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SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Assemblea 230 Presidenza del vice presidente ROSSOMANDO, indi del vice presidente TAVERNA e del presidente ALBERTI CASELLATI N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Forza Italia Berlusconi Presidente-UDC: FIBP-UDC; Fratelli d'Italia: FdI; Italia Viva-P.S.I.: IV-PSI; Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione: L-SP-PSd'Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP-PATT, UV): Aut (SVP-PATT, UV); Misto: Misto; Misto-Liberi e Uguali: Misto-LeU; Misto-MAIE: Misto-MAIE; Misto-Più Europa con Emma Bonino: Misto-PEcEB. Presidenza del vice presidente ROSSOMANDO PRESIDENTE . La seduta è aperta (ore 8,33). Si dia lettura del processo verbale. LAFORGIA, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del giorno precedente. PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato. Comunicazioni della Presidenza PRESIDENTE . L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Seguito della discussione del disegno di legge: Doc 1786 Conversione in legge del decreto-legge 30 aprile 2020, n. 28, recante misure urgenti per la funzionalità dei sistemi di intercettazioni di conversazioni e comunicazioni, ulteriori misure urgenti in materia di ordinamento penitenziario, nonché disposizioni integrative e di coordinamento in materia di giustizia civile, amministrativa e contabile e misure urgenti per l'introduzione del sistema di allerta Covid-19 (Relazione orale) Seguito della discussione e approvazione della questione di fiducia Approvazione, con modificazioni, con il seguente titolo: Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 30 aprile 2020, n. 28, recante misure urgenti per la funzionalità dei sistemi di intercettazioni di conversazioni e comunicazioni, ulteriori misure urgenti in materia di ordinamento penitenziario, nonché disposizioni integrative e di coordinamento in materia di giustizia civile, amministrativa e contabile e misure urgenti per l'introduzione del sistema di allerta Covid-19 PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge n. 1786. Ricordo che nella seduta di ieri i relatori hanno svolto la relazione orale, hanno avuto luogo la discussione generale e la replica del rappresentante del Governo, il Governo ha posto la questione di fiducia sull'approvazione dell'emendamento interamente sostitutivo dell'articolo unico del disegno di legge e ha avuto luogo la discussione sulla questione di fiducia. Comunico che è pervenuto alla Presidenza - ed è in distribuzione - il parere espresso dalla 5 a Commissione permanente sull'emendamento 1.900, che verrà pubblicato in allegato al Resoconto della seduta odierna. CUCCA (IV-PSI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CUCCA (IV-PSI) . Signor Presidente, signor Ministro, colleghi senatori, il provvedimento in esame, com'è noto, almeno per la sua parte principale, è nato per far fronte all'emergenza sanitaria conseguente al Covid, che ha colpito ovviamente anche il settore della giustizia, presentandosi immediatamente con la diffusione di qualche contagio in diversi tribunali, tra cui Napoli e Milano. Tali casi hanno costretto i capi degli uffici a isolarne alcune sezioni, fino a giungere poi al provvedimento di chiusura completa o quasi (perché, com'è ovvio, le urgenze si sono dovute obbligatoriamente svolgere). Proprio per la diffusione progressiva del virus, sono stati adottati provvedimenti che hanno sostanzialmente paralizzato l'attività giudiziaria, consentendo che, come dicevo, proseguisse solo nei casi di effettiva urgenza, tramite collegamenti da remoto o comunque con il rispetto delle prescrizioni a tutela dei soggetti coinvolti. In effetti, inizialmente erano previsti due distinti provvedimenti, poi unificati in quello che abbiamo oggi in esame, proposto riunito alla Commissione, la quale ha provveduto anche ad emendarlo. In buona sostanza, si è trattato di provvedimenti necessitati e indispensabili per porre rimedio alle inevitabili disfunzioni create dal diffondersi della pandemia e quindi dalla conseguente paralisi di cui parlavo in precedenza. Devo tuttavia evidenziare che, anche in questo caso - ed ecco una nota dolente - si è previsto che non vi fossero nuovi impegni di natura economico-finanziaria, perché ormai tutti i provvedimenti della giustizia sono fatti sempre con la clausola di invarianza finanziaria (ne approfitto per salutare il signor Sottosegretario, arrivato adesso, con il quale devo dire che, come sempre, in Commissione si è lavorato molto bene). Come ho ripetuto tante volte, in un settore delicato e strategico come la giustizia, ritengo non si possa non avere un implemento delle risorse finanziarie. Credo che, se così fosse stato fatto, anche questo provvedimento avrebbe potuto essere decisamente più incisivo e produttivo di effetti più consistenti. Non è un caso, infatti, che gran parte degli emendamenti sia stata rigettata ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. L'auspicio quindi, anche per il futuro, rimane quella di una maggiore attenzione verso le problematiche del settore giudiziario, oggettivamente molto in crisi, mettendo a disposizione le risorse necessarie. Il provvedimento è decisamente complesso, tocca diversi argomenti di cui parlerò in maniera molto breve. Voglio precisare però quel che già dicevo prima riguardo il Sottosegretario; la discussione in Commissione è avvenuta in maniera molto pacata e costruttiva, tanto che diversi emendamenti proposti anche dall'opposizione sono stati accolti. Di contro, altri - e questa è un'altra nota dolente - che non avrebbero inciso sulla portata del provvedimento, ma lo avrebbero sicuramente completato e migliorato, sono stanti respinti. Qualcuno di questi è stato respinto in maniera abbastanza inspiegabile. Mi riferisco, per esempio, all'emendamento che riguardava i termini e soprattutto la durata della sospensione dei termini; un argomento da me toccato durante la discussione generale e poi ripreso da un emendamento presentato dalla Commissione. Questo emendamento, se accolto, avrebbe sicuramente evitato quelle disparità interpretative che sono molto diffuse su tutto il territorio nazionale. Ho avuto segnalazioni al riguardo e, d'altro canto, io stesso avevo segnalato questa incongruità e questa scarsa chiarezza. Come noto, la conversione in legge di un decreto-legge pone nel periodo centrale un problema di fermo della sospensione dei termini e adesso ciò sta provocando delle disparità di interpretazione, alle quali probabilmente si porrà rimedio mediante la giurisprudenza, auspicando che non ci siano poi delle differenze interpretative. Come noto, la conversione di un decreto-legge ha efficacia ex nunc e non ex tunc ; quando il provvedimento diventa legge, il provvedimento dispiega i suoi effetti ex nunc e non ex tunc. In realtà sono sei giorni, non c'è grande differenza, però c'è, vi si poteva porre rimedio, ma non è stato fatto. Un'interpretazione autentica della norma già emanata avrebbe sicuramente consentito di evitare questi equivoci. Il provvedimento interviene sulla materia delle intercettazioni, disponendo il rinvio dell'entrata in vigore della nuova disciplina per consentire i lavori necessari presso gli uffici delle procure utili all'attuazione della normativa stessa. L'auspicio è che gli uffici siano ora dotati ancora una volta di risorse economiche sufficienti e indispensabili - risorse economiche, ma anche risorse umane - per avviare la riforma, pur con le criticità che conosciamo e che erano state evidenziate all'atto dell'approvazione di quel provvedimento. Credo che questo possa anche consentire l'auspicio di una riforma organica di tutta la materia delle intercettazioni nell'ambito di quella riforma del processo che è in itinere . A questo riguardo vorrei tornare su un tema che ha suscitato numerose polemiche durante la votazione degli emendamenti. Mi riferisco all'emendamento sulla prescrizione che è stato respinto, sul quale però io mi ero espresso astenendomi. Ciò ha creato notevole confusione. Ho chiarito in Commissione, in maniera inequivocabile, che condividevo il contenuto dell'emendamento, perché lo aveva presentato il mio Gruppo, ma all'atto dell'approvazione ha specificato che non avrei potuto esprimere un parere favorevole e mi sarei astenuto. Ciò perché era intervenuto già un impegno da parte del Ministro per una revisione organica della materia. C'era un patto, che sono certo il Ministro vorrà rispettare in tempi brevi e, conseguentemente, il motivo della mia astensione è stato esclusivamente questo. Tutto ciò ha creato però non poche polemiche sui social e anche sugli organi di stampa. Continueremo però a seguire il tema della prescrizione perché, come ho detto, c'è un impegno assunto dal Ministro e noi facciamo parte di una coalizione. Non intendiamo tendere imboscate alla coalizione della quale facciamo parte e continuiamo a confrontarci a viso aperto, molto serenamente e in maniera molto proficua, per porre rimedio a quella che secondo noi è una disfunzione serissima del settore giustizia, cioè il tema della prescrizione (i fatti sono ampiamente noti). A questo riguardo, però, credo sia anche doveroso sollecitare l'immediata convocazione di un tavolo sulla giustizia da parte del Ministro, che era stata annunciata tempo addietro, per avviare il confronto di cui dicevo, volto a trovare una soluzione anche al tema della prescrizione. Un'ulteriore materia trattata nel provvedimento è l'intervento sull'ordinamento penitenziario, destinato a sopire le polemiche, talvolta strumentali, che si sono avute durante questo periodo di lockdown sulle scarcerazioni determinate dall'emergenza sanitaria. Si prevede l'acquisizione del parere richiesto dal magistrato di sorveglianza al procuratore della Repubblica del luogo ove è stata emessa la sentenza e al procuratore nazionale antimafia, assegnando un termine entro il quale questo parere deve essere rilasciato. Anche la previsione di un termine ha suscitato delle polemiche, a mio parere completamente infondate. Ieri ho sentito dire in quest'Aula che questo termine non può essere perentorio e che il parere deve essere comunque acquisito; il giudice, prima di pronunziarsi, dovrebbe attendere che arrivi questo parere. Francamente mi pare si tratti di una polemica decisamente strumentale e priva di effettiva portata; a parte il fatto che il parere non è vincolante, non possiamo dimenticare che la magistratura di sorveglianza è un organo autonomo. Si andrebbe a minare sia l'autonomia che la discrezionalità degli uffici di sorveglianza. Proseguo molto brevemente, signor Presidente; le chiederei di farmi concludere, visto che il mio intervento non è lungo. La ripresa dell'attività giudiziaria è stata fissata al 1° luglio di quest'anno. Mi auguro che l'attività riprenda a pieno ritmo, perché tante sono le richieste in questo senso, sia da parte della magistratura, che si troverà con gli uffici ingolfati, sia la parte dell'avvocatura, che vive un momento di difficoltà come credo non sia mai stato vissuto prima. Ritengo però necessario affidare ai capi degli uffici la possibilità di utilizzare tutte le risorse e tutti i mezzi necessari per l'osservanza delle norme igienico-sanitarie previste dalla legge. Un altro tema estremamente importante è quello del processo penale da remoto. Personalmente sono assolutamente contrario, essendo certissimo della necessità di mantenere l'oralità del processo, per garantire meglio il diritto di difesa. La soluzione adottata, però, mi pare possa essere accettabile, almeno per il momento, in attesa che la materia del processo penale venga riformata organicamente, come si sta facendo, perché a breve dovrebbe arrivare in Commissione il testo della riforma del processo penale. Credo sia anche doverosa un'ulteriore osservazione: probabilmente avremmo potuto fare di più, in diverse materie, in un momento così difficile per gli operatori del settore. Mi riferisco sia agli avvocati, sia ai magistrati onorari, sui quali è in corso una discussione. Avremmo potuto anche considerare favorevolmente gli emendamenti sull'istituto della mediazione e degli arbitrati; erano stati proposti degli emendamenti a mio parere molto interessanti, che avrebbero sicuramente consentito una più agevole applicazione di tali istituti, con un effetto deflattivo sul processo civile. Confidiamo che la riforma organica del processo civile ci consenta di porre rimedio anche in questa materia. Questi sono i temi generali di cui si è occupato questo provvedimento e, pure con le criticità di cui ho parlato, credo sia indispensabile rinnovare a questo Governo la fiducia già accordata al Ministro. Annuncio pertanto il voto favorevole di Italia Viva sul provvedimento in esame. (Applausi) . BALBONI (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BALBONI (FdI) . Signor Presidente, oggi il Senato è chiamato a esprimersi ancora una volta sull'ennesima fiducia posta su un decreto-legge. Anzi, in realtà sono due, perché, come sappiamo, il testo del decreto-legge n. 29 è stato unito al testo del decreto-legge n. 28. E tra poche ore ne verrà posta un'altra ancora, su una materia ancora più importante, quella elettorale. Di decreto-legge in decreto-legge, e di fiducia in fiducia, il Parlamento è esautorato. Legiferare mediante decreto-legge è diventato la regola. La discussione di un disegno di legge di iniziativa parlamentare da regola è diventata un'eccezione. La vocazione autoritaria del secondo Governo Conte, peggio ancora del primo Governo Conte perché, come si sa, al peggio non c'è mai limite, è ormai evidente a tutti. Il fastidio per il confronto parlamentare è un fatto che allarma l'opinione pubblica e i cittadini, trattandosi di un vulnus molto grave alla democrazia, come dimostra anche la derubricazione dell'intervento del Premier , che ci sarà fra poco, sul Consiglio europeo a semplice informativa per evitare il voto del Parlamento. In materia di giustizia non si può comprimere la voce del Parlamento. I tempi c'erano; l'opposizione aveva dimostrato senso di responsabilità e spirito di collaborazione per migliorare un testo che faceva acqua da tutte le parti presentando pochi qualificati emendamenti di merito, alcuni persino accolti dai relatori e dal Governo in virtù del loro evidente valore tecnico. In particolare, mi preme esprimere soddisfazione per l'accoglimento del mio emendamento per la riapertura dei tribunali al 1° luglio. L'emendamento è poi stato fatto proprio dalla Lega e approvato all'unanimità dalla Commissione. Adesso il Governo deve essere conseguente ed emanare i provvedimenti necessari al rientro in sede del personale ausiliario di cancelleria, senza il quale la riapertura non avrebbe alcun effetto. Altrettanto importanti erano e sono molte altre proposte dell'opposizione, che meritavano un esame e un voto di questa Assemblea. Penso, ad esempio, al mio emendamento 1.4 in materia di intercettazioni attraverso il trojan . L'emendamento propone di utilizzare il trojan soltanto quando vi è la certezza che non alteri il contenuto del dispositivo in cui è installato, perché gli esperti ci hanno informato in modo allarmante che il trojan non trasforma soltanto il dispositivo in una trasmittente, ma anche in una ricevente e si può entrare nel trojan introducendo file , mail , foto e qualsiasi elemento che può essere utilizzato contro l'ignaro destinatario di questa intrusione. Se consideriamo che la gestione di questa attività non è in capo direttamente alle procure, ma è delegata a società esterne, tutti ci rendiamo conto della delicatezza della questione. L'emendamento è stato respinto senza nemmeno una motivazione dai relatori e dal Governo. Il mio emendamento 2.8 mirava a elevare da settanta a settantacinque anni l'età per consentire al condannato di chiedere la detenzione domiciliare. Oggi un settantenne in salute è giovane; non è come negli anni Settanta, quando fu approvato l'ordinamento penitenziario. Voglio ricordare che la famigerata circolare del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria (DAP) del 21 marzo poneva l'età di settanta anni come condizione già di per sé sufficiente per accedere ai benefici di cui all'articolo 123 del decreto cura Italia e, più in generale, della detenzione domiciliare. Il mio emendamento 2.15 tendeva ad abrogare l'articolo 123 del decreto cura Italia, che ha introdotto nel nostro ordinamento un principio dirompente per cui alla detenzione domiciliare non si va più soltanto quando si è ammalati e la condizione patologica è incompatibile con la condizione di carcerato, ma ci si va anche quando c'è il rischio di ammalarsi. Pertanto, si andrà in detenzione domiciliare oggi per il Covid, domani per la meningite e dopodomani per l'AIDS e chissà per quante altre malattie. Questo principio va eradicato dal nostro ordinamento, perché è molto pericoloso. Ancora, il mio emendamento 2.9, affinché i condannati per gravi reati, quelli di cui all'articolo 4- bis dell'ordinamento penitenziario, non abbiano più la possibilità di andare in detenzione domiciliare. Questo perché i criminali, che devono avere un giusto processo, con le massime garanzie, quando condannati devono scontare la pena che hanno giustamente ricevuto. Ancora, il mio emendamento 3.26, perché il processo penale deve essere sempre in presenza quando si devono assumere testimoni, periti, interpreti o si deve discutere la causa. È un diritto indisponibile e, in quanto tale, deve essere sottratto alla disponibilità delle parti. Tanti altri emendamenti avrebbero meritato di essere discussi in quest'Aula, come, ad esempio, i numerosi emendamenti presentati da Fratelli d'Italia per porre rimedio ai gravi problemi che comporterà l'articolo 6 del decreto-legge, quello che introduce la cosiddetta app Immuni, come denunciato anche ieri qui, in discussione generale, dai colleghi Rauti e Urso, alle cui considerazioni mi riporto. E poi anche altri emendamenti importanti, dei colleghi Pillon, Caliendo e altri. Ebbene, cari colleghi, Fratelli d'Italia voterà contro, non solo perché, ovviamente, non può esprimere la fiducia a questo Governo, ma perché, con questo decreto-legge, si sono sommerse le procure di burocrazia per coprire gli errori del Governo nella gestione delle carceri e della giustizia. Si è sommersa la magistratura di sorveglianza di una montagna di lavoro e di adempimenti impossibili da smaltire nei tempi assegnati. Bastava accogliere i nostri emendamenti, perché i criminali devono rimanere in carcere. Inutile invocare la funzione rieducativa della pena, perché, per avere una funzione rieducativa, la pena deve essere scontata. Se voi non fate scontare la pena, non ci può essere neanche la funzione rieducativa della pena. Massime garanzie nel processo, giusta severità nell'applicazione della pena: questo deve essere il principio di una civiltà giuridica come quella che noi vogliamo affermare. Invece, questo Governo, come ha risposto alla rivolta nelle carceri? Milioni di euro di danni, morti, agenti di polizia penitenziaria feriti e poi finiti sotto processo. Solo in Italia possono succedere cose di questo genere. Vergogna, caro Ministro e caro Sottosegretario! Il Governo ha risposto con l'articolo 123 del decreto cura Italia e con la circolare del 21 marzo: 8.000 detenuti a casa, compresi centinaia di pericolosi criminali. Questa è stata la risposta. Anziché processare per direttissima e tenere in carcere i rivoltosi, noi li abbiamo messi fuori: solo in Italia succedono cose di questo genere. Signor Presidente, cari colleghi, concludo dicendo che noi voteremo contro, anche perché siamo molto preoccupati di quanto si sta profilando all'orizzonte. Il ministro Bonafede continua a convocare le opposizioni al Ministero per discutere di una riforma del CSM che è già in ritardo di un anno, perché il caso Palamara è scoppiato un anno fa. E non è il caso Palamara: è il caso di un metodo mafioso applicato dal CSM nell'assegnazione delle più importanti cariche della magistratura. PRESIDENTE . Senatore Balboni, a mio avviso, il termine mafioso è fuori luogo parlando di un'istituzione dello Stato. BALBONI (FdI) . Signor Presidente, riporto definizioni rilasciate da magistrati all'opinione pubblica. Con tutto il rispetto, signor Presidente, ma se lo dicono i magistrati, penso lo possa dire anche un rappresentante del popolo. (Applausi). PRESIDENTE.Senatore, credo che, da avvocato, lei sappia che si risponde personalmente di quanto si dice. Ora siamo al Senato e io sono garante di un certo tenore della discussione. BALBONI (FdI) . E anche io sono abituato a rispondere di quello che dico. È ora di porre termine alle porte girevoli tra magistratura e politica. Un magistrato che entra in politica non può più tornare a giudicare un italiano, perché deve essere al di sopra di ogni sospetto. Il Ministro deve venire in Parlamento - in Assemblea e in Commissione - a confrontarsi e, soprattutto, non deve mettersi in testa che il Parlamento approverà una legge delega su questo importantissimo argomento. Noi ne vogliamo discutere qui e che qui si voti. Signor Presidente, per questi motivi non possiamo dare la fiducia al Governo in carica. (Applausi). GRASSO (Misto-LeU) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GRASSO (Misto-LeU) . Signor Presidente, colleghi, sottosegretario Giorgis, dopo lunghi e drammatici mesi il nostro Paese, sconvolto da un'emergenza sanitaria senza precedenti, sta gradualmente tornando alla normalità. Piangiamo migliaia di morti e siamo consapevoli che il lockdown - il blocco totale - ha prodotto enormi danni all'economia del nostro Paese. Non c'è tempo da perdere; occorrono e sono in discussione misure immediate a sostegno dei lavoratori, delle famiglie, delle persone più deboli e delle imprese. Allo stesso tempo, però, è fondamentale mettere in campo una strategia che non si limiti a ricostruire l'Italia pre-Covid (anche perché sarebbe illusorio pensare di poterlo fare), ma che disegni il futuro del nostro Paese, cambiandolo nelle fondamenta. È una grande opportunità. Nelle diverse fasi sono stati creati numerosi tavoli, coinvolti decine di esperti e auditi i rappresentanti di molte categorie. Siamo fiduciosi che si possano presto tirare le fila e trasformare le tante idee politiche e fattuali in politiche concrete, attuabili e verificabili. Dopo mesi difficilissimi in cui, grazie all'impegno di tutti i cittadini, siamo riusciti a contenere il più possibile il virus, si apre davanti a noi una fase nuova. (Brusio). Signor Presidente, sento un chiacchiericcio che dà fastidio, ma sono abituato a parlare anche così, quindi posso continuare visto che non c'è senso di rispetto. PRESIDENTE . Colleghi, non siamo molti in Aula e, paradossalmente, si sente ancora di più il brusio. (Commenti). Qual è il problema, senatrice? (Commenti). Guardo voi perché in questo momento state parlando. Stia tranquilla che non mi sfugge assolutamente nulla e continui tranquillamente a osservare quello che provo a rappresentarvi. Da questo settore arriva un forte brusìo, così come dai banchi del MoVimento 5 Stelle. Prego, senatore Grasso. GRASSO (Misto-LeU) . A questo proposito, voglio congratularmi con il ministro Roberto Speranza per aver firmato un importante protocollo d'intesa sulla ricerca e produzione del vaccino e testimoniargli la mia vicinanza per le minacce e gli insulti ricevuti in questi giorni. Ora è di vitale importanza consolidare i dati incoraggianti sulla diffusione e implementare tutte le misure necessarie a evitare nuovi focolai e intervenire con tempestività in maniera da circoscriverli. Abbiamo segnalato ai Ministeri competenti le nostre osservazioni su alcuni aspetti non secondari del funzionamento e dello sviluppo dell' app Immuni. Ci aspettiamo che nelle prossime settimane il Governo faccia quanto necessario per assicurare i più elevati standard di sicurezza dei dati e il massimo dell'efficacia per questo strumento di prevenzione, a mio avviso utile. Matteo Salvini, che ha recentemente dimostrato pubblicamente di non osservare le basilari regole di distanziamento sociale e dell'uso della mascherina, ha orgogliosamente dichiarato che non scaricherà Immuni, essendo noti la sua riservatezza, il suo riserbo e la sua strenua e costante difesa della privacy . Se c'è da dare un cattivo esempio, devo dire che non si tira mai indietro. Io l'ho già scaricata la app Immuni e invito tutti a fare altrettanto. Anche il comparto giustizia ha sofferto e soffre le conseguenze della pandemia, una situazione difficilissima, una stasi che per evidenti ragioni non può più durare e che non può più essere sanata solo con un decreto d'urgenza, non bisogna dimenticarlo. Un Paese in cui la certezza del diritto non è garantita e nel quale la giustizia, penale e civile, non funziona come dovrebbe è un Paese ancora lento, tanto che fa scarcerare persone che dovrebbero stare in carcere e ciò avviene per la lentezza della giustizia; è un Paese che rimane ancora esposto a numerosi problemi di natura sociale, economica e politica. Negli anni l'Italia ha accumulato un gravissimo ritardo in termini di risorse destinate alla giustizia, di incapacità di proporre e realizzare un'ampia e radicale revisione dei codici, di poter anche risolvere una drammatica carenza di strutture e di personale, oltre che di tecnologie innovative. Ebbene, il decreto-legge in esame deve pertanto considerarsi come un primo e necessario passo per affrontare l'immediatezza della crisi. Io mi auguro che seguirà un più ampio e approfondito lavoro di riforma ormai non più procrastinabile. Mi viene in mente, ad esempio, perché evocato dal senatore Balboni, l'articolo 4- bis dell'ordinamento penitenziario, che la Corte costituzionale, facendo proprio l'orientamento della Corte europea dei diritti dell'uomo (CEDU) sul cosiddetto ergastolo ostativo, ha dichiarato parzialmente incostituzionale. Ricordo molto bene le ragioni che portarono Giovanni Falcone a ideare il doppio binario per i reati di mafia. Lo ricordo bene perché allora ero al Ministero e si ritenne che i benefici dovessero essere accordati solo a chi dimostrava di aver troncato i legami con la mafia in maniera certa, collaborando con la giustizia. Accetto che a trent'anni da quella stagione vi sia una sensibilità giuridica differente, sostenuta da argomentazioni dotte e sottili. In Commissione antimafia abbiamo lavorato ad una relazione che indica la strada di una riforma complessiva, non nel senso indicato dal senatore Balboni, ma è il momento di passare dalle parole ai fatti. Con il decreto-legge in esame, al netto della difficile gestazione in sede di Commissione giustizia, credo che la maggioranza abbia conseguito un buon risultato. Abbiamo necessariamente dovuto prorogare al 1° settembre l'entrata in vigore di una parte della disciplina sulle intercettazioni introdotta con la riforma Orlando. Le intercettazioni - lo ribadisco - rimangono uno strumento di indagine formidabile soprattutto per alcune tipologie di reati, come quelli corruttivi. Tuttavia il cuore del provvedimento riguarda senza dubbio l'ambito dell'ordinamento penitenziario, dell'esecuzione della pena e di come si debba contemperare il diritto alla salute di ciascun detenuto, senza ledere il principio della certezza della pena e tenendo conto delle esigenze di sicurezza sociale. Il diritto alla dignità e alla salute dei detenuti vale certamente quanto quello di tutti gli altri cittadini, qualunque cosa abbiano commesso e, come tutti noi sappiamo, in questo momento nelle carceri del nostro Paese la realtà è ben diversa da questa affermazione di principio. Non nascondiamoci dietro un dito. L'emergenza Covid ha generato un corto circuito che mina l'immagine dello Stato. È passata l'idea di istituzioni fragili, arrendevoli, incapaci di essere all'altezza della lotta alla criminalità organizzata. Ci sono responsabilità diffuse che in queste settimane abbiamo approfondito e che stiamo ancora approfondendo ed è soprattutto qui che questo provvedimento interviene, introducendo l'obbligo per il giudice di sorveglianza di valutare in maniera più stringente la concessione sia degli arresti domiciliari per motivi di salute, sia l'effettiva permanenza di quei motivi, venuti meno i quali va ricostituita la detenzione in carcere. Si prevede dunque che la magistratura di sorveglianza debba richiedere, in caso di condannati per reati di stampo mafioso e terroristico, il parere obbligatorio del procuratore distrettuale o, per chi è sottoposto al regime detentivo speciale dell'articolo 41- bis dell'ordinamento penitenziario, il parere del procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo. Questo al fine di acquisire e dare alla magistratura di sorveglianza quelle informazioni sulla attualità dei collegamenti con la criminalità organizzata e sulla pericolosità del soggetto, che possano ripristinare l'equilibrio tra salute e sicurezza sociale e, in taluni casi, far rivedere il giudizio emanato nell'emergenza per far ritornare nella cura e nell'assistenza i detenuti e i condannati, nell'ambito sempre di un regime di detenzione carceraria. La speranza è che in questo modo siano attenuate le drammatiche conseguenze connesse al rientro nei territori di provenienza di detenuti considerati pericolosi e che io attribuisco ad una sorta di annebbiamento generale di tutte le autorità coinvolte. Per questi motivi, annuncio il voto favorevole di Liberi e Uguali. (Applausi). MIRABELLI (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MIRABELLI (PD) . Signor Presidente, Ministro, Sottosegretario, colleghi, noi voteremo, ovviamente, la fiducia al Governo su questo provvedimento. Quello che stiamo per votare è un provvedimento positivo ed importante, che aiuterà a far ripartire la macchina della giustizia dopo la lunga pausa imposta dalla pandemia, darà più forza alla lotta contro le mafie e consentirà, con una norma primaria, di sostenere uno strumento importante per combattere il Covid-19 come l' app Immuni. Voglio dire subito, come già riconosciuto anche da diversi interventi delle opposizioni, che la legge di conversione che stiamo per votare è frutto del contributo di tutti. Sono state votate decine di emendamenti che hanno migliorato e arricchito il testo del decreto. Molti di questi sono stati presentati dalle opposizioni e dalle minoranze e ciò va a merito dello spirito costruttivo che ha guidato il lavoro in Commissione, ma anche della disponibilità del Governo a valorizzare i contributi del Parlamento. Voglio sottolineare questo lavoro comune, perché lo considero importante, ma anche per evidenziare come siano sbagliati i toni di contrapposizione propagandistica che abbiamo ascoltato nella discussione di ieri e anche oggi. Sul merito del decreto, voglio innanzitutto sottolineare brevemente le scelte fatte per far ripartire nel migliore dei modi le attività della giustizia. La stessa proroga del termine per l'entrata in