Document Type: resaula
Token Count: $#tokens

SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Assemblea 119 Presidenza del vice presidente CALDEROLI, indi del presidente ALBERTI CASELLATI N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Forza Italia-Berlusconi Presidente: FI-BP; Fratelli d'Italia: FdI; Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione: L-SP-PSd'Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP-PATT, UV): Aut (SVP-PATT, UV); Misto: Misto; Misto-Liberi e Uguali: Misto-LeU; Misto-MAIE: Misto-MAIE; Misto-Più Europa con Emma Bonino: Misto-PEcEB; Misto-PSI: Misto-PSI. Presidenza del vice presidente CALDEROLI PRESIDENTE . La seduta è aperta (ore 10,02). Si dia lettura del processo verbale. DURNWALDER, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del giorno precedente. PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato. Comunicazioni della Presidenza PRESIDENTE . L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Sull'ordine dei lavori PRESIDENTE . Informo l'Assemblea che all'inizio della seduta il Presidente del Gruppo M5S ha fatto pervenire, ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento, la richiesta di votazione con procedimento elettronico per tutte le votazioni da effettuare nel corso della seduta. La richiesta è accolta ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento. Per un'informativa urgente del Ministro dell'economia e delle finanze sulla possibile apertura da parte dell'Unione europea di una procedura d'infrazione per disavanzi eccessivi nei confronti dell'Italia MARCUCCI (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MARCUCCI (PD) . Signor Presidente, intervengo solo per informare la Presidenza e l'Assemblea che, con una lettera consegnata stamani, ho chiesto al Presidente del Senato di fare venire il ministro Tria, in seguito alla proposta della Commissione europea di apertura nei confronti dell'Italia di una procedura d'infrazione per disavanzo eccessivo. Ho chiesto di farlo venire a riferire urgentemente in Aula sulle azioni del Governo e ritenevo opportuno che l'intera Assemblea ne fosse edotta. (Applausi dal Gruppo PD) . Seguito della discussione del disegno di legge: Doc 1248 Conversione in legge del decreto-legge 18 aprile 2019, n. 32, recante disposizioni urgenti per il rilancio del settore dei contratti pubblici, per l'accelerazione degli interventi infrastrutturali, di rigenerazione urbana e di ricostruzione a seguito di eventi sismici (Relazione orale) Approvazione, con modificazioni, con il seguente titolo: Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 18 aprile 2019, n. 32, recante disposizioni urgenti per il rilancio del settore dei contratti pubblici, per l'accelerazione degli interventi infrastrutturali, di rigenerazione urbana e di ricostruzione a seguito di eventi sismici PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge n. 1248. SANTILLO, relatore . Signor Presidente, ero in Commissione bilancio stamattina, dove si è dato il nullaosta ai pareri per quanto riguarda gli emendamenti 4.854 (testo 2) e 4.430, ma hanno bisogno di un'altra mezz'ora di tempo per esprimersi relativamente all'emendamento 23.0.3. (Commenti dal Gruppo PD) . Pertanto, chiederei se possibile una mezz'ora di attesa. PRESIDENTE. Il presidente Pesco è in Commissione? SANTILLO, relatore . Sì, sta cercando di risolvere le problematiche connesse alla copertura dell'emendamento 23.0.3. Ha chiesto mezz'ora di tempo. (Il senatore Pesco entra in Aula e si reca al suo posto). PRESIDENTE . Presidente Pesco, mi è stato comunicato che ci sarebbe il via libera sugli emendamenti sostanzialmente identici 4.854 (testo 2) e 4.430. Lo conferma? PESCO (M5S) . Esattamente, mentre sull'emendamento 23.0.3 avremmo bisogno ancora di dieci minuti. (Commenti dai Gruppi FI-BP e PD) . BERNINI (FI-BP) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BERNINI (FI-BP) . Signor Presidente, chiediamo però che sia l'ultima volta. Ieri abbiamo assistito alla fiera del dilettantismo e dell'improvvisazione. ( Applausi dal Gruppo FI-BP e della senatrice Bellanova). Siamo stati opposizioni molto pazienti, forse troppo pazienti, e credo che la maggioranza avrebbe dovuto trarre esperienza e monito da quanto è successo ieri per presentarsi oggi con una situazione risolta. Non può rimbalzare sull'Assemblea e su tutto il Paese lo psicodramma della divisione all'interno della maggioranza, come sta accadendo da un anno a questa parte. (Applausi dal Gruppo FI-BP e PD. Commenti dal Gruppo M5S ) . Adesso basta. Prendetevi mezz'ora, risolvete il problema, ma non prendete in giro noi, il Parlamento e il Paese. Non c'è niente da ridere, presidente Pesco. La situazione è drammatica. Riassociatevi con voi stessi e producete qualcosa che abbia la dignità di quest'Assemblea. (Applausi dal Gruppo FI-BP e della senatrice Bellanova) . FERRARI (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. FERRARI (PD) . Signor Presidente, non posso che associarmi alle parole della presidente Bernini, aggiungendo che siamo pure disposti a concedere mezz'ora di tempo, purché arrivi una risposta chiara e non ci siano scherzi rispetto alla responsabilità che Governo e maggioranza si devono assumere sul punto, cioè sull'emendamento 23.0.3, a prima firma del senatore Verducci. Stiamo parlando infatti di un tema straordinario come il terremoto, in più di un sottotema ancor più straordinario, perché stiamo parlando di dare la possibilità alle scuole con un numero di alunni inferiori a quanto prescrive la programmazione del MIUR di rimanere aperte. Quindi, già di per sé il terremoto è un supertema, ma il tema scolastico - come sappiamo benissimo - è ancora più importante. Peraltro è già stato consentito negli anni passati. Presidente, mi permetto anche di dire che se in tutta la giornata di ieri non ci fosse stata la sua presenza e la sua abilità, per cui la ringraziamo, ma solo il Governo e i relatori, non saremmo mai usciti da questo provvedimento. (Applausi dal Gruppo PD) . Tuttavia ieri ne abbiamo viste di tutti i colori, compresa un'interlocuzione curiosa tra il rappresentante del Governo e il Presidente della Commissione bilancio, che chiedeva se era proprio indispensabile modificare un emendamento e subordinava a quello l'applicazione dell'articolo 81, che in realtà non ha nulla a che vedere con un interesse di merito da parte del Governo. Tra l'altro, un interesse di merito da parte del Governo va a delegittimare la piena autonomia che la Commissione bilancio deve avere. Tutto questo è accaduto ieri. Quindi, anche in ragione di questa confusione, si conceda pure il tempo necessario, ma non si facciano scherzi: si arrivi tra un quarto d'ora, venti o trenta minuti a decidere, come era stato concordato da tutte le forze politiche, che il Governo ha la responsabilità di trovare un milione e poco più di euro per lo scopo che ho citato prima. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE . Onorevoli colleghi, visto che è decorso il termine di venti minuti dall'inizio della seduta, previsto dall'articolo 119 del Regolamento, passiamo alla votazione dell'emendamento 4.854 (testo 2), sostanzialmente identico all'emendamento 4.430. CONZATTI (FI-BP) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CONZATTI (FI-BP) . Signor Presidente, desidero cogliere l'occasione della presenza in Aula del ministro Toninelli per dire che è bene che sia stata rivista la posizione sull'evidente errore di esproprio di un fondo che dal 1998 è stato alimentato in forza della rinuncia, da parte dei soci, degli utili loro spettanti. Quindi, questa questione è a posto. Va bene anche l'allungamento del corridoio del Brennero, a cui siamo molti favorevoli. Colgo l'occasione della sua presenza in Aula, ministro Toninelli, per dire che se esiste ancora un problema con riferimento ai soci privati, questo ha una soluzione, che è quella che il suo Governo ha accolto come raccomandazione nell'ambito dell'esame del cosiddetto decreto semplificazioni, ossia il superamento del tema della totalizzazione. Solo in Italia, ai sensi dell'articolo13- bis del provvedimento, si prevede che le società in house debbano essere totalmente pubbliche. In tutta Europa si applica la direttiva europea, che lei conosce - la n. 23 del 2014 - che è stata oggetto anche di sentenza dalla Corte di giustizia dell'Unione europea, confermando che non c'è alcun bisogno che le società in house siano al cento per 100 pubbliche. Pertanto, posto che la presenza dei soci in Autostrada del Brennero è inferiore al 14 per 100 (quindi molto sotto i limiti consentiti dalla direttiva), si proceda in questo senso, approvando l'emendamento e recependo nel nostro ordinamento la direttiva europea n. 23 del 2014. Si tratta di una strada semplice, giuridicamente consolidata in tutta Europa e piana, che - fra le altre cose - permetterebbe anche quanto segue: posto che la prossima concessione, che ci auguriamo arrivi quanto prima, prevederà la non distribuzione degli utili per un periodo molto lungo di tempo, è anche opportuno, nell'interesse dello Stato, che questi soci privati partecipino solidarmente anche in fase di non distribuzione di utili. Non ha senso liquidarli ora. Ciò va nell'interesse preciso dello Stato. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . D'ARIENZO (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. D'ARIENZO (PD) . Signor Presidente, accogliamo anzitutto molto positivamente l'avvenuta eliminazione del cosiddetto esproprio proletario (mi riferisco al fondo che si voleva mettere a carico dello Stato). Va bene anche l'aver definito la posta di bilancio da cui prelevare il denaro per realizzare tre opere importantissime per il territorio. Resta un dubbio - una perplessità - che motiva la nostra astensione. Con questa legge saranno rispettate le esigenze del territorio (in mi riferisco in particolare alla A22)? Ieri sera ho fatto chiaramente riferimento alla difficoltà esistente sul territorio, in particolare della Provincia di Verona, per la realizzazione dell'interporto a Isola della Scala. A pochi metri - 20 chilometri più su - c'è un interporto pubblico, il Quadrante Europa, di proprietà di Camera di commercio, Provincia e Comune di Verona, che è il primo d'Europa. A poche decine di metri noi realizziamo un interporto privato, che potrebbe determinare una concorrenza di cui non si vede il bisogno. Senza un accordo è difficile realizzare quell'interporto. Lo stesso dicasi per le strade. Senza un accordo, l'interporto a Isola della Scala diventa una cattedrale nel deserto, perché attualmente le strade provinciali che servono la località di Isola della Scala sono di campagna e a due corsie. In conclusione, pur essendo positiva l'eliminazione del cosiddetto esproprio, vi è perplessità in ordine all'assenza di accordi. Per tali motivi, preannuncio il voto di astensione del mio Gruppo sugli emendamenti in esame. PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 4.854 (testo 2), presentato dai relatori, sostanzialmente identico all'emendamento 4.430, presentato dalla senatrice Conzatti. (Segue la votazione) . Il Senato approva. (v. Allegato B) . Presidente Pesco, occorrono tre milioni e 750.000 euro e, quindi, le ipotesi sono due: o questa somma è disponibile nel fondo o non lo è. Sospendo la seduta per mezz'ora, dopodiché non ci sarà più spazio per ulteriori sospensioni. (La seduta, sospesa alle ore 10,26, è ripresa alle ore 10,56) . La seduta è ripresa. Invito i colleghi a prendere posto. Do la parola al presidente Pesco. PESCO (M5S) . Signor Presidente, gli ulteriori approfondimenti svolti sono stati proficui in quanto MIUR, MEF, Ragioneria e anche i nostri Uffici possono confermare che il calcolo è corretto, le risorse previste sono congrue e disponibili e quindi possiamo superare il parere precedente con un nullaosta. PRESIDENTE . Grazie presidente Pesco, gliene siamo tutti grati. (Il senatore Verducci fa cenno di voler intervenire) . Senatore Verducci, per quanto riguarda la copertura mi è venuto in mente - anche se tecnicamente, probabilmente, non reggerebbe perché stiamo parlando di fondi diversi - che se grazie alla riformulazione del relatore siamo passati in un caso da 30 milioni a 10 e in un altro caso da 10 a 5, ora avremmo 25 milioni disponibili. Non è un suggerimento per emendamenti di spesa. Passiamo alla votazione dell'emendamento 23.0.3 (testo 2). ARRIGONI (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ARRIGONI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, questo emendamento riguarda le scuole del cratere e dimostra, visto il parere positivo della Commissione bilancio, che non si tratta di improvvisazione o dilettantismo. È confermata e certificata la volontà del Governo e della maggioranza di dare una ulteriore risposta ai Comuni del cratere. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S). Approfitto per fare qualche riflessione sul tema del terremoto che ha toccato 20 articoli di questo provvedimento e per rispondere anche alle ingenerose affermazioni fatte da alcuni colleghi nella giornata di ieri. Per esempio, il collega Pagano diceva che in ordine al terremoto dell'Aquila questa maggioranza non ha dato risposte e invece le ha date eccome, perché già nello schema base del decreto erano stati stanziati, per quest'anno, 10 milioni di euro per far fronte alle minori spese e maggiori entrate del Comune. Noi abbiamo addirittura raddoppiato tale importo con altri 10 milioni il prossimo anno e abbiamo aggiunto alcune norme per il personale del terremoto dell'Aquila. Abbiamo anche previsto una ulteriore proroga del termine per la vexata quaestio relativa al contenzioso sugli aiuti di Stato, considerati illegittimi dall'Unione europea. Per la terza volta questo Governo e questa maggioranza hanno chiesto e ottenuto una proroga sulla quale, lo ricordo e lo segnalo, il sottosegretario Giorgetti ha già aperto un'interlocuzione con la Commissione europea. Collega Verducci, questo Governo e questa maggioranza non sono immobili di fronte alle tematiche delle comunità del cratere. Non abbiamo perso tempo per litigare all'interno della maggioranza. Se c'è un tema che ha visto un'azione comune è stato proprio quello relativo alle comunità terremotate. Da quando si è insediato questo Governo, infatti, questo è il quinto provvedimento che mette mano a notevoli misure. Lo scorso anno abbiamo ereditato da voi il decreto-legge Gentiloni Silveri, n. 55 del 2018, che era vuoto, e l'abbiamo riempito di contenuti. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S). Altri contenuti li abbiamo inseriti nel decreto-legge di proroga dei termini di luglio, nel decreto-legge per Genova di ottobre e nella legge di bilancio: si tratta di tante, tante misure, decine di misure, fiscali e non solo. La busta paga pesante a 120 rate l'abbiamo portata noi, non voi; la proroga della zona franca urbana al 2020 l'abbiamo portata a noi e in questo provvedimento la allarghiamo anche ai professionisti. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S). Abbiamo approvato norme in materia urbanistica, come la regolarizzazione delle non conformità, che voi avete contrastato in sede di discussione sulla legge di bilancio e sul decreto-legge per Genova e che invece sono state apprezzate da tutte le comunità del cratere, tanto è vero che ci è stato chiesto di applicarle anche ai Comuni fuori dal cratere. Parlando del provvedimento ora al nostro esame, tante sono le misure introdotte, tra cui ne segnalo alcune. Si autorizza l'installazione di abitazioni temporanee ed amovibili, cosa che la Lega aveva chiesto nell'ottobre 2016. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Si tratta di un problema che ha toccato migliaia di famiglie e che, grazie alla determinazione di nonna Peppina, è arrivato in Parlamento e l'abbiamo, tutti insieme, risolto. Questo provvedimento contiene tante misure importanti. Certamente affrontiamo in modo completo il problema dei terremotati di Catania e del Molise, ma sul tema del terremoto del Centro Italia - caro collega Zaffini, che si lamentava della vacuità di questo provvedimento - consentiamo ai Comuni di essere centrali, riconoscendo loro la facoltà di svolgere l'istruttoria direttamente per le costruzioni lievi (le B e le C) e, in fase emendativa, abbiamo introdotto anche le categorie E-livello L4. Vi è quindi il protagonismo dei Comuni. Certo, ieri avremmo voluto un ulteriore aumento del personale da assumere presso i Comuni, ma 200 persone in più rispetto ai 700 che già oggi lavorano presso gli uffici speciali per la ricostruzione non sono poca cosa; queste 200 nuove assunzioni certamente contribuiranno, insieme ad altre misure contenute nel decreto-legge, ad accelerare la ricostruzione. Ovviamente non finisce qui l'azione di questo Governo e di questa maggioranza: questo è il quinto provvedimento; ce ne saranno altri in futuro. L'impegno della Lega e del MoVimento 5 Stelle continuerà a favore delle tante comunità terremotate. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S). VERDUCCI (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. VERDUCCI (PD) . Signor Presidente, mi permetta, prima di entrare nel merito dell'emendamento a mia prima firma che il Partito Democratico ha presentato durante i lavori sul disegno di legge di conversione oggi in esame (di cui parlerò in seguito), di replicare al senatore Arrigoni, perché ciò che ha appena detto per cercare di rispondere oggi al mio intervento di ieri in realtà, in tutti questi mesi di immobilismo di questo Governo sul tema del terremoto, è stato contraddetto dalle manifestazioni, ripetute e continue, delle associazioni, dei cittadini, dei sindaci del cratere (Applausi dal Gruppo PD) , che hanno minacciato a più riprese di riconsegnare ai banchi del Governo, davanti a Palazzo Chigi, la fascia con il nostro Tricolore. Lo hanno fatto non perché hanno tempo da perdere, ma perché, Presidente, il tempo è scaduto da molto, in questo mese di immobilismo, in cui, oltre a non aver fatto nulla di concreto, avete una responsabilità politica molto grave: aver cancellato completamente dall'agenda del Governo il tema del progetto, della strategia per il futuro delle nostre aree interne dell'Appennino. (Applausi dal Gruppo PD) . Non basterà ricostruire: serviranno progetti che qui non ci sono. È stata citata la proroga della zona franca urbana, ma non è stato detto che quella proroga ha zero risorse. Non c'è un euro in più. Sono stati citati decreti e provvedimenti che riguardano le normative dei Governi Renzi e Gentiloni della scorsa legislatura, che oggi proseguono perché è necessario che lo facciano. Non è stato detto, come io ieri ho rimarcato, che le richieste pressanti della Conferenza unificata delle Regioni, sono state completamente disattese. Oggi, di fronte a questo provvedimento, noi avremo ancora molti ostacoli da affrontare. Però, senatore Arrigoni, vengo a questo emendamento, di cui penso tutto il Senato sarà orgoglioso, quando a breve lo voterà. E al riguardo intendo ringraziare ancora il sottosegretario Crimi per la sua attenzione su questo tema. Senatore Arrigoni, se voi aveste voluto sbloccare questo tema, avremmo avuto la soluzione già nel testo iniziale di questo provvedimento. Invece, sulle scuole non c'era nulla. Questo tema delle scuole, per fare in modo che gli organici siano interi e che non chiudano le scuole dei piccoli Comuni del cratere, è entrato in discussione grazie ad un emendamento del Partito Democratico. Altrimenti qui non se ne sarebbe discusso, senatore Arrigoni! (Applausi dal Gruppo PD) . Concludo dicendo che questo emendamento è tanto importante perché, appunto, parla di futuro e reitera una deroga che il MIUR aveva dato, già dalla scorsa legislatura. C'è una ricostruzione di progettualità. Le scuole rappresentano coesione ed inclusione. Perderle sarebbe stato uno sfregio e uno scempio insopportabile. Vi è un valore simbolico. Investiamo nelle scuole per investire nel futuro di Comuni e territori dove è più difficile rimanere, ma che noi vogliamo vivano e che non possiamo perdere per il bene del nostro Paese. Grazie, quindi, a tutti i colleghi per l'approvazione di questo emendamento. (Applausi dal Gruppo PD) . *QUAGLIARIELLO (FI-BP) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. QUAGLIARIELLO (FI-BP) . Signor Presidente, per attitudine, ma anche per la natura del tema, quando si parla di terremoto io preferisco sempre evitare toni propagandistici e cercare, possibilmente, le ragioni di una unità all'interno di quest'Aula, piuttosto che le ragioni di una divisione, dicendo le cose come sono. Vorrei innanzitutto sottolineare che, all'interno di questo provvedimento, vi sono alcune disposizioni che a lungo sono mancate e che sono state evidenziate dal collega Arrigoni. Per amor di verità - ma è una questione che riguarda lo stile più che la sostanza - devo dire che molte di queste disposizioni erano contenute in emendamenti presentati dall'opposizione, in particolare dal mio Gruppo. Ho una tabella al riguardo. Tali proposte, respinte in Commissione, sono state poi ripresentate dal Governo con alcune piccole variazioni e approvate. In altri tempi, a fronte di situazioni analoghe, si faceva in modo che i proponenti in qualche modo apponessero la propria firma sotto l'emendamento della maggioranza. È una questione di stile ma, visto che parliamo di temi che avrebbero bisogno di un approccio unitario, forse in questo caso lo stile non è del tutto secondario. Ciò che vale, tuttavia, è la sostanza. I soldi ai Comuni sono stati dati, così come le tasse sono state prorogate. Sarei invece molto meno trionfalista, e non minimizzerei, per quanto riguarda il problema del personale. Mi rendo perfettamente conto che si tratta di un nodo più complesso. Se però, vogliamo vedere le cose come stanno effettivamente, su questo tema non si è fatto quello che sarebbe necessario e gli uffici si troveranno nelle stesse difficoltà nelle quali erano prima di questo provvedimento. Dico tutto ciò perché credo che quest'Aula dovrebbe assumere l'impegno comune ad affrontare questo problema; in caso contrario, soprattutto per quel che riguarda il terremoto del 2016, si procederà con tempi che non sono compatibili con le esigenze dei cittadini, che in alcuni casi si trovano in situazioni incredibili. Solo qualche giorno fa abbiamo visto in piazza a Teramo i cittadini sfollati, che vivono ancora negli alberghi della città e non hanno ricevuto una collocazione. Approfitto poi della presenza del ministro Toninelli per richiamare l'attenzione su un altro tema, che non è connesso con l'emendamento di cui discutiamo, ma che non è meno serio: mi riferisco al tunnel sotto il Gran Sasso. Anche qui devo riconoscere che lo schema del commissariamento è cambiato ed è cambiato in meglio rispetto alla prima versione che ci era stata data. Tuttavia mancano ancora quelle risorse e quella serietà di impianto, per quanto concerne gli uffici, che possano assicurarci che tale questione non diventi in breve tempo una vera e propria emergenza. Mi rendo perfettamente conto che, dal punto di vista mediatico, il tema del tunnel sotto il Gran Sasso ha un'incidenza minore rispetto a quello della ricostruzione del ponte di Genova; ma, logisticamente parlando, così come il ponte crollato blocca il collegamento tra due parti della città, il tunnel può bloccare il collegamento tra la costa e le zone interne e, quel che è più importante, può bloccare il collegamento tra quelle che sono state due tragedie nazionali, il terremoto del 2009 e il terremoto del 2016, rispetto alle quali di tutto c'è bisogno fuorché di ulteriore isolamento. Chi ha memoria sa che, per un impianto insufficiente, sull'argomento si sono già messe le mani, con l'intervento della Soprintendenza di allora - concludo subito, signor Presidente - senza che si sia arrivati a una soluzione. Oggi ci troviamo di fronte a un problema aggravato, non abbiamo alcun tipo di garanzia rispetto alle falde acquifere sottostanti il tunnel e rischiamo seriamente di perseverare in questa situazione. Perché si possa intervenire con serietà è necessario che si rivedano le risorse a disposizione di chi si assume delle responsabilità, che si riconsideri la composizione degli uffici e che si metta il commissario chiunque esso sia, nelle condizioni di affrontare effettivamente il problema. Apro e chiudo una parentesi: così come nessuno dell'allora maggioranza ha il diritto di fare riferimento a quel che si è fatto in occasione del terremoto del 2016, dobbiamo anche dire, per onestà, che l'attuale commissario è una specie di fantasma, che non si vede e che non risponde nemmeno alle richieste di appuntamento. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Di ciò forse l'Esecutivo indirettamente si può far carico, perché, rispetto a questo e solo rispetto a questo, probabilmente il Governo precedente ha qualche attivo in più rispetto all'attuale. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . ZAFFINI (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ZAFFINI (FdI) . Signor Presidente, condivido anch'io quanto espresso dal collega Quagliariello, cioè che su questo argomento è preferibile, colleghi, tenere i toni il più possibile collaborativi, e quindi bassi. C'è però da evidenziare, che questa è una ricostruzione particolare. Da consigliere regionale dell'Umbria, essendo l'Umbria (la mia Regione) un po' sfortunata dal punto di vista degli eventi sismici, io ne ho viste tre di ricostruzioni. Bene, mai come in questa occasione c'è stato un ritardo così grave nella ricostruzione cosiddetta pesante, cioè quando, superata la fase dell'emergenza, si è dovuto metter mano alla ricostruzione delle abitazioni per far rientrare i cittadini nelle loro case. Mai abbiamo verificato che a distanza di tre anni in Umbria fossero state approvate solo 500 pratiche e che 101 fossero operative. I tempi, collega Arrigoni, sono gli stessi se trasferiamo dagli USR (Ufficio speciale ricostruzione) ai Comuni: non cambia la tempistica degli adempimenti. È stata distribuita una tempistica dettagliata, lo ribadisco, per ore e mezze giornate: se non c'è personale, il fatto di trasferire gli adempimenti dagli USR ai Comuni è un esercizio assolutamente di fantasia. Le 200 persone aggiuntive sono 1,3 per Comune, esclusi gli USR, quindi non cambia nulla rispetto alle tempistiche. L'ultima pratica in Umbria - Regione della quale conosco i numeri - sarà analizzata tra quindici, sedici anni, è un dato di fatto, si tratta di numeri. È vero che dall'inizio della legislatura abbiamo parlato di terremoto tante volte in vari provvedimenti, ma è anche vero che dall'inizio era stato promesso un provvedimento organico intitolato al terremoto. Lo dobbiamo ai cittadini, che si interfacciano con lo Stato, il quale deve rispondere in modo serio, credibile e unico; rispetto a questo, però, tutto ciò non sta avvenendo. È evidente che le 200 risorse messe in campo non sono sufficienti. Oggi è stata risolta una serie di microproblemi, ma il grande, vero nodo è licenziare le pratiche. La ricostruzione di questo terremoto è autofinanziata, come sapete benissimo, attraverso il credito d'imposta. Lo Stato non ci deve mettere denaro, ma disponibilità, prontezza e capacità di sintesi e l'unica risorsa che deve mettere a disposizione sono le persone deputate a istruire le pratiche. Abbiamo assunto, avete assunto e vi ripromettete di assumere i navigator : assumete i tecnici che devono elaborare le pratiche per dare corso alla ricostruzione. (Applausi dal Gruppo FdI). PRESIDENTE . Colleghi, vi invito a prendere posto, dovendo procedere alla votazione dell'ultimo emendamento. Colmo una lacuna perché, per la prima volta nel dibattito sul sisma, vi siete dimenticati di nonna Peppina cui vanno un mio augurio e un gentile ricordo. (Alcuni senatori del Gruppo Lega indicano il senatore Arrigoni) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 23.0.3 (testo 2), presentato dal senatore Verducci. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Il Senato ha approvato all'unanimità. (Vivi, prolungati, generali applausi). Prima di passare alle dichiarazioni di voto finali, ricordo a tutti che a seguire è iscritta all'ordine del giorno la discussione delle mozioni su Radio Radicale. STEGER (Aut (SVP-PATT, UV)) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. STEGER (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente, nel preannunciare che il Gruppo per le autonomie esprimerà un voto di astensione motivato dall'approvazione della clausola di salvaguardia per le autonomie speciali, ringrazio la maggioranza per la sensibilità mostrata verso la nostra autonomia. Dal nostro punto di vista, non è negativa la sospensione di alcune parti del codice degli appalti; crediamo tuttavia che in questo provvedimento le ombre siano più delle luci. L'Italia soffre di due gravi malattie: la burocrazia e l'assenza di certezza del diritto. Il provvedimento avrebbe dovuto spingere su questo, perché non si tratta solo di sbloccare i cantieri, ma di incentivare i privati e anche i fondi stranieri a investire in Italia. Come autonomisti avevamo presentato una serie di emendamenti che andavano in questa direzione, misure di buonsenso a costo zero che nascevano dal confronto con gli operatori nei nostri territori. Purtroppo queste nostre proposte, come la maggior parte delle altre che sono state esaminate in Commissione, non sono state accolte. Mi dispiace soprattutto per una proposta che abbiamo fatto noi a prima firma del senatore Durnwalder, ma avanzata anche dai colleghi di Forza Italia e anche dalla maggioranza, sui Vigili del fuoco per certe semplificazioni sugli appalti che erano molto importanti e che noi ritenevamo molto utili. Ancora una volta, nonostante l'impegno dei relatori e di tutti i componenti delle Commissioni, il lavoro è stato accidentato, viziato da un conflitto politico che non ha favorito la ricerca della qualità complessiva. Per questa maggioranza è diventato un modus operandi che però spoglia le Commissioni delle proprie prerogative, non conferisce loro quella serenità per poter esaminare con calma tutte le proposte e vagliarle nel loro merito. Ogni tanto mi dispiace anche per i Presidenti di Commissione, che troppo spesso devono fungere da parafulmini (mi riferisco in primis alla Commissione bilancio). Il Parlamento non può quindi svolgere quella funzione di miglioramento fattivo che i decreti-legge richiedono quasi sempre, in particolare quando si tratta di materie così complesse. Sono mesi che denunciamo questo modo di procedere. Pensavamo che dopo la legge di bilancio, al netto delle fibrillazioni interne alla maggioranza, si stabilisse un nuovo modo di lavorare, come auspicato anche dal Presidente della Repubblica nel messaggio di fine anno, ma la musica purtroppo non è cambiata. Questo modo di fare non ha portato a sintesi virtuose, ma quasi sempre a compromessi pasticciati e tutto questo è aggravato dal costante inserimento di norme che snaturano i provvedimenti, fino a dare la sensazione di avere davanti provvedimenti omnibus o mille proroghe. Adesso la maggioranza dica se i venti di crisi sono superati o se quella di queste ore è la classica quiete che precede la tempesta, dica come vuole rispondere all'Europa, se ci sarà una manovra di aggiustamento e dove andranno reperite le risorse; dica come vuole costruire la prossima legge di bilancio; dica come intende sterilizzare le clausole di salvaguardia; dica soprattutto quale sarà la sua politica per contrastare la stagnazione economica nella quale è caduto il nostro Paese. Infatti, due decreti-legge, per quanto abbiamo anche elementi positivi, non sono certo la risposta. Ci vuole una chiara politica di indirizzo, quella che fino ad ora è mancata e che ha trascurato le richieste di intervento e di attenzione che venivano dal mondo produttivo. Non c'è più tempo da perdere, come avete detto tutti negli scorsi giorni. Allora siamo d'accordo con voi, ma si passi dalle parole ai fatti, perché su questi temi l'Italia è ferma, non dalla campagna elettorale, ma dall'inizio della legislatura. Noi attendiamo, ma soprattutto è l'Italia che attende (Applausi dal Gruppo Aut (SVP-PATT, UV) e del senatore De Bertoldi) . Saluto ad una rappresentanza di studenti PRESIDENTE . Saluto a nome dell'Assemblea i docenti e gli studenti dell'Istituto comprensivo «San Pietro in Casale di Galliera», in provincia di Bologna, che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi) . Ripresa della discussione del disegno di legge n. Doc 1248 DE PETRIS (Misto-LeU) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DE PETRIS (Misto-LeU) . Signor Presidente, annuncio subito il voto contrario dei senatori di LeU e di molti altri del Gruppo Misto su un provvedimento che fin dall'inizio a noi è sembrato molto pericoloso. Devo dire che nello stesso lavoro di Commissione, per le parti che erano certamente più delicate non si è voluto assolutamente tenere conto, se non in minima parte, delle questioni, dei problemi delle proposte portate avanti dall'opposizione. Ma fino a qui rientriamo ancora nell'ordinario. Il problema è che ancora una volta il provvedimento in discussione e il lavoro di settimane e settimane all'interno della Commissione sono diventati l'oggetto dell'ennesimo psicodramma, dell'ennesima operazione fatta di provocazioni, passi indietro e poi mediazione a cui ormai la maggioranza ci ha abituato. Tutto questo, tra l'altro, arrecando ancora una volta un grandissimo danno non tanto generico al Paese, ma non comprendendo fino in fondo - e neanche all'inizio - le questioni vere da cui far ripartire l'Italia e su cui è assolutamente necessario stabilire le priorità. Parliamoci chiaro: ieri, tra le altre cose, ho posto all'interno della discussione anche la questione dei cambiamenti climatici. Pensate veramente che cambiando le regole ogni anno - di questo stiamo parlando - si sblocchino i cantieri? Pensate veramente che, dopo tutto il lavoro fatto sul codice degli appalti (non a caso, come ha giustamente riferito anche il senatore Nencini ieri, in una prima fase vi è un blocco, perché ci si deve abituare alle nuove norme), la scelta migliore sia rimettere di nuovo tutto in discussione, con frasi ad effetto, come faceva il maxiemendamento della Lega, arrivando ad annunciare la sospensione del codice degli appalti? Peraltro non era neanche così, perché è stato ulteriormente cambiato. Non penso assolutamente - e lo vedremo nei fatti - che queste norme produrranno alcunché in termini di accelerazione sui lavori. Qui il problema non sono i generici appalti e i generici lavori, ma è capire su che cosa reimpostiamo le priorità di intervento dal punto di vista strategico del Paese. Quali sono le opere necessarie e prioritarie: questo era assolutamente necessario predisporre. Invece voi fate un'operazione che trovo incredibile, con l'articolo 4, con cui si prevede appunto di nominare commissari straordinari e stabilire che la regola del Paese diventi la deroga, perché date ai commissari straordinari un potere incredibile e soprattutto un potere di derogare alle leggi, con tutto quello che ciò significa nel nostro Paese. Vedo qui la relatrice, senatrice Faggi. Ero incerta se fare oggi l'elenco sterminato di tutto quello che è stato il problema della corruzione e di Tangentopoli sulle varie opere e sugli appalti: questo è stato il nostro problema. Per far questo non bisognava allentare le regole, come invece fate voi con lo sbloccacantieri, addirittura istituendo come norma sulle opere che voi deciderete (poi arrivo anche su questo) il commissario straordinario, che diventa stazione appaltante e ha potere di derogare alle leggi senza neanche motivarlo, come era la richiesta minima avanzata dall'emendamento del presidente Grasso, con cui almeno si prevedeva l'obbligo di motivare tutte le deroghe. Fate un'operazione che ci porterà in un campo davvero pericoloso, perché lo abbiamo già visto. Sulla questione delle priorità, è stato approvato un emendamento del senatore Margiotta che in parte limita i danni, ma il problema è sempre lì: è capire dove riposizioniamo la possibilità di sviluppo del Paese e quali sono le opere indispensabili, tanto è che su questo doveva incentrarsi la discussione. Questa sarebbe stata la cosa necessaria per il Paese. Io e il mio Gruppo siamo assolutamente convinti che le opere prioritarie per il nostro Paese, anche dal punto di vista strategico, siano la grandissima opera di messa in sicurezza, del trasporto e della mobilità. Su quello ci dovremo riposizionare anche per ridurre le emissioni, avviare una transizione e modificare pesantemente il nostro modello di sviluppo. Se avessimo fatto una discussione seria su quello e se il decreto si fosse riorientato su quello, guardate che oggi, così com'è avvenuto in sede di discussione della legge di bilancio, non vi trovereste di fronte alla minaccia di procedura di infrazione per eccesso di debito. Se in Europa aveste presentato un progetto e un piano di investimenti forte, riorientato sulla riconversione ecologica e sulla messa in sicurezza come asse strategico, le cose sarebbero andate diversamente e non ci troveremmo oggi voi come maggioranza e il Paese in questa situazione. Nel provvedimento sbloccacantieri ci sono altri elementi preoccupanti. Si è trovata la mediazione sui subappalti - il 40 per 100 - ma il tentativo è stato quello, per una volta usando l'Europa, in quanto abbiamo la procedura di infrazione sulla questione dei subappalti, di liberalizzare tutto e avere le mani libere. Sappiamo perfettamente - come fate a non saperlo? - che proprio sui subappalti ci sono stati i problemi più grossi di infiltrazione della criminalità organizzata. C'è stato il problema più grosso in tema di sicurezza sul lavoro, di cui vi siete completamente dimenticati. E poi c'è stato un grande ritorno, un trionfo. Lo so che avete governato nell'epoca della legge obiettivo - mi rivolgo ai senatori leghisti - e quindi avete evidentemente nostalgia di quell'altro grande fallimento, che ha portato tanto danno al nostro Paese. Voi cosa fate? Rimettete sull'altare quello che pensavamo fosse finalmente e totalmente superato, ossia l'appalto integrato. C'era stato un grande lavoro e, anche basandosi sui fallimenti della legge obiettivo e dell'appalto integrato (e sui problemi creati), si era tentato di stabilire l'indipendenza della progettualità, in nome della qualità e della trasparenza. Con voi, invece, l'appalto integrato viene riconsacrato nel combinato disposto tra gli accordi che avete fatto all'ultimo momento per riconciliarvi. Voi lo riproponete come la strada principale, che non vi porterà da nessuna parte, perché produrrà un problema enorme dal punto di vista della qualità e della trasparenza. Ma come potete pensare che chi fa il progetto e realizza l'opera possa puntare alla qualità? Oltretutto, ciò produrrà varianti in corso d'opera continue e costanti (si tratta di quanto voi stabilite anche sull'eliminazione del progetto esecutivo per quanto riguarda il procedere in gara). E poi che fate? Si rimette in discussione tutto, a cominciare dalle linee guide dell'ANAC. Si prevede che entro sei mesi ci debba essere un regolamento, anche questo nell'ottica di cambiare e rimettere in discussione tutto e allentare il sistema dei controlli - questo funzionava molto nelle questioni che riguardavano anche l'appalto integrato - e abolite anche l'albo dei direttori dei lavori e dei collaudatori. Che cosa significa questo? Torno a ripetere che significa che tornate indietro rispetto a questioni ampiamente superate, ma non per motivi ideologici, perché avevamo verificato che avevano ritardato i lavori e creato dei problemi. L'unica strada da prendere sarebbe stata - quella sì - quella di fare un piano di investimenti e presentare qui un progetto con le priorità delle opere, le risorse e gli investimenti. Voi, invece, prendete una strada pericolosa per il Paese, che non sbloccherà nulla, ancora una volta mettendoci magari di fronte a inchieste giudiziarie e allentando e mettendo in discussione la qualità, i tempi di realizzazione delle opere e la sicurezza nei cantieri. Per tutti questi motivi, se non si fosse capito, noi voteremo contro il provvedimento in esame. (Applausi dal Gruppo Misto-LeU e del senatore Margiotta) . CIRIANI (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CIRIANI (FdI) . Signor Presidente, il Gruppo Fratelli d'Italia ha seguito con particolare attenzione il dibattito sul decreto-legge, della cui conversione stiamo discutendo e che ci apprestiamo a votare. Prima, in Consiglio dei ministri, e - poi - nelle lunghe settimane di attesa anche in Commissione (mi riferisco alle settimane preelettorali), avevo molta curiosità rispetto a un decreto che pomposamente che veniva definito - giornalisticamente, ma non solo - sbloccacantieri, che faceva il paio con il suo gemello, il decreto crescita. Secondo le intenzioni della maggioranza, i due provvedimenti dovevano essere i due motori di rilancio dell'economia del Paese (un rilancio evidentemente necessario, posto che la manovra finanziaria approvata solo qualche mese fa non era evidentemente in grado di garantire da sola lo stesso rilancio). Al di là di questo, le aspettative erano davvero molto forti. Il decreto-legge per sua natura, è urgente e questo veniva definito urgentissimo, però prendiamo atto che arriva all'approvazione al Senato a giugno, quasi alla sua scadenza naturale, prevista per legge. Eravamo molto curiosi perché volevamo capire, dopo le dispute e le polemiche molto accese all'interno della maggioranza, cui abbiamo assistito durante la campagna elettorale, come avrebbero potuto convivere la cultura dello sviluppo, sia industriale, sia generale, dei colleghi della Lega con quella del MoVimento 5 Stelle. Ricordavamo bene infatti, perché le abbiamo ascoltate con le nostre orecchie in quest'Aula, le dichiarazioni molto forti di alcuni esponenti del MoVimento 5 Stelle, ad esempio, contro l'istituzione dei commissari straordinari, che loro avevano definito come gestioni incubatrici di illegalità e di corruzione e che, invece, ritornano anche nella norma e, magari, ne parleremo da qui a qualche minuto. Volevamo capire che fine avrebbe fatto l'emendamento annunciato dalla Lega e poi ritirato per motivi tecnici, ma chiaramente per finalità di natura politica, legato al commissariamento del TAV, nel senso che il TAV va realizzato e che non si può attendere oltre. Con il collega De Bertoldi abbiamo anche provato a rilanciare il tema delle trivellazioni, dell'autonomia energetica di questo Paese, del futuro energetico che l'Italia vuole affrontare, ma non abbiamo ricevuto risposte. Secondo noi, quindi, il decreto-legge che stiamo per convertire rappresenta un'occasione perduta o utilizzata soltanto in parte, perché non vogliamo negare che alcuni passi in avanti siano stati fatti, ma complessivamente era del tutto lecito attendersi qualcosa di più. Che il risultato sia un po' deludente e un po' il frutto di un compromesso al ribasso non lo dice il sottoscritto o il Gruppo Fratelli d'Italia, ma lo ha messo nero su bianco il principale partito italiano, nonché il principale partito della maggioranza, la Lega, che ha depositato un emendamento a firma della senatrice Pergreffi, che di fatto rivoluzionava l'intero impianto approvato dalla Commissione. Ciò voleva dire - lo capisce chiunque - che quello uscito dalla Commissione era un provvedimento debole, insufficiente e probabilmente anche sbagliato. L'emendamento dei colleghi della Lega, che noi abbiamo analizzato nel dettaglio, era per alcuni aspetti sicuramente provocatorio, per altri forse inapplicabile, ma per molti aspetti anche coraggioso, perché dava la sensazione che finalmente si passasse dalla teoria alla pratica, dalle parole ai fatti e che il codice degli appalti, che è all'origine di tanti problemi in questo Paese, si potesse finalmente rivoluzionare profondamente. Sappiamo, però, com'è andata a finire: c'è stata la riunione della maggioranza, il tira e molla e, alla fine, si sono fatti tre o quattro passi in avanti, per poi farne rapidamente due o tre indietro. Rimangono, quindi, molti aspetti per noi critici, alcuni dubbi e alcune proposte che purtroppo non hanno trovato accoglienza. La principale criticità, secondo noi, rimane quella legata al fatto che non viene intaccata quasi per nulla la miriade di norme che coinvolgono ogni opera, di piccole o di grandi dimensioni, pubblica o privata (ma soprattutto privata in questo caso), che rendono di una lentezza esasperante ogni realizzazione. Parlo, ad esempio, delle fasi autorizzative delle opere, ma anche degli allungamenti dei tempi relativi alla messa al bando, alla valutazione, all'approvazione, alla firma del contratto, ai pagamenti, al collaudo, alla certificazione e così via. Purtroppo ho la sensazione che i 150 miliardi di euro, di cui spesso si parla, stanziati dal Governo italiano e da fondi europei allocati e non impegnati, tutta questa massa di denaro che potrebbe avere un effetto moltiplicatore in termini di investimenti, non verrà, se non in piccola parte, toccata dalle misure che state per approvare. Ne è dimostrazione il fatto che avete scelto la strada del commissariamento, come a dire che le norme ordinarie, anche alla luce delle modifiche che state per approvare, non saranno in grado di garantire quelle accelerazioni burocratiche che tutti si attendevano. Segnalo anche, in modo che ne rimanga traccia nel dibattito, Presidente, che la riforma dell'articolo 80 del codice degli appalti prevede la possibilità per la stazione appaltante di escludere un piccolo imprenditore che ha magari un piccolo contenzioso per inadempimenti fiscali e contributivi. Questa è una norma, secondo noi, profondamente sbagliata e ingiusta, perché non consente a piccoli imprenditori che non sono dei ladri, ma sono persone in difficoltà, di accedere agli appalti e di pagare con i soldi degli appalti i debiti che hanno con l'erario. Vi sollecitiamo ancora una volta, anche se fuori tempo massimo, a rivedere questa norma, perché penalizza persone che hanno soltanto il desiderio di lavorare e di pagare i loro debiti, ma che così non potranno né lavorare, né pagare i debiti, soprattutto nei confronti dell'erario. Ricordo anche che, con il collega Zaffini, con un emendamento credo di maggioranza, ma comunque trasversale, si era proposto di istituire un fondo, finanziato in parte con i ribassi d'asta, per dare garanzia ai subappaltatori delle autostrade umbre, dell'Ancona-Perugia in particolare, che rischiano di saltare per aria, e non si capisce per quale motivo la 5 a Commissione abbia fatto calare la tagliola dell'articolo 81 su un provvedimento che si autofinanziava e che avrebbe garantito sonni più tranquilli o la certezza della sopravvivenza a molti subappaltatori. Il fondo cosiddetto salva cantieri, purtroppo, non verrà approvato e anche questo ci dispiace particolarmente. Concludo, signor Presidente, se ho ancora un po' di tempo, con un riferimento alla seconda parte del decreto-legge che ha trattato i temi del terremoto. Su questo, i colleghi che provengono da quelle zone hanno detto cose più dettagliate di quante ne possa dire io, ma rimane - e lo vogliamo dire con molta forza - il fatto che il primo grande cantiere da avviare in questo Paese per motivi di utilità economica, per motivi di dignità delle persone e per motivi, dovrei dire, anche di natura etica, è il grande cantiere del terremoto. (Applausi dal Gruppo FdI) . Il grande cantiere del terremoto, però, non si può avviare se le pratiche non vengono istruite e completate perché non ci sono le persone che le possono istruire, vidimare e asseverare, Presidente. Le 200 persone che avete assunto sono poca cosa. Ricordo che avete appena stanziato 200 milioni di euro per assumere 3.000 navigator , che in futuro saranno 10.000, per una legge che si è rivelata un fallimento dal punto di vista pratico e anche dal punto di vista elettorale: prendete i navigator e mandateli in Umbria, mandateli in Abruzzo a fare qualcosa di utile per questa Nazione e non a perdere tempo! (Applausi dal Gruppo FdI) . Duecento milioni per i navigator li avete trovati, quattro soldi per i Comuni terremotati invece no. Anche per quest'ultimo motivo - il tempo purtroppo è concluso - noi ci asterremo su questo provvedimento. Avevamo la speranza che la Camera, in seconda lettura, lo potesse migliorare, ma i tempi così ristretti in vista della scadenza ci fanno intendere che questo sarà anche il testo definitivo e quindi il nostro voto sarà, purtroppo, un voto di astensione. (Applausi dal Gruppo FdI) . MIRABELLI (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MIRABELLI (PD) . Signor Presidente, abbiamo seguito seriamente questo provvedimento senza alcuna volontà ostruzionistica. Abbiamo fatto interventi, abbiamo presentato emendamenti sul metodo e ed emendamenti puntuali sul merito, però è servito a poco. Signor Presidente, in queste settimane di discussione su questo decreto-legge ci siamo spesso chiesti le ragioni di un provvedimento tanto corposo, o meglio, ci siamo chiesti se ci fossero ragioni diverse dalla propaganda, dalla voglia di intestarsi pseudoriforme positive che in realtà non ci sono. Ci siamo fatti la domanda che ha posto ieri il collega Margiotta: a cosa serve questo provvedimento? Cui prodest ? Ci avete spiegato che serve all'economia, per velocizzare le opere pubbliche rallentate dalla burocrazia e dal nuovo codice degli appalti. Ma questa motivazione non regge, primo perché i dati del Cresme certificano un 20 per cento di opere avviate in più nel primo trimestre di quest'anno, il che dimostra che non è il codice a limitare gli interventi infrastrutturali in questo Paese ma semmai la mancanza di decisioni da parte del Governo: la vicenda TAV è emblematica. Voi avete bloccato tanti appalti in questo Paese con un contratto di Governo che ha introdotto il tema dell'analisi costo-benefici, che ha sicuramente rallentato i cantieri. In secondo luogo, sapete bene che con questo decreto-legge i tempi si allungheranno: si prevedono 180 giorni solo per scrivere il nuovo regolamento attuativo e sappiamo che non basteranno e poi servono nuovi decreti attuativi e circolari. In più, sospendere per due anni alcune norme crea incertezze evidenti e il tutto contribuirà a rallentare. Si rischia il blocco dei cantieri, altro che velocizzarli! Sia chiaro, tutto si può migliorare, ma scegliere di ricominciare da capo proprio mentre il nuovo codice stava entrando a regime non aiuta certo a creare le certezze normative necessarie per realizzare le opere. Quindi non è vero che serve a sbloccare o a velocizzare opere pubbliche o gli interventi nelle aree del terremoto. Non serve a sbloccare i cantieri. Una seconda ragione che sarebbe importante per giustificare un provvedimento come questo potrebbe essere la necessità di migliorare la qualità delle opere, la loro messa in sicurezza, incentivare gli interventi a più alto contenuto di innovazione e di professionalità. In realtà, ammesso e non concesso che a questo Governo e a questa maggioranza questo interessi, anche su questi aspetti siamo lontanissimi da interventi significativi, anzi, ampliare la logica del massimo ribasso, o miglior prezzo come lo volete chiamare, consentire più subappalti, restringere se non cancellare le verifiche preventive sui requisiti delle imprese che partecipano alle gare, sono tutte scelte che vanno nella direzione opposta. Ce l'hanno detto le stesse associazioni di imprese in audizione: queste scelte favoriscono chi spende meno, chi investe meno in professionalità, in innovazione, chi risparmia sugli stipendi e sui costi della sicurezza. Tra l'altro, abbassate, togliendo gli albi, il livello delle professionalità. Quindi questo provvedimento non migliorerà la qualità delle opere. Tra l'altro, la moltiplicazione delle centrali appaltanti a prescindere dalla qualificazione del personale, non aiuterà neanche da questo punto di vista. In realtà, questo decreto appare più come un pericoloso manifesto ideologico che vuole affermare un falso principio: se si vogliono fare le opere e farle in fretta bisogna ridurre le regole, le tutele di legalità e quelle per i lavoratori. L'equazione criminogena di cui si è parlato e abbiamo parlato in questa discussione è: in nome della realizzazione delle opere bisogna allargare le maglie, deregolamentare. Che questo stia succedendo non lo diciamo noi soli, lo hanno detto nelle audizioni e martedì scorso in piazza i sindacati e tutte le associazioni ambientaliste e antimafia. È pericoloso il combinato disposto tra riduzione del ruolo di ANAC, massimo ribasso, più subappalti, meno regole e meno controlli, i soldi per la sicurezza del lavoro che diventano oggetto di gara anziché essere separati e i commissari straordinari che possono essere nominati quando e come si vuole e che possono agire in deroga. (Applausi dal Gruppo PD) . Non vedo il senatore Giarrusso, né il senatore Cioffi, ma ricordo, nella scorsa legislatura, quando parlavamo di Expo, di ILVA o del terremoto, quante lezioni ci hanno dato sul fatto che non bisognava fare assolutamente nulla in deroga, che era proibito agire in deroga, che le deroghe erano un fatto assolutamente eversivo e criminogeno. (Applausi dal Gruppo PD) . Oggi si dà la possibilità di istituire commissari, senza che vi siano neanche ragioni di emergenza, che possono agire in deroga su tutto. Questo avete fatto e tutto questo non serve a sbloccare nulla. Tutto questo in un Paese in cui purtroppo c'è ancora troppa corruzione, in cui le organizzazioni criminali penetrano nell'economia legale. In questo Paese è pericoloso spiegare che basta il buon senso e affidarsi all'onestà della maggioranza o sostenere che non servono più tutele di legalità perché con lo spazza corrotti abbiamo risolto ogni problema. Per noi la sfida vera era ed è conciliare trasparenza, legalità ed efficienza e questo si fa riducendo gli spazi di discrezionalità che voi oggi aprite. Il senatore Armando Siri - lo voglio ricordare - quando era ancora Sottosegretario, prima che il MoVimento 5 Stelle gli imponesse le dimissioni, sosteneva che per rilanciare le opere in questo Paese ciò che serviva non erano, come avrebbe senso dire, gli investimenti o scelte politiche chiare, ma occorreva svuotare il ruolo delle Autorità anticorruzione di Cantone e cancellare il codice degli appalti. Bene, con questo decreto-legge l'avete fatto. L'avete fatto insieme, a dimostrazione che, al di là del gioco delle parti, questo decreto-legge è frutto della maggioranza giallo-verde in solido. (Applausi dal Gruppo PD) . L'ANAC è stata messa da parte, come ha detto pochi minuti fa Cantone presentando il rapporto, e il codice degli appalti è stato massacrato. Non credo che dopo questo provvedimento vi saranno più opere o si velocizzeranno; certamente ci saranno meno garanzie di legalità e meno diritti per i lavoratori. Per questo votiamo contro, non solo da forza di opposizione, ma anche da partito preoccupato di ciò che una norma, definita da tanti criminogena, potrà produrre da qui a poco. Ma voteremo soprattutto contro perché non servirà a far ripartire i cantieri, che in questi mesi sono stati bloccati non dal codice degli appalti, ma dal contratto di Governo. Ci sono 49 opere decise, 50 miliardi di euro bloccati da indecisioni politiche di questo Governo, da un contratto che ha bloccato il TAV, introdotto l'analisi costi-benefici, dimenticato di finanziare opere importanti, come, per esempio, l'ultimo lotto del Terzo Valico dei Giovi. Le opere le avete bloccate voi e avete in solido la responsabilità di averlo fatto e se volete sbloccarle e non fare propaganda, non serve questo decreto-legge. Certo, il codice non è intangibile, ma basterebbe dare incentivi, assumere personale specializzato che faccia funzionare le centrali appaltanti per fare più in fretta, investire sulla buona progettazione delle opere, dare termini perentori ai processi autorizzativi, semplificare gli adempimenti preliminari, dare uno scudo a chi deve assumersi la responsabilità di autorizzare, se lo fa seguendo le procedure standard : servono queste semplici cose. (Richiami del Presidente) . Ho finito, Presidente. Non c'è nulla di tutto ciò in questo decreto-legge. Avete invece scelto di deregolamentare, così riaprite gli spazi che noi avevamo tolto al malaffare. È vero, la stragrande maggioranza dei sindaci e degli operatori è onesta, ma ciò non significa che sia giusto ridurre trasparenza e controlli in questo Paese. Ripeto, crediamo che questo provvedimento non sbloccherà nulla; anzi, saremo più esposti all'illegalità. Le divisioni di questa maggioranza - e ho finito davvero, Presidente - hanno prodotto un provvedimento confuso, che anziché dare certezze alle imprese complica le cose e alimenta l'incertezza, il contrario di ciò che serve alle imprese. Dopo aver bloccato i cantieri per mesi, tutti insieme vi assumete la responsabilità ora di un provvedimento inutile e dannoso, che farà male al Paese e alle imprese, come sta facendo male questo Governo. Continuate, ancora oggi, a mettere una bandierina elettorale, invece che affrontare i problemi. Purtroppo, il conto delle vostre bandierine, alla fine, lo pagheranno le imprese e gli italiani. (Applausi dal Gruppo PD) . BRIZIARELLI (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BRIZIARELLI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, voglio ringraziare, ovviamente, il Governo, i relatori, tutti i componenti delle Commissioni e i nostri Uffici e, mi permetta, signor Presidente, di ringraziare anche lei, visto che, come ieri hanno riconosciuto anche le opposizioni, se porteremo a casa un provvedimento così importante, sarà anche grazie a un lavoro corale che l'ha vista impegnata nella Presidenza. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Delle due l'una: o questo è un provvedimento annacquato, che non serve a nulla, come dicono Forza Italia e Fratelli d'Italia, oppure è un provvedimento criminogeno, come abbiamo testé sentito citare. Io credo che non sia né l'uno né l'altro, che sia un provvedimento giusto e che, di indegno e criminogeno, ci sia un atteggiamento politicamente ingiustificabile da parte dell'opposizione. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az). C'è una sola cosa che abbiamo sbagliato, e dobbiamo prenderne atto, come maggioranza, sia come MoVimento 5 Stelle che come Lega, ed è stato non aggiornare il titolo del provvedimento. Il titolo del provvedimento è rimasto sblocca cantieri, ma questo provvedimento fa molto di più: sblocca gli impianti per il settore dei rifiuti, sblocca la ricostruzione, semplifica. Esso va ben al di là del titolo, che è evocativo, ma non comprende tutto. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az). Di fronte all'incapacità delle opposizioni di ammettere tutto questo, noi ci auguriamo di non trovare qualcuno dei colleghi camuffato da anziano, con barba finta e bastone, magari accanto ai cantieri che ripartiranno, a contestare persino i lavori, un po' come fanno Aldo, Giovanni e Giacomo in un noto sketch . Speriamo che almeno questo ce lo risparmino! Vorrei rapidamente elencare alcuni degli aspetti che andiamo a affrontare. Il primo, sicuramente, è il codice degli appalti con la moratoria di due anni. L'avevamo detto e sottolineato: non è che nei due anni ci sarà il far west, varranno quelle tanto decantate regole europee alle quali l'opposizione spesso si richiama, ma non quando serve e quando potrebbe essere utile. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az). Senatore Mirabelli, noi potremo anche essere ritenuti responsabili dei mali del mondo, ma pensare che l'Italia si sia bloccata in un anno, da quando noi siamo al Governo, quando, ad esempio, l'articolo 3 del provvedimento modifica il decreto del Presidente della Repubblica n. 380 del 2001, misura attesa da anni dagli esperti del settore, dai professionisti e dalle amministrazioni, mi sembra quanto meno ingeneroso. E relativamente ai dati che citava lei, non per smentirla, ma è proprio quel 22 per cento in più di lavori assegnati dagli enti locali che dimostra la bontà della direzione, perché l'aumento dell'affidamento diretto per i Comuni da 40.000 a 150.000 euro già c'è. È già legge, con la legge di bilancio, e ha già prodotto dei vantaggi. Lo stesso noi ci attendiamo per le nuove regole che sono state introdotte in questo settore. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S). Relativamente alla ricostruzione, come ha detto con passione e dovizia di particolari il collega Arrigoni, questo è il quinto provvedimento in un anno che agisce e rimedia al vostro lassismo e al vostro immobilismo: il decreto n. 55 del 2018, che abbiamo convertito, di fatto cambiandolo in toto , il milleproroghe, il decreto emergenze, che non era solo un decreto per Genova, ma anche un decreto per il terremoto, e la legge di bilancio. A questi si aggiungono le misure contenute nel presente provvedimento. Collega Verducci, lei potrà anche ergersi a rappresentante dei cittadini e dei sindaci, però recentemente ci sono state le elezioni europee. Il terremoto è stato definito terremoto Amatrice-Norcia-Visso. Ebbene se i cittadini di queste città hanno assegnato, ad Amatrice, il 42 per cento alla Lega e il 12 per cento al Partito Democratico, a Norcia, il 40 per cento alla Lega e il 12 al Partito Democratico e, a Visso, il 47 per cento alla Lega e il 14 per cento al Partito Democratico, forse forse hanno un'idea diversa di come l'abbiamo seguiti noi e di come li avete seguiti voi. (Commenti del senatore Mirabelli). VERDUCCI (PD) . Vediamo alle politiche! PRESIDENTE.Senatore Verducci, per favore. BRIZIARELLI (L-SP-PSd'Az) . Relativamente al personale docente, per rispetto del collega Pazzaglini, ricordo che a ottobre 2016, ad Arquata del Tronto - c'era il collega Errani, che ora non è in Aula - a Errani e Renzi fu proprio il collega Pazzaglini, allora sindaco, a sollecitare un intervento in deroga sulle assegnazioni del personale, ma solo nel luglio 2017 il Governo ha provveduto, salvo poi nelle Marche, a guida PD, scordarsi di dare attuazione a quel provvedimento. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Oggi lo proroghiamo e lo facciamo noi. Relativamente ai rifiuti, meno rifiuti significa più impianti. Ieri abbiamo approvato una mozione importante e oggi rispondiamo, perché finalmente si potrà ripartire a dare autorizzazioni. In attesa delle linee guida da parte del Ministero e in attesa del recepimento del pacchetto europeo, potremo ripartire e lo potremo fare anche a Roma. Ora il presidente Zingaretti non avrà scuse per agire sugli impianti FORSU del Lazio: a Roma e nel Lazio siamo assolutamente al di sotto del minimo sindacale e ora, con l'intervento straordinario e la possibilità di agire riducendo i tempi o agendo in deroga, potremo finalmente rispondere a un'esigenza chiara dei cittadini, che non possono pagare le inadempienze del PD in Regione Lazio. Potrei parlare del Mose e del Terzo valico, ma il tempo non mi consente tanti altri esempi. Vorrei fare un riferimento alla videosorveglianza: senatrice Malpezzi, tutti noi vorremmo che non ci fosse la necessità di introdurre videosorveglianza a tutela dei minori e degli anziani, però purtroppo serve. Ognuno di noi, tutte le volte che vede certe immagini, si chiede come sia possibile: ebbene, gli altri possono chiedersi come sia possibile, noi dobbiamo agire per risolvere il problema. Collega Giammanco, è vero che lei ci provava da dieci anni, ma c'è voluto un impegno fermo e chiaro di Matteo Salvini e della Lega per introdurre in questo provvedimento un passaggio del genere e per reperire le risorse. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . L'abbiamo fatto, così come abbiamo adottato una disposizione che permette ai sindaci di intervenire quando ci sono condomini degradati. Tutti ricordiamo le immagini dell'Hotel House a Porto Recanati: ebbene, finalmente, i sindaci, che erano impotenti, avranno la possibilità di nominare amministratori di condominio e prevenire i problemi in situazioni di degrado come quella. Dicevo che il tempo non mi permette di fare altri esempi. È lo stesso tempo che non ci ha permesso di inserire nel provvedimento altre soluzioni, già individuate sia sul piano politico che delle risorse come, tanto per fare alcuni esempi, la nomina del commissario straordinario per la manutenzione della statale n. 36 e la viabilità connessa, che collega Milano alla Valtellina, in vista dei mondiali di sci del 2026; la possibilità di potenziare la tangenziale di Lodi (10 milioni di euro già ci sono e nei prossimi provvedimenti andremo a inserire la disposizione); dare risposta - come ricordava il collega di Fratelli d'Italia - alle istanze dei lavoratori e delle aziende che sono finite, loro malgrado, coinvolte in problemi di fallimenti aziendali come subappaltatori. Ebbene, quel fondo salva cantieri si farà: ieri, a Marsciano, una delegazione delle imprese della Astaldi ha incontrato il ministro Salvini e c'è l'impegno della Lega a trovare una soluzione fin dai prossimi provvedimenti, perché i lavoratori e le imprese non possono pagare per problemi che non sono i loro. Ebbene, già solo una delle risposte che ho rapidamente citato giustificherebbe un voto a favore di questo provvedimento e non può che essere un convinto voto a favore quello del Gruppo della Lega, non semplicemente a favore di un provvedimento, ma a favore dei cittadini, delle imprese e dei Comuni italiani, che da questo provvedimento riceveranno giovamento. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az e della senatrice Giannuzzi. Congratulazioni) . MALLEGNI (FI-BP) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MALLEGNI (FI-BP) . Signor Presidente, dopo aver ascoltato con attenzione le dichiarazioni di voto, anche quella che mi ha appena preceduto, ritengo che probabilmente l'assenza dalla Commissione di merito crei confusione. Basterebbe infatti leggere gli atti, da come sono iniziati a come sono arrivati in Aula. Questo provvedimento prende le mosse da decine e decine di audizioni svolte dalla Commissione di merito, l'8ª (lavori pubblici, comunicazioni); abbiamo iniziato nel mese di dicembre e finito - o meglio, interrotto, probabilmente - qualche giorno prima dell'inizio della sua trattazione. Cos'è successo in questo periodo? Le audizioni sono state importanti e ritengo che le due più significative, in ambito istituzionale, siano state quelle del Presidente dell'ANAC e del Presidente della Corte dei conti, dottor Buscema, che ha depositato anche una corposa relazione relativa a tutta la questione del codice degli appalti. Perché di questo si tratta: del codice degli appalti. Mentre stavamo discutendo di quest'importante provvedimento e della revisione di tale codice, una delle raccomandazioni che tutti abbiamo fatto, in maniera trasversale, senza che ci fosse una posizione di maggioranza o di opposizione, è che le modifiche ad esso fossero d'interesse parlamentare. Preso atto degli errori che a nostro avviso erano stati fatti nella scorsa legislatura attraverso la legge delega che aveva prodotto il decreto legislativo n. 50 del 2016, per non commetterli nuovamente, si auspicava che si potesse discutere all'interno delle Commissioni competenti, articolo per articolo, provvedimento su provvedimento, cercando di cogliere le istanze che arrivavano dal mondo delle piccole imprese, dei sindacati, di chi lavora, delle associazioni di categoria e dei soggetti istituzionali. Dopo tutto questo lavoro, una mattina entro in Commissione lavori pubblici e mi dico che probabilmente abbiamo perso tempo, perché il giorno precedente il preconsiglio dei Ministri aveva licenziato la legge delega sulla revisione del codice degli appalti: o siamo impazziti o prendiamo in giro noi stessi o chi sta fuori da quest'Aula, mi son detto; ma, secondo me, si tratta di tutte e tre le cose (e anch'io mi iscrivo all'elenco dei pazzi, perché a stare lì dentro o sei matto o altrimenti vieni via, quindi sono pazzo tra i pazzi). E poi c'è stata l'attesa spasmodica di questo provvedimento sul cosiddetto sblocca cantieri. Ricordo sempre una dichiarazione fatta in Commissione dalla collega Antonella Faggi, che spero non me ne vorrà, quando disse: abbiamo caricato di responsabilità questo provvedimento e lo abbiamo chiamato sblocca cantieri, ma il titolo è un altro. Era vero e aveva ragione, perché di sblocca cantieri non c'è traccia, eppure tutti coloro i quali ne parlano, compresi i cosiddetti leader politici, continuano a chiamarlo così. Ebbene, dopo settimane di richieste da parte del senatore Nencini e anche del sottoscritto, è arrivato il famoso elenco dei cantieri, ma non dei cantieri sbloccati, dei cantieri bloccati: complessivamente, per circa 17 miliardi di euro. Si tratta di un elenco fitto di cantieri, fornito da Anas dopo settimane di richieste, che vede lo spostamento da uno a quattro anni di opere fondamentali di lavori pubblici essenziali già cantierabili e finanziati, per coprire misure che questo Governo ha inteso portare avanti come il reddito di cittadinanza, quota 100 o altre robe, che alla fine non hanno portato a casa alcun risultato, nemmeno nell'interesse dei cittadini. (Applausi dal Gruppo FI-BP). Quindi non abbiamo fatto niente da una parte e abbiamo bloccato 18 miliardi di interventi. Solo nella mia Toscana si tratta di 1,2 miliardi di euro di infrastrutture: gli assi viari, la corsia tirrenica, il collegamento ferroviario da Firenze alla Versilia. Il tutto è ben documentato e ovviamente articolato. Poi siamo scesi nel merito della follia ancora più grande del provvedimento, cercando di analizzarlo punto per punto, nonostante venisse voglia veramente di buttare tutto all'aria. Abbiamo quindi presentato emendamenti che vanno nella direzione delle piccole e medie imprese. Abbiamo cioè proposto di ridurre il numero dei lotti, per fare in modo che le nostre piccole aziende possano partecipare; di mantenere - perché lo volete cancellare? - il rito superaccelerato, che è un fatto positivo; portare la procedura negoziata fino a un milione di euro, misura importante, perché altrimenti i lavori si bloccano perché nei territori non ci sono le strutture (alle volte mi chiedo veramente se voi il territorio lo conosciate e la risposta è no). Ancora, abbiamo auspicato l'eliminazione del sorteggio (oggi le aziende vengono sorteggiate sulle ruote dell'Enalotto), la filiera corta, per consentire alle aziende regionali o provinciali di partecipare almeno per il 50 del valore degli appalti, al togliere il minor prezzo e inserire sempre l'offerta economicamente più vantaggiosa. Le centrali di committenza sono state ampliate, ma bisogna fare attenzione ai piccoli Comuni, perché non hanno neanche il geometra che possa fare le gare per i lavori pubblici. La centrale di committenza va quindi riunita: non vanno bene quelle metropolitane, stiamo attenti a fare quelle con Comuni da 300 abitanti. L'eliminazione di irregolarità fiscali è stata approvata e poi travolta prima dall'emendamento Pergreffi e poi dall'emendamento di maggioranza, che veramente distrugge un'ipotesi che poteva essere positiva. Penso inoltre all'innalzamento delle soglie della società organismi di attestazione (SOA), alle opere di manutenzione del verde con l'offerta economicamente più vantaggiosa e non al minor ribasso, che per i Comuni sono elementi fondamentali. Il subappalto, che è deleterio per le piccole e medie imprese, è stato reinserito per il 40 per cento, mentre secondo me doveva essere innalzata ancora di più la soglia, perché ci sono le scatole cinesi: le aziende arrivano da ogni parte d'Italia vuote di contenuti, vuote di operai, vuote di macchine operatrici, fanno le gare d'appalto, poi appaltano e subappaltano e strozzano le piccole aziende che sono sui territori e le portano al fallimento. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Come si fa a non capire? Sul ritardo dei pagamenti alla pubblica amministrazione, va bene il regolamento, ma dovevamo essere più espliciti sul rapporto tra ANAC e territorio: ci sono funzionari, dirigenti, segretari comunali, sindaci che non fanno più un atto perché l'ANAC è diventata il centro decisionale di ogni tipo di attività. Voglio vedere quando arriverà questo regolamento, perché non vorrei facesse la fine di quello che doveva arrivare il 30 aprile scorso sulla direttiva Bolkestein per gli stabilimenti balneari, circa la sdemanializzazione e la facile o difficile rimozione, i canoni pertinenziali, i pareri inutili come le dogane, per cui ogni volta che qualcuno sposta una sedia a sdraio servono diciotto pareri per dare l'autorizzazione. Questa è la situazione. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Quanto allo split payment , abbiamo già detto che è stato inefficace nel rapporto con le imprese. La distanza da fabbricati, definita dal famoso decreto ministeriale n. 1444 del 1968: sapete cosa dicono i sindaci e gli operatori ad ogni riunione che si fa con gli amministratori locali? Dicono che in Italia cambia tutto, meno che il decreto ministeriale n. 1444 del 2 aprile 1968. È allucinante: tutto cambia eccetto quel decreto ministeriale, è incredibile. Quel provvedimento va cancellato, perché non ha alcun senso! (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Mi avvio alla conclusione, sulle tasse per le imprese. Ieri sera ero in una trasmissione televisiva e ho sentito il vice ministro Garavaglia annunciare che nel decreto-legge crescita sarà inserita la deducibilità dell'IMU al 100 per cento. È una proposta di Forza Italia, quindi va bene; tuttavia, finché non vedo non credo, perché con voi neanche san Tommaso avrebbe la possibilità di avere un futuro, perché neanche mettendo il dito nella piaga si può portare a casa un risultato di verità. Pertanto, noi non possiamo far altro che essere delusi, rammaricati, non per noi stessi, non per Forza Italia, bensì per il territorio che ci guarda e chi sostiene che questo è un provvedimento eccezionale, o mente o non lo ha letto; di conseguenza, noi voteremo contro. (Applausi dal Gruppo FI-BP. Congratulazioni) . Saluto ad una rappresentanza di studenti PRESIDENTE . Saluto a nome dell'Assemblea i docenti e gli studenti del Liceo statale linguistico e di scienze umane «Eleonora Pimentel Fonseca» di Napoli, che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi) . Ripresa della discussione del disegno di legge n. Doc 1248 PATUANELLI (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PATUANELLI (M5S) . Signor Presidente, mi scuso preventivamente perché un ingegnere che parla di codice degli appalti è una delle cose più noiose che possa succedere in un'Aula parlamentare e il vuoto attorno a me già dimostra che i miei colleghi hanno capito quello che sta per accadere. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az) . Credo però che alcune notazioni preminentemente tecniche saranno necessarie per rispondere ad alcune affermazioni profondamente sbagliate che ho sentito in quest'Aula. Consentitemi tre minuti scarsi - probabilmente meno - per alcune premesse. Intanto vorrei ringraziare l'amministrazione del Senato per la gestione di questi giorni di sedute d'Assemblea certamente complicati. Dico «grazie» perché non trovo parole più adeguate. È un grazie che dico con il cuore. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az) . L'eccellenza degli Uffici dell'amministrazione del Senato si è dimostrata ancora una volta un valore assoluto per questa Assemblea e per questa istituzione. Dico grazie anche per il senso di responsabilità delle forze politiche tutte nei lavori di Commissione, lunghi e certamente interrotti in alcuni passaggi per alcune situazioni che si sono venute a creare, ma che hanno dimostrato che si può riuscire ad affrontare un decreto con 1.400 emendamenti uscendo dalla Commissione con una settantina di emendamenti approvati, molti anche delle opposizioni, avendo concluso quel lavoro, per poi arrivare in Aula e continuare a migliorare un testo uscito comunque bene dalle Commissioni. Quindi, ringrazio tutte le forze politiche per questo tipo di atteggiamento anche nella gestione dei lavori di Assemblea. Lo snodo fondamentale è stato tra il venerdì di due settimane fa e il passaggio in Aula, perché c'è stata una volontà, mia personale, del Gruppo e poi della maggioranza, di tutelare il lavoro delle Commissioni. Non è vero che quello che è stato fatto nelle Commissioni è sparito per il subemendamento al testo 2 dell'emendamento della collega Pergreffi, perché quel lavoro di Commissione è stato tutelato. Ringrazio anche entrambi i relatori, ma in particolare la senatrice Faggi, perché abbiamo affrontato anche quelli che erano nodi politici e credo che in quest'Aula non si debba fare sempre retorica e ipocrisia: si deve dire che c'erano nodi politici e che li abbiamo affrontati. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az) . Ci siamo guardati negli occhi e abbiamo risolto anche questa volta i nodi politici per il bene di questo Paese, grazie a una maggioranza che certamente discute e che certamente ha posizioni talvolta diverse, ma che poi pensa sempre all'interesse primario: migliorare la qualità di vita dei nostri cittadini. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az) . Questo è il faro che sta guidando la maggioranza. Dopodiché c'è la gestione dei decreti-legge e delle leggi di conversione. Ho la sensazione che si prova il giorno prima degli esami all'università, quando ci si rammarica del fatto di non aver avuto un giorno in più, perché magari si sarebbe potuto fare meglio e studiare qualcosa in più e sarebbe stato perfetto. Questo dà anche il senso della responsabilità di ciascuno di noi, maggioranza e opposizione, della volontà di migliorare i testi e fare proposte. Dopodiché, se l'approccio è questo, finisce come con l'emendamento Verducci: si sospendono magari per venti minuti i lavori dell'Assemblea ma si risolve il problema e si trova la copertura e anche in questo caso si dà la risposta che quei cittadini si aspettavano. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az) . Parto dal tema del terremoto: certamente è una questione che deve essere di unità nazionale. C'è l'articolo 28 del decreto-legge al nostro esame che tratta della riforma del codice delle comunicazioni elettroniche, un punto che forse non è mai stato toccato nel dibattito, perché politicamente e mediaticamente non è di facile trattazione, ma che in questo contesto è importante perché parla di prevenzione, di sistemi di allarme e di comunicazione. È su queste linee che dobbiamo muoverci quando affrontiamo le grandi tragedie e le grandi disgrazie legate a fenomeni atmosferici, terremoti o altri eventi calamitosi. C'è una fase di prevenzione necessaria e una fase di gestione dell'emergenza. La Protezione civile italiana è un fiore all'occhiello del nostro Paese e gestisce l'emergenza. Dobbiamo essere più capaci di affrontare il tema del post-emergenza. Su questo tema mi sembra evidente l'impegno della maggioranza e di tutte le forze politiche. Stiamo lavorando, anche insieme alla Protezione civile e alla Presidenza del Consiglio dei ministri (penso al grandissimo piano sul dissesto idrogeologico), per ottenere molti dei risultati che sono attesi. Passiamo poi a quel tema noioso, riguardante il codice dei contratti. Ho sentito il collega Mirabelli parlare della necessità di ridurre degli spazi di discrezionalità (ha usato queste parole) e di un avanzamento del criterio del massimo ribasso. Penso che un buon motivo per esprimere un voto favorevole al disegno di legge di conversione del decreto-legge sbloccacantieri è dato dal fatto che, finalmente, non esiste più il criterio del massimo ribasso. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az) . La procedura che abbiamo previsto, con l'esclusione automatica delle offerte che superano la soglia di anomalia, significa aver detto basta a quegli spazi di discrezionalità che erano inseriti nei giustificativi per il prezzo più basso. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az) . Questa è una verità tecnica e fattuale, non confutabile in alcun modo. Questo è un elemento. Se poi non si ha capacità - e posso capire - di comprendere l'aspetto tecnico, che è molto preciso e di dettaglio, quantomeno non abbiamo cambiato niente, perché il 30 per cento del valore del prezzo nelle offerte economicamente vantaggiose è rimasto quello, così come non sono cambiate le soglie per le procedure negoziate; quindi, quantomeno, non è cambiato niente e non vi è stato alcun passo verso il massimo ribasso. Anzi, ripeto che tecnicamente posso sostenere che c'è stata proprio l'eliminazione del massimo ribasso, ma - quantomeno - non c'è stato un avanzamento su quel fronte. Passo ora alla parte generale riguardante la riforma del codice dei contratti pubblici. È evidente che il codice dei contratti pubblici è uno degli elementi e dei tasselli che si inseriscono nel processo per cui un'amministrazione pubblica, una stazione appaltante, pensa un'opera, decide di farla, ne approva lo stanziamento, fa fare i progetti internamente o esternamente e - poi - dà in affidamento all'impresa e realizza (e c'è poi c'è la parte relativa all'esecuzione dell'opera). È chiaro che è una parte di questo procedimento molto lungo che non determina da sola la velocità della procedura. È evidente che occorre intervenire per fare chiarezza sulle decine e decine di valutazioni che si fanno sui progetti, ma non lo si fa con il codice degli appalti. Noi oggi tocchiamo questa parte, ma il vero provvedimento sbloccacantieri è costituito dall'articolo 4, perché ci sono delle opere che sono ferme e bloccate - con stanziamenti e avvio dei lavori già in essere - per degli impedimenti riguardanti situazioni puntuali del singolo cantiere o di carattere procedurale. Anzitutto devo dare atto che l'approvazione dell'emendamento del senatore Margiotta (che ringrazio per averlo proposto, così come lo ringrazio per la presentazione di altri emendamenti approvati), con la fissazione di un limite temporale e una metodologia di decisione sulle opere da commissariare più ristretta, ci mette nelle condizioni di dire che questo provvedimento è esattamente quello che serviva. Infatti, al di là della questione del programma 6.000 Campanili e della strada Lioni - Grottaminarda, in fase emendativa si sono inserite ulteriori opere da sbloccare perché ferme, ancorché già finanziate. Penso al Mose; è evidente la posizione che il MoVimento 5 Stelle ha da sempre su quell'opera. Si tratta però di un'opera che ha uno stato di avanzamento del 95 per cento e con 5 miliardi di euro fermi che si devono spendere per portarla a compimento affinché possa finalmente funzionare: è evidente che era necessario agire come ha proposto il ministro Toninelli, tra l'altro in accordo con i Presidenti di Regione. Quindi, quella misura è necessaria per risolvere questi tipi di problemi. Ci sono poi ulteriori misure all'interno del decreto-legge in esame. Sul terremoto, oltre a quello che ho detto e su cui non ritorno, altri colleghi hanno già citato diversi provvedimenti. Dobbiamo, però, anche uscire dall'ipocrisia, perché se a distanza di molti anni dai terremoti come quello dell'Aquila, dal quale sono passati veramente molti anni, e quelli del 2016 - ci sono ancora grandi difficoltà è perché forse il meccanismo iniziale che è stato pensato, con le ordinanze del commissario e le ordinanze di Protezione civile hanno creato una sedimentazione di dispositivi, disposizioni e norme che rendono difficile il procedere delle pratiche. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az) . Concludo, Presidente, citando un ultimo dispositivo che è stato inserito nel provvedimento. Mi riferisco alla revoca delle concessioni autostradali. Ha detto molto bene il collega Grassi nel suo intervento di ieri: c'è un evidente squilibrio tra la parte pubblica, quindi il soggetto concedente, e il concessionario, che è diventato monopolista e che sapeva di non aver alcun motivo per uscire da quel sistema di monopolio. Un piccolo emendamento farà sì che oggi ci sia un maggiore equilibrio tra il potere dello Stato e il potere dei concessionari, ed è un obiettivo che questa maggioranza aveva. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az) . Ovviamente dichiaro il voto favorevole del MoVimento 5 Stelle. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az. Molte congratulazioni) . PRESIDENTE . Comunico che è stata presentata dai relatori la proposta di coordinamento C1, che è in distribuzione. Ai sensi dell'articolo 103, comma 5, del Regolamento, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della proposta di coordinamento C1, presentata dai relatori. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del disegno di legge, composto del solo articolo 1, nel testo emendato, con il seguente titolo: «Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 18 aprile 2019, n. 32, recante disposizioni urgenti per il rilancio del settore dei contratti pubblici, per l'accelerazione degli interventi infrastrutturali, di rigenerazione urbana e di ricostruzione a seguito di eventi sismici». (Segue la votazione). Il Senato approva. (v. Allegato B). (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az) . Presidenza del presidente ALBERTI CASELLATI (ore 12,28) Sui lavori del Senato PRESIDENTE . Colleghi, prima di passare alla discussione delle mozioni, vorrei decidere con tutti voi circa la richiesta del senatore Marcucci affinché la prossima settimana il ministro Tria venga in Aula a rispondere delle questioni che riguardano l'economia. Il ministro Tria è disponibile martedì, alle ore 16, ma in Conferenza dei Capigruppo avevamo stabilito che l'intera giornata di martedì sarebbe stata dedicata alle Commissioni, mentre la discussione in Aula si sarebbe svolta durante la giornata di mercoledì. Alla luce, però, della disponibilità del ministro Tria soltanto nella giornata di martedì (perché mercoledì sarà all'estero) proporrei di dedicare un'ora circa, dalle 16 alle 17 - poi potremo completare meglio l'ordine degli interventi - della giornata di martedì, se siete tutti d'accordo. Ciascun Gruppo avrà a disposizione cinque minuti per intervenire, in modo da lasciare ampio spazio alle Commissioni per lavorare. Se non si fanno osservazioni, resta stabilito che nella giornata di martedì 11 giugno, alle ore 16, ci sarà l'informativa del ministro Tria. Discussione delle mozioni nn. 101, 109, 110 (testo 2), 111, 112 e 139 su Radio Radicale PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca la discussione delle mozioni 1-00101 , presentata dalla senatrice De Petris e da altri senatori, 1-00109 , presentata dalla senatrice Rauti e da altri senatori, 1-00110 (testo 2), presentata dal senatore Marcucci e da altri senatori, 1-00111 , presentata dal senatore Steger e da altri senatori, 1-00112 , presentata dalla senatrice Bernini e da altri senatori, e 1-00139 , presentata dai senatori Marilotti e Nisini e da altri senatori, su Radio Radicale. Ha facoltà di parlare il senatore Errani per illustrare la mozione n. 101. ERRANI (Misto-LeU) . Signor Presidente, considerato che tutti i Gruppi praticamente hanno presentato delle mozioni, penso che, al di là delle diverse posizioni politiche, sia importante e fondamentale - invito tutti noi a fare uno sforzo - trovare una soluzione unitaria che sia in grado di dare una risposta a questo problema. In fondo, al di là delle posizioni politiche di ciascuno di noi, è indiscutibile che Radio Radicale negli anni abbia svolto un importantissimo e insostituibile servizio pubblico, con la rassegna stampa e soprattutto con la trasmissione integrale senza alcuna manipolazione dei grandi eventi politici così come - aspetto ancora più importante - del lavoro istituzionale. Penso che questo sia stato e sia un servizio utilissimo nel rapporto tra cittadini e istituzioni, rapporto quantomai delicato e critico in questa fase. A ciò si aggiunge il fatto che l'archivio dei Radio Radicale è di per sé un patrimonio inestimabile che non può essere dismesso. Colleghe e colleghi, penso che queste due ragioni fondamentali ci possano stimolare a trovare, intanto, una soluzione immediata: vale a dire impegnare il Governo a trovare le risorse affinché non si interrompa nel 2019 l'attività di Radio Radicale fino alla fine dell'anno. Nel frattempo, si deve lavorare insieme per trovare una soluzione finalizzata alla nuova convenzione e a una soluzione trasparente che, peraltro, Radio Radicale per prima ha sempre sottolineato e proposto. Ci sono tutte le ragioni e le volontà per giungere a una soluzione. Ho letto le mozioni e la stragrande maggioranza dicono la stessa cosa; anche nella mozione delle forze di maggioranza c'è un segno. Bene, proviamo a fare un passo. Invito i colleghi del MoVimento 5 Stelle e della Lega a lavorare in queste due ore di discussione. Ci sono le condizioni, se c'è una volontà politica positiva di risolvere. Peraltro, la prossima settimana alla Camera si discuterà il provvedimento sulla crescita e, se ho capito bene, c'è la volontà di recuperare nella discussione in Aula l'emendamento relativo a Radio Radicale. Ci sarebbero tutte le condizioni per risolvere sostanzialmente tale questione che sono convinto - e spero - stia a cuore a tutta l'Assemblea. (Applausi dai Gruppi Misto e PD) . PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare la senatrice Rauti per illustrare la mozione n. 109. RAUTI (FdI) . Signor Presidente, finalmente arriviamo a discutere in Aula queste mozioni. Dico finalmente perché la maggior parte di esse, tra cui anche la nostra, sono state presentate tra marzo e aprile e altre due se ne sono aggiunte successivamente, il 5 giugno. C'era urgenza di parlarne perché la scadenza, di cui tutti siamo a conoscenza, era fissata al 31 maggio. Tuttavia, meglio di niente, come si suol dire. Il punto è che Radio Radicale, fondata nel 1976, ha in essere una convenzione stipulata nel 1994 con il MISE; quindi si tratta della concessione di un servizio, quindi di una convenzione di cui noi chiediamo il rinnovo e non di un finanziamento. Con l'ultima legge di bilancio accade che le risorse per questo servizio vengono dimezzate, a fronte del fatto che Radio Radicale viene riconosciuta dal Governo quale impresa radiofonica che svolge attività di informazione di interesse generale, effettua servizio pubblico che consiste nel trasmettere le sedute del Parlamento e non solo, trasmette anche - lo voglio ricordare - l'attività dei Consigli comunali, della Corte dei conti, del Consiglio superiore della magistratura, del Parlamento europeo, nonché di una serie di eventi importanti di rilievo nazionale come congressi, festival , assemblee di partiti. È evidente e non sfugge a nessuno che Radio Radicale è, al di là di ogni eventuale giudizio o pregiudizio ideologico, un'emittente storica che trasmette e pubblica documenti di interesse generale per il nostro Paese. Voglio ricordare anche che per noi è un'emittente storica, perché fu la prima radio a trasmettere anche i congressi del Movimento sociale (ma questa è un'altra storia). Veniamo ad oggi. C'è un altro punto molto importante, ovvero che Radio Radicale è depositaria di un archivio audio-video sterminato, in cui c'è la storia del nostro Paese: la storia giudiziaria, perché c'è un archivio giudiziario, e la storia politica, perché c'è l'archivio dei partiti e dei movimenti politici. Noi chiediamo, quindi, il rinnovo della convenzione, ma voglio anche dire che, nell'attesa che si arrivasse a discutere le mozioni presentate nel corso del tempo, c'è stato un cambiamento di rotta nella linea governativa. Tutti ricorderanno che il sottosegretario Vito Crimi, che ha la delega all'editoria, si era battuto per non prorogare la convenzione stipulata, mentre anche oggi è in discussione una mozione successivamente depositata dalla Lega e dal MoVimento 5 Stelle che tende a salvare Radio Radicale - sia pure con una specifica, che esporranno i colleghi estensori - e che soprattutto - siamo contenti che ci sia stato un ravvedimento - propone di digitalizzare gli archivi di Radio Radicale. Leggo oggi sul giornale che lunedì pomeriggio nelle Commissioni finanze e bilancio della Camera, dove si voterà il disegno di legge crescita, ci sarà anche un passaggio teso a salvare, nel pacchetto editoria, anche Radio Radicale. Nella linea del Governo c'è stata quindi, evidentemente, una saggia inversione di tendenza che salutiamo con favore, ma speriamo che si passi dalle parole ai fatti, perché le mozioni impegnano i Governi ma non li vincolano; vedremo. Quindi da parte nostra vi è la richiesta del rinnovo della convenzione. (Applausi dal Gruppo FdI) . PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il senatore Verducci per illustrare la mozione n. 110 (testo 2). VERDUCCI (PD) . Signor Presidente, onorevole rappresentante del Governo, noi chiediamo che Radio Radicale viva, perché vogliamo che viva un modello di servizio pubblico che ha permesso in questi venticinque anni di convenzione di aprire ai cittadini le porte dei palazzi delle istituzioni, di far conoscere integralmente, senza mediazioni e senza filtri, i lavori d'Aula di Camera, Senato e delle Commissioni parlamentari, delle aule di tribunale nei principali processi, i lavori del CSM, la vita dei partiti e dei movimenti politici nei congressi, nelle manifestazioni, di tutti senza eccezione, perché è la radio della politica non di un partito. È un microfono acceso che registra tutte le voci e permette ai cittadini di sapere, conoscere, assistere, di partecipare, di formarsi un'opinione non condizionata, di maturare una consapevolezza che è, Presidente, l'essenza stessa della cittadinanza, del civismo, dell'impegno, perché solo la conoscenza rende liberi e senza libertà non può esserci democrazia. Il diritto all'informazione e il diritto alla conoscenza si tengono insieme e sono principi fondamentali della nostra Costituzione, quei princìpi costituzionali garantiti da Radio Radicale, come è scritto a chiare lettere nella segnalazione urgente dell'Agcom al Governo, dove l'interruzione della convenzione con Radio Radicale viene denunciata come mancata continuità di un servizio di interesse generale ed è quindi un'interruzione illegittima, la sospensione di un diritto, un atto politico contro l'informazione, contro il diritto dei cittadini alla trasparenza della cosa pubblica. Sottosegretario Crimi, è una decisione che lei ha più volte tentato di motivare con un fare sprezzante, burocratico, con fastidio: il fastidio di chi non sopporta che si sappia quello che avviene nei palazzi del Governo, il fastidio di chi, arrivato al potere, si chiude nel bunker e non tollera un'informazione che non sia addomesticata, che non sia autoprodotta da un selfie o da un tweet . (Applausi dal Gruppo PD) . Il tentativo di chiudere Radio Radicale è un atto liberticida, va chiamato con questo nome, e sta dentro una concezione autoritaria e demagogica che colpisce il nostro Stato di diritto, perché restringe spazi di libertà e di inclusione. Il pluralismo e la consapevolezza, Presidente, sono i principali nemici del qualunquismo, della cattiva politica che si nutre del veleno delle fake news , della manipolazione. L'attacco a Radio Radicale è tutt'uno con un continuo clima di intimidazione verso chi prova a fare giornalismo, spesso vessato da un precariato insopportabile, e passa dall'occupazione della Rai e dal piano di azzeramento del fondo per il pluralismo che colpirà l'editoria no profit ... (Brusio) . PRESIDENTE. Mi scusi senatore Verducci. Colleghi, vi prego di lasciare liberi i banchi del Governo, come più di una volta ho avuto modo di sottolineare. VERDUCCI (PD) . La ringrazio, Presidente. Dicevo, un piano di azzeramento del fondo per il pluralismo che colpirà l'editoria non profit e cooperativa, voci come «Avvenire» e «il Manifesto» e migliaia di lavoratori e centinaia di voci delle comunità locali, dell'associazionismo laico e religioso a difesa delle quali più volte è intervenuto il presidente Mattarella, ricordando il nesso inscindibile tra libertà di informazione e democrazia. Eppure lei, Sottosegretario, ma anche il presidente Conte, avete detto che ci penserà il mercato. Ma il vostro è un inganno perché non ci può essere mercato per chi fa attività non redditizie, come appunto l'informazione, che non è una merce ma un bene comune di cui i cittadini hanno diritto, come sancito dall'articolo 21 della nostra Costituzione. Per questo, ovunque, nelle democrazie mondiali, l'editoria delle idee e delle minoranze è sostenuta dall'intervento pubblico; altrimenti sparirebbe, Sottosegretario, e vincerebbero - come già avviene - solo i grandi gruppi, gli oligopoli dei più forti, gli interessi e i conflitti di interesse. Ma forse è questo che voi volete: informazioni confezionate da piattaforme Internet, magari gestite a proprio piacimento dal proprietario di un'azienda, partito o movimento. Vi ricorda qualcosa? Non vi macchiate di un atto da regime. (Commenti del senatore Pellegrini) . Chiediamo che venga rinnovata la convenzione e poi, solo dopo, indetta una gara ad evidenza pubblica; che venga data continuità a quel patrimonio inestimabile della nostra identità collettiva che è l'archivio di Radio Radicale. Signor Presidente, la storia della nostra Repubblica è cominciata molto prima di chi oggi governa, molto prima di noi, e continuerà dopo; l'archivio di Radio Radicale dovrà continuare ad esserne traccia indelebile. Su questo, colleghi, votiamo oggi ed è un voto che vale molto, moltissimo. Quando chi ha il potere spegne una voce, è la voce di ognuno di noi ad essere minacciata. (Applausi dal Gruppo PD. Molte congratulazioni) . PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il senatore Cangini per illustrare la mozione n. 112. CANGINI (FI-BP) . Signor Presidente, illustri membri del Governo, colleghi senatori, la nostra mozione è presto detta: si chiede al Governo di trovare, nelle pieghe del bilancio pubblico, in quegli 850 miliardi di euro di spesa annua, 10 milioni di euro per rinnovare la convenzione a Radio Radicale. Si chiede di farlo subito e possibilmente attraverso un decreto-legge e non un disegno di legge, per evitare che il servizio pubblico offerto quotidianamente, da trent'anni a questa parte, da Radio Radicale alla Nazione venga sospeso. Non lo diciamo solo noi; lo dice anche l'Agcom. L'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ha detto che il servizio è pubblico e di gran livello e che sospenderlo sarebbe un danno per la collettività. Non vedo per quale ragione non dovrebbe essere accolta questa richiesta e sarebbe paradossale che la vita di Radio Radicale venisse minacciata da un Governo che ha, al proprio interno, una parte politica che ha fatto della trasparenza la propria retorica, il proprio totem , almeno finché esercitava la propria funzione politica dai ranghi dell'opposizione. Il totem della trasparenza è diventato un tabù nel momento in cui il MoVimento 5 Stelle è arrivato al Governo e non abbiamo più visto dirette streaming né altro. Negli ultimi trent'anni la trasparenza del dibattito pubblico, del dibattito all'interno delle Aule parlamentari e delle Commissioni, dei processi, delle presentazioni di libri, dei congressi dei partiti è stata garantita solo e soltanto da Radio Radicale. Credo che all'origine di questa discussione vi sia un errore, una valutazione sbagliata, probabilmente compiuta dal sottosegretario Crimi all'inizio della legislatura, quando ha inserito - e nelle sue interviste si percepisce l'errore - la questione di Radio Radicale nel calderone dei fondi per l'editoria: non è così. Non ci si sarebbe stupiti se così fosse stato, perché è evidente che questo Governo - e il Governo è uno ed è inutile che i colleghi leghisti cerchino di salvarsi l'anima twittando o postando sui social posizioni diverse rispetto a quelle assunte dal Governo: il Governo è unico e deve essere giudicato per i propri atti formali - è al servizio della lobby dei veri poteri forti, che non sono più la Confindustria ma i giganti del web , che hanno tutto l'interesse a distruggere l'editoria cartacea e l'informazione tradizionale, per continuare a fare commercio illegale delle informazioni. (Applausi del senatore Rampi). Stiamo assistendo passivamente al più grande furto di proprietà intellettuale della storia dell'umanità: quello che accade con Google, Facebook e Amazon e la posizione assunta dal nostro Governo in Europa, insieme allo Stato del Lussemburgo, contro la direttiva che voleva semplicemente imporre il diritto alla proprietà intellettuale, e contro lo Stato che ha notoriamente un certo orgoglio di sé, come la Francia, è lì a testimoniarlo. Tutto ciò non c'entra nulla: i fondi per l'editoria non hanno nulla a che vedere con Radio Radicale. La vicenda di Radio Radicale è la storia di un'istituzione giornalistica del nostro Paese, che presta un servizio pubblico, che svolge egregiamente e che probabilmente nessun altro potrebbe svolgere in maniera così efficace. Quindi, la richiesta che rinnovo è: decreto-legge, rinnovo della convenzione e poi gara, perché è giusto che così sia. Gara che, io presumo, Radio Radicale vincerebbe. Non sospendiamo, però, questo servizio. Sottosegretario Crimi, se è vero che c'è stato un errore di valutazione all'inizio di legislatura da parte sua, credo che sia tipico degli uomini forti riconoscere... Sottosegretario Crimi, mi sta ascoltando? GASPARRI (FI-BP) . Se non ascolta Radio Radicale, almeno ascolti qui in Senato! PELLEGRINI Marco (M5S) . Ma se avete colonizzato tutto! CANGINI (FI-BP) . Lo dico anche perché la chiusura di Radio Radicale getterebbe un'ombra su tutto il Parlamento. PRESIDENTE.Senatore Cangini, credo che il Governo abbia inteso. Prosegua pure nel suo intervento. CANGINI (FI-BP) . Se lei garantisce, signor Presidente, io mi fido di lei, ma ho qualche dubbio! (Commenti del senatore Pellegrini Marco). CRIMI , sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri . Signor Presidente, il Governo ascoltava. Cortesemente, ripristiniamo i fatti. CANGINI (FI-BP) . È tipico dei deboli e degli insicuri non mettere in discussione i propri errori. Lei, evidentemente, ha fatto un errore a inizio legislatura nel considerare Radio Radicale come uno dei tanti beneficiari del fondo per l'editoria: dimostri di che pasta è fatto, corregga il suo errore e andiamo avanti con questo servizio. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare la senatrice De Lucia per illustrare la mozione n. 139. DE LUCIA (M5S) . Signor Presidente, è difficile sintetizzare in pochi minuti una mozione che in realtà racconta un periodo storico del nostro Paese così lungo. Preferisco partire dalla fine, quindi, dal 21 maggio scorso, quando Radio Radicale ha goduto di un corrispettivo pari a 10 milioni di euro annui sulla base di una convenzione stipulata con il Ministero dello sviluppo economico per l'attività di trasmissione radiofonica delle sedute parlamentari. È bene ricordare che, ai sensi della legge n. 230 del 1990, recante «Contributi alle imprese radiofoniche private che abbiano svolto attività di informazione di interesse generale», Radio Radicale ha beneficiato di un contributo pari a 4 milioni di euro annui erogati dal Dipartimento per l'informazione e l'editoria della Presidenza del Consiglio dei ministri. Il regime convenzionale, stipulato dal Ministero dello sviluppo economico con il Centro di produzione SpA, nasce dagli obblighi previsti dalla legge n. 223 del 1990, recante «Disciplina del settore radiotelevisivo pubblico e privato», la quale prevedeva l'obbligo per la Rai, in qualità di concessionaria per il servizio pubblico radiotelevisivo, di realizzare il servizio di trasmissione delle sedute parlamentari. Successivamente, il decreto-legge n. 558 del 1993 ha istituito, per la trasmissione dei lavori parlamentari, la convenzione con un soggetto privato per un periodo di tre anni, e comunque fino alla completa realizzazione della rete parlamentare della RAI, riconoscendo un corrispettivo in cambio del servizio reso. A partire dal 18 novembre 1994, quindi, è stata stipulata un'apposita convenzione tra la società Centro di produzione SpA, proprietaria dell'emittente Radio Radicale, e l'allora Ministero delle poste e delle telecomunicazioni, per la realizzazione sull'intero territorio nazionale del servizio di trasmissione radiofonica delle sedute parlamentari. La convenzione, di durata triennale, prevedeva la spesa di dieci miliardi di lire annui. La legge n. 224 del 1998 ha poi rinnovato la convenzione triennale con il Centro di produzione SpA, prevedendo lo strumento della gara per il periodo successivo; nel corso degli anni, si è poi provveduto a rinnovare la medesima convenzione, dapprima per trienni, successivamente per archi temporali biennali, infine per le singole annualità di spesa. Questo fino ad arrivare all'articolo 1, comma 88, della citata legge di bilancio per il 2019, che ha autorizzato il Ministero dello sviluppo economico a prorogare di ulteriori sei mesi il regime convenzionale con il Centro di produzione SpA per un impegno di spesa pari a 5 milioni di euro. Pur riconoscendo il servizio di pubblica utilità relativo alla trasmissione delle sedute parlamentari offerto da Radio Radicale in questo lungo periodo, si sottolinea come il descritto regime transitorio sia diventato, nel corso dei decenni, un regime permanente, nonostante la nascita nel 1998 del canale radiofonico Rai GrParlamento. Da quanto esposto risulta che l'emittente abbia ricevuto complessivamente circa 250 milioni di euro dallo Stato nel corso degli anni, tra quanto previsto dalla convenzione con il Ministero dello sviluppo economico e i contributi erogati dal dipartimento per l'informazione e l'editoria della Presidenza del Consiglio dei ministri, quale corrispettivo per lo svolgimento del servizio di radiodiffusione dei lavori parlamentari, fissato senza alcuna ulteriore gara ad evidenza pubblica. L'articolo 2 della convenzione stipulata il 18 novembre 1994 tra l'allora Ministro delle poste e delle telecomunicazioni e il Centro di produzione SpA prevede che la società «è tenuta a trasmettere, per ogni impianto, tra le ore 8 e le ore 21, almeno il 60 per cento del numero annuo complessivo di ore dedicate dalle Camere alle sedute d'Aula» e che le stesse «non possono essere interrotte, precedute e seguite, per un tempo di 30 minuti dal loro inizio e dalla loro fine, da annunci pubblicitari o politici». Ritenuto quindi che il corrispettivo annualmente riconosciuto alla società Centro di produzione SpA per il servizio oggetto della convenzione sembra essere eccessivo, considerati gli effettivi costi del servizio reso alla luce delle nuove tecnologie attualmente disponibili sul mercato, si osserva che Radio Radicale è proprietà di una società per azioni, il 25 per cento delle quali è in possesso di un soggetto privato, leader nel settore della grande distribuzione. È necessario infine sottolineare come l'articolo 1, comma 2, della legge n. 224 del 1998 abbia stabilito che la rete radiofonica dedicata ai lavori parlamentari non possa essere ampliata fino alla data di entrata in vigore della legge di riforma generale del sistema delle comunicazioni. Si consideri inoltre che Radio Radicale è un'emittente storica, che trasmette e pubblica on line ogni giorno le dirette dei lavori parlamentari. Pur non rientrando nell'ambito della suddetta convenzione, Radio Radicale ha sempre garantito copertura ai principali eventi di attualità politica e istituzionale, documentando l'attività dei consigli comunali, della Corte dei conti, del Consiglio superiore della magistratura, e così via. La nostra mozione impegna pertanto il Governo ad attivare tutte le opportune iniziative al fine di approvare una normativa di riferimento relativa al servizio radiofonico e multimediale di interesse generale destinato all'informazione e alla comunicazione istituzionale, che preveda l'assegnazione del servizio tramite gara, attraverso un quadro coerente, certo e trasparente degli obblighi, dei criteri, della durata e dei meccanismi di finanziamento del medesimo, che disciplini anche il periodo transitorio in attesa dell'espletamento della procedura di gara e che stabilisca, al contempo, l'abolizione del divieto di ampliamento della rete radiofonica dedicata ai lavori parlamentari. La mozione impegna inoltre il Governo ad attivare una separata convenzione con Centro di produzione SpA di durata triennale, volta esclusivamente a concludere l'attività di digitalizzazione e messa in sicurezza degli archivi di Radio Radicale, anche antecedenti all'attivazione della prima convenzione del 21 novembre 1994, e per un importo che copra esclusivamente il costo del personale necessario allo svolgimento di detta attività. (Applausi dal Gruppo M5S) . PRESIDENTE . Poiché non vi sono interventi in discussione, ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo, al quale chiedo di esprimere il parere sulle mozioni presentate. CRIMI, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri . Signor Presidente, le chiedo cortesemente un quarto d'ora di sospensione dei lavori, per cercare di trovare una soluzione sulle mozioni, al fine di approvare un testo il più possibile condiviso. PRESIDENTE . Poiché non vi sono osservazioni, sospendo la seduta. (La seduta, sospesa alle ore 12,58, è ripresa alle ore 13,29) . Riprendiamo i lavori. Invito nuovamente il rappresentante del Governo a pronunziarsi sulle mozioni presentate. CRIMI, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri . Signor Presidente, la ringrazio, anche del tempo concesso. Esprimo parere contrario sulle mozioni n. 101, a prima firma della senatrice De Petris, n. 109, a prima firma della senatrice Rauti, n. 110 (testo 2), a prima firma del senatore Marcucci, n. 111, a prima firma del senatore Steger e n. 112, a prima firma della senatrice Bernini. Sulla mozione n. 139 il parere è favorevole condizionato da alcune riformulazioni: alcune correzioni nelle premesse, che consegno agli atti, Presidente, e, per quanto riguarda gli impegni del dispositivo, così modificati: impegna il Governo ad attivare tutte le opportune iniziative al fine di: a) approvare una normativa di riferimento relativa al servizio radiofonico e multimediale di interesse generale destinato all'informazione e alla comunicazione istituzionale, che qualora preveda l'assegnazione del servizio tramite gara, essa avvenga attraverso un quadro coerente, certo e trasparente degli obblighi, dei criteri, della durata e dei meccanismi di finanziamento del medesimo, in conformità ai più elevati standard tecnologici presenti sul mercato, che disciplini anche il periodo transitorio fino al completo espletamento della gara; b) attivare una separata convenzione con Centro di produzione SpA di durata triennale, volta esclusivamente a concludere l'attività di digitalizzazione e messa in sicurezza degli archivi di Radio Radicale anche antecedenti all'attivazione della prima convenzione del 21 novembre 1994, e per un importo che copra esclusivamente il costo del personale necessario allo svolgimento di detta attività, prevedendo quale condizione per la stipula della predetta convenzione che l'archivio digitale resti formalmente vincolato all'uso pubblico. Qualora riformulata in tal senso, il parere sulla mozione è favorevole. PRESIDENTE . Chiedo ai proponenti se accettano la proposta di riformulazione. MARILOTTI (M5S) . Sì, signor Presidente. STEGER (Aut (SVP-PATT, UV)) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. STEGER (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente, anche il nostro Gruppo ha presentato una mozione a sostegno di Radio Radicale. Lo abbiamo fatto nella convinzione che questa emittente radiofonica ha svolto per decenni una funzione meritoria di avvicinamento dei cittadini alle istituzioni. Tutto è cominciato in anni nei quali l'informazione politica era quella dei TG del servizio pubblico e di una pagina dei quotidiani. Grazie a Radio Radicale i cittadini hanno potuto conoscere la voce dei protagonisti, seguire i lavori parlamentari, le manifestazioni e i congressi dei partiti. Fu una vera e propria rivoluzione accedere a conoscenze che prima erano ad appannaggio di quei pochi cittadini che avevano il tempo e la possibilità di sedersi nelle tribune delle Aule parlamentari. Radio Radicale è stata per le istituzioni una rete ben prima che questa nascesse. Radio Radicale è stata la prima a sperimentare la nozione di disintermediazione, tanto cara oggi al MoVimento 5 Stelle. Per questo ci è parso da subito incomprensibile l'atteggiamento del Governo e del Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio del ministri con delega all'editoria. Dire che la radio deve misurarsi con il mercato è un po' come dire che la conoscenza delle istituzioni è una merce come tutte le altre. Noi invece pensiamo si tratti di un bene comune e che, come tale, meriti tutela e sostegno. E lo merita soprattutto oggi, dove la rete ha dimostrato di essere un luogo ricco di insidie per quel che riguarda il corretto accesso delle persone all'informazione pubblica. Come hanno raccontato diversi studiosi, senza le registrazioni di Radio Radicale sui processi, oggi avremmo una memoria molto più debole, una capacità molto più bassa di analizzare e comprendere alcuni passaggi chiave della storia recente d'Italia. Ma Radio Radicale è stata anche una straordinaria scuola di buon giornalismo. In quella redazione si sono formati tantissimi validi giornalisti, una professione che merita rispetto e che vive un momento delicato per via delle trasformazioni tecnologiche. Noi abbiamo bisogno di un giornalismo colto ed indipendente perché il giornalismo è un ingrediente fondamentale per la qualità della democrazia e del dibattito pubblico. Presidente, in conclusione anche noi ci uniamo al coro di chi in questi mesi ha chiesto, da un lato, la proroga della concessione e, dall'altro, l'avviso pubblico che la stessa Radio Radicale chiede da ben venticinque anni. Il Governo riveda la propria posizione perché abbiamo tutti bisogno di Radio Radicale; abbiamo bisogno del suo servizio pubblico a favore di cittadini e istituzioni. Signor Presidente, noi sosterremo tutte le mozioni presentate dai colleghi dei vari partiti. Non posso esprimermi sulla mozione della maggioranza perché ho appena saputo della stessa e quando l'avrò sott'occhio la studierò per capire come ci muoveremo. (Applausi del senatore Laniece) . GRASSO (Misto-LeU) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GRASSO (Misto-LeU) . Signor Presidente, colleghi, come spesso accade con questa maggioranza, ci troviamo a discutere di un tema su cui all'interno del Governo e tra deputati e senatori abbiamo sentito dire tutto e il contrario di tutto fino a pochi momenti fa. Lo stato delle cose, però, è innegabile: al momento la convenzione con Radio Radicale non è in essere e si legge nei quotidiani, con un certo sollievo, l'intenzione del Governo, come qui adesso dichiarato, di trovare una soluzione ponte per il 2019, ma aspettiamo che questa intenzione si traduca in un atto concreto. Il servizio pubblico che Radio Radicale ha effettuato in questi decenni è un fatto; i numeri sono lì a dimostrarlo: 3.300 giornate parlamentari, 23.500 udienze e, ancora, congressi, seminari, comizi, manifestazioni culturali e politiche, processi, tutto