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SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Assemblea 282 Presidenza del vice presidente ROSSOMANDO, indi del vice presidente LA RUSSA, del vice presidente CALDEROLI, del presidente ALBERTI CASELLATI e del vice presidente TAVERNA N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Forza Italia Berlusconi Presidente-UDC: FIBP-UDC; Fratelli d'Italia: FdI; Italia Viva-P.S.I.: IV-PSI; Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione: L-SP-PSd'Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP-PATT, UV): Aut (SVP-PATT, UV); Misto: Misto; Misto-IDEA e CAMBIAMO: Misto-IeC; Misto-Liberi e Uguali: Misto-LeU; Misto-MAIE: Misto-MAIE; Misto-+Europa - Azione: Misto-+Eu-Az. Presidenza del vice presidente ROSSOMANDO PRESIDENTE . La seduta è aperta (ore 11,01). Si dia lettura del processo verbale. DURNWALDER, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del giorno precedente. PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato. Comunicazioni della Presidenza PRESIDENTE . L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Sull'ordine dei lavori PRESIDENTE . Informo l'Assemblea che all'inizio della seduta il Presidente del Gruppo MoVimento 5 Stelle ha fatto pervenire, ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento, la richiesta di votazione con procedimento elettronico per tutte le votazioni da effettuare nel corso della seduta. La richiesta è accolta ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento. Seguito della discussione del disegno di legge: Doc 1994 Conversione in legge del decreto-legge 28 ottobre 2020, n. 137, recante ulteriori misure urgenti in materia di tutela della salute, sostegno ai lavoratori e alle imprese, giustizia e sicurezza, connesse all'emergenza epidemiologica da COVID-19 (Relazione orale) Discussione e approvazione della questione di fiducia Approvazione, con modificazioni, con il seguente titolo: Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 28 ottobre 2020, n. 137, recante ulteriori misure urgenti in materia di tutela della salute, sostegno ai lavoratori e alle imprese, giustizia e sicurezza, connesse all'emergenza epidemiologica da COVID-19 PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge n. 1994. COMINCINI (IV-PSI) . Signor Presidente, il primo decreto ristori e le sue integrazioni con i decreti bis , ter e quater hanno introdotto nuove disposizioni in materia fiscale e contributiva per il sostegno alle imprese, all'economia e al lavoro, oltre che ulteriori misure urgenti. L'approvazione di nuovi emendamenti da parte delle Commissioni riunite 5 a e 6 a ha introdotto diverse novità a sostegno delle famiglie e dei lavoratori penalizzati dall'emergenza. È giusto rimarcare che queste sono frutto di un lavoro congiunto fra maggioranza e opposizioni. Queste ultime, per alcune modifiche condivise, hanno proposto emendamenti per circa 380 milioni di euro rispetto ai 600 a disposizione del Parlamento su questo provvedimento. È la prima volta, in questa fase difficile e tormentata della vita del Paese, che maggioranza e opposizione riescono a instaurare un dialogo e un confronto produttivo, consentendo di trovare punti di condivisione e valorizzazione di alcune proposte migliorative. Si tratta di una cosa positiva che ci auguriamo possa ripetersi. Italia Viva-PSI ha contribuito a migliorare e arricchire con i propri emendamenti questo corposo e variegato decreto. Dopo aver proposto questa misura in vari provvedimenti, questa volta le Commissioni riunite hanno ridotto, per l'anno 2021, la spesa sostenuta per le utenze elettriche diverse dall'uso domestico nei confronti delle attività già attive dal 25 ottobre 2020 e dotate di partita IVA attiva rientranti nei codici Ateco che il provvedimento tutela, per un costo complessivo di riduzione delle bollette nei confronti dei soggetti considerati pari a 180 milioni di euro per il 2021. Molto si è detto in passato per criticare misure come il jobs act , che, attraverso lo sgravio contributivo, ha comunque assicurato un aumento dell'occupazione. Oggi quella stessa ratio sta alla base dell'approvazione dell'emendamento che, al fine di promuovere in modo specifico l'occupazione giovanile, prevede che si riconosca uno sgravio contributivo integrale per i contratti stipulati nel 2021 ai datori di lavoro che occupano alle proprie dipendenze un numero di addetti con contratto di apprendistato di primo livello. Fin dalla sua nascita Italia Viva-PSI è impegnata sui temi della parità di genere. Un nostro emendamento, approvato dalle Commissioni riunite 5 a e 6 a , assicura che tra i componenti dei consigli nazionali degli ordini professionali ci sia equilibrio tra i generi. A tal fine, le liste elettorali dovranno riservare almeno i due quinti dei posti al genere meno rappresentato. Inoltre, l'emendamento prevede che presso i consigli nazionali sia istituito un comitato a tutela delle pari opportunità. Con un altro emendamento si prevede l'attribuzione di un contributo in favore delle cooperative sociali con riferimento alle assunzioni di donne vittime di violenza di genere e inserite nei relativi percorsi di protezione con contratti di lavoro a tempo indeterminato. Da settimane esprimiamo la nostra preoccupazione per la sorte dei pescatori italiani fermati in Libia. Con un nostro emendamento viene garantito un adeguato supporto economico in favore dei loro familiari e delle stesse aziende. A tal fine si prevede che, con un decreto del Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali, siano determinate le modalità per l'erogazione dei contributi. Le Commissioni riunite 5 a e 6 a hanno approvato un emendamento che, dal 1° gennaio al 31 marzo 2021, esonera gli esercizi di ristorazione e quelli dediti alla somministrazione di pasti e bevande dal pagamento della tassa o del canone dovuti per l'occupazione di spazi e aree pubbliche. La disposizione mira a favorire la ripresa delle attività turistiche. Vengono esonerati inoltre dal pagamento della tassa per l'occupazione temporanea di spazi e aree pubbliche o del relativo canone i titolari di concessioni e autorizzazioni concernenti l'utilizzo del suolo pubblico per l'esercizio del commercio su aree pubbliche. Ci siamo occupati anche di territorio. Al fine di favorire e potenziare l'accesso a prestazioni di telemedicina da parte della cittadinanza dei piccoli centri urbani, un emendamento riconosce, per l'anno 2021, alle farmacie che operano nei Comuni o centri abitati con meno di 3.000 abitanti un credito di imposta per un importo massimo di 3.000 euro per l'acquisto e il noleggio di apparecchiature necessarie per l'effettuazione di prestazioni di telemedicina. In modo più puntuale, poi, un emendamento è volto a favore dei lavoratori appartenenti al bacino Pip, cosiddetto Emergenza Palermo. La Regione Siciliana è autorizzata, al fine di realizzare il graduale superamento dell'utilizzo di personale con contratto di lavoro atipico, a istituire un ruolo speciale ad esaurimento presso una delle proprie società per il transito del personale. Un ulteriore emendamento è volto a consentire al responsabile unico del procedimento relativo al progetto Mantova hub di apportare le necessarie modifiche al contratto stipulato, sempre nel rispetto dei documenti di gara e delle direttive europee, al fine di consentire il completamento dei lavori e, al contempo, la valorizzazione del territorio. In tema di studio e formazione, un emendamento è volto ad ampliare, attraverso l'operatività di Studiare Sviluppo Srl e di INDIRE, l'offerta di assistenza e supporto alle amministrazioni centrali, alle Regioni e agli enti locali negli ambiti di rispettiva competenza. Il secondo emendamento prevede, quindi, un contributo di tre milioni per i collegi universitari di merito. Infine, in ambito sociale, un emendamento è volto a modificare le norme attuali ed equiparare le imprese sociali alla stregua delle cooperative sociali, a loro volta considerate imprese sociali, ai fini degli obblighi della legge n. 68 del 1999. Ciò per sostenere quelle imprese che intendono promuovere l'inserimento di lavoratori in condizioni di svantaggio sociale e, nel contempo, assolvere agli obblighi previsti dalla legge n. 68 del 1999. Signor Presidente, crediamo che il lavoro fatto per questo decreto sia complessivamente positivo. Ringrazio i presidenti D'Alfonso e Pesco, i relatori Marino e Presutto, insieme ai sottosegretari Guerra e Castaldi, per la conduzione dei lavori e l'attività di coordinamento e analisi delle diverse proposte. Mi sia, però, consentito esprimere una preoccupazione, che credo ampiamente condivisa, circa il sempre più ingessato iter cui siamo costretti a sottostare nell'esame dei diversi provvedimenti. Ancora una volta, signor Presidente, un provvedimento del Governo viene vagliato solo da una delle due Camere di cui si compone il Parlamento italiano. Siamo ormai ad una modifica de facto della Costituzione materiale del nostro Paese, con un surrettizio monocameralismo alternato. Credo che nessuna forza politica in quest'Aula possa apprezzare la stabilizzazione di una modalità operativa impropria e problematica. Faccio, quindi, appello a tutti, alla Presidenza, ai Gruppi, al Governo, perché, con responsabilità, si metta mano alle norme regolamentari e costituzionali per tornare a dare piena dignità al Parlamento, detentore del potere legislativo a norma di Costituzione, ma che, purtroppo, nella prassi è sempre più spesso relegato ad un ruolo marginale. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Nisini. Ne ha facoltà. NISINI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, signori rappresentanti del Governo, oggi avremmo voluto arrivare in Aula dichiarando che siamo soddisfatti, che finalmente ci siamo. Purtroppo, però, non è così. Ancora una volta, la tanto sbandierata collaborazione con le opposizioni non c'è stata. Avete respinto tanti emendamenti. Emendamenti importanti, indispensabili e di buon senso. Richieste arrivate dal pianeta Terra, da artigiani, commercianti, professionisti, partite IVA, associazioni di categoria, semplici cittadini. Scostamento di bilancio per oltre 100 miliardi di euro. Abbiamo iniziato con il decreto cura Italia e con le dichiarazioni del presidente Conte: siamo un modello. L'Europa ci segua. Meno male che l'Europa non ci ha seguito. Il decreto rilancio, sempre il presidente Conte: un testo complesso, pari a due manovre, un lavoro incredibile per orientare l'economia a una pronta ripartenza. Una ripartenza che non c'è stata. Per arrivare, poi, al decreto agosto. Intervento di portata storica e il premier Conte che ribadisce: non vogliamo lasciare indietro nessuno. E tanti, troppi, sono stati lasciati indietro. (Applausi) . Dopo mesi e mesi di mancata programmazione e di mancato ascolto del territorio, siamo arrivati ad oggi, con quattro decreti ristori. Il Governo ha così partorito il decretone elemosina (Applausi) , perché è di questo che si parla. Il tempo a mia disposizione è veramente poco e quindi mi soffermerò su alcuni punti, uno dei quali mi preme in particolar modo. La Lega ha presentato un pacchetto di emendamenti, che avrebbero dato respiro e dignità alla categoria dei lavoratori fragili. Con un emendamento avevamo chiesto la possibilità di equiparare l'assenza dal lavoro al ricovero ospedaliero, per le persone immunodepresse, per i malati oncologici, per chi sta sostenendo cure salvavita e per le persone con gravi disabilità. L'emendamento è stato però bocciato. Avevamo anche chiesto di portare i giorni di permesso retribuito da dodici a diciotto, per i genitori lavoratori che hanno figli con gravi disabilità e di poterne usufruire fino al 31 dicembre. Anche questo emendamento è stato bocciato. Non ci venite a dire che è una questione trasversale, che interessa tutti i partiti, perché altrimenti le nostre proposte e i nostri emendamenti non sarebbe finiti nel cestino. (Applausi) . Come avete trovato le risorse per i monopattini, e tanti altri soldi che avete rimesso nella legge di bilancio, come avete trovato le risorse per i banchi a rotelle, come avete pagato i 72 milioni di euro di provvigioni per l'acquisto di mascherine, avreste potuto trovare i soldi anche per questa categoria di persone. Ci dovete poi spiegare come mai, tra gli emendamenti al decreto-legge ristori, sono finiti i 6,5 milioni di euro a favore dell' hub di Mantova, che nulla ha a che vedere col decreto ristori, tant'è che nella prima bozza della legge di bilancio, se non sbaglio all'articolo 90, era presente questa spesa, a favore dell' hub di Mantova, che poi è sparita ed è finita nel provvedimento in esame. Non si potevano dunque utilizzare queste risorse per i lavoratori fragili o per andare a sostenere veramente le persone danneggiate? Avete poi bocciato anche l'emendamento che andava a sostenere le attività commerciali nei centri storici dei piccoli Comuni a vocazione turistica, che avete abbandonato, considerando solamente i capoluoghi di Provincia. Ne ricordo uno fra tutte, San Gimignano, patrimonio dell'UNESCO, che ha festeggiato il trentennale proprio lo scorso sabato, e che è stato completamente dimenticato. Avevamo presentato un emendamento importante, perché non c'è solo San Gimignano, ma anche Pienza, Montalcino, Montepulciano, Assisi, Cortona e potrei continuare all'infinito, ma niente: queste realtà sono state completamente dimenticate. Vorrei soffermarmi ora sull'articolo 633 del codice penale, secondo cui «Chiunque invade arbitrariamente terreni o edifici altrui, pubblici o privati, al fine di occuparli o di trarne altrimenti profitto, è punito, a querela della persona offesa, con la reclusione» e «la multa». Ergo, l'occupazione abusiva è reato (Applausi) , ma il Governo e la maggioranza, con una norma, autorizzano chi occupa senza titolo un immobile ad autocertificare la residenza nell'immobile stesso, per ottenere così il riconoscimento del reddito d'emergenza. Ovviamente anche l'emendamento presentato dalla Lega, che metteva fino a questa vergognosa norma, è stato bocciato. Quindi il Governo e la maggioranza non solo incitano all'illegalità, ma fanno di più: dicono ai delinquenti di occupare abusivamente gli immobili, perché, se li occupano, li paghiamo. (Applausi) . È questa l'Italia che vogliamo? Noi non la vogliamo così! Vi siete resi conto che questa norma vanifica il complesso e difficile lavoro, che svolgono le amministrazioni locali, per la lotta contro l'abusivismo? Colleghi, perché la legalità e il rispetto delle regole vi fanno così tanto schifo? PRESIDENTE. La invito a concludere, senatrice Nisini. NISINI (L-SP-PSd'Az) . Concludo, signor Presidente. Vorrei prendere le distanze da alcune dichiarazioni fatte da colleghi del MoVimento 5 Stelle, che ieri hanno lodato e battuto le mani al ministro Azzolina, perché aprirà le scuole il 7 gennaio. Vorrei ricordare ai colleghi che le scuole dovevano aprire a settembre: i nostri ragazzi hanno perso mesi di scuola e l'incapacità e l'incompetenza di questo Ministro la pagheranno i nostri e i vostri figli. Concludo davvero, signor Presidente, mi scusi. Il ministro Bonafede, con l'avallo del Governo e dei partiti di maggioranza ha portato avanti un vero e proprio svuota carceri, perché saranno messi in libertà, tra arresti domiciliari e braccialetti elettronici, 5.000 detenuti, dimenticandosi ancora una volta della polizia penitenziaria, che è priva di mascherine (Applausi) . Ed è grazie anche a un emendamento della Lega che verranno pagati gli straordinari alla polizia penitenziaria da ottobre fino al 31 dicembre (questa è una buona notizia). Potrei andare avanti all'infinito, ma purtroppo il tempo è poco; ci sarebbe tanto da dire e sono convinta che i miei colleghi proseguiranno. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Taricco. Ne ha facoltà. TARICCO (PD) . Signor Presidente, gentili colleghe e colleghi, rappresentante del Governo, siamo qui per mettere l'ultima parola alla conversione del decreto-legge n. 137 del 2020. In realtà, siamo qui a convertire quattro decreti-legge, i nn. 137, 149, 154 e 157. Il fatto stesso che siamo qui a convertire quattro decreti in un decreto solo credo sia sufficiente a fornirci una fotografia della complessità che in questa stagione il Governo e il Parlamento stanno vivendo per cercare di stare al fianco delle imprese, delle famiglie, dei cittadini e delle comunità locali, nella transizione di questa drammatica situazione che le conseguenze dell'epidemia Covid lasciano alla nostra comunità civile. Questi quattro decreti-legge contengono proroghe di versamenti, rinvio di scadenze fiscali, esenzione da versamenti, indennità, contributi a fondo perduto, fondi di sostegno per i settori in particolari situazioni di drammaticità a causa dell'emergenza, crediti di imposta, prolungamenti di cassa integrazione, bonus per settori particolari, finanziamenti a cittadini e imprese per il rilancio dell'economia, sostegno alle Regioni e ai Comuni, bonus, congedi parentali, redditi di emergenza, sostegni particolari al settore agricolo, al terzo settore (lo sport, lo spettacolo, la cultura) e un po' a tutti i settori colpiti dalla situazione che stiamo vivendo. Come già è stato detto da molti dei colleghi che mi hanno preceduto, sono tanti gli interventi messi in campo, perché si è cercato di affrontare tutti i risvolti della situazione di emergenza nella quale ci troviamo a navigare. Un lavoro importante è stato fatto dal Governo nella predisposizione dei decreti, ma voglio ribadire che un lavoro importante è stato fatto anche dalle Commissioni nel percorso di conversione qui in Senato. Il fatto stesso - come già anticipato da alcuni colleghi - che, dei 600 milioni messi a disposizione per le misure di integrazione da parte del Parlamento, ben 380 siano stati destinati a provvedimenti segnalati dalle opposizioni (pur in un quadro di condivisione generale) credo dica molto sul lavoro di collaborazione che qui è stato fatto in modo assolutamente importante. Credo che questo sia un passaggio fondamentale, perché il percorso di conversione del decreto-legge credo abbia lasciato una grande consapevolezza in tutti noi che abbiamo lavorato su questo testo. Mi riferisco innanzitutto alla consapevolezza della necessità di un Paese più semplice. Leggendo moltissimi degli emendamenti presentati, alcuni dei quali poi sono stati anche approvati, ci siamo resi conto di quanto ci sia da lavorare per semplificare la vita dei cittadini e delle imprese, che nella quotidianità si trovano ad affrontare mille complessità. Credo che su questo tema dovremo tornare e che dovremo lavorare tutti insieme, perché questa è una sfida fondamentale per guardare con maggiore serenità al futuro. La seconda grande consapevolezza è che, passata questa emergenza (che speriamo finisca presto), dovremo tutti insieme lavorare per una visione più strategica e progettuale per il futuro del Paese. Quanto successo ci consegna sicuramente la necessità di affrontare e di risolvere le questioni quotidiane, ma ci consegna soprattutto la consapevolezza che dobbiamo disegnare, da adesso in poi, un Paese futuro che tragga dalle vicende che abbiamo vissuto le indicazioni per modellarsi in modo nuovo. Credo che questo sia un dato assolutamente fondamentale per i passaggi ulteriori che andremo a fare, a partire dal cosiddetto decreto ristori cinque, che già si palesa all'orizzonte. La terza consapevolezza è che tutti insieme dobbiamo lavorare alla ricostruzione di un nuovo modello di coesione sociale. Il fatto di dover ragionare su come andare incontro a coloro che non sono inquadrabili nelle figure ordinarie di lavoro e di impresa ci dimostra l'estrema eterogeneità del quadro di riferimento che abbiamo di fronte. Abbiamo dovuto constatare che intere categorie erano sommerse o parasommerse, quindi non sostenute dai decreti-legge ristori; ci siamo resi conto che molte misure adottate in qualche modo evidenziavano settori di elusione, di evasione o comunque di marginalità economica che richiedono di essere ripensate. Tutto questo ci consegna la necessità di ripensare a un modello di coesione sociale e di equità sociale che tutti insieme dovremo mettere in campo guardando all'Italia del futuro. Dicevo prima della consapevolezza che le vicende che abbiamo vissuto ci consegnano. Credo che, nel momento in cui guardiamo al decreto-legge ristori 5 e guardiamo per altri versi al recovery fund e al PNRR che nelle prossime settimane dovremo definire, dobbiamo avere molto chiara l'idea di Italia che vogliamo. E dovremmo avere chiaro che, a partire dalle misure prossime che dovremo affrontare, i tasselli che caleremo sul campo dovranno andare nella direzione di quell'idea di Italia e di comunità civile che abbiamo in mente. Siamo chiamati a risolvere le emergenze e a fare misure di programmazione per il bilancio del 2021, ma siamo chiamati soprattutto a immaginare l'Italia che vorremmo consegnare ai nostri figli. Gli investimenti fatti durante quest'anno e che ci apprestiamo a fare per gli anni a venire sono sicuramente necessari e importanti, ma sono in qualche misura a debito, e li consegneremo come tali ai nostri figli. Pertanto, dobbiamo fare in modo che questo debito, questo investimento che faremo sia assolutamente in linea con quelli che pensiamo siano le aspettative e le attese dei nostri figli. Concludo con una citazione che in tanti momenti mi è venuta in mente, soprattutto in quelli più cruciali, quando Pat Cox si insediò come Presidente del Parlamento europeo. Ebbene, nel suo discorso di insediamento citò una frase del maggior poeta irlandese, William Butler Yeats: i miei sogni ho steso sotto i tuoi piedi; cammina leggera perché cammini sui miei sogni. Pat Cox in quel discorso di insediamento disse che lui, tutte le volte che si apprestava ad entrare in un'aula in cui doveva assumere delle decisioni, sentiva sulle spalle la responsabilità che immaginava gli derivasse da quella frase come se gliel'avessero detta i suoi figli e i suoi nipoti. Credo che la stagione che stiamo vivendo ci consegni questa responsabilità: sapere che con le nostre scelte camminiamo sui sogni dei nostri figli e dei cittadini che guardano a noi. Se sapremo fare questo e sapremo calarlo nella modalità concreta in cui quotidianamente ci muoveremo in quest'Aula sui prossimi provvedimenti, credo faremo qualcosa di buono per questa nostra Patria, che molto si aspetta dalle scelte che noi dovremo fare. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Vescovi. Ne ha facoltà. VESCOVI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, al collega che mi ha preceduto, che ha parlato di consegnare l'Italia ai nostri figli, dico che la state consegnando con i monopattini, con i banchi a rotelle... (Commenti). Sì, è così: questa è l'Italia che state consegnando. (Applausi). State distruggendo il Paese. Ripeto, state distruggendo il Paese. Basta vedere quante persone sta facendo uscire dalle carceri il ministro Bonafede: questa è la realtà. (Commenti). Sì! Avete detto che abbiamo collaborato. Ma collaborato come? Abbiamo presentato 1.500 emendamenti e ne sono passati tre: questa non è collaborazione. State distruggendo il Paese e ne siete responsabili voi. (Applausi). O meglio, voi del MoVimento 5 Stelle avete sempre parlato nel vostro programma della decrescita felice. Ci siete riusciti! State portando il Paese alla decrescita. Vi illustro due tra i 1.500 emendamenti che abbiamo proposto e che ci avete bocciato: con il primo abbiamo chiesto di aiutare gli agenti di commercio con un contributo a fondo perduto, ma l'emendamento è stato bocciato; con il secondo proponevamo di aiutare il settore degli alimentari e il settore dell'abbigliamento, la cui filiera sta soffrendo, ma anche questo è stato bocciato. Forse vivete veramente su Marte. Quando venite in questa sede dite di essere soddisfatti, ma di cosa? Basta partire dalla stazione di Roma Termini e venire in Senato per rendersi conto che ovunque ci sono cartelli con su scritto «Affittasi» o «Vendesi». State chiudendo le piccole e medie imprese. Le state chiudendo. Questa è la realtà. Ricordo che a giugno si parlava di Villa Doria Pamphilj e di una famosa riunione che vi si era svolta, ma a cosa è servita? Siamo al quarto decreto. A cosa è servita? Adesso fate le commissioni delle commissioni con trecento persone e sei consulenti. Ma è questa l'Assemblea a cui dovete parlare! Qui dovete parlare! (Applausi) . Quello che vi manca è la visione di dove siamo oggi e di dove volete portare il Paese. Quindi, visto che siamo sotto le feste di Natale, magari fate un bel regalo di Natale: il Governo si deve dimettere per dare utilità e dare una visione a questo Paese. Questa è l'unica cosa che potete fare oggi per renderci veramente un Paese moderno. Questo è ciò che è mancato oggi. Ricordo un'altra proposta fatta, Presidente, tra gli emendamenti concreti che avevamo presentato, relativa agli affitti. La nostra proposta era ridurre gli affitti commerciali. I colleghi vengono in televisione con me e dicono che è una bella idea ma poi in Commissione l'idea è stata bocciata. Questi siete voi che in TV dite una cosa e qui ne fate un'altra. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Dell'Olio. Ne ha facoltà. DELL'OLIO (M5S) . Signor Presidente, rappresentanti del Governo, onorevoli senatrici, onorevoli senatori, il decreto ristori si aggiunge alla lista dei provvedimenti messi in campo dal Governo per far fronte alla situazione emergenziale dovuta al Covid-19. La pandemia è entrata nel nostro quotidiano con una violenza inaudita, stravolgendo le nostre abitudini e soprattutto le nostre certezze. Il 2020 è stato un anno che ci ha fatto scoprire fragili, fisicamente e psicologicamente, rendendo necessari plurimi interventi in diversi ambiti: sanità, scuola, famiglia e organizzazione del lavoro a distanza nei settori economici e commerciali. La prima ondata Covid è stata affrontata con una serie di decreti i quali, seppur con qualche difficoltà organizzativa dovuta all'inaspettato carico di lavoro, hanno cercato di arginare al meglio le più disparate problematiche. Mi riferisco al decreto cura Italia, al decreto rilancio, al decreto agosto - o rilancio- bis - e a tutti gli aiuti economici che con essi sono stati disciplinati per un totale di 100 miliardi di euro che sono stati stanziati per aiutare il nostro Paese. Tutti noi abbiamo sperato che i tempi difficili non si ripresentassero più nel corso dei mesi, cercando di riconquistare piccoli spazi e di ricominciare con le piccole azioni quotidiane, quelle azioni di cui spesso ci siamo lamentati, definendole banali routine , ma di cui abbiamo imparato ad apprezzare l'essenzialità. La calma è stata solo apparente e la seconda ondata che ci ha colpiti ha reso necessari nuovi provvedimenti. Il Governo ha pertanto varato, ad ottobre, il decreto ristori che ha previsto il riutilizzo dei fondi non impiegati con i precedenti provvedimenti. Questa non è una mancanza del Governo, un errore, ma è la naturale conseguenza della necessità - unica a causa della pandemia - di attivare con la massima celerità gli strumenti in grado di aggiungere il maggior numero di imprese e cittadini nel minor tempo possibile. E così è stato. D'altro canto, talvolta, l'ottimo è nemico del bene e allungare i tempi per scrivere un decreto perfetto avrebbe reso gli strumenti stessi poco efficaci. Pareto insegna, a questo punto. Così succede anche per lo stesso decreto ristori di ottobre che, se da un lato ha avuto la possibilità di raggiungere subito le imprese di 73 categorie di codice Ateco e di pagare entro i primi giorni di dicembre già 2,4 miliardi di euro, dall'altro era insufficiente nella sua portata risolutiva. Ecco che quindi è nato il ristori- bis, che ha ampliato a 130 le categorie di imprese beneficiarie degli indennizzi, ha definito proroghe di termini per gli acconti fiscali, sospensione del versamento dei contributi previdenziali, cancellazione della rata IMU di dicembre e ancora congedo straordinario per i genitori dovuto alle chiusure delle scuole secondarie di primo grado, bonus baby sitting , fondo straordinario per il sostegno degli enti del terzo settore e potenziamento del trasporto pubblico locale. Poi nello scenario hanno fatto ingresso altri due provvedimenti: il ristori- ter , che ha previsto 2 miliardi a favore dell'estensione dei contributi a fondo perduto per le Regioni passate in zona arancione o rossa, ma anche ulteriori 400 milioni a beneficio dei Comuni per l'emergenza alimentare, e il ristori- quater , che ha aggiunto 9 miliardi per coprire una vasta serie di proroghe fiscali (versamento Irpef, Ires, IVA, contributi, rate della rottamazione- ter ) che serviranno a dare maggiore solidità alle nostre imprese e partita IVA, e indennità per le Forze dell'ordine e i Vigili del fuoco. Numerosi sono stati gli emendamenti approvati nel corso dell' iter parlamentare, tra i tanti ne cito due fortemente voluti dal MoVimento 5 Stelle. Il primo, a mia prima firma e condiviso con le altre forze di maggioranza, riguarda l'esonero dal pagamento TOSAP/COSAP per il primo trimestre 2021 per le imprese di pubblico esercizio titolari di autorizzazioni o concessioni concernente l'utilizzo del suolo pubblico. Può sembrare una cosa di non primaria importanza ma, se pensiamo ai disagi che hanno dovuto subire tutti i bar, pizzerie, ristoranti e pub prima con la chiusura delle attività, poi con le limitazioni dovute al rispetto di tutte le norme anti-Covid, tra cui il distanziamento dei tavoli e la conseguente necessità di acquisire ulteriori spazi per i tavoli all'esterno, l'eliminazione di questo ulteriore costo concede respiro alle attività economiche in difficoltà. L'altro emendamento che vorrei citare, a prima firma della senatrice Accoto, è quello che, eliminando il previsto e non ancora emesso decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, ha di fatto sbloccato definitivamente il passaggio dell'ammontare massimo del prestito del microcredito da 25.000 euro a 40.000 euro. Detto emendamento permetterà un maggiore utilizzo di questo strumento, utilissimo nell'attuale fase per la ripartenza e la nascita di nuove imprese. Complessivamente il pacchetto dei quattro decreti ristori conta su una dote superiore ai 19 miliardi di euro per potenziare ed estendere la rete di protezione intorno al nostro tessuto economico-produttivo. Nella notte tra venerdì e sabato nelle Commissioni riunite bilancio e finanze abbiamo approvato una settantina circa di emendamenti che valgono poco più di 600 milioni di euro, che hanno contribuito a interessare ulteriori settori del nostro Paese, ma abbiamo chiuso - e questo non va dimenticato e va detto agli italiani - perché la maggioranza ha concesso alla minoranza il 60 per cento circa di tale importo, in quanto l'atteggiamento ostruzionistico di parte delle opposizioni era tale da far rischiare di non chiudere il provvedimento. Avrei potuto dire che abbiamo chiuso perché, nonostante il confronto serrato fra maggioranza e opposizione, alla fine ha prevalso il buonsenso. Ma la realtà è che le opposizioni - o parte di esse - hanno deciso di fare ostruzionismo parlamentare in un momento in cui si dovrebbe invece viaggiare tutti uniti a supporto dell'Italia, così come ha richiesto anche il Presidente della Repubblica. Queste cose, signor Presidente, vanno dette al Paese e a chi ci ascolta e dobbiamo soprattutto ricordarle noi, perché la dialettica parlamentare è una cosa, fare ostruzionismo in una situazione pandemica è altra cosa, perché non si deve giocare con la vita degli italiani. (Applausi) . A tale proposito, faccio una digressione e ricordo a chi mi ha preceduto che si è vantato di aver presentato 1.500 emendamenti, che è esattamente questo il problema, se dobbiamo pensare all'Italia. (Applausi) . Ricordo sempre a chi ci ha preceduto che le misure per gli agenti di commercio sono all'interno dell'articolato del ristori- quater , per cui parlarne come una cosa che non è passata non ha senso. (Applausi. Commenti). Ciò detto, signor Presidente, la situazione emergenziale dovuta al Covid-19 è unica della storia della nostra Repubblica; non si è mai verificata una situazione così complessa e, a causa della sua natura mutevole giorno dopo giorno, può essere approcciata non con gli schemi classici, ma con provvedimenti che vanno tarati di volta in volta. Siamo consapevoli che quello che abbiamo fatto fino ad ora non è sufficiente: sono ancora tanti gli ambiti di cui il Governo e noi come forze di maggioranza dobbiamo occuparci. Ma di una cosa siamo certi: nessuno di noi si è tirato indietro; abbiamo sempre lavorato; questo Parlamento non si è mai fermato e tantomeno le Commissioni, anche in mezzo alle tante difficoltà organizzative che ci accompagnano. Mi auguro solo che, così come abbiamo cercato di coinvolgere tutti, perché i provvedimenti riguardanti il Covid-19 non possono e non devono avere colore, le opposizioni - o meglio, parte di esse - decidano per i futuri provvedimenti di collaborare davvero per il bene del Paese con i fatti e non solo con le parole. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Fregolent. Ne ha facoltà. FREGOLENT (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, Sottosegretari, onorevoli colleghi, sono due i sentimenti che provo di più: rabbia e impotenza. Provo rabbia per come state gestendo la crisi economica del nostro Paese in modo approssimativo, con una comunicazione incomprensibile e senza visione strategica; rabbia nel leggere i quattro decreti oggi in discussione, ironicamente chiamati ristori. Provo poi impotenza davanti a provvedimenti lontani dal mondo lavorativo, dal mondo delle partite IVA e degli imprenditori, dal mondo reale. Dopo averci snobbati per mesi, ora vi riempite la bocca di parole quali collaborazione solo perché siete con l'acqua alla gola e, con la vostra incompetenza, state trascinando nel baratro l'Italia intera. In questi mesi ci siamo battuti per tutte le categorie che hanno subito dei danni, per vederle risarcite e sostenute. Che senso ha poter restare aperti, ma non poter lavorare perché il mio committente è chiuso? La logica doveva essere quella dell'intera filiera ma, siccome la proposta arrivava da noi, siete rimasti sordi continuando con il caos dei codici Ateco. Vi state comportando come nemici degli italiani. (Applausi). Voglio invece ringraziare gli imprenditori che hanno anticipato addirittura di tasca loro la cassa integrazione: loro sì che hanno a cuore il bene dei lavoratori e vi danno lezioni di civiltà ogni giorno. Siamo stanchi dei vostri trattamenti differenziati tra dipendenti garantiti e imprenditori e professionisti, solo tartassati. Chi lavora nel pubblico, compresi noi, è stipendiato da coloro che pagano le tasse, fanno girare questo Paese, rischiando personalmente e dando lavoro ad altri, e voi li avete lasciati soli e senza tutele. Siamo stanchi di un Governo nemico di chi fa veramente girare l'economia nel nostro Paese. Senza imprese non c'è lavoro. Fate così fatica a capirlo? Smettetela di trattare le partite IVA come evasori, delinquenti, cittadini di serie B, da ostacolare in ogni modo. Vogliamo che i giovani possano scegliere liberamente se intraprendere, oppure lavorare da dipendenti e possano farlo con gli stessi diritti, gli stessi doveri e le stesse condizioni, anzi, addirittura con maggiore sostegno se, grazie alla loro iniziativa imprenditoriale, daranno lavoro anche ad altri. Molti di voi però non hanno nemmeno idea di che cosa io stia dicendo. Avete autorità senza autorevolezza. Non siete credibili. State ignorando quel mondo di persone che si alzano ogni mattina all'alba. Non sapete che cosa vuol dire fare dei sacrifici e far quadrare i conti a fine mese, come un buon padre di famiglia. (Applausi) . Avete svenduto la nostra sovranità all'Europa. Tra quanto ci direte che è necessario accettare il Meccanismo europeo di stabilità (MES) per risanare il nostro Servizio sanitario? Parlate invece di come sanare le mostruose inefficienze e ridurre le voragini di sprechi. (Applausi). State raccontando agli italiani che arriveranno fiumi di denaro, ma perché non dite che sono delle ricevute di pegno che le generazioni future dovranno restituire a una Europa che ci imporrà un altro avvocato del popolo? Avete fatto scempio del Parlamento, costituito ridicole task force con centinaia di persone pagate con denaro pubblico, generando solo una confusione indecorosa. Lo scostamento complessivo di 108 miliardi è stato buttato in mance e bonus di ogni tipo, dai monopattini alle biciclette, dalle vacanze alle lotterie. Ditelo che volete creare un database ed eliminare il contante per farci dipendere dalla moneta elettronica, con cui si pagheranno i grandi distributori, mentre le botteghe e le piccole imprese saranno costrette a chiudere. Non so quanto tutto ciò sia incompetenza e quanto volontà di distruggere in modo scientifico il nostro Paese. Stiamo andando verso la più grande crisi economica e sociale dopo la Seconda guerra mondiale, con il peggior Governo che ci potesse capitare. State minando le radici e le tradizioni del popolo italiano. Ogni santo giorno puntate ad aumentare la paura degli italiani tramite un'informazione scandalosa. Dopo quasi un anno mancano ancora un piano pandemico e dei protocolli chiari per le cure a domicilio. Dopo aver abolito la messa di Pasqua e ora la millenaria tradizione della messa di mezzanotte, schierate 70.000 uomini armati per controllare passeggiate e spostamenti. Immaginate se lo avesse fatto il pericoloso sovranista Salvini? Vi sentite legittimati a decidere chi gli Italiani devono vedere all'interno della propria sfera familiare e intima. Vergognatevi! Gli italiani hanno già visto chi siete. Non potete più nascondervi. Il re è già nudo e la libertà di decidere da chi essere governati è ancora valida. Preparatevi. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Petrenga. Ne ha facoltà. PETRENGA (FdI) . Signor Presidente, ci troviamo nel mezzo della seconda ondata di questa grave pandemia che ha messo in ginocchio il mondo intero. Stando alle dichiarazioni dei virologi e dei medici che sono in prima linea, a cui va sempre rinnovato il nostro ringraziamento, anche a nome di tutti gli italiani, per il commovente impegno che hanno profuso e che stanno continuando a profondere per cercare di salvare quante più vite umane possibili, si prospetta una terza ondata per l'inizio del nuovo anno, a meno che non arrivi quanto prima il tanto atteso via libera dell'EMA per la somministrazione dei vaccini che hanno già superato positivamente la sperimentazione. Interi comparti sono stati letteralmente abbattuti e il tessuto produttivo del Paese è stato fortemente compromesso. Commercianti, artigiani, ristoratori, piccole e medie imprese, titolari di partita IVA, albergatori, lavoratori stagionali e potrei continuare a lungo: ognuna di queste categorie ha subito perdite importanti, che per alcune di loro hanno già significato la morte economica. Ebbene, in una situazione di tal genere un Governo responsabile avrebbe messo in campo azioni strutturali tese - da una parte - a consentire a tutte queste attività una sopravvivenza economica e - dall'altra - a mettere in campo azioni di garanzia per le famiglie. Fratelli d'Italia sin da subito si è resa disponibile, con spirito collaborativo e nell'interesse esclusivo di tutti gli italiani, ad avanzare proposte in tal senso, contemperando la giusta tutela della salute pubblica con l'innegabile tutela dell'economia e della produttività. Purtroppo però il Governo si è dimostrato, almeno sino a questo momento, sordo a qualsiasi nostra proposta. Ciò è dimostrato dal fatto che il decreto-legge in discussione è stato immediatamente sconfessato dallo stesso Governo, che è dovuto ricorrere ai ripari con i decreti-legge ristori- bis, ter e quater, gettando l'intero Paese in un grado di insofferenza e di incertezza. Sin dalla sua nascita, tale provvedimento si è dimostrato di corto respiro e alla lunga ha scontentato un po' tutte le categorie, per l'irrisorietà dei ristori riconosciuti a fronte delle perdite subite. Infatti, pensare di dover ristorare solo le attività costrette alla chiusura, dimenticandosi completamente di quelle facenti parte del loro indotto che, seppur non chiuse per decreto, hanno subito nei fatti la medesima sorte, è stata una scelta sbagliata. Penso - ad esempio - alle aziende del settore delle mense scolastiche, che sono state escluse dal provvedimento, nonostante alcune Regioni in zona rossa hanno chiuso le scuole e, di conseguenza, le mense scolastiche. Penso altresì a quelle attività di servizi correlati ai poli museali che, in ragione delle chiusure imposte a quest'ultimi, hanno di fatto sospeso tutte le loro attività; o alle imprese all'ingrosso nel settore della ristorazione che, a causa della chiusura dei ristoranti, delle pizzerie e dei bar, hanno compresso il loro fatturato e sono stati lasciati fuori. Per questo Fratelli d'Italia aveva avanzato proposte di buonsenso, come il ristoro di tutte le attività che hanno avuto una contrazione del fatturato superiore al 33 per cento rispetto all'anno precedente, oppure l'applicazione di un regime IVA e fiscale agevolato fino al 2022 per le aziende che garantiscono la continuità societaria, continuando con il riconoscimento di un sistema unico di ammortizzatori sociali, perché tutti i lavoratori sono uguali e non devono esserci discriminazioni fra autonomi e dipendenti. Nessuna di queste proposte è stata recepita dal Governo che, anzi, ha continuato a mettere in campo azioni che, piuttosto che essere risolutive e strutturali, tendono a spostare il problema in avanti. Ribadiamo il fatto che queste misure, così come sono strutturate, sono inefficienti perché, con i ristori, è stato coperto solo il 25 per cento delle perdite subite dagli artigiani, dai commercianti e dagli esercenti. L'inevitabile conseguenza sarà che, entro alla fine di quest'anno, sono a rischio di chiusura 350.000 piccole attività, che lasceranno senza lavoro un milione di addetti. Dall'inizio della crisi pandemica le risorse che sono state stanziate direttamente a sostegno delle imprese italiane ammontano a circa 35 miliardi di euro. È una cifra che in tempi ordinari avrebbe dato uno sprint al nostro Paese, ma oggi è del tutto inefficiente per la gran parte dei destinatari e diventerà irrisoria dopo l'approvazione dell'ultimo decreto del Presidente del Consiglio dei ministri. E la situazione economica in questo periodo natalizio è poi destinata a peggiorare ulteriormente. Ci saremmo aspettati più coraggio, quel coraggio che avrebbe dato un po' di fiducia in più a tutti gli italiani, che oggi si sentono sopraffare da un senso di insicurezza e sfiducia per il futuro. Sarebbe auspicabile, infatti, un sostegno maggiore per quelle imprese che continueranno a restare aperte, con un netto cambio di direzione, passando dalla logica dei ristori a quella dei rimborsi, indennizzando fino al 70 per cento i mancati incassi e, in secondo luogo, abbattendo i costi fissi, così come ha stabilito la Commissione europea. Voglio comunque sottolineare che, nel corso dell'esame di questo provvedimento, per la prima volta sono stati accolti alcuni emendamenti presentati dal centrodestra. Ciò dimostra che le nostre proposte sono aderenti alla realtà. Mi auguro che questo percorso continui nell'esclusivo interesse degli italiani. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Damiani. Ne ha facoltà. DAMIANI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, rappresentanti del Governo, colleghi senatori, per contrastare la diffusione del contagio il Governo da marzo ha attuato il blocco delle attività sociali ed economiche anche attraverso quello che è stato nel primo periodo un lockdown generale; poi, nella seconda ondata, da settembre in poi, anche attraverso l'aiuto, il sostegno e la condivisione con le Regioni, vi è stato un lockdown più selettivo. È chiaro che una scelta di questo genere è penalizzante per l'economia del Paese. Ma, se serve per tutelare quello che è un bene primario e costituzionalmente garantito, come la salute, allora va bene. Ma deve essere chiaro che, per attuare una strategia di questo genere, serve una premessa necessaria, e cioè che lo Stato garantisca e indennizzi tutte quelle categorie alle quali ha imposto la chiusura forzata; una chiusura che ha di fatto generato delle perdite di bilancio e una situazione drammatica che l'economia e le aziende coinvolte si trovano addosso in questo momento. Farsene carico vuol dire anche avere la capacità da parte del Governo di intervenire tempestivamente, o meglio, anche di intervenire in anticipo rispetto alla situazione; in anticipo proprio per aiutare a sostenere le imprese, i liberi professionisti, gli artigiani e le famiglie e in modo tale - come dicevamo - da garantire quelle che sono le perdite. È questa la ratio oggi del cosiddetto decreto ristori, cioè la possibilità di garantire immediatamente delle misure urgenti. Sono quattro i decreti-legge ristori che sono stati emanati, ma nessuno di questi oggi - a detta delle stesse associazioni di categoria - ha assolutamente soddisfatto le esigenze delle attività economiche nell'attuale crisi; quattro decreti ristori che sono stati varati in un lasso di tempo breve l'uno dall'altro, a dimostrazione della difficoltà che oggi ha il Governo nell'avere una visione di lunga gittata rispetto al problema dell'economia, e continua a varare soltanto dei provvedimenti tampone. (Applausi) . Se aggiungiamo poi che in questi provvedimenti ci sono anche delle lungaggini burocratiche, allora sicuramente il danno è fatto. Ecco perché le associazioni di categoria, le associazioni dei professionisti, le partite IVA, i commercianti e i liberi professionisti criticano il Governo, che è stato rapido nel chiudere le attività economiche, dalla sera alla mattina, ma che in questo momento non è capace di trovare delle soluzioni di ristoro e di indennizzo in maniera così veloce per quelle stesse attività che oggi stanno subendo perdite economiche. (Applausi) . Non parliamo poi della questione che si è aperta con i decreti ristori sui codici Ateco, che hanno discriminato ancora di più le attività. Non vorrei aprire un capitolo, in quanto ci è stato garantito che sui codici Ateco ragioneremo quanto prima. Ma anche questa è stata una scelta sbagliata del Governo. Altresì sbagliato è stato attuare provvedimenti spezzatino. Ecco perché siamo arrivati a quattro decreti, uno dopo l'altro, che diminuiscono la portata stessa del provvedimento se divisi in siffatto modo. Non arrivano, pertanto, direttamente oggi alle categorie colpite dai danni. Una conferma dell'incapacità del Governo ci viene anche dai dati che abbiamo ricevuto di recente in merito alle richieste di finanziamento e di prestiti raccolte in un'indagine della Banca d'Italia. Secondo tale indagine, la richiesta di prestiti nel primo semestre del 2020 in tutta Italia è aumentata a dismisura. La Banca d'Italia ci dice anche che la richiesta di prestiti delle imprese serve a finanziare il capitale circolante e, quindi, serve liquidità alle imprese. È, pertanto, chiara la risposta che ci dà la Banca d'Italia. Allora noi ci poniamo una domanda: perché le imprese si indebitano in un momento di grande difficoltà? Sicuramente oggi le imprese sono convinte che dallo Stato non arriverà nulla per coprire le loro perdite e, quindi, loro stesse si indebitano in un momento negativo. Le imprese oggi non si fidano delle politiche attuate dal Governo e preferiscono fare debito pur di riuscire a sopperire a tali mancanze. (Applausi) . Noi continueremo, in linea con la nostra coerenza, ad avere un atteggiamento responsabile, anche perché siamo conseguenti al mandato che abbiamo ricevuto perché rappresentativo dell'intera Nazione. In un momento così difficile noi siamo schierati dalla parte del Paese. Fin dall'inizio di questa drammatica pandemia, la nostra scelta è stata unica: l'interesse del Paese. Per questo abbiamo sostenuto anche la settimana scorsa il voto sullo scostamento di bilancio di altri 8 miliardi e lo abbiamo votato per responsabilità nei confronti del Paese. Piuttosto è il Governo che, ancora una volta, dimostra tutta la sua fragilità ponendo l'ennesima questione di fiducia su questi provvedimenti. (Applausi) . È la dimostrazione dei problemi che ha il Governo. In questo momento e, soprattutto, nelle ultime ore echeggia anche in questa Aula parlamentare una crisi che richiede una verifica di Governo. I problemi sono più che altro dall'altra parte. Ma noi continueremo con un atteggiamento di responsabilità, perché abbiamo interesse che il Paese torni a navigare in acque più sicure e, soprattutto, a guardare con fiducia al futuro. Non ci interessano e non siamo interessati, pertanto, alle tattiche parlamentari, come saggiamente il presidente Berlusconi ieri ci ha ricordato sulle pagine del «Corriere della sera». (Applausi) . Noi abbiamo una visione del Paese; l'abbiamo per il futuro e, quindi, a noi le tecniche e le tattiche parlamentari non ci interessano. Noi siamo sempre per lo sviluppo e la tutela delle categorie oggi meno garantite e, cioè, quelle del lavoro autonomo, dei professionisti, del commercio, dell'artigianato e della piccola impresa. Non siamo soddisfatti del lavoro del Governo, ma continueremo a portare le nostre proposte. Lo continueremo a fare - lo stiamo facendo già nell'altro ramo del Parlamento, alla Camera - con le nostre proposte alla legge di bilancio: lavoro e giovani sono le priorità da aiutare con degli sgravi fiscali. Il semestre bianco fiscale serve per dare ossigeno alle imprese. Bisogna cercare tutte le soluzioni che garantiscono la ripresa del Paese. Per ottenere questo bisogna cambiare assolutamente rotta: basta assistenzialismo. Oggi bisogna puntare esclusivamente sugli investimenti. Noi abbiamo le proposte concrete. Se ci cercate, sapete dove trovarci perché noi, di sicuro, saremo sempre schierati dalla parte del Paese. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Marin. Ne ha facoltà. MARIN (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, colleghi senatori, quando - nei mesi estivi - si discuteva del possibile secondo frangente, la comunità scientifica era divisa e questo ha sicuramente creato confusione. Ora, la seconda ondata c'è stata, nonostante la beata ingenuità di alcuni sommi professori che ci hanno raccontato, a rullo di tamburi, che il virus sarebbe sfumato con i primi tramonti estivi. E così, in un Paese come l'Italia, che vive soprattutto di servizi, di scambi, di contatti e di piccole imprese, i nostri Ministri partorivano machiavelliche strategie a due o quattro ruote e, anziché organizzare un efficace servizio territoriale e coinvolgere le Regioni in un intervento mirato, hanno pensato di alleggerire le tensioni trattando argomenti ben distanti dal tema Covid. Dispensavano buoni vacanze e intanto il picco di agosto gridava vendetta. A novembre, in ricaduta pandemica, si è capito che la mutazione di questo virus ha una caratteristica molto antipatica: non ha una mortalità elevatissima, ma non ha mezze misure, e pertanto, se non gli piaci, ti spedisce direttamente in terapia intensiva, e le terapie intensive - si sa - sono ancora oggi un lusso che appartiene a quelle poche Regioni che durante l'estate, anziché pensare se essere uomo o donna, hanno potenziato gli ospedali. (Applausi). Ora, con l'inverno... (Commenti) . Me lo dici dopo, me lo dici dopo, Alberto. PRESIDENTE. Per cortesia, rivolgetevi alla Presidenza. MARIN (L-SP-PSd'Az) . Con l'inverno e con il Covid, al Nord siamo anche finiti di nuovo sott'acqua: l'ennesima mazzata per gli imprenditori. Cito tutti coloro che non sono capaci di imparare e si sono messi a insegnare, e ogni consiglio esperito sui territori ed espresso a gran voce dai governatori è stato scartato come un vuoto a perdere. Con l'ordine del giorno che avevo proposto si chiedeva di istituire una zona logistica semplificata sulla fascia confinaria del Friuli-Venezia Giulia. Sapete, durante la chiusura dei confini con Austria e Slovenia, gli incassi in IVA e accise sono più che raddoppiati: numeri, signori, sono numeri; IVA e accise sono numeri per lo Stato, e non del solo Friuli-Venezia Giulia e del presidente Fedriga. Questa operazione avrebbe potuto rappresentare un'oggettiva opportunità per le aree portuali, benefici fiscali per le aziende locali, ma soprattutto essere uno strumento attrattivo per i nuovi investitori, anche stranieri. A questo punto, è evidente che non solo la sanità non rientra nei vostri potenziali, ma neanche i "conticini". Essere sani, signori, è una fatica fisica e mentale, ed essere sani e anche imprenditori, in questo momento, è una via crucis. Il pessimismo verso il futuro innesca fobie, panico collettivo, disubbidienza e perdita di controllo sulle masse. È per questo che la gente è scesa in piazza per protestare, da Nord a Sud; sono scesi tutti: da destra ai sindacati alla sinistra più rossa, e questo dovrebbe farvi riflettere. (Applausi). Mi accingo a concludere, Presidente. Intervengo oggi in Assemblea per essere ascoltata non da chi non sa imparare, ma da chi ci guarda, ascolta e segue; lo faccio per tutti gli italiani che si vedono ingannati dai vostri benevoli e fiduciosi sorrisi in diretta televisiva. Siete degli incantatori di serpenti! Ma gli italiani, signori, non sono serpenti. No, signori, il flauto magico non può essere il solo strumento che avete a disposizione per dare vero ristoro a un Paese millenario e orgoglioso come l'Italia. Che Dio ci protegga, perché voi non l'avete fatto e non lo state facendo. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Castellone. Ne ha facoltà. CASTELLONE (M5S) . Signor Presidente, colleghi, completare l' iter di esame di questi quattro decreti in uno non è stato semplice, ma questo Parlamento ha utilizzato anche quest'occasione per inserire delle norme che potessero far progredire il nostro Paese nella strada verso la modernizzazione. In questa strada un faro deve essere la ricerca scientifica che, nella tragedia che stiamo vivendo, ha rappresentato per noi la luce in fondo al tunnel . A favore della ricerca abbiamo inserito nel provvedimento che discutiamo oggi due importanti norme. La prima norma prevede la proroga dei dottorati di ricerca per permettere ai dottorandi dell'ultimo anno di completare gli esperimenti necessari per chiudere i propri lavori di tesi. Il nostro prossimo obiettivo deve però essere l'adeguamento delle borse di dottorato al minimo contributivo INPS, perché oggi i dottorandi italiani lavorano per trentasei mesi, ma ottengono soltanto trentatré mesi di contributi previdenziali. Per adeguare le borse al minimale contributivo è necessario incrementare ogni borsa di 540 euro all'anno. Pertanto, servono 16 milioni di euro per coprire i 27.000 dottorandi in corso. Questo adeguamento a fini contributivi non colmerebbe certamente il gap che oggi esiste tra la retribuzione dei dottorandi italiani e quella degli altri Paesi, ma sarebbe un importante passo verso il riconoscimento del valore delle dottorande e dei dottorandi italiani, che contribuiscono a far funzionare il sistema delle università e dei centri di ricerca italiani. Il secondo emendamento approvato, a mia prima firma, istituisce un fondo di 5 milioni di euro dedicato alla diagnostica molecolare per l'utilizzo di test di profilazione genomica attraverso next generation sequencing . La profilazione genica rappresenta una delle più importanti innovazioni per personalizzare le terapie per i pazienti oncologici, perché permette di analizzare molteplici biomarcatori su piccoli campioni e individuare alterazioni genetiche che, se presenti, rappresentano dei bersagli di terapie molecolari. Fino a oggi l'accesso ai test di profilazione genica dei tumori mediante next generation sequencing è stato negativamente condizionato dalle risorse disponibili. Oggi, invece, grazie a questo fondo dedicato, garantiamo equità di accesso per i pazienti oncologici su tutto il territorio nazionale. Questa emergenza ci ha mostrato quanto sia importante tutelare i pazienti fragili. L'aumentata mortalità per patologie oncologiche dovute a ritardi di diagnosi o mancati controlli, l'assenza di percorsi diagnostico-terapeutici assistenziali uniformi, la carenza di strumenti di telemedicina e la non accessibilità ai farmaci innovativi ci spingono a procedere con urgenza al necessario ammodernamento strutturale e di processo del Servizio sanitario nazionale, promuovendo le reti oncologiche regionali con un coordinamento nazionale e l'assistenza oncologica domiciliare territoriale, nonché rinnovando e modernizzando la dotazione strumentale tecnologica per la diagnostica tumorale. Ed è proprio in questa direzione che il provvedimento oggi in esame segna un traguardo importante. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Rufa. Ne ha facoltà. RUFA (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, circa 19 miliardi per il decreto ristori e, alle opposizioni, emendamenti approvati per nemmeno 450 milioni: è lo 0,02 periodico, una percentuale che non permette più alla maggioranza di chiedere la solita ipocrita collaborazione, se poi mostra questo atteggiamento di arroganza e, soprattutto, di inefficienza. Tante, troppe, categorie e professioni - su tutti, i lavoratori fragili e il mondo delle disabilità - non sono state né tutelate né ristorate e nemmeno rincuorate. Briciole o poco più per realtà artigianali e agricole, per i bar, per i ristoranti, per i benzinai, per gli ambulanti, per il mondo della moda, per le piccole e medie imprese nate proprio durante il periodo del Covid-19; per le spa, per le terme, per le palestre e per chi ha speso, come loro, soldi per mettersi in regola, ma cui poi avete cambiato, voi stessi, le stesse regole. Ancora, penso alle imprese turistiche e alberghiere, anche se, per quest'ultima categoria, ho notato che vi piacciono le lotterie a premi. Con l'estrazione dell'articolo 180 del decreto rilancio, infatti, c'è stato un vincitore: un albergatore di Roma centro, che ha vinto una gradita, semplice sanzione amministrativa, pur non avendo mai pagato la tassa di soggiorno, per due milioni di euro, dal 2014 al 2018, e che, per gradito caso, pare conosca il cosiddetto avvocato del popolo. (Applausi) . Nel frattempo, non c'è stata fortuna per quei baristi multati, che hanno chiuso l'attività alle ore 18 e un secondo. Il Governo, così ligio al rispetto delle regole, non si è nemmeno interessato a scongiurare un'iscrizione alla Crif per chi non può pagare un debito: non può, non è che non vuole pagare. Mentre si chiudono locali di scommesse sportive e si lasciano aperte quelli per l'estrazione del Lotto in presenza, avete trovato pure il tempo di inventare la lotteria degli scontrini. L'intento per lo Stato è di incassare, ma anche di far arrabbiare i commercianti che, nei tre quarti dei casi, devono adeguarsi con 150 o 600 euro, ovviamente senza ristoro. Per la CGIA di Mestre, la riffa di Stato regalerà soldi ai ricchi, perché sono loro ad avere maggior capacità di spesa, come ha già dimostrato qualche senatrice del MoVimento 5 Stelle. Io, poi, mi chiedo sempre se sia difficile far scaricare tutti gli scontrini, dando maggior valore ai prodotti italiani, tra le altre cose. Avete litigato e vi siete rinfacciati anche le briciole. Come per l'emendamento che proponeva di prorogare il versamento delle accise dei tabaccai da gennaio-febbraio 2021 a entro luglio 2021, con debenza degli interessi, lo avete bocciato perché a firma Lega, ma trasformato in ordine del giorno quello a firma del Partito Democratico, pur se identici. Per bramosie e personalismi, questa suddetta briciola - per voi motivo solo di vanto - per i tabaccai, che sono circa 50.000, con 120.000 addetti, era ristoro vero. Nel decreto, la manina ha scelto poi, a rappresentare i vari emendamenti al ristoro per i pescatori, il testo 2 di un subemendamento del senatore Faraone, con il quale si ristorano sia le famiglie sia le imprese. E lo volete fare con 500 milioni? La Lega aveva avanzato un ristoro di 4,8 milioni, spalmato in tre anni, ma è evidente che non è una battaglia del Governo e che il senatore Faraone forse è abituato ai gamberi rossi e argentini e non sa che una imbarcazione costa almeno circa 700.000 euro. Eppure, è stato proprio lui a salire a bordo della Sea-Watch, perché da ben quattordici giorni attendeva lo sbarco di 42 migranti, già curati e salvati. Ed oggi? Oggi non fa nulla, dopo centosette giorni, per i pescatori in Libia! Perché non si imbarca ora? Perché non porta con sé anche il ministro Bonafede, che è di Mazara del Vallo? (Applausi) . Piuttosto, vediamo se l'articolo 7 del memorandum Italia-Libia possa essere applicato. Signori senatori, se Erdogan, in cinque giorni, ottiene la liberazione di sette suoi cittadini e Putin, in poche ore, di due cittadini russi, non credete che il Ministro degli esteri debba dare spiegazioni e, magari, le dimissioni? Abbiamo un Governo fifone, senza la capacità di compiere scelte e formulare strategie, come quando ha votato con fermezza la scelta di far entrare nei Tribunali chi, come il ministro Salvini, a testa alta, ha sempre difeso con onore e fermezza gli uomini e le donne, che orgogliosamente ha rappresentato. Avete bocciato anche un emendamento di ristoro alle professioni sanitarie, perché ovviamente nemmeno questo fa parte del vostro programma. Concludo dicendo a voi della maggioranza che state aprendo il salvadanaio dei nostri figli e state gestendo i soldi in maniera confusa, inopportuna e condizionata. Cercate di avere rispetto, orgoglio e capacità, per il bene degli italiani, ma abbiate soprattutto l'umiltà di capire che non siete all'altezza dell'incarico. Dovreste alzarvi dalle poltrone! (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Rampi. Ne ha facoltà. Invito i colleghi a non distrarsi e a non avvicinarsi inarrestabilmente in "crocchi". RAMPI (PD) . Signor Presidente, cercherò di restare sull'argomento all'ordine del giorno: lo dico senza alcuna polemica, ma negli interventi che ho ascoltato con attenzione in questi minuti ho sentito citare i temi più vari. È al nostro esame un provvedimento veramente molto complesso e complicato, perché raccoglie una serie di provvedimenti d'urgenza, con l'obiettivo di andare a ristorare tanti e tanti settori, che sono stati colpiti da questa necessità e da questo bisogno a causa della pandemia, che ci costringe ad impedire molte attività economiche, in una variazione continua delle aree chiuse. Una delle difficoltà maggiori delle scelte che innanzitutto il Governo - poi parlerò del Parlamento - ha dovuto portare avanti è proprio quella di non emanare dei provvedimenti che, banalmente, andassero ad interessare tutti. Ascolto sempre con attenzione i colleghi, ma vorrei che ci dicessimo una volta per tutte una cosa, affinché rimanga scritta e consegnata, non dico alla storia, ma almeno alla cronaca. Se cancellassimo un'imposta fiscale per tutti o se dessimo un ristoro a tutti andando a cancellare un'imposta a chi non ha perso reddito o magari lo ha guadagnato (ci sono infatti settori che, a seguito della pandemia, hanno evidentemente aumentato la loro capacità produttiva, come, ad esempio, i produttori di mascherine), se andassimo dunque a ristorare settori non colpiti, è come se prendessimo risorse da tutti i cittadini italiani, magari anche da quelli in difficoltà per darle a non ne ha assolutamente bisogno. Questa sarebbe un'ingiustizia drammatica, in un momento di crisi come questo. Allora, andare ad individuare puntualmente, con le dovute misure e con le variazioni legate alla chiusura e all'apertura delle diverse aree, chi ristorare e come è un tema maledettamente complesso. Su questo esercizio si sono sicuramente concentrati i componenti del Governo: è qui presente la sottosegretaria Guerra, che a ciò ha dedicato forse più di qualche giorno e qualche ora, insieme a molti altri colleghi, in particolare quelli della Commissione bilancio, che in tutte queste settimane hanno tentato puntualmente di correggere e di migliorare il provvedimento. È una fatica ed è molto più facile proporre di cancellare le imposte e riconoscere i ristori a tutti, però agendo come stiamo tentando di fare compiremo così un atto di giustizia, tentando di arrivare a chi ha bisogno. Per quello che posso dire e per la mia competenza specifica, in particolare in materia di cultura, devo riconoscere al provvedimento in esame - è questo il senso del mio intervento odierno - il raggiungimento di un risultato veramente importante. Dall'inizio di questa pandemia, infatti, si è messo mano ad un settore difficilissimo, come quello dei lavoratori e delle imprese del settore della cultura. Si tratta di un settore difficilissimo, perché è disordinato, privo di una normativa specifica e di grandi strumenti di welfare , pieno di irregolarità normative, di ingiustizie e di "buchi"; ebbene, per questo settore si è cercato, progressivamente, di trovare il modo di coprire tutte queste persone, tutti questi lavoratori. Non dobbiamo pensare tanto e solo agli artisti e men che meno agli artisti famosi, che certamente non sono il problema; il problema sono quelle migliaia di tecnici e di operatori che lavorano, ad esempio, nel campo della grafica o della promozione. Mi riferisco cioè all'ecosistema dei lavori della cultura, che è un ecosistema complesso, articolato, variegato e che contiene in sé un elemento di disordine non riordinabile. E tuttavia a tutte queste persone, a tutte queste donne e a tutti questi uomini per la prima volta è stato riconosciuto appieno il loro essere lavoratori e non persone che si divertono a fare qualche cosa nella vita. Si è cercato e si è riuscito non solo di far avere loro delle risorse a copertura dei periodi non lavorati, perché ovviamente sono tra i più colpiti, ma anche - e con questo intervento sono stati fatti passi in avanti veramente molto importanti - di recuperare progressivamente tutti coloro che erano stati esclusi dai provvedimenti dei mesi precedenti. C'erano infatti dei contrasti normativi evidenti: se ad esempio risultava che un lavoratore del settore aveva lavorato per qualche giornata (perché appunto si possono incrociare lavori diversi) costui rischiava di perdere tutta la copertura del provvedimento per mesi. Su tutto ciò si è intervenuto e noi oggi lo dobbiamo riconoscere, così come sono stati potenziati dei fondi che sono nella disposizione del Ministero e che stanno andando puntualmente a coprire questo e quel settore che veniva escluso. Siamo soddisfatti? Ho sentito esattamente questa parola nei discorsi precedenti. È chiaro che non siamo soddisfatti. Anzitutto la soddisfazione è un sentimento che non ha niente a che vedere con la situazione in cui siamo, perché questa non è una situazione in cui si può essere soddisfatti. Ma soprattutto gli obiettivi che dobbiamo raggiungere sono ancora tanti e c'è tanta fatica. In questo settore noi pensiamo che riusciremo a raggiungere l'obiettivo completo solo quando avremo approvato le norme che abbiamo provato a chiamare statuto degli artisti, cioè lo statuto dei lavoratori del settore. Però non possiamo non riconoscere che, rispetto al punto in cui eravamo, alle normative vigenti e alla fatica anche economica, ma non solo economica, c'è una sensibilità e un'attenzione da parte di questo Governo e c'è una fatica da parte del Parlamento nel cercare di trovare tutte le modalità per intervenire e per arrivare a tutti e a ciascuno. Signor Presidente, io credo che in questa discussione generale sia importante dare questo tipo di messaggio. Tutti noi parlamentari riceviamo messaggi, email , messaggi su WhatsApp, telefonate e incontriamo persone per la strada; alcuni di loro ci spiegano la loro situazione, il loro dramma, le loro preoccupazioni; ci raccontano cosa è accaduto in questi mesi e ci chiedono di capire cosa succederà in quelli a venire. Penso agli amici che lavorano nel campo dello spettacolo viaggiante, che sono tra le categorie più in difficoltà e per i quali abbiamo previsto degli interventi economici, ma che hanno bisogno di molto altro, perché sono in una situazione particolarissima; si tratta infatti di persone che vivono lungo le strade del loro mestiere e che hanno i bambini e le bambine che vanno a scuola in posti diversi. Penso inoltre agli ambulanti e a chi lavora nelle fiere. Insomma, ci sono tante persone preoccupate e in difficoltà; a tutte queste persone noi dobbiamo scegliere che messaggio dare e lo dobbiamo scegliere in maniera corale. Dobbiamo dire loro che il Parlamento italiano sta lavorando insieme; infatti molte delle misure che avevo proposto sono state approvate attraverso emendamenti a prima firma di colleghi dell'opposizione. Io questa la considero una cosa positiva; avevamo posto entrambi alcuni problemi e giustamente si è scelto di accogliere le istanze che vengono dalle opposizioni. Allora quale messaggio vogliamo mandare? Vogliamo dire loro che stiamo cercando di risolvere i problemi tutti insieme o vogliamo ogni volta spaventarli, allarmarli e dire che qui nessuno si sta occupando di loro? Io credo che questa seconda scelta non faccia il bene né della maggioranza, né dell'opposizione, ma faccia danno alla politica e faccia danno anche a un'oggettiva constatazione di realtà: tutti noi qui stiamo compiendo uno sforzo enorme, dallo scorso mese di febbraio, per cercare di occuparci faticosamente di tutto e di tutti. E così proseguiremo. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Mallegni. Ne ha facoltà. MALLEGNI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, dico la verità, sono entrato in quest'Aula due anni e mezzo fa, dopo l'esperienza di amministratore locale ed ho sempre guardato con grande ammirazione il ruolo del Parlamento. Dopo due anni e mezzo, mi chiedo spesso dove siamo. Me lo chiedo per la dignità del ruolo del parlamentare e del Parlamento: quale ruolo hanno queste Assemblee, la Camera e il Senato. Abbiamo approvato la riduzione del numero dei parlamentari, ma se le cose dovessero continuare così, probabilmente avremmo potuto anche esagerare: a questo punto, avrei fatto la proposta di chiudere tutto, che poi era quello che aveva in testa una parte di questa maggioranza: un voto, una persona; tutti a casa, ma chi se ne frega. Quando dico queste cose, lo faccio con grande rammarico, signor Presidente, perché ai cittadini viene chiesto spesso di affidarsi a una politica seria, a una politica dibattuta anche duramente. Stiamo parlando di un decreto-legge ristori che dovrebbe fare gli interessi della comunità imprenditoriale e delle famiglie. Ho sentito i relatori che con grande buona fede si sono espressi in quest'Aula, ma comprendo la loro difficoltà. Ringrazio il Sottosegretario, che è qui presente in pianta stabile, ma il Governo è totalmente assente. C'è un rapporto di supponenza nei confronti del Parlamento, che è l'origine del Governo. Invece qui si ragiona completamente alla rovescia, della serie, come dico spesso: siamo un orpello che dà anche un po' fastidio. Tutte queste persone che si alzano e parlano: una noia mortale per il Presidente del Consiglio e per i suoi Ministri. Del resto, quello che dico è provato dai numeri: dei circa 18 miliardi che è la somma dei ristori, il Parlamento si è accapigliato per un tozzo di pane, ossia circa 600 milioni di euro. Due settimane di lavoro, "picchia e mena", nottate intere e dichiarazioni del tipo «abbiamo lavorato», «grande impegno del Parlamento», «abbiamo accolto le vostre proposte». Chiedo scusa ma, di 18 miliardi di euro, 600 milioni sono stati distribuiti in Parlamento. (Applausi). Mi fate quasi non dico pena, perché nessuno mi fa pena, ma provo un po' di pietà anche per gli amici della maggioranza, che hanno da dimostrare anche a chi sta fuori di qui. Dico la verità, signor Presidente, e non per mancarle di rispetto: io parlo più che altro per chi ci guarda, perché qui dentro le parole che ci diciamo cadono nel nulla; ognuno si fa gli affari suoi e tre quarti non ci sono; poi interrompono in maniera garbata. Ho sentito delle sciocchezze, ma sono stato zitto tutta la mattina. Si ragiona in questo modo e voi siete tutti felici e contenti: una cosa meravigliosa. Addirittura ci si preoccupa dell'ostruzionismo e qualcuno ha definito «becera» l'opposizione. Ma almeno fateci dire qualcosa. Voi vi date tutte le mattine delle martellate sulle dita per stare zitti e per non dire cosa pensate realmente di questa maggioranza e di questo Governo; almeno fatelo dire a noi. Forse vi siete dimenticati di cosa sta succedendo fuori. Vi do due numeretti, se vi interessano: il 41,8 per cento delle imprese - è un dato di questa mattina - ha fatto ricorso alla cassa integrazione, che non è che paga qualcun altro: paghiamo noi ovviamente. Il 15 per cento delle imprese a fine anno chiuderà e non riaprirà. Ripeto, il 15 per cento: con 4 milioni di partite IVA, fate voi il conto. Da fine gennaio, quando salterà il blocco dei licenziamenti, ci sarà un milione e mezzo di disoccupati in più, che si vanno a sommare banalmente a quei 15 milioni di disoccupati che già ci sono nel nostro Paese. L'altra notizia è che le imprese che resteranno aperte hanno perso due terzi del fatturato. Per chi non ha mai lavorato un minuto, probabilmente quella che dico è una cosa banale; ma per chi nella vita deve fare i conti con il fine mese, con gli stipendi da pagare e con le responsabilità nei confronti dei propri dipendenti e collaboratori, mi sembra una cosa seria. Però voi avete fatto veramente un'azione importante: vi siete addirittura spesi per una bella marchetta da 5 milioni per i bus scoperti di qualche amico vostro. Ora io dico che bisogna anche essere bravi. Vi devo fare i complimenti perché andare a scovare 150 autobus sui 25.000 bus turistici e schioccargli una bella fiche da 5 milioni è da applauso, quindi chiedo ai colleghi del Gruppo Forza Italia la cortesia di fare un applauso a voi della maggioranza perché siete stati eccezionali. (Applausi) . E non vi vergognate neanche, probabilmente perché non ve lo avevano detto. Lo ha detto ieri un collega della Lega e ve lo dico io oggi. Però avete recuperato alla grande, infatti ho provato una certa soddisfazione, sulla questione dei 1.000 euro agli stagionali, un bel popolo di persone che ne hanno giusto diritto. Poi abbiamo scoperto che chi ha la Naspi e chi percepisce la disoccupazione, come se fossero persone ricche che girano per il mondo, non ne hanno diritto. Volevo ricordare - l'ho già detto più volte in quest'Aula - che, per quanto riguarda gli stagionali, chi lavorava nove mesi ne ha lavorati quattro, chi ne lavorava quattro ne ha lavorati due e chi ne lavorava due non ha lavorato. Ora, non pensate forse che chi ha lavorato quattro mesi e percepisce un piccolo assegno di disoccupazione abbia risolto il problema dell'anno? Infatti chi lavora quattro mesi a 1.200 euro al mese, percepisce poi la disoccupazione per sessanta giorni. Ricordate la famosa riforma dell'amico che oggi non c'è, che viene ogni tanto, dice due cose, e poi se ne va? Ve la ricordate? Ecco, oggi queste persone muoiono di fame. Pensate di avere fatto un capolavoro? Le persone sono arrabbiate, ed è normale. Ovviamente avrete pensato che tanto ci pensa il reddito di cittadinanza. Ecco, vi do una notizia: questi signori non hanno diritto neanche a quello. Poteva essere un'occasione per cui speravo che si potesse dire che finalmente ce l'avevamo fatta e invece no, non hanno diritto neanche a prendere il reddito di cittadinanza. Ristoranti, bar, hotel, negozi, la questione dei balneari è una vergogna assoluta e il Governo fa finta di nulla. Quando gli parli dei balneari si gira dall'altra parte. (Applausi) . È veramente imbarazzante. Mandate in giro deputati - non parlo di senatori - che vanno alle riunioni delle associazioni di categoria importanti, e alla domanda dell'umile senatore della Repubblica che vi parla, che diceva che Forza Italia avrebbe votato ovviamente per l'abrogazione dell'articolo 49 del codice navigazione e per il riconoscimento della Carta di Nizza, rispondono - essendo del PD - che non possono parlare a nome del proprio Gruppo. Ma allora perché partecipano alle riunioni? Per perdere tempo? (Richiami del Presidente) . In conclusione, non parlo dei codici Ateco perché la questione sarebbe diventata veramente ridicola se non coinvolgesse imprese che non prenderanno un centesimo, nemmeno quelle che hanno preso qualcosa prima. Vorrei dare dei numeri, anche se qualcuno penserà che li abbia dati fino adesso, ma credetemi ho cercato sempre di essere aderente alla realtà. Ho sentito nel dibattito dell'altro giorno, di fronte al Presidente del Consiglio, illustri esponenti della maggioranza che si sono lanciati in avvertimenti al Presidente del Consiglio: «Stai attento, perché io non voterò se non farete ... non brigherò se non dirai ...». Ebbene, vi do una notizia: stamani mi sono fatto aiutare da mia nipote che fa le medie, perché da solo non ci arrivavo, e ho contato fino a 163, che è un bel numero. Sono i numeri che avrebbe un Governo di centrodestra con qualcuno di quelli della maggioranza che probabilmente ha detto: «Perché io farò ...». Noi ci siamo. Siamo pronti. Se volete mandare a casa questo Governo ci sono tutte le condizioni per poterlo fare. E se sono arrivato io a contare fino a 163 ho la sensazione che qualcuno di voi sia in grado, allo stesso modo, di farlo. Prima mandiamo a casa questo Governo e prima, probabilmente, risolveremo i problemi del Paese. Auguri a tutti. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Saponara. Ne ha facoltà. SAPONARA (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, colleghi, vorrei dire anche membri del Governo perché si parla di tanti miliardi, ma vedo solo la sottosegretaria Guerra e la ringrazio molto per la presenza. PRESIDENTE. Il Governo è comunque presente. SAPONARA (L-SP-PSd'Az) . Sì, ma visto che si parla di tanti miliardi, se ci fosse stato anche qualche membro in più sarebbe stato meglio. PRESIDENTE. Prosegua, senatrice Saponara. SAPONARA (L-SP-PSd'Az) . Di considerazioni su questo decreto, o meglio su questo connubio di decreti, ne sono state fatte tante, ma consentitemi di aggiungere qualcosa rispetto a quanto già detto. In realtà, più che fare considerazioni, io vorrei porre due domande, partendo dal fatto che con il primo decreto-legge ristori del 28 ottobre, a cui sono seguiti il ristori- bis del 9 novembre, il ristori- ter del 24 novembre, il ristori- quater del 30 novembre, sono stati messi in campo circa 20 miliardi. Ripassando la storia, di 100 miliardi si è parlato con i decreti cura Italia, rilancio e agosto, il tutto con ben quattro scostamenti di bilancio votati anche da noi delle opposizioni. Ebbene, la prima domanda che vorrei porre è se qualcuno del Governo mi volesse spiegare se qui stiamo facendo sul serio o se stiamo giocando a Monopoli. Lo chiedo perché questa è una domanda che mi viene rivolta tutti i giorni da chi il ristoro lo sta ancora aspettando e da chi non ha ancora visto un euro di cassa integrazione. Parlo di padri e madri di famiglia che, se non fosse per la solidarietà che si è mossa e si muove autonomamente in molte nostre realtà territoriali, a quest'ora non saprebbero come fare per mettere insieme il pranzo con la cena. (Applausi) . Non parliamo poi delle partite IVA, costrette a chiudere perché se anche qualcosa è stato fatto, è chiaro che con 600 o 1.000 euro non si possono pagare le spese e in più vivere e noi su questo fronte abbiamo fatto ben più di una proposta. E se anche solo una di queste fosse stata ascoltata, forse molti avrebbero evitato la chiusura dell'attività. Parlo, ad esempio, della moratoria sui mutui bancari, sul rendere immediatamente spendibile il credito di imposta, sulla conversione dei crediti in contributi a fondo perduto, sul cancellare i contributi fissi per gli autonomi, sul rinviare le scadenze di novembre, ma non di dieci giorni, sul tagliare le aliquote IVA, sull'indennizzare i costi fissi delle piccole e medie imprese. Passiamo alla seconda domanda che vorrei porre e che riguarda la tanto richiesta collaborazione che voi chiedete alle opposizioni in questo difficile momento. Ecco, io vorrei che voi chiariste cosa significa per voi collaborazione: forse intendete l'accettazione di ogni vostra decisione senza alcuna osservazione o proposta alternativa? (Applausi) . Questo assolutamente non può essere, perché collaborare significa ragionare insieme sulle decisioni da prendere, ascoltare la voce dei cittadini e da lì partire per portare avanti delle proposte. Vorrei farvi notare che questo noi della Lega lo abbiamo sempre fatto con molta meticolosità e responsabilità, traducendo poi in emendamenti quelle richieste di salvataggio che ci arrivano dalle famiglie, dai lavoratori, dalle imprese, dai liberi professionisti, dai commercianti, dagli artigiani, da tutti coloro che con molta dignità e determinazione hanno mandato avanti il nostro Paese e ora, con molta vergogna, sono quasi costretti a chiedere la carità allo Stato di cui sono cittadini. Ebbene, le nostre richieste e proposte si sono ridotte in questo decreto a 380 milioni sugli 8 milioni complessivi stanziati con l'ultimo scostamento di bilancio, una briciola in fin dei conti. Non potete certo dire che noi non abbiamo avuto spirito collaborativo e lo dimostrano i fatti. Posso portarvi l'esempio della Commissione di cui faccio parte, la Commissione cultura, in cui come opposizione abbiamo condiviso e votato a favore delle osservazioni e delle raccomandazioni contenute nel parere stilato dai membri della maggioranza, prendendoci l'impegno di trasformarle una ad una in emendamenti. Poco o niente è stato accolto e avete deluso così anche la vostra maggioranza che siede sui banchi di quest'Assemblea e sono sicura che buona parte di essa sia rimasta amareggiata da questo atteggiamento di chiusura alle proposte di tutto il Parlamento, anche quella parte che vi sostiene e non solo quella formata dalle opposizioni. Sempre parlando di collaborazione davanti alla vostra richiesta di segnalare emendamenti che non prevedessero oneri, abbiamo per esempio proposto di derogare alla chiusura di tutte quelle librerie collocate nei centri commerciali, chiaramente svantaggiate rispetto alle altre. No, non si può fare, non si può derogare perché va contro quanto previsto dal DPCM, che in questo modo va a generare discriminazioni tra esercenti della stessa tipologia di prodotti, in questo caso i libri, proprio in un momento in cui poteva esserci un certo guadagno per le librerie. E ancora, restando sempre nel campo della cultura e di emendamenti non onerosi, avevamo chiesto anche di derogare alle aperture dei luoghi della cultura perché siamo fermamente convinti che con la prenotazione e il contingentamento degli ingressi si poteva evitare la chiusura di musei, biblioteche, cinema e teatri. Neanche questo. Sono questi solo esempi per dirvi che quando parlate di collaborazione, dovete poi specificare di che tipo di collaborazione state parlando, se poi le nostre proposte, onerose o non onerose che siano, vengono sempre puntualmente cassate e dichiarate inammissibili o senza copertura. Non so sinceramente con questo atteggiamento di chiusura nei confronti delle opposizioni dove vogliate arrivare e cosa vogliate far credere agli italiani. So però una cosa: i cittadini italiani non ce la fanno più e hanno bisogno in questo momento di supporto economico, ma soprattutto di provvedimenti strutturali che consentano loro di continuare a lavorare perché il lavoro dà dignità e non li rende sudditi del potere. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Croatti. Ne ha facoltà. CROATTI (M5S) . Signor Presidente, rappresentanti del Governo, gentili colleghi, questo 2020 che sta per concludersi rimarrà impresso in maniera indelebile nelle nostre vite, segnato da un nemico che solo un anno fa di questi tempi nessuno immaginava che si sarebbe presentato dinanzi a noi così aggressivo e senza scrupoli. Il coronavirus ha ribaltato le nostre vite, sconvolgendo abitudini, usi, costumi, consapevolezze, umori, paure e priorità. La pandemia ha stravolto anche la vita di questa Assemblea, costringendoci a rivedere i lavori come mai era accaduto prima d'ora. La preoccupante evoluzione dell'emergenza sanitaria ha reso necessario più di un intervento da parte del Governo per l'adozione di ulteriori e più rigide misure per contrastare e contenere il contagio. Come abbiamo constatato, il virus corre veloce, ma fortunatamente abbiamo visto all'opera un Governo che ha cercato di rispondere con altrettanta rapidità. Una velocità certificata dai dati del 7 dicembre del 2020; i contributi a fondo perduto e i ristori erogati dall'Agenzia delle entrate ammontano a più di 9 miliardi, con una platea di beneficiari enorme pari a 2,4 milioni di partite IVA. Ricordo che il decreto ristori di cui discutiamo vale ben 18 miliardi complessivamente. Si tratta in sostanza di quattro decreti in uno, visto e considerato che dal primo testo varato si sono registrate purtroppo nuove chiusure. Il provvedimento arriva a toccare addirittura 173 tipologie di attività diverse, a riprova di quanto sia deflagrante il coronavirus per il nostro tessuto produttivo. C'è però un comparto tra quelli colpiti sul quale voglio soffermarmi ed è quello del turismo. Un segmento colpito in maniera devastante dal Covid-19; secondo l'Agenzia nazionale del turismo a fine 2020 si registrerà un calo spaventoso di turisti italiani e stranieri pari al 49 per cento rispetto al 2019, con 57 milioni di visitatori in meno e con un tracollo di 186 milioni per quanto riguarda i pernottamenti. Una flessione di spesa turistica nell'ordine di 71 miliardi. Non esiste un ristoro, non esiste una copertura per questi numeri. È inutile continuare a soffiare sul fuoco su un tema del genere. Si sta cercando di affrontarlo. Sono numeri che fanno tremare i polsi e ci danno la misura della catastrofe in cui è stato scaraventato uno dei comparti che negli ultimi anni aveva registrato un segno positivo. (Applausi). Per questo, con tutti i limiti del caso, il Governo e la maggioranza hanno prodotto il massimo dello sforzo per dare modo di vivere e proteggersi dall'onda d'urto così violenta che ha investito il turismo. Tra le principali manovre che sono state inserite nel decreto ristori- quater vi è l'indennità di 1.000 euro per i lavoratori stagionali del turismo, degli stabilimenti termali e dello spettacolo, che si sono visti costretti involontariamente a cessare il rapporto di lavoro in questo periodo. Inoltre, si è voluto dare un'attenzione specifica al segmento relativo alle agenzie viaggi a ai tour operator, per i quali si prevedono stanziamenti suppletivi per 400 milioni di euro, che vanno ad aggiungersi a quelli già stanziati. Vi è poi il bando di 20 milioni destinato al segmento delle guide turistiche e degli accompagnatori turistici e sono stanziati oltre 100 milioni già destinati al sostegno del settore alberghiero e termale. Tra le misure del decreto-legge ristori è anche previsto un rimborso dei voucher per gli spettacoli dal vivo previsti dal 24 ottobre e fino a gennaio 2021 che sono stati nuovamente bloccati per le norme di contrasto al Covid. Si è tentato di fare il possibile. Questo 2020 nero per il turismo deve però portarci a riflettere sulla necessità di congegnare progetti a lunga gittata con una visione di questo settore così importante, che è troppo spesso trascurato dalla politica nonostante l'espansione e il suo lungo percorso di rinnovamento ancora tutto da completare. Se la riconversione green e gli investimenti per la competitività e l'innovazione faranno la parte da leone nel recovery fund, il turismo dovrebbe essere messo all'interno di questo grande dibattito per la volontà del percorso da tracciare per i prossimi dieci, venti anni. Personalmente, resto convinto che un'agevolazione epocale come quella del superbonus al 110 per cento per l'efficientamento energetico e il miglioramento antisismico degli edifici vada estesa anche al settore ricettivo e alberghiero, proprio per proiettare definitivamente queste strutture nel terzo millennio. Sarebbe un'opportunità senza pari, ad alto moltiplicatore e spero che il Governo lavori con il massimo sforzo per realizzarla. Oggi però ribadiamo la necessità di portare a casa questo composito decreto-legge come ammortizzatore per reggere l'urto di questo durissimo 2020. Alle chiacchiere abbiamo preferito i fatti e il testo che ci accingiamo licenziare ne è il miglior certificato (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Cucca. Ne ha facoltà. CUCCA (IV-PSI) . Signor Presidente, colleghi, signor Sottosegretario: « Procurade 'e moderare, barones, sa tirannia, chi si no, pro vida mia, torrades a pe' in terra! Declarada est già sa gherra contra de sa prepotenzia, e cominzat sa passienzia in su pobulu a mancare ». La traduzione è: cari baroni, cercate di moderare la vostra tirannia, altrimenti, dovessi anche rimetterci la vita, tornerete nella polvere; nel popolo la pazienza comincia a mancare. Queste sono le parole di un magistrato sardo, Francesco Ignazio Mannu, che rappresentò in maniera accorata la ribellione del popolo sardo nel 1794 guidato da altro magistrato, Giovanni Maria Angioy, quando i feudatari sabaudi vennero cacciati dalla Sardegna. Questi versi, che costituiscono l'inno della Sardegna, rappresentano anche un accorato appello in difesa del popolo sardo, perché troppo spesso è stato ed è dimenticato dai governi centrali. Desidero comunque sottolineare il fatto che questo provvedimento è estremamente importante e ha colto anche numerosi buoni risultati, ma lo ha fatto grazie all'apporto che è stato dato dal relatore, dai componenti delle Commissioni e dalla Sottosegretaria che ha seguito tutti i lavori, a cui non posso non rinnovare la mia stima personale ed il ringraziamento per quello che è stato fatto. Tuttavia non posso non sottolineare che, dopo i disastri che ci sono stati in Sardegna a seguito degli eventi che si sono aggiunti ad una situazione già gravissima, con un'economia ormai assolutamente distrutta (ormai la Sardegna è in ginocchio), dopo i danni causati dai recenti disastri metereologici, il Governo non ha colto la portata e la gravità di questo disastro. Noi senatori sardi abbiamo presentato un emendamento, giusto per far fronte in maniera almeno temporanea o comunque emergenziale alla situazione che si è venuta a creare dopo i disastri del 28 novembre. Ci sono state belle parole e cordoglio per le vittime, tanta solidarietà a chiacchiere, ma fatti concreti ancora non se ne sono visti, come peraltro avevo puntualmente previsto nel mio intervento in quest'Aula. Spero non mi si dica che questo provvedimento è destinato ai ristori per fatti legati alla pandemia, perché, come ho detto, i disastri sardi si sono aggiunti alla situazione tragica della Sardegna, dopo che la stagione estiva, uno dei fulcri dell'economia sarda, è stata un disastro totale annunciato e peraltro verificato. Mi riferisco ai gravissimi danni all'agricoltura causati dal maltempo, che si sono verificati non solo a Bitti, ma in tutta la Sardegna. Spero che non mi si dica che l'emendamento presentato era inconferente, perché purtroppo devo sottolineare che è questo il disagio nel quale mi trovo quando parlo di questo provvedimento. Infatti, sono stati introdotti emendamenti che di fatto con la pandemia non c'entrano nulla; basti pensare all'emendamento che è stato approvato per consentire a chi aveva già sostenuto due volte l'esame per la nomina a procuratore dello Stato di poterlo sostenere per la terza volta. Si è tentato poi di introdurre, ancora una volta, la possibilità di portare l'età pensionabile dei magistrati da settanta a settantadue anni, mascherandolo con un emendamento analogo, correttissimo e giustissimo, che era destinato ai medici. Di fatto non si può negare che siano stati presentati e approvati in Commissione degli emendamenti che non c'entrano nulla con il tema trattato da questo provvedimento. Devo dire che sono rimasto un po' stupito che in Commissione il settore del quale mi occupo fattivamente e a cui cerco di dare il mio modestissimo apporto, che è quello della giustizia, ancora una volta sia stato sostanzialmente marginalizzato e ad esso sia stata rivolta poca attenzione, con l'approvazione di una serie di emendamenti che, guarda caso, provenivano da una sola forza politica, mentre quelli di buon senso che avevamo proposto noi, che effettivamente avrebbero potuto accorciare e in qualche maniera dare un buon apporto per il miglior funzionamento della giustizia, sono stati tutti disattesi. Mi farò ancora portatore degli interessi e dei bisogni della mia terra. Mi farò ancora portatore degli interessi dei sardi, ribadendo però che la pazienza davvero sta iniziando a mancare. Abbiamo a breve ulteriori occasioni per prestare la dovuta attenzione alla Sardegna, che oggettivamente - lo ribadisco - si trova in una situazione di disagio economico mai vista prima di oggi. Mi auguro che il Governo voglia cogliere l'occasione per dare la dimostrazione che noi facciamo ancora parte dell'Italia, ma per quello che ho visto e da quello che è stato annunciato fino ad oggi oggettivamente non mi pare che siamo sulla strada giusta. Quindi, rinnovando ancora una volta la stima verso il Sottosegretario che conosco da tempo e so quanto impegno mette nelle cose che fa, chiedo di badare un po' di più alla Sardegna e ai sardi, perché davvero in questo momento ne hanno bisogno, altrimenti sarà difficile continuare a guardare - l'ho già detto in quest'Aula - a un Governo che disattende e si dimentica regolarmente che la Sardegna fa ancora parte dell'Italia. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Maffoni. Ne ha facoltà. MAFFONI (FdI) . Signor Presidente, colleghe senatrici, colleghi senatori, rappresentante del Governo, in questi difficili giorni, prossimi alle festività natalizie, siamo chiamati ad esprimerci in merito alle misure adottate da questo Governo nei confronti del sistema produttivo italiano. Per farlo, colleghi, vorrei dare una doppia analisi: una prima che analizzi il problema del breve e medio termine, mentre una seconda che guardi più al futuro. Voglio essere chiaro sin dall'inizio che il tema dei ristori è particolarmente complesso e difficile e in alcun modo non deve rischiare di essere affrontato con la sola finalità di polemica. L'attività imprenditoriale e manifatturiera del nostro Paese è un patrimonio di cui l'Italia deve essere orgogliosa. Siamo una delle economie più importanti al mondo e le nostre capacità manifatturiere ci vengono riconosciute in ogni angolo del globo. Dobbiamo essere altrettanto chiari, gentili colleghi, che l'unico modo che abbiamo per uscire da questa crisi, che peraltro ancora oggi non ha una data certa di scadenza, è il sostegno al mondo imprenditoriale. Un sostegno che non deve trovare differenza tra le grandi aziende e la piccola azienda, tra un settore chimico e un settore agricolo, tra l'artigiano e il commerciante, tra il ristoratore e il parrucchiere: tutte queste categorie oggi, come non mai, hanno la necessità, ma soprattutto il diritto, di essere ascoltate, sostenute ed aiutate. Un sostegno a breve e medio termine - e qui affronto il primo punto - non deve significare distribuzione a pioggia di denari, come spesso nei mesi scorsi è accaduto, con inutili, se non pessimi, risultati. Serve un piano immediato, ponderato e ben costruito. Siamo giunti, infatti, a un momento in cui il Paese dev'essere sostenuto sia dal lato dell'offerta sia da quello della domanda dei prodotti. A tal proposito, non posso esimermi dal dire che alcuni provvedimenti adottati dalla vostra agenda politica sono stati pensati andando in quella direzione. Riconosco, infatti, che alcune delle associazioni di categoria del mondo produttivo - non tutte per la verità - hanno accolto anche positivamente quanto da voi proposto. Tuttavia - e qui affronto il secondo punto - ci sono ancora molti aspetti che devono essere chiariti e il Paese, oggi come non mai, ha bisogno di un progetto lungimirante, che guardi ai prossimi anni e alle prossime sfide. L'impressione, talvolta, è che siate troppo impegnati a cercare il modo per arrivare a fine legislatura e non per rilanciare il sistema produttivo per i prossimi anni. Colleghi, proprio oggi, in questi minuti, sta per iniziare nella mia città l'annuale assemblea generale degli industriali bresciani. È un appuntamento di primaria importanza, vista anche la vocazione manifatturiera della provincia che ho l'orgoglio di rappresentare in questo Parlamento. L'incontro, cui parteciperanno, tra gli altri, il ministro dello sviluppo economico Stefano Patuanelli e il ministro per gli affari europei Vincenzo Amendola, è stato presentato dal presidente Pasini, che parlerà di tre temi che ritiene fondamentali per il mondo imprenditoriale, e cioè la solidarietà, l'impegno e l'orgoglio. Cari colleghi, mi permetto di rubare questi temi agli amici imprenditori bresciani, perché da qui bisogna ripartire e concentrare la prossima attività economica del Governo. Questa dev'essere l'agenda politica del Paese per i prossimi mesi. Le nostre aziende che oggi non sono in estrema difficoltà negli anni scorsi hanno investito in tecnologia e scommesso sull'innovazione e la ricerca e lo sono ancor meno quelle che hanno avuto la capacità di internazionalizzare la propria attività. Da qui dobbiamo ripartire: dobbiamo pensare alla necessità di sostenere le politiche in grado di proiettare le nostre attività e scommettere sul futuro. Il comparto produttivo chiede sostegni mirati, che permettano alle aziende di continuare a produrre e lavorare con fiducia. Non so a voi, colleghi, ma ciò che tanti imprenditori che frequento mi continuano a chiedere non sono soldi, ma scelte e decisioni coraggiose, che consentano a ogni imprenditore di continuare la propria attività. Nessuno nega l'emergenza sanitaria, ma è ovvio che oggi dobbiamo pensare anche a quella economica e sociale. Come farlo? Per il futuro pensiamo a ristori che abbiano la capacità di sostenere tutte le filiere industriali e non soltanto alcuni particolari settori. Abbiamo visto, infatti, nelle scorse settimane l'esclusione di tante piccole attività commerciali al dettaglio, che in futuro resisteranno sicuramente con estrema difficoltà. È innegabile, infatti, che proprio le realtà più piccole sono oggi le più sofferenti rispetto a un quadro di tutta l'intera economia italiana che è già grave. Queste attività sono quelle che hanno fatto uso massiccio di cassa integrazione, che spesso - anzi, quasi sempre - viene anticipata dalle stesse imprese. È quindi necessario, colleghi, non tralasciare alcun settore, perché un piccolo tassello dimenticato all'interno della filiera manifatturiera potrebbe avere un effetto domino dalle conseguenze devastanti. È necessario avere il coraggio di adottare politiche che stimolino l'attività produttiva e, al contempo, l'incrocio tra domanda e offerta. Solo con scelte coraggiose avremo la possibilità di salvare il mondo produttivo italiano. Non ne va solo della loro sopravvivenza, ma di quella dell'intero nostro Paese Italia. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Caliendo. Ne ha facoltà. CALIENDO (FIBP-UDC) . Signor Presidente, devo dire di non essere soddisfatto del provvedimento in esame, e non per colpa del sottosegretario Guerra qui presente, che stimo da anni, ma perché, sotto il profilo dei ristori, vi sono deficienze enormi. Non c'è alcuna iniziativa specifica sulle imprese che possa contribuire alla crescita economica del nostro Paese. Vi sono poi intere categorie di lavoratori abbandonate, distrutte. Mi riferisco, tanto per fare un esempio, a quanto si è verificato all'aeroporto di Milano Malpensa, dove ormai è stato registrato addirittura l'80 per cento di perdite di passeggeri, con un'incidenza enorme su autonoleggi, autorimesse e parcheggi. È inutile citare i codici Ateco, ma non hanno avuto nulla. Questo vuol dire aver creato e continuare a creare una disparità non indifferente tra soggetti e lavoratori, a seconda della propria posizione. Voglio intervenire su due questioni: una di metodo, l'altra di merito, benché la prima sia ugualmente di merito. Mi rivolgo specificamente al presidente della Commissione bilancio Pesco e al Capogruppo del mio Gruppo, così come agli altri Capigruppo: occorre evitare lo sconcio che ormai si è raggiunto nelle valutazioni che avvengono nelle Commissioni, dove c'è un numero enorme di emendamenti segnalati e non trattati (non per loro responsabilità, ma per una prassi instauratasi negli ultimi anni). (Applausi). Bisogna evitare questo sconcio e ritornare a un sistema che ciascuno di voi - non il senatore Pesco, forse - ricorderà. Ricordiamo infatti quanto avveniva con la legge finanziaria, quando ognuno di noi, la sera, ascoltando la radio, sentiva per dieci-dodici giorni consecutivi la valutazione di ogni singolo emendamento in Aula. È questa la logica, altrimenti vi è la perdita di dignità non solo dell'Assemblea, non solo di un ramo del Parlamento, ma di ciascuno di noi, nel momento in cui facciamo finta di aver fatto un lavoro e di aver tenuto conto di problemi che, di fatto, non sono stati esaminati. Tanto per fare alcuni esempi, per quanto riguarda specificamente la giustizia e le norme contenute nel provvedimento, grazie ad alcuni emendamenti della maggioranza, si sono serbati alcuni aspetti del processo d'appello, ma resta una serie di problemi - anche sullo stesso processo d'appello, come sulla spedizione in forma esecutiva per via telematica delle sentenze o dei provvedimenti - che avrebbero potuto trovare una diversa soluzione, molto più coerente. Si sarebbero quindi potuti eliminare alcuni aspetti negativi, laddove ci fosse stata la possibilità di dialogo e di esame specifico in Commissione. Colleghi, non basta prevedere che le Commissioni alle quali non vengono assegnati i provvedimenti possano esprimere pareri; occorre invece che vi sia la possibilità di un intervento specifico. Quando ho letto alcune misure, mi sono chiesto se sia mai possibile che persone che hanno un'esperienza del processo, come giudici, avvocati e parti, abbiano scritto queste cose senza considerare i principi fondamentali. Vi riporto solo un aspetto. All'inizio della pandemia si è pensato che il giudice dovesse restare presso l'ufficio giudiziario, mentre nel giro di qualche settimana o mese si è detto che non era possibile che i giudici restassero da soli nel palazzo di giustizia e che dovessero poter lavorare da remoto, a casa propria. Ciò significa aver distrutto l'oralità del processo, che è fortemente connessa alla sua concentrazione e speditezza. Aver dimenticato le regole fondamentali ha portato anche a dire che non è necessario che la camera di consiglio sia fatta in presenza dei giudici, il che si traduce in una situazione abnorme sotto il profilo della capacità di comprendere il processo e la valenza dell'incontro e della discussione. Come alcuni di voi, ho fatto parte di migliaia di camere di consiglio, dove non ha mai avuto luogo una qualsiasi discussione sull'interpretazione di quanto era avvenuto in udienza: sulla capacità degli avvocati di rappresentare la realtà dei fatti. Che cosa avviene? Quando c'era soltanto lo scambio di memorie, su questa interpretazione molte volte diventava difficile che ci fosse l'unanimità del collegio. (Applausi) . È questa la logica per cui è assurdo dire di superare tutto e che sarà il Presidente del tribunale a decidere se fare o meno il processo da remoto, oppure che sarà il Parlamento a stabilire se ci sarà o meno la possibilità di fare il processo da remoto. No: dev'esserci la possibilità per il cittadino, in quanto è una libertà fondamentale. Ricordate che il processo si basa sulla disponibilità delle parti, quindi occorre che vi sia una necessità. Ciascun giudice dev'essere limitato dalla necessità sottesa al fatto che il cittadino vuol essere giudicato secondo le regole processuali che garantiscono i diritti fondamentali. Presidenza del vice presidente LA RUSSA (ore 13,08) ( Segue CALIENDO). La norma quindi non può non prevedere quello che il Consiglio di Stato, con un'ordinanza del 21 aprile 2020, ha ritenuto di stabilire, ossia che non è possibile un processo coartato, in quanto l'utente della giustizia deve sempre avere la possibilità di dire di non volere che la sua causa si decida subito, ma che possa esserci un regolare dibattimento e, finita la pandemia, si faccia in un certo modo. Ciò rientra nei diritti fondamentali. (Richiami del Presidente). Il Consiglio di Stato l'ha detto già prima che poi... (Il microfono si disattiva automaticamente). Signor Presidente, mi consenta di dire solo un'altra cosa. Siamo arrivati a livelli veramente bassi. Il giudice di pace non può fare il processo per via telematica, mentre il Ministro della giustizia arriva a dire una cosa fuori da qualsiasi immaginazione. La magistratura onoraria - dice il Ministro - ha la finalità di contenere il numero dei togati, pena la perdita di prestigio... PRESIDENTE. Senatore Caliendo, la invito davvero a concludere. CALIENDO (FIBP-UDC) . Probabilmente il Ministro non sa cos'è la magistratura onoraria e cos'ha fatto nel nostro Paese. Signor Presidente, ricorderà specialmente, ancor prima del giudice di pace, il contributo che il conciliatore ha dato alla nostra giustizia ... (Il microfono si disattiva automaticamente). PRESIDENTE. Senatore Caliendo, deve concludere, non iniziare un nuovo argomento. È iscritto a parlare il senatore Zuliani. Ne ha facoltà. ZULIANI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, ci apprestiamo a mettere ai voti uno dei provvedimenti più importanti per la Nazione dal dopoguerra in poi e, nel bene e nel male, in questo nefasto 2020, dominato da un nemico invisibile, il coronavirus o Covid-19, con gravi impatti, a livello sanitario, economico e sociale. Tali provvedimenti, se gestiti con lungimiranza, avrebbero gettato le basi per una radicale, profonda, vera e possibile ripartenza per il nostro Paese, slegata da un altro virus, quello della burocrazia, della lentezza e della mancanza di una visione strategica. Solo per citarne alcuni: sono stati votati un decreto rilancio, ma il rilancio non c'è stato, e un decreto semplificazioni (che, a mio modo di vedere, avrebbe dovuto essere il più importante), ma la semplificazione non c'è stata. Basta chiederlo al mondo fuori da qui, che ci osserva, composto da italiani, persone, lavoratori e imprenditori. Ora siamo qui a discutere e votare il decreto ristori, inesorabilmente inefficace, perché lascerà ancora fuori molte categorie, segnalate dalla Lega e dal centrodestra, ma non prese in considerazione da un presuntuoso e vanitoso Capo del Governo, deciso ad annientare i provvedimenti fortemente voluti dalla allora componente di Governo, la Lega, con il suo uomo più potente e forte, Matteo Salvini. È una battaglia navale perversa, il cui obiettivo è affondare: la flat tax è stata affondata; e il decreto sicurezza? Sarà affondato anche quello? Sarà il voto delle prossime ore a dirlo. La forte volontà di affondare Matteo Salvini, con ogni strumento e ogni mezzo, è poi sotto gli occhi di tutti, ma non ce la farete: non ve lo permetteremo. (Applausi) . Basti pensare che, nel corso delle audizioni, le categorie alle quali ho chiesto personalmente se fossero favorevoli all'anno bianco fiscale hanno risposto tutte di sì. Sarebbe stato un modello di semplificazione, nessuno avrebbe dovuto fare richiesta. Sarebbe stato un modello di ristoro, perché avrebbe coinvolto tutti. Avrebbe avuto le coperture, se non fossero state scialacquate in quelle che alcuni chiamano marchette, ma che io, per non offendere nessuno, chiamerò "pacchette", quelle sulle spalle. L'anno bianco fiscale però arriva dalla Lega, da Matteo Salvini, e il presuntuoso e vanitoso l'ha stroncato sul nascere. Concludo il mio intervento portando un esempio dell'efficacia di questo Governo (che definisco "esemplare", ovviamente con un mio commento ironico). Dopo aver sentito l'intervento del collega Comincini in merito alle misure contenute nel decreto ristori relativamente alle donne vittime di violenza, vi faccio un esempio dell'efficacia e della rapidità di questo Governo. Nel corso dell'esame della scorsa legge di bilancio, è stato votato e inserito un disegno di legge, sotto forma di emendamento, che - lo ripeto per l'ennesima volta - era frutto del lavoro della Lega e del MoVimento 5 Stelle e introduceva l'obbligo di esposizione del numero antiviolenza 1522. Inserito in legge di bilancio, votato e approvato, tale provvedimento vede ancora, a un anno di distanza, la sua mancata applicazione, eppure si prevedeva, con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, la definizione di un cartello entro sessanta giorni. Allora siamo fermi qui, dopo un anno, per definire un cartello, quello del numero antiviolenza 1522, che avrebbe potuto essere preparato anche dall'ultimo dei funzionari della Presidenza del Consiglio dei ministri. (Applausi) . Rilancio dunque l'appello e chiedo al rappresentante del Governo di portare avanti queste istanze, che non sono mie personali, né della Lega, ma di tutto il Parlamento, che ha votato una norma che va incontro alle donne vittime di violenza. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Ripamonti. Ne ha facoltà. RIPAMONTI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, (se ce ne sarà ancora uno: oggi comunque c'è e mi sembra sia stata anche riconosciuta grande collaborazione durante la fase di esame in Commissione), colleghi, penso che tutti ricordiamo la legge di bilancio del 2018. Fu una grande battaglia, nel corso della quale la Lega in primis , insieme all'allora alleato di Governo, cercò in tutti i modi di fare ciò che riteneva importante, ovvero riuscire ad approvare uno scostamento, oltre a quello consentito, necessario a far ripartire il Paese e a dargli slancio. Tutti ricordiamo com'è andata, ovvero che non ci fu consentito, se non per una piccolissima parte, per fare alcune cose che avevamo scritto nel nostro contratto di Governo. Era evidente infatti che per la Germania, la Francia e per altri Paesi dell'Unione europea la linea di galleggiamento entro la quale doveva stare l'Italia era posizionata esattamente un centimetro sotto il nostro naso, anche per evitare che potessimo migliorarci, visto che siamo sicuramente più bravi degli altri. Così, con una piccola pressione del dito, ci avrebbero potuto mettere sott'acqua, quando lo avessero voluto. C'è stato poi il cambio di Governo (sul fatto che sia stato giusto o sbagliato ognuno avrà le sue posizioni) e, un pochino dopo, è arrivata la sciagura del Covid, a significare che le disgrazie non vengono mai da sole. A quel punto, c'è stato il via libera a un fiume di denaro, scostamento dopo scostamento (parliamo infatti di 108 miliardi di euro), decreto dopo decreto e recovery dopo recovery . Si tratta di miliardi di euro che, con ogni probabilità, in ogni altro Paese del mondo (come stanno dimostrando alcuni in modo particolare), avrebbero dato la possibilità di mettere in sicurezza l'economia nella fase iniziale della pandemia e di cercare di programmare il futuro. Era infatti evidente che ci sarebbe stata una seconda ondata, con le conseguenti ripercussioni e con grosse difficoltà per tutto il mondo produttivo, legato sia al lavoro dipendente, sia alla piccola, media e grande impresa. Invece ora abbiamo un Paese in ginocchio, che probabilmente non è soddisfatto, ad esempio perché il 25 per cento delle perdite complessive riguarda le piccole e medie imprese, 350.000 delle quali sono a rischio chiusura, o i costi fissi per il ristoratore di una media città sono pari a circa 25.000 euro, mentre noi abbiamo dato loro le briciole. Evidentemente, quindi, nessuno è contento. Siete comunque sempre stati in grado di giustificare queste cose, ma non credo sia così. È poi evidente che non c'è alcuna dimostrazione della capacità di programmare, visto che oggi siamo qui a votare un provvedimento che riguarda i decreti ristori uno, due, tre e quattro (potrei dirlo anche alla Santillo, in latino: "unis" , bis , tris , eccetera). Siamo però in una situazione che denota mancanza di programmazione, perché prima abbiamo chiuso, poi riaperto, poi, in previsione della chiusura, ristorato. Poi però vi siete accorti - perché vi abbiamo detto che era così - di aver dimenticato l'umano mondo, e allora avete deciso di fare un secondo decreto. Anche in quel caso, però, vi siete accorti di aver dimenticato l'umano mondo, e allora avete fatto un decreto ristori tre; siccome però vi siete accorti che, anche in quel caso, avevate dimenticato l'umano mondo, avete emanato il decreto ristori quattro. Attenzione, però, perché qualcuno ieri ha detto: «Faremo il decreto ristori cinque». Siete matti! Avete la capacità di non riuscire a programmare un beato niente. Da questo punto di vista, quindi, siete quelli dell'assistenza. Perché l'assistenza? Non è che, se ristoro qualcuno, faccio un atto di grande responsabilità e offro una possibilità di crescita al Paese. No: gli do soltanto una piccola mancia; avete fatto assistenza, quindi, non investimenti. Adesso il ministro Di Maio ha detto di voler proporre un anno bianco per le tasse nel 2021. Qua ci vorrebbe un applauso generale, perché noi l'abbiamo detto circa otto mesi fa che andava fatto un anno bianco, che non andavano riscosse le tasse e che prima bisognava mettere in sicurezza il Paese. Vivaddio, ci è arrivato: facciamogli un grande applauso! (Applausi) . Mi auguro che il Governo e, in modo particolare, il Ministro dell'economia prendano atto di questa grande intuizione. Cari amici ossessionati da Salvini e dall'uomo solo al comando, vi do una notizia. Ormai l'avete capito e, in modo particolare, un uomo di Firenze ancor di più: l'uomo solo al comando è là, seduto là. DPCM dopo DPCM, uno alla volta, fa quello che vuole. Vi ha fregato tutti (Applausi), in modo particolare gli ex amici (qualcuno, ovviamente, lo è ancora) dei cinquestelle. Hanno preso un uomo e gli hanno detto di fare il capo del partito. Siccome però quell'uomo lì oggi si è collocato nell'area del centrosinistra, mi farei una domanda, rivolta a tutti coloro che vi sono dentro: occhio, perché quello lì, tra un po', fonderà un partito e il MoVimento 5 Stelle sarà chiamato a scegliere se rimanere tale o diventare Movimento 5 Conte. Quell'uomo di Firenze oggi pone probabilmente questioni di fiducia e dice «non lo so, vediamo». Il ministro Bellanova - questa cosa fa ridere, dai - oggi non può partecipare all'incontro, perché è a Bruxelles. Non si sapeva che il ministro Bellanova sarebbe dovuto andare a Bruxelles? Per l'amor del cielo, ci mancherebbe, ci sono cose che si fanno all'ultimo secondo, magari all'insaputa. Cosa fa quell'uomo che è seduto là, che dovrebbe essere l'avvocato del popolo e che aveva detto di esserlo, ma che è l'avvocato di nessuno? Occupa quello spazio elettorale. Cari amici di Italia Viva, sveglia! Quello è il vostro spazio e credo che anche il capogruppo Marcucci l'abbia intuito. Un'altra cosa: il cashback . Ieri qualcuno ha fatto una citazione della frase di Osho, straordinaria, perché ve la siete presa con la gente, dopo averla mandata a fare la spesa; le avete detto che, se fosse andata a fare la spesa, dopo le avreste dato i soldi. Siete straordinari. Ogni giorno in più che il Presidente del Consiglio rimane seduto su quella sedia - e la responsabilità è vostra - è maledetto per questo Paese. (Applausi. Commenti) . PRESIDENTE. Se c'è qualcuno che ha qualcosa da dire, alzi il dito e gli diamo la parola; altrimenti vi prego di astenervi. È iscritto a parlare il senatore Fenu. Ne ha facoltà. FENU (M5S) . Signor Presidente, per la prima volta siamo chiamati a discutere e approvare quattro decreti in uno; un aspetto, questo, che dimostra l'eccezionalità del periodo che stiamo vivendo e che dobbiamo affrontare con determinazione e serietà, in risposta all'emergenza Covid. Il decreto ristori introduce un'ulteriore serie di misure volte a consolidare la risposta dello Stato alle conseguenze economiche e sociali dell'epidemia. Nelle ultime settimane, i colleghi delle Commissioni bilancio e finanze, i relatori, i Presidenti e i Sottosegretari hanno impiegato una parte importante delle loro energie nel tentativo di raggiungere un accordo sulle modifiche da apportare ai testi originari dei decreti-legge. A loro va il mio personale ringraziamento, nella convinzione che per affrontare i tempi che stiamo vivendo sia necessario un maggiore sforzo di unità. Negli ultimi mesi sono più volte risuonate le parole del Presidente della Repubblica, che vanno nel senso di una maggiore unità e compattezza in questo momento così complicato e doloroso della nostra storia. Quelle parole del Presidente della Repubblica devono essere un monito per tutti noi, soprattutto per coloro che nelle ultime settimane sono stati tentati dalla via della strumentalizzazione delle difficoltà del Paese per finalità che - ormai è evidente - esulano dalla reale volontà di portare un contributo al lavoro del Governo e del Parlamento. (Applausi) . La definizione di questo provvedimento deve invece costituire l'avvio di un nuovo percorso di condivisione nelle scelte politiche per il superamento delle difficoltà dei tanti. Le misure introdotte dal decreto-legge in discussione, a partire dai ristori, sono rivolte proprio ai settori maggiormente colpiti dalle restrizioni governative. L'urgenza di ristorare le imprese che hanno subito le restrizioni pandemiche ha determinato purtroppo l'esclusione di tante altre imprese con diversi codici Ateco. Per queste imprese il Governo ha pensato, per il prossimo decreto-legge ristori, a un fondo di perequazione che superi il sistema dei codici Ateco, per ricomprendere tutti coloro che hanno registrato un calo del fatturato nell'anno 2020, anche e soprattutto quelle imprese rimaste fuori dai ristori previsti da questo provvedimento. Il collega che è intervenuto poco fa ha parlato dell'idea dell'anno bianco. Vorrei dire che l'anno bianco fiscale è nei fatti. Il problema delle imprese nel 2020 non sono state le imposte, ma la sopravvivenza. Per questo, anche il Governo ha pensato di prevedere nel prossimo decreto, come alternativa ai ristori, l'esonero totale dalle imposte relative all'anno 2020: questo è l'anno bianco fiscale di cui parla la Lega. La crisi ha fatto emergere ancora di più il divario tra coloro che possono contare su un reddito fisso e sicuro e quei soggetti, come le imprese o le partite IVA, che invece vivono dell'incasso giornaliero e non hanno le stesse garanzie e tutele dei primi. Questa situazione ci impone scelte ben precise: dobbiamo prevedere forme di welfare strutturali anche per le nostre partite IVA e nella manovra in corso di esame alla Camera, grazie anche all'impegno del MoVimento 5 Stelle, si sta delineando un'importante soluzione in tal senso, sia per garantire un po' di più le nostre partite IVA, sia per alleggerire il carico dei versamenti a cui sono tenute. Non dobbiamo più permettere che proprio coloro che da sempre hanno contribuito allo sviluppo del Paese e al sostegno dello Stato possano restare privi di protezione economica in caso di crisi o di assenza di reddito. È altresì necessario ristabilire un principio di giustizia fiscale, prevedendo nuove forme di prelievo nei confronti di quei colossi digitali che si fanno scudo dell'extraterritorialità delle loro sedi per celare i redditi conseguiti nel nostro Paese. Sulla digital tax non possiamo restare appesi all'attesa di incerti accordi internazionali, come quelli che si attendono in sede OCSE, sotto il ricatto di ritorsione nei confronti delle nostre imprese esportatrici. Dobbiamo agire comunque e subito per salvare le nostre imprese, certi che, insieme agli altri Stati europei a noi più vicini e simili, possiamo opporre alle minacce di ritorsione una forza contrattuale enorme data anche dal valore dei profitti conseguiti da questi colossi nel nostro territorio e dal valore economico enorme dei nostri dati digitali. Dobbiamo insomma sfruttare la contingenza della pandemia per creare una società moderna, più giusta e inclusiva. Il raggiungimento di questo risultato, però, passa anche dall'unità e dalla serietà che la politica deve saper dimostrare. Per questo, credo e ribadisco che l'accordo sulla conversione del decreto-legge ristori deve costituire l'avvio di un nuovo percorso politico di unità, come ci ha ricordato il Presidente della Repubblica, per il rispetto dei diritti dei cittadini e per il superamento dei divari sociali. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Balboni. Ne ha facoltà. BALBONI (FdI) . Signor Presidente, sui ristori, a nome di Fratelli d'Italia, sono già intervenuti i colleghi Nastri, Maffoni e Petrenga, quindi, come componente della Commissione giustizia, voglio intrattenermi sul capitolo degli interventi in tale ambito contenuti all'interno dei quattro decreti-legge che oggi esaminiamo per la conversione. In materia di giustizia, in questi decreti ci sono anche cose positive: mi riferisco, ad esempio, alla possibilità per gli avvocati di depositare finalmente anche gli atti penali attraverso posta elettronica certificata (PEC). Lo chiedevamo da mesi, come pure le categorie interessate, e finalmente il Governo si è svegliato e ha introdotto questa semplice possibilità, che non si capisce perché non fosse prevista in precedenza, per il deposito degli atti penali. Siamo invece contrari e particolarmente preoccupati per il trattamento cartolare dell'appello penale che viene introdotto con questa misura e non parliamo poi della discussione della causa in sede di Cassazione. Praticamente quello che era un cardine da sempre fondamentale del processo penale, cioè l'oralità, viene trasformato in un criterio residuale, soltanto in casi particolari e su richiesta di parte. Questo, secondo noi, è molto preoccupante e siamo assai contrari. Siamo contrari anche all'ennesimo svuota-carceri contenuto nel decreto-legge al nostro esame, perché, tra liberazione anticipata e concessione della detenzione domiciliare, saranno altre migliaia i criminali messi in libertà. I criminali ringraziano, i cittadini un po' meno, perché si preoccupano per la propria sicurezza. Nel decreto al nostro esame, inoltre, viene consentito di mettere agli arresti domiciliari i detenuti senza nemmeno valutare il pericolo che il condannato si dia alla fuga o torni a delinquere. Un mio emendamento su questo argomento, presentato a nome del Gruppo Fratelli d'Italia per introdurre almeno questo criterio, cioè la condizione prevista dalla norma generale che viene derogata, è stato semplicemente ignorato, come tantissimi altri di quelli che abbiamo presentato. Risultato: gli unici che restano davvero condannati nel sistema carcerario italiano sono gli agenti di custodia, che vengono tartassati, mandati allo sbaraglio, costretti a turni massacranti (perché sappiamo che l'organico è deficitario di quasi diecimila agenti), senza strumenti e a volte senza nemmeno le mascherine. Ecco, i veri condannati nel nostro sistema carcerario sono gli agenti di custodia, cui va tutta la nostra solidarietà. Quello che più manca in questi quattro decreti-legge, però, è qualsiasi misura a favore della magistratura onoraria. Avete ignorato un mio emendamento relativo ai magistrati onorari, che, come tutti sappiamo, sono privi di qualsiasi tutela, vengono pagati a cottimo e quindi con il rinvio delle udienze chiaramente sono in grosse difficoltà, perché non percepiscono emolumenti. Avevamo proposto di riconoscere loro almeno un indennizzo di 1.500 euro al mese per tutta la durata dell'emergenza. Anche questo nostro emendamento è stato ignorato. È proprio sulla magistratura onoraria che vorrei richiamare l'attenzione di quest'Assemblea, perché, come tutti leggiamo sui giornali, è in corso una protesta molto molto forte da parte dei magistrati onorari, che lamentano - giustamente - di lavorare senza alcuna tutela. Per loro non ci sono ferie né diritti, non c'è il riconoscimento della maternità né un sistema previdenziale o assistenziale in caso di malattia o infortunio. Li mandiamo in udienza, ma, se si ammalano di covid, non riconosciamo la malattia professionale, come avviene anche per le altre malattie, perché il magistrato onorario non ha alcuna tutela nel nostro ordinamento giuridico. Sono dei paria, servitori dello Stato che si sacrificano e tengono sulle loro spalle il 50 per cento e più di tutti gli affari che vengono trattati di fronte ai nostri uffici giudiziari, ma non hanno diritti per il nostro Stato e per il Governo. Questo è veramente vergognoso. Credo che questi cinquemila servitori dello Stato meriterebbero ben altro, come ha del resto riconosciuto la Corte di giustizia europea e come sta riconoscendo finalmente la stessa Associazione nazionale dei magistrati (ANM), che in questi giorni sta facendo uscire comunicati su comunicati in cui riconosce finalmente che senza i magistrati onorari la giustizia semplicemente si blocca. Sappiamo tutti benissimo che il 90 per cento dei processi penali davanti al giudice monocratico del tribunale si tengono grazie ai vice procuratori onorari, perché altrimenti si bloccherebbe tutto, tant'è vero che in alcune procure i procuratori hanno deciso di andare in udienza proprio come forma di solidarietà nei confronti dei magistrati onorari. Ebbene, di fronte a questa situazione drammatica come risponde il ministro Bonafede? Risponde dicendo che questo trattamento vergognoso dei magistrati onorari è necessario, perché altrimenti la magistratura professionale subirebbe la perdita di prestigio e la riduzione della retribuzione. Lo ha detto il ministro Bonafede non a «Porta a porta», ma in un atto ufficiale, rispondendo a un'interrogazione alla Camera del mio collega di partito, l'onorevole Delmastro di Fratelli d'Italia. È una risposta vergognosa, dalla quale hanno preso le distanze persino gli stessi magistrati professionali, perché badate bene, questa non è una delle tante gaffe del ministro a «Porta a porta», ma è un'affermazione contenuta in un atto ufficiale del Governo di fronte al Parlamento. A «Porta a porta», un anno fa, il Ministro disse che quando non si riesce a dimostrare il dolo, allora il reato diventa colposo. Scusate la sintassi, non è mia, è del Ministro, che ho citato testualmente. Questa non è una gaffe , è un atto ufficiale di fronte al Parlamento e credo che da questo punto di vista sia davvero inaccettabile che in ben quattro decreti-legge si sia totalmente ignorata la situazione dei magistrati onorari. Credo che non ci rendiamo davvero conto che se non risolviamo, anche con un decreto-legge, la drammatica situazione dei magistrati onorari, le procure si troveranno presto costrette a mandare i procuratori, i pubblici ministeri in udienza e quindi con la paralisi totale delle indagini da parte dei pubblici ministeri. Non ci rendiamo conto che oggi l'ufficio del giudice di pace non è più quello che una volta era il conciliatore, ma è diventato di fatto una vera e propria sezione del tribunale, che tratta affari anche importanti, soprattutto in materia civile, ma anche in materia penale. Tratta, ad esempio, tutta la materia relativa all'espulsione degli immigrati, tratta questioni importanti e fondamentali, perché quelli che vengono definiti i reati bagatellari, reati di seconda importanza, in realtà per chi li subisce sono reati importanti e il giudice onorario di pace aiuta la giustizia a dare risposta alla domanda di giustizia del cittadino, che altrimenti non la vedrebbe soddisfatta. Per tutte queste ragioni, caro Presidente, credo sia importante che questa Assemblea oggi prenda atto dell'importanza di rispondere il più presto possibile alla domanda di giustizia di questi servitori dello Stato che sono stati troppo a lungo mortificati e invito il Governo, tramite il Sottosegretario, a dare finalmente e al più presto nel prossimo decreto-legge ristori o con un decreto-legge ad hoc la risposta che stanno aspettando da troppo tempo. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore De Falco. Ne ha facoltà. DE FALCO (Misto-+Eu-Az) . Signor Presidente, colleghi, signori del Governo, provvedimenti come il decreto-legge ristori e il decreto sicurezza meriterebbero un ampio dibattito e un approfondimento, come anche, e a maggior ragione, la legge di bilancio, che arriverà a fine anno in Senato. Sono tutti provvedimenti connotati e caratterizzati dalla data certa. Di fatto, però, cosa si dimostra con il decreto ristori e gli altri provvedimenti? Si dimostra che il sistema bicamerale paritario è stato in realtà trasformato di fatto in un monocameralismo a senso unico alternato. Ad esempio il decreto ristori scadrebbe il prossimo 27 e, essendo noi all'inizio della prima lettura, il provvedimento arriverà alla Camera sicuramente blindato e inemendabile. Così, allo stesso modo, ma in senso inverso, ci è arrivato il decreto sicurezza; sostanzialmente bloccato, inemendabile e prossimo alla scadenza. Così arriverà anche la legge di bilancio. Ciò comporta un vero e proprio svuotamento del ruolo del Parlamento e del mandato stesso del parlamentare. In pratica, a questo punto, è vera ipocrisia continuare a fare menzione della centralità del Parlamento. Noi stiamo assistendo, in realtà, apertis verbis , ad una vera e propria esternalizzazione del procedimento democratico attraverso task-force e cabine di regia. A ciò si aggiunge l'ulteriore abitudine di "invagonare" - mi sia consentito questo termine - dietro un decreto-legge, caratterizzato da requisiti specifici di necessità e urgenza, norme ad esso del tutto estranee. Nelle Commissioni riunite 5 a e 6 a è stato presentato un emendamento improponibile, giustamente, che ora però riappare nel fascicolo dell'Assemblea. Con tale emendamento si vuole intervenire per innalzare il limite d'età dei medici, professori universitari, avvocati dello Stato e magistrati. L'emergenza sanitaria può giustificare ovviamente il richiamo in servizio dei medici, ma per quanto riguarda i professori universitari e i magistrati, le norme ordinamentali, per evitare di interferire nelle legittime aspettative esistenti, dovrebbero essere il più possibile stabili e disciplinare un futuro non immediato. Per quanto riguarda i magistrati, inoltre, è chiaro che, trattandosi di un altro potere dello Stato, bisognerebbe smetterla di giocare con l'asticella del limite d'età. Ricordo che il Governo Berlusconi ha innalzato il limite d'età a settantacinque anni, il Governo Renzi l'ha abbassata a settanta e oggi si propone di rialzare di nuovo l'età di collocamento d'ufficio a riposo per raggiunti limiti di età a settantadue anni con l'emendamento 22.0.29, a firma dei senatori Lannutti, Morra e altri. Bisognerebbe smetterla perché è fin troppo evidente che si tratta di una selezione dei capi degli uffici giudiziari. È uno strumento con cui si violenta l'indipendenza della magistratura con un controllo politico inaccettabile. L'obiezione mossa è che non è stato possibile celebrare l'ultimo concorso. Va bene, ma quello di cui parlava il collega adesso rientra perfettamente nel discorso. In questo frangente noi dobbiamo ricordare due cose. Primo: il citato emendamento era stato annunciato a dicembre del 2018, quando del Covid non se ne parlava, ed è stato presentato varie volte, anche in assenza di Covid. Tutto questo, mentre - come ha ben detto il collega ed io eviterò di ripetere - il ministro Bonafede afferma che non si può aumentare il numero dei magistrati, integrando finalmente i magistrati onorari perché altrimenti verrebbero meno il prestigio e la retribuzione dei magistrati togati, che invece sono anche d'accordo. Come ha detto il collega che mi ha preceduto, abbiamo 5.500 persone senza malattie, senza ferie, senza TFR, senza pensione, senza stabilità e senza maternità. Ricordo che l'86 per cento di loro sono donne e non hanno diritto alla maternità. Si tratta di esigenze insopprimibili di tutela del lavoro. Non c'è invece alcuna urgenza di selezionare politicamente i capi degli uffici giudiziari. Il contenuto dell'emendamento è del tutto estraneo agli indennizzi, ai ristori, alle necessità della gente. Nulla ha a che vedere l'età dei magistrati con il decreto-legge ristori se non una necessità, evidentemente estranea al provvedimento, di controllare la selezione dei capi degli uffici giudiziari. In tal senso si erano già espressi il presidente Napolitano nel 2011, poi la Corte costituzionale con la sentenza n. 2 del 2012 e a settembre il Presidente alla Repubblica ha riaffermato che la prassi di far seguire emendamenti impertinenti rispetto al testo deve cessare. Il riferimento al Covid non basta (Il microfono si disattiva automaticamente). PRESIDENTE. Senatore, le ridò la parola, ma ha superato il tempo a sua disposizione di oltre un minuto e dieci secondi. DE FALCO (Misto-+Eu-Az) . È una modifica strumentale che non contribuisce a sostenere il Paese e i cittadini in difficoltà, ma favorisce interferenze costituzionalmente indebite e ciò alla fine porta al contrasto tra istituzioni dello Stato e alla crisi istituzionale per confusione. PRESIDENTE . La ringrazio, senatore. C'è un problema. Quando prendete il tempo e lo dividete in cinque minuti, non è poi possibile andare oltre il settimo minuto, altrimenti è un'ingiustizia verso i Gruppi che meglio suddividono i propri tempi. È iscritto a parlare il senatore Mirabelli. Ne ha facoltà. MIRABELLI (PD) . Signor Presidente, credo che i miei colleghi, intervenuti prima di me, abbiano già descritto questo provvedimento e la sua valenza in maniera molto importante e significativa. Desidero solo sottolineare un tema a livello generale. Mi sembra che questi decreti-legge confermino la straordinaria attenzione che abbiamo avuto per chi ha perso il reddito e per le imprese. È un dato oggettivo se si calcola la quantità di risorse investite, come è oggettivo che sono state spostate molte scadenze fiscali e che il Governo e la maggioranza hanno scelto di cancellare le tasse per chi è stato più colpito da questa pandemia. Noi ristoriamo chi ha perso il lavoro, però vorrei anche sottolineare gli interventi che riguardano le persone più deboli, gli invisibili, chi in questi anni ha più subito e rischia di subire ancora di più da questa crisi i danni di un aumento delle distanze e delle differenze sociali. I 400 milioni per i Comuni, per il fondo per gli incapienti e la proroga del reddito di emergenza sono provvedimenti importanti che credo vadano sottolineati: ci si deve occupare di tutti e abbiamo tentato di occuparci di tutti, perché lo slogan che nessuno deve essere lasciato solo non può restare soltanto sulla carta. Signor Presidente, concentrerò brevemente il mio intervento su un tema che riguarda anche in questo caso alcuni cittadini, persone che in questo momento difficile sono detenute nelle carceri, negli istituti di pena del nostro Paese. È chiaro a tutti che qualunque istituzione in cui le persone sono concentrate presta di più il fianco alla diffusione del virus e del contagio. Oggi nelle carceri siamo di fronte a una situazione molto seria rispetto alla pandemia, che però non è fuori controllo: su 54.000 detenuti nel nostro Paese, mille sono contagiati, 140 hanno sintomi. Quindi, la situazione è seria ma non è fuori controllo, anche grazie al lavoro fatto in questi mesi dai direttori, dalle maestranze, dagli operatori sanitari, dagli operatori delle carceri e soprattutto dagli agenti di custodia. Grazie a quel lavoro si è contenuto il contagio, ma grazie anche ai provvedimenti presi dal Governo all'inizio della pandemia e oggi riproposti. Li ricordo perché sento cose assolutamente non vere: non c'è stato alcuno svuota-carceri, non c'è stata alcuna persona liberata in questa fase; ci sono stati gli arresti domiciliari per molti; si è intervenuto e si deve intervenire meglio e di più per ridurre le pressioni e le presenze nelle carceri. Ci vuole un'attenzione maggiore per tutelare la salute dei carcerati. Abbiamo detto in questi mesi, insieme a tanti operatori, insieme ai garanti regionali e al Garante nazionale, insieme a tante associazioni, che si deve e si può fare di più, anche rispetto a quello che già il Governo ha fatto e che è contenuto in questo decreto. La popolazione carceraria è ancora troppo alta rispetto alla ricettività; non ci sono spazi per il distanziamento all'interno degli istituti di pena; non ci sono spazi di isolamento ed è difficile trovare il modo di curare le persone e di metterle in sicurezza. L'approvazione del decreto al nostro esame e di alcuni emendamenti migliora la situazione. Noi avremmo voluto di più, lo dico e lo dirò: avremmo voluto il blocco delle esecuzioni delle condanne che passano in giudicato in questo periodo per non far entrare altre persone e peggiorare la situazione. Avremmo voluto e andremo avanti a rivendicare la necessità di aumentare gli sconti di pena per chi ha avuto un percorso positivo e per chi ha vissuto bene e con buona condotta la propria esperienza in carcere. Il problema delle condizioni nelle carceri, di chi è recluso e di chi opera nelle carceri penso sia un tema molto serio e la condizione perché si risolva è che ci sia una minore pressione. È bene che nel recovery fund , nel programma del Governo, siano già previste risorse per migliorare gli spazi di detenzione e per difendere la salute, così come spazi adeguati per la formazione e il lavoro. Il Governo, il Parlamento e la politica hanno il dovere di rispettare il dettato costituzionale, che è sicuramente quello di garantire la certezza della pena, ma anche il rispetto della salute delle persone detenute. Chi pensa alla pena come alla vendetta e non alla rieducazione e al reinserimento, chi agita le paure - come ho sentito fare oggi - evocando lo svuota-carceri, chi fa propaganda su delle persone evocando la necessità di buttare via le chiavi se qualcuno ha sbagliato, crea le condizioni perché il carcere diventi un moltiplicatore di violenza e di criminalità. In questo modo si mette ancora di più a rischio la sicurezza di tutti. Su questo argomento il provvedimento che stiamo votando non è come l'avremmo voluto, ma fa un passo avanti: non mette in discussione la certezza della pena, né libera nessuno, come state raccontando, ma afferma un principio, quello per cui la politica deve agire per tutelare la salute di chi sta in carcere e perché la detenzione non sia solo sofferenza, ma diventi un'opportunità. (Applausi) . PRESIDENTE . La ringrazio anche per il perfetto rispetto del tempo. È iscritto a parlare il senatore Briziarelli. Ne ha facoltà per cinque minuti. Anticipa l'intervento del senatore Pichetto Fratin, che avrebbe dieci minuti, ma andremmo oltre l'orario delle 14, previsto per la sospensione. Mi hanno detto che devo rispettare i tempi in maniera precisa. BRIZIARELLI (L-SP-PSd'Az) . No, perché ci sono gli orari. C'è prima il collega Pichetto Fratin e volevo prendere spunto dal suo intervento. PRESIDENTE. L'ordine dei lavori appartiene alla Presidenza. Se lei vuole parlare dopo, basta dirlo. Sospendo la seduta che riprenderà alle ore 15. (La seduta, sospesa alle ore 13,55, è ripresa alle ore 15,02) . Presidenza del vice presidente CALDEROLI La seduta è ripresa. È iscritto a parlare il senatore Pichetto Fratin. Ne ha facoltà. PICHETTO FRATIN (FIBP-UDC) . Signor Presidente, rappresentanti del Governo, relatori, un grazie particolare va ai membri della 5 a della 6 a Commissione, che hanno esaminato il provvedimento congiuntamente; naturalmente, grazie anche al ministro D'Incà, ai sottosegretari Guerra e Castaldi per la loro partecipazione, per il loro contributo, e ai relatori, Toffanin e Ferrero per l'opposizione, Marino e Presutto per la maggioranza. Come abbiamo potuto ascoltare nei tanti interventi che si sono susseguiti tra ieri e oggi, dopo i decreti-legge cosiddetti cura Italia, liquidità, rilancio, agosto, esaminiamo oggi un complesso di ben quattro decreti-legge: ristori uno, due, tre e quattro e fin d'ora è stato annunciato anche il quinto. All'origine erano interventi sui codici Ateco, incrementativi con i vari ristori: congedi, congedi baby sitter , stop all'IMU, credito d'imposta per tre mesi d'affitto ottobre-novembre-dicembre, ma anche 300 milioni per il sistema dei trasporti e 250 milioni per le Regioni. Peraltro, stiamo parlando di decreti che hanno già avuto attuazione non solo per il fatto che, essendo decreti-legge, hanno valenza immediata, ma perché siamo a oltre 250.000 bonifici, quindi molti degli effetti di ristoro indicati in questi provvedimenti si sono già esplicati. Questo "era". Poi c'è una parte dell'"è", frutto del contributo che le Commissioni riunite hanno potuto e voluto dare, incrementando il provvedimento con una serie di interventi - molti apprezzati e votati da parte nostra - quali quello del sovraindebitamento, l'anticipazione della norma sul codice di crisi delle imprese, che richiama la legge n. 3 del 2012 sul sovraindebitamento, il problema degli affitti, l'equo compenso, la rateizzazione dell'IRAP. Ancora, norme presentate da altri Gruppi, quali quella sulle Regioni a Statuto speciale, in particolare la Sicilia, e la stabilizzazione dei precari, o ancora la norma di ristoro per le famiglie dei pescatori, purtroppo, ancora in Libia, e sottolineo purtroppo. C'è stato un rinvio e non si è discusso dell'elemento base principale rappresentato dai codici Ateco. Si è trattato di un rinvio al quinquies dovuto a motivi di copertura, ma credo anche di opportunità, perché è necessario svolgere una riflessione rispetto all'efficacia in futuro del meccanismo dei codici Ateco, per capire se sono lo strumento più idoneo o se debbano essere presi invece in considerazione altri criteri. Forza Italia e il centrodestra hanno contribuito con loro proposte particolari e con tre proposte di riforma generaliste, chiamiamole così, recanti la firma dei Capigruppo. La prima, nello specifico, che porta la firma del capogruppo della Lega Romeo, si riferisce ai costi riguardanti l'energia. Il discorso non attiene tanto all'entità delle tre proposte, ma al merito e al meccanismo, vale a dire alla necessità di intervenire anche sui prossimi ristori. Su questo rivolgiamo da parte nostra un invito al Governo, facendo riferimento a costi, ricavi e utili. Mi rendo conto che è difficile trovare un algoritmo che funzioni, però è l'unico modo, perché ci sono attività che hanno un fatturato di 200.000 euro, con una redditività del 50 per cento (quindi 100.00), altre che hanno 500.000 euro di fatturato, con una redditività del 10 per cento (50.000) e altre ancora meno. Oltre ai costi, la nostra proposta emendativa riguarda i trasporti - il nervo scoperto degli ultimi sei mesi e ce ne siamo resi conto, purtroppo, con l'apertura delle scuole - e la necessità di un intervento che coinvolga anche il sistema privato, con l'avvio di un processo di accompagnamento del cambiamento del sistema dei trasporti e di risposta sul sistema dei trasporti. Gli indicatori ci dicono infatti che sicuramente non potrà più esserci il modello statico che si era creato: pensiamo in una città come Roma cosa significava il sistema dei trasporti legato alla convegnistica, su cui ha inciso la spinta tecnologica obbligata dal lockdown , che ha portato ad una modifica automatica. Un terzo emendamento, a prima firma della senatrice Bernini, ha ad oggetto, infine, l'attenzione ad un sistema dei ristori più puntuale. Anche su questo siamo al passaggio al dopo, nel senso che è solo un avvio, ma, secondo il nostro ragionamento, i prossimi ristori non dovranno più essere una spolverata a livello nazionale, ma bisognerà procedere in modo più puntuale, con riferimenti territoriali. La realtà della Calabria non è la stessa dell'Umbria o del Piemonte, per cui dovrà essere dato uno spazio, regolato e non disordinato, a interventi puntuali da parte del sistema regionale. Si tratta quindi di un primo passo verso un'uscita mirata, regolata e, speriamo, più rapida possibile da questa situazione. In questo momento siamo però tutti al presente, anzi, siamo ancora in una prefase del presente dell'emergenza, visto che all'emergenza è legata la manovra di bilancio, di cui dibatteremo la prossima settimana e che in queste ore si discute alla Camera, che va a coprire altre esigenze di ristoro. Da quel che risulta, in questo momento si sta discutendo di lavoro autonomo, di primi passi rispetto all'industria manifatturiera per un nuovo stimolo. Arriverà poi il cosiddetto decreto ristori- quinquies , che prevede peraltro uno scostamento. Colleghi, questa gravissima situazione è anche l'occasione per intervenire sulle procedure e per regolare i troppi poteri che immobilizzano il sistema. Dobbiamo stare certamente attenti ai ladri, ma mi permetto di citare il TAR, il caso della Puglia, che, con due decisioni su due Province diverse sulla questione del lockdown , è significativo. Corte dei conti, timbri, monitoraggi, tribunali civili: ieri il collega Dal Mas ci ha ricordato che da noi i processi civili durano mediamente più del doppio della media degli altri Paesi europei. Monitoraggi, statistiche, ordinaria burocrazia, di cui noi siamo parte, da cui non possiamo tirarci fuori e a cui molte volte abbiamo contribuito. Un esempio del noi, citato ieri dalla collega Toffanin, è quello del microcredito. Nel decreto liquidità abbiamo previsto un passaggio da 25.000 a 40.000 euro del limite per il microcredito e l'abbiamo delegato a un decreto ministeriale. Ebbene, abbiamo dovuto togliere la delega al decreto ministeriale su qualcosa che era urgente in quel momento e renderlo effettivo con norma, perché il Ministero, in sei mesi, a questa urgenza non aveva risposto. Ora, però, bisogna avere il coraggio di intervenire con responsabilità. Abbiamo il dovere di mettere mano alle procedure. Visto che abbiamo anche il dovere di passare dalla bombola dell'ossigeno all'ossigeno respirato direttamente dalla nostra società a seguito della situazione che si è creata, dobbiamo affrontare immediatamente anche alcuni temi che sono emersi chiaramente. Avendo parlato di bombola di ossigeno, faccio l'esempio della sanità. Abbiamo bisogno di personale sanitario: non di amministratori o di avvocati per fare procedure, ma di personale sanitario. Servono riforme per farci diventare un Paese moderno. D'altra parte, nel diventare Paese moderno, chiaramente la mia parte politica dice che non possiamo risolvere tutte le crisi con la statalizzazione. Dobbiamo produrre margini. L'indagine di Banca d'Italia, che mette alcune città in testa alla classifica per risparmi, come Bologna, non rappresenta un elemento di positività, ma di negatività. Avere i risparmi che crescono è un dato negativo, perché significa anche che le imprese non investono; e, se non si investe, non si coglie lo snodo che ci sarà con il recovery fund e che dovrà permettere all'Italia di essere nella condizione di utilizzarlo al massimo. Vorrei ricordare che tale fondo ammonta a più del doppio del piano Marshall, che, attualizzato, ammonterebbe a circa 90 miliardi. La nostra pubblica amministrazione non è in grado di affrontarlo. Dico al Governo che, come Paese, dobbiamo indirizzarci verso l'iniziativa privata. L'ultima considerazione è semplice. L'esempio lo abbiamo in casa: è il piano nazionale industriale 4.0 e super bonus al 110 per cento. È un primo percorso. È un impegno che noi chiediamo al Governo ed è un impegno importante per far uscire il Paese da questa condizione. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Briziarelli. Ne ha facoltà. BRIZIARELLI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, è possibile fare una sintesi di due giorni di intervento? Sì, con toni e accenti diversi riferiti al provvedimento, almeno su un punto siamo tutti d'accordo: ci sono ancora decine di questioni aperte. Al punto che, dopo i decreti ristori uno, due, tre e quattro, addirittura abbiamo annunciato il quinto provvedimento. Quindi, la cosa certa è che c'è ancora tanto da fare. Questo mi rievoca un po' gli esodati causati dalla legge Fornero. Credo che, in quel caso, si arrivò addirittura al nono provvedimento. Il problema è che, nel tempo che passa, le aziende intanto chiudono e le famiglie e i cittadini hanno problemi. Questa è la questione. Sia chiaro: questo non toglie nulla all'impegno positivo sul singolo emendamento, che magari ci ha visto tutti impegnarci insieme. Potrei citare l'emendamento che ha portato ad escludere dal pignoramento, i contributi per la ricostruzione; emendamento che, senza un impegno di tutti, non sarebbe passato. Non è però un singolo emendamento, così come non sono tre emendamenti comuni al centrodestra, per quanto positivi, a cambiare la valutazione complessiva sul provvedimento. E allora, piuttosto che decreto ristori, qualcuno diceva che lo avremmo dovuto chiamare decreto indennizzi. Ma è chiaro che, con le risorse a disposizione, non si potevano dare indennizzi veri e allora, forse, sarebbe stato il caso di chiamarlo decreto elemosine. Questo è quanto che è stato dato: un'elemosina a determinate categorie. (Applausi) . E anche dove si dice che, rispetto ad altri provvedimenti, avranno il 100, il 200 o il 400 per cento, occorre però chiedersi a cosa fanno riferimento queste percentuali. Ci si riferisce alla perdita? No: ci si riferisce a quel poco che era stato dato con il decreto-legge precedente. Permettetemi allora di dire che non è possibile che, quando si tratta di pagare le tasse, alle categorie si impongano gli spesometri e gli studi di settore, e poi, quando c'è da dare i contributi, a qualcuno si danno le elemosine, tipo i 600 euro. È questo che non va bene. (Applausi) . Se però chi riceverà il contributo si accorgerà del fatto che è un'elemosina, purtroppo non lo vedrà chi ne è addirittura escluso, ovvero tutte le categorie definite da quei famigerati i codici Ateco, che sono state escluse. Dietro ognuna di quelle siglette, però, ci sono migliaia di aziende e centinaia di migliaia di persone. Senatore Rampi, è difficile? No, è facilissimo, perché il criterio è di considerare chi ha avuto un danno, diretto o indiretto, dal Covid. Non possiamo ristorare i ristoratori - scusate il bisticcio di parole - e magari non i grossisti del comparto Horeca che ai ristoratori vendono. Si tratta di un danno indiretto, ma assolutamente evidente e molti potrebbero essere gli esempi, dalla ceramica artistica a tanti altri. Dopodiché non solo c'è un'ingiustizia fra i codici Ateco considerati e quelli non considerati, ma ce n'è un'altra, che è stata perpetrata col decreto-legge agosto e che non è stata sanata con il provvedimento in esame, che riguarda le attività economiche dei centri storici delle città d'arte a vocazione turistica. Chi ha un'attività economica e magari vende prodotti artistici e non cineserie ha un danno economico, perché mancano i turisti, tanto che il suo Comune sia un capoluogo di Provincia quanto che sia un Comune normale, che magari ospita centinaia di migliaia o milioni di turisti. Vi sembra normale che Comuni come Assisi o Sorrento - ma potrei citarne per tutta l'Italia e non mi basterebbe il pomeriggio - siano esclusi per il solo fatto di non essere capoluogo di Provincia? Questa è un'ingiustizia all'interno di un'indicazione valida e positiva - perché non riconoscerlo? - da parte del ministro Franceschini, ma che esclude, a fronte di 29 città comprese, migliaia di Comuni italiani, comunque turistici. Allo stesso modo va benissimo aver dato un contributo alle città delle grotte, che magari hanno avuto meno turisti: per 20 Comuni sono previsti due milioni di euro. Occorre però ricordare che ci sono altri 1.840 Comuni (le città dell'olio, del vino o della ceramica), che sono stati esclusi. Perché alcuni sì e altri no? Perché magari qualcuno è più interessato agli uni che agli altri? Queste sono ingiustizie evidenti nel provvedimento in esame. Si dirà che mancavano i fondi, ma noi - come abbiamo detto - siamo disponibili a un ulteriore scostamento di bilancio, purché le risorse siano impegnate costruttivamente e senza distinzioni. Avete preferito utilizzare i fondi avanzati dai decreti-legge precedenti e questo già la dice lunga su come sono andate le misure, se ci sono addirittura miliardi di euro non utilizzati che vengono reimpiegati. Concludo con un ultimo esempio: avete dato qualche volta il necessario, qualche volta il superfluo, ma ad alcuni non è stato dato l'indispensabile. Penso alle persone che andavano ristorate per la distanza dagli affetti e ai lavoratori fragili. Avete prorogato le licenze premio e non avete trovato il modo di equiparare l'assenza dal lavoro per i lavoratori fragili, che rischiano la vita, se sono a contatto con persone contagiate, per andare a lavorare. (Applausi) . Concludo con la stanza degli abbracci. Il senatore Santillo ha mandato un abbraccio a distanza ai nostri anziani, ma noi avremmo voluto darglielo fisicamente. Troviamo allora le risorse per intervenire in questa direzione. Non a noi, ma a quelle persone dovete chiedere scusa, perché non è detto che ci saranno il prossimo Natale. Nella vignetta di un vignettista un bambino al telefono chiede al nonno se il prossimo Natale lo passeranno insieme. E il nonno gli risponde dicendo che lo spera tanto. Ci sono delle volte in cui il tempo fa la differenza: c'è la legge di bilancio: troviamo insieme il modo di ristorare emotivamente quelle persone e non lasciamole sole. Qualche volta quello che per noi è poco è per altri tutto. Facciamolo con il prossimo provvedimento. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Accoto. Ne ha facoltà. ACCOTO (M5S) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, onorevoli colleghe, rappresentati del Governo, oggi posso dire di essere felice: sono veramente felice del lavoro che è stato fatto sul provvedimento in esame. Sono state fatte molte riunioni, telefonate e videocall giornaliere per non lasciare indietro nessuno e, alla fine, ce l'abbiamo fatta. Ciò che provo è un sentimento di fatica positiva, quella che si prova alla fine di una gara molto dura, ma che conferma il fatto di avercela messa tutta. Purtroppo non tutti in quest'Aula possono dire lo stesso: c'è chi ha lavorato instancabilmente e chi invece troppo spesso utilizza provvedimenti emergenziali come questo per alimentare la propria voglia di propaganda elettorale continua. Possiamo pensare ad alcuni leader politici come agli studenti di una scuola. Penso che la metafora calzi a pennello in riferimento alla situazione contingente che si sta delineando nello scenario politico italiano. Assegnate voi i ruoli, io non farò i nomi. Abbiamo l'arrogante con la sua cricca, più avvezzo a gonfiarsi il petto a parole che per fatti concreti. Abbiamo l'alunno bravino, ma che si impegna poco; il professore crede in lui, ma deve rincorrerlo sempre. Abbiamo purtroppo anche quello capace, ma molto insolente, che crede di sapere più dello stesso professore, cosa che lo porta poi sulla strada sbagliata e a compiere scelte figlie dell'errato dimensionamento delle proprie capacità. Tutti questi ragazzi - metaforicamente parlando ovviamente - nelle ultime settimane stanno mettendo in scena una gazzarra politica futile per il Paese e sinceramente anche incomprensibile. Sembra ogni giorno un'urlante assemblea d'istituto, per continuare con metafore sempre prese dall'ambito scolastico. Solo che qui non sono in gioco solo le dinamiche interne della scuola: qui è in gioco l'intero futuro del nostro Paese. (Applausi) . E non mi venissero a dire che è il gioco delle parti, perché questo non è il momento. Non ci sto! (Applausi) . Abbiamo oltre 65.000 morti, famiglie distrutte, imprese in difficoltà. Ora basta, dico basta: occorre responsabilità. (Applausi) . Torniamo però alla realtà e ai problemi evidenti e tangibili che questa emergenza ha portato con sé. Il testo di cui stiamo discutendo oggi supporta economicamente decine di settori economici, lavorativi e produttivi che altrimenti non avrebbero trovato la forza di resistere e che sarebbero finiti in un baratro. Ovviamente noi abbiamo fatto e stiamo facendo di tutto, ma chi da quei banchi - e mi rivolgo a chi è seduto verso la mia sinistra - ogni giorno urla contro il buon lavoro di questo Governo spinge sempre di più le nostre aziende e i nostri cittadini proprio verso quel baratro. Ci sono stati appelli a una trasversalità parlamentare nei lavori di questi mesi; appelli a un senso dello Stato che chi occupa questi scranni in Parlamento dovrebbe avere; richieste tutte cadute nel vuoto, tutte diventate parole al vento. Il testo che voteremo è il frutto di un intenso lavoro sinergico tra il Governo, le imprese, i lavoratori e le parti sociali. Abbiamo rafforzato la rete di protezione predisposta con i precedenti provvedimenti a favore delle categorie più vulnerabili e penalizzate dalle necessarie restrizioni; un sostegno questa volta mirato ai settori economici più colpiti, mediante un contributo a fondo perduto diretto incrementato fino al 400 per cento rispetto al passato. (Applausi) . Non abbiamo lasciato indietro nessuno, disponendo misure specifiche a favore delle aziende operanti nelle filiere agricole e della pesca, senza dimenticare però, in una prospettiva di lungo corso, di sostenere l' export e l'internalizzazione delle nostre imprese mediante l'erogazione di crediti agevolati. Il fulcro del provvedimento, in particolare del cosiddetto ristori- quater , consta poi di una serie di proroghe fiscali finalizzate a dare ossigeno al nostro tessuto economico-produttivo; tra le altre, la proroga dei termini di versamento dell'Ires, dell'Irpef e dell'IRAP. Abbiamo inoltre cancellato la rata IMU e introdotto un fondo perequativo volto a concedere un esonero totale o parziale dei versamenti contributivi e fiscali attivo a favore di quelle attività che hanno subito una significativa perdita di fatturato. Tra le tante proroghe disposte, meritano un cenno quelle della cassa integrazione e il differimento del termine del blocco dei licenziamenti che, unitamente al reddito di emergenza, si inseriscono nell'ambito delle misure disposte a sostegno delle famiglie e delle fasce più fragili. Ricordate? Nessuno verrà lasciato indietro. Non era solo uno slogan (Applausi) , ma stiamo cercando costantemente di tradurlo in fatti concreti. Per tornare alla scuola, abbiamo messo in campo ulteriori risorse per l'innovazione digitale e la didattica a distanza, al fine di consentire a tutti gli studenti di proseguire il proprio percorso formativo, garantendo al contempo ai genitori strumenti per conciliare il lavoro alle rinnovate esigenze familiari mediante strumenti quali lo smart working e il congedo. Attenzione: questi interventi per sostenere le famiglie italiane sono solo il preambolo ad interventi via via più incisivi. Ricordo che l'assegno unico partirà proprio il prossimo anno. Infine, voglio soffermarmi anche sullo sforzo straordinario delle nostre Forze dell'ordine, chiamate a garantire l'incolumità pubblica in questa delicata fase di contenimento del contagio. Abbiamo messo in campo ulteriori risorse volte a retribuire il loro encomiabile lavoro. Ho esordito in questo discorso plaudendo al lavoro lungo e molto duro portato a termine. Chi è mancato in questo interlocuzione è solo che ha scelto scientemente di non farne parte. (Applausi) . Signori miei, voi passerete alla storia non per le vostre lotte politiche, ma come i leader del «potevo, ma non ho voluto». (Applausi) . Concludo ringraziando tutti gli uffici che ci hanno supportato e ci supportano durante i lavori, i colleghi delle Commissioni bilancio e finanze, i relatori, i sottosegretari Castaldi e Guerra per la costanza, la pazienza e la dedizione mostrate durante l'esame del provvedimento, il cui testo arriva oggi in Aula arricchito e migliorato rispetto a quello di partenza. Ciò che abbiamo fatto non solo negli ultimi mesi, ma in tutto questo ultimo anno, il modo in cui stiamo affrontando la più grande crisi economica del dopoguerra, sarà il più prezioso dei tesori che potremo lasciare alle nuove generazioni, nella speranza che - ne sono sicura - i prossimi due anni della XVIII legislatura saranno la base per costruire un Paese più inclusivo, tecnologicamente avanzato e votato all'equità sociale e di genere. (Applausi) . PRESIDENTE . Dichiaro chiusa la discussione generale. Ha facoltà di parlare il relatore, senatore Presutto. PRESUTTO, relatore . Signor Presidente, con il collega Marino abbiamo ascoltato negli ultimi due giorni tanti interventi interessanti, ma devo dire in alcuni casi fuori luogo, e fuori luogo perché dobbiamo ricordarci che ci stiamo muovendo in un contesto di pandemia mondiale; una pandemia che ha generato un'emergenza sanitaria e una economica rispetto alla quale non vi è una soluzione, non c'è una bacchetta magica con la quale intervenire e risolvere i problemi che stanno mettendo a dura prova l'Italia, e non solo. Il provvedimento che abbiamo presentato da ieri in quest'Aula è particolare, speciale, nuovo, innovativo: quattro decreti inseriti all'interno di un unico disegno di legge. Ma non è stata un'idea, una genialata del Governo: è stata la necessità di rispondere a una seconda ondata di contagio che ha determinato due DPCM con misure restrittive necessarie per tutelare la salute degli italiani. Da queste misure restrittive sono generate delle conseguenze di natura economica, e non solo: anche organizzative di alcuni apparati dello Stato come la giustizia e la scuola. Si tratta di argomenti che stiamo affrontando dal mese di marzo con una logica consequenziale che non è irrazionale. Il Governo è stato accusato di mancanza di visione, ma credo che abbia avuto la visione migliore rispetto a una situazione molto incerta, difficile da prevedere. Dobbiamo tenere conto anche di un'altra cosa: le risposte che sono state date e che bisogna dare ai cittadini devono essere veloci ed efficaci, e questo all'interno di un'attività ordinaria dello Stato che, soprattutto in questo periodo, sta vedendo alla Camera la discussione del bilancio. Quindi c'è un combinato disposto di situazioni in cui - da un lato - abbiamo il bilancio e la programmazione del recovery plan e - dall'altro - misure di ristoro aventi una importanza strategica fondamentale. È vero: ci sarà il decreto ristori cinque ma - lo ripeto - è un'esigenza governativa, e del Parlamento in questo caso, tenere conto di variabili economiche che mutano in conseguenza di aspetti sanitari che stanno condizionando l'attività politica dello Stato in funzione delle esigenze del territorio. Ritengo però che non sia giusto dire che il Governo non abbia o non abbia avuto una visione. La visione c'è stata fin dal primo momento e continuerà ad esserci. Aggiungo che abbiamo lavorato, insieme al collega Marino, in tutte le varie fasi di questa trattativa che è stata soprattutto accompagnata, prima di entrare in Commissione, da un continuo confronto con le opposizioni. La collaborazione c'è stata, altrimenti questo provvedimento, che non serve alla maggioranza ma al Paese, oggi avrebbe avuto difficoltà nella sua discussione. Quindi, il senso di responsabilità che avete assunto e non avete voluto riconoscere nella sua interezza, ve lo riconosco. È un problema di unità nazionale rispetto un'emergenza che non ha colore politico, che non ha differenza geografica. (Applausi) . Oggi il Parlamento sta dando una risposta univoca alla Nazione ed è anche merito vostro. Io ve lo riconosco, in rappresentanza del MoVimento 5 Stelle. Poi le critiche fanno parte della dialettica politica, ma credetemi quando vi dico, da relatore del provvedimento al nostro esame di cui devo tutelare l'integrità, onore a voi. Oggi gli italiani vogliono non contrapposizioni politiche, ma risposte certe. (Applausi) . Noi, continuando con la stessa modalità di lavoro, con punti di vista differenti, secondo l'epistemologia del punto di vista vediamo la stessa cosa da punti diversi, ma è la stessa cosa. Ecco quindi che gli emendamenti servono a integrare il provvedimento. Qualcuno ieri ha detto che gli emendamenti migliori sono quelli presentati dal suo Gruppo. È certo che aiutare le imprese per la fornitura di energia elettrica o le Regioni non è un'idea sbagliata. Ve l'ho detto che avrei firmato anch'io emendamenti simili. Ma abbiamo gli affitti, abbiamo le RSA, abbiamo il potenziamento del Sistema sanitario, abbiamo la TOSAP e la COSAP e i relativi emendamenti non sono di secondo livello. Quindi, a chi ha usato ieri queste parole chiedo un esame di coscienza, perché sono tutti emendamenti che hanno una legittimità nazionale condivisibile. Oggi quest'Aula sta dando una risposta all'Italia veramente onorevole per tutti ed è anche merito del Governo e di tutte le rappresentanze politiche. Quello che faremo con il decreto ristori cinque è il recupero di quelle categorie che non potevamo accogliere per esigenze di natura finanziaria. PRESIDENTE. La invito a concludere. Le ricordo che ciascun relatore ha cinque minuti per replicare. PRESUTTO, relatore . Grazie, Presidente. Andremo a coprire la filiera e dopo ci sarà il recovery plan . Per il rilancio del Paese gli italiani vogliono certezze. Non vogliono contrapposizioni politiche. (Applausi) . PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il relatore, senatore Marino. MARINO, relatore . Signor Presidente, onorevoli senatrici, onorevoli senatori, signor Ministro, sottosegretari, dispiace avere cinque minuti di replica di fronte a un dibattito lungo e articolato, anche perché lo abbiamo seguito e, quindi, sarebbe una forma di rispetto poter replicare ai colleghi. Vorrei che questi quindici secondi non mi venissero computati, ma chiedo che nella prossima Conferenza dei Capigruppo si tenesse conto anche della divaricazione dei ruoli proprio in funzione del rispetto che si porta ai colleghi quando si ascoltano e si ritiene che, magari, si debba anche replicare. Dispiace che elementi di polemica, alcuni anche non proprio civili, abbiano travalicato quel necessario senso di comunità di cui ha bisogno il nostro Paese in questo momento e cui accennava molto bene collega il collega Presutto. Dispiace - come dissi in Commissione - che vi siano momenti in cui ci si dà del "tu" e momenti in cui ci si dà del "lei". Scherzando in maniera umoristica il collega di Bertoldi dice che ci sono anche momenti in cui ci si dà del "voi". Pensavo che l'accordo potesse farci ritornare a quel "tu" in maniera costruttiva, e invece alcuni hanno impostato il dialogo con un "lei" talora altezzoso, scostante e non proprio molto disponente. Nella prima illustrazione del provvedimento che avevo fatto in Commissione, avevo parlato di un work in progress che era - lo avevamo capito - il naturale sommarsi dei quattro provvedimenti in uno. Ebbene, già allora avevo parlato non di una bipartizione fra maggioranza e minoranza, ma di una di tripartizione che non è quella dello spirito delle leggi di Montesquieu, ma che è quella del rapporto fra Governo, maggioranza e minoranza. Pensavo ad una narrazione positiva cui dare seguito anche nel ristori cinque, perché questa è stata parte del dibattito che abbiamo sviluppato. In alcuni casi, invece, c'è stata una summa di critiche un po' ingenerose, nonostante i milioni fossero passati da 600 a 620 e in questa ripartizione vi fosse stata la divisione di 380 per l'opposizione e 240 per la maggioranza, che si capisce proprio nella logica della tripartizione e non nella logica complessiva, perché il Parlamento è una cosa e il Governo - che pur è appoggiato da una maggioranza - è una cosa diversa. Su quelle risorse a disposizione si sono dovute fare delle scelte che sono state dettate dalla velocità e dall'importanza, e cioè per una volta si è tenuto in considerazione insieme sia ciò che è urgente, sia ciò che è importante, che di solito sono due categorie dello spirito su cui si tende un po' a confondersi. Personalmente ho molto apprezzato la proposta avanzata nel dibattito generale del senatore Bergesio di 100 milioni per le filiere alimentari, come ho apprezzato quella della senatrice Cantù di 100 milioni per sostenere i bisogni dei sanitari o quella non quantificata della senatrice Nisini sui lavoratori fragili. Bisogna però fare delle scelte: la politica è anche assumersi la responsabilità delle scelte fatte e devo dire che anche noi della maggioranza avremmo potuto avanzare delle proposte su come spendere bene quei 380 milioni. La logica era quella della continuità prospettica, in un certo senso anche verso il futuro e verso il ristori cinque. La maggioranza ha fatto delle scelte, e alcune le ha già illustrate il senatore Presutto e non c'è il tempo di dire quello che di positivo si è fatto. A tutto quello che il collega ha già detto aggiungo però la telemedicina, perché mi sembra una misura di grande civiltà soprattutto rispetto ai Comuni montani, quelli più abbandonati e più difficili da gestire. Ma ce ne sono alcune di importanza e rilievo come quelle per le abitazioni, e le cifre sono significative e importanti. Ribadisco che questo è l'inizio di un percorso che dovrà approdare a qualcosa di diverso. Va tutto bene? No, voglio essere sincero. Penso che il tema della giustizia - ad esempio - forse sarebbe stato meglio affrontare in un provvedimento autonomo, come è emerso molto spesso nel dibattito, ma si è lavorato decentemente. C'è un problema strutturale, però, che voglio denunciare in conclusione, che merita una riflessione autonoma: come legislatori abbiamo posto in essere una normativa emergenziale a cui non sempre è stata data dalla burocrazia sottostante una risposta all'altezza delle nostre aspettative, perché in alcuni casi c'era una forma mentis non adeguata. Nel libro «Il dopo» di Ilaria Capua c'è un bel passaggio in cui dice che dopo il virus dovremo comunque cambiare la nostra mappa mentale. Di questo sono profondamente convinto. Mi sembra che come legislatori abbiamo cercato di essere all'altezza delle nuove sfide a cui siamo chiamati, di cui dovremo dimostrare di essere veramente all'altezza a partire dal ristori cinque, che dovrà rappresentare un salto di qualità, portandoci a un livello di sistematizzazione, di organicità della trattazione di tutte queste materie di cui c'è assolutamente bisogno e di cui sono convinto saremo all'altezza. (Applausi) . PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare la relatrice di minoranza, senatrice Ferrero. FERRERO, relatrice di minoranza . Onorevoli colleghi, ho ascoltato attentamente i vostri interventi e soprattutto quelli di maggioranza - a me piace ascoltare - e ho colto tante lodi a questo provvedimento, tanta autocelebrazione e poche critiche devo dire -a parte qualche caso. Vi ricordo, colleghi, che l'opposizione ha assunto un atteggiamento costruttivo, non ostruzionistico, senatore Dell'Olio. Abbiamo presentato tanti emendamenti - rispondendo alla critica del senatore Fenu, li riteniamo davvero tutti importanti - cercando di correggere per quanto possibile un provvedimento che - ribadisco - secondo il nostro punto di vista è disorganico e senza visione. Contestiamo in origine la struttura e la ratio del provvedimento. Per tale ragione, noi relatori di minoranza siamo qui proprio per commentare il decreto ristori con una voce diversa e fortemente critica nei suoi confronti. Contestiamo quindi il ricorso al calcolo del contributo a fondo perduto con il rapporto aprile 2020 su aprile 2019. Contestiamo il ricorso ai codici Ateco, che ha escluso ingiustamente tante categorie fortemente colpite dalle chiusure. Per noi era giusta una logica di filiera, era quella la logica da adottare. Contestiamo le proroghe arrivate troppo tardi, oppure non arrivate. Contestiamo le tante, troppe anomalie e contraddizioni, segnalate dal nostro Gruppo e un po' da tutta l'opposizione, che sono rimaste però inascoltate. Sapete - ad esempio - che nel tanto martoriato settore della ristorazione l'IVA al tavolo è al 10 per cento e l'IVA per l'asporto al 22 per cento? L'ultimo pronunciamento dell'Agenzia delle entrate dice che l'asporto rimane con l'IVA al 22 per cento. Conoscete anche voi queste distorsioni. Perché non avete accolto - ad esempio - il nostro emendamento sull'armonizzazione dell'IVA per l'asporto? Non voglio pensare che si voglia far cassa sulla pelle dei ristoratori e sugli ignari cittadini. Per quanto riguarda - ad esempio - la lotteria degli scontrini, continuo a battere sul punto perché i commercianti sono in grave difficoltà. Noi, assieme a tutte le forze di opposizione, abbiamo presentato un emendamento, ma non solo: lo ha presentato anche qualche forza di maggioranza, a firma addirittura del capogruppo del Partito Democratico in Commissione bilancio. Il nostro emendamento ha ricevuto un voto contrario e quindi, paradossalmente, anche le forze di maggioranza hanno votato contrariamente al loro stesso emendamento. Si trattava di un emendamento che non costava niente e avrebbe sollevato i nostri commercianti già in grave crisi da un'ulteriore incombenza. Evidentemente però l'avvocato degli italiani aveva già pronta la pubblicità ministeriale per incitare gli italiani al gioco, a tentare la fortuna. Permettetemi, signori: questa mi sembra davvero una vergogna. È dall'inizio della crisi che noi chiediamo a gran voce un anno bianco fiscale e solo ora la maggioranza sembra ascoltarci. Cito le parole pronunciate ieri dal capo politico del MoVimento 5 Stelle: «È una misura fondamentale a cui stiamo lavorando anche grazie a una seria collaborazione istituzionale con le opposizioni». Colleghi, per carità, va tutto bene, ma ormai è tardi: dovevate darci retta magari qualche mese fa. Non ci vuole tanto a capire che, prima di elargire le mancette e l'elemosina agli italiani, bisogna in primis non farli pagare; è una misura di buon senso. Vorrei fare, in conclusione, qualche riferimento alla collaborazione, questa sconosciuta. Abbiamo collaborato con i relatori, con il sottosegretario Guerra, che è sempre stato presente, e apprezzo l'impegno di tutta la Commissione. La collaborazione, però, in una crisi di siffatta portata vuol dire scrivere i provvedimenti coinvolgendo le opposizioni, o almeno consultandole. La collaborazione è rendere edotte le opposizioni dei verbali del comitato tecnico-scientifico. (Applausi) . Sul punto mi dispiace contraddire il collega Presutto, ma collaborazione vuol dire non utilizzare logiche distributive dei fondi, a mio parere assurde. Se noi pensiamo che, su 18 miliardi impegnati, ai parlamentari si sono lasciati da gestire 601 milioni, possiamo dire che sono briciole, sono un contentino; questo non per noi dell'opposizione, bensì per tutto il Parlamento. Non è una questione che riguarda soltanto la minoranza. I nostri emendamenti che abbiamo presentato erano tutti lodevoli, ma il Governo ci ha trattato come se ci avesse dato un lascito ridicolo, inesistente. Questa dovrebbe rappresentare la nostra attività di legislatori, di eletti, e invece, veniamo mortificati da provvedimenti governativi quasi per niente modificabili dal Parlamento. Il mio appello, al netto del nostro giudizio negativo sul provvedimento in sé, è ancora una volta quello che avevo fatto qualche mese fa in quest'Aula. Ascoltateci, ascoltate le nostre proposte perché l'Italia ha bisogno di interventi seri (Applausi) . PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare la relatrice di minoranza, senatrice Toffanin. TOFFANIN, relatrice di minoranza . Signor Presidente, rappresentanti del Governo, onorevoli colleghe e colleghi, dalla discussione in Aula è emerso che molteplici sono le criticità del decreto-legge in esame, a partire dai codici Ateco, dalla loro applicazione, dalla proroga delle scadenze fiscali così come è stata declinata, dal fatto che temi importanti come quello della giustizia siamo entrati in un provvedimento sui ristori per le attività economiche. Quattro decreti-legge sono stati emanati, uno dopo l'altro, non per la complessità del momento che stiamo vivendo, ma per il modo tardivo di operare di questo Esecutivo. Si è parlato di scuola, ma non si può dire che l'eventuale riapertura delle scuole a gennaio - se riapriranno - sarà un successo, perché il vero successo sarebbe stato continuare con la didattica in presenza sin dall'inizio, così come è avvenuto in altri Paesi europei. Il fatto poi che lo sgravio dei costi fissi delle bollette elettriche sia stata una misura già presentata in un precedente provvedimento dal Governo e dalla maggioranza significa che le misure adottate da questo Esecutivo non sono sempre distanti dalla sensibilità delle opposizioni. Il problema è che i provvedimenti sono sempre adottati a spot, con risorse limitate, senza continuità e senza una progettualità su cui noi invece riteniamo sia necessario puntare. Alcune proposte del centrodestra hanno riguardato temi corrispondenti a quelli della maggioranza, come dimostra una serie di emendamenti che sono stati approvati: ad esempio in materia di attenzione alle esigenze alle RSA, di agevolazioni alle assunzioni giovanili, di considerazione per l'editoria. Noi dell'opposizione abbiamo ritenuto doveroso puntare su tre aree di intervento per concentrare l'azione in maniera efficace. Ci auguriamo ora che tali interventi trovino la necessaria continuità nei prossimi provvedimenti. Noi ci mettiamo a disposizione del Paese con le nostre proposte, non senza lo spirito critico necessario nel merito. A tal proposito, con detto spirito oggi in questa sede ritengo doveroso ricordare le parole di monito pronunciate ieri sera da Mario Draghi che, in veste di co-presidente del gruppo di lavoro del G30, in un rapporto preliminare dell'organizzazione sul Covid, ha sollecitato le autorità ad agire urgentemente, perché in molti Paesi ci si trova sull'orlo di una crisi di solvibilità, più di quanto non sembri, specialmente per le piccole e medie imprese, considerando che i programmi di sostegno sono in scadenza e che le massicce iniezioni di liquidità hanno contribuito a schermare la situazione. Tutte le nostre azioni sono ispirate a quest'obiettivo. Bisogna investire per far girare l'economia e far crescere il PIL con incentivi e riforme che favoriscano il mantenimento e la creazione di veri posti di lavoro. Concludo il mio intervento ringraziando i colleghi relatori, il Governo, i Presidenti di Commissione e tutti i commissari per il lavoro che è stato svolto nelle scorse giornate (Applausi) . PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo. GUERRA, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze . Signor Presidente, intervengo molto brevemente per sottolineare l'importanza che anche per il Governo hanno avuto il dibattito e il lavoro svolto in Senato sugli importanti provvedimenti in esame. Ci sono due aspetti che credo sia necessario sottolineare: in primo luogo, qualunque sia la valutazione che viene data - e abbiamo avuto valutazioni difformi rispetto ai provvedimenti originari - è indubbio che l'intervento e il lavoro fatto in Senato ne abbiano aumentato sia l'efficacia che la portata, con un contributo rilevante che è venuto - va riconosciuto come dato aggettivo - sia dalla maggioranza che dalla minoranza. Questo è un aspetto che reputo positivo che va assolutamente sottolineato. Il secondo aspetto che vorrei sottolineare è che ancora una volta, qualunque sia la valutazione rispetto al lavoro svolto - e ne abbiamo avute di contrastanti - il dibattito che c'è stato, le critiche che sono state avanzate, i limiti e le sottolineature anche degli aspetti positivi emersi sono stati utili. Vorrei sottolineare che anche le critiche sono in parte condivise, perché anche il Governo che li ha proposti è consapevole dei limiti di questi provvedimenti. Poi ognuno dà la valutazione del perché sia stato fatto o meno così, ma tutto il dibattito svolto dovrà e potrà essere messo a frutto per i provvedimenti successivi. È infatti indubbio - e questo pure vorrei sottolineare come dato oggettivo - che fintanto che il nostro Paese dovrà combattere questa pandemia terribile, così come stanno facendo gli altri Paesi d'Europa e - ahimè - del mondo, sarà necessario dare continuità ed essere vicini all'economia e alla società in ogni momento, cercando di affinare, completare e migliorare gli interventi, che pure dal punto di vista del Governo pensiamo siano stati già validamente messi in atto. Quindi, ci sono aspetti positivi anche nel dibattito, nelle critiche e nei limiti evidenziati e nelle tante proposte - vorrei sottolinearlo - sono largamente contenute negli emendamenti, che non è stato neppure possibile esaminare perché i tempi sono stati stretti, e soprattutto negli ordini del giorno che li hanno recepiti e che devono essere valutati e considerati, perché sono ricchi di spunti. Penso che tutto questo lavoro potrà essere messo a frutto anche nel proseguimento dei lavori parlamentari. Vorrei in particolare ringraziare, anche a nome del sottosegretario Castaldi che assieme a me e sotto il coordinamento del ministro D'Incà ha seguito per il Governo i lavori d'Aula, i colleghi sia di minoranza che di maggioranza, il Presidente di Commissione e i relatori, che molto pazientemente ci hanno accompagnato passo per passo, e ovviamente - dico «ovviamente», ma non sempre li ricordiamo con la dovuta attenzione - tutti i dipendenti degli uffici a cui abbiamo chiesto sforzi notevoli, sia festivi che notturni, cosa che non è proprio sempre da dare per scontata. Con questi ringraziamenti e con questo auspicio chiudo il mio intervento. PRESIDENTE . Su disposizione del Presidente, sospendo la seduta fino alle ore 16,30. (La seduta, sospesa alle ore 15,53, è ripresa alle ore 17,10) . Presidenza del presidente ALBERTI CASELLATI Un attimo di attenzione, colleghi, perché la premessa che sto per fare è importante. Vi ringrazio. Onorevoli colleghi, la Presidenza ha esaminato gli emendamenti presentati al disegno di legge di conversione del decreto-legge cosiddetto ristori alla luce dei precedenti relativi ai provvedimenti d'urgenza, nonché in considerazione delle osservazioni e dei richiami del Presidente della Repubblica, contenuti da ultimo nella lettera dell'11 settembre 2020. In tale occasione, si è richiamata la sentenza n. 247 del 2019, nella quale la Corte costituzionale ha precisato che la legge di conversione è fonte funzionalizzata alla stabilizzazione di un provvedimento avente forza di legge ed è caratterizzata da un procedimento di approvazione peculiare e semplificato rispetto a quello ordinario. Essa non può quindi aprirsi a qualsiasi contenuto. A pena di essere utilizzate per scopi estranei a quelli che giustificano l'atto con forza di legge, le disposizioni introdotte in sede di conversione devono potersi collegare al contenuto già disciplinato dal decreto-legge ovvero, in caso di provvedimenti governativi a contenuto plurimo, alla ratio dominante del provvedimento originario considerato nel suo complesso. Questa è parte della sentenza della Corte costituzionale. Nel caso di specie, non si tratta di un unico provvedimento a contenuto plurimo, ma di ben quattro provvedimenti a contenuto plurimo succedutisi nel tempo, tre dei quali confluiscono, attraverso emendamenti governativi, nel decreto-legge originario. Conseguentemente, nel corso dell'esame in sede referente presso le Commissioni riunite bilancio e finanze, si è reso necessario emendare i tre decreti successivi, divenuti a loro volta emendamenti al testo principale, attraverso lo strumento dei subemendamenti e di subemendamenti, per così dire, derivati. Solo ed esclusivamente per tale ragione sono stati ammessi subemendamenti aventi natura di veri e propri emendamenti aggiuntivi. Siffatta peculiarità non può tuttavia rappresentare un precedente di carattere generale, applicabile indistintamente per tutti i provvedimenti all'esame dell'Assemblea. Ciò per dire che questa è stata una misura eccezionale, per la difficoltà di lettura che tutti abbiamo avuto di questi provvedimenti. Pertanto la Presidenza dichiara improponibili, ai sensi dell'articolo 97, comma 1, del Regolamento, in quanto estranei all'oggetto del decreto-legge, gli emendamenti di cui all'elenco distribuito. Rispetto all'elenco distribuito, a pagina 7, al n. 162, l'emendamento indicato erroneamente come 23.0.1 è il 23.11. Ha chiesto di intervenire il ministro per i rapporti con il Parlamento, onorevole D'Incà. Ne ha facoltà. D'INCA', ministro per i rapporti con il Parlamento . Signor Presidente, il Governo sottopone alla Presidenza, ai sensi dell'articolo 161, comma 3 -ter, del Regolamento del Senato, il testo di un emendamento che recepisce le modifiche proposte dalle Commissioni in sede referente, interamente sostitutivo dell'articolo 1 del disegno di legge di conversione del decreto-legge in esame, sul quale, previa autorizzazione del Consiglio dei ministri, intende porre la questione di fiducia. CALDEROLI (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CALDEROLI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, rispetto alle parole del ministro D'Incà, il testo sembrerebbe quello che è stato approvato dalle Commissioni riunite in sede referente. PRESIDENTE. Se mi fa concludere, forse ho qualcosa da aggiungere. CALDEROLI (L-SP-PSd'Az) . Lasci concludere me, signor Presidente. Adesso ci è stato consegnato un elenco di improponibilità di più di dieci pagine; chiedo pertanto di consentirci di verificare quali sono stati dichiarati improponibili e di sentire dal Governo se ritiene di accogliere o meno le proposte di improponibilità e quindi di recepirle all'interno del maxiemendamento che ha presentato. PRESIDENTE . Le faccio una specificazione. Queste sono le improponibilità che, come Presidenza, abbiamo dichiarato rispetto a quelle che sono state dichiarate dalla Commissione. Questo è un elenco di carattere generale e quelle sono le mie improponibilità. Rispetto a questo, nel maxiemendamento il Governo ha trasmesso tutto quello che è stato approvato dalle Commissioni riunite. Ora a me sta rilevare, rispetto a quello che è stato inserito dal Governo nel maxiemendamento, quelle che ritengo essere le improponibilità e le stavo per pronunciare. CALDEROLI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, ai sensi dell'articolo 161 del Regolamento, la Presidenza esamina il testo e fa le valutazioni che credo siano identiche rispetto alle improponibilità che lei ha dichiarato. È evidente che la fiducia il Governo la metterà non sul testo che è stato depositato, ma su quello che verrà sollecitato in senso modificativo da parte della Presidenza, e quindi porrà la fiducia su quel testo e non su quello che è stato depositato. PRESIDENTE . Come ben sa, di solito il Governo presenta un testo che riproduce tutti gli emendamenti che sono stati approvati in Commissione. Rispetto a questo testo, quello che ho distribuito è per completezza, nel senso di dire quello che fa la Commissione. Il giudizio del Presidente è inappellabile, come sa meglio di me. Cosa diversa è il precipitato di quello che è stato deciso dalla Commissione e che è entrato in un maxiemendamento, che ho esaminato. Alla luce delle improponibilità che ho posto nel testo che ho fatto distribuire, vado a leggere quello che ritengo improponibile e lo sto facendo ora. Alla luce dell'intervento del Ministro, la Presidenza valuta l'emendamento ammissibile, ai sensi dell'articolo 161, comma 3- ter del Regolamento, salvo nelle parti che riproducono gli emendamenti approvati dalle Commissioni riunite dichiarati improponibili dalla Presidenza. Li leggo: 5.46, 20.0.17, 21.14, 23.0.8... (Commenti). Sto leggendo, vi pregherei di non interrompermi, colleghi. Continuo: 23.0.11 (testo 2), 23.42, 26.1 (testo corretto), 27.0.7, 27.0.9, 33.0.25 (testo 4), 1.1000/508, 1.1000/3000/115, 1.1000/3000/264, 1.1000/3000/266, 1.1000/3000/325 (testo 2), 1.1000/3000/391 (testo 3), 1.1000/3000/410, 1.1000/3000/532 (testo 2), 1.1000/3000/533 (testo 2), 1.1000/3000/559 (testo 2). MARINO, relatore . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MARINO, relatore . Signor Presidente, mi dispiace di averla interrotta e le chiedo scusa. Le chiedo, come forma di cortesia nei confronti dei relatori, se per favore può leggere secondo l'ordine del fascicolo che ci è stato consegnato, ma sono convinto che sarà così gentile da farci avere il testo, cosicché con calma (perché svolgiamo ancora un ruolo e cerchiamo di farlo fino in fondo) potremo espungere dagli emendamenti che abbiamo approvato, avendone contezza, quelli che ci appena letto. PRESIDENTE . Prego gli assistenti di fare una fotocopia di questo elenco e distribuirlo ai colleghi, prima di tutto al Ministro, per facilitare il nostro lavoro. MARCUCCI (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MARCUCCI (PD) . Signor Presidente, la ringrazio per avermi dato la parola. Capisco l'eccezionalità degli eventi e anche del processo normativo, inclusa la difficoltà di far confluire la bellezza di quattro decreti-legge all'interno di un unico provvedimento e quindi il meccanismo dei subemendamenti, così diffuso e complicato. Del resto, l'Italia vive un passaggio molto difficile per l'emergenza sanitaria e altrettanto per quella economica. Tuttavia, signor Presidente, mi sento obbligato a farle presente un tema soprattutto in prospettiva: personalmente, come tutto il mio Gruppo, ma credo forse tutta l'Assemblea, vivo con grande difficoltà un certo tipo di processo normativo, perché le forze politiche, con i loro Gruppi parlamentari, membri delle Commissioni alle quali lei ha assegnato i provvedimenti, discutono e si confrontano. La discussione e il confronto, signor Presidente, sono stati particolarmente delicati e hanno visto un atteggiamento da parte delle opposizioni che mi permetto di definire costruttivo: nei loro confronti va il mio ringraziamento per averci permesso oggi di arrivare in Aula. C'è una fase nella quale la discussione diventa difficile e scopriamo, solo alla fine del processo, che una parte di quelle decisioni che sono passate dalle Commissioni e che hanno avuto il loro voto viene poi vanificata da una sua legittima e indiscutibile decisione di improponibilità. Signor Presidente, faccio il mio appello in prospettiva e in un'ottica costruttiva e fattiva, che risponde a un'esigenza politica, ma anche istituzionale. In futuro bisogna mettere le Commissioni in condizioni di arrivare alla votazione su un emendamento sapendo se, in caso di esito positivo, essa sarà o meno nel provvedimento. Le assicuro che, in termini politici e parlamentari, è umiliante ipotizzare un lavoro, costruirlo e perseguirlo fino in fondo, per poi arrivare alla considerazione finale che tutto il lavoro a monte, spesso su diversi temi, è stato fatto su questioni che poi vengono definite improponibili da parte della Presidenza. Signor Presidente, lo ribadisco: non è una polemica, né una critica; è una situazione di grande emergenza ed eccezionalità, ma le chiedo di individuare i meccanismi affinché questo tipo di processo non possa più avvenire, perché sinceramente per noi tutti è umiliante. (Applausi) . PRESIDENTE . Senatore Marcucci, prendo atto. La sua difficoltà è anche stata la mia, perché su questo testo abbiamo lavorato. Certamente, ci siamo trovati di fronte all'esame di 4.000 emendamenti. Non è stato tanto un problema di quantità, quanto di qualità. Come sa, valuto non il merito, ma l'estraneità di materia e su questo provvedimento è stato davvero difficile: per questo ho detto che è stata un'eccezione che non costituisce un precedente, perché spero che non ci sia più questo modo di lavorare. TOSATO (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. TOSATO (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, intervengo perché il capogruppo Marcucci ha fatto riferimento a un disagio di tutti i Gruppi parlamentari. Vorrei chiarire che nelle Commissioni 5 a e 6 a riunite, come Gruppo, sin da subito abbiamo ravvisato che alcuni emendamenti presentati, per quanto importanti e legittimi, erano totalmente estranei e non avevano nulla di attinente al decreto ristori. L'abbiamo dichiarato in più di un'occasione durante il dibattito e abbiamo anche deciso di non partecipare alla votazione di alcuni emendamenti, perché, al di là del merito, ritenevamo che fossero estranei per materia e che fossero altre le sedi in cui legittimamente potevano essere discussi e approvati, dall'esame della legge di bilancio a quelli di altri provvedimenti che avrebbero potuto essere portati in discussione. È stato chiarito che la successione di quattro decreti-legge costituisce un percorso totalmente anomalo e lo condividiamo. Abbiamo assistito addirittura alla possibilità per il Governo di subemendare propri emendamenti al testo base. Ci auguriamo che tale procedura anomala non sia ripetuta in futuro, perché ha creato difficoltà nell'affrontare il provvedimento, la discussione e l'approvazione degli emendamenti. Ricordo perfettamente che nella fase finale alcuni emendamenti erano palesemente estranei alla materia del decreto-legge ristori, che riguardava i disagi e la necessità di dare risposta a categorie produttive di lavoratori danneggiate durante i periodi di chiusura delle Regioni e delle attività che sono si sono succeduti. Invece, come spesso accade, c'è stata purtroppo la tentazione da parte di alcuni Gruppi e colleghi di presentare emendamenti totalmente estranei, che non citerò. Signor Presidente, alla fine abbiamo bisogno di una sola cosa: disporre del tempo adeguato, che è necessario per visionare non tutto l'elenco iniziale, che giustamente ha riportato, ma quello ristretto delle improponibilità legate al secondo elenco di emendamenti, che vanno effettivamente a incidere sul testo sul quale il Governo ha posto la questione di fiducia. Speriamo che la Commissione competente abbia un tempo adeguato e sufficiente per approfondire le modifiche, perché credo che l'Assemblea del Senato debba essere messa nelle condizioni di conoscere esattamente il testo su cui viene posta la fiducia e quali sono gli emendamenti espunti dal testo varato dalla Commissione competente. Questo è l'unico mezzo attraverso il quale il Senato potrà dare un voto consapevole sul decreto-legge ristori. (Applausi). CALIENDO (FIBP-UDC) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CALIENDO (FIBP-UDC) . Signor Presidente, ho ascoltato con attenzione quello che ha detto e condivido alcune cose, con molta sincerità. Tuttavia, avremmo bisogno - o almeno io personalmente - di fare un'ulteriore riflessione. Le chiedo pertanto qualche minuto, perché senza il testo davanti, con i numeri, non ho compreso alcune cose, pur ragionando su quello che ho ascoltato; avremmo bisogno però di un attimo di riflessione per valutare cosa la situazione comporti e qual è il voto che dovremmo esprimere. (Applausi). AIROLA (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. AIROLA (M5S) . Signor Presidente, vorrei solo dire che tra Governo, inammissibilità e dichiarazioni di improponibilità in Aula, oggi vedersi approvare un emendamento è come vincere un terno al lotto: siamo arrivati a questo punto. (Applausi). PRESIDENTE. Ha chiesto di intervenire nuovamente il ministro per i rapporti con il Parlamento, onorevole D'Incà. Ne ha facoltà. D'INCA', ministro per i rapporti con il Parlamento . Signor Presidente, onorevoli senatori, come Governo accettiamo le indicazioni della Presidenza sulle improponibilità proposte, nel contributo del testo per le improponibilità indicate all'interno del maxiemendamento; quindi, a nome del Governo, autorizzato dal Consiglio dei ministri, pongo la questione di fiducia sull'approvazione dell'emendamento interamente sostitutivo dell'articolo unico del disegno di legge n. 1994, nel testo ritenuto proponibile dalla Presidenza, di conversione in legge del decreto-legge 28 ottobre 2020, n. 137. FARAONE (IV-PSI) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. FARAONE (IV-PSI) . Signor Presidente, abbiamo la necessità di verificare i testi che ci sono stati sottoposti in relazione a quello varato dalla Commissione. Le chiedo pertanto una sospensione per poter esaminare, prima di qualunque altro passaggio, i contenuti del maxiemendamento. CIRIANI (FdI) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CIRIANI (FdI) . Signor Presidente, il collega Faraone ci ha anticipato. Vogliamo riconoscerle la difficoltà - probabilmente inedita - di affrontare un decreto matrioska , ovvero un decreto-legge che ne contiene un altro, che a sua volta ne contiene un altro e così via; credo siano un evento senza precedenti nella storia del Senato decreti-legge che si succedono sotto forma di emendamenti, subemendamenti e subemendamenti al subemendamento. L'attività dei Gruppi, ma anche degli Uffici e della stessa Presidente è stata resa complicatissima da chi al Governo ha scelto questa strada, pericolosa e confusa. Peraltro voglio ricordare che circa venti giorni fa, in conferenza dei Capigruppo, avevo avvisato i colleghi e il Governo della difficoltà insormontabile di affrontare in Commissione, e poi inevitabilmente anche in Aula, un tema così delicato, dovendo avere a che fare con emendamenti che andavano a toccare il testo originario, mentre venivano toccati e modificati a loro volta da emendamenti successivi, che erano i decreti ristori tre, quattro e cinque. Avevamo chiesto dunque al Governo di legiferare con più ordine, magari prevedendo due decreti accoppiati e poi un altro, anch'esso accoppiato, ma non siamo stati ascoltati. Adesso quindi è davvero incomprensibile che, soprattutto dalle parti della maggioranza, ci si lamenti della confusione in cui siamo costretti a votare questo maxiemendamento. Venendo al merito dell'interruzione chiesta dal collega Faraone, anche noi abbiamo bisogno di una breve pausa per fare una verifica sugli emendamenti dichiarati improcedibili, in modo da riuscire poi in 5 a Commissione a dare il nostro giudizio, dopo aver approfondito, nel tempo sufficiente, quali sono quelli che non sono stati ammessi dalla Presidenza. MARINO, relatore . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MARINO, relatore . Signor Presidente, intervengo solo ai fini di una pulizia del lavoro, perché, se ho capito bene, nell'elenco che gentilmente ci ha fatto avere sono indicate le improponibilità rispetto al testo che doveva essere posto in votazione. Vedo tuttavia alcune differenze, per cui sarebbe utile un confronto. È stato dichiarato improponibile, ad esempio, l'emendamento 27.0.7, mentre quello posto in votazione è il testo 2. Lo stesso vale per l'emendamento 27.0.9: anche in questo caso, la proposta emendativa posta in votazione è il testo 2. Non riesco poi a trovare l'emendamento 1.1000/3000/391 (testo 3). Chiedo quindi una verifica soltanto per capire se l'elenco che ci è stato distribuito è quello con il quale ci dobbiamo confrontare rispetto al testo. PRESIDENTE . Senatore Marino, mi chiede dunque una sospensione per fare una verifica, anche se non riesco a seguirla, perché devo controllare, confrontando con il mio elenco. Sospendo dunque la seduta per un quarto d'ora. (Proteste) . Colleghi, è inutile che protestiate, perché mi viene chiesto un controllo sul testo da parte del relatore. (Applausi) . Siamo all'assurdo. Sospendo la seduta per un quarto d'ora, per controllare il testo con il relatore. ROMEO (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ROMEO (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, mi sembra che tutti i Gruppi, all'unanimità, siano d'accordo sulla richiesta di una sospensione congrua, al fine di consentire che vengano analizzate tutte le modifiche contenute nel maxiemendamento. Tuttavia, considerato che alle ore 18 si dovrà procedere alla sanificazione dell'Aula, a questo punto, anziché sospendere per un quarto d'ora la seduta, forse si potrebbero riprendere direttamente i lavori alle ore 19, in modo tale che ci sia tutto il tempo per analizzare il maxiemendamento e per la sanificazione, così da poter poi ricominciare. Ho letto in questo modo gli interventi che mi hanno preceduto. Cosa facciamo in un quarto d'ora, con tutte queste improponibilità? Direi che serve più tempo. PRESIDENTE . Colleghi, dobbiamo fare chiarezza su questo punto. Il ministro D'Incà ha posto la questione di fiducia. Ho dichiarato le improponibilità rispetto al testo che è stato approvato in Commissione e ho fatto distribuire l'elenco degli emendamenti. La Presidenza prende atto dell'apposizione della questione di fiducia sull'approvazione dell'emendamento interamente sostitutivo presentato dal Governo, così come stralciato. Tuttavia, prima di trasmettere, ai sensi dell'articolo 102- bis del Regolamento, il testo dell'emendamento alla Commissione bilancio, atteso che il relatore, insieme ad altri, mi ha chiesto di fare una verifica rispetto all'elenco degli emendamenti che è stato già distribuito e a quello degli emendamenti che sono stati da me stralciati rispetto al maxiemendamento, sospendo la seduta per venti minuti, fino alle ore 18. (La seduta, sospesa alle ore 17,40, è ripresa alle ore 18,04) . Colleghi, in effetti, nell'elenco delle improponibilità del maxiemendamento gli emendamenti 27.0.7 e 27.0.9 non riportavano la specificazione che si trattava di testo 2. Per il resto va tutto bene. Nell'elenco di carattere generale va stralciato dall'improponibilità l'emendamento 1.0.52. Purtroppo, su 4.000 emendamenti qualche imprecisione può capitare. Detto questo e fatta un'utile consultazione con il relatore, ai sensi dell'articolo 102- bis del Regolamento, trasmetto il testo dell'emendamento alla 5 a Commissione permanente, che è fin d'ora autorizzata a convocarsi. Convoco pertanto la Conferenza dei Presidenti dei Gruppi per organizzare il dibattito sulla questione di fiducia. La seduta è sospesa. (La seduta, sospesa alle ore 18,06, è ripresa alle ore 19,08) . Presidenza del vice presidente TAVERNA Sui lavori del Senato Organizzazione della discussione della questione di fiducia PRESIDENTE . La Conferenza dei Capigruppo ha proceduto all'organizzazione dei lavori sulla questione di fiducia posta dal Governo sull'emendamento interamente sostitutivo dell'articolo unico del decreto-legge in materia di tutela della salute e misure di sostegno economico connesse all'emergenza Covid. Per la discussione sulla fiducia è stata ripartita un'ora e venti minuti, in base a specifiche richieste dei Gruppi. Seguiranno le dichiarazioni di voto finale e la chiama. È stato inoltre stabilito che la seduta di domani avrà inizio alle ore 10,30. Ripresa della discussione del disegno di legge n. Doc 1994 PRESIDENTE . La Presidenza precisa che l'elenco in distribuzione sulle improponibilità va corretto, nel senso che il riferimento dell'emendamento 23.0.8 va inteso come 23.0.8 (testo 2), identico all'emendamento 23.42. RIVOLTA (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, volge al termine la trattazione di questo decreto-legge anomalo. Voglio ricordare come sia la prima volta che a un decreto ne seguano altri tre, che ne diventano poi parte attraverso emendamenti. Quindi si può parlare di un decreto-legge ristori quattro in uno. La rituale verifica delle inammissibilità per l'Aula ha portato poi allo stralcio di ben venti emendamenti, di cui undici con testi 2, 3 e addirittura 4. Ma voglio sottolineare come ci sia stato un altro strappo al Regolamento e alle prassi da parte di questo Governo con la sua maggioranza, con altri colpi alla Costituzione. Insomma, già abbiamo dovuto vedere il quasi sistematico superamento del bicameralismo perfetto, ormai abolito, e soprattutto sempre e regolarmente la fiducia posta sui vari decreti-legge. Ricordo - mi piace ricordarlo tutte le volte - che dovrebbe esserci un equilibrio sancito dalla Costituzione, che parla appunto di un equilibrio che deve essere sempre mantenuto tra i cinque organi costituzionali. Ripassiamo insieme: Presidente della Repubblica, Parlamento, Governo, Corte costituzionale e magistratura. Mi sembra che di strappi a questo equilibrio se ne facciano molti e si continui soprattutto a farli. Ed ogni volta che si fa uno strappo, è un precedente che nel tempo si mantiene: una cosa di una gravità inaudita (Applausi) , ma per la quale c'è silenzio assoluto. Sono tutti precedenti pericolosi. Molti colleghi della maggioranza hanno contestato la modalità della nostra condotta, definita ostruzionistica. Ma come? Il MoVimento 5 Stelle fa 1.109 emendamenti (il 15 per cento) e va tutto bene, mentre la Lega ne fa 1.281 (il 18 per cento) e fa ostruzionismo? Ma cosa pretende la maggioranza? (Applausi) . Non dovremmo presentare emendamenti e non usare i tempi previsti dal Regolamento? Oppure anche cantare «Viva Conte presidente, noi diciam che grande mente»? Volete che cantiamo le canzoncine? (Applausi) . Roba da matti. Se una parte della maggioranza ha presentato 1.109 emendamenti, vuol dire che non è soddisfatta del decreto evidentemente, altrimenti perché presentare tante proposte di modifica? Vuol dire che secondo voi il decreto al nostro esame è lacunoso. Secondo noi lo è sicuramente, non è un buon decreto-legge. Soprattutto volevo dire che i nostri emendamenti sono volti a migliorare il testo e a dare ristoro a molte realtà completamente dimenticate. Voglio fare un esempio che ritengo molto significativo. In un'epoca così green , in cui tutti i giorni si parla di svolta green e si dice che bisogna cambiare modalità di vita, di produzione, di attenzione e cultura, noi eravamo tutti convinti che bisognasse salvare il mondo dell'apicoltura. Sappiamo tutti che le api sono al centro dell'intero ecosistema che dipende da loro. Sono infatti responsabili di circa il 70 per cento dell'impollinazione di tutte le specie vegetali viventi e garantiscono il 35 per cento della produzione globale di cibo. Io ero convinta che il nostro emendamento in materia sarebbe stato approvato con entusiasmo e all'unanimità e invece è stato ignorato. Quindi, anche il vostro essere green è fasullo, perché poi, alla prova dei fatti, come questo sono state ignorate tantissime categorie e tantissimi settori dietro i quali ci sono persone vere e famiglie vere. Che fine faranno? L'Istat ha riportato, qualche giorno fa, un dato sconvolgente: su 73.000 aziende in crisi 17.000 non riapriranno. Quante persone, quante famiglie, quante storie, quanta disperazione dietro tutto questo. Però non c'era abbastanza capienza. Si può capire, ma il provvedimento è veramente incompleto. Si sarebbe potuto fare tanto. Alla fine, comunque, dopo tutto il lavoro in Commissione, dopo tutto questo, il Governo ha chiesto ancora la fiducia, sempre nella solita modalità e - lo dico per rispondere ai molti colleghi che hanno contestato anche questa cosa - abbiamo certamente contratto un debito. Prima c'è la sopravvivenza ma, se non ci sarà un sostegno per lo sviluppo, non andremo molto lontano. Ai nostri figli e ai nostri nipoti negli zaini metteremo dei sassi, e cioè i debiti che impediranno loro di vivere in una fase di sviluppo e di ripresa. Tale aspetto è veramente di una gravità unica. È per quello che parliamo di lungimiranza. Bisogna pensare alla sopravvivenza e al ristoro, ma anche alla possibilità di sviluppo e - a nostro avviso - questa indispensabile parte per rilanciare il PIL, lo sviluppo e l'occupazione è troppo debole. Il resto d'Europa sta andando ad un'altra velocità, ci mette altre cifre. Sono tanti soldi, ma non ne abbiamo mai visti così tanti. Se saranno usati male, sarà veramente la rovina. Noi continuiamo a dirlo, continuiamo a urlarlo. Abbiamo cercato di lavorare al meglio, anche con comportamenti responsabili. Abbiamo avanzato proposte serie sulle quali sono stati trovati accordi, ma moltissimi emendamenti ordinamentali sono stati completamente ignorati. A me dispiace anche perché riconosco che ci sono state interlocuzioni con alcuni colleghi di Commissione e anche con il Governo importanti e assolutamente apprezzabili, ma poi, alla fine, il discorso è sempre lo stesso. E dovreste anche voi, cari colleghi della maggioranza, essere infuriati, perché non si può dire che come centrodestra e come opposizione abbiamo avuto 380 milioni. Il fatto è che il Parlamento tutto è stato trattato malissimo, perché anche voi potevate avere tantissime proposte serie da fare, ma al Governo, di noi, ma anche di voi, sinceramente non importa tanto. (Applausi) . Io penso che, al di là di tutto, sia una cosa veramente grave e mi spiace che da parte della maggioranza, tutto sommato, non si dica più di tanto su questo fatto. Stanno cambiando questo Paese e va bene, non fa niente, ma stiamo parlando della nostra istituzione, della nostra Costituzione, ma è sacra a giorni alterni? Mi sembra veramente una cosa molto grave. Siamo già al quinquies , non capisco perché non sia stata messa la cifra che si pensava di utilizzare per il quinquies nella legge di bilancio, ma c'è stato risposto che probabilmente non avrebbe resistito agli attacchi feroci e famelici di alcune parti. Tra un mese saremo qui a parlare del quinquies , non so come andrà a finire. Io e i miei colleghi della Lega siamo sinceramente preoccupati, ma continueremo a fare la nostra parte con serietà. Spero che capiate che è faticoso anche fare opposizione e sinceramente sentirci dire, come addirittura dobbiamo fare opposizione mi sembra una cosa fuori dal mondo. (Applausi) . Noi continuiamo a fare quello che riteniamo giusto, in maniera seria e sempre in rappresentanza delle aziende, delle famiglie e dei cittadini, che meritano attenzione anche se sono piccoli e in settori che sembrano insignificanti. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Urso. Ne ha facoltà. URSO (FdI) . Signor Presidente, questo è il dibattito sulla fiducia e quindi non è più il dibattito sul merito del provvedimento. La fiducia, che è un atto generale sull'operato del Governo, appunto prescinde dal merito del provvedimento su cui abbiamo cercato, e soltanto in parte ottenuto, di realizzare un nostro intervento migliorativo, come tutte le forze del centrodestra e dell'opposizione. Si tratta della fiducia e quindi in questo caso non possiamo che esprimere con forza il nostro no. Abbiamo detto no in altre occasioni a questo Governo che esautora il Parlamento e al suo Presidente che esautora il Governo. Abbiamo detto no a questa maggioranza che, in piena emergenza Covid, si divide - sembra - su questioni di Ministeri e di poltrone (togliti tu che mi ci metto io) ed è qui la prima anomalia che voglio evidenziare a questa Assemblea. Si pone la fiducia e la si discute mentre è in atto una verifica di Governo. Qui ponete la fiducia, in piena sessione di bilancio alla Camera, con una verifica di Governo in atto. C'è una verifica sul vostro Governo e nel contempo chiedete al Parlamento la fiducia. È una questione di poltrone? Non è una questione di poltrone, vi credo, perché è peggio: è una questione di cassa, di denaro e di intelligence , di Servizi. Lo ha detto uno tra voi, un ex Presidente del Consiglio, quando ha parlato dei Servizi, della delega, dell'Istituto cibernetico del nostro Paese. Ed è un problema di cassa e io direi di banca o di banche. Noi sappiamo bene che voi vi accapigliate sul tesoretto. Io qui in Aula, l'altro giorno, parlando del Presidente del Consiglio, l'ho definito come Gollum nella saga «Il signore degli anelli». Pensate alla scena in cui Gollum è attorno al tesoretto e dice agli altri che il tesoretto è suo e solo suo, e voi, tutti intorno a questo presunto tesoretto, dite che no, è anche vostro. Non basta la cabina di regia, non è soltanto suo questo tesoretto, ma è anche vostro. Parliamo del recovery fund , che non è né nostro, né vostro, è dei nostri e vostri figli perché saranno loro costretti a pagare i debiti che accendiamo. Anche per questo vi diciamo no oggi. Mi rivolgo ai colleghi del MoVimento 5 Stelle che usavano l'immagine dell'apriscatole che apriva le scatole di tonno: ciò che state facendo è la tonnara della democrazia, che voi state facendo perché oggi servono molti soldi. L'Italia è infatti il Paese che aumenta più di altri il debito pubblico e perché ha le imprese in sofferenza più di altri. Chi li mette questi soldi e perché di soldi, di denaro e di banche si tratta? Un sovranista - che forse tale non è - come Federico Fubini, così come altri che vi invito a leggere che, d'altra parte, fanno parte del vostro Pantheon, nel «Corriere della sera» l'altro giorno ci dice che c'è una strana tensione tra Parigi e Roma per tanti progetti, per il progetto Gaia, per lo spazio e l'avio, per il 5G, per il sistema di pagamento. Cosa vogliono questi francesi? Ci dice anche che tra Parigi e L'Aia, tra Parigi e l'Olanda, con la supervisione tedesca, c'è uno strano aggirarsi in Europa. Cosa dice Federico Fubini, e non un sovranista? Dice che si stanno cercando di chiudere tutte le strade aperte dal Governo italiano negli ultimi anni per salvare l'operatività delle banche. Con il MES, l'unione bancaria e con tanti altri, stanno chiudendo tutte le strade di salvataggio delle banche. Non lo dico io, lo dice il «Corriere della sera» e Federico Fubini. Ciò perché in Italia, qualcuno sospetta, che a Parigi si stia cercando di chiudere la scappatoia per i salvataggi in modo da gettare le basi di una nuova stagione di acquisizione di banche italiane in difficoltà da parte di Paribas, Société generale, Crédit Agricole e quant'altro ancora. Perché parlo di banche proprio a voi due? Al Partito Democratico e al MoVimento 5 Stelle? E perché lo faccio in questa occasione? Perché mentre noi abbiamo proposto e ottenuto - e ringraziamo la Presidenza per aver salvaguardato quell'emendamento - che la golden power , che noi stessi chiedemmo al Governo a marzo e poi il Governo ci concesse ad aprile per estenderla al sistema bancario e assicurativo del nostro Paese - lo chiedemmo noi e voi ce lo avete concesso - e non a caso ai soggetti dell'Unione europea, fosse estesa oltre la scadenza imminente del 31 dicembre, ottenendola per altri sei mesi. Avete quindi gli strumenti per tutelare quello che non io, ma il «Corriere della sera» denuncia si stia preparando come il sacco delle banche e del risparmio italiano. Sì, avete gli strumenti, però nel frattempo state operando male perché - lo dico qui e lo ripeterò - sulle banche italiane sta accadendo che mentre noi discutiamo e vi forniamo lo strumento per proteggere l'Italia, voi, alla Camera dei deputati, nella manovra di bilancio avete inserito una norma, peraltro senza definire lo stanziamento, che facilita le aggregazioni e le fusioni tra le banche per sopperire a quello che sta per capitare, a quello che anche Draghi ha denunciato oggi, una nuova ondata anche di insolvenze, di crediti deteriorati che metterà a rischio il sistema del nostro Paese. Da Nagel, un banchiere, è stata definita una bomba atomica. Mi riferisco a quella norma che, guardate caso, non ha uno stanziamento, ma sui giornali si parla di 3 miliardi, per Banca Monte dei Paschi di Siena. Stiamo parlando di una banca che è già costata allo Stato 14 miliardi di euro (è difficile fare i conti, ma fateli insieme a me) tra primo salvataggio, ricapitalizzazione, ristori agli azionisti e poi l'acquisto da parte di AMCO di 8 miliardi di crediti deteriorati. Poi in queste ore è saltato l'amministratore delegato Mustier (un salto anticipato), perché lo abbiamo fermato nell'ipotesi che vendesse, che scorporasse la parte internazionale di Unicredit per cederla a francesi e tedeschi in cambio della fusione con Banca Monte dei Paschi di Siena, con la vostra banca. Voi avete stanziato 3 miliardi su quella norma per favorire la fusione e poi altri 2,5 miliardi grazie al cosiddetto decreto agosto per favorire la ricapitalizzazione. Poi c'è la manleva di 10,2 miliardi che dovete garantire. Colleghi dei 5 Stelle, facciamo le somme e, nella migliore delle ipotesi, arriviamo a 20 miliardi di euro, ma che possono arrivare a 30 miliardi di euro - giusto? È così? - quanto vale il recovery fund per l'Italia! Ebbene, il MoVimento 5 Stelle presenta un emendamento che è stato accantonato alla Camera, perché proprio su questo si sta facendo la verifica di Governo: se banca Monte dei Paschi di Siena resta in mano ai 5 Stelle, che se ne sono impadroniti pochi mesi fa e che vuole fare una banca pubblica insieme a Carige e alla Banca popolare di Bari, o se la banca del PD torna al PD che si è preso Unicredit con Padoan. Di questo stiamo parlando (Applausi) . Vi state accapigliando e la verifica è su chi prende la banca, su quale ditta lo fa, se quella dei 5 stelle o quella di Bersani, Gualtieri e Padoan. È su questo che state sacrificando il Paese. PRESIDENTE. Concluda senatore. URSO (FdI) . Signor Presidente, capisco che per lei... PRESIDENTE. No, senatore, ha semplicemente terminato il tuo tempo. Non mi permetterei mai, quindi concluda, visto che il suo tempo è terminato. URSO (FdI) . Se quell'emendamento di 500 milioni venisse approvato farebbe saltare il Monte Paschi di Siena (o meglio rimarrebbe pubblica), ma consentirebbe a una sola banca, a Crédit Agricole e ai francesi, di fare l'operazione sul Credito Valtellinese con i soldi pubblici. Vale 450 milioni, sarebbero gli unici a farlo. Di conseguenza il sistema italiano sarebbe scoperto. Altre cose vi dirò in questi giorni quando il disegno di legge di bilancio arriverà all'esame del Senato. Per il momento basta solo questo. Per concludere, la verifica è su chi si prende le banche italiane e questo non ve lo permetteremo (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Manca. Ne ha facoltà. MANCA (PD) . Signor Presidente, rappresentanti del Governo, colleghi, io continuo a pensare (e questa è la posizione del Partito Democratico) che il confronto tra la maggioranza e l'opposizione nelle Commissioni riunite sia stato utile e costruttivo, lo ribadisco. In molti casi, lo voglio ripetere ai colleghi intervenuti poc'anzi, a cominciare dal senatore Urso, il voto di fiducia viene dopo aver votato il mandato al relatore, dopo aver approvato in Commissione, in un percorso ordinato, diversi emendamenti, frutto di una collaborazione costruttiva tra maggioranza e opposizione. I relatori hanno svolto un compito complesso e difficile con equilibrio; il Governo ha contribuito a favorire un dialogo costruttivo tra maggioranza e opposizione. Questi sono i fatti. Non serve alzare il tono della voce, anzi in molti casi gli urli nascondono l'assenza di proposte e di contenuti propositivi utili a quest'Assemblea e soprattutto al Paese nella gestione di una fase così difficile come quella della pandemia che stiamo attraversando. Questi sono i fatti che confermano che è utile un confronto tra maggioranza e opposizione e che il confronto tra maggioranza e opposizione si è sviluppato nella pienezza del suo funzionamento. La questione di fiducia viene posta dopo questi voti e dopo questo percorso ordinato e costruttivo. Se molti temi, a cominciare dall'esenzione dalla COSAP e dalla TOSAP, dal tema dei dottorandi, dal sostegno alle residenze sanitarie, così importanti e così in difficoltà in questa gestione pandemica, così come l'intervento per favorire la riduzione dei canoni sugli affitti, insieme alle tante altre proposte che voglio per chiarezza sottolineare, dalla riduzione del peso delle bollette energetiche fino agli interventi utili nei confronti del sistema delle Regioni e del sistema dei trasporti in questo Paese, sono tutti temi che hanno visto un largo consenso all'interno della Commissione e sono il frutto, e dunque l'arricchimento, di una prospettiva legislativa utile e complessa. Siamo infatti in presenza di quattro decreti convertiti in uno, che credo debba essere un patrimonio non così poco rilevante, come in molti casi è stato rappresentato in questa sede. Lo dico perché ho grande rispetto per le prerogative dell'opposizione, però il contesto che ho raccontato non è compatibile con le tante affermazioni che ho ascoltato in quest'Aula dai colleghi del centrodestra: attribuire cioè al Governo la responsabilità della seconda ondata pandemica e chiederne ogni tanto (anzi oserei quasi dire spesso) le dimissioni è, credo, il volto peggiore di un'opposizione irresponsabile che non solo mostra la sua contrarietà nei confronti del Governo, ma ostacola il bene comune, cioè le famiglie e le imprese italiane. Questo esercizio credo che rappresenti il volto peggiore delle prerogative così importanti che invece le opposizioni potrebbero rappresentare, perché dentro una pandemia è un'anomalia italiana la richiesta di dimissioni, una critica senza contenuti e in molti casi una critica che trova la non verità delle proposte rispetto agli atti acquisiti da parte del Governo. È un'anomalia italiana. In ogni angolo del Paese questa pandemia ha un volto duro e difficile. La seconda ondata pandemica ha attraversato l'Italia come tutti gli altri Paesi europei e se guardiamo al tasso di mortalità, che oggi anche l'Istat ci mette di fronte, siamo di fronte ad un tasso di mortalità che supera quello di una guerra. E se siamo di fronte ad un percorso (non voglio fare anticipazioni) che probabilmente dovrà vederci protagonisti della gestione di una terza ondata pandemica, che speriamo di evitare e di scongiurare, questo quadro richiede responsabilità. Dovete togliere di mezzo urli e insulti inutili e avanzare proposte costruttive nell'interesse del Paese. (Applausi) . Questo per quello che ci riguarda è la sfida che abbiamo di fronte. Siamo perfettamente consapevoli che stiamo parlando di oltre 20 miliardi di euro, 8 miliardi di nuovo indebitamento e 12 miliardi di riutilizzo di risorse che erano già inserite all'interno dei saldi di finanza pubblica. Sono risorse utili perché i codici Ateco hanno sì dei limiti, ma hanno consentito all'Agenzia delle entrate, in tempi celeri, di garantire ristori che in qualche modo hanno fatto un'opera di prevenzione di fronte a conflitti sociali possibili, perché quando si introducono nuove limitazioni il rischio di un conflitto sociale cresce. Allora, colleghi, lo dico con grande chiarezza: dobbiamo toglierci dalla testa l'idea che dentro un'emergenza si possano affrontare temi strutturali irrisolti. Io credo che il Governo abbia prodotto numerosi decreti ristori e ne elaborerà altri nelle prossime settimane anche per il mese di gennaio; non è il frutto di una mancata programmazione, ma è il frutto dell'esigenza di leggere le dinamiche economiche per dare risposte adeguate a dinamiche economiche complesse e inedite che dovremo affrontare. Potrei fare un esempio banale: dobbiamo mettere anche in cantina la dietrologia e il dibattito del passato. Ho sentito parlare da rappresentanti del centrodestra e dell'opposizione di un anno fiscale bianco, di meno tasse per tutti, di sospendere la pressione fiscale e il gettito delle entrate del nostro Paese. Guardate che non c'è lo spazio; è un qualcosa di iniquo e ingiusto. Noi dovremo sempre di più lavorare sull'equità e sulla riduzione delle disuguaglianze perché questa crisi pandemica ci mette di fronte nuove disuguaglianze e non colpisce tutta l'economia allo stesso modo. Sarà necessaria, d'ora in avanti, se vogliamo accompagnare la gestione dell'emergenza, una visione per l'uscita dell'emergenza. Da qui nasce l'esigenza di un quinto decreto ristori a gennaio, dove dovremo fare con grande concretezza un'analisi sulle filiere che sostituisca quella dei codici Ateco, che possono servire in una prima emergenza, ma non sono lo strumento e la risposta compatibile con l'esigenza di individuare le filiere più colpite. Una cosa è la manifattura che esporta nel mondo le macchine automatiche e un'altra sono il turismo e i servizi, che hanno bisogno di coprire l'intera filiera. I nuovi provvedimenti economici dovranno individuare le filiere al posto dei codici Ateco. Chiedo al Governo di tenere conto del lavoro svolto nelle Commissioni. Ci sono tanti emendamenti approvati che vanno verso la trasformazione dei codici Ateco in filiere; vanno nella direzione di esaminare per alcune filiere non il mese su mese, ma il trimestre su trimestre; vanno nel senso di individuare le priorità per salvare le imprese, che non sono tutte uguali. Ciò riguarda anche il tema della riduzione della pressione fiscale. Forse vi siete dimenticati che il decreto ristori- quater viene scritto per prorogare le scadenze fiscali, utilizzando sette degli 8 miliardi di euro a disposizione circa per cominciare a costruire le condizioni per ridurre la pressione fiscale. Anche se ciò non avverrà per tutti, come ci state chiedendo, riguarderà le filiere più colpite dalla crisi. Non c'è lo spazio per la demagogia dell'Ottocento e del Novecento, che continua a dividere maggioranza e opposizione su slogan inadeguati nella lettura della crisi pandemica perché le disuguaglianze aumenteranno e l'esigenza della progressività - che per voi è una brutta parola, mentre per noi è bella e significa far pagare in proporzione al reddito prodotto - deve intervenire anche per dare una mano alle imprese in maniera diversa rispetto a chi è più colpito da chi, magari, non ha subito gli effetti della crisi o dentro la crisi è stato in grado di reggere la sfida. Per poter uscire dall'emergenza, l'esigenza che abbiamo oggi è di cominciare ad accompagnare nel prossimo decreto delle misure per uscire dall'emergenza. Ciò significa che probabilmente diverse misure economiche dovranno essere equiparate alla trasformazione in chiave energetica dell'economia; diverse misure economiche dovranno essere direttamente collegate allo sviluppo dell'Italia digitale. Le diverse misure economiche, quindi, dovranno tenere conto dei primi programmi, del quadro nuovo nelle dinamiche europee e richiedono nuovi strumenti. Io ne cito uno solo per tutti. Ci accorgeremo sempre di più che la transizione ecologica dell'energia e dell'economia e la transizione digitale richiedono un percorso di formazione universale. Noi avremo bisogno degli ammortizzatori selettivi, di un reddito di formazione e di aiutare le persone deboli e fragili che restano indietro con il reddito di cittadinanza, ma avremo bisogno di un reddito di formazione per accompagnare le dinamiche del lavoro verso il futuro. Le politiche attive richiedono una riforma. Allora, dico con grande chiarezza che questa deve essere l'asticella della sfida. Con il decreto ristori bisogna cominciare a traguardare un'uscita dell'Italia dalla crisi. Questa non è mancanza di programmazione, ma capacità di lettura delle ricadute pandemiche che dobbiamo affrontare insieme. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Binetti. Ne ha facoltà. BINETTI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, rappresentanti del Governo, da ieri pomeriggio e per tutto l'arco della mattinata abbiamo assistito a una discussione surreale sul ristori uno, ristori due, ristori tre e ristori quattro. Ora, come giustamente è stato annunciato e ricordato, sappiamo che ci sarà il ristori cinque. Eppure, la cosa che mi ha sorpreso maggiormente in questa fase di intreccio che c'è tra i diversi decreti-legge, l'uno dentro l'altro come scatole cinesi - in cui davvero non si capisce cosa contenga l'una, ma si capisce quanto sia facile che sia in contraddizione con quella che la precede e con quella che la segue - ciò che, ripeto, mi ha veramente sorpreso sono state tre testimonianze di pochi minuti fa. La prima è stata quella del Governo, concretamente nella persona del sottosegretario Guerra, la quale ha voluto giustamente rivendicare la qualità del lavoro fatto anche dal Parlamento, dal Senato, riconoscendo limiti ed errori dei provvedimenti così come erano usciti dalle mani stesse del Governo. È stato un tono molto pacato il suo, direi anche molto umile, ma chiaramente decisamente orientato a sottolineare i limiti strutturali dei documenti che ci sono stati consegnati e la mancata attività di revisione degli stessi documenti, l'uno accanto all'altro, che il Governo per primo avrebbe dovuto fare. Il Governo avrebbe dovuto cercare il punto di sintesi di ciò che presentava al Parlamento e non affidare a quest'ultimo i diversi testi perché ne cogliessimo le contraddizioni, le convergenze, e di conseguenza ne proponessimo - in una sintesi costruttiva - gli elementi positivi. È mancato questo lavoro proprio da parte del Governo; non lo dico io evidentemente, ma l'ha detto il Sottosegretario ed è agli atti. La seconda testimonianza che vorrei sottolineare - anch'essa mi ha colpito molto - si riferisce a quando il collega senatore Faraone, capogruppo di Italia Viva, si è alzato in piedi chiedendo dieci minuti, un quarto d'ora, ovvero il tempo necessario a cercare di capire che diamine avremmo votato. Ora, evidentemente non è un Capogruppo dell'opposizione; è un Capogruppo della maggioranza, ma a questo punto tutti potremmo immaginare che - si sa - quelli di Italia Viva ogni giorno che passa ce ne hanno una per negoziare la loro posizione e il loro ruolo all'interno del Governo e provare a contare di più. Insomma, avremmo potuto pensare che il buon Faraone prendeva quella posizione per evidenziare e denunciare il fatto che eravamo sollecitati a votare uno strumento normativo del cui contenuto la stessa maggioranza era ignara. Terza testimonianza che mi ha parimenti colpito è stata quella del relatore, che per primo ha detto di voler leggere che cosa avremmo votato. Il relatore, il garante della legge, colui che in qualche modo garantisce non solo il prodotto finale, ma anche le procedure alla luce delle premesse, non sapeva che cosa avremmo votato; quindi, giustamente, ha chiesto tempo. Il Governo, un partito di maggioranza e il relatore del disegno di legge si trovavano davanti a quello che una volta avremmo chiamato un oggetto misterioso: non so su che cosa ci stanno chiedendo la fiducia. È evidente, colleghi, che chiedere la fiducia su un oggetto che i principali responsabili non sanno cosa contenga è un atto di grande arroganza. È un atto che sta a significare: non importa che cosa ti dico, tu la fiducia me la dai perché io governo, perché tu sei tu e quindi ti devi fidare. È molto difficile, come si dice, affidarsi e fidarsi di qualcuno che non sa che cosa chiede, di qualcuno che ha perso di vista il processo, perché quando il relatore dice di voler leggere cosa c'è scritto vuol dire che egli stesso ha perso di vista il filo di Arianna, che avrebbe dovuto attraversare l'intero procedimento. Signori, tra pochi minuti ci chiederete la fiducia nominatim , sappiamo già come finirà: l'opposizione dirà chiaramente no, stando nella verità dei fatti; la maggioranza dirà di sì per qualche misteriosa alchimia, perché lei stessa non sa come stiano davvero i fatti. Maggioranza e opposizione saranno però condannate a un gioco delle parti in cui l'opposizione fungerà da parte che non collabora e non collabora perché non può dare un consenso a condizioni di così grave disinformazione. Il consenso, lo impariamo tutti, è un consenso informato: senza correttezza dell'informazione il consenso è veramente un abuso di fiducia, una mancanza radicale di quella virtù straordinaria per l'arte del buon governo che è la prudenza. Richiamo cose che sono state dette pochi minuti fa da interlocutori che tutti quanti abbiamo potuto ascoltare, in un contesto in cui tutto è completamente agli atti. Detto questo, è evidente che, in questa sequenza di decreti ristori, guardiamo con orrore anche al quinto decreto, l'ennesima provocazione. Ma è mai possibile che il Governo non sappia pensare all'oggi, non dico per il dopodomani, ma per il domani? È mai possibile che debba pensare un oggi per l'ora, per l' hic et nunc , per questo momento per cui, cambiando le condizioni al contorno, deve cambiare anche la norma data? Questa improvvisazione è veramente lesiva della dignità del Senato. Ciò che è grave, innanzitutto, è il fatto che il Governo ignori sempre, totalmente e sistematicamente le proposte dell'opposizione, come se l'opposizione fosse fatta di persone che vogliono soltanto creare pregiudizio al Paese, senza rendersi conto che c'è invece una visione, che in certi momenti può essere anche più libera, meno condizionata e capace di guardare anche oltre lo stretto immediato risultato del consenso popolare in una dialettica che si snoda alla ricerca di un consenso troppo banale e troppo facile. In questo senso penso a quando tutte le sere in televisione sentiamo dire che le cose vanno sempre meglio, che noi siamo sempre i più bravi, che il nostro vaccino sarebbe arrivato per primo - peccato che forse arriverà per quarto, quinto o penultimo - o che magari i contagi diminuiscono e che, se per caso aumentano, è sempre colpa della gente che sta per strada, o senza mascherina o semplicemente in una relazione troppo stretta. Non ci viene però mai detto perché siamo il Paese in cui in Europa si muore di più: nessuno ce lo dice. Non ci dicono neppure - nella visione strategica dei decreti ristori uno, due, tre, quattro e forse pure cinque - perché l'epidemia in realtà vede ancora un tasso altissimo di persone che muoiono, né ci dicono perché Draghi, presidente fino a poco fa della BCE, oggi esce su tutti i giornali per dichiarare che la situazione economica alla quale andiamo incontro sarà di gran lunga più grave di quanto viene detto. C'è dunque un inganno di sistema, che io credo sia frutto anche dell'ignoranza di sistema, dell'incapacità di governare, di prevedere e di assumere le responsabilità per il futuro. Come si può chiedere la fiducia? Mi taccio subito, signor Presidente, e la ringrazio. Le domando, però, come si possa chiedere la fiducia su un oggetto quando, fino a pochi minuti fa, né la maggioranza, né il Governo, né lo stesso relatore sapevano di che cosa si trattasse. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Bagnai. Ne ha facoltà. BAGNAI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, siamo qui a discutere - una discussione per la verità non molto affollata - sulla fiducia al decreto matrioska , possiamo chiamarlo così, un decreto-legge che contiene altri decreti: è partito come decreto ristori uno, poi dentro si è infilato il decreto ristori due e, a seguire, il tre e il quattro, il che ha reso fra l'altro avvincente la sua lavorazione, come ben sa il pezzo di Governo qui presente, un pezzo a noi caro e certamente rilevante per il suo incarico, anche se magari qualche Ministro di area economica ci avrebbe confortato con la sua presenza, ma noi tenteremo lo stesso di parlare di numeri e del tema. (Applausi) . Come, infatti, nel contrappunto osservato fiammingo, la lavorazione si è dovuta, poi, fare al contrario. Siccome l'ultimo decreto era un emendamento del primo, infatti, si è dovuti partire dall'ultimo per risalire al primo. Tutte cose bellissime, che hanno costituito oggetto di avvincenti lezioni per i nostri elettori che ci seguono sui social . Sul decreto matrioska non entro nel merito, per il momento, e vedo il relatore preoccupato. Solo sul tema della fiducia mi sento di aprire e chiudere immediatamente la discussione. Alla fine, infatti, noi abbiamo passato tanto tempo, grazie anche al lavoro dei relatori e grazie all'eccellente lavoro dei Presidenti di Commissione (che qui non vedo, perché uno adesso è impegnato), a lavorare costruttivamente, con queste difficoltà tecniche che hanno reso molto avvincente questo decreto-legge. Siamo passati da alcune migliaia di emendamenti a poche decine di emendamenti, su cui ci siamo messi d'accordo. Quindi, pensavamo di poter andare ad una lavorazione ordinaria del provvedimento in Aula ed a una conversione con delle votazioni: quell'atto che, a quanto pare, a questo Governo, o a pezzi rilevanti di esso, risulta abbastanza allergico e antipatico. Invece, improvvisamente, a sorpresa si pone la questione di fiducia. Allora, la riflessione che uno fa è questa: se si deve mettere la fiducia su un decreto la cui conversione comporta 40 votazioni, questo cosa significa? Significa che i primi a non fidarvi di voi stessi siete voi. Partendo dal presupposto che voi vi conosciate meglio di quanto vi conosciamo noi, perché, allora, dovremmo darvi la fiducia, se voi stessi non vi fidate? (Applausi) . Non vi fidate al punto da blindare, con una fiducia, un provvedimento su cui, sostanzialmente, esisteva un accordo, non voglio dire di ferro ma neanche di latta, fra maggioranza e opposizione. Non so se sono stato chiaro. Qual è il significato politico di questa fiducia? Non tanto per voi, perché lo sapete meglio di me, quanto per chi è qua fuori. La discussione sulla fiducia, quindi, è presto chiusa. Non sta a me fare la dichiarazione di voto, ma la dichiarazione di voto è nelle cose. Visto, però, che qualcuno prima aveva voglia di contenuti, approfitto per dare qualche dato, così ragioniamo di che cosa stiamo parlando. Nel 2020, a luglio, la Banca d'Italia prevedeva che l'economia italiana sarebbe decresciuta del 9,5 per cento; poi è diventata un pochino più ottimista e dà, per quest'anno, un risultato del meno 9 per cento. Goldman Sachs è ancora più ottimista: ci dà un meno 8,7 per cento. In Germania tutte le previsioni danno un meno 5,8 per cento. Quindi, noi siamo oltre 3 punti più in basso della Germania in questa classifica. Ma che cosa succederà l'anno prossimo? Questo è interessante, perché Goldman Sachs, estremamente ottimista, nel 2021 ci dà al 6 per cento. Le previsioni di consenso ci danno al 5,5 per cento. Bankitalia, a luglio, ci dava al 4,8 per cento. Sempre Bankitalia, nelle previsioni di dicembre, dopo aver visto l'importante potenza di fuoco dispiegata da questo Governo, ci ripensa e ci dà al 3,5 per cento. A fine anno, con le informazioni sulle misure prese durante il 2020, rivede di meno 1,3 punti la crescita per il 2021. Ancora Banca d'Italia ci informa che ci vorranno tre anni per tornare al livello del PIL del 2019. Quando saremo tornati al livello del PIL del 2019, sarà il 2023; e nel 2023 saremo dov'eravamo nel 2019, cioè circa cinque punti sotto il reddito del 2007, che, nel frattempo, sarà diventato il reddito di sedici anni prima. Parliamo, allora, degli occupati. Sempre la Banca d'Italia dice che quest'anno andremo a meno 1,8. Quindi, l'anno prossimo ci sarà il rimbalzo? No, ci sarà il trascinamento a meno 1. Da quando si rimbalza? Dal 2022. Sì, ma per il 2022 serve la palla di vetro. Pare che si farà un 1,6 e poi un 1,2. Quindi, forse nel 2023 avremo un po' quasi gli stessi occupati del 2019. Tutto questo di fronte a una macchina dello Stato in cui l'unica cosa che funziona a pieno regime è il fisco. Non so se avete visto i titoli di «Italia oggi», che parlava di 31 milioni di atti: va bene, hanno un po' inflazionato il numero, mettendo insieme Agenzia delle entrate (ADE) e Agenzia delle entrate - Riscossione (ADER) e facendo un gran mischione, ma ci sono comunque 10 milioni di cartelle che a inizio anno ripartiranno. Dunque, perché ci siamo ridotti così? A noi non piace l'approccio che sta seguendo il Governo, perché è basato su quattro principi: rinviare, rinviare, rinviare e, sì, rinviare. Rinviare le scadenze fiscali, senza voler prendere una decisione di qualsiasi tipo sulla loro gestione. A un certo punto, però, bisognerà tirare una linea e allora che succederà? Rinviare poi con le garanzie: la famosa potenza di fuoco non erano soldi che metteva lo Stato, ma che avrebbe dovuto mettere il sistema bancario (con un atto d'amore, che poi non è stato così travolgente) e rispetto al quale lo Stato metteva la garanzia. Sapete e sappiamo benissimo che molti imprenditori, piccoli, medi e grandi, non saranno in condizione di restituire questi prestiti. Non si è voluto intervenire in modo diverso e si è voluto lasciare a chi verrà dopo l'onere di coprire le garanzie, quando verranno escusse. Rinviare con tutte le varie misure di credito di imposta, che sono un semplice differimento di gettito, che apre un altro buco insidioso, dai contorni non facilmente quantificabili, nel bilancio dello Stato. Rinviare, infine, anche col patrimonio destinato, perché alla fine bisogna vedere come sarà gestita questa misura. Stiamo cercando di studiare il regolamento, in Commissione finanze e tesoro, esaminando l'atto del Governo n. 222. A seconda dunque di come verrà condotto e a seconda di coloro per i quali lo avete concepito - su questo poi, alla fine, ci sarebbe da fare un ragionamento - si tratta di un altro intervento, che rischia di diventare debitogeno per le generazioni future e, naturalmente, per i Governi futuri. Sono quegli stessi Governi i quali comunque, poverini, si sa che non potranno governare, perché il dottor signor De Benedetti ha detto in televisione che, quando arriveremo noi, l'Unione europea ci schianterà. Se non ci schianterà lei, colleghi, ci schianteranno i debiti che ci avete lasciato, ma siamo pronti ad affrontare con coraggio questo destino e anche a dire cosa avremo fatto e cosa è stato fatto in altri Paesi. Il risultato dell'Italia, infatti, non nasce, come questa sinistra insistentemente cerca di dimostrare, da un'inferiorità antropologica degli italiani, ma da errori fatti da questo Governo. Intanto vorrei ricordare il tema della pace fiscale. Dobbiamo pure porci il problema di cosa fare, quando non sarà più possibile rinviare e una proposta ce l'abbiamo: riaprire i termini della rottamazione- ter , intervenire con una definizione agevolata del contenzioso e fare uno stralcio delle mini-cartelle. (Applausi) . Sono tutte cose che allevierebbero di molto anche i costi di gestione della macchina dell'erario. Proponiamo inoltre di intervenire con il fondo perduto. Dite che non c'è spazio, ma guardate che in Germania lo si è trovato. Mentre noi abbiamo fatto 108 miliardi di euro di scostamento, in comode rate da 25 miliardi di euro, un po' più o un po' meno, in Germania ne hanno fatti due uno da 156 miliardi di euro e uno da 130 miliardi di euro, e un vero fondo perduto, prima con il Soforthilfe e poi con l' Überbrückungshilfe, e alle aziende sono arrivati i soldi (prima 18 miliardi di euro) e il primo fondo perduto è più di tutti i pezzettini di fondo perduto che abbiamo visto arrivare da noi. (Richiami del Presidente). Mi avvio a terminare, signor Presidente. Perché non lo avete voluto fare? Ve lo dico subito, e qui concludo. Prima ci avete accusato di essere una forza che ha una concezione novecentesca della politica, ma voi, colleghi, ne avete una settecentesca della moneta e non avete capito come funziona. La BCE avrebbe coperto e sta coprendo. Allora come volete giustificare questi ritardi? È subalternità rispetto a Bruxelles o paura che, avendo troppi soldi a disposizione, le contraddizioni interne della maggioranza esplodano nell'assalto alla diligenza? Ditecelo, però risolvete questo problema, perché il Paese non può più permettersi di aspettare. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Gallicchio. Ne ha facoltà. GALLICCHIO (M5S) . Signor Presidente, gentili colleghi, onorevoli membri del Governo, voglio riportare l'attenzione sul decreto ristori attualmente in discussione. Possiamo definirlo, in ordine di grado, il più importante dopo il decreto rilancio, che ha attutito gli effetti del primo duro lockdown della scorsa primavera. Lo considero il più importante in quanto a rapidità, efficienza e capacità di sostenere a tutti i livelli il tessuto sociale del nostro Paese. Ci siamo fatti trovare pronti, quando le condizioni dello stato pandemico si sono improvvisamente e nuovamente aggravate, perché tutte le ulteriori necessarie restrizioni, se non sorrette da un adeguato supporto, avrebbero potuto minare la tenuta di tante imprese in pericolo, già provate, che fin dall'inizio dell'estate sono ripartite, hanno investito per poter riaprire, hanno sostenuto l'offerta di posti di lavoro e poi purtroppo hanno dovuto abbassare di nuovo le serrande, a causa di questa perdurante pandemia. L'economia, nonostante il duro colpo, tiene e i risultati ottenuti che man mano tocchiamo sono il frutto di un intenso lavoro di studio e analisi del Governo e nostro (del Parlamento) sugli strumenti e sui dati socio-economici e finanziari che abbiamo a disposizione adesso. L'esperienza del primo lockdown di marzo ci ha mostrato infatti un dato inequivocabile: il miglior strumento per ristorare celermente le nostre imprese è stato l'accredito diretto sul conto. I dati in nostro possesso, relativi alla prima tranche di marzo, hanno permesso a chi aveva già usufruito del fondo perduto un accredito rapidissimo. Proprio perché la rapidità era l'elemento prioritario, noi del MoVimento 5 Stelle abbiamo chiesto espressamente al Governo di assicurare rapidità e automatismo negli indennizzi alle imprese coinvolte in questa grave crisi pandemica. Il positivo lavoro dell'Agenzia delle entrate ha consentito di assicurare, nei primi dieci giorni, l'erogazione di un miliardo di euro a livello nazionale, per un totale di circa 200.000 aziende in crisi colpite dalla seconda ondata pandemica. I dati ci dicono anche che sono stati rispettati i vincoli per assicurare un maggior gettito alle Regioni inserite subito in zona rossa, rispetto alle altre. Anche su questo, l'obiettivo di arrivare a risultati concreti in poco tempo si è realizzato. Il decreto ristori è stato solo il punto di inizio, a cui sono seguiti altri provvedimenti. È stata la prima dimostrazione che lo Stato c'è e che ha saputo dare una risposta concreta in tempi brevissimi. Sottolineo ancora una volta l'importanza di quanto appena descritto, perché è importante evidenziare che, all'inizio della seconda ondata di infezione, la maggioranza ha risposto prontamente, intervenendo nuovamente e con la massima rapidità. Non appena sono scattate le nuove restrizioni, il 24 ottobre, nel giro di pochissime ore, è stato scritto ed emanato un decreto importantissimo per la tenuta del Paese. È per questo che in premessa ho sottolineato la massima importanza del decreto ristori sin dall'inizio della pandemia. Non intervenire presto avrebbe significato emergenza sociale diffusa, crisi totale del settore impresa e serio rischio di una depressione economica, anche decennale. Per scendere maggiormente nel dettaglio, parliamo di numeri. Ne parlo anch'io, ma i miei sono diversi. Alla data del 10 dicembre, sono stati completati i pagamenti di tutti i contributi automatici previsti dai quattro decreti ristori (quindi parliamo di cose già avvenute), per un importo complessivo che supera i 2,3 miliardi di euro. Gli accrediti sono stati effettuati da un minimo di quattro giorni a un massimo di quindici, rispetto alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale dei relativi decreti. A questi bonifici si aggiungono i 6,6 miliardi di euro erogati dall'Agenzia delle entrate, relativi al decreto rilancio. Sono partiti inoltre prima 28.000 contributi a fondo perduto per gli esercizi aperti al pubblico nei centri storici delle città italiane, le più turistiche, che hanno fatto domanda sul sito dell'Agenzia. Dunque, in totale, al 7 dicembre 2020, i contributi a fondo perduto e i ristori erogati dall'Agenzia delle entrate ammontano a più di 9 miliardi di euro, mentre la platea dei beneficiari è rappresentata da 2,4 milioni di partite IVA. Di questo monte complessivo, 1,8 miliardi hanno raggiunto il settore della ristorazione (bar, ristoranti, pizzerie); più di 2 miliardi di euro sono stati destinati al commercio al dettaglio (supermercati, discount , farmacie, edicole ed altri) e quello all'ingrosso; più di mezzo miliardo di euro al settore dell'edilizia. Il decreto-legge oggetto dell'odierna discussione, però, non è soltanto fondo perduto. Parliamo anche di sostegno allo spettacolo, al cinema, alle agenzie di viaggio, all' export e alle fiere. Parliamo di proroga della cassa integrazione, del blocco dei licenziamenti, della cancellazione della seconda rata IMU, dell'esonero e sospensione dei contributi, dell'incentivo allo smart working e di altre due mensilità di reddito di emergenza, su cui tornerò. Parliamo anche di altre novità, apparentemente piccole, ma significative, come l'estensione del microcredito, la riduzione delle bollette energetiche, lo sconto dello Stato da applicare ai proprietari di abitazioni che ridurranno i canoni di locazione ai nostri cittadini che vivono in affitto. Abbiamo cercato di farlo con la dovuta attenzione, proponendo di restituire ai proprietari degli immobili una parte, fino alla metà, dell'importo scontato agli inquilini, proprio per permettere che la crisi non vada a gravare eccessivamente sui proprietari e che, nel contempo, porti un concreto vantaggio agli inquilini in difficoltà e alle famiglie, che potranno vedersi ridotto concretamente l'affitto di casa. Tante cose come questa sono le risposte concrete a chi ci accusa di aver distribuito fondi a pioggia e null'altro. Aggiungo che gli interventi appena elencati sono solo una parte minima del grande e organico lavoro effettuato dal Governo, prima, e dal Parlamento, poi. E tutto sembra tranne una mera distribuzione di risorse senza interventi complementari. C'è da dire anche che, in un momento di crisi che non ha alcun precedente nella storia della Repubblica italiana, appena emanato il primo decreto, la maggioranza ha lavorato nell'immediatezza sui passi successivi da compiere per non lasciare indietro nessuno. Da questo moto nascono i decreti-legge ristori bis , ter e quater , tramite i quali uno dopo l'altro, abbiamo allargato la platea dei beneficiari e introdotto novità importantissime. Mi preme sottolineare un aspetto, caro a me, ma anche a tutto il MoVimento 5 Stelle. Nel decreto ristori- ter abbiamo rinnovato quest'anno, con altri 400 milioni di euro, il fondo per consentire ai Comuni di adottare misure urgenti di solidarietà alimentare, per dare sostegno a chi è maggiormente in difficoltà. Parlo di difficoltà alimentare, una cosa molto seria. Nessun'altra forza politica è stata così vicina ai fragili e agli ultimi in questo Paese. E se, accanto a questo provvedimento, inseriamo il reddito di cittadinanza, che autorevoli fonti riferiscono essere uno strumento decisivo, importante e fondamentale per una fascia di popolazione che si è ritrovata catapultata senza difesa in questa pandemia, e il reddito di emergenza, che abbiamo fortemente voluto e oggi prorogato, possiamo affermare come il circolo virtuoso di buoni spesa, reddito di cittadinanza e reddito di emergenza abbia permesso alla fascia più fragile della popolazione di questo Paese di non cedere all'incuria, al degrado e alla disperazione. Abbiamo conservato intatta la dignità delle famiglie e dei cittadini italiani. Questo è il MoVimento 5 Stelle e da questi valori siamo nati. Siamo la difesa degli ultimi, degli esclusi, e stiamo attenti alle richieste di aiuto di tutti i cittadini, delle imprese e delle partite IVA, come abbiamo dimostrato durante questi ultimi duri mesi. Mi avvio a concludere, signor Presidente, sottolineando il lavoro e l'impegno che il Governo, questa maggioranza e il MoVimento 5 Stelle hanno posto durante l' iter di questi decreti-legge ristori. Il nostro miglior modo di rispondere alle necessità del Paese è fatto di provvedimenti immediati e concreti, non di elenchi di parole vuote, sentiti purtroppo in quest'Aula; provvedimenti concreti, che vanno in aiuto e a sostegno della nostra comunità; provvedimenti legati al progetto di ripresa e alla visione del domani; provvedimenti proprio come questo che stiamo approvando oggi in quest'Aula. (Applausi) . PRESIDENTE . Dichiaro chiusa la discussione sulla questione di fiducia posta dal Governo. Sospendo la seduta, che riprenderà al termine dei lavori della 5 a Commissione. (La seduta, sospesa alle ore 20,10, è ripresa alle ore 22,20) . Presidenza del vice presidente ROSSOMANDO Riprendiamo i lavori. Invito il senatore Segretario a dare lettura del parere espresso dalla 5 a Commissione permanente sull'emendamento 1.900, interamente sostitutivo dell'articolo unico del disegno di legge di conversione, come stralciato a seguito del vaglio di ammissibilità. DURNWALDER, segretario . «La Commissione programmazione economica e bilancio, esaminato 1'emendamento 1.900 del Governo, relativo al disegno di legge in titolo, trasmesso dall'Assemblea, e acquisita la relazione tecnica, esprime, per quanto di competenza, parere non ostativo condizionato, ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, alla soppressione, all'articolo 15, delle parole «il comma 9 è soppresso», nonché alla soppressione del comma 5- quater dell'articolo 19- ter . Il parere non ostativo è altresì condizionato, ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, alle seguenti modifiche: - il comma 14- quater dell'articolo 1 sia sostituito dal seguente: «14- quater . Agli oneri derivanti dal presente articolo valutati in 2.935 milioni di euro per l'anno 2020 e pari a 280 milioni di euro per l'anno 2021, di cui 477 milioni di euro per l'anno 2020 e 280 milioni di euro per l'anno 2021 conseguenti all'ordinanza del Ministro della salute del 4 novembre 2020, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale , Serie Generale, n. 276 del 5 novembre 2020, si provvede quanto a 2.930 per l'anno 2020 ai sensi dell'articolo 34 e quanto a 5 milioni di euro per l'anno 2020, mediante utilizzo delle risorse rivenienti dall'abrogazione della disposizione di cui al comma 13»; - all'articolo 6- bis , il comma 7 sia sostituito dal seguente: «7. Agli oneri derivanti dai commi 1, 2, 3, e 6 del presente articolo, pari a 860 milioni di euro per l'anno 2020 e a 140 milioni per l'anno 2021, si provvede ai sensi dell'articolo 34»; dopo l'articolo 7, siano inseriti i seguenti capoversi: "All'articolo 8, al comma 4, le parole «in 259,2 milioni di euro per l'anno 2020 e in 86,4 milioni di euro per l'anno 2021» sono sostituite dalle seguenti: «in 274,5 milioni di euro per l'anno 2020 e in 91,5 milioni di euro per l'anno 2021»; All'articolo 9 sono apportate le seguenti modificazioni: "al comma 4, le parole: «121,3» sono sostituite dalle seguenti: «137»; all'articolo 9- bis .2 siano apportate le seguenti modificazioni: a) il comma 1 sia sostituito dal seguente; «1. Per l'anno 2021, al locatore di immobile ad uso abitativo, ubicato in un comune ad alta tensione abitativa, che costituisca l'abitazione principale del locatario e che riduce il canone del contratto di locazione, in essere alla data del 29 ottobre 2020, è riconosciuto, nel limite massimo di spesa di cui al comma 4, un contributo a fondo perduto fino al 50 per cento della riduzione del canone entro il limite massimo annuo di 1.200 euro per singolo locatore.»; b) il comma 3 sia sostituito dal seguente: «3. Con provvedimento del Direttore dell'Agenzia delle entrate, da adottare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, sono individuate le modalità applicative del presente articolo e la percentuale di riduzione del canone mediante riparto proporzionale in relazione alle domande presentate, anche ai fini del rispetto del limite di spesa di cui al comma 4, nonché le modalità di monitoraggio delle comunicazioni di cui al comma 2.»; all'articolo 13- ter .9, il comma 1 è sostituito dal seguente: «1. In via eccezionale, in considerazione della situazione di emergenza epidemiologica da COVID-19, in deroga a quanto stabilito dall'articolo 8, comma 3, del decreto- legislativo 30 aprile 1997, n. 184, i versamenti dei contributi volontari INPS, dovuti per il periodo dal 31 gennaio 2020 al 31 dicembre 2020, sono considerati validi, anche se effettuati in ritardo, purché entro i due mesi successivi e comunque entro il 28 febbraio 2021.»; all'articolo 15- bis , il comma 11- ter sia sostituito dal seguente: «11- ter . All'onere derivante dal comma 11- bis , valutato in 1,2 milioni di euro per l'anno 2021, 3,3 milioni di euro per l'anno 2022, 5 milioni di euro per l'anno 2023, 3,5 milioni di euro per l'anno 2024, 0,1 milioni di euro per l'anno 2025 e 0,5 milioni di euro per l'anno 2026, si provvede: a) quanto a 1,2 milioni di euro per l'anno 2021, mediante corrispondente riduzione del fondo di cui all'articolo 1, comma 200, della legge 23 dicembre 2014 n. 190 come rifinanziato dall'articolo 34, comma 5 del presente decreto; b ) quanto a 2,9 milioni di euro per l'anno 2022, 4 milioni di euro per l'anno 2023, 2,1 milioni di euro per l'anno 2024 e 0,5 milioni di euro per l'anno 2026 mediante corrispondente riduzione del fondo di cui all'articolo 1 comma 200 della legge n. 190 del 23 dicembre 2014; c ) quanto a 0,4 milioni di euro per l'anno 2022, 1 milione di euro per l'anno 2023, 1,4 milioni di euro per l'anno 2024 e 0,1 milioni di euro per l'anno 2025 mediante corrispondente utilizzo delle maggiori entrate derivanti dal comma 11- bis "; - all'articolo 23- quater , il comma 2 sia sostituito dal seguente: "2. Agli oneri derivanti dal presente articolo, pari a 1 milione di euro a decorrere dall'anno 2021, si provvede mediante corrispondente riduzione delle quote annuali delle risorse del "Fondo unico giustizia" da destinare mediante riassegnazione ai sensi dell'articolo 2, comma 7, lettere a ) e b ), del decreto legge n. 143 del 16 settembre 2008, convertito con modificazioni dalla legge n. 181 del 13 novembre 2008, che, a tale fine, restano acquisite all'entrata del bilancio dello Stato."; - l'articolo 32- bis .l sia sostituito dal seguente: "Art. 32- bis .l (Trattazione scritta di udienze civili da parte di magistrati onorari) 1. Ai fini della corresponsione dell'indennità di udienza di cui all'articolo 4, comma 1, del decreto legislativo n. 273 del 28 luglio 1989 in favore dei magistrati onorari che esercitano la funzione di giudice onorario di tribunale, la modalità di svolgimento delle udienze civili a trattazione scritta, di cui all'articolo 221, comma 4, del decreto-legge n. 34 del 19 maggio 2020, convertito con modificazioni dalla legge di conversione n. 77 del 17 luglio 2020, si intende equiparata alla modalità di svolgimento delle udienze civili in presenza. 