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Istituzione dell'Osservatorio euro-mediterraneo – Mar Nero sull'informazione e la partecipazione nelle politiche ambientali e azioni di sviluppo economico sostenibile locale per il rafforzamento della cooperazione regionale e dei processi di pace, ai fini dello stimolo e del sostegno a progetti internazionali nell'area. Onorevoli Senatori . – Il Consiglio europeo svoltosi a Bruxelles il 10 e 11 dicembre 2020 ha delineato le nuove prospettive delle relazioni del vicinato meridionale, in occasione del 25° anniversario del processo di Barcellona e in vista della comunicazione congiunta che la Commissione europea e l'Alto rappresentante presenteranno nel primo trimestre del 2021. Nelle conclusioni adottate dal Consiglio in quella sede, si indica la priorità strategica per l'Unione europea di avere un vicinato meridionale democratico, più stabile, verde e prospero. L'Unione europea intende cooperare con i Paesi del vicinato meridionale per rafforzarne le economie e le società. La nuova Agenda per il Mediterraneo dovrà essere basata su priorità condivise e incentrata su risposte specifiche per il Mediterraneo, promuovendo una gestione condivisa in settori quali l'ambiente, la connettività, l'istruzione, la cultura e le risorse naturali e prevedendo, altresì, un ruolo forte per la società civile. La prossima comunicazione congiunta della Commissione e dell'Alto rappresentante su un rinnovato partenariato con il vicinato meridionale dovrà promuovere un nuovo livello di dialogo politico nel Mediterraneo e condurre ad una rinforzata cooperazione per affrontare le sfide comuni e cogliere le opportunità condivise. Il Governo italiano, a sua volta, aveva presentato nel settembre 2020 un contributo relativo al rilancio del partenariato mediterraneo attraverso un nuovo approccio, fondato su alcuni elementi essenziali: – energia, ambiente e cambiamento climatico: le direttrici disegnate dal Green Deal europeo aprono nuove possibilità di cooperazione e di investimento in ambito energetico con i Paesi della sponda sud del Mediterraneo. La nuova Strategia per l'idrogeno adottata dalla Commissione, che prevede l'importazione di quantità non trascurabili di idrogeno verde e l'installazione di elettrolizzatori in Nord Africa, costituisce la premessa per un ulteriore coinvolgimento dei Paesi mediterranei; con essi l'Unione europea potrebbe instaurare un rapporto di investimenti e fornitura di tecnologie che vadano gradualmente a coprire la domanda interna, consentendo al contempo di fornire energia decarbonizzata all'Europa; – sviluppo economico e digitalizzazione: creare nuove sinergie di ricerca e di sviluppo con i Paesi della regione mediterranea attraverso il coinvolgimento di attori locali nello sviluppo di tecnologie di punta; – cooperazione fiscale: utile precondizione per un rafforzamento dei rapporti economici con i Paesi mediterranei è il consolidamento del loro quadro normativo in materia di tassazione e di contrasto al riciclaggio di denaro e al finanziamento del terrorismo; – mobilità, migrazioni, contatti tra popolazioni: istituire partenariati riaffermando il vincolo condizionale tra l'impegno dell'Unione europea per la sponda sud del Mediterraneo e una più efficace e convinta collaborazione di quei Paesi nel contrastare le dinamiche migratorie irregolari, per il contrasto dello sfruttamento della migrazione irregolare e la gestione delle riammissioni; – scambi culturali e ricerca: al fine di rilanciare lo scambio culturale e di ricerca occorre valutare la ripresa di un dialogo su forme di facilitazione alla mobilità intellettuale, con un'articolazione migliore dei programmi di scambio tra studenti e ricercatori della regione della sponda meridionale del Mediterraneo. In questo quadro è fondamentale che l'Italia proceda verso la concreta attivazione dei contenuti e degli obiettivi della Convenzione sull'accesso alle informazioni, la partecipazione del pubblico ai processi decisionali e l'accesso alla giustizia in materia ambientale, fatta ad Aarhus il 25 giugno 1998,, che attribuisce al pubblico (individui e associazioni che li rappresentano) il diritto di accedere alle informazioni e di partecipare nelle decisioni in materia ambientale, così come ad avere diritto di ricorso se questi diritti non vengono rispettati. La Convenzione di Aarhus (firmata dalla Comunità europea – ora Unione europea – e dai suoi Stati membri nel 1998 e ratificata dall'Italia con la legge16 