disponibile liberamente con pochi click . È un'opera che travalica l'appartenenza politica e, addirittura, quella partitica. È indubbio che abbia alimentato un dibattito proficuo, abbia contribuito a un'informazione diretta, libera, pluralistica e promosso la conoscenza consapevole su tante problematiche, aiutando qualsiasi cittadino a formarsi una propria opinione lontano dai cliché di parte, cui il mondo dei social purtroppo ci sta abituando. Quanti di noi hanno potuto seguire eventi politici e istituzionali tramite la programmazione di Radio Radicale e quanti l'hanno usata come testimone a futura memoria di proprie iniziative pubbliche? Cos'è questo se non un vero e proprio servizio pubblico? Spegnere Radio Radicale significa impoverire la nostra società; significa ferire la sua democrazia. Solo per questo il problema del rinnovo della convenzione non dovrebbe nemmeno porsi. Un Governo che abbia a cuore l'informazione consapevole dei cittadini dovrebbe addirittura ringraziare. Ciò che più mi preoccupa è l'atteggiamento politico che questo atto nasconde perché sono i mezzi a indicare i fini e non si può non vedere che l'eventualità sciagurata della chiusura di Radio Radicale è un tassello della politica della maggioranza che mira a colpire chi la pensa diversamente. Penso anche ai contributi per l'editoria. Quante voci - di parte, certamente - possono essere colpite da questo modo di ragionare? Nel caso di Radio Radicale, nemmeno può essere portato questo argomento: ci ha ospitato davvero tutti. A ben vedere, si tratta quasi di un controsenso: un'emittente legata a un partito politico (il partito Radicale), ma mai faziosa; una radio privata, ma che fa davvero servizio pubblico senza pubblicità, solo parole e tutta informazione. Come dicono loro: dentro, ma fuori dal Palazzo. Credo sia superfluo ribadire a questa Assemblea l'importanza storica, politica e giornalistica dell' immenso archivio e del quotidiano lavoro dell'emittente, a partire dalla trasparenza dei lavori parlamentari. Stupisce, anche se fino a un certo punto, che proprio i fautori della trasparenza stiano facendo di tutto per limitare la possibilità dei cittadini di seguire quanto avviene in Senato e alla Camera. Non mi si dica che le sedute sono già in diretta streaming . Sappiamo bene che le due cose non sono paragonabili anche solo per la diffusione del segnale, che copre quasi tutto il territorio nazionale e per i costi d'accesso ai due diversi strumenti. È evidente a tutti che questo servizio essenziale per la vita democratica del Paese non possa essere sostenuto con interventi privati sia per ragioni di mercato che di opportunità. Chi non avrebbe il sospetto che un'azienda possa investire nella radio per evitare che questa trasmetta, ad esempio, un processo a suo carico? Il fatto che negli ultimi decenni si sia proceduto con rinnovi e non con bandi e gare non è in nessun modo imputabile all'emittente, ma all'inerzia della politica e non è accettabile che questo comportamento diventi un'aggravante nella discussione che stiamo svolgendo oggi e che vi dovrà vedere impegnati nella ricerca di una soluzione. L'intento di prevedere con un provvedimento legislativo una riforma generale del sistema delle comunicazioni è senza dubbio encomiabile e degno, da parte delle opposizioni, della massima attenzione e della massima collaborazione, ma è evidente che nel tempo che intercorre tra una dichiarazione alla stampa e la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale di una riforma condivisa e votata dal Parlamento, è vostro dovere impedire l'interruzione di un servizio per tutti i cittadini e garantire la messa in sicurezza di un archivio senza pari nel panorama nazionale e direi quasi internazionale. C'è un pezzo di storia da salvaguardare, ci sono professionisti che ogni giorno inseriscono nel dibattito pubblico elementi di riflessione. Penso al tema delle carceri, ad esempio, di cui nessuno altrimenti parlerebbe. Consentitemi una nota personale: per anni sono stato un fedele ascoltatore della rassegna stampa mattutina di un grande giornalista recentemente scomparso, Massimo Bordin (Applausi dai Gruppi Misto-LeU, FI-BP e PD) capace di offrire ai propri ascoltatori non la mera notizia riportata dalla stampa, ma un'analisi mai banale dei fenomeni sociali e politici del nostro Paese. Visti i difficili tempi che corriamo, avremmo quanto mai bisogno di difendere i luoghi che coltivano il pensiero critico, che alimentano il dibattito, che arricchiscono con contenuti di qualità la nostra comunità. Abbiamo più volte richiamato l'attenzione del Governo e della maggioranza sul ruolo che Radio radicale ha svolto negli ultimi decenni e siamo costretti, ancora una volta, a farci promotori di un'iniziativa che impedisca la chiusura di una voce autorevole e importante del sistema dell'informazione del nostro Paese. L'atteggiamento a volte sprezzante della maggioranza restituisce senza alcun dubbio l'immagine di due forze politiche, Lega e MoVimento 5 Stelle, che non solo hanno un pessimo rapporto con il pluralismo delle idee, ma anche con il dovere di garantirlo. Ne abbiamo esempi quotidiani, riguardo alla Rai, con Ministri che discettano di palinsesti, di autori, di programmi, di compensi, che stilano liste di proscrizione e commentano le scalette e addirittura la scelta degli ospiti. La stampa serve chi è governato, non chi governa (Corte suprema degli Stati Uniti, 1971): è un principio cardine di uno Stato di diritto che voglia definirsi tale. Se le istituzioni non faranno nulla, proprio come è accaduto in questi ultimi mesi, Radio Radicale chiuderà per sempre e con lei tutto il patrimonio di sapere e di cultura che ha prodotto in questi decenni. È per questa ragione che è fondamentale reperire le risorse necessarie per il periodo ponte e lavorare sin da ora a soluzioni a lungo termine per garantire la prosecuzione del servizio. Annuncio quindi il voto favorevole di Liberi e Uguali alla mozione e anche a quelle degli Gruppi che sono sostanzialmente identiche. Il voto sarà di astensione nei confronti della mozione di maggioranza, con l'auspicio che il nostro invito e il corrispondente impegno che abbiamo sentito da parte del sottosegretario Crimi porti ad una ulteriore apertura e soluzione concreta che possa formare oggetto al più presto di un provvedimento e che, nel frattempo, si possa però mantenere lo status quo di Radio Radicale e di tutti quelli che vi lavorano. (Applausi dal Gruppo Misto e del senatore Ferrari) . RAUTI (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. RAUTI (FdI) . Signor Presidente, anche sulla questione di Radio Radicale, oggi si riproduce in modo plastico una doppia velocità, anzi una doppia anima che è all'interno di questa maggioranza. È evidente che una parte di essa, come annunciato nei mesi scorsi con molta fermezza e veemenza, non ha mai pensato di salvare Radio Radicale, di dare una proroga. Un'altra parte di essa, un'altra anima, evidentemente la pensa in modo diverso e ha tentato una mediazione. Noi non perdiamo le speranze perché c'è comunque il cosiddetto decreto-legge crescita che potrebbe prevedere al suo interno un emendamento di proroga del fondo editoria che permetta di arrivare al 2020, inserendo anche, all'interno di tale provvedimento, il salvataggio di Radio Radicale. Certo è che oggi, pur apprezzando lo sforzo della maggioranza che ha chiesto una sospensione di quindici minuti dell'Aula, un confronto per riconsiderare la questione e apportare delle modifiche, introducendo quindi la prospettiva di una normativa di riferimento e prevedendo anche una fase transitoria e una necessaria gara nonché - e questo lo condividiamo - una convenzione separata per la digitalizzazione dell'archivio, il risultato è uno solo: non ci sarà la proroga del servizio fornito da Radio Radicale. Radio Radicale non verrà salvata. Queste erano le mozioni per salvare Radio Radicale e tale salvataggio non avverrà. Pur apprezzando il tentativo, dobbiamo guardare la realtà è la realtà è questa. È di pochi minuti fa una notizia che sembra quasi disegnare un destino. Domani a Rimini verrà conferito il premio Massimo Bordin, nell' open day dell'Unione delle camere penali italiane, quindi non esattamente un'associazione né un partitino. Tale premio verrà conferito dai penalisti in «Giornalismo e informazione giudiziaria». Vorrei leggere, sia pure brevemente e stralciandola, la motivazione del premio, perché non si dica che Radio Radicale svolge soltanto, come unico servizio di interesse generale, quello delle dirette delle sedute d'Aula. Per noi offre un servizio pubblico ma, al di là di questo, la motivazione che sto per leggervi rafforza questo concetto perché il premio di cui stiamo parlando sarà assegnato domani a Radio Radicale perché: «rappresenta un imprescindibile punto di riferimento per chiunque intenda occuparsi dei temi della giustizia. Rubriche, spazi e approfondimenti condotti con competenza e sapere sono luoghi trasversalmente riconosciuti del confronto laico e democratico». E ancora: «Radio Radicale ha consentito e consente a centinaia di migliaia di persone di accedere ad una corretta informazione giudiziaria», quindi non politica, giudiziaria, di cui c'è tanto bisogno, «attraverso l'integrale trasmissione dei dibattimenti penali, senza filtri né interpretazioni». E, ancora su questo argomento, conclude: «La Radio ha svolto in questo lungo periodo l'essenziale ruolo di servizio pubblico riportando gli eventi istituzionali e politici, così offrendo a tutti un'informazione obiettiva e indipendente». Questa è la motivazione del premio Bordin. Credo che questo vada al di là di ciò che posso dire io o di quello che possiamo dire noi, con le nostre mozioni in quest'Aula. Un fatto è certo. Mi dispiace, pur apprezzando - ripeto - lo sforzo di riconsiderazione, che non si sia trovata la strada per salvare Radio Radicale; mi dispiace perché Radio Radicale è garanzia di pluralismo e di libertà di espressione, oltre a fornire un servizio di interesse generale e, sottolineo, di interesse pubblico. Non siamo nella Turchia di Erdogan, dove si chiudono le fonti che dissentono; siamo in una società civile e democratica, che ha bisogno del pluralismo dell'informazione. Ben venga allora questo profilo, questo cammino, questo iter che avete indicato come maggioranza. Ma oggi, che condannate alla sospensione del servizio pubblico Radio Radicale, noi annunciamo un voto favorevole su tutte quelle mozioni, a cominciare dalla nostra, su cui il Governo ha espresso il parere contrario e dichiariamo convintamente la nostra astensione sulla mozione espressa dalla maggioranza, compresa quella contenente le modifiche introdotte. (Applausi dai Gruppi FdI, FI-BP e PD) . MARCUCCI (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MARCUCCI (PD) . Signor Presidente, noi abbiamo insistito molto per arrivare a dibattere in Assemblea sul futuro di Radio Radicale e della convenzione. Riteniamo sia opportuno e necessario che il Paese intero abbia esatta nozione di ciò che pensano le forze politiche, di quali sono i loro obiettivi, di quali sono le loro volontà. È stato ricordato più volte Massimo Bordin; egli spiegò molto bene, in una delle sue tante trasmissioni, cos'era Radio Radicale, come mai iniziò la sua attività: «Radio Radicale non nacque per essere la radio del Partito Radicale», quanto piuttosto per spiegare al servizio pubblico come si fa il servizio pubblico. Questo è quello che è stato fatto in tanti decenni, dopo l'intuizione di Marco Pannella, nel 1975, con l'inizio delle attività nel 1976. Si pone ancora l'esigenza di spiegare al servizio pubblico come ci si comporta nei confronti della democrazia e del dibattito su temi rilevanti per il futuro del nostro Paese, nei confronti della trasparenza? Io reputo proprio di sì e da qui voglio partire. Il servizio pubblico che la maggioranza del MoVimento 5 Stelle e della Lega oggi gestisce è forse addirittura più fazioso e peggiore di quello del 1975. (Applausi dal Gruppo PD) , con le vostre nomine a tutti i livelli, il vostro controllo politico, la vostra volontà di impedire la chiarezza e la trasparenza dell'informazione, con un approccio incredibile e inconcepibile, che state perseguendo con determinazione, partendo financo dall'elezione del Presidente della RAI, che nasce da un broglio elettorale e parlamentare che voi avete voluto e difeso fino in fondo. I risultati li vediamo oggi e sono i comportamenti e gli atteggiamenti, i modi che vediamo nel servizio pubblico. Oggi c'è la seconda puntata, sottosegretario Crimi, della quale lei è il grande protagonista. Ovunque ci dicono che tutto sommato avrebbero piacere di difendere il servizio di Radio Radicale, ma il sottosegretario Crimi, evidentemente autorevolmente indirizzato, non dà questa disponibilità. La Lega e il MoVimento 5 Stelle, che sono entrambi responsabili delle decisioni e dei voti che vengono espressi in Assemblea, acconsentono a questo scempio. (Applausi della senatrice Lonardo) . Episodio numero 2: dopo l'occupazione e la violenza fatta al servizio pubblico, l'unica vera voce che permette trasparenza e democrazia in questo Paese, sui lavori parlamentari, sui dibattiti politici, sugli incontri, sui convegni che hanno rilevanza nazionale, oggi viene messa a tacere da voi (Applausi dal Gruppo PD e della senatrice Lonardo ) , con una volontà politica violenta, pericolosa, senza precedenti, senza spiegazioni reali. Signor Sottosegretario, autorevoli rappresentanti del Governo, onorevoli senatori della maggioranza, se la volontà è fare una gara, facciamo questa gara. La potevamo fare in questo anno. La possiamo bandire oggi in tempi rapidi. Arriviamo a una soluzione: semplice, se vogliamo, ma arriviamo a una soluzione e non interrompiamo un servizio che è centrale, ormai, nella vita politica e nella capacità di conoscere del popolo italiano. Prima conoscere, poi discutere, poi deliberare. Permettetemi una citazione. Nella più famosa delle sue «Prediche inutili», Luigi Einaudi, che tutti noi ricordiamo, poneva una domanda che ancora oggi è fondamentale per ogni sincero democratico: come si può deliberare senza conoscere? Ma, forse, non si vuol far conoscere. Forse, non si ha l'ambizione di rendere edotti i nostri concittadini. Forse, la scelta è proprio questa: la mala informazione. Privilegiare la logica delle fake news , privilegiare il meccanismo di gestione centralizzata dall'alto, univoca e indirizzata dell'informazione. Forse è proprio questo il vostro obiettivo. Chi ha il coraggio oggi di mettere davanti a una questione rilevante come questa il proprio interesse specifico di bottega si assume, signor Sottosegretario, delle responsabilità molto gravi, nei confronti del Paese, nei confronti della politica e nei confronti delle istituzioni, nonché responsabilità personali. Lei, signor Sottosegretario, si fa carico di una decisione, quella di voler chiudere Radio Radicale, che non ha precedenti nel limitare la capacità di informazione. (Applausi dal Gruppo PD) . Il Partito Democratico su questo ha le idee molto chiare e lo ha dimostrato con i Governi precedenti e con la sua azione. È disponibile, ovviamente, ad andare verso una gara, da svolgersi nei tempi più brevi possibili. Noi siamo disponibili, non solo a questo, ma siamo disponibili a collaborare con voi affinché si arrivi a questo risultato. Non è, però, accettabile la vostra scelta di interrompere a brevissimo questo servizio di democrazia al Paese. Ebbene, noi dichiariamo il voto favorevole a tutte le mozioni sulle quali voi vi siete dichiarati in disaccordo, che hanno esattamente l'obiettivo di salvare questo patrimonio e questo monumento della democrazia italiana. Noi, signor Sottosegretario, le chiediamo di capire meglio cosa ha detto all'Assemblea, al Paese, agli italiani, con le modifiche apportate al testo della mozione della maggioranza. Viene garantita la continuità del servizio? C'è l'impegno, in attesa della gara, che, comunque, questo servizio di informazione che oggi Radio Radicale garantisce possa continuare? Tra le righe di quelle parole che io, personalmente, e me ne scuso con lei, non ho avuto la capacità di comprendere, qualora ci sia questo impegno, noi non abbiamo problemi, pur di salvare questo patrimonio, a votare a favore della mozione di maggioranza. Qualora questo impegno non ci fosse, lei ha il dovere di chiarirlo, signor Sottosegretario, a noi e al Paese. In quel caso, il nostro voto non può che essere contrario alla mozione di maggioranza, che intenderebbe chiudere Radio Radicale e lavorare contro la libertà e la democrazia in questo Paese. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Cangini) . NISINI (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. NISINI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, rappresentanti del Governo, onorevoli colleghi, io rimango un po' sbalordita dall'ultima dichiarazione fatta, dove si chiede a questo Governo in quest'ultimo anno di indire un bando di gara, quando Radio Radicale è dal 1997 che va in proroga e nessuno ci ha mai messo la mano. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Nessuno ce l'ha mai messa perché si è sempre scelta la strada più facile, quella della proroga. Vorrei ricordare a tutti che comunque la proroga è un atto straordinario, mentre in questo settore è diventata ordinaria amministrazione. La Lega non vuole la chiusura di Radio Radicale, ma vuole regolamentare questo settore, che aspetta da anni di essere regolamentato. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Tant'è che Radio Radicale ha vinto regolarmente un bando nel 1994, sottoscrivendo una convenzione triennale con l'allora Ministero delle poste e delle telecomunicazioni; da allora siamo andati avanti a proroghe, triennali, biennali e negli ultimi undici anni addirittura annuali, che non hanno consentito a Radio Radicale di fare una programmazione e una strategia di investimento, perché è sempre stata appesa a un filo. (Commenti del senatore Cangini) . Se mi fate finire ve lo spiego, visto che noi non vi abbiamo interrotto. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . La Lega è stata accusata di voler chiudere la bocca al pluralismo dell'informazione: niente di più falso, perché il ministro Salvini ha dichiarato più volte, anche ai microfoni di Radio Radicale, che l'intenzione è quella di regolamentare, cosa che nessuno ha mai fatto. Ora siete tutti bravi a dare le soluzioni giuste e a trovare le soluzioni migliori, ma in tutti questi anni dove siete stati? (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S). Noi come sempre ci mettiamo la faccia e cerchiamo di regolamentare ciò che è stato messo da parte; e così siamo arrivati in questa situazione. Oggi questa mozione parla chiaro e va incontro anche alle esigenze e alle richieste di Radio Radicale, che ha chiesto più volte, con i suoi editori, che venisse indetto un bando di gara; ma ciò non è mai stato fatto. Questo Governo vuole salvare gli archivi attraverso una convenzione ad hoc , perché si tratta di un patrimonio culturale importante per il nostro Paese; non si sta tirando indietro. Inoltre, in accordo con i presidenti dei Gruppi Lega e MoVimento 5 Stelle, Romeo e Patuanelli, c'è l'impegno di questo Governo affinché, nel più breve tempo possibile, la Commissione competente raccolga e calendarizzi i disegni di legge volti a normare questo settore. Quindi il Gruppo Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione voterà a favore della sua mozione e lo farà convintamente, proprio per normare un settore che è stato messo da parte per decenni, non solo per anni. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S. Commenti della senatrice Malpezzi) . MOLES (FI-BP) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MOLES (FI-BP) . Signor Presidente, senatrici e senatori, con molta pacatezza, ma anche amarezza, intervengo in dichiarazione di voto su queste mozioni, che potrebbero segnare il destino non solo di una radio e di diverse decine di lavoratori, ma anche ritengo di una parte rilevante della nostra democrazia. So che questo non è un tema che porta consensi o like , ma proprio per questo ritengo che non sia esagerato affermare che oggi, ora, in questo momento storico, Radio Radicale rappresenti molto di più di una semplice radio. Lo dimostra il fatto che su questa vicenda destra e sinistra si trovano pienamente concordi su cosa fare, come le tantissime persone che nelle ultime settimane si sono mobilitate. Vedete, Radio Radicale è stata ed è la voce di tutti i partiti, anche dei 5 Stelle, ma forse è proprio questo il problema. Forse oggi non fa comodo a qualcuno che i cittadini sappiano cosa pensa, cosa dice o cosa fa. PRESIDENTE. Mi scusi un attimo, senatore Moles. Prego i colleghi di liberare i banchi del Governo. MOLES (FI-BP) . Evidentemente non interessa. PRESIDENTE. Garantisce la Presidenza sull'interesse. Prego, senatore Moles. MOLES (FI-BP) . Noi siamo convinti che oggi sia in gioco la sopravvivenza di un pezzo della nostra democrazia e del nostro diritto ad esercitare consapevolmente la democrazia. Perché? Perché molto prima che i colleghi del MoVimento 5 Stelle volessero aprire il Parlamento come una scatola di tonno, per far vedere ai cittadini cosa avvenisse nel Palazzo, proprio Radio Radicale era nel Palazzo, ma fuori dal Palazzo, a rendere trasparente la vita politica italiana, a raccontare ogni giorno non solo i lavori del Parlamento, ma tutto il dibattito che rende viva la nostra Repubblica, senza mai una pubblicità. Ha trasmesso ore su ore di processi, congressi di partito, convegni pubblici e privati, dibattiti, rassegne stampa (anche estere), reportage da tutti i Paesi, alimentando confronto e raffronto con gli altri. Questo nello spirito einaudiano del conoscere per deliberare, che è il sale della democrazia. Radio Radicale resta l'ultimo vero streaming rimasto, dato che voi, da quando siete al potere, il vostro lo volete abolito. Invece, in questo streaming continuato e continuo di informazioni, la radio, strumento antico, ma ancora attuale, ha svolto il più alto dei servizi pubblici, ossia informare i cittadini. È bene sottolineare che nel dibattito sulla sopravvivenza di Radio Radicale si trascura un aspetto, cioè l'informazione che riesce a fornire su tutti quei temi, nessuno escluso, che tutti gli altri media ignorano. Ora, in questo slancio populista di tagliare, il Governo ha agito forse un po' alla cieca, senza pensare che la democrazia ha un costo, perché tenere i cittadini informati e diffondere informazioni costa e non esiste un mercato della democrazia. Quello che si chiede ora al Governo, quindi, è di ripensare a una scelta fatta forse troppo istintivamente. Si chiede una misura ponte, per prorogare la convenzione fino a fine anno, tempo necessario per permettere che il servizio venga rimesso a gara, come - ed è stato sottolineato da tutti - la stessa Radio Radicale ha chiesto da tempo; alla gara potrà partecipare chi può e vuole. Nel momento in cui intervengo su questa mozione, alla Camera, dov'è in discussione il decreto-legge cosiddetto crescita, si sta lavorando forse a un emendamento, con un testo volto a trovare una soluzione di compromesso. Ringrazio la sensibilità di chi l'ha presentato, in particolare i colleghi della Lega e tutti coloro che in questi mesi si sono spesi per aumentare la sensibilità su questo tema. Rivolgo ancora una volta un accorato appello al sottosegretario Crimi: per favore, si illumini come San Paolo sulla via di Damasco e cambi idea - non è disonorevole farlo - magari già la settimana prossima alla Camera; in tal modo, potrà fieramente allontanare da sé il sospetto di voler chiudere la bocca a un'enciclopedia illuministica a tutti gli effetti, a vantaggio esclusivo della macchina goebbelsiana della piattaforma Rousseau. Perché insiste in questa violenta espressione di potere per imporre la sua idea di regime, ricca di cronico analfabetismo democratico? Non vogliamo perdere un modello d'informazione politica assolutamente innovativo, soprattutto senza nessuna mediazione, interpretazione giornalistica o selezione. Non vogliamo perdere un vero e proprio servizio pubblico, pur essendo svolto da un'emittente privata, né il patrimonio dell'archivio audio-video per un motivo molto semplice: si tratta della memoria storica del nostro Paese. Non possiamo perdere quella miniera che è l'archivio, che non ha pari in Italia, con più di mezzo milione di registrazioni. Attenzione, però: se si esclude il rinnovo della convenzione e si prevede solo un contributo per la digitalizzazione dell'archivio, questo non è salvarlo, ma espropriarlo; salvare un archivio, infatti, presuppone necessariamente che continui a essere alimentato con le registrazioni di tutti i nuovi eventi, e la storia non si ferma al giugno 2019. Se nessuno di voi vuole questo, mi auguro allora che il Governo passi finalmente per una volta dalle parole ai fatti. Vedremo cosa farete, ma lo vedremo continuativamente. Annuncio ovviamente il voto favorevole di Forza Italia a tutte le mozioni dell'opposizione e l'astensione su quella deludente della maggioranza. (Applausi dal Gruppo FI-BP). MARILOTTI (M5S) . Signor Presidente, onorevoli rappresentanti del Governo, gentili colleghe e colleghi, tra i banchi del Governo e quelli della maggioranza parlamentare non siede un'orda di nuovi barbari oscurantisti, vogliosi di conculcare il diritto alla libertà e alla circolazione delle informazioni, delle idee e dei fatti. È esattamente il contrario: nel marzo 2018 gli italiani hanno deciso un cambio di stagione che va proprio nella direzione opposta a quanto malignamente e in maniera del tutto arbitraria si è cercato di far credere a proposito della vicenda che è oggetto di questa mozione. Gli italiani ci hanno indicato la strada del cambiamento, una via nuova che segna i punti cardinali della trasparenza, dell'equità, dei diritti dei cittadini, della libera - appunto - circolazione delle informazioni, delle idee e dei fatti. Sarebbe ingeneroso e poco onesto intellettualmente sottacere il ruolo storico che Radio Radicale ha assolto in questi decenni, spesso in assoluta solitudine; ma sarebbe altrettanto poco onesto tacere che fino alla data del 21 maggio 2019 Radio Radicale ha goduto di un corrispettivo pari a 10 milioni di euro annui sulla base di una convenzione stipulata con il Ministero dello sviluppo economico. La meticolosa e sistematica trasmissione, registrazione e conservazione delle sedute parlamentari ha rappresentato un importante momento di crescita democratica e ci consegna un importante archivio, che sarà di vitale importanza nello studio e nella scrittura della storia della seconda parte del Novecento. L'archivio di Radio Radicale costituisce un patrimonio inestimabile per la storia italiana degli ultimi quarant'anni con oltre - come è stato ricordato - 540.000 registrazioni che includono le sedute del Senato della Repubblica, a partire dal 7 giugno 1977, della Camera dei deputati, a decorrere dal 26 settembre 1976, del Consiglio superiore della magistratura, dal 24 settembre 1985. Tra questi, a mero titolo di esempio, voglio ricordare che tra i tesori di Radio Radicale vi è l'ultimo intervento alla Camera dei deputati dell'onorevole Aldo Moro poco prima del rapimento nel marzo 1978 e della sua tragica fine nel maggio successivo per mano del terrorismo rosso. L'archivio custodisce anche gli atti completi dei più rilevanti processi degli ultimi decenni, con 23.000 udienze registrate, e quelli dei congressi dei partiti e dei sindacati per complessive 3.300 giornate registrate, oltre a forme di resoconto di comizi, conferenze stampa, convegni e manifestazioni culturali. L'importanza di quanto accaduto fin qui e dell'archivio a disposizione dell'emittente non è dunque assolutamente in discussione. La pubblica utilità dei servizi fin qui prestati da Radio Radicale in questo lungo periodo non può però in alcun modo farci scordare che un regime e transitorio, per la prima volta codificato in convenzioni (che lasciatemi definire - per restare prudente - pasticciate e spesso inconferenti nel corso degli ultimi venticinque anni), è stato sostanzialmente trasformato, come diceva anche la collega Nisini, in permanente. Ciò nonostante sin dal 1998 il servizio pubblico radiotelevisivo, certo con colpevole ritardo, abbia fatto nascere il canale radiofonico Rai Gr Parlamento. A questo proposito vorrei ricordare che il Consiglio dell'Unione europea, in una sua risoluzione del 1999, definisce le emissioni del servizio pubblico, date le funzioni culturali, sociali e democratiche che assolvono per il bene comune, di essenziale importanza nel garantire la democrazia, il pluralismo, la coesione sociale e la diversità culturale e linguistica; tale atto sancisce inoltre che l'ampio accesso del pubblico senza discriminazione, in base