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Paesaggio - Norme della Regione Sardegna - Aziende ricettive all'aria aperta - Allestimenti mobili di pernottamento - Statuita irrilevanza a fini paesaggistici - Contrasto con il codice dei beni culturali e del paesaggio, che individua tassativamente le tipologie di interventi in aree vincolate realizzabili anche in assenza di autorizzazione paesaggistica - Violazione della competenza legislativa statale esclusiva in materia di tutela dell'ambiente, dell'ecosistema e dei beni culturali - Necessità di espungere dal testo della disposizione impugnata le parole «e paesaggistici» - Illegittimità costituzionale parziale.. È costituzionalmente illegittimo, per violazione degli artt. 9 e 117, secondo comma, lett. s ), Cost., l'art. 20 della legge della Regione Sardegna 21 novembre 2011, n. 21, limitatamente alle parole «e paesaggistici», che, nel sostituire il comma 4- bis dell'art. 6 della legge regionale 14 maggio 1984, n. 22, prevede l'irrilevanza non solo a fini urbanistici ed edilizi ma anche paesaggistici degli allestimenti mobili di pernottamento (quali tende, roulotte, caravan, mobil-home, maxicaravan o case mobili e pertinenze ed accessori funzionali all'esercizio dell'attività). La procedura di autorizzazione paesaggistica disciplinata dalla normativa statale, non derogabile da parte delle Regione, è volta a stabilire proprio se un determinato intervento abbia o meno un impatto paesaggistico significativo. La disposizione impugnata, invece, nel qualificare come paesaggisticamente irrilevanti taluni interventi nelle aziende ricettive all'area aperta, consente che essi vengano posti in essere a prescindere dall'autorizzazione paesaggistica di cui all'art. 146 del codice dei beni culturali e del paesaggio, la quale è norma di grande riforma economico-sociale che la Regione autonoma della Sardegna deve rispettare in quanto adottata nell'ambito della competenza esclusiva statale nella materia «tutela dell'ambiente, dell'ecosistema e dei beni culturali», di cui all'art. 117, secondo comma, lett. s ), Cost. La norma censurata si pone, dunque, in contrasto con il richiamato art. 146, oltre che con l'art. 149 del medesimo Codice dei beni culturali e del paesaggio - che individua tassativamente le tipologie di interventi in aree vincolate realizzabili anche in assenza di autorizzazione paesaggistica - e con l'Allegato 1 del d.P.R n. 139 del 2010 che reca un elenco tassativo degli interventi di «lieve entità», assoggettati a procedimento semplificato di autorizzazione paesaggistica. Sulla dichiarazione di illegittimità costituzionale dell'art. 3, comma 9, della legge 23 luglio 2009, n. 99, v. la citata sentenza n. 278/2010. Sulla dichiarazione di illegittimità costituzionale dell'art. 41, comma 4, del d.l. 21 giugno 2013, n. 69, convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge 9 agosto 2013, n. 98, v. la citata sentenza n. 189/2015. Sull'autorizzazione paesaggistica, v. le citate sentenze nn. 235/2011, 101/2010 e 232/2008. Sull'art. 146 del codice dei beni culturali e del paesaggio, quale norma di grande riforma economico-sociale, v. la citata sentenza n. 238/2013.