puro. Questo decreto Natale sembra scritto da chi vive in un comodo palazzo di città e non immagina che gli esercizi commerciali delle aree interne sono presidi territoriali importantissimi che, una volta chiusi, non riapriranno mai più. Avrei voluto portarvi in Aula una bella mappa in rilievo, di quelle che spiegano l'orografia dei territori. Era, però, molto grande e, quindi, vi faccio soltanto vedere la piccola mappa della splendida Val Padana, risalente al 1590. Ebbene, vale per tutta la penisola. Guardiamola bene: le vedete le parti in marroncino con un po' di cime? Sono le aree di montagna, quelle montagne e colline che coprono il 75 per cento del nostro Paese. Quando avete studiato le restrizioni chilometriche, avete forse usato il compasso? Certo non avete fatto il calcolo chilometrico che impiegano un anziano per andare da Armanur al negozio di ottica più vicino, o alla rezdora di Cargé che doveva andare ad acquistare il pesce fresco a Pavullo per il pranzo di Natale, oppure una coppia di genitori montanari che voleva noleggiare un DVD, magari di cartoni animati, da vedere con i propri figli. Eh sì, perché nelle aree montuose molto spesso non c'è la copertura GSM, come da Piandelagotti a Sant'Annapelago, né tantomeno ci sono ponti radio e fibre ottiche per collegare aziende e famiglie; figurarsi poi idonei ripetitori Rai o di altre emittenti. Normale quindi che i montanari si arrangino, noleggiando fisicamente un DVD o addirittura una videocassetta VHS. I nostri valligiani si adattano a tutto, ma di certo non possono essere confinati in un raggio di 30 chilometri. Bastano il buon senso e la mappa che vi ho mostrato poc'anzi, di vecchi cartografi del XVI secolo, per rendersi conto che essi conoscevano meglio la geografia degli odierni soloni del CTS. Dovevate fare tutto il possibile per conciliare le misure con la vita delle persone, ossia degli anziani, dei disabili, degli studenti, dei lavoratori, degli imprenditori; lo ribadiamo anche in questo decreto-legge, dove si continua a colpire le attività con l'assurdo sistema dei codici Ateco. Confcommercio parla di 400.000 imprese chiuse. Anche in questo provvedimento, durante l' iter alla Camera, avevamo presentato emendamenti importanti che avete bocciato. Chiediamo di non fermarci all'imposizione dei codici Ateco, ma di sostenere le filiere dei settori agroalimentari, dell'abbigliamento, del turismo e dello sport. Signor Presidente, si sta creando un mondo di persone di serie A, che fortunatamente ricevono lo stipendio a fine mese, e un altro di lavoratori di serie B, quello delle partite IVA e dei lavoratori autonomi: la politica non lo può permettere. Riprendere il contatto con il tessuto sociale e le sue diversità è dovere della politica. Il comparto montano ha radici profonde, radici che sono lo specchio delle persone che vi abitano, e i monti - come diceva Goethe - sono maestri muti che generano discepoli silenziosi. Ma la nostra economia è in ginocchio e la politica, se rimarrà inerme, genererà l'inevitabile conseguenza dello spopolamento delle nostre valli e l'incuria di luoghi che diventeranno esclusivo appannaggio dei lupi. Utilizzo gli ultimi trenta secondi per dire che alle aree interne per sopravvivere servono immediatamente tre cose: grandi opere infrastrutturali per ridurre le distanze; digitalizzazione e connettività; potenziamento della sanità locale. È chiaro che con i 400.000 investiti per il centenario del Partito Comunista si poteva fare qualcosa anche in questa direzione, ma si è preferito fare sterile agiografia. In conclusione, signor Presidente, visto che sognare non costa niente, lasciateci almeno il sogno di poter vivere sulle nostre montagne. Lasciateci il sogno di lavorare per dare un futuro ai nostri giovani. Non chiediamo elemosine e clientelismo: vi chiediamo di lasciarci la dignità di poter sognare a occhi aperti mentre ammiriamo le cime dei nostri monti. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Mantovani. Ne ha facoltà. MANTOVANI (M5S) . Signor Presidente, onorevoli senatrici e senatori, rappresentanti del Governo, il decreto-legge n. 172 del 2020, già approvato dalla Camera dei Deputati e oggi all'attenzione di quest'Assemblea, rappresenta uno degli strumenti normativi messi in atto dal Governo, con la collaborazione del Parlamento, per contrastare l'emergenza epidemiologica e salvaguardare il diritto fondamentale alla salute. In esso vi sono alcune norme - penso alle disposizioni sui cosiddetti ristori - che hanno anche oggi la loro piena efficacia; altre - le limitazioni in vigore durante il periodo natalizio, da poco passato - rimangono per fotografare una situazione che, purtroppo, rimarrà indelebile nella memoria nostra e di tutti i cittadini italiani. Queste misure hanno delineato un quadro più restrittivo rispetto a spostamenti e visite a parenti e amici, mantenendo, però, sempre un punto di equilibrio tra le restrizioni imposte e il bisogno per le famiglie di vivere - almeno nel periodo natalizio - con un minimo di serenità insieme ai propri cari. Non si è trattata di una scelta presa a cuor leggero. Sappiamo che, per la nostra tradizione, le festività di Natale, Capodanno e l'epifania rappresentano un momento di incontro, di condivisione e di festa che quest'anno abbiamo dovuto fortemente limitare. Sappiamo che esse rappresentano anche un momento di prosperità per tutte le realtà commerciali del nostro Paese, che hanno dovuto rinunciare ai profitti, chiudendo le proprie vetrine di fronte ad affezionati clienti. Ma la minaccia di espansione della pandemia era ancora reale. Le scelte restrittive alla circolazione delle persone e alle attività ricreative e non essenziali sono state messe in opera dal Governo sulla base di una elaborazione di dati raccolti, che sono la base scientifica per prendere le decisioni più opportune. Con il senno del poi, tutti oggi possiamo vedere e riscontrare quanto queste misure siano state importanti per raggiungere gli attuali risultati di contenimento, seppure in una drammatica situazione di emergenza. Possiamo oggi constatare che il picco di positivi giornalieri è stato raggiunto il 22 novembre (806.000 positivi); alla stessa epoca i nuovi positivi giornalieri erano 35.000. A metà dicembre siamo scesi a 20.000 nuovi positivi giornalieri e i positivi totali lungo il mese di dicembre hanno proseguito la discesa, mentre le guarigioni crescevano costantemente. L'obiettivo era poter addivenire a una situazione complessiva compatibile con il rientro a scuola in presenza dei ragazzi delle scuole superiori. Dall'inizio di gennaio i positivi giornalieri sono sempre meno di 570.000 e i nuovi positivi giornalieri diminuiscono da 20.000 a 13.000. Questo relativo successo è stato possibile grazie ai sacrifici fatti durante le vacanze natalizie; sacrifici che coinvolgono tutti, ma alcuni più di altri. Mi riferisco alle attività operanti nella somministrazione di alimenti e bevande, su cui le restrizioni prima descritte hanno inevitabilmente inciso in termini di calo di fatturato. Per quelle con la partita IVA attiva, specialmente identificate nel decreto-legge in esame, si offrono contributi a fondo perduto attraverso lo stanziamento di 645 milioni di euro, 455 milioni per il 2020 e 190 milioni per il 2021. Non siamo affatto fuori dall'emergenza - questo lo sappiamo - né sotto il profilo sanitario, né sotto quello economico, ed è per questo che tali iniziative di sostegno continueranno a essere approvate. Un'attenzione particolare merita la scuola. Il provvedimento contiene misure per la ripresa progressiva dell'attività scolastica in presenza dopo il periodo della didattica a distanza. Anche in questa occasione il MoVimento 5 Stelle vuole ribadire il sostegno al lavoro svolto dal ministro Azzolina, che ha fatto tutto quanto c'era da fare per rendere la scuola un luogo sicuro e garantire ai ragazzi ciò di cui hanno diritto. È assurdo assistere ancora oggi al balletto delle Regioni che, nelle settimane scorse, hanno disposto arbitrariamente rinvii nelle aperture delle scuole. Come ribadito dal comitato tecnico-scientifico interpellato il 17 gennaio, l'incremento dell'incidenza dei nuovi casi è contenuto e il ritorno in classe, per la sua importanza, non è più procrastinabile per il grave impatto della sua assenza sull'apprendimento e la strutturazione psicologica degli adolescenti. Prolungare in alcune Regioni italiane la chiusura delle istituzioni scolastiche e impedire ai ragazzi di tornare nelle loro classi non è stata una scelta fatta in nome della comunità. Lo scorso 23 dicembre sono stati presi degli accordi tra Governo e Regioni; accordi che, messi nero su bianco, dovevano essere rispettati. Dall'Istituto superiore di sanità dicono che frequentare gli ambienti scolastici non rappresenta un amplificatore dei contagi e le comunità scolastiche stanno seguendo regole rigorose da mesi. La situazione psicologica degli studenti e degli adolescenti dallo scorso marzo, durante il primo lockdown, è molto diversa da quella di questo ultimo periodo di dicembre e gennaio. Una testimonianza di uno studente: a marzo era tutto chiuso e ci sentivamo come tutti gli altri; oggi solo noi siamo chiusi e rimandano di quindici giorni in quindi giorni; è una specie di goccia cinese. Il bilanciamento tra le limitazioni alla libertà individuale e la salvaguardia della salute dei cittadini non può colpire la scuola, che rimane - tra le altre cose - il luogo di socializzazione fondamentale. La socializzazione è il processo con cui i ragazzi entrano a far parte della società, ne apprendono le regole, le conoscenze, le competenze e i valori. La solitudine didattica - e non solo didattica - per i ragazzi e le ragazze è patologica: hanno un'energia enorme che, se tieni ingabbiata per mesi (ormai è un anno), fai loro un danno enorme. Non si faccia quindi pagare ai giovani questo altissimo prezzo. Non ci potranno essere ristori al danno culturale e sociale che si porteranno dietro. Per gli adolescenti la scuola rappresenta un luogo non solo di apprendimento, ma anche di incontro e confronto con realtà e culture diverse. In conclusione, colleghe e colleghi, mi auguro che anche oggi il decreto-legge al nostro esame possa essere approvato e convertito in legge. Esso rappresenta un segnale tangibile dell'attenzione del Governo, rappresentato unitariamente dal presidente Giuseppe Conte, verso la drammatica situazione che stiamo vivendo. Il mio augurio oggi è che il nostro Presidente, Giuseppe Conte, possa essere messo nelle condizioni di continuare questo lavoro con lo stesso spirito che lo ha contraddistinto nella ricerca dell'unità di azione di Governo, per rispondere al meglio ai bisogni immani e pressanti del Paese, senza che sorgano nuovamente ulteriori interferenze che, all'occhio dell'opinione pubblica, non sarebbero comprese. Il Paese non accetta più le strategie da giochi di ruolo. Il Paese ci chiede di lavorare per il bene comune e di tutti i cittadini. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Masini. Ne ha facoltà. MASINI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, questa settimana ricorre un anniversario, quello dell'arrivo della coppia dei coniugi cinesi positivi al Covid-19 che furono ricoverati all'ospedale «Lazzaro Spallanzani» di Roma. È un anno da quando i termini coronavirus, Covid-19, mascherine, sanificazione e altri sono entrati nel nostro lessico comune; è un anno che nelle Aule parlamentari - devo dire abbastanza poco - ma soprattutto nelle stanze del Governo, si è discusso di misure più o meno efficaci per portare il Paese fuori dalla crisi. È un anno in cui più e più volte in quest'Aula si è parlato di economia, di diritto al lavoro versus diritto alla salute e di come risarcire le attività che hanno subito discutibili chiusure. È un anno che discutiamo di un sistema sanitario debole, che si è tenuto a galla solo grazie alle competenze e ai sacrifici del personale medico sanitario. È un anno che discutiamo di scuola. È un anno che diciamo che bisogna andare incontro alle famiglie e ai più fragili, pensare ai disabili, agli anziani, ai bambini e ai lavoratori autonomi: tutti ambiti dove le risposte sono state deboli e sommarie. Provvedimenti spot , bonus a casaccio, nessuna struttura, nessun programma: si naviga a vista in un mare in tempesta e purtroppo con dei pessimi marinai, con le ultime settimane completamente sprecate a far di conto per capire chi avrebbe avuto ancora un posto al tavolo del Governo. Intanto, tra una somma e una sottrazione dei parlamentari, ci siamo completamente fatti sfuggire di mano il piano vaccinale e non parlo solo di contenziosi aperti con le case farmaceutiche e delle dosi previste che non arriveranno, ma parlo proprio dell'organizzazione e della gestione di quello che abbiamo a disposizione. So per certo che ci sono medici e operatori sanitari per i quali ancora non è stato possibile vaccinarsi; medici e operatori sanitari che tutti i giorni entrano nelle case dei pazienti, magari per assisterli per altre patologie o per effettuare visite fiscali e che possono essere esposti al contagio. Dov'è allora la priorità per il personale sanitario? I primi mesi dell'emergenza ci siamo concentrati sull'evitare il collasso del Sistema sanitario, ma quello è sembrato l'unico obiettivo; raggiunto quello, il resto è stato completamente lasciato al caso. La scuola è uno di quei problemi: è un problema che non avete capito, non sapete come affrontare e per cui non è stata ancora trovata la soluzione per il nuovo anno. (Applausi) . La scorsa settimana il responsabile di neuropsichiatria dell'infanzia e dell'adolescenza dell'ospedale pediatrico «Bambin Gesù» di Roma, il dottor Stefano Vicari, ha dichiarato che i tentativi di suicidio e autolesionismo sono aumentati del 30 per cento: dal mese di ottobre - un mese che dovrebbe dirvi qualcosa - si sono moltiplicati gli accessi al pronto soccorso per disturbo psichiatrico e nel 90 per cento si parla di giovani tra i dodici e i diciotto anni che hanno tentato di togliersi la vita. In tutto il nostro parlare dell'ultimo anno vi siete completamente scordati dei ragazzi. (Applausi) . È stato chiesto loro il sacrificio di rinunciare alla loro socialità, al confronto con i coetanei, alla possibilità di distrarsi e uscire da quel senso di paura e terrore generato in tutti noi dal Covid-19 e spesso sono stati accusati di essere quasi degli untori per il loro bisogno di vita; esseri invisibili e sacrificabili, forse perché non ancora in età per votare. Se non possiamo ridare a questi ragazzi i luoghi di aggregazione - comprendo che sono ad alto rischio - dobbiamo almeno ridare loro la scuola, perché - come ha affermato il dottor Vicari - la scuola non può essere vista come luogo di preparazione al mondo del lavoro, ma come luogo di formazione del carattere e della conoscenza. (Applausi) . All'interno della scuola si cresce culturalmente, ma non solo. Ci si riscatta, ci si afferma. State provando a tenere faticosamente a galla un Paese senza pensare che, continuando così, non ci sarà più una riva su cui approdare. Non si può continuare a riversare le responsabilità dello Stato sui singoli; è stato così con gli imprenditori che hanno pagato la cassa integrazione; è così con i proprietari di immobili che perdono i loro canoni di locazione. È così per i medici che chiamate eroi, ma che non siete in grado di tutelare. È così per i giovani che accusate di incoscienza, ma ai quali non date alternative che abbiano come suffisso futuro. (Applausi) . In queste settimane c'è una cosa che avreste dovuto fare invece di andare in giro per le Aule parlamentari a cercare responsabili: avreste dovuto creare ed assumervi la responsabilità delle vostre scelte, delle vostre non scelte; la responsabilità di non essere capaci di guardare al futuro (Applausi) , ma di tentare disperatamente di arrivare indenni alla prossima tornata elettorale. Del resto, si sa -parafrasando De Gasperi - solo uno statista guarda alle prossime generazioni. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Grimani. Ne ha facoltà. GRIMANI (IV-PSI) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, il decreto-legge che ci apprestiamo a convertire in legge raccoglie le misure emanate dal Governo nel corso del mese precedente per affrontare i rischi sanitari connessi alla diffusione del virus Covid durante le festività natalizie. I dati sanitari disponibili alla data di emanazione del primo decreto non lasciavano ben sperare in un miglioramento della curva dei contagi; non evidenziavano prospettive di riduzione delle vittime della pandemia e imponevano, quindi, un intervento restrittivo in vista di un periodo, quello natalizio, che avrebbe potuto esporre la popolazione a maggiori rischi. Si tratta di un provvedimento quindi che rientrava - e rientra, perché lo stiamo convertendo oggi - dentro una strategia complessiva che ha avuto la sua coerenza in questi mesi; una strategia di rigore, con misure di contenimento che hanno espresso la prudenza necessaria rispetto alla contagiosità, alla pericolosità del virus e alle sue conseguenze sulla tenuta del nostro Servizio sanitario nazionale, che tuttavia ha dimostrato in questi mesi una capacità di resilienza e adattamento ad un evento senza precedenti, mostrando la sua forza e la sua vitalità grazie anche ad investimenti straordinariamente inediti per oltre 12 miliardi di euro. In quel particolare contesto sono stati emanati due decreti, che poi con un emendamento del Governo sono stati inseriti nel decreto-legge 18 dicembre 2020, n. 172, che andiamo a convertire: il decreto-legge n. 58 che ha esteso il limite massimo di vigenza dei DPCM attuativi delle norme emergenziali, portandolo da trenta a cinquanta giorni e prevedendo i divieti che abbiamo conosciuto nel periodo dal 21 dicembre al 6 gennaio circa gli spostamenti tra Regioni, ad eccezione degli spostamenti motivati da comprovate esigenze lavorative, situazioni di necessità o motivi di salute. Vi è poi il decreto del 18 dicembre che ha introdotto invece ulteriori restrizioni del periodo dal 21 dicembre al 6 gennaio, prevedendo anche delle misure di ristoro per le attività che effettuavano somministrazione di cibi e bevande, alle quali veniva in quei giorni comunicato, con un preavviso molto breve, l'obbligo di chiusura per ridurre la possibilità di contagio. Il provvedimento contiene l'aspetto importante dei ristori, che non hanno risolto i problemi di attività che purtroppo in una fase positiva - come sarebbe stata quella natalizia - hanno visto chiudere le loro attività con l'impossibilità di poter avere gli introiti sperati. Sono stati stanziati 455 milioni per il 2020, 190 per il 2021. Si tratta di un provvedimento sul quale Italia Viva ha fatto uno sforzo importante per garantirne l'entità e soprattutto la celerità, che in alcuni casi però non c'è stata, determinando problemi importanti per quanto riguarda la sopravvivenza delle attività. La soluzione del problema che molte attività e tante lavoratrici e lavoratori hanno avuto dalla situazione che stiamo vivendo deve essere per noi obiettivo futuro. Il provvedimento, oltre avere nel suo cuore il tema dei ristori, ha sicuramente un aspetto molto importante, che è quello della revisione dei criteri per l'individuazione degli scenari di rischio, ovvero i criteri che hanno determinato l'assegnazione dei colori alle Regioni, che sono ancora al centro dell'attenzione dei cittadini perché regolano la vita di tutti in queste ore. Sono colori che - come abbiamo visto - caratterizzano la vita quotidiana degli ultimi giorni e, con un'ordinanza del Ministero della salute, a partire da quella emanata l'8 gennaio, regolano le possibilità di circolazione e di vita pubblica dei cittadini. Il provvedimento prevede poi un altro aspetto importante, che è quello dell'organizzazione della didattica, ovvero la ripresa dell'attività in presenza per il 50 per cento degli studenti a partire dall'11 gennaio. Questo è un tema cruciale. Abbiamo visto come tale data in molte Regioni non è stata rispettata per scelta delle Regioni stesse. Dobbiamo dire che ciò ha determinato delle difficoltà in più per le famiglie, che così hanno visto aggiungersi alle tante preoccupazioni anche quella di dover gestire sia organizzativamente che emotivamente i ragazzi chiusi in casa dietro a un computer . La scuola deve essere la priorità assoluta nell'impegno del Governo e per tutte le istituzioni del nostro Paese. Dobbiamo uscire dal dibattito sterile circa il fatto se la didattica a distanza sia quello una cosa buona e dobbiamo lavorare invece per avvicinare quanto più possibile il diritto di ogni ragazza e ragazzo a un'istruzione piena, stabile e in sicurezza. Tra l'altro, per fare questo, abbiamo necessità di rendere maggiormente chiari i dati sui contagi nella scuola, che sono stati chiesti nei mesi scorsi al CTS e ancora devono giungere all'attenzione del Parlamento. Credo che questi dati siano importanti perché servono a fare chiarezza, a far sì che le valutazioni siano fondate sull'evidenza, sulla trasparenza e sulla intelligibilità dei dati stessi. Credo che nelle ultime settimane le misure di restrizione abbiano raggiunto l'obiettivo di limitare il diffondersi del contagio, ma non dobbiamo abbassare la guardia: i dati che ancora negli ultimi giorni sono per certi versi negativi, soprattutto in alcune Regioni, confermano che le scelte fatte per il periodo natalizio sono state giuste perché, se fossero state meno rigorose, probabilmente i dati oggi sarebbero stati più negativi. Credo che il nostro impegno debba essere quello di migliorare i provvedimenti, così come è avvenuto il provvedimento in esame, con le modifiche introdotte alla Camera. Credo che ci sia bisogno, però, di ricostruire un clima - come tante volte nei dibattiti attinenti ai provvedimenti relativi al Covid - di maggiore concordia nella diversità delle posizioni e delle collocazioni politiche. È giusto fare critiche costruttive, ne abbiamo fatte tante anche noi di Italia Viva - ci mancherebbe altro, vediamo anche la situazione di questi giorni nel rapporto con il Governo - ma è chiaro che non si può avere come obiettivo quello di cavalcare il malessere degli italiani. Questa pandemia la supereremo se tutti insieme remeremo dalla stessa parte. Avremo di fronte a noi mesi di complessità notevole, così come in tutta Europa. Basta vedere i dati che hanno riguardato nelle ultime settimane la situazione in Inghilterra, dove sono al terzo lockdown , o in Germania, dove fino a dieci giorni fa si contavano ancora 1.000 morti al giorno, per dire come questo sia un problema di carattere mondiale e che non avrebbe senso affrontarlo in una logica di contrapposizione politica all'interno del nostro Parlamento e Paese. Credo, quindi, che non bisogna soffiare sul fuoco; non bisogna accarezzare populisticamente l'idea di mollare la linea del rigore. Vi è la responsabilità di fare scelte anche non popolari per tutelare la salute dei nostri cittadini e quindi è stato giusto nel decreto ribadire, al netto della facile ironia di qualcuno, il modello per fasce differenziate che ricordavo prima (rosse, arancioni e gialle). Ed è giusto ancora di più fare uno sforzo per rendere più chiare, trasparenti e intelligibili le scelte, facendo ogni sforzo per consentire il massimo possibile di programmazione alle famiglie, alle imprese e ai cittadini in generale. Credo che, stante il momento così complesso, si dovrà poi pian piano archiviare questa fase di decretazione ravvicinata. In Parlamento noi siamo di fatto impegnati a convertire progressivamente decreti-legge il cui contenuto normativo centrale riguarda l'emergenza epidemiologica. Credo che dovremo superare questa fase e aprirne una nuova di programmazione più ordinata, a partire da quella riguardante le vaccinazioni. Soprattutto, però, sul versante delle misure economiche dovremo passare da un meccanismo di sussidio e assistenza a un percorso progressivo di rilancio e ripresa della nostra economia. