Document Type: ddlpres
Token Count: $#tokens

Disposizioni per la semplificazione della tassazione del trattamento di fine rapporto (TFR). Onorevoli Senatori. -- Il sistema fiscale italiano è estremamente macchinoso pesando sulla competitività delle imprese. In Italia non solo le imprese hanno una tassazione estremamente alta, a fronte di una non equivalente offerta di servizi da parte dello Stato, ma devono scontrarsi anche contro un sistema che non offre loro la certezza dei costi, rendendo difficile all'imprenditore pianificare la propria impresa. La disposizione che la lettera a) dell'articolo 1 del presente disegno di legge vuole abrogare è il tipico esempio di adempimento inutile, pleonastico e che lede la certezza del diritto. Difatti la prima parte del comma 1 dell'articolo 19 del del testo unico delle imposte sui redditi di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, contiene delle macchinose regole per calcolare l'imposta sul trattamento di fine rapporto (TFR) ed il relativo calcolo dell'aliquota di tassazione, mentre l'ultimo periodo ricalcolando da parte degli uffici finanziari ex novo l'imposta sul TFR rende non solo inutile il calcolo effettuato dal sostituto d'imposta con le regole di cui alla prima parte, ma rende anche incerto l'importo netto del TFR percepito dal lavoratore dipendente. In effetti gli uffici finanziari effettuano il ricalcolo in un periodo successivo alla percezione delle somme da parte del lavoratore dipendente iscrivendo a ruolo le maggiori imposte dovute ovvero rimborsando quelle spettanti. Va da sé che una siffatta modalità crea incertezza e spesso è oggetto di controversie tra lavoratore ed ex datore di lavoro. Per ottimizzare e semplificare questo adempimento fiscale si ritiene preferibile che il calcolo dell'imposta sul TFR vada effettuato con un'unica modalità e senza successivi ricalcoli da parte degli uffici finanziari. Si è quindi scelto di calcolare l'imposta con le modalità di cui alla prima parte del comma 1 dell'articolo 19 del citato testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, poiché rispetto all'ultimo periodo dello stesso comma, la prima parte, seppur macchinosa, risulta essere un modo di calcolo che riesce a valutare meglio la storia lavorativa del dipendente cessato dal lavoro. Oltre ai problemi fin qui esposti, nel caso di erogazioni di più anticipazioni e acconti, può capitare che in fase di conguaglio effettuato all'atto della liquidazione definitiva, l'imposta da pagare risulti di importo decisamente elevato rispetto a quello che si aspetta il dipendente cessato dal lavoro. La soluzione prospettata dalla lettera b) dell'articolo 1 del presente disegno di legge vuole alleviare il carico fiscale diluendolo in 10 rate senza interessi.. 1 1 All'articolo 19 del testo unico delle imposte sui redditi di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, sono apportate le seguenti modificazioni: a al comma 1, l'ultimo periodo è soppresso; b dopo il comma 4, è inserito il seguente: «4- bis. 1 . Nel caso in cui, in sede di conguaglio effettuato all'atto della liquidazione definitiva preceduta da anticipazioni, acconti relativi al trattamento di fine rapporto, indennità equipollenti, nonché anticipazioni relative alle altre indennità e somme, risulti un'imposta superiore al 27 per cento dell'importo netto percepito fino a 28.000 euro, 38 per cento dell'importo netto percepito tra 28.001 e 55.000 euro, 41 per cento dell'importo netto percepito tra 55.001 e 75.000 euro, 43 per cento dell'importo netto percepito tra 75.000 e 100.000 euro, l'eccedenza, a richiesta del dipendente, deve essere versata, a cura dello stesso, in 10 rate mensili, la cui prima rata deve essere versata entro la fine del secondo mese successivo a quello della percezione del saldo del trattamento di fine rapporto, e le successive entro la fine dei rispettivi mesi».