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Straniero - Minore sottoposto a tutela - Permesso di soggiorno - Conversione da motivo di “minore età” a motivo di “lavoro” - Omessa previsione - Lamentata disparità di trattamento rispetto a minori in affidamento - Possibilità di interpretazione conforme a costituzione - Non fondatezza, nei sensi di cui in motivazione, della questione.. La disposizione del comma 1 dell'art. 32 del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 – che prevede che possa "essere rilasciato un permesso di soggiorno per motivi di studio, di accesso al lavoro, di lavoro subordinato o autonomo, per esigenze sanitarie e di cura" ai soggetti stranieri che compiano la maggiore età e che siano in condizione di affidamento ai sensi dell' "articolo 31, commi 1 e 2, ed ai minori comunque affidati ai sensi dell'art. 2 della legge del 4 maggio 1983, n. 184" – va riferita ed applicata anche ai minori stranieri sottoposti a tutela ai sensi del titolo X del Libro primo del Codice civile: a questo risultato si può giungere, se non attraverso un'interpretazione estensiva, comunque attraverso un'integrazione in via analogica, sulla base della comparazione fra i presupposti e le caratteristiche del rapporto di tutela del minore e del rapporto di affidamento, entrambi finalizzati ad assicurare la cura del minore; nonché sulla base della sostanziale eguaglianza delle situazioni di fatto nelle quali si trovano i minori stranieri posti in affidamento o sottoposti a tutela. Non è pertanto fondata la relativa questione di legittimità costituzionale, sollevata in riferimento all'art. 3 della Costituzione. - Sul canone ermeneutico secondo cui l'interprete è tenuto ad optare, fra più soluzioni astrattamente possibili, per quella che rende la disposizione conforme a Costituzione, citate le sentenze n. 316/2001 e n. 113/2000 nonché, in senso analogo, l'ordinanza n. 277/2000.