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Collina. Ne ha facoltà. COLLINA (PD) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, coltivo ancora la convinzione che le discussioni svolte in quest'Assemblea possano rappresentare un momento di confronto proficuo tra le posizioni, capace di aumentare il senso di responsabilità che il Parlamento deve mettere in campo in un momento come questo. Pertanto, nonostante tutti i limiti del provvedimento in esame che sono stati già citati, credo la discussione in atto sia non da mettere agli atti, ma da utilizzare per fare qualche passo avanti insieme. Ringrazio quindi tutti i colleghi che sono intervenuti cercando di interpretare il dibattito in tal senso. Ci proverò anche io, per quello che può servire, ma credo che sia assolutamente un'occasione da non sprecare. Negli ultimi mesi abbiamo misurato costantemente l'inadeguatezza degli strumenti di relazione tra Governo e Parlamento nell'affrontare la pandemia che ha avuto uno sviluppo assolutamente irregolare e variabile, tale da impedirci di programmare con certezza le azioni e gli avvenimenti e, quindi, le varie discussioni su quali fossero gli strumenti, tra decreti-legge e DPCM, tali da consentirci di interagire in modo positivo e tempestivo con riguardo alle decisioni che dovevano essere attuate dal Governo. È questa una discussione che possiamo portare avanti, ma credo sia assolutamente sterile in questo momento. Cerchiamo di focalizzarci sui temi di oggi, che riguardano non solo la pandemia, ma anche il quadro politico e la capacità del Parlamento e delle forze politiche di affrontare le emergenze del Paese, che in questo momento sono tre. Quanto all'emergenza sanitaria e alla crisi pandemica, non ne siamo usciti fuori e abbiamo ancora la necessità di affrontarle in modo significativo. Gli interventi di cui stiamo discutendo oggi, che sicuramente in parte hanno già esaurito i loro effetti, sono serviti - alcuni colleghi hanno fornito i numeri - a consentire un progressivo calo dei contagi giornalieri e una riduzione della trasmissione del virus. Colleghi, ci siamo detti tante volte che la trasmissione del virus avviene attraverso il contatto tra le persone e i momenti di socialità e questo elemento è decisamente negativo per la nostra società e le nostre comunità, perché crea una contraddizione forte: nel momento di difficoltà, in cui le persone hanno bisogno di stare vicino, è lo stare vicino che diventa il fattore più pericoloso per la trasmissione del virus. Questa crisi pandemica va quindi affrontata oggi ancora con decisione e con la capacità di mettere in campo una corresponsabilità. Il gioco a cui assistiamo spesso, nel quale il Governo impone delle misure e i Presidenti di Regione sono contrari, ma se fosse stata imposta una misura opposta i Presidenti di Regione sarebbero stati ugualmente contrari, è caratteristico di una condizione in cui vivere la responsabilità e la capacità di affrontare il problema sono temi aperti quotidianamente. L'esempio della scuola è evidente: nel momento in cui il Governo ha detto «torniamo a scuola», ci sono stati dei Presidenti di Regione che hanno detto no, la dobbiamo tenere chiusa. Allora di che cosa stiamo parlando, colleghi? Dobbiamo sempre più metterci attorno a questi problemi e insieme, corresponsabilmente, cercare soluzioni, perché oltre alla crisi sanitaria c'è anche un'emergenza economica che colpisce il nostro Paese e i cittadini in maniera assolutamente disomogenea. Dobbiamo avere anche presente che la nostra capacità autonoma di indebitarci come Paese per far fronte a questa crisi economica è esaurita: con l'ultimo scostamento di bilancio, che abbiamo votato tutti insieme, abbiamo esaurito la nostra capacità di indebitarci per far fronte a questa emergenza economica. Abbiamo davanti solamente le risorse del recovery fund per poter affrontare il rilancio del Paese e l'emergenza economica. Poi c'è l'emergenza sociale, connessa con quella economica. È evidente che le ricadute che ci saranno sul nostro Paese - e che vediamo già - nel momento in cui tutta una serie di misure andranno ad esaurimento ci porranno davanti alla necessità di affrontare, credo in modo ancora più drammatico ma sicuramente ancora più responsabile, il rapporto con i cittadini e con le nostre comunità. Penso che di fronte a questi scenari e a queste tre emergenze (sanitaria, economica e sociale), il Parlamento debba utilizzare momenti di discussione come questi per trovare piste comuni e cercare di dare delle risposte. Questo è il tema di oggi che interpella tutte le forze politiche, e innanzitutto quelle che hanno fatto parte di una maggioranza che oggi non riesce più a tenere in piedi il Governo, ma che ha saputo governare con responsabilità questo Paese in un periodo così difficile. Pur con tutte le contraddizioni presenti nel nostro Paese, che rappresentano un dato di contesto con il quale da anni facciamo i conti, abbiamo messo in campo una capacità di affrontare i temi e un confronto che hanno portato all'adozione di misure che, con tutti i limiti che possiamo riscontrare, ci hanno consentito fino ad oggi di dare delle risposte al Paese. Si poteva fare meglio? Certamente. Faccio un esempio: il fallimento del tracciamento è sotto gli occhi di tutti. Il contenimento del contagio, se non c'è il tracciamento, è senz'altro più difficile e porta necessariamente ad azioni di lockdown generalizzate e ad azioni di restrizione generalizzate. Questo è stato un elemento che non abbiamo saputo implementare nel modo giusto. Ma, a fronte di questo, dobbiamo ammettere che il nostro sistema sanitario ha saputo maturare in questo anno un'esperienza capace di dare delle risposte sempre più adeguate agli elementi negativi della pandemia. Secondo me, abbiamo visto anche un lavoro molto positivo di organizzazione all'interno delle scuole, che ha consentito di affinare sempre di più un percorso di reinserimento nella quotidianità scolastica dei ragazzi. Certamente anche in tale ambito c'è da fare della strada in più. Credo però che quelli descritti siano tutti elementi che dimostrano che in questo anno abbiamo trovato insieme le strade per affrontare questa crisi pandemica. Ora dobbiamo continuare a ricercare strade e condizioni politiche per poter andare avanti, perché - ripeto - crisi pandemica, economica e sociale sono alle porte e il nostro Paese ha bisogno di unità per poterle affrontare in modo positivo. PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Ferro. Ne ha facoltà. FERRO (FIBP-UDC) . Signor Presidente, signori del Governo, colleghe e colleghi, la scorsa settimana, quando il senatore Cioffi in occasione della discussione sull'ennesimo scostamento citò il ciclo del glucosio, io lì per lì non riuscii a capire cosa c'entrava e mi sono fatto forza perché se un senatore autorevole della maggioranza cita il ciclo del glucosio io posso citare altre cose. Mi fa piacere che tra i banchi del Governo ci sia il sottosegretario Castaldi. È un collega senatore ed è un collega arbitro di calcio, come me, e mi riferisco esattamente al regolamento del gioco del calcio. Come ben sa il sottosegretario Castaldi, il regolamento del gioco del calcio è composto da 17 regole. Quando, però, si fa il corso per aspirante arbitro, ti dicono che ce ne è una diciottesima, la regola del buonsenso, che, come arbitro, devi applicare sempre se vuoi applicare bene le 17 regole formali e scritte. Questo Governo e questa maggioranza - mi dispiace, senatore Castaldi - non applicano assolutamente la regola del buonsenso. (Applausi) . PRESIDENTE. Si rivolga alla Presidenza. FERRO (FIBP-UDC) . Esprimo simpatia sia per il sottosegretario Castaldi che per il sottosegretario Turco, forse gli unici due senatori del MoVimento 5 Stelle che godono del mio apprezzamento personale, sul piano politico chiaramente. Cosa sta succedendo e cosa è successo fino a oggi? Lascerò al senatore Pagano la dichiarazione nel merito del provvedimento. Siamo andati avanti a suon di bonus economici nel momento in cui la crisi economica è diventata strutturale: la crisi pandemica da crisi eccezionale si è trasformata - è oltre un anno che va avanti - in crisi strutturale. Per affrontarla i bonus economici non servono più; non servono più i riferimenti ai codici Ateco. Abbiamo visto quanta confusione è successa nell'applicazione e ve l'avevamo detto che bisognava ragionare sulle perdite di fatturato di tutte le aziende perché la crisi ha coinvolto in maniera indistinta tutti i settori economici del nostro Paese. Mi permetto di ricordarne uno che è stato assolutamente trascurato da questo Governo. Mi riferisco al settore del turismo: tutta la filiera del turismo, del settore alberghiero, delle agenzie di viaggio, dei campeggi e dei ristoranti è stata completamente dimenticata. (Applausi) . Presidenza del vice presidente LA RUSSA (ore 10,59) ( Segue FERRO). Il Fondo monetario internazionale ieri ha abbassato le previsioni di crescita del nostro PIL rispetto alle previsioni anche del nostro Governo. Il PIL passerà dalla previsione del 5,2 per cento al 3 per cento. Stiamo soffrendo in maniera grave. L'eredità che ci lascia il Governo sono 547 decreti attuativi che mancano per dare attuazione ai numerosi decreti-legge che avete emanato in quest'anno. (Applausi) . Lo cita «Il Sole 24 Ore» questa mattina. Ciò significa che si sono fatti grandi proclami e grandi conferenze, ma di fatto siamo bloccati; siete bloccati. L'economia è ben più grave di ciò che si appalesa: c'è una diffusa tensione sociale latente che rischia di manifestarsi in modalità senza precedenti nel nostro Paese, se non stiamo attenti a giocare continuamente con la politica. In questa giornata in cui ricorre il Giorno della Memoria, mi sono permesso di chiedere al Presidente del mio Gruppo se proprio oggi dovessimo celebrare la fondazione del Partito Comunista. Proprio durante questa ricorrenza? (Applausi) . Mi dispiace che non ci sia la senatrice Segre con noi. La applaudiamo sempre quando entra in Aula, però non le portiamo rispetto. Avremmo potuto farlo domani o ieri o la settimana prossima. Ma quale coerenza c'è? Signori del Governo, state portando il Paese su un baratro pericoloso. Fermiamoci, fermatevi, perché il rischio è molto grave. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Briziarelli. Ne ha facoltà. BRIZIARELLI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, la prima domanda che ci facciamo tutti è che senso abbia discutere il 27 gennaio 2021 la conversione del cosiddetto decreto-legge Natale 2020, peraltro approvato da un Governo dimissionario. (Applausi) . Ha senso perché errare è umano, perseverare diabolico, nei contenuti dell'atto che stiamo per approvare e soprattutto considerando il Premier e il Governo che l'hanno emanato. Ha senso perché purtroppo saremo ancora in emergenza a Pasqua e a Natale 2021. Dovremmo ricordarci tutti del senso della decretazione di urgenza e dei decreti-legge: dovrebbero essere emanati solo per necessità e urgenza. Ebbene, Conte in prima persona è riuscito a battere due record : non solo ha fatto del decreto la regola, ma addirittura ha fatto diventare eccezione il decreto-legge rispetto al fiume di decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, con i quali ha rischiato e rischia di affogare il Paese. Dobbiamo ricordarlo sempre e non lo diciamo solo noi: hanno cominciato a dirlo i tribunali amministrativi e Dio non voglia che cominci anche la Corte costituzionale a dire che pasticcio è stato in grado di produrre il Premier . Dicevo che, alla base, ci sono la necessità e l'urgenza. L'assurdità è che la necessità e l'urgenza in cui viviamo dipendono in gran parte dai ritardi e dall'incapacità del Premier e di Arcuri. (Applausi) . La condanna politica è arrivata dal Paese e sta arrivando dalle forze politiche. Aspettiamo di vedere se magari ci sarà qualche altra azione nei confronti di Arcuri anche da parte della magistratura; siamo curiosi di vederlo. L'ironia della sorte è che tutto questo è stato fatto da un Premier scelto con la scusa di non dare i pieni poteri a Salvini con le elezioni, dandoli però a una persona che non è stata mai votata da nessuno, che mai si è sottoposta al voto e che quei pieni poteri li ha usati veramente e anche male, come vediamo dai risultati. Il colmo di fronte a tutto questo è che la maggioranza (o ex maggioranza) è in preda a una sindrome di Stoccolma: invece di volere al Governo chiunque a parte Conte, visto quello che ha fatto, un pezzo della maggioranza non vuole nessuno tranne Conte, tranne, cioè, un Premier che ha la capacità, la disinvoltura, verrebbe da dire la spregiudicatezza di cambiare colore alle sue presunte maggioranze più velocemente di quanto cambiano colore le Regioni, passando dal giallo, all'arancio, al rosso, con un'unica costante, ossia l'incomprensibilità e l'assurdità delle motivazioni che adduce. Si potrebbero fare tanti esempi. Il collega Ferro proponeva esempi calcistici, ma se n'è scordato uno: abbiamo un goleador al contrario, un Premier che ha fatto autogol al Paese con le scelte che ha assunto e con i provvedimenti che restano da approvare: 547 decreti e ogni decreto non approvato è un autogol al Paese. (Applausi) . Gli esempi di assurdità potrebbero essere tanti. Eravamo in piazza lunedì con i ristoratori, una categoria al collasso di fronte alle scelte assunte: prima abbiamo imposto loro investimenti importanti, promettendo la riapertura, se fosse stata in sicurezza, e poi negandola. Abbiamo negato la riapertura ai bar in città, ma non agli autogrill. Abbiamo previsto il coprifuoco fino alle ore 22, come se il virus circolasse solo dopo e non anche prima. Abbiamo detto che i ristoranti sono pericolosi - lo ha detto il Governo - ma non quelli degli alberghi (ma a Natale e a Capodanno anche quelli degli alberghi). Questa è l'illogicità, e si potrebbe andare avanti. Vogliamo parlare della scuola e di tutto questo quello che il Governo non ha fatto per riaprirla in sicurezza? Tutto è sacrificato sull'altare della salute, ma di quale salute stiamo parlando? Si è cominciato a dire da più parti che non si muore solo di Covid e non solo in termini di ritardi, di possibilità per le Regioni, che sono state messe in difficoltà invece che aiutate ad affrontare l'emergenza sanitaria ordinaria, ma anche di salute psicologica dei cittadini, in particolare dei ragazzi. Non si tratta infatti solo di non morire, ma si tratta di vivere. Non serve andarsi a rileggere «Il suicidio» di Durkheim su quello che succede durante le feste e su quanto aumentino i suicidi e la depressione, che un popolo sta vivendo, per colpa del premier e del Governo. Ci sarebbero tanti altri esempi da fare, che renderebbero il quadro ancor più desolante, ma il tempo non me lo consente. Concludo dunque il mio intervento con un proverbio della saggezza popolare, che recita: "Natale con i tuoi, Pasqua con chi vuoi". Il Natale con i tuoi, agli italiani lo avete negato. Gli italiani hanno però chiara una cosa: "Pasqua con chi vuoi", tranne che con Conte premier di un Governo. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Mollame. Ne ha facoltà. MOLLAME (M5S) . Signor Presidente, sento il dovere di manifestare rispettosamente la mia partecipazione alla rievocazione, che la Presidenza ha fatto stamattina, per la Giornata della memoria. Ciò detto, gentili senatrici, senatori e membri del Governo, è chiaro a tutti quanto questo pernicioso virus abbia inciso sulla vita di tutti noi, finanche causandone la fine, per tanti noi. Ci hanno lasciato parenti, amici, persone a noi care e tante altre sconosciute, donne e uomini che, nel silenzio delle numerose terapie intensive, non ce l'hanno fatta. Il virus ha inciso anche nelle consuetudini parlamentari, tanto che oggi ci troviamo a discutere di un decreto-legge che ha già in parte svolto i suoi principali compiti, come hanno già detto alcuni membri dell'opposizione, ma tant'è. Abbiamo dovuto adeguare ogni provvedimento, cercando di marcare stretto, giorno per giorno, l'incedere del fenomeno pandemico e cercando di smorzare tempestivamente ogni incipit che si rivelasse foriero di un eccessivo incremento del fenomeno. Il Governo è stato sempre sul pezzo ed oggi, a consuntivo, possiamo dire che le restrizioni resesi necessarie nel periodo natalizio hanno dato i loro buoni frutti. È stato "un Natale con i tuoi" più intimo ed in stile più dimesso, è stato un atto d'amore verso i più deboli, forse anche in pieno spirito natalizio. Questo è un periodo che, dal punto di vista climatico, è certamente favorevole alla diffusione del virus e lo sarebbe stato ancora di più, se avessimo dato libero sfogo alle nostre pur importanti esigenze affettive, anch'esse legittime, nel periodo che abbiamo appena attraversato. I virologi ci hanno detto che il virus non viaggia da solo e si avvale del mezzo umano, ovvero di noi stessi. Pertanto, per salvaguardare il bene più prezioso che abbiamo, ovvero la nostra salute e la nostra stessa vita e quella del nostro prossimo e dei nostri cari, ci siamo dovuti adeguare a diverse rinunce e, verosimilmente, saremo ancora chiamati a proseguire in questa azione di resistenza. Su questo principio abbiamo fondato ogni provvedimento, consapevoli anche delle inevitabili ripercussioni sull'economia, che in parte abbiamo già ristorato, con quasi 20 miliardi di euro di contributi a fondo perduto, con la sospensione di imposte, la cassa integrazione e quant'altro. Con la buona volontà di tutti, certamente riusciremo a venirne fuori anche più forti. Su questo punto proprio in Europa siamo riusciti ad aprire una linea di credito unica nella storia della stessa. Il decreto fa riferimento anche all'apertura delle nostre scuole e proprio lunedì scorso, a seguito dell'invito di alcuni genitori, sono stato ospite di un dirigente scolastico per verificare de visu lo stato dei fatti. Invero, non era la prima volta che visitavo una scuola. Tutti noi abbiamo trascorso tanti anni della nostra vita, della nostra crescita e della nostra formazione fra i banchi di scuola e anche da adulti è sempre una forte emozione tornarci. Istituzione basilare è la scuola, struttura e fondamento della nostra società. In occasione di questa visita, anche improvvisata, ho potuto vedere il grande lavoro svolto dal dirigente, dagli insegnanti e dal personale tutto. Ho visto alunni disciplinati seguire le distinte corsie lungo i corridoi; ho visto l'igienizzazione delle scrivanie e delle sedie al cambio dell'ora; ho visto una scuola rinnovata, nuovi banchi monoposto, nuove tinteggiature, nuovi schermi, nuove attrezzature informatiche e persino porte nuove nelle aule. Ho visto anche i medici dell'Unità speciale di continuità assistenziale (USCA) e i genitori pazienti con i loro figli in fila per effettuare tamponi di controllo. Mi sono informato proprio qualche ora fa e per fortuna in quel contesto gli esiti dei tamponi sono stati tutti negativi, sia di quelli effettuati lunedì che martedì. È un dato, un campione che rappresenta il lato positivo di quello che accade nelle scuole. Io dico che non esistono le scuole o gli ospedali, ma esistono le donne e gli uomini che fanno le scuole e gli ospedali; esistono il lavoro, la passione, l'impegno e la responsabilità di ognuno di noi e gli italiani stanno rispondendo con straordinario buon senso a un fenomeno altrettanto straordinario, quel buon senso che magari in questo specifico momento è mancato in quest'Aula. La stragrande maggioranza del popolo italiano non concepisce gli accadimenti del Palazzo e certamente non gli si può dare torto alcuno. Non si concepisce - non lo concepisco personalmente neanch'io - soprattutto il tempismo. C'è un luogo e c'è un tempo per ogni evento e per ogni accadimento, voluto o non voluto. Atteso che questo luogo sia quello giusto per manifestare democraticamente ogni appunto, appare certamente fuori fase oggi scatenare un pandemonio in piena pandemia, passatemi il termine anche forte, ma tant'è. (Applausi) . PRESIDENTE . Dichiaro chiusa la discussione generale. Il rappresentante del Governo non intende intervenire. A questo punto, vista l'esigenza di procedere alla sanificazione dell'Aula, sospendo per un'ora i nostri lavori. La seduta è sospesa. (La seduta, sospesa alle ore 11,14, è ripresa alle ore 12,17) . Colleghi, vi prego di prendere posto. Comunico che è pervenuto alla Presidenza - ed è in distribuzione - il parere espresso dalla 5 a Commissione permanente sul disegno di legge in esame e sugli emendamenti, che verrà pubblicato in allegato al Resoconto della seduta odierna. La Presidenza, conformemente a quanto riferito nel corso dell'esame in sede referente, dichiara improponibili, ai sensi dell'articolo 97, comma 1, del Regolamento, per estraneità di materia rispetto ai contenuti del decreto-legge, gli emendamenti 1.4, 1 -ter .3, 2.0.6, 2.0.7. 2.0.9, 2.0.10, 2 -bis .0.8, 2 -bis .0.9, 2 -bis .0.11 e 2 -bis .0.12. CASTALDI, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri . Signor Presidente, esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti. PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.1, presentato dal senatore Augussori e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . L'emendamento 1.2 è stato trasformato nell'ordine del giorno G1.2, su cui chiedo al rappresentante del Governo di pronunziarsi. CASTALDI, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri . Signor Presidente, il parere del Governo è favorevole. PRESIDENTE . Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G1.2 non verrà posto ai voti. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.3, presentato dal senatore Augussori e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . L'emendamento 1.4 è improponibile. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.0.1, presentato dal senatore Augussori e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 1- bis del decreto-legge, che si intendono illustrati e su cui invito il rappresentante del Governo a pronunziarsi. CASTALDI, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri . Signor Presidente, esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti riferiti all'articolo 1- bis . PRESIDENTE . Passiamo all'emendamento 1- bis .1, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1- bis .1, presentato dal senatore Vitali e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'emendamento 1- bis .2, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1- bis .2, presentato dal senatore Vitali e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 1- ter del decreto-legge, che si intendono illustrati e su cui invito il rappresentante del Governo a pronunziarsi. CASTALDI, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri . Signor Presidente, esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti riferiti all'articolo 1- ter . PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1- ter .1, presentato dal senatore Augussori e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1- ter .2, presentato dai senatori Zaffini e Ciriani. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . L'emendamento 1- ter .3 è improponibile. Passiamo all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 1- quater del decreto-legge, che si intendono illustrati e su cui invito il rappresentante del Governo a pronunziarsi. CASTALDI, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri . Signor Presidente, esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti riferiti all'articolo 1- quater . PRESIDENTE . Passiamo all'emendamento 1- quater .1, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1- quater .1, presentato dal senatore Augussori e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'emendamento 1- quater .2, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1- quater .2, presentato dai senatori Zaffini e Ciriani. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'emendamento 1- quater .3, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1- quater .3, presentato dai senatori Zaffini e Ciriani. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'emendamento 1- quater .4, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1- quater .4, presentato dai senatori Zaffini e Ciriani. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Senatrice Caligiuri, sull'emendamento 1- quater .5 la 5 a Commissione ha espresso parere non ostativo condizionato a una riformulazione. CALIGIURI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, accetto la proposta di riformulazione avanzata dalla 5 a Commissione. PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1- quater .5 (testo 2), presentato dalla senatrice Caligiuri. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 1- quinquies del decreto-legge, sul quale sono stati presentati emendamenti che si intendono illustrati e su cui invito il rappresentante del Governo a pronunziarsi. CASTALDI, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri . Signor Presidente, esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti. PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1- quinquies .1, presentato dal senatore Grassi e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1- quinquies .2, presentato dai senatori Zaffini e Ciriani. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 1- sexies del decreto-legge, sul quale sono stati presentati emendamenti che si intendono illustrati e su cui invito il rappresentante del Governo a pronunziarsi. CASTALDI, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri . Signor Presidente, esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti. PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1- sexies .0.1, presentato dai senatori Zaffini e Ciriani. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1- sexies .0.2, presentato dai senatori Zaffini e Ciriani. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 2 del decreto-legge, sul quale sono stati presentati emendamenti che si intendono illustrati e su cui invito il rappresentante del Governo a pronunziarsi. CASTALDI, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri . Signor Presidente, esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti. PRESIDENTE . Passiamo all'emendamento 2.2, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.2, presentato dai senatori Zaffini e Ciriani. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'emendamento 2.3, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 2.3, presentato dal senatore Augussori e da altri senatori, fino alle parole «400 milioni di euro». (Segue la votazione) . Il Senato non approva. (v. Allegato B) . Risultano pertanto preclusi la restante parte e l'emendamento 2.4. Passiamo all'emendamento 2.1, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.1, presentato dai senatori Zaffini e Ciriani. (Segue la votazione) . Il Senato non approva. (v. Allegato B) . Passiamo all'emendamento 2.5, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 2.5, presentato dal senatore Vitali e da altri senatori, fino alle parole «190 milioni». (Segue la votazione) . Il Senato non approva. (v. Allegato B) . Risultano pertanto preclusi la restante parte e gli emendamenti da 2.6 a 2.10. Passiamo all'emendamento 2.11, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.11, presentato dai senatori Zaffini e Ciriani. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'emendamento 2.12, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.12, presentato dal senatore Zaffini e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'emendamento 2.13, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.13, presentato dal senatore Augussori e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'emendamento 2.0.1, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 2.0.1, presentato dal senatore Augussori e da altri senatori, fino alle parole «345 milioni di euro». (Segue la votazione) . Il Senato non approva. (v. Allegato B) . Risultano pertanto preclusi la restante parte e l'emendamento 2.0.2. Passiamo all'emendamento 2.0.3, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.0.3, presentato dal senatore Vitali e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'emendamento 2.0.4, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.0.4, presentato dal senatore Augussori e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'emendamento 2.0.5, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.0.5, presentato dal senatore Vitali e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Gli emendamenti 2.0.6 e 2.0.7 sono improponibili. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.0.8, presentato dal senatore Augussori e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Gli emendamenti 2.0.9 e 2.0.10 sono improponibili. Passiamo all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 2- bis del decreto-legge, che si intendono illustrati e su cui invito il rappresentante del Governo a pronunziarsi. CASTALDI, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri . Signor Presidente, il Governo esprime parere contrario su tutti gli emendamenti. PRESIDENTE . Passiamo all'emendamento 2- bis .0.1, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2- bis .0.1, presentato dal senatore Zaffini e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'emendamento 2- bis .0.2, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2- bis .0.2, presentato dal senatore Zaffini e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'emendamento 2- bis .0.3, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2- bis .0.3, presentato dai senatori Zaffini e Ciriani. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'emendamento 2 -bis .0.4, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 2 -bis .0.4, presentato dal senatore Zaffini e da altri senatori, fino alle parole «un contributo». (Segue la votazione) . Il Senato non approva. (v. Allegato B) . Risultano pertanto preclusi la restante parte e gli emendamenti 2 -bis .0.5, 2 -bis .0.6 e 2 -bis .0.7. Gli emendamenti 2- bis .0.8 e 2- bis .0.9 sono improponibili. Passiamo all'emendamento 2- bis .0.10, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2- bis .0.10, presentato dai senatori Zaffini e Ciriani. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Gli emendamenti 2- bis .0.11 e 2- bis .0.12 sono improponibili. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2- bis .0.13, presentato dal senatore Steger e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . PARENTE (IV-PSI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PARENTE (IV-PSI) . Signor Presidente, desidero innanzitutto annunciare, a nome del Gruppo Italia Viva-Partito Socialista Italiano, il voto favorevole alla conversione in legge del decreto-legge n. 172, recante ulteriori disposizioni urgenti per fronteggiare i rischi sanitari connessi alla diffusione del Covid-19. In questo provvedimento ci sono alcuni elementi virtuosi, come il tenere insieme la protezione della salute della cittadinanza e, contestualmente, gli aiuti economici in forma di contributo a fondo perduto da destinare all'attività specifica dei servizi di ristorazione. Questa contestualità è anche dovuta all'azione di Governo dei nostri Ministri, a cominciare dalla senatrice Teresa Bellanova, ma è inutile nascondersi che tale contestualità non è ancora accompagnata da una giusta e necessaria programmazione delle attività economiche, in particolare la ristorazione, con provvedimenti che troppo spesso sono arrivati tardi, impedendo alle attività economiche, in particolare ai bar e alla ristorazione, la giusta programmazione. È paradossale, inoltre, che oggi si discuta di norme che hanno già esaurito la loro efficacia (questo decreto, cosiddetto Natale, riguardava norme, appunto, per il periodo natalizio). Questo è in contraddizione con la necessità di dare risposte tempestive, di programmare le stesse, come dicevo prima, e in questo provvedimento si riscontrano tutte le criticità emerge nella gestione della pandemia: una proliferazione di norme e un monocameralismo di fatto, che anche oggi impedisce al Senato di mettere mano a queste norme. C'è una modifica, però, in questo provvedimento, che incide sul comma 1 dell'articolo 1 del decreto-legge n. 19 del 25 marzo 2020, che estende a cinquanta giorni - ricordo che in precedenza erano trenta - il termine massimo di durata delle misure di contrasto alla diffusione del virus Covid-19. Questa norma naturalmente è stata condivisa anche per evitare le storture di cui parlavo prima, ma naturalmente quando stabiliamo certe disposizioni dobbiamo sempre tener presente il principio di adeguatezza e proporzionalità delle stesse. Il provvedimento contiene anche disposizioni in tema di manifestazione del consenso al trattamento sanitario del vaccino per il Covid-19 per soggetti incapaci ricoverati presso strutture sanitarie assistite. Si tratta di una norma giusta e importante, sostenuta e modificata nel corso dell'attività presso l'altro ramo del Parlamento. Signor Presidente, onorevoli colleghi, in tema di vaccini mi sia consentito dire, ancora una volta, che siamo pienamente consapevoli del fatto che uno degli elementi fondamentali di questa sfida, forse il più importante, ossia la quantità di dosi vaccinali di cui potremo disporre, è in questo momento fuori dal nostro controllo, perché dipende dalla quantità di vaccini prodotti e dalla capacità di approvvigionamento dell'Unione europea. Abbiamo fatto una scelta giusta: promuovere una negoziazione unitaria a livello europeo. Tuttavia, se la capacità produttiva delle case farmaceutiche è un fattore comunque al di fuori del nostro controllo, la prontezza di reazione a un aumento di questa capacità è invece nelle nostre mani e su questo non ci sono ancora risposte soddisfacenti. Ho già avuto occasione di dire all'Assemblea che, anche se adesso abbiamo scarsità di dosi, vaccinare in ospedale il personale sanitario è più facile che organizzare un'enorme campagna vaccinale di massa, che è impresa ben diversa e per la quale dobbiamo prepararci per tempo. A oggi il piano vaccinale non è stato adeguato ai ritardi nell'arrivo delle dosi vaccinali ed è comunque basato su scarne linee guida da cui non si comprendono le effettive categorie prioritarie per la vaccinazione. Un esempio per tutti, ma molto significativo, è dato dal fatto che non è ancora chiaro se le persone con disabilità saranno incluse tra le categorie prioritarie, né che cosa si intenda per fragilità. Ancora, non si sa se e quando verranno vaccinati i sanitari non ospedalieri e anche i medici di base e non risulta esserci un piano organizzativo dettagliato per disporre di un sistema in grado di assicurare che tutti i vaccini disponibili siano inoculati nel più breve tempo possibile. Quando l'arrivo delle dosi riprenderà il suo ritmo, noi dovremo assicurare proprio questo, ossia la rapidità nella somministrazione dei vaccini. Al netto delle enormi criticità legate al rapporto tra le competenze statali e quelle regionali, c'è poi il tema della forza usata con le Regioni per imporre le chiusure. Abbiamo detto tante volte in quest'Assemblea che doveva essere cura del Governo imporsi sulle Regioni per un piano di vaccinazione unitario. Inoltre, una questione che mi sta particolarmente a cuore riguarda un piano di sorveglianza e di tamponi unitario e unico in tutte le Regioni. C'è poi la questione riguardante la scuola, più volte ribadita in quest'Assemblea. Una norma contenuta nel provvedimento in esame stabilisce l'attività didattica in presenza al 50 per cento. In Commissione igiene e sanità stiamo esaminando, insieme alla Commissione istruzione pubblica, beni culturali, un affare assegnato riguardante l'impatto della didattica integrata sull'equilibrio psicofisico dei ragazzi. Ebbene, stiamo trascurando questa situazione, di cui vedremo gli effetti nei prossimi mesi, forse anni. Questa è la più forte critica all'azione del Governo espressa in quest'Assemblea: non avere una strategia precisa, né una visione Paese per aiutare e portare per mano i nostri ragazzi e le nostre ragazze e sostenere soprattutto le famiglie in questa difficile fase. La mancanza di contatto fisico attiene all'umanità delle persone ed è una questione profondissima. Noi dobbiamo assolutamente intervenire e finora non lo abbiamo fatto a sufficienza. Per riaprire le scuole in sicurezza - e avremmo dovuto farlo - abbiamo assolutamente bisogno di risolvere la situazione dei trasporti e prevedere tamponi per i ragazzi in tutte le scuole. Questo non è stato fatto. Concludo ribadendo quanto ho già detto in occasione dello svolgimento delle comunicazioni del ministro Speranza, ossia che questo deve essere l'inizio di una nuova fase. Infatti, sappiamo che nella prima fase il virus ci ha preso come un nemico alle spalle e tutti noi eravamo impreparati. Nella seconda fase abbiamo costruito delle armi, ma queste non servono senza una strategia e una visione complessive, per capire che tipo di guerra dobbiamo combattere e dove arrivare. Ora, in questa fase, alla cittadinanza e alle categorie produttive serve esattamente questo: una strategia e una visione non solo per uscire dall'emergenza, ma per il futuro, perché il mondo, l'Italia e il nostro Paese non torneranno più come prima. Contemporaneamente al fatto che dobbiamo uscire giorno per giorno da quest'epidemia, se non abbiamo una strategia e una visione complessive non ce la faremo. Credo che ora il Paese abbia bisogno proprio di questo. (Applausi) . ZAFFINI (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ZAFFINI (FdI) . Signor Presidente, colleghi, farò un esempio per farvi capire su cosa stiamo decidendo e anche di cosa stiamo parlando, perché a volte sfugge il collegamento tra i provvedimenti e la vita vera, fuori dal Palazzo. Nei giorni scorsi il Governo ha deciso di mettere la Sardegna in zona arancione, dopo che era stata gialla, lasciando invece la Campania in zona gialla. L'ultima rilevazione è dell'altro ieri. La motivazione addotta è che la settimana precedente la Sardegna risultava avere impegnati i posti in terapia intensiva per il 31 per cento, anziché per il 30 per cento. Praticamente, si trattava di cinquantadue letti impegnati, anziché cinquanta. In virtù di questo dato, un'intera Regione è stata sottoposta a un regime come quello della zona arancione che, come spero voi sappiate, colleghi, è un regime che distrugge sostanzialmente ogni attività - ovviamente per il tempo in cui esse sono sottoposte a questo regime - e ne pregiudica l'andamento. Ripeto, per due posti, due letti occupati in terapia intensiva. È da notare che la Sardegna aveva notificato al Ministero la circostanza che proprio in quei giorni stavano entrando in funzione i posti aggiuntivi di terapia intensiva, cosa che poi è avvenuta dopo soli tre giorni. Ciononostante, il Ministero ha fatto passare la Sardegna da gialla ad arancione, mantenendo invece, paradossalmente, la Campania in zona gialla. Colleghi, c'è un evidente uso politico delle restrizioni. La Sardegna ha una superficie di 24.090 chilometri quadrati ed è, come noto a tutti, un'isola, quindi verosimilmente isolata o comunque maggiormente protetta rispetto ad altri territori; ha una popolazione di 1.650.000 abitanti, con una densità di sessantanove abitanti per chilometro quadrato. La Campania, rimasta gialla, ha 5.900.000 abitanti che vivono in un'area di circa 13.670 chilometri quadrati, con una densità sei volte superiore alla Sardegna, cioè 423 abitanti per chilometro quadrato (contro i sessantanove della Sardegna). La Campania l'altro ieri ha avuto 1.150 nuovi casi di contagio, mentre la Sardegna ha avuto nuovi contagi per 190 casi. La palese incapacità di questo Governo si materializza in questo esempio. Gli esempi servono a far capire come le parole si traducono in fatti concreti. È del tutto evidente che c'è stato un uso politico delle restrizioni a danno delle Regioni governate dal centrodestra. Ve l'ho dimostrato parlando di questo caso specifico. Ne potrei fare almeno altri sei o sette di esempi plastici su questa circostanza, che è gravissima. Questo ultimo atto che ci apprestiamo a convertire o, meglio, che ci è richiesto di convertire - per quanto ci riguarda, annuncio fin da adesso il nostro voto contrario alla sua conversione - proprio perché l'ultimo di una maggioranza e di un'esperienza di Governo si presta ad essere oggetto di un bilancio, che cade a poco meno di un anno circa dall'emergenza, cosa che costituisce un ulteriore motivo di bilancio. Ci sono tre o quattro elementi che ci lasciano assolutamente soddisfatti per quanto riguarda la comprensione di quanto accaduto nell'esperienza di questo Governo. I due grandi temi che il Governo si è trovato ad affrontare in questo momento sono stati l'emergenza economica e l'emergenza sanitaria. Questo ragionamento l'ho già fatto in quest'Aula, ma poiché continuo ad ascoltare interventi - gli ultimi non più tardi di stamattina in Commissione - in cui qualche esponente di maggioranza continua a recitare la litania dell'Italia come esempio per altri Paesi d'Europa, sottolineando che i provvedimenti adottati dall'Italia sono stati scopiazzati qua e là e che le riviste di settore hanno divinizzato l'operato del Governo che sta andando a casa, vi volevo dire che i due grandi temi dell'emergenza sanitaria e dell'emergenza economica verificatasi a seguito dell'esplosione della pandemia oggi realizzano due risultati plastici. Su questi temi, con una spesa sostenuta per cassa e non per competenza di quasi 100 miliardi, i due risultati plastici sono il record di maggior abbattimento di PIL per il versante dei provvedimenti di natura economica e il record di morti - colleghi, se preferite lo dico alle anime belle - di decessi di tutti i Paesi del mondo in proporzione alla popolazione residente. Questi risultati, ormai sotto gli occhi di tutti e che vengono giudicati da tutti in base ai loro dati numerici, tranne da chi è in malafede che vuole vedere altro, ci dovrebbero suggerire almeno da qui in avanti di cambiare registro - Presidente, non dico di cambiare atteggiamento perché per quello ormai abbiamo perso ogni speranza - circa la qualità dei provvedimenti che si mettono in campo. A questo punto torna il ragionamento riferito ai due macro filoni. Sul versante economia, i ristori devono essere riconosciuti in base al cromatismo - voi avete adottato questa selezione cromatica delle Regioni - e, cioè, in proporzione alle misure restrittive, cosa che sino a oggi non c'è stata. C'è stato un difetto qualitativo dei ristori e un difetto quantitativo nella loro entità che - colleghi, lo ricordate tutti - è stata stimata intorno al 7 per cento delle perdite sostenute non per il mercato, ma a causa dei provvedimenti restrittivi del Governo. L'altro tema enorme, gigantesco riguarda i fondi che dovrebbero arrivare in virtù di una serie di provvedimenti che lo Stato italiano deve adottare e che, in questo momento, ad oggi, non sembra stia adottando (ma non mi pare neanche di poterli prevedere). La vicenda legata ai fondi del recovery fund vi ha, invece, intrattenuto limitatamente ai temi di polemica politica, escludendo la grande questione del dibattito serio da intraprendere, a cominciare dalle Regioni, per un progetto di ripartenza effettiva. Sul versante dei contenimenti sanitari, noi stiamo ancora facendo solo 100.000 tamponi al giorno: è vergognoso, colleghi. La Regione Marche, presieduta dal nostro rappresentante, il collega Francesco Acquaroli, nei giorni scorsi ha adottato un provvedimento di screening profondo, che ha dato risultati straordinari in termini di rilevazione di positivi asintomatici. La nostra esperienza, qui in Senato, relativa all'effettuazione di tamponi rapidi, sta dando risultati straordinari. Come si fa a negare questa circostanza, che ci deve vedere obbligati a fare circa 600.000 tamponi al giorno? Io spero che qualcuno prima o poi ci spieghi il paradosso per cui si continuano a fare 90-100-110-120.000 tamponi, quando noi abbiamo l'obbligo di individuare gli asintomatici in circolazione. I protocolli di cura ancora non esistono. Non si capisce cosa stia facendo Aifa. Non si capisce come funzionino gli anticorpi monoclonali. Non si capisce che fine abbia fatto il plasma iperimmune. Noi abbiamo avuto un'emergenza, colleghi, quella del Covid-19, che ha riguardato tutti. Ma voi ci avete messo il carico, l'aggravante. Voi siete stati il combinato disposto di un'emergenza ulteriore. La vostra incapacità palese è oggi certificata dai dati numerici a un anno di distanza dall'esplosione della pandemia. Chiedete scusa e andiamo tutti a scegliere un altro Governo col voto. (Applausi) . RUOTOLO (Misto) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. RUOTOLO (Misto) . Signor Presidente, rappresentanti del Governo, colleghe e colleghi, siamo in Assemblea ancora una volta per convertire in legge un decreto-legge, entrato in vigore in occasione delle festività natalizie di fine anno per rafforzare le misure per il contenimento del contagio da Covid-19. Quello oggi in esame è il decreto-legge n. 172 del 2020. In questi provvedimenti si prendono misure che non piacciono, si chiudono temporaneamente attività economiche, si chiede alla gente di evitare gli assembramenti, si limitano le libertà individuali. È quasi un anno ormai che siamo in piena pandemia, anzi, in piena sindemia, perché oltre alla malattia c'è la povertà, perché l'epidemia sta impoverendo la nostra gente. Quasi due milioni e mezzo di cittadini sono rimasti contagiati, 86.500 sono i morti. In Gran Bretagna hanno superato le 100.000 vittime. Sono quasi mezzo milione gli attuali positivi nel nostro Paese. Si tratta, dunque, di misure che non piacciono, ma che devono essere prese per garantire la salute dei cittadini. Nel decreto-legge in questione sono presenti disposizioni che incidono anche sulla progressiva ripresa dell'attività scolastica in presenza, nonché sul trattamento sanitario per il vaccino anti Covid-19 per i soggetti incapaci ricoverati presso strutture sanitarie assistenziali. Il decreto-legge prevede inoltre la concessione di un contributo a fondo perduto ai soggetti che svolgano attività prevalente nei settori dei servizi di ristorazione, in considerazione delle limitazioni alla loro attività stabilite nel periodo delle festività natalizie. La finalità è sostenere gli operatori dei settori economici interessati dalle misure restrittive. Infine, un articolo individua anche un credito d'imposta per canoni di locazione di immobili ad uso non abitativo. Come si comprende, il decreto-legge in esame rientra quindi in una strategia complessiva, che ha avuto una sua coerenza in tutti questi mesi, decreto dopo decreto, adottando il rigore attraverso misure di contenimento. Per questo, giustamente, sono state considerate, da un lato, misure che hanno consentito di non abbandonare il rigore necessario durante le festività, definendo diversi scenari, con la previsione di conseguenti misure puntuali rispetto all'evoluzione del rischio, dall'altro, misure di ristoro a fondo perduto, importanti per gli esercenti dei servizi di ristorazione, particolarmente colpiti. L'epidemia che ha cambiato il mondo ha già avuto ripercussioni drammatiche nel nostro Paese. Questi numeri, con le scelte assunte, testimoniano però l'approccio flessibile che l'Italia ha avuto nei confronti dell'emergenza, cercando di modulare le misure di contrasto sulla base dei dati e della diminuzione o della recrudescenza del virus. Tale approccio è stato attuato in tutta Europa e nella gran parte dei Paesi occidentali. Si tratta di un metodo che ha tenuto o ha tentato di tenere insieme sia la tutela sanitaria, sia il contenimento degli effetti economici. Nessun Paese è riuscito a scongiurare l'arrivo della seconda ondata del virus. Ci sono Paesi come la Germania, che ancora si interrogano e adottano lockdown più stringenti. Sicuramente nel nostro Paese gli allentamenti del periodo estivo hanno favorito la ripresa del contagio e l'inizio del periodo autunnale ha favorito il suo ulteriore sviluppo. Dovrebbe essere chiaro, arrivati a questo punto, che il rafforzamento delle misure è stata l'unica risposta pienamente responsabile di fronte al pericolo di una ancor più drammatica impennata dei contagi. Non farlo avrebbe comportato un prezzo altissimo. Oggi l'arma potente dei vaccini lascia intravedere l'unica possibile via d'uscita dalla crisi pandemica, ma per l'immunità di gregge occorreranno mesi - ce lo dobbiamo dire - sempre se il piano vaccinale non incontrerà ulteriori rallentamenti. Sappiamo già che, con lo scostamento di bilancio votato pochi giorni fa, sarà aperta una nuova fase di ristori, che dovranno essere ancora più mirati ed equi e andranno riorientati, soprattutto a favore di chi ha avuto grandi perdite di fatturato e di chi finora ha ricevuto poco o nulla, per mantenere in vita il diffuso patrimonio imprenditoriale italiano. La crisi che stiamo vivendo ha radici antiche e la pandemia non ha fatto altro che far emergere, in tutta la sua drammaticità, la crisi di sistema e la necessità di un nuovo modello di sviluppo, basato sulla transizione ecologica, la lotta alle diseguaglianze, la riduzione del divario tra Nord e Sud, l'investimento strategico sulla sanità pubblica, la scuola, la formazione e la pubblica amministrazione. Presidenza del vice presidente TAVERNA (ore 13,02) ( Segue RUOTOLO). Signor Presidente, colleghe e colleghi, rappresentanti del Governo che si è dimesso ieri, siamo in un momento difficile, nel pieno di una crisi politica, che nessuno di noi avrebbe voluto e che tanti di noi ritengono irresponsabile. La strada per evitare il voto anticipato è stretta. Oggi il presidente Mattarella inizia le consultazioni. Noi della maggioranza del Gruppo Misto, i senatori di LeU, siamo con Conte, per il reincarico al presidente Conte. Certo, siamo per un nuovo Governo Conte, con una maggioranza più solida e un patto di legislatura. Avviandomi alle conclusioni, annuncio quindi il voto favorevole al cosiddetto decreto-legge Natale, in approvazione, dei senatori di LeU e della maggioranza del Gruppo Misto. Prima le persone! (Applausi) . PARRINI (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PARRINI (PD) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, annuncio il voto favorevole del Gruppo Partito Democratico alla conversione in legge del decreto-legge in esame, che ci fornisce un'altra occasione per fare una riflessione generale sulla strategia di contrasto alla pandemia, che abbiamo messo in campo nel nostro Paese. Credo che, ogni volta che parliamo di questo argomento, dobbiamo ricordare a chi ci ascolta e a noi stessi la gravità della tragedia che ha investito il mondo, non soltanto l'Italia e non soltanto l'Europa. Il collega Ruotolo ha ricordato alcuni dati. Io voglio segnalare solo che nella giornata di ieri abbiamo superato i 100 milioni di casi nel mondo: i morti sono più di 2,1 milioni. Vediamo attorno a noi Nazioni nelle quali le condizioni attuali del contagio sono assai peggiori di quelle che ci sono in Italia. Dobbiamo fare quindi una riflessione adeguata alla gravità del fenomeno che siamo chiamati ad analizzare, senza indulgere, a mio avviso, in polemiche scadenti o in battute da avanspettacolo che, purtroppo, qualche volta sentiamo e di cui anche oggi ci è stato fatto dono. Dico questo perché la serietà mi sembra il primo dovere che la classe dirigente, che occupa posti di responsabilità nelle istituzioni, deve assolvere. Anche in riferimento al singolo provvedimento che è oggi al nostro esame, ritengo che sbaglieremmo se negassimo che nel contrasto a questa situazione totalmente nuova si sia fatto anche qualche errore, che ci sia stata qualche deficienza, qualche limite o qualche insufficienza. Queste cose sono avvenute e non vi è Paese al mondo nel quale non si sia proceduto per tentativi ed errori; anche in Italia questa è stata la realtà. Penso tuttavia che, sulla base di un bilancio che ormai comprende tanti atti di legge e che riguarda un arco temporale di quasi un anno, possiamo dire, senza tema di smentite, che possiamo andare a testa alta per quello che siamo riusciti a fare in termini di lotta al contagio e alla pandemia. Credo anche che sia necessario smitizzare alcuni luoghi comuni che vengono ripetuti a raffica, nell'illusione che, ripetendo a raffica una cosa falsa, l'intensità della ripetizione la faccia diventare una verità. Penso che vi siano argomenti su cui questo gioco non può essere fatto e che quello dei morti nel nostro Paese sia proprio uno di questi: tutto dovremmo infilare nella polemica politica per attaccare il Governo, fuorché il numero di decessi per Covid-19, utilizzato come spada per dire che il Governo ha lavorato male. (Applausi) . Ormai non c'è una sola ricerca seria - ovviamente l'aggettivo serio è decisivo - che non dica che l'elevato numero dei decessi in rapporto alla popolazione, che purtroppo registriamo in Italia, non ha niente a che vedere con l'efficienza dell'azione governativa, che si misura su altri parametri sui quali l'Italia è invece in buona posizione. Mi riferisco, ad esempio, alla campagna di vaccinazione in termini di percentuali di dosi somministrate su quelle disponibili; mi riferisco ai posti in terapia intensiva e al livello degli investimenti in sanità. Queste ricerche serie ci dicono che purtroppo l'Italia si trova in una posizione di estrema debolezza quanto a letalità del virus per due dati fondamentali. Il primo è quello dell'incidenza della popolazione con più di ottanta anni sul totale degli abitanti: in Italia gli ultraottantenni sono il 7,2 per cento del totale della popolazione; in Spagna e in Francia sono il 5,1 per cento, mentre in Germania sono meno del 6 per cento. Ciò vuol dire che siamo collocati a un livello fortemente più alto di quello dei Paesi con i quali ci dobbiamo confrontare e questo ci rende estremamente più vulnerabili. L'altro elemento che ci rende deboli per quanto riguarda la letalità del virus e sul quale dovremmo riflettere, perché ad esso siamo abituati a pensare come a un dato positivo in condizioni normali, è che la dimensione media dei nuclei familiari in Italia è molto più elevata di quella che è possibile registrare in tutti gli altri Paesi europei, perché noi, per certi versi fortunatamente - e sappiamo quanto fortunatamente - abbiamo un numero assai elevato di nuclei familiari in cui nonni, figli e nipoti convivono e sappiamo tutti quanto la diffusione del virus abbia utilizzato i canali intrafamiliari per estendersi in maniera massiccia. Io penso che nelle istituzioni si dovrebbe riflettere su questi dati. Certo, poi è necessario anche analizzare i limiti della medicina territoriale e favorire lo sviluppo della medicina digitale. Si pensi, ad esempio, a una cosa importantissima come quella che ha annunciato oggi il nostro Governo: la decisione di entrare nel capitale di una società romana, la ReiThera, che sta sviluppando un vaccino nel nostro Paese. È importantissimo che lo Stato si attribuisca un ruolo da protagonista in un'operazione che potrebbe darci un beneficio molto grande nel medio periodo, nell'ambito di una campagna vaccinale che ci impegnerà senz'altro per molti altri mesi. Non avendo molto tempo a disposizione, sottolineo un elemento del decreto oggi al nostro esame che mi pare particolarmente importante. Noi abbiamo deciso di affrontare il periodo natalizio, che ci sembrava, ed è stato, carico di molti rischi, con la scelta di attuare un grado di restrizioni forte e importante, ma più basso di quello che avevamo introdotto con decreti precedenti, consentendo una mobilità sufficiente affinché le persone potessero vedersi, almeno a livelli minimi, in un periodo dell'anno che è importantissimo per gli affetti, per le famiglie e per i rapporti interpersonali. Sono state avanzate delle critiche all'impostazione di quel decreto; ma oggi, nella seconda fase della seconda ondata, vediamo che l'Italia è uscita da quel periodo con risultati, in termini di contagi e di mortalità, assai migliori rispetto a molti altri Paesi, segno che quelle misure, così tarate e così differenziate territorialmente (il sistema dei colori, il confronto sistematico con le Regioni e l'utilizzo di indicatori condivisi), pur non essendo perfette (di perfetto non c'è niente di fronte a un fenomeno così nuovo), hanno prodotto risultati significativi. Concentriamoci sui dati che stiamo vedendo nelle ultime settimane, che sono probabilmente l'effetto della fase natalizia: abbiamo un numero di contagi più basso e vediamo inoltre che in alcuni Paesi vicini si supera spesso e volentieri il numero di 1.000 morti al giorno, cosa che in Italia non sta decisamente accadendo. Mi avvio a concludere dicendo che ovviamente non possiamo fare un'analisi della strategia sanitaria di contrasto alla pandemia