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SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Commissione AFFARI COSTITUZIONALI (1ª) 244 PARRINI La seduta inizia alle ore 16,25. IN SEDE REFERENTE 2167 (d-l 44/2021 - misure contenimento COVID-19) DDL 2167 Conversione in legge del decreto-legge 1° aprile 2021, n. 44, recante misure urgenti per il contenimento dell'epidemia da COVID-19, in materia di vaccinazioni anti SARS-CoV-2, di giustizia e di concorsi pubblici (Seguito dell'esame e rinvio) Prosegue l'esame, sospeso nella seduta del 21 aprile. Il PRESIDENTE comunica che il ministro Brunetta ha inviato la risposta ai quesiti scritti, che è stata subito trasmessa ai commissari. Ricorda che il termine per gli emendamenti è fissato alle ore 12 di domani, giovedì 29 aprile. Non essendoci richieste di intervento in discussione generale, rinvia il seguito dell'esame ad altra seduta. Il seguito dell'esame è quindi rinviato. AFFARI ASSEGNATI Atto n.802 (Esame della sentenza della Corte costituzionale n. 48 del 2021) Doc n. 802 Sentenza della Corte Costituzionale n. 48 del 24 febbraio 2021, depositata il successivo 26 marzo 2021 (Esame, ai sensi dell'articolo 139, comma 2, del Regolamento e rinvio) Il presidente PARRINI ( PD ), relatore, ricorda che, a seguito della sua richiesta, è stata assegnata alla Commissione affari costituzionali, ai sensi del comma 2 dell'articolo 139 del Regolamento, la sentenza della Corte costituzionale n. 48 del 2021, depositata lo scorso 26 marzo. In quella sede la Corte ha rilevato la mancanza, nell'ordinamento, di una disciplina legislativa che assicuri l'accesso tempestivo alla tutela giurisdizionale nei confronti di decisioni potenzialmente lesive del diritto di elettorato passivo nelle elezioni politiche nazionali, quali i provvedimenti di ricusazione di liste o di incandidabilità, e ha perciò invitato il legislatore a porre in essere un necessario intervento. Il tribunale ordinario di Roma aveva sollevato questioni di legittimità costituzionale dei commi 1 e 2 dell'articolo 18- bis del decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361 (testo unico delle leggi recanti norme per la elezione della Camera dei deputati). Tali disposizioni stabiliscono, rispettivamente, il numero minimo di sottoscrizioni che ciascuna lista deve raccogliere per presentarsi alle elezioni per la Camera dei deputati (comma 1) e i soggetti esonerati dal relativo onere (comma 2). Nel merito, la Consulta ha ritenuto la non sussistenza della prospettata violazione dell'articolo 117, primo comma, della Costituzione, in relazione all'articolo 3 del Protocollo addizionale alla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali (CEDU), firmato a Parigi il 20 marzo 1952, visto che "l'ampia discrezionalità che è attribuita al legislatore in materia elettorale, in considerazione dell'interesse costituzionale al regolare svolgimento delle competizioni elettorali assicurato dalla disciplina in esame" (...) "non conduce a un giudizio di manifesta irragionevolezza della scelta censurata". La Corte ha, in tale ambito, evidenziato che "la ristrettezza dei tempi in cui le firme devono essere raccolte può senza dubbio costituire un aggravio - sul quale il legislatore potrebbe opportunamente intervenire - ma essa è nota in partenza ai destinatari, e non costituisce un accadimento improvviso e imprevedibile". Ha tuttavia sottolineato come "nel caso del diritto di elettorato passivo, particolarmente per ciò che concerne le elezioni politiche nazionali, manca una disciplina legislativa che assicuri accesso tempestivo alla tutela giurisdizionale nei confronti di decisioni in ipotesi lesive dell'esistenza stessa del diritto, quali i provvedimenti di ricusazione di liste o di incandidabilità, a differenza di quel che accade per le elezioni europee o amministrative (...), nel cui ambito è ben possibile ricorrere al giudice avverso analoghe decisioni e, in quella sede, eccepire le pertinenti questioni di legittimità costituzionale". La Corte afferma dunque che "in questo specifico ambito, è giocoforza riconoscere che si è in presenza di una zona franca dalla giustizia costituzionale, e dalla giustizia tout-court , quantomeno nella sua dimensione effettiva e tempestiva, ciò che non è accettabile in uno Stato di diritto". La Corte ricorda, infatti, che in base all'articolo 23, comma 2, del citato decreto, contro le decisioni adottate dagli Uffici centrali circoscrizionali di ricusazione di liste o di dichiarazione d'invalidità delle candidature, i delegati di lista possono ricorrere all'Ufficio centrale nazionale. L'attività di controllo svolta da tali collegi ha natura amministrativa: come più volte evidenziato dalla Corte, il fatto che siano collocati presso le Corti d'appello e la