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Sanzioni amministrative - Norme della Regione Abruzzo - Sanzioni pecuniarie in materia di pesca - Ricorso del Governo - Denunciata genericità e indeterminatezza delle previsioni sanzionatorie in violazione del principio di legalità - Insussistenza - Non fondatezza.. È dichiarata non fondata la questione di legittimità costituzionale - promossa dal Governo in riferimento all'art. 25, secondo comma, Cost. - dell'art. 8 della legge reg. Abruzzo n. 11 del 2018, il quale, sostituendo l'art. 30 della legge reg. Abruzzo n. 28 del 2017, prevede la sanzione da euro 100 a 500 per chi pesca le specie ittiche fuori dai periodi consentiti dal precedente art. 26 (lett. n ) e la sanzione da euro 100 a 600 per chi esercita la pesca in periodi o orari di divieto o in acque nelle quali la pesca è vietata (lett. w ). Le disposizioni impugnate non violano il principio di determinatezza, in quanto consentono agevolmente ai destinatari di avere contezza dei precisi contorni dei divieti sanzionati, permettendo loro di individuare - nella lettera n ), tramite il rinvio all'indicato art. 26 e, nella lettera w ), attraverso la considerazione dell'intero corpo della legge reg. Abruzzo n. 28 del 2017 - i periodi, gli orari e le acque in cui la pesca è consentita o vietata. Né la mancata emanazione dei piani di gestione e della Carta ittica regionale, cui rinvia a sua volta l'art. 26, è idonea a inficiare di per sé la legittimità costituzionale della previsione sanzionatoria impugnata. Quanto, in particolare, alla lettera w ), l'agevole conoscibilità delle disposizioni implicitamente richiamate è garantita dal calendario ittico regionale, nel quale vengono riprodotte tutte le prescrizioni sanzionate dalla disposizione impugnata, e che risulta essere stato adottato e pubblicato per l'anno 2019. Le leggi regionali che stabiliscono sanzioni amministrative debbono garantire ai propri destinatari la conoscibilità del precetto e la prevedibilità delle conseguenze sanzionatorie: requisiti questi che ne condizionano la legittimità costituzionale, al cospetto del principio di determinatezza delle norme sanzionatorie aventi carattere punitivo-afflittivo, desumibile dall'art. 25, secondo comma, Cost. Il principio di determinatezza, per un verso, vuole evitare che, in contrasto con il principio della divisione dei poteri, l'autorità amministrativa o il giudice assumano un ruolo creativo, individuando, in luogo del legislatore, i confini tra il lecito e l'illecito; per un altro verso, non diversamente dal principio d'irretroattività, intende garantire la libera autodeterminazione individuale, permettendo al destinatario della norma penale di apprezzare a priori le conseguenze giuridico-penali della propria condotta. ( Precedenti citati: sentenze n. 121 del 2018 e n. 327 del 2008; ordinanza n. 24 del 2017 ). Il principio di legalità, prevedibilità e accessibilità della condotta sanzionabile e della sanzione aventi carattere punitivo-afflittivo, qualunque sia il nomen ad essa attribuito dall'ordinamento, non può, ormai, non considerarsi patrimonio derivato non soltanto dai principi costituzionali, ma anche da quelli del diritto convenzionale e sovranazionale europeo, in base ai quali è illegittimo sanzionare comportamenti posti in essere da soggetti che non siano stati messi in condizione di "conoscere", in tutte le sue dimensioni tipizzate, la illiceità della condotta omissiva o commissiva concretamente realizzata. ( Precedente citato: sentenza n. 121 del 2018 ).