da Covid-19 senza dedicare una parte della nostra attenzione alla strategia di contrasto alla crisi economica che la pandemia ha prodotto. Anche in questo caso eviterei di citare dati a vanvera, di svalutare pregiudizialmente l'attività del Governo, di utilizzare il fatto che ci troviamo in una situazione di crisi, che ci preoccupa tutti e che tutti ci auguriamo di poter risolvere con un allargamento della maggioranza e con una rafforzata squadra di Governo che possa continuare a guidare il nostro Paese in questo momento difficile. Mi pare che sfruttare queste circostanze per fare analisi che sono del tutto staccate dalla realtà serva veramente a poco. Il dato di fondo è che noi abbiamo impegnato, in questi undici mesi, 140 miliardi di euro per sostenere le imprese, i lavoratori autonomi e milioni di lavoratori dipendenti attraverso la proroga degli ammortizzatori sociali. Questa è un'operazione di sostegno immane, che sta facendo vedere il peso che scaricherà sul nostro futuro. Siamo entrati nella pandemia con un debito pubblico pari al 120 per cento del PIL e ne usciremo con un debito pubblico probabilmente intorno al 160 per cento del PIL; un aumento di 40 punti del debito accade normalmente durante una guerra e, in questo senso, quella al coronavirus è anche una guerra. Io penso che abbiamo evitato conflitti sociali sostenendo più che potevamo la nostra economia, in rapporto anche al nostro debito pubblico di partenza. La vera questione che ora si pone, anche pensando alla necessità di costruire un buon recovery plan , è come produrre nei prossimi anni un livello di crescita, di investimenti e di espansione della produttività tale da rendere sostenibile quel maggior fardello che ci siamo caricati sulle spalle per lottare bene contro il virus. Questo è l'argomento che sarà di oggi, di domani e di dopodomani: modernizzare la nostra economia e renderla sempre più propensa alla crescita e agli investimenti. (Applausi) . PAGANO (FIBP-UDC) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PAGANO (FIBP-UDC) . Signor Presidente, egregi colleghi senatori, colleghi del Gruppo Forza Italia, ho l'onore di rappresentare le indicazioni di voto di Forza Italia che saranno ovviamente di senso contrario, come è sempre accaduto per gli altri 32 decreti-legge che sono già stati proposti dal Governo Conte bis dall'inizio di questa pandemia. Ciò a dimostrazione del fatto che, come abbiamo più volte ricordato, anche in occasione della questione pregiudiziale posta proprio in riferimento al decreto-legge n. 172 del 2020 - noto ai cittadini italiani come decreto Natale per via delle restrizioni alla libertà individuale imposte durante il periodo delle festività natalizie - pensiamo che la bulimia, l'abuso della cosiddetta decretazione d'urgenza sia inappropriato e assolutamente incongruo, anche in considerazione di ciò che è avvenuto nei mesi passati. La centralità del Parlamento ne è stata gravemente lesa e noi abbiamo il dovere di ricordarlo anche in questa circostanza. Ciò detto, ho appena ascoltato l'intervento del collega Parrini in dichiarazione di voto per il Partito Democratico e devo dire che nella sua premessa ho colto una sorta di umiltà nell'ammettere che, in questa pandemia, nel corso di questo gravissimo problema sanitario che ha poi comportato tanti altri problemi di natura economica, sono stati commessi degli errori, e ne sono stati commessi tanti. È giusto ricordarlo da parte di Parrini, ma è ancor più doveroso che a farlo sia un Gruppo dell'opposizione. Grazie, ministro Patuanelli, se se ne va è meglio! PRESIDENTE . Senatore Pagano, per cortesia, il Ministro era in Aula, stava parlando e non era seduto ai banchi del Governo, quindi la prego di mantenere comunque una certa educazione nei confronti dello stesso. (Applausi) . PAGANO (FIBP-UDC) . Mi disturbava, non riuscivo a parlare perché quando si crea assembramento in Aula non ci riesco. (Applausi). PRESIDENTE. Senatore, non c'era alcun assembramento, altrimenti sarei intervenuta. E non mi sembra il caso di applaudire quando non viene rispettato neanche il distanziamento dei posti a sedere. Prego cortesemente i colleghi di lasciare liberi i banchi del Governo affinché il Ministro possa ascoltare l'intervento. Prego, senatore. PAGANO (FIBP-UDC) . Se mi permette, Presidente, ero semplicemente disturbato, è chiaro? Anzi, il ministro Patuanelli mi è anche simpatico. PRESIDENTE. Andiamo avanti, per cortesia. PAGANO (FIBP-UDC) . Detto ciò, voglio dire che, almeno per quanto riguarda questo ennesimo provvedimento, è giusto che noi si ricordi - così come è stato ammesso dal Partito Democratico - che la maggior parte degli interventi di contrasto al contagio da Covid-19, alla luce dei fatti, soprattutto date le emergenze sanitarie, si è rivelata inefficiente e inefficace rispetto a quello che volevamo intendere. Sappiamo bene - lo abbiamo già ricordato - che in tanti settori si è sbagliato completamente indirizzo; conosciamo quello che è accaduto, per esempio, nel trasporto pubblico locale, come pure in riferimento alla gestione dei nostri anziani, alla necessità di intervenire, per esempio, sui veri focolai del contagio, cioè le famiglie. Non siamo intervenuti, non abbiamo avuto la capacità di intervenire - voi del Governo non l'avete fatto (Applausi) - per cercare di dare un vero conforto alle problematiche sanitarie. Quindi, anche in questa occasione abbiamo il dovere di ricordarlo, così come abbiamo il dovere di dire che nel decreto-legge al nostro esame la necessità di intervenire con una divisione in zone di colori diversi del territorio nazionale aveva un suo senso, ma c'è stata una confusione incredibile nell'attribuzione delle zone gialle, arancioni o rosse; si è combinato un disastro. (Applausi). Questa è la verità. L'ultimo caso, quello della Regione Lombardia, per il quale c'è stato un rimpallo di responsabilità tra la Regione e il Governo nazionale, è l'ennesimo, ultimo, ma significativo ed eloquente esempio di quanto il sistema, innanzitutto nel rapporto tra Regioni e Stato, fra Governo e Regioni non abbia funzionato. La Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome non ha attribuito in modo chiaro ed evidente le competenze che proprie dello Stato come delle Regioni, anche se la sanità è materia di competenza esclusiva delle Regioni. Ci sono delle situazioni di emergenza nazionale in cui sarebbe meglio chiarirsi ma purtroppo, nel corso di questo anno di pandemia, ciò non è avvenuto. Il provvedimento in esame, comunque, alla Camera è stato integrato da alcuni interventi in termini di ristoro che a noi stanno anche bene; è tuttavia giusto ricordare in questa sede che i ristori - ed era la quinta volta che venivano attribuiti da questo Governo - anche in questa circostanza sono stati completamente inadeguati. (Applausi) . Desidero infatti ricordare che per dieci dei quattordici giorni di durata delle festività natalizie, è stata prevista per tutto il territorio nazionale l'attribuzione della zona rossa, che ha significato per tantissime attività produttive, in particolare nel settore della ristorazione e del turismo, la chiusura assoluta, le saracinesche abbassate e problemi di varia natura. (Applausi) . Si tenga invece conto che, soprattutto nel settore della ristorazione ma anche in quello del turismo, esisteva la possibilità, soprattutto da parte di molti locali, di poter comunque mantenere in essere le attività di ristorazione senza problemi di natura pandemica o comunque relativi al contagio. Era necessaria una migliore organizzazione, è stata fatta tanta confusione, tanto danno è stato arrecato e i ristori previsti anche da questo provvedimento sono risultati essere assolutamente inadeguati rispetto alle esigenze. Desidero ricordare alcuni dati che mi hanno allarmato, secondo i quali, in pratica, se andiamo a distribuire gli interventi sulle attività di ristorazione, su un totale di circa 645 milioni, risulta che ciascuna attività abbia ricevuto più o meno 2.000 euro quando noi sappiamo bene che solo i 367 ristoranti stellati nel nostro Paese hanno un fatturato medio che va dai 700.000 euro agli 1,5 milioni annui, per quasi 260 milioni di giro d'affari complessivo. Parliamo quindi di 334.000 attività di ristorazione, che risulta essere il numero più alto di tutta Europa. L'Italia punta sulla ristorazione (Applausi) . Il food italiano piace non solo agli italiani, ma anche agli altri e il nostro PIL è molto dipendente anche da quest'attività. Riteniamo pertanto che ciò sia assolutamente inadeguato e questo è un ulteriore motivo per il quale siamo assolutamente insoddisfatti del provvedimento in esame. Allo stesso modo, ricordiamo il senso di responsabilità e soprattutto il fatto che Forza Italia, alla fine, non tifi per la propria fazione ma per il popolo italiano, per gli italiani. Anche in questa occasione abbiamo ricordato - lo faccio adesso - che abbiamo votato per l'ennesimo scostamento di bilancio di 32 miliardi di euro e voteremo il prossimo decreto-legge ristori (Applausi) che ancora non è stato approvato dal Governo, colpevolmente in ritardo per via delle note questioni e delle liti che hanno portato alla crisi di Governo fino alle dimissioni del Presidente del Consiglio dei ministri. Detto questo, vorrei arrivare alla conclusione del mio intervento in dichiarazione di voto e dire che si doveva fare di meglio e di più. Forza Italia ha sempre un atteggiamento costruttivo, lo dichiara il nostro leader Berlusconi, lo ha dichiarato la nostra presidente Bernini in tante occasioni, in tante dichiarazioni di voto, anche in presenza della discussione sulla crisi di Governo che si è tenuta la settimana scorsa. Con questo vorrei dire che le problematiche legate alla soluzione della crisi di Governo non devono impedire a questo Paese di andare avanti, perché la sosta, l'interruzione di ogni attività di Governo sta creando un danno incredibile e irresponsabile nei confronti delle attività degli italiani. (Applausi) . In conclusione, così come ho ricordato nel corso della discussione sulla questione pregiudiziale, la maggioranza semplice che avete qui in Senato rende chiaro ed evidente che l'utilizzo della decretazione di urgenza non sia più accettabile, né ammissibile. A mio giudizio, l'utilizzo della decretazione d'urgenza è addirittura incostituzionale senza una maggioranza assoluta e con solo una maggioranza semplice: questo va ricordato. (Applausi) . Anche in riferimento a ciò, annuncio che il Gruppo di Forza Italia presenterà un pacchetto di riforme costituzionali. (Applausi) . Voi infatti, dopo aver ridotto il numero dei parlamentari, avevate promesso di fare una serie di riforme che poi non avete fatto. Forza Italia dimostrerà ancora una volta di essere responsabile e depositerà, entro pochi giorni, una riforma costituzionale che possa consentire, anche in caso di voto anticipato, di tornare alle urne. Forza Italia vota «no»! (Applausi) . GRASSI (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GRASSI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, il decreto-legge di cui oggi discutiamo la conversione contiene norme a noi già note, perché si interessa della disciplina della circolazione degli italiani sul territorio nazionale. Si interessa poi del trattamento sanitario per i soggetti incapaci, ricoverati presso strutture sanitarie, e si interessa infine della distribuzione di alcuni ristori ad alcune categorie. Faccio subito un rapido cenno a quest'ultimo profilo: ancora una volta siamo in presenza di una distribuzione di fondi assolutamente insufficienti; continuiamo ad assistere ad una distribuzione secondo criteri che potremmo definire ad horas , caso per caso, ipotesi per ipotesi, costringendo i soggetti avvantaggiati ad inseguire la norma che a loro si applica. Certamente tutto questo non aiuta l'ordine, la chiarezza e la qualità del rapporto tra il cittadino e lo Stato. Per quanto riguarda poi le norme che disciplinano la circolazione sul territorio, direi che è ormai sotto i nostri occhi che tali norme abbiano perso effettività e non lo dico perché alcune di queste già riguardano periodi alle nostre spalle, ma perché ormai gli italiani non capiscono più niente e procedono secondo buon senso. (Applausi) . Le persone non sanno più dove e quando si possono spostare; gli italiani si stanno autoregolando e le norme che approviamo sono ormai assolutamente autoreferenziali. Potrei ancora una volta sottolineare quanto sia dannoso per l'ordinamento introdurre norme così contorte e di difficile lettura. Se noi dobbiamo dire ai cittadini dove, come e quando spostarsi e le norme sono di difficile comprensione per noi che le scriviamo e le studiamo e sono di difficile comprensione anche per i giuristi, figuriamoci per chi nella vita fa altro e vuole avere una risposta ad una semplice domanda: posso andare dai miei parenti? Quando posso andarci? In quali condizioni? Dalle norme non si comprende. Ormai la fonte normativa si ha soltanto leggendo il giornale; ormai la nostra Gazzetta Ufficiale non è più quella tecnicamente tale, ma si identifica nei mezzi di informazione. Ma tant'è; me ne posso curare poco, perché tutta questa normativa diventerà vecchia, sparirà e si scioglierà come neve al sole. All'interno di questo provvedimento c'è però una parte che innova il diritto sostanziale e che rimarrà. È la parte che utilizzo come esemplificativa del modo di procedere del Governo. Mi riferisco all'articolo 1- quinquies ; attenzione, è una norma delicata e importante che riguarda la manifestazione del consenso al trattamento sanitario del vaccino anti-Covid per i soggetti incapaci ricoverati presso strutture sanitarie assistenziali. Se avete dimestichezza - e avete dimestichezza - con le norme che tutelano i più deboli, sapete certamente che questo argomento è stato già trattato con la legge n. 219 del 22 dicembre 2017. Una legge voluta dalla precedente legislatura, che era guidata dalla sinistra, una legge non di provenienza governativa, ma originata dalle Camere. Tale legge, che ha il pregio della chiarezza, dice, in sintesi, che il trattamento sanitario è deciso da chi ha la cura dell'incapace e se per caso c'è un dissenso sulla somministrazione della cura, su parere del medico curante, ci si rivolge al giudice tutelare per stabilire una volta per tutte se quella persona vada o meno sottoposta al trattamento sanitario. La norma c'era già, anche se forse meritava qualche correttivo. Ebbene il legislatore è intervenuto con l'articolo 1- quinquies. I primi due commi - che non leggo per non perdere la vostra attenzione, ammesso che ci sia - in modo incredibilmente involuto non fanno altro che ripetere ciò che già sappiamo ed è già presente nell'ordinamento. Procedendo, i commi successivi, semplificando, dicono che colui il quale ha il compito di decidere se sottoporre o meno l'incapace al trattamento, deve decidere sentiti i parenti dell'incapace. La norma dice che il consenso al trattamento non può essere dato se queste persone si rifiutano. Bene, ma il legislatore, immediatamente dopo, dimostra di non avere le idee chiare, di non sapere cosa lui stesso sta pensando perché precisa che se queste persone si rifiutano, il direttore sanitario della struttura si rivolge al giudice tutelare al solo fine di ottenere il consenso. Voce dal sen fuggita. È chiaro che in sede interpretativa questa parte può significare che poi si decide se trattarlo oppure no, però il legislatore, a essere rigorosi e a limitarsi ad un'interpretazione letterale, sembra dire che se i parenti dicono no bisogna dire sì e il direttore sanitario si rivolge al giudice tutelare per essere autorizzato, cioè al solo fine di ottenere il consenso. Non basta. Se il giudice tutelare non convalida il consenso e non lo trasmette entro brevissimi termini ai soggetti interessati, il consenso si ritiene automaticamente convalidato. C'è bisogno di tutto questo? No, perché l'ultimo comma della norma ricopia sostanzialmente la disposizione del 2017 e stabilisce che in caso di dissenso sull'erogazione del trattamento ci si rivolge al giudice tutelare, creando un'ulteriore confusione in sede applicativa, ma dimenticandosi, rispetto alla norma del 2017, che l'ultima parola deve dirla il medico curante, colui che conosce le condizioni patologiche di queste persone. Che cosa emerge da tutto questo? Primo: una norma di difficile lettura che non si rivolge a magistrati, ad avvocati o professori universitari, ma a coloro che hanno la cura di persone più deboli, persone che sono chiamate a decidere in tempi rapidi cosa fare. Ve li immaginate nell'imminenza della vaccinazione, magari in uno stato di emergenza, mettersi a leggere questo complicato articolo e capire che cosa significa, cosa si deve e si può fare? Ma la cosa grave è che tutto l'articolo è scritto in modo da ottenere in modo surrettizio una vaccinazione obbligatoria nascosta e travestita per i soggetti più fragili. Potrebbe essere una scelta politica e se fosse una scelta politica trasparente e chiara, sarebbe anche degna di rispetto, perché idonea ad essere discussa; ma in questo caso voi state introducendo una vaccinazione obbligatoria sotto mentite spoglie, senza mettere i cittadini in grado di capire quale sia la situazione. I disabili non sono cittadini di serie B, non sono persone a cui noi possiamo imporre in modo surrettizio e travestito un obbligo che non abbiamo imposto a tutti gli altri. Sono cittadini come noi, quindi se la vaccinazione deve essere obbligatoria, che lo sia per tutti, ma se non deve essere obbligatoria, che non lo sia per nessuno (Applausi) . Altrimenti, state governando rompendo il patto di lealtà con i cittadini italiani e questo è grave, perché lo fate vulnerando l'ordinamento. Quello che scrivete rimane, fa parte dell'ordinamento positivo e un domani il danno alla chiarezza del sistema sarà ciò che rimarrà del vostro operato. Parafrasando Manzoni, mi verrebbe da dire che a questo Governo bisogna raccontare le cose chiare, perché a lui poi tocca imbrogliarle. Ebbene, sulla base di queste considerazioni, dichiaro il voto contrario - e lo faccio con orgoglio, perché a difesa dei più deboli - del Gruppo della Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'azione. (Applausi) . DI MICCO (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DI MICCO (M5S) . Signor Presidente, onorevoli senatrici, onorevoli senatori, quante volte ci siamo ritrovati in questa sede a discutere insieme di quali e quante ulteriori restrizioni fossero necessarie per arginare la tremenda emergenza pandemica che ci ha investiti un anno fa. Ogni volta che siamo costretti ad allungare le scadenze temporali delle norme o a renderle più stringenti, dentro di noi si fa spazio la mesta consapevolezza che qualche categoria sarà più penalizzata di altre e che sarà un po' più dura per molti andare avanti, resistere, continuare a sperare e a coltivare resilienza, soprattutto adesso, dopo mesi di osservazioni dirette delle cause. La nostra, ogni volta, è una battaglia interiore che ci divide tra le priorità legate alla salute pubblica e quelle legate all'economia e alla tenuta del tessuto sociale. A fronte di scelte dolorose, come lo sono state quelle che ha assunto il Governo del presidente Conte, sappiamo però che le misure che sono state messe in campo per il periodo natalizio sono quelle che hanno evitato un drammatico incremento dei contagi, come ha certificato qualche giorno fa la fondazione Gimbe. Con senso di responsabilità, allora, siamo andati avanti con la coscienza a posto di chi sa di aver fatto la cosa più giusta, molte volte a malincuore, perché restringere la libertà non è mai stato un capriccio, ma sempre e solo una necessità e il tempo ci ha dato ragione. Le scelte operate in Italia sono state prese come modello di riferimento in Europa e nel mondo. Le misure di distanziamento e l'obbligo dei dispositivi di protezione individuale hanno attutito il colpo e hanno portato man mano ad un lento ma graduale calo dei contagi. Ci è accaduto l'impossibile - dovremmo tutti avere il coraggio di chiamarlo col nome che merita - e noi abbiamo fatto il possibile per fronteggiarne la mostruosa imprevedibilità, ma certo non siamo stati aiutati, nella gestione della pandemia, da chi è stato per lo più impegnato a scattare selfie col primo caffè della mattina (Applausi) , così come non ci ha aiutato il giochino del bastian contrario operato da qualcuno, non ci ha aiutato chi, finanche qui in Senato, si è rifiutato di indossare la mascherina partecipando a un convegno di negazionisti, una pagina a dir poco imbarazzante che nessuno dimenticherà, nella drammatica cronaca di questa pandemia. (Applausi) . Non ci ha aiutato certamente la narrazione delle fake news , che hanno contribuito a fomentare movimenti e manifestazioni di negazionisti e complottisti. Gli italiani non hanno tratto giovamento da questo, né dalle feroci strumentalizzazioni del dolore, come non riceveranno benefici dall'assurdità di una crisi di Governo aperta da chi irresponsabilmente scalpita per sedersi alla cattedra, pensando di essere forse il più bravo ad insegnare, in un momento di estrema fragilità per il Paese. Per fortuna, però, i cittadini sono stati aiutati da tutte le risorse messe in campo dal Governo e dal presidente Conte, che ha sempre pensato anche a come sostenere le famiglie, le imprese e i lavoratori e a come ammodernare un Paese che di riforme ha solo sentito parlare negli ultimi vent'anni. Dall'inizio della pandemia il Governo e il Parlamento hanno varato interventi con ricaduta sul deficit, collegati direttamente o indirettamente all'emergenza Covid, per circa 140 miliardi di euro, che salgono a quota 165 considerando le misure assorbite dall'ultima legge di bilancio, almeno per il primo anno di efficacia. Al netto delle due leggi di bilancio, per fronteggiare la pandemia, con i cosiddetti decreti crisi (compresi i ristori), lo scorso anno sono state varate misure per 108 miliardi di euro. Non c'è però solo questo, perché va ricordato in che modo il nostro Paese è arrivato a tale evento di immane portata, caricato sulle spalle di tutti noi che ci siamo ritrovati a governare l'Italia in mesi che saranno ricordati come l'ora più buia degli ultimi anni. Durante questi mesi abbiamo dovuto fare i conti con tutte le falle delle gestioni politiche precedenti, a cominciare da quelle che hanno ridotto il Servizio sanitario nazionale a un colabrodo, con 37 miliardi di euro di tagli operati negli ultimi dieci anni, i quali hanno portato la sanità pubblica ad allontanarsi dai valori di universalità ed equa accessibilità. (Applausi) . Il MoVimento 5 Stelle ha invertito questa drammatica rotta, investendo nell'ultimo anno circa 13 miliardi di euro. Tutto ciò pur nel dramma dei limiti del Titolo V della Costituzione, emersi in tutta la loro criticità, e di tutti quei Governi regionali di destra che negli anni hanno favorito la sanità privata rispetto a quella pubblica, con gli effetti che, per esempio, si possono vedere in questi giorni e negli ultimi mesi in Regione Lombardia. A proposito di Regioni, vorrei ricordare che la Sardegna, zona arancione e isolata in quanto isola, come detto nell'intervento del collega Zaffini, ha vie di comunicazioni tali che nei mesi estivi l'isolamento è diventato veicolo di contagio per tutta l'Italia, anche grazie alle decisioni della Giunta regionale sarda. (Applausi) . Ricordo altresì che estensione geografica e densità demografica non sono criteri assoluti e che esiste un metodo definito da criteri scientifici precisi grazie all'analisi degli ormai famosi 21 indicatori scelti per monitorare l'andamento della pandemia. Negli ultimi mesi abbiamo lavorato anche per offrire un punto di vista più obiettivo nella gestione della pandemia. Questo periodo ci ha visto lavorare sodo, giorno dopo giorno, mettendo sempre la salute pubblica al primo posto, insieme alla consapevolezza che tutte le restrizioni necessarie avrebbero provocato enormi lacune economiche da colmare, ma agendo anche per trasformare la crisi in opportunità (dal lavoro alla scuola, dall'economia alla svolta green , dalla sanità alle infrastrutture). Non ci siamo mai fermati, ben sapendo che tutto il lavoro che stavamo facendo sarebbe stato sminuito, raccontato male - anche peggio - e in molti casi trafugato. Sì, perché abbiamo avuto un altro record oltre a quello di essere stato il primo Paese a subire l'urto massiccio della pandemia: avere sempre, costantemente, un Parlamento diviso esattamente a metà, con chi, da un lato, era impegnato a costruire e dall'altro i demolitori seriali. (Applausi) . Signor Presidente, nonostante tutto il lavoro fatto non abbiamo ancora sconfitto il virus, che rimane un nemico pericoloso e ancora poco conosciuto. Abbiamo finalmente i vaccini - è un dato fondamentale - e il Governo ha avviato da subito una campagna vaccinale imponente che ha consentito all'Italia e agli italiani di ritrovarsi fin dall'inizio ai vertici tra i Paesi europei per numero di somministrazioni. Le notizie che però ci arrivano riguardo all'eventuale maggiore letalità della variante inglese e la recrudescenza delle reinfezioni con quella brasiliana ci devono tenere necessariamente in allerta, ancor di più adesso, poiché da pochi giorni ci è giunta la notizia dei rallentamenti che subiremo nelle consegne delle dosi vaccinali da parte delle aziende produttrici; notizia che le opposizioni naturalmente hanno provato a cavalcare speculando sui ritardi, come se fosse colpa del Governo italiano, ma non lo è, perché il problema riguarda tutti i Paesi europei. Questo Governo si è già mosso, attivando l'Avvocatura dello Stato per veder rispettati i contratti. A conti fatti, per quanto molto sia stato fatto, la situazione è ancora delicata e tanto resta da fare. Non è assolutamente questo, quindi, il momento di abbassare la guardia: lo abbiamo capito e lo sappiamo, come lo sanno i cittadini, che insieme a noi hanno affrontato questo percorso imprevedibile doloroso, che ci ha costretti tutti a imparare. Qualcuno però non ha imparato, ad esempio, che, se davvero si vuol dare una mano alla Nazione, il parlamentare lo si fa anche in Aula e non solo in TV (Applausi) o che presenziare nel Senato della Repubblica a tentare "discorsoni" tre volte l'anno non significa rappresentare il Paese, ma se stessi. Qualcuno non ha imparato che si può sempre trovare un momento per fare propaganda, ma oggi, nel pieno di una crisi sanitaria globale, sarebbe il momento di fare politica. Ieri mattina il presidente Conte ha rassegnato nelle mani del presidente Mattarella le sue dimissioni, e io - consentitemi questa breve digressione - sento di doverlo ringraziare a nome del MoVimento 5 Stelle e di tutti gli italiani. (Applausi) . Lo ringrazio di cuore, oltre che per l'impegno e i risultati ottenuti, per la disciplina e l'onore che hanno caratterizzato tutto il suo mandato (Applausi) , come l'intera Nazione ha potuto apprezzare. Quanto accaduto ieri mattina ufficializza un dato politico allarmante: siamo l'unico Paese dove crisi pandemica e prospettiva di un vuoto di potere vanno intrecciandosi in un plastico esplosivo che vorrebbe dire perdita di stabilità e di fiducia in Europa. Nonostante il quadro politico preoccupante, anche oggi siamo qui, ancora una volta, per confermare provvedimenti giusti, e lo facciamo con convinzione, perché i dati, i numeri e la scienza ci dicono che non possiamo fare altrimenti. I prossimi giorni ci diranno quanto dovremo ancora essere preoccupati per l'Italia e gli italiani, perché saranno loro a pagare pegno anche per questa stranissima crisi che nessuno ha compreso. Intanto, nell'attesa di comprendere quale futuro attenda la Nazione, il Gruppo MoVimento 5 Stelle continuerà a fare il proprio dovere qui in Parlamento nei confronti del Paese. Per questo e per tutte le ragioni che ho elencato, signor Presidente, annuncio il nostro voto favorevole. (Applausi) . PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del disegno di legge, composto del solo articolo 1. (Segue la votazione). Il Senato approva. (v. Allegato B). Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno CROATTI (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CROATTI (M5S) . Signor Presidente, oggi, mercoledì 27 gennaio, è il Giorno della Memoria, una ricorrenza celebrata ogni anno per commemorare le vittime dell'Olocausto. Provengo da una terra, la Romagna, che ha pagato un prezzo altissimo durante la Seconda guerra mondiale. Proprio quest'anno, Rimini, che si trovava sul confine della linea gotica e venne rasa al suolo con 388 bombardamenti, è stata scelta, grazie al lavoro del prefetto e dell'amministrazione, come città della memoria del 2021. È un grande onore per noi riminesi. (Applausi) . Il ricordo è la base del nostro futuro. Come ha ricordato il Presidente, il 27 gennaio del 1945 i cancelli di Auschwitz vennero abbattuti dalla 60 a armata dell'esercito sovietico. Ricordarlo oggi significa anche salvaguardare il nostro domani, perché le cose che dimentichiamo possono ritornare. È un'occasione importante per alimentare una sensibilità nei giovani che, oltre a non aver vissuto questo periodo storico, hanno anche sempre meno occasioni di confronto con chi invece ha fatto parte e ne ha sofferto. La responsabilità del ricordo anno dopo anno, ricade sempre di più sulle istituzioni, che devono mostrarsi all'altezza dei valori di ciò che più importa. Purtroppo, sia in Parlamento sia nella nostra quotidianità, troppi rappresentanti politici scelgono di rinunciare a questi principi morali su cui si è basata la nostra democrazia, solamente per guadagnarsi consensi. (Applausi) . Stimolare il conflitto sociale sulla base di ragionamenti fallaci e incompleti è deprecabile, oltre che rischioso. Ne è stata prova la necessità di mettere sotto scorta la nostra senatrice Liliana Segre, una donna che rischia nuovamente l'incolumità per portare a noi la sua testimonianza. (Applausi) . Da questo importante luogo è importante ribadire la condanna verso le atrocità che ha subito il popolo ebraico, rinnovare un appello e ripudiare quei discorsi carichi di odio che troppo affollano le discussioni politiche e sociali. Il ricordo non è una scelta, né una questione politica; è una consapevolezza, che deve appartenere a ogni uomo e donna capaci di rispecchiarsi nei valori democratici. L'auspicio è che questi momenti siano vissuti anche in maniera interiore come riflessione e crescita personale per tutti. Siamo dalla parte della memoria collettiva: è importante tenerlo sempre presente. Signor Presidente, concludo con una frase di Sant'Agostino: «Anche immerso nelle tenebre e nel silenzio, io posso, se voglio, estrarre nella mia memoria i colori, distinguere il bianco dal nero e da qualsiasi altro colore voglio». Questo può essere la memoria: un faro nelle notti buie e tempestose. (Applausi) . CORRADO (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CORRADO (M5S) . Signor Presidente, gentili colleghe e colleghi, la crisi di Governo - della quale personalmente mi rammarico - mi impedisce di sperare rivolgendo un'interpellanza urgente al ministro Franceschini, di poter ottenere una risposta tempestiva e puntuale, com'è stato sempre sua abitudine dall'autunno 2019 ad oggi. Mi rivolgo ugualmente a lui, perché il caso che vado a illustrare è grave. Mi riferisco al DPCM n. 169 del 2 dicembre 2019, che ha istituito finalmente la molto attesa Soprintendenza nazionale per il patrimonio culturale subacqueo. Tale iniziativa ha suscitato grandi aspettative, che sono state esaltate anche dai media . Nei giorni scorsi, chiunque di noi ha visto sulla stampa e in televisione servizi che plaudono a questo lieto evento. C'è però qualcosa che non va e mi riferisco al fatto che, con la nomina della dottoressa Barbara Davidde a soprintendente, attraverso una delle solite procedure non aventi carattere concorsuale introdotte dal Ministro, questa Soprintendenza cosiddetta del mare è diventata operativa, ma c'è da chiedersi su quali acque abbia competenza. Non sono certamente quelle interne (di fiumi e laghi), ma non sono neanche quelle territoriali (dei fondali, che si estendono per oltre 100.000 chilometri quadrati, del nostro mare). Il DPCM al quale accennavo, che identifica come sede principale Taranto e come centri operativi Napoli e Venezia, non ci dice però quali siano fisicamente queste sedi, né ci dice nulla del personale e dei mezzi operativi, e infatti, a oggi, la Soprintendenza nazionale per il patrimonio culturale subacqueo consiste nel solo Soprintendente. Quel decreto del Presidente del Consiglio dei ministri precisa però, in modo molto categorico, che i beni culturali sommersi di competenza dell'ufficio sono quelli compresi fra le 12 e le 24 miglia marine, quindi in acque internazionali. Ciò significa intanto che le competenze maggiori sono in realtà del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale, e non del Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo, e poi che la nuova soprintendente e il nuovo ufficio, con autonomia speciale, non possono occuparsi né delle acque interne, né dei fondali del nostro mare territoriale, che restano invece di competenza delle soprintendenze tradizionali. Mi chiedo allora come mai, in un Ministero che ha perso quasi 10.000 unità rispetto alla pianta organica originale, si continuino a moltiplicare gli uffici e ad aumentare il numero dei direttori, a volte anche con autonomia speciale e relativo costo, se poi non li si mette nelle condizioni di lavorare. Signor Presidente, aggiungo infine ancora un dettaglio. Questa Soprintendenza è stata genialmente definita «Mare e monti», come l'antipasto, perché la soprintendente di Taranto, oltre che sulle acque, ha competenza anche su Taranto città, sul territorio e, probabilmente, ha anche l'incarico ad interim su Brindisi e Lecce. Voglio chiedere quindi al Ministro di spiegarci, finché è in tempo, cosa sta succedendo in Puglia e nelle acque territoriali italiane. (Applausi) . MAGORNO (IV-PSI) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MAGORNO (IV-PSI) . Signor Presidente, onorevoli colleghi senatori, la Calabria, ancora una volta, viene dimenticata. Il recovery plan , che avrebbe dovuto rappresentare un'importante svolta per questa Regione, di fatto la ignora, allontanandola sempre di più dal resto del Paese. Molti sindaci calabresi in questi giorni hanno fatto sentire la propria voce di protesta dalle loro trincee, evidenziando il rischio reale che anche in quest'occasione, unica e irripetibile, vengano mortificati i diritti e le aspettative dei cittadini calabresi. L'altro ieri il comitato direttivo dell'ANCI Calabria ha ribadito all'unanimità le problematiche, le omissioni, le incongruenze e le disattenzioni del recovery plan verso la Calabria e i calabresi. Con il loro documento i sindaci vogliono sensibilizzare deputati e senatori di ogni schieramento a prendere una posizione netta e determinata a favore della Calabria, per modificare un testo che, seppur migliorato rispetto alla prima stesura, non scalfisce minimamente i ritardi storici che umiliano questa nostra martoriata terra di Calabria. Come senatore e, ancor prima, come sindaco calabrese, sarò in prima linea a lottare affinché le rivendicazioni dei primi cittadini vengano accolte per intero. In questo momento storico non sono possibili mediazioni di nessun tipo, non sono ammissibili indugi, non sono sopportabili diserzioni, non sono accettabili tentennamenti, non sono tollerabili furbizie e non sono concepibili interessi personali o politici. La Calabria dev'essere rappresentata, tutelata e difesa oltre ogni limite. È inutile scandalizzarsi di fronte alle affermazioni di Corrado Augias su una Calabria condannata all'emarginazione, se poi alle parole non seguono azioni concrete e mirate a colmare gli atavici deficit di questa nostra Regione. Nelle scorse settimane ho votato contro il decreto Calabria e, da senatore della maggioranza che fu, ho quindi votato contro la fiducia al Governo. Sempre per il bene della Calabria, voterò anche contro il recovery plan , qualsiasi Governo verrà alla luce nei prossimi giorni (se verrà alla luce), e lo farò per dare un futuro e nuove prospettive di crescita alla mia terra. La Calabria non è terra perduta, signor Presidente; è una terra abbandonata, isolata, dimenticata e utilizzata, che con grande dignità e forza chiede di avere le stesse opportunità avute dagli altri territori. È vero che è piena di contraddizioni e criticità, ma da tempo ha iniziato un cammino per superarle, prima di tutto con la lotta alla 'ndrangheta e al malaffare. La Calabria è una terra di uomini e donne che hanno capacità, competenze, intelligenza e tenacia per operare fattivamente per il riscatto della propria comunità. Bisogna però mettere a loro disposizione le risorse e gli strumenti necessari. Il recovery plan deve fare anche questo e io lavorerò e mi batterò affinché tutto ciò non resti un sogno, ma diventi realtà. (Applausi) . MODENA (FIBP-UDC) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MODENA (FIBP-UDC) . Signor Presidente, desidero intervenire perché, tra le richieste che erano state rivolte al Governo e che vorrei ribadire in questa sede, pur di fronte a una situazione e a un quadro completamente mutati, c'è quella relativa allo stato di attuazione dei decreti attuativi (perdonate il gioco di parole). Come ha ricordato anche oggi in Aula il collega Ferro, sappiamo che il Governo - anzi, il presidente Conte - lascia in eredità numeri importanti, ovvero 547 decreti attuativi. Ciò significa che solo il 40 per cento delle norme di legge ha avuto le gambe necessarie per produrre effetti. In particolare, aspettiamo ancora l'emanazione dei decreti attuativi relativi al decreto-legge liquidità e al decreto-legge rilancio. In molti casi si è andati anche oltre i termini e restano in sospeso anche provvedimenti importanti, come ad esempio quello per la prosecuzione delle opere pubbliche, oppure il decreto per il Fondo per la salvaguardia dei livelli occupazionali, oppure ancora quelli riguardanti il ristoro degli enti locali per i mancati introiti legati alla tassa di soggiorno e di occupazione degli spazi pubblici. È dunque necessario, a nostro avviso, che si riferisca in Parlamento sullo stato di attuazione di tali decreti, sui motivi dei ritardi e sulle misure che si intendono adottare, in quanto la metà di essi riguarda, tra l'altro, l'emergenza da Covid-19. Ritenendo che questa emergenza richieda una gestione efficiente, pensiamo quindi sia necessario comprendere effettivamente quanto ci sia di parlato e quanto invece è stato fatto, con riferimento alle varie norme approvate dall'inizio della pandemia ad oggi. (Applausi) . Atti e documenti, annunzio PRESIDENTE . Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Ordine del giorno per la seduta di martedì 2 febbraio 2021 PRESIDENTE . Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica martedì 2 febbraio, alle ore 16, con il seguente ordine del giorno: ( Vedi ordine del giorno ) La seduta è tolta (ore 14,03) . Parere espresso dalla 5a Commissione permanente sul testo del disegno di legge n. 2070 e sui relativi emendamenti La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge in titolo e acquisita la relazione tecnica aggiornata, di cui all'articolo 17, comma 8, della legge di contabilità e finanza pubblica, esprime, per quanto di competenza, parere non ostativo. In merito agli emendamenti, esprime, per quanto di competenza, parere contrario, ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, sulle proposte 1- bis .1, 1- bis .2, 1- quater .l, 1- quater. 2, 1- quater .3, 1- quater .4, 2.1, 2.2, 2.3, 2.4, 2.5, 2.6, 2.7, 2.8, 2.9, 2.10, 2.11, 2.12, 2.13, 2.0.1, 2.0.2, 2.0.3, 2.0.4, 2.0.5, 2.0.9, 2.0.10, 2- bis .0.1, 2-bis.0.2, 2- bis .0.3, 2- bis .0.4, 2- bis .0.5, 2- bis .0.6, 2- bis .0.7, 2- bis .0.8, 2- bis .09, 2- bis .0.10 e 2- bis .0.11. Sulla proposta 1- quater .5 il parere non ostativo è condizionato, ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, all'inserimento di una clausola di invarianza finanziaria. Il parere è non ostativo su tutti i restanti emendamenti. Integrazione all'intervento della senatrice Rojc sul 100° anniversario della fondazione del Partito Comunista Italiano Signor Presidente. Onorevoli colleghi, scrive Antonio Gramsci nel 1917: "Odio gli indifferenti. /.../ L'indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera./.../ Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, avviene perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia promulgare le leggi che solo la rivolta potrà abrogare... ". Parole, queste, che dopo oltre un secolo potrebbero essere considerate come parte delle fondamenta del PCI. Non ho mai condiviso la storia del Partito Comunista. Quella comunista non è la mia storia, e sono consapevole delle contraddizioni che ne segnano il percorso. Ma ne ho sempre profondamente rispettato la matrice: nel 1921 l'Italia si stava preparando all'ascesa al potere di Mussolini, ma nella Venezia Giulia, come altrove in Italia, il fascismo stava già mostrando la sua vera natura attraverso azioni squadriste. I comunisti ne compresero, forse prima di altri, la pericolosità. Chi prende in mano le "Lezioni sul fascismo" di Palmiro Togliatti, può comprenderne l'idea di fondo: da esule a Mosca e dirigente dell'Internazionale comunista propose una acuta analisi del fascismo come fenomeno storico che i liberali, i socialisti e anche i comunisti avevano alle origini sottovalutato. Togliatti è stato un personaggio anche controverso, ma è stato definito "rivoluzionario costituente" in quanto da queste "Lezioni" emergono le basi teoriche e pratiche del Partito Comunista nella guerra di liberazione e nell'impianto della Costituzione di una Repubblica fondata sul lavoro e sui valori dell'antifascismo. Dichiarato contraltare delle forze del cristianesimo democratico, del liberalismo e della socialdemocrazia, il Partito Comunista è stato un soggetto fondamentale del pluralismo italiano. Chi, raccoglie l'eredità delle forze popolari, condivide i valori che determinano la nostra Costituzione e rappresentano le basi della nostra Repubblica, non potrà non rispettare quelle donne e quegli uomini che hanno fatto propri gli ideali che sin dalla Rivoluzione francese sono alla base della concezione dell'Europa moderna: libertà, fraternità, uguaglianza. E, aggiungeremo noi, figli di coloro che ne hanno combattuto l'orrore e praticato la fede, l'anti-fascismo. I comunisti non rinunciarono mai alla lotta per la giustizia sociale. E in questa lotta si riconoscevano le donne e gli uomini che vi hanno aderito in massa. Vi hanno aderito con l'animo puro, da idealisti. E permettetemi una nota che riguarda la minoranza nazionale slovena: fu il PCI per primo a offrire agli sloveni la possibilità di vedere eletto sulle proprie liste un proprio rappresentante parlamentare, a cui hanno poi aderito i suoi eredi, nel centro- sinistra fino a oggi. Nel centenario della fondazione del PCI, rendiamo onore ai suoi migliori rappresentanti, tra cui Pajetta, Berlinguer, Napolitano, per citarne tre soltanto, che con il loro lavoro e le loro idee hanno contribuito a rendere migliore il nostro Paese. Testo integrale dell'intervento del senatore Nencini sul 100° anniversario della fondazione del Partito Comunista Italiano A Livorno nasce una forza politica che si sposa con la speranza, infondata, della rivoluzione. Un partito impenetrabile, settario, condotto con pugno di ferro da Bordiga e da Terracini, non dall'intellettuale Gramsci, amato a Mosca ma inviso in Italia. Un partito totalmente al servizio di Mosca, illuso dal fare come in Russia quando lo stesso Lenin, a pochi mesi dal congresso, con i bolscevichi sconfitti alle porte di Varsavia e i focolai rivoluzionari ormai spenti ovunque nel cuore dell'Europa, confesserà a Costantino Lazzari che ciò che è utile alla causa è un'organizzazione di partiti fratelli che protegga la rivoluzione dei soviet. Non è ancora il partito che l'Italia conoscerà nel 1944. Un partito di massa, decisivo negli anni della Resistenza, importante nella tenuta delle istituzioni quando l'Italia verrà scossa dal terrorismo. Un partito di popolo, senza dubbio, eppure convertitosi molto tardi all'europeismo e, con buona pace di Scalfari, un partito che non ha mai potuto vantare una cesura netta del cordone ombelicale delle origini. Cito dagli ultimi due segretari. Resta dunque il nodo iniziale: Livorno 1921. L'origine di due visioni alternative: l'adozione della violenza per cambiare la storia, il gradualismo delle riforme per raggiungere una società più giusta. Chi si riunì nel Teatro San Marco non vide, peggio: ritenne l'esordio delle squadre fasciste l'ultimo spasmo della borghesia. Vietato collaborare con i liberali di Amendola e con don Sturzo. Anzi, scriverà Togliatti, loro sono i nemici in compagnia di Mussolini e Turati. Le riforme allontanano la prospettiva rivoluzionaria. Vanno bandite. Pochi tra coloro che restarono nel Teatro Goldoni compresero quale fosse il destino dell'Italia, non l'anima massimalista. Turati: ogni scorciatoia allunga il cammino. Meglio una conquista dopo l'altra, meglio la via socialdemocratica. Matteotti: corre a Ferrara, nel suo collegio, perché i fascisti hanno attaccato Comune e Camera del Lavoro. Della preoccupazione per il fascismo nascente, per l'offensiva degli agrari che arruolano bande fasciste per strappare ai braccianti l'imponibile di manodopera e le otto ore di lavoro appena conquistate da una donna, Argentina Altobelli, leader della Federterra, sotto il tetto sfondato del teatro San Marco non c'è traccia. Capisco: è dura accettare le ragioni delle minoranze. Leggo autorevoli dirigenti del PCI che si ostinano a dare giudizi più fondati sui loro desideri che non sui fatti. Meglio Gramsci di Turati, sostengono. Ma i fatti hanno la testa dura. Basta rileggere «Ordine Nuovo» o l'edizione torinese dell'«Avanti!» diretta proprio da Gramsci. Gramsci a Livorno non intervenne, non ebbe alcun ruolo, larga parte dell'analisi che anch'io condivido venne elaborata anni dopo il congresso, quando il fascismo spadroneggiava. Più di ogni altro ebbe ragione Anna Kuliscioff, che conosceva bene la Russia e l'Italia. L'unica rivoluzione che dopo Livorno cavalcò impetuosa fu quella nera. Il Polesine, il ferrarese, le campagne toscane, lombarde, piemontesi, poi le città a ferro e fuoco. Furono centinaia i morti scempiati: capi Lega, preti come don Minzoni, sindaci, gli ultimi con i crani sfondati. Voglio essere chiaro: la scissione non generò la reazione. I semi li aveva gettati la guerra. Fu invece un mastodontico errore politico a spalancarle la strada. Pochi giorni dopo il congresso, Matteotti intervenne a Montecitorio. Fu quella la prima relazione dettagliata sulle minacce e sulle aggressioni fasciste. Dall'estrema sinistra si levò appena un applauso. Integrazione all'intervento del senatore Errani sul 100° anniversario della fondazione del Partito Comunista Italiano Non si può qui non ricordare il grandissimo contributo che ha dato l'esperienza del Partito Comunista Italiano alla cultura italiana tramite i suoi intellettuali, dallo stesso Gramsci, a Sibilla Aleramo, a Concetto Marchesi, a Franco Rodano solo per fare alcuni esempi, all'enorme quantità di pubblicazioni, riviste, periodici, produzioni di ogni tipo curati dal Partito Comunista Italiano. Oltre a questo il Partito Comunista Italiano ebbe anche la capacità di essere sempre radicato nella realtà concreta della società in cui viveva e per questo ebbe un ruolo così importante nella sua storia l'esperienza riformista nel governo di tante città e regioni del Paese. Naturalmente non voglio qui nascondere le contraddizioni di quel percorso a partire dal legame con l'URSS seppure in una posizione via via sempre più critica che vede un passaggio cruciale nella condanna all'invasione sovietica della Cecoslovacchia. Questa dialettica vide una lotta molto intensa all'interno del Partito Comunista Italiano, ad esempio ricordo le posizioni di Di Vittorio sui fatti di Ungheria o l'espulsione del gruppo del Manifesto. Queste contraddizioni non impedirono però al Partito Comunista Italiano di essere un interlocutore fondamentale con i ragazzi e le ragazze di quel grande movimento che fu il '68. Il Partito Comunista Italiano seppe cogliere quella fase di grande trasformazione sociale che continuò per tutti gli anni '70. In quella fase fu protagonista Berlinguer, che per la mia generazione fu un grande punto di riferimento, autore di grandi intuizioni. La strategia del compromesso storico come chiave per superare l'impossibilità di governare e che si concluse con la tragedia del rapimento e dell'assassinio di Aldo Moro. La questione morale non già intesa come superiorità del Partito Comunista Italiano ma come un processo degenerativo del sistema politico italiano che non era più capace di garantire la qualità della democrazia e il ricambio della classe dirigente. Poi la sua politica internazionale in relazione all'Alleanza atlantica e all'esaurimento della spinta propulsiva della Rivoluzione di Ottobre, e mentre magari in Italia il Partito Comunista Italiano era criticato per il suo rapporto con l'URSS, Berlinguer e il PCI erano apprezzati nel mondo per l'autonomia. Infine vorrei citare l'intervista su 1984 e Orwell dove riprendendo una straordinaria intuizione di Gramsci in Americanismo e Fordismo vede con lungimiranza i grandi cambiamenti: la globalizzazione e mondializzazione dell'economia e una politica che vive una dimensione strettamente nazionale. Apre una riflessione sulla questione ambientale, sulle differenze di genere, la democrazia elettronica, le grandi novità che avrebbero caratterizzato i decenni successivi compreso il nostro. Poi arriva il 1989 con la svolta di Occhetto, giusta e più che matura. Lo dico senza nostalgie, perché tutto è cambiato. Esistono il confronto, le letture diverse o critiche ma niente potrà mai negare il ruolo fondamentale del Partito Comunista Italiano nella storia di questo Paese, il ruolo del Partito Comunista Italiano come cofondatore della democrazia italiana e nella vita concreta, così come nell'immaginario, di milioni e milioni di uomini e donne. Basta ricordare qui l'impegno determinante e decisivo nella lotta al terrorismo nero e rosso. Ora è cambiato tutto ma il Partito Comunista Italiano fu una grande forza popolare capace di avere una visione del mondo e nulla e nessuno potrà disconoscere questa concreta verità. Del resto la costruzione di una nuova cultura politica, di una nuova visione del mondo di oggi, con i suoi straordinari cambiamenti, rimane una grande questione che interroga la sinistra e l'intera politica di oggi. Testo integrale dell'intervento del senatore Lannutti sul 100° centenario della fondazione del Partito Comunista Italiano "La storia, maestra di vita, non ha mai scolari" - scriveva Antonio Gramsci - morto in carcere nel 1937 dopo la promulgazione delle "leggi speciali" fasciste e l'arresto dell'8 novembre 1926, fondatore del quotidiano «l'Unità» ed uno dei protagonisti - con Bordiga e Terracini - della scissione di Livorno del 21 gennaio 1921, durante il XVII Congresso del Partito Socialista Italiano, per fondare il Partito Comunista d'Italia, sezione della terza Internazionale, che entrò nella clandestinità e mantenne la sua denominazione fino al giugno 1943, quando fu modificata in Partito Comunista Italiano. I primi anni di vita del Partito Comunista d'Italia furono contrassegnati dalla sconfitta del movimento operaio e dalla violenta reazione del regime fascista foraggiato da industriali e latifondisti, col gruppo dirigente guidato da Bordiga che si spostò sulle posizioni più estremiste di una parte dell'Internazionale; dei suoi stretti legami con il regime sovietico nato con la rivoluzione d'ottobre, che cominciò ad allentare i suoi rapporti con la Russia dopo l'invasione dell'Ungheria del 1956, che costrinsero il PCI a riflettere sulla propria strategia e sul socialismo realizzato, prendendo le distanze dall'unitarismo sovietico prevalente nel movimento comunista mondiale. Durante la Seconda guerra mondiale, il PCI - che il 12 novembre 1989, tre giorni dopo la caduta del Muro di Berlino, venne sciolto da Achille Occhetto nella cosiddetta svolta della Bolognina, con la nascita di un nuovo partito della sinistra italiana - svolse un ruolo importante nella Resistenza contro l'occupazione tedesca ed il fascismo, dopo che Palmiro Togliatti attuò una politica di collaborazione con le forze democratiche cattoliche, liberali e socialiste, proponendo per primo la «via italiana al socialismo» ed ebbe un'importante influenza nella creazione e nella difesa delle istituzioni repubblicane, attraversate dalla lunga stagione delle stragi iniziate il 12 dicembre 1969 a Milano con Piazza Fontana, la strategia della tensione, il tentativo di sovvertire lo Stato coi servizi segreti deviati e la loggia massonica P2 di Licio Gelli. Ho conosciuto molti di quei dirigenti, dai quali ho tratto insegnamento, durante gli anni di piombo, la nascita delle brigate rosse ed il rapimento di Aldo Moro, quando facevo il segretario del professor Mario Spallone, il medico di Togliatti: Luigi Longo, Giorgio Amendola, Nilde lotti, Pietro Ingrao, Umberto Terracini, Giancarlo Paietta, il presidente Napolitano, Giglia Tedesco, Luciano Lama ed altri, tutti accomunati nella missione di tutela dei diritti di lavoratori, operai, impiegati e contadini per migliorare le loro condizioni di vita e costruire le basi della democrazia dell'alternanza, diventata più facile dopo la caduta del Muro di Berlino, avendo sempre a cuore l'interesse generale ed il bene comune. Più di tutti il segretario Enrico Berlinguer, che in una intervista del luglio 1981 pose il problema della questione morale. I partiti di oggi sono soprattutto macchine