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SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Commissione AFFARI ESTERI, EMIGRAZIONE (3ª) 15 PETROCELLI La seduta inizia alle ore 14,30. SUI LAVORI DELLA COMMISSIONE Proposta di indagine conoscitiva sui profili internazionali del commercio delle armi Il PRESIDENTE riferisce sui contenuti della proposta di indagine conoscitiva in titolo, osservando che essa è primariamente finalizzata a fornire un approfondimento conoscitivo ed un contributo di riflessione sull'eventuale impatto, in termini geopolitici, nelle aree di crisi e di conflitto, dell'esportazione dei materiali di armamento da parte del nostro Paese. Ricorda, in proposito, che la Relazione sulle operazioni autorizzate e svolte per il controllo dell'esportazione, importazione e transito dei materiali di armamento, predisposta ai sensi dell'articolo 5 della legge 9 luglio 1990, n. 185, rappresenta un indispensabile strumento per consentire al Parlamento di esercitare il suo controllo. L'ultima di queste relazioni (Doc. LXVII, n. 1 relativa al 2017), comunicata alla Presidenza del Senato lo scorso 4 aprile, offre una dettagliata ed approfondita ricognizione sulle autorizzazioni relative agli scambi dei materiali d'armamento da parte delle industrie italiane nel 2017 e consente altresì un approfondito confronto rispetto al recente passato sui Paesi di destinazione e sui volumi del materiale transitato. La Relazione, in particolare, informa che, nel 2017, il valore complessivo delle autorizzazioni per movimentazioni di materiali d'armamento è stato di 10,72 miliardi di euro, di cui 10,34 miliardi per movimentazioni in uscita dall'Italia (in decremento del 30,70 per cento rispetto all'anno precedente) e 387 milioni di euro per movimentazioni in entrata in Italia (- 45,70 rispetto all'anno precedente). La stessa relazione informa come si sia registrato un aumento nel numero dei Paesi destinatari delle licenze di esportazione nel 2017 (85 rispetto agli 82 del 2016), a fronte di un numero medio di Stati destinatari delle vendite nei quinquenni precedenti nettamente inferiore (78 nel periodo 2011-2015, 62 nel periodo 2001-2005 e 56 nel periodo 1991-1995). Rispetto ai 9,5 miliardi del 2017, il valore medio delle autorizzazioni individuali alle esportazioni nei medesimi quinquenni considerati è stato rispettivamente di 4,4 miliardi di euro, 1,2 miliardi di euro e 1 miliardo di euro. Nel 2017, 2 Stati, Qatar e Regno Unito, sono risultati destinatari di licenze di valore complessivo superiore al miliardo di Euro; 11 Paesi (erano 7 nel 2016) con valori compresi tra 100 milioni e 1 miliardo di euro e 24 con valori compresi tra 10 milioni e 100 milioni. Nel 2017, inoltre, il valore dei trasferimenti intracomunitari e delle esportazioni, rispettivamente nei Paesi UE e NATO, è stato pari al 42,5 per cento del totale, il rimanente 57,5 per cento nei Paesi extra UE/NATO. Fra i primi 10 Paesi di destinazione, in particolare, 7 sono Paesi NATO, dei quali 5 UE, l Paese arabo, l africano e 1 asiatico. Questi aspetti e le loro implicazioni, in termini di proiezione internazionale dell'Italia, potrebbero essere ulteriormente approfonditi attraverso una mirata indagine conoscitiva, avente l'intento di valutare la piena compatibilità della vendita dei prodotti bellici dell'industria nazionale con gli interessi della politica estera del Paese. Il senatore Stefania CRAXI (FI-BP) è dell'avviso che, in questo particolare momento della vita nazionale, emergono altri generi di priorità che non quello riguardante il commercio internazionale delle armi. Una di queste priorità è rappresentata sicuramente dal drammatico rientro di numerosi connazionali dal Venezuela, indotti a rimpatriare a causa dell'aggravamento delle condizioni economiche e sociali in quel Paese. Condivide tale rilievo il senatore AIMI (FI-BP), preannunciando il voto contrario della propria parte politica all'avvio dell'indagine conoscitiva, sottolineando, nel merito, come la proiezione internazionale dell'industria italiana della difesa costituisca un settore d'avanguardia dell'export nazionale. Anche secondo il senatore ALFIERI (PD) la proposta di indagine in titolo non risulta prioritaria, e non è stata precedentemente inclusa tra i temi di approfondimento condivisi, in seno alla Commissione tra i vari Gruppi. Esprime perplessità sull'espletamento della suddetta indagine il senatore URSO (FdI), il quale, tuttavia, preannuncia il voto di astensione della propria parte politica, a condizione che l'indagine medesima non si trasformi in uno strumento propagandistico volto a penalizzare un settore strategico, peraltro a forte componente pubblica, dell'economia nazionale. Interviene, quindi, il presidente PETROCELLI , il quale, tenendo a rassicurare i colleghi, ribadisce come la predetta indagine abbia un ambito assai circoscritto, mirando ad approfondire solo le ricadute internazionali della produzione di armamenti, al solo scopo di permettere al Parlamento di ponderare i diversi profili e le diverse dinamiche sottese a tale commercio. Ricorda, infine, di aver sempre permesso, fin dall'inizio della