marzo 2001, n. 108), in vigore dal 30 ottobre 2001, si sviluppa a partire dall'idea che un maggiore coinvolgimento e una più forte sensibilizzazione dei cittadini nei confronti dei problemi di tipo ambientale conduca ad un miglioramento della protezione dell'ambiente. Essa intende contribuire a salvaguardare il diritto di ogni individuo, delle generazioni attuali e di quelle future, di vivere in un ambiente atto ad assicurare la sua salute e il suo benessere. A questo fine, la Convenzione prevede tre aree di intervento: assicurare l'accesso del pubblico alle informazioni sull'ambiente detenute dalle autorità pubbliche; favorire la partecipazione dei cittadini nei processi decisionali che influiscono sull'ambiente; estendere le condizioni per l'accesso alla giustizia in materia ambientale, attraverso l'adozione delle necessarie misure legislative, regolamentari o di altra natura. Inoltre, i firmatari debbono: consentire ai funzionari e alle autorità pubbliche di fornire assistenza e orientamento ai cittadini, agevolandone l'accesso alle informazioni, la partecipazione ai processi decisionali e l'accesso alla giustizia; promuovere l'educazione ecologica dei cittadini e aumentare la loro consapevolezza dei problemi ambientali; riconoscere e sostenere le associazioni, i gruppi o le organizzazioni aventi come obiettivo la protezione dell'ambiente. La Convenzione prevede diritti ed obblighi precisi in materia di accesso all'informazione, concernenti in particolare i tempi di trasmissione e i motivi di cui dispongono le autorità pubbliche per rifiutare l'accesso a determinati tipi di informazione. Le autorità pubbliche devono mantenere aggiornate le informazioni in loro possesso, e a questo fine devono mantenere liste, registri e documenti accessibili al pubblico. Nel 2003, poi, l'Unione europea ha adottato la direttiva 2003/4/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 28 gennaio 2003, sull'accesso del pubblico all'informazione ambientale. I Paesi dell'Unione erano tenuti ad integrarla nella legislazione nazionale entro il 14 febbraio 2005. Nel 2006, l'Unione europea ha adottato il regolamento (CE) n. 1367/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 6 settembre 2006, che impone alle istituzioni e agli organi comunitari l'attuazione degli obblighi contenuti nella Convenzione di Aarhus. La seconda parte della Convenzione riguarda la partecipazione del pubblico ai processi decisionali. Ciò deve venire garantito attraverso la procedura di autorizzazione per specifiche attività (di natura principalmente industriale) elencate nell'Allegato I alla Convenzione. La decisione finale deve adeguatamente conto dei risultati della partecipazione del pubblico. Il pubblico deve venire informato negli stadi iniziali del processo decisionale sia riguardo l'oggetto in merito al quale la decisione deve essere presa, sia riguardo la natura della decisione da adottare, l'autorità competente, la procedura prevista e la procedura per una valutazione di impatto ambientale, se necessaria. I tempi procedurali devono garantire una genuina partecipazione del pubblico, e per la formulazione di piani e programmi in materia ambientale è prevista una procedura abbreviata. La Convenzione invita i firmatari a promuovere la partecipazione del pubblico nella preparazione delle politiche ambientali così come delle norme e leggi che possono avere un impatto significativo sull'ambiente. Nel 2003, l'Unione europea ha adottato la direttiva 2003/35/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 maggio 2003, sull'accesso del pubblico all'informazione ambientale. Altre direttive europee sull'ambiente regolano la partecipazione pubblica ai processi decisionali in materia ambientale, in particolare la direttiva 2001/42/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 giugno 2001, e la direttiva sul quadro per l'azione comunitaria in materia di acque (direttiva 2000/60/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 ottobre 2000). Proprio al fine di rafforzare l'azione dell'Italia a livello nazionale ed internazionale in tema di informazione, educazione e partecipazione in materia ambientale e per la cooperazione allo sviluppo e partenariato con le società civili per lo sviluppo sostenibile, il presente disegno di legge propone la istituzione dell'Osservatorio euro-mediterraneo – Mar Nero, ad opera della Federazione internazionale per lo sviluppo sostenibile e la lotta contro la povertà nel Mediterraneo-Mar Nero Onlus (FISPMED), in collaborazione con il Centro studi Regione Mezzogiorno Mediterraneo (EU-MED) e con Progetto Sud. Le attività dell'Osservatorio si concentreranno naturalmente nell'area del mare Mediterraneo-Mar Nero, un'area che, nonostante le difficoltà e le incomprensioni che oggettivamente continuano ad attraversarla, ha tutte le potenzialità per essere un fattore di pace, stabilità e dialogo tra religioni e culture. A dirlo è la storia: nel corso dei secoli, nonostante guerre e scontri, il Mediterraneo è sempre stato un luogo privilegiato dell'incontro tra culture e religioni diverse. Oggi più che mai, in una fase storica segnata da difficoltà e reciproche diffidenze tra Occidente e Oriente, Europa e mondo arabo, è necessario che i Paesi mediterranei si uniscano nel tentativo di superare le divisioni. Negli ultimi anni abbiamo assistito a una rapidissima e drammatica involuzione delle situazioni economiche, politiche e istituzionali di molti Paesi della sponda sud del Mediterraneo. A partire dalle « primavere arabe », sono stati rivoluzionati gli assetti di Paesi importanti e si sono prodotte evoluzioni ulteriori con un rivolgimento profondo in molte delle realtà coinvolte, tra Mediterraneo e Medio Oriente, dalla Libia, alla Tunisia, alla Siria, per dirne solo alcune. La situazione, a distanza di anni, resta complessa e in alcuni casi drammatica, come in Siria e in Libia, e altri grandi Paesi non sono indenni dal rischio di radicamento di vecchi e nuovi fondamentalismi e del rapido arretramento delle condizioni sociali, civili ed economiche. Per ragioni politiche ed economiche è chiaro che il destino dell'Europa e in particolar modo dell'Italia è legato a quello delle nazioni che si affacciano sul Mediterraneo e che, sul piano delle culture e degli scambi commerciali, sono i naturali partner dei Paesi dell'Europa meridionale. Non a caso l'Italia, attraverso il lavoro di prima accoglienza dei profughi e il pattugliamento del Mediterraneo, svolge da tempo un ruolo importante nell'area, che richiede una continua, concreta ed effettiva attenzione e una strategia indirizzata a costruire tra i popoli del Mediterraneo - Mar Nero, condizioni di pace, stabilità e prosperità economica. Che il Mediterraneo abbia un importante ruolo è d'altronde dimostrato dal moltiplicarsi di qualificate iniziative politiche – sia parlamentari che intergovernative – volte a sviluppare il dialogo tra le sue sponde: dalla dichiarazione di Barcellona adottata in occasione della Conferenza euro-mediterranea dei Ministri degli affari esteri tenutasi a Barcellona il 27 e 28 novembre 1995, che istituisce un Partenariato euro-mediterraneo, alla comunicazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio dal titolo « Il processo di Barcellona: Unione per il Mediterraneo » (COM(2008) 319 definitivo), del 20 maggio 2008; dall'approvazione da parte del Consiglio europeo di Bruxelles del 13 e 14 marzo 2008 de « Il processo di Barcellona: Unione per il Mediterraneo », alla dichiarazione finale del Vertice di Parigi per il Mediterraneo, tenutosi a Parigi il 13 luglio 2008; dalla dichiarazione finale della riunione dei Ministri degli affari esteri dell'Unione per il Mediterraneo, tenutasi a Marsiglia il 3 e 4 novembre 2008, alle dichiarazioni dell'Ufficio dell'Assemblea parlamentare euro-mediterranea (APEM) di Parigi (12 luglio 2008), Il Cairo (22 novembre 2009) e Rabat (22 gennaio 2010); dalle conclusioni della riunione inaugurale dell'Assemblea regionale e locale euro-mediterranea (ARLEM) di Barcellona, del 21 gennaio 2010, alla dichiarazione finale del Vertice euro- mediterraneo dei Consigli economici e sociali e delle istituzioni analoghe di Alessandria d'Egitto, del 19 ottobre 2009; dalle conclusioni della seconda Conferenza ministeriale euro-mediterranea sul rafforzamento del ruolo delle donne nella società, tenutasi a Marrakech l'11 e il 12 novembre 2009, alla risoluzione del Parlamento europeo del 15 novembre 2007, sullo sviluppo della politica europea di vicinato. Ciò si lega altresì all'evoluzione culturale, che ha profondi effetti sull'economia e la società, del concetto di sviluppo sostenibile, quale sviluppo che garantisce i bisogni del presente senza compromettere le possibilità delle generazioni future. Lo sviluppo sosytenibile è una conquista di fine millennio che mira alla qualità della vita, alla pace e a una prosperità crescente e giusta in un ambiente pulito e salubre; esso tuttavia, non è perseguibile senza un profondo