2. Dall'attuazione delle disposizioni di cui al comma 1 non devono derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica."; - all'articolo 32- ter , siano apportate le seguenti modificazioni: a ) al comma l- bis le parole "e le province autonome" nonché le parole "e dalle province autonome" siano soppresse; b ) la rubrica sia sostituita dalla seguente: "(Contributo in favore delle regioni a statuto ordinario per il ristoro delle categorie soggette a restrizioni in relazione all'emergenza COVID-19)"; - all'articolo 32- quater (Misure di ristoro per le famiglie residenti e per le imprese locali delle isole minori), il comma 2 sia sostituito dal seguente: "2. Il riparto delle risorse di cui al comma 1 è effettuato con decreto del Ministro dell'interno, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, previa intesa in Conferenza Stato-città ed autonomie locali, da adottare entro il 28 febbraio 2021, in proporzione alle spese sostenute nell'anno 2020 per l'acquisto e l'approvvigionamento dell'acqua, come certificate dai comuni interessati entro il 31 gennaio 2021."; all'articolo 32- quater (Disposizioni in favore dei lavoratori appartenenti al bacino PIP-Emergenza Palermo), siano apportate le seguenti modificazioni: a ) il comma 1 sia soppresso; b ) i commi 2 e 3 siano sostituiti dai seguenti: "2. Gli enti locali sono autorizzati alla prosecuzione dei rapporti di lavoro di personale con contratto di lavoro atipico bacino PIP - Emergenza Palermo di cui alla legge regionale 26 novembre 2000, n. 2, in essere o scaduti nell'anno 2020, sino al 31 dicembre 2021. 3. Dall'attuazione del presente articolo non devono derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica. Le amministrazioni interessate provvedono agli adempimenti previsti dal presente articolo con l'utilizzo delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente."; all'articolo 34, il comma 6, alinea, sia sostituito dal seguente: "6. Agli oneri derivanti dagli articoli 1, 1- bis , 1- bis .1, l- bis .2, 2, 3, 5, comma 5, 6, 6- bis , 8, 8- bis , 9, 9- bis , 9- ter , 12- bis , 12- bis .1, 13, 13- bis , 13- ter , 13- ter .l, 13- ter ,2, commi 3 e 4, 13- ter .4, 13- ter .5, 13- quater , 13- quinquies , 13- sexies , 13- septies , 13- nonies , 13- decies , 15, 15- bis , 16, 16- bis , 17, 17- bis , 19- ter .l, 19- ter .2, 19- quater , 20, 21, 22- bis , 22- ter , 3l- ter .7, 32, 32- bis , 32- ter e 33, e dai commi 1, 2, 3, 5, 9 e 10 del presente articolo, determinati complessivamente in 19.021,356 milioni di euro per l'anno 2020, 7.910,977 milioni di euro per l'anno 2021,161,6 milioni di euro per l'anno 2022, 50 milioni di euro per l'anno 2023 e 2 milioni di euro per l'anno 2025, che aumentano, ai fini della compensazione degli effetti in termini di indebitamento netto e fabbisogno, in 9.180,177 milioni di euro per l'anno 2021, 298,6 milioni di euro per l'anno 2022, in 73 milioni di euro per l'anno 2023, in 21 milioni di euro per l'anno 2024 e in 23 milioni di euro per l'anno 2025, si provvede: "; al medesimo comma-6, la lettera p) sia sostituita dalla seguente: " p) quanto a 8.233,1 milioni di euro per l'anno 2021 e, in termini di indebitamento netto e fabbisogno, di 69,331 milioni di euro per l'anno 2020, 8.876,522 milioni di euro per l'anno 2021 e 53,8 milioni di euro per l'anno 2023, mediante utilizzo di quota parte delle maggiori entrate e minori spese derivanti dagli articoli 5, 12, 12- bis .l, 13, 13-bis, 13- ter, 13. ter .l, 13- ter .2, 13- ter .4, 13- ter .5, 22, 32, 32- bis , 9- ter , 9- quater e dal comma 6, lettera a) del presente articolo». PRESIDENTE . Chiedo al rappresentante del Governo se accetta i rilievi della 5 a Commissione. GUERRA, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze . Sì, Presidente. PRESIDENTE . Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.900 (testo corretto), presentato dal Governo, interamente sostitutivo dell'articolo unico del disegno di legge di conversione del decreto-legge 28 ottobre 2020, n. 137, sull'approvazione del quale il Governo ha posto la questione di fiducia. STEGER (Aut (SVP-PATT, UV)) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. STEGER (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente, le restrizioni legate alla seconda ondata hanno portato questo provvedimento a cambiare pelle, crescendo per numero di articoli e volume finanziario. Tutto questo ha determinato un metodo di lavoro precario, con l'interlocuzione non sempre ottimale con il Governo; comprendiamo l'emergenza, ma questo modo di procedere non è accettabile e se lo abbiamo accettato è stato per puro spirito di responsabilità. Voglio, però, ringraziare il Ministro per i rapporti con il Parlamento e il sottosegretario Castaldi, i Presidenti delle Commissioni e i relatori perché erano sempre disponibili e hanno garantito il buon clima di lavoro. (Applausi). Le risorse messe a disposizione con i quattro provvedimenti, che sono sicuramente importanti per alcuni settori, di certo non basteranno. Siamo in un passaggio delicatissimo in cui ogni nuova restrizione ha inflitto, al corpo già martoriato dei nostri lavoratori e delle nostre imprese, ferite sempre più profonde. Una terza ondata avrebbe ripercussioni drammatiche e a quel punto non basterebbe di sicuro uno scostamento di bilancio di 20 miliardi e neanche uno di 30. Mi piacerebbe che in quest'Aula si avesse massima consapevolezza su questo punto, e cioè che non possiamo farci guidare dalle emozioni: quelle che un giorno fanno iscrivere tutti al partito degli aperturisti, e il giorno dopo - perché vediamo le foto di quartiere dello shopping - passare tutti di colpo a quello dei rigoristi. È un'altalena inutile e pericolosa che dimostra che gli ultimi mesi non ci hanno insegnato molto. Bisogna costruire percorsi guidati in ogni momento dalla razionalità e dal buonsenso, e questo vale anche per gli esperti, gli scienziati, che non possono limitarsi a dire che quando crescono i contagi bisogna chiudere, ma sono chiamati a fornire un contributo più fattivo, di costruzione di una prospettiva. Devono aiutare la politica a costruire una strategia di medio e lungo termine, adesso che conosciamo meglio questo virus. (Applausi). E bisogna subito iniziare con le vaccinazioni: la Gran Bretagna e gli Stati Uniti hanno già incominciato; la Germania inizierà il 23 dicembre. Anche noi dobbiamo dare avvio alle vaccinazioni, perché così salveremo vite ogni giorno. E ogni giorno di ritardo fa crescere il numero dei morti. Iniziamo, e subito! Ho detto che ci vuole una strategia, perché la conseguenza di un approccio dettato dal momento è che si producono vere e proprie disparità di trattamento tra cittadini e categorie economiche. I fatti legati al turismo estivo (le discoteche, le spiagge affollate) hanno fatto scattare un vero e proprio pregiudizio il turismo, la montagna e le attività invernali. Eppure, è evidente a tutti che non sono la stessa cosa e mi sembra che la consapevolezza di cosa voglia dire vivere in montagna e rendere le valli popolate un valore in sé non sempre sia stata riconosciuta dal Governo. (Applausi) . I nostri operatori del turismo di montagna e dei settori legati avevano lavorato a protocolli di sicurezza, presentati dalle Regioni interessate alla Conferenza Stato-Regioni. A distanza di un mese, non hanno neppure ricevuto uno straccio di risposta dal comitato tecnico scientifico (CTS). Questo non è un comportamento rispettoso, perché sono istituzioni che sanno cosa serve ai loro territori. Questo perché tutto quello che può ricordare il turismo è diventato un tabù, senza rendersi conto, ad esempio, che con la chiusura degli impianti viene meno la gestione del territorio. E poi davvero lo sci è più pericoloso di una passeggiata in un parco di Roma? Davvero un pranzo in baita è più pericoloso di uno in un ristorante di città? Davvero una funivia e una seggiovia sono più pericolose di una metropolitana o di un autobus? Davvero la fila a un impianto di risalita non è meglio organizzabile di un assembramento in una piazza cittadina? (Applausi) . Sta in domande come queste il motivo per cui diventa sempre più difficile introdurre nuove restrizioni e garantirne fino in fondo il rispetto. I cittadini devono capire che le regole vanno rispettate, ma queste devono apparire logiche ed eque, il che vuol dire sempre proporzionate rispetto al potenziale di rischio dei vari contesti. Ne parleremo domani, ma le proteste sugli spostamenti a Natale nascono esattamente per motivi di questo tipo. Per passare al provvedimento, signor Presidente, salutiamo positivamente tutte le norme sulle scadenze fiscali, le rateizzazioni, le proroghe, le sospensioni e le moratorie, così come l'intero pacchetto per il turismo, con gli aiuti per gli stagionali del settore termale e con quelli per commercio al dettaglio, l'artigianato e le imprese edili. Tuttavia, sappiamo che qui bisognerà continuare a intervenire, perché c'è una questione di filiera e di indotto che richiede un'attenzione e un sostegno costante, anche per far passare l'appetito a qualche investitore straniero che ha già messo gli occhi sui pezzi pregiati di questo settore (e ce ne sono tanti, credetemi). Ancora, non accetto che, quando si parla di turismo, se ne parli come di un settore che vale il 10 o il 12 per cento del PIL. Tutti quelli che conoscono un po' la tematica, infatti, sanno che dietro c'è una filiera estremamente grande: il commercio al dettaglio, l'agricoltura, l'artigianato, i servizi e l'edilizia. Non possiamo dire quindi che questo è un settore che vale tot, ma dobbiamo capire che dietro vi è una filiera che, se si spacca, impedisce a questo Paese di progredire ulteriormente. Voglio che si capisca questo e che nel decreto ristori cinque ci vogliono ristori veri, e non piccoli, per quel settore martoriato (Applausi) . Dobbiamo prendere esempio da altri Paesi che sono nostri concorrenti: in Austria, l'80 per cento del fatturato perduto; in Germania, il 75 per cento del fatturato perduto; ecco i ristori che servono per questo settore. Grazie a un emendamento del nostro Gruppo, 2 milioni di euro verranno destinati a favorire l'accesso alla didattica a distanza per gli alunni in situazioni di fragilità nelle Province autonome di Trento e di Bolzano e in Valle D'Aosta. Poi, con la norma sulla A22, il Governo ha dimostrato la volontà di mantenere pubblica l'infrastruttura: non è ancora risolutiva, ma costituisce un buon punto di partenza di quel percorso, per garantire gli investimenti ed esprimere fino in fondo il suo valore strategico; speriamo, tutti assieme, di poterla migliorare. Mi dispiace invece che altre proposte emendative, volte a rendere più efficace la distribuzione degli aiuti, non siano state accolte: penso a quella per sostituire i codici Ateco con il criterio dalla perdita di fatturato su base plurimensile (Applausi) e a quello sull'accesso alla cassa integrazione per i lavoratori stagionali dei settori colpiti da provvedimenti sospensivi, come i lavoratori del turismo, delle funivie, del commercio e delle scuole di sci. Questo mi appare oggi come uno dei limiti del provvedimento, perché, com'è stato detto da più parti, rischia di non esserci il principio di congruità sull'importo e sulle platee interessate. Presenteremo nuovamente queste proposte, mentre è giusto sottolineare che, rispetto a precedenti provvedimenti, la velocità di erogazione delle risorse è stata adeguata e, anche in questo caso, sappiamo che i tempi non sono una variabile secondaria, ma anzi un elemento di sostanza. Per concludere, signor Presidente, come ha detto la Banca d'Italia, le misure di questi mesi sono riuscite ad attenuare la gravità della situazione, tuttavia le imprese hanno visto aumentare la loro esposizione bancaria e questo grazie anche alle misure che hanno favorito l'accesso al credito. Questo è, in prospettiva, un elemento di rischio e un mancato rimbalzo economico avrebbe pesanti conseguenze anche per le banche. Ancora una volta, quindi, emerge la necessità, per non dire l'urgenza, di concentrarsi sulle politiche per la crescita, a cominciare dal recovery plan . Oggi 9 miliardi di euro possono essere liberati dalla sanità per consolidare gli altri ambiti di intervento, se si supereranno, una volta per tutte, le resistenze su MES sanitario sì o MES sanitario no. Per i ritardi e i limiti del nostro sistema sanitario e per il progressivo smantellamento della medicina territoriale di base, l'incidenza del virus in termini di mortalità purtroppo non ha paragoni al mondo. Quei 36 miliardi di euro, o almeno una parte di loro, si possono prendere subito e sono fondamentali, se davvero, come dicono alcuni esperti, la terza ondata sarà inevitabile. Oggi siamo ancora in tempo per dare un colpo di reni, a cominciare dalle cose più semplici, come garantire la presenza di personale medico-infermieristico. Anche a tal proposito sono contento che sia passato un nostro emendamento, che prevede la proroga di un anno per il personale a contratto, che non possiede l'attestato di bilinguismo, perché consente la continuità di personale nelle nostre strutture. È vero che molto è stato fatto, ma adesso occorre un altro salto di qualità in avanti, su tutti i fronti. Ci vogliono strategie intelligenti, perché siamo ancora dentro la pandemia e la battaglia contro il Covid non è ancora finita. Per responsabilità, dunque, annuncio il voto favorevole del Gruppo per le Autonomie. (Applausi) . CONZATTI (IV-PSI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CONZATTI (IV-PSI) . Signor Presidente, colleghi, onorevoli rappresentanti del Governo, ci apprestiamo a convertire i decreti ristori, un panetto di provvedimenti che cerca di tamponare il lockdown differenziato che il Governo ha deciso di applicare a questa seconda ondata del Covid-19. Si tratta di un panetto di decreti che tenta di dare risposte tempestive alle attività che sono state chiuse con i DPCM e con le ordinanze. Quando parliamo di attività chiuse, lo facciamo con grandissimo rispetto, perché è una parola assolutamente forte, che ha ricadute drammatiche. Lo diciamo sapendo che l'equilibrio tra salute ed economia è sempre molto difficile e che, ancora una volta, ha dovuto avere la priorità la salute. Sappiamo benissimo, però, che coloro che hanno chiuso le attività non possono essere né contenti, né soddisfatti, né sentirsi ristorati dai pochi ristori che sono stati messi loro a disposizione. Dal punto di vista tecnico, questo panetto di provvedimenti è molto semplice nei contenuti, perché ripropone norme che abbiamo già visto in tutti i decreti approvati quest'anno, dalla cassa integrazione guadagni (CIG), agli indennizzi, al fondo perduto, al credito d'imposta per gli affitti: abbiamo solo cercato, in questo momento, di portarle a terra più velocemente. Per fortuna, finalmente, le procedure dell'Agenzia delle entrate e soprattutto dell'INPS in questo momento sono funzionanti e quindi le risorse sono arrivate o stanno per arrivare. Per questo ringrazio del lavoro fattivo i sottosegretari Guerra e Castaldi, i relatori Marino e Presutto e tutti i colleghi, di maggioranza e di opposizione, che hanno lavorato molto e con grandissima pazienza sul provvedimento in esame. Nonostante però il clima umano e relazionale molto buono, qua dobbiamo anche dirci una cosa molto vera: questa procedura di conversione complessa, dovuta alla stratificazione del panetto dei decreti e alla loro tempistica che ci ha fatto utilizzare un metodo FIFO ( first in first out ) quasi fossimo in un magazzino aziendale, probabilmente non ha agevolato il lavoro parlamentare. Uso apposta questo gergo aziendale un po' forte per un'Aula parlamentare. Forse negli ultimi anni, ma ancora di più in quello corrente ci siamo trasformati in un magazzino che riceve i decreti-legge come pacchi e li manda in Gazzetta Ufficiale quasi come li ha ricevuti. Penso che, per quanto il periodo sia difficile, il Parlamento non possa cedere così la propria potestà legislativa, né rinunciare alla propria vocazione, a dare gli indirizzi al Governo e a confermare di volta in volta, come faremo stasera, la fiducia al Governo. È una questione istituzionale importantissima e nemmeno in una fase grave di Covid come questa possiamo trasformarci in un governatorato; non lo possiamo fare. Dal 2021 questo rapporto sbilanciato tra Governo e Parlamento deve cambiare, come pure l'approccio politico del Parlamento, che vuole scegliere i progetti del recovery plan e del Next generation Italia, cosa fare sul green , sul digitale, per la parità e per l'integrazione sociale. Nessun altro può deciderlo, se non il Parlamento, che ha la potestà di dare l'indirizzo. Vogliamo animare i tavoli della riforma fiscale, della pubblica amministrazione (che come abbiamo visto, è drammaticamente necessaria) e anche della giustizia. È necessario tornare a far sì che le scuole facciano le scuole in questo Paese, ma ancor più prioritario è l'indirizzo che il Parlamento vuole dare al Governo rispetto al piano vaccinale. Questo diventa veramente dirimente. Abbiamo sentito ieri le parole chiarissime di Draghi, il quale ha detto che la sostenibilità dell'enorme debito che abbiamo fatto quest'anno passa per la crescita e per la realizzazione dei progetti del Next generation. Questo vuol dire che dobbiamo istantaneamente mettere in campo il piano vaccinale, come stanno facendo in altre parti del mondo. Per crescere dobbiamo tornare a lavorare e non possiamo più insistere in questa coazione a ripetere tra chiusure e ristori; non possiamo più permettercelo, assolutamente. In Gran Bretagna stanno vaccinando 5.000 persone al giorno. L'altro giorno Biden negli Stati Uniti ha annunciato 100 milioni di vaccinazioni in cento giorni. La Germania il 23 dicembre, dopo l'ok della European medicines agency (EMA) inizierà a vaccinare. E noi? Ancora ristori e lockdown , ristori e lockdown ? Non è accettabile; questo è un compito molto forte che affidiamo al Governo, un indirizzo molto forte che il Parlamento vuole dargli. Ci apprestiamo a convertire questo decreto-legge con l'ennesima rinuncia alla potestà legislativa. Ci sono ovviamente alcune misure importanti e purtroppo, necessarie, nonché alcuni suggerimenti che sono stati trasformati in norma e che erano molto attesi, soprattutto dal mondo imprenditoriale. Tra questi voglio ricordare il rinvio dei versamenti delle imposte, cercando di mettere a fuoco una cosa. L'altro giorno ho sentito un intervento piuttosto interessante circa la complessità di approvazione. Sembra un po' un cubo di Rubik: a seconda dei colori, i professionisti devono capire chi paga, quando e come. E qui voglio parlare del ruolo dei professionisti, in particolare dei commercialisti. Abbiamo una classe dirigente altamente titolata, che quest'anno ha visto svilire il proprio ruolo a facchino fiscale. E ha visto questo downgrade nonostante non abbia ricevuto alcun ristoro e senza nemmeno il diritto di ammalarsi. Abbiamo proposto un emendamento per tutti i professionisti, che prevede la possibilità di una sospensione senza sanzione degli adempimenti, qualora sia certificato che si sono ammalati di Covid e il loro studio necessariamente sia andato in quarantena. Ci è stato risposto di no, naturalmente dai tecnici ministeriali, che lavorano in smart working e sono super garantiti. A me queste risposte preoccupano molto, perché dimostrano l'incapacità di conoscere le difficoltà del Paese e la mancata riconoscenza del reciproco valore e della sinergia che può portare l'Italia fuori da questo momento difficile. Altro provvedimento piuttosto interessante è la sospensione dei versamenti contributivi, delle ritenute alla fonte e dell'IVA (anche nel caso delle ritenute alla fonte, i professionisti sono esclusi, non sia mai che vengano considerati anche loro). Questa complessità del cubo di Rubik si è ripetuta però anche nel provvedimento in esame. Voglio dirlo come monito pro futuro ; non vorrei che quest'attitudine alla complessità venisse poi applicata anche alla futura riforma fiscale. Questo nome di riforma alla tedesca, tanto puntuale quanto astrusa, non vorrei prendesse le mosse anch'esso da un nuovo cubo di Rubik, rispetto al quale avremmo idee un po' diverse. Nonostante tutte queste difficoltà e questo momento così drammatico, rispetto al quale bisogna fare un passo avanti, abbiamo investito in questo decreto 18 miliardi, cinque dei quali serviranno a fare ciò che moltissimi all'opposizione e nel Paese chiedevano, ossia il quadrimestre bianco: chiunque avrà perdite di fatturato consistenti vedrà trasformare i rinvii dei versamenti fiscali in sospensione ed esenzione. Nonostante gli annunci di molti, quindi, questo Governo ha fatto il quadrimestre bianco. Ciò che preme molto di più è ciò che dovremo fare a gennaio, il decreto-legge ristori cinque. Il decreto-legge in esame non ha dato le risposte che tutti ci aspettavamo neanche sotto il profilo dei ristori, quindi servirà un altro profilo di ristori prima di ripartire, per rafforzare le misure esistenti, colmare gli Ateco delle attività che sono state escluse e introdurre formule perequative. Ci sono attività stagionali che nel fondo perduto aprile su aprile ovviamente non possono essere soddisfatte. Ci sono moltissime attività in filiera che hanno perso moltissimo fatturato, perché l'attività madre è stata chiusa. Rispetto ai nostri emendamenti, abbiamo lavorato, come se vedessimo già la ripartenza, sulle linee guida del recovery fund , sul lavoro, sulla parità, sul green e anche sulla telemedicina. Di una cosa invece non sono soddisfatta: della soluzione trovata per l'autostrada del Brennero. Al di là del fatto tecnico, sono molto preoccupata, perché, quando in norma si introduce un riscatto forzoso, come Stato e come modello Paese stiamo dando un messaggio a tutti gli investitori: stiamo dicendo che in Italia, qualora serva, facciamo norme per riscattare le azioni degli investitori. Questo è un messaggio che non può essere veicolato molto a lungo e al di fuori di quest'Aula. PRESIDENTE. Senatrice, la invito a concludere. CONZATTI (IV-PSI) . Sto concludendo, signor Presidente. Le difficoltà e le contraddizioni - è inutile negarlo - ci sono, ma Italia Viva ha scelto di continuare a lavorare per chi lavora, per chi ha voglia di lavorare per rimettere l'Italia in pista, per chi soffre e per chi ha voglia di correre. Proviamo stupore, però, signor Presidente, dinanzi a chi si protegge, nascondendosi dietro la pandemia. Crediamo che in questo momento sia importante invece proteggere gli italiani dalla pandemia con moltissimo coraggio e moltissima lungimiranza. (Applausi) . DE BERTOLDI (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DE BERTOLDI (FdI) . Signor Presidente, mi rivolgo a lei, ma anche all'intero arco del Parlamento, ai colleghi della Lega, di Forza Italia, del MoVimento 5 Stelle, del Partito Democratico, alla maggioranza. Mi rivolgo a voi perché avete sentito, come me e come gli italiani che hanno avuto la pazienza di ascoltarci anche sui canali satellitari, che oggi probabilmente, dimenticando gli ultimi venti secondi dell'intervento della collega Conzatti e del collega Steger, abbiamo all'opposizione due forze politiche in più. (Applausi) . Dopo aver ascoltato i miei due colleghi, peraltro corregionali e che stimo, se eliminassimo gli ultimi dieci secondi, in cui hanno detto «tuttavia votiamo la fiducia», ne dovremmo dedurre che la maggioranza politica e questo Governo non esistono più, come non esistono nel Paese. (Applausi) . Non c'è parola e non c'è considerazione che abbiano fatto il collega Steger e la collega Conzatti che non trovino il centrodestra unito pienamente d'accordo. Avete di fatto demolito la politica sanitaria del Governo. L'ha demolita il collega Steger. Avete demolito il rapporto con il mondo delle professioni. Eppure, i due colleghi che mi hanno preceduto sono parte della vostra maggioranza. Credo che abbiate da riflettere su quello che oggi rappresentate nel Paese, cioè molto poco, molto vicino allo zero. E non basta, perché, prima di entrare nel merito del provvedimento al nostro esame, ribadisco che gran parte dei contenuti del mio intervento l'hanno svolta i colleghi di maggioranza che mi hanno preceduto. Colgo quindi quest'occasione per rivolgere un appello alla maggioranza. Vorrei vedere in questa sede il Ministro dell'economia, che è certamente in ben altre faccende affaccendato. Vorrei vedere qualche Ministro presente qui, durante una dichiarazione di fiducia, visto che noi parlamentari abbiamo lavorato per giorni e anche nottate nelle Commissioni per arrivare a questo momento. Purtroppo, vedo solo valevoli e stimati Sottosegretari, ma non la presenza di Ministri. Vorrei quindi ricordare loro - e invito i Sottosegretari a farlo - che il 1° gennaio, cioè tra poco più di quindici giorni, entreranno in vigore le norme sul credito, il calendar provisioning . Tali norme possono minare in modo drammatico il nostro sistema economico. Non pensiate che non abbiano a che fare con il provvedimento che stiamo discutendo, perché non è certo un sovranista agitato, né un estremista della Lega o di Fratelli d'Italia, come talvolta li definite, che ha detto nei giorni scorsi che siamo di fronte a una bomba atomica per il credito italiano. Quel signore, tanto per chiarirci, è l'amministratore di Mediobanca. Ieri però, in Commissione d'inchiesta sul sistema bancario, il direttore dell'ABI Sabatini ha usato parole molto, molto dure e sferzanti nei confronti della situazione attuale, parlando di desertificazione del sistema produttivo italiano per effetto delle norme di quell'Europa che non perdete mai l'occasione di esaltare, anche quando distrugge - e l'ha distrutto - il sistema finanziario del credito italiano. Il 1° gennaio, amici del Partito Democratico, entrano in vigore quelle norme europee per le quali - ricordiamolo agli italiani - basteranno novanta giorni di ritardo nel pagamento di soli 100 euro per gli individui e 500 per le imprese per diventare soggetti inaffidabili, per avere nuovi non performing loans (NPL). Le banche sono a rischio. Mancano quindici giorni. La Commissione d'inchiesta sul sistema bancario ha chiesto al Governo d'intervenire in audizione da oltre tre settimane. Il Governo ha risposto di non avere tempo. È una vergogna e voi sarete chiamati a rispondere di questo davanti alle piccole e medie imprese italiane, un terzo delle quali, secondo il Cerved - quindi non Fratelli d'Italia, non la Lega, non il centrodestra - è a rischio a causa di queste norme europee. Andate a riguardare i resoconti della Commissione d'inchiesta sul sistema bancario e vedrete che ho usato parole certamente non più pesanti di quelle usate dagli auditi in quella sede. Ho voluto utilizzare questo tempo per rivolgere un appello accorato, di cuore, che viene da quelle imprese che stanno soffrendo e alle quali non state dando risposta. Per quanto riguarda il decreto-legge, dopo aver condiviso contenuti e parole di coloro che mi hanno preceduto, non voglio esacerbare né evidenziare ulteriormente il mostro giuridico che avete creato con quattro decreti mescolati l'uno all'altro, ma voglio esporvi una considerazione, anche pro futuro. Cari colleghi, quel poco di buono che c'è in questo decreto è frutto del lavoro che abbiamo fatto tutti insieme, maggioranza e opposizione, nelle Commissioni parlamentari. Quei miseri 600 milioni su quasi 20 miliardi, cioè quel misero 3 per cento circa che è stato dato in dotazione alle Aule parlamentari, hanno prodotto le uniche note positive che sono state giudicate così non da me, ma dalla stampa. Leggete gli articoli de «Il Sole 24 Ore», di «Italia oggi» della principale stampa specializzata e vedrete che i tre quarti dei loro commenti non riguardano i 20 miliardi che avete utilizzato, ma per lo più gli emendamenti di maggioranza e di opposizione che il Parlamento nelle Commissioni ha saputo approvare. Questo dovrebbe far riflettere ulteriormente una maggioranza - o, meglio, un Governo - che si sta dimostrando sempre più lontano dagli italiani e che, come magistralmente ha detto il mio collega senatore Urso poche ore fa, è forse molto più interessato a vicende personali e a lotte sul potere nelle banche che non agli interessi degli italiani, delle nostre imprese e dei nostri artigiani. Vogliamo parlare dei professionisti? Vogliamo ricordare, come ha detto la mia collega senatrice Conzatti, quella categoria di persone invisibili, come qualche giorno fa scrissero su «Il Sole 24 Ore», i professionisti, ai quali avete rifiutato ogni contributo a fondo perduto? Ricordiamo che i professionisti sono stati esclusi anche dai ristori, oltre che dai contributi del decreto estivo, senza motivo; anzi, il lavoro encomiabile dei miei colleghi commercialisti, ma di tutti i professionisti italiani, avrebbe dovuto essere premiato in un momento così difficile, invece non li avete neppure considerati alla pari degli altri lavoratori. A questi professionisti, però, non avete voluto neanche riconoscere ciò che non costa, perché sono di queste ore non le mie lamentele quale primo firmatario, insieme alla consulta dei parlamentari commercialisti, del disegno di legge sulla malattia e l'infortunio dei professionisti, ma le agenzie di tutte le categorie professionali, lo sottolineo. Voglio citarne una che le riunisce tutte, quella di Marina Calderone e del collega Zambrano, che rappresentano il Comitato unitario delle professioni (CUP), i quali hanno detto chiaramente che è una vergogna che non si proceda in tempi celeri, dopo che la Presidenza ha dato la possibilità al Senato di lavorare su questa materia. Vi state arrampicando davvero sugli specchi per non dare nulla ai professionisti, anzi, per togliere loro anche quel diritto alla salute e all'infortunio al quale avrebbero pieno titolo. Visto che il tempo mi pare che stia terminando, vi chiedo ancora un minuto per poter concludere su due passaggi. Condivido in pieno la posizione sull'autostrada del Brennero, una delle migliori concessioni autostradali europee, che state cercando di espropriare, con un concetto giuridico degno di un passato comunista che non dovrebbe avere niente a che vedere con la cultura liberale. State espropriando una proprietà privata, senza che ciò abbia la benché minima funzione di utilità sociale, che sarebbe l'unico elemento che lo potrebbe giustificare. Voglio concludere quindi dicendo che questo provvedimento non contiene alcuna misura per la ripresa. Nel decreto ristori e in tutti i decreti Covid, dalla primavera all'inverno, non c'è nulla per la ripresa, tutto è fondato sulla logica dell'assistenzialismo, del reddito di cittadinanza e di emergenza, sempre sulle passività. Non avete previsto nulla per la crescita di questo Paese. Vi è una misura che abbiamo cercato in tutti i modi di far accettare: per le imprese che vogliono andare avanti e che accetteranno di tirare ancora su la saracinesca, gli artigiani, le botteghe e i ristoranti, abbiamo chiesto un regime premiale nel campo fiscale per dir loro che hanno sofferto, ma che domani, se tengono duro, daremo loro qualcosa in più. Era una delle proposte base che noi e Giorgia Meloni abbiamo presentato, ma voi non l'avete nemmeno considerata. Ribadisco che era una misura, ne abbiamo dieci di questo tipo e voi le avete sempre ignorate. Per questa ragione e per tante altre che il tempo non mi permette di dire, signor Presidente, cari colleghi, Fratelli d'Italia non solo non vi dà la fiducia, ma vi chiede di avere la dignità di dimettervi, andare davanti agli elettori e far dire loro cosa vogliono per il futuro di questo Paese. (Applausi. Proteste del senatore Airola. Richiami del Presidente). PRESIDENTE . Dalla parte di emiciclo alla mia destra, chi doveva intervenire è già intervenuto; ora lasciamo intervenire il prossimo senatore, altrimenti devo dedurre che abbiamo intenzione di andare avanti molto oltre questa notte. (Commenti). Devo altresì chiedervi di non fare tentativi di assembramento in Aula. ERRANI (Misto-LeU) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ERRANI (Misto-LeU) . Signor Presidente, colleghi, rappresentanti del Governo, nel ringraziarvi per consentirmi di intervenire, rassicuro il collega che mi ha preceduto, preannunciando che voteremo convintamente il provvedimento al nostro esame. È stato un lavoro impegnativo per la sua straordinarietà, trattandosi di quattro decreti legati all'emergenza. Lo ricordo perché è difficile discutere se, quando facciamo interventi sui ristori, si chiede di discutere della strategia. Se andassi a leggere gli innumerevoli emendamenti meritoriamente presentati dall'opposizione, potrei usare anch'io il termine sbagliato "assistenzialismo". Ci sono infatti migliaia di emendamenti dell'opposizione che vanno esattamente nella direzione dei ristori. (Applausi) . Tuttavia cari colleghi dell'opposizione, abbiamo fatto meritoriamente uno sforzo insieme. Ciò non è stato forse sottolineato dai colleghi dell'opposizione, se non in qualche intervento. Abbiamo fatto uno sforzo insieme che ritengo positivo e voglio interpretarlo come il primo passo di un ragionamento che va fatto poi anche sui prossimi provvedimenti. Quando parlate di briciole, vorrei ricordare che nel provvedimento al nostro esame ci sono misure che giustamente avete richiesto a gran voce, come per esempio il rinvio di tutte le scadenze fiscali, che vale diversi miliardi. Attenzione, non vorrei che metteste in discussione anche le battaglie che avete fatto in questi mesi e che hanno trovato una risposta positiva da parte del Governo. Abbiamo lavorato insieme su alcune questioni importanti (gli oneri di sistema, le Regioni, il trasporto pubblico locale) su iniziativa vostra e lo abbiamo fatto convintamente insieme. Perché non riconoscerlo, colleghi? Allora si può sottovalutare questa scelta; si può rimanere nella narrazione politica classica, quella per cui, come avrebbe detto Bartali: «L'è tutto sbagliato, l'è tutto da rifare». Tuttavia, colleghi, non è così e lo sapete bene. Abbiamo cercato di rispondere a questioni rilevanti, che riguardano il sistema delle imprese e i problemi sociali, e lo avete condiviso anche voi, per una serie di proposte che ha fatto la maggioranza. Penso anche alla questione delle residenze sanitarie, della casa, del canone per l'occupazione di spazi e aree pubbliche (COSAP) o della tassa per l'occupazione di spazi e aree pubbliche (TOSAP), nonché a quella delle edicole. Abbiamo fatto cose importanti. Ritengo per questo che vada tutto bene? No, li vediamo anche noi i problemi. Penso, in primo luogo, alla tenuta economica e produttiva delle piccole medie imprese, quelle produttive e quelle del terziario. La vediamo chiara anche noi. Guardiamo all'interno di questo problema. Non potete far finta di non sapere che, confrontandoci nelle Commissioni riunite, sulla base di un ragionamento che ha fatto il Governo, abbiamo deciso una cosa importante, cioè che, raccogliendo tutti i dati, con il quinto decreto-legge ristori supereremo quello che anche io giudico un criterio anacronistico, cioè quello dei codici Ateco, e ci baseremo finalmente sul fatturato e sulla conseguente riduzione delle tasse. Questa è una scelta politica che il Governo ha già fatto e presentato, su cui mi aspetto, in occasione dell'esame del quinto decreto-legge ristori, un grande apprezzamento dell'opposizione, perché questa è la strategia che ci avete più volte evocato. (Applausi) . Per affrontare i dieci problemi strategici occorrono riforme, che in questo Paese sono qualcosa di molto complesso. Vorrei dire una cosa, prima di tutto a noi della maggioranza: siamo tutti consapevoli che il recovery fund è un'occasione storica, forse unica; per corrispondere bisogna avere il coraggio di cambiare il Paese. A me francamente della discussione su cabina di regia, staff dirigenziale e tecnici interessa fino a un certo punto; a me interessa cosa e quali progetti facciamo per costruire un nuovo modello di sviluppo, un Paese più giusto e un sistema sociale in grado di affrontare certe situazioni. Non mi bastano i titoli, voglio vedere i progetti. Quando parliamo di green , voglio capire quale idrogeno e quale trasformazione ecologica facciamo. (Applausi) . È su questo che magari ci divideremo, ma ben venga questa discussione, perché non la pensiamo tutti allo stesso modo, altrimenti non saremmo a sedere in posizioni diverse. Ben venga questa discussione. Sapete qual è la mia paura? Ve lo dico con sincerità senza impegnare nessuno, solo il mio pensiero: mi chiedo se ne siamo all'altezza, se la maggioranza sia all'altezza di costruire questo livello di confronto in Parlamento, se sia all'altezza l'opposizione e se siano all'altezza le forze sociali, perché bisogna cambiare molto se vogliamo vincere questa sfida. Certo, è banale dire che 9 miliardi per la sanità sono una scelta assolutamente inadeguata. Ma io voglio capire cosa facciamo sulla sanità, quale strategia assumiamo, quale rinnovamento del sistema del rapporto tra sanità territoriale e ospedaliera. (Applausi) . Voglio capire e non mi accontento più, a seconda dei momenti, di dire che le Regioni devono contare di più e di meno. Quale idea abbiamo di Paese? Chi fa che cosa? Quale responsabilità ci assumiamo? Queste sono le vere discussioni. Colleghi, davvero volete il rimpasto o il rimpastino? Ma dove pensiamo di poter andare? Fuori di qua... (Commenti). State calmi. Fuori di qua i cittadini italiani ci chiedono di svolgere la nostra funzione. La nostra funzione, ci piaccia o non ci piaccia, è avere il coraggio, la forza e la determinazione di cambiare questo Paese, in modo tale che fra qualche anno la discussione classica, per esempio, sul prelievo fiscale non si faccia più, perché avremo costruito più giustizia, più equità, più libertà. (Applausi) . Questo è lo sforzo che dobbiamo fare. Tutto il resto rischia di essere, per rispetto che devo sempre a tutto, un insieme di parole assolutamente autoreferenziali, parole tutte dentro di noi, parole e chiacchiere. Il Paese, se vogliamo riprendere e ricostruire, ha bisogno di una svolta, prima di tutto culturale. E questa svolta noi, colleghi della maggioranza, ci piaccia o meno, siamo obbligati a farla, perché non c'è alternativa in questo Parlamento che non sia il fatto di riuscire a realizzare questa svolta. (Applausi) . PITTELLA (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PITTELLA (PD) . Signor Presidente, vorrei esprimere il voto favorevole alla questione di fiducia del Gruppo Partito Democratico e il nostro apprezzamento alle misure contenute nei decreti-legge e che questa Camera ha contribuito a rafforzare. Molti di voi hanno parlato delle misure nel merito ed io mi permetto di ricordarne solo una, una piccola misura che riguarda l'esonero dal versamento TOSAP e COSAP fino a marzo 2021; una piccola misura che dà un segnale in questa fase difficile ai bar e ai ristoranti, che danno maggiore vivacità e vitalità alle nostre città, oggi rabbuiate dalla pandemia. Nel mio intervento vorrei esprimere due apprezzamenti e un auspicio: il primo apprezzamento riguarda il lavoro svolto dalla maggioranza e dalle opposizioni. Lo dico senza ipocrisia: alcuni toni esacerbati di questa sera non attenuano il valore del lavoro fatto insieme ed è un bene averlo fatto perché aver lavorato insieme ha migliorato l'impianto originario. Spero che questo metodo possa continuare anche nel futuro perché questo ci chiede il Paese, di lavorare insieme prescindendo dai ruoli che oggi abbiamo e che penso avremo anche nel futuro. Il secondo apprezzamento riguarda il rapporto con il Governo. Sono presenti due Sottosegretari che ci hanno seguito passo per passo e anche il Ministro per i rapporti con il Parlamento. È stata una collaborazione utile, costruttiva, preziosa e leale, ma voglio aggiungere una cosa: questa procedura legislativa andrebbe ripensata perché, se analizziamo bene, tra pareri, bollinature, pareri successivi e altro l'ampiezza dell'esercizio del nostro ruolo di legislatori eletti democraticamente dai cittadini è molto ridotto. Ciò andrebbe ripensato. Lo dico - penso - interpretando il sentimento di tutta l'Assemblea. L'auspicio è di passare dalla filosofia dei ristori alla filosofia del sostegno alle filiere produttive, alle famiglie, ai professionisti, ai settori economici più vessati dalla pandemia perché non è vero che tutti sono stati colpiti allo stesso modo. Occorre procedere con selettività. Quando brucia una casa cosa fai? Devi spegnere l'incendio e siamo ancora nell'incendio e dobbiamo spegnerlo anche con misure assistenziali, anche con i ristori, con ciò che allevia, ma non crea condizioni di ripresa e di resilienza. Adesso deve arrivare il momento della transizione, dall'emergenza (la casa che brucia) al Paese che va ricostruito e anche un po' ripensato. Abbiamo gli strumenti, come il nuovo decreto ristori che avrà una dotazione finanziaria ancora più cospicua. Abbiamo un altro importante strumento grazie all'Europa. Colleghi, non dimentichiamo mai che, se oggi parliamo di Next generation EU o recovery plan , è perché c'è un'Unione europea che mette a disposizione 209 miliardi tra sovvenzioni e prestiti per l'Italia. Questa grande opportunità non va sprecata, non va sciupata ma va utilizzata per dare fiato e respiro alle grandi potenzialità di questo Paese. Questa è una fase di transizione verso cui dobbiamo andare sapendo che c'è una realtà forse ancora più grave di quella che avvertiamo. Non sottovaluto l'allarme che ieri il gruppo di lavoro del G30 ha lanciato sulla dimensione della sofferenza che c'è nel mondo, lenita dalle giuste misure assistenziali che noi e gli altri abbiamo realizzato. Noi crediamo che il Governo saprà guidare questa transizione, ma è dall'analisi dura della realtà che può e deve partire la rinascita. «È di notte che è bello credere nella luce» scriveva Edmond Rostand e noi ci crediamo e lavoriamo perché torni a splendere il sole sul nostro amato Paese. (Applausi) . CAUSIN (FIBP-UDC) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CAUSIN (FIBP-UDC) . Signor Presidente, forse non tutti i colleghi della maggioranza ricordano che l' incipit dell'articolo 41 della Costituzione italiana - che abbiamo sotto il banco e dovremmo tutti aver presente - recita che l'attività economica è libera. Quindi, l'approvazione di un provvedimento di ristoro non si configura, come ho sentito da parte di qualche collega della maggioranza, come una gentile concessione alla libera impresa. Una norma di ristoro è un atto dovuto e necessario nel momento in cui lo Stato - attraverso il Governo, prima, e il Parlamento, poi - decide di limitare e di chiudere la libera iniziativa economica sancita dalla Costituzione italiana, seppure in modo temporaneo e modulato. Non è la prima volta, in epoca moderna, che l'Occidente si trova ad affrontare eventi come quello che stiamo vivendo. Ci sono stati grandi eventi pandemici: penso alle pestilenze del 1340 e del 1630, alla Prima guerra mondiale (dal 1914 al 1918), all'epidemia di influenza spagnola nel 1919, alla grande influenza asiatica del 1957. Eppure, è la prima volta che l'Occidente ha scelto e ha deciso di limitare le libertà personali, la mobilità delle persone, la dimensione della socialità - tanto preziosa, per esempio, per i nostri ragazzi e per i nostri anziani - e di limitare soprattutto le libertà economiche, che sono l'elemento di certezza e di sicurezza attraverso cui ciascuno costruisce la propria esistenza. Questa decisione è stata assunta perché oggi viviamo sicuramente in un mondo interdipendente, dove le libertà non sono solo scontate, ma rappresentano il fondamento della vita civile e democratica, e i Governi europei, in modo particolare - ha ragione, collega - hanno scelto di privilegiare la strada di anteporre la vita e la salute all'economia e alla socialità. Tuttavia, a ciascun Governo - anche a quello italiano - tocca singolarmente il compito di pensare non soltanto al rischio sanitario, ma anche alle prospettive economiche che ne derivano, perché