a pari opportunità, ai vari canali e servizi è un presupposto necessario per ottemperare al particolare obbligo delle emissioni in servizio pubblico. Per tornare al caso di oggi, i vari passaggi, tra proroghe, nuove convenzioni, taciti via libera, care colleghe e cari colleghi, li trovate dettagliatamente ricostruiti nella mozione che tra poco saremo chiamati a votare. Da quanto esposto risulta che l'emittente abbia ricevuto complessivamente circa 250 milioni di euro dallo Stato nel corso degli anni, tra quanto previsto dalla convenzione con il Ministero dello sviluppo economico e i contributi erogati dal dipartimento per l'informazione e l'editoria della Presidenza del Consiglio dei ministri, quale corrispettivo per lo svolgimento del servizio di radiodiffusione dei lavori parlamentari, fissato senza alcuna ulteriore gara ad evidenza pubblica e spesso senza che fosse prevista alcuna forma di rendicontazione delle attività dei costi sopportati dalla società dalla loro correlazione al servizio oggetto della convenzione. Noi riteniamo che il corrispettivo annualmente riconosciuto al Centro di produzione spa, che è il braccio operativo di Radio Radicale, per il servizio oggetto della convenzione risulti eccessivo, considerati gli effettivi costi del servizio reso alla luce delle nuove tecnologie attualmente disponibili sul mercato; per tacere del fatto che Radio Radicale è proprietà di una società per azioni, il 25 per cento delle quali è in possesso a un soggetto privato leader nel settore della grande distribuzione. Proprio per restare sulla via del cambiamento, della trasparenza e dell'equità, che richiamavo all'inizio del mio intervento, ritengo che sia necessario approvare una nuova normativa di riferimento relativa al servizio radiofonico e multimediale di interesse generale, destinato all'informazione e comunicazione istituzionale, che preveda l'assegnazione del servizio tramite gara, attraverso un quadro coerente, certo e trasparente degli obblighi, dei criteri, della durata e dei meccanismi di finanziamento del medesimo. Sentendo anche i capigruppo Romeo e Patuanelli, nonché il Presidente dell'8 a Commissione, ho avuto ampie assicurazioni che, nelle more della messa in gara, non ci sarà alcuna interruzione del servizio. Si cercherà una via veloce per far sì che questo servizio venga comunque mantenuto in attesa della gara futura. Occorre anche attivare una separata convenzione con il Centro di produzione spa, di durata triennale non rinnovabile, volta esclusivamente alla prosecuzione delle attività di conservazione, messa in rete e digitalizzazione del compendio archivistico di Radio Radicale, con tutela dell'indipendenza della linea editoriale nella scelta degli eventi da registrare per il prossimo triennio e per un importo che copra esclusivamente il costo del personale, necessario allo svolgimento di detta attività. Questo patrimonio non può non essere custodito presso il Polo bibliotecario unico Camera e Senato, fruibile on line , classificato per settori (istituzionale, giudiziario, partiti e movimenti politici, associazioni, sindacati, eventi culturali) ed essere a disposizione di tutti coloro che, per motivi di studio o interesse culturale, vogliano approfondire la storia italiana degli ultimi quarant'anni. Care colleghe e cari colleghi, la nuova gara non può che prevedere la partecipazione di più soggetti pubblici o privati e dovrà avvenire in un quadro coerente, certo e trasparente sugli obblighi e i criteri di assegnazione duratura e che definisca bene i meccanismi di finanziamento. Per questo il Gruppo MoVimento 5 Stelle voterà convintamente questa mozione e chiede agli altri Gruppi parlamentari, anche se si sono pronunciati già differentemente, un uguale segnale. (Applausi dal Gruppo M5S) . MARCUCCI (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MARCUCCI (PD) . Vorrei intervenire sull'ordine dei lavori: siccome abbiamo difficoltà a capire il senso compiuto della rimodulazione del testo della mozione che è stata apportata durante la sospensione, cerchiamo di comprendere - e siamo stati anche molto chiari nella dichiarazione di voto - se il testo rimodulato presuppone un impegno del Governo affinché non si interrompa il servizio esistente nelle more della normativa e della nuova gara da fare in tempi rapidi e tutto quello che si è detto. Vorremmo che il Governo ci desse gentilmente una risposta, signor Presidente. PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire il rappresentante del Governo. CRIMI, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri . Signor Presidente, intervengo nella consapevolezza che si potrebbe riaprire il dibattito, ma non vi è alcun problema, sono qui per tutto il giorno. Lo faccio molto volentieri. FEDELI (PD) . Vorrei sapere solo cosa si vota! CRIMI , sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri . Non è possibile, a oggi, procedere con un rinnovo in assenza di una legge. L'ho già ripetuto alle persone con cui abbiamo interloquito durante la sospensione della seduta. L'impegno - i due Capigruppo di maggioranza lo hanno confermato anche al suo rappresentante che era presente all'incontro durante la sospensione - è che nel più breve tempo possibile si farà, in ambito parlamentare, una legge per fare ciò. Visto che ho l'occasione di parlare, desidero rappresentare un dato oggettivo che vorrei sia noto a tutti. Nell'anno 2019 - ossia questo in corso - Centro di Produzione spa ha ricevuto, o comunque garantito per Radio Radicale un intervento pubblico pari a 9 milioni di euro, a fronte dei 12 percepiti negli anni precedenti. Quindi, non accetto l'accusa che quest'anno si sta affamando, fino alla chiusura, Radio Radicale. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az) . Questo lo dico per dare dei numeri certi. Ciò riguarda l'anno 2019. Il servizio pubblico garantito da Radio Radicale con la convenzione è limitato esclusivamente alla trasmissione delle sedute parlamentari. Tutto il resto è altro. Quello è l'oggetto della convenzione che in venticinque anni, con governanti di destra e sinistra, nessuno ha mai cambiato. Quindi, se le soluzioni c'erano, si potevano anche prendere prima. Noi ci prendiamo il tempo di trovare le soluzioni nel più breve periodo possibile. Dico anche - e ben venga - che per la prima volta un Governo ha interrotto e portato un cambiamento. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az) . Il cambiamento è uno shock al sistema, per poterlo poi regolamentare bene, come giustamente detto negli interventi che sono stati fatti prima. (Applausi dal Gruppo M5S) . MARCUCCI (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Su cosa, senatore Marcucci? Ne ha facoltà, anche se ovviamente non riapriamo il dibattito. MARCUCCI (PD) . Signor Presidente, non condivido il suo «ovviamente» riferito alla riapertura del dibattito, nel senso che avremmo il diritto di riaprirlo. Non intendo farlo - mi ero impegnato a non riaprilo - ma il Sottosegretario doveva dare una risposta. Invece, egli ha voluto concludere la discussione generale. (Applausi dal Gruppo PD) . Ci tengo a precisare che il «cambiamento» che Lega e MoVimento 5 Stelle propongono a questo Paese è la chiusura di Radio Radicale. Confermiamo pertanto il nostro voto contrario alla mozione di maggioranza. (Applausi dal Gruppo PD) . GASPARRI (FI-BP) . Domando di parlare. PRESIDENTE . Per cosa, senatore Gasparri? Le do un minuto per par condicio . Era stato chiesto un chiarimento a seguito di una riformulazione avanzata in Assemblea e mi è sembrato giusto accogliere la richiesta. Ha facoltà di parlare. GASPARRI (FI-BP) . Signor Presidente, conosco il Regolamento, quindi ho facoltà di parlare. Non ne abuserò, perché non ho intenzioni provocatorie, né temerarie. Desidero però che rimanga agli atti la volontà proterva, soprattutto del sottosegretario Crimi e del suo Gruppo (è inutile che Di Maio si distingua con dichiarazioni degli ultimi giorni), di chiudere Radio Radicale. Io ho idee agli antipodi, per molte vicende, dal mondo radicale, ma ritengo di essere grato a Radio Radicale. Grazie a Radio Radicale ho scoperto una cosa. Nel 2008 feci una polemica molto ferrea e dura contro il CSM - pensi lei - con parole molto gravi che furono pubblicate in prima pagina il giorno dopo su tutti i quotidiani. Mi replicò Palamara nel 2008. Chi vuole, può andare a vedere nell'archivio di Radio Radicale. Quindi, Radio Radicale ha reso un servizio alla democrazia, che Crimi e altri vogliono stroncare, ed è una vergogna assoluta. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE . Prima di passare alla votazione, avverto che, in linea con una prassi consolidata, le mozioni saranno poste ai voti secondo l'ordine di presentazione. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della mozione n. 101, presentata dalla senatrice De Petris e da altri senatori. (Segue la votazione). Il Senato non approva. (v. Allegato B). Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della mozione n. 109, presentata dalla senatrice Rauti e da altri senatori. (Segue la votazione). Il Senato non approva. (v. Allegato B). Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della mozione n. 110 (testo 2), presentata dal senatore Marcucci e da altri senatori. (Segue la votazione). Il Senato non approva. (v. Allegato B). Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della mozione n. 111, presentata dal senatore Steger e da altri senatori. (Segue la votazione). Il Senato non approva. (v. Allegato B). Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della mozione n. 112, presentata dalla senatrice Bernini e da altri senatori. (Segue la votazione). Il Senato non approva. (v. Allegato B). Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della mozione n. 139 (testo 2), presentata dai senatori Marilotti e Nisini e da altri senatori. (Segue la votazione). Il Senato approva. (v. Allegato B). (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az) . (Il senatore Rampi si avvicina ai banchi del Governo e consegna una radio al sottosegretario Santangelo. Applausi ironici della senatrice Malpezzi). Informo l'Assemblea che il già previsto Consiglio di Presidenza convocato per le ore 14 si intende convocato per le ore 14,30. Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno BINETTI (FI-BP) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BINETTI (FI-BP) . Signor Presidente, colleghi, vorrei richiamare l'attenzione di tutti sul caso drammatico che si è verificato pochi giorni fa, domenica scorsa, in Olanda, con la morte di una diciassettenne che aveva subito violenza a undici anni, poi ancora a dodici anni e nuovamente a quattordici. Da tutto questo cumulo di fatti si era ammalata con una sindrome che potremmo dire di anoressia, accompagnata da una grave forma depressiva, che di fatto l'ha condotta alla morte, in un contesto in cui le sono mancati gli aiuti reali che avrebbero potuto aiutarla a uscire dalle prime violenze subite, scongiurando il passaggio a una patologia così grave e diffusa in questo momento, com'è l'anoressia, ed evitando di farla piombare in una crisi come la depressione, che secondo l'OMS è la seconda causa di malattia al mondo. C'è stata tutta una serie di step in cui la ragazza ha chiesto aiuto e non lo ha ottenuto. Sappiamo che a Natale aveva pubblicato un libro, «Vincere o imparare», in cui descriveva la situazione delle strutture sanitarie e sociosanitarie in Olanda, descrivendone con straordinaria chiarezza l'inadeguatezza a rispondere ai bisogni. In tutto questo a me sembra che, proprio mentre il Parlamento si appresta a riflettere e a discutere - per il prossimo 24 settembre - un provvedimento sull'eutanasia, ci sia una chiamata alla responsabilità assoluta rispetto a cosa facciamo per le donne che subiscono in qualche modo violenza sessuale; come le accompagniamo; qual è il servizio di supporto psicologico che mettiamo a loro disposizione; come cerchiamo di evitare di dire «non ci pensare più», ma piuttosto: «come puoi elaborare questo lutto»; come prendiamo in considerazione i casi in cui si creino questi disturbi del comportamento alimentare, come l'anoressia. Presidente, voglio segnalare che in Commissione sanità il disegno di legge sui disturbi del comportamento alimentare ha già concluso il suo iter - siamo nell'attesa di alcuni pareri, che non so da dove debbano venire - e potrebbe aiutarci a prenderci cura di queste persone e, successivamente, dei casi di depressione. Abbiamo un cammino in cui la metafora è molto nota in psicologia, che è il complesso di Pollicino: questa ragazza ha lasciato una serie di tracce, ognuna delle quali era una richiesta di aiuto. Mi chiedo cosa facciamo noi. Non vorrei arrivare al 24 settembre con qualcuno che si alza in piedi per dire che la cosa più semplice, a questo punto, è l'eutanasia, una bella morte di Stato, servita e riverita. Credo che abbiamo bisogno di intervenire prima, di prendere in considerazione prima tutti gli strumenti necessari - insisto - a cominciare dalla violenza che subiscono anche le adolescenti e le bambine, con l'accompagnamento psicologico e psicoterapeutico prolungato nel tempo. Urge che la nostra legge, a prima firma della collega Rizzotti, sui disturbi del comportamento alimentare venga approvata quanto prima e solo successivamente ci potremmo chiedere che cosa abbiamo fatto noi per questa persona, soprattutto per evitare la drammatica e superficiale conclusione di chi, alla fine, dice che non c'era altro da fare. C'erano molte cose da fare, molto prima, e non sono state fatte. Mi auguro che il Parlamento impari e legiferi punto per punto con tutta la serietà, la responsabilità e la solidarietà di cui siamo capaci. (Applausi). BELLANOVA (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BELLANOVA (PD) . Signor Presidente, alle tante vertenze dimenticate di questo Paese, utilizzate solo per passeggiate elettorali dal Ministro del lavoro e dello sviluppo economico e dai suoi colleghi, in questi ultimi giorni si sono aggiunti fatti gravissimi per la vita dei lavoratori, delle lavoratrici e del sistema produttivo. Mi riferisco al Mercatone Uno: 1.800 dipendenti, più i lavoratori dell'indotto, hanno appreso del fallimento dell'azienda e del relativo loro licenziamento dai social . Sono lavoratori umiliati due volte, per la perdita del posto di lavoro e per non aver avuto l'opportunità di confrontarsi sul perché del loro licenziamento. Come è potuto accadere? Come è potuto accadere che i lavoratori informassero il Ministro del fallimento? Come è potuto accadere che di una procedura che non è immediata il Ministro non fosse a conoscenza? Cosa ha fatto il Ministro in un anno, per capire se si stavano facendo gli investimenti? E adesso, il Ministro, ha chiesto al tribunale di Bologna, visto che ci sono migliaia di lavoratori senza stipendio e senza cassa integrazione, che i 55 punti vendita rientrino nell'amministrazione straordinaria per poter attivare la cassa integrazione straordinaria? Whirlpool con lettera alle RSU comunica il licenziamento, per cessazione dell'attività del sito di Napoli, per 450 lavoratori. Il ministro Di Maio in questo anno ha ascoltato l'azienda e le organizzazioni sindacali sugli investimenti, sull'andamento di mercato, sulle innovazioni che si dovevano fare? Ieri, all'ex ILVA-Mittal, 1.400 lavoratori di Taranto sono stati collocati in cassa integrazione ordinaria. Quanti incontri il Ministro ha fatto nell'ultimo anno? Il Ministro si fida così tanto dell'azienda da cancellare gli incontri di monitoraggio, dove le organizzazioni sindacali, gli enti territoriali e l'azienda si confrontano e decidono se apportare delle innovazioni? Ha fatto incontri riservati e ha omesso di informare i rappresentanti dei lavoratori? Signor Presidente, tramite lei, noi chiediamo, come ha già chiesto il presidente Marcucci nell'ultimo Ufficio di Presidenza, che il ministro Di Maio venga in Aula o in Commissione - decida lui - perché deve sapere che noi non ci facciamo incantare dai toni alti, dalle minacce e da qualche parolaccia. Questo suo comportamento è teatrino di pessimo livello. Quali strategie il Ministro intende adottare per risolvere i problemi e dare serenità ai lavoratori? Venga a dirci se è autonomo, nelle sue scelte, dall'azienda o è informato e non dice alle persone quali sono le situazioni sulle quali lui produce le intese. Perché non risponde alle nostre interrogazioni? È bene che il Ministro sappia che la sua funzione non è quella di fare tappezzeria, ma è quella di risolvere i problemi degli uomini e delle donne, a partire da quelli che più hanno difficoltà. (Applausi dal Gruppo PD. Congratulazioni) . GINETTI (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GINETTI (PD) . Signor Presidente, ieri nel carcere di Capanne a Perugia si è consumata l'ennesima tragedia del sistema penitenziario: si è suicidato, in cella, un detenuto di sessant'anni, peraltro detenuto a fine pena. Inutili i tentativi di soccorso, comunque tempestivi, del personale sanitario e di sicurezza dell'istituto. Un uomo con gravi problematiche psichiatriche, che riapre una questione fondamentale circa la presenza di detenuti che avrebbero bisogno di luoghi di detenzione e di modalità di gestione specifici che gli istituti ordinari non possono garantire, soprattutto di fronte alle carenze sia di organico del personale di Polizia penitenziaria, sia di psicologi, di assistenti sociali e di altri specialisti dell'area trattamentale. Tragedia di un triste bilancio che vede il 2018 come anno record di suicidi in carcere: ben 65. Serve una legge per prevenire solitudine e disagi che garantisca personale, ma anche attività trattamentali di recupero educativo e sociale, a partire da corsi di formazione professionale, soprattutto oggi che siamo alle soglie di un nuovo stato di sovraffollamento carcerario: 60.439 detenuti con un indice del 120 per cento di sovraffollamento e in 42 istituti ben del 150 per cento, di cui 12.000 condannati non definitivi e 10.000 in attesa di giudizio. Nuove criticità e problematiche di gestione che si sono aggravate con la chiusura degli Ospedali psichiatrici giudiziari (OPG) in attesa che si completi l'ormai noto sistema delle Residenze per l'esecuzione delle misure di sicurezza (Rems). Il malessere riguarda anche gli uffici di esecuzione penale esterna, con ben 100.000 soggetti in carico, nonché 55 bambini di età inferiore ai tre anni che vivono con le mamme nei nostri istituti. Tragedia, quella del carcere di Perugia, a cui va aggiunta la tragedia meno nota dei suicidi fra gli operatori di Polizia penitenziaria, 35 negli ultimi cinque anni. Vorrei infatti richiamare l'attenzione sul tema del benessere lavorativo della Polizia penitenziaria, in un contesto di sovraffollamento, di istituti in carenza di manutenzione, con frequenti eventi di aggressioni e disordini interni, orari di lavoro con turni ben oltre le sei ore ordinarie. È urgente intervenire per riconoscere tale situazione con iniziative utili, rapide e di valorizzazione del lavoro svolto, spesso in silenzio, con abnegazione, in un contesto di profondo disagio umano e organizzativo. Da una statistica recente risulta infatti che il 35,45 per cento degli agenti si troverebbe a rischio suicidio. È urgente pertanto un intervento decisivo del Governo, perché la sicurezza non va promessa in campagna elettorale, ma va garantita anche agli stessi operatori del sistema sicurezza, anche in quel mondo nascosto che è quello dell'esecuzione penale, il carcere, dove vive e opera un'umanità silenziosa. (Applausi dal Gruppo PD) . MALPEZZI (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MALPEZZI (PD) . Signor Presidente, oggi in quest'Aula è stato approvato in prima lettura il cosiddetto decreto sbloccacantieri. Il 6 maggio, proprio in occasione della discussione sul provvedimento, è stata invitata in audizione anche INAIL a parlare della propria esperienza. In tale sede, INAIL ha raccontato di un esempio che ha voluto sottolineare come buon esempio e buona pratica, cioè la realizzazione di una scuola rispetto ai progetti INAIL, che era un filone partito all'interno dell'ambito dell'edilizia scolastica durante tutta la scorsa legislatura, sottolineando come la scuola di Vaprio d'Adda, che è un piccolo Comune in provincia di Milano, sia un progetto che può essere considerato fiore all'occhiello per la modalità con cui è stato portato avanti e per i risultati che potrebbe anche ottenere in futuro. La scuola è stata presentata come modello in quanto scuola innovativa, progettata secondo criteri di sostenibilità ambientale e in grado di offrire servizi alla comunità anche al termine delle lezioni, con spazi che sono stati studiati proprio nell'ottica di fare della scuola il centro del Paese. Tra l'altro INAIL ha appena appaltato i lavori alla società che ha vinto il bando, quindi i lavori dovrebbero cominciare. Si tratta di un'impresa importante, con l'impegno di quasi sette milioni di euro. Perché questa segnalazione? Perché c'è stata una tornata elettorale, l'amministrazione che aveva seguito questo progetto è cambiata e durante tutta la campagna elettorale, coloro che si sono candidati a rappresentare l'altra parte e che hanno vinto, hanno dichiarato più volte tutte le loro perplessità rispetto a questo progetto. Questa cosa ci preoccupa. Ci allarma, perché non sarebbe un segnale positivo nei confronti della comunità che sta aspettando questa scuola da tempo. Ci allarma perché si tratta di un progetto che può portare solamente dei benefici. Ci allarma anche perché la forza che ha vinto democraticamente questa tornata elettorale è una delle forze che oggi ha approvato lo sbloccacantieri. Allora perché ci allarma? Perché noi non vorremmo che lo sbloccacantieri, così lanciato e decantato su scala nazionale, poi trovasse i suoi blocchi su scala locale. Pensiamo che il buon senso possa sempre risultare vincitore e ci auguriamo, quindi, che questa scuola, secondo tutte le fasi che erano state studiate e secondo la cura di un'amministrazione che non c'è più, ma che si è sempre confrontata con i cittadini e con gli insegnanti su questo punto, possa invece fiorire e trovare il suo giusto spazio. (Applausi dal Gruppo PD) . Atti e documenti, annunzio PRESIDENTE . Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Ordine del giorno per la seduta di martedì 11 giugno 2019 PRESIDENTE . Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica martedì 11 giugno, alle ore 16, con il seguente ordine del giorno: (Vedi ordine del giorno) La seduta è tolta (ore 14,43) . VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA SEGNALAZIONI RELATIVE ALLE VOTAZIONI EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA Nel corso della seduta sono pervenute al banco della Presidenza le seguenti comunicazioni: Disegno di legge n. 1248: sull'emendamento 23.0.3 (testo 2), il senatore Fusco avrebbe voluto esprimere un voto favorevole; nella votazione finale i senatori Arrigoni e Romagnoli avrebbero voluto esprimere un voto favorevole. Mozioni su Radio Radicale sulla mozione 1-00109, il senatore Bonifazi avrebbe voluto esprimere un voto favorevole. Congedi e missioni Sono in congedo i senatori: Alderisi, Barachini, Barboni, Bogo Deledda, Boldrini, Borgonzoni, Bossi Umberto, Candiani, Casini, Cattaneo, Cioffi, Crimi, D'Angelo, De Poli, Donno, Fantetti, Fattori, Fazzone, Giacobbe, Iori, Laus, Merlo, Monti, Napolitano, Nugnes, Ortolani, Pinotti, Ronzulli, Santangelo, Sciascia, Solinas e Zanda. Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Rossomando, per attività di rappresentanza del Senato ( dalle ore 10,40 alle ore 12,15 ); Garavini, per attività del Consiglio Generale degli Italiani all'Estero; Augussori, Castaldi, Ferrara e Vattuone, per attività dell'Assemblea parlamentare dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE). Disegni di legge, annunzio di presentazione Senatori Mautone Raffaele, Sileri Pierpaolo, Castellone Maria Domenica, Marinello Gaspare Antonio, Di Marzio Luigi, Lannutti Elio, Urraro Francesco, Romano Iunio Valerio, Castiello Francesco, De Lucia Danila, Angrisani Luisa, D'Angelo Grazia, Fede Giorgio, Romagnoli Sergio Disposizioni in materia di riposi giornalieri per le lavoratrici al fine di promuovere l'allattamento al seno. Modifiche al decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151 (1328) (presentato in data 05/06/2019). Disegni di legge, assegnazione In sede referente 1ª Commissione permanente Affari Costituzionali Sen. Ciriani Luca Modifiche allo Statuto speciale della regione Friuli-Venezia Giulia, di cui alla legge costituzionale 31 gennaio 1963, n. 1, per la reintroduzione delle province (1241) previ pareri delle Commissioni 5ª (Bilancio) (assegnato in data 06/06/2019). Governo, trasmissione di atti La Presidenza del Consiglio dei ministri - Comitato interministeriale per la programmazione economica (CIPE), negli scorsi mesi di marzo, aprile, maggio e nel corso del mese di giugno 2019, ha inviato, ai sensi dell'articolo 6, comma 4, della legge 31 dicembre 2009, n. 196, le seguenti delibere adottate dallo stesso Comitato, che sono deferite, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, del Regolamento, alle sottoindicate Commissioni permanenti: Delibera CIPE, n. 42/2018, alle Commissioni 5 a , 8 a ; Delibera CIPE, n. 52/2018, alle Commissioni 1 a , 5 a , 8 a ; Delibera CIPE, n. 62/2018, alle Commissioni 5 a , 8 a ; Delibera CIPE, n. 64/2017, alle Commissioni 5 a , 8 a ; Delibera CIPE, n. 65/2018, alle Commissioni 5 a ; 8 a ; Delibera CIPE, n. 66/2018, alle Commissioni 5 a , 8 a ; Delibera CIPE, n. 67/2018, alle Commissioni 5 a , 8 a ; Delibera CIPE, n. 71/2018, alle Commissioni 1 a , 5 a ; Delibera CIPE, n. 74/2018, alle Commissioni 1 a , 5 a , 12 a ; Delibera CIPE, n. 76/2018, alle Commissioni 5 a , 7 a , 12 a ; Delibera CIPE, n. 77/2018, alle Commissioni 5 a , 7 a , 12 a ; Delibera CIPE, n. 78/2018, alle Commissioni 1 a , 5 a , 12 a ; Delibera CIPE, n. 82/2018, alle Commissioni 5 a ; Delibera CIPE, n. 83/2018, alle Commissioni 5 a , 8 a ; Delibera CIPE, n. 84/2018, alle Commissioni 5 a ,10 a ; Delibera CIPE, n. 1/2019, alle Commissioni 5 a ,8 a ; Delibera CIPE, n. 2/2019, alle Commissioni 5 a , 8 a ; Delibera CIPE, n. 10/2019, alle Commissioni 5 a , 7 a . Governo, trasmissione di atti e documenti dell'Unione europea di particolare rilevanza ai sensi dell'articolo 6, comma 1, della legge n. 234 del 2012. Deferimento Ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, è deferito alle sottoindicate Commissioni permanenti il seguente documento dell'Unione europea, trasmesso dal Dipartimento per le politiche europee della Presidenza del Consiglio dei ministri, in base all'articolo 6, comma 1, della legge 24 dicembre 2012, n. 234: Relazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio e alla Corte dei Conti sulla gestione del Fondo di garanzia del Fondo europeo per gli investimenti strategici nel 2018 (COM(2019) 244 definitivo), alla 10 a Commissione permanente e, per il parere, alle Commissioni 5 a e 14 a . Corte dei conti, trasmissione di documentazione. Deferimento Il Presidente della Sezione centrale di controllo sulla gestione delle Amministrazioni dello Stato della Corte dei conti, con lettera in data 3 giugno 2019, ha inviato, ai sensi dell'articolo 3, comma 6, della legge 14 gennaio 1994, n. 20, la deliberazione n. 7/2019/G con la quale è stata approvata la relazione concernente "Lo stato di attuazione del Piano per l'utilizzo del telelavoro nell'ambito delle amministrazioni statali". Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 5 a e alla 11 a Commissione permanente (Atto n. 261). Parlamento europeo, trasmissione di documenti. Deferimento Il Vice Segretario generale del Parlamento europeo, con lettera in data 2 maggio 2019, ha inviato il testo di cinquanta risoluzioni e una decisione approvate dal Parlamento stesso nel corso della tornata dal 25 al 28 marzo 2019, deferite, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alle sotto indicate Commissioni competenti per materia, nonché alla 14a Commissione permanente: risoluzione sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa alle azioni rappresentative a tutela degli interessi collettivi dei consumatori e che abroga la direttiva 2009/22/CE, alla 2a e alla 10a Commissione permanente (Doc. XII, n. 387); risoluzione sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa alla soppressione dei cambi stagionali dell'ora e che abroga la direttiva 2000/84/CE, alla 1a e alla 2a Commissione permanente (Doc. XII, n. 388); risoluzione sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa a norme comuni per il mercato interno dell'energia elettrica (rifusione), alla 10a Commissione permanente (Doc. XII, n. 389); risoluzione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio sul mercato interno dell'energia elettrica, alla 10a Commissione permanente (Doc. XII, n. 390); risoluzione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce un'Agenzia dell'unione europea per la cooperazione fra i regolatori nazionali dell'energia (rifusione) alla 10a Commissione permanente (Doc. XII, n. 391); risoluzione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio sulla preparazione ai rischi nel settore dell'energia elettrica e che abroga la direttiva 2005/89/CE alla 10a Commissione permanente (Doc. XII, n. 392); risoluzione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio sull'etichettatura dei pneumatici in relazione al consumo di carburante e ad altri parametri fondamentali e che abroga il regolamento (CE) n. 1222/2009 alla 10a Commissione permanente (Doc. XII, n. 393); risoluzione sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio sul diritto d'autore nel mercato unico digitale, alla 1a, alla 2a, alla 8a e alla 10a Commissione permanente (Doc. XII, n. 394); risoluzione sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa a determinati aspetti dei contratti di fornitura di contenuto digitale, alla 8a e alla 10a Commissione permanente (Doc. XII, n. 395); risoluzione sulla proposta modificata di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa a determinati aspetti dei contratti di vendita di beni, che modifica il regolamento (CE) n. 2006/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio e la direttiva 2009/22/CE del parlamento europeo e del Consiglio e che abroga la direttiva 1999/44/CE del Parlamento europeo e del Consiglio alla 10a Commissione permanente (Doc. XII, n. 396); risoluzione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (UE) n. 1343/2011 relativo a talune disposizioni per la pesca nella zona di applicazione dall'accordo CGPM (Commissione generale per la pesca nel Mediterraneo), alla 9a Commissione permanente (Doc. XII, n. 397); risoluzione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che armonizza gli obblighi di comunicazione nella normativa in materia di ambiente e modifica le direttive 86/278/CEE, 2002/49/CE, 2004/35/CE, 2007/2/CE, 2009/147/CE e 2010/63/UE, i regolamenti (CE) n. 166/2006 e (UE) n. 995/2010 e i regolamenti del Consiglio (CE) n. 338/97 e (CE) n. 2173/2005 alla 13a Commissione permanente (Doc. XII, n. 398); risoluzione sulla proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 96/53/CE del Consiglio per quanto riguarda i termini di applicazione delle norme speciali in materia di lunghezza massima delle cabine in caso di miglioramento delle prestazioni aerodinamiche, dell'efficienza energetica e delle prestazioni di sicurezza, alla 8a Commissione permanente (Doc. XII, n. 399); risoluzione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (UE) 2016/1011 per quanto riguarda gli indici di riferimento di basse emissioni di carbonio e gli indici di riferimento di impatto positivo in termini di carbonio, alla 13a Commissione permanente (Doc. XII, n. 400); risoluzione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio recante disposizioni specifiche per l'obiettivo "Cooperazione territoriale europea" (Interreg) sostenuto dal Fondo europeo di sviluppo regionale e dagli strumenti di finanziamento esterno, alla 5a Commissione permanente (Doc. XII, n. 401); risoluzione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (UE) n. 1303/2013 per quanto riguarda le risorse destinate alla dotazione specifica per l'Iniziativa a favore dell'occupazione giovanile alla 11a Commissione permanente (Doc. XII, n. 402); risoluzione sulla proposta di direttiva del Consiglio che stabilisce il regime generale delle accise (rifusione), alla 6a Commissione permanente (Doc. XII, n. 403); risoluzione sulla proposta di regolamento del Consiglio recante modifica della decisione n. 940/2014/UE per quanto riguarda i prodotti che possono beneficiare di un'esenzione totale o parziale dai "dazi di mare", alla 6a e alla 9a Commissione permanente (Doc. XII, n. 404); risoluzione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce lo strumento di vicinato, cooperazione allo sviluppo e cooperazione internazionale, alla 5a Commissione permanente (Doc. XII, n. 405); risoluzione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce uno strumento di assistenza preadesione (IPA III), alla 5a Commissione permanente (Doc. XII, n. 406); risoluzione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo a un quadro di risanamento e risoluzione delle controparti centrali e recante modifica dei regolamenti (UE) n. 1095/2010, (UE) n. 648/2012 e (UE) 2015/2365 alla 5a e alla 6a Commissione permanente (Doc. XII, n. 407); risoluzione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio, relativo ai fornitori europei di servizi di crowdfunding per le imprese, alla 6a e alla 10a Commissione permanente (Doc. XII, n. 408); risoluzione sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio, che modifica la direttiva 2014/65/UE relativa ai mercati alla 6a Commissione permanente (Doc. XII, n. 409); risoluzione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo al Fondo europeo di sviluppo regionale e al Fondo di coesione, alla 5a, alla 10a e alla 13a Commissione permanente (Doc. XII, n. 410); risoluzione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che definisce i livelli di prestazione in materia di emissioni delle autovetture nuove e dei veicoli commerciali leggeri nuovi nell'ambito dell'approccio integrato dell'Unione finalizzato a ridurre le emissioni di CO2 dei veicoli leggeri e che modifica il regolamento (CE) n. 715/2007 (rifusione), alla 13a Commissione permanente (Doc. XII, n. 411); risoluzione sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio sulla riduzione dell'incidenza di determinati prodotti di plastica sull'ambiente, alla 13a Commissione permanente (Doc. XII, n. 412); risoluzione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che stabilisce norme relative alla messa a disposizione sul mercato di prodotti fertilizzanti recanti la marcatura CE e che modifica i regolamenti (CE) n. 1069/2009 e (CE) n. 1107/2009 alla 9a Commissione permanente (Doc. XII, n. 413); risoluzione sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 2004/37/CE sulla protezione dei lavoratori contro i rischi derivanti da un'esposizione ad agenti cancerogeni o mutageni durante il lavoro, alla 11a e alla 12a Commissione permanente (Doc. XII, n. 414); risoluzione sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 92/106/CEE relativa alla fissazione di norme comuni per taluni trasporti combinati di merci tra Stati membri, alla 8a Commissione permanente (Doc. XII, n. 415); risoluzione sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 2013/34/UE per quanto riguarda la comunicazione delle informazioni sull'imposta sul reddito da parte di talune imprese e succursali, alla 6a Commissione permanente (Doc. XII, n. 416); risoluzione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio recante le disposizioni comuni applicabili al Fondo europeo di sviluppo regionale, al Fondo sociale europeo Plus, al Fondo di coesione, al Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca e le regole finanziarie applicabili a tali fondi e al Fondo Asilo e migrazione, al Fondo per la Sicurezza interna e allo Strumento per la gestione delle frontiere e i visti alla 1a, alla 5a, alla 10a e alla 13a Commissione permanente (Doc. XII, n. 417); risoluzione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (CE) n. 539/2001 del Consiglio che adotta l'elenco dei paesi terzi i cui cittadini devono essere in possesso del visto all'atto dell'attraversamento delle frontiere esterne e l'elenco dei paesi terzi i cui cittadini sono esenti da tale obbligo (Kosovo), alla 3a Commissione permanente (Doc. XII, n. 418); risoluzione sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio concernente la qualità delle acque destinate al consumo umano (rifusione), alla 13a Commissione permanente (Doc. XII, n. 419); risoluzione sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio riguardante i quadri di ristrutturazione preventiva, la seconda opportunità e misure volte ad aumentare l'efficacia delle procedure di ristrutturazione, insolvenza e liberazione dai debiti, e che modifica la direttiva 2012/30/UE, alla 2a e alla 10a Commissione permanente (Doc. XII, n. 420); risoluzione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che stabilisce norme relative all'esercizio del diritto d'autore e dei diritti connessi applicabili a talune trasmissioni online degli organismi di diffusione radiotelevisiva e ritrasmissioni di programmi televisivi e radiofonici, alla 7a Commissione permanente (Doc. XII, n. 421); risoluzione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce il programma Europa creativa (2021-2027) e che abroga il regolamento (UE) n. 1295/2013, alla 7a Commissione permanente (Doc. XII, n. 422); risoluzione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce "Erasmus": il programma dell'Unione per l'istruzione, la formazione, la gioventù e lo sport e che abroga il regolamento (UE) n. 1288/2013 alla 7a Commissione permanente (Doc. XII, n. 423); risoluzione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo all'istituzione di un quadro che favorisce gli investimenti sostenibili, alla 6a Commissione permanente (Doc. XII, n. 424); risoluzione sul progetto di decisione del Consiglio relativa alla conclusione, a nome dell'Unione europea e dei suoi Stati membri, di un protocollo dell'accordo euromediterraneo che istituisce un'associazione tra le Comunità europee e i loro Stati membri, da una parte, e lo Stato di Israele, dall'altra, per tener conto dell'adesione della Repubblica di Croazia all'Unione europea, alla 3a Commissione permanente (Doc. XII, n. 425); risoluzione sui diritti fondamentali delle persone di origine africana in Europa, alla 3a Commissione permanente e alla Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani (Doc. XII, n. 426); risoluzione sui reati finanziari, l'evasione fiscale e l'elusione fiscale, alla 6a Commissione permanente (Doc. XII, n. 427); decisione concernente il discarico per l'esecuzione del bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2017, sezione III - Commissione e agenzie esecutive, alla 5a Commissione permanente (Doc. XII, n. 428); risoluzione sul regolamento delegato della Commissione, del 14 dicembre 2018, che modifica l'allegato II del regolamento (UE) n. 516/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce il Fondo Asilo, migrazione e integrazione, alla 1a e alla 5a Commissione permanente (Doc. XII, n. 429); risoluzione sul regolamento delegato della Commissione, del 14 dicembre 2018, che modifica l'allegato II del regolamento (UE) n. 515/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce, nell'ambito del Fondo sicurezza interna, lo strumento di sostegno finanziario per le frontiere esterne e i visti, alla 1a e alla 5a Commissione permanente (Doc. XII, n. 430); risoluzione sul progetto di decisione di esecuzione della Commissione che autorizza l'immissione in commercio di prodotti contenenti, costituiti od ottenuti a partire da soia geneticamente modificata MON 87751 (MON-87751-7) a norma del regolamento (CE) n. 1829/2003 del Parlamento europeo e del Consiglio, alla 9a Commissione permanente (Doc. XII, n. 431); risoluzione sul progetto di decisione di esecuzione della Commissione che rinnova l'autorizzazione all'immissione in commercio di prodotti contenenti, costituiti da o prodotti a partire da granturco geneticamente modificato della linea 1507xNK603 (DAS-01507-1xMON-00603-6) a norma del regolamento (CE) n. 1829/2003 del Parlamento europeo e del Consiglio, alla 9a Commissione permanente (Doc. XII, n. 432); risoluzione sul progetto di decisione di esecuzione della Commissione riguardo alla concessione di un'autorizzazione parziale per taluni usi del bis(2-etilesil) ftalato (DEHP) a norma del regolamento (CE) n. 1907-2006 del Parlamento europeo e del Consiglio (DEZA a.s.), alla 9a Commissione permanente (Doc. XII, n. 433); risoluzione sul progetto di decisione di esecuzione della Commissione che concede un'autorizzazione parziale per taluni usi del bis(2-etilesil) ftalato (DEHP), a norma del regolamento (CE) n. 1907/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio (Grupa Azoty Zaklady Azotowe Kedzieryn S.A.), alla 9a Commissione permanente (Doc. XII, n. 434); risoluzione sul progetto di decisione di esecuzione della Commissione riguardo alla concessione di un'autorizzazione per alcuni usi del triossido di cromo a norma del regolamento (CE) n. 1907-2006 del Parlamento europeo e del Consiglio (Lanxess Deutschland GmbH e altri), alla 9a Commissione permanente (Doc. XII, n. 435); risoluzione sulla situazione dello Stato di diritto e della lotta contro la corruzione nell'UE, in particolare a Malta e in Slovacchia, alla 1a e alla 2a Commissione permanente (Doc. XII, n. 436); risoluzione sui recenti sviluppi dello scandalo dieselgate, alla 13a Commissione permanente (Doc. XII, n. 437). Il Vice Segretario generale del Parlamento europeo, con lettera in data 23 maggio 2019, ha inviato il testo di venti risoluzioni approvate dal Parlamento stesso nel corso della tornata dal 3 al 4 aprile 2019, deferite, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alle sotto indicate Commissioni competenti per materia, nonché alla 14 a Commissione permanente: risoluzione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio recante modifica del regolamento (CE) n. 539/2001 del Consiglio che adotta l'elenco dei paesi terzi i cui cittadini devono essere in possesso del visto all'atto dell'attraversamento delle frontiere esterne e l'elenco dei paesi terzi i cui cittadini sono esenti da tale obbligo in relazione al recesso del Regno Unito dall'Unione, alla 1 a e alla 5 a Commissione permanente ( Doc . XII, n. 438); risoluzione sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 2006/22/CE per quanto riguarda le prescrizioni di applicazione e fissa norme specifiche per quanto riguarda la direttiva 96/71/CE e la direttiva 2014/67/UE sul distacco dei conducenti nel settore del trasporto su strada, alla 8 a Commissione permanente ( Doc . XII, n. 439); risoluzione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (CE) n. 561/2006 per quanto riguarda le prescrizioni minime in materia di periodi di guida massimi giornalieri e settimanali, di interruzioni minime e di periodi di riposo giornalieri e settimanali e il regolamento (UE) n. 165/2014 per quanto riguarda il posizionamento per mezzo dei tachigrafi, alla 8 a Commissione permanente ( Doc . XII, n. 440); risoluzione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica i regolamenti (CE) n. 1071/2009 e (CE) n. 1072/2009 per adeguarli all'evoluzione del settore, alla 8 a Commissione permanente ( Doc . XII, n. 441); risoluzione sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 2009/73/CE relativa a norme comuni per il mercato interno del gas naturale, alla 10 a Commissione permanente ( Doc . XII, n. 442); risoluzione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo al Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca e che abroga il regolamento (UE) n. 508/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, alla 9 a Commissione permanente ( Doc . XII, n. 443); risoluzione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce un piano pluriennale per le attività di pesca che sfruttano gli stock demersali nel Mediterraneo occidentale, alla 9 a Commissione permanente ( Doc . XII, n. 444); risoluzione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio sul rafforzamento della sicurezza delle carte d'identità dei cittadini dell'Unione e dei titoli di soggiorno rilasciati ai cittadini dell'Unione e ai loro familiari che esercitano il diritto di libera circolazione, alla 1 a e alla 2 a Commissione permanente ( Doc . XII, n. 445); risoluzione sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 2008/96/CE sulla gestione della sicurezza delle infrastrutture stradali, alla 8 a Commissione permanente ( Doc . XII, n. 446); risoluzione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio sul prodotto pensionistico individuale paneuropeo, alla 11 a Commissione permanente ( Doc . XII, n. 447); risoluzione sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa all'equilibrio tra attività professionale e vita familiare per i genitori e i prestatori di assistenza e che abroga la direttiva 2010/18/UE del Consiglio, alla 11 a Commissione permanente ( Doc . XII, n. 448); risoluzione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio sulla tutela del bilancio dell'Unione in caso di carenze generalizzate riguardanti lo Stato di diritto negli Stati membri, alla 5 a Commissione permanente ( Doc . XII, n. 449); risoluzione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo al Fondo sociale europeo Plus (FSE+), alla 5 a Commissione permanente ( Doc . XII, n. 450); risoluzione sulla proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio relativa all'informatizzazione dei movimenti e dei controlli dei prodotti soggetti ad accisa (rifusione), alla 6 a Commissione permanente ( Doc . XII, n. 451); risoluzione sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa al riutilizzo dell'informazione del settore pubblico (rifusione), alla 10 a Commissione permanente ( Doc . XII, n. 452); risoluzione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo a un piano pluriennale di ricostituzione del pesce spada del Mediterraneo e recante modifica dei regolamenti (CE) n. 1967/2006 e (UE) 2017/2107, alla 9 a Commissione permanente ( Doc . XII, n. 453); risoluzione sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio recante modifica della direttiva 2008/106/CE concernente i requisiti minimi di formazione per la gente di mare e che abroga la direttiva 2005/45/CE, alla 9 a Commissione permanente ( Doc . XII, n. 454); risoluzione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (UE) n. 1303/2013 per quanto riguarda l'adeguamento del prefinanziamento annuale per gli anni dal 2021 al 2023, alla 9 a Commissione permanente ( Doc . XII, n. 455); risoluzione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (UE) 2016/399 per quanto riguarda le norme applicabili al ripristino temporaneo del controllo di frontiera alle frontiere interne, alla 1 a Commissione permanente ( Doc . XII, n. 456); risoluzione sulla gestione dei rifiuti, alla 13 a Commissione permanente ( Doc . XII, n. 457). Mozioni, apposizione di nuove firme La senatrice Garavini ha aggiunto la propria firma alla mozione 1-00110 (testo 2) del senatore Marcucci ed altri. Risposte scritte ad interrogazioni (Pervenute dal 31 maggio al 6 giugno 2019) SOMMARIO DEL FASCICOLO N. 31 BARBONI: sulla realizzazione di interventi sulla strada statale 16 Adriatica (4-01376) (risp. TONINELLI, ministro delle infrastrutture e dei trasporti ) BARBONI, MALLEGNI: sul divieto di circolazione per i veicoli immatricolati all'estero (4-01244) (risp. TONINELLI, ministro delle infrastrutture e dei trasporti ) CASTIELLO: sull'ammodernamento della stazione di Agropoli-Castellabate (Salerno) (4-01021) (risp. TONINELLI, ministro delle infrastrutture e dei trasporti ) DE PETRIS: sul nuovo regolamento del Comune di Calolziocorte (Lecco) in tema di migranti (4-01577) (risp. SIBILIA, sottosegretario di Stato per l'interno ) IANNONE: su un cantiere Anas presente sulla tangenziale di Salerno (4-00689) (risp. TONINELLI, ministro delle infrastrutture e dei trasporti ) su un avviso pubblico per componenti dell'Osservatorio regionale sui beni confiscati (4-01268) (risp. GAETTI, sottosegretario di Stato per l'interno ) sui lavori lungo la tangenziale di Salerno (4-01328) (risp. TONINELLI, ministro delle infrastrutture e dei trasporti ) sui lavori sulla strada statale 17 tra Campobasso e Foggia (4-01372) (risp. TONINELLI, ministro delle infrastrutture e dei trasporti ) sui lavori lungo la tangenziale di Salerno (4-01436) (risp. TONINELLI, ministro delle infrastrutture e dei trasporti ) NASTRI: sulla messa in sicurezza delle infrastrutture viarie in condizioni di emergenza (4-00566) (risp. TONINELLI, ministro delle infrastrutture e dei trasporti ) PAPATHEU: sulle condizioni critiche dell'autostrada A18 Messina-Catania (4-01236) (risp. TONINELLI, ministro delle infrastrutture e dei trasporti ) SERAFINI: sul progetto di riqualificazione delle case cantoniere (4-00895) (risp. TONINELLI, ministro delle infrastrutture e dei trasporti ) UNTERBERGER ed altri: sul divieto di circolazione di veicoli immatricolati all'estero da parte di conducenti residenti in Italia (4-01255) (risp. TONINELLI, ministro delle infrastrutture e dei trasporti ) Interpellanze Atto n. 2-00035 PAGANO Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca Premesso che: la mobilità del personale docente, educativo ed ATA (amministrativo, tecnico e ausiliario) della scuola è regolata dal contratto collettivo nazionale integrativo; che il contratto per il triennio 2019-2022 è stato sottoscritto in via definitiva il 6 marzo 2019 tra la delegazione di parte pubblica costituita con decreto ministeriale n. 764 del 23 novembre 2018 e i rappresentanti delle organizzazioni sindacali FLC-CGIL, CISL-Scuola, UIL-Scuola, SNALS-CONFSAL e GILDA-UNAMS firmatarie dei contratti collettivi nazionali di lavoro del comparto scuola; il nuovo contratto integrativo regolerà tutte le procedure della mobilità per i prossimi tre anni scolastici; visto che: all'art 8 si specificano le quote dei posti che si rivelano vacanti e disponibili per ogni anno scolastico da riservare alle immissioni in ruolo e alla mobilità territoriale e provinciale; nello specifico, al comma 10 si precisa che, solo per le classi di concorso risultanti in esubero nazionale di cui all'art. 2, comma 4, del contratto nell'anno scolastico di riferimento (2019/2020, 2020/2021 ovvero 2021/2022), finché permanga la situazione di esubero, la mobilità territoriale si effettua sul 100 per cento delle disponibilità determinate al termine della fase II; le classi di concorso che risultano in esubero nazionale sono: A046 - Scienze giuridico-economiche, A066 Trattamento testi dati e A029 Musica istituti II grado; di conseguenza, per queste classi di concorso non sarà possibile effettuare nuove immissioni in ruolo nei prossimi anni scolastici, secondo l'art 8, comma 10; considerato che: nel 2016 è stato bandito il concorso per docenti ai sensi dell'articolo 1, comma 114, della legge n. 107 del 2015; le graduatorie di merito del concorso 2016, come stabilito dalla legge n. 107 del 2015 (il cui comma 113 dell'art. 1 ha modificato l'articolo 400 del decreto legislativo n. 297 del 94), hanno validità triennale a decorrere dall'anno scolastico successivo a quello di approvazione delle stesse e perdono efficacia alla scadenza del triennio; con la legge di bilancio 2018, la validità delle graduatorie di merito del concorso 2016 è prorogata di un anno, per cui le medesime saranno vigenti per 4 anni, a partire dall'anno scolastico successivo a quello di approvazione delle stesse; ad oggi non risultano esaurite tutte le graduatorie di merito del 2016, e in particolare, quelle relative alla classe di concorso A046- Discipline giuridiche ed economiche; dalla valenza quadriennale deriva che, se non esaurite in tempo, tali graduatorie perderanno efficacia al termine dell'anno scolastico 2019/2020; poiché ai sensi dell'art 8, comma 10, del contratto collettivo integrativo sulla mobilità per i prossimi tre anni scolastici non ci saranno nuove immissioni in ruolo per le classi in esubero, e dunque in particolare per la classe di concorso A046-Discipline giuridiche ed economiche, finché permangano ancora docenti in esubero nazionale, ne consegue che coloro che risultano dopo 4 anni ancora in graduatoria di merito in qualità di vincitori (non semplicemente idonei) perderanno il loro diritto all'assunzione a tempo indeterminato nella scuola nonostante abbiano superato un concorso, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo intenda salvaguardare il diritto all'assunzione dei docenti vincitori che ancora risultano nelle graduatorie di merito del concorso 2016; se intenda prorogare la scadenza temporale delle stesse graduatorie; se ritenga di chiarire i dati in riferimento al numero dei docenti delle discipline A046 che ancora devono essere assorbiti nelle scuole in quanto esuberi nazionali; se ritenga necessario procedere, di conseguenza, allo scorrimento delle graduatorie del concorso docenti 2018, alla luce della recentissima sentenza della Corte costituzionale che ha ritenuto infondato ed inammissibile il ricorso di dottori di ricerca e docenti non abilitati. Interrogazioni Atto n. 3-00895 BOLDRINI CUCCA BELLANOVA COMINCINI GIACOBBE STEFANO LAUS IORI GINETTI MAGORNO MANCA CIRINNA' TARICCO D'ARIENZO ALFIERI D'ALFONSO ASTORRE SBROLLINI VALENTE FERRAZZI PITTELLA COLLINA PINOTTI PATRIARCA ROJC MESSINA Assuntela BITI MARINO Al Ministro dello sviluppo economico Premesso che: il 6 febbraio 2019 il sottosegretario di Stato allo sviluppo economico, Crippa, rispondeva all'atto di sindacato ispettivo 3-00440, con il quale si chiedeva con urgenza di istituire un Tavolo nazionale con i rappresentanti di tutte le Regioni, dove hanno sede stabilimenti del gruppo FCA, tra cui l'Emilia-Romagna, per stabilire una strategia nazionale per l'automotive, al fine di salvaguardare i livelli occupazioni e rilanciare i siti produttivi del gruppo FCA; il Governo, in quella sede, ha solamente ricordato tutte le attività di sostegno al reddito per i lavoratori degli stabilimenti FCA in sofferenza, senza entrare nel merito della gestione degli esuberi, una volta terminata la cassa integrazione; è notizia di questi giorni che è stato prolungata la cassa integrazione per i lavoratori di FCA-Vm di Cento (Ferrara), giunta ormai al terzo mese consecutivo al reparto progettazione e sviluppo. E questo mentre è imminente l'avvio della produzione del nuovo motore (evoluzione V6) che dovrebbe fungere da "polmone" per lo stabilimento centese; considerato che: in Emilia-Romagna, quello dell'automotive è da sempre un settore strategico per l'elevato grado di competenze professionali esistenti e lo sarà sempre più nei prossimi anni, a fronte dei rilevanti cambiamenti tecnologici e di innovazione che interesseranno progettazione e produzione: il futuro della mobilità è legato, infatti, allo sviluppo di motori sempre più ecocompatibili ed alla guida assistita; sembra esservi una relazione tra il perpetrato utilizzo degli ammortizzatori sociali e il recente mancato accordo tra FCA e Renault, nonché inefficace presidio da parte del Ministero dello sviluppo economico, come dimostra la vicenda della catena "Mercatone UNO", si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della situazione descritta in premessa; quali saranno le conseguenze della mancata fusione FCA-Renault per i lavoratori del comparto automotive e quale impatto si avrà sul territorio a livello socio-economico. Interrogazioni con richiesta di risposta scritta Atto n. 4-01769 DE FALCO DE PETRIS GARAVINI GIACOBBE NUGNES Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: è stato firmato nel maggio 2019 il contratto di cessione del pacchetto di maggioranza della società "Porto di Livorno 2000 srl", che gestisce il terminal crociere e la stazione marittima per i traghetti, parcheggi e banchine dislocate su tutta l'area portuale di Livorno, fornendo servizi ai passeggeri ed alle navi che approdano; la società, controllata sino alla firma dell'accordo dall'Autorità di sistema portuale del mar Tirreno settentrionale, che deteneva il 72,8 per cento delle azioni, e con la partecipazione della Camera di commercio di Livorno (27,2 per cento delle azioni), è passata ora sotto il controllo di una società a maggioranza privata; l'accordo prevede, infatti, che le quote siano in mano per il 66 per cento alla "Livorno Terminals", società controllata in maggioranza dal gruppo Onorato, e partecipata da Msc. Il rimanente 34 per cento resta, in quote paritetiche, alla Camera di commercio di Livorno e all'Autorità di sistema portuale; la Livorno Terminals è controllata al 60 per cento da Sinergest, la società del gruppo Onorato che a sua volta gestisce il terminal passeggeri di Olbia "Isola Bianca". Il gruppo detiene anche il 10 per cento del pacchetto azionario della Livorno Terminals tramite la Ltm e il 5 per cento attraverso la Moby. Marinvest (Msc) ha il 25 per cento delle quote; il 2 maggio 2019, l'assemblea dei soci della Porto di Livorno 2000 srl ha nominato il nuovo consiglio d'amministrazione della società, designando come presidente Matteo Savelli, già amministratore delegato di Toremar, e quindi rappresentante dell'azionista di maggioranza, ossia di Onorato; l'operazione giunge quattro anni dopo la gara che l'associazione temporanea di imprese Onorato-Msc si era aggiudicata; si tratta di un'operazione che non può lasciare indifferenti, e che, anzi, preoccupa