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SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Commissione COMMISSIONI 3ª e 6ª RIUNITE 6ª(Finanze e tesoro) 1 PETROCELLI La seduta inizia alle ore 9,05. IN SEDE REFERENTE Ratifica Accordi Italia-Svizzera lavoratori frontalieri e doppie imposizioni DDL 2482 Ratifica ed esecuzione dei seguenti Accordi: a) Accordo tra la Repubblica italiana e la Confederazione svizzera relativo all'imposizione dei lavoratori frontalieri, con Protocollo aggiuntivo e Scambio di Lettere, fatto a Roma il 23 dicembre 2020, b) Protocollo che modifica la Convenzione tra la Repubblica italiana e la Confederazione svizzera per evitare le doppie imposizioni e per regolare talune altre questioni in materia di imposte sul reddito e sul patrimonio, con Protocollo aggiuntivo, conclusa a Roma il 9 marzo 1976, così come modificata dal Protocollo del 28 aprile 1978 e dal Protocollo del 23 febbraio 2015, fatto a Roma il 23 dicembre 2020, nonché norme di adeguamento dell'ordinamento interno (Esame e rinvio) Il senatore ALFIERI ( PD ), relatore per la 3 a Commissione, dà conto, anche a nome del Senatore Fenu, relatore per la 6ª Commissione, del disegno di legge recante la ratifica dell'Accordo sottoscritto nel dicembre 2020 tra l'Italia e la Confederazione svizzera in materia di imposizione dei lavoratori frontalieri, nonché del Protocollo, firmato sempre nel dicembre 2020 dai due Paesi, di modifica della Convenzione bilaterale per evitare le doppie imposizioni, risalente al 1976 e più volte modificata. In via preliminare, fa presente che le intese in esame sono viste con grande interesse nelle regioni italiane che confinano con la Svizzera, solo considerando la circostanza per cui ben 85 mila lavoratori italiani si trasferiscono quotidianamente in territorio elvetico, soprattutto nel Canton Ticino. Volendo esemplificare, ci si trova di fronte ad un fenomeno economico e sociale che registra, da un lato, l'esportazione italiana di lavoratori, qualificati e ben pagati (se si considera che il reddito mensile minimo in Svizzera è di circa 3.500 franchi) e, dall'altro, l'importazione di consumatori d'oltre confine. Il relatore passa, quindi, ad evidenziare come si tratti di una intesa che, destinata a sostituire quella attualmente in vigore, risalente al 1974, e frutto di un confronto decennale fra le Parti e di consultazioni con le organizzazioni sindacali e l'Associazione dei comuni italiani di frontiera, nonché con le autorità dei Cantoni dei Grigioni, del Ticino e del Vallese, intende migliorare l'attuale dispositivo di imposizione dei frontalieri e segnare una nuova tappa nelle relazioni fiscali tra Italia e Svizzera. Nello specifico, l'Accordo bilaterale relativo all'imposizione dei lavoratori frontalieri - composto da 10 articoli e accompagnato da un Protocollo aggiuntivo e da uno scambio di lettere - è finalizzato a definire il quadro giuridico volto a eliminare le doppie imposizioni sui salari, sugli stipendi e sulle altre remunerazioni ricevuti dai lavoratori frontalieri dei due Paesi, con la previsione del principio di reciprocità, a differenza di quanto previsto dal precedente accordo del 1974, che regola unicamente il trattamento dei lavoratori frontalieri italiani che lavorano in Svizzera. In relazione al metodo di imposizione, l'Accordo stabilisce il metodo della tassazione concorrente, che attribuisce i diritti di imposizione sia allo Stato di residenza del lavoratore frontaliero, sia allo Stato della fonte del reddito da lavoro dipendente. In particolare, i salari sono imponibili nel Paese di svolgimento dell'attività lavorativa, ma entro il limite dell'80 per cento di quanto dovuto nello stesso Paese in base alla normativa sulle imposte sui redditi delle persone fisiche (incluse le imposte locali). Lo Stato di residenza applica poi le proprie imposte sui redditi ed elimina la doppia imposizione relativamente alle imposte prelevate nell'altro Stato. Più in dettaglio, l'Accordo definisce innanzitutto la sfera soggettiva di applicazione, riferendosi alle persone fisiche residenti in uno dei due Stati contraenti che lavorano quali lavoratori frontalieri nell'area di frontiera dell'altro Stato (articolo 1). Dopo aver offerto un quadro delle definizioni utilizzate (articolo 2), ed in particolare relative alle "aree di frontiera" quale ambito geografico di applicazione - inclusiva, per l'Italia, delle Regioni Lombardia, Piemonte, Valle d'Aosta, e della Provincia Autonoma di Bolzano, e, per la Svizzera, dei Cantoni dei Grigioni, del Ticino e del Vallese -, e ai lavoratori frontalieri, l'intesa bilaterale disciplina le modalità di imposizione dei medesimi lavoratori frontalieri (articolo 3), reca un generale principio di non discriminazione nei loro confronti (articolo 4) e stabilisce l'eliminazione della doppia imposizione fiscale sui salari, gli stipendi e le altre remunerazioni da essi ricevuti (articolo 5). Ad una Commissione mista è delegato il compito di risolvere eventuali controversie interpretative o applicative dell'Accordo (articolo 6). L'intesa precisa altresì l'ambito della cooperazione amministrativa bilaterale, da realizzarsi attraverso uno scambio di informazioni - nel rispetto del più recente standard dell'OCSE - relative ai dati identificativi del lavoratore e del datore di lavoro, all'ammontare del salario e dei contributi sociali obbligatori, necessari per consentire allo Stato di residenza di determinare il carico fiscale di ogni lavoratore frontalieri (articolo 