di potere e di clientela: scarsa o mistificata conoscenza della vita e dei problemi della società e della gente, idee, ideali, programmi pochi o vaghi, sentimenti e passione civile, zero. Gestiscono interessi, i più disparati, talvolta anche loschi e senza alcun rapporto con le esigenze e i bisogni umani distorcendoli, senza perseguire il bene comune. La loro stessa struttura si è ormai conformata su questo modello e non sono più organizzatori del popolo, ma federazioni di correnti, di camarille, ciascuna con un "boss" e dei "sotto-boss". I partiti hanno occupato lo Stato e le sue istituzioni, enti locali, istituti culturali e di previdenza, banche, aziende pubbliche, ospedali, università, la RAI e grandi giornali. Tutto è lottizzato e spartito. E il risultato è drammatico. Tutte le "operazioni" che gli attuali dirigenti sono chiamati a compiere vengono viste in funzione dell'interesse del partito, della corrente o del clan cui si deve la carica. Un credito bancario viene concesso se è utile a questo fine, se procura vantaggi e clientela; un'autorizzazione viene data, un appalto aggiudicato, una cattedra assegnata e un'attrezzatura di laboratorio finanziata, se i beneficiari fanno atto di fedeltà al partito. Noi pensiamo che il privilegio vada combattuto e distrutto ovunque si annidi, che i poveri e gli emarginati, gli svantaggiati, vadano difesi, e vadano date loro voce e la possibilità concreta di contare nelle decisioni per cambiare le proprie condizioni, che certi bisogni sociali e umani ignorati vadano soddisfatti, che professionalità e merito siano premiati. Noi - diceva Berlinguer - vogliamo che i partiti cessino di occupare lo Stato". Sono stati anni terribili di contrapposizioni e scontri violenti nelle università e piazze, ma tra gli avversari di allora, che non erano nemici politici, vigeva il rispetto reciproco. ln questa epoca difficile di convivenza con la tragedia planetaria da Covid-19 e della società della sorveglianza, del dominio incontrastato dei giganti del web , la cui deriva autoritaria è imputabile a responsabilità politiche, che hanno consentito agli Stati sovrani di essere sostituiti dai Trattati, la giustizia dagli arbitrati, le democrazie dalla dittatura di spread ed algoritmi, il potere democratico dei governi scelti con libere elezioni, con l'assolutismo dei click , occorre ritornare al primato della politica. Per tutelare i cittadini, prima narcotizzati ed obnubilati dai social , poi degradati al rango di consumatori costretti ad utilizzare servizi imposti dal regime oligopolistico e dispotico dei giganti del web , che, sfruttando l'assenza di limiti e contrappesi democratici, hanno edificato potenti strutture oligarchiche, orientando il mercato globale a loro esclusivo uso e consumo, svuotando il ruolo degli Stati sovrani, per innescare cicli infiniti di recessioni ed un regime di autoritarismo e libero arbitrio. La storia, maestra di vita, deve essere d'insegnamento perché chi non la conosce è condannato a replicarla, anche per evitare che il ripetersi delle tragedie del passato - sostituite dalle persuadenti dittature invisibili, come insegnato da Karl Marx - le trasformi in farsa. Grazie per l'attenzione. VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA SEGNALAZIONI RELATIVE ALLE VOTAZIONI EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA Nel corso della seduta sono pervenute al banco della Presidenza le seguenti comunicazioni: Disegno di legge n. 2070: sull'emendamento 1.3, le senatrici Angrisani, Corrado e De Lucia avrebbero voluto esprimere un voto contrario; sull'emendamento 2.12, il senatore Paragone avrebbe voluto esprimere un voto favorevole; sull'emendamento 2- bis .0.10, la senatrice Angrisani avrebbe voluto esprimere un voto contrario; sulla votazione finale, la senatrice Minuto avrebbe voluto esprimere un voto contrario. Congedi e missioni Sono in congedo i senatori: Alderisi, Barachini, Barboni, Cario, Castaldi, Cattaneo, Cerno, Crimi, De Poli, Di Marzio, Di Piazza, Floridia, Galliani, Ginetti, Iori, Malpezzi, Margiotta, Merlo, Misiani, Monti, Napolitano, Ronzulli, Sciascia, Segre, Sileri, Turco e Vanin. È assente per incarico avuto dal Senato il senatore Rampi, per attività dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa. Sono considerati in missione i senatori: Buccarella, Floris e Rizzotti, per attività dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa. Sono considerati in missione, ai sensi dell'art. 108, comma 2, primo periodo, del Regolamento, i senatori: Castiello e Marino. Gruppi parlamentari, Ufficio di Presidenza La Presidente del Gruppo Misto ha comunicato che, a seguito dell'adesione ad altro Gruppo, il senatore Buccarella cessa di essere Vice Presidente all'interno dell'Ufficio di Presidenza del Gruppo Misto. Gruppi parlamentari, cessazione di componente La Presidente del Gruppo Misto ha comunicato che, a seguito dell'uscita dal Gruppo dei senatori Buccarella, Cario, De Bonis, Fantetti e Merlo, la componente "MAIE-Italia 23" all'interno del Gruppo stesso cessa di esistere. Disegni di legge, annunzio di presentazione Senatrice Borgonzoni Lucia Ulteriore estensione del credito d'imposta, cosiddetto Art Bonus, di cui all'articolo 1, comma 1, del decreto-legge 31 maggio 2014, n. 83, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 luglio 2014, n. 106 (2073) (presentato in data 26/01/2021); senatore Paroli Adriano Modifiche alla legge 27 dicembre 2019, n. 160, in materia di applicabilità dell'IMU agli istituti autonomi per le case popolari (IACP) (2074) (presentato in data 26/01/2021); senatrice Borgonzoni Lucia Disposizioni per l'istituzione della Direzione generale Musica, nell'ambito dell'organizzazione del Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo (2075) (presentato in data 26/01/2021). Governo, trasmissione di atti Il Ministro della salute, con lettera in data 26 gennaio 2021, ai sensi dell'articolo 1, comma 16- bis , del decreto-legge 16 maggio 2020, n. 33, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 luglio 2020, n. 74, ha trasmesso: i risultati del monitoraggio dei dati epidemiologici di cui al decreto del Ministro della salute 30 aprile 2020, riferiti alla settimana dell'11 al 17 gennaio 2021, aggiornati al 20 gennaio 2021; il verbale del 22 gennaio 2021 del Comitato tecnico-scientifico di cui all'articolo 2 dell'ordinanza del Capo del Dipartimento della protezione civile 3 febbraio 2020 e il verbale del 22 gennaio 2021 della Cabina di regia istituita ai sensi del decreto del Ministro della salute 30 aprile 2020. Ha altresì trasmesso le ordinanze dell'8 gennaio 2021, recanti, rispettivamente, "Ulteriori misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell'emergenza epidemiologica da COVID-19 per le Regioni Calabria, Emilia Romagna e Veneto", "Ulteriori misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell'emergenza epidemiologica da COVID-19 per la Regione Sardegna", "Ulteriori misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell'emergenza epidemiologica da COVID-19 per la Regione Lombardia", pubblicate nella Gazzetta Ufficiale del 23 gennaio 2021, n. 18. La predetta documentazione (Atto n. 698) è depositata presso il Servizio dell'Assemblea a disposizione degli onorevoli senatori. La Presidenza del Consiglio dei ministri, con lettera in data 21 gennaio 2021, ha inviato - ai sensi dell'articolo 19 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni e integrazioni - la comunicazione concernente il conferimento di incarico di livello dirigenziale generale ai dottori Simona Angelini e Luigi Polizzi, nell'ambito del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali. Tale comunicazione è depositata presso il Servizio dell'Assemblea, a disposizione degli onorevoli senatori. Governo, trasmissione di atti e documenti dell'Unione europea di particolare rilevanza ai sensi dell'articolo 6, comma 1, della legge n. 234 del 2012. Deferimento Ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, è deferito alle sottoindicate Commissioni permanenti il seguente documento dell'Unione europea, trasmesso dal Dipartimento per le politiche europee della Presidenza del Consiglio dei ministri, in base all'articolo 6, comma 1, della legge 24 dicembre 2012, n. 234: Relazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio sulla valutazione congiunta dell'accordo tra gli Stati Uniti d'America e l'Unione europea sull'uso e il trasferimento delle registrazioni dei nominativi dei passeggeri al dipartimento degli Stati Uniti per la sicurezza interna (COM(2021) 18 definitivo), alla 1 a Commissione permanente e, per il parere, alle Commissioni 2 a , 3 a e 14 a . Autorità garante della concorrenza e del mercato, trasmissione di atti. Deferimento Il Presidente dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato, ha inviato, in data 22 gennaio 2021, ai sensi dell'articolo 21 della legge 10 ottobre 1990, n. 287, una segnalazione relativa alle modalità di erogazione degli stanziamenti, a favore delle emittenti locali televisive e radiofoniche, del contributo per la diffusione delle comunicazioni istituzionali aventi ad oggetto il contagio da COVID-19 previsto dall'articolo 195 del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, "Fondo per emergenze relative ad emittenti locali". La predetta segnalazione è deferita, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 5 a , alla 8 a e alla 10 a Commissione permanente (Atto n. 699). Commissione europea, trasmissione di progetti di atti legislativi dell'Unione europea. Deferimento La Commissione europea ha trasmesso, in data 27 gennaio 2021, per l'acquisizione del parere motivato previsto dal Protocollo (n. 2) sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità allegato al Trattato sull'Unione europea e al Trattato sul funzionamento dell'Unione europea: la Proposta di regolamento del Consiglio recante modifica del regolamento (UE) n. 389/2012 relativo alla cooperazione amministrativa in materia di accise per quanto concerne il contenuto dei registri elettronici (COM(2021) 28 definitivo). Ai sensi dell'articolo 144, commi 1- bis e 6, del Regolamento, l'atto è deferito alla 14 a Commissione permanente ai fini della verifica della conformità al principio di sussidiarietà; la scadenza del termine di otto settimane previsto dall'articolo 6 del predetto Protocollo è fissata al 24 marzo 2021. L'atto è altresì deferito, per i profili di merito, ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, alla 6 a Commissione permanente, con il parere delle Commissioni 3 a e 14 a . Interrogazioni, apposizione di nuove firme I senatori Gallicchio, Pavanelli, Croatti, Presutto, Lanzi, Trentacoste e Montevecchi hanno aggiunto la propria firma all'interrogazione 4-04836 del senatore Lannutti. Il senatore Floris ha aggiunto la propria firma all'interrogazione 4-04842 della senatrice Toffanin ed altri. Risposte scritte ad interrogazioni (Pervenute dal 21 al 27 gennaio 2021) SOMMARIO DEL FASCICOLO N. 95 CANDURA, PUCCIARELLI: sull'adesione dell'Italia all'"European intervention initiative" (4-02368) (risp. GUERINI, ministro della difesa ) CORTI: sulla chiusura di alcuni uffici postali nell'appennino modenese (4-03853) (risp. BUFFAGNI, vice ministro dello sviluppo economico ) DE BONIS: sul riparto del fondo previsto dal "decreto rilancio" per i Comuni divenuti "zona rossa"(4-04271) (risp. VARIATI, sottosegretario di Stato per l'interno ) GASPARRI, MOLES: sulle offese a Jole Santelli da parte di un'insegnante di Genova (4-04265) (risp. AZZOLINA, ministro dell'istruzione ) LONARDO: sulla piattaforma informatica per l'inserimento dei dati e l'elaborazione delle graduatorie provinciali delle supplenze (4-04205) (risp. AZZOLINA, ministro dell'istruzione ) LONARDO ed altri: sugli accorpamenti delle camere di commercio (4-02379) (risp. MORANI, sottosegretario di Stato per lo sviluppo economico ) MALAN: su minacce di atti terroristici in Occidente da parte del regime iraniano (4-04612) (risp. SERENI, vice ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale ) NISINI: sulle offese a Jole Santelli da parte di un'insegnante di Genova (4-04267) (risp. AZZOLINA, ministro dell'istruzione ) PAPATHEU: sul legame tra Italia e Azerbaigian (4-04560) (risp. DI STEFANO, sottosegretario di Stato per gli affari esteri e la cooperazione internazionale ) PEPE: sulla piattaforma informatica per l'inserimento dei dati e l'elaborazione delle graduatorie provinciali delle supplenze (4-04205) (risp. AZZOLINA, ministro dell'istruzione ) RAMPI: sul contenuto delle dichiarazioni di un ex diplomatico iraniano interrogato dalle autorità belghe (4-04626) (risp. SERENI, vice ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale ) Mozioni Atto n. 1-00318 CASTELLONE PIRRO PISANI Giuseppe MAUTONE MARINELLO DONNO DELL'OLIO LOREFICE ACCOTO D'ANGELO TRENTACOSTE VANIN NATURALE CORRADO GRANATO GAUDIANO ANGRISANI DI GIROLAMO MATRISCIANO VACCARO PERILLI - Il Senato, premesso che: dall'inizio della pandemia da COVID-19 ad oggi, a livello globale, secondo i dati dell'OMS aggiornati al 25 gennaio 2021, sono 97.831.595 i casi confermati nel mondo e 2.120.877 i morti. In Italia i casi confermati sono 2.381.277 e i morti 82.177; uno degli aspetti più dolorosi che caratterizza questa pandemia è l'isolamento umano di tutte le persone più fragili, sia con patologia COVID-19 sia con altre patologie; la solitudine per i pazienti più fragili e anziani causa disorientamento cognitivo e sofferenza psicologica, anche a causa dell'impossibilità di comunicare con i propri familiari; la legge 15 marzo 2010, n. 38, recante "Disposizioni per garantire l'accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore", garantisce l'accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore da parte del malato, nell'ambito dei livelli essenziali di assistenza, al fine di assicurare il rispetto della dignità e dell'autonomia della persona umana, il bisogno di salute, l'equità nell'accesso all'assistenza, la qualità delle cure e la loro appropriatezza riguardo alle specifiche esigenze. La legge tutela all'articolo 1 "il diritto del cittadino ad accedere alle cure palliative e alla terapia del dolore", ed individua tre reti di assistenza dedicate alle cure palliative, alla terapia del dolore e al paziente pediatrico; la pandemia ha modificato il lavoro delle reti di cure palliative, le attività di assistenza domiciliare sono state spesso caratterizzate da visite brevi, talora sostituite da contatti telefonici, barriere indotte dalla necessità di utilizzo dei DPI, distanziamento sociale e anche divieto o drastiche limitazioni all'ingresso dei congiunti nelle strutture. Le misure di isolamento e le limitazioni per i visitatori portano ad un forte senso di separazione da parte dei pazienti che si avvicinano alla fine della vita; tali considerazioni preliminari sono alla base anche del documento "Le cure palliative durante una pandemia" elaborato, nel mese di ottobre 2020, dalla Società italiana di cure palliative e dalla Federazione italiana cure palliative. Il documento fornisce un utile strumento di lavoro per elaborare politiche sanitarie finalizzate a dare risposte adeguate ai bisogni di cure palliative ed alle necessità assistenziali di chi affronta l'ultimo tratto della propria vita nel contesto dell'emergenza pandemica; nel documento si legge: "Una crisi umanitaria, come ad esempio una pandemia, complica in modo sostanziale alcuni elementi che identificano e definiscono i bisogni di cure palliative della popolazione colpita a partire dalla individuazione dei pazienti vulnerabili e a rischio di morte. Si amplia, innanzitutto, lo spettro dei pazienti che necessitano di cure palliative, naturalmente in modo dipendente dal contesto socio-economico e di sviluppo di un sistema sanitario: quest'ultimo, oltre ai malati, adulti e bambini, già in carico classicamente alle cure palliative, deve fornire palliazione anche a persone che prima della pandemia erano altamente dipendenti da trattamenti intensivi (e.g: ventilazione, dialisi), a persone affette da patologie croniche la cui salute si deteriora a causa delle restrizioni e delle misure di isolamento (riduzione degli accessi ospedalieri o ambulatoriali per visite ed esami di controllo) ma soprattutto anche a persone precedentemente sane le quali a causa dell'infezione vengono sottoposte a trattamenti di supporto vitale ma necessitano di un adeguato controllo sintomatologico o, ancora, a pazienti non suscettibili di tali trattamenti o che non possono accedervi per scarsità di risorse o loro stesso rifiuto"; nonostante le difficoltà, laddove la rete di cure palliative era sufficientemente organizzata prima dell'inizio della pandemia, il sistema di cure palliative ha retto alla pressione delle nuove sfide emergenziali. Nella fase emergenziale le équipe specialistiche di cure palliative sono, infatti, state coinvolte con diverse modalità: attività di consulenza in favore di pazienti affetti da COVID-19 ricoverati presso le strutture ospedaliere o in carico alla medicina generale; disponibilità di personale palliativista a supportare direttamente le unità ospedaliere impegnate nel contrasto alla pandemia ( briefing quotidiani, formazione sul campo, collaborazione al triage , eccetera); assistenza a malati COVID-19 con bisogno di cure palliative tramite ricovero in hospice o reparti ospedalieri convertiti allo scopo (reparti COVID-19); prosecuzione o attivazione di assistenza domiciliare palliativa a malati COVID-19 e non-COVID-19 con bisogno di cure palliative; il Ministero della salute ha pubblicato l'11 agosto 2020 il documento "Elementi di preparazione e risposta a COVID-19 nella stagione autunno-invernale", che descrive le principali azioni attuate dal sistema sanitario in risposta alla pandemia. Le cure palliative sono genericamente citate una sola volta nell'ambito della sezione 3, area territoriale, che prevede: "Incremento delle azioni terapeutiche e assistenziali a livello domiciliare, per rafforzare i servizi di assistenza domiciliare integrata per i soggetti affetti da malattie croniche, disabili, con disturbi mentali, con dipendenze patologiche, non autosufficienti, con bisogni di cure palliative, di terapia del dolore, e in generale per le situazioni di fragilità, ai sensi dell'art. 1, comma 4, del D.L. 34/2020, come convertito nella L. 77/2020"; il documento ministeriale inserisce il tema delle cure palliative in termini di un più ampio "rafforzamento dei servizi di assistenza domiciliare". L'emergenza sanitaria ha, infatti, reso ancora più evidente la necessità di forti investimenti sulla gestione territoriale e anche la carenza di operatori di cure palliative rappresenta una problematica già evidente in tempi di gestione ordinaria, acutizzata dalla pandemia. C'è dunque la necessità di sviluppare connessioni e integrazioni con le branche specialistiche ospedaliere, rafforzare i modelli di rete e il ruolo operativo dei dipartimenti di cure palliative, fornire risorse e indicazioni operative alle strutture coinvolte nei diversi setting assistenziali; il diffondersi del COVID-19 ha evidenziato la carenza di personale sanitario con competenze specialistiche per gestire la sofferenza dei pazienti, nonché la necessità di fornire risposte adeguate ai bisogni di una popolazione crescente di malati sempre più anziani, affetti da patologie cronico-degenerative in fase avanzata o terminale, in condizioni cliniche di estrema fragilità e di grave sofferenza e offrire assistenza ai bambini affetti da malattie incurabili, impegna il Governo: 1) ad adottare le iniziative di competenza volte ad implementare ulteriormente l'integrazione delle cure palliative tra i servizi sanitari offerti in corso di pandemia, sviluppare connessioni e integrazioni con le branche specialistiche ospedaliere, rafforzare i modelli di rete ed i percorsi assistenziali di cure palliative, fornire risorse e indicazioni operative alle strutture attive nei diversi setting assistenziali; 2) ad adeguare le dotazioni organiche delle unità di cure palliative al fine di rispondere ai bisogni dei malati COVID e non COVID, in attuazione di quanto previsto nell'ambito del citato documento ministeriale dell'11 agosto 2020, circa il rafforzamento dei servizi di assistenza domiciliare per i soggetti con bisogno di cure palliative, assicurando che i piani di intervento, a livello regionale e locale, prevedano l'integrazione delle cure palliative specialistiche nei contesti ospedalieri e territoriale, per i malati COVID-19 e per l'utenza ordinaria; 3) a garantire lo svolgimento delle visite da parte dei familiari, secondo regole prestabilite consultabili dai familiari ovvero, in subordine o in caso di impossibilità oggettiva di effettuare la visita o come opportunità aggiuntiva, l'adozione di strumenti alternativi alla visita in presenza, come ad esempio videochiamate organizzate dalla struttura sanitaria; 4) ad individuare, quanto meno per i pazienti che non siano affetti da COVID-19, ambienti dedicati che, in condizioni di sicurezza, siano adibiti all'accesso di almeno un familiare e, nel caso di minore, all'accesso di entrambi i genitori; 5) a valutare se sia possibile adattare al nostro sistema sanitario modelli tecnico-organizzativi già applicati in altri Paesi, che consentano anche ai pazienti affetti da COVID-19 di ricevere visite da parte dei familiari in totale sicurezza; 6) ad assicurare, all'interno della rete ospedaliera e territoriale, la disponibilità di personale dedicato all'assistenza psicologica, sociale e spirituale, con preparazione idonea a gestire le esigenze psicosociali e spirituali dei pazienti COVID-19 e delle loro famiglie. Atto n. 1-00319 GALLONE BATTISTONI BERNINI MALAN PAPATHEU MESSINA Alfredo SCHIFANI GALLIANI RONZULLI GASPARRI MOLES MALLEGNI PICHETTO FRATIN RIZZOTTI PAROLI FLORIS GIAMMANCO VITALI AIMI ALDERISI BARACHINI BARBONI BERARDI BIASOTTI BINETTI CALIENDO CALIGIURI CANGINI CESARO CRAXI DAL MAS DAMIANI DE POLI DE SIANO FAZZONE FERRO GHEDINI GIRO MANGIALAVORI MASINI MINUTO MODENA PAGANO PEROSINO SACCONE SCIASCIA SERAFINI SICLARI STABILE TIRABOSCHI TOFFANIN - Il Senato, premesso che: il decreto legislativo n. 31 del 2010, emanato durante il Governo Berlusconi IV, ha previsto la predisposizione di una proposta di carta nazionale delle aree potenzialmente idonee (CNAPI) per la localizzazione di un deposito unico nazionale delle scorie nucleari da parte della SOGIN S.p.A., la società statale per lo smantellamento degli impianti nucleari italiani e la gestione dei rifiuti radioattivi. Il decreto riconosce altresì un contributo economico al territorio che ospiterà il deposito secondo modalità che gli enti locali interessati regoleranno attraverso la stipula di una specifica convenzione con la medesima SOGIN; il decreto legislativo definisce le norme per l'individuazione del sito e della successiva costruzione del parco tecnologico e del deposito nazionale per lo stoccaggio definitivo dei materiali a bassa e media radioattività, e lo stoccaggio temporaneo di lunga durata dei rifiuti ad alta radioattività provenienti dalla attività di decommissioning delle centrali nucleari italiane spente a seguito del referendum del 1987 e annualmente prodotti nel nostro Paese dalle attività industriali e sanitarie. Il deposito ospiterà esclusivamente i rifiuti radioattivi prodotti nel nostro Paese; il medesimo deposito nazionale e il parco tecnologico saranno realizzati in un'area di circa 150 ettari, di cui 110 dedicati al deposito e 40 al parco. Nel deposito saranno definitivamente smaltiti i rifiuti a molto bassa e bassa attività, ossia quelli che nell'arco di 300 anni raggiungeranno un livello di radioattività tale da non rappresentare più un rischio per l'uomo e per l'ambiente. Inoltre saranno stoccati temporaneamente i rifiuti a media e alta attività, ossia quelli che perdono la radioattività in migliaia di anni e che, per essere sistemati definitivamente, richiedono la disponibilità di un deposito geologico; il parco tecnologico ospiterà un centro di ricerca, dove svolgere attività di decommissioning , della gestione dei rifiuti radioattivi e dello sviluppo sostenibile in accordo con il territorio interessato. La realizzazione e la gestione dell'infrastruttura sono affidate a SOGIN, come previsto dal decreto legislativo n. 31 del 2010; il deposito e il parco tecnologico prevedono un investimento di circa 900 milioni di euro, che saranno prelevati dalle componenti della bolletta elettrica pagata dai consumatori e che genererà più di 4.000 posti di lavoro (diretti e indiretti) per ciascuno dei 4 anni del cantiere e un migliaio per gli anni di esercizio successivi. Il deposito dovrà essere costruito nel rispetto dei più elevati standard di sicurezza radiologica e salvaguardia ambientale, anche al fine di superare la logica delle decine di depositi temporanei sparsi su tutto il territorio nazionale; il deposito definitivo ha l'obiettivo di conservare in assoluta sicurezza questi materiali irraggiati, in attesa che gradualmente perdano il loro grado di radioattività. Ciò risponde in primo luogo ad un'esigenza di sicurezza nazionale, peraltro sollecitata da tutte le autorità internazionali, in primis la UE, che nell'autunno 2020 ha aperto una procedura di infrazione a carico dell'Italia per non aver ancora definito il sito entro cui conferire i rifiuti radioattivi presenti sul territorio nazionale; in base alle normative internazionali (direttiva 2011/70/EURATOM), gli Stati membri sono obbligati a dotarsi di strutture e sistemi finalizzati alla gestione e al deposito, in condizioni di massima sicurezza, delle scorie radioattive prodotte dalle vecchie centrali nucleari nazionali e quelle provenienti dalle attività industriali, mediche e di ricerca. Rifiuti che secondo la direttiva richiedono una gestione responsabile per garantire un elevato livello di sicurezza e proteggere i lavoratori e cittadini dai pericoli derivanti dalle radiazioni. L'obiettivo della misura è anche quello di evitare di imporre oneri indebiti alle generazioni future, visto che spesso questi materiali restano radioattivi per diverse centinaia di anni; il deposito nazionale è un'infrastruttura indispensabile per la messa in sicurezza definitiva dei rifiuti radioattivi e la sua realizzazione consentirà di completare lo smantellamento degli impianti nucleari italiani, nonché di gestire in sicurezza i rifiuti radioattivi, compresi quelli provenienti dalle attività di medicina nucleare, industriali e di ricerca; le principali strutture in cui attualmente si producono o si stoccano rifiuti radioattivi sul territorio nazionale che saranno poi conferiti al deposito nazionale sono: 4 centrali in decommissionin g (SOGIN); 4 impianti del ciclo del combustibile in decommissioning (ENEA e SOGIN); un reattore di ricerca CCR ISPRA-1 (SOGIN); 7 centri di ricerca nucleare (ENEA Casaccia, CCR Ispra, deposito Avogadro, LivaNova, CESNEF, Centro energia e studi nucleari Enrico Fermi