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SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Assemblea 256 Presidenza del presidente ALBERTI CASELLATI, indi del vice presidente LA RUSSA, del vice presidente ROSSOMANDO, del vice presidente TAVERNA e del vice presidente CALDEROLI N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Forza Italia Berlusconi Presidente-UDC: FIBP-UDC; Fratelli d'Italia: FdI; Italia Viva-P.S.I.: IV-PSI; Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione: L-SP-PSd'Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP-PATT, UV): Aut (SVP-PATT, UV); Misto: Misto; Misto-IDEA e CAMBIAMO: Misto-IeC; Misto-Liberi e Uguali: Misto-LeU; Misto-MAIE: Misto-MAIE; Misto-Più Europa con Emma Bonino: Misto-PEcEB. Presidenza del presidente ALBERTI CASELLATI PRESIDENTE . La seduta è aperta (ore 10,04). Si dia lettura del processo verbale. TOSATO, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del giorno precedente. PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato. Comunicazioni della Presidenza PRESIDENTE . L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Sull'ordine dei lavori PRESIDENTE . Informo l'Assemblea che all'inizio della seduta il Presidente del Gruppo MoVimento 5 Stelle ha fatto pervenire, ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento, la richiesta di votazione con procedimento elettronico per tutte le votazioni da effettuare nel corso della seduta. La richiesta è accolta ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento. Disegni di legge, annunzio di presentazione PRESIDENTE . Comunico che, in data 8 settembre, è stato presentato il seguente disegno di legge: dal Presidente del Consiglio dei ministri e dai Ministri dell'economia e delle finanze; dell'interno; delle infrastrutture e dei trasporti; dell'istruzione; della salute; e per le pari opportunità e la famiglia «Conversione in legge del decreto-legge 8 settembre 2020, n. 111, recante disposizioni urgenti per far fronte a indifferibili esigenze finanziarie e di sostegno per l'avvio dell'anno scolastico connesse all'emergenza epidemiologica da COVID-19» (1931). Discussione e deliberazione su proposta di questione pregiudiziale riferita al disegno di legge: Doc 1928 Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 30 luglio 2020, n. 83, recante misure urgenti connesse con la scadenza della dichiarazione di emergenza epidemiologica da COVID-19 deliberata il 31 gennaio 2020 (Approvato dalla Camera dei deputati) PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca la discussione e la deliberazione su proposta di questione pregiudiziale riferita al disegno di legge n. 1928, già approvato dalla Camera dei deputati. Ha facoltà di parlare il senatore Vitali per illustrare la questione pregiudiziale QP1. VITALI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, onorevoli colleghi, verrebbe da dire che siamo alle solite, nonostante dibattiti e confronti tenuti in quest'Aula con promesse e con impegni da parte dell'Esecutivo di limitare al massimo l'abuso della decretazione di urgenza. Soprattutto, relativamente alla questione epidemiologica, con la quale ci confrontiamo da diversi mesi, invece di chiedere e di aprire un maggiore confronto con il Parlamento, che è l'unico organo legittimato ad intervenire legislativamente in questi casi, torniamo in quest'Aula per riparlare del solito decreto-legge. È un provvedimento che non solo proroga lo stato di emergenza fino al 15 ottobre, modificando la delibera del gennaio 2020, ma concede, ancora una volta, al Presidente del Consiglio la facoltà di intervenire in questo periodo con suoi decreti, che non soltanto non vengono posti all'attenzione e al vaglio, neanche ex post , del Parlamento, ma che non hanno neanche il vaglio costituzionale del Presidente della Repubblica. Si tratta quindi di provvedimenti amministrativi che incidono su libertà essenziali previste e garantite dalla Costituzione. Nel nostro Paese non è prevista una norma specifica che regoli le modalità di attuazione in tempi emergenziali. Questa è stata una scelta consapevole, che il nostro legislatore costituente ha operato per invocare un intervento e una collaborazione leale tra gli organi istituzionali e costituzionali. A noi quindi sembra che si nasconda, dietro questo decreto-legge, l'abuso dei decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, che, concedendo la facoltà al Presidente del Consiglio di limitare e di stabilire restrizioni anche di circolazione, incidono su libertà essenziali previste dalla Costituzione. Ci sembra che questo decreto-legge non sia altro che un escamotage per creare un abuso da parte del Governo, in capo al Presidente del Consiglio. Riteniamo pertanto che questo compito spetti al Parlamento e non lo riteniamo solo noi: c'è un ampio dibattito e ormai una giurisprudenza costante, anche costituzionale, che richiama una riserva di legge nel momento in cui si devono limitare libertà essenziali e diritti costituzionalmente protetti e garantiti; può intervenire soltanto il legislatore per incidere in questa materia. Invece continua a farlo il Presidente del Consiglio, che in più occasioni ha manifestato la sua disponibilità a una leale collaborazione con il Parlamento, addirittura anche con le forze di opposizione; poi abbiamo visto come sono andati a finire questi incontri e questi confronti, soltanto per il piacere dei mezzi di informazione. Nella sostanza il Presidente del Consiglio non ha assolutamente tenuto in considerazione le indicazioni fornite dai rappresentanti dell'opposizione. Vi è poi un'anomalia in questo decreto-legge, che dovrebbe essere un coacervo di norme a proposito dell'emergenza Covid-19 e un'estensione temporale dello stato di emergenza: compare - ex abrupto , direbbero i latini - una norma che incide sul rinnovo dei capi dei nostri servizi di sicurezza, che non ha nulla a che fare con la materia né con l'urgenza prevista dalla Costituzione per l'emanazione del decreto-legge. (Applausi) . Che sia un problema squisitamente politico e non emergenziale, collegato all'epidemia da Covid-19, lo dimostra quanto successo qualche giorno fa alla Camera dei deputati, dove un gruppo di parlamentari aveva presentato, secondo me giustamente, un emendamento per sopprimere questa norma, che nulla ha a che fare col decreto-legge in questione. Il Presidente del Consiglio è intervenuto dicendo che la nomina dei direttori delle Agenzie di sicurezza è sicuramente una sua prerogativa. Ma, se è così, non si capisce per quale motivo si sia introdotta una norma che prevede più provvedimenti, fino a un massimo di quattro anni, modificando l'attuale disciplina, che prevede un unico rinnovo, solo per quattro anni. A pensar male si fa peccato, ma qualche volta si indovina. Sembra quasi una norma volta a tenere sotto una spada di Damocle i responsabili dei servizi di sicurezza e in uno Stato di diritto non mi sembra che ciò sia consentito e ammissibile, pertanto noi la denunciamo in maniera veemente alla opinione pubblica: in un momento delicato come questo, c'è un tentativo di condizionare l'attività delicatissima ed indipendente dei servizi di sicurezza. Anche questo è un vulnus presente nel decreto-legge in esame, per il quale chiediamo che non si passi all'esame degli articoli. (Applausi) . PRESIDENTE . Nel corso della discussione potrà prendere la parola un rappresentante per Gruppo, per non più di dieci minuti ciascuno. PARENTE (IV-PSI) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PARENTE (IV-PSI) . Signor Presidente, colleghe e colleghi, rappresentanti del Governo, a mio avviso dobbiamo lavorare insieme per riprendere la normalità dell' iter legislativo, compatibilmente con la fase epidemiologica che ora ci induce a un periodo sicuramente non breve di convivenza controllata con il virus . Come Italia Viva siamo stati tra le forze politiche che hanno sollecitato informative del Governo prima di definire i decreti del Presidente del Consiglio dei ministri; questo sta puntualmente avvenendo e dobbiamo ripristinare la centralità del Parlamento. Penso sia una situazione comune di sofferenza per il Governo e il Parlamento trattare norme con fretta, urgenza, andando avanti per proroghe temporali dovute naturalmente alla terribile epidemia. Tuttavia questa proroga dello stato di emergenza fino al 15 ottobre si rende necessaria per la situazione epidemiologica ancora molto instabile. In questi giorni stiamo vivendo un amento dei contagi e molti degli interventi straordinari del Governo, a partire da quelli più corposi (dal decreto-legge cura Italia, il decreto-legge n. 18 del 2020, il cosiddetto decreto rilancio) per contenere gli effetti dell'epidemia sulla salute collettiva e sull'economia reale del Paese che sono strettamente legati, nei loro presupposti di efficacia sono strettamente connessi alla dichiarazione dello stato di emergenza disposta dal 31 gennaio al 31 luglio e che con il provvedimento in esame si proroga fino al 15 ottobre. Al cessare dello stato di emergenza sarebbero venute meno anche le misure adottate con i decreti-legge fin qui emanati, come ad esempio la questione delle mascherine, le assunzioni di personale nelle professioni sanitarie, il fondo di solidarietà per medici e personale sanitario, la semplificazione delle riunioni di organi collegiali, lo smart working per i disabili e potrei continuare citando le norme che si prorogano nel decreto-legge in esame. Sappiamo tutti che la lotta al coronavirus non può essere uno sprint ma una maratona; è giusto oggi prorogare lo stato di emergenza, ma prendiamoci del tempo, come Governo e Parlamento, di qui al 15 ottobre per ripristinare gradualmente un iter legislativo magari semplificato ma normale, anche con la definizione più organica di piani pandemici e protocolli comuni, anche per dare maggiore chiarezza di interventi alle cittadine e ai cittadini italiani (Applausi) . DE FALCO (Misto) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DE FALCO (Misto) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, membri del Governo, intervengo a titolo personale. A fine luglio il Presidente del Consiglio venne in quest'Aula a chiedere l'appoggio del Parlamento, tramite una risoluzione, perché fosse possibile per il Governo prorogare lo stato di emergenza. In quel momento probabilmente le cose sembravano andar meglio, ma oggi vediamo che effettivamente c'è una recrudescenza della epidemia. In quella circostanza il Presidente del Consiglio chiese di evitare che perdessero efficacia tutta quella serie di strumenti, di mezzi e di poteri straordinari per fronteggiare l'emergenza, previsti per limitati e determinati periodi di tempo, secondo l'articolo 24 del codice di protezione civile e, quindi, lo stato di emergenza che autorizza a emanare ordinanze di protezione civile. Qui vorrei fare una piccola distinzione rispetto a quanto ho appena ascoltato, perché lo stato di emergenza non autorizza i decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, che sono atti che promanano dal Presidente del Consiglio e sono ordinari, ma l'utilizzo delle ordinanze di protezione civile, che sono invece atti i quali possono agire in deroga ad ogni disposizione vigente, ovviamente nel rispetto dei princìpi generali dell'ordinamento e della normativa dell'Unione europea. In vista della scadenza del 31 luglio, il Governo quindi ha ottenuto da Camera e Senato risoluzioni che lo impegnavano a porre come termine della proroga il 15 ottobre. La proroga è il necessario presupposto quindi per mantenere in piedi tutto lo strumentario di poteri che servono a garantire tempestività e efficacia, che senza la proroga avrebbero cessato di avere effetto. Ci sono 38 ordinanze emanate, i procedimenti attuativi conseguenti, il coordinamento da parte della Protezione civile, lo stesso Comitato tecnico scientifico (CTS), l'ufficio del Commissario straordinario. Insomma si sarebbe arrestato il complessivo sistema di protezione ed indennità costituito a fatica nei mesi scorsi. Di conseguenza il Consiglio dei ministri ha adottato un decreto-legge che proroga fino al 15 ottobre, come sappiamo, i vari decreti-legge del 2020; lo smart working , l'edilizia scolastica, il reclutamento dei medici e dei pediatri di base, l'assunzione degli specializzandi, la sperimentazione dei farmaci e così via, tutto ciò che è connesso, pertinente e strettamente congiunto alla necessità di fronteggiare l'epidemia e le sue conseguenze. È evidente quindi che rispetto a questo fine nulla ha a che vedere la norma introdotta che invece riguarda la proroga dei servizi di informazione e sicurezza dello Stato. Come diceva chi mi ha preceduto, in questa circostanza quindi c'è una vera e propria eterogeneità che non consente al Parlamento di esplicare la propria funzione. Questa norma, già criticata nell'altro ramo del Parlamento, costituisce secondo me un vero e proprio tentativo di aggiramento della funzione parlamentare e quindi della centralità del Parlamento. Ecco che allora tutta la normativa, così come è costruita, mi lascia perplesso. Annuncio quindi, a titolo personale, che mi asterrò dalla votazione perché, in effetti, qui abbiamo il tentativo, ancora una volta, per l'ennesima volta, di aggirare la centralità del Parlamento e io questo non lo voglio avallare con il mio voto. FERRARI (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. FERRARI (PD) . Signor Presidente, stiamo parlando della conversione del decreto-legge del 30 luglio 2020, n. 83, che reca le misure urgenti connesse con la scadenza della dichiarazione dello stato di emergenza. Lo ricordo perché è importante che ogni atto non sia solo legato formalmente ad atti precedenti, ma vi sia anche su questo un richiamo di responsabilità. È stata presentata una pregiudiziale, alla cui approvazione ovviamente il Partito Democratico è contrario, che se passasse, decadrebbe il decreto che determina lo stato di emergenza con proroga fino al 15 ottobre, con tutte le conseguenze di cui questo Senato deve essere consapevole. Noi riteniamo che la pregiudiziale parta da una considerazione errata, ovvero quella secondo cui la proroga dello stato di emergenza prevista fino al 15 ottobre non presenti elementi di discontinuità rispetto alla dichiarazione dello stato di emergenza adottata il 31 gennaio 2020. Quindi la pregiudiziale dice che non c'è discontinuità tra la fase iniziale acuta dell'emergenza e quella attuale. Io penso che ci siano quattro ragioni per cui questo assunto è sbagliato, ovvero che non ci siano elementi di discontinuità tra allora e oggi. Il primo motivo è che si tratta di una proroga non automatica e per un tempo limitato e ben definito che terminerà il prossimo 15 ottobre. Il secondo motivo è che il Governo ha previamente illustrato al Parlamento le ragioni per le quali si ritiene utile prorogare la deliberazione dello stato di emergenza ed ha, di conseguenza, definito il termine più opportuno e più congro nella situazione attuale, le modalità e gli strumenti più appropriati con cui procedere. La terza ragione è che il Governo ha disposto con fonte primaria, così come il Parlamento ha chiesto, col decreto-legge n. 83 del 30 luglio 2020, le regole sulla base delle quali operare, in base a specifiche ed eventuali necessità. Infine, la quarta ragione è che il nuovo decreto-legge non opera una proroga generalizzata di tutti i termini in scadenza al 31 luglio, così come prevedeva la vecchia dichiarazione di stato di emergenza, ma procede sulla base di un'attenta selezione, che ha portato ad individuare esattamente le sole misure per le quali si rende tuttora necessaria una proroga del termine al 15 ottobre 2020. Queste sono le quattro ragioni per le quali riteniamo errato l'assunto da cui parte la questione pregiudiziale. Concludo il mio intervento con due considerazioni, la prima delle quali è legata al rapporto tra le Camere e il Governo, rispetto a questo atto, e la seconda riguarda i termini di restrittività e il tema della limitazione delle libertà, che tanto sono entrati nel dibattito Parlamentare, che ha preceduto il decreto di estensione dello stato di emergenza. Nel primo caso, riguardante cioè il rapporto tra Governo e Camere, occorre ricordare che resta fermo quanto previsto dall'articolo 2, comma 1, del decreto-legge n. 19 del 2020, secondo il quale il Presidente del Consiglio dei ministri o un Ministro da lui delegato devono illustrare preventivamente alle Camere il contenuto dei provvedimenti da adottare, al fine di tenere conto - così come è stato - di eventuali indirizzi dalle stesse formulate e, ove ciò non sia possibile, per ragioni di urgenza connesse alla natura delle misure adottate, comunque il Governo riferisce successivamente alle Camere e dunque ha la possibilità di riferire subito dopo. Faccio un'ultima considerazione sul tema della restrittività dei diritti: le disposizioni del decreto-legge n. 19 prevedevano limiti molto forti, di cui abbiamo discusso, limitazioni ai diritti e anche alle autonomie regionali. Ora si applicano solo in quanto compatibili con il successivo decreto-legge n. 33, che invece ha oggettivamente allargato le maglie e questo va riconosciuto. Quindi, dopo questa interpretazione autentica, è evidente che la proroga non consente di tornare ai limiti troppo stretti di cui al decreto-legge n. 19, ad esempio per la libertà di riunione o di religione e, soprattutto, a lockdown generalizzati, né consente alle Regioni di porre limiti solo in senso restrittivo alle disposizioni nazionali. Si riparte cioè da limiti più favorevoli per i cittadini ed è consentito alle Regioni di derogare in entrambe le direzioni, sia in senso restrittivo, sia in senso più permissivo. Quindi, in ragione di tutto questo, dichiaro il voto contrario del Partito Democratico alla proposta di questione pregiudiziale, ricordando, a proposito di molte delle supposizioni che portavano diversi colleghi a sostenere errata la proroga dello stato di emergenza, che in questi ultimi mesi ci siamo resi conto che la curva epidemiologica è un fenomeno che deve continuare ad essere posto sotto la nostra stretta attenzione, del Governo tanto quanto del Parlamento. (Applausi) . CALIENDO (FIBP-UDC) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CALIENDO (FIBP-UDC) . Signor Presidente, la proposta di questione pregiudiziale da noi avanzata è giustificata da una serie di elementi, che non possono essere messi in forse da quella sorta di ricatto, appena fatta dal collega del Partito Democratico, dicendo che, se per caso dovesse passare la nostra proposta, non ci sarebbe la possibilità di curare e di avere un provvedimento che ci consenta di affrontare l'emergenza sanitaria. Probabilmente, o si è ignorato quanto è scritto nella questione pregiudiziale o non si conoscono gli strumenti che possono essere utilizzati per far fronte all'urgenza di alcuni aspetti, ove fosse necessario. Qui si tratta di prorogare alcuni aspetti dello stato di emergenza, che contengono gli stessi problemi della prima dichiarazione dello stato di emergenza. Quali furono le notizie e gli elementi in base ai quali il Governo dichiarò lo stato di emergenza per sei mesi e non per quattro? Quali elementi aveva il Governo? Non mi riferisco agli elementi che abbiamo conosciuto dopo e che ha taciuto al Parlamento, per quanto riguarda il famoso rapporto del 13 febbraio; mi riferisco agli elementi base che dovevano consentire la dichiarazione dello stato di emergenza. Quest'ultimo avrebbe dovuto consentire al Governo di acquisire i cosiddetti dispositivi medici, tali da garantire quella situazione che invece non fu garantita, specie per i medici di base; non c'era alcuna possibilità di approvvigionarsi di quei dispositivi. Fino all'emanazione del primo decreto-legge, il 23 febbraio, non è stato fatto alcunché da parte del Governo sotto il profilo dell'acquisizione. Altro che dichiarazione dello stato di emergenza! La dichiarazione dello stato di emergenza significa che l'indomani mattina si cercherà di fare quello che serve per garantire la possibilità di un intervento; invece non si è fatto nulla. (Applausi) . E oggi mi si viene a dire di fare una nuova proroga dello stato di emergenza? Per fare cosa? Volete dirmi cosa è stato fatto per la scuola? Siamo a dieci giorni. Io in quest'Aula ho detto, fin dall'inizio, che si sarebbero dovuti prendere in affitto migliaia di locali per garantire il distanziamento sociale, in cui crediamo. Però tutto questo non è stato fatto e oggi non abbiamo necessità di un ingegnere che ci venga a dire che, se i banchi diventano monoposto, è evidente che occorre uno spazio maggiore. Di fronte a tutto questo ho bisogno della dichiarazione dello stato di emergenza o della proroga dell'emergenza? Piuttosto ho necessità di competenze e della capacità di individuare strumenti, quali sono i decreti-legge, per intervenire sugli aspetti necessari al momento dell'urgenza. Ma non abbiamo questa competenza; non ce l'abbiamo noi e non ce l'ha il Governo. E non c'è un rapporto di correttezza tra il Governo e il Parlamento. Cosa si vuole fare con questa proroga? Si vuole prorogare il sistema dei decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, che significa, né più e né meno, nessun controllo, né da parte del Parlamento, né da parte del Presidente della Repubblica, né da parte di alcuno? Con quale risultato? Con il risultato che, a distanza di settimane, è stato necessario a volte correggere lo stesso decreto del Presidente del Consiglio dei ministri con un decreto-legge. Di fronte a questo, signor Presidente, è molto più corretta la nostra questione pregiudiziale, anche sotto il profilo delle regole che presiedono all'emanazione dei decreti-legge. Come si può introdurre in questo provvedimento, sotto il pretesto dell'emergenza, addirittura la proroga dei dirigenti dei Servizi? È una cosa abbastanza folle, sia per quanto riguarda la proroga stessa dei dirigenti, sia sotto il profilo dell'utilizzo di un decreto-legge sull'emergenza per adottare misure di questo tipo. Immaginiamo soltanto che cosa si sarebbe detto se ciò fosse stato fatto da un Governo di centrodestra, che cosa si sarebbe detto sugli interessi di un Presidente del Consiglio che voleva tenersi buoni i servizi segreti. Io non penso a queste cose e non voglio utilizzare questo parametro di giudizio, ma voglio soltanto avere la certezza di trovarmi in un Parlamento proteso a realizzare, secondo le regole e secondo la Costituzione, gli interventi necessari per un'effettiva tutela della cittadinanza rispetto all'emergenza Covid; emergenza che non è soltanto sulla carta, ma è fatta di interventi sanitari seri sulle attrezzature che devono essere garantite dal Governo a tutti i cittadini affinché vi sia la possibilità di superare l'epidemia, così come avvenne nel 1956 con la cosiddetta asiatica che - ricordiamo tutti - causò 30.000 morti in Italia, che durò circa due anni e che contagiò milioni di persone. All'epoca non ci fu alcuna dichiarazione di stato di emergenza, né provvedimenti limitativi della libertà. Allora era la prima Repubblica e c'erano politici all'altezza del compito per cui non era necessario mettere in campo simili provvedimenti. (Applausi) . ROMEO (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ROMEO (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, penso che nessuno che faccia parte della minoranza neghi che effettivamente sia in corso un'epidemia e che occorra assolutamente prudenza, buon senso e anche un po' di ottimismo costruttivo che non fa male al nostro Paese. Questo però non giustifica il fatto che si debba ricorrere ad uno strumento - lo stato di emergenza - che non è previsto nella nostra Costituzione mentre lo è in tante Costituzioni di altri Paesi europei. Tra l'altro, l'idea che il prolungamento dello stato d'emergenza non sia assolutamente corretto, è inutile nasconderlo, serpeggia anche tra i colleghi della maggioranza. Lo abbiamo visto già alla Camera dei deputati e anche al Senato con atteggiamenti e comportamenti che danno il segno che un certo fastidio per il fatto che il presidente del Consiglio Conte prosegua su questa strada, ci sia anche nella stessa maggioranza. Quindi, forse, sarebbe opportuno che tutti quanti ragionassimo con un minimo di attenzione sui rischi che si corrono proseguendo su questa strada. Ricordate, infatti, che lo strumento del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, che viene utilizzato in virtù dello stato d'emergenza, è un atto unilaterale del Presidente del Consiglio. Non vi è neanche il preventivo controllo del Presidente della Repubblica. Stiamo parlando, cioè, davvero di decisioni unilaterali che mettono a rischio, o che comunque rischiano di limitare in modo forte le libertà personali e quello che la nostra Costituzione prevede e garantisce. (Applausi) . Questo è uno strumento pericoloso. Poi, a furia di fare decreti del Presidente del Consiglio dei ministri - firmo io, mi sento io il capo e decido tutto io - addirittura il presidente del consiglio Conte è arrivato a sentirsi quasi il Capo dello Stato, tanto è vero che ha candidato Mattarella per farlo entrare Papa e farlo uscire cardinale. Questo ormai l'hanno capito tutti. (Applausi) . Quindi questi personaggi, che fino al giorno prima sono sconosciuti, pur naturalmente esercitando la propria professione, il proprio ruolo di cittadini e il proprio lavoro, improvvisamente da un giorno all'altro diventano Presidente del Consiglio e addirittura adesso si sono montati la testa e vogliono fare addirittura il Presidente della Repubblica. Stiamo attenti: facciamo un ragionamento tutti quanti come politici perché in futuro dobbiamo scongiurare la possibilità che accadano ancora queste cose e stiamo attenti già adesso a limitare i poteri di chi si sente già un personaggio di chissà quale statura. Questo è il vero pericolo per la nostra democrazia. Anche la scelta, fatta proprio con il provvedimento al nostro esame, sul tema dei servizi segreti ha chiaramente creato all'interno della maggioranza una ribellione che poi è stata ricomposta con la solita frase - attenzione, molto pericolosa - secondo la quale o si fa così o andiamo tutti a casa. Infatti se non si vota a favore della fiducia si va tutti a casa e allora, chiaramente, tutti preservano il proprio posto. Ma questo è un ricatto che in democrazia non deve esistere. (Applausi) . Già c'è un'anomalia. Parlavo del presidente del Consiglio Conte, che si è anche tenuto la delega dei servizi segreti. Questa, sostanzialmente, è un po' una anomalia, perché il Presidente del Consiglio, tradizionalmente, assegna questa delega a qualcun altro. Egli, dunque, capo del Governo, mantiene anche la delega dei servizi segreti e, addirittura, ponendo la fiducia con una norma inserita in questo decreto sull'emergenza, fa sì che i capi dei servizi segreti, da lui nominati, siano prorogati per chissà quanto altro tempo. In tal modo, se un domani dovesse capitare che Conte o il suo Governo cadano e lui non sia più Presidente del Consiglio (magari per la formazione di un altro Governo), i capi dei servizi segreti saranno le stesse persone da lui nominate. (Applausi) . Su questo tema, il Copasir ha messo in evidenza molto chiaramente questo punto. Mi rivolgo qui anche al Presidente del Senato che, non dimentichiamolo, è la seconda carica dello Stato. Questa situazione è pericolosa, perché i servizi segreti, con il Copasir ed il controllo, si fondano su un equilibrio istituzionale fondamentale per la sicurezza del nostro Paese. Equilibrio che è stato messo fortemente a rischio con un provvedimento e con una norma, voluti dal Presidente del Consiglio dei ministri, in un decreto rispetto al quale è stato detto: o votate così o andiamo tutti a casa. Fate qualche riflessione anche voi, colleghi della maggioranza, perché un po' di malcontento c'è e sicuramente alcune scelte non sono condivise. State molto attenti, perché questa strada è molto pericolosa. Lo faccia presente anche lei, signor Presidente. Io so che lei, signor Presidente, si è molto battuta, su questa questione, in diversi interventi che abbiamo ascoltato e che sono comparsi anche a livello pubblico. Si faccia, comunque, sempre interprete, col Presidente della Repubblica, perché tutto ciò non possa avvenire. Un'epidemia, infatti, si può benissimo affrontare con gli strumenti ordinari che la Costituzione mette a disposizione. Si viene in Aula. Si vota, perché naturalmente saranno presentati un decreto o un provvedimento. Si affrontano qui i nodi e le eventuali libertà che si vogliono restringere, proprio per cercare di contrastare questa situazione particolare di difficoltà, che non sta vivendo solo l'Italia ma che sta vivendo tutto il mondo. Quindi, al di fuori della polemica politica, stiamo molto attenti, perché il timore è quello che, fra qualche giorno, arrivi ancora un'altra richiesta di proroga dello stato di emergenza. I contagi salgono, i positivi sono numerosi, c'è il problema delle scuole, c'è un po' di confusione generale nel Paese e allora prolunghiamo ancora lo stato di emergenza. Stiamo molto attenti, perché non è questo lo strumento. Anche su varie tematiche come la scuola, le imprese e l'economia, è l'Aula parlamentare, è il potere legislativo che deve affrontare queste tematiche. Questo anche perché, se questo è il luogo dove si prendono le decisioni, è molto più facile che vi avvenga un confronto. Se le decisioni le prende uno solo, mi spiegate che tipo di confronto si può portare avanti in questo Paese, su tutti i vari temi e le varie difficoltà esistenti? Forse un confronto politico aiuterebbe, magari anche la stessa maggioranza, a gestire meglio la questione legata a questa situazione particolare. Fatemi dire, infatti, per concludere con una valutazione prettamente politica, che, più che dello stato di emergenza, questo Stato avrebbe bisogno dello stato di organizzazione. Quello che manca in questo Paese è l'organizzazione. (Applausi) . Per fare un esempio lampante, quello della scuola, noi oggi siamo qui tutti a discutere se i banchi arriveranno o non arriveranno o su chi misurerà la temperatura. Nessuno, però, ancora oggi ci ha spiegato, alla prima influenza che arriverà ad ottobre e novembre, come sarà affrontata la situazione, cosa dovrà fare il bambino, cosa potranno fare i genitori, cosa dovrà fare la classe. Si rischia di paralizzare tutto. Come viene gestita questa situazione? Ancora oggi non lo sappiamo. (Applausi) . Sappiamo che è difficile e complicato, nessuno ha la bacchetta magica, ma già adesso in un Paese organizzato dovrebbero esserci le linee guida e occorrerebbe sapere dove si deve andare, cosa si dovrà fare, come si muoverà l'ATS, la ASL o l'USL, a seconda delle sigle nelle varie Regioni, e come si interverrà; se ci sarà il responsabile Covid e cosa farà; se saranno fatti i tamponi veloci o quelli rapidi. Sui test sierologici ancora oggi non sappiamo se tutti gli insegnanti li faranno o non li faranno. Avete detto che saranno messe a disposizione per le scuole 11 milioni di mascherine. (Commenti) . Per una volta ascoltate: ci sono 8 milioni di studenti; quindi vuol dire, dovendole cambiare ogni quattro ore, che ce ne vogliono un po' più di 11 milioni al giorno. (Applausi) . Siamo sicuri che abbiamo tutti gli strumenti necessari per produrre tutte le mascherine che servono durante tutta la fase dell'autunno-inverno e della primavera dell'anno prossimo? Sono beni essenziali. È stato fatto un piano organizzativo in cui si dice che abbiamo bisogno di questi beni essenziali per il nostro Paese? Abbiamo le imprese che sono in grado di produrli per non avere problemi nel dover fare approvvigionamenti all'estero? I vaccini antinfluenzali - come chiedevo l'altra volta - sono già pronti per tutti? Siamo sicuri di avere le scorte di camici, farmaci e tutto l'occorrente? Questa pianificazione e questa organizzazione ci sono o non ci sono? Perché non è lo stato di emergenza. (Applausi) . Lo stato di emergenza c'era il 31 gennaio, ma a febbraio o a marzo siamo stati tutti in una condizione in cui serviva l'organizzazione, ma ai tempi era giustificato che non ci fosse. Oggettivamente, al di là delle polemiche politiche, se ti arriva addosso uno tsunami , è facile criticare, ma è difficile rispondere. A sei mesi di distanza, però, non si può ancora non essere organizzati e questa pianificazione serve. Anche gli stessi esponenti della maggioranza lo dicono: ho sentito l'onorevole Marattin dire che sulla scuola forse bisognava pensarci cinque mesi fa e non a metà agosto. (Applausi) . Questo è quello che chiediamo. Fate una delibera sullo stato di organizzazione; lasciate perdere l'emergenza, Conte e le sue manie di grandezza che stanno rovinando questo Paese. (Applausi) . LA RUSSA (FdI) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LA RUSSA (FdI) . Signor Presidente, voteremo a favore della questione pregiudiziale, anche se non è da noi sottoscritta, perché siamo ancora più convinti oggi, più di quanto già espresso in altre occasioni, che non ci sia alcuna necessità di prorogare lo stato di emergenza, che - ricordiamo - è stato votato in un momento in cui invece c'era una logica per applicarlo, il 31 gennaio 2020. In quel momento era assolutamente giustificato; si poteva anche non farlo, ma era giustificato che il Presidente del Consiglio si assumesse l'onere e l'onore di decidere da solo quali fossero le misure urgenti da compiere. Oggi la reiterazione di questo provvedimento nasce da una confusione e da un voluto errore, quello di confondere urgenza con emergenza: sono due cose completamente diverse. L'emergenza, come tutti capiscono e sanno, è una fotografia di uno stato di fatto. L'emergenza non può essere il pericolo dell'emergenza, ma deve essere qualcosa in atto, come è avvenuto tante volte per una calamità: non c'è mai stato uno stato di emergenza per paura che esondasse un fiume; quando il fiume esonda, c'è lo stato di emergenza. Noi invece stiamo confondendo l'emergenza col pericolo dell'emergenza, perché in questo momento non c'è una particolare emergenza, per fortuna, al di là della confusione dei dati, che non ci dicono chi è effettivamente ammalato e chi è solo contagiato; se gli asintomatici sono tutti in grado di contagiare; chi è in grado di contagiare e chi no; come è possibile che un numero crescente di contagiati corrisponde a un numero diverso di volta in volta di persone che fanno il test. Al di là di tutto questo, è di tutta evidenza che oggi la situazione del Covid-19 sia diversa da quella dello scorso gennaio: in quel momento c'era un emergenza in atto, mentre oggi c'è una situazione che può anche far pensare a un pericolo futuro di emergenza, ma che allo stato non giustifica la sospensione della regola costituzionale, cioè che le norme passino attraverso il Parlamento. E se c'è urgenza? La nostra Costituzione, che non prevede esplicitamente - come sapete - uno stato di emergenza, ha offerto tutti gli strumenti al Governo per intervenire immediatamente. I decreti hanno questa funzione; hanno un successivo controllo da parte del Parlamento, ma possono essere emessi con il solo controllo - chiamiamolo così - largamente costituzionale del Presidente della Repubblica. Di fatto, lo stato di emergenza è uno strumento attraverso il quale si sottrae al Presidente della Repubblica una sua funzione costituzionalmente protetta, che è quella di verificare l'urgenza di un decreto-legge. È un dato grave. Si dice: ma il Presidente non si è lamentato. Ma non bisogna abusare. Non può il Presidente mettersi a fare una polemica di questo genere; noi sì, noi possiamo e dobbiamo farla, perché lo stato di emergenza - lo dico a chi ci ascolta, a quei pochi che ci ascoltano in televisione in questo momento - non è che modifica la possibilità di intervenire, ma modifica chi interviene. In questo modo interviene solo Conte, mentre nel modo normale interviene il Governo con la firma del Presidente della Repubblica, ma il provvedimento ha la stessa velocità, salvo un successivo controllo da parte del Parlamento. Noi crediamo che si sia abusato troppo del Covid-19, per contrastarlo per carità: sono completamente sicuro che vi sia in ciascun componente del Governo - guardate che è una grande apertura di credito - la volontà di non favorire la crescita del contagio e della malattia secondo le proprie valutazioni, che non è detto che siano giuste. Do un qualifica di serenità e di volontà, di buona fede - chiamiamola così - nei provvedimenti. Ma questo non ha niente a che vedere col fatto che, accanto alla volontà di contrastare il Covid-19, non ci sia stato un effetto collaterale dello stato di emergenza: un accrescimento della centralità del Presidente del Consiglio in termini di comunicazione, di consenso e di immagine. Allora perché farci sorgere il dubbio che questa proroga altro non sia che il desiderio del presidente Conte di contrastare il coronavirus, per carità, ma di farlo aumentando il suo peso specifico e il suo consenso, migliorando la sua immagine e rinsaldando un ruolo politico che, altrimenti, come dicono tutti i giornali e non noi, è fortemente traballante all'interno della propria coalizione? Abbia il coraggio il presidente Conte di non avvalersi, neanche in buona fede, del coronavirus per una finalità squisitamente politica, per una finalità che non ha nulla a che vedere con lo stato di emergenza, oggi non esistente. Voteremo contro la prosecuzione dell'esame del provvedimento, quindi, perché difendiamo la centralità del Parlamento, perché diciamo a tutti i cittadini che l'emergenza non ha nulla a che vedere con l'urgenza, che può essere assolta con i normali strumenti. Voteremo contro, infine, perché « ca nisciun è fess », come dicono i napoletani. (Commenti). Caro presidente Conte, le tue carte le abbiamo già viste e scoperte da tempo! (Applausi). PRESIDENTE . Presidente La Russa, per cortesia, è meglio non parlare fuori dal microfono, si rivolga a me. Se parla fuori microfono non si capisce nulla. Quando si parla fuori dal microfono non si sente assolutamente nulla. (Commenti. Richiami del Presidente). Ai sensi dell'articolo 78, comma 3, del Regolamento, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della questione pregiudiziale QP1, presentata dalla senatrice Bernini e da altri senatori, riferita al disegno di legge n. 1928, già approvato dalla Camera dei deputati. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Discussione e approvazione del disegno di legge: Doc 1169 Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo della Repubblica argentina sulla cooperazione in materia di sicurezza, fatto a Buenos Aires l'8 maggio 2017 (Relazione orale) PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 1169. Il relatore facente funzioni, senatore Ferrara, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta. Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore facente funzioni. FERRARA, f. f. relatore . Signor Presidente, l'Assemblea è chiamata a esaminare l'accordo sottoscritto nel maggio 2017 tra l'Italia e l'Argentina sulla cooperazione in materia di sicurezza. L'intesa, composta da un preambolo e da 13 articoli, sancisce l'impegno dei due Paesi a promuovere, sviluppare e rafforzare la collaborazione in materia di sicurezza al fine di prevenire e contrastare la criminalità e il terrorismo, ponendosi essa stessa come strumento giuridico volto a regolamentare la cooperazione di polizia sotto il profilo strategico e operativo, consentendo al contempo l'intensificazione dei rapporti tra gli omologhi organismi dei due Paesi preposti all'ordine e alla sicurezza pubblica. Il disegno di legge di ratifica si compone di 4 articoli; gli oneri economici per l'Italia sono stimati dall'articolo 3 in poco più di 89.000 euro annui a decorrere dal 2020. L'accordo non presenta profili di incompatibilità con la normativa nazionale, con l'ordinamento europeo né con gli altri obblighi internazionali sottoscritti dal nostro Paese, e tiene conto delle disposizioni contenute - fra le altre - nella Convenzione unica sugli stupefacenti del 1961, nella Convenzione sulle sostanze psicotrope del 1988 e nella Convenzione delle Nazioni Unite contro la criminalità organizzata transnazionale del 2000. In conclusione, si propone l'approvazione del disegno di legge da parte dell'Assemblea. Presidenza del vice presidente LA RUSSA (ore 10,58) PRESIDENTE . Non essendovi iscritti a parlare nella discussione generale, ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo. SERENI, vice ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale . Signor Presidente, intervengo molto brevemente. L'Accordo tra Italia e Argentina sulla cooperazione in materia di sicurezza, finalizzato l'8 maggio 2017 a Buenos Aires, durante la visita di Stato del presidente Mattarella, e già ratificato da parte Argentina nel luglio 2017, costituisce la cornice giuridica per promuovere e intensificare la cooperazione di polizia tra i due Paesi, al fine di prevenire e contrastare la criminalità organizzata transnazionale e il terrorismo internazionale. L'Accordo consente di aggiornare il quadro normativo nel settore della collaborazione in materia di lotta alla criminalità organizzata rispetto al precedente Accordo firmato a Roma nell'ottobre 1992, che cesserà di produrre i propri effetti, adeguando così la normativa alla luce degli sviluppi operativi intercorsi in materia. Questo Accordo testimonia, inoltre, la volontà delle parti di consolidare le intense ed eccellenti relazioni esistenti tra i nostri due Paesi che, oltre al profondo legame storico e culturale, si fondano su consistenti collaborazioni bilaterali nei settori della cooperazione economica, scientifica, tecnologica, ambientale e universitaria. Buenos Aires - voglio sottolinearlo - è infatti da sempre un interlocutore privilegiato per l'Italia in America Latina, anche alla luce della presenza nel Paese della più grande collettività italiana all'estero, come testimoniato dall'intenso scambio di visite e contatti ad alto livello, tra cui voglio ricordare - da ultimo - la visita in Italia del presidente Fernández nel gennaio scorso. PRESIDENTE . Comunico che è pervenuto alla Presidenza - ed è in distribuzione - il parere espresso dalla 5 a Commissione permanente sul disegno di legge in esame, che verrà pubblicato in allegato al Resoconto della seduta odierna. GARAVINI (IV-PSI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GARAVINI (IV-PSI) . Signor Presidente, chiedo anzitutto di poter allegare al Resoconto della seduta odierna il testo integrale del mio intervento. PRESIDENTE. La Presidenza la autorizza in tal senso. GARAVINI (IV-PSI) . Dichiaro il voto favorevole del Gruppo Italia Viva - PSI alla ratifica ed esecuzione dell'Accordo in esame, che rappresenta uno strumento giuridico organico per organizzare la cooperazione in materia di sicurezza e contrasto alla criminalità organizzata, anche a livello internazionale. Esso mira a realizzare una cooperazione bilaterale di polizia efficiente ed efficace e riguarda tutta una serie di problematiche, dalla tratta alle persone al traffico illecito di armi, alla criminalità informatica e pedopornografica online , ai reati finanziari, come il riciclaggio, e naturalmente al traffico illecito di stupefacenti. Mira dunque a promuovere, non soltanto uno scambio di informazioni estremamente prezioso, ma anche a favorire forme di collaborazione inerenti alla formazione del personale di polizia. Ricordo che, come ha fatto notare il relatore, è ancora vigente un memorandum di intesa nella lotta alla criminalità organizzata molto datato - risale al 1999 - che con la ratifica odierna si va ad aggiornare. Si tratta quindi di un importante strumento per favorire un migliore lavoro e una migliore cooperazione tra le forze di polizia a livello internazionale, ancora più rilevante alla luce della diffusione dei vari reati in materia di criminalità organizzata e di terrorismo. Dichiaro dunque, ripeto, il voto favorevole del mio Gruppo sul provvedimento in esame. ALFIERI (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ALFIERI (PD) . Signor Presidente, in considerazione dell'ampia discussione e dell'approfondimento che ci sono stati in Commissione affari esteri, dichiaro il voto favorevole del Partito Democratico su questo provvedimento di ratifica, così come sui successivi. LUCIDI (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LUCIDI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, al fine di ottimizzare i tempi, dichiaro anche io il giudizio positivo e conseguentemente il voto favorevole del Gruppo Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione sul provvedimento in discussione, così come sui successivi disegni di legge nn. 1220 e 1221, mentre sul disegno di legge n. 1763 prenderà la parola la collega Faggi. AIROLA (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. AIROLA (M5S) . Signor Presidente, dichiaro il voto favorevole del Gruppo MoVimento 5 Stelle. CASINI (Aut (SVP-PATT, UV)) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CASINI (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente, dichiaro anche io il voto favorevole del mio Gruppo sul provvedimento in esame. Vorrei rilevare che il Parlamento italiano e il Parlamento argentino su questo tema si sono ritrovati diverse volte su iniziativa del parlamentare Iglesias, durante la presidenza Macri. Auspico tuttavia che questa abitudine, Covid permettendo, continui anche durante la presidenza Fernández e si facciano incontri su questo tema, anche coinvolgendo la procura nazionale antimafia italiana. Sono stati incontri molto importanti - credo che a uno di questi abbia partecipato anche il presidente La Russa - e penso che sia fondamentale, attraverso questo accordo contro la criminalità organizzata e per il coordinamento delle forze di polizia, lavorare assieme e consolidare una relazione ormai centenaria tra Italia e Argentina. Sappiamo quanti nostri connazionali sono lì e quanto sono bravi gli incaricati della nostra rappresentanza diplomatica, a partire dall'ambasciatore Manzo, che fanno un lavoro straordinario. Ritengo che la ratifica odierna da parte del Senato italiano abbia un alto valore di carattere simbolico per consolidare e mettere un nuovo mattone al rapporto così particolare e straordinario tra Argentina e Italia. È vero, i Governi passano e i Presidenti cambiano, ma rimane l'importanza della nostra relazione bilaterale. (Applausi) . PRESIDENTE . Mi associo personalmente al suo intervento, senatore Casini. AIMI (FIBP-UDC) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. AIMI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, Governo, colleghi, intervengo molto rapidamente, solo per dare un contributo. Mi trovo assolutamente concorde con quanto è stato riferito da coloro che sono già intervenuti in dichiarazione di voto. Mi pare che il rapporto di collaborazione tra la Polizia italiana e quella argentina rivesta una straordinaria importanza. È per questo che noi esprimiamo un voto favorevole, soprattutto in relazione agli ottimi rapporti che ha evidenziato il senatore Casini. Sono rapporti storico culturali di grande vicinanza con un popolo amico e con un Governo amico. (Applausi) . PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del disegno di legge, nel suo complesso. (Segue la votazione). Il Senato approva. (v. Allegato B). Discussione e approvazione del disegno di legge: Doc 1220 Ratifica ed esecuzione dell'Emendamento al Protocollo di Montreal sulle sostanze che riducono lo strato di ozono, adottato a Kigali il 15 ottobre 2016 (Relazione orale) PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 1220. Il relatore, senatore Airola, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta. Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore. AIROLA, relatore . Signor Presidente, colleghi, l'Assemblea è chiamata ad esaminare l'atto Senato 1220 di ratifica ed esecuzione dell'emendamento al Protocollo di Montreal sulle sostanze che riducono lo strato di ozono, adottato a Kigali il 15 ottobre 2016. Nell'ottobre del 2016 la riunione delle parti contraenti tenutasi a Kigali in Ruanda ha approvato l'emendamento al Protocollo di Montreal del 1987, in attuazione della Convenzione di Vienna per la protezione dello strato di ozono, entrato in vigore lo scorso 1° gennaio, relativo alla riduzione degli idrofluorocarburi (HFC) elencati in un apposito allegato. Si tratta di sostanze utilizzate in particolare nei settori della refrigerazione e del condizionamento dell'aria che, pur non avendo un impatto sullo strato dell'ozono atmosferico, possono determinare un elevato potenziale di riscaldamento globale. Più in dettaglio, l'emendamento oggetto della ratifica odierna, oltre ad introdurre specifici dettagli in materia di riduzione graduale degli idrofluorocarburi, esplicita l'impegno ad applicare nei confronti di tali sostanze gli obblighi e le prescrizioni introdotti nell'ambito della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici e del relativo Protocollo di Kyoto. La ratifica dell'emendamento in esame da parte dell'Italia, peraltro, non imporrà obblighi addizionali per le amministrazioni centrali e le imprese, dal momento che il sistema giuridico nazionale e dell'Unione europea risultano già conformi alle disposizioni introdotte da tale emendamento, in ragione del fatto che il regolamento dell'Unione europea n. 517 del 2014 ha introdotto misure persino più restrittive rispetto a quelle previste dall'emendamento medesimo. Con riferimento agli oneri economici, la relazione tecnica che accompagna il provvedimento specifica come l'emendamento di Kigali non comporti di per sé alcun onere aggiuntivo. Tuttavia, il nostro Paese è chiamato, a seguito della discussione assunta dalla Conferenza delle parti tenutasi nel novembre del 2017, a rifinanziare l'apposito fondo multilaterale per l'attuazione del Protocollo di Montreal e ad adeguare la quota del proprio contributo al fondo, attualmente pari a 6,63 milioni di euro annui. L'articolo 3 del disegno di legge di ratifica valuta di conseguenza gli oneri economici derivanti dall'attuazione del provvedimento in 2,118 milioni di euro annui a decorrere dal 2020, ascrivibili - come detto - esclusivamente alla necessità di adeguare il contributo italiano al Fondo multilaterale per l'attuazione del Protocollo di Montreal. Il contributo complessivo dovuto dall'Italia come quota di partecipazione al meccanismo finanziario previsto dal Fondo è infatti pari a 8,751 milioni di euro annui. Si evidenzia inoltre come il testo non presenti profili di incompatibilità con la normativa nazionale né con l'ordinamento europeo né con gli altri obblighi internazionali sottoscritti dal nostro Paese. In conclusione, si propone l'approvazione del disegno di legge da parte dell'Assemblea (Applausi) . PRESIDENTE . Non essendovi iscritti a parlare nella discussione generale, ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo. SERENI, vice ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale . Signor Presidente, il completamento dell' iter di ratifica consentirà di porre l'Italia in linea con la posizione adottata dalla maggior parte dei Paesi dell'Unione europea. Ad oggi, infatti, oltre all'Italia, solo Spagna e Malta tra i Paesi dell'Unione europea non hanno ratificato l'emendamento entrato in vigore il 1° gennaio 2019. La ratifica in questione si inserisce peraltro nel quadro dell'impegno assunto dal nostro Paese a livello internazionale per la protezione internazionale dell'ambiente e la lotta ai cambiamenti climatici. Nel contesto europeo, infatti, l'Italia è tra i Paesi maggiormente a favore di obiettivi ambiziosi di riduzione delle emissioni, abbiamo già superato i risultati richiesti a livello europeo al 2020, garantendo opportunità di crescita per le aziende compatibilmente con la salvaguardia dell'ambiente. Sottolineo altresì l'urgenza di un'azione contro gli idrofluorocarburi. Le stime pubblicate dal Panel intergovernativo sui cambiamenti climatici (IPCC) affermano infatti che, in assenza di un'azione globale, queste sostanze (gli idrofluorocarburi) potrebbero rappresentare dal 9 al 19 per cento delle emissioni globali di gas serra entro il 2050. Grazie al controllo della produzione e del consumo globale di idrofluorocarburi, stabilito dall'emendamento di Kigali al Protocollo di Montreal, si stima che sarà evitato un ulteriore riscaldamento globale di 0,4 gradi centigradi entro il 2100, rappresentando così il singolo maggior contributo all'attuazione dell'Accordo di Parigi sul clima. Da ultimo ricordo che, proprio alla luce dell'impegno dell'Italia per un'ambiziosa azione internazionale di contrasto ai cambiamenti climatici, nel novembre 2019 presso l'Organizzazione delle Nazioni unite per l'alimentazione e l'agricoltura (FAO), il nostro Paese ha ospitato la 31 a Riunione delle parti del Protocollo di Montreal, la prima riunione del massimo organo decisionale del protocollo dall'entrata in vigore a livello globale dell'emendamento di Kigali, che è avvenuta nel gennaio 2019 dopo la ratifica di 20 Stati parte. In tale occasione il nostro Paese ha assicurato l'impegno a ratificare quanto prima l'emendamento di Kigali nell'ordinamento nazionale. Per questo il Governo ringrazia il Parlamento per aver avviato questa importante ratifica. PRESIDENTE . Comunico che è pervenuto alla Presidenza - ed è in distribuzione - il parere espresso dalla 5 a Commissione permanente sul disegno di legge in esame, che verrà pubblicato in allegato al Resoconto della seduta odierna. FERRARA (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. FERRARA (M5S) . Signor Presidente, intervengo brevemente perché reputo importante la ratifica al nostro esame. Come ha spiegato il collega Airola, il Senato ratifica oggi un emendamento del Protocollo di Montreal sulle sostanze che riducono lo strato di ozono. Ricordo che il Protocollo è entrato in vigore nel 1989 come strumento del Programma ambientale delle Nazioni unite ed è stato ratificato da 197 Paesi, fra cui l'Italia. Il Protocollo ha lo scopo di ridurre gradualmente il consumo e la produzione delle sostanze che alterano lo strato di ozono con programmi calibrati per Paesi più o meno sviluppati. L'emendamento che andiamo a ratificare oggi va a colmare un precedente errore che ha portato negli anni a sostituire i pericolosi gas CFC con gli HFC, a seguito dell'adozione del Protocollo di Montreal. Tuttavia, è stato successivamente appurato che gli HFC, pur non essendo sostanze ozono lesive, sono potenti gas serra che possono avere un impatto sul cambiamento climatico, migliaia di volte maggiore rispetto all'anidride carbonica. Così nell'ottobre 2016, a Kigali, è stato approvato il sesto emendamento al Protocollo che oggi ci apprestiamo a ratificare. Con esso le parti si sono impegnate a ridurre la produzione e il consumo dei gas HFC di oltre l'80 per cento nel corso dei prossimi trenta anni, con un risparmio di 80 miliardi di tonnellate metriche di anidride carbonica entro il 2050. Si tratta di una riduzione di quantità di CO 2 davvero impressionante che, secondo i calcoli degli esperti, contribuirà a migliorare la qualità dell'aria e a proteggere ulteriormente lo strato di ozono. Il MoVimento 5 Stelle sostiene da sempre ogni misura volta a ridurre l'impatto dell'uomo sull'ambiente per preservare il pianeta e garantire un futuro più verde alle prossime generazioni. La ratifica di oggi va in questa direzione. Per questo motivo annuncio il voto favorevole del Gruppo MoVimento 5 Stelle. AIMI (FIBP-UDC) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. AIMI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, Governo, colleghi, intervengo telegraficamente semplicemente per lasciare un segno dell'interesse da parte del Gruppo di Forza Italia sul provvedimento al nostro esame che riguarda la ratifica dell'emendamento al Protocollo di Montreal sulle sostanze che riducono lo strato di ozono, anticipando che il nostro voto sarà favorevole. Il Protocollo è lo strumento operativo del Programma ambientale delle Nazioni unite per la protezione dell'ozono atmosferico. A seguito della decisione di rifinanziare il Fondo multilaterale per l'attuazione del Protocollo, l'Italia dovrà incrementare la propria quota annuale con un contributo aggiuntivo di poco più di due milioni di euro, con un importo complessivo pari a 8,7 milioni di euro. Per le ragioni che sono state esposte anche dai colleghi che mi hanno preceduto e per quanto ho evidenziato, annuncio il voto favorevole del Gruppo Forza Italia. PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del disegno di legge, nel suo complesso. (Segue la votazione). Il Senato approva. (v. Allegato B). Discussione e approvazione del disegno di legge: Doc 1221 Ratifica ed esecuzione dell'Accordo di cooperazione culturale, scientifica e tecnica tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo della Repubblica gabonese, fatto a Roma il 17 maggio 2011 (Relazione orale) PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 1221. Il relatore, senatore Airola, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta. Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore. AIROLA, relatore . Signor Presidente, il disegno di legge al nostro esame, cui è stato apportato un piccolo emendamento, ratifica un grande Accordo, per il grande rapporto che abbiamo con il Governo gabonese. L'Assemblea è infatti chiamata a esaminare il disegno di legge recante la ratifica dell'Accordo tra Italia e Gabon sulla cooperazione culturale, scientifica e tecnica, sottoscritto nel maggio 2011. Si tratta di un Accordo composto di 19 articoli, che si propone di fornire un quadro giuridico di riferimento, per l'approfondimento e la disciplina dei rapporti bilaterali tra i due Paesi, nei settori dell'istruzione, culturale e tecnologico. L'intesa esplicita innanzitutto l'impegno delle parti a sviluppare le relazioni tra i sistemi di istruzione superiore dei due Paesi in campo scientifico, tecnologico, letterario, culturale, artistico, sportivo e dell'informazione, al fine di contribuire a una migliore conoscenza delle rispettive culture e dei popoli che le esprimono, secondo quanto previsto dall'articolo 1. Il testo è volto altresì a facilitare, al contempo, l'ammissione sul proprio territorio di cittadini dell'altra parte, per scopi di formazione e di studio, in base all'articolo 2, e a impegnare le parti a favorire la conoscenza reciproca, attraverso lo scambio di nozioni e a favorire l'equipollenza dei titoli di studio rilasciati dai due Paesi. Il disegno di legge di ratifica dell'Accordo consta di cinque articoli. Con riferimento agli oneri economici derivanti dall'attuazione del provvedimento, l'articolo 3 li valuta in poco più di 220.000 euro, a decorrere dal 2020, a cui devono aggiungersi 14.920 euro annui, a decorrere dall'anno 2022, per spese di missione: quindi votiamo, di fatto, un aumento di spesa pari a 14.920 euro. Il testo non presenta profili di incompatibilità con la normativa nazionale, né con l'ordinamento europeo e gli obblighi internazionali sottoscritti dal nostro Paese. In conclusione, si propone l'approvazione del disegno di legge in esame da parte dell'Assemblea. (Applausi) . PRESIDENTE . Non vi sono iscritti a parlare nella discussione generale e il rappresentante del Governo non intende intervenire. Comunico che è pervenuto alla Presidenza - ed è in distribuzione - il parere espresso dalla 5 a Commissione permanente sul disegno di legge in esame, che verrà pubblicato in allegato al Resoconto della seduta odierna. Discussione e approvazione del disegno di legge: Doc 1763 Ratifica ed esecuzione dello Scambio di Lettere tra la Repubblica italiana e la Santa Sede sull'assistenza spirituale alle Forze armate, fatto a Roma e nella Città del Vaticano il 13 febbraio 2018, e norme di adeguamento dell'ordinamento interno ad obbligazioni internazionali contratte con la Santa Sede (Relazione orale) PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 1763. Il relatore, senatore Alfieri, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta. Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore. ALFIERI, relatore . Signor Presidente, l'adeguamento dell'Accordo del febbraio 1984 di revisione del Concordato lateranense, per quanto riguarda l'assistenza spirituale alle Forze armate - dovendo modificare un accordo, si è proceduto a uno scambio di lettere che dobbiamo ratificare ed eseguire - si rende necessario per aggiornare la disciplina dell'assistenza spirituale dei militari cattolici delle Forze armate e lo status dei cappellani militari alla luce dell'evoluzione storica, politica e normativa nel frattempo determinatasi e, inoltre, per apportare modifiche al codice dell'ordinamento militare. Cito il punto determinante, quello di aggiornare lo status giuridico dei cappellani come figura autonoma rispetto all'organizzazione militare; mi riferisco cioè alla possibilità di accedere ai gradi militari per assimilazione e non per integrazione nella gerarchia militare, al fine di avere una corrispondenza fra le posizioni dei gradi militari e quelle dei religiosi preposti a tali compiti. Con riferimento agli oneri economici, l'articolo 6 pone una clausola di invarianza finanziaria; si evidenzia come la riduzione degli oneri a carico dello Stato in relazione all'assistenza spirituale alle Forze armate rappresenti uno dei principali obiettivi dell'intervento normativo. Lo scambio di lettere tra la Repubblica italiana e la Santa Sede sull'assistenza spirituale non incide sull'ordinamento dell'Unione europea e non presenta incompatibilità con la normativa nazionale e con gli altri obblighi internazionali sottoscritti dal nostro Paese. Per questo motivo si propone l'approvazione del disegno di legge da parte dell'Assemblea. PRESIDENTE . Dichiaro aperta la discussione generale. È iscritta a parlare la senatrice Faggi. Ne ha facoltà. FAGGI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, entro un po' più nel merito del provvedimento rispetto al relatore e, se mi permette, uso il tempo a mia disposizione anche per svolgere la mia dichiarazione di voto. Il provvedimento in esame reca delle innovazioni normative che rispecchiano i mutamenti intervenuti negli ultimi decenni nella Chiesa cattolica, soprattutto ad opera del Concilio Vaticano II e delle successive riforme di tipo concordatario; esse rispecchiano inoltre i mutamenti avvenuti in altri contesti nell'ordinamento civile, con l'estensione del diritto di libertà religiosa in diversi ambiti e, nell'ambito delle Forze armate, con la sospensione della leva obbligatoria e la conseguente riduzione degli organici militari, ciò anche in relazione alle nuove funzioni che le Forze armate sono state chiamate a svolgere in Italia e all'estero, soprattutto a sostegno delle popolazioni civili in situazioni e circostanze difficili e, per quanto riguarda l'estero, con le missioni internazionali di pace. Questi cambiamenti sono stati messi in evidenza a suo tempo dalle Camere in sede di ratifica degli Accordi concordatari del 1984 e sono stati recentemente oggetto di nuova attenzione da parte del Parlamento, per sollecitare la predisposizione dell'intesa prevista dall'articolo 11 della legge di ratifica dell'Accordo del 1984, al fine di ridefinire i profili giuridici di un nuovo rapporto tra i cappellani e la struttura militare e conseguire un significativo sgravio degli oneri a carico dello Stato in merito al servizio di assistenza spirituale. In questo nuovo contesto storico-politico e normativo si calano i motivi ispiratori dell'Intesa. In ragione della specificità delle funzioni svolte per l'assistenza religiosa nelle Forze armate, resta fermo il rapporto organico che lega i cappellani alle strutture militari, soprattutto per consentire loro la piena agibilità di spazi e luoghi nell'ambito della concreta organizzazione militare. È stato ridefinito il concetto di assimilazione ai gradi gerarchici rispetto alla precedente disciplina. (Brusio) . Presidente, faccio una fatica terribile. PRESIDENTE. La ringrazio. FAGGI (L-SP-PSd'Az) . Presidente, non ho finito. Ho detto solo che faccio fatica a parlare. PRESIDENTE . Per la verità non c'è grande disturbo. Prego i colleghi di prestare maggiore attenzione. Io stavo nel frattempo documentandomi sul prosieguo dei lavori. Vi anticipo, vista l'interruzione, che andremo avanti con la discussione della questione pregiudiziale del prossimo provvedimento. Prego, senatrice Faggi, concluda il suo intervento. FAGGI (L-SP-PSd'Az) . Va bene. Concludo e dichiaro che il Gruppo Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azioneè d'accordo e voterà a favore del provvedimento al nostro esame. Mi permetta, però, di esporre, nel merito, una questione personale. PRESIDENTE. Prego, la ascolto. FAGGI (L-SP-PSd'Az) . Presidente, lei non deve prendersela, per l'amor di Dio, ma anche se per lei non c'era tanto fastidio, per me c'era, perché in fin dei conti questo è un Senato. Stiamo per votare una ratifica che probabilmente non interessa nessuno, una ratifica importante tra due enti importanti, lo Stato e la Santa Sede. Non importerà a nessuno, non darà risalto ad alcuno, ma mi piacerebbe poter parlare. Al contrario, ogni volta che intervengo - come accade anche ad altri colleghi - c'è un brusio terribile. Mi dispiace doverlo dire, ma glielo dico: ogni volta che lo faccio notare, lei mi toglie la parola o mi dice che non c'è brusio. Volevo dirle questo. PRESIDENTE . Grazie. Starò più attento. Ma è vero che lei si lamenta più degli altri del brusio. FAGGI (L-SP-PSd'Az) . Ma non è vero che mi lamento. Vede? PRESIDENTE. Le assicuro che non c'era un disturbo superiore alla normalità. Si faccia delle domande. (Commenti della senatrice Faggi) . Dichiaro chiusa la discussione generale. Poiché il relatore non intende intervenire in sede di replica, ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo. SERENI, vice ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale . Signor Presidente, intervengo brevemente per sottolineare anche da parte del Governo l'importanza della ratifica in esame. È già stato detto dal relatore che, in occasione della cerimonia per la ricorrenza dell'ottantanovesimo anniversario dei Patti Lateranensi è stato firmato lo scambio di lettere tra l'allora presidente del Consiglio Gentiloni e il segretario di Stato Vaticano, cardinale Parolin, per l'assistenza spirituale alle Forze armate. La positiva conclusione dell'Accordo sul regime di assistenza spirituale alle Forze armate concilia l'elemento della continuità, costituita dalla presenza dei cappellani militari nelle Forze armate, con quello dell'innovazione, rappresentato dal mutato scenario interno e internazionale. L'intesa negoziata dalla Presidenza del Consiglio dei ministri consentirà di procedere all'attuazione delle disposizioni dell'articolo 11 dell'Accordo del 1984, il quale prevede che l'assistenza spirituale ai cattolici nelle cosiddette strutture obbliganti, e cioè caserme, ospedali e carceri, sia assicurata da ecclesiastici nominati dalle autorità italiane competenti su designazione dell'autorità ecclesiastica e secondo lo stato giuridico, l'organico e le modalità stabiliti d'intesa tra le parti. L'Intesa raggiunge un punto di equilibrio tra l'obiettivo italiano di razionalizzare e contenere gli oneri e la volontà vaticana di preservare alcune prerogative dei cappellani militari. Da qui scaturisce l'interesse del Governo italiano a completare il processo di ratifica. PRESIDENTE . Comunico che è pervenuto alla Presidenza - ed è in distribuzione - il parere espresso dalla 5 a Commissione permanente sul disegno di legge in esame, che verrà pubblicato in allegato al Resoconto della seduta odierna. CALIENDO (FIBP-UDC) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CALIENDO (FIBP-UDC) . Signor Presidente, intervengo per segnalare che non sono riuscito a votare. PRESIDENTE. La Presidenza ne prende atto. AIROLA (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. AIROLA (M5S) . Signor Presidente, dichiaro il voto favorevole del Gruppo MoVimento 5 Stelle al provvedimento in esame. Devo però anche dichiarare che personalmente mi asterrò dalla votazione; purtroppo è capitato a me dover esprimere il voto a favore del Gruppo a cui appartengo, ma lo faccio esclusivamente per ragioni di ampliamento della libertà religiosa e di integrazione di ratifiche con altre confessioni. GARNERO SANTANCHE' (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GARNERO SANTANCHE' (FdI) . Signor Presidente, il Gruppo Fratelli d'Italia voterà a favore del provvedimento in esame. AIMI (FIBP-UDC) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. AIMI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, anche il Gruppo Forza Italia voterà a favore del provvedimento. PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del disegno di legge, nel suo complesso. (Segue la votazione). Il Senato approva. (v. Allegato B). ROMEO (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ROMEO (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, intervengo semplicemente per esprimere, come Presidente del Gruppo Lega, un po' di rammarico per quanto accaduto poco tempo fa in occasione dell'intervento della senatrice Faggi. Presidente, è già successo un'altra volta: la prima volta si dice che è un caso, la seconda è una coincidenza, ma non vorrei che ci fosse un domani una terza volta e che possa sorgere una questione personale tra lei e la senatrice Faggi. La senatrice è intervenuta solo ed esclusivamente, visto che c'era in aula un po' di brusio, per chiedere un po' di attenzione e di rispetto. Da parte sua ci saremmo aspettati forse un atteggiamento un po' più istituzionale. (Applausi) . Quindi speriamo che questo, già accaduto in passato, in futuro non accada più. (Applausi) . PRESIDENTE . Davvero lei pensa che possa esserci una questione personale nei confronti della senatrice Faggi? Lei offende la mia intelligenza. La ringrazio. (Commenti). Offende la mia poca intelligenza. (Commenti) . Davvero? Non credo che lei ne sia convinto. FERRARI (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. FERRARI (PD) . Signor Presidente, intervengo semplicemente per rimettere alla sua attenzione l'intesa che sarebbe stata assunta tra i Gruppi su come procedere con i nostri lavori di oggi, ovvero sospendere i lavori della mattinata appena dopo il voto della questione sospensiva e della pregiudiziale e riprenderli alle ore 16 per completare l'esame del provvedimento. PRESIDENTE . La ringrazio per il suo intervento. Era già concordato tra i Gruppi che, dopo aver esaminato la questione pregiudiziale inerente al provvedimento che stiamo per esaminare, avremmo sospeso i nostri lavori. Devo verificare con il Presidente se la ripresa sarà prevista alle ore 16 o, più probabilmente, alle ore 16,30. Lo comunicheremo in ogni caso prima della sospensione. Discussione dei disegni di legge costituzionale: Doc 1440 Modifica all'articolo 58 della Costituzione, in materia di elettorato per l'elezione del Senato della Repubblica (Approvato, in sede di prima deliberazione, dalla Camera dei deputati in un testo risultante dall'unificazione dei disegni di legge costituzionale d'iniziativa dei deputati Bossio; Ceccanti; Brescia ed altri; Meloni ed altri) Doc 307 Modifica all'articolo 58 della Costituzione in materia di estensione del diritto di voto per l'elezione del Senato della Repubblica alle cittadine e ai cittadini che hanno compiuto diciotto anni RAMPI ed altri. - Doc 1022 Modifiche all'articolo 58 della Costituzione in materia di elettorato attivo per l'elezione del Senato della Repubblica CERNO ed altri. - Doc 1116 Estensione del suffragio per l'elezione del Senato CALDEROLI. - (Votazione finale qualificata ai sensi dell'articolo 120, comma 3, del Regolamento) Approvazione del disegno di legge costituzionale n. 1440 PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca la discussione dei disegni di legge costituzionale nn. 1440, 307, 1022 e 1116. La relazione è stata stampata e distribuita. Chiedo al relatore, senatore Parrini, se intende integrarla. PARRINI, relatore . Signor Presidente, vorrei semplicemente integrare con un breve intervento la relazione che è agli atti per sottolineare la grande importanza del provvedimento al nostro esame. Il provvedimento consiste in una modifica dell'articolo 58 della nostra Costituzione che ci permette di rimuovere un'anomalia italiana sul requisito anagrafico per essere elettori del Senato, che da tanto tempo la generalità delle forze politiche ha manifestato l'intenzione di voler cambiare. Ci permette da questo punto di vista di conseguire un risultato politico, che abbassa anche fino allo zero il rischio che possano esserci, per diversità di elettorati attivi nelle due Camere che hanno uguali poteri, maggioranze difformi nei due rami del nostro Parlamento. A me corre l'obbligo anche di dire che, entro il termine previsto per il deposito degli emendamenti anche da parte degli altri colleghi, come relatore ho ritenuto necessario depositare un emendamento interamente sostitutivo dell'articolo 1, perché si possa approvare in questo ramo del Parlamento un testo uguale a quello che è stato approvato alla Camera dei deputati, e cioè una modifica del solo requisito anagrafico dell'elettorato attivo. Penso che questo sia opportuno per varie ragioni: in primo luogo, noi abbiamo avuto una sospensione dell' iter di questo provvedimento di molti mesi a causa del Covid e mi pare significativo dare alla Camera un testo uguale che possa essere subito votato in seconda lettura; in secondo luogo, anche dal dibattito in Commissione era emersa la posizione di alcune forze politiche di riserva e di contrarietà sull'estensione anche dell'elettorato passivo. Credo sia opportuno da questo punto di vista un gesto di apertura e creare le condizioni perché nella votazione seconda e finale, che il Senato farà - mi auguro - tra tre mesi e la Camera potrà fare anche tra poche settimane se noi voteremo lo stesso testo della Camera, si possa avere un larghissimo consenso superiore ai due terzi dei componenti, così come si è avuto alla Camera sul solo elettorato attivo quando ha votato il 31 luglio 2019. PRESIDENTE . Comunico che sono state presentate una questione pregiudiziale e una questione sospensiva. Ha chiesto di intervenire il senatore De Falco per illustrare la questione pregiudiziale QP1. Ne ha facoltà. DE FALCO (Misto) . Signor Presidente, mi accingo a illustrare una questione pregiudiziale alla quale hanno aggiunto la loro firma i colleghi Fattori, Di Marzio e Martelli. Il relatore ha appena parlato dell'importanza di questa riforma, che tuttavia - diciamo così - è molto, molto puntuale. Dovremmo cercare di ricordare che l'Assemblea costituente - e così il relatore della Commissione Ruini - ritenne consono al carattere del Senato il limite di età di quarant'anni. Accolgo con favore l'innovazione e l'emendamento che ha portato lo stesso relatore. Tuttavia, il ragionamento complessivo va sviluppato sul limite di età di elettorato sia attivo che passivo. La differenziazione tra la Camera e il Senato viene lentamente erosa attraverso queste modifiche di cui non si vede il punto di caduta, ma che fanno ben capire, sia per la tempestività con cui si inseriscono durante la campagna elettorale referendaria, sia per la loro caratterizzazione, ovverosia uno scambio tra politica e istituzioni, che tutto questo procedere attraverso una parcellizzazione e uno sminuzzamento delle riforme altro non è che un tentativo di nascondere agli italiani e anche al Parlamento tutto il ragionamento che sta dietro. Mi riferisco al fatto che si voglia andare pian piano, senza svelarlo come già fatto in maniera forse inopinata nei pessimi tentativi di riforma precedenti - mi riferisco a quello di Renzi - al superamento del bicameralismo. Noi sappiamo che la Costituzione consente di modificare la Costituzione stessa, ma non consente di mettere in discussione la struttura complessiva dello Stato. Si può anche discutere del bicameralismo paritario che abbiamo, non perfetto, ma non si deve arrivare alla soppressione del bicameralismo attraverso manovre surrettizie, criptiche, nascoste. Ebbene, che i proponenti denuncino il punto di caduta di questo processo sarebbe correttezza; lo imporrebbe la trasparenza; lo imporrebbe anche un senso di correttezza verso le istituzioni e i cittadini. Altrimenti a cosa assistiamo qui? Assistiamo a delle modifiche artificiose attraverso le quali si vuol raggirare sostanzialmente la buona fede del Parlamento e dei cittadini. Invito tutti coloro che sostengono le ragioni del no al taglio dei parlamentari a considerare la possibilità di votare questa pregiudiziale, altrimenti, mano a mano, avremo non già un bicameralismo paritario, ma uno iperperfetto, dal quale deriverà la constatazione dell'inutilità di un doppione, quindi la soppressione di una Camera. Ebbene, credo che non possiamo consentirlo e che non possano farlo soprattutto coloro i quali si stanno impegnando a fondo perché il taglio del Parlamento non abbia luogo. Attenzione, questa è una delle modifiche che si annunciano, ma a breve ce ne saranno altre, sempre parcellizzate. Vi chiedo, colleghi, di valutare la questione pregiudiziale in relazione al disegno che si viene man mano componendo: un disegno a mio modo di vedere scellerato e anche incostituzionale, perché l'architettura del nostro Paese, ovverosia il fatto che siamo una Repubblica parlamentare elettiva, non può essere messa in discussione, ed è questo il disegno che via via si andrà a realizzare. Già si vede, non possiamo non vederlo. Presidenza del vice presidente ROSSOMANDO (ore 11,54) PRESIDENTE . Ha chiesto di intervenire il senatore Calderoli per illustrare una questione sospensiva. Ne ha facoltà. CALDEROLI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, dico subito che la questione sospensiva non vuol essere nulla di ostativo rispetto al percorso del provvedimento. Abbiamo votato a favore alla Camera e intendiamo farlo anche al Senato, così come abbiamo già fatto in Commissione. Ciò che, invece, intendo sottoporre all'Assemblea è una valutazione dal punto di vista cronologico di quanto stiamo andando a fare. Il provvedimento è stato votato alla Camera nel luglio 2019 e al Senato il 15 gennaio 2020, ovvero quando non era ancora stato indetto il referendum confermativo rispetto alla riduzione del numero dei parlamentari. Lo votiamo a gennaio, resta parcheggiato fino ad oggi e qualcuno pensa di metterlo al voto dieci giorni prima dello svolgimento di un referendum che inciderà in maniera molto concreta rispetto al numero dei componenti del Senato. Se, come credo, l'elettorato attivo portato a diciott'anni è un sacrosanto e legittimo diritto di voto, essendo prima parziale rispetto a coloro che non avevano ancora compiuto venticinque anni - se un maggiorenne vota per il referendum , non capisco perché non debba votare anche per l'elezione del Senato della Repubblica - rispetto all'elettorato passivo, ritengo che ragionare su 315 membri elettivi del Senato, ovvero su 200, possa porre qualche problema o perlomeno una riflessione circa quello che si deve fare. Ha senso decidere oggi, sulla base di un voto che non è ancora stato espresso? A me sembra irragionevole. Il presidente Romeo aveva proposto non già di non discutere il provvedimento in Aula, ma di farlo la settimana successiva a quella del voto sul referendum . Signor Presidente, mi perdoni, ma è la prima volta che vedo una lucertola girare per il Senato. Chiedo conferma al senatore Parrini: è piccola, ma si tratta di una lucertola; chissà se ha compiuto venticinque o quarant'anni? (Commenti). La lasci pure lì; alla fine, è quella che fa meno male qui dentro. PARRINI (PD) . Si è provveduto alla messa in sicurezza della lucertola. CALDEROLI (L-SP-PSd'Az) . Abbiamo sanificato. PRESIDENTE. Si tratta di un inedito. Il quesito è se si tratti di un geco, nel qual caso porterebbe addirittura fortuna. CALDEROLI (L-SP-PSd'Az) . No, Signor Presidente, non è un geco, è proprio una lucertola. Le chiedo di recuperare il tempo perso per questo motivo. PRESIDENTE. Assolutamente sì, presidente Calderoli, non c'è bisogno di chiederlo. CALDEROLI (L-SP-PSd'Az) . Ritornando al mio discorso, mi chiedo il motivo di quest'assenza di buon senso, perché - lo sappiamo benissimo tutti - per ottenere il sì (o un presunto sì) al referendum sono iniziati i giochini o - meglio - i ricatti del tipo «io dico che voto sì, a condizione che». Bisogna allora approvare alla Camera dei deputati il testo base del disegno di legge elettorale, tanto tutti sanno che, una volta approvato, essendoci il voto segreto in Assemblea in materia elettorale, ragionevolmente non si andrà da nessuna parte (con mia gioia). Con il sistema maggioritario, infatti, non è tanto vero il fatto che, alla sera del voto, si sa chi ha vinto; il problema è che, quando uno vota, decide chi andrà a governare, il che è esattamente il contrario di quanto avviene con il metodo proporzionale che invece viene proposto. Altri chiedono una base elettiva del Senato non più regionale, ma circoscrizionale (in modo che, ampliando, si possa avere la maggior possibilità di essere presenti), la riduzione del numero dei grandi elettori regionali per l'elezione del Presidente della Repubblica e poi - dulcis in fundo - una rivisitazione del bicameralismo paritario e la fiducia o sfiducia costruttiva. Sento parlare di queste cose da trent'anni. E voi pensate di realizzare, in un arco di tempo che vede in mezzo l'elezione del Presidente della Repubblica, ammesso che questa legislatura duri fino a quel punto, riforme che in trent'anni non si sono mai riuscite a fare? Vi richiamo al buon senso e, soprattutto, alla coerenza, con riferimento a quanto accaduto. Lo dico in primis al senatore Parrini, relatore del provvedimento e Presidente della Commissione affari costituzionali. Il provvedimento trasmesso dalla Camera dei deputati, con la previsione dei diciott'anni come età per accedere all'elettorato attivo, ha visto l'accoglimento di emendamenti che hanno portato l'età per accedere all'elettorato passivo da quaranta a venticinque anni. È interessante vedere le firme di chi li ha presentati. A parte quello sottoscritto da me e dai miei colleghi in Commissione, l'emendamento 1.28 portava firme illustrissime, quali quelle del senatore Parrini, che è il relatore del provvedimento; della senatrice De Petris, Presidente del Gruppo Misto (Liberi e Uguali); del senatore Faraone (Italia Viva - PSI); del senatore Marcucci (PD); della senatrice Unterberger (Gruppo Per le Autonomie) e dei senatori La Russa e Fazzolari (Fratelli d'Italia). Gli unici che non l'hanno sottoscritto e si sono astenuti sono i colleghi di Forza Italia; l'emendamento è pertanto stato approvato con un voto quasi plebiscitario. Oggi arriviamo in Aula e c'è un emendamento del relatore che abroga la stessa proposta che egli aveva fatto in Commissione. Ci si può sempre ripensare, ma ciò vale per il singolo senatore. In questo caso, parliamo di chi ha ricevuto, con il voto della Commissione, il mandato a riferire all'Assemblea come relatore su un testo che contiene anche la sua proposta. Secondo me, c'è qualcosa che non torna, quando compare in Aula un emendamento che abroga quello che egli stesso ha introdotto. Ho votato - e capita raramente - il mandato al relatore per portare in Aula il testo che abbiamo votato in Commissione. Non vi dico di non discuterlo, però occorre fare le cose con trasparenza e onestà intellettuale e non con i giochini dell'emendamento comparso all'ultimo momento in Aula. Infatti, tutti sanno che se non fosse stato depositato, il provvedimento sarebbe stato rinviato a data da destinarsi. Qui stiamo parlando di un articolo brevissimo, ma pesantissimo in termini di contenuti. La mia proposta pertanto - voterò contro la pregiudiziale presentata dal senatore De Falco - è di tornare in Commissione e sono disponibile a lavorare anche nella settimana di sospensione dei lavori per via delle elezioni regionali, amministrative e per il referendum . A quel punto, votiamo in Commissione lo stralcio di quel che vuole essere stralciato in Aula e poi torniamo qui mercoledì 23, dimostrando che il fatto di votare una cosa su cui fino a sei mesi fa tutti la pensavamo in maniera contraria, non è solo una bandierina da mettere qui oggi, ma è un gesto di dignità, di buon senso e di decoro delle istituzioni. (Applausi) . PRESIDENTE . Ai sensi dell'articolo 93 del Regolamento, sulle questioni pregiudiziale e sospensiva presentate si svolgerà un'unica discussione, nella quale potrà intervenire un rappresentante per Gruppo, per non più di dieci minuti. MARTELLI (Misto) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MARTELLI (Misto) . Signor Presidente, ho apprezzato molto il discorso del collega De Falco perché, soprattutto per il fatto che siamo in campagna elettorale per il referendum , in questo dibattito va introdotto il concetto che la riduzione del numero dei parlamentari è un pezzetto del disegno che si va configurando, quello cioè per cui il bicameralismo paritario è un problema. Stranamente il bicameralismo paritario, nella forma introdotta in Italia con la votazione del 1948, fin da subito non è piaciuto, nel senso che prima piaceva e dopo non più. Il primo e brutto esempio di manomissione del bicameralismo paritario c'è stato quando la durata della legislatura, inizialmente differenziata tra i due rami del Parlamento, per il Senato è stata ridotta da sei a cinque anni, così da equipararla a quella della Camera. Tuttavia, il senso di un bicameralismo paritario - e le grandi democrazie lo insegnano - è quello di valorizzare e non di comprimere la differenza tra le due Camere. Un esempio, perché è interessante fare un confronto con altri ordinamenti, è quello del bicameralismo paritario degli Stati Uniti d'America, dove il Senato federale e il Congresso hanno quasi la stessa forza, anche se in realtà il Senato è un po' più potente. La legislatura dura quattro anni per il Congresso, mentre per il Senato sei; per di più, ogni due anni un terzo del Senato americano viene rinnovato. La considerazione che è stata fatta è che è giusto ed importante che non ci sia una maggioranza cristallizzata per l'intera durata della legislatura, perché l'elettore deve avere un controllo, anche di medio termine - le famose elezioni di medio termine del Congresso - sull'attività legislativa, il che è mutuato anche in altre Nazioni, come per esempio l'Australia. L'altra cosa importante è che le riforme che hanno interessato il bicameralismo paritario americano sono andate nel senso di estendere e non di indebolire la forza di questa situazione. Un esempio è quello dell'emendamento presentato nel maggio del 1913, con il quale il Senato americano divenne elettivo (prima non era eletto a suffragio universale). Il bicameralismo paritario italiano