vigore della legge sulle intercettazioni è figlia della richiesta venuta da molte procure di lasciare loro il tempo necessario per attrezzarsi alla corretta gestione degli archivi. Dopo i mesi di stop che hanno impedito di portare avanti questo lavoro, era giusta e lecita una richiesta di questo tipo. Ho sentito alcuni colleghi dire, nella discussione di ieri, che avevano previsto la necessità di un rinvio già durante l'approvazione del decreto-legge sulle intercettazioni: in realtà, o erano così bravi da saper prevedere la pandemia o, senza la pandemia, non ce ne sarebbe stato bisogno. Voglio dirlo subito: per il Partito Democratico ulteriori rinvii, paventati per il futuro, non sarebbero accettabili. In secondo luogo, penso sia importante la scelta di anticipare al 1° luglio l'apertura dei tribunali e delle udienze, come ci avevano sollecitato a fare tanti operatori della giustizia. Allo stesso modo è importante aver fatto questo passaggio salvaguardando programmi e scadenze fissate. Aggiungo che il tema dei processi civili e penali da remoto e l'utilizzo della trasmissione telematica degli atti e delle comunicazioni trovano in questo decreto limiti chiari di utilizzo, soprattutto nel processo penale. Penso tuttavia che sia evidente, anche dopo l'esperienza di questi mesi, che il tema sia di grande interesse. È evidente che l'utilizzo della rete può diventare una straordinaria opportunità per velocizzare le procedure e ridurre i costi. Il lavoro sulle riforme del processo penale e civile dovrà tener conto della discussione e dell'esperienza di questi mesi: l'esperienza di questi mesi dovrà essere un riferimento per quella discussione. Questo provvedimento, e lo dico senza voglia di propaganda, serve anche a dare più forza e più strumenti allo Stato per la lotta alle mafie; lotta che non si è mai interrotta - lo dico perché francamente ieri in molti interventi si è esagerato - checché ne dicano tanti professionisti della propaganda. Basta vedere quante inchieste, solo in queste settimane, hanno portato a centinaia di arresti, da Trapani a Palermo, dalla Calabria alla Campania fino al Veneto, per dire senza dubbio che lo Stato c'è ed è in grado di assestare colpi durissimi alle mafie. Raccontare, come si fa troppo spesso, per pura propaganda una cosa diversa non aiuta. Raccontare di cedimenti e passi indietro della lotta alla mafia non aiuta, fa danni, alimenta quella sfiducia e quelle divisioni che aiutano la criminalità organizzata. Certamente la messa agli arresti domiciliari - insisto, arresti domiciliari, nessuna liberazione, nessuna umiliazione dell'attività di magistrati e Forze dell'ordine, come ho sentito raccontare ieri - di troppi condannati per reati di mafia è stata grave e ha fatto emergere la necessità di ulteriori norme per garantire che i mafiosi non possano tornare nei loro territori, ricostruendo i rapporti con le proprie organizzazioni. Questo è il senso di una parte importante di questi decreti. All'inizio della pandemia, giustamente, come hanno fatto tutti i Paesi d'Europa, ci siamo posti il problema di preservare la salute dei detenuti e di chi opera in carcere, sapendo che il sovraffollamento e l'istituzione chiusa rendono difficile il distanziamento sociale e le altre misure applicate all'esterno. Preservare la salute anche dei detenuti, di tutti i detenuti, è un dovere, una responsabilità cui non potevamo e non possiamo sottrarci. Infatti il punto non è questo, non è l'articolo 123 del cura Italia, che prevedeva gli arresti domiciliari col braccialetto per chi doveva scontare ancora fino a diciotto mesi di reclusione - tra l'altro quel provvedimento escludeva esplicitamente i reclusi in regime di 41- bis o per reati di mafia - e non è neanche la famosa circolare del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, che segnalava la necessità di salvaguardare i soggetti a rischio di fronte all'emergenza Covid. Neanche questo è all'origine del problema. Il punto è stato che il rapporto quotidiano tra il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria e la procura antimafia, che aggiornava la situazione dei detenuti per reati associativi, si è interrotto e la procura non ha potuto far valere il proprio diritto di segnalare i rischi di reiterazione dei rapporti con le organizzazioni criminali e impedire gli arresti domiciliari. In secondo luogo, fermo restando - e spero che su questo siamo tutti d'accordo - che il diritto alla salute deve essere garantito anche ai peggiori criminali, non si sono reperite - e spettava al DAP farlo - strutture alternative agli arresti domiciliari in grado di garantire, insieme, la sicurezza e la salute del detenuto. Oggi, con questi due provvedimenti (quello che obbliga la magistratura di sorveglianza a chiedere e ottenere il parere delle procure antimafia in merito ai collegamenti tutt'ora esistenti con le organizzazioni criminali e alla pericolosità del detenuto e quello che chiede alla magistratura di sorveglianza di rivalutare ogni trenta giorni i provvedimenti assunti, a fronte di ipotesi alternative di reclusione compatibili con lo stato di salute del detenuto), interveniamo per impedire il ripetersi di vicende come questa. Prima di concludere, signor Presidente, mi consenta di evidenziare altri due interventi fatti sul testo del decreto-legge attraverso emendamenti approvati insieme alla senatrice Piarulli in qualità di relatori. Il primo è il provvedimento che, dopo molti anni, stabilisce regole certe rispetto alla possibilità di ingresso e di intervento di un garante nell'ambito del regime carcerario ai sensi del 41 -bis , su cui c'era incertezza. L'unica cosa certa, che abbiamo ribadito, era che il garante nazionale poteva incontrare i detenuti, in nome di una serie di trattati internazionali, anche senza videoregistrazione; non era normato ciò che potevano fare i garanti regionali e i garanti locali, ma oggi lo è. Abbiamo messo in sicurezza anche questo punto, perché i garanti locali che incontravano e parlavano con detenuti in regime di 41- bis era una cosa che non si poteva sentire. Con riferimento all'altro intervento, rilevo che in questa discussione si cerca molto di sostenere la necessità di tenere in carcere le persone; ebbene, poiché la condizione carceraria è una cosa importante, rispetto alla quale dobbiamo stare attenti, e dal momento che il lockdown ha bloccato i colloqui e ci ha dimostrato che per i detenuti si può usare tranquillamente e in sicurezza lo strumento del telefono e dell'incontro da remoto con i familiari, questo provvedimento stabilisce che i detenuti con figli minori o con figli disabili possano telefonare una volta al giorno ai propri congiunti (si parla di genitori o conviventi o coniugi). Credo sia un atto di civiltà e di umanità, una misura di cui il Parlamento - visto che su questo emendamento la Commissione ha votato a favore quasi all'unanimità - deve essere fiero. Signor Presidente, concludo riconoscendo al Governo e ai Ministri di averci ascoltati. Nel dibattito sulla fiducia chiedemmo al ministro Bonafede di riconoscere la coalizione che lo sostiene, di non fare le cose da solo, di condividere le scelte con la maggioranza. Su questi decreti-legge è stato così e ne siamo soddisfatti. Ci attendono provvedimenti e riforme importanti, a partire da quella del Consiglio superiore della magistratura, nonché le riforme del processo penale e di quello civile. Questo passaggio dimostra che, se la maggioranza lavora in questo modo, su un terreno così difficile e spesso divisivo, possiamo fare molto e bene per questo Paese. (Applausi). CALIENDO (FIBP-UDC) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CALIENDO (FIBP-UDC) . Signor Presidente, voglio preliminarmente ringraziare il Ministro, perché ieri sera è intervenuto, dopo la discussione generale, in relazione alla app Immuni. La voglio ringraziare perché ha introdotto un criterio, cioè che lei, indipendentemente da quanto è già stato approvato, continuerà a valutare le garanzie che assicurino l'anonimato di quel determinato provvedimento. Vorrei che ci fosse sempre questa logica nel nostro modo di operare, perché ieri sera ho assicurato un dibattito che fosse centrato su un aspetto: la garanzia delle regole rispetto alla sopraffazione del diritto, quando non si mantiene nella regola. Il diritto diventa sopraffazione quando non si rispetta il diritto di difesa e quando non si assicura a tutti un eguale trattamento. Oggi invece voglio discutere del perché il prodotto legislativo di questa legislatura non è tale da poter avere quel consenso generalizzato che caratterizzava invece i provvedimenti emessi durante la XVI legislatura e il quarto Governo Berlusconi. Ciascuno di voi, chi c'era o ha letto le leggi di allora, si renderà conto di un dato: la maggior parte delle leggi era approvata all'unanimità. Nonostante lo scontro, che ricorderete benissimo, e l'idea diversa che era alla base di ciascuna forza politica, si arrivava a votare all'unanimità, a partire dalla disciplina del 41- bis . Non fu frutto mio, fu merito mio quello di mettere insieme quanto era emerso da alcune posizioni - ed erano ben quattro all'interno del Parlamento - per riuscire ad arrivare all'unanimità. Questa è la logica di un confronto tra opposizione e maggioranza. Signor Vice Ministro, ho molta stima nei suoi confronti, però bisogna rendersi conto che è necessario assumersi la responsabilità, anche nei confronti dell'ufficio legislativo del Ministero, che la posizione che deve adottare la politica sia quella che nasce dal confronto tra maggioranza e opposizione in queste Aule. Non lo studiamo solo al primo anno di giurisprudenza che la legge è frutto del compromesso tra opposti interessi. Questo compromesso può essere realizzato solo qui, perché qui si fa alla luce del sole: non una compromissione di interessi che non si possono esporre pubblicamente, cosa che dobbiamo combattere, ma dobbiamo lavorare perché l'altra soluzione si verifichi quanto più spesso. Non devo farle esempi. Non mi interessa che esprimiate un parere favorevole sull'emendamento. Lei sa meglio di me che non appartiene alla mia concezione e al mio modo di essere parlamentare: me ne frego che votiate un mio emendamento, ma vorrei che si discutesse se sia più o meno valido. Lei sa meglio di me cosa è successo durante la discussione in Commissione, quando su un mio emendamento, anche se soltanto formale (prendo ad esempio quello più lontano dal contenuto), il quale, a proposito delle telefonate che possono fare i detenuti ai minori, andava a correggere solo un errore di punteggiatura, vi è bastato leggere il nome del primo firmatario, Caliendo, per esprimere parere contrario. Poi, dopo aver votato contrariamente, vi siete resi conto che era giusto prenderlo in considerazione e avete fatto la modifica che vi avevo proposto: questa è la logica. Non è possibile questo modo di operare. Le posso fare un esempio? Ieri sera, ho difeso non un mio emendamento, ma un diritto, il diritto di difesa del detenuto, di ciascun detenuto. Ho apprezzato moltissimo il collega Balboni e sono d'accordo al cento per cento con quanto ha detto, ma su una cosa probabilmente la foga - come mi auguro - ha tradito il pensiero, nel senso che non posso accettare l'idea che, se tizio è detenuto, allora buttiamo la chiave, perché questo non è possibile. Noi dobbiamo avere rispetto, non solo perché la pena deve rispondere ai principi costituzionali, ma perché il sacrosanto diritto alla salute di un detenuto va rispettato e va garantito. Lo Stato deve garantire che ci siano strutture carcerarie idonee e che ci sia la possibilità di ospedalizzazione, perché, presidente Grasso, non può esserci differenza tra il detenuto mafioso e il detenuto comune: di fronte alla salute sono tutti uguali. Bisogna garantire quelle garanzie e quei diritti a tutti. Ecco perché non posso accettare l'idea che si svolga tutto attraverso un dibattito tra procure che esprimono pareri e il giudice di sorveglianza che si trova una formulazione della norma con una serie di indicazioni, che vogliono dire una sola cosa: caro magistrato di sorveglianza, ti diamo l'ordine di riportare dentro i detenuti che sono usciti. (Brusio). PRESIDENTE.Colleghi, per favore. Il dibattito è interessante. CALIENDO (FIBP-UDC) . Questo è sbagliato. Può essere giusto, ma deve essere realizzato attraverso le regole del diritto di difesa. Vi avevo proposto tre giorni, ma avete detto di no. Qual è la ragione? Perché non può esserci un dialogo tra difesa e accusa al fine di valutare le caratteristiche del sistema di salute? C'è una logica. Signor Ministro, su questo lei deve convincere l'ufficio legislativo del Ministero, che da due anni si comporta in modo diverso da come si era comportato sempre. Non ci può essere una logica di posizioni diversificate a seconda del nostro credo politico; il credo politico riguarda le grandi opzioni, mentre la norma che si va a costruire è qualcosa che è frutto del nostro continuo dialogare. Pensare che possa esserci un dialogo tra me e quelli dell'opposizione, ma non con quelli della maggioranza, è sbagliato. Quando io sento dire «facciamo una riunione di maggioranza», è ridicolo. Facevo parte del Governo ma non l'ho mai fatta, perché la riunione di maggioranza significa: «voglio fregarti» e non è questa la logica giusta, che invece dovrebbe essere quella di dire: «verifichiamo insieme quali sono gli aspetti». Guardate, dal fatto che passi o venga bocciato un emendamento noi non guadagniamo un voto, nessuno dei nostri partiti lo guadagna. Quello che serve è che ci sia la capacità di capire che cosa stiamo a fare qui. Io voglio credere che siamo tutti qui per una sola cosa: garantire che il nostro Paese rivendichi le grandi scelte di libertà che sono fondamento della nostra Costituzione, ma nello stesso tempo che il Paese voglia crescere con le garanzie e con le libertà, senza mai deflettere. Per questa ragione, e non solo perché utilizzate sempre la fiducia e il decreto-legge, credo che il Gruppo Forza Italia non possa non votare contro la fiducia a questo Governo, perché è compito anche del Governo favorire quel discorso tra maggioranza e opposizione di tipo costituzionalmente corretto. (Applausi). OSTELLARI (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. OSTELLARI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, onorevoli colleghi e membri del Governo, il signor Sottosegretario mi scuserà se nel mio intervento mi rivolgerò al Ministro, ma, se si chiede la fiducia, bisogna avere anche il coraggio di metterci la faccia e secondo me oggi il Ministro avrebbe fatto bene a venire in Aula. (Applausi). Se ci fosse stata una regia politica all'interno del Ministero della giustizia e se ci avesse ascoltati, oggi avremmo potuto parlare di altro, non di questo provvedimento: avremmo potuto discutere di CSM, di correnti e magistrati onorari; avremmo potuto parlare di carceri, di polizia penitenziaria, di personale dei tribunali, di magistrati e di risorse, ma soprattutto del futuro della giustizia di questo Paese. Ci ritroviamo, invece, a ratificare innanzi tutto una proroga sulle intercettazioni, perché, di fatto, di questo si tratta: qualcosa che, come ricorderete, avevamo già chiesto di rimandare, ma niente, il Ministro non ascolta le opposizioni. Almeno i professionisti, le associazioni e gli operatori della giustizia, però, li potrebbe ascoltare? No. In fondo, signor Ministro, lei non ha abbandonato la carriera forense per fare il Ministro o il parlamentare e - correggetemi se sbaglio, colleghi - ricordo che si era candidato per fare il portavoce dei cittadini: non l'onorevole né il membro della casta, bensì qualcuno che prima ascolta e poi fa. Mi scusi se invece oggi, siccome ha un po' tradito il suo mandato, quel ruolo che doveva essere il suo lo assumo io e mi faccio portavoce dei presidenti dei tribunali, dei procuratori, degli avvocati, delle associazioni forensi, degli indagati, degli imputati, delle persone offese, dei condannati e degli innocenti che finiscono in galera, anche se lei non lo sa. (Applausi). Tra parentesi, sono mille all'anno, ossia tre al giorno, con un costo complessivo calcolato di 740 milioni di euro per i risarcimenti e mi pare doveroso ricordarlo oggi, cari colleghi, nell'anniversario dell'arresto di un uomo, un italiano che si chiamava Enzo Tortora, avvenuto il 17 giugno 1983, vittima di uno dei tanti errori giudiziari. (Applausi). Mi scusi ancora, signor Ministro, se mi faccio portavoce delle associazioni di consumatori e cittadini, preoccupati per la violazione della privacy , e se, con tutti loro, la prego di ripensare alla riforma sulle intercettazioni, che oggi, ironia della sorte, chiede a quest'Assemblea di bloccare ancora per qualche mese, proroga che probabilmente non sarà nemmeno l'ultima. Mi ascolterà? Ci ascolterà? Ascolterete noi e gli italiani? Ascolterete anche le domande che arrivano dal Paese, che chiedono, ad esempio, come mai si è dimesso il dottor Basentini? Non ci dica e non diteci che l'ha fatto per ragioni personali. Ieri, il dottor Romano, in Commissione antimafia, ha spiegato bene come sono andate le cose e oggi lo abbiamo letto sui giornali. E come mai boss e criminali sono usciti di galera? A questo proposito, oggi votiamo anche l'ordine che date ai tribunali di sorveglianza di rivedere le decisioni assunte in tema di scarcerazioni. È un ordine inutile, lo sapete: è un ordine che serve solo a scaricare su altri la responsabilità dei suoi errori, quantomeno quello di non aver vigilato. (Applausi). A proposito, sempre ieri, in Commissione antimafia, Giulio Romano ha sostenuto che il ministro condivideva quella famosa circolare. Allora, se è così - e ce lo deve dire - si è dimessa la persona sbagliata. (Applausi). Concedetemi ancora qualche minuto, per un'analisi più ampia che vorrei fare. In questi due anni, ho avuto modo di conoscere il Ministro e il Ministero, ma soprattutto di analizzare i provvedimenti che di volta in volta venivano sottoposti alla Commissione e a quest'Assemblea. In gran parte, ma devo dire soprattutto nell'ultimo anno, si è trattato di norme senza visione, di azioni legislative scoordinate, che sembravano tradire improvvisazione, da un lato, e, dall'altro, altre caratteristiche che trovavo insopportabili e che, sbagliando, imputavo al Ministro. Infatti, con il trascorrere dei mesi ho raccolto prove sufficienti per comprendere che quelle norme, quegli aggiustamenti e azioni scoordinate non venivano dal Ministro, ma da qualcun altro, perché in fondo, caro Ministro, lei non ha smesso di fare il portavoce, solo che invece di esserlo dei cittadini, si è ritrovato a fare il portavoce del Palazzo: si è reso strumento di altri poteri, che hanno trovato in lei un alleato affidabile. (Applausi). Sapete di chi parlo? Di qualche giornalista, di qualche magistrato e di qualche tecnico. E, badi bene, quelle del giornalista, del magistrato e del tecnico sono tutte categorie ovviamente professionali, rispettabili e preziose, che tuttavia sono chiamate a fare altro e che non sono state elette per decidere o per sostituirsi alla politica, a meno che la politica scelga di non contare più nulla, di ratificare decisioni prese da altri, di rinunciare ad ogni visione e di appoggiarsi a poteri più forti per tirare avanti. A questo punto, allora, una provocazione: noi, come Lega, abbiamo anche votato il taglio dei parlamentari, ma perché non chiudiamo il Parlamento? Lo dico provocatoriamente: perché non andiamo tutti a casa? Perché non dichiariamo il fallimento della politica, del confronto delle idee e lasciamo campo libero ai tecnici, alle correnti della magistratura, a qualche amico giornalista? (Applausi). Io dico no e lo sa perché? Perché noi crediamo nella democrazia, perché siamo stati votati per decidere e non per tirare a campare. È per questo che siamo stufi di riunirci qui per convertire decreti-legge e non possiamo più tollerare un Governo che emette provvedimenti sui quali pone costantemente la fiducia, dopo aver subìto peraltro - ve lo ricordo - una sfilza di decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, i famosi provvedimenti che hanno minacciato addirittura le nostre prerogative di parlamentari, nel nostro ruolo di controllo e di critica. Ciò a tal punto - e voglio ricordarlo, ringraziandolo, come dovreste fare tutti - che il Presidente del Senato si è dovuto esprimere pubblicamente a tutela del ruolo fondamentale di ogni senatore nello svolgimento delle sue funzioni. (Applausi) . E non per noi stessi, non per andare al mare, ma per garantire la libertà dei cittadini che ci hanno votato e che da noi pretendono scelte e responsabilità. È per questo, Ministro e colleghi, che noi continueremo a fare opposizione, non per polemica, ma per parlare di idee, proposte e per chiedere che le decisioni politiche siano prese in quest'Aula e non in qualche villa o in qualche hotel. A proposito di hotel, chiudo ringraziando - oggi faccio tutto in maniera un po' paradossale - anche il dottor Palamara e soprattutto i giornalisti che hanno svelato i contorni della sua epopea, dimostrando peraltro quanto molti già sospettavano, quanto moltissimi magistrati per bene non potevano sopportare. In conclusione, io non sono un appassionato di gossip , né della lettura di conversazioni private e ciò che mi preoccupa non è tanto quello che diceva Palamara, a sconvolgermi è quello che non dice e che non ha detto il Ministro della giustizia: è il silenzio della politica. (Applausi) . L'imbarazzo, il tentativo di privarla di ogni prerogativa, tentativo di cui, ancora oggi, il Ministro si fa complice e non da solo. Cari colleghi, avete perso la lingua? Come potete accettare di vivere sotto ricatto? Non è ora di liberare il Parlamento da invasioni di campo? Un tentativo contro il quale, dentro e fuori il Parlamento, la Lega si opporrà con tutte le forze. Per queste ragioni, il Gruppo Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione voterà contro l'ennesima fiducia. (Applausi) . EVANGELISTA (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. EVANGELISTA (M5S) . Signor Presidente, colleghi, Ministro e Sottosegretario, l'immane tragedia che si è abbattuta nel nostro Paese ha sconvolto la vita di più di 60 milioni di persone, alterandone le condizioni di vita e mietendo circa 35.000 vittime. Tutti i settori della società civile sono stati colpiti, in particolar modo anche la giustizia; ciò ha giustificato, infatti, un'intensa attività di decretazione d'urgenza. Il decreto-legge che oggi ci accingiamo a convertire in legge, frutto della collaborazione di tutti i commissari della Commissione giustizia appartenenti a tutte le forze politiche, si inserisce in questo contesto emergenziale, allo scopo, da un lato, di attenuare gli effetti del diffondersi del virus e, dall'altro, di garantire un'efficiente ed efficace attività giudiziaria. I temi sono di notevole importanza: si va dalla proroga al 1° settembre dell'entrata in vigore delle disposizioni inerenti alla disciplina delle intercettazioni all'introduzione dell'applicazione Immuni, alle disposizioni relative alla misura di contenimento degli effetti dell'epidemia sul sistema giudiziario nazionale. Di particolare rilievo sono infine le norme che intervengono sulla disciplina dell'ordinamento penitenziario, in materia di permessi cosiddetti di necessità e di detenzione domiciliare cosiddetta in deroga. Gli aspetti sui quali vorrei soffermarmi in particolare sono due: le modifiche alla disciplina dei permessi e della detenzione domiciliare e le misure volte al contenimento degli effetti dell'epidemia sul sistema giudiziario. Per quanto concerne la legge n. 354 del 1975, l'intervento consiste nella previsione di un parere obbligatorio per i magistrati di sorveglianza, che devono richiedere al procuratore antimafia in ordine all'attualità dei collegamenti con la criminalità... (Brusìo) . PRESIDENTE.Mi scusi un momento, senatrice Evangelista. Posso chiedere ai colleghi di Forza Italia di abbassare il volume della voce? Prego, prosegua. EVANGELISTA (M5S) . Per quanto concerne le modifiche alla legge del 1975, l'intervento consiste nella previsione di un parere obbligatorio che i magistrati di sorveglianza devono richiedere al procuratore antimafia in ordine all'attualità dei collegamenti con la criminalità organizzata e alla pericolosità del detenuto al quale intendono concedere il permesso o il rinvio dell'esecuzione della pena in regime di detenzione domiciliare. Per la precisione, è richiesto solo il parere del procuratore distrettuale, se la decisione riguarda un detenuto per i reati gravissimi, di cui all'articolo 51 commi 3- bis e 3- quater del codice di procedura penale; è richiesto invece anche il parere del procuratore nazionale, se riguarda un detenuto sottoposto al regime detentivo speciale di cui all'articolo 41- bis dell'ordinamento penitenziario. Tali disposizioni sono state integrate dall'emendamento governativo, che ha trasferito la normativa prevista dal decreto-legge n. 29 nel corpus del decreto-legge che ci accingiamo a convertire, consolidando all'interno di un unico provvedimento l'importante novità del procedimento inerente la concessione delle misure sopradette, ossia la successiva e periodica rivalutazione delle misure in ragione dell'attualità dei motivi posti a fondamento delle decisioni della magistratura di sorveglianza. In particolare, limitatamente all'emergenza epidemiologica in atto, si prevede che il giudice di sorveglianza che abbia disposto la detenzione domiciliare debba valutare la permanenza dei motivi legati all'emergenza sanitaria. La rivalutazione va effettuata secondo le medesime modalità seguite per la concessione; essa deve essere effettuata entro quindici giorni dall'adozione del provvedimento originario e, successivamente, con cadenza mensile. In relazione invece a un subemendamento approvato in Commissione, viene previsto l'obbligo per il magistrato di sorveglianza che procede alla valutazione del provvedimento provvisorio di trasmettere immediatamente al tribunale di sorveglianza i pareri e le informazioni acquisiti e i provvedimenti adottati all'esito della valutazione. Nel caso in cui abbia disposto la revoca della detenzione domiciliare o del differimento della pena adottati in via provvisoria, il tribunale di sorveglianza deve decidere sull'ammissione alla detenzione domiciliare o sul differimento della pena entro trenta giorni dalla ricezione del provvedimento di revoca. Al fine di responsabilizzare la magistratura sul proprio operato e affinché la norma sia protetta da censure di incostituzionalità, è previsto che il mancato intervento della decisione del tribunale nel termine prescritto determini la perdita di efficacia del provvedimento di revoca. Allora, colleghi, sul tema delle scarcerazioni per detenzione domiciliare connesse all'emergenza sanitaria, non si confonda quanto accaduto con i provvedimenti della magistratura di sorveglianza con quanto, invece, disposto dall'articolo 123 del cura Italia. Il rischio del dilagare della pandemia ha riguardato anche l'ambiente del carcere, per sua natura chiuso e sovraffollato, con tutte le criticità che conosciamo. Il sovraffollamento è un problema annoso che si trascina nel tempo, nonostante gli accorgimenti dei Governi che ci hanno preceduto e l'intenzione di questo Governo è di risolverlo, una volta per tutte, con un poderoso piano di edilizia carceraria. A fronte di circa 57.000 individui presenti in carcere, di cui circa 7.000 sono presenze di troppo, il tentativo del Governo giallorosso di arginare l'emergenza sanitaria per i detenuti per reati non gravissimi e con pena quasi scontata ha previsto colloqui su piattaforme telematiche e la concessione della detenzione domiciliare. Pertanto, a nulla valgono le pretestuose polemiche delle opposizioni in merito alla norma di cui all'articolo 123 del decreto cura Italia, che ha consentito solo fino alla fine dell'emergenza sanitaria e, quindi, per un tempo limitato la detenzione domiciliare a un numero considerevole di detenuti per reati non gravissimi. Al contrario, proprio da questa normativa si evince la volontà del Ministro della giustizia di non scarcerare detenuti per mafia, così come appunto espressamente stabilito dall'articolo 123 del cura Italia. Tale norma, peraltro, è andata a novellare il corpus normativo dettato dal cosiddetto svuota carceri del 2010, una legge approvata dal centrodestra, quando era al Governo Berlusconi. In quel periodo c'era il ministro Alfano; il ministro Alfano, ex sottosegretario senatore Caliendo, il cui intervento è molto apprezzato: tante cose avreste potuto fare quando eravate voi al Governo e voi al Ministero della giustizia. Il cura Italia, al contrario, ha posto criteri maggiormente stringenti rispetto a quelli previsti dalla legge ordinaria. Riguardo, invece, la questione della scarcerazione dei detenuti mafiosi, occorre precisare anzitutto che non si tratta di scarcerazione tout court , come giornalisticamente e strumentalmente si afferma, ma di un differimento della pena con conseguente detenzione domiciliare o presso strutture sanitarie per anzianità o presenza di gravi patologie che, associate al rischio di contagio da Covid, diventano e comportano un rischio morte. Non si tratta di 478 detenuti mafiosi, come si è detto, ma di 55. Dei 256 scarcerati per detenzione domiciliare, i detenuti per reati di mafia sono, quindi, solo 55, che peraltro ora, con il sistema della rivalutazione del provvedimento di concessione entro quindici giorni, introdotto proprio dal decreto-legge che ci apprestiamo a convertire in legge, sono stati nella stragrande maggioranza ricondotti in carcere. La detenzione domiciliare di 256 soggetti detenuti - solo 55 in regime di 41- bis o in regime di alta sicurezza - è, dunque, misura scaturita solo ed esclusivamente dall'insindacabile decisione presa dalla magistratura di sorveglianza che, non dimentichiamolo, è terzo, autonomo e distinto potere dello Stato e non certo una decisione del Ministero della giustizia, come invece si vorrebbe far credere demagogicamente. I magistrati di sorveglianza, peraltro, non hanno fatto altro che applicare le leggi in vigore dal 1930 con il codice Rocco e dal 1998 con l'articolo 47- ter dell'ordinamento penitenziario e gli articoli 146 e 147 del codice penale, che in particolare recita che la pena deve essere differita se deve essere eseguita contro chi si trova in gravi condizioni di infermità fisica. Norma la cui ratio è quella di garantire che l'esecuzione della pena mai contrasti con i principi costituzionali di tutela della salute e della dignità umana e della pena detentiva umana finalizzata alla rieducazione del reo. Nei fatti, la tanto famosa e discussa circolare del DAP del 21 marzo fa un elenco di detenuti, sicuramente in gravi condizioni patologiche, che, però, non rientra tra le norme citate dalle sentenze dei tribunali di sorveglianza che