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SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Assemblea 420 Presidenza del vice presidente CALDEROLI, indi del vice presidente TAVERNA, del vice presidente ROSSOMANDO e del vice presidente LA RUSSA N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Forza Italia Berlusconi Presidente-UDC: FIBP-UDC; Fratelli d'Italia: FdI; Italia Viva-P.S.I.: IV-PSI; Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione: L-SP-PSd'Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP-PATT, UV): Aut (SVP-PATT, UV); Misto: Misto; Misto-ITALIA AL CENTRO (IDEA-CAMBIAMO!, EUROPEISTI, NOI DI CENTRO (Noi Campani)): Misto-IaC (I-C-EU-NdC (NC)); Misto-Italexit per l'Italia-Partito Valore Umano: Misto-IpI-PVU; Misto-Italia dei Valori: Misto-IdV; Misto-Liberi e Uguali-Ecosolidali: Misto-LeU-Eco; Misto-MAIE: Misto-MAIE; Misto-+Europa - Azione: Misto-+Eu-Az; Misto-PARTITO COMUNISTA: Misto-PC; Misto-Potere al Popolo: Misto-PaP. Presidenza del vice presidente CALDEROLI PRESIDENTE . La seduta è aperta (ore 9,30). Si dia lettura del processo verbale. GIRO, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del giorno precedente. PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato. Comunicazioni della Presidenza PRESIDENTE . L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Sull'ordine dei lavori PRESIDENTE . Informo l'Assemblea che all'inizio della seduta il Presidente del Gruppo MoVimento 5 Stelle ha fatto pervenire, ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento, la richiesta di votazione con procedimento elettronico per tutte le votazioni da effettuare nel corso della seduta. La richiesta è accolta ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento. Sui lavori del Senato PRESIDENTE . La Conferenza dei Capigruppo ha approvato il calendario dei lavori fino al 7 aprile. L'ordine del giorno della seduta di oggi prevede la discussione del decreto-legge sulla peste suina africana, al termine della quale la seduta sarà sospesa fino alle ore 18. Alle ore 18 avrà luogo, fino alla sua conclusione, la discussione generale del decreto-legge sulla crisi in Ucraina. A tal fine la seduta non prevede orario di chiusura. L'esame del provvedimento proseguirà nella seduta di domani. Alle ore 15 di domani avrà luogo il question time con la presenza dei Ministri degli affari esteri, della difesa, del lavoro e delle politiche sociali e della salute. Il calendario della prossima settimana prevede la discussione dei seguenti provvedimenti: disegno di legge in materia di mandato dei sindaci, controllo di gestione e inconferibilità di incarichi, approvato dalla Camera dei deputati; dalla sede redigente, l'istituzione della Giornata nazionale della memoria degli Alpini, approvato dalla Camera dei deputati; ratifiche di accordi internazionali definite dalla Commissione affari esteri; dalla sede redigente, il disegno di legge recante disposizioni in materia di iscrizione contemporanea a due corsi di istruzione superiore, approvato dalla Camera dei deputati; ove concluso dalla Commissione, il disegno di legge di delega al Governo per il sostegno e la valorizzazione della famiglia. Giovedì 7 aprile, alle ore 15, avrà luogo il question time . Calendario dei lavori dell'Assemblea PRESIDENTE . La Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari, riunitasi il 29 marzo 2022, con la presenza dei Vice Presidenti del Senato e con l'intervento del rappresentante del Governo, ha adottato - ai sensi dell'articolo 55 del Regolamento - il calendario dei lavori fino al 7 aprile: Mercoledì 30 marzo h. 9,30 - Disegno di legge n. 2533 - Decreto-legge n. 9, Peste suina africana (scade il 18 aprile) - Disegno di legge n. 2562 - Decreto-legge n. 14, Crisi in Ucraina (approvato dalla Camera dei deputati) (scade il 26 aprile) - Interrogazioni a risposta immediata, ai sensi dell'articolo 151- bis del Regolamento (giovedì 31, ore 15) Giovedì 31 " h. 9,30 Martedì 5 aprile h. 16,30-20 - Disegno di legge n. 2462 e connessi - Mandato dei sindaci, controllo di gestione e inconferibilità di incarichi (approvato dalla Camera dei deputati) - Disegno di legge n. 1371 - Istituzione della Giornata nazionale della memoria degli Alpini (approvato dalla Camera dei deputati) (dalla sede redigente) - Ratifiche di accordi internazionali definite dalla Commissione affari esteri - Disegno di legge n. 2415 e connesso - Disposizioni in materia di iscrizione contemporanea a due corsi di istruzione superiore (approvato dalla Camera dei deputati) (dalla sede redigente) - Disegno di legge n. 2459 - Deleghe al Governo per il sostegno e la valorizzazione della famiglia (voto finale con la presenza del numero legale) (ove concluso dalla Commissione) - Interrogazioni a risposta immediata, ai sensi dell'articolo 151- bis del Regolamento (giovedì 7, ore 15) Mercoledì 6 " h. 9,30-20 Giovedì 7 " h. 9,30 Gli emendamenti al disegno di legge n. 2462 e connessi (Mandato dei sindaci, controllo di gestione e inconferibilità di incarichi) dovranno essere presentati entro le ore 12 di venerdì 1° aprile. Il termine di presentazione degli emendamenti al disegno di legge n. 2459 (Deleghe al Governo per il sostegno e la valorizzazione della famiglia) sarà stabilito in relazione ai lavori della Commissione. Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. 2533 (Decreto-legge n. 9, Peste suina africana) (7 ore, escluse dichiarazioni di voto) Relatori 40' Governo 40' Votazioni 40' Gruppi 5 ore, di cui M5S 53' L-SP-PSd'Az 48' FIBP-UDC 43' Misto 42'+5' PD 37' FdI 29'+5' IV-PSI 26' Aut (SVP-PATT, UV) 23' Dissenzienti da stabilire Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. 2562 (Decreto-legge n. 14, Crisi in Ucraina) (5 ore, escluse dichiarazioni di voto) Relatori 20' Governo 20' Votazioni 20' Gruppi 5 ore, di cui M5S 42' L-SP-PSd'Az 39' FIBP-UDC 34' Misto 33'+5' PD 30' FdI 23'+5' IV-PSI 21' Aut (SVP-PATT, UV) 18' Dissenzienti da stabilire Discussione del disegno di legge: Doc 2533 Conversione in legge del decreto-legge 17 febbraio 2022, n. 9, recante misure urgenti per arrestare la diffusione della peste suina africana (PSA) (Relazione orale) Approvazione, con modificazioni, con il seguente titolo: Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 17 febbraio 2022, n. 9, recante misure urgenti per arrestare la diffusione della peste suina africana (PSA) PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 2533. I relatori, senatori Biti e Bergesio, hanno chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta. Pertanto, ha facoltà di parlare la relatrice, senatrice Biti. BITI, relatrice . Signor Presidente, desidero innanzitutto ringraziare il mio correlatore, senatore Bergesio, i Presidenti di Commissione, tutti i commissari e il rappresentate del Governo. Signor Presidente, colleghi, forse in un primo tempo questo provvedimento è stato non voglio dire sottovalutato, ma, trattandosi di una malattia che riguarda - per fortuna - soltanto i suini, non è stato trattato con l'attenzione che meritava. La peste suina africana è portata da un virus della famiglia asfivirus, estremamente resistente, tanto che la sua diffusione è molto facile. Viene trasmesso non soltanto inter specie, e quindi tra suidi (cinghiali o suini), ma ciascuno di noi, con le proprie scarpe, andando nei boschi e venendo a contatto laddove il virus è passato, può diffonderlo. L'Italia aveva già avuto a che fare con il virus della peste suina africana in Sardegna, con un'altra variante rispetto a quella adesso presente in Piemonte e in Liguria. Eradicarlo solo in Sardegna - tutti noi sappiamo essere un'isola, cosa che consentirebbe una certa facilità nel contenimento degli animali e, quindi, della diffusione stessa - è stato veramente difficile. Adesso ci troviamo con questa nuova variante, che viene dall'Est Europa e che, per ora, ha colpito soltanto la specie selvatica, ovvero il cinghiale, coinvolgendo diversi individui: fino a qualche giorno fa ne erano stati trovati positivi più di 70. È già stata messa in campo tutta una serie di prescrizioni e di atti per cercare di bloccare la diffusione di questa malattia infettiva. Per fortuna - come dicevo - non è una zoonosi e, quindi, non è una malattia che contagia anche l'uomo. Tuttavia, gli ultimi due anni ci dovrebbero insegnare che le malattie infettive non devono mai essere prese sottogamba, non devono mai essere considerate non importanti. In questo caso - e ne parlerà più diffusamente il senatore Bergesio - dobbiamo assolutamente scongiurare che questa malattia si trasferisca dal cinghiale, ovvero dal maiale selvatico, al suino domestico; in caso contrario - Dio non voglia - tutti gli allevamenti del nostro Paese sarebbero a rischio e si porterebbe al collasso un'intera filiera per noi fondamentale. La Commissione aveva un testo base. La necessità era di procedere velocemente e bene. Da tutti coloro che abbiamo udito, che sono stati veramente tanti (ovviamente il Ministero, nella figura del direttore, ma anche istituti zooprofilattici, servizi veterinari, associazioni e università) e che ringraziamo per gli apporti che ci hanno dato, ci è stato chiesto di agire velocemente e anche di cercare di stanziare delle risorse. Inizialmente questo decreto-legge era ad invarianza finanziaria e, quindi, rivolgo un ringraziamento - da parte mia, ma penso davvero di poterlo fare da parte di tutta la Commissione - al Governo e al ministro Patuanelli che ha deciso di destinare delle risorse a questo provvedimento. Non era così scontato che ci si riuscisse, ma è un obiettivo che ci eravamo posti e che siamo riusciti a perseguire. La Commissione ha inoltre lavorato per apportare modifiche importanti e cercare di assegnare qualche potere in più al commissario straordinario, già individuato dalla Presidenza del Consiglio, che ha il compito di coordinare le Regioni per eradicare la malattia dove è già presente e per cercare di non farla diffondere dove ancora non è arrivata. Con gli emendamenti votati ieri sera abbiamo finalmente dato qualche potere in più al Commissario - e anche le risorse sono andate in quella direzione - soprattutto per mettere delle reti. Forse qualche collega penserà che non è niente, ma in realtà questa malattia si ferma bloccando il movimento degli animali e dei cinghiali. Quindi, se per ora autostrade e grandi strade di comunicazione hanno fatto sì che i cinghiali non andassero da una parte all'altra, impedendo quindi una diffusione ancora maggiore, molto è in carico ora al Commissario e alle Regioni, che dovranno costruire delle barriere con delle recinzioni per cercare di bloccare gli animali e non farli scappare diffondendo in tal modo la malattia. Mi avvio a concludere. Ringrazio davvero i commissari perché tutti siamo rimasti sul merito del provvedimento, nonostante le differenze che - vivaddio - ci sono in quest'Assemblea parlamentare. Avevamo posizioni all'inizio anche molto distanti, ma a volte un problema si risolve partendo da due punti diversi per raggiungere lo stesso obiettivo. Questo è accaduto durante i lavori della nostra Commissione: l'obiettivo di tutti i membri delle Commissioni 9 a e 12 a è stato di agire velocemente in modo da bloccare la diffusione della peste suina africana. Ci siamo limitati davvero al merito di questo momento di grave emergenza che riguarda i suidi (i cinghiali per ora, e speriamo che non toccherà mai i suini domestici). Signor Presidente, una piccola considerazione va fatta sulla gestione della fauna selvatica, che probabilmente ha bisogno - è emerso anche dalla discussione in Commissione - di essere affrontata in maniera matura e seria, come le Commissioni hanno dimostrato di saper fare in questa occasione. Sono tante le malattie infettive, specie specifiche ma anche zoonosi, che hanno bisogno sicuramente di porre attenzione a questo tema, senza pensare ovviamente ai grandi problemi degli agricoltori, che non affronterò per non scavalcare il merito del tema odierno. Il lavoro è stato davvero importante, per cui ringrazio ancora sia la presidente Parente che il presidente Vallardi, tutti i commissari e il Governo. (Applausi) . PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il relatore, senatore Bergesio. Ne ha facoltà. BERGESIO, relatore . Signor Presidente, ringrazio anch'io tutti coloro che si sono impegnati su questo provvedimento, nonché i membri del Governo che sono stati presenti in Commissione con molta attenzione. Il provvedimento al nostro esame è molto importante e nasce non contro qualcuno, ma per dare una mano e aiutare una filiera rilevante del nostro Paese, quella della suinicoltura, sia nella fase di produzione che di trasformazione, che ha ricevuto contraccolpi pesantissimi negli ultimi mesi, con una perdita secca a settimana di oltre 25 milioni di euro. È una perdita reale, soprattutto perché la peste suina africana si è inserita in un contesto complicato e in una zona dove le produzioni suinicole sono molto impegnative e numerose, come quella della Regione Piemonte, dove oltre 3.500 aziende operano nel settore con un milione e trecentomila capi sugli otto milioni prodotti nel nostro Paese. Dall'altra parte, questa filiera si inserisce in un contesto italiano in cui abbiamo in totale circa 25.000 aziende che lavorano nel settore produttivo dell'allevamento e oltre 3.500 nel settore della trasformazione. Tutto questo ci fa pensare - e ci ha fatto pensare da subito - che fosse importante conferire i poteri necessari per cercare di eradicare - questo è il termine esatto su questo fronte - la peste suina africana, così come hanno fatto altri Paesi dell'Unione europea, quali il Belgio che in pochissimo tempo è riuscito a intervenire. Il provvedimento richiama in sostanza tre principi: il primo è relativo alle Regioni che devono redigere, farsi approvare e avere i piani per l'eradicazione della peste suina e per il contenimento della fauna selvatica. Il secondo principio è il ruolo del Commissario, con i suoi poteri e con risorse disponibili. Su questo punto le Commissioni e il Governo hanno lavorato bene perché, alla fine, siamo riusciti, presentando alcuni emendamenti - una quindicina in totale - a dare una svolta al provvedimento, rendendolo concreto e attuabile, soprattutto perché - parlo del decreto-legge n. 9 - privo di risorse e in un contesto del genere era impossibile operare per il Commissario. Grazie all'intervento del ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali Patuanelli, nonché degli altri Ministeri che hanno condiviso l'impegno, sono stati assegnati 10 milioni di euro, risorse prese da ciò che è stato inserito nel decreto sostegni- ter , il provvedimento da 50 milioni di euro, 15 dei quali servono alle aziende e alle imprese per attuare i principi di biosicurezza richiamati anche dal presente decreto. Dall'altra parte, abbiamo ritenuto utile riprendere, dai restanti 35 milioni di euro per la filiera che contemplava la parte produttiva di trasformazione, 10 milioni per utilizzarli immediatamente in questo contesto, perché il Commissario non può agire se non ha delle risorse a disposizione. Questo significa - è un impegno del Ministro, un impegno nostro e un impegno del Governo - che queste risorse devono essere rimpinguate e ripristinate al più presto - abbiamo anche presentato un ordine del giorno in merito - affinché venga garantito che nel primo provvedimento utile debbano essere ridate nel contesto corretto, che è quello della filiera suinicola che sta patendo gravissime perdite. Nell'emendare il provvedimento siamo riusciti anche a dare dei poteri chiari al Commissario relativi a come agire nella sua operatività quotidiana immediata. Anche il tema delle recinzioni, di cui parlava bene prima la collega Biti, era importantissimo, ma non si può soltanto parlare di recinzione o di metodi di contenimento se poi non si possono attuare per problemi urbanistici, paesaggistici, dei beni culturali e di tutto quanto affronta il nostro Paese quando abbiamo qualcosa da fare di necessario e si scopre, purtroppo, che la semplificazione esiste solo a livello verbale e non sostanziale. Anche in questo caso siamo riusciti a stabilire una norma con delle scadenze da rispettare, che però sono velocissime: se in venti giorni non si ha riscontro si procede, soprattutto sul tema della pubblica utilità di cui viene dato pieno mandato al Commissario. Per questo ritengo che il provvedimento in esame abbia ripreso una serie di articoli importanti anche sul tema della biosicurezza, su cui verrà presentato un decreto attuativo, su cui invito il Governo a indicare misure chiare, chiedendo che siano date indicazioni a livello nazionale soprattutto agli allevamenti e agli allevatori affinché possano agire in conformità con un sistema che renda possibile preservare l'allevamento da inserimenti esterni. Penso ad esempio alla delimitazione, alla chiusura di tutti gli accessi, delle entrate dei mezzi, del personale e - fondamentale - del materiale all'interno dell'allevamento. Penso ancora alla protezione dei capannoni, alla gestione degli animali morti, all'ingresso di tutti i tipi di carichi e anche, e soprattutto, alla biosicurezza per quanto riguarda chi entra, chi lavora e chi opera a livello sanitario in tema di controlli, di gestione e prevenzione. Pertanto, occorre fare in modo che questo sia un provvedimento che faccia da guida nel nostro Paese soprattutto perché in settori, come quello avicolo, sono già stati fatti dei passi avanti importanti, mentre sulla suinicoltura si fatica ancora un po'. Credo, però, ci siano le condizioni per fare bene. Abbiamo ritenuto utile - come dicevo prima - presentare l'ordine del giorno citato; mi appello al Governo affinché nei prossimi provvedimenti sia possibile a livello emendativo e direttamente, magari con decreto-legge, restituire le risorse al settore, che - come già rilevato - sta patendo. Abbiamo oggi dei Paesi a livello mondiale che chiedono delle certificazioni che non dovrebbero chiedere, perché la carne suinicola oppure i trasformati, i prosciutti e i salumi, devono provenire da zone o aree esenti da peste suina africana. Questo non è assolutamente concepibile, perché sappiamo bene che nella zona infetta ci sono due allevamenti e in essa gli animali vengono abbattuti. Non c'è quindi un problema da questo punto di vista e soprattutto dobbiamo agire immediatamente per contenere la situazione. Da qui anche il passaggio con le Regioni che devono agire. Ricordo che molte di esse non hanno ancora trasmesso i piani che riguardano l'eradicazione della peste suina e soprattutto la prevenzione. Anche quelle Regioni devono rendersi operative, perché è fondamentale che, dal punto di vista del controllo del Ministero della salute, ma anche dell'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA) e di tutti coloro chiamati a fare delle verifiche importanti, ci sia la consapevolezza di quanto sta accadendo in tutto il Paese. Noi oggi siamo qui ad ascoltare gli interventi che si svolgeranno nel corso della discussione generale, ma soprattutto per dire che forse non è il miglior provvedimento possibile che si poteva fare, ma l'abbiamo modificato tutti insieme, rendendolo attuabile immediatamente. Sicuramente nei prossimi provvedimenti si potranno attuare altre misure importanti. Qualcuno ci chiedeva delle risorse per tutti quei settori che sono in crisi, a dispetto della suinicoltura sul territorio; parliamo anche di coloro che svolgono attività di turismo, di ricezione di turisti, di coloro che operano sul territorio sotto tanti punti di vista. Nel provvedimento al nostro esame, però, ciò non è stato possibile. Come non è stato possibile modificare la legge n. 157 del 1992, come richiesto da più parti con cognizione di causa, non essendosi nessuno inventato qualcosa. Faccio appello affinché questo aspetto, di cui il nostro Gruppo è da sempre fautore, sia tenuto in considerazione. È fondamentale che la citata norma, vecchia di trent'anni, venga modificata. Si tratta non solo di danni da fauna selvatica, ma anche di danni alle coltivazioni e alla sicurezza delle città. Problemi enormi nel nostro Paese devono essere affrontati a livello di produzione agricola, anche e soprattutto sul contenimento della fauna selvatica. (Applausi) . PRESIDENTE . Dichiaro aperta la discussione generale. È iscritto a parlare il senatore Vallardi. Ne ha facoltà. VALLARDI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, Governo, il provvedimento sulla peste suina è sicuramente molto importante. Ne abbiamo parlato intensamente nelle Commissioni riunite 9 a e 12 a . Colgo l'occasione per ringraziare la presidente Parente e i due relatori, la senatrice Biti e il senatore Bergesio. È stato fatto un buon lavoro. E questo non significa che fosse un lavoro semplice, perché il tema della peste suina, che spero rimanga circoscritto, è molto grave per il nostro Paese, soprattutto per i territori della Liguria e del Piemonte. È una questione molto grave e importante su cui si sono scontrati due mondi ed è servito pertanto il grande lavoro di mediazione dei relatori e dei Presidenti per cercare di trovare una sintesi. Due mondi si sono scontrati, quello a tutela degli animali, il mondo animalista, e - dall'altra parte - il mondo dei cacciatori, entrambi con le proprie ragioni e le proprie posizioni da difendere. Ciò ha complicato il lavoro in Commissione, ma si è riusciti a fare una sintesi nel provvedimento che oggi andremo a votare, a difesa soprattutto del mondo dell'allevamento, che è una parte naturale dell'economia di questo Paese. Va sicuramente fatta un'importante riflessione sul fatto che la peste suina abbia ulteriormente evidenziato il problema della fauna selvatica e, soprattutto, dei danni da animali selvatici. Ricordo che ancora un anno fa la 9 a Commissione ha deliberato, quasi all'unanimità, una risoluzione che chiedeva una modifica della legge n. 157 del 1992, finalizzata alla riduzione dei danni da animali selvatici. Io credo che dobbiamo assolutamente mettere mano a una riforma della legge n. 157 del 1992, perché in questo Paese abbiamo troppi danni da animali selvatici. Ne parlo da animalista, da amico degli animali, ma quando sono troppi gli animali, quando gli animali vanno a distruggere il lavoro di un'intera annata dei nostri agricoltori, molto probabilmente gli non sono più così tanto amici dell'uomo. (Applausi) . Pertanto, bisogna assolutamente intervenire con razionalità non solo per l'eradicazione della peste suina, ma anche per diminuire il numero eccessivo degli animali, restituendoli ai loro territori: ad esempio, non credo che vedere i cinghiali in giro per Roma sia un grande segnale di civiltà; non credo che i cinghiali in giro per tante altre città del nostro Paese siano un segno di civiltà e non credo stiano neanche tanto bene all'interno di quelle realtà, per cui bisogna assolutamente intervenire. La Lega è da sempre su queste posizioni e come partito è amica degli animali, ma si pone anche a difesa del lavoro dei nostri agricoltori e sappiamo, in questo momento particolarmente difficile per la nostra agricoltura, quanto abbiano bisogno di aiuto. Per questo abbiamo fatto questo lavoro importante. Oggi voteremo un aiuto economico non solo per recintare ed eradicare la peste suina, ma spero anche per addivenire a una pietra miliare nell'iniziativa di rivisitazione della legge n. 157 del 1992, di cui abbiamo assolutamente bisogno. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore La Pietra. Ne ha facoltà. LA PIETRA (FdI) . Signor Presidente, già è stato detto molto. Ringrazio i relatori per i loro interventi e per il lavoro svolto in Commissione, che sicuramente ha cercato di cucire le varie sensibilità che - come diceva anche il presidente Vallardi - emerse durante la discussione. Come diceva la senatrice Biti, gli allevatori ci chiedevano di intervenire subito. Farei una considerazione su questo, perché dalla prima segnalazione circa la presenza della peste suina africana in un animale trovato morto all'emanazione del decreto-legge di cui stiamo discutendo oggi sono passati due mesi; da quel 17 febbraio è passato un altro mese: in tre mesi, quindi, siamo solo riusciti - lo dico non per fare polemica, ma perché deve essere oggetto di riflessione - ad attivare la burocrazia ed è stata fatta la cosa più semplice, cioè stabilire di non fare niente: è stato bloccato tutto, tutte le attività venatorie, tutte le attività ludiche e lavorative nei boschi. Dico questo, signor Presidente, perché molto probabilmente c'è qualcosa da rivedere in tutto il sistema legislativo che regola gli aspetti venatori in Italia. Mi sembra che anche i colleghi Vallardi e Bergesio abbiano fatto riferimento a questo. Vorrei fare un semplice appunto. Di documenti che vanno nella direzione di modificare la legislazione italiana per quanto riguarda il contenimento della fauna selvatica ne sono già stati presentati tantissimi. Uno, in particolare, è una relazione che la Commissione agricoltura ha votato all'unanimità: solo quattro furono i voti di astensione, ma tutti gli altri furono positivi. Questa relazione, che riguardava un affare assegnato sui danni da fauna selvatica, l'abbiamo votata il 30 giugno dell'anno scorso. Signor Presidente, mi permetta di fare queste notazioni. In quella relazione si faceva riferimento a molte specie di animali che rappresentano, di fatto, un danno per l'agricoltura ma, in particolare, si parla del cinghiale. Si parla del cinghiale in quanto specie particolarmente sovraffollata e sovrastimata. C'è una quantità di animali eccessiva rispetto alla sostenibilità del territorio, che pone tantissimi problemi. Lascio brevemente da parte il problema della sicurezza stradale, perché la maggior parte degli incidenti che si verificano e, purtroppo, anche delle vittime sono causati proprio da questi ungulati. Lascio da parte i danni all'agricoltura, la distruzione dei raccolti. In quella relazione si diceva in particolare questo. Sono poche righe, che mi permetto di leggere per ricordarle a me stesso, ma anche all'Assemblea: «Tra le implicazioni che rendono necessario e urgente un intervento sull'eccessiva proliferazione della specie vi sono i rischi sanitari che l'eccessiva diffusione del cinghiale può esercitare verso il comparto zootecnico. Il numero sproporzionato di cinghiali aumenta in modo esponenziale i rischi di introduzione di alcune patologie come la peste suina africana (PSA), in grado di creare importanti rischi sanitari per la successiva diffusione degli agenti patogeni», e poi prosegue. Questo lo avevamo scritto e approvato in Commissione il 30 giugno dell'anno scorso. Signor Presidente, dico anche ai colleghi senatori forse un po' distratti che in quella relazione vi erano circa una ventina di punti che davano indicazioni ben precise al Governo su come agire per cercare di contrastare la diffusione. Ne cito alcuni: predisporre un piano di controllo sostenibile per la specie del cinghiale; ripensare l'approccio di gestione del cinghiale sul territorio, puntando alla prevenzione efficace; attivare, al fine di emanare norme efficaci che colmino vuoti legislativi; modificare la legge n. 157 del 1992. Signor Presidente, dico tutto questo perché, quando si affrontano le situazioni in maniera demagogica, poi, invece di prevenire, siamo costretti ad affrontare le emergenze come stiamo facendo adesso. Noi più volte abbiamo richiesto, nella riunione dei Capigruppo in Commissione, di poter portare in Aula questo documento, ma abbiamo trovato sempre ostruzionismo, particolarmente da parte di alcune forze che affrontano il problema in maniera demagogica. (Applausi) . Mi riferisco al Gruppo Misto e alla senatrice De Petris, che si è sempre opposta a portare in Aula il provvedimento per la sua discussione. Mi chiedo anche la senatrice De Petris chi rappresenti, perché all'interno del Gruppo Misto ci sono posizioni nel merito completamente diverse. Penso - ad esempio - alle senatrici Abate e Fattori, che hanno firmato e sottoscritto questo documento; eppure, la loro Capogruppo in Commissione si è sempre opposta. Anche qui, dunque, c'è una questione da chiarire. Allo stesso modo, dico in maniera molto chiara che lo stesso MoVimento 5 Stelle si era opposto alla discussione del documento. Anche il Partito Democratico ogni tanto non ha avuto un atteggiamento molto deciso: anzi, è stato molto tiepido. Dico questo perché, se tale provvedimento fosse passato in Aula e si fosse riusciti a discuterlo e ad approvarlo, sicuramente con alcune modifiche, oggi forse avremmo affrontato questa situazione in maniera diversa. L'altro giorno, in Commissione sanità, a fine seduta la Presidente della Commissione mi ha chiesto come mai le Regioni, nonostante il decreto, non hanno attuato ancora alcun piano di prevenzione. É semplice: il sistema normativo è confuso e non permette agli enti di poter operare. Signor Presidente, credo che in quest'Assemblea ci sia sicuramente una responsabilità politica forte di alcune forze, in questo momento in maggioranza, che con il loro atteggiamento pregiudiziale, ambientalista e animalista, stanno mettendo in discussione tutta la filiera zootecnica, che corrisponde a 1,5 punti di PIL nazionale per quanto riguarda solo l'allevamento. Se si allarga il discorso alla trasformazione e all'agroalimentare, si parla di decine di migliaia di posti di lavoro e di miliardi di economia che potremmo vedere sfumati. Già oggi, soltanto alla notizia che c'è la peste suina africana in Italia, per fortuna - per ora - in quella zona circoscritta, molte Nazioni estere hanno bloccato le importazioni dall'Italia. Di questo si sta parlando e non di cinghialini che si vedono passeggiare per le vie di Roma o di altre città. (Applausi) . Dobbiamo intervenire su questo aspetto. Quanto al merito del provvedimento, il decreto era nato sgonfio. Il Commissario era soltanto un coordinatore e non aveva mezzi, poteri e risorse per porre in essere un'azione decisa, puntuale e veloce. Apprezzo il lavoro fatto dai nostri relatori perché, in qualche modo, alla fine qualche risorsa è arrivata, ma si sta parlando di 10 milioni di euro. Noi stiamo investendo 10 milioni di euro in una filiera che vale miliardi. Bisognava fare maggiore attenzione, perché 10 milioni di euro (pure ben vengano, in quanto - come si suol dire - marito vecchio, meglio che nulla) sono troppo pochi. Bisogna avere la coscienza di investire. Adesso vogliamo fare le recinzioni, ma quanto tempo ci vorrà per farne 260 chilometri? In queste settimane la popolazione dei cinghiali diventerà sicuramente cinque o sei volte superiore a quella attuale e, quindi, a quel punto, ci sarà un'ulteriore pressione verso l'esterno. Bisogna essere coscienti di quello che si fa. Se non adottiamo azioni forti e mirate per l'eradicazione immediata all'interno della zona rossa, cercando di diminuire la quantità di quegli ungulati, che sono in giro non solo intorno alla zona rossa, ma in tutta Italia - è provato che il grande numero di cinghiali porta, di fatto, questa malattia - non riusciremo a risolvere il problema Ribadisco che quando si affrontano problemi del genere bisogna farlo con i piedi per terra, in modo concreto e non con le forme ideologiche che molto spesso - purtroppo - tanti movimenti della maggioranza stanno adottando. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Lunesu. Ne ha facoltà. LUNESU (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, il provvedimento in esame, approvato dal Consiglio dei ministri, reca delle misure urgenti per eradicare la diffusione della peste suina africana (PSA). Eradicare la peste nei cinghiali e prevenire il contagio nei suini da allevamento è un intervento importante per la tutela del patrimonio suinicolo nazionale e di tutta la filiera. Occorre precisare che in Sardegna la PSA è stata praticamente eradicata e appartiene al genotipo 1. La PSA arrivata in Piemonte, Emilia-Romagna e Liguria è del genotipo 2 e, se dovesse espandersi, sarebbe veramente pericoloso per le mega porcilaie della Pianura Padana. Quelle della Sardegna e delle altre Regioni sono due situazioni nettamente distinte, ma la Sardegna può essere di esempio per capire gli errori iniziali. Ci furono casi più o meno sporadici, che per alcuni decenni non furono degnati di attenzioni sanitarie particolari, forse perché il virus non comportava danni alla salute dell'uomo. A pagarne le conseguenze maggiori fu l'aspetto economico per gli allevatori e i salumifici, soprattutto per il blocco imposto dall'Unione europea alle esportazioni dei prodotti dell'intera filiera del comparto suinicolo sardo. In pochi anni si era annientato un pilastro dell'economia sarda. Ma quali furono le azioni dell'allora amministrazione regionale, che per lunghi anni si era limitata all'abbattimento selettivo negli allevamenti colpiti dal virus? Com'era noto a tutti, il problema maggiore e di antipopolare soluzione era la diffusa pratica del pascolo allo stato brado dei suini nei vasti terreni demaniali del Supramonte e del Gennargentu. Il libero pascolo dei suini, in continuo contatto con i cinghiali (una specie molto erratica), è stata la causa principale della propagazione della malattia, portando l'amministrazione alla costituzione di una unità di progetto per l'eradicazione della PSA, formata da rappresentanti della sanità, FoReSTAS, agricoltura e ambiente. Il governo regionale inizia così con l'adozione di un piano d'azione straordinario per il contrasto della malattia per gli anni 2015-2017; piano approvato successivamente dalla Commissione europea ai fini di un suo cofinanziamento. È proprio grazie ai continui controlli che il mese scorso, nel territorio di Urzulei in Sardegna, sono stati abbattuti quaranta suini, in quanto non registrati all'anagrafe zootecnica e privi di proprietario e di controlli sanitari. Queste attività rientrano nelle azioni di contrasto al virus della PSA, che vedono nell'allevamento illegale dei suini uno dei fattori di rischio più importanti per il persistere del virus in quei territori. Come hanno sottolineato i commissari europei dopo la missione svolta nel 2021, questi suini non registrati costituiscono la vera cinghia di trasmissione del virus tra la popolazione selvatica e gli animali domestici. Ma i provvedimenti man mano adottati hanno comportato un impegno totale di tutta la struttura veterinaria regionale e delle centinaia di compagnie di cacciatori di cinghiali, che hanno dato un contributo determinante, limitando il numero dei capi selvatici e fornendo i reperti necessari per valutare la diffusione della malattia. In estrema sintesi, i piani prevedono la suddivisione dei Comuni in zone di caccia rosse e bianche, con prescrizioni, concessioni e diversi divieti in relazione ai casi di PSA eventualmente certificati dalle analisi dei reperti. Le squadre operanti nelle zone rosse hanno dovuto dotarsi di un'onerosa fossa asettica per la distruzione delle viscere e dei residui della macellazione dei cinghiali e l'apprezzamento delle carni non può avvenire senza la certificata negatività, previa consegna dei risultati delle analisi dei reperti. Ebbene sì, risultati positivi: in pochi anni la PSA in Sardegna è quasi del tutto scomparsa. Il piano dell'unità di progetto sta continuando, con il risultato che la maggior parte dei Comuni dell'isola è diventata bianca. Quindi attendiamo con fiducia il report della Commissione europea, che ha visitato lo scorso novembre la filiera di controllo sanitario della PSA; in base alla loro risposta si potrà finalmente chiedere la fine dell'embargo delle carni suine per la Sardegna e si darà il via allo sblocco dell' export . L'attuale provvedimento impedirà alle Regioni colpite questo estenuante calvario, da noi vissuto. Quindi auguriamoci che l'esperienza che ha vissuto la Sardegna possa contribuire in qualche modo a evitare gli errori commessi in passato e che le misure urgenti adottate dal Governo, con i suggerimenti e gli emendamenti presentati nelle Commissioni e arrivati in Aula, possano mettere fine alla diffusione di questo terribile virus. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Berutti. Ne ha facoltà. BERUTTI (Misto-IaC (I-C-EU-NdC (NC))) . Signor Presidente, finalmente un decreto-legge su questo problema, in tempi - ahimè - non troppo rapidi; ma è comprensibile che i tempi tecnici della burocrazia purtroppo non aiutino, come diceva precedentemente un collega. Il problema però è serio, perché, dopo una fase pandemica che sicuramente non ha non ha aiutato, anzi ha provato pesantemente questi territori, la peste suina ha in qualche modo ulteriormente aggravato la situazione, per ora circoscritta all'Appennino ligure-piemontese. I cinghiali sono di fatto vettori della propagazione del virus, perché non si muovono su confini preordinati. I sopralluoghi dell'EUVET (EU Veterinary emergency team), Servizio veterinario europeo, ha definito quali sono i criteri e le azioni da porre in essere. È anche vero - come si diceva giustamente - che la decisione di impostare circa 300 chilometri di recinzioni - a me sembra effettivamente surreale - e nello stesso tempo monitorare in forma passiva e successivamente ed eventualmente selezionare gli animali con varie forme di caccia serva solo ed esclusivamente ad allungare una situazione che - non solo a mio avviso, ma come sottolineato da molti - dovrebbe essere affrontata in modo più veloce. In Italia abbiamo 1.200 chilometri di Appennino, ma ormai i cinghiali arrivano anche nelle città. Quindi, la riflessione allegata alla legge n. 157 del 1992 e agli elementi di selezione che dovrebbero essere applicati tutto l'anno oggi deve essere messa al centro della situazione, pur non dimenticando che questa è un'emergenza, ma l'emergenza si può protrarre nel tempo e può creare danni devastanti. I numeri sono stati detti: 3.500 aziende trasformatrici solo in Piemonte; 25.000 aziende di allevamenti suinicoli in Italia; un punto e mezzo di PIL. Sono numeri importantissimi che non possono essere sottovalutati. È chiaro che questo decreto-legge, i fondi inseriti nel decreto-legge sostegni- ter , la nomina di un Commissario straordinario - persona assolutamente competente che sta già lavorando e ha emesso un'ordinanza in questi giorni - le Regioni che sono state messe in condizione di operare e stanno già, di fatto, operando, mettendo in campo provvedimenti, sono tutti elementi che indicano che ci stiamo impegnando per cercare di risolvere la situazione. Tuttavia - com'è stato detto molto bene - c'è qualche risorsa, ma non dimentichiamo che serve ben altro, anche perché c'è non solo il sistema suinicolo, ma anche tutto un sistema turistico, ricreativo e ambientale che crea un indotto e, anche lì, economia. Può essere più o meno imponente, ma in ogni caso sono territori che vivono di quello ed è un sistema integrato che fa parte della nostra tradizione e naturalmente del nostro contesto nazionale. Quindi, ritengo si debba intervenire immediatamente dal punto di vista finanziario. Qui nessuno chiede l'elemosina o risorse finalizzate a speculare. Tuttavia, di fronte a un blocco totale e all'impossibilità di compiere qualunque azione, di calpestare un territorio per evitare giustamente di portare in giro la peste - una situazione chiaramente non positiva - serve un sostegno. Ben venga questo decreto-legge. Ben venga la possibilità di operare, ma dobbiamo metterci immediatamente nella condizione di sostenere i territori, nelle filiere e nel sistema integrato. E, dall'altra parte - come è stato detto prima - dobbiamo avere il coraggio, quando si pongono delle emergenze - e in Italia in questo momento di emergenze mi sembra ce ne siano anche troppe - di eliminare tutti quei fattori ideologici finalizzati a gridare contro qualcosa o semplicemente a catturare del consenso. Dobbiamo pensare invece che ci sono situazioni che realmente ledono i sistemi integrati su cui il nostro Paese vive. Questa è un'esortazione che faccio, davvero in sintonia con gli altri colleghi intervenuti prima. Credo sia venuto veramente il momento di mettere mano alla legge sulla caccia, in modo da garantire un equilibrio sistemico per questo Paese, che tuteli, contemporaneamente, il sistema della fauna, il mondo della caccia e il mondo agricolo, evitando che si determinino situazioni del genere, che poi sono veramente difficili da rincorrere. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Zuliani. Ne ha facoltà. ZULIANI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, gentili colleghi senatori e senatrici, parto con la seguente dichiarazione: «Dal 1978, da quando mi occupo di peste suina, non ho mai trovato la situazione difficile come in questo momento; la malattia è presente in cinque continenti e in oltre 50 Paesi e continua ad avanzare molto velocemente». Lo ha detto il professor Manuel Sanchez-Vizcaino Rodriguez, esperto dell'Organizzazione mondiale della sanità e direttore del laboratorio di riferimento per la PSA, che infetta i suini domestici e selvatici con un elevato tasso di mortalità. Abbiamo avuto il piacere di avere il professore in audizione al Senato. Il maggiore pericolo e il primo canale di trasmissione - ha spiegato l'esperto - sono rappresentati dall'esportazione della carne di maiale infetta. E, per quanto riguarda l'Italia, è necessario comprendere come sia arrivata la PSA per poterla controllare ed evitare che continui ad arrivare. «Non è stata ancora fatta la sequenziazione genetica del virus in Italia» ha spiegato il professore «ed è ancora più importante conoscere l'origine, ossia sapere se è arrivato dall'Europa, dall'Unione europea o ancora dall'Asia e come, se via nave o su strada. Questo per evitare una seconda infezione e fare un rigoroso programma di sorveglianza». Secondo l'esperto, «l'unica possibilità di cui disponiamo è il controllo della malattia, che si può effettuare sulla base di tre singole azioni: la prevenzione precoce prima che si diffonda, il contenimento dell'area infettata e la riduzione della popolazione dei cinghiali». Sono sicuramente importanti - come ha già detto il mio collega, senatore Bergesio, relatore insieme alla senatrice Biti - le misure che vengono messe in atto con questo provvedimento. Ha ricordato anche quanto sia fondamentale l'azione delle singole Regioni. Per quel che riguarda i miei territori di provenienza, ricordo che all'inizio dell'anno è stato approvato il piano faunistico-venatorio regionale 2022-2027, grazie al lavoro della Giunta, del Consiglio regionale e dell'assessore Corazzari, che dichiara che si tratta di un documento di programmazione innovativo, attento alle prescrizione ambientali e al confronto con i portatori di interesse. Spiega l'assessore Corazzari, con delega alla caccia e alla pesca: «Con questo piano si mettono a regime per la prima volta, ciascuna con le proprie specificità, alcune criticità legate alla fauna selvatica che caratterizzano il nostro territorio: lupo e grandi carnivori da un lato e cinghiale dall'altro. Da un lato promuovendo l'integrazione con altri strumenti programmatori regionali, dall'altro promuovendo, in una cornice complessiva, le attività di controllo del cinghiale, specie che come sappiamo può rappresentare fonte di danno anche agli habitat tutelati (...) e più di recente, purtroppo, come elemento di concorso attivo nel contrasto al possibile ingresso della peste suina africana nel nostro territorio». Nel ricordare il tema importante che stiamo trattando, che è quello sanitario, non dimentichiamo i risvolti sul tessuto produttivo ed economico e sull'allevamento di suini, che rappresenta un'economia fondamentale per alcune Regioni del nostro Paese. Abbiamo dato quindi importanza anche alla grave ricaduta economica che ci potrebbe essere. Per lo stesso motivo, colgo l'occasione per ricordare le eventuali importanti ricadute negative che potrebbero determinarsi sul comparto agricolo. È vero che stiamo parlando del settore zootecnico e sanitario, ma la presenza di questo animale selvatico, il cinghiale, sta già causando danni importanti al comparto agricolo. Cito ora un articolo di un giornale periodico sull'agraria, «Informatore Agrario», dal titolo: «Più mais nei campi: i cinghiali sono contenti». In questo momento in cui abbiamo grossi problemi a livello produttivo sull' import di materie prime legate al mondo alimentare agroalimentare e dell'agricoltura, è importante fare una riflessione sul contenimento di questi selvatici e sui motivi che ho appena esposto. Leggo testualmente dall'articolo: «Quella del signor Claudio Orlandi dell'azienda agricola Castellina di Borgonovo (Piacenza) è la disperata testimonianza di un agricoltore, purtroppo, uno dei tanti, che a causa dei cinghiali non seminerà più mais. Nel 2021 ha dovuto riseminare per tre volte 23 ettari di mais, dei 25 aziendali dedicati alla coltura, per poi raccogliere poco o niente con un danno alle coltivazioni» - parliamo di un singolo agricoltore - «che il perito ha stimato superiore ai 45.000 euro». Nell'articolo c'è anche una foto in cui si vede il campo di mais azzerato dai cinghiali. Continuo a citare: «Orlandi conduce un'azienda a indirizzo zootecnico da latte con circa 320 capi di cui 150 in lattazione, il mais di origine aziendale era un elemento fondamentale della razione. "Dalle foto fatte con il drone sui miei campi si vede bene dove i cinghiali hanno mangiato la prima volta perché in quelle aree le piantine sono più basse, dove sono più alte ci sono dei buchi perché sono entrati successivamente, e infine una terza dove è rimasto il terreno nudo. Ad ogni risemina qualche danno è stato fatto anche con il trattore perché siamo dovuti entrare in campo cercando di non schiacciare le piantine già nate. Una lavorata enorme con un aggravio di costi: sementi, gasolio, tempo". "Da anni chiediamo l'eradicazione dei cinghiali nelle zone di collina e pianura dove i branchi sono diventati stanziali scambiando i nostri campi per il loro supermercato" - dice Filippo Gasparini, presidente di Confagricoltura Piacenza -. "Ora con l'incubo della peste suina alle porte gli abbattimenti sono sospesi. È una situazione paradossale: dovremmo aumentare la produzione di mais, ma ce lo mangiano i cinghiali che però non possiamo abbattere"». Da tutto ciò capiamo l'importanza del provvedimento in esame. Vorrei ricordare che anche da altri punti di vista - ad esempio, se guardiamo l'aspetto ecologico - le ricadute ci sono per la presenza di questi selvatici. Ricordiamo che nelle zone montane stiamo lavorando perché la riduzione della produzione agricola non avvenga. Ma nei territorio montani purtroppo i danni ci sono e sono tanti, per cui dobbiamo lavorare su questo. Il cotico dei manti erbosi dei territori montani, dove viene prodotto il fieno e dove vengono raccolte le erbe per nutrire vacche, pecore e le capre che producono formaggi tipici dei nostri territori, viene vanificato per cui si ha una ricaduta sulla zootecnia, sull'allevamento e anche sull'agricoltura. È quindi importante l'aspetto ecologico, ma non è sufficiente andare sul palco di Coldiretti agli eventi di "Città e campagna unite contro i cinghiali" se poi mancano le azioni che vanno incontro al mondo dell'allevamento. Ricordiamo inoltre che un'emergenza è già in atto e riguarda il mondo dell'agricoltura. Invito pertanto tutti i colleghi parlamentari a riflettere sulla necessità di lavorare anche su questo. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Binetti. Ne ha facoltà. BINETTI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, rappresentanti del Governo, colleghi, devo dire che all'inizio anch'io avevo un po' sottovalutato questo provvedimento, nel senso che mi sembrava facile: ci sono degli animali infetti ed è evidente che quello che bisogna fare è abbatterli perché sono molto contagiosi. In questo modo si protegge sia la salute di tutti gli altri cinghiali, sia indirettamente la salute di tutte le persone che si cibano di carne di cinghiale; tutto ciò tenendo conto delle esigenze dell'industria che procede alla trasformazione in prodotti alimentari. Mi sembrava quindi un provvedimento semplice da affrontare. Man mano che il dibattito è andato avanti in Commissione, mi sono resa conto che in realtà questo disegno di legge potrebbe rappresentare un modello culturale per ragionare e riflettere sul bilanciamento dei diritti di tutti. Faccio degli esempi: sicuramente bisogna considerare il bilanciamento dei diritti di coloro che in qualche modo devono abbattere cinghiali, perché sono delle fonti di rischio e di pericolo e loro vogliono proteggere un brand , una serie di prodotti, tutto l'insieme dell'allevamento. Ci sono poi i diritti di coloro che ritengono che il rischio del contagio sia tanto più alto perché questi animali hanno una capacità di riproduzione così veloce. È come dire che la concentrazione di questi animali in territori circoscritti, in territori contenuti, crei di per sé un fattore di rischio. Quindi ci sono i diritti di coloro che pensano che tali misure di prevenzione, cioè l'abbattimento di questi animali, di conseguenza sollevino anche la questione dei diritti dei cacciatori. Ma anche tra i cacciatori ci sono diritti diversi: ci sono i diritti di coloro che ritengono che per affrontare questo modello di caccia si possano utilizzare modelli già sperimentati, come la caccia con i cani, e di coloro che dicono che il modello reale è soltanto quello del rapporto uomo-animale attraverso lo strumento della carabina o di altra arma. Sullo sfondo di tutto il dibattito ci sono i diritti degli animali. Noi abbiamo approvato, poco tempo fa, in quest'Aula, addirittura una modifica della nostra Costituzione, facendo spazio al riconoscimento dell'ambiente e implicitamente al riconoscimento dei diritti degli animali. Ma quando si parla di animali si può parlare davvero di loro diritti, posto che al concetto di diritto deve sempre corrispondere il concetto di dovere? O non si deve parlare più semplicemente di un processo di tutela che noi dobbiamo avere nei confronti degli animali, e quindi di una relazione di cura che ne custodisca, entro certi limiti, le loro esigenze, per esempio l'esigenza di nutrirsi, l'esigenza di vivere? Nel caso specifico, conoscendo la velocità di riproduzione di questi animali, bisogna tener conto anche dell'esigenza delle scrofe che custodiscono i piccoli e, quindi, si preoccupano che questi abbiano a loro volta da mangiare. Sappiamo che il più pericoloso tra tutti questi animali è proprio la scrofa nel momento in cui percepisce la condizione di rischio per i suoi piccoli, per cui esiste il diritto di un animale a custodire i propri piccoli. Come si fa a tenere insieme i diritti degli animali sani - posto che si voglia parlare di diritti - rispetto ai presunti diritti degli animali malati? Ci sono i diritti degli animali infettati o gli animali infettati possono andare incontro solo all'eliminazione? Tutto questo ha costituito più di quanto non possa sembrare l'oggetto sistematico dei nostri incontri, delle audizioni che sono state tenute, del dibattito che è stato svolto sugli emendamenti, del dibattito che c'è stato in discussione generale. Quindi, ci sono i diritti degli allevatori che intendono offrire un prodotto sul mercato, un prodotto alimentare di sicura qualità, con una sicura capacità di difendere una qualità che tocca la salute dell'uomo; poi ci sono i diritti di coloro che hanno le loro terre vicine a dove ci sono i branchi di cinghiali, perché i cinghiali affamati fanno saltare recinzioni e si infilano sotto il terreno. Possono queste persone rivendicare i loro diritti, e come possono rivendicare il diritto al loro spazio vitale, che è il diritto anche alla sicurezza intorno a loro? Ci sono poi i diritti che deve esercitare la medicina veterinaria dal centro e dai piani regionali, non a caso il primo articolo è tutto centrato su di essi e sulla responsabilità delle Regioni a garantire il diritto alla salute, collettivamente inteso. Insisto poi sul fatto che il più insidioso degli argomenti è quello che tocca il punto chiave volto a determinare se ci sono diritti degli animali, come si declinano e se esista un concetto di diritto sganciato da un concetto di dovere. È evidente che io non posso con gli animali affrontare il tema del loro dovere, se non tutelandomi in qualche modo. Tutti noi conosciamo una serie di episodi che si sono verificati anche nella città di Roma. Nel corso della precedente Giunta avevamo visto che generalmente i cinghiali arrivavano e si concentravano intorno ai cassonetti, dove potevano trovare residui di viveri e, a volte, avevano anche la forza e la potenza di capovolgerli con tutta la situazione di disordine e caos che poi ne derivava. Abbiamo visto pochi giorni in un punto della città di Roma una scrofa che, in mezzo alla strada, ha allattato tutti i suoi piccoli cinghiali, suscitando perfino, nella situazione di rischio, quella dimensione di simpatia umana che sempre si trova quando qualcuno si prende cura di soggetti, in quel caso soggetti più fragili. Pochissimi giorni fa è stato trovato un cinghiale tranquillo, addormentato in un giardino, in una zona della città che non si può sicuramente definire degradata, posto che si trattava della zona di Vigna Clara, che rientra tra i quartieri bene della città. Il cinghiale dormiva, sono state chiamate le Forze dell'ordine, qualcuno è intervenuto e lo ha addormentato. Possiamo dire che si è cercato di intervenire con la maggiore cura possibile. Una volta però che questo animale è stato addormentato e portato via, è stato ucciso. Ciò ha sollevato, a tutto campo, una tensione incredibile. Questo animale aveva diritto a essere rimesso in cattività? Aveva diritto a tornare nella zona del centro a spaventare o comunque a sollevare qualunque tipo di tensione e di preoccupazione ci fosse? Credo che, se dal punto di vista economico, il provvedimento pone una serie di interrogativi molti precisi e, se dal punto di vista sanitario, forse pone il più semplice di tutti gli interrogativi perché l'animale infetto, in quanto tale, va eliminato, dal punto di vista antropologico è invece una provocazione positiva a ragionare sul fatto se noi dobbiamo considerare i loro diritti, la relazione di tutela, i nostri diritti, come ci dobbiamo muovere e come esso va interpretato. È infatti la prima volta, dopo che abbiamo approvato la modifica della Costituzione in materia di tutela dell'ambiente, che ci troviamo davanti a un tema che a me piace considerare antropologico di altissimo valore, perché indirettamente tocca anche tutto il tema del rapporto tra animali e ricerca scientifica. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Fregolent. Ne ha facoltà. FREGOLENT (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, innanzitutto desidero ringraziare il senatore Bergesio e la senatrice Biti per il lavoro compiuto assieme a tutti i membri della Commissione, i rispettivi Presidenti e il ministro Patuanelli per l'attenzione prestata all'importante provvedimento oggi al nostro esame. I membri delle Commissioni hanno lavorato in modo fattivo e costruttivo riconoscendo il grave rischio che stiamo correndo. Come noto, a far data dal 7 gennaio ultimo scorso, è stata rilevata sul territorio italiano la presenza della peste suina africana del cinghiale nelle Province limitrofe di Genova e di Alessandria. Siamo consapevoli dei dettagli della malattia, già ampiamenti descritti dai relatori e dai colleghi che mi hanno preceduto. I casi riscontrati erano concentrati nella zona ricompresa tra le due autostrade A25 e A7, ma recentemente stiamo assistendo al ritrovamento di carcasse positive oltre questo perimetro: segno che le autostrade non rappresentano un ostacolo alla movimentazione dei cinghiali, con conseguente diffusione della malattia. Questo ci impone una riflessione sulla necessità di approvare velocemente il provvedimento in esame, affinché le risorse giungano tempestivamente alle Regioni: basti pensare che siamo già ad aprile. Si tratta di interventi urgenti, finalizzati ad impedire la circolazione dei cinghiali entro la prossima estate. Tra poco, infatti, avrà inizio la stagione dei parti, con un raddoppio della numerosità dei cinghiali e conseguentemente, a partire dal prossimo mese di giugno, l'infezione potrebbe subire una significativa accelerazione determinata dai nuovi nati. Per questo motivo il provvedimento in discussione è urgente. Risulta pertanto fondamentale rinforzare le recinzioni già presenti sugli assi stradali che delimitano l'area infetta, così come costruire ex novo, ove possibile, barriere fisiche che mettano in sicurezza i confini della zona sottoposta a restrizione. Le recinzioni sono sicuramente lo strumento più efficace per procedere al contenimento dei cinghiali e per questo motivo sono stati destinati 10 milioni di euro, anche se siamo consapevoli che la conformazione orografica del territorio non renderà facile la collocazione delle stesse. Vi è quindi la concreta possibilità che il virus possa diffondersi tra i cinghiali in un'area molto più vasta, comprendente sia zone montuose particolarmente impervie, di difficile accessibilità e con un'elevata intensità di questa popolazione, che zone urbane in cui vivono cinghiali abituati alla vicinanza dell'uomo. Le recinzioni e le strutture temporanee amovibili dovranno essere realizzate dalle Regioni interessate in deroga alle disposizioni dei regolamenti edilizi e a quelle sulla valutazione di incidenza ambientale e, in presenza di vincoli paesaggistici, mediante procedura semplificata. Anche questo passaggio è fondamentale per contenere al massimo i tempi per la loro realizzazione: i tempi sono infatti il fattore cruciale. Uno degli obiettivi per i quali hanno lavorato le Commissioni è stato l'eradicazione della malattia, pur nella consapevolezza del fatto che si tratta di un traguardo arduo, che richiede serietà e metodo nell'approccio. Sarà necessaria una sinergia tra le diverse amministrazioni coinvolte e le parti interessate (compresi allevatori e cacciatori), procedendo con lo spopolamento dei cinghiali. In questo contesto la leadership e il coordinamento da parte delle Regioni e dei servizi veterinari pubblici sarà essenziale. L'altro obiettivo è stato quello della tutela della filiera suinicola e dell' export italiano, considerato che diversi Paesi, come Giappone e Cina, ma anche Taiwan, Thailandia, Messico, Perù, Ecuador, Filippine e Sudafrica, hanno da subito intrapreso una politica protezionistica e in questo senso hanno chiuso il proprio mercato indistintamente alle carni e a tutti i prodotti a base di carne suina. L'Associazione industriali delle carni e dei salumi (Assica) e l'Unione nazionale filiere agroalimentari carni e uova (UnaItalia) stimano, oltre ai danni direttamente patiti dagli allevatori nelle zone infette e nelle aree limitrofe, un danno esteso al settore carni e salumi di almeno 20 milioni di euro al mese solo per il mancato export . Si tratta quindi non di una caccia ai cinghiali, che comunque, se colpiti da malattia, non vivrebbero in ogni caso, ma della sopravvivenza di un intero settore agroalimentare fondamentale per la nostra economia e per centinaia di aziende e lavoratori che ci chiedono di fare in fretta. La Lega continuerà a lavorare per la tutela dell'attività di coloro che risiedono nella zona rossa e che in questo periodo dell'anno vedono precluse diverse attività lavorative, l'accesso ai parchi e varie attività legate al turismo e all'accoglienza, attualmente in grande difficoltà. In questo senso andava anche un emendamento che abbiamo presentato e che, purtroppo, non ha trovato margine di accoglimento. Questo è sicuramente un provvedimento di buon senso e, anche se arriveranno le critiche, perché questo è il Paese dove è più facile criticare a prescindere che costruire, a noi interessa intervenire e intervenire presto, perché non sia troppo tardi e i costi non diventino dieci volte tanto. La nostra risposta, onorevoli colleghi, deve necessariamente essere la più compatta e rapida possibile. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore De Carlo. Ne ha facoltà. DE CARLO (FdI) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, il collega La Pietra prima ha fatto una fotografia per certi versi impietosa di come sia la gestione o la non gestione della fauna selvatica in questa Nazione. È una visione ancora pesantemente condizionata dall'ideologia, da una scarsissima conoscenza dell'equilibrio tra selvatico e domestico e, soprattutto, forse condizionata da una visione ormai troppo urbanizzata dell'Italia rurale. Se, fino a trenta anni fa, il 70 per cento della popolazione italiana viveva in area rurale e quindi conosceva i meccanismi e la vita della ruralità italiana, mentre solo il 30 per cento viveva in zone urbanizzate, ora stiamo andando verso una società nella quale, nel giro di pochissimi anni, la percentuale di fatto si rovescia. Avremo oltre il 70 per cento di persone che vivono nelle città e il 30 per cento nelle aree rurali. Tralascio in questa sede tutte le considerazioni relative a chi farà manutenzione e mantenimento di quelle aree rurali nel caso si spopolino. Su questo, io ritengo che siano altri gli strumenti con i quali dobbiamo intervenire e sui quali dobbiamo lavorare. Questo perché io non mi arrendo a questa visione urbanocentrica. Credo, invece, che la città sia funzionale nel momento in cui può poggiare su un retroterra rurale, che le consenta di sfamarsi e di avere comunque il controllo anche degli agenti atmosferici, così che questi non la condizionino, come accaduto con le piene di certi fiumi, anche in Veneto, rispetto alla sicurezza ambientale. Ma questa è un'altra partita. Io mi concentrerei, piuttosto, sulla visione anti rurale e anti agricola di una certa parte anche di questo Parlamento. Se qualcuno riesce a essere felice e contento di vedere mamma cinghiale che allatta i cinghialini in centro a Roma, io, invece, questo lo considero un fallimento, non solo delle politiche di contenimento del selvatico, ma anche delle politiche di gestione urbana, perché non è normale vedere un animale selvatico vivere in zona urbana. Quella è una stortura di questa Nazione, non un serio piano di contenimento della fauna selvatica, a beneficio non solo, come in questo caso, del suino allevato e quindi della possibilità di contrarre una malattia, che compare in Europa nel 2014: quindi, c'è stato qualche tempo per studiare meccanismi di contenimento. L'Unione europea finanzia un progetto di oltre 10 milioni di euro per la ricerca sui vaccini. Noi siamo velocissimi, giustamente, a trovare un vaccino per il Covid-19, ma latitiamo nel momento in cui dovremmo agire per contenere malattie che gravano sul PIL nazionale in maniera assolutamente pesante. Anzi, in questo momento addirittura la nostra filiera suinicola è pesantemente condizionata anche da qualche possibile speculazione al centro della filiera stessa, che porta gli agricoltori a vedersi riconosciuto un aumento di pochi centesimi ed altri contraenti, come i macelli, vedere aumentare le spese alla catena dei trasformatori e degli insaccatori di oltre il 28-40 per cento. Dobbiamo riuscire a dare stabilità in condizioni normali al reddito degli allevatori, pesantemente condizionato anche dall'aumento del costo del mangime. I dati del Consiglio per la ricerca in agricoltura e l'analisi dell'economia agraria (Crea) fotografano una situazione secondo la quale un'azienda su quattro dei settori suinicoli e cerealicoli non sarà in grado, nella prossima campagna, di acquistare i fattori produttivi per fare il ciclo produttivo. Ciò significa che sono a rischio 27.000 aziende. Dobbiamo partire da questo assunto anche quando ci occupiamo di salute e temi come la peste suina che oggi possono riferirsi solo a un'area geografica, ma che sicuramente hanno un riflesso amplissimo sul mercato nazionale. Alcune Nazioni - le ha citate bene il collega La Pietra - hanno oggi già chiuso l'importazione dei lavorati dall'Italia, penalizzando il mercato. Sappiamo tutti - giocoforza - che in Europa c'è un certo comportamento da parte di qualche Nazione sovranista. Oggi il termine "sovranismo", nel senso di avere un interesse nazionale, è tornato di moda, citato da Macron e non da Giorgia Meloni, Luca De Carlo o Patrizio La Pietra. Quelle Nazioni oggi hanno tutto l'interesse nel vedere erosa una fetta di mercato, oggi appannaggio degli italiani, per sostituirla con fette di mercato interne. Penso a Francia e Germania, che ben godono nel vederci impantanati nella burocrazia anche con riferimento a temi come la peste suina, che dovrebbe unirci e - soprattutto - farci suonare un campanello d'allarme rispetto a qualche visione non dico antiquata, perché nessuno qualche anno fa si sarebbe mai sognato di vedere i cinghiali in centro a Roma, ma che ormai è viziata da una sorta di sindrome di Heidi diffusa, secondo la quale «le caprette ti fanno ciao», mentre i suinicoltori sono grandi inquinatori e assassini. Sgombriamo il campo da tutte queste visioni da cartone animato, perché non è così. La realtà è ben altra e se n'è accorta anche la maggioranza in Europa, che poche settimane fa aveva votato norme come quella della Farm to Fork o del set-aside , che prevedevano la riduzione della produzione, con la chimera del cambiamento climatico, che oggettivamente c'è. Vanno pertanto ripensate le nostre politiche agricole, e già il fatto di pensare a delle politiche agricole è un passo avanti. Infatti, fino a oggi si è pensato poco e programmato zero, a meno che qualcuno si alzi in quest'Aula a dire di avere un piano strategico serio, basato su cose concrete, che oggi verranno illustrate. Mi farebbe molto piacere poterlo vedere e anche discutere. A oggi abbiamo invece visto un «contrordine, compagni» di guareschiana memoria, secondo il quale quello che ieri era votato dalla maggioranza in Europa, cioè il Farm to Fork , oggi non va bene. Si chiede di coltivare maggiori aree. Tutto perfetto, ma non si illuda qualcuno che averlo sospeso di un anno significhi avere a disposizione terreni con la stessa resa di quelli che si lavorano magari da dieci anni. In caso contrario, significa capire poco o nulla di agricoltura. Va bene la sospensione e anche protrarla per il maggior tempo possibile. Stiamo parlando di un'agricoltura - quella italiana - che è oggettivamente una delle più sostenibili d'Europa. Dopodiché, possiamo migliorare. Anche noi possiamo migliorare nel legiferare, visto che a volte lo facciamo in cortocircuito con quanto fatto la settimana precedente. Dobbiamo però partire da due presupposti. Il primo è che dobbiamo dare da mangiare a una popolazione mondiale sempre in crescita; il secondo è che dobbiamo garantire ai nostri agricoltori un reddito certo e sicuro. (Applausi) . Infatti, non può esistere che ci siano sistemi di sicurezza del reddito solo per quanto attiene agli eventi avversi e non ci sia alcun fattore che dia garanzia ai produttori rispetto ai cambiati o mutati effetti del mercato. Non è possibile oggi e su questo dobbiamo lavorare. Presidenza del vice presidente TAVERNA (ore 10,55) ( Segue DE CARLO). Dobbiamo farlo, però, levandoci questa visione secondo la quale l'agricoltore è il grande inquinatore e quello con gli scarponcini alla moda, che vive in città tutta la settimana e va in montagna una volta alla settimana, è il vero ambientalista. Vi siete sbagliati. (Applausi) . Il vero ambientalista, colui che preserva l'ambiente da sempre, è l'agricoltore. Ce lo dicono i dati: i nostri agricoltori hanno ridotto del 20 per cento l'uso di fitofarmaci, mentre la Francia e la Germania, che oggi ci danno lezioni, l'hanno aumentato. Abbiamo un'emissione di 30 milioni di tonnellate di CO2, a fronte di oltre 60 milioni in Germania e 76 milioni in Francia (gli stessi Paesi che oggi vengono a dettarci le regole e pretenderebbero di insegnarci cos'è la sostenibilità). Abbiamo aziende che hanno investito; ci sono dei report , l'ultimo dei quali è quello uscito da Confagricoltura, che cita quante sono le imprese e quanti sono gli investimenti sull'innovazione fatti dalle nostre imprese. Abbiamo una gestione dell'acqua purtroppo pessima, ma che va migliorata, perché le altre Nazioni, questo sì, hanno fatto meglio di noi. Abbiamo l'11 per cento di acqua trattenuta nei nostri bacini dell'acqua piovana, mentre le altre Nazioni sono arrivate quasi al 50 per cento. Allora interroghiamoci e copiamo dalle grandi Nazioni, ma mettiamo al centro l'agricoltura sostenibile italiana, anche quando facciamo questi provvedimenti, altrimenti perdiamo il focus e andiamo a bastonare chi ha fatto sostenibilità fino a ieri, come i suinicoltori (anche in questo caso), a beneficio di chi non l'ha mai fatta e oggi godrebbe delle stesse regole. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Crucioli. Ne ha facoltà. CRUCIOLI (Misto) . Signor Presidente, in forza di questo provvedimento, che è in conversione oggi, in Liguria e in Piemonte sono precluse alcune aree boschive in più di cento Comuni. Questo sta procurando un grandissimo danno all'economia rurale. Pensate a tutti i rifugi e ai bed and breakfast , per non parlare di tutte le attività che vengono svolte in boschi e prati e che sono appunto precluse a chiunque voglia fare trekking o andare in bicicletta. Ora, se è evidente che la peste suina africana va contenuta e bisogna evitare che il contagio arrivi negli stabilimenti dove si allevano i maiali per produrre prosciutti e salami, localizzati soprattutto in Piemonte e in Emilia, è altrettanto evidente che bisogna calibrare questo interesse con quello dei cittadini, in particolare liguri e genovesi, che in questo momento si vedono precluse alcune libertà, come quella di girare nei boschi e nei prati. Dico questo perché questa preclusione è funzionale a due obiettivi: evitare di disturbare i cinghiali, che potrebbero essere infetti e potrebbero essere spinti dalle attività umane nei boschi e nei prati a muoversi di più, ed evitare che le persone che vanno nei boschi e nei prati possano calpestare zone che sono state frequentate da maiali infetti e poi portare il virus all'interno degli allevamenti suini. Questi due obiettivi sono però francamente poco raggiungibili: innanzitutto, nella situazione ligure, in particolare genovese, i cinghiali sono in città più che nei boschi; quindi è velleitario pensare che, non mandando gli uomini nei boschi, i cinghiali non si muovano o si muovano di meno; in secondo luogo, sarebbe semmai più utile mettere misure di contenimento negli allevamenti, impedendo che chi è stato a contatto con materiale infetto possa portare la malattia al loro interno. In tutti i casi, va riscontrato come ancora una volta il Governo abbia utilizzato lo strumento più semplice, quello di impedire delle attività, delle libertà e dei diritti dei cittadini, invece di trovare una strada più efficace e meno invasiva. In particolare, la preoccupazione è data dal fatto che, ancora una volta, questo provvedimento demanda a valutazioni tecniche e quindi priva gli organi legislativi nazionali e regionali di qualunque possibilità discrezionale. Con l'articolo 1 il provvedimento demanda ai piani regionali le forme di contenimento e, quindi, anche di preclusione di attività agli uomini, ma nel rispetto del Piano nazionale di sorveglianza ed eradicazione delle peste suina e del Manuale delle emergenze da peste suina africana. Entrambi questi provvedimenti prevedono al loro interno che, qualora venga ritrovata una carcassa di animale infetto, nel raggio di sei chilometri dal ritrovamento sia preclusa qualsiasi attività nei boschi. Capite allora che, se oggi abbiamo in una vasta area, ma comunque delimitata, per un certo numero di mesi, la preclusione di utilizzo di determinati luoghi da parte dell'uomo, con possibilità di deroghe da parte della Regione, un domani questi piani regionali dovranno attenersi al Manuale di emergenza da peste suina e al Piano nazionale di sorveglianza ed eradicazione delle peste suina, che prevedono che ogni ritrovamento precluda un'area di sei chilometri. Ciò significa, potenzialmente, che aree molto estese verranno precluse e anche per tempi illimitati. Faccio un esempio concreto: a Genova, uno degli ultimi ritrovamenti di carcasse è avvenuto vicino al cimitero di Staglieno, in un popolosissimo quartiere cittadino (quindi non nei boschi, ma praticamente in città); se si facesse un cerchio di sei chilometri, questo comprenderebbe il parco urbano delle Mura, che praticamente è uno dei parchi più utilizzati dai genovesi, con tutto il sistema dei Forti, uno dei pochi luoghi dove i cittadini vanno a passeggiare. Questo è francamente troppo. Se si impone, attraverso il sistema di rimandi, che il Piano regionale sia conforme al Manuale di emergenza e al suddetto Piano nazionale e che ogni ritrovamento preveda il raggio di sei chilometri, significa che in tutte le aree molto vicine alla città, che sono il polmone verde e la zona in cui si recano i genovesi, ma anche altri liguri - può avvenire in tanti altri Comuni, e non solo in quello genovese - saranno precluse attività direi essenziali, come gli spostamenti, le passeggiate, il cicloturismo o anche la frequentazione di rifugi, o altre attività ricettive e turistiche che saranno messe in crisi. Innanzitutto, saranno precluse delle libertà essenziali per i cittadini, già provati dai lockdown precedenti di natura ben più grave, come quelli dettati dalla pandemia, ma ciò metterà in crisi tutta l'economia dell'entroterra, che non trova adeguati riscontri in questi provvedimenti. Per tutto questo ritengo che il provvedimento in esame sia squilibrato e non risolverà il problema, ma ne produrrà tanti altri, in ordine sia alla limitazione di libertà dei cittadini, sia all'economia dell'entroterra dei Comuni colpiti. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Boldrini. Ne ha facoltà. BOLDRINI (PD) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, oggi stiamo esaminando il disegno di legge sulle misure urgenti per arrestare la diffusione della peste suina africana, convertendo il decreto-legge 17 febbraio del 2022, n. 9: un intervento che il Governo ha fatto tempestivamente, ma che adesso attraverso gli emendamenti stiamo cercando e abbiamo già cercato di migliorare, correggendo il testo base. Anch'io devo ricordare quello che è stato fatto sia dalla Commissione agricoltura, sia dalla Commissione sanità, alla quale appartengo. Ringraziando i relatori Biti e Bergesio, con tutti gli altri membri delle Commissioni di pertinenza, devo dire che è stato fatto un grandissimo lavoro di sinergia. E devo dire la verità: siamo partiti in maniera un po' discordante, ma alla fine ieri sera, all'ultima riunione, si è arrivati a giuste condivisioni sugli emendamenti, su cui tra l'altro, anche in questo caso, il Governo ci ha assistito, dando un utile contributo. Ringrazio pertanto il ministro Patuanelli, ma anche i sottosegretari Sileri e Bini, perché c'è stata un'interrelazione importantissima. Il presente disegno di legge di conversione in legge reca importantissime novità, come - ad esempio - il fatto che il Commissario, che prima sembrava davvero senza arte né parte, adesso ha a disposizione un fondo per poter intervenire, da elargire alle Regioni. Inoltre, un'importante lotta condotta dal mio partito, insieme a tanti componenti degli altri Gruppi parlamentari, ha portato all'aumento delle risorse. Tutti noi sappiamo infatti che, quando ci si presenta a una conversione in legge di un decreto-legge isorisorse, ci si chiede come si potrà realizzare ciò che è previsto. In questo caso, è stato dato uno spunto importante da parte dei parlamentari con tale richiesta e vi è stato un ritorno positivo da parte del Governo, che quindi ringrazio ancora. Colleghi, vorrei fare una riflessione. Anche in questo caso, ci stiamo trovando di fronte a un'emergenza, come già era accaduto con la pandemia, con la grandissima difficoltà di mantenere in equilibrio temi importanti, come la sanità e l'economia. In occasione dell'epidemia, avete visto con quanta difficoltà abbiamo dovuto tutelare sia la salute delle persone, sia l'economia, che di conseguenza ha avuto gravi ripercussioni, ma piano piano ci stiamo riuscendo. Anche nel caso della peste suina - come abbiamo sentito dai discorsi dei colleghi - bisogna tenere nel giusto equilibrio la salute umana, l'ambiente e la salute animale. Vedete quanto è difficile tenere in equilibrio tutte queste tematiche, non meno importanti l'una dell'altra? È quindi necessaria un'ampia discussione, che è stata fatta, ognuno per la propria parte, e poi, senza cadere negli estremismi dall'una o dall'altra parte, bisogna trovare una sintesi. Credo che attraverso questa conversione in legge la sintesi sia stata trovata e questo mi fa molto piacere. Presidenza del vice presidente CALDEROLI (ore 11,08) ( Segue BOLDRINI). Devo però aggiungere che la peste suina africana sembra davvero incombere sul nostro territorio, se non interveniamo immediatamente. A tale proposito, vorrei fare un inciso: all'articolo 2, comma 3, è previsto che il Commissario possa chiedere allo Stato di intervenire in via sostitutiva, se le Regioni sono inadempienti. Si tratta di un passaggio molto importante, soprattutto in relazione al PNRR, in cui, come sapete, è prevista la sostituzione dello Stato in caso di inadempienza delle Regioni. Mi piacerebbe veramente tanto che questo principio della sostituzione da parte dello Stato vi fosse anche quando non sono garantiti i livelli essenziali di assistenza (LEA) nelle Regioni. Prendiamo spunto da questa conversione in legge affinché possa rappresentare un aiuto, pur parlando di altre questioni, in analogia con altre necessità, per far sì che, quando le Regioni sono inottemperanti, qualcuno si assuma la responsabilità di far applicare ciò che le leggi prevedono, per il bene dei cittadini. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice L'Abbate. Ne ha facoltà. L'ABBATE (M5S) . Signor Presidente, nella Commissione ambiente in Senato abbiamo esaminato il presente disegno di legge, che riguarda il complesso di misure per il contrasto alla diffusione della peste suina africana (PSA). Ricordo anche che nelle Regioni Piemonte e Liguria, dal 7 gennaio 2022, è stata accertata nelle popolazioni di cinghiali la presenza della peste suina africana, con un numero di casi confermati pari a 46 alla data del 28 febbraio 2022. La PSA è una malattia virale, non trasmissibile all'uomo, fortunatamente, ma altamente contagiosa, che colpisce suini domestici e selvatici, spesso anche in modo letale. Nelle nostre osservazioni all'articolo 1, comma 1, tra gli interventi adottati con lo strumento dei piani regionali riteniamo necessario includere: un piano di gestione della popolazione dei cinghiali; il coordinamento con i calendari venatori riconducibili alle specie di cinghiali nell'ambito dei territori ricadenti nella zona infetta; la gestione straordinaria dei suini di allevamento e delle relative carni; campagne di informazione al pubblico attraverso la realizzazione e il posizionamento di adeguata cartellonistica nelle aree coinvolte; l'organizzazione di specifiche attività di formazione per tutti i soggetti fruitori dell'ambiente, ivi inclusi gli agricoltori, gli allevatori e i cacciatori; la regolamentazione delle varie attività, ivi incluse quelle di outdoor nelle zone infette e in quelle di protezione attiva. Quanto all'articolo 2, è necessario che vengano riconosciuti al Commissario straordinario poteri idonei all'esercizio urgente delle funzioni attribuitegli. Al Commissario straordinario devono essere altresì riconosciuti il coordinamento dell'unità centrale di crisi e la gestione dei rapporti con ANAS, Società autostrade per l'Italia e con tutti gli altri soggetti gestori o proprietari delle reti o tratti stradali sui quali si compiranno gli interventi necessari alla gestione dell'emergenza, anche con l'eventuale coinvolgimento della Protezione civile. Queste malattie - la peste suina africana, come anche l'influenza aviaria, che colpisce il pollame domestico e gli uccelli acquatici selvaggi - rappresentano in realtà due grandi preoccupazioni per la zootecnica non solo italiana, perché si registrano casi in tutto il mondo. Ancora una volta, raccogliamo segnali di allarme su quanto le nostre attività antropiche agiscono sull'equilibrio del pianeta. Per questo la transizione ecologica in atto deve assolutamente rifondare il sistema alimentare. Purtroppo stiamo scontando delle azioni probabilmente sbagliate anche del nostro modello economico, come la scelta di produrre quantità elevate di carne a costi sempre più bassi; altri fattori possono essere attribuiti al commercio e al trasporto illegale degli animali e delle carni o allo scorretto smaltimento dei rifiuti prodotti dagli allevamenti e di animali infetti, che - attenzione - a volte possono essere inclusi nei mangimi per avicoli e suini; parliamo anche del bracconaggio di cinghiali - fenomeno molto diffuso - che solitamente vengono macellati sul posto in maniera illegale, contribuendo alla diffusione del virus in questione. Bisogna rendere sostenibili gli allevamenti, che sono una fetta importante della nostra economia, e dobbiamo ridurre la densità degli animali allevati. Occorre proteggere l' habitat e la ricchezza della biodiversità, effettuare barriere naturali per creare una distanza spaziale tra le specie selvatiche e la specie umana e gestire i cinghiali pianificando nel medio e nel lungo periodo la popolazione, svincolando anche la gestione della fauna selvatica da interessi di tipo venatorio. Dobbiamo anche contrastare - lo ribadisco - il bracconaggio di cinghiali come misura per la tutela sia della biodiversità, sia della salute umana. In quest'Aula vorrei leggere alcuni chiarimenti che ci vengono dati dall'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA) per valutare come la scienza e i nostri esperti italiani affrontano la gestione della peste suina africana. Alla domanda sul perché è importante sospendere qualsiasi tipo di attività venatoria nella zona infetta da peste suina africana, la risposta è la seguente: si tratta di attività che comportano un duplice rischio, ossia la movimentazione di cinghiali potenzialmente infetti sul territorio, soprattutto conseguente al ricorso di tecniche che utilizzano i cani, e la diffusione involontaria del virus attraverso calzature, indumenti, attrezzature e veicoli. C'è un'altra domanda alla quale l'ISPRA ha risposto sottolineando l'importanza di regolamentare qualsiasi tipo di attività venatoria nell'area confinante con la zona infetta almeno entro 10 chilometri di confine. Considerati infatti i rischi che comporta la diffusione della peste suina africana, è importante che siano adottate modalità di prelievo venatorio volte a limitare al massimo il disturbo ai cinghiali per non aumentarne la mobilità, unitamente a misure di biosicurezza in grado di ridurre il rischio di diffusione del virus come effetto della contaminazione di indumenti, scarpe, materiali e quant'altro. La comparsa della peste suina africana è dovuta all'elevata densità dei cinghiali? Vediamo come rispondono i nostri esperti: assolutamente no, la comparsa del virus «è totalmente indipendente dalle densità» delle popolazioni di cinghiale. Questa è una cosa importante. E aggiunge ancora l'ISPRA: «Le popolazioni di cinghiali infette più vicine all'Italia vivono a diverse centinaia di chilometri di distanza. La comparsa dell'infezione nel cinghiale in Piemonte e in Liguria è sicuramente dovuta all'inconsapevole introduzione del virus da parte dell'uomo». Un'altra domanda: l'elevata densità delle popolazioni dei cinghiali favorisce la persistenza del virus? La densità non ha effetti significativi sulla persistenza in natura della peste suina africana. La notevole resistenza del virus nell'ambiente fa sì che la malattia continui a circolare per anni, anche in popolazioni di cinghiali a densità bassissime. In conclusione, dobbiamo ripensare i nostri sistemi produttivi e di consumo del cibo e le nostre relazioni con la fauna selvatica in una dimensione ecologica che sia rispettosa di tutte le componenti che caratterizzano la vita sul pianeta. Questa è la migliore prevenzione che possiamo attuare per preservare la nostra salute e quella degli animali. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice La Mura. Ne ha facoltà. LA MURA (Misto) . Signor Presidente, colleghe e colleghi, il Parlamento si è un po' diviso sull'argomento che stiamo oggi affrontando, anche se poi è riuscito a trovare una sintesi. Leggendo il testo del provvedimento ci si chiede infatti se si voglia effettivamente eradicare la peste suina africana oppure deregolamentare l'attività venatoria, in deroga alla legge n. 157 del 1992. L'erogazione della peste suina africana è un intervento con finalità sanitarie che non può essere messo in relazione con attività ludico ricreative come la caccia o il controllo faunistico svolto dai privati cittadini. A questo si vuole arrivare e su questo si sta lavorando da anni. Il provvedimento in esame prevede che le Regioni e le Province autonome adottino un Piano regionale di interventi urgenti per la gestione, il controllo e l'eradicazione della peste suina africana nei suini da allevamento e nella specie cinghiale non sottoposto a valutazione ambientale strategica (VAS) né a valutazione di incidenza ambientale (Vinca). Questa è già la prima deroga, assolutamente negativa, che va contro l'ambiente e contro le strategie di economia sostenibile a cui dovremmo invece tendere. Il provvedimento consente l'automatico ricorso a misure cruente e generalizzate di eradicazione della popolazione dei cinghiali selvatici su tutto il territorio nazionale non solo nelle aree infette da peste suina africana, prevedendo invece, mediante rinvio a un decreto ministeriale, esclusivamente il ricorso a misure di biosicurezza per gli allevamenti di suini anche nelle zone infette. Il decreto in oggetto inoltre non considera adeguatamente gli allevamenti intensivi, sui quali invece bisognerebbe ragionare, perché dal punto di vista del rischio sanitario sappiamo benissimo che queste metodologie di allevamento vanno riviste, e neanche l'attività produttiva, visto l'innegabile potenziale di insorgenza e diffusione di malattie che gli stabilimenti suinicoli di tipo industriale rappresentano. Vi è quindi una sproporzione tra le misure previste, che appare ancora più evidente se si considera quanto stabilito dal Regolamento europeo n. 429 del 2016, il quale prevede che le misure siano necessarie e proporzionate a contrastare la diffusione della malattia. Il decreto-legge, quindi, non assicura questi requisiti e risulta non in linea con l'articolo 9 della Costituzione, né con l'articolo 13 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, in merito al benessere animale. A questo con i colleghi abbiamo cercato di rimediare. Ribadisco che i piani regionali devono essere funzionali all'eradicazione della peste suina africana con metodi ecologici, come le recinzioni, e non all'eradicazione dei cinghiali. Pertanto, quella parte del provvedimento è già regolamentata dalla legge n. 157 del 1992. Come precisato dall'ISPRA nelle audizioni, la notevole resistenza del virus nell'ambiente fa sì che la malattia continui a circolare per anni anche in popolazioni di cinghiali a densità bassissime (pari a un cinghiale ogni chilometro quadrato), ovviamente questo laddove si decidesse di eradicare la malattia diminuendo la popolazione di cinghiali, così com'è scritto nel decreto-legge. A supporto di quanto dichiarato dall'ISPRA, nei Paesi dell'Est Europa, dove si è proceduto con misure dirette di riduzione della popolazione di cinghiali, i risultati sono stati disastrosi, al punto da incrementare la diffusione del virus. Invece in Belgio e nella Repubblica Ceca la peste suina africana è stata eradicata esclusivamente attraverso i metodi ecologici, consistenti nella recinzione dell'area infetta. Questa è la differenza e, quindi, è in questa direzione che penso si stia andando e si andrà con il decreto attuativo in relazione a quanto indicato nel manuale operativo per la gestione della peste suina, lasciando quindi che la malattia possa fare il suo corso. Poi, quanto al fatto che gli animali debbano essere abbattuti o meno, sappiamo bene che la peste suina li uccide quando vengono isolati e il virus non si trasmette, per cui dovremo metterli in vigile attesa, tanto per ricordare quello che abbiamo fatto e stiamo facendo con il Covid-19. Dalla normativa europea e italiana in materia non si evince, per quanto riguarda gli animali selvatici, un qualsivoglia obbligo di attuazione di misure cruente; operazioni come l'abbattimento devono necessariamente avvenire nell'ambito di uno specifico piano e non prima dell'identificazione di una zona infetta (spero che si farà proprio questo) a partire dalla quale sarà ipotizzabile un eventuale depopolamento. Penso quindi a un'area cuscinetto attorno all'area infetta, con una sorveglianza per allentare la pressione della zona infetta. Gli emendamenti presentati con i colleghi e le colleghe del Gruppo Misto (Paola Nugnes, Matteo Mantero ed altri) sono in linea con quanto enunciato per risolvere queste criticità; in parte sono stati approvati - e vorrei ricordarli - mentre altri sono stati respinti. Il Piano regionale degli interventi urgenti deve contenere in via prioritaria parametri tecnici di biosicurezza per gli allevamenti suinicoli articolati per tipologia produttiva e modalità di allevamento o detenzione. Tra i metodi ecologici devono essere incluse anche le restrizioni all'attività di caccia, altrimenti sappiamo benissimo che il virus può diffondersi a causa della mobilità: gli animali scappano perché cercano di difendersi, quando c'è un fucile che li raggiunge. Abbiamo escluso che si ricorresse a sistemi di controllo delle specie di cinghiali su base annuale, indipendentemente dalla presenza di epidemie in corso nel territorio considerato. Voglio anche dire che non bisogna andare in deroga alla valutazione ambientale strategica e neppure alla valutazione di incidenza ambientale e che appunto bisogna si vada verso la recinzione e l'individuazione delle aree infette, grazie anche al contributo dell'ISPRA. Altrimenti, davvero rischiamo il nostro territorio e il nostro ambiente per poi non risolvere il problema. Spero appunto che i colleghi e tutti noi possiamo gestire questa emergenza sanitaria in maniera opportuna, tenendo da parte la caccia, che è qualcosa che in questo decreto non dovrebbe assolutamente esserci. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore De Bonis. Ne ha facoltà. DE BONIS (FIBP-UDC) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, con il decreto per eradicare la peste suina africana nei cinghiali e prevenirne la diffusione nei suini da allevamento finalmente diamo una risposta agli allevatori e alle imprese, già duramente provati dalle ripercussioni del Covid-19 e dalla tragica situazione in Ucraina. Scopo di questo decreto è salvaguardare la sanità animale, il sistema produttivo nazionale e le esportazioni. Si tratta di una vera e propria emergenza, che rischia di colpire duramente settori importanti della nostra economia. Pur non essendo pericolosa per la salute umana, infatti, la peste suina è contagiosa e letale per gli animali, in particolare per i suini, un comparto di eccellenza nel panorama zootecnico italiano. Il settore suinicolo, infatti, rappresenta uno dei segmenti principali dell'agroalimentare italiano, sia per la produzione di animali vivi, sia per l'indotto dell'industria di trasformazione. Dai dati dell'Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare (Ismea), in Italia esistono 32.000 allevamenti e oltre 3.000 imprese di produzione di elaborati. Gli allevamenti generano un valore di oltre 3 miliardi di euro, pari al 5,7 per cento del valore complessivo dell'agricoltura nazionale. Il fatturato dell'industria, invece, è di oltre 8 miliardi di euro. Una caratteristica della filiera suinicola nazionale è la forte specializzazione nel comparto della salumeria, cui viene destinato il 70 per cento delle macellazioni, e l'elevata incidenza delle produzioni a indicazione geografica, cui viene destinato il 70 per cento dei capi italiani. Anche in questo comparto, dunque, è evidente l'assoluta eccellenza del nostro agroalimentare italiano. Sebbene la produzione si concentri prevalentemente in alcune aree del Nord, ne sono interessate fortemente anche Regioni come l'Umbria, le Marche e la Basilicata. Il sistema normativo è confuso, ma di fronte a questa emergenza è imperativo adottare misure straordinarie, che diano risposte certe agli allevatori e dettino delle linee guida anche per turisti, cacciatori e operatori di vario tipo. Non si possono dunque assumere posizioni oltranziste, che rischiano di mettere in ginocchio migliaia di aziende e famiglie. L'esperienza, anche quella del Covid-19, ci ha insegnato purtroppo che la sempre maggior promiscuità tra ambienti selvatici e ambienti antropizzati può provocare seri danni all'equilibrio tra sistema naturale e sistema umano. È a partire da questa lezione che dobbiamo muoverci, per assicurare il benessere umano e naturale e la tenuta dei nostri tessuti produttivi. È questo l'approccio più sensato per affrontare la crisi. Si tratta di una crisi che tocca non solo l'Italia, ma diversi Paesi europei. La peste suina africana, infatti, si è manifestata inizialmente nell'Est Europa, già a partire dal 2014, e si è diffusa poi in altri Stati UE, tra cui Belgio e Germania, fino ad approdare nel nostro territorio. Per il momento, i casi si concentrano per lo più in Liguria e Piemonte, ma di sicuro non aiuta l'elevata presenza di cinghiali nei territori agricoli e urbani di molte zone d'Italia, anche nella nostra Capitale. Per questo motivo, noi di Forza Italia riteniamo che l'approccio del decreto, che stanzia 10 milioni di euro, possa fornire uno strumento prezioso per arginare e debellare questa piaga che si è abbattuta sul nostro settore primario, già messo a dura prova da tanti altri problemi. In particolare, la strategia delle recinzioni per oltre 250 chilometri serve proprio a evitare quei contatti con gli animali selvatici e si è già dimostrata una soluzione efficace in altri Paesi europei, come testimoniato anche in audizione presso la Commissione igiene e sanità da autorevoli esperti che hanno riportato i passi avanti compiuti in Belgio e Repubblica Ceca. Tra gli altri interventi di biosicurezza, oltre all'abbattimento e alla distruzione degli animali infetti, sono previste strutture per gestire gli animali morti, le zone filtro e la disinfezione regolare e capillare. Adesso sarà compito delle Regioni stilare un piano regionale per la gestione, il controllo e l'eradicazione della peste. Al fine di coordinare al meglio le necessarie azioni di contrasto, è stata giustamente prevista la nomina di un Commissario straordinario che avrà il compito di monitorare tutte le misure applicate per prevenire e contenere la diffusione del contagio e che si avvarrà anche degli enti del Servizio sanitario nazionale e degli uffici preposti alla prevenzione, eradicazione e controllo delle malattie animali. Nell'ottica di un'accorta gestione della spesa pubblica in un momento delicato come quello che viviamo oggi, è stata prevista la clausola dell'invarianza finanziaria, proprio per non gravare ulteriormente sulle casse dello Stato. Forza Italia si è però impegnata attivamente per mettere appunto interventi concreti contro questa emergenza e voterà pertanto a favore del provvedimento. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Cantù. Ne ha facoltà. CANTU' (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, mi spiace dover ricordare, ancora una volta, che la prevenzione e i controlli devono essere una precondizione per evitare il ripetersi ciclicamente di problematiche che danno contezza dell'interdipendenza tra sanità (sia umana, che animale) ed economia. Non solo, ma il tutto deve essere affrontato in una dimensione sovranazionale, così come il nostro disegno di legge n. 1660, di due anni fa, aveva immaginato. Speravamo che nel PNRR, così come per altre circostanze, fungesse da ispiratore e che, almeno in sede di collegato ordinamentale - in attuazione della mozione approvata all'unanimità nel giugno dello scorso anno, come senz'altro il Governo ricorderà - ve ne fosse traccia. Invece non è riscontrabile alcun seguito. Si tratta di un'altra occasione perduta per il rafforzamento della prevenzione veterinaria e il rilancio della sanità veterinaria pubblica e privata. La sanità pubblica e privata deve accompagnarsi alla previsione del veterinario aziendale come promotore di cultura del governo dei rischi e della riduzione dell'uso di farmaci non necessari, ad esempio antibiotici, che ha registrato, grazie alla categoria, un'importante diminuzione delle inappropriatezze, stimabile in oltre il 30 per cento, anche se il cammino per arrivare a debellare l'antimicrobico-resistenza è ancora lungo. Dobbiamo immaginare che una sana zootecnia, improntata anche ai principi di benessere animale, si ripercuote sulla qualità dei prodotti destinati al consumo umano, il che va inevitabilmente ad influire sulla nostra salute individuale e collettiva (Applausi) , chiudendo il cerchio con la crescita del prodotto interno lordo. Dobbiamo superare la logica di intervenire solo a frittata fatta, investendo adeguatamente in risorse umane e strumentali atte a garantire condizioni strutturali per fronteggiare l'insorgenza di malattie animali e soprattutto per prevenirle. (Applausi) . Non è la prima volta che siamo in presenza della peste suina; tutte le volte il conto è salatissimo. Facciamo in modo che il provvedimento in conversione sia accompagnato dalla decisione di dare finalmente corso all'intervento legislativo risolutivo che abbiamo promosso e che, come 12 a Commissione, proprio a margine dell'istruttoria della fase emendativa del decreto-legge in discussione, ha visto la convergenza nell'elaborazione di un testo unico indirizzato alla riforma della sanità pubblica veterinaria, abbandonando gli ideologismi che sicuramente hanno contribuito fin qui a ritardare l'adozione di un modello organizzativo di prevenzione, valutazione e controllo, capace di assurgere a possibile riferimento a livello europeo. Si tratta di un modello specificamente dedicato al governo dei rischi endemici e pandemici di origine zoonosica, atto a valorizzare tutti i produttori, non solo italiani, che si dotano di standard più elevati di prevenzione, biosicurezza, qualità e tracciabilità, sì dà legittimarne il riconoscimento quali regole comuni di garanzia nell'attuazione della nuova legislazione europea di sanità animale, per il benessere del consumatore; cambiando il paradigma della tutela dell'agroalimentare italiano con un sistema di valutazione e controllo in grado di dimostrare sul campo la superiorità dei nostri prodotti non solo sul piano organolettico (che ci viene riconosciuta), ma anche in termini di effettiva protezione e promozione della salute umana e di contrasto delle malattie trasmissibili e non, stante il nostro modo di affrontare e risolvere i problemi correlati secondo indicatori oggettivi e misurabili; sfuggendo ogni autoreferenzialità nel dare prova di congruenza a ottimali parametri di prevenzione, biosicurezza e salubrità. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Naturale. Ne ha facoltà. NATURALE (M5S) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, l'emergenza peste suina imperversa nei boschi e nell'entroterra della Liguria e del Piemonte, com'è già successo in Germania e nell'Est dell'Europa. Ad oggi sono 74 le positività accertate, di cui 42 in Piemonte e 32 in Liguria. Immediatamente dopo il ritrovamento del primo cinghiale morto a causa della peste suina, il 7 gennaio scorso, si è costituita al Ministero della salute un'Unità di crisi per gestire una situazione per niente facile. Il rischio è di non riuscire ad arginare un virus che, se sfuggisse di mano, potrebbe mettere in crisi l'intero settore della lavorazione di carne di maiale e derivati. La paura dei veterinari e soprattutto degli operatori del settore suinicolo è che il virus arrivi negli allevamenti e a quel punto, anche solo con un capo infetto rilevato, sarebbe veramente un disastro, perché la conseguenza diretta è il divieto di esportazione di carni, ma anche salumi, dall'intera Italia. Paesi come Giappone e Cuba già hanno vietato le importazioni di prodotti italiani. Quindi, forte è la preoccupazione per il danno di immagine che questa situazione può creare, diventando anche uno strumento di speculazione economica - sappiamo quanto imprevedibile è questo aspetto - nei confronti del nostro territorio, rischiando di colpire ingiustamente i nostri allevatori che conducono al meglio i loro allevamenti, con standard di biosicurezza elevati, anche se tanto andrebbe fatto ancora per l'attenzione al benessere animale, inteso come distanziamento e cura di questi allevamenti, e per la sua tutela. La malattia è altamente infettiva - per fortuna solo tra i suidi - e la trasmissione può avvenire per contatto diretto, anche mangiando rifiuti a base di carne infetta, trasferendo il virus per decine di chilometri attraverso feci e urine. C'è poi la possibilità che lo stesso uomo ne divenga vettore inconsapevole, attraverso qualsiasi oggetto contaminato dal virus che potrebbe portare con sé, con l'abbigliamento, sui veicoli o sugli attrezzi che usa. Da qui il divieto nelle aree infette di generare movimenti di animali, nonché il divieto di caccia e di tutte le attività che comportano movimentazioni, anche di mezzi. Chiaramente sarà proibito ogni metodo di caccia tradizionale che comporti l'utilizzo di cani o altri attrezzi che possono essere difficilmente sanificati e quindi difficilmente si potrebbe contenere la trasmissione del virus, in quanto lo stesso è dotato di una buona resistenza nell'ambiente esterno e può rimanere vitale fino a cento giorni, sopravvivendo all'interno dei salumi per alcuni mesi e resistendo alle alte temperature. Da qui l'urgenza del provvedimento che voteremo oggi, su proposta dei ministri Patuanelli e Speranza, resosi necessario per definire e quantificare i provvedimenti utili ad eradicare la peste suina africana nei cinghiali e per prevenire il contagio tra i suini da allevamento, al fine di proteggere le esportazioni, il sistema produttivo nazionale e la filiera tutta. È una corsa contro il tempo: è necessario agire tempestivamente per arginare la malattia e scongiurare lo sconfinamento in Lombardia, Emilia, Veneto e Toscana, dove ci sono quasi tutti gli allevamenti suinicoli d'Italia. Da una stima approssimativa fatta dal Ministero della salute e dall'Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare (ISMEA) risulta che, nel caso di indennità di abbattimento dei capi, sarebbero necessarie risorse pari a circa 1,442 miliardi di euro, se il virus arrivasse in queste Regioni. Il professor Manuel Vizcaino, esperto dell'Organizzazione mondiale della sanità e direttore del laboratorio di riferimento per la peste suina africana in Sardegna (Regione che ha già affrontato il problema), in sede di audizione in Commissione ha dichiarato che la situazione è davvero molto difficile e l'unica possibilità di cui si dispone è il controllo del virus mediante tre azioni da condurre con cura: la prevenzione precoce, il contenimento dell'aria infetta e la riduzione della popolazione dei cinghiali. Questo, in sintesi, è quanto nei fatti sarà indispensabile portare a compimento. Da qui l'utilizzo delle recinzioni per confinare i cinghiali e di metodi precisi e puntuali per contenerne il numero, che esulano dalla caccia tradizionale, che purtroppo non è riuscita in tutti questi anni a contenerlo. Tanti studiosi, infatti, confermano che è invece piuttosto dannosa per la fauna e spesso agevola la prolificazione dei suini. Sono state fatte tante immissioni di suini, quindi le Regioni sono risultate inadempienti nella gestione della fauna selvatica, che adesso è sfuggita di mano. Sicuramente tutti, tra agricoltori e cittadini, sono allarmati dal numero che cresce a dismisura; dovrà quindi essere messo in atto un contenimento di tale numero, ma attraverso metodi scientifici. Il discorso quindi esula dalla disciplina della caccia, perché in questo caso si parla di personale qualificato per la selezione: devono essere pianificate le quantità e le modalità di intervento e tutto verrà modulato su piani già definiti. È necessaria quindi una prevenzione precoce e dobbiamo agire in urgenza. Nel decreto-legge si prevede che ogni Regione adotti un piano di interventi che includa anche la ricognizione per Provincia della consistenza delle specie, l'indicazione dei metodi ecologici, delle aree di intervento diretto, delle modalità, dei tempi e degli obiettivi annuali, che sono importantissimi. È necessario, quindi, crearsi una road map - come si dice - ed essere davvero puntuali nella tempistica. Con il provvedimento si affida per un anno a un Commissario (prorogabile per un altro anno) il compito di coordinare tutte le azioni del piano necessarie al contenimento e alla eradicazione del virus (non dei cinghiali), laddove è presente, ossia nelle Regioni di riferimento. Tale piano deve essere adottato in conformità a quanto già sperimentato in Sardegna, su cui l'Unione europea ha dato il nulla osta, in conformità al manuale delle emergenze da PSA dell'aprile del 2021 e previo parere dell'ISPRA. Tutto quanto verrà messo in atto dovrà essere condotto con molta cura, avvalendosi delle guardie provinciali e dei soggetti abilitati alla caccia con metodi selettivi e sotto la vigilanza del Comando delle unità forestali, ambientali e agroalimentari dell'Arma dei carabinieri, nonché delle ASL competenti. Le aziende zootecniche dovranno munirsi di aree per la sanificazione di mezzi e persone, oltre che di recinzioni per proteggere gli allevamenti da ogni possibile contatto con l'esterno. Tutto questo viene fatto nel rispetto della salute animale e dell'equilibrio, che è necessario per una sana biodiversità, cui dobbiamo tendere. La nostra attenzione deve essere rivolta proprio alla tutela degli ecosistemi e ai giusti equilibri. Questo intervento vuole andare in questo senso, anche in previsione di futuri approcci rispetto a quanto viene richiesto dal mondo produttivo riguardo la proliferazione della fauna selvatica. (Applausi) . PRESIDENTE . Colleghi, tenuto conto della richiesta di sospensione dalle ore 12 alle ore 13 per una riunione di Gruppo e avendo solo dieci minuti, propongo di rinviare le repliche dei relatori, se sono d'accordo, alla ripresa dei lavori. Non facendosi osservazioni, così rimane stabilito. Pertanto, sospendo la seduta fino alle ore 13. (La seduta, sospesa alle ore 11,50, è ripresa alle ore 13,04) . Presidenza del vice presidente TAVERNA La seduta è ripresa. CASTELLONE (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CASTELLONE (M5S) . Signor Presidente, ho già informato i Capigruppo e la stessa presidente Alberti Casellati che la nostra riunione di Gruppo purtroppo è partita in ritardo ed è ancora in corso. Avendo bisogno di un altro po' di tempo per concludere, se possibile, chiederei una sospensione dei lavori fino alle ore 14, scusandomi con tutti. LA PIETRA (FdI) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LA PIETRA (FdI) . Signor Presidente, credo che sia inaccettabile che a questo punto, dopo il lavoro svolto nelle Commissioni riunite, dove abbiamo discusso il provvedimento ed esaminato gli emendamenti, debbano esserci dei problemi legati al Gruppo del MoVimento 5 Stelle per posizioni pregiudiziali e - questa è la verità - non per questioni di merito tali da interrompere ancora un'ora i lavori dell'Assemblea. (Applausi) . Siccome non ci sono questioni pregiudiziali che ci impediscano di poter partire subito con l'esame degli emendamenti, chiedo di non procedere alla sospensione dei lavori, proseguendo invece con l'esame degli emendamenti. (Applausi) . PRESIDENTE . Se vi è contrarietà solo dei colleghi del Gruppo Fratelli d'Italia, darei come accolta la richiesta da parte del Capogruppo del MoVimento 5 Stelle. DE VECCHIS (Misto-IpI-PVU) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DE VECCHIS (Misto-IpI-PVU) . Signor Presidente, vorremmo continuare i lavori e passare alla votazione degli emendamenti. CASTELLONE (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CASTELLONE (M5S) . Signor Presidente, vorrei far notare che sto chiedendo di continuare una riunione di Gruppo che è fondamentale per poter poi proseguire con i lavori in Commissione che non si sono conclusi. C'è ancora molto lavoro da fare nelle Commissioni riunite sugli emendamenti. Credo che la possibilità di fare una riunione di Gruppo non sia mai stata negata a nessuno. Ho già detto, tra l'altro, che ho già avvisato i Capigruppo e che vi è l'assenso della presidente Casellati. Vi chiedo quindi di farci continuare la riunione e poi riprendere i lavori. PRESIDENTE . Avviso l'Assemblea che la richiesta della senatrice Castellone per il Gruppo MoVimento 5 Stelle è stata anche avanzata alla Presidente del Senato, che ha dato la disponibilità a farlo riunire. Ho la contrarietà del Gruppo Fratelli d'Italia e del Gruppo del senatore Paragone. Se non vi sono altri interventi in dissenso, accoglierei la richiesta della senatrice Castellone, secondo l'orientamento condiviso anche dal Presidente. Sulla scomparsa di Maria Romana De Gasperi CASINI (Aut (SVP-PATT, UV)) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CASINI (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente, colleghi, inviterei l'Assemblea a esprimere un momento di cordoglio perché questa notte è mancata Maria Romana De Gasperi, figlia di Alcide De Gasperi, una donna straordinaria che ha onorato con la sua vita la Repubblica e le istituzioni. La Camera lo ha già fatto questa mattina e io credo sia importante che tutti noi ci raccogliamo perché questa personalità - tra l'altro, ha lasciato testimonianze scritte, essendo stata anche stretta collaboratrice del padre, di tutte le vicende che hanno portato alla ricostruzione del nostro Paese - ha onorato l'Italia e la memoria del grandissimo padre che tutti riconosciamo costruttore della nostra Repubblica. Vorrei chiederle, Presidente, di onorare la memoria di questa donna con un minuto di silenzio del Senato della Repubblica. (Applausi) . PRESIDENTE . La Presidenza si unisce alle sue parole, presidente Casini. So che anche il Presidente aveva intenzione di richiamare l'Assemblea a osservare un momento di silenzio e a un ricordo così importante, come lei ha anticipato. Invito l'Assemblea a osservare un minuto di silenzio, che sarà poi rinnovato alla presenza del Presidente. (Il Presidente e l'Assemblea si levano in piedi e osservano un minuto di silenzio). (Applausi). ZANDA (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ZANDA (PD) . Signor Presidente, vorrei aggiungere alle parole sue e del presidente Casini anche un mio brevissimo ricordo. PRESIDENTE . Senatore Zanda, non vorrei assolutamente interromperla, ma sicuramente l'Assemblea avrà un momento per i ricordi e credo che le sue parole meritino l'attenzione di tutti. Pertanto, se vuole, le concederò la parola dopo, quando sarà dedicato un momento al ricordo di Maria Romana De Gasperi. Sospendo la seduta fino alle ore 14. (Commenti). Ci è stato accordato dal Presidente, ho raccolto i vostri pareri, gli altri Capigruppo di maggioranza hanno dato il loro assenso, per cui sospendo la seduta fino alle ore 14. (Commenti) . Io ho avuto un'interlocuzione con il Presidente e con tutti i Capigruppo di maggioranza a cui abbiamo chiesto di accordare a un Gruppo politico lo svolgimento di una riunione di un'ora, richiesta che non è mai stata negata. Mi sembra che l'Aula si stia già svuotando, per cui chiedo la cortesia ai colleghi di Fratelli d'Italia di consentirmi di portare avanti i lavori, così come concordato anche con il Presidente. La seduta è sospesa fino alle ore 14. (La seduta, sospesa alle ore 13,12, è ripresa alle ore 14,02) . Ripresa della discussione del disegno di legge n. Doc 2533 PRESIDENTE . Ha facoltà di parlare la relatrice, senatrice Biti. BITI, relatrice . Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo brevemente per ringraziare per il dibattito che si è svolto stamani in quest'Aula. In tanti interventi - non posso dire proprio in tutti, ma sicuramente in tantissimi - noi relatori abbiamo colto l'interesse e soprattutto la comprensione dello stato emergenziale che ci porta a dover approvare velocemente il provvedimento. Forse siamo già un po' in ritardo, come detto dal senatore La Pietra e da altri senatori di Fratelli d'Italia. Una volta che il provvedimento è giunto in Senato, sono state svolte tutte le audizioni necessarie. Come ho già detto stamani, sono stati tanti i professionisti e i rappresentanti di enti che abbiamo audito, in quanto era necessario - gli emendamenti e lo stesso testo del provvedimento, così come approvato in Commissione, lo testimoniano - svolgere audizioni per trovare la soluzione migliore, certo non perfetta, ma perfettibile e migliorabile. Intanto, però, stasera si procederà - spero nel migliore dei modi - alla conversione di un decreto-legge che ci permette di far lavorare chi adesso deve gestire questa difficilissima emergenza. Tanti interventi sono stati sul merito del provvedimento, qualcun altro un po' meno. Non voglio fare riferimenti a colleghi o colleghe nello specifico, ma invito tutti a rimanere nel merito del decreto-legge e, quindi, della malattia infettiva peste suina e di tutto quello che deve essere fatto in questo momento per delimitarla in confini ben precisi ed eradicarla dove è presente. Non ci possiamo permettere - lo ribadisco - di perdere tanti milioni sulla filiera suinicola, se - Dio non voglia - si dovesse diffondere questa malattia. Rivolgo ancora un ringraziamento ai colleghi per il lavoro svolto in Commissione. Ringrazio il Governo e la Commissione bilancio, che ha dato il suo apporto anche nelle ultime ore. Ringrazio il sottosegretario Sileri e la sottosegretaria Bini, che ci hanno sempre accompagnato in questi giorni di discussione. Speriamo davvero di arrivare a un risultato che possa essere visto perfettibile, ma sicuramente buono. PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il relatore, senatore Bergesio. BERGESIO, relatore . Signor Presidente, ringrazio tutti coloro che si sono espressi in discussione generale fino ad ora. Ricordo a tutti che questo provvedimento, emanato il 17 febbraio 2022, ha coinvolto quattro Ministeri nell'esprimere le loro valutazioni in Commissione (il Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili, il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, il Ministero dell'economia e delle finanze e il Ministero della salute). Il provvedimento è stato esaminato da due Commissioni di merito (la Commissione agricoltura e la Commissione igiene e sanità) e credo che il lavoro sia stato svolto in breve tempo (lo dico anche all'amico senatore La Pietra). In quarantatré giorni abbiamo portato il provvedimento in Aula, dopo aver audito una ventina di soggetti (in totale erano 45 le organizzazioni e le associazioni che avevano chiesto di essere audite). Abbiamo ripreso i contributi di tutti, con molta attenzione. Si tratta di un tema delicato e credo che questo decreto-legge farà scuola nei provvedimenti futuri, per quanto riguarda sia la peste suina africana che l'influenza aviaria. Ringrazio il senatore Vallardi, che ha citato una proposta di risoluzione che noi abbiamo pronta da portare in Aula; il contenimento della fauna selvatica nel nostro Paese è un tema importante, sollevato anche dal senatore La Pietra. La senatrice Lunesu ci ha parlato dell'esperienza vissuta in Sardegna, per farne tesoro; ne prendiamo atto e ne abbiamo preso atto anche in precedenza in Commissione. Il senatore Zuliani ci ha invitato a non fare più passerelle su palchi di grandi organizzazioni, come Coldiretti, Confagricoltura, CIA (le organizzazioni sindacali), ma a procedere con dei provvedimenti che siano in grado di risolvere il problema. La senatrice Fregolent ci ha ricordato i danni alla filiera, invitandoci ad agire subito. Come abbiamo detto in precedenza, sono oltre 20 milioni di euro a settimana che la filiera sta subendo; un crollo pazzesco tra vendite e prezzi di produzione. Dall'altra parte ci sono i costi, che non sono solo i costi della peste suina africana, ma sono i costi delle materie prime, sono i costi energetici, sono anche e soprattutto i costi del lavoro combinato con tutti gli altri fattori economici che oggi gravano sull'allevamento, sulle produzioni agricole, sulle 25.000 aziende che nel nostro Paese producono suini. Il senatore De Carlo ha parlato di una visione troppo urbanizzata di un'Italia rurale. È vero, gli do ragione: questo è un tema importante. Ma, dall'altra parte, anche la questione vaccini va vista sia su questo tema, se possibile, sia anche sul tema relativo all'influenza aviaria, che è un'altra piaga del nostro Paese. Abbiamo ascoltato anche la senatrice Boldrini, che ha parlato di questa condivisione. È vero che si voleva dare ancora più potere al Commissario, e non per mettere in secondo piano le Regioni, ma per farle lavorare coordinate. Alla fine credo che sia uscito un buon testo, perché il Commissario potrà lavorare in stretto coordinamento con le disponibilità economiche che ci siamo dati. Il senatore De Bonis ci ha ricordato che le posizioni non devono essere oltranziste. È vero, perché, se fossimo partiti dal concetto - lo dico anche al senatore Crucioli - che questo provvedimento avrebbe dovuto risolvere tutti i problemi legati all'allevamento, all'agricoltura, alla fauna selvatica, al mancato incasso del turismo, ai costi di gestione degli enti locali (una sorta di provvedimento omnibus ), non saremmo riusciti a farlo. Ci saranno altri provvedimenti che saranno in grado di risolvere questi problemi. La senatrice Cantù ci ha parlato della riforma della sanità pubblica veterinaria, un tema che secondo me dovrebbe essere messo all'ordine del giorno di questa Assemblea. Sapete che i veterinari negli altri Paesi d'Europa dipendono non dal Ministero della salute, ma da quello dell'agricoltura. Credo che una riflessione dovrà essere fatta su questo tema, soprattutto partendo dal concetto di rapporto e soprattutto dalla tipologia di rapporto di professionalità tra il veterinario, l'allevatore e tutta la sanità pubblica, che è molto caro a questo Paese. Abbiamo ascoltato anche la nostra Capogruppo in Commissione agricoltura, che ringrazio, senatrice Naturale, parlare di un percorso condiviso che è stato importante. Abbiamo fatto il possibile e ringrazio anche la Commissione bilancio, il presidente Pesco e i commissari per il lavoro svolto; sono riusciti sia su una proposta di modifica importante che vedremo dopo, l'emendamento 2.4, sia sugli emendamenti 1.60 e 1.61 a riprenderli nell'ultima seduta in Commissione bilancio, consentendoci di chiarire un punto che stava particolarmente a cuore al senatore Bruzzone, ma anche ad altri senatori. Sto parlando dell'individuazione non solo delle guardie provinciali, ma anche, in alcune Regioni come la Liguria, dove ormai le guardie provinciali non esistono più, delle guardie regionali. Alla fine, con il termine «polizia locale» - come ci ha spiegato bene il Sottosegretario - abbiamo ripreso tutto. Vi ringrazio. (Applausi) . PRESIDENTE . Il rappresentante del Governo non intende intervenire in sede di replica. Comunico che sono pervenuti alla Presidenza - e sono in distribuzione - i pareri espressi dalla 1 a e dalla 5 a Commissione permanente sul disegno di legge in esame e sugli emendamenti, che verranno pubblicati in allegato al Resoconto della seduta odierna. La Presidenza, conformemente a quanto stabilito nel corso dell'esame in sede referente, dichiara improponibili, ai sensi dell'articolo 97, comma 1, del Regolamento, per estraneità di materia rispetto ai contenuti del decreto-legge gli emendamenti 1.68, 1.71, 1.72, 1.95, 1.104, 1.105, 1.107, 1.0.3 e l'ordine del giorno G1.1. Passiamo all'esame dell'articolo 1 del disegno di legge. Avverto che gli emendamenti si intendono riferiti agli articoli del decreto-legge da convertire. Procediamo all'esame degli emendamenti e degli ordini del giorno riferiti all'articolo 1 del decreto-legge, che invito i presentatori ad illustrare. DE PETRIS (Misto-LeU-Eco) . Signora Presidente, vorrei illustrare l'emendamento 1.26, a cui tengo particolarmente, che abbiamo anche discusso in Commissione, ma che non ha ottenuto il parere favorevole. È una questione che dovremmo via via affrontare: l'emendamento si riferisce al comma 1 dell'articolo 1, laddove il decreto-legge prevede espressamente che, al fine di prevenire e contenere la diffusione della peste suina africana sul territorio nazionale, ogni Regione faccia i piani regionali. Contiene una serie di indicazioni sui piani di prevenzione e non stiamo parlando delle zone in cui ci sono i focolai. Con l'emendamento 1.26 noi proponiamo che si intervenga nei piani anche per dare l'indicazione di escludere alcuni metodi di caccia, che - a nostro avviso - rischiano di aumentare la mobilità dei cinghiali e, quindi, la possibilità di diffusione della peste suina. Noi quindi chiediamo di fare in modo che siano vietate forme di caccia come la braccata, la battuta, la girata, che sono alcune tipologie di caccia al cinghiale che - come ovviamente sa chi è esperto - aumentano la mobilità della popolazione dei cinghiali e, quindi, la diffusione della peste. Il parere in Commissione non è stato contrario, ma spero che, nell'affrontare i piani, le Regioni possano rendersi conto che è necessario mettere in campo anche queste forme di prevenzione. (Applausi) . PRESIDENTE . I restanti emendamenti e ordini del giorno si intendono illustrati. Invito i relatori e il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti e sugli ordini del giorno in esame. BITI, relatrice . Signor Presidente, esprimo parere favorevole sugli emendamenti 1.5 (testo 2), 1.14 (testo 3), 1.33 (testo 2), 1.35, 1.41 (testo 2), 1.60 (testo 2), 1.27 (testo 3), 1.78 (testo 2), 1.2000 e 1.3000. Sui restanti emendamenti esprimo parere contrario. LA PIETRA (FdI) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LA PIETRA (FdI) . Signor Presidente, forse ho capito male, ma mi sembra che la relatrice abbia espresso parere negativo sugli emendamenti 1.42 e 1.43, mentre in Commissione era stato espresso parere favorevole. O mi sono sbagliato oppure bisognerebbe capire qual è la posizione. Ripeto: sul fascicolo degli emendamenti in Commissione avevo scritto che il parere era favorevole. PRESIDENTE. Sull'emendamento 1.41 è stato espresso parere favorevole, mentre sull'emendamento 1.43 il parere è contrario. LA PIETRA (FdI) . Esatto, Presidente. Anche l'emendamento 1.42 ha ricevuto un parere contrario dalla relatrice. Ma in Commissione era stato espresso parere favorevole. PRESIDENTE . Senatrice Biti, forse l'emendamento 1.41 assorbe gli emendamenti 1.42 e 1.43? BITI, relatrice . Sì, Presidente, l'emendamento 1.41 (testo 2). Anche da un confronto con il relatore Bergesio e con la presidente Parente abbiamo ricostruito questo. PRESIDENTE. Senatore La Pietra, vuole ritirarli se sono assorbiti dall'emendamento 1.41 (testo 2)? LA PIETRA (FdI) . Signor Presidente, a me non risulta che siano stati assorbiti. Noi abbiamo presentato degli emendamenti riformulati come richiesto dalla Commissione, quindi con un parere favorevole. Ma mi attengo. BRUZZONE (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BRUZZONE (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, mi sembra di aver capito che l'emendamento 1.61 rimane in vita. È da trasformare in ordine del giorno. PRESIDENTE. È stato ritirato e trasformato nell'ordine del giorno G1.61. BRUZZONE (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, l'emendamento 1.61 non è tra i ritirati e chiedo di trasformarlo in ordine del giorno, il cui testo è stato anche depositato. PRESIDENTE. Sì, è così: è stato trasformato in ordine del giorno. NUGNES (Misto) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. NUGNES (Misto) . Signor Presidente, l'emendamento 1.34 era identico al testo di un altro emendamento e, quindi, in Commissione era stato ritirato, ma comunque è stato incluso nel fascicolo. PRESIDENTE. Quindi lo ritira? NUGNES (Misto) . Signor Presidente, a questo punto lo ritiro. CALIGIURI (FIBP-UDC) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CALIGIURI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, ritiro l'emendamento 1.86. PIRRO (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PIRRO (M5S) . Signora Presidente, chiedo di riformulare l'emendamento 1.37 secondo la lettera dell'emendamento 1.33 (testo 2), altrimenti sarebbe precluso. PRESIDENTE. L'emendamento 1.37, riformulato in maniera identica all'emendamento 1.33 (testo 2), sarà dunque votato insieme a quest'ultimo. PIRRO (M5S) . Quanto invece all'emendamento 1.103, su cui abbiamo già comunicato l'intenzione di trasformarlo in ordine del giorno, abbiamo preparato una riformulazione che include un secondo impegno per il Governo a valutare l'opportunità di prevedere ristori anche per la filiera agroturistica. PRESIDENTE . Senatrice, lo prenderemo in considerazione quando passeremo all'ordine del giorno. L'emendamento 1.1 è stato ritirato. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.5 (testo 2), presentato dalle Commissioni riunite. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . L'emendamento 1.2 è stato ritirato. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.3, presentato dal senatore Zaffini e da altri senatori, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Gli emendamenti 1.4 e 1.6 sono stati ritirati. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.7, presentato dal senatore Mantero e da altri senatori, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . L'emendamento 1.8 è stato ritirato. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.9, presentato dal senatore Mantero e da altri senatori, identico agli emendamenti 1.10, presentato dalla senatrice Nugnes, e 1.11, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva. (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.14 (testo 3), presentato dalle Commissioni riunite. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Risultano pertanto assorbiti gli emendamenti 1.13 e 1.15 e preclusi gli emendamenti 1.17, 1.18 e 1.19. L'emendamento 1.16 è stato ritirato. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.20, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori, identico all'emendamento 1.21, presentato dal senatore Mantero e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva. (v. Allegato B) . Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.22, presentato dal senatore Zaffini e da altri senatori, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.23, presentato dalla senatrice Nugnes, identico all'emendamento 1.24, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. (Segue la votazione) . Il Senato non approva. (v. Allegato B) . L'emendamento 1.25 è stato ritirato. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.26, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Gli emendamenti 1.28 e 1.29 sono stati ritirati. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.30, presentato dal senatore Zaffini e da altri senatori, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.31, presentato dal senatore Mantero e da altri senatori, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Gli emendamenti 1.32 e 1.34 sono stati ritirati. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.33 (testo 2), presentato dalle Commissioni riunite, identico all'emendamento 1.37 (testo 2), presentato dalle senatrici Naturale e Pirro. (Segue la votazione) . Il Senato approva. (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.35, presentato dalle Commissioni riunite. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.36, presentato dal senatore Mantero e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.38, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori, identico agli emendamenti 1.39, presentato dal senatore Mantero e da altri senatori, e 1.40, presentato dalla senatrice Nugnes, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.42, presentato dal senatore Zaffini e da altri senatori, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.41 (testo 2), presentato dalle Commissioni riunite. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.43, presentato dal senatore Zaffini e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.44, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . L'emendamento 1.45 è stato ritirato. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.46, presentato dal senatore La Pietra e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . L'emendamento 1.47 è stato ritirato. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.48, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori, identico agli emendamenti 1.49, presentato dalla senatrice Nugnes, e 1.50, presentato dal senatore Mantero e da altri senatori, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Gli emendamenti 1.51 e 1.52 sono stati ritirati. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.53, presentato dal senatore Mantero e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.54, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Gli emendamenti 1.55, 1.56 e 1.57 sono stati ritirati. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.58, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.59, presentato dal senatore Zaffini e da altri senatori, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.60 (testo 2), presentato dalle senatrici Pirro e Naturale, formulazione che recepisce le condizioni poste dalla 5 a Commissione. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . L'emendamento 1.61 è stato ritirato e trasformato nell'ordine del giorno G1.61 che, essendo stato accolto dal Governo, non verrà posto ai voti. L'emendamento 1.62 è stato ritirato. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.63, presentato dal senatore La Pietra e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.64, presentato dal senatore Zaffini e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Gli emendamenti 1.65 e 1.66 sono stati ritirati. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.27 (testo 3), presentato dalle Commissioni riunite. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Gli emendamenti 1.67, 1.69, 1.70, 1.73, 1.75, 1.76 e 1.77 sono stati ritirati. Gli emendamenti 1.68, 1.71 e 1.72 sono improponibili. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.78 (testo 2), presentato dalle Commissioni riunite. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Risultano pertanto preclusi gli emendamenti 1.79 e 1.81. PIRRO (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PIRRO (M5S) . Signora Presidente, mi scusi ma con l'emendamento 1.27 (testo 3) andava posto in votazione anche l'emendamento identico 1.74 (testo 3) e mi sembra che non lo abbia detto. PRESIDENTE. È stato approvato insieme all'emendamento 1.27 (testo 3). PIRRO (M5S) . Non l'ho sentita dire che è identico all'emendamento 1.74 (testo 3) e, per questo, mi sono preoccupata. PRESIDENTE . Non l'ho detto, ma risulta votato e approvato in quanto identico all'emendamento 1.27 (testo 3). Gli emendamenti 1.82 e 1.83 sono stati ritirati. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.84, presentato dal senatore La Pietra e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Gli emendamenti 1.85 e 1.86 sono stati ritirati. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.2000, presentato dalle Commissioni riunite. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . L'emendamento 1.89 è stato ritirato e trasformato nell'ordine del giorno G1.89. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.90, presentato dal senatore Zaffini e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Gli emendamenti 1.91, 1.92 e 1.93 sono ritirati. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.3000, presentato dalle Commissioni riunite. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.94, presentato dal senatore De Carlo e da altri senatori, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . L'emendamento 1.95 è improponibile. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.96, presentato dalla senatrice Lonardo e da altri senatori, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.98, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . L'emendamento 1.99 è stato ritirato. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.100, presentato dal senatore Zaffini e da altri senatori, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Gli emendamenti 1.101, 1.102 e 1.103 sono stati ritirati e trasformati rispettivamente negli ordini del giorno G1.101, G1.102 e G1.103. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.97, presentato dal senatore Mantero e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Gli emendamenti 1.104, 1.105 e 1.107 sono improponibili. L'emendamento 1.106 è stato ritirato. Passiamo all'esame degli ordini del giorno. DE PETRIS (Misto-LeU-Eco) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DE PETRIS (Misto-LeU-Eco) . Signor Presidente, come lei sa, noi abbiamo ritirato l'emendamento 1.102 e presentato l'ordine del giorno G1.102. Chiedo, però, di essere autorizzata a presentare una riformulazione, perché c'è un errore nel testo che avevamo depositato. PRESIDENTE . La Presidenza l'autorizza in tal senso e chiede ai relatori di prendere visione del nuovo testo. PIRRO (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PIRRO (M5S) . Signor Presidente, presentiamo una riformulazione dell'ordine G1.103, che è stata già consegnata ai relatori e al rappresentante del Governo. PRESIDENTE . La Presidenza ne prende atto. Invito i relatori e il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli ordini del giorno in esame. BITI, relatrice . Signor Presidente, esprimo i pareri su tutti gli ordini del giorno, ad eccezione dell'ordine del giorno G1.102 (testo 2), che è appena arrivato e sul quale mi serve il tempo necessario a prenderne visione. L'ordine del giorno G1.1 è improponibile. Il parere è invece favorevole sull'ordine del giorno G1.89 e sul G1.101. Il parere è altresì favorevole sull'ordine del giorno G1.103 (testo 2). Il parere resta sospeso per l'ordine del giorno G1.102 (testo 2). PRESIDENTE. Invito il rappresentante del Governo a esprimersi sugli ordini del giorno, così da dar tempo ai relatori di esprimersi sull'ordine del giorno G1.102 (testo 2). BINI, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri . Signor Presidente, abbiamo ricordato che l'ordine del giorno G1.1 è improponibile. Sull'ordine del giorno G1.89 il parere è favorevole con una riformulazione. Nell'impegno, quando si dice: «a reperire, nel primo provvedimento utile all'esame del Parlamento, le risorse», si scriva, invece, «ulteriori risorse rispetto a quelle già stanziate dal Governo con l'articolo 26 del decreto-legge n. 4 del 2022 eventualmente». Con questa riformulazione, il parere del Governo è favorevole. PRESIDENTE . Chiedo al senatore Zuliani se accoglie tale riformulazione. ZULIANI (L-SP-PSd'Az) . Sì, signor Presidente. PRESIDENTE. Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G1.89 (testo 2) non verrà posto ai voti. BINI, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri . Sull'ordine del giorno G1.101, il parere è favorevole con la seguente riformulazione: «a valutare la possibilità di». PRESIDENTE . Chiedo alla senatrice Nugnes se accoglie tale riformulazione. NUGNES (Misto) . Sì, signor Presidente, l'accolgo. PRESIDENTE. Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G1.101 (testo 2) non verrà posto ai voti. Chiedo intanto ai relatori di voler esprimere il parere sull'ordine del giorno G1.102 (testo 2). BITI, relatrice . Signor Presidente, esprimo parere favorevole. BINI, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri . Signor Presidente, sull'ordine del giorno G1.102 (testo 2) il Governo è favorevole «a valutare la possibilità di». PRESIDENTE . Chiedo alla senatrice De Petris se accoglie tale riformulazione. DE PETRIS (Misto-LeU-Eco) . Sì, signor Presidente, l'accolgo. PRESIDENTE. Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G1.102 (testo 2) non verrà posto ai voti. BINI, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri . Infine, signor Presidente, il parere è favorevole sull'ordine del giorno G1.103 (testo 2). PRESIDENTE . Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G1.103 (testo 2) non verrà posto ai voti. Gli emendamenti 1.0.1 e 1.0.2 sono stati ritirati. L'emendamento 1.0.3 è improponibile. Passiamo all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 2 del decreto-legge, che si intendono illustrati e su cui invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi. BITI, relatrice . Signor Presidente, il parere è contrario sull'emendamento 2.5 e favorevole sull'emendamento 2.1 (testo 2). Il parere è contrario sugli emendamenti 2.6, 2.8, 2.10, 2.12, 2.13 e 2.14. Il parere è favorevole sull'emendamento 2.4 (testo 3), identico agli emendamenti 2.37 e 2.38, e contrario sull'emendamento 2.16. Il parere è altresì favorevole sull'emendamento 2.100 e contrario sugli emendamenti 2.19, 2.20, 2.22, 2.23, 2.25 e 2.26. Il parere è favorevole sugli emendamenti 2.31 (testo 2) e 2.200 e contrario sugli emendamenti 2.29 e 2.34. BINI, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri . Signor Presidente, il parere è conforme a quello espresso dalla relatrice. Non mi sembra sia stato dato il parere sull'ordine del giorno ottenuto dalla trasformazione dell'emendamento 1.61 del senatore Bruzzone. PRESIDENTE . È stato dato parere favorevole quando abbiamo trasformato l'emendamento in un ordine del giorno. Abbiamo chiesto al senatore Bruzzone se accoglieva la proposta di trasformazione in ordine del giorno, che io ho quindi considerato accolto. Sta chiedendo una modifica? BINI , sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri . Sì, propongo di riformulare l'ordine del giorno utilizzando la formula: «a valutare la possibilità di». PRESIDENTE. Senatore Bruzzone, accoglie la proposta di riformulazione avanzata? BRUZZONE (L-SP-PSd'Az) . Sì, signor Presidente. PRESIDENTE. Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G1.61 (testo 2) non verrà posto ai voti. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.5, presentato dal senatore Zaffini e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.1 (testo 2), presentato dalle Commissioni riunite. (Segue la votazione) . Il Senato approva. (v. Allegato B) . Risulta pertanto precluso l'emendamento 2.6. L'emendamento 2.7 è stato ritirato. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.8, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . L'emendamento 2.9 è stato ritirato. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.10, presentato dal senatore Zaffini e da altri senatori, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . L'emendamento 2.11 è stato ritirato. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.12, presentato dal senatore Zaffini e da altri senatori, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo alla votazione dell'emendamento 2.13. CIAMPOLILLO (Misto) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CIAMPOLILLO (Misto) . Signor Presidente, mi chiedo qual è il criterio con cui i decisori possono individuare gli animali da abbattere. Con l'emendamento 2.13 si propone che gli animali da abbattere siano quelli definiti infetti solo in presenza di comprovata diagnosi in seguito ad analisi di laboratorio e strumentali, perché altrimenti si concede la massima discrezionalità, di fatto facendo un regalo senza limiti ai cacciatori, che probabilmente non aspettavano altro. PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.13, presentato dal senatore Ciampolillo. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.14, presentato dal senatore Berutti, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.4 (testo 3), presentato dalle Commissioni riunite. (Segue la votazione) . Il Senato approva. (v. Allegato B) . Risultano pertanto preclusi gli emendamenti 2.19, 2.20, 2.22, 2.23, 5.4, 5.6 e 5.7. L'emendamento 2.15 è stato ritirato. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.16, presentato dal senatore La Pietra e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . L'emendamento 2.17 è stato ritirato. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.100, presentato dalle Commissioni riunite. (Segue la votazione) . Il Senato approva. (v. Allegato B) . Gli emendamenti 2.18, 2.21 e 2.24 sono stati ritirati. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.25, presentato dal senatore Zaffini e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.26, presentato dal senatore Zaffini e da altri senatori, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Gli emendamenti 2.27 e 2.28 sono stati ritirati. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.31 (testo 2), presentato dalle Commissioni riunite. (Segue la votazione) . Il Senato approva. (v. Allegato B) . Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.29, presentato dal senatore La Pietra e da altri senatori, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Gli emendamenti 2.30, 2.32 e 2.33 sono stati ritirati. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.34, presentato dal senatore Zaffini e da altri senatori, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.200, presentato dalle Commissioni riunite. (Segue la votazione) . Il Senato approva. (v. Allegato B) . Gli emendamenti 2.35, 2.0.1 e 2.0.2 sono stati ritirati. Passiamo all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 3 del decreto-legge, che si intendono illustrati e su cui invito i relatori e il rappresentante del Governo a pronunziarsi. BITI, relatrice . Signor Presidente, esprimo parere contrario sull'emendamento 3.1. BINI, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri . Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello della relatrice. PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.1, presentato dal senatore Berutti. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Gli emendamenti 3.2, 4.0.1, 5.1, 5.2, 5.3, 5.5 e Tit. 1 sono stati ritirati. Passiamo all'esame della proposta di coordinamento n. 1, su cui invito i relatori e il rappresentante del Governo a pronunziarsi. BITI, relatrice . Signor Presidente, esprimo parere favorevole sulla proposta di coordinamento n. 1. BINI, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri . Signor Presidente, esprimo parere favorevole sulla proposta di coordinamento n. 1. PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della proposta di coordinamento n. 1, presentata dalle Commissioni riunite. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Passiamo alla votazione finale. PARENTE (IV-PSI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. (Brusio) . Stiamo aspettando che si crei in Aula un ambiente adatto a far intervenire la senatrice Parente. Chiedo a chi sta lasciando l'Aula di farlo in tempi brevi e a chi rimane di abbassare il tono della voce. Prego, senatrice Parente. PARENTE (IV-PSI) . Signora Presidente, la peste suina africana è una malattia altamente infettiva che colpisce in Italia esclusivamente i cinghiali selvatici ed è del gruppo genotipo 2, diverso dal virus della Sardegna, come hanno detto bene molti colleghi. Dal 2014 la peste suina africana è comparsa nei Paesi dell'Est ed è attualmente presente in Polonia, Estonia, Lettonia, Slovacchia, Grecia, Lituania, Romania, Ungheria e Bulgaria. In Belgio è comparsa nel 2018 e nel 2020, grazie a un piano del Governo serrato e con interventi mirati di investimento, è stata eradicata. In Germania ha colpito purtroppo allevamenti di suini in Sassonia e al confine con la Polonia. In Italia, come sappiamo, è stata individuata in Piemonte il 7 gennaio 2022 per l'individuazione di una carcassa di cinghiale. Fortunatamente non è trasmissibile all'uomo, però potrebbe rappresentare la più grave minaccia per la filiera suinicola e per le pregiate produzioni DOP della salumeria tipica italiana, come diceva bene il relatore Bergesio. Siamo in presenza di un rischio economico enorme per le aziende che operano nel settore, più pesante, a mio avviso, persino degli effetti del Covid. La peste suina africana è letale al 100 per cento, vale a dire che i cinghiali muoiono quasi tutti entro 3-7 giorni, al massimo 10 giorni dopo la comparsa dei sintomi. Questo virus purtroppo rimane vitale anche dopo la morte dell'animale. Infatti, le carcasse restano ancora infette e in grado di trasmettere il virus per molto tempo. È importante, quindi, grazie a questo decreto-legge, segnalare la presenza di carcasse di cinghiale sul territorio, in modo che possano essere subito analizzate dai servizi veterinari competenti. Un monito per tutti, anche per le cittadine e i cittadini, è quello di non abbandonare i rifiuti, che potrebbero essere fonte di attrazione per i cinghiali, e di non somministrare scarti di cucina contaminati (del resto è una pratica vietata anche dai regolamenti europei). Anche nella relazione di accompagnamento a questo decreto-legge si legge che il fattore umano è il veicolo per la trasmissione indiretta della malattia. Del resto, purtroppo, l'uomo ha delle responsabilità: abbiamo alterato il 75 per cento degli ecosistemi terrestri e il 66 per cento di quelli marini, con conseguenze ancora difficilmente ponderabili. Questa alterazione ha diverse cause, ma una prevale su tutte: le necessità agroalimentari. Naturalmente dare alimentazione a una popolazione globale è un grande sforzo per il nostro pianeta, ma spesso le nostre abitudini alimentari non lo aiutano. L'eccessivo consumo di alimenti di origine animale, gli allevamenti intensivi e un rapporto deteriorato per la fauna selvatica hanno conseguenze rilevanti sugli ecosistemi e sulla nostra salute: lo diceva con competenza la relatrice Caterina Biti. In Italia il numero di cinghiali è cresciuto a dismisura, se pensiamo che sono arrivati nelle nostre città, da Roma a Genova. La crescita del numero dei cinghiali rende l'incontro con gli animali allevati sempre più probabile, tanto è vero che dal 2021 il Ministero della salute è già intervenuto con due documenti finalizzati al controllo della peste suina. Tempestivamente è poi arrivato il Governo ad emanare il decreto-legge n. 9 del 2022, che, come molte colleghe e colleghi hanno detto, si fonda su due questioni principali: le Regioni devono redigere dei piani per bloccare i contagi ed è istituito un commissario straordinario, che ha il compito di verificare la regolarità dell'abbattimento e della distruzione degli animali infetti, mentre cacciatori, agricoltori e tutti coloro che dovessero imbattersi in cinghiali feriti o deceduti sono tenuti a segnalare i casi al servizio veterinario dell'ASL. Abbiamo fatto un buon lavoro in Commissione e, in sede di conversione di questo testo, l'abbiamo rafforzato soprattutto nella parte riguardante le risorse per la recinzione, per impedire ai cinghiali di uscire dalle zone infette, e prevedendo la possibilità di deroga e semplificazione delle norme. Queste richieste erano giunte dalle tante audizioni, soprattutto delle Regioni, che abbiamo svolto in Commissione. Abbiamo altresì dato maggiori strumenti di azione al commissario straordinario. In sostanza, abbiamo fatto un buon lavoro. Anch'io ringrazio, in primis , i relatori Caterina Biti e Giorgio Bergesio e i sottosegretari Bini e Sileri, per quell'opera di mediazione che in tanti, colleghe e colleghi, hanno evocato. All'inizio infatti le nostre posizioni sembravano scontrarsi, ma abbiamo trovato una mediazione importante. Il mio Gruppo voterà a favore di questo provvedimento, con una rassicurazione anche agli operatori economici: non molleremo, non abbasseremo la guardia e se ci sarà bisogno di altri interventi il Parlamento è pronto a interloquire con il Governo affinché questo possa accadere. Infine, come dal Covid, dobbiamo ricavare un insegnamento importante anche da questa terribile sciagura da cui deriva un monito per noi: il nostro stile di vita spesso causa alterazioni degli ecosistemi, che finiscono purtroppo per ritorcersi contro di noi. Umani, animali e ambiente sono tre attori le cui vicende sono strettamente legate tra di loro e noi, uomini e donne che viviamo questo tempo, abbiamo il dovere di trovare un equilibrio sostenibile. Per chi crede, abbiamo il dovere di custodire il creato, ma tutti noi abbiamo il dovere di custodire il pianeta così come l'abbiamo trovato. Trovare un equilibrio è la nostra missione di uomini e donne che viviamo questo nostro tempo. (Applausi) . ZAFFINI (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ZAFFINI (FdI) . Signor Presidente, in realtà annuncio il voto di astensione di Fratelli d'Italia. È un riconoscimento non tanto al merito, quanto al metodo, al lavoro svolto dai relatori, dal collega La Pietra e al lavoro fatto in Commissione. Questa dovrebbe essere la regola, dovrebbe essere quello che facciamo sempre: arriva il provvedimento dal Governo, come sempre fa acqua da tutte le parti (perché questo è un Governo di persone troppo diverse, che non si mettono d'accordo neanche se prendere il caffè o il decaffeinato, quindi arrivano provvedimenti "a sacco d'ossa", come si direbbe in gergo giornalistico) e il Parlamento, con la sua attività emendativa, fa il suo lavoro, ossia migliora il testo e ne esce un provvedimento migliore. Questa sarebbe la regola, alla quale però, come purtroppo sappiamo, si è derogato in modo assolutamente lineare, con votazioni ripetute, nelle quali è stata posta la questione di fiducia. Anzi, segnalo che sono rarissimi gli atti su cui si riesce a lavorare. Rispetto a questo e anche in parte ai contenuti emersi, la decisione del Gruppo Fratelli d'Italia è di astenersi su questo provvedimento. È evidente che, rispetto a ciò, non possiamo però non evidenziare le enormi lacune di questo provvedimento, prima fra tutte il dato delle risorse. In politica, la pesatura dell'importanza di un provvedimento avviene valutando le risorse che ad esso sono destinate. A questo riguardo, le risorse che l'attività emendativa è riuscita a incrementare, aggiunte alle risorse previste dal Governo, sono veramente minime e lasciano facilmente intendere il grado di attenzione del Governo rispetto al problema che, come è stato osservato da tutti, è enorme e pesa sul prodotto interno nazionale, che da alcune parti è stato valutato, tra diretto e indiretto (cioè prodotto allargato), vicino ai tre punti di PIL. Questa è una cosa assolutamente grave perché, qualora dovesse accadere il salto di qualità di questo virus e passare al suino domestico - ricordo ed è già stato detto che è un virus pericolosissimo in quanto sopravvive nelle carcasse e non ha un vaccino - per noi sarebbe veramente una gravissima débâcle. Il secondo limite del provvedimento che esce da questo ramo del Parlamento è il fattore tempo. Sappiamo tutti che il fattore tempo è esiziale rispetto ai provvedimenti di contrasto immediato alla diffusione, non dico di eradicazione (che sarà più difficile ed è di là da venire). Rispetto all'individuazione della presenza del virus nella prima carcassa sono passati mesi e questo è gravissimo. L'ha detto il collega La Pietra: il problema non concerne i tempi di lavorazione - lo dico al relatore - del provvedimento in Parlamento; quelli sono stati adatti, utili e - ripeto - stiamo apprezzando il metodo e il lavoro fatto. Il problema sono i tempi in cui abbiamo reagito, i tempi di reazione del Governo, del sistema Paese rispetto a un problema che era ampiamente atteso. La peste suina è endemica in Sardegna, anche se di ceppo diverso, ma soprattutto era annunciata, tanto che - lo ricordava il collega La Pietra - già quasi un anno fa era stato proposto un affare assegnato in Commissione che, qualora avesse trovato spazio e attenzione, avrebbe probabilmente dato al sistema Paese la possibilità di adattarsi e prepararsi all'emergenza che stava arrivando e che oggi è arrivata. Presidenza del vice presidente CALDEROLI (ore 15,10) ( Segue ZAFFINI). La terza considerazione, che ci vede perplessi e anche sufficientemente sconcertati, riguarda il metodo dello scaricabarile sulle Regioni. Non è possibile, com'è successo con il Covid e in altri tanti precedenti, che ogni volta che questo Governo multicolore, arcobaleno (così siete contenti), arlecchino, non riesce a trovare una sintesi anche su materie assolutamente importanti e gravi, c'è sempre la via di fuga di dire che ci penseranno le Regioni, nel senso che faranno quello che vogliono e credono. È uno scaricabarile a tutti gli effetti ed è grave perché, al di là delle mille considerazioni di merito che potremmo fare, il risultato immediato che si potrà ottenere e che si otterrà certamente è una diversità di regolamenti e di piani disorientativa rispetto all'emergenza e alle condizioni, ad esempio, del prelievo venatorio. Ci sarà una migrazione dell'esercizio venatorio, perché ci saranno Regioni che consentiranno di fare alcune cose e altre, di diverso orientamento o di diversa pesatura di certe posizioni ideologiche - è facile definirle tali - che invece non consentiranno di fare cose anche assolutamente normali. Quindi, al di là della bruttura di questa postura, che vede il Governo ogni volta scaricare sulle Regioni la responsabilità di prendere provvedimenti difficili e probabilmente a volte anche impopolari, c'è un serio problema di coordinamento, che questo testo non è che non risolve, non affronta nemmeno. Chi dovrà coordinare i piani delle Regioni? Non il commissario, perché è previsto specificatamente che il commissario faccia solo quanto attiene all'emergenza nelle zone rosse. In previsione dell'emergenza lo farà anche fuori dalle zone rosse, secondo quanto mi dice il collega Bruzzone e che io prendo per buono, avendo egli studiato meglio di me il provvedimento: può però il commissario occuparsi di tutto questo? È verosimile ritenere che il commissario si occuperà di coordinare le Regioni, ad esempio, sull'attività del prelievo venatorio? Io non ci credo: questo non accadrà mai. Chi lo farà allora? Lo farà l'ISPRA (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale)? Che Dio ce ne guardi! Chi lo fa? Lo può fare qualcuno, ad esempio, nell'ambito della Conferenza Stato-Regioni, ma questa figura va individuata, perché non è possibile che - ripeto - chi risiede in una Regione a confine con un'altra Regione si trovi a dover trattare di provvedimenti, di norme e di regolamenti completamente diversi: ci sarà un disorientamento generale, a discapito proprio della capacità di aggredire il problema e di affrontare l'emergenza che, ricordo, è grave, gravissima, pesantissima. Dio non voglia che accada il salto di qualità. Rispetto a tutto ciò Fratelli d'Italia si asterrà dal voto. Abbiamo contribuito in Commissione, per quanto possibile, a migliorare il provvedimento. Lo avremmo fatto ben volentieri in misura maggiore, qualora avessimo trovato un minimo di sponda, perché le idee che abbiamo esposto sono state anche condivise in separata sede, anche se poi nella logica dell'attività di Governo tutto questo è stato sacrificato alla logica di maggioranza. È evidente, signor Presidente che, rispetto alla necessità di creare questo coordinamento, daremo seguito con degli atti di indirizzo, nella speranza che almeno questo si riesca a chiudere. Ben venga, quindi, questo metodo, signor Presidente. Non mi sembra che abbiamo perso tutto questo tempo, non mi sembra abbiamo sacrificato i tempi di conversione del decreto, non mi sembra che abbiamo fatto niente di grave. Se tutte le volte riuscissimo a fare la stessa cosa, probabilmente anche l'atteggiamento del Gruppo Fratelli d'Italia in Aula potrebbe essere un po' diverso rispetto alle dinamiche e alla dialettica che ci scambiamo in occasione degli interventi in dichiarazione di voto. (Applausi) . TARICCO (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. TARICCO (PD) . Signor Presidente, siamo qui oggi per dare il via libera ad una legge di conversione del decreto-legge n. 9 del 17 febbraio 2022, recante misure urgenti per arrestare la diffusione della peste suina africana. Il provvedimento, come hanno detto i colleghi, è fortemente atteso non soltanto dai territori interessati dai rinvenimenti di animali contagiati dalla peste suina africana, ma da tutti i territori, quantomeno circostanti, per i rischi connessi al fatto che questo virus possa allargarsi e contaminare aree produttive di allevamenti suinicoli. Se ciò dovesse succedere, sarebbe infatti devastante. Ricordo, solo per inciso, che nella direttrice Nord dell'area interessata Nord-Ovest, e cioè la provincia di Cuneo, ci sono quasi un milione e mezzo di maiali e a Est, verso le province di Parma e Piacenza, ce n'è quantomeno un altro milione e mezzo. Si tratta quindi di un rischio che, come ben rilevato dalla relazione, qualora dovesse allargarsi l'area di infezione, si tradurrebbe in oltre un miliardo di danni potenziali legati agli allevamenti che potrebbero esserne toccati. Siamo qui ad affrontare questa legge di conversione con due sensazioni nel cuore: da una parte, la consapevolezza che già il decreto-legge in sé per i contenuti che aveva e le indicazioni che dava, nonché gli orientamenti per i piani da predisporre e le misure da mettere in campo, sia quelle per la biosicurezza sia quelle per tutte le altre attività previste (cui non venivano destinate risorse al suo interno), aveva contenuti puntuali; dall'altra, ricordo però che il decreto sostegni- ter , approvato nelle scorse settimane, vedeva 35 milioni di risorse dedicate agli interventi finalizzati ai danni sulle imprese legati a questo evento e 15 milioni di interventi per la messa in sicurezza per la biosicurezza delle stesse aziende. Si tratta quindi di un provvedimento che già aveva contenuti puntuali e, anche se indirettamente, risorse per poterli affrontare. Vi è poi la consapevolezza, come rilevato da molti colleghi, anche non appartenenti alla maggioranza, nel corso della discussione, di aver fatto un buon lavoro di condivisione. Ringrazio i relatori e il Governo per la ricerca di soluzioni nel concreto che sempre, su tutti i punti, si è cercato di portare avanti, tentando di dare risposte alle questioni e alle sottolineature legate alla necessità di rafforzare alcune questioni, emerse nelle audizioni svolte dalle Commissioni. Cito solo le tre questioni principali, legate una al ruolo del commissario in rapporto a quello delle Regioni (questione importante, se vogliamo essere operativi concretamente); una al ruolo delle risorse, perché era necessario disporre di strumenti per poter poi concretamente attuare quantomeno la recinzione e tutti gli interventi di contenimento; una ai chiarimenti normativi che rendono effettivamente percorribili le ambizioni che mettiamo in questa norma. Credo che su queste tre questioni il testo che viene posto ora alla nostra attenzione e che voteremo fra qualche istante dia risposte assolutamente importanti. È una sensazione sicuramente positiva, che coloro che hanno lavorato al testo hanno vissuto tutti insieme. Vi è poi una sensazione meno positiva, che è quella di aver perso un'occasione importante. Se infatti siamo qui ad affrontare l'emergenza della peste suina africana, è anche perché, come dicono tutti i documenti e com'è stato confermato durante le audizioni, c'è un'eccessiva presenza di cinghiali selvatici sui nostri territori. Addirittura è stato detto in modo molto chiaro che la densità ottimale sarebbe intorno a 1-1,5 capi per chilometro quadrato. Nelle audizioni ci è stato detto che in alcuni territori arriviamo anche a 15 capi per chilometro quadrato. È chiaro quindi che il problema esiste. Ricordo, com'è evidente a coloro che hanno letto i documenti, che già nel manuale operativo predisposto il 21 aprile dell'anno scorso, in una situazione in cui non c'era ancora la sensazione che avremmo avuto questo problema all'orizzonte, giustamente gli uffici ministeriali avevano predisposto un documento che, stante la presenza del problema in tutta Europa, invitava a prevenire i guai che ne potevano derivare. Vi si diceva anche che, in caso di densità troppo alta, sarebbe stato necessario abbattere fino all'80 per cento dei capi presenti, evidenziati dal censimento. Quel dato di densità, infatti, era una bomba innescata che poteva esplodere, come di fatto poi è successo. Ci è stato detto - e ne siamo consapevoli - che il provvedimento in discussione era finalizzato ad affrontare l'emergenza della peste suina africana e non era utilizzabile per risolvere il tema dei danni provocati dagli animali selvatici, in particolare dai cinghiali, in agricoltura, dell'incidentalità stradale e di tutte le altre problematiche connesse. Ne siamo consapevoli, ma sappiamo anche che quel problema rimane irrisolto, prima di tutto perché i documenti che erano stati predisposti per prevenire la possibilità di infezioni da peste suina africana rimangono validi e ci dicono che, in determinati territori con certe densità, bisogna provvedere ad abbattere fino all'80 per cento degli animali presenti. Credo che questo tema rimanga alla nostra attenzione, perché, anche se non è quello odierno, è fondamentale, perché i danni all'agricoltura continuano ad esserci e ad essere pesantissimi, dato che l'incidentalità stradale legata a questi animali continua a essere un grandissimo problema. Ritengo pertanto, com'è stato detto dai relatori sia nelle relazioni sia nelle loro repliche, che abbiamo molti motivi per essere soddisfatti del lavoro che abbiamo svolto in questi due giorni nella limatura concreta e puntuale del provvedimento, dopo tutto il lavoro preparatorio delle audizioni delle scorse settimane. Sicuramente, infatti, la figura del commissario ne esce molto rafforzata, così come le procedure di natura urbanistica e tutte le implicazioni autorizzative ne escono molto rafforzate e chiarite nelle modalità attuative; inoltre, vengono chiariti e rafforzati le funzioni del commissario e il suo rapporto con le Regioni e con l'amministrazione straordinaria, perché ha le risorse per intervenire. Tutto ciò dovrebbe conferire, a partire dai prossimi giorni, celerità ed efficacia al suo ruolo, quindi da questo punto di vista ci sono sicuramente tanti motivi per essere soddisfatti e convinti di aver risposto positivamente alle sollecitazioni che avevamo ricevuto nelle audizioni. Presidenza del vice presidente TAVERNA (ore 15,23) ( Segue TARICCO). Rimane sul tappeto la necessità di affrontare il tema dell'eccesso di densità di animali selvatici in tantissimi territori, anche perché altrimenti, come giustamente affermano i documenti dell'ISPRA e del Ministero dell'aprile e del giugno dell'anno scorso, con queste densità popolative il rischio di infezioni è assolutamente dietro l'angolo, come abbiamo visto in questo caso. Non vorrei che adesso affrontassimo l'emergenza attuale e fra sei mesi ci trovassimo magari a dover affrontare altri focolai in altre aree d'Italia e di nuovo a dirci che il problema contingente è quello della peste suina africana e che i temi generali legati alla prevenzione li affrontiamo un'altra volta. Per questi motivi, con convinzione, il Partito Democratico voterà a favore del provvedimento in esame, nell'auspicio che sia un primo passo importante, significativo e decisivo nella giusta direzione, ma che ad esso seguano il secondo, il terzo e gli altri passi necessari. (Applausi) . DE PETRIS (Misto-LeU-Eco) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DE PETRIS (Misto-LeU-Eco) . Signora Presidente, purtroppo la peste suina è arrivata nel nostro Paese, anche se per certi versi già circolava anche sotto forma di influenza suina, dopo aver colpito altri Paesi e altre regioni europee. Credo che questo dovrebbe farci riflettere una volta per tutte sull'emergenza della nostra epoca. Abbiamo visto cos'è successo col Covid, anche se tendiamo a dimenticarlo, ma ci troviamo a dover fronteggiare una situazione e spesso la affrontiamo cercando di mettere in campo strumenti che provano a risolvere l'emergenza. Qual è il punto su cui richiamo l'attenzione? Mi dispiace che ogni volta siamo costretti a fare questo ragionamento solo in presenza di un'emergenza, che è sanitaria, vorrei ricordarlo qui per tutti. Viviamo un'epoca in cui molti esperti e scienziati dicono che ci troveremo di fronte ad altri virus che potranno colpire, che hanno una causa ben precisa: da una parte, l'aggressione agli ecosistemi fa sì che poi ci siano salti di specie, com'è accaduto col Covid, perché entrano in contatto specie animali che sono state separate dall'uomo per migliaia di anni e questo è un problema che dovremmo discutere ed affrontare con serietà; dall'altra, ve n'è un altro sul quale anche invito tutti a riflettere, ossia i sistemi di allevamento (guardo il senatore Taricco, perché sa di che cosa parlo). Adesso siamo molto angosciati e cerchiamo il più possibile di confinare e di stoppare la diffusione della peste suina, di cui conoscete perfettamente l'impatto, che in parte è già arrivato e che potrebbe essere devastante su un settore molto importante per l'economia del Paese. Dobbiamo riflettere seriamente. Quando, genericamente, parliamo di benessere animale, forse dovremmo essere anche più conseguenti. La relatrice, anche per la sua attività professionale, sa bene di cosa parlo. Dovremmo ancor di più tutelare e spingere le imprese con incentivi a migliorare i sistemi di allevamento e quindi la qualità della vita di quegli animali, a ridurre l'affollamento e ad evitare una serie di pratiche, perché ciò aiuta e serve al benessere umano. È una questione assolutamente legata alla sicurezza alimentare e dei cittadini. Torno a ripetere che questi virus, che si diffondono sempre di più, hanno un tipo di circolazione virale. Entrano, escono e sono strettamente connessi e noi, poi, viviamo in un mondo strettamente interconnesso, questo è il punto: non siamo più in un Paese che non ha scambi e questo è quello che accade. Ciò che accade ha un impatto forte, con conseguenze economiche, sulla salute, perché di questo stiamo parlando, ma anche sugli ecosistemi. Relativamente alle scelte del passato, arrivo ora all'argomento, che ricordava adesso anche il senatore Taricco, della crescita esponenziale della popolazione dei cinghiali. Lo dico senza polemica, ma dobbiamo conoscere gli errori che sono stati fatti nel passato. Non abbiamo valutato sempre in modo accorto e scientifico le immissioni che facevamo. I ripopolamenti sono stati fatti con specie non autoctone, perché questo è quello che è accaduto, non avendo ben chiaro l'impatto che tutto ciò poteva avere, immettendo un animale in natura. Infatti, quando questo è accaduto, anche la popolazione di lupi era piuttosto scarsa e neanche c'era l'antagonista naturale in alcune parti dell'Appennino ed in parti ampissime della Regione, quindi non abbiamo calcolato le conseguenze. Abbiamo già lavorato su questo, sul divieto di ripopolamento. Oggi, anche sul controllo dei cinghiali, bisogna avere il coraggio di un approccio scientifico e, una volta per tutte, sentire i tecnici ed assumere le decisioni con un approccio che definisco appunto scientifico, perché dobbiamo evitare di fare errori che potrebbero aggravare ulteriormente la situazione. Anche sui piani, voglio qui ringraziare i relatori, il Governo e la Commissione per il lavoro svolto, perché ognuno ha fatto uno sforzo per cercare di capire i problemi e anche per migliorare il decreto stesso. Credo infatti che sia obiettivo comune di tutti cercare di fermare e, possibilmente, eradicare la peste. C'è stato lo sforzo del Governo, per cui lo ringrazio, di trovare le risorse. Avendole prese dal cosiddetto decreto sostegni- ter, che le indirizzava al ristoro per le imprese in sofferenza, nel prossimo provvedimento dovremo recuperarle, soprattutto per le recinzioni, in quanto è evidente che abbiamo un problema di confinamento. Abbiamo anche un problema nel dare indicazioni sui piani, al fine di mettere in campo misure che siano assolutamente efficaci. In Belgio è stato facile fare le recinzioni, essendo il terreno quasi tutto piatto, mentre noi avremo più difficoltà. Nella cosiddetta zona rossa, dove ci sono i focolai accertati e una circolazione virale più ampia, si potranno attuare per approssimazione una serie di misure. Sarebbe stato necessario adottare altre azioni, come indicazione per i piani regionali, vietando un certo tipo di modalità di caccia per evitare la mobilità. Questo è il punto: per contenere e impedire la diffusione, dobbiamo evitare che possa addirittura essere accelerata la mobilità. Il controllo della popolazione vale anche per le aree urbane. Io vivo a Roma e non devo aggiungere altro, in quanto la città è stata oggetto di barzellette e manifesti. Non dico che ci conviviamo, ma quasi. Anche qui, forse, occorrerebbero norme igienico-sanitarie per impedire che ci siano rifiuti dappertutto, con ciò favorendosi continui arrivi di cinghiali e non solo (ma ovviamente i cinghiali sono la questione più grande). Faccio questo esempio per dire che, quando si vara un piano, bisogna mettere in campo una serie di misure e che, quando si seleziona, anche con gli abbattimenti, bisogna sapere quello che si fa. Lo dico con molta chiarezza. In passato abbiamo avuto esperienze in cui in una serie di aree sono stati introdotti quelli che possiamo chiamare coadiutori, cacciatori per fare la selezione e l'abbattimento, che magari agivano per interessi propri, non selezionando come si sarebbe dovuto fare. Bisogna quindi conoscere un po' le abitudini delle popolazioni da controllare. Pertanto, il decreto non poteva affrontare la questione più generale, che è necessario trattare con serietà, avvalendosi di metodi scientifici ed esperti per la messa in campo di misure adeguate; è stato però indubbiamente migliorato e, grazie al Governo, abbiamo trovato le risorse. Ora dobbiamo fare in modo che i piani vadano avanti in tutte le Regioni e nelle zone infette. Il Commissario ha avuto anche più poteri. Spero pertanto che siamo sulla strada giusta e per tutti questi motivi annuncio il voto favorevole dei senatori della componente Liberi e Uguali-Ecosolidali del Gruppo Misto. (Applausi) . CALIGIURI (FIBP-UDC) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CALIGIURI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, membri del Governo, onorevoli colleghi, l'8 luglio scorso centinaia di agricoltori protestavano in Piazza Montecitorio per denunciare, ancora una volta, l'insostenibilità dell'eccessiva presenza di fauna selvatica e, in particolar modo, dei cinghiali. Noi di Forza Italia eravamo fisicamente lì, ma lo siamo stati anche in Commissione agricoltura e produzione agroalimentare, dove abbiamo lavorato costantemente al fine di tenere alta l'attenzione su questa problematica, che è controproducente non solo dal punto di vista produttivo, ma anche e soprattutto per l'incolumità fisica delle persone e per quella sanitaria del nostro comparto suinicolo. Il 7 gennaio è la data in cui è stata rilevata nelle province di Genova e Alessandria la presenza di peste suina africana nel cinghiale. Sono due date, l'8 luglio e il 7 gennaio, che sono collegate tra loro. La questione fauna selvatica dev'essere gestita in maniera definitiva. Il decreto-legge di cui stiamo discutendo oggi ("Misure urgenti per arrestare la diffusione della peste suina africana") conferma quanto appena detto: l'eccessiva presenza di fauna selvatica è diventata un'emergenza sanitaria nazionale per il comparto e, di conseguenza, va gestita con strumenti emergenziali. Infatti, trattandosi di una malattia con un vasto potenziale di diffusione, nel caso in cui dovesse estendersi agli allevamenti di suini, comporterebbe pesanti ripercussioni, con danni ingenti sia per la salute animale (ricordiamo che gli allevatori si troverebbero obbligati ad abbattere gli animali malati) sia per il comparto produttivo. Credo sia opportuno riflettere riguardo all'importanza strategica del settore suinicolo, il quale nel 2021 solo nella produzione primaria ha raggiunto un valore di circa 2,5 miliardi. A questi andrebbero aggiunti i guadagni che si generano lungo la filiera, i quali rendono questo comparto di assoluta rilevanza economica, anche alla luce del fatto che la destinazione di oltre l'80 per cento dei suini è rivolta verso i circuiti dei prodotti di qualità tutelata, in primis i prosciutti DOP. Il comparto suinicolo è parte fondamentale del patrimonio d'eccellenza agroalimentare made in Italy . Di conseguenza, è nostro dovere preservarne l'integrità dinanzi a esternalità negative come la peste suina, che da gennaio ha portato alla perdita di circa 20 milioni di euro al mese di export per le nostre aziende. Si tratta di una cifra importante, che basta paragonare agli altrettanti 20 milioni stanziati per la ristrutturazione del debito in agricoltura; quest'ultima misura è un sostegno importante per tutto il comparto agricolo, più volte richiesta anche da me al Ministero, che quindi ringrazio. È evidente - e i numeri lo confermano - che questa epidemia, intaccando la produzione, espone a un serio rischio di paralisi l'economia del settore, già estremamente schiacciato dai costi di produzione (oramai insostenibili), dalla difficoltà di approvvigionamento delle materie prime e dalla limitazione all' export . Infatti, subito dopo i primi casi di peste, Cina, Giappone, Taiwan, Kuwait e Svizzera hanno imposto delle restrizioni. Compreso ciò, e arrivati ormai a fine marzo, credo sia il momento della tempestività e dell'operatività. Quanto previsto nel decreto e nella conseguente legge di conversione dev'essere adottato al più presto. Ringrazio per il lavoro svolto i relatori, il Governo e tutti i componenti delle Commissioni coinvolte. Era necessario infatti rafforzare il coordinamento delle misure di contenimento e contrasto della diffusione dell'epidemia; il commissario straordinario deve avviare un serrato dialogo con le Regioni, al fine di adottare i piani di gestione, controllo ed eradicazione della peste suina previsti all'articolo 1. Tutto questo sistema, però, e lo stesso ruolo del commissario, per essere realmente funzionanti, necessitano di risorse; bene ha fatto il Ministero a correggere il tiro e a destinare 10 milioni di euro per la concreta operatività del provvedimento. Noi di Forza Italia saremo, come siamo sempre stati, tutori degli interessi del comparto, esigendo tempestività nella risoluzione della problematica. Per questo annuncio il voto favorevole del Gruppo Forza Italia, fiduciosa del fatto che, tutelati gli interessi del comparto, lo step successivo sarà quello della prevenzione della pubblica incolumità e sicurezza, perché scene di incidenti, anche mortali, come quelli cui abbiamo assistito non possono e non devono essere percepiti come normali. Di normale in tutto ciò non c'è assolutamente nulla. (Applausi) . BRUZZONE (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BRUZZONE (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, stiamo per votare un provvedimento che è tanto importante quanto urgente, aspettato ormai da qualche mese, da quel 7 gennaio in cui è stato trovato il primo caso positivo in una carcassa ritrovata leggermente al di fuori di un parco naturale regionale, quello delle Capanne di Marcarolo, in provincia di Alessandria, dove presumibilmente è nato e si è sviluppato questo virus. Sono scattati comunque, nonostante la carenza e anche la mancanza del decreto del Governo, interventi immediati a livello territoriale, per lo più concentrati verso il monitoraggio, per capire cosa succedeva attorno a quel caso positivo. Devo qui ringraziare alcune migliaia di volontari, nominativamente autorizzati uno ad uno dalle due Regioni coinvolte. Ad esempio, per quanto riguarda la mia Regione, si tratta di 1.618 volontari, perlopiù cacciatori, che insieme si sono uniti, forse per la prima volta, a tutti gli altri utenti dell' outdoor , i camminatori, i biker e tutti gli altri, in un'azione di ricerca delle carcasse infette. Un volontariato teso all'interesse generale della società e anche dell'economia, per i motivi che ben sono stati detti praticamente in tutti gli interventi che sono stati svolti oggi. La peste suina africana è pericolosa per gli allevamenti dei maiali domestici e per il fatturato. Il Piemonte ha circa 1,35 milioni di capi di maiali, la Lombardia 6 milioni, l'Emilia, che è lì vicino, altrettanti. Le Regioni, in modo particolare Piemonte e Liguria, si sono subito attivate, ma lo hanno fatto anche la Lombardia, l'Emilia e la Toscana, insieme ai Ministeri della salute e dell'agricoltura e il problema è stato affrontato. Ad oggi, anzi a ieri sera, il dato aggiornato è di 490 carcasse trovate sul territorio da questi volontari, di cui 74 positive alla peste suina africana, tutte in provincia di Genova e di Alessandria. Nella disgrazia generale c'è stato un dato positivo e cioè che il virus è stato trovato e si è sviluppato all'interno di confini artificiali e cioè di due autostrade, la A7 e la A26, racchiuse a Nord dal raccordo fra le due autostrade. Soltanto nell'Ovadese abbiamo sei casi che hanno sforato la barriera delle autostrade (che hanno una recinzione, che ogni tanto viene abbattuta, perché ci sono stati anche