legislatura, nella determinazione degli orientamenti della Commissione, un'ampia condivisione delle scelte, coinvolgendo tutti i Gruppi parlamentari, come avvenuto, ad esempio, nella definizione dei due affari assegnati riguardanti la Russia e il Corno d'Africa. Conseguentemente, non rilevando ulteriori interventi, propone di richiedere al Presidente del Senato, ai sensi dell'articolo 48 del Regolamento, l'autorizzazione a svolgere un'indagine conoscitiva sui profili internazionali del commercio delle armi. La Commissione conviene. IN SEDE CONSULTIVA Doc. LVII, n. 1-bis Nota di aggiornamento del documento di economia e finanza 2018 Doc Doc. LVII, n. 1-bis Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza 2018 - Allegati I, II, III e IV - Annesso (Parere alla 5ª Commissione. Esame. Parere favorevole) Il senatore PUGLIA (M5S), relatore, introduce la Nota di aggiornamento in esame che reca un nuovo quadro programmatico di finanza pubblica, prevedendo: un incremento del PIL (in termini reali e non nominali) pari all'1,2 per cento per l'anno in corso, all'1,5 per cento per il 2019, all'1,6 per cento per il 2020, all'1,4 per cento per il 2021 (il Documento di economia e finanza 2018, che recava esclusivamente un quadro tendenziale, prevedeva un tasso di incremento pari all'1,5 per cento per l'anno in corso, all'1,4 per cento per il 2019, all'1,3 per cento per il 2020 e all'1,2 per cento per il 2021); un tasso di disoccupazione pari al 10,6 per cento per l'anno in corso, al 9,8 per cento per il 2019, al 9,1 per cento per il 2020, all'8,6 per cento per il 2021 (il quadro tendenziale del Documento di economia e finanza 2018 prevedeva un tasso di disoccupazione pari al 10,7 per cento per l'anno in corso, al 10,2 per cento per il 2019, al 9,7 per cento per il 2020, al 9,1 per cento per il 2021); un tasso di indebitamento netto delle pubbliche amministrazioni (in rapporto al PIL) pari all'1,8 per cento per l'anno in corso, al 2,4 per cento per il 2019, al 2,1 per cento per il 2020, all'1,8 per cento per il 2021 (il quadro tendenziale del Documento di economia e finanza 2018 prevedeva un tasso pari all'1,6 per cento per l'anno in corso, allo 0,8 per cento per il 2019, un valore percentuale pari a zero nel 2020 ed uno positivo, pari a 0,2 punti, per il 2021). In merito agli obiettivi indicati nel nuovo quadro programmatico, essi - afferma la Nota in esame - sono definiti tenendo altresì conto dell'intendimento del Governo di neutralizzare, completamente per il 2019 e parzialmente per il 2020 e il 2021, le clausole di salvaguardia contenute nella legge di bilancio per il 2018 - clausole la cui attivazione determinerebbe un incremento delle imposte indirette (IVA ed accise). Con riferimento allo scenario macroeconomico internazionale - che presenta profili di interesse per la Commissione esteri - la Nota di aggiornamento evidenzia come, nella prima metà del 2018, la ripresa dell'economia internazionale sia stata meno omogenea e sincronizzata rispetto al 2017, e abbia determinato anche un certo rallentamento nella crescita di alcune economie avanzate. Ciononostante, le previsioni più recenti del Fondo Monetario Internazionale (FMI) parlano per il 2018 di una crescita del PIL mondiale in termini reali del 3,9 per cento, in lieve accelerazione rispetto alla crescita del 2017 (+ 3,7 per cento), ascrivibile tuttavia principalmente ai Paesi emergenti. Per i Paesi ad economia avanzata, viceversa, la Nota rileva che dopo una fase di stabilizzazione del ritmo di crescita prevista per l'anno in corso, il 2019 dovrebbe caratterizzarsi da una marginale decelerazione. Per i Paesi dell'Area dell'Euro, il Documento evidenzia aspetti di minore dinamicità rispetto all'andamento economico degli Stati Uniti, con una crescita congiunturale pari allo 0,4 per cento nei primi due trimestri dell'anno, inferiore rispetto ai livelli raggiunti nella seconda metà del 2017, che erano stati pari allo 0,7 per cento. Il Documento sottolinea inoltre che la crescita del commercio mondiale, a causa dell'intensificarsi delle misure protezionistiche, appare in rallentamento rispetto al 2017, risultando stimata dal FMI al 4,8 per cento per il 2018 e al 4,5 per cento per il 2019, rispetto al 5,1 per cento raggiunto nell'anno precedente. La situazione del commercio internazionale appare ancora incerta, legata al rischio di una ulteriore escalation protezionistica, in particolare in relazione alla Cina, e questo nonostante si siano registrati sviluppi positivi nei negoziati fra gli Stati Uniti e l'Unione europea e alcuni progressi in ambito NAFTA con il Messico. Con riferimento al tasso di cambio dollaro/euro, la relazione evidenzia come ci si attenda un moderato e costante apprezzamento dell'euro sul dollaro nel corso dei prossimi anni, tenuto conto del fatto che il mercato sconta una graduale diminuzione del differenziale tra i tassi d'interesse delle due monete. In generale, dunque, prosegue il relatore, l'evoluzione del quadro internazionale sottostante la Nota di Aggiornamento appare meno favorevole rispetto a quella presentata nel DEF, rilevandosi un indebolimento della domanda mondiale, con una revisione al