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Circolazione stradale - Infrazioni al codice della strada - Ricorso al giudice di pace avverso il verbale di accertamento - Mancata previsione di un termine maggiore per il ricorrente residente all'estero - Denunciata irragionevole disparità di trattamento e lamentata violazione del principio di imparzialità della pubblica amministrazione - Esclusione - Manifesta infondatezza della questione.. E' manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 204- bis , comma 1, del d.lgs. 30 aprile 1992, n. 285, contestato, in rapporto agli artt. 3 e 97 Cost., nella parte in cui, nel disciplinare il termine per la proposizione dell'opposizione avanti all'autorità giudiziaria avverso il verbale di accertamento di violazioni del codice della strada, non prevede un termine più lungo per il residente all'estero. Infatti, tenuto conto della struttura semplificata del procedimento in esame, il termine fissato dal legislatore non è intrinsecamente irragionevole e non sussiste neppure la lamentata disparità di trattamento né rispetto alla fattispecie dell'opposizione all'ordinanza-ingiunzione né rispetto alla fattispecie ex art. 201 dello stesso d.lgs., che concernono situazioni non omogenee a quella sub iudice . Inoltre, non è riscontrabile il paventato vulnus all'art. 97 Cost., in quanto il principio di buon andamento della pubblica amministrazione non riguarda l'esercizio della funzione giurisdizionale e può essere invocato solo con riferimento all'organizzazione degli uffici giudiziari. - Sulla discrezionalità di cui gode il legislatore in tema di fissazione dei termini processuali, v., citate, sentenze n. 161/2000, n. 134/1985, n. 121/1984, n. 138/1975. - Sulla inapplicabilità del principio di buon andamento all'esercizio della funzione giurisdizionale, v., citate, ordinanze n. 337 e 44/2006.