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Istituzione della Commissione parlamentare di inchiesta sulla gestione del sistema delle quote latte. Onorevoli Senatori. -- La vicenda delle quote latte è costata all'Italia oltre 4 miliardi e mezzo di euro e, a distanza di vent'anni dall'inizio della vicenda, la chiusura di 70.000 allevamenti. In pratica dal 1995 la produttività media del bovino da latte venne calcolata su 900 mesi, pari a circa 82 anni di vita dell'animale, determinando una elevatissima produzione ed il conseguente sforamento delle quote assegnate all'Italia. Della vicenda delle quote latte si sono occupate oltre settanta procure italiane, che hanno cercato di guardare dentro una delle più grandi macchinazioni ai danni dello Stato e degli agricoltori, nonché della collettività italiana chiamata essa stessa a pagare per i pochi che non hanno ottemperato agli obblighi di legge, nazionali ed europei, per lucrare sui finanziamenti. La vicenda prende le sue mosse a partire dalle relazioni elaborate da una commissione d'indagine finalizzata a verificare la vicenda delle quote latte, nominata il 25 luglio 2009 dall'allora Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, Luca Zaia. Con grande probabilità, nessuno avrebbe potuto ipotizzare le risultanze delle indagini, contenuto nelle relazioni presentate. Nell'inchiesta era coinvolto anche l'Istituto zooprofilattico sperimentale dell’Abruzzo e del Molise «Giuseppe Caporale» di Teramo. I carabinieri che hanno indagato hanno infatti accertato ingenti quantitativi di quote latte non revocate da parte delle regioni a causa della mancata segnalazione dell'ente responsabile, l'Agenzia per le erogazioni in agricoltura (Agea). Le quote revocate annualmente avrebbero dovuto essere ridistribuite gratuitamente tra produttori, sulla base di disposizioni regionali, ma questo non è avvenuto. Qualche produttore, non autorizzato, si accaparrava quote latte e poteva quindi importare latte dall'estero, quindi non prodotto sul territorio italiano. In pratica, anche dopo il periodo della «lattazione», sulla carta le mucche risultavano produttive di latte, giungendo all'assurdo di capi di un'età superiore agli 82 anni che risultavano produttivi di latte. Sono state scoperte, inoltre, migliaia di aziende -- pur presenti nella banca dati nazionale tenuta dall'Istituto zooprofilattico di Teramo -- prive di autorizzazione alla produzione del latte, il cui prodotto quindi non sarebbe stato commerciabile. La normativa prescriveva invece che per ogni azienda fosse indicata la presenza o meno dell'autorizzazione. Il giudice per le indagini preliminari di Roma, Giulia Proto, che si è occupata della vicenda, dà per accertata l'indebita percezione dei contributi da parte di alcuni soggetti, confermando che le quote da revocare per mancata produzione di latte erano certamente superiori rispetto a quelle effettivamente revocate. Tale omissione, si scrive, è «certamente ascrivibile ai funzionari della Agea, organo competente in materia con conseguente danno ai produttori in quanto le quote revocate devono essere distribuite ai produttori gratuitamente». Nell'ordinanza di archiviazione, i giudici scrivono che la situazione accertata «determina una responsabilità quantomeno per colpa grave ma in mancanza di elementi che possono fare evincere l'elemento psicologico del reato per cui si procede, cioè il dolo». Per questo «non può dirsi integrata la truffa». Ne consegue che «la colpa grave non consente di ritenere il fatto penalmente rilevante pur essendo assai grave la condotta tenuta dai funzionari che, in ogni caso, deve essere fatta valere in altre sedi. Né appare allo stato possibile integrare le indagini anche al fine di verificare chi ha percepito il contributo comunitario in quanto l'accertamento andrebbe a riguardare eventuali reati compiuti tra il 2003 ed il 2004 già prescritti». In sostanza, non avendo le indagini svelato quale sarebbe stato l'ingiusto profitto per i soggetti che hanno immesso i dati errati nel sistema, non può essere individuato il perché e dunque la volontà di tale condotta. Ci sono tuttavia, secondo il giudice, aspetti ancora da approfondire, come per esempio la condotta tenuta successivamente dai funzionari dell'Agenzia, i quali, per giustificare l'errore commesso ed evitare di conseguenza la responsabilità contabile, hanno chiesto la modifica dell'algoritmo ossia dei criteri di calcolo del numero dei capi potenzialmente da latte. Le indagini hanno evidenziato come attraverso la costruzione dell'algoritmo si potesse favorire poi il risultato non corretto che garantiva, a chi pure non avrebbe avuto diritto, le pezze d'appoggio per ottenere il finanziamento. Ed infatti, quando l'inchiesta ha suscitato il dovuto scalpore, sono stati modificati i criteri che compongono l'algoritmo di calcolo, come il limite massimo di età dei capi da latte che da 120 mesi è passato a 999 mesi, ossia 82 anni di età. Il presente disegno di legge è quindi finalizzato ad istituire una Commissione parlamentare di inchiesta, con il compito di verificare anche le eventuali responsabilità politiche di una vicenda che ha causato un enorme danno erariale e provocato conseguenze economiche e d'immagine molto forti per l'Italia in Europa.. 