ribasso della crescita ipotizzata per il commercio internazionale nel 2018 e nel 2019 (rispettivamente di 1,0 e di 0,5 punti percentuali), stante anche l'incidenza di altri fattori di rischio globale quali la volatilità delle quotazioni del petrolio e l'incertezza relativa alla Brexit. Un paragrafo specifico della Nota, è poi dedicato al commercio estero del Paese, che registra una contrazione delle esportazioni italiane di beni e servizi pari all'1,5 per cento rispetto al semestre precedente, sebbene la crescita tendenziale rimanga nel complesso positiva (+ 1,0 per cento). Il testo rileva, inoltre, come l'Italia risulti, per ora, relativamente poco esposta alle misure protezionistiche già attuate, stante il peso limitato dei settori coinvolti nelle esportazioni del Paese. Tuttavia un grave rischio per l'export italiano potrebbe derivare dall'inclusione da parte degli Stati Uniti del settore automobilistico tra i prodotti europei da sottoporre a dazi; le esportazioni italiane di autoveicoli verso gli Stati Uniti, nel 2017, infatti, hanno rappresentato circa il 20 per cento dell'export totale del settore. Un focus di grande rilievo per gli interessi della Commissione esteri, incluso nel capitolo dedicato al percorso programmatico della finanza pubblica, è quello dedicato all'Aiuto Pubblico allo Sviluppo(APS). La Nota segnala come nel 2017 l'APS italiano abbia raggiunto lo 0,30 per cento del Reddito Nazionale Lordo (RNL), un dato attualmente al vaglio del Comitato di aiuto pubblico (OCSE/DAC) dell'OCSE per le pertinenti procedure di verifica. Si tratta di un risultato largamente condiviso dalle forze politiche e che testimonia del crescente impegno italiano in materia di cooperazione allo sviluppo. La Nota, anche in vista dell'obiettivo dello 0,7 per cento del RNL fissato dall'Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile, sottolinea l'esigenza di continuare ad assicurare adeguati e graduali incrementi delle risorse destinate alle attività di cooperazione allo sviluppo al fine di garantire, da parte del nostro Paese, il raggiungimento degli obiettivi previsti in ambito internazionale, nel rispetto della legge quadro in materia. A tal riguardo, il Documento riafferma l'impegno del Governo a voler perseguire, per il triennio 2019-2021, il raggiungimento degli obiettivi di spesa intermedi pari allo 0,33 per cento del RNL nel 2019, allo 0,36 per cento nel 2020 e allo 0,40 per cento nel 2021. Fra gli ulteriori capitoli della Nota di aggiornamento che possono avere aspetti di interesse per la Commissione, quello relativo alla ricognizione aggiornata delle azioni di riforma in corso o da intraprendere, in risposta alle raccomandazioni ricevute a livello europeo ed in attuazione del Programma Nazionale di Riforma (PNR) dello scorso aprile, peraltro presentato da un Governo dimissionario. A tal riguardo, il testo precisa come tale ricognizione costituisca la prima opportunità per il Governo in carica di anticipare le linee del proprio programma e degli orientamenti di riforma, in attesa di fornirne una trattazione più ampia ed approfondita nel Documento di Economia e Finanza (DEF) del 2019. Le Raccomandazioni rivolte quest'anno all'Italia da parte del Consiglio Europeo riguardano, come già nel 2017, la politica fiscale, la governance del settore pubblico e di quello privato, il risanamento del sistema bancario e le procedure di ristrutturazione aziendale, e infine il miglioramento dell'efficienza del mercato del lavoro. Si tratta di ambiti che esulano dalle competenze della nostra Commissione, ma che qui si richiamano unicamente per evidenziare come il programma di riforme descritto dal Governo intenda orientarsi in direzione di raccomandazioni già formulate dalla Commissione europea e dall'OCSE, in particolare in materia di riduzione del cuneo fiscale sul lavoro, nonché - sul versante delle uscite - suggerendo l'obiettivo di riduzione del rapporto fra spesa corrente e PIL e di aumento della spesa per investimenti. L'allegato 1 alla Nota di aggiornamento sintetizza le relazioni sulle spese di investimento e sulle relative leggi pluriennali presentate dalle singole Amministrazioni centrali dello Stato. Il Ministero degli affari esteri e della Cooperazione internazionale, in particolare, ha presentato una relazione programmatica sulle spese di investimento e due autorizzazioni base relative a leggi pluriennali. Nell'ambito della Relazione programmatica relativa alla missione 32, sui "Servizi istituzionali e generali delle amministrazioni pubbliche", viene evidenziato come il Ministero degli affari esteri reputi compatibili le risorse assegnate con le attività programmate per gli interventi di manutenzione straordinaria del Palazzo della Farnesina e per la costruzione e manutenzione di proprietà pubbliche in uso ad Organizzazioni internazionali presenti in Italia. In particolare, nella nota sugli elementi di dettaglio sull'attuazione delle spese di investimento, nonché nella relazione sullo stato di attuazione delle leggi pluriennali di spesa, viene dato conto dell'impegno per la ristrutturazione degli immobili in uso all'Istituto Universitario Europeo (IUE), di Firenze, da attuarsi fra il 2018 e il 2022, per un importo complessivo stimato di 53,5 milioni di euro. Viene altresì menzionato l'impegno per interventi di manutenzione straordinaria sul complesso demaniale della F.A.O., a Roma, per un importo stimato di circa 40 milioni di Euro, da ripartire in cinque annualità di spesa. L'allegato 1 evidenzia altresì come per il triennio 2018-2020, il Ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale, così come il Ministero della Giustizia e il Ministero della Salute, non gestiscano risorse aventi la natura di contributi pluriennali. Fra le relazioni di pertinenza degli altri Ministeri, segnala in primo luogo quella relativa alla missione 4 (L'Italia in Europa e nel mondo) del Ministero dell'economia, programma 11, che fa riferimento alla partecipazione italiana agli aumenti di capitale nelle Banche Multilaterali di Sviluppo e nella Banca Asiatica per gli investimenti nelle infrastrutture (AIIB). Il relatore segnala, inoltre, la relazione relativa alla missione 16 del Ministero dello sviluppo economico in materia di commercio internazionale ed internazionalizzazione del sistema produttivo, che dà conto delle risorse disponibili, fra definanziamenti e rifinanziamenti, negli anni 2016 e 2017 (fino allo stanziamento definitivo di 148 milioni di euro). In questo quadro l'allegato segnala come risulti in ritardo la programmazione e l'avviamento del Piano Straordinario per il Made in Italy e l'attrazione degli investimenti esteri. Ricorda, in proposito, che la legge di bilancio 2018 ha previsto il rifinanziamento del piano straordinario per la promozione del made in Italy nelle annualità dal 2018 al 2020, con risorse pari, rispettivamente, a 130 milioni di euro nel 2018 e a 50 milioni di euro nel 2019 e nel 2020. Di un certo interesse per la Commissione appare anche la relazione del Ministero dell'ambiente relativa alle spese di investimento per la missione 18 (Sviluppo sostenibile e tutela del territorio e dell'ambiente), ed in particolare per il Programma 05 (Sviluppo sostenibile, rapporti e attività internazionali), che evidenzia come le attività programmate riguardino la partecipazione italiana alla capitalizzazione del Fondo verde per il Clima, istituito dalla Conferenza delle Parti (COP 16) della Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, in attuazione degli sforzi dei Paesi in via di sviluppo nel conseguire gli obiettivi dell'Accordo stesso. Ricorda che le risorse disponibili per ciascun esercizio finanziario del triennio 2016-2018 ammontavano a 50 milioni di euro. Per il periodo 2018-2020, sono dunque disponibili 50 milioni riferibili al solo 2018. Il PRESIDENTE, nel ringraziare il relatore per l'esauriente esposizione svolta, apre la discussione generale. Interviene il senatore URSO (FdI) per stigmatizzare l'impianto complessivo della manovra preconizzata dalla Nota di aggiornamento in titolo, la quale, avuto riguardo alle materie di pertinenza della Commissione esteri, riduce severamente le risorse precedentemente allocate per investimenti produttivi, come avviene, ad esempio, per l'apposito Fondo destinato al made in Italy. In ultima analisi, ci si trova di fronte ad una politica di bilancio che, proprio nell'attuale difficile temperie del commercio mondiale, non tiene conto in nessuno modo delle esigenze di sviluppo del Paese. Non risultando alcuna altra richiesta di intervento, il PRESIDENTE , quindi, chiede al relatore di dare lettura di una conferente bozza di parere sul Documento in esame. Il senatore PUGLIA (M5S), relatore, dà conto di uno schema di parere favorevole. Successivamente, il senatore MALAN (FI-BP), in sede di dichiarazione di voto, esprime la valutazione contraria della propria parte politica, in quanto ci si trova di fronte ad un Documento di politica economica poco realistico e non utile al Paese. Lo scollamento con la realtà dell'economia nazionale è rinvenibile sia nella stima sopravalutata del tasso di crescita tendenziale del PIL, sia nella previsione degli impegni di spesa per interessi, che sono dati irrealisticamente in discesa. Per quanto riguarda poi le risorse da destinare alla politica estera, per esse, come evidenziato dal collega Urso, si registrano solamente decurtazioni. Anche secondo il senatore ALFIERI (PD), che esprime il voto contrario del proprio Gruppo, la suddetta manovra risulta poco aderente alla realtà e in ritardo, peraltro, nel percorso prestabilito dalla regole nazionali ed europee. Si è costretti, pertanto, a formulare sostanziali perplessità su un approccio di bilancio che condurrà, purtroppo, ad un aggravamento delle condizioni economiche degli italiani, in un contesto globale che vede aumentare il protezionismo e rallentare la crescita. Preannuncia il voto contrario il senatore URSO (FdI), dovendo constatare la formulazione, da parte dell'attuale maggioranza, di una manovra improvvisata e priva di strategia. Diversamente dagli intervenuti, secondo il senatore LUCIDI (M5S), la Nota di aggiornamento in disanima rappresenta, per il suo impianto generale, una vera e propria svolta per la politica economica del Paese. Dal versante più propriamente