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SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Assemblea 123 Presidenza del vice presidente ROSSOMANDO, indi del vice presidente CALDEROLI e del presidente ALBERTI CASELLATI N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Forza Italia-Berlusconi Presidente: FI-BP; Fratelli d'Italia: FdI; Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione: L-SP-PSd'Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP-PATT, UV): Aut (SVP-PATT, UV); Misto: Misto; Misto-Liberi e Uguali: Misto-LeU; Misto-MAIE: Misto-MAIE; Misto-Più Europa con Emma Bonino: Misto-PEcEB; Misto-PSI: Misto-PSI. Presidenza del vice presidente ROSSOMANDO PRESIDENTE . La seduta è aperta (ore 9,33). Si dia lettura del processo verbale. PUGLIA, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del giorno precedente. PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato. Comunicazioni della Presidenza PRESIDENTE . L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Sull'ordine dei lavori PRESIDENTE . Informo l'Assemblea che all'inizio della seduta il Presidente del Gruppo Movimento 5 Stelle ha fatto pervenire, ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento, la richiesta di votazione con procedimento elettronico per tutte le votazioni da effettuare nel corso della seduta. La richiesta è accolta ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento. Seguito della discussione e approvazione del disegno di legge: Doc 1315 Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 30 aprile 2019, n. 35, recante misure emergenziali per il servizio sanitario della Regione Calabria e altre misure urgenti in materia sanitaria (Approvato dalla Camera dei deputati) (Relazione orale) PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge n. 1315, già approvato dalla Camera dei deputati. Ricordo che nella seduta di ieri le relatrici hanno svolto la relazione orale e ha avuto luogo la discussione generale. Ha facoltà di parlare la relatrice. CASTELLONE, relatrice . Signor Presidente, onorevoli colleghi, la mia sarà una breve replica con alcune osservazioni sui punti evidenziati ieri, nel corso della discussione generale. In particolare, voglio ribadire che si tratta di un decreto-legge che affronta due emergenze, lo stato della sanità calabrese e la carenza di medici per garantire le prestazioni sanitarie. Gli interventi al Capo I sono infatti limitati nel tempo e servono a rimuovere i principali ostacoli per il ripristino della normalità gestionale e amministrativa della Calabria. Si tratta di una Regione che - come abbiamo evidenziato ieri - è commissariata dal 2010 e, ciò nonostante, ha visto negli ultimi anni una riduzione progressiva dei livelli essenziali di assistenza, che oggi non raggiungono le soglie di sufficienza, e un aumento esponenziale dei costi, come certificato dall'ANAC e dalla Corte dei conti; e ieri in discussione generale è stato detto che tutto ciò dipende addirittura anche dal pagamento della stessa fattura per due o tre volte. Questa cattiva amministrazione ha fatto sì che tutti gli indicatori epidemiologici dello stato di salute della popolazione calabrese siano peggiorati negli anni. Ieri il senatore Zaffini parlava di una riduzione di cinque anni dell'aspettativa di vita dei cittadini calabresi. E questa riduzione dipende proprio dalla cattiva gestione della sanità. Bisogna investire prima di porre in essere qualsiasi altra misura? Questo era il suggerimento del senatore Magorno, che oggi non vedo presente e al quale vorrei chiedere: senatore, lei si sente tranquillo a investire anche un solo euro senza avere la certezza che venga usato in maniera oculata per i cittadini calabresi? Noi sappiamo che quei cittadini oggi chiedono tutele. Chiedono di non essere abbandonati nelle mani di chi, in tutti questi anni, li ha costretti a emigrare per curarsi, chiudendo i reparti e tagliando i servizi. Il senatore Mangialavori ieri imputava al ministro Grillo la chiusura dei reparti. Io gli vorrei ricordare come, invece, la chiusura dipenda da errori di programmazione regionali e, di certo, non è colpa del Ministro. Gli interventi al Capo II servono, invece, a garantire la continuità delle prestazioni sanitarie per raggiungere finalmente e mantenere i livelli essenziali di assistenza; quei livelli essenziali che in Calabria - come abbiamo già detto - sono sotto la soglia di sufficienza. La senatrice Binetti e il senatore Zaffini suggerivano di richiamare i medici che oggi lavorano all'estero. Io vorrei dire, però, che oggi i concorsi sono già aperti a quei medici, ma essi non vi partecipano. Quei concorsi vanno deserti, perché quei medici vogliono lavorare in strutture all'avanguardia dal punto di vista tecnologico e della sicurezza, sia per i pazienti che per gli operatori. Nelle strutture calabresi oggi questa sicurezza non è garantita, ma con il decreto-legge in esame abbiamo fatto un primo passo anche in questo senso, perché sono previsti fondi per il miglioramento delle infrastrutture e dell'edilizia ospedaliera. Per garantire le prestazioni abbiamo finalmente sbloccato l'assunzione di personale sanitario e abbiamo tolto il blocco del turnover nelle Regioni in piano di rientro, che era stato introdotto nella finanziaria del 2005. Questo, sì, sarà un punto di partenza importante. Ringrazio la senatrice Stabile che ieri ha riconosciuto siffatto merito. Abbiamo previsto, inoltre, un ulteriore incremento per l'assunzione di personale, stabilizzando tutto il personale precario in servizio esternalizzato. Abbiamo anche previsto che vengano assunti gli specializzandi all'ultimo anno, una volta che siano esaurite le graduatorie di tutti i soggetti idonei già specialisti e, comunque, nelle more del conseguimento del titolo. Il senatore Zaffini ieri suggeriva di aumentare il numero delle borse di specializzazione. Io vorrei ricordare come anche questo sia già stato previsto in un precedente provvedimento. Quest'anno, infatti, per la prima volta, le borse di specializzazione mediche passano da 6.200 a 8.000, con un incremento di 1.800 borse; tutto ciò in previsione di una revisione complessiva della formazione postlaurea, basata, finalmente, su una reale programmazione dei fabbisogni. Il senatore Collina ieri parlava di riformismo opposto al populismo e di riformismo inteso come capacità di programmazione. Se oggi siamo qui a parlare di carenza di medici o di imbuto formativo, è perché, finora, la programmazione è mancata. Sempre il senatore Collina parlava di una particolare attenzione del Ministro alle Regioni virtuose. Io, però, vorrei sottolineare come oggi parliamo del decreto Calabria e non del decreto Veneto o Lombardia. Abbiamo anche affrontato il problema della medicina generale, in particolare la questione dei camici grigi, quei medici che hanno lavorato per anni garantendo il funzionamento del Servizio sanitario nazionale senza, però, che il proprio ruolo sia stato riconosciuto. Ebbene, a questi medici che hanno lavorato per almeno due anni negli ultimi dieci anni e hanno superato il concorso di accesso ai corsi di medicina generale noi permettiamo l'ingresso in soprannumero ai corsi di medicina generale. Inoltre, per i medici di medicina generale prevediamo la formazione di un' équipe costituita da infermiere e da psicologo, perché per noi ripartire dalla medicina territoriale è fondamentale anche per risolvere il problema dell'affollamento dei pronto soccorso. Abbiamo introdotto la questione della dirigenza sanitaria, in particolare l'allontanamento della politica dalle nomine in sanità, anche in questo caso nelle more di una revisione organica della materia in discussione con un disegno di legge qui al Senato. Nella parte finale, poi, abbiamo affrontato l'emergenza della carenza dei medicinali, prevedendo che le aziende produttrici di farmaci debbano avvisare AIFA non più due mesi in anticipo rispetto al blocco di produzione, ma quattro mesi, e bloccando le esportazioni in caso di carenza di farmaco. Questo avrebbe scongiurato - ad esempio - la carenza recente del farmaco Sinemet anti-Parkinson. Si poteva fare di più, ma la scadenza per la conversione di questo decreto-legge è il 1° luglio. Voglio sottolineare come sia stato grande il lavoro di coinvolgimento anche delle opposizioni alla Camera, come al Senato, con l'approvazione - ad esempio - dell'ordine del giorno a firma della senatrice Binetti, che impegna il Governo a valutare l'aumento delle borse di specializzazione per le specialità più carenti e a migliorare la modulazione della rete formativa, o dell'ordine del giorno del senatore Zaffini, che impegna il Governo a valutare l'assunzione di medici specialisti all'interno della rete formativa e che il progetto formativo venga deliberato dal Consiglio della scuola di specializzazione. In conclusione, desidero ringraziare tutti i miei colleghi di Commissione, con cui sono onorata di lavorare. Nella nostra Commissione si lavora sempre in maniera molto costruttiva e rispettosa delle opinioni di tutti, nella consapevolezza che il nostro lavoro si ripercuote in maniera diretta sulla salute e, quindi, sulla vita dei cittadini. (Applausi dal Gruppo M5S e della senatrice Binetti) . PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare la relatrice di minoranza. BOLDRINI, relatrice di minoranza . Signor Presidente, rispetto agli interventi che sono stati svolti nella discussione di ieri ed anche alla replica testé svolta dalla relatrice, la senatrice Castellone - alla quale ribadisco l'intento importante nella nostra Commissione, che non posso far altro che sottoscrivere - mi viene da dire che non abbiamo scritto noi il decreto-legge, ma l'ha scritto il Governo e quindi noi dobbiamo semplicemente apportare delle modifiche per migliorarlo. Purtroppo non ci siamo riusciti in Commissione perché, sebbene la collega abbia detto che c'è - ed è vero - condivisione di intenti ed è stato approvato un ordine del giorno, ricordo che gli ordini del giorno sono importanti ma - permettetemi di dirlo - non hanno l'efficacia legislativa di un emendamento al decreto-legge. Anche qui troviamo comunanza di intenti, ma con efficacia molto ridotta. Ritornando alla discussione svolta ieri, ovviamente i colleghi di maggioranza non hanno fatto altro che rimarcare la bontà del provvedimento, rispetto al quale invece - mi duole, ma devo dirlo anche questa volta - noi siamo molto critici, innanzitutto perché si interviene in maniera estemporanea e provvisoria, in quanto fino al 2021 si fanno dei provvedimenti che poi andranno a complicare l'esistenza delle persone che hanno già dei diritti precisi ed esigibili. Parlo - ad esempio - della formazione: si è detto anche prima che abbiamo inserito la possibilità degli specializzandi all'ultimo anno, andando a ledere il diritto di coloro che sono già specializzati e questo è un problema importante di diseguaglianza. Inoltre - come ieri ho sentito dire dal senatore Endrizzi - finalmente è stato applicato il criterio del merito nella individuazione dei commissari. Ora - e poi sarò molto più specifica sull'articolo sul quale abbiamo presentato emendamenti, come è avvenuto anche alla Camera, il cui valore non è stato colto - esiste, grazie alla legge n. 171 del 2016 - quindi, quando eravamo noi al Governo con Renzi - un elenco appropriato per andare a individuare direttori sanitari, generali e via dicendo, rendendo possibile una nomina specifica con delle caratteristiche specifiche. Si tratta di un elenco fatto grazie a una graduatoria formata dopo che le commissioni, composte da persone sempre competenti nella materia (avvocati, amministratori, magistrati), hanno valutato il curriculum delle persone all'interno di tale elenco, che ha la possibilità di diventare un elenco nazionale proprio perché le Regioni hanno criteri diversificati. Come sappiamo, ci sono infatti ventuno sistemi sanitari regionali con ognuno il proprio criterio. Ebbene, per omogeneizzare tutto si è fatta quella legge per avere un elenco unico al quale poter accedere, dando la possibilità di richiedere di entrarvi con un curriculum ben preciso per competenza ed esperienza dimostrata. Era anche previsto il limite di età di sessantacinque anni. Ottimo. Noi, però troviamo che in questo decreto-legge sono contenute delle deroghe attraverso l'aggiunta di locuzioni quali - ad esempio - «anche», per cui si può «anche» derogare, dando la possibilità di nominare persone non si sa con quali criteri e meriti e si possono addirittura superare i limiti di età. In questa mia replica, che poi riprenderò successivamente in occasione della discussione su alcuni emendamenti, dico che il provvedimento in esame, che voleva sanare una situazione per diciotto mesi, non credo lo farà. Positivo è l'intento, perché ci voleva e bisognava farlo, ma non porterà sicuramente a guarire una malattia che dura da tanti anni e non può essere guarita in maniera estemporanea. A proposito di sanità, sarebbe come assumere una pastiglia che guarisce per poco tempo, e poi la malattia ritorna. Questo non va bene, così come non va bene trovare delle soluzioni estemporanee che vanno - lo dicevo prima - a destabilizzare un diritto acquisito. Credo che questo provvedimento avrebbe dovuto essere fatto sicuramente meglio, e lo si poteva fare. Se avessimo avuto la possibilità di dare il nostro apporto anche al Senato, ci sarebbe piaciuto molto, prendendo spunto anche dalle discussioni svolte alla Camera. Non è stato però possibile. Come ho detto anche in Commissione, sarebbe stato magari più corretto - avremmo perso meno tempo in Commissione e noi tutti oggi in Aula - mettere la fiducia. Non è una parola cattiva. Ce l'avete sempre detto nella precedente legislatura: «mettete la fiducia su tutto». Laddove non si vuole cambiare niente - e infatti non volevate cambiare niente - sarebbe bastato fare questo gesto importante, ma non volevate essere tacciati di apporre l'ennesima questione di fiducia. E, quindi, siamo qui a lavorare su un decreto-legge che sarà intonso. Ma, d'altro canto, siamo abituati a una tale pratica. È un decreto del quale assolutamente non si toccherà nulla. Nella mia replica - torno a ribadirlo - voglio sottolineare che questo decreto-legge poteva essere fatto meglio e, quindi, il nostro voto sarà sicuramente contrario. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo. BARTOLAZZI, sottosegretario di Stato per la salute . Signor Presidente, la mia replica sarà breve. Innanzitutto desidero ringraziare per il lavoro svolto in Commissione in particolar modo la relatrice, senatrice Castellone, alla cui replica ho poco da aggiungere. Ieri ho seguito con attenzione tutti gli interventi e - come ho avuto modo di dire nell'Aula della Camera ed è stato ribadito anche dal senatore Magorno - ricordo come l'urlo dei cittadini calabresi sia atavico: la richiesta di assistenza è una cosa antica per la Calabria. Da medico voglio dire che c'è tempo per l'osservazione del malato, ma poi viene un tempo per l'azione e, quindi, per la messa in atto della terapia giusta. Diciamo che il tempo di osservazione del malato è durato oltre trent'anni. In particolare, è un tempo che ha visto precedenti Governi e precedenti forze politiche poco attente forse alla situazione calabrese. Oggi è venuto, probabilmente per la prima volta, il momento di agire. Chiaramente l'azione da porre in essere può essere perfettibile e poteva essere delineata in modo migliore, ma, in ogni caso, essa non pretende - e mi rivolgo al senatore Mangialavori - di risolvere in maniera immediata tutti i problemi dei calabresi. Non credo che in diciotto mesi questo sia possibile. È tuttavia un'azione che certamente serve a fare un resetting : è questa la parola che deve rimanere impressa all'Assemblea. Il provvedimento in esame è un resetting della situazione calabrese, sul quale si potrà successivamente iniziare a investire e a capire in maniera mirata quali sono i servizi da migliorare, quali quelli da implementare e quali da tagliare (intendo con questo tagliare gli sprechi in alcune aziende calabresi). Questa è un'azione che inizia oggi con un resetting e così deve essere intesa. Credo che, successivamente a questa fase transitoria, la Calabria avrà buone possibilità di riprendere il percorso giusto. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az). PRESIDENTE . Comunico che sono pervenuti alla Presidenza - e sono in distribuzione - i pareri espressi dalla 1 a e dalla 5 a Commissione permanente sul disegno di legge in esame e sugli emendamenti, che verranno pubblicati in allegato al Resoconto della seduta odierna. Avviso inoltre i colleghi che la Presidenza, analogamente a quanto già stabilito nel corso dell'esame in sede referente, dichiara improponibili, ai sensi dell'articolo 97, comma 1, del Regolamento, gli emendamenti 11.14, 11.0.1, 11.0.2, 12.0.4, 13.0.3 e 13.0.5, in quanto estranei all'oggetto del decreto-legge. SICLARI (FI-BP) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, l'emendamento 1.4 chiede di aggiungere, dopo il comma 1, il seguente comma 1- bis: «La Calabria non è soggetta al rispetto della normativa di cui all'articolo 4 del decreto-legge 1º ottobre 2007, n. 159, e dell'articolo 2, comma 84, della legge 23 dicembre 2009, n. 191 per il debito sanitario esistente alla data del 31 dicembre 2018. Tale debito, in carico allo Stato, viene rimborsato dalla Regione Calabria anche tramite incremento delle addizionali regionali sull'imposta sul reddito delle persone fisiche nel periodo di trent'anni fino a tutto il 31 dicembre 2048». Per essere più chiari, considerando che la Calabria è commissariata da dieci anni, che tutti i commissari sono stati nominati dal Governo e dalla politica centrale e, oltretutto, non sono stati commissari calabresi, noi riteniamo di non essere responsabili dell'aumento del debito che si è verificato sotto la gestione commissariale. (Brusio). Noi calabresi siamo anche disponibili - chiedo cortesemente silenzio all'Assemblea - a pagare il miliardo di debito fino al 31 dicembre del 2048. Se verificate a quanto ammonta il valore del debito, significa che ogni cittadino calabrese dovrà pagare 8 euro l'anno; noi ne paghiamo molti di più adesso, non avendo assistenza sanitaria, per rispettare il piano di rientro. Come sapete, infatti, il regolamento che disciplina il commissariamento della sanità obbliga il commissario ad aumentare le addizionali Irpef e le addizionali IRAP nella Regione in cui vi sia stato un disavanzo gestionale, come accaduto in Calabria con l'ultimo commissario, che ha portato 160 milioni di euro di disavanzo di gestione. I calabresi non ne hanno colpa, ma sono disponibili, da subito, a ipotecare per vent'anni quelle addizionali Irpef e IRAP, che comunque verranno aumentate, per destinarle al pagamento del debito, purché da oggi esso venga azzerato e si possa ripartire con gli investimenti in Calabria in materia sanitaria e programmare l'assistenza territoriale, che manca da dieci anni. Siamo disponibili anche a questo, perché il messaggio è che non ci piangiamo mai addosso e non ci rassegniamo: tutti noi calabresi vogliamo contribuire a raggiungere i nostri diritti, soprattutto quelli sanciti dalla Costituzione. Chiedo pertanto, soprattutto ai senatori calabresi, di farsene portavoce all'interno dei loro partiti, perché la Calabria vuole il riscatto e lo vuole dimostrare, dando anche questa opportunità al Governo, pur non essendo responsabile dell'aumento del debito, creato dai commissari, che non erano calabresi. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE . I restanti emendamenti e l'ordine del giorno si intendono illustrati. Invito la relatrice e il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti e sull'ordine del giorno in esame. CASTELLONE, relatrice . Signor Presidente, esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti e sull'ordine del giorno presentati. BARTOLAZZI, sottosegretario di Stato per la salute . Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello della relatrice. PRESIDENTE . Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.1. MANGIALAVORI (FI-BP) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MANGIALAVORI (FI-BP) . Signor Presidente, con l'emendamento in esame chiediamo la soppressione di tutti gli articoli del Capo I, visto che - come evidenziato negli interventi dei senatori del nostro Gruppo nella seduta di ieri - non siamo assolutamente d'accordo e non condividiamo assolutamente il testo del decreto-legge in esame. Voglio dire al Sottosegretario, che cortesemente ha dato una risposta a me chiedendo nel corso del suo intervento che mi sarei aspettato altro. Signor Sottosegretario, naturalmente non è vostra la colpa di quanto è successo negli anni precedenti. Partiamo però da nove anni di commissariamento e ciò vuol dire che, per nove anni, la sanità calabrese è stata gestita da uomini indicati dai Governi, che si sono succeduti nel tempo. Quindi, mi sarei aspettato che quei nove anni costituissero una base sufficiente per poter fare qualcosa da attuare subito. Invece, lei rappresentante del Governo, con le sue dichiarazioni, ci ha detto che questo è un resetting , un modo per comprendere la situazione, per capire come agire alla fine dei diciotto mesi. In Calabria dobbiamo aspettare altri diciotto mesi? Cosa diciamo ai cittadini calabresi? Diciamo loro che per nove anni i Governi hanno scherzato? Ritengo che le basi per poter prendere decisioni nell'immediato ci siano. Di certo non serve un'ulteriore persona, che viene da fuori e non conosce la Calabria, per orientarsi per un anno e mezzo e dire poi cosa dovrà fare al suo successore, magari indicato da un altro Governo, che magari, a sua volta, resetterà tutto. Signor Sottosegretario, signori della maggioranza, pensate prima di approvare questo testo, che è veramente l'ennesima beffa per il popolo calabrese. PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 1.1, presentato dai senatori Zaffini e Rauti, fino alle parole «articoli da 1». (Segue la votazione) . Il Senato non approva. (v. Allegato B) . Risultano pertanto preclusi la restante parte e gli emendamenti 1.2 e 1.3. Passiamo all'emendamento 1.4, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.4, presentato dal senatore Siclari e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G1.100, presentato dai senatori Zaffini e Rauti. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'esame degli emendamenti e dell'ordine del giorno riferiti all'articolo 2, che invito i presentatori ad illustrare. RIZZOTTI (FI-BP) . Signor Presidente, l'emendamento 2.1 a mia prima firma, dispone che il commissario ad acta possa provvedere, entro trenta giorni dall'entrata in vigore del presente decreto-legge, a costituire, a scopo consultivo, la consulta dei sindaci dei territori in cui ricadono i presidi ospedalieri. Questo è fondamentale perché comunque i sindaci conoscono esattamente la situazione nelle loro zone e possono essere d'aiuto a un commissario che arriva senza conoscere assolutamente la situazione territoriale. L'emendamento 2.1 chiede quindi che il commissario ad acta provveda a costituire, esclusivamente a scopo consultivo (perché per poter decidere si deve prima ascoltare, soprattutto quando non si conoscono le situazioni), la consulta dei sindaci dei territori in cui ricadono questi presidi ospedalieri. PRESIDENTE . I restanti emendamenti e l'ordine del giorno si intendono illustrati. Invito la relatrice e il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti e sull'ordine del giorno in esame. CASTELLONE, relatrice . Signor Presidente, esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti e sull'ordine del giorno G2.100. BARTOLAZZI, sottosegretario di Stato per la salute . Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello della relatrice. PRESIDENTE . Passiamo alla votazione dell'emendamento 2.1, su cui c'è un parere favorevole della Commissione bilancio condizionato a riformulazione. Senatrice Rizzotti, accoglie tale proposta di modifica? RIZZOTTI (FI-BP) . La accolgo, signor Presidente. PRESIDENTE.Invito quindi la relatrice a pronunziarsi sull'emendamento 2.1. CASTELLONE, relatrice . Signor Presidente, il parere resta contrario. PRESIDENTE.Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.1, presentato dalla senatrice Rizzotti e da altri senatori, formulazione che recepisce le condizioni poste dalla 5 a Commissione. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.2, presentato dalla senatrice Bini e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.3, presentato dalla senatrice Boldrini e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.4, presentato dalla senatrice Boldrini e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.5, presentato dai senatori Zaffini e Rauti. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G2.100, presentato dai senatori Zaffini e Rauti. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'esame degli emendamenti e dell'ordine del giorno riferiti all'articolo 3, che invito i presentatori ad illustrare. BOLDRINI (PD) . Signor Presidente, intervengo sull'emendamento 3.7 che, come ho anticipato nella replica, chiede di espungere la parola «anche». Tornando sul discorso fatto precedentemente, il comma 2 dell'articolo 3 del decreto-legge in esame stabilisce che il commissario straordinario è scelto anche nell'ambito dell'elenco nazionale, di cui all'articolo 1 del decreto legislativo n. 171 del 2016, fra i soggetti di comprovata competenza ed esperienza, in particolare in materia di organizzazione sanitaria o di gestione aziendale anche in quiescenza. L'emendamento 3.7 propone di sopprimere la parola: «anche», ma riteniamo opportuno eliminare anche la parola «quiescenza». È l'argomento di cui vi parlavo prima. Perché andare a scegliere personale che non si conosce? Qualcuno lo sa perché alla Camera c'è stata una discussione molto aspra rispetto a questo provvedimento e a questo specifico emendamento, che è già stato presentato e ora ci stiamo riprovando. Esso va a derogare, infatti, a una legge che era stata fatta appositamente per evitare nomine in assenza di criteri definiti. Della legge con criteri definiti - che, come vi dicevo, è l'elenco di tutti i dirigenti che possono essere nominati direttore sanitario o generale e con comprovata presenza fatto sempre con il filtro del curriculum e di una commissione - a questo punto non se ne fa più niente. Diventa tutto carta straccia, perché si può anche trovare un'altra persona, ovviamente di conoscenza di qualcuno, che possa ricoprire questo ruolo. Si parla di approvata competenza, ma non si capisce quale filtro si usi per stabilire la sua competenza e, addirittura, in quiescenza. Avendo persone che possono accedere a quota 100, anche in questo caso viene eliminato tutto. L'emendamento 3.7 che vogliamo mantenere - spero che qualcuno ci ripensi - mira a sopprimere la parola «anche» in modo che solo ed esclusivamente da quell'elenco possano essere scelte le persone da nominare anche dal commissario ad acta . Perché non deve valere per la Calabria ciò che vale per tutte le altre Regioni? Questo è un problema su cui vorremmo porre l'attenzione. (Applausi del senatore Mirabelli) . BINI (PD) . Signor Presidente, l'emendamento 3.10 si ricollega in larga parte a quanto già detto dalla collega Boldrini perché mira alla soppressione delle parole «anche in quiescenza». I motivi sono gli stessi anzidetti. È evidente che noi chiediamo che ci siano criteri oggettivi e di merito per cui non si possa derogare a questo albo e non si prendano persone che, pur avendo questi requisiti, siano collocate a riposo. Secondo noi, le parole «anche in quiescenza» non hanno senso da questo punto di vista perché allargano troppo la cornice e permettono una discrezionalità di scelta che non si fonda su criteri di merito e standard , come invece in questi campi è bene ci siano. RIZZOTTI (FI-BP) . Signor Presidente, l'emendamento 3.3 interviene sulla norma che prevede che dal giorno della pubblicazione del decreto-legge in Gazzetta Ufficiale , in pratica dallo scorso 3 maggio, sono decaduti tutti i commissari delle aziende sanitarie ospedaliere calabresi. Con l'emendamento si dispone che la prevista decadenza automatica dei commissari regionali abbia luogo solo nel presupposto che vi sia una valutazione negativa scaturente dal non raggiungimento degli obiettivi ed entro quindici giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto. Vengo ora all'emendamento 3.12. Al comma 3 si pone una disposizione transitoria prevedendo che, fino alla nomina del commissario straordinario, le relative funzioni sono svolte dal direttore amministrativo o dal direttore sanitario. Viene poi specificamente previsto che, in mancanza del direttore amministrativo e del direttore sanitario, l'ordinaria amministrazione è garantita dal dirigente amministrativo più anziano per età preposto a unità operativa complessa. Con l'emendamento 3.12, che è molto ragionevole, chiediamo invece che, in mancanza del direttore amministrativo e del direttore sanitario, l'ordinaria amministrazione debba essere garantita dal dirigente amministrativo più anziano nella direzione di unità operativa complessa. MANGIALAVORI (FI-BP) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo sugli emendamenti 3.3 e 3.9. Sono assolutamente d'accordo con la collega Boldrini. Il senatore Auddino ha detto ieri con forza che la politica non avrebbe più utilizzato i metodi del passato, ma avrebbe guardato al merito. In realtà, il contenuto dell'articolo 3 testimonia, come già emerso in maniera chiara nella discussione alla Camera dei deputati, come il MoVimento 5 Stelle stia utilizzando i vecchi metodi della politica per raggiungere i suoi scopi, se è vero - e lo è - che nell'altro ramo del Parlamento la relatrice si è dovuta dimettere dall'incarico, in quanto è emerso un chiaro conflitto di interessi. (Applausi della senatrice Rizzotti). Chiedo pertanto al signor Sottosegretario se ci vuole chiarire se quel nominativo arrivato al tavolo del ministro Grillo è stato espunto o no dall'elenco. Nel provvedimento in esame si cerca di derogare a una legge nazionale, che vale per tutti e non fa altro che salvaguardare il merito e le competenze. Esiste un elenco nazionale, a cui si iscrive chi ha i titoli, nell'ambito del quale sono individuati i soggetti chiamati a ricoprire la carica di direttore generale. Ora, guarda caso, al cosiddetto decreto-legge Calabria è stato presentato un emendamento in forza del quale possono essere chiamati anche soggetti non facenti parte dell'elenco nazionale e - guarda caso - anche se in quiescenza. Guarda caso, nell'elenco arrivato al ministro Grillo vi è il nominativo di una persona che non è iscritta nell'elenco nazionale dei direttori generali, guarda caso è in quiescenza, guarda caso l'onorevole Nesci ha ammesso alla Camera dei deputati che è un suo collaboratore non retribuito e, guarda caso, tale soggetto dovrebbe essere nominato nell'ASL di appartenenza della deputata Nesci. Signor Sottosegretario, vorrei sapere - tutti i calabresi lo vogliono sapere - che criteri utilizzate: se quelli della vecchia politica, tanto disprezzata da voi, oppure il criterio Nesci - chiamiamolo così - che, con norme fatte ad hoc , indica chi deve essere a ricoprire l'incarico di direttore generale nella sua ASL. Per questi motivi, chiediamo che vengano approvati gli emendamenti 3.3 e 3.9 e chiedo a lei, Sottosegretario, di sapere se quel nominativo è stato espunto oppure no. Infatti, se non fosse stato espunto sarebbe una cosa molto grave, perché c'è un conflitto di interessi palese. Altro che legge ad personam , signor Sottosegretario! Mi auguro che lei voglia rispondere a questa mia domanda. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . SICLARI (FI-BP) . Signor Presidente, intervengo per illustrare l'emendamento 3.15. È presente in Aula il Sottosegretario che ha seguito i lavori in Commissione ed è stato molto disponibile al confronto, ancorché limitato, vista la vostra volontà politica di annullare i lavori dell'Assemblea perché avete deciso di decretare d'urgenza e, quindi, impedire al Senato di dare valore al decreto Calabria, che non può essere modificato (in quanto dovrebbe tornare alla Camera dei deputati e i tempi non ci sono). Il Senato è stato nuovamente annullato e l'intero Parlamento e il Governo dovranno scusarsi con gli italiani, perché si stanno annullando di fatto le competenze del Parlamento. Mi collego a quanto detto dal collega Mangialavori sul caso Nesci, che riguarda certamente il cosiddetto decreto-legge Calabria. Vorrei capire chi è quel santo che, in base all'articolo 3 del provvedimento, grazie ai vostri poteri magici, tornerà sulla terra e riuscirà a risolvere contemporaneamente i problemi di due ASP che, guarda caso, non riesce a risolvere un commissario lavorando in una sola ASP. Nel provvedimento è infatti previsto che il commissario possa occuparsi dell'ordinaria amministrazione di due ASP che al momento non riescono nemmeno a consegnare i bilanci. Voglio dire una cosa: c'è il tavolo tecnico, che molti di voi non conoscono, all'Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas), che deve vigilare sui bilanci. Come è possibile che in sei anni nessuno si sia accorto che mancavano i bilanci nelle ASP e ora devono pagare i cittadini calabresi? Adesso proponete non solo il dissesto, ma anche la nomina di un commissario che possa seguire due ASP, che non sono state in grado di essere seguite da due commissari distinti, iscritti persino all'albo nazionale dei direttori. (Applausi dal Gruppo FI-BP. Commenti del senatore Airola) . Che stai dicendo? Siediti. PRESIDENTE . Senatore Siclari, si rivolga alla Presidenza. Senatore Airola, se intende intervenire, deve chiedere la parola sugli emendamenti: la prego di non interloquire direttamente con il senatore Siclari. Invito la relatrice e il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti in esame. CASTELLONE, relatrice . Signor Presidente, esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti all'articolo 3. (Commenti del senatore Faraone). PRESIDENTE.Senatore Faraone, non c'è bisogno del suo apporto in questo momento. CASTELLONE, relatrice . Esprimo invece parere favorevole sull'ordine del giorno G3.100, come già detto in Commissione, a condizione che sia riformulato sopprimendo le parole da «e che in ogni caso» fino alla fine del periodo. BARTOLAZZI, sottosegretario di Stato per la salute . Signor Presidente, il Governo esprime parere conforme a quello della relatrice. PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.1, presentato dal senatore Collina e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.2, presentato dai senatori Zaffini e Rauti. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.3, presentato dalla senatrice Rizzotti e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 3.4, presentato dai senatori Zaffini e Rauti, fino alle parole «è scelto,». (Segue la votazione) . Il Senato non approva. (v. Allegato B) . Risultano pertanto preclusi la restante parte e l'emendamento 3.5. Passiamo alla votazione dell'emendamento 3.6, identico agli emendamenti 3.7 e 3.8. MANGIALAVORI (FI-BP) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MANGIALAVORI (FI-BP) . Signor Presidente, su un argomento così importante, mi sarei aspettato una risposta dal Sottosegretario. Il commissario collaboratore non retribuito dell'onorevole Nesci verrà o no nominato? Ci vuole dare una risposta? Per favore, le chiedo, a nome di tutti i calabresi, di essere onesto. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Abbia il coraggio di dire sì o no. E se sì, prendetevi tutte le responsabilità e non parlate mai più di onestà perché non sapete neanche cosa significa. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Andiamo avanti, signor Presidente; con l'articolo al nostro esame state eliminando la possibilità per le aziende calabresi di partecipare alle gare di appalto ed escludete lo sportello unico per le attività produttive (SUAP) regionale. Ciò si traduce nell'eliminazione di migliaia di posti di lavoro. Dietro ogni casa farmaceutica che partecipa ad una gara, in ogni Regione ci sono staff e persone che lavorano per questo. Eliminare la possibilità di espletare più gare in Calabria significa che tutti gli addetti delle varie ditte alla partecipazione e alla stesura dei vari documenti per una gara d'appalto verranno tutti licenziati: oltre al danno, la beffa. Se non approvate l'emendamento 3.6, avrete sulla coscienza migliaia di lavoratori che dall'oggi al domani perderanno il posto di lavoro. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.6, presentato dal senatore Mangialavori e da altri senatori, identico agli emendamenti 3.7, presentato dalla senatrice Boldrini e da altri senatori, e 3.8, presentato dal senatore Errani e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva. (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.9, presentato dal senatore Mangialavori e da altri senatori, identico agli emendamenti 3.10, presentato dalla senatrice Bini e da altri senatori, e 3.11, presentato dai senatori Zaffini e Rauti. (Segue la votazione) . Il Senato non approva. (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.12, presentato dalla senatrice Rizzotti e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 3.13, presentato dal senatore Errani e da altri senatori, fino alle parole « Sopprimere il comma 4. ». (Segue la votazione) . Il Senato non approva. (v. Allegato B) . Risultano pertanto preclusi la restante parte e gli emendamenti 3.14 e 3.15. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.16, presentato dalla senatrice Rizzotti e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.17, presentato dalla senatrice Boldrini e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'emendamento 3.18, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, procediamo alla votazione. BINETTI (FI-BP) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BINETTI (FI-BP) . Signor Presidente, questo emendamento tende a fare chiarezza su un punto molto importante. Esso riguarda l'organizzazione dei pronto soccorso, prevedendo la possibilità di creare delle strutture per cui i pazienti che arrivano in codice bianco possano trovare delle unità di cure primarie in cui vengono presi in considerazione, accedendo alla rete di servizi che in quel momento si rivelano necessari (radiografie, esami di laboratorio, eccetera). Questo serve ad alleggerire il carico di lavoro del pronto soccorso, soprattutto per quanto attiene ai pazienti gravi o ai pazienti che arrivano in condizioni critiche. Riuscire a distinguere i due percorsi, creando una struttura parallela e collegata, ma diversa, significa riconoscere al bisogno di competenze specifiche del pronto soccorso la sua peculiarità, ma significa anche continuare a offrire un servizio qualitativamente adeguato a tutti i pazienti, anche quando la loro sindrome non è grave o acuta, ma comunque hanno bisogno di aiuto. Noi ci stiamo inserendo in questo momento in quella nicchia particolare per cui un paziente va al pronto soccorso qualunque cosa abbia, perché è lì che ottiene risposta ai suoi bisogni diagnostici un po' più avanzati rispetto a quelle che gli potrebbe offrire il medico di famiglia. Operare questa distinzione, a partire dal decreto Calabria, poteva essere interessante non solo per la Regione Calabria, ma per avviare quella riflessione strutturale e sistematica di cui c'è urgente bisogno per tutti i pronto soccorso d'Italia. Ci dispiace molto per il parere negativo espresso su questo emendamento. Peccato, perché avrebbe fatto della Calabria, da questo punto di vista, una Regione modello, avanzata e degna di essere presa in considerazione da tutte le altre Regioni. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.18, presentato dalla senatrice Rizzotti e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'emendamento 3.19, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.19, presentato dai senatori Zaffini e Rauti. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'emendamento 3.20, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. CALIENDO (FI-BP) . Ne chiedo la votazione e domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CALIENDO (FI-BP) . Signor Presidente, questo disegno di legge, che certamente denuncia un pregiudizio, non tiene conto del dibattito che si è tenuto per le autonomie regionali delle Regioni del Nord. L'emendamento in esame è ispirato a un concetto di corretta amministrazione e di responsabilità. Darvi parere contrario significa non applicare i princìpi dell'autonomia regionale - e mi rivolgo ai colleghi della Lega - per i quali ci siamo battuti. Non possiamo realizzare l'autonomia regionale nel Nord se non la realizziamo anche nelle Regioni del Sud. Introdurre questi princìpi significa poter avere una corretta amministrazione nelle nostre Regioni del Sud. Esprimere parere contrario vuol dire non dare una spiegazione al Paese e ai cittadini della ragione di una diversità di trattamento di quei princìpi. (Applausi dal Gruppo FI-BP). PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.20, presentato dal senatore Siclari e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.21, presentato dai senatori Zaffini e Rauti, identico agli emendamenti 3.22, presentato dal senatore Siclari e da altri senatori, e 3.23, presentato dal senatore Errani e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva. (v. Allegato B) . L'emendamento 3.24 è stato ritirato. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.25, presentato dal senatore Siclari e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.26, presentato dal senatore Collina e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.27, presentato dal senatore Errani e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.28, presentato dal senatore Siclari e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'emendamento 3.29, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.29, presentato dal senatore Siclari e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.30, presentato dal senatore Errani e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.31, presentato dai senatori Zaffini e Rauti. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.32, presentato dalla senatrice Rizzotti e da altri senatori, identico all'emendamento 3.33, presentato dai senatori Zaffini e Rauti. (Segue la votazione) . Il Senato non approva. (v. Allegato B) . Senatore Zaffini, accoglie la riformulazione dell'ordine del giorno G3.100? ZAFFINI (FdI) . Signor Presidente, ringrazio lei e la relatrice per la disponibilità. Qui il problema è veramente banale, colleghi: nel caso in cui si decida di utilizzare soggetti che beneficiano della quiescenza (cioè che sono già pagati), costoro debbono prestare la loro opera a titolo gratuito. Questo è previsto da quasi tutte le leggi regionali. È previsto dalla logica, dal buon senso e il Governo del cambiamento non può non condividere questo banalissimo passaggio. Quindi, apprezzo la disponibilità del Governo ad approvare un pezzo di ordine del giorno ma, purtroppo, la parte che il Governo intende depennare è essenziale. Quindi, non accetto la riformulazione. PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G3.100, presentato dai senatori Zaffini e Rauti. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . FERRARI (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. FERRARI (PD) . Signor Presidente, poiché i nostri lavori stanno procedendo in maniera piuttosto ordinata e celere, volevo chiederle per tempo di portare, a nome del Partito Democratico, l'invito al Ministro della salute di essere presente per la conclusione dei nostri lavori. (Applausi dai Gruppi PD e FI-BP) . Francamente, abbiamo detto più volte come questo Parlamento non si sia distinto per qualità di discussioni, di lavoro e anche di rispetto delle nostre regole in questo anno. Ancora meno si è distinto per qualità, per approfondimento e per intenzione di intervenire con una politica di programmazione sul tema della sanità. La sanità è un argomento cruciale, che qui non abbiamo mai visto e, tantomeno, abbiamo mai visto il signor Ministro. Dopo un anno abbiamo un provvedimento, che, peraltro, dimostra una certa risolutezza sull'argomento da parte del Ministro e del Governo, e per il rispetto dovuto al Parlamento e al Senato è opportuno che il Ministro sia presente. (Applausi dai Gruppi PD e FI-BP) . Poiché abbiamo ancora un'ora per la votazione degli emendamenti e un'altra ora per le dichiarazioni di voto, chiedo alla Presidenza di usare tutta la ragionevolezza del caso per invitare il signor Ministro ad essere presente. PRESIDENTE . Senatore Ferrari, la Presidenza senz'altro si farà tramite di tale richiesta anche se, ovviamente, il Governo è presente in Aula. CIRIANI (FdI) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CIRIANI (FdI) . Signor Presidente, in riferimento a quanto appena affermato dal collega del Partito Democratico, per agevolare eventualmente la presenza del Ministro, se la maggioranza intende favorire tale presenza in Aula, e anche per chiedere alla cortesia dei Capigruppo la possibilità di partecipare alla conferenza stampa che il nostro Presidente terrà qui in Senato alle ore 11,30, chiediamo la possibilità di avere una pausa di mezz'ora o di quaranta minuti nei nostri lavori. In tal modo noi potremo partecipare alla conferenza stampa del presidente Meloni e anche consentire, naturalmente se la maggioranza lo vuole, di differire i tempi dell'approvazione del decreto e consentire al Ministro di essere presente in Aula. Chiaramente, è una richiesta fatta non in base al Regolamento, ma in base a criteri di cortesia, come spesso accade. E io spero che la cortesia che spesso abbiamo dimostrato ci venga riconosciuta in questa occasione. (Commenti dai banchi del Governo e dal Gruppo PD). PRESIDENTE . Colleghi, la Presidenza è sempre molto severa sulla tenuta e sull'ordine dell'Aula, anche all'interno dell'interlocuzione con i rappresentanti del Governo. Tuttavia, su questa specifica proposta di sospensione dei lavori, visto che è stata presentata solo ora, chiedo ai Capigruppo di pronunciarsi, per valutare poi come procedere. MANGIALAVORI (FI-BP) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MANGIALAVORI (FI-BP) . Signor Presidente, ieri anche io ho stigmatizzato e messo in evidenza l'assenza del Ministro della salute nell'esame dell'unico provvedimento che parla di salute da un anno a questa parte. Sono assolutamente d'accordo col fatto che lei, signor Presidente, convochi il Ministro, perché è giusto e rispettoso, nei confronti di quest'Aula e del Parlamento, che il Ministro venga a manifestare la sua posizione. PRESIDENTE . Sono due questioni diverse, senatore Mangialavori. Sulla richiesta già avanzata dal Gruppo del Partito Democratico la Presidenza si farà tramite, anche se naturalmente non può convocare nessuno. Chiedo ora di affrontare la richiesta di sospensione dei lavori che è stata testé avanzata dal Gruppo Fratelli d'Italia. Chiedo ad un rappresentante per Gruppo di esprimersi su questo punto, in modo che possiamo procedere oltre. FERRARI (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. FERRARI (PD) . Signor Presidente, mi pare di avere inteso che per il Gruppo Fratelli d'Italia sia un appuntamento importante, equivalente ad una riunione di Gruppo, pertanto non c'è nulla in contrario da parte nostra rispetto alla concessione di questa sospensione. ROMEO (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ROMEO (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, nemmeno il nostro Gruppo ha nulla in contrario rispetto alla richiesta di sospensione, ma preferiremmo che avvenisse almeno al termine della votazione degli emendamenti e quindi, se fosse possibile, vorremmo che si concludesse l'esame degli emendamenti e poi si sospendessero i lavori per consentire questa riunione di Gruppo. Dopodiché si procederà con le dichiarazioni di voto e con il voto finale. PRESIDENTE . Direi che possiamo quindi proseguire con l'esame degli emendamenti, con l'intesa di sospendere i lavori al termine della votazione degli stessi. Passiamo all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 4, che si intendono illustrati, sui quali invito la relatrice e il rappresentante del Governo a pronunziarsi. CASTELLONE, relatrice . Esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti. BARTOLAZZI, sottosegretario di Stato per la salute . Esprimo parere conforme a quello espresso dalla relatrice. PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 4.1, presentato dai senatori Zaffini e Rauti. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 4.2, presentato dai senatori Zaffini e Rauti. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 5, che invito i presentatori ad illustrare. SICLARI (FI-BP) . Signor Presidente, intervengo per illustrare gli emendamenti 5.10 e 5.11, che sostanzialmente riguardano la possibilità di considerare come creditori privilegiati tutte le aziende sane che hanno lavorato e che non vengono pagate da due anni e mezzo, perché con il dissesto che prevede il decreto Calabria fallisce l'ASP ma falliscono anche le aziende che non verranno più pagate, che vantano due anni e mezzo di crediti e hanno circa 3.000 lavoratori. PRESIDENTE . Senatrice Binetti, l'emendamento 5.5 è stato ritirato e trasformato in un ordine del giorno? BINETTI (FI-BP) . Sì, praticamente l'obiettivo dell'ordine del giorno è trasmettere un messaggio positivo e non solo di incoraggiamento generico, mettendo strumenti oggettivi a disposizione delle imprese che in Calabria ci sono, lavorano bene, con competenza e con onestà e sono in grado di soddisfare bisogni reali del territorio, sia di salute che di lavoro. Con questo emendamento, che noi trasformiamo in un ordine del giorno, chiediamo al Governo soltanto di prendere in considerazione questo diritto delle aziende che sono in regola, che in qualche modo hanno contribuito positivamente allo sviluppo della Regione e che vantano dei crediti, perché tale diritto sia realmente esigibile e che non finisca tutto in una sorta di calderone che soffoca nei debiti complessivi della Regione, anche ciò che in realtà è frutto di un lavoro ben fatto. Riuscire a fare questo significa dire ai calabresi: se lavorate bene e onestamente, lo Stato terrà conto della qualità del vostro contributo e non vi permetterà di perdere il vantaggio acquisito. Noi sappiamo che ci siete, in una Regione difficile e complessa in cui c'è bisogno di assumere un'ottica premiante e non soltanto un'ottica di castigo. Per questo ho trasformato l'emendamento in ordine del giorno. Credo che ormai tutta l'Assemblea sappia che qualunque tipo di emendamento avessimo presentato, anche il migliore possibile, sarebbe stato bocciato, altrimenti avrebbe significato rimandare il provvedimento alla Camera, esporlo a ritardi e quant'altro. Quindi, tutti i nostri emendamenti saranno bocciati e dunque trasformare questo in ordine del giorno significa oggettivamente offrire un'opportunità di servizio alle aziende che lavorano bene in Calabria. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE . I restanti emendamenti si intendono illustrati. Invito la relatrice e il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti e sull'ordine del giorno in esame. CASTELLONE, relatrice . Signor Presidente, esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti all'articolo 5. Esprimo parere favorevole sull'ordine del giorno G5.5, a condizione che sia espunta la seconda premessa e che l'impegno sia riformulato sopprimendo le parole dopo «crediti medesimi» fino alla fine del periodo. BARTOLAZZI, sottosegretario di Stato per la salute . Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello della relatrice. PRESIDENTE . Passiamo alla votazione dell'emendamento 5.1. COLLINA (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. COLLINA (PD) . Signor Presidente, di per sé l'emendamento soppressivo non è una proposta, però è un invito a riflettere, a valutare, a ripensare le cose che stiamo facendo. Infatti, con questo articolo si va ad applicare anche alle ASL lo stesso regime che si applica agli enti locali in dissesto. In questo caso le ASL sono delle aziende indebitate e non hanno la possibilità di pagare i debiti e di intervenire in modo significativo per ristorare i fornitori che hanno fatto prestazioni, fornito materiali e fatturato nei confronti delle ASL. Noi non sappiamo come questo sistema possa funzionare. Non si capisce come le aziende sanitarie locali convenzionate con la Regione possano affrontare il problema. Si è detto che c'è la possibilità di scontare un payback , che è assolutamente insufficiente, quindi questo rimane un grande punto interrogativo. L'emendamento soppressivo cerca di farci riflettere tutti, e in particolare il Governo, su quelli che potrebbero essere degli esiti assolutamente non garantiti derivanti da questo articolo e da questo modo di procedere. Credo che, oltre alle tante questioni che possono essere affrontate in modo diverso, bisogna anche valutare se nel concreto ci sia una qualche probabilità che le soluzioni proposte possano funzionare. Dal nostro punto di vista, questo non può funzionare, quindi chiediamo la soppressione dell'articolo e la riconsiderazione di quanto contenuto nel decreto-legge. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 5.1, presentato dalla senatrice Boldrini e da altri senatori, fino alle parole « Sopprimere l'articolo .». (Segue la votazione) . Il Senato non approva. (v. Allegato B) . Risultano pertanto preclusi la restante parte e gli emendamenti 5.2 e 5.3. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 5.4, presentato dal senatore Errani e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . L'emendamento 5.5 è stato trasformato nell'ordine del giorno G5.5, su cui vi è stata una richiesta di riformulazione. Senatrice Binetti, l'accetta? BINETTI (FI-BP) . Signor Presidente, non potendo ottenere niente di più, l'accetto e ringrazio. PRESIDENTE.Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G5.5 (testo 2) non verrà posto ai voti. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 5.6, presentato dal senatore Collina e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 5.7, presentato dalla senatrice Bini e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 5.8, presentato dal senatore Mangialavori e da altri senatori, identico all'emendamento 5.9, presentato dalla senatrice Boldrini e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva. (v. Allegato B) . Passiamo all'emendamento 5.10, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 5.10, presentato dal senatore Siclari, fino alle parole «ed esigibili,». (Segue la votazione) . Il Senato non approva. (v. Allegato B) . Risultano pertanto preclusi la restante parte e l'emendamento 5.11. Passiamo all'emendamento 5.12, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 5.12, presentato dal senatore Zaffini. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'emendamento 5.13, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 5.13, presentato dal senatore Mangialavori e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'esame degli emendamenti e degli ordini del giorno riferiti all'articolo 6, che si intendono illustrati, sui quali invito la relatrice e il rappresentante del Governo a pronunziarsi, con l'avvertenza che l'emendamento 6.21 è stato trasformato in un ordine del giorno. CASTELLONE, relatrice . Signor Presidente, esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti presentati all'articolo 6 e sugli ordini del giorno G6.100 e G6.101. Esprimo invece parere favorevole sull'ordine del giorno G6.21. BARTOLAZZI, sottosegretario di Stato per la salute . Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello della relatrice. PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 6.1, presentato dai senatori Zaffini e Rauti. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 6.2, presentato dal senatore Collina e da altri senatori, identico all'emendamento 6.3, presentato dai senatori Zaffini e Rauti. (Segue la votazione) . Il Senato non approva. (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 6.4, presentato dai senatori Zaffini e Rauti. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 6.5, presentato dal senatore D'Alfonso e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 6.6, presentato dai senatori Zaffini e Rauti. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 6.7, presentato dal senatore Mangialavori e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 6.8, presentato dalla senatrice Rizzotti e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 6.9, presentato dal senatore Mangialavori e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'emendamento 6.10, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 6.10, presentato dal senatore Collina e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 6.11, presentato dal senatore Errani e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 6.12, presentato dai senatori Zaffini e Rauti. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'emendamento 6.13, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 6.13, presentato dalla senatrice Binetti e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 6.14, presentato dal senatore Errani e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 6.15, presentato dai senatori Zaffini e Rauti, fino alle parole «con la Regione». (Segue la votazione) . Il Senato non approva. (v. Allegato B) . Risultano pertanto preclusi la restante parte e l'emendamento 6.16. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 6.17, presentato dai senatori Zaffini e Rauti. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'emendamento 6.18, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 6.18, presentato dal senatore Siclari e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'emendamento 6.19, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 6.19 , presentato dai senatori Zaffini e Rauti. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'emendamento 6.20, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 6.20, presentato dalla senatrice Rizzotti e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Sull'emendamento 6.23 la 5 a Commissione ha espresso parere condizionato ad una riformulazione. Chiedo alla senatrice Boldrini se accoglie tale riformulazione. BOLDRINI (PD) . No, signor Presidente, non la accolgo e insisto per la votazione. PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 6.23, presentato dalla senatrice Boldrini, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Sull'emendamento 6.22 la 5 a Commissione ha espresso parere condizionato ad una riformulazione. Chiedo al senatore Errani se accoglie tale riformulazione. ERRANI (Misto-LeU) . No, signor Presidente, non la accolgo e insisto per la votazione. PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 6.22, presentato dal senatore Errani e da altri senatori, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . L'emendamento 6.21 è stato ritirato e trasformato nell'ordine del giorno G6.21 che, essendo stato accolto dal Governo, non verrà posto ai voti. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G6.100, presentato dai senatori Zaffini e Rauti. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G6.101, presentato dai senatori Zaffini e Rauti. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Poiché all'articolo 7 non sono stati presentati emendamenti, passiamo all'esame dell'emendamento riferito all'articolo 8, che si intende illustrato, su cui invito la relatrice e il rappresentante del Governo a pronunziarsi. CASTELLONE, relatrice . Signor Presidente, esprimo parere contrario sull'emendamento 8.1. BARTOLAZZI, sottosegretario di Stato per la salute . Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello della relatrice. PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 8.1, presentato dalla senatrice Bini e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Poiché all'articolo 9 non sono stati presentati emendamenti, passiamo all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 10, che si intendono illustrati, su cui invito la relatrice e il rappresentante del Governo a pronunziarsi. CASTELLONE, relatrice . Signor Presidente, esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti. BARTOLAZZI, sottosegretario di Stato per la salute . Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello della relatrice. PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 10.1, presentato dal senatore Zaffini. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 10.2, presentato dal senatore Siclari e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'emendamento 10.3, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 10.3, presentato dal senatore Siclari e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 10.4, presentato dalla senatrice Boldrini e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 10.0.1, presentato dalla senatrice Boldrini e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'esame degli emendamenti e degli ordini del giorno riferiti all'articolo 11, che invito i presentatori ad illustrare. STABILE (FI-BP) . Signor Presidente, l'emendamento 11.4 riguarda i fondi per gli stipendi dei medici e si propone di correggere un meccanismo che di fatto impedisce l'incremento di tali fondi, fermi ormai da più di dieci anni. Se non si arriverà a sbloccare questi meccanismi, potremmo avere un numero sufficiente di specializzandi, ma le corsie vuote e il Servizio sanitario nazionale in difficoltà. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE . I restanti emendamenti e ordini del giorno si intendono illustrati. Invito la relatrice e il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti e sugli ordini del giorno in esame. CASTELLONE, relatrice . Signor Presidente, esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti. Quando agli ordini del giorno, come già detto in Commissione, invito a ritirare gli ordini del giorno G11.100 e G11.104 perché i proponenti hanno sottoscritto ordini del giorno simili e già accolti in Commissione. L'ordine del giorno G11.105, come in Commissione, è accolto come raccomandazione. Esprimo parere contrario sugli ordini del giorno G11.101 e G11.102. Esprimo parere favorevole all'accoglimento dell'ordine del giorno G11.103 a condizione che venga riformulato limitatamente al solo secondo impegno. BARTOLAZZI, sottosegretario di Stato per la salute . Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello della relatrice. PRESIDENTE . Passiamo all'emendamento 11.1, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 11.1, presentato dal senatore Errani e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'emendamento 11.2, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 11.2, presentato dalla senatrice Bini e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'emendamento 11.3, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 11.3, presentato dal senatore Collina e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'emendamento 11.4, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 11.4, presentato dalla senatrice Stabile e da altri senatori, fino alle parole «dei cessati,». (Segue la votazione) . Il Senato non approva. (v. Allegato B) . Risultano pertanto preclusi la restante parte e gli emendamenti 11.5 e 11.6. Passiamo all'emendamento 11.7, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 11.7, presentato dalla senatrice Bini e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'emendamento 11.8 , su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, procediamo alla votazione. BOLDRINI (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BOLDRINI (PD) . Signor Presidente, l'emendamento 11.8 tende a eliminare il famoso tetto dell'1,4 per cento al 2004 per la spesa del personale sanitario. Abbiamo sentito dai colleghi che c'è stato un intento volto a porre rimedio all'assunzione del personale nel Sistema sanitario nazionale. Forse ci sarebbe voluto un pochino più di coraggio cercando di eliminare il famoso tetto del 1,4 per cento che ci sta perseguitando da tante finanziarie. Dico questo perché ormai è risaputo che non si è posto alcun limite alla famosa quota 100 che consentirebbe, secondo quanto conteggiato dai sindacati degli operatori sanitari, a 140.000 operatori alla fine del 2018 di andare in pensione. Sappiamo che non tutti faranno la domanda, ma molti di questi ci hanno già pensato e, quindi, avremo anche in questo caso un disservizio perché verranno chiusi molti servizi. Pertanto, mentre i livelli essenziali di assistenza attualmente non si riescono a garantire per una questione economica, dopo anche se ci saranno i fondi non avremo più il personale che mette in atto le pratiche sanitarie. Ciò costituisce un grosso problema per tutti noi cittadini. Servirebbe, quindi, un ulteriore scatto di coraggio mettendo mano a un provvedimento importante come questo e alle parti importanti del capitolo 11 e capitolo 12 eliminando il famoso tetto. Nella precedente legislatura siamo stati vessati e accusati tantissimo di non aver fatto. Adesso non siamo più al Governo e speriamo che qualcuno faccia. È questo il passaggio della democrazia. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 11.8, presentato dalla senatrice Boldrini e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'emendamento 11.9, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 11.9, presentato dal senatore Siclari e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'emendamento 11.10, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 11.10 presentato dalla senatrice Boldrini e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 11.11, presentato dalla senatrice Boldrini e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'emendamento 11.12, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 11.12, presentato dal senatore Siclari e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'emendamento 11.13, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. DAL MAS (FI-BP) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DAL MAS (FI-BP) . Signor Presidente, intervengo su questo emendamento quando già ieri la collega Stabile ha fatto presente all'Assemblea l'esistenza di un'incongruenza - chiamiamola così per essere benevoli - nel provvedimento in esame, laddove cose diverse vengono trattate allo stesso modo e, di fatto, viene penalizzato chi in questi anni ha fatto le cose bene. Prima il senatore Caliendo - rivolgendosi soprattutto agli amici della Lega - ha invitato ad approvare un emendamento, dicendo: volete l'autonomia nella sanità, laddove siete in grado di fare bene le cose è evidente che lo Stato non può punirvi. Invito la maggioranza a riconsiderare le sue posizioni e ad accogliere l'emendamento 11.13, che ha una funzione interpretativa e riguarda le Regioni che provvedono al finanziamento del Servizio sanitario nazionale del proprio territorio senza alcun apporto a carico del bilancio dello Stato. Tra queste, vi è anche la mia piccola Regione - il Friuli-Venezia Giulia - che ha i conti in ordine nel settore della sanità dal 1997. In forza dell'applicazione della norma, così come l'avete impostata e come ci suggerisce il Ministero dell'economia e delle finanze in questi giorni, dal 2020 dovremo scendere di 20 milioni di euro, che è una cifra consistente considerando l'andamento della spesa, che, come sapete, è in crescita di almeno il 5 per cento l'anno, solo per le dotazioni tecnologiche. L'emendamento è squisitamente tecnico; invito pertanto la maggioranza a prenderlo in considerazione e, vieppiù, a trasformarlo in un ordine del giorno. Lo scopo è molto semplice. Il mio è un appello accorato agli amici della Lega: voi giustamente chiedete oggi l'applicazione del principio di autonomia differenziata nel settore della sanità, ma andate a punire coloro che i conti li hanno tenuti bene. Questo è il dramma e non vi state avvedendo di ciò. (Applausi dal Gruppo FI-BP. Congratulazioni) . PRESIDENTE . Chiedo alla senatrice Stabile se intende ritirare l'emendamento 11.13 e trasformarlo in un ordine del giorno. STABILE (FI-BP) . Sì, signor Presidente. PRESIDENTE. Invito pertanto la relatrice e il rappresentante del Governo a pronunziarsi sull'ordine del giorno in esame. CASTELLONE, relatrice . Il parere è contrario. BARTOLAZZI, sottosegretario di Stato per la salute . Il parere è conforme a quello espresso dalla relatrice. DAL MAS (FI-BP) . Allora rimane come emendamento! PRESIDENTE . Mi è chiaro, senatore Dal Mas. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 11.13, presentato dalla senatrice Stabile e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . L'emendamento 11.14 è improponibile. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 11.15, presentato dal senatore Mangialavori e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'emendamento 11.16, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 11.16, presentato dal senatore Siclari. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Sull'ordine del giorno G11.100 c'è un invito al ritiro. Senatrice Boldrini, accetta? BOLDRINI (PD) . Sì, Presidente, perché, come già rilevato dalla collega, l'ordine del giorno è confluito in un unico ordine del giorno della Commissione. PRESIDENTE . L'ordine del giorno G11.100 è stato quindi ritirato. Sull'ordine del giorno G11.104 c'è un invito al ritiro. Senatrice Stabile, accetta? STABILE (FI-BP) . Signor Presidente, insisto per la votazione. PRESIDENTE.Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G11.104, presentato dalla senatrice Stabile e da altri senatori. (Segue la votazione). Il Senato non approva. (v. Allegato B). Senatrice Stabile, insiste per la votazione dell'ordine del giorno G11.105? STABILE (FI-BP) . No, signor Presidente. PRESIDENTE.Poiché i presentatori non insistono per la votazione, l'ordine del giorno G11.105 è accolto come raccomandazione. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G11.101, presentato dalla senatrice Boldrini e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G11.102, presentato dal senatore Errani e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Senatrice Binetti, accoglie la riformulazione dell'ordine del giorno G11.103? BINETTI (FI-BP) . Sì, Presidente. PRESIDENTE.Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G11.103 (testo 2) non verrà posto ai voti. Gli emendamenti 11.0.1 e 11.0.2 sono improponibili. Passiamo all'articolo 12, sul quale sono stati presentati emendamenti e ordini del giorno, che si intendono illustrati, su cui invito la relatrice e il rappresentante del Governo a pronunziarsi, con l'avvertenza che l'emendamento 12.33 è stato trasformato in ordine del giorno. CASTELLONE, relatrice . Signor Presidente, esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti riferiti all'articolo 12. Esprimo parere favorevole sull'ordine del giorno G12.100, a condizione che il terzo impegno sia riformulato con la dizione: «a valutare la possibilità di», come è già avvenuto in Commissione. Esprimo parere favorevole sull'ordine del giorno G12.101. Esprimo parere contrario sull'ordine del giorno G12.102. Infine, l'emendamento 12.33 è stato trasformato in un ordine del giorno, sul quale esprimo parere contrario. BARTOLAZZI, sottosegretario di Stato per la salute . Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello della relatrice. PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 12.1, presentato dal senatore Collina e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 12.2, presentato dalla senatrice Binetti e da altri senatori, identico all'emendamento 12.3, presentato dalla senatrice Boldrini e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva. (v. Allegato B) . Passiamo alla votazione dell'emendamento 12.4. BOLDRINI (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BOLDRINI (PD) . Signor Presidente, l'articolo 12 è un articolo importante; esso riguarda la riformulazione e la rivisitazione della formazione e dell'assunzione dei medici all'interno del Servizio sanitario nazionale. Con l'emendamento 12.4 noi proponiamo di sopprimere la lettera c) del comma 2, che è un paragrafo corposissimo inserito nel decreto-legge, dove si citano tutti coloro i quali possono essere assunti ancorché non in possesso della specializzazione, purché stiano frequentando l'ultimo anno o il penultimo anno qualora la specializzazione abbia una durata di cinque anni. Noi chiediamo di sopprimere la lettera c) non perché non sia necessario intervenire su questa materia; lo sappiamo molto bene e crediamo si debba procedere ad una riorganizzazione, come abbiamo già detto, soprattutto per quanto riguarda la formazione nell'ambito della specializzazione, in correlazione ovviamente con la necessità di specialisti all'interno del Sistema sanitario nazionale. Ora questo provvedimento, le cui misure sono temporanee, perché rimarranno in vigore fino al 2021, ci sembra che vada a ledere due articoli della Costituzione. L'ho anticipato già prima e comunque non lo dico solo io o solo il PD, ma lo dicono anche la CRUI e tutto il sistema universitario, compreso il CUN. Questo decreto-legge diventa a questo punto incostituzionale, proprio perché va a ledere gli articoli 3 e 97 della Costituzione; si prevede addirittura di attribuire incarichi dirigenziali a personale non ancora formato, andando a creare ulteriore iniquità. Per noi sarebbe stato meglio entrare nel merito delle questioni - come vi abbiamo già detto - facendo le cose regolarmente e senza derogare addirittura anche ad alcune direttive europee. Poiché abbiamo bisogno di personale, si poteva allargare l'ambito di assegnazione delle borse di studio. È vero che sono già state assegnate, però non si è tenuto conto delle esigenze, perché le Regioni avevano già fatto una verifica delle reali necessità di borse di studio per gli specializzandi. Si è voluto fare, in sostanza di corsa un qualcosa che avrebbe avuto bisogno di essere ponderato meglio, anche al fine di ottenere dei risultati durevoli nel tempo e non estemporanei, andando a creare comunque diseguaglianza e riconoscendo diritti diversi a persone che hanno lo stesso titolo di formazione. Inoltre, secondo noi, si va anche a ledere il principio dei livelli essenziali di assistenza (LEA), perché non siamo certi (ma io mi auguro di sì) che nella formazione ci sia anche una certa pratica da parte del medico. Infatti per i nostri medici, oltre alla parte teorica, la parte più importante è quella pratica, basata sul rapporto con il paziente. Ci potranno essere dei problemi nell'individuazione delle diagnosi e delle cure, perché gli specializzandi dovranno cavarsela da soli, anche se devono ancora finire l'ultimo anno di specializzazione. Quindi, a nostro avviso, ci sarà un grosso problema anche per i livelli essenziali di assistenza. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 12.4, presentato dalla senatrice Bini e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'emendamento 12.5, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. MALPEZZI (PD) . Ne chiedo la votazione e domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MALPEZZI (PD) . Signor Presidente, non più tardi di un paio di mesi fa, proprio con la collega Boldrini abbiamo provato a interloquire con il ministro Grillo. Non si parlava ancora esattamente di questo decreto-legge, ma si diceva che - come il ministro Grillo aveva preannunciato in Senato in occasione di un question time - un provvedimento avrebbe dato risposta alle istanze che avevamo avanzato in quest'Aula. Quali erano tali istanze? Avevamo chiesto sommessamente come intendesse risolvere il problema della mancanza di specializzandi nel nostro Paese. La risposta a questo problema, signor Presidente - lo ripeto anche se è stato ricordato da parte di molti - è semplicemente univoca: aumentare le borse di studio. Possiamo dircele e raccontarcele in tutti i modi, infatti, ripetendo che questo Governo interverrà sul numero chiuso nelle facoltà di medicina, ma il problema al momento non è quello. L'emergenza è che non abbiamo medici specialisti, perché purtroppo, rispetto alla necessità del nostro Paese, le borse che consentono ai ragazzi laureati di accedere alle specializzazioni sono in numero veramente irrisorio. Quando si interviene con un decreto-legge, che ha una finalità dettata dall'urgenza, se non altro, si prova a mettere in fila i punti che servono a sanare tale urgenza. Se a fianco alla misura tampone - perché di questo si tratta, cosa che va oltretutto a peggiorare, non a migliorare la situazione - il ministro Grillo avesse anche in qualche modo potenziato e aumentato le borse di studio, facendo vedere che c'era un elemento per poter poi garantire la soluzione di un così grave problema, avremmo anche potuto contribuire in altro modo al dibattito in corso. L'emendamento 12.5 che oggi abbiamo presentato va addirittura nella direzione di provare a migliorare la misura tampone che avete messo in atto, perché sostanzialmente date responsabilità a ragazzi che in questo momento non le possono assumere, perché non sono stati formati nella misura adatta. Non siamo contrari al fatto che i medici possano iniziare un percorso diverso dalla specializzazione, né all'idea dello specializzando medico che opera in una sorta di autonomia: saremmo ipocriti sapendo che queste cose già accadono. Proviamo allora a normare, sistemare e anche a riorganizzare questa situazione; sottolineiamo però che l'idea dello specializzando medico ha senso come misura tampone solamente in un orizzonte temporale ridotto e se affiancata da una serie di cambiamenti strutturali nell'impianto della formazione postlaurea, aspetto che qui manca, onorevole relatrice: oggi infatti prevedete una misura tampone senza intervenire sul postlaurea e su quanto quei ragazzi si troveranno a fare. Cosa serve dunque? Quello che includiamo in quest'emendamento: tutorati veri, con medici che si possano occupare davvero della formazione dello specializzando in modo sensato e concreto, e turnazioni adeguate. All'interno di questo provvedimento - e mi rivolgo alla relatrice di maggioranza, che non ha accolto neanche un emendamento - non viene specificato in quale modo i medici si troveranno a lavorare. Rimandate tutto a specifici accordi tra Regioni e università, senza dare garanzie che poi ci sia una presa in carico reale della formazione del medico. Si tratta di mettere a rischio, da una parte, la salute dei cittadini e, dall'altra, di ledere il diritto dello stesso medico ad una formazione adatta - che avrebbe dovuto essere da voi elaborata anche con formule diverse - soprattutto alla responsabilità richiesta successivamente. (Applausi dal Gruppo PD. Congratulazioni). PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 12.5, presentato dalla senatrice Bini da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 12.6, presentato dal senatore Collina e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 12.7, presentato dalla senatrice Stabile e da altri senatori, sostanzialmente identico agli emendamenti 12.9, presentato dalla senatrice Binetti e da altri senatori, 12.11, presentato dal senatore Collina e da altri senatori, e 12.12, presentato dalla senatrice Boldrini e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva. (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 12.8, presentato dalla senatrice Stabile e da altri senatori, identico all'emendamento 12.10, presentato dalla senatrice Boldrini e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva. (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 12.13, presentato dal senatore Collina e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 12.14, presentato dalla senatrice Testor e da altri senatori, fino alle parole: «al triennio 2019-2022». (Segue la votazione) . Il Senato non approva. (v. Allegato B) . Risultano pertanto preclusi la restante parte e gli emendamenti 12.15 e 12.16. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 12.17, presentato dal senatore Collina e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'emendamento 12.18, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, procediamo alla votazione. TESTOR (FI-BP) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. TESTOR (FI-BP) . Signor Presidente, volevo intervenire in merito a questo emendamento che cerca di dare risposta alla mancanza di medici che si registra in questo momento. È fondamentale riuscire a colmare quel gap di medici che andranno in pensione senza che vi sia una sostituzione, proprio perché non ci sono state politiche lungimiranti in questa direzione. È fondamentale aumentare le borse di studio. Ho sentito prima la relatrice parlare di un aumento da 6.200 a 8.000. Questo forse è già un passo ulteriore, che non serve però a colmare quell'innumerevole scarsità di medici che stiamo registrando e che sono necessari soprattutto tenendo in considerazione l'orografia del nostro Paese. Pensiamo a servizi sanitari accentrati quando, invece, dovremmo capire che i servizi sanitari dovrebbero essere capillari. Vi sono località di montagna dove, per problemi orografici, vi è difficoltà ad accedere a servizi che vengono rilasciati nei capoluoghi. È quindi di fondamentale importanza continuare nella formazione dei medici al fine di disporne in numero congruo per garantire la loro presenza nei territori montani. Comunque, visto che non dobbiamo parlare solo di montagna, mi riferisco anche al disegno di legge che è stato approvato all'unanimità da questo Governo sulle isole minori. Anche lì, una delle richieste per mantenere vivi i territori più piccoli è quella appunto di garantire servizi sanitari necessari. Questo emendamento punta alla formazione specialistica e prevede di trovare, all'interno dei bilanci delle aziende sanitarie, le risorse per poter formare i medici. Questo, quindi, è un ulteriore elemento che può servire a diminuire quel gap e a colmare quella necessità di medici di cui l'Italia ha bisogno. PRESIDENTE . Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 12.18, presentato dai senatori Testor e Siclari. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'emendamento 12.19, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 12.19, presentato dalla senatrice Testor e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 12.20, presentato dalla senatrice Boldrini e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 12.21, presentato dalla senatrice Bini e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 12.22, presentato dal senatore Collina e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'emendamento 12.23, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 12.23, presentato dalla senatrice Bini e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'emendamento 12.24, identico all'emendamento 12.25, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 12.24, presentato dal senatore Siclari e da altri senatori, identico all'emendamento 12.25, presentato dalla senatrice Boldrini e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva. (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 12.27, presentato dalla senatrice Bini e da altri senatori, fino alle parole «o di comunità». (Segue la votazione) . Il Senato non approva. (v. Allegato B) . Risultano pertanto preclusi la restante parte e l'emendamento successivo 12.26. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 12.28, presentato dal senatore Collina e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'emendamento 12.29, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 12.29, presentato dalla senatrice Boldrini e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo alla votazione della prima parte dell'emendamento 12.30. BOLDRINI (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BOLDRINI (PD) . Signor Presidente, intervengo anche su questo emendamento perché qui c'è una nota - che, devo dire la verità, a me sta molto a cuore, come penso a molti altri - relativamente al problema della continuità dei livelli essenziali di assistenza ma nell'ambito dell'emergenza-urgenza. Questo emendamento è stato suggerito anche dalle Regioni quando hanno espresso il loro parere durante le audizioni svolte alla Camera su questo decreto-legge. Si mette in risalto il fatto che c'è davvero una carenza straordinaria di specialisti nelle aree di emergenza-urgenza. Faccio notare, inoltre, che la scuola di specializzazione in medicina d'emergenza-urgenza - che bisogna aver completato con il conseguimento del diploma per poter accedere ai concorsi - è in effetti molto recente, essendo stata istituita in Italia nel 2006; quindi capite che rispetto alle altre scuole di specializzazione è recentissima. Pertanto, per avere esperti e specializzati provenienti da questa scuola - della durata di cinque anni, peraltro con pochissime borse di studio - e riuscire a integrare un'esigenza con un'offerta importante passano molti anni. Con questo emendamento chiediamo di specificare, nella parte in cui si prevede la possibilità di assumere figure che non abbiano ancora conseguito la specializzazione, che le persone sono iscritte alla scuola di specializzazione possano iscriversi e sostenere anche i concorsi laddove però abbiano un'esperienza di almeno cinque anni. Persone che hanno lavorato nell'ambito del Pronto soccorso o dell'emergenza-urgenza del 118 potranno, quindi, essere assunte purché abbiano un'esperienza di cinque anni maturata negli ultimi dieci. Si tratterebbe quindi di persone non semplicemente in formazione, ma che hanno già lavorato sul campo e che sanno che cosa stanno facendo. Chiediamo quindi di dare la possibilità alle Regioni di assumere queste persone laddove ci siano dei concorsi. Per noi si tratta di una proposta molto importante, anche perché - lo ribadisco - è stata suggerita dalle stesse Regioni. Il nostro timore è che i livelli essenziali di assistenza, qui tanto rimarcati da tutti, vengano meno; si chiede pertanto di dare la possibilità di accedere ai bandi di concorso anche alle persone che pur non avendo alle spalle la scuola di specializzazione abbiano tanta esperienza nel merito. Anche in merito a queste proposte, ovviamente, abbiamo ricevuto un diniego. Pensavo che fosse veramente un tema importante e che meritasse comunque l'attenzione anche del Governo. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 12.30, presentato dalla senatrice Boldrini e da altri senatori, fino alle parole «personale medico». (Segue la votazione) . Il Senato non approva. (v. Allegato B) . Risultano pertanto preclusi la restante parte e l'emendamento 12.31. Passiamo all'emendamento 12.32, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 12.32, presentato dal senatore Siclari e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G12.33, presentato dal senatore Siclari e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'ordine del giorno G12.100, sul quale era stata proposta una riformulazione. Chiedo pertanto al senatore Zaffini se la accetta. ZAFFINI (FdI) . Sì, signor Presidente, questa volta accettiamo la riformulazione trattandosi di una modifica non rilevante. PRESIDENTE . Essendo stati accolti dal Governo, gli ordini del giorno G12.100 (testo 2) e G12.101 non verranno posti in votazione. Passiamo alla votazione dell'ordine del giorno G12.102. RIZZOTTI (FI-BP) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. RIZZOTTI (FI-BP) . Signor Presidente, noi stiamo esaminando la conversione in legge di un decreto-legge per le misure di emergenza del servizio sanitario della Regione Calabria e altre misure urgenti in materia sanitaria. L'articolo 12 reca disposizioni sulla formazione in materia sanitaria ed io vorrei mettere sotto i riflettori con questo ordine del giorno un problema sanitario. Mi riferisco al fatto che, senza regole e senza normativa precisa, si favorisce il dilagare dell'abusivismo su un tema come la medicina estetica, settore sempre più in espansione con una crescita del 12,5 per cento annuo e che si prevede nel 2023 raggiungerà un giro d'affari di 19,4 miliardi di euro. Dal momento che ci sono delle scuole di formazione e di specializzazione in medicina estetica, da parte del Governo si dovrebbe cercare assolutamente di creare un tavolo per avere la garanzia che le due scuole di formazione attualmente operanti possano offrire le necessarie garanzie sanitarie. Riguardo a questi percorsi di formazione già gli Ordini dei medici di alcune Province - ad esempio quello di Roma - hanno previsto un registro per l'iscrizione di specialisti in medicina estetica. L'ordine del giorno vorrebbe impegnare il Governo a valutare l'opportunità di riconoscere questa specialità o comunque di cercare di avviare un tavolo per creare regole e norme contro l'abusivismo. PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G12.102, presentato dalle senatrici Rizzotti e Binetti. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 12.0.1, presentato dalla senatrice Boldrini e da altri senatori, fino alle parole «incrementata di». (Segue la votazione) . Il Senato non approva. (v. Allegato B) . Risultano pertanto preclusi la restante parte e l'emendamento 12.0.2. Passiamo all'emendamento 12.0.3, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 12.0.3, presentato dal senatore Collina e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . L'emendamento 12.0.4 è improponibile. L'emendamento 12.0.100 è stato ritirato e trasformato in ordine del giorno, su cui invito la relatrice e il rappresentante del Governo a pronunziarsi. CASTELLONE, relatrice . Signor Presidente, esprimo parere contrario sull'ordine del giorno G12.0.100. BARTOLAZZI, sottosegretario di Stato per la salute . Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello della relatrice. PRESIDENTE . Senatrice Gallone, insiste per il mantenimento dell'ordine del giorno? GALLONE (FI-BP) . Sì, signor Presidente. PRESIDENTE.Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G12.0.100, presentato dalle senatrici Gallone e Rizzotti. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 13, che si intendono illustrati, su cui invito la relatrice e il rappresentante del Governo a pronunziarsi. CASTELLONE, relatrice . Signor Presidente, esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti all'articolo 13. BARTOLAZZI, sottosegretario di Stato per la salute . Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello della relatrice. PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 13.1, presentato dal senatore Siclari e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 13.2, presentato dalla senatrice Rizzotti. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo alla votazione dell'emendamento 13.3. BINI (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BINI (PD) . Signor Presidente, sull'emendamento 13.3 spendo due parole perché in Commissione ci siamo occupati di una questione che ci preme, relativa alla carenza dei medicinali, in particolare rispetto al Parkinson, e abbiamo svolto un lavoro congiunto con il Presidente. Credo sia opportuno prevedere la possibilità di avvisare l'AIFA per tempo, perché a volte può risolvere il problema. Tuttavia, l'emendamento a mia prima firma chiede di differenziare i casi in cui la carenza sia temporanea da quelli in cui, invece, non lo sia. Se la carenza dipende, come ad esempio nel caso dei medicinali per la cura del Parkinson, da una interruzione della produzione, è possibile comunicarlo con largo anticipo; è evidente che se invece la carenza dipende da difficoltà di consegna o da fattori imprevedibili, diventa molto difficile poter avvisare in anticipo. Credo che sarebbe stato utile riuscire a fare questa differenziazione; purtroppo però anche su questo emendamento, come su tutti gli altri, è stato espresso un parere contrario . (Applausi dal Gruppo PD ). PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 13.3, presentato dalla senatrice Bini e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'emendamento 13.4, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 13.4, presentato dal senatore Siclari e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 13.5, presentato dalla senatrice Boldrini e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo alla votazione ella prima parte dell'emendamento 13.0.1. BOLDRINI (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BOLDRINI (PD) . Signor Presidente, con l'emendamento in esame torno alla carica sul tema dell'emergenza e urgenza, una questione cui tengono tutti i cittadini, non solo la senatrice Boldrini: se infatti ci dovesse succedere qualcosa, il personale di emergenza e urgenza è il primo che ci viene a soccorrere. I lavoratori del Pronto soccorso o del 118 sono infatti le primissime persone che ci vengono a soccorrere in caso di necessità di aiuto. Visto e considerato che non è stato approvato il precedente emendamento in materia (il 12.30, riguardante coloro che avessero già una formazione certificata da contratti con le aziende, di collaborazione coordinata e continuativa o di affidamento di incarichi di natura convenzionale, in base ai quali avrebbero potuto ottenere un'assunzione, ancorché non in possesso di specializzazione), proviamo nuovamente ad intervenire in materia con l'emendamento in esame, chiedendo più fondi per le scuole di specializzazione in emergenza-urgenza, che sono davvero molto esigui. Chiediamo dunque che le risorse vengano aumentate, al fine di dare la possibilità, alle università che hanno la scuola di specializzazione in emergenza-urgenza, di ampliare il numero delle borse di studio, che - lo ribadisco - sono molto esigue nonostante ci sia davvero una necessità importante, fintantoché non si coprano le necessità presenti su tutto il territorio nazionale. La richiesta di avere più borse di studio per questa materia importante e fondamentale per tutti noi ci sembrava un altro punto da porre all'attenzione del Governo. Non mancherò di farlo nuovamente in occasione dell'esame di tantissimi altri provvedimenti, visto che l'emendamento in esame ovviamente verrà bocciato, per vari motivi, ma anche perché abbiamo ovviamente richiesto dei fondi. Prima o poi spero però di arrivare ad un esito positivo con l'approvazione di un emendamento in tal senso. (Applausi del senatore Ferrari) . PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 13.0.1, presentato dalla senatrice Boldrini e da altri senatori, fino alle parole «è autorizzata la spesa di». (Segue la votazione) . Il Senato non approva. (v. Allegato B) . Risultano pertanto preclusi la restante parte e l'emendamento 13.0.2. L'emendamento 13.0.3 è improponibile. Passiamo all'emendamento 13.0.4, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 13.0.4, presentato dal senatore Siclari e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . L'emendamento 13.0.5 è improponibile. Poiché all'articolo 14 non sono stati presentati emendamenti, passiamo all'esame dell'emendamento riferito all'articolo 15, che si intende illustrato, su cui invito la relatrice e il rappresentante del Governo a pronunziarsi. CASTELLONE, relatrice . Signor Presidente, esprimo parere contrario all'emendamento. BARTOLAZZI, sottosegretario di Stato per la salute . Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello della relatrice. PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 15.1, presentato dalla senatrice Binetti e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Essendo terminata la fase di votazione degli emendamenti, come da intese intercorse, sospendo la seduta fino alle ore 12,30. La seduta è sospesa. (La seduta, sospesa alle ore 11,53, è ripresa alle ore 12,34) . Presidenza del vice presidente CALDEROLI LANIECE (Aut (SVP-PATT, UV)) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LANIECE (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente, saluto il Ministro, che ringrazio per essere presente. La conversione in legge del decreto-legge dedicato alle disposizioni speciali per la Regione Calabria, che - ricordo - è in piano di rientro dal 2009 - mi permette di fare delle riflessioni più generali sul nostro sistema sanitario. Nel corso della discussione di ieri e degli emendamenti che abbiamo votato oggi sono emerse diverse problematiche riguardanti la sanità di questa Regione. Alcune proposte sono state fatte: alcune sono state accolte e la maggior parte sono state respinte. Credo però che sullo sfondo di questo provvedimento ci sia la tenuta o meno del nostro Sistema sanitario nazionale. Vorrei pertanto fare una riflessione più ampia sulla nostra sanità, che ha compiuto poco più di quarant'anni dalla sua emanazione. La prima fondamentale domanda che mi pongo è: la nostra sanità è ancora in grado di rispondere in modo adeguato alle esigenze e alle richieste di salute dei cittadini? Possiamo contare su risorse economiche sufficienti per continuare a organizzare una sanità sia ospedaliera che sul territorio, che sta diventando sempre più un punto focale e nevralgico per gestire la cronicità, in grado di sostenere tutte le risorse umane, strumentali e immobiliari necessarie a progettare la sanità futura? È vero. Nonostante tutto ci sono tante eccellenze, tanti modelli sociosanitari all'avanguardia nel nostro Paese. Mi faccio queste domande proprio perché non sono per nulla convinto che il modello attuale di sanità, e soprattutto le risorse economiche, possano ancora garantire la tenuta di un sistema così importante. Riporto alcuni dati relativi alla popolazione italiana. Il primo è l'invecchiamento. Tra venticinque anni ci saranno più di cinque milioni di over sessantacinquenni rispetto agli attuali. Aumenterà la cronicità, la prevalenza degli ammalati cronici e la prevalenza degli ammalati di tumore. Questo è un dato positivo, perché si vive di più e le cure funzionano meglio, ma questo vuole anche dire più terapie, più presa in carico e, quindi, maggiori risorse da mettere in campo rispetto a quanto accade ora. Bisognerà, in qualche modo, superare il modello attuale del Servizio sanitario. È vero che il nostro sistema di sanità è riconosciuto nel mondo come uno dei migliori, come un modello inclusivo, un modello che sicuramente tutela la popolazione. È anche vero, però, che le risorse enormi di cui necessita questa organizzazione sociosanitaria sono sempre più difficili da reperire, in un Paese che non brilla certo per ripresa economica e produzione di ricchezze. Inoltre, si sono sviluppati concetti importantissimi, come la prevenzione, la prevenzione primaria e l'aumento della cronicità, elementi fondamentali che si sono innestati nel sistema sanitario. Parlo, quindi, del piano prevenzione, del piano cronicità, senza però disporre delle dovute risorse e soprattutto senza avere chiaro chi fa che cosa. Mi riferisco alla figura dei medici di medicina generale che, ormai, devono pensare alla prevenzione primaria, alla diagnosi e alla cura. Una figura centrale che, però, merita dei chiarimenti per quanto riguarda il ruolo. Bisognerebbe avere il coraggio, come non si è avuto in passato (e questo discorso coinvolge i Governi di centrodestra e centrosinistra), di proporre un modello diverso. Un modello che vada da una parte a garantire totalmente le fasce deboli, le fasce bisognose della popolazione, e dall'altra a introdurre un sistema di assicurazioni che permetta di avere accesso (come di fatto avviene già) alla sanità privata, in modo chiaro e del tutto ordinato, per rendere sufficienti le risorse pubbliche, per organizzare un sistema sanitario in cui non vi siano più le liste d'attesa, in cui gli ospedali non siano più fatiscenti e dove finalmente organizzare una politica sanitaria sul territorio. Territorio che si deve far carico, come ho già detto prima, della cronicità, valorizzando finalmente - come deve essere - le professioni sanitarie, quali gli infermieri, figure indispensabili per far fronte ai problemi dell'assistenza, che rappresenterà sempre di più un bisogno fondamentale per gestire la non autosufficienza e la disabilità. Dico questo perché i problemi della Regione Calabria sono un po' la punta di un iceberg che, però, coinvolge gran parte della sanità di questo Paese. È vero che in questi anni abbiamo parlato, e parliamo ancora, di patto per la salute, di piani di rientro e di LEA. Però, se non ci sono le risorse necessarie, i vari piani della prevenzione e i piani della cronicità rappresentano solo documenti senza significato. Per quanto riguarda il decreto-legge al nostro esame, non ci permettiamo come Gruppo di entrare nel merito, giudicando il territorio calabrese e la gestione della sua sanità. Credo infatti che la malasanità sia presente al Sud, al Centro e al Nord. Ritengo tuttavia che sia stato giusto cercare di entrare nel merito con il tentativo di commissariamento centrale, anche se temo che non arriveranno risultati significativi. Il problema è che, da una parte, si tratta di cambiare la mentalità e, dall'altra, di trovare le risorse necessarie. Per quanto riguarda invece la seconda parte del provvedimento, che riguarda le professioni mediche e quindi la possibilità di entrare nel mondo del lavoro da parte degli specializzandi e di coloro che, facendo il corso di medicina generale, si apprestano a entrare in quell'ambito, non credo sia questo il modo giusto di agire. Nel corso della discussione generale e durante l'esame degli emendamenti sono emerse infatti tantissime criticità: coinvolgere specializzandi non ancora specializzati nel mondo del lavoro e far entrare nella convenzione medici che stanno ancora finendo il corso di formazione di medicina generale credo possa creare confusione, come nel caso della doppia graduatoria in medicina generale, che coinvolge coloro che fanno il corso senza borsa di studio. Vorrei poi sottolineare un aspetto: tra i medici di medicina generale, quanti di coloro che non hanno ancora finito il corso, ma inizieranno l'attività di convenzione, riusciranno a terminare gli studi e poi a confermare la loro posizione? Si creerà, a mio avviso, non poca confusione. Per quanto riguarda il numero chiuso, seppur non credo sia questo il punto, bisognerà comunque organizzare le borse di studio per le specialità, e per la medicina generale, senza il limite dei due milioni attualmente previsto, al fine di organizzare e programmare la sanità del futuro, sanità che in questo momento ha bisogno di tantissimi medici. Per tutte le criticità esposte, nonostante si prenda atto dello sforzo che si sta facendo per cercare di incidere su situazioni molto gravi, il nostro Gruppo annuncia l'astensione sul provvedimento. (Applausi dal Gruppo Aut (SVP-PATT, UV)) . ERRANI (Misto-LeU) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ERRANI (Misto-LeU) . Signor Presidente, Ministro, colleghe e colleghi, ciò che colpisce del decreto-legge al nostro esame è sostanzialmente l'approccio. È del tutto evidente che la sanità è in emergenza; bisognerebbe riflettere sulle ragioni di tale emergenza. Prima di tutto la sottostima, ormai consolidata e storica, del finanziamento; siamo a circa il 75 per cento del finanziamento rispetto al livello della media dei Paesi dell'Europa occidentale. È altrettanto noto che vi sia l'emergenza Calabria, e che in essa ci siano delle responsabilità politiche è altrettanto vero, come il Ministro non manca mai di sottolineare. Si tratta di responsabilità politiche vere. La domanda vera però è la seguente: qual è il disegno? Qual è il progetto? Qual è l'impostazione per risolvere e affrontare questi problemi? E qui emerge il limite gravissimo del provvedimento, anzi di questi due provvedimenti in uno. Per quanto riguarda la Calabria, sostanzialmente si rafforza, si estende e si allarga il meccanismo del commissariamento. Commissariamento dei commissariamenti, per fare altri commissariamenti. Ma, assumendo queste decisioni, avete fatto un'analisi per comprendere perché il commissariamento pluriennale della Calabria non ha funzionato? Io francamente le risposte in questo decreto-legge non le trovo. Non potete risolvere questo problema portando tutto al centro; anzi, questo problema non lo risolverete. Lo dico prima di tutto ai colleghi e alle colleghe della Calabria: così non si risolverà. Quali sono i tre problemi che a mio parere hanno causato il fallimento del commissariamento? Tale fallimento - mi si potrebbe dire e dunque lo dico io direttamente - viene da diversi anni, da diversi Governi e da diversi commissari. Il primo problema è l'idea stessa del commissariamento con un'egemonia assoluta del MEF, che si è messo a gestire e a governare con un'unica mission sbagliatissima, quella di far tornare i conti; poi si è dimostrato che i conti non tornano. Basta leggere - lo sottolineo, signor Ministro, perché lo trovo un fatto positivo - la relazione tecnica su questo decreto-legge, nella quale finalmente il MEF si rende conto che i tagli, il blocco del turnover e l'impianto economicistico non risolvono il problema, nemmeno quello dei conti, perché di fatto si produce drammaticamente ulteriore mobilità. E la mobilità, se pure in anni diversificati, la paga la Regione Calabria. Non mi sembra che abbiate fatto niente da questo punto di vista. Il secondo, cruciale punto di crisi dell'esperienza dei commissari è che senza il territorio non si va da nessuna parte; senza il territorio nemmeno Superman riesce a riorganizzare il sistema sanitario di una realtà. Nessuno può riuscirci. Non faccio la battuta piuttosto comoda secondo cui, mentre si parla di autonomia differenziata, si fa l'ipercentralismo; è una battuta troppo facile. Ma in questo decreto-legge io non vedo nemmeno quella che è una priorità delle priorità: pensare di costruire una governance regionale per gestire questa emergenza. In diciotto mesi forse riuscirete (me lo auguro) a evitare che si paghino i debiti tre volte. Ora, è vero che c'è malaffare, ma manca totalmente un sistema: se si vuole gestire questo problema si deve costruire una governance regionale che oggi non c'è, anche perché non si può pensare di avere come vision il fatto che avrai il commissario vita natural durante. Terzo punto critico: il territorio inteso come rapporto di ristrutturazione della rete ospedaliera e della rete dei servizi territoriali (le cure primarie). Non ristrutturi la rete ospedaliera se non costruisci contemporaneamente la sanità e i servizi nel territorio. Si potrebbe trattare delle case della salute, chiamatele come volete, ma comunque di una serie di servizi del territorio che riescano a dare garanzie ai cittadini. La prima questione sono gli investimenti, che qui di fatto non ci sono: affrontare questo problema vuol dire lavorare dieci anni - mentre tutto il resto è demagogia e propaganda - per costruire una pianificazione, realizzare una programmazione e promuovere un processo di investimenti che costruiscano le condizioni per garantire i livelli minimi, non solo sotto il profilo dei LEA, ma anche del rapporto con i cittadini, perché qui c'è un grande problema di fiducia. Come il signor Ministro sa bene e come i colleghi ricorderanno, anche il vecchio patto per la salute prevedeva l'intervento dell'Agenas, anche in affiancamento alle Regioni con piani di rientro, per realizzare un bilanciamento tra visione economicistica e programmazione sanitaria. Non ha funzionato e non funzionerà neanche qui, perché diciotto mesi sono qualcosa di illusorio, prima di tutto per i cittadini della Calabria. Vengo al secondo punto e al secondo decreto, altra emergenza. Ho voluto fare una piccola provocazione, presentando un emendamento, consapevole del fatto che il Senato non poteva discutere questo decreto-legge. La presente discussione è un pro forma che, grazie alla disponibilità della Commissione, sfocerà in qualche ordine del giorno, che non va molto oltre al «viva la mamma». Non potevamo discuterlo, però, perché c'è stata di fatto un'unica lettura, quella della Camera: anche questo è un problema più generale, signor Presidente, che quest'Assemblea si dovrà porre. (Richiami del Presidente). Ho finito, signor Presidente, devo aggiungere solo due cose: ho fatto una piccola provocazione, la proposta di abolire la soglia riferita all'1,4 per cento del 2004 per le spese del personale. Mi ricordo che, durante la discussione in quest'Aula di un altro provvedimento (che mi pare fosse relativo alla legge di bilancio), il capogruppo della Lega disse che in un provvedimento successivo si sarebbe abolito l'1,4 per cento, che è un dramma non solo per le Regioni come la Calabria, ma per tutte. Si è tolto qualcosa, naturalmente, fatto per me comunque positivo di per sé, ma di certo del tutto insufficiente: infatti, la barra sul 2018 con le spese relative è un vincolo, perché quell'anno ha già incorporato il dramma del blocco del turn over per anni. Di cosa stiamo parlando, dunque? Mi domando perché non lo abbiate fatto. Avrebbe potuto essere almeno un segnale strategico dire basta a questa logica secondo la quale, oltre al fatto che il pareggio è obbligatorio, il MEF impone quello che vuole sull'organizzazione. E poi parlate di autonomia differenziata? Ma dove? Qui siamo ad un intervento dall'alto del MEF che pretende perfino di dire quanti infermieri e medici si devono assumere, anche se si rispetta il pareggio di bilancio. È un'assurdità, non siete riusciti a fare nemmeno questo. Signor Ministro, questa è una pezza nella pezza della pezza. Dobbiamo affrontare - si dice sempre che lo faremo - il rapporto con le università, un cambiamento radicale del rapporto tra facoltà medica e servizio sanitario, nonché - altro grande tema - il rapporto tra medici di medicina generale e servizio sanitario, valorizzando la competenza e la professione (quindi cambiando la convenzione, che non porta a niente). Se non dibattiamo di questi temi, non affronteremo mai un problema strutturale di organizzazione del sistema sanitario. Mi avvio a concludere. PRESIDENTE. Senatore Errani, la invito a concludere veramente, perché ha già avuto dodici minuti di tempo a disposizione. ERRANI (Misto-LeU) . Signor Presidente, la ringrazio per la sua tolleranza. Concludo preannunciando che, per queste ragioni, voteremo contro il provvedimento. Auspico, signor Ministro, che si arrivi in un luogo - quello che decide lei - dove finalmente si possa fare una discussione di progetto e strategica sulla sanità, che è ormai in uno stato totale di emergenza. (Applausi dal Gruppo Misto-LeU) . ZAFFINI (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ZAFFINI (FdI) . Signor Presidente, do anzitutto il benvenuto al signor Ministro, che accogliamo in quest'Aula in occasione del primo provvedimento in materia di sanità, dopo quasi un anno dal suo insediamento. Si tratta di un provvedimento di cui si apprezza sicuramente lo sforzo, ma decisamente non il risultato. Ieri, con un'espressione un po' colorita, ho detto che il provvedimento sarebbe da ribattezzare «Calabria Saudita», perché prende in considerazione un pezzo di Paese che sembra non esistere come Italia e non esserci per tanti motivi. In primo luogo, dopo dieci anni di gestione commissariale, con risultati a dir poco disastrosi (di cui, evidentemente, non è assolutamente responsabile lei, né l'attuale Governo), mettiamo mano a delle soluzioni che non cambiano nulla rispetto all'impianto economicistico, come lo definirebbe il collega Errani, ma, anzi, in un combinato disposto micidiale, aggiungono una visione criminalistica. Infatti, viene stabilito che non basta più un commissario, ma ne occorrono due, e che servono i controllori dei controllori dei controllori. Si tratta di norme che - non è difficile da immaginare - complicheranno ulteriormente un impianto che non ha risolto minimamente il problema dei conti, ma - anzi - li ha aggravati e, soprattutto, ha determinato un gap di oltre cinque anni nell'aspettativa di vita (di cui lei, signor Ministro, è perfettamente a conoscenza). A quarant'anni dal varo del Servizio sanitario nazionale e a dieci anni dal primo commissariamento di una Regione dello Stato italiano, come la Calabria, ancora non risolviamo il problema e condanniamo i cittadini calabresi a un deficit di cinque anni nell'aspettativa di vita. Questo non è da nazione civile, da Italia. Ripeto, è da «Calabria Saudita». Tutto questo non poteva essere affrontato in un provvedimento così superficiale e, come l'ho definito ieri, leggiadro. Tutto ciò è sconcertante, signor Ministro. Si agisce con quindici articoli su temi che rappresentano, di fatto, quattro riforme. Infatti, è di quattro riforme che parliamo: il sistema di commissariamento della Calabria; le professioni medico-sanitarie; l'Agenzia italiana del farmaco; alcuni provvedimenti che riguardano le procedure giudiziarie e contabili. Con una manciata di articoli rimettiamo mano al problema in un modo che - lo ripeto - è ampiamente preoccupante, quasi sconcertante, senza agire sulle cause, ma solo con un'aspirina che cura gli effetti. Ad esempio, sulla vicenda delle professioni mediche, partendo dall'analisi, che ormai è ampiamente condivisa, della carenza di medici specialisti, ma non solo, perché mancano anche figure professionali mediche di secondo livello, tre sono i livelli di emergenza. Il primo è quello dell'accesso all'università, il secondo è quello della disponibilità di medici specializzati, il terzo è l'esigenza di rendere meglio disponibile e più razionalmente utilizzato l'attuale personale. Lei agisce sul terzo livello, ma lo fa secondo una logica sbrigativa ed anche preoccupante per certi aspetti, mi riferisco ad esempio ai medici dell'emergenza-urgenza e ai medici di medicina generale. Agisce così, a strappo, senza prevedere, senza preordinare soluzioni che mettano mano alle cause. Abbiamo fatto l'esempio delle borse di studio: la relatrice ha illustrato la disponibilità di un numero aggiuntivo di borse di studio, ma qui serve una rivoluzione, Ministro. Presidente Sileri, non mi distragga il Ministro, perché non c'è mai in Aula, quindi oggi la voglio tutta per me. Serve qualcosa di rivoluzionario, serve una visione. Io rispetto al collega Errani sono stato per una vita intera dall'altra parte e ho un imbarazzo totale nel dover condividere quello che lui dice, ma serve una visione, Ministro. Oggi lei, non avendo alcuna responsabilità rispetto a quanto è successo nella Regione Calabria, né rispetto a quanto accade nel Servizio sanitario nazionale in genere, ha la grande opportunità, che costituisce anche un obbligo, di avere una visione, di rivoluzionare un impianto che non funziona più, di dare segnali importanti. Sulla disponibilità delle scuole di specializzazione, ad esempio, come ho detto ieri, perché non dare la possibilità alle multinazionali farmaceutiche, alle quali abbiamo appaltato la ricerca - che è una cosa ben più grave - di pagare un certo numero di borse di studio per la formazione dei medici specialistici? Perché no? Qual è il problema? Se il problema è il denaro, perché non aprire a queste nuove forme di collaborazione? Molto altro ci sarebbe da valutare. Che dire, quindi, Ministro? Abbiamo finalmente affrontato il tema, ma lo affrontiamo per diciotto mesi, cioè a tempo determinato e solo nella parte che riguarda gli effetti e con alcuni provvedimenti palliativi, quindi siamo fortemente preoccupati perché riteniamo che in realtà questa visione non ci sia. Riteniamo che in realtà prevalga la logica dell'amministratore di condominio rispetto alla logica di chi governa un fenomeno: oggi c'è bisogno di tutto nella sanità tranne che di un amministratore di condominio. Vede, Ministro, quest'anno celebriamo i quarant'anni del Servizio sanitario nazionale. Lei sa meglio di me, perché dispone di dati confidenziali, che questo sistema così com'è è all'ultimo giro, è suonata la campanella, non reggerà oltre i prossimi due, tre o quattro anni. Forse festeggeremo il quarantaduesimo o il quarantatreesimo anniversario, ma non celebreremo certamente i quarantacinque o i cinquant'anni anni del Servizio sanitario nazionale così com'è. Si impone allora, per tutta una serie di motivi, si badi bene, anche esterni al Servizio sanitario nazionale (la società che evolve, la cronicizzazione delle malattie, l'allungamento della vita media), un'esigenza rispetto alla quale lei, Ministro, ha una grande responsabilità, che è quella di prefigurare fin da ora un'apertura, una visione. Ribadisco, ad esempio, che va strutturato il secondo pilastro. Lo hanno fatto tutte le economie avanzate, in Europa lo hanno fatto la Francia e il Regno Unito. Noi siamo fortemente in ritardo. Io paragono l'idiosincrasia nei confronti del privato con la vecchia diatriba padrone-operaio. Basta, superiamo questi blocchi mentali. Apriamo a un servizio sanitario nuovo e cominciamo da questi provvedimenti a dare l'immagine di una visione, se c'è. Ma io ho il ragionevole sospetto che non ci sia: se c'è, signor Ministro, ce la mostri e ce la faccia vedere. In questo provvedimento la visione non c'è e non c'è neanche la soluzione dei problemi della Regione Calabria. Riteniamo anche che ci siano gravi ed importanti profili di incostituzionalità e non a caso abbiamo votato a favore di entrambe le pregiudiziali. A causa di tutto ciò che le ho brevemente e sommariamente illustrato, signor Ministro, noi voteremo contro il suo provvedimento. (Applausi dal Gruppo FdI) . BINI (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BINI (PD) . Signor Presidente, intanto anche io, a nome del Gruppo PD, do il benvenuto al ministro Grillo in quest'Aula. Ci fa piacere vederla, signor Ministro; avremmo preferito vederla anche prima durante quest'anno in occasione di altri provvedimenti, nelle sedute di Commissione in cui non si è mai fatta vedere, salvo la prima volta. Venendo al merito, in questo momento ci sono vari ordini di problemi, a cominciare da quelli di natura costituzionale, già affrontati in occasione del voto sulla pregiudiziale. Uno fra tutti, il principale, è il mancato coinvolgimento della Regione Calabria. Voi, che parlate sempre di autonomia differenziata, avete centralizzato ad un livello inaudito. Poi ci sono una serie di problemi di merito, grandi ed importanti. Si parla del sistema sanitario calabrese e si inseriscono norme di carattere generale insieme. Non vi è cenno all'organizzazione, alla qualità dei servizi. Si pone tutto solo come una questione di conti da mettere in ordine. Si mette un commissario che in un anno e mezzo dovrebbe risolvere tutto e si scelgono criteri discutibili; lo si fa in deroga a una legge nazionale e non si valuta il merito per la selezione. Solo grazie ad un emendamento del Gruppo PD alla Camera ora si parla del raggiungimento degli obiettivi dei LEA e non solo degli obiettivi previsti dal piano di rientro dal disavanzo. Per raggiungere un livello diverso di servizi, un livello migliore, occorre immaginare una diversa organizzazione, ma per questo occorrono competenze e scelte politiche; occorre confrontarsi con gli operatori sul territorio. Lo diceva molto bene il collega Errani: come si può pensare di risolvere il problema sanitario di una Regione senza un confronto minimo con gli operatori che lavorano sul territorio? È più facile nominare un commissario, magari un fedele, che rimetta a posto i conti, se ci riuscirà. Se poi sarà a scapito dei servizi sanitari ai cittadini, al Governo del cambiamento poco interessa. Veniamo però alla seconda parte. Avete deciso di fare quota 100 e non vi siete posti il problema del personale sanitario che già manca e mancherà, degli specialisti che non ci sono. Qual è la risposta? Prendere chi ancora specialista non è, creando discriminazioni inaccettabili tra chi ha un titolo di studio e chi non ce l'ha. Non sarebbe stato meglio - noi pensiamo - mettere le risorse per aumentare le borse di studio degli specializzandi? No, il reddito di cittadinanza e quota 100 sono operazioni elettorali, per il resto i soldi non ci sono. Poi vi sciacquate la bocca con i cervelli in fuga. Come dovremmo fare a tenerli, questi cervelli in fuga, signor Ministro, se pensiamo di non mettere risorse per le borse di studio, se pensiamo di non risolvere il problema dei medici che mancano e mancheranno in relazione anche ai pensionamenti di quota 100? Noi abbiamo lavorato molto sul testo. Abbiamo presentato emendamenti e la questione pregiudiziale di costituzionalità; lo abbiamo fatto con le nostre idee e con la nostra passione. Tutto è stato respinto, lo sapevamo già e non possiamo darne la colpa alla brava relatrice, perché evidentemente l'indicazione viene dal Governo. Una sola Camera basta e avanza. È interessante apprenderlo da voi, che avete votato «no» al referendum costituzionale. (Applausi dal Gruppo PD) . Voi eliminate il bicameralismo paritario a Costituzione invariata; voi eliminate il Titolo V sulle materie concorrenti a Costituzione invariata. Avete fatto una riforma costituzionale senza farla, la state facendo de facto . Questo è il vostro concetto di democrazia: la democrazia per voi è un orpello e lo è anche l'interesse generale. Se questo è il vostro cambiamento, c'è da sperare che duri poco e che faccia meno danni possibili, perché poi sarà tardi anche per poter rimediare, per i cittadini della Calabria e per tutti i cittadini italiani. Annuncio il voto contrario del Partito Democratico. (Applausi dal Gruppo PD. Congratulazioni) . FREGOLENT (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. FREGOLENT (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, colleghi, Ministro, non entrerò nel merito del provvedimento: la mia vuole essere più una dichiarazione di principio. La Lega voterà a favore di questo provvedimento perché ne riconosce la necessità e l'urgenza, data la situazione di gravità in cui versa la sanità della Regione Calabria. Le risultanze della Commissione d'inchiesta sul servizio sanitario nazionale del 2006, che hanno determinato il commissariamento della sanità calabrese negli ultimi dieci anni, sono ancora oggi presenti, con un cittadino su sei che si rivolge ad altre Regioni per avere cure anche su patologie molto semplici, con strutture fatiscenti, attrezzature non adeguate, amministrazioni che pagano fatture dopo anche due anni e mezzo o, peggio, liquidano fatture già pagate; mancati controlli e troppe prestazioni affidate alla sanità privata, che qui spesso, invece di essere soltanto ad adiuvandum della sanità pubblica, è diventata preponderante, snaturando di fatto i princìpi di universalità, gratuità e uguaglianza nell'accesso alle cure da parte dei cittadini, su cui si fonda il nostro sistema sanitario. Nella trattazione del provvedimento in esame ci sono evidentemente delle ragioni di necessità e di urgenza, che portano all'approvazione dello stesso, oltre al fatto che il commissariamento è previsto per un periodo breve. Queste sono sostanzialmente le motivazioni per cui, come Gruppo, riteniamo che questo provvedimento sia da votare: la brevità, la necessità e l'urgenza. Dico ciò perché per il nostro Gruppo questo provvedimento rappresenta un approccio di eccezionalità, contrario ai principi con cui sono gestite le Regioni che si contraddistinguono nello scenario nazionale per la qualità della sanità. Sarà necessario apportare apposite correzioni normative in termini di sistema nazionale, al fine di individuare regole di ingaggio dei commissari straordinari, dei direttori generali, con l'individuazione di percorsi specialistici multidisciplinari per le specializzazioni mediche e nuove regole di ingaggio per gli erogatori privati, basate su rating prestazionali e relativi controlli. Ci auguriamo che presto anche la Calabria e i calabresi possano rientrare in una situazione di normalità, anche se, per ottenere questo risultato, occorre che ci sia una netta sferzata, che coinvolga tutta la società calabrese, anche quella incolpevole di questa situazione. Auspichiamo che i cittadini per primi abbandonino lo spirito di rassegnazione che spesso si avverte nella loro voce andando a visitare le strutture regionali. Dispiace constatare la loro delusione e l'abitudine a non credere in una sanità che pagano come tutti; devono invece esigere che i propri rappresentanti, legittimamente eletti, governino non solo la sanità, ma, in generale, i territori in termini di efficacia ed efficienza, per la fiducia che hanno conferito loro con il voto. L'autonomia regionale, che tanto auspichiamo, va proprio nella direzione di una responsabilizzazione della gestione delle risorse assegnate, anche attraverso concreti percorsi di riqualificazione della spesa sanitaria, al fine di creare le condizioni di sostenibilità strutturale, in chiave universalistica, del Sistema sanitario nazionale. Tutto ciò detto, annuncio il voto favorevole del Gruppo Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . SICLARI (FI-BP) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. SICLARI (FI-BP) . Signor Presidente, signor Ministro, rappresentanti del Governo, colleghi senatori, siamo giunti, alla fine, al voto sul decreto-legge, che ha portato a sollevare diverse questioni, qui in Assemblea e alla Camera dei deputati, e che avrei voluto venisse migliorato dal Senato. Avrei voluto vivere oggi, da calabrese, finalmente, il significato dell'unità d'Italia. Avrei voluto, oggi, percepire la volontà di far sentire la Calabria in Italia e i calabresi cittadini italiani. Invece oggi, da calabrese, non ho sentito il Governo assumersi le responsabilità della politica, ma ho visto la volontà di riconquistare non le responsabilità, bensì le posizioni che la politica occupa, di andare a occupare posizioni di potere con il decreto-legge in esame e di occupare la Calabria. Questo è un vero e proprio colpo di Stato verso la Calabria e verso i sistemi produttivi sanitari sani della Calabria, che ancora lavorano e che rischiano di chiudere domani, per quello che avete previsto nel decreto-legge e lo sapete bene. Ieri c'erano centinaia di calabresi a Roma - cittadini, pazienti, ammalati e rappresentanti delle associazioni di categoria - che hanno protestato in piazza Montecitorio, perché il decreto-legge parte dal pregiudizio, che anche alcuni calabresi confermano, come i miei colleghi parlamentari calabresi del Movimento 5 Stelle, che in Calabria è tutta 'ndrangheta. Non è così: è una vergogna soltanto dirlo e devono vergognarsi i parlamentari calabresi che lo sostengono. In Calabria lo Stato c'è ed è più forte della 'ndrangheta e vorrei che partisse un applauso alla magistratura e agli inquirenti, per quello che fanno ogni giorno, da vent'anni, sette giorni su sette e ventiquattro ore su ventiquattro. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Non è corretto parlare così dello Stato, quando esso è presente in Calabria. È invece più corretto che vi assumiate le responsabilità e che non troviate la scusa della 'ndrangheta ogni volta che bisogna decidere per i diritti in Calabria. Il diritto alla salute avrebbe dovuto trovare spazio rispetto alle posizioni politiche e di potere dei vostri partiti. Avremmo e avreste dovuto, soprattutto voi della maggioranza, dare spazio all'articolo 3 della Costituzione, sul diritto all'uguaglianza, e all'articolo 32 della Costituzione, sul diritto alla salute, che trova attuazione nel Servizio sanitario nazionale che in Calabria non esiste da dieci anni, perché siamo commissariati dallo Stato. È da dieci anni che non viviamo il diritto alla salute ed emigriamo per una semplice cura ed è da dieci anni che lo Stato paga 340 milioni di euro alle altre Regioni, piuttosto che alla Calabria, perché da noi le cure non possono essere somministrate. Pensate soltanto alle prestazioni ambulatoriali specialistiche, che in Calabria sono 9 per ogni cittadino calabrese, mentre nel resto del Paese sono 16 e al Nord sono 22, ma continuiamo a pagare le addizionali IRPEF e IRAP, per non avere assistenza sanitaria. Sono stato costretto a scrivere una lettera all'illustrissimo Presidente della Repubblica Sergio Mattarella per dire che lo Stato, per come si sta comportando il Governo, deve chiedere scusa alla Calabria e ai calabresi. Infatti, il presente provvedimento, che voi avete portato all'esame dell'Assemblea con la decretazione d'urgenza impedendoci di migliorarlo, è anticostituzionale perché con esso state attentando al diritto alla salute dei calabresi. In esso non è previsto un solo euro per la Calabria; non è previsto lo sblocco del turnover, anche se mancano 1.410 medici, 2.800 infermieri e 1.000 tecnici sanitari; non sono previste risorse per ristrutturare tutti gli ospedali che non rispettano la normativa antisismica in Calabria e che mettono a rischio medici, lavoratori e pazienti. Non sono previsti i soldi per costruire i cinque ospedali già progettati che devono essere realizzati. E con chi ve la prendete? Con i calabresi: perché meritiamo ancora un commissariamento che ha fallito per dieci anni? Quando Conte è venuto in Calabria ad annunciare iniziative uniche e straordinarie per risolvere il problema della sanità calabrese, pensavo che veramente si sarebbe arrivati a un provvedimento con iniziative fuori dall'ordinario. Il decreto-legge in discussione non ha nulla di straordinario, se non il mantenimento di quel commissariamento stesso per il quale siete venuti in Calabria ad annunciare delle iniziative straordinarie. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Mantenete un commissariamento, non date una risorsa e soprattutto i calabresi dicono che in Calabria è tutto in mano alla 'ndrangheta. Questo non lo voglio permettere a nessuno, perché lo Stato c'è e la magistratura è degna del lavoro che sta facendo. Ai miei colleghi calabresi vorrei dire che dobbiamo pensare a quei bambini che ancora oggi prendono l'aereo dell'Aeronautica per curarsi. Quanti di voi sanno che non esiste un pronto soccorso pediatrico in tutta la Regione? Due milioni di cittadini non hanno un pronto soccorso pediatrico. Ma dove sono le risorse per apportare queste soluzioni? Occorreva un decreto-legge straordinario per nominare Cotticelli? È stato mandato via Scura, sarebbe bastato nominare Cotticelli. I 5 Stelle dichiarano che con il decreto-legge in esame si abbatte la 'ndrangheta, ma non è vero; invece costruite i presupposti per distruggere ciò che è sano. Vi rendete complici di quella realtà criminale, perché con le vostre iniziative distruggete ciò che è sano. Mandate in dissesto le ASP, perché i dirigenti ed i politici non si sono assunti la responsabilità di governarle, non sono stati presentati i bilanci e ve la prendete con i calabresi perché, mandando il dissesto le ASP, chiuderanno le aziende sane, che vantano dei crediti e che non vedranno mai più un euro, se non tra dieci anni, come prevedono i dissesti degli enti pubblici. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Per questo abbiamo presentato un ordine del giorno, che è stato accolto dopo la manifestazione di ieri, dove centinaia di calabresi sono venuti in piazza per la loro dignità, a protestare per il loro diritto. Noi di Forza Italia siamo riusciti a raccogliere le loro istanze con degli ordini del giorno che il Governo ha accolto. Si tratta, però, di un impegno politico che deve trovare la sua conseguenza logica nelle prossime leggi che saranno approvate, altrimenti rimarrà un impegno politico che non trova concretezza nell'attività parlamentare. È in questo che il Governo si deve impegnare: a dare risposte, a salvare le aziende sane dal dissesto, come prevede l'ordine del giorno, e a prevedere l'aumento di prestazioni specialistiche ambulatoriali che sono 9 per ogni calabrese, mentre al Nord sono 22 per ogni cittadino. Concludo dicendo che ieri si è vista la parte più bella della Calabria. C'erano tutte le televisioni collegate che hanno trasmesso la diretta a reti unificate, per quanto è importante per noi il diritto alla salute. Per farvi capire quanto vogliamo risolvere i problemi, con un emendamento abbiamo anche proposto di pagare noi da subito il debito pubblico, pagando 8 euro l'anno per 30 anni, perché avremmo saldato l'intero debito, ma non lo avete accettato. Ricordate però che i calabresi stanno subendo quello che sta accadendo. Per quanto riguarda l'intervento della politica sulle nomine sanitarie, è un falso dire che con il decreto Calabria lo andrete ad azzerare, perché Cotticelli chi lo ha nominato? Chi nomina i commissari? L'assistente della deputata Nesci, chi lo nomina? Carissimi, non avete risolto il problema della 'ndrangheta perché, ringraziando il cielo, ci sono la magistratura e gli inquirenti che lavorano e la Calabria è oggi il posto più sicuro in Italia per la presenza della magistratura e dello Stato; soprattutto non avete risolto il problema della politica, perché le nomine oggi le state facendo voi, con i commissari. Non è vero che avete allontanato la politica dalla sanità calabrese. Viene da pensare che avete barattato la Calabria per il vostro accordo di programma: avete barattato 2 milioni di cittadini. Avete messo miliardi per il reddito di cittadinanza senza prevedere un miliardo per risolvere quell'emergenza che voi avete certificato, altrimenti non l'avreste certificata venendo in Calabria! L'avete certificata e dovevate destinare i fondi per risolvere l'emergenza, ma non lo avete fatto. Noi di Forza Italia saremo qui a portare avanti le nostre battaglie dal Sud al Nord insieme e per questo ringrazio i miei colleghi della Commissione che, pur non essendo calabresi, si sono battuti allo stesso modo, perché lo vuole partito, che ancora conserva quegli ideali di libertà, di democrazia e di uguaglianza. Lo hanno fatto come se fossero calabresi, quindi ringrazio le colleghe Binetti, Stabile e Rizzotti per tutto il loro lavoro e il capogruppo Bernini per aver coordinato i lavori di Forza Italia. Certamente il nostro voto su questo provvedimento sarà contrario e con il dolore al cuore devo ammettere che l'assenza istituzionale che mi raccontavano i miei nonni e poi i miei genitori, la sto vivendo da senatore in quest'Aula. Grazie. (Applausi dal Gruppo FI-BP. Molte congratulazioni) . DI MARZIO (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DI MARZIO (M5S) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Ministro, signori rappresentanti del Governo, quello che viene posto oggi in votazione è un provvedimento fondamentale, certamente per la sanità calabrese, ma non solo per essa. L'articolato infatti, nella prima parte, si propone di provocare un drastico cambio di paradigma nella gestione della sanità in Calabria, fino ad oggi fallimentare: un sistema malato che nessuno ha mai avuto la volontà di scardinare, nonostante i servizi offerti ai cittadini siano al di sotto della soglia minima accettabile, mentre i costi risultano invece iperbolici. Nella seconda parte, il provvedimento mette in campo una serie di misure per affrontare altre criticità. I vertici di ASL e ospedali di Calabria, ma anche di Lazio, Campania e Molise, potranno essere scelti solo attingendo da una graduatoria di merito; viene finalmente operato uno sblocco del turnover per tutte le Regioni in piano di rientro; viene modificato il tetto di spesa per il personale e si interviene sulla carenza dei medici in tutto il territorio nazionale, restituendo risposte unitarie alla criticità di un sistema evidentemente afflitto dall'inefficienza di una frammentazione regionale che peraltro, in discussione generale ieri, mi è parso sia stata pacatamente, ma severamente stigmatizzata con autocritica apparentemente inconsapevole proprio da quanti ne sono stati gli interessati artefici. Ma andiamo con ordine. Sulla situazione della sanità in Calabria è sufficiente rammentare solo qualche dato fondamentale per rendere conto del livello di degrado che la affligge. La soglia minima di erogazione dei Livelli essenziali di assistenza, fissata al punteggio di 160, è di solo 136 in Calabria, Regione dalla quale il Programma nazionale esiti certifica esemplificativamente un'emigrazione sanitaria di oltre il 45 per cento delle pazienti affette da carcinoma mammario e di quasi il 70 per cento dei malati di neoplasie tiroidee. Parliamo di una Regione sottoposta a piano di rientro dal dicembre 2009, commissariata dal 2010 e con un disavanzo stimato in quasi 170 milioni di euro. Ovviamente, in un simile contesto, i cittadini scelgono molto spesso di curarsi altrove, con inaccettabili costi, non soltanto economici, ma anche sociali e umani che gravano esclusivamente su di loro. I numeri sono più eloquenti delle parole e, ciò nonostante, il governatore della Regione risulta si stia opponendo con tutte le forze a questo tentativo di risanamento. Se i numeri poi non rendessero abbastanza chiaro lo scandalo della sanità calabrese, basterebbe riflettere sulle valutazioni in proposito formulate dal generale dei Carabinieri Saverio Cotticelli, nel dicembre scorso nominato dal Governo commissario alla sanità della Calabria, il quale ha parlato di «una situazione drammatica, frutto di anni di mala gestio e di infiltrazioni mafiose che hanno portato, da ultimo, allo scioglimento dell'Azienda sanitaria provinciale di Reggio Calabria». Dunque, un intervento in merito non è più rinviabile, un intervento limitato nel tempo, per mettere a punto un regime speciale e straordinario per la gestione commissariale della Regione Calabria nella speranza che, una volta curato, il malato possa riprendere a camminare sulle proprie gambe. Le polemiche intorno a questo decreto-legge lasciano francamente basiti. È sconvolgente dover rilevare come sia completamente mancata la capacità di comprendere tempestivamente la necessità e l'urgenza assolute di provvedimenti che rimettessero in ordine un sistema portato al collasso dalle inettitudini di chi in Calabria, a quanto pare, si è preso cura di tutt'altro che non dell'interesse dei cittadini. (Applausi dal Gruppo M5S) . Noi, invece, abbiamo esclusivamente quell'obiettivo ed è ciò che ci rende evidentemente diversi. Riteniamo che non ci debbano essere altri interessi a muovere l'azione politica perché, quando questa azione mira ad altro, si verifica ciò che abbiamo visto accadere in Calabria o che magari vediamo accadere nel Consiglio superiore della magistratura. In che cosa consiste dunque il rimedio? Il commissario ad acta Cotticelli - non la Regione perché, come abbiamo sempre sostenuto, il controllore non può essere anche il controllato - procederà a una verifica straordinaria sui direttori generali degli enti del Servizio sanitario regionale. L'obiettivo è comprendere se le dirigenze abbiano effettivamente agito coerentemente con l'attuazione del piano di rientro. Se questa verifica dovesse avere esito negativo, il commissario avrà potere di deciderne la decadenza dall'incarico e risolvere i relativi contratti. In due parole, si cambia: chi ha sbagliato o chi sbaglia deve finalmente essere posto di fronte alle proprie responsabilità. È così che, in caso di valutazione negativa dei direttori generali, verranno nominati dei commissari straordinari degli enti del Servizio sanitario regionale e ci sarà poi una verifica periodica dell'attività svolta dei direttori amministrativi e sanitari. Il commissario, anche avvalendosi dell'Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (AGENAS) della Guardia di Finanza, effettuerà una verifica generale sulla gestione dell'ente cui è preposto. Eventualmente dovessero emergere irregolarità gravi e reiterate nella gestione dei bilanci, il commissario proporrà al commissario ad acta di disporre la gestione straordinaria dell'ente. Il decreto-legge interviene anche al fine di prevenire quei fenomeni corruttivi che sembrano essere divenuti cifra costante delle attività di gestione della sanità, attribuendo al commissario ad acta la possibilità di proporre al prefetto, sentito il presidente dell'ANAC, la gestione temporanea delle imprese esercenti attività sanitarie per conto del Servizio sanitario regionale. Chiunque abbia letto il provvedimento non potrà, pertanto, non essersi reso conto dei nodi che si intendono sciogliere: fuori i direttori generali inadempienti; fuori la corruzione della sanità; fuori le mafie dalla sanità; fuori chiunque - e dico: chiunque - agisca per obiettivi e interessi diversi dal risanamento della sanità calabrese. (Applausi dal Gruppo M5S) . Lo facciamo nell'unico modo possibile: inserendo, in un sistema che ha di fatto fallito, figure terze, che possano così concretamente raggiungere l'obiettivo di correggere le strutture nella speranza che i calabresi abbiano finalmente una sanità in cui avere fiducia e di cui andare fieri. Questo è un discorso che non riguarda solo la Calabria, tant'è che nel testo c'è una norma che farà da ponte con il più corposo disegno di legge della nostra collega Maria Domenica Castellone, che intende regolamentare la nomina dei dirigenti sanitari. Per il momento, i direttori generali delle aziende sanitarie ospedaliere sottoposte al commissariamento saranno selezionati in base alle loro competenze e capacità, sulla scorta di una graduatoria di merito. Si tratta di una norma che il disegno di legge Castellone applicherà a tutte le Regioni e che meriterebbe di essere adottata in misura ancora più estensiva e capillare. La nomina dei vertici sanitari - lo dico da medico di igiene e medicina preventiva e da direttore sanitario ospedaliero - è una cosa davvero troppo seria - parafrasando von Clausewitz - per lasciarla fare i politici. Il nostro obiettivo è quello di renderla una procedura assolutamente trasparente ed esclusivamente meritocratica e, soprattutto, lontana da qualsiasi condizionamento politico, quali quelli che finora hanno decretato un progressivo degrado del servizio pubblico più strategico per i destini del Paese, ad esclusivo vantaggio di ogni forma di speculazione parassitaria. Interveniamo, infine, su tutta una serie di urgenze che riguardano il Servizio sanitario nazionale. Viene cancellato il vecchio tetto di spesa per il personale riferito all'anno 2010, che fissava la spesa per il personale sanitario ai livelli del 2004. Ciò permetterà alle Regioni di assumere personale all'interno della sanità combattendo il precariato, evidente iattura, quando non meramente contingente, tanto per la sicurezza dei pazienti quanto per quella dei dipendenti. Rimuoviamo il blocco del turnover per tutte le Regioni, anche per quelle in piano di rientro. Colleghi, anche qui si mette mano alla situazione di catastrofe di fronte alla quale ci si è trovati. Oggi ascoltiamo provenire da ogni dove l'allarme per un'imminente carenza di medici che travolgerebbe il sistema sanitario pubblico nel compiacimento di quanti caldeggiano un tale epilogo nello stesso momento in cui fingono ipocritamente di volerlo esorcizzare. Non è certo un problema nato oggi; non è certo un problema che sarebbe stato impossibile prevedere e scongiurare per tempo. Possibile che la programmazione degli anni passati sia stata così miope? Purtroppo sembra proprio di sì, a meno che non si debba ritenere che ciò sia stato intenzionalmente funzionale, al pari della dismissione di posti letto dal sistema pubblico per trasferirli a quello privato, ad un lucido disegno di disarticolazione del Sistema sanitario nazionale. Vengo, infine, all'ultima norma, di cui è indispensabile fare menzione: la possibilità offerta agli specializzandi dell'ultimo anno di accedere alle procedure concorsuali. È facile criticare le soluzioni trovate da altri quando nessuno - e dico nessuno - ha mai osato mettere mano alla questione, lasciandola incancrenire. Questo è solo uno dei tasselli che si stanno pazientemente sistemando in un quadro più generale per risolvere il problema della carenza di medici. Un problema, cari colleghi, che deve essere risolto. Non si può più procrastinare facendo finta di niente, perché questa strategia di rimozione del problema, è sotto gli occhi di tutti, non ha fatto altro che favorire interessi estranei al servizio pubblico. Le soluzioni sono armonizzate: sono già state aumentate le borse di specializzazione, si è intervenuti sullo sblocco del turnover e ora si aprono i concorsi anche agli specializzandi, medici abilitati e formati, che potranno lavorare in strutture comprese nella rete formativa. Per questo, a nome del Movimento 5 Stelle, non posso che esprimere un giudizio positivo in merito e preannunciare il voto favorevole del Gruppo. Sì a una sanità calabrese, e non solo calabrese, che eroghi servizi all'altezza dei bisogni e dei diritti dei cittadini; sì a una sanità meritocratica, lontana da spartizioni politiche; sì a un Servizio sanitario nazionale di professionisti che possano finalmente operare in un sistema destinato a curare i malati, piuttosto che in quello in cui sono stati finora costretti, nel quale i massimi standard qualitativi sono stati sempre perseguiti per la finalità realmente di interesse: quella della cura della clientela politica. (Applausi dal Gruppo M5S. Molte congratulazioni) . PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del disegno di legge, composto del solo articolo 1. (Segue la votazione). Il Senato approva. (v. Allegato B). Colleghi, sospendo la seduta, che riprenderà alle ore 16,30, come già comunicato, con le comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri in vista del prossimo Consiglio europeo. La seduta è sospesa. (La seduta, sospesa alle ore 13,37, è ripresa alle ore 16,33) . Presidenza del presidente ALBERTI CASELLATI Comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri in vista del Consiglio europeo del 20 e 21 giugno 2019 e conseguente discussione PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca: «Comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri in vista del Consiglio europeo del 20 e 21 giugno 2019 e conseguente discussione». Ha facoltà di parlare il presidente del Consiglio dei ministri, professor Conte. CONTE, presidente del Consiglio dei ministri . Signor Presidente, gentili senatori, il prossimo Consiglio europeo assume una rilevanza particolare, giacché esso è il primo che si svolgerà e aprirà la nuova legislatura europea. Subito dopo le elezioni per il Parlamento europeo, con gli omologhi degli altri Stati membri ci siamo già riuniti - lo ricordo - martedì 28 maggio a Bruxelles, in una cena di lavoro informale, per compiere alcune prime valutazioni sull'esito del voto europeo e per ricercare un consenso sul metodo con cui giungere a decisioni rapide, auspicabilmente consensuali, sulle nomine dei vertici istituzionali dell'Unione europea. Proprio quello delle nomine dei vertici delle istituzioni europee sarà il tema centrale di questo prossimo Consiglio europeo. Su di esso è in corso in Europa, fin dalle scorse settimane, un confronto a livello intergovernativo e anche parlamentare tra i Gruppi politici del Parlamento europeo. È di fondamentale importanza che da tale confronto emerga, da parte delle istituzioni europee, un segnale ai cittadini circa la capacità di tenere conto della domanda di cambiamento emersa dal voto del 26 maggio in tutto il Continente, seppure espressa in differenti forme. L'Unione europea deve riuscire a decidere non solo da chi, ma anche in quale direzione essere guidata e queste decisioni devono essere equilibrate ed efficaci. Devono infatti essere rispettati più che mai in questa legislatura, con un Parlamento che si preannuncia così frammentato, i criteri di equilibrio geografico, politico, di dimensione degli Stati membri e di genere. È inoltre essenziale che sui vertici istituzionali dell'Unione si decida in coerenza con una logica di pacchetto, che ci consenta cioè di avere e conservare una visione complessiva in ordine alla distribuzione delle varie cariche e quindi in ossequio a una logica di equilibrio. I vertici delle istituzioni europee devono essere inoltre all'altezza della posta in gioco di fronte alle prossime sfide che ci attendono nei prossimi cinque anni: la crescita, il lavoro, l'equità sociale, la sicurezza, la migrazione, il rispetto dell'ambiente e lo sviluppo sostenibile. Soluzioni europee a queste sfide sono improcrastinabili e devono ispirarsi ad una prospettiva nuova, in cui la crescita non venga più considerata come antitetica rispetto alla stabilità e la solidarietà venga tutelata al pari della responsabilità. Quanto all'aspettativa italiana per la nuova Commissione europea, come ho avuto già modo di sottolineare in varie sedi, l'Italia - lo dico in piena trasparenza - auspica per sé, in linea con il suo ruolo nella storia e nel futuro dell'Europa, un portafoglio economico di prima linea. Alle nomine europee si accompagna, al Consiglio europeo, una decisione sull'agenda strategica, documento questo che contiene, ad ogni avvio di legislatura europea, linee programmatiche in cui si riconoscono tutti e 28 gli Stati membri. L'agenda strategica combina quasi inevitabilmente, in un'Unione caratterizzata da una membership così ampia, sia ambizione sia realismo. È dunque di fondamentale importanza, tenendo a mente le sfide cui ho fatto cenno in precedenza (crescita, lavoro, sicurezza e ambiente), che all'agenda si accompagnino, nei prossimi cinque anni, decisioni e politiche europee all'altezza della situazione e che trovino una tempestiva attuazione. In quest'ottica, considero prioritari i seguenti obiettivi, che riassumo: una governance europea multilivello della migrazione basata sulla solidarietà, sull'equa condivisione delle responsabilità fra Stati membri, sulla collaborazione con i Paesi di origine e transito, inclusi i corridoi umanitari europei per quanti abbiano diritto all'asilo, nonché su una decisa politica europea sui rimpatri e di contrasto costante e incisivo al traffico illegale di esseri umani. Altro punto: un deciso avanzamento dell'Unione nel completamento del pilastro dei diritti sociali, nel definire e attuare iniziative e strumenti europei volti a proteggere i disoccupati, soprattutto i giovani, in modo da perseguire e realizzare forme di salario minimo europeo e da proseguire la lotta contro l'esclusione sociale e le tante povertà. Ancora: un budget dell'eurozona dotato anche di funzione di stabilizzazione, obiettivo essenziale per la solidità dell'eurozona nello scenario globale, che, come sappiamo, è caratterizzato da turbolenze e da una persistente guerra dei dazi che hanno un impatto negativo sulla congiuntura economica europea. Ancora, un impulso concreto affinché vengano incentivati investimenti pubblici produttivi, soprattutto negli Stati membri che più ne hanno necessità, e affinché si possa porre rimedio alla concorrenza fiscale ingiustificata tra Stati membri. Ancora, un'Unione capace di promuovere politiche ambientali a sostegno dell'economia circolare e di incentivo all'obiettivo di neutralità climatica da raggiungere entro il 2050, senza che ciò incrini l'unità europea su un obiettivo essenziale per tutti i cittadini europei di oggi e di domani. Ancora, un altro punto è l'adeguata tutela europea sia dei prodotti agricoli (etichettatura e tracciabilità), sia delle indicazioni di origine geografica, quali presupposti di una politica commerciale dell'Unione europea - sapete che questa è una competenza esclusiva dell'Unione - che sia rispettosa dei cittadini, siano essi consumatori o imprenditori. Ancora, l'ulteriore miglioramento della cooperazione legislativa e amministrativa europea nel contrasto al terrorismo internazionale e al crimine organizzato, contro cui non possiamo permetterci di abbassare mai la guardia. Infine, una politica estera dell'Unione europea realmente efficace, capace di definire posizioni e, se necessario, di adottare misure con decisioni efficaci e adeguate al ruolo nel mondo globale, cui l'Unione Europea non può, né deve rinunciare. Una volta adottata l'Agenda strategica in sede di Consiglio europeo, sarà decisiva la capacità o meno di assicurarne coerente e tempestiva attuazione. Auspico, in questa prospettiva, un ruolo centrale per il Parlamento europeo, come stimolo democratico per la Commissione europea e gli Stati membri ad agire in linea con gli impegni assunti proprio all'inizio della legislatura. Il Consiglio europeo è inoltre chiamato a valutare lo stato di avanzamento del negoziato relativo al prossimo quadro finanziario pluriennale. Al riguardo, mi permetto di definire la nostra posizione chiara e coerente. Come Presidente del Consiglio del Paese quinto contributore netto del bilancio dell'Unione rappresenterò infatti l'aspettativa che la tempistica del negoziato non vada a discapito della sua qualità. È essenziale lavorare con spirito autenticamente europeo all'avanzamento del negoziato verso una tempestiva conclusione, ma senza che si abbraccino scorciatoie che possono condurre a un bilancio settennale inadeguato alla posta in gioco. L'Unione deve avere un quadro finanziario pluriennale radicato nel presente, ma proiettato nel futuro, che faccia pertanto tesoro delle esperienze pregresse e rappresenti un'effettiva garanzia di politiche efficaci sia per le nuove priorità che si affacciano (migrazione, sicurezza, investimenti e ricerca), sia per le politiche più tradizionali, dove dobbiamo essere determinati a difendere dei livelli adeguati di intervento. Parlo, ad esempio, del tema della coesione, ma anche del tema - per noi strategico - della politica agricola comune, che sono entrambi essenziali per i nostri cittadini e, in generale, per quelli europei, in particolare per consumatori e imprenditori. Dicevo che questi temi sono essenziali per la crescita e per garantire occupazione anche nelle aree del Continente più svantaggiate e che soffrono maggiormente le ricadute negative della sfida globale. È inoltre auspicabile, nella prospettiva di un bilancio pluriennale che sia veramente all'altezza delle sfide, che si sappia guardare con maggiore ambizione alle nuove risorse proprie, a beneficio del contribuente europeo, garantendo un maggior valore aggiunto della spesa dell'Unione, senza gravare con questo sui bilanci nazionali. Parimenti proiettato a un futuro dell'Europa, da preparare fin d'ora con efficacia e lungimiranza, è il tema del cambiamento climatico. Il Consiglio europeo esprimerà un invito al Consiglio e alla Commissione a continuare a lavorare in direzione della transizione verso la neutralità climatica, sulla base delle misure già concordate per raggiungere il target di riduzione del 2030, ed in direzione della tempestiva adozione, entro il 2020, di una strategia dell'Unione europea di lungo termine. Il Consiglio europeo guarda inoltre al Climate action summit, organizzato dal Segretario generale delle Nazioni Unite a settembre, come ad una tappa significativa per l'azione globale sul cambiamento climatico e agli obiettivi dell'Accordo di Parigi sul clima. Ci aspettiamo di poter lavorare insieme agli altri Stati membri ad un ruolo dell'Unione europea ambizioso, di respiro globale. È essenziale, ad esempio, che si avanzi sul piano europeo con determinazione verso la neutralità climatica entro il 2050, un traguardo che i sette Paesi del Sud dell'Unione europea, fra cui il nostro, nella dichiarazione del 14 giugno scorso, sottoscritta a La Valletta a Malta, hanno auspicato venga raggiunto tenendo conto delle specificità nazionali. La sfida ambientale non può essere affidata all'iniziativa dei singoli Paesi, non è questione che possa essere risolta nella prospettiva di una dimensione nazionale: essa richiede uno sforzo congiunto, uno sforzo europeo, anzi uno sforzo globale e l'Unione europea non può non giocare un ruolo da protagonista su questo tema, anche in vista dei prossimi appuntamenti internazionali, come appunto il già citato summit delle Nazioni Unite fissato per il prossimo settembre. Sull'ambiente occorre rispettare le regole europee ed il principio di responsabilità verso i cittadini e fra generazioni. Ho avuto anche modo di rappresentarlo fin dal discorso alle Camere, quando chiesi, nel giugno 2018, la fiducia: se vogliamo restituire all'azione di Governo un più ampio orizzonte, dobbiamo mostrarci capaci di alzare lo sguardo, sforzandoci di perseguire i bisogni reali dei cittadini in una prospettiva anche di medio e lungo periodo; diversamente la politica perde di vista il principio di responsabilità che impone di agire (come raccomandava il filosofo Jonas) non soltanto guardando al bisogno immediato, che rischia di tramutarsi in mero tornaconto, ma anche progettando la società che vogliamo lasciare ai nostri figli, ai nostri nipoti. Il Consiglio europeo si soffermerà anche, in tema di relazioni esterne, sulla situazione tra Russia e Ucraina, con specifico riferimento alle recenti misure russe sui passaporti nelle regioni orientali dell'Ucraina, in particolare Donetsk e Lugansk, alla perdurante detenzione da parte russa dei marinai ucraini arrestati in occasione dell'incidente nello stretto di Kerch il 25 novembre 2018, e all'auspicio che riprendano i negoziati per l'attuazione delle intese di Minsk. Su tali questioni rimane per noi prioritario lavorare, ovviamente insieme ai nostri partner europei, per favorire una distensione, per riportare il confronto al tavolo dei negoziati, anche approfittando del nuovo slancio impresso alla politica ucraina dal neo presidente Zelens'kyj. Colgo l'occasione per riaffermare che l'Italia intende perseguire un approccio rispettoso della questione europea, ma che l'Italia rimane convinta, al tempo stesso, che le sanzioni non siano un fine in sé, bensì uno strumento finalizzato ad avviare a soluzione la crisi ucraina. Il Consiglio europeo esprimerà inoltre, sulla scia delle conclusioni di quello di marzo, un invito ad accrescere la consapevolezza e a rafforzare la resilienza delle nostre democrazie rispetto alla disinformazione, incoraggiando la Commissione europea ad una valutazione sull'attuazione da parte delle piattaforme online degli impegni assunti al riguardo. In questa prospettiva, rimane essenziale per l'Italia uno sforzo europeo coordinato che tenga conto della natura complessa, plurale del problema; provenendo la disinformazione da una molteplicità di soggetti, statuali ma anche non statuali, essa richiede un approccio strategico multidimensionale e di ampio respiro, che includa sul piano europeo un investimento di lungo periodo nella formazione dei giovani, un dialogo costante con i provider privati, senza trascurare naturalmente i delicati profili di necessaria garanzia della libertà di informazione, che è un fondamento essenziale dei nostri sistemi democratici. Il Consiglio europeo inoltre valuterà con favore il lavoro in corso a livello comunitario per una risposta coordinata alle minacce ibride. Al riguardo condividiamo con i partner europei l'esigenza di intensificare il coordinamento europeo sugli attacchi cibernetici. L'approccio italiano è ispirato alla promozione di piattaforme cooperative e mira a coniugare le esigenze di sicurezza e di protezione dei cittadini con il rispetto della democrazia e della libertà della Rete. Riteniamo inoltre di dover rafforzare la resilienza, vale a dire la capacità di dotarsi, a livello nazionale ed europeo, di adeguati strumenti di prevenzione e resistenza rispetto ad eventuali cyberattacchi, ma anche la capacità di deterrenza verso tali attacchi. Ciò tenendo comunque presente che il problema della imputazione, cioè l'individuazione dei soggetti responsabili per poi poter passare a comminare le sanzioni, resta un problema di grande complessità e richiede un approccio ben ponderato. Il Consiglio europeo farà inoltre riferimento alle conclusioni del Consiglio affari generali in materia di allargamento. Si tratta di un processo di cui l'Italia è tradizionalmente sostenitrice, perché crediamo che questo stimolo sia importante per promuovere pace, stabilità, prosperità e sicurezza nel nostro vicinato, nell'interesse geostrategico non solo dell'Italia, ma dell'intero Continente. Riteniamo dunque essenziale preservare la credibilità e offrire una prospettiva per il processo di allargamento, sia sostenendo ulteriori progressi di Serbia e Montenegro nel negoziato di adesione, sia lavorando affinché entro ottobre di quest'anno - è una prospettiva che si è aperta proprio ieri nel corso del Consiglio affari generali - possa esserci una decisione favorevole all'apertura dei negoziati di adesione con Albania e Repubblica di Macedonia del Nord. Un rapido avvio dei negoziati di adesione con Tirana e con Skopje darebbe infatti un segnale di forte attenzione europea verso l'intera regione, ridando slancio alla prospettiva europea di quei due Paesi e contribuendo così ad evitare derive rispetto al percorso di progressiva integrazione e stabilità regionale. Accenno a un'altra questione che viene portata all'attenzione del Consiglio europeo su sollecitazione di Cipro. Verrà discusso in seno al Consiglio europeo ed inserito nelle conclusioni il tema delle attività turche di perforazione nella zona economica esclusiva cipriota. Al riguardo, monitoriamo con la massima attenzione i recenti sviluppi legati alle questioni energetiche nel Mediterraneo orientale e condividiamo la preoccupazione riguardo all'annuncio della Turchia di voler intraprendere attività che potrebbero risultare lesive delle legittime aspettative della Repubblica di Cipro di esercitare i diritti sovrani sulle risorse naturali presenti nella cosiddetta zona economica esclusiva, in linea con le norme del diritto internazionale e con le norme dell'Unione europea. Riteniamo che lo sfruttamento delle risorse energetiche nel Mediterraneo orientale possa diventare, da motivo di disputa, una straordinaria opportunità di cooperazione, ed anche un fattore di stabilizzazione regionale. Dobbiamo però lavorare per poter raggiungere questo traguardo. Infine, il Consiglio europeo esaminerà gli ultimi sviluppi del dossier Brexit, alla luce delle recenti vicende politiche nel Regno Unito e dell'ultima comunicazione della Commissione europea sulle misure di emergenza in caso di Brexit senza accordo. Come ben sapete, da parte italiana il 20 maggio scorso è stato convertito in legge il decreto-legge cosiddetto Brexit che prevede, in caso di no deal , misure di messa in sicurezza nei settori dei diritti dei cittadini, dei servizi finanziari e del trasporto aereo. La scorsa settimana abbiamo riunito già a Palazzo Chigi la cosiddetta " task force Brexit" per fare un tagliando alle misure di preparazione al no deal . L'Italia resta impegnata per una Brexit ordinata attraverso un accordo di recesso e per costruire una relazione futura profonda, direi ambiziosa, con il Regno Unito dopo l'uscita dall'Unione europea. Nondimeno, alla luce degli ultimi sviluppi a Londra, è importante che i cittadini, le imprese e tutti i soggetti interessati alla Brexit utilizzino questi mesi di proroga - voi sapete che la prossima data è fissata al 31 ottobre 2019 - per prepararsi a qualsiasi scenario, incluso quello, davvero poco auspicabile, di un'uscita senza accordo. Ho prima richiamato, riferendomi al cambiamento climatico, il principio di responsabilità. Decidere e agire tenendo in massima considerazione tale principio tra istituzioni e cittadini e fra generazioni è presupposto essenziale anche per il rapporto con l'Europa in ambito economico e in ambito finanziario. Mi riferisco, in particolare, alla raccomandazione e al rapporto della Commissione, che potrebbero condurre a una procedura d'infrazione nei confronti dell'Italia, ma anche al completamento dell'unione economica e monetaria. Tocco innanzitutto quest'ultimo argomento, che sarà al centro di un Eurosummit venerdì 21 giugno, che riteniamo debba assumere decisioni non divisive, con un'adeguata base politica e tecnica, che spetta all'Eurogruppo e al Consiglio Ecofin assicurare. Non riteniamo che vi siano ancora i giusti presupposti in merito e non riteniamo appropriato che i Capi di Stato e di Governo decidano senza un'adeguata base tecnica e un approccio consensuale su misure che potrebbero risultare davvero molto incisive, anche in una prospettiva di media-lunga durata. I temi li conoscete: la riforma del trattato sul meccanismo europeo di stabilità, il cosiddetto MES, lo schema europeo di garanzia sui depositi, il cosiddetto EDIS, il budget dell'eurozona. L'accordo di dicembre 2018 prevedeva che fossero predisposte entro giugno 2019 le conseguenti revisioni al trattato MES. L'Eurogruppo del 13 giugno ha raggiunto un ampio consenso su una bozza di testo del trattato rivisto, sulla base del quale verrà definita, nella seconda parte dell'anno, la documentazione di secondo livello prevista dal trattato stesso. Secondo l'accordo raggiunto, su richiesta, in particolare, di Italia e Germania, le procedure per le ratifiche nazionali saranno avviate solo quando tutta la documentazione sarà stata concordata e finalizzata, nel prossimo mese di dicembre. Ricordo rapidamente che le questioni di maggior rilievo sono la revisione delle linee di credito cosiddette precauzionali; i rapporti e la divisione dei ruoli tra Commissione e MES; varie questioni legate al debito, che riguardano anche la modifica delle modalità di voto, dal cosiddetto dual limb al single limb , delle clausole di azione collettiva, che comunque sono già presenti nel trattato in vigore; ricordo, ancora, l'istituzione del meccanismo di supporto comune al fondo di risoluzione unico per le banche, il cosiddetto common backstop . Tutte queste questioni sono oggetto di un lavoro che si protrae da tempo. Tuttavia, vi voglio aggiornare circa il fatto che questa mattina, nel passaggio alla Camera dei deputati, è stata proposta una risoluzione da parte delle forze di maggioranza, che ha trovato il parere favorevole del sottoscritto a nome dell'intero Governo. Ritengo che il suggerimento proveniente dall'altro ramo del Parlamento sia prezioso e utile da raccogliere. Vi sintetizzo il passaggio che mi sembra più significativo per quanto riguarda il giusto approccio da perseguire in questa direzione. Occorre una valutazione congiunta dei tre elementi del pacchetto di approfondimento dell'unione economica e monetaria (EDIS, eurobudget e MES), riservandosi quindi, in questo caso, il Parlamento di esprimere la valutazione finale solo all'esito della dettagliata definizione di tutte le varie componenti del pacchetto, favorendo il cosiddetto package approach , che possa consentire una condivisione politica di tutte le misure interessate, secondo una logica di equilibrio complessivo. Mi sento di sposare questo approccio, come Governo, se fosse confermato anche in quest'Aula, perché effettivamente ritengo che proseguire soltanto in una singola direzione, posticipando le valutazioni complessive, non sia affatto un modo di procedere avveduto, accorto e raccomandabile. Dobbiamo avere una visione complessiva di questo percorso, perché solo questa ci potrà poi portare ad esprimere una valutazione politica, che sia rispondente ai bisogni dei nostri cittadini e agli interessi nazionali. Quanto al tema della procedura di infrazione, ho avuto modo di affermare, anche pubblicamente, che siamo tutti determinati a evitarla, perché riteniamo che sia nell'interesse del nostro Paese difendere le proprie ragioni ed evitare una procedura, che sarebbe comunque penalizzante, ma siamo anche ben convinti della nostra politica economica ed è su queste basi, sulla base di questa convinzione, che intendiamo mantenere un dialogo costruttivo con l'Unione europea. Queste nostre determinazione e disponibilità le sto rappresentando con chiarezza a tutti i miei interlocutori istituzionali e quindi ai vertici istituzionali dell'Unione europea e ai miei omologhi. L'Italia intende rispettare le regole europee, ma questo non ci può impedire, come Paese fondatore e terza economia del Continente, di diventare portatori di una riflessione ben più incisiva rispetto al passato, su come adeguare le regole stesse, affinché l'Unione europea sia attrezzata ad affrontare crisi finanziarie sistemiche e globali, in modo da assicurare un effettivo equilibrio tra stabilità e crescita e tra riduzione e condivisione dei rischi. Questi sono dei binomi complementari e non in contrasto tra loro, come continuano a sostenere i fautori di un approccio procedurale, che ha costretto l'Europa a criticare ex post proprie decisioni e misure, che sono i cittadini europei ad aver pagato o a rischiare, anche in prospettiva, di pagare. Ciò comporta un prezzo molto elevato, non solo per la coesione sociale ed economica di interi Stati membri, ma, se mi permettete, anche per la credibilità stessa del progetto europeo, che pure i fautori dell' austerity a oltranza dichiarano, quantomeno a parole, di avere a cuore. Questa sera con il ministro Tria abbiamo in animo di portare un documento, un testo, una bozza di aggiustamento, di aggiornamento, in modo da certificare il monitoraggio positivo dei conti pubblici, del quadro di finanza, e di poter avere anche un ulteriore documento ufficiale, deliberato dal Consiglio dei ministri, da portare nelle sedi opportune, quindi per l'interlocuzione con la Commissione europea e per poter dimostrare che sono le nostre previsioni e le nostre stime ad avere il sopravvento su altre stime, fatte da altri, che in questo momento non corrispondono ai reali flussi di cassa. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az). PRESIDENTE . Avverto che le proposte di risoluzione dovranno essere presentate entro la conclusione del dibattito. Saluto ad una rappresentanza di studenti PRESIDENTE . Saluto a nome dell'Assemblea gli studenti del master «La lingua del diritto» dell'Università di Pavia, che svolgono un periodo di formazione in Senato. (Applausi) . Ripresa della discussione sulle comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri PRESIDENTE . Dichiaro aperta la discussione sulle comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri. È iscritto a parlare il senatore Monti. Ne ha facoltà. MONTI (Misto) . Signor Presidente del Consiglio, negli ultimi giorni il preoccupante isolamento dell'Italia in Europa è diventato più evidente a tutti, ponendo le premesse del suo perdurare e ciò per effetto, sia delle scelte degli elettori italiani del 26 maggio - scelte sovrane, sulle quali questo ramo del Parlamento non ha nulla da dire - sia delle politiche del Governo. Il raccolto mietuto dal Governo in Europa, dopo un anno di politica economica estera ed europea caratterizzate da cacofonia, aggressività e impotenza, è imbarazzante. Non mi riferisco tanto all'eventuale procedura di infrazione, ma ad una cartina di tornasole che abbiamo già visto qualche giorno fa. Tutti gli Stati membri dell'eurozona, nessuno escluso, hanno condiviso l'analisi della Commissione su quel tema e hanno invitato l'Italia a prendere le misure necessarie. Guardando avanti è paradossale e preoccupante che questa stagione di sovranismo italiano, sorta con l'impulso legittimo di far contare di più l'Italia in Europa, rischi di farla contare di meno. Questo deve preoccupare tutti noi, indipendentemente dalle preferenze politiche: 42 dei 73 eurodeputati italiani siederanno sui banchi dell'opposizione; il Governo italiano nel Consiglio appare su certi temi piuttosto isolato e il commissario italiano, che sarà di sicuro di alto calibro, quanto più rifletterà un'impostazione sovranista, tantomeno riuscirà ad avere una maggioranza nella Commissione che si prefigura, cosa di cui un commissario ha bisogno persino nelle materie di sua competenza. Avviandomi alla conclusione, guardo a lei, signor Presidente del Consiglio, con rispetto e simpatia - anche proprio nel senso etimologico del termine simpatia - condividendo praticamente in toto le sue comunicazioni di oggi. Auspico che rappresentino la posizione del Governo: in ogni caso il Consiglio europeo dà almeno la tranquillità, perché solo lei sarà presente in quel consesso in rappresentanza dell'Italia. (Applausi dal Gruppo PD) . Condivido in particolare quanto ci ha riferito sugli investimenti pubblici produttivi, sulla concorrenza fiscale ingiustificata tra Stati membri e infine - mi fa piacere ricordarlo in Parlamento - sul ruolo centrale che ancora oggi lei ha ribadito per il Parlamento europeo. Nel suo discorso di Davos lei ha parlato dell'Europa del popolo, non dei popoli, e questo mi è molto piaciuto: ha sottolineato che vorrebbe un'Europa come il governo del popolo in Italia. Naturalmente non le sfugge che questo significa più ruolo del Parlamento europeo e meno potere di veto degli Stati membri in Consiglio e, quindi, meno sovranismo. La ringrazio, Presidente. (Applausi dai Gruppi Misto e PD) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Masini. Ne ha facoltà. MASINI (FI-BP) . Presidente Conte, a breve lei andrà a rappresentare il Governo al prossimo Consiglio europeo. È un appuntamento che non si presenta sotto i migliori auspici. Non invidio il suo compito, come spesso non invidio il suo sistema nervoso, costantemente e deliberatamente sottoposto a stress da alcuni rappresentanti della sua maggioranza. Quando si tratta infatti di situazioni delicate e complesse, come quella che potremmo trovarci a dover affrontare, più che la tracotanza, servono saggezza, concretezza e buon senso. D'accordo, la casa comune europea può talvolta stare stretta, ma è comunque bene essere consapevoli che quel tetto comune ci è necessario, date le sfide globali che ci attendono. Tuttavia, per stare sotto quel tetto e per starci chiedendo poi ragionevolmente che i tecnicismi esasperanti vengano smussati e regolati con visione rinnovata, bisogna far sì che non si trovi la porta di casa chiusa, con un bel cartello con su scritto «Io non posso entrare»: si badi bene, ho detto «Io non posso entrare» e non «Tu non puoi entrare», perché a quell'isolamento ci state condannando voi e non gli altri. Ma quell'io è anche un noi (noi tutti qui, noi italiani) ed è un noi che diventa un voi nel momento in cui ci rappresentate in questo modo. Mi permetta di dire che ci rappresentate male, perché in un Paese dove servono come linfa vitale le infrastrutture un giorno sì e un giorno no dite di non avere le idee chiare su questo tema. Ci rappresentate male perché l'Italia è in ritardo nella sfida relativa ai cambiamenti climatici, quando invece dovremmo agire con un ruolo di primo piano senza nessun tentennamento, con sguardo attento alla ricerca, alle fonti rinnovabili, all'efficientamento energetico dei processi produttivi; male perché, a mio avviso, vengono espressi con estrema leggerezza concetti economici e di politica estera che fanno danno ai mercati e quindi ai risparmi, agli investimenti, ai mutui degli italiani. Infatti, signor Presidente del Consiglio, è reale la necessità di riformare le regole europee nel settore economico, ma non mentre la partita è in corso. Siamo dinanzi a una procedura d'infrazione, sarebbe la prima volta per l'Italia e nessuno in questa sede si augura che abbia un seguito, e che risposta state dando? Un ex Ministro del suo Governo che in questo momento ricopre un ruolo istituzionale fondamentale ha dichiarato che il debito al 200 per cento del PIL è sostenibile; ma se ciascuno italiano già paga solo per gli interessi dell'attuale debito 2,50 euro al giorno, considerando quella cifra per trecentosessantacinque giorni l'anno per 60 milioni di italiani, io mi metto una mano sul cuore e tanto sostenibile non mi sembra. Vi è poi la vicenda dei mini-BOT. A me personalmente non sembrava il momento migliore per lanciare quest'ulteriore provocazione, comunque vorrei capire che natura hanno, se sono denaro o titoli di debito. Posto che in ogni caso si tratta di nuove spese messe in cassa e quindi di nuovo debito pubblico, la domanda principale è se possiamo permetterci di aumentare il debito non tanto o non solo per le sanzioni europee, quanto perché sarebbe una dimostrazione della nostra incapacità di controllare la finanza pubblica, con il conseguente effetto di un bel salto in alto dello spread e con buona pace di chi ha un mutuo da pagare. Ciò premesso, se fosse denaro contante sarebbero vietati, dato che la politica monetaria è di competenza della BCE; se invece si tratta di titoli di credito, dato che nessuno può essere costretto a sobbarcarsi un debito altrui dovrebbero essere accettati dal creditore, ma è un'operazione che a me sembra abbastanza complessa: chi, infatti, vorrebbe essere pagato con promesse invece che con denaro sonante? Si dirà che lo Stato potrebbe imporne l'accettazione con la forza, ma a parte il segnale abbastanza devastante di una simile imposizione da economia di guerra, chi incassa il mini-BOT correrebbe subito in banca per farselo cambiare in euro veri e in quel momento avrebbe un'amara sorpresa perché la banca gli rimetterebbe il costo del rischio, che non so quanto potrebbe costare (dipenderà dalle circostanze), ma di sicuro il creditore subirà una bella tosatura. Inoltre saranno tosati anche tutti i contribuenti del Belpaese, perché l'abbattimento del valore del bottino - preferisco chiamarlo bottino più che mini-BOT - si rifletterà in un analogo abbattimento del valore dei BOT veri, impoverendo dalla notte al giorno milioni di risparmiatori italiani che hanno affidato i frutti dei loro sacrifici allo Stato nell'illusione che fossero al sicuro. Signor presidente Conte, la fiducia nell'Europa non è più solo una clausola di stile, ma deve essere sentita come uno scudo potente alle spinte nazionaliste e antidemocratiche. L'Europa deve cambiare, sì, ma per affrontare le sfide che ci sono dinanzi, come la riforma del welfare e la risposta alla quarta rivoluzione industriale, futuro banco di prova di un rinnovato e ambizioso riformismo europeo al quale qui nessuno vuole rimanere estraneo. Per questo serve una ricetta reale e credibile agli occhi degli italiani e degli europei e confacente alle nostre tasche. Bisogna quindi che la linea del Governo cambi. Concludo con una citazione di Lichtenberg: non possiamo certo dire se la situazione sarà migliore quando sarà cambiata, ma possiamo dire che per diventare migliore deve cambiare. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE.È iscritto a parlare il senatore Casini. Ne ha facoltà. CASINI (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente del Consiglio, nelle sue comunicazioni ha parlato di diversi argomenti che francamente sono, per quanto mi riguarda, del tutto condivisibili. Io non sono Presidente del Consiglio e ho dieci minuti a disposizione, ma lei giustamente doveva dare un quadro generale, per cui ha parlato di clima (anche in vista del summit dell'ONU), dei problemi della tutela dei prodotti agricoli, delle fake news, delle minacce ibride, degli attacchi cibernetici e dei rischi per i cittadini e per la loro sicurezza; ha parlato dell'allargamento dell'Unione europea ai Paesi baltici, della Russia, dell'Ucraina, dei temi energetici tra Turchia e Cipro, di tante altre questioni come la Brexit che ci stanno a cuore. Presidente, sono un esponente dell'opposizione, ma non ho mai ritenuto che, quando viene il Presidente del Consiglio a parlare del Consiglio europeo, dobbiamo per forza dissentire da tutto ciò che dice se siamo all'opposizione. Non vorrei intervenire su questi temi perché credo che la maggior parte del Parlamento e non solo io si ritrovi su quanto lei ha detto, anche perché, essendo di scuola antica, penso che i Governi passino, ma le grandi linee della politica estera ed europea dovrebbero almeno permanere. Quando parliamo ad esempio - lei lo ha citato espressamente - di allargamento ai Balcani, questa è una storia tipicamente italiana. Noi siamo stati gli avvocati difensori dei Paesi balcanici che devono entrare in Europa e lo abbiamo fatto anche per un nostro interesse: i Balcani stabili e inseriti nell'Unione europea sono fonte di stabilità e non esportatori di problemi di instabilità anche per l'Italia. Presidente, le auguro buon lavoro. Sulla Brexit ci ritroviamo perché vogliamo continuare ad avere con il Regno Unito, qualsiasi sia la fine di questa vicenda, un rapporto privilegiato. Ci sentiamo europei come loro; loro sono europei e possono stare fuori dall'Unione europea, ma non possiamo attenuare i rapporti storici anche sintetizzati da tanti britannici che stanno in Italia e da tanti italiani che stanno nel Regno Unito. Le considerazioni che vorrei fare sono essenzialmente due. Innanzitutto c'è il tema che lei ha evocato qui. Ha parlato - l'ho segnato - della domanda di cambiamento emersa dagli elettori europei. In proposito, dobbiamo essere sinceri e franchi. La domanda di cambiamento quando il popolo vota c'è sempre, ma non facciamo la retorica del cambiamento sull'esito del voto europeo perché il voto europeo ha dimostrato, almeno per quanto riguarda i sovranisti locali, che in Europa la pensano esattamente in modo opposto. Al netto della posizione di Macron, infatti, che è fuori dai tradizionali partiti popolari e socialisti, abbiamo una maggioranza popolare, socialista e liberale che sostanzialmente si è consolidata in queste elezioni europee. A me non piace la parola sovranista e, se la dovessi usare in qualche modo, userei l'espressione «sovranismo europeo». Io mi sento sovranista europeo, ma non sovranista italiano perché credo che tutti i Paesi d'Europa se andassero in ordine sparso, nel mondo in cui viviamo, solo semplicemente irrilevanti. Comunque, l'esito delle elezioni europee è stato chiaro: le grandi famiglie politiche si sono ritrovate vincitrici di questa sfida e, purtroppo, la presenza italiana nelle sue espressioni di maggioranza - parlo di chi ha vinto le elezioni: la Lega e il MoVimento 5 Stelle che hanno preso il 51 per cento alle urne - è fuori dalle famiglie politiche. Sono sostanzialmente irrilevanti; fanno fatica a trovare agganci europei. Francamente la Lega ne ha trovati di assai preoccupanti: andare a fare un Gruppo parlamentare con l'alternativa per la Germania è veramente inquietante, considerando anche ciò che sono, da dove vengono e ciò che esprimono. Anche il MoVimento 5 Stelle mi sembra navighi un po' nel buio perché non ha interlocutori europei. Ciò non rafforza, ma indebolisce la posizione italiana. Noi dell'opposizione - credo di poter parlare a nome di tutti perché non ci sono distinzioni - pensiamo e speriamo che porti a casa il più possibile per quanto riguarda la trattativa, anche per quanto riguarda il nostro commissario europeo. Vogliamo un commissario europeo che non solo auspichiamo venga scelto tra persone autorevoli, ma che abbia un portafoglio che pesa, che possa dire la sua nel contesto del Governo europeo. Presidente, io ho però molti dubbi sinceramente perché non vedo un'Italia che pesa di più in Europa. Tra l'altro, vedo un'Italia che a molti tavoli europei non partecipa. (Applausi dal Gruppo PD) . Questa idea che, quando ci sono le riunioni di settore, i Ministri principali non vanno è del tutto singolare. Se fosse capitato in passato, saremmo stati sbranati. Oggi regolarmente non vanno, come se fosse irrilevante. Si tratta di materie come l'immigrazione e tutte le questioni che ci riguardano in prima persona. C'è, pertanto, da un lato la diserzione e, dall'altro, un peso piuma dell'Italia a livello europeo. Gli interlocutori che abbiamo scelto sono quelli che sul piano concreto delle politiche che chiediamo sono più contrari dell'Italia. Voglio dire, troviamo più assonanza - dico paradossalmente - con Germania e Francia di quella che troviamo con Ungheria e con Paesi affini all'Ungheria. Allora qui c'è qualcuno che quando ci guida non so dove vada a parare, o meglio, lo so. So benissimo che lei è una cosa, altri sono altra. Lo sappiamo tutti perché siamo alfabetizzati, però francamente anche questo è un elemento di preoccupazione. E perché è elemento di preoccupazione? Il presidente Monti, maliziosamente - condivido la malizia - ha detto che almeno c'è lei. Sì, ho capito, però noi siamo deboli anche per questo: una parte del Governo vuole i mini-BOT, un'altra parte la flat tax , una il salario minimo e un'altra il cuneo fiscale, un'altra misure di inclusione sociale: non si capisce assolutamente nulla. Non si capisce chi è il Governo né quanti Governi ci sono. Lei ieri ha detto: facciamo una manovra contiana. Bene, facciamo una manovra contiana, dato che il Presidente del Consiglio è uno e è Conte. Lo dico a voi: fate una manovra contiana, però mettetevi d'accordo, perché - e termino - noi tutti sappiamo cosa significa una procedura di infrazione. Sapete cosa significa? Che chiunque vada a governare nei prossimi anni avrà un pezzo di sovranità che gli viene sottratta: può andare a governare Di Maio, Salvini, chiunque, ma questo sarà un problema costante. Se si apre una procedura di infrazione avremo una sottrazione di sovranità: non dipenderemo solo da noi perché ci sarà qualcuno che ci controllerà ancora più strettamente; altro che sovranismo nazionale! È chiaro, allora, che siamo tutti contrari a che si apra questa procedura, ma, nello stesso tempo, non ci possiamo dividere tra chi vuole alzare le tasse e chi vuole abbassarle: siamo tutti per abbassarle, in teoria, ma siamo tutti anche per constatare, se siamo persone serie, la compatibilità economica e finanziaria delle manovre che andiamo a proporre, se no è semplicemente una presa in giro alle spalle degli italiani. (Applausi dai Gruppi Aut (SVP-PATT, UV) e PD). Per terminare, voglio dire una cosa: la procedura di infrazione è pericolosissima e per evitarla è necessario che ci sia una linea chiara del Governo, a meno che qualcuno in realtà faccia finta di mostrare i muscoli perché ha un obiettivo diverso in termini, ad esempio, di elezioni e di anticipo del dato elettorale e voglia lo scontro con l'Europa per precostituirsi le condizioni per una fuga dalla realtà e andare a elezioni. È chiaro che questa sarebbe una manovra talmente scoperta da essere denunciata perché fatta sulle spalle degli italiani, che porterebbe alla procedura di infrazione per cui sarebbe del tutto irresponsabile anche per chi la approva. Infine, mi auguro che nessuno in quest'Aula giochi a un gioco pericoloso. Mi fa piacere che Salvini sia andato negli Stati Uniti, mi fa piacere che consolidi i rapporti tradizionali con gli amici americani: nel mio DNA politico c'è l'europeismo e l'atlantismo; se non ci fosse stato l'atlantismo non ci sarebbe stato l'europeismo perché sono stati due concetti legati nel Dopoguerra e fino ad oggi. Mi auguro che tutti capiscano, però, che il gioco dell'amministrazione Trump, così come il gioco dei russi - che è esattamente parallelo - è di utilizzare europei per dividere gli europei. (Applausi dai Gruppi Aut (SVP-PATT, UV) e PD). E guai se ci prestassimo a questo gioco così meschino, perché indebolire la casa in cui stiamo porterebbe solo sventure per tutti gli italiani. (Applausi dai Gruppi Aut (SVP-PATT, UV) e PD). PRESIDENTE.È iscritto a parlare il senatore Pittella. Ne ha facoltà. PITTELLA (PD) . Signor Presidente, in realtà, tra le tante questioni che dovrà affrontare il Consiglio europeo, ve ne sono due che a mio e a nostro giudizio sono particolarmente importanti. La prima è quella che lei ha trattato all'inizio del suo discorso, ovvero la questione delle nomine, che non è un esercizio impuro. È un'attività importante per un Paese, in particolare per l'Italia che in questi anni ha potuto contare - fatto storico - sul Governatore della Banca centrale europea, che tanto bene ha fatto al nostro Paese, all'Europa e all'eurozona, sull'Alto rappresentante per la politica estera e la sicurezza e sul Presidente del Parlamento europeo. Noi partiamo da questa eredità e un Governo che si rispetti dovrebbe avere l'obiettivo di raggiungere questi risultati. Lei ha parlato invece di un commissario economico di spessore. Ebbene, come vuole realizzare questo obiettivo, signor Presidente del Consiglio, o altri più ambiziosi che noi penseremmo che il Governo dovrebbe realizzare? Come? Con quali alleanze? Attraverso quali attività preparatorie? C'è una posizione del Governo italiano negoziale sull'elezione del Presidente della Commissione europea? Perché è chiaro che diventando artefici o protagonisti della scelta del Presidente della Commissione europea, potremmo avere maggiore spazio negoziale per le posizioni di vertice. Qual è la nostra preferenza? Vogliamo difendere il principio del candidato Presidente della Commissione europea o vogliamo andare oltre i candidati che sono stati presentati dalle grandi famiglie politiche? Se vogliamo fare un discorso con le forze che contano, quelle che hanno la maggioranza del perimetro europeista in Europa, allora, signor Primo Ministro, lei dovrebbe parlare con i leader nazionali italiani di tali forze: chi rappresenta i popolari, i socialisti e i liberali europei in Italia. Questo se vuole fare massa critica e portare un risultato positivo per il Paese sul fronte delle nomine. (Applausi dal Gruppo PD) . Noi siamo disponibili a discutere perché quando c'è l'interesse del Paese, è ad esso che noi puntiamo. Se facesse una telefonata al segretario Zingaretti, egli lavora con il presidente del Partito socialista europeo e con gli altri leader socialisti per aiutare l'Italia, perché in gioco c'è l'interesse del nostro Paese. La seconda questione, signor Presidente del Consiglio, riguarda quello che lei ha definito approccio omnicomprensivo. Lei ha utilizzato termini anche molto tecnici, ovviamente corretti, di bilancio europeo, di garanzia sui depositi e di fondo salva Stati. Direi che più in generale si discuterà della linea di politica economica che dovrà esserci nei prossimi cinque anni e qui il discorso si lega alla procedura di infrazione. L'Italia vuole contare sulla definizione di una nuova politica che non sia solo di austerità? Non può andare allora al confronto con la Commissione europea e le istituzioni europee con la minaccia di prove muscolari di sfondamento dei tetti e di eliminazione di tutti i paletti. Deve andare con una linea responsabile che coniughi la sanità dei conti pubblici con tre grandi obiettivi, il primo dei quali è finanziare un piano europeo sul lavoro e sulla crescita attraverso altri strumenti, che non siano lo sforamento ulteriore del debito pubblico o del deficit . A livello europeo si possono fare gli eurobond, la tassa sulle transazioni finanziarie, la carbon tax e altri strumenti che finanzino un piano europeo per il lavoro. In secondo luogo, si può fare una nuova politica per l'immigrazione e per i richiedenti asilo, superando Dublino e con una forte collaborazione con i Paesi africani. Il terzo obiettivo è una nuova stagione dei diritti di cittadinanza in Europa e dei diritti sociali per i lavoratori. Un Governo che voglia fare queste cose troverebbe ascolto e potrebbe farsi ascoltare e sentire. Se invece andiamo lì dicendo che non ce ne frega niente di niente, che vogliamo "sfondare" perché vogliamo fare la tassa piatta, vogliamo, giustamente, sterilizzare l'IVA e incrementare il debito di 60 miliardi, ci avviamo su una china pericolosa per l'Italia, ininfluente rispetto alle linee politiche e agli equilibri che si realizzeranno in Europa e assai dannosa per i nostri figli. Osteggeremo con tutte le nostre forze questa linea. (Applausi dal Gruppo PD. Congratulazioni) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice De Petris. Ne ha facoltà. DE PETRIS (Misto-LeU) . Signor Presidente del Consiglio, dovrei farle i complimenti, perché ho visto che in quest'anno lei è riuscito ad acquisire un'abilità non indifferente, nel senso di fare un quadro così generale, su molte questioni, e di evitare accuratamente, se non prendendole molto di lato, le questioni fondamentali, che forse avrebbero dovuto essere il vero oggetto della discussione e del confronto qui in quest'Aula. Vede, signor Presidente del Consiglio, lei ha affrontato forse in meno di due righe la questione della minaccia di procedura di infrazione per debito eccessivo, ma lei sa perfettamente che questa per noi è una situazione molto seria e molto critica. Tra l'altro, lo dico a lei e lo dico anche ai membri del Governo, credo - e guardo al presidente Monti - che questa sarebbe la prima volta nella storia dell'Unione europea. Ora, è chiaro che noi riteniamo questa ipotesi di procedura per debito eccessivo assolutamente sproporzionata, anche dal punto di vista tecnico, ed è quindi evidente a tutti che questa è una posizione molto politica da parte della Commissione europea, conseguente a quello che è stato non solo l'atteggiamento, ma anche la posizione che in modo reiterato noi come Paese e il suo Governo abbiamo portato avanti. Infatti, cosa è accaduto? È accaduto che, giorno dopo giorno, è stata messa in atto una sorta di ginnastica continua, quella del gioco al rialzo e in qualche modo anche della provocazione. Vogliamo ricordare anche quello che è successo a dicembre, signor Presidente del Consiglio? Questo è quello che è accaduto: anche lì, ci furono proclami e proclami sullo sforamento e alla fine si è ceduto, facendo il giochetto del 2,04 invece del 2,4. Il suo Governo, che parla tanto di cambiamento, alla fine ha continuato ad atteggiarsi, al di là della retorica della comunicazione esterna e della propaganda, come si sono un po' atteggiati tutti i Governi, cioè andando a chiedere un po' di flessibilità senza mai mettere seriamente in discussione le regole, mentre questo è il problema fondamentale, presidente Conte. Ho detto che noi riteniamo non solo sproporzionata, ma assolutamente sbagliata quella procedura; aggiungo anche che bisogna andare lì con serietà. Su questo si costruiscono le alleanze: su come si mettono in discussione le politiche del rigore e le regole che hanno fino ad oggi governato l'Europa all'insegna del rigore e che certamente non hanno prodotto - come ha detto anche Draghi nei giorni scorsi - un beneficio per i popoli e non parlo solo del nostro Paese. E questo vale non solo per l'Italia, signor Presidente del Consiglio. Fare questo ragionamento e articolare davvero un programma per ridiscutere quelle regole significa costruire le alleanze e non essere isolati: costruire le alleanze. Dopo tutta questa storia, tutta questa retorica, tutta questa propaganda ("tanto io faccio la flat tax , tanto io faccio questo, tanto io faccio quest'altro"), lei adesso, presidente Conte, è venuto a dirci che sul MES vedremo e faremo. Ma intanto lei è andato a firmare l'intesa sul Meccanismo europeo di stabilità, che noi riteniamo pericoloso per il nostro Paese. Bisognerebbe avere molta più modestia e costruire non solo alleanze generiche, ma soprattutto alleanze per il superamento di quelle regole, all'insegna anche di proposte precise. Noi su questo ci siamo sgolati. Non è che non siamo d'accordo sul fatto che voi andate a dire o che Salvini va a dire della flat tax perché non ci sono le coperture: non siamo d'accordo perché è sbagliata. Se dobbiamo metterci in testa di fare un'operazione sotto il profilo fiscale, bisogna ridare forza alla progressività, ridurre le tasse a coloro che in questo Paese le hanno sempre pagate con un prelievo diretto e rimettere progressività nel sistema, non provocare altri problemi. Ci siamo sgolati in tutte le nostre risoluzioni e glielo ridiciamo ancora adesso, sul piano investimenti e sui cambiamenti climatici: oltre alle cose che ha detto, presidente Conte, che condividiamo, e al fatto di costruire le alleanze per dire all'Europa che si deve recuperare un ruolo guida nella lotta ai cambiamenti climatici, bisogna andare lì e dire che tutti gli investimenti verdi, sull'innovazione, sulla sostenibilità e sui piani di mitigazione e di adattamento devono stare fuori dalle regole di stabilità, nel golden rule . Su questo occorre costruire alleanze, senza andarsi a piegare due minuti dopo i proclami, perché le politiche del rigore e ingiuste dell'Europa che hanno creato problemi si superano non con le provocazioni, bensì costruendo le alleanze per cambiare quelle regole, nell'interesse non solo dell'Italia, ma dell'Europa . (Applausi dal Gruppo Misto-LeU e del senatore Cucca). PRESIDENTE.È iscritto a parlare il senatore Saccone. Ne ha facoltà. SACCONE (FI-BP) . Signor Presidente del Consiglio, oltre alla sua gentilezza e al suo garbo, avremmo auspicato che oggi ci mostrasse il suo vero volto. Lei chi è, il dottor Jekyll, l'europeista, o Mister Hide, il sovranista? Vede, per noi è assai arduo seguire tutte le vostre elucubrazioni in materia di economia; si immagini poi, per quanto concerne la vostra politica estera. State rigettando i trattati internazionali sul TAV, perché non volete farlo, ma per fortuna ci stanno pensando i piemontesi; state temporeggiando sul TAP e sottoscrivete persino un memorandum con la Cina per rafforzare la sua presenza in Italia e in Europa in cambio di un po' di arance. Cercate di tranquillizzare Washington, che introduce dazi che danneggiano le nostre aziende che esportano negli USA, e, allo stesso tempo, fate l'occhiolino ai russi, chiedendo l'eliminazione delle sanzioni. In sintesi, presidente Conte, questa è una Babele che rischia di far sprofondare la credibilità del nostro Paese nello scacchiere internazionale. Qualcuno aveva saggiamente suggerito di mettere sui comodini la foto di Matteo Renzi; noi vi suggeriamo di metterci anche quella di Mario Draghi, il Presidente della BCE, magari anche con un'aureola, visto che, ancora una volta, con le sue iniziative sostiene i risparmi degli italiani, affinché non vengano prosciugati dalle speculazioni non degli altri Paesi europei, bensì dei mercati liberi. Presidente Conte, lei con chi sta? Con Trump o con l'italiano Draghi? Non abbiamo alcun dubbio con chi stare, nonostante abbiamo pagato un prezzo altissimo nel 2011. Abbiamo gridato a gran voce che quest'Unione europea deve tornare a mettere al centro la persona umana e i suoi bisogni. Dinanzi al suo Governo, però, che aveva garantito un PIL dell'1,5 per cento nel 2019, per poi vederlo precipitare allo 0,3, e che fa deficit non per cancellare la povertà né per rilanciare gli investimenti e l'occupazione, ma per dare un reddito a poco più di 600.000 persone, lasciando nello sconforto gli oltre 4.000.000 di concittadini che avete illuso, perché questo avete fatto, rimane assai difficile, presidente Conte, difendere il suo Governo. In Europa, persino i vostri alleati sovranisti, a partire da Orbán, non vi credono più e anzi sono i più severi censori delle vostre politiche. Presidente Conte, siamo isolati. Mi permetta di dirle che oggi lei è ancora più isolato, con questa plastica rappresentazione dei Ministri che le siedono accanto. Avete suscitato speranze e sogni e oggi, come nei protagonisti del capolavoro di García Márquez, sprofondate nella solitudine. Vogliamo rimanere ottimisti, perché siamo convinti che prevarrà in Europa il sentimento della solidarietà tra i suoi membri: sia chiaro, però, non perché siamo troppo grandi per fallire, ma solo perché deve tornare lo spirito dei padri fondatori. Presidente Conte, non abbiamo alcun pregiudizio nell'affrontare nuovi strumenti finanziari, ma evitiamo di avventurarci su campi minati che i mercati, per come li state concependo, possono interpretare come un escamotage per Italexit . Se si vogliono accelerare i pagamenti dei debiti della pubblica amministrazione, anzitutto si faciliti la loro certificazione. Siamo anche aperti allo sfruttamento delle nuove tecnologie digitali, magari pensando a una criptovaluta fiscale che venga gestita con il sistema della blockchain (dibattito dal quale non ci sottraiamo). Presidente Conte, ho esordito citando un autore anglosassone e, per concludere, ne cito uno italiano che i nostri ragazzi e studenti, a cui va tutto il nostro incoraggiamento, stanno affrontando con la maturità. Sto parlando di Leonardo Sciascia, che, come lei ben saprà, ha diviso le persone che ha incontrato nella sua vita in cinque categorie. Il nostro auspicio è che lei appartenga alla categoria degli uomini, quelli che dinanzi a un fallimento hanno il coraggio e la dignità di prenderne atto. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Urso. Ne ha facoltà. URSO (FdI) . Signor Presidente del Consiglio, noi siamo preoccupati e, nel contempo, determinati. Siamo preoccupati perché lei si presenta in quest'Aula, purtroppo, con seduti accanto rappresentanti dell'Esecutivo - mi riferisco a quelli che c'erano prima e a coloro che sono rimasti - espressione di una sola delle due forze di Governo. Peraltro, guarda caso, si tratta dei Ministri che, almeno nei giornali, sono considerati quelli più in bilico. Siamo preoccupati perché lei domani rappresenta non solo il suo Governo, ma la nostra Italia e così vorremmo che ci comportassimo tutti, soprattutto in questo momento. Lei rappresenta non solo il suo Governo, che purtroppo è diviso nelle prospettive, ma anche la nostra Italia, tanto più in questo momento in cui il Consiglio europeo dovrà affrontare argomenti strategici di prospettiva, come quelli che lei ha citato e qual è certamente l'Agenda strategica. Le cose che ha detto sull'Agenda strategica sono in larga parte da noi condivise. L'Agenda strategica impegna il nostro Paese per i prossimi anni, forse anche per i prossimi decenni, perché è l'agenda di indirizzo dell'Europa che vorremmo. Il Consiglio europeo affronterà domani il quadro finanziario pluriennale che, come tale, impegna questa legislatura, qualunque sia la sua durata, e anche la prossima del nostro Parlamento e quindi, certamente, più Governi e il nostro Paese. Anche quello che lei, presidente Conte, ha detto sul quadro pluriennale è in buona parte da noi condiviso, per esempio per quanto riguarda la politica agricola comune, l'armonizzazione fiscale, l'intervento per evitare una concorrenza fiscale e - tanto più - l'intervento nel campo della socialità, delle imprese e della loro tutela dalla concorrenza sleale globale. Lei, inoltre, come terzo argomento importante ha citato due aspetti che, invece, sono non strategici, ma decisivi per la sopravvivenza del nostro Paese. Non sono strategici perché riguardano, per esempio, l'argomento delle nomine. Anche su questo siamo parzialmente d'accordo, perché riteniamo, anche sulla base dell'esperienza purtroppo fallimentare del precedente Governo, che sia assolutamente necessario puntare su un portafoglio economico di rilievo, possibilmente di materia esclusiva per la Commissione europea. Lo siamo parzialmente perché vorremmo aggiungere che per l'Italia - direi soprattutto per l'Italia - è altrettanto importante la governance della Banca centrale europea. Nei precedenti anni noi abbiamo potuto godere della presenza del governatore Draghi, abbiamo potuto godere o avremmo dovuto godere della Presidenza del Parlamento europeo, avremmo dovuto godere del rilievo del commissario europeo Mogherini. Solo una di queste tre posizioni è andata a tutela del nostro Paese, cioè il governatore della Banca centrale europea, di cui oggi abbiamo bisogno; non possiamo certamente reclamarlo, ma credo che nel pacchetto delle nomine sia altrettanto importante il portafoglio del Commissario europeo e su questo le chiediamo attenzione. Infine, lei ha parlato della procedura di infrazione. Ne ha parlato alla fine, quasi fuori sacco, dicendoci delle cose che non ci convincono affatto e glielo dobbiamo dire, dicendoci che stasera, quindi dopo il dibattito parlamentare, vi riunirete per rispondere ai rilievi molto puntuali della Commissione, peraltro avallati anche dagli altri Stati dell'Unione europea. Risponde senza rispondere. È qui il punto dolente: lei va in Europa senza rispondere al Paese e al Parlamento su quali saranno i provvedimenti economici che abbiamo davanti per far riprendere la crescita innanzitutto e non soltanto - certamente anche - per evitare che continui ad aumentare il debito pubblico. Non ci ha detto nulla in proposito del Documento economico e finanziario, perché è stato asettico. Il dibattito si è svolto in campagna elettorale, non ci avete detto nulla in questa sede parlamentare e quando dite qualcosa fuori da quest'Aula, lei e i suoi Ministri dite cose diverse tra di voi, compreso oggi il ministro Tria, che ha affermato cose diverse rispetto a quelle che dicono altri componenti del Governo. Su questo punto c'è bisogno di chiarezza, di determinazione, di un'altra politica economica - e di questo le chiediamo conto - che punti davvero sulla crescita e sullo sviluppo, che davvero punti sulla riduzione delle tasse possibili e conclamate come la flat tax incrementale che noi abbiamo proposto, che punti sostanzialmente a schiodare l'Italia dalla stagnazione e a evitare la recessione che purtroppo noi temiamo nei prossimi mesi. Come vede, il nostro intervento è costruttivo e responsabile e ci saremmo aspettati che anche lei, nel suo intervento, si rivolgesse a tutto il Parlamento e non solo alle forze della maggioranza, che tra l'altro esprimono posizioni contraddittorie, proprio perché lei domani rappresenterà non questo Governo, che non so quanti giorni abbia, ma l'Italia, a cui noi teniamo molto. Siamo disponibili a dare il nostro contributo in Europa anche - e mi riferisco all'intervento del senatore Pittella - in riferimento al Gruppo, perché se i due Gruppi della maggioranza non hanno una vera casa in Europa, il Gruppo Fratelli d'Italia fa parte del Gruppo storico della destra di governo in Europa e in Occidente, cioè del Gruppo dei conservatori e dei riformisti, che non a caso si è riunito lo scorso weekend a Napoli, per sottolineare l'importanza dell'adesione del nostro Gruppo alla compagine - lo ripeto - dei conservatori e riformisti europei, che è la famiglia storica della destra occidentale. Ci auguriamo che si possa lavorare insieme. Dobbiamo lavorare perché - lo ripeto in questo Parlamento, rivolgendomi anche e soprattutto alle forze di maggioranza - è finita la campagna elettorale, è finita sicuramente per noi che l'abbiamo vinta, nel senso che abbiamo aumentato in maniera considerevole i nostri voti, e mi auguro che sia finita anche per le forze della maggioranza. Poi, se ci sarà un'altra campagna elettorale anticipata lo deciderà ovviamente il Parlamento e soprattutto il Presidente della Repubblica tra qualche settimana, ma in questo momento è importante andare in Europa avendo la consapevolezza di avere il sostegno del Parlamento e del Paese. Le chiediamo quindi uno sforzo ulteriore, per uscire da un Governo autoreferenziale, che fa acqua da tutte le parti, per interpretare fino in fondo - e credo che lei lo sappia fare, perché ne ha dimostrato la competenza - il bisogno dell'Italia di affrontare a testa alta questo momento decisivo al Consiglio europeo, per sfuggire alle forche caudine della procedura di infrazione e soprattutto imprimere una svolta alla politica economica italiana ed europea. Noi ci siamo. (Applausi dal Gruppo FdI. Congratulazioni) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Nannicini. Ne ha facoltà. NANNICINI (PD) . Signor Presidente, il prossimo Consiglio dell'Unione europea inaugurerà una nuova stagione delle istituzioni comunitarie, dove l'Europa sarà chiamata a scelte fondamentali per il suo futuro, che è anche il nostro. Oggi speravamo di iniziare a capire che ruolo l'Italia vuole e può giocare in questa stagione. Il Governo e la maggioranza continuano a dire che vogliono cambiare l'Europa, ma continuano a non dire come e soprattutto con chi: a colpi di mini-BOT o evitando la procedura di infrazione, che non si evita dicendo che la vogliamo evitare, ma rinunciando a irrealizzabili promesse elettorali? Trattando per individuare soluzioni comuni a problemi comuni o prendendo scelte unilaterali per mero tornaconto elettorale di breve periodo? Alleandosi con chi vuole rafforzare il metodo comunitario, per esempio nella politica fiscale e in quella migratoria, o con chi vuole solo un'Europa intergovernativa? Signor Presidente del Consiglio, glielo dico sinceramente: oggi nel suo compitino europeista ha detto molte cose condivisibili, dallo sviluppo sostenibile alle politiche per la crescita, all'assicurazione contro la disoccupazione e alla sicurezza digitale. Ma poi leggiamo tutti i giornali e vediamo dichiarazioni del nuovo azionista di maggioranza della sua maggioranza che dice cose incompatibili con quel compitino; vediamo dichiarazioni dell'ex azionista di maggioranza che dice cose ancora diverse e altrettanti incompatibili. Non servono compitini o liste della spesa per cambiare l'Europa, serve un mandato forte su una linea chiara da spiegare agli italiani e ai partner europei. E di questo mandato forte e di questa linea chiara purtroppo ancora non si vede neanche l'ombra. (Applausi dal Gruppo PD) . Gli eventi di questi giorni ci restituiscono una fotografia delle vostre contraddizioni. Il presidente della BCE Draghi, come è avvenuto durante la grande recessione, aiuta con le sue scelte e rafforza l'Europa. Trump attacca Draghi perché, al pari di Putin e di altri, vuole un Europa debole; vuole per inciso un'Europa debole e un euro forte: d'altronde la coerenza non è il massimo dei sovranisti su nessuna sponda dell'Atlantico. Però l'Italia con chi sta: con Draghi e il rafforzamento delle istituzioni europee o con Trump? Su questo servono parole chiare, perché il merito della Banca centrale europea non è quello di inserirsi in una guerra commerciale governando impropriamente il tasso di cambio. Il merito della Banca centrale europea è quello di agire con forza come istituzione europea che rafforza l'Europa e le sue istituzioni, gestendo in maniera chiara e isolata dagli egoismi nazionali e dagli ideologismi di qualsiasi colore il suo mandato sul target di inflazione. Questa è la forza di quella scelta che rende più forte l'Europa. Lo stesso dovrebbe valere per la politica fiscale. L'Europa e anche l'Italia, con il suo enorme debito pubblico, hanno bisogno di un'unione fiscale per completare quella monetaria e di un bilancio comune finanziato anche con emissioni di titoli europei e gestito con logica comunitaria. Però, per arrivare a questo obiettivo, se l'Italia vuole giocare questa partita, dobbiamo essere pronti a cedere qualcosa e ricostruire la fiducia con i Paesi europei pronti a fare questo passo. Le nomine dei prossimi giorni e le alleanze che costruiremo per arrivare a quelle nomine non saranno una variabile indipendente rispetto a queste scelte. Guardate, neanche a noi piace una versione rigida e ideologica dell'austerità. Nella scorsa legislatura abbiamo provato a superare quella logica su spinta del Governo presieduto da Matteo Renzi, promuovendo sì anche clausole di flessibilità negoziata tra singoli Paesi e Unione europea. Anche in Patria qualcuno rispolverò lo stereotipo dell'Italietta innamorata della spesa in disavanzo, ma quella battaglia per una maggiore flessibilità serviva all'Europa, non solo all'Italia. Ma l'Italia ci arrivava con niente di cui vergognarsi, perché prima di chiedere quelle clausole, il nostro Paese aveva iniziato uno sforzo di riforme strutturali, che state interrompendo; aveva inanellato una sequenza record di avanzi primari e dimezzato le procedure di infrazione. Quello era il metodo da seguire, un metodo che avete abbandonato non si capisce per fare cosa e soprattutto non si capisce con chi, perché gli alleati che vi siete scelti in Europa semplicemente non vogliono avere niente a che spartire con voi. Quindi, come cambiare e con chi restano due grossi punti interrogativi che renderanno l'Italia più isolata e più debole in Europa. Oggi chi ha cuore l'interesse nazionale e l'interesse degli italiani, ha a cuore un cambiamento di politica che ci rimetta al centro di questa stagione e renda l'Europa più forte, perché con un Europa più debole sarà l'Italia a pagare il prezzo più caro. (Applausi dal Gruppo PD. Congratulazioni) . PRESIDENTE.È iscritto a parlare il senatore Bagnai. Ne ha facoltà. BAGNAI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, onorevoli Ministri, onorevoli membri del Governo, ho sentito appassionanti ricostruzioni storiche nei discorsi dell'opposizione, tutte concentrate sul breve - per ora - spazio della nostra esperienza di Governo. Vorrei approfittare di questa vocazione alla storia economica per ampliare un pochino lo spazio di analisi. Vorrei che tornassimo indietro, quando tutto ciò di cui stiamo parlando è cominciato, nel 1991, anno in cui gli uffici della Commissione pubblicarono uno studio molto interessante, dal titolo «Un mercato, una moneta». La tesi fondamentale di quello studio era che con una moneta unica gli Stati appartenenti all'Unione economica e monetaria non avrebbero più sperimentato crisi di debito estero. In altre parole, se i tedeschi avessero prestato soldi ai greci poi forse non li avrebbero voluti indietro: non so cosa immaginassero all'epoca gli illustri colleghi economisti, autori di quello studio. Invece gli squilibri ci sono stati e, come ha ricordato oggi il collega Molinari alla Camera, non dobbiamo nasconderci dietro un dito: l'assenza di alcuni strumenti di politica economica, come, ad esempio, la flessibilità del cambio nominale, li ha ampliati e abbiamo poi dovuto gestirli. Come? La strada della negazione dei problemi è sempre foriera di problemi più grandi. Ci siamo trovati ad affrontare un mercato economico, monetario e finanziario integrato senza avere una vigilanza unica, con una vigilanza segmentata; ci siamo trovati ad affrontare delle crisi e, in tutta fretta, abbiamo dovuto predisporre degli strumenti di cosiddetta stabilità. Mi soffermo, quindi, su uno di questi, il MES, di cui oggi abbiamo tanto parlato. Il MES non è stato un grande successo: è stata una cosa nella quale il nostro Paese ha messo 60 miliardi di euro (poi magari parliamo anche di dove li ha trovati e come), senza avere neanche una posizione nel board , nel consiglio di amministrazione di questo organismo, e senza, peraltro, avere alcuna seria prospettiva di beneficiarne. La riforma del meccanismo deve essere seguita con attenzione, perché proprio di questo si tratta: creiamo un meccanismo del quale potremmo eventualmente beneficiare o creiamo un meccanismo chiuso, che ci esclude? La constatazione del fatto che il MES non era stato un grande successo e che l'approvazione era stata particolarmente affrettata ebbe anche delle conseguenze sul nostro ordinamento. Mi hanno raccontato in questa augusta Istituzione, di cui i funzionari sono la nostra guida e la memoria storica, le vicende che hanno portato alla legge n. 234 del 2012. In particolare, l'articolo 5, quello che stabilisce uno specifico e particolare obbligo di informazione per i trattati in materia monetaria e finanziaria, in qualche modo risentiva proprio delle tristi vicende di questo MES, che forse, all'interno di quel Parlamento, qualcuno, anche dell'attuale opposizione, aveva vissuto come un passaggio eccessivamente affrettato, dove ci sarebbe stato bisogno di un supplemento di istruttoria. Mi permetta, quindi, signor Presidente del Consiglio, di ringraziarla per il fatto che lei, in applicazione di questa norma e in completa coerenza con quel principio di centralità del Parlamento che lei fin dal primo giorno affermò in questa sede di voler rispettare, sia venuto ad annunciarci che questo approfondimento tecnico ci sarà. Vent'anni dopo il 1991, il 16 novembre 2011, una fortunata congiunzione astrale fece accadere, in quel giorno fausto - o infausto, a seconda dei punti di vista - per il nostro Paese, due cose: il decreto del Presidente della Repubblica, pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 269, che nominò Presidente del Consiglio un mio attuale collega (anche allora collega in quanto economista), e la pubblicazione del regolamento n. 1176 del Parlamento e del Consiglio dell'Unione europea, che stabiliva il quadro di sorveglianza macroeconomica. Questi due eventi sono un po' in contraddizione perché, mentre veniva nominato un Primo Ministro che applicava ferocemente l'austerità, sulla base dell'unico criterio del debito pubblico, l'Unione ci diceva che il quadro di sorveglianza macroeconomico deve tenere conto di un insieme più variegato e sfaccettato di indicatori economici per valutare la salute di un Paese. Deve tener conto del debito privato, del debito estero, dell'evoluzione del credito e del tasso di disoccupazione. Queste sono le cose che ci chiede e ci chiedeva l'Europa, ovvero di tener conto anche di queste variabili. Occorre allora capire se nei Trattati nei quali l'Italia si accinge ad entrare e che si aggiunge a sottoscrivere, questo quadro, così ampio e sfaccettato, viene tenuto presente. Vi dico una cosa: l'Italia ha un problema di debito pubblico e possiamo anche capire da dove sorge. Esso sorge, per esempio, dall'aver subito una massiccia aggressione al proprio reddito, che ha reso ovviamente molto più difficile sostenere le finanze pubbliche. Se però andassimo a guardare altri indicatori, come ad esempio l'indicatore del debito privato, così come ci viene indicato dalla Commissione europea nel suo quadro di sorveglianza macroeconomica, sapete quanti Paesi dell'eurozona sarebbero in situazioni di infrazione, ovvero oltre il limite? Sarebbero 10 Paesi su 19: Austria, Spagna, Finlandia, Francia, Portogallo, Belgio, Irlanda, Olanda, Cipro e Lussemburgo. Tutti i Paesi virtuosi tranne uno, ovvero la Germania, sarebbero in infrazione. Dunque, quando si parla di mettere condizionalità sugli aiuti che si vogliono dare ai Paesi cerchiamo di guardare un quadro ampio di indicatori e non scegliamo solo quelli che penalizzano noi, così come lei si espresse, in un suo specifico auspicio, esattamente in quest'Aula. A seguito di quell'esperienza, quindi, il coinvolgimento del Parlamento è diventato una norma, che qui si può approfondire. Ad esempio, si potrebbe ragionare su come coinvolgere le Commissioni parlamentari, e lo si può fare, perché il Regolamento del Senato lo consente: l'articolo 31 consente di riunirsi anche in seduta segreta e quindi consente di esaminare i documenti in fasi anticipate del negoziato. Il Regolamento consente tante cose, vedo e so che c'è volontà in questo senso e stiamo dunque operando congiuntamente per attuare questo processo di coinvolgimento democratico. In precedenza è stato evocato il fatto che i Ministri non vanno ai Consigli europei tematici; ma prima i Ministri andavano, tornavano e non dicevano al Parlamento cos'era successo, quindi non è che la democrazia e la partecipazione ne beneficiassero tantissimo. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az). Ciò che chiediamo all'Europa è una valutazione equilibrata della salute della nostra economia. Ho sentito parlare spesso dell'attacco che starebbe conducendo il presidente Trump, questo orco cattivo che vuole un'Unione europea debole e un euro forte. Certo che anche volere il contrario, cioè volere un euro debole e un'Unione europea forte, è una cosa che va benissimo alla Germania, ma non è che ciò sia di per sé molto più coerente e soprattutto è più tossico per l'economia mondiale. Guardate che l'attacco di Trump, se volete analizzarlo, è spiegato in un libro scritto nel 2012 da un certo professore di provincia, che si era accorto del fatto che gli Stati Uniti ogni tanto si stancano di essere il compratore di ultima istanza dell'economia mondiale e si innervosiscono quando c'è un Paese che vuole prevaricare con politiche monetarie sleali e vuole quindi esercitare un'egemonia sul commercio; è successo al Giappone, sta succedendo alla Cina e il prossimo sapete chi è e purtroppo è un nostro alleato. Questo è il problema: non è che Trump sia cattivo e Draghi buono, ma purtroppo, per tenere insieme i pezzi di questo edificio, o si cambiano le regole di politica economica e si dà maggiore spazio alla politica di bilancio - che è quello che stiamo chiedendo - oppure, continuando a spingere sulla leva monetaria, si deve necessariamente convivere con un euro troppo debole che causa squilibri a livello macroeconomico globale. Il collega Boccia oggi ha parlato del fatto che voleva un Europa sociale e Draghi ci dice di volere un'inflazione al 2 per cento, ma stampa moneta e non riesce ad ottenerla. Cosa significa questo? Che gli obiettivi che Draghi vuole, se li vuole veramente ottenere, li potrà ottenere solo con le politiche che stiamo proponendo, ovvero rianimando la crescita e la domanda, perché alla fine i prezzi rispondono alla legge della domanda e dell'offerta. Non è tagliando tutto che si fanno crescere i prezzi. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az). Se vogliamo allora un'Europa che non sia solo un'espressione economica - per parafrasare un illustre europeo - ma che abbia un senso, dobbiamo anche disporci nel dialogo con l'Europa a cambiare sostanzialmente le regole. È stato detto qui che la procedura di infrazione determina una sottrazione di sovranità. Vorrei dire al collega che l'ha detto di non preoccuparsi perché nei prossimi anni sicuramente lui la sovranità non dovrà esercitarla. Dovrebbe invece esserci grato perché con l'attenzione che noi diamo al MES fra un secolo, quando loro torneranno al potere, l'Italia non sarà ingabbiata in trattati irrazionali e completamente distruttivi, non tanto per il nostro Paese quanto per l'intero progetto europeo (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S. Congratulazioni). PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Testor. Ne ha facoltà. TESTOR (FI-BP) . Signor Presidente, presidente Conte, colleghi, nella riunione del Consiglio europeo del 20 e del 21 giugno sono all'ordine del giorno punti fondamentali per il futuro dell'Unione. A questa riunione il nostro Paese si presenterà nuovamente senza un Ministro per gli affari europei. Certo, presidente Conte, lei ha tenuto per sé le deleghe, ma data la vastità degli argomenti di competenza del Dicastero credo che non possa sopperire l' interim del Presidente del Consiglio, a meno che le ricostruzioni giornalistiche non siano vere e il Premier de facto sia una persona diversa rispetto a lei. Noi non vogliamo pensare questo, ma è certo che non possiamo permetterci di trascurare la presenza in Europa, soprattutto in un momento così delicato in cui l'Italia sembra essere completamente isolata e con lo spauracchio - o il macigno - di un'eventuale procedura di infrazione, una condizione che il nostro Paese - ripeto - proprio non si può permettere. Il nuovo quadro finanziario pluriennale deve fare i conti con le risorse attuali e, soprattutto, sono in corso trattative serrate per la scelta dei nuovi membri della Commissione. A tutto questo l'Italia risponde senza esprimere neanche un interlocutore competente in materia, lasciando così il Paese in balia di Cancellerie straniere che ci sono dichiaratamente ostili. Vede, presidente Conte, l'isolamento cui è condannato il nostro Paese è causato anche dalla sua incerta gestione delle relazioni internazionali. Tutti ricordiamo quando affermò che ormai l'Unione europea era al canto del cigno e che tutto sarebbe cambiato dopo le elezioni europee. Ebbene, Presidente, le elezioni ci sono state e non solo i partiti euroscettici non hanno ottenuto nessun peso specifico all'interno del nuovo Parlamento ma sono cresciute le realtà politiche particolarmente dure nei giudizi rispetto a questo Governo, forze che saranno maggioranza e che quindi decideranno anche il futuro del nostro Paese. Le iniziative legislative adottate in questi ultimi mesi hanno dimostrato tutta la loro inefficacia in termini di rilancio dell'economia e dei consumi. Avete prodotto misure in deficit , prive di una strategia di medio e lungo respiro, che hanno causato un notevole peggioramento dei conti pubblici, con il rischio nei prossimi mesi di assistere ad una manovra correttiva che inevitabilmente comporterebbe un aumento della pressione fiscale, quando invece era necessario invertire le priorità e mettere in primis la riduzione delle tasse, la flat tax e gli investimenti, per rilanciare l'economia e creare davvero posti di lavoro, agevolando assunzioni con un taglio al cuneo fiscale. Solo così si crea dignità al lavoro e ai lavoratori, non con misure che rendono il lavoro sempre meno attraente. Dobbiamo tornare ad essere competitivi anche sui mercati europei, se non vogliamo cadere in una spirale di recessione. L'Italia rischia di subire una procedura di infrazione, che significa blocco dei fondi, quindi meno soldi per far crescere il nostro Paese. Per quanto riguarda le nomine, non avere ruoli di responsabilità significa non poter far pesare le priorità dell'Italia rispetto alle decisioni che si determineranno nel nuovo quadro finanziario pluriennale. L'uscita del Regno Unito dall'Unione, secondo le stime della Commissione europea, infatti, comporterà una riduzione nel bilancio annuale dell'Unione europea stimata tra i 10 e i 12 miliardi di euro annui, corrispondente a circa il 10 per cento del bilancio annuale dell'Unione. Ciò significa che potrebbero essere richiesti maggiori sforzi finanziari ai 27 Governi degli Stati membri e sicuramente un ridimensionamento sui vari capitoli del quadro pluriennale. Questa considerevole riduzione rappresenta forse la principale sfida per il futuro bilancio dell'Unione europea in quanto, nonostante la contrazione delle risorse, si dovrà assicurare un adeguato finanziamento, sia per le politiche tradizionali dell'Unione, come la politica di coesione e la politica agricola comune, che assorbono circa il 70 per cento dell'attuale bilancio, sia per le priorità emerse negli ultimi anni e che necessitano di sempre maggiori risorse. Mi riferisco alle politiche di difesa dei confini da fenomeni migratori e, soprattutto, alla sicurezza in chiave antiterrorismo. In un recente incontro con l'Europol, ad esempio, ci è stata segnalata una scarsissima rappresentanza di nostri concittadini nei ruoli apicali e sono emersi elementi di forte preoccupazione per la limitatezza dei fondi. Concludo il mio intervento, signor Presidente del Consiglio, chiedendo una seria presa di coscienza e responsabilità, in quanto il rischio di un'Italia sempre più ai margini è concreto. In un'Europa che certamente va riformata, l'Italia in quanto Paese fondatore non può e non deve rimanere in panchina ed essere un mero osservatore se vuole competere in un mondo globale fatto di grandi potenze pubbliche e private sempre più sovranazionali. Ci auguriamo allora che quel cigno (l'Unione europea), che questo Governo (lei, signor Presidente del Consiglio) vorrebbe sentir cantare forse per l'ultima volta, possa invece rinascere più forte che mai e trasformarsi in un'araba fenice e chel'Italia non resti un brutto anatroccolo. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE.È iscritto a parlare il senatore Di Micco. Ne ha facoltà. DI MICCO (M5S) . Signor Presidente, onorevoli senatori, membri del Governo, il 20 e 21 giugno prossimi i Capi di Stato e di Governo dei Paesi membri affronteranno diversi temi d'importanza sostanziale per il futuro dell'Unione europea e diversi sono i nodi rilevanti, a partire dalla definizione del nuovo assetto delle istituzioni europee, soprattutto per quanto riguarda l'adozione della nuova agenda strategica dell'Unione per il prossimo quinquennio e le nomine del futuro ciclo istituzionale. Questo è un punto cruciale, signor Presidente del Consiglio. L'Italia, in quanto Paese fondatore e tra i maggiori contribuenti al bilancio dell'Unione europea, dovrà giocare un ruolo centrale nella determinazione degli equilibri che porteranno alla nomina del nuovo Presidente della Commissione europea e all'attribuzione degli incarichi da commissario europeo. Il Governo è chiamato a costruire il più largo consenso possibile fra i partner europei a sostegno delle candidature che saranno avanzate dall'Italia, assicurando che la presenza italiana ai vertici istituzionali dell'Unione sia adeguata al peso politico del nostro Paese. All'ordine del giorno del Consiglio ci sono anche la politica agricola comune, le politiche di coesione, la politica economica; si tornerà inoltre sulla questione dei cambiamenti climatici, in vista del vertice sull'azione per il clima previsto per il mese di settembre, e si dibatterà delle conclusioni relative alle raccomandazioni specifiche per Paese nel quadro del semestre europeo e della gestione dei flussi migratori. Sono tutti argomenti di rilevanza strategica per il nostro Paese, a partire dalla politica agricola comune. Nonostante un'importante contrazione dei prezzi del comparto agricolo conseguente a fattori macroeconomici, a tensioni geopolitiche, a un mercato globale sempre più competitivo e alla concorrenza non sempre leale dei Paesi terzi, le previsioni per la futura politica agricola comune contemplano una consistente riduzione sia dei pagamenti diretti sia delle dotazioni del Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale: è una follia, signor Presidente del Consiglio, se pensiamo che circa un terzo del reddito dei nostri agricoltori è sostenuto da questi strumenti. Noi pensiamo che esistano ancora spazi per limitare gli effetti dei tagli previsti in questo settore tradizionale del bilancio europeo, ma questa possibilità non può prescindere da un'Europa solidale che sia in grado, attraverso il mantenimento di adeguate risorse finanziarie, di garantire un equo reddito ai produttori agricoli, di adottare misure di sostegno alla competitività del settore, alla gestione dei rischi legati ai cambiamenti climatici in atto e al rispetto dell'ambiente, tenendo conto del fondamentale contributo della politica agricola comune alle tematiche climatico-ambientali, alla luce degli obiettivi di sviluppo sostenibile fissati dall'Agenda 2013 e dall'accordo di Parigi. Allo stesso modo, signor Presidente del Consiglio, bisognerà propugnare ogni sforzo per limitare l'impatto dei tagli alle politiche di coesione sul territorio nazionale, riconsiderando i criteri per l'assegnazione dei fondi, che devono certamente tener conto del prodotto interno lordo pro capite, ma non possono prescindere da fattori come la disoccupazione, soprattutto quella giovanile, perché si possa pervenire ad un quadro legislativo e finanziario il più possibile aderente agli interessi precipui del nostro Paese. Sarà dunque compito del Governo, in sede di definizione del bilancio a lungo termine dell'Unione, adoperarsi per preservare le misure di finanziamento delle politiche tradizionali, soprattutto verso il settore agroalimentare, uno dei pilastri della nostra economia, cui va garantita una prospettiva di sostegno e sviluppo anche in considerazione del ruolo centrale che le politiche agricole detengono nelle sfide della sicurezza alimentare globale e rispetto ai cambiamenti climatici, nonché per il rafforzamento della convergenza economica e sociale all'interno dell'Unione. Presidente, in merito alla politica economica, il rallentamento economico globale impone senza dubbio una risposta di rango europeo a sostegno di riforme coraggiose che stimolino, in particolare, la domanda interna e diano impulso alla crescita attraverso maggiori investimenti. Per affrontare i temi dell'occupazione, della crescita, della competitività, dell'innovazione tecnologica e dell'inclusione abbiamo bisogno di un'Europa che sostenga la coesione e la convergenza, che combatta le disuguaglianze e le significative differenze tra i Paesi membri, che persegua la realizzazione dei diritti sociali, delle pari opportunità e dell'equità del mercato del lavoro, che promuova politiche di sostegno al reddito e di lotta alla povertà, per migliorare la qualità della vita e le condizioni di lavoro dei cittadini. Siamo certi che i nuovi equilibri in seno alla Commissione europea consentiranno al Governo di spingere con più efficacia per l'adozione di politiche economiche veramente espansive che possano stimolare la crescita, tutelare le imprese (con particolare riguardo alle piccole e medie imprese che sono il principale pilastro del tessuto produttivo italiano), e far fronte alla contrazione economica globale. D'altronde, questa è stata la direzione del Governo del cambiamento nella lunga trattativa con la Commissione europea per il raggiungimento della soglia del 2,04 per cento del rapporto deficit -PIL, un risultato che ci ha consentito di attuare politiche moderatamente espansive per rilanciare l'economia e di adottare misure di giustizia sociale. Abbiamo potuto accompagnare con un minimo di sostegno economico chi vive in condizioni di povertà verso una prospettiva di reinserimento nel mercato del lavoro, immettendo nel contempo risorse nell'economia reale per stimolare la domanda interna. Con la cosiddetta quota 100 abbiamo consentito a tanti lavoratori di andare in pensione in un'età più giusta, liberando posti di lavoro per i più giovani. Abbiamo restituito un minimo di giustizia ai truffati delle banche, che otterranno finalmente un ristoro. Nell'ottica della crescita e del rilancio dell'economia, l'azione del Governo del cambiamento ha messo in campo un importante piano di investimenti a livello regionale e comunale. Con il piano proteggi Italia abbiamo investito 11 miliardi per mettere in sicurezza idrogeologica il nostro Paese. Con l'approvazione dello sbloccacantieri partiranno finalmente i lavori per oltre 600 opere pubbliche importanti. Il Governo, dunque, sta facendo tutto il possibile per migliorare la vita degli italiani e dare un impulso forte al rilancio economico e alla crescita. Presidente, per questo motivo siamo certi che l'azione di Governo sarà ancora più determinata, anche per scongiurare l'avvio di una procedura di infrazione per debito eccessivo, nel raggiungere l'obiettivo della riduzione del debito e dell'avvicinamento al pareggio di bilancio puntando sugli investimenti, sulla riconversione ambientale ed energetica e sulla crescita, senza sacrificare la giustizia sociale e la sicurezza sul territorio, in un quadro di progressiva riduzione della pressione fiscale. Per accelerare la crescita del nostro Paese, però, è necessario il sostegno dell'Europa perché si giunga presto a una riforma dei parametri di stabilità e venga accolta la nostra richiesta di scomputare gli investimenti pubblici dal calcolo del deficit , al fine di permettere, anche a Paesi che devono perseguire la ristrutturazione del debito, di investire in crescita rilanciando l'economia per uscire dalla spirale recessiva. Presidente, in relazione alla gestione dei flussi migratori, è ormai indubbio che l'Europa abbia preso coscienza del fatto che si tratta di un problema di rilevanza continentale. L'Italia ha fatto e continuerà a fare la sua parte, ma tutti i Paesi membri sono chiamati a farsi carico della loro parte di responsabilità di fronte a una diaspora di portata epocale che porterà nei prossimi anni milioni di persone a spostarsi verso il nostro continente. Un'Europa davvero solidale e responsabile non può non adoperarsi verso la revisione del Trattato di Dublino e la distribuzione equa e obbligatoria delle quote di migranti che trovano sulle coste italiane il principale porto di sbarco delle rotte migratorie. Infine Presidente, e mi avvio alla conclusione, questo Consiglio europeo tratterà anche dei cambiamenti climatici che stanno investendo il nostro pianeta. La lotta ai cambiamenti climatici attraverso la riduzione delle emissioni di gas serra, la conversione dell'approvvigionamento energetico verso fonti rinnovabili, l'efficientamento energetico e la realizzazione di modelli di economia circolare è un obiettivo non più procrastinabile. Per quanto l'Unione europea stia compiendo importanti passi avanti in campo ambientale, l'emergenza dettata dai cambiamenti climatici deve farci porre obiettivi ancora più ambiziosi. Con questo spirito, l'Italia dovrà farsi promotrice, nel nostro Continente, di politiche che accelerino i processi volti alla realizzazione di una economia che sia finalmente prospera, moderna, competitiva e, soprattutto, climaticamente neutra - come ben diceva lei - perché possiamo consegnare alle generazioni future un mondo più pulito. Grande è, pertanto, il lavoro che la attende, presidente Conte, ma siamo certi che, forte della legittimazione che le è data dalla fiducia che questo Parlamento ripone nella sua azione, saprà portarlo a compimento nell'interesse dell'Italia e degli italiani tutti. (Applausi dal Gruppo M5S. Congratulazioni) . PRESIDENTE . Dichiaro chiusa la discussione sulle comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri. Dimissioni del senatore Christian Solinas PRESIDENTE . Onorevoli colleghi, comunico che è pervenuta alla Presidenza una lettera con la quale il senatore Christian Solinas ha comunicato le dimissioni dal Senato, a seguito dell'elezione a Presidente della Giunta regionale della Sardegna. Trattandosi di dimissioni motivate da incompatibilità, ai sensi dell'articolo 122 della Costituzione, l'Assemblea non può che prenderne atto. La Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari è autorizzata a convocarsi immediatamente per l'individuazione del senatore subentrante. Ripresa della discussione sulle comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri PRESIDENTE . Comunico all'Assemblea che sono state presentate le proposte di risoluzione n. 1, dai senatori Patuanelli e Romeo, n. 2, dalla senatrice Bernini e da altri senatori, n. 3, dal senatore Ciriani e da altri senatori, n. 4, dalla senatrice De Petris e da altri senatori, e n. 5, dal senatore Marcucci e da altri senatori, i cui testi sono in distribuzione. Ha facoltà di intervenire il presidente del Consiglio dei ministri, professor Conte, al quale chiedo anche di esprimere il parere sulle proposte di risoluzione presentate. CONTE, presidente del Consiglio dei ministri . Signor Presidente, intervengo per esprimere il parere del Governo. Quanto alla proposta di risoluzione n. 1, sottoscritta dai senatori Patuanelli e Romeo, il Governo esprime parere favorevole, mentre il parere è contrario per le restanti proposte di risoluzione. Ne approfitto per chiarire solo un aspetto poiché, come è emerso da qualche intervento, credo ci sia un equivoco. Il Presidente del Consiglio, ovvero il sottoscritto, è intervenuto, come da oggetto «Comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri in vista del Consiglio europeo del 20 e 21 giugno 2019». Ebbene, il tema della procedura di infrazione non è oggetto del prossimo Consiglio europeo; tuttavia, in ossequio ai principi di massima trasparenza, correttezza e leale collaborazione con questa Assemblea, ho ritenuto di approfittare per darvi un aggiornamento, seppure rapido, su quello che stiamo facendo per scongiurare la procedura di infrazione. Ribadisco però che il tema non rientra nell'ambito degli argomenti in agenda per il prossimo Consiglio europeo. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az) . PRESIDENTE . Passiamo alle votazioni. DE PETRIS (Misto-LeU) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DE PETRIS (Misto-LeU) . Signor Presidente, la precisazione appena fatta dal Presidente del Consiglio non toglie il fatto che in quest'Aula era assolutamente doveroso un confronto sul tema; credo che ognuno si sia assolutamente espresso, e noi ribadiamo le nostre convinzioni. Devo dire anche, Presidente, che proprio dal dibattito che c'è stato è emerso come sarebbe stato necessario mettere alcune questioni maggiormente in evidenza. Per esempio, abbiamo chiesto di costruire le alleanze e fare proposte per superare le politiche del rigore: su alcune di esse il Governo sta anche lavorando, quindi a maggior ragione è necessario evitare provocazioni e dichiarazioni scomposte, e al contrario mettere in campo proposte come quelle delle golden rules anche sul piano degli investimenti verdi sui cambiamenti climatici e il necessario blocco del MES, come abbiamo detto, che credo potrà davvero aiutare l'Italia. Non servono, signor Presidente del Consiglio, le provocazioni, serve serietà e la costruzione di alleanze. Per quanto riguarda il riferimento che lei ha fatto al commissario economico, la invito non soltanto a pensare a quest'ultimo, che tutti ci auguriamo possa essere importante per le competenze, ma anche a quello che sarà il prossimo presidente della BCE, che ritengo altrettanto importante per il nostro Paese. Per tutti questi motivi, non potremo certamente votare la risoluzione di maggioranza e confermiamo invece tutte le proposte contenute nella nostra risoluzione. URSO (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. URSO (FdI) . Signor Presidente, il Gruppo Fratelli d'Italia è pienamente consapevole del momento difficile, delle scelte strategiche che saranno prese domani e anche delle concomitanti posizioni che il Governo dovrà esprimere - come leggo da una nota di agenzia - nel Consiglio dei ministri di questa sera, dove lei porterà l'assestamento di bilancio. Fratelli d'Italia ne è consapevole, come forza patriottica che guarda agli interessi del Paese e non agli interessi momentanei del Governo e della sua maggioranza, e si augura che altrettanto facciano soprattutto i componenti del Governo e della maggioranza. Fratelli d'Italia, condividendo alcune delle prospettive strategiche che lei ha espresso per quanto riguarda gli investimenti e i cambiamenti necessari sulle regole europee, soprattutto per quanto riguarda le infrastrutture, la ricerca, lo sviluppo e la necessità che l'Europa guardi alla crescita, si asterrà nella votazione della risoluzione proposta dalla maggioranza. Pensiamo infatti che il Governo, già sufficientemente debole per le contraddizioni espresse anche in Assemblea, per le assenze conclamate e le dichiarazioni espresse fuori da essa, abbia bisogno di far apparire un'Italia più forte. Per queste ragioni riteniamo di dare comunque un sostegno con le nostre proposte. Ci dispiace però che ancora una volta il Governo, sentendosi autoreferenziale, non le esamini (salvo qualche volta copiarle senza riconoscerne il diritto d'autore). Con il nostro atteggiamento responsabile, convinti che la campagna elettorale sia finita (e augurandoci che lo sia anche per i componenti del Governo), riaffermiamo i principi presentati nella nostra risoluzione, che punta a dare una prospettiva strategica all'Europa, al ruolo dell'Italia al suo interno e a rivedere le regole europee. Nel contempo, l'Italia deve però, ovviamente, fare bene i suoi compiti a casa, a cominciare dalla crescita, dallo sviluppo e dagli investimenti. Ho molto apprezzato il dotto intervento del professor Bagnai, puntuale nella ricostruzione del passato, evasivo in quella del presente, anche laddove ha detto che il Governo sta rianimando la crescita e la domanda. È passato un anno, la crescita è zero, la domanda e i consumi diminuiscono. Qualcosa non funziona: se la crescita è zero e i consumi diminuiscono, siamo in stagnazione, malgrado il Governo e la maggioranza stiano da un anno rianimando la crescita e la domanda. Quindi, piuttosto che parlare del passato, ci farebbe piacere che la lezione del presente di quest'anno fosse assunta da tutti con responsabilità e tanto più dal Governo e dai Ministri economici e produttivi del Governo, perché la situazione - ve lo dite tra di voi ogni giorno di più - è difficile, direi drammatica, con 158 tavoli di crisi nazionali, che aumentano ogni giorno, con l'aumento del 30 per cento di cassa integrazione, con il crollo di fatturati e ordinativi dell'industria, con la riduzione dei consumi, con tutti i nodi strategici che avete rinviato a metà luglio: l'Alitalia (che avete rinviato ancora una volta), il soccorso alla banca Carige, le decisioni sul TAV (che giungono anch'esse il 15 luglio, quando dovrete mandare la letterina alla Commissione europea). Tutto questo ci induce ad augurarci, presidente del Consiglio Conte, che lei per primo, che è pienamente consapevole di questo, non scelga, domani e nei prossimi giorni in Europa, la strada di tirare a campare. Se il Governo sceglie la strada del passato di tirare a campare, mentre l'Europa ci pone sotto infrazione e fa delle scelte che riguardano i nodi fondamentali della strategia europea e la composizione degli organi dell'Europa (dal Parlamento alla Banca centrale europea, ovviamente e soprattutto alla Presidenza della Commissione europea e ai componenti della Commissione stessa), se il Governo affronta questi nodi strategici e vitali del Paese isolato, diviso e nel contempo con l'obiettivo esclusivamente tattico di tirare a campare, mette a rischio la sopravvivenza del nostro Paese, dell'Italia. Questo è quello che più conta per noi e mi auguro anche per voi. (Applausi dal Gruppo FdI) . MARCUCCI (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MARCUCCI (PD) . Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, autorevoli rappresentanti del Governo, abbiamo ascoltato le comunicazioni del Governo con rispetto. Lei, presidente Conte, rappresenterà domani e domani l'altro il nostro Paese in un vertice importantissimo per il suo futuro. In realtà non abbiamo sentito da lei ipotesi serie e ricette credibili; abbiamo ascoltato una relazione sull'indice degli argomenti che saranno trattati, che saranno importanti e che saranno definiti, ma senza capire quali saranno le proposte del nostro Governo. Lei ha detto che il tema centrale del Consiglio europeo sarà quello delle nomine (è ovvio), dei ruoli e delle posizioni. Però bisogna, signor Presidente, ricordare a noi stessi, a voi che ne siete stati protagonisti e al Paese intero com'è che arriviamo a questo Consiglio europeo. Ci arriviamo dopo una campagna elettorale dove le forze politiche di maggioranza hanno provato a illudere il Paese e gli elettori rispetto al fatto che sarebbe cambiato tutto, rispetto al fatto che la Commissione avrebbe modificato il proprio approccio, che non ci sarebbero più stati limiti alla spesa, che avreste potuto dare realizzazione a quella volontà che alcuni suoi Ministri importanti espressero nei mesi scorsi, quando ad esempio dissero che dello spread loro «se ne fregavano». Queste illusioni generate nel Paese sono la presentazione che voi avete inviato, ufficialmente e formalmente in campagna elettorale, ai colleghi con i quali vi dovrete confrontare. Ma non c'è solo questo. C'è un anno di Governo, un anno della vostra attività, in cui vi siete mostrati l'anno scorso - giustificati dalla gioventù istituzionale - con proposte irrealizzabili (con numeri poi ovviamente modificati) con la voce grossa, il petto in fuori e soprattutto con la coda tra le gambe nel ritornare alla realtà. Vi siete presentati con i risultati pessimi che la vostra attività di Governo ha procurato al nostro Paese, con il fatto che siete riusciti contestualmente a far aumentare il nostro debito pubblico, far ridurre l'occupazione e abbassare - anzi, annientare - la crescita; ma l'avete fatto sempre annunciando grandi proclami, come l'eliminazione della povertà nel nostro Paese. In realtà, avete creato un sistema assistenzialista, che non provoca crescita né dà supporto all'economia. Avete bloccato gli investimenti pubblici e privati, signor Presidente del Consiglio. Questo è il modo con il quale oggi ritenete di essere autorevoli, anche perché, quando questo Governo è nato, lei ci annunciò che uno dei suoi obiettivi era contare molto di più in Europa, tanto da far modificare il quadro generale della governance del nostro Continente e delle nostre istituzioni. Credo che questo non possa accadere e che sia irripetibile la stagione precedente, in cui l'Italia era degnamente rappresentata in ruoli di primo piano, che hanno determinato la salvezza dei conti pubblici del nostro Paese, con un'azione incisiva, di concerto con i nostri Governi, quelli di centrosinistra, che hanno orgogliosamente ottenuto questi risultati. Avete strizzato gli occhi a Trump. Tra Trump e la politica di Draghi, che oggi ha permesso allo spread di calare, oppure tra l'Europa e gli interessi europei, da una parte, e la Cina, dall'altra (che il MoVimento 5 Stelle sostiene in maniera indegna e senza limiti), lei, signor Presidente del Consiglio, da che parte sta? Mi auguro che stia, voglia e debba stare da quella del nostro Paese, l'Italia. (Applausi dal Gruppo PD). C'è poi la ciliegina sulla torta, signor Presidente del Consiglio, che è la procedura d'infrazione. Oggi negli interventi ha sentito chiaramente cosa significherebbe per il nostro Paese: bisogna avere pragmatismo, realismo e capacità d'alleanza e di proposta. Queste proposte, però, oggi le avremmo volute ascoltare rispetto al nostro Paese, che è fondatore e avrebbe l'autorevolezza per incidere profondamente, ma che, per le proprie scelte d'isolamento, ha deciso di non farlo. Abbiamo visto un'immagine in cui lei, signor Presidente, in uno degli ultimi vertici, era isolato, su una scalinata, lontano da tutti gli altri: quella temo sia la fotografa della situazione politica del nostro Paese. Il Partito Democratico, con i suoi due Gruppi al Senato e alla Camera, non è contento di questa situazione. Siamo rattristati per il punto in cui ci avete condotti e dal fatto che avete posto l'Italia in questa situazione di drammatica debolezza e d'incapacità di incidere. Siamo a disposizione, signor Presidente del Consiglio, qualora si dovesse riavere e ravvedere. Siamo intenzionati a fare la nostra partita, a supportare il nostro Paese nel Parlamento europeo e a fare quello che voi non state facendo. Non lo state facendo con le politiche nazionali, perché continuate a illudere il nostro Paese, non lo state facendo perché non siete in grado di fare proposte e ipotesi concrete perché non avete alcun tipo di credibilità. Quest'anno ha portato al totale azzeramento della credibilità del nostro Paese e del Governo che lei rappresenta. Credo che debba andare con umiltà e determinazione a lavorare nell'interesse del nostro Paese, lei e soprattutto i suoi Vice Premier , che evidentemente non le rispondono e ogni volta fanno una proposta diversa, che non ha le gambe per correre e che metterebbe ulteriormente in crisi il nostro Paese. Questa dicotomia, questa lontananza, questa scomposizione della vostra maggioranza e questa vostra debolezza si traducono nella debolezza del nostro Paese. Vogliamo lavorare nell'interesse dell'Italia e ci mettiamo nuovamente a disposizione per questo, anche se temiamo che lei e il suo Governo non siate in grado di rappresentarci. (Applausi dal Gruppo PD. Congratulazioni). ROMEO (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ROMEO (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, onorevoli senatori, membri del Governo, signor Presidente del Consiglio, dopo l'intervento di questa mattina dell'onorevole Molinari alla Camera e quello di oggi pomeriggio del collega senatore, professor Bagnai, è difficile intervenire. Sono stati due grandi interventi, abbastanza esaustivi. Io provo a fare una dichiarazione di voto. Intanto, a nome di tutto il Gruppo Lega, le auguriamo, presidente Conte, buon Consiglio europeo e buon negoziato. E già questa è la notizia. Il fatto che ci sia finalmente un negoziato in questo Paese, dopo quello del dicembre scorso, è la testimonianza che qualcosa è cambiato e che siamo davvero di fronte a un Governo del cambiamento. Infatti, fino adesso avevamo assistito, durante i vari Consigli europei, semplicemente a un rigoroso silenzio dettato dal fatto che probabilmente si andava in Europa a prendere gli ordini ed eseguire quello che l'asse franco-tedesco voleva nei confronti dell'Italia. Invece, noi finalmente impostiamo un braccio di ferro. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S) . Finalmente la volontà di cambiare si vede anche da questo tipo di atteggiamento. Certo, qualcuno poi ci dirà che siamo isolati, ma - a parte che è tutto da vedere - noi siamo convinti che ci siano tanti Paesi dell'Unione europea che stanno guardando in questo momento con grande attenzione a quello che sta succedendo in Italia e che sperano che il nostro Paese possa farcela a cambiare le regole, perché ciò sarebbe un beneficio per tutti e non solo per noi. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S e del senatore De Bertoldi) . Poi magari non lo daranno a vedere, ma siamo convinti di questo. Ad ogni modo, anche qualora fossimo isolati, è meglio essere in questa situazione, piuttosto che in condizione di sudditanza nei confronti di Francia e Germania, come è stato negli anni passati. È stato detto da parte delle minoranze che il Presidente del Consiglio deve essere dalla parte del Paese. Ma noi ci aspettiamo che anche loro stiano dalla parte dell'Italia, perché sinceramente, di fronte a una partita così importante, fondamentale e storica, e in un momento così delicato per tutta l'Europa, dovremmo giocare la partita tutti insieme, anziché creare divisioni, come è stato fatto e come abbiamo sentito in diversi interventi. Dico questo anche perché, se vogliamo dividerci - lo dico francamente - come Governo vi abbiamo dato diversi argomenti; ci sono tante questioni su cui possiamo discutere. Sul tema dell'Europa sarebbe invece forse più opportuno concentrarci e lavorare in quella direzione, anche perché dal nostro punto di vista, e lo dico con una punta di rammarico... (Commenti dal Gruppo PD). I commenti stanno a significare che mi state ascoltando e, quindi, siamo assolutamente contenti che imparerete la lezione. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S) . FARAONE (PD) . Grazie Romeo! (Applausi dal Gruppo PD) . ROMEO (L-SP-PSd'Az) . Dovreste capire anche voi che questa è un'Italia disegnata con una sorta di pregiudizio e dopo vi spiegheremo anche il perché. Intanto ribadiamo i contenuti della proposta risoluzione di cui sono uno dei firmatari, insieme al collega Patuanelli, che ci apprestiamo a votare e su cui preannuncio il voto favorevole. Sicuramente chiediamo un'adeguata presenza italiana ai vertici istituzionali dell'Unione europea e un commissario italiano con un portafoglio di interesse strategico. Chiediamo la cortesia che sia quanto meno coerente con il risultato elettorale del 26 maggio scorso. Penso che ciò sia assolutamente importante e fondamentale, nel rispetto della volontà del popolo, che spesso viene qui evocata. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Chiediamo inoltre di scongiurare i tagli alla politica agricola comune, in quanto il settore dell'agricoltura è fondamentale per il nostro Paese. Il rilancio degli investimenti ci dovrebbe vedere tutti d'accordo, perché tutti, a parole, abbiamo sollecitato l'idea che bisogna assolutamente procedere con essi. Per fare ciò siamo tutti consapevoli che bisogna fare in modo che questi investimenti vengano esclusi dai conteggi ai fini del pareggio di bilancio o del rapporto tra deficit e PIL. Quanto alle condizioni del clima, spesso sentiamo dire in quest'Assemblea che bisogna decarbonizzare e ridurre i gas serra. Il collega Briziarielli spesso mi dice che, se l'Europa chiede questo, ci deve poi anche dare la possibilità di poter fare gli investimenti necessari per realizzare quegli obiettivi. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Altrimenti è troppo comodo insistere su questi temi senza poi dare spazi di flessibilità in siffatta direzione. Per arrivare a quei risultati occorrono degli investimenti e spazi. Il meccanismo europeo di stabilità - definito in modo più semplice come fondo salva Stati - lo ha spiegato brillantemente il nostro collega Bagnai. Non andiamo ad approvare delle modifiche che prevedano delle condizioni che penalizzano proprio quei Paesi che hanno maggiormente bisogno di investire e crescere. Non creiamo Paesi di serie A e Paesi di Serie B o l'Europa di figli e figliastri: l'Europa deve essere una e le regole devono valere per tutti. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S). Questo è il messaggio che dobbiamo portare in Europa. Poi, certo, non ci nascondiamo, anche se non è tema del Consiglio europeo - ha detto bene lei, Presidente - che di sicuro la questione della procedura di infrazione tiene banco a livello nazionale, e qualcuno addirittura ha messo in rilievo il fatto che possa essere stato utilizzato come sistema per poi cominciare a trattare anche su altre questioni. Dice bene l'onorevole Molinari quando afferma che non dobbiamo assolutamente farci ricattare; anche perché, se andiamo a negoziare, lo dobbiamo fare con un dialogo costruttivo e di sicuro troveremo una soluzione. Ma ci dobbiamo andare con pari dignità, perché l'Italia è un grande Paese, è un Paese fondatore dell'Unione europea, è il quinto contribuente dell'Unione europea e come tale va rispettato. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S). È un Paese che va rispettato e di cui bisogna avere fiducia, quella stessa fiducia che in realtà - diciamolo - gli stessi mercati ci stanno accordando in questi giorni. A ben vedere, i mercati non hanno assolutamente dato retta alla questione legata alla procedura di infrazione sì o no - questi sono tutti temi politici - e lo hanno capito. Alla fine, se andiamo a vedere facendo un confronto con le istituzioni europee, le aste dei titoli italiani sono andate alla grande, perché la domanda ha superato di gran lunga l'offerta la settimana scorsa; i relativi rendimenti sono in discesa; lo spread è stato assolutamente contenuto - siamo arrivati ai minimi rispetto a marzo dell'anno scorso - gli interessi sul debito sono in calo. Chiediamo, insomma, che l'Europa abbia la stessa fiducia che hanno i mercati e non sembra di chiedere assolutamente chissà che cosa. Si chiede semplicemente di rispettare la realtà che non è - lo diciamo ai membri delle minoranze, ma lo diciamo anche alla stessa Europa - quella che ci stanno disegnando negli ultimi giorni. L'Italia non è messa così male come si vuole far credere. (Commenti dal Gruppo PD). Nessuno dice che è in una situazione bellissima, ma intanto il debito pubblico italiano, nonostante le sue dimensioni, è sostenibile e la sua sostenibilità deriva soprattutto dal fatto che è garantita dal risparmio delle famiglie italiane; il deficit è più vicino al 2,1 o al 2,2 per cento che al 2,4 come crede la stessa Commissione; il saldo strutturale è stabile nel 2019 all'1,4 per cento; ci sono stati rilevanti miglioramenti - come ci ha detto il ministro Tria - sul sistema bancario; è stato raggiunto un equilibrio dei conti verso l'estero; ci sono minori spese (tre miliardi) derivanti da reddito di cittadinanza e quota cento e maggiori entrate sull'IVA derivanti dalla fatturazione elettronica. (Commenti del senatore Margiotta) . Certo, diamo merito a chi l'ha introdotta, non abbiamo alcun problema. Siamo assolutamente dell'idea che anche noi non ci aspettavamo un introito maggiore di questa natura ma, essendo strutturale la combinazione fra minori spese e maggiori entrate, di sicuro va nella direzione del rispetto del patto di stabilità. E, quindi, ribadiamo che non siamo messi così male come ci vogliono far credere. Andiamo in Europa, quindi, con questi dati, con questa consapevolezza e forza e non invece con l'atteggiamento sempre un po' timido e di sudditanza che abbiamo visto negli anni scorsi. Qui mi viene in mente quello che diceva ai tempi Indro Montanelli, ovvero che, quando sarebbe arrivata l'Europa, i francesi ci sarebbero entrati da francesi, i tedeschi ci sarebbero entrati da tedeschi e gli italiani ci sarebbero entrati da europei. E così alla fine è stato. Forse è arrivato il momento di stare in Europa senza dimenticarci di essere italiani. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S). Basta cessioni di potere. Anzi, riprendiamo quello spirito europeo che fu contenuto proprio nei Trattati di Roma, perché questo è il vero obiettivo per chi vuole veramente l'Europa e per chi vuole bene all'Europa. Queste sono le indicazioni che noi diamo e che sono contenute nella proposta di risoluzione n. 1 sulla quale il voto da parte nostra non può essere che favorevole. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S). PICHETTO FRATIN (FI-BP) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PICHETTO FRATIN (FI-BP) . Signor Presidente, l'Italia si presenta al Consiglio europeo dei prossimi giorni 20 e 21 giugno in una condizione molto più problematica degli altri Paesi partner , a cominciare dalla stretta applicazione dell'ordine del giorno che il presidente Conte ci ha illustrato. Mi riferisco alla prima partita, quella degli equilibri istituzionali e dei conseguenti ruoli che il terzo grande Paese d'Europa deve avere; al quadro di finanza pluriennale, ossia al fatto di andare a discutere i prossimi sette anni di programmazione europea senza la Gran Bretagna e, quindi, con quote diverse. I miei colleghi hanno già trattato, nei loro interventi, una parte degli altri temi elencati dal presidente Conte, come la questione clima e gli organismi europei. Anche se non in elenco - giustamente come ha rappresentato il presidente Conte - il ruolo del nostro Paese è strettamente legato al rischio di procedura di infrazione. Dalle nomine degli incarichi dipende quanto peso avrà il nostro Paese nel prossimo quinquennio di decisioni. Pensate al vantaggio che, nell'assoluto equilibrio e nell'equità, è venuto dalle decisioni del presidente Draghi alla Banca centrale europea in questi anni e che c'è stato per l'Europa del Sud, e quindi anche per l'Italia. E parlo di un vantaggio su un'equa scelta, e non sul favoritismo, e sulla sensibilità: se si è alla guida delle istituzioni europee si conosce l'intero sistema europea e non solo gli interessi di alcuni. Il mandato che noi vogliamo dare comunque al presidente Conte, pur da una posizione di opposizione, è di evitare l'isolamento che corriamo per ragioni di rischi politici provenienti dal modello di maggioranza di questo Governo. Occorre scongiurare quella che può essere un'emarginazione e mantenere una forte posizione contrattuale. In questa trattativa, in questa definizione di relazioni si tratta anche di evitare la procedura di infrazione, che vuol dire determinare come si applicano le regole o comunque valutare come si modificano. Quindi, è una situazione contingente. Signor Presidente del Consiglio, noi siamo coscienti che la condizionedell'Italia si è aggravata nell'ultimo anno. Siamo coscienti della situazione nazionale politica, sociale ed economica del deficit e del debito e della tassazione progressiva non più adeguata ai tempi. Siamo coscienti del fatto che lei deve stare in equilibrio tra il bilancio dello Stato, con deficit e debito, l'economia del Paese che non sempre va alla pari col bilancio dello Stato (anzi, forse è in conflitto con il bilancio dello Stato) e le regole europee. Deve conciliare tutto questo sistema. Il tema non è solo svolgere la trattativa con l'Unione europea anche in spregio alle regole. Il tema è far valere una serie di condizioni che questo Paese può rappresentare. Il debito pubblico - come giustamente evidenziato in alcuni interventi - deve essere parametrato col debito privato: se l'Italia ha un alto debito pubblico, è anche conseguenza del basso debito privato. Lei deve avere prima di tutto un disegno di governo, poi viene il confronto. Non sono operazioni spot , quali potevano essere mini-BOT che creano debito. Piuttosto, mi permetta, Presidente, una piccola notazione. I giornali e i telegiornali di oggi parlano del dirompere della libra, una nuova moneta. È una questione molto seria, perché nel futuro la moneta sarà essenzialmente di quel tipo. Ma stiamo attenti: la moneta non dello Stato ma con il signoraggio privato è un ritorno al feudalesimo. Stiamo attenti. È forse un tema che l'Unione europea - ed è strettamente legato alle nostre valutazioni - deve assolutamente porsi. Caro Presidente, Forza Italia augura che lei possa impegnarsi nel mantenere alta la credibilità del nostro Paese, la credibilità degli italiani, per gli italiani, e la credibilità nei confronti dei mercati e dei partner europei. Per essere credibili dobbiamo investire. Il TAP non lo dobbiamo fare perché lo vuole l'America e la TAV non la dobbiamo fare perché lo vuole l'Europa: li dobbiamo fare perché sono nell'interesse nazionale, dell'Italia. Questo è il dato fondamentale. Dal momento che oltreconfine lei rappresenta l'Italia, e quindi non è più il Presidente della maggioranza ma è il Presidente di tutti noi, anche noi d'opposizione, le auguriamo, signor Presidente, pur votando contro la proposta di risoluzione che la maggioranza ha presentato e che non ci rappresenta, di trattare al meglio gli interessi della Nazione. (Applausi dal Gruppo FI-BP e del senatore Laus. Congratulazioni) . PATUANELLI (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PATUANELLI (M5S) . Signor Presidente, presidente Conte, Governo, onorevoli colleghi, credo non serva sottolineare l'importanza degli appuntamenti nell'agenda europea dei prossimi giorni: uno snodo fondamentale per il nostro Paese, per il ruolo del nostro Paese in Europa e per il ruolo stesso dell'Unione europea. Credo tuttavia che vi sia una evidenza empirica, fattuale, della totale incapacità che la governance economica europea ha dimostrato negli ultimi anni. L'evidenza è il fatto che l'Europa nel suo complesso è il grande malato economico del mondo in questo momento. Abbiamo da una parte gli Stati Uniti che corrono, dall'altra la Cina che si espande. È certamente il nostro, il Vecchio continente, quello che soffre di più la situazione economica complessiva dei suoi Paesi membri. Credo sia necessario un nuovo approccio alle politiche economiche europee e dei Paesi membri. Ma prima di tutto, anche prima di parlare di nuovo approccio economico, deve essere sgomberato il campo da alcune ipocrisie. Faccio riferimento al fatto che la Commissione europea ritiene giustificabile la procedura sull'eccesso di debito per il 2018. Non mi interessa e non mi appassiona il normale dibattito politico che poi si instaura su questo tema: chi oggi è all'opposizione dice che è colpa di questo Governo se c'è una tale procedura, mentre chi oggi governa dice che è un'eredità. Non mi interessa questo. Mi interessa parlare della rigidità da trave di ghisa che l'Europa sta dimostrando su questa procedura, quando ha mostrato una flessibilità elastoplastica - come si usa dire in ingegneria - rispetto ad altre situazioni di altri Paesi membri. Penso - ad esempio - alla questione della Francia, che per nove anni consecutivi, dal 2008 al 2016, ha sforato il limite del 3 per cento nel rapporto tra deficit e PIL (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az) . Penso a quella che è stata fino a qualche mese fa la locomotiva economica del Continente, la Germania, che non ha rispettato e ha anzi sistematicamente violato la regola che imporrebbe di non avere un surplus commerciale superiore al 6 per cento. Penso a un'Europa che chiede interventi ai Paesi membri che mettono a rischio anche lo stato sociale, rivolto soprattutto ai ceti più deboli, e accetta, però, che ci siano sette Paesi all'interno dell'Unione europea con una politica fiscale quanto meno aggressiva, come è stata dichiarata in una Commissione all'interno dell'Unione europea. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az). E li cito: sono Lussemburgo, Olanda, Belgio, Irlanda, Malta, Cipro e Ungheria; Paesi in cui i grandi colossi, specialmente del web , possono avere delle fiscalità di vantaggio, al limite del paradiso fiscale. Io non credo che si possa - da una parte - tollerare che esista questa realtà all'interno dell'Unione europea e - dall'altra parte - chiedere dei sacrifici a un Paese come l'Italia che sta facendo il possibile per uscire da una situazione economica molto complicata, tenendo assieme, però, le esigenze del proprio stato sociale rivolto ai più deboli. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az). C'è forse l'ipocrisia delle ipocrisie, ovvero la questione del deficit strutturale, che è in rapporto al PIL potenziale. Si tratta di parametri che la stessa Commissione europea considera di difficile individuazione; soprattutto in momenti di grande difficoltà economica è difficile capire quale sarebbe il PIL di un Paese, al netto della congiuntura difficile e di un momento economico così complesso. Quindi, anche su questo si giocano quei parametri europei che diventano sempre fondamentali per valutare le capacità di un Paese e le sue possibilità di investimento. Sulla questione del PIL potenziale e del deficit strutturale abbiamo già segnalato all'Europa la volontà di superare delle definizioni astruse e lo abbiamo fatto nella Nota di variazione al DEF dello scorso anno. Per la prima volta un Paese prende una posizione molto chiara su questo elemento: qui non si tratta di cannoneggiare l'Europa e di dire che l'Europa ha sbagliato tutto. Si tratta, invece, di prendere atto che alcune politiche economiche di austerity imposte potevano avere una ratio - per l'amor di Dio, non voglio entrare nel merito del Governo che più di tutti ha aderito alle richieste dell'Europa, ovvero quello presieduto dal senatore Monti - ma poi non hanno prodotto i risultati attesi. A prescindere da norme contestabilissime - come la legge Fornero, che abbiamo radicalmente smontato con la nostra manovra di bilancio (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az) - il risultato atteso non c'è stato, perché il rapporto tra debito e PIL nel nostro Paese in quegli anni è aumentato di oltre 10 punti percentuali. Quindi - da un lato - l'austerità non ha prodotto una diminuzione del debito e - dall'altro - ovviamente, sono stati richiesti sacrifici al nostro Paese. Signor Presidente del Consiglio, più volte ha citato un elemento che condivido al 100 per cento: non ci può essere stabilità economica e finanziaria slegata dalla stabilità sociale di un Paese. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az). Abbiamo un obbligo morale nei confronti dei nostri cittadini di intervenire sulle fasce più deboli, come abbiamo fatto con il reddito di cittadinanza e con quota 100: avevamo un obbligo morale e lo abbiamo atteso. Veniamo invece ai temi all'ordine del giorno nei prossimi appuntamenti europei: il rafforzamento dell'unione economica e monetaria, oggetto di discussione nel prossimo Eurosummit; la riforma del Trattato sul meccanismo europeo di stabilità (MES); la creazione di uno strumento di bilancio della zona euro e il rafforzamento dell'unione bancaria. Per quel che riguarda il MES, abbiamo detto più volte che un meccanismo che condiziona l'accesso di un Paese a quel fondo al fatto di essere in ordine con quegli astrusi parametri che citavo in precedenza, a meno che il Paese stesso non venga commissariato, è l'approccio più sbagliato che si possa avere al problema (Applausi dal Gruppo M5S e del senatore Pazzaglini) . Questo significa non aver capito niente di quello che la storia europea degli ultimi anni ci ha insegnato. Riteniamo quindi che l'attuale bozza di riforma debba essere sottoposta a una nuova analisi, operando nello specifico una revisione dei criteri per l'accesso degli Stati alle linee di credito precauzionali del MES. Riteniamo a tal proposito che debba essere dato il giusto rilievo anche a elementi come il livello di debito privato e non solo pubblico e l'evoluzione della consistenza delle sofferenze bancarie, che in Italia sono state sensibilmente ridotte, anche a costo di arricchire operatori esteri privati che, sulla compravendita dei cosiddetti non performing loan (NPL), hanno costruito un business speculativo plurimiliardario. Per quanto riguarda invece il bilancio dell'eurozona, riteniamo che sia fondamentale la previsione di uno strumento di stabilizzazione che possa essere utilizzato in funzione anticiclica. Nei documenti pubblicati all'indomani dell'Eurogruppo del 13 giugno si parla solamente di un bilancio finalizzato alla convergenza e alla competitività. Vorremmo capire di che tipo di convergenza si parla. Se pensiamo - ad esempio - al tasso di disoccupazione, siamo interessati a una convergenza verso limiti di disoccupazione tollerabili in tutti i Paesi. In realtà, se guardiamo alla media europea, c'è una decrescita, ma la forbice tra il Paese che ha la disoccupazione maggiore e quello che ha la disoccupazione minore in questi anni si è allargata e, quindi, quella è una convergenza che ci interessa. Se il bilancio dell'eurozona servirà a far convergere verso il basso i livelli di disoccupazione, saremo ovviamente i primi a supportare tale strumento. Sul rafforzamento dell'unione bancaria, riteniamo che sia imperativo non solo per l'Italia, ma per l'Europa intera, completare il terzo pilastro dell'unione bancaria, ossia la garanzia comune dei depositi al livello europeo. Non possiamo pensare di continuare ad avere la rigidità e gli adempimenti di una vigilanza unica, con un unico set di regole per le banche europee, senza voler mettere in condivisione anche la garanzia dei depositi bancari. Credo che dal Parlamento, signor Presidente, sia giunto un messaggio chiaro. È giusto interloquire con l'Europa sempre, anche quando l'Europa ci chiede cose sbagliate o che riteniamo ingiuste. È giusto andare in Europa a trattare e a capire come si possono mettere assieme le esigenze europee con quelle del bilancio del nostro Paese. Non è giusto farlo con il cappello in mano, com'è stato fatto troppe volte. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az). È giusto, invece, andare con la schiena dritta a rappresentare le esigenze del nostro Paese, con la forza di un Governo che ha una grande maggioranza e ha capito che, soltanto attraverso il cambiamento, si salva non solo l'Italia, ma anche l'Europa, nell'accezione che noi vogliamo mantenere che è quella di comunità europea. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az). Quello che ci interessa del discorso e del ragionamento europeo è, infatti, il principio di comunità, per cui chi sta peggio deve avere un aiuto da parte di chi sta meglio. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az. Congratulazioni). Senato, composizione PRESIDENTE . Informo che la Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari ha comunicato che, occorrendo provvedere, ai sensi dell'articolo 19 del decreto legislativo 20 dicembre 1993, n. 533, all'attribuzione del seggio resosi vacante nella Regione Sardegna a seguito delle dimissioni del senatore Christian Solinas, ha riscontrato, nella seduta odierna, che la candidata che segue immediatamente l'ultimo degli eletti nell'ordine progressivo della lista alla quale apparteneva il predetto senatore è Michelina Lunesu. Do atto alla Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari di questa sua comunicazione e proclamo senatrice Michelina Lunesu, con la quale mi congratulo e alla quale do il benvenuto in quest'Aula. (Applausi) . Avverto che da oggi decorre, nei confronti della nuova proclamata, il termine di venti giorni per la presentazione di eventuali reclami. Ripresa della discussione sulle comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri PRESIDENTE . Prima di passare alle votazioni, avverto che, in linea con una prassi consolidata, le proposte di risoluzione saranno poste ai voti secondo l'ordine di presentazione. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della proposta di risoluzione n. 1, presentata dai senatori Patuanelli e Romeo. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az). Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della proposta di risoluzione n. 2, presentata dalla senatrice Bernini e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della proposta di risoluzione n. 3, presentata dal senatore Ciriani e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della proposta di risoluzione n. 4, presentata dalla senatrice De Petris e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della proposta di risoluzione n. 5, presentata dal senatore Marcucci e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Si è così concluso lo svolgimento delle comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri. Atti e documenti, annunzio PRESIDENTE . Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Ordine del giorno per la seduta di giovedì 20 giugno 2019 PRESIDENTE . Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica domani, giovedì 20 giugno, alle ore 9,30, con il seguente ordine del giorno: (Vedi ordine del giorno) La seduta è tolta (ore 19,11) . Pareri espressi dalla 1a e dalla 5a Commissione permanente sul testo del disegno di legge n. 1315 e sui relativi emendamenti La Commissione affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno, ordinamento generale dello Stato e della pubblica amministrazione, esaminato il disegno di legge in titolo, nonché gli emendamenti ad esso riferiti, esprime, per quanto di competenza, parere non ostativo. La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge in titolo e acquisita la relazione tecnica aggiornata di cui all'articolo 17, comma 8, della legge di contabilità e finanza pubblica, preso atto che: - con riguardo all'articolo 3, comma 5, viene precisato che le quantificazioni degli oneri indicate nel testo rappresentano un'autorizzazione massima di spesa, calcolata in eccesso secondo stime prudenziali e che l'impegno effettivo di spesa potrà essere inferiore; - in merito all'articolo 5, comma 3, viene ribadito, ai fini della determinazione del compenso del commissario straordinario di liquidazione, il rispetto del limite del cosiddetto "tetto" delle retribuzioni dirigenziali pubbliche e l'assenza di maggiori oneri a carico della finanza pubblica; - relativamente all'articolo 6, comma 5, si rassicura sull'assenza di nuovi oneri, posto che la disposizione in esame si limita a vincolare risorse già previste sulla base della legislazione vigente; - viene data conferma della disponibilità delle risorse dell'avanzo di amministrazione dell'Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas) utilizzate a copertura dell'articolo 8; - le misure di cui all'articolo 11, commi da 1 a 4, finalizzate a superare la carenza di personale del servizio sanitario nazionale, salvaguardano l'equilibrio economico-finanziario del sistema, nel quadro del rispetto degli adempimenti relativi all'erogazione dei livelli essenziali di assistenza; - l'articolo 11, comma 4- ter , che rimuove la sanzione consistente nel blocco del turn over del personale del servizio sanitario per le regioni che non provvedono alla copertura del disavanzo di gestione non determina effetti finanziari;, limitandosi ad eliminare l'automatismo del blocco e lasciando però invariato il rispetto degli altri vincoli imposti in capo alle regioni dalla legislazione vigente; - dall'articolo 12, comma 2, lettera c) , non derivano oneri per la finanza pubblica, atteso che l'assunzione ivi prevista di medici e veterinari specializzandi risulta compatibile con le risorse finanziarie disponibili e con il rispetto sia dei limiti della spesa per il personale previsti dalla disciplina vigente sia della programmazione dei fabbisogni di personale; - viene data conferma della congruità della copertura dell'articolo 12, comma 3, riguardante l'accesso ai corsi di formazione specifica di medicina generale; - viene ribadita la neutralità sul piano finanziario dell'articolo 12, comma 6, che integra i principi normativi sulla stipula degli accordi collettivi nazionali per la medicina generale; - si forniscono rassicurazioni sulla neutralità finanziaria dell'articolo 13, comma l- bis , sulla riorganizzazione dell'Agenzia italiana del farmaco; - con riguardo all'articolo 14, comma 1, si rappresenta come tale disposizione non produca oneri per la finanza pubblica, limitandosi a stabilire esclusivamente un vincolo di utilizzo nell'ambito di risorse comunque destinate alla regione Calabria, esprime, per quanto di propria competenza, parere non ostativo, con le seguenti osservazioni: - per quanto attiene all'articolo 6, comma 3, si rappresenta l'opportunità, in sede applicativa, di prevenire possibili contenziosi derivanti dall'eventuale revoca di misure già adottate in contrasto con la nuova programmazione contenuta nel piano triennale straordinario di edilizia sanitaria e di adeguamento tecnologico predisposto dal commissario ad acta ; - in merito all'articolo 8, comma 4, si rappresenta l'eventualità di una possibile dequalificazìone della spesa derivante dal ricorso a risorse di conto capitale (allocate sul fondo per la compensazione degli effetti finanziari non previsti a legislazione vigente) per fare fronte ad oneri di natura corrente (ossia la copertura degli effetti sul fabbisogno e sull'indebitamento netto per il biennio 2019-2020). In merito agli emendamenti trasmessi dall'Assemblea, esprime per quanto di competenza, parere contrario, ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione sugli emendamenti 1.4, 3.18, 3.19, 3.20, 3.29, 5.5, 5.10, 5.11, 5.12, 5.13, 6.10, 6.13, 6.18, 6.19, 6.20, 6.21, 10.3, 11.1, 11.2, 11.3, 11.4, 11.5, 11.6, 11.7, 11.8, 11.9, 11.10, 11.12, 11.13, 11.14, 11.16, 11.0.1, 11.0.2, 12.5, 12.18, 12.19, 12.23, 12.24, 12,25, 12.29, 12.31, 12.32, 12.33, 12.0.1, 12.0.2, 12.0.3, 12.0.4, 12.0.4 (testo 2), 13.4, 13.0.2, 13.0.3, 13.0.4 e 13.0.5. In relazione all'emendamento 2.1, il parere non ostativo è condizionato, ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, all'inserimento di una clausola di invarianza finanziaria. Il parere è di semplice contrarietà sulle proposte 3.24, 8.1 e 13.0.1. Sugli emendamenti 6.22 e 6.23, il parere di semplice contrarietà è condizionato, ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, alle seguenti modifiche: - al capoverso 5- bis , prima delle parole: "per il periodo di 18 mesi", siano inserite le seguenti: "fermo restando l'equilibrio economico e finanziario del sistema sanitario regionale e nazionale,"; - siano soppresse le parole: "e di divieto di spese non obbligatorie". Sull'emendamento 12.0.100, il parere di semplice contrarietà è condizionato, ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, alla sostituzione, al comma 1, della parola: "istituiscono" con le seguenti: "possono istituire". Il parere è non ostativo su tutti i restanti emendamenti. VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA SEGNALAZIONI RELATIVE ALLE VOTAZIONI EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA Nel corso della seduta sono pervenute al banco della Presidenza le seguenti comunicazioni: Disegno di legge n. 1315: sull'emendamento 1.4, il senatore Verducci avrebbe voluto esprimere un voto contrario; sugli emendamenti 1.1 (1a parte), 1.4 e 3.20 e sull'ordine del giorno G1.100, il senatore Presutto avrebbe voluto esprimere un voto contrario; sull'emendamento 3.2, il senatore Emanuele Pellegrini avrebbe voluto esprimere un voto contrario. Congedi e missioni Sono in congedo i senatori: Bagnai, Barachini, Bogo Deledda, Borgonzoni, Bossi Umberto, Bressa, Candiani, Cattaneo, Cioffi, Cirinna', Crimi, Crucioli, D'Angelo, De Poli, Faggi, Garnero Santanchè, Mantero, Merlo, Monti, Napolitano, Quagliariello, Ronzulli, Santangelo, Sciascia, Solinas, Vaccaro e Zanda. Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Montevecchi, per attività di rappresentanza del Senato (dalle ore 10,40 alle ore 13) ; Aimi, Ferrara e Petrocelli, per attività della 3ª Commissione permanente; Donno, Rauti e Tesei, per attività della 4ª Commissione permanente; Ortis, per attività dell'Assemblea parlamentare della NATO; Nugnes, per attività della Commissione parlamentare d'inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati. Alla ripresa pomeridiana della seduta sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Aimi, Ferrara e Petrocelli, per attività della 3ª Commissione permanente; Donno, Rauti e Tesei, per attività della 4ª Commissione permanente; Arrigoni, Castiello, Fazzone, Magorno e Urso, per attività del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica; Bagnai, Bonfrisco, Ferrero, Turco e Zuliani, per attività della Commissione di vigilanza sulla Cassa Depositi e Prestiti; Ortis, per attività dell'Assemblea parlamentare della NATO; Nugnes, per attività della Commissione parlamentare d'inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati. Gruppi parlamentari, composizione La senatrice Michelina Lunesu ha comunicato di aderire al Gruppo parlamentare Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione. Il Presidente del Gruppo stesso ha accettato tale adesione. Disegni di legge, annunzio di presentazione Senatori Tosato Paolo, Pizzol Nadia Disposizioni in materia sul demanio delle acque interne e in materia di commercio al dettaglio su aree pubbliche demaniali marittime (1340) (presentato in data 14/06/2019); senatori Lomuti Arnaldo, Crucioli Mattia, Riccardi Alessandra Disposizioni per agevolare l'accesso alla giustizia amministrativa al fine di garantire la tutela dell'ambiente, della salute e della qualità della vita, nonché la tutela dei consumatori (1341) (presentato in data 14/06/2019); senatrice De Petris Loredana Disposizioni per l'interdizione dell'attività venatoria nei fondi delle aziende agrituristiche (1342) (presentato in data 17/06/2019); senatori Tesei Donatella, Romeo Massimiliano, Candura Massimo, Fusco Umberto, Ostellari Andrea, Pepe Pasquale, Pellegrini Emanuele, Pillon Simone, Arrigoni Paolo, Augussori Luigi, Bagnai Alberto, Barbaro Claudio, Bergesio Giorgio Maria, Bonfrisco Anna Cinzia, Borghesi Stefano, Bossi Simone, Briziarelli Luca, Bruzzone Francesco, Calderoli Roberto, Campari Maurizio, Cantu' Maria Cristina, Casolati Marzia, De Vecchis William, Faggi Antonella, Ferrero Roberta, Fregolent Sonia, Iwobi Tony Chike, Marin Raffaella Fiormaria, Marti Roberto, Montani Enrico, Nisini Tiziana, Pazzaglini Giuliano, Pergreffi Simona, Pianasso Cesare, Pirovano Daisy, Pisani Pietro, Pittoni Mario, Pizzol Nadia, Pucciarelli Stefania, Ripamonti Paolo, Rivolta Erica, Rufa Gianfranco, Saponara Maria, Saviane Paolo, Sbrana Rosellina, Siri Armando, Solinas Christian, Tosato Paolo, Vallardi Gianpaolo, Vescovi Manuel, Zuliani Cristiano Norme in materia di riordino del codice penale militare di pace (1343) (presentato in data 18/06/2019); senatrice Unterberger Julia Disposizioni in materia di tutela degli animali (1344) (presentato in data 18/06/2019); senatore Perilli Gianluca Modifiche all'articolo 21 della legge 11 febbraio 1992, n. 157 in materia di esercizio venatorio in tana (1345) (presentato in data 19/06/2019). Disegni di legge, assegnazione In sede redigente 1ª Commissione permanente Affari Costituzionali sen. Morra Nicola Disciplina delle attività di relazioni istituzionali per la rappresentanza degli interessi (1266) previ pareri delle Commissioni 2ª (Giustizia), 5ª (Bilancio), 9ª (Agricoltura e produzione agroalimentare), 10ª (Industria, commercio, turismo), 11ª (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale), Commissione parlamentare questioni regionali (assegnato in data 19/06/2019); 2ª Commissione permanente Giustizia sen. Iannone Antonio ed altri Modifiche al codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione, di cui al decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159, e alle norme di attuazione, di coordinamento e transitorie del codice di procedura penale, in materia di gestione e destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata (1273) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 8ª (Lavori pubblici, comunicazioni), 10ª (Industria, commercio, turismo), 11ª (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale) (assegnato in data 19/06/2019); 2ª Commissione permanente Giustizia sen. Durnwalder Meinhard Modifica all'articolo 731 del codice penale concernente l'obbligo scolastico (1288) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 7ª (Istruzione pubblica, beni culturali) (assegnato in data 19/06/2019); 6ª Commissione permanente Finanze e tesoro sen. La Pietra Patrizio Giacomo ed altri Istituzione e disciplina delle zone franche montane per la salvaguardia e lo sviluppo delle aree di montagna (1112) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 8ª (Lavori pubblici, comunicazioni), 10ª (Industria, commercio, turismo), 11ª (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale), 13ª (Territorio, ambiente, beni ambientali), Commissione parlamentare questioni regionali (assegnato in data 19/06/2019); 12ª Commissione permanente Igiene e sanita' sen. Romano Iunio Valerio ed altri Modifica all'articolo 33 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, in materia di assistenza, integrazione sociale e diritti delle persone disabili (1267) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 11ª (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale) (assegnato in data 19/06/2019); 12ª Commissione permanente Igiene e sanita' sen. Pisani Giuseppe ed altri Disposizioni in favore dei soggetti affetti da sensibilità chimica multipla (1272) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 7ª (Istruzione pubblica, beni culturali), 11ª (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale), Commissione parlamentare questioni regionali (assegnato in data 19/06/2019); 12ª Commissione permanente Igiene e sanita' sen. Giacobbe Francesco ed altri Disposizioni in materia di assistenza sanitaria per i cittadini italiani residenti all'estero (1300) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 3ª (Affari esteri, emigrazione), 5ª (Bilancio) (assegnato in data 19/06/2019); Commissioni 4ª e 9ª riunite sen. De Bonis Saverio Ricostituzione del Corpo forestale dello Stato (1270) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio) (assegnato in data 19/06/2019). In sede referente 1ª Commissione permanente Affari Costituzionali sen. Ortis Fabrizio ed altri Modifiche all'articolo 3 della legge 25 marzo 1993, n. 81, in materia di sottoscrizione delle liste nei comuni con popolazione sino a 1.000 abitanti (1246) previ pareri delle Commissioni 5ª (Bilancio) (assegnato in data 19/06/2019). Governo, trasmissione di documenti Il Ministro della giustizia, con lettera in data 10 giugno 2019, ha inviato, ai sensi dell'articolo 5, comma 1- bis , del decreto legislativo 4 marzo 2010, n. 28, la prima relazione sugli effetti prodotti e sui risultati conseguiti dall'applicazione dell'istituto della mediazione finalizzata alla conciliazione delle controversie civili e commerciali, riferita all'anno 2018. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 2 a Commissione permanente ( Doc . CCLI, n. 1). Garante del contribuente, trasmissione di atti. Deferimento Con lettera in data 29 maggio 2019, è stata inviata, ai sensi dell'articolo 13, comma 13- bis , della legge 27 luglio 2000, n. 212, la relazione sull'attività svolta dal Garante del contribuente dell'Abruzzo, per l'anno 2018. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 6 a Commissione permanente (Atto n. 267). Garante per l'infanzia e l'adolescenza, trasmissione di atti. Deferimento La Garante per l'infanzia e l'adolescenza, con lettera in data 27 maggio 2019, ha inviato una segnalazione concernente: "Contrasto alle dipendenze da sostanze e alcol. Tutela della salute psicofisica delle persone di minore età". La predetta documentazione è deferita, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1 a , alla 7 a e alla 12 a Commissione permanente (Atto n. 268). Interrogazioni, apposizione di nuove firme La senatrice Vanin ha aggiunto la propria firma all'interrogazione 4-01768 della senatrice Giannuzzi ed altri. Interrogazioni Atto n. 3-00923 ZAFFINI CIRIANI Al Ministro della salute Premesso che: secondo il rapporto Aiom-Airtum, "I numeri del cancro in Italia nel 2018", sono stati stimati, complessivamente, 373.300 nuovi casi di tumore con un aumento, in termini assoluti, di 4.300 diagnosi rispetto al 2017; nel nostro Paese il 63 per cento delle donne e il 54 per cento degli uomini sono vivi a 5 anni dalla diagnosi ma, malgrado una sopravvivenza pari o superiore alla media europea, la residenza degli assistiti costituisce un fattore determinante per l'accesso a programmi di diagnosi precoce e a cure di elevata qualità, con risultati molto peggiori nel Meridione; secondo gli ultimi dati disponibili (2016), tratti dall'ultimo rapporto dell'associazione Favo (Federazione italiana delle associazioni di volontariato in oncologia), in Italia esistono 177 strutture ospedaliere con servizio di radioterapia (di cui il 49 per cento solo nel Nord Italia), con una media nazionale di circa 3 centri per milione di abitanti; le prime 5 regioni con il numero maggiore di strutture per la radioterapia sono Lombardia (33), Lazio (21), Emilia-Romagna (16), Toscana (15) e Piemonte (14), dove sono presenti oltre 3 strutture per milione di abitanti; il numero di strutture ospedaliere con servizio di radioterapia per milione di abitanti risulta essere significativamente più basso al Sud (con una media di 2,2); in Italia sono presenti 424 acceleratori lineari (linac), di cui il 51 per cento nelle regioni del Nord Italia, che rappresentano le apparecchiature principali per eseguire la radioterapia. La media nazionale è di circa 7 linac per milione di abitanti ma la loro distribuzione sul territorio varia sensibilmente da regione a regione: vi sono regioni quali la Lombardia, la Toscana e la Liguria in cui il numero di 7 linac per milione di abitanti è superato abbondantemente, fino ad arrivare a 13,1 per il Friuli-Venezia Giulia, ed altre, in particolare nel Mezzogiorno, in cui questo valore risulta decisamente inferiore fino ad arrivare al 4,06 della Calabria; il decreto-legge 29 dicembre 2016, n. 243, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 febbraio 2017, n. 18 (cosiddetto decreto Mezzogiorno), all'articolo 5- bis ha previsto, nell'ambito della sottoscrizione degli accordi di programma necessari all'assegnazione delle risorse residue del piano pluriennale di interventi per il patrimonio sanitario pubblico, di cui all'articolo 20 della legge 11 marzo 1988, n. 67, che una quota pari a 100 milioni di euro sia destinata alla riqualificazione e all'ammodernamento tecnologico dei servizi di radioterapia oncologica di ultima generazione nelle regioni Abruzzo, Molise, Puglia, Campania, Calabria, Basilicata, Sicilia e Sardegna, in particolare per l'acquisizione di apparecchiature dotate di tecnologia robotica o rotazionale; il decreto del Ministro della salute 6 dicembre 2017 ha stabilito che le Regioni interessate, entro 180 giorni dalla pubblicazione della deliberazione CIPE di assegnazione delle risorse, devono presentare alla Direzione generale della programmazione sanitaria del Ministero uno specifico programma di utilizzo delle risorse assegnate; il 5 luglio 2018 è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale , Serie generale, n. 154, la relativa delibera CIPE, n. 32 del 21 marzo 2018, concernente "Assegnazione alle regioni del Mezzogiorno - in attuazione del decreto del Ministro della salute del 6 dicembre 2017 - di 100 milioni di euro per la riqualificazione e l'ammodernamento tecnologico dei servizi di radioterapia oncologica (articolo 5-bis, del decreto-legge n. 243/2016, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 18/2017)"; a valle del processo attuativo, lento e complesso, la Direzione programmazione del Ministero della salute ha emanato le relative linee guida, in data 11 giugno 2018, nel cui allegato si indicano le seguenti categorie per la programmazione regionale degli acquisti: alta tecnologia; altissima tecnologia (classificazione peraltro non prevista dal decreto-legge n. 243, né dal decreto del Ministro della salute 6 dicembre 2017); il nucleo di valutazione e di verifica degli investimenti pubblici del Ministero della salute, istituito in attuazione dell'articolo 1 della legge 17 maggio 1999, n. 144, dovrà esprimersi sulla validità dei piani presentati dalle Regioni, si chiede di sapere in base a quale criterio e per quale ragione nelle citate linee guida sia stata introdotta la classificazione delle categorie "alta tecnologia e altissima tecnologia" e siano state elencate alcune apparecchiature con il loro nome commerciale (quali "GammaKnife") e, in ogni caso, entro quando il suddetto nucleo concluderà il percorso di valutazione dei piani regionali e se esso terrà conto dell'effettiva rispondenza dei piani regionali al requisito secondo cui le macchine devono essere effettivamente adatte per la "radioterapia oncologica di ultima generazione", come previsto dall'articolo 5- bis del decreto-legge n. 243. Atto n. 3-00924 BRIZIARELLI PILLON Al Ministro della salute Premesso che: è a tutti ormai noto lo scandalo legato all'inchiesta sulla sanità che ad aprile 2019 ha colpito la Regione dell'Umbria; dall'insieme degli elementi raccolti nell'indagine sulle assunzioni all'ospedale di Perugia deriverebbe "un chiaro quadro di prolungata e abituale attività illecita": è quanto emerge dall'ordinanza di custodia cautelare disposta dal giudice per le indagini preliminari di Perugia. Secondo il giudice, da parte degli indagati sarebbero state "condizionate e sostanzialmente falsate le procedure di selezione del personale dell'Azienda ospedaliera". Undici i concorsi al centro dell'inchiesta e 35 le persone indagate, tra cui anche componenti della commissione giudicatrice dell'elenco regionale dei direttori generali; tale ipotesi avanzata dai pubblici ministeri sembra consolidarsi, sia in base alle dichiarazioni spontanee rese da alcuni soggetti coinvolti, nonché dall'estensione dell'inchiesta anche nel settore degli appalti; considerato che la dimensione dello scandalo ha portato alle dimissioni della Presidente della Regione e al conseguente scioglimento del Consiglio regionale che porterà a breve allo svolgimento di nuove elezioni; tenuto conto che, a quanto risulta agli interroganti: a fine giugno 2019 sono in scadenza le nomine dei direttori generali delle Asl e dell'azienda ospedaliera di Terni e dovranno esserne nominati di nuovi; la Giunta dimissionaria ha la competenza a procedere alle nomine dei nuovi dirigenti generali e dispone già dell'elenco dei candidati a ricoprire il ruolo di direttore generale; rilevato che il commissario nominato a seguito della decadenza del direttore generale dell'azienda ospedaliera di Perugia è stato individuato con il coinvolgimento del Ministero della salute, al fine di assicurare la massima trasparenza e correttezza della scelta, si chiede di sapere quali azioni di carattere straordinario il Ministro in indirizzo ritenga opportuno porre in essere, per quanto di sua competenza, affinché anche per le nomine in scadenza si proceda allo stesso modo, tenuto conto delle prossime imminenti elezioni regionali e del fatto che gli incarichi di direttore generale hanno una durata dai tre ai cinque anni. Atto n. 3-00925 MALPEZZI MARCUCCI IORI RAMPI VERDUCCI MIRABELLI STEFANO FERRARI COLLINA BINI CIRINNA' VALENTE Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca Premesso che: come si apprende da notizie di stampa, una studentessa iscritta al liceo classico "Bertrand Russell" di Roma, che soffre di "Amaurosi congenita di Leber", ha superato in modo agevole le difficoltà insite nell'affrontare alcune discipline per uno studente non vedente, in particolare greco e matematica, attraverso l'utilizzo di due software (uno scaricabile gratuitamente dal web e l'altro acquistato dalla scuola); in particolare, il software usato per il greco, "Biblos", permette all'insegnante di produrre materiali che possono essere visualizzati e, quindi, utilizzati da tutti gli studenti, a condizione che abbiano installato il programma sul proprio personal computer ; dal punto di vista tecnico, "Biblos" si presenta come un comune editor di testo, ma, oltre alla tastiera italiana, offre la possibilità di scegliere tra le tastiere in diverse lingue, tra le quali il greco antico, compreso di tutti i segni diacritici che lo contraddistinguono. Questa caratteristica permette, ad esempio, di svolgere un compito in classe in autonomia, poiché si può scrivere, se necessario, in greco antico, e riportare una traduzione o commento in italiano, cambiando con un comando la tastiera su cui si scrive; la lettura del testo greco viene effettuata mediante l'utilizzo di una barra braille , collegata al personal computer , che dispone di un sistema di riconoscimento per questa lingua, funzionante solo con Biblos; in questo modo, lo studente non vedente è messo nelle condizioni di affrontare in modo adeguato il percorso di studi, senza dover ricorrere a dei supporti obsoleti e che portano uno svantaggio nella prestazione scolastica; tuttavia, gli studenti non vedenti del primo biennio della scuola superiore, pur supportati nel loro percorso da tecnologia evoluta, incontrano notevoli difficoltà ad affrontare le prove Invalsi, passo importante per accedere al successivo triennio di studi. Infatti, sono costretti ad adattarsi agli strumenti obsoleti proposti dal Ministero che, da una parte, non sono adeguati e accessibili e, dall'altra, sono profondamente diversi da quelli utilizzati nel corso degli studi; soprattutto per quanto riguarda la prova di matematica, dopo aver seguito l'intero programma al pari degli altri studenti, dopo aver svolto diversi compiti di alta difficoltà con i mezzi informatici più avanzati, viene richiesto agli studenti di adattarsi a mezzi desueti; è del tutto evidente che strutturare le prove in questo modo fa perdere ai ragazzi tutta l'autonomia conquistata nel corso del loro percorso, costringendoli ad adattarsi a metodi di lavoro estranei e mai sperimentati; la legislazione del nostro Paese sul tema dell'integrazione scolastica degli alunni con disabilità è tra le più evolute e moderne dell'Unione europea; il decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 66, recante le norme per la promozione dell'inclusione scolastica degli studenti con disabilità, ha cercato di dare una risposta concreta, garantendo una scuola sempre più accogliente e inclusiva per gli alunni disabili, nel rispetto delle loro esigenze; nel corso del Consiglio dei ministri del 20 maggio 2019 è stata approvata la revisione di tale decreto con l'obiettivo dichiarato di "dare maggiore voce ai 200 mila studenti con disabilità e alle loro famiglie"; in particolare, le amministrazioni coinvolte hanno specificato che "è stato previsto che le ore di sostegno, così come le attività didattiche e gli strumenti materiali per la formazione, non siano più stabiliti da un ufficio distante dall'alunno che agisce per procedure standardizzate", e che "l'obiettivo è definire interventi mirati che tengano conto delle potenzialità e del contesto del minore con disabilità"; nel corso della conferenza stampa di presentazione della revisione del decreto legislativo, il Ministro Bussetti ha sostenuto che "L'inclusione scolastica è una priorità del Governo. Questa iniziativa dimostra l'attenzione e l'impegno del Governo. Tutti i nostri giovani, nessuno escluso, devono essere protagonisti della loro crescita e messi in condizione di esprimere tutte le loro potenzialità", si chiede di sapere quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda adottare per fare in modo che gli studenti non vedenti iscritti nelle scuole di ogni ordine e grado possano sostenere in modo ottimale e in totale autonomia le prove Invalsi e gli esami di Stato, predisponendo una prova di esame totalmente equiparabile a quella degli altri candidati. Atto n. 3-00926 BERNINI MALAN SICLARI ALDERISI CANGINI GIRO MOLES SACCONE VITALI Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca Premesso che: l'adeguamento delle infrastrutture scolastiche è una chiara priorità nazionale, necessaria al fine di prevenire situazioni che possono compromettere l'incolumità degli alunni, degli insegnanti e di tutti gli operatori del settore; il PON, programma operativo nazionale, denominato "Per la Scuola - competenze e ambienti per l'apprendimento", per il periodo di programmazione 2014-2020, a titolarità del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, che ha ricevuto formale approvazione da parte della Commissione europea con decisione C(2014) n. 9952, del 17 dicembre 2014, è un programma plurifondo (FSE-FESR) finalizzato al miglioramento del sistema di istruzione; tale obiettivo viene perseguito attraverso una serie di interventi: adeguamento e miglioramento antisismico; adeguamento impiantistico e interventi di messa in sicurezza finalizzati all'ottenimento dell'agibilità degli edifici; bonifica dall'amianto e da altri agenti nocivi; accessibilità e superamento delle barriere architettoniche; efficientamento energetico e, in senso più ampio, miglioramento dell'eco-sostenibilità degli edifici; attrattività delle scuole, intesa come miglioramento della qualità ed ammodernamento degli spazi per la didattica e realizzazione di spazi funzionali per lo svolgimento di servizi accessori agli studenti (ad esempio mensa, spazi comuni, aree a verde, realizzazione di infrastrutture per lo sport e per gli spazi laboratoriali), finalizzati alla riqualificazione e al miglioramento della fruibilità degli spazi (interni ed esterni), anche per promuovere un'idea di scuola aperta al territorio e alla comunità; l'avviso ufficiale è stato pubblicato sul sito del Ministero con nota protocollata n. 35226 del 16 agosto 2017 e tali fondi sono destinati esclusivamente alle Regioni Basilicata, Calabria, Campania, Puglia e Sicilia ed agli enti locali ricadenti nelle citate regioni; il termine per la presentazione delle domande per accedere al finanziamento è scaduto il 12 febbraio 2018 e, nonostante la nomina della commissione di valutazione sia avvenuta con decreto direttoriale del 18 aprile 2018, non risulta che ad alcun richiedente siano state erogate risorse; il 23 maggio 2019 il Ministero ha pubblicato la nota n. 16759 concernente il manuale operativo di gestione per le richieste di proroga dei termini per la presentazione di documenti mancanti o richiesti successivamente relativamente agli avvisi FSE; all'assenza di un ben definito corpus di norme e procedure codificate per l'attuazione degli interventi, si stanno sommando le numerose richieste da parte dell'autorità di gestione di ulteriori documentazioni che non fanno altro che aggravare gli oneri burocratici dei potenziali beneficiari ultimi; l'utilizzo di dette risorse è invece urgente al fine di garantire l'incolumità di tutti coloro che, dal corpo docente agli alunni, frequentano gli istituti scolastici; episodi di crolli o cedimenti strutturali dal Nord al Sud Italia sono purtroppo sempre più frequenti; tra gli ultimi, in ordine di tempo, quello del 30 gennaio 2019 nell'istituto comprensivo "Don Bosco" di Corigliano Calabro, quello del 5 febbraio alla scuola primaria "Cambini" dell'istituto "Toniolo" a Pisa e quello avvenuto il 3 aprile nel plesso "Girolami" dell'istituto comprensivo "Margherita Hack" di Roma, ospitante oltre 700 allievi di 31 classi di scuola d'infanzia e primaria, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia al corrente della situazione e quali azioni intenda adottare al fine di garantire il completamento in tempi certi e rapidi della procedura finalizzata alla messa in sicurezza antisismica ed all'adeguamento infrastrutturale degli edifici scolastici presenti nelle regioni Basilicata, Calabria, Campania, Puglia e Sicilia; quali concrete misure intenda adottare per evitare che in futuro l'incolumità degli alunni e del personale docente ed amministrativo di qualunque istituto di istruzione della Repubblica possa essere messa nuovamente a rischio. Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento Atto n. 3-00922 FERRO Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: "dimenticare il figlio in auto" è una frase che a molti farebbe gelare il sangue, ad altri farebbe pensare "a me non succederà mai", altri ancora probabilmente ricorderebbero quell'unica volta che è successo; il "fenomeno" dei bambini dimenticati in auto è sempre più in crescita. Gli esperti danno diverse interpretazioni tutte correlate in maniera più o meno diretta all'inconscio ed all'automatismo con il quale certe azioni vengono eseguite; un'azione automatica presuppone un livello "cosciente" più basso ed una situazione di stress (poco sonno, molte tensioni, affaticamento) può contribuire a far perdere il controllo proprio su quelle azioni radicate e che richiedono, normalmente, un livello di concentrazione più basso. Ciò contribuisce a determinare il " black out della memoria"; l'estate 2019, ormai iniziata, prevede in alcune regioni italiane temperature torride che potrebbero anche superare i 40 gradi; la legge n. 117 del 2018 aveva dato un segnale forte contro il fenomeno dei bambini dimenticati in auto, attraverso l'introduzione di aiuti tecnologici che avrebbero consentito a genitori e familiari di evitare tragedie; il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti doveva attuare, mediante apposito decreto, le caratteristiche tecniche-funzionali dei dispositivi antiabbandono; lo stesso Ministero con un apposito comunicato stampa del 25 gennaio 2019 ha annunciato di aver predisposto il testo e che "il provvedimento è stato poi inviato all'Europa e pubblicato sul sito 'TRIS' della Commissione Europea per una consultazione pubblica, affinché gli interessati possano far avere eventuali osservazioni sul testo. Passati tre mesi lo schema di decreto potrà essere inviato al Consiglio di Stato per il prescritto parere e, successivamente, pubblicato. Potrà cosí essere adottato e rendere del tutto operativa la legge che punta a tutelare l'incolumità dei bimbi in auto e prevenire il fenomeno degli abbandoni per distrazione"; il testo preliminare inviato al TRIS (servizio tecnico della Commissione europea), che sarebbe dovuto ritornare per la valutazione definitiva a fine aprile 2019, sarà, invece, all'esame in Commissione fino al 22 luglio e dovrà essere trasmesso nuovamente al Consiglio di Stato per l'approvazione definitiva. Ciò comporta lo slittamento dell'obbligo dei dispositivi antiabbandono a data da definirsi, probabilmente non prima di fine anno; la legge n. 117 del 2018 ha modificato l'art. 172 del codice della strada (decreto legislativo n. 225 del 1992) prevedendo che "il conducente dei veicoli delle categorie M1, N1, N2 e N3 immatricolati in Italia, o immatricolati all'estero e condotti da residenti in Italia, quando trasporta un bambino di età inferiore a quattro anni assicurato al sedile, ha l'obbligo di utilizzare apposito dispositivo di allarme volto a prevenire l'abbandono del bambino, rispondente alle specifiche tecnico-costruttive e funzionali stabilite con decreto del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti"; il decreto non ci sarà, come già detto, e di conseguenza non ci sarà certamente l'obbligo per i genitori di dotarsi dei nuovi seggiolini e per gli organi di polizia stradale di sanzionare l'assenza a bordo dei veicoli di tali dispositivi; se un genitore volesse comunque tutelare il proprio bambino, potrà certamente munirsi di seggiolini già in commercio, dotati di sistemi di allarme, ma che potrebbero non essere più rispondenti alle caratteristiche del decreto del Ministero, il cui testo in fase di consultazione ha già avuto oltre una ventina di osservazioni tra ditte, aziende, associazioni di consumatori ed esperti; si attende perciò l'ennesima circolare o un comunicato stampa da parte del Ministro dove si diano delle risposte chiare alle famiglie italiane sempre più disorientate, considerato che erano stati stanziati anche fondi pubblici, indicando come la legge di bilancio per il 2019 (legge n. 145 del 2018) avesse autorizzato lo stanziamento di un milione di euro per l'anno 2019 e un altro milione per il 2020 per incentivare l'acquisto di sistemi di allarme per prevenire l'abbandono dei bambini nei veicoli, si chiede di sapere quali misure il Ministro in indirizzo intenda adottare per arginare e prevenire tragici incidenti che colpiscono i bambini e rendere al più presto obbligatorio l'utilizzo dei seggiolini antiabbandono. Atto n. 3-00927 ALFIERI MALPEZZI GIACOBBE VERDUCCI Ai Ministri degli affari esteri e della cooperazione internazionale e della difesa Premesso che: il comma 1 dell'articolo 1 del decreto-legge 10 luglio 2018, n. 84, recante "Disposizioni urgenti per la cessione di unità navali italiane a supporto della Guardia costiera del Ministero della difesa e degli organi per la sicurezza costiera del Ministero dell'interno libici", convertito, con modificazioni, dalla legge 9 agosto 2018, n. 98, dispone che: "Per incrementare la capacità operativa della Guardia costiera del Ministero della difesa e degli organi per la sicurezza costiera del Ministero dell'interno libici nelle attività di controllo e di sicurezza rivolte al contrasto all'immigrazione illegale e al traffico di esseri umani, nonché nelle attività di soccorso in mare, è autorizzata, conformemente a specifiche intese con le competenti autorità dello Stato di Libia, nel rispetto delle vigenti disposizioni internazionali ed europee in materia di sanzioni, la cessione a titolo gratuito al Governo dello Stato di Libia, con contestuale cancellazione dai registri inventariali e dai ruoli speciali del naviglio militare dello Stato: a) fino a un massimo di n. 10 'unità navali CP', classe 500, in dotazione al Corpo delle capitanerie di porto - Guardia costiera; b) fino a un massimo di n. 2 unità navali, da 27 metri, classe Corrubia, in dotazione alla Guardia di finanza"; secondo quanto pubblicato, in data 20 aprile, dal quotidiano "Avvenire" in realtà le motovedette sarebbero state "modificate" in aperta violazione dell' embargo Onu sulle armi vendute alla Libia e prorogato nel luglio 2018 per ulteriori 12 mesi; infatti, secondo quanto pubblicato sarebbero state diffuse delle immagini di mitragliatori pesanti, fissati sulle torrette delle motovedette cedute al Governo libico, sebbene prima della consegna i cantieri navali italiani avessero provveduto, in ottemperanza all' embargo Onu, al completo smantellamento di ogni armamento presente sulle unità navali; considerato che la risoluzione approvata all'unanimità, in data 6 giugno, dalle Commissioni riunite Affari esteri e Difesa del Senato della Repubblica, a conclusione dell'esame sulla relazione analitica sulle missioni internazionali in corso e sullo stato degli interventi di cooperazione allo sviluppo a sostegno dei processi di pace e di stabilizzazione, riferita al periodo 1° ottobre-31 dicembre 2018, anche al fine della relativa proroga per il periodo 1° gennaio-31 dicembre 2019, deliberata dal Consiglio dei ministri il 23 aprile 2019, impegna il Governo, in relazione alla missione bilaterale di assistenza alla Guardia costiera libica, tenuto conto degli impegni dell'Italia nei confronti della Guardia costiera libica, a svolgere costanti azioni di monitoraggio, ove sussistano le condizioni, affinché sulle imbarcazioni fornite dall'Italia alla Libia, con particolare riguardo ai modelli delle guardacoste Corrubia, sia installata solo la strumentazione utile al controllo e sicurezza nel contrasto all'immigrazione illegale e al traffico di esseri umani, nonché alle attività di soccorso in mare, in rispetto delle vigenti disposizioni internazionali ed europee in materia di embargo , si chiede di sapere quali iniziative necessarie e urgenti i Ministri in indirizzo intendano adottare al fine di verificare che l'utilizzo delle guardacoste Corrubia, cedute a titolo gratuito al Governo libico, avvenga per le sole attività di controllo e di sicurezza rivolte al contrasto all'immigrazione illegale e al traffico di esseri umani, nonché per le attività di soccorso in mare conformemente alle disposizioni di cui al citato decreto-legge n. 84 del 2018. Atto n. 3-00928 MODENA Al Ministro della giustizia Premesso che: il Ministro in indirizzo, con la direttiva generale del 26 febbraio 2019 per l'attività amministrativa e la gestione per l'anno 2019 ha definito le priorità politico-istituzionali da realizzarsi nell'anno a livello strategico, allineandosi al processo di formazione del bilancio di previsione per il medesimo 2019; l'allegato relativo alle priorità politiche e alle risorse destinate al Ministero della giustizia per il triennio 2019-2021 individua per la voce "Una giustizia diffusa sul territorio e vicina ai bisogni dei cittadini" la somma di 3.768.372.312 euro per il 2019, 3.734.467.928 per il 2020 e 3.762.135.562 euro per il 2021; per la voce "Rilancio di una politica sul personale, verso la piena copertura, il possibile ampliamento delle piante organiche e la creazione di un ambiente di lavoro orientato al benessere organizzativo prevede" 131.130.795 euro per il 2019, 93.920.981 per il 2020 e 93.582.924 per il 2021; gli uffici di prossimità sarebbero, secondo il Ministro, "un presidio di giustizia presso i centri che, con la riforma della geografia giudiziaria, avevano subito la soppressione degli uffici giudiziari, in modo da venire incontro alle esigenze dei cittadini. Tali nuove esigenze rappresentano le sfide che il Ministero della giustizia ha colto promuovendo il progetto 'Ufficio di prossimità' e coinvolgendo nello stesso, vista la portata nazionale dell'intervento, tutte le Regioni nella veste di soggetti beneficiari. Negli Uffici di prossimità sarà possibile per tutti i cittadini e secondo un modello tendenzialmente uniforme sviluppato 'dal basso' ricevere informazioni relative ai procedimenti giudiziari, inviare atti telematici, ritirare comunicazioni e notificazioni, ricevere consulenza e aiuto specialmente nei contesti della volontaria giurisdizione, senza doversi necessariamente recare presso gli Uffici giudiziari"; in sede di approvazione della legge n. 3 del 2019, contenente la previsione della sospensione del corso della prescrizione dalla pronuncia della sentenza di primo grado che entrerà in vigore il 1° gennaio 2020, così come in sede di illustrazione delle linee programmatiche, il Ministro ha sempre affermato che la sospensione della prescrizione, prevista per il 1° gennaio 2020, è strettamente connessa agli investimenti per le riforme e per la copertura totale delle piante organiche, si chiede di sapere quali siano le politiche e le risorse per gli investimenti, per le riforme e per la copertura totale delle piante organiche, considerate le priorità delle politiche e delle risorse per il triennio 2019-2021. Interrogazioni con richiesta di risposta scritta Atto n. 4-01812 FERRO Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo Premesso che: un'irruzione di aria fredda artica ha raggiunto l'Italia sabato 4 e domenica 5 maggio 2019 determinando venti impetuosi, un marcato calo termico, piogge e temporali più intensi tra il Nord-Est e l'Appennino settentrionale, dove la neve è scesa a quote collinari insolitamente basse per la stagione; la depressione ha richiamato impetuose raffiche di bora e tramontana (con punte di 104 chilometri orari a Trieste-molo Bandiera, 87 chilometri orari a Lugano, 128 chilometri orari a Savona-istituto nautico) che hanno abbattuto alberi, danneggiato strutture e scatenato burrasche perfino sulle acque del lago di Garda; il vento violento ed una grandinata hanno causato notevoli danni sia alle colture vitivinicole, sia al territorio con importanti allagamenti alle abitazioni e alle attività commerciali; il livello del lago, inoltre, ha raggiunto livelli impressionanti tanto che l'acqua ha invaso il lungolago di Peschiera del Garda, mentre gli allagamenti si sono registrati in quasi tutti i comuni più importanti della sponda veronese, come Lazise e Bardolino. Anche molte barche hanno rotto gli ormeggi e sono finite alla deriva; il livello elevato del lago ha provocato una lagheggiata che ha recato danni importanti alle infrastrutture turistiche come pontili, spiagge, difese spondali, passeggiate lungolago e a numerose aziende turistiche dalla costa e dall'immediato entroterra; AGS, gestore del Servizio idrico dell'area del Garda, impegnato per la tutela e protezione dell'ambiente del lago, è stato incaricato dai Comuni rivieraschi della sponda veronese e precisamente dai sindaci di Bardolino, Brenzone sul Garda, San Zeno di Montagna e Torri del Benaco, quale portavoce dei propri Comuni soci per denunciare gli ingenti danni subiti; la gravità dell'evento meteorologico ha messo in grave difficoltà l'imminente avvio della stagione turistica, cuore economico fondamentale dell'area benacense, si chiede di sapere: quali iniziative i Ministri in indirizzo intendano assumere per arginare i danni e aiutare i Comuni e le attività turistiche seriamente colpiti dall'evento calamitoso ad una rapida ripresa della normalità; se ritengano di adottare interventi di mitigazione dei danni alle istituzioni, al fine di garantire supporto e una rapida ripresa della normalità. Atto n. 4-01813 LANNUTTI DELL'OLIO NATURALE ROMANO LEONE FENU Ai Ministri dell'economia e delle finanze, del lavoro e delle politiche sociali e della salute Premesso che: "Chi glielo va a dire a uno qualsiasi dei 150mila volontari che la loro Croce Rossa è un carrozzone inefficiente e sprecone? Loro che, se va bene, prendono come rimborso per una giornata di lavoro un buono pasto. Un esercito di lettighieri, autisti e operatori sui mezzi di soccorso che donano gratis il loro tempo, mentre ogni anno lo Stato italiano sorregge i conti dell'associazione umanitaria e di assistenza con la bellezza di 180 milioni di euro", scriveva Fabio Pavesi su "Il Sole-24 ore" del 5 febbraio 2013, in un pezzo intitolato "Tutti gli sprechi della Croce Rossa italiana, mega-stipendificio di Stato"; il 5 novembre 2018 su "Themis & Metis", un articolo dal titolo "Croce Rossa Italiana in rosso. Dove sono finiti i soldi?" racconta che «La Prestigiosa organizzazione italiana che ha lottato a tutte le latitudini per combattere povertà e fame è in croce. Ed è in rosso. L'organizzazione che è sempre stata in prima fila nei paesi più poveri per alleviare denutrizione e carestie sta morendo di stenti. Una prodigiosa realtà in rapido disfacimento. Oltre 150.000 'volontari' (molti dei quali veri e propri dipendenti mascherati da volontari), con all'attivo 5000 dipendenti e 3000 unità in mobilità coatta, senza risposte e TFR. Un'eccellenza italiana ridotta a colabrodo, tanto è vero che più volte negli ultimi trent'anni è stata sottoposta a commissariamento nell'utopica ipotesi d'un risanamento. Non sorprende che siano spuntati fuori qua e là come funghi comitati spontanei di aficionados indignati per la decadenza della nobile istituzione. Soldi a pioggia comunque di per sé non possono spiegare il perché di un dissesto così imponente. Forse neanche gli stipendi da nababbi della classe dirigente della Croce Rossa Italiana (da 100.000 in su i top manager mentre migliaia di volontari non prendono il becco d'un quattrino). Il Presidente, l'Avv. Francesco Rocca s'intasca la bellezza di 263.995 Euro più 126.525 euro per spese varie, totale 390.520 euro. Circa 32.000 euro al mese più o meno (quasi sotto la soglia di sopravvivenza). Guglielmo Stagno D'Alcontres (ex Presidente di CRI Sicilia) percepiva il più modesto compenso di 260.000 euro all'anno (120.000 euro di indennità da Presidente, 120.000 Euro indennità di Amministratore Delegato più altri 20.000 Euro come indennità di Consigliere + lauti indennizzi per spese personali con rimborsi a piè di lista). Da reddito di cittadinanza" (...) Come pure merito dei vari decreti legge ad personam, i decreti "salva Croce Rossa", il "Decreto Milleproroghe" etc etc. Il merito è tutto dei Governi che vanno da Berlusconi in poi (ma anche prima). In primis il Governo Monti, a seguire il Governo Renzi e dulcis in fundo il Governo Gentiloni, che hanno sostituito il vecchio "carrozzone" della C.R.I. con una carretta sgangherata che perde pezzi di giorno in giorno. Un carrozzone decrepito che è il perfetto specchio della politica che l'ha sostenuto. L'ennesimo caso di come anche stavolta la cura si è rivelata molto peggiore del male. Per un pelo è quasi caduto nel tranello anche il nuovo governo pentaleghista. Ricordate l'articolo fantasma "pro Croce Rossa" del Decreto Fisco all'insaputa di tutti? (altri 84 milioni di euro ch'erano pronti a volatilizzarsi per continuare a foraggiare la gestione liquidatoria del "carrozzone")»; considerato che: secondo quanto rivelato dal giornalista Antonio Rossitto sul numero del 10 giugno 2019 del quotidiano "La Verità", i 2.500 ex dipendenti della Croce rossa hanno visto sfumare i soldi delle loro liquidazioni accumulati nel corso degli anni, perché la Croce rossa non ha mai trasferito i soldi per i trattamenti di fine servizio (Tfs) all'Inps; secondo il segretario generale del Co.S.P., il Coordinamento sindacale di polizia penitenziaria, che rappresenta oltre 300 ex crocerossini, sarebbero andati persi «almeno 120 milioni di euro» di contributi; la riforma del 28 settembre 2012 della Croce rossa attuata dal Governo pro tempore Monti (decreto legislativo n. 178 del 2012), che ha privatizzato (solo sulla carta) l'ente assistenziale, trasformandolo in associazione nazionale Croce rossa italiana, per ridurre gli sprechi e far gravare il debito su una bad company (Esacri), non ha risolto il problema dei Tfs, perché a quanto pare i soldi continuano a non esserci; per rimediare alla mancanza di liquidità, la Croce rossa ha proposto all'Inps il trasferimento del suo vasto patrimonio immobiliare, che da anni sta cercando invano di vendere. Proposta che l'Inps ha rifiutato, visto che a sua volta possiede un patrimonio immobiliare di 30.000 unità, che da anni cerca inutilmente di vendere, chiedendo il pagamento in contanti dei contributi Tfs; il 19 febbraio 2019, l'Inps ha chiesto ad Esacri, in liquidazione coatta amministrativa, in cui si legge: «Se continuate a non trasferirci i fondi non si dovrà procedere al pagamento del Tfs maturato presso la Croce rossa dal personale ex dipendente»; la privatizzazione della Croce rossa, sembra sia stata attuata al buio, senza alcuna analisi contabile tale da cristallizzare la situazione economica, in gergo " due diligence ", in modo da verificare lo stato patrimoniale, le procedure gestionali e amministrative; i dati economico-finanziari; gli aspetti fiscali e legali; i ruoli delle risorse umane; il patrimonio immobiliare; considerato che la Corte dei conti ha sentenziato: «Il percorso di riordino e privatizzazione di un ente complesso come Croce rossa italiana è stato, anche dal lato normativo, particolarmente arduo e non senza contraddizioni e ritardi». E la Croce Rossa finora ha trovato come unica soluzione al problema (senza risolverlo) il licenziamento dei dipendenti, come ha dichiarato il direttore della Croce rossa di Roma Pietro Giulio Mariani: «La nostra è una via obbligata, non una scelta. Per noi la parola licenziamento è imposta dalle regole e dalla realtà, ma continueremo a essere parte di un sistema che accoglie i più deboli», si chiede di sapere: se il Governo intenda accertare, nell'ambito delle proprie competenze, le reali responsabilità della mancata corresponsione ai 2.500 ex dipendenti della Croce rossa delle liquidazioni accumulate negli anni e perché la Croce rossa non abbia mai trasferito i soldi per i trattamenti di fine servizio; se non ritenga che la riforma del 28 settembre 2012 della Croce rossa attuata dal Governo pro tempore Monti, invece di risolvere i problemi di trasparenza e chiarezza dei conti e del patrimonio immobiliare, non li abbia al contrario aggravati; se non ritenga opportuno attivare le procedure ispettive e conoscitive previste dall'ordinamento, per verificare le evidenti responsabilità dei massimi vertici della Croce rossa, salvaguardando il diritto alla liquidazione ai suoi dipendenti ed ex dipendenti. Atto n. 4-01814 URRARO Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca Premesso che, a quanto risulta all'interrogante: come diffusamente illustrato sul sito "Trasparenza e Merito", GDL è professore associato di malattie dell'apparato cardiovascolare (SSD MED/11) presso l'università del Piemonte Orientale, Dipartimento di medicina traslazionale (DIMET). Cardiologo di fama internazionale, quinto migliore ricercatore dell'ateneo (classifica "Top Italian scientists"), il professor DL ha conseguito l'abilitazione scientifica nazionale alla prima fascia nel settore 06/D1 - SSD MED/11 in data 1° agosto 2017, unico, tra l'altro, nell'intera regione Piemonte; l'università del Piemonte Orientale ha indetto nel novembre 2017 un concorso per professore ordinario nel SSD MED/11 riservato ad esterni (art. 18, comma 4, della legge n. 240 del 2010, "legge Gelmini"), che escludeva la partecipazione del professor DL. Si tratta dell'unico concorso (su oltre 115) mai bandito da tale università nella modalità "riservata ad esterni" (ulteriori due successivi concorsi sono stati di fatto destinati a SSD di docenti contratto dell'ateneo, risultati vincitori). Nonostante la legge Gelmini prevedesse dette procedure concorsuali nella misura del 20 per cento, tale modalità concorsuale (art. 18, comma 4) non era affatto prevista dal regolamento di ateneo fino al dicembre 2016. Risulta, inoltre, che il concorso sia stato proposto e verbalmente approvato dal DIMET in data 26 settembre 2017 ai sensi dell'art. 18, comma 1, della legge n. 240 del 2010 (aperto a tutti i candidati). Ma si dà atto che nella delibera del DIMET, successivamente approvata dal consiglio di amministrazione in data 29 settembre 2017, si è poi fatto riferimento ad una procedura concorsuale "riservata ad esterni" (art. 18, comma 4); avverso tali atti, il professor DL ha proposto ricorso. Il Consiglio di Stato, con ordinanza n. 2099 dell'11 maggio 2018 ha accolto l'appello cautelare disponendo la sospensione della procedura, ritenuta non adeguatamente motivata producendo "(…) l'effetto di escludere dalla procedura -relativa ad un settore altamente specializzato in cui i possibili candidati non sono verosimilmente molto numerosi- un soggetto come il ricorrente appellante, il quale appare particolarmente qualificato in ragione del suo curriculum, che è pure non contestato e ne riporta la considerevole esperienza di chirurgo"; l'università non ha sospeso la procedura, ma con decreto rep. 890 del 5 luglio 2018 ha disposto l'annullamento del decreto rettorale del 5 ottobre 2017, rep. 1110/2017, avente ad oggetto il bando di concorso della procedura in questione "alla luce della decisione assunta dal Consiglio di Stato", riconoscendo l'illegittimità degli atti impugnati per difetto di motivazione, confermato dalla successiva condanna del TAR Piemonte (sentenza n. 1130/2018, del 17 ottobre 2018) per un totale di circa 10.000 euro di risarcimento per spese legali dall'ateneo; il consiglio del DIMET, in data 17 luglio 2018, ha proposto di bandire nuovamente una procedura ai sensi dell'art. 18, comma 4, della legge n. 240 del 2010 riservata ai professori esterni sempre per il SSD MED/11, proposta approvata dal consiglio di amministrazione il 20 luglio 2018, senza fornire una congrua motivazione come richiesto dal Consiglio di Stato. Difatti sono numerosi SSD altrettanto rilevanti e decisamente più critici della Cardiologia, quali Chirurgia, Psichiatria, Ginecologia e Ostetricia (e di recente la Pediatria), in base a: 1) uguale o superiore numero di specializzandi (unico criterio adottato per giustificare la scelta del SSD nella delibera del DIMET del 17 luglio 2018); 2) accreditamento parziale della scuola di specialità (pertanto destinate alla chiusura); 3) assenza di professori idonei alla prima fascia; in data 22 febbraio 2019 il Consiglio di Stato con ordinanza n. 898-19 ha accolto l'appello cautelare disponendo la sospensione della procedura. Inoltre, al pensionamento del professor Marino (31 ottobre 2018), il professor DL, ai sensi dell'art. 8, comma 6, del protocollo d'intesa tra Regione Piemonte e l'università del Piemonte Orientale, avrebbe dovuto, in qualità di unico professore del settore, come sempre accaduto nell'ateneo e tra l'altro in virtù della sua rilevante esperienza clinica, subentrare alla guida della divisione della Cardiologia universitaria dell'ospedale Maggiore della Carità di Novara. Invece quest'ultima azienda ha deliberato in data 25 ottobre 2019, a parere dell'interrogante irragionevolmente, l'assegnazione pro tempore al primario della divisione ospedaliera (tra l'altro prossimo al pensionamento) riportando che "Al momento non sono pervenute indicazioni da parte del Rettore dell'Università del Piemonte Orientale circa la nomina della sopracitata Struttura"; al pensionamento del professor Marino, tramite indizione di formali elezioni (mai svolte negli anni passati), si è cercato di osteggiare l'elezione del professor DL (unico candidato in quanto unico docente del SSD, come imposto dalla legge) a direttore della scuola di specialità in Cardiologia, per attendere l'espletamento del suddetto concorso di prima fascia. Il rettore, ben conscio che un direttore dello specifico SSD fosse un requisito necessario all'accreditamento della scuola, ha rifiutato la richiesta di assegnazione diretta avanzata dal professor DL, assegnandola al decano, professore ordinario di altro SSD (MED/09, epatologo); inoltre al 15 marzo 2019, termine ultimo per gli accreditamenti, gran parte delle scuole di specialità mediche di tale ateneo (oltre il 60 per cento) non presentavano i requisiti ministeriali, per mancanza di docenti o presenza di docenti privi dei parametri bibliometrici richiesti dalla legge. Saranno, pertanto, inevitabilmente destinate alla chiusura. Inoltre nelle schede di accreditamento inviate al Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca il 22 marzo 2019 l'ateneo, pur di ottenere l'accreditamento senza ottemperare agli obblighi imposti dalla legge, ha indicato, a sua insaputa, il professor DL come direttore di tale scuola, seppur affidata temporaneamente (oramai da 8 mesi) ad altro docente di altro SSD; considerato che, secondo quanto risulta all'interrogante: l'università del Piemonte Orientale non ha mai bandito procedure concorsuali "riservate ad esterni" ai sensi dell'art. 18, comma 4, della legge n. 240 del 2010, e, come ammesso dalla stessa, ha sempre "ragionevolmente" assunto docenti esterni all'ateneo solo in SSD vacanti; l'assegnazione di tale procedura concorsuale nuovamente all'SSD MED/11 non presenta congrua motivazione, come invece richiesto dal Consiglio di Stato nell'ordinanza n. 2099 dell'11 maggio 2018; sussiste un danno grave e irreparabile, atteso che l'impossibilità di partecipare al concorso oggetto di causa riservato ai docenti esterni impedisce al professor DL di concorrere e di ricoprire il posto di professore ordinario presso l'università del Piemonte Orientale. In effetti, la chiamata di soggetti solo esterni all'università preclude la possibilità di progressione in carriera del ricorrente, docente presso la medesima università dal 2007 e abilitato alla prima fascia dal 1° agosto 2017, comportando una saturazione dei punti in organico; la struttura cardiologica universitaria dell'azienda ospedaliera universitaria Maggiore della Carità si sarebbe dovuta assegnare temporaneamente al professor DL, ai sensi dell'art. 8, comma 6, del protocollo d'intesa tra Regione Piemonte e l'università del Piemonte Orientale, così come la scuola di specialità in Cardiologia per preservarne l'accreditamento, si chiede di sapere quali iniziative intenda assumere il Ministro in indirizzo al fine di verificare l'operato dell'università del Piemonte Orientale e, qualora ne sia accertata l'illegittimità, se non ritenga opportuno valutare le relative responsabilità, considerato che quanto accaduto, a parere dell'interrogante, di certo non favorisce la meritocrazia, ma "la fuga dei cervelli". Atto n. 4-01815 ORTOLANI PRESUTTO ACCOTO DELL'OLIO GARRUTI PIRRO PELLEGRINI Marco ANGRISANI DI GIROLAMO RICCIARDI LUCIDI GIANNUZZI DRAGO MARINELLO ROMAGNOLI DI MARZIO GAUDIANO ROMANO DI MICCO AUDDINO LEONE FENU FATTORI PESCO URRARO PIARULLI NATURALE AGOSTINELLI ABATE CROATTI PISANI Giuseppe GALLICCHIO MININNO LANZI TRENTACOSTE FEDE QUARTO L'ABBATE DESSI' LA MURA VANIN LANNUTTI CASTALDI CORRADO Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e della salute Premesso che: a seguito dell'esplosione, avvenuta il 21 dicembre 1985, del deposito Agip di Napoli è stato individuato, ai sensi della legge n. 426 del 1998, il sito di bonifica di interesse nazionale (SIN) denominato "Napoli orientale" (poi perimetrato con ordinanza commissariale del 29 dicembre 1999), ove la situazione si presenta tuttora particolarmente complessa a causa degli abnormi livelli di contaminazione, delle acque e del suolo, di sostanze nocive per l'uomo e per l'ambiente, la cui esistenza è stata riconosciuta anche in occasione della conferenza dei servizi tenutasi, in data 31 maggio 2013, presso il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare alla presenza di rappresentanti del Ministero della salute e del Ministero dello sviluppo economico; il SIN "Napoli orientale" non è solo una delimitata area ex industriale bensì, a tutti gli effetti, una parte della città di Napoli nella quale si trovano decine di migliaia di cittadini, scuole, uffici pubblici, aree residenziali e alberghi, i quali debbono convivere con edifici industriali abbandonati e non ancora bonificati e depositi di stoccaggio di idrocarburi non ancora dismessi (si veda ad esempio il piano regionale di bonifica dei siti inquinati della Regione Campania sul Bollettino ufficiale della Regione n. 49 del 6 agosto 2012), che, peraltro, costituiscono una minaccia per l'incolumità e la sicurezza dei residenti in quanto, privi di adeguata manutenzione, potrebbero esplodere; come riportato da numerose testimonianze emerse anche nell'ambito di qualificate inchieste giornalistiche, nell'area si verificano con estrema frequenza gravi fenomeni causati dall'inquinamento, che riguardano, ad esempio, l'aria, la quale risulta irrespirabile soprattutto di notte a causa della pulizia dei silos, o l'acqua, che talvolta fuoriesce dai rubinetti oleosa o nera, come avvenuto il 28 ottobre 2015; la particolare situazione comporta, inevitabilmente, delle drammatiche conseguenze sul piano della salute ai cittadini come dimostra, oltre alle numerosissime testimonianze dirette o riportate su diversi organi di stampa, il dato contenuto nel rapporto sul benessere equo e sostenibile stilato dall'Istat nel 2018, secondo cui la provincia di Napoli è fra quelle a più alto tasso di tumoralità del Paese; il V rapporto "Sentieri" del 12 giugno 2018 sullo stato di salute delle popolazioni che vivono nei SIN e SIR, redatto a cura dell'Istituto superiore di sanità e del Ministero della salute, ha evidenziato come, tra i bambini e i giovani adulti che vivono in siti contaminati, l'insorgenza di nuovi tumori maligni sia del 9 per cento maggiore rispetto a quella relativa ai coetanei che vivono in altre zone; il 15 novembre 2007 il Ministero dell'ambiente, la Regione Campania e il Comune di Napoli hanno sottoscritto un accordo sulla programmazione della bonifica del SIN "Napoli orientale" e, nel 2011, le operazioni, gli interventi e i procedimenti di bonifica per il SIN sono stati trasferiti al Comune di Napoli assieme alle relative risorse finanziarie; il progetto di bonifica della zona interessata è stato individuato quale beneficiario del Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR) 2007-2013 e della programmazione 2014-2020 per più di 200 milioni di euro e, con decreto del Ministero dell'ambiente n. 147 del 27 marzo 2018, è stato approvato il documento "Analisi di rischio sito specifica dei siti pubblici ricadenti all'interno del SIN Napoli Orientale", trasmesso al Ministero dalla Regione con nota del 9 gennaio 2018 (protocollo n. 13894, così come modificato dall' errata corrige trasmesso dalla medesima Regione in data 22 gennaio 2018); ad oggi, nessuna rilevante e significativa operazione di bonifica dell'area risulta essere stata posta in essere; considerato che: le circostanze incidono intollerabilmente sul diritto alla salute dei cittadini, l'unico ad essere espressamente riconosciuto dalla Costituzione italiana quale "fondamentale diritto dell'individuo" (art. 32), e che risulta compromesso anche il diritto ad un ambiente salubre, il quale riveste una particolare importanza poiché, come ha riconosciuto la Corte costituzionale, la protezione dell'ambiente "esprime l'esigenza di un habitat naturale nel quale l'uomo vive ed agisce" ed è dunque "imposta anzitutto da precetti costituzionali (artt. 9 e 32 Cost.)", tali per cui "assurge a valore primario ed assoluto" (sentenza n. 641 del 1987); le condizioni cui i residenti della zona sono costretti a vivere contrastano anche con i diritti inviolabili dell'uomo che la Repubblica ha il dovere di garantire (art. 2 della Costituzione), con il rispetto della persona umana che non può in nessun caso essere violato (art. 32 della Costituzione) e con la tutela della dignità umana che, come sancisce in maniera assolutamente esplicita e categorica l'articolo 41 della nostra Costituzione, non può mai cedere dinanzi alla libertà di iniziativa economica privata; anche il principio di eguaglianza riconosciuto dall'articolo 3 della Costituzione risulta non pienamente rispettato, stante la palese differenza di trattamento riservata, ad esempio, all'area SIN di Bagnoli per la quale, pur non essendovi cittadini residenti (mentre ve ne sono, e molti, in quella di Napoli est), sono stati stanziati diversi denari pubblici per il disinquinamento e le operazioni di bonifica risultano essere in una fase assai più avanzata; l'attuale situazione dell'area SIN Napoli orientale pone dunque in essere un gravissimo vulnus alla Costituzione della Repubblica italiana, alla salute e alla dignità dei cittadini e all'ambiente e, pertanto, richiede misure urgenti per la sua risoluzione, si chiede di sapere: quale sia l'effettivo stato dell'arte relativo all'esecuzione di interventi, tesi a garantire il diritto costituzionale alla salute, di risanamento ambientale e disinquinamento di suolo, sottosuolo e falde per il SIN Napoli orientale e quando, in base alle conoscenze attuali, si preveda che sarà completata la bonifica dell'area e ripristinato il rispetto dei principi costituzionali richiamati; quale sia il motivo della disparità di trattamento riservata all'area sin di Bagnoli; se, considerato il livello allarmante d'inquinamento ambientale, sia già stato attivato un presidio sanitario e il monitoraggio delle malattie e decessi che affliggono parte delle varie decine di migliaia di abitanti del SIN Napoli orientale. Atto n. 4-01816 DE POLI Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che, a quanto risulta all'interrogante: a seguito dell'intesa raggiunta in Conferenza unificata del 15 novembre 2018, si è concordato che verranno riclassificate come strade di interesse nazionale circa 2.700 chilometri di tratte stradali attualmente regionali e provinciali, di cui circa 720 chilometri in Veneto; è stata già presentata al Ministro in indirizzo dall'interrogante, esattamente in data 7 marzo 2019, un'interrogazione (3-00668) inerente allo stato della procedura di riclassificazione, con particolare riferimento alla necessità di intervenire con finanziamenti ANAS sulla strada regionale 10 "Padana Inferiore" tra Monselice e Legnago, da riclassificare a strada statale 10; a tale interrogazione il ministro Toninelli ha risposto che il decreto "con cui la Regione del Veneto ha trasferito circa 700 chilometri di strade ad ANAS, risulta attualmente in attesa di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale; quindi abbiamo terminato l'iter" (resoconto stenografico della 98a seduta, del 7 marzo 2019, del Senato della Repubblica); tenuto conto che, a quanto risulta all'interrogante: è necessario evidenziare, a differenza di quanto ritiene il Ministro, che il procedimento non è di competenza della Regione Veneto, bensì del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e che, conseguentemente, il decreto a cui fa riferimento sarebbe, semmai, un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri; in realtà, a differenza di quanto indicato dal Ministro, alla data della risposta all'interrogazione (7 marzo 2019) l' iter non era per niente concluso, visto che il Consiglio superiore dei lavori pubblici (istituito presso lo stesso Ministero) si è espresso favorevolmente al processo di riclassifica della rete di interesse nazionale (interessante pertanto il Veneto) solo a metà aprile e quindi circa due mesi dopo rispetto a quanto riferito dal Ministro; tale parere del Consiglio superiore dei lavori pubblici è propedeutico all'adozione del decreto di riclassifica della rete stradale in capo al Presidente del Consiglio dei ministri; preso atto che: non è noto, quindi, se lo stesso Ministro abbia o meno provveduto all'adozione del provvedimento di riclassifica (anche successivamente all'acquisizione del parere), tenuto conto che lo stesso riteneva "l' iter terminato" il 7 marzo 2019; il blocco del procedimento di riclassifica da parte del Ministero impedisce, soprattutto ad ANAS, ma anche alle Regioni ed alle Province coinvolte, di procedere con la programmazione degli investimenti sulla rete oggetto di riclassifica e, con riferimento ad ANAS allo sblocco dei cantieri già programmati su tali arterie, in quanto non ancora trasferiti ad ANAS stessa, ed ancora in gestione a Regioni e Province, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo intenda procedere in tempi rapidi alla conclusione del procedimento di riclassifica per consentire la riclassifica della rete di interesse nazionale e, nello specifico, della strada regionale 10 "Padana Inferiore", atto necessario a garantire lo sblocco degli investimenti sulle infrastrutture indispensabili allo sviluppo del Paese. Atto n. 4-01817 SACCONE Ai Ministri dell'economia e delle finanze e del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: nelle ultime settimane, a seguito dell'approvazione all'unanimità alla Camera, il 28 maggio 2019, di una mozione per sbloccare il pagamento dei debiti della pubblica amministrazione, si è tornati a parlare dei "minibot"; in particolare, la mozione ha impegnato il Governo a sbloccare il pagamento dei debiti delle pubbliche amministrazioni verso imprese e professionisti, accelerandone i tempi, attraverso la verifica della possibilità di realizzare iniziative per l'ampliamento delle fattispecie ammesse alla compensazione tra crediti e debiti della pubblica amministrazione, oltre alla cartolarizzazione dei crediti fiscali, anche attraverso strumenti quali titoli di Stato di piccolo taglio (detti appunto minibot); i minibot non sono adeguati per la cartolarizzazione dei crediti verso la pubblica amministrazione, perché mancano di cedola e di scadenza e ciò destabilizza i mercati che temono che siano lo strumento per l'uscita dell'Italia dalla moneta unica ("Italexit"); inoltre, per l'estinzione dei crediti, fermo restando lo snellimento della procedura relativa alla loro certificazione, i mercati accoglierebbero con maggior favore lo strumento digitale; la "tokenizzazione" dei crediti fiscali gestita con la tecnologia della blockchain garantisce trasparenza e prevenzione delle frodi oltre alla neutralizzazione dell'evasione fiscale; i privati si stanno mobilitando in tal senso, l'ultima iniziativa del proprietario di "Facebook" sta vedendo una crescita esponenziale dei top player mondiali, e lo Stato non può astenersi dalla regolamentazione, si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo, ciascuno per quanto di competenza, ritengano che non sia opportuno, viste le nuove tecnologie, di lanciare una criptovaluta fiscale, il " credit coin ", utilizzabile per i pagamenti e per gli scambi. Atto n. 4-01818 STABILE Al Ministro dell'interno Premesso che: il 9 giugno 2019 a Trieste, nella spiaggia di Barcola, un giovane ventenne si è inabissato e, secondo una prima ricostruzione, sarebbe rimasto sott'acqua e in arresto cardiaco per molti minuti, fino a quando i bagnanti l'hanno individuato e sono riusciti a riportarlo in superficie; il ragazzo è stato trasportato a riva dove sono intervenuti i sanitari del 118 che hanno provveduto immediatamente ad intubarlo, iniziando la rianimazione cardiopolmonare. L'ambulanza accorsa sul posto assieme all'automedica l'ha successivamente trasportato all'ospedale "Cattinara" in codice rosso ed in condizioni molto critiche; oltre ai soccorsi dei medici del 118, sono stati allertati anche i Vigili del fuoco, ma quel giorno non c'era disponibilità di sommozzatori, in quanto a Trieste per carenza di personale il nucleo sommozzatori riesce a coprire tre turni su quattro e, in caso di bisogno, durante il turno non coperto deve intervenire il nucleo di Venezia; già nel mese di gennaio tale carenza era stata segnalata dalla stampa locale in occasione della caduta in mare di un'autovettura nel comprensorio portuale di Trieste, per il cui recupero era dovuto intervenire il nucleo sommozzatori da Venezia e fortunatamente non c'erano persone a bordo dell'auto inabissatasi; come più volte denunciato dal sindacato dei Vigili del fuoco Conapo, la carenza degli organici è ormai cronica e insieme all'età media elevata degli operatori, che potrebbe causare pericolose conseguenze per la sicurezza sul loro lavoro, si rischia di pregiudicare la formazione professionale del personale e la sicurezza dei cittadini; in particolare, in Friuli-Venezia Giulia, secondo le stime del Conapo, tra i 112 operatori mancanti figurano 8 sommozzatori a Trieste e le ultime assegnazioni di pompieri in regione non avrebbero risolto le problematiche in essere; gli operatori subacquei Vigili del fuoco sono gli unici organizzati su tutto il territorio nazionale a svolgere un ruolo di protezione e difesa civile nell'ambito del soccorso tecnico urgente in superficie e sott'acqua per la protezione di persone, animali e cose, attività di polizia giudiziaria, emergenze alluvionali, emergenze nucleari, biologiche, chimiche e radioattive (N.B.C.R.), eccetera; il servizio sommozzatori Vigili del fuoco presente sul territorio nazionale con 32 sedi ha compiuto negli ultimi anni una media pari ad oltre 5.000 ore d'immersione e 2.000 interventi con un organico pari a circa 360 unità così come rappresentato puntualmente dal Conapo; l'attuale organico degli operatori subacquei è gravemente insufficiente (360 unità reali contro le 590 teoriche) a causa della cronica carenza di personale stante la mancata applicazione di incentivazioni economiche e giuridiche corrisposte a tutte le altre organizzazioni civili e militari, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo ritenga necessario e urgente porre rimedio alla grave carenza di operatori del nucleo Vigili del fuoco subacquei di Trieste, in modo da garantirne l'attività di soccorso 24 ore su 24, 365 giorni all'anno; quali provvedimenti intenda adottare affinché ai sommozzatori dei Vigili del fuoco vengano riconosciute le legittime aspirazioni economiche e di carriera. Atto n. 4-01819 DE PETRIS ERRANI LAFORGIA GRASSO BUCCARELLA Al Ministro dell'interno Premesso che: la sera del 15 giugno 2019 si è verificata una pesante aggressione nei confronti di quattro giovani del "Cinema America", ovvero l'associazione che negli ultimi anni a Roma ha riportato il cinema in piazza. I giovani aggrediti indossavano la maglietta del Cinema America, mentre gli aggressori identificati e denunciati sono quattro appartenenti a movimenti dell'estrema destra "Blocco studentesco" e "CasaPound"; nella notte fra martedì 18 e mercoledì 19 giugno l'ex fidanzata di Valerio Carocci, presidente dell'associazione "Piccolo America", che ha condannato duramente nei giorni scorsi l'aggressione a due ragazzi molto vicini al movimento da parte di almeno quattro coetanei di estrema destra a Trastevere, è stata a sua volta aggredita: sembra da due individui che l'hanno avvicinata in via Luciano Manara, sempre nello stesso rione, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo non ritenga di dover procedere, per quanto di competenza, nei confronti degli aggressori per i reati a loro imputabili; se non ritenga che i ripetuti episodi di stampo razzista nei confronti delle vittime citate siano parte di una precisa strategia dei gruppi della destra neofascista; se non ritenga opportuno assumere ogni iniziativa di competenza al fine di garantire la sicurezza del Cinema America e di tutte le realtà associative del nostro Paese; quali iniziative intenda adottare per contrastare il proliferare di gruppi violenti di stampo nazifascista, xenofobo e razzista a Roma. Atto n. 4-01820 VITALI Al Ministro delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo Premesso che: il maltempo prolungato, dovuto anche ai cambiamenti climatici in corso, ha provocato, anche in Puglia, danni ingenti alle coltivazioni; a causa dell'andamento climatico anomalo e degli eventi atmosferici dalla portata eccezionale quali venti battenti, piogge e grandinate, oltre che per via delle temperature eccessivamente basse rispetto alla media stagionale, si stima una produzione agricola dimezzata a fronte di quella prospettata in virtù dei prodotti messi a coltura; le anomale condizioni climatiche e atmosferiche hanno letteralmente devastato le produzioni agricole e in particolare le ciliegie delle varietà primizie, di cui è andato perso fino al 60 per cento del raccolto; l'alternarsi delle descritte condizioni climatiche a lunghi periodi di siccità, che si vanno prolungando sempre più, a causa della tropicalizzazione delle regioni del Sud Italia, aggrava ulteriormente un quadro già devastante per i produttori del comparto agricolo pugliese, determinando un danno enorme per l'economia locale e facendo venir meno una fonte di reddito primaria per migliaia di agricoltori e le loro famiglie; a fronte di tale situazione è stato richiesto lo stato di calamità a sostegno dei produttori e coltivatori colpiti, al pari di quanto sollecitato e ottenuto per i territori del Veneto già destinatari della dichiarazione dello stato di mobilitazione del Servizio nazionale della protezione civile, a causa degli eccezionali eventi meteorologici che hanno interessato gli stessi territori a partire dal giorno 28 ottobre 2018, decretato con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 29 ottobre 2018, ai sensi dell'articolo 23, comma 1, del decreto legislativo 2 gennaio 2018, n. 1, che, soprattutto nel bellunese, hanno determinato lo sradicamento di un incredibile numero di alberi secolari; considerato che la Puglia è la prima regione italiana per produzione di ciliegie, con 20.000 ettari di superficie dedicata alla coltivazione del prodotto; l'attuale calo dell'offerta del prodotto ripercuote i suoi effetti anche sulla spesa, costretta a fare i conti con la variabilità delle quotazioni del prodotto, ma anche con fenomeni speculativi relativi al prezzo al consumo che, oltre a favorire produzioni di Paesi esteri, anche extracomunitari, rischiano di innescarsi, a causa delle distorsioni di filiera, a scapito dei cittadini e dei produttori; è fondamentale incrementare le attività di controllo per evitare che prodotti importati vengano spacciati per made in Italy , si chiede di sapere: quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda intraprendere al fine di tutelare una filiera determinante per l'agricoltura e l'economia pugliesi; se intenda avviare azioni di tutela dei danni patrimoniali e commerciali subiti dagli imprenditori e, in tal caso, quali iniziative intenda mettere in campo; se intenda farsi promotore presso la Presidenza del Consiglio dei ministri della richiesta dello stato di calamità, al pari di quanto accaduto per i territori del Veneto.