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Art. 2 1. Il secondo comma dell'art. 23 del decreto del Presidente della Repubblica 29 aprile 1976, n. 431, e successive modificazioni, è sostituito dal seguente: "Fermo restando quanto previsto dall'ultimo comma dell'art. 24, qualora dagli accertamenti sanitari, o altrimenti, risulti che una persona condannata si trova in una delle condizioni prevedute dall'art. 146 e dall'art. 147, numeri 2) e 3), del codice penale, la direzione dell'istituto provvede a trasmettere gli atti al tribunale di sorveglianza per l'adozione dei provvedimenti di sua competenza e provvede, altresì, a darne comunicazione al magistrato di sorveglianza". 2. Nell'art. 23 del decreto del Presidente della Repubblica 29 aprile 1976, n. 431, e successive modificazioni, è aggiunto, in fine, il seguente comma: "I contatti e gli interventi degli operatori penitenziari e degli assistenti volontari di cui all'art. 78 della legge, nonché quelli degli operatori sociali e sanitari delle strutture e dei servizi assistenziali territoriali intesi alla prosecuzione dei programmi terapeutici o di trattamento educativo-sociale istituzionalmente svolti con gli imputati, i condannati e gli internati non si considerano colloqui e ad essi non si applicano pertanto le disposizioni contenute nell'art. 18 della legge e nell'art. 35 del presente regolamento". Note all'art. 2: - Il testo dell'art. 23 del D.P.R. n. 431/1976, come modificato dal D.P.R. qui pubblicato, è il seguente: "Art. 23. (Modalità dell'ingresso in istituto). - La direzione cura che il detenuto o l'internato all'atto del suo ingresso dalla libertà sia sottoposto a perquisizione personale, al rilievo delle impronte digitali e messo in grado di esercitare la facoltà preveduta dal primo comma dell'art. 29 della legge, con le modalità di cui all'art. 59 del presente regolamento. Il soggetto è sottoposto a visita medica non oltre il giorno successivo. Fermo restando quanto previsto dall'ultimo comma dell'art. 24, qualora dagli accertamenti sanitari, o altrimenti, risulti che una persona condannata si trova in una delle condizioni prevedute dall'art. 146 e dall'art. 147, numeri 2) e 3), del codice penale, la direzione dell'istituto provvede a trasmettere gli atti del tribunale di sorveglianza per l'adozione dei provvedimenti di sua competenza e provvede, altresì, a darne comunicazione al magistrato di sorveglianza. Al momento dell'ingresso dalla libertà di un detenuto o di un internato, la direzione dell'istituto richiede, al Ministero notizia su eventuali precedenti detenzioni, al fine di acquisire a preesistente cartella personale. Il direttore, o un operatore penitenziario da lui designato, svolge un colloquio con il soggetto, al fine di conoscere le notizie necessarie per le iscrizioni nel registro preveduto dall'art. 13 del regio decreto 28 maggio 1931, n. 603, e per iniziare la compilazione della cartella personale nonché allo scopo di fornirgli le informazioni prevedute dal primo comma dell'art. 32 della legge e di consegnargli l'estratto indicato nel secondo comma dell'art. 64 del presente regolamento. Qualora il detenuto o l'internato si rifiuti di fornire le sue generalità o quando vi siano fondati motivi per ritenere che le generalità fornite siano false e sempre che non si riesca a conoscere altrimenti le esatte generalità il soggetto è identificato sotto la provvisoria denominazione di "sconosciuto" a mezzo di fotografia e di riferimenti a connotati e contrassegni fisici e ne è fatto rapporto all'autorità giudiziaria. Nel corso del colloquio il soggetto è invitato a segnalare gli eventuali problemi personali e familiari che richiedono interventi immediati. Di tali problemi la direzione informa il centro di servizio sociale. Gli oggetti consegnati dal detenuto o dall'internato, nonché quelli rinvenuti sulla sua persona e che non possono essere lasciati in suo possesso, sono ritirati e depositati presso la direzione. Gli oggetti che non possono essere conservati sono venduti a beneficio del soggetto o inviati, a sue spese, alla persona da lui designata. Delle predette operazioni viene redatto verbale. Degli oggetti consegnati dall'imputato o rinvenuti sulla sua persona è data notizia alla autorità giudiziaria che procede. I contatti e gli interventi degli operatori penitenziari e degli assistenti volontari di cui all'art. 78 della legge, nonché quelli degli operatori sociali e sanitari delle strutture e dei servizi assistenziali territoriali intesi alla prosecuzione dei programmi terapeutici o di trattamento educativo-sociale istituzionalmente svolti con gli imputati, i condannati e gli internati non si considerano colloqui e ad essi non si applicano pertanto le disposizioni contenute nell'art. 18 della legge e nell'art. 35 del presente regolamento.". - L'art. 146 c.p. prevede il rinvio obbligatorio della esecuzione della pena quando questo debba aver luogo nei confronti di donna incinta o che abbia partorito da meno di sei mesi; l'art. 147 c.p., primo comma numeri 2) e 3), prevede invece il rinvio facoltativo dell'esecuzione della pena quando questa debba aver luogo nei confronti rispettivamente di persona in condizioni di grave infermità fisica o di donna che abbia partorito da più di sei mesi ma da meno di un anno, quando non sia possibile affidare il figlio ad altri che alla madre. - Il testo dell'art. 13 del R.D. n. 603/1931, recante le disposizioni di esecuzione del c.p.p., è il seguente: "Art. 13. - L'autorità preposta a uno stabilimento di prevenzione o di pena o un funzionario da essa delegato deve iscrivere in un registro, in ordine cronologico, il cognome, il nome, il luogo di nascita, l'età, lo stato, il nome dei genitori, i contrassegni personali delle persone che riceve in custodia, il giorno della loro entrata nello stabilimento, il tempo e il luogo del loro arresto con l'indicazione del provvedimento in forza del quale furono arrestate, dell'autorità a disposizione della quale si trova il detenuto e del nome degli agenti che procedettero alla consegna. Nello stesso registro sono altresì iscritti la data dell'uscita dallo stabilimento e il provvedimento che la ordina. Il registro, prima che sia posto in uso, è presentato al procuratore della Repubblica, che ne fa numerare ciascuna pagina, segnandola col sigillo del proprio ufficio. In fine del registro lo stesso procuratore della Repubblica, indica il numero complessivo delle pagine e vi appone la data e la sottoscrizione.". In base al secondo comma dell'art. 24 del D.P.R. n. 431/1976, la vidimazione del suddetto registro viene effettuata non più dal procuratore della Repubblica ma dal magistrato di sorveglianza.