riferito alla condotta internazionale dell'Italia, poi, essa è ispirata a principi di effettiva razionalizzazione delle spese e delle risorse destinate alle varie istituzioni, mirando a favorire l'export nazionale, l'internazionalizzazione delle imprese, nonché la diffusione del made in Italy. In ultima analisi, l'Esecutivo del cambiamento, sortito dalle elezioni del 4 marzo scorso, sta dimostrando, anche attraverso la sua prima iniziativa di politica economica, che è possibile prefigurare e realizzare un nuovo modo di fare politica estera. Successivamente, nessun altro senatore chiedendo di intervenire, il PRESIDENTE , verificata la presenza del prescritto numero legale, pone in votazione la bozza di parere favorevole proposta dal relatore, pubblicata in allegato, che è accolta dalla Commissione. A.S. 1 Misure per contrastare il finanziamento delle imprese produttrici di mine antipersona, di munizioni e submunizioni a grappolo DDL 1 Misure per contrastare il finanziamento delle imprese produttrici di mine antipersona, di munizioni e submunizioni a grappolo (Parere alla 6a Commissione. Esame e rinvio) Il senatore LUCIDI (M5S), relatore, informa che la Commissione è chiamata a rendere parere, per i profili di competenza, alla Commissione Finanze sul disegno di legge che reca misure di contrasto al finanziamento delle imprese che producano mine antipersona, munizioni e submunizioni a grappolo. Il testo in esame ripresenta l'articolato dell'Atto Senato n. 57 della scorsa legislatura, che, già approvato in via definitiva nell'ottobre 2017, è stato rinviato con messaggio motivato alle Camere dal Presidente della Repubblica per una nuova deliberazione ai sensi dell'articolo 74 della Costituzione. Ricorda che la Commissione esteri del Senato, già nella scorsa legislatura, e precisamente nel dicembre 2017, aveva nuovamente esaminato il provvedimento dopo il suo rinvio alle Camere (Atto Senato n. 57/bis), formulando, nella circostanza, a beneficio della Commissione finanze, un parere favorevole con condizioni dopo aver rilevato l'opportunità di introdurre delle modifiche all'articolo 6, al fine di renderne i contenuti conformi agli obblighi internazionali. Evidenzia, innanzitutto, che l'iniziativa legislativa in esame si pone nel solco di quelle attività di sensibilizzazione volte a porre fine alla produzione, al commercio ed allo stoccaggio di quegli strumenti di morte che ancora oggi, nonostante il profondo mutamento del quadro legislativo internazionale, continuano a mietere vittime in numerosi Paesi. Degli oltre 440 milioni di bombe a grappolo impiegate dal 1965, si stima che circa 100 milioni restino tuttora inesplose, interessando intere aree di Paesi come Iraq, Kuwait, Bosnia, Cecenia, Croazia, Sudan, Sierra Leone, Etiopia, Eritrea, Albania, Kosovo, Afghanistan, Ossezia del sud. Ricorda che l'Italia è stato fra i primi Paesi a dotarsi autonomamente di una normativa stringente in materia, approvando la legge 29 ottobre 1997, n. 374 recante "Norme per la messa al bando delle mine antipersona". Sull'onda di numerose iniziative di sensibilizzazione a livello internazionale, molti Paesi, fra cui il nostro, sono stati inoltre promotori di una campagna internazionale per la messa al bando delle mine antiuomo che ha portato alla stesura, nel 1997, del Trattato di Ottawa (APMBC), strumento normativo che, sottoscritto da oltre 130 Stati, vieta l'uso, l'immagazzinamento, la produzione e la vendita di mine antiuomo, ed è stato ratificato dal nostro Paese con la legge 26 marzo 1999, n. 106. L'Italia, peraltro, al fine di dare maggiore efficacia alla sua azione in tale settore, ha istituito, con legge 7 marzo 2001, n. 58, un apposito Fondo per lo Sminamento Umanitario in modo da realizzare iniziative e programmi di intervento efficaci in questo delicato settore. Nel maggio 2008 è stata, quindi, adottata la Convenzione di Oslo sulle munizioni a grappolo (CCM), in vigore il 1 agosto 2010, che ne proibisce l'uso, la produzione, il commercio e lo stoccaggio, impegnando altresì i Governi a distruggere gli stock, a bonificare i territori infestati e a fornire assistenza alle vittime. Ad oggi, 120 Stati hanno aderito alla Convenzione e 104 hanno proceduto a ratificarlo, fra cui la Santa Sede, che all'atto della ratifica ha allegato una dichiarazione volta ad "incoraggiare tutta la comunità internazionale ad essere risoluta nel promuovere negoziati sul disarmo e controllo degli armamenti efficaci e a rafforzare il diritto umanitario internazionale, riaffermando il valore preminente e intrinseco della dignità umana, la centralità della persona umana, e le considerazioni elementari di umanità, che sono tutti gli elementi che costituiscono la base del diritto umanitario internazionale." L'Italia ha provveduto a ratificare la Convenzione di Oslo con la legge 14 giugno 2011, n. 95, che all'articolo 7 stabilisce sanzioni, pecuniarie e penali per chiunque sviluppi, produca, acquisisca in qualsiasi modo, stocchi, conservi o trasferisca, direttamente o indirettamente, munizioni a grappolo, ovvero assista anche finanziariamente, incoraggi o induca altri ad impegnarsi in tali attività. Il