cambiamento degli attuali modelli di sviluppo e dei rapporti economico-sociali. L'azione ambientale da sola non esaurisce la sfida dello sviluppo sostenibile, né può essere mera portatrice di divieti. La sostenibilità economica è una questione di sviluppo stabile e duraturo: essa comprende alti livelli occupazionali, bassi tassi di inflazione e di stabilità nel commercio internazionale. La sostenibilità sociale ha a che fare con l'equità distributiva, con i diritti umani e civili, con una regolazione dei fenomeni migratori che sia rispettosa del diritto e dei diritti con la cooperazione tra le nazioni. Per lo sviluppo sostenibile della regione mediterranea e del Mar Nero vanno tenuti in considerazione sia i molteplici fattori geo-politici ed economici che caratterizzano l'area, sia le complesse problematiche ambientali. Nella regione mediterranea, infatti, si intrecciano instabilità politica, una situazione culturale conflittuale, un modesto sviluppo economico con il forte innalzamento del debito estero pubblico di vari Paesi, una pressione demografica che contribuisce ad incrementare flussi migratori già altrimenti consistenti, la diffusione di ideologie autoritarie, l'estensione dei conflitti, l'integralismo religioso, il terrorismo e i conflitti nell'area mediorientale. Il Mar Mediterraneo ha comunque sempre avuto un ruolo nella storia italiana. Il nostro Paese ha sempre rappresentato, nel vero e proprio senso del termine, un « ponte » di collegamento tra Europa occidentale, Balcani, Medio Oriente e Nord Africa. È dunque doveroso che proprio l'Italia, in stretto coordinamento con le altre grandi nazioni mediterranee dell'Unione europea, dalla Spagna alla Francia e alla Grecia, assuma sempre più un ruolo trainante nei rapporti con i Paesi affacciati sul Mediterraneo. I fattori geopolitici si intrecciano con i fattori di carattere ambientale dalle cui dinamiche deriva una situazione di particolare complessità, tanto più che non tutti i Paesi attuano politiche omogenee e coerenti con l'obiettivo di uno sviluppo sostenibile: l'incremento demografico, che ha provocato in cinquanta anni quasi il raddoppio della popolazione, concentrata prevalentemente nelle zone costiere; l'inquinamento da scarichi industriali (sono numerose le aziende che operano con tecnologie obsolete) e da smaltimento dei rifiuti, soprattutto in corrispondenza dei grandi agglomerati urbani; l'inurbamento di una consistente parte della popolazione rurale, che ha provocato una crescita abnorme delle aree urbanizzate; l'incremento dei trasporti marittimi, specie petroliferi, che creano zone ad alto rischio in corrispondenza delle rotte obbligate; l'utilizzo crescente di energia, proprio in funzione dell'accelerazione dello sviluppo da parte dei Paesi della sponda meridionale, con conseguente inquinamento atmosferico; la crescita del consumo d'acqua, in contrasto con la riduzione delle riserve idriche provocata dalla diminuzione delle precipitazioni; i cambiamenti climatici che, presumibilmente, provocheranno nella regione mediterranea e del Mar Nero l'aumento del livello del mare, l'accelerazione dell'erosione costiera e l'intrusione dell'acqua marina nell'acqua di sottosuolo, negli estuari e nei sistemi fluviali. Occorre quindi pensare e sostenere un partenariato globale euro-mediterraneo –Mar Nero per uno sviluppo sostenibile, economico, sociale e ambientale, al fine di trasformare questo bacino in uno spazio comune di pace, di stabilità e di prosperità attraverso il rafforzamento del dialogo politico e sulla sicurezza. Il nostro Paese deve dotarsi di uno strumento che concretizzi, in sintonia con la politica estera in materia di ambiente e sviluppo, la componente ambientale e territoriale nel processo di dialogo e di costituzione di riferimenti sociali ed economici nell'area euro-mediterranea L'istituzione dell'Osservatorio euro-mediterraneo – Mar Nero per promuovere l'informazione e la partecipazione alle politiche ambientali e le azioni di sviluppo economico sostenibile locale ha dunque questa prima finalità. Si vuole inoltre collocare le sedi dell'Osservatorio in ambiti storico-artistici di proprietà pubblica inutilizzati o sottoutilizzati tramite assegnazione, dal parte dell'Osservatorio stesso, alle organizzazioni di riferimento nelle città di Venezia, di Roma e di Napoli, presso il complesso di San Nicolò del Lido, ex Monastero ed ex caserma Pepe di Venezia, in quota parte del complesso monumentale del Buon Pastore di Roma, in parte del