hanno disposto le famose scarcerazioni per detenzione domiciliare. In ogni caso, al fine, comunque, di tutelare anche il diritto sacrosanto dei cittadini alla necessaria sicurezza rispetto ai detenuti che si sono macchiati di gravissimi reati di stampo mafioso, con questo decreto-legge abbiamo previsto un meccanismo di pareri, interlocuzioni e scambi informativi tra magistratura di sorveglianza, procuratore nazionale e procuratori distrettuali antimafia che, attraverso una periodica rivalutazione dei presupposti della concessione della misura, garantirà al meglio tutte le esigenze di difesa e sicurezza sociale. Per quanto riguarda, invece, le misure di contenimento degli effetti dell'epidemia sul sistema giudiziario nazionale, occorre ricordare che, a seguito dell'insorgenza dell'emergenza sanitaria, l'adozione di tutte le misure organizzative all'interno degli uffici giudiziari è stata una scelta obbligata, volta alla tutela della salute degli addetti ai lavori e dei cittadini. L'affidamento delle scelte organizzative ai singoli capi degli uffici giudiziari è stata ... (Il microfono si disattiva automaticamente). PRESIDENTE.Senatrice Evangelista, devo invitarla a concludere. EVANGELISTA (M5S) . Sì, signor Presidente. Purtroppo, devo allora saltare la parte sulla normativa relativa agli uffici giudiziari che chiedo di poter lasciare agli atti. PRESIDENTE. La Presidenza l'autorizza in tal senso. EVANGELISTA (M5S) . La ringrazio, Presidente. Ricordo brevemente tutte le novità introdotte per quanto riguarda il processo, in particolare l'emendamento, accolto dalla Commissione all'unanimità, per riprendere i lavori il primo luglio e le novità telematiche, sia per quanto riguarda il processo civile che per quanto riguarda il processo telematico. Concludo, allora, signor Presidente, dichiarando il voto favorevole e, quindi, la fiducia su questo provvedimento da parte di tutto il Gruppo MoVimento 5 Stelle. (Applausi). PRESIDENTE . Procediamo dunque alla votazione. Votazione nominale con appello PRESIDENTE . Indìco la votazione dell'emendamento 1.900, presentato dal Governo, interamente sostitutivo dell'articolo unico del disegno di legge di conversione del decreto-legge 30 aprile 2020, n. 28, sull'approvazione del quale il Governo ha posto la questione di fiducia. Ricordo che ai sensi dell'articolo 94, secondo comma, della Costituzione e ai sensi dell'articolo 161, comma 1, del Regolamento, la votazione sulla questione di fiducia avrà luogo mediante votazione nominale con appello. Come stabilito dalla Conferenza dei Capigruppo, ciascun senatore voterà dal proprio posto, dichiarando il proprio voto. I senatori favorevoli alla fiducia risponderanno sì; i senatori contrari risponderanno no; i senatori che intendono astenersi si esprimeranno di conseguenza. Hanno chiesto di votare per primi, e l'ho concesso, i senatori Bellanova, Castaldi, Catalfo, Crimi, Di Piazza, Malpezzi, Margiotta, Merlo, Misiani, Patuanelli, Sileri e Turco. Invito il senatore Segretario a procedere all'appello di tali senatori. (I predetti senatori rispondono all'appello). Estraggo ora a sorte il nome del senatore dal quale avrà inizio l'appello nominale. (È estratto a sorte il nome del senatore Gasparri). Invito il senatore Segretario a procedere all'appello, iniziando dal senatore Gasparri. NISINI, segretario, fa l'appello. (Nel corso delle operazioni di voto assumono la Presidenza il vice presidente TAVERNA - ore 10,19 -, indi il vice presidente ROSSOMANDO - ore 10,20 -). Rispondono sì i senatori: Accoto, Agostinelli, Airola, Alfieri, Anastasi, Angrisani, Astorre, Auddino Bini, Biti, Boldrini, Bonifazi, Bottici, Botto, Bressa, Buccarella Campagna, Casini, Castaldi, Castellone, Castiello, Catalfo, Cattaneo, Cioffi, Cirinnà, Collina, Coltorti, Comincini, Conzatti, Corbetta, Corrado, Crimi, Croatti, Crucioli, Cucca D'Alfonso, D'Angelo, D'Arienzo, De Lucia, De Petris, Dell'Olio, Dessì, Di Girolamo, Di Micco, Di Nicola, Di Piazza, Donno Endrizzi, Errani, Evangelista Faraone, Fede, Fedeli, Fenu, Ferrara, Ferrari, Ferrazzi, Floridia Gallicchio, Garavini, Garruti, Gaudiano, Giannuzzi, Ginetti, Girotto, Granato, Grasso, Grimani, Guidolin Iori L'Abbate, La Mura, Laforgia, Lanièce, Lannutti, Lanzi, Laus, Leone, Lezzi, Licheri, Lomuti, Lorefice, Lupo Magorno, Maiorino, Malpezzi, Manca, Mantero, Mantovani, Marcucci, Margiotta, Marilotti, Marinello, Marino, Matrisciano, Mautone, Merlo, Messina Assuntela, Mininno, Mirabelli, Misiani, Mollame, Montevecchi, Moronese, Morra Nannicini, Naturale, Nencini, Nocerino, Nugnes Ortis Pacifico, Parente, Parrini, Pavanelli, Pellegrini Marco, Perilli, Pesco, Petrocelli, Piarulli, Pinotti, Pirro, Pisani Giuseppe, Pittella, Presutto, Puglia Quarto Rampi, Riccardi, Ricciardi, Romagnoli, Romano, Rossomando, Ruotolo, Russo Santangelo, Santillo, Sbrollini, Sileri, Stefano, Sudano Taricco, Taverna, Toninelli, Trentacoste, Turco Unterberger Vaccaro, Valente, Vanin, Vattuone, Verducci, Vono Zanda. Rispondono no i senatori: Aimi, Alderisi, Alessandrini, Arrigoni, Augussori Bagnai, Balboni, Barachini, Barbaro, Barboni, Bergesio, Bernini, Berutti, Biasotti, Binetti, Bongiorno, Bonino, Borghesi, Borgonzoni, Bossi Simone, Briziarelli, Bruzzone Calandrini, Calderoli, Caliendo, Caligiuri, Campari, Candiani, Candura, Cangini, Cantù, Carbone, Casolati, Causin, Centinaio, Ciampolillo, Ciriani, Corti, Craxi Dal Mas, Damiani, de Bertoldi, De Bonis, De Poli, De Siano, De Vecchis Faggi, Fantetti, Fazzone, Ferrero, Ferro, Floris, Fregolent, Fusco Gallone, Garnero Santanchè, Gasparri, Giammanco, Grassi Iannone, Iwobi La Pietra, Lucidi, Lunesu Maffoni, Malan, Mallegni, Marin, Martelli, Marti, Masini, Messina Alfredo, Minuto, Modena, Moles, Montani Nastri, Nisini Ostellari Pagano, Papatheu, Paragone, Paroli, Pellegrini Emanuele, Pepe, Pergreffi, Perosino, Petrenga, Pianasso, Pichetto Fratin, Pillon, Pirovano, Pisani Pietro, Pittoni, Pizzol, Pucciarelli Quagliariello Rauti, Richetti, Ripamonti, Rivolta, Rizzotti, Romani, Romeo, Ronzulli, Rossi, Rufa, Ruspandini Saccone, Salvini, Saponara, Saviane, Sbrana, Siclari, Siri, Stabile, Stefani Testor, Tiraboschi, Toffanin, Tosato, Totaro Urraro, Urso Vallardi, Vescovi, Vitali Zaffini, Zuliani. Si astengono i senatori: Durnwalder, Steger. PRESIDENTE.Dichiaro chiusa la votazione e invito i senatori Segretari a procedere al computo dei voti. (I senatori Segretari procedono al computo dei voti). Proclamo il risultato della votazione nominale con appello dell'emendamento 1.900, interamente sostitutivo dell'articolo unico del disegno di legge di conversione in legge del decreto-legge 30 aprile 2020, n. 28, sull'approvazione del quale il Governo ha posto la questione di fiducia: Senatori presenti 285 Senatori votanti 285 Maggioranza 142 Favorevoli 154 Contrari 129 Astenuti 2 Il Senato approva. (Applausi). Risultano pertanto preclusi tutti gli emendamenti e gli ordini del giorno riferiti al testo del decreto-legge n. 28. Sospendo la seduta fino alle ore 11,30. (La seduta, sospesa alle ore 10,46, è ripresa alle ore 11,35) . Presidenza del presidente ALBERTI CASELLATI Informativa del Presidente del Consiglio dei ministri in vista della videoconferenza dei membri del Consiglio europeo prevista per il 19 giugno 2020 e conseguente discussione PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca: «Informativa del Presidente del Consiglio dei ministri in vista della videoconferenza dei membri del Consiglio europeo prevista per il 19 giugno 2020». Ricordo che è in corso la diretta televisiva con la RAI. Ha facoltà di parlare il Presidente del Consiglio dei ministri, professor Conte. CONTE, presidente del Consiglio dei ministri . Signor Presidente, gentili senatrici e senatori, sono qui perché ritengo doveroso fornire un aggiornamento al Parlamento in vista della videoconferenza del Consiglio europeo che si terrà venerdì 19 giugno, riguardante il quadro finanziario pluriennale 2021-2027 e il cosiddetto next generation EU che - come è noto - completano le componenti dell'articolato pacchetto di risposta europea alla crisi, per non parlare delle massicce, imponenti misure monetarie messe in campo dalla Banca centrale europea con diverse intensità. Anche se non rientra nel perimetro di questa informativa, vi confermo che il Governo vuole farsi trovare pronto all'appuntamento con gli strumenti di finanziamento europeo e già in questi giorni ha avviato un'ampia consultazione con tutte le forze politiche, produttive, sociali e culturali del Paese per elaborare un piano di rilancio da cui potrà essere successivamente ricavato lo specifico recovery plan che l'Italia presenterà in adesione al programma next generation EU. Quando il progetto italiano avrà una fisionomia sufficientemente completa il Governo verrà doverosamente in Parlamento per riferire sui contenuti, pronto ad accogliere proposte e suggerimenti. Questo Governo non si è mai sottratto e mai si sottrarrà al confronto con il Parlamento. Quella di venerdì prossimo - tengo a precisarlo - è una videoconferenza e, quindi, una riunione informale del Consiglio europeo a carattere meramente consultivo, ma ha tutti i passaggi formali. Pertanto, prima del successivo Consiglio europeo ci saranno tutti i passaggi formali e, in quell'occasione, il confronto con il Parlamento si tradurrà in una votazione formale. Come ho ripetuto più volte, le risorse che al termine del negoziato verranno messe a disposizione dall'Unione europea non potranno essere gestite dal Governo in carica come un proprio tesoretto. Di questo siamo assolutamente convinti. Tali risorse costituiranno una base importante per finanziare il rilancio del Paese. È evidente che quest'obiettivo ambizioso necessita di una collaborazione e di una condivisione da parte di tutti. Il nostro Paese - è questo il nostro obiettivo - deve tornare a credere in se stesso e a condividere obiettivi ambiziosi comuni, al di là delle divisioni politiche. Torniamo all'oggetto specifico di questa informativa. La prossima riunione del Consiglio europeo si terrà ancora in modalità telematica e dovrà aprire la strada a un accordo di qualità sui nuovi strumenti di supporto alla ripresa economica europea e sul prossimo bilancio pluriennale dell'Unione europea. Perché il Consiglio europeo possa pronunciarsi con un voto e una decisione finale manca ancora un elemento essenziale: la proposta formale di un nuovo quadro finanziario pluriennale da parte del presidente del Consiglio europeo Charles Michel. Per questo motivo, l'incontro avrà natura consultiva e sarà volto a far emergere convergenze e dissensi ancora esistenti tra i Paesi membri al fine di preparare il successivo Consiglio europeo di luglio. È prima di questo Consiglio - come anticipavo - che tornerò in Parlamento per chiedere il vostro voto a supporto di una risoluzione che indichi la posizione che l'Italia terrà in Europa, alla luce anche della proposta formale - allora sì che l'avremo - di un nuovo quadro finanziario pluriennale. L'esperienza insegna che le riunioni del Consiglio europeo conducono a decisioni all'altezza della sfida solo se vi è, anche di fronte a posizioni e sensibilità differenti, un metodo di lavoro improntato allo spirito europeo e al dialogo costruttivo. Stiamo lavorando anche in queste ore affinché l'Europa non disperda il patrimonio di credibilità e di iniziativa politica che ha accumulato negli ultimi mesi - permettetemi di sottolinearlo - grazie anche al contributo determinante dell'Italia. Il presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, tre settimane orsono, ha presentato proposte su next generation EU e sul quadro finanziario pluriennale (QFP) 2021-2027. Queste proposte sono ispirate dalla consapevolezza dell'ineludibile necessità di una risposta europea straordinaria a una crisi senza precedenti nella storia dell'Unione. Ciò è coerente con un approccio che l'Italia - e lo dico con orgoglio - ha responsabilmente proposto sui tavoli europei fin dalla prima fase del contagio da Covid-19. In questi mesi abbiamo lavorato intensamente per far maturare la comprensione che l'unica risposta possibile ed efficace ai danni prodotti dal coronavirus è una risposta europea ambiziosa ed effettivamente in grado di dare una forte scossa alle economie del continente, che sono strettamente interdipendenti. Lo sforzo italiano, condiviso - lo ricorderete - in una prima fase da altri otto Stati membri, è divenuto al Consiglio europeo del 23 aprile un consenso a 27 sul riconoscimento del recovery fund come misura necessaria e a cui lavorare con urgenza - cito testualmente - per superare una crisi straordinaria, le cui dimensioni sono state recentemente confermate anche dalle stime economiche delle organizzazioni e istituzioni internazionali più accreditate in questo senso (Fondo monetario internazionale e Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) e anche europee (penso alle previsioni economiche di primavera della Commissione europea). La proposta del presidente von der Leyen conferma che la Commissione europea non ha mancato l'appuntamento con la storia, così come non lo ha mancato - dobbiamo sottolinearlo - la Banca centrale europea, che ha messo in campo un'ingente potenza di fuoco a tutela delle economie europee. Nelle prossime settimane sarà il Consiglio a essere chiamato all'appuntamento con la storia. La proposta della Commissione europea su next generation EU e sul QFP 2021-2027 rappresenta una buona base di partenza - davvero buona - di cui condivido la logica e lo spirito, così come ho considerato la proposta franco-tedesca un positivo passo nella direzione auspicata dall'Italia di una risposta europea ambiziosa, all'altezza dei bisogni e delle aspettative dei cittadini del nostro continente. Per far ripartire la nostra economia è fondamentale - e non mi stanco di ripeterlo anche ai miei omologhi europei - raggiungere l'obiettivo primario di un consenso prima possibile sulla decisione di dare tempestivo avvio a next generation EU, perché una decisione tardiva sarebbe di per sé un fallimento. La decisione politica che spetta ora al Consiglio europeo rappresenta un obiettivo storico sul piano sia europeo sia nazionale in risposta alla peggior crisi continentale da oltre settant'anni. Non possiamo permetterci di riprodurre la liturgia che ben conosciamo delle decisioni dei Consigli europei che, in particolare su questioni di bilancio, necessitano di lunghi negoziati che sfociano quasi sempre in compromessi al ribasso. Non lo meritano le decine di migliaia di vittime europee del Covid-19. Non lo meritano le famiglie, i giovani, le imprese, i cittadini che ne stanno affrontando le conseguenze sociali ed economiche. È per questa ragione che giudico ad un tempo morale, ma anche politica (cui si aggiunge naturalmente l'urgenza dei numeri sull'andamento dell'economia), che tutti gli Stati membri sono chiamati a una decisione di elevato profilo. Il presupposto per raggiungere l'obiettivo è che i Capi di Stato e di Governo siano animati dai princìpi di responsabilità e di solidarietà. La nostra posizione in questo senso è che non ci si discosti dalla proposta della Commissione quanto al volume e alla composizione ad ampia prevalenza di grant (sussidi) e che rimanga fermo il principio di un finanziamento straordinario e a lungo termine tramite debito comune europeo. Inoltre - l'ho già ricordato - l'accordo dovrà giungere in tempi rapidi, per consentire, dopo le necessarie approvazioni al Parlamento europeo e ai Parlamenti nazionali, un celere avvio dell'attuazione del next generation EU e del prossimo quadro finanziario pluriennale. La posta in gioco sul piano europeo è la tenuta dell'economia e della questione sociale dell'Unione; è il funzionamento dello stesso mercato unico, uno dei cardini, come Schengen, dell'Europa unita; è la possibilità, ancora, di rendere le economie europee resilienti di fronte a future analoghe crisi, a cominciare dalla paventata seconda ondata del Covid-19, che siamo comunque tutti impegnati a prevenire e a contenere, forti dell'esperienza già maturata; è anche nell'opportunità di far vincere all'Europa la sfida del futuro nella transizione verde, il green deal europeo, e in quella digitale. È altrettanto fondamentale che venga preservato l'orientamento di next generation EU a sostegno di Paesi, regioni e settori più colpiti dalla crisi da Covid-19. È quindi necessario, in questa prospettiva, che venga mantenuta la distinzione fra i criteri di allocazione per gli strumenti di next generation EU, volti alla ripresa dalla crisi da Covid-19, e invece i criteri di allocazione per gli strumenti, per i fondi di coesione ordinari. Queste considerazioni continuerò a sostenerle con determinazione al tavolo europeo, anche in risposta alle sensibilità differenti di altri Stati membri, nella convinzione, però, che il Consiglio europeo debba mostrarsi capace - come ha fatto il 23 aprile scorso - di confermare che l'Europa è una comunità di valori che, con coerenza, persegue interessi comuni. Nell'approccio europeo che auspico, reputo altrettanto necessario uno spirito costruttivo da parte di tutti gli Stati membri anche nelle discussioni sul nuovo quadro finanziario pluriennale. Il Governo italiano condivide i cardini della proposta della Commissione, che vuole contribuire a rendere l'Unione europea più forte e anche più orientata verso gli obiettivi di un futuro sostenibile e competitivo come il green deal e il digitale, preservando politiche come la coesione e la politica agricola comune, che rimangono anche per noi fondamentali. In questo scenario è auspicabile un concreto avanzamento sulle nuove risorse proprie: obiettivo ineludibile se vogliamo che l'Unione europea possa non solo uscire da questa crisi, ma anche essere in grado di affrontare per tempo ulteriori emergenze di così ampia portata. Nella discussione sul quadro finanziario pluriennale (QFP) figureranno anche i privilegi, nel gergo i rebate , per pochi Stati membri, che fin dal negoziato precedente alla crisi da Covid-19 abbiamo definito anacronistici. Ne comprendiamo l'elevata importanza per alcuni Stati membri, in termini di politica nazionale, ma vogliamo credere che tale sensibilità venga accompagnata da quegli stessi Stati membri da aperture e flessibilità riguardo a next generation EU. Una difesa dei privilegi, unita a una chiusura su next generation EU, risulterebbe inaccettabile, minando l'opportunità di ripresa economica a Paesi, regioni e settori più colpiti da una crisi senza precedenti e colpendo i numerosi lavoratori e imprenditori che guardano all'Europa per ricevere protezione per il presente, il futuro loro e delle loro famiglie. Le posizioni degli Stati membri in seno al Consiglio sono ancora distanti su alcuni punti, nonostante i notevoli progressi fatti negli scorsi mesi. Ricordiamoci che quando l'Italia propose un fondo europeo dedicato alla ripresa finanziato con debito comune, molti anche qui nel nostro Paese - diciamolo francamente - ci accusarono di essere dei visionari. In queste settimane non stiamo discutendo sul se tale fondo ci sarà e neppure si discute dell'emissione straordinaria di debito comune per il suo finanziamento: questi sono elementi dati ormai per scontati. Stiamo discutendo, però, di questioni ovviamente altrettanto importanti: dell'entità del fondo e dei criteri di allocazione. È un successo ed è un successo anche per il nostro Paese, che ha insistito nell'indicare questa strada da subito in Europa e, alla fine, ha convinto i partner europei, anche quelli più riottosi e diffidenti, che questa era la direzione giusta per l'Unione. Si è trattato di un continuo e paziente lavoro politico e diplomatico, con una riconquistata credibilità e affidabilità internazionali. L'obiettivo di una decisione politica di alto livello racchiude anche una forte valenza nazionale, oltre che europea. Responsabilità e solidarietà devono essere messe in opera dai Governi europei anche nei rispettivi Paesi. Rilanciare la crescita e il lavoro nell'economia del continente è possibile, infatti, solo se si sapranno trarre le lezioni dalla crisi attuale. Occorre uno sforzo riformatore ampio e profondo, capace di cogliere l'opportunità storica della risposta europea alla crisi, per affrontare nodi e criticità che, da troppo tempo, impediscono all'economia italiana di farsi trovare resiliente di fronte a shock di ampia portata. Abbiamo dovuto combattere uno shock senza precedenti, che ha comportato altissimi costi umani, ma anche altissimi costi sociali ed economici. L'Italia ne sta finalmente faticosamente uscendo, ma non possiamo permetterci di ritornare allo status quo precedente, antecedente a questa crisi. L'Italia, da oltre vent'anni, fatica a tenere il passo delle altre economie avanzate. Il nostro Paese sconta tassi di crescita del prodotto lordo e della produttività, che sono al di sotto, pressoché stabilmente, della media europea e ha subito ben più, rispetto ad altri Paesi europei, le conseguenze della crisi finanziaria del 2008, nonché di quella dei debiti sovrani di qualche anno più tardi. L'esperienza della coraggiosa risposta all'emergenza sanitaria posta dal coronavirus, della resilienza dimostrata da molti settori economici pubblici, ma anche privati, nonché l'eccezionale prova superata da tutti i nostri concittadini sono le stesse leve che consentiranno di far ripartire l'economia italiana su nuove basi che assicurino una rapida ripresa e, al contempo, un nuovo modello di sviluppo che superi i ritardi e rimuova gli ostacoli del vecchio. Le decisioni del Consiglio europeo consentiranno di mettere in campo ulteriori risorse economiche importanti per rafforzare gli investimenti pubblici in Italia, che sono su livelli assai inferiori rispetto alla capacità degli altri Paesi europei. Siamo consapevoli che dovremo accompagnare questi progetti con un percorso di riforme ambizioso, indispensabile per dare un futuro migliore al nostro Paese e ai nostri figli. Il Governo è coeso. Si lavora insieme uniti soprattutto da una cosa: la fiducia nell'Italia, la speranza che sentiamo riposta in noi dagli italiani e non possiamo deluderli. Concludo dicendo che il Consiglio europeo discuterà anche dello stato dell'arte del negoziato tra l'Unione europea e il Regno Unito sulle future relazioni, dopo quattro sessioni negoziali e la riunione di alto livello dei vertici delle istituzioni dell'Unione europea con il primo ministro britannico Johnson, che si è svolta il 15 giugno scorso. Com'è noto, sono in corso i negoziati per un accordo sulle future relazioni, prima che i legami tra Unione europea e Regno Unito si sciolgano definitivamente al termine dell'attuale periodo transitorio, previsto per il 31 dicembre prossimo. Ritengo che un accordo ambizioso sia ancora più importante adesso, alla luce della crisi pandemica che ha colpito duramente sia l'Unione europea che il Regno Unito. L'Italia continua e continuerà a sostenere gli sforzi negoziali del capo negoziatore, Michel Barnier, a tutela innanzitutto dei nostri cittadini e delle nostre imprese, con l'obiettivo di chiudere, entro la fine dell'anno, un'intesa, con tutte le difficoltà che stiamo affrontando, che rifletta la profondità dei rapporti e l'equilibrio degli scambi tra l'Unione europea e il Regno Unito. Alla videoconferenza del Consiglio europeo è prevista la consueta informativa della cancelliera Merkel e del presidente Macron sullo stato di attuazione degli accordi di Minsk. L'informativa risponde all'esigenza, che l'Italia ha sempre fatto valere, di avere una discussione politica tra leader prima di procedere al rinnovo semestrale delle sanzioni economiche settoriali nei confronti della Federazione Russa, la cui prossima scadenza è fissata - lo ricordo - per il 31 luglio. Vogliamo evitare automatismi di sorta. Rimane prioritario per l'Italia lavorare insieme ai nostri partner europei per favorire una piena attuazione degli accordi di Minsk, obiettivo cui è finalizzato lo strumento delle sanzioni. Signor Presidente, gentili senatrici e gentili senatori, in queste settimane sono in gioco la reputazione e un migliore futuro dell'Europa e dei suoi Stati membri che, nell'assetto previsto dai trattati, giocano un ruolo fondamentale. È il momento in cui deve prevalere la massima unità europea per il bene supremo della tenuta dei suoi pilastri, dal mercato unico a Schengen, alla protezione sociale ed economica dei cittadini del continente. Questo è il momento di agire, con spirito di piena coesione, anche sul piano nazionale, affinché questa crisi non rechi all'Italia il doppio danno di vederla perdere la sfida economica della ripresa europea e quella, forse ancor più difficile, di riformare alcune tradizionali criticità, dando così finalmente respiro a un sistema economico le cui eccellenze troppo spesso sono state ostacolate, ovvero oscurate, da logiche particolaristiche o familistiche. Uniti in Europa, per proteggere società ed economia del continente; coesi in Italia, per cogliere subito, per intero, l'opportunità che l'Europa offre a se stessa, supportando i Paesi più colpiti dal Covid-19: è con questo spirito europeo che intendo partecipare alla videoconferenza, il 19 giugno, del Consiglio europeo. Auspico che questo spirito caratterizzi il dibattito politico italiano in questa fase più che mai cruciale per la futura generazione dell'Unione europea. (Applausi). PRESIDENTE . Dichiaro aperta la discussione sull'informativa del Presidente del Consiglio dei ministri. È iscritto a parlare il senatore Casini. Ne ha facoltà. CASINI (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente del Consiglio, lei ha enucleato questa mattina, davanti al Parlamento, alla Camera e poi al Senato, un quadro descrittivo di un processo negoziale che è ancora in corso. Colleghi, il primo punto è di metodo, ma voi sapete che il metodo spesso è sostanza. E io credo che la centralità del Parlamento si nutra di metodo. Nei giorni scorsi l'opposizione ha chiesto un voto parlamentare, che io ritengo sacrosanto, ma è giusto che il voto parlamentare arrivi al termine del processo negoziale. Al termine del processo negoziale noi dovremo, in Parlamento, assumere la decisione di quali strumenti intendiamo usufruire. È chiaro, infatti, che in questo momento, mentre la trattativa è in corso, noi, anche per un problema negoziale, non possiamo impiccarci oggi nel prendere impegni che il Paese deve necessariamente assumere dopo. È un problema di logica. Pertanto, francamente non capisco, se non in termini di astratta disputa politica - per carità, è sempre comprensibile - una sorta di conflittualità oggi nelle Camere su questo punto. Il Presidente del Consiglio è stato chiaro: ha detto che il negoziato è in corso e che probabilmente cercherà, anche a nome dell'Italia, di strappare qualcosa nel processo negoziale in corso. Poi decideremo quali strumenti adottare. Personalmente - lo dico ai colleghi del MoVimento 5 Stelle - ritengo che sia frutto di gabbie ideologiche inaccettabili, ad esempio, vincolarci a non utilizzare i fondi del MES. Ritengo che sia inevitabile che l'Italia lo faccia; questi fondi serviranno all'ammodernamento del nostro Sistema sanitario. Per cui credo che sia inevitabile che l'Italia vada su questo piano, ma lo decideremo quando avremo presente la gamma di strumenti su cui fare le scelte politiche che il Parlamento deve fare. Questa crisi è costata all'Europa migliaia di vite umane e poteva portare a due effetti: o la morte dell'Europa, o la sua rinascita. Davanti a tutti i sovranismi che abbiamo visto declinare in questi mesi e in questi anni, ho sempre ritenuto che l'unico sovranismo a cui attingere realmente fosse il sovranismo europeo. Credo al sovranismo europeo, perché penso che procedere in ordine sparso non sia possibile neanche alla Germania, che di tutti i Paesi europei è inevitabilmente quello più forte e più strutturato. Diciamo la verità: la Germania è stato il Paese che anche in questa situazione ha dato una prova largamente migliore, considerando il numero contenuto di morti e visto come hanno reagito il sistema sanitario e le strutture economiche. Eppure, nemmeno loro possono andare avanti da soli. Il sovranismo, a cui una parte almeno di questo Parlamento si sente legato, è quello europeo. Davanti a questa situazione drammatica credo che l'Europa ci sia, ci sia stata ed esista. Scappatoie di altro tipo non sono possibili. Voglio esprimere quindi apprezzamento per la proposta franco-tedesca ed anche, in particolare, per l'atteggiamento della signora Merkel, che di questa Europa inevitabilmente è il leader . Tante volte l'abbiamo criticata, ma - diciamo la verità - davanti alla pronuncia della Corte costituzionale tedesca la Merkel ha tenuto il punto ed è andata avanti: questo è un fatto molto importante. (Applausi) . Colleghi, possiamo sinceramente meravigliarci dei Paesi cosiddetti frugali? Possiamo legittimamente contestare l'impostazione dei Paesi frugali. Li contestiamo e il Governo italiano, Conte e chi per lui, li ha contestati e hanno fatto bene. È un'impostazione per noi egoistica, ma voglio dirvi una cosa: sinceramente possiamo meravigliarci per il fatto che una serie di Paesi, davanti a un'Italia che paga 180 milioni di interessi al giorno, abbia delle diffidenze? Parliamoci chiaramente: il processo europeo non è un pranzo di gala, non si tratta di fare delle cortesie. A quel tavolo ciascuno difende i propri interessi; è sempre stato così e sempre sarà così, ma lo è stato in tutti i processi costitutivi di nuove entità. Non c'è dinamica conflittuale tra le nostre Regioni? C'è. Non c'è dinamica conflittuale tra gli Stati americani? C'è. Non può non esserci una dinamica conflittuale anche tra gli Stati europei. E noi dobbiamo non solo chiedere e rivendicare per gli Stati mediterranei quello che giustamente rivendichiamo, ma anche farci carico dei problemi degli altri e cercare di capire come rassicurarli. Qualcuno polemizza che questi soldi vengono dati con un vincolo, quello delle riforme, o con un altro vincolo, quello di progetti concreti. Ma, colleghi, questi vincoli devono coincidere con le nostre scelte. Infatti, se prendessimo questi soldi oggi senza vincolarci a riforme e a progetti seri, vorrebbe dire che siamo definitivamente fuori da ogni possibilità di riagganciare quei tassi di crescita e di produttività a cui si è fatto riferimento. Se noi pensassimo di distribuire a pioggia queste risorse, certamente non sarebbero il Cancelliere austriaco o quello olandese a preoccuparsi: dovrebbero esserlo i nostri figli e i cittadini italiani. Colleghi, cerchiamo allora di riportare le cose nella giusta dimensione. La scelta atlantica dell'Italia e dell'Europa è stata ed è vissuta sull'intuizione americana del piano Marshall. Oggi la scelta europea, che noi vediamo rafforzata, si basa su quello che deve essere un grande piano europeo. Guardate che, fino a qualche mese fa, parlare di emissioni straordinarie di titoli di debito comune era un'eresia, mentre oggi è all'ordine del giorno. Oggi (non dimentichiamolo mai), accanto agli strumenti europei come il Sure, il recovery fund e il MES, abbiamo una Banca centrale europea che ha espresso una potenza di fuoco che ci ha consentito di collocare i nostri titoli di Stato senza avere una sorta di cappio al collo, che avrebbe già consegnato alla condanna il nostro Paese. Non credo che l'Europa sia solo le cose positive a cui ho fatto riferimento. Certo, ci sono ritardi, contraddizioni ed inadeguatezze, e vedo che negli ultimi anni lo abbiamo sempre manifestato; anche i Governi lo hanno manifestato. Non è che il Governo Conte II sia l'inizio della fine del mondo: prima c'è stato il Governo Conte I e c'erano altre forze politiche; ciascuno ha sempre alternato la fede nell'Europa al fatto negoziale, alla contestazione dei ritardi. Però, colleghi, credo che questa volta abbiamo anche da esprimere una soddisfazione, se la trattativa andrà in porto (perché questo va sempre premesso). Se la trattativa andrà in porto nei termini che si stanno prefigurando, noi riterremo che questo sarà un successo. Per l'Italia? Per il Governo Conte? Scusate, ma io credo che sarebbe un successo per l'Europa, per il Parlamento italiano, per la maggioranza, ma anche per l'opposizione, perché non credo che nei banchi che sono di fronte a me ci siano persone che non hanno le stesse preoccupazioni che abbiamo noi. Abbiamo tutti le stesse preoccupazioni: quella di agganciare l'Italia a un'Europa che ci sia, magari buttando il cuore oltre l'ostacolo. C'è chi dice che l'Europa non fa niente nei confronti dell'immigrazione clandestina. È ovvio: colleghi, la geopolitica è cambiata. Nel Mediterraneo, dopo il ritiro americano, gli attori sono diversi dal passato: sono i russi, sono i turchi. A maggior ragione l'Europa deve starci, assieme, non solo con la politica economica o finanziaria, ma anche con la politica estera e di difesa comune, gettando il cuore oltre l'ostacolo della Federazione degli Stati Uniti d'Europa: questo per me è il sogno. Non è un'utopia, perché l'utopia è una cosa che prefigura sempre un'irrealizzabilità; per me è una cosa a cui dobbiamo tendere, e lo dobbiamo fare per i nostri figli, per tutti noi, per il nostro Paese, ma anche per gli altri, perché l'Europa unita è una ricchezza per tutti. (Applausi). PRESIDENTE.