molto; infatti, già nell'ottobre 2018 l'allora presidente di Porto di Livorno 2000 srl, Luciano Guerrieri, aveva espresso il timore che il completamento dell'operazione portasse alla creazione di un vero e proprio monopolio, a discapito del servizio pubblico, con l'affidamento ai privati della totalità del traffico passeggeri, e metteva in guardia da possibili danni finanziari; non è certo inutile ricordare, inoltre, che la Stazione marittima SpA diviene proprietà di uno dei soggetti operanti nel settore in regime di concorrenza con altri. È ben difficile, per non dire impossibile, che la società di proprietà di Onorato intenda garantire in maniera imparziale l'assegnazione delle banchine a coloro che sono concorrenti diretti, si chiede di sapere: quali iniziative di sua competenza intenda adottare il Ministro in indirizzo per verificare se le scelte adottate dall'Autorità di sistema portuale, che hanno condotto a al passaggio della maggioranza delle azioni della società Porto di Livorno 2000 srl a privati, non causino le temute distorsioni nel mercato, compromettendo la stessa libera concorrenza; se intenda attivarsi per quanto di sua competenza per verificare se l'operazione sia foriera di danni finanziari pubblici, e quali siano le iniziative che intende intraprendere per evitarli; se intenda anche verificare che la decisione presa dall'Autorità di sistema portuale sia conforme alle norme contenute nel regolamento (UE) 2017/352 del Parlamento europeo e del Consiglio del 15 febbraio 2017, che istituisce un quadro normativo ben definito per quel che riguarda la fornitura dei servizi portuali, oltre a norme comuni in materia di trasparenza finanziaria dei porti, entrato in vigore nel marzo 2019. Atto n. 4-01770 PAGANO Al Ministro della giustizia Premesso che: risulta complessa la situazione in cui versa la casa circondariale di Pescara; sono previsti 167 appartenenti al Corpo di Polizia penitenziaria mentre ad oggi risultano essercene 118; 17 sono distaccati presso altri uffici o servizi extra sede; i detenuti presenti sono 400 a fronte di una capienza massima di 280; sono presenti diverse tipologie di detenuti come psichiatrici, comuni e collaboratori di giustizia, e 70 extracomunitari quasi tutti provenienti dal nord e centro Africa, che comportano un notevole dispendio di unità di Polizia penitenziaria a fronte delle criticità giornaliere per la loro gestione; la direttrice in carica in data 23 maggio 2019 ha convocato le organizzazioni sindacali per la contrattazione delle ferie estive; le organizzazioni sindacali hanno proposto un piano per far fronte alle criticità di servizio; in risposta la stessa direttrice ha disposto con ordine di servizio la modifica e riorganizzazione dei turni di servizio del personale di Polizia penitenziaria, passando dalle previste 6 ore giornaliere alle attuali 8 ore, con programmazione di due ore di straordinario giornaliero, in totale inottemperanza di quanto previsto dal contratto collettivo nazionale di lavoro per le forze di Polizia all'art. 12 del decreto del Presidente della Repubblica n. 395 del 1995, nonché dall'art. 3, comma 12, e dall'art. 8, comma 4, dell'accordo nazionale quadro Polizia penitenziaria e dalla recentissima direttiva P.R.A.P. n. 0026572.U del 28 marzo 2019, si chiede di sapere quali misure intenda assumere il Ministro in indirizzo, considerato anche il numero di condanne inflitte dalla Corte europea dei diritti dell'uomo all'Italia a causa dello stato di sovraffollamento delle sue carceri e l'enorme ammontare dei risarcimenti. Atto n. 4-01771 DE POLI BINETTI SACCONE QUAGLIARIELLO Ai Ministri dell'interno e della giustizia Premesso che: il 21 maggio 2019 l'Ufficio elettorale nazionale presso la Corte di cassazione ha diramato il seguente comunicato stampa "Elezioni europee: numero dei componenti del Parlamento europeo spettanti all'Italia. Conseguenze della Brexit", reperibile sul sito internet della Suprema Corte; con il predetto comunicato stampa l'Ufficio elettorale nazionale della Corte di cassazione ha reso noti i criteri sulla cui base individua i candidati alle elezioni europee del 26 maggio 2019 che, in caso di Brexit, "si insedieranno in un secondo momento" sui tre seggi supplementari spettanti all'Italia, ai sensi della decisione (UE) 2018/937 del Consiglio europeo del 28 giugno 2018, tra quelli che rimarranno vacanti dopo il recesso del Regno Unito; secondo il metodo individuato dall'Ufficio elettorale nazionale presso la Corte di cassazione si procede all'individuazione delle tre liste che a livello nazionale hanno ottenuto seggi con i minori resti utilizzati o, in mancanza, con i minori resti non utilizzati, e poi alla sottrazione ad ognuna di dette tre liste di un seggio, individuato nell'ambito delle tre circoscrizioni cui è stato assegnato un seggio supplementare per effetto dell'aumento dei parlamentari da settantatre a settantasei. A tal fine, qualora le tre liste abbiano ottenuto seggi in ognuna delle tre circoscrizioni così individuate, si sottrae un seggio per circoscrizione, cominciando da quella in cui lo stesso è stato ottenuto, da una qualsiasi delle tre liste, con il decimale più basso o, in mancanza, con la minore parte decimale del quoziente di attribuzione non utilizzato. Ove una o più liste non abbiano ottenuto seggi in tutte e tre le circoscrizioni, si comincia dalla lista o dalle liste che ne hanno avuti in una sola o in due delle tre circoscrizioni interessate dall'aumento dei seggi. Nel caso in cui a seguito dell'applicazione dei criteri citati, rimangano ancora dei seggi da individuare, essi sono ricercati nelle circoscrizioni in cui le liste interessate abbiano comunque ottenuto seggi; la Corte costituzionale ha qualificato l'Ufficio elettorale nazionale come organo amministrativo, ancorché composto interamente da magistrati della Corte di cassazione (sentenza n. 259 del 2009); la definizione dei criteri per l'attribuzione dei menzionati seggi mediante il predetto "comunicato stampa" ha sollevato non poche critiche da parte di autorevoli costituzionalisti, i quali hanno rilevato che in materia elettorale non soltanto la Costituzione pone una riserva di legge, ma addirittura una cosiddetta "riserva di assemblea", in quanto l'articolo 72, comma 4, preclude che le leggi in tale materia siano approvate direttamente dalle Commissioni parlamentari; anche sul piano del merito la correttezza dei criteri individuati dall'Ufficio elettorale nazionale presso la Corte di cassazione suscita non poche perplessità, perché alla data di svolgimento delle elezioni per il Parlamento europeo i seggi spettanti all'Italia sono settantatre, in quanto l'articolo 3, paragrafo 2, della citata decisione (UE) 2018/937 del Consiglio europeo del 28 giugno 2018 specifica che il numero dei rappresentanti al Parlamento europeo di ciascun Stato membro indicato al precedente paragrafo 1 (per l'Italia il numero è settantasei) è provvisorio, in quanto sarà operante soltanto una volta che il recesso del Regno Unito dall'Unione europea "sarà diventato giuridicamente efficace"; ad avviso degli interroganti, pertanto, pare essere corretto affermare che fino a quando non sarà "giuridicamente efficace" il recesso del Regno Unito dall'Unione europea, il numero dei rappresentanti italiani sia pari a settantatre e che tale numero deve quindi essere utilizzato per la ripartizione e l'assegnazione dei seggi; la ripartizione e l'assegnazione dei seggi a settantatre, piuttosto che a settantasei, non è indifferente ai fini della proclamazione degli eletti, giacché secondo il sistema adottato dal Ministero dell'interno, si determinano significativi spostamenti dei seggi attribuiti con i resti, tanto nelle diverse circoscrizioni elettorali, quanto alle liste di partito; alla luce di tutto quanto premesso, sia la correttezza dei predetti criteri indicati nel comunicato stampa dell'Ufficio elettorale nazionale presso la Corte di cassazione, sia la forma adottata per la loro individuazione, sia il rispetto della volontà popolare e con essa il principio di territorialità, paiono agli interroganti foriere di contenziosi di problematica soluzione, si chiede di sapere: quali siano le valutazioni dei Ministri in indirizzo circa la legittimità dello strumento, un semplice "comunicato stampa" dell'Ufficio elettorale nazionale presso la Corte di cassazione, utilizzato per stabilire i criteri dell'assegnazione dei seggi supplementari spettanti all'Italia dopo il recesso del Regno Unito dall'Unione europea; quali siano le valutazioni dei Ministri circa la legittimità del metodo di calcolo utilizzato dall'Ufficio elettorale nazionale presso la Corte di cassazione per l'assegnazione dei predetti seggi supplementari spettanti all'Italia dopo il recesso del Regno Unito dall'Unione europea; se abbiano avuto modo di valutare l'entità e le conseguenze dei problemi che una soluzione come quella adottata dall'Ufficio elettorale nazionale presso la Corte di cassazione rischia di creare, a seguito del prevedibile contenzioso che seguirà la sua applicazione; se la ripartizione dei seggi, pertanto, debba avvenire sulla base dell'attuale composizione della rappresentanza parlamentare italiana attualmente in essere presso il Parlamento europeo. Atto n. 4-01772 CALANDRINI CIRIANI RAUTI IANNONE URSO LA PIETRA Ai Ministri dell'economia e delle finanze e della salute Premesso che: i commi 51 e 52 dell'articolo 1 della legge 30 dicembre 2018, n. 145 (legge di bilancio per il 2019), hanno previsto l'abrogazione delle agevolazioni sull'imposta sul reddito delle società (IRES) per una pluralità di enti che svolgono attività di primaria e fondamentale importanza per la vita amministrativa, sociale, sanitaria e solidaristica nazionale; in particolare, il comma 51 ha abrogato l'art. 6 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 601, che disponeva la riduzione dell'IRES alla metà (dal 24 al 12 per cento), nei confronti, tra gli altri, degli "enti e istituti di assistenza sociale, società di mutuo soccorso, enti ospedalieri, enti di assistenza e beneficenza" (lett . a) ); gli interroganti rilevano come tale provvedimento incida negativamente sul funzionamento, ed in alcuni casi sull'esistenza stessa dei citati enti, determinando una significativa contrazione delle risorse per il perseguimento delle relative finalità, considerate in molti casi sussidiarie all'azione delle istituzioni dello Stato, con notevoli criticità emergenti rispetto agli aspetti economici e patrimoniali; ciò ha la conseguenza inevitabile di una significativa limitazione dell'operatività nei diversi settori in cui tale pluralità di enti è chiamata ad operare, in un ambito, quello socio-assistenziale e sanitario, nel quale, oltretutto, si assiste da anni ad una progressiva e costante riduzione dei conferimenti statali; si rileva in particolare come tale misura sia suscettibile di impattare notevolmente, e negativamente, sulle aziende sanitarie pubbliche, in ragione della corrispondente contrazione della platea di strutture assistenziali e conseguente riversamento dell'utenza sulle stesse, che andrà ad allargare la consistenza della spesa pubblica necessaria al sovvenzionamento di tali enti; tali strutture, peraltro, sono già colpite, da una parte, dal costante e progressivo aumento degli oneri amministrativi e gestionali e, dall'altra, dalla riduzione dei finanziamenti derivanti dal Fondo sanitario nazionale; si evidenzia inoltre come l'impatto negativo più significativo potrebbe riguardare le strutture ospedaliere private accreditate, che si vedono privare improvvisamente di questa importante agevolazione, che consentiva loro di far fronte, seppur faticosamente, alle altre penalizzazioni che tali strutture hanno subito in questi ultimi anni; detti soggetti sono già penalizzati in quanto, in base al combinato disposto dagli articoli 19, comma 5, e 19- bis del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633 (cosiddetto pro-rata d'indetraibilità Iva), si vedono preclusa la possibilità di portare in detrazione la totalità, o la quasi totalità dell'IVA pagata a monte sugli acquisti di beni e servizi inerenti alla propria attività, per la quota parte percentuale risultante dal rapporto tra le operazioni esenti effettuate ai sensi del medesimo decreto ed il totale delle operazioni attive; appare evidente come tra le molteplici conseguenze negative di tale intervento vi sia un sostanziale incremento a carico dei soggetti interessati dalla misura dei costi sia diretti che indiretti e relativi quindi ai maggiori esborsi economici da sostenere per tutta una serie di voci legate alle diverse e specifiche attività di settore, tra cui, a titolo esemplificativo, quelli per l'acquisto di materie prime, per l'adeguamento normativo e quelli per i costi del personale; a parere degli interroganti, in considerazione del ruolo sussidiario svolto dagli enti e soggetti interessati dall'agevolazione soppressa, la riduzione dell'imposta sul reddito delle società andava, semmai, integrata con una destinazione vincolata delle somme risparmiate, in un reimpiego atto a favorire un innalzamento qualitativo, in termini di miglioramento ed innovazione, nell'erogazione dei servizi in favore degli utenti; un meccanismo, quest'ultimo, accompagnato da una corrispondente riduzione dei costi dei servizi e la contestuale previsione di adeguate forme di ammodernamento tecnologico delle apparecchiature dei dispositivi medico-diagnostici, nonché la formazione professionale del personale sanitario o potenziando l'offerta specialistica; appare necessario adottare in materia misure di revisione dell'intervento normativo al fine di ripristinare urgentemente le agevolazioni abrogate, quantomeno nei confronti delle strutture sanitarie, pubbliche e private, anche in considerazione della loro primaria importanza e dei servizi di rilevanza offerti ai cittadini, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo non ritengano necessario ed urgente promuovere una modifica di quanto innovato dall'articolo 1, commi 51 e 52, della legge 30 dicembre 2018, n. 145, per reintrodurre le previgenti agevolazioni IRES per la platea di enti che svolgono attività di primaria e fondamentale importanza per la vita amministrativa, sociale, sanitaria e solidaristica della nazione; se non intendano valutare l'opportunità di prevedere, unitamente al ripristino della riduzione della metà dell'imposta sul reddito delle società (IRES) nei confronti, tra gli altri, delle strutture sanitarie pubbliche e private, una destinazione vincolata delle somme risparmiate, in un reimpiego atto ad innalzare i livelli qualitativi dei servizi erogati in favore dell'utenza. Atto n. 4-01773 PRESUTTO ORTOLANI GIANNUZZI VACCARO PUGLIA GARRUTI ACCOTO DELL'OLIO PIRRO RICCIARDI DI GIROLAMO TURCO FEDE MORONESE COLTORTI LANZI CROATTI DE LUCIA CORRADO GRANATO CASTELLONE SILERI CASTIELLO ROMAGNOLI PISANI Giuseppe URRARO ROMANO NATURALE AGOSTINELLI ABATE AUDDINO FENU DONNO MOLLAME DI MICCO ANGRISANI GALLICCHIO MININNO ORTIS LEONE NOCERINO MARINELLO CASTALDI DI MARZIO GAUDIANO MAUTONE LANNUTTI LOMUTI TRENTACOSTE DRAGO DESSI' LUCIDI LICHERI PELLEGRINI Marco LA MURA PESCO GRASSI Al Ministro dell'interno Premesso che: la grave e perdurante situazione debitoria del Comune di Napoli, tradottasi in una dichiarazione di predissesto, è peggiorata sensibilmente negli ultimi anni e ha comportato una forte riduzione delle risorse finanziarie necessarie per garantire la corretta manutenzione ordinaria e straordinaria delle infrastrutture del territorio; i numerosi cedimenti strutturali che ne sono conseguiti hanno spesso ingenerato situazioni di forte disagio per i cittadini, come avvenuto per le 40 famiglie sgomberate per la voragine apertasi nel quartiere Montesanto a novembre 2018, oppure per le famiglie interessate dalla chiusura di dieci giorni della scuola materna/elementare "Dante Alighieri", la quale versa tuttora in condizioni precarie; diversi esperti hanno imputato i numerosi cedimenti strutturali che interessano il territorio del Comune alla mancanza di manutenzione degli impianti; come è stato rappresentato alla stessa Corte dei conti, in diverse occasioni il Comune, già fortemente indebitato e in difetto rispetto al piano di rientro definito in sede di dichiarazione di predissesto, non risulta aver riscosso i canoni di occupazione del suolo pubblico, né per eventi, né per passi carrabili, gazebo e strutture commerciali e talvolta nemmeno per l'imposta di pubblicità; la gestione delle società partecipate da parte del Comune si è rivelata del tutto fallimentare, tant'è che sia l'azienda del trasporto pubblico locale, sia il centro agro-alimentare per la gestione del mercato all'ingrosso, entrambe partecipate dal Comune, sono in concordato preventivo e anche la Mostra d'Oltremare versa in una situazione finanziaria fortemente precaria; in diverse occasioni il Comune risulta aver affidato locali pubblici, pur di notevole interesse storico e artistico, a costi palesemente irrisori, come avvenuto per i locali di Palazzo Cavalcanti, sito nel centro storico della città; diversi monumenti storici della città di Napoli risultano essere stati deturpati da cartelloni pubblicitari, che vi sono stati apposti nell'ambito del contratto di sponsorizzazione "Monumentando" stipulato dal Comune, determinando l'intervento dell'Autorità nazionale anticorruzione (delibera ANAC n. 625/2017) e la palese violazione dell'art. 49 del decreto legislativo n. 42 del 2004, che pertanto è stata posta in essere dal Comune stesso; considerato che a quanto risulta agli interroganti: il Comune continua a sopperire alle proprie mancanze strutturali con interventi di "somma urgenza", che comportano costi di realizzazione maggiormente elevati, oppure con il riconoscimento di debiti fuori bilancio e col ritardato pagamento dei crediti (con aggravio di spese e interessi). Tali interventi spesso vengono posti in essere in violazione di legge, come si ritiene sia avvenuto per la deliberazione n. 483/2018, la quale è stata adottata in assenza del verbale dichiarazione richiesta, ai sensi dell'art. 18 della legge regionale della Campania n. 3 del 2007; la gestione degli immobili pubblici da parte del Comune appare del tutto antieconomica, posto che il più delle volte si caratterizza per concessioni a titolo gratuito, quando ci sono, oppure per un utilizzo di mero fatto da parte di terzi che non genera introiti per il Comune; considerato che a parere degli interroganti: le precarie condizioni finanziarie del Comune hanno ormai compromesso il suo corretto funzionamento, nonché l'assolvimento dei suoi più basilari compiti istituzionali, facendo sì che l'azione amministrativa dello stesso risulti essere svolta in maniera inefficace, inefficiente ed antieconomica, quindi in violazione di quanto previsto dalla Costituzione e dalla legge stessa; tali gravi circostanze stanno alimentando un clima di disagio generalizzato, a causa del quale spesso tanto il personale del Comune quanto i consiglieri di municipalità risultano oggetto di rimostranze da parte di cittadini, che subiscono una crescente carenza nella qualità e quantità dei servizi pubblici essenziali, con la prospettiva di un ulteriore peggioramento nella erogazione degli stessi; insieme ai compiti istituzionali, il Comune non risulta in grado nemmeno di riscuotere i tributi di propria competenza, né di porre in essere alcuna iniziativa di contrasto all'alto tasso di evasione che caratterizza il territorio; per le situazioni descritte, la Sezione regionale della Corte dei conti, con due deliberazioni (n.240/2017 e n. 107/2018) ha già disposto il blocco della spesa del Comune per salvaguardare il funzionamento dei servizi pubblici essenziali; le attuali condizioni del Comune, le violazioni di legge perpetrate, nonché la forte disorganizzazione e inefficienza che caratterizzano le attività amministrative hanno già indotto alcuni consiglieri comunali a sollecitare la Prefettura al controllo di cui all'art. 143, comma 7- bis , del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267 (Testo unico degli enti locali -Tuel); nelle more di un intervento della Prefettura sollecitata con esposti presentati anche da alcuni consiglieri comunali, il buon andamento e l'imparzialità dell'azione amministrativa del Comune risultano connotati da forti e preoccupanti criticità, così come lo stesso regolare funzionamento dei servizi ad esso affidati, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti e, se del caso, ritenga opportuno un'interlocuzione con il Prefetto territorialmente competente, al fine di accertare possibili violazioni dei principi sanciti dall'articolo 97 della Costituzione; se non sia necessario adoperarsi attraverso gli organi di governo territoriale per far sì che il Comune di Napoli adotti gli atti necessari a ripristinare il corretto funzionamento amministrativo dell'ente, nonché attivare gli opportuni controlli della Corte dei conti al fine di valutare la sussistenza di eventuali danni erariali causati dal comportamento degli amministratori. Atto n. 4-01774 PRESUTTO GIANNUZZI ORTOLANI PUGLIA VACCARO GARRUTI ACCOTO DELL'OLIO PIRRO RICCIARDI DI GIROLAMO TURCO FEDE MORONESE COLTORTI LANZI CROATTI DE LUCIA CORRADO GRANATO CASTELLONE DONNO SILERI CASTIELLO ROMAGNOLI PISANI Giuseppe ROMANO NATURALE URRARO AGOSTINELLI ABATE AUDDINO FENU MOLLAME DI MICCO ANGRISANI GALLICCHIO MININNO ORTIS LEONE NOCERINO MARINELLO CASTALDI DI MARZIO MAUTONE GAUDIANO MATRISCIANO LANNUTTI LOMUTI TRENTACOSTE DRAGO DESSI' LUCIDI LICHERI PELLEGRINI Marco LA MURA PESCO GRASSI Ai Ministri dell'interno e dell'economia e delle finanze Premesso che a quanto risulta agli interroganti: il Comune di Napoli, nonostante versi già in condizione di predissesto e abbia debiti per circa 4,5 miliardi di euro, continua a caratterizzarsi per una gestione finanziaria del tutto fallimentare, denotando una sistematica e perdurante carenza di liquidità; l'attuale Amministrazione, per fare fronte agli ordinari impegni di spesa corrente, attinge sistematicamente dai fondi comunali vincolati, senza poi reintegrarli come previsto dalla normativa vigente, così come confermato dai circa 435 milioni di euro che il Comune ha distratto dal proprio vincolo di destinazione di spesa anche lo scorso esercizio; l'ultimo rendiconto di gestione del Comune presenta ancora un preoccupante disavanzo di amministrazione superiore a -1,6 miliardi di euro; la presenza, nel rendiconto di gestione, di residui attivi per un valore di circa 3,6 miliardi di euro mette in dubbio la stessa capacità di riscossione del Comune, aspetto aggravato dalla difficoltà di riscuotere, addirittura circa 1 miliardo di euro di tasse per la spazzatura (Titolo I - Entrate) e circa 800 milioni di euro di sanzioni per infrazioni al Codice della strada (Titolo III); l'incapacità gestionale del Comune è evidente anche guardando all'entità del Fondo crediti di dubbia esigibilità, che ammonta a poco più di 2 miliardi di euro, e ai fondi passività potenziali, che si attesta su circa 567 milioni di euro, dato, questo, che conferma quanto grave sia la disorganizzazione e l'inefficienza che caratterizzano ormai la gestione del Comune da anni; l'inadeguatezza funzionale del Comune rispetto alle proprie attività istituzionali si ravvisa anche nella ridotta programmazione di spesa dello stesso, posto che il terzo Comune d'Italia si trova a programmare spese per investimenti e servizi, come testimoniano i valori associati al Fondo pluriennale vincolato per spese capitali e correnti, del tutto insufficienti per fare fronte alle numerose criticità strutturali e funzionali che caratterizzano il territorio dell'ente; l'Amministrazione, anziché fare fronte alle proprie criticità, ha assunto una veste gestionale tale da far apparire il sindaco come una sorta di commissario liquidatore, impegnato a dismettere i migliori asset della città (come nel caso della vendita quota GESAC) per far fronte, invano, a uno squilibrio finanziario, probabilmente irreversibile, ma sicuramente tanto allarmante quanto ignorato e negato dalla stessa Amministrazione, che, anzi, continua a raccontare ai cittadini una realtà fantasiosa e inesistente; la gestione sconclusionata del Comune degli ultimi anni ha portato, addirittura, ad una chiusura del conto economico in deficit per più di 207 milioni di euro e a uno stato patrimoniale che denota, a fronte di crediti per 1,5 miliardi di euro, debiti per quasi 4,5 miliardi (di cui circa 2,5 miliardi di euro per debiti da finanziamento e quasi 1,1 miliardi di euro per debiti verso i fornitori); il forte indebitamento del Comune e la sua disastrosa gestione, per quanto fallimentare, fa sollevare pure dubbi circa la veridicità dei documenti di bilancio da esso dedotti, posto che gli stessi revisori dei conti del Comune, in occasione dell'ultimo rendiconto di gestione, nel loro parere di accompagnamento hanno messo in dubbio l'attendibilità e la reale capacità informativa dello stato patrimoniale e del conto economico dell'ente (allegati obbligatori ai sensi dell'art. 151 del Testo unico degli enti locali) per mancanza di un inventario aggiornato, non indicando, però, un termine perentorio e breve all'Amministrazione per ovviare a una simile e grave mancanza; considerato che secondo quanto risulta agli interroganti: i dati esposti denunciano una gravissima e perdurante crisi di liquidità del Comune, il quale, in occasione dell'ultimo rendiconto di gestione, è stato chiamato formalmente dallo stesso dirigente del servizio programmazione e rendicontazione a procedere, con urgenza, all'incasso di denaro per salvaguardare l'equilibrio finanziario dell'ente, al fine di recuperare l'enorme disavanzo e reintegrare le entrate vincolante per le spese correnti; la disorganizzazione e disfunzionalità delle iniziative intraprese dall'Amministrazione in ordine a queste criticità non ha fatto altro, finora, che evidenziare l'incapacità del Comune di adempiere alle più basilari funzioni amministrative, quali la semplice e vitale attività di riscossione; l'incapacità di riscuotere del Comune viene scaricata sui cittadini, non solo attraverso la stentata e intermittente erogazione di servizi pubblici del tutto inadeguati e scadenti per una società civile, ma anche per il continuo ricorso alle anticipazioni di tesoreria, che non fanno che aggravare ulteriormente il deficit del Comune che poi verrà fatto pesare sui cittadini in termini economici e di disservizi; a parere degli interroganti la ridotta programmazione di spesa, l'incapacità di riscuotere, la dismissione degli asset della città, l'inattendibilità del bilancio delineano una gestione del Comune che mette a repentaglio lo stesso principio di buon andamento e imparzialità stabilito dall'articolo 97 della Costituzione, ma anche l'erogazione dei servizi pubblici essenziali (articoli 3 e 117 della Costituzione), lo stesso concetto di fede pubblica e il diritto di voto dei cittadini (articolo 48 della Costituzione), posto che attraverso una trasparente gestione del bilancio il cittadino viene messo in condizione di verificare l'operato dei propri rappresentanti e, quindi, di esercitare liberamente il proprio diritto di voto, si chiede di sapere: quali iniziative intenda assumere il Ministro in indirizzo affinché sia accertato l'operato dei revisori del Comune, che, a fronte dei rilievi sollevati in ordine all'attendibilità e al valore informativo di alcuni allegati obbligatori del bilancio (Stato patrimoniale e Conto economico), hanno omesso di indicare, nel loro parere obbligatorio di accompagnamento al rendiconto di gestione, un termine perentorio per la risoluzione degli stessi e hanno evitato di esprimere un parere contrario all'approvazione di quest'ultimo a dispetto delle numerose e gravi criticità emerse e riportate; quali misure intenda adottare per assicurare il normale funzionamento del Comune e, in particolare, una corretta gestione economica, finanziaria e patrimoniale a fronte della forte inadeguatezza e incapacità gestionale che oggi lo caratterizza; quali verifiche e iniziative intenda intraprendere per porre rimedio agli, a parere degli interroganti sconclusionati, tentativi del Comune di fare fronte alla perdurante crisi di liquidità, che non fanno altro che aggravare il già inquietante stato economico, finanziario e patrimoniale dell'ente, nonché per ripristinare, in termini di efficienza, la corretta riscossione dell'ente e la sua capacità di garantire ai cittadini servizi pubblici degni di questo nome. Interrogazioni, da svolgere in Commissione A norma dell'articolo 147 del Regolamento, la seguente interrogazione sarà svolta presso la Commissione permanente: 11ª Commissione permanente (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale): 3-00895 della senatrice Boldrini ed altri, sulle misure di sostegno al reddito per i lavoratori degli stabilimenti FCA in crisi.