7). Oltre a disciplinare i termini per la sua entrata in vigore (articolo 8) e a porre una clausola di riesame quinquennale per valutare eventuali modifiche da apportare al testo (articolo 10), l'intesa prevede anche un regime transitorio per gli attuali lavoratori frontalieri residenti in Italia che lavorano in Svizzera, con l'applicazione del regime di tassazione esclusiva in Svizzera e meccanismi di compensazione finanziaria a beneficio dei comuni italiani di confine da parte dei Cantoni dei Grigioni, del Ticino e del Vallese fino al 2033 (articolo 9). Dell'Accordo è parte integrante anche un Protocollo aggiuntivo con funzione interpretativa e integrativa che, composto di 12 paragrafi, prevede - fra l'altro - la consultazione bilaterale in caso di modifica sostanziale della legislazione fiscale da parte di uno dei due Paesi (paragrafo 1), la precisazione circa la tipologia di imposte applicabili ai frontalieri (paragrafo 4), la disciplina relativa ad alcuni aspetti di funzionamento della Commissione mista di cui all'articolo 6 (paragrafi 6 e 7). Come specifica la relazione illustrativa che accompagna il provvedimento, la sostituzione dell'Accordo sui lavoratori frontalieri del 3 ottobre 1974 con il nuovo Accordo del dicembre 2020 comporta la necessità di adeguare, attraverso lo strumento del Protocollo modificativo, anche la disposizione dell'articolo 15, paragrafo 4, della Convenzione tra la Repubblica italiana e la Confederazione svizzera per evitare le doppie imposizioni del 1976. Composto di due articoli, il Protocollo modificativo cambia il paragrafo 4 dell'articolo 15 della Convenzione bilaterale per evitare le doppie imposizioni del 1976, adeguando il riferimento al nuovo Accordo relativo all'imposizione dei lavoratori frontalieri, e confermando che anche il nuovo Accordo costituisce parte integrante della Convenzione del 9 marzo 1976. Il disegno di legge di ratifica degli strumenti normativi in esame si compone di 12 articoli. Oltre all'autorizzazione alla ratifica (articolo 1) e all'ordine di esecuzione (articolo 2), il disegno di legge reca disposizioni in materia di redditi prodotti in Svizzera dai frontalieri italiani (articolo 3), fissa una franchigia a 10.000 euro di reddito applicabile ai lavoratori frontalieri italiani (articolo 4), e disciplina la deducibilità dei contributi obbligatori per i prepensionamenti (articolo 5). Ulteriori articoli riguardano la non imponibilità degli assegni familiari erogati dagli Enti di previdenza dello Stato in cui il frontaliere presta lavoro (articolo 6), i redditi prodotti in Italia dai frontalieri svizzeri (articolo 7), la ripartizione della compensazione finanziaria (articolo 8), le risorse per i comuni di frontiera (articolo 9) e l'istituzione e il riparto di un Fondo per lo sviluppo economico delle infrastrutture di confine (articolo 10). L'articolo 11, inoltre, reca la copertura finanziaria degli oneri economici complessivi derivanti dall'Accordo bilaterale in via di ratifica. Conclude rilevando che la ratifica dell'Accordo e del Protocollo in esame tra l'Italia e la Confederazione svizzera non presenta profili di incompatibilità con la normativa nazionale, né con l'ordinamento dell'Unione europea e gli altri obblighi internazionali sottoscritti dal nostro Paese. Il presidente PETROCELLI , dopo aver ringraziato i relatori, apre la discussione generale, ricordando come la Commissione esteri abbia avuto modo di interloquire proficuamente, negli ultimi anni, soprattutto nel periodo antecedente la pandemia, con vari rappresentanti parlamentari apicali del Canton Ticino. Chiede, quindi, al relatore Alfieri quale sia la tipologia prevalente di lavoratore svizzero che si reca in Italia. Segue un breve intervento del senatore D'ALFONSO ( PD ), presidente della 6 a Commissione, che si sofferma sulla nozione di "area di frontiera", menzionata più volte dal relatore. Il senatore IWOBI ( L-SP-PSd'Az ) pone la questione concernente lo status dei frontalieri che operano dentro o fuori la fascia limitrofa al confine italo-svizzero. Il relatore ALFIERI ( PD ), nel fornire delucidazioni ai quesiti testé formulati, fa presente, in particolare, che, a sua conoscenza, l'attività della maggior parte dei frontalieri svizzeri, provenienti prevalentemente da Lugano, si concentra sulla città di Milano. Tiene poi a precisare che gli accordi in titolo - peraltro già ratificati dalla Confederazione e che, secondo l' understanding tra i due governi, dovrebbero entrare in vigore nel 2023 - mirano, al termine del periodo transitorio, ad uniformare il trattamento dei diversi tipi di lavoratori e a sanare il gap normativo segnalato dal senatore Iwobi. Sottopone, quindi, ai Commissari l'opportunità di svolgere, in un'unica seduta, delle audizioni mirate che coinvolgano i vari rappresentanti sindacali dei frontalieri e delle comunità dell'area, al fine di avere un quadro cognitivo completo delle problematiche sottostanti alla ratifica degli accordi in argomento. Il presidente PETROCELLI , d'intesa con il presidente della 6 a Commissione D'Alfonso, nel condividere tale richiesta, propone che tali audizioni possano svolgersi il prossimo 8 marzo. Le Commissioni riunite convengono. Il sottosegretario DELLA VEDOVA svolge, infine, brevi considerazioni esprimendo concordanza con l'illustrazione dei relatori e auspicando una ponderata e sollecita conclusione dell' iter parlamentare dell'importante provvedimento in esame. Il seguito dell'esame è, quindi, rinviato. La seduta termina alle ore 9,30.