dell'università di Pavia, università di Palermo); 3 centri del servizio integrato in esercizio (Nucleco, Campoverde, Protex); un centro del servizio integrato non più attivo (Cemerad); per volume e livello di radioattività dei rifiuti prodotti, i principali centri sono comunque i siti nucleari in fase di smantellamento. Di tutti i rifiuti radioattivi che saranno conferiti nel deposito nazionale, circa il 60 per cento deriverà dalle operazioni di smantellamento degli impianti nucleari, mentre il restante 40 per cento sarà derivato dalle attività di medicina nucleare, industriali e di ricerca, che continueranno a generare rifiuti anche in futuro; la scelta di un deposito definitivo ha una grande valenza ambientale, perché un solo deposito realizzato in un luogo idoneo con tutti gli standard di sicurezza ha il merito di superare l'attuale situazione italiana, caratterizzata da circa 20 depositi nucleari di bassa e media intensità sparsi lungo tutta la penisola, cui si aggiungono decine di aree di stoccaggio temporanee. Siti provvisori, che non sono idonei ai fini dello smaltimento definitivo; già nel giugno 2014 l'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA), rendeva nota la guida tecnica n. 29, "Criteri per la localizzazione di un impianto di smaltimento superficiale di rifiuti radioattivi a bassa e media attività", elaborati sulla base degli standard dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica (AIEA), mediante la quale sono stati individuati i requisiti fondamentali e gli elementi di valutazione che devono essere tenuti in conto da parte della SOGIN per la definizione della proposta di carta nazionale delle aree potenzialmente idonee poi validata dall'Ispettorato nazionale per la sicurezza nucleare e la radioprotezione (ISIN); la CNAPI è stata per diversi anni volutamente tenuta segreta, impedendo così, perlomeno alle istituzioni locali e centrali, di essere messe a conoscenza, sia pure in via preliminare, dei territori individuati dalla medesima SOGIN per la realizzazione del deposito nazionale; l'elenco delle aree potenzialmente idonee era pronto dal 2015 e i Governi Renzi, Gentiloni, Conte 1 e l'attuale Governo per oltre un anno hanno perso anni di tempo prezioso per far partire la procedura per scegliere il luogo dove costruire in sicurezza il deposito nazionale nucleare; la carta nazionale è infatti a disposizione dei ministeri da oltre 5 anni. Come dichiarava il rappresentante del Governo il 30 settembre 2015, in risposta ad un'interrogazione (5-06515) presentata alla Camera, "il 20 luglio 2015 la proposta di Carta nazionale delle aree potenzialmente idonee è pervenuta agli uffici dei Ministeri competenti (MATTM e MISE) che si sono immediatamente messe al lavoro perché possano essere compiute al più presto le valutazioni necessarie al fine di comunicare il nulla osta alla pubblicazione della Cnapi"; nel marzo 2018, l'allora Ministro dello sviluppo economico, Carlo Calenda, prometteva che avrebbe pubblicato a giorni il decreto per la carta delle aree potenzialmente idonee al deposito nucleare di superficie. Così non è stato; il 30 dicembre 2020, così come previsto dall'articolo 27, comma 3, del citato decreto legislativo n. 31 del 2010, il Ministero dello sviluppo economico e il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare hanno finalmente dato il proprio nulla osta alla SOGIN per la pubblicazione sul sito internet della CNAPI; il 5 gennaio 2021, la SOGIN ha conseguentemente provveduto a pubblicare sul sito "depositonazionale" la carta nazionale, dove vengono individuate 67 aree che, in base ai criteri di esclusione stabiliti nella guida tecnica n. 29, sono tutte equivalenti tra loro per garanzia di sicurezza, ma presentano differenti gradi di priorità a seconda delle diverse caratteristiche logistiche e territoriali; la pubblicazione della CNAPI ha dato di fatto l'avvio alla fase di consultazione dei documenti per la durata di due mesi, all'esito della quale si terrà, nell'arco dei quattro mesi successivi, il seminario nazionale a cui parteciperanno vari soggetti tra cui ISIN, enti locali, associazioni di categoria, sindacati, università, enti di ricerca, portatori di interesse qualificati; alla luce dello stato di emergenza sanitaria conseguente alla drammatica pandemia da Sars-Cov-2 in atto, tali tempi di consultazione pubblica e di confronto tra i tanti portatori di interesse, previsti dal decreto legislativo n. 31 del 2010, rischiano di risultare inadeguati ed estremamente stretti proprio perché l'attuale stato di emergenza sanitaria sta comportando tra l'altro fortissime restrizioni della normale attività amministrativa, economica, sociale ed individuale, oltre a gravi evidenti ripercussioni sulla salute delle persone, alla tenuta dei posti di lavoro e alla crisi del sistema produttivo; attualmente l' iter prevede un dibattito pubblico e quindi una fase successiva che vedrà la partecipazione di enti territoriali, associazioni di categoria, sindacati, università ed enti di ricerca, per approfondire tutti gli aspetti, inclusi i possibili benefici economici e di sviluppo territoriale connessi alla realizzazione delle opere. Dopo di che saranno necessari almeno 4 anni per costruire il deposito e parco tecnologico; in base alle osservazioni e alla discussione nel seminario nazionale, la SOGIN elaborerà una proposta di CNAI (carta nazionale delle aree idonee). Questa fase prevede che il Ministero dello sviluppo economico approvi, su parere tecnico dell'ente di controllo ISIN, la versione definitiva della CNAI, che sarà il risultato dell'applicazione dei criteri di localizzazione e dei contributi emersi e concordati nelle diverse fasi della consultazione pubblica. Pubblicata la CNAI, la SOGIN provvederà a raccogliere le manifestazioni di interesse da parte delle Regioni e degli enti locali nei cui territori ricadono le aree idonee; le 67 aree potenzialmente idonee individuate per ospitare il deposito nazionale dei rifiuti radioattivi sono situate in diverse province delle regioni Piemonte, Toscana, Lazio, Puglia, Basilicata, Sardegna e Sicilia, e sono state individuate senza alcuna comunicazione e coinvolgimento delle amministrazioni locali interessate che hanno appreso tutto dalla stampa nazionale. La CNAPI individua 8 aree in Piemonte; 24 aree complessive nelle regioni Toscana e Lazio; 17 nelle regioni Basilicata e Puglia, 14 in Sardegna e 4 aree in Sicilia; vale peraltro la pena chiedersi se, riguardo alle regioni Sardegna e Sicilia, sia stato preso in debita considerazione il rischio connesso al trasferimento via nave delle scorie radioattive; vale ricordare che attualmente il Piemonte, che conta 8 siti potenziali di cui 7 definiti "molto buoni - A1" e 1 definito "buono - A2", due in provincia di Torino e sei in provincia di Alessandria, già oggi è la regione depositaria del maggior numero di scorie radioattive. Se si prendesse come riferimento l'indice di radioattività dei rifiuti (che è alla base delle compensazioni economiche erogate dal CIPE per i Comuni sede e confinanti con impianti di questo tipo e che rappresenta l'indicatore utilizzato a livello internazionale), per il Piemonte la soluzione di un deposito unico nazionale, alla quale corrisponderebbe il completo recupero ambientale e socioeconomico delle aree che attualmente ospitano i rifiuti radioattivi, rappresenterebbe finalmente un importante miglioramento della situazione esistente: da più di 30 anni, infatti, all'interno dei suoi sei depositi sono stoccati rifiuti nucleari che arrivano al 74 per cento rispetto all'indicatore di radioattività (circa 2,3 milioni di gigabequerel, su un totale di circa 3,1 milioni in Italia), quasi totalmente stoccati nell'area Eurex di Saluggia, in una zona esondabile per la contiguità con il letto del fiume Dora Baltea e nei pressi delle falde acquifere che alimentano i pozzi dell'acquedotto del Monferrato (che eroga il servizio idrico a 107 comuni piemontesi, principalmente delle province di Asti e Alessandria, con una piccola quota di comuni della Città metropolitana di Torino); è una situazione precaria e pericolosa che dura da anni, e simile, seppur in misura maggiore, a quelle tante strutture (circa 20) sparse sul territorio nazionale in cui si producono o si stoccano rifiuti radioattivi, a cui solo il deposito nazionale può finalmente porre rimedio. Da qui la necessità ineludibile di realizzare il deposito nazionale per la messa in sicurezza definitiva dei rifiuti radioattivi, oggi stoccati all'interno di decine di depositi temporanei presenti nel Paese, impegna il Governo: 1) a prorogare per lo stretto necessario, alla luce della grave pandemia in atto, i tempi attualmente previsti dalla normativa vigente per le osservazioni, per il dibattito pubblico ed il seminario nazionale, anche valutando di prevedere che detti termini partano dal termine dello stato di emergenza; 2) a garantire, al netto dell'eventuale breve proroga dei termini conseguente all'emergenza sanitaria, il pieno rispetto dei tempi previsti per la realizzazione del deposito unico nazionale e quindi per la messa in sicurezza dei rifiuti radioattivi, evitando di ripetere l'atteggiamento colpevolmente dilatorio che ha caratterizzato in questi anni i governi che si sono succeduti e che non ha consentito l'avvio dell' iter per la realizzazione del deposito nazionale; 3) a garantire che tutta la documentazione pubblicata sul sito internet sia effettivamente completa ed aggiornata, e comprenda tutta quella disponibile presso le sedi della SOGIN e le altre sedi delle ex centrali nucleari elencate nell'avviso pubblico della SOGIN e pubblicato sul sito depositonazionale; 4) a tenere aggiornate e informare le Commissioni parlamentari competenti sugli sviluppi dell' iter che porterà all'individuazione del sito per il deposito nazionale e del parco tecnologico, nonché riguardo all'individuazione dei previsti benefici economici e di sviluppo territoriale connessi alla realizzazione delle opere; 5) a definire e quantificare le risorse e i benefici economici per gli enti e le comunità residenti nel territorio dove sarà localizzato il deposito nazionale; 6) a garantire un'adeguata indennità per i proprietari dei terreni sui quali sarà realizzato il parco tecnologico a valori di mercato che tengano anche conto della loro destinazione edificatoria e produttiva; 7) a chiarire e dare una misurazione oggettiva alla definizione di "adeguata" distanza dai centri abitati, relativamente all'individuazione dell'ubicazione del futuro deposito nazionale e parco tecnologico; 8) ad avviare tutte le iniziative utili, di concerto con gli enti territoriali interessati, volte a definire prima della conclusione dell' iter che dovrà portare all'individuazione del deposito definitivo, risorse modalità e tempi certi relativamente allo smantellamento, messa in sicurezza, bonifica completa e ripristino ambientale di tutti i siti temporanei e strutture del territorio nazionale che attualmente ospitano centrali nucleari e impianti del ciclo del combustibile nucleare; 9) a prendere in considerazione, nell'elaborazione della CNAPI, le aree militari dismesse o in fase di dismissione, o aree destinate a siti produttivi dismessi o in corso di dismissione, al fine di integrare nella carta eventuali ulteriori siti potenzialmente idonei; 10) a rivedere i criteri attualmente previsti dalla normativa vigente in materia di compensazioni a favore dei siti che attualmente ospitano centrali nucleari e impianti del ciclo del combustibile nucleare, basati attualmente sui confini amministrativi comunali di cui all'articolo 4 del decreto-legge n. 314 del 2003, al fine di includere anche il parametro della distanza chilometrica dal sito che ospita i rifiuti nucleari; 11) ad adottare le opportune iniziative volte a garantire tempi più rapidi nell'erogazione delle compensazioni ai territori interessati. Interrogazioni Atto n. 3-02253 DONNO ANGRISANI DI GIROLAMO ENDRIZZI TRENTACOSTE VACCARO VANIN Ai Ministri della salute e per gli affari regionali e le autonomie Premesso che: il virus SARS-CoV-2 in Puglia, purtroppo, non arresta la sua avanzata e continua a colpire senza tregua; anche diversi infermieri e operatori socio-sanitari di presidi ospedalieri hanno contratto il virus, il SISP delle ASL è al lavoro per il tracciamento sui tantissimi contatti dei positivi e con lo sviluppo di diversi focolai risultano, per esempio in provincia di Lecce, 41 nuovi positivi in quarantena solo presso l'ospedale di Scorrano; salgono anche i ricoverati, che, alla data dell'8 gennaio 2021, risultano essere 1.544 e, anche se continua a lievitare velocemente il numero dei guariti (41.468), brutte notizie giungono dalla terapia intensiva COVID del centro DEA di Lecce, dove i numeri sono in crescente aumento da qualche giorno: 18 i ricoverati nella rianimazione del centro leccese, ed è stato trasferito al DEA anche un paziente della terapia intensiva del reparto di cardiochirurgia; da quanto si apprende, anche nel leccese, risulta l'attivazione di strutture di "COVID hotel " rivolte a persone positive autonome, asintomatiche o con sintomi lievi, o contatti stretti che per svariati motivi non possono effettuare un corretto isolamento presso il proprio domicilio, in quanto non idoneo ad esempio per mancanza di separazione tra gli ambienti o perché il soggetto condividerebbe spazi con persone fragili o con patologie importanti; le strutture alberghiere, infatti, garantiscono un corretto isolamento per il tempo necessario (in media si tratta di 10-14 giorni). Agli ospiti è assicurata un'adeguata separazione degli spazi, sono garantiti i pasti (anche per persone con esigenze alimentari particolari come, ad esempio, celiaci o vegetariani) ed è disponibile un servizio di sanificazione di ambienti e indumenti; considerato che: con un'apposita convenzione stipulata con ASL e protezione civile regionale, nel novembre 2020, l' hotel "Zenit" di Lecce è stato destinato a COVID hotel insieme ad altre strutture individuate sul territorio pugliese; in particolare, tale struttura è stata posta a disposizione di persone positive che non necessitassero di ricovero in strutture sanitarie e non potessero trascorrere il periodo di quarantena nel proprio domicilio, con previsione che nell'albergo potesse entrare il personale alle dipendenze dell' hotel , il personale sanitario, i fornitori autorizzati dalla protezione civile o dalla ASL e gli ospiti designati dalla ASL; la convenzione firmata prevedeva un ristoro per la struttura di circa 30 euro a camera e quelle chieste e messe a disposizione sono state 25. In due mesi il conto totale delle spese ammonta a circa 45.000 euro che ora saranno versati, nonostante le camere siano rimaste vuote perché mantenute libere; si apprende, a mezzo della stampa locale ed in particolare da una lettera inviata dal proprietario e gestore dell'albergo, che a partire dal 13 gennaio la protezione civile regionale ha disdetto il servizio per mancanza di richieste da parte della ASL di Lecce; risulta anche che da quando è stato attivato il COVID hotel , unico nella provincia di Lecce, la ASL Lecce vi ha collocato solo 5 persone e che da circa 3 settimane non vi è più alcun ospite; lo stesso proprietario informa che da novembre 2020 ad oggi sono pervenute presso la struttura molte chiamate di persone positive che avevano necessità di autoisolarsi, quindi rientranti nella tipologia degli ospiti di COVID hotel , ma che tali persone non sono mai giunte presso la struttura. Ciò non parrebbe giustificabile agli occhi degli interroganti, in quanto il mancato utilizzo dell'unico COVID hotel della provincia di Lecce non può essere dovuto ad una diminuzione dei casi nella provincia ma, al contrario, i dati in aumento giornaliero dei nuovi casi positivi renderebbero necessario il funzionamento di strutture alternative come quella indicata, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti; quali provvedimenti, nell'ambito delle proprie competenze, intendano adottare per fare chiarezza e trasparenza sulle procedure di accettazione e collocazione nelle strutture "COVID hotel " cosicché i cittadini possano usufruire di questo servizio; se intendano sollecitare e chiedere chiarimenti agli uffici preposti della Regione Puglia e della ASL di Lecce (per competenza) perché ne garantiscano la corretta gestione, e perché allo stesso tempo si eviti lo spreco di denaro pubblico e di risorse altrimenti utilizzabili a tutela del diritto alla salute. Atto n. 3-02254 DE BERTOLDI Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: secondo i dati, pubblicati da un articolo de "Il Sole-24 ore" il 5 gennaio 2021, emerge che l'ultimo bollettino del Dipartimento delle entrate dei primi dieci mesi del 2020 ha evidenziato che l'effetto lockdown sul gioco legale ha prodotto per le casse dell'erario una perdita superiore ai 4 miliardi di euro, di cui oltre 2,8 miliardi derivanti dal prelievo erariale sugli apparecchi; il quotidiano evidenzia, tra l'altro, come negli ultimi due mesi (caratterizzati da nuove chiusure e restrizioni per far fronte alla seconda ondata della pandemia) non sia previsto alcun recupero di gettito per lo Stato, ed inoltre, considerando la chiusura dei punti gioco per quasi 6 mesi nel corso del 2020, la stima dei ricavi fiscali per lo Stato (complessivamente per i due canali fisico ed on line ) a fine 2020 non raggiungerà i 7 miliardi di euro, pari a oltre 4,5 miliardi di euro in meno rispetto al 2019 (gli incassi statali dai giochi avevano superato gli 11 miliardi di euro, secondo i dati del libro blu dell'Agenzia delle dogane); in particolare, l'articolo rileva che, dei 4,5 miliardi di euro riferiti al calo degli introiti erariali, circa l'80 per cento è imputabile alla perdita di gettito registrata dal canale retail (sale gioco, agenzie di scommesse e bingo) aggiungendo inoltre che il settore sta subendo gravissime perdite economiche, non soltanto per le chiusure delle sale da gioco, ma in quanto un numero elevato di scommettitori si è invece indirizzato sul gioco illegale, come confermato direttamente dal direttore generale delle dogane e dei monopoli, professor Marcello Minenna, il quale ha rilevato che durante il lockdown c'è stato un forte aumento del gioco d'azzardo illegale, a fronte di una contrazione di quello legale (come testimoniano i numerosi interventi di repressione avvenuti in più di 50 capoluoghi di provincia, a seguito di verifiche in 250 sale illegali); anche per l'anno in corso, le chiusure delle sale scommesse e le misure restrittive tuttora in corso non lasciano intravedere segnali positivi (prosegue l'articolo), con il rischio di un'ulteriore erosione del mercato legale in favore di quello illegale, considerato che i rischi di chiusura delle attività economiche riguardano principalmente piccole imprese familiari nella gestione di agenzie di scommesse o esercizi pubblici, a cui viene meno il contributo della raccolta di gioco attraverso gli apparecchi, necessario alla copertura di quota parte dei costi di gestione, quali le utenze dell'esercizio stesso; tali osservazioni, a giudizio dell'interrogante, destano sconcerto e preoccupazione in relazione alle misure adottate dal Governo nei riguardi della filiera del settore dei giochi e delle scommesse legali, che, con comportamento schizofrenico e inaccettabile, da un lato, comportano gravissime perdite di gettito per l'erario, a causa del calo delle scommesse, dall'altro alimentano il grave fenomeno della ludopatia e del mercato del gioco d'azzardo illegale (senza l'introduzione di contromisure efficienti), determinando effetti socioeconomici devastanti, sia sulla riduzione del numero dei lavoratori regolari, che sull'intero sistema economico delle famiglie e delle imprese del comparto, considerato che le misure di ristoro recentemente introdotte si sono dimostrate insufficienti e inadeguate, si chiede di sapere: quali valutazioni il Ministro in indirizzo intenda esprimere con riferimento a quanto esposto; se non convenga che il settore del gioco pubblico (unitamente ad altri comparti) sia stato penalizzato oltre misura, con evidenti pregiudizi, considerato il periodo di chiusura media dei negozi di gioco, superiore agli altri Paesi europei (secondo un'indagine dell'Agimeg), le cui conseguenze occupazionali interessano più di 30.000 addetti impiegati nella distribuzione fisica del gioco, unitamente agli effetti negativi sulla spesa e sulle entrate erariali dei giochi; quali misure urgenti e indispensabili intenda intraprendere, anche attraverso misure d'incentivo, al fine di sostenere la categoria interessata, dato che le disposizioni adottate appaiono inique e incapaci di rispondere ai minimi principi di ragionevolezza e proporzionalità, in relazione ad attività con categorie merceologiche analoghe, dove si continua ad effettuare l'attività di scommesse del gioco legale. Atto n. 3-02255 RIZZOTTI Al Ministro della salute Premesso che: la fibrosi polmonare idiopatica (IPF) fa parte delle malattie polmonari interstiziali (ILD), un gruppo eterogeneo di circa 150 malattie polmonari caratterizzate da vari gradi di infiammazione e fibrosi. È una delle forme più aggressive di queste malattie ed è annoverata nella categoria delle malattie rare, e si stima che nei 27 Paesi dell'Unione europea colpisca ogni anno circa 30-35.000 persone; essa interessa soprattutto gli uomini adulti, in particolare tra i 40 e gli 80 anni, fumatori o ex fumatori, mentre le donne sviluppano la malattia meno frequentemente e, di norma, ne presentano forme meno gravi e a evoluzione più lenta; come si legge nel "Pulmonary fibrosis patients should be given priority in COVID-19 vaccination programmes: a joint statement", un documento firmato da EU-IPFF (European idiopathic pulmonary fibrosis and related disorders federation) e dalla ERN-LUNG (European reference network on rare respiratory diseases): "i pazienti che convivono con malattie polmonari interstiziali e con fibrosi polmonare, in particolare, sono tra le popolazioni più vulnerabili e a più alto rischio in questa crisi sanitaria: ricerche recenti mostrano che rispetto ai loro coetanei hanno il 60% di probabilità in più di morire se ricoverati in ospedale con COVID-19, e dovrebbero pertanto avere la priorità nel lancio dei programmi di vaccinazione nazionali"; il documento specifica inoltre che "diversi Paesi hanno diffuso delle raccomandazioni affinché i pazienti con malattie polmonari interstiziali siano considerati fra quelli ad alto rischio. In particolare, l'agenzia governativa inglese Public Health England (PHE) ha recentemente pubblicato una guida per l'uso dei vaccini COVID-19, per proteggere coloro che sono a più alto rischio di malattie gravi e morte. In questa guida, il Capitolo 14 elenca esplicitamente i pazienti con fibrosi polmonare interstiziale come "gruppi a rischio clinico, a cui dovrebbe essere offerta l'immunizzazione per il COVID-19"; sul sito del Governo "Vaccinazione anti Covid-19. L'Italia rinasce con un fiore", dedicato in particolar modo alla comunicazione trasparente sul piano vaccinale in corso, si legge che le categorie che saranno prese in considerazione prioritariamente per la somministrazione dei vaccini sono gli operatori sanitari, i residenti e il personale dei presidi residenziali per anziani e le persone con età avanzata; sullo stesso sito, la sola altra categoria presa in considerazione sulla possibilità di vaccinazione (non prioritaria) si riferisce alle persone immunodepresse specificando che: "Sono disponibili dati limitati sulle persone con immunodeficienza o in trattamento con farmaci immunomodulanti. Sebbene tali soggetti possano non rispondere altrettanto bene al vaccino, non sussistono particolari problemi di sicurezza". Secondo il piano strategico le persone con immunodeficienza o in trattamento con farmaci immunomodulanti dovranno essere vaccinate nelle prime fasi, in quanto maggiormente suscettibili di ammalarsi di COVID-19; il signor Stefano Pavanello, presidente dell'Unione trapiantati polmone di Padova e membro del comitato esecutivo di EU-IPFF ha recentemente dichiarato: "si rende necessario predisporre un piano vaccinale più preciso che non tenga conto solo dell'età dei pazienti e del fatto di essere affetti da una 'patologia a rischio', classificazione troppo generica che sarà destinata a creare molta confusione", e ha proposto di "prendere esempio dai nostri vicini d'Oltremanica, che hanno già redatto il cosiddetto Green Book, un programma di immunizzazione che elenca chiaramente tutte le patologie i cui pazienti dovranno godere di una forma di precedenza nella somministrazione del vaccino, a prescindere dalla loro età", si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo non intenda rassicurare le persone affette da fibrosi polmonare idiopatica sulla sottomissione prioritaria al vaccino; se non ritenga utile procedere a chiarire ed elencare quali siano le patologie che rientrano nelle fasi prioritarie del piano pandemico. Interrogazioni con richiesta di risposta scritta Atto n. 4-04843 MALLEGNI GASPARRI Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: l'articolo 56 del decreto-legge n. 18 del 2020, cosiddetto cura Italia, e successive modifiche, ha disposto misure di sostegno finanziario in favore delle microimprese e delle piccole e medie imprese, in considerazione dell'emergenza epidemiologica da COVID-19, riconosciuta quale evento eccezionale e di grave turbamento dell'economia ai sensi dell'articolo 107 del Trattato sul funzionamento della UE, prevedendo limiti alla revoca degli affidamenti bancari, la sospensione dei pagamenti di mutui e leasing e il potenziamento del fondo di garanzia; in particolare, al comma 2, ha previsto che, al fine di sostenere le attività imprenditoriali danneggiate dall'epidemia, le micro, le piccole e le medie imprese possono avvalersi dietro comunicazione (in relazione alle esposizioni debitorie nei confronti di banche, di intermediari finanziari autorizzati previsti dall'articolo 106 del testo unico della finanza, di cui al decreto legislativo n. 58 del 1998, e successive modifiche, e degli altri soggetti abilitati alla concessione di credito in Italia) delle seguenti misure di sostegno finanziario: a) per le aperture di credito a revoca e per i prestiti accordati a fronte di anticipi su crediti esistenti alla data del 29 febbraio 2020 o, se successivi, a quella di pubblicazione del decreto, gli importi accordati, sia per la parte utilizzata sia per quella non ancora utilizzata, non possono essere revocati in tutto o in parte fino al 30 gennaio 2021; b) per i prestiti non rateali con scadenza contrattuale prima del 30 gennaio 2021 i contratti sono prorogati, unitamente ai rispettivi elementi accessori e senza alcuna formalità, fino al 31 gennaio 2021 alle medesime condizioni; c) per i mutui e gli altri finanziamenti a rimborso rateale, anche perfezionati tramite il rilascio di cambiali agrarie, il pagamento delle rate o dei