Document Type: resaula
Token Count: $#tokens

SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Assemblea 248 Presidenza del vice presidente LA RUSSA, indi del vice presidente TAVERNA e del vice presidente CALDEROLI N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Forza Italia Berlusconi Presidente-UDC: FIBP-UDC; Fratelli d'Italia: FdI; Italia Viva-P.S.I.: IV-PSI; Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione: L-SP-PSd'Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP-PATT, UV): Aut (SVP-PATT, UV); Misto: Misto; Misto-IDEA e CAMBIAMO: Misto-IeC; Misto-Liberi e Uguali: Misto-LeU; Misto-MAIE: Misto-MAIE; Misto-Più Europa con Emma Bonino: Misto-PEcEB. Presidenza del vice presidente LA RUSSA PRESIDENTE . La seduta è aperta (ore 9,32) . Si dia lettura del processo verbale. TOSATO, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del 30 luglio. Sul processo verbale URRARO (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. URRARO (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, devo avanzare un rilievo sul verbale che riguarda la seduta del 30 luglio. Al momento della votazione sulla proposta della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari sulla domanda di autorizzazione a procedere nei confronti del senatore Salvini sul caso Open Arms, io ho inserito la tessera elettronica personale, non quella in consegna quale duplicato. Leggevo anche il mio nominativo, ma non risulto né registrato né votante. Volevo confermare il voto favorevole alla relazione del relatore e anche, con l'occasione, segnalare la criticità di un sistema elettronico che, probabilmente, presenta qualche falla. PRESIDENTE . La Presidenza ne prende atto. Io mi auguro, inoltre, che prima o poi ciascuno potrà votare, come avveniva prima dell'attuale fase, dal proprio posto. Probabilmente, in tal modo sarà più semplice evitare eventi di questo genere. Non essendovi ulteriori osservazioni, il processo verbale è approvato. Comunicazioni della Presidenza PRESIDENTE . L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Disegni di legge, trasmissione dalla Camera dei deputati PRESIDENTE . Comunico che, in data 4 agosto, è stato trasmesso dalla Camera dei deputati il seguente disegno di legge: «Conversione in legge del decreto-legge 31 luglio 2020, n. 86, recante disposizioni urgenti in materia di parità di genere nelle consultazioni elettorali delle Regioni a statuto ordinario» (1905). Sull'ordine dei lavori PRESIDENTE . Informo l'Assemblea che all'inizio della seduta il Presidente del Gruppo MoVimento 5 Stelle ha fatto pervenire, ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento, la richiesta di votazione con procedimento elettronico per tutte le votazioni da effettuare nel corso della seduta. La richiesta è accolta ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento. Sui lavori del Senato PRESIDENTE . La Conferenza dei Capigruppo si è riunita ieri pomeriggio tardi e ha approvato a maggioranza modifiche e integrazioni al calendario della settimana corrente. L'ordine del giorno della seduta odierna prevede la discussione dalla sede redigente del disegno di legge in materia di sicurezza delle professioni sanitarie e del disegno di legge di ratifica dell'Accordo di cooperazione con l'Argentina nel settore della difesa. A conclusione dei due provvedimenti, la seduta sarà sospesa fino alle ore 15. Alla ripresa dei lavori, si passerà alle deliberazioni dell'Assemblea sulla costituzione in giudizio del Senato della Repubblica in un conflitto di attribuzione. Seguirà l'esame della relazione della Commissione di inchiesta sul ciclo dei rifiuti e sull'emergenza epidemiologica Covid-19 per la cui discussione è stata ripartita un'ora e cinquanta minuti, in base alle specifiche richieste dei Gruppi, oltre alle dichiarazioni di voto. Nella seduta di domani - che, come quella di oggi, inizierà alle ore 9,30 - sarà discusso il decreto-legge sulla parità di genere nelle consultazioni elettorali delle Regioni a statuto ordinario, già approvato dalla Camera dei deputati. Gli emendamenti per l'Assemblea dovranno essere presentati entro le ore 14 di oggi. Per la discussione generale del provvedimento è stata ripartita un'ora e venticinque minuti, in base a specifiche richieste dei Gruppi. Il question time , previsto per domani alle ore 15, invece, non avrà luogo. La Conferenza dei Capigruppo è convocata alle ore 15,30 di oggi per stabilire il calendario dei lavori delle prossime settimane. Calendario dei lavori dell'Assemblea, variazioni Discussione e reiezione di proposte di modifica PRESIDENTE . La Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari, riunitasi il 4 agosto 2020, con la presenza dei Vice Presidenti del Senato e con l'intervento del rappresentante del Governo, ha adottato - ai sensi dell'articolo 55 del Regolamento - modifiche e integrazioni al calendario della settimana corrente: Mercoledì 5 agosto h. 9,30 - Disegno di legge n. 867-B - Sicurezza professioni sanitarie (approvato dal Senato e modificato dalla Camera dei deputati) (dalla sede redigente) - Disegno di legge n. 1086 - Ratifica dell'Accordo di cooperazione con l'Argentina nel settore della difesa - Deliberazione per la costituzione in giudizio del Senato della Repubblica in un conflitto di attribuzione - Doc. XXIII, n. 4 - Relazione della Commissione di inchiesta sul ciclo dei rifiuti sull'emergenza epidemiologica Covid-19 - Disegno di legge n. 1905 - Decreto-legge n. 86, Parità di genere nelle consultazioni elettorali delle regioni a statuto ordinario (approvato dalla Camera dei deputati) (voto finale con la presenza del numero legale) (scade il 29 settembre) (giovedì 6, ore 9,30) Giovedì 6 " h. 9,30 Gli emendamenti al disegno di legge n. 1905 (Decreto-legge n. 86, Parità di genere nelle consultazioni elettorali delle regioni a statuto ordinario) dovranno essere presentati entro le ore 14 del 5 agosto. Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. 1905 (Decreto-legge n. 86, Parità di genere nelle consultazioni elettorali delle Regioni a statuto speciale) (2 ore e 25 minuti, escluse dichiarazioni di voto) Relatore 20' Governo 20' Votazioni 20' Gruppi 1 ora e 25 minuti, di cui: M5S 15' L-SP-PSd'Az 10' FI-BP 10' PD 10' Misto 10' IV-PSI 10' FdI 10' Aut (SVP-PATT, UV) 10' Dissenzienti 5' La ripartizione dei tempi tiene conto di specifiche richieste dei Gruppi. ROMEO (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ROMEO (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, onorevoli senatori e senatrici, come Gruppo Lega avanziamo una proposta di calendario alternativa rispetto a quanto stabilito dalla Conferenza dei Capigruppo: oltre a tutti i provvedimenti in sequenza, fino all'approvazione domani del decreto sulla parità di genere in Puglia, chiediamo che nella giornata di giovedì pomeriggio si affronti in Assemblea, attraverso un dibattito politico che possa implicare anche la votazione di un atto di indirizzo per il Governo, il tema degli atti del Comitato tecnico-scientifico che hanno ispirato i decreti del Presidente del Consiglio dei ministri che sono stati secretati. ( Applausi ). Vogliamo capire perché questi atti sono stati secretati. Bisognerebbe capire come abbia fatto il Governo, di fronte a una sentenza del TAR del Lazio che dava la possibilità ai cittadini di poter accedere a quegli atti, a fare ricorso al Consiglio di Stato bloccando tutto fino almeno al 10 settembre. Anche questo è un elemento che non riusciamo a comprendere e a tollerare, ma indipendentemente da quella questione, che avrà il suo sviluppo con la sentenza del Consiglio di Stato, vogliamo capire: il Parlamento, i senatori e i deputati hanno il diritto di consultare quegli atti o no? ( Applausi ). Ricordo che proprio la scorsa estate abbiamo sentito il Presidente del Consiglio dire che voleva parlamentarizzare tutto ciò che accadeva nel Paese. Ebbene, ci venga data la possibilità di consultare quegli atti. Non vogliamo fare fotocopie e portarli in giro; vogliamo che vengano consultati perché è giusto che i rappresentanti del popolo conoscano la verità su quanto accaduto. ( Applausi ). Su questo punto come Gruppo abbiamo già inviato una lettera al presidente Alberti Casellati per chiederle di farsi portavoce, essendo la seconda carica dello Stato, di questo disagio forte che la popolazione e i rappresentanti del popolo stanno vivendo. Ripeto, mi riferisco al fatto che non ci viene data la possibilità di accedere a quei verbali che hanno ispirato i famosi decreti del Presidente del Consiglio dei ministri e che sono stati alla base delle restrizioni delle libertà personali. A questo punto ci chiediamo - questa è una grande occasione - dove è finita la sinistra che amava, a livello ideologico, togliere i segreti di Stato. Dov'è quella sinistra? ( Applausi ). Dov'è il MoVimento 5 Stelle che faceva della trasparenza la sua battaglia principale? Dove sono finiti quei valori del movimento? ( Applausi ). Prima di concludere, metto a conoscenza di tutta l'Assemblea una serie di accadimenti che destano molte perplessità. Prima questione: a gennaio dal Ministero della salute esce un piano di emergenza che prevede tre scenari, uno dei quali molto complicato per la popolazione. Proprio per questo motivo, lo scenario è talmente disastroso che quel piano viene secretato. Questo è il primo episodio molto particolare. Seconda questione: viene prorogato lo stato di emergenza con l'ultimo decreto che è stato votato qui in Aula, quando di emergenze in questo momento non ce n'è assolutamente traccia, solo per poter far conservare al presidente del Consiglio Conte i suoi poteri speciali. (Applausi) . Terza questione: la secretazione, con il ricorso al Consiglio di Stato, degli atti del Comitato tecnico-scientifico e della Protezione civile che hanno ispirato i DPCM. Cosa c'è da nascondere? C'è qualche problema di protocolli sanitari per caso, oppure no? (Applausi) . La quarta questione è ciò che è accaduto ieri con riguardo alla questione dei capi dei Servizi segreti: il Governo modifica le nomine senza informare il Parlamento e senza che venga coinvolto il Copasir, in barba a tutti gli equilibri dei poteri. (Applausi) . Anche quella sui Servizi segreti è infatti una questione di equilibrio dei poteri tra maggioranza e opposizione; stiamo attenti, colleghi, perché c'è oggi un Governo e c'è un'opposizione. Domani questo tema ci sarà sempre, ci sarà sempre un Governo e ci sarà sempre un'opposizione, o almeno speriamo, a meno che non si stia andando verso la direzione di una dittatura. Noi ce lo auguriamo di sicuro, è chiaro. (Applausi) . Anzi, illustri personaggi ed esperti hanno detto che la dittatura non arriva mai con un solo atto, ma con una serie di atti; ve ne ho già citati quattro, almeno vi rendete conto di quello che succede, ma oggi è meglio chiamarla, come la collega Cantù ha già detto in quest'Aula... (Brusio). PRESIDENTE. Lasciamolo parlare, per favore. ROMEO (L-SP-PSd'Az) . La collega Cantù l'ha chiamata democratura, dittatura sanitaria o dittatura dei tecnici. Questi tecnici consigliavano il Governo, o ordinavano al Governo? Noi questo lo vogliamo sapere. (Applausi) . Magari ci sbagliamo, ma tutti questi atti secretati - perdonateci - legittimano il sospetto che abbiate qualcosa da nascondere. Se uno non ha nulla da nascondere, gli atti li rende assolutamente pubblici, a partire da un piano nazionale anti-pandemia di cui non conosciamo ancora i contenuti. Vogliamo vedere i contenuti. Altro che stato d'emergenza, vogliamo il piano anti-pandemia e lo vogliamo conoscere in Parlamento. (Applausi) . A questo punto avete una grande possibilità per dimostrarci che stiamo sbagliando e che non volete nascondere nulla: votate a favore del calendario che proponiamo noi e giovedì pomeriggio discutiamo, magari alla presenza del Presidente del Consiglio o del ministro Speranza, di tali questioni. Almeno faremo una volta per tutte chiarezza davanti agli italiani, perché vogliamo la verità. (Applausi) . PERILLI (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PERILLI (M5S) . Signor Presidente, credo che in quest'Aula ci siano parecchi avvocati e molti di loro sanno che quando si parla molto in realtà non si raggiunge l'obiettivo; chi non ha da nascondere, chi non deve costruire accuse inesistenti, chi non si deve difendere ha bisogno di poche parole. Se devo giudicare quello che ha fatto invece poc'anzi il presidente del Gruppo della Lega Romeo, direi che questo principio si contraddice. Noi non abbiamo nulla da nascondere. Il tema è solo uno: se si vuole affrontare un argomento seriamente, non lo si calendarizza da un giorno a un altro. Non lo si fa strumentalmente, per poter fare poi questa sceneggiata anche dal punto di vista mediatico. (Applausi) . Tuttavia, siccome è stata chiesta una risposta ed è stato tirato in ballo il MoVimento 5 Stelle, è giusto che il presidente Romeo abbia una risposta e non ci sottraiamo rispetto a un tema obiettivamente delicato sul quale vogliamo dire anche la nostra. Se questo - ripeto - deve essere scambiato per il fatto che da un giorno all'altro non si può calendarizzare, perché c'è già un calendario, faccio rilevare che abbiamo fatto anche noi le nostre proposte, come le ha fatte lui, ma farlo da un giorno all'altro non è serio. Ci è sembrato che paradossalmente chi voleva introdurre questo dibattito nello stesso tempo vi si volesse sottrarre, con accuse costruite, come abbiamo visto, all'istante. Se è bastato questo al presidente Romeo per affrontare l'argomento, contento lui contenti tutti. Se invece lo si vorrà fare seriamente, noi siamo disponibili. Ci saranno altre Conferenze dei Capigruppo, ce ne sarà una oggi e poi vedremo a settembre. Lo direi molto tranquillamente e con poche parole rispetto al fiume di parole utilizzate per affrontare questo argomento. (Applausi) . FERRARI (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. FERRARI (PD) . Signor Presidente, interverrò molto brevemente, ma con parole che rendono onore alla serietà della questione. Riteniamo che la questione posta nella Conferenza dei Capigruppo di ieri, richiamata dal presidente senatore Romeo, sia una questione molto seria e non sfugge certo a questa maggioranza l'interesse di tutto il Paese affinché ci sia la completa trasparenza su tutti quegli atti che hanno consentito al Governo di gestire la pandemia bene, come è stato riconosciuto all'Italia da tutto il mondo. (Applausi) . Ci saranno le occasioni opportune, a partire dai prossimi giorni, affinché ci siano tutti gli atti a disposizione del Parlamento e non saranno certo il Partito Democratico e tutta la maggioranza a negare questa trasparenza. Tra l'altro, nessuno può dare lezioni sull'esigenza di verità, perché la verità è un patrimonio in capo ad ognuno dei senatori nel momento in cui inizia il mandato di parlamentare e quindi noi, come tutti, riteniamo che la verità su quello che è accaduto, che può essere anche una verità indotta da fatti oggettivi o da interpretazioni come la politica può richiedere, debba essere un elemento oggetto del dibattito che ci sarà in questo Parlamento anche su questi temi degli atti del Comitato tecnico-scientifico. Dopodiché, se invece l'intento del senatore Romeo, che ha voluto provocare questo dibattito, provando ad inserire in extremis , alla coda di questa settimana, un tema così delicato, era provocatorio, mi lasci dire in maniera altrettanto provocatoria che probabilmente la necessità di vedere quegli atti è più di tutti del senatore Salvini, che evidentemente senza quegli atti aveva perso completamente la bussola, dicendo un giorno di aprire tutto il Paese e l'altro giorno di chiuderlo. (Applausi) . CIRIANI (FdI) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CIRIANI (FdI) . Signor Presidente, già ieri in Conferenza dei Capigruppo ci siamo associati alla richiesta dei colleghi del Gruppo della Lega sulla trasparenza degli atti secretati per motivi che non conosciamo, per i quali il Governo ha addirittura chiesto, dopo essere stato sconfitto presso il TAR, di ricorrere al Consiglio di Stato. Assistiamo qui a una inversione di marcia davvero incredibile, soprattutto da parte del MoVimento 5 Stelle, che per anni ha predicato il diritto da parte dei cittadini ad ottenere trasparenza e il dovere della trasparenza da parte della politica, che ci ha insegnato che la trasparenza è la cifra essenziale e irrinunciabile della politica, che ha imposto la diretta streaming per i propri rappresentanti e adesso non proferisce una sola parola di fronte ad un atto così grave come la richiesta da parte del Governo di non far sapere ai propri cittadini e ai parlamentari eletti dalla Repubblica cosa c'è scritto di così curioso e di così pericoloso nelle carte del Comitato tecnico-scientifico. Di cose bizzarre, curiose e singolari ce ne devono essere molte, se vogliamo commentare quello che dicono certi rappresentanti del Comitato tecnico-scientifico, che dovrebbero parlare di meno e forse studiare un po' di più, perché si avventurano in considerazioni di carattere politico del tutto estranee al loro mandato; troppe ne abbiamo sentite e viste in questi mesi. La nostra richiesta ancora una volta è molto chiara, molto semplice e molto diretta. Se questo - come ha detto il presidente Conte - non è un Governo che agisce con il favore delle tenebre, allora è il momento di dissipare queste tenebre e di fare luce su tutti gli aspetti di questi mesi di lockdown e di lotta al Covid. Aggiungo che forse ancora più grave, anche se meno appariscente per l'opinione pubblica generale, è la questione dei Servizi segreti. Non si può, anche in questo caso con il favore delle tenebre, aggiungere un comma a un decreto per prorogare l'attività dei vertici dei servizi segreti, senza informare le opposizioni, senza informare il Parlamento e senza avere prima il consenso da parte di tutti. Questo è sempre avvenuto e appartiene al galateo istituzionale tra maggioranza e opposizione, su questioni che attengono alla sicurezza nazionale. È molto grave quello che è avvenuto. Adesso cominciamo a capire cosa significa la richiesta di proroga dello stato di emergenza da parte del Governo: poter fare quello che vuole, a dispetto del Parlamento, perché tutto gli è consentito con la scusa dell'emergenza e della lotta al Covid. Ma noi non possiamo tollerare che questo possa ancora accadere. (Applausi) . FARAONE (IV-PSI) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. FARAONE (IV-PSI) . Signor Presidente, credo che si stia facendo un dibattito su una cosa che non è vera. Il Governo non ha detto che non vuole desecretare gli atti, ma ha detto che vuole mantenere la secretazione sugli atti fino alla chiusura dell'emergenza sanitaria. Ciò vuol dire, signor Presidente, che, se noi vogliamo utilizzare quegli atti per la trasparenza, avremo la possibilità di farlo quando quegli atti, chiusa l'emergenza sanitaria, saranno desecretati. Se invece vogliamo utilizzare quegli atti per la polemica politica, abbiamo bisogno che siano desecretati oggi. Ma a noi non interessa fare polemica politica, per di più in un periodo in cui il Paese è ancora in emergenza sanitaria, seppur ridimensionata e contenuta; oggi poi c'è un'emergenza in più, quella economica. Io credo che trascinare il Parlamento in una polemica giudiziaria e di scontro fra istituzioni, con coinvolgimenti della magistratura, sia un errore; mi dispiace che i garantisti a parole vogliano trasformare il Parlamento in un tribunale. (Applausi. Commenti) . PRESIDENTE. Non ho capito che tipo di mercanzia voleva vendere, quindi la pregherei di lasciare concludere. Prego, senatore Faraone. FARAONE (IV-PSI) . Almeno quando gridi togliti la mascherina, così ti capisco, senatore Romeo. Altrimenti non ti capisco. PRESIDENTE. Prego, concluda senatore Faraone. FARAONE (IV-PSI) . Io credo che noi dobbiamo assolutamente pretendere trasparenza. Anche noi vogliamo conoscere gli atti e non credo che da parte del Governo ci sia stata la volontà di tenerli occultati. Ad oggi c'è anche una data per la fine dell'emergenza sanitaria, signor Presidente: il 15 ottobre (e speriamo che non ci siano un'altra data e un'altra proroga). Credo che possiamo benissimo pazientare per conoscere gli atti; se ci sarà eventualmente da fare polemica politica, la faremo tutti dopo che avremo conosciuto gli atti. Nessun Governo e nessuna maggioranza vogliono tenere occultato nulla; c'è semplicemente una richiesta del Governo legata all'opportunità di evitare di desecretare gli atti fino alla conclusione dell'emergenza sanitaria. Non mi sembra uno scandalo; diventa uno scandalo se si vuole fare polemica fine a se stessa. (Applausi) . PRESIDENTE. La ringrazio, senatore Faraone. Per correttezza devo dire che non stiamo discutendo sul nulla, ma stiamo discutendo su una richiesta di modificare il calendario dei lavori, che è assolutamente usuale. MALAN (FIBP-UDC) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MALAN (FIBP-UDC) . Signor Presidente, mi associo anch'io alla richiesta formulata dal presidente Romeo. Devo dire che l'intervento del presidente Faraone mi ha confermato l'opportunità che il Governo riferisca e faccia chiarezza sulla questione. Non credo che gli italiani, che hanno affrontato con grandissimo senso di responsabilità e disciplina il difficilissimo e più intenso periodo della chiusura, della quarantena, del non potersi muovere da casa, non siano abbastanza maturi da non poter conoscere le ragioni sulla base delle quali ci sono state tutte queste restrizioni, con le multe, con le grossissime difficoltà economiche e con il prolungamento dello stato di emergenza fino a ottobre. Proprio perché le cose sono collegate, ritengo opportuno che vi sia un chiarimento. Non vedo ragioni - e non so se ci sono - per cui il Governo non debba riferire, parlare e spiegare senza trincerarsi dietro a ricorsi - quelli sì - portando in tribunale una questione che, invece, dovrebbe essere affrontata dal Parlamento, visto che la funzione del Parlamento, oltre naturalmente a quella legislativa, è anche quella di fare chiarezza e di controllare gli atti del Governo. Com'è stato detto, infatti, non può essere riservata al TAR e al Consiglio di Stato la facoltà dei parlamentari, rappresentanti del popolo, di conoscere le ragioni per le quali siamo ancora in uno stato di emergenza (Applausi) , uno stato di emergenza in base al quale si governa e si limitano le libertà costituzionali con decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, strumento che neppure viene menzionato nella Costituzione. Tuttavia, vedendo che c'è una chiusura da parte della maggioranza, ove non ci sia la disponibilità di parlare nella giornata di giovedì di questo argomento, il Gruppo Forza Italia propone un'altra urgenza collegata alla precedente, cioè la questione giustizia. La nostra proposta, che chiediamo venga messa al voto solo ove fosse respinta quella presentata dal presidente Romeo, è che vengano calendarizzati giovedì i provvedimenti che da parte nostra - e anche di altri per la verità - sono stati presentati sulla questione giustizia, ove conclusi in Commissione, e uno lo è sicuramente. Nello specifico, si tratta del disegno di legge sull'istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sull'uso politico della giustizia (Atto Senato 1870), un tema direi di grande attualità: cambiano magari i soggetti, ma la questione resta forte. (Applausi) . A questo si aggiungono il disegno di legge, a prima firma del senatore Caliendo, sugli incarichi politici di magistrati (Atto Senato 255) e il disegno di legge per l'istituzione della «Giornata nazionale in memoria delle vittime di errori giudiziari» (Atto Senato 1686). Direi che sono temi che hanno la loro rilevanza, che coinvolgono centinaia di migliaia e indirettamente milioni di cittadini e credo che meritino l'attenzione del Parlamento in questo momento. (Applausi) . PRESIDENTE.Senatore Malan, nella sua proposta lei ha indicato tre provvedimenti: immagino che sarebbe un po' complesso esaminarli tutti giovedì pomeriggio. Vuole magari segnalarne uno in particolare? MALAN (FIBP-UDC) . La proposta prevede la trattazione dei provvedimenti, ove ne sia stato concluso l'esame in Commissione e, al momento, è stato concluso in Commissione soltanto l'esame del disegno di legge per l'istituzione della «Giornata nazionale in memoria delle vittime di errori giudiziari». PRESIDENTE. La ringrazio, in questo modo circoscriviamo la proposta in maniera più puntuale. Non ci sono altre richieste di intervento, se non quella dello stesso senatore Romeo, in dichiarazione di voto, che possiamo consentire interpretando il Regolamento. ROMEO (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ROMEO (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, annunciando chiaramente il nostro voto favorevole sulla proposta, voglio precisare che non vi è stato alcun utilizzo strumentale. Nella Conferenza dei Capigruppo di ieri avevamo chiesto inizialmente di calendarizzare questo dibattito nella seduta del 26 agosto, ma la maggioranza non ha aveva nessuna intenzione di farlo, proponendo tutt'altra calendarizzazione; anzi, la maggioranza ha deciso poi di aspettare un'altra Conferenza dei Capigruppo per calendarizzare i lavori delle prossime settimane. Pertanto, senatore Perilli, volendo parlare dell'argomento, siamo stati obbligati a farlo adesso: non c'è quindi nulla di strumentale. Questi sono trucchetti da prima Repubblica. (Applausi) . PERILLI (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PERILLI (M5S) . Signor Presidente, visto che ha consentito al senatore Romeo di intervenire in dichiarazione di voto, la stessa opportunità deve essere data anche a me. PRESIDENTE. Non è propriamente così, ma vada avanti. Ha facoltà di parlare. PERILLI (M5S) . Il punto è il seguente. La strumentalità dipende dal fatto che ci sarebbe dovuto essere l'accordo sul calendario; è stato emesso da un giorno all'altro. Diciamo, piuttosto, che la Lega sta fuggendo dalla questione dell'autorizzazione a procedere sul caso Siri, la cui calendarizzazione abbiamo chiesto in Aula, insieme alle altre autorizzazioni (Applausi) . Di questo non parlano, discutono di altro, per sfuggire a quello che sarebbe un obbligo di chiarezza nei confronti dei cittadini. Vogliono calendarizzare invece... PRESIDENTE. Senatore Perilli, limitiamoci a quanto è stato chiesto. Stiamo parlando dell'ordine dei lavori. PERILLI (M5S) . Stiamo parlando del calendario e, visto che il presidente Romeo ha parlato della proposta della Lega, tra le nostre proposte c'era la discussione sulle autorizzazioni a procedere, perché - come è stato ricordato poc'anzi - ci saranno anche le vittime della giustizia, ma la giustizia ha il diritto di andare avanti. (Brusio). PRESIDENTE.Colleghi, lasciatelo concludere. PERILLI (M5S) . Siete voi che introducete degli argomenti... PRESIDENTE.Senatore Perilli, si rivolga alla Presidenza. PERILLI (M5S) . Presidente, poc'anzi hanno introdotto degli argomenti e, se vogliamo parlare di quanto si è detto in Conferenza dei Capigruppo sulle calendarizzazioni, le autorizzazioni a procedere, che riguardano anche la Lega, tardano a essere discusse in Aula. E anche questa è trasparenza, dovere di chiarezza nei confronti dei cittadini. (Applausi). PRESIDENTE . Colleghi, per cortesia, vorrei ricondurre la discussione a un punto preciso. Stiamo discutendo del calendario rispetto al quale sono state avanzate due proposte di modifica - una dalla Lega, Fratelli d'Italia e Forza Italia; un'altra solo da Forza Italia - sulle quali si è già sviluppato un dibattito. Non essendo state avanzate altre proposte, gli interventi svolti possono essere intesi come dichiarazioni di voto. Per questo ho detto che dovremmo stiracchiare in un certo senso il Regolamento. CRUCIOLI (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. Ma a quale titolo? CRUCIOLI (M5S) . Signor Presidente, intervengo per esprimere una posizione che dissente da quella manifestata dal Presidente del Gruppo. Ritengo infatti importante che il Parlamento convochi il Governo per conoscere i motivi della segretazione dei verbali. Mi spiace soltanto che in questa maniera si dia l'opportunità al centrodestra - non è affatto il campione nazionale di trasparenza - di strumentalizzare la situazione. Nondimeno, a malincuore e con amarezza mi trovo costretto a votare a favore della proposta avanzata dal senatore Romeo. (Applausi). CALDEROLI (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà, ma chiedo anche a lei per quale motivo. CALDEROLI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, vorrei fare un richiamo al Regolamento. Nello specifico, l'articolo 55 recita: «Il calendario, se adottato all'unanimità, ha carattere definitivo e viene comunicato all'Assemblea. In caso contrario, possono essere avanzate proposte di modifica da parte di un senatore per Gruppo. Sulle proposte di modifica decide l'Assemblea con votazione per alzata di mano, dopo l'intervento di non più di un oratore per Gruppo e per non oltre dieci minuti ciascuno». È evidente che ciascun senatore può presentare una proposta, come hanno fatto i senatori Romeo e Malan; il senatore Perilli è intervenuto nel dibattito sulle proposte di modifica e, pertanto, non aveva titolarità a riprendere la parola per la seconda volta. Per di più, non essendo dichiarazioni di voto, ma interventi sulle proposte, tantomeno è consentito un intervento in dissenso. PRESIDENTE . Senatore Calderoli, la ringrazio per questa dotta precisazione, che avevo riassunto invitando l'Assemblea a cercare di interpretare ampiamente il Regolamento che tutti conosciamo, naturalmente. A volte, nell'interpretazione del Regolamento, la politica fa molto più di noi legulei. URSO (FdI) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ma a quale titolo? URSO (FdI) . In dichiarazione di voto. PRESIDENTE. A questo punto ha ragione. Ne ha facoltà. URSO (FdI) . Signor Presidente, essendo delegato del Parlamento quale componente del Copasir, intervengo a nome di Fratelli d'Italia per evidenziare a tutta l'Aula che la questione della secretazione e dell'attività del Governo, direi tutt'altro che trasparente nei confronti del Parlamento, è diventata un problema chiaro a tutti. È diventata un problema per quanto riguarda gli atti in questione e, ove il Parlamento oggi prendesse una decisione diversa rispetto a quella richiesta dai Gruppi Forza Italia e Lega, noi investiremo della questione il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica che, per delega del Parlamento, in questa materia ha il compito di intervenire. Mi auguro, però, che lo faccia il Parlamento. Inoltre, vorrei evidenziare che ciò che è accaduto nel decreto-legge che proroga lo stato di emergenza è grave nel rapporto di leale collaborazione tra le istituzioni. È grave perché il Presidente del Consiglio è intervenuto sua sponte per illustrare il contenuto del decreto che prorogava lo stato di emergenza. In quella sede non ha illustrato una norma, che poi ha inserito nel decreto, che modifica le procedure di nomina dei vertici dei servizi segreti. È grave perché in questa sede il Parlamento, con una risoluzione, aveva dato indicazioni precise al Governo relativamente a quale dovesse essere l'ambito di intervento del decreto-legge che prorogava lo stato di emergenza con una votazione su una risoluzione della maggioranza. Ebbene, in quella risoluzione non c'è l'argomento poi trattato nella notte nel decreto emesso dal Governo. Dunque il Governo viene in questa sede ad illustrare il provvedimento e non parla di quella norma; il Parlamento vota una risoluzione che non parla di quella norma e poi, nella notte, il Governo la introduce ma, nel dare notizia del decreto alla stampa, descrive l'intero provvedimento salvo quella norma. Quindi il Parlamento non viene informato in via preventiva; il Parlamento non dà indicazioni di tal guisa al Governo ma il Governo, nella notte, scrive un decreto che contiene, all'articolo 1, diversi commi che modificano le procedure di nomina dei servizi segreti, tra l'altro - a mio avviso - violando alcuni dettati costituzionali, e nel comunicato che illustra il provvedimento non dice nulla proprio su questo. Ritroviamo così pubblicata nella Gazzetta Ufficiale , all'insaputa del Parlamento, all'insaputa degli organi di informazione e dell'opinione pubblica, una norma che modifica le procedure di nomina dei servizi segreti. Di tale norma si parlerà nella sede opportuna, e poi, ovviamente, il Parlamento può liberamente modificarla - e mi auguro lo faccia - per ristabilire i principi della legge n. 124 del 2007, approvata da maggioranza e opposizione. Dico questo, però, perché è chiaro a tutti che c'è un problema di trasparenza e di leale collaborazione degli organi istituzionali che interferisce anche nella votazione che stiamo per fare. Mi auguro che il Parlamento - e soprattutto chi ha parlato di streaming , di trasparenza e quant'altro ancora - decida per la trasparenza in quest'atto. (Applausi) . PRESIDENTE . Metto ai voti la proposta di modifica del calendario dei lavori dell'Assemblea, avanzata dai senatori Romeo, Ciriani e Malan, volta ad inserire all'ordine del giorno letto all'inizio della seduta (che si concluderebbe con la conversione del decreto-legge sulla parità di genere), nel pomeriggio di giovedì o comunque a conclusione del provvedimento appena citato, un dibattito sulla segretazione delle norme illustrate nel corso della discussione. Non è approvata. Non vedo necessità di controprova, se nessuno me la chiede (Commenti). Anche se, ictu oculi ,la proposta è stata respinta, è stata ora richiesta la controprova. Ordino la chiusura delle porte. Chiudiamo anche le porte delle tribune, visto il problema già avuto. Procediamo alla controprova mediante procedimento elettronico. Non è approvata . (Alcuni senatori intonano cori sulla parola "Verità" e viene esposto uno striscione) . Prego di nascondere lo striscione, che dice cosa nascondete. Colleghi, se non lo levate, devo sospendere la seduta. Gli assistenti parlamentari riescono a togliere lo striscione? (Alcuni senatori continuano ad intonare cori). Sospendo brevemente la seduta. (La seduta, sospesa alle ore 10,16, è ripresa alle ore 10,21) . PRESIDENTE . La seduta è ripresa. Sarà cura degli Uffici trasmettere al Presidente la parte del Resoconto relativa a questa fase dei lavori. Prendiamo atto che al senatore Balboni non ha funzionato la tessera e che avrebbe votato a favore della proposta di modifica del calendario dei lavori. Metto ai voti la proposta di modifica del calendario dei lavori dell'Assemblea, avanzata dal senatore Malan, volta a discutere domani il disegno di legge licenziato dalla Commissione giustizia inerente alla istituzione della Giornata del ricordo delle vittime degli errori giudiziari. Non è approvata. È stata richiesta la controprova. Ordino la chiusura delle porte. Procediamo alla controprova mediante procedimento elettronico. Non è approvata . Resta pertanto definitivo il calendario dei lavori adottato a maggioranza dalla Conferenza dei Capigruppo e da me comunicato all'Assemblea. Discussione dalla sede redigente e approvazione del disegno di legge: Doc 867-B Disposizioni in materia di sicurezza per gli esercenti le professioni sanitarie e socio-sanitarie nell'esercizio delle loro funzioni (Relazione orale) PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca la discussione dalla sede redigente del disegno di legge n. 867-B, già approvato dal Senato e modificato dalla Camera dei deputati. Ricordo che, ai sensi dell'articolo 104 del Regolamento, oggetto delle deliberazioni saranno soltanto le modificazioni apportate dalla Camera dei deputati, salvo la votazione finale. La relatrice, senatrice Boldrini, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta. Pertanto, ha facoltà di parlare la relatrice. BOLDRINI, relatrice . Signor Presidente, colleghi senatori, onorevoli sottosegretari Sileri e Del Re in rappresentanza del Governo, oggi in quest'Aula - che spero si riprenda dal momento di attuale confusione - esaminiamo in terza lettura un disegno di legge d'iniziativa governativa, che - come il Presidente ha citato poc'anzi - reca disposizioni in materia di sicurezza per gli esercenti le professioni sanitarie e socio-sanitarie, nell'esercizio delle loro funzioni. Si tratta di un provvedimento che oggi risulta anacronistico rispetto a quello che è successo con l'emergenza Covid. Nonostante il grande affetto, la riconoscenza infinita e la gratitudine che gli italiani hanno dimostrato durante la suddetta emergenza nei confronti di ogni operatore sanitario per l'impegno profuso al fine di salvare vite a discapito della propria, quelle stesse persone però, fino a qualche mese fa, sono state maltrattate e purtroppo anche aggredite. Questo provvedimento dunque, che auspichiamo venga approvato oggi, è nato l'anno scorso. (Brusio). Scusate, colleghi, non si sente davvero nulla, ma credo che il disegno di legge in esame sia importante. PRESIDENTE. Colleghi, la senatrice Boldrini ha diritto di parlare senza essere disturbata: chi vuole uscire può farlo liberamente, le porte sono state riaperte. Prego, signora relatrice, prosegua. BOLDRINI, relatrice . Oggi esaminiamo questo provvedimento in terza lettura, essendo stato approvato in seconda alla Camera, dove sono state apportate modifiche a mio avviso migliorative, che hanno rafforzato e implementato alcuni aspetti di rilievo, che vado ad enumerare. L'articolo 1 esplicita i richiami normativi per le nozioni delle professioni sanitarie e socio-sanitarie: come vi dicevo, è stato migliorato, perché è stata ampliata la categoria delle professioni, richiamando gli specifici articoli 4 e da 6 a 9 della legge n. 3 del 2018. L'articolo 2 prevede l'istituzione di un Osservatorio nazionale sulla sicurezza degli esercenti le professioni sanitarie e socio-sanitarie, di cui vi parlerò molto più approfonditamente in seguito. L'articolo 3 prevede la promozione di iniziative d'informazione sull'importanza del rispetto del lavoro del personale esercente le professioni sanitarie e socio-sanitarie. L'articolo 4 stabilisce pene aggravate per i casi di lesioni personali gravi o gravissime cagionate a soggetti esercenti una delle professioni summenzionate o a soggetti che svolgono attività ausiliarie rispetto alle stesse, a causa o nell'esercizio delle relative professioni o attività. All'articolo 5 s'inserisce tra le circostanze aggravanti dei delitti commessi con violenza o minaccia - e qui toccheremo il codice penale - l'aver agito in danno di uno dei soggetti summenzionati, a causa o nell'esercizio della relativa professione o attività. L'articolo 6 esclude, nei casi in cui siano commessi con violenza o minaccia in danno dei soggetti summenzionati nell'esercizio delle loro funzioni, i reati di percosse e lesioni personali dall'ambito delle fattispecie punibili solo a querela della persona offesa. L'articolo 7 prevede l'adozione di misure di prevenzione intese a stipulare specifici protocolli operativi con le forze di polizia da parte delle strutture in cui opera il personale sanitario e socio-sanitario. L'articolo 8 prevede l'istituzione della Giornata nazionale di educazione e prevenzione contro la violenza nei confronti degli operatori sanitari e socio-sanitari. L'articolo 9 commina una sanzione amministrativa pecuniaria per le ipotesi di condotte violente ingiuriose, offensive o moleste nei confronti di personale esercente una professione sanitaria o socio-sanitaria o che svolga attività ausiliarie nelle medesime. L'articolo 10 regola le clausole d'invarianza finanziaria. Ora, colleghi, entro maggiormente all'interno di quest'articolato importante, il cui iter oggi porteremo a termine, facendolo diventare una legge. L'articolo 1, che - come vi dicevo - è stato inserito alla Camera, esplicita in maniera molto più appropriata l'individuazione nell'ambito delle professioni sanitarie e socio-sanitarie. A tal fine, trovano applicazione le norme generali in materia, in base alle quali e al relativo stato di attuazione, le professioni sanitarie sono al momento quelle riservate agli iscritti agli albi professionali dei seguenti ordini: dei medici-chirurghi e degli odontoiatri; dei veterinari; dei farmacisti; dei biologi; dei fisici e chimici; delle professioni infermieristiche; di quelle di ostetrica; dei tecnici sanitari di radiologia medica e delle professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione; e degli psicologi. Le professioni socio-sanitarie comprendono, in base allo stato di attuazione delle relative discipline, i profili professionali di operatore socio-sanitario, assistente sociale, sociologo ed educatore professionale. Si richiama la legge 11 gennaio 2018, n. 3, che ha istituito gli albi professionali ed enumera tutte le professioni sanitarie e socio-sanitarie del comparto sanitario. L'articolo 2 del disegno di legge demanda a un decreto ministeriale l'istituzione, presso il Ministero della salute, del suddetto Osservatorio nazionale e la definizione della durata e della composizione dello stesso. Questo è il tema principale del provvedimento, che è stato esaminato dal Senato in prima lettura. L'Osservatorio è un fulcro molto importante, in quanto dovrà tenere in considerazione tutto ciò che è avvenuto e sta avvenendo in tema di sicurezza delle professioni sanitarie. Annualmente dovrà essere presentata dai Dicasteri interessati una relazione affinché si sappia che cosa è stato rilevato. Si prevede che ciò spetti al Ministero della salute, di concerto con i Ministeri dell'interno e dell'economia e delle finanze, ovviamente d'intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome. Il decreto ministeriale dovrà definire la composizione dell'Osservatorio entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge. Riguardo alla composizione dell'organismo, essa è stata migliorata e implementata. Ricordo di aver presentato emendamenti che sono stati bocciati dalla precedente maggioranza e invece accolti dall'attuale. È stato previsto che dell'Osservatorio facciano parte anche rappresentanti dell'Inail, il che, trattandosi di lavoro, è secondo me una modifica importante e fondamentale. C'è un'altra nota importante, visto che parliamo di parità di genere. Alla Camera dei deputati è stata inserita anche la necessità di rispettare il principio della parità di genere, prevedendo quindi la presenza sia di uomini che di donne all'interno dell'Osservatorio. Ritengo che questo passaggio sia molto importante, anche perché i punti di vista di chi ritiene di aver ricevuto aggressioni, in quale maniera e con quali stati d'animo, sono meglio rappresentati da uomini e donne insieme, piuttosto che da rappresentanti di un unico sesso che si trovano a dover rappresentare quanto accaduto a esponenti dell'altro sesso. Sono convinta che questo sia davvero un passaggio molto importante, perché sappiamo che il mondo della sanità è rappresentato in maggioranza dal sesso femminile. Una pari rappresentanza di genere all'interno dell'Osservatorio è un aspetto che contribuisce ad accrescerne l'importanza. Altri rappresentanti degli ordini professionali interessati devono far parte dell'Osservatorio, oltre alle organizzazioni di settore e alle associazioni di pazienti: altro aspetto essenziale, in quanto il punto di vista dei pazienti è fondamentale. Quanto ai compiti dell'Osservatorio, la Camera dei deputati ha operato alcune integrazioni, oltre a quelle già inserite dal Senato durante l'esame in prima lettura. L'attuazione delle misure di prevenzione e protezione contemplate dalla disciplina in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro viene integrata con la previsione per cui l'Osservatorio promuove anche l'utilizzo di strumenti di videosorveglianza. Questo ambito di disciplina è stato ampliato alla Camera dei deputati. Un atro punto importante riguarda la diffusione delle buone prassi. Durante le audizioni di rappresentanti delle professioni sanitarie è emerso che, in alcune zone del nostro territorio e in alcuni plessi sanitari, ci sono delle buone prassi che è pertanto necessario rilevare affinché vengano utilizzate da altri. Altri compiti dell'Osservatorio - che sono il punto nodale della normativa, ma non solo, perché poi passeremo anche agli aspetti giuridici e sanzionatori che sono altrettanto fondamentali - riguardano il monitoraggio degli episodi di violenza commessi ai danni degli esercenti nell'esercizio delle loro funzioni, anche acquisendo i dati regionali relativi all'entità e alla frequenza dei fenomeni e alle situazioni di rischio e vulnerabilità nell'ambiente dal lavoro. Tali dati sono acquisiti con il supporto dell'Osservatorio nazionale delle buone pratiche sulla sicurezza nella sanità, già esistente, istituito presso Agenas ai sensi dell'articolo 3 della legge n. 24 dell'8 marzo 2017, e degli ordini professionali. In particolare, si prevede che l'Osservatorio nazionale delle buone pratiche sulla sicurezza nella sanità trasmetta, tramite l'Agenas, al nuovo Osservatorio i dati in materia acquisiti dai centri per la gestione del rischio sanitario e la sicurezza del paziente. Vedete anche qui, quindi, una raccolta dati a livello nazionale che, ovviamente, deve disporre della raccolta di tutte le Regioni. Altro caso interessante e importante inserito è il monitoraggio degli eventi sentinella. A volte, infatti, vi sono eventi che possono presagire la possibilità che avvengano delle aggressioni. Monitorarli, dunque, è importante, perché può dar modo di migliorare determinate condizioni, anche di tipo lavorativo. Si promuovono, ovviamente, studi e analisi per la formulazione di proposte e misure idonee a ridurre i fattori di rischio negli ambienti più esposti. (Il microfono si disattiva automaticamente). PRESIDENTE.Senatrice Boldrini, è già andata un minuto e mezzo oltre il tempo concessole. Siamo in una fase conclusiva e la invito a terminare il suo intervento. La autorizzo a consegnare il testo. BOLDRINI, relatrice . La ringrazio, signor Presidente. Accetto senz'altro l'invito ad allegare il testo del mio intervento, ma la prego di concedermi un altro minuto per le conclusioni. Il provvedimento si basa su questi tre aspetti importanti, declinati ovviamente per l'Osservatorio, ma soprattutto per la sensibilizzazione. Quindi, esprimo ovviamente tutta la mia soddisfazione per essere riusciti a portarlo a compimento in terza lettura. Devo ringraziare, in questo caso, tutti i colleghi della Commissione per essere addivenuti tutti quanti alla decisione di non presentare ulteriori emendamenti, dal momento che volevamo davvero giungere all'approvazione definitiva di questo disegno di legge, molto importante e richiesto. Durante l'emergenza Covid-19 abbiamo visto quanto, in maniera incessante, abbiano fatto le professioni sanitarie. Riconoscere loro anche l'aspetto di sicurezza, che devono avere durante la loro attività... (Il microfono si disattiva automaticamente). PRESIDENTE.Senatrice Boldrini, la ringrazio e le assicuro che il suo intervento è stato esaustivo. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo. SILERI, sottosegretario di Stato per la salute . Signor Presidente, colgo l'occasione per segnalare che i lavori delle Commissioni di riferimento si sono svolti con la massima correttezza dei rapporti tra i Gruppi parlamentari, al fine di garantire la necessaria dialettica parlamentare e il dovuto confronto istituzionale tra Parlamento e Governo. Questo ci consente oggi di procedere all'esame conclusivo del disegno di legge in esame. Ringrazio, pertanto, a nome del Governo, i Presidenti delle Commissioni di merito; i relatori che, sia alla Camera che al Senato, si sono adoperati con il massimo livello di professionalità e competenza e tutti i componenti delle Commissioni di merito. Un apprezzamento particolare va, chiaramente, anche al lavoro degli Uffici delle Commissioni. Il disegno di legge, recante disposizioni in materia di sicurezza per gli esercenti le professioni sanitarie e socio-sanitarie nell'esercizio delle loro funzioni, oggi qui in esame per l'approvazione finale, è stato fortemente voluto dal precedente Ministro della salute, Giulia Grillo, ed è frutto della volontà governativa di individuare misure di prevenzione e contrasto nei confronti di atti di violenza posti in essere a danno di tutti gli esercenti le professioni sanitarie e socio-sanitarie. È un atto concreto, predisposto dal Governo, che offre strumenti preventivi e dissuasivi e si pone l'obiettivo di incrementare la sicurezza di professionisti che quotidianamente mettono a repentaglio la propria incolumità psicofisica nello svolgimento delle loro attività. Com'è noto, si tratta di un fenomeno in crescita, aggravato ulteriormente dal fatto che, negli ultimi anni, si è assistito ad atti di particolare gravità. Non è possibile morire accoltellati o sparati durante un servizio di guardia o essere minacciati all'ingresso o all'uscita di una sala operatoria, così come nei pronto soccorso. Le aggressioni si verificano prevalentemente nelle ore notturne. Le donne sono più colpite rispetto agli uomini e i casi sono sicuramente sottostimati. Sebbene i dati mostrino circa cinque violenze al giorno, verosimilmente tali numeri sono almeno tre volte superiori e si stima che, nell'arco della vita professionale - ad esempio - degli infermieri, circa 230.000 infermieri su 260.000 abbiano ricevuto una qualche forma di aggressione, che va da quella fisica a quella verbale. Spesso le aggressioni sono fatte da familiari di pazienti o da chi è in lista d'attesa. Si tratta, purtroppo, di un problema diffuso, che è rallentato durante il periodo del Covid ed è ripreso subito dopo la fine dell'emergenza e la fase acuta. Non elenco i dettagli dei provvedimenti, avendo la relatrice Boldrini offerto il suo contributo, ma ci tengo a ringraziarvi per aver compreso in tutti i passaggi di questo atto in modo profondo e sincero il valore, la dedizione e il sacrificio di tutti gli operatori sanitari (medici e infermieri), che quotidianamente ci assicurano salute, ci salvano la vita e ci aiutano nel momento del bisogno. Secondo me, questo è un atto fondamentale e iniziale, ma molto dovrà essere fatto nei mesi a venire per migliorare la governance , gli orari di lavoro, i salari e il nostro Servizio sanitario nazionale, per aumentare anche l'aderenza ad esso da parte di coloro che vi lavorano. Cominciamo a rispettare chi ci aiuta. Lavoriamo tutti insieme per costruire una cultura di rispetto reciproco, partendo dalle Aule del Parlamento. Personale sanitario e pazienti sono entrambi dalla stessa parte; non ci dimentichiamo questo: personale sanitario e pazienti sono dalla stessa parte. Ringrazio per il vostro lavoro e mi auguro un'approvazione dell'atto all'unanimità. ( Applausi ). PRESIDENTE . Comunico che è pervenuto alla Presidenza - ed è in distribuzione - il parere espresso dalla 5 a Commissione permanente sul disegno di legge in esame, che verrà pubblicato in allegato al Resoconto della seduta odierna. LANIECE (Aut (SVP-PATT, UV)) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LANIECE (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente, signor Sottosegretario, il provvedimento che ci accingiamo a votare conclude il suo iter dopo quasi un anno di lavoro da parte delle Commissioni di Camera e Senato. C'è stato un dibattito molto importante che ha avuto il merito di consolidare l'impianto della legge per essere davvero uno strumento a tutela degli operatori sanitari. Le aggressioni e le violenze contro il personale sanitario sono la spia delle situazioni sociali estreme nelle quali i medici, gli infermieri, gli OSS e tutti gli operatori della sanità si trovano spesso ad operare. Non è solo questo, perché molte aggressioni nascono in un contesto di malfunzionamento del sistema sanitario. Potremmo quindi dire che il Covid ci ha solamente dato un motivo in più per consolidare l'impegno a favore dell'assistenza socio-sanitaria; strutture non fatiscenti sono strutture che proteggono il personale, ma sono anche luoghi funzionanti dove la sanità può esprimere tutta la sua efficienza, rimuovendo quindi una delle cause delle aggressioni. Un altro punto altrettanto importante è quello del presidio da parte delle Forze dell'ordine, soprattutto nelle ore notturne, nelle piccole strutture che magari agiscono in contesti periferici. Questo a tutela anche degli altri pazienti e di chi arriva in pronto soccorso, per fare in modo che non si trovino in situazioni che possano portare ulteriore danno alla loro condizione di salute. Il Gruppo per le Autonomie esprimerà quindi - come ha fatto anche in prima lettura - un voto convintamente favorevole al disegno di legge. Lo facciamo con la convinzione che questo sia un tassello di quel profondo processo di ripensamento e di rilancio del ruolo del servizio sanitario nel nostro Paese, un impegno che questo Governo ha già intrapreso nelle settimane del Covid con gli innesti di nuovo personale sanitario e le tante risorse che sono state dedicate per rafforzare le strutture chiamate a curare il virus. È un impegno - come abbiamo detto anche in altre circostanze - che dovrà continuare con grande intensità nelle settimane e nei mesi a venire, perché se c'è una cosa che ci ha insegnato la pandemia è che l'accesso universale alle cure attraverso una sanità all'altezza è un pilastro di un Paese che vuole ritenersi tra quelli più avanzati al mondo e ci ha insegnato anche il valore della nostra classe medica, degli infermieri, degli operatori socio-sanitari e di tutto il personale che lavora nella sanità e che ogni giorno garantisce la salute a tutti i cittadini. (Applausi) . ZAFFINI (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ZAFFINI (FdI) . Signor Presidente, a dispetto delle apparenze, quello di cui ci stiamo occupando questa mattina è un problema serio, cogente, reale e pressante, ad esempio il senatore Calandrini, nei giorni scorsi, denunciava un episodio gravissimo accaduto all'ospedale di Latina, sabato o domenica della settimana scorsa. Dico a dispetto delle apparenze perché ho l'impressione che, nonostante questo testo sia stato elaborato in tempi biblici e nonostante sia stato masticato ampiamente da Camera e Senato e dalle Commissioni, il passaggio in cui si prevede l'invarianza finanziaria basti da solo a determinarne la limitatezza e l'invarianza, perché laddove c'è invarianza finanziaria c'è anche, evidentemente, invarianza di fatti concreti e di novità rilevanti. Al di là di questo, abbiamo votato il testo, come avete visto, colleghi, semplicemente perché il più contiene il meno e quindi nella speranza che prima o poi si possa provvedere a normative certamente più stringenti e più cogenti, il Gruppo Fratelli d'Italia ha provveduto a votare un testo che contiene due o tre cose che comunque vanno fatte e andranno fatte, non si capisce bene con quale denaro e con quali risorse, ma vedremo e giudicheremo nei fatti. In una sorta di deriva legislativa, il testo istituisce osservatori, giornate della memoria, task force , tutti succedanei della politica, tutte imitazioni - vorrei dire cinesi - della necessità della politica di assumere decisioni importanti e quindi vie di fuga che personalmente, come tutto il Gruppo Fratelli d'Italia, non condivido. Si istituiscono l'ennesimo osservatorio - ribadisco a invarianza finanziaria, quindi non si capisce questi osservatori da chi dovrebbero essere pagati - la giornata in cui si celebra la necessità di proteggere le professioni socio-sanitarie: buoni intendimenti, ma che poco aggiungono al problema che, ripeto, è serio, reale e cogente. Ci sono alcuni passaggi positivi, come l'adeguamento delle strutture, basti pensare, ad esempio, alle strutture in cui solitamente sono ospitati i Sert, oppure a quelle in cui operano la generalità dei responsabili dei servizi sociali comunali. Anche se, come ho detto, non si capisce bene con quali risorse, si prevede l'adeguamento di queste strutture, la videosorveglianza, la possibilità di protocolli con le Forze dell'ordine: insomma, nel testo pieno di amenità, c'è anche qualcosa che potrà un giorno rivelarsi probabilmente utile. Il problema è di carattere generale e si inquadra in un momento di svalutazione dell'opera dei professionisti, non solo evidentemente di quelli legati alle professioni socio-sanitarie e non solo di quelli pubblici, a presidio dei servizi pubblici, basti pensare, in genere, al trattamento che in questo momento stanno ricevendo le partite IVA. Rispetto a questo tema, il nostro partito ha ampiamente e ripetutamente denunciato un momento in cui, evidentemente, il mondo delle professioni non riscuote la necessaria considerazione da parte dei Governi e del Governo attuale in primis. Rispetto a questo tema noi avevamo chiesto, come Fratelli d'Italia, sia al Senato in sede di incardinamento, sia alla Camera in sede di seconda lettura, la previsione della qualifica di pubblico ufficiale dell'esercente la professione socio-sanitaria, nel momento in cui agisce nell'orario di lavoro. È evidente la facile equiparazione con il vigile urbano. Perché il vigile urbano è un pubblico ufficiale e il medico no? Il medico ha anche la divisa, perché veste il camice, che diventa quasi una seconda pelle. Il medico esercita una funzione assolutamente indispensabile e pubblica, una funzione pubblica per eccellenza, cioè la tutela della salute come bene primario per la vita umana: per quale motivo non dovrebbe essere qualificato come pubblico ufficiale, con tutto quello che ne consegue in termini di repressione e di sanzione degli atteggiamenti di aggressività? Questa proposta non è passata, ma noi riteniamo che debba essere riconsiderata nel momento in cui finalmente si potrà affrontare la questione. Signor Presidente, io reputo utile e urgente - lo dico al sottosegretario Sileri, che so essere persona sensibile al riguardo - prevedere una riforma complessiva del quadro del Servizio sanitario nazionale, a quarantun anni dalla legge che lo ha istituito. All'interno di questa riforma complessiva dovranno esserci anche il ruolo delle professioni socio-sanitarie e la loro protezione, anche in termini legali, perché, signor Presidente, proprio in questi giorni abbiamo visto l'esplicarsi e il palesarsi di provvedimenti giudiziari, che avranno il loro corso e il loro esito. Io non giudico i fatti; saranno e sono sicuramente fatti penalmente rilevanti e noi abbiamo enorme fiducia nella possibilità dell'autorità giudiziaria di stabilire la verità, però è del tutto evidente che, rispetto alla possibilità di aggressione degli esercenti le professioni sanitarie, che non è solo di tipo fisico o verbale, ma anche legale e patrimoniale, deve essere affrontato un quadro complessivo di riordino, che tenga conto anche dell'accesso ai percorsi formativi. In questa sede, noi auspichiamo e speriamo che venga prevista la possibilità che chi opera nell'esercizio di queste funzioni possa essere riconosciuto quale pubblico ufficiale, con tutto quello che ne consegue. Signor Presidente, come dicevo, io esaurisco il mio intervento e faccio recuperare un po' del tempo che aveva rubato la collega Boldrini, la quale evidentemente, dovendo illustrare il provvedimento, di maggior tempo aveva bisogno. Come si è visto, noi abbiamo votato tutti gli articoli, pur avendo ampi margini di dubbio rispetto a questo testo, perché andava comunque dato un segnale a un mondo e a un pezzo d'Italia che, specialmente negli ultimi tempi e nella vigenza dell'emergenza Covid-19, ha dato ottima prova di sé e ha mostrato la capacità del mondo delle professioni sanitarie di affrontare le emergenze anche nel momento in cui il quadro normativo a disposizione magari non era dei più rassicuranti e neanche dei più protettivi, senza voler parlare dei dispositivi di protezione individuale e di tutti i temi che conosciamo e che abbiamo affrontato. Oggi il Parlamento dà un segnale; è un segnale debole, però è un segnale. Nell'auspicio che tutto questo possa essere l'inizio di un percorso - lo dico anche alla Presidente della nostra Commissione, alla quale ho già avuto modo di formulare i migliori auspici di buon lavoro - il Gruppo Fratelli d'Italia approva questo testo, sperando che in futuro si possa fare meglio e di più. (Applausi) . PARENTE (IV-PSI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PARENTE (IV-PSI) . Signor Presidente, colleghi, come hanno detto i colleghi e le colleghe che mi hanno preceduto, siamo alla terza lettura in sede redigente di questo provvedimento, recante «Disposizioni in materia di sicurezza per gli esercenti le professioni sanitarie e socio-sanitarie nell'esercizio delle loro funzioni». In entrambi i passaggi il provvedimento è stato votato all'unanimità; anche stamattina, nel voto degli articoli, si è riscontrata l'unanimità. Si tratta di un provvedimento di iniziativa del precedente Governo, imposto soprattutto dal moltiplicarsi di episodi di violenza nei confronti dei professionisti sanitari e socio-sanitari. Oltre a prevedere l'inasprimento di alcune fattispecie penali, il disegno di legge in esame parla di cultura della prevenzione di aggressioni e violenze, che è l'aspetto più importante e interessante. Per affrontare questo tema abbiamo bisogno di informazione, formazione e comunicazione: questi sono i tre assi cui fanno riferimento i vari articoli, modificati molto dalla Camera, come ricordato anche dalla collega relatrice. In particolare, l'articolo 3 pone il tema della promozione dell'informazione sull'importanza del rispetto del lavoro del personale sanitario e socio-sanitario, attraverso progetti di comunicazione istituzionale, che dovrà fare il Ministero, e la prevenzione dei protocolli con le Forze di polizia. Si istituisce una giornata nazionale di educazione e prevenzione contro la violenza nei confronti degli operatori sanitari e socio-sanitari, attraverso corsi di formazione per il personale medico, una formazione finalizzata alla prevenzione e alla gestione di situazioni di conflitto: dobbiamo formare il nostro personale medico e socio-sanitario e prepararlo a gestire i conflitti, migliorando la qualità della comunicazione tra operatore e cittadini e cittadine utenti. Penso che questi articoli di legge siano essenziali e fondamentali per aggredire questo importante tema. Un altro passaggio importante è quello riguardante l'Osservatorio nazionale sulla sicurezza degli esercenti le professioni sanitarie e socio-sanitarie, che viene chiamato a collaborare con l'altro Osservatorio nazionale, quello per le buone pratiche sulla sicurezza nella sanità: si tratta anche in questo caso di un profilo legato fortemente ai temi della prevenzione e della collaborazione. Il terzo e ultimo punto che vorrei richiamare riguarda il fatto che ci troviamo ad approvare oggi questo importante provvedimento dopo la terribile emergenza del Covid-19. La difficile situazione che abbiamo affrontato ha cambiato anche l'immagine e il valore delle professioni sanitarie e socio-sanitarie nel nostro immaginario. Sappiamo tutti che molti operatori socio-sanitari hanno perso la vita per curare una malattia ancora oggi molto sconosciuta. Sappiamo quanto hanno fatto gli operatori socio-sanitari e quanto hanno fatto gli operatori sociali: pensiamo agli assistenti sociali impegnati nelle periferie delle grandi città, ma non solo, dove c'è una criminalità organizzata molto forte e quanto siano impegnati per aiutare i più deboli. Signor Presidente, l'impegno di tutti noi, di tutte le forze politiche presenti in questo Parlamento è a fare in modo dunque che, con l'approvazione di questo provvedimento, si riescano a prevenire gli episodi di rabbia che ci saranno: pensiamo infatti che alla crisi sanitaria è strettamente connessa quella economica e che la rabbia e la paura dei cittadini e delle cittadine si possono riversare su chi è il nostro volto, il volto istituzionale, il volto professionale in questo ambito. Penso che dobbiamo partire quindi da questo provvedimento e investire nel rafforzamento delle strutture ospedaliere, sanitarie e sociali per mettere in sicurezza il lavoro di questi professionisti. Ci saranno altri provvedimenti e arriveranno fondi europei. Dobbiamo mettere al primo posto la sicurezza degli operatori, perché c'è il grande rischio che si possano verificare episodi di intolleranza per le ragioni che ho detto: dobbiamo prevenirli, creando in ogni territorio una cultura della prevenzione rispetto a questi episodi. Concludo dicendo che, come neoeletta presidente della Commissione sanità, mi sono recata domenica a Brescia agli Spedali civili e ho toccato con mano quanto sia stato fondamentale il lavoro svolto e le condizioni in cui hanno lavorato medici e operatori sanitari delle strutture ospedaliere. Dobbiamo fare in modo che questo non avvenga più, dobbiamo sostenerli. C'è una frase che mi hanno detto domenica, che mi ha toccata per cui ho piacere di condividerla in quest'Assemblea. Molti di loro hanno detto di aver lavorato in condizioni di emergenza, senza limiti di orario, senza stare attenti ai turni, insieme, come fossero una comunità: il medico imparava dalle infermiere, le infermiere dal medico, medici di varie specializzazioni condividevano le loro esperienze in quei giorni e mesi tragici. E poi hanno concluso chiedendo alla politica di aiutarli adesso «a gestire la normalità». Ebbene, penso che questo sia il nostro compito alto e che da questo provvedimento dobbiamo far partire davvero una serie di interventi per garantire anzitutto proprio la normalità agli operatori, la normalità della sicurezza degli operatori sanitari e socio-sanitari. Molti di loro ci dicono di non voler essere considerati eroi, hanno fatto tanto per il nostro Paese e continueranno a farlo, ma noi dobbiamo garantire loro la normalità. Per queste ragioni, in rappresentanza del mio Gruppo Italia Viva-Partito Socialista, voteremo convintamente a favore del provvedimento. (Applausi). ERRANI (Misto-LeU) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ERRANI (Misto-LeU) . Signor Presidente, il nostro Gruppo voterà convintamente a favore del disegno di legge che, come è stato già detto da alcuni colleghi, evidenzia - cercando di dare un segnale - un problema che sta diventando sempre più serio. Bene l'intervento per aggravare le pene in relazione ai reati, bene la prevenzione. Condivido altresì una sottolineatura che faceva il senatore Zaffini. Il provvedimento è stato migliorato alla Camera, ma, oltre al problema della videosorveglianza e dell'aggravamento dei reati, dobbiamo essere consapevoli che, al di là dell'informazione e della prevenzione, abbiamo un problema di organizzazione delle attività. Voglio fare qualche esempio. I pronto soccorso così non reggono più e creano una situazione di tensione. Ci vuole un intervento di riorganizzazione che preveda percorsi separati, e non dal punto di vista Covid, per chi ha i codici bianchi e per chi, invece, ha situazioni di maggiore gravità. Pensiamo ad alcuni servizi quali quelli di salute mentale, per esempio, che hanno pagato un prezzo altissimo negli anni dei tagli, e che si trovano ad affrontare, in condizioni di totale emergenza, un aggravamento della situazione dal punto di vista della salute mentale. Stiamo parlando di servizi dove uno o due psichiatri debbono affrontare un problema per 100.000-150.000 persone. Benissimo questa iniziativa, ma l'elemento strategico è rivedere l'organizzazione. Mi auguro, sottosegretario Sileri, che al più presto sia presentato un piano strategico di riforma del sistema sanitario che affronti in primo luogo anche questi problemi. Solo così potremo dare atto dello sforzo che hanno fatto gli operatori sanitari e socio-sanitari, che non sono eroi: è stato già citato Brecht e non abbiamo bisogno di eroi. Dobbiamo invece rivedere i contratti, dobbiamo dare una soluzione strategica all'assetto organizzativo delle professioni, dobbiamo mettere in discussione le rendite di posizione e dobbiamo riconoscere funzione strategica a professioni che spesso non vedono riconosciuto il proprio ruolo sociale. Infine, è necessario un ragionamento più generale, vorrei dire culturale. Abbiamo pagato un prezzo, colleghe e colleghi, troppo alto alla narrazione del servizio pubblico come inefficienza e fannulloneria. Ci hanno dimostrato che non è così. Dobbiamo impostare un'altra narrazione in relazione al valore sociale dell'impegno e del servizio pubblico e al valore del merito nelle professioni. Lo sottolineo: del merito. E da questo punto di vista, dobbiamo avere il coraggio di mettere in discussione tutte le rendite di posizione: tutte e non sono solo quelle relative ad una gestione non trasparente del rapporto tra politica e incarichi nella sanità, ma sono anche quelle delle filiere professionali. È un primo passo. Abbiamo tante cose da fare. Cominciamo a farle perché il nostro servizio ha bisogno di un colpo di reni. (Applausi) . IORI (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. IORI (PD) . Signor Presidente, colleghi, i nostri ultimi mesi sono stati sconvolti da un'emergenza sanitaria, la più drammatica dal Dopoguerra, che ha messo a dura prova il nostro sistema sanitario. In questi momenti durissimi il Paese si è stretto in più occasioni, con empatia e gratitudine, attorno al personale sanitario, dai medici agli infermieri che con abnegazione ammirevole hanno affrontato uno tsunami senza precedenti. Alcuni di loro hanno pagato con la loro stessa vita e a tutti va la nostra riconoscenza. In questi mesi difficili è forse possibile rinnovare anche l'alleanza terapeutica fatta di fiducia e rispetto tra medici, équipe e pazienti. Una relazione che si fonda sulla presa in carico del malato con le sue paure e con le sue fragilità. Prima che si scatenasse questa drammatica epidemia, si stava diffondendo un crescendo di aggressioni contro il personale sanitario e un'alleanza si stava spezzando tra insulti, intimidazioni, aggressioni fisiche e verbali. Sui giornali abbiamo letto di notti da incubo tra urla, minacce e violenze, che si consumavano in qualche pronto soccorso. Si parlava letteralmente di medici sotto assedio, un problema drammatico perché, come purtroppo abbiamo appreso in questi ultimi mesi, l'esperienza sanitaria e l'assistenza, la cura dei malati, riguarda tutta la società e ha un ruolo essenziale. La sua tenuta passa dalla valorizzazione delle risorse, delle donne e degli uomini che ne costituiscono la spina dorsale e che devono poter lavorare in sicurezza. In un momento storico come questo, in cui sono sempre più forti le tensioni sociali, non possono sfibrarsi proprio i rapporti su cui si costruiscono le nostre comunità. Le aggressioni contro il personale sanitario sono particolarmente inquietanti perché si tratta di violenze contro chi si prende cura di noi nei momenti fragili della malattia. Secondo un'analisi dell'Anaao-Assomed, il 65 per cento dei medici dichiara di essere stato vittima di aggressioni fisiche o verbali. Questa percentuale impressionante sale all'80 per cento per i medici in servizio al pronto soccorso o al 118. Nel 2019 i numeri ufficiali parlavano di oltre 1.000 episodi, senza tener conto delle aggressioni non denunciate, che ci porterebbero a triplicare questi numeri. Si tratta di una vera e propria emergenza, che coinvolge persone che svolgono attività di cura in contesti emotivamente, oltre che sanitariamente, complessi e che proprio per questo devono essere maggiormente tutelate. Non ci sono giustificazioni a queste violenze, bisogna condannare queste condotte, prima e dopo la pandemia. In tal senso, il provvedimento in esame, che conclude oggi il suo iter parlamentare, non è soltanto giusto, ma necessario. Sarà finalmente applicata l'estensione delle stesse pene previste nell'ipotesi di lesioni personali cagionate a pubblico ufficiale, anche al personale delle professioni sanitarie e socio-sanitarie nell'esercizio delle proprie funzioni. A ciò si aggiunga che queste professioni saranno tutelate, prevedendo un'ulteriore aggravante per chi commette il fatto con violenza o minaccia, proprio in ragione della professione di chi la subisce. È giusto, inoltre, l'aggravio delle pene in caso di lesioni gravi o gravissime, anche a danno di «chiunque svolga attività ausiliarie di cura, assistenza sanitaria o soccorso». Un ringraziamento va quindi ai colleghi deputati, che nell'ambito del passaggio parlamentare alla Camera hanno rafforzato e implementato alcuni ulteriori e importanti misure in tal senso. Colleghi, non basta però inasprire le pene, se non si agisce anche a livello culturale e organizzativo del sistema sanitario, anche attraverso una migliore organizzazione dei turni di lavoro e una formazione alla relazione e alla gestione della propria vita emotiva, all'adozione di princìpi specifici nei protocolli di sicurezza, alla promozione del lavoro di équipe . Non si deve dimenticare, infatti, che l'esposizione prolungata al dolore, nelle professioni mediche è fonte, notoriamente, di grande burnout e di difficoltà emotive anche forti, al punto che la letteratura scientifica parla persino di un tasso suicidario più elevato nei medici. Ben venga quindi il provvedimento, che cerca di dare risposte, anche con la promozione di iniziative di formazione e informazione sull'importanza del rispetto del lavoro sanitario, attraverso la realizzazione di progetti di comunicazione istituzionale, la prevenzione delle situazioni di conflitto e l'istituzione di una giornata di educazione e prevenzione contro la violenza nei confronti degli operatori sanitari e socio-sanitari, allo scopo di sensibilizzare la cittadinanza ad una cultura nuova, attraverso una maggiore informazione e formazione. È importante sottolineare che non esistono relazioni di cura prive di emozioni: è l'atteggiamento di chi ostenta freddezza emotiva, che spesso maschera, sotto l'apparente impassibilità, una difesa davanti al continuo contatto con la sofferenza. In fondo, già la mitologia greca ci raccontava del centauro Chirone, il guaritore ferito, colpito da una freccia che gli aveva procurato una ferita inguaribile, che ogni giorno, prima di andare ad insegnare l'arte medica agli altri, doveva curare se stesso: curare e prendersi cura di sé, per poter prendersi cura degli altri. Le professioni sanitarie sono complesse e difficili e spesso il personale non è adeguatamente preparato a riconoscere le proprie emozioni, ma anche a gestire o contenere l'aggressività dei pazienti o delle loro famiglie, che magari non accettano il dolore di una diagnosi infausta o la morte di un familiare o la malattia psichiatrica. Non è sempre facile l'empatia o la pazienza del prendersi cura. Dunque, riconoscere le tonalità emotive che entrano in gioco richiede una preparazione, che solo raramente entra a far parte del bagaglio formativo delle professioni sanitarie. Sia chiaro allora che, se da una parte sono certamente comprensibili, in certi casi, la protesta e la richiesta di attenzione e responsabilizzazione nei confronti di possibili errori o di migliorare la comunicazione, dall'altra non è accettabile che l'esercizio della professione medica sia oggetto di aggressione, ostacolata da eccessi drammatici e ingiustificati. Non dimentichiamo che la relazione tra malato e medico è relazione tra chi sta male e chi può guarirlo, perciò si deve fondare su fiducia e rispetto reciproco. Speriamo che questi mesi di grande dolore ci abbiano dato l'opportunità di riscoprire e di rinsaldare un patto; è una rivoluzione culturale, sarebbe una rivoluzione culturale che in questa circostanza ha fatto comprendere ai pazienti quanto i medici possano fare e quanto siano importanti per loro. Occorre dunque rileggere con sguardo nuovo, con occhi nuovi, lo stesso percorso formativo sanitario, ponendo al centro della relazione di cura le persone che, nella loro unicità, non possono essere incasellate, classificate, ridotte a organi, perché stiamo parlando di corpi-persona. In una prospettiva di umanizzazione dei servizi è quindi necessario potenziare il prendersi cura di chi si prende cura (lo ripeto: prendersi cura di chi si prende cura), per un agire professionale fatto certamente di abilità tecnica e di competenza sanitaria, ma anche di saggezza esistenziale. Annuncio pertanto il voto favorevole del Gruppo PD. (Applausi) . SICLARI (FIBP-UDC) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. SICLARI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, onorevoli senatori, onorevoli membri del Governo, il testo che oggi giunge all'esame dell'Assemblea è la dimostrazione che, quando c'è la volontà politica ed istituzionale, si può esprimere la migliore sintesi normativa possibile. Senza polemica alcuna, l'auspicio è che anche su altre tematiche di particolare interesse per i cittadini del nostro Paese, come per esempio l'utilizzo dei fondi europei che sono sicuramente utili per dare un ampio respiro all'economia del nostro Paese, si possa arrivare alla condivisione degli obiettivi e quindi degli strumenti normativi per raggiungere i fini prefissati. Da medico e come Capogruppo in 12 a Commissione, sono felice di aver dato un contributo sia politico sia istituzionale - ringrazio il presidente del Gruppo Forza Italia, Anna Maria Bernini - al disegno di legge in esame, che reca importanti disposizioni per la tutela della sicurezza degli esercenti le professioni sanitarie e socio-sanitarie. Lasciatemi rivolgere un pensiero affettuoso e riconoscente ai colleghi medici e al personale paramedico e socio-sanitario che, durante la grave pandemia che ci ha colpiti, hanno dato dimostrazione di grande professionalità, senso del dovere, abnegazione e coraggio. A tutti loro deve pervenire il nostro più accorato ringraziamento. Passando all'esame del merito del provvedimento oggi in discussione, l'articolo 2 del disegno di legge prevede l'istituzione di un Osservatorio nazionale sulla sicurezza degli esercenti le professioni sanitarie e socio-sanitarie, che sarà un importante strumento per rilevare le situazioni di maggiore esposizione a rischio del personale medico e paramedico, che spesso purtroppo, oltre a pensare a salvare le vite degli altri, sono in balia di soggetti che commettono atti di violenza nei loro confronti. Il disegno di legge prevede anche la promozione di iniziative volte ad informare sull'importanza del rispetto del lavoro del personale esercente le professioni sanitarie e socio-sanitarie, nonché l'aggravamento delle pene per i casi di lesioni personali gravi o gravissime cagionate ai nostri professionisti del mondo della sanità. Inoltre prevede che i reati in danno del personale sanitario divengano perseguibili d'ufficio e non più solo a querela della persona offesa. Particolare importanza riveste anche l'istituzione della Giornata nazionale di educazione e prevenzione contro la violenza nei confronti degli operatori sanitari e socio-sanitari. L'attività di prevenzione ed educazione, in tutti i casi di comportamenti socialmente devianti, è la via maestra, molto più importante dell'attività repressiva e sanzionatoria: è fondamentale trasmettere alle nuove generazioni quel senso di rispetto e gratitudine nei confronti di figure fondamentali della nostra società come i docenti e i medici. I nostri padri e i nostri nonni vivevano questo rispetto e questo senso di gratitudine e il prestigio sociale che circondava la figura del medico, come quella del docente, era disancorato dal livello di redditività che oggi appare l'unico parametro di valutazione. Colleghi senatori, onorevoli membri del Governo, Forza Italia ha voluto dare un grande contributo al provvedimento presentando un ordine del giorno che impegna l'Esecutivo a un preciso e dettagliato monitoraggio degli effetti di questo disegno di legge, al fine di modificare e correggere tutto ciò che dovesse dimostrarsi inefficace e inefficiente. In particolare, abbiamo evidenziato nell'ordine del giorno che tra i compiti dell'Osservatorio di cui all'articolo 2 vi è il monitoraggio dell'attuazione delle misure di prevenzione e protezione previste dalla disciplina in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro, anche promuovendo l'utilizzo di strumenti di videosorveglianza. Abbiamo segnalato che la raccomandazione per prevenire gli atti di violenza a danno degli operatori sanitari del Ministero della salute intende incoraggiare l'analisi dei luoghi di lavoro e dei rischi correlati, l'adozione di iniziative e programmi volti a prevenire gli atti di violenza e/o attenuarne le conseguenze negative e, pertanto, l'individuazione delle più adeguate condizioni di sicurezza dei presidi sanitari ospedalieri in quanto luoghi di lavoro (sapete bene cosa accade nei Pronto soccorso del nostro Paese ogni giorno). Deve considerarsi questa la condizione inderogabile al fine di salvaguardare la più sicura operatività del personale, senza trascurare la sicurezza dei pazienti e degli utenti delle strutture sanitarie ospedaliere. La preoccupazione infatti è che, sebbene in queste ultime settimane sia stata attuata una sorta di rivalutazione dell'immagine di medici e infermieri, che sono diventati eroi nazionali e guerrieri in prima linea, il fenomeno della violenza ai danni del personale sanitario sia molto più diffuso e persino in continuo aumento. Il 28 aprile, pochi mesi fa, l'Organizzazione mondiale della sanità, in occasione della Giornata mondiale per la salute e la sicurezza sul lavoro, ha invitato tutti i Governi, le organizzazioni dei datori di lavoro e i sindacati, nonché la comunità globale, ad adottare misure urgenti per rafforzare le capacità delle Nazioni di proteggere la salute sul lavoro e la sicurezza degli operatori sanitari. Come sottolineato dall'Organizzazione mondiale della sanità, dall'8 al 38 per cento degli operatori sanitari nel corso della loro carriera subisce violenze fisiche. Il Governo, esprimendo parere favorevole all'ordine del giorno da noi presentato come allegato al provvedimento, si è impegnato a valutare l'opportunità, all'esito del monitoraggio sugli effetti dei provvedimenti in esame, di prevedere ulteriori misure volte a consentire un più ampio e diffuso utilizzo di strumenti di videosorveglianza nelle strutture sanitarie e negli ambienti individuati dalla legge, così come in ulteriori ambiti, come la sicurezza nelle strutture per l'infanzia, per gli anziani e per persone con disabilità. Si è impegnato inoltre a favorire la conclusione dell' iter parlamentare delle proposte di legge volte a prevenire e contrastare condotte di maltrattamento e abuso, anche mediante l'utilizzo di strumenti videosorveglianza. Stanti il lavoro congiunto e l'accoglimento dell'ordine del giorno da noi presentato, il Gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-UDC esprimerà voto favorevole al provvedimento. (Applausi). MARIN (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MARIN (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, signori del Governo, la Lega voterà sì e quindi, premendo il tasto verde, approverà questo lavoro, che nel 2018 era stato promosso anche dall'allora ministro dell'interno Matteo Salvini. Già dal titolo si intuiva infatti quali avrebbero dovuto essere gli obiettivi della Lega e di quel Governo di questa legislatura, ossia: «Disposizioni in materia di sicurezza per gli esercenti le professioni sanitarie e socio-sanitarie nell'esercizio delle loro funzioni». Si sa che le dinamiche cambiano. Dopo i risvolti degli ultimi mesi, c'è da chiedersi - legittimamente - se per voi sia chiaro il concetto semantico racchiuso nella parola «sicurezza». Il disegno di legge in esame doveva essere il punto di partenza, non quello di arrivo. (Applausi) . Doveva rappresentare la volontà concreta e consapevole di tutela del personale sanitario e socio-sanitario. Ma siete veramente convinti che promuovere le buone prassi e istituire un osservatorio sia veramente sufficiente a proteggere medici, infermieri, operatori sanitari e tutta la filiera sul campo? No, signori, non è sufficiente starsene seduti in un ufficio in compagnia di rappresentanti di organizzazioni sindacali e di categoria e delle Regioni, di un rappresentante dell'Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali, e di rappresentanti dei Ministeri dell'interno, della difesa, della giustizia, del lavoro e delle politiche sociali, degli ordini professionali interessati, delle organizzazioni di settore e delle associazioni di pazienti. Durante l'esame in seconda lettura alla Camera dei deputati avete inserito anche l'INPS: con l'aggiunta di un paio di task force avremmo potuto dire che sareste state delle personcine veramente coerenti! (Applausi) . L'articolo 8 del provvedimento istituisce la Giornata nazionale di educazione e prevenzione contro la violenza nei confronti degli operatori sanitari e socio-sanitari. Bello! Ma secondo voi una giornata sul calendario è un aiuto concreto per chi si prende schiaffi, sputi, coltellate, stupri e spari? Parlo naturalmente dei Pronto soccorso e dei centri di salute mentale, che oggi sono ancora un tabù di cui nessuno ha iniziato a parlare. (Applausi) . Questo Governo ha una strana maniera di intendere la sicurezza con il provvedimento in esame: da una parte, ad aggressione avvenuta e crimine commesso, si tutela obbligando le aziende sanitarie a costituirsi parte civile; dall'altra, si respingono però gli emendamenti che richiedevano la videosorveglianza e un presidio fisso di polizia, anche con un solo agente, non tanto per essere pronti a intervenire in caso di emergenza, ma per fungere da dissuasore. Questa è prevenzione. (Applausi) . Queste richieste della Lega sono state invece bocciate sia alla Camera dei deputati, che al Senato (si tratta di emendamenti che io stessa avevo presentato), perché comportano oneri finanziari. Ma come, con tre scostamenti di bilancio per 100 miliardi di euro, nessuno ha pensato di rivedere la propria posizione a favore e doverosa tutela del personale sanitario e socio-sanitario? Non vi sarebbe caduta la corona di latta. Eppure, sono già stati stanziati 30 milioni di euro per anno, dal 2020 al 2024. Sembrerebbe che, per voi, la priorità siano gli osservatori, le buone prassi, le giornate del ricordo e la promozione dell'informazione. In sostanza, un giro di valzer; ma siete al Governo e vi siete anche circondati di un esercito di altre 450 persone! (Applausi). Voteremo sì, perché auspichiamo che questo sia solo il preludio di una presa in carico sincera. Ora che siamo stati stravolti dall'esperienza Covid-19 e che siamo sopravvissuti alla stessa, ora che siamo ancora più consapevoli, questo atto non può essere il massimo che l'attuale Governo può offrire a medici, infermieri e operatori, perché, così com'è, quest'atto non è neanche il minimo. Detto ciò, il Gruppo Lega-Salvini Premier -Partito Sardo d'Azione voterà fiducioso a favore di questo provvedimento. (Applausi) . CASTELLONE (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CASTELLONE (M5S) . Signor Presidente, colleghi, oggi abbiamo il dovere di consegnare finalmente al Paese un provvedimento di civiltà non più procrastinabile. Mi sono impegnata in prima persona affinché si accelerasse l' iter conclusivo di questo disegno di legge, che ha un forte valore sociale e rappresenta un preciso dovere politico a salvaguardia dell'incolumità di chi tutela le nostre vite e tutela quel diritto alla salute sancito dall'articolo 32 della Costituzione. Quello delle aggressioni al personale sanitario è ormai un fenomeno di portata preoccupante, una vera e propria emergenza se pensiamo che ogni anno vengono denunciate circa 1.400 aggressioni: quasi quattro al giorno. Inoltre, si tratta di dati parziali, perché spesso gli operatori sono reticenti a portare alla luce inadeguatezze strutturali o a interrompere il turno di lavoro o persino a causare danno agli aggressori. Gli episodi reali sono molti di più: si stima, infatti, che siano oltre tremila i casi di aggressioni a medici e infermieri in un anno. Oltre alle aggressioni fisiche, vanno considerati anche tutti i comportamenti lesivi della dignità dei professionisti sanitari, comprensivi di insulti e minacce; comportamenti che non possono essere sottovalutati. La concentrazione più alta di questi casi si registra nel Mezzogiorno, con il 72 per cento al Sud e nelle isole. Per l'80 per cento, queste aggressioni interessano il personale impegnato nei reparti di emergenza e urgenza, sia ospedaliera che territoriale, perlopiù in strutture pubbliche; ennesima prova, questa, del profondo divario interregionale determinato da politiche inadeguate, che hanno smantellato le reti territoriali che dovevano fare da filtro. Si pensi che al Sud, negli ultimi anni, sono stati chiusi 42 piccoli centri ospedalieri. Politiche che hanno generato il sovraffollamento dei nostri nosocomi. e quindi dei Pronto soccorso, e hanno trasformato le osservazioni intensive brevi in veri e propri reparti di degenza. Chi lavora per salvare vite umane non può farlo in condizioni di pericolo della propria incolumità; condizioni create da anni di tagli, che hanno prodotto lunghe liste d'attesa e prese in carico tardive e poco adeguate, che spesso sono causa di esasperazione degli utenti. Tagli impietosi, che hanno falciato diritti e possibilità, avvenuti in un settore fondamentale per il benessere di un Paese, nel quale non bisognerebbe mai smettere di investire e che dovrebbe essere una priorità per tutte le forze politiche, inclusa quella cui appartengo. L'emergenza Covid-19 ha mostrato ancora di più, semmai ve ne fosse bisogno, quanto le risorse umane siano determinanti per la tenuta del Servizio sanitario nazionale. Abbiamo chiamato gli operatori «eroi», abbiamo dedicato loro parole emozionanti, abbiamo ristabilito con loro un rapporto di fiducia perché è risultato evidente che, grazie a tutti loro, sono state salvate migliaia di vite. Adesso, però, dobbiamo loro atti concreti e non più solo promesse, perché chi salva vite umane non deve rischiare la propria. Questo è un paradosso moralmente inaccettabile. A tal proposito, vorrei sollecitare tutti i miei colleghi di maggioranza e di opposizione a riprendere al più presto la discussione sullo scudo legale per i medici che hanno operato nelle corsie durante i mesi più difficili dell'emergenza Covid. La discussione si è arenata perché molti, oltre a tutelare il personale in trincea, hanno provato a mettere uno scudo anche alle dirigenze, che invece, a nostro avviso, devono assumersi la responsabilità della mancata programmazione a gestire l'emergenza e del non aver saputo mettere al sicuro innanzitutto il proprio personale. Questa legge contro le aggressioni in sanità, fortemente voluta dall' ex ministro alla salute Giulia Grillo, è stata oggetto di un lungo lavoro in Commissione sanità al Senato, dove sono state inserite importanti modifiche, tra cui la procedibilità d'ufficio. Abbiamo lavorato senza sosta coinvolgendo tutti gli attori in campo attraverso un lungo ciclo di audizioni che ha portato all'integrazione del testo base con misure ritenute essenziali dagli stessi operatori sanitari, tra cui, ad esempio, le modifiche al codice penale che estendono a tutti i casi di aggressioni al personale esercente una professione sanitaria o socio-sanitaria le pene aggravate previste per le corrispondenti ipotesi di lesioni cagionate a un pubblico ufficiale prevedendo sempre, come dicevo, la procedibilità d'ufficio e senza la necessità che vi sia querela da parte della persona offesa. In merito, rispondo anche al senatore Zaffini perché in questo modo abbiamo previsto un trattamento equiparabile a quello riservato a un pubblico ufficiale recependo l'indirizzo della Corte di cassazione, che stabilisce lo stato di pubblico ufficiale non con riferimento all'intera funzione devoluta dalla legge, bensì con riguardo ai singoli momenti in cui l'attività stessa viene concretamente esercitata. In questo modo, gli operatori sanitari beneficeranno di tutte le tutele previste per i pubblici ufficiali, ma senza averne gli oneri. Sarà, inoltre, preziosa l'istituzione dell'Osservatorio sulla sicurezza degli esercenti le professioni sanitarie grazie alla quale sarà possibile non solo monitorare gli episodi di violenza, ma anche promuovere studi e analisi per poter porre in essere misure idonee alla rimozione dei fattori di rischio negli ambienti più esposti. Alla Camera era stato introdotto in Commissione l'obbligo di costituzione di parte civile da parte delle ASL e degli ospedali, che a mio avviso era un'aggiunta importante, ma poi con un emendamento soppressivo dell'opposizione in Aula si è tornati al testo precedente. Altro punto cruciale in questa legge è la realizzazione di progetti di comunicazione istituzionale sull'importanza del rispetto del lavoro del personale esercente una professione sanitaria. Questo è un aspetto fondamentale perché per costruire una nuova visione è sempre necessario anche un cambiamento culturale e di questa nuova visione i cittadini devono essere parte attiva e consapevole. Ad esempio, mi piace pensare che, responsabilmente e grazie al coinvolgimento e all'informazione corretta, tutti i cittadini prendano coscienza che usare la mascherina e rispettare il distanziamento serve anche a evitare che quelli che chiamiamo eroi debbano di nuovo indossare gli "scafandri" e portare sul viso i lividi e i segni del dolore e della fatica al limite della sopportazione. ( Applausi ). Chiaramente non basterà una legge a tessere una solida rete di protezione intorno al nostro personale sanitario, ma bisogna impegnarsi a costruire quella alleanza tra medico e paziente che una volta era salda e che poi è stata inficiata dai tagli, dai pochi mezzi della sanità pubblica e da chi non ha perso occasione per far ricadere proprio sugli operatori ogni responsabilità, senza capire che il rafforzamento del Servizio sanitario nazionale deve partire innanzitutto dalla revisione dei criteri di nomina dei dirigenti. Se in un'azienda o in un ospedale non sono stati costruiti percorsi di accesso adatti, non si è saputo incidere sulle liste di attesa, non sono state fornite ai propri dipendenti tutte le armi necessarie per assistere i pazienti nel modo migliore, allora la responsabilità è di chi non ha saputo programmare. Non ci si improvvisa esperti di sanità, non basta un corso regionale di poche ore per garantire l'accesso all'elenco dei direttori generali: questa non è meritocrazia, ma è mortificazione del merito per salvare l'appartenenza e la fede politica. All'inizio di questa legislatura ho depositato un disegno di legge che rivede proprio i criteri di nomina dei direttori generali, amministrativi e sanitari per garantire che a capo di ASL ed ospedali ci siano i più esperti e i più capaci. Quel disegno di legge è ancora fermo in Commissione ed oggi sollecito il Governo a farsi carico di questa riforma, impegnandosi a garantire il presupposto per fornire alle nostre eccellenze tutti gli strumenti e le condizioni per poter svolgere al meglio il loro delicato compito. Dobbiamo lottare per eliminare l'ingerenza politica nel sistema delle nomine. Dobbiamo rivedere il percorso di formazione dei medici. Anche su questa riforma, incardinata in Commissione, sono certa che i miei colleghi abbiano il mio stesso interesse ad approvarla in tempi rapidi. Dobbiamo rafforzare la medicina territoriale, rivoluzionare l'emergenza-urgenza, livellare i divari regionali, puntare su una sanità pubblica di qualità e con una sanità privata che faccia da stampella... (Il microfono si disattiva automaticamente) . PRESIDENTE.Concluda, senatrice Castellone. CASTELLONE (M5S) . Una sanità che assorbe risorse senza erogare i servizi. Il voto favorevole che oggi esprimo, a nome del mio Gruppo MoVimento 5 Stelle, deriva dalla consapevolezza che sarà soprattutto questo impegno e questa visione a proteggere il diritto alla salute previsto dalla nostra Carta costituzionale e a permettere al nostro Servizio sanitario nazionale di saper affrontare le sfide che verranno, partendo proprio dalla tutela e dalla valorizzazione di tutto il personale. (Applausi) . PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del disegno di legge, nel suo complesso. (Segue la votazione). Il Senato approva. (v. Allegato B). Rilevo che il disegno di legge è stato approvato all'unanimità. (Applausi) . Discussione e approvazione del disegno di legge: Doc 1086 Ratifica ed esecuzione dell'Accordo di cooperazione nel settore della difesa tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo della Repubblica argentina, fatto a Roma il 12 settembre 2016 (Relazione orale) PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 1086. La relatrice, senatrice Taverna, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta. Pertanto, ha facoltà di parlare la relatrice. TAVERNA, relatrice . Signor Presidente, l'Assemblea è chiamata ad esaminare il disegno di legge di ratifica ed esecuzione dell'Accordo di cooperazione nel settore della difesa, sottoscritto tra l'Italia e l'Argentina nel settembre 2016. L'Accordo in esame, che ricalca analoghi provvedimenti già esaminati in passato dalle Camere, risponde all'esigenza di incrementare la cooperazione bilaterale tra le Forze armate dei due Paesi, con l'intento di migliorare la comprensione reciproca sulle questioni di sicurezza. Il testo, che si compone di un preambolo e di 12 articoli, dopo aver enunciato principi e scopi dell'intesa (articolo 1), individua le modalità attuative e i settori della cooperazione bilaterale, riferendosi in particolare all'elaborazione di appositi piani annuali e pluriennali ed all'organizzazione di visite reciproche di delegazioni e di scambi di esperienze tra esperti, nonché la partecipazione a corsi di esercitazione (articolo 2). Tra i campi di cooperazione sono annoverati i settori della sicurezza comune e della politica di difesa, della ricerca e sviluppo e acquisizione di prodotti e servizi per la difesa, delle operazioni di mantenimento della pace sotto l'egida delle Nazioni unite, dell'organizzazione e dell'impiego delle Forze armate, nonché della formazione e della sanità militare. Il disegno di legge di ratifica si compone di cinque articoli. Con riferimento agli oneri economici, l'articolo 3 del disegno di legge li quantifica in 5.504 euro ad anni alterni a decorrere dal 2020 imputabili alle sole spese di missione. L'accordo non presenta profili di incompatibilità con la normativa nazionale, né con l'ordinamento dell'Unione europea e con gli altri obblighi internazionali sottoscritti dal nostro Paese. In conclusione, si propone l'approvazione del disegno di legge da parte dell'Assemblea. (Applausi) . PRESIDENTE . Non vi sono iscritti a parlare nella discussione generale e il rappresentante del Governo non intende intervenire. Comunico che è pervenuto alla Presidenza - ed è in distribuzione - il parere espresso dalla 5 a Commissione permanente sul disegno di legge in esame, che verrà pubblicato in allegato al Resoconto della seduta odierna. PETRENGA (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PETRENGA (FdI) . Signor Presidente, l'Accordo la cui ratifica stiamo trattando, così come istituito, ha lo scopo di incrementare la cooperazione bilaterale tra le Forze armate dei due Paesi nell'intento di consolidare le rispettive capacità difensive e di migliorare la comprensione reciproca sulle questioni della sicurezza. I suoi obiettivi e le sue finalità sono condivisibili, in quanto mira anche ad indurre positivi effetti indiretti in alcuni settori produttivi e commerciali dei due Paesi. Infatti i suoi princìpi ispiratori intendono incoraggiare, agevolare e sviluppare la cooperazione nel settore della difesa, sulla base dei princìpi di reciprocità, uguaglianza e mutuo interesse, in conformità con i rispettivi ordinamenti giuridici e con gli impegni internazionali assunti dalle parti, nel pieno rispetto delle relative organizzazioni sovranazionali e in particolare, per la parte italiana, dell'ordinamento dell'Unione europea e, per la parte argentina, dell'Unione delle Nazioni sudamericane. Con tale Accordo si cristallizzano i campi di maggiore interesse della costituita cooperazione, tra i quali si evidenziano i settori della sicurezza comune e della politica di difesa, la ricerca, lo sviluppo e l'acquisizione di prodotti e servizi per la difesa. Si è poi inciso sui campi della partecipazione a operazioni di mantenimento della pace e umanitarie internazionali, nonché su formazione, istruzione ed esercitazioni militari. Punti favorevoli di tale Accordo si riscontrano anche nelle disposizioni che disciplinano gli aspetti attinenti alla giurisdizione sul personale ospitato nei rispettivi Paesi, alla protezione della proprietà intellettuale, alla sicurezza dell'informazione e alla risoluzione delle controversie, la cui disciplina viene sempre imperniata sul principio della leale cooperazione tra i Paesi interessati e nel pieno rispetto, sia dal punto di vista della legittimità che della compatibilità, delle norme e dell'ordinamento dell'Unione europea. Tale visione di cooperazione si inserisce in modo compatibile con la strategia globale per la politica estera, tesa a un'effettiva difesa comune dell'Unione europea attraverso la collaborazione permanente tra gli Stati membri impegnati. È per tali motivi che Fratelli d'Italia è favorevole alla ratifica di tale Accordo, che contribuisce a mantenere sempre più coesi i rapporti tra i due Paesi, storicamente legati da comuni principi e valori cristiani. Pertanto auspichiamo che la stessa rappresenti la naturale continuazione di un rapporto bilaterale oramai consolidatosi negli anni, tanto da rappresentare una visibile e significativa realtà di cooperazione tra i due Paesi. (Applausi) . GARAVINI (IV-PSI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GARAVINI (IV-PSI) . Signor Presidente, nel dichiarare il voto favorevole da parte del Gruppo Italia Viva-PSI, chiedo l'autorizzazione a depositare il testo integrale del mio intervento, affinché sia allegato ai Resoconti della seduta odierna. (Applausi) . PRESIDENTE. La Presidenza la autorizza in tal senso. GIACOBBE (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GIACOBBE (PD) . Signor Presidente, anch'io le chiedo il permesso di consegnare il testo integrale del mio intervento, affinché sia allegato ai Resoconti della seduta odierna. Mi permetta comunque di sottolineare solamente un piccolo aspetto: fra l'Italia e l'Argentina c'è una collaborazione continua e si crede in valori comuni. Fra l'altro, ci sono altri accordi già attivi, fra cui quello sulla cooperazione aerospaziale. Presidenza del vice presidente TAVERNA (ore 11,57) ( Segue GIACOBBE). Va anche sottolineato il fatto che in Argentina vivono oltre 900.000 italiani; si tratta di una delle più vaste comunità italiane all'estero. Anche per queste ragioni, penso che questa ratifica non faccia che accrescere e sostanziare la vicinanza tra i due Paesi. Il Gruppo Partito Democratico voterà pertanto a favore della ratifica di questo Accordo. (Applausi) . PRESIDENTE. La Presidenza la autorizza a consegnare il testo del suo intervento. IWOBI (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. IWOBI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, il trattato che ci apprestiamo a ratificare sancisce un Accordo di cooperazione tra l'Italia e l'Argentina in ambito militare ed ha come fine ultimo quello di stringere la cooperazione militare tra i due Paesi. Tali ratifiche sono estremamente importanti per diversi motivi. Prima di tutto, possono servire da volano nel provocare effetti indiretti dal punto di vista commerciale, in quanto riguardano un settore, come quello militare, che a tutti gli effetti è un'importante filiera produttiva ed economica del nostro Paese. Il secondo motivo di importanza sta nel fatto che accordi bilaterali di tipo militare come questo - ma lo stesso si può dire per le altre tipologie di accordo di cooperazione bilaterale - forniscono all'Italia un importantissimo strumento di diplomazia, che rischia invece di venire oscurato in contesti multilaterali. L'Italia nell'ambito della cooperazione, privata o pubblica che sia, rimane un'eccellenza. Tali accordi vanno incentivati e intensificati, onde ripristinare l'immagine dell'interesse dell'Italia sul piano internazionale, tanto più in una regione strategica per noi e per la nostra diplomazia come quella latino-americana. Non scordiamoci dei tantissimi cittadini italiani presenti in America latina: parliamo di circa un milione di persone, un numero che dovrebbe ricordarci che situazioni che si verificano a migliaia di chilometri e che tendiamo a sottovalutare in realtà ci riguardano da vicino. Pensiamo solamente al grido di aiuto che la nostra comunità italiana in Venezuela continua a rivolgerci e che troppo spesso è rimasto inascoltato. Come ho detto, la regione latino-americana è importante, ma ancora più importante è il rapporto con l'Argentina. Pensate che in questo Paese è presente una comunità di cittadini italiani che sfiora un milione di persone: direi una Regione italiana aggiuntiva. È fondamentale che in contesti come questi l'Italia sfrutti appieno le sue capacità di soft power nell'ambito culturale e in quello militare, passando per gli sbocchi commerciali che mai come oggi abbiamo tanto bisogno di intensificare, dopo la crisi economica causata dalla crisi sanitaria, che ha investito maggiormente anche il nostro Paese. Avere partner forti e sinergie affidabili in tutti i contesti regionali deve essere una prerogativa per il nostro Paese e l'Italia ha tutte le carte per perseguire tale scopo. Come al solito, quando si parla di interesse nazionale allo sviluppo della nostra industria della difesa e di vera cooperazione internazionale, il Gruppo Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione è presente e voterà a favore di tale provvedimento. (Applausi) . AIMI (FIBP-UDC) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. AIMI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, colleghi, l'Accordo in esame intende incrementare la cooperazione bilaterale tra le Forze armate dell'Italia e dell'Argentina per consolidare le rispettive capacità difensive, con ricadute positive in alcuni settori produttivi e commerciali dei due Paesi. Con l'Argentina abbiamo un antico rapporto amicale e siamo legati soprattutto da quella affettuosità che lega i fratelli: oltre 900.000 cittadini italiani vivono oggi in Argentina, una comunità alla quale dobbiamo molto e alla quale, ripeto, siamo molto legati. Al momento della sua entrata in vigore, questo Accordo sostituirà quello di cooperazione in materia di difesa, sottoscritto dai due Paesi a Roma il 6 ottobre 1992 e ratificato dall'Italia con la legge n. 173 del 1996, entrato poi in vigore il 21 luglio 1997. I settori della cooperazione bilaterale si riferiscono all'elaborazione di appositi piani annuali e pluriennali, all'organizzazione di visite reciproche di delegazioni, a scambi di esperienza tra esperti e alla partecipazione a corsi ed esercitazioni militari. In particolare, i campi di cooperazione attengono a: sicurezza comune e politica di difesa; ricerca e sviluppo, supporto logistico e acquisizione di prodotti e servizi per la difesa; proprietà intellettuale e brevetti; operazioni umanitarie e di mantenimento della pace; organizzazione e impiego delle Forze Armate, nonché strutture ed equipaggiamento di unità militari e gestione del personale; formazione e addestramento in campo militare; sanità militare e sport militare. Infine, voglio ricordare che, con l'abolizione (nel 2008) del codice di giustizia militare, l'Argentina - già abolizionista, nel 1984, per i crimini ordinari - ha cancellato definitivamente la pena di morte dal proprio ordinamento. L'accordo, oltre a rafforzare il legame tra il nostro Paese e l'Argentina, costituisce, dunque, un'intensa attività intergovernativa idonea a semplificare la procedura di autorizzazione alle trattative contrattuali e all'esportazione e importazione di materiale d'armamento, fatti salvi i divieti imposti dalla legge n. 185 del 1990. Per tutte queste ragioni, esprimo il voto favorevole di Forza Italia, notando che, finalmente, tutta l'Assemblea si rende conto dell'importanza di stabilire rapporti anche in tema di armamenti. È vero che c'è una conversione importante anche da parte di certi settori - non me lo sarei mai aspettato - che finalmente cominciano a comprendere che, se vogliamo realizzare la pace, dobbiamo anche arrivare a una difesa armata. Diceva la