È iscritto a parlare il senatore Renzi. Ne ha facoltà. RENZI (IV-PSI) . Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio dei ministri, signor Ministro degli affari europei, colleghe e colleghi, l'intervento ampiamente condivisibile del Presidente del Consiglio e quello del presidente Casini, che come Italia Viva condividiamo dalla A alla Z, mi permettono di provare ad offrire un contributo diverso dal solito, in vista dell'appuntamento molto importante di venerdì. Oggi, signor Presidente, inizia l'esame di maturità, la maturità in presenza. Circa mezzo milione di ragazzi nostri connazionali tornano nelle classi, dopo la delicata vicenda degli ultimi tre mesi. È la generazione del 2001: diciamo che ha vissuto un'odissea nello spazio negli ultimi mesi, non riuscendo e non potendo tornare a finire il proprio impegno scolastico, come probabilmente avrebbe voluto e come forse era suo diritto. Oggi affrontano una maturità che li fa sognare, ma che forse per qualcuno è un incubo. È comunque la certezza che quella generazione diventa adulta, come ha detto molto bene nei giorni scorsi Paolo Giordano, importante scrittore. La maturità è questo: l'inizio degli esami che non finiscono mai. Da tale punto di vista, nel dare un grande abbraccio e un pensiero a questi nostri connazionali, dovremmo prendere esempio da loro e dire che oggi inizia anche un altro esame di maturità in presenza, che riguarda l'intera classe dirigente europea: riguarda lei, signor Presidente del Consiglio, e il suo Governo; tutti noi, senatrici e senatori, me e l'intera classe dirigente del nostro Continente. Diciamo le cose come stanno, infatti: in tanti raccontano che il virus ci renderà migliori, ma ho qualche dubbio, nel senso che quest'analisi sociologica, psicologica e caratteriale la faremo alla fine; può darsi che sarà così, per carità, ma sicuramente il virus ha scardinato la geopolitica internazionale e ha cambiato l'Europa. Se non ci diciamo questo, non siamo coerenti, e mi rivolgo anche alle opposizioni, che dovranno cambiare il proprio modello di azione nei prossimi mesi, perché il virus ha cambiato il linguaggio della politica e le regole della geopolitica. Perdonatemi, ma vi invito a provare a fare un flashback e a riavvolgere il nastro a quattro mesi fa. È cambiato moltissimo, ad esempio negli Stati Uniti d'America, dove quattro mesi fa si immaginava una vittoria in carrozza del Presidente uscente e per vari motivi il mondo sembra cambiato; a me colpisce che con i privati si vada nello spazio e poi un uomo, un cittadino americano, muoia, perché non riesce a respirare, schiacciato dal ginocchio di un poliziotto (e accade negli Stati Uniti d'America, che hanno visto il primo Presidente di colore). Una delle più belle considerazioni che il presidente Obama ci ha consegnato in tanti momenti informali, a cui molti di noi hanno partecipato, è quella che la storia va a zig zag e non possiamo immaginare un percorso sempre uniforme e unitario. È cambiato molto in Cina: quattro mesi fa si parlava di trade , 5G e basta; oggi è investita da notevoli elementi di riflessione. È cambiato molto in Brasile, dove il modello Bolsonaro ha fallito, non soltanto sul coronavirus. Sta cambiando molto in India, uno dei Paesi più colpiti nelle ultime settimane e che pure, fino a qualche settimana fa, un mese fa, vedeva una premiership assolutamente fortissima. Come ricordava da ultimo il presidente Casini, sta cambiando molto nel Mediterraneo, non necessariamente in meglio, dove si sente sempre più forte una leadership russa, coerente con il disegno di soft power che il presidente Putin ha sempre avuto, ma a cui si somma un intervento turco che deve far riflettere noi e la NATO. In questo scenario, l'Unione europea ha battuto un colpo. Lo dico ai sovranisti: dovete riconoscere che ciò è avvenuto. Sarebbe interessante domandarsi - e lo dico guardando il Ministro per gli affari europei, con il quale più volte abbiamo fatto riflessioni sul punto - se non sia stato anche frutto della Brexit, che quattro mesi fa era su tutti i giornali: forse, se vi fosse stata ancora Londra dentro l'Unione europea, non avremmo potuto fare tutto quello che è stato fatto e che lei, signor Presidente, ha fatto assieme ai suoi colleghi. È un paradosso, un contrappasso interessante su cui riflettere, ma il punto centrale è che il mondo sta cambiando. Allora, vogliamo discutere di MES o non MES? Spoiler : io sono per il sì al MES, ma questo dibattito è infinitamente più piccolo di quello vero che oggi serve all'Europa, incentrato su quale sarà il ruolo suo - e quindi dell'Italia - nei prossimi dieci anni. Iniziano gli anni Venti: ruggenti, secondo i film americani del secolo scorso, anche se in realtà fino a un certo punto, perché furono quelli del fascismo e dei fascismi in Europa e della grande depressione in America; anche se risaliamo al XIX secolo, negli anni Venti i moti liberali si affermarono in una determinata stagione della storia. Insomma, gli anni Venti sono sempre pericolosi e affascinanti. Che tipo di anni Venti immaginiamo per l'Europa? Su questo non voglio fare la Cassandra né il profeta, ma ci sono elementi che dovremmo analizzare: penso che la pandemia sia stata una prova drammatica e che sicuramente dovremo essere prudenti e stare attenti alle seconde ondate, con tutto quello che ci siamo detti, senza però il terrorismo psicologico di chi minaccia 151.000 posti in terapia intensiva, quando sono meno di 200; sicuramente però occorre prudenza. La prossima pandemia, la prossima crisi globale - permettetemi di dirlo sperando di avere torto - non sarà una crisi sanitaria, ma sarà una crisi legata al cyberattack , alla cybersecurity ; tema ampiamente sottovalutato nel dibattito internazionale. Se noi scommettiamo sull'Industria 4.0 - e facciamo bene a farlo - basta un cyberattack per cambiare la storia di un prodotto agroalimentare che viene trasformato o di un pezzo dell' automotive . Questi temi vedono un'Europa protagonista o vedono l'Europa come era fino a quattro mesi fa, ai margini, alla finestra, da spettatrice. Questo per me è il punto di discussione su cui sogno, auspico e spero che il nostro Paese faccia sentire il proprio impegno e la propria voce. Il mondo dei prossimi anni è infatti un mondo di robotica, di intelligenza artificiale e di innovazione, ma è anche un mondo in cui abbiamo scoperto che lo smart working , che è bellissimo, che funziona e che abbiamo fatto bene a implementare e che implementeremo, non basta, perché la scuola non si può accontentare della didattica a distanza, ha bisogno di essere comunità. (Applausi) . Per quanto riguarda le aziende - apprezzando che lei negli Stati generali si apra al confronto con importanti manager e imprenditori - ho parlato con un'importante amministratore delegato che mi ha detto che è inutile continuare a raccontare dello smart working , perché l'azienda è innanzitutto una comunità. Va bene valorizzare lo smart working perché riduce il traffico e aumenta la scommessa digitale, ma serve altro. In tutto questo scenario, penso che l'Europa abbia battuto un colpo. Lo ha fatto con la Banca centrale europea, lo ha fatto con il recovery fund , su cui confermiamo il nostro impegno, lo ha fatto con il programma SURE (mi piace ricordare l'impegno su questo di Pier Carlo Padoan nella scorsa legislatura) lo ha fatto con tutti i vari punti che sono stati oggetto della vostra discussione fino a questo momento e che sicuramente continuerà. Mi sia consentito mandare un pensiero riconoscente non soltanto a tutti i leader , ma anche alle leader donne di questo Continente (Applausi) ; Angela Merkel, ma anche Christine Lagarde e Ursula von der Leyen hanno dimostrato infatti che quando le donne guidano determinate Istituzioni svolgono un ruolo che in alcuni casi è decisamente superiore anche a quello degli uomini. Abbiamo però un problema oggi; il nostro problema è essere conseguenti con ciò che abbiamo detto, essere capaci cioè di fare un esame di maturità a casa nostra, sbloccando ad esempio - come lei ha più volte detto e noi siamo dalla sua parte - il piano infrastrutture. Le do atto che nelle ultime settimane e negli ultimi mesi molti degli impegni che lei ha preso stanno diventando realtà, con fatica - come è naturale che sia - a cominciare per noi dall'importantissimo family act . La scommessa di fondo è però quella di avere una visione dell'Europa. Su questo punto vado a terminare, non volendo provocare i nostri amici delle destre, ma riconoscendo che ci sono due destre oggi, non in Italia, ma nel mondo. È un dato di fatto oggettivo e guardate che queste due destre si confrontano per motivi nobili, non per motivi futili. Chi di noi ama la democrazia americana sa che l'elemento costitutivo della grande storia della destra americana è stato quello di esportare la libertà; valeva per Bush, ma valeva anche per Ronald Reagan quando, di fronte al muro di Berlino, impugnava il martello e diceva "butta giù questo muro, Mr Gorbaciov". Oggi il muro - interessantissime alcune riflessioni di Massimo Recalcati su questo - è diventato invece il simbolo di una nuova Europa e di un nuovo mondo, il muro in Messico, ma anche il muro di Orban, che pure era uno di quelli della destra popolare europea che sognava il superamento della visione del passato e la libertà. Qui c'è un punto, allora, e davvero termino su questo: il coronavirus ci ha mostrato che il mondo sovranista, portato alle estreme conseguenze dei padroni a casa propria, di nessuno immigrato che arriva, di una globalizzazione bloccata, è un mondo che è triste e non è adatto all'Italia. (Applausi). La scommessa vera che noi abbiamo di fronte come Italia è scommettere sul mondo della globalizzazione, sull'apertura, sulla capacità di guardare al futuro. Se questo vi emoziona, ne sono orgoglioso, perché i primi ad aver capito che dovete cambiare linea, amici della Lega, siete voi, in quanto ciò che è accaduto in questi mesi dimostra che il vostro sogno sovranista si scontra con la realtà. Signor Presidente del Consiglio, le auguriamo buon lavoro nella videoconferenza. Porti con sé i ragazzi del 2001, perché per i ragazzi del 2001 l'Europa è quel luogo che si chiama casa. Signor Presidente, concludo con un bellissimo testo di David Foster Wallace, rivolto come saluto a dei ragazzi che raggiungono il traguardo della laurea. Il testo racconta di due giovani pesciolini che sono nel mare e che procedono tranquillamente. Passa un vecchio pesce nella direzione opposta, li saluta e chiede loro: com'è l'acqua? I due pesciolini piccoli, abituati a crescere nell'acqua, non dicono niente, salutano e poi uno dei due più in là chiede all'altro: cos'è l'acqua? Signor Presidente, per la nuova generazione non c'è la domanda su com'è l'Europa, perché l'Europa è casa nostra. Siamo all'altezza dei sogni della generazione del 2001. Si faccia valere, signor Presidente del Consiglio. Noi siamo con lei. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Rauti. Ne ha facoltà. *RAUTI (FdI) . Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, Governo, colleghi, Fratelli d'Italia, come forza patriottica e responsabile, durante la guerra scatenata dal Covid non ha mai disertato. Abbiamo partecipato alle riunioni della cabina di regia e agli incontri a Palazzo Chigi; in Aula abbiamo votato gli sforamenti di deficit e abbiamo elaborato centinaia di emendamenti per ogni provvedimento, sempre nell'interesse degli italiani. Oggi, signor Presidente, i banchi del Gruppo Fratelli d'Italia sono vuoti, qui al Senato come alla Camera. Fratelli d'Italia ha scelto di stare fuori dall'Aula in segno di protesta, una protesta che io voglio spiegare con chiarezza. Noi protestiamo contro la sua prepotente imposizione di modificare il calendario dei lavori d'Aula. Lei, in vista della videoconferenza del Consiglio europeo del 19 giugno, non ha voluto tenere la prevista e doverosa comunicazione, ma - diciamo così - se la cava con una semplice informativa. Qual è la differenza tecnica sostanziale tra comunicazione e informativa? È una differenza semplice, ma grave, perché l'informativa impedisce la presentazione di risoluzioni e quindi consente di sfuggire al voto del Parlamento e di liberarsi da quella sorta di fastidio verso il confronto parlamentare. Ma non solo questo. L'informativa è anche un modo per non evidenziare e per non far esplodere le contraddizioni che agitano la sua maggioranza, su temi divisivi appunto, ma anche decisivi come il MES, che per Fratelli d'Italia è una mostruosa trappola europea. Oggi questa ennesima mortificazione delle prerogative del Parlamento non solo indebolisce purtroppo le istituzioni, ma indebolisce anche lei. Direi, abusando di un'espressione, che il re è nudo. Lei al Consiglio europeo partecipa senza un mandato su cosa l'Italia voglia o debba fare in Europa. Ed è tanto, perché si discute del quadro finanziario pluriennale, delle misure monetarie, degli strumenti di finanziamento, come ricordava lei stesso nel suo discorso. C'è un articolo - che io ricordo, ma che lei conosce meglio di me - l'articolo 5 della legge n. 234 del 2012 che prevede che per "ogni iniziativa volta alla conclusione di accordi tra gli Stati membri dell'Unione europea che producano conseguenze rilevanti sulla finanza pubblica (…) il Governo assicura che la posizione rappresentata dall'Italia nella fase di negoziazione degli accordi tenga conto degli atti di indirizzo adottati dalle Camere". Il titolo di tale articolo è: «Consultazione delle Camere su accordi in materia finanziaria o monetaria» (lei senz'altro lo conosce). Non ci stupisce questa assenza di rispetto per articoli e regole da parte di un Governo nato senza legittimazione popolare, che procede a colpi di decretazione d'urgenza, che brandisce i decreti del Presidente del Consiglio dei ministri come sciabole; questi ultimi sono atti amministrativi abusivi (ne abbiamo discusso la settimana scorsa), ai quali successivamente dà copertura legislativa. Aggiungo anche questo ricorso compulsivo ai voti di fiducia: ormai il Parlamento vota solo in questo modo e quindi non può emendare nessun provvedimento. Signor Presidente, c'è poi anche il dotarsi di un esercito di task force e di quelle che lei ha definito - mi ha colpito la definizione - singole menti brillanti - ce ne sono anche qui; glielo assicuro - che la stanno aspettando adesso a Villa Doria Pamphili. Questo esercito di task force è quasi come se fosse una sorta di Governo del Governo e non lo chiamerò struttura di partito o, almeno, non ancora struttura di partito. A questo vulnus democratico contribuisce anche la sistematica compressione delle minoranze parlamentari, che si chiamano e si rispettano come opposizioni, i cui tentativi propositivi e l'impegno nell'elaborare proposte ed emendamenti sono stati respinti o bocciati in modo sistematico. Ci risparmi almeno, quindi, il falso invito in televisione e in tutte le sedi non preposte alla collaborazione, lasciando intendere che le opposizioni sono disfattiste e ottuse, mentre lei e i suoi Ministri sapete bene che abbiamo lavorato sodo, con soluzioni condivisibili o meno, per individuare e proporre ricette nell'esclusivo interesse della Nazione. Lei, Presidente, mi scusi, ma si sottrae alla dialettica parlamentare e lo fa mentre organizza ben dieci giorni di Stati generali, dove l'Italia - non lo dico io; l'ho letto su «la Repubblica» - si nasconde all'Italia e si chiude nel recinto del potere con la coreografia autocelebrativa di un uomo solo al comando. Gli Stati generali sono stati aperti con la presenza virtuale di rappresentanti della Comunità europea, della BCE e del Fondo monetario internazionale. Si tratta, insomma, della vecchia famiglia della troika . Forse da loro si farà dare delle indicazioni e sicuramente non se le fa dare da questo Parlamento, dalla minoranza e mi permetto di dire che, forse, non se le fa dare neanche dalla sua stessa maggioranza perché non può sul MES, sul recovery fund , sulle misure economiche post pandemia e su tutto ciò che condizionerà il destino della Nazione. Lei prescinde dal Parlamento, dall'Italia e dalla realtà sociale per inseguire un set da reality . Le do atto che gli Stati Generali hanno una tradizione storica: sono stati inaugurati nel Risorgimento, proseguiti nell'Italia postunitaria e successivamente in molti appuntamenti della storia di questo Paese. In questo momento di emergenza, però, avrebbe piuttosto dovuto ascoltare la società invece che ospiti illustri. Agli Stati Generali avrebbe dovuto invitare chi aspetta la cassa integrazione da marzo, il bonus dei 600 euro; avrebbe dovuto invitare tutti quegli imprenditori che non riescono ad accedere al credito, chi ha chiuso bottega per decreto e non è riuscito ad aprire. Avrebbe dovuto invitare gli operatori del settore turistico, ma anche i parrucchieri, gli estetisti, gli artigiani, i professionisti e i commercianti. In una parola, avrebbe dovuto invitare il popolo italiano e ascoltarlo. È anche per questo che noi non siamo venuti a fare il numero a questo red carpet dell'Aurelia antica, alla "villa dei famosi", dei VIP e di quelle menti brillanti, che - mi permetto di dire - hanno scelto di vivere fuori dall'Italia e poi vengono a dire agli italiani, alle famiglie e alle imprese come dovrebbero vivere e sopravvivere, mentre per noi prospettano mazzate e stangate, azioni da «Grande fratello» fiscale e, magari, una patrimoniale o qualche operazione di vampiraggio dei risparmi degli italiani. Vengono a spiegarci forse il futuro che verrà, mentre circa 50 milioni di italiani si interrogano su questo futuro del Paese, ma per molti di loro, Presidente, il domani è lontano. Vorrebbero sapere come sopravvivere oggi. Se lei, Presidente, vuole davvero confrontarsi con le posizioni - come dice e invoca ovunque tranne che qui - deve farlo nelle sedi istituzionali e alle Camere perché gli Stati generali della Repubblica italiana sono il Parlamento. Li ha convocati in modo permanente la democrazia del voto popolare, quel meccanismo di espressione del consenso che voi sfuggite, evitate, ma che vi insegue e che, prima o poi, vi raggiungerà e saprà giudicarvi. Si ricorderà le vostre dichiarazioni roboanti, le promesse economiche e le aspettative deluse, gli annunci di potenza di fuoco e i decreti di immediata liquidità nelle tasche degli italiani. Uno storytelling governativo virtuale, che non corrisponde alla realtà, che non corrisponde al cuore, alla carne degli italiani e che rappresenta, in modo plastico e pesante, quella frattura esistente tra Governo e società, tra una politica astratta ed il popolo. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice De Petris. Ne ha facoltà. DE PETRIS (Misto-LeU) . Signor Presidente del Consiglio, lei ha ben detto nella sua informativa che abbiamo raggiunto un risultato, che lei ha definito un successo, che molti, anche in quest'Aula qualche tempo fa, dicevano impossibile. Il risultato era quello di non continuare a chiedere che l'Europa mettesse in campo una politica, ma di avere la possibilità, oggi, di discutere le modalità di uno strumento come il recovery fund , che, non per fare trionfalismi, è sicuramente un risultato che possiamo ascrivere al lavoro del nostro Paese e all'impegno del Governo. Questo, signor Presidente, per un motivo molto semplice: noi ci siamo detti, anche nelle ultime discussioni, in vista dei Consigli europei, che l'Europa, di fronte a quello che stava accadendo a noi, ma che stava arrivando in tutti gli altri Paesi, aveva una responsabilità storica. Tale responsabilità era quella di dimostrare che non era soltanto un insieme di interessi contrastanti tra di loro, ma che aveva la possibilità di riconquistare in qualche modo i sentimenti e il cuore dei cittadini europei, dicendo che l'Europa c'era, che faceva uno sforzo enorme per sostenere i Paesi in difficoltà, ma anche per avere una capacità, tutti insieme, come Europa, di reagire e di mettere in campo una politica, un progetto, un piano. C'erano molti scettici, che abbiamo sentito poco fa e che risentiremo anche in questo dibattito, i quali dicevano che questo non sarebbe accaduto, che l'Europa sarebbe stata, alla fine, vittima anche di scelte assolutamente non adeguate. Penso, ad esempio, a come era stata gestita anche la crisi dei debiti sovrani. Oggi, invece, siamo in una condizione diversa e questo dobbiamo, in qualche modo, riconoscerlo al lavoro che l'Italia ha fatto, certamente appoggiando la proposta franco-tedesca, certamente lavorando con gli altri Paesi, certamente mettendo in campo una capacità anche diplomatica. È, però, un risultato; un risultato che dovrà essere consolidato, perché non è scontato, un risultato che dovrà, in qualche modo, trovare una possibilità di concretizzazione. Stiamo parlando di uno strumento come il recovery fund che, almeno nelle previsioni, dà la possibilità di mettere in campo delle risorse imponenti. L'altro elemento, però, che è anche oggetto del Consiglio europeo, quello che è stato annunciato il 27 maggio dal presidente della Commissione, è, appunto la next generation EU. È sicuramente un altro punto assolutamente fondamentale, che ci dice che cosa, presidente Conte? Lei lo sa perfettamente, perché io insisto su questo da moltissimo tempo. Dalla crisi non si può uscire, mettiamocelo in testa. Il coronavirus ancora una volta ci ha insegnato che una delle cause delle situazioni difficili, anche dell'impatto dell'epidemia, è questo modello di sviluppo. Che cosa ci dice l'Europa, anche mettendo in campo il next generation UE ? Che oggi c'è la necessità assoluta di accompagnare con forza e di accelerare sulla transizione verde, perché dalla crisi non si può uscire con le vecchie ricette. Se noi pensiamo che adesso si torna a come eravamo prima, che si chiude una parentesi tragica e che tutto possa ritornare come prima, stiamo facendo un errore incredibile. E trovo incredibile che esponenti, anche dell'impresa, nel nostro Paese, possano pensare che questo è il modello da seguire, magari con una forma di statalismo che, però, agisce soltanto come intervento dello Stato, senza condizione, e che va soltanto a loro vantaggio. Questo è un elemento su cui dobbiamo riflettere, noi e tutta la classe dirigente di questo Paese. Oggi noi e l'Europa abbiamo una possibilità e un'occasione, che non è soltanto quella di dimostrare - finalmente - che l'Europa solidale esiste, che quel sogno dell'Europa può andare avanti e che si sta recuperando rispetto agli errori del passato, ma anche quella di dire: acceleriamo sulla transizione, perché possiamo essere il primo Continente al mondo a fare quest'operazione e a recuperare dal punto di vista politico e geopolitico. Riuscire a essere capaci di guidare la transizione ed essere i primi a mettere in campo le politiche che ci porteranno alla neutralità climatica significa avere e affermare anche una leadership politica ed economica (il confronto va quindi bene e non comprendo perché gli Stati generali, l'ascolto e la consultazione di tante le persone e il coinvolgimento di tutti gli attori non debbano andare bene). Per fare questo, dobbiamo essere molto rapidi, pronti e concreti per la realizzazione di un piano che sia volto non solo a ottenere le risorse (che l'Unione europea ci darà su progetti precisi) e a concretizzare i nostri progetti. Il piano di riforme di cui il presidente Casini ha parlato è - per quanto mi riguarda - prioritario, perché ci mette in connessione con forza con il progetto europeo, dandoci la possibilità di fare quell'operazione di ammodernamento (mi riferisco alla transizione verde e digitale) che può permettere al nostro Paese di risolvere i tanti problemi che ci sono non da oggi, ma - lo ha detto bene - da molti anni e di rispondere alle tante questioni sociali che sono davanti a noi. Sappiamo che la crisi è profonda. Noi abbiamo sempre parlato - e spero che l'Unione europea ne parlerà sempre di più - di una transizione giusta, riferendomi con quest'espressione non a una transizione equilibrata o moderata, ma - ripeto - a una transizione giusta. Infatti, la transizione verde ci deve permettere di rispondere con forza ai problemi occupazionali e sociali e fare in modo che, come abbiamo detto all'inizio di questa crisi, nessuno venga lasciato indietro. Il programma (di cui è importante discutere anche nei punti fondamentali, così come sono stati illustrati dal Presidente della Commissione europea, per quanto riguarda il new generation UE) consiste pertanto nell'accelerare la transizione e fare in modo che ci sia il sostegno alle imprese per accelerare sulla riconversione e che il processo sia velocizzato. Dico un'altra cosa. Signor Presidente, noi siamo uno strano Paese. Mentre io e molti altri in Europa ci appassioniamo nel discutere di come poter essere rapidi e concreti per attivare il recovery fund e su quali progetti (uno degli asset è la transizione verde), nonché sul new generation UE , in questo Paese sembra che l'unica passione sia quella di discutere del MES, e di rinfacciarsi l'un l'altro le posizioni ideologiche (anche questo è un modo un po' strano di discutere). Ho avuto modo di confrontarmi con amici spagnoli, i quali non hanno al loro interno questo nostro stesso dibattito perché dicono che noi oggi dobbiamo essere pronti per accelerare e concretizzare il recovery fund, dopodiché discuteremo e vedremo quello che serve. Questo è un modo assolutamente realistico di ragionare. Al contrario, noi discutiamo di una cosa che già esiste: il recovery fund si deve concretizzare, mentre il MES, come sappiamo, già esiste e fa parte dei Trattati. Le mie posizioni su questo credo siano abbastanza chiare e anche molto improntate a diffidenza, ma il dibattito in corso non aiuta il nostro Paese e anzi lo indebolisce; invece sarebbe opportuno discutere di quello che ci può dare la spinta e su cui in Europa non abbiamo ancora vinto, poiché non abbiamo definitivamente acquisito questi punti. Ci sono ancora resistenze dei Paesi cosiddetti frugali, resistenze egoistiche, e lei ha parlato giustamente di privilegi. Pertanto, non solo noi le confermiamo il nostro appoggio e la nostra fiducia per andare avanti su questo tipo di negoziato, ma credo che tutto il Paese - e il nostro dibattito a questo dovrebbe servire - la sostenga. In conclusione, signor Presidente del Consiglio, come noi abbiamo chiesto all'Europa di mettere da parte gli interessi egoistici in nome non solo di ideali astratti, ma di valori che tengono insieme i popoli europei, davanti a lei qui, in quest'Aula, non posso non sollevare la questione che riguarda la verità e la giustizia per Regeni (Applausi) . Ritengo infatti, signor Presidente, che, come afferma la nostra Costituzione, noi dobbiamo essere un Paese che non solo porta avanti la difesa di un nostro cittadino, come era Giulio Regeni, ma soprattutto che non permette che nel mondo si possa dire che abbiamo anteposto interessi economici di vendita di armi alla ricerca della verità e della giustizia per Regeni. Sono quindi convinta - e tutti noi la sosterremo su questo - che ci sarà la possibilità non solo di ripensare la vendita degli armamenti, ma ancor di più di sostenere con forza e di ottenere finalmente dall'Egitto verità e giustizia per Regeni (Applausi). PRESIDENTE.È iscritto a parlare il senatore Marcucci. Ne ha facoltà. MARCUCCI (PD) . Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, rappresentanti del Governo, autorevoli colleghi, in questi giorni il nostro modo di vivere questo momento è particolarmente complicato e contraddittorio. Da una parte i dati sull'emergenza sanitaria ci supportano, ci spingono ad andare avanti, a guardare al futuro con un po' più di ottimismo; dall'altro vi è la consapevolezza, sempre più consistente guardandoci intorno, della difficile crisi economica che il nostro Paese e probabilmente il mondo intero dovranno attraversare. Vi è poi anche la paura per un'eventuale ricaduta, che ovviamente ci auguriamo non vi sarà. In questo momento il lavoro delle istituzioni, il nostro, il suo, signor Presidente del Consiglio, sono particolarmente importanti, come lo è anche il modo col quale le istituzioni riescono a collaborare. Per questo io la ringrazio per essere oggi qui in Aula, per aver svolto le informative alla Camera e al Senato della Repubblica, per aver sentito il dovere di tenere il Parlamento informato anche quando non era dovuto. Infatti, non essendoci un passaggio di votazione, visto che il Consiglio europeo in forma digitale al quale lei parteciperà è ancora di preparazione per le decisioni definitive e ci auguriamo positive per il nostro Paese che verranno prese a luglio, lei non era tenuto ad essere qua e io la ringrazio a nome di tutto il Parlamento italiano per tenere informati i parlamentari e quindi tutta l'Italia (Applausi) , su come stanno andando avanti trattative difficili, complesse, dove l'Italia ha già ottenuto molto. A questo proposito c'è un ulteriore motivo di ottimismo rispetto a questa situazione. Oggi tutte le forze politiche, anche quelle che in passato si sono dichiarate molto avverse all'Unione europea, parlano dell'Europa come di una strada obbligata per individuare le corrette soluzioni per la drammatica crisi che stiamo attraversando. Ci voleva forse la pandemia, è triste dire questo. Noi ci siamo formati, siamo cresciuti nel sogno e nell'ideale dell'Europa. Oggi questa Europa ci è vicina e ce lo sta dimostrando con atti concreti, senza fare regali. È una battaglia quotidiana, un confronto difficile che spetta a lei, signor Presidente, e ai suoi Ministri guidare. Rivolgo quindi un ringraziamento al ministro Gualtieri, al ministro Amendola, al ministro Di Maio, che le sono vicini in questo passaggio così delicato. Noi le vogliamo certificare la forza, la determinazione, l'unità della maggioranza rispetto a questo passaggio e anche la perplessità rispetto ad alcuni atteggiamenti delle forze di opposizione. Ieri abbiamo assistito ad una complicata Conferenza dei Capigruppo, abbiamo votato sul calendario perché si pretendeva di fare delle votazioni e di avere delle comunicazioni quando non solo non erano dovute, ma neanche erano previste, vista la natura dell'incontro. Ma perché questo? Per l'esigenza e la volontà di alcuni, magari, di farci apparire più deboli, di farci scontrare sul MES. Le questioni sul MES in gran parte sono state definite. Noi del Partito Democratico non abbiamo difficoltà a parlare a lei, a parlare ai colleghi di maggioranza, a parlare all'Italia intera. Noi riteniamo che sul MES il Governo abbia fatto un buon lavoro e abbia ottenuto molto. Siamo soddisfatti che il MES oggi non costi niente, perché ha tassi negativi, abbia delle finalità importanti, soprattutto per il nostro Paese, rispetto al sistema sanitario, ma più in generale rispetto alla sanità nazionale, alla capacità del nostro Paese di intervenire sul livello sanitario, sulla qualità dei nostri servizi. È a disposizione, valuterà il Parlamento, lo valuteremo insieme e noi spingiamo ulteriormente il Governo a fare meglio, perché alcuni colleghi, anche nella maggioranza, hanno legittimamente il dubbio che comunque nella natura di quel tipo di finanziamento ci possano essere nascosti meccanismi condizionali che comportano qualche rischio per il Paese. Bisogna fugarli, quei dubbi, al Governo l'onere di farlo. Noi sicuramente vogliamo che tutti gli strumenti messi a disposizione dall'Europa siano utilizzati esclusivamente nell'interesse della nostra comunità nazionale, del nostro Paese e nel caso specifico nell'interesse degli investimenti sulla sanità. (Applausi). L'ha detto lei chiaramente in questi giorni e in queste settimane: sarà poi chiamato il Parlamento a decidere. Il desiderio, però, era quello di dividere non solo la maggioranza su un tema che, tra l'altro, non è neanche all'ordine del giorno, ma di dividere anche l'opposizione, che ha in sé posizioni molto diverse rispetto al tema. Questo è stato il contributo per il quale si è litigato in Aula, per il quale alcune forze politiche hanno addirittura, in maniera simbolica, abbandonato l'Aula alla Camera. Il mio è un appello, lo continuo a fare, anche se forse sono rimasto l'ultimo dei mohicani: noi abbiamo bisogno di un Paese unito (Applausi) , con una maggioranza e un'opposizione che abbiano la forza morale e la determinazione di dare un contributo fattivo dalle proprie legittime posizioni, con le proprie legittime modalità e con i punti programmatici che si ritiene. Per me è un errore che le forze di opposizione abbiano rinunciato a dare il loro contributo ai cosiddetti Stati generali. Vede, signor Presidente, la modalità, la forma, tutto è discutibile. Non è ammissibile, però, che oggi, nel momento in cui tutti noi diciamo a gran voce che questa drammatica situazione può trasformarsi in una grande occasione di rinnovamento, di cambiamento e di riforme per il nostro Paese, venga negata non l'opportunità, ma la necessità di un confronto con il Paese nella sua interezza. Sbaglia chi si sottrae a questo confronto, chi rinuncia a dare, in una fase come questa, il proprio contributo, anche in dissonanza con le linee della maggioranza e del Governo stesso. Io, ad esempio, sono tra quelli che in fondo hanno apprezzato le posizioni anche rigide di un Presidente di una categoria importante, quella degli industriali italiani, che però viene e presenta le proprie idee, sulle quali noi legittimamente possiamo non essere d'accordo, ma è giusto ascoltarle, capire i contributi di ognuno. Questo avrebbero dovuto fare le forze di opposizione, che sappiamo hanno sensibilità diverse, ma ci dispiace che prevalgano quelle che mirano a fare clamore, a fare notizia e rinunciano a dare un contributo fattivo per il futuro del nostro Paese, signor Presidente. (Applausi) . Dopodiché, noi vogliamo un Governo forte, che vada a testa alta, com'è stato in questi mesi, nei consessi in cui si decide il futuro del nostro continente. Come dicevo, abbiamo ottenuto molto. Dalle autorità europee tutte, così contestate - quelle che qualcuno voleva abolire e non considerava come partner per il futuro - abbiamo avuto segnali chiarissimi. Pensiamo a quanto sta facendo la BCE e al supporto che ci sta dando. Dove saremmo oggi, se la BCE non avesse preso certe decisioni per aiutare i nostri tassi, per acquistare i nostri titoli? Dove saremmo oggi? Quanto pagheremmo di più ogni anno in interessi per emettere i nostri titoli? Dove sarebbe il nostro debito pubblico? Quali sarebbero le prospettive rispetto ai nostri lavoratori, alle difficoltà, ai cassaintegrati? Penso al progetto SURE e a tanti altri progetti sui quali stiamo costruendo il futuro. Signor Presidente del Consiglio, voglio fare però un appello a lei, sul fronte interno e su quello internazionale. Sul fronte interno, le chiediamo di fare un grandissimo sforzo per allinearsi nei linguaggi e nei modi con i nostri Comuni, con le nostre Regioni, con le nostre imprese, con i nostri sindacati, presentando proposte semplici, complete, chiare, che si possano immediatamente mettere in campo in tempi rapidissimi e che parlino lo stesso linguaggio dell'Europa. Le chiediamo poi di fare in Europa la stessa cosa: creare meccanismi di semplificazione, per cui la nostra progettualità, quella che noi tutti stiamo mettendo in campo insieme a lei, possa essere immediatamente effettiva nell'interesse del nostro Paese. Signor Presidente, autorevoli rappresentati del Governo, il Partito Democratico farà la sua parte, all'interno del Governo, nelle aule parlamentari e nel Paese. Un ultimo appello per tutte le forze politiche è a un maggiore senso di responsabilità, di attaccamento al nostro Paese. Infine, un ultimo appello è a lei, signor Presidente del Consiglio: tenete alto l'interesse dell'Italia, lo sta facendo bene. Oggi c'è la scommessa più grande per il nostro futuro e per le future generazioni. (Applausi) . PRESIDENTE.È iscritta a parlare la senatrice Bernini. Ne ha facoltà. BERNINI (FIBP-UDC) . Signor Presidente del Consiglio, signori rappresentanti del Governo, colleghi, noi non ci siamo mai sottratti a un appello ben fatto. Ricordo però al collega Capogruppo del Partito Democratico che, come dicono gli americani, bisogna essere in due per ballare il tango. (Applausi) . Ma, quando una mano viene tesa e purtroppo non viene raccolta dall'altra parte, è molto difficile stabilire un principio di collaborazione. A proposito di principi, signor Presidente del Consiglio, siamo molto lieti di vederla qui in Parlamento, un Parlamento con il quale lei ha un rapporto un po' transumante, ci passa attraverso, un po' come in una stazione di posta, come si faceva una volta con le carrozze che cambiavano i cavalli. (Applausi) . Ha presente? Viene qui, ascolta, non ascolta, non decide, non ci fa decidere, non ci fa votare. (Applausi) . Bisogna avere il coraggio di far esprimere il Parlamento, signor Presidente del Consiglio e la prego - sta molto bene anche senza mascherina - non creda che noi non si abbia uso di Europa e che possiamo veramente farle passare la bufala che esiste un Consiglio dell'Unione europea informale. (Applausi) . Non esistono i Consigli dell'Unione europea informali, signor Presidente del Consiglio. Esistono i Consigli dell'Unione europea interlocutori, multistep , fasici, per il raggiungimento di un risultato attraverso diversi percorsi procedurali. Ma la formalità o l'informalità di un Consiglio dell'Unione europea è il velo di Maya dietro cui lei si nasconde, perché ha paura del voto del Parlamento. (Applausi). Diciamocelo molto chiaramente, perché sono troppi i dossier che dividerebbero la sua maggioranza: il MES (noi non abbiamo paura di pronunciare questo acronimo), Autostrade, Alitalia, l'ex Ilva, il fisco, la giustizia, il codice degli appalti, le infrastrutture. Questi sono tutti strumenti, barriere di galleggiamento che il Governo non riesce a superare. Ma sono anche la palude in cui sta affondando l'Italia. (Applausi). Signor Presidente del Consiglio, abbiamo bisogno di una guida autorevole (Applausi) , che sappia accettare e affrontare la sfida di questi momenti drammatici, che sia in grado di venire qui, senza paura, con coraggio, senza nascondersi dietro veli che vengono sempre squarciati in quest'Assemblea dal principio di realtà e di verità. (Applausi). Abbiamo bisogno che lei chieda a questo Parlamento un mandato alto, chiaro, forte, di popolo e di Paese, per andare veramente carico, pieno di energia democratica, a negoziare per l'Italia in Europa. Invece lei, signor Presidente del Consiglio, non riesce a uscire dal suo format . Noi abbiamo visto comitati, task force , conferenze stampa. La prego, mi guardi, signor Presidente del Consiglio, io sto parlando con lei. (Applausi. Commenti) . Lei ascolta anche senza guardare, come fanno gli studenti quando gli insegnanti li riprendono? Stava ascoltando anche se non guardava? Va bene. (Applausi) . Noi capiamo che lei, per prendere tempo, abbia bisogno di chiamare gli Stati generali delle chiacchiere, aggirandosi per i blindatissimi giardini all'italiana del Casino del Bel Respiro di Villa Doria Pamphilj, invitando passerelle di VIP, di sigle, siglette e siglone, mentre il mondo reale fuori soffre (Applausi), mentre le categorie produttive le lanciano dei richiami disperati; ma non quelli che vengono da lei. Le saracinesche che si chiudono per non risollevarsi più sono dei pezzi delle nostre città e della nostra economia che muoiono per sempre. Lei si ricorda? Signor Presidente, quando ci siamo visti l'ultima volta - e non l'ho fatto ad uso telecamere, ma l'ho fatto a telecamere spente - le ho portato, a nome del Gruppo Forza Italia, un pacco di richieste disperate di artigiani, commercianti, partite IVA, liberi professionisti, operatori del turismo, imprenditori di ogni genere. (Applausi) . Persone che hanno anche manifestato in piazza. Tutti, medici, infermieri; signor Presidente, quei medici e quegli infermieri che ci hanno consentito di uscire dall'emergenza Covid-19 a rischio della loro vita, a sacrificio della loro vita e che voi avete premiato con un euro in busta paga. (Applausi). Insegnanti, studenti: tutte richieste di aiuto. Signor Presidente, le ricette non sono mandare la palla in tribuna con gli Stati generali della confusione. Lei riceverà oggi il Presidente di Confindustria. Io le chiedo un chiarimento, signor Presidente: lei è d'accordo con il presidente dell'INPS Tridico, quando definisce gli imprenditori italiani pigri e opportunisti? (Applausi) . Quegli imprenditori italiani che hanno pagato per voi, che non l'avete fatto, la cassa integrazione ai loro dipendenti? Quegli imprenditori che stanno sacrificando la vita per le loro famiglie, i loro figli e, ancora, i loro dipendenti? (Applausi) . Un milione di posti di lavoro perduti, 270.000 aziende a rischio chiusura, 1.222.000 cassaintegrati che non hanno ricevuto la cassa integrazione. (Applausi) . Tridico si deve vergognare! (Applausi). Si deve vergognare. Avremmo noi gli aggettivi giusti per lui, ma non li vogliamo pronunciare. Ci pensi lei, signor Presidente del Consiglio, a fare giustizia. Gli imprenditori italiani non sono pigri od opportunisti; sono la salvezza, loro, del nostro Paese. (Applausi). Sono quelli che chiedono l'unica ricetta possibile per uscire dalla crisi: la sospensione delle scadenze fiscali, almeno al 31 gennaio 2021. Quante volte glielo dobbiamo dire? Quel rituale stanco che lei sta celebrando tra gli stuzzichini di Villa Doria Pamphilj noi glielo stiamo chiedendo da tre mesi: sospensione delle scadenze fiscali, riforma fiscale, vera liquidità. (Applausi) . Non un decreto liquidità senza liquidità e senza disponibilità della banca, che non sta dando niente a nessuno. Zero burocrazia per far ripartire il lavoro e i lavori: questo è il modo per far ripartire l'Italia, signor Presidente. Non abbiamo più tempo per le chiacchiere, non abbiamo più tempo per la confusione, non abbiamo più tempo per la paura. Dobbiamo dare all'Italia l'unica opportunità possibile per evitare di ritrovarci a settembre in una situazione di gravità così estrema che lei ed io non avremo più nemmeno la possibilità di parlare come stiamo facendo ora. (Applausi) . Non voglio essere corresponsabile con lei della rovina dell'Italia. Abbiamo troppe volte denunciato questo enorme problema sociale. Abbiamo troppe volte detto che i problemi o si risolvono subito o non si risolvono più. Oggi stiamo parlando di Europa: non è un'entità astratta, signor Presidente, ma uno strumento. È come un computer: non è buono o cattivo in sé stesso, dipende dall'uso che se ne fa; bisogna saperlo usare. Io vorrei che lei fosse come la Merkel, vorrei veramente che lei fosse, come la Merkel, in grado di negoziare. Noi abbiamo la forza del Partito Popolare Europeo alle nostre spalle. Abbiamo la forza di un partito che ha saputo dotare l'Europa di uno strumentario di cui però ci dobbiamo servire. Non possiamo per bisticci di maggioranza privarci di un'opportunità che non è né la sua, né la mia, ma quella del Paese che sta soffrendo. (Applausi) . Noi stiamo privando gli italiani di soldi che sarebbero fondamentali per cominciare a risolvere problemi, che - lo ripeto e non voglio essere una facile Cassandra - si amplificheranno sempre di più se non saranno risolti. Signor Presidente, abbiamo la Banca centrale europea che ci sta facendo uno straordinario scudo anti-speculazione e sta aiutando il nostro Paese a non essere aggredita da investitori-vampiri che si impadroniscono dei nostri asset per pochi euro. Abbiamo il MES, che ci può aiutare sulle spese sanitarie a sostenere degli oneri che le nostre poste di bilancio non sono in grado di sostenere. Noi abbiamo già fatto due scostamenti di bilancio e abbiamo purtroppo speso molto male il debito accumulato. Signor Presidente, noi le avremmo detto ancora dell'altro, se ci avesse consentito più tempo. Vede, sono già al decimo minuto; pensavamo con le comunicazioni di avere ventotto minuti per interagire con lei. Capisce com'è difficile così aiutarla e com'è difficile, collega Marcucci, rispondere alla sua richiesta di aiuto. Se la richiesta di aiuto è essere muti, silenziosi e fare la ola sugli spalti, noi non ci stiamo. (Applausi) . Noi siamo responsabili, non complici. Noi collaboriamo, non obbediamo. Lo abbiamo già detto: signor Presidente, come può pensare di presentarsi in Europa senza avere già un piano nazionale delle riforme? Il recovery fund , il recovery plan , signor Presidente, non sono solo parole, sono percorsi, sono contenuti. Basta parole. Riempia di contenuti queste parole. (Applausi) . Che cosa le ha detto il presidente von der Leyen del bonus monopattino? Le è piaciuto? Non è forse il caso di fare invece delle rottamazioni sull'auto e sull'acciaio, come stanno facendo la Germania e la Francia? Di occuparsi dei debiti pregressi degli imprenditori, che a settembre si troveranno affogati dalla crisi? (Applausi) . Non è il caso di risolvere il problema della difficoltà del sostegno al reddito dei cassaintegrati, che ancora non hanno avuto la cassa integrazione e a settembre si troveranno in una situazione ancora peggiore? Signor Presidente, avrei ancora, come puoi immaginarsi, tante cose da dirle e tante cose da darle. Ma lei legge le cose che le diamo? Lei legge le lettere e gli appelli disperati del mondo reale, non quello dei giardini di Villa Doria Pamphilj? Il mondo reale, non quello dei divani e dei broccati? Quello delle saracinesche, signor Presidente, della gente che non sta riaprendo o che se riapre ha paura di chiudere. Lei ha uno strano rapporto con il futuro e con questo ho veramente chiuso, signor Presidente. Lei coniuga i verbi al futuro: faremo, diremo, daremo. Ha un approccio napoleonico. Sa che cosa diceva Napoleone? Per avere successo nel mondo occorre promettere tutto e non mantenere nulla: questo diceva Napoleone. Ma non funziona (Applausi), perché il futuro è adesso, colleghi, e non accettiamo appelli che non abbiano un costrutto e un contenuto. Noi ci siamo e ci siamo sempre stati; ci siamo seduti ai tavoli e abbiamo fatto le nostre proposte, che sono quelle che stiamo facendo anche adesso. Per costruire il futuro dell'Italia, Forza Italia c'è, ma ci dovete essere anche voi. E ora voi non ci siete. (Applausi). Signor Presidente, mi auguro veramente che la prossima volta lei venga qui con un po' più di coraggio, squarciando il velo di Maya dell'ipocrisia e chiedendo a questo Parlamento di fare il suo mestiere: decidere, riempire di contenuti le chiacchiere vuote di perimetri inutili. Per questo, Forza Italia, come sempre, c'è. (Applausi). PRESIDENTE.È iscritto a parlare il senatore Salvini. Ne ha facoltà. SALVINI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, sarò assolutamente concreto per rispetto a chi è in quest'Aula, ma soprattutto a chi è a casa, perché ho sentito degli interventi surreali, come se il problema non fosse la cassa integrazione che non è arrivata, ma Trump e il sovranismo. Il problema è che la cassa integrazione non è arrivata ancora a migliaia di lavoratori italiani. (Applausi). Se poi vogliamo parlare di filosofia, facciamolo. Però, se ci fosse qualche aperitivo in villa in meno e qualche visita a una fabbrica o a un'azienda artigiana in più, sicuramente non farebbe male. (Applausi). Oggi parlerò di temi concreti. Riconosco che ogni tanto - raramente - quando ci avete ascoltato avete fatto anche qualcosa di giusto. Faccio due esempi. In primo luogo, la riapertura dei tribunali in sicurezza anticipata al 1° luglio, per garantire al popolo degli avvocati e dei magistrati di fare bene il loro lavoro e per garantire a milioni di italiani di avere finalmente giustizia. Era una proposta nostra, del centrodestra; l'avete accolta e avete fatto bene. In secondo luogo, il rinvio della tassa sulla plastica. Quelli che hanno un pregiudizio ideologico nei confronti dello sviluppo e dell'industria si saranno accorti, durante i mesi di chiusura, che se non avessimo avuto la plastica sarebbe stata una strage in questo Paese. Quindi aiutare gli imprenditori è un conto, massacrarli è un altro conto. (Applausi). Manca il ministro Bonafede. È un Paese strano quello in cui nel carcere di Santa Maria Capua Vetere ci sono cinquanta poliziotti indagati ed escono i Carminati, i camorristi e i mafiosi di galera. Questo a proposito di credibilità in Europa, visto che il PD parlava di credibilità in Europa: aver visto quattrocento mafiosi scarcerati, sicuramente non ha aiutato la bella immagine dell'Italia a Parigi o a Berlino. Proposte concrete, dicevo. Noi stiamo parlando il giorno dopo l'obbligo - questa volta senza averci ascoltato, ahimè - per milioni di italiani, famiglie e imprese di versare 10 miliardi di euro di IMU. È una follia; far pagare le tasse a famiglie e imprese in difficoltà in questo momento è una follia. Vi sottoponiamo l'emendamento che abbiamo proposto per la proroga di saldi e acconti Irpef, Ires e IVA di giugno e di luglio. Chiedere agli italiani 40 miliardi di euro adesso significa vivere su Marte. Questi soldi le famiglie non li hanno. (Applausi). Speriamo che l'emendamento 24.0.24 venga accolto. Opere pubbliche. Oggi lei parlerà con il presidente di Confindustria. Devo dire che finalmente gli imprenditori hanno qualcuno che dà voce alle imprese italiane. Lei, signor Presidente del Consiglio, si innervosirà, ma se un piccolo o un grande imprenditore dice «io sono andato in banca perché il Governo mi aveva detto che c'era il bazooka da 400 miliardi, ma invece del bazooka ho trovato la fionda e non mi hanno dato un euro», evidentemente non è un problema di sovranismo o di Lega: avete fatto male il decreto-legge. Se le banche non erogano soldi, avete fatto male il decreto-legge liquidità: rivediamolo insieme; se non danno quanto promesso e se su 400 miliardi quelli richiesti sono 36, vuol dire che l'avete scritto male: fatevi aiutare a riscriverlo. Quanto al codice degli appalti, ci sono 200 miliardi di euro di lavori pubblici fermi: vogliamo sospenderlo, come da proposta della Lega, che oltretutto chiede di far entrare in vigore una direttiva europea al suo posto, dato che ha complicato la vita alle imprese italiane? Usiamo la direttiva 2014/24/UE: quando l'Europa fa qualcosa di giusto, siamo i primi a festeggiare. Non potete riempirvi la parola la bocca di parole come «Europa, Europa, Europa», ma poi, quando l'Europa - ogni tanto - sforna qualcosa di utile, fregarvene. Cancelliamo il codice degli appalti. Modello Genova, lo sottolineo, non CGIL: qua la scelta è tra modello CGIL - che magari fa qualche tessera sindacale in più, ma fa ritardare la cassa integrazione e i cantieri - e quello di un'Italia che lavora, cresce e va avanti. Quanto all'immigrazione, a proposito di Europa, vi ricordate il grande piano di ricollocazione di migliaia e migliaia di immigrati ottenuto dal Governo a Malta? Ecco il risultato dal settembre scorso: delle decine di migliaia di immigrati che avremmo dovuto rimpatriare, ne abbiamo rimpatriati 464 e in cambio ne sono sbarcati altri 6.000. Sull'immigrazione avete fallito clamorosamente e la sanatoria non potrà che complicare questa situazione. Ripensateci. (Applausi. Commenti. Il microfono si disattiva automaticamente). I porti aperti hanno salvato vite, quelli chiusi condannano a morte migliaia di persone. I porti aperti condannano... (Proteste). PRESIDENTE. Senatrice si sieda per cortesia, nessuno è stato interrotto; senatore Errani, per favore. SALVINI (L-SP-PSd'Az) . Capisco che qualcuno rimpianga la schiavitù e la tratta di esseri umani, ma non sono io a farlo; sto al fianco degli immigrati regolari, ma non voglio schiavi in Italia. (Commenti). Perché vi dovete innervosire? Sto ragionando pacatamente e facendo proposte, non in villa, ma nel luogo dove bisognerebbe farlo, il Parlamento. Capisco che per il presidente Conte sia più comodo andare in villa, però ogni tanto lo aspettiamo anche in Parlamento: sarà meno chic , però così è la democrazia. Veniamo all'agricoltura: i danni stimati al settore agroalimentare, da qui a fine anno, sono pari a 34 miliardi di euro. I soldi messi a bilancio per l'agroalimentare sono 1,5 miliardi. È un insulto agli agricoltori, ai pescatori e agli allevatori italiani. Copiamo gli altri. A proposito di Europa, signor Presidente, la invito a sospendere l'adesione a qualsiasi trattato di libero scambio con altri Paesi europei, perché, in un momento di difficoltà come questo, non abbiamo bisogno d'importare carne agli ormoni o grano con glifosato proveniente dall'altra parte del mondo. Difendiamo i nostri prodotti, anche le ciliegie, che a qualcuno danno fastidio. Sul turismo, copiamo i vicini francesi, che hanno investito 18 miliardi di euro nel settore e siamo in Europa. Noi siamo fermi a tre miliardi: signor Presidente del Consiglio, ci sono albergatori, ristoratori, baristi, agenzie di viaggio, autisti e tour operator disperati. Se i soldi della sua Europa arriveranno nell'estate del 2021 non serviranno a un accidente: o arrivano adesso o le aziende avranno chiuso, da qui all'anno prossimo. Altra proposta, altro progetto di legge depositato in Parlamento - e non in villa - dalla Lega: fermiamo gli otto milioni di cartelle esattoriali che Equitalia si sta preparando a mandare a casa delle famiglie italiane? La risposta per la Lega è sì. Lo Stato non può farsi vivo dopo quattro mesi di chiusura a casa di un padre di famiglia, con una cartella esattoriale. Saldo e stralcio, incasso il 20 per cento del totale e lascio libere queste persone di respirare e di lavorare. Non pensiamo di chiedere l'impossibile. Per quanto riguarda il settore auto, pensiamo alla Francia; io non sono un macronista o un merkelliano convinto, ma se qualcosa funziona ai confini con il nostro Paese, signor Presidente del Consiglio, la copi. La Francia ha dato per il settore auto, che in Italia ammonta al 10 per cento del lavoro, otto miliardi di euro cash . Voi avete messo in tale settore 140 milioni per i monopattini elettrici che arrivano dalla Cina. È una vergogna, almeno i bonus diamoli ai prodotti made in Italy (Applausi) . Ci hanno contagiato e gli compriamo pure i monopattini, ma non sta scritto né in cielo, né in terra, signor Presidente del Consiglio. Copiamo la Francia o la Germania. Quest'ultima non ha aspettato il Meccanismo europeo di stabilità (MES), il programma Support to mitigate unemployment risks in an emergency (Sure), la Banca europea per gli investimenti (BEI) o il recovery fund . No. La Germania ha stanziato 300 miliardi per famiglie e imprese e ha abbassato l'IVA e le tasse senza aspettare i soldi che verranno. Signor Presidente del Consiglio, se la sua maggioranza litiga su tutto, la lasci perdere perché gli italiani badano al concreto, copi francesi e tedeschi, che hanno abbassato le tasse senza aspettare l'Europa. Copi francesi e tedeschi. (Applausi). Il 22 aprile 2020 le hanno scritto i rappresentanti dei 112.000 risparmiatori truffati dalle banche, abbiamo messo a bilancio 1,5 miliardi di euro per risarcire i risparmiatori italiani truffati dalle banche. Sa ad oggi quanti soldi sono stati erogati? Zero. Può dare una smossa al Ministero dell'economia e delle finanze per rimborsare i risparmiatori truffati dalle banche o devono aspettare altri mesi o altri anni? (Applausi). Per quanto riguarda i medici, tutta l'Europa sta aiutando il personale sanitario. L'emendamento 1.4, bocciato ieri in Commissione bilancio alla Camera dal Partito Democratico, MoVimento 5 Stelle, Liberi e Uguali e Renzi e compagnia, chiedeva un premio eccezionale per medici e infermieri. Dovreste aver vergogna ad aver parlato di eroi per quattro mesi e negare poi a medici e infermieri il bonus nello stipendio che spetterebbe loro. Dovreste averne vergogna. (Applausi). Questo è un altro emendamento bocciato. A proposito di Europa, siamo l'unico Paese europeo che non riconosce la lingua italiana dei segni come strumento di aiuto per i non udenti; altro emendamento presentato dalla Lega e dal centrodestra. Vogliamo dare una risposta almeno al popolo dei disabili, che hanno sofferto più di altri questi quattro mesi di chiusura? Costa zero. Togliamo 5 milioni ai monopattini elettrici e destiniamoli all'aiuto dei non udenti e dei disabili. Non chiediamo di fare miracoli. (Applausi). Ultime due riflessioni. Per quanto riguarda la scuola, vi chiediamo di rispettare la Costituzione. Non esistono studenti di serie A e studenti di serie B. È giusto investire sulla scuola, è da folli pensare al plexiglass o alla didattica a distanza. Se gli piace tanto, il Ministro monti in casa sua un bel cubetto di plexiglass, ma lasci stare i nostri figli. Aiutiamo tutti gli studenti e tutti gli insegnanti, perché studenti e insegnanti delle scuole pubbliche paritarie non sono studenti e insegnanti di serie B. (Applausi). Lei ha parlato inoltre di libero mercato; bene, però non si spiega perché quando un'azienda italiana prova ad acquisire un'azienda francese viene bloccato tutto e noi invece spalanchiamo le porte del nostro Paese ad aziende francesi. È di oggi la notizia che arriva da Firenze: indagato il governatore della Toscana Rossi per il maxi appalto che ha regalato i trasporti toscani a una società francese per 4 miliardi. (Applausi). Non possiamo gestirla in Italia? Non possiamo gestire in Toscana una società di trasporti pubblici? L'ultima proposta riguarda una questione economica, ma anche una questione culturale e di libertà. Dal 1° luglio chi paga in contanti un bene acquistato con più di 2.000 euro rischia una multa fino a 50.000 euro. Anche su questo punto chiedo al Governo di copiare la Germania, per motivi economici e culturali. Impedire a un cittadino italiano o a un cittadino straniero di spendere come vuole, dove vuole e quando vuole i suoi soldi è una follia. (Applausi) . In Germania non esiste alcun limite di spesa in contanti. Rilanciamo l'economia: modello Genova o modello CGIL? Io preferisco l'Italia che cresce e che lavora. Buon lavoro, signor Presidente del Consiglio. Ritorni ai suoi aperitivi in villa; noi l'aspettiamo qua. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Giannuzzi. Ne ha facoltà. GIANNUZZI (M5S) . Signor Presidente, colleghi, signor presidente Conte, prima di avviarmi all'intervento che vorrei dedicare alla questione in oggetto, poiché è la prima volta che ho l'occasione di intervenire in Aula nel periodo che stiamo vivendo e poiché so che le emozioni di questo Paese sono spesso tarate su quanto viene detto in queste Aule, sento il bisogno di dire la seguente cosa, sento il bisogno di dirla e di ascoltarla: 34.000 morti in tre mesi sono un'unica, immensa, insopportabile tragedia nazionale. Non sono venti piccole tragedie regionali. Io personalmente ho pregato e pianto per la Lombardia, forse anche più che per la mia terra, perché da quella Regione veniva il racconto di un orrore che non poteva lasciarci indifferenti. Abbiamo bisogno di parole di unità nazionale. (Applausi) . Per confortarci nell'ora difficile che viviamo e per essere rassicurati sul futuro che ci aspetta. Le parole divisive che troppo spesso vengono dette in quest'Aula, oltre a essere troppo spesso irresponsabili, nel momento in cui siamo colti da una storia mondiale mi appaiono sinceramente antistoriche. Passo all'intervento che volevo dedicare alla questione delle interlocuzioni con l'Europa. Signor presidente Conte, per capire davvero quanto accaduto finora dobbiamo partire dal dirci alcune verità, alle quali forse ora siamo pronti. L'Europa unita è un sogno nobile, un progetto alto, ma a tutt'oggi in diverse parti è ancora scritto molto male, talvolta letteralmente. Ad esempio all'articolo 3 del Trattato sull'Unione europea è detto testualmente che l'Unione europea è basata su un'economia di mercato fortemente competitiva; al periodo immediatamente successivo viene detto che promuove la solidarietà tra gli Stati membri. Non è mancato nel tempo chi ha fatto notare che accostare competizione economica e solidarietà tra Stati nella stessa dichiarazione di intenti equivalga a un'ingiunzione paradossale e, cioè, a mettere nero su bianco scopi impossibili da realizzarsi insieme. Da queste contraddizioni, da uno spirito incerto tra senso degli affari e pace dei popoli non poteva venir fuori da subito linearità. Infatti, oggi noi sappiamo che ne sono scaturiti in alcuni casi grandi ed esclusivi vantaggi competitivi per alcuni Paesi, mentre altri, talvolta, ne hanno avuto travolto il proprio tessuto produttivo e sociale. Tra questi ultimi, in passato, vi è stata sicuramente l'Italia, che ha spesso pagato la rigidezza monetaria alla quale non era preparata e lasciato sul piatto della sua vocazione europeista eccellenze manifatturiere e quote del proprio mercato agroalimentare. Oggi solo una particolare combinazione tra un dramma di dimensioni mondiali e la fortunata presenza di uomini di buona volontà al Governo del Paese sta ridando linearità a questa stortura. Per la verità, già il discorso di insediamento della von der Leyen era sembrato, a suo tempo, l' incipit di un cambio di passo, ma inchiodare gli uomini di Stato alle loro parole, avere la volontà di farlo è il dono speciale non scontato della politica che lei, in realtà, possiede e che ha esercitato. Al rendersi chiaro della straordinarietà degli eventi lei ha espresso da subito - lo ricordiamo - un solo auspicio, che ha continuato poi a scandire per tutto il tempo delle difficili interlocuzioni con l'Unione: che l'Europa fosse all'altezza della gravità del momento con una risposta di portata adeguata per la storia che ci stava travolgendo tutti, nessuno escluso. La storia del dialogo, che poi è seguita, possiamo disegnarla, ma solo per brevità, a partire dal 12 marzo, dall'infelice dichiarazione della Lagarde, che sembrò chiudere a nome dell'Europa tutta su ogni possibilità di condividere un destino che condiviso lo era già nei fatti. Possiamo poi farla passare per il 26 di marzo per il suo compito rimando al mittente degli strumenti di sostegno fin lì messi sul piatto. Lei ebbe a dire che, se si trattava di vecchi sistemi, se li potevano tenere, che l'Italia non ne aveva bisogno e che avremmo fatto da soli. Ogni parola di orgoglio nazionale qui, come direbbe lei, sarebbe inadeguata. Il 18 aprile poi, probabilmente solo il peso dell'enorme responsabilità che sentiva la portò a dire chiaro ciò che le diplomazie di mezzo mondo per pudore da tempo tacevano: la Germania è contraria al recovery fund? Il suo bilancio commerciale viola le regole ed è un freno per l'Europa. All'Olanda fece sapere che con il suo dumping fiscale sottrae entrate ad altri Paesi. Arriviamo al 27 maggio, quando la Commissione europea, come è ormai noto, ha approvato sia il recovery fund che la proposta di garantirlo con il quadro finanziario pluriennale (QFP). Si tratta di 750 miliardi di euro da mettere a disposizione degli Stati membri in ragione del diverso impatto della pandemia. Infatti, all'Italia spetterebbe la quota più alta, all'incirca 135 miliardi, di cui quasi 82 a fondo perduto. Presidente, il 27 maggio lei non ha solo portato a casa un risultato negoziale; lei ha contribuito a raddrizzare uno spirito fondativo, contraddittorio e distorto. L'Europa oggi concepisce l'accettazione di un destino comune e la condivisione dei suoi oneri. Presidente, l'asse terrestre si è spostato ed è inutile nascondersi. Al netto della polvere mediatica di questi mesi, ad entrare nei libri di storia saranno la sua persona, il Governo sostenuto da questa maggioranza e la data del 27 maggio. Tuttavia, è importante, al momento, in questa ennesima vigilia del Consiglio europeo, aggiungere le seguenti cose: mai più un passo indietro, presidente Conte, e sempre più avanti. Mai più un passo indietro, perché arretrare dall'idea affermatasi oggi sarebbe tempo perso sul percorso di una compiuta e degna costruzione dell'Europa dei popoli. Sempre più avanti, presidente Conte, perché non prevalga la tentazione di accontentarsi di essere usciti vivi dallo spavento di questi mesi, tentazione che ci condannerebbe presto a rivivere quello spavento, perché la pandemia ci ha mostrato, con cruda chiarezza, che siamo evidentemente al capolinea della capacità della vita stessa di sopportare le nostre contraddizioni e che è ora di affrontare e risolvere i nodi fondamentali della modernità. Nodi che, mi piace ricordare, costituiscono il cuore delle ragioni storiche del Movimento, come coniugare, per esempio, il benessere economico, a tutt'oggi concepito quasi esclusivamente nel perimetro del tradizionale processo di produzione e consumo, con il bisogno, evidentemente non più rimandabile, di salvaguardare la salubrità e la tenuta del nostro ecosistema. Ancora, come rendere compatibile il progresso tecnologico, che però vuol dire anche, tra l'altro, automazione e quindi potenziale perdita di forza lavoro, con il bisogno di inclusione sociale. Lei, però, mostra consapevolezza di ciò quando, all'apertura degli Stati generali, dichiara: non ci accontenteremo di ripristinare una normalità. Ancor più paradossalmente, ci convince un suo passaggio, a mio avviso solo apparentemente minimale, quando dichiara di aver scelto Villa Doria Pamphilj perché abbiamo voluto mostrare al mondo la bellezza dell'Italia, perché vogliamo investire sulla bellezza. (Applausi). Con questa affermazione, lei mostra di avere chiaro che investire sui valori immateriali è parte di quella quadratura del cerchio fra benessere economico e protezione ambientale. Intanto, il presidente Charles Michel, in quella stessa sede, è arrivato a dire che nel nuovo orizzonte si profila una società fondata sulla dignità e sulla benevolenza. Benevolenza: volersi bene. Mamma mia, verrebbe da dire! Nel chiudere, presidente Conte, è a queste parole, che vogliamo credere non casuali, ma totalmente intenzionali, come sempre dovrebbero essere le parole degli uomini di Stato, che le chiediamo di inchiodare ancora l'Europa, con tutta la forza della sua intelligenza e della sua buona volontà, per quello che resta ancora da fare per realizzare un nuovo modo di stare insieme, e non solo per l'Europa. (Applausi). PRESIDENTE . Dichiaro chiusa la discussione sull'informativa del Presidente del Consiglio dei ministri, che ringrazio per la disponibilità. Sui lavori del Senato PRESIDENTE . Comunico che sono pervenute, ai sensi dell'articolo 78, comma 3, del Regolamento, proposte di questione pregiudiziale in ordine al disegno di legge di conversione del decreto-legge 20 aprile 2020, n. 26, in materia di consultazioni elettorali per l'anno 2020. La deliberazione sulle proposte sarà posta all'ordine del giorno della seduta di domani, giovedì 18 giugno 2020, alle ore 9,30. Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno STEFANO (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. STEFANO (PD) . Signor Presidente, approfitto di quest'intervento di fine seduta per mettere in evidenza che la filiera industriale aerospaziale pugliese si trova su un crinale molto pericoloso e particolarmente critico. Alla luce anche del necessario piano di riforme a cui la crisi portata dal Covid ci chiama, occorre mettere mano con molta ambizione alle funzioni svolte dagli stabilimenti di Grottaglie e Taranto. Occorre avviare un coraggioso processo di pianificazione degli investimenti per avviare l'Arco ionico verso un sistema industria ecosostenibile-aerospazio-cantieristica-trasporti. Occorre progettare una vasta diversificazione del sistema produttivo capace di assorbire con gli anni il problema dell'ex Ilva e, parallelamente, ridare a un intero territorio occasioni occupazionali tangibili per la Puglia e per i pugliesi. Ancora oggi mi chiamano ogni giorno ragazzi con laurea in tasca o anni di esperienza lavorativa i quali, con neofamiglie, si trovano costretti ad andare via per provare a costruirsi posizioni più stabili altrove: considero questa una sconfitta cogente per la politica e per chi pratica la politica nelle istituzioni. Signor Presidente, approfitto anche della presenza del Presidente del Consiglio, per sollecitare la risposta da parte del Ministro dello sviluppo economico all'atto di sindacato ispettivo 3-01475 avente carattere di urgenza, con l'auspicio che, anche tramite questo documento, si proceda ad avviare un confronto ancora più approfondito sul tema che non solo abbraccia un territorio, ma condiziona intere generazioni. Approfitto della presenza del Presidente del Consiglio dei ministri anche per dire che forse sugli atti di sindacato ispettivo abbiamo bisogno di dare qualche risposta in più, perché noi, come maggioranza, ci dobbiamo dimostrare diversi. L'atto di sindacato ispettivo è l'unico modo per poter dare risposta a delle sollecitazioni parlamentari che provengono per istanze dei territori. Sono certo che accoglierà questa mia sensibilizzazione. (Applausi). VESCOVI (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. VESCOVI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, approfitto dell'occasione per dire una cosa a mio avviso molto importante. È il Parlamento che fa le leggi. Il Governo si ritrova a Villa Doria Pamphilj a stabilire che cosa? Signor Presidente, lei è la seconda carica dello Stato e la invito a dire al Presidente del Consiglio, che si trova in quest'Aula, che è qui che avrebbero dovuto tenerci chiusi dieci o quindici giorni o anche un mese per decidere le leggi per il Paese e non all'interno di una villa. (Applausi). Ho sentito dire, dalla senatrice Giannuzzi, intervenuta prima di me, che l'incontro è stato organizzato a Villa Doria Pamphilj, perché rappresenta la bellezza dell'Italia: ebbene, la bellezza dell'Italia è data da tutti gli italiani, imprenditori, artigiani e commercianti, che lavorano per rendere grande questo Paese e non già da una villa, dove oggi il Governo si rinchiude con i quattro partiti (il PD, il partito delle tasse, il partito della decrescita felice, il partito della sinistra estrema) e il «quinto asse», costituito dai sindacati. Oggi si parla con la CGIL, mentre si deve parlare con le imprese che stanno soffrendo e mettendo anima e corpo per salvare questo Paese. Voi state lentamente distruggendo la mentalità imprenditoriale. Ogni giorno assistiamo a aziende che chiudono e soffrono. E voi cosa fate? Vi incontrate con la mentalità della CGIL. Siete i nemici della concretezza e dello spirito imprenditoriale, a mio avviso siete quello che il Paese non vuole più vedere. Pertanto, signor Presidente di questa Camera alta, del Senato, la invito a riportare non in Villa Doria Pamphilj ma in questa sede l'argomento principale (Applausi). FERRARA (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. FERRARA (M5S) . Signor Presidente, salutando anche il presidente del Consiglio Conte, vorrei dire che, di tutte le perverse fantasie dei partiti di opposizione e di alcuni giornalisti di destra, quella dei finanziamenti occulti dal Venezuela è la più ridicola accusa che il MoVimento 5 Stelle abbia ricevuto da dieci anni a questa parte. (Applausi) . Una fake news , uscita nel 2016 e già allora smentita, basata su un documento che presenta tre grossolani errori: timbro, intestazione e indirizzo sbagliati. Sarebbe bastato controllare questi elementi per capire che ci si trovava di fronte a un falso, ma la macchina del fango contro di noi e contro il Governo funziona a pieno regime, ventiquattr'ore su ventiquattro. Ciò che è davvero vergognoso è il tentativo di screditare la memoria di un uomo perbene, Gianroberto Casaleggio, cui tutti gli italiani dovrebbero essere grati per la sua visione e per la sua onestà intellettuale. (Applausi) . Noi siamo una forza politica che ha rinunciato a 42 milioni di euro di rimborsi elettorali; tagliandoci gli stipendi abbiamo creato un fondo che ha permesso l'apertura di migliaia di partite IVA, che ha sostenuto i terremotati e gli alluvionati; durante l'emergenza Covid, con i nostri stipendi abbiamo acquistato macchinari che abbiamo donato agli ospedali. Cari colleghi, perché non vi tagliate anche voi gli stipendi come facciamo noi? (Applausi) . Perché non lo fate? Noi abbiamo già restituito ai cittadini 111 milioni di euro. Il MoVimento 5 Stelle si è sempre finanziato grazie al sostegno dei suoi attivisti, rifiutando finanziamenti pubblici, figuriamoci quelli occulti. Noi non abbiamo scheletri nell'armadio, contrariamente a molti di voi che oggi si permettono di calunniarci. Fate un bell'esame di coscienza. Capito, Salvini, che non vedo più e se ne è andato? La nostra colpa è che dopo Afghanistan, Iraq, Libia e Siria, non abbiamo sostenuto l'ennesima aggressione per procura, non abbiamo riconosciuto un tizio autoproclamatosi Presidente, che avrebbe fatto sprofondare il Paese in una guerra civile. Abbiamo scelto di sostenere il dialogo tra le parti, la pace, la sovranità nazionale, il diritto internazionale e i fatti ci hanno dato ragione. Non siamo mai stati e mai saremo come voi, cari colleghi, scaltri negoziatori di scambi petrolio-fondi neri, scassinatori di sanità lombarda e beneficiari di fondi caritatevoli di fondamentalisti cristiani anti-Bergoglio. In politica estera per noi vale il principio di non ingerenza. Noi siamo per l'autodeterminazione dei popoli a prescindere se al Governo ci sia la destra o la sinistra. Spetta ai cittadini sovrani liberarsi dei propri dittatori e non a potenze straniere che, come la storia ci insegna, hanno come obiettivo accaparrarsi petrolio e altre risorse. Concludo dicendo che questa nostra onestà intellettuale vi fa impazzire, allora ci tacciate di essere vicini al Venezuela, alla Cina, alla Russia. No, noi siamo vicini solo al popolo italiano e dovreste esserlo pure voi. Le nostre posizioni politiche sono cristalline. Noi non lavoriamo con il favore delle tenebre, vergognatevi ancora una volta per le vostre accuse ridicole e infamanti. (Applausi). MAUTONE (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MAUTONE (M5S) . Signor Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, oggi vorrei ricordare la Giornata internazionale contro il lavoro minorile, che è stata celebrata il 12 giugno. Essa è nata con l'obiettivo di porre l'attenzione di tutto il mondo sul gravissimo e purtroppo ancora diffuso fenomeno dello sfruttamento dei bambini sul lavoro. Questa ricorrenza è un'occasione per sensibilizzare tutti noi e per richiamare l'attenzione generale contro lo sfruttamento di milioni di bambini. Il lavoro minorile nega alle ragazze e ai ragazzi i loro principali diritti: sicurezza, istruzione, formazione, gioco, il confronto con i coetanei, il divertimento, la spensieratezza e soprattutto le esperienze di vita che plasmano la loro personalità. Si è stimato che sono circa 168 milioni nel mondo i minori che oggi lavorano, la metà di loro fa lavori rischiosi e pericolosi, che hanno conseguenze dirette sulla salute, la sicurezza e lo sviluppo fisico e psichico. Questa piaga affligge tutto il mondo, con picchi nei Paesi sottosviluppati, nei quali il lavoro minorile sottopagato e sfruttato viene utilizzato dalle multinazionali per produrre un'ampia gamma di prodotti poi venduti a carissimo prezzo nei negozi delle nostre città. In Africa, in Asia o nel Sudamerica, spesso al minore si prospettano due sole possibilità: lavorare sfruttato e maltrattato per tante ore al giorno per pochi spiccioli, oppure ritrovarsi con un fucile in mano a combattere per una guerra che non sa neanche chi possa aver voluto. Questo fenomeno non avviene solo lontano da noi, ma anche nelle nostre Nazioni occidentali, che si definiscono civili, esiste il fenomeno del lavoro minorile. In Italia sono ben 340.000 i ragazzi sotto i sedici anni coinvolti in attività lavorative ai limiti dello sfruttamento, bambini e ragazzi sono impiegati come manodopera a basso costo in capannoni o scantinati fatiscenti, dove mancano le norme minime di sicurezza e di igiene ambientale, o in campi agricoli alle intemperie, con turni massacranti e salari miseri. Certamente la povertà e il degrado sociale costituiscono le condizioni ambientali dove lo sfruttamento minorile trova terreno fertile per prosperare ed attecchire. Ogni bambino ha il diritto di vivere la propria infanzia completamente e pienamente, di fare il suo percorso di maturazione progressiva e graduale in una famiglia equilibrata e unita. Noi adulti dobbiamo far sì che i nostri bambini vivano il loro entusiasmo e la loro spensieratezza. I minori rappresentano il nostro futuro, il nostro domani. Per tale motivo, tanti genitori si sacrificano e spesso si sottopongono a tante privazioni e sottomissioni pur di vederli felici e crescere nell'armonia e nell'amore. Signor Presidente, la vita è fatta di progressive tappe di sviluppo, ogni età ha le sue esigenze, le sue esperienze e le sue motivazioni, che vanno vissute con serenità e tranquillità. I bambini devono giocare e studiare, non lavorare. Non facciamo diventare i nostri figli grandi troppo in fretta, costruiamo per loro un futuro migliore, coltivando e aiutandoli a realizzare i loro sogni. (Applausi). CIAMPOLILLO (Misto) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CIAMPOLILLO (Misto) . Signor Presidente, da anni sono impegnato nel denunciare l'assoluta inutilità del taglio degli ulivi pugliesi nella lotta contro la xylella. Oggi ho il piacere di comunicare i risultati positivi della sperimentazione effettuata presso il campo di Cisternino su due alberi di ulivi dichiarati affetti dal batterio. Come è noto, ho eletto la mia residenza parlamentare presso il suddetto fondo, allo scopo di promuovere e sensibilizzare la comunità a compiere ogni attività utile a rinvenire metodi di cura degli ulivi affetti da xylella che potessero evitare la misura della eradicazione e promuovere politiche di difesa dell'ambiente e della sana agricoltura della Puglia. Nell'ambito della suddetta attività, ho raccolto la disponibilità di una nota società del Nord Italia ad applicare il protocollo scientifico dello stress termico alle piante di ulivo al fine di debellare il batterio, pratica peraltro già sperimentata da detta società su altre piante di ulivo nel Salento. A mie spese, quindi, ho commissionato applicazione di detto protocollo scientifico sulle due piante dichiarate infette a Cisternino. Tutte le procedure sia di campionamento, sia di analisi sono state eseguite in osservanza delle direttive europee. Orbene, il metodo dello stress termico, brevettato dalla Sanitrix, è risultato letale per il batterio xylella, così confermando analogo esito positivo già ottenuto su altre piante di ulivi nel Salento. I risultati sono stati oggetto di rigorosa verifica e di conferma, come risultante dalla specifica relazione tecnica. Le piante di ulivo del fondo di Cisternino, mia residenza parlamentare, allo stato non risultano dunque più affette dalla xylella fastidiosa. Tutto ciò dimostra che la xylella fastidiosa può essere combattuta e sconfitta senza alcun bisogno di tagliare i meravigliosi ulivi pugliesi. È notizia di questi giorni lo scempio ambientale in corso nelle campagne di Carovigno, dove l'Agenzia regionale per le attività irrigue e forestali (ARIF) ha proceduto all'eradicazione di ulivi millenari, il tutto peraltro sulla base di rilievi sulle piante del tutto inattendibili, come già dimostrato dalla nota vicenda dell'albero di Monopoli su cui, anche a seguito di una mia denuncia, è intervenuta la magistratura barese. Nel ringraziare tutti gli attivisti che insieme con me hanno condotto queste battaglie (Aldo e Franca, la carissima Loredana Marangolo, Michele, Angelo e i colleghi senatori Martelli e De Bonis), nel ribadire la gravità della situazione in Puglia, invito tutte le forze politiche e il Governo ad assumersi la responsabilità di porre fine, con coraggio, a questo vergognoso sterminio. Tagliare gli ulivi, peraltro in grandissima parte nemmeno affetti dalla xylella, non serve a nulla: non blocca la xylella semplicemente perché non è solo sugli ulivi, ma può essere ovunque, sui cespugli, sugli oleandri, ovunque. Esistono rimedi efficaci, non solo per la prevenire la xylella, ma anche per sconfiggerla: il metodo dello stress termico ne costituisce la prova evidente. Ciò che serve alla Puglia è recuperare l'amore per la propria terra e le proprie tradizioni. Bisogna curare gli ulivi e non abbatterli; l'ambiente deve essere protetto e non alterato con l'innesto di nuove tipologie di ulivi meno nobili, più fragili e comunque bisognosi di acqua, che la terra pugliese non può dare. Gli agricoltori di Puglia, quelli veri, sanno benissimo come si fa: sarebbe utile ascoltare la loro voce e non l'avidità degli interessi di chi già immagina la grande spartizione dei fondi comunitari in arrivo per finanziare la distruzione della terra pugliese. Occorre bloccare immediatamente il taglio degli ulivi pugliesi e aprire un tavolo permanente per la soluzione della crisi, dando il via alle opportune verifiche e sperimentazioni del metodo dello stress termico e alla pronta adozione di provvedimenti volti ad assicurare il sostegno delle corrette pratiche in agricoltura. Ho espresso invito in tal senso al Presidente della Regione Puglia. Confido nel sostegno e nella sensibilità di tutti coloro che amano la nostra terra. (Applausi) . Atti e documenti, annunzio PRESIDENTE . Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Ordine del giorno per la seduta di giovedì 18 giugno 2020 PRESIDENTE . Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica domani, 18 giugno, alle ore 9,30, con il seguente ordine del giorno: (Vedi ordine del giorno) La seduta è tolta (ore 13,53) . Parere espresso dalla 5a Commissione permanente sull'emendamento 1.900 al disegno di legge n. 1786 La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato l'emendamento del Governo 1.900, relativo al disegno di legge in titolo, trasmesso dall'Assemblea e acquisita la redazione tecnica positivamente verificata, esprime, per quanto di propria competenza, parere non ostativo. Integrazione alla dichiarazione di voto della senatrice Evangelista sul disegno di legge n. 1786 L'affidamento delle scelte organizzative ai singoli capi degli uffici giudiziari è stato necessario al fine di calibrare gli interventi sulle specifiche esigenze delle singole realtà giudiziarie e territoriali nel corso dell'emergenza ma, al contempo, il Ministero della giustizia ha continuato a fornire le indicazioni ed il supporto a tutti gli uffici fin dalla fase acuta dell'emergenza epidemiologica. Con la fase 2, si è dato avvio ad un processo di graduale e progressivo ritorno alla normalità nello svolgimento delle attività giudiziarie. Durante il question time , svoltosi nel corso della settimana scorsa, il ministro Bonafede, anche in virtù del mutamento del contesto sanitario, ha affermato come imminente l'emanazione di una circolare che riequilibri il rapporto tra lavoro in presenza e lavoro da remoto del personale amministrativo e, in generale, miri a garantire, per quanto possibile, la regolare celebrazione delle udienze in condizioni di sicurezza già a partire dal 1° luglio 2020. A tale intendimento ha trovato corrispondenza un emendamento accolto dalla Commissione all'unanimità. Concludo Presidente, ricordando anche le importanti novità introdotte con questo provvedimento per semplificare ed accelerare i processi nonostante gli effetti negativi dell'emergenza sanitaria che si è abbattuta sul sistema giustizia. Si tratta del ricorso agli strumenti telematici, sia per il deposito degli atti, con l'estensione della possibilità del deposito anche nel processo penale dopo l'avviso di conclusione delle indagini, sia della possibilità del cosiddetto processo da remoto, consentito per le udienze civili con la garanzia della presenza del giudice nell'ufficio giudiziario, e per le udienze penali laddove vi sia l'accordo delle parti quando si tratta di udienze di discussione o devono essere esaminati testimoni, parti o periti. E ciò al fine di bilanciare il diritto alla salute pubblica con il diritto al giusto processo, ossia i principi di oralità, immediatezza e difesa che devono permeare il processo laddove sono in gioco diritti fondamentali dei cittadini come quello della libertà. Per tutti questi motivi, concludo Presidente, dichiarando all'Assemblea il voto favorevole del Gruppo M5S. Congedi e missioni Sono in congedo i senatori: Abate, Barachini, Bongiorno, Bossi Umberto, Castaldi, Cattaneo, Crimi, De Poli, Di Piazza, Fazzolari, Giacobbe, Malpezzi, Margiotta, Merlo, Misiani, Monti, Napolitano, Pazzaglini, Rojc, Ronzulli, Sciascia, Segre, Sileri, Turco e Zanda. . È assente per incarico avuto dal Senato il senatore La Russa, per attività di rappresentanza del Senato. Disegni di legge, annunzio di presentazione DDL Costituzionale senatori Lannutti Elio, Giannuzzi Silvana, Quarto Ruggiero, Presutto Vincenzo, Donno Daniela, Vanin Orietta, Angrisani Luisa, Maiorino Alessandra, Granato Bianca Laura, Trentacoste Fabrizio Modifiche all'articolo 21 della Costituzione, concernenti la libertà d'informazione, al fine di salvaguardare i diritti fondamentali della persona (1849) (presentato in data 16/06/2020); senatori Maiorino Alessandra, Angrisani Luisa, L'Abbate Patty, Trentacoste Fabrizio, Lannutti Elio, Pavanelli Emma, Marilotti Gianni, Donno Daniela, Accoto Rossella, Romano Iunio Valerio, Ortis Fabrizio, Mollame Francesco, Botto Elena, Vanin Orietta, Presutto Vincenzo Delega al Governo in materia di tutela della proprietà intellettuale (1850) (presentato in data 17/06/2020); senatore Giacobbe Francesco Istituzione di una Commissione parlamentare bicamerale sull'emigrazione italiana nel mondo (1851) (presentato in data 17/06/2020); senatrice Matrisciano Susy Disposizioni in materia di tutela del lavoro (1852) (presentato in data 17/06/2020); senatori Rufa Gianfranco, Alessandrini Valeria, Arrigoni Paolo, Augussori Luigi, Bagnai Alberto, Barbaro Claudio, Bergesio Giorgio Maria, Borghesi Stefano, Bossi Simone, Briziarelli Luca, Bruzzone Francesco, Calderoli Roberto, Campari Maurizio, Candura Massimo, Cantu' Maria Cristina, Casolati Marzia, Corti Stefano, De Vecchis William, Faggi Antonella, Ferrero Roberta, Fregolent Sonia, Fusco Umberto, Grassi Ugo, Iwobi Tony Chike, Lucidi Stefano, Lunesu Michelina, Marin Raffaella Fiormaria, Marti Roberto, Montani Enrico, Nisini Tiziana, Ostellari Andrea, Pazzaglini Giuliano, Pellegrini Emanuele, Pepe Pasquale, Pergreffi Simona, Pianasso Cesare, Pillon Simone, Pirovano Daisy, Pisani Pietro, Pittoni Mario, Pizzol Nadia, Pucciarelli Stefania, Ripamonti Paolo, Rivolta Erica, Romeo Massimiliano, Saponara Maria, Saviane Paolo, Sbrana Rosellina, Siri Armando, Stefani Erika, Testor Elena, Urraro Francesco, Vallardi Gianpaolo, Vescovi Manuel, Zuliani Cristiano Disposizioni in materia di clownterapia (1853) (presentato in data 17/06/2020); senatori Rufa Gianfranco, Alessandrini Valeria, Arrigoni Paolo, Augussori Luigi, Bagnai Alberto, Barbaro Claudio, Bergesio Giorgio Maria, Borghesi Stefano, Bossi Simone, Briziarelli Luca, Bruzzone Francesco, Calderoli Roberto, Campari Maurizio, Candura Massimo, Cantu' Maria Cristina, Casolati Marzia, Corti Stefano, De Vecchis William, Faggi Antonella, Ferrero Roberta, Fregolent Sonia, Fusco Umberto, Grassi Ugo, Iwobi Tony Chike, Lucidi Stefano, Lunesu Michelina, Marin Raffaella Fiormaria, Marti Roberto, Montani Enrico, Nisini Tiziana, Ostellari Andrea, Pazzaglini Giuliano, Pellegrini Emanuele, Pepe Pasquale, Pergreffi Simona, Pianasso Cesare, Pillon Simone, Pirovano Daisy, Pisani Pietro, Pittoni Mario, Pizzol Nadia, Pucciarelli Stefania, Ripamonti Paolo, Rivolta Erica, Romeo Massimiliano, Saponara Maria, Saviane Paolo, Sbrana Rosellina, Siri Armando, Stefani Erika, Testor Elena, Urraro Francesco, Vallardi Gianpaolo, Vescovi Manuel, Zuliani Cristiano Introduzione dell'obbligo di installazione di dispositivi di verifica del tasso alcolemico del guidatore di veicoli a motore atti ad inibirne l'avviamento nel caso di livelli superiori a quelli consentiti dalla legge (1854) (presentato in data 17/06/2020); senatori Marin Raffaella Fiormaria, Fregolent Sonia, Cantu' Maria Cristina, Lunesu Michelina, Arrigoni Paolo, Augussori Luigi, Bagnai Alberto, Barbaro Claudio, Bergesio Giorgio Maria, Borghesi Stefano, Bossi Simone, Briziarelli Luca, Bruzzone Francesco, Calderoli Roberto, Campari Maurizio, Candura Massimo, Casolati Marzia, Corti Stefano, De Vecchis William, Faggi Antonella, Ferrero Roberta, Fusco Umberto, Iwobi Tony Chike, Marti Roberto, Montani Enrico, Nisini Tiziana, Ostellari Andrea, Pazzaglini Giuliano, Pellegrini Emanuele, Pepe Pasquale, Pergreffi Simona, Pianasso Cesare, Pillon Simone, Pirovano Daisy, Pisani Pietro, Pittoni Mario, Pizzol Nadia, Pucciarelli Stefania, Ripamonti Paolo, Rivolta Erica, Romeo Massimiliano, Rufa Gianfranco, Saponara Maria, Saviane Paolo, Sbrana Rosellina, Siri Armando, Stefani Erika, Tosato Paolo, Urraro Francesco, Vallardi Gianpaolo, Vescovi Manuel, Zuliani Cristiano Disposizioni in materia di tutela della sicurezza e della salute del personale dell'Arma dei Carabinieri (1855) (presentato in data 17/06/2020). Disegni di legge, presentazione del testo degli articoli In data 17/06/2020 la 3ª Commissione permanente Aff. esteri ha presentato il testo degli articoli proposti dalla Commissione stessa, per il disegno di legge: "Ratifica ed esecuzione dello Scambio di Note per il rinnovo a tempo indeterminato dell'Accordo tra il Ministero della difesa italiano e il Ministero della difesa macedone sulla cooperazione nel campo della difesa del 9 maggio 1997, fatto a Skopje il 3 febbraio e il 23 agosto 2017" (1087) (presentato in data 22/02/2019). Governo, trasmissione di atti per il parere. Deferimento Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 12 giugno 2020, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 22 della legge 7 aprile 2017, n. 47 - lo schema di decreto del Presidente della Repubblica recante modifiche al decreto del Presidente della Repubblica 31 agosto 1999, n. 394, in attuazione dell'articolo 22 della legge 7 aprile 2017, n. 47, recante misure di protezione dei minori stranieri non accompagnati (n. 181). Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139- bis del Regolamento, lo schema di decreto è deferito alla 1ª Commissione permanente, che esprimerà il parere entro il termine del 7 luglio 2020. Le Commissioni 2ª, 3ª, 7ª, 11ª e 14ª potranno formulare le proprie osservazioni alla 1ª Commissione entro il 2 luglio 2020. Governo, trasmissione di sentenze della Corte di giustizia dell'Unione europea. Deferimento Il Dipartimento per le politiche europee della Presidenza del Consiglio dei ministri, in data 5 giugno 2020, ha trasmesso le seguenti decisioni della Corte di giustizia dell'Unione europea, relative a cause in cui la Repubblica italiana è parte o adottate a seguito di domanda di pronuncia pregiudiziale proposta da un'autorità giurisdizionale italiana, che sono deferite, ai sensi dell'articolo 144- ter del Regolamento, alle sottoindicate Commissioni competenti per materia, nonché alla 14 a Commissione permanente: Sentenza della Corte (Seconda sezione) del 14 maggio 2020, causa C‑15/19. A.m.a. - Azienda Municipale Ambiente SpA contro Consorzio Laziale Rifiuti - Co.La.Ri.. Domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dalla Corte suprema di cassazione. «Ambiente - Rifiuti - Direttiva 1999/31/CE - Discariche preesistenti - periodo di gestione successiva alla chiusura della discarica - proroga - Costi di smaltimento dei rifiuti nelle discariche - Principio del "chi inquina paga" - Applicazione nel tempo della direttiva.»( Doc . XIX, n. 95) - alla 5 a e alla 13 a Commissione permanente ; Sentenza della Corte (Sesta sezione) del 6 maggio 2020, cause riunite C‑415/19, C-416/19 e C-417/19. BlumarSpA (C-415/19), Roberto Abate SpA (C-416/19) e Commerciale Gicap SpA (C-417/19) contro Agenzia delle Entrate. Domande di pronuncia pregiudiziale proposte dalla Corte suprema di cassazione. «Concorrenza e aiuti concessi dagli Stati - Decisione della Commissione europea che dichiara un regime di aiuti compatibile con il mercato interno - Normativa nazionale che preclude la possibilità di concedere un aiuto in base ad un regime autorizzato in caso di inosservanza di una condizione non prevista dalla decisione della Commissione.» ( Doc . XIX, n. 96) - alla 1 a , alla 5 a , alla 6 a e alla 10 a Commissione permanente ; Sentenza della Corte (Prima sezione) del 7 maggio 2020, causa C‑641/18. LG e alri contro Rina SpA e Ente Registro Italiano Navale. Domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Tribunale di Genova. «Giustizia e diritti fondamentali - Cooperazione giudiziaria in materia civile - Regolamento (CE) n. 44/2001 - Art. 1 par 1 - Nozioni di "materia civile e commerciale" e di "materia amministrativa" - Ambito di applicazione - Attività delle società di classificazione e di certificazione delle navi - Acta iure imperii e acta iure gestionis - prerogative dei pubblici poteri - Immunità giurisdizionale.»( Doc . XIX, n. 97) - alla 1 a , alla 2 a , alla 3 a e alla 8 a Commissione permanente . Corte dei conti, trasmissione di relazioni sulla gestione finanziaria di enti Il Presidente della Sezione del controllo sugli Enti della Corte dei conti, con lettera in data 15 giugno 2020, in adempimento al disposto dell'articolo 7 della legge 21 marzo 1958, n. 259, ha trasmesso la determinazione e la relativa relazione sulla gestione finanziaria dell'Istituto Nazionale per l'Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro (INAIL) per l'esercizio 2018. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5 a e alla 11 a Commissione permanente ( Doc . XV, n. 291). Petizioni, annunzio Sono state presentate le seguenti petizioni deferite, ai sensi dell'articolo 140 del Regolamento, alle sottoindicate Commissioni permanenti, competenti per materia. I signori Ignazio Rosenberg Colorni e Paolo Amadio da Milano chiedono disposizioni in materia di rappresentanza parlamentare (Petizione n. 595, assegnata alla 1 a Commissione permanente); il signor Ettore Salvatori, Presidente di Asso-Consum, chiede la proroga al 30 settembre 2020 della sospensione degli sfratti prevista dal decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18 (Petizione n. 596, assegnata alla 5 a Commissione permanente); il signor Michele Spera da Lanciano (Chieti) chiede interventi volti ad agevolare l'erogazione di contributi per i danni subiti a seguito di eventi sismici (Petizione n. 597, assegnata alla 5 a Commissione permanente); il signor Luciano Cungi da Firenze chiede disposizioni in materia di termini di conclusione dei procedimenti amministrativi (Petizione n. 598, assegnata alla 1 a Commissione permanente); la signora Cristina Rosselli da Empoli, a nome del Gruppo #UniticonRiserva, in considerazione dell'emergenza legata al virus Covid-19 e delle conseguenti difficoltà per gli studenti di ultimare in tempo utile il percorso di studi, chiede che i laureandi dell'attuale anno accademico vengano ammessi con riserva al concorso ordinario, per titoli ed esami, finalizzato al reclutamento del personale docente bandito col Decreto n. 499 del 21 aprile 2020 (Petizione n. 599, assegnata alla 7 a Commissione permanente); la signora Myriam Gandini da Giusanno (MB) chiede che il rimborso relativo agli eventi culturali e di spettacolo annullati a causa dell'emergenza sanitaria legata al virus Covid-19 sia previsto in denaro e non sotto forma di voucher (Petizione n. 600, assegnata alla 5 a Commissione permanente); la signora Donatella De Paola da Cottanello (Rieti) e numerosi altri cittadini chiedono interventi urgenti finalizzati a preservare il plesso della scuola dell'infanzia dell'Istituto comprensivo di Casperia sito in Cottanello, impedendone il trasferimento nel Comune di Montasola (Petizione n. 601, assegnata alla 7 a Commissione permanente); il signor Umberto Franchini da Telese Terme (Benevento) propone una riforma organica del sistema tributario (Petizione n. 602, assegnata alla 6 a Commissione permanente); il signor Michele Alessandro Bina e numerosi altri cittadini chiedono interventi urgenti per evitare la chiusura dell'impianto Solland Silicon di Sinigo (Merano), specializzato nella produzione di materiali per l'industria dei semiconduttori (Petizione n. 603, assegnata alla 10 a Commissione permanente). Interrogazioni Atto n. 3-01689 LUPO Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: il settore del trasporto aereo, anche per la chiusura dei cieli, risulta uno dei più colpiti dall'emergenza sanitaria da COVID-19: l'International air transport association (IATA) ha stimato perdite per il 2020 pari a circa 74,5 miliardi di euro, con un crollo dei profitti superiore al 20 per cento e un dimezzamento dei ricavi; allineandosi a quanto determinato dall'Agenzia europea per la sicurezza aerea (EASA) anche in Italia, con l'allegato tecnico al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 11 giugno 2020 è stato eliminato, dal 15 giugno, l'obbligo di distanziamento sociale all'interno dei velivoli, a condizione che venga assicurato all'interno del velivolo il ricambio completo dell'aria ogni tre minuti; ai sensi delle predette disposizioni nazionali è inoltre previsto l'obbligo della mascherina (da cambiare ogni 4 ore), il divieto di salire a bordo se la temperatura corporea supera i 37,5 gradi e il divieto di portare sull'aeromobile bagagli a mano di grandi dimensioni, che, se non ben gestito sin dagli accessi in aeroporto con l'aiuto dei gestori aeroportuali e handling , rischia di comportare svariati problemi operativi in fase di imbarco; da più parti arrivano sollecitazioni, per non dire vere e proprie pressioni, sul vettore nazionale affinché operi alcune tratte su aeroporti che non risultano però avere grandi richieste seguendo l'indice di prenotazione, mentre aeroporti nazionali fondamentali e strategici come Milano Linate rimangono ancora chiusi; risulta che la richiesta di apertura per un aeroporto rilevante per il traffico business come quello di Linate sia fortemente sollecitata da molti utenti; il trasporto aereo rappresenta un imprescindibile fattore di crescita del PIL e del turismo; secondo la IATA nel 2021 ci sarà un leggero recupero della domanda di trasporto aereo con conseguente riduzione delle perdite stimata intorno ai 15,8 miliardi di dollari ed una ripresa del numero dei passeggeri; la crisi generata dalla pandemia può rappresentare un'opportunità per ripartire con una visione sistemica, che superi l'attuale affastellamento normativo che ha visto l'emanazione di una serie di atti puntuali avulsi da una visione organica del settore, introducendo pari condizioni tra tutti gli operatori, a partire dalla sottoscrizione di accordi di " co-marketing "; il cosiddetto decreto-legge "rilancio", attualmente all'esame della Camera (AC 2500), pone alcune importanti riserve per favorire condizioni minime comuni a partire da quelle salariali, come previsto dall'art. 203 ("Trattamento economico minimo per il personale del trasporto aereo"); al Senato è stato depositato un disegno di legge di riordino del settore aereo (AS 727), attualmente in fase di esame presso l'8ª Commissione permanente (Lavori pubblici, comunicazioni), si chiede di sapere: quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda assumere per garantire la massima sicurezza dei passeggeri e degli operatori, vigilando sulle responsabilità di ciascuno relativamente al rispetto delle regole; quale sia il motivo per cui l'aeroporto di Milano Linate resta ancora chiuso nonostante la sua strategicità anche per altri aeroporti di collegamento; quale sia la sua posizione in merito al progetto di riordino del settore aereo attualmente all'esame della Commissione 8ª del Senato e se non ritenga opportuno attivarsi al fine di concorrere alla sua approvazione, in un'ottica di rilancio del trasporto aereo e del turismo in chiave sistemica, con regole uniformemente applicate a tutti gli attori. Atto n. 3-01690 LANIECE BRESSA DURNWALDER UNTERBERGER STEGER Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: in data 20 novembre 2018, il primo firmatario del presente atto di sindacato ispettivo ha presentato, a sua prima firma, un'interrogazione a risposta scritta (4-00885) al Ministro in indirizzo; sulla strada statale di collegamento internazionale fra Italia e Svizzera, i lavori di completamento ed ultimazione della strada statale 27, tra Etroubles (Aosta) e l'innesto dell'autostrada per il traforo del Gran San Bernardo, sono ancora fermi; l'ANAS, con disposizione n. CDG-0083721-P del 10 giugno 2011, aveva approvato il progetto esecutivo dei lavori avente ad oggetto la strada statale 27 "del Gran San Bernardo", lavori di sistemazione tra Etroubles e l'innesto dell'autostrada per il traforo del San Bernardo, variante agli abitati di Etroubles e Saint Oyen dal chilometro 15+180 al chilometro 18+700, lotto unificato; considerato che: tali lavori dovevano concludersi nell'anno 2016, sia per quanto attiene alle opere stradali e sia per quanto riguarda le opere di ripristino delle aree agricole occupate temporaneamente per lo stoccaggio del materiale di scavo e per le aree di cantiere; a causa delle note vicende relative alla ditta appaltatrice Lauro SpA, l'avanzamento dei lavori è fermo al dicembre 2015 con conseguente arresto del processo di smaltimento e riutilizzo dei materiali di risulta dello scavo; ad ottobre 2018, l'ingegner Luongo di ANAS SpA, in sede di audizione nella III Commissione permanente del Consiglio regionale della Valle d'Aosta, aveva illustrato le tempistiche riferendo come il progetto sarebbe stato approvato e validato nella primavera del 2019 e che nel corso dell'estate sarebbe stata espletata la fase di pubblicazione del nuovo appalto; le tempistiche relative alla riprogettazione dell'opera, alla sua validazione, alle procedure della conseguente gara di appalto ed infine all'ultimazione di tutte le opere previste consentiranno, ipoteticamente, l'ultimazione dei lavori non prima dell'anno 2023; tale data costituisce una tempistica più che doppia rispetto a quella prevista inizialmente e i disagi così determinati sarebbero da quantificare ben oltre tale proporzione; la mancata realizzazione delle opere di variante alla strada statale 27 determina la permanenza della condizione di pericolosità dell'attuale asse viario in corrispondenza dell'abitato di Etroubles ed in corrispondenza dell'abitato di Saint Oyen; tenuto, inoltre, conto che: tutto questo arreca un grave pregiudizio ambientale, agro-pastorale e paesaggistico ai territori interessati, con particolare riferimento ai cumuli di smarino insistenti su terreni essenziali alle attività agricole, nonché un innegabile danno all'immagine turistica, intimamente legata all'integrità dell'ambiente alpino; la situazione di abbandono rappresenta un pericolo ed un rischio per i territori interessati, in particolar modo se abbinata ad una mancata o carente vigilanza delle aree di cantiere; tenuto conto, infine, che: è stata segnalata, con nota prot. 0003848 del 1° ottobre 2019 al compartimento ANAS della Valle d'Aosta, una grave situazione di pericolo derivante dall'ostruzione del torrente Artanavaz in corrispondenza di un attraversamento temporaneo per una pista di cantiere, ma l'ANAS ad oggi non ha ancora fornito alcuna risposta e non ha provveduto in alcun modo alla messa in sicurezza dell'area ed al ripristino delle condizioni dell'alveo del torrente; è necessario un tempestivo intervento per scongiurare ulteriori rischi idrogeologici, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti e se non intenda intervenire direttamente tra le parti al fine di garantire una rapida ultimazione della variante alla strada statale 27 del Gran San Bernardo. Atto n. 3-01691 MOLLAME PAVANELLI DONNO L'ABBATE TRENTACOSTE ROMANO MARINELLO LANNUTTI MAIORINO GIANNUZZI ANGRISANI GRANATO ORTIS ANASTASI NATURALE AGOSTINELLI PUGLIA PISANI Giuseppe GUIDOLIN PESCO LOREFICE FENU CIOFFI CAMPAGNA MARILOTTI RUSSO LA MURA FLORIDIA Ai Ministri delle infrastrutture e dei trasporti e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Premesso che: com'è noto, la continuità territoriale ferroviaria nello Stretto di Messina è garantita dal trasbordo degli interi treni da una sponda all'altra; il sistema di trasporto ferroviario in atto presenta grossi problemi connessi alle operazioni di composizione e scomposizione dei convogli necessarie per effettuare l'imbarco, il traghettamento e lo sbarco con i conseguenti lunghi tempi necessari che penalizzano l'efficienza e l'attrattività del trasporto stesso; con più dettaglio, i treni in arrivo dalla Calabria si fermano a Villa San Giovanni (Reggio Calabria), per poi raggiungere l'imbarco (2-3 vagoni alla volta vengono caricati sulla nave "Bluferries" con manovre avanti ed indietro ripetute) al fine di concludere il trasporto verso la Sicilia, e lì, previa operazione di sbarco e ricollegamento, i vagoni riprendono la loro corsa. I passeggeri sono comunque costretti durante il traghettamento ad attendere le complesse operazioni di imbarco e sbarco dei convogli, che possono durare anche più di 2 ore; in aggiunta, la Sicilia risulta oggi esclusa dalla rete dei servizi ferroviari ad alta velocità in quanto i convogli impiegati non sono scomponibili; considerato che, a parere degli interroganti: risultano inaccettabili ad oggi anche le conseguenze sull'ambiente di tali operazioni in quanto le navi che trasportano un treno intero (oltre 500 tonnellate) hanno un consumo di carburante spropositato soprattutto se lo si compara al risparmio che potrebbe esserci se ci si dotasse di treni coincidenti, che, stazionando sulle rispettive sponde, permetterebbero il semplice trasbordo dei soli passeggeri, proprio come avviene per le usuali coincidenze in tutte le stazioni ferroviarie. Il modello più funzionale è sicuramente rappresentato dalla costruzione di banchine pedonali su entrambe le rive che conducano in tutta sicurezza i passeggeri da un treno ad alta velocità in arrivo a Villa San Giovanni a traghetti veloci o aliscafi che trasporterebbero a Messina i soli passeggeri, dove li attendono altri treni ad alta velocità per Catania e Siracusa o per Palermo e Trapani. E viceversa dall'isola per il continente; attualmente il sistema ferroviario offre all'utenza, soprattutto a quella siciliana dei pendolari ma anche a quella nazionale, interi treni che vengono caricati su navi con lunghi tempi necessari per le operazioni e consumi elevati non adeguati ad un Paese moderno e soprattutto a criteri ottimali di risparmio energetico rispettoso dell'ambiente, stante l'origine da fonti fossili non rinnovabili dell'alimentazione dei propulsori delle navi, con conseguente spropositata produzione di anidride carbonica; tale sistema rappresenta un modello di trasporto legato a modalità vetuste e non più tollerabili poiché non adeguato all'emergenza climatica del pianeta; i viaggi ad alta velocità, inoltre, non possono essere una prerogativa solo dell'Italia peninsulare, è necessario prevedere al più presto un sistema funzionale che riduca i tempi di attraversamento dello stretto ed invogli all'uso del trasporto ferroviario da e per la Sicilia, assai meno impattante di quello aereo in termini di produzione di anidride carbonica. Sistema di trasporto, quest'ultimo, assai più usato anche per la lentezza di quello ferroviario; è urgente che il Governo si adoperi per assicurare un servizio assai più celere, moderno, funzionale e rispettoso dell'ambiente che preveda l'utilizzo di navi veloci per il trasporto dei soli passeggeri tra le due sponde dello stretto e permetta loro di avvalersi rispettivamente sulla terraferma e sull'isola di treni ad alta velocità, garantendo così una più celere continuità territoriale; pertanto con l'organizzazione del nuovo servizio si risparmierebbe una quantità ingente di carburante da fonte non rinnovabile e si renderebbe più celere il trasporto, visto che la mission di Ferrovie dello Stato non è trasportare treni ma passeggeri. In sintesi, le nuove modalità di trasporto comporterebbero notevoli vantaggi per l'ambiente, per l'azienda FS, che risparmia ed offre un servizio migliore, ed infine per i passeggeri che in 20 minuti circa potrebbero attraversare la discontinuità costituita dallo stretto, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza della situazione e quali iniziative intendano adottare, in collaborazione con RFI e Trenitalia e con tutti i soggetti portatori di interessi, al fine migliorare la connessione sullo stretto, considerando l'istituzione di un tavolo tecnico per la redazione di uno studio di fattibilità per il miglioramento dei sistemi di collegamento nell'area dello stretto, valutando un trasbordo di passeggeri più rispettoso dell'ambiente e degli utenti nonché la dotazione di treni ad alta velocità; se condividano l'urgenza della risoluzione della problematica, visto che il metodo che si è già perpetuato negli anni risulta inefficiente, lento ed altamente inquinante, se si considera il rapporto pari a circa uno a 20 del peso trasportato confrontando il solo peso dei passeggeri rispetto a quello dell'intero treno ed un consumo d'energia da fonte non rinnovabile direttamente proporzionale al peso trasportato, nonché il maggiore tempo necessario per le operazioni di imbarco e sbarco dei convogli, da cui il conseguente ricorso da parte di tanti all'uso del mezzo aereo, assai più inquinante. Atto n. 3-01692 CALANDRINI CIRIANI Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: la realizzazione dell'autostrada Roma-Latina e della bretella Cisterna-Valmontone risponde ad interessi di carattere nazionale volti, da una parte, a saldare la cesura esistente tra la A12 Roma-Civitavecchia ed il confine con la Campania e, dall'altra, ad assicurare il raccordo tra il sistema autostradale centrale A1 e quello tirrenico, consentendo di alleggerire il traffico veicolare, particolarmente intenso, insistente sulle strade Pontina e Appia; per la realizzazione dell'opera il CIPE, con delibera n. 50/2004, ha stanziato 465,8 milioni di euro; nel 2008 per la realizzazione dell'opera è stata costituita Autostrade del Lazio SpA, società mista tra ANAS e Regione Lazio; l'opera ha un costo complessivo di 2,7 miliardi di euro; la gara ad evidenza pubblica è stata espletata ed aggiudicata il 19 dicembre 2016, ma è stata successivamente annullata dalla giustizia amministrativa; appare evidente il ritardo accumulato negli anni; tale ritardo condanna il territorio della provincia di Latina ad un anacronistico isolamento che minaccia l'economia locale, con numerose aziende che decidono di delocalizzare e abbandonare per mancanza di collegamenti e infrastrutture adeguate; gli interroganti rilevano che tali infrastrutture si rendono a maggior ragione necessarie per la presenza in provincia di Latina di uno dei poli chimico-farmaceutici più importanti del territorio nazionale, con aziende di caratura internazionale e che fanno dell' export il loro core business ; dati ACI aggiornati al 2018 indicano che la strada statale 148 "Pontina", che collega Latina a Roma e sul cui tracciato dovrebbe nascere la Roma-Latina, è stata teatro di 268 incidenti che hanno causato 8 morti e ben 436 feriti, numeri che rilevano la pericolosità della strada che è buia, a tratti dissestata, e con segnaletica orizzontale e verticale in parte carente: è una strada oramai non più sufficiente a contenere la mole di traffico veicolare; il 24 aprile 2020, l'assessore regionale per i lavori pubblici Mauro Alessandri, durante un'audizione in Commissione Bilancio della Regione Lazio, ha dichiarato che "è intenzione del ministro, nel decreto di prossima emanazione, individuare il commissario per la sua realizzazione sulla base di un progetto che abbiamo ripassato al vaglio di un buon confronto"; tale nomina commissariale non è mai avvenuta; a parere degli interroganti, anche a causa della crisi economia generata dal COVID-19, la realizzazione della Roma-Latina e della Cisterna-Valmontone non è più rinviabile, pena il rischio concreto di desertificazione del tessuto produttivo locale, si chiede di sapere: come il Ministro in indirizzo intenda procedere al fine del tempestivo avvio della realizzazione dell'autostrada Roma-Latina e della bretella Cisterna-Valmontone, preservando le attuali autorizzazioni acquisite e se sia prevista un'ulteriore dotazione di fondi del CIPE o se sia previsto un incremento aggiuntivo alla dotazione finanziaria iniziale di 465 milioni di euro; come intenda procedere per scongiurare un'eventuale perenzione dei fondi già assegnati e quali iniziative di competenza intenda assumere a supporto della Regione Lazio o di ANAS, per assicurare la realizzazione dell'autostrada Roma-Latina e della bretella Cisterna-Valmontone. Atto n. 3-01693 CALANDRINI Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Premesso che: è pervenuta all'interrogante una segnalazione informale riguardante perplessità espresse a mezzo di social network in merito all'utilizzo di voli charter per il rientro in Italia di connazionali rimasti bloccati in Spagna a causa dell'emergenza COVID-19; sono stati palesati dubbi relativi all'esosità dei costi dei voli promossi dal Comitato italiani all'estero di Madrid, di concerto con due agenzie di viaggio private (la Viajes Eco e Tenerife Golf SpA), rispetto alle offerte di altre compagnie aeree; in particolare, il 3 giugno 2020, 215 italiani sono rientrati in Italia su un volo charter di rimpatrio promosso dal Comites di Madrid e organizzato in collaborazione con un'agenzia di viaggio spagnola; la rimozione del divieto di voli diretti dall'Italia per la Spagna, già dal 19 maggio attraverso il ripristino dei collegamenti regolari tra Madrid e Barcellona e Roma a partire dai primi di giugno, unitamente ad ulteriori voli speciali attivati da altre compagnie aeree, è la dimostrazione dell'inutilità dell'iniziativa intrapresa; è di tutta evidenza che l'attività di assistenza dovrebbe essere conforme alle norme che regolano compiti e funzioni dei Comitati degli italiani all'estero, ai sensi dell'art. 2 della legge 23 ottobre 2003, n. 286; a parere dell'interrogante, l'attività di promuovere voli, peraltro a seguito della rimozione dei divieti imposti dall'emergenza sanitaria nei collegamenti diretti sulla tratta Italia-Spagna, non sembra integrare le funzioni istituzionali a beneficio dei connazionali e individuate dalle norme relative alla disciplina dei Comitati degli italiani all'estero, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto esposto e se sia da ritenersi corretta questa versione dei fatti; se l'attività sia stata effettuata in coerenza con i dettami inerenti ai criteri di assegnazione di incarichi alle agenzie di viaggio e se sia stato attuato il confronto competitivo tra più offerte e, in particolare, se sia a conoscenza dell'ammontare di eventuali commissioni applicate; se le attività poste in essere dal Comitato degli italiani all'estero siano conformi alle funzioni assegnategli; quali provvedimenti intenda adottare ove le circostanze esposte fossero confermate. Atto n. 3-01694 DE POLI MALLEGNI DE SIANO BARACHINI BARBONI Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: il patrimonio infrastrutturale italiano ha subìto negli ultimi anni un costante degrado che mette in gioco la sicurezza stessa dei cittadini e rischia di compromettere l'attrattività dell'Italia nei confronti dei grandi investitori internazionali; in un momento particolarmente difficile com'è quello attuale, il nostro Paese avrebbe bisogno di investimenti di medio-lungo periodo per rilanciare una prospettiva di sviluppo economico e infrastrutturale; la realizzazione di maggiori opere pubbliche genererebbe benefici dal punto di vista logistico, creerebbe posti di lavoro per la costruzione e la manutenzione, permetterebbe alle imprese italiane di accrescere la produttività, consentendo al Paese di restare inserita nei flussi commerciali tra l'Europa e il resto del mondo e di puntare all'obiettivo strategico di fare del nostro Paese il primo Paese manifatturiero in Europa, con i relativi benefici occupazionali; da fonti di stampa si apprende dei vertici istituzionali delle categorie economiche venete, in particolare di Padova e provincia, con l'intento di esaminare le criticità sorte a seguito del lockdown e l'impatto economico derivato, per una valutazione delle iniziative da porre in essere per mitigare le drammatiche ricadute economiche subite dalle imprese di quell'area; tra le varie istanze, le più urgenti sarebbero la sistemazione del ponte sul fiume Brenta, in località Curtarolo, soggetto a limitazioni del traffico pesante a causa del deterioramento delle strutture portanti, con conseguente allungamento forzato del tragitto sulla strada regionale 308, e la cessione delle competenze di questo tratto stradale all'ANAS; con l'atto di sindacato ispettivo 4-01690 del 28 maggio 2019 il primo firmatario della presente interrogazione ha portato all'attenzione del Ministro in indirizzo l'urgenza della sistemazione del ponte sul Brenta; la strada statale 47 "della Valsugana" e il suo innesto nella Pedemontana veneta sono essenziali infrastrutture di collegamento viario tra il nostro Paese e il nord Europa; con l'interrogazione 3-00668 il primo firmatario ha già portato all'attenzione del Ministro l'urgenza di intervenire per il completamento dell'ex strada regionale 10; a seguito della riclassificazione denominata "rientro strade", la strada regionale 10 è già passata sotto l'egida dell'ANAS; mancano 7 chilometri da Carceri (Padova) all'innesto della A31 e 10 chilometri per arrivare fino a Montagnana (Padova); dalla tempestività di tali interventi dipende la competitività e in alcuni casi, anche in considerazione delle gravi difficoltà indotte dalla pandemia, la sopravvivenza delle migliaia di imprese che costituiscono il sistema economico dell'alta padovana, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno e necessario intervenire nelle sedi competenti per: riclassificare la strada provinciale 47 a strada statale sotto la gestione dell'ANAS, così da consentire la realizzazione del consolidamento del ponte sul fiume Brenta in località Curtarolo; prevedere un intervento economico per la realizzazione di un collegamento tra la strada provinciale 47 e la superstrada Pedemontana veneta; infine, prevedere risorse necessarie e sufficienti per il completamento della strada statale 10 (ex strada regionale 10), opera fondamentale per lo sviluppo socio-economico della bassa padovana. Atto n. 3-01695 STEFANO MARCUCCI D'ARIENZO ASTORRE FERRAZZI FERRARI Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: con il decreto ministeriale n. 112 del 12 marzo 2020 è stata disposta, al fine di contrastare il diffondersi del COVID-19, la razionalizzazione del servizio di trasporto aereo, garantendo l'operatività esclusivamente di alcuni aeroporti e la permanenza di alcune tratte aeree; da marzo, sino ad oggi, si sono succeduti numerosi decreti per regolare la materia, l'ultimo dei quali, del 14 giugno 2020, ha disposto che, in considerazione delle numerose "richieste dei gestori aeroportuali", della "collocazione geografica degli aeroporti in grado di servire bacini di utenza in modo uniforme sul territorio" e della loro "capacità infrastrutturale", nonché della "necessità di garantire i collegamenti insulari", fino al 14 luglio 2020 l'operatività dei servizi è limitata ad alcuni aeroporti e riguardo cui l'Ente nazionale per l'aviazione civile può poi, sulla base delle ulteriori richieste ed esigenze di trasporto aereo, modificare e integrare tale elenco; a quanto risulta agli interroganti, su alcuni aeroporti, nonostante figuri come garantita l'operatività, non è stata ripristinata alcuna tratta aerea; in un Paese a forte vocazione turistica quale l'Italia, che necessita di una ripartenza rapida e di ogni strumento e mezzo adatto a garantire la ripresa dello sviluppo economico, la riduzione o cancellazione totale dei voli su alcuni scali e la mancata riattivazione delle tratte aeree determina conseguenze altamente negative, in particolare per il Sud, per il quale la stagione turistica entrante rappresenta un'occasione importante di ripresa; caso emblematico è quello dell'aeroporto di Brindisi, che serve il Salento, e dove ad oggi non opera alcuna tratta aerea tra quelle attive prima dello scoppio dell'emergenza. Questa situazione determina conseguenze rilevanti e a catena sull'economia dell'area e dell'intera regione, sulla tenuta occupazionale, a partire da quella legata all'operatività dello scalo, seriamente a rischio; considerato che: sono numerose le misure che il Governo ha messo in campo in questi mesi, da ultimo con il decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, il cosiddetto decreto "rilancio", a sostegno dell'essenziale settore del turismo, che, tuttavia, non sono da sole in grado di far riprendere al settore la strada dello sviluppo se non vengono accompagnate dalla piena operatività delle infrastrutture di trasporto serventi il settore del turismo, quali aeroporti e tratte aeree operanti sulle aree del Paese a maggiore vocazione turistica, tra cui il Sud e le isole; il ripristino delle tratte aeree è pertanto prioritario affinché le misure messe in campo possano adeguatamente svilupparsi, si chiede di sapere: se, in ragione della conclusione della fase emergenziale più critica, il Ministro in indirizzo non intenda attivarsi al fine di