monitoraggio da parte delle organizzazioni non governative riunite nella Cluster Munition Coalition (CMC) rivela tuttavia come, nonostante la normativa internazionale stia contribuendo a limitare il numero dei Paesi produttori, numerose siano ancora le istituzioni finanziarie che forniscono investimenti e servizi alle imprese che continuano a produrre cluster bombs. Un rapporto biennale dedicato al tema rivela come siano ben 166 le istituzioni finanziarie pubbliche e private che continuano a investire in aziende che producono questo tipo di strumenti di morte. Il disegno di legge in esame, composto di 7 articoli, prevede di rafforzare - dandole autonoma rilevanza - la previsione normativa già presente nel richiamato articolo 7 della legge n. 95 del 2011, riproponendosi espressamente (articolo 1) di introdurre il divieto totale di finanziamento a società, in Italia o all'estero, che svolgano attività di produzione, utilizzo, riparazione, promozione, vendita, distribuzione, importazione, esportazione, stoccaggio di mine antipersona, di munizioni e sub munizioni cluster da parte delle banche, delle società di intermediazione, delle società di gestione del risparmio, delle società di investimento, dei fondi pensione, delle Fondazioni bancarie e, in generale, di tutti gli intermediari finanziari (articolo 2). La Banca d'Italia, fra gli organismi di vigilanza, è chiamata a svolgere compiti di controllo sull'operato degli intermediari, potendo anche effettuare verifiche puntuali a tal fine (articoli 3 e 5). Il disegno di legge prevede sanzioni amministrative e pecuniarie per gli intermediari abilitati che non osservino il divieto e per i soggetti che svolgano funzioni di amministrazione o di direzione di tali organismi (articolo 6). Il Presidente della Repubblica, nel suo messaggio motivato, pur rimarcando gli aspetti positivi del testo, in particolare in relazione al rafforzamento delle misure di contrasto alla produzione e al commercio delle mine, ha ravvisato alcuni profili di illegittimità costituzionale. L'articolo 6, comma 2, del disegno di legge, nello specifico, dispone sanzioni meramente amministrative - e non già penali - a carico dei vertici delle società che svolgano, direttamente o indirettamente, attività di finanziamento legate alla produzione e sviluppo delle mine antipersona. La norma, infatti, priva di rilevanza penale le previsioni normative già esistenti, che si rinvengono, viceversa, nella legge n. 374 del 1997 sulla messa al bando delle mine e nella già richiamata legge n. 95 del 2001, nonché nella legge 106 del 1999 di ratifica della Convenzione di Ottawa. Le previsioni incriminatrici previste dalle norme vigenti, rileva il Presidente della Repubblica, risultano invero in attuazione degli obblighi internazionali contenuti, rispettivamente, nella Convenzione delle Nazioni Unite sulle munizioni a grappolo, del 2008, e nella Convenzione di Ottawa del 1997, ratificate dall'Italia. Le Convenzioni richiamate, all'articolo 9, richiedono infatti l'imposizione di sanzioni penali per prevenire e reprimere qualsiasi attività vietata dalle stesse. L'attenuazione della misura sanzionatoria disposta dall'articolo 6, del testo in esame risulterebbe dunque in violazione di un preciso obbligo internazionale del nostro Paese, costituendo di fatto un tentativo di eludere obblighi di incriminazione derivanti da convenzioni internazionali. Rammenta, in particolare, che la Convenzione sulle munizioni a grappolo del 2008, all'articolo 9, chiama ciascuno Stato Parte all'adozione di tutte le "misure legislative, regolamentari e di altra natura necessarie ai fini dell'attuazione della presente Convenzione, compresa l'imposizione di sanzioni penali per prevenire e reprimere qualsiasi attività vietata". Inoltre anche la Convenzione di Ottawa del 1997 obbliga, fra l'altro, gli Stati a non usare mine anti-persona, a non sviluppare, produrre o acquisire, mine anti-persona, e a non intraprendere attività proibite ad uno Stato Parte ai sensi della presente Convenzione. La Convenzione, peraltro, ai sensi dell'articolo 9, stabilisce che ciascuno Stato Parte dovrà adottare tutte le opportune misure legali, amministrative o di altro genere ed altro, inclusa l'imposizione di sanzioni penali, per prevenire e sopprimere ogni attività proibita ai sensi di questa Convenzione, che sia intrapresa da individui o sul territorio sotto la giurisdizione o il controllo di uno Stato Parte. Tenuto conto dell'impegno fattivo e pluriennale del Paese per la messa al bando delle mine antipersona e delle munizioni e submunizioni a grappolo, nonché del notevole sostegno garantito al Fondo per lo Sminamento Umanitario, il relatore propone, dunque, che la Commissione esprima parere favorevole, per i profili di competenza, sul provvedimento in esame, in considerazione del fatto che esso mira a rafforzare ulteriormente nel nostro ordinamento i meccanismi di contrasto alla diffusione ed alla vendita di tali ordigni, con la condizione che, rispetto ai profili evidenziati dal Presidente della Repubblica, si proceda ad introdurre correttivi idonei a rendere le disposizioni in linea con quanto previsto