saggezza latina - non ce ne dobbiamo dimenticare - si vis pacem, para bellum . Per queste ragioni, il Gruppo Forza Italia voterà favorevolmente al disegno di legge di ratifica ed esecuzione dell'accordo. (Applausi). CASINI (Aut (SVP-PATT, UV)) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CASINI (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente, intervengo per dichiarare, a nome del Gruppo Per le Autonomie, il voto favorevole al provvedimento. Colgo l'occasione per dire che il rapporto tra Italia e Argentina affonda le sue radici nella presenza di tanti nostri connazionali in quel Paese e, anche se a volte si mette in discussione la limpidezza di questo rapporto, essa appare sempre più nel suo fulgore. Consentitemi di dire che, nei mesi scorsi, la neo eletta vice presidente della Repubblica, la signora Kirchner, ha detto cose assai sgradevoli dell'Italia; ha pronunciato frasi che certamente il nostro Paese non merita e che credo i cittadini argentini non pensino. Per fortuna, il signor Presidente della Repubblica neo eletto ha provveduto a ristabilire quei sentimenti di affetto, amicizia e stima verso l'Italia e questo sentimento è stato suffragato da un incontro ufficiale - proprio all'indomani di quell'affermazione - con l'ottimo ambasciatore italiano Manzo. Credo che questa occasione, per quanto mi riguarda, debba coincidere con l'affermare i sentimenti di amicizia e di vicinanza al popolo argentino, che in questo momento, anche per via della stagione invernale, sta combattendo contro il coronavirus, ma rispetto ad altri Paesi sudamericani sembra con esiti migliori. Votiamo con grande convinzione l'Accordo che giustamente viene portato oggi alla nostra attenzione. DONNO (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DONNO (M5S) . Signor Presidente, ci apprestiamo ad approvare il disegno di legge di ratifica ed esecuzione dell'Accordo di cooperazione nel settore della difesa: un Gov to Gov tra la Repubblica italiana e quella argentina, fatto a Roma il 12 settembre 2016. Un medesimo disegno di legge di ratifica era già stato esaminato nel dicembre 2017 dalla Commissione esteri del Senato con atto n. 2969, ma l'esame non poté vedere la sua conclusione perché finì la XVII legislatura. L'accordo in esame ricalca analoghi provvedimenti già esaminati in passato e risponde all'esigenza di incrementare la cooperazione bilaterale tra le Forze armate di Italia e Argentina con il preciso intento di consolidare le rispettive capacità difensive e di migliorare la comprensione reciproca sulle questioni di sicurezza. Il testo bilaterale, come è stato ben illustrato dalla relatrice, si compone di un preambolo e di 12 articoli; dopo aver enunciato princìpi e scopi di intesa, individua le modalità attuative e i settori della cooperazione, riferendosi in particolare all'elaborazione di appositi piani annuali e pluriennali, all'organizzazione di visite reciproche di delegazioni, a scambi di esperienze tra esperti e partecipazione a corsi ed esercitazioni militari. È quindi di fondamentale importanza sottolineare come tra i campi di cooperazione siano annoverati i settori della sicurezza comune, della politica di difesa, della ricerca, dello sviluppo e acquisto di materiali e servizi per la difesa, delle operazioni di mantenimento della pace con il supporto delle Nazioni Unite, dell'organizzazione ed impiego di Forze armate, della formazione delle stesse e della sanità militare. È chiaro quindi che il testo identifica le categorie di materiali della Difesa interessate da una possibile collaborazione bilaterale, prevedendo l'impegno delle parti a non riesportare a Paesi terzi il materiale acquisito senza il preventivo benestare della parte cedente. Se è vero, dunque, che l'accordo in questione ha lo scopo di incrementare la cooperazione bilaterale, non può però passare in secondo piano che la sottoscrizione di simili atti bilaterali mira anche ad indurre effetti positivi ed effetti indiretti in diversi settori produttivi e commerciali dei due Paesi. Tra l'Italia e l'Argentina, come già esplicitato da altri colleghi, ci sono legami storici, culturali e sociali, legami unici imprenditoriali che è impossibile non tenere in considerazione, a partire dal fenomeno della storica emigrazione italiana verso il territorio dell'attuale Repubblica Argentina, passando attraverso il commercio bilaterale che, oltre ad essere concentrato su prodotti di generi alimentari, riguarda anche macchinari e strumentazioni scientifiche di vario tipo. L'Italia è dunque un investitore di rilievo in Argentina e quando il Governo Conte si è insediato, in tanti si sono chiesti quale atteggiamento avrebbe assunto nei confronti della difesa del nostro Paese, in numerosi si sono preoccupati o addirittura hanno inteso speculare sui dubbi da instillare, su come il MoVimento 5 Stelle, per via del forte legame con il suo elettorato, avrebbe affrontato i temi legati alle Forze armate. Ebbene, in tanti si sono dovuti ricredere. Eliminare le spese inutili in ogni campo, Difesa compresa, è e rimane per il MoVimento 5 Stelle una stella polare, ma la leadership è consapevole degli equilibri internazionali e della necessità della difesa del Paese, da valorizzare ed incentivare nella giusta misura. Rimando quindi all'importanza dell'articolo 6, che elenca proprio i materiali per la difesa che possono essere oggetto di cooperazione, fermo restando il rispetto delle legislazioni nazionali di entrambi i Paesi. Ricordo, per l'Italia, la legge del 9 luglio 1990, la n. 185, sulle esportazioni di materiali d'armamento al pari del divieto di esportazione del materiale acquisito che è di fondamentale e dirimente importanza. Prima di annunciare il voto del Gruppo MoVimento 5 Stelle, a proposito di cooperazione, non posso fare a meno di aprire uno spaccato - e prego l'Assemblea di fare attenzione - su quanto è accaduto ieri a Beirut. Il Libano è stato dilaniato ancora una volta da due forti esplosioni che hanno portato a tantissimi feriti e soprattutto al ferimento di due soldati italiani della Marina militare ai quali noi, come Gruppo MoVimento 5 Stelle, vogliamo portare la nostra solidarietà e il nostro augurio di pronta guarigione. (Applausi) . Approfitto ancora di pochi secondi per fare nostre, mie, le parole del ministro Di Maio: «l'Italia è vicina agli amici libanesi in questo momento tragico. I nostri pensieri vanno alle famiglie delle vittime a cui esprimiamo il nostro profondo cordoglio, e alle persone ferite a cui auguriamo una pronta guarigione». Aggiungo da parte nostra un abbraccio forte e grande per tutto il contingente italiano impegnato in Libano. (Applausi) . Concludo ribadendo il voto favorevole a questa ratifica del Gruppo MoVimento 5 Stelle. (Applausi) . PRESIDENTE . Indico la votazione nominale con scrutinio simultaneo del disegno di legge, nel suo complesso. (Segue la votazione). Il Senato approva. (v. Allegato B). (Applausi. Commenti del senatore Croatti). Mi scusi senatore Croatti? Lo comunicheremo ai Segretari, d'accordo? Sui lavori del Senato ROMEO (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. (Commenti) . PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ROMEO (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, «ancora». Proprio così: inizio il mio intervento con «ancora», visto che il ministro D'Incà ha appena contattato i Capigruppo, dicendo che il Governo si è accorto, ahimè in modo un po' tardivo, che il 10 agosto scade il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri e quindi, per legge, bisogna venire in Assemblea con le comunicazioni e rispettare il fatto che prima venga data informativa a tutta l'Assemblea. Visto che ieri abbiamo tenuto una riunione della Conferenza dei Capigruppo e abbiamo previsto anche oggi una riunione della Capigruppo, noi della Lega siamo chiari: bisogna venire in Assemblea a fare il proprio dovere, rispettando la legge. Questo è quanto deve essere fatto: sia chiaro per tutti. (Applausi) . PRESIDENTE . Sospendo la seduta fino alle ore 15, che riprenderà con la deliberazione sulla costituzione in giudizio del Senato della Repubblica in un conflitto di attribuzione. (La seduta, sospesa alle ore 12,16, è ripresa alle ore 15,03) . Presidenza del vice presidente CALDEROLI Sulla scomparsa di Bruno Dettori CUCCA (IV-PSI) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CUCCA (IV-PSI) . Signor Presidente, la ringrazio per avermi dato quest'opportunità d'intervenire. Purtroppo avantieri è venuto a mancare il senatore Bruno Dettori, una persona essenzialmente buona. Non è facile parlare di qualcuno che non ha mai voluto accendere i riflettori su di sé, ma che, in ogni caso, è riuscito a dare moltissimo alla sua terra e alla comunità nella quale è vissuto. Bruno Dettori, sassarese, era un docente universitario della prestigiosa facoltà di agraria dell'Università degli studi di Sassari (con un breve intervallo, nel quale ha insegnato all'università in Eritrea). È stato autore di innumerevoli pubblicazioni su riviste, nazionali e internazionali, di idrogeologia, idrochimica e approvvigionamento idrico. La sua è stata una brillante carriera professionale, che non gli ha impedito però di coltivare la sua profonda passione per la politica, nella quale ha fatto la gavetta, essendo stato consigliere comunale e regionale, senatore e Sottosegretario all'ambiente nella legislatura 2006-2008 col Governo Prodi. Questo è stato il suo brillante curriculum dell'attività politica, ma di Bruno Dettori credo sia più giusto ricordare il tratto umano, che lo ha condotto a diventare un importante punto di riferimento per tutti coloro che l'hanno conosciuto o hanno avuto il piacere di collaborare con lui. Con una modestia e umiltà fuori dal comune, ha sempre manifestato capacità di ascolto nei confronti di chiunque volesse parlare con lui, anche i più deboli e le categorie ingiustamente considerate ultime. A tutti elargiva un consiglio e manifestava vicinanza e considerazione, prodigandosi nella ricerca della soluzione ai loro problemi. Non posso non ricordare una caratteristica fondamentale di Bruno Dettori, del quale sono stato amico per parecchi anni. Una volta lasciati i ruoli istituzionali, egli ha assunto la veste di padre nobile nell'ambito del suo partito, continuando a coltivare quella passione per la politica che ha connotato la sua vita e l'attività a favore della collettività, prodigandosi per il ricambio generazionale. Questa è stata una caratteristica importantissima, grazie alla quale ha aiutato molti giovani ad emergere nella vita politica, così favorendo, come dicevo, il ricambio generazionale della classe politica. Egli si è sempre prodigato per cercare di risolvere i conflitti interni al partito, ma anche i contrasti con le altre forze politiche. Ha fatto ciò con una ricerca continua del dialogo con tutti. Anche nei momenti più difficili non è mancata una sua telefonata di sostegno e stimolo a reggere il confronto. Chi ha avuto il piacere di conoscerlo non potrà dimenticare il suo sorriso sincero, aperto e accattivante, il suo ottimismo contagioso e stimolante e la sua profonda umanità. A nome di tutto il Gruppo Italia Viva, esprimo cordoglio, rimpianto e vicinanza alla signora Isa, ai figli Toti e Andrea e ai familiari tutti che hanno avuto la fortuna di condividere con lui la vita. (Applausi) . FLORIS (FIBP-UDC) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. FLORIS (FIBP-UDC) . Signor Presidente, il mio intervento si muove in continuità con quello del collega Cucca, con una piccola differenza, perché io ho avuto modo di collaborare con il consigliere regionale Bruno Dettori dal 1994 al 2001: anni di particolare intensità politica, durante i quali, pur militando su fronti diversi, si riusciva a trovare con lui una sintesi sui progetti che potevano risultare qualificanti per l'isola. Ne avevo sentito parlare appena arrivato in Consiglio regionale perché lui, prima di quest'avventura, era stato consigliere comunale dal 1990 al 1994 ed era molto stimato come politico per l'intensità che dedicava al proprio territorio. Dopodiché, nel 2001 egli fu eletto senatore, mentre io sindaco di Cagliari e di tanto in tanto ci si sentiva e ci si confrontava sui temi di interesse comunale che riflettevo a lui, senatore, per avere anche una sponda, seppur appartenenti a partiti diversi, essendo caratteristica sua - spero anche mia - poter colloquiare al di là delle militanze di partito. Mi dispiace veramente dover fare le condoglianze alla famiglia, perché la Sardegna ha certamente perso un punto di riferimento nella politica. Infatti, terminato il suo impegno diretto nella politica, egli continuò con una formazione politica di diversi giovani, alcuni dei quali oggi - forse meno giovani - siedono tra i banchi del Parlamento e altri nel Consiglio comunale. La sua attività di formazione è stata veramente intensa. Apprezzo le parole del collega Cucca sul suo tratto umano e sulla dedizione agli ultimi, essendo stata la sua vita improntata al sociale in termini di solidarietà. Nell'esprimere il cordoglio di Forza Italia a tutta la famiglia, ne ricordiamo la figura e sono sicuro che non solo Sassari sentirà la sua mancanza. (Applausi) . PRESIDENTE . Ringrazio il senatore Cucca e il senatore Floris per questo ricordo, cui unisco il mio cordoglio. Avendo avuto la fortuna di averlo conosciuto personalmente, non posso dimenticare il suo saper essere una persona perbene e l'amore che aveva per la sua terra, la Sardegna. Costituzione in giudizio del Senato della Repubblica in un conflitto di attribuzione PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca la deliberazione sulla costituzione in giudizio del Senato della Repubblica in un conflitto di attribuzione sollevato dal tribunale ordinario di Torino, VI sezione penale. Con ricorso, depositato il 20 febbraio 2020, il tribunale ordinario di Torino, VI sezione penale, ha sollevato un conflitto di attribuzione tra i poteri dello Stato nei confronti del Senato della Repubblica in ordine alla deliberazione con la quale l'Assemblea, nella seduta del 9 gennaio 2019, ha dichiarato l'insindacabilità, ai sensi dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione, delle opinioni rese da Stefano Esposito, senatore all'epoca dei fatti, nell'ambito di un procedimento penale pendente dinanzi allo stesso tribunale ordinario di Torino. Il ricorso è stato dichiarato ammissibile dalla Corte costituzionale, con l'ordinanza del 26 maggio 2020, n. 148, depositata in cancelleria il successivo 10 luglio 2020. Tale ordinanza è stata notificata al Senato il 30 luglio 2020. Nella seduta del 4 agosto 2020 la Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari ha espresso a maggioranza parere favorevole alla costituzione in giudizio del Senato dinanzi alla Corte costituzionale per resistere nel citato conflitto di attribuzione. Ha facoltà di intervenire il presidente della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari, senatore Gasparri. GASPARRI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, intervengo brevemente per confermare quanto lei ha detto. Si tratta di un conflitto di attribuzione che riguarda l'allora senatore Esposito. L'Assemblea ne ha discusso, si è pronunciata, nelle modalità e con gli esiti che lei ha ricordato, riconoscendo la sussistenza della fattispecie di cui all'articolo 68. Ieri sera la Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari, a maggioranza, ha proposto di sostenere la decisione di costituirsi in giudizio per difendere la deliberazione del Senato. Ricordo a me stesso che è la prassi che generalmente il Senato segue. Pertanto, in rappresentanza della maggioranza della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari, chiedo che il Senato si possa costituire in giudizio, confermando la valutazione di ieri sera. PRESIDENTE. Sulle conclusioni della Giunta può prendere la parola un oratore per Gruppo per non più di dieci minuti. BALBONI (FdI) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BALBONI (FdI) . Signor Presidente, impiegherò molto meno tempo di quello che lei mi ha concesso per dire che il Gruppo Fratelli d'Italia voterà a favore della proposta del presidente Gasparri. Credo che il Senato non solo abbia il diritto, ma abbia anche il dovere di difendere le proprie deliberazioni, qualora si renda necessario, nel caso in cui, come in questa circostanza, vengono contestate con un conflitto di attribuzione avanti alla Corte costituzionale. Noi votiamo a favore non solo perché riteniamo che sia una nostra facoltà e un nostro diritto, ma anche perché riteniamo che, al di là di come abbiamo votato in occasione della decisione sull'insindacabilità, nel momento in cui si tratta di una decisione del Senato, il Senato nel suo complesso abbia il dovere di difenderla e sostenerla. ROSSOMANDO (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ROSSOMANDO (PD) . Signor Presidente, la dichiarazione di voto di oggi potrebbe iniziare e finire con due assunti: si tratta di una decisione votata all'unanimità dalla Giunta e, come giustamente ha detto il collega che mi ha preceduto, il Senato è tenuto istituzionalmente a difendere le proprie deliberazioni. D'altra parte, essendo stata votata all'unanimità, è un assunto rafforzato. Personalmente - non credo di essere la sola e, anzi, sono allineata sicuramente con la stragrande maggioranza di questa Assemblea - ritengo che, ove non vi fosse l'unanimità, indipendentemente dal merito, una volta assunta una decisione la si difenda. Impiegherò veramente poco tempo per aggiungere una considerazione. Abbiamo avuto diverse occasioni di discussione in quest'Aula di tutto ciò che ha a che vedere con le prerogative del Parlamento, dei suoi componenti e del Governo nel rapporto con gli altri poteri dello Stato e, quindi, con la dialettica istituzionale scritta nella Costituzione. Vorrei sottolineare brevemente un'impostazione che dovrebbe connotare il nostro orientamento quando decidiamo autorizzando o meno o valutando. Mi riferisco al ritenere l'essere parlamentare o membro di un Governo uno status . Quando prendiamo queste decisioni, compresa quella di oggi, non stiamo difendendo uno status di ottimati o dei migliori, ma una prerogativa e una funzione. Quanto è scritto nella Costituzione è a difesa della funzione del parlamentare e, quindi, la libertà del parlamentare è a difesa di questo genere di attività. Per questo possiamo, valutando i casi concreti, arrivare a diverse considerazioni. Se questo è lo spirito, rafforza anche l'autonomia di quei poteri che, nella fattispecie, ci vedono in un rapporto di contrapposizione dialettica di chi rivendica un'esclusiva. Forse, può sembrare superflua questa sottolineatura, ma ritengo che non lo sia nel dibattito culturale che si è sviluppato e si sta sviluppando soprattutto in questi ultimi anni sulle prerogative dei membri del Parlamento. Per chiedere il rispetto, che doverosamente bisogna chiedere, all'autorevolezza e libertà del Parlamento bisogna riuscire sempre a collocare questo tipo di discussione nella dialettica tra i poteri dello Stato e, se questa è la dialettica, rafforza anche l'autonomia degli altri poteri con cui andiamo a confrontarci in questa cornice istituzionale. Mi premeva ricordare e sottolinearlo perché sicuramente avremo altre occasioni più sostanziose da questo punto di vista di discussione. La Carta costituzionale ha questa direzione perché, uscendo da un periodo di autoritarismo nel quale l'autonomia, l'indipendenza e la libertà erano stati annullati, i Costituenti avevano la fortissima preoccupazione che il potere politico si collocasse non come potere in quanto tale, ma in questo tipo di dialettica. Oggi penso che il dibattito sia molto attuale, essendo anche mutato un quadro nazionale e internazionale delle forze in campo e con una grande possibilità di influenza e di determinazione della vita pubblica e privata dei cittadini. URRARO (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. URRARO (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, a nome del Gruppo Lega, preannuncio il voto favorevole alla Costituzione in giudizio del Senato innanzi alla Corte costituzionale. Parliamo di una trasmissione degli atti al Senato che sospende un processo da parte del tribunale di Torino. La Giunta li ha analizzati compiutamente attraverso un'istruttoria dettagliata nella giornata di ieri in particolare. Con riferimento alla fattispecie in esame, si è ritenuto all'unanimità che ricorressero tutte le condizioni indicate anche dalla stessa giurisprudenza della Corte costituzionale per la configurabilità della prerogativa dell'insindacabilità. Voglio ricordare in particolare che il suddetto tribunale ha chiesto alla Corte costituzionale di dichiarare che non spettava al Senato della Repubblica la valutazione della condotta addebitabile al senatore Esposito, in quanto estranea alla previsione di cui all'articolo 68 della Costituzione, richiedendo altresì l'annullamento della deliberazione di insindacabilità adottata dal Senato il 9 gennaio del 2019. Il principio della separazione dei poteri costituisce un postulato fondamentale di uno Stato democratico e presuppone, fin dai tempi dell'Illuminismo, una reciproca autonomia dei vari poteri: di quello legislativo, del quale interprete esclusivo è il Parlamento, di quello esecutivo ed infine di quello giudiziario. Tale prospettiva di fondo permea il sistema delle immunità, che svolgono proprio la funzione di prevenire o impedire intrusioni o sconfinamenti indebiti da parte dell'Autorità giudiziaria nelle prerogative del Parlamento. La Giunta, operando nel solco tracciato dalla stessa Corte costituzionale, ha confinato il sindacato del Senato ai soli profili di manifesta implausibilità ed altresì ai casi in cui tali profili emergano per acta senza necessità di accertamenti. Riportando quindi le parole dell'articolo 68 della Costituzione «i membri del Parlamento non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati nell'esercizio delle loro funzioni», ritengo - come già anticipato anche a nome del Gruppo Lega - che è sicuramente configurabile la prerogativa dell'insindacabilità che il Senato dovrà difendere nel conflitto di attribuzione in questione. Prospetto pertanto la necessità che il Senato si costituisca in giudizio per far valere le proprie ragioni e le proprie prerogative. (Applausi) . GALLICCHIO (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GALLICCHIO (M5S) . Signor Presidente, colleghi e membri del Governo, oggi l'Assemblea è chiamata a pronunciarsi in merito alla costituzione in giudizio del Senato della Repubblica sul conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato, sollevato dal tribunale ordinario di Torino, in relazione alla delibera con la quale in quest'Aula a gennaio è stata dichiarata l'insindacabilità per alcune dichiarazioni rese dal senatore, all'epoca dei fatti, Stefano Esposito, interpretando così l'articolo 68, primo comma, della Costituzione. L'azione oggetto della delibera furono le dichiarazioni pronunciate durante un'intervista radiofonica rilasciata nel gennaio del 2014 sugli scontri della TAV Torino-Lione. Nella predetta intervista Esposito, facendo riferimento ad un episodio intimidatorio di cui è stato vittima, indicò come potenziale mandante morale il dottor Livio Pepino, il quale lo denunciò per diffamazione aggravata a mezzo stampa. Ad un primo impatto si potrebbe ritenere che il Senato debba in ogni caso costituirsi dinanzi alla Corte costituzionale per difendere le posizioni prese, a prescindere dal caso in esame, in maniera quindi automatica senza focalizzare l'attenzione sull'opportunità o meno di farlo. Noi del MoVimento 5 Stelle vogliamo invece spezzare questi automatismi dettati da vecchi equilibrismi politici e vogliamo invece analizzare il caso in maniera oggettiva ed approfondita per valutare le vere ragioni e l'opportunità di tale costituzione in giudizio, perché siamo convinti che dietro gli automatismi si possano nascondere scorciatoie e si possano accampare scuse per giustificare privilegi per la classe politica, a svantaggio dei semplici cittadini e, quindi, a svantaggio di giustizia e verità. Intanto mi permetto di ricordare a quest'Assemblea che la Corte costituzionale perimetra l'applicazione dell'esimente (quindi dell'immunità ex articolo 68) entro un confine ben definito che è il nesso funzionale. Il nesso funzionale consiste nel collegare le dichiarazioni e l'attività politica e parlamentare fatte in Senato con l'attività politica svolta al di fuori della sede deputata al dibattito. Per questo motivo le dichiarazioni intra ed extramoenia devono essere vicine nel tempo ed assimilabili nel contenuto. Traducendo il concetto in altre parole, il parlamentare non può avvalersi dell'immunità riconosciuta dalla Carta costituzionale per finalità diverse da quelle che dipendono dalla sua funzione; non può beneficiarne quindi per nascondere attacchi personali verso avversari politici o semplicemente verso chi ha opinioni diverse dalle proprie. Le dichiarazioni devono essere quindi vicine nel tempo. Lo erano? No, erano dell'anno precedente, più di sei mesi prima dell'atto avvenuto. Soprattutto, le dichiarazioni devono essere assimilabili nel contenuto. Lo erano? A noi non sembra così vero che i discorsi fatti in Aula contrari alla Torino-Lione abbiano una sostanziale corrispondenza con l'accusa fatta all'ex magistrato di essere il mandante morale dell'attentato solo per il fatto di aver scritto un libro che sosteneva la tesi opposta a quella dell'allora senatore Esposito. In questo caso, è stata rivolta l'accusa di essere il mandante morale del posizionamento di bottiglie molotov davanti alla porta del senatore ad una persona che non era neppure un manifestante o un attivista no TAV, ma semplicemente una persona di opinione contraria a quella di Esposito che ha espresso un pensiero e per questa sua opinione si è trovata accusata di essere il mandante di un grave atto come quello di mettere in pericolo la vita umana con un'esplosione. Questa accusa specifica appare pertanto solo artificiosamente assimilabile nel contenuto all'attività parlamentare del senatore, come prevede l'articolo 68 della Costituzione. A questo punto, quindi, è necessario ragionare se riteniamo che sia opportuno che il Senato si debba costituire in giudizio davanti alla Corte costituzionale, che non vuol dire essere semplicemente presenti, ma vuol dire difendere la deliberazione presa, argomentare, sostenere la correttezza della concessione dell'insindacabilità, della concessione dell'immunità, insistendo per sottrarre al giudice la possibilità di un qualsivoglia giudizio sulle azioni commesse dal senatore Esposito, ripercorrendo l'approfondita valutazione che già facemmo mesi addietro. A gennaio, su queste basi, ravvisammo l'opportunità di non concedere l'immunità. Infatti l'Assemblea non si espresse all'unanimità per concederla, ma vi furono numerosi contrari, mi sembra di ricordare che furono 81. Di quei contrari, la quasi totalità (75) furono appunto del MoVimento 5 Stelle, ma anche ora restiamo fermi e continuiamo a non ravvisare, ora come allora, la sussistenza del nesso funzionale tra le dichiarazioni fatte in radio e quelle fatte in quest'Aula. Anche la recente giurisprudenza della Corte costituzionale, con la sentenza n. 59 del 2018, ha stabilito che il tenore stesso delle frasi pronunciate dal parlamentare sia di per sé sufficiente ad escludere l'applicazione dell'insindacabilità dell'articolo 68, come non lo possono essere gli insulti e le diffamazioni solo perché in qualche modo collegati alle battaglie politiche di cui si fanno portatori i parlamentari. Lasciamo che la Corte costituzionale esamini gli atti, i resoconti di Giunta e la delibera del Senato, cosa che può fare già in assenza della parte resistente, avendo già tutti gli strumenti per valutare l'interpretazione della Costituzione effettuata in questa sede. Non insistiamo nello stiracchiare l'articolo 68 della Costituzione per trasformarlo in uno scudo di privilegi: quando si fa il parlamentare, si fa il parlamentare, ma fuori da questa funzione siamo tutti cittadini e siamo tutti uguali davanti alla legge. In conclusione, pertanto, colleghi, in merito alla costituzione in giudizio del Senato della Repubblica sul conflitto di attribuzione tra i poteri dello Stato sollevato dal tribunale ordinario di Torino, dichiaro il voto contrario del MoVimento 5 Stelle. (Applausi) . CUCCA (IV-PSI) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CUCCA (IV-PSI) . Signor Presidente, non intendevo intervenire, ma diciamo che sono stato tirato per i capelli da un altro intervento. Sui fatti vorrei dire innanzitutto che qui non stiamo difendendo il senatore Esposito, perché la vicenda della difesa - chiamiamola come vogliamo - del senatore Esposito è stata già abbondantemente esaminata prima in Giunta e poi nell'Aula del Senato. Mi pare davvero scorretto, quindi, richiamare l'attività del senatore Esposito che - lo voglio ricordare, perché nella scorsa legislatura io c'ero - mille volte è intervenuto su quei temi in Aula e a causa dei suoi interventi è stato minacciato e vive tuttora sotto scorta per le minacce ricevute per sé e per i suoi bambini. Quindi richiamare qui l'attività del senatore Esposito mi pare davvero scorretto. Qui stiamo parlando di difendere le prerogative del Senato, che ha assunto una decisione che deve essere difesa nelle sedi competenti, rispettando i ruoli. (Applausi) . Finché - vivaddio - abbiamo un sistema democratico in Italia, anche davanti alla Corte costituzionale le parti che si presentano hanno diritto alla difesa; da una parte ci sarà chi ha impugnato, con i propri difensori, e dall'altra parte ci sarà il Senato, che giustamente si deve costituire per difendere le decisioni che erano state assunte. Quindi nessuna difesa delle prerogative; l'articolo 68 è un'altra cosa rispetto a ciò di cui stiamo parlando. Ne abbiamo già discusso e ne abbiamo già parlato; mi sembra che la questione si debba esaurire così. Annuncio pertanto il voto favorevole alla proposta di nomina di un avvocato davanti alla Corte costituzionale. (Applausi) . PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo delle conclusioni della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari in senso favorevole alla costituzione in giudizio del Senato della Repubblica dinanzi alla Corte costituzionale per resistere nel predetto conflitto di attribuzione sollevato dal tribunale ordinario di Torino, VI sezione penale. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . La Presidenza si intende pertanto autorizzata a conferire mandato, per la costituzione e la rappresentanza in giudizio del Senato, a uno o più avvocati del libero foro. Discussione del documento: Doc Doc. XXIII, n. 4 Relazione sull'emergenza epidemiologica COVID-19 e ciclo dei rifiuti approvata, nella seduta dell'8 luglio 2020, dalla Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati Approvazione della proposta di risoluzione n. 1 PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca la discussione del documento XXIII, n. 4. La relazione è stata già stampata e distribuita. Ha facoltà di parlare il senatore Berutti per illustrare la relazione. BERUTTI, relatore . Signor Presidente, colleghi, intervengo per illustrare la relazione sull'emergenza epidemiologica Covid-19 e ciclo dei rifiuti, approvata all'unanimità dalla Commissione di inchiesta sul ciclo dei rifiuti lo scorso 8 luglio. Uno degli aspetti collaterali dell'emergenza sanitaria da Covid-19 che è apparso da subito rilevante è stato quello relativo all'impatto che la pandemia avrebbe avuto sui rifiuti, sia in relazione alle conseguenze dell'azione di contenimento e contrasto della pandemia stessa che relativamente alle implicazioni che l'incremento massiccio nell'utilizzo di dispositivi di protezione individuale e dei diversi strumenti volti a fronteggiare e convivere con il coronavirus potevano comportare. Aspetti che si legano alla gestione dei rifiuti domestici ospedalieri e prodotti sui luoghi di lavoro. Si tratta di elementi che sono apparsi da subito rilevanti e in relazione ai quali i diversi soggetti coinvolti nella gestione del ciclo dei rifiuti, in particolare le Regioni, hanno posto in essere una serie di azioni. A fronte di questa situazione, la Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e sugli illeciti ambientali ad esse correlati ha ritenuto necessario un intervento tempestivo, al fine di approfondire quanto accaduto nei mesi di più acuta emergenza e di offrire al Parlamento, ai decisori pubblici e nei vari livelli di governo, al mondo produttivo e ai cittadini, un quadro di ciò che si è verificato e alcuni elementi utili in prospettiva futura nella gestione dei rifiuti cosiddetti Covid e non solo. Per quanto concerne il metodo di lavoro, oltre alla tempestività, l'altro elemento cardine che ha ispirato il modo di procedere della Commissione è stato quello della massima apertura all'ascolto e al recepimento delle indicazioni pervenute dagli interlocutori, identificati tra soggetti pubblici e privati con competenze nell'ambito del ciclo dei rifiuti, dal Ministero dell'ambiente a ISPRA, dall'Istituto superiore di sanità al Ministero della salute, dai rappresentanti del mondo associativo delle imprese di settore alla procura generale presso la Corte di cassazione. Con riguardo ai contenuti della relazione, dopo un inquadramento del contesto normativo generale dell'emergenza, il documento si concentra naturalmente sugli interventi in materia di rifiuti, un aspetto sul quale, al di là degli elementi di merito riportati in modo puntuale nella relazione, mi pare utile evidenziare in un'ottica propositiva che, dal punto di vista del metodo, è emerso l'utilizzo di fonti eterogenee, non sempre di natura normativa, nonché modalità e una dialettica di intervento tra Stato e Regioni rispetto alle quali potrebbero essere utili, in futuro, un maggior coordinamento e una minore propensione all'apertura rispetto a norme derogatorie. Passando agli effetti dell'emergenza epidemiologica sulla produzione e sulla gestione dei rifiuti ricostruiti nella relazione, l'emergenza nella sua fase più acuta ha comportato una diminuzione della produzione dei rifiuti in generale, una diminuzione che però non ha alleggerito i deficit strutturali del sistema impiantistico nazionale che, anzi, hanno visto acuirsi gli effetti della carenza di possibili destinazioni per specifiche tipologie di rifiuti attualmente non gestite sul territorio nazionale per l'assenza di una specifica dotazione impiantistica ovvero di una filiera economica del trattamento della materia correttamente costruita. È poi importante sottolineare che, pur non avendo ovviamente alleviato i citati deficit strutturali, l'emergenza non ha prodotto interruzioni o alterazioni significative nella gestione dei rifiuti e le imprese e i lavoratori del settore, nonostante alcune fasi di difficoltà determinate da necessità di approvvigionamento di dispositivi di protezione individuale, hanno concorso positivamente a interventi organizzativi tali da consentire il mantenimento di livelli adeguati di servizio. Gli effetti sulla produzione dei rifiuti e sulla loro gestione hanno dunque riguardato, in primo luogo, l'uso di materiali indotti dalla necessità di contenimento del contagio, suscettibili di produrre, sia un aumento della produzione dei rifiuti derivanti da materiali quali prodotti usa e getta nel commercio, nella ristorazione, nel confezionamento dei prodotti alimentari, sia fenomeni di abbandono diffuso, in particolare di mascherine facciali e guanti. A partire da questi elementi, che qui ho solo tratteggiato e rispetto ai quali rimando alla lettura del testo integrale della relazione, mi pare irrilevante sottolineare che, come in altri settori, per i rifiuti l'emergenza Covid ha rappresentato una sorta di lente di ingrandimento di dinamiche e aspetti strutturalmente presenti prima dell'emergenza e dei quali sarà necessario tener conto in prospettiva per interventi puntuali da parte di diversi soggetti competenti. Come evidenziato, infatti, quello che è emerso dall'inchiesta in termini di utilizzo di fonti eterogenee non sempre di natura normativa, dialettica a livello di intervento tra Stato e Regioni, caratteristiche e ahimè carenze, almeno sotto alcuni aspetti, dell'impiantistica e delle strategie nazionali della gestione dei rifiuti, non è evidentemente qualcosa di nuovo, ma qualcosa che, come anche nel caso del rischio di possibili fenomeni illeciti legati al ciclo dei rifiuti, l'emergenza ha reso e rende più evidente. Rimandando ancora una volta alla lettura del testo integrale, vorrei richiamarne alcuni aspetti di prospettiva, potremmo dire indicazioni di policy , evidenziati nella relazione. Innanzitutto, l'opportunità di considerare l'impatto economico dell'emergenza sulle tariffe e sugli introiti delle imprese e degli enti pubblici, con particolare riguardo alla sospensione della riscossione della Tari. In secondo luogo, la necessità di dedicare attenzione al mantenimento del rispetto dei principi nazionali ed europei in materia di economia circolare e degli obiettivi in questo campo, valutando con attenzione gli scenari attesi, anche in relazione a mutate abitudini di consumo e di organizzazione del lavoro e della produzione. Una necessità cui si è affiancata quella di affrontare il tema dell' end of waste in modo sistematico, rapido, con uno sguardo al futuro. Rilevante è poi l'esigenza di prestare un'attenzione particolare alla raccolta e al trattamento dei rifiuti ospedalieri, attualmente basati su incenerimento e sterilizzazione, che possono evolvere se le valutazioni tecnico-scientifiche sulla chiusura effettiva del ciclo saranno affiancate da adeguati interventi normativi che accompagnino verso soluzioni a minor impatto ambientale complessivo. Non meno rilevante è la necessità di promuovere l'esame scientificamente fondato e assistito dell'attività dei soggetti pubblici con competenze tecniche e scientifiche (Istituto superiore di sanità, ISPRA, SNPA, in primo luogo) dei temi della presenza di virus o materiale generico di virus nelle acque reflue e del rapporto tra emergenza epidemiologica e inquinamento atmosferico. Si tratta di due aspetti che sono stati approfonditi solo in maniera limitata nell'ambito della relazione, ma che certamente hanno significativi tratti di interesse sia per la Commissione sia, più in generale, per i soggetti che si occupano di ambiente e salute. Non possiamo poi dimenticare, come già più volte sottolineato, che le scelte di trattamento dei rifiuti e di chiusura del ciclo dei rifiuti, in relazione alla specificità dell'emergenza e del futuro atteso, dovranno considerare le criticità di segmenti del sistema impiantistico nazionale e la necessità di costruzione di una filiera economica nel trattamento in materia. Inoltre, l'adeguatezza della produzione normativa andrà misurata sulla capacità di integrazione tecnicamente e giuridicamente elevata tra norme statali primarie, norme statali secondarie, normativa regionale, tenendo conto dell'esperienza dell'emergenza epidemiologica e degli scenari futuri attesi, anche sulla base di un monitoraggio, affidato agli enti istituzionali, dell'evoluzione delle situazioni e della loro percezione diffusa. In questo senso, le norme derogatorie statali e le ordinanze derogatorie regionali dovranno essere superate. Ancora, l'emergenza epidemiologica ha amplificato la diffusa richiesta di semplificazione anche in materia di regolazione ambientale. L'accoglimento d'istanza in tal senso che dovesse riguardare i procedimenti amministrativi dovrà essere ponderata e compensata da un'adeguata pianificazione di controllo, che dovrà essere coordinata tra le agenzie di controllo ambientale e di controllo sanitario, polizia giudiziaria, ordinaria e specializzata, per non gravare su imprese e cittadini con controlli su controlli, bensì razionalizzando l'intervento pubblico. Non da ultimo, è bene sottolineare che la reazione a fatti illeciti e a possibili fenomeni illeciti dovrà avvenire sulla base del più ampio scambio di informazioni e di strumenti di coordinamento tra le autorità giudiziarie, nonché tra queste ultime e polizie giudiziarie ed enti di controllo. Infine, è importante richiamare il bisogno di un'opera di informazione e sensibilizzazione dei cittadini sui diversi aspetti che riguardano i rifiuti cosiddetti Covid e i rifiuti in generale, con l'obiettivo di ricondurre a razionalità l'uso dei presidi individuali e dei materiali usa e getta nonché la raccolta e il conseguente trattamento dei materiali dismessi. In questo modo si potrà costruire dal basso una strategia di sostenibilità che possa permetterci di guardare con maggiore speranza al futuro in termini ambientali ed economici: due elementi che o sono declinati insieme o semplicemente non sono. PRESIDENTE . Avverto che le eventuali proposte di risoluzione al documento in esame potranno essere presentate entro la conclusione della discussione. Non vi sono iscritti a parlare in discussione. Comunico all'Assemblea che è pervenuta alla Presidenza la proposta di risoluzione n. 1, presentata dal senatore Ferrazzi e da altri senatori, il cui testo è in distribuzione. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo, al quale chiedo anche di esprimere il proprio parere sulla proposta di risoluzione presentata. MALPEZZI, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri . Signor presidente, esprimo parere favorevole. PRESIDENTE . La ringrazio, anche per la sintesi. IANNONE (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. IANNONE (FdI) . Signor Presidente, come riferito dal relatore, dopo mesi di intenso lavoro, la Commissione parlamentare d'inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati ha concluso - l'8 luglio 2020 - con l'approvazione della relazione sull'emergenza epidemiologica Covid-19 e ciclo dei rifiuti. A nostro avviso si tratta di un lavoro importante, sul quale vogliamo esprimere un apprezzamento per il metodo che è stato seguito e per le modalità con le quali si sono svolti i lavori. Voglio ringraziare i relatori, i colleghi, gli Uffici e i consulenti della Commissione bicamerale, che hanno coadiuvato l'attività. Naturalmente l'auspicio per il Governo e per tutti gli enti è che facciano buon uso di questo studio e di questa attività di analisi che, a nostro avviso, ha chiarito molti aspetti di questo periodo particolarmente complicato e ovviamente inedito per l'attività di indagine della Commissione. Dopo un ampio ciclo di audizioni che ha visto la partecipazione del Ministero dell'ambiente, dell'ISPRA, dell'Istituto superiore di sanità, del Ministero della salute e dei rappresentanti del mondo associativo delle imprese del settore, oltre alla procura generale presso la Corte di cassazione, è stato tracciato un quadro completo dell'impatto che l'emergenza Covid ha avuto nel campo della gestione del ciclo dei rifiuti, facendo emergere una chiara esigenza di tutela della salute pubblica e dell'ambiente, nonché l'esigenza di sicurezza per i lavoratori del settore e l'esigenza di implementazione dell'impiantistica, oltre ad una necessità di elevata attenzione a possibili fenomeni criminali che si muovono a margine di un'economia legale naturalmente fortemente in crisi per gli accadimenti connessi all'emergenza epidemiologica. È un lavoro che noi riteniamo soddisfacente e che rappresenta un importante contributo che il Parlamento offre all'azione di Governo perché analizza in tutti i suoi aspetti l'impatto che ha avuto l'emergenza sul ciclo dei rifiuti. La relazione, a nostro giudizio, è approfondita su moltissime e delicate questioni che vanno dalla ricostruzione del quadro normativo in cui ci si è mossi fino agli interventi in materia di rifiuti e agli effetti che si sono generati sulla produzione e lo smaltimento dei rifiuti, senza tralasciare le questioni riguardanti l'uso dei presidi individuali di protezione e i rifiuti sanitari. Molta attenzione è stata focalizzata anche sull'impatto ambientale di forme di sanificazione diffusa, sul trattamento delle acque reflue e il possibile rapporto tra inquinamento atmosferico e contagio. Non meno attenzione è stata dedicata alla cura della cultura e della legalità, per tenere alta la guardia verso una criminalità che da sempre cerca di insinuarsi nel ciclo dei rifiuti, soprattutto nei momenti di emergenza che possano interessarlo. Naturalmente ci attendiamo che il Governo faccia buon uso di questo prezioso lavoro, facendo seguire all'analisi la terapia. Fratelli d'Italia ha sottoscritto e voterà pertanto a favore della risoluzione unitaria che è stata presentata. In particolare vogliamo sottolineare due impegni che vengono sottoposti al Governo: il primo riguarda la fine del rifiuto. Noi da molto tempo stiamo sollecitando il Ministero affinché questa realtà trovi un suo compimento. Lo riteniamo assolutamente fondamentale. Come convenuto con il collega Zaffini che avrebbe dovuto tenere il suo intervento in discussione generale, riteniamo molto importante anche affrontare le criticità dei segmenti del sistema impiantistico nazionale per il trattamento dei rifiuti e di chiusura del ciclo dei rifiuti, in relazione alle specificità dell'emergenza e del futuro atteso e alla necessità di costruire una filiera economica del trattamento della materia, oltre poi alla chiusura della risoluzione che riguarda il sistema dei controlli. Riteniamo infatti che ci sia un'esigenza vera e concreta di un coordinamento tra le diverse agenzie e i diversi enti, per fare in modo che non ci siano controlli su controlli, che finiscono soltanto per vessare gli imprenditori seri di questo settore. L'esperienza insegna che non sempre effettuare più controlli significa avere più trasparenza. Dichiaro quindi il voto favorevole del Gruppo Fratelli d'Italia alla proposta di risoluzione presentata, ribadendo al Governo la necessità di un impegno preciso e forte per governare il ciclo di rifiuti, perché, in questi anni, di risultati e di avanzamenti ne abbiamo visti ben pochi. (Applausi) . COMINCINI (IV-PSI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. COMINCINI (IV-PSI) . Signor Presidente, la relazione della Commissione parlamentare d'inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ed esse correlati, relativa all'emergenza epidemiologica Covid-19 e ciclo dei rifiuti, in qualche modo rappresenta una lente d'ingrandimento, che consente di verificare una serie di aspetti legati al ciclo dei rifiuti, ai suoi problemi e anche alle connessioni, che purtroppo vi sono, con l'uso indebito che viene fatto di questa materia e di tali prodotti. Crediamo che la relazione della Commissione sia esaustiva e che metta in luce anche alcune criticità, che non sono limitate alla gestione dei rifiuti legati alla pandemia, ma che riguardano problemi, che dovrebbero essere affrontati in senso generale nella gestione dei rifiuti. Restando alla relazione specifica sull'emergenza epidemiologica e il ciclo dei rifiuti, riteniamo che il lavoro della Commissione, che ha potuto beneficiare di numerose audizioni, dalle agenzie, alle associazioni, alle imprese che si occupano di queste attività, finanche alla procura generale della Corte di cassazione, permetta di evidenziare alcuni aspetti, sui quali il Governo dovrà intervenire. Con la risoluzione presentata, si chiede appunto di poter operare in questa direzione. C'è un tema legato ad un adeguato livello di gestione dei rifiuti, in senso complessivo, ma soprattutto c'è una questione legata al rapporto e alla dialettica tra lo Stato e le Regioni: se non si va ad operare in maniera adeguata ed efficiente in questo rapporto, rischiamo di non poter incidere in maniera positiva e significativa sul livello di gestione dei rifiuti solidi urbani e dei rifiuti speciali stessi. C'è un tema legato all'impiantistica, con alcune carenze che sono state evidenziate nell'indagine della Commissione, insieme al riflesso e all'impatto economico che hanno sulle tariffe. C'è poi un tema specifico, che riteniamo essere tra i più rilevanti e importanti, che è quello della ricerca di soluzioni a minor impatto ambientale. Oggi i rifiuti di carattere sanitario vengono tutti inceneriti, con le conseguenze che ben conosciamo. Sappiamo che sono in corso ricerche e studi, per poter gestire in maniera più sostenibile dal punto di vista ambientale anche i rifiuti sanitari e, in modo specifico, quelli derivanti dall'emergenza Covid-19. La sollecitazione al Governo è di tener conto delle ricerche e degli investimenti in tecnologia, per promuovere procedure e la creazione di impianti che, come dicevo, siano maggiormente sostenibili da un punto di vista ambientale. Su questo consentitemi di dire che, anche in una recente discussione che è stata fatta in quest'Aula sul tema del glifosato, non sempre abbiamo avuto la capacità di rimetterci al ruolo della scienza in maniera corretta. Nella relazione in esame e nel lavoro fatto da questa Commissione è esplicitata in maniera chiara l'importanza di promuovere l'esame scientificamente fondato e assistito per poter prendere delle decisioni; nell'altra occasione quest'Assemblea si è divisa su posizioni molto diverse, nonostante anche in quel caso la scienza potesse fornirci elementi molto precisi. Pertanto l'auspicio non è solo quello che il Governo proceda nella direzione indicata dalla Commissione, ma che anche quest'Assemblea sappia sempre più farsi carico delle proprie responsabilità e delle azioni da intraprendere facendo riferimento alla verità che la scienza ci può fornire. In questo caso attenderemo che le ricerche in corso e gli investimenti che si stanno compiendo possano fornire al Governo tutti gli utili elementi per poter andare nella direzione di un diverso trattamento dei rifiuti di carattere sanitario. Infine, c'è un tema legato ai controlli, rispetto a cui ancora una volta emerge la pesantezza. Nella proposta di risoluzione si parla espressamente di controlli su controlli, facendo sentire tutto il peso di queste procedure. Ancora una volta, dunque, emerge in tutta evidenza l'esigenza per il nostro Paese di semplificare, che non vuol dire voltarsi da un'altra parte e non guardare cosa accade, atteso che i controlli necessari, anche in questo ambito così delicato, possono essere fatti semplificando le procedure e non costruendo orpelli burocratici che poi giustificano soltanto il fatto che qualcuno debba operare e far girare delle carte. I controlli sono necessari, ma, come insegnano anche le esperienze di altri Paesi, possono essere svolti e compiuti in maniera più semplificata e con un peso della burocrazia sicuramente contenuto. Riteniamo che la relazione in discussione sia completa sotto diversi punti di vista, quindi anche il Gruppo Italia Viva-P.S.I. voterà a favore della proposta di risoluzione che la approva (Applausi) . NUGNES (Misto-LeU) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. NUGNES (Misto-LeU) . Signor Presidente, la Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati in maniera tempestiva il 23 aprile 2020 ha messo in atto una delle sue funzioni principali, quella di studio e analisi dei fenomeni che si vengono a determinare, anche per sottoporre ai legislatori, al Parlamento o anche al Governo, le problematiche con dei suggerimenti di soluzioni. Questa è una delle sue prerogative più importanti e l'ha subito messa in atto con l'audizione di tutti i rappresentanti istituzionali e dei cosiddetti portatori di interesse nel ciclo dei rifiuti che è stato investito dalla novità del Covid, quindi dalla produzione di nuovi materiali e di materiali indotti. Abbiamo quindi audito i rappresentanti dell'Istituto superiore di sanità (ISS) e dell'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA), il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e il Ministro della salute, perché emergesse un quadro il più chiaro possibile della situazione. Chiaramente il Covid-19 è stato per tutti i livelli un fatto nuovo e inaspettato, difficile da gestire con cognizione, perché non si sapeva cosa fosse, quindi possiamo dire che abbiamo dovuto affrontare almeno tre fasi: nella prima era necessario ridurre l'impatto del virus, salvare immediatamente le vite a qualunque costo; la seconda è stata caratterizzata da una gestione più consapevole della vicenda; la terza è quella che ci troveremo ad affrontare, la fase del futuro. Nella prima fase si sono commessi anche molti errori di valutazione e gestione, come per esempio quello di dare la delega alle Regioni per quanto riguarda la gestione dei rifiuti con le ordinanze regionali: questo ha creato sovrapposizioni, confusioni e mancanza di omogeneità, che riteniamo uno dei punti a cui si deve porre rimedio. Si è creduto che si sarebbero prodotti più rifiuti e infatti un articolo del decreto cura Italia prevedeva l'aumento della potenza dell'impiantistica, che poi fortunatamente è stato cancellato nel decreto rilancio alla Camera, perché non sono stati prodotti più rifiuti, anche perché nel bilancio complessivo il lockdown ha creato un decremento della loro produzione. Al contrario, si sono messi in evidenza i vecchi problemi della gestione dei rifiuti, e quindi un'antica dipendenza dal mercato estero - là dove ha chiuso, l'ha fatto perché il lockdown ha riguardato per un certo tempo anche le merci - nonché una carenza degli impianti di recupero della materia e la persistente cattiva raccolta, che riguarda i gestori, ma anche l'uso e l'attitudine dei cittadini ad avere o meno una corretta gestione dei rifiuti. Adesso però ci troviamo nella fase in cui è necessario ridurre l'impatto della produzione dei rifiuti e il conseguente carico ambientale. Non abbiamo avuto grossi problemi sulla gestione e non ci sono stati un'interruzione o un cattivo funzionamento della raccolta, anche grazie agli operatori ecologici, che, dopo un primo momento in cui hanno dovuto riorganizzare la loro attività, sono stati all'altezza dei loro compiti. Ci troviamo però alle prese con nuovi prodotti, ossia le mascherine e i guanti, e nuovi comportamenti, come il lasciarli nell'ambiente. Sappiamo che questi dispositivi vengono per lo più inceneriti, sia quelli