Corte di cassazione "non comporta che i collegi medesimi siano inseriti nell'apparato giudiziario, evidente risultando la carenza, sia sotto il profilo funzionale sia sotto quello strutturale, di un nesso organico di compenetrazione istituzionale che consenta di ritenere che essi costituiscano sezioni specializzate degli uffici giudiziari presso cui sono costituiti". La Corte svolge anche alcune puntualizzazioni sull'interpretazione dell'articolo 66 della Costituzione («Ciascuna Camera giudica dei titoli di ammissione dei suoi componenti e delle cause sopraggiunte di ineleggibilità e di incompatibilità»), disposizione che si trova in stretta connessione con gli articoli 23 e 87, comma 1, del decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957. Al riguardo, la giurisprudenza costituzionale ha affermato che il controllo effettuato dalle Camere in sede di convalida dell'elezione dei propri componenti si configura come unica eccezione al sistema generale di tutela giurisdizionale in materia di elezioni (sentenze n. 113 del 1993 e n. 259 del 2009). Inoltre, le Giunte delle Camere ritengono sì sussistente la propria competenza a pronunciare giudizio definitivo, ai sensi dell'articolo 87 del decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957, sui ricorsi e reclami, compresi quelli relativi al procedimento elettorale preparatorio, ma solo al fine di verificare i titoli di ammissione degli eletti. Ritengono cioè di conoscere di ogni fase del procedimento elettorale, compresa quella precedente l'apertura dei seggi, ma esclusivamente ai fini del giudizio sulla corretta composizione dell'organo elettivo. La Corte rileva dunque come, in relazione alle decisioni degli uffici elettorali che abbiano limitato il diritto dei cittadini di presentare liste o di candidarsi, ne risulta un quadro complessivo in cui le controversie che precedono lo svolgimento delle elezioni politiche scontano un evidente vuoto di tutela giurisdizionale; assenza di tutela che si riproduce anche di fronte alle Giunte delle Camere, pur ad elezioni avvenute. Nel richiamare sul punto la sentenza n. 259 del 2009, la Corte ha ricordato come allora confortava la vigenza dell'articolo 44 della legge 18 giugno 2009, n. 69 (Disposizioni per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività nonché in materia di processo civile), che delegava il Governo  con delega i cui termini non erano scaduti nel momento in cui la Corte decideva la questione  a introdurre, appunto, la giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo nelle controversie concernenti atti del procedimento elettorale preparatorio per le elezioni per il rinnovo della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica. Il Giudice delle leggi già allora riteneva che la forza precettiva dell'articolo 66 della Costituzione non coprisse il contenzioso pre-elettorale, che perciò poteva essere escluso dal perimetro di efficacia della norma costituzionale. Pertanto, con la sentenza in esame, essendo scaduta inutilmente la delega ricordata e trascorso oltre un decennio, consolidatosi il "diritto vivente" della giurisprudenza di legittimità, condiviso da quella amministrativa, confermatasi la prassi interpretativa delle Giunte parlamentari, tale conclusione  già presente nella sentenza n. 259 del 2009  viene ribadita dalla Corte e ulteriormente argomentata. In conclusione, la Corte evidenzia che, in un quadro in cui è la stessa Costituzione a disporre termini stringenti (in base all'articolo 61 della Costituzione, le elezioni delle nuove Camere devono svolgersi entro 70 giorni dalla fine delle precedenti), appare necessaria, anche per le elezioni politiche, la previsione di un rito ad hoc , che assicuri una giustizia pre-elettorale tempestiva. "In attesa del necessario intervento del legislatore, allo stato attuale della normativa e delle interpretazioni su di essa prevalenti, l'azione di accertamento di fronte al giudice ordinario  sempre che sussista l'interesse ad agire (articolo 100 del codice di procedura civile)  risulta l'unico rimedio possibile per consentire la verifica della pienezza del diritto di elettorato passivo e la sua conformità alla Costituzione". Ritiene quindi opportuno svolgere una riflessione approfondita su un argomento tanto rilevante, tenendo così nella dovuta considerazione il monito della Corte costituzionale, con l'obiettivo di predisporre un'iniziativa legislativa da sottoporre all'Assemblea, al fine di colmare la lacuna normativa segnalata dalla Corte. Propone di svolgere un breve ciclo di audizioni di esperti sul tema, fissando il termine per indicare i soggetti da convocare in audizione alle ore 12 di lunedì 3 maggio. La Commissione conviene. Il seguito dell'esame è quindi rinviato. La seduta termina alle ore 16,40.