incidenti con cinghiali su quelle autostrade), però è difficile passare due carreggiate con due recinzioni. Due casi positivi hanno sforato nella zona di Arquata Scrivia. Questo dato determina l'urgenza di interventi di contenimento, soprattutto a partire dai punti dove sono state sforate le barriere autostradali. L'urgenza deriva dal fatto che oggi stiamo per votare questo provvedimento con un auspicio e cioè che diventi, il più presto possibile, legge dello Stato, che venga pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale . In queste settimane, probabilmente già nella data di venerdì, le due Regioni produrranno il Piano previsto dal decreto per il contrasto alla PSA, con la possibilità finalmente di derogare anche ad alcune attività all'aperto. Pensate che quest'area, dove non si può camminare e non si può fare nulla, comprende circa un milione di abitanti. Quanti sono i cani d'affezione e per altre attività detenuti da un milione di abitanti che, ormai da gennaio, sono costretti a camminare soltanto sull'asfalto e non possono andare sullo sterrato? Questo è l'ulteriore motivo dell'urgenza. Quali sono le difficoltà di una parte dell'area rossa, quella della Riviera di Ponente, ad esempio, che da Arenzano finisce al confine con il comune di Savona, ad Albissola Marina, dove non si può fare nulla tranne che andare sull'asfalto o al limite sulla spiaggia, o, se si ha il coraggio, anche in mare? E siamo di fronte a un periodo in cui il turismo, dopo aver subito i problemi del Covid, dovrebbe ripartire, così come l'entroterra, con l'area dei due parchi che sono penalizzati. Presidente, noi voteremo convintamente ed energicamente a favore di questo provvedimento e ringrazio i colleghi relatori, Bergesio e Biti, i Presidenti delle Commissioni 9 a e 12 a e il Governo. Devo però fare alcune considerazioni - perché non sono abituato a recitare o a trattenermi - nei limiti della regolarità. Lo ha detto bene il collega Taricco prima: la giusta presenza del cinghiale in quelle aree, come in tante altre, dovrebbe essere di un capo a chilometro quadrato, come dice l'ISPRA. Lì siamo a 14-15 capi per chilometro quadrato e questo dato aumenterà a breve per la riproduzione che è in corso. Lasciatemi dire una cosa, col cuore: più volte siamo intervenuti su questo tema e siamo convinti di non essere stati matti quando dicevamo che bisognava intervenire per consentire un maggiore abbattimento dei cinghiali. (Applausi) . Non pensiamo di essere stati dei matti quando parlavamo dei danni all'agricoltura o della necessità di diminuire il numero degli incidenti stradali. Con l'occasione, andrebbero anche ricordati tutti i morti che ci sono stati. (Applausi) . Non ero matto quando - anche ingenuamente - mi chiedevo che cosa sarebbe successo con tutti questi animali se fosse scoppiata un'epidemia (la chiamavo così allora). Dicevo queste parole in Aula: succederà un " paciugo ". Niente da fare e per cinque volte (adesso per la sesta volta), al Senato e alla Camera non è stato possibile portare a compimento quella necessaria modifica della legge n. 157 del 1992, che avrebbe potuto prevenire un iperpopolamento di questi animali. Niente da fare. Perché? Forse non ce la facciamo a far capire che è arrivato il momento in cui bisogna abbandonare la fantasiosa visione del cinghiale da proteggere, che ancora oggi qualcuno ha. (Applausi) . I metodi ecologici non hanno funzionato fino adesso e purtroppo non funzionano. Ringrazio quella parte del Partito Democratico che ha voluto accantonare questa idea, che nell'ambito dei lavori di Commissione è anche apparsa. In Commissione abbiamo addirittura ascoltato, insieme alla proposta di debellare la PSA senza abbattere un cinghiale, quella di abbattere soltanto gli esemplari malati: prima li catturiamo, facciamo loro l'esame del sangue e poi decidiamo se devono essere abbattuti o meno. Di fronte a queste cose è necessario tornare coi piedi per terra. È necessario capire, cari colleghi, che il petto di pollo non nasce in un supermercato, dentro una confezione di plastica. (Applausi) . Lo dice un genovese: non è bello per nessuno vedere i cinghiali rumare e scavare tra le tombe del Cimitero monumentale di Staglieno a Genova; non è una bella cosa. (Applausi) . Lo dico veramente col cuore, una volta tanto, a coloro che sostengono ancora cose così anacronistiche e distanti dalla realtà: pensate di provare a scendere da questa nuvola a cinque stelle, perché è necessario stare coi piedi per terra. Ogni tanto piace a tutti stare sulle nuvole, ma, quando si è di fronte a cose serie come queste, tornate, cari colleghi, sulla terra. (Applausi) . Presidenza del vice presidente ROSSOMANDO (ore 15,43) ( Segue BRUZZONE). Non voglio fare alcun tipo di cenno particolare, ma a volte l'esperienza, la realtà, la capacità di affrontare i problemi devono ricadere sulle esigenze del territorio e su quello che ci hanno insegnato. Per farvi capire che cosa significano il territorio agro-silvo-pastorale e le attività rurali, vi hanno forse detto che la mucca vi dà il latte, ma la mucca non ci dà il latte e, se ci avete creduto, avete sbagliato. Da bambino mi hanno insegnato che, se vuoi il latte, ti devi alzare alle 4 del mattino, prendere il secchio e il seggiolino, andare là a sporcarti le scarpe e anche le mani, perché il latte non ti viene a cercare nel supermercato. (Applausi) . Quindi, se vogliamo provare a debellare la peste suina, bisogna abbandonare un po' di quelle filosofie. Qualcuno dovrà continuare, come avvenuto nelle scorse settimane, a sporcarsi le scarpe e le mani. Ringrazio tutti coloro che lo hanno fatto e lo faranno sul territorio. Ringrazio tutti per il provvedimento che stiamo approvando, perché i suoi contenuti continueranno a dare la possibilità di farlo. (Applausi) . PIRRO (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PIRRO (M5S) . Signor Presidente, colleghi, colleghe, arrestare la diffusione della peste suina africana nei cinghiali, prevenire il contagio nei suini di allevamento e salvaguardare le esportazioni e la relativa filiera sono ovviamente delle priorità indifferibili. Come sappiamo, la PSA è una malattia con un vasto potenziale di diffusione che, se sottovalutata, potrebbe comportare pesanti ripercussioni sul comparto produttivo, sul commercio comunitario ed internazionale e sul patrimonio zootecnico, a causa dell'abbattimento forzato degli animali infetti. In premessa, voglio però ribadire l'inopportunità di cercare di approfittare di questa situazione per modificare indiscriminatamente le norme sulla caccia e sul controllo della fauna selvatica. Bene hanno fatto in merito i Presidenti a dichiarare improponibili una serie di emendamenti che andavano in quella direzione. Il MoVimento 5 Stelle, invero, non sta sulle nuvolette, ma si mantiene sempre sulla stessa linea di pensiero, quella che percorre i binari di affidamento incondizionato alla scienza, lasciando da parte fervori e paure dettati da una situazione sicuramente emergenziale, ma che dev'essere per questo fronteggiata per mezzo di indispensabili interventi necessari e urgenti. Partendo dal presupposto che la PSA è una malattia infettiva che non si trasmette all'uomo, ma non per questo meno dannosa, molti sono i punti su cui abbiamo ragionato per mettere in campo una strategia anche preventiva e non solo difensiva. Va in questa direzione sicuramente il divieto di caccia nelle aree con focolai tramite mezzi che favoriscano la mobilità e la dispersione degli animali, e quindi del virus. Ma non basta... (Brusio). PRESIDENTE. Colleghi, la senatrice Pirro sta cercando di svolgere il suo intervento e noi siamo tutti interessati ad ascoltarlo, quindi vi prego di abbassare di molto il volume della voce. Mi riferisco in particolar modo - ahimè - al lato destro dell'Emiciclo, che in questo momento è disattento. Prego, senatrice Pirro, continui. PIRRO (M5S) . Grazie, Presidente. Dovremmo, ad esempio, rendere autonoma la gestione della fauna selvatica dagli interessi venatori. Dovremmo potenziare il sistema di sorveglianza nazionale sulle zoonosi e sulle altre patologie, monitorando la fauna selvatica e le aziende zootecniche con un focus particolare sugli allevamenti. Ancora, nel solco della tanto auspicata transizione ecologica, dovremmo proteggere gli habitat e le biodiversità mantenendo un equilibrio spaziale e fisico tra uomo e specie selvatiche, per impedire il passaggio di un virus tra uomo e animale o, come nel caso di specie, il propagarsi del virus all'interno della stessa specie animale. Dovremmo intervenire anche e soprattutto sui sistemi di allevamento intensivo, terreno fertile per la diffusione di malattie infettive. Sebbene la PSA non sia ad oggi una malattia zoonotica, è ampiamente riconosciuto come le condizioni degli allevamenti intensivi offrano opportunità ai patogeni di replicarsi, mutare e diventare più virulenti. Una stalla per suini molto affollata è un ambiente ideale per una rapida trasmissione. I suini allevati in modo intensivo, infatti, possono essere più suscettibili alle malattie; il loro sistema immunitario può essere compromesso a causa dello stress da affollamento e confinamento, della mancanza di luce naturale, dei tassi di crescita rapidi, delle grandi dimensioni delle cucciolate, della scarsa diversità genetica determinata dalla selezione di razze e dell'uso massiccio di antibiotici. Anche gli allevamenti all'aperto, secondo l'Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA), comportano comunque un rischio notevole di contrarre e diffondere la PSA a causa del contatto con specie selvatiche positive come i cinghiali. È dunque importante che proprio in questi allevamenti vengano installate recinzioni adeguate e rispettate le condizioni di biosicurezza. Nonostante le criticità negli allevamenti... (Brusio). PRESIDENTE. Mi perdoni, senatrice Pirro. Colleghi, così non riusciamo a continuare i nostri lavori, alla cui conclusione manca davvero poco. Vi invito per l'ultima volta a tacere o ad abbassare il volume della voce. Non faccio riprendere la senatrice, se non ci sono le condizioni per ascoltare. Questo vale per tutti, visto che intervengo tutte le volte che chiunque stia parlando non riesce a terminare. Vi prego di abbassare il volume. PIRRO (M5S) . La ringrazio, signora Presidente. Nonostante le criticità degli allevamenti intensivi siano ben note da tempo, per contenere l'inflazione sui prodotti suini verificatasi a seguito dell'epidemia di PSA nel 2017-2018, con conseguente aumento dei prezzi, sia della materia prima che del suo trasporto, la Cina ha aumentato il dimensionamento degli allevamenti in termini di estensione e densità di capi e ciò sebbene siano scientificamente noti i rischi specifici per la salute posti dalle unità intensive, comprese le opportunità di mutare che vengono offerte ai patogeni. L'aumento del numero degli animali negli allevamenti, con il conseguente aumento della densità degli animali per singola azienda, è la prima risposta alle dinamiche del mercato. Purtroppo, però, sembra che non siano esenti dalla PSA neanche gli allevamenti biologici, che puntano sulla qualità dei prodotti piuttosto che sulla quantità, con un impatto minore dal punto di vista ambientale della filiera. Nel 2001, infatti, la PSA è stata riscontrata anche tra suini di aziende agricole biologiche tedesche. L'infezione nei cinghiali selvatici allo stato brado ha contribuito alla diffusione della malattia anche nei suini domestici allevati all'aperto. È evidente quindi che, pur garantendo ampi recinti, le probabilità di contatti indiretti con i cinghiali presenti nel territorio è maggiore. Fortunatamente, ad oggi, in Italia non risultano casi di peste suina in maiali allevati e l'EFSA a gennaio 2022 ha escluso l'Italia dalle zone di preoccupazione. Gli allevamenti italiani, quindi, si possono considerare sicuri, ma resta l'allerta. Con circa 700 milioni di maiali allevati in tutto il mondo, la possibilità che ci siano nuove ondate di malattie infettive di origine animale, nuove varianti e fenomeni di spillover nell'uomo potrebbe essere alta. Infine, signora Presidente, faccio riferimento in questo momento a un territorio già stressato, quello della zona rossa per la peste suina africana, e ferito da eventi alluvionali negli ultimi anni, colpito duramente dalla pandemia e che oggi si trova ad affrontare anche questo grave fenomeno. Oltre agli allevamenti dobbiamo pensare a tutto il settore silvo-pastorale, a tutto l'indotto economico fatto di escursionismo e turismo legato all' outdoor che, anche se stanziale, concorre all'economia di questi territori. Ci auguriamo quindi che nei prossimi provvedimenti si possano trovare le risorse necessarie per un sostegno a queste attività. Ci auguriamo, inoltre, che tutta la gestione delle fasi successive avvenga a stretto contatto con gli enti locali, con i sindaci dei territori colpiti che sono, prima di ogni altro soggetto, depositari delle necessità dei loro cittadini e che possono essere per questo fonte di grande aiuto al lavoro del commissario straordinario. Ci auguriamo, ancora, che le Regioni facciano la loro parte nell'emissione delle ordinanze che non possono essere messo in capo solo ai piccoli Comuni. Mi avvio a terminare, signora Presidente. Colleghi, la natura ancora una volta ci dimostra che siamo fragili al suo cospetto. Ricordiamolo e rispettiamola di più. In questo decreto, in conclusione, ci sono interventi necessari che, se prontamente messi in atto, potranno servire allo scopo. Per questo annuncio il voto favorevole del MoVimento 5 Stelle. (Applausi) . CRUCIOLI (Misto) . Domando di parlare per dichiarazione di voto in dissenso dal mio Gruppo. PRESIDENTE. Ne prendo atto e le do la parola. CRUCIOLI (Misto) . Signora Presidente, questo provvedimento per contenere la peste suina non è equilibrato ed è eccessivo. È in forza di questo provvedimento che da gennaio 114 Comuni tra Liguria e Piemonte soggiacciono al cosiddetto lockdown dei boschi, per cui non è più possibile fare alcune attività nei prati, nei boschi o comunque nelle strade sterrate. Questo provvedimento, peraltro, è anche pericoloso perché rimanda i piani regionali, che avrebbero potuto prevedere delle deroghe rispetto a questi contenimenti assoluti, all'applicazione del Piano nazionale di sorveglianza e al manuale delle emergenze redatti a livello nazionale e che prevedono dei lockdown in un raggio di sei chilometri dal ritrovamento delle carcasse. Il rischio è che da oggi in poi, qualora si trovassero nuove carcasse in punti diversi del territorio, vi sia l'impossibilità di fare qualunque tipo di deroga in questo raggio di 6 chilometri. Ciò porterà ancora più danni all'economia dell'entroterra, oltre a togliere la libertà di spostamento, di svago e anche di salute; ricordo infatti che stare nei boschi, andare in bicicletta e fare delle passeggiate non è solo una libertà importante per i cittadini, ma è anche qualcosa che va a favore della loro salute. Per questi motivi i Comuni liguri e piemontesi, in particolare Genova, sono attualmente colpiti da chiusure troppo eccessive, che non tengono conto e non bilanciano gli interessi in gioco. Per tale ragione esprimerò un voto contrario sul provvedimento in esame, invitandovi a riflettere che anch'esso ha in sé delle limitazioni eccessive che troppo spesso Governo e maggioranza stanno apportando alle libertà degli italiani, in questo caso particolare dei liguri e dei piemontesi. PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del disegno di legge, composto del solo articolo 1, nel testo emendato, con il seguente titolo: «Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 17 febbraio 2022, n. 9, recante misure urgenti per arrestare la diffusione della peste suina africana (PSA)». (Segue la votazione). Il Senato approva. (v. Allegato B). Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno LONARDO (Misto-IaC (I-C-EU-NdC (NC))) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LONARDO (Misto-IaC (I-C-EU-NdC (NC))) . Signor Presidente, ringrazio il presidente Draghi per l'attenzione mostrata nei confronti della città di Napoli. La firma dell'accordo salva Comune avvenuto al Maschio angioino per affrontare il deficit ed evitare il default è un segnale importante di vicinanza da parte dello Stato, ma anche l'unico modo per rimediare ai disastri delle gestioni passate, che hanno prodotto un debito esponenziale, come il decennio dell'amministrazione guidata da De Magistris, grazie alla quale la spesa per debito pubblico è lievitata di ben 800 milioni sino agli attuali 1,5 miliardi, così come riportano i dati di Open Polis Napoli dal 2016 al 2019, triplicando così tale spesa. Rivolgo quindi un sincero in bocca al lupo al sindaco Manfredi affinché possa condurre il capoluogo regionale, avendo a questo punto tutte le facoltà, anche economiche, fuori dal baratro. Ben vengano quindi gli aiuti del Governo alle altre grandi città indebitate, come Torino, Reggio Calabria e Palermo. Sarebbe però opportuno non dimenticarsi anche delle realtà più piccole. Vi sono infatti altre città, con pesanti disavanzi ereditati dalle precedenti amministrazioni, come per esempio Terni, Vibo Valentia, Benevento, ma anche del Nord, come Massarosa e Lavagna, che sono state costrette a dichiarare dissesto e a vedersela da sole, senza alcun supporto. I Comuni italiani con dissesti attivi dichiarati tra il 2016 ed il 2021 sono quasi 200 ed andare avanti con questi presupposti è davvero complicato nonostante i grandi sforzi profusi. Per questo ritengo che lo Stato, laddove ci siano situazioni di conclamata difficoltà non ascrivibili alle amministrazioni in carica, non debba fare discriminazioni tra grandi e piccole realtà. Vanno considerate anche le aree interne e sostenuti quindi i Comuni più piccoli, altrimenti non si farà altro che aumentare il divario esistente e marginalizzare in misura sempre maggiore chi è costretto ad operare nel più completo isolamento. (Applausi) . Un appello quindi al Governo e questo Parlamento affinché sia vicino alle aree interne e alle piccole città. (Applausi) . AUGUSSORI (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. AUGUSSORI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, intervengo per segnalare all'Assemblea un tema che sta molto a cuore al nostro Gruppo, ma credo anche a tanti altri colleghi qui presenti. Mi riferisco al tema dei lavoratori fragili. Purtroppo nel decreto-legge riaperture, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 24 marzo, la famosa manina ha colpito ancora. Nella bozza che tutti abbiamo visto e che era sugli organi di stampa era presente un articolo specifico volto a fare proseguire le tutele dei lavoratori fragili; per carità, delle bozze possiamo non fidarci, ma ho fatto una verifica con i Ministri presenti in Consiglio dei ministri, che mi assicurano di aver votato quel testo. Purtroppo in Gazzetta Ufficiale quell'articolo è scomparso. Non è la prima volta che ciò accade, è sempre molto grave, ma questa volta lo è ancora di più perché va a colpire persone veramente deboli, in difficoltà. Si dice che il problema sia economico. Nelle ultime settimane sono stati giustamente - lo sottolineo - trovati miliardi per il caro bollette, sono state trovate ingenti risorse per tagliare l'accisa sulla benzina, giustamente si trovano fondi per aumentare lo stanziamento per le armi, giustamente si trovano i fondi per i profughi ucraini, ma il MEF non trova 70 milioni per i lavoratori fragili. (Applausi) . Oltretutto la norma presente nel decreto-legge n. 24 del 2022 non era il massimo, non era ottimale, ma si limitava solo ai cosiddetti superfragili, quindi riduceva la platea e garantiva solo lo smart working, ma non l'assenza tutelata per chi non può fare smart working . Sarebbe stata in ogni caso una norma insufficiente, ma avremmo comunque potuto migliorarla in fase di conversione parlamentare. Ora invece dal 1° aprile, da dopodomani, queste persone sono richiamate a lavorare in presenza. Stiamo parlando di pazienti oncologici, di immunodepressi su cui il vaccino non fa nessun effetto, di persone affette da gravi malattie respiratorie. (Applausi) . In questa fase in cui con le riaperture, giustamente e finalmente, torniamo a circolare più liberi, il virus non è scomparso e rischia comunque di colpire queste persone che non hanno difese. Non possiamo attendere due mesi per la conversione parlamentare per porre rimedio; non è vero che occorrono venti giorni, come ieri ha detto in televisione una deputata dei 5 Stelle; non si fa in venti giorni, occorrono due mesi. Chiediamo che il Governo intervenga subito. Serve un provvedimento correttivo del Governo che deve arrivare al più presto, se non oggi o domani, perché dal 1° aprile queste persone tornano in presenza e rischiano la vita. (Applausi) . DE VECCHIS (Misto-IpI-PVU) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DE VECCHIS (Misto-IpI-PVU) . Signor Presidente,intervengo per segnalare l'ennesima vergogna politico-amministrativa di questo Governo, che colpisce la ex compagnia Alitalia, oggi Ita Airways, e tutto il trasporto aereo. Tale fallimento purtroppo giunge con la notizia delle dimissioni di sei componenti del consiglio di amministrazione di Ita su otto. Questo getta veramente un'ombra sulla gestione del Governo ma anche del commissario Altavilla. Egli ha fallito e purtroppo il suo fallimento costerà migliaia di posti di lavoro, con famiglie che non conoscono il loro futuro. Il settore è stato veramente abbandonato da questo Governo e dai Ministri che se ne devono occupare. Voglio sottolineare che questa è una vergogna. Si parla di migliaia di licenziamenti, di macelleria sociale, per arrivare alle dimissioni del consiglio di amministrazione. Io chiedo le dimissioni del Commissario e di tutti i colpevoli di questa tragedia che riguarda non solo il territorio di Fiumicino, ma tutto il territorio nazionale. Abbiamo voluto creare una compagnia di Stato per vendere le quote: a chi, ai francesi, ai tedeschi, agli inglesi? A breve l'Italia non avrà più una compagnia aerea e voi siete i colpevoli. (Applausi) . PRESIDENTE . Come concordato, sospendo la seduta fino alle ore 18. (La seduta, sospesa alle ore 16,10, è ripresa alle ore 18) . Presidenza del vice presidente LA RUSSA Sulla scomparsa di Maria Romana De Gasperi PRESIDENTE . Colleghi, come sapete, è venuta a mancare Maria Romana De Gasperi. Il cognome ne indica subito l'ascendenza. Doverosamente, quest'Aula vuole ricordarla. Do subito la parola, quindi, ai diversi senatori che hanno chiesto di parlare. PAROLI (FIBP-UDC) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PAROLI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, colleghi, nonostante avesse raggiunto la splendida età di novantanove anni, Maria Romana De Gasperi, spentasi oggi a Roma, aveva mantenuto fino all'ultimo piena lucidità mentale ed era stata attenta a quanto accadeva in Italia e nel mondo. Non va, però, ricordata solo per essere stata la figlia di uno dei più autorevoli statisti, ma soprattutto per il suo impegno, che ha attraversato l'intera sua esistenza, teso a conservare, mantenere ed alimentare tra i giovani i valori in cui aveva creduto il padre e che avevano ispirato la sua opera nelle Istituzioni del Paese, contribuendo, in modo tangibile e riconosciuto dalla storia, alla nascita della Repubblica e alla fondamentale scelta atlantica dell'Italia. Giova ricordare, colleghi, che Maria Romana fu preziosa collaboratrice politica e poi assistente personale del padre durante gli anni della Presidenza del Consiglio dei ministri ed ebbe un ruolo fuori dal proscenio, dietro le quinte, ma da riservata protagonista. Prima a favore del ripristino della democrazia durante il secondo conflitto mondiale e poi, negli anni di Governo, fino all'uscita di scena del padre, visse da testimone diretta gli avvenimenti cruciali che hanno scandito la storia della nostra democrazia. Maria Romana ha contribuito alla nascita della Fondazione De Gasperi e, attraverso essa, ha svolto un'intensa attività editoriale, convegnistica e di testimonianza, finalizzata a tenere viva la memoria di Alcide De Gasperi, del suo pensiero, dell'eminente ruolo rivestito nelle Istituzioni. I numerosi riconoscimenti ricevuti da Maria Romana, in particolare dal presidente della Repubblica Mattarella e da ultimo da papa Francesco, attestino meglio di ogni altra prova il valore della persona. Noi vogliamo qui ricordarla per la sua semplicità, per la sua grande umanità e moralità, unite ad un rigore intellettuale non comune. Le siamo grati per aver incarnato gli ideali del padre e averli alimentati e tramandati nel corso della sua lunga esistenza; ideali sui quali si è realizzata la Repubblica e che sono divenuti bagaglio essenziale per tutti noi che crediamo profondamente nella libertà e nella democrazia liberale. Alla famiglia di Maria Romana De Gasperi giunga il commosso cordoglio dei senatori di Forza Italia. ZANDA (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ZANDA (PD) . Signor Presidente, la scomparsa di Maria Romana De Gasperi penso tocchi molto l'opinione pubblica del nostro Paese, che non la ricorda soltanto per il suo cognome importante, ma anche come una grande donna, una personalità esemplare per doti morali, qualità civili e per un rilevante spessore culturale, che abbiamo conosciuto anche nelle tante cose che ha scritto; emergeva, spesso, per la assoluta riservatezza del suo comportamento: una dote che apprezziamo in modo particolare in questo nostro tempo - diciamo la verità - spesso tanto sguaiato. Maria Romana era figlia di Alcide De Gasperi, figlia e collaboratrice stretta dello statista cui più di chiunque altro noi dobbiamo la nostra democrazia, l'impostazione di quella politica di sviluppo che ci ha portato a diventare la settima potenza economica del pianeta da Paese distrutto da una guerra mondiale, terribile, persa. Lo statista che ha determinato la collocazione internazionale dell'Italia in Europa e nella NATO. Maria Romana completa la figura del padre Alcide, non solo perché è stata sua stretta collaboratrice, ma anche perché ha mostrato con chiarezza quanto il ruolo della famiglia di un grande leader possa pesare nella stessa storia del Paese. Va ricordata, quindi, per le sue qualità personali, intellettuali e morali e per la grande discrezione con cui è vissuta, ma anche per la forza civile e democratica, che Alcide De Gasperi ha ricevuto dalla sua famiglia, a cominciare proprio dalla moglie Francesca e dalla figlia Maria Romana. Dobbiamo riconoscere quindi anche a Maria Romana De Gasperi parte del merito per la grande dignità con cui l'Italia è uscita dal fascismo. (Applausi) . PARENTE (IV-PSI) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PARENTE (IV-PSI) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, di recente mi è capitato di rivedere una miniserie televisiva riguardante la figura di Alcide De Gasperi - «De Gasperi - L'uomo della speranza», con la regia di Liliana Cavani. In questa bella opera filmica emergeva la figura di Maria Romana (leggiamo tanto, ma quando poi ci sono le immagini che ce lo testimoniano, le cose sono più vicine a noi) e quanto la primogenita di Alcide De Gasperi abbia partecipato alla vita di suo padre. È infatti Maria Romana ad assistere De Gasperi, Presidente del Consiglio dei ministri, come segretaria privata senza stipendio ed è lei che lo accompagna nella difficilissima Conferenza di pace di Parigi e descrive quell'attimo importante dicendo: io c'ero e ricordo il silenzio assordante dopo il suo intervento. Era lei negli Stati Uniti, nel 1947, accanto ai giornalisti con il padre. Così Maria Romana è diventata una memoria storica del Novecento, come titola il quotidiano «Avvenire» di oggi, con i suoi saggi, i suoi scritti, la sua storiografia, l'attività della Fondazione, di cui era Presidente, e la sua raccolta documentaria. Ripensavo, nello stesso tempo, alla sua vita da bambina e ai racconti che lei faceva, con una grande tenerezza. Racconta che quando il padre fu arrestato dalla polizia fascista, si sentiva sicuro che lo avrebbero liberato perché, in fondo, era un deputato che criticava il Governo, mentre lo condannarono a quattro anni. La madre racconta che non era riuscito neanche a piangere. Un altro episodio che Maria Romana raccontava è di un regalo che il padre le fa nel 1927, con dei pezzetti del «National Geographic», visto che non c'erano altre risorse. Immaginavo quale esempio di rettitudine, etica, morale e spiritualità Maria Romana De Gasperi abbia avuto. Ci lascia una donna importante, testimone del Novecento. Abbiamo perso un'osservatrice scrupolosa degli eventi e una paladina di valori ideali, ma conserviamo tutto quello che ci ha voluto donare e tramandare, tutte le vicende che hanno portato alla ricostruzione del nostro Paese. Lo ha ricordato adesso il senatore Zanda: nei tempi difficili che stiamo vivendo, mai come adesso abbiamo il dovere di raccogliere il suo testimone e, se c'è momento nel quale la storia è magistra vitae, dalle cose che ci ha tramandato e lasciato Maria Romana dobbiamo imparare molto. Partecipiamo ovviamente al cordoglio della sua famiglia, dei suoi amici e di quanti l'hanno amata. (Applausi) . DE BERTOLDI (FdI) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DE BERTOLDI (FdI) . Signor Presidente, per un trentino ricordare la figura di Maria Romana De Gasperi è motivo non solo di particolare onore, ma anche di riflessione e commozione. Per tutti coloro che sono nati in Trentino la famiglia De Gasperi e il padre Alcide hanno rappresentato da sempre un riferimento culturale, ideologico e comportamentale. Quando pensiamo a Maria Romana De Gasperi ci riferiamo a una figura tutt'altro che secondaria nella storia della nostra democrazia. Nel renderle omaggio ed esprimere il più profondo cordoglio, a nome del Gruppo Fratelli d'Italia, vogliamo ricordare quanto importante sia stata Maria Romana: una figlia che ha saputo essere al fianco e in certi momenti all'ombra del padre e una persona che ha saputo non ricercare il protagonismo, ma proprio per questo essere protagonista della vita culturale e politica del nostro Paese. Dobbiamo a lei tanti momenti culturali. Lei è stata la fondatrice e la presidente onoraria, fino alla sua morte, della Fondazione De Gasperi, una fondazione che ha raccolto tutta la documentazione sulla storia culturale e politica di Alcide De Gasperi, un uomo dell'altro secolo, che ha vissuto non solo a cavallo di epoche, ma anche a cavallo di una realtà storica che ha visto il nostro territorio passare dall'appartenenza all'Impero asburgico, austro-ungarico, allo Stato italiano. De Gasperi ha vissuto da protagonista nelle due fasi dell'appartenenza del Trentino a mondi diversi e a realtà storiche diverse. Vorrei ricordare la figura di Maria Romana come testimone di tutti i momenti della vita del padre, ad esempio dei momenti nei quali il padre ha rappresentato la rinascita di questo Paese, la sua rinascita democratica e liberale. Egli ha rappresentato una barriera fortissima di fronte alla deriva del comunismo nel Dopoguerra, che ha rischiato di portare l'Italia in una situazione certamente non consona ai desiderata degli italiani. De Gasperi negli anni del Dopoguerra è stato la barriera al comunismo; ha rappresentato i valori liberali e cattolico-democratici che hanno portato il nostro Paese agli anni dello sviluppo e del boom economico. Il lavoro di Maria Romana è stato quanto mai apprezzato da noi tutti, perché ha saputo testimoniare il ruolo che il padre ha avuto per la nostra Nazione, per i nostri cittadini e per i valori che noi oggi tutti vogliamo incarnare nella nostra attività politica e nella nostra vita quotidiana. Vorrei anche sottolineare l'impegno di Maria Romana nel ricordare la figura di De Gasperi come protagonista di un'autonomia che - mi sia permesso di dire - è stata in parte tradita dopo la sua morte. De Gasperi ideò l'autonomia regionale, quell'autonomia della Regione Trentino-Alto Adige che doveva dare delle prospettive a un territorio periferico di montagna, che aveva certamente anche dei problemi di convivenza. E gliele ha date, perché la prospettiva regionale di De Gasperi, conseguente anche agli accordi De Gasperi-Gruber (mi avvio la conclusione), è stata determinante per il nostro Trentino. Il Trentino quindi ricorda la figura di Maria Romana e del padre Alcide con il massimo rispetto e con il massimo cordoglio. Ci rivolgiamo alla famiglia per esprimerle la nostra vicinanza e il nostro pensiero. (Applausi) . *QUAGLIARIELLO (Misto-IaC (I-C-EU-NdC (NC))) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. QUAGLIARIELLO (Misto-IaC (I-C-EU-NdC (NC))) . Signor Presidente, la collega Parente è voluta partire da un'immagine e da un filmato. Io vorrei partire da un libro: «De Gasperi uomo solo». Se dovessi consigliare a un ragazzo che si avvicina alla politica una bibliografia di formazione, al primo posto metterei questo volume e forse dopo quello di un altro grande europeista, Altiero Spinelli: «Come ho tentato di diventare saggio». Sono due scritti molto differenti tra loro, che esprimono anche un europeismo molto eterogeneo, ma spiegano le ragioni epocali della sovranazionalità e spiegano anche come alcuni tragitti politici, che partono da punti di partenza completamente diversi, si possano incontrare. È un libro importante quello di Maria Romana De Gasperi; lo è innanzitutto da un punto di vista letterario, perché è un libro bello, godibile; e poi lo è da un punto di vista storiografico, perché è entrato appieno nel dibattito sulla figura di Alcide De Gasperi. In qualche modo quell'interpretazione, che veniva da chi gli è stato vicino ed è stato testimone della sua azione politica, si è contrapposta a quella di un grande storico che ha agito a livello non della memoria ma della ricostruzione storiografica. Mi riferisco a Pietro Scoppola e al suo "La proposta politica di De Gasperi". Erano due interpretazioni differenti: una che voleva un De Gasperi orgoglioso difensore della stagione centrista, che poi è stata riconosciuta come la più felice della Repubblica anche da tanti storici ed economisti di sinistra; l'altra che invece riteneva che il suo percorso avrebbe portato inevitabilmente al centro-sinistra, che fu invece una conseguenza voluta da quanti gli successero nella Democrazia Cristiana. Soprattutto, quel libro si caratterizza per una grande, infinita umanità. È la testimonianza della grandezza della politica e anche della sua durezza, perché quelle pagine ci mostrano come colui che a tutti gli effetti deve essere considerato il nostro ricostruttore, il national builder che salvò l'Italia dalla guerra, dalla fame e dal comunismo, abbia dovuto subire asprezze e accuse indicibili e si dovette persino difendere dall'accusa di non essere un italiano. Quel libro ci dice anche molte cose attuali. L'ultima sfida di De Gasperi, che Maria Romana ricostruisce, fu quella della Comunità europea di difesa, dell'Esercito europeo, e vorrei che qualcuno rileggesse oggi le sue lettere dalla Valsugana per capire quanto è importante per la dignità di un Paese rispettare gli impegni internazionali che si assumono. Infine, è un libro che ci spiega come la politica sia una missione e in questo trova la sua bellezza e il suo riscatto, anche il riscatto dalle sue ingiustizie. Io ho un ricordo personale di Maria Romana, perché l'ho frequentata anche per ragioni professionali quando ho scritto su suo padre. Ricordo un tratto di dolcezza, di innata cortesia, ma anche un'intransigenza che arrivava quasi alla durezza, che mi fa capire come a volte essere dei moderati - come certamente era lei e come era stato suo padre - vuol dire dover avere la schiena dritta ancor più di chi ha posizioni radicali. Sono tutti elementi che noi dovremmo recuperare alla politica di oggi, che la politica ha in parte smarrito. Se volessimo oggi onorare veramente Maria Romana, dovremmo farlo con questo impegno da parte di tutta l'Aula. (Applausi) . TESTOR (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. TESTOR (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, colleghi, questa notte, all'età di novantanove anni, si è spenta Maria Romana De Gasperi, primogenita di Alcide De Gasperi. Ho conosciuto e incontrato diverse volte Maria Romana e per questo la ricordo con molta commozione e da quest'Aula vorrei rivolgere le mie più sentite condoglianze e quelle di tutto il Gruppo Lega ai familiari e alle tante persone che le hanno voluto bene. A loro va la nostra vicinanza. Nata a Trento nel 1923, ha solo quattro anni quando comincia a soffrire per l'assenza del padre, arrestato nel 1927. Maria Romana trascorre l'infanzia e l'adolescenza nella sobrietà, studiando a Roma e laureandosi in lettere alla Sapienza. Da subito è attiva all'opera del grande statista e con lui vive momenti cruciali della storia della Repubblica: lo assiste come segretaria privata alla Presidenza del Consiglio dei ministri, lo segue e accompagna nei viaggi di rappresentanza e durante i memorabili incontri con le più illustri personalità politiche internazionali. Conosce quindi Schuman e Adenauer durante il processo di unificazione europea. Lei c'era a Parigi nel 1946 alla Conferenza di pace dove De Gasperi rappresentò l'Italia. In un'intervista ricordava: «Io c'ero, ricordo il silenzio assordante dopo il suo intervento, imputato responsabile di una guerra (...) che in realtà aveva combattuto». Maria Romana De Gasperi ha dedicato completamente tutta la sua vita al padre, quel padre amatissimo, tanto da diventare custode e divulgatrice del suo pensiero, della sua straordinaria attività politica. Autrice di numerosi libri sul grande statista, è stata presidente onorario della Fondazione De Gasperi da lei stessa istituita nel 1982, diventata punto di riferimento nel panorama politico e culturale italiano per chi si rivede nell'originario spirito europeista degasperiano e nei valori vissuti e sostenuti da Alcide De Gasperi, come la centralità della persona umana, la difesa della democrazia e l'integrazione europea. Maria Romana diceva di sentirsi trentina a tutti gli effetti e infatti ha sempre mantenuto con il Trentino un rapporto intenso: tornava ogni volta che c'erano un incontro o un'iniziativa dedicati alla memoria del padre. Fu lei, in uno degli incontri proprio in Trentino, a ricordare la più grande delusione di Alcide De Gasperi, quando, nelle settimane prima di morire, nel 1954, vide sfumare la possibilità di costruire un esercito europeo e provvedere a una difesa comune in Europa. In quell'occasione, Maria Romana racconta di aver visto per la prima volta il padre piangere, proprio quando capì che il momento stava passando. La sua vita è stata segnata da diversi lutti, ma ripeteva spesso di aver avuto la fortuna di vivere la sua giovinezza davanti a un uomo onesto, che con il suo esempio le aveva insegnato il coraggio di tenere fede alle proprie idee, anche se causa di sofferenza e di solitudine, e di affrontare le difficoltà con tenacia. Maria Romana De Gasperi ha incarnato alla perfezione gli ideali del papà, tenendo alto il suo nome con il costante e prezioso impegno per conservarne e diffonderne la memoria. Da trentina, ma soprattutto da ladina, non posso non ricordare l'importante pensiero di Alcide De Gasperi promotore dell'Accordo De Gasperi-Gruber, i cui principi fondamentali si basano sul rispetto della diversità linguistica come concetto di convivenza tra i popoli, principi alla base della costruzione della stessa unità dell'Europa, che si fonda sul rispetto delle diversità culturali dei relativi Stati membri, radicate nella grande ricchezza linguistica. Riprendo le parole dell'arcivescovo di Trento Lauro Tisi: Maria Romana De Gasperi è scomparsa nei giorni in cui cannoni rimbombano vicini; forse è una ferita troppo grande da sopportare, dopo aver condiviso da vicino il sogno dei Padri fondatori di un'Europa unita e in pace. Concludo volgendo un pensiero di riconoscenza per le sue testimonianze e i suoi racconti, che ci hanno permesso di conoscere Alcide De Gasperi da una prospettiva non solo politica, ma anche di uomo e soprattutto di padre: in una delle tante testimonianze, forse la più tenera, ci parlava di un papà che non raccontava le favole a sua figlia prima di andare a dormire, ma il Vangelo; oggi possiamo dire che quel Vangelo soprattutto lo viveva. È stato quindi un grande uomo, che ha saputo crescere una grande donna. Ciao Maria Romana, che la terra ti sia lieve. (Applausi). PRESIDENTE . Abbiamo così concluso gli interventi che hanno doverosamente ricordato Maria Romana De Gasperi. Discussione del disegno di legge: Doc 2562 Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 25 febbraio 2022, n. 14, recante disposizioni urgenti sulla crisi in Ucraina (Approvato dalla Camera dei deputati) PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 2562, già approvato dalla Camera dei deputati. Chiedo al presidente delle Commissioni riunite 3 a e 4 a , senatrice Pinotti, di riferire sui lavori delle Commissioni. PINOTTI (PD) . Signor Presidente, nonostante le migliori intenzioni delle Commissioni affari esteri e difesa, che hanno provato anche oggi pomeriggio a riunirsi, dopo il parere della Commissione bilancio, che è arrivato pochi minuti prima dell'inizio della seduta dell'Assemblea, siamo riusciti a prenderne atto come Commissioni, ma non abbiamo potuto concludere l'esame del provvedimento e quindi votare il mandato al relatore a riferire in Aula. PRESIDENTE . Onorevoli colleghi, in relazione a quanto riferito dalla senatrice Pinotti, il disegno di legge n. 2562, non essendosi concluso l'esame nelle Commissioni riunite, sarà discusso nel testo trasmesso dalla Camera dei deputati senza relazione, ai sensi dell'articolo 44, comma 3, del Regolamento. Dichiaro aperta la discussione generale. È iscritto a parlare il senatore Zanda. Ne ha facoltà. ZANDA (PD) . Signor Presidente, intervenendo su un provvedimento molto rilevante i cui contenuti verranno analizzati e ben evidenziati in questa discussione generale, vorrei svolgere soltanto qualche considerazione di carattere politico. Mi ha molto colpito il dibattito che si è svolto ieri nelle Commissioni riunite affari esteri e difesa. Un collega senatore ha sostenuto - e mi scuso per la sintesi - che, in fondo, per un Paese come l'Italia l'armamento non può avere effetti di deterrenza, perché oggi l'unica deterrenza che conta è quella nucleare. Questa dichiarazione mi ha sorpreso, non tanto per il suo contenuto (perché il peso della deterrenza nucleare non può certo essere messo in discussione), quanto perché mi sono parsi sottostimati il rilievo e il peso della guerra in Ucraina e le modalità con cui si sta combattendo da più di un mese. È il coraggio degli ucraini che, con i loro armamenti tradizionali, ha impedito che la Russia occupasse in ventiquattr'ore l'intero Paese. Gli armamenti nucleari sono la deterrenza che ferma il mondo davanti ai rischi di una terza guerra mondiale, ma sono il coraggio, le armi tradizionali e le nuove tecnologie il deterrente nei confronti di quegli Stati canaglia che vogliono aggredire e invadere Nazioni libere. Questa è la ragione per la quale l'Italia, quasi all'unanimità, approva la nostra partecipazione all'invio di armamenti destinati alla resistenza ucraina. Un altro collega senatore, sempre ieri in Commissione, intervenendo sull'ordine del giorno che invita il Governo a dar seguito all'impegno italiano a stanziare il 2 per cento del bilancio per il comparto della difesa, ha chiesto di riflettere su quali siano le ragioni ultime per le quali l'Italia deve o non deve rafforzare il suo sistema di difesa e con la massima urgenza possibile. Questa questione è di grande importanza perché è vitale per noi conoscere le ragioni di fondo delle nostre decisioni. Non voglio intervenire anch'io sul dibattito politico delle ultime ore, sul voto della Camera dei deputati sul 2 per cento con il concorso di tutta la maggioranza, e nemmeno sull'onore della Repubblica messo alla prova quando si discute se e come mantenere gli impegni sottoscritti da tutti i Governi che si sono succeduti almeno negli ultimi quindici anni. Sono questioni importanti, così come è importante conservare sempre la memoria del passato recente e quello meno recente. Ma oggi il punto centrale è un altro: qual è la regione strategica per la quale l'Italia deve potenziare il suo armamento difensivo ed anche contribuire ad armare la resistenza ucraina? E qual è l'urgenza? Perché i nostri impegni con la NATO debbono essere onorati subito e non, secondo un noto costume italiano, rinviati? La forza dirompente dell'invasione armata dell'Ucraina da parte della Russia di Putin segna un taglio netto tra un prima e un dopo, nella storia dell'Europa del nostro tempo e conseguentemente nella storia del mondo. Per la prima volta dalla fine della seconda guerra mondiale, i confini di un grandissimo Paese europeo democratico sono stati violati dalle forze armate di una grande potenza confinante, con una forza infinitamente maggiore e con il dichiarato obiettivo di assoggettarlo in tutto o in parte. Ma la gravità dell'invasione dell'Ucraina, già pesantissima di per se stessa, va inquadrata in un contesto più vasto, che ne segna la vera natura e il livello di gravità. L'Ucraina segue interventi armati della Russia di Putin, gravi e illegali, in Cecenia, in Georgia e in Siria; segue l'annessione della Crimea e il riconoscimento unilaterale dell'indipendenza di due province ucraine del Donbass, ma segue anche numerosi avvelenamenti di oppositori del regime russo, l'uccisione o il carcere per tanti giornalisti liberi, la chiusura di giornali, televisioni e network informativi indipendenti, per non dire delle interferenze tecnologiche nelle elezioni di diverse democrazie occidentali. Questo è il contesto che qualifica l'aggressione russa all'Ucraina e che va valutato attentamente per comprendere bene i rischi che sta correndo l'Europa occidentale. L'Unione europea, gli Stati Uniti e la NATO, non solo hanno considerato l'invasione russa un atto di guerra e una violazione del diritto internazionale ingiustificati, gravissimi e intollerabili, ma anche un chiaro indice di una brutale politica di aggressione messa in atto da un potere assoluto che oggi governa una grande potenza come la Russia. È la politica del presidente Putin che ha determinato, non solo una vasta solidarietà nei confronti dell'Ucraina e della resistenza dei suoi cittadini, ma anche un intenso allarme per la sicurezza dell'Europa occidentale, che improvvisamente si è vista, non astrattamente, ma molto seriamente esposta a rischi evidenti di carattere militare. Ha ragione Biden quando parla di una sfida tra i regimi autoritari e le democrazie e ha ancora più ragione Zelesky, non solo quando chiede che la resistenza ucraina venga aiutata anche militarmente, ma anche quando sollecita che gli aiuti arrivino subito e non dopo che l'invasione avrà occupato per intero il suo Paese. Ha ancora ragione Zelesky, quando ci ricorda che gli ucraini non stanno combattendo solo per la loro Patria, ma per l'intera Europa occidentale, perché è così. Oggi è la pace in Europa a essere stata compromessa e noi, aiutando l'Ucraina, aiutiamo anche noi stessi e la nostra democrazia. Tutto diventa quindi urgente, ben sapendo che la sicurezza dei Paesi dell'Europa occidentale è garantita dall'Alleanza della NATO, ma che questo non basta e che una politica estera e di difesa europea sono e restano il nostro obiettivo, ma non sono e non possono essere realizzate nei tempi brevi che servirebbero. L'Italia ripudia la guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali, ma considera sacro il dovere di difendere la Patria e lo sottolineo. Il dibattito su quale debba essere la priorità tra la spesa per la difesa della Patria e quella per le politiche sociali è sempre esistito. Governi precedenti all'attuale hanno aumentato - ed io ho votato a favore - la spesa per la difesa del nostro Paese, nonostante dovessero fronteggiare imponenti percentuali di disoccupazione giovanile e allora non c'era la guerra che oggi invece c'è. Oggi dobbiamo riflettere sul fatto che la nostra Costituzione ci richiama a molti doveri, ma considera sacro un solo dovere, quello di difendere la Patria. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Nugnes. Ne ha facoltà. NUGNES (Misto) . Signor Presidente, come si esce da un conflitto? Lo ha detto il Papa: per lui non se ne esce con le armi e così anche per noi. Lo ha detto indirettamente anche il presidente Mattarella, per cui vi siete spellati le mani solo poche settimane fa: «La pace è sempre doverosa e possibile». Ci sono però solo due possibilità per uscire da un conflitto: costruendo con la diplomazia un complesso e delicato equilibrio geopolitico che rassicuri tutte le parti, o con la guerra, con il conflitto armato, la violenza che prevede solo un finale, l'annientamento militare dell'avversario, con un costo in termini di vite innocenti, considerato in tanti casi un costo necessario. Avete ragione, la complessità degli equilibri della geopolitica è enorme, ma sono soprattutto gli interessi in gioco ad essere immani. Bisogna essere realisti. Proprio per questo la semplificazione della polarizzazione che volete imporre come verità assoluta e immutabile non va bene. Gli impegni del Governo ad aumentare la spesa militare fino al 2 per cento del PIL sono un impegno preso con la NATO già nel 2014, è vero, ma non rappresentano un impegno vincolante assoluto, non sono previste conseguenze e sanzioni; così come non era un impegno vincolante per la NATO quello di non doversi spingere ad Est neanche di un centimetro, né era obbligatorio sciogliere l'Alleanza nel 1992. La NATO stanzia già 18 volte la spesa militare della Russia, 1.103 miliardi, la Cina 252, l'India 79, la Russia 61 miliardi. In Italia vorrebbe dire passare dai 25 miliardi l'anno ai 38 miliardi l'anno. Il sito della NATO spiega che la soglia del 2 per cento rappresenta un indicatore della volontà politica dei diversi Paesi. Bene, quindi si parla di volontà politica e la volontà politica non può essere immutabile. Cosa è la democrazia di cui vi gonfiate tanto il petto e con cui vi riempite tanto la bocca, se non la volontà politica del popolo espressa attraverso la propria sovranità esercitata con il voto? Che impegni abbiamo noi con il popolo italiano che per il 50 per cento in piazza si dice contrario all'invio di armi? Che impegno con la democrazia, con la volontà espressa dal popolo sovrano che quattro anni fa ha votato con quasi il 34 per cento di preferenze un partito, il MoVimento 5 Stelle, con un programma che prevedeva i seguenti punti: uno, il ripudio della guerra; due, il disarmo come premessa alla pace; tre, la Russia partner economico contro il terrorismo; quattro, la riforma della NATO in un'ottica multilaterale finalizzata alla pace. Credo che il vostro estremo realismo politico sovranazionale vi costringa a riporre nel cassetto non solo la Costituzione, non solo il Parlamento con le sue funzioni, ma anche la parola democrazia, da voi abusata, che non corrisponde più alla forma di governo esercitata dal popolo tramite i suoi rappresentanti, ma neanche all'espressione del libero pensiero se divergente dalla vostra ideologia assolutista. A cosa ci ha portato la propaganda sull'esportazione della democrazia e dell'autodeterminazione dei popoli, orientata però pericolosamente secondo alcuni precisi interessi, ed operata spostando pericolosamente assi delicatissimi di equilibri instabili, come in Iraq nel 2003 o in Siria nel 2011? Ci ha portato esattamente al punto in cui siamo precipitati oggi. Da questo decreto-legge, ma soprattutto dall'ordine del giorno approvato alla Camera, mi sembra si voglia procedere celermente e speditamente alla seconda ipotesi di cui dicevamo, alla guerra. Ad una guerra che non deve finire oggi, ma ad una guerra perenne tra blocchi contrapposti, tra noi e loro, che ci fa precipitare indietro al secolo scorso. Non ce lo possiamo però permettere. Con quali costi? Abbiamo parlato di costi umani e, certo, di costi ambientali. Ci sono però anche i costi economici e forse, seguendo la linea dei costi e dei guadagni in termini economici di questa guerra, possiamo capire qualcosa di più, chi ci guadagna e chi ci perde e a quali interessi stiamo rispondendo. Qual è la situazione da noi? Il gas, le materie prime per l'industria, ma anche il grano e il mais per i mangimi animali e i fertilizzanti vengono dai Paesi in guerra, quindi rincarano; è in aumento anche il costo del vino ed è a rischio il turismo italiano; aumentano il costo dell'energia e della benzina, ma anche il pane, la pasta, i prodotti dolciari; a causa dell'aumento del prezzo del mais, che è un mangime animale, sale anche il prezzo della carne e del latte. Questi aumenti sono per il momento frutto del nervosismo dei mercati (come Draghi definisce il meccanismo speculativo del libero mercato), che in via preventiva hanno rialzato i prezzi, ma molto dipenderà da quanto tempo durerà questa guerra. Chiaramente sul gas non ci sono state le sanzioni, quindi il costo della fonte è ancora più o meno lo stesso, ma da noi è rincarato del 30 per cento. Gli osservatori economici ci dicono che se la Russia decidesse di ridurre anche del 10 per cento le sue forniture di gas all'Italia, noi perderemmo lo 0,8 per cento del PIL previsto nel 2022. Intanto la Russia si organizza per vendere il gas ad Est, alla Cina e all'India. Chi sarà travolto, quindi, dai costi della guerra? Certamente l'Europa e certamente l'Italia, mentre gli Stati Uniti d'America sono in una botte di ferro, perché per noi la Russia è il secondo o terzo partner commerciale, mentre per gli Stati Uniti è solo il trentesimo partner commerciale. Questo naturalmente se non scoppierà la terza guerra mondiale, perché è stato calcolato che con la bomba atomica l'Italia sarebbe spazzata via in soli dodici minuti. Pace. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Dal Mas. Ne ha facoltà. DAL MAS (FIBP-UDC) . Signor Presidente, io ho condiviso gran parte dell'intervento del senatore Zanda, nell'impostazione che egli ha voluto dare al suo intervento. Condivido senza se e senza ma il fatto che c'è stata una grave violazione del diritto internazionale, della Carta dell'ONU. C'è un Paese aggressore e c'è un Paese aggredito che si difende da giorni strenuamente, con l'aiuto dell'Occidente e anche del nostro Paese. Non dobbiamo avere esitazioni su questo. (Applausi) . Il neneismo appartiene alla storia di questo Paese e qualcuno oggi vorrebbe farlo rivivere con qualche resipiscenza comportamentale, perché quando era Presidente del Consiglio aveva aumentato le spese della difesa, ma improvvisamente ritiene che tutto ciò non sia conveniente e non riesce a spiegarlo i suoi elettori. Prima la senatrice Nugnes ci ha spiegato che avevano chiesto i voti per questo: allora quei voti dovete restituirli, perché li avete presi illegittimamente, non democraticamente, perché avete violato i principi sui quali si fonda la nostra Carta costituzionale, cioè la libertà di manifestazione del pensiero. Avete imposto un pensiero via etere e su di esso avete cercato conferma più che nelle urne. Cosa sta succedendo in questi giorni? Noi ovviamente ci auguriamo come tutti che questa guerra finisca presto e che la diplomazia riesca a trovare una soluzione, però non possiamo pretendere e pensare che tutto ciò accada così da solo, per autofacilitazione. Hegel diceva che la storia è come il banco da macellaio. Sono parole terribili. Lo stesso autore ha detto che la storia è finita. In realtà la storia ricomincia sempre dalla fine di qualcosa, si ripresenta. Era convinto che con Napoleone si fosse costituita la grande codificazione d'Europa e che l'Europa entrasse in una epoca di pace. Non è successo questo. Abbiamo avuto il Novecento, un secolo con due guerre mondiali e oggi ci troviamo ancora una guerra dentro l'Europa. Rispetto ad essa, io rilevo una caratteristica particolare, successiva all'evento, che qualcuno ha dimenticato, che ha segnato il momento più brillante della politica estera dal 2000 in poi. Parlo di Pratica di Mare, con il presidente Berlusconi, quando Putin stesso ebbe a dire: inizia una collaborazione con la Nato. E qui non potete smentirmi. Quella è una visione nella quale noi italiani dobbiamo riconoscerci. La storia della Russia è una storia vicina all'Europa, una storia dell'Europa. Emanuele Severino, prima di morire, riconobbe questo, dicendo che una caratteristica indiscussa dell'abilità politica di Berlusconi fu vedere nella Russia di allora, nella Russia di Putin, la possibilità di un avvicinamento agli ideali e alle posizioni europee. Poi ce ne siamo dimenticati. Improvvisamente il mondo è cambiato. C'è stata la primavera araba, c'è stato di tutto e tutto è accaduto. Penso alla vicenda della Crimea del 2014. Ci siamo girati dall'altra parte; il mondo si è girato dall'altra parte. Abbiamo lasciato che quella invasione avesse luogo e nessuno ha detto alcunché. Anzi, qualcuno sostiene che ci siamo di fatto alleati e che abbiamo chiesto un voto alleandoci con la Russia di Putin, che avrebbe combattuto il terrorismo internazionale. D'accordo, ma nel frattempo qualcosa era successo in quel Paese. Sarà forse una memoria, saranno le memorie del sottosuolo, sarà il sottosuolo russo che determina queste cose. Non voglio citare Dostoevskij, ma Ivan Karamazov sicuramente avrebbe pensato all'Europa, non come una Europa di invasione, ma come una culla di civiltà. Noi oggi non dobbiamo avere dubbi ed esitazioni sulla collocazione del nostro Paese. Bene ha fatto e bene fa il Presidente del Consiglio dei ministri ad avere una posizione chiara, a tratti anche intransigente, rispetto a talune resipiscenze. A mantenersi fedele a una posizione chiara e univoca dell'Occidente, in un momento in cui Putin addirittura sostiene che sta conducendo una guerra contro il relativismo. Stia tranquillo, perché quella battaglia contro il relativismo l'avevano già vinta un Papa polacco e poi un Papa tedesco. Oggi abbiamo l'azione di Papa Francesco. Lo dice una persona che non frequenta ogni domenica la chiesa, ma che è convinta che esista un ordine nel mondo ed esista la possibilità di garantire la pace nel mondo non attraverso l'ampliamento delle sfere di influenza. Questa non è una guerra di conquista, ma mi sembra una guerra di posizionamento. Vi è quasi l'idea che ci siano degli imperi: non più nazioni, ma imperi. L'impero russo e cinese, che vuole governare il mondo, contro l'impero occidentale o ciò che ne rimane e, dico io sommessamente, l'impero latino. A sostenere questo era proprio un russo, che negli anni Trenta insegnava Hegel a Parigi. Diceva proprio questo: finirà così. Ebbene, quel funzionario, che si chiamava Kojève, era colui che realizzò il WTO per conto della Francia. Quindi, fu un funzionario del Ministero degli esteri, che organizzò il commercio internazionale, ad immaginare che questa sarebbe stata la sorte del mondo, la sorte dell'Europa. Abbiamo teorizzato la fine della storia, ma siamo alla fine della fine della storia, quindi sempre a un nuovo inizio. L'inizio non può che corrispondere a degli atti concreti, ossia a ciò che l'altro giorno in quest'Aula è stato chiesto durante un confronto con il Governo: un impegno concreto per la popolazione ucraina, i rifugiati e i bambini, soprattutto coloro che arrivano qui senza tutele, ovvero i minori non accompagnati. C'è stato un impegno preciso del Governo. Avremmo voluto presentare un emendamento, che è stato superato dalla volontà di imporre un ordine del giorno che, in realtà, non abbiamo potuto presentare perché le cose stanno così. Siamo arrivati in Aula senza relatore e probabilmente verrà posta la fiducia. Non ho dubbi sul fatto che l'Occidente sia ancora una culla di valori, anche se complessi e complicati, e che molte cose debbano essere ripensate e riviste. Personalmente ho anche molte difficoltà a riconoscermi nella diffusione di alcuni concetti, però non ho dubbi su un fatto, ossia che l'Italia debba mettere tutto ciò che può a disposizione di chi combatte per la difesa della propria autodeterminazione, della propria libertà, del proprio popolo e del proprio territorio. Credo non vi siano altre cose da aggiungere. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Fusco. Ne ha facoltà. FUSCO (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, membro del Governo, la crisi in Ucraina ha posto l'attenzione su un tema, quello delle spese militari, che in realtà è stato oggetto di ampio dibattito ed analisi sia politiche, che accademiche nel corso degli ultimi anni. Nei vari contesti di approfondimento in Commissione si è evidenziata a diverse riprese la necessità di finanziare in maniera maggiore e allo stesso tempo razionalizzare la nostra spesa militare. La grande tensione causata in questo momento da uno scenario di guerra ai confini dell'Unione europea non deve confonderci e distoglierci da una riforma del nostro sistema di sicurezza che è quantomeno necessaria. Si ricorda che la volontà di impegnare i Paesi membri dell'Alleanza atlantica a raggiungere la quota del 2 per cento del PIL per le spese per la difesa risale al vertice NATO che si è svolto in Galles nel settembre 2014. Nelle conclusioni del vertice, al punto 14, si trova tale impegno. Negli ultimi anni il nostro Paese ha dato prova della volontà di rispettare tale promessa, invertendo la tendenza dell'abbassamento della spesa militare che è proseguita, inesorabile, dal Dopoguerra. Pertanto, al netto del dibattito odierno, è plausibile pensare che il nostro Paese abbia già pianificato un percorso che porterà al rispetto di impegni assunti in sede internazionale. Tuttavia, sottolineo che è importante non sovrapporre la situazione di conflitto ai nostri confini con l'incremento delle spese per la difesa. Sarebbe un grave errore. Parlare di corsa al riarmo è improprio, confonde l'opinione pubblica e non rende giustizia all'immenso lavoro che le nostre Forze armate fanno per il nostro Paese. Investire nel settore difesa vuol dire anche e soprattutto investire in ricerca e lavoro. Proprio nelle conclusioni del vertice della NATO prima citato viene esplicato questo concetto. Nel punto 14 si chiede che gli alleati spendano almeno il 20 per cento delle spese militari in ricerca e sviluppo, perché la nostra sicurezza e la nostra difesa dipendono sia da quanto spendiamo, sia da come spendiamo. Per cui è certamente importante una volontà unanime ribadita in sede parlamentare. Ma ancora più fondamentale è avere una chiara visione di dove andare e di come voler migliorare la nostra spesa militare. Bene l'impegno quantitativo, ma che sia accompagnato da un impegno di modernizzazione ed efficientamento. Una piccola osservazione, che può essere utile a un futuro dibattito sul tema: per migliorare la spesa della difesa bisogna puntare ad avere una visione di interforze sempre più strutturale, che superi l'attuale approccio di forza armata divisa in settori chiusi e separati. A proposito dei sistemi d'arma, dei velivoli e delle imbarcazioni, abbiamo grandi eccellenze industriali italiane che vanno tutelate e spinte a una maggiore cooperazione con gli altri grandi player europei e mondiali. Le istituzioni devono accompagnare e sostenere tale processo. Infine investire, investire e, lo ribadisco, ancora investire nei processi di addestramento del nostro personale, che va formato sull'utilizzo di sistemi complessi e costantemente aggiornato. Ricordiamoci che il ruolo del personale e quindi del valore umano all'interno delle Forze armate è anche superiore alla capacità tecnologica degli armamenti. Addestramento e aggiornamenti costanti, quindi anche retribuzioni che siano competitive e funzioni non mortificanti, ricordandoci che le nostre Forze armate devono svolgere un ruolo diverso da quello delle Forze di polizia. Mi sia permesso, signor Presidente, di ringraziare il grande lavoro delle nostre donne e dei nostri uomini, che ogni giorno si occupano della sicurezza del nostro Paese. Sono stati fondamentali in questi due anni di pandemia e continuano a lavorare quotidianamente nell'ombra per l'Italia. Spesa militare non vuol dire solo fare la guerra, ma anche rendere giustizia a queste persone. In conclusione, sulla questione ucraina vorrei dire un grande grazie ai nostri concittadini. In queste settimane ho assistito personalmente a una vera e propria corsa alla solidarietà, grazie anche all'aiuto dei Comuni, in soccorso alla popolazione ucraina sia in termini di invio di aiuti umanitari che in termini di accoglienza. Un bellissimo esempio di solidarietà e vicinanza, non scontato in un periodo certamente non semplice sul piano economico. È su questo e sugli sforzi diplomatici in favore di una risoluzione pacifica che dobbiamo lavorare, ribadendo tutta la nostra contrarietà a qualsiasi tipo di guerra. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Cioffi. Ne ha facoltà. CIOFFI (M5S) . Signor Presidente, si è sviluppato, soprattutto in Commissione, un dibattito un po' singolare. Il decreto-legge sull'Ucraina contiene misure utili e importanti che riguardano l'accoglienza dei profughi e le imprese, sulle quali ovviamente tutti noi convergiamo. In questo dibattito a un certo punto si è inserito un elemento destabilizzante: la discussione sull'incremento della spesa militare. Quello che potremmo dire, innanzitutto, è che questo incremento della spesa militare deve partire da un'analisi dei dati, perché se non abbiamo i dati sbagliamo l'analisi. I dati sono molto chiari e ce li ricorda il SIPRI, l'Istituto internazionale di ricerche sulla pace di Stoccolma: nel mondo in totale, ogni anno, si spendono 2.000 miliardi di dollari per la difesa, di cui circa il 40 per cento dagli Stati Uniti, con 780 miliardi di dollari. In questo contesto, particolarmente importante, l'Unione europea spende 230 miliardi di dollari, che è quattro volte - come abbiamo già detto - la spesa della Russia. Quando parliamo di un incremento delle spese militari, dovremmo iniziare a ragionare su qual è l'obiettivo, quale strategia vuole raggiungere l'Unione europea. Quando parliamo di queste cose, dobbiamo capire dove vogliamo andare a parare. Storicamente, gli Stati Uniti hanno sempre svolto un ruolo fondamentale, quello dei "gendarmi del mondo"; ovviamente l'Unione europea non ha questa pretesa, ma vediamo che un riarmo importante sta avvenendo in Germania. La Germania ha deciso di stanziare 100 miliardi di euro, aumentando da sola la spesa complessiva dell'Unione di ben il 50 per cento. Anche il presidente Draghi ricordava questa anomalia della Germania. Allora, dovremmo un attimo a ragionare su qual è l'obiettivo che tutti quanti ci vogliamo porre, perché se il concetto è che armarsi serve a tutelare l'interesse dei popoli europei, allora teoricamente bisognerebbe farlo sul serio. Allora, non dovremmo parlare del 2 per cento, forse dovremmo parlare di molto di più. Teoricamente bisognerebbe fare questo, se vogliamo avere voce in capitolo. In Commissione qualcuno ci ricordava del peso che hanno gli Stati Uniti all'interno della NATO. Allora, se vogliamo aumentare il peso, non si capisce questo incremento così repentino, così efficace e così immediato dove ci voglia portare. Noi dovremmo iniziare a ragionare di queste cose, perché altrimenti sbagliamo l'obiettivo. È fondamentale ragionare su queste cose, anche perché poi vediamo quello che succede. Il Global firepower, che è un'associazione che fa analisi delle potenze militari, ci ricorda che la prima Nazione e potenza militare naturalmente sono gli Stati Uniti, seguiti dalla Russia, ma l'Italia nell'Unione europea è seconda dietro la Francia. Le nostre Forze armate sono importanti, poderose e ce lo dice qualcuno fuori dall'Italia. Tutto questo succede - ce lo ha detto l'ARERA poco fa - in un anno in cui le spese per l'elettricità sono aumentate dell'83 per cento e le spese del gas del 73 per cento. Allora il problema è di priorità: qual è la priorità della nostra azione? È tutelare le persone, così come abbiamo fatto durante il Conte I e il Conte II, quando abbiamo messo a disposizione delle persone e delle imprese ben 130 miliardi di euro? (Applausi) . Ricordiamoci l'azione che abbiamo fatto: 130 miliardi di euro. Prima i cittadini e le imprese e poi tutto il resto, perché altrimenti sbagliamo completamente l'obiettivo. Quando vediamo questa situazione, ci si dice che dobbiamo ricordarci del perché siamo qua: noi siamo qua per fare l'interesse delle persone e basta. Solo questo dobbiamo fare. Mi piacerebbe che si ragionasse su questi temi e su cosa significa - come ho detto prima - l'incremento di spesa militare per fare in modo che l'Unione europea abbia una sua autonomia strategica. Ebbene, se si va verso l'autonomia strategica, questo comporta delle cose e tutti quanti magari un domani ne potremmo parlare. Potremmo ragionare su cosa comporta una reale autonomia strategica dell'Unione europea, considerando che avvengono anche altre cose in campo industriale, come abbiamo ricordato quando è venuto il presidente Draghi: per esempio, le grandi società di produzioni di chip che vengono a investire in Europa; un'autonomia strategica un po' strana, se vogliamo essere realmente autonomi. Questo è un discorso molto importante. Quando parliamo di spesa militare dobbiamo ricordarci che la legge n. 244 del 2012 in una nota specifica che bisogna arrivare a un equilibrio: 50 per cento per le spese per il personale, 25 per cento per l'esercizio e 25 per cento per i beni immobili, chiamiamoli così. Potremmo chiamarli anche armi. Il bilanciamento oggi è tutto spostato sul peso del personale: il 65 per cento della spesa è infatti per il personale. Quindi, quando parliamo di incremento di spesa, per riequilibrare quella ripartizione percentuale, tra 50, 25 e 25 per cento, dove dobbiamo andare a mettere i soldi? Quando ragioniamo, dobbiamo stare realmente molto, ma molto attenti alle azioni che facciamo. Lo ribadisco: mi piacerebbe forse che in quest'Aula si parlasse dei 100 miliardi di euro che la Germania ha deciso di mettere sulla sua spesa militare. Non è secondario, direi che è importante, anche se certamente non mi preoccupa, perché ben sappiamo come fa la Germania a finanziare la sua industria. Forse dovremmo però ragionare su qual è il ruolo del nostro Paese su questi temi e sul momento principale della nostra azione. Lo ribadisco: questo discorso si è fatto persino un po' ampolloso e strano. Nel decreto-legge sulla crisi in Ucraina ci sono delle cose assolutamente importanti e utili, ma pensare che nel 2023-2024 si incrementino le spese militari di ben 13 miliardi di euro, come dire, ci fa forse dubitare di quale sia la migliore azione che dobbiamo mettere in campo. Questa è stata la posizione chiara, pulita, limpida e netta che il MoVimento 5 Stelle ha assunto nella discussione che abbiamo fatto. (Applausi) . Sembra pure un po' strano che un ordine del giorno presentato dall'opposizione sia stato accolto dal Governo senza neanche inserire le parole «a valutare l'opportunità di». (Applausi) . È un po' strano e molto singolare, così come lo è che non si sia riusciti a votare, nonostante una delle forze di maggioranza si sia espressa in maniera assolutamente contraria a quell'azione. Sono tutte cose un po' strane e quindi ci siamo trovati ancora una volta da soli, come tante volte è successo, a sostenere una battaglia che, lo ribadisco, è sempre nell'interesse delle persone. Le persone fuori da quest'Aula ci chiedono un aiuto per pagare le bollette e noi dobbiamo intervenire su alcune cose. Perché non possiamo immaginare di intervenire su alcuni gangli importanti, quando leggiamo che il prezzo del gas, di cui si è tanto parlato, è legato al title transfer facility (TTF), cioè a quel sistema di scambio che avviene sulla borsa olandese, e vediamo che tutto avviene con i futures , che nascono come titoli assicurativi, ma sono diventati poi speculazione? Quando vediamo che i futures scambiati sul mercato del gas sono 10 volte il quantitativo di gas disponibile sul mercato, forse dovremmo iniziare a fare un ragionamento su cosa significa comprimere un pochino la finanza ed espandere un po' l'economia. È infatti con l'economia che produciamo i posti lavoro, non con la finanza. Forse dovremmo iniziare a fare questo tipo di ragionamenti, che sono molto complessi. Li dovremmo portare all'Organizzazione mondiale del commercio, ma non dobbiamo avere paura di affermare determinate cose, altrimenti il concetto è sempre che sbagliamo l'obiettivo. Sul decreto-legge in esame, come ho già detto, abbiamo una posizione chiara e il tema riguarda tutte le cose che abbiamo detto. Cosa possiamo fare di più? Possiamo cercare di stare molto attenti e dobbiamo ricordare qual è l'azione e ovviamente continuare a chiarire che ci sono un aggredito e un aggressore... PRESIDENTE. La prego di concludere senatore Cioffi, perché il tempo a sua disposizione è già esaurito. CIOFFI (M5S) . Mi avvio a concludere, signor Presidente. Quindi la Russia è l'aggressore e l'Ucraina è l'aggredito: questo lo ribadiamo in maniera chiara e netta. PRESIDENTE. Concluda, ha già superato di un minuto il tempo a sua disposizione. CIOFFI (M5S) . Signor Presidente, concludo. Se non mettiamo l'interesse dei cittadini davanti ad altri tipi di interessi, noi sbagliamo l'obiettivo. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Granato. Ne ha facoltà. GRANATO (Misto) . Signor Presidente, colleghe e colleghi, senatrici e senatori, oggi ci accingiamo a votare il decreto-legge con il quale il Governo ha disposto, per conto del popolo in italiano, che non lo vuole, l'invio delle armi agli ucraini. Grazie a questo decreto-legge siamo dunque ufficialmente parte cobelligerante in un conflitto che non ci coinvolge direttamente, ma che, anche a causa di questo atto sconsiderato, potrebbe durare più a lungo del previsto, con grave danno sia per i cittadini ucraini, usati come scudi umani dai loro stessi eserciti irregolari, sia per gli europei, che ne vedranno le conseguenze nefaste, sia sulle loro attività produttive, sia sul loro tenore di vita e sulla loro sicurezza. In Consiglio europeo, a cui giorni fa ha partecipato per conto dell'Italia Mario Draghi, si è stabilito infatti che la guerra proseguirà fin quando Putin non lascerà l'Ucraina senza condizioni e non si ripristineranno i confini riconosciuti a livello internazionale, ossia finché le repubbliche del Donbass non torneranno a unificarsi all'Ucraina. "Senza condizioni" significa salvaguardando anche la licenza per gli ucraini di proseguire impunemente le persecuzioni, ufficiali e non, dei filorussi, anche con una dotazione bellica incrementata a spese degli europei e del popolo italiano. Prima che Putin invadesse l'Ucraina, l'Europa ha tollerato le violazioni dei diritti umani dei cittadini filorussi in Donbass senza battere ciglio e ha tollerato che l'Ucraina non rispettasse i Patti di Minsk e che quindi non sciogliesse le truppe irregolari neonaziste armate fino ai denti anche dagli USA ai tempi del colpo di Stato di Maidan. L'Ucraina oltretutto ha ospitato sul suo territorio diversi laboratori finanziati dagli USA che producono armi biologiche e ben tre esercitazioni militari NATO nel 2021 e ha reiteratamente provocato la Russia, nei giorni precedenti l'invasione, intensificando le aggressioni sulle repubbliche del Donbass. Oggi l'Europa e gli USA pongono quindi alla Russia condizioni irricevibili. Intendono promuoverle ad oltranza sottobanco, nonostante le due parti in causa pare si stiano accordando? Oltre l'Atlantico, infatti, non si vuole la pace. Qual è dunque il nobile fine di questa raffinata élite occidentale, che vuole esportare la democrazia? L'isolamento e la destituzione di Putin perché sia sostituito con un fantoccio prono anch'egli agli interessi d'oltreoceano, come d'altronde anche noi europei lo siamo. E il destino desiderabile per un Paese ricco di materie prime e di cultura sarebbe quello di rinunciare alla propria dignità e alla propria autonomia e sovranità in cambio di Netflix e di McDonald's? Non avremmo mai immaginato di vedere un Capo di Governo definirne un altro pubblicamente "macellaio", "dittatore" e "assassino"; non avremmo mai immaginato che il Presidente del Consiglio italiano prendesse le parti di una testata giornalistica che ha inneggiato esplicitamente all'omicidio del Capo di Stato della Federazione Russa. Quella di Europa e USA è una condotta irresponsabile, innanzitutto verso il popolo ucraino usato come carne da cannone; verso i popoli europei, poi, che subiscono tutti i contraccolpi delle sanzioni masochistiche, che sono state volute dagli USA contro la Russia e che si traducono solo in un vantaggio per i nostri alleati atlantici. Non era questa l'Europa che ci aspettavamo. Volevamo l'Europa dei popoli, che forse alternativa, in un mondo multipolare, agli USA, alla Federazione Russa, alla Cina; che fosse rispettosa delle differenze, del principio di autodeterminazione dei popoli; che pretendesse rispetto per le sue peculiarità culturali. E cosa abbiamo ottenuto oggi? Una confederazione di Stati retta da un'oligarchia prona a interessi bancari e finanziari made in USA, in nome dei quali è disposta a cancellare gli interessi delle singole Nazioni e di tutte messe insieme, salvo poi definire oligarchie i consessi che operano nei Paesi degli altri. Fino ad alcuni mesi fa, ci chiedevate di rinunciare alla nostra libertà in cambio della salute e della sicurezza; oggi ci chiedete di mettere a rischio le nostre vite e la nostra sicurezza in cambio della libertà di un altro popolo, affinché continui a disporne anche per opprimere minoranze interne. La vostra politica è schizofrenica e inaccettabile e il popolo italiano non la condivide. Quel popolo vuole che oggi votiate no all'invio di armi in Ucraina. Oggi possiamo dare una svolta alla storia, esercitando in modo responsabile finalmente la nostra funzione. La storia ricorderà i nomi di chi oggi voterà a favore di questo provvedimento, anche... (Il microfono si disattiva automaticamente). PRESIDENTE. Concluda, senatrice Granato. GRANATO (Misto) . Dicevo, anche e soprattutto se si procederà con votazione di fiducia. E non sarà clemente. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Lucidi. Ne ha facoltà. LUCIDI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, signori membri del Governo, colleghi, stiamo esaminando oggi il decreto Ucraina. In questi giorni abbiamo scoperto che l'Ucraina è un Paese a noi molto più vicino di quanto forse immaginassimo e probabilmente è anche questo il motivo per il quale l'Italia è e sarà al fianco dell'Ucraina. Tutti abbiamo delle relazioni con questo Paese: lo abbiamo scoperto forse purtroppo in questi giorni. Che cosa è successo nei mesi precedenti? È andato in crisi un modello al quale abbiamo fatto riferimento per molto tempo, quello del multilateralismo. Negli scorsi anni si percepiva tuttavia il fatto che stava avvenendo una nuova polarizzazione, che si stava determinando un nuovo bipolarismo a livello geopolitico e i segnali anacronistici che arrivavano, per esempio, dalla Corea del Nord ci riportavano indietro di almeno trenta o quarant'anni. Questi segnali secondo me hanno portato ai fatti di ormai trenta giorni fa e a quello che stiamo vivendo in questi giorni. Purtroppo molto spesso in queste settimane abbiamo sentito la parola "scegliere", abbiamo sentire dire che dobbiamo scegliere da che parte stare. L'Italia però ha già scelto e la Lega ha ben chiara la collocazione politica atlantica del Paese. (Applausi) . Credo che il mondo occidentale stia reagendo molto bene, misurando azioni e reazioni; lo stiamo facendo in maniera consapevole e matura ed è per questo che nei giorni scorsi abbiamo chiesto che anche le parole siano misurate nei colloqui con coloro che in questo momento sono avversari e addirittura nemici, perché anche le parole, soprattutto a livello diplomatico, sono fondamentali. Purtroppo in queste ore il dibattito è scaduto ed è stato spostato in maniera secondo me errata e strumentale sul famoso aumento della spesa militare al 2 per cento: lo abbiamo sentito anche poco fa in quest'Aula e lo abbiamo sentito dire in maniera dura ieri in Commissione. Non credo che sia importante affermare che è un argomento che c'entra o che non c'entra. È chiaro che, durante una guerra in corso, uno dei temi principali è quello delle spese militari. È importante sottolineare che quella che è stata fatta sull'aumento della spesa militare al 2 per cento è un'inutile polemica, perché si tratta di un impegno che il Governo ha già preso alla Camera, che il Governo onorerà, quindi non è possibile per nessuno cantare vittoria, se un ordine del giorno verrà o meno ripresentato in quest'Aula, dal momento che, se vale ancora il bicameralismo perfetto, vale anche l'impegno preso alla Camera. La cosa che mi stupisce è che molto spesso coloro che si scagliano contro il mondo militare, degli armamenti e dei sistemi di difesa sono persone - devo dirlo qui dentro - che non sanno assolutamente che cosa siano oggi un'arma, un sistema di difesa o un supporto logistico. Dico questo perché non dobbiamo nasconderci dietro a quella che poi alla fine è la realtà dei fatti. L'Italia non ha mai rinnegato quello che è scritto nella Costituzione e - potrò fare un'affermazione forse banale, ma è la realtà - abbiamo discusso questo decreto nelle Commissioni riunite affari esteri e difesa, abbiamo ovviamente un Ministero della difesa, per cui non c'è bisogno di ribadire questi concetti. L'Italia ha già scelto da che parte stare e l'atteggiamento da tenere, che non è cobelligerante, perché è un termine che non esiste e non ha senso - basti vedere l'impegno e lo sforzo sul terreno degli italiani in Ucraina per dare una risposta a quest'affermazione, che trovo veramente sconcertante - ma piuttosto è in linea con la Costituzione. Abbiamo una spesa e i fatti di questi giorni ci ricordano quanto sia importante avere dei sistemi di difesa. È inutile però secondo me fare ricorso al costo in miliardi che comporterebbe questo aumento della spesa militare, se accanto a questo, poi, non aggiungiamo non tanto quanto sia la spesa militare, ma ad esempio il fatturato delle nostre imprese della Difesa. Quindi additare come un fatto negativo l'aumento della spesa militare semplicemente perché si tolgono soldi agli italiani è assolutamente inaccettabile, perché il bilancio dello Stato ha una sua costruzione e una sua architettura e questa è una voce importante. In questi giorni stiamo scoprendo quanto sia importante avere un sistema di difesa. In altre voci aiuteremo - e lo faremo come l'abbiamo fatto, come continueremo a chiederlo in quest'Aula e come lo faremo fra qualche giorno - le nostre famiglie italiane. Ribadisco, in conclusione, che sostanzialmente i soldi e i finanziamenti di cui stiamo parlando sono quelli che afferiscono al mondo della Difesa. La Lega ha sempre ribadito in questi giorni che la via maestra è quella della diplomazia, speriamo di arrivare nei prossimi giorni - ed anche se le voci che arrivano in queste ultime ore non sono rassicuranti, noi continueremo a sperare e lavoreremo per questo - alla fine immediata del conflitto, il prima possibile, perché riteniamo che la pace sia l'orizzonte al quale tendere. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Crucioli. Ne ha facoltà. CRUCIOLI (Misto) . Signor Presidente, ho ascoltato con molto interesse la discussione dei colleghi, la cui tesi di fondo, a mio avviso, è quella che era già stata presentata dal presidente Draghi, ed in particolare ripresa in maniera nitida dal collega Zanda. Siccome cioè in Ucraina si sta combattendo per la libertà di tutta Europa, perché la Russia avrebbe intenzione di non fermarsi all'invasione ucraina, ma poi di proseguire nei paesi dell'Europa occidentale e che, quindi, l'Ucraina sta resistendo anche per noi, anche per la nostra libertà, vi è l'obbligo italiano di inviare armi alla resistenza ucraina e la necessità di alzare al 2 per cento la spesa di armamenti. Se questa tesi fosse fondata e dimostrata, sarebbe condivisibile negli effetti; anch'io sarei dell'idea che, qualora ci fossero le prove o una ragionevole aspettativa che la Russia sia in procinto di andare oltre il cancello ucraino e arrivare in Europa, le conseguenze sarebbero quelle di fermarlo lì e sarebbe necessario schiacciare un avversario e un nemico. Il paragone con Hitler sarebbe allora giustificato; qualora si fosse fermato in tempo, qualora l'Europa e gli alleati l'avessero fermato in tempo, si sarebbero evitati grossi disastri. Per fortuna, però, credo che questa tesi non sia provata. Non vedo elementi che inducano a ritenere che l'aggressione, seppur censurabile, della Russia, sia il primo di una serie di passi. Se quindi gli obiettivi che stiamo mettendo in testa alla Russia e a Putin non sono quelli di un' escalation e di una progressiva aggressione dell'Europa, allora la tesi che vuole l'invio di armi, una guerra a tutti i costi, una reazione da parte di tutta Europa e di tutta la NATO e anche un aumento di spese militari non è una conseguenza necessaria. Anzi, potrebbe essere dannosa; è chiaro infatti che con la benzina non si spegne un fuoco, così come con le armi non si estingue una guerra in corso e non si salvano vite umane, inviando carrarmati e missili, così come non si evita un aggravamento di questa o di future guerre con un' escalation militare. Se infatti l'Italia, l'Europa e la NATO si doteranno di più armamenti, anche il blocco contrapposto farà lo stesso; invece, bisogna tendere a una de-escalation, perché saremo tutti più sicuri se ci saranno meno armi, non se ce ne saranno di più. È questo lo spunto che vi offro e su cui vi invito alla riflessione; questo è il tema di fondo, poi ci sono tutte le questioni tecniche su come si è svolta la discussione in Commissione, ma di quello parlerò domani, quando verrà posta la questione di fiducia. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice La Mura. Ne ha facoltà. LA MURA (Misto) . Signor Presidente, per la seconda volta oggi mi trovo a intervenire su due decreti-legge, deroghe su deroghe. Il provvedimento in esame, all'articolo 1, comma 1, potenzia le iniziative della NATO, inviando fino al 2023 personale militare e risorse per un totale di circa 170 milioni di euro (lo dico ai cittadini più che ai colleghi, perché è bene che sappiano esattamente come stanno le cose), per dispositivi di sorveglianza dello spazio aereo e navale dell'Alleanza e per l'impiego della forza ad elevata prontezza per interventi militari entro le quantantott'ore nelle aree di crisi. Si tratta di una vera potenza di fuoco, pericolosissima: pertanto, è come se stessimo in guerra; lo siamo, perché siamo pronti. In violazione dell'articolo 11 della Costituzione, secondo il quale l'Italia ripudia la guerra, il decreto-legge n. 14 del 2022, in cui è stato trasfuso anche il contenuto del decreto-legge n. 16 del 2022, autorizza all'articolo 2- bis - che è stato aggiunto - fino al 31 dicembre 2022 la cessione di mezzi, materiale ed equipaggiamenti militari in favore dell'Ucraina, in deroga alla legge n. 185 del 1990; tramite decreti sarà individuato l'elenco degli armamenti. Dico ai cittadini di andare a leggere cosa c'è nell'elenco degli armamenti: armi nucleari, biologiche e chimiche; armi da fuoco, automatiche, bombe, mine e razzi. Stiamo derogando ai nostri principi e ai nostri valori e i cittadini lo hanno capito. Ci scrivono di dire no all'invio delle armi, per dire no alla guerra, perché hanno ben compreso la gravità della situazione, ma noi non li ascoltiamo. Io invece voglio ascoltarli, perché la propaganda del mainstream dice delle cose, ma i cittadini hanno capito che è tutt'altro e la situazione è più grave. Ci scrivono che i prodotti tossici degli stati di emergenza si chiamano deroghe, con cui si aggirano le leggi, le norme, le regole, le convenzioni, i trattati e gli accordi e non solo per l'invio delle armi, ma anche per le misure in materia di energia. All'interno dell'articolo 5- bis, aggiunto al decreto-legge in esame, sono previste deroghe di riferimento agli impianti di generazione di energia elettrica. Ci siamo dimenticati di tutto, siamo entrati in guerra, quindi siamo in crisi. Si utilizzano carbone e olio, si prevedono semplificazioni per l'adozione di misure finalizzate all'aumento della disponibilità di gas. Voi chiedete anche la modifica del PNRR. Questo è il momento giusto per farlo! No, non ci stiamo, i cittadini non lo vogliono! (Applausi) . Sono previste anche deroghe connesse alla guerra in Ucraina relative agli obblighi di greening dei terreni agricoli: andremo a coltivare e mettere fitofarmaci su terreni che dovevano essere inerbiti, lasciati a riposo. Cosa stiamo facendo? Il dibattito degli ultimi giorni si è concentrato sull'aumento delle spese militari, allora faccio una richiesta al Movimento 5 Stelle, che, tramite Conte, ha detto che queste spese militari non dovrebbero aumentare e i cittadini gli hanno dato fiducia, proprio perché aveva detto questo. Cosa farà il Movimento 5 Stelle? (Applausi) . Siamo dei folli. Stiamo rinunciando alla civiltà, alla cooperazione pacifica e alla solidarietà tra gli Stati. Abbiamo dimenticato la pandemia e ci stiamo tuffano in una nuova era: quella della guerra nucleare, della legge del più forte e dei peggiori istinti umani, che in secoli di civiltà pensavamo di aver mitigato in favore del mantenimento del patto sociale. Diciamo basta alla guerra. Non la pace e la guerra insieme! Basta, diciamo basta alla guerra. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Vescovi. Ne ha facoltà. VESCOVI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, penso che siamo tutti per la pace e nessuno di noi sia per la guerra. Stiamo lavorando proprio per riuscire ad arrivare il prima possibile alla pace, anche grazie alla nostra diplomazia. Venendo al punto del decreto Ucraina, signor Presidente, mi sono sempre posto una domanda. La questione in quell'area era nota dal 2014: da allora non abbiamo certo fatto una politica di diversificazione, tanto che oggi il 40 per cento del gas l'Unione europea lo importa dalla Russia, "finanziandola". Bisogna dunque stare attenti, da una parte, a porre - giustamente - le sanzioni, ma, dall'altra ricordiamo che l'Unione europea oggi compra il 40 per cento del gas dalla Russia. Forse tutti questi no degli ultimi dieci anni (no alla TAP, no alla TAV, no a tutto) ci hanno portato a questa situazione di dipendenza dalla Russia. Il nostro Paese ha bisogno di una visione, anche come politica del gas ed energetica. Dobbiamo avere una propensione al futuro, riuscire a parlare con i sì e dare una visione dei prossimi dieci anni. Altrimenti, ci ritroveremo come oggi, sempre con un decreto Ucraina e sempre vivendo nelle urgenze. Con le urgenze, però, non si costruisce un grande Paese. Il secondo punto, che ho sollevato anche attraverso un'interrogazione, è che l'Italia ha la fortuna, anche a livello geografico, di essere al centro del Mediterraneo. Dobbiamo pertanto iniziare ad avere questa visione e rapporti anche con il Nord Africa, con Paesi da cui importare il gas per non essere "ostaggio" di un'unica Nazione. Dobbiamo anche riuscire a trovare soluzioni all'interno del nostro Paese e ad avere rapporti con i Paesi dei Balcani. Ho presentato un'interrogazione, circa quindici giorni fa, parlando dell'elettrodotto che collega l'Italia con il Montenegro, dove ci sono già una struttura e un cavo che importa energia elettrica. Basterebbe metterne un secondo per raddoppiare l'energia elettrica da importare nel nostro Paese. Iniziare ad avere questi rapporti di visione e di lungimiranza, che ci portino anche a collegamenti con tutti i Paesi dei Balcani, in questo caso specifico con il Montenegro, per noi potrebbe essere una delle soluzione: un po' da una parte e un po' dall'altra, è meglio diversificare e non avere un solo fornitore importante. (Applausi) . Signor Presidente, mi permetta poi un passaggio politico. La grandezza di un Paese si misura dalla sua politica estera. Dai giornali stiamo vedendo tutti che in Turchia si sta svolgendo un passaggio per riuscire a trovare una via diplomatica tra Ucraina e Russia. Mi sarebbe piaciuto che questo passaggio fosse avvenuto nel nostro Paese, visto che abbiamo una classe di ambasciatori molto importante, ai quali rivolgo il mio plauso, perché, insieme a tutto il nostro personale all'estero, sono veramente persone straordinarie. Ciò però non avviene. Pongo allora al Ministro degli esteri una domanda, nel senso di una riflessione: i termini che sta usando, che ho ascoltato in alcune trasmissioni televisive, sono adeguati per riuscire ad arrivare a una via diplomatica importante tra l'Ucraina e la Russia? Cerchiamo di diventare noi il punto di riferimento a livello diplomatico per trovare una soluzione tra i due Stati. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Errani. Ne ha facoltà. ERRANI (Misto-LeU-Eco) . Signor Presidente, colleghe e colleghi, sosteniamo con convinzione il decreto-legge del Governo e, per sgombrare il campo da discussioni astratte e inutili, preciso che non abbiamo alcuna posizione di terzietà. La nostra posizione è chiarissima: le responsabilità di Putin e della Russia sono gravissime, non hanno alcuna giustificazione e ledono il principio fondamentale dell'autodeterminazione di un popolo. Pertanto, sosteniamo l'azione del Governo e dell'Ucraina e anche la resistenza del popolo ucraino. Su questo punto sarebbe bene che tra tutti noi non ci fossero equivoci. Credo che in questo momento l'unità dell'Unione europea sia fondamentale. È questo il campo su cui dobbiamo giocare una partita importante, ma una qualche riflessione in più è pur necessaria. Alcuni colleghi prima di me hanno giustamente detto che la vicenda dell'invasione dell'Ucraina produce un cambio radicale nel mondo. Ciò è verissimo e anzi, per la verità, ne avevamo avuto segnali anche prima e in modo molto significativo riguardanti gli interventi della Russia per la Crimea e il fallimento della politica dell'Occidente in Afghanistan, Siria e Libia. Insomma, siamo di fronte a un cambio e ciò richiede un nuovo pensiero che non mette in discussione di un millimetro la nettezza, la fermezza e la durezza della condanna delle giuste scelte che noi e l'Europa abbiamo fatto in queste settimane, a cominciare dalle sanzioni, sapendo che questo Paese pagherà un prezzo più alto di altri e certamente degli Stati Uniti. Tuttavia, queste sono state scelte giuste. C'è però una cosa che non mi convince e lo voglio dire esplicitamente. Mi si è aperto il cuore quando il presidente Draghi ha detto di non scivolare nelle guerre di civiltà. È giusto e sacrosanto: un mondo complesso e complicato non si può ridurre a uno, perché, quando lo si fa, si crea una situazione di maggiore insicurezza. Come ho detto in un altro intervento, dobbiamo avere la saggezza che altri non hanno e, ferme restando tutte le iniziative che abbiamo promosso, costruire un percorso di diplomazia in grado di disegnare una nuova idea di sicurezza nel mondo. Lo dico per brevità in questi termini: c'è bisogno di una nuova Helsinki, che si faccia carico della sicurezza di tutti. Le nostre maggiori qualità sui valori della democrazia e della libertà si misurano proprio qui, sul terreno, ossia se avremo la capacità di disegnare una prospettiva. Certo, abbiamo fatto bene a non consentire che la Russia conquistasse l'Ucraina in due giorni, ma non è questo il punto. Ne pongo un altro più generale, che riguarda perfino la storia e il tracciato della politica estera di questo Paese, una grande politica estera. Posso dire, senza alcun tipo di sospetto, visto che è la mia cultura di provenienza, che non era esattamente sovrapponibile a quelle che ha costruito questa politica estera. Sto parlando di Moro, di Fanfani e di Alcide De Gasperi, che abbiamo giustamente ricordato oggi, insieme alla figlia, in quest'Aula. C'era poi Andreotti, per quello che riguarda il Medio Oriente; insomma, ci siamo intesi. Questa tensione siamo in grado di riproporla? Alcuni colleghi di Forza Italia giustamente hanno citato, nel corso di altri dibattiti, lo sforzo di Pratica di Mare. Insomma, è questo il terreno grande dell'Europa e non lo dobbiamo dimenticare, soprattutto ora. Lontano da me chiedere alla Repubblica di non onorare gli impegni che assume. Nel 2014 abbiamo preso impegni che nessuno vuole ribaltare: attenzione, però; da allora è successo qualcosa? A me pare di sì. È successo qualcosa di molto serio, colleghe e colleghi. Cos'è che ci pone... (Brusio. Richiami del Presidente) . Grazie, Presidente, ma io vado avanti tranquillamente. PRESIDENTE. Anche se lei prevalentemente ama parlare rivolto verso il Gruppo PD, è giusto che l'ascoltino tutti. ERRANI (Misto-LeU-Eco) . Lei ha ragione. Faccio immediatamente autocritica, Presidente. (Commenti) . Fatemi fare questo ragionamento, che è importante. L'Europa è di fronte a una sfida: la sua politica estera e la difesa europea, che non è e non può essere sovrapposta alla NATO. Il presidente Draghi ha detto che dev'essere complementare e noi siamo d'accordo. A proposito del 2 per cento - lo dico con sincerità - trovo che affrontare una questione così fondamentale con un ordine del giorno sia una semplificazione del tutto inadeguata. Draghi ha detto (ve lo voglio rileggere, perché l'ha detto la settimana scorsa): «La cosa importante, però, è che in questo periodo in cui tutti parlano di difesa, di aumento delle spese militari e alcuni Paesi hanno deciso di aumentare le spese militari in maniera straordinariamente significativa, è importante che questi aumenti vengano annunciati all'interno di una strategia europea e non all'interno di una strategia nazionale. (Applausi) . Capite bene che il rischio di andare avanti con strategie nazionali è piuttosto serio, specialmente in prospettiva (l'abbiamo già visto, tra l'altro)». È questo il quadro su cui dobbiamo discutere e, sulla base di questo, dobbiamo ragionare su come fare un passo in avanti, il più rapidamente possibile, su una politica estera comune e su una politica di difesa comune, razionalizzando le spese e definendo qual è la governance di questa politica di difesa, perché non vorremmo un domani trovarci in situazioni complicate nel gestirla. Questo va chiarito subito. Io sono per la difesa europea; in questo quadro dobbiamo ragionare sulle scelte da fare. Naturalmente, ha ragione il ministro Guerini... PRESIDENTE. Dovrebbe concludere, senatore Errani, perché è andato due minuti oltre il suo tempo. ERRANI (Misto-LeU-Eco) . ...con equilibrio e con una capacità di tenere conto dei limiti della finanza pubblica italiana. Questo è un punto sul quale, al di là delle narrazioni sbagliate, dobbiamo dare una risposta ai cittadini italiani, che hanno un loro pensiero autonomo con il quale dobbiamo dialogare assolutamente. (Applausi) . PRESIDENTE. Spero che gli altri colleghi non ne abbiano avuto a male se le ho dato due minuti oltre il tempo che le spettava, presidente Errani. È iscritta a parlare la senatrice Modena. Ne ha facoltà. Parlavo con Gasparri del suo papà. MODENA (FIBP-UDC) . Lo so, Presidente, perché in quei tempi abbiamo visto insieme la televisione, quando è caduto il muro di Berlino e quando a casa parlavamo del fatto che tutte le popolazioni, che erano sotto la vecchia Unione Sovietica, correvano per venire in Occidente, per avere la nostra economia e la nostra libertà. È per questo motivo che sono rimasta abbastanza colpita dal dibattito surreale che si è venuto a creare intorno a questo decreto-legge e credo che ciò sia dovuto a due motivi sostanziali, il primo dei quali - a cui dedicherò un paio di minuti - riguarda il contenuto e il merito dei provvedimenti. Non si può far passare all'esterno l'idea che stiamo votando un decreto-legge che porta le armi all'Ucraina, perché questo significa fare una specie di operazione per cui si crea un finto problema per montare un finto caso, che in realtà, nei fatti e nelle carte, non esiste. Noi oggi andiamo a votare la conversione di un decreto-legge, tra l'altro già votato alla Camera, con cui si stabiliscono delle cose importanti: la partecipazione del nostro Paese, intanto a difesa dello spazio aereo dell'Alleanza atlantica; la sorveglianza navale; la presenza in Lettonia e solo per sei mesi - quindi c'è anche ottimismo da questo punto di vista - per tutelare un'area che ci interessa, l'area di confine. Questo decreto-legge non parla di mandare armi, parla dei viveri. Vogliamo dare da mangiare, penso, a questi soldati che vanno a fare il lavoro di supporto logistico? O dar loro i giubbotti antiproiettile? Parlo in modo particolare anche dell'autodifesa per i giornalisti, per i reporter , parlo della funzionalità delle ambasciate, dei dispositivi per le unità di crisi, delle misure di sicurezza per quello che riguarda il gas, delle misure per le imprese che hanno subito dei problemi dal punto di vista delle importazioni e nell' export , soprattutto, con l'Ucraina e la Russia. Poi, naturalmente, accogliamo i profughi, con tutto quello che comporta dal punto di vista delle spese e della logistica. Si prevede poi in questo decreto-legge un aiuto all'Ucraina in quelli che sono definiti gli equipaggiamenti e che sarebbero chiamati "equipaggiamenti militari non letali" e poi si specifica chiaramente, sulla base di un atto di indirizzo votato dalle Camere, a stragrande maggioranza dei componenti delle Camere (e per parti separate anche dalla forza di opposizione), la cessione di mezzi materiali ed equipaggiamenti militari. Questa cosa si è trasformata, nell'immaginario collettivo, in un invio di armi, come se noi stessimo mandando delle armi. Invece stiamo cedendo - e speriamo anche di cedere del buon materiale - dei mezzi e degli equipaggiamenti ad un popolo che è stato aggredito militarmente in Europa, vicinissimo a noi. Noi non possiamo essere ingannevoli e dobbiamo imparare a spiegare i provvedimenti nel merito, perché con i finti racconti, con le narrazioni che non hanno né capo né coda, siamo noi per primi i colpevoli della "non conoscenza" delle persone che poi pensano che ci siano complotti o cose di questo genere. Questo diventa poi un terreno dove i Paesi che ci vogliono male, o comunque sia chi ci vuole male, semina per dividerci, per indebolirci e per rappresentarci come un Paese... (Il microfono si disattiva automaticamente). Noi dobbiamo assolutamente evitare le divisioni che vengono fatte da fuori per rappresentarci come un Paese diviso: un pezzo che guarda alla Cina, un pezzo che guarda alla Russia; no, noi siamo europei, siamo nell'Alleanza atlantica e dobbiamo rispetto alle Forze armate. Signor Presidente, non dobbiamo tra l'altro dimenticare che domani finisce il famoso stato di emergenza e oggi ci ha salutato il generale Figliuolo: le Forze armate sono anche e soprattutto questo. Quindi, invece di stare a discutere di un armamento, credo che potremmo questa sera degnamente ringraziare il generale e l'Esercito per tutto quello che hanno fatto nella pandemia. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Candura. Ne ha facoltà. CANDURA (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, rivolgo un saluto ai membri del Governo, a tutte le onorevoli colleghe e a tutti gli onorevoli colleghi presenti. Abbiamo toccato molti punti stasera, però vorrei tornare alla radice del problema. Oggi stiamo discutendo di questo provvedimento dopo che il Governo di Vladimir Putin ha deciso di aggredire in maniera proditoria e predatoria uno Stato sovrano chiamato Ucraina. È un'invasione che ha un po' rotto la bolla di confort in cui vivevamo da decenni, pensando che questo tipo di guerre appartenessero al passato, quantomeno nel nostro quadrante geopolitico, nella nostra zona, nella nostra Europa. E invece no. Abbiamo appreso con sconforto che uno Stato isolato a livello internazionale che non sia parte di una forte alleanza è preda del più forte, del più aggressivo, del più prepotente. Questo ci porta innanzitutto a condannare in maniera inequivocabile, dal punto di vista del diritto internazionale ma anche dell'etica, il Governo di Vladimir Putin per quanto sta facendo in Ucraina. Questo ci porta però anche a riflettere su un conflitto che ha nella dimensione militare solamente l'apparenza. C'è una questione politica di base molto importante. Quando ci volgiamo a pensare ai Paesi dell'Est Europa, pensiamo a degli Stati sovrani, individuati precisamente: la Polonia, la Romania, l'Ucraina stessa. Ma se prendessimo il volo e dal Cremlino guardassimo verso Occidente, la visione da quella parte non sarebbe quella di Stati sovrani, ma di una dimensione securitaria, egoistica ed egocentrica in un certo senso ma comprensibile a livello storico, ed illegale e illegittima secondo il diritto internazionale contemporaneo, per cui l'Ucraina, la Polonia e i Paesi baltici non hanno il diritto di scegliere autonomamente a quale mondo appartenere: se al mondo delle democrazie occidentali o alla sfera delle autocrazie. Devono semplicemente rimanere a servizio della sicurezza della Russia. Questa visione politica è assolutamente inconciliabile. Abbiamo un gravissimo problema che non è semplicemente l'aggressione della Russia all'Ucraina. Il problema è che cosa vogliamo fare di quei principi che fino ad oggi abbiamo decantato e che ci hanno inorgoglito, almeno a parole. Può uno Stato sovrano decidere di entrare nella NATO e nell'Unione europea oppure deve essere "il bullo del quartiere" l'arbitro della posizione internazionale di una democrazia? Noi come democrazie siamo dipendenti dal gas russo - lo diceva prima un mio collega e ha ragione - e chiaramente dobbiamo scegliere se essere persone e Paesi di principio, coerenti, o se dobbiamo essere dei mercanti che vendono i propri principi di libertà in nome del soldo quando si parla dell'altrui persona. Si sta parlando di spendere per la difesa del nostro Paese, che poi non è semplicemente la difesa del nostro Paese, ma è la difesa della NATO e di un sistema politico. Se non ci mettiamo in testa che la pace, che non è sottomissione, e la libertà, che non è anarchia, non sono valori scontati, ma richiedono sacrificio, se non ci mettiamo in testa questo - ripeto - è molto meglio che chiudiamo i nostri Paesi, chiudiamo i Parlamenti, chiudiamo le spese per la difesa e ci regaliamo o svendiamo al primo "bullo del quartiere", che si chiami Vladimir Putin o Xi Jinping. Vi consiglio di leggere il comunicato congiunto che Xi Jinping e Vladimir Putin hanno siglato il 4 febbraio 2022, venti giorni prima dell'invasione e all'apertura dei Giochi olimpici di Pechino. In questo comunicato, oltre alla collaborazione strategica su vari punti che non sto qui a delineare perché non ne ho il tempo, soprattutto si reinterpreta a uso e consumo di due dittature il concetto di democrazia, dicendo che ci sono dei modelli e dei percorsi di democrazia alternativi a quelli che l'Occidente egoisticamente vuole imporre al mondo e che la Cina e la Russia hanno trovato il loro modello di democrazia, perché i popoli cinese e russo hanno scelto due regimi non democratici. Pensate al ragionamento circolare: la democrazia è che il popolo scelga di non essere governato in maniera democratica. È scritto molto chiaramente ed è sconvolgente. Invito di conseguenza a una riflessione quei colleghi che giustamente dicono che la pace è un valore. Io non condivido che la pace sia sottomissione; condivido la pace, ma condivido anche il fatto che bisogna essere coerenti nel difendere se stessi e i propri principi e, se qualcuno tra i nostri elettori - nostri nel senso di tutto l'emiciclo - non è convinto della bontà delle spese militari per la difesa del Paese, cioè per la loro difesa, è compito nostro insegnarglielo, parlarne. Non ci possiamo piegare a fake news e alla propaganda dei nostri avversari, che esiste, perché - ripeto - la politica di dittature che dicono che è democrazia scegliersi la dittatura è a noi antitetica. Abbiamo quindi la responsabilità, non solo di sostenere il decreto, il 2 per cento e l'azione del Governo Draghi, ma abbiamo anche il compito di farlo capire ai nostri elettori, di ciascun Gruppo parlamentare qui rappresentato. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Barboni. Ne ha facoltà. BARBONI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, signori Sottosegretari, onorevoli colleghi, in apertura del mio intervento occorre che io ribadisca oggi, come in tutta la storia di Forza Italia che, sia quando siamo stati al Governo che quando siamo stati all'opposizione, da forza politica seria e responsabile, ci siamo sempre schierati dalla parte della Nazione, delle Forze armate, della libertà e della democrazia. Quanto sta accadendo dal 24 febbraio, come ricordato prima da più di un collega, sta riportando nel cuore dell'Europa la linea di frattura, non solo militare, ma anche politica e sistemica che ci eravamo illusi fosse stata superata con il crollo dell'Unione sovietica e del Muro di Berlino. Molti avevano ritenuto allora che le nuove pericolose sfide fossero solamente quelle portate dall'integralismo islamico, dopo l'attentato alle Torri Gemelle e in relazione alla recrudescenza del terrorismo. Si era creduto che i venti di guerra e di repressione potessero venire esclusivamente da qualche pericoloso dittatore in Corea del Nord o in Venezuela; si è ritenuto, a torto forse, che la madre di tutti i problemi fosse lo strapotere economico della Cina. Non era stato capito o era stato sottovalutato il messaggio nato dalla fine di alcune egemonie politiche europee che avevano portato alla distruzione, per esempio, della ex Jugoslavia, una realtà federativa che accomunava etnie simili, ma diverse, che al venir meno del collante politico dato dal generale Tito si è trasformato in uno scontro armato senza quartiere, che ha infiammato l'ultimo decennio del secolo scorso. L'Europa e l'Occidente avrebbero dovuto rispondere insieme a queste sfide sistemiche, che sono sfide ai nostri valori, alla nostra cultura e al nostro modo di vivere, esportando un'idea di Europa e di Occidente a tutti i popoli e a tutte le Nazioni di tradizione greco-romana e giudaico-cristiana, anche a quelli liberati dal gioco della dittatura comunista. Per fare questo ci voleva e ci vuole capacità di intermediazione, arte della convergenza e visione strategica. Ci voleva, ci vogliono e ci vorranno interpreti capaci. In altre parole ci vuole leadership e ci vogliono i leader politici che creino le condizioni per la sua realizzazione. Consentitemi qui di dire che è fin troppo facile dire e riconoscere che un solo uomo, un solo leader illuminato e capace ha saputo interpretare questo nodo politico; solo Silvio Berlusconi capì che fra i Paesi della NATO e la Russia si dovevano porre le basi per una convergenza di prospettive e di interessi strategici e nel 2002, a Pratica di Mare, avviò questo processo virtuoso che avrebbe portato un futuro migliore per il mondo, per l'Europa e per l'Italia. Diceva Malcolm X che la storia è la memoria di un popolo e, senza una memoria, l'uomo è ridotto al rango di animale inferiore. Infatti solo chi non ha leadership politica non ne ha memoria. Pensare che le macerie del regime comunista, fatto di oppressione, di invasioni, di repressione, dalla carestia artificiale con la quale Stalin massacrò milioni di ucraini, la spietata repressione della resistenza patriottica anticomunista in Lituania, i carri armati russi a Budapest e a Praga, non segnassero profondamente il sentiment di quei popoli una volta affrancati dalla dittatura non solo verso il sistema comunista, ma verso il Paese con cui il sistema si identificava. Quei popoli che hanno scelto la libertà della democrazia si sono rivolti all'Europa, chiedendo di essere parte della nostra comunità di popoli liberi e noi abbiamo il dovere di essere dalla loro parte, con chi ha aderito all'Alleanza atlantica e con chi, come l'Ucraina, con l'Alleanza atlantica e l'Europa stava costruendo un rapporto di mutualità senza alcun significato ostile verso la Russia. Sull'origine di questo conflitto vi sono, in ogni caso, elementi oggettivi di discussione quali ad esempio le discriminazioni delle minoranze russe in alcune aree dell'Ucraina o il Battaglione Azov con i mercenari che esibiscono le svastiche. Non è nostro compito fare l'esegesi del conflitto; il Governo e il Parlamento hanno il dovere di dare risposte al contesto geopolitico, economico e sociale che questi eventi hanno determinato. L'approvazione di questo decreto-legge, con le prime misure urgenti, sono un segno tangibile della risposta del popolo italiano. La politica ha anche il dovere di impedire che nel terzo millennio vi siano guerre. Esortiamo quindi il Governo ad agire nel solco della mediazione che porti quanto prima ad un cessate il fuoco e ad una soluzione negoziale efficace. Occorre, in ultimo, non per ultimo, ribadire che lì dove ci sono violazioni della sovranità territoriale, lì dove ci sono bombe pseudo intelligenti, lì dove c'è distruzione e morti di civili, senza se e senza ma, Forza Italia nel solco del dettato costituzionale, dello spirito fondante del nostro movimento e nel rispetto dei diritti inalienabili dei cittadini d'Italia e del mondo, è stata, è e sarà sempre dalla parte della libertà e dell'autodeterminazione dei popoli. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Ciriani. Ne ha facoltà. CIRIANI (FdI) . Signor Presidente, non so se userò tutto il tempo a disposizione, domani la nostra collega Isabella Rauti interverrà sulla dichiarazione di voto in occasione della fiducia e lì entreremo anche nel dettaglio delle tante ragioni che ci spingono a questo passo che avremmo potuto evitare, ma al quale ci avete spinto con la vostra condotta irresponsabile. Vorrei semplicemente ricordare all'Assemblea e ai pochi colleghi che sono rimasti quello che è successo in questi giorni. Ho letto e sentito ricostruzioni surreali di quanto abbiamo vissuto tutti insieme nelle Commissioni riunite affari esteri e difesa. Sono successe cose incredibili, ma non vuol dire che siano positive, anzi sono sicuramente molto negative, soprattutto per il Paese che ha la sventura di essere amministrato e governato da una maggioranza che ha perso il controllo di sé stessa, in un momento così grave della vita politica internazionale. Dicevo che succedono cose incredibili; succede ad esempio che Fratelli d'Italia presenti un ordine del giorno in Commissione per fare una richiesta molto banale. L'ordine giorno ripete semplicemente cose già accadute, ripete dichiarazioni virgolettate del presidente del Consiglio Draghi su alcuni impegni in ambito internazionale che l'Italia ha sottoscritto più volte negli anni scorsi; ripete quanto già contenuto in un ordine del giorno analogo approvato a larghissima maggioranza alla Camera e chiede semplicemente che quegli impegni che valevano alla Camera una settimana prima, possano valere anche al Senato la settimana successiva. Invece, nel novero delle cose incredibili, succede che il MoVimento 5 Stelle probabilmente voleva utilizzare il nostro ordine del giorno per le sue finalità di carattere politico, per boicottare la maggioranza di cui fa parte. Il Governo, infatti, di fronte a un ordine del giorno talmente lineare e trasparente fa l'unica cosa che poteva fare: lo accoglie. Il Governo, infatti, non può non accogliere un ordine del giorno che riflette la storica posizione di Fratelli d'Italia, che esisteva prima della nascita di questo Esecutivo e di questa legislatura perché faceva parte del nostro programma elettorale già molti anni prima. Il Governo fa quindi una cosa semplice, banale: accoglie l'ordine del giorno che fa affermazioni su cui il Governo si era già espresso positivamente la settimana prima alla Camera. Naturalmente però questo non è sufficiente. Succede che un ex Presidente del Consiglio di questo Paese, in carica per tre anni, va dall'attuale Presidente del Consiglio, che lui almeno formalmente sostiene, e gli dice di non essere d'accordo. Succede che il Presidente del Consiglio si rivolga persino al Presidente della Repubblica per confermare la linea del Paese, in coerenza con gli impegni internazionali sottoscritti. Il giorno seguente tuttavia va in scena tutto un altro film, cioè questo tentativo puerile e ridicolo - lo ripeto: puerile e ridicolo - del MoVimento 5 Stelle, che convince la maggioranza, che è ormai allo sbando, a mettere in scena la seguente trovata geniale. L'ordine del giorno è stato accolto dal Governo. Questa è storia e dalla storia non si può tornare indietro. Noi però siamo furbi, quindi ci impegniamo a non andare in Aula con il relatore, facciamo in modo che la Commissione non concluda i suoi lavori, in modo tale - pensate che trovata ingegnosa - di arrivare in Aula con il vecchio testo, quindi quell'ordine del giorno accolto dal Governo non esiste più. Magicamente non esiste più, non è mai esistito, non è mai accaduto che il Governo accogliesse quell'ordine al giorno. Abbiamo quindi il valzer dell'ipocrisia: i 5 Stelle fingono di non sapere che il resto della maggioranza è contraria alle sue posizioni, mentre il resto della maggioranza finge di non sapere che la forza parlamentare di maggioranza relativa, ovvero i 5 Stelle, sono contrari a quello che sostiene il resto della maggioranza. Questo è il quadro politico in cui ci apprestiamo a votare la fiducia a un Governo che non ha una maggioranza in tema di politica estera nel momento più grave della storia repubblicana degli ultimi quarant'anni. (Applausi) . Di questo stiamo parlando. Non bastano i trucchetti, le ipocrisie, i giochetti regolamentari in cui siete bravissimi per nascondere questa semplice verità. Ai colleghi superstiti 5 Stelle presenti in Aula vorrei dire che se hanno il coraggio delle loro opinioni (il coraggio vero, non quello finto) devono prendere carta e penna e scrivere un ordine del giorno in cui si dice: non ci riconosciamo nelle dichiarazioni del presidente Draghi, non ci riconosciamo nella politica estera di questo Governo, non ci riconosciamo in quanto detto dal Presidente del Consiglio in Aula alla Camera. Dovevano dire questo, oppure potevano fare ancora una cosa ancora più semplice, cioè chiamare il loro Ministro degli affari esteri (perché esprimono il Ministro degli affari esteri) e dirgli: caro Ministro, da che parte stai? Stai con Draghi o stai con noi? Se, come io immagino, il Ministro degli affari esteri è lealmente e fedelmente coerente con le vostre posizioni, perché non si è espresso? Perché non ha detto quello che pensa? Quanto dobbiamo attendere per sapere qual è il pensiero del Ministro degli affari esteri sulla posizione del Gruppo MoVimento 5 Stelle cui appartiene? In questo contesto noi, come opposizione, possiamo anche lontanamente immaginare di votare a favore di un provvedimento, che nel merito condividiamo, sapendo che quel voto darebbe forza ad una maggioranza e ad un Governo che è irresponsabile in un momento di massima serietà? Il mondo ci osserva, ci guarda e si domanda come sia possibile che un Paese, che è in una situazione difficile come il resto del mondo, sia governato da una maggioranza che non ha una politica militare e una politica estera condivisa; che tradisce gli impegni internazionali sottoscritti dallo stesso Governo, dai Governi precedenti e dalla stessa maggioranza. Maggioranza in cui siede un signore che faceva il Presidente del Consiglio e che adesso dice cose opposte a quelle che diceva soltanto un anno o sei mesi fa. Questa è la maggioranza. Questa è la maggioranza di un Governo che si chiama "dei migliori", ma che ci fa sfigurare a livello internazionale. Ecco il motivo per cui noi manteniamo la nostra chiarezza di posizioni, manteniamo la nostra coerenza, manteniamo la nostra disponibilità a votare sempre a favore degli interessi italiani, soprattutto quando è in gioco la nostra credibilità a livello internazionale, ma non possiamo votare la fiducia a un Governo che si è comportato in questo modo. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Porta. Ne ha facoltà. PORTA (PD) . Signor Presidente, signori rappresentanti del Governo, colleghi, quando, poco più di due mesi fa, sono entrato per la prima volta in quest'Aula, Non avrei mai immaginato che il mio primo intervento sarebbe stato su un tema di questo genere. Per una generazione come la mia, ma potrei dire come la nostra, rivolgendomi alla maggior parte dei colleghi, la guerra non è una parola astratta. L'abbiamo conosciuta tramite i racconti dei nostri genitori, le sofferenze e anche le vittime tra i familiari. Eppure la guerra ha bussato nuovamente alle nostre porte, alle porte dell'Europa. Come ha detto bene anche il segretario del nostro partito, Enrico Letta, ci rendiamo tutti conto che la guerra porta a rivolgimenti nelle coscienze nel campo dell'economia, della società e anche della politica. Stiamo vivendo un momento molto importante, ma anche molto delicato, pieno di tensione e conflittualità, perché mai avremmo immaginato di vivere una situazione di conflitto, una situazione di morte e di distruzione. Tutti noi stiamo lavorando, anche oggi, per arrivare il più presto possibile a un cessate il fuoco e alla pace. La brutale aggressione, come quasi tutti l'abbiamo definita, anche in questa Aula, dell'Ucraina da parte della Russia, ci ha coinvolto in maniera forte e diretta, come persone, come Paesi, come istituzioni democratiche e richiede risposte all'altezza di questa sfida. Una aggressione brutale, ingiustificata, che ha colpito indiscriminatamente civili e militari, alla quale fortunatamente il grosso della comunità internazionale, l'Unione europea in particolare, hanno risposto con una compattezza che probabilmente ha sorpreso lo stesso Vladimir Putin. In poco più di un mese di bombardamenti da parte dell'esercito russo, le vittime civili in Ucraina sono oltre 2.000, tra le quali centinaia di bambini. Come riportato da diverse organizzazioni umanitarie, è molto probabile che il reale numero delle vittime civili sia molto più alto. Occorre evidenziare che la maggior parte delle vittime dell'invasione è dovuto all'uso incontrollato e massiccio di armi ed esplosivi all'interno delle zone urbane, dove sono stati riportati attacchi con artiglieria pesante e razzi a sistema di lancio multiplo. Un impatto devastante, che sembra peggiorare di giorno in giorno: oltre 650.000 persone sono rimaste senza energia elettrica, 130.000 senza gas. Parliamo di 1,7 milioni di sfollati e di quasi 7 milioni di profughi all'interno della stessa Ucraina. Rispetto a questo quadro, il Governo italiano, con questo decreto, ha deliberato uno stato di emergenza fino al 31 dicembre 2022. Il provvedimento si compone di quattro parti. La prima, tanto discussa e che tante polemiche ha generato, prevede la cessione di apparati di difesa all'Ucraina nel pieno della legalità internazionale, secondo quanto sancisce l'articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite, che prevede il diritto all'autodifesa di un popolo che viene aggredito. Se oggi esistono alcune tiepide speranze per arrivare a un accordo di pace, lo dobbiamo proprio alla straordinaria e per qualcuno imprevista capacità di autodifesa del popolo ucraino nei confronti dell'aggressore. Una seconda parte del decreto si occupa del livello di rischio imprevisto per il normale funzionamento del sistema nazionale di gas naturale, con la previsione di misure per farvi fronte. Una terza parte prevede importantissime misure relative all'accoglienza dei profughi, di cui forse si è parlato troppo poco in questa discussione. Ricordiamo che in Italia esiste una delle più grandi comunità ucraine d'Europa, con 250.000 persone a cui, proprio in questi giorni, se ne sono aggiunte 75.000. A questa comunità va la nostra solidarietà e alle famiglie e ai Comuni che stanno provvedendo all'accoglienza il massimo sforzo del Governo e il sostegno del Parlamento. Infine - voglio ricordarlo perché è significativo - è previsto un fondo per finanziare misure di sostegno per studenti, ricercatori e docenti ucraini affinché possano svolgere le proprie attività presso università, istituzioni di alta formazione artistica e musicale ed enti di ricerca. Si tratta di un punto al quale il presidente Draghi, proprio nella sua replica in Senato, ha dedicato una particolare attenzione che voglio sottolineare, perché credo che il tema dell'accoglienza e dell'apertura a studenti e ricercatori, non solo ucraini ma di tutto il mondo, debba essere affrontato e sostenuto con sempre maggiore organicità e serietà e non soltanto in un momento di emergenza. Permettetemi di avviarmi alla conclusione, soffermandomi su due aspetti su cui si è concentrata la nostra discussione e che sono centrali nel decreto-legge: l'accoglienza ai profughi e l'impegno italiano sul fronte della spesa delle armi. Sul primo versante vorrei sottolineare il grande intervento umanitario che ha già portato l'Europa a stanziare 600 milioni di euro nel bilancio e soprattutto il fatto che, per la prima volta, è stata applicata la direttiva europea che prevede la possibilità di garantire la protezione temporanea a chi fugge dalla guerra, non solo - ricordiamolo - a cittadini ucraini, ma a tutti i cittadini di altri paesi che si trovano in Ucraina e che hanno bisogno di trovare assistenza, sicurezza e protezione nei nostri Paesi. È una risposta senza precedenti e anche l'Italia, in questo senso, deve fare la sua parte. Il provvedimento in esame si inserisce a pieno titolo nello sforzo di dare sostegno non soltanto alla resistenza ucraina, ma anche all'accoglienza delle migliaia di profughi che da oltre un mese hanno scelto il nostro Paese come meta solidale e sicura. Con riferimento al dibattito che ha acceso tanti animi e che - lo capisco - riguarda anche le coscienze di ciascuno di noi, voglio ricordare - mi riferisco ovviamente all'incremento progressivo delle spese militari - che è stato il nostro Ministro della difesa a dichiarare, in maniera chiara e autorevole, che stiamo da tempo lavorando per interventi graduali, costanti e sostenibili finanziariamente al fine di rispettare gli impegni assunti nel corso degli anni da Governi di diversa natura e - soprattutto - di fare questo sforzo in un'ottica di difesa comune europea (una strategia che mi pare tutti i partiti hanno più volte auspicato e sollecitato nel corso degli anni). Voglio concludere facendo mia, con il dovuto rispetto che si deve al Capo dello Stato, l'esortazione che il presidente Mattarella ci ha fatto proprio ieri a proseguire sulla strada della solidarietà e della fermezza, per contribuire in maniera fattiva alla soluzione del conflitto in corso. Stiamo rispondendo - ha detto ieri il Presidente parlando a Trieste - con la dovuta solidarietà all'aggressione nei confronti dell'Ucraina, per frenare subito, per rendere insostenibile questo ritorno alla prepotenza della guerra, che, se non trovasse ostacoli, non si fermerebbe, ma produrrebbe una deriva angosciosa di conflitti che potrebbero non trovare limiti. Ecco, con queste parole, con questo appello e con le mie semplici ragioni, che ho voluto esporre in questo mio intervento, confidiamo che il Parlamento nella sua grande maggioranza possa continuare a sostenere la resistenza ucraina, a garantire assistenza alle migliaia di profughi che vengono nel nostro Paese e - non dimentichiamolo - a sostenere le famiglie e le imprese italiane che cominciano a soffrire le conseguenze di questo drammatico conflitto. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Giarrusso. Ne ha facoltà. GIARRUSSO (Misto-IpI-PVU) . Signor Presidente, colleghi, è assolutamente chiaro a tutti i cittadini del nostro Paese che il momento è di una gravità assoluta. La parola guerra, che sembrava ormai lontana e cancellata dalle nostre storie e dalle nostre vite, è ritornata prepotentemente a turbare le vite degli italiani e dei cittadini europei. In questa circostanza, secondo Italexit, il Governo Draghi ha compiuto degli atti gravissimi e assolutamente irresponsabili. Con un decreto-legge ha decretato lo stato d'emergenza, unico Paese in Europa a farlo, ma soprattutto ha decretato di compiere atti di guerra nei confronti di una grande potenza nucleare qual è la Russia. Le sanzioni economiche, infatti, sono atti di guerra economica; fornire armi a un Paese in guerra è considerato dal diritto internazionale atto di guerra. E tutto questo è stato fatto con un decreto-legge, bypassando il Parlamento, che sarebbe stata la sede legittima per queste discussioni che riguardano la vita di 60 milioni di cittadini italiani. Ci è stato detto, è stato detto ai cittadini italiani, mentendo, che questo decreto-legge era necessario per adeguarsi alle decisioni della NATO. Non è così, sono menzogne, perché a me pare che la Turchia, un grande Paese membro della NATO, non abbia assunto nessuna delle scellerate decisioni che ha assunto il Governo italiano. Ci è stato detto che queste decisioni dovevano essere prese per restare nell'ambito delle alleanze della NATO, delle alleanze occidentali. Eppure un Paese forte e rispettato come Israele, che certamente non si può dire non alleato degli Stati Uniti, non ha preso le stesse scellerate decisioni che ha preso il Governo Draghi. E allora qual è la differenza fra il nostro Paese, colleghi, e la Turchia o Israele? La differenza è che il Governo della Turchia e il Governo dello Stato di Israele hanno pensato all'interesse principale dei propri Paesi. Purtroppo noi, avendo a capo del Governo una persona servile nei confronti di potenze straniere e una persona inetta e incapace al Ministero degli affari esteri, abbiamo subito sposato delle posizioni che tutti gli italiani saranno costretti a pagare e a caro prezzo, perché sposando le posizioni americane ci si è dimenticati che gli Stati Uniti sono produttori di petrolio, di gas e di grano e sono grandi esportatori, cosa che noi non siamo, di nessuno di questi beni, tant'è vero che la moneta americana si è rafforzata. Concludo, Presidente, dicendo che questo Governo è una sventura per il nostro Paese. Pensate che è stato capace di rispondere all'appello degli ucraini che chiedevano aiuti sanitari, accogliendo a braccia aperte i sanitari che scappavano dall'Ucraina. (Richiami del Presidente) . Presidente, ho il timer , ancora non sono a cinque minuti. PRESIDENTE. Io l'ho preavvisata quando mancava un secondo ai suoi cinque minuti, ma le do lo stesso 30 secondi ancora. Il cronometro ce l'ho io. GIARRUSSO (Misto-IpI-PVU) . Solo per dire che noi abbiamo vigliaccamente e vilmente accolto i medici e i sanitari che scappano dall'Ucraina, mentre un Paese serio come Israele ha mandato 65 unità di personale e un intero ospedale da campo, sapete dove? Non ai confini dell'Ucraina, ma in Ucraina, dove scoppiano le bombe, dove tirano i razzi: quello è aiutare il popolo ucraino e fare gli interessi del proprio Paese. Quello che stiamo vedendo - ed è la differenza fra noi, la Turchia e Israele - è che, a differenza di Israele e della Turchia, noi facciamo parte dell'Europa e questa nostra posizione è la sanzione ultima del fallimento dell'Europa come soggetto politico. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Aimi. Ne ha facoltà. AIMI (FIBP-UDC) .Signor Presidente, Governo, colleghi, concordo anch'io sul fatto che ci troviamo di fronte ad una situazione autenticamente drammatica, alla quale dobbiamo cercare di dare risposte. Mi permetto anche di evidenziare che se Forza Italia, movimento politico assolutamente responsabile, ha appoggiato questo Governo, lo ha fatto in un momento di emergenza nazionale, prima per il Covid, poi per la crisi economica ed ora, a maggior ragione, vogliamo dimostrare la nostra vicinanza in un momento in cui i venti di guerra soffiano ai confini dell'Europa. Un'Europa che anche da giovani avevamo sognato, quella che un tempo si diceva dovesse andare dall'Atlantico agli Urali. Voleva essere un'Europa difesa, armata, con una propria politica estera, con un tenore di vita al suo interno assolutamente alto e decoroso. Un'Europa, in buona sostanza, che incendiava i cuori, le coscienze e non avevamo idea che si sarebbe potuti tornare ad una guerra, una guerra dalla quale, per fortuna, in questo momento siamo fuori e ne siamo estranei. Dobbiamo però avere la consapevolezza che la situazione può mutare anche da un momento all'altro. Allora, con la stessa responsabilità con la quale abbiamo sostenuto e continuiamo a sostenere il Governo, corre l'obbligo di dire alcune cose e soprattutto riaffermare un principio: quando due persone litigano, bisogna dividerle. Quando due persone non parlano, bisogna farle dialogare. Questo è un concetto prepolitico, è addirittura un insegnamento che viene impartito nelle scuole di politica di qualsiasi partito, ma è soprattutto un principio di politica internazionale. Ricordo che Jean Bodin, un grande filosofo ma soprattutto un economista e un politico del 1500, per primo incominciò ad evidenziare un principio: quello che, nell'ambito della normazione e delle norme, al vertice di questa piramide c'è la spada (oggi diremmo che ci sono i missili a testata nucleare). Dobbiamo fare grande attenzione perché, se vogliamo davvero difendere la pace, lo dobbiamo fare con i costruttori di pace. Chi è stato il più straordinario costruttore di pace? Lo voglio ribadire anche se lo hanno ricordato già i miei colleghi: è stato Silvio Berlusconi. (Applausi) . Oggi c'è un dato politico che forse a qualcuno è sfuggito: il presidente Errani, per tre volte Presidente della Regione Emilia Romagna, figura politica che potremmo dire agli antipodi rispetto ai parametri e soprattutto ai valori di riferimento di Forza Italia e di altre formazioni che fanno parte di questo Governo, ha detto una cosa fondamentale: la politica di Pratica di Mare del 2002 - non ricordo le parole precise - sono un orizzonte o comunque qualcosa di estremamente positivo. Se anche Vasco Errani che è uomo di sinistra arriva a sostenere questo, possiamo dire che avevamo avuto ragione, che il presidente Berlusconi come uomo e costruttore di pace aveva avuto ragione. È stato un costruttore anche in tanti momenti fondamentali, per vent'anni. È stato colui che ha risolto crisi internazionali come quella, ad esempio, della Georgia nel 2008. Sembrava quasi impossibile, ma lui riuscì in questa straordinaria operazione. E poi in Medio Oriente riuscì a realizzare momenti importanti per un percorso di pace con Netanyahu e con Simon Peres; il primo addirittura arrivò a dire che Silvio è un campione di pace. Ecco, sono parole importanti dette allora e oggi riecheggiano dalle labbra di una persona e di un nostro collega che è stato estremamente onesto intellettualmente. La sua capacità era quella di avere amicizie, era uomo di Stato, non si limitava semplicemente alla politica del giorno dopo, ma a quella che guardava avanti per dieci-vent'anni. Oggi la sua attualità è tutta assolutamente presente. Lo diciamo con convinzione perché lo spirito di Pratica di Mare, questo abbraccio, questo darsi la mano tra gli Stati Uniti e la Russia, era ciò di cui l'Europa necessitava. Oggi invece - abbiamo visto anche gli ultimi accordi che ci sono stati in Turchia - abbiamo messo la Federazione Russa nelle mani della Cina, e la Cina rappresenta un competitore geopolitico altamente preoccupante, non solamente per le politiche economiche dell'Italia, ma dell'Europa stessa e del mondo. Presidenza del vice presidente ROSSOMANDO (ore 20,34) ( Segue AIMI). A un certo punto abbiamo avuto situazioni per le quali pensavamo qualche tempo fa che non ci fosse più la storia. Era il 1989 e Francis Fukuyama scriveva quel famoso saggio «La fine della storia?» e poi successivamente il famoso libro «The end of history and the last man». Che cosa era accaduto? Si pensava che con la caduta del Muro di Berlino e con la dissoluzione dell'impero sovietico non ci sarebbe stata più la necessità di occuparsi dei grandi temi che la storia ci mette davanti: i grandi temi che riguardano gli armamenti, la difesa, l'autonomia strategica anche dell'Europa e soprattutto dell'Europa. Più volte ho parlato in quest'Aula di Europa superpotenza, che significa avere un'Europa che difende i propri confini, che ha una politica estera che guarda agli interessi dell'Europa, certamente in un ambito atlantico, come ha ricordato anche il presidente Draghi; significa avere un'Europa all'interno della quale non si possono verificare conflitti per una ragione che è ovvia a tutti. Non si verificano conflitti all'interno della Russia, degli Stati Uniti d'America, della Cina, delle grandi superpotenze, perché c'è una dissuasione che non è solamente militare, ma è nucleare. Allora è necessario che l'Europa si armi. Quando i colleghi di Fratelli d'Italia presentano un ordine del giorno per portare le spese al 2 per cento del PIL, fanno qualcosa di cui si era già parlato; hanno avuto, bontà loro, l'onestà intellettuale, che gli va riconosciuta, di averlo ribadito. È dal 2014 che si parla di questo; è una cosa estremamente importante, andiamo in quella direzione. Forza Italia c'è. Qualcun altro forse deve dare una giustificazione a un voto che ha espresso qualche giorno fa alla Camera dei deputati, non in sintonia con le posizioni che assume oggi in quest'Aula perché - diciamolo pure - mentre Silvio Berlusconi, nel maggio del 2002, a Pratica di Mare portava all'abbattimento delle spese militari, altri hanno aumentato le spese, in particolare - lo voglio ricordare - il premier Conte. Capisco allora che si venga in quest'Aula nel tentativo di rimediare a questa situazione, ma noi abbiamo anche il compito in questo momento di essere assolutamente responsabili e di mantenere un'unità assoluta e per farlo non possiamo dimenticare che questo provvedimento aiuta i minori in difficoltà, aiuta i profughi, i militari e le nostre missioni all'estero. In particolare, Forza Italia è sempre stata vicina a coloro che hanno dimostrato in queste missioni quanto è importante l'onore d'Italia. Onorare la divisa, rispettare i principi che caratterizzano le radici alle quali facciamo riferimento, la nostra Patria e la nostra Nazione sono cose che vogliamo e che pretendiamo che vengano ricordate e, soprattutto, che vengano difese e per farlo bisogna assolutamente guardare al domani con quel sole in tasca e quella fiducia che è necessaria per arrivare alla pace. Mi auguro che si possa fare, ma non lo si può fare con un linguaggio da pacifisti o da paci-finti. La verità è un'altra. La politica deve uscire dall'uno vale uno, deve tornare a essere protagonista di questo momento della storia, una storia difficile che bussa alle porte di ciascuno di noi e alla quale dobbiamo dare risposte. La migliore risposta credo che l'abbia data il presidente Berlusconi vent'anni fa a Pratica di mare ed è la stessa che vogliamo continuare a dare oggi come Forza Italia per il benessere di tutti. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore La Russa. Ne ha facoltà. LA RUSSA (FdI) . Signor Presidente, le chiedo scusa innanzitutto se le ho chiesto di sostituirmi alla Presidenza; avrei continuato io, ma avevo piacere di intervenire, anche se in un'Aula non proprio piena. Ringrazio i colleghi del mio Gruppo che sono ancora presenti, così come altri colleghi, tra cui il senatore Gasparri. Il motivo per il quale mi sono deciso ad intervenire è perché mi sono chiesto come sia possibile che da qui a qualche minuto il Governo dovrà porre la fiducia su un provvedimento che il 95-98 per cento del Senato - non so qual è la percentuale esatta - non contrasta e sul quale si dice favorevole. Eppure il Governo sul provvedimento porrà la fiducia, che è uno strumento che serve o quando c'è l'ostruzionismo o, più correttamente, quando il Governo, avendo al suo interno delle opinioni così divergenti da non poter essere portate ad unicum , decide di dire: «O tu voti questo provvedimento attraverso la fiducia o mi dimetto». Come è possibile che di fronte alla prospettiva di aiutare un Paese aggredito, un Paese bombardato, un Paese europeo, cristiano, che ci assomiglia nei modi di vivere, ci sia oggi bisogno del voto di fiducia? Non lo so o, meglio, lo so fin troppo. Si tratta di aiuti peraltro giustificati, di aiuti doverosi e necessari anche per noi, non solo per l'Ucraina. C'è infatti un prima e un dopo l'aggressione della Russia di Putin all'Ucraina. C'era la speranza o, si può dire, l'illusione prima dell'invasione che l'Europa potesse essere una potenza economica grande senza bisogno di avere una politica internazionale e una politica di difesa. Questa illusione è caduta, non c'è più. Abbiamo la guerra non ai confini dell'Europa, ma all'interno di chi vuole farne parte anche organicamente. E allora forse vuol dire che c'è ancora qualcuno che pensa che sarebbe più opportuno mettere qualche bandierina multicolore alle finestre, magari fare qualche girotondo di pace e non mandare aiuti oppure mandare solo qualche coperta e non gli aiuti di difesa militare che frenano un'aggressione brutale e danno un segnale preciso a chi oggi aggredisce l'Ucraina e domani potrebbe aggredire non solo la Georgia o la Moldavia, ma anche Paesi che sono parte integrante di questa Europa. (Applausi) . L'altro argomento è che a questo dibattito si è unito - non per scelta di Fratelli d'Italia, ma per scelta dell'Europa, di quell'Europa tanto declamata, per scelta del nostro Presidente del Consiglio, del vostro Presidente del Consiglio - il tema dell'entità degli stanziamenti necessari per la difesa, prima nazionale, e quindi europea. Chi capisce sa infatti che oggi la difesa europea può essere solo figlia di un adeguamento delle difese nazionali, altrimenti si è balbuzienti in termini di conoscenza politica. E allora qualcuno si è chiesto come sia possibile pensare di aumentare le spese per la difesa fino al 2 per cento, mentre la gente non paga e non ha i soldi per pagare le bollette. Pensate che non lo sappiamo? Guardate le richieste di provvedimenti che vengono dalla destra per aiutare le famiglie, le imprese e i commercianti. Cosa c'entra? Perché equiparare? Cito, perché mi fa piacere, perché è una persona che stimo ed è intelligente, anche se fa parte di un altro partito, del Partito Democratico, il collega Zanda che un paio d'ore fa ha detto che l'Italia ripudia la guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali, ma considera - pensate l'ha detto un esponente del PD e io sono orgoglioso di leggerlo - sacro il dovere di difendere la Patria. Il dibattito su quale deve essere la priorità tra la spesa per la difesa della Patria e quella per le politiche sociali è sempre esistito. Governi precedenti all'attuale hanno aumentato e - dice lui - abbiamo votato a favore per la difesa del nostro Paese nonostante dovessero fronteggiare imponenti percentuali di disoccupazione giovanile e allora non c'era la guerra che ora c'è. Aggiungo che noi abbiamo speso un miliardo e mezzo l'anno doverosamente per quindici anni per le missioni internazionali in posti lontani; doverosamente, perché, anche lì, andavamo a contrastare il terrorismo. Figurarsi se può far paura la necessità di un graduale aumento delle spese militari alle quali l'Italia si è impegnata nel 2004, nel 2006, nel 2014 e ieri con Draghi e, attenzione, non solo con Draghi, amici del MoVimento 5 Stelle, con il voto alla Camera del MoVimento 5 Stelle. (Applausi) . Con il voto alla Camera di tutti i partiti. Poi qualcuno ha detto: vuoi vedere che se cambiamo idea magari recuperiamo qualche voto di quelli che stiamo perdendo? Allora è una polemica che volevano fare con noi. Con noi? Noi non abbiamo fatto altro che ribadire quello che i 5 Stelle, il PD, tutti i partiti di maggioranza e ovviamente quelli di centrodestra hanno fatto alla Camera, quello a cui si è impegnata l'Italia nei consessi internazionali e che oggi viene messo a confronto con le necessità delle famiglie e delle imprese. Certo, ma non abbiamo quei famosi miliardi che devono arrivare dall'Europa per le famiglie, per le imprese, per i commercianti, per i lavoratori? Non abbiamo - forse non lo avete letto - la proposta di un ulteriore incremento di fondi europei che anticipino le spese militari in aumento? Lo sapete o non lo sapete? Allora decidete e se è per questo che oggi costringete l'Italia a una figuraccia quale quella di dover votare col voto di fiducia un provvedimento che dovrebbe essere approvato quasi all'unanimità, se non all'unanimità, battetevi il pugno e dite: mea culpa, mea culpa, mea maxima culpa ! Vergogna! (Applausi) . In conclusione, per una volta avremmo voluto poter dimenticare che per noi questo è un Governo che, se fosse andato a casa prima, avrebbe dato agli italiani la possibilità di sceglierne uno che la pensasse in un modo o nell'altro, ma alla stessa maniera. Avevamo deciso di votare a favore di questo provvedimento, ma le vostre beghe ci costringono a non poterlo fare, non perché voteremo contro il provvedimento, ma perché lo avete trasformato in una cosa diversa, in un voto di fiducia a un Governo e gli italiani hanno capito che non può essere data, perché non la merita. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pepe. Ne ha facoltà. PEPE (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, signori del Governo, colleghe e colleghi, intanto penso di condividere un augurio condiviso da tutta l'Assemblea, ovvero che i segnali positivi che stanno giungendo dalla Turchia fin dalla notte scorsa possano diventare quanto prima segnali concreti di pace concreta e definitiva. Vorrei fare delle considerazioni sul decreto-legge che stiamo per approvare. Il provvedimento, infatti, non tratta soltanto di armi, ma anche di altro. Prima qualche collega ha accennato al fatto che tratta dell'accoglienza dei profughi: il decreto-legge ha stanziato delle somme importanti, ma sappiamo tutti che ne serviranno altre per garantire accoglienza, assistenza sanitaria e servizi a queste donne e a questi bambini che fuggono davvero dalla guerra. In questo contesto colgo l'occasione per dire, anche se so che il nostro capogruppo Massimiliano Romeo insieme ad altri colleghi si sta già muovendo in questa direzione, che è giusto e doveroso muoversi per tempo, in modo da non far gravare tutta questa situazione sui Comuni italiani, sia dal punto di vista economico che logistico e dei servizi. È importante che si faccia subito sistema, che si attui un coordinamento, in modo che il servizio possa essere reso al meglio, in modo che di rimando i cittadini italiani non possano subire indirettamente l'accoglienza che tutti quanti vogliamo e dobbiamo offrire a queste persone. I numeri ad oggi sono questi: 74.000 profughi in Italia, di cui 29.000 minori. Quindi, da un lato, c'è l'attenzione dello Stato; dall'altro, è emerso il grande cuore dell'Italia. Gli italiani si sono tutti quanti mobilitati, singolarmente ed associati, per accogliere queste persone, ma anche per portare ai confini con le terre del conflitto beni di prima necessità. Un altro provvedimento importante: funzionamento e messa in sicurezza delle sedi che l'Italia ha all'estero, del personale che l'Italia ha all'estero, ma anche degli interessi che l'Italia coltiva nei Paesi che maggiormente possono essere colpiti da questo conflitto. Significa proteggere le nostre donne e i nostri uomini che, con orgoglio, rappresentano il Paese all'estero. (Applausi) . Su tutti voglio ricordare il nostro ambasciatore Zazo, che è stato un eroe del tempo moderno, un eroe che ha messo in salvo 100 persone, un eroe che ha tenuto aperta l'unica sede delle ambasciate in Ucraina, la nostra, quella con il tricolore. Ci sono dei provvedimenti che riguardano gli studenti universitari, i docenti universitari, le imprese che stanno subendo da questo conflitto. Poi c'è anche il provvedimento che prevede la cessione di materiale d'armamento, mezzi e materiali ed equipaggiamenti militari a titolo gratuito, non letali. È un provvedimento necessario, un provvedimento che non dichiara guerra, un provvedimento che era indispensabile. A latere di tutto ciò si parla di pace. Noi vogliamo la pace, la pace vera, non quella che si appella al pacifismo. La pace vera, dove i popoli si amano e convivono benissimo insieme. Ma bisogna anche dire, come ha detto benissimo prima il collega Candura, che c'è uno stato che ha aggredito ed uno Stato che ha subito un'aggressione. Come si ottiene la pace? Se si ferma la Russia o se si ferma l'Ucraina? È chiaro il messaggio. Diciamolo chiaramente, perché tutti quanti lo sappiamo e soprattutto tutti i nostri concittadini possano saperlo nella maniera giusta e nella direzione giusta. L'unico modo per raggiungere la pace è che si fermi la Russia. Se si ferma la Russia, si ottiene la pace e finisce la guerra; se si ferma l'Ucraina, finisce l'Ucraina, scompare dalla carta geografica. L'unico modo per consentire di arrivare alla pace è che, durante il tempo nel quale la diplomazia è al lavoro, l'Ucraina possa difendersi e possa limitare l'offesa che ingiustamente le sta arrecando la Russia. Questo è un dato di fatto: se si ferma la Russia, finisce la guerra; se si ferma l'Ucraina, finisce l'Ucraina. Diciamolo con chiarezza, altrimenti non ci capiamo e cadiamo nell'equivoco. È un tempo difficile questo che stiamo vivendo, un tempo straordinariamente difficile. Abbiamo avuto due anni di pandemia e adesso abbiamo questo conflitto. Abbiamo le imprese in difficoltà, le famiglie in difficoltà. Stiamo toccando con mano problemi che mai, fino a poco tempo fa, avremmo immaginato. E se è un tempo straordinario e difficile, serve un impegno straordinario, da un lato, e serve l'unità del Paese, dall'altro lato. Un impegno straordinario non significa trincerarsi dietro le etichette e dietro gli slogan . Sappiamo che il Paese è in ginocchio ma dobbiamo lavorare perché il Paese si rialzi. Un impegno straordinario significa, al tempo stesso, rispettare gli accordi internazionali, perché ne va della credibilità e dell'autorevolezza del nostro Paese, ma significa anche sostenere le famiglie e le imprese. Si inizierà da subito, dal decreto taglia prezzi, ma si continuerà con i prossimi provvedimenti, con la prossima finanziaria e anche con l'ammissione di ulteriori scostamenti. Non gridiamo allo scandalo. Abbiamo le famiglie in ginocchio: possiamo aiutarle. Abbiamo le imprese in difficoltà: dobbiamo aiutarle. Soprattutto, non accettiamo lezioni da parte di chi si è reso autore, per volontà politica, di sprechi per eccellenza. Possiamo parlare dei monopattini che invadono i nostri marciapiedi, dei banchi a rotelle, delle mascherine di Arcuri, ma anche del reddito di cittadinanza, che tanto spreco e tante truffe ha provocato. Signor Presidente, concludo sull'unità. L'unità la richiede il presidente Mattarella, che deve essere il nostro faro sempre e non all'occorrenza. Un'unità non può essere tradita per una visione politica diversa in questo momento, perché se siamo in maggioranza è per spirito di sacrificio e servizio verso l'Italia. Men che meno l'unità non deve essere tradita soltanto per inseguire i sondaggi. Tutto questo sarebbe un errore gravissimo. (Applausi) . Concludo veramente, signor Presidente. Se abbiamo la consapevolezza di vivere in un tempo straordinario e che il nostro onore sono le Forze armate, cerchiamo di elevarci tutti quanti al loro livello e rango. Ciò significa lavoro, senso di responsabilità, senso delle Istituzioni e poche parole. Soprattutto in questo periodo le parole pesano come sassi e se usiamo le parole e i toni giusti possiamo aiutare il percorso di pacificazione nel minor tempo possibile. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pellegrini Marco. Ne ha facoltà. PELLEGRINI Marco (M5S) . Signor Presidente, colleghe e colleghi, rappresentanti del Governo, il decreto-legge in esame è stato colorato di motivi politici che nulla c'entravano e nulla c'entrano con il suo contenuto. Mi riferisco, in particolare, al tema dell'aumento delle spese militari fino a raggiungere il 2 per cento del PIL entro l'anno 2024. La posizione del MoVimento 5 Stelle è chiarissima: il momento drammatico in cui si trova il Paese, la condizione economica di tantissime famiglie e imprese, l'aumento enorme delle bollette che sta mettendo sul lastrico cittadini e aziende e le conseguenze della guerra in Ucraina rendono insostenibile, in questo momento storico, destinare almeno 12 miliardi in più al comparto della difesa. Questo obiettivo può e deve essere raggiunto in un lasso di tempo più ampio, che può essere - per esempio - entro il 2030, come sostiene il MoVimento 5 Stelle, o entro il 2028, come ha affermato proprio oggi il ministro Guerini. Ricordo, peraltro, che il ministro Guerini nel 2019 (quindi in epoca non sospetta) riteneva insostenibile arrivare al 2 per cento del PIL entro il 2024 (ho letto esattamente le parole che utilizzò). Diceva questo in epoca pre-Covid, quando non c'era nemmeno l'esplosione dei prezzi dei prodotti energetici, e, quindi, a maggior ragione, ciò vale ancora oggi. Peraltro, in periodi di crisi si possono - anzi, si devono - rimodulare gli accordi presi magari molti anni prima, come in questo caso, per adattarli alla situazione contingente. Per esempio, nel 2020, grazie anche all'impegno del MoVimento 5 Stelle, è stato sospeso in Europa il Patto di stabilità e crescita, che era semplicemente insostenibile viste la pandemia e le sue conseguenze economiche. (Applausi) . Per la cronaca, il Patto di stabilità e crescita non è stato ancora riattivato e probabilmente, quando ciò avverrà, sarà anche profondamente cambiato. Signor Presidente, voglio affermare con nettezza che noi siamo orgogliosi delle nostre Forze armate, che sosteniamo con convinzione e che hanno dato prova milioni di volte di grande affidabilità sia nelle missioni di pace, sia in Italia, aiutando il Paese nel periodo della pandemia o in varie operazioni, come «Strade sicure» e altre operazioni simili. Il MoVimento 5 Stelle non ha mai detto di essere contrario al rispetto degli accordi internazionali, la cui conseguenza sarebbe far fare una figuraccia al nostro Paese e ciò è stato ripetuto dai miei colleghi anche qualche minuto fa. Questa cosa, che non posso che definire una panzana, è stata falsamente sostenuta nelle ultime ore e ripetuta nei notiziari anche del servizio pubblico (li ho ascoltati in queste ore). Ciò è particolarmente grave perché la notizia è assolutamente falsa. Si tratta dell'ennesimo volgare attacco nei nostri confronti, basato sullo stravolgimento della realtà al solo scopo di attaccarci. Ma noi siamo abituati a questa continua campagna di disinformazione, dileggio e diffamazione. Peraltro, non le chiacchiere da bar o le parole, ma gli atti messi in campo dai Governi che il MoVimento 5 Stelle ha sostenuto parlano per noi. Ad esempio - lo ricordavo prima - nel 2020, anno della crisi legata al Covid-19, abbiamo proposto e approvato scostamenti di bilancio per 130 miliardi di euro per aiutare i milioni di italiani che erano in difficoltà e non potevano mettere il piatto a tavola. Abbiamo aiutato, e ne siamo orgogliosi, milioni di artigiani, di piccole, medie e grandi imprese; abbiamo sospeso il pagamento delle tasse e delle cartelle esattoriali e abbiamo finanziato queste stesse imprese affinché superassero il momento difficile. Il dato dell'incremento del PIL nel 2021 è superiore al 6,5 per cento; il dato della difesa dei posti di lavoro e della difesa dell'esistenza delle aziende ci ha dato pienamente ragione. Era la strada giusta, era quella la cosa da fare e l'abbiamo fatta con coraggio e determinazione. (Applausi) . In quello stesso anno (e anche nei precedenti, per la verità), abbiamo incrementato le spese del comparto difesa di circa 1,6 miliardi. Lo voglio rimarcare questo fatto: destinammo 1,6 miliardi al comparto della difesa, a fronte di 130 miliardi per i cittadini, per le imprese e per il comparto produttivo. Questi 1,6 miliardi sono circa lo 0,1 per cento del PIL; questa media l'abbiamo mantenuta in tutti i tre anni dei Governi presieduti da Giuseppe Conte. Se mantenessimo questo trend di incremento dello 0,1 per cento del PIL circa all'anno, raggiungeremo - come dicevo prima - il 2 per cento del totale del PIL per le spese militari proprio entro il 2030. Noi lo auspichiamo e riteniamo che sia questa la strada da seguire, perché è assolutamente sostenibile. Segnalo peraltro che non è solo l'Italia, nell'ambito della NATO, a trovarsi al di sotto del 2 per cento del PIL per le spese militari. Si trovano in questa condizione ben 20 Paesi su 30 che costituiscono l'Alleanza atlantica; quindi non è un problema che riguarda solo l'Italia. Segnalo inoltre che non è dato ancora sapere dove si prenderebbero questi 12 miliardi (almeno 12 miliardi) per la difesa, tra quest'anno e l'anno prossimo, se si volesse ottenere questo risultato entro il 2024. Non si sa se troveremmo questi 12 miliardi tagliando altre spese, per esempio prendendoli dai fondi del PNRR, oppure tagliando il reddito di cittadinanza, come qualcuno pochi minuti fa ha volgarmente - sottolineo volgarmente - proposto, oppure facendo uno scostamento di bilancio. Peraltro in questo caso sarebbe molto strano fare uno scostamento di bilancio per la difesa, dopo che il Governo ha dichiarato la sua contrarietà a qualsiasi ipotesi di scostamento di bilancio che andasse a favore di cittadini e imprese. Se si vuole fare in questo momento uno scostamento per la difesa, allora se ne faccia uno cento volte superiore a favore di chi in questo momento sta soffrendo. (Applausi) . Mi riferisco ai cittadini e alle aziende che non riescono a pagare le bollette energetiche e a salvare i posti di lavoro. Questa è la nostra più grande emergenza e ci dobbiamo impegnare con tutte le nostre forze a questo riguardo. Un altro tema che è stato trattato in queste ore è quello della difesa comune europea. Questo è un orizzonte del tutto auspicabile (chi mai potrebbe essere contrario?). Tuttavia credo e crediamo che ci si debba e ci si possa arrivare quando ci sarà una convergenza piena della politica estera europea, che al momento purtroppo non si ravvisa. Questa situazione di crisi non sta colpendo peraltro tutti i Paesi nello stesso modo. La Norvegia, tanto per fare un esempio, che è un Paese produttore di idrocarburi, sta realizzando guadagni colossali. Nei Paesi Bassi, dove ha sede il TTF, cioè dove si scambia il gas, si stanno realizzando delle speculazioni selvagge, che stanno mettendo in ginocchio centinaia di milioni di europei e di imprese. Di certo questi Paesi (e ho fatto soltanto due esempi) non hanno le nostre stesse priorità e le nostre stesse esigenze. Questa asimmetria di interessi ha probabilmente portato agli scarsi risultati dell'ultimo Consiglio europeo sull'energia, che è stato rimandato a maggio e che non ha visto nascere l' energy recovery fund che auspicavamo e che, a nostro parere, è l'unico strumento che consentirebbe di superare la crisi energetica ed economica, costruendo un fondo che aiuti gli Stati membri a superare questa fase drammatica, mettendo il relativo debito in comune (questo ovviamente è un punto nodale) e facendo investimenti sulle energie rinnovabili, che ci possono portare nel lungo periodo all'indipendenza energetica. La situazione è molto difficile e noi ne usciremo adottando misure e coraggiose e di buon senso, non certo obbedendo pedissequamente a Diktat che provengono da entità estere. Questo è il nostro auspicio e noi continueremo a lavorare in questo senso, per i cittadini e per le imprese italiane. (Applausi) . PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo. PUCCIARELLI, sottosegretario di Stato per la difesa . Signora Presidente, ringrazio i senatori per il contributo che hanno apportato ai lavori delle Commissioni riunite ed anche per la discussione odierna. In risposta alla crisi ucraina, all'invasione di questa Nazione ad opera della Russia, l'Italia, al pari dell'Europa, si è mostrata ferma nella risposta e si è dimostrata ferma anche nelle relative misure. Con gli odierni lavori di conversione in legge di questo decreto-legge diamo ulteriore concretezza a queste misure e ribadiamo la fermezza della nostra risposta. Il tema è ovviamente complesso, così come complessi sono i negoziati che auspichiamo portino ad un cessate il fuoco immediato e a un accordo tra le parti. Non è certo semplice per nessuno trovarsi a parlare di guerra e parlare di una guerra che è alle nostre porte, ma come ho avuto modo di evidenziare in altri consessi la pace è un bene preziosissimo che necessita di attenzione e cure continue. La pace, insieme ad altri privilegi, sono stati dati per scontati ed oggi messi duramente alla prova: lo ha evidenziato prima la pandemia che ci ha colpito e ora la guerra in Ucraina. Preparare la pace significa quindi impegnarsi quotidianamente per costruirla, rafforzarla, preservarla e promuoverla; significa investire risorse in stabilità e sicurezza nelle prospettive di sviluppo sostenibile e prosperità, non solo nostre, bensì globali. La guerra in Ucraina ha messo in evidenza i danni delle rigidità del Patto di stabilità che hanno ingessato le politiche di sviluppo di molte Nazioni europee e dell'Unione stessa nel suo complesso. Le conseguenze si specchiano, ad esempio, nell'eccessiva dipendenza che oggi viviamo nell'approvvigionamento di gas, cereali, frumento e ieri nelle semplici mascherine per proteggersi dal Covid. La sfida che ci aspetta è quella di fare tesoro di quanto sta accadendo e porre in essere le necessarie contromisure, che passano dal sostegno al popolo ucraino al mantenere fede agli impegni che abbiamo in ambito nazionale e internazionale, dimostrando di essere una Nazione affidabile, credibile e non l'anello debole a livello europeo, nonché internazionale. In merito ad alcuni interventi che sono stati fatti in Aula, ritengo di voler dare qualche risposta. Rispetto a quale strategia ha l'Unione europea, ebbene, il 27 marzo il Consiglio europeo ha approvato la bussola strategica: può piacere o non piacere, ne possiamo condividere gli obiettivi oppure no, però è una strategia che è appena stata approvata. Si è fatto riferimento anche alla legge n. 244 e alla sproporzione delle somme destinate al personale: direi che non possiamo ricordarci dei militari solamente quando ci fanno comodo e ci vengono in aiuto, per gestire emergenze e criticità, come hanno fatto nell'ambito della pandemia, e un attimo dopo dimenticarcene e magari pensare che siano un costo. In realtà, se siamo riusciti ad affrontare anche la pandemia; se siamo riusciti a vedere montati degli ospedali da campo nell'immediatezza; se siamo riusciti a trasferire nostri concittadini dalla Cina in Italia con le barelle di biocontenimento, in una fase in cui non si sapeva ancora la portata di quel virus, che avremmo visto dopo qualche mese; ebbene, se siamo riusciti poi anche a gestire tutta la parte dei vaccini, dalla fase iniziale fino adesso (ancora ora abbiamo il supporto delle nostre Forze armate), e allo stesso tempo a mantenere fede agli impegni presi nell'ambito delle missioni internazionali, l'abbiamo fatto perché abbiamo dei militari che, con spirito di sacrificio e lealtà mantengono il loro giuramento di fedeltà alla nostra Patria a scapito della loro stessa vita. Il loro sacrificio, silenzioso direi, si traduce nel momento in cui passano da una missione all'altra, magari senza avere neanche il tempo del dovuto riposo, proprio perché grazie al loro sacrificio facciamo fronte al basso investimento che abbiamo, proprio per ottemperare gli accordi che abbiamo preso a livello internazionale. Per quanto riguarda invece il binomio aiuti alle persone e aumento delle spese nell'ambito della difesa, queste due voci non devono essere in contrapposizione. Infatti, se oggi possiamo aiutare le famiglie, lo facciamo anche grazie anche all'industria della difesa: quest'ultima vale il 7 per cento del PIL e vede 150.000 persone lavorare al suo interno; fermo restando che più di un terzo dei 24 miliardi del bilancio per la difesa riguarda l'Arma dei carabinieri. Credo che investire maggiormente e a cascata nell'Arma dei carabinieri per la sicurezza delle nostre città non farà altro che bene per l'Italia intera. PRESIDENTE . Ha chiesto di intervenire il ministro per i rapporti con il Parlamento, onorevole D'Incà. Ne ha facoltà. D'INCA', ministro per i rapporti con il Parlamento . Signor Presidente, onorevoli senatori, a nome del Governo, autorizzato dal Consiglio dei ministri, pongo la questione di fiducia sull'approvazione, senza emendamenti né articoli aggiuntivi, dell'articolo unico del disegno di legge n. 2562, di conversione del decreto-legge 25 febbraio 2022, n. 14, nel testo approvato dalla Camera dei deputati. PRESIDENTE . La Presidenza prende atto della posizione della questione di fiducia sull'approvazione del disegno di legge di conversione del decreto-legge n. 14, nel testo identico a quello approvato dalla Camera dei deputati. Come stabilito dalla Conferenza dei Capigruppo, il dibattito sulla questione di fiducia avrà luogo nella seduta di domani. Atti e documenti, annunzio PRESIDENTE . Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Ordine del giorno per la seduta di giovedì 31 marzo 2022 PRESIDENTE . Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica domani, giovedì 31 marzo, alle ore 9,30, con il seguente ordine del giorno: ( Vedi ordine del giorno ) La seduta è tolta (ore 21,12) . Allegato A DISEGNO DI LEGGE Conversione in legge del decreto-legge 17 febbraio 2022, n. 9, recante misure urgenti per arrestare la diffusione della peste suina africana (PSA) (2533) (V. nuovo titolo) Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 17 febbraio 2022, n. 9, recante misure urgenti per arrestare la diffusione della peste suina africana (PSA) (2533) ARTICOLO 1 DEL DISEGNO DI LEGGE DI CONVERSIONE Art. 1. 1. È convertito in legge il decreto-legge 17 febbraio 2022, n. 9, recante misure urgenti per arrestare la diffusione della peste suina africana (PSA). 2. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale . ________________ N.B. Approvato, con modificazioni al testo del decreto-legge, il disegno di legge composto del solo articolo 1. ARTICOLO 1 DEL DECRETO-LEGGE Articolo 1. (Misure urgenti di prevenzione e contenimento della diffusione della peste suina africana - PSA) 1. Al fine di prevenire e contenere la diffusione della peste suina africana (PSA) sul territorio nazionale, entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto le regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano adottano il Piano regionale di interventi urgenti per la gestione, il controllo e l'eradicazione della peste suina africana nei suini da allevamento e nella specie cinghiale ( Sus scrofa ), che include la ricognizione della consistenza della specie all'interno del territorio di competenza suddivisa per provincia, l'indicazione dei metodi ecologici, delle aree di intervento diretto, delle modalità, dei tempi e degli obiettivi annuali del prelievo esclusivamente connessi ai fini del contenimento della peste suina africana. 2. I Piani regionali di cui al comma 1 sono adottati in conformità alle disposizioni: a) del Piano nazionale di sorveglianza ed eradicazione delle peste suina, presentato alla Commissione europea in data 30 giugno 2021 dal Ministero della salute, ai sensi dell'articolo 12 del regolamento (UE) n. 652/2014, del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 maggio 2014; b) del « Manuale delle emergenze da Peste Suina Africana in popolazioni di suini selvatici » del 21 aprile 2021. 3. Ai fini della gestione, i Piani regionali sono adottati in conformità al documento tecnico del 21 aprile 2021 sulla « Gestione del cinghiale e peste suina africana Elementi essenziali per la redazione di un piano di gestione » redatto dai Ministeri della salute, delle politiche agricole alimentari e forestali e della transizione ecologica. 4. I Piani regionali di cui al comma 1 sono adottati previo parere dell'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA) e del Centro di referenza nazionale per la peste suina da rendere entro venti giorni dalla richiesta della regione o della provincia autonoma competente per territorio. Tenuto conto dei gravi rischi di diffusione della peste suina africana e dell'esigenza di adottare con urgenza sistemi di controllo della specie cinghiale finalizzati a ridurre i rischi sanitari e il relativo impatto economico che l'epidemia può arrecare all'intero settore suinicolo italiano, i Piani regionali di cui al comma 1, fermo restando il rispetto della normativa dell'Unione in materia di valutazione ambientale, non sono sottoposti a valutazione ambientale strategica e a valutazione di incidenza ambientale. 5. Le regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano attuano i piani avvalendosi delle guardie provinciali, dei coadiutori e dei soggetti abilitati alla caccia con metodi selettivi. All'interno delle aree protette i prelievi sono attuati dal personale d'istituto e da coadiuvanti formati e abilitati. La vigilanza sul corretto svolgimento delle operazioni di prelievo è esercitata dal Comando delle Unità forestali, ambientali e agroalimentari dell'Arma dei carabinieri nonché dall'Azienda sanitaria locale (ASL) competente per territorio. 6. Gli animali abbattuti nell'ambito delle azioni previste dal presente decreto e destinati al consumo alimentare sono sottoposti alle attività di ispezione e controllo igienico sanitario da parte del Servizio veterinario della ASL competente per territorio. I dati raccolti nell'ambito delle attività ispettive, nonché quelli derivanti dalle attività di analisi effettuate dagli Istituti zooprofilattici sperimentali (IIZZSS), ivi inclusi quelli sulla Trichinella spp, confluiscono nel Sistema Informativo Veterinario (VETINFO) del Ministero della salute. 7. Con decreto del Ministro della salute, di concerto con i Ministri delle politiche agricole alimentari e forestali e della transizione ecologica, previo parere della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano, sono stabiliti i parametri tecnici di biosicurezza per gli allevamenti suinicoli articolati per tipologia produttiva e modalità di allevamento. Le recinzioni necessarie ad assicurare il confinamento degli animali allevati nel rispetto delle pertinenti norme di biosicurezza sono realizzate anche in deroga alle disposizioni dei regolamenti edilizi. EMENDAMENTI E ORDINI DEL GIORNO EMENDAMENTI TENDENTI AD INSERIRE ARTICOLI AGGIUNTIVI DOPO L'ARTICOLO 1 ARTICOLO 2 DEL DECRETO-LEGGE Articolo 2. (Commissario straordinario per l'attuazione e il coordinamento delle misure di contenimento e contrasto della diffusione della PSA) 1. Al fine di assicurare il corretto e tempestivo svolgimento delle attività di cui all'articolo 1 e valutare l'efficacia delle misure adottate dalle regioni e dalle Province autonome di Trento e di Bolzano attraverso i rispettivi Piani regionali, con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro della salute, di concerto con i Ministri delle politiche agricole alimentari e forestali e per gli affari regionali e le autonomie, è nominato un Commissario straordinario con compiti di coordinamento e monitoraggio delle azioni e delle misure poste in essere per prevenire e contenere la diffusione della peste suina africana. 2. Il Commissario straordinario di cui al comma 1: a) coordina i servizi veterinari delle aziende sanitarie locali competenti per territorio, le strutture sanitarie pubbliche, le strutture amministrative e tecniche regionali nonché gli enti territorialmente competenti per le finalità di cui all'articolo 1; b) verifica la regolarità dell'abbattimento e distruzione degli animali infetti e dello smaltimento delle carcasse di suini nonché le procedure di disinfezione svolte sotto il controllo della ASL competente. 3. Qualora le regioni o le province autonome non adottino nel termine previsto i piani di cui all'articolo 1, comma 1, il Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta dei Ministri della salute, delle politiche agricole alimentari e forestali, degli affari regionali e le autonomie assegna il termine di trenta giorni per adottare i predetti piani. Decorso inutilmente tale termine il Consiglio dei ministri, sentita la regione o la provincia autonoma interessata, su proposta dei Ministri competenti, ordina al Commissario straordinario di provvedere in via sostitutiva. Alla riunione del Consiglio dei ministri partecipa il presidente della regione o della provincia autonoma interessata. 4. Il Commissario straordinario si avvale del supporto dell'Unità centrale di crisi di cui all'articolo 10 del decreto del Presidente della Repubblica 28 marzo 2013, n. 44, relativamente alle misure per il contrasto della peste suina africana in Italia, operativa presso il Ministero della salute, integrata con un rappresentante dell'ISPRA e un rappresentante del Ministero della transizione ecologica. 5. Il Commissario straordinario, per l'esercizio dei compiti assegnati dal presente articolo, si avvale degli enti del Servizio sanitario nazionale e degli uffici competenti in materia di malattie animali delle seguenti amministrazioni: Ministero della salute, Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, Ministero della transizione ecologica, regioni, province, Città metropolitane, comuni, Comando Carabinieri per la tutela della salute, Comando delle Unità forestali, ambientali e agroalimentari dell'Arma dei Carabinieri, Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica. La Direzione generale della sanità animale e dei farmaci veterinari del Ministero della salute assicura il necessario supporto per lo svolgimento delle funzioni del Commissario straordinario. A tale fine la Direzione generale della sanità animale e dei farmaci veterinari è potenziata con un contingente massimo pari a dieci unità di personale non dirigenziale, dipendenti di pubbliche amministrazioni, in possesso delle competenze e dei requisiti di professionalità richiesti dal Commissario straordinario per l'espletamento delle proprie funzioni, con esclusione del personale docente educativo e amministrativo tecnico ausiliario delle istituzioni scolastiche, nonché del personale appartenente ai ruoli della Polizia di Stato e delle Forze armate. Detto personale è posto, ai sensi dell'articolo 17, comma 14, della legge 15 maggio 1997, n. 127, in posizione di comando, distacco o fuori ruolo o altro analogo istituto previsto dai rispettivi ordinamenti e conserva lo stato giuridico e il trattamento economico fondamentale e accessorio dell'amministrazione di appartenenza, che resta a carico della medesima. 6. Il Commissario straordinario, nell'ambito delle funzioni attribuite dal presente articolo, al fine di prevenire ed eliminare gravi pericoli e far fronte a situazioni eccezionali, può adottare con atto motivato provvedimenti contingibili e urgenti, nel rispetto dei princìpi generali dell'ordinamento e del principio di proporzionalità tra misure adottate e finalità perseguite. Tali provvedimenti sono immediatamente comunicati alla Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano e alle singole regioni di volta in volta interessate dal provvedimento. 7. Il Commissario straordinario opera per un periodo di dodici mesi, prorogabile, con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro della salute, di concerto con i Ministri delle politiche agricole alimentari e forestali e per gli affari regionali e le autonomie, per una sola volta, per un ulteriore periodo di dodici mesi. Del conferimento dell'incarico è data immediata comunicazione al Parlamento e notizia nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana. 8. L'incarico di Commissario straordinario è compatibile con altri incarichi pubblici ed è svolto a titolo gratuito. 9. Sull'attività del Commissario straordinario, il Presidente del Consiglio dei ministri ovvero un Ministro da lui delegato riferisce periodicamente al Parlamento. 10. Le disposizioni di cui al presente articolo non si applicano alla regione Sardegna. EMENDAMENTI EMENDAMENTI TENDENTI AD INSERIRE ARTICOLI AGGIUNTIVI DOPO L'ARTICOLO 2 ARTICOLO 3 DEL DECRETO-LEGGE Articolo 3. (Sanzioni) 1. Chiunque, nell'ambito delle attività di attuazione dei Piani regionali di cui all'articolo 1, dello svolgimento di attività venatoria o boschiva, di coltivazione di fondi agricoli o in quanto coinvolto in un sinistro con cinghiali, rinviene esemplari di tale specie feriti o deceduti, segnala il rinvenimento immediatamente al servizio veterinario dell'ASL competente per territorio. 