1 (Istituzione e funzioni della Commissione) 1 È istituita, per la durata della XVII legislatura, ai sensi dell'articolo 82 della Costituzione, una Commissione parlamentare di inchiesta sulla gestione del sistema delle quote latte, di seguito denominata «Commissione», con il compito di: a svolgere indagini atte ad approfondire la conoscenza in merito alla gestione del sistema delle quote latte, a partire dalle indagini ministeriali svolte nel corso degli anni e dalle indagini della magistratura; b verificare la eventuale esistenza di rapporti politici ed istituzionali che hanno provocato o favorito il mancato pagamento delle multe, comportamenti disonesti e violazione di leggi da parte di operatori del settore a danno della collettività; c svolgere indagini atte a fare luce sulle attività illecite connesse alla gestione del sistema delle quote latte; d verificare, con particolare attenzione al sistema sanzionatorio e della riscossione delle multe, quali siano stati gli effetti della gestione del sistema delle quote latte e della mancata o ritardata riscossione delle multe, sia per quanto riguarda le conseguenze per l'Italia a livello dell’Unione europea sia per quanto concerne gli effetti onerosi sul bilancio dello Stato; e quantificare il danno provocato al comparto produttivo derivante dal mancato accertamento delle responsabilità; f individuare le connessioni tra le attività illecite connesse alla gestione delle quote latte e le altre attività economiche, con riguardo anche alla compravendita delle quote tra i diversi soggetti interessati; g verificare l'eventuale sussistenza di comportamenti illeciti da parte della pubblica amministrazione centrale e periferica e dei soggetti pubblici o privati operanti nella gestione del sistema delle quote latte; h verificare la presenza di eventuali responsabilità civili e penali, a seguito degli esiti della presente inchiesta, nonché la possibilità di interventi normativi finalizzati all'ottenimento del risarcimento erariale da parte di chi si è reso responsabile di comportamenti che hanno determinato la violazione di obblighi di legge e il mancato pagamento delle multe. 2 La Commissione riferisce al Parlamento annualmente con singole relazioni o con relazioni generali e ogni qual volta ne ravvisi la necessità e comunque al termine dei suoi lavori. 3 La Commissione procede alle indagini e agli esami con gli stessi poteri e le stesse limitazioni dell'autorità giudiziaria. La Commissione non può adottare provvedimenti attinenti alla libertà e alla segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione nonché alla libertà personale, fatto salvo l'accompagnamento coattivo di cui all'articolo 133 del codice di procedura penale. 2 (Composizione della Commissione) 1 La Commissione è composta da dodici senatori e da dodici deputati, nominati rispettivamente dal Presidente del Senato della Repubblica e dal Presidente della Camera dei deputati, in proporzione al numero dei componenti dei gruppi parlamentari, comunque assicurando la presenza di un rappresentante per ciascun gruppo esistente in almeno un ramo del Parlamento. I componenti sono nominati anche tenendo conto della specificità dei compiti assegnati alla Commissione. I componenti della Commissione dichiarano alla Presidenza della Camera di appartenenza se nei loro confronti sussista una delle condizioni indicate nel codice di autoregolamentazione allegato alla relazione, in materia di formazione delle liste dei candidati per le elezioni regionali, provinciali, comunali e circoscrizionali, approvata nella seduta del 18 febbraio 2010 dalla Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno della mafia e sulle altre associazioni criminali, anche straniere, istituita dalla legge 4 agosto 2008, n. 132. 2 La Commissione è rinnovata dopo il primo biennio dalla sua costituzione e i suoi componenti possono essere confermati. 3 Il Presidente del Senato della Repubblica e il Presidente della Camera dei deputati, entro dieci giorni dalla nomina dei suoi componenti, convocano la Commissione per la costituzione dell'ufficio di presidenza. 