ha la sua forza nel fatto che è stato costruito così per un motivo. Perché gli elettorati attivi e passivi del Senato sono diversi? Perché l'Assemblea Costituente aveva concluso che il Senato dovesse rappresentare una Camera di riflessione, composta quindi da persone mediamente più mature per età - anche se ovviamente dobbiamo riconoscere che la maggiore età non fa una maggiore maturità - anche dal punto di vista dell'elettorato. Non solo: si è ritenuto di differenziare anche il sistema elettorale, uno su base regionale e uno su base nazionale. Ogni tentativo di comprimere questa differenza, cioè di fare del Senato una fotocopia della Camera ha inevitabilmente un unico sbocco, quello di creare due Camere uguali, per poi poter dire che una delle due è di troppo e quindi passare al bicameralismo differenziato, con una sola Camera titolare del rapporto fiduciario, che ha quindi il potere legislativo. È stato anche detto dal relatore, il quale ha affermato che è importante avere una maggioranza omogenea alla Camera e al Senato. Invece no: è importante che non sia così, perché il controllo dell'elettore si verifica nel momento in cui si differenzia anche il modo in cui vengono eletti i due rami del Parlamento. Meglio ancora sarebbe avere uno sfasamento tra il momento in cui si elegge una Camera e quello in cui si elegge l'altra, sempre per il famoso controllo elettorale. Invece si va in senso contrario. Il disegno generale che, poco per volta, si sta svelando non può essere portato avanti in questi termini. Per fortuna, è stato introdotto nel dibattito questo singolo segmento e il relatore ha affermato quello che ha affermato, perché così possiamo dire che la riforma costituzionale in atto e quelle che stanno arrivando dovrebbero essere rifiutate e che si dovrebbe votare in senso contrario. Questo perché sono tutte riforme volte a ridurre il potere di scelta dell'elettore: le chiamerei «riforme di mandato in bianco». Passa, cioè, l'idea per cui una legislatura debba essere cristallizzata nel volere elettorale iniziale e nell'attività legislativa governativa. Infatti, meno controllo dell'elettore e meno differenziazione consentono un maggior potere per l'Esecutivo, che già ne ha abbastanza di suo. Tutti gli altri accessori che naturalmente sono all'interno del dibattito (come la sfiducia costruttiva, eccetera) sono orpelli, che in realtà servono solamente per cercare di riequilibrare quello che ormai si è perso, ossia la forza di un bicameralismo. Ciò che mi preoccupa e colpisce è che, all'interno di questa stessa Assemblea, non si rilevi questa esigenza. Ho sentito molto spesso parlare di come rafforzare il potere del Parlamento: bene; se ne parla, ma alla fine fattivamente non si fa. Non ho mai visto un affare assegnato, con un ciclo di audizioni, nel quale si ponga esattamente questo principio o si sentano anche rappresentanti di altre Camere elettive in giro per il mondo. È sempre un discorso autoreferenziale. Gli Stati Uniti sono un esempio, ma esiste anche quello del Parlamento federale svizzero, nel quale è previsto che la minoranza e l'opposizione partecipino al Governo; oppure il caso della Svezia, dove, nel momento in cui il Governo va sotto durante l'esame di un provvedimento in Aula, non si apre una stagione di piaghe, ma semplicemente i parlamentari prendono atto che quel testo non è condiviso e che, di conseguenza, ha bisogno di ulteriore approfondimento. Ben venga, quindi, qualunque riforma che aumenta il potere del Parlamento e mal venga qualunque riforma che lo diminuisce; ben venga qualunque modifica regolamentare che potenzia l'attività del Parlamento, senza che necessariamente questa vada ad inficiare l'attività governativa. Una delle più grandi riforme che potremmo concepire sarebbe questa: svincolarci dall'idea che il Governo debba per forza essere un monolite che non può mai subire un voto negativo. È una cosa che non fa bene alla democrazia, perché di fatto cristallizza una situazione per la durata della legislatura. Anche il tentativo forzoso di portare avanti una legislatura fino alla sua scadenza può avere un senso solamente in un altro tipo di ordinamento, non nel nostro, nel quale è fisiologico che, a un certo punto, il parlamentare sia libero, visto che rappresenta la Nazione e non una parte politica. Ricordiamolo, visto che ho ancora tempo: un parlamentare, quando è candidato, è espressione di un partito, ma, quando è eletto, è espressione della Nazione. Questi concetti hanno un significato: vuol dire che il parlamentare deve anche poter essere libero di dire no e di non essere sottoposto al ricatto di un voto di fiducia. A questo proposito, una riforma della quale non si parla è la seguente: vogliamo un po' contingentare il numero dei voti di fiducia, stabilendone un tot all'anno? In questo modo, come tutti gli strumenti importanti, si centellinerebbe: il buon vino si apre al momento giusto; il buon olio si usa con moderazione; la fiducia anche. È chiaro che non possiamo chiedere moderazione a chi usufruisce a piene mani dello strumento, ossia l'utilizzo della fiducia. Come Parlamento, possiamo (potremmo) imporlo; semplicemente decidiamo di non farlo perché, rifacendomi ad alcune affermazioni che sono state già rese in questa campagna referendaria, i parlamentari devono essere controllati: meno ce ne sono, più è possibile controllarli. Se questo è lo spirito, è chiaro che non potremo mai chiedere al Parlamento (cioè a noi stessi) di controllare il Governo, perché è l'Esecutivo che ci sta dando la linea. Pertanto, chiudendo la discussione, che è in generale, e finendo sull'argomento stante, è importante mantenere tutte le forme di differenziazione che ci sono tra le due Camere e, se possibile aumentarle, perché la forza del sistema bicamerale è questa. Abbiamo un gioiello, il bicameralismo paritario, ed evidentemente non sappiamo cosa farci. Se ci regalassero un'astronave, non sapremmo pilotarla, non sapremmo cosa farci e la prima cosa che penseremmo sarebbe di distruggerla. No, cerchiamo di imparare al meglio come funziona: questo è un ragionamento logico, il resto è propaganda (Applausi) . GASPARRI (FIBP-UDC) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GASPARRI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, ho deciso di intervenire dopo aver ascoltato l'intervento del senatore Calderoli, molto serio e responsabile, che l'Assemblea dovrebbe condividere. Spesso l'onorevole Calderoli è considerato l'inventore di riforme e di emendamenti a volte anche provocatori o strumentali: ci sono stati momenti in cui ha presentato milioni di emendamenti, mettendo in difficoltà le tipografie, le fotocopiatrici e anche le pen drive del Senato, le quali pure avevano difficoltà, benché i megabyte e i gigabyte consentano di spaziare. Oggi però il senatore Calderoli ha fatto un ragionamento di assoluto buon senso, che un'Assemblea seria non dovrebbe non condividere. Al di là della questione pregiudiziale, rispetto alla quale il Gruppo Forza Italia è favorevole, ma anche della questione sospensiva posta dal senatore Calderoli (poi le vicende potrebbero essere concorrenti o concomitanti), e lasciando perdere gli aspetti procedurali e regolamentari, stiamo assistendo a un fatto in pendenza di un referendum che, a mio avviso, affronta in maniera approssimativa una questione seria. Infatti, la questione non del taglio dei parlamentari, ma dell'antipolitica e dell'antiparlamentarismo, ha radici antiche e non parlo solo dell'Italia. In questi giorni si è celebrato il centenario della Carta del Carnaro, che fu varata a Fiume da D'Annunzio e da Alceste De Ambris (i giornali ne hanno parlato). Era una costituzione molto innovativa e moderna, quasi provocatoria, anche perché D'Annunzio e i protagonisti dell'impresa fiumana sapevano bene di parlare più alla storia, in prospettiva, che non per un'esigenza immediata di Governo, essendo quella di Fiume un'impresa che seguiva la prima guerra mondiale e contestava la vittoria mutilata e quindi le terre di confine che nelle discussioni successive alla guerra non avevano seguito un certo destino. Cito la Carta del Carnaro non solo perché nelle aule del Parlamento è bene sapere la storia delle costituzioni, dell'Italia e dell'Europa, ma perché uno dei promotori della vicenda fiumana fu Keller, che era un pilota, un intellettuale e un futurista. Detto così, ci si potrebbe chiedere chi fosse Keller: colui che sorvolò e gettò un vaso da notte su Montecitorio. Forse qualcuno ha sentito citare questo episodio nel corso degli studi scolastici, poi magari non sa che è stato Keller a fare quel volo su Montecitorio; all'epoca non esistevano radar avanzati né droni, quindi si poteva arrivare sopra Montecitorio e lanciare un oggetto; mi auguro che adesso la difesa contraerea e la vigilanza si siano sviluppate e che con le tecnologie moderne nessuno possa arrivare, ma non per lanciare un vaso da notte, che sarebbe oggetto inoffensivo; oggi - chi lo sa - qualche terrorista potrebbe gettare ben altro sul Parlamento, casomai tra il plauso di gran parte del popolo, che direbbe di gettargli addosso chissà che cosa, magari virus contaminanti. Ho retrodatato allora la polemica antiparlamentarista di cento anni, all'impresa fiumana, che faceva la costituzione, sì, ma con Keller e con D'Annunzio (era l'epoca in cui le trasvolate erano eroiche: erano andati a gettare volantini tricolori sopra l'Austria, nella fase della prima guerra mondiale; sono venuti sopra Montecitorio a gettare il vaso da notte, per dire che il Parlamento faceva schifo (in segno di irrisione). Quindi non c'è niente di nuovo. Ad alcuni esponenti politici che pensano di aver scoperto la polemica antiparlamentarista dico che non hanno scoperto assolutamente nulla. Non sapevano certamente molti di costoro della Carta del Carnaro, di Fiume, del pitale gettato sul Parlamento o di Keller; così almeno resta agli atti un ricordo nel centenario della Carta del Carnaro che tutto sommato è un evento che ha mobilitato intellettuali, scrittori e costituzionalisti, per il quale sono in corso convegni a Pescara, al Vittoriale e altrove. Ricordo anche che de Vergottini, costituzionalista e professore emerito di Bologna, ha appena pubblicato uno studio sulla Carta del Carnaro. Potremmo retrodatare l'antiparlamentarismo ancora di più, perché anche ai tempi dell'antica Grecia o dell'antica Roma la commedia di Aristofane o di Plauto - che non erano costituzionalisti, ma autori dell'epoca - irrideva le classi dirigenti, ovviamente nelle modalità del tempo. Tutti parliamo infatti della democrazia ateniese, ma era comunque a circuito ristretto. La commedia dell'antica Grecia e dell'antica Roma alle volte irrideva quindi la classe dirigente e anche la politica. Allora non c'erano i parlamenti di un certo tipo, ma forme di partecipazione assembleare sia nella Grecia classica sia perfino nell'antica Roma, che, pur essendo certamente in una condizione abbastanza autoritaria, aveva comunque il Senato. La frequentazione a volte era anche pericolosa e per alcuni fu letale, altro che quello attuale: Giulio Cesare partecipò con conseguenze nefaste a riunioni del Senato. Voglio quindi dire che l'antiparlamentarismo e l'attacco ai Parlamenti e alle Assemblee è antichissimo (lapidiamoli!), quindi mettere la questione sul termine dei costi e dell'età è ridicolo, cari amici: costa molto di più un Ministro incapace di cento parlamentari; bisogna pur dirlo in quest'Aula. (Applausi). E i Ministri incapaci li hanno avuti tutti i Governi, non è un monopolio: mi si potrebbe chiedere a chi alludo; a un sacco di gente. Diciamo che la cronaca offre spunti innumerevoli, che non ho nemmeno bisogno di citare, ma anche la storia ne offre tantissimi. Tutti ricordiamo Ministri dei beni culturali che venivano presi in giro negli anni Settanta e Ottanta, perché non sembravano le persone più adatte all'incarico; ricordiamo altresì Ministri dell'istruzione contestati (da sempre gli studenti hanno fatto cortei contro di loro: adesso non possono farli, perché ci sono le norme anticovid e sul "Cinavirus", ma il corteo virtuale è permanente). Quindi l'antipolitica non è nulla, ma si è proceduto in modo confuso. Arrivo quindi al punto di oggi. Adesso qual è l'esigenza? Entro il 20 e 21 settembre, giorni in cui si svolgerà il referendum, bisogna far vedere che si è realizzata la riforma elettorale alla Camera. Siccome il Senato non ce l'ha all'ordine del giorno, fa una certa roba (diciotto, venticinque o ventun anni, per l'elettorato passivo e attivo). Come diceva prima la senatrice Craxi, ci sono quelli che dicono che la Costituzione non si tocca e adesso, alle quattro del pomeriggio, la facciamo a pezzettini, per far vedere che abbiamo fatto qualcosa. (Applausi). È una buffonata, una pagliacciata e una roba ridicola, cari colleghi! Poi possiamo abolire il Senato, fare il Senato delle Regioni, prevedere i diciott'anni per l'elettorato attivo per l'elezione del Senato (c'è chi vuol darlo a sedici). Si può fare tutto, ma con serietà, caro collega Parrini: lo dico a te, che non hai colpe particolari, perché sei arrivato alla Presidenza della 1 a Commissione l'altro ieri. Ha ragione anche il senatore Calderoli: si dà mandato al relatore, che poi deve correggere, forse per esigenze politiche, il mandato; quindi dove l'abbiamo mandato, questo relatore? Non si sa: a ramengo, per qualche verso. Voglio dire all'Assemblea che ciò non è serio. Non entro nemmeno nel merito, perché l'elettorato attivo a diciott'anni per il Senato è certamente giusto. Quando si è fatta la Costituzione, la Camera alta prevedeva un altro concetto del Senato, che può darsi si sia modificato. Sull'elettorato passivo, il mio Gruppo ha invece un'idea diversa e ritiene che si debba rimanere sui parametri attuali. Non è però scandalosa di per sé la discussione sull'uno o sull'altro principio; lo è alla vigilia di un referendum . Per le ragioni che ho detto, non condivido e critico l'antiparlamentarismo dell'antica Grecia o quello di Keller, anche se mi rendo conto che si tratta di una moda antica e che il Parlamento spesso si è meritato vasi da notte gettati dall'alto. Non è che la critica, infatti, sia sempre infondata, ma poi bisogna vedere con cosa si sostituisce ciò che si critica: se ai Parlamenti si sostituiscono l'ignoranza e l'incompetenza, allora, cari amici, mi tengo il Parlamento! (Applausi) . Potrei fare esempi di ignoranza e di incompetenza, che ci sono sempre stati, ma in questo tempo si abusa un po' dell'ignoranza e dell'incompetenza: le quantità sono un po' cambiate. (Applausi) . Quindi il referendum vedrà andare al voto il 30 o il 40 per cento degli elettori e sapete chi voterà? Saranno soprattutto coloro che andranno a votare in Veneto, nelle Marche e nelle altre Regioni chiamate al voto per le elezioni regionali. Al seggio, infatti, verrà data loro un'altra scheda e magari se ne meraviglieranno pure, dicendo che sono andati al seggio per votare Zaia, Giani, la Ceccardi o un altro candidato. Si ritroveranno dunque un'ulteriore scheda in mano e, probabilmente, il sentimento antiparlamentare, da Aristofane a Keller, nell'elettorato vincerà. Anzi, se potessero eliminarci tutti e 900, non solo in 400, magari rimarrebbe solo un rappresentante alla Camera dei deputati e uno al Senato. Se il problema è il costo, lasciamone due, un senatore e un deputato: costerebbe pochissimo e si farebbe prima. Poi però dobbiamo chiederci dove mettiamo concetti come la democrazia e la rappresentanza dei territori. Signor Presidente, vedo che sto esaurendo il tempo a mia disposizione. Visto che siamo in attesa di una sospensione della seduta fino alle ore 16, le chiedo di darmi un minuto di tempo in più, che non cambia la storia del Parlamento. Quanto alla cosa più seria che può fare il Senato oggi, credo che anche la proposta di questione pregiudiziale totale sia giusta, ma condivido in particolare la proposta del senatore Calderoli e l'idea di tornare in Commissione, per non pregiudicare la questione. So che c'è da fare la doppia lettura, per l'approvazione del testo conforme tra Camera e Senato e si allungano i tempi, ma se, come dite, la legislatura durerà un'eternità, fino al 2023, il tempo c'è. Non facciamo però buffonate: quanto alla finta legge elettorale all'esame della Camera dei deputati, tutti sapete benissimo che il testo approvato non sarà quello, perché il ritorno al proporzionale di un certo tipo sarebbe un errore drammatico, che il Paese e il Parlamento non faranno. Il gioco dell'età, sui diciott'anni e sull'elettorato attivo e passivo - voglio capire poi, all'esterno, chi lo comprende - per poter dire che stiamo cambiando la Costituzione e che stiamo approvando la legge elettorale prima del 20 settembre è una buffonata: si torni in Commissione, per un atto di saggezza e di dignità del Senato della Repubblica. (Applausi) . GRASSI (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GRASSI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, leggendo i provvedimenti costituzionali che orbitano intorno a noi in questi giorni, mi torna in mente il titolo di un bel libro di un giurista ormai non più tra noi, Santi Romano: «Frammenti di un dizionario giuridico». Parafrasandolo, direi che potremmo parlare di frammenti di un dizionario giuridico riformista, perché di questo si tratta. In questi giorni siamo infatti al cospetto di una serie di interventi, tutti sulla Carta costituzionale: ognuno, se isolatamente preso, è dotato di una propria ratio , più o meno condivisibile. Capite bene, però, che le norme - che, come noto, si interpretano le une contro le altre - non possono essere lasciate come monadi: si influenzano tra di loro e interferiscono le une con le altre. Oggi, in questa sede, dovremmo votare un provvedimento destinato ad allineare l'elettorato attivo del Senato a quello della Camera dei deputati e forse, se sopravvivesse l'emendamento approvato in Commissione, anche ad abbassare l'età dei senatori eleggibili, dando vita così ad una Camera molto simile all'altro ramo del Parlamento. A me sembra però che fare tutto questo alla vigilia di una possibile, sensibile e importante riforma della Carta costituzionale sia prematuro, perché i due provvedimenti subiscono un'evidente interferenza. Diminuire il numero dei parlamentari non è assolutamente un dato meramente tecnico; quello che può sembrare un taglio lineare nasconde altro. Lasciamo stare il sospetto che l'intenzione del principale legislatore di quel provvedimento sia quella di blindare la legislatura, cioè di ridurre i parlamentari solo per avere la certezza che duri fino alla fine. Certo, una motivazione di questo genere, da sola, sarebbe bastevole a farci reagire come italiani, non più come politici, perché in quest'ultima veste abbiamo già votato e l'abbiamo fatto rispettosi delle discipline di partito; sarebbe bastevole a farci reagire come italiani e a farci votare no nell'urna. Sappiamo anche però che l'intenzione del legislatore non entra nell'interpretazione della norma e quindi, se quell'intenzione e quell'interpretazione dello spirito del legislatore possono avere una qualche valenza in sede politica, dall'interpretazione del provvedimento resta fuori. Allora cosa abbiamo davanti? La vigilia di una trasformazione che potrebbe dar vita - perdonatemi l'immagine atecnica - a un unico Parlamento con una sola Camera, composta nel totale da 600 membri e divisa in due sezioni, ove l'una controlla l'altra. Sono favorevole al bicameralismo e continuo a esserlo, perché credo che questo Paese abbia un problema grave, che è l'eccesso di normazione. Ma, se vogliamo mettere insieme questi provvedimenti al loro esito, dobbiamo anche decidere (e forse è prematuro farlo oggi) quale forma repubblicana vogliamo, perché rimangono sullo sfondo altre questioni (alcune marginali, come l'abolizione del CNEL; altre meno, come il ruolo dei senatori a vita, che possono in concreto modificare lo scopo finale della volontà popolare, proprio perché nominati a vita e quindi estranei alla logica di raccolta dal basso delle istanze sociali). Su tutto credo che dovremmo cominciare a riflettere sulla possibilità di recuperare il deficit di rappresentatività, che ci sarà (e vi dico anche perché), non compensato, a mio giudizio, dal risparmio dei costi, passando finalmente a uno stato federale. Non dimentichiamo che quest'ultima è la forma di stato della Germania, che costituisce la locomotiva d'Europa, e lo fa - mi sembra - senza cedere a egoismi e particolarismi dei vari Länder . Quindi sullo sfondo si agita un problema più grande: queste riforme sono senza anima, perché sono state messe in piedi per rispondere a istanze singolari e particolaristiche; esse hanno bisogno, ancorché animate da ottime intenzioni, di trovare un punto di unificazione. Neanche passare a una repubblica federale basterebbe, perché tutti abbiamo un problema ancora più grave e lo sappiamo: ormai da tempo noi tutti (possiamo essere dieci, cento, mille o un milione, cambia poco) siamo schiacciati dalla decretazione d'urgenza. Questo è il nostro male: è con essa che quest'Assemblea viene compressa e vede svilito il suo lavoro. Innanzitutto direi che forse una responsabilità grava sulla Corte costituzionale, che non ha adeguatamente sanzionato - con parole molto più nette di quanto abbia fatto, perché in realtà qualcosa ha detto, sia chiaro - l'abuso della decretazione d'urgenza: necessità ed urgenza sono requisiti chiari che restringono, sul profilo teorico - ahimè, non pratico - l'area operativa dei decreti-legge. Bisognava avere il coraggio, senza se e senza ma, sempre, di giudicare illegittima la legge di conversione per effetto del trascinamento del vizio del decreto-legge convertito, ancorché non retto dai requisiti di necessità e urgenza. Ma attenzione: non voglio puntare il dito contro questa maggioranza, che sta soverchiando l'opposizione con i decreti-legge. Voglio concederle l'onore delle armi, cioè sono consapevole che ormai è il sistema che quasi ci costringe a fare così, lo so. Dobbiamo guardare fuori da quest'Aula per capire quello che sta succedendo, perché, se continuiamo a normare pensando che il mondo finisca in quest'Emiciclo, continueremo a sbagliare. I social network hanno inciso profondamente sul funzionamento delle democrazie, lo sappiamo. (Applausi) . C'è un report commissionato dal Governo inglese che si interroga sulle conseguenze dei social sulle democrazie. Non è tutto da buttare. Internet è una straordinaria rivoluzione, pari all'invenzione della stampa. All'indomani di Gutenberg non subito ci si accorse di cosa stava capitando. Nel giro di poco più di cento anni iniziò la Rivoluzione industriale che ci ha portato sulla Luna. L'epoca moderna inizia in realtà in quel momento, con la condivisione del sapere. Ora noi siamo di fronte alla condivisione massima, logaritmica, esponenziale del sapere. Tale condivisione ha permesso a partiti politici invisi ai mass media di imporre le proprie idee all'elettorato, ha permesso di farsi conoscere, nel bene e nel male, ma ha consentito di dar voce a chi forse voce non sarebbe riuscito ad avere. Quindi ci sono dei vantaggi ma, attenzione, lo stesso strumento che ci dà vantaggi poi ci costringe a inseguire il consenso giornaliero. È un meccanismo che trascende la buona volontà dei singoli. Anche il miglior politico, ormai, non si può sottrarre a questo meccanismo e allora spetta a noi trovare dei rimedi e stringere le maglie della decretazione di urgenza per impedire che quando si è al Governo si possa cedere alla tentazione di fare una corsa verso il consenso. Questo è il vero problema. Pertanto, credo che la questione pregiudiziale meriti di essere accolta perché affrontare il tema dell'elettorato attivo e passivo senza avere un'idea di che cosa accadrà alla natura e alla struttura di questo Parlamento è prematuro. Aspettiamo il referendum . Vediamo quale sarà la risposta degli italiani, a mio giudizio tutt'altro che scontata, e poi cerchiamo di capire in quale direzione vogliamo andare. La posizione di un punto su una carta geografica non è una rotta, da quel punto deve partire una rotta ma la dobbiamo decidere noi. (Applausi) . PRESIDENTE . Ai sensi dell'articolo 93, comma 5, del Regolamento, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della questione pregiudiziale QP1, presentata dal senatore De Falco e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Ai sensi dell'articolo 53, comma 5, del Regolamento, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della questione sospensiva, avanzata dal senatore Calderoli. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Sui lavori del Senato MALAN (FIBP-UDC) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MALAN (FIBP-UDC) . Signor Presidente, intervengo per un richiamo al Regolamento su una questione di sostanza che ritengo importante. Nel pomeriggio voteremo il provvedimento, probabilmente costituito da un solo articolo. C'è un emendamento, peraltro già annunciato nei giorni scorsi, ma confermato dal Presidente della Commissione, nonché relatore, interamente sostitutivo di quell'articolo. Ora, il nostro Regolamento prevede, con pienissima logica, che, quando un emendamento è interamente sostitutivo di un articolo, votato quell'emendamento non ci sia più il voto sull'articolo. Questo ha senso, perché si vota a favore di quell'articolo scritto così; se si vota contro c'è una contraddizione e, per evitare questo, il Regolamento prevede che non si proceda al voto sull'articolo. Però, in un altro articolo, non congiunto, ma separato, si dice che, quando un disegno di legge è composto da un solo articolo, il voto sull'articolo elimina il voto finale. Allora, se si mettono insieme queste due previsioni (cosa che io ritengo non si dovrebbe fare, tanto più in presenza di un disegno di legge costituzionale), si crea un paradosso, che peraltro si è già verificato, sia pure su un disegno di legge non costituzionale. Il paradosso è che, se qualcuno è contrario al provvedimento nel suo insieme e c'è un emendamento interamente sostitutivo, che riduce la portata, che qualcuno legittimamente ritiene negativa, del provvedimento, pur essendo questi contrario al provvedimento, figura che egli ha votato a favore. Se, infatti, egli vota a favore di quell'emendamento, che sostituisce interamente l'articolo, essendo l'articolo unico, pur volendo votare contro quel provvedimento, alla fine il suo voto risulta favorevole. Questo davvero riduce la possibilità di espressione. Qui non è in gioco il principio della non contraddizione, perché si può benissimo essere a favore di un emendamento e lo si vota in rapporto al testo che c'è. Si vota l'emendamento, non perché sia l'ideale, ma perché è meglio il testo corretto da quell'emendamento piuttosto che il testo originario. Poi, qualcuno può ritenere, invece, che questo emendamento sia la soluzione migliore. Io chiedo alla Presidenza, visto che c'è anche il tempo per farlo, di valutare se non applicare il combinato disposto di due diversi articoli del Regolamento, che sono separati. A mio parere, inoltre, quando sono stati approvati questi due articoli, non si è mai pensato di fare la connessione fra i due. È già successo lo scorso anno che il nostro Gruppo sia stato costretto a figurare come contrario a un provvedimento, che aveva fortemente voluto e di cui era tra i primi firmatari, perché c'era stato un emendamento interamente sostitutivo che ne aveva ridotta, a nostro parere, la qualità (naturalmente, altri avevano un altro parere). In tal modo, siamo risultati contrari a un provvedimento che avevamo fortemente voluto, presentato e sostenuto e del quale avremmo votato anche il testo finale con quella correzione: meglio di nulla, ma noi avremmo voluto un altro testo. Pertanto, votammo contro l'emendamento, ma avremmo voluto volentieri votare a favore del provvedimento. Poiché prevale l'esigenza di mostrare chiaramente chi è a favore e chi è contro delle misure adottate, anche se questo richiede un minuto in più per la votazione, anche nel caso venga approvato l'emendamento interamente sostitutivo (peraltro, ce n'è più di uno, ma, quando un emendamento è presentato dal relatore, è molto facile che questo venga approvato), chiedo che comunque si tenga il voto finale. E lo chiedo in modo che ciascuno si possa esprimere sul testo che risulta dall'esame degli emendamenti, sul quale uno può essere a favore o può essere contrario, così come uno può essere a favore o contro quell'emendamento in quanto riduce o aumenta, a seconda dei casi, la qualità del testo proposto. (Applausi) . MARCUCCI (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MARCUCCI (PD) . Signor Presidente, quello posto dal collega Malan in realtà è un tema che esiste. Anche con i nostri uffici abbiamo affrontato in maniera molto puntuale la questione e siamo arrivati alla conclusione opposta, ma concordiamo che sia la Presidenza a farsi carico di una corretta interpretazione del Regolamento, facendoci la gentilezza di comunicarlo a tutti i Gruppi e all'Assemblea alla ripresa dei nostri lavori nel pomeriggio, in modo che nelle dichiarazioni e nel corso del dibattito parlamentare ci si possa regolare. Ci rimettiamo ovviamente all'interpretazione della Presidenza e degli Uffici. La nostra valutazione porta alla conclusione che gli emendamenti vadano votati alla fine e che si possano fare le dichiarazioni di voto prima del voto degli emendamenti, sia il nostro che quello del relatore, perché quel voto è interamente sostitutivo del provvedimento stesso. Ci rimettiamo alla Presidenza, auspicando di conoscere la procedura esatta alla quale ci atterremo prima della ripresa o alla ripresa dei nostri lavori. PRESIDENTE . Premesso che la questione ovviamente è seria e ne abbiamo esaminato le prospettazioni, intanto, proprio in virtù dell'interpretazione che dà la Presidenza alla questione posta, le dichiarazioni di voto sono anticipate esattamente per rispondere a questa esigenza. Vorrei però spiegare il tenore dell'interpretazione e le motivazioni, che mi convincono ancora di più dopo aver seguito attentamente la prospettazione del senatore Malan, laddove il senatore ha citato un esempio che si risolve con un'unica votazione per non creare una contraddizione. È esattamente questo, nel senso che abbiamo un emendamento interamente sostitutivo, talché non c'è una logica istituzionale accettabile che possa, anche soltanto in astratto, prevedere un voto differente su un contenuto che è esattamente sostitutivo e totalmente assorbente rispetto al merito del provvedimento. Quindi, in questo caso, una diversa soluzione prospetterebbe un formalismo che si stacca completamente dal merito delle decisioni dell'Assemblea, il che ritengo che non sia prospettabile. Abbiamo esaminato la questione anche alla luce del Regolamento, che tra l'altro fa un'unica eccezione quando c'è un emendamento soppressivo e non sostitutivo. Quindi, quando è prevista un'eccezione molto specifica, vuol dire che non è possibile prospettarne altri. La Presidenza ritiene che la votazione debba essere unica per questo motivo. C'è un emendamento interamente sostitutivo che diventa quindi il provvedimento per cui non può essere prospettata, neanche in astratto, la possibilità di un voto differente, che avrebbe motivazioni politicamente intuibili, ma che snaturerebbero dal punto di vista istituzionale anche la funzione dell'Assemblea. MALAN (FIBP-UDC) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MALAN (FIBP-UDC) . A me dispiace molto, Presidente, pur sapendo che le decisioni della Presidenza sono insindacabili, che abbia immediatamente dato una valutazione senza tener conto di quanto ho detto. Per carità, capisco benissimo, ma a questo punto faccio un esempio al di fuori dell'astrattezza: supponiamo che ci sia una legge che dice che chi parla male del Governo vada in carcere per dieci anni, cosa palesemente contro la Costituzione e contro la libertà. Dico del Governo, ma può essere di qualunque altro soggetto, non ne faccio una questione di destra, sinistra, maggioranza o opposizione. Chiaramente è una cosa odiosa e contro la libertà. C'è un emendamento che dice: non dieci anni, ma solo una multa da 50.000 euro. È chiaro che è preferibile la multa di 50.000 euro al carcere per dieci anni per chi esprime liberamente una sua opinione, ma con questo sistema finisce che tu, che sei contrario ad entrambe, sei costretto a votare a favore della multa da 50.000 euro per chi esprime liberamente le proprie opinioni per un meccanismo fatto per risparmiare tempo. Il principio della contraddizione c'è; la contraddizione è proprio del singolo voto: uno è costretto a votare a favore di una norma che ritiene sbagliata, anche se gravissima, per questo meccanismo che risparmia un voto. Chiedo di tenere conto di ciò, perché è questo il fatto concreto. (Applausi). PRESIDENTE . Senatore Malan, lei ha fatto un esempio per paradosso, ma che si adatterebbe molto bene qualora ci fossero più emendamenti e non quando c'è un emendamento e un provvedimento. Comprendo la sua obiezione fino in fondo, ma ritengo che debba prevalere un altro tipo di considerazione, che ovviamente non risponde a tutte le sue obiezioni e che - gliene ne do atto - non esaurisce i dubbi che lei pone. Ma ci sono delle situazioni in cui si fa un bilanciamento, e nel bilanciamento deve prevalere una logica che chiamo istituzionale, in questo senso. Come da accordi intervenuti tra i Gruppi, sospendo i lavori fino alle ore 16, che riprenderanno con la discussione generale sul provvedimento in esame. (La seduta, sospesa alle ore 12,50, è ripresa alle ore 16,02) . Presidenza del vice presidente TAVERNA Ripresa della discussione dei disegni di legge costituzionale nn. Doc 1440 Doc 307 Doc 1022 Doc 1116 PRESIDENTE . Dichiaro aperta la discussione generale. È iscritta a parlare la senatrice Modena. Ne ha facoltà. MODENA (FIBP-UDC) . Signor Presidente, la discussione generale ha normalmente la caratteristica di essere seguita in modo distratto, credo però che quella di oggi sia invece molto importante perché noi abbiamo oggi un quadro, forse molto più preciso di quello che... (Brusio) . PRESIDENTE. Prego i colleghi all'ingresso di prendere cortesemente posto in Aula ed evitare capannelli. MODENA (FIBP-UDC) . Dicevo che oggi abbiamo fortunatamente la possibilità di avere un quadro più preciso. La prima cosa che tengo a dire è che questa legislatura si è avviata all'insegna della convinzione - anche da parte mia e credo sia stato un grave errore - che il senso della "lotta" alla classe politica, definita impropriamente casta, e a tutto ciò che è rappresentanza istituzionale fosse quello che il popolo italiano voleva. Questo è stato un errore perché è stata una visione non lungimirante e io per prima non ho preso in esame il fatto che, invece, c'erano una situazione e un quadro ben diverso. Accettando, pertanto, che fossero presentati dei pezzi di disegni di legge di natura costituzionale finalizzati a essere messi tutti insieme per cambiare completamente gli assetti della nostra Costituzione abbiamo mostrato plasticamente che ci è mancata questa lungimiranza all'inizio della legislatura. Abbiamo avuto il "pezzettino" che riguarda il taglio dei parlamentari. Naturalmente, presentando questo pezzettino, anche se sottoposto a referendum , era molto difficile che una persona potesse dire di non volerlo, almeno così era stato studiato. Oggi abbiamo un altro pezzettino che di fatto porta, se il testo approvato dovesse essere uguale a quello approvato dalla Camera, a equiparare Camera e Senato e paradossalmente a ottenere l'obiettivo che si era combattuto (io sono fra quelli che fondò i comitati per il no e fece con gli stessi una grande battaglia quando fu indetto il precedente referendum costituzionale). È in arrivo, inoltre, l'altro "pezzettino" relativo ai referendum , non dimentichiamocelo, che dovrebbe essere una sorta di panacea in base alla quale dovremmo avere una sorta di democrazia popolare ma, in realtà, sappiamo bene che non sarebbe così e che non si perverrebbe a questo tipo di risultati. La normativa che stiamo analizzando oggi, se sarà sottoposta - come immagino avverrà - anch'essa a referendum , costituisce un altro quesito di fronte al quale le persone diranno: «Perché no? Perché non devo fare un'operazione di questo genere?». Naturalmente, è molto più semplice rispetto al presentare un disegno di modifica della Costituzione e veniamo anche da due esperienze, mi riferisco a quella del centrodestra, che fece una costruzione della riforma costituzionale, e poi a quella recente fatta da Renzi. Ho fatto questa premessa un po' lunga per dire che non solo ritengo sbagliato procedere oggi alla discussione di questo disegno di legge, quando mancano dieci giorni al voto referendario, per le conseguenze che avrà, ma ritengo sia profondamente sbagliato procedere a una revisione della Costituzione a pezzetti, come se fossero dei piccoli bocconcini da dare al gatto di casa. Siccome sono piccoli, il gatto di casa riesce a ingoiarli, mentre se gli servi un pranzo su una tavola apparecchiata con l'antipasto, il primo, il secondo, il dolce e anche la frutta, magari il gatto dice che, siccome c'è troppa roba, si lascia perdere. Questo è il punto. È stato fatto un ragionamento di questo genere, che oggi mi spaventa, perché io ho visto all'opera le forze di questo Governo. Le ho viste dall'inizio della legislatura. La pandemia ha avuto vari pro e contro , come tutte le disgrazie della vita, ma almeno abbiamo aperto gli occhi su una realtà: abbiamo oggi un Governo (se lo vogliamo chiamare Governo, perché già questa parola dà il senso della collegialità ma in realtà abbiamo un gruppetto, passatemi il termine, al comando), che va avanti a suon di decreti del Presidente del Consiglio dei ministri e di decreti-legge, che sono analizzati da una sola Camera, che si fa aiutare da task force di gente sconosciuta e non eletta, il che significa che questo è poi il modello reale con cui si vuole gestire il Paese. (Applausi) . Un Paese che sicuramente in precedenza ha dato fastidio; un Paese che evidentemente ha bisogno di essere indirizzato da un gruppetto di questo genere. Ma questo, a mio avviso, non è accettabile. Il passo successivo, infatti, è quello di diventare lo shopping center in un mondo globalizzato (è un termine impreciso), che si sta riorganizzando da un punto di vista geopolitico. Alla fine, è un modo per mettere a questo Paese - che naturalmente ha alcune precise peculiarità, per cui non può essere trattato come l'ultimo dei Paesi dell'Unione europea - un guinzaglio senza che neppure se ne accorga. Colleghi, abbiamo visto, da marzo ad oggi, come sono passati i mesi. Io sono rimasta anche colpita: tutti voi avrete letto oggi sul «Corriere della Sera» che i Presidenti delle Regioni di centrodestra hanno scritto al Quirinale perché il documento del 12 febbraio non era stato partecipato dal Governo ai Presidenti delle Regioni. È il documento in cui si facevano previsioni con riferimento ai rischi della pandemia. Voi ricorderete che di questo noi avevamo chiesto conto ed erano state anche svolte delle audizioni al Copasir. In questa situazione si sono operate delle scelte senza che le previsioni fossero rese note, pensando di trattare come un bue non solo il popolo, ma anche chi aveva dei ruoli di natura e di carattere istituzionale. Se questa è allora la filosofia, se questo è l'andazzo (tenere le informazioni segrete, istituire le task force , ridurre i centri decisionali e portarli non si sa bene dove), personalmente io non condivido questo spezzettamento e questo modo di cambiare la Costituzione. È un modo che rispecchia la metodologia di questo Governo e il modo con cui ha affrontato le situazioni: sembra che dia delle soddisfazioni al cosiddetto popolo, mentre, in realtà, mette una briglia alle libertà fondamentali e civili del nostro Paese. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Grimani. Ne ha facoltà. GRIMANI (IV-PSI) . Signor Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, oggi noi affrontiamo la riforma dell'articolo 58 della Costituzione in tema di elettorato attivo. Ogni qualvolta ci troviamo di fronte a riforme e a percorsi di cambiamento, credo che il Parlamento debba salutare positivamente passaggi di questa natura. Credo che questa riforma abbia un significato importante perché consente alle giovani generazioni di partecipare all'elezione della Camera alta del nostro Paese e perché rappresenta un segnale di rispetto verso quella parte della società che più ha sofferto in questi anni per la crisi economica; mi riferisco a ragazze e ragazzi che hanno oggettive difficoltà nel mondo del lavoro, che dedicano il loro tempo allo studio, spesso sono figli di famiglie che hanno visto la crisi mordere pesantemente, quindi sono gli stessi che magari tentano di risollevare le attività della famiglia; sono ragazze e ragazzi che fanno volontariato e molti partecipano alla vita politica del nostro Paese. Pertanto è giusto dare un segnale di questo tipo. A nostro avviso è giusto aver pensato a questo tipo di riforma già nei mesi passati; riteniamo anche che andava completato il percorso così com'era stato definito dagli emendamenti della 1 a Commissione del Senato, consentendo alle generazioni più giovani di essere anche protagoniste come membri del Senato stesso; a nostro avviso doveva dunque rimanere anche la previsione dell'abbassamento della soglia per l'elettorato passivo, consentendo un elettorato passivo uguale a quello vigente per la Camera dei deputati. Questo tema a nostro avviso crea problemi anche per quanto riguarda la nostra valutazione della riforma nel suo complesso, perché crediamo che così come le generazioni giovani devono essere protagoniste dal punto di vista della possibilità di eleggere il Senato della Repubblica, a maggior ragione dovrebbe esser possibile per loro essere elette nel Senato medesimo. La completezza della riforma doveva quindi andare verso questa direzione. Credo anche io che ci sia un problema di spezzettamento delle riforme costituzionali, da questo punto di vista non scopriamo qualcosa di nuovo. D'altronde noi avevamo pensato, come il centrodestra negli anni passati, a delle riforme organiche; in questo Paese, infatti, al di là di altri tentativi, ci sono state due riforme organiche della Costituzione: nel 2006 quella del centrodestra e nel 2016 quella del centrosinistra con il Governo guidato da Matteo Renzi. Tali riforme sono state bocciate dagli elettori, quindi da questo punto di vista non c'è assolutamente da discutere perché gli elettori sono sempre sovrani sia quando va bene a una parte politica e va male all'altra o viceversa. Non vi è dubbio però che quelle erano proposte organiche che presentavano una serie di possibili cambiamenti in vari ambiti della Costituzione. Oggi, pensando alla riforma più recente, quella del 2016, non si può parlare di spezzettamento: in quella riforma c'era una visione organica, una rivisitazione di questa Camera. Ci può piacere o meno l'idea di istituire la Camera delle Regioni, ma c'era comunque un disegno che prevedeva che questa dovesse divenire la Camera rappresentativa delle autonomie locali. Guardando a quanto è successo in questi mesi con l'emergenza epidemiologica rispetto ai notevoli contrasti sorti ad esempio tra il Governo centrale e le Regioni per delle lacune presenti nel Titolo della Costituzione che tratta le potestà legislative delle Regioni rispetto a quella dello Stato (la legislazione cosiddetta concorrente ed esclusiva), grida vendetta il fatto di aver bocciato quella revisione, che non avrebbe riformato il Titolo V ma avrebbe fatto chiarezza sul ruolo di questa Camera, che sarebbe stata quella in cui il ruolo delle Regioni e delle autonomie locali sarebbe stato preponderante e sicuramente influente anche per quanto riguarda la vita parlamentare e del Governo nazionale. Pertanto, parlare oggi di spezzettamento non fa che aumentare il rammarico per aver buttato nel cestino quella riforma. Ritengo inoltre che nel momento in cui valutiamo le riforme costituzionali dobbiamo svincolarci più spesso dal soggetto che le propone. Oggi si tende infatti a valutare la qualità di una riforma costituzionale partendo sempre da chi la propone (se è simpatico o antipatico, se gode di un giudizio positivo da parte dell'opinione pubblica) e non si va a guardare, come purtroppo è avvenuto anche nel 2016, il merito della riforma. Questo è quindi l'aspetto che nuoce di più. Io credo che andasse fatto uno sforzo per far sì che non vi fosse solo l'estensione delle soglie di età per quanto riguarda l'elettorato attivo ma un completamento della riforma, così come era previsto inizialmente; lo diciamo senza ombra di dubbi, per coerenza rispetto alle posizioni assunte e perché, proprio per il fatto che ci troviamo ad osservarne la parzialità, riteniamo che questa riforma andava completata. Ci troveremo infatti di fronte ad una situazione in cui, all'indomani del referendum del 20 e 21 settembre che ridisegnerà la composizione del Parlamento, ci dovremo porre un tema nuovo relativo a come quel Parlamento, con una riduzione dei parlamentari stessi e con la differenziazione che rimane per quanto riguarda la composizione, potrà essere efficiente nella proposta politica e nel suo lavoro, cercando quindi di capire come costruire una legge elettorale che consenta nello stesso tempo rappresentanza ed efficienza dal punto di vista del funzionamento delle istituzioni. I cittadini ci chiedono sicuramente di risparmiare, di far sì che il Parlamento sia un luogo virtuoso, ma al contempo anche che sia un luogo in cui si lavori e si produca. Non so allora se alla fine questa parcellizzazione delle riforme così concepite potrà portare un risultato efficiente dal punto di vista del funzionamento istituzionale. È un tema che ci dobbiamo porre tutti quanti indipendentemente dal voto che sceglieremo di esprimere sulla riforma al nostro esame nell'odierna seduta del Parlamento. Cogliamo quindi la positività dell'inclusione dei giovani nella scelta dei membri di questa Camera, visto che comunque il 2016 ha sancito la permanenza del bicameralismo paritario, al di là di quello che ne pensi ognuno di noi oggi, una questione che secondo noi andava superata ma la scelta elettorale è stata quella. Dobbiamo accogliere quindi positivamente il fatto di allargare le soglie dell'elettorato attivo e consentire a tanti giovani di scegliere anche i rappresentanti di questa Camera, ma nello stesso tempo lamentiamo il fatto che si tratta di una riforma incompleta. È un peccato perché comunque a gennaio in Commissione c'era stata una larga condivisione tesa a garantire anche la modifica dell'elettorato passivo. Questo è perciò il rammarico che rimane, cerchiamo di cogliere l'aspetto positivo ma il Parlamento dovrà lavorare in maniera pesante per uniformare la vita parlamentare ai meccanismi che cambiano, quale ad esempio la riduzione dei parlamentari. Tutte le modifiche che ci saranno dovranno alla fine essere più organiche perché altrimenti rischiamo di non produrre un lavoro positivo soprattutto in termini di risultati e di efficienza della vita parlamentare. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Malan. Ne ha facoltà. MALAN (FIBP-UDC) . Signor Presidente, nonostante il tentativo che abbiamo portato avanti questa mattina volto a rinviare il voto in un momento più congruo, si decide di votare per una riforma niente meno che costituzionale, che da gennaio era stata approvata in Commissione e che da luglio scorso era stata approvata dalla Camera, dopo otto mesi, proprio nell'ultima seduta di votazioni, prima di un referendum che riguarda - guarda caso - il Senato e la Camera. Per cui si cerca di fare confusione, si cerca di indurre gli elettori a votare per una cosa diversa da quella che è. Come ha detto molto bene stamattina il senatore Gasparri, ci si mette dentro anche un voto finto sulla legge elettorale, senza che la maggioranza abbia una minima idea di quale legge potrà venir fuori. La realtà è che potrà venire fuori qualunque legge, ivi inclusa quella già in vigore che è stata già cambiata in occasione della votazione in parallelo alla riforma costituzionale per la riduzione del numero dei parlamentari. Ebbene oggi votiamo senza sapere quanti saranno i senatori, però vogliamo ampliare il numero di coloro che potranno votare per il Senato. Vorrei illustrare qualche numero: nel 1948, contrariamente a quanto qualche cialtrone afferma, i Padri costituenti non stabilirono un numero di deputati e senatori più basso di quello attuale... (Brusio) . PRESIDENTE. Mi scusi, senatore Malan, colleghi, posso chiedere gentilmente di abbassare la voce. Ho difficoltà ad ascoltare l'intervento del senatore Malan e quindi immagino anche voi. MALAN (FIBP-UDC) . Grazie, signor Presidente. Essi stabilirono, in realtà, un numero che, alla luce delle dinamiche demografiche, peraltro anche prevedibili, oggi darebbe il risultato di una Camera composta da 753 deputati e un Senato composto da 301 senatori. Qualcuno vuol far credere che, in realtà, ne avevano stabiliti di meno. Stabilirono invece, nel 1947 - con entrata in vigore nel 1948 - che vi fosse un deputato ogni 80.000 abitanti e un senatore ogni 200.000 abitanti. Dunque nel 1948, visto che abitanti ed elettori sono una cosa diversa e all'epoca la maggiore età si raggiungeva a ventuno anni e per il Senato si votava a venticinque anni, così come prevede la Costituzione oggi vigente, 26 milioni di elettori votarono per 237 senatori: c'erano cioè 9,2 senatori ogni milione di elettori. Poi nel 1963 ci fu la riforma che mise un limite al numero dei parlamentari e lo stabilì in 630 deputati - altrimenti, come detto, oggi sarebbero 753 - e in 315 senatori. Così 31 milioni di aventi diritto al voto votarono per 315 senatori, con un rapporto di 10,2 senatori ogni milione di elettori. La popolazione italiana è poi aumentata ed è stata abbassata la maggiore età e di conseguenza è aumentato l'elettorato della Camera dei deputati, ma non quello del Senato. Dunque, da 10,2 senatori per ogni milione di aventi diritto, nel 1963, si è poi scesi a 9 nel 1976, a 8 nel 1983 e nel 2018 ci sono stati 6,7 senatori per ogni milione di abitanti. Ora, mentre molti di voi hanno votato la riduzione dei senatori da 315 eleggibili a 200, senza sapere ancora se questa riforma passerà volete aggiungere altri 4 milioni di elettori, facendo scendere, con i due provvedimenti, il numero di senatori per milione di abitanti a 3,9, cioè poco più di un terzo di quelli stabiliti dalla Costituzione e anche poco più di un terzo di quelli stabiliti nel 1963. Questo sarebbe il concetto di democrazia? Ovvero: meno ce n'è e meglio è? D'altra parte, lo testimoniano insigni partiti: c'è un partito, il MoVimento 5 Stelle, che fa i suoi manifesti e i suoi memi, da diffondere sui social media, definendo "parassiti" o, nella migliore delle ipotesi, "poltrone" i parlamentari che, secondo la Costituzione, sono i rappresentanti del popolo. Mi spiegate come si fa a distinguere il parassita dal parlamentare utile? Se sono parassiti i 345 che volete mandare a casa, sono parassiti tutti e quindi siete parassiti anche voi. Effettivamente qualcuno che non si merita lo stipendio c'è (Applausi) , ma il popolo italiano merita la democrazia. Pensare dunque di ridurre a meno della metà, a poco più di un terzo, il numero dei senatori per milione di abitanti, o rispetto al totale della popolazione elettorale, non mi sembra una buona idea. In più, come è stato giustamente sottolineato da molti, andiamo verso un bicameralismo veramente perfetto. Intanto si equipara il corpo elettorale e in Commissione è stato approvato un emendamento che equipara anche l'elettorato passivo. Dunque non c'è differenza fra le due Camere, alla faccia degli elettori italiani, che si sono espressi anche su impulso, ad esempio, della passata campagna referendaria. I colleghi del MoVimento 5 Stelle sono stati grandi nella campagna referendaria del 2016, hanno fatto una bellissima campagna - l'abbiamo fatta insieme - contro la riforma sostanzialmente monocameralista di Renzi, Boschi, eccetera. Adesso, colleghi, andate in direzione del monocameralismo, perché nel momento in cui si equipara l'elettorato attivo e l'elettorato passivo, tra un po' ci si chiederà perché tenere due Camere: lasciamone una e poi facciamo in modo di spogliarla delle restanti facoltà (Applausi) , visto che, al posto dei disegni di legge si approvano i decreti-legge, anche quando non c'è nessuna urgenza, e quando arriva l'urgenza vera si approvano i decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, che sono incostituzionali! (Applausi) . Intanto la Costituzione prima la si rispetta e poi magari si possono cambiare le regole. Prima si risponde alle interrogazioni nei tempi previsti dal nostro Regolamento. Io credo che siano pochi in quest'Aula a sapere - io stesso, che pure ho un po' di esperienza, ho dovuto consultare nuovamente il Regolamento - che alle interrogazioni per Regolamento il Governo dovrebbe rispondere entro venti giorni; non alle interrogazioni che sceglie lui, non a quelle che sono sollecitate, pregate, invocate e minacciate. No, a tutte. Risponde il Governo? No. (Applausi) . Anche i Governi precedenti avevano gravi carenze nella risposta alle interrogazioni; ma i Governi precedenti non facevano i decreti del Presidente del Consiglio dei ministri al posto dei decreti-legge, non volevano falcidiare il Parlamento e nessun ideologo dei partiti dei Governi precedenti ha mai detto, come ha detto Casaleggio, che il Parlamento andrà superato e abolito. Questo ci preoccupa. Cominciate a rispondere alle interrogazioni. Il Presidente del Consiglio dei ministri, che sta facendo una delle sue interminabili conferenze stampa (purtroppo non possiamo seguirla e dunque non sappiamo le cose che dice agli altri perché dobbiamo andare avanti con l'esame dei provvedimenti), non ci dice una cosa sui famosi banchi di scuola, che sono bellissimi: quanto sono stati pagati e da chi sono stati comprati? (Applausi) . Sono stati comprati da ditte fantasma di Ostia? Adesso dicono di no, dicono che il contratto è stato annullato. Sono stati comprati dalla Cina, da altri prestanomi, da gente che fa le creste dell'80 per cento? Quel contratto, che poi ci hanno raccontato essere stato annullato, comporta dei banchi acquistati a 247,78 euro. Li trovate in modo facilissimo su Internet; su Amazon, su Alibaba, su Taobao li trovate anche a 26 euro l'uno. Prendiamo il più caro: non vogliamo il banco da 26 euro, vogliamo il banco da 92,55 euro, che è quello più caro che trovate. (Applausi) . Sapete quant'è lo spreco su due milioni e mezzo di banchi? 360 milioni di euro, cioè l'equivalente di sei anni del presunto risparmio per il taglio e l'"amputazione" della democrazia e della rappresentanza democratica! (Applausi) . Il Governo risponda allora ai cittadini; ai diciottenni che andranno su quei banchi forse interessa di più sapere dove sono stati comprati e a quanto i banchi su cui si siederanno che votare con una legislatura di anticipo al Senato. Queste sono le cose serie; ma purtroppo si viene meno alle cose serie per fare gli spot . Se si vuol fare allora una riforma costituzionale seria, la si fa tutta insieme; l'ha fatta la maggioranza di centrodestra nel 2003-2005 e l'ha fatta la maggioranza guidata dal Partito Democratico di Renzi. Gli italiani hanno detto no, con il 62 per cento, la prima volta e no con il 60 per cento, la volta successiva. Adesso si prende un pezzo solo di quelle riforme, quasi identiche, pensando che gli italiani questa volta se lo mangino e se lo digeriscano. Non funziona così, perché, se anche funziona, lo squilibrio che si crea nelle istituzioni poi rischia di arrivare nelle piazze. Io preferisco allora qualche discussione in più e qualche ora persa (che in realtà non è tale) in più al Senato per discutere. «Conoscere per deliberare» diceva qualcuno, forse un tantino più saggio di chi fa queste riforme. Ebbene, conoscere per deliberare: è meglio perdere qualche ora di discussione in più che poi avere chi non si sente rappresentato, chi si sente escluso, chi si sente sotto un Governo autoritario e decide di scendere nelle piazze. Noi vogliamo che il confronto democratico avvenga pacificamente e avvenga qui, ma rispettando le regole; e il primo che deve rispettare le regole è il Governo. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore De Falco. Ne ha facoltà. DE FALCO (Misto) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, vi ringrazio per l'ascolto che vorrete dare alle mie parole e saluto i rappresentanti del Governo. Ho già ascoltato alcune cose molto interessanti e molto condivisibili questa sera. Effettivamente non posso che essere d'accordo con quanto diceva prima la senatrice Modena e non posso che essere d'accordo con alcuni passaggi del senatore Malan, i quali rilevano che questo modo di procedere è molto inconsueto. Non posso che essere d'accordo anche con quanto diceva prima il senatore Calderoli: il fatto che questo disegno di legge costituzionale emerga dalla memoria proprio adesso, in dirittura d'arrivo di un referendum costituzionale che incide sulla stessa materia, cioè sulla rappresentanza, non può non essere sospetto. I cittadini devono sapere perché, a differenza dei pessimi tentativi complessivi - su questo punto sono in disaccordo con alcuni - fatti nel passato, per esempio dal Governo Renzi, in questo caso stiamo assistendo al posizionamento di vari piccoli tasselli apparentemente innocui o apparentemente tecnici, uno dietro l'altro, che sembra vadano a comporre un disegno. Avevamo intravisto tale disegno e lo avevamo temuto, senatore Malan, già quando abbiamo firmato per il referendum costituzionale. Adesso questo disegno si va chiarendo, così come si va chiarendo l'intenzione di omologare totalmente o quasi totalmente, come lei diceva bene questa mattina, Camera e Senato. Bene: noi invece di omologare dovremmo evidenziare le differenze, anche tenendo conto del fatto che in Italia - grazie a Dio - aumentano l'età media della popolazione e il numero degli anziani, cioè delle persone mature che hanno maturato esperienze, e noi rischiamo di togliere loro rappresentanza in quest'Aula. Quindi stiamo dicendo che a fronte dell'aumento dell'età media della popolazione ce ne freghiamo e togliamo loro rappresentanza, al limite attraverso la diluizione del voto, dando la facoltà di voto anche ai diciottenni. Dunque si va componendo un disegno che, mano a mano, si specifica non già come revisione costituzionale ma si può a giusto titolo temere che sia un disegno di eversione costituzionale. Alla fine ci troveremo, come diceva la mia collega Elena Fattori, come la rana bollita che non ha più la forza di fare lo scatto per uscire dall'acqua bollente. Ci troveremo nella condizione di capire tutto quando sarà troppo tardi. Per me non è accettabile la riduzione dell'età dell'elettorato passivo, ma non è accettabile nemmeno la diluizione e quindi l'abbassamento dell'età dell'elettorato attivo. Qualcuno dice di fare attenzione perché non c'è un disegno, non c'è una capacità di disegno così complessa. Qualcun'altro dice che abbiamo a che fare soltanto con l'intenzione di interferire nel referendum costituzionale. Non è accettabile né l'una, né l'altra prospettiva. Anche in questo caso abbiamo il dovere di astenerci. Sono stati indetti i comizi elettorali, non possiamo intervenire su questa materia. Questa materia andava correttamente almeno rinviata al dopo. Attenzione perché abbiamo già anche un altro disegno di legge relativo alla territorializzazione. In sostanza si vuole che il senatore non abbia più alcun contatto col territorio perché se noi avremo delle circoscrizioni che corrisponderanno, a questo punto, a territori enormi, più ampi della Regione stessa, il senatore non sarà più collegato con il territorio, quindi sarà debitore della candidatura esclusivamente al gruppo oligarchico del partito o del movimento. Questo è il punto. Tale circostanza non deve farci stare tranquilli. È preoccupante perché significa che non avremo più la possibilità di avere dei senatori liberi. Avremo dei dipendenti di partito, neanche dei quadri, ma dei funzionari o degli impiegati che prenderanno disposizioni dalle segreterie. E allora sì che si completerà un disegno eversivo, nel momento in cui tutto questo mostrerà la propria inutilità. L'istituzione sarà svilita, ma non il Senato bensì il Parlamento tutto. L'omologazione tra Camera e Senato, comunque sia, è un passaggio pericoloso, molto pericoloso, anche se si attua per passi ancora più piccoli di quelli che sembrava si dovessero compiere. È per questo motivo che invito tutti i colleghi a votare contro, con risolutezza e con fermezza, e a votare anche poi no al referendum costituzionale. PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Binetti. Ne ha facoltà. BINETTI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, signori del Governo, colleghi, il tema dell'età di chi vota corre il rischio di essere un tema fuorviante se non è strettamente accompagnato anche dal tema della formazione al voto e dell'esperienza concreta di voto, da fare nei contesti concreti in cui più giovani si muovono e vivono: che siano i contesti della vita associativa; che siano i contesti della vita sportiva; che siano i contesti della vita studentesca. Ciò di cui noi abbiamo bisogno oggi non è tanto il numero delle persone che arriveranno in Senato. La differenza la farà anche il numero, ma non la farà solo il numero, bensì anche la qualità, la preparazione e la competenza. A me sarebbe piaciuto che l'importanza di un disegno di legge che mette mano così drasticamente alla riduzione dell'età dei votanti fosse stato accompagnato, preceduto e in qualche modo martellato, attraverso la diffusione nell'opinione pubblica e nei giovani, che oggi appaiono discretamente disamorati della vita politica, anche per questa ondata di "anticasta" e di antipolitica che li travolge. A me sarebbe piaciuto che questo disegno di legge fosse arrivato accompagnato da tre conoscenze. Effettivamente, negli anni di liceo, negli anni della scuola media superiore, esiste un'esperienza diretta di conoscenza della Costituzione. Si fa davvero uno studio delle dottrine politiche. Attraverso lo studio della storia, conoscono la storia degli ultimi anni e conoscono come si è arrivati, per esempio, anche semplicemente all'assetto repubblicano e democratico del nostro Paese. Mi sarebbe piaciuto che, sul piano delle conoscenze, la sensibilizzazione all'anticipazione del voto avesse raggiunto le scuole, gli istituti di scuola media superiore e avesse portato lì questo dibattito. Esattamente come mi sarebbe piaciuto che vi fosse stata l'esperienza personale, diretta, di cosa significa partecipare a un organismo democratico; di cosa significa farsi eleggere; di cosa significa conquistare la stima, l'apprezzamento e la simpatia dei colleghi, per essere davvero membri attivi di un organismo eletto. Viceversa, questo provvedimento appare davvero come un fulmine a ciel sereno. Io stessa ho chiesto, tra i giovani più facilmente conosciuti e raggiungibili se lo conoscessero. Ebbene, garantisco che la maggioranza dei giovani, nelle loro classi e nei loro contesti, non sa nemmeno che oggi stiamo assumendo una decisione che aumenta il potere che hanno nelle loro mani e questo potere aumentato, però, loro non sanno come spenderlo e non sanno cosa rappresenta. Non sanno in che misura cambierà la natura delle cose. È vero che potranno impararlo dopo, ma, ancora una volta, questa apprendimento ex post lo faranno sulle spalle della qualità stessa della vita democratica. Tutti noi sappiamo che cosa ha rappresentato, nel Parlamento, l'immissione massiccia di una quantità di giovani rappresentanti, che non conoscevano i fondamentali della storia, che non conoscevano i fondamentali della politica, che non conoscevano nemmeno i fondamentali della vita associativa. Con questo penso soprattutto al MoVimento 5 Stelle, in cui la stragrande maggioranza dei giovani, prevalentemente dei colleghi giovani eletti alla Camera, era stata eletta secondo il linguaggio che ad essi è proprio: il linguaggio della digitalizzazione, della piattaforma, sotto forma di like alle scelte che c'erano state. Certamente non c'era stata un'esperienza di democrazia, che peraltro hanno avuto modo di farsi nei cinque anni della scorsa legislatura come membri del Parlamento e negli ultimi tre anni come membri del Governo, con una promozione che dà la misura di come la gioventù, che è veramente un bene preziosissimo a cui molti di noi vorrebbero in parte tornare, se non supportata dalla consapevolezza culturale e dall'esperienza esistenziale di che cosa significhi la capacità di prendere decisioni e di prevederne le conseguenze, è in realtà una scelta ben poco libera. Quindi, ci troviamo davanti ad un'occasione assolutamente persa, che era quella che avrebbe dovuto veder vibrare nel Paese la passione politica dei giovani, avrebbe dovuto vederli nelle segreterie dei partiti e nei contesti socioculturali. Avremmo voluto vederli uscire allo scoperto per mettersi in gioco come persone appassionate, come molto spesso sono i giovani in cerca di ideali, che credono veramente di poter cambiare il mondo, ma di fatto si misurano con lo studio, con il lavoro e con la fatica. Non c'è stato tutto questo. Questa è una decisione che piove dall'alto. Non è una decisione che viene dal basso. Non è una decisione invocata dai giovani, ma è una decisione manipolatoria con cui l'adulto offre ai giovani opportunità in più perché pensa che quei giovani siano più facilmente riconducibili in determinati solchi. È una grande occasione persa. La seconda questione che vorrei segnalare in questo mio intervento ed effettivamente forse è l'accusa che con maggiore insistenza è venuta da tutti i colleghi che si sono espressi prima di me è la manipolazione che si sta facendo nel presentare un disegno complesso, nelle sue parti singolari, sperando che l'altro non riesca a possedere quel filo di Arianna che dà senso e significato ai tanti frammenti. È come se in questo momento - come si è detto - stessimo operando, rispetto alla riforma costituzionale, in senso uguale e contrario a quanto fu fatto ai tempi della riforma Renzi. La riforma Renzi aveva un grande difetto ed era un boccone duro da inghiottire, perché c'era dentro di tutto e di più e si faceva fatica a scorgere l'unitarietà delle parti. Questa volta la fatica è esattamente in senso contrario: se quello era un osso duro, perché eccessivamente denso e compatto di proposte, questo è talmente light ed è una proposta così liquida che i suoi frammenti faticano ad essere intravisti. Certamente, la malizia che è facile scorgere nel votare oggi questo disegno di legge, sapendo che domani ci sarà la riduzione del numero dei parlamentari e sapendo quanto è confusa l'opinione pubblica rispetto a molte questioni, quindi immettendo un ulteriore elemento di confusione, ci dice come invece nella mente di chi governa i processi il disegno di destabilizzazione sia chiaro, forte e potente. È un disegno che dice: signori, se vi sembrano pochi 600 parlamentari (400 più 200), non vi preoccupate, non si dovranno affaticare tanto, perché tutto il lavoro lo faranno il Presidente del Consiglio insieme alla stretta cerchia degli aventi diritto dei suoi Ministri e basta. Ci risulta che molto spesso Sottosegretari e Ministri, che hanno soltanto perifericamente a che vedere con l'argomento centrale, non sanno nulla; non è il Consiglio dei ministri che governa, ma sono di volta in volta i due o tre Ministri interessati a quella faccenda che intervengono. Questo è gravissimo, perché mi è capitato di chiedere ad alcuni Sottosegretari, ad alcuni amici, anche Vice Ministri, che cosa pensassero dell'argomento e questi non avessero la più pallida idea che il provvedimento sarebbe arrivato in Aula e che l'avremmo votato oggi. A una domanda che facevo, se volete abbastanza scontata, sul perché non stiamo portando, per esempio, avanti il disegno di legge sulle malattie rare, che stiamo discutendo da anni e per il quale c'è un consenso popolare molto forte, e portiamo invece avanti questo disegno de minimis , mi è stato risposto che non sapevano nemmeno che oggi sarebbe arrivato in Aula. Questo vuol dire che anche il Consiglio dei ministri governa proprio per cerchi minimi. È ovvio che a quel punto che domani siano 200 più 400, che possano essere 50 più 100 o anche che ci possano non essere è del tutto irrilevante, perché a tutti quanti si chiederà soltanto di dire sì o no, secondo una logica assolutamente duale e digitale, senza nessuna sfumatura intermedia. Ci sarà una maggioranza che dirà sì qualunque sia la cosa che pensa e ci sarà un'opposizione che dirà no qualunque sia la cosa che pensa, perché ormai siamo incardinati su questa logica che non permette di argomentare un pensiero e di scegliere facendo dei distinguo, cosa che ci dispiace molto. PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Rampi. Ne ha facoltà. RAMPI (PD) . Signor Presidente, ho ascoltato con grande attenzione le motivazioni dei colleghi intervenuti sia questa mattina, sia poco fa. Francamente, però, non ho trovato le ragioni del voto contrario a questo provvedimento, che io ritengo molto importante, ma sono di parte perché esattamente un mese dopo l'inizio di questa legislatura ho depositato come primo firmatario una proposta di legge, poi sostenuta da diversi colleghi che oggi siedono sia tra i banchi del PD, sia tra quelli di Italia Viva. La proposta prevedeva esattamente ed esclusivamente il passaggio dell'età minima per il voto per il Senato ai diciotto anni, in maniera esattamente omogenea alla Camera. L'ho presentata - lo voglio dire in quest'Aula - per due differenti motivi, che si sono costruiti durante la scorsa campagna elettorale. Il primo, che tra l'altro credo possa rassicurare, in parte, la senatrice Binetti appena intervenuta, è stato proprio un impegno nei confronti dei miei elettori e soprattutto di tante ragazze e di tanti ragazzi che ripetutamente, in incontri svoltisi durante la campagna elettorale, mi hanno chiesto di poter presentare questo disegno di legge perché era una loro esigenza e quindi ritenevano importante poter votare anche per il Senato della Repubblica. Mi ero quindi impegnato con loro a presentare il disegno di legge senza nessuna garanzia di poterlo portare a termine (oggi siamo ad un passaggio fondamentale, ma siamo ancora molto lontani dall'obiettivo e tornerò su questo) e quindi ho mantenuto un impegno nei loro confronti. Credo che questo impegno lo dovremmo mantenere insieme, perché non è un impegno solo mio, ma è un'occasione che abbiamo tutti, ogni senatore e ogni senatrice, senza vincolo di mandato, per rispondere a un'esigenza di rappresentanza dei ragazzi e delle ragazze, soprattutto di quelli più impegnati in politica. Non è una colpa essere più impegnati in politica: chi è più attento e più partecipe e manifesta un'esigenza non ha una colpa, ma forse ha bisogno di essere più ascoltato. Il secondo motivo deriva da uno degli incontri più importanti della mia vita politica, che è quello con il professore Luigi Berlinguer. Luigi Berlinguer, ragionando con me dopo l'esito - per quanto mi riguarda nefasto - del referendum costituzionale della scorsa legislatura, mi sottolineò che era sua opinione maturata da tempo - lo ritengo una figura autorevole, io credo nel principio di autorità nella formazione del pensiero - che una volta deciso che il bicameralismo paritario rimanesse in piedi diventasse importante rimettere mano a quella disparità e a quella disomogeneità profonda nel corpo elettorale che forma le due Camere e che tra l'altro si è accentuata - lo dico al senatore Malan - con l'abbassamento della maggiore età, perché sono ancora di più i cittadini italiani che sono rappresentati in un'unica Camera. Per fare un esempio - poi arriveremo anche al tema della fiducia - ogni volta che viene approvato un provvedimento di qualsiasi natura economica, in cui si vota un emendamento che può essere vantaggioso per una parte della popolazione, magari la più anziana, e non per l'altra, è evidente che c'è un vulnus nel passaggio, perché chi è rappresentato in questa Camera ha degli interessi diversi da chi è rappresentato nell'altra Camera, ma votiamo esattamente sullo stesso provvedimento. Anzi, nessun provvedimento italiano può diventare legge se non ottiene il voto delle due Camere. Questo è un vulnus - e non è il solo - che grava totalmente sulle giovani generazioni. Il nostro è un Paese che, rispetto agli impegni economici e alla costruzione del debito, rispetto agli impegni e alla disattenzione climatica e agli investimenti ecologici sul futuro nonché rispetto alla rappresentanza, toglie alle giovani generazioni. Oggi possiamo restituire un pezzetto rilevante; anzi, in democrazia è il più rilevante perché è chiaro che se mi riapproprio della possibilità di scegliere i miei rappresentanti, quindi di condizionarli (compresi i componenti di questa Assemblea) probabilmente avrò qualche possibilità in più che anche quest'Assemblea sia più attenta, ad esempio, al tema dell'indebitamento piuttosto che al cambiamento climatico, con un'attenzione al futuro ecologico di questo Pianeta, che sono temi anche generazionali o dove l'aspetto generazionale non è irrilevante. Naturalmente, c'è da considerare il tema della fiducia perché, nel momento in cui entrambi i rami del Parlamento devono dare la fiducia per la formazione del Governo, non ha alcuna ragion d'essere il fatto che la stessa venga data da platee elettorali disomogenee. Ho ascoltato con grande attenzione - perché li stimo - i colleghi De Falco e Martelli e, ad esempio, la differenza con gli Stati Uniti d'America sta esattamente in questo: è vero che si vota in due momenti diversi, è vero che c'è una grande disomogeneità tra le due Camere, ma non esiste niente come il voto di fiducia, essendo il Presidente degli Stati Uniti eletto con un altro meccanismo, non esattamente in maniera diretta, come si dice sempre, ma con un altro meccanismo. Sono percorsi paralleli perché l'equilibrio e il bilanciamento sono uno dei fondamenti di quella democrazia. Noi oggi viviamo di un disequilibrio. Queste sono tutte ragioni importanti. Come Partito Democratico siamo sempre stati particolarmente convinti che, indipendentemente dall'esito del prossimo referendum , questo fosse un tema su cui mettere mano, ma l'eventuale esito positivo del prossimo referendum rafforzerà a nostro avviso le ragioni per cui era necessario intervenire su questi elementi. Quindi, è vero quello che hanno detto diversi colleghi rispetto al fatto che dovremo necessariamente affrontare un pensiero compiuto in relazione a quello che sarà il nuovo Parlamento italiano che si disegna, ma intanto siamo di fronte a un tema molto semplice e decisamente necessario. E a questo si collega - ed è l'ultimo argomento - il fattore tempo, che non è irrilevante: non lo è quando si va di fretta, perché la fretta è cattiva consigliera, ma non è irrilevante neanche quando si va con un ritmo che io non chiamerò lentezza, che però ci fa capire che non possiamo arrivare al traguardo. Siamo a un punto di svolta. Siamo tutti capaci di fare dei conti, di guardare l'orologio, e non solo le lancette dei minuti e dei secondi, ma anche quelle che non ci sono dei mesi e degli anni, e sappiamo che per completare un iter che prevede quattro passaggi, con determinati tempi tra di essi, forse siamo in tempo se oggi votiamo lo stesso provvedimento che ci è stato trasmesso dalla Camera dei deputati. Questa è anche la scelta per cui si è andati nella direzione di sospendere la discussione sull'elettorato passivo - nel disegno di legge da me presentato in risposta a quelle due esigenze non c'era, quindi sono personalmente molto soddisfatto - ma non solo, perché altrimenti tutti gli eventuali miglioramenti, come troppo spesso accade, vengono fatti in letteratura ma non in politica. In politica bisogna discutere, ma a un certo punto bisogna anche decidere e concludere per arrivare a un risultato. La democrazia decidente è il miglior tipo di risposta all'antipolitica perché altrimenti i cittadini, di fronte al fatto che la politica non decide mai, si convincono ancor di più che la politica non serve a nulla. Ebbene, credo che dobbiamo smentire questo assunto. Insomma, credo che siamo di fronte a una scelta abbastanza semplice. Devo dire che ho cercato di trovare una ragione - ce n'è una sola - che dicesse di provare a sostenere che oggi ci sia una maturità diversa, nei cittadini italiani, sulla possibilità di scegliere una Camera rispetto a un'altra. È un argomento sostenibile e che nessuno, fino ad ora, ha utilizzato nel dibattito. Se non c'è questo argomento, su tutti gli altri sollevati si può e si deve lavorare (io ne sono profondamente convinto), ma intanto otteniamo questo risultato e diamo un messaggio importante alle ragazze e ai ragazzi di questo Paese dicendo loro: partecipate, perché libertà è partecipazione. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Caliendo. Ne ha facoltà. CALIENDO (FIBP-UDC) . Signor Presidente, ho appena sentito parlare di democrazia decidente, in cui credo da sempre. Bisogna però intendersi, perché nella democrazia decidente la decisione deve essere ispirata al principio del conoscere per poi deliberare. Infatti, se non si conosce, la democrazia decidente può essere pericolosa. Facciamo un esempio: il taglio dei parlamentari può rivelarsi pericoloso per la democrazia. Lo ha detto il presidente Berlusconi. Per questa ragione lo ripeto? No, lo dico perché è un pericolo per la democrazia, essendo rimessa a una possibile maggioranza parlamentare e governativa composta da 134 senatori e 267 deputati la facoltà di modificare la Costituzione senza alcun referendum confermativo. Vi rendete conto che questi numeri sono quelli che, una volta passata la riforma sulla riduzione del numero dei parlamentari, basteranno per avere la maggioranza dei due terzi nel nuovo Parlamento. Come tutti sappiamo, un risultato del genere non è difficile da raggiungere. E allora qual è la ragione? Io sono un amante della nostra Costituzione, di cui sono innamorato non da oggi, e non come quelli che dicono - e ne hanno fatto una bandiera - di difendere la Costituzione per poi modificarla nei comportamenti o nelle leggi a ogni piè sospinto. La verità è che credere nella Costituzione significa anzitutto credere nel disegno complessivo in essa contenuto. Con queste riforme puntuali si va a rompere l'equilibrio della Carta costituzionale (quindi altro che riforme puntuali!). Potrei parlare della proposta di modifica dell'età per accedere all'elettorato attivo, portandola a diciotto anni, leggendo le pagine del dibattito in seno all'Assemblea costituente, in cui fu scartata l'ipotesi di prendere come riferimento la maggiore età per l'elezione del Senato. Cosa si voleva con questa logica? Anzitutto, il Senato rappresentante di un collegio elettorale su base regionale, a cui credo fermamente ancora oggi. Quindi, sono nettamente contrario a quello che può sembrare il disegno, cui hanno fatto riferimento altri, di arrivare anche all'eliminazione del collegio elettorale su base regionale. Quello è un errore. Noi non dobbiamo avere un bicameralismo paritario. Quando votammo contro la cosiddetta riforma Renzi non fu per avere un bicameralismo paritario. Noi votammo per avere - sì - un bicameralismo (perché la riforma invece lo eliminava), individuando una distinzione tra le due Camere, ma con uguale partecipazione al processo legislativo. La logica era questa e vale anche oggi. Pertanto, non è possibile accettare quest'ipotesi. Ho letto addirittura che ora viene superata anche la modifica riguardante l'elettorato passivo e l'età di venticinque anni. Ma qualcuno si è posto il problema che nella Carta costituzionale c'è un'altra età che viene fissata? Mi riferisco ai cinquanta anni per l'elezione a Presidente della Repubblica. Nel momento in cui stabiliamo venticinque anni per l'elezione a senatore, a quell'età si può diventare Presidente del Senato. Ora, se fosse la presidente Taverna ad avere venticinque anni potrei dire che accetto che diventi Presidente della Repubblica. ( Applausi ). Però, nel momento in cui non fosse la presidente Taverna, devo dire di no non perché donna, ma perché sono nettamente contrario a quelli che credono che la democrazia rappresentativa possa essere sostituita da una democrazia diretta. Il MoVimento 5 Stelle per un certo periodo ha sostenuto questa idea e mi auguro che l'abbiate abbandonata perché è una delle situazioni su cui non potremo essere d'accordo non perché siamo innamorati della democrazia rappresentativa, ma perché il fondamento della democrazia è la libertà di mandato. Mi appello, quindi, a ciascuno di voi perché votiate diversamente dalle indicazioni delle segreterie dei partiti. Se così fosse, finalmente rivendicheremmo la libertà del Parlamento. Non è possibile che, invece, anche oggi avremo un'indicazione specifica che sarà seguita dalla maggioranza e, nello stesso tempo, quell'indicazione, nel momento in cui si dovessero ridurre a 200 i senatori per obtorto collo , probabilmente sarà rispettata anche da chi crede nella libertà di mandato. È questa la logica sulla quale dobbiamo confrontarci. Non possiamo ragionare soltanto come se fosse una riforma avulsa, fuori dalla Costituzione o una fesseria. Si tratta di dare il voto ai diciottenni. Ciascuno di noi e lei, Presidente, quando votavamo solo per la Camera, non abbiamo sentito una capitis deminutio perché non votavamo per il Senato. Avevamo sentito, anzi, il raggiungimento dei venticinque anni come un obiettivo - è un ragionamento che tutti abbiamo fatto - e una conquista per avere finalmente la capacità di poter partecipare alle elezioni della cosiddetta Camera alta. Perché volete distruggere tutto questo? Avreste dovuto dire di mantenere i quattro anni di differenza che furono introdotti al momento della Costituzione e, tutt'al più, avreste potuto prevedere ventuno anni per l'elezione dei senatori della Repubblica, ma non vedo la differenza. Qual è la ragione di questa riduzione dell'età? Noi dobbiamo tentare di sforzarci veramente. Anche io ammetto la mia responsabilità per non aver fatto una proposta specifica su cosa andiamo ad attribuire al Senato di diverso rispetto alla Camera. Certo, mi ero impegnato all'epoca della riforma Renzi a dare una diversa composizione a questa Camera che la potesse finalmente differenziare maggiormente dalla Camera dei deputati, ma non tradendo mai né l'elettorato, che deve essere diretto, dei cittadini, che possono essere eletti senatori, né tradendo il principio di libertà di mandato, che deve caratterizzare qualsiasi iniziativa e l'azione continua e quotidiana che svolgiamo qua dentro. Se per caso, fossimo succubi delle indicazione di qualsiasi capo di partito, verremmo meno al nostro compito. Non saremmo più senatori della Repubblica perché il senatore della Repubblica, prima di fare una modifica della Costituzione, non ragiona secondo le indicazioni del partito. Voi sapete meglio di me che, quando si è trattato della riduzione dei parlamentari con altri colleghi, ho assunto un'iniziativa per arrivare al referendum . L'ho assunta perché credo nella valenza della indipendenza di ciascuno di noi, che si è realizzata attraverso la raccolta del numero necessario di firme per indire il referendum . È questa la logica: tutto ciò che serve per garantire il massimo della rappresentatività dei bisogni e delle idee dei cittadini italiani va bene, ma non va bene tutto ciò che implica la rappresentazione di oligarchie. Questa, invece, è la logica che avremo: nel nostro Paese avremo un'oligarchia di dieci, venti persone che garantiranno, attraverso l'organizzazione dei Gruppi e delle segreterie dei partiti, la omologazione della classe politica a interessi personali o a interessi, se volete, di partito, che non corrispondono agli interessi collettivi, né agli interessi dell'intero Paese; sono gli interessi dei partiti, che è una cosa diversa. È questa la logica. So che tanto questo disegno di legge verrà approvato; ma vi invito a rileggere le pagine dei verbali dell'Assemblea costituente, perché forse non sono stato in grado di spiegare la ragione per cui è nettamente contrario all'interesse dei cittadini avere una rappresentatività affidata a «Rousseau» o a qualunque altra piattaforma, fosse di tipo informatico o anche di tipo personale. Io mi auguro che, indipendentemente dal voto odierno, vi sia una riflessione collettiva sulla necessità che ciascuno di noi si riappropri, secondo quanto la Costituzione prevede, della libertà dal vincolo di mandato. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Grassi. Ne ha facoltà. GRASSI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, su questo provvedimento ho già avuto modo di esprimermi qualche ora fa, quindi inevitabilmente qualche concetto sarà ripetuto. Noi siamo di fronte a un provvedimento che, in sé considerato, appare auspicabile, perché dà una risposta a una fascia di popolazione, quella più giovane, che adesso è lasciata in silenzio, in ordine alla formazione del Senato. Torniamo alle radici del nostro bicameralismo. È necessario un passaggio per inquadrare e dare un senso alle modifiche che stiamo apportando. Nel nostro sistema bicamerale le due Camere - come sappiamo bene, non dobbiamo spiegarcelo tra di noi - hanno le stesse funzioni, ma, in realtà, esse si comportano come i due occhi di una visione stereoscopica. La logica del legislatore costituente è stata quella di dare al nostro Paese due occhi in grado di leggere, da diversa prospettiva (vuoi per l'età degli eletti, vuoi per l'età degli elettori, vuoi per la formazione dei collegi, comunque da un'angolazione diversa), lo stesso fenomeno sociale. Insieme, il Parlamento bicamerale ha anche un'altra funzione, che io ritengo debba essere preservata: controllare il lavoro dell'altra Camera, per evitare che approvazioni frettolose possano introdurre nell'ordinamento degli errori (e sappiamo bene che capita). Tuttavia, questo impianto iniziale, che merita in certa parte di essere conservato, deve fare i conti con i cambiamenti sociali. I giovani dell'epoca dell'Assemblea costituente non sono uguali ai giovani del terzo millennio; non voglio dire se sono migliori o peggiori, ma certamente sono diversi. Perdonatemi la notazione personale, ma avendo io stesso una figlia di tredici anni, ho modo di osservare in diretta quale incredibile cambiamento stia avvenendo nelle generazioni più giovani. Tuttavia, a questi giovani più informati, più veloci, capaci di avere informazioni sugli argomenti più disparati - salvo poi insegnare loro come selezionare le fonti, ma non è un'impresa impossibile, spetta alla scuola e all'università - non possiamo dire che sono maturi per eleggere i rappresentanti alla Camera, ma non per eleggere i rappresentanti al Senato. Il provvedimento in esame, però, ne ha un altro sullo sfondo: il taglio del numero dei parlamentari. Non dimentichiamoci che in Commissione è stato approvato un emendamento - ma ora qualcuno se lo vuole rimangiare - che abbassa anche l'età dell'elettorato passivo, rendendo con ciò le due Camere del tutto simili, se non identiche. Un simile allineamento va ancora bene se le due Camere servono a un controllo reciproco; fatemi dire una banalità: due occhi sono meglio di uno. Inoltre, questo reciproco controllo continua ad andar bene anche col taglio del numero dei parlamentari: prima lavorano 400 e poi 200 controllano; prima lavorano 200 e poi 400 controllano. Tuttavia, il nostro sistema costituzionale non è più questo, è cambiato. Costantino Mortati è stato evocato in queste Aule un numero infinito di volte, ma ciò è avvenuto perché aveva ragione quando elaborò la tesi della distinzione tra Costituzione formale e Costituzione materiale. La nostra Costituzione è cambiata: si usano le due Camere come due diversi forni e il pane che va infornato è di volta in volta, ormai quasi sempre, il decreto-legge. Si determina così un risultato paradossale se ci pensate, perché in questo modo in realtà abbiamo un Parlamento monocamerale - questo siamo diventati, è già un Parlamento monocamerale - con Camere funzionanti a giorni alterni. Il sistema bicamerale è stato di fatto fagocitato dalle prassi dei Governi, dall'abuso dei decreti-legge e dall'abitudine di inviare tali provvedimenti, con un raffinato calcolo dei giorni, in modo da lasciare all'altra Camera solo la possibilità di leggere il provvedimento. (Applausi) . Pertanto, se in sé la riduzione dell'età degli elettori e degli eleggibili può andar bene, nutro molti dubi quando questo provvedimento viene calato in una logica di sistema, perché le norme non sono mai delle parole isolate: fanno sistema e a maggior ragione lo fanno quelle della Carta costituzionale. Pertanto, il taglio del numero dei parlamentari, che è Godot sullo sfondo, cambia sapore e consistenza a seconda del progetto politico che vogliamo realizzare. Quell'idea di un sistema monocamerale a targhe alterne funziona, può funzionare solo se pensiamo che il deficit di democrazia che ci sarà in un sistema monocamerale travestito potrà essere recuperato transitando verso una forma di Stato di tipo federale; in quel caso, infatti, i poteri delle Regioni diventeranno assimilabili a quelli dei land e in questo modo ritroveremo quel dialogo tra cittadino ed eletto che è fondamentale per la democrazia. Non ci dobbiamo dimenticare, infatti, che nostro compito è ascoltare, ricevere le indicazioni dai territori, leggerle alla luce dei nostri orientamenti politici e tradurre quelle istanze in provvedimenti. A conclusione di questo mio discorso voglio sottolineare che ci troviamo di fronte una cornice costituzionale - non attacco il provvedimento oggi all'esame, ma la cornice costituzionale - assolutamente priva di una trama. Le riforme devono essere realizzate sulla base di una trama, rispettando lo stile e l'impostazione della nostra Carta costituzionale. Rivendico fieramente di aver contrastato la riforma Renzi perché, pur riconoscendole la presenza di un impianto, l'articolo 70 era illeggibile e già solo per quell'articolo non andava accolta. Da un eccesso, una riforma con un'anima, ma con un cuore avvelenato, si è passati ad un altro eccesso: una riforma semplice, di facile lettura, ma senza anima. Noi abbiamo la responsabilità di decidere dove mandare questo Paese e lo dobbiamo decidere adesso perché, malgrado le nostre piccole e brevi vite, noi prendiamo decisioni che influenzeranno la sorte dei nostri figli, dei nostri nipoti e delle generazioni future che faranno parte dell'Italia, questo bellissimo Paese che io amo. (Applausi). PRESIDENTE . Dichiaro chiusa la discussione generale. Il relatore e il rappresentante del Governo non intendono intervenire in sede di replica. La Presidenza dichiara improponibili, ai sensi dell'articolo 97, comma 1, del Regolamento, per estraneità all'oggetto del disegno di legge costituzionale in esame, gli emendamenti 1.100 (limitatamente al capoverso «Art. 1», comma 1, lettere da c) a s) ), 1.102 (limitatamente al capoverso «Art. 1», comma 1, lettera c) ), nonché, limitatamente al comma 2, gli emendamenti 1.118, 1.119, 1.120, 1.121, 1.122, 1.123, 1.124, 1.125, 1.126, 1.127, 1.128, 1.129, 1.130, 1.131 e 1.132. Sono altresì dichiarati improponibili, ai sensi della medesima disposizione, gli emendamenti 1.138, 1.139, 1.0.100, 1.0.101 e Tit.101. Onorevoli colleghi, poiché il disegno di legge in esame si compone del solo articolo 1, l'eventuale approvazione di uno degli emendamenti interamente sostitutivi presentati precluderebbe tutti i restanti emendamenti e la votazione finale non avrebbe luogo. Pertanto le dichiarazioni di voto finali saranno anticipate. Rimangono in piedi quindi, oltre agli emendamenti solo parzialmente preclusi, quelli del senatore Malan e del relatore, che invito a illustrare. MALAN (FIBP-UDC) . Signor Presidente, so bene che le inammissibilità sono insindacabili e, pertanto, accetto - non posso che accettare - e neppure commento le pronunce della Presidenza, ma voglio spiegare perché ho presentato gli emendamenti. Io ritengo che una riforma costituzionale non possa essere fatta un pezzettino per volta e in particolare non possa essere fatta in modo disarmonico. Ad esempio ho presentato un emendamento, cui ha accennato il senatore Caliendo, in cui ho menzionato l'altra età importante richiamata nella Costituzione. Ho menzionato infatti anche l'età del Presidente della Repubblica. Non si può procedere un pezzo alla volta: lì sì che c'è il principio di contraddizione. Non possiamo fare esclusioni, poi naturalmente l'Assemblea è sovrana e potrà votare contro i relativi emendamenti. Ecco perché ho presentato degli emendamenti, che toccano l'età per l'appartenenza sia alla Camera dei deputati che al Senato, sia per essere eletti Presidente della Repubblica. È assurdo toccare un'età e non tenere conto delle altre, ma quelle le discutiamo un'altra volta! In questo caso si vanno a chiedere i voti sul referendum , non con riferimento al quesito specifico, ma dicendo che poi faremo altre cose, non sappiamo bene come, non sappiamo quando e se, ma intanto esortiamo a votare questa robaccia che abbiamo fatto adesso, perché poi approveremo chissà quale bellezza. Pensiamo a un ristoratore che si comporta allo stesso modo, nel senso che dice intanto di beccarsi questa robaccia e poi il dessert sarà una roba fantastica. Il dessert allora lo scelgo io, non lo scegliete voi. Ho presentato anche un emendamento per una riforma complessiva della Costituzione, perché il provvedimento in esame è un pezzetto che, però, rende il Senato simile alla Camera dei deputati e dunque si va verso il monocameralismo. In contemporanea abbiamo la riduzione del numero dei parlamentari, se dovesse vincere il sì. A tal proposito, il Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale - ha tempo di fare propaganda referendaria, non rispondendo alle interrogazioni che lo riguardano - ha detto che dobbiamo andare avanti su questa strada e fare la riduzione. E, dunque, è sicurissimo che gli italiani voteranno a favore. Si dovrebbe rispettare il voto degli italiani: prima gli italiani votano e poi si dice come hanno votato, specialmente quando si rivestono cariche istituzionali. In secondo luogo, qui si va a ridurre il potere dei cittadini, allargando la platea di chi vota e riducendo il numero degli eletti. Come ho detto, senza andare a vedere il 1963, in confronto al 2018 alle prossime elezioni si passerà da 6,7 senatori ogni milione di elettori a 3,9. I diciottenni, però, possono anche andare a far finta di votare: certo, possono far finta di votare, per avere però meno potere. Se allora diamo meno potere nelle elezioni dei senatori, aumentiamo il potere ed eleggiamo direttamente il Presidente della Repubblica. Le due cose sono collegate - a mio parere - anche se qualcuno può non essere d'accordo, ma i relativi emendamenti sono stati ritenuti inammissibili, perché la Presidenza ha ritenuto che bisogna restare nell'ambito ristrettissimo della riforma. Dunque, sono contrario a questa riforma e peraltro vorrei anche avere la libertà di votare contro e non a favore, perché c'è un emendamento interamente sostitutivo e di conseguenza ci si troverebbe costretti a votare anche le leggi più infami, purché siano frutto di un emendamento che le renda un pochino meno infami rispetto ad un testo ancora più infame. Vorrei avere questa libertà! (Applausi) . Già è abbastanza ridotta la possibilità di votare per la frequente posizione della questione di fiducia e ora, in pratica, abbiamo anche la fiducia sulla Costituzione. Ritiro dunque l'emendamento 1.100: essendo privato di quell'insieme di misure che ne fanno una riforma costituzionale e presidenziale - per intenderci quella relativa al sistema americano - non ha più senso intervenire su quei due aspetti. Quanto agli altri emendamenti, vedremo dopo che ci sarà il pre-voto finale, ovvero il voto di semifinale, perché quello che verrà trattato come un voto finale, in realtà, se quell'emendamento fosse bocciato, non sarebbe più il voto finale, per cui dovremmo fare un secondo voto finale. È una procedura indiscutibile, ma che non riesco a capire, sicuramente per un mio limite. (Applausi) . DE FALCO (Misto) . Signor Presidente, sotto questo aspetto - e solo su questo, per la verità - sono d'accordo con quello che ho appena sentito dire dal senatore Malan. In effetti ho presentato degli emendamenti che riguardavano l'elettorato sia attivo che passivo. Quindi il fatto che una parte possa essere ritenuta preclusa non esclude che l'altra parte possa essere tenuta invece in considerazione. E, ancora, la parte dei miei emendamenti riguardante l'elettorato passivo in realtà va in senso completamente opposto e, quindi, non è preclusa dall'emendamento del senatore Parrini, perché innalza l'età a quarantuno anni, a quarantadue, eccetera. Alla fine, qui non abbiamo la possibilità di una preclusione: io pongo un'offerta differente con il mio emendamento, che vorrei fosse valutata dai colleghi senatori. Io rispetto ovviamente le decisioni della Presidenza, e ci mancherebbe altro. Tuttavia, faccio notare che, in questo caso, non credo si possa parlare di preclusione, perché non è un qualcosa che è contenuto nell'emendamento Parrini, anzi; è un'altra offerta, un'altra idea; è un rafforzamento della differenza tra Camera e Senato, nel segno appunto che dicevo poc'anzi nel mio intervento precedente. Vorrei che fosse chiaro - come diceva anche il senatore Malan - che non si deve andare verso un'omologazione di Camera e Senato e, per far questo, il mio emendamento tende ad evidenziare le differenze della composizione e poi anche la differenza territoriale, quando arriverà in discussione quell'altro tassello di questo disegno che si va componendo. Intanto, se posso permettermi, vorrei appunto evidenziare la mia proposta di innalzare contemporaneamente l'elettorato attivo e passivo. Una parte dei miei emendamenti riguardava anche l'innalzamento dell'età del Presidente della Repubblica. Rispondo a quello che già diceva prima il collega Malan: tali emendamenti sono stati ritenuti probabilmente a ragione inammissibili, perché non sono attinenti e pertinenti allo specifico. Però, almeno per quanto riguarda l'elettorato attivo e passivo e le diverse modalità in cui lo si può configurare, sinceramente credo che tali emendamenti non debbano essere preclusi dall'approvazione dell'emendamento del relatore. PRESIDENTE . Passiamo alla votazione finale. LA RUSSA (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LA RUSSA (FdI) . Signor Presidente, la ringrazio di avermi dato la parola. Prima o poi dovremo verificare la consistenza dei Gruppi e la regolarità dell'ordine di intervento, ma non è materia che possiamo affrontare in questa sede. Signor Presidente, se ho capito bene - lo chiedo anche al vicepresidente Calderoli - l'approvazione dell'emendamento 1.101 preclude gli altri emendamenti e rende inutile un voto finale. Così ci è stato detto. È una tesi che sicuramente si fonda sui precedenti, ma priva i senatori della possibilità - per esempio - di non essere d'accordo su quell'emendamento e poi, una volta che l'emendamento sia stato approvato nonostante il voto contrario di un Gruppo, di accogliere comunque l'ipotesi riduttiva e di non far decadere completamente il progetto di modificare almeno l'elettorato attivo. L'ipotesi in cui un senatore sia contrario a ridurre solo l'elettorato passivo o attivo e poi invece, una volta che si è votato, decida comunque di accettare il risultato che il Senato ha voluto viene preclusa da questa decisione. Pertanto, chiedo che venga rivalutata la possibilità di effettuare due voti separati: si voti prima sull'emendamento e poi, all'esito di tale votazione, anche ove l'emendamento venisse approvato, vi sia la possibilità che chi ha votato contro possa comunque accettare il voto definitivo, così come deciso dal Senato. Altrimenti vi è un vulnus per la possibilità di esprimersi da parte di un senatore o di un Gruppo parlamentare. Faccio questa ipotesi perché, mentre ha un significato l'idea di avviare un percorso, che peraltro noi abbiamo immaginato da tempo, di modifica sia dell'elettorato attivo che di quello passivo - può piacere o meno, ma è un percorso - ci sembra invece sbagliato modificare solo l'elettorato attivo. E soprattutto concordo con il penultimo intervento del senatore Malan, perché ci sembra di continuare a procedere a spizzichi e bocconi. La Costituzione non si può cambiare e riformare in questa maniera: un giorno cambiamo il numero dei deputati, un giorno il numero dei senatori, adesso cambiamo l'elettorato attivo, un'altra volta vedremo che ne facciamo dell'elettorato passivo. È inammissibile immaginare contemporaneamente una riforma dei senatori a vita. Non capisco perché sia inammissibile, ma lo è e avrà le sue buone ragioni tecniche chi ha proclamato tale inammissibilità. Parlare - dico parlare, perché magari si può votare contro - di Repubblica presidenziale non è possibile; modificare altri punti importanti della Costituzione non è possibile. Quindi, dobbiamo andare avanti solo a colpi di demagogia. Avvicinandosi i turni elettorali, si decide che è meglio accelerare la legge elettorale piuttosto che una riforma costituzionale, piuttosto la modifica di un pezzo dell'elettorato attivo o passivo. Questo modo di affrontare il necessario profondo cambiamento della nostra Costituzione ci sgomenta. (Applausi) . La Costituzione è una cosa seria. Non è un giochino per venditori di bibite. Non è un giochino per chi deve immaginare ogni giorno qualcosa da lanciare in pasto all'elettorato. (Applausi) . Non è soltanto il riflesso della superficialità - non voglio dire ignoranza - che si immagina a carico del corpo elettorale. Perciò è difficile esprimersi su questo emendamento. Se non viene modificata l'impostazione, di fronte a tanta confusione, di fronte a tanta improvvisazione, di fronte a tanta demagogia, il Gruppo Fratelli d'Italia, che non vuole abbandonare l'Aula, si asterrà completamente dal voto per protesta su siffatto modo di affrontare il cambiamento della Costituzione. (Applausi) . Presidenza del vice presidente CALDEROLI (ore 17,36) GARAVINI (IV-PSI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GARAVINI (IV-PSI) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, onorevoli rappresentanti del Governo, un capo politico dovrebbe sempre verificare se i giovani lo seguono. È una frase del politico statunitense Bernard Baruch, un'esortazione che noi, come Italia Viva, sentiamo di condividere in pieno e sottoponiamo a quest'Aula come un invito a non voltare le spalle alle giovani generazioni. Non ci si può riempire la bocca sulle nuove generazioni solo quando si tratta di parlare in termini generici e poi, invece, quando si tratta di coinvolgerli concretamente nella gestione della cosa pubblica e nelle decisioni del Paese, diventano trascurabili e non ci si occupa di loro o li si stralcia, esattamente come sta avvenendo oggi nel corso della discussione del disegno di legge all'ordine del giorno. I giovani italiani non si meritano di venire trattati come gli eterni enfant prodige in attesa che arrivi il loro momento senza che questo momento arrivi mai, anche perché ci presentano il conto, giustamente. L'effetto di un atteggiamento di questo tipo è la disaffezione delle nuove generazioni, è l'antipolitica, è la rabbia provocata dal vuoto di prospettive. E infatti sempre più giovani reagiscono partendo, lasciando il nostro Paese. Prendono un volo low cost e vanno a cercarsi altrove le occasioni che il nostro Paese continua a precludergli. Dunque, chi ci rimette nel continuare a trascurare i giovani è il Paese tutto. La conseguenza è quella emorragia di cervelli, di cuori, di braccia, che ormai è diventata così rilevante da essere una piaga per il Paese; un'emorragia che ha origine proprio in quella mentalità, tutta italiana, che è la stessa alla base dello stralcio dell'articolato di oggi; una mentalità secondo la quale per i giovani tempo non ce n'è: adesso le priorità sono altre e non è ora di occuparsi di loro. In questa stessa logica, anche il Parlamento, di fronte a questa emorragia di risorse umane, abbassa l'età dell'elettorato attivo, ma non quella della eleggibilità, e quindi dell'elettorato passivo. È come dire ai giovani: va bene. Estendo la platea degli elettori, così che tu possa votare me, che sono più grande e più esperto. Ma tu stai buono, non ti puoi candidare, rimani al tuo posto. Insomma, un'ingiustizia bella e buona a danno delle giovani generazioni, ancor più se si considera che stiamo abbassando il numero dei parlamentari. Già in Parlamento rimarranno 600 rappresentanti votati dal popolo. Di questi, almeno 200 a seguito dello stralcio di oggi saranno over quaranta, ben un terzo. In più, si aggiungono tutti gli over quaranta alla Camera dei deputati: dunque, una percentuale estremamente elevata. Che messaggio mandiamo, dunque, alle giovani generazioni in questo modo? Disattenzione, disinteresse, indifferenza. Ecco perché, come Italia Viva, noi ci rifiutiamo di mandare un messaggio di questo tipo, perché noi siamo e vogliamo essere dalla parte delle giovani generazioni. Invece, qui compiamo una scelta contro i giovani. Si vuole abbassare l'età di chi vota, ma non di chi può essere votato: ma che senso ha? È assurdo non voler modificare l'elettorato passivo quando si va a modificare quello attivo. Svecchiare il Parlamento, ringiovanirlo, significa non solo abbassare l'età degli elettori a diciotto anni, ma anche consentire ai venticinquenni di entrare in Senato. Ecco perché, rispetto al fatto che la Presidenza ha deciso l'opzione secondo la quale l'emendamento risulterà votato e, quindi, risulterà come emendamento conclusivo del provvedimento, faccio mie le considerazioni dei colleghi di minoranza, che hanno espresso ancora una volta alla Presidenza la richiesta, che ritengo legittima, a valutare con attenzione se procedere ad un solo voto o a due voti, in modo tale da consentire di esprimere comunque un parere distinto rispetto all'emendamento sostitutivo o rispetto all'emendamento tutto. Lo stesso Gruppo di Italia Viva si è posto la questione. Proprio per esprimere il nostro dissenso e, allo stesso tempo, non esprimere un voto contrario alla riforma tutta, dichiaro la nostra intenzione di non partecipare al voto. Quindi, rispetto alla nostra contrarietà al contenuto e allo scorporo della riduzione dell'età rispetto all'elettorato passivo, esprimiamo, appunto, il nostro dissenso non partecipando al voto. Riteniamo che l'emendamento del presidente Parini, togliendo la parte sull'abbassamento dell'età per l'elettorato passivo, precluda la possibilità rinnovare la classe dirigente parlamentare del nostro Paese. Come dicevo, noi questo stralcio non lo condividiamo, perché è inutile ripetere in continuazione che è tempo di riformare il Paese, quando il primo motore di rinnovamento per eccellenza, ossia i giovani, non viene considerato e chissà quando ci sarà questo ulteriore passaggio, questa ulteriore, piccola, spezzettata riforma. Tutto è in divenire, appunto, tutto è da verificare. Tra l'altro, mi rivolgo ai colleghi della maggioranza per rilevare come questa decisione contravvenga a quegli accordi di maggioranza sul pacchetto di riforme costituzionali che erano stati convenuti a suo tempo. Signor Presidente, in conclusione, noi, come Italia Viva, intendiamo rendere l'Italia un paese più equo, anche dal punto di vista generazionale. Troppo spesso, nelle manifestazioni, che siano di studenti, di ricercatori o di giovani precari, viene esposto un cartello con lo slogan : «Non è un Paese per giovani». E purtroppo questo slogan rischia di essere vero. È uno slogan che esprime, in tutta la sua drammaticità, la frustrazione e il senso di abbandono che tante giovani risorse brillanti del nostro Paese provano nel vedersi sempre relegate dietro le quinte. Ecco perché, come Italia Viva, riteniamo che sia compito nostro e di quest'Assemblea assicurare ai giovani il posto che a loro spetta anche sul palco della vita pubblica, per garantire anche a loro il diritto di cambiare il Paese e di prendere parte alla gestione dello Stato per migliorarlo. Noi vogliamo che quei cartelli possano essere superati e si possa dire finalmente che questo è un Paese per giovani e un Paese dei giovani. (Applausi) . DE PETRIS (Misto-LeU) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DE PETRIS (Misto-LeU) . Signor Presidente, colleghi, penso che non dobbiamo trasformare la discussione sulla modifica dell'elettorato attivo, e quindi dell'articolo 58 della Costituzione, in un dibattito e in una disfida tra le generazioni. Lo dico con molta pacatezza. Credo, però, che non possiamo utilizzare la retorica dei giovani, che meriterebbero un'attenzione complessiva sulle grandi questioni che coinvolgono una generazione che rischia sempre di più di non avere un futuro - sono i problemi più urgenti dei giovani - in una disfida tra generazioni. Lo dico perché stiamo discutendo, appunto, una modifica costituzionale che riguarda in generale l'assetto della nostra Costituzione. Vorrei ritornare, sempre con molta calma e pacatezza, sull'emendamento del relatore che elimina la parte della parificazione alla Camera dei deputati dell'elettorato passivo e che ha un senso, almeno per quanto ci riguarda, molto chiaro. È questo il punto: siamo in un bicameralismo paritario. Ognuno fa parte della propria storia e comprendo la collega Garavini che sosteneva la riforma Renzi. Io ho fatto esattamente il contrario: ho fatto una battaglia in quest'Aula contro quella riforma, che di fatto riduceva il Senato a nulla, perché penso che il bicameralismo paritario aveva un senso non solo quando i Padri e le Madri Costituenti lo hanno discusso, anche molto a lungo, e alla fine hanno scelto in quel modo, ma ha un senso anche oggi. È indebolito. Certo che è indebolito, ma allora andiamo alla radice del problema. È quello che a parole oggi ho sentito molti colleghi sostenere, ma puntualmente e regolarmente è una questione che non viene affrontata, quando bisognerebbe farlo, adoperandoci tutti per una modifica costituzionale. Parlo del fatto che i due rami del Parlamento, sia la Camera che il Senato, e quindi i singoli parlamentari, hanno perso in questi anni sempre più la possibilità di esprimere fino in fondo, se non raramente, il proprio mandato, per la malattia che sta producendo un indebolimento sempre più forte del ruolo del Parlamento e quindi della Repubblica parlamentare, che è rappresentata dalla decretazione d'urgenza e dalle fiducie. Questo è il punto su cui davvero dovremmo aprire una sessione di discussione vera per arrivare - questa volta sì - ad una riforma e ad una modifica congiunta che forse avrebbe anche maggioranze un po' più ampie. Il punto è questo. Io non ci sto a equiparare totalmente, in modo surrettizio, soprattutto nel meccanismo dell'elettorato passivo, Camera e Senato, perché penso sia importante per la nostra Repubblica parlamentare, anche per come si è arrivati ed approdati a questa scelta, mantenere il bicameralismo paritario. Il problema vero che dobbiamo affrontare, se a votare i provvedimenti sono a turno una volta la Camera e una volta il Senato, è questo. È questo che ci indebolisce. Ci siamo lamentati del fatto che sono arrivati decreti-legge che in tre-quattro giorni abbiamo dovuto esitare con la fiducia; così come si lamenta la Camera del fatto che arrivano decreti-legge come - ad esempio - l'ultimo sulle semplificazioni l'ultima settimana utile. Questo è il punto vero che dovremmo - evidentemente non soltanto in queste occasioni o a parole - denunciare e dovremmo capire che l'indebolimento del Parlamento da questo è passato. C'è poi un altro elemento. Non pensiate che con il taglio lineare del numero dei parlamentari si troverà la soluzione per la selezione della classe dirigente e che immediatamente, incidendo sulla quantità, questo produca di per sé più qualità. Anche qui dobbiamo avere il coraggio di dirci che da molto tempo la questione della selezione, di come vengono formate le liste e dei meccanismi elettorali delle liste bloccate ha prodotto negli ultimi anni un problema di qualità e, quindi, anche di autonomia e indipendenza dei singoli parlamentari, e quindi di libertà del mandato. Queste sono le radici vere del malessere, dei problemi che abbiamo per la nostra democrazia parlamentare. Francamente, quanto ai piccoli interventi, non che io pensi che le riforme costituzionali non debbano essere fatte in modo puntuale, ma si deve assolutamente aver chiaro qual è la cornice, quali sono i problemi che - questi sì - sarebbe necessario ed urgente affrontare. Il problema dell'indebolimento del Parlamento non è di una maggioranza: io sono stata alla maggioranza e all'opposizione e posso dire che abbiamo avuto tutti il problema - nessuno è esente dal peccato - di utilizzare continuamente la decretazione d'urgenza e sempre più frequentemente la fiducia. Come vedete, quindi, questo è diventato il modus operandi del Parlamento ed è in contraddizione profonda con la democrazia parlamentare, con una Repubblica parlamentare quale è la nostra. Voteremo a favore di questo emendamento perché siamo assolutamente contrari al fatto che si arrivi ad una parificazione totale tra Camera e Senato. È evidente infatti, che, quando sarà tutto uguale (l'elettorato attivo e l'elettorato passivo), tutti si chiederanno il motivo per cui dovrebbero rimanere due Camere e questo francamente, per quanto ci riguarda, non è accettabile e non ci trova d'accordo. La presentazione di questo emendamento e il fatto che in Commissione si era fatto un altro tipo di discussione la dicono lunga sul fatto che - ahimè, e questa è anche un'autocritica che riguarda un po' tutti - quando si mette mano anche a riforme e a interventi piccoli sulla Costituzione, bisogna essere molto cauti e soprattutto non farsi influenzare. Vorrei ricordare che anche la questione del voto ai diciottenni era stata accompagnata - ricorderete che si parlava del voto a sedici anni per le amministrative - da una campagna che la riguardava. Credo che bisogna essere sempre molto cauti, perché stiamo toccando le regole e non possiamo essere troppo influenzati dalle campagne che nascono e poi si spengono e molto spesso inducono a fare delle riforme non adeguate alla necessità della nostra democrazia. Voteremo, quindi, a favore di questo emendamento, che produrrà l'effetto di allargare comunque la platea - quindi i diciottenni voteranno per il Senato - ma per favore non utilizziamo le retoriche giovaniliste. Piuttosto, abbiamo la necessità di mettere a fuoco seriamente - sarebbe molto importante anche una sessione del Parlamento per discuterne davvero fino in fondo - i problemi veri che dovremo affrontare. Riguardo alla selezione della classe dirigente - torno a ripeterlo - abbiamo un problema di legge elettorale; siamo di fronte alla criminalizzazione dei partiti che selezionavano i loro candidati in Parlamento. Le cose sono andate diversamente, ma oggi credo che dovremo riflettere fino in fondo su questo e forse rivedere alcuni meccanismi. Soprattutto, ridare forza al Parlamento, per quanto ci riguarda, significa in primis affrontare senza più indugio quello che consideriamo un male, ovvero l'abuso della decretazione d'urgenza e il conseguente ricorso alla fiducia. (Applausi). PINOTTI (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PINOTTI (PD) . Signor Presidente, colleghi, oggi concludiamo la prima tappa del percorso di una riforma costituzionale apparentemente piccola, ma assolutamente non marginale. Una famosa citazione di Benedetto Croce dice con ironia che i giovani hanno un solo dovere, quello di invecchiare il più presto possibile. Con questo emendamento costituzionale, ai giovani, ai ragazzi e alle ragazze fra i diciotto e i venticinque anni, attribuiamo un nuovo dovere, che è ovviamente, in primo luogo, un nuovo diritto: quello di votare anche per il Senato. Le ragioni di questa scelta sono diverse e sostengo siano condivisibili. Intanto, c'è l'esigenza di ridurre il più possibile il rischio di orientamenti politici diversi fra i due rami del Parlamento, che si è fatta più forte all'indomani dell'esito del referendum del dicembre 2016, il quale avrebbe modificato radicalmente il nostro sistema istituzionale. Se n'è fatto carico per primo, limpidamente, come di consueto, il Presidente della Repubblica; nello stesso senso si è pronunciata la Corte costituzionale, esprimendo il monito che le leggi elettorali di Camera e Senato, pur potendo essere diverse - considerando che l'elezione del Senato deve avvenire su base regionale - siano costruite in modo da non ostacolare la formazione di maggioranze parlamentari omogenee tra le due Camere. Il monito della Corte è stato seguito - devo dire - dal Parlamento, perché la legge elettorale attuale, sul cui merito ci sono, come sapete, giudizi diversi, che si stanno confrontando in Commissione affari costituzionali alla Camera, ha però cercato di ridurre al minimo le differenze tra Camera e Senato. Nonostante questo, come sappiamo, anche nell'attuale legislatura gli schieramenti politici non hanno una rappresentanza omogenea tra Camera e Senato, circostanza che costituisce un'anomalia nel funzionamento di un sistema parlamentare e di un bicameralismo paritario. Per questo, d'accordo con molti, credo che l'indicazione della Corte costituzionale, così come le riflessioni del capo dello Stato, non debbano essere limitate al sistema elettorale, ma si possano e si debbano estendere anche ad altre componenti dell'assetto istituzionale, comprese le norme costituzionali. Su questo dobbiamo evitare pregiudizi. Sappiamo tutti che, quando la Costituzione è entrata in vigore, la diversità di elettorato fra Camera e Senato era più ridotta, essendo di soli quattro anni. Tale differenza si è accentuata nel 1975, quando, con la riforma del diritto di famiglia, quindi con legge ordinaria, la maggiore età è stata anticipata a diciotto anni. Oggi i sette anni di differenza dell'elettorato attivo significano - lo hanno ricordato anche molti colleghi - una differenza di oltre 3,7 milioni di aventi diritto al voto tra le due Camere. Si tratta di una differenza significativa, che non ha più ragion d'essere. Vorrei dire anche qualcosa sul metodo del percorso che abbiamo intrapreso. Quella che compie oggi il suo primo passo è una riforma puntuale della Costituzione, che interviene solo su un singolo aspetto. La storia delle riforme costituzionali nel nostro Paese è lunga e travagliata e, nel corso di oltre quarant'anni, ha prodotto tanti convegni, numerose Commissioni, molti progetti e tanto lavoro parlamentare, e ha visto anche diverse riforme realizzate. I progetti più ambiziosi approvati dal Parlamento sono stati invece respinti dal corpo elettorale. È successo, come sappiamo, nel 2006, con la riforma approvata da una maggioranza di centrodestra, e poi nel 2016, con la riforma approvata da una maggioranza di segno opposto, di centrosinistra. Dopo quell'esperienza, il Parlamento ha intrapreso una strada diversa, che è quella di riforme specifiche e puntuali: così è la riduzione del numero dei parlamentari, su cui gli elettori saranno chiamati a esprimersi tra pochi giorni; così è la riforma che votiamo oggi e così sono altre iniziative che stanno seguendo i loro iter alla Camera dei deputati e al Senato. Certo, sono riforme puntuali, ma non casuali, in quanto stanno dentro un progetto organico. Ovviamente si può essere d'accordo o meno sul merito di queste riforme (sia su quelle complessive e organiche, sia su quelle puntuali e specifiche). Quello che non mi sembra corretto è l'atteggiamento di chi, ai tempi, criticava le riforme organiche (perché lo erano troppo e quindi non avrebbero consentito scelte diverse su diversi aspetti della riforma) e oggi invece critica le riforme puntuali in quanto tali, perché non forniscono una risposta di sistema a un'esigenza di riforma. Questo non mi sembra, oggettivamente, un atteggiamento costruttivo. Ho sentito molti colleghi (peraltro mi attengo al merito del provvedimento, mentre qui in Aula abbiamo sentito parlare anche di molte altre cose che sono oggi oggetto della discussione politica, ma che non attengono a ciò di cui stiamo discutendo) dire di essere contrari a riforme a pezzetti e di non volere riforme particolari. Dobbiamo però trovare un accordo, perché non è possibile sentir usare dalle stesse parti politiche argomenti uguali e contrari a seconda che la riforma sia complessiva o puntuale. (Applausi) . Questo diventa qualcosa di poco comprensibile. La scelta di oggi ha un grande rilievo istituzionale, perché è a favore della centralità del sistema parlamentare, e dissento profondamente da molti colleghi che hanno detto che va contro il Parlamento, che infatti, per essere centrale, deve funzionare bene e, per farlo, deve ridurre al minimo il rischio di differenze nella composizione politica dei suoi due rami. La scelta di oggi ha un rilievo che trova fondamento nel tessuto del nostro Paese, anche in quello demografico. Sappiamo quale intensità raggiunga in Italia il fenomeno dell'invecchiamento della popolazione, che purtroppo accomuna gran parte del mondo occidentale. È una tendenza che si deve contrastare, in primo luogo, con interventi a favore della crescita demografica, degli asili e dei servizi, nonché con una maggiore parità di genere e un'articolazione più moderna dei tempi di lavoro. Che c'entra, quindi, la riforma di oggi? Ci permette di operare, intanto, un riequilibrio istituzionale, come piccolo contrappeso al rischio di sbilanciare eccessivamente la rappresentatività delle nostre istituzioni. Con la scelta di oggi si rafforzano il ruolo e il peso di quella parte della popolazione - i cittadini più giovani - che certo potrà anche essere meno esperta (si tratta di cittadini con meno anni), ma che, per definizione, ha lo sguardo rivolto al futuro e non è portatrice di interessi consolidati e contingenti, ma ci consente di vedere dove, per limiti anagrafici, spesso non riusciamo a vedere. Con il voto di oggi cerchiamo di aprire una finestra verso il futuro. Non so se avesse ragione il grande giurista Hans Kelsen, quando diceva che l'età, per esercitare il diritto di voto, dev'essere la più bassa possibile. Di certo, con la riforma di oggi avviamo il percorso per superare una differenza di elettorato ormai priva di giustificazione, che non ha analogie nelle democrazie contemporanee. Ho ascoltato con attenzione i colleghi, soprattutto quelli di opposizione, ma non solo, perché sono stata sorpresa anche da alcuni interventi di senatori della maggioranza. Ho ascoltato anche gli interventi svolti durante la discussione della questione pregiudiziale e di quella sospensiva e francamente non ho condiviso il nucleo centrale delle motivazioni addotte. Perché non si può votare la modifica del requisito anagrafico dell'elettorato attivo prima dell'esito del referendum ? Qual è il nesso logico che impedisce di modificare la composizione del corpo elettorale in relazione alla modifica del numero degli eletti? (Applausi). Ricordo che il 31 luglio del 2019 la Camera approvò l'equiparazione dell'età dell'elettorato attivo del Senato a quello della Camera, cioè il diritto di voto dai diciotto anni di età, con 487 voti favorevoli, cinque contrari e sette astenuti, una maggioranza larghissima. Francamente, oggi sentendo gli interventi di molti colleghi che fanno parte di quei partiti che alla Camera hanno votato in questo modo, mi sono stupita di quel risultato. Cosa è successo nel frattempo? Il testo, con la soppressione della parte che equiparava anche l'elettorato passivo, torna a essere quello votato da quel 98 per cento dei parlamentari della Camera e mi auguro, nonostante abbia sentito molti dissensi che parlavano d'altro e non del merito del provvedimento, che anche in questo caso possa esserci un'ampia convergenza. Ovviamente dichiaro il voto favorevole del Partito Democratico. (Applausi). VITALI (FIBP-UDC) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. VITALI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, signori rappresentanti del Governo, colleghi, ringrazio il mio Gruppo e la presidente Bernini per avermi dato la possibilità di fare la dichiarazione di voto su questo provvedimento, perché mi rende possibile esplicitare alcuni argomenti sostenuti all'interno della Commissione affari costituzionali, dove ho manifestato da subito le perplessità mie e del mio Gruppo su questa norma che, in buona sostanza, vuole identificare il Senato alla Camera dei deputati e, con l'emendamento del quale è stato chiesto il ritiro in questa discussione, abbassando anche il limite d'età per l'elettorato passivo. Questa mini riforma costituzionale non ci convince nel metodo e nel merito. Non ci convince nel metodo, signori, perché, quando si mette mano alla Costituzione, non lo si può fare a spizzichi e bocconi: bisogna avere un quadro sistematico e complessivo di riforma che possa rendere praticabili e funzionali le istituzioni che si vogliono modificare, e questo non è il caso. Ve lo abbiamo detto in Commissione e anche in occasione della discussione in Commissione e in Aula della riforma sul taglio dei parlamentari, sulla quale in prima lettura abbiamo votato a favore, perché non si può non essere d'accordo con la riduzione del numero dei parlamentari. All'epoca abbiamo dato un voto favorevole in prima lettura, perché vi abbiamo messo alla prova e volevamo verificare se c'era veramente una volontà riformatrice o se, invece, era soltanto uno slogan e un totem da concedere a folle di elettori e sostenitori. Ci avete dimostrato esattamente questo. Allora, non si può intervenire in maniera chirurgica in un contesto generale, perché, se i nostri Padri costituenti hanno stabilito modalità di rappresentanza e di voto dei rappresentanti della Camera e del Senato, evidentemente c'era qualche motivo. Dobbiamo fare anche un'autocritica: non riusciamo a fare una riforma costituzionale, perché sia quella del 2006 sia quella di Renzi sono state bocciate dall'elettorato. Benissimo, allora affermiamo e dichiariamo la nostra incapacità di trovare una soluzione che rendesse praticabile una riforma costituzionale. (Applausi). Abbiamo tentato con una Commissione bicamerale, mettendoci dentro i più autorevoli esponenti (mi riferisco a quella presieduta dal presidente D'Alema, di cui facevano parte il presidente Berlusconi e il presidente Fini), ma non ci siamo riusciti. Abbiamo tentato, noi di centrodestra, la riforma nel 2006, ma non ci siamo riusciti; neanche l'ex presidente del Consiglio Renzi ci è riuscito. Allora, c'è una strada maestra per fare le riforme costituzionali, visto che questo è un Parlamento litigioso, che non riesce a trovare la sintesi delle esigenze di modernizzazione del Paese: si faccia un'Assemblea costituente. È questo l'unico metodo per cambiare in maniera strutturale e organica la nostra Costituzione. (Applausi) . Vedete, andando ad esaminare le percentuali di affluenza al voto in occasione dell'elezione della prima Assemblea costituente, forse non crederemmo ai nostri occhi: più del 90 per cento dei cittadini italiani partecipò a quel voto, perché aveva capito che erano in gioco il futuro del Paese e la tutela dei diritti fondamentali. Se invece consideriamo le ultime elezioni e quelle che ci saranno nei prossimi giorni, queste percentuali ce le possiamo assolutamente dimenticare. Pertanto, per quanto riguarda il metodo, abbiamo sbagliato. Ha sbagliato il centrodestra, ha sbagliato il centrosinistra, ha sbagliato la Commissione bicamerale: diamo la parola al popolo sovrano. Mi rivolgo soprattutto agli amici e colleghi del MoVimento 5 Stelle, che vogliono fare della democrazia partecipativa un loro cavallo di battaglia: diamo la parola ai cittadini italiani, che sono molto più avanti di quanto possiamo pensare. Onestamente non ho incontrato in campagna elettorale masse di giovani che mi hanno chiesto di votare per il Senato. Ho incontrato giovani che mi hanno chiesto quali fossero le loro prospettive future e se avrebbero mai potuto accedere a un posto di lavoro o maturare la pensione. (Applausi) . Questa è la vera battaglia sociale, la differenziazione tra le vecchie e le nuove generazioni: non soltanto le nuove generazioni avranno difficoltà a collocarsi nel mondo del lavoro, ma sicuramente non potranno raggiungere la pensione. Questi sono i problemi che si devono affrontare e che devono impegnare il Parlamento e soprattutto il Governo. Queste sono le risposte che chiedono i giovani, non di votare per il Senato. (Applausi) . Se oggi stessimo facendo una discussione per aprire la possibilità di voto ai cittadini diciottenni che fino a quel momento non l'avessero avuta, allora ci sarebbe stata una giustificazione, ma oggi i diciottenni possono votate tranquillamente per i rappresentanti della Camera, che è un organo legislativo. Come diceva il collega Caliendo, anche noi siamo stati diciottenni e ventenni e abbiamo votato per una Camera soltanto. Onestamente, non mi sono mai sentito sminuito nelle mie funzioni, nelle mie prerogative e nell'esercizio del diritto di voto. Voglio anche rispondere alla collega Pinotti, che si lamenta delle differenti posizioni all'interno dello stesso Gruppo parlamentare, tra Camera e Senato: questo è il bello della democrazia e il significato di avere due Camere, proprio perché ci sono una libertà, un pensiero e una maturazione diversi. L'abbiamo detto anche in occasione del taglio dei parlamentari, quando la Camera, in maniera populista e unitaria, ha votato per il taglio; noi, pur avendo ravvisato il voto dei nostri colleghi di Gruppo alla Camera, la prima volta abbiamo votato a favore, come segno di apertura e di fiducia, mentre la seconda volta abbiamo votato differentemente, perché abbiamo visto che questa nostra disponibilità non era stata percepita né consentita. È allora un problema di metodo e di merito. Infatti, approvare