canoni di leasing in scadenza prima del 30 gennaio 2021 è sospeso sino al 30 gennaio 2021 e il piano di rimborso delle rate o dei canoni oggetto di sospensione è dilazionato, unitamente agli elementi accessori e senza alcuna formalità, secondo modalità che assicurino l'assenza di nuovi o maggiori oneri per entrambe le parti; è facoltà delle imprese richiedere di sospendere soltanto i rimborsi in conto capitale; il 2 aprile 2020, per fronteggiare la diffusione della pandemia, l'Autorità bancaria europea (EBA) ha emanato delle linee guida che prevedevano per le banche di non classificare come " forborne " tutte quelle esposizioni per le quali le banche avessero concesso, entro il 30 giugno 2020, modifiche al piano di rimborso in virtù di misure legislative e non legislative; il 25 maggio 2020, l'Associazione bancaria italiana (ABI) ha emanato il secondo addendum all'accordo per il credito 2019 che, tra l'altro, prevedeva la possibilità per le banche di offrire modalità e soluzioni operative migliorative rispetto a quelle previste dal precedente addendum e, in particolare, di estendere la durata della sospensione dei pagamenti dei mutui fino a 24 mesi per le imprese appartenenti a specifici settori o filiere con maggiori difficoltà di ripresa dai danni conseguenti all'emergenza sanitaria da COVID-19; il 18 giugno 2020, l'EBA ha prorogato di ulteriori 3 mesi il termine per la concessione delle moratorie da parte delle banche senza provvedere alla classificazione come forborne ; il 21 settembre 2020, l'EBA ha confermato la fine del regime di tolleranza e invitato le banche a ritornare alle consuete prassi (classificazione forborne delle misure sospensione accordate a controparti in stato di difficoltà finanziaria); il 2 dicembre 2020, l'EBA ha pubblicato i nuovi orientamenti da applicare alle moratorie legislative e non legislative: 1) ha riattivato le linee guida sulle moratorie introducendo nuovo termine entro il quale applicarle (31 marzo 2021), in sostituzione della precedente data (30 settembre 2020); 2) ha assunto che maggiore è la durata della sospensione tanto maggiore è il rischio che il debitore si trovi a fronteggiare uno stato di difficoltà; 3) ha introdotto un vincolo sulla durata complessiva della dilazione di pagamento (massimo 9 mesi); il 17 dicembre 2020 l'ABI ha emanato il nuovo addendum all'accordo per il credito 2019 con il quale proroga al 31 marzo 2021 (adeguandosi alle linee guida EBA del 2 dicembre 2020) il termine per la presentazione delle domande di accesso alla sospensione del pagamento della rate dei finanziamenti e sancisce che la durata massima di sospensione delle rate non potrà in ogni caso superare il periodo di 9 mesi (adeguandosi alle linee guida EBA), disponendo, inoltre, che la durata massima della sospensione del pagamento delle rate (9 mesi) è diminuita degli eventuali periodi di sospensione del pagamento delle rate già accordati sullo stesso finanziamento in conseguenza dell'emergenza sanitaria da COVID-19, in attuazione dell'articolo 56 del decreto-legge n. 18 del 2020 e successive modifiche, ovvero dell'accordo per il credito 2019, come modificato dai predetti addenda ; i commi da 248 a 254 dell'art. 1 della legge n. 178 del 2020 (legge di bilancio per il 2021) dispongono la proroga dal 31 gennaio al 30 giugno 2021 delle misure di cui al suddetto articolo 56, tra cui la sospensione dei termini di pagamento delle rate o dei canoni di leasing in scadenza prima del 30 giugno 2021, specificando che la proroga della moratoria opera automaticamente senza alcuna formalità, salva l'ipotesi di rinuncia espressa da parte dell'impresa beneficiaria, da far pervenire al soggetto finanziatore entro il termine del 31 gennaio 2021 o, per talune imprese del comparto turistico, entro il 31 marzo 2021, si chiede di sapere quale urgenti iniziative il Ministro in indirizzo intenda adottare affinché si possa riportare a 24 mesi la durata massima della sospensione del pagamento delle rate dei mutui e dei finanziamenti, alla luce della proroga delle misure di sostegno alle micro, piccole e medie imprese di cui ai citati commi da 248 a 254 dell'art. 1 della legge n. 178 del 2020. Atto n. 4-04844 MARIN IWOBI SAPONARA PIROVANO AUGUSSORI CANDURA TESTOR RICCARDI ZULIANI TOSATO RIVOLTA BERGESIO FERRERO ALESSANDRINI PISANI Pietro PIANASSO VALLARDI DORIA ARRIGONI PUCCIARELLI PITTONI CORTI Al Ministro dell'interno Premesso che: secondo una recente ordinanza del Tribunale ordinario di Roma, sezione diritti della persona e immigrazione, resa il 18 gennaio 2021, la procedura delle riammissioni informali sul confine italo-sloveno, secondo la prassi adottata dal Ministero dell'interno in attuazione dell'accordo bilaterale con la Slovenia, sarebbe illegittima; l'ordinanza è stata emessa all'esito di un procedimento cautelare d'urgenza presentato a ottobre 2020 da un immigrato pakistano contro il Ministero. Nel ricorso l'immigrato sosteneva di aver fatto ingresso illegalmente in Italia dalla rotta balcanica insieme ad altri nel mese di luglio, di essere stato rintracciato a Trieste dagli agenti di frontiera e di essere stato costretto, nonostante l'intenzione di presentare domanda di asilo nel nostro Paese, a rientrare in territorio sloveno; il Tribunale di Roma, nonostante il regolamento "Dublino" vigente e nonostante Slovenia e Croazia possano essere considerati Paesi sicuri, ha accolto il ricorso consentendo all'immigrato pakistano l'immediato ingresso in Italia quale Stato competente a prendere in esame la sua domanda di asilo; si è verificata la situazione paradossale secondo cui il Ministero, contumace in giudizio, è stato condannato anche al pagamento di tutte le spese legali, facendo quindi passare il pericoloso messaggio secondo cui nel nostro Paese è possibile entrare illegalmente, opporsi alla riammissione e farsi anche pagare le spese, mentre in altri Paesi come Francia e Austria fanno riammissioni in Italia; a giudizio degli interroganti quanto accaduto è gravissimo: per la prima volta dal 1996, anno in cui fu sottoscritto l'accordo bilaterale tra i due Paesi, un giudice ha stabilito che le riammissioni informali sul confine italo-sloveno sarebbero illegittime e che il Governo italiano starebbe violando così contemporaneamente la legge italiana e le convenzioni internazionali; questa ordinanza ha avuto ampia eco sulla stampa ed è già stata definita "pilota" per i prossimi e futuri ricorsi che migliaia di immigrati, compresi quelli in attesa di fare ingresso illegalmente in Italia, potrebbero presentare avverso le riammissioni informali in Slovenia; tale orientamento rischia di avere importanti e gravissime conseguenze sulle politiche di controllo e difesa dei confini interni ed esterni dell'Europa e di trasformare il Friuli-Venezia Giulia in una meta privilegiata dei flussi migratori irregolari e del traffico di esseri umani; la decisione presa dal Tribunale di Roma si pone altresì in palese dissenso con la posizione ufficiale del Ministero, espressa anche dal sottosegretario Achille Variati in risposta ad un'interrogazione, in cui è stata affermata la legittimità delle riammissioni in Slovenia, anche di chi vuol presentare domanda di asilo, in virtù dell'accordo bilaterale vigente con tale Stato, si chiede di sapere: quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda assumere nell'immediato per opporsi alla decisione del Tribunale di Roma e se, alla luce dell'evidente fattore di attrazione dei flussi migratori irregolari verso il nostro Paese costituito da tale decisione, non ritenga opportuno adottare specifiche e tempestive misure al confine con la Slovenia per contrastare il traffico illecito di esseri umani e l'immigrazione clandestina verso il nostro Paese; a quanto ammontino le spese legali che il Ministero è tenuto a pagare in seguito al ricorso presentato da un immigrato che ha dichiarato di essere entrato clandestinamente nel nostro Paese e se non ritenga urgente intervenire con gli opportuni strumenti, e nelle opportune sedi, per ribadire la legittimità delle riammissioni in Slovenia, anche di chi vuol presentare domanda di asilo, in virtù dell'accordo bilaterale vigente con tale Stato. Atto n. 4-04845 URRARO Al Ministro della giustizia Premesso che: con l'interrogazione 4-04504, pubblicata il 25 novembre 2020, il firmatario del presente atto di sindacato ispettivo aveva chiesto al Ministro in indirizzo quali azioni ritenesse opportuno intraprendere al fine di implementare la pianta organica dell'ufficio del giudice di pace di Sant'Anastasia (Napoli) e di conseguenza garantirne il buon funzionamento; ad oggi, anziché essere implementato, l'ufficio del giudice di pace di Sant'Anastasia e stato privato di un'ulteriore unità, quella del direttore amministrativo; ma vi è di più. L'ufficio di presidenza del Tribunale di Nola, con decreto n. 174 del 30 dicembre 2020, premettendo la cessazione dell'applicazione della figura del direttore amministrativo e, di conseguenza, la concentrazione delle funzioni amministrative nella sola persona del cancelliere, ha disposto una graduazione delle attività di cancelleria così determinata: 1) iscrizione a ruolo; 2) recupero crediti; 3) preparazione delle attività di udienza; 4) adempimenti post udienza; 5) pubblicazione delle sentenze, si chiede di sapere quali azioni il Ministro in indirizzo ritenga opportuno intraprendere al fine di implementare la pianta organica dell'ufficio del giudice di pace di Sant'Anastasia e per garantirne di conseguenza il buon funzionamento. Atto n. 4-04846 L'ABBATE MANTOVANI VACCARO ROMAGNOLI Al Ministro dello sviluppo economico Premesso che: secondo quanto riportato da fonti stampa e da autorevoli televisioni nazionali, si apprende che il prezzo dell'acciaio è salito notevolmente negli ultimi anni, toccando i massimi da 10 anni a questa parte; come sostenuto da Federacciai si è innestata una speculazione internazionale, che ha colpito tutti gli elementi che compongono il prezzo dell'acciaio, sia delle materie prime che dei prodotti finiti in acciaio; la metà degli operatori siderurgici ritiene che si tratti di una bolla speculativa che ha raggiunto il limite, mentre l'altra metà sostiene si tratti di un riposizionamento del mercato su valori più elevati dopo oltre 2 anni di calo dei prezzi; considerato che: allo stato attuale i produttori siderurgici hanno perso circa un terzo della capacità produttiva nazionale di acciaio in quanto nella primavera 2020 numerosi clienti hanno annullato gli ordini e chiuso gli impianti per il COVID-19. Successivamente, quando le fabbriche hanno riaperto, la domanda ha fatto registrare una ripresa in quanto c'è stato un forte aumento della richiesta di acciaio; tuttavia, ad oggi continua ad esserci carenza di materiale sul mercato, cosa che, se continuerà nei prossimi mesi, supporterebbe i nuovi aumenti di prezzo; dall'altro lato, a questa dinamica si è agganciato il mercato finanziario, che sta speculando sull'aumento dei prezzi dell'acciaio; a parere degli interroganti è necessaria una tutela per le imprese italiane che devono far fronte ad un aumento considerevole dei costi di materia prima per la loro produzione, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto esposto e se ritenga di assumere iniziative al fine di accertare i motivi per cui il prezzo dell'acciaio sia in continua crescita raggiungendo i livelli massimi dell'ultimo decennio, con un incremento costante; se intenda adottare le opportune iniziative per tutelare il comparto delle imprese italiane coinvolte. Atto n. 4-04847 BONINO RICHETTI Al Ministro della salute Premesso che: la legge istitutiva del servizio sanitario nazionale (1978), la riforma del 1992-1993 e quella del 1999 hanno confermato e sancito che il principale strumento di programmazione pluriennale in materia di salute e sanità è il piano sanitario nazionale (PSN); come riportato dal sito del Ministero della salute l'attuale normativa sanitaria prevede che: "Il metodo della programmazione pluriennale costituisce un principio fondamentale in materia di 'tutela della salute' ed uno degli elementi qualificanti del Servizio sanitario nazionale. A livello statale, il principale strumento di pianificazione è rappresentato dal Piano sanitario nazionale. Il Piano sanitario nazionale viene predisposto dal Governo su proposta del Ministro della salute tenuto conto delle proposte provenienti dalle Regioni; viene adottato con Decreto del Presidente della Repubblica previa deliberazione del Consiglio dei Ministri, d'intesa con la Conferenza unificata. Il Piano sanitario nazionale ha durata triennale. Entro centocinquanta giorni dalla data di entrata in vigore del Piano sanitario nazionale, le Regioni adottano o adeguano i propri Piani sanitari regionali, trasmettono al Ministro della salute gli schemi o i progetti allo scopo di acquisire il parere dello stesso per quanto attiene alla coerenza dei medesimi con gli indirizzi del Piano sanitario nazionale"; tramite il PSN vengono indicate (art. 1, comma 10): a) le aree prioritarie di intervento, anche ai fini di una progressiva riduzione delle diseguaglianze sociali e territoriali nei confronti della salute; b) i livelli essenziali di assistenza sanitaria da assicurare per il triennio di validità del piano; c) la quota capitaria di finanziamento per ciascun anno di validità del piano e la sua disaggregazione per livelli di assistenza; d) gli indirizzi finalizzati a orientare il SSN verso il miglioramento continuo della qualità dell'assistenza, anche attraverso la realizzazione di progetti di interesse sovraregionale; e) i progetti obiettivo, da realizzare anche mediante l'integrazione funzionale e operativa dei servizi sanitari e dei servizi socio-assistenziali degli enti locali; f) le finalità generali e i settori principali della ricerca biomedica e sanitaria, prevedendo altresì il relativo programma di ricerca; g) le esigenze relative alla formazione di base e gli indirizzi relativi alla formazione continua del personale, nonché al fabbisogno e alla valorizzazione delle risorse umane; h) le linee guida e i percorsi diagnostico-terapeutici allo scopo di favorire, all'interno di ciascuna struttura sanitaria, lo sviluppo di modalità sistematiche di revisione e valutazione della pratica clinica e assistenziale e di assicurare l'applicazione dei LEA; i) i criteri e gli indicatori per la verifica dei livelli di assistenza assicurati in rapporto a quelli previsti; l'attuale normativa sanitaria prevede altresì che il Ministero della salute predisponga ogni 3 anni la relazione sullo stato sanitario del Paese (RSSP) quale strumento di valutazione del processo attuativo del piano sanitario nazionale. Il ruolo della relazione è così definito: "La Relazione sullo Stato Sanitario del Paese (RSSP) risponde all'esigenza di produrre una periodica informativa al Parlamento, e conseguentemente ai cittadini, sullo stato di salute della popolazione e sull'attuazione delle politiche sanitarie. La Relazione costituisce una componente essenziale per la pianificazione e programmazione del Servizio sanitario nazionale, in quanto funge da strumento organico di valutazione degli obiettivi di salute raggiunti e delle strategie poste in essere per il loro conseguimento, al fine di valorizzare la promozione della salute e riorganizzare le reti assistenziali, riposizionando gli assistiti al centro di un sistema di cure integrate"; nella relazione devono essere: a) illustrate le condizioni di salute della popolazione presente sul territorio nazionale; b) descritte le risorse impiegate e le attività svolte dal SSN; c) esposti i risultati conseguiti rispetto agli obiettivi fissati dal piano sanitario nazionale; d) riferiti i risultati conseguiti dalle Regioni in riferimento all'attuazione dei piani sanitari regionali; e) fornite le indicazioni per l'elaborazione delle politiche sanitarie e la programmazione degli interventi; ritenuto che: a livello centrale, il principale strumento di pianificazione è rappresentato dal piano sanitario nazionale e che la relazione costituisce una componente essenziale per la pianificazione e programmazione del servizio sanitario nazionale; senza PSN e RSSP viene meno il necessario legame, coordinamento e indirizzo tra livello centrale (Ministero) e i sistemi sanitari regionali; l'intero sistema sanitario italiano perde la sua caratteristica di sistema (e dunque di servizio sanitario nazionale) rischiando di ridursi a somma di singole realtà fra loro sconnesse e forzatamente confliggenti; da 13 anni il piano sanitario nazionale non è stato predisposto né approvato (l'ultimo è scaduto nel 2008); da 8 anni la relazione sullo stato sanitario del Paese non è stata predisposta (l'ultima è scaduta nel 2013); la scarsa reattività e la reazione confusa ad eventi improvvisi e gravi come la pandemia da COVID-19 sono stati anche l'effetto della pluriennale mancanza di PSN e RSSP e del conseguente indebolimento della sanità italiana come sistema; non è possibile tollerare ulteriormente la colpevole indifferenza dei responsabili politici e dei dirigenti ministeriali verso gli obblighi e le scadenze previste dalla normativa sanitaria a tutela della salute dei cittadini, si chiede di sapere: quali iniziative urgenti stia assumendo il Ministro in indirizzo per giungere alla rapida predisposizione e approvazione del nuovo piano sanitario nazionale e della nuova relazione sullo stato sanitario del Paese, che contengano i necessari indirizzi, vincoli, criteri e linee di sviluppo pluriennale per l'intero sistema sanitario, che consentano di attuare un'efficace politica di salute per i prossimi anni; quali iniziative urgenti abbia intenzione di assumere nei confronti dei responsabili della Direzione generale programmazione sanitaria e dell'ufficio piano sanitario nazionale e piani di settore, da cui dipende la predisposizione del piano sanitario nazionale, e nei confronti della Direzione generale della digitalizzazione, del sistema informativo sanitario e della statistica e dell'ufficio di statistica, da cui dipende la predisposizione della relazione sullo stato sanitario del Paese; quali iniziative abbia intenzione di assumere nei confronti del segretario generale del Ministero, il cui compito istituzionale dovrebbe essere assicurare il coordinamento dell'azione amministrativa, provvedere all'istruttoria per l'elaborazione degli indirizzi e dei programmi di competenza del Ministro, coordinare gli uffici e le attività del Ministero, vigilare sulla loro efficienza e rendimento e riferirne periodicamente al Ministro; quali iniziative e cambiamenti abbia intenzione di operare sulla composizione dell'organismo indipendente di valutazione, che nelle sue relazioni non si è accorto della mancata predisposizione di PSN e RSSP e ha espresso massime valutazioni a tutti i dirigenti del Ministero. Atto n. 4-04848 TOSATO Al Ministro dello sviluppo economico Premesso che Poste italiane ha annunciato la chiusura dell'ufficio postale sito nella frazione di Settimo del comune di Pescantina (Verona); considerato che: gli uffici postali sono presidi di sicurezza, con una funzione sociale oltre che di servizio per i cittadini; Pescantina è un comune di oltre 17.000 abitanti costituito da 5 frazioni su 19 chilometri quadrati, e pertanto il solo altro ufficio sito nel comune di Pescantina non è sufficiente a servire tutta la popolazione interessata; vista la preoccupazione dell'amministrazione comunale e della cittadinanza, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo fosse a conoscenza di quanto esposto e se non ritenga opportuno adoperarsi con Poste italiane, perché riconsideri la decisione di chiudere l'ufficio postale sito nella frazione di Settimo del comune di Pescantina. Atto n. 4-04849 NASTRI Al Ministro per le politiche giovanili e lo sport Premesso che: il mondo dello sport dilettantistico, a cui appartengono le società sportive dilettantistiche, le associazioni sportive e le cooperative sociali sportive dilettantistiche, ha subito nell'ultimo anno 9 mesi di chiusura a seguito dei vari decreti emanati dal Governo; i vari "decreti ristori" con i quali si è cercato di compensare le perdite subite dalle società e dalle associazioni sportive dilettantistiche hanno riconosciuto loro il rimborso del 20 per cento della differenza di fatturato sui mesi di riferimento; la legge n. 398 del 1991, per tutte le società e associazioni sportive dilettantistiche, determina le modalità di contabilità delle quote di iscrizione alle attività sportive dilettantistiche; la circolare n. 18/E del 1° agosto 2018 dell'Agenzia delle entrate risponde ad alcune questioni fiscali emerse al tavolo tecnico con il Comitato olimpico nazionale italiano, in tema di associazioni e società sportive dilettantistiche senza fini di lucro, con la quale l'Agenzia ha previsto che: per ogni singola quota di iscrizione ai corsi o di affiliazione, l'ente deve rilasciare un'apposita quietanza, che in copia dovrà essere conservata dall'ente stesso; al fine di consentire ai soggetti verificatori di acquisire le informazioni contabili necessarie per determinare la corretta qualifica fiscale dei versamenti effettuati sui conti correnti bancari o postali, l'associazione o la società sportiva dilettantistica senza fini di lucro dovrà dotarsi di un registro dove annotare analiticamente le entrate e le uscite, indicando i nominativi dei soggetti, la causale e l'importo incassato o pagato; la circolare conclude che bisogna adottare tali modalità di documentazione e registrazione unitamente alla redazione del rendiconto economico finanziario o bilancio di esercizio (che riporta anche le quote di iscrizione ai corsi o di affiliazione); con il decreto-legge rilancio era stata attivata l'opzione dei voucher come forma di rimborso degli utenti dei centri sportivi, al fine di garantire liquidità alle società al momento della riapertura; le società sportive dilettantistiche, le associazioni sportive e le cooperative sociali sportive dilettantistiche hanno comunque dovuto mantenere attivi gli impianti tecnologici dei centri sportivi, in assenza di utenza e di introiti economici, si chiede di sapere: per quale motivo i ristori fino ad oggi erogati non si siano basati sulle differenze economiche delle quote di iscrizione ai corsi (che rappresentano la maggior parte del valore economico incassato dalle società e associazioni sportive dilettantistiche), mediante l'uso dei bilanci depositati alla camera di commercio; se sia stato previsto nel "decreto ristori" in via di emanazione nelle prossime settimane il conteggio dei ristori effettuato calcolando la differenza economica delle quote non incassate mediante il valore dato dalle quote di iscrizione e non dal fatturato per tutti i mesi di chiusura; se sia stata prevista, all'interno del nuovo "decreto ristori", la possibilità da parte dei centri sportivi di procedere all'emissione di un nuovo voucher come modalità di rimborso agli utenti al fine di garantire liquidità al momento della riapertura alle società e associazioni sportive dilettantistiche, in considerazione del fatto che tali realtà risultano le più penalizzate dall'inizio della pandemia, o in alternativa se sia stato previsto un ristoro che preveda il rimborso delle quote non fruite da parte degli utenti, in modo che le stesse possano provvedere a loro volta a rimborsare i propri utenti. Atto n. 4-04850 DE BERTOLDI Al Ministro dell'interno Premesso che: lo scorso 10 gennaio 2021, nel mezzo di un'accesa polemica sul finanziamento pubblico da parte della Provincia autonoma di Bolzano alla federazione degli "Schuetzen" (organizzazione a struttura paramilitare di carattere folcloristico al centro con frequenza di episodi come l'affissione di manifesti in memoria di terroristi secessionisti, video sessisti con spunti indipendentisti eccetera), il consigliere regionale e provinciale di Fratelli d'Italia, Alessandro Urzì, ha ricevuto attraverso il sistema di messaggistica istantanea "Messenger" minacce e gravi insulti personali da un profilo firmato da un certo "Max M." (oggetto di denuncia alla Polizia postale). Volgare e violento il contenuto, espresso in stretto dialetto apparentemente tirolese, anche con errori: "Devi stare attento a cosa dici, (...) walsche (...) Sei solo un fascista". "Walsche" sta in forma dialettale e linguaggio volgare per "italiano"; il gesto, a giudizio dell'interrogante, costituisce un'esplicita minaccia, contenente una pregiudiziale per la sola appartenenza di Urzì al gruppo linguistico italiano; tali minacce, ha dichiarato il consigliere di Fratelli d'Italia, non risultano nuove, in quanto nel passato si sono già verificati episodi sgradevoli, accompagnati da minacce, intimidazioni, danni all'autovettura; il fatto più recente non risulta in ogni modo, a detta di Urzì, collegato direttamente con i precedenti episodi; la vicenda, ad avviso dell'interrogante, desta sconcerto e preoccupazione, poiché tali avvenimenti gravi e pericolosi sono rappresentativi di un degrado del senso di civile di appartenenza ad una comunità composita dal punto di vista linguistico, come quella altoatesina, con aperta pregiudiziale verso quella di lingua italiana, minoritaria nel territorio dell'Alto Adige; l'interrogante evidenzia altresì che l'età del responsabile di tali atti intimidatori sarebbe, stando al profilo di riferimento, purtroppo anche molto giovane, e le gesta dimostrerebbero i gravissimi danni provocati dalle continue campagne di delegittimazione, messe in atto con ostinata scientificità, da parte di ampi settori, non solo delle forze estreme separatiste, ma anche della politica locale, considerata la frequenza con la quale le legittime correnti di pensiero critiche verso il sistema di governo dell'autonomia dell'Alto Adige sono oggetto di ricorrenti ed ossessive accuse pubbliche e mediatiche di "fascismo", "postfascismo", "neofascismo", di ostilità verso l'autonomia, che condizionano gravemente le menti più fragili agitando un clima di tensione da cui scaturiscono anche i fatti descritti, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto esposto; se intenda assumere le opportune iniziative volte a garantire la prosecuzione di tutti gli opportuni accertamenti da parte delle autorità di polizia e della magistratura sull'episodio denunciato per i risvolti connessi alla natura politica della funzione pubblica del consigliere Urzì, e se intenda attuare un intervento di più ampia portata volto a riaffermare (nel pieno diritto alla libertà di pensiero) in Alto Adige la vigilanza sull'abuso attraverso i mezzi social e gli ordinari canali di comunicazione delle espressioni che alimentano e rendono fertile il terreno su cui operano gli estremismi indipendentisti (contrari alla Costituzione) e il massiccio ricorso pubblico a terminologie apertamente provocatorie e offensive verso personalità politiche e partiti politici rappresentativi della minoranza di lingua italiana dell'Alto Adige, in episodi come quelli descritti.