ripristinare il maggior numero di tratte operanti prima del lockdown con particolare riguardo per i territori dell'Italia meridionale e insulare che servono bacini di utenza altrimenti sforniti, e che ne hanno particolare necessità soprattutto in vista dell'ormai avviata stagione estiva; se non ritenga necessario, in vista del nuovo piano industriale che interessa la compagnia Alitalia, adoperarsi, d'intesa con il Ministro dello sviluppo economico, affinché vengano previste e assicurate alcune tratte aeree fuori dalle scelte di mercato, per garantire l'effettivo diritto alla mobilità. Atto n. 3-01696 FARAONE NENCINI VONO BONIFAZI COMINCINI CONZATTI CUCCA GARAVINI GINETTI GRIMANI MAGORNO MARINO PARENTE RENZI SBROLLINI SUDANO Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: le conseguenze dell'emergenza economica provocata dall'epidemia da COVID-19 risultano ogni giorno più drammatiche: basti ricordare che mentre il 13 marzo 2020 la Commissione europea aveva pubblicato una stima preliminare del possibile impatto dell'emergenza sull'economia quantificata in una riduzione di 2,5 punti percentuali del tasso di crescita del PIL della UE nel 2020, negli scorsi giorni l'ISTAT ha certificato il crollo del PIL italiano nella misura dell'8,3 per cento, con una riduzione dei consumi delle famiglie dell'8,7 per cento e del 12,5 per cento negli investimenti; questi dati numerici si traducono concretamente nel fallimento di decine di migliaia di aziende e la perdita di centinaia di migliaia di posti di lavoro, fenomeni ai quali si sta già drammaticamente assistendo; il Governo e il Parlamento per rispondere a questa emergenza economica hanno messo in campo misure senza precedenti, con due scostamenti del deficit per oltre 80 miliardi di euro complessivi approvati nel giro di un mese; questi sono stati resi possibili dall'eccezionalità delle circostanze, che ha prodotto un inedito scenario nel quale si è verificato un generale consenso, anche a livello europeo, sull'esigenza di rispondere alla crisi con grandi investimenti; è opinione diffusa che uno dei principali canali nei quali indirizzare gli investimenti debba essere quello delle infrastrutture materiali, per il valore aggiunto che esse determinano immediatamente nella mobilitazione di capitali e nella creazione di posti di lavoro e nel periodo medio e lungo per il valore aggiunto che apportano a livello dei trasporti per la realizzazione di corridoi essenziali per il trasporto di merci e persone; tra questi corridoi, l'asse ferroviario Berlino-Palermo è classificato come "progetto prioritario 1" nell'ambito dei 30 progetti prioritari definiti nella decisione 884/2004/CE relativa agli orientamenti comunitari per lo sviluppo della rete transeuropea dei trasporti, il che significa che sulla sua necessità vi è stata un'espressione ufficiale in sede europea già oltre 15 anni fa; il Presidente del Consiglio dei ministri ha annunciato pubblicamente già due settimane fa che nell'ambito degli investimenti che saranno sbloccati dall'annunciato "decreto semplificazioni" e dalla messa a disposizione dei fondi già stanziati e di quelli in arrivo quali misura in risposta alla crisi economica determinata dall'emergenza pandemica sarà valutato il progetto del ponte sullo stretto di Messina; aperture significative su tale progetto sono arrivate a livello politico proprio dai vertici del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti competente e in particolare dal viceministro Cancelleri e dal sottosegretario Margiotta; lo stesso masterplan del Governo sul rilancio dell'economia ha ribadito negli scorsi giorni quanto più volte già affermato in precedenza, ossia come sia assolutamente prioritaria la realizzazione dell'alta velocità al Sud; è noto che il progetto, a differenza di molti altri, era già giunto allo stadio definitivo, con la conclusione del relativo appalto nell'ottobre 2005 e la successiva firma del contratto di assegnazione nel marzo 2006, e che dunque vi è già stata la validazione del progetto da parte tutte le autorità competenti e interessate, a cominciare dal Consiglio superiore dei lavori pubblici, fino a tutti i Ministeri e gli enti regionali e locali coinvolti; un recente report realizzato dalle associazioni industriali siciliane e calabresi ha ribadito la necessità della realizzazione dell'opera attraverso il ricorso al "modello Genova" che ha permesso la realizzazione in tempi brevissimi del nuovo ponte (si veda l'articolo de "Il Sole-24 ore" dal titolo "Le imprese: un commissario per fare il Ponte sullo Stretto" del 16 giungo 2020), evidenziando tra l'altro un aumento dell'occupazione legato all'opera stimato in 100.000 posti di lavoro comprensivi dell'indotto, si chiede di sapere quali urgenti iniziative il Ministro in indirizzo intenda adottare per dare avvio in tempi rapidi alla realizzazione del ponte sullo stretto di Messina. Atto n. 3-01697 SALVINI Matteo FAGGI PERGREFFI CAMPARI CORTI RUFA Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: nell'attuale fase congiunturale, contrassegnata dalla più grave recessione del dopoguerra, il rilancio degli interventi infrastrutturali rappresenta il fattore decisivo per una più rapida uscita dalla crisi; la ripresa in termini accelerati degli interventi per la realizzazione, la manutenzione e la messa in sicurezza di opere pubbliche e di interventi di rigenerazione urbana può assicurare un contributo rilevantissimo per le prospettive occupazionali e per evitare che la situazione già critica del settore precipiti definitivamente. Inoltre, la congiuntura offre un'occasione preziosa per riallineare il nostro Paese ai maggiori partner europei quanto a dotazione infrastrutturale in modo da colmare un divario che negli ultimi anni si è progressivamente accentuato; allo stato attuale, gli interventi infrastrutturali (strade, autostrade, ferrovie, porti e aeroporti) già programmati ammontano a quasi 200 miliardi di euro, con oltre il 65 per cento delle risorse necessarie già stanziate e utilizzabili; tuttavia, tali investimenti risultano ancora oggi bloccati per ragioni a giudizio degli interroganti inspiegabili, perlopiù riconducibili a lungaggini burocratiche non più accettabili; il caso delle autostrade è emblematico: gli aggiornamenti dei piani economico-finanziari di molte società concessionarie attendono di essere approvati, in alcuni casi dal 2018, dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti; la mancata approvazione dei nuovi piani è motivo di blocco di investimenti per quasi 20 miliardi di euro, compresi circa 7 miliardi di interventi già cantierabili e 4 miliardi previsti per la gronda di Genova (la cui realizzazione è vieppiù prioritaria dati i gravissimi disagi che storicamente sconta la viabilità di tutto il nord-ovest); la ripresa economica dell'Italia all'indomani dell'emergenza sanitaria da COVID-19 passa attraverso la semplificazione e l'accelerazione delle procedure previste dalla normativa vigente per la realizzazione di tutte le infrastrutture strategiche per il Paese; un importante intervento di semplificazione è stato realizzato con il decreto "sblocca-cantieri" (decreto-legge n. 32 del 2019), che ha disposto la sospensione, fino al 31 dicembre 2020, del regime ordinario previsto dal codice dei contratti pubblici (di cui al decreto legislativo n. 50 del 2016), con effetti positivi riscontrati a livello statistico (fino a prima del lockdown : 16 per cento in più la spesa dei Comuni in investimenti e 40 per cento in più il valore delle gare d'appalto): l'eccezionalità dell'attuale situazione impone quanto meno una proroga di tale regime straordinario in vista di una riforma organica della normativa vigente, nei termini di una velocizzazione e semplificazione degli iter previsti per le piccole opere, riducendo fino all'azzeramento i controlli preventivi e potenziando piuttosto quelli successivi; per le grandi opere (cioè quelle con valore al di sopra dei 10 milioni di euro) appare imprescindibile mettere a sistema il "modello Genova", cioè il regime speciale voluto dalla Lega per la ricostruzione del "ponte Morandi", che ha consentito l'avvio dei lavori dopo solo 3 mesi dal crollo e il loro completamento in soli 14 mesi; tale "modello", che prevede la nomina di un commissario che procede secondo procedura negoziata, si ispira a quello delineato nella direttiva 2014/24/UE in materia di appalti, all'osservanza della quale la stessa Commissione europea ha richiamato con la recente comunicazione 2020/C 108 I/01, contenente gli orientamenti sull'utilizzo del quadro in materia di appalti pubblici nella situazione di emergenza connessa alla crisi della COVID-19; considerato che, a giudizio degli interroganti: allo stato attuale il Governo si è dimostrato disponibile all'avvio di qualunque semplificazione nel senso appena descritto soltanto a parole e nelle intenzioni, senza dare alcun seguito alle tante proposte avanzate dalla Lega (e dall'opposizione in genere) nelle diverse sedi; il nostro Paese, a maggior ragione in questo momento storico, non può più attendere perché sia colmato il gap infrastrutturale che storicamente sconta per la vigenza di procedure burocratiche bizantine e capziose che finiscono per impedire la realizzazione di qualunque opera pubblica, si chiede di sapere se e come il Ministro in indirizzo intenda attivarsi per la semplificazione complessiva delle procedure previste dalla normativa vigente per gli appalti pubblici, al fine di consentire la realizzazione dei tanti investimenti infrastrutturali inspiegabilmente bloccati. Atto n. 3-01698 MALLEGNI Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: nei giorni scorsi è stato deciso da parte di Ferrovie dello Stato SpA che il treno "Frecciarossa 1000" dall'estate 2020 unirà Roma e Pavia passando per la Versilia, l'Argentario e il levante ligure, territori ad altissima attrattività turistica che saranno collegati direttamente all'alta velocità; come annunciato dall'amministratore delegato e direttore generale del gruppo FS, Gianfranco Battisti, "il nuovo servizio permetterà di scoprire e riscoprire le bellezze culturali e paesaggistiche del nostro Paese, distribuendo i flussi turistici non solo nelle grandi città ma anche nelle località di medie e piccole dimensioni, contribuendo in questo modo a un vero e proprio rilancio dell'economia e del settore turistico di tutta l'Italia"; la necessità di avere collegamenti adeguati alle esigenze di chi viaggia e vuole farlo in sicurezza e comfort è fondamentale per avere un ritorno di qualità per il turismo; altrettanto importante è il numero di treni dei treni che vengono messi in servizio con fermate ripetute nell'arco della giornata, e per tutto l'anno, garantendone agli utenti, italiani e stranieri, l'utilizzo costante; le fermate dei treni Frecciarossa sono parte integrante del più ampio piano di sviluppo del turismo nazionale, implicando anche migliori connessioni con il territorio e un più agevole interscambio con altri mezzi di trasporto; sebbene tale decisione avrà risvolti positivi, la collocazione dell'alta velocità solo su alcune direttrici inevitabilmente esclude località e porzioni di regioni che non potranno usufruirne; la costa tirrenica continua, in tal modo, ad essere penalizzata dalle scelte parziali da parte della società; basti considerare che le Frecce che servono la tratta tra Milano e la costa romagnola sono 36 al giorno, 18 in andata e 18 in ritorno, con una media di quasi uno ogni ora, mentre da Milano alla costa toscana "rallentano" gli Intercity (5 in andata e 5 in ritorno) che impiegano dalla città meneghina "appena" 4 ore circa; la costa tirrenica è prevalentemente servita da 3 treni Frecciabianca, in servizio dal 1985, in condizioni assolutamente fatiscenti e privi dei minimi comfort , in andata e ritorno da Genova, oltre ad un Frecciarossa da Pavia; la messa in esercizio dei treni alta velocità Frecciarossa 1000 solo su alcune tratte incrementa ulteriormente lo squilibrio degli standard di servizio; nonostante numerosi proclami per la collocazione dei Frecciarossa in Versilia, ad oggi non si hanno notizie in merito, si chiede di sapere se e come il Ministro in indirizzo intenda adoperarsi per assicurare, in tempi certi, l'annunciato potenziamento dell'alta velocità sulla costa tirrenica, e in particolare in Versilia, al fine di assicurare mobilità alle persone e ai soggetti economici di una regione ad alta vocazione turistica. Interrogazioni con richiesta di risposta scritta Atto n. 4-03683 IANNONE Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Premesso che: un avvocato di Cava de' Tirreni (Salerno), Alfonso Senatore, è bloccato in Sudafrica da più di tre mesi e non riesce a tornare a casa, come rende noto attraverso i social network il diretto interessato; nel suo scritto l'avvocato Senatore spiega che non riesce a tornare dal Sudafrica, Paese in cui va spesso per motivi personali e in cui è rimasto bloccato agli inizi di marzo 2020 a causa dell'esplosione della pandemia di COVID-19, per mancanza di voli certi e sicuri, anche pagando prezzi stratosferici; egli esprime preoccupazione, non tanto per sé, quanto per i tanti italiani impossibilitati a rimanere e a pagare prezzi esorbitanti per tentare di rientrare; tutte le altre nazioni estere hanno provveduto anche con aerei militari al rimpatrio di connazionali; questi italiani si sentono abbandonati al loro destino incerto e si appellano alle massime cariche istituzionali affinché intervengano per uscire da questa angosciante condizione, si chiede di sapere: quali iniziative siano state intraprese per riportare in Italia i nostri connazionali; quali siano gli ostacoli all'organizzazione di un volo con la compagnia Alitalia; se siano state valutate altre opzioni come voli militari o voli di Stato; quali spiegazioni il Ministro in indirizzo possa addurre a giustificazione di questa inerzia, considerato che in altra circostanza è stato approntato un volo per Wuhan in Cina per una sola persona; quali iniziative intenda urgentemente assumere per risolvere il problema degli italiani bloccati in Sudafrica. Atto n. 4-03684 NISINI VESCOVI Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro della salute Premesso che: per quanto consta agli interroganti, giovedì 11 giugno 2020 la Guardia di finanza di Prato ha effettuato una serie di perquisizioni, disposte dalla locale Procura della Repubblica, in 28 imprese individuali del distretto del tessile, gestite da cittadini extracomunitari, nonché in tre società maggiormente strutturate e nei domicili di alcuni rappresentanti legali e di dipendenti; l'inchiesta disposta dalla Procura della Repubblica verte su ipotesi di reato quali l'intermediazione illecita e lo sfruttamento del lavoro, il favoreggiamento e lo sfruttamento dell'immigrazione clandestina, la violazione alle norme sulla sicurezza sui luoghi di lavoro, la violazione del codice degli appalti, la frode nelle pubbliche forniture e la truffa ai danni dello Stato; sempre per quanto consta, queste imprese tessili avevano riconvertito le loro attività nella produzione di mascherine per conto di una società di Prato che risulterebbe essere fornitrice di 6.700.000 mascherine alla Regione Toscana, tramite l'Ente di supporto tecnico-amministrativo regionale (ESTAR), e di 93.000.000 al Dipartimento della protezione civile a fronte di corrispettivi, al netto dell'IVA, pari rispettivamente a circa 3.200.000 e 41.800.000 euro; l'inchiesta avrebbe rivelato che l'azienda fornitrice non sarebbe stata in possesso del parere dell'Istituto superiore di sanità per la produzione di mascherine in quanto mancante dei requisiti previsti; nonostante l'indisponibilità delle autorizzazioni dell'ISS, sia ESTAR sia il Dipartimento della protezione civile avrebbero commissionato e ritirato ben 100 milioni di mascherine che sembrerebbero non essere conformi a quanto pattuito ed ai requisiti previsti per i dispositivi medici, si chiede di sapere: dove siano state distribuite le mascherine non a norma prodotte; se corrisponda al vero il fatto che il Dipartimento della protezione civile abbia commissionato la fornitura di 93.000.000 mascherine, pari ad una spesa di ben 41.800.000 euro più IVA, senza verificare se le aziende produttrici fossero in possesso delle autorizzazioni previste a norma di legge; se non si ritenga di dover informare prontamente gli enti ai quali sono state distribuite le mascherine non a norma. Atto n. 4-03685 GASPARRI MALLEGNI Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: il dottor Domenico Parisi è stato nominato presidente dell'ANPAL, Agenzia nazionale delle politiche attive del lavoro; molte delle attività seguite dall'ANPAL hanno suscitato polemiche a causa di inefficienze e ritardi; a quanto emerge da una sua intervista, Parisi percepisce uno stipendio di circa 160.000 euro annui; il dottor Parisi avrebbe accumulato spese personali, a carico dell'ente, per oltre 160.000 euro, tra cui 55.000 per auto con autista, 32.000 per un appartamento, 71.000 di voli aerei nel 2019, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto riportato; se non ritenga un esborso eccessivo quello per le spese personali del dottor Parisi e se non ritenga di avviare doverose verifiche contabili; se non ritenga che, a fronte delle polemiche a seguito del lavoro svolto non in maniera esaustiva dall'ente, sia doveroso sostituire il dottor Parisi alla guida dell'ANPAL. Atto n. 4-03686 GASPARRI MALLEGNI Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali Premesso che, per quanto risulta agli interroganti: a quanto emerge da organi di stampa, nel marzo 2019 Alessandro Morrone è stato nominato vicepresidente pro tempore dell'INPS, carica creata in quella circostanza; stando a quanto contenuto in un esposto presentato dal magistrato contabile delegato al controllo dell'INPS, Antonio Buccarelli, Morrone non avrebbe mai partecipato alla formazione di alcuna decisione, poi prese esclusivamente dal presidente Tridico; nell'esposto si parla di "mancato esercizio della funzione assegnata", di "danno erariale per il pagamento dell'indennità senza controprestazione" e di "conseguenze per la validità giuridica degli atti gestori"; stando a quanto riportato nell'esposto, gli atti del presidente Tridico che comprendono l'aumento della quota di dirigenti di prima fascia e il piano di fabbisogno del personale INPS potrebbero essere impugnati, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di questa vicenda e se quanto riportato corrisponda al vero; se non intenda fare chiarezza e prendere immediatamente provvedimenti che evitino ricorsi nei confronti dell'INPS, con ulteriori costi per l'ente, eventualmente rivalendosi nelle modalità consentite nei confronti dei responsabili di questa vicenda. Atto n. 4-03687 NENCINI Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: il territorio della provincia di Frosinone è soggetto ad un notevole pendolarismo, e l'insieme dei cittadini che, quotidianamente, si sposta verso Roma si attesta su una quantità compresa tra le 60 e le 70.000 persone; a causa della mancanza di una fermata lungo la linea ad alta velocità, il territorio ciociaro è profondamente penalizzato, in quanto tale carenza non permette alla zona di emergere, e costringe altresì i pendolari diretti verso la capitale a viaggi di durata spropositata, specie in relazione ai chilometri che vengono effettivamente percorsi; proprio in considerazione di ciò, Ferrovie dello Stato ha preso in considerazione la concreta ipotesi di prevedere una stazione del treno ad alta velocità nel Lazio meridionale e nella fattispecie nel territorio di Roccasecca-Cassino; in data 21 dicembre 2019, il Consiglio regionale del Lazio ha approvato, in relazione alla proposta di legge di stabilità regionale per il 2020, l'ordine del giorno n. 563 concernente la "linea ferroviaria veloce Roma-Frosinone-Cassino", che impegna la Giunta a porre in essere tutte le iniziative normative e finanziarie per la realizzazione della rete di collegamento con annessa stazione ferroviaria TAV Roccasecca-Cassino; con deliberazione n. 201 del 21 aprile 2020, la Giunta regionale ha approvato un'importante delibera avente ad oggetto: "Approvazione schema di protocollo d'intesa tra Regione Lazio e Ferrovie dello Stato italiane SpA per promuovere la collaborazione volta a valutare la realizzazione di una nuova stazione/fermata AV sulla tratta Roma-Cassino"; con protocollo RFI-AD/A 0011/P/2019, la direzione generale di RFI ha indirizzato una nota alla Provincia di Frosinone, al Comune di Roccasecca, al Consorzio per lo sviluppo industriale del Lazio meridionale, all'università degli studi del Lazio meridionale e alla Banca popolare del Cassinate, confermando la propria disponibilità a partecipare ad un gruppo tecnico di lavoro per lo studio preliminare per la realizzazione della stazione ad alta velocità di Roccasecca-Cassino; considerato che: in data 23 aprile 2020, nella sede della Regione, è stato annunciato un accordo, tra il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, l'amministratore delegato di Ferrovie dello Stato Battisti, il presidente della Regione Lazio Zingaretti e l'assessore regionale per i lavori pubblici e tutela del territorio e mobilità Alessandri, finalizzato alla realizzazione della stazione ad alta velocità tra Ferentino e Frosinone, nei pressi del casello autostradale, a scapito della stazione Roccasecca-Cassino Lazio meridionale, con commissione e studi già avviati in tal senso dall'università del Lazio meridionale; nonostante la decisione di realizzare la stazione ad alta velocità tra Ferentino e Frosinone, si è continuato ad elargire fondi per la realizzazione di progetti riguardanti la stazione ad alta velocità Roccasecca-Cassino Lazio meridionale, si chiede di sapere se non si ritenga doveroso approfondire le motivazioni per le quali, a fronte dell'accordo annunciato in data 23 aprile 2020, si siano continuati ad elargire fondi per progetti riguardanti la stazione ad alta velocità Roccasecca-Cassino Lazio meridionale. Atto n. 4-03688 BORGONZONI DE VECCHIS FUSCO BARBARO CANTU' MARIN FREGOLENT Al Ministro della salute Premesso che: con oltre 227.000 casi e 32.000 decessi, l'emergenza COVID-19 in Italia continua a fare paura; parte dei firmatari del presente atto ha già presentato un'interrogazione al Ministro della salute (4-03238) in merito alla presunta situazione di conflitto di interessi del vice ministro della Salute, Pierpaolo Sileri, relativo alla vendita di mascherine per la ventilazione non invasiva effettuata dall'azienda Alse Medica Srl al policlinico "Umberto I" di Roma, per tramite della dipendente Giada Nurry, moglie dello stesso vice ministro; dopo essere stato intervistato da Filippo Roma, inviato della trasmissione televisiva "Le Iene", che lo ha fermato e intervistato in data 21 aprile 2020 sul presunto conflitto di interessi derivante dalla posizione professionale della moglie Giada Nurry, il vice ministro Pierpaolo Sileri, in un successivo servizio della trasmissione, andato in onda il 19 maggio 2020, ha accusato pubblicamente l'inviato di aver raccontato il falso nella trasmissione televisiva ed ha minacciato di sporgere denuncia; successivamente, il vice ministro Sileri ha inviato tramite i suoi avvocati una richiesta di rettifica alla trasmissione "Le Iene"; nella trasmissione del 21 aprile 2020, l'inviato de "Le Iene" si chiedeva se potesse esistere un conflitto di interessi, in quanto la moglie del vice ministro Sileri è dipendente di una ditta che vende prodotti per gli ospedali pubblici e il vice ministro allora rispose che non era una rappresentante, né una venditrice, ma una semplice segretaria: affermazione contestata da Filippo Roma, che evidenziava come nel documento ufficiale del contratto di appalto sarebbe allora stato dichiarato il falso, visto che la moglie era indicata come un'agente di zona e non una segretaria; sono stati interpellati dall'inviato de "Le Iene" alcuni rappresentanti di prodotti medici a Roma, i quali hanno confermato che Giada Nurry svolge la professione di promotrice e sovente la incontrano negli ospedali ad aspettare i medici fuori dai reparti, come tutti gli altri promoter e venditori; anche le farmacie degli ospedali romani sentite da Filippo Roma la conoscono professionalmente come una venditrice; nonostante le testimonianze raccolte e i documenti ufficiali dell'appalto dicano tutti la stessa cosa, il vice ministro Sileri ha dichiarato alla stampa che quanto affermato nel servizio de "Le Iene" è falso; ha dichiarato altresì che avrebbe fornito a Filippo Roma la documentazione attestante la sua tesi: dopo un mese, Filippo Roma ha nuovamente contattato il vice ministro Sileri per tentare di avere i documenti di cui faceva parola, fin quando il vice ministro si è rifiutato di fornire i documenti e chiarire i fatti, adducendo come motivazione che "c'è un'inchiesta in corso" e dichiarando quindi la sua indisponibilità ad interviste; nella richiesta di rettifica dei legali del vice ministro Sileri, inoltrata alla redazione de "Le Lene", vi sono vari punti, tra i quali quello relativo al presunto conflitto di interessi derivante dalla nomina a vice ministro di Pierpaolo Sileri e dall'aggiudicazione dell'appalto per la fornitura di mascherine all'azienda presso cui lavora la moglie Giada Nurry, ove si legge che, se pure la conferma dell'appalto al policlinico "Umberto I" sia avvenuta il 21 settembre 2019, ovvero 10 giorni dopo che Sileri è diventato vice ministro, la prima aggiudicazione della gara sarebbe arrivata il 29 aprile 2019; per quanto sia vero che Pierpaolo Sileri ancora non era stato nominato vice ministro, era pur sempre presidente della 12ª Commissione permanente (Igiene e sanità) del Senato; anche il datore di lavoro di Giada Nurry, riconoscendo un palese conflitto di interessi nella situazione creatasi, propose alla moglie del vice ministro che, se avesse voluto, fintanto che il marito ricopriva un ruolo pubblico, avrebbe potuto mettersi in aspettativa. Anche per il datore di lavoro il problema del conflitto di interessi era del tutto evidente; nella documentazione di richiesta di rettifica dei legali del vice ministro, dopo aver più volte Sileri sostenuto che sua moglie era una semplice segretaria, la stessa viene indicata come una promoter , ammettendo così il vice ministro che la moglie avrebbe a che fare con le vendite, pur continuando lo stesso a negare che la moglie percepisca premi di produzione legati ai risultati raggiunti con le vendite; più che una smentita, nella documentazione dei legali del vice ministro c'è una conferma di quanto riferito dal programma televisivo "Le Iene"; il datore di lavoro della signora Giada Nurry ha dichiarato alle telecamere della trasmissione: "è sempre stata un'impiegata addetta alle vendite. È una promotrice dei prodotti che vende l'azienda, illustra le caratteristiche tecniche dei prodotti, fa vedere ai capo sala e agli infermieri come si utilizzano i prodotti, quali sono i vantaggi e i benefici dei prodotti proposti e propone ai medici di acquistare i prodotti che vende l'azienda per la quale lavora"; prosegue poi affermando che negli anni passati ha ricevuto sempre premi e bonus per il raggiungimento degli obiettivi nelle vendite che le venivano assegnati in azienda; su questo punto le versioni del datore di lavoro e del vice ministro Sileri sono inconciliabili; il datore di lavoro afferma infine che, avendo Giada Nurry conosciuto Pierpaolo Sileri all'ospedale di Tor Vergata, e avendogli lei comunicato la frequentazione, le proibì di tornare in quell'ospedale in qualità di promoter , riconoscendo lui stesso l'evidente conflitto di interessi; da allora lei non ha più avuto rapporti professionali con l'ospedale di Tor Vergata; quindi secondo il datore di lavoro il conflitto di interessi c'era già qualche anno fa, quando Sileri era semplicemente un medico dell'ospedale di Tor Vergata; considerato che, con riguardo alla fornitura di dispositivi medici da parte di aziende private per ospedali pubblici, può nascere un conflitto di interessi nel caso in cui vi sia un rapporto di stretta parentela tra fornitori privati e rappresentanti pubblici o istituzionali, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno agire per verificare la presenza di un eventuale conflitto di interessi nella vicenda descritta. Atto n. 4-03689 GASPARRI Al Ministro della giustizia Premesso che: su numerosi giornali sono state pubblicate le chat e le intercettazioni riguardanti il magistrato Palamara che, nell'ambito della sua attività presso l'Associazione nazionale magistrati si sarebbe interessato di numerose pratiche con valutazioni e giudizi che spesso hanno anche investito personalità politiche e non soltanto membri della magistratura aspiranti a questo o quell'incarico; in quel contesto si sarebbero manifestati anche intrecci tra il Consiglio superiore della magistratura ed esponenti dell'ANM, del resto prima del suo incarico al CSM lo stesso Palamara era stato al vertice dell'ANM; la pubblicazione delle intercettazioni ha messo in mostra un'attività non pubblica, ma riservata, di forte condizionamento delle scelte poi assunte nelle sedi formali e pubbliche del CSM; vicende precedenti analoghe, ma di minore gravità, hanno comportato il richiamo a normative come la "legge Anselmi", volte a sanzionare attività di vere e proprie associazioni segrete; ovviamente le iniziative di carattere giudiziario non sono di competenza del Governo, ma della stessa magistratura, che se ne sta occupando nella sede di Perugia, secondo le procedure previste dall'ordinamento giudiziario, si chiede di sapere: se esistano iniziative disciplinari del Ministro in indirizzo a carico del dottor Palamara e di altri magistrati; quali conseguenze abbiano avuto le eventuali iniziative disciplinari adottate. Atto n. 4-03690 GASPARRI MALLEGNI Al Presidente del Consiglio dei ministri Premesso che: il giornale spagnolo "ABC" ha pubblicato un documento secondo cui il Movimento 5 Stelle sarebbe stato finanziato nel 2010 dal dittatore venezuelano Chavez con 3,5 milioni di euro, consegnati in una valigetta diplomatica; sempre a quanto si apprende, l'attuale presidente venezuelano Nicolas Maduro diede la sua autorizzazione per inviare la valigia con 3,5 milioni di euro al consolato venezuelano di Milano, si chiede di sapere: se il Governo sia a conoscenza di questa vicenda; se non intenda attivare tutti gli strumenti in suo possesso per verificare la veridicità di questo episodio e, qualora fosse confermato, se non ritenga incompatibile la presenza del Movimento 5 Stelle all'interno del Governo. Interrogazioni, da svolgere in Commissione A norma dell'articolo 147 del Regolamento, la seguente interrogazione sarà svolta presso la Commissione permanente: 8ª Commissione permanente (Lavori pubblici, comunicazioni): 3-01698 del senatore Mallegni, sul potenziamento dell'alta velocità sulla costa tirrenica, specialmente in Versilia.