questa riforma sarebbe stato più facile; forse il voto favorevole sarebbe andato anche incontro alle aspettative dei cittadini in questo momento, nel quale la politica è vista come il male assoluto. Sarebbe stato meglio sopprimere una delle due Camere, perché, dando la possibilità ai diciottenni di votare per il Senato, si creano due elettorati e due rappresentanze identici e viene meno lo spirito dei Padri costituenti, che nella differenziazione dell'elettorato attivo e passivo tra Camera e Senato hanno voluto coniugare le migliori esperienze, tutte, per non creare discriminazione. Ma le migliori esperienze! A venticinque anni (poi c'è stato quell'emendamento che riduce il danno) i migliori giovani sono appena laureati: cosa volete che facciano all'interno delle istituzioni? Hanno bisogno di crearsi un posto di lavoro e non di perdere tempo nelle istituzioni, perdendo la possibilità di collegarsi con il mondo del lavoro. (Applausi) . Questa è la valutazione che dovete e che si deve fare. Alla fine di tutto questo, qual è il voto che esprime il mio Gruppo? Non è un voto contrario, e non lo è per il meccanismo perverso del Regolamento del Senato. Credo che ci sia una Giunta per il Regolamento e forse sono la persona meno indicata, ma questa sarebbe una delle occasioni per convocarla, per dipanare questa contraddizione. Pertanto, pur essendo fermamente contrari a questa norma e a questa riforma, ci asterremo, per la politica della riduzione del danno. Cioè siamo contrari, ma se votassimo contro rischieremmo di non far approvare questo emendamento, il che aggraverebbe ancora di più la situazione. Pertanto, ci auguriamo che nel tempo necessario alla terza e alla quarta lettura ci siano un ripensamento, una presa di coscienza e l'affermazione di un principio: là dove i rappresentanti democratici non riescono a trovare una sintesi, la parola torni agli elettori; sia l'Assemblea costituente la strada maestra per cambiare la nostra Costituzione, che, nonostante i tanti anni, ancora rappresenta un baluardo di libertà e di democrazia nel nostro Paese. (Applausi) . GRASSI (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GRASSI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, oggi avete ascoltato la mia voce già due volte, questa è la terza, e credo sia arrivato il momento di dedicare il mio intervento unicamente ai giovani, perché considerazioni legate al ruolo delle istituzioni sono state già da me ampiamente svolte. Il provvedimento in esame ha per oggetto i giovani ed è giusto che ora siano messi loro al centro della nostra attenzione. La collega Pinotti ha toccato un tema che condivido: questo Paese sta invecchiando, sta progressivamente diventando sempre più vecchio e perdere i giovani, non avere giovani, non avere territori dove sono presenti i giovani significa precludere ogni possibilità di rilancio. A monte ci dovremmo interrogare in modo assai più attento sul perché tutto questo stia capitando, perché gli italiani stiano diventando vecchi, anziani, e perché stia venendo a mancare in questo Paese quella spinta propulsiva che solo i giovani, con il loro entusiasmo, la loro freschezza e la loro fame di vita (come disse Steve Jobs) sono in grado di portare. Ma tant'è: dobbiamo prendere atto della situazione demografica ed allora dare il voto ai diciottenni è un modo di riequilibrare questo scompenso. Per carità, è una goccia nel mare, perché dare loro il voto senza che poi possano avere gli strumenti operativi per trarne le conseguenze è un'opera a metà. Quello del « no taxation without representation » è un modello fondamentale di ogni democrazia, di cui questa frase è la pietra angolare. Diamo ai giovani la representation, ma non li mettiamo nelle condizioni di pagare le tasse, perché non hanno un lavoro. Tuttavia l'ottimo è nemico del meglio e da qualche parte dobbiamo cominciare. Inoltre la Lega, che guarda con tanto entusiasmo ai giovani, fermamente convinta che il futuro del Paese stia nelle più giovani generazioni, avrebbe voluto anche, così come ottenuto in Commissione, che venisse abbassata l'età dei candidati. Questo risultato era stato conseguito in Commissione, quindi, da questo punto di vista, la nostra apertura ai giovani è ampia e incondizionata, volta proprio a recepire quell'istanza sociale. Tuttavia è stato presentato per l'Assemblea un altro emendamento, che non condividiamo, perché vanifica quell'ampia apertura che i giovani oggi meriterebbero. Rimaniamo favorevoli - sia chiaro - all'idea che i diciottenni possano votare per il Senato, come ho detto con evidente chiarezza, ma oggi non possiamo sostenere questo provvedimento per come arriva in Aula, nella parte in cui priva i giovani della possibilità di essere eletti al Senato. Per tali ragioni sul punto, pur condividendo l'obiettivo principale di aprire ai giovani la votazione per il Senato, dichiaro che la Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione si asterrà dalla votazione del provvedimento qui in Senato. (Applausi) . MAIORINO (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MAIORINO (M5S) . Signor Presidente, colleghe e colleghi, il disegno di legge costituzionale che ci apprestiamo a votare, com'è bene ricordare, prevede l'abbassamento dell'età per votare al Senato dai venticinque ai diciotto anni. Lo specifico perché in quest'Aula si è sentito parlare di moltissime cose, ma in realtà è solo ed unicamente di questo che si sta parlando. L'approvazione di questa piccola, ma importante modifica rappresenta la tappa di un percorso di riforme costituzionali minime e puntuali che stiamo portando avanti per la modernizzazione del nostro Paese. Intanto partiamo da un dato piuttosto significativo. L'Italia è forse l'unica tra le democrazie avanzate in cui i cittadini devono attendere i venticinque anni per poter godere del pieno diritto di voto. In tutte le altre si vota a diciott'anni, in rarissime eccezioni a ventuno. Con questo provvedimento dunque equipariamo l'età per esercitare il diritto di voto al Senato a quello della Camera, superando l'estromissione di fatto di una gran fetta di cittadini da una parte importante della vita politica, come l'elezione di noi senatrici e senatori. Rimuoviamo così una disparità sempre più anacronistica e ingiustificata, un'esclusione (concetto, quest'ultimo, che - attenzione - è sempre negativo, ancor più quando si tratta dell'esclusione da un diritto, che dovrebbe essere estremamente fondata e avere motivazioni estremamente valide e universalmente riconoscibili, che invece, in questo caso, sembrano legate ad alchimie e geometrie politiche, più che fondate nel merito). Questa esclusione, a nostro parere, determina anche un impatto numerico elevato. Alle scorse elezioni politiche del 2018 gli aventi diritto di voto alla Camera sono stati quasi 51 milioni, gli aventi diritto al Senato invece 46,5 milioni. Sono però più di trent'anni che si parla di abbassare la soglia dell'età del diritto di voto per il Senato e chi conosce la materia sa benissimo che se ne parlava già dall'inizio degli anni Ottanta con la commissione Bozzi e che il tema ha attraversato praticamente tutte le legislature, sempre arenandosi. Ecco perché è stato ed è importante approvare oggi il testo così com'era stato licenziato dalla Camera, senza ulteriori modifiche che avrebbero comportato il procrastinare dell' iter del provvedimento. È alto infatti il rischio - e le parole che abbiamo ascoltato in quest'Aula oggi ne confermano l'esistenza - che ancora una volta, come accaduto in precedenza, si finisca per lasciare quasi 5 milioni di italiani privi della possibilità di scegliere i propri rappresentanti al Senato, esclusi ancora una volta da un diritto. Spiace che qualcuno, mi riferisco in particolare al senatore La Russa, abbia voluto definire l'estensione del diritto di voto al Senato ai diciottenni come demagogia. I discorsi ascoltati oggi testimoniano il fatto che, se avessimo ritardato, molto probabilmente la riforma si sarebbe arenata. Se, da una parte, c'è la necessità di approvarla così per portarla in porto, dall'altra c'è anche un'altra ragione per cui responsabilmente abbiamo ritenuto opportuno invece soprassedere per il momento sulla riforma dell'elettorato passivo. Il MoVimento 5 Stelle ha sempre sostenuto che le riforme costituzionali debbano essere puntuali, comprensibili e condivise. Riteniamo dunque che l'abbassamento anche dell'elettorato passivo, per le profonde implicazioni che comporta sull'istituzione, meriti un momento di riflessione, di dibattito e di approfondimento maggiore, all'interno e all'esterno di queste Aule. Per questo motivo, tenendo fede al grande rispetto che abbiamo verso la Costituzione e al rapporto di lealtà con i cittadini che ci contraddistingue, in questo momento abbiamo preferito soprassedere. Quello che è certo, però, è che invece i cittadini più giovani non hanno meno diritto degli altri ad esprimersi e a decidere sul proprio futuro. Anzi, semmai è vero il contrario: i nostri giovani hanno forse più diritto di altri meno giovani a decidere sul futuro, perché, per definizione, di questo si sta parlando e il futuro appartiene ai giovani. Vi confesso di trovare emozionante votare il provvedimento in esame proprio oggi, a pochi giorni dalla riapertura delle scuole, dopo mesi delicatissimi, in cui i nostri giovani hanno dimostrato una grande maturità e una grande responsabilità, forse più di taluni adulti. Voteremo proprio pensando a loro, a quel mezzo milione di studentesse e di studenti che hanno affrontato un esame di maturità davvero unico nel suo genere, e l'hanno fatto senza un incidente e senza un imprevisto. È a loro, dunque, che dedico questo nostro voto odierno (Applausi) , a questi nostri cittadini, che finalmente saranno titolati ad esprimersi sull'intera architettura istituzionale, attraverso il supremo strumento democratico del voto. È la scuola l'istituzione cardine dello Stato democratico, lo strumento più potente che la società si è data per formare cittadini liberi, quegli stessi cittadini a cui oggi, con questo voto, una volta raggiunta la maggiore età, estendiamo finalmente il diritto di partecipazione piena e di scelta, ossia di libertà. L'estensione del voto per il Senato significa infatti più partecipazione, non con i discorsi e con le belle parole, ma nei fatti. Colleghi, lasciatemi concludere ricordando che, a breve, si terrà in Italia un'importante tornata elettorale in molte Regioni e in tutta Italia si voterà il referendum per la riduzione del numero dei parlamentari. Sono votazioni a cui appunto parteciperanno - a queste sì - anche gli italiani tra i diciotto e i ventiquattro anni. È proprio a questi nostri giovani concittadini che dico: informatevi, partecipate ai dibattiti, fate sentire la vostra voce e, comunque la pensiate, andate a votare. Riponiamo una grande fiducia in voi, lo stiamo dimostrando appunto con il provvedimento oggi al nostro esame e presto potrete esercitare il vostro diritto di voto anche per l'elezione del Senato: avrete dunque uno strumento in più per far sentire la vostra voce. Per questi motivi, dichiaro il voto favorevole del Gruppo MoVimento 5 Stelle. (Applausi) . FATTORI (Misto) . Domando di parlare per dichiarazione di voto in dissenso dal mio Gruppo. PRESIDENTE. Ne prendo atto e le do la parola. FATTORI (Misto) . Signor Presidente, ho chiesto di intervenire in dissenso a nome mio e del collega senatore De Falco. Faccio presente che ci apprestiamo a votare per un referendum che riduce il numero dei parlamentari, perché - almeno così si dice, sebbene se ne parli molto poco, perché non c'è la possibilità di dibattere - esistono altre assemblee legislative, delle Regioni e dell'Unione europea, e quindi il Parlamento ha minore importanza e ci vogliono dunque meno senatori e meno deputati. Soprattutto questo Parlamento è ormai relegato a votare la questione di fiducia sui decreti-legge emanati dal Governo. Quindi, in qualche modo abbiamo creato e andremo a ratificare o meno un Parlamento più snello e un Governo più forte. Con una retorica giovanilista diciamo però che la grande innovazione è quella di far votare i diciottenni per i quarantenni del Senato. Questa è una grande contraddizione, è una modalità populista di raccogliere i voti dei giovani, quando in realtà quello che si vuole è avere un elettorato più ampio, perché la partecipazione alle elezioni nazionali è sempre più bassa. I giovani non hanno bisogno di andare a votare per i senatori quarantenni; hanno bisogno di una scuola inclusiva e di far ascoltare la propria voce con proposte, magari con iniziative come il "Parlamento dei giovani", come accade in altri Paesi. Noi qua i giovani li vediamo molto poco, non facciamo più audizioni e non ascoltiamo più le persone. Questa compulsività nel voler cambiare la Costituzione come scusa per la partecipazione, che attraversa un po' tutte le legislature e va a comporre un disegno di accentramento del potere nelle mani di un Governo, di un Parlamento europeo e di istituzioni europee più forti, è appunto solo una metafora populista e riflette la voglia di consolidare poteri che altrimenti si perderebbero. Ora, io e il mio collega De Falco avremmo voluto votare per non cambiare la Costituzione. Sono contraria a questa compulsività di perdere tempo qua dentro a cambiare la Costituzione, quando ancora non sappiamo bene come aprono le scuole e quando ancora non abbiamo dato una risposta sul lavoro, sull'inclusione, sulla disabilità e agli studenti. Ancora dobbiamo perdere tempo a cambiare la Costituzione! Alla senatrice Pinotti, che ha parlato di aderire alla volontà dei propri partiti di cambiare la Costituzione, dico che la Costituzione è dei cittadini e dei parlamentari senza vincolo di mandato. Qua dentro si deve discutere con i rappresentanti del popolo e non con i rappresentanti dei partiti su come si vuole trasformare quest'Assemblea. Quindi, non avendo un tasto con cui poter dire che non vogliamo cambiare la Costituzione, ci asterremo da questa modalità di voto, che non condividiamo. (Applausi) . PRESIDENTE . Ritengo che il relatore, avendolo firmato, sia favorevole al proprio emendamento. Invito il rappresentante del Governo a pronunziarsi sull'emendamento 1.101 (testo 2). MALPEZZI, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri . Signor Presidente, il Governo si rimette all'Assemblea. PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.101 (testo 2), presentato dal relatore. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Risultano pertanto preclusi tutti i restanti emendamenti. Il Senato dunque approva il provvedimento in prima deliberazione. I disegni di legge costituzionale nn. 307, 1022 e 1116 sono assorbiti. Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno TARICCO (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. TARICCO (PD) . Signor Presidente, intervengo per sollecitare quanto segnalato con l'interrogazione 3-01759 , con la quale ho sottoposto al Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali la necessità di provvedere a saldare celermente i crediti dei consorzi assicurativi relativi alla zootecnia. Su questo tema abbiamo ancora pagamenti che risalgono al 2015, per i quali è stato saldato poco più di un quinto o un sesto di quanto dovuto, e poi ci sono il 2016 e tutti gli altri anni a seguire. Il Ministro aveva risposto all'interrogazione all'inizio di luglio, dando rassicurazioni sul pagamento. Purtroppo, ad oggi, non è successo nulla e il rischio che stiamo correndo - grossissimo - è, da una parte, un grosso indebitamento da parte dei consorzi stessi, che sono totalmente affidati alle banche da anni, perché i pagamenti non arrivano, e, dall'altra parte, la mancata erogazione, da parte dei consorzi stessi, delle risorse agli operatori agricoli che avrebbero titolo e diritto di avere quelle provvidenze. La conseguenza è che moltissimi che fino ad oggi si sono assicurati con i consorzi sulla parte zootecnica stanno smettendo di farlo, perché devono percepire ancora i pagamenti relativi al 2015. Ci permettiamo di sollecitare fortemente una risposta su questo aspetto, perché, oltre ad essere un tema di sicurezza sanitaria, riguarda il futuro dell'assicurazione in agricoltura, a partire dal comparto zootecnico richiamato. (Applausi) . PRESIDENTE. Senatore Taricco, al di là della sua collocazione, anche l'argomento ricordava il termine "appollaiato". BOSSI Simone (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BOSSI Simone (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, non voglio stare appollaiato, perché penso che non si possa più tacere. Dalle mie parti abbiamo visto persone morire come mosche. Personalmente ho perso amici e abbiamo visto morire i nostri nonni senza nemmeno poterli abbracciare per l'ultima volta, perché questo è ciò che ha causato la pandemia nei nostri territori. È rimasto solo un grande vuoto di affetti, che mai più nessuno ci ridarà. Questo portiamo dentro io e migliaia di lombardi che oggi qui rappresento. Per mesi qualcuno si è dichiarato privo di colpe, scaricando tutta la responsabilità sulla regione Lombardia e sul sistema sanitario lombardo. A proposito, auguro a Rocco Casalino buona guarigione dopo l'operazione avvenuta al San Raffaele di Milano, in Lombardia. (Applausi) . Ve ne siete lavati le mani. Oggi, però, con la stessa acqua che avete usato, pregna di odio e di rancore, dovete sciacquarvi la bocca, perché le seguenti parole virgolettate sono comparse su tutti i giornali che abbiamo letto e che riportavano l'intervista del membro del comitato tecnico scientifico, direttore dell'Azienda regionale emergenza urgenza, Zoli: «Piano segreto? Sapevo tutto. Ma non potevo dirlo a Fontana». E ancora: «sul dossier del Piano segreto avevo firmato un patto di riservatezza»; e poi continua: «mai avrei potuto rivelare alla Lombardia la presenza di un documento su cui mi era stata imposta la riservatezza assoluta»; «il documento non l'ho mai né nominato, né consegnato». Sapete cosa conteneva quel documento? Metteva in evidenza i rischi dell'epidemia e quanto fossero ben noti agli addetti ai lavori. Era la certificazione che in quei giorni avremmo potuto salvare delle vite, se fosse stato tirato fuori e se si fosse intervenuti. Purtroppo così non è stato. (Applausi) . Si trattava di vite di cittadini italiani che avevamo e che avevate il dovere di tutelare. Ora voglio sapere da chi, perché e con quale scopo è stato scritto un patto di riservatezza, perché alla magistratura questo non interessa e perché nessuno interviene. (Applausi) . Rispondete a queste domande: vogliamo i nomi e i cognomi dei responsabili. Li vuole il popolo italiano e li dobbiamo ai nostri cari, ai miei e nostri amici, al popolo lombardo e alla sanità lombarda, che più di tutti ha pagato il conto in questa drammatica epidemia. (Applausi) . COLLINA (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Senatore Collina, il nostro accordo presumeva che ci fosse un intervento per Gruppo. Se dev'essere considerata una cosa eccezionale, le do volentieri la parola, senza che questo crei, ovviamente, il presupposto per il venir meno di quest'intesa e confidando nella sua sintesi. Ne ha facoltà. COLLINA (PD) . Signor Presidente, svolgo un intervento di fine seduta di altro tenore rispetto ai precedenti, ma credo che sia doveroso dal mio punto di vista, da faentino, perché domenica, al Gran Premio di Monza, tanti si sono accorti che esiste una scuderia italiana che si chiama AlphaTauri e ha sede a Faenza. Volevo sottolineare un fatto importante, perché è una storia, quella della scuderia Minardi, anche di un territorio. Lavorano lì 400 persone, più del 60 per cento delle quali, altamente qualificate, sono del territorio. Attorno alla Formula 1 si è sviluppata tutta una filiera di nuovi materiali, come quella della fibra di carbonio. È nato un distretto veramente importante. Quindi, la Formula 1 ha rappresentato un pezzo di storia per il nostro territorio, ma oggi, proprio per quella tradizione, anche i nuovi proprietari hanno lasciato Faenza e hanno investito tanti milioni nel nuovo stabilimento. È una realtà viva, lo volevo sottolineare. Ovviamente, nella mia Regione ci sono tante altre realtà importanti. Mi auguro che anche la Ferrari possa ritornare a vincere in futuro, ma ritengo che un fatto così significativo per lo sport italiano vada ricordato, da parte mia, anche in quest'Aula. PRESIDENTE . Senatore Collina, per fortuna l'ho fatta intervenire. Ho gioito anch'io, personalmente, di quella vittoria. Ho avuto l'opportunità di conoscere Minardi e devo dire che è un gran bel team . Atti e documenti, annunzio PRESIDENTE . Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Ordine del giorno per la seduta di giovedì 10 settembre 2020 PRESIDENTE . Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica domani, giovedì 10 settembre, alle ore 9,30, con il seguente ordine del giorno: ( Vedi ordine del giorno ) La seduta è tolta (ore 18,40) . Parere espresso dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge n. 1169 La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge in titolo, esprime, per quanto di competenza, parere non ostativo. Parere espresso dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge n. 1220 La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge in titolo esprime, per quanto di propria competenza, parere non ostativo. Parere espresso dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge n. 1221 La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno dì legge in titolo, esprime, per quanto di competenza, parere non ostativo. Parere espresso dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge n. 1763 La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge in titolo e acquisisti gli elementi informativi presentati dal Governo, secondo i quali: con riferimento all'articolo 3, comma l, lettera a) , si rappresenta che la nuova formulazione dell'articolo 17 del codice dell'ordinamento militare non reca innovazioni rispetto alle attività già espletate, a legislazione vigente, dai cappellani militari, potendo quindi trovare attuazione con le risorse umane e finanziarie già stanziate; relativamente all'articolo 3, comma 1, lettera c) , che inserisce nel codice dell'ordinamento militare il nuovo articolo 1533- bis , si rassicura circa l'invarianza di oneri per 1a finanza pubblica derivanti dalle modalità di esercizio in concreto dell'assistenza spirituale alle forze armate e si rappresenta che, già a legislazione vigente, l'attività di cura parrocchiale presuppone 1a disponibilità di alloggi di servizio; con riguardo all'articolo 3, comma 1, lettera e) , viene assicurata l'assenza di oneri connessi all'istituzione della figura dei cappellani coordinatori, trattandosi di un mero incarico di funzione, che non comporta alcuna modifica del trattamento economico; con riferimento all'articolo 3, comma 1, lettere ss) , vv) e zz) , viene fatto presente che le nuove forme di avanzamento di cui agli articoli 1608, 1611 e 1612 del codice dell'ordinamento militare sono funzionali alla riduzione degli oneri, attraverso la riduzione di alcune figure di vertice, l'allungamento dei tempi di accesso ai gradi più elevati e la revisione del trattamento economico; in merito al riassetto dell'organico, viene confermata la riduzione, a regime, a 162 unità, agendo sulle immissioni di personale della categoria iniziale (cappellani addetti) che potranno essere effettuate solo se le consistenze effettive lo permetteranno. Viene, altresì, ricordato che, secondo la relazione tecnica, a garanzia dell'invarianza finanziaria, il nuovo articolo 1577 del codice dell'ordinamento militare, come modificato dall'articolo 3), comma 1, lettera dd) , prevede tra le cause di cessazione dal servizio permanente dei cappellani militari, la facoltà di revoca della designazione da parte dell'autorità ecclesiastica, esprime, per quanto di competenza, parere non ostativo. Testo integrale della dichiarazione di voto della senatrice Garavini sul disegno di legge n. 1169 Presidente, onorevoli colleghi senatori, una criminalità sempre più transnazionale ci pone di fronte alla necessità di prevedere una legislazione internazionale adeguata. E la condivisione di conoscenze ed esperienze reciproche è la base per migliorare strumenti e prassi nella lotta contro il crimine. Con il testo che ci apprestiamo a ratificare, e per il quale esprimo il voto favorevole del gruppo Italia Viva-Psi, si aggiungee uno strumento giuridico organico per organizzare la cooperazione in materia di sicurezza. L'obiettivo naturale è promuovere, sviluppare e rafforzare la collaborazione di polizia per prevenire e contrastare la criminalità nelle sue varie forme e il terrorismo. Ne condividiamo l'approccio tecnico-operativo, perché mira a realizzare una cooperazione bilaterale di polizia efficiente ed efficace, in linea con i rispettivi ordinamenti giuridici ed obblighi internazionali. E lo fa mettendo in collaborazione per la parte italiana il Dipartimento della pubblica sicurezza del Ministero dell'interno e, per la parte argentina, il Ministero della sicurezza. E riteniamo utile che l'intesa insista sulla cooperazione di polizia in alcuni settori che riteniamo fondamentali. In particolare ci riferiamo: alla tratta di persone; al traffico illecito di armi, alla criminalità informatica e pedopornografia on line , ai reati finanziari come il riciclaggio e, naturalmente, al traffico illecito di stupefacenti. Condividiamo anche l'approccio organizzativo - con la collaborazione non solo tramite scambio di informazioni, ma anche di esperti e con la programmazione di corsi e attività addestrative per le forze di polizia. Tutte attività che potranno essere utili in maniera molto concreta Ad esempio per la ricerca di latitanti e di gruppi terroristici, per la localizzazione e il tracciamento di patrimoni di provenienza illecita. Ma anche per reprimere e perfino prevenire le infiltrazioni criminali nelle società che partecipano a procedure di appalto per lavori pubblici, individuando prima quelle sigle che possano risultare sospette. Risultati concreti del rafforzamento della cooperazione bilaterale in materia giudiziaria e di lotta ai reati tra Italia ed Argentina sono già stati possibili grazie al dialogo sempre più fitto tra i nostri due Paesi. Io stessa ho avuto modo di intervenire al primo seminario antimafia italo-argentino organizzato a Buenos Aires dal Parlamento argentino nel marzo del 2019. Un evento che ha posto le basi per una serie di altre iniziative e collaborazioni istituzionali. Penso ad esempio sempre nello stesso anno alla visita a Roma del ministro della Giustizia argentino, German Garavano, e la presenza a Buenos Aires nel mese di settembre anche dell'allora presidente dell'Autorità nazionale anticorruzione, Raffaele Cantone che ha dato l'avvio alla stesura di un memorandum di intesa tra i nostri due Paesi. L'Argentina ha quindi un'importanza straordinaria sullo scenario internazionale nel contrasto sia alle mafie che al narcotraffico. Ancor di più con il nostro Paese in virtù dei forti, stretti legami sociali, economici e commerciali. Oltre il 50 per cento della popolazione argentina è di discendenza italiana. Lo stesso ex-presidente Macri era di origine calabrese. Ecco che è fondamentale prevedere gli adeguati strumenti normativi. Per quanto riguarda il narcotraffico, oltre all'accordo siglato nel 2007 tra l'Agenzia delle Dogane italiane e il corrispondente organismo argentino (per tua info AFIP, Amministrazione degli Ingressi Pubblici), è ancora vigente un memorandum d'intesa nella lotta alla criminalità organizzata, ai traffici illeciti e al terrorismo, firmato a Buenos Aires nel 1999 tra il Ministero dell'Interno - Dipartimento della Pubblica Sicurezza e la Segreteria di Sicurezza del Ministero dell'Interno argentino. Che per la parte della cooperazione di polizia viene aggiornato e superato proprio dall'accordo che ratifichiamo oggi. La via decisiva per combattere la criminalità organizzata presuppone una collaborazione internazionale energica ed efficace. È positivo, quindi, che con questo accordo si regolamenti la cooperazione di polizia sia sotto il profilo strategico che operativo, consentendo di intensificare i rapporti tra gli omologhi organismi dei due Paesi preposti all'ordine e alla sicurezza pubblica. Ma proprio a questo proposito, in chiusura di intervento, non posso che accompagnare al nostro voto favorevole, un invito alle istituzioni argentine. È l'invito ad una maggiore trasparenza, ad esempio nella comunicazione dei dati sulla criminalità e quello a una sempre crescente collaborazione tra istituzioni nello scambio di informazioni e nella promozione di iniziative e progetti utili. Insistere sulla sicurezza è la strada giusta. Dichiarazione di voto della senatrice Garavini sul disegno di legge n. 1220 Presidente, onorevoli colleghi senatori, migliaia di giovani in tutto il mondo hanno infiammato le piazze negli scorsi mesi per i Fridays for Future . Abbiamo guardato ammirati - forse anche con un pizzico di nostalgia - la passione e la convinzione con la quale queste ragazze e questi ragazzi sono convinti di poter cambiare il mondo. Il mondo proprio nel senso letterale del termine, ossia il pianeta Terra. Ma la verità è che questi giovani ci stanno chiedendo di mantenere fede a un impegno. È l'impegno per l'ambiente. È l'impegno per il loro futuro. Un impegno del quale come istituzioni siamo chiamati a farci carico. Perché la sfida contro il cambiamento climatico è decisamente la più importante dei prossimi anni. Del resto, anche l'epidemia Covid e i possibili legami della diffusione del virus con l'inquinamento dell'aria hanno richiamato ancora una volta società e governi alla necessità di ridurre emissioni e gas nocivi. La ratifica sull'emendamento di Kigali va in questo senso. E per questo annuncio il voto favorevole del Gruppo Italia Viva-Psi. Il testo interviene sul Protocollo di Montreal impegnando i Paesi firmatari a contenere i livelli di produzione e di consumo delle sostanze dannose per la fascia ozono. In particolare, l'intesa mira a ridurre soprattutto quegli idrofluorocarburi che hanno un elevato potenziale di riscaldamento globale e, quindi, un forte impatto sul clima presenti soprattutto nei settori della refrigerazione a partire da un oggetto molto comune al quale tutti noi ricorriamo: gli impianti di condizionamento d'aria. L'utilità dell'Accordo risiede anche nel prevedere misure pratiche per l'attuazione di tutto questo, disciplinando gli scambi commerciali, la comunicazione dei dati di monitoraggio, l'attività di ricerca, lo scambio di informazioni e l'assistenza tecnica ai Paesi in via di sviluppo. Come europei, abbiamo sempre dimostrato una sensibilità ecologica molto spiccata, soprattutto se paragonata a quella di altri Paesi. Penso ad esempio agli Stati Uniti. E proprio per questa sensibilità, già a partire dal 2015, 1'Unione europea aveva introdotto misure di riduzione graduale degli HFC fino a prevederne una riduzione del 79 per cento entro il 2030. La ratifica dell'emendamento di Kigali da parte dell'Italia, quindi, non influenzerà le amministrazioni centrali e le imprese perché il regolamento europeo già definisce misure più restrittive di quelle previste dall'emendamento in questione. Pertanto, il sistema giuridico nazionale e comunitario sono già conformi alle disposizioni introdotte dall'emendamento e non dovremo emanare ulteriori norme specifiche. Naturalmente, con l'emendamento di Kigali al Protocollo, si continuano ad applicare gli obblighi e le prescrizioni introdotti nell'ambito della Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici e sul relativo Protocollo di Kyoto. L'emendamento obbliga, inoltre, ciascuna Parte a istituire entro il primo gennaio 2019 o entro tre mesi dalla data di entrata in vigore dell'emendamento, un sistema per il rilascio di licenze per l'importazione e l'esportazione degli HFC controllati dal Protocollo, siano tali sostanze vergini, recuperate, riciclate o rigenerate. L'emendamento lascia flessibilità alle parti di istituire o modificare i loro sistemi di licenze, a condizione che tali sistemi agevolino la raccolta dei dati e il monitoraggio del rispetto degli obblighi previsti dal Protocollo. In questi mesi abbiamo assistito a un'attenzione collettiva sempre più crescente nei confronti della questione climatica e a una diversa coscienza ambientalista da parte dei singoli cittadini. Ed era ora, verrebbe da dire. Sta a noi Istituzioni, anche con la ratifica di accordi come questo, dare una risposta a quei ragazzi in piazza contro il climate change . Grazie Presidente. Dichiarazione di voto della senatrice Garavini sul disegno di legge n. 1221 Presidente, onorevoli colleghi senatori, non solo petrolio: il Gabon offre numerose risorse e interessi per il nostro tessuto imprenditoriale, che infatti sta investendo sempre di più nel Paese. Pensiamo alla presenza di Trevi e Cooprogetti di Gubbio nel settore delle infrastrutture e dell'edilizia, a quella della multinazionale vicentina CoraWood nel legno; o ancora a IVECO nel settore degli automezzi di trasporto militare e civile e di IIG di Roma e nel settore edilizio; oltre appunto - come ricordavamo poco fa - agli investimenti da tempo effettuati da Eni, che proprio qui nel 2014 ha effettuato un'importate scoperta di gas; rapporti economici ancora più centrali e preziosi in una fase di necessario rilancio come l'attuale post Covid. L'Italia può vantare un rapporto privilegiato con il Gabon, che è cresciuto in particolare a partire dal 2015 con Expo e con l'evoluzione delle nostre relazioni bilaterali; un fattore non di poco conto, se si considera che non sta accadendo altrettanto con il resto d'Europa, dove invece i rapporti si sono maggiormente incrinati con la crisi seguita alle elezioni presidenziali dell'agosto 2016. È un'amicizia reciproca molto opportuna, che va sostenuta, stimolandola attraverso lo scambio culturale e formativo, come vuole fare questo Accordo per la cui ratifica noi, come Gruppo Italia Viva-Psi, esprimiamo voto favorevole. E non potrebbe essere altrimenti, perché porre nell'osmosi accademica e culturale le basi per un rapporto bilaterale è il primo passo di una relazione durevole - si auspica - e produttiva. L'intesa, infatti, ha il merito di porsi l'obiettivo di potenziare lo sviluppo dei sistemi di istruzione superiore in campo scientifico, tecnologico, letterario, artistico e sportivo. Lo scopo è contribuire ad una migliore conoscenza reciproca fra i rispettivi popoli e le loro culture. Consideriamo che negli atenei italiani sono iscritti 161 studenti gabonesi. Già due anni fa la Farnesina aveva messo disposizione alcune borse di studio per i giovani interessati a studiare in Italia. Questo Accordo, quindi, si inserisce in un rapporto destinato a crescere per stimolarlo ulteriormente. E consideriamo anche la nostra presenza italiana in Gabon, attualmente di circa 280 unità; connazionali che attualmente non possono purtroppo contare sulla presenza di un istituto italiano di cultura o di una scuola italiana e, quindi, la promozione e la lingua e della cultura italiana in Gabon è curata dall'Ambasciata a Libreville, dai nostri bravi funzionari che ringraziamo per il prezioso lavoro di tutela della lingua e di avamposto territoriale che svolgono in rappresentanza delle nostre istituzioni, qui come in tante altre parti del mondo. Tra le novità positive dell'Accordo, cito a titolo di esempio l'ammissione, nelle rispettive università e istituti di istruzione superiore, di cittadini dei rispettivi Paesi per conseguire formazione professionale e l'attività di ricerca nel Paese della controparte. Le equipollenze dei diplomi e titoli universitari rilasciati dai due Paesi, che favoriranno lo scambio di nozioni, proponendo borse di studio e di perfezionamento per studenti, di tirocinanti, insegnanti, ricercatori, specialisti tecnici e conferenzieri e favorendo la partecipazione a diverse manifestazioni culturali, artistiche, sportive, turistiche. Importanti sono anche gli scambi in campo giornalistico attraverso la realizzazione di visite dei giornalisti dei due Paesi. Notevole è poi il ruolo riservato allo sport, con partenariati sportivi e visite reciproche; insomma, lo sport inteso così come lo vediamo noi di Italia Viva, propulsore di valori positivi e sani, di amicizia tra i popoli. Per tutti questi aspetti, annuncio il voto favorevole del Gruppo Italia Viva-Psi. Dichiarazione di voto della senatrice Garavini sul disegno di legge n. 1763 Presidente, onorevoli colleghi senatori, sulla questione dei cappellani militari, sui quali questo Accordo interviene, si è registrata una diversità di vedute; da un lato, alcune associazioni di categoria militari e perfino la rete delle comunità cristiane di base contestano la posizione dei cappellani militari adducendo una loro posizione privilegiata all'interno dell'ordinamento, con riferimento anche alla retribuzione prevista; dall'altro la Cei e in generale il mondo cattolico e dei credenti rivendicano la necessità - anzi, il diritto - a un'assistenza spirituale e - come ha avuto modo di scrivere Avvenire, in rappresentanza di tutte queste voci - "i cappellani militari possono essere considerati ministri della sicurezza e della libertà dei popoli. E quindi concorrono anch'essi alla stabilità della pace". È stato un tema, quindi, in parte divisivo: posizioni legittime, alla luce delle quali possiamo però affermare che la ratifica rappresenta un punto di incontro. E per questo votiamo a favore, come Gruppo Italia Viva-Psi. Votiamo a favore perché riteniamo opportuno il riordino previsto dall'intesa. In primo luogo, i cappellani militari non sono più militari tra i militari soggetti quindi alle leggi e alla disciplina militare, ma recuperano più nettamente le loro funzioni spirituali e pastorali. Ed è giusto, perché essi costituiscono una figura peculiare e autonoma, tanto che indosseranno non più l'uniforme ma l'abito ecclesiastico. Inoltre, il provvedimento consentirà significativi risparmi, per due motivi: sia per effetto della contrazione dell'organico dalle attuali 204 unità a 162, con eliminazione di gran parte delle qualifiche apicali sia per una ricalibrazione in senso riduttivo della retribuzione. L'intesa apporta quindi alcune novità importanti. Innanzitutto delinea lo stato giuridico dei cappellani come figura autonoma rispetto all'organizzazione militare. Data la specificità delle funzioni svolte per l'assistenza religiosa alle Forze armate, resterà fermo il rapporto organico che lega i cappellani alle strutture militari. Essi, infatti, hanno piena libertà di esercizio del loro ministero e risiedono in una delle sedi di servizio loro assegnate; un rapporto che viene preservato per consentire loro la piena agibilità di spazi e luoghi. Ma, allo stesso tempo, accedono ai gradi militari per assimilazione, senza che questo comporti identificazione con la struttura e l'organizzazione militare. Ne consegue che il cappellano non potrà esercitare poteri di comando o direzione e avere poteri di amministrazione nell'ambito delle Forze armate. Un ulteriore profilo innovativo riguarda il trattamento economico. In particolare, la retribuzione iniziale è ridotta rispetto alla retribuzione degli ufficiali in servizio permanente effettivo. E ancora, l'accesso limitato al rado di tenente colonnello (non più di dieci unità complessive) comporta il limite massimo della retribuzione al grado di maggiore. Viene infine esclusa ogni forma di retribuzione per le attività espletate fuori dell'orario di servizio. In base a questo nuovo testo, l'assistenza spirituale sarà assicurata da ecclesiastici nominati dalle autorità italiane competenti, su designazione dell'autorità ecclesiastica e secondo lo stato giuridico, l'organico e le modalità stabiliti d'intesa. Di fatto, quindi, si mette al passo della contemporaneità la regolamentazione dell'assistenza spirituale alle Forze armate e lo status dei cappellani alla luce dell'evoluzione storica, politica e normativa. Naturalmente, contestualmente alla ratifica, vengono apportate le conseguenti modifiche al codice dell'ordinamento militare. Ed è una revisione opportuna se consideriamo che la disciplina dell'assistenza spirituale alle Forze armate, nell'ambito nel codice dell'ordinamento militare, risultava ancora quella operata con il riassetto delle disposizioni di una legge del 1961 che, a sua volta, dava attuazione semplicemente del regime del Concordato. Del resto, anche negli ospedali e nelle carceri esistono i cappellani, a conferma di un ruolo di supporto spirituale importante e prezioso per chi si trova a operare - come nel caso dei militari - in contesti spesso difficili, che richiedono non di rado grande solidità e stabilità interiore. VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA SEGNALAZIONI RELATIVE ALLE VOTAZIONI EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA Nel corso della seduta sono pervenute al banco della Presidenza le seguenti comunicazioni: Disegno di legge n. 1169: sugli articoli 1,2,3,4 e sulla votazione finale, la senatrice Minuto avrebbe voluto esprimere un voto favorevole. Congedi e missioni Sono in congedo i senatori: Alderisi, Barachini, Bossi Umberto, Cario, Castaldi, Cattaneo, Causin, Cerno, Conzatti, Crimi, Crucioli, Damiani, De Poli, De Siano, Di Piazza, Donno, Endrizzi, Faraone, Floridia, Gallone, Giacobbe, Iori, L'Abbate, Mallegni, Malpezzi, Margiotta, Marinello, Merlo, Messina Assunta Carmela, Misiani, Monti, Napolitano, Nugnes, Pacifico, Quagliariello, Renzi, Ricciardi, Ronzulli, Ruotolo, Sciascia, Segre, Sileri, Stabile, Toffanin, Turco, Vono e Zanda. Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Laforgia, per attività di rappresentanza del Senato; Arrigoni, Castiello, Fazzone, Magorno e Urso, per attività del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica; Pagano, per attività dell'Unione interparlamentare. Sono considerati in missione i senatori: Montevecchi, per attività di rappresentanza del Senato (dalle ore 13,30) ; Buccarella, per attività dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa. Alla ripresa pomeridiana della seduta sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Laforgia, per attività di rappresentanza del Senato; Pagano, per attività dell'Unione interparlamentare. Alla ripresa pomeridiana della seduta sono considerati in missione i senatori: Montevecchi, per attività di rappresentanza del Senato; Buccarella, per attività dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa; Maiorino, per attività dell'Assemblea parlamentare della NATO. Gruppi parlamentari, Ufficio di Presidenza Il Presidente del Gruppo parlamentare Partito Democratico ha comunicato che, in data 8 settembre 2020, l'Ufficio di Presidenza del Gruppo stesso è stato integrato con la nomina del senatore Franco Mirabelli quale Vicepresidente Vicario e con la nomina del senatore Gianni Pittella quale Vicepresidente, in sostituzione del senatore Dario Stefàno. Disegni di legge, annunzio di presentazione Presidente del Consiglio dei ministri Ministro dell'economia e finanze Ministro dell'interno Ministro delle infrastrutture e trasporti Ministro dell'istruzione Ministro della salute Ministro per le pari opportunità e la famiglia Conversione in legge del decreto-legge 8 settembre 2020, n. 111, recante disposizioni urgenti per far fronte a indifferibili esigenze finanziarie e di sostegno per l'avvio dell'anno scolastico, connesse all'emergenza epidemiologica da COVID-19 (1931) (presentato in data 08/09/2020); senatore D'Alfonso Luciano Disposizioni per la riforma della decisione pubblica e la razionalizzazione del procedimento amministrativo (1932) (presentato in data 08/09/2020). Disegni di legge, assegnazione In sede redigente 1ª Commissione permanente Affari Costituzionali sen. Salvini Matteo ed altri Indennizzo per motivi di solidarietà sociale a favore di operatori sanitari e socio-sanitari deceduti o danneggiati da complicanze di tipo irreversibile a causa di infezione da Covid-19 (1861) previ pareri delle Commissioni 2ª (Giustizia), 4ª (Difesa), 5ª (Bilancio), 6ª (Finanze e tesoro), 7ª (Istruzione pubblica, beni culturali), 8ª (Lavori pubblici, comunicazioni), 11ª (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale), 12ª (Igiene e sanita'), 14ª (Politiche dell'Unione europea), Commissione parlamentare questioni regionali (assegnato in data 09/09/2020). In sede referente 5ª Commissione permanente Bilancio Gov. Conte-II: Pres. Consiglio Conte, Ministro economia e finanze Gualtieri ed altri Conversione in legge del decreto-legge 8 settembre 2020, n. 111, recante disposizioni urgenti per far fronte a indifferibili esigenze finanziarie e di sostegno per l'avvio dell'anno scolastico, connesse all'emergenza epidemiologica da COVID-19 (1931) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 6ª (Finanze e tesoro), 7ª (Istruzione pubblica, beni culturali), 9ª (Agricoltura e produzione agroalimentare), 10ª (Industria, commercio, turismo), 11ª (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale), Commissione parlamentare questioni regionali (assegnato in data 09/09/2020). Governo, trasmissione di documenti Il Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio, con lettera in data 2 settembre 2020, ha inviato, ai sensi dell'articolo 21, comma 6, lettera q) , del decreto legislativo 4 giugno 2003, n. 128, la prima relazione sulle attività e i risultati degli investimenti nel settore spaziale e aerospaziale, riferita all'anno 2019. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 10 a Commissione permanente ( Doc . CCLV, n. 2). Governo, trasmissione di atti e documenti dell'Unione europea di particolare rilevanza ai sensi dell'articolo 6, comma 1, della legge n. 234 del 2012. Deferimento Ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, sono deferiti alle sottoindicate Commissioni permanenti i seguenti documenti dell'Unione europea, trasmessi dal Dipartimento per le politiche europee della Presidenza del Consiglio dei ministri, in base all'articolo 6, comma 1, della legge 24 dicembre 2012, n. 234: Proposta di regolamento del Consiglio che modifica il regolamento (UE) 2019/2236 del Consiglio del 16 dicembre 2019 che stabilisce, per il 2020, le possibilità di pesca per alcuni stock e gruppi di stock ittici applicabili nel Mar Mediterraneo e nel Mar Nero (COM(2020) 431 definitivo), alla 9 a Commissione permanente e, per il parere, alle Commissioni 3 a e 14 a ; Proposta di regolamento del Consiglio che stabilisce, per il 2021, le possibilità di pesca per alcuni stock e gruppi di stock ittici applicabili nel Mar Baltico e modifica il regolamento (UE) 2020/123 per quanto riguarda determinate possibilità di pesca in altre acque (COM(2020) 436 definitivo), alla 9 a Commissione permanente e, per il parere, alle Commissioni 3 a e 14 a ; Relazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio sul riesame del Regolamento (UE) 2019/125 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 gennaio 2019, relativo al commercio di determinate merci che potrebbero essere utilizzate per la pena di morte, per la tortura o per altri trattamenti o pene crudeli, inumani o degradanti (COM(2020) 343 definitivo), alla 2 a e alla 10 a Commissione permanente e , per il parere, alle Commissioni 1 a e 14 a e alla Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani; Relazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato Economico e Sociale europeo e al Comitato delle Regioni. Relazione sullo stato di attuazione della rete TEN-T nel 2016 e 2017 (COM(2020) 433 definitivo), alla 8 a Commissione permanente e, per il parere, alle Commissioni 13 a e 14 a ; Relazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio - Onorare gli impegni della politica dell'UE in materia di sicurezza alimentare e nutrizionale: quarta relazione biennale (COM(2020) 285 definitivo), alla 9 a Commissione permanente e, per il parere, alla Commissione 14 a ; Proposta di regolamento del Consiglio recante apertura e modalità di gestione di contingenti tariffari autonomi dell'Unione per le importazioni di alcuni prodotti della pesca nelle Isole Canarie dal 2021 al 2027 (COM(2020) 437 definitivo), alla 6 a e alla 9 a Commissione permanente e, per il parere, alle Commissioni 3 a , 10 a e 14 a ; Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo ai pagamenti transfrontalieri nell'Unione (codificazione) (COM(2020) 323 definitivo), alla 6 a Commissione permanente e, per il parere, alla Commissione 14 a ; Proposta di decisione del Consiglio relativa all'approvazione di emendamenti dell'accordo concernente la cooperazione in materia di lotta contro l'inquinamento del Mare del Nord causato dagli idrocarburi e da altre sostanze pericolose (accordo di Bonn) in merito all'estensione del suo campo di applicazione materiale e geografico (COM(2020) 434 definitivo), alla 13 a Commissione permanente e, per il parere, alle Commissioni 8 a , 10 a e 14 a ; Relazione della Commissione - Controllo dell'applicazione del diritto dell'Unione europea - Relazione annuale 2019 (COM(2020) 350 definitivo), alla 14 a Commissione permanente. Autorità garante della concorrenza e del mercato, trasmissione di atti. Deferimento Il Presidente dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato, con lettera in data 3 settembre 2020, ha inviato, ai sensi dell'articolo 22 della legge 10 ottobre 1990, n. 287, un parere in merito ai criteri da seguire da parte delle Regioni e delle Province Autonome nell'esercizio delle competenze legislative relative al rilascio delle concessioni di grandi derivazioni d'acqua a scopo idroelettrico. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 10 a Commissione permanente (Atto n. 567). Interrogazioni, apposizione di nuove firme Il senatore Grimani ha aggiunto la propria firma all'interrogazione 3-01584 della senatrice Sbrollini. Interrogazioni Atto n. 3-01900 MONTEVECCHI BOTTICI ANGRISANI CORRADO CROATTI DONNO LANNUTTI LANZI MORONESE PAVANELLI TRENTACOSTE VANIN Al Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo Premesso che: come appreso da recenti notizie di stampa locale e nazionale, il progetto di riqualificazione della ex Manifattura Tabacchi nella città di Lucca, promosso dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca e da Coima SGR, è divenuto un caso emblematico da risolvere; La Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca (Fondazione CRL), avente personalità giuridica privata, rappresenta la continuazione della Cassa di Risparmio di Lucca, sorta con fini di beneficenza ad iniziativa di privati cittadini; Coima SGR e? una societa? impegnata in attività di investimento, realizzazione, sviluppo e gestione di patrimoni immobiliari; al fine di dar vita ad un processo di rigenerazione di ampia parte della ex Manifattura, la Fondazione CRL sottoscriveva le quote di un fondo appositamente costituito da Coima SGR; Coima SGR presentava, nel mese di giugno 2019, una manifestazione d'interesse al Comune di Lucca, dichiarandosi disponibile a partecipare a un'eventuale procedura di gara per il recupero e la nuova destinazione del complesso dell'ex Manifattura; Coima SGR proponeva un project financing attraverso cui la proprietà di una parte dell'immobile della ex Manifattura sarebbe stata trasferita dal Comune di Lucca al fondo gestito da Coima SGR e sostenuto dalla Fondazione CRL, in cambio di una serie di interventi di pubblica utilità nell'area interessata dall'immobile stesso; considerato che: agli interroganti risulta che il progetto di riqualificazione e valorizzazione dell'area dell'ex Manifattura fosse escluso dal programma PIUSS (Piano integrato di sviluppo urbano sostenibile); la proposta di rigenerazione urbana elaborata da Coima SGR e Fondazione CRL prevede la destinazione di spazi a uffici, appartamenti, attività commerciali e artigianali, cui si aggiunge un sistema diffuso di parcheggi con quattrocentoventicinque posti per autovetture; il progetto ha generato un malcontento diffuso, manifestato da più enti del terzo settore; da notizie apprese da fonti di stampa, sembrerebbe che la progettazione urbanistica dell'area interessata sia stata soggetta a repentine modifiche, senza valutare effettivamente gli obiettivi di accessibilità, riequilibrio residenziale e artigianale; valutato che: l'ex Manifattura è un bene pubblico sottoposto a vincolo diretto della Soprintendenza, così come le Mura urbane, interessate anch'esse alla rigenerazione di cui al progetto menzionato; l'operazione di project financing su beni immobili pubblici non può sostituire la pianificazione dell'Amministrazione, né quest'ultima assolve adeguatamente le proprie funzioni se le scelte da essa intraprese non corrispondono al perseguimento di obiettivi funzionali al benessere della comunità; il caso rappresentato funge da stimolo per una riflessione più ampia sul rapporto intercorrente tra pubblica amministrazione e cittadini nelle attività di tutela, conservazione, fruizione e valorizzazione dei beni sottoposti a vincolo culturale; si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di siffatto progetto e quali azioni intenda intraprendere al fine di meglio preservare il più ampio interesse alla tutela, conservazione e fruizione pubblica del patrimonio storico e artistico della Nazione, anche alla luce degli effetti delle disposizioni riguardanti la semplificazione amministrativa introdotta dal decreto-legge 16 luglio 2020, n. 76. Atto n. 3-01901 STABILE Al Ministro della salute Premesso che: in Italia un paziente affetto da COVID-19 viene considerato ufficialmente malato e contagioso, finché per due volte consecutive l'analisi del tampone nasofaringeo non dia esito negativo; questo criterio, inizialmente adottato dall'Organizzazione mondiale della sanità (OMS), è stato poi cambiato progressivamente in molti Paesi e, infine, dall'OMS stessa, in base ad una crescente e ormai consolidata evidenza scientifica: il periodo di contagiosità che inizia circa 48 ore prima della comparsa di sintomi, ha il suo picco nei primi giorni, per poi calare rapidamente e sostanzialmente annullarsi entro 10 giorni; la positività del tampone può invece restare tale per molte settimane, fino a oltre 4 mesi dalla malattia, identificando, di fatto, solo tracce di materiale genetico del virus, non attivo e incapace di trasmettere l'infezione; si pone dunque la questione se non sia il caso di sostituire il criterio del doppio tampone negativo con quello indicato nelle attuali direttive OMS, riducendo a 10 giorni il periodo di isolamento per COVID-19 (e 3 giorni senza sintomi, nel caso ve ne fossero) e di abbandonare l'uso dei tamponi di controllo; le ragioni riguardano non solo la vita delle persone coinvolte, in quanto mantenere in isolamento forzato un paziente che con ogni probabilità non è più contagioso non è di alcuna significativa utilità, né per il paziente, né per la collettività, ma anche e soprattutto per l'economia e la ripresa del nostro Paese; inoltre, è stato appurato che il timore di venire isolati senza un termine temporalmente definito costituisce un pericoloso disincentivo alla segnalazione dei propri sintomi per chi si ammala, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto esposto e quali siano le motivazioni per cui l'Italia, al contrario di molti altri Paesi europei, non ha ancora adottato le attuali linee guida dell'OMS con particolare riferimento alla riduzione del periodo di isolamento per COVID-19 e all'abolizione del doppio tampone di controllo per permettere ai guariti di riprendere la loro attività lavorativa. Atto n. 3-01902 STABILE Ai Ministri della salute e dell'economia e delle finanze Premesso che: l'emergenza sanitaria scatenata dal COVID-19 ha messo in crisi l'intero sistema sanitario nazionale e ha enfatizzato ancora di più il problema dell'assistenza ordinaria per tutti quei cittadini, soprattutto fragili e con patologie croniche, che si sono visti rinviare visite e prestazioni e dunque un'inevitabile ricaduta su tutte quelle visite specialistiche ambulatoriali e quegli interventi chirurgici, ritenuti "differibili", in base alla classificazione fornita dal "piano nazionale di governo delle liste d'attesa" e alle linee guida emesse dal Ministero della salute per la gestione delle urgenze anche durante la pandemia; dal mese di maggio 2020, con la "fase 3", le prestazioni sanitarie bloccate per molto tempo a causa dell'emergenza sanitaria sarebbero dovute ripartire, ma in molte regioni, non solo quelle più colpite dai contagi, la ripartenza della sanità "non Covid" risulta essere ancora a singhiozzo; i primi segnali, evidenziati anche da "Cittadinanzattiva", raccontano di un avvio "in salita", con ritardi nelle aperture e nell'erogazione dei servizi, soprattutto per i pazienti cronici, anche in regioni colpite in misura minore dal COVID, come la Sardegna e il Molise. In altre invece, come il Trentino-Alto Adige e le Marche, viene segnalato come risulti impossibile prenotare nuove visite o esami a causa di liste d'attesa ancora bloccate, dovendo smaltire copiosi arretrati, o per mancata risposta da parte dei CUP; la conseguenza delle lunghe liste di attesa è l'orientamento dei cittadini a ricorrere al privato, costringendoli dunque ad una spesa per prestazioni che hanno, di fatto, già pagato attraverso la tassazione generale e che una mala gestione dei servizi sanitari rende di fatto indisponibili o disponibili con ritardo; la crisi economica determinata dal COVID-19, con licenziamenti all'orizzonte, cassa integrazione e vere e proprie chiusure di attività, determinerà una riduzione del PIL pro capite ; tale riduzione nell'area sanitaria si traduce spesso nel minor ricorso ai servizi sanitari, in particolare quelli legati alla prevenzione, e la mancata prevenzione, nel medio-lungo periodo, aumenta non soltanto la mortalità, ma anche la cronicità; a parere dell'interrogante è proprio in situazioni di crisi economica che è ancor più necessario garantire l'universalità dei servizi di diagnosi e cura, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo, ciascuno secondo la propria competenza, siano a conoscenza di quanto esposto e quali siano le valutazioni in merito all'evidente aumento della spesa sanitaria privata degli italiani; quali siano i dati del primo semestre 2020 della spesa sanitaria pubblica e di quella privata; come intendano risolvere l'annoso problema delle liste d'attesa. Atto n. 3-01903 FUSCO CANDURA PEPE PUCCIARELLI Al Ministro della salute Premesso che, a quanto risulta agli interroganti: sabato 30 agosto 2020, presso l'ospedale militare "Celio" di Roma, tre migranti nigeriani, ricoverati da diversi giorni, in quanto positivi al COVID-19, hanno aggredito ufficiali e sanitari con pugni e morsi, oltre ad aver creato disagio e danni all'intero reparto sanitario; nell'aggressione i migranti hanno strappato la tuta di protezione a un giovane ufficiale in servizio, sottoponendolo a rischio contagio e ora lo stesso è costretto a un periodo di quarantena; diverse persone dell'ospedale sono rimaste lievemente ferite a causa dell'aggressione; secondo quanto riportano testimonianze e organi di informazione, tale aggressione sarebbe stata causata dalla volontà dei migranti di essere dimessi, nonostante risultassero positivi, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo fosse a conoscenza dei fatti esposti, e quali iniziative di propria competenza intenda intraprendere al fine di tutelare la sicurezza e la salute dei medici militari impegnati nel fronteggiare l'emergenza. Atto n. 3-01904 BERNINI MALAN DAL MAS VITALI PAGANO SCHIFANI FAZZONE Al Ministro dell'interno Premesso che: secondo i dati diffusi dal Dipartimento di pubblica sicurezza del Ministero dell'interno, dal 1° gennaio all'8 settembre 2020, nonostante l'emergenza epidemiologica da COVID-19, il numero degli immigrati approdati in Italia si attesta a 20.057, più del triplo rispetto allo stesso periodo del 2019; nonostante i maggiori mezzi di informazione spesso focalizzino la propria attenzione sul flusso di migranti provenienti dal nord Africa, attraverso la Sicilia ed in particolare l'isola di Lampedusa, non deve essere in alcun modo sottovalutato il rischio di ingressi di immigrati clandestini provenienti da altre parti del mondo, attraverso confini che molto spesso hanno scarsa possibilità di essere sorvegliati per via della loro conformazione geopolitica; in particolare, la rotta balcanica, percorsa da migranti provenienti prevalentemente dal Medio oriente e dal Sud-est asiatico e diretti in Europa, passando per la Turchia, ha registrato negli ultimi anni flussi crescenti: circa 1.500 persone l'hanno percorsa nel 2018, oltre 3.000 nel 2019. Secondo quanto dichiarato dal Ministro in indirizzo l'8 settembre 2020: "Nel 2020, sono entrati 3.059 migranti dalla rotta balcanica, a fronte dei 2.104 dello stesso periodo del 2019"; i migranti attraversano Serbia o Bosnia, entrano in Croazia e da qui muovono verso la Slovenia per poi entrare in Italia attraverso il confine con il Friuli-Venezia Giulia; nel marzo 2016 Unione europea e Turchia hanno siglato un accordo per contrastare il fenomeno e la Commissione europea, nell'occasione, dichiarò: "la rotta è chiusa"; contrariamente, in particolar modo nel corso del 2019, i flussi migratori attraverso la rotta balcanica sono aumentati; nei primi mesi del 2020, il flusso di migranti irregolari provenienti dai Paesi balcanici e diretti verso l'Italia non si è interrotto: nei soli mesi di aprile e maggio si sarebbero verificati centinaia di ingressi. Ciò, nonostante le misure di contenimento dovute alla pandemia da COVID-19; i dati relativi alla diffusione del virus indicano che parte consistente dei nuovi casi di positività sono relativi a persone provenienti dall'estero, in particolare dall'area balcanica, tanto che il Governo ha proceduto nel mese di luglio a chiudere i confini con Serbia, Montenegro e Kosovo; nei pazienti provenienti dalla Serbia e ricoverati in Italia sarebbe stato isolato un ceppo di coronavirus più aggressivo di quello precedentemente presente in Italia; la rotta balcanica presenta caratteristiche di pericolosità che il Governo sta continuando a sottovalutare, sia lasciando sguarnito il confine dal punto di vista geografico, sia non fornendo a forze dell'ordine e sanitari gli strumenti per poter intervenire; le decine di persone entrate illegalmente in Friuli-Venezia Giulia nelle ultime settimane hanno a lungo soggiornato in Paesi che oggi, come già ricordato, sono considerati più a rischio del nostro da un punto di vista sanitario; l'emergenza potrebbe ben presto esplodere nei centri di accoglienza; basti pensare a quanto successo nell'ex caserma "Cavarzerani", nel comune di Udine, dove la riscontrata positività di 3 migranti ha portato alla quarantena obbligatoria per gli altri 480 ospiti; secondo il Ministro in indirizzo, intervenuto a Trieste in occasione di una visita del 13 luglio: "la rotta balcanica sta andando abbastanza bene perché funziona il sistema delle riammissioni, sono numeri che non corrispondono a ciò che abbiamo dal versante mediterraneo"; il SAP, sindacato di polizia, ha replicato al Ministro il 14 luglio, per voce del proprio segretario regionale, Olivo Comelli: "La questione immigrazione in questi territori è un'emergenza e come tale deve essere sostenuta dall'esecutivo. Solo per citare alcuni numeri, da metà maggio a oggi, la sola Polizia di Frontiera di Trieste ha rintracciato oltre 930 clandestini, mentre a Udine, nello scorso fine settimana, ne sono stati individuati oltre 150"; Comelli ha inoltre affermato: "Avevamo chiesto rinforzi: oggi la Polizia di frontiera di Trieste è sotto organico di oltre 20 unità, ma i quaranta uomini promessi nessuno li ha visti. Avevamo chiesto strutture idonee e mezzi adeguati per quella tipologia di servizio ma, a esclusione di un paio di mezzi e una tensostruttura per il triage a Fernetti, null'altro si è mosso"; il 15 luglio, il segretario generale per la provincia di Trieste del sindacato di polizia FSP, Alessio Edoardo, ha invece dichiarato: "Dobbiamo dire che troviamo triste vedere il più alto funzionario dello Stato, in materia di sicurezza, negare l'emergenza evidente nella nostra zona e nello stesso tempo sminuirne l'importanza, ormai le parole sembrano sprecarsi e non si vede un barlume di luce in fondo al tunnel"; in merito al potenziamento delle operazioni di controllo del confine, l'8 settembre, il Ministro ha dichiarato: "Al momento il personale arrivato grazie all'operazione Strade Sicure è pari a 375 uomini: ne manderemo di più a Udine"; è recente la notizia di oltre 30 immigrati costretti a svolgere la quarantena all'interno di due pullman messi a disposizione dalla Prefettura di Udine, in quanto l'ex caserma Cavarzerani ha già da tempo raggiunto la capienza massima consentita; una situazione gravissima anche dal punto di vista igienico-sanitario; basti pensare che le persone mangiano all'interno dei pullman , riescono a lavarsi soltanto grazie ad acqua fornita dalla Caritas e devono condividere pochissimi bagni chimici allestiti spontaneamente, con tutto il rischio igienico che ne consegue; gli stessi volontari della protezione civile e il Corpo della Polizia di Stato sono costretti ad una turnazione estenuante per garantire che non vi siano fughe che possano pregiudicare la sicurezza sanitaria delle persone che vivono nei luoghi adiacenti, si chiede di sapere se siano state predisposte misure ad hoc per prevenire la diffusione del virus COVID-19 a causa dell'ingresso di migranti transitati nei Paesi balcanici e quali iniziative il Governo metterà in campo, anche a livello europeo, per chiudere definitivamente la rotta dei Balcani all'immigrazione clandestina. Atto n. 3-01905 CANDIANI AUGUSSORI RICCARDI PIROVANO GRASSI Al Ministro dell'interno Premesso che: dai dati del Ministero dell'interno si evince che dal 1° gennaio all'8 settembre 2020 i migranti sbarcati irregolarmente sulle nostre coste sono stati 20.057, a fronte dei 5.728 arrivati nello stesso periodo del 2019, e, alla situazione già fortemente problematica della gestione dei migranti, si aggiunge anche quella del contenimento del contagio da COVID-19, che richiede misure supplementari di controllo e di isolamento che stanno mandando al collasso l'intero sistema; a Lampedusa continuano incessantemente approdi di imbarcazioni in arrivo principalmente dalla Tunisia e la situazione nei centri di prima accoglienza è diventata insostenibile: più di 1.300 persone si sono trovate a convivere in spazi inadeguati per capienza e in condizioni igienico-sanitarie indecenti, con misure anti contagio non attuate e tamponi fatti, ancora nel mese di luglio, solo ad un numero esiguo di persone rispetto a quelle presenti. Pertanto, l'eventuale allontanamento senza permesso dall' hotspot anche di un solo ospite si è trasformata, e continua a trasformarsi, in una minaccia per la salute pubblica di tutti gli abitanti dell'isola; il Ministro in indirizzo, solo pochi giorni fa, dichiarava, in riferimento alla situazione di Lampedusa, che "sebbene ci sia una tendenza in aumento degli sbarchi autonomi rispetto al 2019, i numeri attuali non rappresentano un'emergenza. Le difficoltà sono di carattere logistico legate alle misure di profilassi sanitaria stabilite per il Covid 19", trovando come soluzione per alleggerire la pressione sull' hotspot l'impiego di due navi traghetto adibite per la quarantena dei migranti, senza rendere noto il secondo passaggio di questa soluzione, ovvero la collocazione degli stessi migranti, una volta terminato il periodo di isolamento; un'accoglienza indiscriminata senza le giuste garanzie per le persone accolte (di carattere sanitario, di sicurezza, di dignità della persona) non può essere considerata un valore e si trasforma in un "buonismo" vuoto e propagandistico, che strumentalizza la disperazione dei clandestini, rischiando di alimentare la tratta degli esseri umani, e con essa gli ingenti guadagni dei moderni schiavisti, che operano nelle associazioni criminali internazionali; il totale fallimento della gestione del fenomeno migratorio del Governo, reso evidente dai dati statistici e dalla situazione di Lampedusa, porterebbe all'ovvia conclusione che le scelte portate avanti dal Governo Conte I in materia di immigrazione siano state più risolutive del problema e disincentivanti per i migranti e potrebbero essere portate avanti; al contrario, invece, più che mettere in atto con risolutezza tutte le misure che la legge ad oggi mette a disposizione, sembra che il Ministero stia studiando una revisione, o peggio un'abrogazione, dei "decreti sicurezza", dando così l'ennesima conferma che le politiche governative sul tema sono approssimative e pericolose e ideologicamente orientate, si chiede di sapere: a quanto ammonti il numero complessivo dei migranti approdati sulle coste di Lampedusa dalla data di dichiarazione di emergenza sanitaria nazionale ad oggi e se il Governo abbia intenzione di mettere in atto un piano che blocchi il continuo arrivo di imbarcazioni sulle nostre coste, ovvero abbia in programma di continuare con una politica di accoglienza indiscriminata, nonostante anche le aggravanti dovute alla gestione dell'emergenza sanitaria nel nostro Paese; se abbia intenzione di attuare un piano concreto in materia di contrasto all'immigrazione clandestina che preveda, da un lato, un deciso intervento contro la tratta di esseri umani che viene sistematicamente perpetrata dalle associazioni criminali, che trasportano migranti disperati nel nostro Paese, e, dall'altro, misure volte a difendere i confini nazionali e tutelare così il diritto alla sicurezza e alla salute di tutti i cittadini italiani, che stanno faticosamente affrontando l'attuale crisi sanitaria ed economica; come intenda gestire tutti i migranti attualmente ospitati nelle navi per misure di isolamento dovute al COVID-19, una volta terminata la quarantena, e se sia previsto un programma di rimpatrio per tutti coloro che non provengono da Paesi in cui siano attualmente in corso conflitti armati. Atto n. 3-01906 FREGOLENT Al Ministro della salute Atto n. 3-01907 RUOTOLO DE PETRIS Al Ministro dell'interno Premesso che: è avvenuto non molto lontano da Avellino, e in particolare in via Castagneto a San Martino Valle Caudina, un altro omicidio di camorra. I killer , martedì 8 settembre, hanno ucciso, con 5 colpi di pistola esplosi da distanza ravvicinata, Orazio De Paola, 58 anni, considerato dagli inquirenti il principale referente del clan camorristico Pagnozzi, dopo l'arresto di Domenico Pagnozzi, detto "o' giaguaro" e di altri componenti della stessa famiglia. Una delle potenti compagini criminali, secondo gli investigatori, che controllerebbe tutti gli affari illeciti nella zona, con robusti interessi anche nel basso Lazio, in Toscana e a Roma; secondo le ipotesi investigative, l'agguato teso a De Paola potrebbe significare la rottura della pax camorristica tra i clan che si contendono le attività criminali in provincia di Avellino; negli ultimi tempi, come riportano gli organi di stampa, c'è stata una pericolosa escalation , con agguati e attentati nel comune di Avellino: lo scorso 20 agosto, alle ore 12.30, davanti al parco Palatucci, in via Filippo Visconti, è stato ferito a colpi di pistola il pregiudicato Francesco Liotti di 34 anni, e dopo 48 ore è toccato all'abitazione, presa di mira con una "stesa", tipico raid armato camorrista, senza dimenticare gli attentati di rione Mazzini e Valle. Sono accadimenti che allarmano l'opinione pubblica e mettono a rischio l'incolumità dei cittadini; in particolare, tale situazione d'allarme è stata evidenziata a fine agosto da Emilia Noviello, coordinatrice provinciale dell'associazione "Libera", che ha sottolineato come "l'alibi dell'Irpinia isola felice, al netto del Vallo Lauro e delle Valle Caudina, non regge più. Purtroppo lo dice la magistratura che la città di Avellino è interessata da fenomeni camorristici e malavitosi"; in base all'ultima relazione semestrale della Direzione investigativa antimafia, relativa al focus sulla provincia di Avellino, gli investigatori scrivono: "Ad Avellino e in provincia operano sodalizi ben radicati nel territorio, alcuni dei quali hanno esportato i loro sistemi criminali in altre aree campane e di altre regioni. Per la loro crescita e affermazione nel territorio un apporto significativo è venuto dai rapporti con esponenti delle pubbliche amministrazioni. Le indagini confermano che la detenzione dei vertici dei gruppi storici non ha determinato il loro scompaginamento. Piuttosto, avrebbero preso spazio altre figure, già inserite in quei clan , il cui modus operandi riflette l'immagine di una camorra moderna, mimetizzata, silenziosa, che sembra prediligere un basso profilo, orientandosi nelle attività imprenditoriali e finanziarie, nelle infiltrazioni degli Enti locali e degli appalti pubblici", si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della grave situazione e quali iniziative intenda assumere, per quanto di competenza, e se ritenga opportuno potenziare in tempi rapidi l'organico delle forze dell'ordine sul territorio per poterlo meglio presidiare e contrastare le attività criminali in continuo aumento. Atto n. 3-01908 FEDELI MARCUCCI FERRARI BINI CIRINNA' Al Ministro per le pari opportunità e la famiglia Premesso che: l'articolo 22 del decreto-legge 14 agosto 2020, n. 104, istituisce e finanzia, in ragione di 3 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2020, il "fondo per la formazione personale delle casalinghe", finalizzato alla promozione della formazione personale e all'incremento delle opportunità culturali e partecipative delle donne che svolgono attività finalizzate alla cura delle persone e dell'ambiente domestico senza vincolo di subordinazione e a titolo gratuito, iscritte all'assicurazione obbligatoria di cui all'articolo 7 della legge 3 dicembre 1999, n. 493; il comma 2 rinvia a un successivo decreto del Ministro per le pari opportunità e la famiglia, da emanare entro il 31 dicembre 2020, la determinazione dei criteri e delle modalità di riparto del fondo; considerato che: lo svolgimento di attività di cura non retribuite in ambito familiare e domestico, ricadenti in larga misura sulla donna, rappresenta ancora oggi uno snodo fortemente critico nella riflessione e nell'articolazione di politiche relative all'occupazione delle donne e, più in generale, alla stessa cittadinanza femminile; in particolare, l'emergenza sanitaria in corso ha reso evidenti, peraltro aggravandoli, squilibri già esistenti, svelando profonde contraddizioni e altrettanto profonde disuguaglianze, a partire da quella tra donne e uomini; per un verso, infatti, le donne hanno fornito il contributo maggiore durante le settimane di più grave emergenza sanitaria, risultando peraltro sottoposte a un forte sovraccarico di lavoro, soprattutto se madri con figli; per altro verso, la conciliazione tra tempi di vita e tempi di lavoro è risultata se possibile aggravata dalle modalità di lavoro agile cui si è fatto e continua a farsi ampio e necessario ricorso nel quadro dell'attuazione delle misure di contenimento della diffusione del COVID-19; con l'approvazione della mozione 1-00227 (testo 4), nella seduta del 13 maggio 2020, il Senato ha impegnato il Governo, in estrema sintesi, a mettere la parità di genere e la condizione femminile al centro delle politiche per la ripresa post pandemica, con particolare riguardo alla promozione e al sostegno dell'occupazione femminile, nell'ottica di assicurare alle donne spazi e occasioni effettive e concrete di esercizio di autonomia e indipendenza economica; nel testo della mozione, coerentemente con gli obiettivi enunciati già dalla conferenza di Pechino del 1995 e dalla stessa Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, si legge che "incentivare la partecipazione delle donne alla vita pubblica con politiche di empowerment e di mainstreaming , liberando le loro energie, valorizzandone la differenza, riconoscendo loro il diritto di essere madri e lavoratrici senza dover essere costrette a compiere scelte escludenti dell'una o dell'altra condizione, significherebbe realizzare un beneficio per tutti"; tale impegno appare ancor più urgente nella prospettiva della programmazione dell'impiego dei fondi di provenienza europea derivanti dal recovery fund , nell'ambito della quale la parità di genere anche in ambito occupazionale e salariale dovrà assumere rilievo centrale; in questo contesto appare decisivo l'investimento sull'economia della cura, attraverso il riconoscimento dello specifico valore, anche economico e professionale, delle attività di cura; in questo quadro non appare del tutto chiara la concreta finalità del fondo istituito; in particolare, non appare chiaro il legame tra il fondo e, da un lato, l'obiettivo della necessaria valorizzazione delle attività di cura, sfida centrale di questo tempo nonché, dall'altro, il suo legame con l'altrettanto necessaria promozione dell'inserimento lavorativo delle donne, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo, in sede di attuazione dell'articolo 22 del decreto-legge n. 104 del 2020, intenda tenere conto, nella determinazione dei criteri di riparto del fondo, della priorità da accordare alla questione dell'occupazione femminile, ad esempio, attraverso la promozione di attività di formazione funzionali all'inserimento lavorativo, nonché dell'obiettivo di valorizzazione delle attività di cura. Atto n. 3-01909 CASINI Al Ministro dell'interno Premesso che: le recenti indagini giudiziarie in corso nella città di Bologna sono l'ultimo segnale di una realtà allarmante di diffusione e consumo di cocaina tra i giovani del nostro Paese; secondo lo studio ESPAD Italia, il 33,6 per cento degli studenti italiani (circa 870.000 ragazzi) ha utilizzato almeno una sostanza psicoattiva illegale nel corso della propria vita e il 25,6 per cento ha riferito di averne fatto uso nel corso dell'ultimo anno; l'ordinamento penale in tema di tutela dei minori dispone, tra l'altro, all'art. 80 del decreto del Presidente della Repubblica n. 309 del 1990, l'aggravante per cui "le pene previste per i delitti di cui all'articolo 73 sono aumentate da un terzo alla metà (?) nei casi in cui le sostanze stupefacenti o psicotrope sono consegnate o comunque destinate a persona di età minore"; la Corte di cassazione, terza sezione penale, con sentenza n. 49571 del 16 dicembre 2015, ha precisato nelle proprie motivazioni che "l'aggravante della consegna delle sostanze stupefacenti a persona di età minore, prevista dall'articolo 80, comma primo, lett. a), DPR n. 309 del 1990, è configurabile anche nel caso di semplice dazione al minorenne, indipendentemente dalla diversa destinazione che lo stupefacente possa eventualmente avere, in quanto la ragione dell'aggravante risiede proprio nel fatto che un minore entri in possesso dello stupefacente e possa dunque assumerne"; considerato che: nell'ultima relazione annuale della Direzione centrale per i servizi antidroga emerge che continuano a crescere i decessi e i ricoveri legati al consumo di sostanze stupefacenti; secondo la stessa relazione, la diffusione della cocaina risulta un fenomeno in netta e vertiginosa crescita, rappresentando sempre più il principale business dei maggiori sodalizi criminali nazionali e internazionali e la stessa cocaina risulta essere la sostanza principale per la quale oltre un terzo delle persone inserite nelle comunità terapeutiche del privato sociale ha iniziato un percorso terapeutico-riabilitativo; malgrado le disposizioni e il rigoroso orientamento giurisprudenziale richiamato è percezione diffusa tra le famiglie, i cittadini e gli operatori delle forze dell'ordine quotidianamente impegnati sul territorio di non avere a disposizione norme in grado di assicurare all'effettiva detenzione i soggetti colti a spacciare sostanze stupefacenti ai minori, si chiede di sapere: quali iniziative si intenda intraprendere per rilanciare una campagna di sensibilizzazione sociale sulla nocività dell'uso di cocaina e di altre sostanze psicoattive illegali, ormai purtroppo entrate nella quotidianità in ampie fasce della popolazione, anche giovanile, e accettate come se rientrassero quasi in un'ottica di normalità; se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno un provvedimento legislativo che, operando sulle pene edittali attualmente previste per le attività di spaccio, o con ogni altro strumento idoneo, precluda a chi è responsabile di cessione a minori, a qualunque titolo, di stupefacenti ogni possibilità di sottrarsi alla detenzione, in considerazione della gravità di una condotta che, anche in caso di fatti di lieve entità, è in grado di pregiudicare la salute nonché la vita relazionale e sociale di soggetti vulnerabili. Atto n. 3-01910 CIRIANI Al Ministro dell'interno Premesso che: nel corso dell'estate 2020 il numero di migranti sulle coste italiane è cresciuto esponenzialmente tra sbarchi autonomi, gommoni, barche, motoscafi, senza attendere neanche l'aiuto delle navi delle organizzazioni non governative, mentre la rotta balcanica di nord-est veniva letteralmente presa d'assalto; la situazione è tanto grave che numerosissimi sindaci e amministratori locali, dalla Sicilia al Friuli-Venezia Giulia, hanno invocato lo stato di emergenza, primo fra tutti il sindaco di Lampedusa, l'avamposto dell'accoglienza italiana; la situazione, già di per sé gravissima, è ulteriormente complicata dal rischio dei contagi, come dimostrato dalle cronache estive, che hanno raccontato di numerosissimi casi di migranti arrivati illegalmente in Italia e risultati positivi al COVID-19, per non parlare di quelli che sono fuggiti dalle strutture di accoglienza prima di avere una risposta sulla propria condizione di salute e prima della fine della quarantena obbligatoria, riversandosi nelle strade e nelle città col rischio di diffondere il contagio; il Governo ha sottovalutato enormemente il rischio sanitario connesso alle migrazioni, non ha adeguato le strutture ai rischi connessi alla pandemia, né fornito gli strumenti necessari per la gestione dei numerosi minori non accompagnati che richiedono procedure e trattamenti specifici; appelli sono stati lanciati anche dai sindacati di polizia, che chiedono protocolli per la tutela sanitaria degli operatori delle forze dell'ordine, spazi adeguati per l'accoglienza, rinforzi per presidiare i confini, soprattutto quelli di nord-est, e per bloccare gli ingressi illegali; anche il Ministro in indirizzo ha riconosciuto che "si tratta di flussi incontrollati che creano seri problemi legati alla sicurezza sanitaria nazionale, che si riverberano inevitabilmente sulle comunità locali interessate dai centri di accoglienza, dai quali, tra l'altro, i migranti cercano di allontanarsi in ogni modo prima del termine del periodo di quarantena obbligatorio"; considerato che: domenica 6 settembre, al Forum Ambrosetti, a Cernobbio, come riportato dalla stampa nazionale, lo stesso Ministro ha dichiarato che "gli sbarchi devono essere bloccati dal Paese di partenza, non di arrivo" e altresì che "l'opera di blocco va fatta con il Paese di provenienza"; Fratelli d'Italia ha sempre coerentemente sostenuto, e continua a ritenere, che lo strumento più efficace per contrastare l'immigrazione irregolare e conseguire i risultati auspicati sul versante della sicurezza interna del nostro Paese sia il "blocco navale", sostanzialmente una missione da effettuare in accordo con le autorità libiche, volta ad impedire le partenze dalle coste africane; un intervento, peraltro, ritenuto efficace da alte autorità militari e, in passato, anche da autorevoli esponenti dell'attuale maggioranza parlamentare, si chiede di sapere quali iniziative urgenti il Governo voglia porre in essere, al di là dei meri proclami, per prevenire ulteriori sbarchi sulle coste italiane e bloccare il flusso incessante di migranti sulla rotta balcanica e quali misure tempestive intenda adottare per dare risposta alle richieste avanzate, per ultime nell'incontro dell'8 settembre a Trieste, dal presidente della Regione Friuli-Venezia Giulia, dai sindaci e dagli amministratori locali. Atto n. 3-01911 FARAONE SBROLLINI GARAVINI Al Ministro per le pari opportunità e la famiglia Premesso che: nei prossimi giorni è prevista la riapertura di tutte le scuole di ogni ordine e grado, nella consapevolezza che resta inevitabile l'alto rischio di trasmissione del contagio da COVID-19 in ambito scolastico; il rapporto sulle "Indicazioni operative per la gestione di casi e focolai di SARS-CoV-2 nelle scuole e nei servizi educativi dell'infanzia" dell'Istituto superiore di sanità del 28 agosto ha previsto la valutazione da parte del dipartimento di prevenzione competente delle ASL di prescrivere la quarantena agli studenti configurabili come "contatti stretti" di un alunno della medesima classe risultato positivo; molti genitori si potrebbero trovare, senza preavviso, nelle condizioni di dover conciliare la propria attività lavorativa con quella di cura e assistenza a un figlio minore soggetto all'obbligo della quarantena presso il proprio domicilio durante le ore in cui il figlio dovrebbe essere a scuola; a fronte di questa situazione i genitori, dipendenti del settore privato o del settore pubblico, devono poter far ricorso a strumenti che consentano di conciliare lo svolgimento della prestazione lavorativa con l'assistenza al figlio presso il proprio domicilio; il genitore, sia dipendente del settore privato o del settore pubblico, potrebbe svolgere una prestazione lavorativa non necessariamente compatibile con la modalità agile e pertanto si dovrebbe ipotizzare oltre al lavoro agile anche una diversa misura quale quella del congedo; occorre evitare il contestuale ricorso da parte di entrambi i genitori alla misura per accudire il figlio; è necessario prevedere inevitabilmente maggiori risorse a copertura di queste misure, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo ritenga opportuno proporre forme di tutela straordinaria per i genitori con un figlio convivente soggetto per contatti scolastici a un periodo di quarantena obbligatoria; quali urgenti iniziative intenda adottare per il reperimento di risorse volte a conciliare l'attività lavorativa di detti genitori con le esigenze di assistenza da prestare al figlio in quarantena; quali ulteriori interventi intenda intraprendere per un'iniziativa coerente che disincentivi la possibilità di un cattivo utilizzo degli strumenti individuati. Atto n. 3-01912 PUCCIARELLI CANDURA FUSCO PEPE Al Ministro della difesa Premesso che: la legge n. 244 del 2012, di delega al Governo per la revisione dello strumento militare nazionale e norme sulla medesima materia, prevede che, con riferimento alla pianificazione dei programmi di ammodernamento e rinnovamento dei sistemi d'arma, delle opere, dei mezzi e dei beni direttamente destinati alla difesa nazionale, annualmente, entro la data del 30 aprile, il Ministro della difesa provvede a trasmettere al Parlamento l'aggiornamento della documentazione di cui agli articoli 12 e 548, comprensivo del piano di impiego pluriennale; si è di fronte quindi a un ritardo estremamente pronunciato che esautora il Parlamento dalle sue funzioni di indirizzo politico dell'attività di Governo; se si considera il momento estremamente difficile che il nostro Paese sta attraversando dovuto all'emergenza pandemica questo ritardo ha un valore ancora più grande in quanto in periodi di emergenza la programmazione annuale e pluriennale assume una gravità maggiore; in occasione dell'audizione del 13 maggio 2020, presso le Commissioni riunite IV (Difesa) della Camera e 4a (Difesa) del Senato, su questioni di competenza nel contenimento dell'emergenza COVID-19 il Ministro in indirizzo ha dichiarato quanto segue: "Mi rendo conto che in corrispondenza di recessione e crisi economiche, il dibattito sulle spese della difesa e sulla loro priorità sia inevitabile e che la tendenza nel passato sia stata quella di una contrazione degli investimenti. Le conseguenze ricadrebbero in questo caso in prima istanza proprio su quella prontezza e resilienza delle Forze Armate di cui il Paese ha beneficiato anche in questa situazione emergenziale. Nel contempo si andrebbero ad impoverire le capacità industriali in un settore ad altissima tecnologia con produzioni che presentano elevati ritorni economici per il Paese, in particolare in termini di export. Le risorse destinate alla difesa rappresentano infatti un'importante leva economica per il sistema Paese oltre che un investimento per garantire la nostra sicurezza a 360 gradi. La Difesa oltre a quanto ha fatto e continuerà a fare anche nella nuova fase, può contribuire significativamente alla ripartenza dell'economica attraverso la piena valorizzazione del potenziale esprimibile dall'industria nazionale della Difesa lungo l'intera filiera produttiva. Gli investimenti in questo settore hanno la capacità di catalizzare importanti volumi finanziari a favore di Ricerca e Sviluppo e di azionare progetti ad elevato contenuto tecnologico con importanti ricadute, già nel breve periodo, in termini di fatturato industriale e di alimentazione di una fitta rete di piccole e medie imprese", si chiede di sapere quali siano gli orientamenti del Ministro in indirizzo in vista della presentazione al Parlamento del documento in merito al mantenimento e al potenziamento dello strumento militare, e nell'ambito della programmazione pluriennale, per rispondere alle esigenze delle forze armate, quali programmi verranno confermati e avviati per il sostegno dell'industria nazionale della difesa a valere sulle risorse ordinarie del Ministero della difesa. Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento Atto n. 3-01913 MIRABELLI CIRINNA' IORI ROSSOMANDO Al Ministro della giustizia Premesso che: come ampiamente riportato dalle cronache, nel mese di marzo 2020, la previsione del divieto di colloqui tra familiari e detenuti per contenere il rischio di contagio è divenuto pretesto per una sequenza di proteste in circa 70 carceri in tutto il territorio nazionale. Durante le rivolte hanno perso la vita 13 persone, 5 solo nel carcere di Modena, 4 subito dopo l'arrivo presso altri istituti, uno alla Dozza di Bologna e 3 nell'istituto penitenziario di Terni. A tal proposito si pensi, a titolo esemplificativo, al decesso di Salvatore Piscitelli, morto subito dopo l'arrivo presso l'istituto penitenziario di Ascoli Piceno, il quale, secondo quanto risulta agli interroganti, non sarebbe stato sottoposto ad alcuna visita medica prima del trasferimento; sui fatti avvenuti sono in corso le attività di indagine di diverse procure, volte ad accertare se le proteste siano state causate anche da un disegno della criminalità organizzata e allo sfruttamento da parte della stessa del disagio dovuto alle condizioni di sovraffollamento in cui vive la popolazione carceraria, condizioni che, come noto, hanno procurato all'Italia, nel corso degli anni, diverse condanne da parte della Corte europea dei diritti dell'uomo; in particolare, nell'istituto penitenziario di Modena i detenuti si sono riversati nell'infermeria dove hanno saccheggiato sia metadone che altri farmaci e psicofarmaci. Dagli esami autoptici è risultato poi che i decessi sarebbero avvenuti per overdose , come affermato dal sostituto procuratore di Modena, dottor Giuseppe Di Giorgio: "La causa esclusiva del decesso è collegabile all'abuso di stupefacenti, verosimilmente quelli sottratti dalla farmacia interna del carcere (...) Non sono stati riscontrati segni di violenza sui corpi"; rilevato che: come riportato dal blog "GiustiziaMi", la direttrice pro tempore del carcere di Modena, Maria Martone, in un'intervista avrebbe garantito che prima di essere trasferiti, tutti i detenuti sarebbero stati visitati presso il presidio sanitario allestito nel piazzale dell'istituto penitenziario modenese; tuttavia, secondo quanto riportato in due lettere scritte da detenuti e inviate a due giornaliste, una del blog citato e l'altra all'agenzia stampa AGI, i detenuti non sarebbero stati sottoposti a visita medica prima della partenza per altri istituti, come invece sarebbe stato d'obbligo prima del trasferimento; sempre secondo quanto riportato dal blog , fonti carcerarie hanno confermato le visite mediche, "fatte a tutti, magari in modo diverso dal solito e per questo non percepite come tali dai detenuti"; da un documento ufficiale emergerebbe però una diversa ricostruzione. Infatti, l'allora capo del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, Francesco Basentini, nell'informativa integrativa girata il 23 marzo alla Presidenza della Camera dei deputati, a proposito delle fasi successive alla rivolta di Modena, scrive che: "Le singole formazioni - di agenti del corpo di polizia penitenziaria - riuscivano a fiaccare la resistenza aggressiva e violenta dei ribelli, immobilizzare i più facinorosi, condurli all'esterno e a collocarli immediatamente sui mezzi di trasporto preventivamente predisposti". Un documento, dunque, che non fa alcun cenno a visite mediche o a controlli sanitari; come di tutta evidenza, un ricovero d'urgenza anziché il trasferimento presso altro istituto avrebbe potuto consentire una diagnosi tempestiva e l'adozione di tutte le cure necessarie per impedire i decessi dovuti ad abuso di sostanze stupefacenti; rilevato inoltre che: il Garante nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale, Mauro Palma, nella relazione al Parlamento del 26 giugno 2020, ha annunciato che per i 13 deceduti seguirà le indagini in corso attraverso la nomina di un proprio difensore e di un consulente medico-legale per le analisi degli esiti autoptici. Per i 9 morti detenuti a Modena, il consulente legale del Garante nazionale è la dottoressa Cristina Cattaneo, ordinario di Medicina legale all'università degli studi di Milano: una scienziata nota per il lavoro, portato avanti da anni, volto a restituire un nome ai migranti morti in mare; come sottolineato dal Garante nazionale nella citata relazione al Parlamento "chi ha il compito di custodire una persona, ha altresì l'onere della sua tutela e della garanzia dell'esercizio dei suoi diritti, perché è in questa duplicità il mandato che la collettività gli ha affidato", si chiede di sapere: quali iniziative necessarie e urgenti il Ministro in indirizzo intenda intraprendere al fine di accertare se siano state eseguite le visite mediche necessarie ai fini del rilascio del nulla osta sanitario per il trasferimento dei detenuti verso altri istituti, affinché sia chiarito che non vi siano state eventuali responsabilità o negligenze; se, ad oggi, sia in corso un'indagine interna condotta dal Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, al fine di chiarire come sia stato possibile che i detenuti dell'istituto penitenziario di Modena siano riusciti ad entrare in possesso di metadone e psicofarmaci in quantità tali da risultare letali. Interrogazioni con richiesta di risposta scritta Atto n. 4-04046 PUGLIA VACCARO DONNO PIRRO BOTTO VANIN ROMANO PAVANELLI ANGRISANI TRENTACOSTE Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: con l'articolo 25 del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 151 (rubricato "Esenzioni dalla reperibilità"), nell'ambito delle disposizioni in materia di rapporto di lavoro e in attuazione della legge 10 dicembre 2014, n. 183, il legislatore ha novellato l'articolo 5, comma 13, del decreto-legge 12 settembre 1983, n. 463, inserendo la previsione di una specifica disciplina finalizzata a stabilire le esenzioni dalla reperibilità per i lavoratori subordinati dipendenti di datori di lavoro privati; con il decreto 11 gennaio 2016, emanato dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministero della salute, sono state individuate le circostanze causali che danno diritto alle esenzioni; l'art. 1 del decreto ministeriale esclude dall'obbligo di rispettare le fasce di reperibilità (previste per il settore privato dalle ore 10.00 alle ore 12.00 e dalle ore 17.00 alle ore 19.00) i lavoratori subordinati, la cui assenza sia connessa con patologie gravi che richiedono terapie salvavita, comprovate da idonea documentazione della struttura sanitaria o da stati patologici sottesi o connessi a situazioni di invalidità riconosciuta, in misura pari o superiore al 67 per cento; l'INPS ha elaborato le linee guida contenenti indicazioni sulla casistica di riferimento, di concerto con i Ministeri del lavoro e della salute, stabilendo che i medici che redigono i certificati di malattia dovranno, solo in presenza di una delle situazioni patologiche enumerate, apporre la valorizzazione dei campi del certificato telematico riferiti a "terapie salvavita" o "invalidità"; inoltre, nel caso di certificati di malattia redatti in via residuale in modalità cartacea, dovranno attestare esplicitamente l'eventuale sussistenza delle fattispecie ai fini dell'esclusione del lavoratore dall'obbligo della reperibilità; pur venendo meno, nelle fattispecie oggetto della norma, l'onere della reperibilità alla visita medica di controllo, posto a carico del lavoratore nell'ambito delle fasce orarie stabilite dalla legge, l'INPS rimane titolare del potere di effettuare controlli, sulla correttezza formale e sostanziale della certificazione e la congruità prognostica ivi espressa; resta ferma la possibilità dei datori di lavoro di segnalare, mediante il canale di posta PEC istituzionale, alla struttura INPS territorialmente competente, possibili eventi riferiti a fattispecie per le quali i lavoratori risultino esentati dalla reperibilità, per i quali ravvisino la necessità di effettuare una verifica. La struttura valuterà l'opportunità o meno di esercitare l'azione di controllo, dandone conseguente notizia al datore di lavoro richiedente; considerato che: a norma dell'articolo 25 dalla legge n. 183 del 2014 i certificati di malattia redatti dai medici sono inviati telematicamente all'INPS nel rispetto delle modalità statuite per la predisposizione e per l'invio telematico dei dati inerenti alle certificazioni di malattia al sistema di accoglienza centrale (SAC), nonché nel rispetto delle modalità di messa a disposizione al datore di lavoro dell'attestato di malattia inviato dal medico curante all'INPS; ai sensi del decreto del Ministero della salute del 18 aprile 2012, gli uffici INPS sono informati se per un dato evento di malattia sia stata apposta la valorizzazione dei campi del certificato telematico riferiti a "terapie salvavita" o "invalidità"; l'INPS, gli altri enti previdenziali e il datore di lavoro hanno diritto di far accertare l'effettività dello stato di malattia e il controllo può essere effettuato solo attraverso i servizi ispettivi degli istituti previdenziali, i quali sono tenuti a disporlo quando il datore lo richieda, ai sensi dell'art. 5 della legge 20 maggio 1970, n. 300, per il tramite dei medici dei servizi sanitari indicati dalle Regioni (art. 2 del decreto-legge 30 dicembre 1979, n. 663) o ricorrendo al personale medico iscritto nelle liste speciali tenute dall'INPS (art. 5 del decreto-legge n. 463 del 1983); ai sensi della circolare INPS del 12 settembre 2011, n. 118, la richiesta di visita di controllo, che deve essere presentata in via esclusivamente telematica, viene attivata, per i datori di lavoro, tramite la modalità di presentazione telematica della richiesta del servizio di controllo dello stato di salute dei propri dipendenti in malattia, in ottemperanza del disposto ex lege 30 luglio 2010, n. 122, art. 38, comma 5, attraverso il portale web dell'INPS, servizio di "richiesta visita medica di controllo", con accesso tramite PIN; avendo l'INPS appreso dal certificato medico, ricevuto telematicamente, l'indicazione se si tratti di casi riferiti a "terapie salvavita" o "invalidità", essendoci sugli stessi l'apposizione della valorizzazione dei relativi campi (come da circolare INPS del 7 giugno 2016, n. 95), può facilmente separare le richieste di visita di controllo relative alla generalità dei casi dalle richieste di verifica sulla correttezza formale e sostanziale della certificazione e la congruità prognostica ivi espressa relative ai casi in cui vige l'esenzione dalla reperibilità per i lavoratori subordinati dipendenti dai datori di lavoro privati; considerato infine che, a parere degli interroganti, anziché usare obbligatoriamente il canale di posta PEC istituzionale, come statuito dalla circolare Inps del 7 giugno 2016, n. 95, la possibilità di continuare ad usare l'ordinario iter previsto per la richiesta di visita di controllo, di cui alla circolare INPS del 12 settembre 2011, n. 118, semplificherebbe e aumenterebbe la rapidità di comunicazione dei dati, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza delle problematiche relative alle modalità di inoltro dei dati medici e se non ritenga opportuno che ai datori di lavoro, al fine di segnalare alla struttura INPS territorialmente competente possibili eventi riferiti a fattispecie per le quali i lavoratori risultino esentati dalla reperibilità, per i quali ravvisino la necessità di effettuare una verifica, venga data anche la possibilità di continuare ad usare l'ordinario iter previsto per la richiesta di visita di controllo, di cui alla circolare INPS del 12 settembre 2011, n. 118; quali iniziative, di conseguenza, intenda intraprendere al fine di garantire l'efficienza ed efficacia della comunicazione dei dati medici inerenti alle esclusioni della reperibilità ex lege statuite. Atto n. 4-04047 MONTANI Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: SIA SpA, società controllata da CDP Equity, del gruppo Cassa depositi e prestiti, è leader europeo nella progettazione, realizzazione e gestione di infrastrutture e servizi tecnologici dedicati alle istituzioni finanziarie, banche centrali, imprese e pubbliche amministrazioni, nei segmenti card & merchant solutions , digital payment e capital market & network solutions ; il gruppo SIA eroga servizi in 50 Paesi e opera anche attraverso società controllate in Austria, Croazia, Germania, Grecia, Repubblica ceca, Romania, Serbia, Slovacchia, Sudafrica e Ungheria. La società ha inoltre filiali in Belgio e Olanda e uffici di rappresentanza in Inghilterra e Polonia; considerato che: negli ultimi giorni sono ripartite le trattative per una fusione tra SIA e Nexi, società che offre servizi e infrastrutture per il pagamento digitale per banche, aziende, istituzioni e pubblica amministrazione, controllata da fondi di private equity (Advent International, Bain Capital e Clessidra) con l'obiettivo di creare una campione nazionale dei pagamenti; ad oggi risulta difficile individuare dei vantaggi in una possibile fusione di SIA con Nexi: fusione che, del resto, non è un termine adatto, poiché si tratterebbe di un'acquisizione in piena regola da parte di un gruppo che rispetto a SIA è molto più grande e che trasferirebbe di fatto le potenzialità di un'eccellenza tecnologica e infrastrutturale tutta italiana in una nuova entità, regalando non solo informazioni preziose ad un'azienda come Nexi, partecipata da tanti capitali, ma mettendo in discussione le sorti degli stessi dipendenti, giustamente preoccupati delle incognite sul proprio futuro per via della disparità di grandezza tra i gruppi; la difesa da incursioni straniere i nostri asset deve essere una priorità per le istituzioni, al fine di evitare che dati pubblici italiani vengano svenduti ad altri, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti e quali misure intenda porre in essere al fine di tutelare l'interesse dell'azienda, i suoi dipendenti e soprattutto un asset importante del nostro sistema Paese. Atto n. 4-04048 LANNUTTI Ai Ministri dell'economia e delle finanze e per le politiche giovanili e lo sport Premesso che: i diritti televisivi della serie A di calcio al momento valgono un miliardo e 350 milioni di euro all'anno. I diritti sono in scadenza nel 2021; i diritti in questione sono al momento di proprietà della lega di serie A e costituiscono oltre il 50 per cento delle entrate dei club ; le squadre di serie A per fare cassa, data la loro estrema difficoltà finanziaria, hanno deciso di creare una " media company ", nella quale il 10 per cento sarebbe appannaggio di fondi d'investimento internazionali: o la cordata Cvc, Advent e Fsi, oppure quella Bain Capital e Nb Renaissance. In questo modo i diritti televisivi da distribuire alle 20 squadre di serie A salirebbe a un miliardo e mezzo di euro all'anno; considerato che: la nuova società che gestirà i diritti avrà come amministratore delegato una figura espressione dei fondi d'investimento, fondi che nomineranno anche il 50 per cento del consiglio di amministrazione; il calcio, prima ancora che un business , è uno sport, ha un valore sociale. Non a caso le società di calcio hanno regole tutte loro, diverse dalle aziende normali. Quindi, l'ingresso di fondi d'investimento (per di più stranieri) rischierebbe di condizionare in senso molto più affaristico e molto meno sociale l'intero sistema calcio, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti descritti; se intendano salvaguardare le peculiarità dello sport del calcio, proteggendolo dalle grinfie di speculatori e avidi proprietari di club ; se intendano impedire che la serie A finisca in mano di speculatori stranieri; se il Ministro per le politiche giovanili e sport intenda proporre soluzioni alternative, che proteggano il calcio da attacchi speculativi. Atto n. 4-04049 NASTRI Ai Ministri dello sviluppo economico e dell'interno Premesso che: l'interrogante intende segnalare l'incresciosa situazione in cui versa il servizio erogato da Poste italiane a Casale Monferrato (Alessandria), dove sono rimasti solo due uffici operativi; oltre alle problematiche relative alla consegna inefficiente della corrispondenza, ciò che desta maggiore preoccupazione è che la chiusura degli uffici periferici crea code chilometriche all'esterno dell'ufficio postale centrale; su questo ufficio centrale si riversa utenza che necessita di usufruire di servizi collegati a documentazione presente negli uffici periferici e che l'ufficio centrale stesso non tratta, perché, a detta degli operatori, impossibilitato ad intervenire su quelle specifiche pratiche; in sostanza si crea l'imbarazzante questione di dover attendere per ore sotto il sole, perché per le norme anti coronavirus negli uffici possono entrare poche persone, per poi sentirsi dire che le proprie richieste non possono essere soddisfatte e di attendere la riapertura degli uffici periferici di competenza; almeno in due occasioni il nucleo comunale della protezione civile è dovuto intervenire all'esterno dell'ufficio postale centrale per distribuire acqua agli anziani in coda sotto il sole; Poste italiane svolge un servizio pubblico. Queste modalità e condizioni operative, come svolte a Casale Monferrato, non sono degne di un Paese civile del mondo occidentale; allo stesso modo occorre tutelare i dipendenti delle due sedi aperte, quotidianamente esposti alle legittime rimostranze della cittadinanza adirata, seppur incolpevoli, si chiede di sapere quali siano gli intendimenti del Governo per risolvere i disservizi collegati alla chiusura degli uffici postali di Casale Monferrato. Atto n. 4-04050 ALESSANDRINI RIPAMONTI CENTINAIO BERGESIO VALLARDI SBRANA DE VECCHIS Al Ministro dello sviluppo economico Premesso che: il settore del commercio ambulante su area pubblica, operante nel settore fieristico, è fortemente in crisi, a causa della confusione normativa relativa al comparto delle fiere e delle sagre; con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri emanato il 7 agosto 2020, recante ulteriori disposizioni attuative dei decreti-legge n. 19 e n. 33 del 2020, si è stabilita la riapertura del settore fieristico e delle sagre; anche diverse Regioni hanno emanato specifiche linee guida per lo svolgimento di tali eventi; nonostante ciò si sono riscontrati, nel corso delle scorse settimane, diversi casi di Comuni che con specifiche ordinanze hanno annullato fiere per le quali gli esercenti ambulanti avevano già pagato le contribuzioni previste e approvvigionato la merce; considerato che: tale categoria è rappresentata da circa 138.000 detentori di partite IVA, in fortissima crisi a causa dell'epidemia da COVID-19 e dal mancato svolgimento degli eventi sin dalla data 7 marzo 2020; tali microaziende lamentano, oltre alla confusione normativa che porta all'annullamento di eventi a pochi giorni dallo svolgimento, la mancanza di aiuti da parte del Governo; a titolo di esempio, le attività commerciali su sede fissa sono state dal Governo sollevate dal pagamento della Tosap, così come previsto nel decreto-legge "agosto", mentre le attività di commercio ambulante itinerante non sono state comprese in tale disposizione; valutato infine, quindi, che la mancanza di aiuti e l'imposizione del pagamento delle tasse a fronte dell'annullamento continuo di eventi fieristici sta erodendo completamente la piccola economia rappresentata dalla categoria degli ambulanti fieristici e al contempo non permette una programmazione di medio-lungo termine, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo intenda intraprendere concrete azioni per salvaguardare tale settore in crisi, prevedendo aiuti economici per la categoria di ambulanti fieristici e al contempo impegnandosi nel garantire lo svolgimento di fiere e sagre, che rappresentano un volano per l'intero settore del made in Italy . Atto n. 4-04051 URSO Al Presidente del Consiglio dei ministri Atto n. 4-04052 AIMI BARBONI BERNINI Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: il decreto del Presidente della Repubblica 29 dicembre 1973, n. 1092, recante "Approvazione del testo unico delle norme sul trattamento di quiescenza dei dipendenti civili e militari dello Stato", con riferimento all'erogazione del beneficio pensionistico, stabilisce le competenze tra il personale civile e militare delle forze armate e di polizia includendole separatamente negli articoli 44 (misura del trattamento normale, riferita al personale civile) e 54 (misura del trattamento normale, riferita al personale militare) del medesimo ed assegnando ad ognuna delle categorie competenze differenti; risulta agli interroganti che l'INPS, per determinare la pensione del personale militare, avrebbe applicato l'articolo 44 per inquadrare il personale civile, sottraendo molte migliaia di euro alle competenze dei militari e provando a risparmiare proventi a danno dei legittimi assegnatari; l'incongruenza è contenuta nella percentuale che si applica al beneficiario all'atto dell'emanazione del documento che stabilisce la misura da applicare alla valutazione degli anni di servizio da parte dell'INPS, quando il personale è collocato in pensione; risulterebbe che in quel momento l'INPS, per ragioni sconosciute, applica l'articolo 44, che al comma 1 testualmente recita: "La pensione spettante al personale civile con l'anzianità di quindici anni di servizio effettivo è pari al 35 per cento della base pensionabile", anziché l'articolo 54 che invece dispone: "La pensione spettante al militare che abbia maturato almeno quindici anni e non più di venti anni di servizio utile è pari al 44 per cento della base pensionabile"; leggendo la prima parte della norma si comprende il danno arrecato al personale militare che viene privato di 9 punti percentuali di rivalutazione, che si riverberano in termini importanti sulla retribuzione; a fronte di quanto detto, il personale interessato ha proposto ricorso alle Corti dei conti, ricevendo le sentenze favorevoli nelle regioni Sardegna, Calabria, Umbria, Puglia e Toscana oltre alla II e III sezioni della Corte d'appello di Roma, che ha rigettato il ricorso dell'INPS, condannando l'istituto alle spese processuali verso i ricorrenti; risulta altresì che anche il Ministero della difesa, con una nota, ha invitato l'Istituto a fornire chiarimenti; consta agli interroganti che a seguito di colloquio con tre dirigenti, in luogo del direttore generale, sarebbe emerso che, in assenza di disposizioni da parte della Direzione generale dell'Istituto, è verosimile che lo stesso si mantenga sulle posizioni attuali per due ordini di ragioni: la prima è di valutazione percentualistica, ovvero la speranza che non tutti gli aventi diritto propongano ricorso, con un conseguente risparmio di esborso; la seconda, di ordine giurisprudenziale, conta sulla disponibilità del collegio dei difensori dell'Istituto, i quali, deputati a tale compito, continueranno a ricorrere avverso le varie sentenze nella speranza che, in un momento di favorevole contingenza, la magistratura modifichi le convinzioni e l'orientamento delle sentenze sull'argomento, consentendo all'istituto di recuperare eventualmente le somme nel frattempo erogate; il timore, che pervade tutti coloro che stanno proponendo parimenti ricorso e non hanno ricevuto ancora sentenza favorevole, è quello che al termine della situazione di emergenza sanitaria tale erronea interpretazione dell'Istituto possa essere validata per risparmiare risorse, somme che avrebbero già dovuto essere corrisposte agli assistiti, si chiede di sapere quale sia la posizione del Ministro in indirizzo in merito a quanto descritto e ai numerosi contenziosi. Atto n. 4-04053 LANNUTTI PIRRO PAVANELLI TRENTACOSTE ROMAGNOLI VANIN LANZI GALLICCHIO Ai Ministri dell'interno e dello sviluppo economico Premesso che: nel comprensorio Rieti-Cittaducale è presente un gran numero di supermercati, circa 25, una cifra esorbitante se messa in relazione al numero di abitanti, circa 48.000, e alla stessa economia locale, considerata di dimensioni esigue, in quanto Rieti è la città più povera del Lazio: con 2.601 milioni di euro di valore aggiunto a prezzi correnti, questa zona produce appena lo 0,19 per cento del PIL dell'Italia e l'1,7 per cento del Lazio; conferma di questa massiccia presenza della grande distribuzione arriva anche dai dati della Confcommercio di Rieti-Cittaducale: la superficie di vendita occupata dalla grande distribuzione organizzata è quattro volte superiore alla media del Lazio e 2,3 volte alla media nazionale; considerato, inoltre, che: il fallimento della rete di supermercati "Cooperativa risparmio '76" per bancarotta fraudolenta, stabilita il 2 maggio 2017 dal Tribunale di Rieti, ha coinvolto (distruggendola) la filiera agroalimentare locale; la gestione del Comune di Rieti in predissesto ed è sotto la costante osservazione della Corte dei conti. E alla luce di tale situazione appare abnorme il numero di autorizzazioni rilasciate dallo stesso ente, dal Comune di Cittaducale e dal consorzio industriale Rieti-Cittaducale, per l'esercizio dell'attività di commercio nel settore alimentare e non alimentare; risultano numerosi esposti depositati presso il locale comando della Guardia di finanza e numerose denunce presentate presso la Procura della Repubblica di Rieti e presso il Tribunale di Tivoli a causa di possibili effetti dovuti a meccanismi illegali di distorsione della concorrenza, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti; se non ritengano di dover intervenire per fare in modo che vengano urgentemente adottate tutte misure idonee, compresa l'istituzione di un tavolo istituzionale aperto alle associazioni delle componenti sociali organizzate, atte a prevenire ogni eventuale fenomeno di illegalità e di assicurare il mantenimento della civile convivenza e della legalità nella città di Rieti e nella sua provincia. Atto n. 4-04054 CALIGIURI Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: l'articolo 1, comma 10, della legge 27 dicembre 2019, n. 160 (legge di bilancio per il 2020), proroga la riduzione dei contributi previdenziali in favore dei datori di lavoro privati (con esclusione di quelli domestici), con riferimento alle assunzioni con contratto di lavoro dipendente a tempo indeterminato (a tutele crescenti), di soggetti aventi meno di 35 anni di età prevista dalla legge 27 dicembre 2017, n. 205; il citato incentivo strutturale all'occupazione giovanile stabile è cumulabile con l'incentivo "Occupazione sviluppo Sud", di cui al decreto direttoriale dell'Agenzia nazionale politiche attive del lavoro (ANPAL) 19 aprile 2019, n. 178, con il quale si mira ad incentivare l'assunzione a tempo indeterminato di giovani e disoccupati residenti in Abruzzo, Molise, Sardegna, Basilicata, Calabria, Campania, Puglia e Sicilia, tramite la contribuzione previdenziale a carico del datore di lavoro per un importo massimo di 8.060 euro su base annua; la circolare n. 102 del 16 luglio 2019 fornisce le indicazioni e le istruzioni per la gestione degli adempimenti previdenziali connessi alla misura di esonero contributivo per quanto riguarda l'annualità 2019; a decorrere dal 1° gennaio 2020 non esiste alcun quadro normativo di riferimento al fine di accedere allo sgravio contributivo, nonostante tale beneficio sia stato prorogato dalla citata legge n. 160 del 2019; la lentezza dovuta all'eccessiva burocrazia ed alla mancanza di chiare disposizioni operative, di concerto con la crisi epidemiologica da COVID-19, rischia di far perdere nel Mezzogiorno d'Italia, secondo i dati denunciati dall'associazione Svimez, circa 380.000 posti di lavoro, condannando allo stallo il sistema imprenditoriale meridionale, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo intenda agire tempestivamente al fine di rendere operativo e fruibile il beneficio fiscale previsto dall'incentivo "Occupazione sviluppo Sud". Atto n. 4-04055 CALIGIURI MALLEGNI Al Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo Premesso che: il settore della cultura è strategico per lo sviluppo del territorio e per la sua promozione turistica; tutte le associazioni culturali, anche quelle che ad oggi non godono di alcun contributo ministeriale, svolgono un ruolo fondamentale per la divulgazione, la promozione e la produzione di materiale utile alla crescita culturale del territorio dove operano; nella distribuzione del Fondo unico per lo spettacolo, per l'annualità 2019, si evincono molte differenze, ascrivibili evidentemente ad un complesso di fattori, quali variabili socio-demografiche, economiche-finanziarie, storiche e territoriali, tra regioni del Nord e regioni del Sud Italia, dove quest'ultimo appare fortemente penalizzato. In particolare, la Calabria ha ricevuto 394.139 euro, pari allo 0,16 per cento dei 240.081.626,99 euro stanziati; dei più recenti interventi economici adottati per fronteggiare la crisi che ha colpito il settore dello spettacolo, pari a 245 milioni di euro per l'anno 2020, di cui 145 milioni per la parte corrente e 100 per gli interventi in conto capitale, solo una parte è stata destinata alle realtà che non percepiscono il Fondo unico per lo spettacolo, una troppo esigua forma di aiuto per far fronte ad un numero elevato di attività, enti musicali e culturali esistenti ed operanti sul territorio, con il rischio di aumentare ulteriormente il divario esistente, anche nel settore culturale, tra Nord e Sud Italia; il comma 9 dell'art. 183 del decreto-legge n. 34 del 2020, estende l'" art bonus ", previsto dal decreto-legge n. 83 del 2014, ai complessi strumentali, alle società concertistiche e corali, ai circhi e agli spettacoli viaggianti, già fruitori del Fondo unico per lo spettacolo, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo intenda impegnarsi al fine di tutelare e sostenere l'attività strategica delle associazioni, che non usufruiscono di contributi ministeriali, quali il Fondo unico per lo spettacolo, incrementando il fondo loro destinato dal citato decreto-legge n. 34 del 2020 ed eliminando il requisito del minimo di giornate contributive che penalizza molte associazioni ed enti operanti nel settore; se intenda ripristinare il 2 per mille alle associazioni culturali, già previsto nella legge di stabilità per il 2015 (di cui alla legge n. 190 del 2014), in aggiunta al 5 per mille alla cultura, attualmente destinato esclusivamente ai beneficiari del Fondo unico per lo spettacolo o, eventualmente, estendere il 5 per mille alle associazioni ed enti non beneficiari del Fondo; se non ritenga utile estendere l'" art bonus " ai beni privati e a tutte le associazioni culturali, pubbliche e private, ai complessi strumentali, alle società concertistiche e corali, ai circhi e agli spettacoli viaggianti non beneficiari del Fondo unico per lo spettacolo, così da tentare di riequilibrare, nel tempo, la disparità territoriale nella ripartizione dei fondi ministeriali. Atto n. 4-04056 DE BONIS Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Premesso che: a Nago-Torbole (Trento), è in corso di costruzione un immobile in area sottoposta a vincolo, che l'autorità giudiziaria aveva dichiarato abusivo per il 56 per cento delle sue cubature; con sentenza n. 730 del 1996 la Corte di appello di Venezia ha stabilito che l'immobile è in parte abusivo in quanto dei 3.504 metri cubi realizzati solo 1.570 erano regolarmente autorizzati; la sentenza della Corte di appello di Venezia è stata confermata nel 2018 da un'altra sentenza, n. 125 del TAR di Trento, la quale, annullando il permesso di costruire, la variante e tre delibere della commissione edilizia comunale, ha statuito che il volume "esistente" del vecchio hotel "Panorama", poi demolito, non è stato giustificato in corso di causa e, anzi, il Comune ha dichiarato, e documentato con denuncia di smarrimento, di non disporre dei titoli edilizi successivi al 1969; il Comune di Torbole non solo non ha proceduto ad annullare la concessione e a non emettere ordinanza di demolizione, ma ha rilasciato una nuova concessione edilizia, aumentando a 4.070,70 metri cubi il volume, in favore della ditta 3V Srl che è proprietaria dell'immobile. Il prezzo pagato dall'attuale proprietà (dicembre 2015) è inferiore di 2 terzi rispetto a quanto pagato dalla venditrice nel 2006 (9.400.000 euro rispetto a 2.700.000 euro); in data 11 agosto 2020 su "il Fatto Quotidiano" on line è stato riportato un articolo, a firma del giornalista Vincenzo Bisbiglia, che denuncia ulteriormente la vicenda, dal titolo: "Lago di Garda, l'ex hotel per metà abusivo: ma i tecnici del Comune rilasciano i permessi per ristrutturare al suo posto prestigiosi loft"; in data 14 agosto 2019 due consiglieri del Comune di Nago-Torbole avevano depositato un esposto chiedendo alla Procura della Repubblica di valutare l'avvio di un procedimento penale per le condotte documentate sia da parte della proprietà che del Comune e per l'ottenimento di provvedimenti più opportuni volti ad impedire un danno ambientale permanente in una zona di alto valore paesaggistico; considerato che a distanza di oltre un anno non si sono avuti riscontri tesi a prevenire danni sia per l'ambiente che per il paesaggio, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno approfondire la vicenda, affinché vengano chiarite le ragioni per le quali non siano state rispettate e applicate le sentenze della Corte di appello di Venezia e del TAR di Trento, che prevedevano l'annullamento del permesso di costruire, consentendo invece al Comune di Torbole di non emettere la dovuta ordinanza di demolizione ma, addirittura, di rilasciare una nuova concessione edilizia che aumenta anche il volume della cubatura, deturpando ulteriormente il paesaggio e contaminando l'ambiente. Atto n. 4-04057 DE BONIS Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Premesso che: il ruolo della commissione di valutazione di impatto ambientale VIA-VAS del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare nel tortuoso iter di approvazione delle attività di coltivazione del pozzo "Pergola 1", delle infrastrutture e dei 9 chilometri di oleodotto di collegamento al centro olio val d'Agri di Viggiano, impianto cardine delle attività di ENI in val d'Agri (Potenza), ricopre una funzione oltremodo centrale; la nuova commissione VIA-VAS, formalmente costituita a giugno 2018 alla presenza del Ministro in indirizzo, soltanto lo scorso 25 maggio 2020 ha finalmente sostituito la precedente, rimasta in carica, con le proroghe, per oltre 12 anni. Eppure solo tre giorni prima, il 22 maggio, si è consentito alla vecchia commissione, che a fine 2018 aveva espresso, per lo stesso progetto, parere negativo, di esprimere parere di compatibilità ambientale, in questo caso positivo, all'istanza dell'ENI, arricchendo così il "bottino" estrattivo della concessione val d'Agri di un potenziale di 40.000 barili giornalieri e di milioni di metri cubi di gas; nonostante le manifestazioni pubbliche, le corpose osservazioni scientifiche, la generosa opposizione dell'intera Comunità montana del Vallo di Diano, l'aperta contrarietà di geologi e dell'autorità di bacino del Sele, la raccolta di firme da parte di comitati, le assemblee varie, l'uscita dei vertici ENI e della presidenza regionale dalla sede di presentazione pubblica del progetto a Marsico Nuovo e ancora a fronte, addirittura, di un mancato rinnovo della concessione val d'Agri, scaduta nell'ottobre 2019, ma ineffabilmente riprodottasi grazie alle proroghe automatiche previste dal decreto-legge 29 dicembre 2011, n. 216 (cosiddetto decreto Monti), come convertito in legge, la vicenda "Pergola 1" non è stata risolta, nonostante il Governo sostenga la difesa ambientale e vanti il primato della green economy ; il popolo lucano, ad avviso dell'interrogante, assiste ormai da anni allo scempio ambientale e viene dileggiato con false promesse dalle istituzioni locali, sempre pronte alla facilitazione autorizzativa. La storia di "Pergola 1" rappresenta un caso emblematico che qualifica e lega la "nuova" corsa all'oro sulla spinta del memorandum del 2011 e del decreto-legge sulle liberalizzazioni, durante il Governo Monti, con i ministri Passera e Clini per approdare, infine, al decreto-legge "sblocca Italia" n. 133 del 2014; a ben vedere, dopo una prima istanza del 2009, in meno di un anno dai provvedimenti del 2012, in tempi record l'ENI ha ottenuto ogni autorizzazione necessaria (intese regionali, compatibilità ambientale, nulla osta geologico, urbanistico, minerario). Senza intoppi anche il passaggio di testimone dalla Regione allo Stato in virtù delle scadenze decisorie imposte dal decreto sblocca Italia. Si è ravvivato, così lo scenario di un oleodotto che corre attraverso i monti della Maddalena, in un'area tra Agri e Sele, dove i fiumi alimentano copiosi bacini idrici, mentre viene minacciata l'unicità delle grotte di Castel di Lepre; considerato che: il sito di Pergola, in contrada S. Vito, in cui furono avviate le attività di prospezione e ricerca, era bellissimo prima di essere devastato. Eppure pare che sia nato "inquinato", secondo quanto certificato da ARPA Basilicata nel 2014 e, in successione, dai risultati delle rilevazioni nelle matrici di suolo e sottosuolo, di una forte contaminazione da metalli pesanti e idrocarburi e con valori oltre la soglia di sostanze come berillo, cadmio, rame, tallio, idrocarburi pesanti. Ad oggi, gli organi competenti non hanno ancora chiarito o reso noti i motivi dell'inquinamento rilevato. Tutto si è limitato ad un'ordinanza temporanea del sindaco di Marsico Nuovo che vietava localmente l'approvvigionamento idrico; a Pergola si trova l'area sismogenica "Melandro-Pergola", probabile responsabile del terremoto del 1857, in cui persero la vita migliaia di persone. Al progetto estrattivo "Pergola 1" si oppose costantemente e pubblicamente Franco Ortolani, ordinario di Geologia all'università "Federico II" di Napoli che limpidamente diceva: "Il pozzo Pergola 1, ed eventuali altri direzionali, sarebbe ubicato in territorio della Basilicata, ma nel bacino idrografico del Fiume Sele. Vale a dire che eventuali sversamenti di idrocarburi in superficie sarebbero trasportati dall'acqua, in alcune ore, fino alla traversa di Persano, Oasi Wwf e punto di prelievo dell'acqua per irrigare la Piana del Sele". L'impatto sull'ambiente e l'agricoltura sarebbe enorme. E ancora Ortolani: "Dalla traversa di Persano si prelevano ogni anno circa 250 milioni di metri cubi di acqua per l'irrigazione; senza quest'acqua la piana cadrebbe in una irrecuperabile crisi socio-economica. Eventuali sversamenti di idrocarburi verrebbero trasportati nel fiume Melandro, poi nel fiume Bianco e poi ancora nel fiume Tanagro ed infine nel Sele e alla traversa di Persano, inquinando l'area fluviale protetta Sele-Tanagro", si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo non ritenga che la forte contaminazione da metalli pesanti e idrocarburi, con valori oltre la soglia di sostanze come berillo, cadmio, rame, tallio, idrocarburi pesanti prodotti dall'oleodotto, renda le acque velenose per i lucani, per l'agricoltura, per l'ambiente e la salute; se e quali iniziative intenda assumere per arrestare le attività di coltivazione del pozzo "Pergola 1", delle infrastrutture e dei 9 chilometri di oleodotto di collegamento al centro olio val d'Agri di Viggiano, visto che vengono sistematicamente prorogate, e considerato che si ricorre perfino a pericolose perforazioni orizzontali side track ed al riutilizzo di pozzi esausti (pur di aggirare il rischio dei tempi e dei vincoli del piano per la transizione energetica sostenibile delle aree idonee). Interrogazioni, da svolgere in Commissione A norma dell'articolo 147 del Regolamento, le seguenti interrogazioni saranno svolte presso le Commissioni permanenti: 4ª Commissione permanente (Difesa): 3-01903 del senatore Fusco ed altri, su un episodio di aggressione ai danni di sanitari presso l'ospedale militare "Celio" di Roma; 3-01912 della senatrice Pucciarelli ed altri, sul piano di revisione dello strumento di difesa; 7ª Commissione permanente (Istruzione pubblica, beni culturali, ricerca scientifica, spettacolo e sport): 3-01900 della senatrice Montevecchi ed altri, sul progetto di riqualificazione dell'ex Manifattura Tabacchi nella città di Lucca; 12ª Commissione permanente (Igiene e sanità): 3-01901 della senatrice Stabile, sulle nuove linee guida dell'OMS in merito al virus COVID-19; 3-01902 della senatrice Stabile, sull'aumento della spesa sanitaria privata; 3-01906 della senatrice Fregolent, sulla scoperta di un filtro dell'aria per combattere il COVID-19 da parte di un gruppo di ricercatori americani.