di tipo sanitario che di uso normale a disposizione della cittadinanza, che hanno una funzione non propriamente sanitaria, ma soltanto di protezione dagli altri e se stessi dalle esalazioni che vengono dal parlato, dallo starnuto e via di seguito. Il ministro Costa aveva auspicato la possibilità di considerare tutti questi rifiuti come urbani di tipo pericoloso, con una gestione a parte, come avviene per le pile e i rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE), che pure sono rifiuti urbani, e quindi di creare una filiera di raccolta - presso le farmacie - e recupero, anche perché l'Istituto superiore di sanità ha messo chiaramente in evidenza che la loro sanificazione non è di difficile attuazione. La cosa non è stata attuabile per una serie di motivi che rientrano anche nella semplice disposizione normativa. Questo quindi è un auspicio che cogliamo, su suggerimento del Ministro, per migliorare e dare la possibilità in futuro di produrre dispositivi sanificabili e riciclabili, anche perché la differente raccolta si basa su un concetto alquanto difficile da condividere, ossia se la mascherina viene usata da un soggetto sicuramente contagiato è un dispositivo da raccogliere a parte; nel momento in cui è usata da cittadini cosiddetti normali e che non sanno di essere portatori o meno del virus, viene semplicemente buttata nella raccolta indifferenziata. Quindi qui c'è sicuramente un nodo di controsenso che va risolto. Oltre ai dispositivi di protezione personale, esiste una serie di produzione di materiali indotti, come il monouso, che è stato dimostrato e ribadito sia dall'Istituto superiore di sanità sia dal Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare non servire ed essere un falso problema. Eppure ci troviamo - succede anche al ristorante del Senato - ad avere l'acqua in bottiglie non più di vetro, ma di plastica. Questo è chiaramente un aggravio che dobbiamo cercare di superare, perché è stato dimostrato che il cibo non è trasmettitore del virus e quindi tutto il monouso, utilizzato anche nell'impacchettamento dei generi alimentari, è assolutamente inutile. Allo stesso modo, i disinfettanti possono essere gli aggravanti dell'inquinamento delle acque reflue laddove non sono così necessari, come invece creduto normalmente da parte della popolazione; basta un lavaggio frequente. Ci troviamo in una situazione in cui potremmo dire che il gatto si morde la coda, perché stiamo affrontando un'emergenza sanitaria causata da un virus che è favorito - come è stato accertato - dall'inquinamento e dai cambiamenti climatici e, con la produzione di monouso e plastiche anche laddove non necessaria, stiamo favorendo questo habitat . La natura del legame tra lo smog e l'epidemia appartiene a quella che viene definita correlazione positiva, in quanto non c'è una correlazione causa-effetto. È stato accertato che, laddove c'è maggiore concentrazione di PM2,5 e PM10, c'è anche una predisposizione, probabilmente perché gli individui hanno già un'infezione polmonare che peggiora la loro ricettività al virus. Dobbiamo pertanto trovare soluzioni sia per la produzione dei dispositivi in questione, che per il loro smaltimento, perché altrimenti andiamo incontro a una bomba ecologica. Presso il Politecnico di Torino è stato stimato che soltanto per i dispositivi di uso sanitario c'è necessità di un miliardo di mascherine al mese. La plastica contribuisce in maniera drammatica al cambiamento climatico e disperde nell'ambiente gas serra. Da uno studio del CIEL, uno studio legale di interesse pubblico americano, è stato provato che c'è un fortissimo impatto della plastica sul cambiamento climatico perché, una volta dispersa nell'ambiente, continua a disperdere CO 2 e gas serra. Noi dobbiamo pertanto uscire da questa logica. Per questi motivi, voteremo a favore della proposta di risoluzione che impegna il Governo a imprendere, per quanto di sua competenza, ogni iniziativa utile al fine di risolvere le questioni evidenziate nella relazione della Commissione parlamentare. (Applausi) . FERRAZZI (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. FERRAZZI (PD) . Signor Presidente, è già stato messo in luce in maniera adeguata che il lavoro della Commissione è stato importante dal punto di vista sia del contenuto, che del metodo. In due mesi di attività molto serrata abbiamo avuto modo di incontrare molti mondi: esperti, istituzioni, rappresentanti di associazioni e categorie di tutti i settori che sono stati toccati direttamente dalla pandemia e che hanno a che fare direttamente con il ciclo dei rifiuti, i quali - in alcuni modi e casi - regolano e sovraintendono il sistema stesso. In particolare, è stato molto utile il rapporto stretto e organico che abbiamo mantenuto costantemente con l'Istituto superiore di sanità, piuttosto che con l'ISPRA. È stato dunque un grande lavoro comune, che ci ha dato la soddisfazione di votare unanimemente la relazione di chiusura dello stesso nella Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati e che ci consente oggi di presentare la risoluzione con le firme di tutti i Gruppi parlamentari presenti in quest'Aula. È già stato sottolineato come durante la pandemia vi sia stato certamente un aumento, di circa 200.000 tonnellate, di rifiuti legati ai dispositivi di protezione individuale, in particolare di mascherine e di guanti. A fronte di questo, il sistema ha retto; il sistema nazionale ha retto non certo perché vi sia un piano organico e di distribuzione capillare per affrontare in maniera adeguata la gestione e la chiusura del ciclo dei rifiuti nel nostro Paese (anzi, tutt'altro), ma semplicemente perché l'aumento di 200.000 tonnellate dei dispositivi di protezione individuale è stato esattamente pari alla diminuzione di rifiuti organici e non organici (quindi di rifiuti urbani) nel nostro Paese. Probabilmente si tratta di rifiuti non prodotti nelle case dalle famiglie, ma certamente legati a tutte le attività che hanno chiuso, ad esempio nel settore della ristorazione, all'interno delle città. Signor Presidente, ho solamente alcune sottolineature in questo quadro assolutamente importante dal punto di vista della collaborazione e della collegialità politica, con riferimento a questa risoluzione che vede la firma non solo del Partito Democratico e del sottoscritto, ma di tutti. Alcune raccomandazioni al Governo: incidere in maniera significativa e ancor di più sull'economia circolare; noi lo stiamo facendo. Alcune settimane fa in Commissione ambiente abbiamo terminato un lavoro, durato tre mesi, di recepimento delle quattro direttive europee votate dal Parlamento europeo nel 2018, legate all'economia circolare, e dunque ai veicoli usati, ai rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE), alle discariche e agli imballaggi. Nel 2019 la legge di delegazione europea ha stabilito il quadro della norma generale e, all'interno di questo, lo schema di decreto legislativo predisposto dal Ministero dell'ambiente è stato elaborato dalla Commissione competente, anche in quel caso con soddisfazione. Tre di questi quattro provvedimenti, che modificano in maniera strutturale il sistema della gestione dei rifiuti, dei veicoli usati, delle discariche e una parte consistente del testo unico sull'ambiente, sono stati votati fondamentalmente senza voti contrari, nemmeno dell'opposizione. Questo per dire che il Senato ha lavorato in questa direzione e dunque si è fatto trovare pronto anche a quanto emerso nell'emergenza da Covid-19. Alcuni colleghi senatori hanno affrontato, nella dichiarazione di voto, il tema dell' end of waste ; voglio rispondere loro che non siamo stati fermi nemmeno su questo. È di pochi mesi fa - è del novembre scorso, se non erro - il voto, all'interno del disegno di legge di conversione di un importante decreto-legge emanato dal Governo, del primo provvedimento legislativo organico del nostro Paese che introduce le previsioni delle direttive europee all'interno del sistema nazionale. È un intervento a trecentosessanta gradi, una disposizione assolutamente omogenea, che copre quasi tutte le richieste. Certamente c'è una visione non proprio omogenea e unanime sulla questione dei controlli; in quel caso c'erano posizioni diversificate. Tuttavia, il processo che precede i controlli ha trovato l'unanimità anche in questa sede. È quindi importante sottolineare quando abbiamo la capacità di lavorare in positivo. La presente risoluzione prende in considerazione la tecnologia e l'organizzazione come fattori positivi per la gestione del ciclo dei rifiuti, in emergenza e fuori dall'emergenza. Vi è stato, poi, un approfondimento molto interessante sulla presenza di virus o di materiale genetico del virus nelle acque reflue. È un indicatore di grande evidenza scientifica e di grandi conseguenze, che naturalmente non sfuggono a nessuno di noi, dal punto di vista delle ricadute per la saluta pubblica. Vi è stato un approfondimento altrettanto importante anche nella relazione tra la crisi, la pandemia e l'inquinamento atmosferico. Ora, per sfrondare polemiche inutili e dubbi, diciamo subito due cose: la relazione stabilisce che è sufficientemente provato il rapporto tra inquinamento atmosferico elevato, pressione ambientale sulle popolazioni e suscettibilità maggiore a un'infezione batterica o virale, in particolare derivante da patologie croniche legate ad elevata concentrazione di particolato. È, dunque, scientificamente provata una correlazione tra l'inquinamento e la diffusione dei virus e, quindi, del Covid-19. È, invece, da approfondire il meccanismo attraverso il quale questa pandemia si può diffondere. È provata la sovrapposizione tra il massimo sviluppo della pandemia e le aree fortemente inquinate a livello mondiale, ma dopo c'è da stabilire se, in particolare, il particolato - scusate il gioco di parole - è un carrier , cioè un vettore, o meno del virus in quanto tale. Su questo l'ISPRA ha iniziato da un mese e mezzo un importante studio su tutto il territorio nazionale che coinvolge numerose ARPA regionali in modo da approfondire la questione. Unitamente a queste, sulla relazione tra pandemia e ambiente non vi è dubbio alcuno, dal punto di vista fenomenologico, che vi sia una relazione diretta tra la deforestazione, lo sprawl urbano, il contatto tra uomo e animale e, dunque, la diffusione dei virus, perché è noto che il virus è stato portato da animali non domestici all'uomo. Questa vicinanza, che prima non esisteva, è dovuta in maniera evidente agli elementi di cui parlavo prima. Di conseguenza, non c'è dubbio alcuno, al netto degli approfondimenti di cui ho appena parlato, che si deve prestare molta attenzione. Dobbiamo assumerci, anche, la responsabilità di dire con forza, insieme all'assumere le conseguenti azioni comuni, che c'è una relazione diretta tra il cambiamento del clima, l'azione antropica e la diffusione dei batteri e del virus a livello mondiale. Presidente, sono poi emerse altre questioni, se volete, più secondarie, ma comunque importanti. Per esempio, è evidente, viste tutte le analisi scientifiche e quanto dicono gli scienziati che abbiamo ascoltato, che c'è una relazione diretta tra la pulizia, l'igiene e il lavaggio delle mani. Da parte di quasi tutti è stato messo in evidenza che l'utilizzo di guanti deve essere riservato agli operatori dei settori e c'è anche una sottolineatura importante sul fatto che è inutile usare stoviglie usa e getta di plastica. Sono del tutto sufficienti una sana igienizzazione e un lavaggio. Un altro punto importante è stata l'individuazione e la centratura del ragionamento sui rifiuti ospedalieri attualmente basati su incenerimento e sterilizzazione. Presidente, vi è, infine, la questione del sistema impiantistico. Anche questa epidemia ha messo in evidenza che c'è una forte criticità e c'è bisogno di lavorare in maniera omogenea su tutto il territorio nazionale perché il trattamento dei rifiuti ha bisogno di una sana politica industriale di impianti per il ciclo dei rifiuti per chiudere lo stesso ciclo. Presidente, per tutti questi motivi esprimo il voto favorevole alla risoluzione da parte del Partito Democratico. ( Applausi ). GALLONE (FIBP-UDC) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GALLONE (FIBP-UDC) . Signor Presidente, Governo, colleghi, dal primo giorno dell'avvio dello stato di emergenza a seguito della pandemia - periodo che personalmente ho vissuto a Bergamo nella mia città, nel cuore della mischia - la prima preoccupazione o, anzi, la paura vera e propria che mi ha accolto è stata quella che potesse fermarsi il sistema di raccolta, conferimento e smaltimento dei rifiuti. Per questo ho verificato in maniera sistematica le condizioni delle aziende preposte e del personale e degli operatori, veri e propri eroi un po' dimenticati, senza i quali però sarebbe potuta essere una tragedia nella tragedia. Neanche per un giorno si sono fermati, nonostante la carenza a volte di presidi, mascherine e protezioni; ogni giorno, affacciata al mio balcone, quel balcone da cui ho visto passare i camion con le bare dei miei concittadini, tra cui molti amici, mentre il Covid si era insinuato persino in casa mia, ogni giorno ho gridato «grazie» e ho mandato un bacio a quegli uomini e a quelle donne che, nel silenzio delle strade deserte, passavano a raccogliere i sacchi e il loro contenuto pericoloso senza paura e con altissimo senso del dovere. Scusate, ma ci tenevo in apertura della dichiarazione di voto di Forza Italia a rinnovare tutta la nostra riconoscenza per chi, invisibile ma indispensabile, ha consentito che le città e i paesi non si riempissero di rifiuti, scatenando pandemia nella pandemia nel momento più terribile. Grazie, grazie e ancora grazie. (Applausi) . Uno degli aspetti collaterali all'emergenza sanitaria Covid, forse quello realmente più pericoloso, è relativo all'impatto che la pandemia avrebbe avuto sui rifiuti sia in relazione alle azioni di contenimento e contrasto della pandemia stessa, sia rispetto alle implicazioni che l'incremento massiccio dell'utilizzo di dispositivi di protezione individuale, mascherine e guanti soprattutto, avrebbe potuto comportare. La gestione dei rifiuti avuto un'impennata di difficoltà, ma nessuno se n'è accorto grazie all'organizzazione e alla fermezza con cui si è rimasti sul pezzo: gestione dei rifiuti domestici, gestione dei rifiuti ospedalieri, gestione dei rifiuti prodotti sul posto di lavoro. Per i territori maggiormente colpiti come la Lombardia, il Veneto, il Piemonte e l'Emilia-Romagna è stato veramente un periodo incredibile e surreale. Consentitemi di dedicare un pensiero ai negazionisti che - buon per loro - probabilmente non sono stati colpiti come sono state colpite le Regioni del Nord. Fortunati loro e ne siamo veramente felici. (Applausi) . Tornando alla gestione del ciclo dei rifiuti, tutti i soggetti coinvolti e in particolare le Regioni, le Province e i Comuni hanno subito reagito ponendo in essere ogni azione necessaria a contenere la pandemia, assicurando il miglior servizio possibile ai cittadini. Quello che oggi la Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati ha prodotto è una relazione a cui si affianca una risoluzione firmata da tutti i Gruppi politici - e sottolineo tutti - e rappresentanti del Paese in Parlamento. È un insieme di proposte concrete, condivise, utili e necessarie che derivano dall'intervento tempestivo della Commissione stessa, al fine di approfondire quanto accaduto nei mesi di emergenza più acuta per offrire al Parlamento, ai decisori pubblici a ogni livello di governo, al mondo produttivo e ai cittadini tutti un quadro di ciò che si è verificato e alcuni elementi utili su cui ragionare e possibilmente intervenire concretamente in prospettiva futura nella gestione dei rifiuti cosiddetti Covid e non solo. Infatti, se nel periodo dell'emergenza si è lavorato in emergenza, oggi, memori di quanto è successo, tutto il sistema della gestione dei rifiuti va rivisto, trasformando anche per questo comparto un'emergenza tragica in un'opportunità, per migliorare le attività in un settore spesso non considerato quanto si dovrebbe, levando paletti ideologici e superando concezioni antistoriche e integraliste senza senso. (Applausi) . La Commissione ha lavorato come dovrebbe lavorare ogni Dicastero del Governo e in primis il Presidente del Consiglio, in un clima di massima apertura all'ascolto per comprendere e recepire le testimonianze e le indicazioni pervenute dagli interlocutori identificati tra soggetti pubblici e privati, con competenze specifiche, a partire dal Ministero dell'ambiente, passando per ISPRA, Istituto superiore di sanità, Ministero della salute, i rappresentanti del mondo associativo delle imprese di settore e la procura generale presso la Corte di cassazione. Questo è il lavoro serio e competente del Parlamento, e non quello delle inutili task force . (Applausi) . È nostro auspicio che una risoluzione unitaria, che sarà votata all'unanimità, non faccia la fine di altre relazioni. Ciò che è stato evidenziato è quello che noi sistematicamente sosteniamo. Dal punto di vista del metodo, occorrerà in futuro un maggior coordinamento tra Stato e Regioni, ricorrendo sempre meno all'apertura a norme derogatorie derivanti da fonti eterogenee non sempre di natura normativa e, per quanto riguarda l'effetto, l'emergenza ha comportato la diminuzione della produzione dei rifiuti in generale; una diminuzione che però non ha alleggerito i deficit strutturali del sistema impiantistico nazionale. Questi, anzi, al contrario, hanno visto acuirsi gli effetti della carenza di possibili destinazioni per specifiche tipologie di rifiuti attualmente non gestite sul territorio nazionale per l'assenza di una specifica dotazione impiantistica, ovvero una filiera economica di trattamento della materia correttamente costruita: in parole povere, la carenza di impianti e la disomogeneità della loro presenza sui vari territori, che ancora oggi fanno sì che ci siano due Italie. E anche questo è inconcepibile. (Applausi) . A maggior ragione, sottolineo ancora che, nonostante la carenza di impianti e la disomogeneità della loro presenza sui vari territori, l'emergenza non ha prodotto interruzioni o alterazioni significative nella gestione dei rifiuti e, grazie a Dio e grazie all'organizzazione delle imprese e dei lavoratori del settore, malgrado le difficoltà determinate dalla necessità di approvvigionarsi dei dispositivi di protezione individuale, malgrado la confusione prodotta dal commissario Arcuri, tutto è andato bene e i livelli adeguati di servizio sono stati mantenuti. È da evidenziare, comunque, il fenomeno di abbandono diffuso di mascherine e guanti che andrà perseguito in ogni modo possibile. Resta il fatto che l'emergenza ha fatto da lente di ingrandimento su quanto funziona e quanto non funziona e questo a prescindere dall'emergenza in sé, soprattutto il rapporto Stato-Regioni e la grave carenza impiantistica, per non parlare del sistema idrico integrato (l'acqua), che ha bisogno di esami scientificamente fondati dall'Istituto superiore di sanità, dall'ISPRA in primis , che, grazie alle loro competenze tecniche, dovranno analizzare la presenza di virus o materiale generico di virus nelle acque reflue; così come stabilire scientificamente il rapporto tra epidemia e inquinamento atmosferico, che potrebbe essere una delle spiegazioni della maggiore incidenza del virus proprio nella Pianura padana. Niente di nuovo sotto il sole, quindi, ma sono temi che vanno affrontati ora, subito, se vogliamo essere veramente efficaci rispetto al depotenziamento del rischio di possibili fenomeni illeciti legati al ciclo dei rifiuti che semmai l'emergenza ha reso ancora più evidenti. Vogliamo semplificare, una volta per tutte - e ve lo chiederemo ancora all'interno del prossimo decreto semplificazioni - ogni azione volta a realizzare davvero quel green deal che l'Europa ci chiede, ma che noi vogliamo profondamente per il bene e il benessere dei cittadini e dell'ambiente. Un Paese responsabile e moderno deve poter disporre di un sistema di gestione dei rifiuti adeguato ed evoluto sul piano industriale e quindi della necessaria impiantistica per rispondere alle esigenze che emergono da una pianificazione del settore. Un sistema moderno è indispensabile per un'adeguata gestione ambientale, per una corretta competitività del sistema Italia e per l'attrazione di investimenti. L'Italia ha accumulato ritardo su ritardo, che ancora oggi ha come conseguenza latenti e diffuse situazioni di crisi. Chiedo l'autorizzazione a consegnare il testo del mio intervento nella sua interezza per le parti che sono più tecniche. In conclusione, richiamo ad una forte attenzione al sistema dell' end of waste e alla semplificazione. Noi produrremo ancora emendamenti che ci auguriamo verranno presi in considerazione e approvati, perché solo così ne usciremo. Nell'annunciare il voto favorevole di Forza Italia alla relazione e alla risoluzione, vi chiedo ancora un forte applauso per tutti gli operatori del settore dei rifiuti, senza il cui senso del dovere oggi ci troveremo in una situazione molto più difficile. Grazie davvero. (Applausi) . PRESIDENTE. La Presidenza la autorizza a consegnare il testo scritto del suo intervento. BRIZIARELLI (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BRIZIARELLI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, tutti i colleghi hanno anticipato che sulla proposta di risoluzione ci sarà un voto unanime, e non perché tutto vada bene, ma perché i problemi che abbiamo riscontrato sono così evidenti che hanno imposto a tutti di individuare e suggerire al Governo degli interventi che possano evitare che il nostro Paese possa trovarsi di nuovo - Dio non voglia - di fronte a un'emergenza in modo così inadeguato e inappropriato anche nel settore della gestione dei rifiuti. Il fatto che le cose non siano andate peggio e che il sistema abbia tenuto non significa che non si sarebbe potuto agire meglio. I Presidenti di Camera e Senato avevano chiesto a ogni Commissione, nella fase più calda dell'emergenza, di continuare a lavorare e di interrogarsi, per quanto di competenza, sulle eventuali conseguenze e studiare le possibili azioni che si sarebbero potute intraprendere in Parlamento per venire incontro alle esigenze del Paese. Ebbene, come Commissione bicamerale sugli ecoreati non ci siamo sottratti. Il quadro che ci è apparso dagli interventi è stato chiaro ed evidente, depurato - permettetemi il termine - dalle ideologie e da impostazioni anacronistiche e antistoriche. È evidente e lapalissiano - è stato detto per la sanità e per l'inquinamento - che il quadro di partenza condizioni poi tutto il resto. E qual è il quadro di partenza che occorre ribadire ancora una volta? Sentirete questo fino allo sfinimento. È un quadro che denota una normativa non ancora completamente al passo con i tempi e un'impiantistica carente e presente in maniera disomogenea. In questo quadro, anche la comunicazione che c'è stata non ha aiutato, e ciò è emerso dai resoconti stenografici delle audizioni anche della parte privata, oltre che di quella pubblica. Pensate che, nonostante le infinite conferenze stampa, le infinite dichiarazioni e gli infiniti esempi del Presidente del Consiglio, mai una volta sono stati ricordati gli operatori; mai una volta è stato fatto l'esempio della gestione del ciclo dei rifiuti come di un servizio essenziale per evitare che un eventuale blocco potesse comportare il determinarsi di un'emergenza nell'emergenza. Per settimane, in alcuni casi per mesi, nonostante più volte il Presidente del Consiglio ci abbia ricordato che il 31 gennaio sia stato approvato lo stato d'emergenza, ancora a marzo le associazioni di categoria chiedevano chiarimenti e risposte. Cosa è arrivato a distanza di settimane o addirittura di mesi? Sono arrivate delle linee guida. Di fronte a domande specifiche rivolte tanto al Ministro della salute che a quello dell'ambiente, balbettando ci è stato detto che effettivamente non sono state assunte iniziative da fonte primaria, ma tardivamente sono state approvate delle linee guida, in rapporto ovviamente con ISPRA e con l'Istituto superiore di sanità. Questo cosa ha determinato? Emerge chiaramente dalla relazione che i singoli Comuni e le singole Regioni, obbligatoriamente e necessariamente per rispondere all'emergenza, hanno assunto scelte e dato risposte. Qui per caso c'è la risposta della Regione Lombardia che specifica l'inquadramento dell'attività di gestione dei rifiuti nell'ambito dell'emergenza - ma potrei prendere anche l'esempio delle altre diciannove Regioni o delle Province autonome - prima che una risposta arrivasse in maniera definitiva, con l'indicazione ad esempio dei codici Ateco degli impianti quali attività indispensabili. Ci si poteva muovere sicuramente prima. È ottimo prendere atto, anche per l'emergenza attuale e per il futuro, al punto 2 della proposta di risoluzione che è stata elaborata e nella quale ci riconosciamo pienamente, dell'esigenza di contemperare gli sconti previsti per le attività chiuse, così come fatto - ad esempio - da ARERA il 5 maggio. Ma allo stesso tempo è necessario fare in modo che quei costi di gestione, che comunque ci sono stati, non gravino - da un lato - sui Comuni e indirettamente sui cittadini e - dall'altro - sul sistema impiantistico. Il fatto che siano stati prodotti meno rifiuti non deve trarre in inganno, intanto perché ne è cambiata la tipologia. Immaginate come sono stati dovuti trattare tutti i rifiuti di chi era in quarantena o di chi era risultato positivo, con regole completamente differenti, e considerate il fatto che le aziende hanno dovuto comunque sostenere i costi fissi di gestione del parco veicolare, delle assicurazioni e del personale. Allora, è giusto dire che chi è stato chiuso non deve pagare, ma è altrettanto giusto che quel costo non si scarichi - come ha denunciato anche il presidente dell'ANCI Decaro - sui Comuni o sulle aziende. Ben venga dunque il punto 2 della proposta di risoluzione, che non era stato ancora richiamato nei precedenti interventi. Ben venga anche che si richiami il Governo sulla necessità di dare risposte sull' end of waste , sul ciclo dei rifiuti e sull'impiantistica, ma poi bisogna essere conseguenti. Mi permetta il collega Ferrazzi: è vero che su tre delle quattro direttive europee che abbiamo recepito - mi riferisco in particolare all'Atto Senato 169, che recepiva le direttive nn. 851 e 852 relative agli imballaggi e alla produzione di rifiuti - non ci sia stato nessun voto contrario. Responsabilmente, infatti, abbiamo guardato a quello che c'era di buono, ma abbiamo anche segnalato quello che si sarebbe potuto fare e non si è fatto. Faccio un unico esempio: non si può chiedere di avere delle risposte, ridurre la produzione di rifiuti, aumentare il riciclo e poi imporre - chiedo un minimo di attenzione, perché è un passaggio importante, e mi rivolgo anche al Governo, perché fa ancora in tempo a correggere lo schema di decreto legislativo - gli standard minimi solo per gli impianti che preparano il rifiuto al riciclo. Vogliamo dire una volta per tutte che ogni impianto rifiuti deve avere degli standard minimi per evitare quelle truffe legalizzate che spesso succedono in varie parti d'Italia e che sono oggetto anche delle indagini della Commissione bicamerale d'inchiesta? Ci sono degli impianti all'interno dei quali i rifiuti girano per finta solo per giustificare che, essendo scarti di processo, possono andare in discarica; cosa che non potrebbero fare se fossero rifiuti tal quale. Prendo ad esempio il TMB Salario a Roma, e si tratta di dati pubblici: non esiste che ci siano impianti che lavorano con uno scarto superiore al 60 per cento. È una vergogna! (Applausi) . Allora, se approviamo una risoluzione, bisogna essere coerenti: inseriamo nel primo provvedimento utile che ogni impianto abbia degli standard minimi e che, se questi ultimi non vengono rispettati, l'impianto deve chiudere. Non basta completare la rete impiantistica, che non è presente in tutto il territorio nazionale, ma serve che quegli impianti funzionino sul serio e non sulla carta. Anche questo significa ridurre gli spazi per la criminalità, per il malaffare, per chi vuole speculare sui rifiuti. Prendiamo anche atto positivamente del fatto che la relazione riconosca la necessità di provvedere a garantire una quantità sufficiente dei nostri impianti di lavorazione. È infatti vero - e noi di questo prendiamo atto - che, poiché ci appoggiamo moltissimo all'estero per alcune tipologie di rifiuti, non si è creata un'emergenza. Ma ciò non è accaduto, perché poi i confini sono stati riaperti. Diversamente, quelle 200.000 tonnellate, che casualmente sono state quelle prodotte e quelle trattabili, non sarebbero bastate. Allora una buona volta diamo una risposta. Una cosa è certa: l'unica emergenza legata attualmente al Covid per questo settore - a parte quella democratica che purtroppo rimane sempre - è l'assenza di un piano di gestione delle emergenze. Noi speriamo che possa finalmente essere approvato affinché, alla prossima occasione in cui il nostro Paese si troverà in difficoltà, si possa rispondere in maniera tale che questa emergenza non sia dimenticata, ma costituisca il punto di partenza per gestire ancora meglio la prossima, che speriamo non ci sia o sia il più lontano possibile. (Applausi). TRENTACOSTE (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. TRENTACOSTE (M5S) . Signor Presidente, colleghi, nei mesi scorsi la gestione del ciclo dei rifiuti si è collocata in un quadro generale di problemi determinati dall'emergenza epidemiologica, le cui caratteristiche sono tali da incidere su aspetti sanitari ed economici, ma anche sui costumi sociali e sulla capacità di risposta nel settore dei servizi essenziali, tra cui la gestione del ciclo dei rifiuti, dalla raccolta al trattamento. Va considerato, in ogni valutazione da compiere sugli eventi verificatisi a partire dal gennaio 2020, che la stessa comunità scientifica mondiale si è trovata di fronte a un'assoluta novità. Le conoscenze si sono consolidate solo nel corso del tempo attraverso il dibattito pubblico della comunità scientifica e con la ricerca ancora in corso. La Commissione d'inchiesta sul ciclo dei rifiuti ha ritenuto di interloquire in tempi rapidi con soggetti pubblici e privati e di concludere con la presente relazione un approfondimento sul tema "Emergenza epidemiologica Covid-19 e ciclo dei rifiuti", al fine di fornire al Parlamento, agli organi di governo statali e regionali, al mondo produttivo e ai cittadini un quadro di quanto successo, nonché valutazioni e raccomandazioni orientate al futuro. Il contesto normativo generale di gestione dell'emergenza si presenta come di particolare complessità con fonti di livello diverso, statali, regionali e relative agli enti locali. In questo ambito ampio, le fonti in materia di ciclo dei rifiuti e di ambiente sono limitate, riducendosi a livello primario agli articoli 113 e 113 -bis - peraltro quest'ultimo successivamente abrogato da un emendamento presentato dal MoVimento 5 Stelle - del decreto-legge n. 18 del 2020, che peraltro introducono norme derogatorie di portata generale, nonché all'articolo 30 -bis del decreto-legge n. 26 del 2020, che interviene incidentalmente sul regime dei rifiuti sanitari. Non riguarda in sé il ciclo dei rifiuti, ma apre una prospettiva più ampia nel campo della tutela ambientale, l'articolo 4 -bis del decreto-legge n. 23 del 2020, che ha inserito i servizi ambientali e le attività di bonifica nella lista delle attività maggiormente esposte al rischio di infiltrazione criminale. Sulla gestione dei rifiuti sono state fornite indicazioni e soluzioni di tipo scientifico e tecnico in relazione alla raccolta e al trattamento dei rifiuti, sulla base di un'apprezzabile collaborazione tra l'Istituto superiore di sanità e il Sistema nazionale di protezione ambientale. Gli interventi sul ciclo dei rifiuti sono, invece, in buona parte derivati da ordinanze delle singole Regioni, di natura derogatoria rispetto a regole vigenti, a cui va associata una circolare del Ministero dell'ambiente che ha suggerito alle Regioni stesse l'uso di ordinanze, ai sensi dell'articolo 191 del decreto legislativo n. 152 del 2006 (codice dell'ambiente). L'emergenza sanitaria non ha aumentato in maniera decisiva la produzione di rifiuti in generale; anzi, come diceva il senatore Ferrazzi, l'ha diminuita a causa del minor consumo di beni durante la fase di blocco e, semmai, i provvedimenti assunti hanno dato risposta alla percezione di deficit strutturali del sistema impiantistico nazionale, che nella fase dell'emergenza hanno acuito gli effetti della carenza di possibili destinazioni per specifiche tipologie di rifiuti, attualmente non gestite sul territorio nazionale per l'assenza di una specifica dotazione impiantistica ovvero di una filiera economica di trattamento della materia, correttamente costruita. La temporanea criticità derivante dalla chiusura di alcuni mercati esteri non segnala un'emergenza, bensì la circostanza che allo stato vi sono alcune esportazioni di rifiuti razionali in una logica di mercato globale e altre, invece, frutto della mancanza di impianti dedicati o conseguenti raccolta di rifiuto scadente: ciò rende necessario, in prospettiva, anche a breve e medio termine, creare le condizioni normative ed economiche per investimenti in innovazione ambientale compatibile. L'emergenza sanitaria non ha prodotto interruzioni e alterazioni significative nella gestione dei rifiuti: le imprese e i lavoratori del settore, nonostante alcune fasi di difficoltà determinate dalla necessità di approvvigionamento di dispositivi di protezione individuale, hanno concorso a consentire il mantenimento di una risposta adeguata al servizio. Va apprezzato l'orientamento tendente a non proclamare alcuno stato di eccezione, mantenendo, invece, indicazioni coerenti con le norme vigenti per la classificazione dei rifiuti e riconducendo ad esso le esigenze della fase emergenziale anche in considerazione di quanto sinora noto scientificamente sulla limitata persistenza del virus sulle superfici. L'ISPRA ha costantemente informato e aggiornato in tal senso gli enti locali. L'emergenza epidemiologica ha generato effetti - ed è destinata a generarne - sulla produzione dei rifiuti, con conseguenze sulla loro gestione che riguardano sia la produzione generale sia quella derivante dall'uso di specifici prodotti destinati al contenimento del contagio. A questo proposito, i temi rilevanti riguardano l'uso di materiali indotti dalla necessità di contenimento del contagio stesso, suscettibili di produrre un aumento nella produzione di rifiuti e fenomeni di abbandono diffuso: faccio riferimento all'uso delle mascherine facciali e dei guanti, ma anche dei materiali "usa e getta" nel commercio, nella ristorazione e nel confezionamento dei prodotti alimentari. Come sottolineava la senatrice Nugnes, spesso e volentieri questi materiali "usa e getta" sono inutili ai fini del contenimento del contagio. Nell'ambito dell'emergenza epidemiologica, tra le azioni volte al contenimento è risultato ampiamente diffuso l'utilizzo di mascherine facciali di vario tipo e di guanti, anche nelle azioni quotidiane non direttamente collegate ad attività lavorative. Le disposizioni in materia sono state plurime, provenienti da fonti statali, regionali o locali con specifiche ordinanze che si sono evolute nel tempo ma, sottolineo, alcune volte anche contraddette tra di loro. Un secondo tema rilevante riguarda gli scenari della produzione di rifiuti determinata nelle fasi di nuova normalità, dopo l'emergenza epidemiologica, con particolare riguardo ai rifiuti solidi urbani e ai rifiuti sanitari. Vi sono poi questioni correlate di cui la Commissione d'inchiesta ha ritenuto di occuparsi: si tratta dell'impatto ambientale di forme di sanificazione diffusa, del trattamento delle acque reflue e del possibile rapporto tra inquinamento atmosferico e contagio. La Commissione ha acquisito dagli interlocutori individuati durante l'inchiesta, in particolare - per quanto riguarda i presupposti scientifici - dall'Istituto superiore di sanità, dal Ministero della salute e dall'ISPRA, le evidenze necessarie a fornire alcune raccomandazioni, sulla base di quanto finora noto, circa l'evoluzione del contagio, le valutazioni devono distinguere gli effetti legati alla prima fase dell'emergenza dagli effetti di medio periodo conseguenti al superamento dei picchi di contagio e di necessità di cura e legati al potenziale emergere di nuove criticità economiche e ambientali. Se in una prima fase dell'emergenza la priorità assoluta è stata quella di salvare vite, ridurre l'impatto del contagio ed evitare il collasso del sistema sanitario e dei sistemi sociali che una diffusione esponenziale dei contagi avrebbe prodotto, adesso si pone il tema di avviare la ricerca scientifica, l'elaborazione tecnologica e l'innovazione organizzativa delle imprese e della pubblica amministrazione verso soluzioni che portino alla riduzione dei rifiuti e, più in generale, ad investimenti sulla tutela dell'ambiente e sulla sostenibilità ambientale. Un insieme di processi che porteranno a iniziative normative di livello primario, secondario e di quadro, connotate da una visione strategica. Per riassumere, in questa prospettiva, il mantenimento di un adeguato livello di gestione dei rifiuti solidi urbani nella fase dell'emergenza va associato al rispetto dei principi nazionali ed europei in materia di economia circolare; il tema dell' end of waste va affrontato sistematicamente, con uno sguardo al futuro; andrà considerato, altresì, l'impatto economico dell'emergenza sulle tariffe, con particolare riguardo alla sospensione della riscossione della Tari. Nella fase più acuta dell'emergenza epidemiologica, l'uso dei dispositivi individuali di protezione e di materiali usa e getta, come detto, hanno posto a confronto la percezione del rischio, l'ansia di ipotesi risolutive e, al contrario, la necessaria e lungimirante valutazione del saldo sanitario e ambientale complessivo delle azioni intraprese; su questo confronto, la Commissione ritiene, sulla base della trasmissione interumana del coronavirus, che la funzione delle mascherine facciali, come dispositivi destinati a proteggere le altre persone, può essere assolta da mascherine chirurgiche utilizzate in forma anche alternata o protratta, ovvero da mascherine di comunità riutilizzabili. L'igienizzazione accurata e frequente delle mani - è bene ricordarlo - è elemento essenziale della prevenzione del contagio, mentre l'uso dei guanti non previene in alcun modo il contagio ed è utile solo in particolari situazioni lavorative. Va promosso con decisione l'esame scientificamente fondato e assistito sulla presenza di virus o di materiale genetico di virus nelle acque reflue e del rapporto tra emergenza epidemiologica e inquinamento atmosferico, a partire dalle consapevolezze acquisite. La reazione a fatti illeciti e a possibili fenomeni illeciti dovrà avvenire sulla base del più ampio scambio di informazioni e di strumenti di coordinamento tra le autorità giudiziarie, polizia giudiziaria ed enti di controllo. La gestione dei rifiuti è sicuramente uno dei problemi più complessi del nostro tempo, in tema di ambiente e sicurezza. Secondo le varie disposizioni in materia, sia a livello mondiale che europeo e, infine, nazionale, si nota come sia necessario tutelare l'ecosistema e di conseguenza la salute dell'uomo, in vista di un'evoluzione culturale che porti alla progressiva diminuzione dei rifiuti. Con grande apprezzamento per i colleghi della Commissione - ricordo in particolare il presidente, onorevole Stefano Vignaroli e i relatori, il senatore Massimo Berutti e l'onorevole Giovanni Vianello - posso affermare che la Commissione ha lavorato intensamente durante la fase emergenziale, audendo svariati soggetti, anche al fine di acquisire quante più informazioni utili possibili, volte alla produzione di una relazione che riuscisse ad essere esaustiva, sulla base delle evidenze scientifiche sin qui prodotte. Per tali motivazioni, dichiaro, a nome del MoVimento 5 Stelle, il voto favorevole sulla relazione oggi al nostro esame. (Applausi) . PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, della proposta di risoluzione n. 1, presentata dal senatore Ferrazzi e da altri senatori. (Segue la votazione). Il Senato approva. (v. Allegato B) . Sui lavori del Senato PRESIDENTE . La Conferenza dei Capigruppo ha approvato integrazioni al calendario corrente e il nuovo calendario dei lavori, fino al 4 settembre. La seduta di domani avrà inizio alle ore 9, con la commemorazione del senatore Zavoli, recentemente scomparso. Seguirà la discussione del decreto-legge sulla parità di genere nelle consultazioni elettorali delle Regioni a statuto ordinario, già approvato dalla Camera dei deputati. Successivamente, il Ministro della salute renderà un'informativa sul contenuto dei provvedimenti di attuazione delle misure di contenimento per evitare la diffusione del virus Covid-19. I Gruppi potranno intervenire per dieci minuti. Intorno al 18 agosto l'Assemblea sarà convocata per la comunicazione all'Assemblea del preannunciato decreto-legge recante misure economiche. I lavori delle Commissioni riprenderanno da lunedì 24 agosto, fatta salva l'autorizzazione a convocarsi anche in precedenza, in relazione a sopravvenute esigenze. L'Assemblea tornerà a riunirsi a partire da martedì 1° settembre, alle ore 16,30, con sedute fino a venerdì 4, se necessario, per la discussione del decreto-legge semplificazioni. Il calendario di tale settimana prevede, inoltre, le comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri sul contenuto dei provvedimenti di attuazione delle misure di contenimento per evitare la diffusione del virus Covid-19 e il conseguente dibattito. La Conferenza dei Capigruppo tornerà a riunirsi il 1° settembre, alle ore 15. Calendario dei lavori dell'Assemblea PRESIDENTE . La Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari, riunitasi oggi, con la presenza dei Vice Presidenti del Senato e con l'intervento del rappresentante del Governo, ha adottato - ai sensi dell'articolo 55 del Regolamento - integrazioni al calendario corrente e il nuovo calendario dei lavori fino al 4 settembre: Giovedì 6 agosto h. 9 - Disegno di legge n. 1905 - Decreto-legge n. 86, Parità di genere nelle consultazioni elettorali delle regioni a statuto ordinario (approvato dalla Camera dei deputati) (voto finale con la presenza del numero legale) (scade il 29 settembre) - Informativa del Ministro della salute sul contenuto dei provvedimenti di attuazione delle misure di contenimento per evitare la diffusione del virus COVID-19 Intorno al 18 agosto l'Aula sarà convocata per la comunicazione all'Assemblea del preannunciato decreto-legge recante misure economiche. I lavori delle Commissioni riprenderanno da lunedì 24 agosto, fatta salva l'autorizzazione a convocarsi anche in precedenza in relazione a sopravvenute esigenze. Martedì 1° settembre h 16,30 - Disegno di legge n. 1883 - Decreto-legge n. 76, Semplificazioni (scade il 14 settembre 2020) - Comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri sul contenuto dei provvedimenti di attuazione delle misure di contenimento per evitare la diffusione del virus COVID-19 Mercoledì 2 " h. 9,30 Giovedì 3 " h. 9,30 Venerdì 4 " h. 9,30 (se necessaria) Gli emendamenti al disegno di legge n. 1883 (Decreto-legge n. 76, Semplificazioni) dovranno essere presentati entro le ore 11 di giovedì 6 agosto. Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. 1905 (Decreto-legge n. 86, Parità di genere nelle consultazioni elettorali delle Regioni a statuto speciale) (2 ore e 25 minuti, escluse dichiarazioni di voto) Relatore 20' Governo 20' Votazioni 20' Gruppi 1 ora e 25 minuti, di cui: M5S 15' L-SP-PSd'Az 10' FI-BP 10' PD 10' Misto 10' IV-PSI 10' FdI 10' Aut (SVP-PATT, UV) 10' Dissenzienti 5' La ripartizione dei tempi tiene conto di specifiche richieste dei Gruppi. Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. 1883 (Decreto-legge n. 76, Semplificazioni) (10 ore, escluse dichiarazioni di voto) Relatori 60' Governo 60' Votazioni 60' Gruppi 7 ore, di cui: M5S 1 h. 29' L-SP-PSd'Az 1 h. 8' FI-BP 1 h. 3' PD 49' Misto 43' IV-PSI 38' FdI 38' Aut (SVP-PATT, UV) 32' Dissenzienti 5' Ripartizione dei tempi per la discussione sulle Comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri sul contenuto dei provvedimenti di attuazione delle misure di contenimento per evitare la diffusione del virus COVID-19 (3 ore e 30 minuti, incluse dichiarazioni di voto) Governo 30' Gruppi 3 ore, di cui: M5S 38' L-SP-PSd'Az 29' FI-BP 27' PD 21' Misto 19' IV-PSI 16' FdI 16' Aut (SVP-PATT, UV) 14' Dissenzienti 5' Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno CORRADO (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Invito i Capigruppo a verificare che gli interventi di fine seduta non siano ad esclusivo appannaggio dei soliti senatori, perché c'è una certa ricorrenza di taluni senatori e senatrici. Ne ha facoltà. CORRADO (M5S) . Signor Presidente, in effetti sono un'affezionata. Colleghi, in queste ore decine di intellettuali italiani stanno sottoscrivendo un appello a favore del Museo archeologico di Siracusa, partito dalle università dell'isola e rivolto al titolare dell'Assessorato dei beni culturali e dell'identità siciliana, Samonà. Si tratta di uno dei più antichi, cospicui e prestigiosi musei d'Europa, nato con il regio decreto del 17 giugno 1878, aperto nel 1886 e intitolato più tardi a Paolo Orsi, perché il celebre archeologo lo diresse dal 1895 al 1934. Dal 1977 è diventato regionale. Pensate che l'archivio storico e la biblioteca di questo museo avrebbero dignità di istituti autonomi, tanta è l'importanza delle attività e delle collaborazioni internazionali intrattenute con atenei e studiosi di grande prestigio, in centotrent'anni di vita. Il museo archeologico regionale Paolo Orsi ha fatto ed è parte della storia dell'archeologia mondiale, punto di riferimento per la sua autorevolezza oltre che per la qualità dell'offerta, ma anche luogo di crescita per generazioni di ragazzi delle nostre scuole e straordinario campo di prova per moltissimi studenti universitari. Ciononostante, senza che sia riconosciuta la sua speciale dignità e il primato che gli spetterebbero anche per essere il museo più visitato dell'isola, oggi fa parte degli istituti del Parco archeologico di Siracusa, al quale l'assessore Samonà ha recentemente cambiato denominazione. Trattato nel contesto come uno fra i tanti, anche il museo Paolo Orsi rientra in quel terzo di musei italiani che dopo il lockdown non ha riaperto. Forse ricorderete che una funzionaria del museo è deceduta per Covid-19, ma voci di corridoio segnalano che la prolungata chiusura va imputata al fatto che l'edificio, situato nel parco Villa Landolina, aperto nel 1988 ma costruito nel ventennio precedente, soffrirebbe di importanti problemi strutturali non affrontati e di mancate manutenzioni. La miopia di un'amministrazione regionale da qualche tempo incapace di comprendere che investire denaro e risorse intellettuali nel museo Paolo Orsi significa assicurare all'isola intera progresso e ricchezza rischia di far sfumare le opportunità di crescita culturale ma anche economica offerte dal museo di Siracusa, peraltro da sempre all'avanguardia anche nell'impiego di nuove tecnologie in tema di visite guidate in presenza e da remoto. Nell'invitare tutti i colleghi e i cittadini italiani a firmare l'appello, anch'io mi rivolgo all'assessore Samonà per sollecitarlo a non legare il suo nome alla rovina del museo archeologico regionale Paolo Orsi, vanto della Sicilia, ma anche prestigioso tassello di storia della ricerca e della promozione del patrimonio culturale nazionale, dimostrando ahimè la fondatezza dei dubbi di Concetto Marchesi circa l'autonomia applicata al settore dei beni culturali (Applausi) . MAUTONE (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MAUTONE (M5S) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei attenzionare una storia appena iniziata ma che sono convinto proseguirà, vista la tenacia e la perseveranza degli attori protagonisti, in cui la solidarietà e la generosità umana danno il meglio di sé cercando di dare una risposta semplice, ma che viene dal profondo del cuore, ai bambini in difficoltà nel tentativo, riuscito, di regalare loro un sorriso e una gioia, considerate le loro complesse problematiche collegate allo spettro autistico. Questa patologia complessa, che questi piccoli pazienti condividono nella sua drammaticità con le loro famiglie, è di difficile approccio. (Brusio) . PRESIDENTE. Colleghi, tutti coloro che sono davanti all'ingresso o entrano o escono, e consentono ai colleghi di svolgere i loro interventi di fine seduta. Nonostante tutto ciò, con scarso rispetto per l'Assemblea e soprattutto per lei, mi spiace ma proseguono. MAUTONE (M5S) . Grazie, Presidente. Questa patologia complessa che, nella sua drammaticità, questi piccoli pazienti condividono con le loro famiglie è di difficile approccio terapeutico e di complicata risoluzione. La precocità e l'efficacia dell'intervento terapeutico in un percorso riabilitativo lungo e difficile riceve da questi momenti di intensa partecipazione e di uscita temporanea dal ritmo quotidiano una brusca accelerazione e una spinta estremamente positiva. Il gesto lodevole di Giuseppe, vigile del fuoco di Bari, che offre un giro in barca gratuito ai ragazzi autistici rappresenta un'iniziativa nobile, che dimostra da un lato il gran cuore e la generosità di chi l'ha promossa con semplicità e disponibilità, ma dall'altro anche la necessità e la forte richiesta d'aiuto, di una mano tesa e di una condivisione da parte dei ragazzi e delle loro famiglie così gravemente in difficoltà, ulteriormente accentuata dalla pandemia che abbiamo vissuto. Con generosità, Giuseppe ha messo a disposizione il suo gommone per regalare dei momenti di gioia a questi bambini e ragazzi autistici, con la speranza non celata che essi possano rappresentare per loro un piccolo aiuto capace di rompere il muro del silenzio e dell'isolamento che li avvolge, chiusi come sono nel loro mondo, ma con la voglia fortissima di aprirsi alla quotidianità. Quanti proprietari di megayacht o megapanfili, chiusi nel loro mondo dorato del jet-set , tra feste megalomani e serate da sballo, dovrebbero prendere esempio da questo semplice gesto e aprirsi a iniziative realmente solidali e socialmente caratterizzanti! Occorre recuperare i valori profondi della solidarietà umana e sociale: facciamo sì... (Brusio. Richiami del Presidente). PRESIDENTE. Colleghi, a breve inizierò a fare richiami formali, con nomi e cognomi. MAUTONE (M5S) . È una questione di rispetto per quei bambini, colleghi, perché stiamo parlando di autismo. Facciamo sì che l'iniziativa di Giuseppe non resti una goccia d'acqua nel deserto, ma apra a nuovi momenti e a provvedimenti capaci di portare a una... (Il microfono si disattiva automaticamente) ...e di porre sotto una luce nuova la problematica dell'autismo, ma anche le mille difficoltà che vivono le famiglie con figli autistici e i tanti risvolti, non solo clinici e riabilitativi, ma anche economici e sociali, che questa patologia comporta. In conclusione, signor Presidente, sottolineiamo sempre l'importanza di una precisa e ampia informazione, per allargare sempre di più la sensibilità e la condivisione di questa problematica da parte dei cittadini: l'autismo non è contagioso, l'ignoranza sì. (Applausi). MODENA (FIBP-UDC) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MODENA (FIBP-UDC) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, approfitto di questo spazio perché vorrei trattare un tema che può apparire marginale, ma non lo è e riguarda la questione della magistratura cosiddetta onoraria. È uscita di recente una sentenza di livello europeo che ha riconosciuto una dignità nella sostanza (e anche tante altre cose) ai magistrati onorari. All'interno della Commissione giustizia abbiamo tentato di giungere a un testo condiviso praticamente da tutte le forze politiche, ma non è stato possibile, per visioni diverse. Ora, è bene che quest'Assemblea sappia che, in virtù di tale sentenza, in una materia delicatissima, com'è appunto la giustizia, rischiamo - o meglio, lo Stato Italiano rischia - moltissimi contenziosi, soprattutto perché non è riconosciuta la dignità del lavoro, della funzione e dell'ufficio di questa magistratura. Nessuno naturalmente pensa che i magistrati onorari possano essere equiparati a quelli togati, non c'è una velleità di questo genere, vi è però un'esigenza, quella che il problema venga preso in esame al più presto, perché sono in arrivo sia un decreto rilancio, sia una serie di fondi. Il problema della velocità della giustizia è importantissimo per lo sviluppo del nostro Paese ed effettivamente il trascinarsi di questa questione è una specie di nuvola che sta sopra all'intero sistema, sia per i ricorsi che, come vi dicevo, possono essere presentati individualmente, sia perché in prospettiva temiamo si possa anche aprire una procedura d'infrazione. Ritengo quindi sia compito del Parlamento - e, in modo particolare, delle forze di maggioranza - non dimenticare questo tema, metterlo all'interno dei provvedimenti che analizzeremo ed esamineremo da settembre in poi e soprattutto farlo con un elemento fondamentale, che è la volontà politica. RIVOLTA (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. RIVOLTA (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, intervengo alla fine di questa seduta sul bando che il supermanager commissario straordinario Arcuri ha fatto per la dotazione di banchi. La scadenza è stata prorogata dal 30 luglio al 5 agosto, quindi scade oggi. Nutro grandissime preoccupazioni, perché pare che il commissario straordinario non abbia ascoltato chi i banchi li produce. Nel bando sono previsti 3 milioni di banchi tradizionali, quindi quelli con i telai in acciaio, il piano in multistrato di betulla rivestito in laminato, 65x65 centimetri, con altezza variabile. Inoltre, il bando comprende 750.000 banchi - o, meglio, sedute con rotelle monoposto - che di solito sono concepite per gli studenti dei college. Queste particolari sedute con le rotelle vengono prodotte non in Italia, ma all'estero: ci sono quelle provenienti dalla Cina, che costano evidentemente molto meno, e quelle dagli Stati Uniti. Le nostre aziende al massimo assemblano i pezzi e, notate bene, questi pezzi non potrebbero mai ricevere la certificazione ambientale. Quindi, c'è già questo contrasto che porta a chiedersi se vi siete informati e avete approfondito. Soprattutto, la quantità richiesta dei banchi tradizionali rappresenta la produzione normale di cinque anni, quindi si pretende che in tempi strettissimi delle aziende italiane facciano questa produzione, in un momento in cui, peraltro, c'è scarsità di acciaio, con la conseguenza che le nostre aziende italiane non parteciperanno al bando: mi sembra significhi essere masochisti. Probabilmente qualcuno parteciperà: sarà un'impresa commerciale, che cercherà di raffazzonare, a destra e a manca, delle produzioni la cui qualità sarebbe tutta da verificare. L'anno scolastico inizierà senza che ci siano chissà quante centinaia di migliaia di insegnanti e con le scuole ancora non in sicurezza. Come sempre, questo Governo è arrivato tardi; il supercommissario, a braccetto con il Ministro, è arrivato tardi. A settembre le nostre scuole devono partire, perché la scuola con la didattica in presenza (e non a distanza) è una funzione primaria. Ci si ritroverà con un pasticcio grandissimo, con delle produzioni che probabilmente non saranno adeguate. Non solo. Ho una piccola domanda, che a dei lombardi, sempre con i piedi per terra, viene in mente: ma hanno fatto il conto che per consegnare, con il massimo ritardo l'8 settembre, tutte quelle produzioni serve una logistica che comprenda 6.000 camion? E come avverrà nei Comuni di montagna, nelle isole o in una città come Venezia? (Applausi) . Ma sono con i piedi per terra? Mi sembra di no. Non vorrei fare la Cassandra, ma temo che sarà un grosso fallimento. Infine, il senatore Pittoni ha più volte rappresentato la necessità di stabilizzare i precari ed è rimasto inascoltato. La stabilizzazione di 100.000 precari avrebbe rassicurato il mondo della scuola e le famiglie per un'ordinata ripresa dei lavori. Questo non è stato accettato e, quindi, mancheranno anche gli insegnanti e il balletto dei supplenti ricomincerà. Insomma, un fallimento completo. Spero di sbagliarmi, ma - ahimè - temo di avere ragione. Il tempo per questo Governo e il supercommissario Arcuri è una variabile di poca importanza, mentre è di vitale importanza per noi, per le famiglie, per i Comuni e il Paese. (Applausi) . Consiglierei magari di prendere una piccola ripetizione da certi dirigenti dei Comuni che hanno già provveduto con tempestività a questi acquisti e alla sistemazione di tutto. Forse bisognerebbe ripartire dal basso per imparare qualcosa. (Applausi) . Atti e documenti, annunzio PRESIDENTE . Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Ordine del giorno per la seduta di giovedì 6 agosto 2020 PRESIDENTE . Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica domani, giovedì 6 agosto, alle ore 9, con il seguente ordine del giorno: (Vedi ordine del giorno) La seduta è tolta (ore 17,09) . Allegato A DISEGNO DI LEGGE Disposizioni in materia di sicurezza per gli esercenti le professioni sanitarie e socio-sanitarie nell'esercizio delle loro funzioni (867-B) ARTICOLI DA 1 A 10 NEL TESTO FORMULATO DALLA COMMISSIONE IN SEDE REDIGENTE, IDENTICO AL TESTO APPROVATO DALLA CAMERA DEI DEPUTATI Art. 1. (Ambito di applicazione) (Ambito di applicazione) 1. Ai fini della presente legge si intendono quali professioni sanitarie quelle individuate dagli articoli 4 e da 6 a 9 della legge 11 gennaio 2018, n. 3, e quali professioni socio-sanitarie quelle individuate dall'articolo 5 della medesima legge n. 3 del 2018. Art. 2. (Osservatorio nazionale sulla sicurezza degli esercenti le professioni sanitarie e socio-sanitarie) 1. Con decreto del Ministro della salute, di concerto con i Ministri dell'interno e dell'economia e delle finanze, previa intesa in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, è istituito presso il Ministero della salute, entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge e senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, l'Osservatorio nazionale sulla sicurezza degli esercenti le professioni sanitarie e socio-sanitarie, di seguito denominato «Osservatorio». Col medesimo decreto si provvede a definire la durata e la composizione dell'Osservatorio costituito, per la sua metà, da rappresentanti donne, prevedendo la presenza di rappresentanti delle organizzazioni sindacali di categoria maggiormente rappresentative a livello nazionale, delle regioni, di un rappresentante dell'Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas) per le finalità di cui ai commi 2 e 3, di rappresentanti dei Ministeri dell'interno, della difesa, della giustizia e del lavoro e delle politiche sociali, degli ordini professionali interessati, delle organizzazioni di settore, delle associazioni di pazienti e di un rappresentante dell'Istituto nazionale per l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro, nonché le modalità con le quali l'organismo riferisce, di regola annualmente, sugli esiti della propria attività ai Ministeri interessati. La partecipazione all'Osservatorio non dà diritto alla corresponsione di alcuna indennità, rimborso delle spese, gettone di presenza o altri emolumenti comunque denominati. In particolare, all'Osservatorio sono attribuiti i seguenti compiti: a) monitorare gli episodi di violenza commessi ai danni degli esercenti le professioni sanitarie e socio-sanitarie nell'esercizio delle loro funzioni; b) monitorare gli eventi sentinella che possano dar luogo a fatti commessi con violenza o minaccia ai danni degli esercenti le professioni sanitarie e socio-sanitarie nell'esercizio delle loro funzioni; c) promuovere studi e analisi per la formulazione di proposte e misure idonee a ridurre i fattori di rischio negli ambienti più esposti; d) monitorare l'attuazione delle misure di prevenzione e protezione a garanzia dei livelli di sicurezza sui luoghi di lavoro ai sensi del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, anche promuovendo l'utilizzo di strumenti di videosorveglianza; e) promuovere la diffusione delle buone prassi in materia di sicurezza degli esercenti le professioni sanitarie e socio-sanitarie, anche nella forma del lavoro in équipe ; f) promuovere lo svolgimento di corsi di formazione per il personale medico e sanitario, finalizzati alla prevenzione e alla gestione delle situazioni di conflitto nonché a migliorare la qualità della comunicazione con gli utenti. 2. L'Osservatorio acquisisce, con il supporto dell'Osservatorio nazionale delle buone pratiche sulla sicurezza nella sanità istituito presso l'Agenas e degli ordini professionali, i dati regionali relativi all'entità e alla frequenza del fenomeno di cui al comma 1, lettera a) , anche con riguardo alle situazioni di rischio o di vulnerabilità nell'ambiente di lavoro. Per le tematiche di comune interesse, l'Osservatorio si rapporta con il predetto Osservatorio nazionale delle buone pratiche sulla sicurezza nella sanità. 3. L'Osservatorio nazionale delle buone pratiche sulla sicurezza nella sanità trasmette tramite l'Agenas i dati di cui al comma 2 acquisiti dai Centri per la gestione del rischio sanitario e la sicurezza del paziente, di cui all'articolo 2, comma 4, della legge 8 marzo 2017, n. 24. 4. Il Ministro della salute trasmette annualmente alle Camere, entro il 31 marzo dell'anno successivo a quello di riferimento, una relazione sull'attività svolta dall'Osservatorio. Art. 3. (Promozione dell'informazione) 1. Il Ministro della salute promuove iniziative di informazione sull'importanza del rispetto del lavoro del personale esercente una professione sanitaria o socio-sanitaria, utilizzando le risorse disponibili a legislazione vigente per la realizzazione di progetti di comunicazione istituzionale. Art. 4. (Modifiche all'articolo 583- quater del codice penale) 1. All'articolo 583- quater del codice penale è aggiunto, in fine, il seguente comma: «Le stesse pene si applicano in caso di lesioni personali gravi o gravissime cagionate a personale esercente una professione sanitaria o socio-sanitaria nell'esercizio o a causa delle funzioni o del servizio, nonché a chiunque svolga attività ausiliarie di cura, assistenza sanitaria o soccorso, funzionali allo svolgimento di dette professioni, nell'esercizio o a causa di tali attività». 2. All'articolo 583- quater del codice penale, alla rubrica, sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «, nonché a personale esercente una professione sanitaria o socio-sanitaria e a chiunque svolga attività ausiliarie ad essa funzionali». Art. 5. (Circostanze aggravanti) 1. All'articolo 61 del codice penale, dopo il numero 11- septies ) è aggiunto il seguente: «11- octies ) l'avere agito, nei delitti commessi con violenza o minaccia, in danno degli esercenti le professioni sanitarie e socio-sanitarie nonché di chiunque svolga attività ausiliarie di cura, assistenza sanitaria o soccorso, funzionali allo svolgimento di dette professioni, a causa o nell'esercizio di tali professioni o attività». Art. 6. (Modifiche al codice penale in materia di procedibilità) 1. All'articolo 581, primo comma, del codice penale, dopo le parole: «a querela della persona offesa,» sono inserite le seguenti: «salvo che ricorra la circostanza aggravante prevista dall'articolo 61, numero 11- octies ),». 2. All'articolo 582, secondo comma, del codice penale, dopo le parole: «previste negli articoli» sono inserite le seguenti: «61, numero 11- octies ),». Art. 7. (Misure di prevenzione) 1. Al fine di prevenire episodi di aggressione o di violenza, le strutture presso le quali opera il personale di cui all'articolo 1 della presente legge prevedono, nei propri piani per la sicurezza, misure volte a stipulare specifici protocolli operativi con le forze di polizia, per garantire il loro tempestivo intervento. Art. 8. (Giornata nazionale di educazione e prevenzione contro la violenza nei confronti degli operatori sanitari e socio-sanitari) 1. È istituita la «Giornata nazionale di educazione e prevenzione contro la violenza nei confronti degli operatori sanitari e socio-sanitari», volta a sensibilizzare la cittadinanza a una cultura che condanni ogni forma di violenza. La Giornata è celebrata annualmente in una data stabilita con decreto del Ministro della salute, di concerto con i Ministri dell'istruzione e dell'università e della ricerca. 2. Le amministrazioni interessate provvedono agli adempimenti connessi all'attuazione del presente articolo con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente. 3. La Giornata nazionale di cui al comma 1 non determina gli effetti civili di cui alla legge 27 maggio 1949, n. 260. Art. 9. (Sanzione amministrativa) 1. Salvo che il fatto costituisca reato, chiunque tenga condotte violente, ingiuriose, offensive o moleste nei confronti di personale esercente una professione sanitaria o socio-sanitaria o di chiunque svolga attività ausiliarie di cura, assistenza sanitaria o soccorso funzionali allo svolgimento di dette professioni presso strutture sanitarie e socio-sanitarie pubbliche o private è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 500 a euro 5.000. Art. 10. (Clausola di invarianza finanziaria) 1. Dall'attuazione della presente legge non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. Le amministrazioni interessate provvedono agli adempimenti previsti con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente. DISEGNO DI LEGGE NEL TESTO PROPOSTO DALLA COMMISSIONE Ratifica ed esecuzione dell'Accordo di cooperazione nel settore della difesa tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo della Repubblica argentina, fatto a Roma il 12 settembre 2016 (1086) ARTICOLI DA 1 A 5 NEL TESTO PROPOSTO DALLA COMMISSIONE Art. 1. (Autorizzazione alla ratifica) 1. Il Presidente della Repubblica è autorizzato a ratificare l'Accordo di cooperazione nel settore della difesa tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo della Repubblica argentina, fatto a Roma il 12 settembre 2016. Art. 2. (Ordine di esecuzione) 1. Piena ed intera esecuzione è data all'Accordo di cui all'articolo 1 a decorrere dalla data della sua entrata in vigore, in conformità a quanto disposto dall'articolo 10 dell'Accordo stesso. Art. 3. (Copertura finanziaria) 1. All'onere derivante dall'articolo 2 dell'Accordo di cui all'articolo 1 della presente legge, valutato in euro 5.504 annui ad anni alterni a decorrere dall'anno 2020, si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento del fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini del bilancio triennale 2020-2022, nell'ambito del programma «Fondi di riserva e speciali» della missione «Fondi da ripartire» dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2020, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale. 2. Il Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio. Art. 4. (Clausole finanziarie) 1. Dalle disposizioni dell'Accordo di cui all'articolo 1, ad esclusione dell'articolo 2 dell'Accordo stesso, non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. 2. Agli eventuali oneri relativi agli articoli 5 e 11 dell'Accordo di cui all'articolo 1 si fa fronte con apposito provvedimento legislativo. Art. 5. (Entrata in vigore) 1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale Parere espresso dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge n. 867-B La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge in titolo, esprime, per quanto di propria competenza, parere non ostativo. Parere espresso dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge n. 1086 La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge in titolo, esprime, per quanto di propria competenza, parere non ostativo. Testo integrale della relazione orale intervento della senatrice Boldrini sul disegno di legge n. 867-B Signor Presidente, senatori, rappresentanti del Governo, oggi esaminiamo e votiamo in terza lettura il disegno di legge, di iniziativa governativa, che reca disposizioni in materia di sicurezza per gli esercenti le professioni sanitarie e sociosanitarie nell'esercizio delle loro funzioni; un provvedimento volto a prevenire e contrastare in maniera più efficace e auspicabilmente risolutiva il sempre più frequente fenomeno delle personale sanitario e sociosanitario, rafforzandone la tutela da un lato tramite l'inasprimento delle pene per alcuni specifici reati se commessi in danno di operatori sanitari, dall'altro con misure specifiche di sensibilizzazione, disposizioni volte a migliorare la sicurezza all'interno delle strutture sanitarie; un provvedimento richiesto a gran voce dai medici, dagli infermieri e da tutti coloro che operano quotidianamente nel comparto della sanità; un provvedimento che appare oggi anacronistico, considerato l'affetto, la riconoscenza, la gratitudine per l'impegno profuso da ogni operatore sanitario per salvare vite, a discapito della loro stessa, che gli italiani hanno dimostrato durante l'emergenza Covid; quelle stesse persone che fino a qualche mese fa abbiamo chiamato eroi salvo poi non esitare a maltrattare o aggredire negli ambulatori o nei pronto soccorso di tutt'Italia come prima del Covid era successo quasi quotidianamente. Ma visto che non ci sono giustificazioni all'uso della violenza, che va condannata e perseguita, torniamo all'illustrazione del provvedimento dove numerose sono le modifiche, che ritengo migliorative perché hanno rafforzato e implementato alcuni aspetti di rilievo, introdotte alla Camera in seconda lettura. L'articolo 1 esplicita i richiami normativi per le nozioni delle professioni sanitarie e sociosanitarie. L'articolo 2 prevede l'istituzione di un Osservatorio nazionale sulla sicurezza degli esercenti le professioni sanitarie e sociosanitarie. L'articolo 3 prevede la promozione di iniziative di informazione sull'importanza del rispetto del lavoro del personale esercente le professioni sanitarie e sociosanitarie. L'articolo 4 stabilisce pene aggravate per i casi di lesioni, personali gravi o gravissime, cagionate a soggetti esercenti una delle professioni summenzionate o a soggetti che svolgono attività ausiliarie rispetto alle stesse, a causa o nell'esercizio delle relative professioni o attività. L'articolo 5 inserisce tra le circostanze aggravanti dei delitti commessi con violenza o minaccia l'aver agito in danno di uno dei soggetti summenzionati, a causa o nell'esercizio della relativa professione o attività. L'articolo 6 esclude, nei casi in cui siano commessi con violenza o minaccia in danno dei soggetti summenzionati nell'esercizio delle loro funzioni, i reati di percosse e lesione personale dall'ambito delle fattispecie punibili solo a querela della persona offesa. L'articolo 7 prevede l'adozione di misure di prevenzione - intese a stipulare specifici protocolli operativi con le forze di polizia - da parte delle strutture in cui opera il personale sanitario e sociosanitario. L'articolo 8 prevede l'istituzione della "Giornata nazionale di educazione e prevenzione contro la violenza nei confronti degli operatori sanitari e sociosanitari". L'articolo 9 commina una sanzione amministrativa pecuniaria per l'ipotesi di condotte violente, ingiuriose, offensive o moleste nei confronti di personale esercente una professione sanitaria o sociosanitaria o che svolga attività ausiliarie delle medesime. L'articolo 10 reca le clausole di invarianza finanziaria. Più in dettaglio, l'articolo 1 - inserito dalla Camera - esplicita che, ai fini della presente legge, per l'individuazione dell'ambito delle professioni sanitarie e sociosanitarie trovano applicazione le norme generali in materia. ln base a tali norme e al relativo stato di attuazione, le professioni sanitarie sono al momento quelle riservate agli iscritti agli albi professionali degli ordini: dei medici-chirurghi e degli odontoiatri; dei veterinari; dei farmacisti; dei biologi; dei fisici e dei chimici; delle professioni infermieristiche; della professione di ostetrica; dei tecnici sanitari di radiologia medica e delle professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione; degli psicologi. Le professioni sociosanitarie comprendono - in base allo stato di attuazione della relativa disciplina - i profili professionali di operatore sociosanitario, assistente sociale, sociologo ed educatore professionale. L'articolo 2 del disegno di legge demanda ad un decreto ministeriale l'istituzione, presso il Ministero della salute, del suddetto Osservatorio nazionale e la definizione della durata e della composizione dello stesso, nonché delle modalità con le quali l'organismo riferisce - annualmente - sugli esiti della propria attività ai Dicasteri interessati. Il comma 1 prevede infatti un decreto del Ministro della salute, di concerto con i Ministri dell'interno e dell'economia e delle finanze, previa intesa in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome, da emanarsi entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge. Riguardo alla composizione dell'organismo, la Camera ha introdotto la prescrizione che la metà dei membri deve essere costituita da donne ed ha inserito tra di essi i rappresentanti delle organizzazioni sindacali di categoria maggiormente rappresentative a livello nazionale ed un rappresentante dell'INAlL. Tali membri si aggiungono agli altri già previsti nella versione approvata in prima lettura dal Senato, costituiti da: rappresentanti delle Regioni; un rappresentante dell'Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas) (per le finalità di cui ai commi 2 e 3); rappresentanti dei Ministeri dell'interno, della difesa, della giustizia e del lavoro e delle politiche sociali; rappresentanti degli ordini professionali interessati, delle organizzazioni di settore e delle associazioni di pazienti. Riguardo ai compiti dell'Osservatorio, la Camera ha operato alcune integrazioni. In base ad esse: il compito (di cui alla lettera d) del comma 2) di monitorare l'attuazione delle misure di prevenzione e protezione contemplate dalla disciplina in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro viene integrato con la previsione che l'Osservatorio promuova l'utilizzo di strumenti di videosorveglianza. Riguardo al compito (di cui alla lettera e) del comma 2) di promuovere la diffusione delle buone prassi in materia di sicurezza degli esercenti le professioni sanitarie e sociosanitarie, si prevede che tali indicazioni facciano riferimento anche alla forma del lavoro in équipe ; si introduce il compito di promuovere lo svolgimento di corsi di formazione per il personale medico e sanitario, intesi alla prevenzione e alla gestione delle situazioni di conflitto nonché a migliorare la qualità della comunicazione con gli utenti (lettera f) ). Si ricorda che gli altri compiti attribuiti all'Osservatorio - non oggetto di modifiche da parte della Camera - sono i seguenti: monitorare gli episodi di violenza commessi ai danni degli esercenti le professioni sanitarie e sociosanitarie nell'esercizio delle loro funzioni, anche acquisendo i dati regionali relativi all'entità e alla frequenza del fenomeno ed alle situazioni di rischio o di vulnerabilità nell'ambiente di lavoro (lettera a) del comma 1 e commi 2 e 3). Tali dati sono acquisiti con il supporto dell'Osservatorio nazionale delle buone pratiche sulla sicurezza nella sanità-istituito, presso l'Agenas, ai sensi dell'articolo 3 della legge 8 marzo 2017, n. 24, e del decreto ministeriale 29 settembre 2017 - e degli ordini professionali. In particolare, si prevede (comma 3) che l'Osservatorio nazionale delle buone pratiche sulla sicurezza nella sanità trasmetta tramite l'Agenas al nuovo Osservatorio i dati in materia acquisiti dai Centri regionali per la gestione del rischio sanitario e la sicurezza del paziente (istituiti ai sensi dell'articolo 2, comma 4, della citata legge monitorare gli eventi sentinella che possano dar luogo a fatti commessi con violenza o minaccia ai danni degli esercenti le professioni sanitarie e sociosanitarie nell'esercizio delle loro funzioni (lettera b) del comma 1); promuovere studi e analisi per la formulazione di proposte e misure idonee a ridurre i fattori di rischio negli ambienti più esposti (lettera c) del comma 1). Si ricorda altresì che, in base a norme del presente articolo 2 non modificate dalla Camera: l'Osservatorio è istituito senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica (comma 1 citato); la partecipazione al medesimo non dà diritto alla corresponsione di alcun rimborso o emolumento, comunque denominato; l'Osservatorio si rapporta (comma 2 citato), per le tematiche di comune interesse, con il suddetto Osservatorio nazionale delle buone pratiche sulla sicurezza nella sanità, avente come ambito di osservazione il rischio sanitario e le buone pratiche per la sicurezza delle cure il Ministro della salute (comma 4) trasmette annualmente al Parlamento, entro il 31 marzo dell'anno successivo a quello di riferimento, una relazione sull'attività svolta dal nuovo Osservatorio. In base all'articolo 3 - inserito dalla Camera - il Ministro della salute promuove iniziative di informazione sull'importanza del rispetto del lavoro del personale esercente una professione sanitaria o sociosanitaria, utilizzando le risorse disponibili a legislazione vigente per la realizzazione di progetti di comunicazione istituzionale. La novella di cui all'articolo 4 estende ai casi di lesioni personali gravi o gravissime, cagionate a soggetti esercenti una professione sanitaria o sociosanitaria o a soggetti che svolgono attività ausiliarie rispetto alle stesse, a causa o nell'esercizio delle relative professioni o attività, le pene aggravate previste per le corrispondenti ipotesi di lesione cagionate ad un pubblico ufficiale in servizio di ordine pubblico in occasione di manifestazioni sportive; tali pene sono costituite dalla reclusione da quattro a dieci anni per le lesioni gravi e da otto a sedici anni per le lesioni gravissime. La riformulazione operata dalla Camera ha soppresso la limitazione agli eventi verificatisi in relazione allo svolgimento della professione o attività presso le strutture sanitarie e sociosanitarie e ha introdotto il riferimento ai soggetti che svolgono le attività ausiliarie di cura, assistenza sanitaria o soccorso, funzionali allo svolgimento delle suddette professioni sanitarie o sociosanitarie - in luogo del precedente riferimento agli incaricati di pubblico servizio - si ricorda che, in via generale, per le lesioni gravi e gravissime (come definite dall'articolo 583 del codice penale) si prevede, rispettivamente, la reclusione da tre a sette anni e da sei a dodici anni (ai sensi del medesimo articolo 583). La novella di cui all'articolo 5 - nella versione modificata dalla Camera - inserisce tra le circostanze aggravanti dei delitti commessi con violenza o minaccia l'aver agito in danno di soggetti esercenti una professione sanitaria o sociosanitaria o di soggetti che svolgono attività ausiliarie rispetto alle stesse, a causa o nell'esercizio delle relative professioni o attività; più in particolare, le attività ausiliarie sono costituite da quelle di cura, assistenza sanitaria o soccorso, funzionali allo svolgimento delle suddette professioni. Nella versione approvata dal Senato in prima lettura, si faceva riferimento a tutti i reati (non solo ai delitti) commessi con violenza o minaccia in danno dei soggetti esercenti una delle suddette professioni; non si faceva riferimento ai soggetti che svolgono le suddette attività ausiliarie. L'articolo 6 non è stato modificato dalla Camera. Ai sensi dell'articolo 7 - inserito dalla Camera - le strutture presso le quali operano gli esercenti professioni sanitarie o sociosanitarie prevedono, nei propri piani per la sicurezza, misure volte a stipulare specifici protocolli operativi con le forze di polizia, al fine di garantire il tempestivo intervento di queste ultime. L'articolo 8 - inserito dalla Camera - prevede l'istituzione della "Giornata nazionale di educazione e prevenzione contro la violenza nei confronti degli operatori sanitari e sociosanitari", al fine di concorrere allo sviluppo di una cultura che condanni ogni forma di violenza. La Giornata è celebrata annualmente in una data stabilita con decreto del Ministro della salute, di concerto con i Ministri dell'istruzione e dell'università e della ricerca. Si specifica altresì che le amministrazioni interessate provvedono ai relativi adempimenti con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente e che la Giornata nazionale in oggetto non determina gli effetti civili propri delle "ricorrenze festive". L'articolo 9 - inserito dalla Camera - prevede una sanzione amministrativa pecuniaria - salvo che il fatto costituisca reato - a carico di chi tenga condotte violente, ingiuriose, offensive o moleste nei confronti di personale esercente una professione sanitaria o sociosanitaria o di soggetti che svolgano attività ausiliarie di cura, assistenza sanitaria o soccorso, funzionali allo svolgimento di dette professioni, presso strutture sanitarie o sociosanitarie, pubbliche o private. I limiti minimi e massimi della sanzione sono pari, rispettivamente, a 500 euro e 5.000 euro. L'articolo 10 non è stato modificato dalla Camera. In conclusione vorrei esprimere tutta la mia soddisfazione per essere riusciti a portare a termine questo provvedimento, in accordo in Commissione con tutti i colleghi che hanno condiviso la necessità di chiudere in terza lettura il provvedimento e che il mondo delle professioni sanitarie aspettavano da inizio legislatura. Garantire al medico e a tutto il personale sociosanitario il diritto di curare in tutta sicurezza, garantisce al contempo una migliore erogazione delle cure e del servizio ai cittadini e ai pazienti. Durante l'emergenza Covid abbiamo avuto la dimostrazione di quanto, anche in carenza di risorse umane ed economiche, i professionisti sanitari si sono incessantemente fatti carico della salute dei malati, senza mai venire meno alla missione di chi si occupa di salute. Questa dimostrazione di grande lealtà nei confronti del bene più importante che è la salute ci deve servire per riflettere sull'importanza degli investimenti da fare per il nostro Sistema nazionale, riconosciuto da tutto il mondo come il migliore anche durante l'emergenza Covid. Vedete, colleghi: per garantire la sicurezza degli operatori sanitari è necessario eliminare tutte le criticità riscontrate prima e durante il Covid, una su tutte la carenza di personale, la precarietà dei contratti, l'aumento delle liste d'attesa. Pertanto, oltre alla legge sicuramente necessaria che oggi approveremo, dobbiamo porre rimedio alle esigenze emerse, perché la serenità di chi opera in sanità, porta ad avere anche una migliore serenità nella gestione delle cure ai pazienti. Testo integrale della dichiarazione di voto della senatrice Garavini sul disegno di legge n. 1086 Presidente, onorevoli colleghi senatori, la tutela della sicurezza nazionale e della difesa interna è un tema sempre più legato alla dimensione sovranazionale. Questo vale sia in ambito europeo, dove infatti la questione della creazione di una difesa comune sta assumendo una posizione prioritaria nel dibattito sul prossimo bilancio pluriennale, sia a livello globale. È importante, quindi, dare seguito all'Accordo con la Repubblica argentina sul tema della sicurezza perché esso ci consente di ottimizzare una rapporto di cooperazione improntato a consolidare le nostre capacità difensive, così come quelle dell'altro Paese, e a migliorare la comprensione reciproca sulle questioni di sicurezza. Italia Viva voterà a favore della ratifica, e lo farà perché riteniamo che questo testo vada nella direzione giusta. ln primo luogo perché risponde all'esigenza di incrementare la cooperazione bilaterale tra le Forze armate dei nostri due Paesi e poi perché si tratta di un atto bilaterale che ha effetti positivi anche dal punto di vista economico, con effetti indiretti in alcuni settori produttivi e commerciali dei due Paesi, effetti virtuosi sulla cui utilità, data la particolare contingenza economica attuale, auspichiamo che nessuno degli altri Gruppi abbia motivo di avere dubbi. L'Argentina rappresenta inoltre un'area di particolare interesse per l'Italia in considerazione delle particolari condizioni geopolitiche dell'America meridionale e centrale attualmente attraversate da crisi sconvolgimenti civili e politici. In questo quadro l'Argentina mantiene ad oggi una sua stabilità e un suo equilibrio. È quindi importante per noi mantenere un dialogo attivo, in particolare sul tema della difesa, con un Paese che rimane attualmente uno dei pochi non sottoposti a un leader populista o a drammatici sconvolgimenti interni. Ma l'Argentina è un'alleata fondamentale anche in considerazione dell'elevata presenza di nostri connazionali. La comunità italiana in Argentina conta oltre mezzo milione di italiani, secondo i dati dell'AIRE, l'anagrafe italiana dei residente all'estero. Se si considerano gli oriundi, invece, arriviamo a 25 milioni; cifre notevoli. È normale, quindi, auspicare un rapporto di amicizia, dialogo e collaborazione reciproca. Italia Viva voterà quindi a favore della ratifica non solo per una generica condivisione del contenuto ma proprio perché riteniamo giusta la ratio che ne è alla base. Dalla ratifica ne gioveranno diverse aree di cooperazione per la difesa, come la sicurezza comune e politica, la ricerca e sviluppo, il supporto logistico e acquisizione di prodotti e servizi per il comparto. Ma servirà anche a promuovere operazioni umanitarie e di mantenimento della pace, l'organizzazione ed impiego delle Forze armate e la formazione ed addestramento in campo militare. Sarà utile come accrescimento per le forze di entrambi i Paesi la previsione di visite reciproche di delegazioni di enti civili e militari così come lo scambio di esperienze, di relatori, di personale e di formazione, la partecipazione ad operazioni umanitarie e di mantenimento della pace e il supporto alle iniziative commerciali relative ai prodotti e ai servizi della difesa, solo per citarne alcuni. Ed è importante, ancora, lo spazio riservato alle attività di ricerca scientifica, con test e progettazione, e allo scambio di esperienze nel campo tecnico e alla reciproca produzione e modernizzazione di servizi tecnici. In definitiva, Presidente, questo Accordo è chiaramente in linea con la Strategia globale per la politica estera e di sicurezza, alla quale l'Italia aderisce, e con il Piano di azione europeo in materia di difesa. Ci permette di rafforzare la cooperazione con un Paese centrale per l'America latina come l'Argentina e ci permette di stimolare il settore produttivo della difesa. Per tutti questi motivi, il voto di Italia Viva è a favore. Testo integrale della dichiarazione di voto del senatore Giacobbe sul disegno di legge n. 1086 Onorevoli senatrici e senatori, l'Accordo in esame oggi ha lo scopo di incrementare la cooperazione bilaterale tra le Forze armate italiane ed argentine. La sottoscrizione di simili atti bilaterali mira anche ad indurre positivi effetti indiretti in alcuni settori produttivi e commerciali dei due Paesi e va intesa come azione stabilizzatrice di una particolare area/regione di valore strategico. Voglio sottolineare come sia il Governo italiano che quello argentino sono convinti che il mantenimento della pace e della stabilità internazionale, la diffusione di nuove forme di convivenza e l'affermazione di un ordine internazionale più sicuro e stabile, possano ricevere un contributo significativo attraverso l'identificazione e l'esempio di modelli originali di collaborazione tra Paesi appartenenti a diverse aree geografiche. Con questo atto si mira a riaffermare l'impegno di entrambi i Paesi alla non proliferazione delle armi di distruzione di massa che minacciano seriamente la pace e la sicurezza internazionale confermando l'impegno dei due Paesi nei confronti della carta delle Nazioni Unite. Sia l'Italia che l'Argentina con questo atto confermano il desiderio di accrescere la cooperazione tra i rispettivi Ministeri della difesa, accomunati dalla condivisa valutazione che la cooperazione reciproca nel settore della difesa rafforzerà le relazioni esistenti tra le parti. I due Paesi vantano già atti di cooperazione, uno dei quali riguarda un programma congiunto aerospaziale che impegna la nostra Agenzia spaziale italiana e l'analoga Agenzia argentina. La collaborazione riguarda la realizzazione di una rete satellitare da impiegare nel controllo del suolo e per la gestione e la prevenzione delle grandi emergenze naturali e ambientali. Il primo lancio è del 2018. L'Italia vanta inoltre un rapporto del tutto particolare con l'Argentina, voglio ricordare la presenza di oltre 900.000 italiani, una delle più vaste comunità italiane all'estero. Questa ratifica non fa che accrescere e sostanziare la vicinanza dei due Paesi. Il gruppo del Partito Democratico voterà pertanto a favore della ratifica di questo Accordo. Testo integrale della dichiarazione di voto della senatrice Gallone sul Doc . XXIII, n. 4 Dal primo giorno dell'avvio dello stato d'emergenza a seguito della pandemia, periodo che ho vissuto a Bergamo, nella mia città, nel cuore della mischia, la prima preoccupazione che mi ha colto, anzi la paura vera e propria, è stata quella che potesse fermarsi il sistema di raccolta, conferimento e smaltimento dei rifiuti. Per questo ho verificato in maniera sistematica le condizioni delle aziende preposte e del personale, degli operatori, eroi un po' dimenticati senza i quali però sarebbe potuta essere tragedia nella tragedia. Neanche per un giorno si sono fermati, nonostante la carenza di presìdi, di mascherine e di protezioni a volte. Ogni giorno, affacciata al mio balcone, quel balcone da cui ho visto passare i camion con le bare dei miei concittadini, tra cui molti amici, mentre il Covid si era insinuato perfino in casa mia, ogni giorno ho gridato grazie e mandato un bacio a quegli uomini e quelle donne che, nel silenzio delle strade deserte, passavano a raccogliere i sacchi e il loro contenuto pericoloso senza paura e con altissimo senso del dovere. Scusate, ma ci tenevo, in apertura della dichiarazione di voto di Forza Italia, a rinnovare tutta la nostra riconoscenza per chi, invisibile ma indispensabile, ha consentito che le città e i paesi non si riempissero di rifiuti scatenando pandemia nella pandemia nel momento più terribile. Grazie, grazie e ancora grazie. Uno degli aspetti collaterali all'emergenza sanitaria Covid infatti, forse quella realmente più pericolosa, è stato quello relativo all'impatto che la pandemia avrebbe avuto sui rifiuti, sia in relazione alle conseguenze alle azioni di contenimento e contrasto della pandemia stessa, che rispetto alle implicazioni che l'incremento massiccio dell'utilizzo di dispositivi di protezione individuale, di mascherine e di guanti soprattutto, avrebbero potuto comportare. La gestione dei rifiuti ha avuto un'impennata di difficoltà, ma nessuno se ne è accorto grazie all'organizzazione e alla fermezza con cui si è rimasti sul pezzo. Gestione dei rifiuti domestici, gestione dei rifiuti ospedalieri, gestione dei rifiuti prodotti sul posto di lavoro: per i territori maggiormente colpiti, come la Lombardia, il Veneto, il Piemonte e l'Emilia Romagna è stato veramente un periodo incredibile, surreale e consentitemi di dedicare un pensiero ai negazionisti che, buon per loro, probabilmente non sono stati colpiti come sono state colpite le Regioni del Nord. Tornando alla gestione del ciclo dei rifiuti tutti i soggetti coinvolti in particolare le Regioni, le Provincie e i Comuni, hanno subito reagito ponendo in essere ogni azione necessaria a contenere la pandemia assicurando il miglior servizio possibile ai cittadini. Quello che oggi la Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati ha prodotto è una relazione, a cui si affianca una risoluzione firmata da tutti i Gruppi - ripeto tutti e sottolineo tutti i Gruppi politici rappresentanti del Paese in Parlamento - un insieme di proposte concrete, condivise, utili, necessarie che derivano dall'intervento tempestivo della Commissione stessa al fine di approfondire quanto accaduto nei mesi di emergenza più acuta per offrire al Parlamento, ai decisori pubblici ad ogni livello di governo, al mondo produttivo e ai cittadini tutti, un quadro di ciò che si è verificato e alcuni elementi utili su cui ragionare e, possibilmente, intervenire concretamente, in prospettiva futura nella gestione dei rifiuti cosiddetti Covid e non solo. Se nel periodo dell'emergenza si è lavorato in emergenza, oggi, memori di quanto è successo, tutto il sistema della gestione dei rifiuti va rivisto trasformando (anche per questo comparto) una emergenza tragica in un'opportunità per migliorare le attività in un settore, spesso non considerato quanto si dovrebbe, levando paletti ideologici e superando concezioni antistoriche e integraliste senza senso. La Commissione ha lavorato come dovrebbe lavorare ogni Dicastero del Governo e in primis il Presidente del Consiglio: in un clima di massima apertura all'ascolto per comprendere e recepire le testimonianze e le indicazioni pervenute dagli interlocutori identificati tra soggetti pubblici e privati, con competenze specifiche. A partire dal Ministero dell'ambiente, passando per ISPRA, dall'Istituto Superiore di sanità al Ministero della salute, dai rappresentanti del mondo associativo delle imprese di settore alla procura generale presso la Corte di cassazione perché questo è il lavoro serio e competente del Parlamento. Altro che inutili task force ! E il nostro auspicio è che una risoluzione unitaria, che sarà votata all'unanimità, non faccia la fine di altre relazioni. Ciò che è stato evidenziato è quello che noi sistematicamente sosteniamo: dal punto di vista del metodo, occorrerà in futuro un maggior coordinamento tra Stato e Regioni, ricorrendo sempre meno all'apertura a norme derogatorie derivanti da fonti eterogenee non sempre di natura normativa. Per quanto riguarda l'effetto, l'emergenza ha comportato una diminuzione della produzione dei rifiuti in generale, una diminuzione che però non ha alleggerito i deficit strutturali del sistema impiantistico nazionale che, anzi, al contrario, hanno visto acuirsi gli effetti della carenza di possibili destinazioni per specifiche tipologie di rifiuti attualmente non gestite sul territorio nazionale per l'assenza di una specifica dotazione impiantistica, ovvero una filiera economica di trattamento della materia correttamente costruita; in parole povere: la carenza di impianti e la disomogeneità della loro presenza sui vari territori. Ripeto: la carenza di impianti e la disomogeneità della loro presenza sui vari territori che ancora oggi fa sì che ci siano due Italie anche da questo punto di vista. Inconcepibile. A maggior ragione sottolineo ancora che, nonostante la carenza di impianti e la disomogeneità della loro presenza sui vari territori, l'emergenza non ha prodotto interruzioni o alterazioni significative nella gestione dei rifiuti e - grazie a Dio e grazie all'organizzazione delle imprese e dei lavoratori del settore - malgrado la difficoltà determinate dalla necessità di approvvigionarsi dei dispositivi di protezione individuale e malgrado la confusione prodotta dal commissario Arcuri, tutto è andato bene e i livelli adeguati di servizio sono stati mantenuti. Da evidenziare comunque il fenomeno di abbandono diffuso di mascherine e guanti che andrà perseguito in ogni modo possibile. Resta il fatto che l'emergenza ha fatto da "lente di ingrandimento" su quanto funziona e quanto non funziona, e questo a prescindere dall'emergenza in sé; soprattutto rapporto Stato-Regioni e grave carenza impiantistica. Per non parlare del sistema idrico integrato, che ha bisogno di esami scientificamente fondati da ISS e ISPRA in primis, che grazie alle loro competenze tecniche, dovrebbero analizzare la presenza di virus o materiale genetico di virus nelle acque reflue; così come stabilire scientificamente il rapporto tra epidemia e inquinamento atmosferico, che potrebbe essere una delle spiegazioni della maggiore incidenza del virus proprio nella Pianura padana. Niente di nuovo sotto il sole quindi, ma temi che vanno affrontati ora, subito, se vogliamo veramente essere efficaci rispetto al depotenziamento del rischio di possibili fenomeni illeciti legati al ciclo dei rifiuti che semmai l'emergenza ha reso ancora più evidenti. Vogliamo semplificare una volta per tutte - e ve lo chiederemo ancora all'interno del prossimo decreto semplificazione - ogni azione volta a realizzare davvero quel green deal che l'Europa ci chiede, ma che noi vogliamo profondamente per il bene e il benessere dei cittadini e dell'ambiente. Un Paese responsabile e moderno deve poter disporre di un sistema di gestione dei rifiuti adeguato ed evoluto sul piano industriale, e quindi della necessaria impiantistica per rispondere alle esigenze che emergono da una pianificazione del settore. Un sistema moderno è indispensabile per una adeguata gestione ambientale, per una corretta competitività del sistema Italia, per l'attrazione di investimenti e quindi anche per un corretto funzionamento del mercato del settore. L'Italia ha accumulato ritardo: ritardo che ancor oggi ha come conseguenza latenti e diffuse situazioni di crisi. Non possiamo più permetterci di continuare con il turismo dei rifiuti sia in Italia, sia all'estero, e di procrastinare le necessarie soluzioni per assicurare prossimità di gestione (laddove possibile), soprattutto se si considerano la complessità e i tempi delle procedure autorizzative, nonché i tempi necessari per la realizzazione degli impianti. Solo in un quadro normativo certo e stabile, con adeguata capacità impiantistica e dove vengono privilegiati concorrenza e qualificazione, è possibile rafforzare una sana industria competitiva. Le sfide per il futuro sono importanti, gli obiettivi ambiziosi e richiedono l'impegno di tutti gli stakeholder per ridurre la produzione di rifiuti e l'uso di materie prime vergini; aumentare riciclo e recupero energetico per minimizzare l'uso delle discariche, facendo riferimento solo a discariche moderne e sostenibili a cui destinare esclusivamente le frazioni residuali opportunamente trattate, nella logica dell'economia circolare. E' una sfida che riguarderà tutti i produttori, consumatori e le imprese di gestione per i vari flussi di rifiuti a partire da quelli urbani (65 per cento di riciclo al 2035), nonché quelli speciali. Non dobbiamo dimenticare un dato fondamentale: l'Italia, storicamente carente di materie prime, ha da sempre sviluppato una propensione al recupero dei materiali. Dal dopoguerra è cresciuta nel nostro Paese una cultura industriale del recupero, in tutti i settori (metalli, carta, vetro, plastiche, tessile). Siamo insieme alla Germania il più importante "distretto del riciclaggio" d'Europa, uno dei primi nel mondo. Il 65 per cento dei rifiuti speciali e il 49 per cento dei rifiuti urbani oggi vengono già avviati a recupero di materia; il 15-20 per cento a recupero di energia. Nel Paese sono attive eccellenti industrie del riciclo che formano in alcune aree i distretti locali più evoluti al mondo, con capacità tali da richiedere importazioni di rottami. Le criticità e le dimensioni non marginali dei flussi di rifiuti prodotti vanno affrontate rapidamente, anche perché riguardano volumi importanti considerato che, ultimi dati ISPRA, la produzione totale di rifiuti in Italia è di circa 165 milioni di tonnellate e gli investimenti stimati necessari per soddisfare le esigenze sono di almeno 10 miliardi. Tale contesto evidenzia anzitutto la carenza se non l'assenza di impianti, in particolare nel Centro-Sud. Fare economia circolare significa poter disporre degli impianti di gestione dei rifiuti con capacità e tipologie di dimensioni corrispondenti alla domanda. Servono quindi impianti di recupero (di materia e di energia) capaci non solo di sostenere il flusso crescente in particolare delle raccolte differenziate di rifiuti, ma anche di sopportare fasi di crisi dei mercati esteri (vedasi il blocco delle importazioni di alcuni rifiuti da parte della Cina e India). Ma servono comunque anche impianti di smaltimento finale (discariche), capaci di gestire i rifiuti residuali, quali gli scarti generati dal processo di riciclo e quelli che non possono essere avviati a recupero o a trattamenti. Per realizzare gli impianti necessari occorrono una legislazione efficace e semplice; tempi di autorizzazione rapidi; sistema di controlli moderno e tempestivo. Occorre dare certezze agli operatori industriali capaci di fare investimenti ed innovazione; un contesto culturale e mediatico non ostile e una classe politica capace di mediare il conflitto per dare soluzione alle esigenze nell'interesse della comunità e delle future generazioni. Alcuni flussi di rifiuti sono in condizioni emergenziali già da tempo: fanghi di depurazione, amianto, rifiuti pericolosi. Esportiamo circa 3 milioni di tonnellate di rifiuti speciali, di cui 1 milione di rifiuti pericolosi, e circa 0,5 milioni di tonnellate di rifiuti urbani: un fenomeno in crescita, una assurdità etica ed economica, contraria ai principi comunitari; condizione che penalizza economicamente il nostro sistema Paese, stante la non marginale lievitazione dei prezzi di conferimento all'estero, per carenza e/o per assenza di impianti in Italia e con stoccaggi allo stremo. Attualmente si esporta per necessità e non più "per convenienza", peraltro verso realtà industriali ubicate in Paesi ritenuti da molti modello di sostenibilità ecologica (Germania e Svezia). Esportare rifiuti si traduce anche in una perdita economica per l'Italia a favore dei Paesi esteri, in termini sia di mancato gettito fiscale, sia di perdita di potenziale forza lavoro, nonché in una riduzione della competitività delle nostre aziende che si confrontano sul mercato estero con concorrenti soggetti a sensibili minori costi nella gestione dei propri rifiuti. Oggi in Italia per un impianto di gestione dei rifiuti sono necessari dai tre ai cinque anni (tali valori raddoppiano se si contano i tempi necessari per affrontare annosi e inutili contenziosi al TAR spesso posti in essere dai comitati locali): le procedure e i tempi variano da Regione a Regione; non esistono "certezza" ed uniformità, neanche per quanto riguarda i controlli. Tutto ciò genera aumenti dei costi, distorsioni della concorrenza nel mercato e contraddizioni nella regolamentazione di analoghe tipologie di trattamento, in taluni casi considerato smaltimento, in altri recupero. La crisi da Covid-19 ha reso evidente come il sistema di gestione dei rifiuti (urbani e speciali), sempre più sbilanciato verso le filiere del recupero (50 per cento nei rifiuti urbani e 65 per cento nei rifiuti speciali), è esposto a un crescente rischio di mercato. Il paradigma dell'economia circolare quindi va verificato con le fisiologiche oscillazioni dei mercati dei materiali di recupero che, a differenza di impianti dedicati ai rifiuti (discariche o inceneritori), non "garantiscono" necessariamente lo sbocco di flussi di rifiuti raccolti, la cui raccolta è servizio non interrompibile. Difficoltà nelle filiere di sbocchi dei recyclables erano già evidenti prima della crisi Covid-19 (blocco cinese ed indiano). L'epidemia ha aggravato questa condizione critica per vari motivi: il blocco di molte attività manifatturiere ha ridotto la capacità di assorbimento di materiali provenienti da raccolta differenziate o recuperi industriali (legno, metalli, alcune plastiche); il blocco di alcune attività (cementifici) ha ridotto la capacità di assorbimento di scarti del riciclo (plasmix), con le conseguenti difficoltà di funzionamento delle filiere di riciclo; il blocco dell'esportazione ha impedito lo sbocco di materiali di riciclo (e combustibile derivato da rifiuti) in mercati esteri, saturando la capacità di utilizzo del mercato italiano. Nell'annunciare il voto favorevole di Forza Italia alla relazione e alla risoluzione, vi chiedo un forte applauso per tutti gli operatori del settore dei rifiuti senza il cui senso del dovere oggi ci troveremmo in una situazione molto, ma molto più difficile! Grazie, grazie davvero! VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA SEGNALAZIONI RELATIVE ALLE VOTAZIONI EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA Nel corso della seduta sono pervenute al banco della Presidenza le seguenti comunicazioni: Disegno di legge n. 867-B: sugli articoli e sulla votazione finale, la senatrice Saponara avrebbe voluto esprimere un voto favorevole. Disegno di legge n. 1800: sugli articoli da 1 a 4, la senatrice Saponara avrebbe voluto esprimere un voto favorevole; sugli articoli da 1 a 5, il senatore Marti avrebbe voluto esprimere un voto favorevole; sull'articolo 5, il senatore Bossi Simone avrebbe voluto esprimere un voto favorevole; sulla votazione finale, il senatore Croatti avrebbe voluto esprimere un voto favorevole. Congedi e missioni Sono in congedo i senatori: Alderisi, Alfieri, Barachini, Barboni, Berardi, Cario, Castaldi, Cattaneo, Cerno, Crimi, De Poli, Di Piazza, Fazzone, Lezzi, Lupo, Magorno, Malpezzi, Margiotta, Merlo, Misiani, Montevecchi, Monti, Napolitano, Nocerino, Quarto, Romagnoli, Romano, Ronzulli, Sbrollini, Segre, Sileri, Turco e Vattuone. Gruppi parlamentari, denominazione di componente La Presidente del Gruppo Misto ha comunicato che i senatori Romani, Quagliariello e Berutti hanno costituito all'interno del Gruppo la componente "IDEA e CAMBIAMO". Commissioni permanenti, variazioni nella composizione La Presidente del Gruppo Misto, con lettera in data 3 agosto 2020, ha comunicato le seguenti variazioni nella composizione delle Commissioni permanenti: 8 a Commissione permanente: entra a farne parte il senatore Berutti, cessa di farne parte la senatrice Lonardo; 14 a Commissione permanente: entra a farne parte la senatrice Lonardo, cessa di farne parte il senatore Berutti. Il Presidente del Gruppo parlamentare MoVimento 5 Stelle, con lettera in data 4 agosto 2020, ha comunicato le seguenti variazioni nella composizione delle Commissioni permanenti: 2 a Commissione permanente: entra a farne parte il senatore Sileri, sostituito in quanto membro del Governo dal senatore Endrizzi; 12 a Commissione permanente: cessa di farne parte il senatore Sileri, sostituito in quanto membro del Governo dalla senatrice Taverna. Commissioni permanenti, approvazione di documenti La 4 a Commissione permanente (Difesa), nella seduta del 14 luglio 2020, ha approvato una risoluzione, ai sensi dell'articolo 50, comma 2, del Regolamento, a conclusione dell'esame dell'affare assegnato sulla partecipazione italiana ai progetti della difesa comune europea ( Doc . XXIV, n. 23). Il predetto documento è stato inviato al Ministro della difesa. La 9 a Commissione permanente (Agricoltura, produzione agroalimentare), nella seduta del 28 luglio 2020, ha approvato una risoluzione, ai sensi dell'articolo 50, comma 2, del Regolamento, a conclusione dell'esame dell'affare assegnato sulla questione inerente alle nuove biotecnologie in agricoltura ( Doc . XXIV, n. 25). Il predetto documento è stato inviato al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali. La 10 a Commissione permanente (Industria, commercio, turismo), nella seduta del 29 luglio 2020, ha approvato una risoluzione, ai sensi dell'articolo 50, comma 2, del Regolamento, a conclusione dell'esame dell'affare assegnato sulle iniziative di sostegno ai comparti dell'industria, del commercio e del turismo nell'ambito della congiuntura economica conseguente all'emergenza da COVID-19 ( Doc . XXIV, n. 26). Il predetto documento è stato inviato al Ministro dello sviluppo economico. Commissioni permanenti, trasmissione di documenti In data 22 luglio 2020 è stata trasmessa alla Presidenza la risoluzione della 9 a Commissione permanente (Agricoltura e produzione agroalimentare), approvata nella seduta dell'8 luglio 2020, ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che stabilisce disposizioni transitorie relative al sostegno da parte del Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR) e del Fondo europeo agricolo di garanzia (FEAGA) nell'anno 2021 e che modifica i regolamenti (UE) n. 228/2013, (UE) n. 229/2013 e (UE) n. 1308/2013 per quanto riguarda le risorse e la loro distribuzione nell'anno 2021 e i regolamenti (UE) n. 1305/2013, (UE) n. 1306/2013 e (UE) n. 1307/2013 per quanto riguarda le loro risorse e la loro applicabilità nell'anno 2021 (COM(2019) 581 definitivo) ( Doc . XVIII, n. 19). Il predetto documento è trasmesso, ai sensi dell'articolo 144, comma 2, del Regolamento, al Presidente del Consiglio dei ministri e al Presidente della Camera dei deputati, nonché, ai sensi dell'articolo 144, comma 2- bis , del Regolamento, ai Presidenti del Parlamento europeo, del Consiglio dell'Unione europea e della Commissione europea. Commissione parlamentare d'inchiesta sul femminicidio, nonché su ogni forma di violenza di genere, trasmissione di documenti Il Presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio, nonché su ogni forma di violenza di genere ha inviato la relazione sulla Governance dei servizi antiviolenza e sul finanziamento dei centri antiviolenza e delle case rifugio, approvata dalla Commissione stessa nella seduta del 14 luglio 2020 ( Doc . XXII- bis , n. 3). Disegni di legge, trasmissione dalla Camera dei deputati Presidente del Consiglio dei ministri Ministro per gli affari regionali e le autonomie Ministro per le pari opportunità e la famiglia Conversione in legge del decreto-legge 31 luglio 2020, n. 86, recante disposizioni urgenti in materia di parità di genere nelle consultazioni elettorali delle regioni a statuto ordinario (1905) (presentato in data 04/08/2020) C.2619 approvato dalla Camera dei deputati ; Ministro dell'economia e finanze Rendiconto generale dell'Amministrazione dello Stato per l'esercizio finanziario 2019 (1912) (presentato in data 05/08/2020) C.2572 approvato dalla Camera dei deputati ; Ministro dell'economia e finanze Disposizioni per l'assestamento del bilancio dello Stato per l'anno finanziario 2020 (1913) (presentato in data 05/08/2020) C.2573 approvato dalla Camera dei deputati. Disegni di legge, annunzio di presentazione Senatrice Lonardo Alessandrina Modifiche alla legge 31 dicembre 2012, n. 247, in materia di accesso alla professione forense e all'esercizio della professione (1906) (presentato in data 30/07/2020); Iniziativa CNEL Modifiche agli articoli 125 e 186 del codice della strada, di cui al decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, concernenti un dispositivo di blocco da installare sui veicoli in uso ai soggetti condannati per guida in stato di ebbrezza (1907) (presentato in data 31/07/2020); Iniziativa CNEL Tutele delle lavoratrici e dei lavoratori autonomi e dei liberi professionisti iscritti alla Gestione separata presso l'Istituto nazionale della previdenza sociale (1908) (presentato in data 31/07/2020); senatore Marino Mauro Maria Modifiche al codice del processo amministrativo in materia di giurisdizione esclusiva per l'Autorità di regolazione dei trasporti (1909) (presentato in data 04/08/2020); senatore Romano Iunio Valerio Ripristino della festività nazionale del 4 novembre (1910) (presentato in data 04/08/2020); senatore Pittoni Mario Progressione della carriera dei Direttori dei Servizi Generali ed Amministrativi (DSGA) facenti funzione (1911) (presentato in data 05/08/2020); senatori Rizzotti Maria, Gallone Maria Alessandra, Giammanco Gabriella, Malan Lucio, Fantetti Raffaele, Paroli Adriano, Ronzulli Licia, Aimi Enrico, Floris Emilio, Perosino Marco, Pichetto Fratin Gilberto, Gasparri Maurizio, Modena Fiammetta, Toffanin Roberta, Tiraboschi Maria Virginia, Stabile Laura, Caligiuri Fulvia Michela, Siclari Marco, Caliendo Giacomo, Cangini Andrea, Galliani Adriano, Damiani Dario, Battistoni Francesco, Barboni Antonio, Ferro Massimo, Binetti Paola, Dal Mas Franco, Papatheu Urania Giulia Rosina, Mangialavori Giuseppe Tommaso Vincenzo Delega al Governo per la regolamentazione dei veicoli per la mobilità personale a propulsione prevalentemente elettrica (1914) (presentato in data 05/08/2020); senatori Petrocelli Vito Rosario, Ferrara Gianluca Modifiche al decreto legislativo 15 dicembre 2017, n. 221 in materia di prodotti e tecnologie a duplice uso (1915) (presentato in data 05/08/2020); senatori Bernini Anna Maria, Malan Lucio, Galliani Adriano, Gallone Maria Alessandra, Giammanco Gabriella, Mallegni Massimo, Mangialavori Giuseppe Tommaso Vincenzo, Moles Giuseppe, Rizzotti Maria, Ronzulli Licia, Pichetto Fratin Gilberto, Vitali Luigi, Aimi Enrico, Alderisi Francesca, Barachini Alberto, Barboni Antonio, Battistoni Francesco, Berardi Roberto, Biasotti Sandro Mario, Binetti Paola, Caliendo Giacomo, Caligiuri Fulvia Michela, Cangini Andrea, Causin Andrea, Cesaro Luigi, Craxi Stefania Gabriella Anastasia, Dal Mas Franco, Damiani Dario, De Poli Antonio, De Siano Domenico, Fantetti Raffaele, Fazzone Claudio, Ferro Massimo, Floris Emilio, Gasparri Maurizio, Ghedini Niccolo', Giro Francesco Maria, Masini Barbara, Messina Alfredo, Minuto Anna Carmela, Modena Fiammetta, Pagano Nazario, Papatheu Urania Giulia Rosina, Paroli Adriano, Perosino Marco, Rossi Mariarosaria, Saccone Antonio, Schifani Renato, Sciascia Salvatore, Serafini Giancarlo, Siclari Marco, Stabile Laura, Tiraboschi Maria Virginia, Toffanin Roberta Istituzione di una Commissione parlamentare per le riforme connesse all'utilizzo di strumenti finanziari, programmi e fondi europei a seguito dell'emergenza epidemiologica da COVID-19 (1916) (presentato in data 05/08/2020). Disegni di legge, assegnazione In sede referente 1ª Commissione permanente Affari Costituzionali Gov. Conte-II: Pres. Consiglio Conte, Ministro affari regionali e le autonomie Boccia ed altri Conversione in legge del decreto-legge 31 luglio 2020, n. 86, recante disposizioni urgenti in materia di parità di genere nelle consultazioni elettorali delle regioni a statuto ordinario (1905) previ pareri delle Commissioni 5ª (Bilancio), Commissione parlamentare questioni regionali C.2619 approvato dalla Camera dei deputati (assegnato in data 04/08/2020). Disegni di legge, ritiro In data 30 luglio 2020, la senatrice Alessandrina Lonardo ha dichiarato di ritirare il disegno di legge: Lonardo. - "Modifiche alla legge 31 dicembre 2012, n. 247, in materia di accesso alla professione forense e all'esercizio della professione" (1899). Governo, trasmissione di atti per il parere. Deferimento Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 31 luglio 2020, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 5 della legge 4 ottobre 2019, n. 117 - lo schema di decreto legislativo recante adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni del regolamento (UE) n. 655/2014, che istituisce una procedura per l'ordinanza europea di sequestro conservativo su conti bancari al fine di facilitare il recupero transfrontaliero dei crediti in materia civile e commerciale (n. 191). Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139- bis del Regolamento, lo schema di decreto è stato deferito - in data 31 luglio 2020 - alla 2ª Commissione permanente, che esprimerà il parere entro il termine del 9 settembre 2020. Le Commissioni 5ª e 14ª potranno formulare le proprie osservazioni alla 2ª Commissione entro il 30 agosto 2020. Governo, trasmissione di atti e documenti La Presidenza del Consiglio dei ministri, con lettera in data 30 luglio 2020, ha inviato - ai sensi dell'articolo 19 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni e integrazioni - la comunicazione concernente il conferimento di incarichi di livello dirigenziale generale al dottor Stefano Cappiello, estraneo all'amministrazione, al dottor Roberto Ciciani, dirigente di seconda fascia, alla dottoressa Loredana Durano, dirigente di prima fascia, al dottor Pier Paolo Italia, dirigente di prima fascia e alla dottoressa Gelsomina Vigliotti, dirigente di seconda fascia, nell'ambito del Ministero dell'economia e delle finanze. Tale comunicazione è depositata presso il Servizio dell'Assemblea, a disposizione degli onorevoli senatori. La Presidenza del Consiglio dei ministri, con lettere in data 23 luglio 2020, ha inviato gli estratti della seguente documentazione concernente l'esercizio di poteri speciali: ai sensi dell'articolo 1- bis del decreto-legge 15 marzo 2012, n. 21, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 maggio 2012, n. 56, il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 6 luglio 2020, con prescrizioni, in ordine alla notifica della società TIM S.p.a. relativa all'attivazione di 13 nodi (dei 50 previsti nella notifica del 1° agosto 2019) con modifica della configurazione tecnica precedentemente indicata (Atto n. 524). Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1 a , alla 8 a e alla 10 a Commissione permanente; ai sensi dell'articolo 1- bis del decreto-legge 15 marzo 2012, n. 21, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 maggio 2012, n. 56, il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 6 luglio 2020, con prescrizioni, in ordine alla notifica della società Wind Tre S.p.a. relativa all'acquisto, dalla società Huawei, di nuovi modelli di apparato per lo sviluppo della rete di trasporto ottica (DWDM) e IP di collegamento fra la Rete di Accesso e la Rete Core (Atto n. 525). Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1 a , alla 8 a e alla 10 a Commissione permanente; ai sensi dell'articolo 1 del decreto-legge 15 marzo 2012, n. 21, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 maggio 2012, n. 56, il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 6 luglio 2020, con condizioni, in ordine alla notifica della società Arescosmo S.p.a. relativa a modifiche sulla detenzione del pacchetto azionario di maggioranza della società controllante Arescosmo Limited (Atto n. 526). Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1 a , alla 4 a e alla 10 a Commissione permanente; ai sensi dell'articolo 1 del decreto-legge 15 marzo 2012, n. 21, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 maggio 2012, n. 56, il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 6 luglio 2020, con condizioni, in ordine alla notifica della società Aero Sekur S.p.a. relativa a modifiche sulla detenzione del pacchetto azionario di maggioranza della società controllante Aero Sekur Airborne Limited (Atto n. 527). Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1 a , alla 4 a e alla 10 a Commissione permanente; ai sensi dell'articolo 2 del decreto-legge 15 marzo 2012, n. 21, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 maggio 2012, n. 56, il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 6 luglio 2020, con prescrizioni, in ordine alla notifica delle società Banca Farmafactoring S.p.a. e Banca Depositaria Italiana S.p.a. relativa all'acquisizione da parte di Banca Farmafactoring S.p.a. del controllo esclusivo di Banca Depositaria Italiana S.p.a. e successiva fusione per incorporazione di quest'ultima in Banca Farmafactoring S.p.a. (Atto n. 528). Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1 a , alla 6 a e alla 10 a Commissione permanente; ai sensi dell'articolo 2 del decreto-legge 15 marzo 2012, n. 21, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 maggio 2012, n. 56, il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 6 luglio 2020, con prescrizioni, in ordine alla notifica della società AGC Inc. relativa all'acquisizione da parte della società AGC Biologics Italy S.p.a. delle azioni ordinarie della società MolMed S.p.a. (Atto n. 529). Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1 a , alla 10 a e alla 12 a Commissione permanente; ai sensi dell'articolo 2 del decreto-legge 15 marzo 2012, n. 21, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 maggio 2012, n. 56, il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 14 luglio 2020, con prescrizioni, in ordine alla notifica della società Ontario Teachers' Pension Plan Board ed altri relativa all'acquisizione del 100% del capitale sociale di RSA Security LLC e ulteriori asset e partecipazioni, al di fuori degli Stati Uniti, costituenti il resto del business oggetto dell'acquisizione da parte di un consorzio di investitori (Atto n. 530). Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1 a , alla 6 a e alla 10 a Commissione permanente. Il Ministro dell'economia e delle finanze, con lettera in data 23 luglio 2020, ha inviato, ai sensi dell'articolo 25- bis , comma 8, della legge 31 dicembre 2009, n. 196, la relazione in merito all'efficacia dell'introduzione delle azioni nel bilancio dello Stato per l'anno finanziario 2019. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 5 a Commissione permanente ( Doc . XXVII, n. 14). Il Ministro per gli affari europei, con lettera in data 24 luglio 2020, ha inviato, ai sensi dell'articolo 14, comma 1, della legge 24 dicembre 2012, n. 234, l'elenco delle procedure giurisdizionali e di precontenzioso con l'Unione europea, riferito al secondo trimestre 2020. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, a tutte le Commissioni permanenti ( Doc . LXXIII- bis , n. 10). Il Ministro della salute, con lettere in data 30 e 31 luglio 2020, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 2, comma 5, del decreto-legge 25 marzo 2020, n. 19, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 maggio 2020, n. 35: l'ordinanza del 24 luglio 2020 recante "Ulteriori misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell'emergenza epidemiologica da COVID-19, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale - Serie generale n. 187 del 27 luglio 2020 (Atto n. 533); l'ordinanza del 16 luglio 2020 recante "Ulteriori misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell'emergenza epidemiologica da COVID-19, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale - Serie generale n. 178 del 16 luglio 2020 (Atto n. 534). Con lettere in data 22, 23, 24 e 28 luglio 2020 il Ministero dell'interno, in adempimento a quanto previsto dall'articolo 141, comma 6, del decreto legislativo 8 agosto 2000, n. 267, ha comunicato gli estremi dei decreti del Presidente della Repubblica concernente lo scioglimento dei consigli comunali di Castellamonte (Torino), Tricase (Lecce), Elva (Cuneo), Telese Terme (Benevento), Pietrapaola (Cosenza), Venaus (Torino), Cutro (Crotone), Torchiarolo (Brindisi), Gizzeria (Catanzaro), Pietra Marazzi (Alessandria), Locorotondo (Bari), Casarano (Lecce), Ripi (Frosinone), Laterza (Taranto), Trinitapoli (Barletta-Andria-Trani), Montese (Modena), Lucera (Foggia), Arienzo (Caserta) e Cenadi (Catanzaro). Governo, trasmissione di atti e documenti dell'Unione europea di particolare rilevanza ai sensi dell'articolo 6, comma 1, della legge n. 234 del 2012. Deferimento Ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, sono deferiti alle sottoindicate Commissioni permanenti i seguenti documenti dell'Unione europea, trasmessi dal Dipartimento per le politiche europee della Presidenza del Consiglio dei ministri, in base all'articolo 6, comma 1, della legge 24 dicembre 2012, n. 234: Proposta di regolamento del Consiglio che modifica il regolamento (UE) 2020/123 per quanto riguarda determinate possibilità di pesca, per il 2020, nelle acque dell'Unione e in acque non dell'Unione (COM(2020) 344 definitivo), alla 3 a , alla 9 a , alla 10 a e alla 14 a Commissione permanente; Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e Sociale europeo e al Comitato delle Regioni - Agenda e piano d'azione dell'UE in materia di droga 2021-2025 (COM(2020) 606 definitivo), alla 1 a , alla 2 a , alla 12 a e alla 14 a Commissione permanente; Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle Regioni - Strategia dell'UE per una lotta più efficace contro gli abusi sessuali su minori (COM(2020) 607 definitivo), alla 1 a , alla 2 a , alla 3 a , alla 8 a , alla 10 a e alla 14 a Commissione permanente; Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle Regioni - Piano d'azione 2020-2025 dell'UE sul traffico di armi da fuoco (COM(2020) 608 definitivo), alla 1 a , alla 2 a , alla 3 a , alla 4 a , alla 10 a e alla 14 a Commissione permanente; Relazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio e alla Corte dei Conti sulla gestione del Fondo di garanzia del Fondo europeo per lo sviluppo sostenibile (COM(2020) 346 definitivo), alla 5 a , alla 6 a , alla 10 a e alla 14 a Commissione permanente. Autorità garante della concorrenza e del mercato, trasmissione di documenti. Deferimento Il Presidente dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato, con lettera in data 31 luglio 2020, ha inviato, ai sensi dell'articolo 8, comma 1, della legge 20 luglio 2004, n. 215, la relazione sullo stato delle attività di controllo e vigilanza in materia di conflitti di interessi, relativa al primo semestre 2020. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1 a e alla 10 a Commissione permanente ( Doc. CLIII, n. 5). Corte dei conti, trasmissione di relazioni sulla gestione finanziaria di enti Il Presidente della Sezione del controllo sugli Enti della Corte dei conti, con lettere in data 23, 27 e 28 luglio 2020, in adempimento al disposto dell'articolo 7 della legge 21 marzo 1958, n. 259, ha trasmesso le determinazioni e le relative relazioni sulla gestione finanziaria: del Fondo di Assistenza per il Personale della Polizia di Stato (FAPPS) per l'esercizio 2018. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 1 a e alla 5 a Commissione permanente ( Doc . XV, n. 312); dell'Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Settentrionale, per l'esercizio 2018. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5 a e alla 8 a Commissione permanente ( Doc . XV, n. 313); dell'Ente Nazionale Risi, per l'esercizio 2018. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5 a e alla 9 a Commissione permanente ( Doc . XV, n. 314); dell'Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Centro-Settentrionale, per l'esercizio 2018. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5 a e alla 8 a Commissione permanente ( Doc . XV, n. 315); di SOGEI - Società Generale d'Informatica S.p.A. (SOGEI S.p.A.) per l'esercizio 2018. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5 a e alla 6 a Commissione permanente ( Doc . XV, n. 316); dei ventidue Enti Parco Nazionali, per l'esercizio 2018. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5 a e alla 13 a Commissione permanente ( Doc . XV, n. 317). Corte dei conti, trasmissione di documentazione. Deferimento La Corte dei conti - Sezione centrale di controllo sulla gestione delle Amministrazioni dello Stato, con lettera in data 24 luglio 2020, ha trasmesso la deliberazione n. 8/2020/G in merito alla relazione concernente "Le risorse per gli investimenti nella ricerca scientifica e tecnologica". La predetta deliberazione è deferita, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 5 a e alla 7 a Commissione permanente (Atto n. 532). Consiglio di Stato, trasmissione di atti. Deferimento Il Presidente del Consiglio di Stato, con lettera in data 29 luglio 2020, ha inviato, ai sensi dell'articolo 53- bis della legge 27 aprile 1982, n. 186, il conto finanziario della Giustizia amministrativa per l'anno 2019, approvato dal Consiglio di Presidenza della Giustizia amministrativa nella seduta del 3 luglio 2020. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1 a e alla 5 a Commissione permanente (Atto n. 531). Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro (CNEL), trasmissione di documenti. Deferimento Il Presidente del Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro, con lettera in data 30 luglio 2020, ha inviato, ai sensi dell'articolo 10 e 12 della legge 30 dicembre 1986, n. 936, un documento di osservazioni e proposte sul disegno di legge di "Conversione in legge del decreto-legge 16 luglio 2020, n. 76, recante misure urgenti per la semplificazione e l'innovazione digitale"(Atto Senato n. 1883), approvato da quel Consesso nella seduta del 28 luglio 2020. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, a tutte le Commissioni permanenti ( Doc. XXI, n. 10). Commissione europea, trasmissione di progetti di atti legislativi dell'Unione europea. Deferimento La Commissione europea ha trasmesso, in data 5 agosto 2020, per l'acquisizione del parere motivato previsto dal Protocollo (n. 2) sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità allegato al Trattato sull'Unione europea e al Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, la proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (UE) 2016/1011 per quanto riguarda l'esenzione di taluni indici di riferimento per le valute di paesi terzi e la designazione di indici di riferimento sostitutivi per determinati indici di riferimento in via di cessazione (COM(2020) 337 definitivo). Ai sensi dell'articolo 144, commi 1- bis e 6, del Regolamento, l'atto è deferito alla 14 a Commissione permanente ai fini della verifica della conformità al principio di sussidiarietà; la scadenza del termine di otto settimane previsto dall'articolo 6 del predetto Protocollo è fissata al 27 ottobre 2020. L'atto è altresì deferito per i profili di merito, ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, alla 2 a , alla 3 a , alla 5 a , alla 6 a e alla 14 a Commissione permanente. Petizioni, annunzio Sono state presentate le seguenti petizioni deferite, ai sensi dell'articolo 140 del Regolamento, alle sottoindicate Commissioni permanenti, competenti per materia. Il signor Massimo Cordeschi da Santa Marinella (Roma) chiede che sia consentito l'accesso al trattamento pensionistico ai disoccupati involontari con un certo numero di anni contributivi (Petizione n. 649, assegnata alla 11 a Commissione permanente); la signora Carmela Panariello Franchini e il signor Umberto Franchini da Telese Terme (Benevento) chiedono modifiche agli istituti della revocazione e revisione di cui agli articoli 395 del codice di procedura civile e 630 del codice di procedura penale (Petizione n. 650, assegnata alla 2 a Commissione permanente); la signora Adriana Pozzato da Fogliano Redipuglia (Gorizia) chiede che venga consentito il riscatto gratuito ai fini del computo dell'anzianità contributiva per l'accesso al trattamento pensionistico dei periodi di assenza facoltativa per maternità verificatisi al di fuori del rapporto di lavoro (Petizione n. 651, assegnata alla 11 a Commissione permanente); il signor Dario Bossi da Montegrino Valtravaglia (Varese) chiede misure in materia di istanze rivolte dai cittadini al Consiglio Superiore della Magistratura (Petizione n. 652, assegnata alla 2 a Commissione permanente); il signor Mario Biancuzzo da Messina e numerosissimi altri cittadini chiedono l'abolizione del pedaggio autostradale in corrispondenza della barriera della tangenziale in località Ponte Gallo (Petizione n. 653, assegnata alla 8 a Commissione permanente). Mozioni, apposizione di nuove firme I senatori Fazzolari, Petrenga, Rauti e Urso hanno aggiunto la propria firma alla mozione 1-00279 del senatore Iwobi ed altri. Interrogazioni, apposizione di nuove firme Il senatore Iwobi ha aggiunto la propria firma all'interrogazione 4-03927 della senatrice Fregolent ed altri. I senatori Trentacoste, Maiorino e Accoto hanno aggiunto la propria firma all'interrogazione 4-03934 del senatore Lannutti e della senatrice Vanin. Mozioni Atto n. 1-00281 DE PETRIS GASPARRI CIRINNA' DESSI' BINETTI PISANI Giuseppe LONARDO BUCCARELLA ROJC DE FALCO IORI ASTORRE BONINO - Il Senato, premesso che: nel biennio 2020-2021 ricorrono i 150 anni dalla proclamazione di Roma capitale d'Italia (20 settembre 1870-3 febbraio 1871); la legge 15 dicembre 1990, n. 396, recante "Interventi per Roma, capitale della Repubblica", che aveva l'obiettivo specifico di valorizzare il ruolo di Roma considerando tutti gli aspetti connessi alla funzione di capitale d'Italia tra cui anche la manutenzione, la cura e il restauro dei monumenti più importanti della città, è stata pressoché definanziata e abrogata, confluendo parzialmente nel decreto legislativo 18 aprile 2012, n. 61; in occasione del giubileo del 2000 sono state finanziate opere di riqualificazione della capitale in previsione dell'arrivo di decine di milioni di pellegrini e turisti; il Governo ha istituito una struttura di missione per la celebrazione degli anniversari nazionali; in occasione del 150º anniversario dell'unità d'Italia, che si è svolto per tutto il 2011, sono state organizzate iniziative istituzionali nazionali e internazionali che hanno avuto il loro fulcro nella cerimonia solenne a Camere riunite nell'Aula di Montecitorio alla presenza del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano; nel 2018, in occasione dell'anniversario della vittoria dell'Italia nella prima guerra mondiale sono stati organizzati eventi in tutta Italia culminati con la celebrazione a Parigi della fine del conflitto, alla quale ha partecipato il Presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella; sia il 50º anniversario dell'unione di Roma all'Italia che il 100º anniversario sono stati solennemente celebrati; Roma, per la sua peculiare identità, è anche capitale di solidarietà e inclusione; considerato che il comma terzo dell'articolo 114 della Costituzione, così come modificato dalla legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3, dispone che "Roma è la capitale della Repubblica"; rilevato che: le maggiori capitali europee e occidentali godono di finanziamenti specifici per l'espletamento delle funzioni connesse al loro ruolo in seno all'ordinamento statale e al tempo stesso, anche grazie alla realizzazione di opere pubbliche significative e innovative, rappresentano un laboratorio permanente contemporaneo. Sono risorse indispensabili anche per contribuire alla conservazione e alla valorizzazione di un patrimonio storico e culturale di enorme valore che raramente appartiene alle sole amministrazioni locali che necessita dunque di interventi dei rispettivi Stati nazionali; la drammatica emergenza economica causata per la città di Roma dalla epidemia da COVID-19, in particolare con la paralisi del settore del turismo, da sempre asse portante dell'economia cittadina, rende necessario un sostegno straordinario da parte dello Stato nei confronti della città, impegna il Governo: 1) ad adoperarsi affinché il 150º anniversario dell'unione di Roma all'Italia e della sua proclamazione come capitale sia adeguatamente commemorato e celebrato attraverso iniziative ufficiali e favorendo la realizzazione di iniziative promosse dalla società civile, con la calendarizzazione di dibattiti, mostre, convegni ed eventi in tutta Italia e approfondimenti nelle scuole di ogni ordine e grado volti a diffondere e valorizzare il suo ruolo di capitale e a promuovere lo sviluppo futuro della città; 2) ad elaborare un programma straordinario per la riduzione dell'inquinamento fossile e a finanziare, anche in collaborazione con Roma capitale e con la Regione Lazio, la realizzazione di un programma di opere pubbliche e di riqualificazione del tessuto urbano a basso impatto ambientale, eventualmente inserendolo fra le iniziative da realizzare grazie ai fondi straordinari messi a disposizione dall'Unione europea; 3) a costituire in seno alla struttura di missione per la celebrazione degli anniversari nazionali un comitato per l'organizzazione del 150º anniversario dell'unione di Roma allo Stato italiano, formato da studiosi ed esperti in grado di elaborare un calendario di eventi sulla storia di Roma fino alla sua designazione a capitale d'Italia; 4) a coinvolgere nelle celebrazioni lo Stato del Vaticano, l'Unesco, la Fao, l'Unione europea, il Coni, le ambasciate di Stati esteri, le organizzazioni mondiali con sede a Roma, i centri studi e ricerche sul Mediterraneo, le università pubbliche e private, le principali associazioni culturali, del terzo settore e di categoria, i sindacati nazionali, le principali istituzioni pubbliche, le reti radiotelevisive, la film commission regionale, e a darne risalto su tutti gli organi di informazione e comunicazione; 5) a valutare, nel caso di insufficienti disponibilità nel bilancio dello Stato, una formula per destinare una quota parte degli incassi della bigliettazione dei principali siti archeologici e monumentali e dei musei della capitale alla celebrazione del 150º anniversario e alla realizzazione dei progetti individuati. Interrogazioni Atto n. 3-01848 CALIGIURI BATTISTONI Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Premesso che: il florovivaismo è un settore che genera un fatturato di oltre 3 miliardi di euro all'anno e rappresenta il 5 per cento del PIL agricolo nazionale; coinvolge 27.000 imprese garantendo circa 200.000 posti di lavoro; l'emergenza epidemiologica derivante dal COVID-19 ha avuto ripercussioni pesantissime sul settore; la chiusura dei negozi e dei mercati e la sospensione delle cerimonie civili e religiose ha praticamente azzerato il mercato nazionale; a ciò si è aggiunta la diffidenza degli importatori esteri che hanno, de facto , bloccato le esportazioni dei prodotti italiani; tali accadimenti hanno costretto gli imprenditori a destinare al macero tonnellate di fiori e piante, cioè la quasi totalità della produzione; secondo alcune stime l'azzeramento dei ricavi, derivante dal perdurare della situazione emergenziale e della prolungata chiusura, ha cagionato danni per oltre 1,5 miliardi di euro; per far fronte a tale contingenza il comma 3 dell'articolo 222 del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 luglio 2020, n. 77, istituisce il "fondo emergenziale per le filiere in crisi", con una dotazione di 90 milioni di euro per l'anno 2020, finalizzato all'erogazione di aiuti diretti al fine di favorire il rilancio produttivo e occupazionale delle filiere agricole, della pesca e dell'acquacoltura e superare le conseguenze economiche derivanti dall'emergenza epidemiologica da COVID-19, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo intenda fornire chiarimenti in merito alla suddivisione delle risorse del fondo e, in particolare, spiegare in che misura questo verrà destinato alla filiera florovivaistica; quali misure di sostegno siano state predisposte e quando diventeranno operative. Atto n. 3-01850 CENTINAIO BERGESIO VALLARDI DE VECCHIS SBRANA Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Premesso che: il 3 luglio 2020 AGEA ha indetto una gara d'appalto per l'acquisto, da parte dello Stato, di olio extravergine di oliva in bottiglia da litro, da assegnare agli indigenti, per un totale di 7 milioni e 980.000 euro; viste le condizioni della gara, al ribasso a partire da una base d'asta di 3,2 euro al litro, è quasi certo che l'olio sarà acquistato da produttori esteri, comunitari o extracomunitari, possibilità non esclusa dal bando laddove non sono previste imposizioni per l'origine del prodotto, ma solo obblighi di tracciabilità e di rispetto di quanto previsto dal punto 1 dell'allegato 1 del regolamento di esecuzione (UE) n. 1348/2013, ovvero che l'olio sia extravergine; nei fatti, quindi, mentre i produttori nazionali sono in crisi a causa delle ricadute economiche del lockdown , lo Stato italiano si accinge ad acquistare con gara pubblica quasi 8 milioni di litri di olio proveniente dall'estero, alle medesime condizioni economiche in cui lo potrebbe acquistare una catena della grande distribuzione da un imbottigliatore qualsiasi (attualmente la base oleicola degli scaffali dei supermercati presenta offerte a 2,90 euro al litro); pochi giorni fa, il Ministro in indirizzo ha dichiarato che l'olio è stato uno dei settori maggiormente coinvolti dal blocco dei canali commerciali causati dall'emergenza sanitaria e che il numero delle giacenze è decisamente più elevato rispetto all'anno passato. Purtroppo alle dichiarazioni rese "Stiamo intervenendo su più fronti per alleggerire il mercato ed evitare una sovraproduzione che potrebbe ripercuotersi non solo sull'andamento dei prezzi, ma anche sull'immagine delle nostre produzioni di qualità", non sono seguite azioni concrete; se fosse stato realizzato un bando per olio extravergine d'oliva DOP o IGP, o almeno 100 per cento italiano, con una base d'asta da 4 euro al litro, si sarebbero potute realizzare le finalità di sostegno agli indigenti ma, allo stesso tempo, si sarebbero potute aggiudicare circa 2 milioni di bottiglie di olio nazionale di qualità (2.000 tonnellate), riducendo lo stock oleario e tenendo sostenuta la quotazione dell'extravergine italiano in un momento dell'anno che, tradizionalmente, subisce tensioni sui prezzi, si chiede di sapere, considerato che ad oggi nessuna misura è stata messa in atto per sostenere i produttori olivicoli italiani, anzi, addirittura è stata indetta una gara pubblica che li penalizza, quali siano le azioni che il Ministro ha intrapreso per "alleggerire il mercato dell'olio ed evitare una sovraproduzione che potrebbe ripercuotersi non solo sull'andamento dei prezzi, ma anche sull'immagine delle nostre produzioni di qualità", come da dichiarazioni rese. Atto n. 3-01851 BINETTI Al Ministro per gli affari regionali e le autonomie Premesso che: l'articolo 7 della legge 11 gennaio 2018, n. 3, individua e istituisce le professioni sanitarie dell'osteopata e del chiropratico; il comma 2 prescrive che, con accordo in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano, da adottare entro 3 mesi dalla data di entrata in vigore della medesima legge, ovvero entro lo scorso 15 maggio 2018, vengano stabiliti "l'ambito di attività e le funzioni caratterizzanti le professioni dell'osteopata e del chiropratico, i criteri di valutazione dell'esperienza professionale nonché i criteri per il riconoscimento dei titoli equipollenti"; prevede, inoltre, che, con decreto del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, di concerto con il Ministro della salute, da adottare entro 6 mesi dalla data di entrata in vigore della legge, acquisito il parere del Consiglio universitario nazionale e del Consiglio superiore di sanità, siano definiti l'ordinamento didattico della formazione universitaria in osteopatia e in chiropratica nonché gli eventuali percorsi formativi integrativi; il 21 febbraio 2019 il Ministero della salute, fornendo risposta all'interrogazione 5-01537 presentata in XII Commissione permanente (Affari sociali) alla Camera dei deputati, ha reso noto che subito dopo l'entrata in vigore della legge n. 3 del 2018, si è attivato per dare attuazione all'articolo 7 della legge, che ha individuato, nell'ambito delle professioni sanitarie, le professioni dell'osteopata e del chiropratico, e si è anche proceduto ad attivare appositi incontri tecnici con le associazioni professionali di riferimento; tenuto conto della necessità di riprendere l' iter di regolamentazione dell'osteopatia come professione sanitaria, in attuazione della legge, onde evitare ulteriori ritardi che danneggiano i professionisti e i pazienti che vi fanno ricorso; con particolare riferimento all' iter normativo, il Ministero ha riferito di incontri svoltisi con le associazioni, dai quali sarebbe emersa "una piena convergenza sull'individuazione degli ambiti di attività e competenza della figura professionale"; infine, il Ministero della salute ha ipotizzato "la definizione di uno schema di accordo da inviare in Conferenza Stato-Regioni, previo parere del Consiglio superiore di sanità, già nell'ambito della prossima riunione utile"; tenuto conto altresì che in attesa di una normativa sanitaria di riferimento la categoria degli osteopati permane in una situazione di incertezza, aggravata durante la pandemia di COVID-19 e il lockdown dall'impossibilità di ricevere indicazioni formali circa la propria attività, a differenza delle categorie professionali sanitarie già istituite; considerato che lo schema di accordo relativo all'individuazione degli ambiti di attività e competenza della figura professionale dell'osteopata è stato trasmesso alla Conferenza Stato-Regioni; considerato che i termini previsti dalla legge n. 3 del 2018 sono ampiamente superati, e che a oggi lo schema di accordo non risulta ancora calendarizzato, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno attivarsi per sollecitare la calendarizzazione dello schema di accordo in sede di Conferenza Stato-Regioni ai fini del prosieguo dell' iter normativo. Atto n. 3-01852 MAIORINO PIRRO FERRARA VANIN PRESUTTO ORTIS PISANI Giuseppe PAVANELLI ANGRISANI GIANNUZZI ROMANO LANZI RUSSO LEONE Al Ministro della salute Premesso che, per quanto risulta agli interroganti: il primario, dottor E.C., dell'azienda sanitaria "dei Sette laghi", nel corso di un intervento chirurgico presso l'ospedale di Cittiglio (Varese) avrebbe pronunciato insulti omofobi contro il paziente, M.C., sedato; la notizia è stata anticipata nell'edizione serale del Tg3 del 6 luglio 2020 e riportata dal quotidiano "la Repubblica" il 7 luglio; in particolare si apprende dalla stampa che nell'esposto presentato da un operatore sanitario presente all'intervento si denuncia che il 25 marzo 2020, in piena emergenza da COVID-19, il primario "durante l'intervento, cominciava a innervosirsi senza motivo apparente, nonostante il paziente reggesse bene l'anestesia generale, tanto da cominciare in modo gratuito e senza motivo ad insultare il paziente che in quel momento era in anestesia profonda". Il primario si sarebbe lamentato che, nel periodo dell'emergenza sanitaria, non si dovrebbe "perdere tempo per operare" persone omosessuali, come si legge sul quotidiano; l'articolo riporta inoltre che "I presenti - si legge nell'esposto ai vertici della Asst Settelaghi, di cui fa parte l'ospedale, al Tribunale per i diritti del Malato di Varese e all'Ordine dei Medici - rimanevano stupefatti, attoniti da tanta violenza verbale. Di fronte alla reazione di uno di loro che gli chiedeva se avesse qualcosa contro gli omosessuali, il primario lo avrebbe invitato a lasciare la sala operatoria"; considerato che: in base ad una segnalazione giunta agli interroganti al riguardo, l'intervento riguardava la resezione di sigma in quadro di malattia diverticolare complicata da fistola sigmoido-vescicale. L'operazione era iniziata alle ore 8.53 e si era conclusa alle ore 12.50 con nervosismo e fretta, in quanto, secondo il primario, si stava operando un paziente omosessuale e sieropositivo che non meritava la sua opera di chirurgo tanto da optare per una conversione laparotomica anziché con calma e pazienza procedere sino al termine in video laparoscopia; l'ordine dei medici di Varese ha aperto un procedimento disciplinare nei confronti del primario specificando che allo stato è in corso l'istruttoria mirante a verificare le dinamiche dell'avvenimento e le eventuali responsabilità personali, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti; se intenda ordinare un'ispezione ministeriale presso l'ospedale di Cittiglio per fare chiarezza sulla vicenda; se non ritenga necessario promuovere iniziative volte ad impedire che in altre circostanze si possano mettere in atto simili comportamenti, inaccettabili e discriminatori, in violazione delle comuni regole etiche, morali e deontologiche. Atto n. 3-01854 VERDUCCI RAMPI Al Ministro dell'istruzione Premesso che: la nuova procedura, interamente digitalizzata sulla piattaforma "Istanze online", per la formazione delle graduatorie provinciali per l'assegnazione delle supplenze, che consentirebbe una più rapida assegnazione delle cattedre che restano vuote dopo le assunzioni in ruolo, sta evidenziando in questi giorni numerosi problemi; si sta verificando un grave malfunzionamento del sistema di gestione di inserimento delle domande delle graduatorie provinciali per le supplenze; considerato che: il sistema informatico per la formazione delle graduatorie provinciali dovrebbe funzionare in maniera efficiente per garantire tutte le nomine dei supplenti in vista del prossimo inizio delle attività scolastiche; la scadenza prevista per il 6 agosto 2020 e il tempo assegnato alle procedure di soli 15 giorni avrebbero sovraccaricato il sistema informatico determinando in molti casi il blocco del sistema di gestione di inserimento delle domande; al malfunzionamento del sito avrebbe contribuito un sovraccarico di utenti dovuto al fatto che, oltre alle operazioni relative alle graduatorie provinciali, sulla stessa piattaforma è in corso anche la presentazione delle istanze per le utilizzazioni e le assegnazioni provvisorie; rilevato che: sono preoccupanti le conseguenze che un non corretto funzionamento del sistema può comportare rispetto alla regolare e tempestiva compilazione delle graduatorie, dalle quali si dovrà attingere per le tantissime nomine di supplenza necessarie a garantire l'avvio già difficoltoso del prossimo anno scolastico; le graduatorie dovranno essere costituite in tempo utile affinché possano essere proposti ed assegnati i relativi incarichi di supplenza entro la data del 14 settembre; tenuto conto che il perdurare del disservizio può compromettere gravemente i diritti del personale interessato e determinare un grave danno in termini di efficienza delle procedure amministrative indispensabili per consentire il regolare avvio dell'anno scolastico, si chiede di sapere: quali tempestivi interventi il Ministro in indirizzo ritenga dover operare per ripristinare nel tempo più breve possibile il regolare funzionamento del sistema informatico per la formazione delle graduatorie; se abbia preso in considerazione, viste le gravi difficoltà incontrate dai docenti per l'inserimento delle domande, di prevedere sin da ora una proroga dei termini di scadenza previsti, nei limiti di tempo utili a disporre il regolare avvio dell'anno scolastico. Atto n. 3-01855 VERDUCCI RAMPI Al Ministro dell'istruzione Premesso che: l'ordinanza ministeriale n. 60 del 10 luglio 2020, recante "Procedure di istituzione delle graduatorie provinciali e di istituto di cui all'articolo 4, commi 6-bis e 6-ter, della legge 3 maggio 1999, n. 124 e di conferimento delle relative supplenze per il personale docente ed educativo", dà attuazione alle graduatorie provinciali per le supplenze riservate rispettivamente ai docenti in possesso di abilitazione (prima fascia) e ai docenti in possesso di titolo di studio per l'accesso all'insegnamento (seconda fascia) e dispone l'aggiornamento delle graduatorie di istituto di seconda e terza fascia; l'articolo 8 dispone che gli aspiranti all'inserimento nelle graduatorie di prima e seconda fascia sono graduati sulla base del possesso dei titoli di cui agli allegati A del bando; tali allegati definiscono le tabelle dei titoli valutabili, i quali, rispetto alle precedenti versioni in vigore fino al 10 luglio 2020, hanno subito l'inserimento di nuove voci e l'aggiornamento di alcuni valori relativi al punteggio di specifici titoli; la riformulazione dei punteggi afferenti a ciascun titolo in possesso dei docenti, in taluni casi, determina una svalutazione consistente di alcuni titoli: ad esempio, le lauree triennali vedono dimezzato il punteggio assegnato; per i diplomi di perfezionamento, master corrispondente a 1.500 ore e 60 crediti formativi universitari, nonché i master universitari di pari natura in materia di sostegno o difficoltà di apprendimento ed in materia bibliotecaria, si passa da 3 punti ciascuno ad un punto; inoltre, sono stabiliti punteggi per le certificazioni di lingua straniera: 3 punti per il livello B2, 4 punti per il livello C1, 6 punti per il livello C2, per le quali non è stato fornito l'adeguato preavviso per far sì che gli aspiranti docenti potessero ottenerne l'attestato; tenuto conto che alcune delle modifiche apportate alle tabelle dei titoli valutabili intervengono in termini retroattivi rispetto ai titoli conseguiti negli anni passati e per la formazione delle graduatorie fino allo scorso anno scolastico, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo intenda motivare le modalità e i criteri adottati per la composizione delle nuove tabelle allegate all'ordinanza ministeriale; se valuti la possibilità di modificare e ripristinare i valori dei medesimi titoli delle tabelle dei precedenti bandi per la terza fascia d'istituto, ovvero se non ritenga opportuno riaprire l'aggiornamento delle graduatorie provinciali a metà o in ogni caso non oltre la fine dell'anno scolastico 2020/2021. Atto n. 3-01858 PIRRO CORRADO PELLEGRINI Marco PAVANELLI NOCERINO BOTTO MININNO CAMPAGNA ACCOTO DE LUCIA ROMANO PRESUTTO MAIORINO MONTEVECCHI PACIFICO TRENTACOSTE PISANI Giuseppe FERRARA MARINELLO CROATTI DONNO GIANNUZZI Al Ministro della salute Premesso che, per quanto risulta agli interroganti: inizialmente dimenticate, quindi travolte dal virus e dalle polemiche, ad oltre due mesi dalla fine del lockdown , le residenze sanitarie assistenziali (RSA) restano "il brutto anatroccolo" della sanità; sin dagli esordi dell'epidemia la totale chiusura delle strutture le ha trasformate in luoghi sottoposti alla vigilanza del Garante nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale, a cui risulta, dalle segnalazioni giunte, che ancora oggi molte persone anziane o con disabilità non hanno la possibilità di incontrare le persone care o di riferimento; in altre tale possibilità è estremamente ridotta e talmente rigida da rendere difficile la significatività dei contatti; il Garante nazionale pertanto, nella lettera inviata ai presidenti delle Regioni, ha evidenziato il forte rischio che anche nella fase 2 si continui a mantenere nelle residenze un'ordinarietà caratterizzata dall'isolamento dal mondo esterno e dalla rarefazione degli incontri con i propri cari determinando, in tal modo, una forma di discriminazione in ordine all'età o al grado di disabilità; considerato che: l'art. 1, comma 1, lettera bb) , del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 11 giugno 2020, ha stabilito, a proposito delle cosiddette visite di conforto ferme dai primi di marzo, che "l'accesso di parenti e visitatori a strutture di ospitalità e lungo degenza, residenze sanitarie assistite (RSA), hospice, strutture riabilitative e strutture residenziali per anziani, autosufficienti e non, è limitato ai soli casi indicati dalla direzione sanitaria della struttura, che è tenuta ad adottare le misure necessarie a prevenire possibili trasmissioni di infezione"; in assenza di un approccio sistematico e sistemico la ripartenza è affidata a direttive che si differenziano a seconda delle regioni e, a volte, anche delle singole residenze. Le regole per la ripresa dei contatti pesano su visitatori e personale non meno che sugli ospiti. "Prendendo in considerazione tre tra le regioni maggiormente colpite dal virus: in Piemonte, si raccomanda la sanificazione delle strutture, percorsi separati, accessi singoli, tamponi e test sierologici periodici, riorganizzazione degli spazi in tre categorie (positivi, negativi e negativizzati), visite solo su appuntamento in sale dedicate, nuovi ingressi solo per soggetti con evidenza di tampone negativo nelle 72 ore precedenti; il Veneto ha lasciato autonomia alle singole strutture su quando riaprire, pur attenendosi a linee guida molto rigide, rese necessarie dai 600 decessi su 1.900 complessivi: i nuovi ingressi saranno sottoposti a tampone prima e dopo un isolamento di 14 giorni, mentre i visitatori avranno la temperatura corporea controllata all'ingresso, che avverrà in base a scaglionamenti, e potranno incontrare i loro cari in spazi dedicati e con distanziamento sociale mediante plexiglass; infine la Lombardia, che per bocca dell'assessore Gallera ha affermato che 'riprendiamo la riapertura delle RSA con delle regole molto rigide: nessun positivo verrà collocato all'interno di una RSA e verrà invece messo in una struttura sanitaria'; inoltre, a 'qualunque anziano vorrà entrare in una RSA gli verrà fatto a domicilio sia il test sierologico che il tampone'", come riporta "ilpuntopensionielavoro" il 18 giugno 2020; oltre le differenti disposizioni regionali ci sono i sopravvissuti: decine di migliaia di ultrasettantacinquenni, spesso affetti da demenze e altre gravi patologie croniche con deficit cognitivi, che in questi mesi hanno visto di tutto tranne i propri cari e non riescono proprio a capire come mai il figlio, la figlia o i nipoti non si presentino più. Il quotidiano "La Stampa" del 20 lugli 2020, nella rubrica "Specchio dei tempi", riporta la descrizione di una lettrice dell'odissea affrontata dal padre ospite di una RSA: "Mentre il mondo va avanti, a lui non è consentito uscire dalla struttura neanche per un caffè. Non può uscire, vedere i famigliari, neanche all'aperto... ma perché? Che regole sono? Gli operatori entrano ed escono... lui no. Vi prego, qualcuno aiuti quelli che, come mio papà, si trovano in questa situazione, perché la malinconia, la solitudine, l'isolamento, oggi non si possono più accettare! Devo salvare mio papà dalla RSA, altro che coronavirus..."; dopo i danni dovuti alla mancata protezione, all'inosservanza delle regole di sicurezza, all'esclusione dalle cure ospedaliere, ora gli anziani delle RSA subiscono il danno di una prolungata esclusione dalla vita e dal possibile ritorno alla normalità; i parenti degli ospiti delle RSA, preoccupati per la salute complessiva dei loro genitori o nonni, hanno scritto al Garante nazionale specificando che gli 88.571 attuali ospiti delle case di cura sono persone fragili e in gran parte non autosufficienti, da oltre tre mesi isolate dai loro familiari da misure di restrizione e costrizione che stanno mettendo seriamente a rischio l'esigibilità dei diritti fondamentali, quali il diritto alle relazioni, alla socialità e all'affettività, in senso contrario a quanto previsto dalla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, che sancisce la rimozione degli ostacoli alla piena partecipazione alla vita affettiva e sociale. In molti casi non è soddisfacente vedere a distanza poiché, soprattutto per persone con disabilità, l'assenza di relazioni anche gestuali dirette determina una regressione cognitiva con forte rischio di istituzionalizzazione; a parere degli interroganti non sarà sufficiente "un ritorno alla normalità" ma bisognerà ragionare su un'operazione molto più complicata consistente da un lato nel rafforzamento dell'autorità centrale su alcuni importanti diritti che non possono essere differenziati tra regioni e dall'altro in un radicale ripensamento di queste strutture al di là dell'emergenza COVID-19; infine, all'isolamento dei sopravvissuti si associa la tensione economica e i problemi occupazionali degli operatori, sempre più difficili da sostenere tra mancati ricoveri e budget annuali utilizzati per l'acquisto di dispositivi di protezione individuali e sanificazioni, si chiede di sapere: quante siano le RSA in cui gli ingressi sono ancora bloccati; quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda promuovere per combinare il ritorno all'attività pre COVID-19 con la necessità di sviluppare soluzioni alternative e complementari al fine di ridurre le pesanti ricadute sul piano economico e finanziario; quali misure intenda intraprendere al fine di proteggere i soggetti deboli e fragili e garantire, al contempo, la loro salute psichica e le loro esigenze di socializzazione; con quali modalità ed entro quale termine intenda provvedere per definire linee di indirizzo chiare e univoche per tutti. Atto n. 3-01859 CALANDRINI LA PIETRA Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Premesso che: il fenomeno della moria del kiwi sta interessando numerose regioni italiane, dal nord al sud, non ultime le province di Latina e di Roma; la moria del kiwi, stando a dati forniti dalle organizzazioni sindacali e dalle associazioni di produttori agricoli, sta portando alla morte del 15-20 per cento delle piantagioni di kiwi esistenti; secondo le stime fornite dall'osservatorio permanente istituito presso il Comune di Cisterna di Latina, tale malattia sta interessando 1.500 ettari di kiwi nell'area nord della provincia di Latina, comune di Velletri e Castelli romani; il comparto locale produce 4 milioni di quintali di kiwi, per un volume di affari che nel 2019 ha superato i 500 milioni di euro; la moria del kiwi si somma alla batteriosi che ha già colpito duramente i produttori di kiwi, oltre ai disagi che hanno interessato il comparto dovuti dall'emergenza coronavirus; si tratta di una malattia di cui al momento non si conoscono le cause e che dunque è difficile da affrontare; a parere degli interroganti, è opportuno un intervento tempestivo del Ministero competente affinché sia tutelato il comparto della produzione di kiwi, eccellenza italiana esportata in tutto il mondo, e siano messe a disposizione risorse per finanziare un'opportuna ricerca sulla moria del kiwi, si chiede di sapere: come il Ministro in indirizzo intenda intervenire per salvaguardare la produzione di kiwi italiana e il settore duramente colpito dal fenomeno della moria del kiwi; se non intenda avviare un'opera di monitoraggio a tappeto nelle aree dove il fenomeno appare più intenso e distruttivo; se non ritenga di dover attivare un apposito fondo di ricerca, dotandolo delle personalità tecniche e scientifiche e delle risorse necessarie, per avviare uno studio che possa portare, in breve tempo, a scoprire le ragioni di tale malattia, per arrivare eventualmente alla cura. Atto n. 3-01861 RUSSO ACCOTO ANGRISANI BOTTO CORRADO DE LUCIA DONNO GRANATO LANNUTTI LOREFICE MAIORINO MAUTONE NATURALE PIRRO PISANI Giuseppe TRENTACOSTE VACCARO VANIN Al Ministro dell'istruzione Premesso che: con l'ordinanza ministeriale n. 60/2020, recante "Procedure di istituzione delle graduatorie provinciali e di istituto di cui all'articolo 4, commi 6-bis e 6- ter , della legge 3 maggio 1999, n. 124, e di conferimento delle relative supplenze per il personale docente ed educativo", sono state disciplinate le procedure e riesaminate le tabelle di valutazione dei titoli per la costituzione delle graduatorie nella scuola di ogni ordine e grado, graduatorie utili alla stipula di contratti di supplenza annuale e temporanea sui posti non coperti dal personale docente di ruolo; il decreto-legge n. 22 del 2020, recante "Misure urgenti sulla regolare conclusione e l'ordinato avvio dell'anno scolastico e sullo svolgimento degli esami di Stato nonché in materia di procedure concorsuali e di abilitazione e per la continuità della gestione accademica", convertito, con modificazioni, dalla legge n. 41 del 2020, in particolare l'articolo 2, comma 4- ter , ha previsto, "in considerazione dell'emergenza epidemiologica da COVID-19", di disciplinare "le procedure di istituzione delle graduatorie di cui all'articolo 4, commi 6- bis e 6- ter , della legge 3 maggio 1999, n. 124" e le "procedure di conferimento delle relative supplenze per il personale docente ed educativo" con ordinanza del Ministro dell'istruzione per gli anni scolastici 2020/2021 e 2021/2022; l'ordinanza n. 60 consta di 16 articoli e di 10 tabelle allegate che ridefiniscono, in alcuni casi anche profondamente, la valutazione dei titoli di studio, professionali e artistici; le tabelle A3 e A4, rispettivamente per il personale della scuola secondaria di secondo grado abilitato e non abilitato, sono suddivise in due sezioni, la prima delle quali (lettera A) si riferisce ai titoli di accesso alle graduatorie, la seconda (lettera B) ai titoli culturali e professionali e ai titoli artistici valutabili solo per le classi di concorso musicali e coreutiche; le nuove tabelle di valutazione, rispetto alle tabelle A e B allegate al decreto ministeriale n. 374/2017, ossia all'ultimo aggiornamento in ordine di tempo delle graduatorie di seconda e terza fascia (oggi prima e seconda fascia della graduatoria provinciale), presentano sostanziali cambiamenti, soprattutto in riferimento al punteggio di alcuni titoli di studio ed ai punteggi dei titoli artistico-professionali per i docenti delle discipline musicali e coreutiche; la tabella 4, ad esempio, a differenza della precedente tabella B, raddoppia i punti per ogni certificazione linguistica, riduce a 2 (dai precedenti 6) i punti per i diplomi di specializzazione pluriennali e abbassa ad un punto (dai precedenti 3) la valutazione dei master universitari e accademici di primo e secondo livello; per le discipline musicali e coreutiche i cambiamenti sono ancora più evidenti. Infatti, i docenti delle classi di concorso A055 (strumento musicale ai licei musicali), A56 (strumento musicale alle medie ad indirizzo musicale), A057 (tecnica della danza classica), A058 (tecnica della danza contemporanea) e A059 (pianista accompagnatore per la danza) vedranno, nelle prossime graduatorie, il proprio punteggio artistico potenzialmente azzerato. La scelta adottata nell'ordinanza è stata quella di valutare solo le prestazioni a favore degli enti e delle associazioni finanziate in Italia dal fondo unico per lo spettacolo (punto B.22 per le discipline musicali e B.26 per le discipline coreutiche), fondo che notoriamente non finanzia tutte le attività italiane in ambito musicale e coreutico, alcune delle quali, tra l'altro, assai prestigiose. Inoltre è valutabile, ai sensi dell'ordinanza, solo l'attività artistica presso le orchestre degli enti lirico-sinfonici e presso le orchestre riconosciute ai sensi dell'articolo 28 della legge n. 800 del 1967 (punto B.20) e nei corpi di ballo dei medesimi enti lirico-sinfonici (come danzatore, B.24, e coreografo, B.25) per ciascuna stagione; di conseguenza, molti artisti italiani, la cui attività si è svolta nei tantissimi centri che lo Stato non finanzia, oppure lo fa con fondi altri rispetto al FUS, non potranno far valere le loro esperienze nell'assegnazione di una cattedra, possibilità a loro garantita con la precedente normativa; considerato che i fondi FUS, così come rilevato in sede di indagine conoscitiva in corso presso la 7a Commissione permanente (Istruzione pubblica, beni culturali, ricerca scientifica, spettacolo e sport) del Senato, sono distribuiti in maniera disomogenea sul territorio nazionale, con prevalenza di assegnazione nei confronti delle regioni del Nord Italia; rilevato che parecchie sono le problematiche sollevate in tema di valutazione dei titoli artistici, in particolare che: a) non è chiaro cosa si intenda "per stagione": in riferimento al punto B.21 e B.24 considerando che la definizione di stagione può variare in relazione al singolo teatro e alla singola orchestra; in relazione all'attività di danzatore che, generalmente, si concentra solo in singole produzioni non essendo il corpo di ballo dell'ente lirico-sinfonico impegnato in tutte le produzioni del teatro; per il direttore d'orchestra che, seppure stabile, spesso lascia il podio ad un direttore ospite; per gli orchestrali che, se aggiunti o sostituti, non possono partecipare all'intera stagione; b) non è agevole comprendere come debbano essere valutati i contratti, anche brevi, dei pianisti accompagnatori presso i corpi di ballo degli enti lirico-sinfonici, afferenti alla classe di concorso A059; c) non è stato esplicitato dove debbano essere inserite le singole produzioni per orchestra da camera e orchestra sinfonica, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di tali circostanze e come intenda risolvere i dubbi interpretativi esposti; quali siano le sue concrete determinazioni circa la valutazione delle altre attività artistiche di enti ed associazioni finanziate dallo Stato con fondi esterni al FUS; come, alla luce dei chiarimenti che giungeranno presumibilmente ad avvenuta scadenza per la presentazione delle istanze di inclusione nelle graduatorie provinciali, sarà possibile rettificare la propria posizione in termini di autodichiarazione dei titoli artistici posseduti. Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento Atto n. 3-01849 MODENA Al Ministro dell'interno Premesso che: il Ministro in indirizzo ha espresso forti preoccupazioni su flussi di migranti provenienti dalla Tunisia; al 24 luglio 2020 su 11.191 migranti sbarcati in Italia, ben 5.237 sono partiti dalla Tunisia e di questi quasi 4.000 sono tunisini; si tratta, come ha spiegato il Viminale, di "flussi incontrollati" che creano "seri problemi legati alla sicurezza sanitaria nazionale che si riverberano inevitabilmente sulle comunità locali interessate dai centri di accoglienza, dai quali, tra l'altro, i migranti tunisini in particolare cercano di allontanarsi in ogni modo prima del termine del periodo di quarantena obbligatorio"; il Ministro ha incontrato nei giorni scorsi il presidente del Paese nordafricano, Kais Saied, proprio per affrontare la grave situazione, si chiede di sapere quali siano stati gli esiti dell'incontro e quali misure siano state adottate per garantire ai cittadini italiani sicurezza e tutela sanitaria. Atto n. 3-01853 DE PETRIS Ai Ministri delle politiche agricole alimentari e forestali e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Premesso che: la cocciniglia tartaruga del pino ( Tourneyella parvicornis ) è stata segnalata in Italia per la prima volta nel 2015. Sta contribuendo al declino e alla mortalità del pino domestico ( Pinus pinea ) nei dintorni di Napoli, in particolare nelle aree urbane. E ora attacca anche i pini del litorale romano partendo da quelli lungo la via Cristoforo Colombo e zone limitrofe e ora le aree Roma nord, intorno al parco di Veio, in particolare a Saxa Rubra, e ora l'infestazione si è manifestata anche a villa Borghese; la specie è originaria della zona sud-orientale del nord America dove però viene indicata raramente come insetto dannoso. È risultato essere altamente invasivo nei Caraibi, dove nell'ultimo decennio ha decimato il pino di Caicos ( Pinus caribaea var. bahamensis ) nelle foreste dell'arcipelago di Turks e Caicos, causando la morte del 95 per cento delle piante e modificando radicalmente l'ecologia delle isole; negli ultimi anni l'agricoltura italiana e il patrimonio paesaggistico e ambientale sono sempre più minacciati dalla presenza di insetti alieni, anche conosciuti come parassiti alloctoni, ovvero quegli insetti parassiti che sono estranei al nostro ecosistema e che, poiché non esistono loro nemici naturali, possono agire indisturbati e provocare gravi danni, talvolta irreversibili, alle coltivazioni che infestano; considerato che, a causa dell'attacco della cocciniglia, che si riproduce in maniera esponenziale, si sta profilando una situazione di emergenza per la massiccia infestazione che mette a rischio il nostro patrimonio di pini e di pinete di alto valore ambientale e paesaggistico, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo non ritengano di intervenire con urgenza, con atti di competenza, per scongiurare tale disastro ambientale con opportune risorse finanziarie da investire per la ricerca e la al fine di tutelare il patrimonio arboreo e paesaggistico del nostro intero Paese; se non intendano altresì mettere a punto un protocollo unitario per gli interventi fitoterapici a cui possano adeguarsi tutti i Comuni interessati e garantire, con le necessarie iniziative, anche economiche, uno sviluppo durevole e sostenibile delle aree verdi urbane, così come richiamato dalla Carta di Aalborg, approvata dai partecipanti alla conferenza europea sulle città sostenibili tenutasi nell'omonima città danese il 27 maggio 1994. Atto n. 3-01856 FLORIS Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: la Sardegna ha registrato forti contraccolpi sul mercato del lavoro dovuti all'emergenza sanitaria, per cui oltre un quarto degli occupati in regione è stato interessato dal blocco delle attività produttive ritenute non essenziali; l'INPS stima in 66.000 i lavoratori dipendenti non coperti dai trattamenti ordinari di integrazione salariale, oggetto quindi di misure di cassa integrazione in deroga, e in circa 111.000 i sussidi erogati nei confronti dei lavoratori autonomi mediante il "bonus 600 euro" in Sardegna; nel primo trimestre del 2020 l'occupazione è diminuita del 2,1 per cento su base annuale e a partire da marzo si sono ridotte le assunzioni, particolarmente nella filiera turistica. Alla fine di maggio il numero dei nuovi contratti attivati era inferiore di circa 44.300, il 49,1 per cento in meno, rispetto allo stesso periodo del 2019; evidenziata la situazione di forte criticità del settore del turismo, va rilevata la posizione ancora non definita dei 1.453 dipendenti di "Air Italy", società in liquidazione. Il "decreto rilancio" (decreto-legge n. 34 del 2020, art. 202) autorizza Alitalia a gestire la continuità territoriale delle isole e dovrebbe quindi consentire il reimpiego di tutti dipendenti, che fino a fine luglio non hanno potuto accedere alla cassa integrazione straordinaria né a quella in deroga, e per i quali è stato proprio ora deciso l'accesso alla cassa integrazione; inoltre, va evidenziata la situazione dei 200 lavoratori del porto canale di Cagliari, per i quali è necessaria la proroga di 6 mesi della cassa integrazione speciale, che di fatto congelerebbe le procedure di licenziamento, misura a cui vanno unite azioni (rilancio della zona economica speciale e rimozione dei vincoli che insistono sul porto canale) per il rilancio dello scalo attraverso una nuova gestione che possa anche dare garanzia di riassunzione dei lavoratori, si chiede di sapere quali azioni il Ministro in indirizzo intenda intraprendere e quali misure adottare per: a) salvaguardare l'importante traffico commerciale dello scalo del porto canale di Cagliari a tutela dei lavoratori in cassa integrazione e per il loro reinserimento lavorativo con il riavvio delle attività del nuovo gestore portuale; b) consentire la continuità territoriale, anche recuperando il traffico turistico aereo verso la Sardegna e comunque trovare accordi per il reimpiego di tutte le professionalità di Air Italy; c) sostenere le imprese sarde nella riapertura delle proprie attività, soprattutto nel turismo, posto che il settore vale direttamente il 7 per cento del PIL e degli occupati dell'isola, raggiungendo assieme all'indotto circa il 20 per cento. Atto n. 3-01857 VERDUCCI RAMPI Al Ministro dell'istruzione Premesso che: con delibera di Giunta n. 1684 del 30 dicembre 2019 la Regione Marche ha approvato il programma regionale della rete scolastica e dell'offerta formativa per l'anno scolastico 2020/2021; nello specifico, il programma delinea che nel territorio regionale sono presenti istituzioni scolastiche sottodimensionate con sede in comuni inseriti nell'ambito della strategia nazionale aree interne e nelle aree del cratere sismico del terremoto del 2016 del Centro Italia; il decreto-legge 24 ottobre 2019, n. 123, convertito, con modificazioni, dalla legge 12 dicembre 2019, n. 156, ha esteso anche agli anni scolastici 2020/2021 e 2021/2022 le misure introdotte dal decreto-legge 17 ottobre 2016, n. 189, per consentire lo svolgimento degli anni scolastici dal 2016 al 2020, nelle zone colpite dagli eventi sismici verificatisi a partire dal 24 agosto 2016, nei comuni delle regioni Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria indicati negli allegati 1 e 2 al decreto; in particolare, l'articolo 18- bis del decreto-legge n. 189 del 2016, al comma 1, consente ai dirigenti degli uffici scolastici regionali di "a) istituire con loro decreti, previa verifica delle necessità aggiuntive, ulteriori posti di personale" e di "b) assegnare alle cattedre i docenti, il personale ATA e gli educatori o, per il personale in servizio presso edifici dichiarati parzialmente o totalmente inagibili, modificare le assegnazioni effettuate, in deroga alle procedure e ai termini previsti dall'articolo 1, commi 66 e seguenti, della legge 13 luglio 2015, n. 107, dall'articolo 455, comma 12, del testo unico di cui al decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, e dall'articolo 1- ter , comma 1, del decreto-legge 29 marzo 2016, n. 42, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 maggio 2016, n. 89"; premesso inoltre che: come risulta da numerosi articoli sulla stampa locale e dalle comunicazioni più volte trasmesse dal presidente e dall'assessore competente della Regione Marche al Ministro in indirizzo, il sistema scolastico regionale presenta un deficit di personale di 200 unità e situazioni di estrema difficoltà maggiormente avvertite nelle zone del sisma, per le quali l'ufficio scolastico regionale Marche ha comunicato di non riuscire a garantire il necessario adeguamento, in particolare nelle 4 aree interne delle 19 totali presenti sul territorio regionale, ovvero Pieve Torina, San Ginesio, Apecchio e del fabrianese, attualmente impossibilitate a gestire l'autonomia didattica nonostante il numero degli studenti sia inferiore di qualche unità al minimo consentito, senza che siano state attivate le prerogative di cui all'articolo 18- bis del decreto-legge n. 189 del 2016; a tale situazione si aggiunge la gravità connessa alla mancata assegnazione della classe prima, in presenza di 18 richieste di iscrizione, al liceo classico "Giacomo Leopardi" di Montalto delle Marche (Ascoli Piceno), sede distaccata dell'istituto di istruzione superiore "Leopardi" di San Benedetto del Tronto, anch'esso rientrante nelle deroghe di cui all'articolo 18- bis , non richieste dall'ufficio scolastico regionale; inoltre, da quanto si apprende dalle rappresentanze sindacali e attraverso l'analisi dei dati forniti nel mese di maggio dall'USR emergono situazioni preoccupanti: 189 sezioni di scuola dell'infanzia dovranno accogliere in media dai 26 ai 30 alunni, 188 classi della scuola primaria e 123 della scuola secondaria di primo grado da 25 a 30 alunni, 658 classi della secondaria di secondo grado dai 25 ai 36 alunni, e in molte di queste realtà saranno presenti alunni diversamente abili (come accade, ad esempio, all'indirizzo di scienze umane del liceo classico di Fermo, con classi con oltre 35 studenti e alunni costretti a scegliere altre scuole o indirizzi; o l'istituto comprensivo di Sant'Elpidio a mare che avrà, dalle attuali 6, solo 5 classi di prima media, ciascuna con 27 o 28 alunni); considerato che: il decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, al fine di contenere nelle scuole statali il rischio epidemiologico in relazione all'avvio dell'anno scolastico 2020/2021, ha istituito, all'articolo 235, nello stato di previsione del Ministero dell'istruzione il fondo per l'emergenza epidemiologica da COVID-19, con uno stanziamento di 377,6 milioni di euro nel 2020 e 600 milioni nel 2021 e, a valere su tali risorse l'articolo 231- bis consente di derogare, nei soli casi necessari, al numero minimo e massimo di alunni per classe e di attivare ulteriori incarichi temporanei di personale docente e ATA a tempo determinato dalla data di inizio delle lezioni e fino al loro termine; le decisioni assunte dal direttore dell'USR delle Marche, dottor Ugo Filisetti, pregiudicheranno di fatto il sistema sociale di territori delle aree interne già indeboliti dal sisma, visto che egli non ha avuto tenuto in considerazione il programma regionale della rete scolastica e dell'offerta formativa per l'anno scolastico 2020/2021, si chiede di sapere: come il Ministro in indirizzo abbia vigilato sull'azione del suo ufficio di governo del sistema scolastico sul territorio regionale delle Marche; quali azioni intenda promuovere per sanare, con urgenza, le problematiche esposte; se non ritenga urgente e doveroso un intervento nei confronti dell'attuale direzione dell'USR delle Marche, stante la dimostrata mancanza di provvedimenti adeguati. Atto n. 3-01860 STABILE RIZZOTTI Al Presidente del Consiglio dei ministri Premesso che: il nostro Paese sta attraversando in questi mesi una grave emergenza che sta mettendo a dura prova l'intero sistema sanitario-assistenziale e sta compromettendo seriamente l'assetto sociale ed economico nazionale, con conseguenze devastanti per effetto anche della forte recessione globale che si profila per il futuro; al di là degli interventi straordinari di contenimento del fenomeno epidemiologico, di prevenzione e di controllo sul territorio, nonché delle misure di sostegno economico che si stanno mettendo in campo in questi mesi (a giudizio degli interroganti in maniera convulsa, disorganica e, per molti aspetti, discordante oltre che con effetti inadeguati, insufficienti e contraddittori), è del tutto evidente che numerose sono le omissioni, le sottovalutazioni, le incertezze e le contraddizioni che hanno accompagnato questi mesi, soprattutto nella fase iniziale quando, invece, una risposta tempestiva e competente sarebbe stata necessaria e avrebbe contribuito ad arginare il rischio sanitario; già in data 5 gennaio 2020 il Ministero della salute ha emanato un'apposita circolare (avente ad oggetto, testualmente: "Polmonite da eziologia sconosciuta - Cina nuovo coronavirus - Cina"), in cui veniva esplicitato il rischio di una possibile epidemia connessa a casi di polmonite di eziologia sconosciuta nella città di Wuhan, in provincia di Hubei, in Cina, allertando su possibili connessioni polmoniti virali e il Paese asiatico; in data 12 gennaio il medesimo Ministero ha emanato una nuova circolare (avente ad oggetto, testualmente: "Nuovo coronavirus - Cina"), in cui sottolineava ancora la connessione tra virus ed epidemia; in data 31 gennaio il Consiglio dei ministri ha dichiarato lo stato di emergenza in conseguenza del rischio sanitario connesso all'insorgenza di patologie derivanti da agenti virali trasmissibili, senza però l'indicazione di un apposito piano operativo e lasciando quindi, di fatto, tutte le amministrazioni competenti e le strutture pubbliche e private nella difficoltà di attivare procedure e protocolli di prevenzione, sorveglianza e gestione appropriati; il Governo disponeva di un piano nazionale per la prevenzione (2014-2018) e soprattutto di un piano nazionale di preparazione e risposta a una pandemia influenzale (pubblicato nel 2007 e aggiornato nel 2016), dai quali emerge chiaramente la consapevolezza che da anni (ovvero dalla fine del 2003, da quando cioè i focolai di influenza aviaria da virus A/H5N1 sono divenuti endemici nei volatili in estremo oriente, ed il virus ha causato infezioni gravi anche negli uomini) il rischio di una pandemia è diventato più concreto e persistente; tali piani non sono stati tempestivamente attivati, nonostante già nel corso dei mesi di dicembre 2019 e gennaio 2020 fossero stati registrati focolai di polmonite atipica virale in numerose aree della Lombardia, del Veneto e dell'Emilia-Romagna (addirittura uno studio dell'università di Milano ha collocato nel periodo tra ottobre e novembre l'esordio dell'epidemia in Italia); a ciò si aggiunge che, come emerso da recenti notizie di stampa, già a gennaio il Ministero disponeva di un apposito "piano nazionale di emergenza" per contrastare il coronavirus che sarebbe stato secretato in quanto contenente "tre scenari per l'Italia, uno dei quali troppo drammatico per essere divulgato senza scatenare il panico tra i cittadini"; inoltre, dai verbali del comitato tecnico scientifico si sono decisi il fermo del comparto produttivo, la chiusura di esercizi commerciali e molto altro, decretando il licenziamento e il fallimento di migliaia di persone e imprese, ma fin dall'inizio delle conferenze stampa serali, il capo del Dipartimento della protezione civile Angelo Borrelli aveva specificato che i documenti e i verbali delle riunioni del comitato dovevano rimanere segreti poiché contenenti dati sensibili; questi documenti secretati, che contenevano numeri, dati e informazioni sulle quali il Governo Conte ha basato le proprie decisioni durante i mesi di lockdown e redatto i diversi decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, sono stati oggetto di sentenza emessa dal Tar del Lazio lo scorso 22 luglio. A fare ricorso al Tar del Lazio, dopo essersi visti negare l'accesso ai documenti da parte del Dipartimento della protezione civile, sono stati gli avvocati Vincenzo Palumbo, Rocco Mauro Todero e Andrea Pruiti Ciarello, consigliere di amministrazione della fondazione Einaudi. Per il Tar il segreto di Stato su questi documenti non è legittimo; il Governo ha fatto ricorso al Consiglio di Stato contro la decisione del Tar e il Consiglio di Stato ha sospeso l'accesso ai verbali del comitato tecnico scientifico ritenendo la questione della loro pubblicazione meritevole di un approfondimento giuridico, e riservandosi di decidere definitivamente il 10 settembre, si chiede di sapere: quali elementi si ritenga di dover fornire in merito alle criticità evidenziate, soprattutto con riferimento ai ritardi e alle omissioni del Governo, che pur disponeva dall'inizio del mese di gennaio di elementi e dati certi e ufficiali; per quali motivazioni il Governo non abbia ritenuto di avvalersi tempestivamente dei piani nazionali citati, peraltro attivati dopo solo in modo parziale e, in ogni caso, se non si ritenga opportuno informare il Parlamento sul contenuto del presunto piano secretato e sulle effettive motivazioni che avrebbero spinto il Governo a non informare al riguardo, correttamente e con completezza fin dall'inizio, tutte le autorità e gli enti competenti; quali siano le motivazioni che hanno spinto il Governo a ricorrere al Consiglio di Stato per non rendere accessibili al pubblico i verbali del comitato tecnico scientifico che hanno influito molto nella vita dei cittadini italiani in questi mesi. Interrogazioni con richiesta di risposta scritta Atto n. 4-03935 PEROSINO Al Ministro dell'università e della ricerca Premesso che: l'università degli studi "Guglielmo Marconi", fondata con il supporto della fondazione "Tertium" e del consorzio interuniversitario "FOR.COM", possiede un notevole patrimonio immobiliare, costituito negli anni con diversi investimenti a Roma, in Toscana e persino negli Stati Uniti, del tutto spropositato rispetto ai suoi fini didattici; la fondazione Tertium non appare più tra i sostenitori dell'università Marconi, la quale risulta oggi sostenuta dalla fondazione "Marsilio Ficino"; sono in atto alcune indagini della Procura di Roma e della Procura di Firenze sulle attività di alcune università telematiche di Roma, che sembrano far emergere un costume diffuso nella gestione delle risorse e nella commistione tra proprietà degli atenei e delle fondazioni che le sostengono, con investimenti immobiliari che non rispondono ai fini didattici; da notizie di cronaca emerge, inoltre, come l'Autorità nazionale anticorruzione abbia rilevato un evidente conflitto di interessi nel fatto, piuttosto ripetuto, che gli organi di fondazioni e atenei ripropongano le stesse persone, sembrando addirittura "fotocopie", configurando quindi un "sistema" di potere i cui fini sembrano ben diversi da quelli didattici; questa commistione di interessi appare del tutto evidente nel caso dell'università degli studi Guglielmo Marconi, i cui organi e persino i revisori dei conti sono identici nella composizione a quelli della fondazione Marsilio Ficino e persino al consorzio interuniversitario FOR.COM, si chiede di sapere: se corrisponda al vero che la fondazione Tertium ha trasferito tutte le sue proprietà mobiliari e immobiliari alla fondazione Marsilio Ficino, in quale anno ciò sia avvenuto, con quali delibere e da parte di quali organi societari; se corrisponda al vero che nella composizione degli organi sociali di fondazione, consorzio e ateneo, oltre a coloro che appaiono come i "registi" dell'intreccio proprietario, siano presenti esclusivamente dipendenti di fondazione e ateneo, con un evidente ulteriore conflitto di interessi che ne determina anche uno stato di sudditanza che potrebbe inficiare ogni deliberazione; se risulti a quanto ammontassero le proprietà immobiliari della fondazione Tertium all'atto della chiusura, in quali anni fossero state acquistate e con quali delibere degli organi preposti; quali siano i bilanci della fondazione Tertium e se siano state registrate le operazioni di acquisto e di vendita degli immobili di proprietà; quale sia la provenienza delle risorse che hanno permesso l'acquisto degli ingenti immobili; quali siano le giustificazioni addotte per la chiusura della fondazione Tertium, con quale atto deliberativo e se sia mai stato effettuato un controllo sulla sua attività e sulle motivazioni che hanno condotto gli organi della fondazione all'acquisto delle proprietà immobiliari; quali siano le motivazioni addotte per il trasferimento delle proprietà dalla fondazione Tertium alla fondazione Marsilio Ficino e come fossero composti gli organi statutari che hanno approvato le relative delibere; se risulti quale sia la composizione degli organi sociali delle due fondazioni al momento del passaggio dei beni dall'una all'altra, del consorzio interuniversitario FOR.COM e dell'università Marconi; se sia mai stata effettuata un'ispezione ministeriale sull'uso dei fondi da parte dell'università degli studi Marconi e delle due fondazioni di riferimento e se questi investimenti siano risultati davvero a fini didattici; quale connessione vi sia tra fondazione Marsilio Ficino, fondazione Tertium, consorzio interuniversitario FOR.COM e università Guglielmo Marconi, e quale la composizione dei loro attuali organi sociali; se il Ministro in indirizzo intenda attivare una procedura ispettiva e nel contempo sospendere ogni erogazione di risorsa pubblica nei confronti dei soggetti in questione, in attesa anche dei riscontri dell'autorità giudiziaria e dell'Autorità nazionale anticorruzione. Atto n. 4-03936 DE PETRIS Al Ministro dello sviluppo economico Premesso che il settore televisivo locale è in piena trasformazione, in poco più di 18 mesi verranno azzerate le concessioni dei diritti d'uso (circa 17 frequenze a regione). Sul sito del Ministero dello sviluppo economico, al momento, sono pubblicati i bandi per l'assegnazione di una sola concessione a Regione e tale concessione sarà disponibile dal 2022 in poi. Tale concessione sostituirà le attuali 17 facendo così diminuire, di oltre il 90 per cento, la capacità di trasmissione di tutto il comparto radiotelevisivo locale; considerato che: il Ministero dello sviluppo economico, nella necessità di "rottamare" anticipatamente 2 delle 17 frequenze assegnate a regione, il Ch51 e il Ch53, ha aperto anche dei tempi per la rottamazione volontaria, dal 4 al 30 maggio 2020, nonostante non si abbia certezza né dell'ammontare dell'indennizzo, né delle modalità di erogazione. Nel Lazio tre emittenti hanno deciso di riconsegnare volontariamente le frequenze cessando di fatto l'attività; nel Lazio hanno riconsegnato le frequenze 5 soggetti, dei quali 2 per via obbligatoria e 3 per via volontaria; ritenuto che, a quanto risulta all'interrogante: l'annosa vicenda che riguarda Ambiente e Società Srl è alquanto singolare, in quanto allo stato attuale sta mettendo in discussione la sua esistenza; alla Ambiente e Società Srl, a seguito di una sentenza del Consiglio di Stato (n. 4668/2018) del 30 luglio 2018, sono stati rimodulati dei punteggi, permettendole quindi di veder riconosciuta la sua reale posizione in graduatoria, che le ha consentito così di diritto ad avere la frequenza assegnata. Il Ministero individua nel Ch29 la risorsa da assegnare e revoca il diritto d'uso alla società precedentemente detentrice; da allora tale diritto Ambiente e Società lo esercita con stringenti limitazioni, perché oggetto di interferenze del precedente concessionario. La società che doveva cessare le trasmissioni per la perdita di requisiti ha fatto ricorso e si è vista accordare una sospensiva da parte del TAR del Lazio, che con i tempi già trascorsi potrebbe determinare un contenzioso pendente per anni; dal febbraio 2019 il Ch29 quindi non è più ben visibile nel Lazio, perché ci sono due soggetti che dovrebbero emettere sullo stesso canale, il che genera uno sperpero di risorse per la corretta gestione della risorsa pubblica; a seguito della rottamazione volontaria, avvenuta a maggio 2020, Ambiente e Società ha fatto istanza di trasferimento dal Ch29 in una delle tre frequenze liberate e non utilizzate dal Ministero per cominciare così ad utilizzare la concessione negata per anni; dopo un mese dall'istanza, il Ministero, e nello specifico la Divisione IV radiodiffusione televisiva e sonora, risponde che, seppur a livello tecnico non ci siano ostacoli, ritiene inopportuno assegnare una frequenza alternativa al concessionario Ambiente e Società Srl; ritenuto altresì che Ambiente e Società deve corrispondere, proprio da febbraio 2019, un canone di diritti d'uso allo stesso Ministero per una cifra che si aggira intorno ai 14.000 euro all'anno senza aver mai potuto esercitare, di fatto, la frequenza assegnatale dal Ministero, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti e se voglia illustrare gli strumenti attuati per garantire l'uso corretto di tutte le risorse frequenziali per risolvere la problematica esposta ed evitare una causa risarcitoria per gli eventuali danni causati dallo stesso Ministero. Il tutto in presenza di una drammatica crisi del settore radiotelevisivo acuita dal COVID-19. Atto n. 4-03937 DE PETRIS Al Ministro dell'università e della ricerca Premesso che: con il decreto legislativo n. 59 del 2017 e il decreto ministeriale n. 616 del 2017 sono cambiate le regole per il reclutamento degli insegnanti. Una delle principali novità è rappresentata proprio dall'introduzione dell'obbligo dei 24 crediti formativi universitari nei settori antropo-psico-pedagogici e nelle metodologie didattiche; nello specifico, i settori scientifico-disciplinari (SSD) con i quali è necessario integrare la propria formazione sono: pedagogia, pedagogia speciale e didattica dell'inclusione; psicologia; antropologia; metodologie e tecnologie didattiche generali. L'acquisizione dei 24 crediti è requisito necessario anche per l'iscrizione nelle graduatorie provinciali e d'istituto, così come richiamato dall'ordinanza ministeriale n. 60 del 10 luglio 2020; considerato che: la tempistica per l'acquisizione dei 24 crediti formativi è importante soprattutto per chi vuole prendere parte ai concorsi o approfittare della riapertura delle graduatorie di terza fascia e, in entrambi i casi, i crediti devono essere posseduti al momento della presentazione della domanda; parte dei crediti può anche essere acquisita in modalità telematica, ma non oltre i 12 crediti formativi; inoltre, poiché si tratta a tutti gli effetti di esami, il tempo necessario a conseguire i 24 crediti dipende dalla mole di studio necessaria e dai "tempi burocratici", che possono variare a seconda dell'università o dell'ente a cui ci si rivolge. Tuttavia un credito corrisponde ad un impegno dello studente pari a 25 ore delle quali almeno un terzo in forma di lezione; ritenuto che, a quanto risulta all'interrogante, le università telematiche permettono l'acquisizione dei crediti formativi universitari anche in 2 settimane con un'evidente contrazione dei tempi rispetto a quelli previsti nelle università pubbliche, che solitamente impiegano non meno di 3 mesi per lo stesso percorso, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non voglia avviare una verifica delle tempistiche di acquisizione dei 24 crediti formativi da parte dei diversi atenei al fine di non creare iniquità e se non ritenga, inoltre, opportuno verificare i regolamenti e le pratiche in uso nelle università telematiche. Atto n. 4-03938 MONTEVECCHI GRANATO CORRADO Al Ministro per i beni e le attività culturali Atto n. 4-03939 MONTEVECCHI VANIN ANGRISANI CORRADO RUSSO Al Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo Atto n. 4-03940 FUSCO Al Ministro della difesa Premesso che: in data 30 luglio 2020 un aereo militare "Hercules C 130" è decollato da Pisa ed è atterrato alle ore 17.30 a Misurata, in Libia, con circa 30 soldati italiani a bordo; i militari italiani erano giunti a Misurata per un cambio del contingente che nella città libica gestisce un ospedale da campo; secondo quanto riportato da diversi organi di stampa, ad alcuni militari è stata negata l'autorizzazione allo sbarco da parte delle autorità libiche; la motivazione ufficiale dietro a questo divieto di sbarco, comunicata dalle autorità libiche, sarebbe di tipo burocratico, cioè una mancanza del visto di ingresso sul passaporto dei militari; 17 militari sono perciò stati costretti a rientrare in Italia; valutato che lo scenario libico vede il nostro Paese relegato in secondo piano rispetto ad altri attori internazionali, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo possa o meno confermare i fatti esposti; quali iniziative di propria competenza intenda adottare per tutelare l'operatività del contingente italiano in Libia affinché non si ripetano questi episodi; se intenda riferire su tale vicenda. Atto n. 4-03941 BONINO Ai Ministri degli affari esteri e della cooperazione internazionale e della salute Premesso che: la Commissione europea, dopo le restrizioni connesse all'emergenza pandemica, l'11 giugno 2020 ha adottato una comunicazione per la definizione di un approccio per la progressiva revoca delle restrizioni relative agli spostamenti non necessari; il 25 giugno la Commissione ha adottato una proposta di raccomandazione volta a revocare le restrizioni di viaggio per Paesi selezionati insieme dagli Stati membri, sulla base di una serie di criteri oggettivi (situazione sanitaria, efficacia delle politiche di contenimento, reciprocità); il 30 giugno il Consiglio ha adottato una raccomandazione relativa alla revoca graduale delle restrizioni temporanee dei viaggi non essenziali verso la UE. Le restrizioni dovrebbero essere revocate per i Paesi elencati nella raccomandazione. L'elenco viene rivisto ogni due settimane dagli Stati membri e dal Consiglio; per i Paesi per i quali continuano ad essere applicate restrizioni, sono comunque previste esenzioni per determinate categorie di persone come, ad esempio, i cittadini europei e i loro familiari, i residenti per lunghi periodi ed i loro familiari, viaggiatori con funzioni o bisogni essenziali; in base alla direttiva 2004/38/CE (relativa al diritto dei cittadini dell'Unione e dei loro familiari di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri) sono definiti familiari: a) il coniuge; b) il partner che abbia contratto col cittadino UE un'unione registrata sulla base della legislazione di uno Stato membro; c) i discendenti diretti di età inferiore ai 21 anni o a carico e quelli del coniuge o partner di cui sopra; d) gli ascendenti diretti a carico e quelli del coniuge o partner di cui sopra; la stessa direttiva prevede agevolazioni per l'ingresso e il soggiorno per: a) ogni altro familiare, qualunque sia la sua cittadinanza, non definito all'articolo 2, punto 2, se è a carico o convive, nel Paese di provenienza, con il cittadino dell'Unione titolare del diritto di soggiorno a titolo principale o se gravi motivi di salute impongono che il cittadino UE lo assista personalmente; b) il partner con cui il cittadino UE abbia una relazione stabile debitamente attestata; alcuni Paesi europei, come ad esempio la Danimarca, hanno già riaperto i loro confini alle coppie extra UE con particolari misure di controllo, come il tampone negativo effettuato non più di 72 ore prima dell'ingresso nel Paese; in questi ultimi mesi è nato un movimento spontaneo di "familiari" (di cui all'ampia definizione della direttiva 2004/39/CE) con lo scopo di sollecitare i governi degli Stati membri ad attuare misure per il loro ricongiungimento; il movimento "#LoveIsNotTourism" ha richiesto al Governo italiano di adottare provvedimenti in grado di garantire il ricongiungimento dei partner ; associate a questa proposta, vi sono misure di controllo precise per il rientro in Italia dai Paesi extra UE, quali ad esempio il tampone negativo effettuato non più di 72 ore prima dell'ingresso nel territorio italiano e un periodo di quarantena obbligatorio, si chiede di sapere se, in considerazione di quanto sopra e delle condizioni relative all'emergenza COVID-19 in Italia, non si ritenga di dover promuovere il ricongiungimento, secondo le modalità e i controlli ritenuti necessari, di tutti i familiari e i partner di cittadini membri della UE, secondo le definizioni di cui alla direttiva 2004/38/CE. Atto n. 4-03942 MALAN Al Ministro della giustizia Premesso che, per quanto risulta all'interrogante e per quanto riportato da diverse fonti di stampa: nel marzo 2018 la signora Alma si è separata consensualmente dal marito; i loro figli oggi di 6, 11, 14 e 16 anni sono stati a lei affidati con l'accordo di vedere il padre il mercoledì e i fine settimana alternati; nell'agosto dello stesso anno i bambini non hanno più voluto incontrare il padre e hanno denunciato di aver subito molestie; nel successivo mese di settembre Alma ha denunciato l'ex marito per abusi, ma in seguito è stata ritenuta dal consulente tecnico d'ufficio responsabile di alienazione parentale e portatrice di problemi psichiatrici; nel dicembre 2019 i minori sono stati affidati ai nonni paterni; da quel momento hanno raccontato, anche raccogliendo registrazioni, di pressioni ricevute dagli stessi nonni nonché da operatori socio-assistenziali affinché cambiassero versione su quanto subito dal padre e di aver ricevuto la minaccia da un carabiniere "che continuando così sarebbero finiti in comunità tra loro divisi"; da quel momento i bambini, secondo la madre, hanno perso peso e l'andamento scolastico, fino ad allora brillante, è peggiorato; durante l'emergenza COVID-19 i bambini hanno potuto vedere la madre solo in videochiamata, solo per un'ora e mezza ogni 15 giorni in presenza degli operatori addetti; in tale difficilissima situazione i 4 minori avevano ulteriormente rafforzato il legame affettivo e di solidarietà fra di loro, l'unico rimasto, per l'incompatibilità con il padre e l'impossibilità di un significativo rapporto con la madre; il 10 luglio 2020 i minori su decisione del Tribunale dei minori di Torino sono stati prelevati, con modalità a quanto risulta del tutto discutibili, dalla casa dei nonni e deportati in comunità differenti, senza cellulare, tanto che la signora Alma ne ha perso le tracce; solo dopo 15 giorni la madre è riuscita ad avere contatto con i tre maggiori, i quali hanno raccontato che per prelevarli i carabinieri sono entrati dalla finestra e hanno bloccato tutte le uscite; la piccola di 6 anni è stata presa di forza e strappata dalla sorella maggiore, portata via e affidata ai servizi sociali in attesa di una famiglia affidataria; i minori non sono stati mai ascoltati da alcun giudice; ad oggi, a 25 giorni di distanza, la signora Alma non sa dove si trovi la figlia di 6 anni, sa soltanto che con la famiglia affidataria a metà agosto andrà in vacanza in luogo da definire (anche se non ha firmato alcun nulla osta in proposito); racconta di sentire i figli più grandi tristi, demotivati e non intenzionati a riprendere la scuola a settembre; tra l'altro soffrono la separazione e la mancanza di contratti tra loro, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo intenda esercitare il suo potere di ispezione costituzionalmente garantito per far luce su questa vicenda dai profili inquietanti; se non ritenga che sul ruolo delle autorità giudiziarie siano stati violati: gli artt. 3 e 6 della Convenzione di Strasburgo, che stabilisce il diritto del minore di essere informato, di esprimere la propria opinione nei procedimenti che lo riguardano e che venga tenuto in debito conto l'opinione da lui espressa; l'art. 12 della Convenzione di New York, che stabilisce il diritto all'ascolto del minore per ogni questione che lo vede coinvolto; l'art. 315- bis del codice civile, che stabilisce l'obbligo di ascolto del minore a pena di nullità del provvedimento giudiziario che lo coinvolge; se non ritenga che modalità di intervento descritte possano provocare traumi indelebili nei minori e siano contrarie all'obbligo per lo Stato di promuovere il benessere dei cittadini. Atto n. 4-03943 CASTIELLO Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Premesso che: come risulta da vari articoli di stampa e da molteplici servizi televisivi, in località Piane del comune di Salento (Salerno), nel parco nazionale del Cilento, Vallo di Diano e degli Alburni, è stato portato a nudo nei giorni scorsi, dagli scavi disposti dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Vallo della Lucania, un ingente quantitativo di rifiuti sotterrato a varia profondità, per una notevole superficie, dei quali sono in corso di accertamento natura e qualità; nell'area contigua le coltivazioni degli olivi, che caratterizzano il suggestivo paesaggio cilentano, hanno fortemente risentito della vicinanza di tali interramenti, tanto che, a differenza degli olivi più lontani, piantati nello stesso periodo, le piante dimostrano un evidente, grave deperimento e assenza totale di fruttificazione; la stessa zona è caratterizzata da un'incidenza anomala di malattie tumorali; considerato che: l'Unione europea, nell'ambito del PON "Sicurezza per lo sviluppo - Obiettivo convergenza" 2007-2013, all'asse 1, sicurezza per la libertà economica e d'impresa, obiettivo operativo 1.3, concepì il progetto MIAPI (monitoraggio e individuazione di aree potenzialmente inquinate nelle regioni "obiettivo convergenza") che aveva come scopo, attraverso la sperimentazione di strumenti innovativi per il controllo, il monitoraggio e la prevenzione degli illeciti riguardanti l'aggressione dell'ambiente e il potenziamento delle forme di tutela del benessere sociale ed economico; il progetto MIAPI, ideato nell'anno 2011, sorse con lo specifico obiettivo della localizzazione di possibili fonti di inquinamento attraverso l'individuazione delle anomalie che si riscontrano in alcuni parametri fisici e geofisici (magnetici, spettrometrici e termici) misurati attraverso sensori da piattaforma aerea; senonché il territorio del Cilento è stato escluso (o, tutt'al più, solo marginalmente esplorato) dai telerilevamenti che, attraverso il sorvolo con sensori elitrasportati, avrebbero dovuto condurre all'individuazione di anomalie di tipo magnetometrico e di tipo radiometrico. Se i telerilevamenti fossero stati estesi all'area cilentana, i depositi nel sottosuolo di rifiuti pericolosi per la salute pubblica sarebbero stati già da vari anni individuati e scoperti, evitando il protrarsi nel tempo della loro azione contaminante e dei loro effetti pregiudizievoli per la salute pubblica; preso atto che, in risposta alla precedente interrogazione 4-00995 del 10 dicembre 2018, il Ministro in indirizzo, in data 4 giugno 2020, ha rappresentato che: "il territorio del Cilento è stato sorvolato parzialmente poiché i target di interesse prioritario erano le aree agricole potenzialmente inquinate o inquinabili". Tale risposta non può ritenersi appagante in quanto le zone interne del Cilento (assolutamente prevalenti) sono, per l'appunto, a destinazione agricola e dal complesso quadro indiziario portato da più tempo a conoscenza delle autorità pubbliche costituivano un'area potenzialmente inquinata, e pertanto da esplorare attentamente e non certo da escludere dall'esecuzione dei telerilevamenti con sensori montati su aeromobili, come invece del tutto erroneamente è stato fatto, si chiede di sapere quali provvedimenti d'urgenza il Ministro in indirizzo intenda assumere per rimediare a questa grave ed inaccettabile lacuna nell'attività di ricerca e di individuazione di rifiuti nocivi per la salute nel sottosuolo cilentano, e se, nello specifico, intenda disporre un'integrazione nell'attuazione del progetto MIAPI, eventualmente con l'utilizzo degli aeromobili in dotazione della Guardia di finanza o dell'Arma dei Carabinieri, muniti, a quanto risulta all'interrogante, dei sensori magnetometrici, radiometrici, termici, utili anche all'individuazione nel sottosuolo di eventuali interramenti di materiale radioattivo. Atto n. 4-03944 AIMI CRAXI RONZULLI CANGINI GASPARRI GALLIANI PAGANO SICLARI BARBONI PAPATHEU TOFFANIN RIZZOTTI DAMIANI FERRO ROSSI CALIGIURI MODENA MASINI MOLES BINETTI GALLONE PEROSINO PICHETTO FRATIN MANGIALAVORI BERARDI CALIENDO MALAN Ai Ministri degli affari esteri e della cooperazione internazionale, della difesa e dell'interno Premesso che: giovedì 30 luglio 2020 un aereo militare italiano, un "Hercules C 130" proveniente da Pisa e diretto in Libia, con 40 militari a bordo, è atterrato a Misurata intorno alle ore 17:30. Ad alcuni militari del Celio e della brigata "Julia" è stata però negata l'autorizzazione allo sbarco da parte delle autorità libiche poiché mancava sul loro passaporto il visto d'ingresso; i militari presenti sono poi scesi a terra, ma 17 di loro sono dovuti tornare indietro. A oggi in Libia sarebbero presenti 400 uomini al massimo, 142 veicoli, 2 mezzi aerei e una nave nel porto di Tripoli in appoggio alla Guardia costiera nel contrasto alle partenze dei gommoni verso l'Italia; si tratta, a parere degli interroganti, di un respingimento senza scrupoli, e umiliante per i nostri militari, chiamati a svolgere operazioni di supporto in loco : sminamento e protezione del nostro contingente; la vicenda appare ancor più surreale se si pensa che sulle coste italiane stanno arrivando, con ritmo sempre più preoccupante, migliaia di irregolari, provenienti proprio dalla Libia; il "respingimento" dei nostri uomini irride l'Italia e ne compromette l'immagine agli occhi del mondo; a Tripoli, inoltre, gli uomini del comandante della missione militare italiana Miasit, compresa la scorta, risulterebbero disarmati poiché i libici non li avrebbero mai autorizzati, si chiede di sapere: se il Governo sia a conoscenza dei fatti esposti; quali siano le reali ragioni per cui si è verificato tale inspiegabile respingimento; quali iniziative di competenza siano state assunte al riguardo a tutela dei nostri militari e dell'immagine stessa del nostro Paese agli occhi dell'Europa e del mondo; quali atti concreti si intenda assumere per evitare che tali atteggiamenti abbiano a ripetersi. Atto n. 4-03945 CROATTI PIARULLI BARBONI DE LUCIA LANNUTTI TRENTACOSTE LANZI FERRARA ROMANO RUSSO ANGRISANI CORRADO PRESUTTO MAIORINO Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo Premesso che: il nostro è un Paese a vocazione turistica e, come è noto, la nostra economia si basa in larga parte sul turismo grazie all'immenso patrimonio storico, culturale, paesaggistico, enogastronomico e naturale di cui gli italiani possono godere e che possono offrire ai turisti stranieri che arrivano in Italia; il turismo vale attualmente il 12 per cento del prodotto interno lordo (PIL) e il 14 per cento dell'occupazione. Per far crescere questi numeri e rendere il settore un cardine della nostra economia è necessario adottare una direzione autonoma e centralizzata cui siano dedicate apposite risorse finanziarie e che faccia da raccordo con le varie legislazioni regionali per il perseguimento di grandi risultati di sviluppo cui il nostro Paese può aspirare a livello sia nazionale che internazionale; considerato che: il Ministero del turismo e dello spettacolo, originariamente istituito con la legge 31 luglio 1959, n. 617, è stato poi soppresso nell'aprile 1993 a seguito di referendum abrogativo e la gestione del settore è stata trasferita presso la Presidenza del Consiglio dei ministri con la creazione di un dipartimento ad hoc . Successivamente si è delineata un'evoluzione dell'articolazione a livello istituzionale in materia di turismo nonché delle relative suddivisioni di competenze e attribuzioni in materia; di recente il decreto-legge 21 settembre 2019, n. 104, convertito, con modificazioni, dalla legge 18 novembre 2019, n. 132, ha ritrasferito in capo al Ministero per i beni e le attività culturali le funzioni in materia di turismo con conseguente soppressione, a partire dal 1° gennaio 2020, del Dipartimento del turismo istituito presso il Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali; considerata l'importanza di questo settore, il nostro Paese non può non avere un Ministero dedicato che si occupi esclusivamente del turismo, l'assenza di una politica industriale nel settore ha manifestato tutte le sue criticità proprio in un evento eccezionale (pandemia, attentato terroristico, calamità naturale) che ha messo in ginocchio un intero settore e che non può passare inosservato. Necessita di una governance centrale che detti precise linee di indirizzo delle politiche turistiche, che si concentri sulla valorizzazione del sistema turistico, sullo sviluppo delle attività finalizzate alla promozione dell'immagine dell'Italia, delle sue realtà regionali all'estero e di tutte le eccellenze made in Italy . Le importanti azioni di ristoro messe in campo dal Governo hanno attenuato il dramma che innumerevoli aziende hanno dovuto affrontare, ma la vera sfida è quella di proteggere il settore prevenendo, ristorando e supportando con fondi strutturali e azioni di rilancio concertate che solo un ente dedicato può attivare; a parere degli interroganti, considerata l'importanza di questo settore, il nostro Paese non può non avere un Ministero dedicato che si occupi esclusivamente del turismo, che detti precise linee di indirizzo delle politiche turistiche, che si concentri sulla valorizzazione del sistema turistico, sullo sviluppo delle attività finalizzate alla promozione dell'immagine dell'Italia, delle sue realtà regionali all'estero e di tutte le eccellenze made in Italy , si chiede di sapere se non si ritenga necessaria l'istituzione di un Ministero dedicato e competente esclusivamente per il settore del turismo. Atto n. 4-03946 CROATTI PIARULLI BARBONI DE LUCIA LANNUTTI TRENTACOSTE LANZI FERRARA ROMANO RUSSO ANGRISANI CORRADO PRESUTTO MAIORINO Al Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo Premesso che: dal 18 maggio 2020, dopo più di due mesi, seppur in modo graduale, con ingressi contingentati, prenotazioni obbligatorie, distanziamento sociale e obbligo dei dispositivi di protezione individuale c'è stata la riapertura dei musei e dei luoghi della cultura statali; tra le professioni più esposte alla chiusura di musei, istituzioni, monumenti e siti culturali e alla conseguente crisi economica dovuta al COVID-19 vi sono le guide turistiche, lavoratori autonomi senza ammortizzatori sociali, con un'attività caratterizzata dalla stagionalità, senza alcuna possibilità di lavoro nei mesi di lockdown; le guide turistiche, ora che tanti siti culturali hanno riaperto, a causa delle nuove norme anti contagio, si trovano a dover fare i conti anche con regole d'ingresso imposte da molte direzioni di musei e siti culturali che impediscono le visite guidate con guide esterne; vi sono disparità di trattamento circa l'esercizio dell'attività professionale di guida e accompagnatore turistico da regione a regione, soprattutto per quanto riguarda il numero massimo di persone che possono essere ammesse per le visite guidate e i tour che si svolgono all'esterno (numero molto esiguo); considerato che, a parere degli interroganti: sembra che nel segno dell'emergenza sanitaria si stia mettendo in atto un grave abuso nella gestione di musei e siti culturali pubblici in quanto risulta paradossale che tra gruppi contingentati di visitatori, nel rispetto delle norme anti contagio, non vi possa essere una guida turistica o un accompagnatore che svolga il proprio lavoro; sostanzialmente si sta vietando l'accesso alle strutture a guide turistiche regolarmente riconosciute a livello nazionale impedendo loro di svolgere la propria professione; in qualunque luogo sia previsto l'accesso ai visitatori deve poter accedere anche la guida turistica che offre un servizio a loro favore, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della situazione e se intenda pronunciarsi su un numero massimo di persone da prevedere per le visite guidate; quali misure intenda adottare per dare la possibilità di svolgere il proprio lavoro a tutti gli operatori turistici su tutto il territorio nazionale, senza incontrare disparità di trattamento a livello territoriale; se, tenendo conto della specificità della crisi che ha colpito le guide turistiche, intenda attivarsi per quanto di competenza al fine di introdurre misure economiche integrative per il contenimento dei tributi locali, sia regionali che comunali, la sospensione dei versamenti fiscali