4 L'ufficio di presidenza, composto dal presidente, da due vicepresidenti e da due segretari, è eletto dai componenti della Commissione a scrutinio segreto. Per l'elezione del presidente è necessaria la maggioranza assoluta dei componenti della Commissione; se nessuno riporta tale maggioranza si procede al ballottaggio tra i due candidati che hanno ottenuto il maggiore numero di voti. In caso di parità di voti è proclamato eletto o entra in ballottaggio il più anziano di età. 5 Per l'elezione, rispettivamente dei due vicepresidenti e dei due segretari, ciascun componente della Commissione scrive sulla propria scheda un solo nome. Sono eletti coloro che hanno ottenuto il maggior numero di voti. In caso di parità di voti si procede ai sensi del comma 4. 6 Le disposizioni di cui ai commi 4 e 5 si applicano anche per le elezioni suppletive. 3 (Testimonianze) 1 Ferme le competenze dell'autorità giudiziaria, per le audizioni a testimonianza davanti alla Commissione si applicano le disposizioni previste dagli articoli 366 e 372 del codice penale. 4 (Acquisizione di atti e documenti) 1 La Commissione, sulle materie attinenti alle finalità della presente legge, può ottenere copie di atti e documenti relativi a procedimenti e inchieste in corso presso l'autorità giudiziaria o altri organi inquirenti, nonché copie di atti e documenti relativi a indagini e inchieste parlamentari, anche se coperti dal segreto. In tale ultimo caso la Commissione garantisce il mantenimento del regime di segretezza. L'autorità giudiziaria provvede tempestivamente e può ritardare la trasmissione di copia di atti e documenti richiesti con decreto motivato solo per ragioni di natura istruttoria. Il decreto ha efficacia per sei mesi e può essere rinnovato. Quando tali ragioni vengono meno, l'autorità giudiziaria provvede senza ritardo a trasmettere quanto richiesto. Il decreto non può essere rinnovato o avere efficacia oltre la chiusura delle indagini preliminari. 2 La Commissione può ottenere, da parte degli organi e degli uffici della pubblica amministrazione, copie di atti e documenti da essi custoditi, prodotti o comunque acquisiti, in materia attinente alle finalità della presente legge. 3 La Commissione stabilisce quali atti e documenti non devono essere divulgati, anche in relazione ad esigenze attinenti ad altre istruttorie o inchieste in corso. Devono in ogni caso essere coperti dal segreto gli atti e i documenti attinenti a procedimenti giudiziari nella fase delle indagini preliminari. 4 Il segreto funzionale riguardante atti e documenti acquisiti dalla Commissione in riferimento ai reati di cui agli articoli 416 e 416- bis del codice penale non può essere opposto ad altre Commissioni parlamentari di inchiesta. 5 (Obbligo del segreto) 1 I componenti della Commissione, il personale addetto alla stessa e ogni altra persona che collabora con la Commissione o compie o concorre a compiere atti di inchiesta, oppure ne viene a conoscenza per ragioni di ufficio o di servizio, sono obbligati al segreto per tutto quanto riguarda gli atti e i documenti di cui all'articolo 4, comma 3. 2 Salvo che il fatto costituisca più grave reato, la violazione del segreto è punita ai sensi dell'articolo 326 del codice penale. 3 Salvo che il fatto costituisca più grave reato, le pene di cui al comma 2 si applicano a chiunque diffonda in tutto o in parte, anche per riassunto o informazione, atti o documenti del procedimento di inchiesta dei quali sia stata vietata la divulgazione. 6 (Organizzazione interna) 1 L'attività e il funzionamento della Commissione sono disciplinati da un regolamento interno approvato dalla Commissione stessa prima dell'inizio dei lavori. Ciascun componente può proporre la modifica delle norme regolamentari. 2 La Commissione può organizzare i propri lavori anche attraverso uno o più gruppi di lavoro, costituiti secondo il regolamento di cui al comma 1. 3 Tutte le volte che lo ritenga opportuno, la Commissione può riunirsi in seduta segreta. 4 La Commissione si avvale dell'opera di agenti e di ufficiali di polizia giudiziaria e può avvalersi di tutte le collaborazioni, che ritenga necessarie, di soggetti interni ed esterni all'amministrazione dello Stato, autorizzati, ove occorra e con il loro consenso, dagli organi a ciò deputati e dai Ministeri competenti. 5 Per l'espletamento delle sue funzioni la Commissione fruisce di personale, locali e strumenti operativi messi a disposizione dai Presidenti delle Camere, d'intesa tra loro. 6 Le spese per il funzionamento della Commissione sono stabilite nel limite massimo di 75.000 euro per l'anno 2015 e di 150.000 euro per ciascuno degli anni successivi e sono poste per metà a carico del bilancio interno del Senato della Repubblica e per metà a carico del bilancio interno della Camera dei deputati. 7 La Commissione cura l'informatizzazione dei documenti acquisiti e prodotti nel corso della propria attività.