complesso monumentale di Palazzo Fuga (ex Albergo dei Poveri )di Napoli. Tra i compiti dell'Osservatorio vi sarà lo svolgimento di attività di promozione della ricerca e lo scambio di pratiche di sostenibilità attraverso un nuovo uso dell'informazione e lo sviluppo di meccanismi di coinvolgimento delle comunità locali. L'Osservatorio sarà uno strumento concreto per l'attuazione operativa di quanto definito nell'ambito delle decisioni sancite dal Vertice mondiale sullo sviluppo sostenibile, tenutosi a Johannesburg dal 26 agosto al 4 settembre 2002, per le azioni relative al partenariato per lo sviluppo sostenibile. L'Osservatorio mette dunque concretamente in atto quanto richiamato dalla Dichiarazione di Roma per l'Unione mediterranea, approvata dai Governi italiano, francese e spagnolo il 20 dicembre 2007, che così recita: « Il valore aggiunto dell'Unione per il Mediterraneo consisterà innanzitutto nell'impulso politico che saprà imprimere alla cooperazione mediterranea e alla mobilitazione delle società civili, delle imprese, degli enti locali, delle associazioni e delle ONG ». L'Osservatorio svolgerà un ruolo centrale nel dar sostanza, implementare ed orientare, con il coinvolgimento delle società civili, il Piano per gli investimenti esterni dell'Unione europea (PIE) a sostegno degli investimenti nei Paesi africani e del vicinato orientale anche per contenere con lo sviluppo ed il partenariato i flussi migratori verso i Paesi dell'Unione europea.. 1 (Finalità) 1 Al fine di rafforzare l'azione dell'Italia a livello nazionale e internazionale in tema di informazione, educazione e partecipazione in materia ambientale e per la cooperazione allo sviluppo e partenariato con la società civile per lo sviluppo sostenibile, in attuazione della Convenzione sull'accesso alle informazioni, la partecipazione del pubblico ai processi decisionali e l'accesso alla giustizia in materia ambientale, fatta ad Aarhus il 25 giugno 1998 e ratificata ai sensi della legge 16 marzo 2001, n. 108, della direttiva 2003/4/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 28 gennaio 2003, nonché delle finalità, previste dall'articolo 1, comma 1124, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, di stimolo e sostegno alla cooperazione ambientale sostenibile con particolare attenzione all'area del Mediterraneo e del Mar Nero, la Federazione internazionale per lo sviluppo sostenibile e la lotta contro la povertà nel Mediterraneo-Mar Nero Onlus (FISPMED), in collaborazione con il Centro Studi Regione Mezzogiorno Mediterraneo-EU-MED e con Progetto Sud Onlus, provvede alla istituzione, in via sperimentale, dell'Osservatorio euro-mediterraneo – Mar Nero sull'informazione e la partecipazione nelle politiche ambientali e azionidi sviluppo economico sostenibile locale per il rafforzamento della cooperazione regionale e dei processi di pace, di seguito denominato « Osservatorio ». 2 La FISPMED si avvale del contributo dei comuni e delle città metropolitane di Venezia, Roma e Napoli, con le regioni Veneto, Lazio e Campania, con le università cittadine, e con istituti di ricerca pubblici o privati no profit , con cui opera in stretto raccordo, avviando partnership con i principali organismi di studio e di ricerca nazionali e internazionali. La FISPMED opera altresì con il coinvolgimento attivo dei membri della rete FISPMED presenti sul territorio degli Stati dell'Unione europea e dell'area del Mediterraneo-Mar Nero. 3 L'Osservatorio sviluppa rapporti di cooperazione istituzionale con l'Assemblea parlamentare dell'Unione per il Mediterraneo, con il Parlamento mediterraneo e con l'Assemblea parlamentare dell'organizzazione per la cooperazione economica del Mar Nero, e favorisce l'acquisizione inclusiva di nuovi partner rappresentanti di organizzazioni pubbliche e private dell'ambito geografico del Mediterraneo e del Mar Nero. 2 (Compiti dell'Osservatorio) 1 L'Osservatorio contribuisce a: a elaborare e favorire, in collaborazione con il Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale, soluzioni ai più urgenti problemi di sviluppo economico sostenibile nell'area del Mediterraneo e del Mar Nero, anche mediante l'elaborazione di progetti specifici ai sensi di quanto previsto all'articolo 1, comma 1124, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, e anche ai fini dell'attuazione delle finalità e dell'utilizzo delle risorse del Fondo europeo per lo sviluppo sostenibile; b attivare e promuovere forum , in collaborazione con