la salvaguardia del tessuto economico, delle imprese e del lavoro delle persone sono obiettivi e valori per noi irrinunciabili. (Applausi). Finora non ho mai usato - e non la uso neanche in termini correnti, quando parlo con le persone che conosco - la parola «emergenza», perché nel dizionario della lingua italiana «emergenza» significa un evento improvviso, inaspettato e circoscritto nel tempo. Ora, sfido ciascuno in quest'Aula a definire il Covid, dopo un anno in cui non abbiamo elementi scientifici (Applausi) né elementi sanitari, non conosciamo il tempo di durata né abbiamo certezza dei vaccini, ripeto, sfido chiunque a definire il Covid un'emergenza. Il Covid è un evento con cui ci dobbiamo confrontare, che ci pone di fronte alla necessità di dare risposte a un'emergenza sanitaria, a un tema economico ed è un evento nefasto destinato, purtroppo, a durare nel tempo. Un evento che non si può affrontare con decreti a singhiozzo, come avete fatto voi (Applausi) , ma che richiede, come giustamente ha detto Errani - ma mi stupisco che lo dica lui, che non dovrebbe fare domande ma dare risposte, visto che è maggioranza -, un impegno che dovrebbe implicare da parte della maggioranza la capacità di mettere in piedi una prospettiva, un piano, una capacità di avere una visione che dia risposte al professionista, al commerciante, all'artigiano, all'industriale. Queste persone devono avere fiducia nello Stato per poter avere fiducia nel futuro, e questa fiducia in questo momento non c'è. Provo a tradurlo in termini ancora più semplici. Secondo voi, davvero una cifra che va dal 40 al 60 per cento del fatturato di aprile 2019, insieme alla traslazione delle imposte, che poi dovranno essere pagate nel 2021 (insieme alle imposte del 2020 traslate al 2021, ma anche quelle del 2021), è sufficiente a salvare migliaia di piccole e medie imprese che hanno subito un calo del fatturato che va dal 50 al 70 per cento? (Applausi) . Ma dove vivete? Se oggi molte attività sono ancora aperte, non è grazie alla gentile concessione dei vostri ristori, ma è grazie alla capacità e alla volontà dei risparmiatori di mettere mano alla propria tasca e di mettere i propri soldi nell'impresa, per salvare l'impresa stessa e per salvare il lavoro. (Applausi) . Ma questa cosa, chiaramente, non può durare per sempre, perché, come si dice dalle mie parti, anche gli schei a un certo punto finiscono e bisogna avere delle idee, bisogna avere un progetto, bisogna avere la capacità, soprattutto da parte vostra, che avete la responsabilità di governare, di spiegare quali politiche di sviluppo avete in mente per questo Paese. Anche se, come centrodestra, siamo riusciti ad ottenere qualche risultato, anche grazie alla disponibilità che vi abbiamo dato sullo scostamento del bilancio, denunciamo questa mancanza di visione della maggioranza, di voi che, in questo momento, avete la responsabilità del Governo. Ricordo anche chi, oggi, nel Governo ha preso la parola facendo interventi schizofrenici (e chiedo venia per il termine). È chiaramente incomprensibile come alcune forze politiche abbiano voluto e sostenuto questo Governo per un anno e mezzo e adesso, nel momento più delicato e più critico, emergano queste contraddizioni. Io penso sia molto più serio farlo in modo continuativo oppure farlo e poi trarne le conseguenze. (Applausi) . Alle nostre imprese, infatti, non interessano i teatrini che state facendo sul rimpasto e le discussioni sulla cabina di regia. Le nostre imprese vogliono sapere quali saranno le misure strategiche che consentiranno di contare su un tessuto sociale economico in grado di garantire una possibilità di ripresa. Da questo punto di vista, il recovery fund è sicuramente un tema della maggioranza su cui noi abbiamo dato disponibilità. A questa disponibilità però deve seguire anche una capacità di costruire dei tavoli politici capaci di fissare delle linee guida. Oggi la Confesercenti dava un dato preoccupante. In un comunicato, la Confesercenti citava il rischio che circa 350.000 piccole e medie imprese (attività commerciali, attività professionali, attività artigianali) potrebbero vedere, nei prossimi mesi, la chiusura. Vorrei dire chiaramente ai colleghi della maggioranza che, secondo me, c'è una ricaduta drammatica, non solo in termini occupazionali, ma anche in termini fiscali, perché se non c'è chi produce la fiscalità lo Stato non si regge in piedi. (Applausi) . Se non c'è chi paga le tasse nel Paese, come mandiamo avanti la macchina pubblica? Come paghiamo gli stipendi dei medici? Come paghiamo gli stipendi degli operatori della pubblica sicurezza? Come paghiamo le pubbliche amministrazioni, i Comuni e anche le pensioni (perché ci può essere una ricaduta anche in termini pensionistici)? Se voi siete rassegnati, cari colleghi della maggioranza, al fatto che sia normale rinunciare alle libertà personali, alla socialità e che sia normale limitare la libertà di impresa, noi non siamo rassegnati a questo. Pensiamo che non sia normale e che, quando lo si fa, bisogna assumersi la responsabilità di mettere in campo immediatamente delle risposte, per poter dare un futuro al Paese e, soprattutto, ai nostri giovani. Mi avvio a concludere, signor Presidente. Penso che l'unica soluzione sia mettere in campo un grande progetto di investimento e di rilancio dell'economia. Una visione di futuro di questo Paese che voi, in tutta evidenza, avete dimostrato, in queste settimane e in questi mesi, di non avere; una visione che vi manca e che non apparirà d'incanto a seguito di summit , riunioni o tentativi di rimpasto. Per queste ragioni, annuncio il voto contrario alla fiducia da parte del Gruppo Forza Italia. (Applausi) . ROMEO (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ROMEO (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, il Gruppo Lega voterà contro il provvedimento in esame, non solo perché è stata messa l'ennesima fiducia, ma avremmo votato contro in ogni caso e vi spiego per quali motivi. Ha ragione il senatore Manca: non serve gridare per cercare di spiegare le proprie ragioni. Parto dal discorso per cui nel provvedimento in esame manca una visione e una programmazione politica. Del resto, colleghi di maggioranza, l'avete confermato voi stessi, con i vostri interventi in dichiarazione di voto, perché non ce n'è stato uno che non abbia avanzato una critica, anche sostanziale, al Governo. (Applausi) . Dopo il secondo lockdown avete emanato il primo decreto ristori, dopo dieci giorni è arrivato il secondo, poi vi siete accorti che le Regioni cambiavano colore e avete dovuto emanare il terzo, poi avete capito che molte attività non sarebbero state in grado di pagare le tasse e avete fatto il quarto, adesso vi siete accorti che le risorse non sono sufficienti e ne avete previsto un quinto, a testimonianza del fatto che non si può pensare di andare avanti a tentoni, come fa il Governo, per risolvere davvero i problemi delle tante attività e dei tanti cittadini che hanno sofferto per questa pandemia. Quindi, colleghi, non siete in grado di avere un minimo di programmazione e di visione. (Applausi) . Questo è il primo punto. In secondo luogo, avevamo chiesto di usare il termine e di prevedere indennizzi e non ristori, perché il termine giuridico indennizzi significa che il beneficiario ottiene né più né meno di quello che ha perso, mentre col termine ristori, artifizio di questo Governo, la persona che ha subito il danno si deve accontentare di quello che lo Stato fondamentalmente le può dare e quindi delle elemosine (Applausi) , perché stiamo parlando di questo. In precedenza una collega ha citato le 73.000 imprese chiuse, di cui 17.000 probabilmente non riapriranno più: stiamo quindi parlando di danni drammatici. In terzo luogo, abbiamo detto che le risorse non sono sufficienti e che molte categorie sono rimaste escluse, non si è riusciti ad andare oltre la questione dei codici Ateco, non si è guardato alla logica del fatturato e addirittura sono state escluse tantissime filiere, in primis quella dell'agricoltura, di cui vi siete assolutamente dimenticati, e poi quella del turismo, un altro settore che avrebbe bisogno di maggiore sostegno, visto quanto è successo. Come è stato ricordato anche da qualche collega della maggioranza, in Germania hanno dato il 75 per cento di quello che le aziende hanno perso nel mese o nei mesi in cui sono rimaste chiuse, mentre da noi, nel migliore dei casi, si va dal 20 al 40 per cento. Per fare degli esempi concreti, ad un bar o ad un piccolo commerciante sono stati dati in media 2.000 euro, mentre a quelli più grandi sono stati dati 5.000 euro. Stiamo parlando di elemosina e non del supporto che ci voleva, a sostegno di queste categorie. (Applausi) . In quarto luogo, è stato preso come riferimento il solo mese di aprile. È sbagliato prendere a riferimento solo un mese, perché i danni della pandemia hanno causato problemi in tutti i mesi dell'anno e non solo nel mese di aprile. Lo stesso sindaco di Milano, Sala, ha dichiarato che, anche una volta che si riapre, non si torna subito al 100 per cento del fatturato. Dunque andava preso in considerazione un periodo molto più ampio, come è stato proposto in diversi nostri emendamenti, ma anche su questo non avete voluto ascoltare. In quinto luogo, è vero che i famosi DPCM hanno lasciato alcune attività aperte, nelle cosiddette zone gialle, ma visto che gli spostamenti erano comunque limitati, esse erano aperte formalmente, ma nella sostanza non lavoravano. Abbiamo visto anche qui, a Roma, molti negozi aperti nei quali non entrava nessuno. Penso ai tanti ambulanti che potevano organizzare fiere nei Comuni; ma i Comuni non si prendevano la responsabilità di fargli organizzare le fiere, nonostante lo si potesse fare. Alla fine questa gente, anche se poteva lavorare, non ha lavorato; e nei loro confronti cosa avete previsto? Zero, questo è il punto. (Applausi) . Sesta questione: avete dimostrato di essere un po' dilettanti e anche un po' arroganti. Per quanto riguarda le proroghe dei versamenti relativi agli adempimenti fiscali previsti, il decreto-legge è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale dopo le 23 dello stesso giorno in cui scadevano i termini per presentare gli adempimenti alla dichiarazione dei redditi. Il cittadino avrebbe dovuto immaginarlo prima oppure chiamare il proprio commercialista prima di mezzanotte per dirgli di presentare la domanda e di muoversi in questa direzione; è davvero scandalosa questa operazione che è stata fatta, davvero scandalosa. (Applausi) . Qualcuno dice che l'avete fatto apposta, così molti non hanno avuto probabilmente il tempo di organizzarsi in questa direzione. Inoltre (settimo motivo) il decreto ristori- quater rinvia al 1° marzo 2021 il termine per il pagamento delle rate sulla rottamazione- ter in scadenza nel 2020. Chi beneficia di questa sospensione dovrà pagare tutto il 1° marzo e dovrà pagare anche la prima rata del 2021. Ma davvero potete pensare che chi era in difficoltà prima della pandemia dopo la pandemia possa pagare tutto in un'unica rata, con l'anno nuovo, e abbia le risorse per farlo? (Applausi) . Siete davvero lontani dalla realtà e lontani dal buon senso; questo è quanto il Governo ha dimostrato. Ottavo punto: tra gli emendamenti che avete approvato in maggioranza, la cosa più scandalosa è che, di fronte a un tema così importante come quello dei ristori, abbiamo visto degli emendamenti, che per fortuna il Presidente del Senato ha dichiarato inammissibili, perché erano delle autentiche marchette: un milione all'associazione tal dei tali... PRESIDENTE. Presidente Romeo, vale anche per lei l'invito a moderare il linguaggio. ROMEO (L-SP-PSd'Az) . Chiedo scusa, signor Presidente. Volevo rendere bene l'idea, so che lei mi perdonerà. Parliamo di interventi che si fanno normalmente in una legge di bilancio, non in un provvedimento che deve aiutare le aziende che sono in grave difficoltà. Come si fa a presentare emendamenti che vanno in questa direzione? (Applausi) . Nono motivo (mi avvio a chiudere): non può bastare certo l'approvazione di tre emendamenti del centrodestra per farci cambiare idea. Certo, l'istituzione di un fondo con dotazione iniziale di 180 milioni di euro per la riduzione degli oneri di sistema sulle bollette elettriche, portato avanti dal collega Arrigoni, sicuramente è un passo in avanti, come i maggiori trasferimenti alle Regioni e le maggiori risorse per il trasporto pubblico locale e per fare le convenzioni con i taxi, gli NCC e quant'altro. Però, signori, parliamoci chiaro: è veramente un primo passo. Di questo vi va dato atto; però, da qua a pensare che questi tre emendamenti potessero farci cambiare idea, davvero ce ne vuole tanto. Alla faccia della collaborazione! (Applausi) . Il decimo e ultimo motivo è basato sulla qualità di scrittura delle norme. Purtroppo assistiamo, con tutti i decreti-legge (questo ne è un altro esempio), a una serie di norme che veramente risultano quasi indecifrabili. Già è difficile capire quando scrivete un decreto-legge; figuratevi doverne intrecciare quattro. Chissà che cosa viene fuori: scadenze, adempimenti, posso fare quello, posso fare quell'altro. Si tratta davvero di una confusione normativa che non aiuta i beneficiari, che rischiano di non prendere poi il sostegno a causa di un meccanismo troppo complicato. Questo mi fa venire in mente la questione del superbonus del 110 per cento; vi ricordate quanto l'avete propagandato? Utilissimo nelle sue finalità iniziali, però purtroppo tutti ne parlano, ma nessuno sa come farlo. Tanto è vero che il ministro Patuanelli a un'interrogazione ha risposto che gli interventi da maggio ad oggi sono pochissimi. (Applausi) . Non dico il numero, perché ho grande rispetto per il ministro Patuanelli; non dico il numero per questo motivo. L'idea era quella di agevolare l'edilizia, ma in realtà avete finito per bloccarla: esattamente l'opposto. Queste norme scritte male vanno in questa direzione. La morale qual è? È che purtroppo - lo dico portando stima nei confronti di molti colleghi che sono in maggioranza -, nel momento più difficile per l'Italia dal dopoguerra ad oggi, purtroppo ci troviamo di fronte al Governo più imbarazzante della storia d'Italia. (Applausi. Commenti) . PESCO (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PESCO (M5S) . Signor Presidente, è per me un onore intervenire oggi, in un momento così difficile e delicato per il Paese, quando portiamo a compimento un'opera: siamo riusciti ad approvare quattro decreti-legge in uno con questo clima, quindi direi che siamo riusciti veramente a fare qualcosa di grande. (Applausi) . Sono veramente orgoglioso di questo e ringrazio tutta la maggioranza, tutta l'opposizione e soprattutto tutte le persone che ci hanno aiutato negli uffici, perché è anche merito loro. Perché quattro decreti in uno? Molti dall'esterno si chiedono perché quattro decreti in così breve tempo. È logico il perché: stiamo vivendo un'emergenza, rispetto a quello che diceva prima il collega Causin; è un'emergenza evolutasi nel tempo toccando in modo diverso Regioni diverse. Quindi abbiamo dovuto intervenire in modo diverso: mi sembra molto, molto semplice. Ora siamo riusciti a mettere a sistema queste norme e le approviamo tutte insieme: una cosa veramente fatta bene. Molti ci accusano del fatto che le norme sono frammentarie. Ma siamo consapevoli a quante categorie di cittadini e di imprese dobbiamo rendere conto e dare dei ristori e degli aiuti? Ebbene, per questo motivo le norme sono frammentarie: sono veramente tante le categorie alle quali dobbiamo riferirci. Insomma, abbiamo speso 100 miliardi quest'anno e probabilmente ne serviranno molti anche l'anno prossimo, perché i numeri li vediamo tutti. I numeri sono gravi e la situazione è ancora grave: se a marzo avevamo come picco 6.000 casi al giorno, adesso continuiamo ad averne 12.000, e non sono pochi. Dobbiamo renderci conto di questo: la situazione è ancora difficile. Ma guardiamo avanti. Siamo riusciti ad avere sicuramente un buon passo. Siamo riusciti a collaborare con l'opposizione, e non è stato facile. Però devo dire che anche l'opposizione è riuscita a portare a casa - direi a portare nelle case degli italiani - tre cose molto importanti. Direi quindi grazie per le cose che ci avete suggerito (Applausi) . Probabilmente le avremmo fatte anche noi, ma ho visto che voi sponsorizzate poco le cose che avete fatto, come se vi vergognaste che la maggioranza ha dato l'opportunità anche a voi di fare qualcosa di concreto per i cittadini italiani. (Applausi) . Signor Presidente, noi siamo davvero orgogliosi del lavoro che abbiamo fatto, però abbiamo visto che dall'altra parte si è lavorato, sì, ma c'è sempre stato qualcuno che voleva fare lo sgambetto, qualcuno che voleva lo sgomitamento (Applausi) , qualcuno che sempre in modo strumentale ha messo un po' il bastone tra le ruote. Ma va bene così, va bene lo stesso, perché noi abbiamo un obiettivo: quello di far del bene ai cittadini che più hanno bisogno. Quindi, se vuoi continuerete con le ingiurie, noi andremo avanti lo stesso. Se voi andrete avanti con gli schiaffoni al posto degli abbracci, a noi va bene lo stesso, perché abbiamo solo quell'obiettivo e continueremo a porgere l'altra guancia, perché vogliamo fare del bene ai cittadini che hanno bisogno. E continueremo a fare del bene. (Applausi) . Signor Presidente, il momento è difficile. Ci stiamo avvicinando al Natale, un momento in cui tutti vogliamo stare vicini alle nostre famiglie, alle famiglie che stanno lontano, ai familiari che stanno lontano. Abbiamo patito la distanza e la solitudine; molte famiglie hanno sopportato il dolore, quindi è un momento in cui vogliamo stare più vicini. Purtroppo però le condizioni non ci lasciano la possibilità di farlo. So che ora sono in discussione le misure per il Natale, e mi vieni da fare questa preghiera: innanzitutto a tutti noi e a tutti i cittadini italiani, di fare il possibile per rispettare queste regole. Ma soprattutto, se vi fosse l'idea di mettere in discussione queste idee, chiedo di farlo con grandissima attenzione, perché veramente il rischio è troppo alto. (Applausi) . Non dobbiamo correre il rischio di altre cose veramente spiacevoli. Andiamo avanti. Sono contento per quanto ha fatto l'opposizione e sono contento per quello che ha fatto la maggioranza, perché noi abbiamo fatto cose veramente importanti e vado orgoglioso di questo. Siamo partiti dalle cose che mancavano, ad esempio per la ricerca. Dobbiamo fare molto in Italia per la ricerca, lo sappiamo. I nostri giovani ricercatori vanno all'estero perché trovano maggiori risorse e sono italiani i ricercatori che vincono più concorsi per realizzare progetti interessanti. Purtroppo in Italia non abbiamo gli strumenti. Dobbiamo fare il possibile per trattenerli e quindi abbiamo rinnovato quantomeno per tre mesi le borse di studio alle dottorande e ai dottorandi. È un minimo, però quantomeno gettiamo le basi per una riforma che deve servire ai nostri ricercatori. Rimaniamo sull'istruzione: abbiamo stanziato cinque milioni, poche risorse, lo sappiamo, ma serviranno per ridurre i gap formativi dei bambini e degli alunni che purtroppo, in questi mesi, hanno molto sofferto perché hanno dovuto seguire l'insegnamento da casa. Andiamo avanti e pensiamo ai problemi di tutti i giorni. Pensiamo a quelle famiglie che devono pagare un affitto troppo alto. Sappiamo benissimo che purtroppo il reddito per molte persone è sceso. Per il problema della casa ci siamo inventati un premio per i proprietari di immobili che decideranno di abbassare l'affitto ai loro inquilini. È una misura unica, sperimentale, che abbiamo provato, l'abbiamo scritta e siamo riusciti a realizzarla. (Applausi) . I proprietari potranno ricevere fino al 50 per cento dello sconto del canone che faranno ai propri inquilini. Proviamoci, magari non sarà la soluzione ottimale, ma vediamo come va e al massimo ci metteremo anche altre risorse oltre ai 50 milioni già stanziati. Colleghi, vi devo ringraziare col cuore perché per sei mesi abbiamo lavorato tutti insieme ad una misura che adesso ha preso concretezza, cioè il sovraindebitamento. L'ho ripetuto diverse volte in quest'Aula. Purtroppo non ci siamo mai riusciti ma adesso ce l'abbiamo fatta. Abbiamo migliorato le norme sul sovraindebitamento per dare una mano alle persone che più hanno bisogno e che non riescono a pagare i loro debiti. (Brusio) . PRESIDENTE. Mi scusi, presidente Pesco, dal mio punto di osservazione vedo troppe persone raggruppate. Si sta avvicinando il momento del voto per cui vi chiedo di avere ancora un po' di pazienza. Prego, presidente Pesco. PESCO (M5S) . Migliorando le norme sul sovraindebitamento, le famiglie potranno accedere tutte insieme alla procedura, spendendo meno. Potrà essere più facile accedere alle procedure anche per i piccoli imprenditori. Ma soprattutto abbiamo reso possibile la famosa esdebitazione grazie alla quale chi non ha nulla non darà nulla, ed è la cosa più importante perché è un concetto che dovremmo imparare anche a livello internazionale, visto che purtroppo molti Paesi sono veramente molto in difficoltà. (Applausi) . Non aggiungo altro, Presidente, se non che è necessaria molta creatività. Nelle cose che facciamo, colleghi, dobbiamo metterci creatività, altrimenti le leggi rimangono grigie e scure, mentre dovremmo fare qualcosa in più per renderle effettivamente utili ai nostri cittadini. Quindi mettiamoci creatività. Tra l'altro siamo in un periodo ricco di nuove risorse e di nuove opportunità. Servono nuove idee. Secondo me siamo sulla strada giusta. Continuiamo su questa strada, con forza e decisione ma anche ascolto e condivisione. (Applausi) . Presidenza del presidente ALBERTI CASELLATI (ore 23,53) PARAGONE (Misto) . Domando di parlare per dichiarazione di voto in dissenso dal mio Gruppo. (Brusio) . PRESIDENTE . Colleghi, vi chiedo un minuto di pazienza perché c'è una dichiarazione di voto in dissenso dal Gruppo da parte del senatore Paragone. (Brusio. Commenti del senatore Calderoli) . Senatore Calderoli, mi dica cosa sta succedendo. CALDEROLI (L-SP-PSd'Az) . Il presidente Romeo le sta chiedendo la parola sull'ordine dei lavori che precede l'intervento del senatore Paragone. PRESIDENTE. No, non può precedere, perché devono finire le dichiarazioni di voto. CALDEROLI (L-SP-PSd'Az) . Ma Presidente, l'intervento sull'ordine dei lavori va fatto immediatamente. Lei lo può rifiutare, ma lo deve accogliere. PRESIDENTE. Non si può interrompere. CALDEROLI (L-SP-PSd'Az) . Ma chi l'ha detto? PRESIDENTE. Senatore Calderoli, faccio finire e poi le do la parola. Prego senatore Paragone. PARAGONE (Misto) . Più che decreto ristori lo avreste dovuto chiamare decreto "spera in Dio", perché ormai la vicenda dei ristori sta diventando una lotteria. (Brusio). Dopo non possiamo fare il predicozzo ai cittadini quando noi siamo i primi a stare lì riuniti in capannello. (Applausi) . Più che decreto ristori lo avreste dovuto chiamare decreto "spera in Dio" perché ormai la vicenda dei ristori sta diventando una lotteria: se la fortuna ti assiste, allora pigli qualcosa. Quando eravamo piccoli al bar dell'oratorio prendevamo i boeri, e non il Boeri dei vaccini petalosi, no: prendevamo i boeri del bar nella speranza di vincere altri boeri o altri premi. Anche con voi si scarta il decreto e si spera nella fortuna: chissà se piglio qualcosa? Chi intanto piglia è il suocero di Giuseppe Conte con la norma salva furbetti tassa di soggiorno (Applausi) , nota anche come norma salva suocero, della quale il suocero del Premier si è subito avvalso con effetto retroattivo. Per uno che piglia, tanti invece non pigliano, perché non hanno un conto in famiglia, perché sono figli di nessuno o perché impigliati nella riffa dei codici Ateco. Mi scrive la signora Rosy, una ristoratrice: «Mi ritrovo senza ristori, con una stagione turistica inesistente, con costi fissi mai sospesi. Qui si continua a prendersi gioco di tutti noi giocando con i codici Ateco, non tenendo conto che dietro al numerino di appartenenza ci sono famiglie e dipendenti esasperati». Stamattina i ristoratori sono scesi a Roma, hanno protestato davanti a Montecitorio. «Fermi noi fermi tutti» era scritto sul volantino che hanno distribuito, un volantino pieno di proposte per rilanciare il settore dell'ospitalità, uno dei settori che voi state distruggendo lentamente. I settori delle agenzie di viaggio, dell'agricoltura, del wedding , delle palestre sono letteralmente piegati. Signori del Governo, avete capito o no che gli operatori economici hanno il fiato sul collo delle banche e che una segnalazione alla centrale rischi significa morire definitivamente? Lo avete capito che i fornitori devono essere pagati, che la merce è in deposito? A chi già paga gli abbonamenti del software di gestione per le fatture elettroniche avete caricato altri costi gestionali per la vigliaccata del cashback o per la trappola della lotteria degli scontrini. Avete diviso l'Italia in zone rossa, arancione e gialla; poi, quando scatta il colore giallo, ve la prendete con i cittadini e con i commercianti perché non si sono imposti l'auto lockdown e dopo avere spinto per il super cashback . Il Governo, che quindi non ha predisposto il piano pandemico, esponendo cittadini e operatori sanitari anche al pericolo di morte, si permette di fare la morale. Voto no a questo Governo amico dei suoceri, delle banche e delle multinazionali, cui è permesso tutto, anche pagare un po' di tasse. Italexit vuole superare il falso mito del deficit. Chi ha moneta sovrana non fallisce e soprattutto non permette che fuori dai centri d'aiuto ci siano centinaia e centinaia di persone in fila per un pasto caldo. (Applausi) . ROMEO (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ROMEO (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, intervengo sull'ordine dei lavori, riguardo naturalmente al discorso della votazione. Sappiamo che di solito, passando alla votazione del maxiemendamento, quando c'è la chiama ci sono alcuni impegni istituzionali, per cui alcuni senatori possono accedere e votare per primi rispetto ad altri. Visto però l'orario e dubitando, essendoci il coprifuoco, anche del fatto che ci siano a mezzanotte alcuni impegni istituzionali, mi auguro che nella seduta di questa sera si segua normalmente il corso dell'estrazione. (Applausi) . CALDEROLI (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CALDEROLI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, intervengo sull'ordine dei lavori o meglio sul disordine dei lavori. Come deciso dal Consiglio di Presidenza, noi dovremmo rispondere ciascuno dal proprio posto. Abbiamo altresì stabilito un certo numero di presenze all'interno dell'Aula e negli spalti soprastanti. Se uno prende visione dell'Aula in questo momento, si rende conto immediatamente che c'è il doppio delle presenze rispetto alle previsioni fatte dai nostri questori, non ultime le presenze in piedi tra i banchi e nell'emiciclo. Le chiedo quindi che i numeri vengano fatti rispettare perché, nel momento in cui ciascuno di noi sarà chiamato ad esprimere il proprio voto, non sarà a una distanza di sicurezza rispetto a quelle che sono le previsioni. È inutile poi fare il ricambio d'aria, se poi ci sputiamo addosso. Quindi, tutti coloro che sono in più devono uscire dall'Aula e votare da altri spazi. (Applausi) . PRESIDENTE . Colleghi, il richiamo del senatore Calderoli mi pare appropriato. Vedo un assembramento nell'emiciclo. Prego ciascuno di prendere il proprio posto secondo le regole stabilite dai senatori questori, nel senso di occupare i posti per quella che sarà la chiamata anche nelle tribune. Siccome stiamo parlando continuamente di emergenza, di misure di sicurezza, di mascherine e di restrizioni, ciascuno di noi si restringa. Non dobbiamo sempre richiamare le regole e il loro rispetto. Per cortesia, vedo un assembramento. Senatori questori, vi chiedo per cortesia di invitare le persone a prendere i posti loro assegnati. Altrimenti io aspetto, tanto stiamo qua e passiamo la serata assieme. Procediamo dunque alla votazione. Votazione nominale con appello PRESIDENTE . Indìco la votazione dell'emendamento 1.900, presentato dal Governo, interamente sostitutivo dell'articolo unico del disegno di legge di conversione del decreto-legge 28 ottobre 2020, n. 137, come stralciato a seguito del vaglio di ammissibilità e corretto secondo le indicazioni della Commissione bilancio, sull'approvazione del quale il Governo ha posto la questione di fiducia. Ricordo che ai sensi dell'articolo 94, secondo comma, della Costituzione e ai sensi dell'articolo 161, comma 1, del Regolamento, la votazione sulla questione di fiducia avrà luogo mediante votazione nominale con appello. Come stabilito dalla Conferenza dei Capigruppo, ciascun senatore potrà votare esclusivamente dal proprio posto, dichiarando il proprio voto. Ricordo, ancora una volta, che è necessario evitare assembramenti al centro dell'emiciclo, come quelli che ci sono in questo momento. Per cortesia, allontanatevi. I senatori favorevoli alla fiducia risponderanno sì; i senatori contrari risponderanno no; i senatori che intendono astenersi si esprimeranno di conseguenza. Estraggo ora a sorte il nome del senatore dal quale avrà inizio l'appello nominale. (È estratto a sorte il nome del senatore Caliendo). Siccome oggi non ci sono esigenze legate a spostamenti aerei o per raggiungere il posto di lavoro, ma c'è una questione che uniforma le esigenze di tutti, non darò luogo ad alcuna precedenza. Invito pertanto il senatore Segretario a procedere all'appello, iniziando dal senatore Caliendo. DURNWALDER , segretario, fa l'appello. Rispondono sì i senatori: Abate, Accoto, Agostinelli, Airola, Alfieri, Anastasi, Angrisani, Astorre, Auddino Bini, Biti, Boldrini, Bonifazi, Bottici, Botto, Bressa, Buccarella Campagna, Carbone, Cario, Casini, Castaldi, Castellone, Castiello, Catalfo, Cerno, Cioffi, Cirinnà, Collina, Coltorti, Comincini, Conzatti, Corbetta, Corrado, Crimi, Croatti, Cucca D'Alfonso, D'Angelo, De Lucia, De Petris, Dell'Olio, Dessì, Di Girolamo, Di Micco, Di Piazza, Donno, Durnwalder Endrizzi, Errani, Evangelista Fantetti, Faraone, Fede, Fedeli, Fenu, Ferrara, Ferrari, Ferrazzi, Floridia Gallicchio, Garavini, Garruti, Gaudiano, Giannuzzi, Ginetti, Girotto, Granato, Grasso, Grimani, Guidolin Iori L'Abbate, La Mura, Laforgia, Lanièce, Lannutti, Lanzi, Laus, Leone, Lezzi, Licheri, Lomuti, Lonardo, Lorefice, Lupo Magorno, Maiorino, Malpezzi, Manca, Mantero, Mantovani, Marcucci, Margiotta, Marilotti, Marinello, Marino, Matrisciano, Mautone, Messina Assuntela, Mininno, Mirabelli, Misiani, Mollame, Montevecchi, Moronese, Morra Nannicini, Naturale, Nencini, Nocerino, Nugnes Ortis Parente, Parrini, Patuanelli, Pavanelli, Pellegrini Marco, Perilli, Pesco, Petrocelli, Piarulli, Pinotti, Pirro, Pisani Giuseppe, Pittella, Presutto, Puglia Quarto Rampi, Renzi, Ricciardi, Rojc, Romagnoli, Romano, Rossomando, Ruotolo, Russo Santangelo, Santillo, Sbrollini, Sileri, Stefano, Steger Taricco, Taverna, Toninelli, Trentacoste Unterberger Valente, Vattuone, Verducci, Vono Zanda. Rispondono no i senatori: Aimi, Alessandrini, Arrigoni, Augussori Bagnai, Balboni, Barachini, Battistoni, Bergesio, Bernini, Berutti, Binetti, Borghesi, Borgonzoni, Bossi Simone, Briziarelli, Bruzzone Calderoli, Caliendo, Caligiuri, Campari, Candiani, Candura, Cangini, Cantù, Casolati, Causin, Centinaio, Ciriani, Corti Dal Mas, Damiani, de Bertoldi, De Bonis, De Falco, De Poli, De Siano, De Vecchis, Doria Fazzolari, Ferrero, Ferro, Floris, Fregolent, Fusco Gallone, Garnero Santanchè, Gasparri, Giammanco, Giro, Grassi Iannone, Iwobi La Pietra, La Russa, Lucidi, Lunesu Maffoni, Malan, Mallegni, Mangialavori, Marin, Martelli, Marti, Masini, Minuto, Modena, Moles, Montani Nastri, Nisini Ostellari Pacifico, Pagano, Papatheu, Paragone, Paroli, Pazzaglini, Pellegrini Emanuele, Pepe, Pergreffi, Petrenga, Pianasso, Pichetto Fratin, Pillon, Pirovano, Pisani Pietro, Pittoni, Pizzol, Pucciarelli Quagliariello Rauti, Riccardi, Richetti, Ripamonti, Rivolta, Rizzotti, Romani, Romeo, Ronzulli, Rossi, Rufa Saccone, Saponara, Saviane, Sbrana, Serafini, Siclari, Siri, Stabile, Stefani Tiraboschi, Toffanin, Tosato, Totaro Urraro, Urso Vallardi, Vescovi, Vitali Zaffini, Zuliani. PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la votazione e invito i senatori Segretari a procedere al computo dei voti. (I senatori Segretari procedono al computo dei voti). Proclamo il risultato della votazione nominale con appello dell'emendamento 1.900 (testo corretto), interamente sostitutivo dell'articolo unico del disegno di legge di conversione in legge del decreto-legge 28 ottobre 2020, n. 137, sull'approvazione del quale il Governo ha posto la questione di fiducia: Senatori presenti 277 Senatori votanti 276 Maggioranza 139 Favorevoli 154 Contrari 122 Astenuti 0 Il Senato approva. (Applausi). Risultano pertanto preclusi tutti gli emendamenti e gli ordini del giorno riferiti al testo del decreto-legge n. 137. Atti e documenti, annunzio PRESIDENTE . Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Ordine del giorno per la seduta di mercoledì 16 dicembre 2020 PRESIDENTE . Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica domani, mercoledì 16 dicembre, alle ore 10,30, con il seguente ordine del giorno: (Vedi ordine del giorno) La seduta è tolta (ore 00,48 del 16 dicembre) . Parere espresso dalla 5a Commissione permanente sull'emendamento 1.900 al disegno di legge n. 1994 La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato 1'emendamento 1.900 del Governo, relativo al disegno di legge in titolo, trasmesso dall'Assemblea, e acquisita la relazione tecnica, esprime, per quanto di competenza, parere non ostativo condizionato, ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, alla soppressione, all'articolo 15, delle parole: "il comma 9 è soppresso", nonché alla soppressione del comma 5- quater dell'articolo 19- ter . Il parere non ostativo è altresì condizionato, ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, alle seguenti modifiche: - il comma14- quater dell'articolo 1 sia sostituito dal seguente: "14- quater . Agli oneri derivanti dal presente articolo valutati in 2.935 milioni di euro per l'anno 2020 e pari a 280 milioni di euro per l'anno 2021, di cui 477 milioni di euro per l'anno 2020 e 280 milioni di euro per l'anno 2021 conseguenti all'ordinanza del Ministro della salute del 4 novembre 2020, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale, Serie Generale, n. 276 del 5 novembre 2020, si provvede quanto a 2.930 per l'anno 2020 ai sensi dell'articolo 34 e quanto a 5 milioni di euro per l'anno 2020, mediante utilizzo delle risorse rivenienti dall'abrogazione della disposizione di cui al comma 13"; - all'articolo 6- bis , il comma 7 sia sostituito dal seguente: "7. Agli oneri derivanti dai commi 1, 2, 3 e 6 del presente articolo, pari a 860 milioni di euro per l'anno 2020 e a 140 milioni per l'anno 2021, si provvede ai sensi dell'articolo 34"; - dopo l'articolo 7, siano inseriti i seguenti capoversi: ''All'articolo 8, al comma 4, le parole "in 259,2 milioni di euro per l'anno 2020 e in 86,4 milioni di euro per l'anno 2021" sono sostituite dalle seguenti: "in 274,5 milioni di euro per l'anno 2020 e in 91,5 milioni di euro per l'anno 2021"; All'articolo 9 sono apportate le seguenti modificazioni: "al comma 4, le parole: "121,3" sono sostituite dalle seguenti: "137"; - all'articolo 9- bis. 2, siano apportate le seguenti modificazioni: a) il comma 1 sia sostituito dal seguente: "1. Per l'anno 2021, al locatore di immobile ad uso abitativo, ubicato in un comune ad alta tensione abitativa, che costituisca l'abitazione principale del locatario e che riduce il canone del contratto di locazione, in essere alla data del 29 ottobre 2020, è riconosciuto, nel limite massimo di spesa di cui al comma 4, un contributo a fondo perduto fino al 50 per cento della riduzione del canone entro il limite massimo annuo di 1.200 euro per singolo locatore."; b) il comma 3 sia sostituito dal seguente: "3. Con provvedimento del Direttore dell'Agenzia delle entrate, da adottare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, sono individuate le modalità applicative del presente articolo e la percentuale di riduzione del canone mediante riparto proporzionale in relazione alle domande presentate, anche ai fini del rispetto del limite di spesa di cui al comma 4, nonché le modalità di monitoraggio delle comunicazioni di cui al comma 2."; - all'articolo 13- ter .9, il comma 1 è sostituito dal seguente: "1. In via eccezionale, in considerazione della situazione di emergenza epidemiologica da COVID-19, in deroga a quanto stabilito dall'articolo 8, comma 3, del decreto legislativo 30 aprile 1997, n. 184, i versamenti dei contributi volontari INPS, dovuti per il periodo dal 31 gennaio 2020 al 31 dicembre 2020, sono considerati validi, anche se effettuati in ritardo, purché entro i due mesi successivi e comunque entro il 28 febbraio 2021."; - all'articolo 13- quater , comma 2, le parole "190,1 milioni di euro" siano mantenute; - all'articolo 15- bis , il comma 11- ter sia sostituito dal seguente: "11- ter . All'onere derivante dal comma 11- bis , valutato in 1,2 milioni di euro per l'anno 2021, 3,3 milioni di euro per l'anno 2022, 5 milioni di euro per l'anno 2023, 3,5 milioni di euro per l'anno 2024, 0,1 milioni di euro per l'anno 2025 e 0,5 milioni di euro per l'anno 2026, si provvede: a) quanto a 1,2 milioni di euro per l'anno 2021, mediante corrispondente riduzione del fondo di cui all'articolo 1, comma 200, della legge 23 dicembre 2014 n. 190 come rifinanziato dall'articolo 34, comma 5 del presente decreto; b) quanto a 2,9 milioni di euro per l'anno 2022, 4 milioni di euro per l'anno 2023, 2,1 milioni di euro per l'anno 2024 e 0,5 milioni di euro per l'anno 2026 mediante corrispondente riduzione del fondo di cui all'articolo 1 comma 200 della legge 23 dicembre 2014 n. 190; c) quanto a 0,4 milioni di euro per l'anno 2022, 1 milione di euro per l'anno 2023, 1,4 milioni di euro per l'anno 2024 e 0,1 milioni di euro per l'anno 2025 mediante corrispondente utilizzo delle maggiori entrate derivanti dal comma 11- bis ."; - all'articolo 23- quater , il comma 2 sia sostituito dal seguente: "2. Agli oneri derivanti dal presente articolo, pari a 1 milione di euro a decorrere dall'anno 2021, si provvede mediante corrispondente riduzione delle quote annuali delle risorse del "Fondo unico giustizia" da destinare mediante riassegnazione ai sensi dell'articolo 2, comma 7, lettere a) e b) , del decreto legge 16 settembre 2008, n.143, convertito con modificazioni dalla legge 13 novembre 2008, n. 181 che, a tale fine, restano acquisite all'entrata del bilancio dello Stato."; - l'articolo 32- bis .l sia sostituito dal seguente: "Art. 32- bis .l (Trattazione scritta di udienze civili da parte di magistrati onorari) 1. Ai fini della corresponsione dell'indennità di udienza di cui all'articolo 4, comma 1, del decreto legislativo 28 luglio 1989, n. 273 in favore dei magistrati onorari che esercitano la funzione di giudice onorario di tribunale, la modalità di svolgimento delle udienze civili a trattazione scritta, di cui all'articolo 221, comma 4, del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, convertito con modificazioni dalla legge di conversione 17 luglio 2020, n.77, si intende equiparata alla modalità di svolgimento delle udienze civili in presenza. 2. Dall'attuazione delle disposizioni di cui al comma 1 non devono derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica."; - all'articolo 32- ter , siano apportate le seguenti modificazioni: a) al comma l- bis le parole "e le province autonome" nonché le parole "e dalle province autonome" siano soppresse; b) la rubrica sia sostituita dalla seguente: "(Contributo in favore delle regioni a statuto ordinario per il ristoro delle categorie soggette a restrizioni in relazione all'emergenza COVID-19)"; - all'articolo 32- quater (Misure di ristoro per le famiglie residenti e per le imprese locali delle isole minori) , il comma 2 sia sostituito dal seguente: "2. Il riparto delle risorse di cui al comma 1 è effettuato con decreto del Ministro dell'interno, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, previa intesa in Conferenza Stato-città ed autonomie locali, da adottare entro il 28 febbraio 2021, in proporzione alle spese sostenute nell'anno 2020 per l'acquisto e l'approvvigionamento dell'acqua, come certificate dai comuni interessati entro il 31 gennaio 2021."; - all'articolo 32- quater (Disposizioni in favore dei lavoratori appartenenti al bacino PIP-Emergenza Palermo), siano apportate le seguenti modificazioni: a) il comma 1 sia soppresso; b) i commi 2 e 3 siano sostituiti dai seguenti: "2. Gli enti locali sono autorizzati alla prosecuzione dei rapporti di lavoro di personale con contratto di lavoro atipico bacino PIP - Emergenza Palermo di cui alla legge regionale 26 novembre 2000, n. 2, in essere o scaduti nell'anno 2020, sino al 31 dicembre 2021. 3. Dall'attuazione del presente articolo non devono derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica. Le amministrazioni interessate provvedono agli adempimenti previsti dal presente articolo con l'utilizzo delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente."; - all'articolo 34, siano apportate le seguenti modificazioni: a) al comma 5, le parole "610 milioni di euro" siano mantenute; b) il comma 6, alinea, sia sostituito dal seguente: "6. Agli oneri derivanti dagli articoli 1, 1- bis , 1- bis .1, l- bis .2, 2, 3,5, comma 5, 6, 6- bis , 8, 8- bis , 9, 9- bis , 9- ter , 12- bis , 12- bis. 1, 13, 13- bis , 13- ter , 13- ter .l, 13- ter .2, commi 3 e 4, 13- ter .4, 13- ter .5, 13- quater , 13- quìnquies , 13- sexies , 13- septies , 13- nonies , 13- decies , 15, 15- bis , 16, 16- bis , 17, 17- bis , 19- ter .l, 19- ter .2, 19- quater , 20, 21, 22- bis , 22- ter , 31- ter .7, 32, 32- bis , 32- ter e 33, e dai commi 1, 2, 3, 5, 9 e 10 del presente articolo, determinati complessivamente in 19.021,356 milioni di euro per l'anno 2020, 7.910,977 milioni di euro per l'anno 2021, 161,6 milioni di euro per l'anno 2022, 50 milioni di euro per l'anno 2023 e 2 milioni di euro per l'anno 2025, che aumentano, ai fini della compensazione degli effetti in termini di indebitamento netto e fabbisogno, in 9.180,177 milioni di euro per l'anno 2021, 298,6 milioni di euro per l'anno 2022, in 73 milioni di euro per l'anno 2023, in 21 milioni di euro per l'anno 2024 e in 23 milioni di euro per l'anno 2025, si provvede:"; c) al medesimo comma 6, la lettera p) sia sostituita dalla seguente: " p) quanto a 8.233,1 milioni di euro per l'anno 2021 e, in termini di indebitamento netto e fabbisogno, di 69,331 milioni di euro per l'anno 2020, 8.876,522 milioni di euro per l'anno 2021 e 53,8 milioni di euro per l'anno 2023, mediante utilizzo di quota parte delle maggiori entrate e minori spese derivanti dagli articoli 5, 12, 12- bis .l, 13, 13- bis , 13- ter , 13. ter .l, 13- ter .2, 13- ter .2, 13- ter .4, 13- ter .5, 22, 32, 32- bis , 9- ter , 19- quater e dal comma 6, lettera a) del presente articolo.". Emendamenti al disegno di legge n. 1994 dichiarati improponibili Elenco emendamenti dichiarati improponibili Congedi e missioni Sono in congedo i senatori: Alderisi, Barachini, Barboni, Bossi Umberto, Calandrini, Cario, Castaldi, Cattaneo, Cerno, Ciampolillo, Crimi, Crucioli, De Carlo, De Poli, Di Marzio, Di Nicola, Di Piazza, Fazzone, Galliani, Giacobbe, Malpezzi, Margiotta, Merlo, Misiani, Monti, Napolitano, Perosino, Renzi, Ronzulli, Ruspandini, Sciascia, Segre, Sileri, Turco, Vaccaro e Vanin. Sono considerati in missione, ai sensi dell'art. 108, comma 2, primo periodo, del Regolamento, i senatori: D'Arienzo, Faggi e Testor. Alla ripresa pomeridiana della seduta sono in missione i senatori: Arrigoni, Castiello, Magorno e Urso, per attività del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica. Alla ripresa pomeridiana della seduta sono considerati in missione, ai sensi dell'art. 108, comma 2, primo periodo, del Regolamento, i senatori: D'Arienzo, Faggi e Testor. Bilancio interno del Senato, presentazione e deferimento Il Consiglio di Presidenza ha deliberato il rendiconto delle entrate e delle spese del Senato per l'anno finanziario 2019 ( Doc. VIII, n. 5) e il progetto di bilancio interno del Senato per l'anno finanziario 2020 ( Doc. VIII, n. 6), predisposti dai senatori Questori. Ai sensi e per gli effetti dell'articolo 165, comma 1, del Regolamento, i predetti documenti sono trasmessi alla 5 a Commissione permanente. Disegni di legge, annunzio di presentazione Senatori Aimi Enrico, Gasparri Maurizio, Ferro Massimo, Pagano Nazario, Causin Andrea, Battistoni Francesco, Ronzulli Licia, Galliani Adriano, Perosino Marco, Barboni Antonio, Toffanin Roberta, Mangialavori Giuseppe Tommaso Vincenzo, Caligiuri Fulvia Michela, Gallone Maria Alessandra, De Siano Domenico, Binetti Paola, Siclari Marco, Tiraboschi Maria Virginia, Minuto Anna Carmela, Papatheu Urania Giulia Rosina, Pichetto Fratin Gilberto, Floris Emilio Modifica all'articolo 73 del decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, in materia di innalzamento della pena relativa alla produzione e al traffico di sostanze stupefacenti (2046) (presentato in data 15/12/2020); senatori Rizzotti Maria, Caligiuri Fulvia Michela, Caliendo Giacomo, Pichetto Fratin Gilberto, Masini Barbara, Binetti Paola, Giro Francesco Maria, Barboni Antonio Disposizioni in materia di prevenzione vaccinale contro i virus del papilloma umano (HPV) (2047) (presentato in data 15/12/2020); senatori De Carlo Luca, Ciriani Luca, Calandrini Nicola, Garnero Santanche' Daniela, La Pietra Patrizio Giacomo, Maffoni Gianpietro, Petrenga Giovanna, Ruspandini Massimo, Totaro Achille Nuove disposizioni a favore del comparto turistico (2048) (presentato in data 15/12/2020); senatore Zanda Luigi Norme generali in materia di social network e per il contrasto della diffusione su internet di contenuti illeciti e delle fake news (2049) (presentato in data 15/12/2020). Governo, trasmissione di atti La Presidenza del Consiglio dei ministri, con lettere in data 10 dicembre 2020, ha inviato gli estratti della seguente documentazione concernente l'esercizio di poteri speciali, ai sensi del decreto-legge 15 marzo 2012, n. 21, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 maggio 2012, n. 56: decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 4 dicembre 2020, con prescrizioni, ai sensi dell'articolo 1- bis del decreto-legge 15 marzo 2012, n. 21 , in ordine alla notifica della società Fastweb Spa, avente ad oggetto accordi con ZTE Italia S.r.l. per l'acquisto di site router e la relativa componente di servizio di supporto tecnico tramite TAC (Technical Assistance Center) di III Livello, oltre al supporto per la validazione dell'apparato. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1 a , alla 8 a e alla 10 a Commissione permanente (Atto n. 641); decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 4 dicembre 2020, con condizioni, ai sensi dell'articolo 1, comma 4, del decreto-legge 15 marzo 2012, n. 21, in ordine alla notifica delle società Forgital Italy S.p.a., Forgital Sumec S.r.l., Forgital Rimach S.r.l., TDM S.r.l. e F-Brasile S.p.a. avente a oggetto la fusione per incorporazione di Forgital Sumec S.r.l., Forgital Rimach S.r.l. e TDM S.r.l. in Forgital Italy S.p.a.. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1 a , alla 4 a e alla 10 a Commissione permanente (Atto n. 649); decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 4 dicembre settembre 2020, con condizioni, ai sensi dell'articolo 1 del decreto-legge 15 marzo 2012, n. 21, in ordine alla notifica della società Interconsulting S.r.l. avente a oggetto il progetto di scissione mediante trasferimento di parte del patrimonio di Interconsulting S.r.l. in favore di Interconsulting Engineering S.r.l.. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1 a , alla 4 a e alla 10 a Commissione permanente (Atto n. 650); decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 4 dicembre settembre 2020, con condizioni, ai sensi dell'articolo 1 del decreto-legge 15 marzo 2012, n. 21, in ordine alla notifica della società Leonardo S.p.a. avente a oggetto la potenziale concessione di licenze d'uso dei diritti di proprietà intellettuale del Modulo Sicuro PRS in favore dell'Unione europea, dell'Agenzia Spaziale Europea e della European Global Navigation Satellite Systems Agency. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1 a , alla 4 a e alla 10 a Commissione permanente (Atto n. 651); decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 4 dicembre settembre 2020, con condizioni, ai sensi dell'articolo 1 del decreto-legge 15 marzo 2012, n. 21, in ordine alla notifica della società Leonardo S.p.a. avente a oggetto il potenziale trasferimento di know-how e concessione di una licenza d'uso in favore del Governo della Repubblica di Singapore. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1 a , alla 4 a e alla 10 a Commissione permanente (Atto n. 652). La Presidenza del Consiglio dei ministri, con lettere in data 7 e 10 dicembre 2020, ha inviato, ai sensi dell'articolo 19 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni e integrazioni, le comunicazioni concernenti il conferimento o la revoca dei seguenti incarichi: al professor Massimo Osanna, il conferimento di incarico di funzione dirigenziale di livello generale, nell'ambito del Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo; al dottor Roberto Tomasello, il conferimento di incarico di funzione dirigenziale di livello generale, nell'ambito del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali. Tali comunicazioni sono depositate presso il Servizio dell'Assemblea, a disposizione degli onorevoli senatori. Con lettere in data 2 dicembre 2020 il Ministero dell'interno, in adempimento a quanto previsto dall'articolo 141, comma 6, del decreto legislativo 8 agosto 2000, n. 267, ha comunicato gli estremi dei decreti del Presidente della Repubblica concernente lo scioglimento dei consigli comunali di Cazzago San Martino (Brescia), Castelraimondo (Macerata), Laghi (Vicenza). Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, con lettera in data 11 dicembre 2020, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 1, comma 20, della legge 27 dicembre 2019, n. 160, copia del decreto interministeriale adottato dal Ministro delle infrastrutture e dei trasporti di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze e d'intesa con i Presidenti delle regioni Lombardia e Veneto e delle province autonome di Trento e di Bolzano con il quale sono state individuate le opere infrastrutturali da realizzare al fine di garantire la sostenibilità delle Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026. La predetta documentazione è deferita, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 7 a e alla 8 a Commissione permanente (Atto n. 647). Il Ministro della salute, con lettera in data 15 dicembre 2020, ai sensi dell'articolo 1, comma 16- bis , del decreto-legge 16 maggio 2020, n. 33, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 luglio 2020, n. 74, ha trasmesso: i risultati del monitoraggio dei dati epidemiologici di cui al decreto del Ministro della salute 30 aprile 2020, riferiti alla settimana 30 novembre - 6 dicembre 2020 e aggiornati al 9 dicembre 2020 nonché il verbale dell'11 dicembre 2020 del Comitato tecnico-scientifico di cui all'articolo 2 dell'ordinanza del Capo del Dipartimento della protezione civile 3 febbraio 2020 e il verbale dell'11 dicembre 2020 della Cabina di regia istituita ai sensi del decreto del Ministro della salute 30 aprile 2020 (Atto n. 653). La predetta documentazione è depositata presso il Servizio dell'Assemblea a disposizione degli onorevoli senatori. Il Ministro della salute, con lettera in data 15 dicembre 2020, ai sensi dell'articolo 2, comma 5, del decreto-legge 25 marzo 2020, n. 19, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 maggio 2020, n. 35, ha trasmesso: l'ordinanza dell'11 dicembre 2020 recante, "Ulteriori misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell'emergenza epidemiologica da COVID-19. Modifica delle classificazioni delle regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Lombardia e Piemonte" pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale - Serie generale n. 308 del 12 dicembre 2020 (Atto n. 654). La predetta documentazione è depositata presso il Servizio dell'Assemblea a disposizione degli onorevoli senatori. Corte dei conti, trasmissione di documentazione. Deferimento La Corte dei conti - Sezione centrale di controllo sulla gestione delle Amministrazioni dello Stato, con lettera in data 11 dicembre 2020, ha trasmesso la deliberazione n. 14/2020/G avente oggetto: Rapporto semplificato concernente "La mobilità sanitaria: l'assistenza transfrontaliera". La predetta deliberazione è deferita, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 5 a e alla 12 a Commissione permanente (Atto n. 648). Commissione europea, trasmissione di progetti di atti legislativi dell'Unione europea. Deferimento La Commissione europea ha trasmesso, in data 15 dicembre 2020, per l'acquisizione del parere motivato previsto dal Protocollo (n. 2) sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità allegato al Trattato sull'Unione europea e al Trattato sul funzionamento dell'Unione europea: la proposta di Regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio recante norme comuni atte a garantire i collegamenti di base per il trasporto di merci e di passeggeri su strada dopo la fine del periodo di transizione di cui all'accordo sul recesso del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord dall'Unione europea e dalla Comunità europea dell'energia atomica (COM(2020) 826 definitivo). Ai sensi dell'articolo 144, commi 1- bis e 6, del Regolamento, l'atto è deferito alla 14 a Commissione permanente ai fini della verifica della conformità al principio di sussidiarietà; la scadenza del termine di otto settimane previsto dall'articolo 6 del predetto Protocollo è fissata al 3 marzo 2021. L'atto è altresì deferito, per i profili di merito, ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, alla 8 a Commissione permanente, con il parere delle Commissioni 3 a e 14 a . Interrogazioni, apposizione di nuove firme Il senatore Lanzi ha aggiunto la propria firma all'interrogazione 3-02170 della senatrice Montevecchi ed altri. Mozioni Atto n. 1-00307 LICHERI CIOFFI SANTANGELO CASTELLONE FERRARA LOMUTI SANTILLO LANZI PAVANELLI PIRRO - Il Senato, premesso che: il decreto-legge 2 dicembre 2020, n. 158, recante "Disposizioni urgenti per fronteggiare i rischi sanitari connessi alla diffusione del virus COVID-19", ha previsto che dal 21 dicembre 2020 al 6 gennaio 2021 è vietato, nell'ambito del territorio nazionale, ogni spostamento in entrata e in uscita tra i territori di diverse regioni o province autonome, e nelle giornate del 25 e del 26 dicembre 2020 e del 1° gennaio 2021 è vietato altresì ogni spostamento tra comuni, salvi gli spostamenti motivati da comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità ovvero per motivi di salute. È consentito il rientro alla propria residenza, domicilio o abitazione, con esclusione degli spostamenti verso le seconde case ubicate in altra regione o provincia autonoma e, nelle giornate del 25 e 26 dicembre 2020 e del 1° gennaio 2021, anche ubicate in altro comune, ai quali si applicano i predetti divieti; sulla base delle disposizioni contenute nel decreto-legge, il 3 dicembre, dal Presidente del Consiglio dei ministri è stato conseguentemente adottato un nuovo decreto volto a contrastare la diffusione del coronavirus sull'intero territorio nazionale. Le disposizioni sono entrate in vigore dal 4 dicembre e sono vigenti fino al 15 gennaio 2021; considerati i risultati sinora osservati in termini di prima decrescita della curva dei contagi e dell'indice di trasmissione, osservati nelle ultime settimane; valutata l'opportunità di assicurare un alto livello di precauzione, onde evitare un riacutizzarsi del fenomeno epidemico e l'aggravarsi della pressione, ancora elevata, sulle strutture ospedaliere e su quelle della medicina territoriale, per la cura e l'assistenza dei contagiati; considerato inoltre che l'approssimarsi delle festività natalizie e delle occasioni di aggregazione rende opportuna una riflessione sulle misure, anche di carattere normativo, volte a prevenire il pericolo di aumentare in maniera esponenziale il rischio di contagio e l'insorgenza di nuovi focolai, anche a tutela degli operatori sanitari e delle persone che versano in condizioni di fragilità, impegna il Governo a rivalutare le norme sugli spostamenti relativi ai giorni 25 e 26 dicembre e 1° gennaio alla luce dei più recenti dati forniti dal comitato tecnico scientifico e dell'evoluzione del quadro epidemiologico in atto. Atto n. 1-00308 FARAONE GRIMANI SUDANO CUCCA GARAVINI SBROLLINI CARBONE GINETTI - Il Senato, premesso che: le ultime misure restrittive atte a contenere la diffusione dei contagi da COVID-19 prevedono, tra l'altro, che nei giorni del 25 e 26 dicembre 2020 e del 1° gennaio 2021, corrispondenti alle annuali celebrazioni natalizie, siano vietati gli spostamenti "tra comuni, salvi gli spostamenti motivati da comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità ovvero per motivi di salute", essendo comunque consentito il rientro "alla propria residenza, domicilio o abitazione, con esclusione degli spostamenti verso le seconde case ubicate in altra Regione o Provincia autonoma e, nelle giornate del 25 e 26 dicembre 2020 e del 1° gennaio 2021, anche ubicate in altro Comune, ai quali si applicano i predetti divieti"; tali disposizioni, contenute nel disegno di legge recante "Conversione in legge del decreto-legge 2 dicembre 2020, n. 158, recante disposizioni urgenti per fronteggiare i rischi sanitari connessi alla diffusione del virus COVID-19", attualmente all'esame della Camera dei deputati, nonché all'interno del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 3 dicembre 2020, sono state emanate con il chiaro scopo di dare seguito alle misure intraprese dal Governo negli scorsi mesi per far fronte alla seconda ondata del virus, e a limitare altresì ogni spostamento in occasione della celebrazione delle festività; considerato che: sebbene negli scorsi giorni, in virtù delle dichiarazioni rilasciate dal premier Conte al termine del Consiglio europeo dello scorso 11 dicembre, fosse circolata la notizia della possibilità di rimodulare le restrizioni circa gli spostamenti tra comuni, oggi tale prospettiva sembrerebbe del tutto adombrata dalle recenti dichiarazioni riportate da altri componenti del Governo, che fanno piuttosto presagire ipotesi in totale controtendenza a tali aperture; nelle ultime ore, infatti, si sono fatte maggiormente plausibili le ipotesi di prevedere ulteriori restrizioni durante il periodo natalizio: le motivazioni portate a fondamento di questo cambio di direzione dovrebbero essere basate su solide fondamenta scientifiche, e non spinte piuttosto dalla volontà di seguire pedissequamente le decisioni prese da alcuni Stati europei, nonché dalle riflessioni scaturite a seguito delle immagini, riportate dai media nazionali, riguardanti gli affollamenti che nello scorso weekend hanno interessato i principali centri cittadini nazionali; per quanto attiene a quest'ultimo aspetto, vi è da sottolineare l'incoerenza di fondo che accompagna la riflessione attualmente in corso. È infatti di difficile comprensione la linea di chi ha dapprima chiuso i centri commerciali, compresi quelli all'aperto, nel fine settimana e poi ha introdotto il cashback , soluzioni che hanno inevitabilmente spinto i cittadini a riversarsi nel weekend nei centri cittadini per le tradizionali compere natalizie, e nelle ore immediatamente successive ha stigmatizzato tali comportamenti poiché connotati da poca responsabilità, nonché rischiosi per la possibilità di dare adito ad assembramenti e quindi all'aumento dei rischi di contagio; per quanto concerne il piano europeo, invece, occorre rilevare più di una perplessità in merito all'audace paragone tra la situazione che sta attualmente vivendo il nostro Paese ed il confronto con i partner comunitari. Se è vero, infatti, che recentemente alcuni Stati europei, come Germania, Olanda e Inghilterra, dopo settimane di misure " soft " hanno predisposto nuove restrizioni alle attività economiche e agli spostamenti, è altrettanto vero che tali decisioni sono state giustificate da un contesto epidemiologico che ha visto un significativo aumento delle rispettive curve dei contagi ed un peggioramento della pressione sulle strutture ospedaliere; l'Italia ha, diversamente, adottato un piano che ha previsto la differenziazione delle limitazioni su base regionale secondo tre livelli di gravità cui conseguivano misure più o meno stringenti sulla base degli indici Rt. Tali misure hanno portato evidenti miglioramenti in merito alla diminuzione del numero dei contagi (con un indice di contagiosità Rt nazionale del virus sceso ormai sotto la soglia critica di 1) e che furono prese proprio in considerazione della volontà di allentare le restrizioni in vista delle imminenti festività natalizie; parimenti, non si può considerare secondaria la predisposizione di opportuni ristori e supporti economici per quelle imprese che saranno destinatarie di provvedimenti di chiusura da parte dei singoli Paesi di riferimento: giova citare l'esempio tedesco, Stato il cui Ministro delle finanze ha annunciato che le attività colpite da serrata potranno chiedere fino a 500.000 euro di contributi, come riportato dalle fonti stampa; preso atto che, pur riconoscendo la cautela con la quale devono essere letti gli ultimi dati epidemiologici in Italia, che mostrano una diminuzione dei contagi su scala nazionale ed un lieve calo delle terapie intensive rispetto alle settimane precedenti, e con la necessaria consapevolezza dell'estrema precarietà in cui versano le strutture ospedaliere e dell'elevato livello di decessi a cui si assiste quotidianamente, è tuttavia opportuno riflettere sulla congruità delle misure estremamente stringenti che sarebbero allo studio nelle ultime ore, in considerazione in particolare dei rischi di effetti depressivi sul sistema economico del Paese; considerato che i repentini cambi di posizione rischiano di gettare un velo di preoccupante incertezza sia nei confronti dei cittadini, che attendono di comprendere se sarà loro consentito il ricongiungimento con i propri familiari ubicati in comuni distinti dal proprio durante le festività natalizie, sia nei confronti delle imprese, le quali non hanno modo di capire, a pochi giorni dall'inizio delle festività, se sarà loro consentito continuare a svolgere la propria attività o meno, impegna il Governo: 1) a valutare il ridimensionamento o l'ampliamento delle misure di restringimento, come in materia di spostamenti tra comuni della stessa provincia o il ricongiungimento con parenti e congiunti stretti, attualmente al vaglio dell'Esecutivo, sulla base di solidi dati scientifici e di ulteriori analisi che ne dimostrino l'imprescindibilità, onde bilanciare opportunamente sia i plausibili rischi di una nuova terza ondata pandemica sia le pesanti conseguenze di tali restrizioni sul tessuto socio-produttivo; 2) nell'eventualità di nuove restrizioni, a prevedere misure di ristoro economico proporzionate alle perdite di fatturato anche nei confronti di quelle attività a cui inizialmente era stata indicata la via dell'apertura. Interrogazioni Atto n. 3-02175 BOLDRINI ROJC D'ALFONSO FEDELI PITTELLA LAUS ASTORRE FERRAZZI IORI MESSINA Assuntela D'ARIENZO BITI GIACOBBE CIRINNA' Al Ministro dell'università e della ricerca Premesso che: a causa dell'emergenza da COVID-19, il concorso per le scuole di specializzazione medica 2020 è stato spostato da luglio a settembre per garantire maggiore sicurezza per tutti i candidati e per il personale; al concorso hanno partecipato più di 23.000 medici per un totale di poco più di 14.000 borse; nonostante l'impegno ad aumentare il finanziamento per l'alta formazione medica, permane ancora un "imbuto" formativo che condanna migliaia di medici ad una condizione di precariato e il nostro sistema sanitario continua ad essere in sofferenza a causa della forte mancanza di specialisti; la composizione del bando ha messo in evidenza alcune criticità, sottolineate anche dalle diverse associazioni di rappresentanza dei medici specializzandi: a tutti coloro che fossero già iscritti al corso di formazione in medicina generale è stato impedito di partecipare al concorso; inoltre, ai candidati già iscritti ad un corso di specializzazione medica, sono stati tolti i "punti curriculum "; poiché permane una forte differenza tra numero di candidati e posti offerti, potrebbe essere verosimile, a parere degli interroganti, la volontà di penalizzare coloro i quali siano già inseriti all'interno di un percorso di alta formazione; il bando, in forma di linee guida, è stato presentato al consiglio nazionale degli studenti universitari, così come al Consiglio di Stato, i quali hanno entrambi rilevato perplessità in merito a queste modifiche. Quest'ultimo, in particolare, ha evidenziato che l'esclusione dal concorso avrebbe esposto a forte rischio di ricorso da parte dei candidati, proponendo delle modifiche per renderlo meno "attaccabile". Cosa che infatti è avvenuta; questi aspetti hanno, infine, aperto la strada a diversi ricorsi al TAR, che hanno portato ad un ritardo nella pubblicazione della graduatoria del concorso, inizialmente fissata al 12 ottobre e poi rimandata al 26 ottobre. In seguito è stata posta, all'interno di un cronoprogramma pubblicato dal Ministero dell'università e della ricerca, la data del 30 novembre come termine di assegnazione delle sedi nelle quali i candidati avrebbero dovuto svolgere la specializzazione, in base alle scelte ed al proprio posizionamento; ciò non è avvenuto, poiché il 1° dicembre, con un nuovo cronoprogramma, il Ministero ha stabilito il 3 dicembre come la data di assegnazione ed a giorni successivi quelli di immatricolazione; il 3 dicembre, a seguito dell'appello cautelare proposto dal Ministero avverso i ricorsi di taluni candidati in relazione ad un quesito, pur sospendendo la sentenza impugnata, il giudice ha tuttavia espressamente aggiunto che "le ulteriori operazioni concorsuali andranno svolte successivamente alla decisione cautelare collegiale", fissando la camera di consiglio per il 15 dicembre. Ciò significa che ogni procedura di assegnazione ed immatricolazione sarà rimandata successivamente a questa data; da ciò consegue che decine di migliaia di medici dovranno spostarsi, nel giro di pochi giorni, in tutta Italia per la presa in servizio al momento fissata per il 30 dicembre 2020. Questa tempistica determinerebbe grandi difficoltà, visto il contesto di forte limitazione agli spostamenti stabilito dal Governo, oltre ad un'oggettiva problematica logistica per la ricerca di un alloggio visti i tempi stretti. Il bando prevede una seconda assegnazione, che richiede ulteriori giorni in cui i candidati dovranno porre nuove scelte e successivamente immatricolarsi. In questo caso si ridurrà ancora di più la finestra temporale per potersi organizzare e prendere servizio; la situazione di incertezza che si è venuta a creare, con continui rinvii e nuovi cronoprogrammi, ha messo in seria difficoltà più di 23.000 medici che attendono solo di mettersi a disposizione per aiutare il Paese in un momento di forte difficoltà; c'è il rischio che molti di questi giovani medici rinuncino ad altri incarichi di lavoro in attesa di iniziare il percorso di specializzazione, con evidenti danni morali ed economici, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non reputi necessario prorogare ulteriormente la data, fissata al 30 dicembre, per la presa in servizio al fine di garantire una migliore organizzazione per tutti i candidati che hanno diritto ad iniziare nel migliore dei modi un percorso di formazione intenso e cruciale per il nostro servizio sanitario nazionale. Atto n. 3-02176 NASTRI Al Ministro dello sviluppo economico Premesso che: la legge per il mercato e la concorrenza (legge n. 124 del 2017) ha previsto la piena liberalizzazione del settore dell'energia elettrica e del gas, attraverso un percorso che si sarebbe dovuto completare il 1° luglio 2020 con la cessazione del regime di tutela e, contestualmente, l'ingresso "consapevole" del consumatore nel mercato libero; tale percorso è caratterizzato da un insieme di misure attuative necessarie a garantire la messa a disposizione per i consumatori degli strumenti utili a partecipare e a scegliere con consapevolezza e facilità sul mercato, ad avere una miglior qualità dei venditori e una maggior trasparenza e "certificazione" delle loro offerte, quindi anche la possibilità di individuare le forniture più affidabili e convenienti; quindi come risultato finale una migliore gestione dei loro consumi energetici e il loro controllo; ciò comporta che l'Autorità di regolazione per reti energia e ambiente (ARERA) e l'Autorità garante della concorrenza e del mercato, per la programmazione delle attività finalizzate al superamento della maggior tutela, dovranno essere sempre più attive e vigilanti in virtù della tutela primaria degli interessi dei consumatori per garantire loro "lo sviluppo della competenza del consumatore e della sua fiducia nella possibilità di appropriarsi delle opportunità e dei benefici del mercato", come è previsto nel piano nazionale integrato per l'energia e il clima, inviato a Bruxelles l'8 gennaio 2019 dal Ministero dello sviluppo economico; preso atto che: molti cittadini ed imprese constatano che è in atto, da parte di ENEL e di altri distributori, un'attività volta alla sostituzione dei contatori di energia elettrica già oggetto, nel recente periodo, di precedente sostituzione; da parte di ENEL si motiva tale attività con la necessità, in ipotesi a favore dell'utenza diffusa, di disporre di una misura elettronicamente rilevata di ultima generazione al fine di permettere una più rapida e completa trasmissione dei dati per il controllo sistematico del consumo elettrico; quest'attività è senza dubbio meritevole e rispondente alle necessità di razionalizzazione dei costi di gestione propri del pubblico concessionario ma muove i cittadini a chiedere, legittimamente, su chi debbano ricadere i costi dell'iniziativa di proporzioni così rilevanti; è implicito il timore che il consumatore si trovi a subire oneri, che si teme che siano posti tra le voci incomprensibili della bolletta, in mancanza di un assenso chiaramente espresso a fronte di una sostanziale invarianza delle controprestazioni ricevute; si deve peraltro osservare che già i misuratori elettronici di prima generazione erano atti agli scopi così come oggi confermati dal concessionario al consumatore, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo non intenda procedere nell'ambito delle proprie funzioni e con il supporto delle authority di competenza al fine di rassicurare e garantire i consumatori nei propri diritti inerenti alla massima informazione circa la formazione dei costi delle forniture energetiche; se intenda attivarsi per dirimere il timore che il consumatore si trovi a subire ulteriori oneri; se le informazioni elaborate dal nuovo misuratore non debbano essere rese disponibili in formato digitale al consumatore, visto che ciò potrebbe rendere possibile una migliore gestione diffusa dei consumi elettrici a vantaggio dell'economia del singolo con effetti a valere sull'economia nazionale, e se intenda intraprendere iniziative affinché i concessionari elettrici diano il via al rilascio dei dati di misura così come istantaneamente rilevati. Atto n. 3-02177 BERGESIO CENTINAIO VALLARDI SBRANA DE VECCHIS Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Premesso che: il protrarsi dello stato di emergenza pandemica da COVID-19 sta mettendo a dura prova il made in Italy agroalimentare, con particolare riguardo all' export , già fortemente indebolito dallo scontro commerciale tra Stati Uniti e Europa, a seguito della disputa nel settore aeronautico tra l'americana Boeing e l'europea Airbus; dalla recente decisione europea di imporre dazi aggiuntivi per un valore 4 miliardi di dollari verso determinati prodotti americani, potrebbero aprirsi scenari poco rassicuranti per alcuni settori agroalimentari italiani, in particolare per quelli a maggior vocazione all' export , come il vitivinicolo; il vino nel 2019 è stato il prodotto agroalimentare italiano più esportato nel mondo con un aumento del 3,1 per cento. Il fatturato realizzato all'estero è stimato in 6,4 miliardi di euro nel 2019, a conferma dell'importanza dell' export per la tenuta economica ed occupazionale del made in Italy ; soltanto gli Stati Uniti lo scorso anno hanno importato vino dall'Unione europea per un controvalore di circa 4,7 miliardi di dollari, di cui 2 miliardi destinati all'importazione di vino italiano; il protrarsi del conflitto commerciale fra Stati Uniti e Europa potrebbe portare a scenari drammatici per il nostro Paese, colpendo un mercato di sbocco, quello vitivinicolo, già duramente colpito dalle pesanti misure restrittive messe in atto per affrontare l'emergenza epidemiologica, sia in Italia che all'estero; il settore agroalimentare italiano non può continuare ad essere il bersaglio nelle dispute di natura commerciale e politica a livello internazionale, ma neanche all'interno dell'Unione europea, specie in un momento così delicato come quello attuale, dove la crisi scaturita dall'emergenza sta minacciando la competitività di intere filiere produttive, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo voglia ribadire in tutte le sedi opportune la strategicità del comparto agroalimentare made in Italy , mettendo in atto un'azione diplomatica volta a promuovere una distensione dei rapporti tra gli Stati Uniti e l'Europa con lo scopo di superare il contenzioso commerciale in atto; se non ritenga prioritario, a seguito del protrarsi dell'emergenza epidemiologica e preso atto della carenza di risorse fino ad oggi destinate al settore, adottare iniziative di sostegno del comparto agroalimentare made in Italy , affinché la crisi economica, ormai penetrata in tutti i comparti produttivi del Paese, non ne infici l'eccellenza, riconosciuta in tutto il mondo. Atto n. 3-02178 LA MURA GAUDIANO NATURALE ANGRISANI MONTEVECCHI LANNUTTI MAUTONE DONNO VANIN ROMANO GIANNUZZI Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e per i beni e le attività culturali e per il turismo Premesso che: ALES, Arte lavoro e servizi S.p.A. è la società in house del Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo, che ne detiene il 100 per cento del pacchetto azionario, impegnata in attività di supporto alla conservazione e valorizzazione del patrimonio culturale, nonché agli uffici tecnico-amministrativi del socio unico; la società ha recentemente dichiarato che non provvederà al rinnovo dei contratti a tempo determinato in scadenza di centinaia di lavoratori addetti alla sorveglianza, alla manutenzione e ai restauri, in ragione della necessità di limitare la spesa destinata al personale, secondo le indicazioni ricevute dal Ministero, come risulta dal verbale dell'incontro tenutosi in data 1° dicembre 2020 tra la medesima società e le organizzazioni sindacali; i tagli del personale interesseranno soprattutto gli Uffizi, la reggia di Caserta, il Colosseo e il parco archeologico di Pompei. In relazione a quest'ultimo sono state previste 68 unità di personale per la sorveglianza; tuttavia, attualmente, vi sono solo 34 unità e molti contratti in scadenza non saranno rinnovati; considerato che: il mancato rinnovo dei contratti aggraverà ulteriormente la situazione in cui versano i lavoratori del settore del turismo, già fortemente danneggiati dall'emergenza epidemiologica in atto; tale settore avrà un ruolo fondamentale nel rilancio dell'economia del nostro Paese, sicché, a parere degli interroganti, risulta necessario tutelare i lavoratori che vi operano, anche al fine di preservare competenze importanti per assicurare l'offerta di servizi adeguati e competitivi, si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti o di ulteriori informazioni al riguardo e se, nei limiti delle rispettive competenze, intendano assumere iniziative volte a tutelare i lavoratori, anche mediante la previsione di una proroga dei contratti scaduti o in scadenza. Atto n. 3-02179 FEDELI D'ARIENZO FERRAZZI PITTELLA D'ALFONSO STEFANO NANNICINI LAUS BOLDRINI GIACOBBE VALENTE BITI ROJC Al Ministro dello sviluppo economico Premesso che: la Forall è un'azienda nata nel 1970 a Quinto Vicentino (Vicenza), specializzata nell'abbigliamento formale in serie, da cerimonia e su misura impiegando, nei propri stabilimenti, fino a 1.000 dipendenti; negli anni '90, con il proprio storico marchio Pal Zileri, nato nel 1980, è stata sponsor del Vicenza calcio e nel 1994 ha vestito anche la squadra nazionale; considerato che: la crisi del gruppo è iniziata dal 2008 quando sono cominciate le prime riduzioni di personale; la società, in continuo declino, è passata dalla storica proprietà delle famiglie Barizza e Miola, prima con la partecipazione azionaria di un imprenditore egiziano e poi nel 2014 al 100 per cento al fondo Mayhoola, proprietario anche di Valentino S.p.A.; si sono susseguiti tre piani industriali e altrettanti amministratori delegati; la più grande ristrutturazione recente è avvenuta nel 2018 con più di 300 persone uscite con procedura incentivata e per la gran parte con uscite volontarie e di accompagnamento alla pensione; valutato che: Mayhoola, a fronte di una continua immissione di liquidità per coprire i debiti, non ha però concretamente investito in un vero rilancio; in 10 anni l'azienda è ricorsa ad ammortizzatori sociali e a un bando di formazione regionale e riqualificazione del personale per milioni di euro; in data 9 dicembre 2020 è stata comunicata dall'azienda la cessata attività e l'intenzione di rilanciare il marchio con una decina di persone sulle circa 400 ad oggi impiegate tra Milano e Vicenza, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia al corrente della situazione e quali iniziative intenda assumere per fare chiarezza sulle intenzioni della proprietà a tutela delle lavoratrici, che sono la maggioranza della forza lavoro dell'azienda, e dei lavoratori, di un marchio storico del made in Italy nel mondo e del tessuto economico e produttivo del territorio; se intenda in tempi brevi convocare il tavolo di confronto come da richiesta già avanzata dai sindacati. Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento Atto n. 3-02174 GIARRUSSO Al Ministro dell'interno Premesso che, per quanto risulta all'interrogante: il Consiglio comunale di Arzano (Napoli) è stato sciolto nel 2019 per infiltrazioni camorristiche ed in data 30 settembre 2020 il Consiglio dei ministri in considerazione della necessità di completare l'azione di ripristino dei principi di legalità all'interno dell'amministrazione comunale, ha deliberato la proroga di ulteriori 6 mesi dello scioglimento del Consiglio comunale; si apprende da fonti di stampa che le intimidazioni a giornalisti, alla commissione straordinaria, alla Prefettura e ai Carabinieri ormai debordano nelle consuetudinarie minacce rivolte a quanti non si rassegnano alla subalternità ossequiosa verso il potere politico-camorristico attraverso pseudo associazioni e falsi profili sui social network ; nel dettaglio, in uno degli ultimi deliranti post sui canali social , addirittura ci sarebbe stato un attacco al comitato per l'ordine e per la sicurezza pubblica, presieduto dal prefetto di Napoli e dai massimi vertici di tutte le forze dell'ordine, con delegittimazione delle scelte operate, per una maggiore tutela per i componenti della commissione straordinaria; nei giorni scorsi, a seguito di un'ordinanza commissariale che ha determinato la chiusura delle attività commerciali su tutto il territorio cittadino stante l'alto numero di contagi registrati, si sarebbe assistito ad una vera e propria sommossa che per diverse giornate ha determinato il blocco delle strade cittadine ad opera di soggetti che nulla avrebbero a che vedere con le legittime aspettative dei commercianti locali; sembrerebbe che la sommossa, inizialmente pacifica, sarebbe poi degenerata a causa della presenza di ex amministratori comunali, pregiudicati e soggetti malavitosi tra i manifestanti. Tanto che, nella giornata di sabato 17 ottobre 2020, nonostante la presenza delle forze dell'ordine, vi sarebbe stata un'irruzione di una cinquantina di persone nella casa comunale avvenuta attraverso lo scassinamento della serratura principale del portone d'ingresso; il 16 ottobre, sarebbero finiti nel mirino anche i giornalisti Domenico Rubio e Marilena Natale, aggrediti nella piazza dove ha sede il Comune da un pluripregiudicato sottoposto alla sorveglianza speciale che li avrebbe minacciati di morte nonostante fosse ripreso dagli stessi cronisti; le minacce si sarebbero ripetute nella giornata del 19 ottobre, allorquando un nutrito gruppo di centauri, con il viso travisato da caschi e mascherine, avrebbe occupato la strada di accesso al municipio lanciando invettive contro i commissari prefettizi e minacciato nuovamente il cronista Rubio "invitandolo" di andarsene dalla città, con imprecazioni violente e identificando dinanzi ai manifestanti la sua abitazione; entrambi gli episodi, denunciati anche dal sindacato di categoria dei giornalisti e dalla federazione nazionale della stampa italiana, sarebbero stati documentati attraverso video e foto; nei mesi scorsi altre minacce ad opera di uomini armati, avrebbero raggiunto anche il giornalista locale del quotidiano "Roma", Giuseppe Bianco; considerato che questi comportamenti si vanno diffondendo fino al punto di creare una vera e propria coltre di intimidazione diffusa sul territorio contro chi cerca di raccontare e riportare alla luce verità evidentemente scomode e di attacchi sempre più frequenti alla stampa, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di questi ennesimi gravissimi episodi e quali iniziative intenda realizzare per tutelare l'incolumità dei giornalisti, da sempre in prima fila per raccontare i fatti e le vicissitudini di un territorio martoriato da camorra e malaffare; se siano state svolte le necessarie attività d'indagine da parte delle forze dell'ordine presenti, utili a risalire all'identità dei facinorosi, e quali iniziative intenda adottare la Prefettura di Napoli sul ricorso depositato presso il TAR del Lazio dagli ex amministratori contro lo scioglimento del Consiglio comunale per infiltrazioni mafiose. Interrogazioni con richiesta di risposta scritta Atto n. 4-04621 DE POLI Al Ministro dello sviluppo economico Premesso che: da fonti di stampa si apprende che la Forall confezioni S.p.A., società legata allo storico marchio di abbigliamento Pal Zileri, ha comunicato la volontà di avviare la procedura di "cessazione attività" per lo stabilimento di Quinto Vicentino (Vicenza), dove si registra ormai un eccesso di capacità produttiva di quasi due terzi; la chiusura dello stabilimento coinvolgerà almeno 250 posti di lavoro e avrà un impatto economico devastante per le province di Vicenza e Padova, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga utile un confronto, attraverso un tavolo istituzionale, per approfondire l'opportunità di trovare un partner industriale interessato ad acquisire lo stabilimento di Quinto Vicentino, soluzione che salverebbe i livelli occupazionali e il know how e consentirebbe di dare continuità a un marchio storico del distretto, nonché prestigioso simbolo del made in Italy . Atto n. 4-04622 DI GIROLAMO PAVANELLI ROMANO LANNUTTI CORRADO DONNO ANGRISANI VACCARO PRESUTTO FEDE Ai Ministri dello sviluppo economico e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Premesso che: in data 6 marzo 2015, in località Mutignano di Pineto (Teramo) si è verificata l'esplosione di un tratto del metanodotto Ravenna-Chieti, del diametro di 650 millimetri, appartenente alla società Snam rete gas; diversi articoli di giornali locali hanno documentato che l'esplosione ha provocato la distruzione di due case e il danneggiamento di altre due, il ferimento di 7 persone, l'uccisione di alcuni animali da cortile e l'incenerimento della vegetazione presente nel raggio di circa 200 metri dal punto di rottura della tubazione; inoltre, dalla stampa si è appreso che, in seguito all'inchiesta aperta relativamente all'evento, la Procura di Teramo ha chiesto il rinvio a giudizio per disastro colposo di 21 persone tra tecnici e amministrativi di Snam, come si legge on line su "ilcentro" del 18 maggio 2017; l'articolo riporta che "le costanti attività di monitoraggio svolte dalla società sulle tubature avrebbero messo in luce come la condotta, nel tratto successivamente esploso, si fosse alzata di circa 26 centimetri rispetto al 2001. Un aspetto che, per l'accusa, avrebbe dunque evidenziato uno stato di tensione del tubo legato ai movimenti del terreno"; considerato che: è in fase di realizzazione il metanodotto "Rete adriatica" da Massafra (Taranto) a Minerbio (Bologna) che attraverserà numerosi territori ad alto rischio sismico e idrogeologico, nonché numerose faglie, le quali causano continui movimenti del terreno; nello specifico tratto Foligno-Sulmona, oltre ad attraversare un territorio classificato come "zona 1" per rischio sismico, il metanodotto fiancheggia i confini del parco nazionale della Maiella e della riserva naturale del monte Genzana e alto Gizio; il decreto del Ministero dello sviluppo economico 17 aprile 2018, recante "Regola tecnica per la progettazione, costruzione, collaudo, esercizio e sorveglianza delle opere e degli impianti di trasporto del gas naturale con densità non superiore a 0,8", pone come limite di sicurezza per alcune specie di condotte la distanza minima di 100 metri da fabbricati appartenenti a nuclei abitati con popolazione superiore a 300 unità; considerato infine che nel rapporto "Orso marsicano 2019" di "Natura Protetta" n. 23 edizioni del Parco 2020, realizzato dal parco nazionale d'Abruzzo, parco nazionale della Maiella e dalla riserva naturale del monte Genzana e alto Gizio, è certificata la presenza dell'orso marsicano, specie protetta, nell'area destinata al passaggio del metanodotto, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti; se, nell'ambito delle rispettive competenze, intendano dare notizia di quante esplosioni di metanodotti si siano verificate dall'anno 2000 a oggi, con il rispettivo diametro nominale, la pressione massima di esercizio, le condizioni di posa e le relative cause, e fino a quale distanza dal cratere dell'esplosione si siano estesi i danni provocati da ciascun evento, nonché se, in seguito a ciascuna esplosione, risultino danni subiti da persone, cose e animali; quali iniziative di competenza, fatte salve le specifiche attribuzioni regionali, intendano assumere per garantire la salvaguardia dell'ambiente e del paesaggio dei territori interessati. Atto n. 4-04623 CORTI BORGONZONI Al Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo Premesso che: le capanne celtiche sono presenti solo nei territori di Doccia di Fiumalbo (una di queste è stata raffigurata su un francobollo di Poste italiane nel 2014) e Casoni di Pievepelago, in provincia di Modena; queste capanne hanno peculiari tecniche costruttive, tetto a gradoni e copertura in paglia di segale, tipiche dell'Europa del nord, che testimoniano come in tempi ormai remoti popolazioni provenienti da quei luoghi si fossero stabilite in queste zone. Le loro tecniche costruttive sono state tramandate nei secoli, ma oggi pochissime sono state recuperate, la maggior parte ha subito negli ultimi decenni un notevole degrado; il primo a studiare queste capanne e ad imporle all'attenzione nazionale (vi è un riconoscimento del Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo) fu il professor Battista Minghelli di Sant'Andreapelago che negli anni '80 scrisse profeticamente: "La capanna comunemente detta celtica rappresenta una 'emergenza culturale' particolare dell'alto Frignano e di poche altre zone del Nord Italia. Stanno morendo perché non corrispondono più ai bisogni attuali. Dove non intervengono i singoli proprietari con tempestivi rimedi, non si può sperare nella salvezza"; trattandosi di una spesa ingente per il restauro, i proprietari hanno chiesto aiuto a varie istituzioni, anche attraverso pubblici appelli, rimasti però senza risposte concrete; non si comprende come mai gli enti locali, nel cui territorio si trovano le capanne, non abbiano mai mostrato interesse alla loro conservazione, sottovalutando così, ad avviso degli interroganti, la loro enorme potenzialità in termini di attrattiva turistica, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga di far effettuare una mappatura di questi edifici storici, anche al fine di prevedere un fondo speciale per la salvaguardia, la tutela, la manutenzione e il restauro conservativo dei siti. Atto n. 4-04624 DE BERTOLDI Ai Ministri dell'economia e delle finanze e dello sviluppo economico Premesso che: l'importanza degli investimenti per l'idrogeno è stata riconosciuta come un elemento centrale per la ripresa economica, in Italia e nell'intera Europa, nell'ottica della transizione verde cui orientare gli investimenti del programma "Next generation EU" e per favorire la decarbonizzazione nel quadro degli obiettivi climatici europei e del green deal europeo; in tale ambito, se, a livello europeo, la Commissione europea ha presentato la strategia sull'idrogeno quale contributo alla realizzazione di un'Europa climaticamente neutra per il 2050 (delineando l'idrogeno pulito come soluzione praticabile per decarbonizzare diversi settori energetici nel tempo, quali industria, trasporti, produzione di energia elettrica ed edilizia), a livello nazionale è stato recentemente pubblicato da parte del Ministero dello sviluppo economico la strategia nazionale sull'idrogeno, il cui documento (recante le linee guida preliminari) ha consentito l'avvio di una consultazione pubblica con i portatori di interesse, con l'obiettivo di consolidare una versione definitiva della strategia per l'inizio dell'anno 2021; nell'ambito dei progetti previsti dalla Commissione europea, da definire da parte degli Stati membri all'interno del piano nazionale di ripresa e resilienza per lo sviluppo delle energie rinnovabili, il ruolo dell'idrogeno ha assunto una posizione di rilievo e prioritario nella valutazione dei progetti (in particolare quelli legati alla transizione verde) in un'ottica di crescita e di sviluppo del sistema delle imprese, al fine di favorire l'implementazione e la tecnologia; in relazione a tale scenario, a giudizio dell'interrogante, risulta urgente e necessario, in considerazione dell'accelerazione che gli altri Paesi europei stanno dimostrando in favore degli investimenti sull'idrogeno (in particolare quello pulito) per le reti di trasporto e di distribuzione, affiancare agli interventi programmatici già previsti (che nel complesso appaiono insufficienti) ulteriori misure di natura fiscale, finalizzate a sostenere il sistema delle imprese nazionali del comparto energetico, al fine di velocizzare il processo di transizione giusto e sostenibile, in grado di superare l'uso del carbone e le fonti fossili, si chiede di sapere: quali orientamenti, nell'ambito delle rispettive competenze, i Ministri in indirizzo intendano esprimere con riferimento a quanto esposto; se condividano la necessità di introdurre misure fiscali in favore delle imprese che investono nell'idrogeno pulito come vettore energetico, da affiancare agli interventi previsti nell'agenda ambientale dell'Unione europea e dalla strategia europea per l'idrogeno (che prevedono investimenti per circa 10 miliardi di euro, in un arco temporale sino al 2030, tra cui un miliardo è previsto per la ricerca e lo sviluppo); se il Ministro dell'economia e delle finanze non ritenga opportuno prevedere misure fiscali per gli investimenti nella riconversione produttiva, attraverso un credito di imposta a valere sull'IRES e sull'IRAP generate in relazione alla produzione di idrogeno a più bassa o nulla emissione carbonica; quali iniziative il Ministro dello sviluppo economico intenda infine introdurre in favore di questo settore imprenditoriale, al fine di una crescente integrazione delle infrastrutture delle reti elettriche e della mobilità nel sistema dei trasporti. Atto n. 4-04625 ZAFFINI LA RUSSA Al Ministro della difesa Premesso che, per quanto risulta agli interroganti: il decreto del Presidente della Repubblica 15 marzo 2010, n. 90, prevede all'articolo 688, comma 1, che "I documenti caratteristici hanno lo scopo di registrare tempestivamente il giudizio personale diretto e obiettivo dei superiori sui servizi prestati e sul rendimento fornito dal militare, rilevando le capacità e attitudini dimostrate e i risultati conseguiti"; al comma 3, prevede che "I modelli dei documenti caratteristici sono conformi ai modelli allegati al regolamento" e, al comma 6 del successivo articolo 689, che "L'autorità superiore che revisiona il documento caratteristico deve motivare l'eventuale dissenso dal giudizio espresso dall'autorità inferiore"; la legge 7 agosto 1990, n. 241, individua, al capo II, la figura del responsabile del procedimento, nel caso di specie l'autorità valutatrice, e ne tutela l'autonomia gestionale amministrativa fissando al contempo limiti e responsabilità; il decreto del Presidente della Repubblica 24 novembre 1971, n. 1199, e il decreto legislativo 2 luglio 2010, n. 104, disciplinano la possibilità, per il soggetto valutato, di impugnare i documenti caratteristici dell'autorità valutatrice rispettivamente mediante ricorso gerarchico e giurisdizionale; il decreto del Presidente della Repubblica n. 1199 del 1971 prevede inoltre che per il personale militare l'organo preposto alla revisione della documentazione caratteristica elaborata dall'autorità valutatrice è la Direzione generale del personale militare del Ministero della difesa (Persomil); al riguardo, il Consiglio di Stato (sezione IV, 21 aprile 2009, n. 2423, 27 aprile 2004, n. 2559, e 7 giugno 2011, n. 3439, e Consiglio di giustizia amministrativa 21 settembre 2006, n. 557) ha più volte sentenziato che i giudizi formulati dall'autorità valutatrice, "con le schede valutative sono soggetti al sindacato di legittimità del giudice amministrativo solo entro limiti ristretti della manifesta abnormità, discriminatorietà o travisamento dei presupposti di fatto"; tuttavia l'autonomia discrezionale che norme e giurisprudenza riconoscono ai valutatori sembra non trovare a volte pieno riconoscimento e tutela al momento della revisione della documentazione caratteristica da parte della Direzione generale Persomil, che, come rappresentato agli interroganti, avrebbe consolidato un orientamento volto ad accogliere le richieste dei ricorrenti: una propensione sulla quale, alla luce dei fatti riportati anche dalle cronache giudiziarie, appare necessario avviare un'attenta valutazione al fine di chiarire se le decisioni siano in ogni caso fondate su un oggettivo esame delle circostanze di fatto e dunque se si possano escludere forme di ingerenza nella catena di comando, che avrebbero come conseguenza quella di indurre i valutatori alla formulazione di valutazioni eccessivamente positive onde evitare ricorsi gerarchici da parte dei valutati; al fondamento dell'esigenza in ordine all'assoluta imparzialità delle valutazioni espresse sono posti i recenti fatti di cronaca giudiziaria che hanno coinvolto alcuni reparti delle forze armate, che mostrano come indagati e imputati a vario titolo si difendono invocando il riconoscimento di "eccellenti" valutazioni caratteristiche, elemento che incide sulla valutazione complessiva concorrendo a determinare l'esito della decisione; sono numerosi i casi in cui nell'ambito di procedimenti a carico di ufficiali o sottoufficiali, condannati con sentenze passate in giudicato per i più diversi illeciti (dalla detenzione illegale di munizioni da guerra e ordigni esplosivi, alla truffa aggravata o pluriaggravata, alla locazione di immobili in cui si esercitava la prostituzione, alla corruzione), i militari condannati, tutti precedentemente riconosciuti "eccellenti" nelle pregresse note caratteristiche, sono stati destinatari di provvedimenti di sospensione dal servizio della durata di 2 o 3 mesi (si vedano le sentenze: Cassazione penale 31 gennaio 2007, n. 3686, TAR Venezia, sezione I, 3 febbraio 2005, n. 512, TAR Roma, sezione I, 10 ottobre 2013, Consiglio di Stato, sezione IV, 22 febbraio 2013, n. 1103, Cassazione penale 28 giugno 2017, n. 35915); appare utile sottolineare altresì come la stessa Direzione generale Persomil, di contro, abbia comminato una sanzione di 2 mesi di sospensione dal servizio ad un ufficiale superiore che, in qualità di autorità valutatrice, si era rifiutato di modificare, su richiesta della stessa Direzione, le aggettivazioni utilizzate nella valutazione di un sottufficiale classificato come "superiore alla media", valutazione avallata nel procedimento da un generale di divisione e riconosciuta legittima anche dall'ufficiale inquirente (TAR Firenze, sezione I, sentenza 11 dicembre 2017, n. 1553), e come alla stessa Direzione generale, con sentenza del Consiglio di Stato 15 maggio 2020, n. 3095, con cui veniva accolto ricorso di un altro ufficiale superiore che lamentava analoga ingerenza, è stato imposto un commissario ad acta nella figura del capo di Stato maggiore della forza armata al fine di rivedere l'esito del giudizio ed è stata condannata al risarcimento dei danni, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno procedere ad una rivisitazione dei modelli dei documenti caratteristici in modo che siano basati unicamente sull'assegnazione di un punteggio senza l'espressione di un giudizio verbale; se, in armonia con i pronunciamenti del Consiglio di Stato e a tutela degli organi valutatori e nel rispetto dei principi di autonomia e discrezionalità valutativa, non consideri necessario attivarsi al fine di integrare il decreto del Presidente della Repubblica n. 90 del 2010 con la previsione che ogni autorità valutatrice sia scevra da qualsivoglia condizionamento e non possa essere perseguita a meno che l'atto amministrativo non sia manifestamente abnorme, discriminatorio o travisato dei presupposti di fatto. Atto n. 4-04626 RAMPI Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Premesso che: il 27 novembre 2020 Assadollah Assadi, diplomatico iraniano con sede a Vienna, si è trovato dinanzi a un tribunale ad Anversa con l'accusa di aver organizzato personalmente la consegna di esplosivi TATP a una coppia intenzionata a perpetrare un attentato in occasione di un incontro tenutosi a Parigi nell'estate 2018; Assadi ha perso la sua immunità diplomatica nel giro di 48 ore ed è stato consegnato alle autorità belghe. Da allora è in attesa di giudizio; durante l'interrogatorio, Assadi ha parlato di atti terroristici commessi dal regime iraniano nell'intero Medio oriente e ha ipotizzato che vi fossero diversi gruppi terroristici interessati al suo caso pronti a organizzare nuovi attentati in Occidente se il Belgio non li avessi sostenuti, scagionando l'imputato, si chiede di sapere quali iniziative il Ministro in indirizzo abbia adottato o abbia intenzione di adottare in merito alle minacce proferite dal diplomatico arrestato, Assadolah Assadi, anche a tutela dei numerosi cittadini italiani e dei parlamentari presenti all'incontro di Parigi. Interrogazioni, da svolgere in Commissione A norma dell'articolo 147 del Regolamento, le seguenti interrogazioni saranno svolte presso le Commissioni permanenti: 7ª Commissione permanente (Istruzione pubblica, beni culturali, ricerca scientifica, spettacolo e sport): 3-02175 della senatrice Boldrini ed altri, sulla data di inizio delle scuole di specializzazione medica; 3-02178 della senatrice La Mura ed altri, sul mancato rinnovo dei contratti dei lavoratori a tempo determinato della società Ales; 9ª Commissione permanente (Agricoltura e produzione agroalimentare): 3-02177 del senatore Bergesio ed altri, sulla tutela dell' export dei prodotti agroalimentari italiani, specie per il settore vitivinicolo.