dalle richiamate Convenzioni internazionali di cui il nostro Paese è parte. Il PRESIDENTE , ringraziato il relatore per l'illustrazione svolta, apre la discussione generale. Il sottosegretario DI STEFANO sottopone all'attenzione dei Commissari la circostanza per cui sarebbe opportuno sottrarre ai divieti di cui all'articolo 1, comma 1, del suddetto disegno di legge, le modalità pratiche di demilitarizzazione delle mine, che risultano, peraltro, pienamente compatibili con le Convenzioni internazionali vigenti. Il presidente PETROCELLI , nell'accogliere tale osservazione, suggerisce al RELATORE, che esprime piena condivisione, di inserire tale rilievo nello schema di parere in corso di elaborazione. Seguono brevi interventi del senatore AIMI (FI-BP), il quale dichiara il proprio assenso alle finalità prescritte nel disegno di legge in argomento, e del senatore AIROLA (M5S), il quale chiede delucidazioni di ordine procedurale e di merito sul provvedimento in discussione. Il senatore LUCIDI (M5S), relatore, replica, a tale ultimo riguardo, rilevando come con l'atto legislativo in esame, si proceda, finalmente, a colmare un vuoto normativo, conformemente al diritto internazionale ed europeo. Il seguito dell'esame è, quindi, rinviato. IN SEDE REFERENTE AS 677 Ratifica ed esecuzione dei seguenti Accordi: a) Accordo tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo della Repubblica di Belarus in materia di cooperazione scientifica e tecnologica, firmato a Trieste il 10 giugno 2011; b) Accordo tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo della Repubblica di Belarus sulla cooperazione culturale, firmato a Trieste il 10 giugno 2011 DDL 677 Ratifica ed esecuzione dei seguenti Accordi: a) Accordo tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo della Repubblica di Belarus in materia di cooperazione scientifica e tecnologica, firmato a Trieste il 10 giugno 2011; b) Accordo tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo della Repubblica di Belarus sulla cooperazione culturale, firmato a Trieste il 10 giugno 2011 (Esame e rinvio) La senatrice PACIFICO (M5S), relatrice, informa che la Commissione è chiamata ad esaminare il disegno di legge, d'iniziativa parlamentare, recante ratifica ed esecuzione di due Accordi, rispettivamente in materia di cooperazione scientifica e tecnologica e di cooperazione culturale, sottoscritti dall'Italia e dalla Bielorussia nel giugno 2011. Ricorda, innanzitutto, che la Repubblica di Belarus o Bielorussia è un Paese dell'Europa orientale abitato da poco meno di dieci milioni di abitanti, privo di sbocchi al mare e stretto territorialmente fra Polonia, Lituania, Lettonia, Russia e Ucraina. Indipendente dal 1991, il Paese, guidato ininterrottamente dal 1994 dal Presidente della Repubblica Lukaenko, è l'unico fra gli Stati europei a non far parte del Consiglio d'Europa. Minsk, dopo aver allentato per anni i rapporti con i Paesi dell'Unione europea, è ora impegnata in un cauto percorso di riavvicinamento. La stessa Unione europea, nonostante il Consiglio abbia deciso lo scorso febbraio di prorogare ancora per un anno alcune misure restrittive nei confronti dell'ex Repubblica sovietica - misure quali l'embargo sulle armi e il divieto di esportare beni utilizzabili a fini di repressione interna - ha di recente riconosciuto in documenti ufficiali i passi in avanti compiuti da Minsk per il miglioramento delle relazioni bilaterali, a partire dalla sua partecipazione proattiva al Partenariato orientale e dalla ripresa del dialogo in materia di diritti umani, ed espresso apprezzamento per il ruolo costruttivo svolto dalla Bielorussia nella regione. L'Italia, in tale contesto, può certamente offrire un contributo significativo, anche in ragione del fatto di essere considerata da Minsk un interlocutore di importanza strategica, oltre che un punto di riferimento prezioso nel suo percorso di avvicinamento all'Unione europea. A tal riguardo, l'implementazione della cooperazione scientifica e tecnologica può rappresentare un tassello importante per il rafforzamento dei rapporti bilaterali. Come si evince dalla relazione introduttiva all'Atto Senato in esame, il testo ripropone, sia pure parzialmente e limitatamente ai soli due Accordi con la Bielorussia, il disegno di legge di ratifica di numerosi trattati internazionali bilaterali proposto dal Governo nel corso della XVII legislatura (Atto Senato n. 2812) che, presentato il 4 maggio 2017, fu esaminato ed approvato dalla Commissione affari esteri del Senato in data 11 ottobre 2017, senza peraltro poter vedere completato il proprio iter di esame parlamentare per la chiusura della legislatura. I due Accordi con la Bielorussia oggetto della presente ratifica, rispettivamente in materia di cooperazione scientifica e tecnologica e di cooperazione culturale, sono composti ciascuno di 11 articoli, e definiscono il quadro giuridico entro cui far continuare a far crescere la collaborazione bilaterale, anche attraverso il coinvolgimento della società civile. Il primo dei due Accordi è finalizzato a promuovere lo sviluppo della cooperazione nel campo della scienza e della tecnologia, su