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Disposizioni per il riconoscimento della cefalea primaria cronica come malattia sociale. Onorevoli Senatori. -- Con il termine cefalea sono spesso accomunati il «normale mal di testa» fino alla «cefalea a grappolo». Con il presente disegno di legge viene presa in considerazione la «cefalea primaria cronica», caratterizzata da continuità nel tempo e dal fatto che non si individuano cause manifeste. La cefalea nelle sue forme primarie (emicrania, cefalea tensiva, cefalea a grappolo) colpisce circa il 12 per cento degli individui. L'Istituto nazionale di statistica (ISTAT) con l'indagine «Condizioni di salute e ricorso ai servizi sanitari», riferita all'anno 2005, effettuata su un campione complessivo di 60.000 famiglie, ha rilevato che tra le malattie croniche più diffuse tra la popolazione è stata indicata anche la cefalea che interessava il 10,5 per cento della popolazione maschile rispetto al 4,7 per cento rilevato nella popolazione femminile. Con riferimento alla regione Veneto le persone che hanno dichiarato di soffrire di cefalea o emicrania ricorrente, per gli anni 2004-2005, risultano essere pari all'8,70 per cento, rispetto all'1,10 per cento di tumore maligno, al 5 per cento di depressione e ansietà cronica, allo 0,80 per cento di altre malattie del sistema nervoso. Complessivamente nell'Italia nord-orientale la popolazione che ha dichiarato di soffrire di cefalea o emicrania ricorrente risulta essere pari a 85,1 unità per 1.000 persone della stessa ripartizione geografica. I dati dell'ISTAT sulla diffusione della cronicità per classi di età smontano un luogo comune che individua la cronicità come un problema della terza età. Per quasi tutte le patologie croniche si osserva un incremento all'avanzare dell'età. Fanno eccezione alcune patologie, tra cui la cefalea o emicrania ricorrente, che nell'Italia nord-orientale riguarda, per 106,0 unità per 1.000 persone la classe di età 25-44 anni, per 103,4 unità su 1.000 la classe di età 45-64 anni e per 81,4 unità su 1.000 la classe di età 75 e più. Si può quindi affermare che questa patologia si manifesta prevalentemente nel periodo più produttivo della vita dei soggetti. A differenza di quanto si possa immaginare, i comuni mal di testa comportano costi ingenti economici e sociali. La cefalea cronica in particolare è una malattia invalidante in grado di limitare o compromettere severamente la capacità di far fronte ai propri impegni di famiglia e sul lavoro. In genere si tende a dividere i costi in diretti e indiretti. In questo caso, i primi riguardano tutte le spese relative alla diagnosi e al trattamento (visite ambulatoriali, ricoveri in ospedale, indagini diagnostiche eccetera), mentre i secondi sono riferiti all'incidenza delle assenze sul lavoro (ore di lavoro) e alla ridotta produttività sul posto di lavoro (minor attenzione, ridotta concentrazione eccetera). Inoltre secondo i risultati di studi condotti nel Nord America e in Europa, le continue limitazioni sociali e lavorative incidono negativamente anche sulla personalità e sull'umore del paziente che avverte una ridotta qualità della vita. Esistono pochi studi italiani relativi al calcolo dei costi economici della cefalea. Ciò cui si può fare riferimento deriva soprattutto da indagini compiute negli Stati Uniti d'America, Inghilterra, Canada e Olanda. Da due studi pubblicati nel 1998 sulle riviste « Neurology » e « Cephalagia », è risultato che nelle farmacie italiane nel corso dell'anno precedente erano stati venduti 12 milioni di farmaci su prescrizione per cefalea, con una spesa complessiva di circa 113 miliardi delle vecchie lire. A questa cifra si sarebbe dovuto aggiungere il costo per l'acquisto di farmaci da banco, di più difficile quantificazione. A livello europeo viene stimato che durante l'ultimo anno circa 50 milioni di cittadini europei abbiano sofferto di cefalea o emicrania, con un costo stimato di circa 20 miliardi di euro in tutta Europa. La normativa risulta carente. Solamente la regione Lombardia, considerato che nelle tabelle ministeriali per la valutazione dell'invalidità civile non esistevano riferimenti utilizzabili, neppure in via analogica, per le cefalee, ha emanato la circolare 14 dicembre 2006, n. 30, che detta indicazioni operative per la valutazione delle cefalee nell'ambito dell'invalidità civile. La cefalea non è inserita nell'elenco nosologico delle malattie e tale anomalia è evidente se si considera che, data la vastità del problema, esistono in tutta Italia ed in Veneto, numerosi centri per la diagnosi e la cura della cefalea. Questa patologia rappresenta una malattia di ampia rilevanza sociale e rende necessario arrivare a riconoscere la cefalea primaria cronica come malattia sociale. Il presente disegno di legge è composto da un solo articolo che riconosce la cefalea primaria cronica come malattia sociale.. Art. 1. 1. La cefalea primaria cronica, diagnosticata ai sensi di legge da almeno un anno con caratteri invalidanti, è riconosciuta, nelle seguenti forme, come malattia sociale: a) emicrania cronica; b) cefalea cronica quotidiana con o senza uso eccessivo di analgesici; c) cefalea a grappolo cronica; d) hemicrania parossistica cronica; e) cefalea nevralgiforme unilaterale di breve durata con arrossamento oculare e lacrimazione (SUNCT); f) hemicrania continua. 2. Il Ministro della salute provvede, con proprio decreto, in conformità con quanto disposto dal comma 1, entro un mese dalla data di entrata in vigore della presente legge, a modificare il decreto del Ministro della sanità 20 dicembre 1961, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 73 del 20 marzo 1962.