2. Salvo che il fatto costituisca reato, l'inosservanza della disposizione di cui al comma 1 comporta l'irrogazione di una sanzione amministrativa pecuniaria in misura di euro 500. La sanzione amministrativa è irrogata dal Prefetto territorialmente competente e si applicano le disposizioni delle sezioni I e II del capo I della legge 24 novembre 1981, n. 689, in quanto compatibili. EMENDAMENTI ARTICOLO 4 DEL DECRETO-LEGGE Articolo 4. (Clausola di salvaguardia) 1. Le disposizioni del presente decreto si applicano nelle regioni a statuto speciale e nelle province autonome di Trento e di Bolzano compatibilmente con i rispettivi statuti e le relative norme di attuazione. EMENDAMENTO TENDENTE AD INSERIRE UN ARTICOLO AGGIUNTIVO DOPO L'ARTICOLO 4 ARTICOLO 5 DEL DECRETO-LEGGE Articolo 5. (Clausola di invarianza finanziaria) 1. Dall'attuazione del presente decreto non devono derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica. 2. Le amministrazioni interessate provvedono all'attuazione del presente decreto con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente. EMENDAMENTI ARTICOLO 6 DEL DECRETO-LEGGE Articolo 6. (Entrata in vigore) 1. Il presente decreto entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana e sarà presentato alle Camere per la conversione in legge. EMENDAMENTO AL TITOLO DEL DISEGNO DI LEGGE PROPOSTA DI COORDINAMENTO Pareri espressi dalla 1a e dalla 5a Commissione permanente sul testo disegno di legge n. 2533 e sui relativi emendamenti La Commissione affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'interno, ordinamento generale dello Stato e della pubblica amministrazione, esaminato il disegno di legge in titolo, nonché i relativi emendamenti, esprime, con riferimento al riparto delle competenze normative fra lo Stato e le Regioni, parere non ostativo. La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminati gli ulteriori emendamenti al disegno di legge in titolo, trasmessi dall'Assemblea, esprime, per quanto di competenza, sulla proposta 2.4 (testo 3), parere non ostativo condizionato, ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, alla soppressione, nel comma 2- bis , delle seguenti parole: "avvalendosi, a tal fine, delle risorse «Fondo di parte corrente per il sostegno della filiera suinicola» di cui all'articolo 26, comma 1, del decreto-legge 27 gennaio 2022, n. 4) convertito, con modificazioni, dalla legge 28 marzo 2022 n. 25, nei limiti dell'importo complessivo." Il parere è non ostativo sui restanti emendamenti. A rettifica del parere reso nella seduta di ieri, sulle proposte 1.60 e 1.61 la Commissione esprime un parere non ostativo condizionato, ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, alla seguente riformulazione delle proposte emendative: al comma 5, le parole: "guardie provinciali" siano sostituite con le seguenti: "polizie locali". La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge in titolo e acquisiti gli elementi istruttori forniti dal Governo, da cui risulta che: - con riferimento all'articolo 1, comma 1, si fa presente che le Regioni attualmente indenni dalla peste suina africana (PSA) dovranno adottare solo il piano di gestione per il contenimento dei cinghiali, il cui monitoraggio era stato già previsto come misura nel Piano di sorveglianza per la peste suina africana adottato per il 2021-2022, richiamato nella medesima disposizione; con riferimento all'articolo 2, comma 4, si conferma che attualmente nessun gettone di presenza né rimborso spese viene erogato ai membri dell'Unità centrale di crisi, che partecipano a spese dell'amministrazione di competenza. Lo stesso principio si applica anche ai nuovi componenti del comitato rappresentanti dell'ISPRA e del Ministero della transizione ecologica; - in relazione all'articolo 2, comma 5, relativamente ai possibili effetti sulle amministrazioni di appartenenza del personale comandato, tenuto conto della temporaneità dei comandi in questione, connessi alla durata del commissariamento e del limitato contingente previsto, si ritiene che 1a disposizione non determini effetti sui fabbisogni ordinari delle amministrazioni medesime, esprime, per quanto di competenza, parere non ostativo. Per quanto riguarda gli emendamenti trasmessi dall'Assemblea, esprime, per quanto di competenza, parere contrario, ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, sulle proposte 1.1, 1.2, 1.3, 1.4, 1.5, 1.6, 1.7, 1.17, 1.18, 1.19, 1.22, 1.23, 1.24, 1.25, 1.28, 1.29, 1.30, 1.31, 1.32, 1.33, 1.38, 1.39, 1.40, 1.41, 1.42, 1.44, 1.48, 1.49, 1.50, 1.54, 1.56, 1.58, 1.59, 1.60, 1.61, 1.65, 1.66, 1.67, 1.68, 1.69, 1.70, 1.71, 1.72, 1.73, 1.75, 1.77, 1.78, 1.79, 1.80, 1.85, 1.86, 1.87, 1.88, 1.91, 1.92, 1.93, 1.94, 1.95, 1.96, 1.99, 1.100, 1.104, 1.105, 1.106, 1.107, 1.0.2, 1.0.3, 2.1, 2.2, 2.4, 2.7, 2.8, 2.9, 2.10, 2.11, 2.12, 2.13, 2.14, 2.24, 2.26, 2.27, 2.28, 2.29, 2.30, 2.32, 2.33, 2.34, 2.35, 2.0.1, 2.0.2, 4.0.1, 5.1, 5.2, 5.3, 5.4, 5.5, 5.6 e 5.7. Sull'emendamento 2.31, il parere non ostativo è condizionato, ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, alle seguente riformulazione: al comma 5, primo periodo, dopo le parole: "Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale," siano inserite le seguenti: "nonché può avvalersi di una rappresentante della Conferenza dei direttori di Dipartimento di medicina veterinaria e di un rappresentante del Dipartimento di scienze veterinarie dell'Università di Torino, competente per territorio. Il parere è non ostativo sui restanti emendamenti. VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA SEGNALAZIONI RELATIVE ALLE VOTAZIONI EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA Nel corso della seduta sono pervenute al banco della Presidenza le seguenti comunicazioni: DISEGNO DI LEGGE N. 2533: sull'emendamento 1.60, il senatore Collina avrebbe voluto esprimere un voto favorevole; sull'emendamento 1.78 (testo 2), i senatori Perilli, Nocerino e De Petris avrebbero voluto esprimere un voto di astensione. Congedi e missioni Sono in congedo i senatori: Accoto, Alderisi, Auddino, Barachini, Battistoni, Bellanova, Berardi, Bini, Bongiorno, Borgonzoni, Bossi Umberto, Campagna, Casolati, Cattaneo, Centinaio, Cerno, Conzatti, Cucca, De Lucia, De Poli, Di Marzio, Donno, Fazzolari, Ferrero, Ferro, Floridia, Galliani, Garavini, Ghedini, Lupo, Merlo, Messina Assunta Carmela, Moles, Montevecchi, Monti, Napolitano, Nisini, Ortis, Pichetto Fratin, Pisani Giuseppe, Pittella, Pizzol, Pucciarelli, Ronzulli, Sciascia, Segre, Siclari, Sileri, Stabile, Turco e Vitali. . Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Arrigoni, Castiello, Fazzone, Magorno e Urso, per attività del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica. È considerata in missione la senatrice Giammanco, per attività della 14ª Commissione permanente. Sono considerati in missione, ai sensi dell'art. 108, comma 2, primo periodo, del Regolamento, i senatori: Grassi, Iwobi, Pazzaglini, Pianasso, Pillon e Rizzotti. Alla ripresa pomeridiana della seduta sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Arrigoni, Castiello, Fazzone, Magorno e Urso, per attività del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica. Alla ripresa pomeridiana della seduta sono considerati in missione, ai sensi dell'art. 108, comma 2, primo periodo, del Regolamento, i senatori: Grassi, Iwobi, Pazzaglini, Pianasso, Pillon e Rizzotti. Gruppi parlamentari, composizione Il senatore Fausto De Angelis ha comunicato di aderire al Gruppo parlamentare Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione. Il Presidente del Gruppo stesso ha accettato tale adesione. Commissione parlamentare per l'attuazione del federalismo fiscale, variazioni nella composizione Il Presidente del Senato ha chiamato a far parte della Commissione parlamentare per l'attuazione del federalismo fiscale il senatore Tony Chike Iwobi in sostituzione del senatore Paolo Saviane. Disegni di legge, trasmissione dalla Camera dei deputati DDL Costituzionale iniziativa popolare Modifica all'articolo 119 della Costituzione, concernente il riconoscimento delle peculiarità delle Isole e il superamento degli svantaggi derivanti dall'insularità (865-B) (presentato in data 30/03/2022) S.865 approvato dal Senato della Repubblica. C.3353 approvato dalla Camera dei deputati. Disegni di legge, annunzio di presentazione Senatori Gaudiano Felicia, Ferrara Gianluca, De Lucia Danila, Pavanelli Emma, Vanin Orietta, Leone Cinzia, Campagna Antonella, Castiello Francesco, Trentacoste Fabrizio, Di Piazza Stanislao, Croatti Marco Disposizioni per la riduzione del disagio abitativo nei comuni con popolazione inferiore a 60.000 abitanti (2568) (presentato in data 28/03/2022); senatori Giro Francesco Maria, Mallegni Massimo Disposizioni in materia di promozione della musica popolare e amatoriale (2569) (presentato in data 30/03/2022); senatore Mallegni Massimo Modifiche alla disciplina di tassazione dei metalli preziosi (2570) (presentato in data 30/03/2022); senatore Mallegni Massimo Modifiche alla disciplina di tassazione dei metalli preziosi (2571) (presentato in data 30/03/2022); senatrice Botto Elena Disposizioni fiscali in materia di valute virtuali e disciplina degli obblighi antiriciclaggio (2572) (presentato in data 30/03/2022). Disegni di legge, assegnazione In sede redigente 1ª Commissione permanente Affari Costituzionali sen. Fregolent Sonia ed altri Modificazioni al decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, in tema di introduzione di una prova psicoattitudinale nei concorsi pubblici (2287) previ pareri delle Commissioni 5ª (Bilancio), 11ª (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale), 12ª (Igiene e sanità) (assegnato in data 29/03/2022); 1ª Commissione permanente Affari Costituzionali sen. Mallegni Massimo Istituzione del Garante nazionale per i diritti delle persone anziane (2383) previ pareri delle Commissioni 5ª (Bilancio), 11ª (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale), Commissione parlamentare questioni regionali (assegnato in data 29/03/2022); 2ª Commissione permanente Giustizia sen. Giammanco Gabriella ed altri Modifiche al codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione, di cui al decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159, in materia di misure di prevenzione patrimoniale (2334) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 10ª (Industria, commercio, turismo) (assegnato in data 29/03/2022); 5ª Commissione permanente Bilancio sen. Anastasi Cristiano ed altri Misure in favore dei territori interessati da eruzioni vulcaniche nell'area etnea (2429) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 6ª (Finanze e tesoro), 13ª (Territorio, ambiente, beni ambientali), Commissione parlamentare questioni regionali (assegnato in data 29/03/2022); 5ª Commissione permanente Bilancio Regione Sicilia Disposizioni concernenti l'istituzione di un fondo di solidarietà per l'erogazione di contributi a fondo perduto in favore delle imprese dissequestrate (2539) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 10ª (Industria, commercio, turismo), 11ª (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale) (assegnato in data 29/03/2022); 6ª Commissione permanente Finanze e tesoro sen. Calandrini Nicola Disposizioni in materia di misure di sostegno al mercato delle locazioni (1952) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 5ª (Bilancio), 13ª (Territorio, ambiente, beni ambientali) (assegnato in data 29/03/2022); 6ª Commissione permanente Finanze e tesoro sen. Dell'Olio Gianmauro, Sen. Fenu Emiliano Disposizioni in materia di piano di pagamento straordinario dei debiti di natura fiscale e contributiva (2380) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 5ª (Bilancio), 10ª (Industria, commercio, turismo), 11ª (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale), 14ª (Politiche dell'Unione europea) (assegnato in data 29/03/2022); 6ª Commissione permanente Finanze e tesoro sen. Bottici Laura ed altri Disposizioni in materia di risarcimenti per disabilità di guerra (2531) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 4ª (Difesa), 5ª (Bilancio), 11ª (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale) (assegnato in data 29/03/2022); 7ª Commissione permanente Istruzione pubblica, beni culturali sen. Salvini Matteo ed altri Modifica alla legge 30 marzo 2004, n. 92, in materia di istituzione di un concorso tra le università italiane per la migliore installazione artistica a ricordo delle foibe (2519) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio) (assegnato in data 29/03/2022); 11ª Commissione permanente Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale sen. Nannicini Tommaso Norme per il contrasto dello sfruttamento lavorativo e per l'emersione del lavoro nero (2404) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 5ª (Bilancio) (assegnato in data 29/03/2022); 11ª Commissione permanente Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale sen. Rauti Isabella ed altri Modifica alla legge 27 dicembre 2017, n. 205, in materia di benefici per l'assunzione delle donne vittime di violenza di genere (2518) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 10ª (Industria, commercio, turismo) (assegnato in data 29/03/2022); 12ª Commissione permanente Igiene e sanità sen. De Carlo Luca ed altri Disposizioni in materia di sepoltura dei bambini non nati (2455) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 5ª (Bilancio), Commissione parlamentare questioni regionali (assegnato in data 29/03/2022); 12ª Commissione permanente Igiene e sanità sen. Sbrana Rosellina Disposizioni in materia di tutela della salute degli abitanti delle aree classificate siti di interesse nazionale (SIN) (2512) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 13ª (Territorio, ambiente, beni ambientali), Commissione parlamentare questioni regionali (assegnato in data 29/03/2022); 13ª Commissione permanente Territorio, ambiente, beni ambientali sen. Sbrana Rosellina Disposizioni in materia di borghi medievali disagiati (2513) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 6ª (Finanze e tesoro), 7ª (Istruzione pubblica, beni culturali), 10ª (Industria, commercio, turismo), 11ª (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale), Commissione parlamentare questioni regionali (assegnato in data 29/03/2022); Commissioni 10ª e 12ª riunite sen. Sbrana Rosellina Disposizioni in materia di obblighi informativi e limiti all'uso del benzene (2514) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 5ª (Bilancio), 13ª (Territorio, ambiente, beni ambientali) (assegnato in data 29/03/2022). In sede referente 1ª Commissione permanente Affari Costituzionali sen. Mininno Cataldo Modifica all'articolo 83 della Costituzione, in materia di riduzione del numero dei delegati regionali per l'elezione del Presidente della Repubblica (2534) (assegnato in data 29/03/2022); Commissioni 1ª e 10ª riunite sen. D'Arienzo Vincenzo ed altri Delega al Governo per la modifica del codice delle pari opportunità tra uomo e donna in materia di sostegno all'imprenditoria femminile (2541) previ pareri delle Commissioni 2ª (Giustizia), 5ª (Bilancio), 6ª (Finanze e tesoro) (assegnato in data 29/03/2022). Governo, trasmissione di atti per il parere. Deferimento Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera del 22 marzo 2022, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 1- bis , comma 1, del decreto legislativo 29 ottobre 1999, n 461 - lo schema di decreto del Presidente del Consiglio dei ministri recante revisione delle reti stradali di interesse nazionale e regionale ricadenti nella regione Lazio (n. 376). Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139- bis del Regolamento, lo schema di decreto è deferito alla 8ª Commissione permanente, che esprimerà il parere entro 20 giorni dall'assegnazione. Governo, trasmissione di atti e documenti Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 23 marzo 2022, ha inviato, ai sensi dell'articolo 9- bis , comma 7, della legge 21 giugno 1986, n. 317, la procedura di informazione, attivata presso la Commissione europea dalla Direzione generale per il mercato, la concorrenza, la tutela del consumatore e la normativa tecnica del Ministero dello sviluppo economico, in ordine alla notifica 2022/0149/I relativa al "Regolamento recante disciplina della cessazione della qualifica di rifiuto dei rifiuti inerti da costruzione e demolizione e di altri rifiuti inerti di origine minerale, ai sensi dell'articolo 184- ter , comma 2, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152". La predetta documentazione è deferita alla 13 a e alla 14 a Commissione permanente (Atto n. 1137). Il Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, con lettera in data 28 marzo 2022, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 3, comma 2, della legge 3 agosto 1985, n. 411, la relazione sull'attività ed il bilancio consuntivo della Società "Dante Alighieri", relativi all'anno 2021. La predetta documentazione è deferita, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 3 a e alla 7 a Commissione permanente (Atto n. 1138). Il Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, con lettera in data 28 marzo 2022, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 4 della legge 15 dicembre 1998, n. 484, la relazione sullo stato di esecuzione del Trattato per il bando totale degli esperimenti nucleari, relativa all'anno 2021. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 3 a e alla 4 a Commissione permanente ( Doc . CXXXIX, n. 4). Il Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, con lettera in data 28 marzo 2022, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 9 della legge 18 novembre 1995, n. 496, come sostituito dall'articolo 6 della legge 4 aprile 1997, n. 93, la relazione sullo stato di esecuzione della Convenzione sulle armi chimiche e sugli adempimenti effettuati dall'Italia, relativa all'anno 2021 ( Doc . CXXXI, n. 4). Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 3 a e alla 4 a Commissione permanente. Governo, trasmissione di atti e documenti dell'Unione europea di particolare rilevanza ai sensi dell'articolo 6, comma 1, della legge n. 234 del 2012. Deferimento Ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, sono deferiti alle sottoindicate Commissioni permanenti i seguenti documenti dell'Unione europea, trasmessi dal Dipartimento per le politiche europee della Presidenza del Consiglio dei ministri, in base all'articolo 6, comma 1, della legge 24 dicembre 2012, n. 234: Proposta di decisione del Consiglio relativa alla conclusione delle modifiche dell'accordo internazionale sullo zucchero del 1992 (COM(2022) 117 definitivo), alla 9 a Commissione permanente e, per il parere, alla 14 a Commissione permanente; Comunicazione della Commissione relativa agli orientamenti operativi per l'attuazione della decisione di esecuzione (UE) 2022/382 del Consiglio che accerta l'esistenza di un afflusso massiccio di sfollati dall'Ucraina ai sensi dell'articolo 5 della direttiva 2001/55/CE e che ha come effetto l'introduzione di una protezione temporanea (C(2022) 1806 definitivo), alla 1 a Commissione permanente e, per il parere, alla 3 a e alla 14 a Commissione permanente; Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che stabilisce misure per un livello comune elevato di cibersicurezza nelle istituzioni, negli organi e negli organismi dell'Unione (COM(2022) 122 definitivo), alla 1 a e alla 8 a Commissione permanente e, per il parere, alla 14 a Commissione permanente; Proposta di regolamento del Consiglio che modifica il regolamento (UE, Euratom) 2021/768 del Consiglio, del 30 aprile 2021, per quanto riguarda le misure di esecuzione relative a nuove risorse proprie dell'Unione europea (COM(2022) 102 definitivo), alla 5 a Commissione permanente e, per il parere, alla 14 a Commissione permanente; Proposta di regolamento del Consiglio concernente le modalità e la procedura di messa a disposizione delle risorse proprie basate sul sistema per lo scambio di quote di emissioni, sul meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere e sugli utili riassegnati, nonché le misure per far fronte al fabbisogno di tesoreria (COM(2022) 101 definitivo), alla 5 a Commissione permanente e, per il parere, alla 13 a e alla 14 a Commissione permanente; Comunicazione della Commissione - Proteggere la sicurezza alimentare e rafforzare la resilienza dei sistemi alimentari (COM(2022) 133 definitivo), alla 9 a Commissione permanente e, per il parere, alla 14 a Commissione permanente; Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni - Sicurezza dell'approvvigionamento e prezzi dell'energia accessibili: opzioni per misure immediate e in vista del prossimo inverno (COM(2022) 138 definitivo), alla 10 a Commissione permanente e, per il parere, alla 13 a e alla 14 a Commissione permanente; Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale e al Comitato delle regioni - Accoglienza delle persone in fuga dalla guerra in Ucraina: l'Europa si prepara a rispondere alle esigenze (COM(2022) 131 definitivo), alla 1 a Commissione permanente e, per il parere, alla 3 a e alla 14 a Commissione permanente. Commissione europea, trasmissione di progetti di atti legislativi dell'Unione europea. Deferimento La Commissione europea ha trasmesso, in data 24 marzo 2022, per l'acquisizione del parere motivato previsto dal Protocollo (n. 2) sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità allegato al Trattato sull'Unione europea e al Trattato sul funzionamento dell'Unione europea: la Proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio sulla lotta alla violenza contro le donne e alla violenza domestica (COM(2022) 105efinitivo). Ai sensi dell'articolo 144, commi 1- bis e 6, del Regolamento, l'atto è deferito alla 14 a Commissione permanente ai fini della verifica della conformità al principio di sussidiarietà; il termine di otto settimane previsto dall'articolo 6 del predetto Protocollo decorre dal 24 marzo 2022. L'atto è altresì deferito, per i profili di merito, ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, alla 2 a Commissione permanente, con il parere della Commissione 14 a . Interrogazioni Atto n. 3-03217 NUGNES LA MURA Ai Ministri per la pubblica amministrazione e della transizione ecologica Premesso che: come anche evidenziato in recenti articoli di organi di stampa locale, il Comune di Marano di Napoli, sottoposto ad una gestione commissariale, versa in una situazione di drammatico dissesto sociale ed economico, che rischia il collasso anche a causa di una macchina comunale priva delle strutture e del personale adeguati; occorre rapidamente ricostruire numericamente la pianta organica dei dipendenti della locale amministrazione comunale, al fine di ripristinare una macchina gestionale in grado di dare le giuste ed indispensabili risposte alla cittadinanza; diverse volte si è persa la possibilità di attingere ai fondi sovracomunali per interventi strutturali a causa degli uffici comunali esasperati, rendendo, a questo punto, necessari e non più derogabili fondi ed uffici capaci di fornire i servizi essenziali ai cittadini; il grido di allarme, più volte denunciato, è stato lanciato anche dal prefetto di Napoli in un recente incontro condiviso tra diversi esponenti della politica e delle associazioni locali, in cui è emersa l'urgenza di portare all'attenzione del Governo la necessità di assunzioni di personale anche per i Comuni commissariati ed in dissesto, in cui la carenza di personale rischia anche di far perdere la possibilità di accedere ai fondi del PNRR che per un Comune in dissesto finanziario sono ossigeno di cui non si può fare a meno; in Italia il settore pubblico è veramente sottodimensionato; infatti se, ad esempio, il rapporto tra abitanti e impiegati amministrativi pubblici in Italia fosse uguale a quello della Germania si dovrebbero assumere 896.000 unità, vale a dire un'aggiunta del 72,4 per cento rispetto al numero attuale; già nell'audizione svolta il 10 marzo 2022 in Senato a Commissioni congiunte, il Ministro della transizione ecologica, illustrando la relazione sullo stato di attuazione del PNRR, per i profili di interesse della 13a Commissione permanente (Territorio, ambiente, beni ambientali), ha confermato che, con riguardo alle misure per la coesione ed il riequilibrio territoriale, c'è la previsione del Governo di assegnare al Mezzogiorno non meno del 40 per cento degli investimenti attraverso decreti legislativi che prevedano misure per il rafforzamento della capacità tecnica ed amministrativa delle amministrazioni, attraverso, tra i vari interventi, la facoltà di assunzione di 1.000 professionisti e tecnici da parte delle Regioni e degli enti locali, si chiede di sapere: con quali modalità i Ministri in indirizzo intendano procedere sul punto relativo all'assunzione di tecnici e professionisti per quel che attiene, in particolare, ai Comuni che risultino essere commissariati alla data di entrata in vigore del provvedimento; se possa essere verificata l'adeguatezza del numero di assunzioni previste, nel rapporto tra addetti della pubblica amministrazione e popolazione, se sufficienti a colmare il gap deficitario con la media europea, considerando che in Italia attualmente tale rapporto è pari a 5,3 per cento e nei Paesi OCSE del 18 per cento. Atto n. 3-03218 GRANATO Ai Ministri dell'istruzione e della salute Premesso che: nonostante il 31 marzo 2022 sia prevista la cessazione dello stato di emergenza sanitaria (che dura in Italia dal 30 gennaio 2020), l'articolo 8 del decreto-legge n. 24 del 2022 ha introdotto all'interno del decreto-legge n. 44 del 2021 un nuovo articolo, il 4 -ter .2, per il personale docente ed educativo della scuola; nel particolare, si prevede l'estensione dell'obbligo vaccinale, che costituisce "requisito essenziale per lo svolgimento delle attività didattiche a contatto con gli alunni", fino al 15 giugno 2022; il personale docente sottoposto all'obbligo, laddove risultasse inadempiente, dovrà esser utilizzato al rientro, secondo le direttive del dirigente scolastico, in mere attività di supporto all'istituzione scolastica; si prevede, altresì, che i dirigenti scolastici provvedano, dal 1° aprile 2022 fino al termine delle lezioni dell'anno scolastico 2021/2022, alla sostituzione degli insegnanti non vaccinati mediante l'attribuzione di contratti a tempo determinato a docenti supplenti, con un conseguente supplemento di oneri e costi a carico della collettività (magari in sostituzione di personale di ruolo assolutamente sano); tali contratti, secondo la norma, si risolveranno di diritto nel momento in cui "i soggetti sostituiti, avendo adempiuto all'obbligo vaccinale, riacquistano il diritto di svolgere l'attività didattica"; l'articolo 8 del decreto-legge n. 24 del 2022 ha altresì modificato i tempi relativi all'adempimento degli obblighi vaccinali per il personale sanitario, estendendoli addirittura al 31 dicembre 2022; valutato che: per il personale docente, a prescindere dal proprio status vaccinale, il diritto allo svolgimento dell'attività didattica non è frutto di alcuna attività "concessoria", ma è conseguenza dell'esito di processi selettivi per l'accesso ai ruoli; la cessazione dello stato di emergenza sanitaria, dunque, non solo non ha determinato la fine degli obblighi vaccinali per gli insegnanti, ma ha legato definitivamente, per l'anno scolastico 2021/2022, l'esercizio della propria attività professionale all'assolvimento di trattamento sanitario sperimentale, potenzialmente, peraltro, nocivo per la salute individuale e rispetto al quale è stata ormai accertata l'inutilità nella prevenzione della diffusione dei contagi, si chiede di sapere: se risulti che, all'interno delle istituzioni scolastiche, i contagi da COVID-19 si siano estinti a seguito dell'adempimento degli obblighi vaccinali del 100 per cento dei docenti e del personale ATA in servizio; sulla base di quali studi scientifici accreditati si possa ritenere che un soggetto non vaccinato, ma addirittura sottoposto a tampone ogni 48 ore, possa cagionare pregiudizio alla salute degli studenti, al punto da escluderlo dallo svolgimento di attività in compresenza con gli alunni fino al 15 giugno 2022; se sia stato valutato in sede di Consiglio dei ministri il possibile danno erariale derivante dall'utilizzo di personale docente sano non vaccinato in altre mansioni, facendolo sostituire da altro personale a carico del fondo d'istituto; se risulti che da quando la percentuale del personale sanitario in servizio vaccinato è pari al 100 per cento siano cessati focolai di contagio all'interno delle strutture sanitarie; in base a quali studi scientifici accreditati sia stata presa la decisione per cui il personale sanitario non possa svolgere la propria professione anche solo con accertamento diagnostico al bisogno; in base a quale criterio correlato alla sicurezza sanitaria si impedisca al personale italiano non vaccinato di lavorare nelle strutture sanitarie, consentendo eventualmente, invece, a medici di nazionalità ucraina, che non possono esser parimenti obbligati, di svolgere l'attività, come previsto dall'articolo 34 del decreto-legge n. 21 del 2022. Atto n. 3-03220 BAGNAI FREGOLENT CANTU' Al Ministro della salute Premesso che: il regolamento (UE) n. 1235/2010 ha introdotto nell'art. 23 del regolamento (CE) n. 726/2004 il concetto e l'ambito di applicazione del cosiddetto "monitoraggio addizionale", ulteriormente modificato dal successivo regolamento (UE) n. 1027/2012; come illustrato dalla "Relazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio sull'esperienza acquisita dagli Stati membri e dall'agenzia europea per i medicinali riguardo all'elenco dei medicinali per uso umano soggetti a monitoraggio addizionale" COM (2019) 591 definitiva, il monitoraggio addizionale è finalizzato a migliorare la segnalazione delle reazioni avverse ai medicinali per i quali la base di evidenze cliniche deve essere ulteriormente sviluppata, con l'obiettivo principale di raccogliere informazioni il più precocemente possibile per fornire ulteriori indicazioni sull'uso sicuro ed efficace di tali medicinali; l'art. 12 del decreto ministeriale 30 aprile 2015, rubricato "Procedure operative e soluzioni tecniche per un'efficace azione di farmacovigilanza", disciplina il monitoraggio addizionale, specificando che per i medicinali ad esso sottoposti il foglietto illustrativo riporta anche un testo standard che invita espressamente i pazienti a riferire eventuali sospette reazioni avverse al proprio medico, al proprio farmacista, ad altro operatore sanitario o direttamente al sistema nazionale di farmacovigilanza, specificando i vari mezzi di segnalazione disponibili (segnalazione elettronica, recapito postale, ovvero altri); i vaccini COVID-19 attualmente impiegati in Italia hanno ricevuto un'autorizzazione all'immissione in commercio condizionata ai sensi del regolamento (CE) n. 507/2006, trattandosi di farmaci che rispondevano ad esigenze mediche insoddisfatte, ma per i quali non si disponeva ancora di dati completi su sicurezza ed efficacia (art. 4 del regolamento); per questo motivo tutti i prodotti in questione sono tuttora sottoposti a monitoraggio addizionale, come risulta dalla "List of medicinal products under additional monitoring", documento EMA/245297/2013 Rev. 96 del 21 gennaio 2022, il che implica tra l'altro che agli operatori sanitari è richiesto di segnalare qualsiasi sospetta reazione avversa; contrariamente a quanto richiesto dal citato decreto ministeriale 30 aprile 2015, i foglietti illustrativi dei vaccini COVID-19, reperibili sul sito internet di AIFA, non specificano i vari mezzi di segnalazione disponibili per il paziente, ma rinviano all'allegato V, cioè al documento EMA/67830/2013, versione 24, del 20 gennaio 2022, che a sua volta riporta la lista dei recapiti dei sistemi nazionali di segnalazione degli effetti avversi; questo rinvio è espressamente proibito dallo stesso documento EMA/67830/2013, in cui si legge che "nei materiali stampati non deve essere fatto alcun riferimento all'Appendice V. Nelle versioni stampate andranno riportati solo gli effettivi dettagli ai sistemi di segnalazione nazionale degli Stati Membri"; fino ad oggi AIFA si è limitata a prendere atto delle segnalazioni di sospette reazioni avverse senza adottare apparentemente alcuna iniziativa volta a verificare che gli operatori sanitari effettivamente segnalassero tutte le reazioni riscontrate né è possibile riscontrare sul sito dell'istituto in che modo si sia provveduto all'obbligo di avviare programmi di monitoraggio addizionale delle sospette reazioni avverse; conseguentemente, gli stessi dati AIFA evidenziano come i tassi di segnalazione per tutti i vaccini COVID-19 siano crollati a livelli minimi in Italia dopo un picco iniziale, inoltre i rapporti pubblicati finora sono meramente descrittivi e non contengono alcun riferimento comparativo ai dati europei (EUDRA Vigilance), né tantomeno alle migliori esperienze internazionali (VAERS, V-Safe), si chiede di sapere se al Ministro in indirizzo risulti quali iniziative siano state concretamente prese da AIFA per implementare, nel caso dei vaccini COVID-19, il monitoraggio addizionale espressamente richiesto dalla normativa europea, nonché per rendere i medici e gli altri operatori sanitari consapevoli del significato del monitoraggio addizionale e del loro ruolo in questo contesto, sensibilizzando i cittadini sulla necessità di cooperare col servizio di farmacovigilanza. Atto n. 3-03221 ZANDA ALFIERI MALPEZZI FERRARI MIRABELLI BITI COLLINA CIRINNA' D'ARIENZO MARCUCCI ROSSOMANDO PORTA VATTUONE Al Ministro della difesa Premesso che: il difficile ritiro delle truppe NATO dall'Afghanistan, il permanente stato di guerra in Siria, lo stato di instabilità in Libia, il fronteggiarsi delle flotte militari russe e turche nel Mediterraneo, la presenza russa e cinese nell'Africa subsahariana, le tensioni nell'oceano Indo-Pacifico e infine la Crimea, la Georgia, le drammatiche vicende del Donbass fino all'invasione dell'Ucraina hanno portato a sconvolgimenti geopolitici mondiali che riguardano direttamente anche l'Europa, la sua democrazia e il modo in cui la UE possa trovarsi a doversi difendere in contesti sempre più pericolosi; gli assetti mondiali della fine di questo primo ventennio degli anni 2000 sono di gran lunga più complessi e articolati di quelli definiti nello scorso secolo all'esito della seconda guerra mondiale. Di fronte al moltiplicarsi di scontri militari e di veri e propri scenari di guerra si impone come non più rinviabile il ripensamento dell'Europa tutta e del suo essere presente quale attore politico decisivo in questi scenari. Occorre una profonda riflessione, sia nei contesti internazionali sia a livello nazionale, per ripensare i modelli di intervento UE e la necessità di un suo approccio geostrategico, multidimensionale, coerente, efficace e soprattutto condiviso; il mutato contesto internazionale evidenzia l'urgenza del rafforzamento di iniziative comuni di politica estera e di difesa europee, che rendano, attraverso azioni strutturali, l'Unione in grado di parlare e di difendersi con una voce singola, autorevole e credibile; l'Unione europea è chiamata dunque, dopo il difficile ritiro afghano e la drammatica invasione dell'Ucraina, a definire la propria autonomia strategica, valorizzando al massimo le peculiarità e gli strumenti che le sono propri. Occorre, pertanto, una rapida definizione di politiche estera e di difesa comune per fronteggiare le emergenze attuali certamente, ma da intendersi anche quale tassello fondamentale e necessario per la costruzione di un'Europa in grado di difendere con efficacia la sua democrazia e di competere sulla scena mondiale; appare come non più rinviabile una promozione dello sviluppo e dell'acquisizione di capacità militari europee che va costruita con chiarezza, quale naturale e coerente azione di rafforzamento del pilastro europeo dell'Alleanza atlantica e con l'intento di consentire all'Europa di contribuire in maniera sostanziale ed efficace alla sicurezza e alla stabilità globale; una politica di difesa comune, dunque, che passi anche attraverso la predisposizione di forze prontamente operative in grado di difendere la democrazia del continente e la sicurezza dei cittadini europei, nonché di rispondere in maniera efficace a tutto lo spettro delle crisi che l'Unione europea si potrebbe trovare a dover affrontare già nel prossimo futuro, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno, mediante iniziative di propria competenza, adoperarsi in tutte le sedi dell'Unione, secondo le regole della democrazia europea, per l'adozione di definite e articolate politiche estera, di difesa e di sicurezza comuni, anche mediante la costituzione di adeguati contingenti armati, al fine di garantire un'autonomia strategica dell'Europa di fronte al continuo moltiplicarsi di scenari di crisi internazionali. Atto n. 3-03222 PIRRO CASTELLONE ENDRIZZI MARINELLO MAUTONE PISANI Giuseppe Al Ministro della salute Premesso che: il Servizio sanitario nazionale negli ultimi due anni ha impegnato tutte le energie per affrontare l'emergenza COVID-19. L'ondata pandemica si è abbattuta pesantemente sul sistema sanitario con la sospensione di visite ed esami per le malattie non COVID e le ripercussioni sulla prevenzione sono state impattanti con una notevole riduzione degli screening in molte Regioni; l'ultimo report dell'Osservatorio nazionale screening, che ha analizzato i dati dal 1° gennaio 2020 al 31 maggio 2021, ha evidenziato che le prestazioni effettuate tra gennaio 2020 e maggio 2021 si sono ridotte rispetto al 2019 del 35,6 per cento per il cancro della cervice, del 28,5 per cento per il cancro della mammella, del 34,3 per cento per il cancro del colon retto. La stima delle lesioni tumorali che potrebbero subire un ritardo diagnostico è invece pari a 3.504 lesioni CIN2+, 3.558 carcinomi mammari, 1.376 carcinomi colonrettali e oltre 7.763 adenomi avanzati del colon-retto; considerato che: il decreto-legge 14 agosto 2020, n. 104, all'articolo 29, ha previsto "Disposizioni urgenti in materia di liste di attesa". In particolare, al fine di corrispondere tempestivamente alle richieste di prestazioni ambulatoriali, screening e di ricovero ospedaliero non erogate nel periodo dell'emergenza epidemiologica conseguente alla diffusione del virus SARS-CoV-2, e contestualmente allo scopo di ridurre le liste di attesa, e nel rispetto dei principi di appropriatezza e di efficienza dei percorsi di cura, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano provvedono a presentare al Ministero della salute e al Ministero dell'economia e delle finanze un piano operativo regionale per il recupero delle liste di attesa, con la specificazione dei modelli organizzativi prescelti, dei tempi di realizzazione e della destinazione delle risorse; la legge di bilancio per il 2022 ha previsto, altresì, che, per garantire la piena attuazione del piano, le Regioni potevano presentarlo entro il 31 gennaio 2022 (data prorogata poi ulteriormente al 24 febbraio 2022) per una spesa complessiva di ulteriori 500 milioni di euro, a valere sul livello di finanziamento del fabbisogno sanitario nazionale. Si ricorda che tale autorizzazione di spesa include l'importo massimo di 150 milioni di euro per il coinvolgimento anche delle strutture private accreditate; garantire a tutti i cittadini prestazioni sanitarie in tempi rapidi è fondamentale e gli effetti della pandemia sulle liste d'attesa richiede azioni concrete, si chiede di sapere quali interventi intenda mettere in atto il Governo per ridurre velocemente le liste d'attesa e se non ritenga opportuno prevedere uno scostamento di bilancio e interventi per incrementare il personale sanitario. Atto n. 3-03223 PARENTE FARAONE BONIFAZI CARBONE CONZATTI CUCCA EVANGELISTA GARAVINI GINETTI MAGORNO MARINO NENCINI RENZI SBROLLINI Al Ministro della salute Premesso che: il 22 marzo 2020, agli albori dello scoppio dell'epidemia da SARS-CoV-2 in Italia, in una situazione già devastante, con oltre 80.000 contagi e più di 8.000 decessi, all'aeroporto di Pratica di mare è sbarcato un contingente militare russo composto da 13 quadrireattori, ai quali se ne aggiunsero in seguito altri quattro, e 104 componenti, di cui la maggior parte erano militari e solamente 32 tra medici ed infermieri; il contingente russo aveva l'obiettivo di portare supporto ed aiuto nelle primissime fasi dell'epidemia nella provincia di Bergamo, l'allora più colpita e primo focolaio dell'epidemia; la missione era stata concordata dall'allora Presidente del Consiglio dei ministri Giuseppe Conte nel corso di un colloquio telefonico con il Presidente russo, Vladimir Putin, ed è stata dichiarata conclusa dopo meno di due mesi, il 7 maggio 2020; il 1° aprile 2020, alla Camera dei deputati, è stata presentata un'interrogazione indirizzata al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, con lo scopo di ricevere maggiori informazioni sull'accordo alla base dell'operazione, sul personale e sulle attrezzature arrivate in Italia. La riposta, a giudizio degli interroganti insoddisfacente e lacunosa, è arrivata sei mesi dopo, il 12 ottobre 2020, dal viceministro degli affari esteri, e ha rivelato che i Russi hanno consegnato all'Italia solamente 521.800 mascherine, 30 ventilatori polmonari, 1.000 tute protettive, 2 macchine per analisi tamponi, 10.000 tamponi rapidi e 100.000 molecolari: numeri troppo esigui, risultati utili solamente per far fronte alle esigenze di una giornata; considerato che: un altro aspetto controverso emerso recentemente è quello legato alle spese sostenute da palazzo Chigi. Invero, risulta che il ponte aereo con Mosca sarebbe stato pagato dal Governo italiano e che sono stati elargiti circa 100.000 euro per ogni volo, per un totale di oltre mezzo milione di euro, e più di 400.000 euro da parte della Regione Lombardia per garantire vitto e alloggio al contingente russo. Si stima che il costo totale dell'operazione sia intorno ai 3 milioni di euro sostenuti dal Governo italiano; inoltre la questione è stata oggetto di una richiesta di informazioni al Dipartimento delle informazioni per la sicurezza (DIS) e di chiarimenti durante le audizioni del Ministro della difesa e dei direttori dell'AISE e dell'AISI; considerato, inoltre, che, a giudizio degli interroganti: i fatti esposti acquisiscono ora una particolare rilevanza, alla luce della drammatica situazione che sta coinvolgendo l'intero continente europeo a seguito dell'invasione russa dell'Ucraina, nonché dopo le parole dell'ex console russo a Milano, ora alto funzionario del Ministero degli esteri, Aleksej Vladimirovich Paramonov, che ha minacciato il Governo italiano di pesanti ritorsioni nel caso in cui si continui a perseguire la strada europea delle sanzioni; a distanza di due anni dalla vicenda e dopo l'invasione dell'Ucraina, emergono dubbi e sospetti sulla collaborazione allora offerta dal Cremlino e sui reali obiettivi del contingente russo, composto solo in parte da medici. Questo lascia aperto il mistero sugli accordi stretti in quell'occasione dal Governo italiano e quello russo. Invero, il sospetto emerso in queste settimane è quello che vedrebbe la Russia aver usato la missione con lo scopo di inviare un' intelligence sanitaria in grado di sviluppare un vaccino contro il virus da SARS-CoV-2, il vaccino Sputnik, partendo da un campione di virus prelevato in Italia; in un tweet del 5 marzo 2022 il sindaco di Bergamo Giorgio Gori si chiedeva: "Col senno di poi è inevitabile tornare alla missione russa in Italia della primavera 2020. Sono testimone dell'aiuto prestato a Bergamo dai medici del contingente, ma va ricordato che a Pratica di Mare arrivarono più generali che medici. Fu aiuto, propaganda o intelligence?"; anche nel corso della riunione del COPASIR in data 23 marzo 2022 è stata avanzata la richiesta di audire l'ex presidente Conte sulla missione; se i fatti esposti fossero accertati, si paleserebbe una chiara lesione della politica interna nazionale, tanto più se portata avanti in assenza di un pieno coinvolgimento del Consiglio dei ministri, avendo agito l'ex presidente Conte, ad avviso degli interroganti, tramite iniziative del tutto personali e non condivise con i suoi ministri, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti e se, all'epoca dei fatti, abbia coordinato e supervisionato la missione russa nella città di Bergamo; se sia a conoscenza del fatto che la delegazione russa in quei due mesi abbia avuto accesso ai dati sensibili riguardo ai pazienti affetti da COVID presenti nelle strutture sanitarie italiane; se fosse a conoscenza dei contenuti dell'accordo siglato nell'aprile 2021 tra l'istituto "Spallanzani" di Roma e l'istituto "Gamaleya" di Mosca; se siano stati condotti studi e ricerche sul COVID rispettando le regole di sicurezza medico-biologiche vigenti nel nostro Paese. Atto n. 3-03224 UNTERBERGER LANIECE BRESSA CASINI STEGER DURNWALDER Al Ministro della salute Premesso che: secondo il nuovo approccio delineato nell'ambito del " green deal " europeo, la strategia "Farm to fork" promuove un sistema alimentare equo, sano e rispettoso dell'ambiente, attraverso il minor consumo di carne e la limitazione del trasporto degli animali; l'inchiesta del Parlamento europeo, avviata nel giugno 2020 per indagare sulle denunce di infrazione e di cattiva amministrazione nell'applicazione del diritto UE sul trasporto degli animali, ha recentemente concluso che le norme UE in questo settore, in particolare il regolamento (CE) n. 1/2005 del Consiglio, sono obsolete, fuorvianti e, soprattutto, poco applicate all'interno dei Paesi membri; stando a quanto emerge dal documento conclusivo della commissione d'inchiesta sulla protezione degli animali durante il trasporto, le violazioni più evidenti riguardano la non conformità dei mezzi alle disposizioni del regolamento (CE) n. 1/2005: gli animali sono troppo spesso costretti a viaggiare in condizioni di sovraffollamento, con dispositivi di abbeveraggio insufficienti e senza cibo, esposti a temperature estreme e tempi di percorrenza prolungati; avendo riscontrato gravi carenze nell'applicazione della normativa vigente, la commissione speciale UE ha formulato delle raccomandazioni, chiedendo alla Commissione europea e agli Stati membri, innanzitutto, di intensificare i loro sforzi affinché sia garantito il benessere degli animali durante il trasporto, di favorire il trasporto di carne rispetto a quello di animali vivi, di rivedere il regolamento (CE) n. 1/2005, secondo il vaglio di adeguatezza della legislazione europea e di attribuire una responsabilità più chiara ed esplicita in seno alle istituzioni UE, attraverso la nomina di un commissario UE responsabile del benessere degli animali; per quel che riguarda il trasporto al di fuori dalla UE, la commissione d'inchiesta ha esortato a limitare le esportazioni di animali vivi ai Paesi in grado di garantire e rispettare gli standard europei sul benessere degli animali, in linea con la sentenza del 2015 della Corte di giustizia dell'Unione europea (causa C 424/13), secondo cui la protezione degli animali trasportati non deve limitarsi al territorio degli Stati membri, ma bensì proseguire al di fuori di tale territorio, constatando altresì come il controllo rigoroso del trasporto di animali destinati e provenienti da Paesi terzi possa ridurre la concorrenza sleale a scapito dei produttori della UE e incoraggiare i Paesi terzi a migliorare le loro legislazioni in materia di trasporto di animali; con riferimento, in particolare, ai partner commerciali dell'Unione, il Parlamento europeo si è detto più volte preoccupato per le persistenti segnalazioni di problemi relativi al trasporto di animali vivi in determinati Paesi terzi, dove la macellazione avviene, secondo pratiche ben note agli allevatori e trasportatori europei, che implicano sofferenze estreme e prolungate, in violazione delle norme internazionali previste dall'OIE sul benessere degli animali, invitando la Commissione ad esigere, nei negoziati commerciali bilaterali con i Paesi terzi, il rispetto delle norme UE relative al benessere degli animali e esortando all'introduzione di un divieto di esportazione nei casi più gravi; quanto ai viaggi estenuanti verso la macellazione, la commissione speciale ha suggerito di incentivare l'utilizzo di strumenti alternativi, quali i mattatoi mobili e la macellazione nelle fattorie, specie nelle regioni con un'elevata concentrazione di animali, migliorando i mezzi di sussistenza nelle zone rurali e valorizzando un approccio più territoriale al benessere degli animali negli allevamenti e durante il trasporto, in linea con la strategia "Farm to fork"; in ultimo, ha sollecitato la Commissione europea a presentare urgentemente, entro il 2023, un piano d'azione che identifichi i fattori determinanti del trasporto di animali e proponga azioni politiche concrete, volte alla transizione verso un sistema più efficiente, economico ed etico, che favorisca, tra l'altro, il trasporto di materiale genetico (sperma ed embrioni), anziché di animali da riproduzione, e di carcasse e carne, anziché di animali destinati al macello; tra le opzioni messe in campo, c'è l'invito alla Commissione UE e agli Stati membri a valutare la possibilità di introdurre un sistema di etichettatura del benessere animale trasparente e armonizzato per i prodotti di origine e di derivazione animale, che tenga conto anche delle condizioni di trasporto e macellazione; considerato altresì che: stando a quanto affermato dalla presidente della commissione che ha curato la relazione conclusiva, la commissione d'inchiesta "non avrebbe mai visto la luce se non fosse stato per l'incessante pressione da parte della società civile, dei cittadini preoccupati e stanchi di leggere sui giornali notizie sul trasporto degli animali", il che evidenzia come una larga maggioranza di cittadini europei chieda un tempestivo miglioramento delle condizioni attuali, dovute alla scarsa applicazione della legislazione UE all'interno degli Stati membri; secondo la consolidata giurisprudenza della Corte di giustizia della UE, gli Stati membri possono introdurre disposizioni relative al benessere degli animali durante il trasporto più rigorose a livello nazionale, a condizione che queste siano conformi agli obiettivi stabiliti dall'Unione europea, si chiede di sapere quali siano le iniziative che il Ministro in indirizzo, anche alla luce dei recenti ammonimenti del Parlamento europeo, intende intraprendere al fine di garantire una più efficace applicazione del regolamento (CE) n. 1/2005 da parte dei trasportatori italiani e se, considerate le denunce di gravi e ripetute violazioni della legislazione UE in materia di trasporto degli animali, di maltrattamenti e abusi su animali provenienti dall'Italia e destinati all'allevamento o alla macellazione in Paesi terzi (i cui standard di protezione degli animali sono da ritenersi assolutamente non conformi a quelli minimi previsti dalla legislazione europea), non ritenga che l'Italia debba urgentemente schierarsi contro l'esportazione degli animali verso tali Paesi, ponendo fine a pratiche cruente e sofferenze del tutto inaccettabili, nonché valutare l'introduzione di un sistema di etichettatura del benessere animale trasparente per i prodotti di origine e di derivazione animale, che tenga conto anche delle condizioni di trasporto e macellazione. Atto n. 3-03225 ZAFFINI CIRIANI Al Ministro della salute Premesso che: l'elevatissima circolazione di varianti COVID-19, sempre più diffuse, ha determinato una casistica di cui il Governo non ha finora saputo tener conto nell'estensione della campagna vaccinale; inoltre l'elevata incidenza dei casi di COVID-19 non diagnosticati, perché del tutto asintomatici o paucisintomatici, determina di fatto la libera circolazione del virus; l'idea di somministrare la quarta dose non trova consenso unanime da parte della scienza, ed anzi sembrano prevalere gli scettici circa il prosieguo della campagna vaccinale con la somministrazione di ulteriore dosi di vaccino originario (ad esempio il virologo Crisanti); Pfizer e Moderna si inseriscono, a parere degli interroganti, inopportunamente nel dibattito "suggerendo" di somministrare la quarta dose a tutta la popolazione per proteggerla da morti e ricoveri; in data 29 marzo, la Food and drug administration degli Stati Uniti ha autorizzato una seconda dose di richiamo (quindi una quarta dose) dei vaccini Pfizer o Moderna contro il COVID per le persone over 50 e per alcuni individui immunocompromessi; l'Europa non ha ancora una posizione, tanto che EMA non si è ancora espressa, ma alcuni Stati sembrano aver già deciso il proprio orientamento, come, ad esempio, la Gran Bretagna, che sta pensando di estenderlo ai maggiori di 75 anni, la Francia agli over 80 e la Germania a coloro che hanno più di 70 anni; a livello europeo, pur con grave ritardo, si sta lavorando per avere una posizione univoca su tempi e fasce generazionali a cui somministrare la quarta dose, evitando fughe in avanti dei singoli Stati; considerato che: secondo studi pubblicati sia sulla rivista "The Lancet" in data 5 marzo 2022 che sul "New England journal of medicine" in data 2 marzo 2022, "coloro che hanno effettuato il ciclo primario di vaccinazione con il vaccino AstraZeneca presentano una modesta efficacia vaccinale contro la variante delta (diventa inferiore al 50 per cento dopo 20 settimane) ed una efficacia praticamente nulla contro la variante omicron (sempre sotto al 50 per cento, anche immediatamente dopo il vaccino). Somministrando una dose booster con qualunque vaccino si ristabilisce una transitoria efficacia contro la delta; al contrario, una qualunque dose booster fa perdere efficacia contro la omicron entro 10 settimane dalla somministrazione"; "coloro che hanno effettuato il ciclo primario di vaccinazione con il vaccino Pfizer (ed in maniera simile coloro che hanno ricevuto il vaccino Moderna) mantengono una moderata efficacia (fino al 62 per cento a 25 settimane) contro la variante delta (che tuttavia è ormai scomparsa) ma presentano solamente una modesta protezione contro la variante omicron (65 per cento dopo 4 settimane dalla seconda dose), la quale diventa inferiore al 50 per cento già tra la quinta e nona settimana post seconda dose ed è del 30 per cento a 10 settimane e praticamente nulla nelle settimane successive. Allo stesso modo, la dose booster determina un modesto aumento della immunità (55 per cento) fino alla nona settimana, ma dalla decima settimana in poi la protezione torna ad essere inferiore al 50 per cento"; dopo sole 10 settimane dalla dose booster (terza dose) la protezione è inferiore alla soglia considerata proteggente per ciascun vaccino, con l'eventuale quarta dose che avrebbe nella migliore delle ipotesi lo stesso andamento, e questo deve essere tenuto in considerazione in ogni politica vaccinale, a meno di voler vaccinare ogni singolo individuo per ben 5-6 volte all'anno; i vaccini somministrati fino ad oggi per le prime tre dosi producono solo una sottoclasse di anticorpi, cioè quelli neutralizzanti e non generano alcuna memoria immunitaria a livello polmonare, come servirebbe in questa fase della pandemia, procurando vaccini di seconda generazione; la scelta di ignorare il testing anticorpale come parametro utile per lo screening dei soggetti da sottoporre a ciclo di vaccinazione primaria e dell'eventuale booster risulta oltremodo incomprensibile, se si considera che per determinare l'efficacia dei vaccini durante tutta la sperimentazione è stato utilizzato come parametro di riferimento proprio la relativa risposta anticorpale ritenuta alla base della immunità vaccinale (come segnalato dai report EMA ed AIFA); ciò nonostante, se risultasse difficile, anche per tempistica, organizzare uno screening di massa, deve venire quantomeno garantito, a richiesta dal Servizio sanitario nazionale, la valutazione individuale degli anticorpi immunizzanti ai soggetti che saranno chiamati ad effettuare la seconda dose di richiamo booster , si chiede di sapere quale sia l'intendimento del Governo circa una possibile revisione della strategia vaccinale, prevedendo il ricorso ai test per le risposte anticorpali come strumento utile alla pianificazione delle somministrazioni della quarta dose, come da impegno nell'ordine del giorno G/2542/11/1 e 12 approvato in sede di conversione del decreto-legge 7 gennaio 2022, n. 1, recante misure urgenti per fronteggiare l'emergenza COVID-19, in particolare nei luoghi di lavoro, nelle scuole e negli istituti della formazione superiore. Atto n. 3-03226 BERNINI TOFFANIN GALLIANI GALLONE GIAMMANCO MALLEGNI MANGIALAVORI RIZZOTTI RONZULLI AIMI ALDERISI BARACHINI BARBONI BERARDI BINETTI BOCCARDI CALIENDO CALIGIURI CANGINI CESARO CRAXI DAL MAS DAMIANI DE BONIS DE POLI DE SIANO FAZZONE FERRO FLORIS GASPARRI GHEDINI GIRO MESSINA Alfredo MODENA PAGANO PAPATHEU PAROLI PEROSINO SACCONE SCHIFANI SCIASCIA SERAFINI SICLARI STABILE TIRABOSCHI VITALI VONO Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: a 20 anni dalla sua tragica morte, l'eredità di Marco Biagi porta una serie di norme inderogabili coincidente sostanzialmente con il diritto europeo del lavoro (statuto dei lavoratori), mentre per tutto il resto è opportuno fare rinvio alla contrattazione di prossimità, che si differenzia dalle regole generali definite da leggi o contratti nazionali in funzione del reciproco adattamento delle parti contraenti, al fine di perseguire obiettivi condivisi come l'incremento di un'occupazione di qualità; due anni di emergenza pandemica hanno fatto registrare la chiusura di molte attività economiche e la perdita di migliaia di posti di lavoro, con una particolare penalizzazione del lavoro femminile; oggi, la crisi economica prosegue a causa delle tendenze al rialzo a livello internazionale dei costi delle materie prime e degli effetti del conflitto ucraino sull'aumento del costo dell'energia, riverberandosi sui bilanci delle imprese e quindi anche sul mondo del lavoro, posto che molte aziende sono costrette a modificare i tempi e i modi della produzione, e in alcuni casi addirittura di interromperla; in questi contesti macroeconomici, secondo quanto risulta dalle anticipazioni di stampa, anche il Governo avrebbe rivisto le stime di crescita del prodotto interno lordo, al 2,8 per cento rispetto al 4,7 per cento previsto nella nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza del 2021, preconizzando, nel DEF 2022 che si accinge a presentare alle Camere, un peggioramento delle previsioni anche sul mondo del lavoro; la risposta non può quindi essere quella di introdurre nuovi limiti normativi alle tipologie contrattuali flessibili, né tantomeno quella di puntare unicamente al contratto a tempo indeterminato; tantomeno la risposta può essere il potenziamento dei centri pubblici per l'impiego, che hanno dimostrato di non avere gli strumenti per ridurre il mis-matching tra domanda e offerta di lavoro, in particolare ove riferito ai percettori di reddito di cittadinanza; durante la pandemia i giovani hanno dimostrato di non aspirare al posto fisso ma di ambire a sviluppare diverse competenze ed esperienze nel corso della loro vita professionale ed è quindi necessario disporre ulteriori investimenti nelle competenze per aumentare i tassi di occupazione, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo intenda prevedere l'introduzione di ulteriori flessibilità regolate, anche attraverso l'introduzione dei voucher per determinate tipologie di lavoro, rivedere le causali del "decreto dignità", rafforzare la contrattazione di prossimità, adottare in sostanza un corpus di norme che aumenti e non riduca la dinamicità del mercato del lavoro e quindi la possibilità di trovare un impiego. Atto n. 3-03227 MANGIALAVORI CALIGIURI SICLARI Al Ministro dello sviluppo economico Premesso che: la legge 27 dicembre 2017, n. 205, come successivamente modificata dalla legge 30 dicembre 2018, n. 145, in attuazione della decisione (UE) n. 2017/899 del 17 maggio 2017, del Parlamento europeo e del Consiglio, relativa all'uso della banda di frequenza 470-790 MHz nell'ambito della UE, ha disciplinato e programmato il riassetto dell'intero sistema televisivo italiano, da completare entro il 30 giugno 2022 con la dismissione dei canali della cosiddetta "banda 700" e con il passaggio alle trasmissioni televisive digitali di seconda generazione mediante codifica DVBT-2/HEVC; in attuazione di tali disposizioni legislative l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ha emanato la delibera n. 39/19/CONS, recante il nuovo piano nazionale di assegnazione delle frequenze (PNAF) da destinare al servizio televisivo digitale terrestre, nonché la delibera n. 116/21/CONS, recante il nuovo piano di numerazione dell'ordinamento automatico dei canali della televisione digitale terrestre (cosiddette numerazioni LCN o logical channel number ); in ordine all'emittenza televisiva locale il nuovo quadro normativo ha previsto: a) la dismissione di tutte le frequenze secondo un calendario previsto dal decreto del Ministero dello sviluppo economico 19 giugno 2019 e successive modificazioni, emanato ai sensi dell'art. 1, comma 1032, della citata legge n. 205 del 2017; b) la prosecuzione delle trasmissioni mediante nuove reti di trasmissione i cui diritti di uso delle frequenze sono stati assegnati dal Ministero mediante gare a nuovi operatori di rete (in Calabria è EI Towers) che devono destinare l'intera capacità trasmissiva dei relativi mux alla diffusione di contenuti di fornitori di servizi di media audiovisivi (FSMA) in ambito locale (art. 1, comma 1033, della legge n. 205); c) la selezione degli FSMA in ambito locale (ma anche nel resto del Paese) che accedono alla capacità trasmissiva dei suddetti nuovi operatori di rete viene effettuata mediante gare, indette dal Ministero (art. 1, comma 1034); d) l'attribuzione ad ognuno degli FSMA selezionati della nuova numerazione dell'ordinamento automatico dei canali della televisione digitale terrestre (LCN) attraverso bandi del Ministero emanati sulla base della citata delibera n. 116/21/CONS; circa l'area tecnica n. 16, l'intera procedura è stata completata e sono state attribuite le correlate numerazioni LCN (secondo il bando); la società "Canale Italia S.r.l." ha partecipato ai bandi con il marchio "Canale Italia 83 Extra"; il marchio suddetto non risulta nei report dell'Auditel 2019 e 2020, biennio preso in considerazione dai bandi del Ministero, né compare nei monitoraggi riportati sul sito internet istituzionale rilevati per ogni provincia del territorio calabrese relativamente al canale 46 e LCN 83; ciononostante, al marchio "Canale Italia 83 Extra" sono stati attribuiti nel secondo bando 27,94 punti per quanto attiene al criterio degli indici d'ascolto; in virtù del punteggio attribuito, il marchio, che precede in graduatoria il marchio "L'altro Corriere" di soli 0,88 punti, si è aggiudicato LCN 19, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo intenda chiarire sulla base di quali requisiti il marchio "Canale Italia 83 Extra" sia stato ammesso nella graduatoria relativa al bando ministeriale per l'attribuzione della numerazione automatica dei canali della televisione digitale terrestre agli FSMA operanti in ambito locale dell'area tecnica numero 16 della Calabria; nel caso di mancanza dei requisiti specifici da parte del marchio, quali iniziative urgenti intenda assumere perché i marchi concorrenti in possesso dei requisiti prescritti siano collocati correttamente nella graduatoria definitiva. Atto n. 3-03228 MARINO Al Ministro della giustizia Premesso che: con nota congiunta del 4 marzo 2022, i sindacati della Polizia penitenziaria OSAPP (Organizzazione sindacale autonoma Polizia penitenziaria) e SINAPPE (Sindacato nazionale autonomo Polizia penitenziaria) denunciavano fatti di particolare gravità verificatisi in data 3 marzo 2022 nella casa circondariale di Ivrea, legati a direttive assunte dal comandante di reparto; i fatti erano ricollegabili ad un incontro organizzato dalla direzione amministrativa penitenziaria, avente ad oggetto questioni incidenti sui diritti dei lavoratori degli istituti penitenziari, al quale erano convocati i rappresentanti sindacali; considerato che, per quanto risulta all'interrogante: per ordine del comandante del reparto, gli addetti agli ingressi attingevano da una lista nominativa in loro possesso e, nei casi di mancata esibizione del permesso sindacale, l'ingresso veniva illegittimamente vietato; ai rappresentanti sindacali OSAPP e SINAPPE, la cui titolarità dei diritti risulta per tabulas negli atti di nomina statutari comunicati all'amministrazione, non veniva consentito di entrare perché privi del permesso sindacale, mentre ad altre sigle sindacali sarebbe stato, diversamente, garantito l'ingresso seppur prive del medesimo permesso; trascorso diverso tempo, la direzione dell'amministrazione, ignara sino ad allora di quanto stesse accadendo, permetteva di accedere all'evento anche alle sigle sindacali rimaste escluse; le organizzazioni sindacali hanno dichiarato che il comandante del reparto disponeva dei dati sindacali che dovevano essere conservati e trattati solo dalla direzione e non da altri; tale "militarizzazione" dei rapporti tra amministrazione penitenziaria e organizzazioni sindacali è assolutamente inaccettabile e improduttiva di positivi effetti rispetto alla delicata gestione del personale di Polizia penitenziaria, il quale subirebbe anche la revoca del congedo ordinario su disposizioni del comandante del reparto e non della competente autorità dirigente, inerte di fronte ai denunciati arbitri del comandante e, per questo, responsabile della lesione alle prerogative sindacali, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti e se non intenda chiedere a tale riguardo urgentissimi chiarimenti; quali azioni urgenti si vorranno porre in essere per ristabilire il libero esercizio dei diritti e delle prerogative sindacali presso la casa circondariale di Ivrea e quali nei confronti dei responsabili di tali accadimenti, anche al fine di ripristinare la serenità dell'ambiente lavorativo ed evitare che sia condizionato da pressioni illegittime. Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento Atto n. 3-03219 CUCCA Al Ministro della giustizia Premesso che: nel corso di un'udienza penale dello scorso 24 marzo 2022 presso il Tribunale di Potenza, l'avvocato penalista A.M. era impossibilitato, per motivi di salute certificati dal medico, a raggiungere il palazzo di giustizia del capoluogo lucano. Per tali ragioni richiedeva per il tramite di un collega il differimento dell'udienza; il collegio giudicante accoglieva l'istanza del legale senza disporre ulteriori accertamenti. Tuttavia, in seguito, la Procura decideva di agire in autonomia iscrivendo l'avvocato nel registro degli indagati, contestandone la veridicità delle condizioni di salute; il pubblico ministero inviava una richiesta volta a verificare l'attendibilità dei motivi ostativi alla presenza in udienza del difensore ed una seconda avente ad oggetto la richiesta di trasmissione del certificato di salute presso la Procura delle Repubblica. Entrambe le richieste venivano rigettate dal collegio; l'avvocato riceveva quindi la visita di un medico accompagnato dai Carabinieri, mentre nello studio legale venivano eseguite attività ispettive da parte dell'autorità in assenza di alcun provvedimento o notifica di avviso di garanzia che ne legittimasse l'esecuzione; il difensore risultava inoltre indagato e, nell'ambito di tali indagini, venivano disposti interrogatori a parenti e familiari. Come se non bastasse, anche il medico che aveva provveduto in precedenza a redigere il certificato di salute veniva sottoposto ad indagini, trattenuto per circa tre ore nella caserma dei Carabinieri, sottoposto a perquisizione locale e personale, subendo anche il sequestro del dispositivo mobile personale; considerato che non si comprende la ragione di simili attività che portavano all'immediata iscrizione della notizia criminis con tale dispiego di forze e personale per un mero rinvio dell'udienza rispetto ad un procedimento penale non prossimo alla prescrizione, i cui termini sarebbero rimasti, in ogni caso, sospesi proprio in virtù del differimento per motivi di salute del difensore; rilevato che in dispregio del legittimo impedimento, peraltro riconosciuto in giudizio, l'avvocato A.M. veniva sottoposto a quello che all'interrogante appare un arbitrario ed intollerabile abuso da parte della magistratura, con difetto di tutte le garanzie processuali e costituzionali, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti e se intenda esercitare i poteri ispettivi previsti dalla legge. Interrogazioni con richiesta di risposta scritta Atto n. 4-06857 CORBETTA Al Ministro dell'interno Premesso che: la normativa vigente, ai sensi dell'art. 1, commi 563 e seguenti, della legge 23 dicembre 2005, n. 266, ha previsto la progressiva equiparazione delle vittime del dovere alle vittime del terrorismo e della criminalità organizzata e a tale riguardo fu istituito con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 22 dicembre 2008 ( Gazzetta Ufficiale n. 32 del 9 febbraio 2009) un tavolo tecnico per l'attuazione della normativa in materia di vittime del dovere, operante dapprima presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, poi presso il Ministero dell'interno; il tavolo tecnico, finalizzato a coordinare le diverse amministrazioni nell'attuazione delle disposizioni in materia di vittime del dovere, è presieduto dal commissario per il coordinamento delle iniziative di solidarietà per le vittime dei reati di tipo mafioso e dei reati intenzionali violenti. L'ultima relazione completa redatta risale al 2015; sulla scorta di tali dati sono state presentate in Parlamento alcune proposte di legge in materia. In particolare, l'interrogante ha presentato in data 18 ottobre 2018 il disegno di legge A.S. 876, volto a portare a termine l'intento perequativo. Alla data attuale, nonostante sollecitazioni costanti alle strutture di competenza, risulta impossibile il prosieguo dell' iter parlamentare a causa della mancanza di un aggiornamento numerico dei beneficiari della prospettata equiparazione; al Dipartimento della pubblica sicurezza del Ministero dell'interno, in qualità di detentore della graduatoria unica nazionale, cui confluiscono i dati delle diverse amministrazioni coinvolte nei riconoscimenti di status (Ministero della difesa, Ministero della giustizia, Dipartimento dei Vigili del fuoco del soccorso pubblico e della difesa civile dello stesso Ministero) sono state formulate dall'Associazione vittime del dovere richieste di stima dei beneficiari attuali e futuri, essendo la precedente quantificazione ormai datata; le reiterate istanze sono rimaste prive di riscontro, nonostante tra gli obiettivi di programmazione del Ministero dell'interno (legge di bilancio per il 2018) ne risulti uno volto ad assicurare una migliore gestione dei procedimenti volti al riconoscimento dello status di vittime del dovere anche attraverso uno studio di fattibilità di un progetto di informatizzazione delle procedure, con una previsione di completamento nel 2020; nonostante la legge di bilancio per il 2019 e la legge di bilancio per il 2020 prevedano il completamento dell'obiettivo, ad oggi non risulta essere operante un registro unico informatizzato contenente i dati specifici di coloro che beneficiano all'attualità dell'equiparazione normativa, permanendo elenchi singoli e non sovrapponibili tra varie amministrazioni, e si nutre il timore che l'ufficio del Ministero dell'interno preposto alla gestione delle pratiche sia gravemente sotto organico; l'assenza di un database unificato e la carenza di personale comporta eccessivi ritardi nel riconoscimento dei diritti derivanti alle vittime del dovere, causando un danno alle vittime che, in attesa del decreto di status , a sua volta in sospeso fino all'assegnazione di fondi sul relativo capitolo di spesa, non possono usufruire dei benefici, seppur di natura non economica e non gravanti sul medesimo capitolo; ancora più grave danno si riversa poi sull'erario a seguito dei numerosi contenziosi attivati per il riconoscimento o l'adeguamento dei benefici spettanti secondo la normativa alle vittime, ma non corrisposti o corrisposti in maniera difforme; considerato che: dalla situazione, nonostante si siano succedute negli ultimi anni numerosi atti di sindacato ispettivo sul tema, emerge una vacuità delle misure adottate per la gestione delle pratiche inerenti alle vittime del dovere e dell'impegno alla progressiva equiparazione tra vittime qualificate; emerge l'esigenza che venga posta fine all'ingiustificata diversificazione tra categorie di vittime e che vengano poste in essere azioni concrete e fattive in tal senso, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto evidenziato; se non ritenga opportuno avviare ulteriori azioni per realizzare tempestivamente un sistema informatizzato unificato, anche attraverso l'ausilio del tavolo tecnico per il coordinamento amministrativo per la raccolta e condivisione dei dati necessari; se non ritenga necessario che vengano accertate le responsabilità per questo ingiustificato modus operandi che umilia i familiari delle vittime e danneggia gravemente l'erario; se non consideri urgente predisporre approfondimenti delle stime fornite nella relazione del tavolo tecnico, al fine di verificarne la congruità e rimodulare eventualmente le previsioni di spesa, anche allo scopo di garantire un'azione di tutela, quanto più coerente ed efficace. Atto n. 4-06858 LANNUTTI MORRA ANGRISANI ABATE GIANNUZZI Al Ministro per la pubblica amministrazione Premesso che: con una nota per la stampa del 15 marzo 2022 l'Istituto nazionale di statistica (ISTAT) ha comunicato una revisione straordinaria della serie dei dati in valore dell' import di gas naturale allo stato gassoso per il periodo luglio-dicembre 2021. L'ISTAT attribuisce l'errore a "problemi tecnici in fase di elaborazione. In particolare, il malfunzionamento di alcune procedure di controllo e correzione degli outlier ha determinato una sottostima dei dati"; con successivo comunicato del 24 marzo 2022 l'ISTAT ha reso noto che a seguito del processo di revisione dei dati di importazione in valore del gas naturale allo stato gassoso per i mesi da luglio a dicembre 2021 si rende necessaria anche una revisione del PIL e dell'indebitamento delle AP, comunicati il 1° marzo 2022. In attesa del rilascio dei dati corretti, che avverrà il 5 aprile 2022, l'ISTAT fa sapere che il PIL nominale dovrebbe ridursi di 0,3-0,4 punti decimali, mentre l'indebitamento netto non dovrebbe subire variazioni; considerato che: la sottovalutazione del valore dell' import del gas naturale allo stato gassoso da parte dell'ISTAT è stata di 394 milioni di euro a luglio, 552 milioni ad agosto, 607 milioni a settembre, 1,005 miliardi a ottobre, 1,516 miliardi a novembre, 2,085 miliardi a dicembre, per un totale di 6,159 miliardi di euro; l'errore non è rimasto circoscritto a una sola edizione dell'indagine, ma è stato reiterato per ben sei volte, ma era ben noto che nella seconda metà del 2021 ci fossero tensioni sui prezzi del mercato internazionale del gas naturale; in sede di contabilità nazionale, le procedure di bilanciamento tra domanda e offerta in fase di predisposizione dei conti nazionali per l'anno 2021, che sono stati diffusi lo scorso 1° marzo, avrebbero dovuto evidenziare un anomalo incremento del valore aggiunto delle imprese che operano nel mercato del gas; ritenuto, ad avviso degli interroganti, che: non appare del tutto plausibile che un processo di validazione dei dati di un'importante statistica sia affidato completamente ad asettiche procedure informatizzate, che escludono automaticamente valori ritenuti anomali, senza una valutazione ragionata dei risultati prodotti, soprattutto in un settore, come quello del gas naturale al quale, nel periodo in esame, doveva essere prestata la massima attenzione; la qualità della statistica ufficiale non può essere messa in discussione da gravi episodi derubricati a mero problema tecnico, senza alcuna assunzione di responsabilità, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo escluda la possibilità che gli asseriti problemi tecnici in fase di elaborazione abbiano causato nel tempo ulteriori errori anche in altri settori merceologici; se le procedure di controllo adottate in contabilità nazionale prima di diffondere le fondamentali statistiche sul PIL e l'indebitamento pubblico siano note e tracciabili; se ritenga sufficienti le spiegazioni fornite dall'Istituto nazionale di statistica, ovvero se ritenga utile disporre approfondimenti, anche al fine di accertare eventuali responsabilità dirigenziali di ordine metodologico, informatico o procedurale che hanno causato il grave errore commesso, anche al fine di evitare il ripetersi di siffatti disdicevoli accadimenti. Atto n. 4-06859 SANTANGELO LEONE TRENTACOSTE PISANI Giuseppe LOREFICE GIROTTO D'ANGELO CROATTI PAVANELLI PRESUTTO Al Ministro dell'interno Premesso che: presso la città di Mazara del Vallo (Trapani), e precisamente in contrada Sicomo, a pochi metri dalla riserva naturale di capo Feto, insiste un metanodotto che occupa un'area demaniale di 20.000 metri quadrati, con rinnovo trentennale, nel quale, attraverso tre condotte sottomarine della lunghezza di 155 chilometri, arriva da capo Bon il gas metano dell'Algeria diretto verso il Nord Italia; dal 1° ottobre 2021 la SNAM S.p.A. (società di infrastrutture energetiche con sede centrale a San Donato Milanese attiva nel trasporto, stoccaggio e rigassificazione del metano e gestore del metanodotto mazarese) ha sospeso unilateralmente il servizio di vigilanza armata privata attivo sulle 24 ore, fino a quel momento affidato alla "Sicilia Police", sostituendolo con un semplice servizio di portierato, da effettuare dal lunedì al venerdì dalle ore 7,30 alle ore 18 (esclusi sabato, domenica e festivi), e di videosorveglianza; le caratteristiche del sito imporrebbero una custodia e una sicurezza costante e armata e affidata a guardie giurate armate, qualora non possano provvedervi direttamente le forze dell'ordine (ai sensi del decreto del Ministero dell'interno n. 269 del 2010); il gasdotto di Mazara, infatti, è classificabile tra i "siti sensibili", ad elevatissima importanza strategica e "ad alto rischio", ossia tra quelli dove viene svolto un lavoro per il pubblico interesse e che, pertanto, richiedono misure di sicurezza più elevate; nel recente passato (si pensi ai conflitti nel vicino Oriente e in nord Africa), è stato considerato tra i siti maggiormente esposti al pericolo di attentati terroristici da parte di gruppi fondamentalisti islamici; presso la centrale mazarese arriva all'incirca il 30 per cento del gas consumato in tutta Italia e, anche in vista di una possibile e auspicata riduzione della dipendenza energetica dai russi, sarebbe opportuno tutelarne il regolare transito; l'attuale conflitto in Ucraina e il rischio, ancorché remoto, di un suo allargamento ad altri Paesi europei pongono molti dei siti sensibili italiani, tra i quali a fortiori il gasdotto di Mazara del Vallo, tra i potenziali obiettivi di un eventuale attacco militare; le richieste di incontro ripetutamente formulate alla SNAM dalla "Sicilia Police" e dalle rappresentanze sindacali trapanesi, volte alla condivisione di possibili soluzioni idonee a tutelare la sicurezza del metanodotto e ad assicurare il mantenimento dei livelli occupazionali presso lo stesso sito, ad oggi sono rimaste disattese, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto esposto e quali iniziative intenda intraprendere per garantire la sicurezza del sito, particolarmente sensibile e strategico per l'approvvigionamento di gas, in cui insiste il gasdotto di Mazara del Vallo; se, in particolare, ritenga opportuno sollecitare il gestore a riattivare un servizio di vigilanza armata costante o, in alternativa, se ritenga di valutare un intervento volto a proteggere l'area con l'impiego di forze dell'ordine. Atto n. 4-06860 MALAN BALBONI Al Ministro della giustizia Premesso che, per quanto risulta agli interroganti: nel settembre 2016, il Tribunale per i minori di Bologna ha avallato, senza istruttoria, basandosi esclusivamente su una relazione tardivamente pervenuta dai servizi sociali di Faenza, un allontanamento operato nel mese di aprile 2016, di 3 minori effettuato ai sensi dell'art. 403 del codice civile; l'allontanamento, programmato in precedenza, era stato effettuato dai servizi sociali di Faenza, che avevano prelevato i minori e li avevano collocati, senza un provvedimento del Tribunale, in due diverse famiglie; ad oggi, a distanza di 6 anni, i minori vivono presso le due famiglie "affidatarie", in quanto il Tribunale per i minorenni di Bologna ha mantenuto pendente il procedimento fino a luglio 2021, in una fase "istruttoria", continuando a delegare per le valutazioni del caso il suddetto servizio sociale che, negli anni, non ha fatto altro che mantenere cristallizzato l'affido eterofamiliare in quanto sarebbe stata la soluzione migliore per i minori; a nulla è valsa l'adesione della madre a richieste di consulenza psicologica del servizio sociale, in quanto mai le relazioni sono state depositate al Tribunale e mai il servizio sociale ha assunto iniziative diverse dall'organizzazione di sporadici e centellinati incontri di qualche ora al mese tra madre e figli alla presenza di uno o due educatori; solo a seguito delle numerose istanze avanzate dall'avvocato difensore della madre, volte a scongiurare che la situazione di affido perdurasse senza alcun limite temporale o a incentivare un progressivo ampliamento della frequentazione tra madre e figli, il Tribunale per i minorenni di Bologna, nel marzo 2020, ha disposto una consulenza psicodiagnostica d'ufficio; la consulenza tecnica d'ufficio, anziché chiudersi con il deposito di una relazione, ha proseguito in una sorta di "monitoraggio" del rapporto tra madre e minori senza la presenza dello psichiatra consulente di parte della madre e ciò con la totale inerzia del tutore dei minori (che, al pari del servizio sociale ha condiviso il mantenimento dell'affido eterofamiliare al fine di garantire la "stabilità" raggiunta negli anni dai minori e la loro affettività con la famiglia affidataria), e l'esito positivo rispetto al ricongiungimento tra i minori e la madre veniva espresso solo verbalmente; il 25 settembre 2020 il consulente d'ufficio ha chiesto al Tribunale una proroga di 60 giorni del termine per il deposito della relazione definitiva, fino al 30 novembre 2020 e il Tribunale ha autorizzato; la stessa CTU, in data 10 ottobre 2020, ha inviato un' e-mail al consulente della madre e del tutore dei minori, con cui si scusava del ritardo causato dal proprio trasloco; successivamente comunicava al consulente della madre di aver ottenuto un'autorizzazione (non presente nel fascicolo, per cui evidentemente in modo ufficioso) per un'ulteriore proroga fino a giugno 2021 per il deposito della consulenza; il Tribunale, nonostante le eccezioni del legale della madre a tale riguardo, senza fissare un'udienza interlocutoria, ha autorizzato l'ulteriore richiesta di proroga sostenendo che essa sarebbe stata finalizzata, si legge testualmente "al recupero della relazione madre-figli e non pare in contrasto con gli interessi della madre che le operazioni peritali non si svolgano in contraddittorio"; di fatto la CTU non solo ha delegato il monitoraggio al servizio sociale, ma non ha ritenuto di condividere alcunché con il consulente di parte della madre e ha depositato la relazione il 7 giugno 2021, 15 mesi dopo l'incarico, in cui clamorosamente parlava di rapporto simbiotico tra madre ed una delle figlie, benché questa sia fino ad oggi cresciuta in un'altra famiglia incontrando la madre per qualche ora al mese; il 12 luglio 2021, a fronte dell'ennesima istanza del difensore della madre per l'immediato rientro dei minori ormai ultradodicenni, come da loro richiesto più volte in tutte le sedi, non ravvisando, nemmeno dalla lettura della consulenza tecnica d'ufficio, alcun ostacolo a che il mancato rientro dei minori fosse giustificabile, il Tribunale ha emesso un provvedimento, poi impugnato avanti alla Corte d'appello, solo formalmente "provvisorio ed urgente"; in particolare, pur dando delle indicazioni relative ad una maggiore frequentazione tra madre e minori, ha lasciato ogni cosa all'arbitrio del servizio sociale, a dispetto della volontà dei minori, in particolare delle due sorelline I. e M.S., che hanno manifestato disagio e sofferenza a rimanere presso la famiglia affidataria dove a tutt'oggi non si sono ambientate; la madre dei minori ad oggi convive con un compagno, valutato positivamente dalla stessa consulenza tecnica, ha una casa di proprietà, un lavoro ed un'altra figlia piccola nata da un precedente matrimonio; tutte le relazioni psicodiagnostiche depositate attestano che la madre si trova in una situazione psicologica di assoluta normalità e buon compenso; tuttavia, anche secondo la Corte d'appello che ha recentemente rigettato il reclamo depositato dalla madre, si afferma che la pervicacia e l'ostinazione dimostrata dalla stessa per riavere i figli con sé è stata valutata dall'autorità giudiziaria come una fantomatica proiezione della propria infanzia ed una volontà di riscattare sé stessa dandosi una seconda chance e non per un'autentica sintonizzazione sui bisogni dei propri figli; gli interroganti ritengono che sia stato violato l'art. 1 della legge n. 184 del 1983 e successive modifiche, che stabilisce il diritto del minore a vivere ed essere educato nell'ambito della propria famiglia e il dovere dello Stato e di tutti i soggetti istituzionali ed associativi di prevenire l'abbandono; ritengono che sia stato violato l'articolo 4 della stessa legge, che pone il limite di 24 mesi per l'affido, prorogabile solo per prevenire un pregiudizio per il minore; ancora, ritengono che sia stato violato l'articolo 403 del codice civile che, in un'interpretazione costituzionalmente orientata, riserva alla pubblica autorità e quindi al servizio sociale un potere di allontanamento, ma solo nei casi in cui sussiste un'urgenza, mentre il servizio sociale nel caso di specie aveva già programmato l'inserimento dei minori in famiglie individuate prima di operare l'allontanamento; ritengono che siano state violate le linee guida nazionali del consiglio dell'ordine degli assistenti sociali che prevendono l'affido eterofamiliare quale extrema ratio e obbligano i servizi ad effettuare dei progetti volti al reinserimento del minore nel più breve tempo possibile nella famiglia biologica; infine, ritengono che siano stati violati gli artt. 29 e 30 della Costituzione e l'art. 8 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo, oltre all'art. 9 della Convenzione di New York per i diritti del fanciullo e l'art. 337- ter del codice civile, tutte norme volte a garantire la continuità affettiva tra il figlio ed i genitori biologici ed il suo mantenimento in seno alla propria famiglia e la non ingerenza dello Stato nella vita familiare; gli interroganti si chiedono anche quanti siano i reclami avverso i decreti del Tribunale per i minorenni accolti dalla Corte d'appello bolognese, si chiede di sapere se il Ministro intenda esercitare il suo potere di ispezione o prendere iniziative sulla vicenda. Atto n. 4-06861 MALAN Al Ministro della salute Premesso che: il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 4 febbraio 2022 ha previsto che le certificazioni di esenzione dalla vaccinazione anti COVID-19 venissero emesse esclusivamente in formato digitale, in modo analogo a quanto previsto per le certificazioni verdi COVID-19 (" green pass "); ha altresì previsto l'obbligo di digitalizzare le certificazioni di esenzione cartacee precedentemente emesse entro il 27 febbraio 2022, che in mancanza non sarebbero state più valide; la certificazione di esenzione con il "QR code" è rilasciata, a titolo gratuito, su richiesta dell'assistito, dai medici di medicina generale o dai pediatri di libera scelta, da medici vaccinatori delle strutture sanitarie accreditate, pubbliche e private, e dai medici USMAF o medici SASN operativi nella campagna di vaccinazione; secondo quanto risulta all'interrogante, diversi medici di base non sono stati messi in condizione di digitalizzare le esenzioni cartacee come previsto dal decreto; alcuni hanno addirittura avuto accesso alla piattaforma a termini scaduti; pazienti in possesso di certificazioni di esonero cartacee rilasciate dal proprio medico di medicina generale coadiuvati da specialisti sulle loro patologie sono stati costretti a prendere contatto con i centri vaccinali abilitati presso i quali digitalizzare il loro certificato; non sempre hanno trovato la competenza specialistica necessaria per valutare adeguatamente le diverse situazioni di esenzione e spesso, in presenza di pareri discordanti del personale medico ai centri vaccinali sul rilascio delle esenzioni, sono state negate le proroghe delle certificazioni; è ben noto che il rilascio delle esenzioni è molto difficile, anche per pressioni sui medici, come è evidente dal parere contrario espresso dal Governo il 2 marzo 2022 in Commissione Affari Costituzionali all'ordine del giorno G/2542/9/1 e 12 che proponeva di "impegnare il Governo" a impedire ogni tentativo di influenzare le decisioni in scienza e coscienza da parte dei medici per quanto riguarda il rilascio di esenzioni dalla vaccinazione; il corretto funzionamento della piattaforma che consente di produrre certificazioni di esenzione elettroniche è indispensabile per garantire diritti fondamentali per i cittadini, a cominciare da quello alla salute, si chiede di sapere: come il Ministro in indirizzo consideri il fatto che alcuni medici di base non hanno avuto accesso alla piattaforma che consente di emettere certificazioni elettroniche in tempo utile per gli adempimenti relativi; se siano noti i responsabili dei malfunzionamenti che non consentono la digitalizzazione dei certificati cartacei; se, alla luce dei fatti segnalati, non ritenga di prorogare la validità dei certificati cartacei esistenti e il termine entro cui digitalizzarli. Atto n. 4-06862 BALBONI Al Ministro dell'interno Premesso che: a quanto risulta all'interrogante, in data 17 agosto 2021, la Direzione centrale dell'immigrazione e della Polizia delle frontiere del Ministero dell'interno, con propria circolare, rendeva noto che, a seguito della sentenza della Corte di giustizia dell'Unione europea del 5 febbraio 2020, è stato previsto che l'apposizione del timbro in uscita sui documenti di viaggio dei marittimi a bordo di navi ormeggiate da lungo tempo debba essere effettuata non al momento dell'imbarco del marittimo, ma quando il comandante della nave informa il competente ufficio di Polizia di frontiera a livello locale dell'imminente partenza della nave; in seguito a tale circolare, la maggioranza degli uffici di Polizia di frontiera presenti nei porti nazionali avrebbe modificato le procedure relative agli imbarchi e agli sbarchi di marittimi regolarmente imbarcati; tale interpretazione avrebbe generato una serie di problematiche per le imprese di navigazione: se, da un lato, fino all'emanazione della circolare, infatti, i marittimi extra europei in arrivo (che avevano ricevuto il timbro di ingresso presso il primo aeroporto dell'area Schengen) ricevevano il timbro in uscita al momento dell'imbarco, mentre quelli ( extra UE) in partenza (con l'uscita già timbrata sul passaporto) ricevevano il timbro di ingresso al momento dello sbarco, dall'altro lato, i marittimi in arrivo oggi ricevono il timbro in ingresso nel primo aeroporto dell'area Schengen (nonostante presentino il libretto di navigazione e una lettera di garanzia dell'agenzia di riferimento), ma al momento dell'imbarco, per contro, non ricevono alcun timbro in uscita; ciò ad eccezione del caso in cui la nave non stia lasciando le acque territoriali dell'area Schengen; inoltre, i marittimi extra UE in partenza che, come da prassi in altri porti unionali, sono a bordo con il passaporto timbrato in uscita, non ricevono il timbro in ingresso, a meno che l'unità non stia arrivando da uno scalo extra europeo; tra le problematiche connesse a tale interpretazione, secondo quanto riferito dagli operatori del settore, si segnala in primo luogo che i marittimi che non necessitano di visto rischierebbero di superare i 90 giorni di soggiorno a loro disposizione; inoltre, i marittimi con visto di transito supererebbero i pochi giorni a disposizione risultando così presenti "illegalmente" all'interno dell'area Schengen; ancora, i marittimi che dovranno successivamente richiedere gli appositi visti nelle varie ambasciate italiane del mondo potrebbero riscontrare seri problemi ad ottenerli, dato che risulterebbe senz'altro superato il numero massimo consentito di giorni di permanenza; un'ulteriore criticità sarebbe riscontrabile nel fatto che i marittimi che sbarcano e hanno diritto di rimanere nel territorio dell'Unione europea per motivi di vacanza, non riceverebbero alcun timbro di ingresso. In ogni caso, ad avviso dell'interrogante, la problematica di maggior rilievo è senz'altro rappresentata dalla differente interpretazione applicativa della norma da parte dei diversi uffici di Polizia di frontiera situati nei porti dell'area Schengen; ad oggi, infatti, nella maggior parte dei casi, gli uffici continuerebbero a "timbrare" i passaporti dei marittimi che imbarcano e sbarcano comportando, di conseguenza, molteplici incomprensioni e disagi a livello locale nell'interfaccia tra nave e terra; quanto rappresentato ingenera un'enorme confusione, precisando inoltre che altri Stati membri (quali Spagna, Francia, Grecia) continuano a seguire la prassi utilizzata prima dell'agosto 2021; oltre a creare "clandestini legali", si è evidenziata una resistenza di molti armatori a far attraccare navi e yacht nel nostro Paese: secondo le stime rappresentate all'interrogante, nel solo lasso di tempo intercorso da agosto ad oggi sarebbero andati in fumo circa 40 milioni di euro, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza del fatto che, conseguentemente all'applicazione della circolare interpretativa, molti yacht di lusso si stanno spostando in Paesi diversi dall'Italia per l'espletamento dei lavori di manutenzione, con conseguente grave danno per la nostra cantieristica e per il turismo di lusso; se non ritenga opportuno adottare un intervento chiarificatore che consenta di favorire un'applicazione uniforme della sentenza della CGUE richiamata tra tutti i Paesi membri della UE interessati, evitando che da un'applicazione non uniforme di tale dispositivo derivino effetti penalizzanti per le imprese italiane. Atto n. 4-06863 PEPE Al Ministro della transizione ecologica Premesso che, a quanto risulta all'interrogante: è dei giorni scorsi l'ennesimo post pubblicato su "Facebook" da parte di Giuseppe Priore, presidente in carica dell'ente parco Appennino lucano val d'Agri-lagonegrese, con il quale, prendendo spunto dall'attuale grave conflitto armato in Ucraina, commentava, con un chiaro doppio senso sessista, una foto di due ragazze ritratte in pose provocanti all'interno di un'autovettura, con le testuali parole: "Attenzione! Queste ragazze si spacciano per Ukraine per farsi ospitare non aprite la porta!"; vien da sé che il gesto, già irresponsabile di suo, diventa ancor più grave se si considera che il suo autore è uomo delle istituzioni; difatti, lo si annota per completezza informativa, Priore, come si accennava, è presidente dell'ente parco Appennino lucano val d'Agri-lagonegrese, nominato "a futura memoria" dall'allora Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Costa (la delega a seguire le questioni di parchi e territori, ad oggi, risulta essere in capo ad Ilaria Fontana, Sottosegretario per la transizione ecologica); queste boutade sui social network hanno destato e destano tuttora profonda indignazione, in quanto si pongono in evidente atteggiamento di derisione e spregio alla memoria di tante donne rimaste uccise nel conflitto militare in corso ovvero vittime di violenze, nonché alla sofferenza quel popolo sta attraversando; dall'analfabetismo digitale a quello funzionale il passo sembra corto se si considera che già la scorsa estate Priore era stato travolto dalle polemiche, con annesse richieste di rimozione dall'allora incarico di commissario dello stesso ente parco, per via di un altro post , riguardante una caricatura sul leader della Lega Matteo Salvini, oggetto di una precedente interrogazione parlamentare pubblicata il 14 settembre 2021 (4-05993, rimasta priva di risposta); a quanto pare Priore non ha mostrato alcun cenno di ravvedimento in merito ai suoi comportamenti che assume nel mondo dei social network , né, ad oggi, risulta che siano state mosse censure o adottati provvedimenti di qualsivoglia tenore nei suoi riguardi, si chiede di sapere se non si ritenga doveroso avviare gli accertamenti del caso in ordine a quanto emerso, al fine di adottare gli opportuni provvedimenti disciplinari nei confronti di Priore, perché sia finalmente ripristinato un corretto esercizio delle funzioni pubbliche. Atto n. 4-06864 BOTTO Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Premesso che: il decreto-legge 17 febbraio 2022, n. 9, reca un complesso di misure per il contrasto della diffusione della peste suina africana (PSA), prevedendo l'adozione di piani regionali (o delle Province autonome) relativi a interventi urgenti per la gestione, il controllo e l'eradicazione della PSA nei suini da allevamento e nei cinghiali, definendo al contempo, le procedure e le competenze per l'attuazione dei medesimi piani (ivi comprese le attività relative agli animali abbattuti) attraverso un decreto ministeriale che stabilirà i parametri tecnici di biosicurezza per gli allevamenti suinicoli; la relazione illustrativa di accompagnamento del disegno di legge di conversione ricorda che dal 7 gennaio 2022 è stata accertata la presenza della PSA nelle popolazioni di cinghiali nei territori delle regioni Piemonte e Liguria, con un numero di casi confermati pari a 34 alla data del 10 febbraio 2022, successivamente incrementati a 73 con 2 nuovi casi nell'entroterra genovese, uno a Rossiglione e l'altro a Campo Ligure (le carcasse positive trovate in Liguria salgono complessivamente a 32); al riguardo, il comparto agricolo ligure, già pesantemente colpito dalla crisi economica determinata dalla pandemia, nonché dagli effetti determinati dalle sanzioni mondiali adottate dalla comunità internazionale nei riguardi della Russia a seguito del conflitto bellico in corso in Ucraina, sta affrontando (unitamente alle altre realtà territoriali nazionali) i costi finanziari derivanti dalla diffusione dell'epidemia della peste suina, che, dall'inizio di gennaio, sta coinvolgendo gli allevamenti e causando danni economici e produttivi ingenti al settore suinicolo; nel quadro degli interventi previsti dal medesimo provvedimento d'urgenza, si ravvisa tuttavia la necessità di affiancare ulteriori misure volte a sostenere l'economia agricola ligure (oltre a quella piemontese), al fine di consentire alle imprese che hanno subito danni causati dalla diffusione della PSA nei suini da allevamento e nei cinghiali, di fronteggiare gli sforzi che stanno affrontando per l'emergenza concernente l'eradicazione della malattia, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno prevedere in tempi rapidi l'introduzione di misure di sostegno volte a indennizzare direttamente gli allevatori liguri colpiti dalla PSA, senza prendere in considerazione le diverse tabelle, quali ad esempio, quella dell'ISMEA, al fine di riconoscere un giusto valore sia per la perdita del prodotto, che per l'acquisto di nuove fattrici, unitamente a interventi di ristoro nei riguardi delle attività connesse al settore agricolo dei territori liguri interessati dalla diffusione del virus, quali gli agriturismi, penalizzati dalla regolare attività ricettiva, che ha causato l'allontanamento dei turisti dall'entroterra. Atto n. 4-06865 LANNUTTI ABATE ANGRISANI GIANNUZZI SBRANA Al Ministro della salute Premesso che: il decreto-legge 1° aprile 2021, n. 44, "Misure urgenti per il contenimento dell'epidemia da Covid-19, in materia di vaccinazioni anti SARS-CoV-2, di giustizia e di concorsi pubblici", ha introdotto nel nostro ordinamento l'obbligo vaccinale per tutti gli operatori sanitari; il successivo decreto-legge 27 novembre 2021, n. 172, "Misure urgenti per il contenimento dell'epidemia da Covid-19 e per lo svolgimento in sicurezza delle attività economiche e sociali", ha modificato il decreto-legge n. 44, attribuendo agli ordini professionali degli esercenti le professioni sanitarie l'onere della verifica dell'adempimento dell'obbligo vaccinale per gli iscritti ai relativi albi professionali, intendendosi tale obbligo adempiuto con il completamento del ciclo vaccinale primario e, a far data dal 15 dicembre 2021, con la somministrazione della successiva dose di richiamo, nel rispetto delle indicazioni e dei termini previsti con circolare del Ministero della salute. Gli ordini degli esercenti le professioni sanitarie, per il tramite delle rispettive federazioni nazionali, avvalendosi della piattaforma nazionale "DGC" sono tenuti a eseguire la verifica automatizzata del possesso delle certificazioni verdi comprovanti lo stato di avvenuta vaccinazione anti SARS-CoV-2. Qualora non risulti l'effettuazione della vaccinazione, anche con riferimento alla dose di richiamo successiva al ciclo vaccinale primario, l'ordine professionale territorialmente competente invita l'interessato a produrre, entro 5 giorni dalla ricezione della richiesta, la documentazione comprovante l'effettuazione della vaccinazione oppure l'attestazione relativa all'omissione o al differimento ovvero la presentazione della richiesta di vaccinazione, da eseguire entro un termine non superiore a 20 giorni dalla ricezione dell'invito, o comunque l'insussistenza dei presupposti per l'obbligo vaccinale. Qualora l'ordine professionale accerti il mancato adempimento dell'obbligo vaccinale in capo al professionista, anche con riguardo alla dose di richiamo, provvede all'immediata sospensione dall'esercizio delle professioni sanitarie dandone comunicazione alle federazioni nazionali competenti e, per il personale che abbia un rapporto di lavoro dipendente, anche al datore di lavoro; nella circolare del Ministero della salute n. 8284 del 3 marzo 2021, "Vaccinazione dei soggetti che hanno avuto un'infezione da SARS-CoV-2", la Direzione generale della prevenzione sanitaria chiarisce che per il completamento del ciclo vaccinale primario nei soggetti con pregressa infezione da SARS-CoV-2 è sufficiente la somministrazione di un'unica dose di vaccino, purché la vaccinazione avvenga ad almeno 3 mesi di distanza dall'infezione ed entro i 6 mesi da essa. Tale determinazione è ribadita anche sul portale del Ministero della salute, ultimo aggiornamento del 18 marzo 2022; considerato che: sulla base di quanto sopra, un professionista sanitario deve considerarsi pienamente in regola con l'obbligo vaccinale se, a seguito di infezione da SARS-CoV-2, abbia completato il ciclo di vaccinazione primario con somministrazione di un'unica dose di vaccino nei termini stabiliti e, successivamente, abbia ricevuto somministrazione di dose booster ; risulta agli interroganti che il consiglio direttivo dell'ordine delle professioni infermieristiche (OPI) di Roma stia trasmettendo ad alcuni propri iscritti in questa posizione, e quindi a tutti gli effetti in regola con le vaccinazioni obbligatorie, lettere d'invito a produrre la documentazione comprovante l'adempimento dell'obbligo vaccinale. In alcuni casi, alla richiesta di chiarimenti da parte dei professionisti interessati, a supporto di quanto sostenuto nella lettera d'invito, l'ordine ha opposto quanto rappresentato dal Ministero nella circolare n. 2992 del 17 febbraio 2022, che tuttavia fa riferimento sic et simpliciter alla fattispecie di sanitari non vaccinati che abbiano contratto il virus in seguito al provvedimento di sospensione e non ha evidentemente alcuna attinenza con tali disposizioni. A seguito della risposta dell'OPI alcuni professionisti, intimoriti dalla possibile sospensione, hanno tentato egualmente di prenotare un'ulteriore dose di vaccino, tuttavia senza esito, poiché ritenuti rebus sic stantibus già adempienti dall'azienda sanitaria locale di competenza; risulta, inoltre, che in alcuni casi, anche a seguito della trasmissione da parte degli infermieri interessati di quanto richiesto dall'OPI di Roma nel rispetto dei tempi e delle modalità stabilite nelle lettere d'invito, il consiglio direttivo abbia provveduto egualmente alla sospensione dei sanitari dall'esercizio della professione per inadempimento dell'obbligo vaccinale, con conseguente segnalazione alla federazione nazionale FNOPI, alla Procura della Repubblica e, per il personale con rapporto di lavoro dipendente, al datore di lavoro; tali immotivate e arbitrarie sospensioni, anche se successivamente oggetto di revoca da parte dell'OPI, hanno ingenerato incertezze, dubbi e timori nei professionisti oggetto dei provvedimenti, considerando peraltro le gravi conseguenze economiche e giuridiche derivanti. I sanitari spesso sono stati informati dell'avvenuta sospensione sul posto di lavoro, trovandosi nell'imbarazzante situazione di dover comunicare la circostanza alla propria direzione sanitaria, come se le strutture sanitarie stesse non avessero avuto il compito di vigilare sulla regolarità vaccinale dei propri dipendenti, abbandonando improvvisamente il luogo di lavoro per non andare incontro alle conseguenze penali del caso; gli interroganti ritengono che sia necessaria un'azione di competenza, non escludendo il commissariamento, verso un ordine professionale così approssimativo, inetto ed incapace di interpretare le norme sanitarie, proprio nel delicato campo della professione infermieristica nocive quante allarmistiche proprio verso i suoi iscritti e che al contrario avrebbe il dovere di salvaguardare, si chiede di sapere: se al Ministro in indirizzo risultino casi come quelli descritti; se sia possibile che la piattaforma nazionale DGC non tenga in considerazione l'ipotesi di soggetti che a seguito di infezione da SARS-CoV-2 abbiano completato il ciclo di vaccinazione primario con somministrazione di unica dose di vaccino nei tempi stabiliti e successiva dose booster ; se abbia il dovere di verificare che cosa non abbia funzionato nella trasmissione dei dati, al punto che un ordine professionale regionale, come l'ordine delle professioni infermieristiche di Roma, si sia sentito in obbligo di sospendere iscritti in regola con le vaccinazioni; se risulti possibile che l'OPI di Roma, tanto solerte nell'avviare le procedure, si sia mostrato così negligente nel verificare l'avvenuta trasmissione della documentazione comprovante l'assolvimento dell'obbligo vaccinale da parte dei sanitari interessati, inviando notifiche di sospensione allarmanti, inutili e per giunta dannose non solo per i soggetti colpiti dal provvedimento, ma per le stesse strutture sanitarie, che a causa di questa prassi discutibile si vedono sottrarre dipendenti preziosi in un periodo in cui sono gravemente in affanno. Atto n. 4-06866 LANNUTTI Ai Ministri dello sviluppo economico e dell'economia e delle finanze Premesso che, per quanto risulta all'interrogante: la RAI Radiotelevisione Italiana S.p.A. è controllata al 99,56 per cento dal Ministero dell'economia e delle finanze ed è quindi, di fatto, una società partecipata pubblica; da quando la Federazione russa ha deciso di invadere l'Ucraina il 24 febbraio 2022, la RAI ha promosso una serie di censure che, ad avviso dell'interrogante, sarebbero degne di uno Stato illiberale e antidemocratico. Il primo ad essere colpito da censura è stato uno degli storici corrispondenti esteri in Russia, il giornalista Marc Innaro, corrispondente responsabile dell'ufficio di Mosca per i servizi giornalistici, radiofonici e televisivi con competenza sui Paesi della Comunità degli Stati indipendenti. L'interruzione dei collegamenti da Mosca di Innaro è stata inizialmente giustificata come una decisione cautelare, dovuta all'entrata in vigore sul territorio della Federazione russa di nuove norme che restringevano fortemente le libertà di stampa per chiunque operasse nel settore dell'informazione in lingua russa. Con il passare dei giorni, però, la decisione aziendale di fermare la produzione informativa dalla sede di Mosca appariva non più giustificata dai fatti. Tutti i principali network internazionali hanno infatti ripreso il flusso informativo da Mosca, con i propri corrispondenti o con i propri inviati. Ma non la RAI, che ha fatto sparire dal Tg1 il giornalista Innaro, che aveva pronunciato all'inizio del conflitto tra Federazione russa e Ucraina la seguente frase: "Basta guardare la cartina geografica per capire che, negli ultimi 30 anni, chi si è allargato non è stata la Russia, ma la Nato". La frase ha sollevato non poche proteste da parte di politici, oltre che dei vertici RAI; il secondo caso riguarda il professor Alessandro Orsini, direttore e fondatore dell'Osservatorio sulla sicurezza internazionale della Luiss, che è stato censurato dalla sua università a causa di posizioni personali e di analisi sulla guerra tra la Federazione russa e l'Ucraina espresse in diretta sui principali canali televisivi. Il professor Orsini è stato anche ospite su RAI3 nella trasmissione in prima serata "Cartabianca", condotta dalla giornalista Bianca Berlinguer. Per l'occasione, il professore della Luiss ha avuto l'ardire di avere un'opinione "controcorrente" sulla guerra e questo ha fatto di lui una voce popolare (o impopolare, per i censori). Berlinguer ha così deciso di scritturarlo in trasmissione, una scelta che ha fatto insorgere i vertici del Partito democratico, al punto che, si legge nel comunicato diffuso dalla RAI, "la Direzione di Rai 3, d'intesa con l'Amministratore Delegato della Rai, ha ritenuto opportuno non dar seguito al contratto originato su iniziativa del programma 'Cartabianca' che prevedeva un compenso per la presenza del Professor Alessandro Orsini nella trasmissione" (2.000 euro a puntata per 6 puntate), provocando la rabbia di Berlinguer che considera minata la propria autonomia di autrice; il terzo episodio di censura verificatosi in RAI forse è il più grave e sicuramente senza precedenti: riguarda addirittura il Pontefice. Il 24 marzo scorso, il Tg1 ha infatti "censurato" papa Francesco. Né nel Tg1 delle ore 13.30 né in quello delle ore 20 è stato dato spazio alle dure parole di papa Francesco contro la scelta di alcuni Stati, compresa l'Italia, di innalzare le spese per il riarmo al 2 per cento del PIL, e contro la guerra più in generale. Mai il telegiornale della "rete ammiraglia" aveva negato spazio al Santo padre. Le accuse evidentemente sono apparse molto scomode a un Governo che ha scelto di aumentare le spese militari di 13 miliardi di euro, da 25 a 38 miliardi, con un costo giornaliero di 104 milioni di euro, e di inviare armi all'Ucraina. La RAI, peraltro, ha una struttura ad hoc che si chiama "RAI Vaticano", si chiede di sapere se il Governo sia a conoscenza di quanto descritto in premessa e se intenda assumere iniziative, per quanto di competenza. Atto n. 4-06867 DE BONIS Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: fondata a Bari nel 1960, la banca Popolare di Bari (BPB) è il primo gruppo creditizio del Mezzogiorno, presente, oltre che in Puglia, anche in altre regioni italiane (Campania, Basilicata, Calabria, Molise, Lazio, Marche, Umbria, Toscana, Veneto, Lombardia, Abruzzo ed Emilia-Romagna), contando circa 70.000 soci; gli attuali clienti della banca sono circa 600.000, tra cui oltre 100.000 aziende e 3.000 i dipendenti. I depositi da clientela ammontano a circa 8 miliardi di euro, di cui 4,5 di ammontare unitario inferiore a 100.000 euro e come tali protetti dal fondo interbancario di tutela dei depositi (FITD); guidata dalla famiglia Jacobini, nel 2014 la BPB, dopo una crescita esponenziale degli sportelli a seguito di acquisizioni di banche locali, ha acquisito la banca Tercas e la controllata Caripe, divenendo una delle 10 maggiori banche italiane. Il primo acquisto veniva accompagnato da un contributo di 330 milioni di euro alla BPB da parte del FITD, non senza contestazioni da parte della Commissione europea per violazione delle regole sulla concorrenza; nel biennio 2014-2015 la banca ha realizzato un'operazione di rafforzamento patrimoniale di complessivi 550 milioni di euro, tra emissioni di nuove azioni (330 milioni) e collocamento di obbligazioni subordinate (220); in occasione dell'assemblea relativa all'approvazione del bilancio del 2015, il titolo azionario della Popolare di Bari veniva ridotto da 9,53 a 7.50 euro. Successivamente venivano operate ulteriori svalutazioni del titolo a 5,40 euro, poi a 3,00 euro e, infine a 2,38; nel dicembre 2016, per effetto delle ordinanze del Consiglio di Stato che sospendevano l'attuazione della riforma delle banche popolari, si interrompeva il processo di trasformazione della BPB in società per azioni (trasformazione che è stata invece completata dalla gran parte delle popolari interessate dal provvedimento). In questo modo è venuta a mancare una condizione importante per raccogliere il capitale di rischio, permanendo lo status di società cooperativa; nei primi mesi del 2018, in pendenza del processo di trasformazione societaria obbligatoria, che avrebbe consentito alla banca di gestire il rimborso ai soci in caso di recesso, erano stati elaborati alcuni progetti alternativi di trasformazione societaria volti a escludere il rischio di rimborso, nonché ipotesi di integrazione con altre popolari del Centro-Sud. Ma dati i rilevanti rischi legali accertati dall'Autorità di vigilanza su tali progetti, questi venivano accantonati; nel medesimo periodo si è registrato un notevole peggioramento della situazione aziendale: il primo semestre 2018 si è chiuso con una perdita consolidata di circa 140 milioni di euro, registrandosi anche la riduzione dei coefficienti patrimoniali al di sotto dei valori target fissati dall'Autorità di vigilanza; con lettera del novembre 2018 la Banca d'Italia, sottolineando l'inadeguatezza del percorso di risanamento aziendale, ha invitato gli organi aziendali a comunicare gli eventuali sviluppi nella ricerca di potenziali investitori nel capitale e i progressi nel progetto di integrazione con altre banche popolari. Inoltre, ha richiesto agli organi di controllo interno di condurre una verifica sulla correttezza della classificazione e degli accantonamenti sulle esposizioni nei confronti dei maggiori gruppi affidati; il bilancio del 2018, ormai compromesso, si è chiuso con una perdita consolidata di 430 milioni di euro, mentre i coefficienti patrimoniali, diminuendo ulteriormente, sono rimasti ben al di sotto della riserva di conservazione del capitale; all'inizio del 2019, a causa di forti conflittualità tra gli organi direttivi e quelli di controllo interno, la BPB è entrata in un vero e proprio stallo gestionale; nel medesimo periodo, la Banca d'Italia evidenziava l'importanza di salvaguardare la coesione nella governance in una fase particolarmente delicata per la banca, oltre che di inserire nel consiglio di amministrazione elementi dotati di autorevolezza, reputazione e adeguati requisiti di esperienza; il 13 dicembre 2019 il Consiglio dei ministri si è riunito per discutere della questione legata alla crisi della BPB, commissariata dalla Banca d'Italia, approvando due giorni dopo il decreto contenente talune misure a sostegno della banca. È intervenuto anche il FITD, anticipando un contributo-ponte da 310 milioni di euro per garantire la continuità operativa dell'Istituto; sempre a dicembre 2019, Governo e FITD hanno varato un piano di ricapitalizzazione per 1,4 miliardi di euro, equamente ripartiti fra loro. L'impegno pubblico, tuttavia, è stato temporaneamente limitato all'esborso di 430 milioni, con grave pregiudizio per gli azionisti colpiti dalla crisi, ammontanti a più di 70.000, oltre che per molti obbligazionisti; la trasformazione della BPB in società per azioni è stata conseguita, insieme all'aumento del capitale, solo il 29 giugno 2020. In questo modo si è salvata la banca dal fallimento, ma rimane ancora aperta la questione dei rimborsi agli investitori, tra cui in particolare gli azionisti che hanno subito un grave pregiudizio; nel marzo 2021 la Corte di giustizia dell'Unione europea ha dato torto alla Commissione europea, stabilendo che l'intervento del fondo interbancario di tutela dei depositi per ripianare il deficit patrimoniale di Tercas non doveva essere annoverato fra gli aiuti di Stato. All'epoca, infatti, la Commissione UE l'aveva imposto alla banca Popolare di Bari che aveva acquisito Tercas. Tale decisione della Commissione ha provocato gravi conseguenze sugli equilibri finanziari dell'istituto di credito, compromettendo irreversibilmente i conti della banca; alla luce dell'articolo 266 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, secondo cui da una sentenza di annullamento deriva l'obbligo, per l'istituzione che ha adottato l'atto, di disporre un ripristino adeguato della situazione del ricorrente, si chiede di sapere: quali urgenti iniziative, a livello sia nazionale che europeo, il Ministro in indirizzo intenda porre in essere al fine di individuare strumenti di tutela per i soci e azionisti che hanno visto deprezzare le proprie azioni in conseguenza della cattiva gestione dell'istituto bancario in questione, i cui effetti siano estensibili anche nel caso si dovessero verificare analoghe situazioni per altri istituti bancari; se non ritenga che i risparmiatori della banca Popolare di Bari vadano al più presto risarciti, in modo congruo. Atto n. 4-06868 GASPARRI Ai Ministri per la pubblica amministrazione e della difesa Premesso che, a quanto risulta all'interrogante: il COCER Esercito avrebbe diramato un comunicato stampa nel quale avrebbe denunciato la mancata applicazione, in particolare al personale non dirigente, degli effetti economici e normativi del nuovo contratto del comparto sicurezza e difesa; il Ministro per la pubblica amministrazione, d'intesa con gli altri Ministri competenti, ha provveduto al rinnovo del suddetto contratto, si chiede di sapere: di chi sia la responsabilità della mancata applicazione denunciata dai rappresentanti del COCER; quali iniziative si intenda intraprendere per dare seguito ai provvedimenti del Governo. Interrogazioni, da svolgere in Commissione A norma dell'articolo 147 del Regolamento, le seguenti interrogazioni saranno svolte presso le Commissioni permanenti: 2ª Commissione permanente (Giustizia): 3-03228 del senatore Marino, sulla garanzia di esercizio delle relazioni sindacali della Polizia penitenziaria nel carcere di Ivrea; 8ª Commissione permanente (Lavori pubblici, comunicazioni): 3-03227 del senatore Mangialavori ed altri, su un'emittente locale in Calabria.