base paritaria e di reciproco vantaggio, nel rispetto degli obblighi internazionali dei due Paesi (articolo 1), in particolare nei settori della ricerca fondamentale ed applicata, della tecnologia industriale e dell'innovazione (articolo 3). La cooperazione potrà essere attuata nelle forme dello scambio di documentazione e di informazioni scientifico-tecnologiche, di scienziati e specialisti, nonché per la realizzazione di progetti congiunti di ricerca e progettazione, per l'organizzazione di seminari e conferenze e per il sostegno alla commercializzazione di progetti congiunti (articolo 4). Ad una Commissione mista è affidato il compito di dare attuazione all'Accordo e di verificarne l'applicazione (articolo 7). È, inoltre, espressamente previsto che le disposizioni dell'Accordo non debbano pregiudicare i diritti e gli impegni delle Parti derivanti da Convenzioni internazionali o, nel caso del nostro Paese, dall'appartenenza all'Unione europea (articolo 8). L'Accordo sulla cooperazione culturale è, a sua volta, finalizzato alla realizzazione di programmi ed attività comuni per il rafforzamento della cooperazione bilaterale in ambito culturale (articolo 1), che potranno assumere, tra le altre, le forme dell'organizzazione di manifestazioni culturali ed artistiche, della promozione di contatti tra enti ed associazioni culturali, della traduzione di opere letterarie, dell'intensificazione dei rapporti tra istituzioni museali (articolo 2). Di rilievo è anche il richiamo alla tutela del patrimonio culturale immateriale e nei confronti delle espressioni più vulnerabili delle differenti identità culturali, come richiesto dalle Convenzioni UNESCO del 1972, del 2003 e del 2005 (articoli 3 e 4). Il compito di coordinare e monitorare l'applicazione dell'Accordo è affidato ad una Commissione mista culturale (articolo 8). Il disegno di legge di ratifica dei due Accordi consta di quattro articoli che dispongono, rispettivamente, in merito all'autorizzazione alla ratifica, all'ordine di esecuzione, alle disposizioni finanziarie, all'entrata in vigore. Gli oneri economici derivanti dall'attuazione del provvedimento sono valutati complessivamente in circa 170.000 euro per ciascuno degli anni 2018 e 2019, e in 176.820 euro a decorrere dall'anno 2020. Ricorda, infine, che il disegno di legge, di iniziativa parlamentare, è privo degli strumenti di analisi tecnica del provvedimento che accompagnano normalmente i disegni di legge di iniziativa governativa, ovvero dell'analisi tecnico-normativa (ATN), dell'analisi di impatto della regolamentazione (AIR) e della relazione tecnico-finanziaria. Pur in assenza di tali strumenti, evidenzia come la ratifica degli Accordi non dovrebbe in ogni caso presentare profili di incompatibilità con la normativa nazionale, con l'ordinamento dell'Unione europea econ gli altri obblighi internazionali assunti dall'Italia, risultando i testi in esame strettamente correlati agli altri strumenti giuridici internazionali dedicati ai temi culturali e scientifici già sottoscritti dal nostro Paese. Il presidente PETROCELLI , nel congratularsi con la relatrice per l'illustrazione testé svolta, dichiara aperta la discussione generale. Il seguito dell'esame, quindi, viene rinviato. La seduta termina alle ore 15,50. Allegato PARERE APPROVATO DALLA COMMISSIONE SUL PARERE APPROVATO DALLA COMMISSIONE SUL DOCUMENTO LVII, N. 1-BIS, ALLEGATI E RELATIVO ANNESSO La Commissione, Affari esteri, emigrazione, esaminato il Documento in titolo, valutato il nuovo quadro programmatico di finanza pubblica; espresso apprezzamento per le previsioni che indicano un incremento del PIL italiano previsto per l'anno in corso e per gli anni immediatamente successivi, nonché la tendenziale diminuzione del tasso di disoccupazione nell'arco temporale di riferimento; preso atto della rimodulazione del tasso di indebitamento netto delle pubbliche amministrazioni rispetto al quadro programmatico del Documento di economia e finanza 2018; apprezzato il fatto che gli obiettivi indicati nel nuovo quadro programmatico sono definiti tenendo altresì conto dell'intendimento di neutralizzare completamente per il 2019 e parzialmente per il 2020 e il 2021 le clausole di salvaguardia dei precedenti provvedimenti legislativi di finanza pubblica; preso altresì atto del quadro congiunturale economico, europeo ed internazionale del primo semestre 2018, e dei rischi legati all'intensificarsi delle misure protezionistiche, alla volatilità delle quotazioni del petrolio e all'incertezza determinata dall'andamento dei negoziati sulla Brexit; espresso apprezzamento per l'impegno assunto dall'Esecutivo di voler continuare ad assicurare adeguati e graduali incrementi per il triennio 2019-2021 delle risorse destinate alle attività di cooperazione allo sviluppo; analizzate, per le parti di interesse, alcune relazioni sullo stato di attuazione delle leggi pluriennali di spesa e quelle programmatiche per missioni di spesa di pertinenza del Ministero dell'economia, del Ministero dello sviluppo economico e del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, esprime, per quanto di competenza, parere favorevole.