e contributivi fino al 31 dicembre 2020 e agevolazioni sui canoni di locazione degli immobili anche ad uso abitativo; se intenda istituire un registro nazionale delle guide turistiche. Atto n. 4-03947 MARILOTTI CORRADO GRANATO FERRARA VANIN NATURALE ABATE ANGRISANI PIRRO PACIFICO Al Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo Premesso che: si apprende da un'interrogazione presentata da un consigliere comunale di Villasimius (Sud Sardegna), da quest'ultimo inviata per conoscenza anche alla Soprintendenza dei beni culturali e all'Agenzia del demanio, di probabili manomissioni all'interno del faro dell'isola dei Cavoli durante i lavori di restauro; tali manomissioni, secondo notizie in possesso del consigliere comunale, sarebbero state segnalate alla Soprintendenza ugualmente da alcuni cittadini; considerato che: la proprietà dell'isola dei Cavoli, faro compreso, appartiene al demanio statale; il Comune di Villasimius ha ottenuto dall'Agenzia del demanio la gestione dell'intera isola, faro compreso, per 50 anni decorrenti dal 21 aprile 2010 con verbale di consegna prot. n. 4230/10 a seguito del pagamento di un canone d'affitto annuale; considerato inoltre che: l'isola dei Cavoli è inserita nell'area marina protetta "capo Carbonara", istituita dal Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare con decreto ministeriale 15 settembre 1998 poi modificato nel 1999 e sostituito integralmente dal decreto ministeriale 7 febbraio 2012 ( Gazzetta Ufficiale n. 113 del 16 maggio 2012); il perimetro dell'area marina coincide quasi interamente con il sito di interesse comunitario (SIC) ai sensi della direttiva "Habitat" 92/43/CEE e della rete "Natura 2000", con piano di gestione approvato dalla Giunta regionale; nell'area marina protetta si trova una zona di protezione speciale (ZPS) istituita ai sensi della direttiva "Uccelli" 79/409/CEE; l'area marina protetta, diventata area ASPIM (area specialmente protetta di importanza mediterranea) ai sensi della convenzione per la protezione del mar Mediterraneo dai rischi dell'inquinamento, meglio conosciuta come convenzione di Barcellona, è sottoposta ai vincoli del piano paesaggistico della Sardegna ed è anche SIC marino; oltre la metà dei Comuni sardi ha aderito alla mozione per chiedere all'Unesco che il paesaggio culturale sardo venga inserito nella lista dei paesaggi Unesco che appartengono a tutti i popoli del mondo, si chiede di sapere: se chi ha autorizzato i suddetti lavori all'interno del faro dell'isola dei Cavoli fosse a conoscenza delle prescrizioni sancite dagli artt. 2, 9 e 10 dell'atto di concessione di immobile di demanio storico-artistico; se il progetto relativo ai lavori di restauro abbia conseguito tutte le autorizzazioni previste e se i lavori effettuati fossero in linea con le previsioni progettuali; se siano in corso interlocuzioni, approfondimenti e verifiche con la Soprintendenza dei beni culturali per la valutazione di eventuali danni o omissioni. Atto n. 4-03948 MARINELLO Ai Ministri dell'interno e della salute Premesso che: Porto Empedocle, Lampedusa e Linosa, località ubicate in Sicilia sudoccidentale, sono tra i principali porti siciliani che stanno subendo lo sbarco di numerosi migranti clandestini provenienti dalle coste dell'Africa settentrionale; in particolare l' hotspot di Lampedusa risulta completamente saturo; anche il centro di accoglienza di Porto Empedocle, come da dichiarazioni del sindaco Ida Carmina, risulta avere numerose e gravi problematiche conseguenti agli sbarchi e alla situazione di eccedenza rispetto alla capienza; la situazione degli sbarchi in generale e di sovraffollamento in particolare generano seri rischi per le condizioni igienico-sanitarie sia dei migranti che degli operatori impegnati nelle operazioni di salvataggio e di successiva assistenza; peraltro, la situazione attuale di emergenza sanitaria causata dal COVID-19 genera ulteriori gravi problematiche riguardo ad eventuali contagi; le strutture destinate all'accoglienza dei migranti, oggettivamente fatiscenti, non sembrano garantire il rispetto delle normative previste di distanziamento e di prevenzione per il rischio contagio da COVID-19 e comunque da altre patologie infettive; le condizioni sono inumane e degradanti per i migranti, ledono i diritti fondamentali della persona e rischiano di causare gravi rischi per la salute, inoltre possono causare seri pericoli per gli operatori sanitari e per le forze dell'ordine che operano all'interno delle strutture; la cittadinanza è molto preoccupata per eventuali e probabili fughe dei migranti dagli hotspot , a causa dei rischi per la salute pubblica e anche per le gravi ripercussioni sul flusso turistico già seriamente compromesso a causa dell'emergenza COVID-19; considerato che a parere dell'interrogante è necessario un urgente intervento degli organi competenti al fine di provvedere a un miglioramento generale della situazione, si chiede di sapere: quali urgenti iniziative i Ministri in indirizzo intendano assumere al fine di risolvere o migliorare la situazione di grave sovraffollamento dei centri di prima accoglienza; quali misure sanitarie siano state adottate nei siti per prevenire le forme di contagio da COVID-19 in particolare e dalle patologie infettive in generale; quali misure di sostegno economico intendano adottare a favore dei Comuni coinvolti, a fronte dei gravi disagi subiti dalla cittadinanza e delle gravi e negative ricadute sul settore economico e turistico; quali provvedimenti si intenda intraprendere per diminuire il fenomeno dello sbarco dei migranti, valutando l'opportunità di aumentare la collaborazione con gli Stati del nord Africa; in che modo si intenda sensibilizzare l'Unione europea verso una valutazione complessiva del fenomeno migratorio che porti a misure complessive e definitive. Atto n. 4-03949 GINETTI Al Ministro dell'istruzione Premesso che: sono molte le segnalazioni giunte all'interrogante riguardo alla grave condizione che investe il liceo scientifico statale "Galeazzo Alessi" di Perugia; da vari mesi, infatti, la dirigente della scuola ha operato in maniera fortemente discontinua, rendendo altamente difficoltosa la possibilità di stabilire una comunicazione costruttiva con il personale, tanto da spingere gli insegnanti collaboratori della dirigente a rassegnare le proprie dimissioni dai rispettivi ruoli di primo e secondo collaboratore, a cui sono seguite le dimissioni di altri collaboratori della vicepresidenza, compresi altri colleghi che svolgevano funzioni strumentali; l'assenza si è fatta sentire soprattutto nel momento drammatico durante il lockdown , in occasione del quale la necessità di coordinamento tra dirigenti, insegnanti ed alunni si faceva sempre più stringente a causa della mancata ripresa delle lezioni frontali e lo svolgimento della didattica a distanza, momento in cui sarebbe stato fondamentale adottare tutte le misure previste per la tutela del diritto alla salute del personale ATA; sono stati plurimi gli appelli che studenti, insegnanti e genitori hanno rivolto alle istituzioni, ed in particolare all'ufficio scolastico regionale, per porre un freno a questa distorsione organizzativa, nonché diverse le manifestazioni organizzate in piazza per sottolineare il dissenso rispetto a tale situazione; considerato che: come più volte evidenziato dagli insegnanti, il reiterarsi di questi episodi di discontinuità dirigenziale ha reso e sta rendendo ancora più gravoso il difficile compito organizzativo che investe tutto il personale scolastico per sistemare gli ambienti e predisporre le modalità didattiche più idonee a garantire la pronta ripresa delle lezioni a partire da settembre, in ottemperanza alle norme igienico-sanitarie volte a prevenire la diffusione dei contagi da COVID-19; a seguito del conferimento dell'incarico di reggenza temporanea ad un altro dirigente, anche in deroga alle normative vigenti in materia, è stato possibile ripristinare il livello di efficienza amministrativa e organizzativa indispensabile per il corretto funzionamento della scuola; la possibilità di proseguire l'incarico di reggenza potrebbe considerarsi una soluzione preziosa, seppur temporanea, al fine di garantire quel minimo di continuità necessaria in questo delicato momento dell'anno, in cui la scuola è chiamata a riorganizzarsi a seguito del lockdown e a riaprire le proprie porte in sicurezza, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti e quali siano i suoi orientamenti in merito; se non ritenga opportuno adottare iniziative urgenti volte a garantire la continuità amministrativa e organizzativa del liceo Alessi di Perugia nell'imminenza dell'inizio del nuovo anno scolastico. Atto n. 4-03950 BERNINI MOLES AIMI BARBONI Al Presidente del Consiglio dei ministri Premesso che: con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 14 luglio 2020 sono state prorogate al 31 luglio 2020 le misure per contrastare e contenere il diffondersi del virus COVID-19 sull'intero territorio nazionale di cui al decreto 11 giugno 2020, recante "Ulteriori disposizioni attuative del decreto-legge 25 marzo 2020, n. 19, recante misure urgenti per fronteggiare l'emergenza epidemiologica da COVID-19, e del decreto-legge 16 maggio 2020, n. 33, recante ulteriori misure urgenti per fronteggiare l'emergenza epidemiologica da COVID-19"; in particolare, il citato decreto 11 giugno 2020, nel consentire la ripresa, pur con limitazioni, di spettacoli aperti al pubblico in sale teatrali, sale da concerto, sale cinematografiche e in altri spazi anche all'aperto, all'articolo 1, comma 1, lettera v) , ha previsto la sospensione dei congressi, delle riunioni, dei meeting e degli eventi sociali in cui è coinvolto personale sanitario o personale incaricato dello svolgimento di servizi pubblici essenziali o di pubblica utilità; inoltre, nel sospendere gli eventi che implichino assembramenti in spazi chiusi o all'aperto quando non è possibile assicurare il rispetto delle condizioni prescritte, nonché le attività che abbiano luogo in sale da ballo e discoteche e locali assimilati, all'aperto o al chiuso, e, sino al 14 luglio 2020, le fiere e i congressi, ha previsto la possibilità per le Regioni e le Province autonome, in relazione all'andamento della situazione epidemiologica nei propri territori, di stabilire una diversa data di ripresa delle attività, nonché un diverso numero massimo di spettatori in considerazione delle dimensioni e delle caratteristiche dei luoghi; le Regioni, ritenendo tali attività non pericolose per la salute pubblica grazie all'applicazione dei protocolli previsti dalla Conferenza Stato-Regioni, hanno quasi tutte consentito lo svolgimento di eventi sin dallo stesso mese di giugno fornendo un importante segnale ai settori interessati; nel prorogare il divieto di cui alla citata lettera v) , non è stata indicata alcuna data futura in cui tale attività possa riprendere; tale divieto rappresenta una grossa limitazione per il settore medico-scientifico, in quanto: restringe la possibilità di un completo aggiornamento professionale degli operatori sanitari in un momento in cui la formazione è elemento fondamentale per fronteggiare l'emergenza sanitaria e rallenta l'attività di divulgazione della ricerca scientifica, che trova in ambito congressuale il suo sbocco naturale e tradizionale; appare in contraddizione con l'autorizzazione allo svolgimento di eventi e manifestazioni di altro genere e di portata anche più ampia, considerando che il settore medico-scientifico è contraddistinto da standard organizzativi di qualità assoluta nel rispetto delle norme di sicurezza sanitaria; le varie forme di aggiornamento a distanza non possono essere in alcun modo sostitutive ma solo integrative della formazione in presenza; gran parte degli operatori sanitari è favorevole alla ripresa immediata degli eventi in presenza; preso atto della proroga sino al 15 ottobre 2020 dello stato di emergenza, si chiede di sapere se, alla luce delle problematiche esposte e della presenza di protocolli di sicurezza ormai consolidati, non si ritenga urgente autorizzare quanto prima la ripresa delle attività formative in presenza per il personale sanitario che ben conosce le norme e le misure per limitare le possibilità di contagio. Atto n. 4-03951 BERNINI GASPARRI AIMI BARBONI Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: l'articolo 103, rubricato "Obblighi conseguenti alla cessazione della circolazione dei veicoli a motore e dei rimorchi", del nuovo codice della strada di cui al decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, e successive modifiche, dispone che "Per esportare definitivamente all'estero autoveicoli, motoveicoli o rimorchi, l'intestatario o l'avente titolo chiede all'ufficio competente del Dipartimento per i trasporti, la navigazione, gli affari generali e del personale la cancellazione dall'archivio nazionale dei veicoli e dal PRA, restituendo le relative targhe e la carta di circolazione, secondo le procedure stabilite dal Dipartimento stesso nel rispetto delle vigenti norme comunitarie in materia. La cancellazione è disposta a condizione che il veicolo sia stato sottoposto a revisione, con esito positivo, in data non anteriore a sei mesi rispetto alla data di richiesta di cancellazione. Per raggiungere i transiti di confine per l'esportazione il veicolo cancellato può circolare su strada solo se munito del foglio di via e della targa provvisoria prevista dall'articolo 99"; la direttiva comunitaria 96/96/CEE, all'articolo 80 indica i termini di scadenza delle revisioni individuando le categorie di veicoli e la periodicità del controllo tecnico "revisione"; devono inoltre essere sottoposti a revisione con periodicità annuale i mezzi da noleggio con conducente, le ambulanze, i taxi, i veicoli atipici, autocarri con massa massima superiore ai 35 quintali e rimorchi con massa massima superiore ai 35 quintali; a seguito dell'emergenza epidemiologica da COVID-19, le prenotazioni per le revisioni dei veicoli superiori a 35 quintali sono state prorogate al 31 ottobre 2020; gli stessi veicoli potranno circolare diversi mesi in Italia e in Europa ma in caso di esportazione all'estero dovranno necessariamente essere sottoposti a revisione; tale situazione induce molti esportatori ad escludere l'Italia a orientarsi per gli acquisti verso altri Paesi europei come il Belgio, la Spagna, la Germania, l'Olanda, la Francia dove il vincolo della revisione periodica non è così stringente; oltre ai costi già molto elevati di esportazione (basti pensare che in Olanda per spedire un trattore autocarro in Africa si spendono circa 1.300 euro mentre da Genova se ne spendono almeno il doppio), molte imprese sono costrette a fare i conti con questo fardello burocratico che sta inevitabilmente creando una concorrenza sleale all'interno dei Paesi europei, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti e quali siano le motivazioni tecniche che vincolano le aziende esportatrici ad effettuare la revisione con una periodicità difforme rispetto ad altri Paesi UE; se non ritenga di adoperarsi per sanare tale incresciosa situazione che sta compromettendo il lavoro di moltissime aziende italiane già provate dalle conseguenze del COVID-19. Atto n. 4-03952 ERRANI DE PETRIS Al Ministro dell'istruzione Premesso che: l'ordinanza ministeriale n. 60 del 10 luglio 2020 regolamenta l'istituzione delle graduatorie provinciali per le supplenze e l'aggiornamento di quelle d'istituto per il biennio 2020/2021 e 2021/2022; gli aspiranti hanno potuto presentare la domanda a partire dal 22 luglio, fino al 6 agosto 2020; sono emersi nelle settimane passate problemi tecnici relativi all'accessibilità della procedura informatica di presentazione della domanda con molti docenti che non riescono a caricarla correttamente; considerato che, a parere degli interroganti, la richiesta dei 24 crediti formativi universitari per gli insegnanti risulta incoerente rispetto anche al concorso ordinario in cui non erano richiesti; i cambiamenti apportati alla valutazione dei titoli culturali avrebbe potuto essere non retroattiva e fare salvi coloro che ad oggi avevano già acquisito titoli che nel precedente triennio erano valutati in modo diverso; ritenuto che i tempi sono stati troppi ristretti per la presentazione delle domande, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo, per evitare possibili ingiustizie, non ritenga necessario intervenire al fine di correggere alcune incongruenze e non intenda altresì prevedere una proroga dei termini di scadenza previsti. Atto n. 4-03953 DE VECCHIS Al Ministro dell'interno Premesso che: sembra che presso la struttura extra alberghiera "Antinium" a Civita D'Antino (L'Aquila), attualmente impiegata come struttura di accoglienza per migranti, stiano per essere trasferite altre 20 persone e questo sta generando fra cittadini e amministratori forti preoccupazioni legate all'attuale situazione sanitaria; il Comune ha inviato una nota ufficiale al Ministero dell'interno per precisare che risultano già presenti 30 ospiti presso il centro di accoglienza e che la struttura può ospitare un massimo di 40 persone, sollevando quindi un problema concreto riguardo all'impossibilità di assicurare il rispetto delle norme igienico-sanitarie e tantomeno di rispettare, in base agli spazi esistenti, l'isolamento dell'ultimo gruppo arrivato; la proroga dello stato di emergenza fa presumere che il Governo sia preoccupato per la possibilità di accrescimento del numero dei contagi eppure le politiche portate avanti in materia di gestione dell'accoglienza non garantiscono affatto la tutela della salute pubblica, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo non ritenga importante rassicurare l'amministrazione comunale e i cittadini di Civita D'Antino, smentendo la notizia secondo cui 20 migranti sarebbero in procinto di essere trasferiti nella struttura Antinium, confermando quindi che non verrà aumentato il numero di persone oggi ospitate nel centro; in caso fosse previsto l'arrivo di ulteriori migranti presso la struttura Antinium, comunque nel rispetto del numero massimo di 40 consentito dalle condizioni strutturali del centro di accoglienza, se non ritenga fondamentale intraprendere preventivamente un confronto con l'amministrazione comunale per informarla circa i Paesi di origine dei migranti e le loro condizioni di salute, accertate attraverso esami o tamponi. Atto n. 4-03954 DE POLI Ai Ministri della salute, del lavoro e delle politiche sociali e delle politiche agricole alimentari e forestali Premesso che: con ordinanza del 24 luglio 2020, recante "Ulteriori misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell'emergenza epidemiologica da COVID-19", il Ministro della salute, allo scopo di contrastare e contenere la diffusione del COVID-19, ha imposto "alle persone che intendono fare ingresso nel territorio nazionale e che nei quattordici giorni antecedenti hanno soggiornato o transitato in Bulgaria o in Romania, l'obbligo di sorveglianza sanitaria e isolamento fiduciario, con le modalità di cui agli articoli 4 e 5 del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 11 giugno 2020, come prorogato dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 14 luglio 2020"; vista l'evoluzione del quadro epidemiologico, è stata firmata un'ulteriore ordinanza, prolungando le misure restrittive per chi proviene dalla Romania e Bulgaria; le organizzazioni Confagricoltura, Coldiretti, CIA e Copagri, a nome dei lori iscritti, nel denunciare come le nuove restrizioni relative al movimento dei lavoratori provenienti dall'Europa orientale metterebbero a rischio l'intero comparto agricolo (ogni anno dalla Romania arrivano 100.000 lavoratori, 10.000 dalla Bulgaria), chiedono un confronto allo scopo di prevedere misure alternative come l'effettuazione di tamponi entro 24 ore dall'arrivo del lavoratore o durante le visite prima dell'assunzione; il Veneto risulta essere la prima regione italiana per l'esportazione di vino e quarta potenza mondiale dopo Francia, Italia e Spagna, si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo non reputino improrogabile un confronto con le organizzazioni del comparto agricolo al fine di adottare misure idonee a garantire sia la sicurezza sanitaria che la reperibilità di manodopera qualificata considerando, eventualmente, anche una revisione dello strumento del voucher , per venire incontro alle pressanti richieste degli agricoltori in un particolare momento di fragilità economica. Atto n. 4-03955 DE BONIS Al Ministro dell'interno Premesso che: l'interrogante ha appreso da organi di stampa del trasferimento di 100 migranti tunisini da Porto Empedocle (Agrigento) ad una struttura alle porte di Ferrandina (Matera) per il periodo della quarantena; sul tema degli arrivi in Basilicata, ultimamente l'interrogante ha presentato un atto di sindacato ispettivo ai ministri Lamorgese e Speranza (4-03925), per sapere come intendano gestire i 36 casi di COVID-19 registrati tra i migranti arrivati a Potenza e Irsina da Lampedusa; l'arrivo a Ferrandina per la quarantena di 100 migranti provenienti da Porto Empedocle determina una certa preoccupazione tra gli abitanti e, pur essendo rassicuranti le notizie sulla negatività dei tamponi di queste persone, sarebbe opportuno che il sindaco di Ferrandina, massima autorità sanitaria, esigesse una controprova; si apprende che la struttura in cui dovrebbero essere ospitati i migranti può accogliere al massimo 50-60 persone e, pertanto, non potrebbero essere rispettate le regole obbligatorie di distanziamento sociale; inoltre, il centro è chiuso da un anno e dunque sorgono seri dubbi sulla sua capacità di adempiere alle norme igienico-sanitarie e di sicurezza. Fatto ancor più preoccupante, è che si trova nei pressi di una stazione che serve moltissimi cittadini materani e lucani, il che creerebbe una promiscuità inaccettabile; occorre che vengano messe a disposizione altre strutture sanitarie militari per monitorare queste persone e garantire che la quarantena si svolga in piena sicurezza; ciò è stato fatto con l'arrivo dei migranti nel centro di accoglienza di Potenza, ma non in quello di Irsina. Invece andrebbe fatto in tutti i casi, anche in quest'ultimo di Ferrandina, perché non si può permettere che una regione che fino a ieri non contava nessun contagio, grazie ai sacrifici dei cittadini lucani, diventi terra di focolai; nella gestione dei flussi migratori va posta la massima attenzione all'aspetto della sicurezza, rafforzando i controlli sanitari e predisponendo adeguate misure in strutture specifiche proprio a tal fine. Se il soccorso è un dovere morale, lo è anche garantire la salute dei propri cittadini, si chiede di sapere: in che modo il Ministro in indirizzo intenda organizzare l'accoglienza dei migranti a Ferrandina perché venga garantita la più adeguata sistemazione; se non ritenga utile mettere a disposizione altre strutture sanitarie militari per monitorare queste persone e garantire che la quarantena venga svolta in piena sicurezza. Atto n. 4-03956 BOTTO MANTOVANI ANGRISANI PAVANELLI L'ABBATE LANNUTTI PIARULLI Ai Ministri dello sviluppo economico e dell'economia e delle finanze Premesso che: gli effetti economici e sociali determinati dalla pandemia da COVID-19 hanno indebolito l'attività produttiva e il mercato del lavoro, compromettendo le prospettive economiche almeno per il medio periodo, a causa dell'elevato grado d'incertezza e di sfiducia da parte delle famiglie e delle imprese, provocato dallo shock congiunto di domanda e offerta legato al blocco delle attività per l'emergenza sanitaria, che ha prodotto una revisione al ribasso di 8,6 punti del PIL nel 2020, unitamente ad una riduzione di accesso al credito da parte del sistema bancario; sono state molte le misure tempestive e di carattere straordinario, adottate dal Governo, per far fronte alla situazione eccezionale che ha condizionato (oltre alla vita quotidiana dell'intera comunità nazionale) l'andamento dei conti pubblici, attraverso l'autorizzazione da parte del Parlamento allo scostamento di bilancio necessario a fronteggiare l'emergenza epidemiologica: dal decreto "cura Italia", agli interventi disposti sul decreto "liquidità", all'ultimo decreto "rilancio", sono stati previsti interventi immediati e poderosi a sostegno di ogni segmento economico del sistema Paese, con il duplice obiettivo di affrontare una crisi senza precedenti e il rafforzamento delle misure già predisposte, in grado di fornire stimoli e mettere in campo interventi necessari per la ripresa del Paese; gli strumenti previsti dal decreto-legge 8 aprile 2020, n. 23, decreto "liquidità", che all'articolo 13 ha disposto fino al 31 dicembre 2020 un potenziamento e un'estensione dell'intervento del fondo di garanzia per le piccole e medie imprese, in deroga alla disciplina ordinaria, sono stati ulteriormente rafforzati (anche alla luce dell'intervenuta nuova disciplina sugli aiuti di Stato) attraverso l'articolo 31 del decreto "rilancio", che ha rifinanziato il medesimo fondo, incrementandolo di 3.950 milioni di euro in favore delle piccole e medie imprese, attraverso una serie di articolate misure agevolative, garantite dallo Stato; all'interno di tale quadro normativo, il fondo garanzia per il credito alle piccole e medie imprese dedicato all'imprenditoria femminile (istituito con la convenzione del 14 marzo 2013 tra il Dipartimento per le pari opportunità della Presidenza del Consiglio dei ministri, il Ministero dello sviluppo economico e il Ministero dell'economia e delle finanze), costituito in una sezione speciale (attraverso la compartecipazione delle coperture del rischio sulle operazioni di garanzia concesse a favore delle imprese femminili e delle professioniste e incrementato di 5 milioni euro dal decreto "cura Italia"), rappresenta uno strumento utile e indispensabile per sostenere l'attività produttiva delle imprese femminili e delle professioniste (in particolare nell'attuale fase emergenziale legata alla pandemia) in grado di agevolare le procedure di erogazione del credito, garantendo maggiore liquidità, anche in relazione alle facilitazioni previste per la concessione della garanzia, nonché per la priorità di istruttoria e di delibera; a tal fine, l'introduzione di ulteriori misure di sostegno, finalizzate a sostenere il tessuto produttivo italiano delle piccole e medie imprese in generale e dell'imprenditoria femminile in particolare, di fronte ad un evento imprevedibile e drammatico dal punto vista socioecomico, rappresenta, a giudizio degli interroganti, una sfida cruciale per la tenuta del sistema Paese; la necessità di potenziare gli interventi in favore delle micro, piccole e medie imprese iscritte al registro delle imprese, che rientrino nella definizione di impresa femminile di cui all'articolo 2, comma 1, lettera a) , della legge 25 febbraio 1992, n. 215, incrementando ulteriormente le risorse già previste per la garanzia statale a copertura di operazioni finanziarie finalizzate all'attività di impresa o alla libera professione, rappresenta pertanto una decisione normativa indispensabile e condivisibile, in grado di sostenere i settori produttivi più colpiti, garantendo maggiore liquidità e alimentando al contempo i segnali di fiducia e di maggior ottimismo per una ripresa economica stabile e duratura, terminata l'emergenza sanitaria, si chiede di sapere: quali valutazioni i Ministri in indirizzo intendano esprimere con riferimento a quanto esposto; se condividano le osservazioni richiamate, in relazione alla necessità di incrementare gli interventi in favore delle piccole e medie imprese iscritte al registro delle imprese, che rientrino nella definizione di impresa femminile; quali iniziative intendano intraprendere, nell'ambito dei prossimi provvedimenti, al fine di rafforzare il fondo di garanzia delle piccole e medie imprese, per la concessione di agevolazioni nella forma di garanzia diretta, cogaranzia e di controgaranzia in favore delle imprese femminili e delle professioniste e sostenere tale importante settore produttivo completando pertanto il quadro degli interventi già predisposti, per facilitare l'accesso al credito agevolato garantendo al contempo maggiore liquidità finanziaria, ed evitare che un numero considerevole di imprese femminili possa uscire dal mercato. Atto n. 4-03957 PARAGONE Al Presidente del Consiglio dei ministri Premesso che: nel mese di aprile la fondazione Einaudi ha avanzato istanza per ottenere l'accesso agli atti del comitato tecnico scientifico sulla base dei quali il Governo, nella fase del lockdown , adottò i decreti del Presidente del Consiglio dei ministri per fronteggiare l'emergenza da coronavirus finendo per limitare, di fatto, le libertà individuali costituzionalmente sancite. L'istanza è stata avanzata direttamente al Dipartimento della protezione civile presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, che il 4 maggio ne ha negato l'accesso; in seguito al ricorso della fondazione Einaudi, il 23 luglio il Tar Lazio ha sancito l'accesso ai documenti stabilendone la pubblicazione entro il termine di 30 giorni; il 31 luglio il Consiglio di Stato, con un decreto cautelare monocratico, ha sospeso l'effetto della sentenza del Tar a seguito del ricorso avanzato dal Governo tramite l'Avvocatura dello Stato per danno all'ordine pubblico e la sicurezza "sia in relazione alle valutazioni tecniche che agli indirizzi generali dell'organo tecnico", facendo riferimento, sempre nella memoria difensiva dell'Avvocatura, "all'allarme sociale ingenerato dall'allora paventata chiusura delle scuole", oltre alla previsione di limiti ai trasferimenti nel territorio nazionale e alle problematiche derivate dalla decisione di creare una "zona rossa" in alcune regioni del Nord Italia, proprio in seguito della diffusione di alcune valutazioni del medesimo comitato; considerato che: il presidente della terza sezione del Consiglio di Stato, Franco Frattini, ha ritenuto di dover demandare la decisione cautelare al collegio, fissando la camera di consiglio per il prossimo 10 settembre, per non pregiudicare definitivamente l'interesse dell'amministrazione contraria all'ostensione degli atti in attesa della decisione del collegio, vista la materia "meritevole di approfondimento" giuridico; nel decreto monocratico si rileva che tali verbali "hanno costituito il presupposto per l'adozione di misure volte a comprimere fortemente diritti individuali dei cittadini, costituzionalmente tutelati ma non contengono elementi o dati che la stessa appellante abbia motivatamente indicato come segreti" e che "le valutazioni tecnico-scientifiche si riferiscono a periodi temporali pressoché del tutto superati" e che "la stessa Amministrazione, riservandosi una volontaria ostensione fa comprendere di non ritenere in esse insiti elementi di speciale segretezza da opporre agli stessi cittadini", pertanto "non si comprende, proprio per la assoluta eccezionalità di tali atti" perché debbano essere inclusi "nel novero di quelli sottratti alla generale regola di trasparenza e conoscibilità da parte dei cittadini, giacché la recente normativa, ribattezzata 'freedom of information act' sul modello americano, prevede come regola l'accesso civico" e come eccezione la non accessibilità, si chiede di sapere: quali siano i problemi di ordine pubblico che potrebbero emergere dalla pubblicazione degli atti, considerato che essi rappresenterebbero le valutazioni scientifiche di cui il Governo si è avvalso nella gestione dell'emergenza; per quale ragione il Governo si opponga alla sentenza del Tar Lazio se ritiene di aver agito nel preminente interesse nazionale, non contravvenendo a diritti sanciti dalla Costituzione. Atto n. 4-03958 PARAGONE Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e dello sviluppo economico Premesso che: a distanza di 5 mesi dall'inizio della fase del lockdown , dovuta alla diffusione del contagio da coronavirus, si registrano ancora ritardi nell'erogazione della cassa integrazione per i lavoratori che abbiano perso il proprio impiego o subito una contrazione delle ore lavorative: una situazione deprecabile che non tiene conto delle difficoltà già preesistenti nel tessuto produttivo italiano, provato da una lunga crisi economica; le attuali tempistiche non appaiono né ragionevoli né rispettose delle impellenti necessità di chi da mesi è senza stipendio; atteso che: numerosi lavoratori fiorentini del settore della moda e della pelle denunciano inammissibili e dolorosi ritardi nel pagamento della cassa integrazione, tanto da aver lanciato un pubblico appello alle forze politiche affinché intervengano per risolvere la questione; diversi altri lavoratori fiorentini dei comparti più disparati lamentano pagamenti ritardati o non continuativi dell'integrazione al salario; considerato che la notizia dei ritardi nei pagamenti della cassa integrazione da parte dell'INPS, dopo essere stata, nei mesi scorsi, oggetto di attenzione da parte dell'opinione pubblica e della stampa ed aver visto l'intervento diretto del Presidente del Consiglio dei ministri presso l'ente di previdenza, sembra essere ora dimenticata dal Governo, si chiede di sapere: quali azioni siano state intraprese per evitare i denunciati continui ritardi nell'erogazione della cassa integrazione guadagni; quanti siano i lavoratori che, nella provincia di Firenze e in generale sul territorio nazionale, non abbiano ricevuto e non ricevano con regolarità i pagamenti; se le risorse allocate per la cassa integrazione siano sufficienti a coprire l'effettiva straordinaria domanda ingenerata dell'epidemia legata al coronavirus. Atto n. 4-03959 MARTELLI Al Presidente del Consiglio dei ministri Premesso che: ai sensi dell'art. 16 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea (ex art. 286 del Trattato che istituisce la Comunità economica europea) "Ogni persona ha diritto alla protezione dei dati di carattere personale che la riguardano" e "il rispetto di tali norme è soggetto al controllo di autorità indipendenti"; ai sensi dell'art. 8 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo "Ogni persona ha diritto al rispetto della propria vita privata e familiare, del proprio domicilio e della propria corrispondenza. Non può esservi ingerenza di una autorità pubblica nell'esercizio di tale diritto a meno che tale ingerenza sia prevista dalla legge e costituisca una misura che è necessaria (...) alla protezione della salute"; ai sensi dell'art. 51 del regolamento generale della protezione dei dati n. 2016/679 "Ogni Stato membro dispone che una o più autorità pubbliche indipendenti siano incaricate di controllare l'applicazione del presente regolamento al fine di tutelate i diritti e le libertà fondamentali delle persone fisiche con riguardo al trattamento e di agevolare la libera circolazione dei dati personali all'interno dell'Unione"; come in tutti gli Stati dell'Unione europea, in Italia è stata istituita un'autorità garante per la protezione dei dati personali, più comunemente conosciuta come garante della privacy , che in qualità di autorità amministrativa indipendente ha l'obiettivo di assicurare e tutelare il trattamento dei dati personali da parte di terze parti, siano esse enti pubblici o istituzioni private; il regolamento europeo sulla protezione dei dati n. 2016/679, quale norma sovraordinata direttamente applicabile, stabilisce che i compiti ed i poteri delle autorità di controllo nazionali non sono condizionabili in nessun modo dal legislatore nazionale; l'attuale collegio dell'autorità garante per la protezione dei dati personali è stato eletto dal Parlamento della Repubblica italiana il 6 giugno 2012 con durata settennale, ai sensi dell'art. 153, comma 2, del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196 (codice in materia di protezione dei dati personali); scaduto il mandato del collegio in data 6 giugno 2019, il Governo con decreto-legge 7 agosto 2019, n. 75, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 ottobre 2019, n. 107, ha disposto la proroga del mandato, specificando che "Il Presidente e i componenti del Collegio del Garante per la protezione dei dati personali continuano ad esercitare le proprie funzioni limitatamente agli atti di ordinaria amministrazione e a quelli indifferibili e urgenti"; il giorno stesso in cui terminava la seconda proroga è entrato in vigore il decreto "milleproroghe" (decreto-legge 30 dicembre 2019, n. 162), che, all'articolo 2, comma 2, ha ulteriormente posticipato la fine del mandato al 31 marzo 2020, modificando a sua volta la disposizione della legge n. 107 del 2019: terza estensione della proroga; con l'entrata in vigore del decreto-legge n. 75 del 2019, il collegio dell'autorità ha potuto esercitare, in regime di proroga, soltanto gli atti di ordinaria amministrazione, comportando con ciò una compressione delle funzioni consultive ed interpretative di tutela assegnate dal diritto europeo alle autorità di controllo di ciascuno Stato membro; soltanto successivamente il Governo mediante l'emanazione del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 aprile 2020, n. 27, ha soppresso la parte dell'art. 1, comma 1, del decreto-legge n. 75 del 2019 con la quale si prevedeva che il garante nazionale potesse "esercitare le proprie funzioni, limitatamente agli atti di ordinaria amministrazione e a quelli indifferibili e urgenti"; considerato che, a giudizio dell'interrogante: il Governo, in regime di proroga, ha continuato "indisturbato" ad esercitare le proprie funzioni attraverso atti (decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, atti amministrativi incostituzionali), senza consultare il garante, che nel pieno delle funzioni avrebbe potuto imporre maggiore cautela nel trattamento dei dati personali nonché disposto obblighi di trasparenza ed informazione preventiva; la prorogatio è un istituto del tutto straordinario che vale a porre il Paese al riparo da pericolosi ed insostenibili vuoti di potere laddove, per ragioni del tutto straordinarie, il Governo ed il Parlamento non riescano a nominare i nuovi membri e il presidente delle autorità garanti in tempo utile; alla data di scadenza (giugno 2019) del mandato conferito all'autorità garante non vi erano ragioni straordinarie tali da giustificare l'utilizzo dell'istituto della prorogatio da parte del Governo e del Parlamento, si chiede di sapere: quali siano i criteri giustificativi e persino legittimanti che hanno spinto il Governo a violare la richiamata normativa sovranazionale, esponendo il Paese a possibili contestazioni da parte dell'Unione europea, il cui ordinamento impone il costante funzionamento "a pieno regime" dell'autorità garante della protezione dei dati personali nonché a violare l'art. 8.3 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea relativamente alla tutela delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonché alla libera circolazione di tali dati, secondo il principio di lealtà; quali iniziative il Governo intenda porre in essere per evitare che attività di normazione primaria trasformino, come nel caso dell'autorità garante, una prorogatio de facto in proroga ex lege , eludendo le norme che disciplinano l'ordinamento di un organo di riconosciuta peculiarità, data l'infungibilità della sua azione di legittimazione sovranazionale, di indipendenza dagli altri poteri dello Stato, il cui operato deve e può dirsi a funzionamento continuato e non convocato di volta in volta; quali azioni intenda avviare per evitare possibili indiscriminate paralisi e depotenziamenti degli organi amministrativi indipendenti, la cui legittimazione soggiace alla propria autonomia, essendo il garante un organo distaccato dalle contingenze politiche, indipendente e sciolto da qualsiasi collegamento con gli elettori dei propri membri e libero da qualsiasi circuito di rappresentatività politica. Atto n. 4-03960 DE BONIS Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Premesso che: l'interrogante apprende che con gara d'appalto del 3 luglio 2020 (codice di gara 2600452), AGEA regalerà poco meno di 8 milioni di euro agli imbottigliatori oleari italiani; la gara d'appalto, infatti, prevede l'acquisto da parte dello Stato italiano di olio extravergine di oliva in bottiglie da litro, da assegnare agli indigenti per un totale di 7 milioni 980.000 euro, al ribasso a partire da una base d'asta di 3,2 euro al litro; come è noto, un buon olio extravergine d'oliva non va sotto i 5 euro al litro; la medesima gara nulla dispone in ordine alla provenienza dell'olio, pertanto l'interrogante ritiene che, in assenza di certezze sull'origine e sulla salubrità di questi oli, vi sarebbe ragione fondata che si tratti di un finanziamento occulto agli imbottigliatori (molti dei quali multinazionali presenti sul territorio italiano, le cui società hanno sede in paradisi fiscali) che mescolano l'olio italiano con altri oli stranieri; AGEA ha messo a gara l'acquisto di extravergine a meno di 3 euro. Si tratta di uno schiaffo alla filiera italiana, che adesso rischia di restare con i depositi pieni; considerato che: al fine di tutelare la salute dei consumatori sarebbe opportuno provvedere ad analizzare la salubrità dell'olio EVO di cui alla gara di appalto, in riferimento anche alla presenza dei residui fissi derivanti dai trattamenti fitosanitari (glifosato, dimetoato, tiofanato-metile, eccetera), di cui si fa eccessivo uso, e, se già essi in Italia sfuggono ai controlli, nei Paesi UE ed extra UE detti controlli talvolta sono del tutto assenti; a tal proposito, si rammenta che la spettroscopia di risonanza magnetica nucleare (NMR) è uno strumento molto efficace ed ormai sempre più utilizzato nell'analisi degli alimenti; in particolare, l'analisi NMR al protone consente di avere informazioni sia sui componenti minoritari di un olio (aldeidi, terpeni, steroli) che sui suoi componenti maggioritari (acidi grassi); l'analisi NMR al carbonio-13 consente invece di avere informazioni sulle catene grasse e sulla loro distribuzione sul glicerolo. La spettroscopia NMR insieme ad una appropriata analisi statistica ha consentito di caratterizzare gli oli in base alla loro provenienza geografica ed in base alla cultivar ed ha inoltre permesso di studiare l'influenza di alcuni fattori agronomici quali l'altitudine e l'irrigazione sulla loro composizione chimica, si chiede di sapere: quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda intraprendere per tutelare il made in Italy del settore olivicolo; come si sia orientata AGEA verso questa gara al ribasso, di prezzo e di qualità del prodotto; se si intenda promuovere la spettroscopia di risonanza magnetica nucleare per analizzare l'olio EVO che sarà acquistato con il bando. Atto n. 4-03961 MODENA Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: le associazioni sindacali dei commercialisti ADC, AIDC, ANC, UNAGRACO, UNGDCEC, con il sostegno del consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili, hanno comunicato, con una nota congiunta, l'intenzione di sollevare il dubbio di legittimità costituzionale per l'esclusione della categoria dei professionisti dalla possibilità di richiedere i finanziamenti a fondo perduto, di cui all'articolo 25 del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 luglio 2020, n. 77, detto decreto rilancio; è stata messa in risalto la mancanza di considerazione del ruolo fondamentale svolto dai liberi professionisti, di supporto e congiunzione tra i cittadini e lo Stato negli ultimi mesi di grave crisi economica, nonostante lo stesso ruolo sia loro imposto dalla pregnante normativa fiscale e tributaria; il comma 2 del suddetto articolo 25 stabilisce che: "il contributo non spetta (...) ai lavoratori dipendenti e ai professionisti iscritti agli enti di diritto privato di previdenza obbligatoria di cui ai decreti legislativi 30 giugno 1994, n. 509, e 10 febbraio 1996, n. 103"; l'obiettivo del ricorso è quello di sollevare il dubbio di legittimità costituzionale sull'esclusione dei liberi professionisti; si legge infatti nel comunicato stampa congiunto: "Un atto doveroso a tutela dei commercialisti e di tutte le professioni ordinistiche arbitrariamente estromesse dagli aiuti che lo Stato ha erogato a sostegno dell'economia nazionale, contribuendo ad una inutile tensione nel rapporto tra Governo ed una parte importante del Paese: i liberi professionisti"; la questione dell'esclusione dei professionisti è stata sollevata fin dall'inizio della pandemia, in sede di equiparazione con le micro, piccole e medie imprese per gli stanziamenti dei fondi europei, vista la raccomandazione della Commissione europea n. 2003/361/CE del 6 maggio 2003, l'articolo 2, punto 28, del regolamento (UE) n. 1303/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 dicembre 2013 e le linee d'azione per le libere professioni del piano d'azione imprenditorialità 2020, si chiede di sapere quali provvedimenti urgenti e tempestivi il Ministro in indirizzo intenda adottare per riconoscere il ruolo dei professionisti di fulcro nel rapporto tra Stato e contribuenti, nonché rispondere alle numerose richieste di carattere istituzionale rimaste fino ad oggi inevase. Atto n. 4-03962 DAMIANI Al Ministro dell'interno Premesso che: ultimamente nel territorio delle province di Bari e di Barletta-Andria-Trani, si sono succeduti numerosi episodi di furti riguardanti attrezzi agricoli; in particolare, nei territori di Trani, Terlizzi, Bitonto e Corato ma anche Andria, Barletta, San Ferdinando e Trinitapoli le numerose aziende agricole presenti hanno dovuto denunciare alle forze dell'ordine il furto di strumenti da lavoro, nonché la vandalizzazione di capannoni e furti di uva da tavola; i ripetuti furti di attrezzi agricoli di elevato costo, oltre a causare un danno economico immediato, generano pesanti danni per l'intera attività agricola; i dati sono sconfortanti e già nel 2018 le associazioni di categoria avevano stimato in circa 300 milioni di euro i danni da furto di mezzi agricoli; tale situazione, più che da sporadici episodi di malviventi occasionali, sembrerebbe essere opera di una vera e propria organizzazione; sarebbe in uso, infatti, non solo la circostanza della ricettazione, ma anche quella della richiesta di riscatto; atteso che l'encomiabile ausilio delle guardie rurali campestri del territorio pugliese non è più sufficiente, visto il protocollo interforze che la Prefettura di Barletta-Andria-Trani ha già attivato con i consorzi agricoli nel dicembre 2019, è necessario andare oltre lo sviluppo di queste iniziative, si chiede di sapere: come il Ministro in indirizzo intenda affrontare la questione, attesa la gravità e le conseguenze di simili condotte; come intenda adeguare la sicurezza dei luoghi più isolati, ponendo in essere le condizioni per una maggiore tutela delle vie di comunicazione; se non intenda incrementare la dotazione di uomini e mezzi in quella particolare area della Puglia; se non intenda istituire un tavolo tecnico di concerto col Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali al fine di predisporre misure adeguate anche individuando un pacchetto normativo ad hoc che funga da deterrente per le organizzazioni criminali. Atto n. 4-03963 LANNUTTI PRESUTTO MARINELLO VANIN MANTOVANI TRENTACOSTE ACCOTO Ai Ministri della salute e degli affari esteri e della cooperazione internazionale Premesso che: l'Organizzazione mondiale della sanità è finanziata da fondi volontari. Nessun Paese ha obblighi di sottoscrizioni di budget e sceglie liberamente l'ammontare della cifra da erogare; dal 2010 l'OMS è finanziata solo parzialmente da fondi pubblici, provenienti dagli Stati. Oltre il 50 per cento del suo budget proviene da singoli filantropi o da aziende farmaceutiche; come ha raccontato il libro "Protocollo contagio", scritto da Franco Fracassi, l'OMS non può disporre liberamente della parte preponderante dei fondi messi a budget . I soldi che arrivano dai privati vengono legati a progetti specifici, scelti dai donatori stessi. In pratica, "i donatori finanziano l'Oms giusto per far apporre il suo logo prestigioso a legittimazione dei loro stessi progetti. Progetti che non sempre collimano con la pianificazione dell'Organizzazione, né con le esigenze prioritarie dell'agenda internazionale della salute"; Jean-Marie Kindermans, presidente dell'Agenzia europea per lo sviluppo e la sanità, ha affermato: "Se c'è un vero problema all'Oms riguarda il modo in cui vengono destinate le risorse e la scelta delle priorità. Oramai vincolate e costrette a dipendere dalle logiche del complesso della filantropia capitalista, diverse da quelle di chi dovrebbe combattere per la salute pubblica globale"; poche aziende finanziano l'OMS per poi veder ritornare a casa i soldi stanziati moltiplicati per 10 o per 100. Campagne eterodirette, senza avere alla base nessun principio di efficienza ed efficacia: "Il mio budget viene indirizzato verso quelli che io chiamo interessi dei donatori. Non ho alternative", ha dichiarato Margaret Chan, ex presidente dell'OMS; German Velasquez, ex direttore del programma sui farmaci per l'OMS: "L'Oms negli ultimi vent'anni è stata privatizzata, facendo un grande favore a Big Pharma e alla grande Finanza. L'operazione l'ha completata la direttrice Margaret Chan durante il suo mandato"; Antoine Flahault, direttore dell'Istituto di sanità globale della facoltà di Medicina dell'università di Ginevra: "I finanziamenti privati impongono ai Paesi destinatari degli aiuti prezzi artificiosamente gonfiati per i vaccini, che finiscono per alimentare regalie a multinazionali come Bayer e Novartis. Oramai l'Oms è costretta a tenere conto di quello che Gates ritiene prioritario"; considerato che: la pandemia di COVID-19 ha fatto comprendere quanto sia importante il ruolo dell'Organizzazione mondiale della sanità per la sicurezza di tutti; la pandemia di COVID-19 ha mostrato quali danni abbiano portato politiche sbagliate da parte dell'OMS e decisioni prese dall'Organizzazione sulla base di scelte derivate dal peso dei finanziatori e non dal benessere globale; considerato inoltre che, a quanto risulta agli interroganti: l'Italia contribuisce al bilancio dell'OMS erogando 13 milioni di euro all'anno, meno di quanto viene speso dal nostro Paese per le spese di rappresentanza delle nostre ambasciate; invece di rafforzare la quota pubblica all'interno del budget dell'OMS l'emergenza COVID-19 ha portato ad una sostanziale diminuzione dei fondi statali, dopo il ritiro degli Stati Uniti deciso dal presidente Donald Trump, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano al corrente dei fatti; se non pensino di dover incrementare sostanzialmente il contributo italiano all'OMS e il conseguente peso nelle sue decisioni; se non ritengano di doversi impegnare per promuovere una riforma dell'OMS, eliminando i fondi privati e ripubblicizzando l'Organizzazione, mettendo nuovamente il bene pubblico al centro della politica sanitaria mondiale. Atto n. 4-03964 BONINO Ai Ministri delle infrastrutture e dei trasporti e della giustizia Premesso che: esistono molti casi di incidenti automobilistici che hanno avuto gravi conseguenze fisiche e psichiche per coloro che ne sono stati vittime incolpevoli e che sono stati solo in parte coperti da massimali largamente insufficienti a risarcire i danni subiti da parte delle compagnie assicurative; accade, ed è accaduto più volte, che, dati i tempi della giustizia italiana, dopo molti anni le corti di giustizia liquidino risarcimenti fino a 4 o 5 volte superiori al massimale liquidato dalla compagnia di assicurazione del danneggiante e che il danneggiato non abbia la possibilità di rivalersi né nei confronti del responsabile dell'incidente, né nei confronti della sua assicurazione, tutelata dal massimale insufficiente. In molti di questi casi chi dovrebbe beneficiare di queste sentenze definitive non può avvalersi di alcun meccanismo compensativo: non può ricorrere ai fondi di garanzia previsti dai contratti di riassicurazione che tutelano soprattutto le società assicurative né agli interventi previsti per le vittime di incidenti stradali, come stabilito ai sensi del fondo di garanzia per le vittime della strada, istituito con legge n. 990 del 1969 (abrogata con l'entrata in vigore del codice delle assicurazioni private, decreto legislativo n. 209 del 2005), operativo dal 12 giugno 1971, le cui fattispecie sono circoscritte a quanto disciplinato ai sensi dell'art. 286 del citato codice, si chiede di sapere, di fronte all'ingiustizia determinata da queste situazioni, se i Ministri in indirizzo non ritengano di intervenire con urgenza per valutare l'opportunità dell'istituzione di un fondo di garanzia da prevedere per questi casi estremi, che possa, anche retroattivamente, indennizzare il danneggiato o la sua famiglia nel caso in cui la corte di giustizia adita stabilisca con sentenza una liquidazione del danno superiore al massimale previsto dalla società assicurativa del danneggiante o di allargare le fattispecie previste fondo di garanzia per le vittime della strada in modo da coprire i risarcimenti superiori alle liquidazioni delle società assicurative decisi dalle corti di giustizia. Interrogazioni, da svolgere in Commissione A norma dell'articolo 147 del Regolamento, le seguenti interrogazioni saranno svolte presso le Commissioni permanenti: 7ª Commissione permanente (Istruzione pubblica, beni culturali, ricerca scientifica, spettacolo e sport): 3-01854 e 3-01855 dei senatori Verducci e Rampi, rispettivamente sul malfunzionamento della piattaforma online per l'assegnazione delle supplenze e sulle modifiche ai criteri di valutazione dei titoli per l'accesso alle graduatorie provinciali per le supplenze; 9ª Commissione permanente (Agricoltura e produzione agroalimentare): 3-01848 dei senatori Caligiuri e Battistoni, sulle misure di sostegno a favore del settore florovivaistico; 3-01850 del senatore Centinaio ed altri, sulla gara per l'acquisto di olio extravergine di oliva da assegnare agli indigenti; 3-01859 dei senatori Calandrini e La Pietra, sul fenomeno di moria del kiwi; 12ª Commissione permanente (Igiene e sanità): 3-01858 della senatrice Pirro ed altri, sulla prosecuzione delle misure di isolamento degli anziani ospiti delle RSA.