il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, come luoghi di incontro e di confronto sullo sviluppo sostenibile, al fine di approfondire contenuti e metodologie e di monitorare l'utilizzo degli strumenti del Piano per gli investimenti esterni dell'Unione europea (PIE) a sostegno degli investimenti nei Paesi africani e del vicinato orientale; c raccogliere fondi per finanziare lo sviluppo di attività di partenariato economico nell'ambito del Mediterraneo e del Mar Nero in collaborazione con la Cassa depositi e prestiti Spa e con Invitalia; d promuovere e sviluppare attività di informazione e di educazione, anche in collaborazione con l'Autorità per la Laguna di Venezia di cui all'articolo 95 del decreto-legge 14 agosto 2020, n. 104, convertito, con modificazioni, dalla legge 13 ottobre 2020, n. 126, per la città di Venezia e la sua area metropolitana e sulle problematiche relative ai cambiamenti climatici e la trasformazione resiliente degli ambiti urbani costieri del Mediterraneo e del Mar Nero, in collaborazione con l'Istituto di studi sul Mediterraneo del CNR e con il Centro regionale di attività di informazione e comunicazione della Convenzione di Barcellona (INFO-RAC), per le attività di educazione ambientale di cui all'articolo 1, comma 759, della legge 30 dicembre 2020, n. 178; e contribuire alla partecipazione del pubblico alla formazione delle decisioni in materia ambientale ai sensi dell'articolo 6 della citata Convenzione di Aarhus; f collaborare con gli organismi internazionali competenti alle attività di difesa dei diritti umani in relazione ai cambiamenti climatici; g favorire la diffusione di stili di vita sostenibili e resilienti secondo i principi della dieta mediterranea mediante azioni di promozione, di formazione e di informazione in collaborazione con l'Osservatorio nazionale per il patrimonio immateriale dell'UNESCO di cui all'articolo 1, comma 582, della legge 30 dicembre 2020, n. 178. 3 (Programma di lavoro) 1 Entro il 28 febbraio di ogni anno le Onlus FISPMED e EU-MED e il Centro studi EU-MED presentano alle Camere il programma annuale dell'attività dell'Osservatorio, , ai fini dell'espressione, entro i successivi sessanta giorni, del parere da parte delle Commissioni parlamentari competenti. 4 (Sedi dell'Osservatorio) 1 L'Osservatorio ha le proprie sedi nelle città di Venezia, presso il complesso di San Nicolò del Lido, l'ex monastero e l'ex caserma Pepe, di Roma, presso il complesso monumentale del Buon Pastore, e di Napoli, presso il complesso monumentale di Palazzo Fuga, ex Albergo dei Poveri, preferibilmente utilizzando i locali non utilizzati ai sensi dell'articolo 71 del decreto legislativo 3 luglio 2017, n. 117, secondo le procedure di cui all'articolo 151, comma 3, del decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50, e successive modificazioni. Per il recupero degli immobili e l'avvio delle attività l'Osservatorio può accedere alle risorse, e alle relative garanzie, di cui all'articolo 184, commi 1 e 4, del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 luglio 2020, n. 77, nonché alle risorse di cui all'articolo 1, comma 188, della legge 30 dicembre 2020, n. 178. 5 (Erogazioni liberali) 1 Al fine di permettere un'ampia partecipazione della collettività, la FISPMED può avvalersi di erogazioni liberali in denaro da parte di persone fisiche, enti non commerciali e soggetti titolari di reddito d'impresa, per la realizzazione delle attività dell'Osservatorio e in particolare delle finalità di cui all'articolo 2, comma 1, lettera c) , della presente legge. Ai soggetti che erogano risorse in favore delle attività dell'Osservatorio è riconosciuto un credito d'imposta della misura e secondo le modalità di cui all'articolo 1 del decreto-legge 31 maggio 2014, n. 83, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 luglio 2014, n. 106. 6 (Disposizioni finanziarie) 1 Ai fini dell'attuazione della presente legge è autorizzata la spesa di 500.000 euro annui a decorrere dall'anno 2021, a valere sulle risorse del Fondo per interventi strutturali di politica economica di cui all'articolo 10, comma 5, del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307. 2 Le risorse di cui al comma 1 del presente articolo sono attribuite annualmente alla FISPMED e sono destinate al finanziamento delle attività dell'Osservatorio. Una quota parte pari a 75.000 euro annui è destinata al finanziamento delle attività di cui all'articolo 2, comma 1, lettera d) , della presente legge.